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You may copy it, give it away or re-use it -under the terms of the Project Gutenberg License included with this -eBook or online at http://www.gutenberg.org/license. - -Title: Terra vergine - -Author: Anton Giulio Barrili - -Release Date: March 22, 2011 [EBook #35660] - -Language: Italian - -Character set encoding: ISO-8859-1 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK TERRA VERGINE *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the -Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net. - -This file was produced from images generously made available by The -Internet Archive. - - - _Terra Vergine_ - - - - ROMANZO COLOMBIANO - di - - - - - Anton Giulio Barrili - - - - - MILANO - FRATELLI TREVES, EDITORI - 1903 - - *Quinto migliaio.* - - - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA - - - _I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per - tutti i paesi, non escluso il regno di Svezia e Norvegia._ - - A evitare confusioni di bibliografi e di librai, si avverte che - questo nuovo romanzo Colombiano, che fa seguito a _Le due - Beatrici_, è lo stesso che sotto il titolo di _Cosma e Damiano_ - ebbe una prima pubblicazione nelle appendici del _Caffaro_ di - Genova. - - - Tip. Fratelli Treves. - - - ---- - - - - - - INDICE - - - - - I. In alto mare. - - II. Getta l'àncora e spera in Dio. - - III. Di una bella sconosciuta che mandò a Cristoforo Colombo un ramo - di spino fiorito. - - IV. Le maraviglie della terra promessa. - - V. Il sogno di Damiano. - - VI. Il primo sigaro fumato nel nuovo mondo da un abitante del - vecchio. - - VII. Si cerca Babeque, si smarrisce la Pinta, e si ritrova Haiti. - - VIII. Nel quale si ripete su per giù la medesima storia. - - IX. Come Damiano si persuase di non avere amato mai, prima d'allora. - - X. Chi piange e chi ride. - - XI. Come una debolezza di Damiano andasse a finire in una fortezza. - - XII. Una nave che va, e l'altra che viene. - - XIII. Come andò che Cosma si risolvesse ad imparare la lingua di - Haiti. - - XIV. In che salsa vanno accomodati gli amici quando ci guastano le - uova nel paniere. - - XV. Come fu inaugurata e presidiata la fortezza del Natale. - - XVI. Dove può condur le ragazze brune il soverchio amore del biondo. - - XVII. Come la vista delle Sirene svegliasse l'ingegno di Ulisse. - - XVIII. In fretta e in furia. - - XIX. Il commiato. - - - TERRA VERGINE - - - - - - - _Capitolo Primo._ - - - - - In alto mare. - - - -Quelli de' nostri lettori che mettono il venerdì tra i giorni nefasti, -sono pregati a non citare tra gli esempi a conforto della loro opinione -il giorno scelto, o accettato da messer Cristoforo Colombo, per dar -principio al suo primo viaggio di scoperta. Diciamo la loro opinione, e -non la loro superstizione; primieramente perchè non vogliamo essere -scortesi con nessuno, e in secondo luogo perchè non crediamo a questa -facile asseveranza moderna che gabella per superstizioni le idee di cui -non può darsi una ragione. Se dunque i nostri lettori hanno di queste -idee, ed amano tenersele, non saremo noi che ci proveremo a combatterle. -Uomini insigni con idee di tal fatta ce ne sono stati parecchi, e ce ne -saranno ancora, se Dio vuole. Il savio, che vede assumer forma di verità -e grado di certezza tante cose che ieri ancora sapevano di bugia, -d'invenzione, d'illusione e via discorrendo, non bolla di nomi derisorii -le cose che non intende, o che gli paiono escire dalla cerchia delle -verità riconosciute: per contro, diffida di queste ultime, non s'impegna -a sostenere che saranno verità domani, come sembrano oggi. - -Così ragionando, si può ammettere benissimo che ci siano dei giorni -nefasti, o per tutti o per qualcheduno. Ma è permesso di credere che il -venerdì, tanto calunniato, non sia tra quei giorni. Io, se debbo -interrogare la mia particolare esperienza in proposito, ho il venerdì -per un giorno buono. E per buono doveva averlo messer Cristoforo -Colombo, che la mattina del 3 agosto 1492, essendo un venerdì, si -avviava da Palos per il suo viaggio di scoperta, con tre caravelle, -quasi con tre gusci di noce, e centoventi uomini d'equipaggio, tra -marinai, soldati, ufficiali di bordo e sopraccarichi. Voi non ignorate -che si chiamano sopraccarichi, in una nave, tutti i personaggi che ci -sono imbarcati, senza avere un uffizio particolare, di comando o -d'ubbidienza, nella nave anzidetta. - -Ben altri pensieri, ben altri dubbi e timori occupavano lo spirito del -navigatore Genovese, che il terrore della partenza in venerdì. Due di -quei gusci di noce erano stati presi ed allestiti per ordine regio, come -a dire per forza. E per forza erano stati imbarcati in gran parte i suoi -marinai. Un primo esempio di sorda resistenza gli aveva dimostrato come -egli potesse far poco assegnamento su quella marinaresca, allorquando -era stato male aggiustato alla _Pinta_ il timone, per modo che al primo -colpo di mare dovesse spiccarsi dalla poppa, mettendo la caravella in -istato di non più governare. Oramai si era in acqua, e bisognava -navigare. Ma non poteva ancora il mal talento studiarne -qualchedun'altra, per far ritornare indietro le navi? La paura è tanto -ingegnosa! E l'almirante del mare Oceano ricordava a proposito che -un'altra caravella mandata celatamente dai Portoghesi sulla rotta -indicata da lui, per rubargli la gloria della scoperta, non era tornata -a Lisbona per poca voglia che avesse il suo comandante di andare -innanzi, ma per deliberato proposito della ciurma ribelle. - -Una cosa era necessaria, perchè niente di simile accadesse a Cristoforo -Colombo: che tra la sua piccola squadra navale e le famose colonne -d'Ercole corressero leghe marine a parecchie centinaia. Ma come sperare -che quei marinai, costretti a navigare per forza, si adattassero a fare, -senza un tentativo di ribellione, parecchie centinaia di leghe? E se la -ribellione ci fosse stata, e se le navi avessero dovuto dar volta, che -vergogna per lui! quale impossibilità di tentare in altra occasione e -con altre forze navali il viaggio! Egli, a buon conto, per non lasciare -troppe armi alla resistenza della sua gente, aveva subito immaginato di -non segnare sul libro di stima il numero esatto delle leghe percorse, -tenendo il computo vero per sè. Ma quanti altri argomenti di rivolta -alla sua autorità non avrebbe offerti la paura a quegli uomini rozzi, -ignoranti, che egli aveva raccolti a furia, non scelti diligentemente -tra i migliori della classe marinara? - -Queste cose pensava Cristoforo Colombo; e queste cose non lo facevano -lieto, non gli lasciavano gustare pienamente, come avrebbe potuto e -dovuto, il gaudio onesto della sua sudata vittoria su tante contrarietà, -su tanta guerra d'uomini e cose. Nè i suoi sospetti erano vani. La -mattina del 6 agosto, un lunedì, terzo giorno del viaggio, la _Pinta_ -fece il segnale di non poter proseguire il cammino, avendo spezzato il -timone; proprio quel timone che sulla spiaggia di Palos era stato così -male aggiustato alla poppa. Gomez Rascon e Cristoval Quintero, padroni -della nave, che era senza fallo la migliore delle tre, tornavano dunque -alla riscossa con le loro alzate d'ingegno? - -Del malvagio proposito non dubitava l'almirante, mentre governava verso -la _Pinta_ per recarle soccorso. Ma il vento soffiava gagliardo, il mare -ruggiva, e con quel tempo era più facile investire la _Pinta_ che -accostarsi al suo bordo. Per fortuna, il comandante della nave era -Martino Alonzo Pinzon, e questi non era della opinione dei padroni, in -materia di parziali avarie. - ---Almirante!--gridò egli dal capo di banda,--non temete di nulla. Leverò -io la voglia a tutti di guastare un'altra volta il timone, dandone la -barra sulla testa al primo che parlerà di ritornarsene indietro. Per ora -il timone sarà accomodato con quattro giri di gomena; e poi si vedrà. -Magari zoppicando, seguiteremo la capitana. Ma io consiglierei, salvo il -parer vostro, di appoggiare alle Canarie, per provvedere un po' meglio a -questa rottura.-- - -Non era intenzione dell'almirante di far sosta alle Canarie, come a -nessun'altra isola o costa di quei paraggi. Ma bisognava chinar la testa -al destino, e seguitare i consigli della prudenza. Il giorno appresso, -non era più questione di prudenza, ma di assoluta necessità. La _Pinta_, -di sicuro, era stata male raddobbata, e per il fasciame sconnesso -incominciava a far acqua. La legatura del timone si era anche -rallentata, e la caravella governava male da capo. La _Santa Maria_ e la -_Nina_ dovettero diminuire la tela, per serrar meno vento, e andar di -conserva con la povera zoppa. E l'almirante, non che risolversi di far -sosta alle Canarie, pensò che gli sarebbe convenuto cercare laggiù -un'altra caravella, per liberarsi da quella nave, che incominciava a -parergli un vero castigo di Dio. - -Ma perchè andare alle Canarie? Quelle isole erano ancora molto lontane. -Non era meglio ritornare indietro, coi due legni che ancora reggevano al -mare, e sui quali si sarebbe potuto trasbordare tutta la gente e il -carico della _Pinta_, perchè questa seguitasse come poteva, magari presa -a rimorchio? Era questo il pensiero dei marinai, confortato dalla -opinione dei piloti. Alcuni di essi, come Pedro Alonzo Nino e Sancio -Ruiz della _Nina_, stimavano sicuramente di essere molto distanti dalle -Canarie. Forse meno sincero, perchè più desideroso del ritorno, era -Bartolomeo Roldan, altro pilota della _Nina_. Ma niente affatto sincero, -e più caldo sostenitore della grande distanza, era Perez Matteo Hernèa, -pilota della _Santa Maria_. Costui incominciava ben presto a far prova -del suo mal animo contro il comandante supremo, che egli non si peritava -di giudicare, sebbene ancor sotto voce, un ambizioso impostore. - -Ma il comandante della _Pinta_, della nave zoppa, aveva manifestato egli -stesso il proposito di appoggiare alle Canarie, e per conseguenza di -proseguire il cammino fin là. Con Martino Alonzo Pinzon, marinaio -esperto e ben veduto dall'equipaggio, non si poteva lottare; specie -quando minacciava di ricorrere agli argomenti _ad hominem_. Più calmo, -ma più sicuro nella sua nautica dottrina, Cristoforo Colombo aveva -detto:--V'ingannate, nella vostra stima; le isole sono anzi vicinissime. -Tra domani o doman l'altro, le avvisteremo di certo.-- - -Il fatto seguì com'egli aveva annunziato. Sull'alba del giorno nove, si -scorgevano le vette della Gran Canaria. Disgraziatamente, ora per troppo -vento, ora per troppo poco, non era possibile l'approdo. Si stette due -giorni in attesa di una propizia occasione, ma invano; e l'almirante, -non volendo perder tempo a bordeggiare in quelle acque, si lasciò -addietro la _Pinta_, ordinando a Martino Alonzo Pinzon di approdare -quando potesse, e di cercare un'altra nave, per dare il cambio alla sua. -Egli intanto andava con le altre due caravelle alla Gomera, per il -medesimo intento. E giunse alla Gomera nel pomeriggio del 12 agosto -udendovi con sua grande consolazione che s'aspettava di giorno in giorno -una buona nave, andata per l'appunto alla Gran Canaria. - ---Aspettiamo dunque con fiducia;--aveva detto l'almirante.--Se la buona -nave è a quell'ancoraggio, Martino Alonzo l'ha trovata, l'ha presa, e -viene con essa a raggiungermi.-- - -Ma lo aspettò invano. E stanco di aspettare, partì il 23 per andare -incontro al compagno. Giunse il 25 alla Gran Canaria. Martino Alonzo -Pinzon non v'era giunto che il giorno prima, e stentatamente; udendo da -quegli abitanti che la nave c'era stata, ma che da parecchi giorni ne -era partita, nè si sapeva per dove. - -Bisognava rinunziare ad ogni speranza di barattare la nave, e lì per lì -provvedere invece a rimettere in sesto la _Pinta_. Martino Alonzo Pinzon -mandò a terra i mastri d'ascia per cercare il legname adatto e tagliare -alla svelta un altro timone. Frattanto, poichè la sua caravella faceva -acqua, i marinai si mutarono in calafati, e si diedero a fabbricare con -vecchi cavi disfatti le stoppe catramate, che con scalpelli e mazzuoli -dovevano poi ficcare nei comenti del fasciame, nelle ossature, nei nodi -del legname, intorno ai cavicchi, e dovunque bisognasse, ricoprendo poi -ogni cosa di pece. - -La _Nina_ approfittò di tutto quel tempo per cambiar velatura. Le sue -vele latine si mutarono in quadre, e alle antenne, per conseguenza, -furono sostituiti i pennoni. Per tal guisa, di caravella che era, e -somigliante ad uno sciabecco, si trasformò in una specie di brigantino a -palo. Quanto alla velatura, s'intende; non già quanto alla alberatura. -Le caravelle portavano bensì tre alberi, il trinchetto, l'albero di -maestra e l'albero di mezzana, ma quest'ultimo era assai più avanzato -sulla poppa e più corto che non sia nei brigantini a palo d'oggidì; -d'onde la conseguenza che non fosse molto larga la vela, artimone o -mezzana che vi piaccia chiamarla, nella sua forma triangolare e latina, -oppure randa di poppa, nella sua forma quadra. - -Quando la _Nina_ spiegò al vento la sua velatura nuova, dovette -affrontare i giudizi delle altre navi, che l'aspettavano per muovere di -conserva con lei. Il marinaio è criticatore per eccellenza; figuratevi -se poteva essere risparmiata la _Nina_, il giorno che si presentò in -riga così trasformata. La critica alle sue vele fu come un sorriso, il -primo, in mezzo a tanti giorni di nera malinconia. - ---Sarà bella,--diceva uno,--ma mi pare un po' goffa. - ---Già,--soggiungeva un altro,--come un contadino di Biscaglia, quando -mette un abito nuovo. - ---E guardate,--entrava a dire un terzo,--tra i pennoni e gli alberi, che -stonatura di tinte! - ---Si capisce; i pennoni son nuovi, e gli alberi son vecchi. - ---Albero vecchio.... fa buon fuoco. - ---E quelle trozze! dovrebbero stringere un po' meglio. - ---Aspettate che bevano, e stringeranno, stringeranno anche troppo.-- - -Insomma, ognuno voleva dire la sua. E l'almirante, passeggiando -gravemente sul ponte della _Santa Maria_, poteva, come suol dirsi, -sentir suonare tutte le campane, ad una ad una, e magari tutte insieme. - -Su tante, egli ne sentì una che lo colpì, facendolo voltare di -soprassalto. Due marinai stavano appoggiati al capo di banda, un po' in -disparte dai loro compagni, e ragionavano di cose vane, non tali da -destare l'attenzione dell'almirante. Ma il tono è quello che fa la -musica; e quei due cantavano in un tono che doveva far senso a messer -Cristoforo Colombo. Parlavano, a farvela breve, in vernacolo genovese. -Come mai due genovesi a bordo? Ed egli non ne sapeva nulla? - -L'equipaggio delle tre caravelle non lo aveva scelto lui. Quella gente -era stata presa per forza, nella maggior parte; e il resto era stato -tirato dall'esempio dei fratelli Pinzon. A Palos, ad Huelva, a Moguer, -erano tutti valenti marinai; si potevano prender tutti ad occhi chiusi. -E un po' per una ragione, un po' per l'altra, l'almirante non aveva -presieduto alla formazione della sua marinaresca. Quanto al nome di -tutti, alla patria e alle altre particolarità di quella gente, erano -cose che egli avrebbe conosciute via via, durante il viaggio, senza -bisogno di leggere il registro, che era tenuto dal suo primo pilota. - -Immaginate dunque la dolce commozione che messer Cristoforo Colombo -provò in quel giorno e in quell'ora. La parlata della madre patria è -sempre la più soave all'orecchio dell'uomo, quando egli si ritrova fuori -paese. Egli accorre al suono conosciuto, come ad una festa dell'anima; -ascolta giubilante, vorrebbe subito barattar parole anche lui, come se -volesse provare a sè stesso che quell'idioma, che è senza dubbio il più -bello del mondo, egli non lo ha dimenticato. E parlandolo, dopo tanti -anni, in una regione lontana, egli sente in quell'idioma, in quel -vernacolo natìo, un gusto, un sapore di novità, che gli è fonte di gioie -inattese, rivelazione di arcane bellezze. - -Ma per allora non era il caso di fermarsi a discorrere. La dignità del -comando voleva che l'almirante tirasse di lungo; e il momento, poi, non -era da chiacchiere. Le caravelle erano in riga, bisognava partire. La -_Santa Maria_ si mosse per la prima dall'ancoraggio della Gran Canaria, -dirigendosi alla Gomera, dove aveva lasciato a terra una squadra -d'uomini per far provvista di viveri. Era una domenica, il 2 di -settembre, un mese dopo la partenza da Palos. - -Per andare alla Gomera, si passava davanti a Teneriffa, che è l'isola -centrale del gruppo delle Canarie. Il gran picco di Teneriffa era -proprio allora in piena eruzione vulcanica; maraviglioso spettacolo, che -per la maggior parte dei marinai di Cristoforo Colombo poteva dirsi -anche nuovo. Udendo i boati della montagna, e i tuoni frequenti che -facevano tremar l'aria tutto intorno, vedendo la immensa colonna di fumo -che usciva a fiotti dall'alto cratere, le fiamme che guizzavano in mezzo -a quel fumo, i torrenti di lava che scendevano rosseggianti nella notte -lunghesso i fianchi del cono, quei poveri marinai del secolo -decimoquinto provarono gli stessi timori che cinque secoli prima -dell'Era volgare avevano fatto dare indietro i compagni di Annone -Cartaginese. - -Quella eruzione spaventosa di Teneriffa era una ammonizione ai mal -capitati. Così, per terremoti e per vulcani, si era inabissata una gran -terra, laggiù, di cui narravano oscure leggende; quell'istesso mare che -l'aveva inghiottita, non poteva divorare da un momento all'altro anche -loro? - -L'arrivo alla Gomera fu occasione di altri timori, non più per i -marinai, ma per il comandante supremo. Da poco erano entrati in rada, -quando sopraggiunse una caravella, anch'essa spagnuola, che faceva -servizio tra quelle isole. Veniva dall'isola del Ferro, la più -occidentale delle Canarie, e recava notizie di una straordinaria -crociera. Tre navi portoghesi avevano toccato all'isola del Ferro; dai -discorsi dei marinai, dalle domande degli uffiziali, si era potuto -capire che il re Giovanni II di Portogallo mandava quelle tre navi ad -aspettare al varco una spedizione di scoperta, per farne prigioniero il -comandante. - -Cristoforo Colombo, non durò fatica ad intendere chi fosse l'aspettato. -Sette anni addietro egli era fuggito dal Portogallo, non isperando più -nulla da quel re, che sempre lo aveva tenuto a bada con buone parole. -Richiamato da lui, che certamente si era pentito e temeva di veder la -Spagna far buon viso ai disegni del navigatore Genovese, non aveva -voluto a nessun patto ritornare a Lisbona. Ciò che il Portoghese temeva, -era accaduto; tardi, veramente, ma in tempo per nuocere alla fortuna del -Portogallo, i reali di Castiglia avevano dato a Cristoforo Colombo le -navi e gli uomini per tentare l'impresa dell'Oceano. Nuove isole, -fors'anche continenti, sarebbero stati dunque scoperti a profitto di -Spagna. Ma non erano del Portogallo tutte le nuove terre di là dai -confini d'Abila e Calpe? Già troppo era che Castiglia vantasse diritti -sulle Canarie, e di tanto in tanto, dopo l'impresa del Bethencourt, vi -facesse atti di padronanza. Niente altro doveva sperare, nient'altro -ambire la corona di Castiglia in un campo oramai devoluto alla operosità -portoghese. - -Aiutavano questa pretensione, la fortificavano certamente nell'animo del -re Giovanni, le scarse cognizioni geografiche e cosmografiche del tempo. -Dove andava infine il navigatore Genovese? di là dalle Azzorre? di là da -Madera? di là dalle isole del Capo Verde? Tutte conquiste portoghesi -eran quelle; e portoghese doveva essere egualmente tutto ciò che poteva -ritrovarsi più in là. Ma se una grande scoperta fosse fatta per conto -della Spagna, difficilmente si sarebbe potuto contenderne alla Spagna il -possesso. Con la presa di Granata e lo sterminio completo della potenza -moresca, i reali di Castiglia e d'Aragona si ritrovavano forti e liberi -come non erano stati mai; la riunione di tutte le Provincie spagnuole -sotto un solo scettro segnava la decadenza del Portogallo. Una conquista -oltre i mari, sui confini dell'Asia, di quell'Asia a cui miravano allora -tutti gli sforzi della Corte di Lisbona, avrebbe dato il tracollo alla -potenza portoghese. Donde la necessità urgente di mettere ostacolo -all'impresa di Cristoforo Colombo, e ad ogni costo impadronirsi di lui. -E perchè, dopo tutto, non si poteva tentare con forze portoghesi la -medesima impresa? Tre navi allestite per catturarlo, potevano anche -proseguire il viaggio di scoperta, giovandosi dei suoi disegni e della -sua direzione. Comandante con le braccia legate, avrebbe ad ogni modo -raggiunto il suo fine e guadagnata la sua gloria. E forse, chi sa? era -meglio andar prigioniero, ma rispettato, a scoprire un nuovo mondo, in -un primo viaggio, che ritornare incatenato ed umiliato dal terzo, dopo -aver fatta e assicurata la conquista di quel nuovo mondo ad un monarca -sconoscente ed ingrato. - -Ma non è dato agli uomini di prevedere il futuro. Se anche Cristoforo -Colombo avesse preveduto il suo destino, possiamo star certi che avrebbe -fatto egualmente quello che fece, appena udite le notizie della crociera -portoghese. Ordinò prontamente che si smettesse di far provvigioni, -richiamò tutti gli uomini a bordo, e fece spiegare le vele. - -Le tre caravelle lasciarono l'ancoraggio il giovedì 6 settembre, due ore -innanzi l'alba. Allontanandosi un buon tratto verso ostro, l'almirante -sperava di uscir dalla vista del nemico, caso mai questi avesse lasciati -i paraggi dell'isola del Ferro per muovergli incontro. Un vento fresco -che era sorto nella notte, gli dava buona speranza di riuscire -nell'intento. Ma quella brezza d'improvviso cessò; e le tre caravelle -dovettero restarsene tutto quel giovedì, ed anche il venerdì, con le -vele penzoloni. Per fortuna, l'almirante aveva guadagnato tre ore di -cammino, e non era probabile che il vento delle isole giovasse tanto -alle navi portoghesi, da spingerle sulla sua strada. Neanche era -probabile che esse si fossero spiccate da ponente dell'isola del Ferro, -dove potevano egualmente vigilare a destra e a sinistra di -quell'arcipelago. Piuttosto era da temere che toccassero alla Gomera, -sapessero del passaggio di lui e muovessero a dargli caccia, appena il -vento si fosse levato. - -Ed egli spiava ansiosamente quel vento, che si levò soltanto sul mattino -del sabato. Ma non era un buon vento; spirava da ostro, e spingeva le -caravelle sull'isola del Ferro. Ore terribili furono quelle per lui. Ma -anche per le navi portoghesi quel vento soffiava contrario. Non era -dunque perduta ogni speranza per lui. - -Sull'alba della domenica, quel vento malaugurato cambiò finalmente, e le -caravelle lo ebbero in fil di ruota. Allora l'almirante rese grazie a -Dio della buona ispirazione che gli aveva mandata, di far mettere le -vele quadre alla _Nina_, che con le vele latine non avrebbe potuto -camminare di conserva con le altre, nè per conseguenza sottrarsi con -esse al pericolo. Messa tutta la sua tela al vento, la piccola squadra -di Cristoforo Colombo, in un giorno e nella notte che seguì, si -allontanò quarantadue leghe dalla isola del Ferro. E naturalmente -perdette di vista quell'ultima terra occidentale del mondo antico. Che -gioia, per Cristoforo Colombo, non veder più che acqua dintorno a sè, -quanto andasse attorno la vista! - -Ma era scritto lassù che quando egli era lieto non lo fossero egualmente -i suoi marinai. Essi avevano veduto con terrore il picco di Teneriffa -vomitar fumo e fiamme. Con altrettanto terrore videro quella immensa -distesa d'acque, forse la prima che navigatori vedessero, senza certezza -di un lido. E un lido non si aspettavano di ritrovare laggiù, sebbene -l'almirante assicurasse di doverlo ritrovare a settecento leghe oltre lo -stretto di Gibilterra; s'aspettavano invece di veder sorgere dagli -abissi i mostri marini che avrebbero capovolte le navi e castigati i -temerarii violatori dei segreti dell'Oceano. Quante volte non fu -costretto Cristoforo Colombo a chetarli, a fare il suo sermoncino -cosmografico a quei rozzi marinai, tentando di persuaderli della vanità -delle loro paure! Lo stavano a sentire; lì per lì sembravano persuasi, -pieni d'insolito ardimento; poi ricascavano nella loro viltà, tremavano, -e si lagnavano peggio di prima. - -Altra cagione di sgomento fu il giorno 11 di settembre, a cento -cinquanta leghe dall'isola del Ferro, quando videro galleggiare sulle -acque un pezzo d'albero di gabbia. Così ad occhio e croce si poteva -giudicarlo appartenuto ad un naviglio di cento venti tonnellate. Ma il -naviglio, dov'era? Sicuramente sprofondato negli abissi dell'Oceano. -Ugual sorte non era riserbata anche a loro? - -Lo sgomento si mutò in alto terrore, quando osservarono la bussola, sei -giorni dopo aver trovato l'avanzo della barca naufragata. L'ago -magnetico, scambio di volger la punta alla stella polare, piegava di -cinque o sei gradi verso maestro. Che voleva dir ciò? Entravano essi in -una regione del mondo ove le leggi di natura non valevano più? E lo -sviamento dell'ago, ogni giorno osservato con ansia, si vedeva ogni -giorno aumentato. - -Da parecchi giorni l'almirante aveva notato il fenomeno, e temeva che lo -notassero altri. Quando il guaio fu avvenuto, egli dovette inventare una -spiegazione plausibile del fatto. - ---Che credete? che la calamita volga la punta alla stella polare? La -volge invece ad un punto fisso ed immobile. La stella polare, come ogni -altro corpo celeste, fa i suoi mutamenti nello spazio, girando bensì -intorno a quel punto invisibile. Ed ecco perchè qualche volta vedrete la -calamita scostarsi dalla direzione della stella polare. Nel fatto è la -stella polare che si scosta.-- - -Si persuasero i piloti, che avevano una grande opinione della dottrina -astronomica di Cristoforo Colombo. Persuasi loro, si persuasero anche i -marinai, che non guardavano tanto nel sottile. - -Ed era tempo che una spiegazione fosse trovata, anche falsa; perchè già -tra i marinai si andava ricordando la storia di un luogo lontano sul -mare, dove i chiodi ed ogni altro genere di ferramenta si spiccavano dai -navigli, per volarsene ad un certo promontorio incantato, lasciando che -i legni si sfasciassero e colassero a fondo con le povere ciurme. Di -sicuro quel promontorio esisteva, era una montagna di ferro, o d'altra -diavoleria che tirasse a sè ogni specie di metalli; e quella montagna -non doveva essere lontana. Già infatti l'ago calamitato della bussola si -volgeva da quella parte; ancora una cinquantina di leghe, un centinaio -al più, e le tre caravelle sarebbero state attirate verso quella -montagna metallica, per far la fine di tante e tante altre. I marinai -narravano, senza saperlo, una favola orientale, fatta correre dai -novellieri arabi, per tutte le popolazioni marinaresche del -Mediterraneo. - -Cristoforo Colombo non si era apposto al vero, immaginando la sua famosa -dichiarazione dello strano fenomeno. Ma lì per lì quella dichiarazione -faceva buon giuoco; ed anche, nello stato delle cognizioni fisiche ed -astronomiche del tempo suo, poteva passare per una divinazione. Oggi, -con tante ipotesi sui poli magnetici, sul loro numero e sulla loro -distribuzione, non ne sappiamo più di lui. Conosciamo le deviazioni -dell'ago calamitato in tutte le regioni del globo, ne abbiamo anche -delineate esattissime tavole; ma la causa del fenomeno costantemente ci -sfugge. Per possedere il segreto di tutti i congegni che fanno muovere -due sottili lancette sopra un quadrante di porcellana, un fanciullo non -dubiterebbe di disfare l'orologio. Ma noi non siamo più fanciulli, pur -troppo! - - - - - - _Capitolo II_ - - - - - Getta l'àncora e spera in Dio. - - - -La calma ritornava negli animi sbigottiti. Ma era la calma tenue del -soldato, che tra una battaglia e l'altra gode il riposo dell'avamposto, -mettendo a guadagno tutte le ore di quiete, pure avendo sempre nello -spirito una vaga inquietudine, che gli leva la voglia di pensare alle -cose lontane nello spazio o nel tempo. Certamente, regna la quiete -intorno a lui, ma è quiete che precede la tempesta. Il sentiero è -sgombro, davanti a lui, ma l'insidia è vicina; la morte può stare in -agguato dietro quel canto di strada che verdeggia là in fondo. E verso -quel fondo: si guarda mal volentieri, anche dai più coraggiosi. Chi è di -servizio, ci pensi. - -Anche laggiù, sull'Oceano, erano calme le vie. Il sole splendeva, senza -arrostire i cervelli; l'aria era dolce, mitissima; un aprile di -Andalusia, per usare una frase dell'Almirante, un aprile d'Andalusia, a -cui non mancava che il canto del rosignuolo, per far l'illusione -compiuta. - -Cristoforo Colombo ebbe sempre una gran tenerezza per il canto del -rosignuolo. Il ricordo del cantore dei boschi ritornava spesso nelle sue -relazioni di viaggio e nel suo giornale di bordo. Ma se per allora -mancava il rosignuolo, una rondinella di mare e una cingallegra erano -venute a svolazzare intorno alle caravelle. Passi per la rondinella di -mare; è suo uffizio di volare sulle acque. Ma la presenza di una -cingallegra non s'intendeva egualmente laggiù, se non immaginando molto -vicina la terra. - -E terra vicina immaginavano i marinai, argomentando dalla presenza di -quel grazioso uccello silvano in una così lontana latitudine marina. Ma -non tutti la pensavano a quel modo; particolarmente i nostri due -genovesi. - ---Ahimè, povera _parissòla_,--diceva uno di essi al suo fedele -compagno.--Bisognerebbe conoscere per quali traversie abbia dovuto -sperdersi da queste parti, e che raffiche indiavolate l'abbiano gittata -in alto mare. Da principio si sarà rifugiata sulla gabbia di qualche -naviglio. Poi, seguitando questo vento di levante.... - ---Avrà perduta la tramontana;--interruppe l'altro, che era anche il più -faceto dei due.--E un bel giorno, veduto questo gran verde, l'avrà -scambiato per una prateria. Ci starà grassa, ci starà! - ---Così noi, sperduti per il mondo!--mormorò l'altro, sospirando. - -Ma al compagno non garbavano questi sospiri. - ---Ohè, Cosma!--esclamò.--Vogliamo intenerirci un pochino? Bada che il -tuo Damiano da quest'orecchio non ci sente, e come è vero Dio ti pianta -sulla palmara.-- - -Voleva dire: ti pianta in asso. Palmara, dicono i genovesi quel cavo che -lega i battelli alla spiaggia. - ---E piantami!--rispose Cosma, sforzandosi di sorridere.--Tanto, so bene -che andresti poco lontano. - ---Ah bravo!--replicò Damiano.--Ho piacere che tu te ne ricordi, che -siamo tutt'e due nello stesso guscio di noce. Per la vita e per la morte -non abbiamo giurato di stare insieme? Tu piangi, io rido; e tra buon -vento e cattivo la barca va. Tu vorresti il mondo rifatto a modo tuo, -caro amico; io lo accetto com'è; per intanto andiamo tutt'e due a -cercarne un altro. Ci sarà? e se c'è, sarà migliore del vecchio? - ---Mistero! - ---Con che aria lo dici? A me non fa nè caldo nè freddo. Mi par di -giuocarla a croce e grifo; quel che sarà sarà. E spero,--soggiunse -Damiano,--che tu ammirerai la mia filosofia, molto adatta per un viaggio -di scoperta come questo. - ---Perchè? - ---Perchè si piglia il nuovo mondo come viene. - ---Matto!--esclamò Cosma.--E così, tu non hai neanche bisogno di fede, -per conservare il tuo buon umore! - ---Chi te lo dice? Ho la mia fede ancor io; incomincio ad averne molta -nell'almirante. Ed è naturale. Io vado a mano a mano raccattando quella -che pèrdono gli altri. Non ti nascondo che questo nostro concittadino mi -piace. Ed è nato lanaiuolo! Dunque fuori di porta Soprana, nella strada -che mette al ponticello di Rivo Torbido. I lanaiuoli abitano tutti da -quelle parti. E lanaiuolo com'è di origine, e marinaio di professione, -ci ha un'aria di gentiluomo che consola. - ---Non dei nostri, per altro. - ---Ah sì, di un'altra stirpe, davvero. Ma vedi.... Cosma? Io mi son fatto -un giudizio tutto mio, in questa faccenda. L'uomo fa l'aspetto secondo -le passioni che lo muovono. Metti per dieci, venti, cinquanta e -cent'anni una famiglia contro l'altra, tutte disposte a mangiarsi il -naso, e vedrai che facce ti vengon fuori. È certamente per questo che -gli Adorni e i Fregosi, da un pezzo in qua, son tutte facce proibite. -Anche i Fieschi, sai, anche i Fieschi;--soggiunse Damiano, ridendo.--E -frattanto, che avviene? Che le facce serene e piacevoli, da veri -gentiluomini, bisogna cercarsele altrove. - ---Tra i lanaiuoli, allora? - ---Sicuramente; e tra quelli, più facilmente che nelle altre professioni. -Quelli, a buon conto, devono esser nati nel soffice.-- - -Il colloquio dei due marinai genovesi fu interrotto dal suono della -campana, che dal castello di poppa chiamava l'equipaggio alla preghiera -serale. Era quell'ora che il nostro maggior poeta ha cantata con versi -tanto soavemente malinconici nelle celebri terzine del Purgatorio: - - Era già l'ora che volge 'l desio - A' naviganti e 'ntenerisce il core - Lo dì ch'han detto ai dolci amici addio; - E che lo novo peregrin d'amore - Punge, se ode squilla di lontano - Che paia 'l giorno pianger che si more. - -Tutti inginocchiati in coperta, e fattosi umilmente il segno della -croce, i marinai della _Santa Maria_ mormoravano con l'Almirante, che la -proferiva ad alta voce, la preghiera dell'_Angelus Domini_, istituita -nell'anno 1095 da papa Urbano II, al concilio di Clermont, pei crociati -che andavano in Palestina, e rimessa in vigore un secolo dopo, da -Gregorio IX, per tutto l'orbe cattolico. Mai, fino a quel giorno, -squilla vespertina e preghiera di cristiani s'erano udite più lontano -nell'aria. Le navi di Cristoforo Colombo erano allora a trecento leghe -di là dai confini d'Europa. - -La preghiera dell'_Angelus_ era finita da poco, e tutti i marinai che -non erano di guardia alle vele, in vedetta sulla gabbia, o al timone, si -disponevano a scendere nei ranci sotto coperta, quando una strana luce -apparì davanti a loro, quattro o cinque leghe, lontana sul mare. Una -striscia luminosa e rossastra si dipingeva nel cielo, solcandolo ad -arco, e facendo sentire un alto fragore, come di artiglierie sparate in -distanza. Pareva di vedere una palla di ferro rovente, o parecchie, -vomitate da un mortaio; le quali scoppiassero per via, andando a -sprofondarsi nel mare, e lasciando dietro di sè un gran solco di fuoco. -La straordinaria grossezza di quel globo luminoso non permetteva di -pensare alle stelle cadenti, fenomeno abbastanza comune nelle calde -regioni e in certi mesi dell'anno. Nè la più parte di quei marinai -avevano veduto mai bòlidi; nessuno ne aveva mai veduto uno così fuor di -misura; e del resto, ad ogni fenomeno naturale di cui non si conosce la -causa, è più facile sgomentarsi che rinfrancare gli spiriti. Che cosa -significava quel razzo? era esso il principio del finimondo? non -prenunziava forse tutta una sequela di scoppi e di rovine? - -Ma niente avvenne, di ciò che incominciavano a temere. Del solco -luminoso non rimaneva più traccia nel cielo. La pace regnò quella notte -e i giorni seguenti. Spirava da levante una brezza viva e costante, che -teneva in continuo esercizio le vele, senza dar travaglio all'alberatura -e al sartiame. Tutto andava dunque a seconda; favorevoli i segni del -cielo, più favorevoli ancora i segni del mare. - -Infatti, sentite: s'incominciava a vedere sulla superficie delle acque -un grazioso spettacolo. Qua e là galleggianti sui flutti, o, per dir più -veramente, sulla liquida lastra del mare, lievemente increspata dalla -brezza, si scorgevano piccoli strati, come chiazze di verde. Entrandoci -le navi per mezzo, si vedevano quegli strati esser fatti di erbe verdi, -tanto verdi che parevano strappate di fresco dalle zolle natali. E le -chiazze si facevano a mano a mano più larghe, più frequenti, più fitte. - -Fu a tutta prima una festa degli occhi, e per conseguenza una allegrezza -dei cuori. L'assenza del verde è la malattia del marinaio. Il verde è il -gradito colore della terra. Dicono gli astronomi che a guardarlo -dall'osservatorio degli altri pianeti, il nostro globo tramandi una luce -di smeraldo, a cagione delle sue terre e della vegetazione che le -ricopre. Peccato non esser là, su Marte, o su Giove, a vedere la bella -figura di pietra preziosa che dobbiamo far noi, nella immensità dello -spazio! - ---Le isole sono vicine!--gridavano i marinai.--Vedete come son fresche, -queste erbe. Sembrano staccate ieri dal suolo. - ---Effetto dello stare in acqua;--notava qualcuno. - ---E sia, diciamo due giorni, tre, cinque. Ma a lungo andare, -marcirebbero. E poichè queste sono così fresche, siano di un giorno o di -cinque, la terra dev'essere vicina. - ---Mettiamo di sei, e crepi l'avarizia. Io mi contenterei di toccar terra -fra sette.-- - -Così ridevano e scherzavano, dimenticando le recenti paure. Un marinaio -si buttò in acqua per cogliere una manata di quelle erbe, e portò a -bordo un granchio vivo, che fu subito presentato all'Almirante. - -Quel povero crostaceo dell'Oceano non differiva punto punto dagli altri -congeneri suoi delle coste d'Europa. Ma dalla sua presenza in quelle -latitudini si poteva, a sentire i marinai di Moguer, grandi pescatori -nel cospetto di Dio, cavare un eccellente pronostico di spiagge vicine. -Essi infatti sostenevano che di granchi, a ottanta leghe da terra, non -se ne ritrovano più. - ---Distanza giusta per metterci casa;--bisbigliò Damiano all'orecchio di -Cosma.--Non c'è più pericolo di pescarne.-- - -Poco dopo il granchio, indizio sicuro di terra entro le ottanta leghe di -distanza, si vide uno sciame di tonni che vennero a guizzare nella scia -delle navi. E poco dopo i tonni che scherzavano in acqua, venne un'altra -cingallegra a svolazzare tra l'albero di maestra e il trinchetto della -_Santa Maria_. Fors'anche era la cingallegra dei giorni scorsi, povera -cingallegra sperduta, che aveva intenerito il cuore di Cosma. Ma -comunque fosse, cingallegra e tonni erano altri indizi di terre vicine. -Anche l'onda marina, assaggiata dal pescatore del granchio, e poi via -via da altri curiosi, era meno salata in quei paraggi che non fosse -nelle acque delle Canarie. E quello, per bacco, era indizio di terre -vastissime, di un continente a dirittura, donde si scaricassero -nell'Oceano le acque dolci di grandissimi fiumi. E il mare sempre -tranquillo; e il vento sempre favorevole. Laggiù da settentrione -l'atmosfera un tantino più fosca; altro indizio di terra. E poi un fitto -sciame d'uccelli che passavano alti, volgendo a ponente; nuovo e -prezioso indizio che da ponente o da tramontana, ma sempre là, davanti a -loro, fosse vicina la meta. - -La _Pinta_, grande veliera della squadra, si accostò al bordo della -_Santa Maria_, chiedendo all'almirante la licenza di muovere innanzi -liberamente, per iscoprire quella terra benedetta. Martino Alonzo Pinzon -si struggeva d'impazienza; sicuro del fatto suo, avrebbe desiderato -esser primo a dare la buona notizia. Ma l'almirante non diede la chiesta -licenza. Si doveva andar tutti di conserva, per non aversi a smarrire. -Ed egli, dai suoi computi, non argomentava vicina la terra. Che -ostinazione era la sua? I segni crescevano ad ogni giorno, quasi ad ogni -lega di cammino che le navi facevano. Due pellicani non erano proprio -allora passati in aria, venendo da ponente? Ora i pellicani non sogliono -andar mai lontani oltre venticinque leghe dal lido. Questo non lo -dicevano i soli pescatori di Moguer; lo asserivano tutti. E quei grossi -nebbioni che si levavano all'orizzonte, senza mestieri di vento, che -cos'altro volevano dire se non questo, che il viaggio di scoperta -toccava al suo termine? - -Bene operava Cristoforo Colombo, resistendo alle domande di Martino -Alonzo Pinzon. I suoi computi potevano essere errati; sicuramente lo -erano, ma non in guisa da giustificare le speranze precoci della sua -gente, poichè la distanza tra l'Europa e il Nuovo Mondo dovea -riscontrarsi anche maggiore delle settecento leghe immaginate da lui. -Per intanto egli manteneva la sua autorità; e per il giorno dei -disinganni non sarebbe apparso incerto nella sua dottrina, facile ad -infiammarsi per ogni nonnulla, come i suoi compagni di viaggio, vagante -a caso sui mari, come un avventuriere od un pazzo. - ---Stiamo tutti in riga, Martino Alonzo;--gridò egli al comandante della -_Pinta_;--ci sarà gloria per tutti. Gli indizi che osserviamo sono -certamente notevoli. Forse ci dimostrano l'esistenza di qualche isola -sulla nostra diritta. Ma non mette conto per ora di cercar piccole cose. -Vedremo al ritorno. Approfittiamo ora di questo buon vento, e facciamoci -avanti verso ponente. Desidero di toccar terra al pari di voi; ma penso -che ne siamo ancora distanti un bel tratto.-- - -E si apponeva al vero. La spedizione era appena a metà strada. Ma non -aveva arcipelaghi sulla diritta, nè sulla manca; e i pellicani, le -cingallegre, i granchi, i tonni, l'acqua meno salata, i nebbioni, il -mare erboso, non significavano niente di ciò che gli altri speravano. - -E andavano, frattanto, procedevano fidenti tra quelle chiazze di verde -vivo. Ma a grado a grado quelle chiazze crescevano, si allargavano, e -presto non si vide che una chiazza sola; tutto il mare, intorno alle -navi, era verde per quello strato di erbe, come è verde un palude, un -serbatoio di acque stagnanti. E ad un certo punto, quello strato d'erbe -era così fitto da impedire il corso alle caravelle, obbligando i marinai -a spenzolarsi dalla prora coi lunghi aldighieri in pugno, per rompere e -allontanare l'ostacolo. - -Era la prima volta che i marinai della vecchia Europa vedevano quelle -praterie galleggianti. Ignoravano perciò che il mar di Sargasso, come fu -chiamato di poi dalle alghe di cui è formato, occupa nel mezzo -dell'Atlantico uno spazio otto volte più vasto della penisola Iberica. -La formazione di quello strato verde non è più un mistero per la -scienza, dopo la scoperta del _gulf stream_, ossia della corrente del -golfo, il gran fiume oceanico che si parte dal polo antartico rimontando -fino all'artico, ma partendosi a mezzo il suo corso in due correnti, una -delle quali costeggia l'Africa e l'altra va a far gomito nel golfo del -Messico, lasciando nel centro un vasto campo di mare più tranquillo e -più freddo, nel cui fondo vanno a finire tutti i tronchi di alberi, -carcami di navigli, ed ogni materia pesante travolta dalle acque, mentre -alla sua superficie si raccolgono e galleggiano tranquille come in uno -stagno tutte le erbe marine, strappate dagli abissi dell'Oceano. - -I marinai si erano rallegrati da principio alla vista del verde. Avevano -anche riso, vedendosi costretti a far piazza pulita con gli aldighieri. -Ma non si può rider sempre; e dopo aver riso, incominciarono a seccarsi; -dopo essersi seccati, tornarono a sgomentarsi da capo. Quegli strati -d'erbe non si sarebbero fatti a mano a mano più profondi, tanto da -imprigionare a dirittura le navi? Non era possibile che i mostri temuti -fossero per l'appunto in agguato dietro a quei monti di viscida verzura? -E se non erano mostri, non potevano essere bassi fondi, secche e -frangenti, in cui dovessero incagliare le caravelle? Dei mostri non -temeva l'almirante; ma bene incominciò a temere anch'egli delle secche. -A lui, memore di tutti i testi delle antiche scritture, ritornava in -mente l'Atlantide di Platone, quell'Atlantide inabissata, i cui resti -potevano benissimo essere rimasti a fior d'acqua, o alti tanto -sott'acqua da cagionar gravi danni alle carene delle navi. Ma questi -timori erano presto dissipati dallo scandaglio, che fu gittato più volte -e non trovò mai fondo, neanche con dugento braccia di sagola. - ---Animo, dunque!--diss'egli, dopo parecchie di quelle prove -convincenti.--Abbiamo varcati oramai gli strati più fitti, e il pericolo -dei frangenti e delle secche è passato, se pure c'è stato mai. Vedete -poi come è costantemente favorevole il vento. - ---Sì, ben dite, signore, costantemente!--rispose per tutti il pilota -Perez Matheo Hernèa.--Soffia sempre da levante, questo vento benedetto! - ---Non sempre;--disse l'almirante.--Qualche volta è caduto; e abbiamo -avuto un po' di brezza da ponente. Rara, se vogliamo; ma basta a -dimostrarci che anche qui comanda la legge della varietà. - ---Con questo particolare, per altro;--replicò il pilota;--che quando -soffia il vento da levante si fa molto cammino, e quando soffia da -ponente non ha nemmeno la forza di sbatacchiar le vele contro gli -alberi. - ---Orbene, che volete voi dir con ciò, Perez Hernèa? - ---Che per andare all'incerto, il vento aiuta; ma che, se dovessimo dar -volta, per ritornarcene a casa, il vento non ci aiuterebbe più. Ecco, -signore, con vostra licenza, e col debito rispetto, quello che voglio -dir io.-- - -L'almirante aggrottò le ciglia, alle parole dell'Hernèa. Ma si contenne, -e, per non averlo a riprendere prima del tempo, si provò perfino a -scherzare. - ---Bravo il mio pilota!--diss'egli.--Uomo di provato coraggio com'è, -penserebbe egli a ritornare? proprio ora, che siamo tanto vicini alla -meta? - ---Eh, vicini!... vicini!...--brontolò il pilota.--Qui non si capisce più -nulla. Ma la vostra esperienza, signore, che cosa può dirmi, intorno a -questo vento di ponente che non ha forza di muovere una vela? - ---Che cosa posso dirvene io, Perez Hernèa? Sa il marinaio perchè il -vento spiri tanti giorni da un lato, e poi d'improvviso si volti? Verrà -giorno, io spero, che questo ed altri segreti dell'ordine naturale -saranno conosciuti. Per ora governiamoci con la pratica nostra. Ci sono -venti di mare e di terra, di golfi e di canali, ed alti e bassi, e forti -e deboli. Per prevederne l'andamento bisognerebbe conoscere i paraggi. -Voi conoscete benissimo ogni particolarità dei venti che soffiano nel -canale del Rio Tinto, e in quello dell'Odiel; non è vero? - ---Certamente. Poveri a noi, se non avessimo pratica dei brontoloni di -casa nostra. - ---Ebbene, qui sono altri brontoloni;--replicò l'almirante.--E siamo in -casa d'altri, e non li conosciamo ancora. Ma non sarà sempre così. -Quando ci avremo fatta la mano, sapremo come governarci con loro. Per -ora, osserviamo e studiamo. A me intanto par di capire una cosa: che -qui, come altrove, certi venti sono proprii di certe stagioni. Qui, ora, -è la stagione in cui regna il levante; approfittiamone. Verrà la -stagione in cui soffierà il suo contrario, e un po' più forte che non -abbia fatto finora. Anche debole, lo abbiamo sentito; ne conosciamo -dunque l'esistenza. E forse ci ha dato questo indizio di sè, per levare -ogni dubbio a voi, sospettoso uomo. A me dice ancora che una terra è -laggiù, donde egli viene a battaglia, ma finora con poca forza di -resistenza. Ed è meglio così, per la nostra navigazione; non pare anche -a voi?-- - -Perez Hernèa si acquetò, per allora. L'almirante aveva ragioni per tutti -i dubbi, per tutti gli argomenti in contrario. Ma egli non era da per -tutto, e non poteva vincere ugualmente tutti i pregiudizi di una gente -ignorante e ostinata. Quella lunga navigazione dove gli indizi -favorevoli non conducevano a nulla, quel verde che non finiva mai, quel -vento sopra tutto, quel vento che soffiava costantemente da una parte, -come per portarli ferocemente a capitar male dall'altra, mettevano tutti -in apprensione; e urtava i nervi la inflessibilità dell'almirante, di -quello straniero che voleva condurre tanti poveri figliuoli d'Andalusia -alla morte, per un suo puntiglio, per una sua stravaganza. - -Molti erano stati incerti fino allora se egli fosse un impostore od un -pazzo. Incominciavano a creder tutti che gli avesse dato volta il -cervello. Queste fissazioni, che mostrano tanta imperturbabile serenità, -son veramente proprie dei pazzi. - -E non si chiedeva più nulla a lui. Si obbediva ai suoi ordini, -materialmente, macchinalmente, senza metterci punto di quell'ardore, di -quella buona volontà che fa della obbedienza una cooperazione -intelligente. - -Per contro, incominciavano da prora i crocchi, i capannelli, quei -borbottamenti, quelle mormorazioni, che non sono ancora il principio -della rivolta, ma ne accennano l'intenzione. Le povere caravelle -malconce; i viveri scarsi; l'acqua fradicia; i venti contrari al -ritorno; di coste all'orizzonte neppur l'ombra; mare, sempre mare, -nient'altro che mare; quella era la prospettiva. E quanto sarebbe -durata? - -Indizi di terre ne erano venuti.... Sì, anche troppi, ed era il caso di -richiamarsene, come della famosa sua grazia a sant'Antonio di Lisbona. -Quei pellicani, quelle cingallegre, tutti quelli uccelli di passo che -erano trascorsi a squadre, a sciami, a nembi, sul capo dei naviganti, -ora venendo da prora via, ora da poppavia, non indicavano essi, nella -capricciosa direzione del volo, che qualche spirito maligno si prendeva -giuoco di loro? E qui taluni notavano che quei negri volatori, passando -sulle caravelle, avevano fatto sentire un acuto stridìo. Sì, certamente, -era uno scherno di potenze invisibili; le quali infondevano con vane -immagini le speranze nei cuori, e si beffavano ancora dei troppo creduli -marinai. E quegli uccelli, quei tonni, quelle nebbie basse -all'orizzonte, non erano che apparizioni diaboliche. I mostri non -sorgevano ancora dalle acque, dond'erano aspettati; si mostravano invece -all'orizzonte, brulicavano in aria. - -Questa spiegazione degli indizi ingannatori apparve così chiara, che fu -creduta a breve andare da tutti. No, non più avanti, per contentare il -capriccio dell'avventuriere, del pazzo. Quell'uomo voleva trovar terra a -ponente, o morire; proposito da disperati! Ma egli poteva farlo, egli -che non aveva famiglia; non potevano essi, che a Palos, a Huelva, a -Moguer, lasciavano occhi per piangerli. Bisognava dunque ricusargli -obbedienza, forzarlo a ritornare indietro. Chi li avrebbe biasimati? chi -li avrebbe accusati di viltà? Si erano spinti quattrocento e più leghe -sull'Oceano, sul mare tenebroso, spavento di tutti i naviganti del -mondo. Che si voleva di più? che morissero tutti di fame, errando -inutilmente sopra un mare senza sponde? o che nei gorghi di quel mare -trovassero il sepolcro? - -Le coscienze più timorate si davano pensiero di ciò che avrebbero detto -i sovrani, vedendo ritornare le caravelle in Europa. Ma che cosa -potevano dire i sovrani? Essi medesimi non si erano risoluti di -concedere al marinaio genovese gli uomini e le navi, se non per levarsi -d'attorno quel molesto supplicante, e a loro malgrado, come in troppe -occasioni era stato dimostrato. Vedendo ritornare uomini e navi, la -regina, forse, si sarebbe addolorata, poichè il Genovese aveva saputo -ammaliarla col suoi racconti del Cataio e di Ofir; ma poi avrebbe capito -che quel cercare il levante a ponente era una stravaganza, una pazzia; e -buona com'era avrebbe finito con rallegrarsi di veder salve tante vite -di bravi spagnuoli. Quanto al re Ferdinando, egli aveva detto di sì per -contentare la moglie; ma che fosse contrario nel profondo dell'anima -alla impresa di Cristoforo Colombo non era mai stato un mistero per -nessuno. Il ritorno della spedizione, senza aver nulla ritrovato della -terra promessa, neanche uno scoglio fuor d'acqua, sarebbe stato un vero -trionfo per lui. - -Sì, dunque, ritornare indietro, ricusando obbedienza all'almirante, -obbligandolo ad accettare la legge da loro. Ma se non avesse voluto -persuadersi con le buone, era egli conveniente di passare alle cattive? -Non sarebbe sempre rimasto a carico loro il fatto della disobbedienza e -delle conseguenti offese alla sua persona? Da senno, o da burla, era -almirante, era vicerè, era governatore; e tutto ciò per decreto reale. - -Il modo di superare quella piccola difficoltà alcuni dei più audaci lo -avevano trovato, e ne avevano già discorso lungamente tra loro. Ma non -se ne aprivano ancora liberamente nei crocchi più numerosi; stavano a -bocca chiusa, o parlavano a monosillabi, a interiezioni, quando erano -presenti marinai di altre nazioni; specie quando c'erano i due genovesi. -E i due genovesi avevano capito; e si erano lungamente consultati tra di -loro, per venire ad una risoluzione che di giorno in giorno si faceva -più urgente. Finalmente uno di quei capiscarichi che quando è stato lor -confidato un segreto, credono di averlo colto a volo, non istanno più -nella pelle se non lo consegnano altrui, si lasciò sfuggire qualche -parola coi due. - ---Ah sì? il vostro Genovese non vuol saperne di tornare indietro?--aveva -egli detto.--Ebbene, ci resti lui, a naufragare per tutti. Un'ondata che -spazzi la coperta, e si prenda quel matto ostinato, non è poi tanto -difficile a trovare. - ---Trovare.... sinonimo d'inventare, non è vero?--aveva risposto Damiano. - ---Eh sicuramente! Capirete bene, voi altri, che quando la pazienza -scappa.... E il vostro Genovese la farebbe perdere ai santi.-- - -Damiano non volle sentirne più altro. Quella sera dormì male. A -mezzanotte doveva andar egli di guardia alla vela, e Cosma gli teneva -compagnia. Era l'uso, tra loro, di non separarsi mai; tanto che i piloti -avevano finito col mandarli sempre insieme a far le quattro ore di -guardia. - ---Senti;--disse Damiano al compagno, quando furono soli sul ponte;--io, -per me, non ho più pace, fino a tanto che non ho detto ogni cosa -all'almirante. E tu, che cosa ne pensi? - ---Io penso,--rispose Cosma,--che avremmo fatto bene a parlare anche -prima. Finalmente, qui non si tratta di riferire i discorsi della gente; -si tratta d'impedire un delitto. L'almirante dev'essere posto in grado -di custodirsi da un colpo di mano. - ---Giustissimo!--ripigliò Damiano.--Eccolo là, per esempio, che esce dal -gavone di poppa, come fa tutte le notti, per invigilare la guardia. Egli -infatti non dorme che da un occhio. Ma per la sua persona egli non ha -nessuna vigilanza. Due uomini risoluti potrebbero gittarglisi addosso, -afferrarlo per la vita, levarlo di peso, e una, due, tre, buttarmelo a -mare come un sacco di cenci. - ---Che infamia! e sarebbero capaci di farlo. - ---Dunque, si dice tutto? - ---Si dica.-- - -Mentre i due si confortavano scambievolmente a parlare, l'almirante -veniva a passo lento da poppa, per vigilare le guardie, che non si -lasciassero prendere dal sonno. - ---Buona notte, signor almirante;--disse Cosma, appena quell'altro gli fu -vicino.--Iddio vi guardi. - ---Ed anche voi, ragazzi;--rispose a bassa voce Cristoforo -Colombo.--Buona guardia. - ---E san Giorgio valente vi conceda vittoria sui vostri nemici;--disse -Damiano, parlando nel vernacolo della sua città natale. - ---Ah!--esclamò l'almirante, fermandosi.--I miei genovesi? - ---Sì, messere, e desiderosi di parlarvi. Se non era questa occasione, -avremmo chiesto domattina di essere ammessi alla vostra presenza. - ---Cose gravi, dunque? e da non potersi confidare al pilota? - ---Gravissime, e vorremmo che non le sapesse neanche l'aria. Guardatevi, -messere! C'è del torbido, a bordo. - ---Lo so, ragazzi, lo so. Da più giorni ho dovuto avvedermene. Gente -ignorante ed ingrata! che ci volete fare? Un giorno i più lievi segni -del mare e del cielo, segni che non persuadono me, offrono a loro una -certezza maravigliosa di approdo imminente. Un altro giorno una cosa da -nulla, mettete anche la costanza del buon tempo, me li sbigottisce come -i bambini un racconto della balia, quando non ardiscono più spiccarsi -dalle sue ginocchia per andare nel fondo della stanza. In verità, -figliuoli miei, non avrei mai creduto così debole la fibra umana. E voi, -come fate a non seguire l'esempio degli altri? - ---Noi? noi.... è un'altra cosa!--rispose Damiano.--Noi abbiamo fede nel -nostro Genovese. - ---Abbiatela in Dio;--rispose l'almirante.--Da lui vengono le grandi idee -alla mente; da lui i forti propositi al cuore dell'uomo. - ---E dal demonio i cattivi, signor almirante;--rispose Cosma.--Si guardi, -Vostra Eccellenza. Da certe parole che abbiamo colte per aria, alcuni -tristi avrebbero intenzione.... - ---Di che cosa? - ---Veramente....--balbettò Cosma.--È così nero, il disegno!... - ---Di uccidermi, non è vero? - ---No, mio signore.... o piuttosto, sì, perchè infatti, uccidere e far -sparire è tutt'uno. - ---Già!--soggiunse Damiano, venendo in aiuto al compagno.--Si comincia a -parlare di un'ondata furiosa, che spazzi opportunamente la coperta, -trascinando con sè fuori del capo di banda il comandante supremo.-- - -L'almirante rimase alquanto sovra pensiero. - ---Si pensa a questo?--diss'egli poscia.--Per fortuna non c'è -l'occasione. Il mare è così costantemente tranquillo! - ---Certo, ed è ciò che li annoia. Questi marinai son venuti a desiderar -le burrasche, e mi fanno ricordare quel che si dice dei nostri villani -del Bisagno e della Polcevera, che si scorticano i polpacci con le calze -di seta. Ma Vostra Eccellenza capirà che non c'è bisogno di un -temporale, per fare un colpo di mano. L'essenziale è d'inventarne la -notizia, per quando si sarà ritornati in Ispagna, e bisognerà render -conto della vostra sparizione al governo. - ---È un disegno infernale!--esclamò l'almirante, più inorridito che -spaventato dall'annunzio.--E siete certi che abbiano pensato di giungere -a tanto? - ---Oh, per questo, non dubiti Vostra Eccellenza; coi nostri orecchi -medesimi abbiamo sentito il discorso. - ---Pazienza!--replicò l'almirante.--Sebbene questo non dovessi -aspettarmi, vedrò di fare buona guardia. - ---E la faremo anche noi;--disse Cosma.--Così conoscessimo i buoni, -quelli in cui confidate di più, per metterci d'accordo, e vegliar tutti -sulla vostra preziosa persona! - ---Amici miei,--rispose Cristoforo Colombo, traendo un sospiro,--conosco -voi.... da pochi momenti. Quanto agli altri, non so nulla di loro. -Eravate a Palos; potete ricordare in che modo si è formato il nostro -equipaggio. - ---Pur troppo, mio signore! Metà per forza, l'altra metà per caso; tutta -gente raccogliticcia. I buoni ci saranno di sicuro, e si vedranno alla -prova. Per intanto.... - ---Per intanto, è buio pesto;--conchiuse Damiano.--Ma Vostra Eccellenza -potrà confidarsi di queste cose co' suoi ufficiali. - ---Sì, sì, figliuoli, lo farò;--rispose l'almirante.--Ma non è questo, -che importa. La mia speranza è altrove. Siete voi marinai? - ---Noi? sì, come vede Vostra Eccellenza. - ---Infatti, la vostra condizione è tale, per ora. Ma dal primo momento -che ho dovuto guardarvi in faccia, mi è parso.... che non ne aveste -l'aria. - ---Le nostre mani, signore.... - ---Sì, capisco, le vostre mani saranno tinte di pece. Ma non è la pece -che fa il marinaio, come non è l'abito che fa il monaco. Le mani del -marinaio possono essere anche pulite, ma si riconoscono egualmente; -specie nella palma, che par foderata con pelle di squalo. Ora, le vostre -mani, che sono lieto di stringere.... - ---Si faranno ruvide quanto è necessario;--rispose Cosma, inorgoglito da -quella dimostrazione di benevolenza, ma anche un pochettino turbato. - ---Sta bene;--disse l'almirante, sorridendo.--Quantunque, io non domandi -ciò come una qualità necessaria.... a mani di cavalieri. - ---Messere....--mormorò quell'altro, più turbato che mai. - ---Oh, non temete, non voglio andare più in là,--rispose l'almirante.--I -vostri nomi, se ben ricordo, sono.... - ---Cosma e Damiano;--si affrettò a rispondere Cosma. - ---E Cosma è lui, e Damiano son io;--soggiunse Damiano. - ---Benissimo. Due nomi di fratelli! - ---Noi non siamo che amici; ma come fratelli ci amiamo. - ---E perciò avete preso il nome da due santi fratelli, che erano anche -colleghi di professione;--replicò l'almirante.--Erano infatti due -medici, e del primo di loro mi pare di aver letto in un certo libro, che -si conservi ancora una ricetta. - ---Sono anche i santi protettori dei pellegrini;--disse Cosma, che pareva -poco desideroso di stare sull'argomento della medicina. - ---Siano dei pellegrini o dei medici, son sempre due -benefattori;--conchiuse l'almirante.--E voi certamente avete assunti i -lor nomi per adempimento di un voto. - ---Vostra Eccellenza legge nei cuori come nei libri;--disse -Damiano.--Siamo infatti legati da un voto. - ---Per il quale, probabilmente, avrete lasciati gli agi della vita, -venendo partecipi alle fatiche, ai pericoli di questo viaggio: non è -così?-- - -I due marinai non risposero parola. Ma per essi rispondeva la sapienza -dei popoli, stillata in proverbi: chi tace acconsente. - ---Non voglio chiedervi ciò che non potete dirmi;--riprese Cristoforo -Colombo.--Siete genovesi, e basta ciò, perchè io v'abbia in conto di -fratelli. Ricordate soltanto che bisogna amarla, amarla molto, la terra -dove si è nati; amarla tanto più, quanto essa è più sventurata. Sapete -quanto abbiano fatta dolente la nostra povera patria, le discordie -maledette dei suoi figliuoli!... - ---Voi dite bene, messere,--rispose Cosma.--E noi lo abbiamo ricordato -già molte volte, pensando a voi. - ---A me? - ---Certamente. Ecco un uomo insigne, dicevamo tra noi, un uomo che ha -fatto un disegno sublime, e potrebbe e vorrebbe darne la gloria e il -profitto alla patria; ma perchè la patria non è in condizione -d'intenderlo, egli deve rivolgersi ad altre nazioni, dando ad altri il -profitto e la gloria delle opere sue. - ---Ah!--gridò l'almirante.--Lo intendete anche voi che dolore sia questo? -e come profondo? Io non lo dico a nessuno, perchè nessuno lo -intenderebbe. Pazienza, miei giovani amici! E lasciamo questo argomento -tristissimo. Intanto, le vostre parole mi han detto assai più che non -dicessero le vostre mani. Vorrei fare qualche cosa per voi; chiamarvi -almeno tra i miei ufficiali. Ma quante invidie si desterebbero! Non per -ora, adunque. Il giorno che avremo toccata la terra promessa, io sarò -davvero vicerè e governatore; e quel giorno, vedremo. - ---Guardatevi intanto, messere. Noi non abbiamo mestieri che di una cosa: -di vedervi incolume, trionfante su tutti i vostri nemici. Laggiù avete -avuto da lottare coll'invidia; qui avete da lottare coll'ignoranza. - ---E sempre con la malvagità;--conchiuse Cristoforo Colombo.--Ma le -vostre parole mi fanno ricordare ciò che volevo dire poc'anzi. Vi -chiedevo se eravate marinai, per raccontarvi del primo capitano con cui -ho imparata l'arte del navigare. Eravamo nelle acque dell'antica -Cartagine, atterrati, con un vento che non si potrebbe immaginare di -peggio. Non si poteva reggere al mare, bisognava ormeggiarsi e tener -fermo ad ogni costo. Ma le áncore aravano, per la forza della corrente, -e si temeva di andare da un momento all'altro a battere negli scogli. - ---Un guaio; dei grossi--esclamò Damiano. - ---Certamente;--rispose Cristoforo Colombo--e non c'era tempo da perdere. -Il comandante ordinò di mettere mano all'áncora della speranza. -«Credete--diss'io--che ci farà buon servizio?» Domandavo troppo, più -ch'egli non potesse sapere. Ma ad ogni modo, me la trovò lui, la -risposta: «Getta l'áncora e spera in Dio!» E così, come mi fu -consigliato nella mia prima navigazione, ho fatto io in tutte le altre -che seguirono. - ---Confidiamo nel suo alto volere;--disse Cosma, inchinandosi. - ---Ma pensiamo ancora,--soggiunse Damiano,--che chi s'aiuta Iddio -l'aiuta. - ---Oh, sicuramente!--rispose Cristoforo Colombo, non potendo trattenersi -dal ridere, alla pratica ammonizione.--Vi ho già detto che farò buona -guardia alla mia vita, se occorrerà; non aspetterò che mi assalgano; -andrò io contro ai loro disegni. Non si compiace di sfidare i bassi -pericoli, chi ha cuor d'affrontare i maggiori. Ma se è necessario di -entrare in lizza coi rivoltosi, anche questo farò. Voi, frattanto -abbiate per certa una cosa: che presto, con l'aiuto di Dio, saluteremo -la terra. - ---Con questa fede siamo venuti;--disse Cosma. - ---E ci sia pure da navigare altrettanto, non ci lagneremo, noi -altri;--soggiunse Damiano.--Voi dite, messere, che si serve a Dio, con -questo viaggio. - ---È la mia opinione. - ---E bisogna dunque servirlo allegramente. Lo raccomanda perfino il -Salmista.-- - -L'almirante sorrise e battè amorevolmente della destra sulla spalla di -Damiano. - ---Ottimamente, giovanotto!--esclamò.--E che Iddio vi guardi ambedue. Ma -domandiamogli ancora una grazia;--soggiunse.--A persuadere questa gente -che ha il furore della paura, un buon vento gagliardo, e da ponente, -farebbe meglio di tutti i nostri discorsi.-- - - - - - - _Capitolo III._ - - - - -Di una bella sconosciuta che mandò a Cristoforo Colombo un ramo di spino - fiorito. - - - -Cristoforo Colombo era stimato un gran dotto in materia geografica, -cosmografica ed astronomica, quando non era stimato un impostore, od un -pazzo. Per lui, si sa, erano stranamente mutevoli i giudizi del volgo, -nobile o plebeo che si fosse; e saltavano da un estremo all'altro, come -qualche volta usano saltare i venti, dal primo al terzo, o dal secondo -al quarto quadrante. Si può dire, dopo aver letto attentamente la storia -della sua vita fortunosa, che gli storti giudizi, i sospetti, le -animosità contro di lui non posassero mai intieramente finchè egli -visse, da prima volendo regalare per forza un nuovo mondo alla Spagna, -poi disputando ai suoi grandi una corona di vicerè nelle terre scoperte, -e da ultimo combattendo virilmente per la propria fama, per il proprio -onore, per il proprio decoro, contro le invidie e le ingratitudini -congiurate. Ma ci furono anche nella sua vita, e frequenti, i giorni -della lode e della reverenza universale. Ci furono anche i giorni in cui -egli era tenuto per un gran mago, padrone di alti segreti naturali, e -capace di comandare agli elementi coll'autorità di misteriose parole. E -per un negromante, di sicuro, lo avrebbero tenuto i marinai della _Santa -Maria_, il giorno 22 settembre del 1492, se dieci o dodici ore prima, -cioè nel cuor della notte che fu sopra a quel giorno, lo avessero udito -domandare al cielo un vento gagliardo di ponente. - -Quel vento si levò per l'appunto nella giornata, fortissimo, teso, -dritto da prora; tanto che fu necessario serrare i velacci e le basse -vele, prendendo i terzaruoli alle gabbie ed anche alla mezzana, per -mettersi alla cappa serrata. Non si navigava più, con quel vento -indiavolato al traverso; ma ne avevano anche una patente mentita le -sciocche paure dei marinai. - ---Ed ora direte ancora che in questi paraggi il vento fresco soffia -soltanto da levante!--esclamò l'almirante, volgendosi a Perez Matteo -Hernea, suo pilota. - ---Non lo dirò più, ve lo giuro;--rispose umiliato l'Hernea. - -Il giorno seguente, le cose mutarono. Pareva proprio che quel vento da -ponente si fosse levato solamente per dar ragione a Cristoforo Colombo, -contro il suo equipaggio, e che, dopo aver fatto quella buona -testimonianza per lui, non avesse più motivo di soffiare. Cadde, -infatti, e il 23 ripigliò la brezza di levante, con cui si poteva andare -a gonfie vele per la rotta stabilita. - -La _Santa Maria_ aveva dato gloriosamente tutta la sua tela al vento. Ma -non durò a lungo con quella velatura di buon tempo. L'almirante, a un -certo punto della giornata, comandò di serrar fiocchi, velacci, vela di -maestra e mezzana, contentandosi di navigare con la gabbia, il -trinchetto e la trinchettina. Certi punti neri all'orizzonte, diventati -presto nuvoloni, l'aria più fresca, un color di piombo sulle acque, gli -avevano annunziato imminente un temporale. - -Non si era ingannato. Il temporale si avanzò minaccioso, oscurando il -cielo e sollevando il mare a tempesta. Le navi balenarono un poco, indi -presero a menar la ridda sui flutti, ora balzando sulle creste spumanti -che il vento incalzava, ora ascondendosi a mezzo nei profondi -intervalli, per cui pareva che volesse ad ogni tratto scoprirsi il fondo -degli abissi. - -La tela al vento era ancor troppa; e l'almirante comandò di prendere i -terzaruoli alle gabbie. Poi, rinforzando il vento, le fece serrare a -dirittura, ed egualmente il trinchetto, di guisa che la nave prese a -correre con la sola trinchettina. - ---Che mare, Santa Vergine!--disse Damiano al compagno, mentre scendevano -da serrare le gabbie.--Par quello che ha inghiottiti gli Egiziani, -quando volevano dar la caccia agli Ebrei. - ---E quello fu per miracolo;--rispose l'almirante, davanti a cui -passavano i suoi due Genovesi.--Così credo che sia anche questo. Ci -vogliono dei miracoli, per ischiodare il cervello a questa gente. Del -resto,--soggiunse,--le ondate propizie al gran salto son qua; e i miei -nemici hanno già troppo da fare per sè, aggrappandosi al capo di banda, -o alle sartie.-- - -La burrasca non si chetò che verso il mattino del 24. Col sole ritornò -la calma sul mare. Le caravelle, così duramente travagliate da quella -collera d'elementi, ripresero la loro velatura ordinaria, e col vento -più maneggevole si fecero a navigare di conserva. La _Pinta_, anzi, -venne accostandosi quanto più poteva alla _Santa Maria_. - ---Ecco Martino Alonzo che ha qualche cosa da dirmi;--pensò l'almirante. - -Difatti il comandante della _Pinta_ voleva parlare a Cristoforo Colombo. -Questi, alcuni giorni prima, gli aveva fatta passare la carta nautica, a -lui mandata da Paolo Toscanelli: una carta sulla quale era segnata la -famosa isola di Cipango, ad una distanza che oramai doveva essere stata -oltrepassata da loro. E di questo dubbio, che glie ne era venuto, voleva -intrattenersi Martino Alonzo Pinzon coll'almirante. - ---Pare anche a me, che abbiamo fatto un cammino più lungo;--gridò -Cristoforo Colombo al Pinzon.--Ma forse il Toscanelli ha fallato il -punto, collocando la grande isola sulla carta, o noi, ingannati dalle -correnti che ci han fatto derivare, abbiamo fallata la stima. - ---Potrebbe anche darsi,--ripigliò il Pinzon,--che noi ci fossimo tenuti -troppo a ponente. Non credete opportuno di appoggiare un poco a garbino? - ---Non credo;--disse l'almirante.--Del resto, fatemi passare la carta, e -osserverò meglio ancor io. Intanto non cangiate di rombo; mi -raccomando.-- - -La carta arrotolata e raccomandata ad una sagola fu scagliata a bordo -della _Santa Maria_. Cristoforo Colombo la portò allora nella sua -cameretta, la spiegò sul deschetto, e si fece ad osservare, insieme coi -più sperimentati dei suoi ufficiali, quale potesse per allora essere la -posizione delle navi. - -Il lettore si maraviglierà che Cristoforo Colombo volesse rilevare il -punto di stima sopra una carta fatta di suo capo da un fisico -fiorentino, e nella quale era segnata l'isola di Cipango ad una distanza -immaginaria. Ma pensi il lettore che quella carta, fatta avanti la -scoperta delle così dette Indie occidentali, era tuttavia condotta -secondo due norme, che parevano sicure a que' tempi: la divisione della -circonferenza del globo terrestre in ventiquattro zone, di quindici -gradi ciascuna, che formavano in tutto trecentosessanta gradi, e il -passo biblico di Esdra, ov'era detto che, diviso il nostro globo in -sette parti, sei sono terra, e la settima è ricoperta dalle acque. Messe -a riscontro queste due nozioni, aggiunta la notizia delle parti della -terra già scoperte al tempo di Tolomeo, aggiunto finalmente tutto quel -tratto che Marco Polo aveva visitato ad oriente, e i Genovesi scoperto -ad occidente, non era difficile tracciare lo spazio di mare che doveva -intercedere fra le Azzorre, estremità occidentale di Europa, e Cipango, -estremità orientale dell'Asia. Il difficile sarebbe ora di credere a -quella sistematica fabbricazione di carte nautiche; ma non era difficile -allora. E ad ogni modo si può considerare con benevolenza un errore, il -quale, rasentando la verità, condusse un uomo ardito e intelligente a -scoprirla. - -Lo studio di Cristoforo Colombo e de' suoi piloti fu repentinamente -interrotto da un grido d'allegrezza. Quel grido, ripetuto e rinforzato -da molte voci, veniva dalla _Pinta_. L'almirante uscì tosto in coperta, -e vide Martino Alonzo Pinzon, ritto sul castello di poppa della sua -caravella, che alzava le mani al cielo, in atto di giubilo, gridando a -squarciagola: terra! terra! - ---Che è ciò che voi dite, Martino Alonzo?--gridò l'almirante a sua -volta. - ---Terra, terra!--ripetè il Pinzon.--Signor almirante, io chieggo la mia -ricompensa.-- - -Martino Alonzo Pinzon alludeva al premio che i reali di Castiglia -avevano stabilito per colui che primo scoprisse la terra. Il premio -consisteva in una rendita di trenta corone, un poco più di seicento lire -della nostra moneta d'oggidì. - -E con la mano distesa, il comandante della _Pinta_ accennava verso -garbino, o libeccio, se meglio vi piace, dove infatti appariva una -lingua di terra all'orizzonte, forse venticinque leghe distante dalle -navi. I marinai della _Pinta_ si erano lanciati come scoiattoli su per -le sartie; così fecero i marinai della _Santa Maria_ e quelli della -_Nina_; tutti vedevano la terra, tutti confermavano con liete grida -l'annuncio di Martino Alonzo Pinzon. - -Cristoforo Colombo non era intimamente persuaso; ma lo scuoteva la -sicurezza universale. Commosso, si buttò ginocchioni, rendendo grazie a -Dio. Martino Alonzo Pinzon fece di più: intuonò ad alta voce il _Gloria -in excelsis_, a cui tosto risposero gli equipaggi delle tre caravelle. - -La terra si vedeva così chiaramente, e così vivo era l'entusiasmo di -tutti, che l'almirante stimò necessario di lasciare il suo rombo, che -era stato sempre il ponente, governando per tutta la notte a garbino. Ma -giunse l'aurora gran dissipatrice di sogni; e dissipò anche le speranze -di ricompensa che Martino Alonzo Pinzon aveva così facilmente nutrite. -La terra che avevano creduto di veder tutti con lui, non era che nebbia -vespertina; i primi chiarori del giorno avevano disperso il fantasma. - -Alla speranza, alla fede, doveva tener dietro lo scoramento. E avevano -creduto di vedere la terra! E quella immagine di terra altro non era che -un inganno degli occhi, un miraggio, una fata Morgana, il solito scherno -delle potenze invisibili. Costernati, abbattuti, gli equipaggi -obbedirono tacitamente al comando dell'almirante, che ordinava di -riprender la via di ponente; quella via ch'egli non avrebbe mai -abbandonata, senza i lor chiassi importuni. - -Per molti giorni si procedette al solito, con buon vento, mare -tranquillo, cielo sereno e dolce temperatura. Le acque erano così chete, -che parevano di lago, e i marinai, riavutisi alquanto delle loro -malinconie, si pigliavano spasso a nuotare intorno al bordo. Nuovi -indizi di terra si offrivano, aiutando a calmare le loro segrete -inquietudini; incominciavano a mostrarsi a sciami i delfini; i pesci -volanti, scagliandosi in aria sulle pinne spiegate, ricadevano a bordo -delle navi. - -Si giunse così fino al primo di ottobre. Quel giorno, secondo la stima -di Perez Matteo Hernea, la spedizione navale del mare Oceano doveva aver -compiute le sue cinquecento ottanta leghe di navigazione, a ponente -dalle isole Canarie. Ma questa era la stima fatta secondo i computi -apparenti di Cristoforo Colombo. L'almirante faceva una stima tutta sua, -tenuta gelosamente segreta: e questa ascendeva a settecento sette leghe. -Nel fatto, adunque, s'era oltrepassata di molto la distanza assegnata -dal fisico Toscanelli a quella benedetta isola di Cipango. - -Le mormorazioni erano ricominciate tra i marinai; e con le mormorazioni -le congiure. Sarebbero trascorse un giorno o l'altro ad aperta -ribellione, se di tanto in tanto qualche nuovo inganno degli occhi non -avesse fatto intravvedere la terra all'orizzonte. Ma anche queste vane -visioni, salutate da grida di giubilo, e seguite sempre da imprecazioni -di gente disperata, annoiavano l'almirante. Il quale risolutamente -dichiarò, e fece bandire su tutte le navi a suon di tromba, che chiunque -gridasse terra, senza che questa si scoprisse nei tre giorni -susseguenti, dovesse perdere ogni diritto di ricompensa, quand'anche -un'altra volta scoprisse terra per davvero. - -E terra non gridò più Martino Alonzo Pinzon. Il comandante della _Pinta_ -non credeva più alla esistenza della terra, nel rombo seguito da -Cristoforo Colombo. Questa sua sfiducia crebbe tanto, che nella sera del -6 ottobre, Martino Alonzo Pinzon si fece ardito a proporre di piegare -risolutamente a sinistra, cercando terra verso mezzogiorno. Inutile il -dire che l'almirante non reputò conveniente di appagare il desiderio di -Martino Alonzo Pinzon. - -La mattina del 7 ottobre, allo spuntar del sole, molti marinai della -_Santa Maria_ credettero di veder terra a ponente. Ma temevano anche -d'ingannarsi, e non dissero parola, per non avere a perdere la speranza -del premio. Non furono così prudenti sulla _Nina_, che quel giorno -veleggiava innanzi alle altre caravelle. Credette Vincenzo Yanez di -veder terra, e gli parve di vederla così chiaramente, da non consentire -alcun dubbio. Perciò fece innalzare lo stendardo sull'albero di maestra, -e sparare un colpo di cannone. Erano quelli i segnali stabiliti, per chi -primo scoprisse il lido sospirato. Fu grande la gioia su tutte le navi; -ma fu anche breve. La nuova lingua di terra, comparsa all'orizzonte, -svanì come quella dei giorni andati; e ripreso l'abbattimento, -ricominciarono i lagni. - -Per altro, i buoni indizi non facevano difetto. Numerosi stormi di -passeri campagnuoli trascorrevano alti sopra le navi, spiegando il volo -verso libeccio. Era dunque di là che bisognava cercare il nuovo -continente? Cristoforo Colombo incominciò a dubitare di aver commesso -qualche errore di latitudine; e perciò, nella sera del 7, si risolse di -piegare alquanto verso la parte a cui aveva veduto avviarsi i passeri -campagnuoli. - -Tre giorni di seguito veleggiò verso libeccio, e crescevano sempre -gl'indizi di terra. Sciami di uccelli di svariati colori svolazzavano -intorno alle navi; i tonni scherzavano numerosi a fior d'acqua; -passarono a breve distanza un airone, un pellicano ed un'anitra; erbe -fresche e verdi galleggiavano intorno alla _Santa Maria_, che parevano -staccate quel giorno istesso dal lido. - -Ma quante volte non si erano già veduti questi segni ingannatori? Le -ciurme non potevano più pascersi di quelle illusioni. Domandarono ad -alta voce di ritornare indietro. - -Proprio allora? C'era da perdere il lume degli occhi. Cristoforo Colombo -affrontò quel giorno risolutamente la sua marinaresca. Lo facessero pure -a pezzi, ma egli avrebbe resistito fino all'ultimo. La spedizione era -destinata dal re e dalla regina alla scoperta delle Indie; qualunque -cosa accadesse, egli, non nato Castigliano, avrebbe serbato obbedienza -ai reali di Castiglia; sarebbe andato avanti nella sua intrapresa, fino -a che, per grazia di Dio, non giungesse a compirla. - -Cosma e Damiano si erano piantati in prima fila, non per tener bordone -ai rivoltosi, intendiamoci, ma per consentire con le parole e con gli -atti ad ogni frase dell'almirante, e preparati, caso mai, a menar le -mani in sua difesa. Ma per allora non fu mestieri; i rivoltosi non erano -andati più avanti; la fermezza di Cristoforo Colombo da un lato, -l'accenno alla lealtà castigliana dall'altro, fors'anche il dubbio di -non esser tutti d'accordo nel proposito di ribellarsi alla volontà -dell'almirante, li rimandò indietro come un'onda di mar lungo; che si -ritragga spumeggiando e brontolando da un ostacolo che non ha potuto -rovesciare. - -Nondimeno, la condizione di Cristoforo Colombo si faceva sempre più -difficile e pericolosa. Si poteva egli durare in quello stato di -contrasto, non più sordo, ma palese e a volte clamoroso, tra lui e la -sua marinaresca? Per fortuna, il giorno dopo quella scena di rivolta, si -fecero più frequenti e più notevoli gli indizi della terra vicina. Oltre -una quantità di erbe fresche, e di quelle che nascono lungo le rive dei -fiumi (e c'erano persino dei giunchi), fu colto un pesce verdognolo, di -quelli che vivono solamente tra gli scogli. Su quella erba, su quei -giunchi, sul pesce verdognolo, stavano almanaccando i marinai, quando ad -uno dei due genovesi, a Cosma, che stava guardando sul mare, venne -veduto qualche cosa, che lo persuase a spogliarsi in fretta e a tuffarsi -nell'acqua. - -Damiano aveva fatto voto di non spiccarsi mai dal fianco di Cosma. Si -spogliò in fretta anche lui, e tenne dietro al compagno. - ---Dove andate, voi altri?--chiese l'almirante, maravigliato di tanta, -fretta dei due genovesi. - ---Ma!... Io non lo so;--rispose Damiano nell'atto di tuffarsi a sua -volta.--Cosma va in acqua, ed io lo seguo. Egli ha un occhio di lince e -l'altro di falco; due animali che vedono molto lontano. Ma io ho due -braccia e due gambe che vanno più svelte delle sue.-- - -Cosma, per altro, aveva otto o dieci bracciate di vantaggio sull'amico, -e Damiano lo raggiunse quando egli aveva già afferrato l'oggetto per cui -si era tuffato nell'acqua. - ---Oh bello!--gridò Damiano, vedendo la preda che Cosma teneva sollevata -fuor d'acqua.--E per me nulla? - ---Vedi? C'è dell'altro laggiù;--rispose Cosma.--Mi pare una canna. - ---Ah, si! ed anche qualcos'altro di più nero,--disse Damiano, nuotando -verso il punto che gli era stato indicato da Cosma. - -Questi, frattanto, ritornava verso il bordo della _Santa Maria_, -nuotando sul fianco destro, per poter tenere in alto, agitandola davanti -agli occhi dell'equipaggio, la sua bellissima preda. - ---Non è alga, per bacco!--gridò, come fu sotto al capo di banda.--Non è -neanche erba, che si possa scambiare per alga. Gettatemi un cavo, da -poter tirarmi a bordo, senza guastare questo raro presente. È destinato -al signor almirante. - ---E a me, perdiana! un cavo anche a me;--gridò Damiano, a cinque o sei -braccia più indietro,--non vengo neppur io con le mani vuote.-- - -Il cavo era stato gittato, Cosma vi si era aggrappato, anzi -attorcigliato con tutta la persona, ed era stato issato a bordo. Con la -stessa manovra, fu pronto a seguirlo Damiano. - ---Ebbene, che cos'è?--disse Cristoforo Colombo, verso di cui s'inoltrava -Cosma, tutto grondante d'acqua salata. - ---Signor almirante,--gridò Cosma, levando nel pugno un bel ramo di spino -fiorito,--questo è il presente che manda a voi una bella sconosciuta.-- - -Cristoforo Colombo prese il ramo di spino fiorito dalle mani di Cosma, -ammirò i bei fiori del color dell'oro che ne adornavano le vette, e -sorridendo rispose: - ---Conosco la bella dama, quantunque non abbia ancora avuto l'onore di -vederla. - ---Ma ella, signor almirante,--replicò prontamente Cosma,--vi dice con -questo ramo fiorito che voi la scoprirete fra poco. Fregiatevi intanto -dei colori di lei, come suo cavaliere. - ---Così farò;--rispose Cristoforo Colombo.--Ma ecco -dell'altro;--soggiunse, vedendo Damiano, che si avanzava anch'egli col -suo donativo.--Questo non è un presente della dama. Potrebb'essere del -marito, figliuoli miei, ed ammonir tutti noi a guardarci ben bene.-- - -Damiano, infatti, oltre una canna verde, offriva un lungo bastone di -legno, di colore tra il rosso e il nero, tutto tagliato a rozzi disegni -geometrici. Cristoforo Colombo osservò lungamente anche questo, e poi lo -concesse alla curiosità de' suoi ufficiali di bordo. - ---La terra è vicina, signori;--diss'egli poscia.--Con un ramo di spino -ella si annunzia; ma con questi altri segni ci ammonisce che dove ella -è, possono anche trovarsi i frangenti. Non ci stanchiamo di gettar lo -scandaglio, per conoscere quando saremo finalmente atterrati; ma sopra -tutto raddoppiamo di vigilanza nella notte.-- - -Piloti e gentiluomini di poppa risposero con vivi segni di approvazione; -i marinai, grandemente mutati da quelli dei giorni innanzi, batterono le -mani. - -L'almirante si ritirò nella sua cameretta; e là, deposto il ramo di -spino fiorito a piè d'una immagine di Maria Vergine, che pendeva -dell'assito, stette lungamente raccolto nella muta preghiera dell'anima. - -Quella sera, in coperta, dopo che fu recitata la _Salve Regina_, -l'almirante fece il gesto di voler parlare, e trattenne tutta la sua -marinaresca davanti al castello di poppa. Fecero cerchio intorno a lui, -religiosamente silenziosi ed intenti, tutti quegli uomini che pochi -giorni addietro avevano fatto il proposito di buttarlo a mare, e ancora -un giorno prima s'erano levati contro di lui a tumulto. - -Ma egli non ricordava più quelle brutte scene, e generoso le aveva -perdonate. Parlò con semplice dignità, come uomo di alti spiriti, che -non ha nulla a temere dagli altri uomini, neanche la loro invidia, nulla -a sperare, neanche il loro amore, tutto avendo il suo conforto in sè -stesso ed aspettando il suo giudizio da ben altro giudice che non sia la -moltitudine sciocca. - -Notò, incominciando, come la bontà divina, scortandoli con dolci e -propizi venti sovra il mare tenebroso, da lei fatto limpido e cheto, -avesse ad ogni tratto con nuovi indizi ravvivato il loro coraggio, -moltiplicando quei segni in proporzione dei folli terrori da cui erano -così spesso agitati, e conducendoli quasi per mano in una nuova terra -promessa. Rammentò l'ordine da lui dato alle navi, prima di salpare -dalle Canarie, di mettere in panna alla notte, dopo che avessero fatto -il cammino di settecento leghe a ponente. Le recenti apparenze -comandavano di attenersi oramai a quella precauzione, essendo probabile -che in quella notte medesima si ritrovassero in vista di quella terra -sospirata. Conchiudeva raccomandando di stare attentamente alle vedette -sull'alto del gavone di prora, promettendo a chiunque scoprisse primo la -terra, non solo la pensione assicurata dai Reali di Castiglia, ma ancora -una cappa di velluto, ch'egli avrebbe pagata del suo. - -Il vento aveva soffiato abbastanza fresco per tutto quel giorno. Anche -il mare si vedeva più mosso. Le caravelle fendevano i flutti con una -rapidità meravigliosa, veleggiando al gran largo, e precedendo al solito -la _Pinta_, miglior veliera di tutte. Regnava a bordo della _Santa -Maria_ una animazione straordinaria: nessuno chiuse occhio per tutta la -notte; ognuno aspettando di vedere la terra. - -Verso le dieci di sera, Cristoforo Colombo stava sul cassero di poppa, -esplorando ancora con gli occhi fissi il buio orizzonte. Tutto ad un -tratto, gli parve di vedere in lontananza risplendere un lume. Era -piccino e tremolante, come il lumicino della favola; e l'almirante -credette a tutta prima di aver traveduto. - ---Gutierrez!--gridò egli, volgendosi a quello dei gentiluomini di poppa, -che era rimasto ultimo a vegliare con lui. - -Pedro Gutierrez, gentiluomo di camera del re, e ragionier generale della -spedizione, si avvicinò prontamente. - ---Signor almirante, son qua;--rispose egli, facendosi al fianco di -lui.--Che cosa volete da me? - ---Dite, Gutierrez; non vedete voi laggiù, sulla nostra sinistra, un -lumicino che sembra danzare sulle acque?-- - -Pedro Gutierrez si fece a guardare laggiù, dove l'almirante accennava; -stette un poco in silenzio, aguzzando gli occhi nel buio, per -rintracciare quel lume; finalmente esclamò, con accento di convinzione -profonda: - ---Ah, sì, eccolo là. Avete ragione, mio signore. E si muove, difatti. -Pare il lume di una barca peschereccia. - ---O una fiaccola di viandanti, lungo la costiera d'un monte;--rispose -l'almirante.--Ma vi prego, don Pedro, chiamate qualchedun altro. Non -vorrei che c'ingannassimo in due. - ---Chiamo don Rodrigo Sanchez?--domandò Pedro Gutierrez.--Poc'anzi, per -l'appunto, egli passeggiava con me; non può essersi già addormentato. - ---Sì, chiamate don Rodrigo;--rispose Cristoforo Colombo.--È il nostro -ispettore d'armamento, uomo di buon giudizio, e non facile a -travedere.-- - -Pedro Gutierrez discese dal cassero ed entrò nel gavone di poppa. -Cristoforo Colombo rimase solo al suo posto, non potendo spiccar gli -occhi dalla fiamma lontana, che brillava veramente a guisa di fiaccola, -agitata da persona che corresse. Ma tutto ad un tratto la fiamma -disparve, e il mare e l'orizzonte non furono più che tenebre fitte -davanti agli occhi di lui. - -Rodrigo Sanchez di Segovia, capitano generale d'armamento della -spedizione Oceanica, giungeva allora sul cassero, insieme con Pedro -Gutierrez. - ---Troppo tardi, ahimè!--disse l'almirante, con accento di tristezza.--Il -nostro bel lume è sparito. - ---Sparito!--esclamò Pedro Gutierrez.--Ma io spero che ricomparirà, e don -Rodrigo potrà goderne anche lui. - ---Voglia il cielo!--disse Cristoforo Colombo.--Ma noi certamente lo -abbiamo veduto; non è vero, Gutierrez? - ---Sul mio onore;--rispose Gutierrez.--E non mi sono neanche fidato dalla -prima apparenza; ho voluto distinguerlo bene, averlo bene negli occhi. -Ma pensate, signore, che quel lume, se è d'una barca peschereccia, può -esserci nascosto ora da un cambiamento momentaneo di direzione della -barca. Se poi è una fiaccola a terra, può esserci nascosta la fiamma da -qualche fitto di piante; ricomparirà alla prima radura del bosco.-- - -Pedro Gutierrez non aveva ancor finito di parlare, che il lume -ricomparve difatti. - ---Ah, eccolo nuovamente!--gridò l'almirante, che non aveva perduto di -vista quel punto dello spazio donde gli era apparso la prima volta il -lume. - ---Guardate, don Rodrigo, laggiù, sulla nostra sinistra; per ritrovarlo, -non avete che da calare una linea perpendicolare dalla cima del pennone -di maestra. Ci siete? - ---Sì, sì, ho veduto;--disse Rodrigo Sanchez.--Lo distinguo benissimo. E -non è un fuoco fatuo, per sant'Jago, quantunque saltelli la sua parte -anche lui. Ma è vivissimo, veramente di fiaccola, come di legno -resinoso, o d'altra materia combustibile di quella specie. - ---Magari d'olio d'oliva, non è vero?--disse ridendo il Gutierrez. - ---Eh, che cosa ne so io?--rispose il Sanchez.--Per essere olio d'oliva -veramente, domanderebbe un lucignolo enorme, a giustificare una luce -così viva. Sia quel che vuol essere, voi siete fortunato, signor -almirante. Oggi la bella sconosciuta vi manda il ramo di spino fiorito; -questa notte vi mette il lumicino sul davanzale. Bisogna andare, da buon -cavaliere; anzi, bisogna correre, come un paggio innamorato. - ---E si corre, come vedete;--disse l'almirante.--Le vele portano tutte -maravigliosamente. Incomincio a temere che siamo già troppo vicini alla -meta.-- - -Il lume frattanto era sparito da capo, e per non ricomparir più nel -corso della notte. Dopo qualche altra celia sul fare di quelle che -abbiamo udite, don Rodrigo Sanchez se ne ritornò nel suo covo; e poco -stante gli tenne dietro il Gutierrez. Ma non si mosse Cristoforo Colombo -dal suo osservatorio. Vegliava sempre, nella notte, e quasi quasi non si -sapeva dire, a bordo, quando trovasse l'ora per chiudere un occhio: ma -quella volta doveva vegliar più che mai. - -Immaginate, del resto, con quale ansia egli aspettasse il mattino. Ma -erano a mala pena le undici di sera, e l'alba doveva farsi aspettare un -bel pezzo. L'almirante passeggiava convulso in quel piccolo spazio del -cassero di poppa; ma ad ogni tanto si fermava, aguzzando lo sguardo -verso l'orizzonte, immerso tuttavia nelle tenebre. - -Intanto la _Santa Maria_ procedeva gloriosa, fendendo i flutti, col -vento in fil di ruota, e al fioco lume delle stelle baluginavano -nell'ombra tutte le sue vele gonfiate. Veniva di conserva la _Nina_, che -le sue vele quadre, sostituite alle latine nel forzato soggiorno alle -Canarie, avevano resa più svelta. Precedeva di buon tratto la _Pinta_, -la gran veliera della spedizione, a cui questa sua qualità e l'umore del -suo comandante Martino Alonzo Pinzon avevano fatto dare i soprannomi -d'impaziente e di smaniosa. «Sì, dite, dite quel che vi pare» rispondeva -Martino Alonzo Pinzon, quando sentiva celiare sulla andatura frettolosa -della sua caravella. «Se la _Pinta_ mangia più leghe di voi altri, ogni -giorno, è segno che ci ha buono lo stomaco. E senza bere; notate, senza -bere! quantunque il suo nome gliene darebbe quasi il diritto.» - -Erano le due dopo la mezzanotte, e Cristoforo Colombo passeggiava ancora -sul cassero, quando da prora via gli venne un lampo negli occhi, e dopo -il lampo negli occhi uno scoppio rumoroso, uno schianto agli orecchi. -Era la _Pinta_, la precorritrice della squadra, che traeva un colpo di -cannone, il lieto segnale della terra veduta. - -Un'altra volta la _Pinta_ aveva fatto quel colpo di cannone, e di testa. -Se n'era pentita, e non c'era più ricascata. Se questa volta si -arrisicava a sparare, doveva averlo fatto con buon fondamento. - -Tutta la marinaresca della _Santa Maria_, tutti gli ufficiali di poppa, -saltarono dai ranci e furono tosto in coperta. - -I marinai di guardia alle vele avevano già data la voce, da prora e -dalle gabbie. Era la _Pinta_ che aveva sparato; la _Pinta_ che aveva -scoperta la terra. Infatti, dopo quel colpo di cannone, imbrogliava le -vele, rallentava il suo corso. Così almeno pareva di vedere, nella -penombra della notte stellata. - -La _Santa Maria_ proseguiva intanto il suo cammino. Raggiunse la -_Pinta_, mentre questa compieva la manovra per mettersi in panna. - ---Terra! terra!--gridò Martino Alonzo Pinzon, appena vide accostarsi la -_Santa Maria_,--La terra, signor almirante, la terra!-- - -E tutti, dal bordo della _Pinta_, ripetevano il grido. Tutti lo -ripetevano con eco formidabile, dalla _Santa Maria_ e dalla _Nina_, che -si avanzava a gonfie vele pur essa. - -Cristoforo Colombo aspettò che si chetasse il clamore; poi ad alta voce -domandò: - ---Chi è stato che l'ha scoperta? - ---Un marinaio di guardia, Rodrigo di Triana. - ---A che ora? - ---Un'ora fa; subito abbiamo sparato il cannone, per darvene l'avviso. - ---Anche il signor almirante l'ha scoperta, e quattro ore prima;--gridò a -sua volta Pedro Gutierrez.--Erano le dieci di sera, quando egli ha -veduto un lume che brillava alla spiaggia.-- - -Così ricambiate le notizie tra le due caravelle, tutti si diedero ad -osservare la lingua di terra, che incominciava a vedersi distintamente, -come una massa nera, sulla superficie del mare, a due leghe di distanza. - ---Lesti a serrar le vele;--gridò l'almirante. - -Le vele furono prontamente serrate, sulla _Santa Maria_. La _Nina_ non -fu lenta a seguitare l'esempio. Bisognava mettersi tutti in panna, per -evitare il pericolo, dato che ci fossero frangenti, o bassi fondi, in -prossimità della riva. Per muoversi da capo, per accostarsi all'approdo, -si aspettava il sorger dell'alba. - -Cristoforo Colombo era profondamente agitato. Avrebbe voluto pregare, ma -non poteva; il turbamento dello spirito, oppresso da mille pensieri -affollati, il tremito di tutte le fibre convulse, gli negavano, oltre -l'uso della parola, l'ordinata connessione delle idee. Temendo di dare -spettacolo della sua commozione, discese dal cassero; discese a stento, -sentendo che male lo reggevano le gambe; rientrò nella sua cameretta, e -là finalmente, gittatosi con le braccia in croce sulla sponda del suo -giaciglio, davanti allo spino fiorito e all'immagine di Maria, non -pregò, non ringraziò, diede in uno scoppio di pianto. E furono molte le -lagrime, prima che si sciogliesse il nodo che i singhiozzi gli facevano -alla gola, come i pensieri alla mente. Tutti gli affanni sostenuti, gli -stenti fisici, i patimenti morali, i dubbi, le delusioni, le paure di -tanti anni infelici, si sfogavano in quella abbondanza di lagrime, che -occhio umano non doveva vedere. Che sollievo, quel pianto! e quante cose -diceva, che la lingua non avrebbe mai saputo ripetere! che elevazione di -spirito, in quella prostrazione di nervi! che effusione riconoscente di -un cuore onesto, che amava confessare la sua pochezza, ripetendo -intieramente dal cielo quella fortunata virtù, per cui egli, oscuro -marinaio, deriso e disprezzato, era fatto ministro di una grande opera, -della più grande a cui creatura umana potesse raccomandare il suo nome -nel tempo! - -Piangeva, e piangendo si addormentò. Sono dei più robusti organismi, -queste debolezze improvvise. Essi hanno vegliato tanto nello spasimo del -desiderio, nella agonia dell'aspettazione, che alfine, come corda di -arco troppo teso, si rallentano le fibre. E dormendo, egli sognò di -fantastici regni che offriva ai sovrani di Castiglia; sognò di luminose -regioni, a lui additate da una donna d'insigne bellezza, che teneva in -mano, accostandolo al seno palpitante, un ramo di spino fiorito. Ma -quella donna non era la sconosciuta dei mari. Egli aveva già veduto quel -volto, dai delicati e nobili contorni; non gli erano nuove quelle ciglia -lunghe, che ombreggiavano, senza nasconderle, due pupille scintillanti -di vivissima luce; nè il bianco incarnato delle guance fiorenti, nè i -bei capegli neri, nè l'alterezza della elegante e flessuosa persona. La -vide egli, e mormorò nel sogno il suo nome: Beatrice di Bovadilla. Era -per lei, protettrice generosa e costante, era per lei il ramo di spino -fiorito. Ma anch'essa non lo aveva accettato in presente, che per farne -omaggio alla Vergine, alla madre di tutti i dolori, ed anche di tutte le -consolazioni. E deponeva l'offerta, ma ancora la tratteneva, come per -dimostrare a lui di non avere sgradito il dono. Frattanto, volgeva a lui -uno sguardo, lampeggiante di passione, illanguidito nella espressione -dell'annientamento supremo; con lo sguardo un sorriso, un palpito, un -bacio, mandato lentamente col sommo delle dita; e spariva. L'angiolo dei -casti pensieri, che tutti abbiamo immaginato e intravveduto, amoroso -custode dell'uomo, di questo inesperto Tobiolo del viaggio terrestre, -non aveva a turbarsi di quel bacio, che la visione del sogno offriva al -povero almirante del mare Oceano. Era un bacio, poi? o non piuttosto un -pensiero compassionevole, un saluto, un addio? - -Si destò finalmente. Quanto era durato il suo sonno? Era balzato in -piedi, ritornando alla coscienza di sè medesimo. Non aveva sicuramente -dormito molto, perchè nella cameretta era buio ancora. E poi, egli -sentiva le guance ancor molli di pianto. Rasciugò le sue lagrime, si -scosse, ed uscì nuovamente in coperta. - -L'alba non era spuntata ancora; ma già, all'orizzonte, si distingueva -meglio quella lingua di terra, isola, o promontorio di continente -avanzato sul mare. Per quella volta, non era più da temere una delusione -mattutina; i contorni non erano di nube, nereggiavano come dorsi di -colline sull'azzurro cupo del cielo. Ed era la terra desiderata; -finalmente, era quella. Come si sarebbe mostrata ai suoi occhi? -Somigliante, nella vegetazione, alle terre d'Europa? Da qual gente -abitata? Ultimo confine del mal conosciuto Cattaio? Isola solitaria sul -mare, e lontana ancora di molto dalla ricca Cipango? Quali domande, a -quell'ora! Il giorno era imminente, i dubbi si sarebbero chiariti, le -curiosità pienamente appagate. Per intanto, era la terra. - -A questa conclusione erano venuti più facilmente i marinai, che non -sentivano il bisogno di saper tante cose, e ballavano la ridda sulla -coperta, accompagnando i salti e le capriole con liete canzoni paesane. - -L'alba sospirata imbiancò l'orizzonte, diffondendosi via via per la -volta del cielo. Col suo mite chiarore, un fremito gaio corse -sull'acque. La terra nereggiava ancora; ma a grado a grado si fece -turchina, azzurra, violetta, e da ultimo, spuntando dal lontano -orizzonte marino i primi raggi rossastri del sole, mostrò le sue vette -dorate, mentre le coste si andavano tingendo di verde. - -La bella sconosciuta del mar tenebroso, la donatrice del ramo di spino -fiorito, era dunque là, manifesta allo sguardo di tutti. E tutti la -divoravano con gli occhi. Fu necessario che l'almirante ripetesse -l'ordine un paio di volte, perchè i piloti lasciassero di contemplarla, -e attendessero alla manovra delle vele, che volevano essere nuovamente -distese. - -Si procedeva, sempre aiutando il buon vento di levante, che aveva -assistite le caravelle per quasi tutto il viaggio. E l'isola, scambio di -essere accostata dalle navi, pareva venir loro incontro sulle acque -d'argento. Perchè era un'isola veramente: l'occhio esperto del marinaio -non aveva durato fatica a riconoscerla per tale. S'indovinava estesa di -molte leghe; si vedeva tutta sparsa d'alberi come un giardino, ed era, -come un giardino, tutta fresca e ridente, sebbene non offrisse allo -sguardo che le silvestri bellezze di una incolta natura. - ---A te, Cosma!--disse Damiano al compagno.--A te che hai un occhio di -lince e l'altro di falco, spetta di farti onore, questa mattina. Vedi tu -case? palazzi? tugurii? e cittadini che aspettino sulla calata del -porto? - ---Finiscila, matto!--rispose Cosma.--Io non vedo tugurii, nè palazzi, nè -case. Ma qualche cosa vedo brulicare alla riva, e sbucare fra i tronchi -degli alberi. Dovrebbero essere creature umane, poco vestite, assai poco -vestite. - ---Ho capito;--disse Damiano;--tutta gente svegliata di soprassalto; -molto curiosa per giunta; e non avranno avuto tempo a vestirsi.-- - -Damiano interruppe a questo punto la sua chiacchiera, sentendo una mano -che dimesticamente si posava sulle sue spalle. Si volse, e vide -l'almirante; lui, proprio, il signor almirante del mare Oceano, ilare in -volto, radioso nello sguardo, nobilmente vestito di una cappa scarlatta. - ---I miei Genovesi sono di buon umore, stamane?--diss'egli amorevole. - ---Io, sì, mio signore;--rispose Damiano.--Il mio compagno, invece, non -tanto. Vedremo se le bellezze di.... come si chiamerà poi quella -benedetta città, che non si vede?... Vedremo, dico, se riusciranno a -scaldarmelo un poco.-- - -Cristoforo Colombo sorrise, e passò. Ai due concittadini aveva rivolto -il discorso nel vernacolo genovese. Quella mattina, felice com'era, -trovò modo di parlare con tutti i marinai della _Santa Maria_ nella -lingua di ciascheduno: in castigliano ai Castigliani, che formavano per -la massima parte il suo equipaggio; in portoghese ai due Portoghesi, che -v'erano associati, quasi per ragione di buon vicinato; in inglese e in -irlandese all'unico Inglese e all'unico Irlandese, che c'erano come -sperduti. Per costoro furono poche frasi, le sue, delle più comuni, di -quelle che ogni marinaio intelligente può subito imparare in un porto -straniero, come per prendere il verso della nuova lingua, e stabilire le -sue prime relazioni, nei più urgenti bisogni della vita. Ed anche -avrebbe potuto parlare islandese, se avesse avuto un Islandese a bordo; -poichè, nella sua vita di marinaio, aveva anche approdato in Islanda, -nell'_ultima Thule_ degli antichi. - - - - - - _Capitolo IV._ - - - - - Le maraviglie della terra promessa. - - - -In un venerdì, che fu il 3 agosto del 1492, Cristoforo Colombo era -partito dall'isolotto di Saltes, sulla costa occidentale d'Europa, per -muovere alla ricerca del Nuovo Mondo. In un venerdì, che fu il 12 -ottobre del medesimo anno, doveva egli approdare alla prima terra -scoperta di là dall'Atlantico, dal terribile mar tenebroso. Ed ora -seguitate a dir male del venerdì, gabellandolo sempre per un giorno -nefasto, se ne avete il coraggio. - -Il disco del sole era già intieramente fuori delle acque, allorquando il -signor almirante del mare Oceano diede il comando di gettare le áncore e -di mettere in mare i palischermi. Il doppio lavoro fu compiuto alla -svelta, da una marinaresca giubilante. Nella barca, come più capace, -Cristoforo Colombo volle compagni i primari ufficiali della spedizione, -Diego di Arana, grande _alguazil_, o capo di giustizia, Pietro -Gutierrez, gentiluomo di camera, anzi cantiniere del re, diventato -ragionier generale della squadra, Rodrigo Sanchez, ispettore d'armamento -e revisore dei conti, Rodrigo d'Escovedo, regio notaio, Bernardino di -Tapia, istoriografo, e Luigi de Torres, ebreo convertito ed interpetre -per le lingue orientali, che si supponevano parlate laggiù. Seguivano i -piloti, o luogotenenti di bordo, Pedro Alonzo Nino, Bartolomeo Roldan, -Sancio Ruiz, Giovanni di Cosa. Il quinto, Perez Matteo Hernea, restava -di guardia a bordo. Il ringhioso uomo non aveva creduto alla terra; lo -puniva la sorte, non lasciandogli toccare fra i primi la terra. - -Nel bargio, che era il palischermo minore, l'almirante fece discendere i -tre scudieri, addetti alla sua persona: Diego Mendez, il fedelissimo, -Francisco Ximenes Roldan, il futuro ingrato, e Diego di Salcedo. Con -essi, tra i marinai, diede posto a Cosma e a Damiano; segno di -particolare cortesia per i suoi due genovesi. E non vorrete mica -imputarlo di parzialità, per aver egli pensato in quella occasione ai -suoi concittadini. Erano stati due marinai esemplari per tutto il -viaggio; l'obbedienza, la prontezza al lavoro, meritavano un premio. -Egli, del resto, quantunque li sospettasse di condizione superiore a -quella che dalla loro scelta appariva, non mostrava di distinguerli -dagli altri marinai, poichè li chiamava appunto tra i rematori. - -Ed egli, nella barca, ritto sulla poppa, dirigendo la voga, torreggiava -su tutti i suoi ufficiali. Stringeva nel pugno l'asta dello stendardo; -lo stendardo della capitana, quello che portava il gran crocifisso in -campo bianco; mentre gli altri comandanti, Martino Alonzo Pinzon, della -_Pinta_, e Vincenzo Yanez, della _Nina_, discesi anch'essi nei loro -palischermi, impugnavano gli stendardi delle loro navi; di bianco, alla -gran croce di verde, accostata dalle iniziali del re Ferdinando e della -regina Isabella, sormontate dalla corona reale. - -I sei palischermi mossero a voga arrancata verso la riva, andando primo -fra tutti quello che portava l'almirante. Questi e i compagni suoi erano -presi d'ammirazione alla vista delle ampie foreste che vestivano le -basse colline dell'isola, e dei frutti di specie sconosciute, che -pendevano dagli alberi, fin sopra alle sponde. Il cielo era puro, le -acque trasparenti come cristallo, l'aria tiepida e fragrante di profumi -silvestri; tutto ciò che vedevano, tutto ciò che sentivano, era un -incantesimo lieto. - -In prossimità del lido i vogatori presero a sciare coi remi, facendo -girar destramente sul proprio asse la barca, affinchè presentasse la -poppa alla spiaggia. Cristoforo Colombo fu il primo a balzar sulla rena, -e i suoi ufficiali lo seguirono, ma a rispettosa distanza, reverenti e -commossi, vedendo com'egli, toccato a mala pena il lido, cadesse -ginocchioni, baciando tre volte la terra. In questo atto di omaggio a -Dio lo imitarono tutti; ma forse nessuno versò le calde lagrime che un -vivo sentimento di profonda gratitudine gli strappava dagli occhi. - -Alzatosi poscia da quella adorazione, Cristoforo Colombo sguainò la -spada, dispiegò lo stendardo reale, e chiamati al suo fianco i -comandanti della _Pinta_ e della _Nina_, mentre facevano ala tutti gli -altri ufficiali, recitò la preghiera latina che egli stesso aveva -composta in viaggio, per quella circostanza: - ---Signore Iddio eterno ed onnipotente, che col sacro tuo verbo creasti -il cielo, la terra ed il mare; sia benedetto e glorificato il tuo nome, -sia lodata la tua maestà, che si è degnata di fare, per opera di questo -umile servo, che il tuo sacro nome sia conosciuto e predicato in -quest'altra parte del mondo[1]. - - [1] In latino (e merita di essere riferito testualmente, poichè è - composizione di Cristoforo Colombo): «_Domine Deus æterne et - omnipotens, qui sacro tuo verbo coelum et terram et mare creasti; - benedicatur et glorificetur nomen tuum, laudetur tua majestas quæ - dignata est per humilem servum tuum efficere ut ejus sacrum nomen - agnoscatur et prædicetur in hoc altera mundi parte._» La preghiera - di Cristoforo Colombo, per ordine dei reali di Castiglia, fu usata - in simili circostanze dagli altri scopritori spagnuoli, come - Bilbao, Cortes e Pizzarro. - ---_Amen!_--risposero divotamente gli astanti. - -Finita la preghiera, l'almirante piantò lo stendardo, levò la spada, e -battendone la punta sul terreno, prese solenne possesso dell'isola in -nome del re e della regina di Castiglia, imponendole il nome di San -Salvatore. - -Rodrigo di Escovedo, regio notaio, mise mano alla carta e stese l'atto, -che Cristoforo Colombo firmò, e dopo di lui gli altri ufficiali. In -quella occasione egli assumeva, firmando, i titoli di almirante, vicerè -e governatore. E gli ufficiali, innanzi di firmare a lor volta, gli -giurarono tutti obbedienza. - -Le cerimonie erano finalmente adempiute. Ufficiali e marinai potevano -abbandonarsi alla gioia di quelle ore stupende, indimenticabili, che -seguivano a tanti giorni, a tante settimane di stenti e di terrori. A -tutti gli equipaggi fu data licenza di scendere a terra; armati, per -altro, e con ordine di non allontanarsi dalla spiaggia, dove potevano -preparare il loro pasto quotidiano. - -L'arrivo di quei marinai a terra fu la scena più graziosa, nel suo gaio -disordine, che si potesse immaginare. Barcollavano tutti, come -ubbriachi, un po' perchè disusati da tanto tempo al saldo terreno, un -po' perchè la commozione era forte, e si reggevano male. Nell'eccesso -della loro allegrezza, preferivano saltare. Giunti alla presenza -dell'almirante, che ritto a' piè di un albero li stava contemplando, gli -si strinsero attorno, quale baciandogli le mani, quale abbracciandogli -le ginocchia, e tutti gridando i più sperticati evviva al grand'uomo, al -protettore, al dio della gente di mare. Ed erano gli uomini che una -settimana prima volevano disfarsi di lui, buttandolo a mare! - -E frattanto, le creature umane poco vestite, anzi punto vestite, a cui -aveva accennato Cosma, dov'erano? Sulla riva, affollate, al primo -apparir delle navi, di quei mostri ignoti, che fendevano coi negri corpi -le onde marine, spiegando in aria lunghissime ali di cigno. Ma ben -presto avevano veduto ripiegarsi quelle ali, i mostri fermarsi a mezzo -il loro cammino, cavandosi dal seno due mostricini per ciascheduno, e -quei mostricini affrettarsi alla spiaggia. Tanto era bastato perchè -quelle povere creature umane si allontanassero in fretta dalla spiaggia, -andando a nascondersi nelle vicine boscaglie. Da principio non avevano -ardito neanche di ricogliere il fiato, tanta era la furia del correre in -salvo; poi, dalla vetta di un palmizio su cui qualcheduno dei più audaci -si era arrampicato, giungeva l'annunzio che i piccoli mostri toccavano -terra, balzandone fuori uomini stranamente fatti, coperti di vivi -colori, e taluni di essi con la persona vestita di squamma lucente alla -guisa dei pesci. Quegli uomini strani si erano fermati, non mostravano -intenzione d'inseguire i poveri abitanti dell'isola. I piccoli mostri si -erano allontanati dalla riva, per ritornarsene là, d'onde erano venuti, -presso i mostri maggiori; e ai più savi uomini della tribù non era stato -troppo difficile argomentare che si trattasse di piroghe, ma più grandi -e più capaci delle loro, tanto sottili e così poco sicure, scavate -com'erano grossamente nei tronchi degli alberi. - -Che cosa facevano quegli esseri maravigliosi, rimasti soli sul lido? che -riti compievano, agitando quelle aste, da cui pendevano quei pezzi di -tela? Perchè si buttavano alle ginocchia di uno tra loro, notevole per -la statura elevata e per quello splendore di rosso scarlatto? Perchè -alzavano le mani al cielo? Invocavano in quella maniera i loro spiriti -tutelari? Ma quell'uomo alto, dai lunghi capelli d'oro, non era egli -stesso uno spirito buono, disceso per essi, o con essi, dal cielo? - -La curiosità aveva vinto il timore. I più giovani ed animosi -incominciarono a farsi avanti tra gli alberi, venendo fino al limite -estremo del bosco. Gli esseri strani avevano l'aria di non avvedersi -neanche della loro presenza; se pure accadeva che volgessero gli occhi -da quella parte, non si trattenevano mai a guardare, e tranquilli -attendevano ai loro discorsi. Taluni, anzi, andando attorno per la -spiaggia, raccoglievano stipa e rami secchi, che portavano a certi -focolari improvvisati, per accendervi il fuoco e preparare il pasto -all'aperto. Non avevano dunque cattive intenzioni; erano esseri buoni, -discesi a quella spiaggia per riposarsi, non per nuocere ai tranquilli -abitanti dell'isola. E allora i selvaggi osservatori prendevano animo, -si facevano sempre più avanti; qualcuno di essi era già uscito dalla -macchia, e, mettendo piccole grida, cercava di destar l'attenzione dei -nuovi venuti. I quali, finalmente, incominciavano a voltarsi, a -guardare, e, senza muoversi dal posto che s'erano scelto sulla riva, -invitavano coi gesti la timida gente ad accostarsi. Ma ancora non si -fidavano, i naturali del luogo; stavano là sospesi, continuando a -mettere le loro piccole grida, quasi volessero invitare quegli esseri -strani a far sentire anch'essi il suono della lor voce, che ancora non -avevano udita. - -Cristoforo Colombo si era avanzato lentamente di pochi passi verso la -macchia. Col gesto cortese, e col tono di voce più soave che seppe, -chiamò quella gente a sè, esortandola a non aver paura degli stranieri. -Egli bene intendeva che le sue parole non sarebbero state capite; ma -parlava ad ogni modo, perchè le frasi giustificassero il gesto. - -Una donna era in quella piccola schiera di selvaggi. Fu essa la prima a -farsi più avanti, rassicurata dagli atti amorevoli, e dal nobile aspetto -dell'uomo dai capelli d'oro. Poveri capelli d'oro, in mezzo a cui erano -già tanti i fili d'argento! La donna, a mala pena coperta d'una fascia -di stoia raccomandata sul fianco, aveva due bambini con sè, due putti a -cui non toglieva grazia il color di rame della carnagione. E parlava -loro, incitandoli con gli atti; e uno di loro finalmente si mosse, -facendo alcuni passi verso l'almirante, che ne aveva fatti altrettanti -verso di lui, mandandogli un sorriso e un gesto di carezza. Così, a poco -a poco, vinto il sospetto e la ritrosia dei bambini, l'almirante si -ritrovò tanto vicino ad essi, da poter porre la mano sulle lor brune -testine; poi, tratti fuori due sonagliuzzi di metallo, li fece -tintinnare al loro orecchio, destando in essi un senso di curiosità e di -grata maraviglia. - ---Prendete,--diss'egli allora,--son vostri.-- - -E col gesto dichiarando le parole, diede i due sonagliuzzi ai bambini. - -La donna si avanzò per abbracciare i figliuoli, fors'anche per -incuorarli a dir grazie. Ed ella pure ebbe un dono dal nobile uomo dei -capelli d'oro: un sottil vezzo di perline di vetro. Il gesto -dell'almirante, nell'offrirle quel dono, significava, che ella poteva -adornarsene, mettendolo al collo. - -Donna e bambini ritornarono verso la macchia, saltellando e gridando in -segno di allegrezza. E il vezzo di perline e i piccoli sonagli furono -argomenti di ammirazione per tutti quei selvaggi affollati. Il ghiaccio -era rotto. Anche gli uomini, poichè ebbero ammirati i donativi, si -avanzarono verso il donatore, lo attorniarono, riguardosi da prima, -quindi a mano a mano più familiari, cedendo agli impulsi della loro -curiosità. Maravigliavano della sua vantaggiosa statura, fors'anche del -suo nobile aspetto; contemplavano le sue mani bianche, paragonandole -subito con le loro, del color di rame. Fu quello il primo gesto -parlante, il primo scambio d'idee tra i naturali dell'isola e l'essere -sovrumano sbarcato sulla loro spiaggia tranquilla. Il secondo gesto fu -ancora il paragone. Contemplavano i fili d'oro che ornavano le guance e -il mento dello straniero (immaginate, di fatti, che egli da più -settimane non avesse pensato nè a radere nè a scorciare la barba) e dopo -aver toccato quei fili d'oro, toccavano le loro facce che n'erano prive. - -Cristoforo Colombo sostenne placidamente l'esame; sorridendo sempre, -lasciò toccare la barba, i capegli, le mani, le ricche stoffe di cui era -vestito, e gli elsi della spada che gli pendeva dal fianco. Cessarono -finalmente di toccare, e, fatto un po' di cerchio intorno a lui, gli -chiesero nella loro lingua qualche cosa, aiutandosi anch'essi col gesto. -Intese che gli domandavano donde venisse. E rispose con le parole e col -gesto che veniva dalla parte di levante. Ma essi non parvero -aggiustargli fede; indicavano il cielo come patria di lui, e, additando -le navi ancorate alla costa, imitavano con le braccia il batter delle -ali, con cui egli sicuramente era calato tra loro. Sicuramente per ali -avevano scambiate le vele. - -Anch'essi erano molto osservati, non solo dall'almirante, ma da tutti -gli uomini della spedizione, che a manipoli via via si erano avvicinati. -Damiano, che era capitato dei primi, potè riconoscere che il suo amico e -fratello Cosma non aveva traveduto. I naturali dell'isola erano poco, -anzi punto vestiti; non potendo passare per abiti i segni di rosso, di -nero e di giallo, onde avevano rigata e picchiettata la pelle di rame. -Non tutti, per altro, erano così dipinti con l'ocra, sulle braccia e sul -petto; ma tutti avevano segnata di rosso la punta del naso, e di rosso -avevano cerchiate le occhiaie. - ---Strano modo di farsi belli!--diceva Damiano.--E quella donna là, che -mi pare abbastanza belloccia, gradirà così impiastricciato il naso del -suo dolce marito? Ma già, paese che vai, usanza che trovi. E siccome -egli si tingerà a quel modo per piacere a lei, è da credere che essa -gliene serbi riconoscenza.-- - -Altra particolarità degna di nota erano i capelli di quei naturali; -capelli di colore tra il fulvo e il nero, ma corti, non riccioluti, -lisciati all'ingiù, fatti untuosi e lucenti con l'olio di qualche frutto -del luogo. Se non fossero stati quei cerchi alle occhiaie, che in molti -di loro guastavano, si sarebbe potuto dire che tutti avessero gli occhi -assai belli ed espressivi. E avevano alta la fronte, regolari i -lineamenti, ben proporzionate le membra, non alta la statura, ma neanche -sotto il mediocre. A quella latitudine, che egli giustamente immaginava -esser quella dell'Africa, e sotto il capo Bojador, Cristoforo Colombo -pensava di trovare un tipo diverso, quello dei negri, per esempio; e non -fu poca la sua maraviglia, vedendo una specie così nuova. Il lettore si -riconduca col pensiero ai tempi del grande navigatore. Le carnagioni -color di rame si vedevano allora per la primissima volta. - -L'almirante aveva osservate le persone; osservò anche le armi di quel -popolo nuovo. E potè farlo, perchè qualcheduno dei naturali era venuto -armato alla spiaggia. Povere armi, in verità! archi con le corde di -liana, e frecce di canna, con la punta di osso di pesce; lance, o, a dir -più veramente, lunghi e sottili bastoni di legno, la cui punta era -indurita al fuoco, oppure formata di una cuspide di selce, o d'un dente, -o di un osso acuminato di squalo. Quella povertà d'armi offensive, il -difetto di armi difensive, dicevano chiaramente la semplicità dei -costumi e la mitezza d'indole dei pacifici abitanti dell'isola. Che -vivessero allegri lo diceva abbastanza l'umor gaio di cui avevano fatto -prova recente: che non avessero da stentare la vita, era dimostrato -dalla ricchezza vegetale del terreno e dalla varietà, dalla abbondanza -dei frutti: che godessero anche di un certo ozio quotidiano, si poteva -riconoscere dal fatto che molti di essi erano venuti alla spiaggia -tenendo sul pugno pappagalli addomesticati, brave bestie chiacchierine, -le quali andavano ripetendo a perdifiato intiere frasi della lingua dei -loro padroni; una lingua per cui messer Luigi De Torres, interpetre -della spedizione, era venuto invano; così poco ella somigliava a quelle -del ceppo Arameo, che dovevano essere il suo forte! - -Il pasto era imbandito, e l'almirante ne offerse ai naturali, specie ai -vecchi e ai bambini. Non si è detto ancora, ma facilmente s'indovina che -tutti gli abitanti del villaggio stessero a godersi la novità della -scena, seduti sulle calcagna, secondo il costume di tutti i selvaggi. -Qualcheduno dei vecchi accettò, per atto evidentissimo di cortesia; -qualcun altro per curiosità, non riuscendo per altro a maneggiare -convenientemente cucchiai e forchette; ma subito smessero, o fosse -perchè non volevano mostrarsi ghiottoni, o perchè non gradivano la -cucina dei figli del cielo. - -Ma quando, per una delle solite disgrazie di tavola, che addolorano -profondamente ogni buona massaia, cadde ad un cuoco e si ruppe in molti -pezzi un gran piatto di maiolica, tutti quegli spettatori del primo -ordine, giovani e vecchi, si buttarono avanti, per dividersi la preda. -Era lucente la vernice di quei cocci, e chi poteva abbrancarne uno si -stimava felice. - -La giornata passò in quel dolce riposo. I naturali volevano condurre i -figli del cielo a visitare i loro modesti tugurî; e qualche visita, alle -capanne più vicine, fu consentita dall'almirante, a cui premeva di -conoscere come vivessero, quali fossero i loro utensili domestici, e -sopra tutto a che grado fosse giunta la loro agricoltura. Del resto, -egli aveva già capito che non c'era da aspettare grandi cose. I regni di -Cipango, del Cattaio, del prete Janni, erano ancora molto distanti; -quell'isola non era forse che il più lontano avamposto delle Indie -sospirate e sognate. - -Sull'ora del tramonto, fu risoluto il ritorno alle navi. I naturali -stettero estatici sulla rena a vedere i loro ospiti che montavano nei -palischermi; ed anche aiutarono con le loro braccia a spingere in mare -quelle massiccie piroghe. Ma quando videro allontanarsi l'uomo dai -capelli d'oro, il padre, il dio di tutti quegli esseri sovrumani che -erano scesi a visitarli, gettarono altissime strida, si sciolsero in -pianti e lamentazioni senza fine. - ---Ritorneremo, buona gente, non piangete, ritorneremo domattina;--andava -gridando Damiano. - -E col gesto li esortava ad avere un po' di pazienza. Poi, additando il -sole, che tramontava da una parte, lo indicava rinascente dall'altra. -Alcuni lo capirono, perchè si messero a ridere, battendo allegramente le -palme. - -La mattina seguente, come aveva promesso Damiano, i figli del cielo -dovevano ridiscendere a terra. Ma assai prima che i marinai pensassero a -calumarsi nei palischermi, il lido echeggiava di grida festose; molti -naturali nuotavano allegramente intorno alle navi; e le lunghe piroghe, -scavate nei tronchi degli alberi, guizzavano agilmente da poppa e da -prora, portando fino a cinquanta selvaggi. Erano lunghe e sottili, le -piroghe di quegli isolani; ma la loro snellezza era tutta a danno -dell'equilibrio. Spesso accadeva che per un'ondata più forte delle -altre, o per un tracollo improvviso, andasse capovolta la barca. Ma non -si spaventavano per così poco, i naturali dell'isola; dato quel tuffo, -erano subito a galla, e con certe zucche lunghe, tagliate di sbieco e -usate a mo' di gottazze, svuotavano prontamente le loro saettìe d'un sol -pezzo. - -Coloro che avevano assaggiata il giorno innanzi la sbroscia dei marinai -e provato il dente nel loro biscotto, portavano in iscambio le loro -provvigioni di frutta e di pane. Avevano infatti una specie di pane, -detto cassava, tratto dalle radici di una jucca, coltivata a bella posta -nei campi, come da noi il frumento. La radice era fatta in minutissimi -pezzi, tritata e ridotta in focacce, che disseccavano al sole; e poi, -quando volevano mangiarne, la mettevano in molle. Quell'alimento era -insipido parecchio, ma sano e nutritivo. - -Non mancavano altri donativi: il cotone, ad esempio, di cui davano fino -a venticinque libbre in cambio d'un pugno di perline di vetro. Alcuni, -poi, avevano le nari bucate, e a quel forellino portavano appeso un -pezzetto d'oro nativo. Barattavano volentieri quell'ornamento con un -sonagliuzzo di bronzo. Ma di quei baratti si fece subito arbitro -l'almirante, perchè l'oro doveva appartenere alla corona di Castiglia, e -non dovevano farne incetta i marinai. Egli domandava ai naturali donde -provenisse quell'oro; ed essi accennavano ad un luogo lontano sul mare, -dalla parte di ponente, e frattanto rispondevano: Cibào. - -Cibào! Non forse Cipango? E il pensiero di Cristoforo Colombo -naturalmente correva alle ricchezze di quell'isola, che Marco Polo aveva -descritta con sì vivi colori. Ed egli seguitava a segnare laggiù da -ponente, dopo aver mostrato ad essi quell'oro; e proferiva il nome di -Cipango; ma sempre i naturali seguitavano a rispondere Cibào. Cibào era -dunque una corruzione di Cipango; facile corruzione, ad una distanza di -due secoli. Cibào, dunque, laggiù. E l'isola in cui vivevano? Guanahani, -rispondevano essi, Guanahani. Che cosa volesse poi dire Guanahani, era -difficile sapere, essendo difficile il domandarlo. Ma questo importava -assai meno. L'isola, visitata alla svelta, non aveva tracce di metalli -preziosi. I suoi abitanti, poveri e semplici, vivevano di agricoltura e -di pesca; poche ed infrequenti erano le loro relazioni coi naturali -delle isole vicine, talune delle quali si scorgevano distintamente -sull'orizzonte, a destra e a manca di Guanahani. - -La giornata del 13 era trascorsa in queste visite, in questi scambi, in -questi discorsi. La mattina del 14, l'almirante partì coi palischermi, -per fare il giro dell'isola, tutta sparsa di lieta verzura, con qualche -poco di terra coltivata, e capanne qua e là, presso le rive. La voce -dell'arrivo degli ospiti celesti a Guanahani era corsa tutta intorno, -anche nelle isolette vicine; e da ogni lido, al passaggio dei -palischermi, erano frotte di naturali che innalzavano grida di festa e -d'invito. Molti si gittavano a nuoto; erano tirati a bordo, regalati di -perline di vetro, e rimandati contenti. - -Ma niente era che trattenesse più oltre il signor almirante nelle acque -di Guanahani. Gli si offrivano allo sguardo molte isole verdeggianti, -che tutte parevano invitarlo. Scelse a occhio la più grande, che -sembrava cinque leghe distante, e a quella drizzò il corso della sua -squadra, nella mattina del 15; ma non potè, a cagione delle correnti -contrarie, approdarvi che al tramonto del sole. Aveva intitolata la -prima isola al Santo Salvatore; intitolò la seconda a Santa Maria della -Concezione. V'ebbe, nella mattina del 16, le stesse accoglienze di -Guanahani; ci ritrovò gli stessi costumi, la stessa nudità, la stessa -età dell'oro in azione, ma senza alcuna abbondanza di quel prezioso -metallo. A Guanahani aveva preso sette naturali, che gli erano parsi di -più svegliato ingegno, e più pronti a formarsi un vocabolario spagnuolo -per i primi usi della conversazione. E i sette naturali erano andati -contenti fino all'isola vicina. Quando videro che l'almirante non voleva -trattenercisi, ma salpava nello stesso giorno per andare più oltre, -verso ponente, donde appariva un'altra isola più ragguardevole, -incominciarono a dolersi, come tanti Melibei, di dover lasciare «il -confin della patria e i dolci campi». Uno di essi, che era imbarcato -sulla _Nina_, non stette lungamente a piangere; si tuffò in mare e a -nuoto raggiunse una piroga di suoi connaturali, che passava da quelle -parti. - -Fu l'unico episodio spiacevole di quei primi giorni vissuti tra le -isole. Alla terza di queste Cristoforo Colombo impose il nome di -Fernandina, in onore del re di Castiglia, disegnando in cuor suo di -chiamare la quarta col nome della sua regal protettrice, Isabella. - -Gli abitanti dell'isola Fernandina somigliavano in tutto a quelli delle -prime due isole; ma parevano più ingegnosi e più scaltri. Alcune tra le -donne avevano dei piccoli grembiali di cotone; alcune altre giungevano -al lusso d'una specie di mantello. Le abitazioni, costrutte di rami, di -canne, di foglie di palmizio, avevano forma di padiglioni; grande -pulizia e decenza ci regnava per entro; i letti erano stoie di cotone, -sospese, chiamate dai naturali col nome di _hamac_. E il nome e la cosa -dovevano incontrar favore in Europa. - -Nella quarta isola, che fu chiamata Isabella, Cristoforo Colombo trovò -bei laghi d'acqua dolce, e frutti svariatissimi, e sciami di pappagalli -«che oscuravano il sole»; molte lucertole, dei cani che non abbaiavano, -niente spezierie, niente oro, ma molti indizi di una grande isola verso -mezzogiorno, che i naturali dicevano ricca di ogni ben di Dio. S'intende -che i naturali parlavano agli interpetri, e questi riferivano, -servendosi di quel numero ancora troppo ristretto di parole castigliane, -delle quali avevano inteso, e fors'anche frainteso il vero significato. - -Una grande isola! e ricca! Era dunque Cipango? Bisognava lasciare al più -presto quell'arcipelago di isolette, così belle, ma povere, e andare -alla scoperta della terra maravigliosa. Venti contrarii, bonacce, piogge -frequenti, impedirono per molti giorni la partenza, o ritardarono il -corso. Finalmente la squadra salpò alla mezzanotte sopra il 24 di -ottobre, e costeggiate alcune isolette a cui l'almirante impose il nome -di _Islas de Arena_, giunse la mattina del 28 all'approdo di una grande -isola, le cui alte montagne gli ricordarono quelle a lui note della -Sicilia. Posto piede a terra, ne prese possesso nelle forme consuete, -imponendo a quell'isola il nome di Giovanna, in onore del principe -Giovanni, il piccolo Infante di Castiglia. - -Era destino che tutti quei nomi dovessero perire. San Salvatore diventò -l'isola del Gatto; Fernandina, l'Esuma; Isabella, l'Esumeta; le isole -_de Arena_, Mucaras; Giovanna riprese il nome che aveva dai suoi -naturali, il nome di Cuba. - -Un fiumicello metteva pure nel golfo a cui approdava Cristoforo Colombo. -Quel fiumicello prese e ritenne il nome di San Salvatore. Entrandovi col -palischermo, per iscandagliarne la profondità, gli Spagnuoli posero in -fuga due piroghe, le quali si erano poc'anzi staccate dalla riva. Ed -anche posero in fuga gli abitanti della costa, nelle cui capanne non -erano che stoie, tessute di filamenti di palma, uncini, fiocine d'osso, -ed altri arnesi da pesca. Si incominciava male, per ritrovare i tesori -di Cipango. Rimontato in nave, l'almirante si accinse a scorrer la costa -verso ponente, e in quella esplorazione scese parecchie volte a terra, -visitando villaggi, donde gli abitanti costantemente fuggivano ai -boschi. Le case erano meglio fabbricate, la pulitezza notevole; non -mancavano indizi d'una civiltà più inoltrata; ad esempio, certe statue -d'idoli, rozzamente intagliati, ma con certa vivezza di espressione, nel -legno. - -Sicuramente, le maraviglie descritte da Marco Polo non avrebbero -indugiato a mostrarsi. E questa non era solamente la speranza di -Cristoforo Colombo, ma anche quella di Martino Alonzo Pinzon. Tre -naturali di Guanahani, imbarcati sulla _Pinta_, dicevano che dietro ad -un promontorio, poc'anzi denominato delle Palme, era un grosso fiume, -rimontando il quale, si poteva andare in quattro giorni a Cubanacan! - ---Cubanacan!--ripeteva Martino Alonzo.--Cubanacan! Non è corruzione, -questa, del regno di Kublai-kan? Siamo sull'orma, signor almirante, -siamo sull'orma. - ---Vediamo di non far confusioni;--rispondeva l'almirante.--Se questa è -l'isola di Cipango, come potrebb'essere il regno di Kublai-kan, che -Marco Polo ha collocato in terraferma? Notate, Martino Alonzo, che -questa è un'isola; ce l'hanno annunziata per tale gl'interpetri, -indicandola a noi, verso mezzogiorno, quando eravamo all'áncora nelle -acque dell'Isabella. - ---Avremo capito male,--replicava Martino Alonzo Pinzon.--Per intanto, i -miei tre selvaggi dicono che questa non è un'isola. E la chiamano Cuba, -e dicono che Cubanacan si ritrova a quattro giornate dentro terra; -soggiungono che c'è oro in abbondanza; che cosa si vuole di più? - ---La scoperta del gran fiume, donde si avrebbero a prender le -mosse;--rispose placidamente Cristoforo Colombo.--Cerchiamo dunque il -gran fiume.-- - -Ma girato il capo delle Palme, non si trovò punto il gran fiume. Altri -promontorii furono veduti e girati via via; ma senza ritrovare, non che -il gran fiume, un sorgitore in cui gettar l'áncora. Il vento soffiava al -traverso; l'infoscarsi del cielo faceva prevedere un grosso temporale. -L'almirante pensò giustamente che fosse atto di prudenza ritornare -indietro, per ormeggiarsi alla foce di un altro fiume, già veduto tre -giorni prima; al quale, per l'ampiezza della sua foce, aveva imposto il -nome di _Rio de los mares_. - -Così erano giunti all'ultimo giorno di ottobre. La mattina seguente, al -primo spuntar del sole, l'almirante mandò i palischermi alla riva, -perchè un drappello dei suoi marinai visitasse un villaggio, le cui -capanne si vedevano biancheggiare tra gli alberi. Andarono i marinai e -scesero a terra; ma al loro apparire, gli abitanti spaventati presero la -via dei boschi, nè ci fu verso, con parole o con segni, di farli -ritornare alla spiaggia. - - - - - - _Capitolo V._ - - - - - Il sogno di Damiano. - - - -È lecito di sorridere delle illusioni di Cristoforo Colombo, partecipate -ed accresciute da Martino Alonzo Pinzon; ma non è altrimenti lecito di -riderne. Il sorriso è sempre benevolo: significa qualche volta la -condiscendenza; qualche altra è un giudizio pietoso che facciamo di noi -medesimi, stimandoci pienamente capaci, nelle stesse condizioni, di -cadere negli stessi errori. Ridere, per contro, è da orgogliosi che si -credono infallibili ed impeccabili; significa l'ironia, il sarcasmo, lo -scherno; abbonda di solito nella bocca degli sciocchi, e in quella degli -ignoranti, loro amici e compari. Vogliate, di grazia, considerare una -cosa, anzi due. Prima di tutto, bene aveva potuto Cristoforo Colombo -argomentare l'esistenza di un continente di là dall'Atlantico, avendo -egli presupposta la sfericità della terra. Ma posta la fede sua, come -quella di tutto il mondo cristiano, nella autorità scientifica delle -Sacre Carte, che quasi gli misuravano a palmi la superficie del globo; e -ammessa la veracità delle relazioni di Marco Polo e di Ser Giovanni -Maundeville intorno alle regioni estreme dell'Asia; di che avrebbe -colmato il poco spazio che gli rimaneva ignoto a ponente, se non delle -zone ultimissime dell'Asia, che il Veneziano e l'Inglese non avevano -intieramente visitate? La vera trovata del navigatore Genovese, quello -che si chiamerebbe oggi il lampo del genio, consisteva nel cercare quei -confini orientali dell'Asia per la via di ponente. In tutto il resto, lo -stringevano d'ogni parte le autorità, lo incatenavano i pregiudizi del -volgo. - -E poi, e poi, contemporanei dell'anima mia, che avete a buon mercato i -manuali e gli atlanti, le carte murali sotto gli occhi e il maestrino in -cattedra, pensate che pericoli, che stenti e sopra tutto che costanza -c'è voluta, per imbandire a noi un così lauto pasto di dottrina. -Possiamo sorridere, non abbiamo il diritto di ridere. Del resto, si è -riso tanto a Salamanca, da tutti quei sapientoni, che ben possiamo -astenercene noi altri. - -Ammettiamo invece, sorridendo, come e perchè i racconti di Marco Polo -comandassero allo spirito del grande navigatore Genovese. Lo vediamo -ora, alla foce del _Rio de los mares_, risoluto di trovare quel -benedetto Cubanacan, in cui Martino Alonzo, il comandante della _Pinta_, -vedeva una semplice corruzione di Kublai-kan. Ignoravano ambedue una -cosa risaputa più tardi: che i naturali di quei luoghi dicevano _nacan_ -come noi diciamo il «mezzo»; donde la conseguenza che Cubanacan -significasse il mezzo, il centro di Cuba. Il Pinzon, che ci vedeva una -corruzione di Kublai-kan, avrebbe potuto con ugual fondamento vederci un -Cipang, che era il nome riferito da Marco Polo per il regno insulare del -Giappone. Del resto, il desiderio di associare le nuove scoperte ai -vecchi nomi, era proprio nel sangue. Cuba, quando si perdette ogni -speranza di farne tutt'uno con l'isola di Cipango, fu ascritta -all'arcipelago delle Antille; un nome opportunamente svecchiato dalla -famosa Antilla di Aristotele, cavata ad orecchio dalla non meno famosa -Atlantide di Solone, e del suo pronipote Platone. - -Ma è tempo che ritorniamo al racconto. Fuggiti dalla riva i selvaggi al -primo entrare dei palischermi nella foce del _Rio de los mares_, -l'almirante lasciò riposare qualche ora la sua marinaresca, volendo -anche persuadere a quei sospettosi naturali che egli non aveva alcuna -intenzione ostile. Nel pomeriggio mandò solo, nel bargio, uno dei suoi -interpetri di Guanahani. - -Gli abitanti del villaggio erano ritornati alle loro capanne; ma stavano -sempre all'erta, pronti a fuggire da capo. Videro accostarsi il bargio, -ravvisarono nel vogatore un selvaggio della loro specie, e stettero ad -aspettarlo. L'interpetre, come fu giunto in vicinanza del lido, tanto da -poter essere udito da terra, si rizzò sulla prora della piccola barca, e -rivolse il discorso a quei popoli, dipingendo loro gli stranieri come -esseri sovrumani, venuti dal cielo, bianchi nel volto, amici degli -uomini rossi, ai quali facevano molti bei donativi, simili a quello che -egli agitava a braccio teso davanti a loro, facendolo risuonare -piacevolmente agli orecchi. Finito il suo discorsetto, l'indiano si -buttò in acqua risoluto e volse nuotando alla spiaggia. - -Era solo; fu accolto senza sospetto. La sua parlata, veramente, era un -pochino diversa da quella di Cuba; ma come può essere diversa tra popoli -del medesimo sangue, vissuti a lungo divisi. Stentarono alquanto a -capirlo, ma lo capirono finalmente, e si persuasero che gli stranieri -erano venuti da amici. E poi quel sonaglio che il messaggiero faceva -tintinnire al loro orecchio, che musica! - -Subito fecero scivolare dalla spiaggia le loro svelte piroghe; ci posero -dentro cotone, frutti e cassava; con quei presenti mossero incontro alle -navi degli uomini bianchi. - -L'almirante li accolse con dimostrazioni di giubilo; gradì i presenti, e -li ricambiò, al solito, con piccoli campanelli di bronzo e perline di -vetro. Quei naturali non portavano pezzi d'oro nativo sospesi alle nari; -ma pezzi d'argento. Metallo anche questo, e di maggior valore che non -dovesse averne venti o trent'anni più tardi, quando da Cuba, per -l'appunto, e da tutte le altre terre scoperte, se ne rovesciò tanta -abbondanza in Europa. - -Anche l'argento aveva dunque il suo pregio, e la sua apparizione fu -salutata con gioia. Ma più lieta suonò all'orecchio degli uomini bianchi -la notizia (così almeno parve loro d'intendere) che nell'interno -dell'isola, a quattro giornate di cammino, era il soggiorno di un re -potente e ricchissimo. I naturali della costa gli avevano già mandati -messaggeri, per avvertirlo dell'arrivo di quelle tre smisurate piroghe -con le ali. Se gli uomini bianchi restavano ancora sei giorni, li -avrebbero visti ritornare, e molto probabilmente con messaggeri del re. - -Cristoforo Colombo poteva aspettare sei giorni, ed anche di più; ma -voleva esser sicuro di entrare in relazione con quel re, in cui era -lecito di immaginare il gran Cane. Perciò, scambio di aspettare i -messaggeri del re, risolse di mandare i suoi nell'interno dell'isola, -chiamando per tale Ufficio Rodrigo di Xeres e Luigi di Torres. - -Ah, finalmente il grande interpetre avrebbe potuto sfoderare la sua -dottrina poliglotta? Egli conosceva e parlava l'ebraico, il caldaico, il -siriaco, e cincischiava anche l'arabo. O l'una o l'altra di quelle -lingue avrebbe intesa il gran Cane. Ma se non ne avesse intesa nessuna -fra tante? - -Ad ogni buon fine Cristoforo Colombo mandò compagni all'interpetre -poliglotta due naturali, uno di Guanahani, il quale già conosceva quel -po' di spagnuolo che si è detto, e un altro della medesima spiaggia di -Cuba, il quale, trattandosi di non uscire dall'isola materna, volentieri -accettò. - -Ma non dovevano andar soli quei quattro. Non lo voleva quello spirito -bizzarro di Damiano. Indettatosi brevemente col suo compagno Cosma, si -presentò all'almirante per dirgli: - ---E due genovesi, per caso, non potrebbero andare a Cubanacan? - ---Per che fare? domandò l'almirante. - ---Ma che so io! quello che faranno Rodrigo Xeres e Luigi di Torres. -Questo bravo Giudeo venuto alla fede, sa la sua lingua madre, la -caldaica, la siriaca, e un pochettino anche l'araba; ma poi.... - ---Orbene? che cosa vorreste voi dire? - ---Vorrei dire che non sa il genovese, che è lingua madre, assai più -dell'ebraico.-- - -Sorrise l'almirante, e notò con accento di arguta bontà: - ---Voi due, Cosma e Damiano, mi sembrate uomini da conoscere ben altro -che la sola lingua madre dei Liguri. - ---Metta pure Vostra Eccellenza che conosciamo il latino;--replicò -arditamente Damiano.--Se si dovesse incontrare sulla strada il Prete -Janni, ci vorrebbe qualcheduno che potesse parlargli in latino, io -m'immagino. Come prete, infatti, leggerà il suo breviario ogni giorno.-- - -A quella trovata del bizzarro Genovese non si poteva che ridere. E -ridendo, Cristoforo Colombo diede licenzia ai due concittadini di -seguire la spedizione entro terra. Damiano saltò dalla gioia, e subito -corse ad avvisare il compagno. - ---Si parte, sai? L'almirante manda anche noi a riverire il gran Cane. Mi -sa mill'anni di vederlo. - ---Chi?--disse Cosma. - ---Il gran Cane, perbacco. Mi preme di sapere se è muto anche lui, come -tutti i cani che abbiamo trovati finora.-- - -La mattina seguente, ai primi chiarori del giorno, si pose l'ambasceria -in cammino. Apriva la marcia il naturale di Cuba, che aveva pratica dei -luoghi; seguiva Rodrigo di Xeres, accompagnato da Luigi di Torres. -Chiudevano la marcia i due Genovesi. Il naturale di Guanahani andava un -po' avanti, un po' indietro, per servire, nella sua qualità -d'interpetre, al bisogno di tutti, quando volevano intendere i discorsi -del condottiero, o farsi intendere da lui. Ma molto più spesso era al -fianco di Damiano, che diceva di volergli insegnare il genovese, ma nel -fatto cercava d'imparare quanto più poteva della lingua selvaggia. - -Si erano avviati per un'erta verdeggiante, dove non appariva traccia di -sentiero. Felicità dei selvaggi e dei cacciatori, di non conoscere le -strade battute. E giunti al colmo dell'erta, penetrarono in una macchia -che pareva di lentischi; donde, per vallette e colline alternate, -entrarono in una valle più grande, fuor dalla vista del mare. Passarono -accanto a certi laghetti d'acqua dolce, i cui margini erano vestiti di -borraccina, e su cui gittavano ombre amiche certi grandi alberi di -specie ignote, dal largo fogliame, quali vestiti di fiori, quali carichi -di frutti, quali ancora di fiori e di frutti ad un tempo: primavera ed -autunno associati in una sola verzura. Tutto rideva, in quel paradiso, e -tutto anche cinguettava, poichè c'erano gli uccelli a migliaia, -svolazzanti di fiore in fiore come i piccolissimi còlibri, rampicanti di -ramo in ramo come i pappagalli, trasvolanti da un albero all'altro come -le gazze, variopinte e loquaci non meno dei loro parenti rampichini. - -La varietà dei frutti, la bellezza dei lor colori, e la stranezza delle -loro forme, destavano la curiosità e l'ammirazione degli ambasciatori. E -di molti assaggiarono, senza verun timore di avvelenarsi, poichè ne -mangiavano ghiottamente gli uccelli, questi primi conoscitori della -gastronomia vegetale. Del resto, anche i due naturali intendevano il -fatto loro, e andavano essi medesimi a spiccar dai rami i frutti più -squisiti, scegliendoli al punto loro di maturità, che gli Europei non -avrebbero potuto a tutta prima conoscere. - -Era la festa del verde e dell'azzurro; del verde che splendeva con cento -gradazioni diverse intorno ai viandanti ammirati, dell'azzurro che si -stendeva, profondamente sereno, sulle vette degli alberi giganteschi. -Tra il verde e l'azzurro correva un'aria fresca e purissima, aggraziata -dall'effluvio di mille fiori, ravvivata dal predominio delle fragranze -resinose, che giungevano gradite alle nari, dando un senso di salute -alle fibre del cervello, e di vigore alle facoltà dello spirito. Per far -l'illusione compiuta, per lasciar credere che fosse quello un altro -paradiso terrestre, la creatura umana era assente da quei luoghi. -C'erano bensì i viaggiatori; ma è dell'animo nostro, davanti ai grandi -spettacoli della natura, il fare astrazione da noi medesimi, non vedendo -e non considerando che quelli. Nella gran solitudine erano voce unica i -contrasti della luce e dell'ombra; unica varietà i colori del quadro; -mancava la nota umana, così spesso stridente, che reca qualche volta -l'immagine e il senso della vita, ma guasta sempre la calma e riconduce -alla terra il vagabondo pensiero. Ad un certo momento, davanti ad una -radura della foresta, dove ad un lago seguiva una lunga e vasta -prateria, i nostri messaggeri avevano veduto bensì in lontananza un -drappello allineato di uomini, sicuramente guerrieri, immobili al posto -loro, e custoditi sul fianco dalle loro sentinelle, pronte a dare il -sognale di ogni imminente pericolo. Strana cosa, in terra di uomini -ignudi: quei guerrieri apparivano tutti vestiti di rosso. Ma la visione -non era durata che il tempo di avvicinarla ad un tiro di balestra. Le -sentinelle avevano dato un grido; e guerrieri e sentinelle avevano -allargati i rossi mantelli, spiccando il volo verso più lontane regioni. -Erano i rossi fenicotteri, allora così numerosi nell'isola di Cuba. - -Un altro spettacolo incantevole era la notte; la notte, sempre così -bella sotto i tropici, rischiarata dal lume delle stelle scintillanti -dalla volta del cielo, mentre al mite chiaror della luna le cose tutte -sembrano avvicinarsi a voi nella trasparenza dell'aria, e le stesse -ombre della foresta, rotte dal balenio continuo di maravigliosi insetti, -simulanti la luce del rubino, dello zaffiro, del diamante, si lasciano -penetrare dallo sguardo, recandovi la immagine, quasi la sensazione, di -un letto morbido e dolce, su cui, più del dormire, è certo e promettente -il sognare. - -Non pensò tutte queste cose il nostro Damiano, la prima notte del -viaggio a Cubanacan. Gli davano noia, forse, o turbavano la sua dottrina -in materia di storia naturale, gli uccelli dell'isola, che seguitavano a -cinguettare, a trillare, a gorgheggiare, come se fosse di giorno. - ---Ma che hanno questi diavoli?--esclamò.--Non dormono, dunque? - ---Sognano;--rispose Cosma, che qualche volta si adattava a parlare. - ---Ah sì; e non hanno mica il torto!--riprese Damiano.--In quest'isola -benedetta, potrebb'essere un sogno continuo. Io, per me, ti voglio dire -quel che ne penso: ci vivrei volentieri per tutto il resto dei miei -giorni. - ---Tu?--disse Cosma. - ---Certamente, io. E nota che il più l'ho da vivere ancora, se la Parca -mi fila giustamente la mia parte di lino. - ---Ma che faresti tu qui? Dormiresti sempre? - ---Oh questo poi no. Vorrei anzi vegliare, vegliar molto, al fianco d'una -bella castellana.... - ---Che non hai pensato a condurre con te. - ---Nella speranza di trovarla sulla faccia del luogo;--rispose -Damiano.--Che pensi? che ci siano donne solamente nel vecchio mondo? - ---Io non pretendo questo. - ---Ah, volevo dire! Mi potresti invece osservare, e con più ragione, che -non c'è da sperar castellane, in questi luoghi, perchè non ci sono -castelli. Ma un castello me lo fabbrico io tutte le volte che mi pare, e -una volta sempre meglio dell'altra. Del resto, dove andiamo noi, di -questo passo? Cioè, mi spiego, dove ripiglieremo ad andare, quando -spunterà l'alba dai lidi Eòi.... che per noi sono le acque dell'Oceano? -Alla corte del gran Cane, io m'immagino. Il gran Cane, per far che -faccia, non sarà così cane da ricusarmi la mano di sua figlia. Mi dirai -che potremmo dar del capo alla corte del Prete Janni: la qual cosa mi -piacerebbe meno, perchè i preti non fanno famiglia. Ma egli, per bacco, -vorrà avere un ministro, dei gran signori, dei principi assistenti al -soglio. Vedrai, Cosma; figlia di re, o figlia di principe, la prima -bellezza che mi capita tra i piedi paga il tributo del Nuovo Mondo al -tuo amico Damiano. - ---Uomo volubile!--esclamò Cosma. - ---Caro mio,--rispose Damiano,--sai che non voglio morir di crepacuore, -io? Se la bella Ca.... - ---Zitto, Bar....--interruppe Cosma. - ---E zitto tu, ora!--interruppe a sua volta Damiano.--Vedo che -commettiamo un'imprudenza per uno. Fortuna che qui nessuno capisce la -lingua madre; altrimenti, il segreto sarebbe custodito per benino!-- - -La chiacchiera allegra di Damiano durò ancora un bel pezzo. Ma Cosma, -che la inframmezzava di poche parole, diradò anche quelle poche, -lasciando tutto il carico della conversazione all'amico. - ---Ho capito;--disse ad un certo punto Damiano.--La notte è alta, -_suadentque cadentia sidera sonnos_. Vediamo dunque di dormire.-- - -E sdraiatosi sul fianco, si tirò sugli occhi il cappuccio della sua -veste catalana. Pochi minuti dopo, era profondamente addormentato. - ---Felice amico!--mormorò Cosma, che stava ancora appoggiato al gomito, -contemplando le stelle.--Egli ha lasciato i tristi pensieri di là -dall'Oceano; e i miei frattanto....-- - -E i suoi frattanto li lasceremo lavorare a lor posta, nel silenzio della -notte serena. La gente malinconica, si sa, è amante del proprio dolore, -e non vuol essere molestata. - -Del resto, anche Cosma si addormentò, un'ora dopo i suoi compagni di -viaggio. Per compenso (diciamo così) fu anche il primo a svegliarsi, e -balzò in piedi senza farsi pregare, al primo cenno delle guide, che -annunziavano il sorger dell'alba. - -La comitiva si rimise in cammino; attraversò nuove valli e nuove -colline, salutò nuovi orizzonti, ammirò nuove scene pittoresche, e -ricevette il saluto di nuovi sciami d'insetti, di nuovi stormi di -pappagalli. Finalmente, poco dopo il meriggio, appena fornite dodici -leghe di cammino da che aveva lasciata la costa, vide aprirsi davanti a' -suoi occhi una gran valle, e nel centro di quella valle apparire una -lunga lista di terreni coltivati. - ---Cubanacan?--domandò Damiano al selvaggio della costa. - ---Cubanacan;--rispose quell'altro. - ---Ma le case? dove sono le case?-- - -A questa domanda, fatta in lingua spagnuola, non poteva rispondere il -selvaggio della costa. Per rispondere, gli sarebbe bisognato capir la -domanda. - -Rispose invece, o parve rispondere per lui, il selvaggio di Guanahani. - ---_Bohio_;--diss'egli, accennando verso il fondo della valle;--_Bohio!_ - ---E _Bohio_ sia;--rispose Damiano.--Io speravo che fossimo giunti alla -capitale del gran Cane; invece, a quanto pare, non c'è neanche il -sobborgo.-- - -Per altro, seguitando a guardare, incominciò a distinguere qualche cosa. -Si vedevano dei tetti di paglia, d'una forma conica, come quelli che già -avevano veduti nelle isole dianzi scoperte. E dopo una mezz'ora di -cammino, alla svolta di un poggio, si vide un intiero villaggio; non più -di cinquanta capanne, ma tutte assai grandi, fatte di legno, esagone, -ottagone, tondeggianti, a forma di padiglioni. Non era la capitale del -gran Cane, no certo; non risplendeva di metalli preziosi; ma era sempre -un villaggio abbastanza pittoresco, ed era dopo tutto il primo centro -popoloso un po' fitto, che fosse dato di scoprire, in quelle isole, dal -12 ottobre al 2 novembre dell'anno di grazia 1492. - ---Bohio?--domandò Damiano al selvaggio della costa. - ---Bohio;--rispose gravemente quell'altro. - ---Ed ora, caro mio,--ripigliò Damiano,--ne so come prima. Amo per altro -illudermi colla opinione che sia il nome di quella città minuscola, che -apparterrà benissimo al gran Cane, ma donde non esce un cane per venirci -a ricevere.-- - -Anche qui Damiano s'ingannava, per soverchio di fretta. Aveva appena -finito di lagnarsi, che dalla strada principale di Bohio (diciamo Bohio -anche noi, per dare un nome al villaggio) si vide apparire una schiera, -una processione di naturali. Cosma, che aveva un occhio di lince e -l'altro di falco, avrebbe potuto riconoscere a quella distanza che i -cittadini di Bohio non erano niente più vestiti dei pescatori di -Guanahani. E tutta quella gente muoveva incontro agli ambasciatori. -Sicuramente, li avevano veduti da lungi, mentre giravano il poggio, ed -era facile scoprirli su quell'altura solitaria, dove il terreno era -sgombro di piante, e il verde del prato dava riflessi giallicci, sotto -la gran luce meridiana del sole. - -Ancora pochi passi, e si potevano sentire le voci degli abitanti di -Bohio. Erano voci festose, grida di giubilo, a cui facevano -eloquentissimo commento le braccia levate, i salti e le capriole della -turba accorrente. Non vi maravigliate della poca gravità con cui gli -abitanti di Bohio, forse i più ragguardevoli di quella terra, -accoglievano i loro visitatori. Queste dimostrazioni allegre sono sempre -state di tutti i popoli giovani; e pare che non disdicessero nemmeno ai -re, se David potè ballare in mezzo ad una strada provinciale, davanti ai -buoi che tiravano l'arca del Dio degli eserciti. - ---Ecco un popolo molto cortese, a cui bisogna render giustizia;--osservò -Damiano.--Non è quello di Quinsay, ma ci si accosta.-- - -E si accostavano nel fatto gli abitanti del villaggio; poco vestiti gli -uni, che parevano i più vecchi, e portavano un pezzo di stoffa di cotone -legata intorno alle reni; ignudi gli altri del tutto. - -Come furono vicini agli stranieri, i naturali di Bohio, si fermarono; ed -uno di loro, che doveva essere un pezzo grosso nella tribù, forse il re -in persona, accompagnato da due giovani selvaggi, che in segno di grande -rispetto mostravano di sostenerlo sotto le ascelle, rivolse il discorso -ai nuovi venuti. - -Don Luigi de Torres si lasciò sfuggire quel giorno una stupenda -occasione, che è sempre stata da fini diplomatici: quella di tacere in -più lingue. Volle in quella vece parlare in tutte quelle che sapeva, e -sventuratamente senza riescire a farsi intendere, nè dal suo -interlocutore, che lo guardava trasognato, nè dagli interpetri della -spedizione, che si guardavano tra loro, e avevano l'aria di dirsi a -vicenda: «come parla bene! non si capisce una saetta.» - ---Sentite, collega;--disse finalmente Rodrigo di Xeres;--sarà meglio che -lasciamo parlare questi selvaggi. - ---Sì, sarà meglio;--ripetè Luigi de Torres.--Per altro, non è stato -male, fare una prova con tutte le lingue d'Oriente. Siamo sicuri, per -conseguenza, di non essere sul territorio del gran Cane. - ---Non dico che abbiate fatto male;--replicò Rodrigo di Xeres.--Vi -approvo, anzi, e vi lodo del vostro accorgimento. Sappiamo oramai che -cosa pensare di questa gente. A te, Caonec,--diss'egli, rivolgendosi al -naturale di Guanahani,--parla! - ---_Quien?_--domandò Caonec. - ---Quel che ti pare, purchè tu parli. - ---_Castilla muy grande? Castillano muy fuerte?_ - ---Sì, tutto quello che vorrai, ti ho detto,--replicò don Rodrigo -spazientito.--Non vedi che i tuoi connaturali stanno aspettando a bocca -aperta le tue parole, come gli antenati del mio collega aspettavano la -manna nel deserto?-- - -Caonec non intese tutte quelle finezze di ragionamento; ma aveva capito -di dover parlare, magnificando la potenza e la bontà degli stranieri. -Non gli era difficile di dirne assai bene; anch'egli, come tutti i suoi -connaturali, credeva che fossero figli del cielo. - -E parlò lungamente, con grande scioltezza di scilinguagnolo, in quel suo -strano idioma, così ricco di dittonghi e di suoni gutturali; parlò -lungamente, facendo inarcare le ciglia del re di Bohio, che di tanto in -tanto si volgeva a guardare gli stranieri, chinando la fronte e levando -le palme, in atto di adorazione. - -Come l'interpetre ebbe finito il suo discorso, il re di Bohio rispose -brevemente, s'inchinò da capo, poi disse qualche parola ai suoi sudditi; -otto dei quali si avanzarono tosto, s'inginocchiarono a coppie, ogni -coppia davanti ad uno degli stranieri, offrendogli per sedile un -intreccio di mani e di braccia. - ---Seggiolina d'oro!--esclamò Damiano ridendo.--Seggiolina d'oro! Come da -noi! Ma sai, Cosma, che son molto civili, questi signori selvaggi?-- - -Levati di peso i figli del cielo, le coppie umane presero tosto il -portante. Anche il re, o capo degli anziani che fosse, non credeva -disdicevole alla sua dignità di correre come gli altri. Correva anzi un -pochino di più, perchè andava sempre a capo della sua gente, facendo di -tanto in tanto qualche allegro scambietto. In verità, il re David, -buon'anima sua, poteva andarsi a riporre. - ---Guarda, guarda!--continuava Damiano, sentendosi dondolare così -piacevolmente a mezz'aria.--È cento volte meglio che in lettiga. E si -gode la vista del paese, e non si guasta la digestione. Io ti giuro, -Cosma, che sono contento come una pasqua. Incomincio a credere che -questi naturali di Bohio siano uomini civili, i quali si sono fatti -selvaggi unicamente per non pagare il conto al sartore. A momenti -vedremo la loro capitale. Spero bene che ci saranno donne. Altrimenti, -come farebbero questi selvaggi a propagare la loro amabilissima specie? - ---Metti,--rispose Cosma,--che ci abbiano le Amazzoni in un'isola vicina. -Noi siamo cascati in un'isola tutta abitata da uomini. - ---Dio sperda il tuo augurio, o Cosma! Vuoi tu guastarmi la gioia di -questo ingresso trionfale in città? - ---Eccola davanti ai tuoi occhi, la città di Bohio;--ripigliò Cosma, -sorridendo.--Guarda il popolo che si affolla sugli usci delle capanne. -Vedi tu una donna? - ---No, per Giano bifronte, tuo santo patrono!--esclamò Damiano.--Non la -vedo. E incomincio a credere che i tuoi scongiuri, o nemico delle donne, -abbiano operato il prodigio. Ma bada, Cosma! io non ti perdonerò mai -questa azionaccia. Che tu non le ami, sta bene; ma io.... io, passando -l'acqua, ho cambiato di complessione.-- - -Erano giunti finalmente, come si è potuto anche capire dalla -conversazione dei due amici; erano giunti, in mezzo alle grida, alle -canzoni, ai salti, alle capriole, di tutto un popolo in festa. Tra -uomini e ragazzi, quei naturali potevano essere un migliaio. Le case, in -verità, non erano più di una cinquantina; ma tutte per capanne, assai -vaste, ed ognuna bastava, come i nostri ambasciatori seppero di poi, per -una numerosa famiglia, e magari per due. - -Scortati dal re, accompagnati da quelle grida e da quei salti, gli -ambasciatori furono calati di seggiolina, davanti ad una casa più vasta -delle altre. Colà, il capo della comitiva li invitò molto gentilmente ad -entrare in una sala nobilmente arredata di scudi, d'archi e d'altre armi -selvagge. Sicuramente era la sala del consiglio, perchè tutto intorno si -vedevano dei sedili di legno, tutti d'un pezzo, evidentemente tagliati -in un tronco d'albero, e in quel punto del tronco dove questo incomincia -a spartirsi in rami. Quei sedili erano di forma stranissima, che -indicava un principio d'arte imitativa, raffigurando essi un animale di -corte gambe, con la coda rialzata in guisa da formare una spalliera. La -testa non lasciava indovinare a qual genere appartenesse la bestia. -Forse l'artista aveva voluto creare un animale fantastico; ma certamente -era riuscito a farlo prezioso, poichè gli aveva incastonati due pezzi -d'oro nelle occhiaie, e d'oro gli aveva fatte le orecchie. - ---Noi siamo,--conchiuse Damiano, dopo avere osservate quelle orecchie -d'oro,--noi siamo alla corte di Mida.-- - -Un gesto del re invitò gli ambasciatori a sedere su quegli scanni. Luigi -di Torres e Rodrigo di Xeres presero posto nel mezzo, Cosma e Damiano -sui lati. Il re stette in piedi, gli altri naturali si accoccolarono sul -pavimento. E così fecero fuori dell'uscio tutti coloro che non avevano -potuto penetrare nella sala. - ---Ed ora, che pesci si pigliano?--disse Damiano tra sè.--Sta a vedere -che ci contemplano come rarità, e non si ricordano che abbiamo uno -stomaco.-- - -Damiano, nella sua impazienza, era sempre ingiusto. A buon conto, i -naturali di Bohio non li contemplavano soltanto come rarità; li -veneravano come figli del cielo. E per tali dimostrarono di averli, -poichè il re si avanzò, si gittò bocconi a terra, e baciò a tutti -quattro i piedi e le mani. L'atto del re fu imitato con molta -compunzione e regolarità da tutti gli astanti: i quali uscirono ad uno -ad uno per lasciare il posto a quelli di fuori. - ---Non c'è male, non c'è male;--borbottava Damiano;--ma qualche cosa per -lo stomaco sarebbe a quest'ora anche meglio.-- - -Era scritto lassù che tutti i desiderii di Damiano fossero prontamente -appagati. Finito il bacio dei piedi, entrarono parecchi naturali, -portando su certi piatti larghi, in cui era facile riconoscere dei fondi -di zucche, radici arrostite, grani dorati arrostiti del pari, focacce di -cassava, frutta di specie diverse, orciuoli di terra con acqua dentro, e -piccole zucche dal collo allungato, in cui erano bevande fermentate. - -I figli del cielo assaggiarono un po' di tutto, e a certi piatti -ritornarono, senza far cerimonie. Il viaggio aveva aguzzato l'appetito, -e quelle radici arrostite in ispecie erano molto gustose. Damiano, per -altro, rendendo giustizia ad ogni cosa, diede la palma al dolce liquore -spiritoso che era contenuto nelle piccole zucche, e che gli era versato -in certi mezzi gusci di durissimo legno, che egli vedeva per la prima -volta, e non sapeva per ciò a qual frutto appartenessero. Lo seppe più -tardi, quando ebbe veduti i gusci intieri, e ne assaggiò la polpa bianca -di latte, che aveva sapore di mandorle. - ---Cocco;--gli disse Caonec, vedendolo contemplare con grande attenzione -il frutto maraviglioso. - ---Cocco? sta bene;--rispose Damiano.--È delizioso. Ma bisogna maritarci -ancora un sorso di quella bevanda, anche più deliziosa del cocco.-- - -Il pasto non era finito ancora, quando, ad un cenno del re, i naturali -si allontanarono tutti dalla sala del convito. Una strana musica, come -di nacchere e di tamburi, si sentiva di fuori. - ---Che è ciò? dell'altre novità?--disse Damiano.--Io incomincerei a -sentire il desiderio di sdraiarmi sull'erba, all'ombra amica di un -palmizio. E poichè siamo destinati a non vedere il gentil sesso di -Bohio....-- - -Ma ve l'ho detto poc'anzi; ogni voto di Damiano doveva essere esaudito, -come nelle favole orientali, per opera di un genio benefico. - -I naturali del sesso forte erano tutti partiti. E al suono di quella -musica strana, apparve sull'uscio uno stuolo di donne. - -Era una cortese attenzione del re, ed anche una bella improvvisata. I -figli del cielo poterono ammirare a lor posta le grazie delle figlie -degli uomini, coperte a mezzo da grembialini di cotone, e da mantelli -girati graziosamente a tracolla. Ma dei figli del cielo, due erano -Castigliani di nascita; gli altri due lo erano di elezione. E tutti -quattro si levarono prontamente in piedi, offrendo i loro sedili alle -dame. - -Non accettarono esse l'offerta. Volevano buttarsi a' piedi dei figli del -cielo, per imitare l'atto di adorazione dei loro uomini. E qui, -naturalmente, fu una gara scambievole: delle donne, per baciare i piedi -degli ospiti; degli ospiti, per ricusare quell'atto di umiliazione. - ---Caonec!--disse Damiano al naturale di Guanahani.--Dirai a queste -Veneri di Bohio che da noi non è costume che le dame bacino i piedi agli -uomini; ma piuttosto, quando le dame li han belli, si usa di baciarli -noi alle dame.-- - -Se Caonec intendesse a puntino il discorso, non saprei dirvi io. Certo è -che l'interpetre parlò lungamente alle Veneri di Bohio; dopo di che esse -si contentarono di baciare le mani ai figli del Cielo. - -E dopo averle baciate, vollero anche lavarle. Andarono infatti a -prendere gli orciuoli dell'acqua, e ne versarono sulle mani degli -ospiti. Dopo averle bagnate, era mestieri asciugarle, e le strofinarono -diligentemente con batuffoli d'erbe aromatiche. - ---Ma questa è civiltà sopraffina;--disse Rodrigo di Xeres.--Che ve ne -sembra, signori? - ---Si capisce, per altro;--rispose Luigi di Torres, con la sua -asseveranza dottorale.--Il lavar le mani è qui una conseguenza -naturalissima del mangiar con le dita. - ---Popolo senza forchetta, volete dire?--ripigliò Rodrigo di Xeres.--E -l'uso dell'erba per rasciugar le mani si spiegherebbe ugualmente, in un -popolo senza salvietta. Ma osservate, don Luigi, che sono erbe -aromatiche. - ---Dare essenze odorose alle mani degli ospiti è costume dell'estremo -Oriente;--replicò Luigi di Torres, imperturbato.--Nell'India pastinaca, -se crediamo a Beniamino di Tudela.... - ---Ah sì! nell'India pastinaca;--interruppe Rodrigo di Xeres, che non -voleva conoscere le opinioni di Beniamino di Tudela.--Ma qui dobbiamo -esserne molto lontani, perchè il vostro siriaco non lo capisce nessuno, -don Luigi mio caro.-- - -Don Luigi si degnò di sorridere, e si strinse nelle spalle, quasi in -atto di rispondere:--«Se questi ignoranti non mi capiscono, che cosa ci -posso far io?» - -Damiano, frattanto, in mezzo a quello stuolo di donne, aveva adocchiata -la sua. Dico la sua, perchè ogni uomo crede di doverla trovare, nel -numero. E qualche volta, per tema d'ingannarsi, ne prende più d'una. -Affrettiamoci a dire, per onor di Damiano, ch'egli ne prese una sola; -anzi meglio, non la prese per mano, la scelse a occhio, rivolgendo a lei -tutta la sua attenzione. - ---Son collocato;--diss'egli a Cosma.--Quella brunettina là si è -impadronita del mio cuore. Non mi dir nulla. So già quel che vorresti -dirmi. Tutti discorsi al popolo! Quella donna è il mio sogno; lasciami -sognare.-- - - - - - - _Capitolo VI._ - - - - - Il primo sigaro fumato nel nuovo mondo da un abitante del vecchio. - - - -Rendiamo quest'altra giustizia a Damiano. Se le giovani donne di Bohio -erano Veneri, quella che egli aveva scelta in un impeto subitaneo -d'affetto, era l'Anadiomene. E non vi paia che si sprechi il nome di -Venere, con donne che avevano la pelle color di rame. Ogni professore di -fisica vi dirà che i colori per sè stessi non esistono. Ogni fisiologo -vi soggiungerà che i gusti sono diversi, e i capricci egualmente. Io vi -ricorderò che se noi associamo il color bianco alla immagine di Venere, -la colpa è tutta del marmo Pario e del Pentelico, in cui l'abbiamo -sempre vista scolpita. Nel fatto, per piacere a Marte, a Vulcano, ad -Anchise e ad altri personaggi dell'antichità, Venere sarà stata di buon -colore come ogni altra femmina o dea, e magari più d'ogni altra. Il -colore del rame è un incarnato un po' carico; questione di più o di -meno. - -Aggiungete che la bella selvaggia non era neanche tanto bruna, o era -bruna con riflessi luminosi, come di rosa pavonazza. Era poi fatta a -pennello; aveva le labbra tinte nel succo della melagrana; aveva gli -occhi umidi e languidi sotto l'arco delle ciglia lunghe, e quegli occhi -nereggiavano come due more salvatiche entro due coppe d'indaco -stemperato. Che occhi, Dio creatore! E dicevano un visibilio di cose; -tutte quelle, almeno, che ameremmo farci dir noi, vedendo due occhi di -quella fatta. - -Damiano aveva trovato modo di farsi lavare e strofinar le mani da lei. E -poi, afferrato a sua volta il batuffolo delle erbe aromatiche, aveva -voluto strofinar la sua parte anche lui. Con la eloquenza del gesto, le -aveva dimostrato che il bisogno c'era. In fatti, la bella Anadiomene, -versando dall'orciuolo si era rovesciata l'acqua sulle mani, e le aveva -inumidite anche lei. Bisognava dunque rasciugarle. Ed egli si mise a -strofinare con molta coscienza, ma perdendo altrettanta erba per via. -Non ne aveva più un filo tra le dita, che strofinava ancora. - -La bella Anadiomene lasciava fare, guardandolo coi suoi grandi occhi -d'indaco stemperato. Ma infine, vedendo che il suo servente non -accennava a finire, si mise a ridere, mettendo in mostra due file di -denti che erano tante perline. - ---Come vi chiamate, signora?--le disse con languido accento Damiano. - -Ella non rispose, e lo guardò con aria trasognata. - ---Che bestia!--proseguì egli allora, ma rivolgendo la parola a sè -stesso.--Ella non capisce lo spagnuolo. Se le parlassi genovese! Ma no, -questo bisogna serbarlo per i casi estremi.-- - -Fatto questo ragionamento, chiamò a sè l'interpetre di Guanahani. - ---Caonec! domanda a questa bella bambina come si chiama, e trova anche -il modo di farle sapere che il mio nome è Damiano.-- - -L'interpetre parlò; e Damiano, sentendo profferire nel discorso il suo -nome, capì che la commissione era fatta. - ---Si chiama Samana;--disse l'interpetre, come ebbe finito il suo breve -dialogo con la bella selvaggia. - ---Samana! oh dolce nome, Samana! Già, capisco, è sempre dolce, il nome -che piace.... fosse pur Cunegonda. E che cosa vuol dire Samana? - ---Sama....--disse Caonec. - -E dopo aver proferita quella prima parte del nome, accostò l'indice alla -bocca aperta, e subito lo allontanò, in atto di cavarne fuori qualche -cosa. - ---Soffio?--disse Damiano, facendo l'atto di respirare. - -Caonec rispose con un atto di diniego. - ---Voce?--riprese Damiano. - -E per dare un esempio di ciò che diceva, mandò fuori le cinque vocali, -coi loro dittonghi rispettivi. Caonec sorrise, e fece un atto -affermativo. - ---Ah, sia lodato il cielo. E poi? - ---Ana....--riprese Caonec. - ---Sicuro, Ana; sentiamo che cosa vuol dire Ana;--rispose Damiano. - -Caonec prese una piastrella d'oro che Damiano portava al collo, e -accennandola rispose: - ---Ana.... Oro! - ---Ah, bene,--gridò Damiano.--Samana, contrazione di Samaana; voce d'oro! -È un bel nome. Su per giù, è come il nostro Boccadoro, che noi, per -altro, non abbiamo mai usato per le donne. E questo non ci fa onore, sia -detto di passata. Tu sei bella, o Voce d'oro, o Grisostoma. A -proposito.... Caonec! Dille a mio nome che è bella. Come si dice bella, -in questi paesi? - ---Taorib;--rispose l'interpetre. - ---Diciamo dunque Samana Taorib;--gridò Damiano, volgendosi alla giovane -selvaggia, che rideva a più non posso;--Samana Taorib, ah! se tu volessi -trovare _taorib_ anche me, come sarebbe _taorib_! Vedete, amici? Io sono -l'uomo più felice di tutte le isole del mar Oceano. Mi fermo qui, col -permesso del signor almirante; non mi muovo più dal fianco di Samana -Taorib, e la domando in isposa. - ---Con che rito?--disse Rodrigo di Xeres. - ---Con quello dei suoi paesi; e non ci vedo modo di fare -altrimenti;--rispose Damiano.--Se per altro vuol esser sposata là col -nostro rito, venga con noi, la sposerò davanti al Prete Janni.-- - -Cosma si era avvicinato all'amico, e gli bisbigliava all'orecchio: - ---Non dir sciocchezze, ti prego. E non ne fare, mi raccomando. - ---Sciocchezze!--esclamò Damiano, ribellandosi alle voci -dell'amicizia.--E perchè, di grazia? Sciocchezza per te, se mai, non per -me. Tu odii le donne. Io sono più giusto. Perchè una.... Ma già, non mi -fare gli occhiacci! Volevo dire che se fossi nel vecchio mondo, potrei -forse pensare come te. Ma qui siamo nel nuovo, mi capisci? nel nuovo. -Avessi anche giurato di non amar più, siamo agli antipodi; agli antipodi -il giuramento non regge, casca nel vuoto. Non è vero, Samana Taorib, che -voi siete la più bella creatura dell'universo mondo?-- - -Samana rideva, rideva sempre, come ridono, sotto ogni latitudine, le -donne che sanno di non perder grazia a quel giuoco. - -Quel fiume di parole aveva tirata su Damiano l'attenzione di tutta la -brigata. Le donne di Bohio, sentendo quel visibilio di _taorib_, -prodigati a Samana, avevano fatto cerchio, come ad uno spettacolo di -piazza. Sentivano invidia e gelosia, le donne di Bohio? A vederle così -allegre, ci sarebbe stato da scommettere che le sullodate furie non -fossero penetrate ancora nelle isole del nuovo mondo. Ma forse, chi sa? -le donne sanno padroneggiarsi così bene! Comunque sia, non cerchiamo di -approfondire certi misteri. Molti fatti sono rimasti oscuri, molti -particolari inesplorati, nei primi viaggi di scoperta di là -dall'Atlantico. Ai giorni nostri, se si dovesse scoprire una sesta parte -del globo, andrebbero botanici, zoologi, fisiologi, psicologi, medici, -speziali, perfino giornalisti, e si saprebbe ogni cosa appuntino. Ma -allora, niente di ciò; e troppe cose son rimaste nell'ombra. - -Samana aveva dette, sulla spalla di Damiano, alcune parole al naturale -di Guanahani. Se ne avvide Damiano, e, sospettoso come un europeo, -chiese tosto a Caonec: - ---Che cosa ti domanda il mio sole? - ---Domanda,--rispose Caonec,--se quel giovane che ti ha parlato poc'anzi -è tuo fratello. - ---No, non è mio fratello. - ---E gliel ho detto. - ---Ma dille ancora che Cosma mi è più che fratello, amico del cuore. -Capisci? del cuore.-- - -Caonec aggiunse qualche parola alla sua risposta, per contentare -Damiano. - -Frattanto, per invito delle donne di Bohio, si usciva dalla sala del -convito in giardino, a prendere una boccata d'aria. Damiano offerse -galantemente il braccio a Samana Taorib. La fanciulla non capiva che -cosa significasse quell'atto, per cui l'uomo si accosta così gentilmente -alla forma di un'anfora col manico. Ma ella vide che Rodrigo di Xeres e -Luigi di Torres facevano lo stesso, pigliando a braccetto due altre -donne di Bohio, e si adattò subito ad imitar le compagne. Si voltò, per -altro, a guardare che cosa facesse il quarto figlio del cielo, e vide -che il quarto non faceva manico d'anfora a nessuna tra le figlie degli -uomini. - ---Cosma....--mormorò ella. - -E proseguì la frase, ma nella sua lingua; donde avvenne che il suo -cavaliere non capisse altro che il nome dell'amico, un nome da lei -imparato poc'anzi. - -Damiano si volse per notizie all'interpetre. - ---Che cosa dice la mia sultana?--gli chiese. - ---Vuol sapere,--rispose Caonec,--perchè il tuo amico non fa come gli -altri. - ---Ah sì, è vero;--disse Damiano.--Cosma fa sempre tutto alla rovescia -degli altri. Dille che Cosma non ama le donne.-- - -Cosma udì le parole dell'amico, e alzò sdegnosamente le spalle. - ---Mi raccomando,--diss'egli poscia, in vernacolo genovese,--non far -sciocchezze; non ne dire, almeno. Credo in verità che quel liquore -maledetto ti abbia dato al cervello.-- - -Damiano voleva rispondergli. Ma quell'altro si era già allontanato. - -Erano andati a sedersi, come desiderava Damiano, sull'erba del prato, -all'ombra dei palmizi e dei cocchi. Le donne di Bohio si erano sedute -accanto ai figli del cielo. I colibri svolazzavano di fiore in fiore: i -pappagalli facevano un casaldiavolo sui rami degli alberi giganteschi; -l'idillio e l'egloga intenerivano i cuori della comitiva satolla. - -Poco stante, capitarono anche gli uomini della tribù. E chiesero, con -l'aiuto degli interpetri, se i figli del cielo fossero rimasti contenti; -pregarono che volessero rimanere molti giorni con loro, nella pace -pastorale di Bohio, per riposarsi dei loro viaggi nell'aria e sul mare. -Ma no, era impossibile, facevano rispondere i capi dell'ambasciata. -Erano venuti per conoscere il paese, per chiedere come fosse grande -quell'isola, quanti fossero i villaggi, e quanti i re; da chi -dipendessero; se su quell'isola, o in altra terra vicina, imperasse il -gran Cane, o il Prete Janni, od altro monarca; dopo di che, era -necessario che ritornassero alla costa, per dar ragguaglio di tutto al -loro grande almirante, signore dei mari, ma soggetto egli stesso al più -grande monarca del mondo. Era necessario che partissero: sarebbero -rimasti a Bohio solamente quella notte. Ma perchè il re di Bohio non -sarebbe andato ad accompagnarli fino alla costa, per conoscere -l'almirante, signore dei mari, che lo avrebbe accolto come un fratello, -e gli avrebbe fatti dei ricchi presenti, per lui e per i principali -uomini di Bohio? - -Erano in questi discorsi, quando venne un selvaggio, probabilmente un -servo del re, portando una cesta intessuta di vimini colorati. In quella -cesta si vedeva una quantità di piccoli arnesi, di color lionato carico, -in forma di fusi. Ma non erano fusi di legno; parevano di carta, o -piuttosto di foglie disseccate. - ---Che roba è?--disse Luigi di Torres. - ---Come?--esclamò Rodrigo di Xeres.--Non lo sapete? Nell'estremo Oriente, -nell'India pastinaca, non c'è nulla di simile? E non vi dà lume di -niente il vostro Beniamino di Tudela? - ---Voi scherzate, don Rodrigo! - ---Eh, Dio buono, a quest'ora, dovrebb'essere permesso. Non avete voi -pranzato di buon appetito?-- - -Frattanto avevano presi fra le dita quei fusi, li palpavano, li -guardavano, li fiutavano. L'aspetto non era brutto; la sostanza cedeva -al tatto, come un composto di foglie secche; l'odore era buono, ma di un -aroma sconosciuto. - -Il re, forse per dare il buon esempio ai suoi ospiti, prese uno di quei -fusi, ne introdusse una estremità fra le labbra, e accostò l'altra ad un -tizzone acceso che gli porgeva un famiglio. Appiccato il fuoco a un capo -del fuso, il re si mise a tirare il fiato dall'altro, e incominciò a -render fumo dalla bocca. - ---Oh, _taorib!_--esclamò Damiano, che aveva seguita con occhio curioso -l'operazione regale. - -L'interpetre di Guanahani spiegò a Damiano e alla compagnia che quello -non era _taorib_, ma si diceva _kohiba_. - ---Siamo lì!--disse Damiano.--E a che serve quel succhiar foglie accese e -dar fumo dalla bocca? - -L'interpetre stentava a capire. La frase di Damiano accoglieva troppi -vocaboli nuovi per lui. - ---Ti domando,--riprese Damiano,--che cosa è questa _kohiba_. - ---Un'erba,--rispose allora l'interpetre,--un'erba che scaccia gli -spiriti della sera. - ---Spiriti?... che sono in corpo?--domandò Damiano, aiutando le parole -col gesto. - -Caonec rispose affermativamente. Ma forse intendeva di spiriti che -possono entrare in corpo. Nondimeno, si trattava sempre di spiriti, e -della utilità grande di mandarli a quel paese. - ---Ah!--disse Damiano.--Credo di averne bisogno ancor io. Vuoi tu -accendermi questa _kohiba_, dolce Samana Taorib?-- - -La fanciulla non capì le parole, ma il gesto era eloquente; ed ella -appagò il desiderio del suo cavaliere. Prese il fuso, lo accostò alle -labbra, lo accese al tizzone, e poi lo porse graziosamente a Damiano. - -Questi incominciò a guardare devotamente la traccia umida che le labbra -di Samana avevano lasciata sulla estremità del fuso. E più divotamente -accostò le sue labbra a quella traccia; poi diede la stura agli inni, -rubando frasi ed immagini al Cantico dei Cantici. - ---_Taorib! Taorib!_ Sono dolci i tuoi amori, e il succo delle tue labbra -è migliore del miele. Non parlo del vino, come termine di confronto, -perchè il vino della _Santa Maria_ non è altro oramai che un -cattivissimo aceto, un aceto con sapore di muffa, neanche buono a -condire il cappone in galera. _Taorib! Taorib!_ i tuoi occhi sono due -pezzi di lapislazzuli, in mezzo a cui l'orafo divino ha incastonati due -diamanti purissimi. Il tuo collo è come la torre di Sion, a cui Davide -appendeva le targhe dei prodi, ed io appenderei una collana di baci. I -tuoi orecchi sono come capriuoli... cioè, no, veramente non sono i tuoi -orecchi; ma, sono capriuoli egualmente, sebbene non si levino tra i -gigli. Ed io mi levo... mi levo su, leggero leggero, enfiato come una -vela maestra, dal soffio di una legione di amori.-- - -Non era più un discorso, quello di Damiano; era un mormorio; un -bisbiglio all'orecchio di Samana, mentre intorno a loro erano parecchie -conversazioni avviate. Samana Taorib stava a sentire la filastrocca, -come trasognata, cadente dalle nuvole, mentre egli, sentendosi più -leggero che mai, andava con la fantasia più alto che non dicesse a -parole. - ---_Taorib! Taorib!_--seguitava egli, balbettando.--Vuoi tu seguirmi -lassù? Ti porto in cielo. Strappo un par di raggi alla prima stella che -passa, e te ne faccio un diadema; qualche goccia di rugiada alle nubi, e -te ne faccio una collana di perle. _Taorib!_ Samana _Taorib!_...-- - -Samana Taorib, più confusa che mai da quella monotonia di suoni -deprecativi, volgeva intorno i suoi grandi occhi d'indaco. - ---Caonec!--diss'ella, vedendo l'interpetre seduto sulle calcagna, a -pochi passi da lei.--Cosma _kohiba nericama?_-- - -Damiano incominciava a sentirsi impacciata la lingua; ma aveva ancor -sano l'orecchio. - ---Caonec!--diss'egli a sua volta.--Che dice, la mia bella sovrana? - ---Domanda,--rispose Caonec,--perchè il tuo amico non ha voluto fumare -_kohiba_. - ---Dille che Cosma odia la _kohiba_ come odia le donne;--rispose -Damiano.--Cosma è uno sciocco. - ---Cosma _taorib!_--mormorò Samana. - -Un'opinione così recisamente espressa, non poteva piacere a Damiano, che -si voltò scorrucciato alla sua bella vicina. - ---Ecco, signora;--diss'egli.--Bisogna distinguere. Cosma sarà _taorib_ -finchè vorrai, ed anche di più. Ma ti prego di credere che nel mio -paese, agli occhi di una donna, non è _taorib_ che un uomo solo. Non mi -capisci, Samana? Ora te lo faccio spiegare da Caonec. O piuttosto, -no!...--soggiunse egli, ravvedendosi.--Non leviamo il velo -dell'innocenza a questa divina creatura. Ella vede che Cosma è mio -amico, e crede farmi un piacer matto, decorandolo dell'epiteto di -_taorib_. Certo, il mio compagno non è... non è... come si dice il -contrario di taorib? A te, Caonec! Come si dice brutto nella tua lingua? - ---_Uruab;_--rispose prontamente l'interpetre. - ---Ah sì? _Uruab?_ Dovevo immaginarmelo. Dicevo dunque a questa cara -fanciulla che Cosma non è _uruab_. Tutt'altro! Anzi, la signora Nina lo -trovava _taorib_.... molto _taorib_.... la qual cosa non tolse che un -bel giorno.... Ma già, c'è sempre nel mondo un _taorib_ che è più -_taorib_ di noi, o sembra tale, e viene a vogarci sul remo. Ebbene, che -cosa dicevo? Samana Taorib... tu mi guardi?... Cioè, non mi guardi -affatto. Ma il tuo fumo di _kohiba_ mi dà maledettamente alla testa. -Caonec! Caonec! dell'acqua... un sorso d'acqua, ti prego....-- - -Caonec corse nella capanna a prendere l'orciuolo, e ritornò prontamente, -per accostarne l'orlo alla bocca del fumatore giacente. - ---Oh bene, grazie, Caonec. È buona, l'acqua; e noi siamo qualche volta -ingiusti con essa. Ancora un sorso... e un altro.... È tanto buona, che -la tracannerei tutta d'un fiato. Ma dov'è Samana Taorib, che non la vedo -più al mio fianco? Partita! perchè?... Dell'acqua ancora! E ti prego, -raccogline un poco nel cavo della mano, e spruzzami il viso.... Mi arde -la testa, e mi vengono i sudori freddi alle tempie. Che diavol è? -Pigliami tra le braccia, Caonec; tirami su, a sedere... così! Ma no, -tirami su, del tutto, in piedi... e sorreggimi. Sento che mi si rovescia -lo stomaco. Vorrei passeggiare, Caonec. Là, dietro a quegli alberi, ci -dev'essere più aria.-- - -Caonec, intelligente selvaggio, obbediva a tutti i cenni di quel figlio -del cielo. Presolo sotto le ascelle, lo condusse barcollante verso la -macchia. - ---Che c'è!--domandò Rodrigo di Xeres, vedendo la scena. - ---Niente, don Rodrigo;--balbettò Damiano, tenendosi lo stomaco, e -stralunando gli occhi.--Vado a prendere un po' d'aria. - ---Infatti, siete assai pallido. - ---Sfido io... con quella _kohiba!_ Ma l'aria fresca mi farà bene. So un -poco di medicina, don Rodrigo, e penso che potrò liberarmi... da questa -oppressura. Vapori, capite? vapori dello stomaco. Ippocrate dà dei -consigli, in proposito; Galeno raccomanda; e Celso non contraddice.-- - -Così dicendo, Damiano si allontanò, appoggiandosi al braccio di Caonec. -Le gambe lo reggevano male, ma il braccio del suo compagno era saldo. -Così avesse egli avuto saldo lo stomaco! In quella vece, o Dio -liberatore!... Ma è giusto che certe cose avvengano, per salutare -esempio, se non per edificazione dei popoli. - -Mezz'ora dopo, respirata l'aria fresca della macchia, risciacquata la -bocca e la fronte allo zampillo di una sorgente vicina, con lo stomaco -debole e il cervello intronato, Damiano ritornò verso la comitiva. Il -sole era tramontato, e la notte si avvicinava a gran passi. Nell'ombra -della sera, e attraverso le nebbie dei suoi occhi, Damiano vide Cosma -che stava presso l'uscio della capanna. La fanciulla dagli occhi -d'indaco era vicina a lui, e pareva guardarlo con molta attenzione. - ---Samana!--disse Damiano.--Che fai tu qui, in così stretto colloquio con -l'amico mio? - ---Cosma...--rispose l'ingenua selvaggia, non arrossendo neanche, sotto -la sua pelle di rame,--Cosma _taorib!_-- - -Damiano si morse le labbra. Ma aveva lo stomaco tanto debole, e il -cervello ancora tanto annebbiato, che non si provò neanche a gridare. - ---Ho capito;--mormorò.--Buona fortuna, Cosma taorib! Io vado a letto. -Come si dice letto, nella lingua di questo popolo agreste? Ah, mi -ricordo, amac. Io dunque vado nell'_amac_... e senza _taorib_.-- - -Samana, tutta intenta a guardar Cosma, non diede neanche retta a -Damiano; lo lasciò andare senza dirgli crepa. - ---Ingratitudine delle _taorib!_--borbottò Damiano, entrando nella -capanna.--Ma non diciamo male delle _taorib_, dopo tutto. Sono così -anche le lepri. Un cacciatore le scopre; un altro le prende.-- - -Damiano cullava ancora la sua filosofia nel pensile tessuto di un'amaca, -quando venne Cosma a raggiungerlo. - ---Ah sei qua, tu?--gli disse Damiano--Troppo buono, in verità! - ---Te lo avevo pur detto!--rispose Cosma.--Non ne ber tanto, di quel -liquore. È non ti sei contentato di bere; hai voluto anche aspirare il -fumo di quell'erba. - ---Caro mio, per discacciare gli spiriti della sera. Avevo un diavolo in -corpo. E come sai, un diavolo scaccia l'altro. - ---Quando non restano in corpo tutt'e due. - ---No, sai? uno... è andato fuori di certo. Del resto, cose nuove; e -bisogna farci lo stomaco. Ma tu, caro amico, hai fatto un'opera di -carità, venendo a vedermi. Ed anche un sacrifizio, mi pare. - ---Perchè? - ---Perchè hai piantata sull'uscio la mia... no, la tua... infine la -nostra Samana Taorib. - ---Ma che mia? che nostra? che Taorib? - ---Come? e non era poc'anzi con te? - ---Eh, sfido! volevi che la scacciassi? - ---Non pretendevo questo. Ho detto di averla veduta con te. E ti chiamava -Cosma _Taorib_, la perfida! Sentiamo, che cos'altro ti ha detto? - ---Caro mio, lo vorrei, ma non lo posso. Non l'ho capita. - ---E non hai preso interpetre? - ---No. - ---Uomo raro! uomo singolare! giuralo. - ---Te lo giuro;--disse Cosma, ridendo a suo malgrado della necessità di -un giuramento solenne.--Ma che, per caso, mi avresti tu preso in -iscambio, credendomi un altro te? - ---Caro mio, che cosa vuoi che ti dica? L'uomo è un animale così -irragionevole! - ---Parla per te, Damiano. - ---È giusto, parlerò per me. Anzi, non parlerò più affatto. Con tua -licenza proverò a dormire. - ---È il meglio che tu possa fare;--concluse Cosma,--E poichè vedo lì -un'altra amaca, ne prendo possesso, e ti fo compagnia.-- - -Così dicendo, Cosma pose le mani sull'orlo di una amaca, librò la -persona sulle braccia tese, e con una abilissima giravolta si gittò di -lancio in quel letto pensile, dove pochi minuti dopo dormiva -saporitamente, con molta invidia del compagno Damiano, a cui i dolori -del capo, l'arsura delle fauci e i vapori dello stomaco non lasciavano -prender sonno. - -Ma tutto ha fine quaggiù, anche il mal di capo e il mal di stomaco. -Dormendo interrottamente, sudando freddo, voltandosi un po' sul fianco -destro, un po' sul mancino, Damiano trovò finalmente il modo di -riposare, aspettando una domani che era così lenta a venire. A giorno -chiaro si svegliò del tutto, e balzò dall'amaca, al rumore che gli altri -facevano dintorno a lui, essendo alzati già tutti. - -Damiano aveva la bocca amara e le ossa peste, come dopo una febbre -quartana. Ma infine, se paragonava il suo stato d'allora con quello -della sera innanzi, poteva stimarsi abbastanza contento. Lo stomaco era -sempre dubbioso, ma non gli doleva più. Uscì all'aperto, per prendere -davvero una boccata d'aria; passeggiò un poco sotto i palmizi, e andò a -salutare la fontana, in fondo a quel prato nascosto, dove aveva corso il -risico di rendere l'anima a Dio, come tant'altre cose alla terra di -Bohio. Al vivo zampillo della fontana si lavò le mani e la faccia; -questa, poi, lungamente, una mezza dozzina di volte. Avrebbe fatto anche -un bagno, se non avesse pensato che ci voleva troppo tempo a spogliarsi, -mentre Luigi di Torres e Rodrigo di Xeres parlavano già di rimettersi in -cammino, per ritornare alla costa. - -Quando ricomparve nella brigata, era già l'ora della refezione. - ---Mangiate qualche cosa;--gli disse Rodrigo di Xeres.--Niente, è più -utile d'un cibo moderato, a rianimare lo stomaco indebolito da un -stravizio.... e dalle sue conseguenze. - ---A chi lo dite?--esclamò Damiano.--Sono anche un po' medico. E -assaggerò di questa farinata gialla, che mi pare di ceci. - ---Maiz;--disse Caonec--Qui mangiare, là nascere.-- - -Indicava, così dicendo, certe pannocchie dorate di quello che si chiamò -poi grano turco; le quali pannocchie pendevano dalle pareti della -capanna. Insieme con altre sementi di civaie, che gli ambasciatori -avevano raccolte, per portarle alla costa. - -Il pasto fu leggero, ed anche breve; Damiano non innaffiò la sua -farinata di maiz che con sorsate di acqua pura. Finalmente, gli -ambasciatori si alzarono, per prendere congedo dai loro ospiti di Bohio. -In due grandi ceste di vimini, ricambiate con le solite perline di vetro -colorato e sonagliuzzi di rame, avevano fatti riporre i saggi della -agricoltura di Bohio; e i naturali del luogo vi aggiunsero una discreta -quantità di bambagia, che traevano da un fiore, non coltivato nei campi, -ma facile a trovarsi dovunque nello stato salvatico. Era, come -immaginate, il cotone. E i naturali dell'isola conoscevano l'arte di -filarlo, per tesserne le loro amache non solo, ma ancora i manti di cui -le donne più ragguardevoli si adornavano le spalle, e le _pernague_, o -pannicelli, che tutte si giravano intorno ai fianchi. - -Insieme con le ceste di vimini, che erano confidate alle cure dei due -interpetri, gli ambasciatori dell'almirante portavano un carico meno -pesante, ma egualmente voluminoso, di utili notizie, raccolte a fatica, -e forse non tutte dirittamente intese, sulle condizioni dei luoghi. -Sapevano, per esempio, che in quell'isola, detta di Cuba, erano molti i -villaggi, ognuno col suo re, detto _cacìco;_ potevano riferire con -certezza all'almirante che quei villaggi erano tutti, dal più al meno, -come quello di Bohio, e che non era a sperare di trovarci il gran Cane, -nè il Prete Janni, nè altri segni di dominio orientale, nè perle, nè -oro, nè spezierie. Queste ricchezze, per altro, dovevano ritrovarsi a -staia, molto più lungi di là, verso ponente, in un'isola, o terra, che i -naturali di Bohio chiamavano col nome di Babeque. - -O Babeque, o isola fantastica come quella di San Brandano, cercata -inutilmente come quella di Cipango, voi avete fatto perdere un tempo -prezioso al signor almirante del mare Oceano. E siete rientrata nel gran -limbo delle cose vane, senza che i posteri siano mai venuti a capo di -sapere che diavolo intendessero di accennare, pronunziando il vostro -riverito nome, i naturali di Cuba. - ---Ed ora, amici, in cammino!--aveva detto Rodrigo di -Xeres.--Bisognerebbe esser domani alla costa, per non tenere in ansietà -il nostro signor almirante.-- - -Il cacìco e i principali della tribù accompagnarono l'ambasciata per un -buon tratto di strada. Le donne, affollate all'ingresso del villaggio, -piangevano sulla partenza dei figli del cielo. - -Damiano vide tra quelle donne, e in prima fila, quella perfida Samana, -che lo aveva lasciato solo a combattere coi fumi della _kohiba_, andando -a chiamare _taorib_ il suo amico e fratello Cosma. Stette saldo, -vedendola, e guardò davanti a sè, fingendo di non averla veduta. - -Le donne si accalcavano intorno agli ambasciatori, baciando loro le -mani. Samana approfittò di quella confusione per accostarsi a Damiano. - ---Damiana!--gli disse, guardandolo con aria compunta. - ---Damiana!--ripetè egli, sardonico.--Cambiami ancora il sesso, satirica -donna, che me lo son meritato. - ---Damiana.... _taorib!_--ripigliò Samana con voce carezzevole. - ---Troppo tardi, fanciulla!--rispose egli inflessibile.--Ma se _taorib_ -vuol dire imbecille, tu hai sicuramente ragione.-- - -Così dicendo, Damiano levò il braccio, come se volesse darle la sua -benedizione, o mandarla a farsi benedire altrove; e proseguì la sua -strada. - - - - - - _Capitolo VII._ - - - - - Si cerca Babeque, si smarrisce la Pinta, e si ritrova Haiti. - - - -L'almirante aveva spesi utilmente quei giorni di aspettazione, facendo -tirare a terra e spalmare la _Santa Maria_, che incominciava a sentire -il bisogno di essere racconciata. L'opera dei calafati era a mala pena -finita, e la caravella in pronto per navigare, quando ritornarono i -messaggeri alla costa, e riferirono al comandante supremo tutto ciò che -avevano veduto nel loro viaggio entro terra. Era quel giorno il 5 -novembre. E perchè la freschezza delle notti faceva preveder vicino -l'inverno, l'almirante deliberò di non avanzarsi troppo verso -settentrione, e di non fermarsi più a lungo in così povere contrade. - -Per altro, innanzi di salpare le áncore dal _Rio de los Mares_, comandò -che si prendesse qualche naturale dell'isola di Cuba, avendo in animo di -condurre d'ogni isola visitata qualche abitante in Castiglia. Furono -presi così dodici naturali, tra uomini, donne e fanciulli. Le navi erano -già alla vela, quando si accostò in una piroga un selvaggio, chiedendo -di essere preso a bordo egli pure. Marito di una delle donne prese dagli -Spagnuoli, padre di due fanciulli che con la madre erano stati condotti -alla nave, il poveraccio non vedeva che cosa avrebbe potuto far egli a -terra, lontano dalla sua famigliuola. L'almirante lo accolse -festosamente, e comandò che fosse trattato, egli e i suoi, con ogni -cortesia. Così contenti tutti, si uscì dalla foce del fiume, nella -giornata del 12, muovendo verso levante, alla ricerca dell'isola di -Babeque. - -Fu un grave danno per lui, quella illusione di Babeque. Se avesse volta -la prora a ponente, e seguitato il suo consueto cammino, avrebbe toccate -le coste della Florida; od anche, seguitando a costeggiare l'isola di -Cuba, nel rombo di libeccio, avrebbe incontrate le sponde opposte -dell'Yucatan, così facendo nel suo primo viaggio la scoperta del -Messico, cioè della più ricca e della più incivilita contrada del nuovo -mondo. - -Ma per allora, seguendo le indicazioni dei naturali di Bohio, egli andò -a cercare Babeque, la irreperibile Babeque. Le navi avevano appena -pigliato il largo, che incominciò a soffiare il vento di tramontana, e -così fresco, da consigliare una poggiata verso l'isola di Cuba. La -spedizione entrò allora fra alcune isolette, le quali sorgevano in -vicinanza di un gran porto, a cui Cristoforo Colombo impose il nome di -porto del Principe. Egli spese qualche giorno a visitare coi suoi -palischermi il grazioso arcipelago, a cui diè nome di Giardino del Re. -Erano quelle isole così fitte e vicine, che dall'una all'altra non era -più d'un quarto di lega; e tanto erano profondi i canali, le rive così -adorne di alberi e di erbe così verdi, che niente si sarebbe potuto -immaginare di più bello. Tutte quelle isole erano vuote di abitanti; -eppure ci si vedevano tracce di molti fuochi di pescatori. Sicuramente, -a quelle isole andavano i naturali di Cuba, per attendere alla pesca; la -qual cosa si seppe poi con certezza, insieme con altre particolarità, -che importano poco al nostro racconto, e che per amore di brevità si -ommettono. Ce ne sappia grado il lettore. - -Il 19 dicembre, che fu un lunedì, l'almirante salpò nuovamente dal porto -del Principe, ripigliando il suo cammino verso la fantastica Babeque. E -seguitava a cercarla il 21, quando Martino Alonzo Pinzon, seccato di -cercare Babeque in compagnia dell'almirante, si mosse per suo conto alla -ricerca di una isola nuova, che i naturali a bordo della _Pinta_ -chiamavano Bohio, come i villaggi dell'interno di Cuba. Evidentemente, -con quel nome di Bohio indicavano la casa, o un ceppo di case; un luogo -abitato, insomma. - -Vedendo la _Pinta_ allontanarsi verso levante, Cristoforo Colombo la -richiamò coi segnali d'uso. Ma la _Pinta_ non fece caso dei richiami, e -andò innanzi per tutto il resto della giornata. Sopraggiunta la notte, -l'almirante fece serrare alcune vele, e appiccar lanterne all'albero di -maestra, pensando ancora che la _Pinta_, ottima veliera, lo avrebbe -raggiunto; ma invano. La _Pinta_ non ritornò; allo spuntar del giorno si -era dileguata del tutto. - -Che voleva dir ciò? Noi sappiamo che i racconti di un selvaggio, -accennando ad una ricchissima regione, avevano abbagliato il Pinzon. Ma -senza sapere di ciò, l'almirante pensava dirittamente dell'altro; -pensava ad esempio che Martino Alonzo non era il più obbediente degli -uomini e sopportava con impazienza l'autorità del comandante supremo. E -sospettava, per conseguenza, di qualche brutto disegno. Il Pinzon -voleva, arrogandosi un comando separato, procurare a sè vantaggi -separati; oppure egli faceva conto di ritornarsene in Ispagna, per -usurpare al comandante supremo l'onore delle fatte scoperte. - -La lentezza della _Santa Maria_ non permetteva d'inseguire la _Pinta_. -Cristoforo Colombo, che già tante contrarietà aveva dovuto sopportare e -tanti affronti mandar giù, ricacciò il suo giusto sdegno nel fondo -dell'animo; e seguitò a veleggiare lungo la costa di Cuba. Gli occorse -anzi di ritrovare un bel porto, e di ancorarvisi, per fornirsi d'acqua e -di legna. In quel porto, che egli chiamò di Santa Caterina, vide alla -foce d'un fiume alcune pietre che avevan mostre d'oro; e le montagne -tutto intorno erano vestite di pini così alti, che se ne potevano far -alberi per grosse navi. - -Ma non era tempo d'indugiarsi. La tarda _Santa Maria_ e la tardissima -_Nina_ ripigliarono il viaggio: toccarono un altro porto, che fu -chiamato porto Santo, e di là volsero alla punta orientale di Cuba, che -prese il nome di Alfa ed Omega. Laggiù, mentre correva bordeggiando, -incerto della via da prendere, l'almirante scoprì a scirocco una nuova -terra: e questa a grado a grado si mostrava più chiaramente, -innalzandosi le sue alte montagne a foggia di piramidi, sulla linea -dell'orizzonte, ed annunziando un'isola di grande estensione. - -I naturali di Guanahani e di Cuba, che erano a bordo della _Santa -Maria_, vedendo quell'isola in lontananza gridarono: Bohio! Quando -videro che l'almirante faceva drizzar la prora a quella volta, diedero -segni di gran terrore, e lo supplicarono di mutar cammino, assicurandolo -che gli abitanti erano feroci e crudeli. Parve anzi di capire dai -discorsi dell'interpetre che fossero antropofagi e che avessero un -occhio solo nel mezzo della fronte. Davvero, in quel maraviglioso -viaggio del navigator genovese, un po' d'Odissea non guastava, e -Polifemo ci ritrovava il suo posto. - -Il vento si era voltato contrario; nè osando far vela nella notte per -quei mari sconosciuti, l'almirante spese due giorni intieri per arrivare -alla temuta isola di Bohio. Ma egli potè lungamente ammirarla, in mezzo -alla trasparente atmosfera dei tropici. Le sue montagne erano più alte e -rocciose di quante egli ne avesse vedute in quell'isole; per contro, -sorgevano dal verde cupo di fitte boscaglie le ridenti colline; e le -verdeggianti praterie che la circondavano, i segni di coltura che -offrivano le pianure, i fuochi innumerevoli che si vedevano brillare -nella notte, le colonne di fumo che di giorno s'innalzavano al cielo, -davano indizio di un popolo numeroso e felice. Tale si offerse Bohio, o -per chiamarla col suo vero nome, Haiti, agli occhi dell'almirante e del -suo equipaggio. - -Egli era partito dal capo Alfa ed Omega la mattina del cinque di -dicembre. Non toccò la punta occidentale della nuova isola che nella -sera del sei. Approdò ad un porto, a cui diede il nome del santo di quel -giorno, san Nicolò; nome che i posteri hanno conservato a quel -sorgitore, spazioso e profondo, attorniato di alberi d'alto fusto, molti -dei quali erano carichi di frutti. - -Verso il fondo del porto si stendeva una vasta pianura, irrigata da -un'acqua limpidissima. Nel porto si vedevano cinque piroghe, grosse come -fuste spagnuole, di quindici banchi ciascuna. Sicuramente erano villaggi -in vicinanza; ma i naturali, alla vista delle navi straniere, erano -tosto fuggiti alla macchia. - -Non potendo aver pratica con quella gente, l'almirante fece rimettere -alla vela, seguendo la costa verso tramontana, finchè giunse ad un altro -porto, da lui chiamato della Concezione. Anche in quel porto metteva -foce un piccolo fiume. La costa abbondava di pesci, molti dei quali -saltavano perfino nei palischermi. E perchè la più parte di quei pesci -somigliavano a quelli delle coste di Spagna, e perchè parve di udir dai -boschi vicini il gorgheggio del solito rosignuolo di Andalusia, e perchè -l'aspetto dei monti e delle colline ricordava anch'esso la terra -dond'erano partiti i navigatori animosi, l'isola ebbe il nome nuovo di -Spagnuola, innanzi che fosse conosciuto il suo vero nome di Haiti. - -Erano nel dintorni del porto le tracce d'una grossolana coltura; ma non -si vedevano abitanti, perchè tutti erano fuggiti all'arrivo degli -stranieri. Quattro o cinque ne furono veduti in una radura del bosco, -che stavano spiando i nuovi venuti; si diede loro la caccia, ma non fu -possibile raggiungerli. - -Desiderando l'almirante di entrare ad ogni modo in relazione coi -naturali dell'isola, mandò sei uomini bene armati in esplorazione. -Trovarono essi dei campi coltivati, delle tracce di sentieri, delle -eminenze con avanzi dì carbone e di cenere; ma gli abitanti impauriti si -erano sempre tenuti lontani da loro. Non era molto, ma bastava a -convincere l'almirante che la popolazione dell'isola fosse abbastanza -numerosa. Quei fuochi che egli aveva veduti risplendere la notte -innanzi, e di cui erano state ritrovate le vestigie, ricordavano ciò che -si sapeva per tradizione in Ispagna, dei fuochi accesi nelle montagne -dal popolo cristiano, al tempo della invasione degli Arabi, per -avvertire gli abitanti del piano di fuggire quanto più potessero lontani -dal lido minacciato. - -Era il 12 dicembre, quando Cristoforo Colombo piantò solennemente una -croce, sopra un poggio all'ingresso del porto, per dinotare che ne aveva -preso possesso. Cosma e Damiano, che passeggiavano allora in quelle -vicinanze, scopersero sul confine di una macchia vicina un gran numero -di naturali. Data la voce ad alcuni compagni, e tosto seguiti da essi, -corsero sulle tracce di quella gente, che si era data, come potete -immaginarvi, alla fuga. Non impediti da drappi, nè da falde, quei -naturali guadagnarono facilmente terreno, e non furono potuti -raggiungere. Ma la fortuna arrise a Damiano, che era più innanzi dei -compagni, e potè metter la mano sopra una giovane donna, rimasta ultima -dello stuolo fuggitivo. - -Confessiamo, per amore di verità, che Damiano da principio non pensò al -sesso della sua preda. L'aveva abbrancata e la teneva forte. Ma alle -strida di lei, riconobbe di aver sotto l'unghie una donna. E senza -lasciarla tuttavia, la strinse un po' meno, cercando in quella vece di -chetarla, con quel po' di lingua selvaggia che aveva imparata. - -Quel poco, per altro, era pochissimo; una sola parola. - ---_Taorib!_--le disse.--_Taorib!_-- - -La donna seguitava a divincolarsi, ma inutilmente. Del resto, -sopraggiungevano i compagni di Damiano, a prestargli man forte. - ---Per caso,--disse Cosma all'amico,--avresti ritrovata Samana? - ---Eh, qualche cosa di simile;--rispose Damiano.--Ma il diavolo mi porti, -se ricasco nelle sue tentazioni.-- - -Pure la donna era giovane e graziosa. Era nuda affatto, il che augurava -male del grado di civiltà dell'isola Spagnuola. Ma essa portava sospesa -alle narici una piastrella d'oro, e questo faceva sperare che il -prezioso metallo fosse comune in quell'isola. Una miniera d'oro valeva -bene uno stato di civiltà. Così almeno si ragionava allora, e il -narratore non ci mette del suo nè sal nè pepe. - -La bella conquista fu portata in trionfo a piè della croce. Colà il suo -spavento fu presto calmato dagli interpetri, e più dal benigno aspetto e -dagli umanissimi gesti dell'almirante; il quale tosto ordinò che la -bella sbigottita fosse coperta d'un manto, le diede anelli di rame da -mettersi alle dita, una collana di perline di vetro e dei piccoli -sonagli da mettersi al collo. Eva fu prontamente tranquillata. L'avevano -ornata di bei presenti; la rimandavano libera: l'avevano chiamata -_taorib_. - ---_Taorib!_ si, _taorib!_--le andava ripetendo Damiano, mentre ella si -allontanava. - -Ed ella si allontanava lentamente; o fosse, come credette Damiano, -perchè non le dispiacesse quel complimento, o perchè al suo cuore -riconoscente piacesse meglio mostrare con la lentezza del ritorno che -era grata delle buone accoglienze ricevute. - ---Accompagnatela;--disse l'almirante agli interpetri.--Forse troverete -modo di parlare agli uomini della tribù.-- - -Tre degli interpetri obbedirono al comando. - ---Signore,--disse Damiano,--volete che l'accompagni qualcun altro di -noi? - ---Fatelo, se vi pare. Io non pensavo di darne incarico a voi, -immaginandovi stanchi della corsa già fatta.-- - -Damiano volse un'occhiata a Cosma, invitandolo. - ---Io verrei;--gli disse Cosma, muovendosi;--ma non mi farai tu assistere -a qualche altra follia? - ---Uomo di poca fede,--rispose Damiano,--ti ho detto che non ricascherò -in tentazione. E voglio averti per testimonio della mia maravigliosa -virtù. In questo momento, poi, mi ricordo di Scipione in Ispagna.-- - -La donna, vedendosi seguire da tanti, incominciava a pentirsi di essere -andata troppo lenta. Ma gl'interpetri furono solleciti a chetare i suoi -timori; ed ella si mostrò contenta di ritornare al suo villaggio così -bene scortata, con quel manto da regina sulle spalle. - -Damiano, in quella spedizione, mantenne la parola che aveva data al -compagno. Non fece gli occhi teneri alla bella selvaggia; si contentò di -chiamarla un centinaio di volte _taorib_. - ---Parole,--diceva egli a Cosma,--parole che si dicono, e il vento se le -porta. È sempre bene dire ad una donna che ella è _taorib_, anche se una -piastrella d'oro sospesa alle nari le sforma un pochettino la faccia. -Ella ritorna a casa sua, vede le amiche, s'intrattiene di cento cose con -loro, e trova sempre modo di ricordar loro quel gentil cavaliere che le -ha detto tante belle cose, magari dicendogliene sempre una sola. - ---Ah, furfante di tre cotte!--esclamò Cosma, ridendo.--Così ti disponi -tu a non ricadere in tentazione? preparandoti il terreno in guisa che -tutta una popolazione femminile s'innamori di te? Vuoi dunque -conquistare tutti i teneri cuori del nuovo mondo? - ---Sì, dammi la soia!--rispose Damiano.--Sei tu, Cosma _taorib_, che puoi -parlarmi così? tu, che appena saremo al villaggio, mi vogherai -bravamente sul remo?-- - -Con grande soddisfazione di Damiano, che era fresco di malattia e non -voleva far ricadute, non fu il caso che l'amico gli vogasse, anche -involontariamente, sul remo. Sopraggiunse la sera, senza che avessero -ritrovato il villaggio. Non volendo avventurarsi in piccol numero, e di -notte in quei luoghi sconosciuti, pensarono di ritornare alla costa. La -selvaggia, del resto, aveva veduto compagni sulle balze vicine; poteva -ritornarsene insieme con loro al villaggio. Fu salutata, ossequiata, -pose le mani sulla testa di tutti, in segno di riverenza e di fede, si -sentì chiamare un'altra volta _taorib_, e mezzo sorridente, mezzo -piangente, si separò dai suoi cavalieri. - -L'almirante vide a tarda sera ritornare i suoi uomini. E facendo -assegnamento sul buon effetto che avrebbe dovuto produrre sui naturali -il racconto della donna così prontamente rimandata libera e tanto -onorata da tutti, pensò di mandar gente nell'interno dell'isola. Nella -mattina seguente egli scelse adunque nove uomini, comandò che si -armassero a dovere, e li spedì per la via di cui già avevano fatta una -parte, a rintracciare il villaggio. - -Damiano, si capisce, era del numero; e Cosma non poteva non accompagnare -Damiano. Un naturale di Cuba fu aggiunto al drappello, per servire da -interpetre. - -Il villaggio fu ritrovato, a quattro leghe e mezzo dalla costa, e sulle -sponde di un gran fiume. Conteneva un migliaio di capanne; ma tutte -deserte, essendone fuggiti gli abitanti al primo apparire degli -Spagnuoli. Per altro, non erano andati molto lontano; parecchi ne furono -veduti ronzare tra gli alberi, in prossimità del villaggio, e come in -vedetta, per dare avviso d'ogni novità ai loro compagni. - -Ad essi, per consiglio di Cosma, che capitanava il drappello, andò solo -soletto l'interpetre. Trattenendoli coi gesti e con la voce amica, li -raggiunse, parlò, e riuscì a persuaderli, discorrendo a lungo della -bontà dei figli del cielo, che viaggiavano il mondo, facendo ricchi -donativi a tutti, e male a nessuno. - -Si erano affollati in cento a sentirlo; crebbero a mille, mentre egli -parlava; In duemila lo seguirono al villaggio, circondando i nove -Spagnuoli, ma rispettosamente, sapendoli figli del cielo, e immaginando -forse che quegli esseri soprannaturali, scesi dalla patria della -folgore, potessero sprigionare da un momento all'altro scintille ed -atterrarli a diecine. - -A poco a poco, vedendoli così buoni, che si lasciavano ammirare, e -rivolgevano loro occhiate amorevoli, si addomesticarono del tutto. I più -vecchi giunsero perfino all'atto di metter le mani sulla testa degli -uomini bianchi; il che, come sapete, era segno di onore grandissimo, -come di confidente amicizia per gli stranieri, e di buon augurio per sè. -Quindi, sparpagliatisi per le case e pei campi, ritornarono in piazza -con frutti, radici e pane di cassava. Vollero ancora che visitassero le -loro capanne, portandoci la benedizione del cielo, e li pregavano di -rimanere a lungo loro ospiti. Udito dall'interpetre che amavano i -pappagalli, ne recarono molti addomesticati. Non oro, ahimè, non oro, -che i figli del cielo anteponevano ai pappagalli. Salvo quelle -piastrelle che taluni di essi, specie le donne, portavano sospese alle -nari, non avevano in casa altro saggio del prezioso metallo. Ma -lasciavano intendere che la terra dove si raccoglieva l'oro, giaceva più -oltre a levante. Era un'altra parte dell'isola? era un'altra isola a -dirittura, o un continente lontano? Era povero ancora il vocabolario, -più povera la sintassi dell'interpetre; e quel punto difficile non fu -potuto chiarire lì per lì, come avrebbero desiderato i figli del cielo. - -Gl'indigeni di quel villaggio erano dei più belli, per regolarità di -fattezze e proporzione di membra, che i cristiani avessero veduti fino -allora nelle isole scoperte. Avevano pure la pelle più bianca degli -altri. Apparivano anche singolarmente felici, poichè la terra ferace -produceva quasi senza coltivazione la maggior parte dei loro alimenti; i -fiumi e le rive del mare davano pesce in gran copia. Tutto avevano -comune, la terra del pari che l'acqua ed il sole; i loro frutteti, come -i lor boschi, non si vedevano circondati da fossi, nè divisi da -stecconate, nè protetti da muri. Vivevano senza leggi, senza giudici, -senza uscieri e senza gendarmi, riguardando siccome malvagio chi si -compiacesse di far male altrui, nè avendo altra cura fuor quella di -vigilare la riproduzione delle radici di jucca, donde ritraevano il -pane. Non era sconosciuta ad essi la poligamia, poichè assegnavano venti -donne al capo della tribù; ma ognuno di loro pareva contentarsi di una. -E non difettavano d'idee filosofiche, nè di credenze religiose. -Stimavano esser l'anima immortale, e pensavano che, dopo la morte del -corpo, ella andasse per boschi e montagne, vivendo eternamente collegata -alla sua patria terrena, nel fondo delle caverne. Queste, perciò, -avevano un culto, essendo riguardate con superstiziosa venerazione. E -quelle voci che rispondono alla nostra nei luoghi solitarî, dalla cavità -delle grotte, dalle pareti dei massi, erano, secondo loro, le anime dei -trapassati. Vita bucolica, religione poetica, come vedete. - -Mentre i nove Spagnuoli stavano ragionando coi naturali del villaggio -(per intromissione dell'interpetre, quasi non sarebbe mestieri di -dirlo), videro avvicinarsi un numeroso stuolo d'indigeni, che portavano -una donna sulle loro spalle, come in trionfo. - ---La regina!--disse Damiano. - ---Sì, piglia fuoco, bombarda!--fu pronto a ribattergli Cosma. - ---Eh, se sarà degna dei nostri omaggi, perchè no? Ne ho pensato una, -sai? L'altra volta, caro mio, mi hai sconfitto facilmente, avendo io -bevuto troppo di quel maledetto liquore, e sorbito quell'altro veleno -nel fumo dell'erba magica, o che altro diavolo fosse. Ma questa volta, -per tua regola, non berrò che acqua, non accosterò _kohiba_ alle labbra, -e ce la vedremo, mio caro!-- - -Cosma ascoltava e sorrideva, di quel suo sorriso malinconico che non -iscopriva i segreti dell'animo, ma li lasciava intravvedere, e faceva di -lui un personaggio singolare in mezzo a quella numerosa famiglia di -poveri naviganti. - -Il drappello si era avvicinato, e i due amici riconobbero nella creduta -regina la giovane donna che avevano fatta prigioniera il giorno innanzi -e poi ricondotta a mezza strada verso il villaggio. Coperte le spalle -del suo manto dai vistosi colori, cinta il collo dei sonagli e delle -perline di vetro che le aveva donato l'almirante, ella veniva tutta -sorridente e felice su quel suo cocchio improvvisato. Il marito di lei -precedeva il drappello, e fu molto contento di aver lì pronto un -interpetre, per fare un lungo discorso, in cui esprimeva la sua profonda -riconoscenza per la bontà che i figli del cielo avevano dimostrata verso -sua moglie. - -Una buona parola non è mai sprecata. Damiano ebbe il premio di quella -che aveva detta tante volte alla giovane selvaggia; lo ebbe sentendosi -da lei chiamare per nome. Era il nome con cui essa lo aveva sentito -chiamare dagli amici, e non lo aveva dimenticato. - ---Damiano!--gli disse;--Damiano!-- - -E pareva contenta di rammentarlo; più contenta di dimostrargli che lo -aveva ritenuto. - ---Ah! sia lodato il cielo!--mormorò Damiano. - ---Questa, almeno, non mi cambia il sesso. Buon giorno, -_taorib_!--soggiunse ad alta voce, facendole con la mano un grazioso -saluto. - ---Ella sa il tuo nome;--gli disse Cosma all'orecchio.--Chiedile almeno -il suo. - ---A qual pro?--disse Damiano. - ---Ma, che so io? Per ricordartene. - ---E domandiamo il suo nome:--riprese Damiano.--Cusqueia!-- - -Il naturale di Cuba, che si chiamava così per lo appunto, si volse. - ---Come si chiama quella _taorib_? Domandalo.-- - -L'interpetre contentò subito il desiderio di Damiano; poi ripetè il nome -che gli aveva detto la donna: - ---Caritaba. - ---Onore a Caritaba!--disse allora Damiano. - -E levatasi una rossa fascia di lana che portava in cintura, la porse a -lei in presente. Caritaba ringraziò, battendo le palme e saltando. - -Era giunta l'ora di lasciare il villaggio. I marinai volevano essere -prima di notte alla costa. Saputo della loro risoluzione, tutta la tribù -si diede a gemere, a guaiolare, come se fosse accaduta una grande -sventura. - -Ma poco valevano i pianti. Il destino era quello. _Fata trahunt_, -avrebbe potuto dir loro Damiano, che sapeva di latino. Ma a qual pro', -se i naturali di Cuba non capivano il latino? - -Il drappello si pose in cammino, accompagnato dal saluti, dai gemiti, -dalle acclamazioni di tutta la tribù. Era un tumulto assordante, -aggravato ancora, se pur ce ne fosse stato bisogno, dalle grida dei -pappagalli, che gli Spagnuoli dovevano portare con sè, per non aver aria -di sgradire i donativi di quell'ottima gente. - ---E tacete, che il diavolo vi porti, animali molesti, nemici -dell'uomo!--gridava Damiano.--Se almeno si capisse il vostro linguaggio! - ---Tu non hai pazienza;--gli diceva Cosma. - ---Ne ho, perdincibacco, ne ho quanto occorre;--rispondeva Damiano.--Ma -queste bestie maledette, la farebbero perdere a Giobbe. - ---Ah sì! bell'esempio che tu porti! un uomo che si lagnava dalla mattina -alla sera, e dalla sera alla mattina. - ---E credi che non ne avesse ragione? Vorrei vederti, con quel po' po' di -disgrazie e di guidaleschi addosso! e con quella razza di amici! e con -quella donna, poi! Felice te, Cosma, che non hai preso moglie!...-- - -Il viso di Cosma si rabbuiò, a quel discorso di Damiano. - ---Scusami, sai;--ripigliò Damiano, vedendo, o piuttosto indovinando -l'effetto delle sue parole.--Volevo dire: felice te, che di amici -chiacchieroni non ne hai alle costole che uno. - ---E lo amo, e son lieto di avercelo;--disse Cosma, stendendogli la mano. - -Si erano fermati un istante, alla svolta del sentiero, per mandare un -ultimo saluto alla tribù, che era tutta quanta affollata all'ingresso -del villaggio, in atto di contemplare i figli del cielo. - ---Che è?--disse Cosma.--Uno dei naturali viene verso di noi, correndo -come una lepre. - ---Che cosa vorrà?--disse Damiano.--E che diavolo porta egli in mano? -Qualche cosa di verde. Una foglia di palma, forse? A te, che hai un -occhio di lince, e l'altro di falco; vedi un po' tu. - ---Povero Damiano!--esclamò Cosma, non potendo trattenere un -sorriso.--Sta a vedere che quella palma è per te! Infine, non hai tu -trionfato? e non la meriti? Ma pur troppo, amico mio, non è una foglia -di palma. Tura gli orecchi, Damiano; è un pappagallo. - ---Che il diavolo si porti anche quello;--gridò Damiano.--Ma perchè poi -dovrebbe essere destinato a me? Non sei tu il capo della spedizione? I -donativi vanno al comandante, mi pare.-- - -Il naturale si avvicinava. Quella sua pelle color di rame non permetteva -agli Europei di riconoscerlo. Ma bene lo distinse l'interpetre. - ---Marito a Caritaba;--diss'egli. - ---Che cosa ti dicevo io?--mormorò Cosma all'orecchio di Damiano.--È il -marito della bella: ti porterà un ultimo saluto di lei.-- - -Era infatti il marito dell'indiana, a cui erano state fatte tante buone -accoglienze il giorno innanzi, e tanta festa un'ora prima. Veniva egli -con un pappagallo nel pugno; e giunto alla presenza degli Spagnuoli, -guardò un poco nel crocchio, per cercare il suo uomo; lo ritrovò, diede -un grido, e gli offerse il pappagallo, dicendo con breviloquenza -spartana: - ---Caritaba.... Damiano. - ---Cari....--balbettò Damiano, confuso. - ---Caritaba;--gli rispose una voce. - -Ma non era la voce dell'indiano; era la voce del pappagallo. - ---Diciamo dunque Caritaba;--conchiuse Damiano, rassegnandosi.--E tu, -Cusqueia, sapientissimo tra gli araldi, chiedi a questo ottimo naturale -per qual ragione abbia portato a me un così maraviglioso presente.-- - -L'interpetre capì ad un bel circa il pensiero di Damiano. E parlò al -marito di Caritaba; ne ebbe la risposta, e la riferì prontamente a -Damiano. - ---Caritaba,--diss'egli,--contenta dono Damiano. Figli del cielo amare -bestie parlanti. Caritaba mandar bestia parlante Damiano. - ---Grazie!--rispose Damiano, commosso, ma non fino alle lagrime.--Dica -quell'ottimo naturale alla sua dolce metà che io terrò questo pappagallo -sul mio cuore, finchè mi duri la vita.-- - -L'interpetre capì quel che potè, disse quel che gli parve meglio, e fece -saltare quell'altro dalla gioia. - ---È contento vedi? è contento;--rispose Damiano.--Ma già, quell'ottimo -naturale ha il suo segreto in corpo. Egli ha letto Plutarco, e sa il -motto di Temistocle: a nemico che fugge, ponte d'oro.-- - -Il marito della bella indiana levò le mani, salutando; fece una -giravolta da ballerino, e prese il volo verso il villaggio. - ---Guarda,--disse Cosma,--guarda come è bene arnesato. - ---Arnesato, di che? Mi par nudo. - ---Non vedi? Ha la tua fascia rossa alle reni.-- - -Damiano guardò, e riconobbe la fascia che egli aveva donata un'ora -innanzi alla bella Caritaba. - ---Ah figlio di cane! e cane egli stesso!--gridò.--Ma quell'altra.... -quell'altra, che gli ha ceduto il mio regalo! - ---Caro mio, non accusare quella povera donna. Non avrà potuto rifiutarlo -ad una domanda del suo signore e padrone. Quella fascia, del resto, era -arnese da uomini; doveva andare ad un uomo. Egli ha veduto che tu la -portavi in cintura; l'ha voluta, e l'ha messa anche lui in cintura. - ---O giù di lì!--disse Damiano. - ---Ma di che ti lagni, uomo incontentabile?--riprese Cosma.--È venuto -ancora a portarti il cambio del tuo presente; il pappagallo, la bestia -parlante.... - ---Cosma!--brontolò Damiano.--Giobbe aveva parecchi amici; tre, se io -ricordo bene la Sacra Scrittura. Ma io ne ho uno, che fa per trenta. - ---Mi rinchiudo nel mio guscio,--rispose Cosma,--e non ti dico più -nulla.-- - -Damiano se ne ritornò verso la costa, tenendo sul pugno il suo -pappagallo, che di tanto in tanto gli veniva ripetendo: - ---Caritaba! - ---Sì, Caritaba! e aggiungi anche _taorib_, bestia malnata!--borbottava -Damiano.--Io dunque ti porterò in Europa, perchè tu m'introni sempre gli -orecchi, con quel tuo Caritaba? - ---Senti,--si provò a dirgli Cosma,--ora tu sei maravigliosamente -ingiusto. Vorresti dunque che egli ti dicesse.... Samana? - ---Ah sì, non ci mancherebbe più altro;--rispose Damiano.--Ma infine, tu -mi ci fai pensare: qui non è tutto male. Caritaba val meglio di Samana; -alla Spagnuola è scongiurata la mala sorte di Bohio. Mi dirai che mi -contento di poco. Ebbene, che fa? Uno sguardo, una parola, un pensiero, -un ricordo; ecco l'amore. - ---Caritaba!--gracchiò il pappagallo.--Caritaba! - ---O senti, tu! non potresti cambiarmela, una volta tanto, la -musica?--gridò Damiano, seccato.--Dirmi, per esempio, Caratiba? -Carabita? Catariba? Ah sì, perbacco, Catariba. È quasi come dir -Catarina; non è vero, Cosma?-- - -Cosma non rispose più sillaba. Si era per davvero rinchiuso nel suo -guscio. - -Quella sera, udita la relazione de' suoi messaggeri, Cristoforo Colombo -depose la speranza, o l'illusione, di essere pervenuto ai confini -orientali del Cattaio, e di dover mai, per quel viaggio almeno, usare -della scienza poliglotta di don Luigi de Torres. - -Selvaggi, selvaggi, ancora, selvaggi sempre. Terra vergine, adunque: e -non era la realtà più bella del sogno? - - - - - - _Capitolo VIII._ - - - - - Nel quale si ripete su per giù la medesima storia. - - - -Dobbiamo noi raccontare partitamente ogni cosa? riferire ogni -particolarità del viaggio di Cristoforo Colombo? Badate, lettori -umanissimi; si ruberebbe il mestiere al buon Las Casas, vescovo di -Chiapa, il quale ha narrato tutto per filo e per segno; oppure a -quell'altro scrittore, che corre il mondo sotto il nome di Fernando -Colombo, figliuolo dell'almirante e di donna Beatrice Enriquez, fingendo -di narrare la vita del suo genitore immortale, e non facendo altro che -copiare il Las Casas. Del resto, intorno ad Haiti, come intorno a Cuba, -come intorno a tutte le isole scoperte nel primo viaggio di messer -Cristoforo, troppe cose, nel seguirsi che fanno, si rassomigliano; e voi -fareste colpa al narratore di una monotonia, ch'egli, per amor vostro, -vorrebbe ad ogni costo evitare.. - -Ecco qua, per esempio. La mattina del 14 dicembre, persuaso di non -essere in vicinanza del Cattaio, l'almirante si muove con le due -caravelle per andare un'altra volta in traccia della favolosa Babeque. I -venti contrarii glielo impediscono, ed egli si contenta di visitare -un'isola che si vede all'orizzonte, di rimpetto ad Haiti. Ci arriva, e -dall'abbondanza di tartarughe marine che ritrova in quelle acque, dà -all'isola nuova il nome di _Tortugas_. Anche là i naturali scappano dal -lido, alla vista degli stranieri; anche là il paese è amenissimo; una -valle stupenda riceve il nome di Paradiso; un bel fiumicello è -battezzato (della sua propria acqua, m'immagino) col nome di -Guadalquivir. Dopo di che, nel giorno 16 dicembre, l'almirante rimette -alla vela, e, se ne ritorna ad Haiti, o alla Spagnuola, se meglio vi -piace. - -In una rada, che porta oggi ancora il nome di _puerto de Paz_, -l'almirante fece a mala sorte buon viso; approfittò della inerzia a cui -lo obbligavano i venti contrari, per stringere più intime relazioni coi -naturali dell'isola. E là ricevette la visita di un giovane cacico, che -pareva aver fatti i suoi studi in Europa. Era venuto alla spiaggia in -lettiga, portato da quattro uomini, e scortato da dugento. Quando egli -giunse a bordo della _Santa Maria_, l'almirante era a tavola, co' suoi -ufficiali. Voleva alzarsi, per ricevere l'augusto visitatore; ma -l'augusto visitatore non lo permise, e nella sua lingua, che tosto -tradusse un interpetre, lo pregò di non far cerimonie. Egli aveva -lasciati i suoi uomini, parte a terra, e parte nelle piroghe; due soli -lo accompagnavano alla mensa dell'almirante, due vecchi, forse due -ministri, forse due consiglieri aulici. Cristoforo Colombo gli offerse -di prender parte al suo modesto desinare; e il cacico si degnò di -assaggiare, forse per mostrargli di aver gradita la cortesia, ma subito -passando il cibo ai suoi consiglieri. I quali stavano attenti a -guardarlo, spiando ogni moto delle sue labbra, come se volessero -coglierne a volo le idee, prima che fossero compiute le frasi. Tutte -cose, come vedete, che somigliano a quelle d'ogni tempo in Europa. Ma -già, è noto all'universo mondo che noi non abbiamo inventato nulla; -neanche la polvere da cannone. E non mi stupirebbe, a questo proposito, -se un giorno o l'altro si venisse a sapere che i Cinesi, duemil'anni fa, -avevano già inventata la polvere senza fumo. Nel qual caso, a noi non -resterebbe altra gloria che di avere inventato il fumo senza arrosto, -che è, come a dire, la polvere negli occhi. - -Il giovane cacico offerse all'almirante una cintura di grazioso lavoro, -e due piastrelle di quel prezioso metallo che ad ogni approdo gli -Spagnuoli vedevano in troppo piccola quantità, sentendosi dir sempre che -le miniere, o i depositi naturali, o i tesori pubblici, si ritrovavano -più in là, verso levante, o più su verso settentrione; ora a Bohio, ora -a Babeque, ora a Cibao. Che diavolo intendessero dire i selvaggi delle -Lucaie, o delle Antille, con certi nomi di luoghi lontani, è rimasto un -arcano nella storia. - -Cristoforo Colombo ricambiò nobilmente i donativi del giovane cacico. In -primo luogo gli diede un pezzo di stoffa colorata, che molto gli -piacque, e di cui certamente egli si fece fare, dal sarto di Corte, un -mantello regale; poi una coroncina di chicchi d'ambra, perchè dicesse le -sue preghiere, quando fosse diventato cristiano; quindi un paio di -scarpe di cordovano, che gli avranno procacciate le prime delizie della -Venere.... Callipigia; da ultimo una boccetta d'acqua di fior d'arancio. -E ci si venga poi a sostenere che i maggiori dell'immortale Genovese non -erano di Quinto! - -Qui si scherza un pochino per rallegrar la materia; ma non ignorando -neppure che ogni bel giuoco dura poco. L'almirante mostrò al giovane -cacico alcune monete d'oro, all'effigie di Ferdinando e di Isabella, -tentando, con l'aiuto degli interpetri, di fargli capire che quelle due -immagini esprimevano i volti di due potenti sovrani, dalle cui terre -egli era venuto, attraverso l'Oceano. Il cacico ammirò, ma non volle -intender altro che questo: che gli stranieri in mezzo a cui si -ritrovava, erano venuti dal cielo. Poveri naturali del nuovo mondo! e -poveri, sopra tutti gli altri, i naturali di Haiti! Mai fu presa da -creature umane una cantonata più solenne di questa. - -Il ricevimento era finito, e il giovane cacico fu ricondotto a terra nei -bargio dell'almirante. Mentre egli approdava, si sparavano in suo onore -i cannoni della _Santa Maria_ e della _Nina_. Egli rimontò in lettiga, i -portatori si rimisero in moto, e la processione dei suoi sudditi si -distribuì nell'ordine con cui era venuta. Non c'era altro di nuovo che i -presenti dell'almirante, portati in gran pompa da due naturali, che -camminavano davanti al lettighieri. Pareva un trionfo romano in -miniatura. - -In quei giorni, Cristoforo Colombo seguitò a costeggiar l'isola di -Haiti, piantando croci qua e là, per far atto di possesso, e dando nomi -a nuovi porti, a nuove rade che andava visitando. Quando fu nel porto di -San Tommaso, nella moderna baia di Azul, ebbe la visita di altri cacichi -a bordo, tutti amici, tutti confidenti ad un modo, e desiderosi d'una -visita ai loro distretti. Ma non si potevano contentar tutti; si -rimandavano consolati a mezzo con le buone accoglienze e coi soliti -donativi, in ricambio delle solite piastrelle d'oro. - -Una visita di maggiore importanza fu ricevuta il 22 dicembre, essendo le -navi in prossimità della Punta Santa; un nome attenuato dai moderni -nell'altro di Punta onorata. Si avvicinò al bordo della nave capitana -una grande piroga, piena di naturali, inviati da un potente cacico, -chiamato Guacanagari, che governava tutta quella parte dell'isola. - -Il principale di quegli inviati portava in dono all'almirante una larga -cintura, ingegnosamente fatta di osso e di chicchi colorati, ed una -maschera di legno, i cui occhi, il naso e la lingua, erano d'oro. Recava -inoltre una imbasciata a nome del suo signore, il quale pregava che si -conducessero le due caravelle rimpetto alla sua residenza, situata sul -promontorio a cui l'almirante aveva imposto il nome di Punta Santa, -ricordato poc'anzi. - -Il vento, che soffiava al traverso, non permetteva di contentare il -desiderio di Guacanagari. L'almirante pensò di restituire per intanto la -visita, e nella medesima forma che aveva usata il cacico. - ---Rodrigo di Escobar,--diss'egli allo scrivano della piccola -armata,--voi siete regio notaio; a voi si pertiene di rappresentarmi in -questa circostanza, presso questo cacico Guacanagari, che dicono essere -il principe più ragguardevole di quest'isola. Volete andar voi a -portargli i miei ringraziamenti, e i miei donativi? - ---Io farò in tutto secondo i comandamenti di Vostra Eccellenza;--rispose -il degno tabellione. - ---E voi altri, già si capisce,--soggiunse l'almirante, volgendosi ai due -Genovesi,--come pratici di queste spedizioni, accompagnerete don -Rodrigo. - ---Ai vostri ordini, messere;--rispose Cosma, per sè e per l'amico -Damiano. - -Damiano, del resto, aveva già risposto per conto suo, dandosi una -stropicciata di mani. - ---Senti,--diss'egli sottovoce a Cosma,--questa volta rifiuto i -pappagalli.-- - -Si erano messi in cammino, Rodrigo di Escobar, due Spagnuoli, i due -Genovesi, e Cusqueia, il naturale di Cuba. I primi tre andarono insieme; -l'ultimo per dar ragione alla massima evangelica, andava innanzi a -tutti; i due Genovesi chiudevano la marcia. - ---Mi sai dire, Damiano,--incominciò Cosma, quando si fu avviato il -drappello,--perchè tu sei sempre così....-- - -E non sapeva risolversi di finire la frase. - ---Così.... come sarebbe a dire?--chiese Damiano. - ---Così.... dedito agli amori;--soggiunse Cosma.--Tu non pensi più altro, -oramai. - ---Non mi pare, Cosma, non mi pare. Cita dei fatti, se n'hai. - ---Dei fatti, no, veramente; ma i tentativi, le intenzioni, non si -contano più. Tu pigli fuoco peggio dell'esca. - ---Meglio, se mai!--disse Damiano.--Ti raccomando la proprietà della -lingua. - ---E meglio sia;--disse Cosma.--Tu dunque lo ammetti, di essere diventato -troppo tenero? E ti capisco, sai? ti capisco. - ---Ah sì, sentiamo che cosa capisci. - ---Che tu cerchi di passarla, di obliare, di affogare i tuoi dolori nelle -pazze avventure, come un altro li affogherebbe nel vino.-- - -Damiano stette un poco in silenzio; tanto che l'altro immaginò di -essersi apposto al vero. - ---È così,--riprese Cosma,--non puoi negarlo. - ---Senti,--rispose pacatamente Damiano,--t'inganni. Ma già, è il tuo -costume. Tu hai preso sempre lucciole per lanterne, mio buon amico. Ti -ricordi, a Pavia, di quella bella dama che vedevamo là, dalla Torre del -pizzo in giù? Una volta ebbe a dirtelo chiaro e tondo: Messer Gi.... oh -scusami! volevo dire: messer Cosma.... dove avete la testa? E a me la -divina signora Eleonora soggiungeva in disparte: «il vostro amico non è -mai presente a quel che dice, nè a quello che fa; perchè studia la -medicina? non potrebbe studiare l'astrologia, o la cabala?» - ---Tira via!--disse Cosma.--È storia antica. - ---E di tutti i giorni, per te. Le alte cagioni che la signora Eleonora -non sapeva, persistono. Tu sei l'uomo dell'unico amore, ed io non te ne -faccio le mie congratulazioni; no, perchè tu sei un malato cronico. E -vuoi che tutti siano malati come te. No, caro; io son risanato. Che cosa -t'ho a dire? avevo il petto sano, io. Sicuramente, ho sofferto ancor io -la mia parte; ma poi ho fatto un ragionamento.... Hai tu mai osservato, -Cosma, che la filosofia è la pietra di paragone dello spirito? Quando un -uomo può filosofare, è forte; quando non può più filosofare, è fritto. - ---E tu hai sempre filosofato! - ---No, pur troppo, non sempre. Fritto, per verità, non sono stato mai; ma -ad un bel punto di cottura, sì, quella volta sono stato, come tanti e -tanti altri. Ma poi, ho capito, ed ho riconquistata la mia freschezza di -mente. _Mens sana in corpore sano_. Infine, a qual pro' tutte queste -pene d'amore? Un pochettino di febbre, non dico di no, tanto per -ravvivar gli occhi e dar colore alle guance. Specie quando la gioventù -incomincia a mancare. Ah, la gioventù, caro amico! quella è una gran -cosa. Fino a tanto c'è quella, non muor la speranza. - ---Speranza!--disse Cosma.--Di che? - ---Di passare qualche giorno allegro, che diamine! di aver l'illusione e -il gusto superficiale di tutte le cose che ad approfondirle troppo ti -dànno invece il dolore. E qui, perbacco, nel nuovo Mondo, io voglio -tante allegrezze quanti dolori mi ha cagionati il vecchio. Mi dirai che -non per questo siamo venuti di laggiù, a raggiungere il nostro -concittadino, per trovar nuova terra o affogare con lui. Ma al disegno -per cui siamo venuti, siamo stati fedeli; non ti pare? Quanto a me, se -ho adempiuta per questa parte la mia promessa, posso anche darmi bel -tempo, non vedere che il mio capriccio, non seguire che quello. Vedere, -conoscere, saper tutto quello che si può, ed abbracciare altrettanto, -ecco la vita del savio. - ---Sopra tutto abbracciare!--disse Cosma. - ---Eh, forse;--rispose Damiano.--Ma capisco che un uomo non basterebbe. -Ah, se tutte le donne del mondo avessero una testa sola! - ---Bravo! e se in quella testa ci fossero due occhi che non ti vedessero -volentieri!... - ---Taci! incomincio a credere che sia così.... anche al nuovo Mondo. E mi -pare di averne trovata la ragione, sai? L'altro giorno, vedendomi in -quel coccio di spera che ci è rimasto per guardarci le macchie sul viso, -ho notato che i miei capelli son neri. E tu sei biondo, Cosma, sei -biondo a quel dio! Ma che cosa vuol dire, che quando una donna si vede -davanti due uomini, un bruno ed un biondo, ella è molto cortese col -bruno, e molto tenera col biondo?-- - -Cosma rispose alla domanda con una alzata di spalle. - ---Ubbie!--esclamò. - ---Eh, niente ubbie, verità sacrosante. Non ti parlerò della vecchia -Europa, che m'annoia, solamente a pensarci. Ma ecco qua delle donne -nuove, degli occhi innocenti, dei vergini cuori. Che cosa fanno? -Sorridono al bruno, ma scelgono il biondo. Cosma _taorib_! E sai perchè -ti trovano _taorib_? - ---Non dir sciocchezze, via! Per una che ha preso questa cantonata, c'è -da fare un trattato? Samana ha commesso l'errore; Caritaba lo ha -riparato. - ---Ah sì, parliamo di Caritaba! Che cosa n'ho avuto? Un pappagallo; un -pappagallo che, bontà sua, mi ha levato l'incomodo la mattina seguente, -rivolando alla spiaggia. - ---E dovevi tenerlo per tutta la vita sul cuore! - ---Già, per farmi beccare il costato, come un altro Prometeo! Non più -pappagalli, mio caro, nè avvoltoi, nè altre bestie che ti rodano il -cuore. Ce n'ho già abbastanza della gelosia che m'inspirano i biondi. Tu -mi guardi, Cosma? Ebbene, sì, questa è la verità; non ero geloso di te, -in Europa, e mi pare di avertelo dimostrato, da galantuomo; sono geloso -qui, dei tuoi capelli biondi e della tua aria da serafino. Anzi, senti, -volevo dirtelo l'altro giorno, e poi mi sono pentito; facciamo ancora -una prova, ho detto tra me.... Se la prova mi viene come a Bohio, ti -pregherò, caro amico.... quando ci siano spedizioni da fare, ti pregherò -con molto garbo, a discendere a terra tu solo, o di lasciare che scenda -solo io, per correre la mia ventura da solo. - ---Matto!--disse Cosma, sorridendo. - ---Ah sì, matto mi chiami? Così tu potessi chiamarmi biondino! - ---Pure,--ripigliò Cosma,--la tua tesi non regge. Giulio Cesare, di cui -vorresti augurarti le fortune, aveva neri i capelli. - ---Non mi parlar di Cesare; quello era calvo come un ginocchio; tanto che -gli permisero di metter corona d'alloro. - ---Augusto, allora. - ---Lascialo stare; doveva esser calvo anche lui. Non ti ricordi che -portava sempre il cappello in testa, perfino quando era nelle sue -camere, per paura d'infreddarsi? Lo racconta Svetonio. Parlami dei -biondi, Cosma; parlami d'Apollo. - ---Apollo.... è il sole. Rammenta la sua bella statua di bronzo dorata, -che ammiravamo a Pavia. - ---Il Regisole, sicuramente. E vorrei avere i suoi capelli d'oro, e durar -come lui. Ti vorrei vincere, allora! ti vorrei sopraffare!-- - -Cosma sorrideva dei pazzi discorsi di Damiano. Intanto, con quei -discorsi, non si era veduta la strada. Ma di questa si davano pensiero i -tre Spagnuoli e l'interpetre. - ---Signori,--disse Rodrigo Escobar, rivolgendosi indietro,--voi siete -molto allegri, quest'oggi! - ---E come no, don Rodrigo?--disse di rimando Damiano.--Si va alla corte -di Guacanagari, un re potente e ricco, che vorrà, speriamo, accoglierci -degnamente. - ---E voi vi preparate all'udienza,--ripigliò l'Escobar,--parlando tra voi -una lingua.... una lingua.... - ---Indiavolata, volete dire? Badate, don Rodrigo: è lingua genovese, e -molto somiglia alla catalana. - ---Non mi pare. Del catalano qualche cosa capisco; del vostro genovese -non capisco niente. - ---Quanto avete guadagnato, don Rodrigo!--esclamò Damiano.--E quanto -abbiamo guadagnato noi!--soggiunse egli mentalmente. - -Intanto erano giunti sull'erta, alla vista dell'abitato. La città di -Guacanagari sorgeva per l'appunto sovra un ripiano, il cui lembo estremo -pendeva sul dirupo a cui Cristoforo Colombo, vedendolo da lungi, aveva -imposto il nome di Punta Santa. Le case erano molte, e regolarmente -spartite, almeno sulle vie principali; ed erano case di legno, sì, ma -edificate con un certo garbo artistico, e con qualche idea di disegno, -specie per il modo in cui erano disposti i tronchi di pino, che tenevano -luogo di mura maestre. - -È stato detto (da un matematico, sicuramente) che Iddio, in cielo, -geometrizza; e gli uomini, aggiungo io, gli uomini, fatti a similitudine -sua, geometrizzano in terra. Il quadrilatero, l'esagono, l'ottagono, il -circolo, il cono, son forme geometriche familiari al selvaggio; e queste -forme egli esprime naturalmente nella casa, quando incomincia a -fabbricarsene una. Il circolo e il globo sono ancora le sue forme -predilette, quando ha da foggiare il primo calice e il primo vaso di -terra. Su quella stoviglia, poi, egli imprimerà i primi segni della sua -arte bambina, in poche linee regolari, geometriche per conseguenza; -spezzate, s'intende, ma ripetute con uniformità matematica. Una cosa -sola non saprà farvi, nè seguitare, fino a che non abbia inventate le -seste: dico la linea diritta. Ma l'uomo non è nato perfetto. E poi, -anche dopo l'invenzione delle seste.... non so se mi spiego. - -Le case dunque erano fatte con garbo, ed anche disposte in bell'ordine, -ognuna d'esse col suo giardino intorno: cose da selvaggi, che gli uomini -civili non si sono più curati d'imitare. Ed erano belle a vedersi da -lungi, coi loro tetti acuminati, intessuti di foglie di palma, per modo -che la pioggia vi potesse scorrer sopra, senza far visite a domicilio. -Ed erano anche belle a vedersi da vicino, con le loro finestre sotto la -gronda del tetto; talune con un terrazzino all'ingiro, talaltre coi loro -porticati a pian terreno, facilmente, anzi naturalmente ottenuti dalla -disposizione delle antenne, dei tronchi d'albero che sostenevano -l'edifizio, non avendo nel mezzo altro ingombro che una scala di bambù, -per la quale si ascendeva alle stanze, e che probabilmente all'ora del -riposo si tirava su in casa, per maggior sicurezza. Ma forse questa è -una mia supposizione, che fa onta ai costumi di quell'ottima gente. -Animali feroci, giaguari o gatti salvatici, non ce n'erano, nell'isola -di Haiti; nè l'idea di nuocere all'uomo era ancor penetrata nello -spirito dell'uomo; donde è facile indurre che quelle scale di bambù -restassero anche di nottetempo al posto loro. In qualche luogo le -antenne, o pali che vogliam dire, sparivano sotto una gaia veste di -verde; grazioso lavoro di piante rampicanti, che mandavano la pompa -delle foglie di smeraldo e i lor grappoli di fiori odorosi a rallegrare -il terrazzino soprastante. Le vie del paese erano larghe, come dovevano -essere in un luogo dove il bisogno non misurava lo spazio: e la piazza -maggiore, poi, non aveva nulla da invidiare ai villaggi d'Europa. - -Questa era, veduta esternamente, la capitale di Guacanagari. Le case, -vedute di dentro, avrebbero fatto morir d'invidia, non pure le massaie -di tanti nostri villaggi, ma delle istesse città. - -Il popolo, nell'ora in cui giunsero i messaggeri delle navi, era tutto -fuori dell'abitato ad accoglierli. In quella folla color di rame erano -spruzzate le gaie note del bianco e del rosso, indizio primo e sicuro -d'un principio di vestimenta. Le donne, infatti, portavano quasi tutte -certi guarnelletti di cotone, che si stringevano alla vita e non -giungevano al ginocchio, lasciando scorgere tutta la eleganza del busto -e le gambe fini e nervose. Meno coperti erano gli uomini, contenti della -lor fascia alle reni; ma essi mettevano tutta la cura dell'adornamento -mascolino nelle loro capigliature, legate a ciuffo sull'alto della -testa, un po' verso la nuca, donde usciva a mo' di cresta di pavone un -piccolo fascio di penne, verdi, rosse, gialle ed azzurre. Uomini e donne -avevano la carnagione d'un bel colore metallico; di rosso cupo, come la -terra di Napoli, con una velatura di lacca carminata; il color di rame, -insomma, quando lo esalta e lo rallegra la viva luce del sole. A questo -color di carnagione bisogna farci l'occhio, lo capisco ancor io; ma -domandate a Damiano, che ci si era avvezzato, e sarà capace di -rispondervi: facce pallide, guance smorte, cere d'ospedale, voi siete i -frutti d'una civiltà di stufa; venite alla Spagnuola, e vedrete di che -tinta abbia creato Domineddio il primo uomo, del quale io veramente non -so che farmi, e la sua dolce compagna, che mi preme assai più. - -Diavolo d'uomo, quel Damiano! Ma sapete voi che prima d'entrare in paese -egli aveva fatti i suoi apparecchi di civetteria? In primo luogo si era -diligentemente ravviati i capelli; poi s'era arroncigliati i baffi in -forma di due rubacuori; da ultimo aveva fermate un po' meglio nella -rivolta della berretta alcune penne di pappagallo, che il giorno innanzi -aveva ritrovate nei boschi. Sicuramente, il nostro allegro Genovese -voleva far colpo sulle belle suddite di Guacanagari. Ah, se per colmo di -fortuna fosse stato anche biondo! - -Furono accolti, come al solito, da grida festose. Tutto quel popolo -acclamante si era precipitato incontro a loro, e si accalcava ai lor -fianchi, ma con rispettosa foga, se mi è lecito di accoppiare due -concetti come questi, che a tutta prima sembrano escludersi l'un -l'altro. Voglio dire, del resto, che la calca festante non si buttava in -mezzo alle persone che voleva onorare, non cercava di romperne le file, -di travolgerne, di sballottarne, di soffocarne le parti disgiunte, come -farebbe in simili casi ogni folla civile d'Europa. Sentite, i selvaggi -hanno del buono assai; quasi quasi vo sulle tracce di Damiano, mi fo -selvaggio ancor io. - -Guacanagari, il cacìco della regione, sedeva nel mezzo della gran piazza -centrale, circondato da tutta la sua casa, figliuoli, donne, guerrieri e -servitori. Lo spettacolo non era senza maestà. Le lance e gli scudi, -senza alcuna traccia di metallo, non scintillavano al sole; ma nella -regolarità della loro disposizione contentavano l'occhio, mentre lo -rallegravano i vivi colori dei guarnelletti, dei mantelli, delle fasce -di cotone, che spiccavano per entro a quella massa di rame. -L'aggruppamento delle persone, poi, dava un aspetto sommamente -pittoresco alla cerimonia che stava per cominciare. - -Alla vista di quell'apparecchio solenne, i messaggeri si fecero più -gravi nel volto e più composti negli atti. Rodrigo di Escobar, tutto -compreso della sua dignità di ambasciatore, come lo era sempre della sua -dignità di regio notaio, si fece avanti di due passi sulla prima fila -dei suoi colleghi. Da un lato, e in disparte, conscio dell'ufficio a cui -era destinato dalla sua parlantina, si avanzava il naturale di Cuba, -come nelle ordinanze militari il guidone a sinistra. - -All'avvicinarsi dei messaggeri, e vedendo quello che veniva tutto solo -con tanta nobiltà di contegno, Guacanagari si alzò dal suo alto seggio -di bambù, e mise in atto di amicizia una mano sul cuore. - ---Sei tu,--diss'egli,--il capo del figli del cielo?-- - -La domanda fu subito raccolta e tradotta da Cusqueia, che s'incaricò di -tradurre la risposta di Rodrigo d'Escobar: - ---Non son io. Il capo dei figli del cielo deve invigilare i suoi uomini -e le sue grandi piroghe, a cui il vento contrario non permette di -avvicinarsi fino alla vista della tua sede reale. Egli manda un suo -ministro a salutarti, e a portarti il pegno di amicizia degli uomini -bianchi. - ---Siano essi i ben venuti;--replicò nobilmente Guacanagari;--siano essi -gli amici miei, e di tutto il mio popolo.-- - - - - - - _Capitolo IX._ - - - - - Come Damiano si persuase di non avere amato mai, prima d'allora. - - - -Noi non istaremo a sentire tutti i discorsi che si fecero su quel tono, -il cacìco Guacanagari e il regio notaio Rodrigo di Escobar, essendo -intermediario il naturale di Cuba. Sono lunghi, troppo lunghi, i -discorsi che hanno bisogno d'interpetre; e per solito non sono neanche -piacevoli. Del resto, i due personaggi duravano già molta fatica a farsi -intendere dal loro intermediario, per il frastuono che si faceva intorno -a loro da una intiera tribù d'uomini, donne e fanciulli. La curiosità di -veder da vicino i figli del cielo era grande; tutti volevano -avvicinarsi, tutti volevano guardare e toccare. Sicuro, anche toccare. -Forse annettevano a quella tastatina la stessa virtù preservativa che -noi annettiamo, al toccare una santa reliquia. E per avvicinarsi tutti, -dovevano pigiarsi; per toccare, dovevano cacciarsi l'un l'altro; quei -che riuscivano ad avvicinarsi, a toccare, non si sarebbero più mossi di -là; donde gli spintoni, le grida, il tumulto, il baccano indiavolato, -che confondeva, a pochi passi di distanza, il cacico Guacanagari, il -notaio Rodrigo di Escobar, e l'interpetre Cusqueia. - -Finalmente, il cacìco si alzò da sedere, volgendo da prima un gesto -autorevole, poi la parola alle turbe. Che cosa disse? Le turbe si -ritrassero umiliate: ma parecchi restarono al posto, battendo le palme -in segno di allegrezza; e subito, spartiti in manipoli, s'impadronirono -dei quattro compagni di Rodrigo di Escobar, mentre di lui s'impadroniva -il cacico in persona. - ---Che cosa si vuole da noi?--gridò Damiano all'interpetre.--Che diavolo -ha detto il cacico? - ---Figli del cielo, bisogna mangiare e poi riposare;--rispose -Cusqueia.--Amici consiglieri di Guacanagari condurre nelle case figli -del cielo. - ---Ospitalità?--disse Damiano.--E niente banchetto nella casa reale? -Tanto meglio. E la fortuna assista ognuno di noi. Cosma mio bello, -salute!-- - -Cosma era già nelle mani di tre o quattro persone, che lo portavano, più -che non lo conducessero, verso il lato sinistro della piazza. Damiano si -lasciò trascinare verso il lato destro. E non era neanche scontento di -quella dolce violenza; neanche scontento di vedersi per un po' di tempo -lontano dalla eterna compagnia dei figli del cielo, suoi fratelli -amatissimi. L'amicizia è una bella cosa; ma qualche volta è pesante; -specie quando il cuore vi dice che essa non basta alla vostra felicità, -e che una.... Ma c'è egli bisogno di mettere i puntini sugli i? - -Damiano era stato preso per le braccia da un vecchio, il quale gli -faceva un discorso e dei gesti vivaci. Egli non capì una parola del -discorso, ma indovinò dai gesti che la casa in cui lo avrebbero accolto -non era molto lontana. Anzi, tutt'altro, era in fondo alla piazza, e -molto vicina alla casa del re. - ---Sono coi pezzi grossi;--pensò.--Cusqueia, del resto, lo ha detto: -amici e consiglieri di Guacanagari. Attento Damiano! qui bisognerà star -bene in gambe, e non far onta alla nostra eccelsa Repubblica.-- - -Col vecchio venivano due giovanotti, forse figliuoli, forse nipoti, -fors'anche generi del personaggio eminente. Generi!... Damiano pensò -naturalmente alle figlie. Infatti, dove son generi, son sempre -figliuole. Per contro, dove sono figliuole, non è ancor detto che i -generi abbondino. - -Damiano si lasciava condurre, sorridendo alle frasi del vecchio, -sorridendo alle frasi dei giovani, sorridendo a tutti e a tutto. Si -sarebbe arrivati finalmente in qualche luogo, dov'egli potesse -continuare a sorridere, e con più gusto che allora. - -E si arrivò davanti ad una capanna, la cui grandezza e l'architettura -esteriore promettevano assai. Le antenne, che salivano a sostenere il -gran tetto di palme, erano tutte vestite di gaio fogliame e di fiori, -bell'indizio di altri fiori ch'egli avrebbe ritrovati nell'interno. La -porta aveva stipiti di legno, intagliati rozzamente, ma di bella -apparenza, perchè l'intaglio era screziato di vivaci colori. In alto, -dove i grandi d'Europa mettono lo stemma e la corona, si vedeva un -bianco teschio d'animale, in mezzo ad un trofeo di frecce, spiedi, mazze -ed altre armi selvagge. - ---Questo,--disse Damiano tra sè, poi ch'ebbe veduti quei simboli,--è -certamente il savio che presiede alle cose della guerra. Mi sia propizia -Minerva! Ma io, confesso il mio peccato, preferirei un'altra divinità.-- - -In quel mentre, una famiglia numerosa si affollava all'ingresso. E più -innanzi di tutti veniva una donna, vestita del suo guarnello bianco e di -un piccolo drappo girato ad armacollo dal fianco alle spalle. - ---Che sia questa, Minerva?--pensò Damiano.--O non piuttosto la Giunone -di questo Giove sbarbato?-- - -Era infatti Giunone, la moglie del padrone di casa, la madre di -famiglia, che stese la mano per toccar l'ospite sulla fronte, secondo il -rito del paese, e gli diede il benvenuto con una frase ch'egli non -doveva capire. - -Damiano rispose con un inchino. Ma subito gli venne un'idea luminosa. - ---Qui,--disse tra sè,--onorano l'ospite a modo loro; l'ospite deve -onorare a modo suo i padroni.... e le padrone di casa.-- - -E fermatosi di botto sull'uscio, si volse al vecchio, lo guardò e gli -stese la mano, per dargli una stretta famosa. Poi, voltosi alla moglie -dell'ospite, prese la mano di lei, e s'inchinò, come per imprimervi un -bacio. Fece l'atto, s'intende, ma non andò fino a toccar con le labbra. -Non tutte le mani si baciano; e una bella cerimonia, uguale per tutte, -vi consente di aggiustarla come vi pare. - -L'uomo era rimasto lì, in atto di osservare, studiando; si era lasciata -prender la mano, e stringere a quel modo che ho detto; e subito aveva -fatto un cenno del capo e data un'occhiata ai suoi, che pareva volesse -dire: capite? questa è l'usanza degli uomini bianchi. La donna, a sua -volta, aveva lasciato fare, notata la diversità dell'atto, e sorriso al -marito, come per dirgli: i figli del cielo fanno così, per dimostrare -l'amicizia e il rispetto. E tutti e due, guardandosi ancora, e -ammiccando, parevano accordarsi a conchiudere che il loro ospite faceva -le cerimonie secondo l'uso della sua terra; che queste cerimonie si -facevano sull'uscio, come da loro; che erano di due forme, per gli -uomini e per le donne, e volevano dire su per giù: sono l'amico del -padrone, sono il servo della padrona di casa. - -Da uomo savio ed accorto, il nostro Damiano non prese altre mani, nè per -stringere, nè per baciare. Ce n'erano troppe, del resto, e di belle e di -brutte, di delicate e di ruvide. Ad un certo punto, guardandosi -intorno.... altro che mani, buon Dio! Tra vecchie e giovani, stavano a -contemplarlo due dozzine di femmine. - -E si capiva che la più parte fossero ancelle della padrona, o del -padrone di casa. Ma cinque o sei, che erano in prima fila, più giovani, -e meglio adornate, si capiva ancora che fossero figliuole dei padroni di -casa, o spose dei loro figliuoli. - -Tra persone che non parlano la medesima lingua, non è da far cerimonie. -Anche i naturali di Haiti intendevano questa verità elementare. E subito -condussero Damiano nella stanza più vasta, quella del focolare, che è la -più intima, e che, presso tutti i popoli primitivi, del nuovo mondo come -del vecchio, è quella in cui si ricevono gli ospiti, nella dolce -intimità del convito. Colà, su piccoli deschetti di canne, era imbandito -il pasto. Ciotole e vasi d'argilla erano disposti davanti ai commensali; -ma la parte maggiore del vasellame di tavola si componeva di zucche, -d'ogni forma, d'ogni misura, e in vari modi tagliate, per servire a -tutti gli usi, del mangiare e del bere. - -Innanzi di prender posto, Damiano aveva guardato attentamente in giro. E -adocchiate le giovani donne, subito ne aveva distinta una, su cui doveva -ritornare più frequentemente il suo sguardo. Si sbagli o no, a -qualcheduna bisogna pur dare la palma, e a lei volgere la muta -adorazione, la giaculatoria degli occhi. L'attenzione di Damiano si era -fermata sopra una bellezza nascente, dal color di rame assai chiaro, -traente al roseo. Come forma, era fatta a pennello, anzi meglio, a -scalpello, se non da Fidia o da Prassitele, certo da uno dei loro più -valenti discepoli. Mi chiederete come potessero artisti greci aver -passato l'Atlantico, per modellare quella bella creatura; ed io -correggerò la mia frase dicendo che non un discepolo di Fidia o di -Prassitele, ma lo stesso maestro dei greci maestri aveva plasmata quella -creta e spiratole in fronte il soffio della vita. L'opera ci guadagnerà, -in questo cambio d'artefice, e il narratore si sarà accostato alle fonti -del vero. Quanto ad attingervi direttamente, si sa, è un altro paio di -maniche. - -Debbo io dirvi della fronte breve, mezzo nascosta dai ciuffi indocili -della sua negra capigliatura? Amerei meglio parlarvi della grazia -birichina con cui portava una ghirlanda di vitalba, o d'altro fiore -consimile, al sommo della testa. E più ancora amerei parlarvi (ma -bisognerebbe farlo bene) delle sue guance floride, lucenti e morbide -come le pesche mature; guance aperte e sporgenti, a cui davano spicco -due grandi occhioni neri, maravigliosamente frangiati di ciglia e di -sopracciglia nerissime. Erano quelli i veri occhi parlanti, e dicevano, -quando ella arrovesciava un pochino la testa, per guardarvi dall'alto, -un visibilio di cose, consigliandovi naturalmente un visibilio di -pazzie. E quelle labbra tumidette, coralline, rugiadose! E quei denti -piccolini, luminosi nella loro candidezza lattea! Oh, infine, non voglio -che perdiate la testa, come il nostro amico Damiano. Vi dirò brevemente -che era dal capo alle piante un miracolo di bellezza, di salute, di -gioventù; che si vedevano e si sentivano in lei tutte le native eleganze -che si sogliono immaginare oggidì nella creola americana, e che del -resto non mancano neppure in Europa, sebbene qui un altro tipo prevalga. - -Damiano era rimasto sbalordito. Ma voi sapete che questi sbalordimenti -non mettono un uomo per terra, anzi gli addoppiano le forze, ravvivando, -stimolando, aguzzando tutte le sue facoltà. Egli parlava a tutti e a -tutte, dicendo quelle frasi corte con cui si suole accompagnare il -gesto, quando si sa che solamente da questo e per questo possiamo esser -capiti. E di qua e di là si volgeva, parlando e gesticolando con quanta -più grazia poteva; ma si volgeva alla guisa degli innamorati, che, dopo -aver ben girato con gli occhi, cascano sempre a guardare in un punto, e -pare che non abbiano guardato altrove, se non per descrivere il mezzo -cerchio, e ricascare a quel punto. - -La bellissima creatura aveva capito tutto quel sapiente artifizio di -occhiate. E quando gli sguardi dell'ospite, dopo aver ben girato di qua -e di là, venivano a fermarsi, a raccogliersi amorosamente su lei, si -confondeva, abbassando le ciglia. E allora le due frange nere pendevano -come lembi di velo, ad ombreggiare il sommo delle guance. Ma tosto si -rialzavano, e di sotto a quei lembi balenava un doppio raggio bianco -azzurrino, che andava diritto agli occhi dell'ospite, e dagli occhi al -cuore, per accendergli il sangue. - -Quello era un linguaggio tra i due, che non aveva mestieri d'interpetre. -E se nella vita si potesse parlare sempre quello, confessiamo -sinceramente che nessuno di noi vorrebbe imparar lingue straniere, nè -perdere il tempo su quel congegno legnoso, tormentoso e sciocco, che è -la grammatica. - -Che cosa diedero quel giorno da mangiare a Damiano? Egli non se ne -avvide; mandò giù, senza badarci più che tanto. Del resto, egli mangiò -pochissimo. Che cosa gli diedero da bere? Doveva essere uno di quei -soliti liquori, che mordono la lingua, bruciano il palato, e mandano i -fumi al cervello. Ma egli ne assaggiò a mala pena. Il padrone di casa si -avvide sicuramente che il suo ospite non gradiva le bevande fermentate -di Haiti, perchè ad un certo punto, fatta appressare una gran zucca, gli -versò dell'acqua nella ciotola. E allora Damiano tracannò tutta -quell'acqua, che era fresca e gustosa, chiedendone tosto dell'altra. E -bevve, da quel momento in poi, bevve largo e frequente. Gl'innamorati, -si sa, bevono sempre molt'acqua. Non hanno bisogno di bevande eccitanti, -perbacco; piuttosto di refrigeranti, che estinguano, insieme con la -sete, i soverchi ardori del sangue. - -Egli era dunque rimasto preso ai vezzi della giovane indiana? Già ve -l'ho detto. Si era messo in testa di doversi innamorare, e innamorare a -buono, di una pelle rossa. E manteneva la sua promessa, correva la sua -ventura, soggiaceva al suo fato. - -Strano capriccio di fortuna! Avevano messa accanto a lui quella bella -creatura. Ma era poi da vederci un capriccio della fortuna, o non -piuttosto una scelta, più o meno giudiziosa, ma sempre meditata, dei -padroni di casa? Poteva essere una delicatezza di costume, non rara tra -selvaggi, di collocare al fianco dell'ospite la più bella donna della -casa, come d'imbandirgli la più preziosa vivanda sul desco. Fors'anche -era un rito, che la più giovane donna fosse data per compagna al -forestiero, fino a tanto egli dimorasse sotto il tetto ospitale. -Insomma, potevano essere tante cose e tante altre; e Damiano non poteva -immaginarsele tutte, nè provarsi a cercarle. Se anche gli fossero -balenate tutte alla mente, egli, nello stato d'animo in cui era, e nella -assoluta ignoranza degli usi selvaggi, non avrebbe saputo cavarne un -costrutto. Ora, delle cose che non si sanno, una scienza mediocre -insegna a non cercare il come e il perchè. - -Egli, dopo tutto, non era uomo da stillarsi il cervello. Aveva quella -vezzosa creatura daccanto, e approfittava volentieri della vicinanza per -volgersi a lei, ora con un pretesto, ora con un altro, per guardarla -molto negli occhi. E le parlava ancora, offrendole cortesemente i pezzi -migliori delle vivande che gli erano poste sul tagliere, o sulla -focaccia di cassava che faceva uffizio di tagliere, di piatto, di tutto -quello che vi parrà meglio. Ma parlandole con tanto maggior libertà, -quanto era più sicuro di non esser capito, si guardava bene dal dirle la -sola parola della lingua di lei, che egli sapeva a memoria. _Taorib_, vi -ricordate? Ma questa la serbava per un discorso a quattr'occhi. In -quella numerosa brigata il suo _taorib_ sarebbe stato sentito da tutti. -L'amore ha la sua verecondia, la sua ritenutezza. E quella volta Damiano -era innamorato per davvero; anzi, diceva a sè stesso di non avere amato -mai, prima d'allora. - -La bella creatura lo stava a sentire, senza capirlo mai, ma certamente -indovinandolo spesso. Forse dico male; forse ella indovinava sempre le -chiacchiere di Damiano, intendendo ch'egli parlasse a caso, e non per -altro che per poterla guardare negli occhi. Ed ella rideva, ad ogni -frase di lui, mostrandogli tra le due labbra di corallo tenero i bei -denti piccini, luminosi nella loro candidezza; e arrovesciando la testa, -con quel suo gesto consueto, lo guardava di sotto alle palpebre -socchiuse, di sotto a quei veli frangiati che sapete, e che, sollevati a -mezzo, come lembi di tende misteriose, parevano dirgli: qui non penetra -raggio importuno di sole, nè occhio geloso di rivale; vieni. - -E quelle guance morbide, quella gola tenera, quel collo soave!... -Damiano guardava, e pensava; e il suo pensiero si potrebbe esprimere a -un dipresso così: Buon signore Iddio! che mirabile cosa avete voi fatta, -nell'ultimo giorno delle vostre creazioni! Si capisce che per farla così -bella, ve la siate serbata per l'ultima. Per noi, vedete, buon signore -Iddio? per noi, è la prima, senza contrasto la prima. Ah, poveri noi, -frattanto! Ma pensate, misericordioso come siete, che, se perdiamo la -testa, è ancora e sempre per ammirazione delle opere vostre; e non -vogliate farcene un capo d'accusa, _in novissima die_. - -Il banchetto era giunto a quell'ora in cui tutti i convitati sciolgono -Giordano. Dovrebb'essere un cane; ma è invece lo scilinguagnolo. In -quell'ora ognuno incomincia a dire quel che gli pare, immaginando che -tutti lo ascoltino; e nessuno ascolta, o, se ascolta, non capisce un bel -nulla. Damiano incominciava a parlare; ed essendo egli l'ospite, l'uomo -bianco, il figlio del cielo, i commensali non si fecero dar sulla voce -dal padrone di casa, per prestare un'attenzione benevola al parlatore. -Ma questi, che aveva bevuto soltanto acqua, non s'ingannava, come a -quell'ora si sarebbe ingannato ogni altro parlatore. Sapeva benissimo -che nessuno lo avrebbe inteso; ma non gliene importava affatto. Parlava, -per bisogno di parlare, di farsi udire da quella cara bambina che sedeva -alla sua destra. Neanche lei lo avrebbe capito: ma che importava ciò, -per allora? La cara bambina avrebbe sentito il suono della sua voce, e -indovinato da certi segni, da certi indizi frequenti, che il discorso -era tutto per lei. - ---Vedete, cari selvaggi?--diceva Damiano.--Voi siete brava gente, ed io -vi amo. Non già per le vostre facce, oh no. Voi m'inspirate un modico -affetto. Siete mio prossimo? Non lo so. Per averne un barlume, dovrei -almeno sapere che discendete da Cam, da Sem, o da Jafet. Perchè, io non -ve lo nascondo, il prossimo nostro si racchiude tutto in questa biblica -terna, moltiplicata per cinquanta secoli e più, secondo la regola antica -ed accetta. Ma siete brava gente, vi ripeto, e non voglio farvi torto, -mettendovi al bando della umana famiglia. Come potrei farlo, del resto? -Avete tra voi una bella creatura, che non mi sarà prossimo, ma mi è -prossima, e nondimeno mi pare ancora troppo lontana. Dove l'avete -pescata? Dove e come vi è nato questo fiore maraviglioso, che si -chiama.... Come ti chiami, adorata vicina? Io lo ignoro. E mi duole che -non sia qui, per domandartelo, il savio interpetre Cusqueia. - ---Cusqueia!--gridò uno dei commensali, udendo la prima parola di cui -potere capire qualche cosa. - ---Cusqueia: Cusqueia!--ripeterono parecchi. - -E tutti risero, ripetendo quel nome. Damiano, lì per lì, ne rimase -sconcertato. - ---Capisco,--diss'egli, dopo un istante di pausa,--il nome del naturale -di Cuba significherà qualche cosa ridicola, come avviene di tanti nomi -nel vecchio mondo. Ebbene, non importa, tiriamo avanti. Non vorremo mica -guastarci il sangue per un nome di selvaggio. Ritornerò alla bella -creatura che mi sta al lato destro, ed occupa già tutto il mio lato -sinistro. Una bella donnina in una società, è la mano di Dio. Niente -vale una bella donnina; nè ricchezze, nè onori, nè gioventù, nè salute. -Nel vecchio mondo, per una donna bella, due popoli si sono bisticciati -dieci anni, insanguinando largamente due palmi di terra; e il primo -poeta della Grecia ne ha cantato assai lungamente, alla maniera degli -orbi. Onore a lui, che non fu orbo per la bellezza di Elena! C'è nella -donna bella il gran _quid_ dell'esistenza. Perchè si vive, infine? -perchè si studia? perchè si cerca tutti di comparire, meglio che si può, -a costo di cento sacrifizî, e di mille? Fino a che siamo giovani, e gli -occhi scintillano, e le guance rosseggiano, e i capelli.... nereggiano -(alcuni uomini li hanno biondi, ma, credete a me, i capelli biondi non -valgono un fico secco), amiamo con fiducia, sicuri di essere amati, o -giù di lì. Poi.... perchè c'è un poi, l'ambizione ci si appiccica al -cuore; vogliamo avere gli onori, conquistar le ricchezze. Ma perchè? Per -comparire ancora, per comparir sempre, per essere amati, se ci riesce. -Non c'è altro che questo, nel mondo, o, se c'è altro, non vale. Voi, per -esempio, selvaggi dell'anima mia, valete pochino. Io pagherei non so che -cosa, perchè tu, vecchio consigliere di Guacanagari, ministro, anziano, -o che altro tu sia, te ne andassi di qua: e con te tutta la tua gente, -meno questa cara bambina, che mi fa girare la testa, come se avessi -bevuti i vostri liquori. Ma già, vicino a queste bellezze, anche l'acqua -ubbriaca.-- - -Gesticolava parlando. E stavano tutti a sentire quel discorso in lingua -sconosciuta, guardandosi ad ogni tanto l'un l'altro, e ridendo -stupidamente, come sempre avviene, quando si ride senza sapere di che. -Ma qualcheduno si provò a parlare, rispondendogli; naturalmente fuori di -tono. E risero anche di più, ma almeno sapendo di che cosa ridevano. A -breve andare parlarono tutti, alternamente da prima, e poi tutti -insieme, facendo un passeraio. - ---Sì, bravi, parlate un poco voi altri;--diceva Damiano.--Io non ne -potevo già più. Parlate molto, fino a schiattarne. E non date retta a -me, sopra tutto. Lasciatemi discorrere con questa graziosa vicina, che -mi arrovescia la testa, con tanta languidezza di gesto, e mi guarda di -sotto a quelle frange nere. Che cosa vuoi dirmi con quegli occhioni, -selvaggia dell'anima mia, che io mi sorbirei tanto volentieri, come un -ovo fresco? Mi dirai che non è cortese, in un ospite, dopo aver -desinato, accogliere pensieri e desiderî da stomaco digiuno. Ma che ci -posso far io, se tu sei tanto bella? e se devi, come sei bella, esser -buona? Ah, infine, ve ne andate, voi altri? Volete lasciarmi con questa -dolce _taorib_.-- - -Aveva in Haiti il _taorib_ la stessa potenza magica del Sesamo nella -novella orientale di Alì Baba? Probabilmente non si trattò che di una -coincidenza fortuita. Ma intanto, i commensali di Damiano incominciarono -ad uscir dalla sala; pochi minuti dopo, non c'erano neanche più i due -padroni di casa. Questi, per altro, non si ritirarono alla guisa degli -altri; si volsero indietro parecchie volte, guardando Damiano, poi -ammiccandosi l'un l'altro, quasi volessero dirsi, a mo' di un babbo e di -una mamma d'Europa; poveri ragazzi! lasciamoli discorrere; avranno tante -cose da dirsi! - ---_Taorib!_--mormorò Damiano, piegandosi sulla vita, verso la bella -selvaggia.--_Taorib!_--ripigliò, mettendo nella parola tutta la -intensità soave e profonda di cui erano capaci le sue corde vocali. - ---_Mara Taorib;_--rispose ella, tentennando la testa.--_Ada turey -taorib._ - ---_Mara!_--esclamò Damiano.--Che roba è questa? Ma vediamo. Le ho detto -bella, ed ella mi risponde.... Che cosa mi risponderebbe in simili casi -una forosetta della vecchia Europa? Ah, mi par di capire. _Mara taorib_, -come a dire: niente bella. Ma che cosa vorrà poi dire _Ada turey_, che è -per giunta _taorib_? Dimmi, bambina;--soggiunse egli, facendo il viso -dell'uomo impacciato;--che cosa vuol dire _Ada turey_?-- - -La bella selvaggia rise delle angustie in cui era il suo povero -interlocutore. Poi, levato il braccio, e descrivendo coll'indice un -mezzo, cerchio in aria, più alto che potè gli disse: _turey_. - ---Il cielo?--domandò egli. - -E per farsi meglio intendere, dopo aver descritta con ambe le mani la -volta del firmamento, fece l'atto, di curvarsi, pregando. La bella -selvaggia battendo le palme, ripetè ancora due volte: _turey_. - ---Dio voglia che io abbia capita la prima parte del tuo discorso, come -mi par di capire la seconda. Infatti, che cosa ci ha da fare qui il -cielo... che è bello? Non vuoi tu forse dirmi: io non son bella, ma è -bello il figlio del cielo? E perciò, divina creatura, io sono il -_taorib_? io, il _taorib_, non è vero?-- - -E ripetendo la parola, Damiano si recava ripetutamente l'indice al -petto. La bella selvaggia fece prontamente un cenno affermativo. - ---_Ada turey taorib;_--soggiunse, confermando il cenno con un gesto -della mano, che rivolgeva al suo interlocutore. - -Qui, poi, fu Damiano che battè palma a palma, rallegrandosi di quella -prima vittoria. - ---Grazie!--diss'egli.--Ma questa lingua è facilissima. Io farò miracoli, -fin dalla prima, lezione. Ora, o _taorib_, poichè siamo così bene -avviati, vorrei sapere il tuo nome.-- - -Questo era il guaio. Come farsi, capire? Ma il nostro Damiano si era -riscaldato al giuoco, e niente doveva parerai difficile oramai. - ---Vediamo un poco;--diss'egli tra sè. - -Poi, accennatole col gesto, di essere in procinto di fare uno sforzo -supremo, chiese ed ottenne facilmente tutta l'attenzione della bella -selvaggia. - ---Io,--le disse, volgendo l'indice al petto,--io _taorib_ Damiano. -Damiano!--ribadì, segnando ripetutamente sè stesso.--E tu?--proseguì, -volgendo rapidamente l'indice a lei.--E tu?-- - -Ma la bella selvaggia non capiva quel monosillabo. E mostrò di non -capirlo, guardando lungamente Damiano con le ciglia inarcate. - ---Ho messo il carro avanti ai buoi;--disse Damiano tra -sè....--Studiamone un'altra.-- - -Allora, indicando con la mano fuori della capanna, disse alla sua -vicina: - ---Guacanagari!-- - -Ella capì; e non era difficile che capisse alla prima, poichè egli -proferiva il nome del cacìco della tribù. E rispose, accennando del -capo: - ---Guacanagari.-- - -Damiano, allora, accostandosi la mano alla guancia e facendola scorrere -in atto di carezza fin sotto al mento, ripigliò: - ---_Cacique Guacanagari.... taorib?_ - -La bella selvaggia si mise a ridere, e gli rispose: - ---_Nala u nala._ - ---Dovrebb'essere: così così!--pensò Damiano.--Già, non avevo neanche -bisogno di domandarglielo; perchè io l'ho veduto, il cacìco, e non m'è -parso niente di prelibato.-- - -Poi, sempre accennando fuori della capanna, nella direzione della -piazza, ripetè: - ---Guacanagari.-- - -E subito rivolgendo l'indice a sè, soggiunse: - ---Damiano; io Damiano, io.-- - -Qui, come il lettore intenderà di leggeri, l'indice batteva -ripetutamente il petto. - -La bella selvaggia stava a guardarlo con tanto d'occhi. E si capisce -ch'ella aveva un gran desiderio d'intendere. - -Damiano ripigliò il suo doppio lavoro, di gesto e di voce, indicando il -lontano col nome del cacìco, e sè stesso col nome suo proprio, -aggiungendogli ancora l'epiteto. - ---Damiano,--diceva egli,--Damiano _taorib_.-- - -Un lampo di allegrezza, balenato dalle pupille di quella vezzosa -creatura, disse al nostro Damiano che egli era stato finalmente inteso. -E glielo dissero ancora due parole di lei: - ---_Taorib_.... Damiana.-- - -Ma questo non piaceva troppo a lui. - ---Damiana!--borbottò egli.--_Mara_ Damiana! Damiano! Damiano!--ripetè, -battendo sulla finale.--Non mi cambiare il sesso anche tu, creatura -assassina! - ---Damiano;--ripetè la selvaggia, con accento dimesso. - ---Ah bene!--ripigliò egli allora.--Vedete che testina! Questa selvaggia -impara le cose a volo.-- - -Ma non bastava ancora ch'ella sapesse il nome di lui. Occorreva ch'egli -sapesse il nome di lei. E perciò il nostro Damiano fece da capo il gesto -solenne che invitava all'attenzione; poi disse, aiutandosi sempre col -gesto dell'indice: - ---Io _taorib_ Damiano; e tu, _taorib_.... _taorib_....-- - -Ma ella non intendeva. E Damiano incominciava a disperarsi, quando gli -venne alla mente un'idea luminosa. - ---Vediamo,--diss'egli a sè stesso,--se una scorribanda nel calendario -selvaggio mi potesse aiutare. Nel vecchio mondo, chi domandasse ad una -donna il suo nome pronunziando quello di un'altra, si farebbe -schiaffeggiare, a dir poco. Ma qui bisogna escire da un passo difficile. -Corriamo il rischio, per bacco.-- - -E ripigliò la sua frase, accompagnandola ancora col gesto dell'indice: - ---Io _taorib_ Damiano; e tu?... _taorib_ Samana? taorib Caritaba? - ---_Mara_ Samana;--rispose la selvaggia.--_Mara_ Caritaba. Abarima! - ---Abarima!--gridò Damiano.--Abarima, tu? è il tuo nome, Abarima? -_Taorib_ Abarima! Tu sei di tutti i miei pensieri in cima. Fino a' tuoi -piedi questo cuor s'adima. Lascia che il labbro un caldo bacio -imprima.... sovra quegli, occhi tuoi d'indaco, prima.... ch'ei ti esalti -sua donna in prosa e in rima. Abarima! o dolcissima Abarima!-- - -Non ardì per altro di accostar le labbra all'indaco che aveva accennato. -Si contentò di prendere la mano di lei, e di baciarle con cavalleresco -riserbo il sommo delle dita. - ---Vedi, Abarima?--le disse, commentando il suo atto.--Nei nostri paesi -si comincia di qui; ordinariamente dal dito mignolo; poi su su, -lentamente, o alla svelta, secondo i casi, si procede al dorso della -mano. Ci sono anche dei sapientissimi uomini che con una dolce violenza -ti rivoltano una bella mano, dal dorso alla palma; così vedi, così....-- - -Abarima rideva; ma intanto ritirava la sua mano dal giuoco, e gliene -assestava un colpettino sul volto; quasi a punirlo, ma non troppo -gravemente, della sua impertinenza. - ---Come nel vecchio mondo!--esclamò Damiano, ripigliando la destra di -Abarima.--Oh Dio! non siamo della medesima stirpe? piuttosto, non lo -siete voi donne, tutte figliuole d'Eva ad un modo? E così, da un -buffetto, da una ceffata, prendete occasione di far conoscenza col -nostro mostaccio. Abarima! Io ti adoro. Te lo lascierai dire, che hai -gli occhi d'indaco? e le guance morbide, profumate, come le pesche di -settembre? Vorrai tu venire in Europa? Io te lo giuro, ti sposerò -davanti a tutti i parroci della cristianità.-- - -Chiacchierava, chiacchierava, bene intendendo che ella non lo avrebbe -capito. Ma le parole gli davano animo a guardarla ben da vicino negli -occhi e a carezzarle la mano. Ella aveva incominciato a ridere: e aveva -riso ancora, dandogli quella lieve ceffata. Ma ormai non rideva più. -Guardava timidamente, si confondeva, abbassava le frange nere sulle -guance, fremeva e taceva. Nessuno, intanto, capitava là dentro. - ---Capisco;--pensò Damiano, che aveva notata la cosa;--è costume di -questi paesi. L'ospite è padrone; il meglio della casa è per lui. Dicono -che sia così anche in certe regioni dell'Asia.... e nell'India pastinaca -di Luigi de Torres. E non mi dispiace, il costume di qui. Nel nostro -vecchio mondo, a quest'ora, sarebbero già venuti i servi a sparecchiare. -Oppure, vedendoci star bene a quattr'occhi, sarebbero capitati in venti -curiosi ad osservarci. Vecchio mondo, io ti abomino, ti esecro e ti -maledico. Abarima! dolce Abarima! senti, vorrei dirti un mio pensiero -all'orecchio.-- - -Abarima capì il gesto, e porse ingenua l'orecchio. - ---Ti amo;--le bisbigliò Damiano.--Ti amo. - ---Ti.... a.... mo;--ripetè la selvaggia, ammirata di poter proferire le -parole del figlio del cielo. - -Egli, allora, aiutandosi con tutti gli artifizi della mimica, le spiegò -il pronome ed il verbo. Per il pronome, veramente, bastava indicare la -sua graziosa vicina. Ma il verbo.... il verbo, come sapete, è il gran -mistero di tutte le lingue. E i misteri si capiscono a volo, si sentono, -si afferrano di schianto con tutte le virtù dell'intelletto, ma non si -spiegano per indicazioni, per segni approssimativi. Nondimeno, -trattandosi del verbo per eccellenza, e del suo modo indicativo, e del -suo tempo presente, e della prima persona, Damiano ci si provò con -coraggio. Additando lei parecchie volte, si carezzò il viso, storcendo -gli occhi in atto di spasimo; additò lei parecchie altre volte, come per -riferire a lei la carezza che aveva regalata a sè stesso; finalmente si -recò le mani al cuore, e dal cuore le stese verso di lei in atto di -preghiera, di desiderio, di tutto quello che segue e che per amor di -brevità si ommette; da ultimo, e continuando i gesti appassionati, le -ripetè dolcemente, teneramente, languidamente: - ---Ti amo.-- - -Ella era stata ad osservare con molta attenzione tutto quel lavorio -faticoso, ma chiaro nella sua intensità. Diede in una risata argentina, -mosse la testa come per dirgli: ho capito, e tradusse la frase nella sua -lingua: - ---_Lessinitli_ - ---E vada per _lessinitli_;--rispose Damiano.--Ti dirò allora la mia -frase completa: _Damiano lessinitli Abarima taorib._ - -Abarima chiuse le palpebre e tentennò la testa in atto d'incredula. Poi, -a mezza voce, gli disse: - ---_Mara nala kini sindekì?_ - -Damiano rimase male, a quella domanda, scoccata così a bruciapelo. Un -povero diavolo che crede di sapere il tedesco perchè ha fatti i primi -due esercizi dell'Ollendorf, e si sente domandare per via da un -pronipote di Arminio a che ora parte il primo treno diretto, non rimane -più sconcertato di quello che rimase Damiano davanti a quella selvaggia, -tanto bella e tanto birichina per giunta. - ---_Mara....?_--diss'egli, tanto per dire. - ---_Mara nala kini sindekì?_--ripetè ella, ridendo. - ---Cara mia,--disse Damiano, avvilito,--questo è arabo, turco, egiziano, -per il tuo umilissimo servo. Così, credo io, parlavano i mastri muratori -della torre di Babele, quando incominciarono a non capirsi l'un l'altro. -Dove vai? diceva l'uno; e l'altro rispondeva: le son cipolle. Dolce -bambina, pensaci bene; io ti ho detto: _Damiano lessinitli Abarima -taorib;_ e tu mi rispondi.... - ---_Mara nala_....--replicava la bella selvaggia. - ---Si, ho inteso, basta!--gridò Damiano.--Per mara, non ci vedo -difficoltà; è il vostro modo per dir di no. _Nala_, ora che ci penso, -l'hai detto poc'anzi, nella frase: _nala u nala_, che io ho -interpetrato: così così. Ma il tuo _kini sindekì_ mi allega i denti, -bambina bella. «Non così....» Che frase può incominciare con queste due -parole, e con accento interrogativo, come hai fatto tu? «Non così....» -Oh, senti, io ne faccio una, _Abarima taorib_. Tu vuoi burlarti di me; -io non ti ricaccerò le tue parole in gola, che sarebbe atto scortese, -con una donna; mi contenterò di suggellartele in bocca.-- - -E si accostava, come aveva già fatto una volta; ma non accennava al -desiderio di parlarle all'orecchio. - -Un braccio alzato e un'occhiata espressiva interruppero a mezzo il gesto -di Damiano. Il braccio alzato, per verità, avrebbe fatto poca difesa. -L'occhiata espressiva gli diceva troppo chiaramente: fermatevi, c'è -qualcheduno che vede. - -Damiano si volse di soprassalto, e intravvide qualcheduno che era -apparso allora sulla soglia. Il padre di Abarima, forse? o un altro -della famiglia? No, un compagno di Damiano, e il più fedele, Cosma! - -La testa di Medusa non avrebbe.... Ma no, lasciamo lì i paragoni -classici. Questo, poi, non reggerebbe neanche. Damiano non rimase di -sasso; al più si potrebbe dire che egli, a guisa di un mattone, cavato -lì per lì dalla forma, e tenuto un pezzo al sole, rimase abbastanza.... -seccato. - ---Cosma!--esclamò. - ---Son io, perdonami;--disse Cosma, inoltrandosi di qualche passo.--Do -noia, forse? - ---No, caro; giungi un pochino a contrattempo; ecco tutto. E se tu fossi -rimasto dov'eri, ti saresti sicuramente meno annoiato. Perchè qui, vedi, -si studia. Ero tutto occupato a prender lezione di lingua Haitiana. Non -puoi immaginarti come ne siano difficili i principii. Ma con un po' di -buona volontà, sudandoci naturalmente.... - ---È somigliantissima a quella di Cuba;--disse Cosma. - ---No, sai? questa è più dolce; oh, molto più dolce. - ---Questione di più e di meno, allora;--riprese Cosma;--e il nostro -Cusqueia potrebbe bastare. - ---È vero, sì; ma Cusqueia, vedi, non ha metodo. Ti rammenti che cosa -diceva il nostro maestro, commentando Aristotele? Senza il metodo, uomo -non isperi di profittare in nessun ramo dello scibile. Ma io ti faccio -dei discorsi inutili, caro; e tu sei venuto per parlarmi di cose gravi, -m'immagino. - ---Sfido io!--rispose Cosma.--Son venuto per dirti che è tempo di -partire. Son tutti sulla piazza, incominciando dal regio notaio, e non -si aspetta che te per metterci in cammino. - ---Si va via!... e perchè? - ---Per ritornare alle navi, che diamine! Dove hai la testa? ai grilli? - ---Eh! almeno a quelli del focolare;--rispose Damiano. - -E si volse con aria dolente a guardare la sua bella interlocutrice, che -era rimasta là, mezzo incantata a guardare i due figli del cielo. - ---_Abarima taorib_,--disse Damiano,--vedi? questi è un mio amico, ma un -amico crudele. Egli mi rapisce a te, soavissima fra tutte le pelli -rosse. Ti prego, Cosma;--soggiunse egli, parlando all'amico, ma senza -voltarsi a lui;--non mi fare il bello, ora, col pretesto d'esser biondo. - ---Ma che? sei matto? - ---Perchè, vedi,--riprese Damiano,--questa volta sono innamorato a buono. -Addio, _Abarima taorib. Ada turey_ deve partire,-- - -Così dicendo, faceva il gesto dell'andare. - ---_Azatlan_?--disse Abarima. - ---Eh cara, non so che paese sia; ma il comando è di andare. Che fretta è -mai quella del regio notaio? Va, te ne prego, Cosma, digli che vi -raggiungo subito. - ---Ma non perdiamo tempo, mi raccomando. - ---No, no; un addio, l'ultimo addio, e ti corro sull'orma. Va.-- - -Cosma sorrise, fece una giravolta sulla persona, e si avviò verso -l'uscio. - - - - - - _Capitolo X._ - - - - - Chi piange e chi ride. - - - -Rodrigo di Escobar, regio notaio di un'armata ridotta a due navi, anzi a -due caravelle, aveva adempiuta la sua commissione. Disceso coi suoi -compagni alla spiaggia, dove lo aspettava il palischermo della _Santa -Maria_, si ridusse quella medesima sera al bordo della capitana. Portava -egli a Cristoforo Colombo i saluti del cacìco Guacanagari, molti -pappagalli e una certa quantità di piastrelle d'oro in presente. I -pappagalli incominciavano ad ingombrare, dopo tanti che se n'erano -raccolti, da Guanahani e da Cuba. Per fortuna, parecchi se ne erano -volati via, come quello di Caritaba. All'almirante piacevano assai più -le piastrelle d'oro, che dovevano far fede ai reali di Castiglia della -importanza delle fatte scoperte. - -Insieme coi presenti del cacìco, Rodrigo di Escobar portava qualche -notizia. L'isola si diceva assai ricca, non pure di frutti, di biade, di -legname e di spezierie, ma ancora di metalli preziosi. Questi, a dir -vero, non abbondavano nella regione su cui comandava il cacìco -Guacanagari; ma nell'interno, e dalla parte di levante, era il paese di -Cibao, dove ogni ben di Dio si sarebbe ritrovato. Figurarsi che il -cacìco di Cibao nuotava nell'oro, tanto che aveva fatte di quel metallo -perfino le bandiere del suo piccolo esercito. Così almeno dicevano i -naturali della costa; o così aveva capito, e così riferito l'interpetre. - -L'almirante non istette più in forse. Bisognava restare alla Spagnuola, -esplorandone le parti interne e riconoscendone tutta quanta la costa. -Per intanto, cortesia voleva che al primo soffio di buon vento si -andasse ad ancorare di là dalla Punta Santa, alla vista della residenza -di quel Guacanagari, che si mostrava tanto cortese con gli uomini -bianchi e poteva riuscire un amico prezioso per essi. - -Era il giorno 24 dicembre, avanti l'alba, quando Cristoforo Colombo -lasciò il porto da lui denominato della Concezione, per muovere verso la -Punta Santa. Il vento spirava da terra, ma scarso, e le due caravelle -facevano poco cammino. Ne fecero così poco, che alle undici della sera -la Punta Santa era ancora una lega e mezzo lontana. - ---Per essere il giorno dell'Avvento,--diceva Damiano a Cosma,--si arriva -pochino, anzi niente!-- - -E gli doleva, al nostro Damiano; gli doleva molto di questo indugio che -lo teneva lontano dalla capitale di Guacanagari; da quella capitale che -egli aveva abbandonata con tanto rammarico, e dove un ottimo pensiero -dell'almirante lo riconduceva, per dargli modo di proseguire il suo -idilio selvaggio. Questo, veramente, non era stato l'intendimento del -principale; ma il garzone, si sa, vede sempre l'utile proprio, ed è -seconda natura nell'uomo di tirar l'acqua al suo mulino. - -Tutto quel giorno l'almirante era stato in piedi. La stanchezza lo aveva -vinto; egli sentiva il bisogno di riposarsi un paio d'ore. Non usava -dormire, quando si costeggiavano terre, volendo veder coi suoi occhi -ogni cosa. Ma quella sera il mare era cheto e tranquillo come l'acqua in -una scodella. Il pilota che aveva accompagnata il giorno innanzi la -spedizione del notaio fin sotto alla Punta Santa, assicurava di avere -diligentemente osservate le acque all'andata e al ritorno. - ---Non dubiti Vostra Eccellenza;--diceva.--C'è da dormire tra due -guanciali. - ---Ed anche con nessuno, prenderò un'ora di sonno;--rispose -l'almirante.--State dunque voi al timone, Sancio Ruiz, mi raccomando.-- - -Era la mezzanotte, e l'almirante si era coricato nel suo letticciuolo. -Il mare era in calma morta, e Sancio Ruiz pensò che se dormiva, -l'almirante, poteva chiudere un occhio il pilota. - ---Infine,--diss'egli tra sè,--ieri ho veduto queste acque per tre leghe -di cammino. La Santa Maria, che entra nei fiumi senza toccar fondo, non -ha da temere di nulla in questi paraggi.-- - -Fatto questo ragionamento, Sancio Ruiz allungò una pedata amorevole ad -un batuffolo di cenci che stava mezzo nascosto sul cassero di poppa, -presso il capo di banda, e gridò: - ---Olà, _pereza_!-- - -Il batuffolo di cenci si rivoltò in soprassalto. Era un ragazzo, come -avete capito, un mozzo di bordo; il quale si mise a sedere, -stropicciandosi gli occhi. - ---Signor pilota!--diss'egli, riconoscendo Sancio Ruiz, e saltando subito -in piedi, per non ricevere altre carezze.--Dormivo così bene! - ---Ti credo, mio caro, ti credo. Ma chi dorme non piglia pesci. Vien qua, -e stammi al timone, che vo' schiacciare un sonnellino ancor io. - ---Non piglierete pesci neanche voi;--mormorò il mozzo, vedendo che il -pilota era di umor maneggevole. - ---Ci vorrà pazienza, ragazzo. Non si può cantare e portar la croce. -Animo, al timone; e fai bene attenzione. Il tuo rombo è quello: devi -aver sempre quella punta a sinistra, due palmi di là dal pennone di -maestra;--hai capito? - ---Ho capito, signor pilota; buona notte!-- - -Sancio Ruiz si ravvoltolò nella sua gabbanella, e si sdraiò, in coperta, -presso il capo di banda. Ma non ci dormiva così bene come il ragazzo; -perciò, dopo essersi voltato e rivoltato parecchie volte, si alzò -brontolando, e andò sotto coperta a trovare il suo rancio. - -Quello che Sancio Ruiz commetteva era un grave mancamento. L'almirante -aveva severamente: vietato che quando uno era alla guardia del timone, -se ne allontanasse per alcuna ragione, lasciando ad altri l'uffizio. E -più severamente aveva vietato che quell'uffizio fosse lasciato ai -ragazzi, la cui poca esperienza era pari alla poca robustezza di -braccio. - -Dai canto loro, i marinai di guardia alla vela avevano detto: - ---L'almirante è andato a dormire; lui, che non dorme mai, ha lasciato ad -altri l'incarico di vegliare. Segno che non c'è niente da temere, -stanotte. E difatti, il mare è cheto come l'olio. Questo po' di vento -che soffia, stenta a far increspare le vele. Ecco là Sancio Ruiz che se -ne va a dormire anche lui. Buona notte a tutti.-- - -E chinato il mento in seno, si appisolarono anch'essi. Pochi minuti -dopo, non dormivano neanche più seduti; si accovacciavano a dirittura in -coperta. - -Solo il mozzo vegliava, sulla _Santa Maria_, nella grande tranquillità -della notte. E pensava, pensava alla sua casa di Huelva, ai piccoli -compagni che aveva lasciati laggiù, ai giuochi in piazza, alle corse nei -boschi, alle sassaiuole sui greti, alle torte della nonna, e a tante -altre cosette egualmente piacevoli. Che cosa aveva da fare, povero -figliuolo, per ammazzare il tempo, mentre intorno a lui e davanti non -c'era pericolo di nulla? Guardava di tanto in tanto il promontorio; lo -teneva sempre sulla sua sinistra; quando gli pareva che con tutta la sua -attenzione quel promontorio gli sparisse dietro la velatura, poggiava -forte sulla barra e si rimetteva alla via. - -Ma egli non aveva veduto una cosa, o non aveva ragionato sopra un'altra. -Non aveva veduto che la nave era lentamente tirata verso la costa; non -aveva ragionato sul fatto che ad ogni tanto gli bisognava cercar -l'orizzonte libero, davanti alla Punta Santa; segno che una forza -superiore alla sua vigilanza operava sulla caravella. Era un ragazzo, -non aveva esperienza, ed è qui la sua scusa. - -Ad un certo punto gli parve di sentire sulla sua sinistra un rumore. Era -sordo da prima, quasi di onde lontane. Ma a grado a grado cresceva, era -diventato un fragore, uno strepito di marosi, che andassero l'un dopo -l'altro a colpire in un ostacolo. Si atterrì, pensando che qualche -scoglio dovesse apparirgli sulla sinistra. Guardò attentamente e non -vide scogli; ma qualche minuto dopo vide biancheggiare le spume e il -flutto far cresta poco lungi da lui. - ---Jesus Maria!--gridò egli, atterrito.--I frangenti!-- - -Aveva a mala pena gridato, che sentì arare il timone. Non gridò più, il -povero mozzo; gittò un urlo senz'altro. - ---Al soccorso, in coperta! al soccorso!--gridò il povero mozzo, con -quanto fiato aveva in corpo.--Ara il timone; al soccorso!-- - -I marinai di guardia alla vela si erano appena svegliati, che già -appariva l'almirante sul cassero di poppa. - ---Come? tu qui, ragazzo?--esclamò, vedendo al timone il fanciullo.--E -Sancio Ruiz? Ma che cosa è egli avvenuto? - ---Signor Almirante....--balbettò il povero mozzo, più morto che -vivo.--Sancio Ruiz era andato a dormire.... Io qui.... ma non è colpa -mia.... Tutto ad un tratto ho sentito arare il timone....-- - -Cristoforo Colombo non lo ascoltava già più. Aveva guardato sulla sua -sinistra, e veduto nell'ombra della notte biancheggiare le spume; aveva -udito il mugghiar furibondo del mare, e aveva riconosciuta la secca su -cui frangevano con tanta rabbia i marosi. Certamente la caravella, -passando troppo da vicino all'ostacolo, aveva toccato nel bassofondo che -accompagnava il frangente. Ed egli pensò subito un'altra cosa: che una -forte corrente dominasse in quei paraggi, e che questa per l'appunto -avesse tratto alla deriva il naviglio. - -Non c'era tempo da perdere; bisognava tentare ad ogni costo di -liberarsi. I marinai, svegliati dalle grida del mozzo, erano già tutti -in coperta, confusi, sbigottiti e nella prima commozione facendosi -ancora più grave il pericolo. - ---Lesti ad armare il palischermo!--gridò, l'almirante.--Prendete -un'áncora, e andate a gittarla venti braccia in fuori. - ---Credete che basterà?--disse Sancio Ruiz con un filo di voce. - ---Se non basterà a levarci di qui, impedirà che c'incagliamo -dell'altro;--rispose l'almirante.--Obbedite, e non mi fate il saccente. -Meglio sarebbe aver vegliato prima, com'era il debito vostro, che dar -sentenze dopo.-- - -Sancio Ruiz non fiatò più, e corse al palischermo, che i marinai -lanciavano in mare. L'áncora fu calumata nella barca, e i marinai che -restavano a bordo delta caravella le filavano la gomena. Ma il fragore -dei flutti che infuriavano sui frangenti della costa, il crocchiare -dello scafo della _Santa Maria_, che pareva ad ogni istante volesse -andare alla banda sullo scoglio, il buio della notte che ingrandiva il -pericolo, fecero perdere le testa ai marinai del palischermo. - ---A che servirà quest'áncora?--dicevano.--Ci vuol altro che un'áncora. -Fra dieci minuti la nave è perduta. Bisogna pensare ai nostri fratelli, -e andare per soccorso alla _Nina_.-- - -L'idea parve ottima, quasi una ispirazione del cielo. Gettar l'áncora -inutilmente, sarebbe stato un buttarla via. Slegarono invece l'anello, e -a gran forza di remi corsero verso la _Nina_, che navigava mezza lega -discosto. - -Quei della _Santa Maria_ sentirono molleggiare la gomena, e capirono che -il nodo si era disfatto a bordo del palischermo, o che la gomena si era -strappata. Non potevano infatti pensare che gli uomini del palischermo -disobbedissero ai comandi dell'almirante, rinunziando a gettar l'áncora, -per andare dove non erano stati comandati. - -Ma così era; il palischermo si allontanava: sempre più. Ben presto non -si sentì più il rumore della voga. - ---Signor almirante!--gridarono i marinai.--La gomena molleggia.... viene -a noi. - ---Forse l'áncora non agguanta;--disse l'almirante. - ---Oh c'è ben altro; l'áncora, non c'è più. Vedete quante bracciate di -gomena si prendono. Il palischermo è fuggito. - ---Hanno paura!--mormorò Cristoforo Colombo.--E lasciano noi alla balìa -dei frangenti.-- - -La forza del mare incalzava sempre più il fianco della caravella, -spingendola contro lo scoglio. Scricchiolavano ad ogni ondata gli -staminali; c'era pericolo da un momento all'altro che la chiglia si -rompesse nel vivo sasso, e si sfondassero i fianchi della nave. - -Cristoforo Colombo sospirò, e diede ordine ai marinai di metter mano -alle scuri. Bisognava abbattere l'albero di maestra, per tentare in quel -modo di alleggerire la _Santa Maria_. L'albero fu in breve ora -abbattuto, andando a spezzarsi, rimbalzando, sulla scogliera. Ma non -bastava ancora; la nave era sempre incagliata. - -Mentre così lavoravano a furia sulla _Santa Maria_, ma disperati oramai -di rimettere a galla il naviglio, gli uomini del palischermo andavano a -voga arrancata verso la _Nina_. L'accostarono finalmente, e diedero -notizia di ciò che era accaduto, chiedendo di essere issati in coperta. -Vincenzo Yanez Pinzon, valoroso uomo, devoto a Cristoforo Colombo quanto -il suo fratello maggiore Martino Alonzo gli si era mostrato avverso e -disubbidiente, rimproverò con acerbe parole i fuggiaschi, ricusando di -riceverli a bordo. - ---Se tentate di accostarvi--disse loro dall'alto del capo di banda,--vi -faccio andar sotto, come è vero Iddio. Ritornate alla _Santa Maria_, e -date una mano ai vostri fratelli, che ne avranno bisogno.-- - -Rimandati i pusillanimi, il bravo Vincenzo Yanez fece armar subito il -suo palischermo, ed egli stesso a gran forza di remi andò verso la -_Santa Maria_. Umiliati, gli uomini dell'altro palischermo lo seguirono -colà dove la violenza della corrente aveva spinta la povera nave -capitana. - -Quando Vincenzo Yanez giunse in aiuto dell'almirante, l'albero di -maestra era stato troncato; ma il naviglio non galleggiava altrimenti; -peggio ancora, si era mezzo sfasciato sul fianco; poco dopo, era andato -alla banda. Per fortuna dell'equipaggio, il tempo era buono. Con vento -fresco e mare più mosso, la caravella si sarebbe sfracellata, e tutta la -gente sarebbe perita nei frangenti, prima di poter afferrare a nuoto la -riva. - -Cristoforo Colombo e i suoi compagni della _Santa Maria_ ebbero il tempo -di scendere nei palischermi, e di ricoverarsi a bordo della _Nina_. -Intanto era spuntato il giorno, e si conobbe che non era troppo lontana -la costa. Qua e là si vedeva ribollire il mare intorno alle secche, o -rompere il flutto a certi scogli che venivano quasi a fior d'acqua. La -_Nina_ si tenne prudentemente in fuori, governando contro la corrente -traditora. Frattanto l'almirante, poichè ebbe meditato alquanto sulla -triste condizione in cui era posto dalla scomparsa della _Pinta_ e dal -naufragio della _Santa Maria_, pensò di mandare a terra il palischermo, -con Diego di Arana, capitano di giustizia dell'armata, e Pedro -Gutierrez, credenziere del re, suo ragioniere generale. Essi erano -incaricati di riferire al cacìco Guacanagari quello che era accaduto: -come l'almirante, volendo mantener la promessa di andare a visitare nel -suo porto il cacìco, avesse perduta la nave dirimpetto alla sua -residenza, dando in una secca, una lega e mezzo discosto dal lido. - -Spirava da terra una brezza leggiera. E temendo l'ammiraglio che non vi -fosse in vicinanza qualche scoglio o banco di rena nascosto, rimase in -panna fino a giorno ben chiaro. - -Diego di Arana e Pietro Gutierrez, con due scudieri, un interpetre e sei -marinai, andavano intanto verso la spiaggia. Apparivano tutti assai -tristi; anche taluno che non aveva ragione di esserlo nello interno del -cuore, lo era abbastanza nel volto. E il savio lettore intenderà -facilmente di chi vogliamo parlare. - -Smontati a terra, e lasciati quattro uomini alla guardia del -palischermo, partirono gli altri sette per salire alla residenza del -cacìco. Il villaggio di Guacanagari non si vedeva di laggiù; afferrato -il colmo del poggio, i nostri ambasciatori lo scopersero, poco meno d'un -miglio lontano. - -Non era un gran tratto di strada; ma bastò perchè fossero veduti dal -villaggio, annunziati al cacìco, il quale si mosse ad incontrarli fuori -dell'abitato. Guacanagari, infatti, s'immaginava che tra quei -viaggiatori fosse l'almirante in persona. - -Come il cacìco ebbe saputo dalla bocca dell'interpetre ciò che era -accaduto sulla costa, molto si addolorò, e gliene vennero anzi le -lagrime agli occhi. - ---E sono io la cagione di questa grave sciagura!--esclamò.--Dite al capo -degli uomini bianchi che io non saprò mai consolarmene.-- - -Ma i pianti e le querele non aggiustavano nulla; ben altro occorreva, e -Pietro Gutierrez lo fece dire al cacìco dall'interpetre Cusqueia. - ---Amico degli uomini bianchi, le tue parole piacciono agli spiriti del -cielo. Ma tu devi mostrare la tua amicizia, dando aiuto coi tuoi uomini -e con le tue piroghe, affinchè tutto quanto si trova nella gran nave -abbattuta, sia messo in salvo alla spiaggia.-- - -Così parlava l'interpetre, riferendo la domanda di Pietro Gutierrez. E -il buon Guacanagari si mostrò sollecito a contentare gli uomini bianchi. -Non piangeva più; gli occhi suoi mandarono lampi di allegrezza, al -pensiero che egli avrebbe potuto in qualche modo esser utile ai -navigatori stranieri, che per amor suo avevano patito un danno così -grande. - -Tutto il suo popolo fu prontamente convocato, e a drappelli avviato -verso la costa. Circondato dai suoi fratelli e parenti, seguiva egli -stesso la folla. Dal bordo della _Nina_, Cristoforo Colombo vide -discendere quelle lunghe file di naturali alla riva, ed egli stesso, -entrato nel palischermo, andò a stringer la mano di quel piccolo re -selvaggio del nuovo mondo, che avrebbe potuto dar lezioni di umanità e -di cortesia a molti potenti del vecchio. - -I discorsi furono brevi, essendo urgente di operare. E tosto messe in -acqua Le loro piroghe, i naturali di Haiti si unirono ai marinai dei -palischermi, per discaricare la _Santa Maria_. - -In breve spazio di tempo la coperta fu tutta sgomberata. A vedere quella -folla di burchielli che si aggiravano intorno alla scafo della nave -abbattuta, con uomini che andavano e ritornavano senza posa, dalla nave -ai burchielli, ricorreva naturalmente al pensiero un popolo di formiche, -affaccendate intorno ad una mollica di pane, che in breve ora riescono a -sgretolarla, a tritarla, a portarne via le briciole, facendo piazza -pulita. - -Quanto era in coperta e sotto coperta fu portato alla spiaggia. E il -cacìco in persona, coi suoi fratelli e parenti, usava ogni diligenza, -così nella nave come in terra, perchè il tutto fosse ben governato e -custodito. E di tempo in tempo, mandava qualcuno de' suoi all'almirante, -che era rimasto sullo scafo della _Santa Maria_, per pregarlo di non -prendersi fastidio dell'accaduto, che egli volentieri gli avrebbe donato -in compenso tutto ciò che possedeva. - -Così passò per Cristoforo Colombo la mattina del Natale. Intorno al -meriggio ogni cosa era al lido; e dal lido, a braccia d'uomini, era -portata al villaggio. Non si poteva infatti lasciare tanta roba allo -scoperto, esposta alle intemperie. Quanto ad altri pericoli che potesse -correre, non era neanche da pensarci; cose grosse e minute erano in -buone mani; nessuno di quei naturali pensò di appropriarsi nulla. -Cristoforo Colombo potè dire, ammirato, e scrivere nel suo giornale di -bordo, che delle cosa salvate dalla _Santa Maria_, non mancò neppure una -stringa. - -Giunti i preziosi fardelli al villaggio, Guacanagari li fece riporre -nella sua casa medesima, che ne fu tutta ingombrata. E li tenne là -dentro, fino a tanto non furono vuotate tre case, che aveva destinate -per una più lunga custodia. Agli usci di quelle case, e tutto intorno, -furono messi a guardia uomini armati, che dovessero starci di giorno e -di notte. - -Così adempieva agli obblighi della ospitalità il cacìco Guacanagari, -amico agli uomini bianchi, e preso di grande affetto per il loro -comandante supremo. - -Quella sera, discendendo coi suoi uomini alla spiaggia, per ritornare a -bordo della _Nina_, l'almirante non sapeva ristarsi dal lodare -Guacanagari e il suo popolo. - ---Che gente amorevole!--esclamava.--È trattabile, e mansueta, che io -credo non ci sia la migliore sulla faccia della terra. Amano il loro -prossimo come sè stessi; hanno un ragionane dolce, umano, sempre -accompagnato dal riso. Quel loro re, poi! È servito con molta divozione -da tutti, e con altrettanta dignità riconosce i loro servizi. Ha buon -contegno e mi pare anche fornito di molta intelligenza. Avete notato -come tutto osserva, e di tutto vuol sapere il principio ed il fine, e la -causa e l'effetto? - ---Crederai tu che abbiamo messe le mani sopra un re filosofo?--disse -Damiano sotto voce a Cosma.--Mi piacerebbe moltissimo. - ---E perchè, di grazia? - ---Perchè si potrà discorrere, argomentare, disputare in famiglia, nelle -lunghe serate d'inverno. - ---Vuoi tu dunque trattenerti alla sua Corte, matto insanabile che sei? -T'ha egli offerto un posto di ministro? - ---Eh, sarà il meno ch'egli potrà fare per me, quando mi riconoscerà per -nipote. - ---Nipote!--esclamò Cosma.--Eccone un'altra. Hai dunque già posto gli -occhi sopra una nuova bellezza? - ---No, caro; sono fedele ad Abarima. L'ho riveduta oggi, e mi ha fatto -una festa da non dirsi. E per me e per lei la _Santa Maria_ ha fatto -egregiamente, a dare in secco. Non mi guardare con quegli occhi. So bene -ancor io che è una disgrazia; ma infine, poichè il male è fatto, -possiamo ben dire che esso non vien tutto per nuocere. E come è bella, -Abarima! Mi è venuta incontro battendo le palme, dopo aver gettato un -grido, che mi è penetrato qui, nel fondo del cuore. Anche il suo vecchio -padre mi ha accolto benissimo; mi ha perfino abbracciato. O son io che -ho abbracciato lui?... Non saprei dirti, ora; ma una cosa è certa, che -siamo stati un par di minuti l'uno nelle braccia dell'altro. La -parentela, capisci? la parentela imminente. Perchè io la sposo, quella -bella creatura; com'è vero Dio, la sposo. - ---Secondo comandamento del Decalogo;--disse Cosma;--non proferire il -nome di Dio invano. - ---E non fo conto di averlo proferito invano;--rispose l'altro con gran -sicurezza.--Non giudicare.... da quelle altre. Laggiù erano capricci, -morti appena nati; nuvolette formate all'orizzonte, e dissipate dalla -prima brezza del mattino. Qui è un'altra cosa. Sono innamorato come un -gatto. No, il paragone è brutto; saresti capace di dirmi che ora io ti -miagolo la mia canzon d'amore. Diciamo dunque come un piccione. E sai a -proposito di canzoni, che ho fatto cantare l'interpetre? - ---Che c'entra l'interpetre? - ---C'entra per parecchie notizie che io non potevo avere da me, -direttamente, da bocca a bocca. Perchè in materia di lingua Haitiana io -sono ancora ai primi esercizi. Orbene, oggi ho domandato all'interpetre -di sapermi dire chi fosse il vecchio naturale nella cui casa sono stato -ospitato. Cusqueia si è informato, e sai che cosa ha saputo? Sai chi è -il mio ospite, il padre di Abarima! Nientedimeno che il fratello di -Guacanagari, il fratello del ca.... No, non voglio dire cacìco! il -fratello del re; mi capisci? del re. - ---Capisco;--rispose Cosma, sforzandosi di sorridere.--Per questo -accennavi alla tua qualità di futuro nipote. - ---E futuro prossimo, perchè qui bisogna stringere,--riprese -Damiano.--L'almirante non vorrà mica restare troppo a lungo in queste -acque. Siamo a Natale; bisognerebbe far le nozze per la Befana....-- - -Cosma diede di sbieco una guardata al compagno, come per accertarsi se -parlasse da senno. Per matto lo conosceva oramai; ma non sapeva -acconciarsi all'idea che lo fosse diventato a tal segno. Ed era quello -il cavaliere che con lui, una volta.... Ma insomma, a che filosofar -tanto sul cuore e sulla testa dell'animale irragionevole? Non c'è che -l'uomo, per adattarsi alle condizioni di tempo e di luogo. Ma queste -cose non le aveva insegnate a Cosma la filosofia d'Aristotile, nè quella -del suo maestro che gli commentava Aristotile nella università di Pavia. - ---Sta bene;--diss'egli al compagno.--Auguro fortuna ai tuoi novelli -amori.-- - -E lasciò cadere una conversazione che fino allora, come in tant'altre -occasioni consimili, aveva tenuta viva per far piacere all'amico. - -Il silenzio era una consuetudine, in lui. Spesso restava intiere -giornate senza aprir bocca. Nessuno tra i marinai della _Santa Maria_ -era più attento di lui ai comandi dei piloti, nè più diligente al -servizio. Da principio, quel suo fare un po' contegnoso era parso -superbo; ed avevano preso a motteggiarlo. Non ne aveva fatto caso, -finchè la cosa era rimasta in certi confini, tanto da lasciargli parere -che non dicessero a lui. Ma la prima volta che lo stuzzicarono davvero, -ed egli non poteva più far mostra di non avvedersi, entrò risolutamente -nel mezzo e parlò animosamente ai compagni. - ---Sentite,--diss'egli,--ogni bel giuoco dura poco. Una volta e due si -può credere che chi ci ha dato uno spintone non l'abbia fatto a posta. -Alla terza, bisogna parlarci chiaro. Io voglio parlar chiaro con voi, -poichè siamo obbligati a vivere insieme, finchè duri questo viaggio. Ho -buone braccia come voi, e un buon coltello catalano per difendermi. Se -avete voglia di leticare con me, ditelo liberamente, e ce la faremo -senza tanti discorsi, sopra tutto senza tanti motteggi. Volete essere -amici? rimetto il coltello in cintura, e qua la mano. Dunque, siamo -intesi; scegliete.-- - -I patti chiari fanno gli amici cari. I compagni di Cosma scelsero -prontamente il partito migliore. Alla fin fine, non era egli un buon -figliuolo? Non dava mai noia a nessuno, e quando c'era qualche cosa da -fare, lavorava sempre per due. Troppo contegnoso in verità; ma questo -dipendeva dal suo carattere. Era un taciturno. Gli avevano affibbiato un -nome: il cavaliere. E non sapevano, chiamandolo così, di aver dato nel -segno. Del resto, quando gli si diceva qualche cosa, rispondeva sempre -con garbo. Gli si domandava un parere, e lo dava sempre con molto -giudizio. Era un po' chiuso; ma niente affatto orgoglioso; e questo -bastava. Si avvezzarono alla sua indole severa; presero a rispettarlo -come un superiore, sapendo ch'egli non si teneva per tale; lo scelsero -volentieri giudice ed arbitro nei loro litigi, sperimentandolo giusto ed -umano in ogni occasione. Dov'era lui, regnava la disciplina; quello che -sopportava lui, sopportavano tutti senza farsi pregare, nè minacciare. -Gran virtù dell'esempio! Per contro, quando il cavaliere si degnava di -sorridere, gli altri ridevano e saltavano. Ma questo non era un guaio; -ed egli, frattanto, aveva conquistato il diritto di chiudersi nelle sue -meditazioni. - -A sua volta, Cosma era tutt'orecchi quando parlava il signor almirante. -Cristoforo Colombo aveva una grande autorità sull'animo del cavaliere. -Questi raccoglieva religiosamente ogni parola del suo grande -concittadino; e sospirava spesso, pensando alla sua bontà di cuore, alla -sua dirittezza di mente. - ---Venti di questi uomini a Genova,--diceva allora in cuor suo,--e ci -sarebbe da comandare al mondo. Invece.... Ah, povera patria, che le -discordie dei suoi figliuoli hanno resa l'ultima delle terre italiane!-- - - - - - - _Capitolo XI._ - - - - - Come una debolezza di Damiano andasse a finire in una fortezza. - - - -Il 26 dicembre, che era un mercoledì, venne il cacìco Guacanagari in -visita solenne alla caravella dell'almirante. L'ottimo re selvaggio -mostrava gran tristezza e dolore, vedendo lo scafo della _Santa Maria_ -mezzo rovesciato alla spiaggia, e nuovamente profferiva agli uomini -bianchi tutto ciò ch'egli possedeva, per ricompensarli dei danni patiti. - -Mentre egli stava ragionando con l'almirante sul cassero della _Nina_, -si accostò alla caravella una piroga di naturali di un'isola vicina, i -quali portavano piastre e lamine d'oro, per barattarle con sonagliuzzi -di bronzo. Niente piaceva di più, a quella gente, dei piccoli strumenti -sonori che gli Spagnuoli avevano portati al nuovo mondo, opportunamente -imitando un costume dei Portoghesi nei loro viaggi di scoperta lungo la -costa Africana. Amavano la danza, e saltavano spesso, cantando certe -loro canzoni, che accompagnavano col suono d'una specie di tamburo, -fatto d'un tronco d'albero scavato, su cui era una pelle distesa. Il -suono del tamburo non era sicuramente così piacevole all'orecchio dei -danzatori, come il tintinnio di quei piccoli sonagli di rame. - -Anche i marinai della nave naufragata, che ritornavano a bordo della -_Nina_, riferirono all'almirante di altri naturali dell'interno di -Haiti, i quali accorrevano di tratto in tratto alla spiaggia offrendo -pezzetti d'oro in cambio di ogni nonnulla; e più ne avrebbero portato, -anche piastre più grosse, ove fosse gradito il baratto coi sonagliuzzi -di rame e con le perline di vetro colorato. - -Guacanagari, sempre attento ai discorsi degli uomini bianchi, come erano -tradotti dagli interpetri, e non meno agli atti, ai gesti, ai moti del -viso, osservò che quelle notizie facevano scintillar d'allegrezza gli -occhi dell'almirante. E noi possiamo intendere più facilmente di -Guacanagari come e perchè fosse lieto Cristoforo Colombo. Egli aveva -promesso di trovare per la via di ponente l'isola di Cipango e le -regioni estreme dell'Asia, famose per infinite ricchezze. In quella -vece, aveva trovato delle isole abitate da selvaggi, ignudi la più parte -come Adamo ed Eva innanzi il peccato. Guanahani, Cuba, Haiti e via -discorrendo, potevano esser considerate altrettante aiuole del Paradiso -terrestre. Ma questo ai re Cattolici di Spagna sarebbe parso troppo poco -guadagno, in compenso al grandissimo sforzo che avevano fatto, di -concedere tre gusci di noce per mandare a scoprire il Cattaio, e far -vassallo di Castiglia il gran Cane dei Tartari! Perciò l'almirante del -mare Oceano giustamente pensava che nulla avrebbe operato sull'animo de' -suoi signori, meglio della vista dell'oro. Che importava più del gran -Cane e del suo Cattaio, se si metteva la mano sulle miniere di Ofir? -Isole ricche d'oro nativo, meglio trovarle selvagge, che abitate da -popoli numerosi, governati da re potenti, forse disposti a trafficare, -ma niente affatto a ricevere un nuovo padrone. - -Conosciuto per tal modo il desiderio del suo ospite, Guacanagari fu -molto lieto di potergli dire che a poca distanza dalle sue terre, nella -regione più montuosa dell'isola, il metallo dal colore del sole era -tanto facile a ritrovare, che gli abitanti non ne facevano stima veruna. -Il luogo, soggiungeva egli, si chiamava Cibao. Non forse Cipango? pensò -tosto l'almirante. Ma fosse Cipango, o non fosse, egli aveva finalmente -trovato Cibao, la misteriosa regione aurifera, di cui gli avevano già -detto nome i naturali di Guanahani e di Cuba. - -Guacanagari pranzò quel giorno con l'almirante, a bordo della _Nina_; e -quindi lo invitò alla sua residenza, dove gli avrebbe fatto vedere come -fossero tutte le cose di lui gelosamente custodite. - -La refezione, imbandita quel giorno nella casa di Guacanagari, era -copiosa e scelta, per quanto permetteva ad Haiti la semplicità del -costume. I piatti forti erano di utia, che è una specie di coniglio, e -di pesci; le intramesse di radici, che erano di varii generi e in varii -modi preparate; delle frutte non si parla nemmeno, che abbondavano -nell'isola, e con la varietà degli aspetti rallegravano gli occhi, come -con quella dei sapori stuzzicavano i palati degli uomini bianchi. - -Sempre maravigliosa la bontà d'animo dei cacìco, e delicatissime le -premure amichevoli, con cui cercava di consolare il suo ospite della -disgrazia sofferta. Ed era strano per i suoi convitati spagnuoli il -vedere com'egli fosse garbato nel modi. Il civilissimo tra gli Europei -non avrebbe recato con maggior dignità e pulitezza il cibo alla bocca. -Ad ogni portata Guacanagari si lavava le mani, e le strofinava con erbe -odorose. Era servito con molto rispetto dai suoi sudditi, e li -ricambiava con atti di graziosa maestà. Che dirvi di più? Bisognerebbe -ripetere il già detto, di questo selvaggio portentoso, che oggi ancora -si potrebbe proporre ad esempio presso tutti i popoli civili del mondo. - -Intorno a lui, Damiano aveva compendiato il suo giudizio in queste poche -parole: Guacanagari, non ce n'è guari. E contemplava il suo futuro zio -con una tenerezza ineffabile. - -Ma ci pensava egli davvero, a fare il nido in Haiti? Pare di sì. Damiano -era uno spirito bizzarro, pronto ad infiammarsi, e sincero nei suoi -innamoramenti, qualunque ne fosse l'oggetto. Abarima gli era piaciuta a -quel dio; egli era piaciuto a lei; non c'era nessuna ragione perchè ella -non fosse sua moglie, o con un rito o con l'altro, dei tanti che servono -a fermare in modo indissolubile il bel capriccio di un giorno, in quella -guisa che una spilla nera, un cartellino scritto con due parole latine, -e una lastra di cristallo in cornice, vi fissano un bel _Priamus_, una -bella _Vanessa_, dalle ali fatte di polvere d'oro, nella vetrina d'un -museo di storia naturale. - -E di questo suo disegno era tanto invasato Damiano, che egli si era -perfino rallegrato della perdita d'un naviglio. Egoismo d'amore, che -dalla sua stessa ferocia è innalzato al sublime! Il naufragio della -_Santa Maria_ riduceva Cristoforo Colombo e la sua gente a vivere sulla -più piccola delle tre caravelle, e sulla meno adatta a sostenere la -forza del mare. Forse era per tutti la impossibilità di ritornare in -patria. Si sarebbero perduti laggiù, come Ugolino Vivaldi sulla costa di -Africa, senza che più si avessero nuove di loro. Ebbene? che importava -ciò? Si rassegnava a tutto, Damiano; anche a non rivedere l'Europa. - ---Vecchia Europa!--diceva egli, in una di quelle apostrofi che gli erano -familiari.--Infine, che cosa sei tu, per un uomo del tempo presente? Un -giorno, sei piaciuta a Giove, che per te non dubitò di cangiarsi in -toro, e tu lo incoronasti di fiori, come una vittima. Per altro, da quel -giorno, ne sono passati, degli anni! Vecchia megera, se io potessi aver -la sorte di non rivederti mai più! Spero bene, ora che ti abbiamo -scoperto una sorella di parecchie migliaia d'anni più giovane, spero che -un giorno molti dei tuoi cavalieri passino il mare, uscendo dal tuo -vilissimo stretto di Gibilterra, per venirsene qua, a dimenticare in -questa vergine bellezza i tuoi vezzi cascanti, il tuo belletto, i tuoi -capelli tinti, i tuoi denti posticci. Per rifarti la pelle, vecchia -incartapecorita, non ci sarebbe che un espediente, ma eroico, anzi più -che eroico, divino. Sarebbe infatti mestieri che la mano di Domineddio -si aggravasse gentilmente su te; con un dito sui Pirenei, un altro sulle -Alpi, un altro sugli Urali, un altro sul Caucaso, un altro sui Carpazi, -un altro.... Ma no, ne ho contato già cinque, e cinque basterebbero, -purchè premessero, premessero bene, giù giù, fino a metterti un venti -braccia, sott'acqua, per venti minuti! E allora, crepi l'avarizia, ti si -potrebbe far ritornare a galla, per lasciarti respirare. Che bella -faccia pulita, mia vecchia Europa! e che bel bagno di gioventù!-- - -Sincero anche in questi suoi voti, il nostro Damiano! Vi pare di -dovergli dare il torto, per aver egli detto ad alta voce ciò che tanti -avranno pensato, ai suoi tempi, ed ai vostri? A buon conto, non glielo -voglio dar io. - -Con questo modo suo di ragionare, figuratevi se non volesse restare ad -Haiti. Ci pensava tanto, che si risolse d'imparare alla svelta la lingua -del paese. Maestri ce n'erano parecchi: gl'interpetri di Guanahani e di -Cuba. Egli sapeva già parecchi vocaboli; ne imparò in due o tre giorni -parecchie centinaia, che scriveva sopra pezzetti di carta, di contro ai -corrispondenti vocaboli italiani. Con quel principio di glossario si -poteva fare molto cammino, e non desiderarsi la vicinanza di un terzo -incomodo, quando aveva da far conversazione con la leggiadra Abarima. - -Il vecchio babbo, quantunque fratello di re, vedeva di buon occhio quel -semplice marinaio. Ma questo s'intenderà facilmente: il semplice -marinaio era un uomo bianco, un figlio del cielo. Del resto, il capo -degli uomini bianchi era molto amico di quel semplice marinaio, gli -rivolgeva spesso la parola, intrattenendosi con lui in una lingua che -essi soli parevano intendere. E questa familiarità di Damiano con -l'almirante rialzava molto il marinaio agli occhi del vecchio Tolteomec. - -Quel giorno, per l'appunto, Damiano aveva accompagnato l'almirante alla -residenza di Guacanagari. Sedeva anch'egli alla mensa del re; ultimo -nell'ordine gerarchico, è vero, ma forse per sua elezione, volendo esser -vicino alla dolce Abarima. Nelle numerose comitive e nelle grandi -riunioni, il miglior posto è sempre quello degli ultimi, che hanno -sempre la libertà della scelta. Il personaggio maggiore s'annoia a capo -di tavola, e manda occhiate di desiderio ai felici che se la spassano -nel fondo, facendo il comodo loro e ridendo come matti. - -Levate le mense, Guacanagari aveva condotto il suo ospite negli ameni -boschetti che circondavano la sua casa. Migliaia di naturali aspettavano -la nobile comitiva; e a mala pena Cristoforo Colombo si fu seduto con -Guacanagari al rezzo d'un palmizio, quella turba poco vestita si mise a -cantare e a saltare, accompagnando la voce ed il passo col suono dei -suoi tamburi, a cui si aggiungeva per grande novità il tintinnìo dei -sonagli di bronzo. - -La danza era il passatempo prediletto dei naturali di Haiti. Se a quel -tempo fosse stato comune sulla faccia del globo l'uso delle carte da -giuoco, sicuramente quei buoni selvaggi avrebbero fatto carte false, pur -di ballare dalla mattina alla sera. Damiano, contemplando le loro -giravolte e i loro salti, aveva facilmente imparata la coreografla, del -resto assai scarsa, dei suoi futuri concittadini. Un ballo, tra gli -altri, gli era sembrato molto somigliante al trescone, che si ballava in -Europa. Preso da un capriccio subitaneo, chiese ad Abarima se ella -avrebbe consentito a ballare con lui. Abarima non aveva detto di no. -Animo dunque, e nel mezzo del prato, facendo fermare stupefatti tutti i -ballerini della tribù. Damiano provava un gusto matto a ballare con quel -fior di selvaggia; ma altrettanto ne provava la graziosa fanciulla a -ballare con lui. E non erano meno contenti i naturali di Haiti, vedendo -un figlio del cielo che non isdegnava di saltabellare in cadenza con una -figlia degli uomini. I tamburi battevano via via più affrettata la -misura; e più rapido girava Damiano, più forte stringendo nelle braccia -nervose la leggiadra Abarima. Essa era snella, egli robusto; durarono un -pezzo alla prova. Ma egli non vedeva già più il prato, nè gli alberi, nè -gli spettatori circostanti, quando la sua dama gli fece la grazia di -arrendersi, cadendogli ansante, quasi svenuta dal piacere, sul braccio, -e abbandonandogli la bruna testa inghirlandata di fiori sul petto. - -Ma bisognava dare a Guacanagari altra idea che di avergli portato -ballerini, dalle regioni del cielo. L'almirante aveva mandato a prendere -a bordo della _Nina_ un arco moresco, col suo turcasso di frecce. Era -nel suo seguito un Castigliano, che aveva fatta la guerra contro i Mori -ed era stato all'assedio di Granata. A lui, destro arcadore, toccava di -far vedere la sua prodezza, con l'arco alla mano. Una foglia di palmizio -fu collocata in fondo alla prateria, sulla vetta di una canna. E il -Castigliano la prese di mira, piantando nel suo verde tessuto, una dopo -l'altra, tutte le frecce del suo turcasso, tra le grida di ammirazione e -gli applausi della intiera tribù. - -Guacanagari chiamò con un nobilissimo gesto l'interpetre Cusqueia, e gli -dettò le parole che questi doveva riferire all'almirante: - ---Potente signore, colpiscono diritto nel segno i tuoi guerrieri. Questo -è certamente un dono del cielo, donde siete venuti. Con l'arco e la -freccia non colpiscono così giusto i Caribi, nostri mortali nemici. -Vengono essi sulle lunghe piroghe, dalle isole vicine, verso -mezzogiorno, e fanno prigioni i miei uomini, che conducono nelle loro -terre a servirli, quando non ne bevono il sangue e non si cibano di -essi, fino al midollo delle loro ossa. Ahimè! i figli di Haiti nulla -possono contro quegli amici della strage, e non sempre i nostri buoni -spiriti li tengono lontani da noi.-- - -Udì l'almirante la querela di Guacanagari, e prontamente rispose: - ---Ben altre armi abbiamo contro i nemici del nostro ospite e fratello. -Or ora tu le vedrai, e ti sarà facile intendere che niente vale contro -gli uomini bianchi, che ti hanno giurato amicizia.-- - -E lasciato di parlare all'interpetre, si volse a Damiano: - ---Prendete gli uomini che vi bisognano,--gli disse,--e andate nelle case -che Guacanagari ha assegnate per la custodia delle cose nostre. -Prenderete un archibugio, con un po' di munizione, e farete anche -rotolare fin qua un cannone lombardo della _Santa Maria_.-- - -Damiano prese con sè i marinai che erano venuti ad accompagnare -l'almirante, e con essi e con qualche selvaggio di buona voglia andò ad -eseguire i comandi dell'almirante. - -Archibugio e cannone lombardo furono poco stante sul prato, davanti al -cacìco Guacanagari. - ---Or ora,--disse Cristoforo Colombo al suo ospite,--tu vedrai un colpo -ben più veloce e più micidiale che non possa farne una freccia.-- - -E fatto caricare l'archibugio, ordinò a Damiano di prender la mira -contro un albero che sorgeva nel fondo del prato. Damiano si piantò -saldamente sul terreno, calò il moschetto, aggiustò la canna contro il -bersaglio, e accostata la miccia allo scodellino, diede fuoco alla -polvere. Partì il colpo, e il lampo che uscì dardeggiando dalla canna, -comprese di stupore i selvaggi; ma più li fece maravigliare lo strappo -che videro in pari tempo esser fatto nella corteccia d'albero, e il buco -in cui si era conficcata la palla: quella palla che essi avevano veduta -poc'anzi cacciar dentro la canna, ma che non avevano veduta altrimenti -uscir fuori. - -Venne la volta del cannone. Damiano e uno dei marinai lo avevano -caricato con molta ostentazione, affinchè i naturali vedessero bene come -fosse quella fattucchieria. Poscia puntarono lo stesso albero contro cui -era stato scaricato il colpo dell'archibugio. La miccia fu accostata; il -forellino diede una piccola vampata, e tosto dalla gran canna di ferro -escì un globo di fumo, per entro a cui lampeggiava una grossa lingua di -fuoco. Non fu un rumore secco, accompagnato da un sibilo, come era stato -quello dell'archibugio; fu un rombo, uno schianto, che intronò gli -orecchi di tutti gli astanti, a cui parve di avere udito il fragore del -fulmine. E in pari tempo l'albero preso di mira si spezzava nel mezzo; e -si abbatteva la parte superiore del tronco, non restando che per poche -fibre appiccicata alla parte inferiore. La palla intanto proseguiva la -sua via nel bosco, sforacchiando in più luoghi la frappa. - -Al fragore inatteso, molti naturali erano caduti per terra. Lo stesso -Guacanagari, che sempre cercava di padroneggiare i moti dell'animo, non -potè trattenersi dallo afferrare il braccio dell'almirante, come per -cercare istintivamente un appoggio. - ---Sono queste le nostre armi;--disse Cristoforo Colombo.--I sovrani di -Spagna, nostri potenti signori, hanno di queste armi a migliaia; con -queste combattono i loro nemici; per esse sono rispettati da tutto il -mondo. - ---Con esse ci difendano dai Caribi, invasori della nostra terra, -oppressori dei nostri figli, rubatori delle nostre figliuole;--disse -Guacanagari all'interpetre. - -Non aveva mestieri di parlar per interpetre la leggiadra Abarima. -Fattasi accanto a Damiano, che essa aveva ammirato nei due saggi della -sua maravigliosa prodezza, così gli parlò dolcemente nella sua lingua, -ridotta per la circostanza alle forme più brevi: - ---Damiano vivere casa nostra in Haiti, fianco Abarima; difendere -Tolteomec contro nemici Caribi. - ---Fianco Abarima dolce cosa;--rispose Damiano, con quel po' di glossario -che aveva messo da parte.--Damiano restare Haiti, amar sempre Abarima, -baciare suoi occhi. - ---Difendere contro Caribi;--ripetè ella, a cui pareva che il suo -innamorato saltasse troppo volentieri di palo in frasca. - ---Una cosa non esclude l'altra, che diamine!--esclamò Damiano, nel suo -vernacolo nativo.--Ma questo, come fartelo capire, in lingua Haitiana?-- - -Questo, per altro, glielo disse col gesto affermativo, ripetuto -parecchie volte, e con un lampo degli occhi, che non brillava meno di -quello del cannone lombardo. - -Quella sera, tornando la comitiva alla spiaggia, Damiano faceva -all'almirante un discorso che aveva a lungo meditato. - ---Messere,--incominciò timidamente;--vorrei dirvi una cosa.... -intrattenervi di un pensiero che mi è venuto quest'oggi alla mente. - ---Sentiamo il vostro pensiero, Damiano,--rispose l'almirante. - ---Vi parrà poi una sciocchezza, messere. Ma infine, potrebbe anche non -esserlo. - ---E non lo sarà. Dite ad ogni modo; tanto si fa cammino, e le ciarle -aiutano. - ---Voi siete buono, messere, e date animo a chi non l'ha. Pensavo adunque -che noi eravamo imbarcati in sessantasei sulla _Santa Maria_. - ---Sessantasei, difatti, tra ufficiali e marinai;--rispose l'almirante. - ---E ventiquattro erano imbarcati sulla _Nina_;--ripigliò Damiano.--Ora, -sessantasei e ventiquattro.... - ---Fanno novanta;--conchiuse l'almirante.--Un bel numero! - ---Esorbitante per la più piccola delle tre caravelle con cui siamo -partiti da Palos;--replicò Damiano.--Non pare a voi, messere, che ci si -stia pigiati, sulla _Nina_? - ---Molto pigiati, troppo pigiati;--rispose l'almirante;--lo vediamo e lo -sentiamo fin d'ora, che per una ragione o per l'altra qualcheduno dei -nostri uomini passa la notte alla spiaggia. - ---Ah, lo dicevo bene, io!--esclamò Damiano.--E peggio sarà quando -dovremo ritornare su quel guscio di noce in Europa. - ---Certamente, mio caro, certamente. Quello che voi dite ora, l'ho già -pensato più volte ancor io. - ---E non avete pensato, messere, al rimedio? - ---Ci ho pensato;--rispose l'almirante, sospirando;--ma forse sarebbe un -rimedio peggiore del male. Chi vorrebbe adattarcisi? - ---Ognuno che vi ami, messere. Perchè io l'ho già indovinato, il rimedio; -e sarebbe.... di lasciar qui gli uomini di buona volontà. - ---Che sarebbero naturalmente assai pochi, mio caro Damiano! - ---Non lo credete, messere. Io ne conosco parecchi, che sarebbero -contenti di restare. Non già per sempre, si capisce; ma cinque, sei -mesi, magari un anno, quanto vi bisognasse per andare e ritornare. -Soldati in sentinella, resterebbero fino a che il comandante non venisse -a mutare la guardia.-- - ---Dite voi da senno, Damiano? - ---Tanto, che io stesso mi proporrei di restare. - ---Voi?--esclamò l'almirante.--E il vostro compagno, naturalmente con -voi? perchè l'uno non può stare senza l'altro, siccome ho veduto. Ed -anzi, quella d'oggi mi pare una novità, e così strana, da doverla -segnare col carbon bianco. - ---Cosma aveva l'umor nero, quest'oggi;--rispose Damiano, -impacciato.--Del resto, io credo che egli non rimarrebbe, per sua -elezione, in questa parte del mondo, salvo il caso di obbedire ad un -vostro comando. - ---Nè io sarò mai per dare di questi comandi a nessuno;--ripigliò -l'almirante.--Ma voi, piuttosto.... come vi adattereste voi a restare, -senza l'amico? - ---Messere, la vita è varia, e varii sono i capricci degli uomini. A me -quest'isola piace moltissimo. Ed anche ad altri, che hanno perduta la -casa, e non si raccapezzano nella casa altrui. I marinai della _Santa -Maria_ si sentono ospiti, a bordo della _Nina_ La conoscono poco, non ci -hanno fatta la mano, nè l'occhio. - ---È giusto, ciò che voi dite. Il marinaio si fa casa volentieri della -sua nave. Ma dunque, voi esponete, oltre il desiderio vostro, quello di -molti compagni? - ---Si, messere; è un desiderio nato molto spontaneamente, come il mio. Il -paese è bello, si è detto; gli abitanti son pasta di zucchero. A -fabbricarceli con le nostre mani, come ha fatto Domineddio per il capo -della specie umana, non si potrebbe inventar niente di meglio. La vita è -facile, qui, poichè la terra produce tutto il necessario, senza che -l'uomo abbia da innaffiarla col sudore della sua fronte. E poi c'è -l'oro, che si raccoglie con facilità negli scambi, senza bisogno di -andare a cercarlo nelle miniere, almeno per ora. - ---Ma voi non pensate al pericolo di dover combattere coi Caribi, gente -feroce delle isole di mezzogiorno. - ---Gente feroce che fa paura a Guacanagari, e al suo popolo -pacifico;--rispose Damiano.--Contro i Caribi, se sono quei terribili -pirati che ci ha descritti il cacìco, avremmo sempre gli archibugi e i -cannoni della _Santa Maria_, che voi potreste lasciarci per nostra -difesa. - ---Sicuramente, e con munizioni sufficienti. Ma tutto ciò richiede un -luogo adatto per la difesa. - ---L'isola è vasta; il luogo si può trovare; le eminenze non mancano. - ---Ci vorranno dei ripari. - ---Si faranno. Abbiamo qui la caravella naufragata; si può fabbricarne -una fortezza. Della chiglia, degli staminali e del bagli si può fare -l'ossatura di una torre. Col fasciame si possono fare le pareti. E poi, -dentro o fuori, si può aggiungere un impasto di argilla e di paglia, -come fanno i nostri contadini, nelle gole dell'Apennino. Con uno scavo -di pochi giorni si fa un argine ed un fosso, che giri tutto intorno alla -fortezza. Quando il lavoro sia fatto, ci si starà dentro a meraviglia, e -sicuri come in chiesa. Non lo credete, messere? - ---Voi rispondete a tutte le obiezioni, Damiano. L'idea non mi dispiace; -voglio pensarci. E quanti sareste, desiderosi di restare? - ---Non saprei dirlo, ora. Ma così a occhio e croce, argomentando dai -discorsi che ho sentiti, potete far conto sui due terzi della _Santa -Maria_. Poi ci sarà da domandare a quelli della _Nina_, che non vorranno -perder tutti la buona occasione di passare qualche mese a terra. - ---Vedete un po'!--disse Cristoforo Colombo, ridendo.--Ed io che non -osavo neanche vagheggiarlo nella mente, un disegno come questo! - ---Vagheggiatelo, messere. Anzi, fate meglio, mandatelo tosto ad effetto. -Non già per darvi consigli, che a voi non occorrono, ma per dirvi -sinceramente quello che io penso, se fossi nei panni, vostri, metterei -mano all'opera fin da domani mattina.-- - -L'almirante non si potè trattenere dal ridere, a tanta furia del suo -concittadino. E pensò in quel momento ad un proverbio di casa: la furia -dei genovesi dura tre giorni. La qual cosa poteva anche esser vera, ma -certamente non era intieramente creduta dagli altri Italiani, che a -questo proposito solevano dire: genovese aguzzo, piglialo caldo. - ---Avete ragione;--rispose l'almirante.--Ma bisogna pensare ad un'altra -necessità. Intenderete benissimo che per questa piccola colonia non -potrei lasciare soltanto marinai. Qualche ufficiale sarà necessario; e -non potrei, almirante di Castiglia, avendo quasi tutti Castigliani nella -mia gente, dare il comando della colonia che ad uomini di questa -nazione. Degli ufficiali che sono imbarcati con me dovrò dunque sentire -l'opinione, per vedere chi volesse restare ed assumere il comando della -fortezza. Se dovessi ascoltare il mio cuore, darei il comando ad uomini -come voi, o come il vostro compagno. - ---Non pensate a noi, messere; noi siamo marinai. - ---Infatti, come marinai siete venuti a me. Ma io non vi ho mai avuto per -tali. Anche parlando il nostro vernacolo, non vi nascondete abbastanza; -si sente che non siete di Maccagnana, nè della Marina; la batte da San -Lorenzo a San Luca, miei cari. - ---Messere....--balbettò Damiano, confuso. - ---Ebbene, ditemi che non è vero; che non ho colto nel segno. - ---Eh, non saprei;--rispose Damiano.--Ci sarebbero altre chiese, da -mettere in riga; San Siro, per esempio, o Santa Maria di Castello, San -Domenico o Santa Maria delle Vigne. Ma io non potrei fermarmi su questo -tema, se non per ringraziarvi d'una curiosità che è figlia di -benevolenza, e per dirvi subito i nostri nomi, come sono scritti laggiù. -Disgraziatamente, ho promesso a Cosma.... di chiamarmi Damiano. Quando -egli non vorrà essere più Cosma, credetelo, messere, sarò felicissimo di -restituire il mio nome di guerra al santo da cui l'ho tolto ad -imprestito. - ---Nè io vi chiedo di rinunziarci per curiosità che io abbia di sapere i -vostri nomi veri ed autentici;--disse l'almirante.--Ho accennato alla -vostra condizione per significarvi il mio rammarico di non potervi dare -un uffizio più conveniente, e di vedere in pari tempo che voi, amico -Damiano, poichè Damiano volete essere, vi disporrete ad un sacrifizio -come quello di restare parecchi mesi, forse un anno, in questi lidi -lontani. - ---Oh, non vi date pensiero di ciò!--disse Damiano.--Ho in uggia -l'Europa. - ---Capisco;--mormorò l'almirante.--Dolori? - ---Che! Se ci avessi lasciato dei dolori, chi sa! L'uomo è un animale -così irragionevole! sarei capace di correr laggiù, per rinfrescarmeli -tutti. Il fatto è che non ci ho lasciato dolori, e non ne ho portati con -me. Forse li avevo nel fardello; ma devono essermi sdrucciolati nelle -acque dell'Odiel, sul punto di mettermi in barca. - ---Avrete perdonato;--disse l'almirante.--E questo è segno di animo -buono. - ---Ahimè! neanche questo, messere. Io non so perdonare; il dimenticare mi -sembra più savio. Fors'anche è più sbrigativo. In ciò non sono d'accordo -col mio amico. Dove Cosma sospira, io alzo le spalle; dove Cosma piange, -io sorrido. Ma in una cosa ci siamo affiatati come due pive: nell'amar -voi, signor almirante, nel riverirvi, nello intendere la grandezza -dell'impresa che avete ideata e compiuta. Pensiamo qualche volta a ciò -che diranno laggiù, in Europa, quando vi vedranno ricomparire, -scopritore di un mondo ignoto, e allora.... - ---E allora,--interruppe Cristoforo Colombo,--dovreste anche immaginare -che mi faranno colpa di non avere scoperto il Cattaio. Quattro isole -popolate da selvaggi, gran cosa! S'intende che se un altro giungerà -prima di me alle coste di Spagna.... - ---Martino Alonzo Pinzon, non è vero? - ---Sicuro;--ripigliò l'almirante.--Se il disertore giungerà primo alla -sua patria, sarà egli lo scopritore, avrà egli il merito e l'onore di -tutto. - ---Signor almirante, debbo dirvi intiero l'animo mio?--replicò -Damiano,--Dall'Europa ci si può aspettare di tutto.... anche un atto di -giustizia. È una terra tanto curiosa! Io metto pegno che quando voi -giungerete, nessuno crederà più a Martino Alonzo Pinzon. Del resto, voi -avrete sempre la testimonianze di due equipaggi, quasi intieramente di -Castigliani, in mezzo a cui è un fratello di Martino Alonzo, e qualche -altro suo consanguineo.-- - -L'almirante fece un cenno del capo e un moto delle labbra: due gesti che -dicevano e non dicevano, ma che, ad ogni modo, in quell'ora tarda di -sera, non potevano essere notati dal nostro Damiano. Per altro, era -eloquente anche il silenzio, e significava abbastanza i dubbi che -amareggiavano il cuore dell'almirante. - ---E bisognerà quindi affrettare la partenza;--soggiunse questi, -proseguendo ad alta voce un ragionamento che aveva fatto dentro di -sè.--Ho osservato una certa regolarità nei venti che soffiano su questi -mari. Quando siamo venuti, li avevamo favorevoli, da levante a ponente. -Ora mi pare che incomincino a voltarsi da ponente a levante. Bisognerà -approfittarne; se no, risicheremmo di stare in panna per molto tempo, -avanti di far cammino per le coste di Spagna. - ---Ebbene, messere;--rispose Damiano.--Si prende una risoluzione -sollecita. Disfacciamo la caravella, prima che se ne piglino l'incarico -i marosi, e facciamo la fortezza. È questione di giorni. - ---Sì, dite bene, è questione di giorni, quando ci sia la buona -volontà;--conchiuse l'almirante.--Domattina ne parleremo.-- - -Il giorno seguente, Cristoforo Colombo chiamò a consiglio gli ufficiali -della spedizione e i piloti delle due marinaresche, della _Santa Maria_ -naufragata, e della _Nina_ superstite. Espose la condizione di un -equipaggio raddoppiato, sulla più piccola caravella e sulla meno -maneggevole, rimasta l'unica per ritornare in Europa, ed accennò al -disegno di fondare una colonia ad Haiti, lasciandovi un certo numero di -marinai, con quegli ufficiali che volessero restare al comando. Gli -avanzi della _Santa Maria_ avrebbero fornita la materia per la -costruzione di una fortezza, che i suoi cannoni potevano difendere, e in -cui si sarebbero lasciati viveri per il sostentamento del presidio, -nello spazio di un anno. Tanto non credeva egli che la colonia avrebbe -dovuto aspettare il ritorno di una nuova spedizione dalla Spagna; ma era -meglio provvedere per un anno, che per sei mesi soltanto; le precauzioni -in simili casi non essendo mai troppe. - -Del resto, in quello spazio di tempo, i nuovi coloni avrebbero avuto -agio di visitare, con le debite cautele, tutte le parti dell'isola, di -cercare le miniere e tutte l'altre sorgenti di ricchezza. Inoltre, col -cambio di tanta minutaglia che ancora si ritrovava a bordo della _Nina_ -e nel carico sbarcato dalla _Santa Maria_, avrebbero potuto accumulare -dell'oro in gran copia. Imparando la lingua dei naturali, si sarebbero -avvezzati ai loro costumi, alle loro abitudini, in guisa da poter -prestare utilissimi servigi nelle spedizioni susseguenti. Alle quali, -appena ritornato in Ispagna, avrebbe pensato e provveduto l'almirante, -con quel pronto animo e con quell'ardore di desiderio che tutti -riconoscevano in lui, e che oramai dovevano intendersi piuttosto -accresciuti che diminuiti. - -Piacque la proposta a tutti, assai più che l'almirante non isperasse. Ma -forse il pensiero di liberare la _Nina_ da un soverchio di gente, faceva -tutti più facili ad accettare un partito, sul quale, in ogni altra -occasione, avrebbero trovato molto a ridire. - -Damiano aveva dunque ragione, pronosticando che l'idea sarebbe stata -accolta con giubilo. Ed oltre all'aver ragione, Damiano vinceva il suo -punto. - - - - - - _Capitolo XII._ - - - - - Una nave che va, e l'altra che viene. - - - -Quel medesimo giorno, che fu il 27 dicembre, era annunziato agli -equipaggi della _Nina_ e della _Santa Maria_, morta ma non ancora -sepolta, il disegno del signor almirante del mare Oceano e vicerè delle -isole scoperte nelle Indie Occidentali. Il disegno era già in embrione -nella mente di molti; fu accolto da tutti con grida festose. - -E bisognava sentire i discorsi che si facevano a bordo, nell'ora della -colazione. - ---Ah, io resto nell'isola. E tu? - ---Ancor io, certamente. Fossi pazzo, a chiudermi per due o tre mesi -nella stiva della _Nina_, per morirci soffocato dalla mancanza -d'aria.... e dall'odore del prossimo! - ---Ancor io, sai? ancor io ci rimango, nell'isola. Vuol essere una vita -d'oro, la nostra, senza staffilate di vento, e senza schiaffi d'acqua -salata. - ---Se la va di questo passo, figliuoli, si resta tutti a terra, e il -signor almirante se ne ritorna da solo in Ispagna. - ---Ma già! Non ci avete pensato, a questo guaio? Se si vuol restar tutti, -l'ammirante dovrà sceglier lui quelli che lascerà e quelli che porterà. - ---Deciderà la sorte, m'immagino. - ---Ebbene, se decide la sorte, io, che son nato in un cattivo giorno, -dovrò restare a bordo. Ma badate, sono il primo a fare una proposta, e -intendo di averne assicurato il benefizio. - ---Sentiamo la proposta di Ruiz. - ---Eccola qua: mi profferisco per cambio a chi, essendo designato dalla -sorte per restare colono, volesse invece ritornare in Europa. - ---Nella decrepita Europa!--borbottò Damiano tra i denti. - ---Non mi dimenticate, adunque, nel caso che non mi avesse favorito la -sorte. Io voglio restare ad Haiti. Paese buono, donne belle, lavorar -poco, spassarcela assai; che cosa si vuole di più? - ---Bravo! Così intendi tu una colonia? - ---E come l'avrei da intendere, io? Son marinaio; sarei soldato. Non -avrei da partecipare ai profitti, o solo in troppo piccola parte, -coll'aiuto di queste cinque dita, che non sono neanche troppo lunghe, nè -troppo esercitate alla pratica di un perfetto tesoriere. Il mio guadagno -sicuro sarà di darmi bel tempo. Questo è il paradiso terrestre; voglio -godermelo. - ---Facendo la parte del serpente, non è vero?--Si rideva, si -sghignazzava, si fantasticava a tutto spiano. Damiano, attento ai -discorsi, ma non mettendoci bocca, godeva della sua bella trovata. Egli -sapeva bene quali sarebbero stati i profitti suoi, nella nuova colonia. -L'almirante, di sicuro, gli avrebbe assegnato un uffizio. Magari, -separandosi da Cosma, egli si sarebbe risoluto di lasciare il suo nome -di guerra, per riprendere il suo nome vero ed autentico. E con quello, -per bacco, e con le qualità che lo accompagnavano, l'uffizio non gli -poteva mancare; nessuno, poi, ci avrebbe trovato a ridire. - -Che momento, quando si fosse sentito leggere un ordine di questa fatta: -«Noi ecc. ecc. nominiamo il nobile uomo ecc. ecc. dei conti ecc. ecc. -alla carica di ecc. ecc.»! L'uffizio a cui l'almirante poteva -destinarlo, egli, per verità, non lo sapeva ancora, non aveva ancora -osato immaginarselo. Ma se non era il primo, nè il secondo, non sarebbe -neanche stato il quarto, per bacco baccone. - ---Ma poi, perchè non sarebbe il secondo?--chiedeva Damiano a sè -stesso.--Ragioniamo un poco, e vediamo.-- - -Qui l'amico Damiano faceva i suoi conti: - ---Un Castigliano al comando supremo, si capisce; l'ha detto anche -l'almirante. È un onore dovuto alla nazione per cui si è fatta -l'impresa. Si dovesse cercarlo col lumicino, trattenerlo qui con la -forza, un Castigliano ci vuole. Ma il secondo posto, vivaddio, dovrebbe -esser libero. Resteranno volentieri i marinai; vita per vita, -preferiranno sempre sei mesi, un anno di presidio a terra, anzi che le -noie d'un viaggio, fosse pure di ritorno In patria. Figurarsi il bordo -della _Nina_, che cosa sarà per due o tre mesi! Solo per andare a -dormire, bisognerà dividersi almeno in tre squadre, e darsi la muta nei -ranci. E se ne pregheranno, a vicenda!... se ne pregheranno di quei -secchi, o di quegli altri fatti a ferraiuolo, così quelli che vorranno -andarsene a schiacciare un sonnellino, come quelli che non vorranno -smettere il loro. Mi par già di sentirli. Per gli ufficiali, è un altro -paio di maniche. Il loro rancio, buono o mediocre, gli ufficiali lo -hanno. Sicuri per questo lato, non avranno nessuna ragione per voler -rimanere a terra; e il secondo posto dovrebbe toccare a me, per qualche -onesta ragione, oltre la benevolenza del signor almirante. Con un -uffizio simile, sarei bene collocato, agli occhi della dolce Abarima e -dei suoi. Comandante supremo, lo so, potrei domandare la figlia del re. -Secondo di grado, potrò sempre aspirare ad una nipote di re; senza -contare che Guacanagari non ha figliuole da marito. Veramente, m'annoia -un poco quello che ho udito delle leggi di successione in questo paese. -Morendo un cacìco senza figliuoli, gli succede, a preferenza del figlio -del fratello, il figlio della sorella, perchè c'è più sicurezza che -questo sia del medesimo sangue, dirò così, cacicale. E si capisce: i -figli creduti d'un fratello potrebbero alle volte non aver nessuna -consanguineità con lo zio; laddove i figli della sorella sono -necessariamente i figli della madre loro. Vedete che cervelli sottili, -questi selvaggi di Haiti! e sanno dove il diavolo tenga la coda.-- - -Damiano, come vedete, pensava molte cose, facendosi già in tasca il -contratto di nozze. Era un sogno in tutte le regole, il suo; egli se lo -ingrandiva, descrivendolo a sè stesso, ed era un po' come colui che -s'ubbriaca delle proprie parole. - -Alle chiacchiere di bordo seguì presto il lavoro, un lavoro animato ed -allegro di tutto il doppio equipaggio. Bisognava disfare pezzo per pezzo -la _Santa Maria_. Calafati e marangoni, con martelli, tanaglie, scuri, e -ogni altra maniera di ferri, schiodavano, strappavano, segavano, -facevano leva; ed assi, tavole, bagli, staminali, tutto saltava in -acqua, donde i naturali di Haiti, volontarii aiutanti, nuotando intorno -alla secca, spingevano al lido ogni cosa. - -Mentre così lavoravano gli equipaggi, Cristoforo Colombo risaliva ancora -una volta alla residenza del cacìco, per informare l'amico Guacanagari -della sua nuova intenzione. Egli voleva lasciare una parte della sua -gente, per difender quell'isola dalle scorrerie dei Caribi; con più -gente sarebbe ritornato al secondo viaggio, ed anche con maggior copia -di preziosi donativi per il suo ospite, come di merci da barattare con -l'oro. Piacque a Guacanagari il disegno; l'idea di ritener seco una -parte di quegli esseri straordinarii, di quei figli del cielo, e il -pensiero di vedere un giorno ritornare alla spiaggia di Haiti il signore -degli uomini bianchi, con grandi piroghe cariche di sonagli di bronzo, -di braccialetti e bei monili di perle di vetro colorato, fece andare in -visibilio la tribù tutta quanta. Immaginate le grida, i salti, le -capriuole di quel popolo semplice, mentre Cristoforo Colombo, -accompagnato dal cacìco e dai grandi della sua casa, andava attorno per -ritrovare un luogo adatto, su cui edificare la sua fortezza di legno. - -Il sole non era anche sparito dall'orizzonte, e già la maggior parte del -legname della _Santa Maria_ era trasportata dalla costa alla eminenza -che Cristoforo Colombo aveva scelta, non molto lontano dal villaggio di -Guacanagari. Lungo la salita si vedevano andare e venire i naturali di -Haiti in doppia catena: quei che ascendevano la costiera portando fasci -di tavole, o travi, e quei che discendevano a mani vuote, per andarsi a -rifare un buon carico. - -Intanto che il lavoro procedeva, alcuni naturali di un'altra parte -dell'isola erano venuti ad annunziare che una grande piroga, con le ali -bianche, come quelle della _Nina_, aveva gettata l'áncora in un fiume, -alla estremità orientale dell'isola. Cristoforo Colombo diede una -rifiatata di contentezza. Quella grande piroga non poteva essere che la -_Pinta_, la _Pinta_ ch'egli oramai credeva già in cammino per l'Europa, -la _Pinta_, che di sicuro si era allontanata dalla squadra per obbedire -alla indisciplinata ambizione di Martino Alonzo Pinzon, insofferente di -comandi, avido di scoprire e di raggranellare per sè. - -Comunque fosse, la _Pinta_ era là, ancora sotto la mano dell'almirante. -Disubbidiente o no, era una nave di più per il ritorno; e la sua -presenza, raffidando un pochino gli animi di tutti, consentiva di -dividere un po' meglio l'equipaggio della _Santa Maria_, che altrimenti -sarebbe stato costretto a pigiarsi tutto sulla _Nina_, o a lasciare un -numero troppo grande d'uomini nella fortezza incominciata. Per questa, -niente era mutato nel disegni dell'almirante. Il suo naufragio, in una -calma perfetta, senza vento e senza mareggiata, era per lui un segno -manifesto di una volontà suprema. Sembrava una disgrazia; ma senza -quella disgrazia, egli non si sarebbe fermato tanto tempo ad Haiti, da -scoprirne le ricchezze nascoste. La decisione di fermarsi e di -fabbricare la fortezza era presa; non si doveva, non si poteva più -revocare. - -Con tutti questi pensieri che gli ribollivano nell'anima, Cristoforo -Colombo ai era affrettato a chiedere al cacìco una delle sue piroghe più -veloci, con quanti più rematori del paese potessero starci alla voga. -Uno spagnuolo andava con essi, portando al Pinzon una lettera -dell'almirante. In quella lettera, che aveva scritta lì per lì, -Cristoforo Colombo, senza muover rimprovero alcuno all'indisciplinato -comandante della _Pinta_, lo invitava a raggiungere immantinente la -squadra. - -La piroga ritornò in capo a tre giorni. Aveva costeggiata l'isola per lo -spazio di quaranta miglia, senza vedere la _Pinta_ e senza neppure -udirne novella dai naturali di quelle marine. Venivano intanto -all'almirante altri annunzi dello stesso genere, ma da altre parti -dell'isola; di qua, di là molti avevano veduta la gran piroga con le ali -di cigno; ma Cristoforo Colombo pensò che avessero tutti sognato, nè più -volle distoglier gente dal lavoro, per rintracciare quella nave -fantastica. - -Ed era triste per lui non avere altro legno che la _Nina_, per ritornare -in Europa. Se la _Pinta_ era fuggita, e giungeva prima di lui alle coste -di Spagna, gli usurpava l'onore delle fatte scoperte, o, con calunniose -imputazioni preoccupando gli spiriti, guastava a lui ogni disegno di -spedizioni future. Se la _Pinta_ era perduta, la condizione di lui era -anche peggiore; poichè di tre caravelle che gli erano state affidate, -una sola ne restava, inferiore di troppo alle altre nel veleggiare, e -l'esito della sua grande intrapresa dipendeva dall'incerto ritorno di un -fragile schifo, attraverso la immensità dell'oceano. Periva egli nei -flutti? e con lui si chiudeva nell'abisso il grande segreto del mare -tenebroso. - -Il pericolo era grande; ogni indugio, poi, non faceva che aumentarlo; -necessario dunque di lavorare con alacrità sempre maggiore alla -costruzione della fortezza. Della _Pinta_, se proprio si aggirava in -quelle acque non sarebbero mancate più sicure notizie, in quei giorni -ch'egli avrebbe dovuto pur troppo rimanere colà. - -Damiano aveva seguite con una certa ansietà le peripezie di quel dramma -che si svolgeva nella mente del suo grande concittadino. A tutta prima, -udendo che la _Pinta_ era stata ritrovata, e vedendo l'almirante così -sollecito a mandar gente sulla traccia del Pinzon, gli era entrato -nell'animo il sospetto che della colonia d'Haiti non si dovesse fare più -nulla. - ---Ahimè!--diceva egli quel giorno a Cosma.--Il mio bel sogno svanisce. - ---Che sogno?--esclamò Cosma. - ---Come?--riprese Damiano, con aria di stupore.--Non sai?... Ma tu dunque -vivi proprio nel mondo della luna? - ---Mio caro, non so se sia il mondo della luna;--rispose placidamente -Cosma;--so bene che è il mondo dell'anima mia; ed è tutto qua dentro. - ---Il mio, invece, è il mondo del mio cuore;--disse Damiano.--Ed è qui -presso, in Haiti. - ---In Haiti! - ---In Haiti, sì; o nella Spagnuola, per usare la denominazione del signor -almirante; o, per essere più precisi, nella Corte di Guacanagari. - ---Ah, sì, ora ci sono;--disse Cosma, che proprio aveva l'aria di -scendere allora dalle nuvole.--Hai dunque e davvero in mente quella -selvaggia? - ---Una selvaggia, mio caro, che val più di molte dame della civilissima -Europa. - ---Questione di gusti! - ---E d'occhi, ti prego di aggiungere, e d'occhi che sappiano discernere. -So bene che non tutti vedono ad un modo. Ci sono i presbiti, e ci sono i -miopi, per esempio. Ma tu, Cosma, che hai un occhio di falco e l'altro -di lince, dovresti riconoscere che la figliuola di Tolteomec non è una -selvaggia come le altre. Che stupenda creatura! E non ti è mai venuto in -testa di raffigurartela vestita come una dama d'Europa? - ---No, veramente. Ti dirò anzi che non l'ho neanche guardata. - ---Male!--esclamò Damiano.--Cioè, mi correggo: potresti aver fatto anche -bene. - ---Che discorsi son questi? - ---Discorsi d'uomo savio.... e stagionato. Diciamo dunque: meglio così; -meglio che tu non ti sia fermato a guardarla. Non si sa mai. Or dunque, -io, che l'ho guardata moltissimo, e fo conto di non saziarmene mai, me -la son figurata in tutte le fogge possibili. Da principio nella foggia -di Diana cacciatrice. Con quel suo guarnelletto ai fianchi, con quel -manto, o stola che tu voglia dire, gittata con tanta grazia sull'òmero -destro e rigirata sul fianco sinistro, mi è parsa veramente la dea delle -selve. Ieri ancora glielo dicevo. - ---E t'ha capito? - ---Eh, così così. Sai che faccio profitto, nella lingua d'Haiti. È più -facile che non credessi a tutta prima. O forse, son questi i miracoli -della necessità, quando amore l'aiuta. Abarima mi appariva lassù, da -quella macchia che confina col prato, dietro la casa di Tolteomec... Ma -tu non conosci abbastanza i luoghi, mio caro. Non importa, del resto; -una macchia è sempre una macchia. Abarima usciva dalla macchia, quando -io attraversavo il prato, per andarla a cercare. Orbene, lo crederai, o -non lo crederai, l'illusione era perfetta; mi parve di vedere Diana, -uscente dal limitare della selva, alla ammirazione, alla adorazione dei -pastori. - ---O dei lupi rapaci;--disse Cosma, sorridendo. - ---Lascia stare i lupi, poveracci! Io, del resto, non sono quella bestia -feroce che tu credi. Ti ho detto che amerei quella donna vestita da dama -europea. E me la sono raffigurata anche con una gran veste di velluto, o -di ormisino, gallonata d'oro, col suo gran vertugadino ai fianchi, per -tener larghe le pieghe, una ricca mantiglia sul capo, accomodata sopra -una trecciera di perle.... Come dovrebbe star bene! Che portento di -gioventù, di bellezza e di grazia, da far morir d'invidia cento donne -d'Europa al giorno! - ---Ci sarà sempre la carnagione,--disse Cosma,--su cui le donne d'Europa -potranno ricattarsi. - ---Che carnagione!--gridò Damiano, facendo una spallucciata.--Quella di -Abarima è più chiara, in Haiti, al paragone delle altre. In Europa -sarebbe un tantino più carica, darebbe un po' più nel rosso, ecco tutto. -E ti pare un difetto, quello? Il bianco, caro mio, ha un altro difetto, -e molto più grave: ti gira troppo spesso nel pallido, nello smorto, nel -giallo. Qui non ci sarebbe pericolo. Dunque, dico io, tanto di -guadagnato, ad innamorarsi di una pelle rossa. E poi, pensa alle pèsche, -alle belle pèsche duràcine della nostra dolce Liguria. È sempre -piacevole il pensarci.... fuori di stagione; ti corre l'acquolina alla -bocca, e dal palato ti sale alle nari una fragranza soavemente acuta, o -acutamente soave, che ti fa raggrinzare il collo e stralunar gli occhi -dall'eccesso del piacere. E queste, caro mio, sono le sensazioni che -prova il tuo servo umilissimo, quando pensa alla figlia di Tolteomec, -alla dolce, alla gustosa Abarima, alla pèsca di Haiti. - ---Pèsca salvatica, Damiano, pèsca salvatica! - ---Eh no, Cosma! Questi, se mai, sono selvaggi di un'indole strana. Hai -veduto il gran logorare che fanno di erbe aromatiche? Ad ogni momento se -ne strofinano le mani. Con certe erbucce fragranti, Abarima si rifà -spesso anche la bocca, che non ne avrebbe bisogno. E fa inoltre il suo -bagno, sai, quella Diana cacciatrice. Là, nella macchia, è una fontana, -una vera conca di smeraldo, e in quell'acqua ella si tuffa ogni giorno. -Me lo ha confessato ieri, quando usciva dalla macchia. Ed io ho pensato -alla fontana di Valchiusa; ed ho ripetuti a me stesso quei bellissimi -versi: - - Chiare, fresche e dolci acque, - Ove le belle membra - Pose colei che sola a me par donna! - ---Povera madonna Laura!--gridò Cosma, rabbrividendo.--Se lo spirito di -messer Francesco ti sente, povero a te! - ---Vorrai dire che mi manderà a graffiare dalla sua gatta? Io invece -scommetterei che s'egli vivesse ancora e vedesse la figliuola di -Tolteomec, si dimenticherebbe a volo della moglie di Ugo di Sade. Del -resto,--soggiunse Damiano,--il valentuomo se n'era dimenticato più -volte, quando era vivo. Ci sono delle storie, intorno a quel platonico -amatore!... - ---Senti!--interruppe Cosma.--Non mi guastare la immagine del Petrarca, -neanche ad Haiti. La posterità vuol figure tutte d'un pezzo; e il -simulacro non deve mostrare la saldatura nè la rappezzatura -dell'artefice mal pratico. Sappiamo tutti che ogni metallo ha le sue -scorie. Io, per esempio, studiando te, vedo bene dov'è la tua. E un -giorno ti credevo più fedele a certe idee!... - ---Delle quali, se mai, non avevo a star molto allegro!--esclamò Damiano, -seccato. - ---E neppur io;--disse Cosma.--Nondimeno, l'uomo ha da essere tutto d'un -pezzo, come la statua di bronzo. - ---Per che? per chi?--domandò Damiano.--Per la posterità, forse? - ---No, caro, e risparmia l'epigramma;--replicò l'altro,--Nè tu, nè io, -possiamo aspettarci l'ammirazione dei posteri. Ci vorrà pazienza. Ogni -uomo, per altro, ogni uomo che pensi ed intenda, ha i suoi giudici.... -dentro di sè. Qualunque sia il suo stato e la sua condizione, egli deve -poter esser contento, quando rientra in sè stesso ed osserva i suoi -atti. - ---Cavalleria antica!--disse Damiano.--E sebbene incominci a dar giù, è -pur sempre una bella cosa; commovente, poi, commovente a quel Dio! Ma io -non credo neanche di far contro alla vecchia cavalleria, amando una -donna, dopo averne amata.... qualche altra. Una va, e l'altra viene, -come le nostre caravelle. La _Santa Maria_ va in pezzi? la _Pinta_ viene -al nostro ancoraggio; almeno, così ci si fa sperare, dalle notizie che -sono arrivate di lei. Io m'attacco alla _Pinta_.-- - -Cosma stette un pochino in silenzio, guardando il suo amico e -concittadino nel bianco degli occhi. - ---Ma parli proprio da senno?--gli disse finalmente.--Sei veramente -innamorato? - ---Innamoratissimo. - ---E non per chiasso, come hai fatto.... nelle altre isole? - ---Oh, credi che questa volta è la buona. _Ultima necat_, come è scritto -anche sulle meridiane. Ho ricevuto il colpo qui, al costato sinistro. -Son morto; mi seppellisco qui.... e faccio stirpe di re. - ---Re d'Haiti! - ---Eh, non posso mica farne una di re di Spagna Nota, mio caro, che qui -ce n'è proprio il bisogno. Guacanagari non ha figli. Ma per fortuna non -ha figli maschi neanche la sua unica sorella. - ---Che c'entra questo? - ---C'entra, per quella benedetta legge di successione al trono, che hanno -qui in vigore; una legge che esclude dal trono i figliuoli dei fratelli, -perchè, dicono, non ci sarebbe tutta la sicurezza della consanguineità. -Ma qui abbiamo un caso speciale. Tra una figlia della sorella di -Guacanagari, e una figlia del fratello, spero bene che per una volta -tanto si darà la preferenza a quest'ultima, se quest'ultima ha trovato -un partito di prima qualità, un _ada Turey_, un figlio del cielo. - ---Ecco un titolo che tu ti largisci con molta liberalità! - ---Ce lo dànno;--rispose Damiano.--Accettiamolo, e mostriamo di gradirlo, -vestendocene subito. con pompa e solennità. Ritornando al fatto, o al da -fare, non ti sembra che io debba operare come ragiono? - ---Non mi sembra affatto;--disse Cosma.--Ragioni male, e ti proibisco di -operare in conformità. - ---Tu?--esclamò Damiano, stupito - ---Io, sì, io. - ---E perchè, se è lecito saperlo? - ---Perchè non mi piace. - ---Non ti piace! non ti piace!--balbettò Damiano.--Questione di gusti, mi -dirai. Ma questa, caro mio, non è una mela, non è una sorba, non è una -susina; e voglio sperare che tu, uomo savio, dei gusti tuoi.... a -proposito dei fatti miei.... mi vorrai dir la ragione. - ---La ragione!--ripetè Cosma.--Potevi dire le ragioni, perchè infatti ce -ne sono parecchie. Ma incominciamo dalla prima. Hai sempre sostenuto con -me, laggiù, in Europa, che un cavaliere ha da essere costante in amore. - ---Ti potrei rispondere,--ribattè Damiano,--che di laggiù a venir qua si -è passata molt'acqua. E, se Dio vuole, siamo anche agli antipodi. Ma, -per tua norma e regola, io non ho mutato opinione: credo alla bellezza, -alla bontà, alla necessità morale di essere costanti in amore, quando -l'uomo è ricambiato. Il mio non è stato ricambiato; fattelo giudicare da -quella corte d'amore che vuoi, da tutti i tribunali di cavalleria che ti -parrà di convocare; nessuna corte, nessun tribunale giudicherà che si -debba esser fedeli ad una dama, la quale ha lasciato l'uno per l'altro, -e tutt'e due per un terzo. Se a te non pare d'imitarmi in questo -sentimento di libertà, serviti pure; ma non accusar me di mancamento -alla legge.-- - -Cosma rimase muto per un buon tratto; forse cercando argomenti contro la -logica del compagno, e non trovandone di buoni, o almeno di tali che si -potessero dire, senza offendere l'amico Damiano. Comunque fosse, egli -mutò discorso, passando ad un'altra forma di argomentazione. - ---Dato e non concesso....--diss'egli, dopo quella lunga pausa,--vediamo -il caso tuo di qua dall'Oceano. Ci sei venuto libero di cuore, senza i -vincoli che avevi l'aria d'imporre a te stesso. Non ischerzi più, non -t'innamori per chiasso, come hai fatto nelle altre isole; sei innamorato -a buono, di questa principessa Abarima. Vedi? te la fo principessa di -schianto. - ---Lo è, senza la tua liberalità, mio dolcissimo Cosma. - ---E sia, non letichiamo per queste piccolezze. Mettiamo invece che -questa principessa Abarima non volesse saperne di te.... - ---Sei pazzo? Mi ama. - ---Te lo ha detto? - ---Sì, come si possono dire queste cose: ascoltando molto, sorridendo -altrettanto, arrossendo spesso, come ad una innocente creatura si -addice. - ---E ad una pelle rossa, non è vero? - ---Oh senti,--gridò Damiano, stizzito,--se tu credi di farmi un -epigramma, ti avverto che questo t'è riuscito senza punta. Anche le -pelli rosse arrossiscono, e un attento esame te ne persuaderebbe, come -ha persuaso me. Del resto, lasciamo stare il rossore; ci ho anche delle -frasi sue, belle e buone, che mi dànno il diritto di credere che sono -riamato. Se non ti piace, rincarami il fitto. - ---Sei dunque felice?--disse Cosma. - ---Sì....--rispose Damiano.--O quasi. - ---È già un bell'avviamento;--riprese Cosma, assentendo cortesemente del -capo,--Ma se la tua principessa non durasse nell'amore che incomincia a -sentire per te?... Queste cose avvengono, lo sai.... anche di qua -dall'Oceano. - ---Non me ne parlare!--gridò Damiano.--Sarebbe una maledizione. - ---Mi basta che sia una cosa possibile;--disse Cosma.--E se questa cosa -si avverasse per te, tu, caro amico, rimasto tra i coloni, tra gli -abitatori della fortezza, non potresti più curare il tuo male, partendo. -Saresti confinato per sei mesi, per un anno, ad Haiti, bestemmiando la -tua risoluzione troppo sollecita, per la quale, a voler dire ogni cosa, -avresti anche mancato ad un'altra fedeltà, ad un'altra costanza: voglio -dire la fedeltà e la costanza nell'amicizia. Pensaci, -Damiano;--soggiunse Cosma, con accento di tenerezza solenne;--noi ci -siamo conosciuti in brutti momenti, lo sai. Due altri uomini si -sarebbero odiati. Anche noi, da principio, ci eravamo messi su quella -via; ma eravamo due cavalieri, e non abbiamo potuto, non abbiamo voluto -durarci. E da quel giorno che ci siamo strette le mani, quante ragioni -non abbiamo avute noi per amarci! Tutt'e due liberi dalle passioni -malvagie di casa nostra, ci siamo trovati d'accordo a compiangerle. -C'era una gran cosa da fare, una grande occasione da cogliere, che ai -nostri concittadini era parsa una follìa. Ci siamo guardati negli occhi, -e abbiamo detto: vogliamo partire noi due? vogliamo almeno partecipar -noi ai pericoli e alla gloria d'una impresa che i nostri concittadini -ricusano? E la risposta è stata una sola, che uscì da due bocche; -partiamo; sempre uniti, nella vita e nella morte, si segua quell'oscuro -popolano, il cui animo è così grande, sopra tutti i maggiori della sua -terra, ai quali sarà gloria, se la fortuna lo assiste, di potersi dire -della sua medesima patria.-- - -Damiano asciugò una lagrima che gli era venuta sugli occhi. - ---È vero, sì,--rispose egli, commosso,--abbiamo fatto quello che avevamo -promesso. Genova, la prima esploratrice del mare tenebroso, Genova che -aveva scoperte le Azzorre, Madera, le Canarie e le isole del Capo Verde, -le doveva scoprir lei, le nuove terre intravvedute dall'ingegno di un -suo valoroso figliuolo! Ma se ella non ha potuto, per le sue eterne -discordie, por mente ai disegni di Cristoforo Colombo, non sono vivaddio -mancati all'impresa due dei suoi cittadini.... oso dire il fiore dei -suoi cittadini. Tanto, non c'è qui nessuno che ci senta.... - ---I vicini sono in villa!--disse Cosma. - ---Sicuramente,--rispose Damiano.--Aggiungi che il capo della spedizione, -l'uomo che l'ha ideata e così fortemente voluta, è genovese come noi. -Siamo in tre, perbacco; _omne trinum est perfectum_; tanto che, vedi, un -quarto Genovese guasterebbe. L'onore è salvo; è pensiero Ligure, qui; è -fatica di Liguri. - ---Ah, bene!--gridò Cosma.--T'infiammi? - ---Si, metto le ali ancor io. Ma tu sei Dedalo, ed io non sono che Icaro. -Il volo è fatto; si è fuori del labirinto, lontani da Creta quanto -basta. Icaro perde le penne, e dà il suo nome al mare in cui cade. Io dò -un tuffo ad Haiti, e mi fermo. L'impresa per cui siamo partiti è -compiuta. La nostra società, la nostra _maona_, ha dati i suoi frutti. -Tu ritorni, io resto. Perdio! al guerriero che ha combattuto, si concede -il riposo. Io riposerò sugli allori. - ---È la tua risoluzione?--domandò Cosma, accigliato. - ---Sì, caro; è la mia risoluzione;--riprese Damiano. - ---Orbene;--ripigliò Cosma;--non è la mia. - -Damiano si strinse nelle spalle e inarcò le sopracciglia, in atto di -dirgli: che importa? - -Ma l'altro finse di non vedere il gesto canzonatorio, o di non -intenderne il significato. - ---Non voglio,--soggiunse,--che tu rimanga in Haiti. Per il tuo onore, -per la tua pace, non voglio. - ---Ma sai, Cosma, che è una pretensione strana, la tua! Non voglio! non -voglio! Tu parli come se tu fossi il soldano d'Egitto, ed io il tuo -umile schiavo. - ---Come ti parrà meglio;--rispose Cosma, inflessibile;--ma io non voglio. - ---E che diresti se io mi ribellassi? - ---Mi dorrebbe all'anima, perchè dovrei.... usare la forza. - ---La forza!--gridò Damiano.--La forza! Tu? con me? Vorrei veder -questa!-- - -E si era piantato, così dicendo, davanti a Cosma, con le braccia al -petto e i pugni chiusi, come un atleta conscio della virtù de' suoi -muscoli, e pronto a farla sentire. - -Cosma stette un istante a guardarlo; poi disse: - ---Vedetelo, l'uomo antico, che scatta fuori dal nuovo. Mi hai provocato, -Damiano; ho dovuto parlarti sinceramente. Che cosa sono queste tue -smargiassate? questi atteggiamenti da lottatore? Perchè un giorno potevi -uccidermi, e non lo hai fatto, credi tu di farmi l'uomo addosso, -opponendo braccia a ragioni?-- - -Ma Damiano non lo ascoltava già più. Le prime parole di Cosma lo avevano -colpito abbastanza. - ---Che parli tu dell'uomo antico? che parli tu del passato?--proruppe.--È -stata la forza delle cose; è stata la fortuna del momento. A quei -giorni, a quelle miserie, io non ci penso neanche. - ---Ma provi a ribellarti;--rispose Cosma.--E mi sfidi a fare il poter mio -per ricondurti in Europa.... - ---Questo sì;--replicò Damiano--Forza materiale, o forza morale che sia, -ti sfido ad usarne. Qui non c'è uomo antico che tenga. Anzi, guarda, -facciamo una cosa: immaginiamo di non esserci conosciuti mai, prima di -vederci a bordo della _Santa Maria_. Siamo amici, e con pari diritti. Tu -fai quel che ti pare, dal canto tuo; ed io dal mio. - ---Sta bene, ed accetto il partito;--rispose Cosma, chinando la testa. - -Ma quella chiusa fredda e repentina non piacque troppo a Damiano, che -restava al buio di tutto. - ---Ti ringrazio;--diss'egli, cercando di riappiccare il discorso.--Ma che -cosa farai? - ---Quel che farò non debbo dirlo a te. - ---Capisco.... parlerai all'almirante. - ---Non debbo dirlo a te, ti ripeto. Se vorrò parlare all'almirante, non -sarai tu che potrai impedirmelo.-- - -Damiano gli diede una guardata in cagnesco; alzò dispettosamente le -spalle; fece una giravolta sui tacchi, e si allontanò borbottando. - -Cosma rimase pensieroso al suo posto. Come lo vide voltato e in atto di -andarsene, tentennò malinconicamente la testa, e mormorò: - ---Che peccato! un cuore così buono, e un cervello tanto balzano! Ma ti -aggiusterò io, bambino, vedrai. E tu credi pure che io parlerò -all'almirante-- - - - - - - _Capitolo XIII._ - - - - - Come andò che Cosma si risolvesse ad imparare la lingua di Haiti. - - - -Damiano si era allontanato dal castello di prora, dove aveva avuto -quella lunga ed aspra conversazione col suo concittadino ed amico. Ed -anzi, veduto che l'almirante era sceso poc'anzi a terra, non volle -rimanere a bordo neppur lui. Chiamata una delle tante piroghe di -naturali, che si aggiravano sempre intorno alla caravella, ci saltò -dentro e si fece trasportare alla riva. Quelli erano giorni di gran -libertà! fuori delle ore di servizio, ognuno faceva il comodo suo. -Damiano, del resto, era tra quelli che più particolarmente si occupavano -di provvedere a tutto il bisognevole per la costruzione della fortezza. -Niente, adunque, era più naturale del vederlo ritornare alla riva. - ---Vedete che follia!--andava egli borbottando tra sè, mentre gl'Indiani -vogavano lesti con le loro pagaie.--Vuol parlare all'almirante! Ah, gli -parlerò io prima di te, all'almirante. Ma perchè questo capriccio di -farmi ritornare laggiù? Se ci vuole andar lui, buon padrone; io non vedo -la necessità d'imitarlo. È un fatto, sì, che io m'infiammo facilmente. -Devo averci dello zolfo, nelle vene. Ma finalmente, si vive una volta -sola: e quando si ritrova la donna che piace più dell'altre, sia pure in -un'isola dell'Oceano, come in una gola dei patrii monti, perchè non ci -si fermerebbe, come ci si ferma alla prima frasca, che promette di darvi -il migliore della cantina? L'amicizia! L'amicizia! una gran parola, ma -vuota!-- - -Damiano tossì, come se non potesse mandarla giù, si rivoltò sul sedile -di poppa, e ripigliò il suo monologo: - ---Non dico che non abbia potuto essere in altri tempi una bella cosa. -Fors'anche era più utile, allora. Due amici erano due forze alleate, -contro il nemico. E in tempi barbari, di guerra continua, un aiuto -scambievole s'intendeva benissimo. Uno teneva ritto lo scudo; l'altro -tendeva l'arco e aggiustava la mira. Si veniva ai ferri corti? Quello -che aveva spacciato prima il suo nemico, si voltava con un manrovescio -addosso al nemico del suo compagno. Una mano lavava l'altra, e tutt'e -due il viso. Ma ora?... Ora si combatte in ordine serrato: l'amico è -quello di destra, è quello di sinistra, e l'uno e l'altro ci son dati -dal caso. Tutti si combatte per la bandiera, e quando la bombarda ha -mandato il suo lampo e il suo fumo dalla bocca, tu non puoi col tuo -scudo riparare l'amico da una nespola tanto fatta, che manda in pezzi -ogni cosa che incontra. L'amicizia è ancora un buon sentimento, di -stima, di cortesia, che ci prende, a ragione o a torto, per una persona -anzi che per un'altra. Questione di piacerti più o meno una figura, un -atto, una parola. Ma perchè questo sentimento nasce facilmente in noi, -facilmente si spegne. O se non si spegne, non è neanche troppo forte e -profondo. Se è un sentimento forte, diventa esclusivo, e allora addio -roba! è la padronanza di un uomo sull'altro. Ed io, perbacco, non sarò -mai lo schiavo di nessuno. Amici, sì, per una buona stretta di mano, per -darci aiuto all'occasione, per raccontarci, i nostri amori, i nostri -sogni, le nostre malinconie; ma fermi lì, con le pretensioni bislacche, -i voglio e i non voglio che fanno salire la mosca al naso!-- - -Il monologo finì, come potete immaginarvi, con l'arrivo della piroga -alla spiaggia. Damiano balzò dalla piroga sul greto, e si avviò per la -costiera al villaggio. Arrivato sulla gran piazza, non poteva -trattenersi dal volgere un'occhiata ad una certa casa sulla sua -sinistra; un'occhiata di saluto, di adorazione e di desiderio. Le mura -che accolgono la donna amata sono sempre il centro dell'universo per -noi. Questa è il cardine inconcusso d'ogni scienza, geografica, -cosmografica, astronomica. I dotti che la pensano diversamente, sono -pregati di andarsi a riporre. - ---Dolce donna!--mormorò Damiano, attraversando la piazza.--Se tu sapessi -quello che io soffro per te! Vogliono portarmi via, capisci? portarmi -via, strapparmi da quest'isola di Citèra, dove io ho risoluto di finire -i miei giorni.-- - -Mentre così parlava, e teneva gli occhi fissi sulla casa di Tolteomec, -una figura di donna apparve sulla loggia, in mezzo al verde intreccio -delle piante rampicanti. La riconobbe subito, quantunque egli non avesse -gli occhi del suo concittadino Cosma; era Abarima, la pèsca di Haiti, -più appariscente che mai, più che mai deliziosa. - -Anch'essa aveva riconosciuto Damiano, poichè, affacciatasi al parapetto -di legno, stendeva il braccio verso di lui, facendogli cenno con la -mano, e invitandolo ad accostarsi. - -Damiano non si fece pregare. Andò, corse sotto alla loggia. Abarima gli -sorrideva; Abarima gli rendeva col sommo delle dita il bacio che egli le -aveva scoccato in quella medesima forma. E appena egli fu abbastanza -vicino, gli gittò queste parole: - ---Damiano, laggiù, nel bosco; vengo subito a te.-- - -Il nostro Damiano sapeva già tanto di lingua Haitiana per capire quelle -parole, e delle altre ancora. Se anche non le avesse capite, il gesto -gliele avrebbe spiegate a puntino. - -Rasentò la casa, riuscì sulla prateria, e in quattro salti fu nella -macchia. La fontana era il luogo del ritrovo. Colà egli aveva veduta al -bagno quella Diana del Nuovo Mondo, e la bella dea non gli aveva fatta -subire la metamorfosi nè la catastrofe di Atteone. - -Abarima fu pronta a seguirlo nel verde. Venne a lui leggera e -sorridente, mise un grido di giubilo e gli cadde nelle braccia. - ---Dolce donna!--esclamò Damiano, intenerito.--Ed io dovrei abbandonarti? -spiccarmi da te? sacrificarti al Moloch dell'amicizia? - ---Che dice il mio signore?--domandò la bella selvaggia, fissando in lui -i suoi grandi occhi d'indaco. - ---Nulla, nulla, Abarima _taorib_. Parlavo da me, nella lingua del mio -paese. Nella tua lingua ti domanderò invece una cosa. Dimmi, _taorib_ -fra tutte le _taorib_; mi ami tu?-- - -Abarima chinò la guancia sul petto di Damiano, alzò le ciglia per -mandargli di sbieco un'occhiata assassina, e gli disse sottovoce: - ---Ti amo. - ---Mi amerai sempre?--riprese Damiano. - ---Oh sempre, sempre!--rispose Abarima.--E tu? - ---Io, cara, fino alla morte. Son fatto così, sai; sono stato creato per -l'amore costante, eterno, immobile come la vôlta del cielo. Finchè sarà -il sole lassù, il mio cuore ti amerà.... Cioè, non diciamo sciocchezze. -Io non vivrò quanto il sole. Volevo dirti che ti amerò finchè i miei -occhi vedranno il sole, o la luna e le stelle. Bambina dolce, tu sai che -il grande Spirito ci ha creati per l'amore. Senza l'amore si vive male; -anzi, non si vive affatto. Si è stanchi, fiacchi, svogliati.... - ---Che dice il mio signore?--domandò ancora Abarima. - ---Ah sì!--rispose Damiano.--Capisco che vada nel difficile, e non riesco -più a farmi capire. Maledette lingue straniere! Se fossi nei panni, anzi -no, nella pelle di quello stupido Cusqueia, potrei dirti tante belle -cose! Pazienza, vediamo di girare la difficoltà che non si può superare. -Abarima _taorib_!--soggiunse Damiano, ritornando alla lingua -d'Haiti.--Uomini soli, senza donne, essere stanchi, non desiderare -nulla, essere ammalati. Ma quando apparire bella donna, come Abarima, -uomini subito ridere, saltare, ballare, come avere buon liquore in -corpo. Ah, donne, donne! Sapere voi vostro potere sopra uomo! E ridere, -ridere volentieri. Ridere bene, quando avere bella bocca come questa.-- - -Abarima commentava il discorso tripolino del suo innamorato, ridendo -veramente di gusto. - ---Hai capito, ora, birichina?--ripigliò Damiano, nella sua lingua -nativa.--Vediamo un po' se capisci quest'altra. È la lingua -universale.... e si parla da labbro a labbro.-- - -Un colpettino leggero, ma pronto, come una zaffata di micio, colse -Damiano sulla bocca protesa. Era uno scherzo, non prometteva più aspre -difese, e Damiano lo ricevette con buona grazia da quella dolce manina. - ---Senti,--diss'egli, prendendo quella manina sotto il braccio e -mettendosi in atto di passeggiare,--vorrei dirti una cosa importante. Tu -sarai mia, non è vero? Tolteomec darà Abarima in moglie a Damiano? - ---Damiano _ada turey_:--rispose Abarima. - ---Si sottintende;--rispose Damiano;--ed è una condizione invidiabile, -quella di figlio del cielo, a patto che mi faccia ottenere la figlia di -Tolteomec. Sappi dunque, Abarima _taorib_.... Vogliono mandarmi in -Europa, laggiù, laggiù, dall'altra parte del mare.-- - -Il gesto spiegava le parole che non erano riuscite abbastanza chiare -alla bella selvaggia. - ---_Azatlan_!--esclamò ella, turbata. - ---Eh! diciamo pure _Azatlan_. Ma non è per me come una casa del diavolo? -Io dunque ti dicevo, Abarima, che i figli del cielo ritorneranno -laggiù.... nel brutto paese! E vogliono, che Damiano li segua nel brutto -paese. - ---No, no!--diss'ella, stringendosi a lui; sbigottita.--Damiano restare -in Haiti, casa Tolteomec. - ---E sposo ad Abarima, non è vero? - ---Damiano,--rispose ella,--Damiano è _ada turey_. - ---E dàlli!--esclamò Damiano, seccato dalla ripetizione.--Non vorrei -esser debitore dell'amor tuo a questa condizione privilegiata di figlio -del cielo, che ho comune, del resto, con tante birbe matricolate. - ---Che dice il mio signore! - ---Niente, niente, Abarima taorib. Dico che tu sei una cara donnina, e -che.... Ma senti! Vien qualcheduno.-- - -Si udiva infatti un fruscìo di rami nel bosco. Abarima levò la fronte e -tese l'orecchio. - ---Forse Tolteomec che ritorna da vedere i suoi campi di -maiz;--diss'ella. - ---Ebbene, io ti lascio con lui;--rispose Damiano. - ---Temi tu di vederlo?--disse Abarima. - ---No, cara. Lo vedrò volentieri più tardi, nella giornata, quando potrò -fargli una certa domanda. Ora, e appunto per te, appunto per quella -domanda, vorrei vedere il signor almirante, il capo dei figli del cielo, -che il diavolo se li porti.... fatte, s'intende, le debite eccezioni. - ---Che dice.... - ---Sì, ho capito «Che dice il mio signore?» Vorrei esserlo già, Abarima -_taorib_, il tuo signore, genero di Tolteomec, nipote di Guacanagari, -erede del trono di Haiti, e non più condannato a ritornare in quella -desolazione dell'abominazione, che si chiama la vecchia, la decrepita -Europa. Ora addio, cara; vado e ritorno.-- - -Così dicendo, Damiano si mosse per andare verso il prato. Giunto al -limitare della macchia, si volse ancora, gittò il cenno di un bacio alla -bella selvaggia, e senza attraversare il prato prese una scorciatoia tra -i campi. Gli premeva di giungere alla fortezza e di trovare l'almirante, -prima che questi ritornasse alla spiaggia. - ---Se non lo combino lassù,--diceva egli tra sè--lo vede Cosma prima di -me, e mi guasta ogni cosa, con le sue alzate d'ingegno.-- - -Per fortuna sua, l'almirante non era ancora partito dal poggio, su cui -già era scavato il fosso e alzato l'argine della fortezza. - ---Siete qui, voi?--disse l'almirante a Damiano, come lo vide apparire -sul ciglio della collina. - ---Sì, messere, e molto desideroso di parlarvi, da solo a solo, se potete -concedermi qualche minuto di tempo. - ---Tutto il tempo che vorrete, mio caro. Portate notizie di laggiù? - ---No, si tratta di me. - ---Sarò felicissimo di ascoltarvi;--disse l'almirante, sorridendo -benignamente al suo concittadino. - -E presolo per un braccio, lo condusse un po' più in là, dove non -potessero i loro discorsi essere uditi dagli uomini che lavoravano -all'argine. - ---Sentiamo che cosa avete a dirmi;--incominciò, per dargli coraggio. - ---Signore,--disse Damiano,--vi chiedo una grazia, che l'altro giorno mi -avevate concessa. - ---Se io ve l'ho concessa, perchè me la chiedete ancora? Sarà piuttosto -il caso di rammentarmela, se mai l'avessi dimenticata. - ---È giusto, perdonate. Ma sono tanto confuso! ed è così forte in me il -desiderio di restare alla Spagnuola! - ---Ah sì.... ricordo;--disse l'almirante;--nel presidio della fortezza, -in questo principio di colonia cristiana. Ma siete voi proprio risoluto? -Non è un capriccio passeggero? Son cose gravi, e bisogna pensarci due -volte. - ---Ci ho pensato, mio signore. - ---Ed anche avete pensato che voi potreste restare lungamente senza -alcuna novella di noi? Rimanere alla Spagnuola, ritornare in Ispagna, -sono due partiti egualmente pericolosi. Se noi non potessimo recar nuove -della nostra scoperta in Europa, che sarebbe di questa colonia? Certo, -varrà sempre meglio,--disse l'almirante,--esser vivi e sani in -quest'isola, che sepolti negli abissi dell'Atlantico. Ma un troppo lungo -soggiorno qui, senza novelle di casa, e nella incertezza dolorosa di non -averne mai, potrebbe anche farvi pentire di una risoluzione come questa -che voi mi accennate. - ---Signore, voi giungerete al lido di Castiglia e avrete il premio delle -vostre fatiche. Iddio non vi ha condotto fin qua perchè sia vana -l'impresa maravigliosa a cui vi aveva destinato. E non solo la Spagna, -ma tutto il mondo cristiano saprà che voi avete lasciata qui una parte -dei vostri. - ---Vi ascolti il cielo;--rispose l'almirante.--La vostra risoluzione è -dunque irrevocabile? - ---Con vostra licenza, mio signore, sì;--disse Damiano. - ---E siate contento;--ripigliò l'almirante.--Poichè una colonia si fonda -in quest'isola, è bene che ci sia qualcheduno di cui io possa -maggiormente fidarmi. E di chi mi fiderei io veramente, se non di voi, o -del vostro amico? Restate dunque, messer Damiano. Ma quale uffizio vi -daremo noi qui? - ---Qualunque esso sia, lo accetterò di buon grado. - ---Bene; vi metteremo dunque per aiuto a Diego di Arana. Sappiate che il -nostro capo di giustizia rimane volentieri. Egli stesso si è offerto, e -la proposta sua mi ha levato da un grave impiccio. Lo Spagnuolo, per -comandare a Spagnuoli, è dunque trovato. Così voi, messer Damiano, -potrete rimanere suo primo uffiziale, senza dar gelosie. - ---Io vi ripeto, signore,--disse Damiano, gongolante di gioia,--qualunque -uffizio, anche il più umile, mi basterebbe. Ma vedrò di tener degnamente -quello che voi mi avete conferito. Ho dunque la vostra parola, che io -resterò nella colonia? - ---L'avete;--rispose Cristoforo Colombo.--Ma perchè dubitate? - ---Perchè.... vedete.... a voi non voglio tacer nulla.... Cosma, l'amico -mio, si è messo in testa che io ritorni in Europa. - ---L'amicizia ha i suoi diritti, o le sue pretensioni;--disse -l'almirante.--Potete cedere, potete resistere; ma dovete sempre -intendere le ragioni che muovono un amico a consigliare in un modo, anzi -che in un altro. - ---Le intendo, sì; ma gli è come se non le intendessi. Io amo restare a -terra, per ora. Debbo io dirvi tutto, mio signore? Dopo aver corsa -tant'acqua, non me la sento di correrne altrettanta. Quantunque -Genovese, sono un marinaio.... d'acqua dolce. - ---Eh via! non vi calunniate;--disse Cristoforo Colombo, sorridendo.--Vi -ho veduto alla prova, ed eravate invece dei buoni. Certo,e questo io -l'avevo subito indovinato, voi non siete uomo d'albero; ma per -gentiluomo di poppa, o d'arrembata, andreste benissimo. Dio sa quanti -dei vostri vecchi, messer Damiano, han comandato galere!-- - -A questo accenno non credette opportuno di rispondere quell'altro. - ---Voi dunque intendete la ragionevolezza del mio -desiderio;--diss'egli.--Ed ancora ammetterete che qualche persona di -garbo, capace di stringere buone relazioni con questi naturali, possa -giovare. - ---Questo, poi, non solamente lo ammetto, ma lo desidero e lo spero. Una -colonia come la nostra non potrebbe prosperare che a questi patti. Siamo -venuti tra gente buona, degna di trovare amici e protettori, non padroni -ed oppressori. Voi parlate secondo il mio pensiero, messer Damiano; ed -io, non che concedervi di recare, mi rallegro che me lo abbiate -domandato. È grazia che voi fate a me, non io a voi.-- - -Damiano non capiva in sè dalla gioia. Se non fece un salto davanti al -suo grande concittadino, mettete pure che gliene mancasse il coraggio, -perchè la voglia c'era tutta, e vivissima. - ---Ed ora,--diss'egli dentro di sè,--mio caro Cosma, farai quel che ti -pare; io non ho più paura di niente; sono ormeggiato in barba di -micio.-- - -Quella notte, per cansare le occasioni di discorrere con l'amico, -Damiano si fermò con la squadra degli uomini che dormivano a terra. -S'intende che andò a dare nella sera una capatina alla casa di -Tolteomec. - -Il vecchio fratello di Guacanagari era seduto accanto all'uscio, in atto -di prendere una boccata d'aria vespertina; ma nel fatto ne prendeva -parecchie di fumo da una foglia aromatica che teneva arrotolata ed -accesa fra i denti: la foglia che sapete, e per cui si era rivoltato, a -Cuba, lo stomaco del nostro Damiano. - -Salutato il suo futuro suocero, e accolto da lui con paterna -amorevolezza, Damiano ricusò il tabacco di Tolteomec, ma accettò qualche -goccia di un liquore che per ordine del vecchio gli era ministrato dalla -leggiadra Abarima. E lì, seduto anch'egli sul limitare della casa, -stette a prendere il fresco; da prima beandosi negli occhi d'indaco -della fanciulla, poi, essendo sopraggiunta la notte, contentandosi di -ammirare i contorni della sua graziosa persona. La scena era -patriarcale; ma appunto perchè c'era il patriarca, e non accennava mai -di andarsene, Damiano non fu contento della sua serata com'era stato -contento della sua mattinata. Ed anche Abarima doveva sentire la -differenza dal giorno chiaro alla sera, dalla fontana alla piazza, -perchè era taciturna, ed appariva anche impacciata. - -Parlava il vecchio, e per lei e per Damiano. E tra le molte cose che -disse, ci fu l'invito al figlio del cielo di passar la notte nella sua -casa. - ---Una stoia non manca mai per il forestiero.--diss'egli. - -Damiano accettò con giubilo. In fin dei conti, il patriarca era un buon -diavolo. - ---Sii dunque il ben venuto;--soggiunse Tolteomec.--Noi faremo in modo -che i tuoi sonni non siano molestati. Nella mia stessa camera ti sarà -apprestata la stoia.-- - -A mala sorte buon viso, dice un proverbio. E Damiano, un po' seccato -dalla troppa bontà dei patriarchi, doveva meditare quel proverbio per -tutta la notte. - -Il vecchio Tolteomec sarebbe stato un buon compagno di camera per un -ammalato, ed anche per uno che soffrisse di nervi. Non russava, nè alto, -nè basso, nè squillante, nè sordo; aveva il sonno leggero come i bambini -lattanti. Ad ogni voltarsi di Damiano sulla stoia, si sentiva la sua -voce sommessa che domandava dall'altro canto della stanza: «Che hai, -figlio del cielo? Non puoi dormire? Vuoi tu qualche cosa? La mia casa è -tua. Sia con te il grande Spirito; allontani il mal occhio da te» ed -altre cosette ugualmente graziose, ugualmente piacevoli. - -Damiano mandò con tutta l'anima il suo ospite in un'altra casa, che non -era neppur quella del grande Spirito. Ma questi voti del cuore, si sa, -non sono mai esauditi dalle potenze invisibili. Damiano si adattò a non -muoversi più, e risolse di dormire. Rabbia impossente, stanchezza -fisica, gioventù e sanità di corpo, fecero presto il miracolo. Damiano -si addormentò per uno, e russò ferocemente per due. - -La mattina seguente si destò forse un po' più tardi dell'usato. E si -capisce; non aveva intorno i compagni a far rumore, a guastargli il -sonnellino d'oro. Regnava nella casa di Tolteomec un religioso silenzio; -era ospite il figlio del cielo, e il figlio del cielo dormiva; bisognava -dunque andar tutti in punta di piedi, parlare a bassa voce, per non -disturbare i sonni del figlio del cielo. - -E non bastava ancora. Quando il nostro Damiano si alzò a sedere sulla -stoia, e si fu strofinati gli occhi col dorso della mano, vide nella -stanza, vigile custode, pronto ai suoi desiderii, il vecchio Tolteomec, -il patriarca, il fratello del re. In verità, Damiano era trattato da -principe; avrebbe avuto il torto, a dolersi; avrebbe dato prova di -cattivo carattere. - -E questo, egli lo capì tanto, che si trattenne fra i denti una preghiera -mattutina già pronta a scattar fuori; anzi, mutò quella preghiera in un -sorriso, tra il pallido e il verdognolo, ma pur sempre un sorriso. - -Damiano uscì dalla camera, e Tolteomec lo accompagnò fino al limitare -della casa. Damiano andò verso il prato, e Tolteomec lo seguì. Damiano -si pose a sedere sotto un palmizio, e Tolteomec si assise a due passi da -lui, guardandolo negli occhi, come è dovere del padrone di casa, quando -ha da interpetrare, da cogliere a volo i desiderii del suo ospite. - ---Ma non ha dunque nulla da fare, questo.... fratello di re?--domandò -Damiano a sè stesso.--Non c'è uno straccio di consiglio di stato, a cui -egli debba assistere, come uno della famiglia?-- - -Chi domanda una cosa a sè stesso non la domanda a nessuno. Damiano si -provò ad interrogare il padrone di casa. - ---Tolteomec, lume dei savi,--gli disse,--tu ti prendi molta cura di me. -Il mio cuore te ne ringrazia. Ma oggi, per cagion mia, tu non sei andato -nella casa reale, per assistere alla levata del gran sole di Haiti. - ---È vero;--rispose Tolteomec.--Ma il gran sole è buono. Egli non mi -avrebbe veduto volentieri in sua casa, sapendo che io avevo ospite nella -casa mia un figlio del cielo. - ---Ah sì, capisco;--disse Damiano.--Gli hai mandato a dire che io ero tuo -ospite. - ---Così ho fatto,--rispose il vecchio, ridendo, come l'uomo che gode in -cuor suo della propria intelligenza,--e Guacanagari se n'è mostrato -contentissimo. - ---Grazie anche a lui!--conchiuse Damiano.--Voi siete i migliori tra gli -uomini.-- - -Damiano frattanto volgeva gli occhi intorno, cercando qualche cosa, ma -senza farsi scorgere troppo. Egli temeva infatti che -quell'intelligentissimo vecchio gli facesse qualche altra domanda. E -perchè Tolteomec, sempre seduto accanto a lui, non accennava a spiccarsi -di là, Damiano fece un altro ragionamento tra sè: - ---Certamente questo figlio della terra si è insospettito, ha indovinato -le mie intenzioni. Ma esse, in fin dei conti, sono purissime. Voglio -diventare suo genero, per bacco. Ma questa mattina egli è stato tanto -noioso, che non gliene voglio dir nulla. No, sarebbe una debolezza, una -viltà, comperare la pace di un'ora con una confessione di questa fatta. -E poi, la sua vigilanza non cesserebbe mica per questo. Nei nostri -paesi, quando uno ha chiesta la mano di una ragazza, o i parenti -gliel'hanno accordata, proprio allora incominciano a guardarla con -maggiore attenzione, a tener d'occhio il fidanzato, a far muso arcigno -per ogni parola che dica, per ogni atto che accenni di fare. Son tutti -selvaggi, nel mondo. E fanno bene, bisogna riconoscerlo, fanno bene. Con -certi cacciatori nella macchia, non si è mai selvaggi abbastanza.-- - -Egli aveva appena finito di dar ragione a quel lume dei savi, a quella -perla dei padri, che un servo apparve nel prato, con una gran foglia di -palma disseccata e foggiata ad ombrello. Tolteomec lo vide e si alzò. - ---Devo partire;--diss'egli.--Il sole è già alto e sarà necessario ch'io -vada. - ---Vai via?--chiese Damiano, con la ipocrisia naturale di simili -occasioni. - ---Sì,--rispose Tolteomec,--un buon padre deve invigilare la terra che dà -il sostentamento alla famiglia; l'occhio del padrone fa prosperare il -suo campo. - ---Ah, bene! e ti lodo;--disse allora Damiano, facilmente persuaso da -quelle savie massime di economia domestica. - ---Andiamo dunque;--ripigliò Tolteomec.--Mi duole di lasciarti, figlio -del cielo; Abarima ti terrà compagnia, fino a tanto ti piacerà di -restare. Ma capisco che anche tu avrai da lavorare. Dobbiamo tutti -lavorare, finchè il grande Spirito ci mantiene in vita. - ---Già!--disse Damiano.--Anch'io dovrò andare.... fra poco. - ---Ma dov'è quella cara figliuola?--soggiunse il patriarca.--Abarima! -Abarima! Sarà alla fontana, m'immagino. - ---Lasciala stare; aspetterò, per salutarla - ---No, ella deve esser qua. Abarima!-- - -La fanciulla era andata per l'appunto alla fontana. La voce del padre la -richiamò tosto verso la casa; e Damiano e Tolteomec la videro apparire -sul limitare della macchia. Saltellante, graziosa nelle movenze come una -gazzella, accorse ella, stringendosi i capi della sua breve mantellina -intorno alla vita, e venne a ricevere sulla fronte il bacio di suo -padre. - ---Mia dolce figliuola!--mormorò il vecchio.--Amore di Tolteomec! - ---E di tutti coloro che la vedono;--soggiunse Damiano, parendogli che in -quel punto non disdicesse una frase galante. - ---Sì, bella e buona;--rispose il vecchio.--Ora io vi lascio. Tu, -Abarima, offrirai il pane di cassava al nostro ospite, e i frutti più -saporiti. Egli partirà, perchè il suo lavoro lo chiama alla gran casa -dei figli del cielo; ma se vorrà ritornare per il pasto della famiglia, -sarò felice di vederlo alla mia tavola.-- - -Damiano era felice. Incominciava a veder volentieri quell'Argo, -quell'Acrisio selvaggio, ed anche a capire che tanta vigilanza su quella -Danae dalla pelle rossa non era cosa pensata, ma effetto casuale della -sua sollecitudine eccessiva per l'ospite. - -Rimasto solo con la bella Haitiana, il nostro Damiano si disponeva a far -vendetta allegra di tutte le ore che aveva dovuto passare senza vederla. - ---Vieni,--diss'ella,--il pane di cassava ti attende. - ---Non ho fame;--rispose Damiano. - ---È caldo di questa mane, vieni;--ripetè la fanciulla. - ---Non ho fame, Abarima;--replicò Damiano.--Bene ho desiderio di -guardarti negli occhi. Sai che non ti ho più veduta da ier sera? Vieni, -_taorib_ Abarima; andiamo lassù alla fontana. Ci dev'essere una così -grata frescura! - ---No,--disse Abarima,--ne son venuta or ora, e l'aria è troppo fredda, -nel bosco. Restiamo qua, se non vuoi rientrare nella casa di Tolteomec. -Il sole mi fa bene. - ---Il sole ti bacia;--disse Damiano, accostandosi, e involgendola tutta -d'una sua languida occhiata. - ---Bacia tutti, il sole;--rispose Abarima, crollando il capo, come se non -gradisse, o non intendesse la galanteria di Damiano. - ---Ho capito;--pensò egli, stizzito.--Oggi non è come ieri. La dolce -Abarima non ha dormito bene, stanotte; fors'anche ha sognato uno -scorpione, od altra bestia di mal augurio.-- - -Poi, rivolgendosi alla fanciulla, le disse: - ---Sai, Abarima, la grande notizia? Io rimango in Haiti. La cosa è stata -risoluta ieri. Resterò con la nostra gente, che difenderà questo popolo -dalle incursioni dei feroci Caribi.-- - -La fanciulla sgranò tanto d'occhi, sorrise e battè palma a palma, con -atto di gioia infantile. - ---Vero?--diss'ella. - ---Verissimo; non posso più dubitarne, poichè il capo dei figli del cielo -mi ha data la sua promessa solenne, mettendo la sua mano nella mia.... -così, come io faccio con te, Abarima _taorib_. - ---Lascia! tu stringi troppo forte;--disse Abarima, ridendo.--E le tue -mani sono troppo ardenti. - ---Mani d'innamorato, mia cara. - ---Va,--disse Abarima,--va là in fondo al prato, e coglimi di quei fiori. -Voglio farne una ghirlanda. - ---Non vuoi altro?--rispose Damiano.--Ti servo subito.-- - -E spiccato un salto, andò in fondo al prato, dove incominciò a cogliere, -a strappare quanti rami fioriti gli vennero alle mani. - ---Non tanti! non tanti!--gridò Abarima.--Basta così.-- - -Damiano ritornò a lei con una bracciata di fiori e di foglie. - ---Per una ghirlanda son troppi;--disse la bella Haitiana, ricevendo il -presente. - ---Butterai quelli che non ti serviranno;--rispose Damiano.--Purchè tu -non butti via il mio cuore!-- - -La capricciosa fanciulla finse di non aver udite le ultime parole del -suo innamorato; e con molta gravità si diede a scegliere i tralci d'una -specie di vitalba, con cui voleva fare la trama della sua ghirlanda, per -innestarvi i fiori più belli. Damiano, seduto accanto a lei, -contemplava, e contemplando aspettava. - ---Dunque,--disse Abarima, mentre seguitava il suo lavoro;--tu resti in -Haiti. E chi sarà il capo dei figli del cielo? - ---Diego di Arana, il giudice... quello che fa giustizia, quando alcuno -trasgredisce le leggi. - ---Non lo conosco;--disse Abarima. - ---Egli non è mai venuto nella casa di Tolteomec;--rispose Damiano.--È -stato ospite di Guacanagari. È un uomo magro, lungo, con una barba nera -nera. - ---Non sarai dunque tu, il capo?--ripigliò la fanciulla. - ---No, io sono.... troppo giovane;--disse Damiano.--Ma sarò il suo primo -ufficiale; comanderò io, dopo di lui.-- - -Non c'era male, per la sua età; ed Abarima mostrò di capire che Damiano -diventava un personaggio importante nella colonia, anche restando al -secondo posto. - ---Sarò tra gli uomini bianchi,--soggiungeva Damiano,--come Tolteomec fra -gli abitanti di Haiti. Dopo Guacanagari, il gran sole, è Tolteomec, lume -dei savi, il più ragguardevole capo di questa terra.-- - -Abarima lo stava a sentire, continuando a tessere la sua ghirlanda. - ---E il tuo amico,--diss'ella,--che posto avrà? il terzo o il quarto? - ---Il mio amico!--ripetè Damiano.--Chi sarebbe egli? - ---Cosma;--rispose Abarima. - ---Cosma!... lo conosci tu? - ---Mi pare. Non è quello che è venuto a cercarti nella casa di Tolteomec, -quando per la prima volta sedevi alla nostra tavola? - ---È vero, sì, hai ragione;--disse Damiano.--Guardate che buona memoria, -in questa bella testina! Ella ha ritenuto anche il nome del mio -compagno. No,--soggiunse egli allora,--Cosma non resta in Haiti; Cosma -ritornerà in Azatlan. - ---Male!--esclamò la fanciulla.--Gli amici buoni devono restare sempre -uniti.-- - -Il ragionamento di Abarima parve a Damiano la voce della sua propria -coscienza. E gli risuonò nel profondo dell'anima, e gli diede noia come -tutti i suoni repentini, specie quando sono anche squillanti. - ---Lo so,--diss'egli, contorcendosi un poco,--ma che ci vuoi fare, mia -bella? Egli non ha per restare le stesse ragioni che ho io. - ---E quali sono le tue? - ---Veramente,--soggiunse Damiano,--si restringono ad una. Ti amo, e -voglio averti mia. Consentirai tu al mio desiderio, Abarima _taorib_? - ---Tolteomec comanda;--rispose Abarima, chinando la fronte. - ---È giusto;--disse Damiano.--Parlerò quest'oggi a Tolteomec. - ---Non oggi, non oggi;--gridò prontamente Abarima. - -Damiano rimase un po' sconcertato, guardandola. - ---Non oggi?--ripetè.--Sia dunque domani. - ---No, non domani, non subito;--rispose Abarima sollecita.--Per dare la -sua figlia ad un uomo, Tolteomec deve invocare il grande Spirito. - ---Ah!--disse Damiano.--È il grande Spirito che fa i matrimonii, -nell'isola di Haiti? - ---Sì,--rispose Abarima.--Il grande Spirito sa tutto. Il grande Spirito -solo può dire se l'unione di due creature deve essere felice. - ---È naturale, se egli sa tutto;--conchiuse Damiano, un pochettino -umiliato.--E capisco che dovrò farmi divoto del grande Spirito, per -ottenere il suo responso favorevole. Ha egli i suoi ministri in terra, -ai quali si possa parlare?-- - -Abarima non intese la domanda. Parecchie cose non intendeva, nei -discorsi di Damiano. E ciò accadeva molto facilmente, perchè non sempre -Damiano aveva pronta la parola in lingua Haitiana, o perchè, avendo -pronta la parola, non gli veniva egualmente giusta la frase. - ---Basta,--diss'egli, conchiudendo,--vedremo ad ogni modo Tolteomec. Sono -impegnato al giuoco, e intendo di guadagnar la partita.-- - -Poco dopo, vedendo che la bella Abarima non si muoveva dalle vicinanze -della casa, e pensando che la sua presenza poteva essere desiderata -altrove, si alzò e prese commiato. - ---Che dirò a Tolteomec?--domandò la fanciulla.--Che tu ritornerai per il -pasto? - ---Se potrò.... se ti farà piacere che io torni....--balbettò Damiano. - ---Tolteomec sarà contentissimo;--rispose Abarima. - ---Ebbene, farò questo piacere.... a Tolteomec;--conchiuse -Damiano.--Abarima, Abarima! tu non sei oggi come ieri. Ma già--soggiunse -egli, nel suo vernacolo,--son pazzo io a volere che una donna sia due -giorni alla fila dello stesso pensiero. Questa qua aspetta che il grande -Spirito abbia dato il responso. Sente il marito in aria, e si tiene in -riserbo.-- - -Uscito sulla piazza del villaggio, Damiano si abbattè in Cusqueia. Il -naturale di Cuba andava impettito e superbo, argomento di ammirazione a -tutti i sudditi di Guacanagari, per una camicia bianca che aveva -indossata. - -Damiano non aveva mai veduto Cusqueia in quell'arnese. Non sapeva, non -avrebbe immaginato mai, che l'interpetre di Cuba possedesse una camicia. - ---Ma bene, Cusqueia!--gli disse, rispondendo al suo saluto.--Chi ti ha -vestito così nobilmente? - ---È stato Cosma;--rispose Cusqueia, facendosi bello. - ---Cosma!--esclamò Damiano, inarcando le ciglia.--Cosma, che ha due sole -camicie nel suo fardello, come tutti noi, del resto.... Cosma ne ha data -una a te? - ---Cosma buono!--rispose Cusqueia. - ---Eh, non dico di no; ma quale servizio gli hai reso, per meritarti la -sua camicia..... di rispetto?-- - -L'interpetre, naturalmente, non capì il «rispetto» con cui i marinai -genovesi intendevano ed intendono ancora di dire «ricambio». Ma intese -sempre ad occhio e croce il pensiero di Damiano, e ingenuamente rispose: - ---Cosma impara lingua di Haiti. Ieri, appena ritornato dalla fortezza, -Cosma cercò amico Cusqueia, dicendogli: voglio imparare tua lingua. - ---Ieri!--esclamò Damiano.--Ieri Cosma è disceso a terra? - ---Sì, Cosma disceso; Cosma salito al _bohio_ di Guacanagari; poi venuto -cercare Cusqueia, per imparare lingua di Haiti. - ---Strano!--mormorò Damiano.--Ed io non l'ho veduto. È vero che io sono -andato alla fortezza un po' tardi. Ma egli poteva andare prima di me -dall'almirante; e non c'è andato. Se ci fosse andato, me ne sarei -avveduto dai discorsi del nostro grande concittadino.-- - -Tutti questi ragionamenti interiori non cavavano un ragno da un buco. -Damiano rinunziò a capir la ragione della gita di Cosma. - ---E tu?--diss'egli allora a Cusqueia.--Che cosa hai fatto? - ---Io ho insegnato a Cosma: tante parole, come a te. Cosma le ha scritte, -coma hai fatto tu. - ---Ah, bene!--borbottò Damiano;--Cosma vuol fare un gran profitto in -breve ora.-- - -Ma che altra novità era quella, che Cosma volesse imparare la lingua di -Haiti? Scendere a terra, senza averne accennato pur l'intenzione, non -era ancor nulla a petto dello studio d'una lingua, per cui non aveva -mostrata mai nessuna propensione. L'idea di muoversi da bordo poteva -essergli venuta lì per lì, forse per seguire e per vigilare l'amico, o -per andargli a fare un cattivo servizio presso l'almirante. Questo, -anzi, egli lo aveva lasciato capire abbastanza. Sceso a terra, si era -pentito; non aveva spiato Damiano, non aveva cercato di parlare -all'almirante; e questo vero o falso che fosse, si poteva argomentare -dal fatto. Ma imparare la lingua di quei selvaggi, e proprio sugli -ultimi giorni di dimora in quell'arcipelago, era un negozio molto più -difficile ad intendersi. Damiano non poteva aver pace, fino a tanto non -ne vedesse l'acqua chiara. - -Ritornò a bordo. Cosma era là, occupato a lavare il cassero di poppa; e -pareva che esercitasse il comando, tanta era la dignità con cui -adempieva l'uffizio. - ---Buon giorno;--gli disse Damiano. - -Cosma alzò gli occhi, e guardò in faccia l'amico. - ---Buon giorno;--gli rispose poi, adattandosi a quell'eccesso di -cortesia, che veniva sei ore dopo la diana. - ---Che cos'è che mi ha detto Cusqueia?--riprese Damiano.--Tu impari la -lingua di Haiti? - ---La imparo;--rispose Cosma, con breviloquenza spartana. - ---E perchè.... se è lecito saperlo? - ---Per due ragioni;--disse Cosma.--In primo luogo per legittimo desiderio -d'istruirmi. E poi.... te l'ho a dire? - ---Dillo, in nome di Dio. - ---E poi, perchè ho cambiato opinione. L'Europa dà noia anche a me. - ---Ah! - ---Sicuro; e ancor io voglio restare in Haiti.-- - - - - - - _Capitolo XIV._ - - - - - In che salsa vanno accomodati gli amici quando ci guastano le uova nel - paniere. - - - -Damiano si aspettava di tutto, fuorchè quella notizia, ricevuta così a -bruciapelo dal suo dilettissimo Cosma. O, per dire più veramente, se -anche un vago sospetto di quella novità gli era venuto allo spirito, -egli si aspettava di tutto, fuorchè di sentirselo confessare con tanta -tranquillità. - -Ma perchè gli tornava così ostico che Cosma avesse deliberato di -restare? Non restava ancor egli? E non era naturale che, vedendo lui -tanto fermo nel suo proposito, Cosma avesse finito con adattarsi alla -medesima fine? Tutto considerato, si poteva ricostituire benissimo la -serie di argomentazioni per cui era passato l'amico. Da principio aveva -tentato di persuadere Damiano a ritornare in Europa; poi si era stizzito -vedendo la sua ostinazione, e aveva lasciato trapelare il disegno di -ricorrere all'autorità dell'almirante. Di lì la risoluzione di scendere -a terra anche lui, e di salire alla fortezza, dove l'almirante era -andato. Ma per via si era pentito, o perchè gli paresse che le sue -ragioni non sarebbero bastate a muovere l'almirante, o perchè temesse di -render ridicolo il suo compagno, con la esposizione di quelle ragioni. E -allora, non sapendo più a qual santo rivolgersi, era avvenuto a Cosma un -quissimile del caso del profeta Balaam, che, andato per maledire, si era -voltato di schianto a benedire. Damiano voleva restare ad ogni costo? -Ebbene, non bisognava lasciarlo solo in quella terra lontana; anche -Cosma, il vecchio amico, sarebbe rimasto laggiù; e la sua risoluzione -avrebbe fatto arrossire di vergogna l'ingrato Damiano, per cui Cosma si -disponeva ad un sacrifizio così grande. - -Questa risoluzione tornava sicuramente a grande onore dell'amicizia. Si -era detto, nei tempi antichi, Damone e Pizia, Niso ed Eurialo, Oreste e -Pilade; si sarebbe detto, nei tempi moderni, Cosma e Damiano. È sempre -bene che certi tipi, belli ma antiquati, si rinnovino, in quella stessa -guisa che si rinfrescano i vecchi dipinti. - -Eppure, no, la ricostituzione delle fasi psicologiche per cui poteva -esser passato Cosma, non finiva di persuadere Damiano. Egli sentiva -Cosma, da parecchio tempo, come uno che gli vogasse sul remo. Senza -volerlo, sì, forse; ma infine, non è necessario che uno sia innocente -dell'averci pestato un piede, se ci dà noia e dolore pestandolo; e tutti -abbiamo in uggia il nostro compagno di passeggiata, che, senza farlo a -posta, solo per vizio d'abitudine, ci dà l'eterno colpettino sul -braccio. - -Damiano, adunque, sentiva da qualche tempo riuscir molesto l'amico. La -noia che Cosma gli aveva data in altre isole non poteva dargliela pure -in Haiti? E qui certe idee vaghe, ma dolorose, passavano per la mente di -Damiano. Abarima che sapeva il nome di Cosma.... E perchè ciò? Come -poteva ella ricordarlo, avendo veduto una volta sola, e alla sfuggita, -l'amico di Damiano, mentre questi non ricordava di averne proferito il -nome, vedendolo apparire nella sala del convito? - -E poi, quel desiderio, manifestato da lei, che Cosma restasse! Gli amici -dovrebbero star sempre uniti; bella ragione! Ma deve passare per la -mente di una donna, che ami l'uno dei due? L'opposto dovrebbe essere, -precisamente l'opposto. - -E finalmente, quella discesa di Cosma a terra, subito dopo di lui, ma -senza lasciarsi vedere da lui!... Abarima diventata ad un tratto così -capricciosa, che non pareva più quella del giorno innanzi!... Il rumore -venuto dal bosco, dove ella non aveva voluto più ritornare con -Damiano!... Ah, per tutti i diavoli!... - -Lettori, vi è mai avvenuto di almanaccare su certi fatti che vi -riguardassero, e di cui non sapeste darvi ragione? Voi mettevate in fila -tutte le ipotesi più ragionevoli, facevate le deduzioni più logiche, -ricavandone una spiegazione naturalissima del problema che vi affaticava -lo spirito. Un matematico se ne sarebbe contentato; voi no. Voi andavate -a cercare un fatto da nulla, quasi un fuscellino dimenticato per via, e -su quello fondavate un altro ragionamento, più leggero, più sottile, più -vano. Ed era quello che vi contentava di più. Perchè ciò? perchè un vago -sospetto, un presentimento sordo, come la voce dell'istinto, vi diceva: -la traccia è quella; tutto il resto è.... logica; e la logica, in questa -materia, non serve. - ---Ah, per tutti i diavoli!--aveva detto Damiano, tra sè, mentre uno -sprazzo di luce ideale gli balenava alla mente.--Se è così come io vedo, -ti aggiusto io, bell'amico.-- - -Quell'altro, stando sempre a capo chino, rovesciava acqua a secchie sul -tavolato del cassero, e subito dopo ripigliava a lavorare di -strofinaccio. La posizione non si poteva tenere, col pericolo continuo -di essere innaffiati come gambi di cavolo. Damiano colse l'occasione -d'uno spruzzo che gli era venuto più vicino; e borbottando ridiscese dal -cassero di poppa nella corsìa. - -Ivi si trattenne un pezzo a far le volte del leone, seguitando a -svolgere la sua coroncina. Non erano avemmarie nè paternostri, come vi -potete immaginare. - ---Ah sì, eh? Mi guasti le uova nel paniere? Vedrai, vedrai in che salsa -ti accomodo. Perchè, non c'è dubbio, egli ha veduta Abarima.... Questa -volta, per altro, è arrivato un po' più tardi del solito. Sono meglio -avviato, qui, che non fossi a Cuba. Ma qui mi preme assai più di vincere -il giuoco. Fossi pazzo!... Ho detto di voler diventare l'Infante di -Haiti, il principe ereditario..... e vivaddio, lo sarò, in barba a tutti -i biondi dell'universo. Purchè quell'altra non sia rimasta stregata dai -suoi capelli d'oro!... Strano, del resto, questo capriccio delle donne, -al Nuovo Mondo! Hanno l'oro a bizzeffe, lo dànno in cambio del vetro e -del bronzo, e rimangono incantate davanti a quattro fili di quel colore. -Ma non corriamo tanto coi sospetti, via! Abarima non ha ancor lasciato -trapelare di avere di questi gusti sciocchi. Comunque sia, qui bisogna -lavorare di fine, mio caro Damiano; «qui si parrà la tua nobilitate.», -come ha detto il poeta.-- - -Così mulinava Damiano dentro di sè, quando vide Cosma che scendeva dal -cassero di poppa. Non volle più rimanere, e si affacciò al capo di -banda, per chiamare una piroga delle solite, che si aggiravano intorno -alla _Nina_. - -Cosma si fermò presso di lui, in atto di voler appiccare discorso. Ma -egli non aveva nessuna voglia di tenergli bordone. - ---Ti saluto;--gli disse. - ---Te ne vai? - ---Sì, vado a terra. - ---Bravo! e dàtti bel tempo. - ---Che credi?--brontolò Damiano, seccato di quella licenza.--Che ci sia -solamente da sollazzarsi, a terra? Ho il mio da fare, lassù. Non debbo -anche prepararti l'alloggio? - ---A me?--disse Cosma. - ---Certamente. Non mi hai annunziato poc'anzi che hai mutato opinione, e -che vuoi restare alla Spagnuola anche tu? - ---Ah sì, è vero;--rispose Cosma, che aveva l'aria di risovvenirsi in -quel punto.--Ma tu parlavi di un alloggio per me; ed io mi contento di -poco! - ---Sei camere ti bastano? - ---Anche dodici. - ---Benissimo; le avrai.... E la tredicesima, per il buon peso.-- - -Ciò detto per metà ad alta voce, e trattenendo il resto nella chiostra -dei denti, Damiano scavalcò il capo di banda e saltò nella piroga. - ---Ora, facciamo giudizio;--mormorò egli mentre lo schifo scivolava -leggero sull'acqua.--Prima di tutto, niente a quella capricciosa -principessa, che possa metterla in sospetto. Già, col poco che so della -lingua di Haiti, potrei fare poco lungo discorso; non potrei di sicuro -addentrarmi nelle sottigliezze di una conversazione agrodolce.-- - -Prima ch'egli giungesse al _bohio_ di Guacanagari, Damiano aveva -stabilito il suo disegno di battaglia. Per verità, egli si disponeva ad -usare di tutte armi, e la coscienza gli rimordeva un pochino. - ---Oh, infine!--esclamò, dando una scrollata di spalle.--La mia è difesa -legittima. Un uomo mi vuol mettere il piede addosso, ed io non devo -mandarlo a gambe levate? S'intende che io metterò mano agli estremi -spedienti solo nel caso che egli abbia veduta Abarima. Se l'ha veduta, -il suo intento di nuocermi è chiaro, ed io non debbo più usare -riguardi.-- - -Si, tutto bene; ma come sapere se Cosma avesse veduto Abarima? -Sospettarlo non bastava; era necessario di averne certezza. Ora, con una -donna, sia pure selvaggia, non c'è mai verso di sapere quel che vi -preme. Le accennate in coppe, vi risponde bastoni. - -Poco sicuro del modo in cui avrebbe condotte le prime avvisaglie, -Damiano salì al villaggio di Guacanagari; e come fu sulla piazza, si -volse alla casa di Tolteomec. I servi stavano certamente in vedetta, -perchè due naturali, che si stavano soleggiando all'aperto, entrarono -subito in casa, e poco stante apparve il vecchio sull'uscio. - ---Mandavo a cercare di te,--disse Tolteomec.--È l'ora di metterci a -tavola. - ---Ah si? molto bene!--rispose Damiano, affrettando il passo. - -L'accoglienza festosa del vecchio gli parve di buon augurio. Entrò più -allegro nella casa ospitale. - ---Purchè tu non mi stia sempre alle costole, benedetto -patriarca!--diss'egli tra sè, muovendo verso la sala del banchetto, che -era già tutta preparata come pochi giorni addietro. - -Abarima comparve, più bella che mai e con un'altra ghirlanda di fiori -sulle chiome nerissime. Sorrise all'ospite, parve anche guardarlo con -attenzione, tra curiosa e benevola, come le donne usano, che non si sa -mai quale sentimento sia il vero. - -Damiano, per altro, non ci badò tanto nel sottile. Era in presenza della -donna amata, la vedeva sorridere e dimenticava volentieri una parte -delle sue inquietudini. Aggiungete che a tavola trovava il medesimo -posto al fianco di Abarima, e immaginate che egli fosse molto disposto a -dimenticare anche l'altra metà. - -Un pranzo non si racconta, se non quando sia da trarne occasione per -descrivere le sensazioni gastronomiche dei personaggi. Del resto, il -pranzo è sempre eccellente, fosse pur quello di un avaro, quando -l'ospite è innamorato, e siede accanto a lui la donna ch'egli ama. Se a -Damiano avessero servito in tavola un coccodrillo arrosto, metto pegno -che il nostro eroe non ci avrebbe badato. Se poi gli avessero domandato -come lo trovasse, di sicuro avrebbe risposto: squisito! Un pranzo è come -il tempo, che si tinge sempre del colore dell'anima nostra. Il cielo è -sempre azzurro, quando siamo al fianco di una cara creatura. - -Or dunque, poichè torna inutile raccontarlo, finiamola con questo pranzo -di Tolteomec. Abarima si è alzata, e Damiano la segue all'aperto. Ella -prende un canestro di vimini, in cui sono parecchi manipoli di filamenti -erbacei, disseccati e tutti di variati colori; snoda due o tre manipoli, -prende alcune fila tra le dita, e si mette ad intrecciarle. È quello il -suo ricamo. Damiano vuole imparar l'arte, o dice di volerla imparare, e -prende occasione da questo suo desiderio, per aver sempre la faccia -china sul braccio della bella selvaggia. - -Tolteomec stette un pochettino a vedere. Ma egli non ci aveva le stesse -ragioni, per imparare a tessere una stoia. Perciò si mosse di là, e andò -in casa a prendere alcune foglie secche, arrotolate in forma di fusi. - ---Ne vuoi?--diss'egli, ritornando, e offrendo uno di quegli arnesi a -Damiano. - -Damiano fece un gesto di orrore. - ---No, grazie;--rispose.--non mi piace. - ---Molto buono!--disse Tolteomec.--Questo discaccia dalla casa gli -spiriti della sera. - ---Per cacciare i miei ci vuol altro!--rispose Damiano. - -Ma egli aveva parlato nel suo vernacolo genovese. Col gesto, intanto, -ringraziava, ricusando l'offerta. - -Tolteomec si fece portare dei carboni ardenti dal focolare domestico, -accese la sua foglia, e poscia si allontanò. Aveva sulla piazza i -notabili del villaggio, e se ne andava volentieri a barattare due -chiacchiere con loro. I vecchi, si sa, hanno poco a mettere del proprio -nei discorsi dei giovani. Così restarono soli sul prato Abarima e -Damiano. - ---Voglio imparare a tessere le stoie;--aveva detto Damiano, stringendosi -più presso alla fanciulla. - ---È facile;--rispose Abarima.--Vedi, come si fa? - ---Vedo, ma bisognerebbe avere le tue mani. Con la tua sveltezza, del -resto, e con la tua grazia, credo che non lavori nessun'altra donna.-- - -Abarima crollò il capo, e sorrise. Damiano incominciò a pensare di -essere corso troppo innanzi coi sospetti. - -E si accostava via via. Ma si accostò forse un po' troppo, ed ella -incominciò a trarre indietro la spalla ignuda, su cui veniva a morire -l'alito caldo della belva umana. Egli finse di non avvedersi dell'atto, -e si avvicinò tanto, quanto ella si era tirata indietro. Abarima non -poteva ritirarsi dell'altro, senza rimuovere il sedile. Perciò si volse -a lui e gli disse: - ---Per imparare a tessere le stoie, puoi stare anche più in là. - ---Dove?--chiese Damiano. - ---A questa distanza.... così.-- - -E fattolo alzare, lo mise a posto lei, due spanne più in là dal suo -braccio. - ---Troppo lontano!--mormorò egli, con voce piagnolosa. - ---Oh, basta così! Sei vicino anche troppo.-- - -Così dicendo, la bella Abarima sorrideva ancora. Anzi, diciamo più -veramente, sorrideva senz'altro. - -Donna che ride è di buon umore, ha detto il savio. E con una donna di -buon umore si può fare a fidanza. Damiano prese animo ad entrarle in -discorso dei suoi disegni nuziali. - ---Oggi dunque,--diss'egli,--parlerò a Tolteomec. - ---Di che cosa? - ---Del nostro matrimonio, mia cara. - ---No; non ancora, ti ho detto. - ---Ma perchè?--diss'egli,--Perchè questi ritardi? Ed è male, sai? Vedi tu -e giudica se non devo aver fretta, anche dopo la ragione principale -dell'amor mio per te, Abarima _taorib_. Fra pochi giorni la nostra -fortezza è finita, e il capo degli uomini bianchi fa stender le ali alla -sua grande piroga per ritornarsene.... in _Azatlan_. Prima che -l'almirante se ne vada, io vorrei potergli dare una buona novella. Gli -farei tanto piacere, a dirgli che sono il tuo sposo.-- - -Abarima volse la faccia sulla spalla, a guardare il suo interlocutore. - ---E perchè tutto questo piacere?--domandò. - ---Perchè egli mi ama, e la mia felicità deve esser la sua. Aggiungi che -egli dovrebbe assistere alle nostre nozze. - ---Come te le fai vicine!--esclamò la fanciulla, con un risolino asciutto -e sarcastico. - ---Ma....--disse Damiano.--Se tuo padre è contento.... mi pare.... - ---Ed anche se fosse contento mio padre, credi tu che le nozze, da noi, -si facciano così presto? Prima di tutto, bisognerebbe aspettare la luna -piena: poi la risposta del grande Spirito; poi.... - ---Oh diavolo?--esclamò Damiano, interrompendo la filastrocca.--C'è -ancora più difficoltà qui che in Europa, per metter la corda al collo di -un galantuomo! - ---Che cosa hai detto? - ---Niente, non badare; sono sbruffi di lingua patria, e vengono così -naturalmente alle labbra! Ma parliamo chiaro, e nella lingua di Haiti. -Vuoi, o non vuoi?-- - -La fanciulla rimase un istante sovra pensiero; poi brevemente rispose: - ---Tolteomec comanda.-- - -Damiano, a sua volta, ristette un poco, masticando la sua stizza; poi, -col medesimo accento, ripigliò: - ---Ma tu? che ne pensi? - ---Quello che Tolteomec vuole;--rispose Abarima. - -E doveva essere stizzita un pochino anche lei, perchè aveva smesso -d'intrecciar le sue fila di sparto, e guardava davanti a sè, verso la -macchia, non mostrando a Damiano che la sua guancia in isbieco. - ---Perchè sfuggi il mio sguardo, Abarima?--diss'egli. - ---Perchè guardo di là. - ---Di là! c'è la macchia, di là; ed oltre la macchia, c'è la fontana. - ---Ebbene? - -Ebbene,--rispose Damiano, che perdeva la pazienza;--la fontana, presso -la quale tu hai veduto.... ier l'altro.... un altr'uomo.-- - -Abarima diede un sobbalzo, e si volse turbata a guardare Damiano. - ---Sicuramente,--ribadì egli,--un altr'uomo; il mio compagno Cosma... il -cui nome ti è noto. - ---Come lo sai?--diss'ella, fissandolo negli occhi, con un'aria di -stupore. - ---Il come importerebbe poco;--rispose Damiano, gustando, in mancanza di -meglio, la feroce voluttà di avere indovinato il secreto.--Ma tu -immagina pure che io lo abbia saputo dal grande Spirito. Cioè, dico -male, dal piccolo spirito. Voi altri interrogate il grande, quando la -luna è piena; noi abbiamo il piccolo, che vive con noi, e ci avverte, ad -ogni quarto di luna.-- - -Abarima era rimasta lì, come trasognata. - ---Di tutto?--chiese ella. - ---Di tutto, e d'altro ancora. Io dunque so che Cosma è venuto qua, dalla -macchia; che ti ha veduta, che ti ha parlato, e ti ha detto.... tante -belle cose, che tu non hai capite, perchè egli non ha potuto parlarti -nella tua lingua.-- - -Abarima si era a grado a grado riavuta dal suo alto stupore. E Damiano, -per apparirle tanto bene informato dal suo genio tutelare, incominciava -a parlare un po' troppo. - ---Il tuo piccolo spirito si è ingannato!--gridò ella, ridendo.--Il tuo -piccolo spirito ha occhi, ma non ha orecchi. - ---Come sarebbe a dire? - ---Che non ha orecchi, e non sa riferire quello che è stato -detto,--rispose Abarima, seguitando a ridere di gusto. - ---Lascia stare gli orecchi del mio piccolo spirito;--disse Damiano, -pentito di essersi cacciato troppo avanti sulla via delle -scoperte.--Sono migliori che tu non creda. Fermiamoci agli occhi, che -hanno veduto giusto. Puoi tu negare di aver parlato a Cosma? - ---No;--rispose Abarima. - ---E sentiamo;--soggiunse Damiano, dopo essersi morse un pochino le -labbra;--che cosa ti è sembrato.... della sua faccia? - ---_Taorib_. - ---Non è vero, che è _taorib_, il mio caro amico Cosma? Sono proprio -contento che tu abbia su questo particolare la mia stessa opinione. E -quei capelli, poi.... - ---_Turey_. - ---Eh, dovevo immaginarmelo, che li avresti giudicati _turey_. È una -maledizione, oramai. Tutte queste figliuole del nuovo mondo amano i -capegli d'oro. E quelle del vecchio, niente?... Ah, se ritorno in -Europa, com'è vero Dio, mi faccio radere come una pelle di capretto, e -mi compero una parrucca, per fare la mia bella figura tra le genti. -Vedrete allora, mie belle capricciose, che capelli d'oro filato saranno -i miei! Febo Apollo, con la sua raggiera, potrà andarsi a nascondere. Ma -ci vorrà del tempo, ad esser laggiù; e qui bisogna vederne l'acqua -chiara. Senti, Abarima, parliamoci schietto. Io sono un buon figliuolo, -e non voglio dar noia a nessuno. Sono anche capace di un atto eroico. -Tutto sta a prendermi per il mio verso, a non carezzarmi di contrappelo. -Dimmi dunque una cosa, ma sinceramente, come la diresti al sacerdote del -grande Spirito, quando vai a fare le tue divozioni. Lo ami tu? - ---Io non t'intendo;--rispose Abarima, che era stata fin allora a -sentirlo con gli occhi tesi, ma non venendo a capo di nulla. - ---Ti domando se ami Cosma. - ---Cosma è bello;--rispose Abarima. - ---E viva la tua faccia!--gridò Damiano.--Tu almeno, figlia delle isole -dell'Oceano.... Ma no, che dico io? Anche in Europa si dànno, questi -esempi d'audacia. Non creder dunque che la sincerità sia privilegio dei -tuoi paesi. - ---Che dici?--chiese Abarima, che ritornava a non intendere. - ---Niente, niente; i soliti sbruffi di lingua patria. Tu dunque lo ami. E -se egli chiedesse di sposarti?...-- - -Abarima mise un piccolo grido, abbassò le ciglia e rannicchiò il collo -tra le spalle. - ---Brava!--esclamò Damiano.--Io aspettavo che tu mi rispondessi: -Tolteomec comanda.... quello che Tolteomec vuole.... il grande -Spirito.... la luna piena.... Brava la mia principessa selvaggia! Ma io -ho il dolore di doverti dire una cosa, Abarima taorib.... una cosa che -ti raffredderà un pochettino il sangue nelle vene. Il mio amico Cosma -non può amare la figliuola di Tolteomec.-- - -Abarima si scosse, e diede un'occhiata curiosa a Damiano. - ---Come lo sai?--gli disse. - ---Eh lo so;--rispose Damiano.--Lo so bene, perchè Cosma è mio amico da -tanti anni.... come fratello. L'esser venuto a vedere la bella del suo -amico, te ne faccia fede solenne. È il nostro uso, in _Azatlan_, di -vogarci sul remo, ed è prova di un affetto, di una cortesia, di una -lealtà, veramente ammirabili. Incominci a non capire? Hai ragione; -ritorno alla lingua di Haiti. Vuoi tu sapere, Abarima, perchè Cosma non -ti può amare? Vuoi tu sapere la storia della sua gioventù? - ---Racconta;--disse Abarima. - -Damiano si raccolse un istante, pensando. - ---Vengo meno alla data parola. Ma in fine, perchè mi guasta egli le uova -nel paniere? Io sono guarito di questa passione.... sicuramente, sono -guarito.... lo voglio essere.... ho un diavolo per occhio, e non patirò -mai che mi si pestino i piedi. Animo dunque, e non usiamo riguardi. - ---Racconta;--ripeteva Abarima. - ---Sì, racconterò, non dubitare. Cosma, per tua regola, è innamorato di -un'altra donna; di un'altra donna, capisci?... di un'altra donna, che ha -i capelli biondi come l'oro.... anzi, più che l'oro, biondi come il -sole, quando è nel segno del Leone. Ah, che bei capelli di sole ha la -donna amata dal mio caro compagno, dal mio fratello Cosma! - ---Ci sono donne con capelli d'oro, in _Azatlan_?--chiese Abarima, con -aria di stupore. - ---Eh, sicuramente, mia bella. In Azatlan, oramai, non c'è altro che -capegli d'oro. E si dànno via, come le perline di vetro, come i sonagli -di bronzo. Ami una donna, in Azatlan! Glielo dici, ed ella subito si -taglia una ciocca dei suoi capelli d'oro, e te ne fa un presente. -Domanda a Cosma che ti faccia vedere quella ciocca di capelli d'oro, che -porta sempre sul cuore, entro una borsa di cuoio. Vedrai che bellezza! -Ma già, capisco che tu vorrai sapere la storia di Cosma, la storia dei -suoi amori, non è vero?-- - -Abarima stava con tanto d'occhi a guardarlo, come se volesse cavargli le -parole di bocca. E ne capiva così poche! Damiano s'ingegnava come -poteva, a farsi intendere; ma su cento parole ne diceva ottanta in -tutt'altro idioma da quello di Haiti. - ---Incomincio,--riprese Damiano,--Il mio buon Cosma è nato a Genova. Non -sai che cosa sia Genova? È un _bohio_, come questo, ma venti, trenta -volte più grande. In quel _bohio_, che si chiama Genova, lo zio di Cosma -è doge. Sai che cosa è il doge? È il cacìco di Genova. Ci sei? - ---Racconta;--disse Abarima. - ---Ecco, dunque. Cosma, appena fu giunto all'età di vent'anni, volle -studiar medicina. Sai che cos'è la medicina? È l'arte di guarir le -malattie del corpo, o di lasciarle durare, aspettando che il grande -Spirito le guarisca lui. Il medico è quello che conosce la virtù delle -erbe.... - ---E dice le parole magiche;--soggiunse Abarima;--t'intendo. - ---Oh, benedetta ragazza! Tu sei dotata di una intelligenza rara. -Torniamo dunque a Cosma. Egli partì da Genova, per andare a Pavia, dove -poteva studiare la medicina. Andare allo studio di Pavia è una vecchia -abitudine per noi naturali di Genova, fin dal tempo che il re Liutprando -ci portò via i resti mortali di sant'Agostino.... Ma tu non capisci -queste cose, Abarima; nè io trovo le parole per fartele capire. Oltre di -che, ci vorrebbe un corso di storia.... Bene, capisci quello che puoi, e -lascia stare il rimanente. Anch'io ero a Pavia; c'ero prima di Cosma, e -soltanto in quella città ebbi modo di conoscerlo. Eravamo naturali dello -stesso _bohio_; ci legammo subito in amicizia; studiavamo insieme, o -fingevamo di studiare, che finalmente è tutt'uno. L'arte è lunga, si sa; -ma quando si hanno i vent'anni, pare anche lunga la vita.-- - -Abarima non capiva più, e non si studiava neanche di capire. A Damiano -parve anzi di vedere che ella reprimesse uno sbadiglio. - ---Questi particolari ti annoiano, non è vero? E tu vorresti sbadigliare, -deliziosa selvaggia? Sbadiglia pure liberamente, e consentimi soltanto -di bere quello sbadiglio sulle tue labbra di cinabro.-- - -Abarima non represse solamente lo sbadiglio, ma anche un atto di -Damiano, che veramente meritava il garofano di cinque foglie. - ---Buon segno!--pensò Damiano.--La mano di una bella donna è come la -lancia di Achille; ferisce, ma può risanare le piaghe che ha fatte. E -siccome è una lancia intelligente, non ne farà, voglio sperare, senza -avere in animo di risanarle.-- - -Abarima non gradiva il silenzio di Damiano. Era una selvaggia, ma era -donna, e sapeva che quando l'uomo sta zitto, c'è sempre pericolo che -pensi. Ora, il pensiero che non ci si manifesta con parole, è come le -armi insidiose, come le pistole di corta misura, che il nostro vicino -può avere in tasca, e trarle da un momento all'altro, per farci un -brutto partito. - ---Racconta;--gli disse Abarima, dopo la lunga pausa che era seguita al -suo amabilissimo ceffone. - ---Racconterò;--rispose Damiano.--Ti ho detto che eravamo a Pavia, per lo -studio della medicina. Naturali del medesimo _bohio_, ci riconoscemmo -per tali e ci legammo subito di grande amicizia, sebbene le nostre -famiglie a Genova si vedessero di mal occhio. Avevamo preso a vivere -insieme, eravamo inseparabili, come quei vostri piccoli pappagalli che -stanno sempre a coppie, e non c'è' caso che uno si discosti un passo -dall'altro. Ma l'uomo non è fatto per l'uomo, e l'amicizia non gli -basta: Cosma s'innamorò di una bellissima donna, della bionda che ti ho -detto poc'anzi. - ---Come si chiamava quella donna?--chiese Abarima. - ---Oh, non dubitare; non voglio defraudarti del nome. Si chiamava -Catarina.... Catarina Bescapè. Vecchia ed illustre famiglia, la sua, -come la tua in Haiti. Donna Catarina abitava sulla piazza del Regisole. -Hai capito? No certamente. Ma queste sono minuzie, che non importano -affatto. Importa invece moltissimo il dire che donna Catarina era -bellissima, quantunque avesse i capelli d'oro. - ---Non ami i capelli d'oro, tu? - ---Ohibò, che roba!--gridò Damiano, facendo un gesto di orrore.--Eccoli, -i capelli che amo. - ---Lascia stare, e racconta. - ---È già un'ora che racconto, e capirai che qualche riposo ci vuole. Ma -ritorniamo a Catarina. Un grande amico di Cosma se ne era innamorato.... -e prima di Cosma. L'amico poteva sperare di essere riamato dalla -bellissima donna; anzi, ti dirò che poteva esserne certo.... come si può -esser certi di queste cose, specie avendo da fare con la più cruda metà -del genere umano. Ma un giorno l'amico si avvide che Cosma andava troppo -volentieri anche lui nella piazza del Regisole; s'insospettì, stette in -agguato, disdisse la sua amicizia al rivale. Incominciarono a guardarsi -in cagnesco, erano già per venire alle brutte, quando Cosma capitò -d'improvviso nella casa dell'amico, gli si gittò fra le braccia, e gli -pianse sul petto tutte le lagrime dei suoi occhi. Cosma non poteva più -vivere, se non gli si lasciava amare la bella Catarina; Cosma si sarebbe -buttato nel fiume Ticino, dove è più profondo, se l'amico non lo -lasciava libero di far la corte alla sua dama. Allora io.... - ---Tu?.... sei tu l'amico?--interruppe Abarima. - ---No, cara; non ti ho già detto che io non amo il turey nei capelli? -Volevo dire: allora io mi misi in mezzo ai due contendenti: e tanto -dissi, che persuasi l'amico di Cosma a ritirarsi dal giuoco, a lasciare -che Cosma facesse liberamente l'occhio languido a donna Catarina -Bescapè. - ---L'amico si è contentato? Amava dunque assai poco. - ---Oh cara, come t'inganni! Egli amava moltissimo. Ma era un'anima -grande. Se fosse nato due mil'anni prima, sarebbe stato un eroe Romano, -o Greco, o giù di lì, e Plutarco ne avrebbe scritta la vita, mettendolo -in parallelo con qualche Scipione. Tutte cose che non capisci, lo so; fa -conto che io non te ne abbia parlato. Del resto, l'amico non si chetò -mica alle prime. Egli fece a Cosma questo ragionamento: «Senti, bambino, -queste cessioni non si possono fare; bensì è la donna che deve -scegliere. Io posso credere che ella veda me di buon occhio: ma posso -anche ingannarmi. E tu, dal canto tuo, che cosa puoi dire?» Cosma non -poteva dir nulla; pure, sentendo che l'amico si sarebbe inchinato alla -scelta della dama, Cosma si rallegrò; si buttò un'altra volta nelle -braccia del rivale, s'inginocchiò, gli abbracciò le ginocchia, fece un -visibilio di pazzie. «Caro il mio Tolomeo!» gli disse: «Io sono un uomo -morto, se quella donna non mi ama. Che perdi tu ad esplorare l'animo di -lei? a lasciare che i fati si compiano?» Insomma, tanto pregò, tanto -pianse, che io.... consigliai all'amico rivale di andare da madonna -Catarina e di parlarle chiaramente. Povero amico, tanto generoso, e -tanto.... come chiamarlo? Di nome si chiamava Bartolomeo; gli amici, per -abbreviazione gli dicevano: Tolomeo; altri più sbrigativamente Tomèo. Di -cognome, poi.... Ma lasciamo il cognome, che non importa al racconto. - ---E Catarina, seppe tutto? - ---Aspettami, impaziente creatura. Tolomeo andò dalla bella Catarina e le -disse: «Io amo Cosma come un fratello. Le nostre famiglie, a Genova, -sono nemiche, appartengono a due fazioni diverse. Ma qui, siamo fuori di -casa nostra, lontani dalle ire cittadine, avvicinati dal medesimo -studio. Per altro, è strano che dobbiamo innamorarci della medesima -donna. Sapete, Catarina? Egli è pazzamente innamorato di voi.» - ---Tolomeo ha parlato così? - ---Sì, cara; egli è stato tanto.... Tolomeo. Ma chi avrebbe mai -preveduto?... Basta, quel ch'è fatto è fatto. L'amico Tolomeo parlava da -uomo leale, senza immaginare che madonna Catarina lo piantasse lì per -quell'altro. - ---Catarina ha fatto bene;--disse Abarima, sentenziando alla svelta, come -una dama di Provenza in una corte d'amore. - ---Diciamo pure che Catarina ha fatto bene;--rispose Damiano.--Ma Tolomeo -ha fatto male. Non credi? - ---Chi sa?--rispose Abarima.--E Catarina, che cosa disse a Tolomeo? - ---Due sole parole: «povero giovane!» Ma se tu avessi sentito con che -accento! - ---Tu c'eri? - ---Si capisce. Io ero un po' da per tutto. E come io capii il senso di -quella esclamazione, così l'amico fu pronto a capirlo. Si chiuse la sua -rabbia nel cuore, e andato da Cosma gli parlò in questa guisa: «Senti, -Cosma, tu mi hai tradito. La tua è un'azione da coltello. Tu sei più -avanti nelle grazie della Bescapè di quello che io potessi immaginarmi. -Ella mi ha tutto confessato. Tu la segui quando io non sono con te, ed -ella ti guarda con benevolenza. Perchè non dirmi tutto? Mi avresti -risparmiata la figura.... dell'uomo che fa ridere.» - ---Ah, ah!--gridò Abarima, ridendo la parte sua. - ---Capisco,--riprese Damiano,--che è lo stesso anche in Haiti, e che le -donne, sotto ogni cielo, ridono saporitamente.... dei poveri Tolomei. Ma -non importa. Ritorniamo a Cosma. Egli non rideva; egli ricavava maggior -profitto dal piangere. «Perdonami, Tolomeo!» diss'egli all'amico. «Io -non so nulla di quello che tu mi racconti. Che confessioni può averti -fatte madonna Catarina? L'amo, ecco tutto. Se n'è ella avveduta? È -possibile. Io credo che tutti abbiano dovuto avvedersene, come te n'eri -avveduto anche tu.»--«Bella forza!» scappò detto all'amico. - ---E poi?--disse Abarima. - ---E poi, avvenne tutto ciò che avviene in simili casi. Tolomeo amava -anch'egli davvero. Ma non si può stare per forza nel cuore di una donna, -ne convieni? Tolomeo non ci stette; e disse a Cosma: «fai la tua strada, -e crepi l'avarizia! se quella donna ti ama, sia tua.» - ---E Cosma la sposò? - ---Ecco....--disse Damiano.--C'era una piccola difficoltà. Madonna -Catarina non era libera. C'era di mezzo.... un Bescapè. - ---Non capisco;--disse Abarima. - ---Oh cara! è meglio che tu non capisca. È sempre bene che ti rimanga -qualche cosa di oscuro. Altrimenti, che cosa ci avresti più da studiare, -nei costumi di Azatlan? Per ora, Abarima _taorib_, ti basti di sapere -che Cosma non sposò madonna Catarina. Ma egli l'amava, e ne fu riamato. -Fu allora che la bella donna gli regalò una ciocca dei suoi capelli -d'oro, quella ciocca di capelli che egli porta sempre sul cuore, entro -una borsa di cuoio. - ---E Tolomeo? - ---Tolomeo.... era l'uomo più infelice della cristianità. Non sai che -cosa sia la cristianità? Ebbene, non te ne dolere; è un'ignoranza -felice, la tua. Se tu sapessi infatti che bestie feroci son mai, a -comporla! Quanto a Tolomeo, egli aveva finito il suo studio di medicina. -Sarebbe rimasto ancora, sarebbe rimasto per sempre, se Catarina lo -avesse amato. Ma ella non lo amava; ella rideva di lui, vedendolo -passare per via. Che vergogna! che rabbia! In quei momenti, vedi? io.... -essendo in compagnia di Tolomeo, arrossivo per lui. Lasciai Pavia, in -quell'anno; e Tolomeo mi seguì. Ce ne ritornammo verso il mare, nel -nostro _bohio_ di Genova. Laggiù si viveva sempre in guerra gli uni con -gli altri, e noi, da buoni naturali di Genova, partecipammo alle civili -discordie. - ---Che è ciò? - ---Ecco.... è un po' difficile a dirsi. Ma figurati che Genova sia come -Haiti, e che da quattrocento anni i Caribi siano entrati a far parte di -questa popolazione. Per un po', secondo la fortuna, comandano i Caribi, -per un po' gli Haitiani, e una volta il cacìco è Caribo, un'altra volta -è Haitiano. Ti capacita? - ---Se è l'uso di cambiare così.... - ---No, non è l'uso; è la forza, o l'inganno, che comanda. E quando il -cacìco di Genova è un Haitiano, i Caribi sono abbattuti, dispersi, -cacciati dal _bohio_. Quando il cacìco è un Caribo, gli Haitiani hanno -la peggio. Ora veniamo a noi. Tolomeo era, come tutti quelli della sua -famiglia, amico degli Adorni, i Caribi del paese. Perciò era nemico dei -Fregosi, che erano gli Haitiani, e che in quel mentre erano al governo, -essendo un Fregoso il cacìco di Genova. Divampò la guerra in città, per -ragioni che è inutile di dirti. Tolomeo si trovò un giorno con le armi -alla mano, con quelli della sua gente, contro quelli della parte -contraria. Era con gli Adorni, ti ho detto; diede addosso ai Fregosi. -Tutte ire che, essendo fuori di Genova egli aveva dimenticate, ma che -gli tornarono vive nel cuore appena ebbe respirate le dolci e fraterne -aure della patria! Nel fitto della mischia fu un punto di vittoria per -lui: poteva uccidere il capo della squadra nemica; già aveva alzata la -scure su lui, quando riconobbe il nemico che aveva sotto il ginocchio. -Quel nemico era Cosma. - ---Ah, povero Cosma!--gridò Abarima sbigottita. - ---Sì, povero Cosma, che da un mese appena era ritornato in patria, e -anch'egli aveva riprese tutte le care abitudini del _bohio_! Ma io ti ho -detto, Abarima, che Tolomeo aveva un'anima grande. Tolomeo, alla vista -del fortunato rivale, sentì tutte le sue ire ribollenti nel sangue; calò -la scure.... ma senza colpire; e perdonò al suo nemico. - ---Bravo Tolomeo!--gridò Abarima.--Lo amo. - ---Amami, deliziosa selvaggia; perchè Tolomeo.... sono io. - ---Ah!--esclamò Abarima, ridendo.--Lo avevo immaginato; e l'ho detto a -bella posta.... per farti parlare. - ---Assassina!--gridò Damiano.--Ebbene, tanto fa. Potevo uccidere Cosma, e -non l'ho ucciso. Anzi, l'ho tratto in salvo, l'ho ricoverato nelle -nostre case. Era ferito; io l'ho curato; e quantunque fossi medico, l'ho -guarito. Che te ne pare? Non sono io un uomo di Plutarco?-- - -Abarima lasciò cadere l'accenno classico, e per una buona ragione, che -non è mestieri di dirvi. - ---E Catarina?--diss'ella. - ---Ecco: madonna Catarina si era lasciata amare da Cosma. L'amico aveva i -capelli d'oro, i capelli di sole, di cielo, di tutto l'altro che dite -voi in Haiti. Ma pare che una provvida legge di natura non permetta alle -bionde di amar lungamente i biondi. Venne un giorno che le due -capigliature d'oro non andarono più d'accordo. Madonna Catarina -incominciò a seccarsi di Cosma. E allora si lasciò amare da un altro, -che non aveva i capelli biondi, che non gli aveva neanche più neri. -Quell'uomo, per altro, era un gran professore. - ---Professore! che cos'è? - ---Come fartelo intendere? Voi altri, in Haiti, non avete professori. -Già, molte razze d'animali vi mancano. Figurati dunque una bestia rara; -uno che insegna agli altri tutto quello che sa lui, ed anche quello che -non sa; uno che ti sa dire come devi parlare, e come devi tacere, se -devi ber fresco o caldo, sputar tondo o quadrato. Quello è un -professore, mia cara. Tu sai che Catarina era moglie di un Bescapè. Il -Bescapè, per certe sue ragioni di possesso, aveva bisogno del parere del -professore, che era un gran conoscitore delle leggi, e i suoi pareri se -li faceva pagare a peso d'oro, in tutti i _bohio_ dell'Italia dove era -stato. Oh, un gran professore, quel Giasone del Maino! Quando doveva -parlar lui nella scuola, c'era tanta folla, che non c'entrava più -neanche una mosca, o se c'entrava, non ardiva più di farsi sentire. - ---Ma lei?... Catarina?... - ---Ci vengo. Catarina conobbe il professore. Giason del Maino andò nella -casa di lei, sulla piazza del Regisole. Madonna Catarina andò nella casa -di lui, alla Torre del pizzo in giù. Questo è un particolare che non -occorre spiegarti. Qui non ci sono torri, nè campanili, e l'idea di una -torre il cui tetto a campanile sia voltato all'ingiù e posi sopra una -grossa colonna, sullo spigolo della casa, non la potresti comprendere. -Ti basti sapere che madonna Catarina andò nella casa del grande legista, -e che, dopo esserci andata, ci ritornò. Cosma ne aveva avuto un -sospetto; Cosma si appostò, conobbe che era vero, fece il geloso, e fu -mandato gentilmente.... a quel paese. Da noi, cara, è l'uso costante. -Quando una persona ci è venuta a noia, la mandiamo a quel paese; un -paese sconosciuto, di cui nessuno sa darci notizia, e quando c'è andato -non può portarcela di sicuro. - ---E Cosma? - ---Cosma non andò a quel paese; ritornò in patria, al suo _bohio_ di -Genova. Ma egli era sempre più innamorato che mai. Non ha più potuto -levarsi Catarina dal cuore. L'ama ancora, l'amerà sempre. È fatto così, -quel povero ragazzo. Io sono guarito, egli no. E tu capirai, dolce -Abarima, che egli, seguitando ad amare Catarina Bescapè, non può amare -la figlia di Tolteomec.-- - -Abarima fece un gesto di compassione. Ma non era di compassione per il -triste amore di Cosma, bensì per lo storto ragionamento di Damiano, o, -se vi piace, meglio, di Tolomeo. - ---Capisco, sì, capisco;--diss'ella.--È un sortilegio. - ---Come, un sortilegio? - ---Sì, Catarina ha detto una parola magica, perchè Cosma sia sempre -innamorato di lei;--rispose Abarima, con accento di grande sicurezza.--E -quella parola magica l'ha pronunziata sopra qualche cosa che Cosma porta -sempre indosso. Sì, ora ci sono; su quella ciocca di capelli d'oro che -Cosma ha fatto male a non gettar via. - ---Mettiamo pure che sia così;--disse Damiano.--Che ci vuoi fare? Cosma -non rinunzierebbe a quella ciocca di capelli per tutto l'oro del mondo. - ---Effetto del sortilegio;--rispose Abarima.--Devi rubargli la borsa di -cuoio, mentre egli dorme. - ---Io? sei pazza? me ne guarderei bene. - ---Non hai coraggio; lo farò io;--disse Abarima. - ---Tu? e come? - ---Verrà nella casa di Tolteomec, ci dormirà, ed io strapperò il -sortilegio. Io guarirò Cosma, povero Cosma! ed io allora sarò amata da -Cosma. - ---Ah briccona!--esclamò Damiano.--Ma guardate che Tolomeo sono stato io! -Valeva proprio la pena di tradire il segreto dell'amico, per giungere a -questo bel resultato!-- - -Dopo questi ed altri ragionamenti interiori, Damiano si volse ad -Abarima, dicendole: - ---Ed io, Abarima _taorib_! ed io che ti amo? - ---Tu....--rispose la capricciosa selvaggia,--vai a quel paese.-- - -Damiano ammirò la prontezza d'ingegno di quella figlia d'Haiti, che -imparava così presto le usanze della civile Europa. E dopo avere -ammirato, voleva andarsene di là, per ismaltire la sua rabbia. -Immaginate quanta ne avesse in corpo, mista alla vergogna della -sconfitta patita. Gli era parso di avere così buone armi, per mettersi -in guerra, e quelle armi gli si erano spuntate nel primo assalto; peggio -ancora, egli se l'era sentite crocchiare nel pugno. Ma a proposito -d'armi, non è la gelosia un'arma a due tagli? Andate a dire ad una -donna: «il tal di tale non può amar voi, perchè egli è innamorato di -un'altra» e sentirete che cosa ella sarà capace di rispondervi. «Ah si! -di un'altra? Volete vedere che cosa ne faccio io, di quell'altra?» Il -frutto proibito non sarà che una mela; la butteremo via, magari dopo -averla manimessa; fors'anche la passeremo al vicino; ma per intanto, e -perchè si tratta d'un frutto proibito, un morso glielo vogliamo dare ad -ogni costo. E così faceva Abarima, dando a modo suo, e senza pure -saperlo, una prova della unità di origine delle stirpi umane. - -Ma lasciamo queste sottigliezze. Damiano era sul punto di andarsene; -Abarima lo trattenne, e non già, voglio sperare, per prendersi giuoco -dei tormenti di lui. Queste raffinatezze di crudeltà non dovevano essere -in lei. Unità di origine, sta bene, fin che si vuole; ma la civiltà è di -molti gradi, e quella figliuola di Haiti doveva essere ai primi scalini. - ---Raccontami ancora;--diss'ella.--Come si è deciso Cosma ad andare così -lontano da questa Catarina sciocca? - ---Ah, debbo narrarti di lui vita e miracoli? E sia, parliamo ancora di -questo amatissimo Cosma;--rispose Damiano.--Ti ho detto che io lo avevo -raccolto ferito, e lo avevo ricoverato e guarito. Di ritornare presso -madonna Catarina non era più il caso. Saremmo andati ad ornare della -nostra presenza il trionfo di messer Giasone del Maino. Del resto, noi -siamo fatti così;--soggiunse Damiano, con un tal piglio aspretto che non -era senza grazia;--quando una donna ci tratta male, possiamo amarla -ancora, come fa Cosma, o dimenticarla, come ho fatto io, ma la -rispettiamo sempre e non ci ostiniamo a darle noia. Restammo dunque nel -_bohio_ di Genova. E fu allora, nei nostri colloqui amichevoli, che io -seppi da Cosma tutta la serie delle sue disgrazie amorose. Quel giorno, -vedi la grandezza dell'animo mio!... quel giorno, gli perdonai tutto -quello che egli mi aveva fatto soffrire. - ---Soffriva anche lui!--esclamò maliziosamente Abarima. - ---Ah, bene! lo avete anche in Haiti, il proverbio: mal comune è mezzo -gaudio? Ne ho piacere, perchè vi vedo già ben preparati per godere i -frutti della nostra civiltà. Quel giorno, adunque, ci giurammo -un'amicizia eterna, molto più forte di prima. E stavamo sempre insieme, -non uscivamo a diporto che insieme, con grande maraviglia di tutti i -naturali di Genova. - ---E perchè questa maraviglia? - ---Oh bella! perchè si era tutti in guerra, gli uni contro gli altri; e -noi soli, di diverso partito, uno Caribo e l'altro Haitiano, eravamo in -pace. - ---Si, è vero; ti capisco, ora. - ---Sia lodato il cielo! E non volevano capire, i nostri concittadini. Gli -Haitiani dicevano a Cosma: perchè vai tu a braccetto con quel Caribo? E -i Caribi dicevano a me: perchè vai tu a braccetto con quell'Haitiano? E -gli uni e gli altri, con questi discorsi, non ci lasciavano aver pace. A -sentirli loro, non si poteva essere buoni uomini, se non si sposavano -tutte le ire della propria fazione. Così ad ambedue era venuta in uggia -la patria. Triste quel _bohio_, dove non si può essere amici per -elezione di cuore, dove si è condannati dalle collere accumulate di -cinque o sei generazioni di matti, o d'imbecilli, a vivere in guerra con -le persone che piacciono, a far lega con altre che si manderebbero -volentieri.... - ---A quel paese!--soggiunse Abarima. - ---Si, cara. La frase ti è rimasta impressa nell'anima? Ricordati almeno -che te l'ho insegnata io, e non ne usare contro di me, ferocissima -donna. Io ritorno al racconto. Seccati di quelle discordie, pensammo di -andarcene. Ma dove? La sorte decida, fu detto tra noi. E allora si mise -mano alle sorti Virgiliane. - ---Sorti?...--ripetè la selvaggia. - ---Virgiliane;--rispose Damiano.--Vediamo di farti capire questo bel -giuoco. Si piglia un libro.... Ma sapete voi altri che cosa sia un -libro, gente felice? Si piglia qualche cosa dove ci sono molti segni, -molte parole dipinte.... E le parole su cui cadono gli occhi, sono il -responso del grande Spirito. Noi dunque prendemmo un libro.... mucchio -di parole dipinte da un gran mago, chiamato Virgilio, e leggemmo, -aprendo a caso, queste parole: - - _Nos patriae fines, nos dulcia linquimus arva._ - -Tu non lo capisci? è latino; e significa: noi ce ne andiamo da casa -nostra. Il grande Spirito, adunque, ci faceva sapere in tal modo che -aveva capito il nostro desiderio. Ma il suo consenso? e l'indirizzo che -noi chiedevamo? Voltammo i fogli, e gli occhi ci caddero su quest'altro -verso: - - _Bella cient primâque vetant consistere terra._ - -Il che significa, mia cara; qui c'è guerra, e non ci si può rimanere. Ma -dove andare? dove? Altra consultazione allora, con parecchie voltate di -fogli; e gli occhi ci cascarono su quest'altre parole: - - _Qualia multa mari nautae patiuntur in alto._ - -In mare, adunque, in alto mare, a far vita di marinai, e cercar -ventura.--«E sia» disse Cosma. «Non abbiamo noi sentito per l'appunto -discorrere di un nostro concittadino, chiamato Cristoforo Colombo, che -ha formato il disegno di cercar nuove terre di là dai mari d'Occidente? -Egli è andato alla presenza del grande cacìco di Spagna, e gli ha detto: -dammi tre grandi piroghe con uomini volenterosi, ed io ti scoprirò un -nuovo mondo? Il grande cacìco di Spagna ha risposto a Cristoforo -Colombo: sia; ti darò gli uomini volenterosi, e le grandi piroghe; va e -trova le isole di là dai mari, per onor tuo e della Spagna.» - ---Colombo!--esclamò Abarima.--Il capo degli uomini bianchi! Come sapeva -egli che dopo il mare avrebbe trovate queste isole? - ---Non saprei dirtelo;--rispose Damiano.--Ma si può credere che glielo -avesse detto il suo piccolo Spirito, a lui mandato dal grande. - ---Capisco;--disse Abarima. - ---Ah, bene! tu capisci tutto, Abarima _taorib_. Capisci dunque ancora -come arda il mio cuore per te; mentre quello di Cosma è freddo.... come -la notte in un bosco. Vorrei dir neve, o ghiaccio;--soggiunse -mentalmente Damiano.--Ma bisognerebbe saper la parola. Chi sa se -conoscono la cosa, in questo tiepido clima! - ---Continua;--disse Abarima.--Voi due, allora, avete voluto raggiungere -il capo degli uomini bianchi. - ---Sicuramente, dopo aver consultato ancora una volta le sorti. Il libro -dalle parole magiche fu riaperto a caso, e diede quest'altra risposta: -_Fata viam invenient_.... Che cosa si voleva di più chiaro! So bene che -non è ugualmente chiaro per te. Ma tu potrai intendere -approssimativamente che la volontà del grande Spirito avrebbe fatto -ritrovar la via delle isole lontane. Allora noi siamo corsi a cercare il -capo degli uomini bianchi; siamo saliti sulle grandi piroghe con lui, e -siamo arrivati qua, dove io mi sono innamorato della figliuola di -Tolteomec, della dolce Abarima. Vorrai tu concedere la tua mano a -Damiano, che t'ama? Vorrai tu ricusargliela, per tener dietro a Cosma, -che è innamorato di un'altra donna, laggiù.... in Azatlan?-- - -Abarima stette un istante sovra pensiero, come se volesse nella sua -mente pesare il pro ed il contro; poi sentenziò: - ---Damiano buono; Cosma.... _taorib_. - -Il buon Damiano si morse le labbra. - ---È la tua ultima parola?--diss'egli. - ---Cosma _taorib_;--ripetè la capricciosa selvaggia. - ---Sta bene;--conchiuse Damiano.--Ti saluto.-- - -E si alzò dal sedile, che ormai gli pareva fatto di carboni ardenti. - ---Parti?--diss'ella.--E dove vai, ora? - ---Vado.... a quel paese, dove tu mi hai gentilmente mandato;--rispose -Damiano. - -L'ingenua selvaggia ebbe la crudeltà di ridere. Ma in verità, ella non -poteva fare altrimenti. Era così buffo, il dolore di Damiano! - ---So bene che tu ritorni alla grande piroga;--riprese Abarima, -rimettendosi al grave.--Sia dolce il tuo sonno, Damiano. E salutami il -tuo fratello Cosma, e digli che venga domani nella casa di Tolteomec.-- - -Qui il nostro Damiano, che già stava male in sella, perdette a dirittura -le staffe. - ---Oh, per questo, stai grassa, se lo speri,--gridò egli, stizzito.--Non -sai tu che un uomo, per buono che sia, non cede ad un altro la donna -ch'egli ama? - ---E Catarina....--domandò la selvaggia.--Non hai tu ceduto Catarina, al -tuo fratello Cosma? - ---Che paragoni son questi?--replicò Damiano.--Per tua norma, io non ho -ceduto nulla. Se Catarina mi avesse detto: «Tolomeo, andatemi a cercar -Cosma, e mandatemelo qua», le avrei risposto.... mandandola a quel -paese. - ---Brutto!--gridò Abarima, facendogli il viso arcigno. - ---Cara,--rispose Damiano,--se non ti piace, sputala! Oh, per tutti i -diavoli!--soggiunse mentalmente.--Le ho detto una cosa che non è da -cavaliere. Fortuna, che non può averla capita.-- - -Infatti, lo sapete, Damiano mescolava spesso, a quel po' d'haitiano che -conosceva, lo spagnuolo, l'italiano, e il suo vernacolo genovese. Con -tutti questi ingredienti, egli impastava la frase; e la sua -interlocutrice non riusciva sempre ad intenderlo. - -Rassicurato per quel verso, Damiano fece una bella riverenza alla dolce -Abarima, e subito dopo una giravolta sui tacchi. - ---Non ci vedremo più, cara!--borbottava egli tra i denti, muovendo verso -la casa e infilando l'uscio per cui doveva andare alla sua -liberazione.--Ho fatto un marrone, ma di quelli!... Ci vuol pazienza.... -sicuro, ci vuol pazienza. E per ritrovarla, questa pazienza benedetta, -dovrò bestemmiarci un giorno e una notte, peggio d'un turco. Ma per -l'anima.... delle radici, da questo giorno in avanti, mi capiti pure una -donna tra' piedi; se prima non mi casca in ginocchio....-- - -Damiano esciva in quel momento sulla piazza. Tolteomec era là. Veduto -Damiano, lo fermò al varco, per dirgli qualche cosa. Damiano non intese -sillaba di quello che diceva il suo suocero fallito. Ma le buone creanze -volevano che egli rispondesse qualche parola. E Damiano rispose, facendo -bocca da ridere, con gesti cortesi, con inchini ossequiosi, ma tutti in -lingua.... d'Azatlan. - ---Oh, caro amico, che il diavolo ti porti! Vecchio cane. Lestrigone, -antropofago! Perchè tu lo sei di sicuro, un antropofago. Qui dovete -esserlo un po' tutti, sebbene non vogliate averne l'aria, con noi. E -mentre voi stritolate gli ossicini coi denti, le vostre donne bevono il -sangue del prossimo. Cara gente! ed io avrei dovuto imparentarmi con -voi? Alla larga! Ma che idea pazza mi era venuta alla mente? È stata -un'ubbriacatura, come a Cuba; senza liquore, senza kohiba, e nondimeno -un po' più lunga di quell'altra. Ora, vedi, caro antropofago, dalla -faccia incartapecorita, io mi sento risanato, e ti mando gentilmente al -diavolo, senza eufemismi, senza complimenti, senza bugie d'uomo -civile.-- - -Tolteomec rideva e ringraziava, senza intendere per qual ragione o -capriccio il suo ospite ed amico Damiano gli facesse quel giorno i suoi -convenevoli nella lingua del cielo, anzi che in quella dei miseri -mortali d'Haiti. - ---Chi sa? forse il grande Spirito gli ha intenebrata la -testa;--diss'egli tra sè, poi che Damiano si fu allontanato. - -Damiano frattanto infilava la discesa, per ritornarsene a bordo della -_Nina_. Cosma era laggiù, seduto sul cassero di prora, accanto -all'interpetre Cusqueia. Un'occhiata corse tra i due, e dopo l'occhiata -un cenno di saluto, breve breve, secondo l'uso di quegli ultimi giorni. -Ma se in Cosma un certo riserbo era abituale, non doveva parere -egualmente naturale l'arcigna taciturnità di Damiano, che era sempre -tanto espansivo, non solamente nell'allegria, ma ancora nella tristezza. -Cosma, per altro, non mostrò di far caso della taciturnità di Damiano. E -questi, vedendolo accanto all'interpetre, disse stizzosamente tra sè: - ---Studia, bambino! studia l'haitiano, e fatti onore. Ci starai tu, -nell'isola, e magari la imbiondirai. Quanto a me, non vedo l'ora di -scioglier le vele.-- - -Quella sera, il nostro Damiano si buttò nel suo rancio prima del solito. -Non voleva pensare a nulla, e mezz'ora dopo russava come un mantice. Ma -i molesti pensieri che non aveva voluto accogliere desto, lo visitarono -addormentato. Damiano sognò che Abarima si attaccava ai panni di Cosma, -e che Cosma era stato obbligato a sposarla, per alta ragione di governo. -Infatti, dipendeva da quel matrimonio la quiete della piccola colonia -spagnuola nell'isola di Haiti. Le nozze si celebravano in chiesa. In una -chiesa che non c'era ancora; ma si sa, il sogno non bada a queste -piccolezze, e quello che non c'è, se lo fabbrica. Gli sposi erano dunque -in chiesa, davanti all'altare, e Cosma stava mettendo l'anello rituale -al dito di Abarima, quando si udì una sonora risata, che fece voltare -tutti gli astanti. Catarina Bescapè compariva da una navata laterale, e, -seguitando a ridere, si avvicinava agli sposi; faceva a Cosma un inchino -canzonatorio, poi si accostava alla figliuola di Tolteomec, la guardava -ironicamente, la fiutava sopra una spalla, e poi torceva il viso, -dicendo: «Che olio usate, ragazza mia? che olio usate, per farvi la -pelle lucida?» E il cavaliere di madonna Catarina, il vecchio e -sofistico legista Giasone del Maino, aggiungeva del suo, rivolgendosi a -Cosma: «Ragazzo mio, perchè non aspettare che madonna Catarina si fosse -annoiata di me? Ella è vedova; potevate sposarla voi. Quanto a me, lo -sapete, io voglio restar celibe, aspettando che il papa mi mandi il -cappello di cardinale.» - -A farvela breve, Damiano sognò un visibilio di sciocchezze, sul far di -queste, che vi ho fedelmente riferite. La mattina seguente, si svegliò -con la testa pesante, ma felice di essersi liberato da tutte quelle -immagini sciocche. Balzato dal suo rancio e uscito in coperta, trovò -l'almirante che si disponeva a scendere nel palischermo. - ---Signore,--gli disse,--voi andate alla fortezza? - ---Sì, messer Damiano,--rispose Cristoforo Colombo.--Volete forse -accompagnarmi? - ---Un tratto di strada, se permettete; fin lassù ed oltre, se è per -vostro comando. - ---Eh, senza comandarvelo, desidero che veniate. Oramai il lavoro è -finito, e non sarà male che ci intendiamo per la distribuzione delle -parti. - ---Ah, sì, le parti.... sicuramente, bisognerà distribuirle;--disse -Damiano, seguendo sul palischermo il suo grande concittadino.--Ma -appunto per questo, signor almirante.... - ---Che cosa? - ---Appunto per questo, se non vi paresse offesa un cambiamento di -opinione da parte mia.... - ---Non istate a mendicar le parole, messer Damiano;--interruppe -Cristoforo Colombo, ridendo.--Voi non volete più rimanere alla -Spagnuola? - ---No, non ho detto, non intendevo dir questo;--rispose -Damiano.--Alludevo al posto che la vostra bontà mi vorrebbe affidare. -Esso è troppo alto per me; io non mi sento da tanto. - ---Modestia!--esclamò l'almirante. - ---Eh, signore, così fosse! che avrei merito di una bella virtù. Ma ho -fatto il mio esame di coscienza, e mi son ritrovato dappoco; ho -riconosciute le mie forze.... _quid valeant humeri quid ferre -recusent_.... - ---Messer Damiano, la vostra non è più modestia; è canzonatura del -prossimo;--rispose l'almirante.--Un uomo che parla latino, e mi cita -Orazio, pretenderà dunque di essere gabellato per semplice marinaio e -per semplice soldato? - ---Come tale son pur venuto;--replicò Damiano, schermendosi.--Soffrite -che tale io rimanga. - ---Ma che strano pensiero è il vostro? E come v'è saltato in mente? Spero -bene che vorrete dirmelo. Per intanto, saltiamo a terra, mio caro.-- - -Così dicendo, poichè il palischermo era giunto alla riva, l'almirante -balzò sulla rena colla grazia agile e pronta del marinaio. E Damiano lo -seguì, per ripigliare il suo discorso. - ---Il pensiero, signor almirante, mi è venuto così. Non credeva da -principio che Cosma, il mio buon amico e concittadino, volesse restare -nell'isola. Ieri finalmente, ho saputo che il suo desiderio sarebbe di -rimanere. E in questo caso mi pare che il posto di aiutante spetterebbe -a lui, piuttosto che a me. Cosma ha ben altre doti, che io so di non -possedere. Perchè io mi conosco, signore. Non ho ragioni per essere -modesto; ne ho invece per essere sincero. Ho l'umor gaio e mattacchione, -io: quando mi saltano i grilli in capo, addio gravità! Cosma è grave, -anche quando dorme; ha l'indole e l'aspetto più confacenti a chi deve -esercitare un comando. Io dunque vi prego, messere, vogliate metter -Cosma in mio luogo, come aiutante di don Diego di Arana.-- - -Cristoforo Colombo era stato a sentirlo con molta attenzione, senza mai -interromperlo. Quando vide che aveva finita la sua perorazione, gli -disse: - ---Ma sapete, messer Damiano, che voi siete la perla degli amici? - ---Voi mi date la baia, signor almirante!--rispose Damiano, abbassando la -fronte, in atto di grande umiltà.--La perla degli amici è Cosma, ed io -troppe prove n'ho avute. Per una volta tanto, vorrei pagarlo delle sue -cortesie. - ---Se volete ad ogni costo....--disse Cristoforo Colombo.--Se così siete -intesi tra voi.... - ---No, nessuna intesa è corsa tra noi;--rispose Damiano.--So che Cosma -rimarrebbe volentieri; tanto che da due giorni non fa altro che studiare -la lingua di questi naturali, insieme coll'interpetre Cusqueia. Vorrei -che fosse contento: vorrei che restando avesse un ufficio degno di lui. -E se voi, messere, mi amate.... - ---Certamente, vi amo. Siete mio concittadino; siete un gentiluomo, -quantunque il vostro nome mi sia sconosciuto; siete stato anche un buono -e intelligente compagno di fatica per noi; debbo dunque amarvi e -pregiarvi grandemente. Mi duole che ricusiate un ufficio che vi avevo -offerto, stimandovene degno; ed oggi ancora ve l'offro. - ---Ed io ve ne ringrazio, signore, e torno a pregarvi di conferire -l'ufficio a Cosma. Egli, badate, non sa che voi avete offerto un tal -comando a me; voi, messere, non ne avevate ancora parlato a nessuno.... - ---A nessuno,--rispose l'almirante. - ---Ebbene, gli verrà dunque offerto da voi come cosa nuova; l'avrà come -una primizia, ed io sarò, doppiamente felice se il mio buon amico e -fratello Cosma ignorerà che l'onore gli è fatto per mia intercessione. - ---Voi dunque, messer Damiano, volete proprio così? Sarete contento. - ---E già contento mi vedete fin d'ora, signor almirante, e pieno di -gratitudine per voi. Posso dunque dire a Cosma che voi volete vederlo -alla fortezza? - ---Che fretta è la vostra?--esclamò l'almirante. - ---Signore, non dicevate voi dianzi che sarà utile vedere fin d'oggi, con -gli ufficiali, come possano essere distribuite le parti lassù? - ---È vero, è vero, e voi avete buona memoria. Sia dunque chiamato il -vostro amico. Manderemo indietro qualcuno. - ---Vado io, se permettete. Tanto, poichè non ho da comandare, non è -necessario che io venga a studiare i particolari del servizio. - ---È giusto; andate dunque, messer Damiano,--conchiuse Cristoforo -Colombo.--E sia fatta la volontà di un uomo, che vuole ad ogni costo.... -obbedire.-- - -Damiano non istette a ribattere la celia del signor almirante; fatto un -profondo inchino, si allontanò sollecitamente, ritornando verso la -spiaggia. Il palischermo non era ancora partito, ed egli ebbe tempo di -rimontarvi su, per farsi condurre a bordo della caravella. - ---Ah, caro il mio Cosma!--mormorava egli, avvicinandosi alla -_Nina_.--Uomini di Plutarco come me, non ne troverai ad ogni canto di -strada. Tu volevi rubarmi il posto nella casa di Tolteomec, ed io te lo -lascio. Un po' per forza, è vero; ma qual è l'atto di virtù che non -costi uno sforzo? Aggiungi che un altro posto ti lascio, e questo era -mio, destinato a me dalla espressa immutabile volontà del signor -almirante. Io ho filato, e son nudo; tu non hai filato, ed hai due -camicie. Ti compensino esse di quella che hai regalata all'interpetre. -Caro il mio Cosma, che facevi l'inconsolabile! il messer Francesco -Petrarca, senza lo sfogo del Canzoniere! Ma già, anche del Petrarca e -del suo costante amore, sappiamo che cosa si debba pensare.-- - -Damiano sorrise a se stesso, contento com'era del suo ragionamento. - ---Vediamo,--proseguì, dopo essersi padroneggiato;--che cosa faccio io? -Mi vendico, forse?... Eh sì, un pochettino. Il mio caro ed amato Cosma -resterà preso al suo laccio. Egli non era invaghito di Abarima; dovrà -giulebbarsela, e si seccherà.... oh, si seccherà, molto prima che non -avrei fatto io. Perchè certamente io mi sarei seccato, con quella pelle -rossa. Che idea è stata la mia? Ma già, con le donne, si pigliano certe -ubbriacature! Un po' la galanteria, che è sempre viva nell'uomo, un po' -il sangue, che non è acqua, un po' il puntiglio, che è sempre appiattato -nel fondo dell'anima, in compagnia dell'orgoglio suo padre, e addio -roba! Lì per lì, sembra di toccare il cielo col dito; e poi.... oh vile -umanità!...-- - -L'arrivo del palischermo contro il bordo della _Nina_ interruppe un -trattato di filosofia pratica, che avrebbe potuto durare dell'altro, -magari dalle acque di Haiti fino alle coste di Spagna. - -Cosma, che aveva veduto partire Damiano mezz'ora prima, fu maravigliato -di vederlo ritornare; e più maravigliato di vederselo venire incontro, -con aria risoluta ed allegra, come se nessun dissapore fosse mai stato -tra loro. Ma se di ciò poteva maravigliarsi Cosma, non si maraviglierà -certamente il lettore. Damiano poteva star grosso con l'amico, fino a -tanto che l'amico gli dava noia, contrariando i suoi disegni. I disegni -di Damiano erano per allora tutt'altri, e l'animo suo si era mutato del -pari. Egli poteva andare incontro a Cosma, ridendo e canterellando, come -andò incontro ai ladri il viandante della favola, poichè fu alleggerito -della borsa. - ---Tu sei di buon umore;--disse Cosma, dopo avergli fatto un cenno di -saluto. - ---Sì, caro, come sempre, quando le cose vanno a modo mio. - ---Ah, me ne congratulo. - ---Grazie, non t'incomodare; avremo tempo, se resti in Haiti, come mi hai -annunziato. - ---Certamente;--rispose Cosma, guardandolo negli occhi.--Ma perchè non -sei lassù, nelle tue solite occupazioni? - ---Comando dell'almirante;--disse Damiano.--Ha dimenticato certe -faccende, che son tornato io a sbrigare per lui. Sai che domani egli -parte, dopo aver messa a posto la colonia? - ---Domani? - ---Sicuramente; tutto è all'ordine, lassù. Non resta che di destinarvi il -presidio. Anzi, tra le cose che dovevo fare, c'è questa, di avvisar te -che il signor almirante ti vuole a terra, e subito. - ---Vuol me? per che fare?--esclamò Cosma, stupito. - ---Non so; mentre ero sul punto di ritornare, mi ha detto: a proposito, -avvertite il vostro amico messer Cosma, che lo aspetto alla fortezza; -devo parlargli. Così mi ha detto, nè più nè meno.-- - -Cosma stette un pochino sovra pensiero, cercando dentro di sè che cosa -potesse volere l'almirante da lui. Ma non trovò nulla di nulla; perciò -si strinse nelle spalle, e si alzò, per andare alla scaletta di bordo. - ---Debbo aspettarti?--diss'egli a Damiano, prima di giungere al capo di -banda. - ---No, io non potrò sbrigarmi così presto;--rispose Damiano.--Ho da -cercare qualche cosa fra le carte del signor almirante. Poi ho da far -raccogliere e portare a terra certe minuterie per gli scambi, che a lui -non bisognano più e che serviranno meglio a noi altri. Addio, dunque, e -a rivederci più tardi.-- - -Cosma, ingannato dalla calma apparente, e più dalla parlantina -dell'amico, scese nel palischermo e si fece condurre alla spiaggia. -Damiano lo guardava intanto con la coda dell'occhio. - ---E dire,--pensava egli,--e dire che mi rincrescerà di piantarti, -all'ultim'ora!... Perchè, infine, si era amici per la vita e per la -morte. E se non era questa selvaggia capricciosa, la nostra amicizia -sarebbe durata fino alla morte. Aveva già superate tante prove! E perchè -non dovrebbe superare quest'altra?... No, per tutti i diavoli, -no;--soggiunse Damiano, cacciandosi la destra sotto il corpetto di lana -e comprimendosi il cuore.--No, viscere infame, stai zitto! La mia -vendetta, per questa volta deve passare avanti tutto. Una gran vendetta, -poi! Vi faccio un regalo, miei cari sposini. Vivete felici, crescete, -moltiplicate, e ch'io non senta più parlare di voi.-- - - - - - - _Capitolo XV._ - - - - - Come fu inaugurata e presidiata la fortezza del Natale. - - - -Era il secondo giorno dell'anno 1493, quando si potè dire che la -fortezza fosse finita di tutto punto, da otto giorni che era stata -incominciata. S'intende che non era una gran fabbrica; non bastioni, non -mura, ma fossi, argini e terrapieni, sul fare delle moderne -fortificazioni passeggere, o piuttosto degli antichi accampamenti -romani, poichè, alla guisa loro, l'argine interno era difeso da una -palizzata che correva tutto in giro. Nel mezzo del terrapieno sorgeva un -grosso torrione di legno, entro il quale stavano al coperto le munizioni -da bocca e da fuoco, che Cristoforo Colombo aveva fatte estrarre dalla -_Santa Maria_ naufragata. Il provvido almirante aveva aggiunto alle -provvigioni della fortezza tutto ciò che non era strettamente necessario -alla _Nina_; poichè questa doveva ritornare senz'altre esplorazioni in -Ispagna. - -La fortezza così costruita ebbe nome dal Natale, essendo nella notte -sopra quel giorno naufragata la _Santa Maria_. E come il legname della -nave naufragata era servito a formare l'ossatura del torrione, così i -suoi cannoni servivano alla difesa della nuova costruzione. Quelle due -bombarde e quei quattro falconetti erano più che bastanti a tenere in -rispetto non solamente un popolo ignudo e quasi inerme, come quello di -Haiti, ma gli stessi Caribi, se mai avessero ardito far nuove incursioni -sulla costa, perchè essi d'altro non andavano armati che di archi, con -frecce di canna, chiaverine di legno, e piccole accette di selce. - -Del resto, diceva l'almirante, più che dal timore così facilmente -ispirato nei naturali dell'isola, i nuovi coloni dovevano trarre -argomento di sicurezza dalla loro disciplina e dalla bontà paterna con -cui avrebbero trattate quelle pacifiche tribù, avvezze oramai a venerare -gli stranieri navigatori come figli del cielo. - -La mattina del 2 gennaio, adunque, vestito in pompa magna e seguito dai -suoi scudieri tutti coperti d'acciaio brunito, il grande almirante del -mare Oceano scese nel suo palischermo alla spiaggia. Erano là ad -aspettarlo gli ufficiali ed i marinai delle due caravelle, che tosto lo -seguirono per il noto sentiero fino al villaggio di Guacanagari, e di là -alla fortezza del Natale. - -Innanzi di scendere nel palischermo, Cristoforo Colombo aveva scambiate -alcune parole con messer Damiano. - ---Come?--gli aveva detto.--Voi non venite a terra? - ---Signore,--aveva risposto Damiano,--è ben necessario che qualcheduno -stia alla custodia della _Nina_, lasciata per un giorno così sola. E -dopo ciò che la vostra bontà mi ha consentito questa mattina.... - ---Sì, sta bene;--rispose Cristoforo Colombo, ridendo.--Ma non sarebbe -una buona ragione perchè voi rimaneste a bordo, senza pur dare un -abbraccio agli amici. Dubitate già della vostra fortezza d'animo? e -temete di mutare ancora una volta di opinione?.... - ---Signore,--disse Damiano, umiliato,--avete ragione a rider di me. - ---Celiando, non è vero?--soggiunse l'almirante, battendogli -amorevolmente la mano sulla spalla.--L'amicizia consente lo scherzo, -purchè non ecceda. Restate dunque, se così vi pare. - ---No, messere;--rispose Damiano.--Poichè tutto è inteso oramai, e per -dimostrarvi che questo cambiamento è stato l'ultimo.... se mi -permettete, verrò.-- - -Così, anche Damiano aveva seguito l'almirante. Del resto, a bordo della -_Nina_ restava un pilota, e parecchi uomini di guardia con lui. La -presenza di messer Damiano non era dunque necessaria. - -Sulla piazza del villaggio, Guacanagari era venuto incontro al capo -degli uomini bianchi. Offriva a tutti una refezione, il buon cacìco di -Haiti; ma Cristoforo Colombo non poteva accettarla che due ore più -tardi, quando fosse compiuta la cerimonia della inaugurazione del forte -Natale e del giuramento dei nuovi coloni che dovevano esserne il -presidio. Il cacìco fu anzi invitato a quella solennità militare, e con -lui i più notabili tra i naturali del luogo. - -Preceduto dal suo trombettiere e dall'alfiere che portava la bandiera di -Castiglia, l'almirante entrò dal ponte levatoio nel forte. I due -equipaggi, armati di archibugi e di scuri, lo seguirono, andando a -schierarsi contro le palizzate. Cristoforo Colombo, avendo Guacanagari -al suo fianco, e i suoi ufficiali d'intorno, prese posto in mezzo al -quadrato. - -Era uno spettacolo solenne per sè stesso; ma più solenne lo rendeva la -figura maestosa di Cristoforo Colombo, la cui fronte alta e bianca, -illuminata da un raggio di sole, e lo sguardo azzurro, che volentieri -spaziava nei mondi lontani, avevano un certo che di sacerdotale, -effondendo tutt'intorno un senso di cose sacre ed arcane. - -Impugnata l'asta della bandiera che l'alflere gli aveva presentata, -Cristoforo Colombo fece un passo avanti e parlò alla sua gente. - ---Compagni ed amici,--diss'egli,--trentanove di voi rimarranno a formare -la prima colonia castigliana del nuovo mondo. Questo è un grande onore, -ed altresì una grande malleveria. Confido che essi saranno degni -dell'uno e dell'altra, ricordando di esser qui nel nome di don -Ferdinando e di donna Isabella, re e regina di Castiglia e Leone. -Rodrigo di Escobedo, vogliate leggere, anzi tutto, i nomi dei marinai -destinati a rimanere nell'isola di Spagnuola. E a mano a mano che i nomi -saranno letti, escano gli uomini dalle ordinanze, e vadano a destra, per -allinearsi sotto gli ordini di Pedro Gutierrez.-- - -Rodrigo di Escobedo, regio notaio, cavò dal giustacuore un rotolo di -carta, lo dispiegò, e lesse ad alta voce trenta nomi di marinai; e -questi, ad uno ad uno, usciti dalle ordinanze, andarono a mettersi in -fila, a pari con Pedro Gutierrez, primo pilota della _Santa Maria_. - ---Compagni ed amici,--ripigliò Cristoforo Colombo, dopo che l'ultimo -chiamato ebbe preso il suo posto,--ho pensato che alla nuova colonia -bisognino uomini esperti di alcuni particolari uffizi: un bombardiere, -un calafato, un legnaiuolo, un bottaio, un sarto, un cerusico. Rodrigo -di Escobedo, leggete i nomi degli uomini che io destino a questi -servizi.-- - -Rodrigo di Escobedo spiegò da capo il suo rotolo di carta, e lesse i sei -nomi; ad ognuno dei quali un uomo si mosse ed andò a collocarsi a -destra, presso i trenta uomini allineati. - -Ultimo dei nuovi chiamati era il cerusico. Ma non è da credere che fosse -un dottor fisico, un medico, od altro di somigliante. Cerusico, nelle -antiche marinaresche, era un marinaio che faceva il barbiere. A quei -tempi, ed anche nei tre secoli che seguirono, il marinaio che maneggiava -il rasoio sulla faccia dei compagni, sapeva all'uopo trattar la -lancetta. Ed anche faceva dei discepoli, senza essere professore -d'università, poichè insegnava la doppia arte del radere e del cavar -sangue, dello sfregiare i volti e del medicare le piaghe, ad un suo -giovane alunno, che assumeva il nome di barbierotto. - -Trentasei uomini erano ordinati in disparte. Allora Cristoforo Colombo -riprese a parlare. - ---Voi, Pedro Gutierrez, pilota della _Santa Maria_, e voi Rodrigo di -Escobedo, regio notaio, mettetevi a capo di questi uomini, riconoscendo -per vostro comandante il nostro capitano di giustizia don Diego di -Arana, che in virtù dei poteri vicereali a me conferiti dalle Loro -Altezze io destino al comando del forte Natale e della colonia -castigliana nell'isola Spagnuola.-- - -Qui il nostro Damiano incominciò a dar di gomito al suo buon amico -Cosma, che gli stava da lato. - ---Ed ora a te, mio caro;--diss'egli sottovoce.--Mi duole, sai, di non -restare con te; ma poichè il signor almirante ha voluto così.... - ---Sciocco!--mormorò Cosma, tirando indietro il suo braccio. - ---Come sarebbe a dire?--esclamò Damiano. - ---Sciocco, ti ripeto;--tornò a dirgli Cosma.--E accoppami poi, se ti -piace. Ma ora sta zitto; il signor almirante ci vede.-- - -Il signor almirante riprese il suo discorso. - ---A voi, don Diego di Arana! prendete questo vessillo, fatelo sventolare -sull'alto della torre, e adoperate in guisa che sia riverito e temuto. -Dovunque è la nostra bandiera, ivi è la patria nostra. Voi, ora, che -siete destinati al presidio del forte, alla difesa di questa bandiera, -nel nome della Santa Trinità, per l'onore di Ferdinando e d'Isabella, -per la gloria della Spagna, giurate fedeltà ed obbedienza al vostro -comandante don Diego di Arana. - ---Giuriamo!--gridarono tutti, da Pedro Gutierrez fino all'ultimo dei -soldati. - -Allora Diego di Arana si avanzò alla sua volta, prese la bandiera dalla -mano dell'almirante, snudò la sua spada, e abbassandone la punta verso -di lui, così ad alta voce parlò: - ---Ringrazio Vostra Eccellenza della fede che in me riponete, e farò di -mostrarmene degno per l'onore dei nostri sovrani e per la gloria della -patria, che saranno i miei pensieri costanti. Ed ora, secondo il vostro -comandamento, signor vicerè, almirante e governatore generale, isserò la -bandiera che mi avete affidata, sulla torre del forte Natale.-- - -Ciò detto, salutò con la punta della spada, e si avviò, seguito dai suoi -trentotto uomini, verso il ponte levatoio della torre. Pochi momenti -dopo, raccomandato ad una sagola corrente, il vessillo di Castiglia e -Leone saliva in vetta al brandale della torre di legno. E la gloriosa -ascensione dei colori di Spagna nel sereno del cielo fu salutata dal -rimbombo delle artiglierie; un rimbombo inatteso, che fece tremare il -cacìco Guacanagari, e cadere i notabili della sua corte sulle braccia -del loro vicini spagnuoli. - -Cristoforo Colombo si volse cortesemente a rassicurare il suo buon amico -Guacanagari. Quelle terribili macchine che vomitavano fuoco non erano -destinate ad offendere i pacifici abitanti dell'isola, bensì a -proteggerli contro i loro nemici Caribi. La cosa era già stata detta più -volte; non era male ripeterla ancora a quei semplici uomini; i quali, -vinto il primo ed involontario moto di paura, si abbandonavano -volentieri alle più pazze dimostrazioni di allegrezza. - -Lasciata una guardia sufficiente nella torre, Diego di Arana ritornò -sulla spianata, col grosso dei suoi. - ---Abbracciate i vostri amici che restano;--disse Cristoforo Colombo ai -suoi marinai.--Avete tutti due ore di libertà; poi ritorneremo alla -nostra caravella, per salpare le áncore.-- - -Damiano era rimasto un po' sconcertato. - ---O come?--diss'egli a Cosma.--E tu non hai avuta la tua destinazione? - ---Ci sarà tempo;--rispose Cosma, alzando le spalle. - ---Tempo? Non troppo. L'almirante ha detto che fra due ore si mette alla -vela. E per intanto bisognerà accettare la refezione che ci offre il -capo dei Lestrigoni. - ---Che Lestrigoni? che ci hanno a far qui le tue reminiscenze classiche? -Non siamo già in paese di antropofagi. - ---Oh, non badare. Dicevo così per dire. Sono anzi carissima gente. -Peccato che io non possa restarci! - ---Come? e tu hai cambiato opinione? - ---Sì, caro, cioè.... non io, veramente, ma il signor almirante, che ha -preferito di godere della mia compagnia fino alle coste di Spagna. - ---Ma bravo! e quando è stato questo cambiamento? - ---Questa mattina.... poche ore fa.... mentre si veniva alla fortezza. - ---Oh guarda, guarda!--esclamò Cosma, con l'aria di uno che cascasse -dalle nuvole. - ---Sai?--ripigliò Damiano, felice di essersi levato quel peso dallo -stomaco.--Io lo dicevo poc'anzi, che mi doleva della nostra separazione; -e tu, senza starmi a sentire, mi hai detto sciocco. - ---Ebbene? non ho io forse ragione? - ---Non mi pare;--rispose Damiano.--Si può esser modesti, e non credere di -meritare un titolo così alto. - ---Capisco che bisognerà trovartene un altro più umile;--riprese Cosma, -ridendo.--Ma allora, di modesto che volevi essere, mi diventerai -orgoglioso. - ---Senti,--conchiuse Damiano,--fa una cosa equa e ragionevole; non mi -dare nessun titolo. - ---Il nome solo, adunque? - ---Sicuramente; Damiano, nient'altro che Damiano.-- - -Così dicendo, Damiano pensava: - ---O non ha l'aria, questo caro ed amato Cosma, di volermi chiamare.... -Tolomeo?-- - -Cristoforo Colombo si mosse, per ritornare al villaggio. Damiano a sua -volta si scosse, e in compagnia di Cosma seguì la brigata. Guacanagari -aveva convitati quel giorno tutti i suoi amici Spagnuoli nella residenza -reale. La casa, sicuramente, per quanto fosse spaziosa, non sarebbe -bastata ad accoglierli tutti; ma il savio cacìco aveva fatte disporre le -mense in giardino, e là c'era posto per dugento, magari per cinquecento -persone. - -L'almirante e i suoi ufficiali notarono con grata maraviglia che il loro -ospite aveva copiate le usanze d'Europa, da lui osservate a bordo della -_Nina_, facendo stendere sulle tavole dei pezzi di cotone tessuto, a -guisa di tovaglia. Quanto ai sedili, non aveva avuto da copiar nulla, -poichè i sedili c'erano, in Haiti, e più belli e più ricchi a gran pezza -di quelli che aveva l'almirante nel suo castello di poppa. S'intende che -al banchetto di Guacanagari i sedili non erano tutti intagliati e ornati -d'oro, come i due che si vedevano destinati al cacìco e al suo ospite. -Tutte le case dei notabili avevano data la parte loro di sedili, per -modo che ogni invitato potè trovare il suo posto, e aspettare -comodamente le imbandigioni della cucina Haitiana. - -Alla tavola, o, per dire più veramente, alle tavole di Guacanagari non -sedevano donne. E questo fece piacere a Damiano; quel piacere agro dolce -con cui si usa di assaporare la mancanza di una noia alla quale eravamo -già predisposti, credendola inevitabile. - -Ci sono dei dolori che vegliano, e dei dolori che dormono. Lascio i -primi, e mi fermo ai secondi, per dire che essi stanno in noi, e non si -fanno sentire, se non quando è toccata e tormentata la parte del corpo -in cui hanno posto dimora. Così era un certo dolore di Damiano. A patto -di non vedersi davanti agli occhi Abarima, la capricciosa selvaggia, -egli si sentiva abbastanza tranquillo. - -Una pena in apparenza più forte era per lui in quel momento l'idea di -doversi separare tra poche ore da Cosma. Erano concittadini, erano -amici, si erano ritrovati per tanto tempo a vivere insieme, a pensare -insieme, ed anche, pur troppo, ad amare insieme. Son cose, queste, che -imprimono carattere, e diventano in noi come una seconda natura. Senza -quel tormento di Cosma ai fianchi, come si sarebbe sentito solo! Pari di -condizione, avevano fatti i medesimi studi; da sei o sette anni non si -erano lasciati per un giorno intiero. Non andavano sempre d'accordo, oh -no! se ne dicevano qualche volta di crude e di cotte; ma infine, a -questo trattamento scambievole si erano anche avvezzati. Tutto ciò, da -un momento all'altro, sarebbe finito.... E perchè? perchè a lui, -Damiano, era piaciuto di restare in Haiti e di sposare una pelle rossa; -perchè a Cosma era saltato in mente di restare anche lui, e di -guastargli le uova nel paniere. Ed egli, Damiano, si era seccato, aveva -risoluto di andarsene, lasciando l'amico nella trappola che questi aveva -immaginato di tendere a lui. Il tiro, perbacco, era da furbo; ma non -era, perdiana, da amico. Damiano incominciava a sentirsi nel fondo -dell'anima la puntura di un piccolo rimorso, e immaginava che il giorno -seguente, a bordo della _Nina_, quella puntura gli sarebbe diventata una -piaga. - -Povera amicizia, che i poeti hanno cantata come un amore senz'ali! Fate -che una donna si metta di mezzo, e vedrete dove va l'amicizia. Il che, -forse, prova che l'amicizia è un sentimento superficiale, incompiuto, -artificiale in gran parte. Certo, non è un sentimento originale, -connaturato nella specie umana. Se lo fosse, Domeneddio avrebbe disposte -diversamente le cose; prima di fare quel grande miracolo che sapete, -avrebbe creati e messi a discorrere insieme due uomini. Non vi pare? - -Questi ed altri pensieri consimili chetarono lì per lì i rimorsi del -nostro Damiano. Del resto, l'allegria d'un banchetto non è fatta per -lasciar pensare a lungo; e molte tristezze ad una cert'ora vanno -affogate nella varietà dei discorsi che escono di cento bocche, e delle -bevande che entrano in cento stomachi assetati. Per quel giorno Damiano -faceva a fidanza coi liquori del Nuovo Mondo; dal liquore del cocco -fermentato, a quello del palmizio distillato, li accettò tutti ad occhi -chiusi. Intorno a lui, così facevano tutti. Lo stesso almirante, che -aveva capito dove si andasse a parare con una refezione finale in casa -di Guacanagari, aveva annunziata la partenza per quel giorno, ma -solamente per potere ad una cert'ora far suonare a raccolta; nell'animo -suo era già fermo il proposito di lasciar dormire quella sera la sua -gente nei ranci, rimandando la partenza al mattino seguente. Ignoravano -questa concessione i marinai; ma si erano governati come se ci -contassero sopra; e bevevano, e ridevano; e qualcheduno, più tenero, -incominciava a piangere la lagrimetta affettuosa dell'amicizia -inumidita, anzi diciamo pure inzuppata. - -E proprio allora, Dio misericordioso, dovevano capitare le dame? -Spettatrici lontane, sì, appostate fra gli alberi, ma pur sempre -spettatrici. Damiano intravvide tra quelle graziose ma inopportune -creature, la sua bella e crudele Abarima. - ---Che vuole costei?--borbottò egli tra i denti.--È venuta a farsi beffe -di me? Mi vedrai ridere, cara, mi vedrai ridere di gusto, come non ho -riso mai, dacchè sono cascato in questa valle di lagrime. Caro il mio -Sancio Ruiz,--diss'egli, al suo vicino di destra,--versami da quella -amabile zucca una goccia di liquore, ma che non sia una goccia da avaro. -Sento che mi rinfresca il palato. Va giù come l'acqua. Ottima è l'acqua; -lo ha detto Pindaro. Non conosci Pindaro, amico Sancio? È un poeta -greco, che ha detto molte cose, ma tutte assai meno chiare di questa.-- - -E ciarlava, il buon Damiano, cercando di svagarsi. E beveva ancora, -tenendo bordone a tutti i discorsi, rimbeccando tutti i motti che si -volgevano a lui. Così bevendo e ciarlando, capirete che si svagò quanto -occorreva, ed anche un tantino di più. Sancio Ruiz, non era più Sancio -Ruiz; diventava Rodrigo di Triana, poi un altro, e ancora un altro, fino -a diventar Cosma, Tolteomec, Diego di Arana e Cusqueia. A quell'ora non -c'erano più razze, non c'erano più gradi; tutti amici, tutti fratelli, e -viva l'allegria. - ---Tolteomec, io t'amo;--diceva Damiano.--Ci dobbiamo lasciare; ma non -importa, io t'amo. Perchè non ti risolvi di venire con noi in Azatlan? -Capisco; tu vuoi restar qua, perchè sei innamorato di Caritaba.... no, -dico male, di Abitaba.... cioè, no, di Carabima. Oh, infine, si chiami -come le pare. Quando un nome non vuol venire, si lascia stare. E bisogna -anche lasciar stare le donne. Usane con parsimonia, amico. La scuola di -Salerno lo raccomanda; lo raccomandano a gara Celso, Galeno e.... -quell'altro.... chi è più quell'altro? Aiutami a dire, per bacco! - ---Sei ubbriaco, mio caro;--gli disse Sancio Ruiz all'orecchio. - ---Io ubbriaco! Sei matto? non so chi tu sia, caro amico, perchè un po' -mi sembri uno, un po' mi sembri un altro. Ma questo è effetto di -strabismo. Del resto, che cosa fa il nome, quando c'è la persona? Il -nome, quello, è un ritrovato dell'uomo. - ---Che diavolo annaspi tu ora? - ---Sì, ripeto, un ritrovato dell'uomo; che cosa ci trovi di strano? -L'uomo dice: io mi chiamerò così e cosà.... Cioè, no, non lo dice lui, -ma un altro per lui.... il prete che lo battezza.... Se, per esempio, il -prete avesse battezzato quest'acqua di cocco, dicendole: tu ti chiamerai -vino di Cadice.... Che cosa volevo dire? Ah, ecco, che tu ti chiami -Gutierrez, e che oggi si sta allegri a quel Dio! Viva l'almirante, e -crepi chi gli vuol male.-- - -Si era rimasti abbastanza a tavola. Il signor almirante si alzò, e il -cacìco Guacanagari con lui. Quali di buona voglia, e quali a malincorpo, -ad uno per volta si alzarono tutti i commensali. Damiano si alzò, perchè -si alzava Pedro Gutierrez, ossia Sancio Ruiz, o, se vi piace meglio, -Rodrigo di Triana. Il nome, del resto, non fa e non conta; che cosa è il -nome, quando c'è la persona? Damiano, adunque, si alzò da sedere, perchè -si era alzato il suo vicino di destra, quello che gli versava da bere. -Ma appena fu in piedi, sentì di non essere in gambe, e di aver bisogno -del braccio di Tolteomec; cioè, no, di Cusqueia; anzi, no, di Diego di -Arana; o meglio, del primo venuto, purchè lo sostenesse bene. - -Frattanto, nel vasto giardino di Guacanagari, i crocchi, i capannelli, -si andavano facendo e disfacendo senza posa. Erano anche in gran numero -gli abbracci, i baci, le tenerezze. Chi rideva e chi piangeva. Certuni, -come Damiano, piangevano tutt'insieme e ridevano. - ---Buona notte, amici!--balbettava Damiano.--Voi restate, io parto. E -poichè parto, aspettate, vi faccio un discorso. Bisogna andare. Il -comando è quello; e quando c'è il comando, l'uomo, sia marinaio o -soldato, deve obbedire. Tutti obbediscono, all'uomo, alla donna, al -destino, alla legge di natura. Si va, si va, e qualche volta si arriva. -Noi arriveremo. Addio, dunque, miei vecchi amici. Oh, sei qua, tu, -Cosma? Ti saluto e ti abbraccio. Ti prego di abbrac.... no, abbracciare, -no! Ti prego di salutarmi tanto e poi tanto Caritaba, quella divina -selvaggia.... quella selvaggia fera, come direbbe un petrarchista. -Addio, caro biondino! Ma che vedo? a proposito di colore.... che cos'è? -ci hai già la pelle rossa anche tu?-- - -Cosma (perchè era lui, quella volta, e Damiano, per miracolo, non si era -ingannato chiamandolo a nome) Cosma prese l'amico sotto il braccio, e lo -condusse fuori, col resto della comitiva. - ---Caro amico! son proprio contento di sentire il tuo braccio sotto il -mio.... o il mio sotto il tuo.... Fa lo stesso, non è vero? Son proprio -contento. Tu non lo sarai ugualmente, già me lo immagino. Te l'ho fatta! -ma devi perdonarmela, vedi, devi perdonarmela. Perchè infine, capirai, -certi tiri agli amici non si fanno. Ero già il re di Haiti, o stavo per -diventarlo. E tu non l'hai voluto; tu sei venuto a vogarmi sul remo. -Confessalo, è stata un'azionaccia. E non per me, finalmente. Un regno! -che cos'è un regno?... Ma intanto, ecco un povero paese che sarà per tua -colpa infelice. Se pure non hai fatto giuramento di renderlo felice tu -stesso!... Ma già, non riescirai, te lo pronostico io. Tu sei troppo -grave, troppo accigliato, troppo malinconico, mio caro; non sei l'uomo, -per questo popolo, lasciatelo dire, non sei l'uomo. Vuoi che te lo canti -in musica? Non sei l'uomo. Io, io, ero l'uomo per questa gente; li avrei -fatti stare allegri dalla mattina alla sera, e dalla sera alla mattina. -Sire, il popolo soffre! Soffre? Ebbene, balli, e beva, sopratutto, beva -molto. Chi beve balla; e se non balla lui, gli balla la terra sotto i -piedi, come a me in questo punto. Perchè io sono felice, mio caro. -Scusami, sai, perdonami la mia felicità. Io non ne posso nulla; è stato -il desiderio dell'almirante; e credi pure che mi strappa le lagrime. -Ahimè, Cosma! ti vedrò io più, su questa buccia di limone? Parto, ti -lascio, addio, voglimi bene e non se ne parli più. Vado in Ispagna; ma -non fo conto di trattenermi molto. Andrò in Italia, e laggiù.... laggiù, -voglio accasarmi ancor io. Bisogna farla tutti, prima di morire, la gran -corbelleria. Sposerò anch'io.... chi sposerò?... Se è vedova, guarda, la -sposo lei.... Se non è vedova lei, sposo Giasone del Maino.-- - -Cosma non diceva parola. Era profondamente seccato di quella parlantina -dell'amico e temeva ad ogni istante di sentirlo dar fuori. Alle ultime -frasi, poi, gli diede una stratta poderosa, tentando di ricondurlo in -carreggiata. Ma quell'altro non era in grado di capirlo. - ---Ti dispiace?--ripigliò.--Forse hai ragione. Il cane non deve ritornare -dove fu bastonato. Quanto al legista, capirai che dicevo per ridere. E -mi fa ridere, quel Giasone del Maino. Con quella faccia di cartapecora! -Ma come ha potuto madonna Ca....-- - -Damiano non potè finir la parola. Cosma non gli aveva più dato una -stretta, ma un pizzicotto. - ---Che c'è?--gridò Damiano.--Mi hai forse preso per lei? Oso dirti che se -ella fosse nei miei panni, avrebbe strillato peggio delle oche del -Campidoglio, quando Manlio Torquato andò.... Cioè, dico male, non era -Manlio Torquato.... Ebbene, sia chi vuol essere, io non voglio -impicciarmi di storia, a quest'ora. - ---A quest'ora, dovresti star zitto;--gli brontolò Cosma all'orecchio. - ---Eh, potrebb'essere un buon consiglio;--rispose Damiano.--Ma se io -tacessi, vedi, mi addormenterei. E chi dorme non piglia pesci. - ---Non hai bisogno di prenderne; hai bisogno di trovarti nel tuo rancio, -e di smaltire la tua.... come chiamarla? - ---Chiamala come vuoi, ma aggiungi che è solenne. - ---Ah, te ne avvedi? - ---Sì, per bacco baccone! Credi che io non ci veda, dentro di me? Ho -studiato filosofia, e l'uomo interiore l'ho tutto qua, sulla palma della -mano. - ---Ebbene,--disse Cosma,--studia l'uomo interiore, e lascia che io e -Sancio Ruiz, se vuole essermi cortese del suo aiuto, portiamo sulle -braccia l'uomo esteriore. - ---Dite bene, amico;--rispose Sancio Ruiz.--Levando di peso questo caro -Damiano, andremo più svelti. Siamo rimasti gli ultimi, e troppo indietro -di tutta la brigata. Ci siete? Una.... due.... - ---E tre!--disse Damiano, sentendosi balzato in aria.--In seggiolina -d'oro, perbacco! Non sono il re di Haiti, ma poco ci manca. A buon -conto, il cacìco Guacanagari non ha due gentiluomini come voi a portarlo -sulle braccia. Vi prego, amici, lasciate che io vi abbracci. Non è -solamente per ringraziarvi, ma ancora per sostenermi un po' meglio. Mi -sento sballottare.... mi sento sciabottare, come un fiasco mezzo vuoto. - ---Strana illusione!--esclamò Sancio Ruiz.--Voi siete pieno fino -all'orlo. - ---E non mi fate spandere, allora.-- - -Furono, per quel giorno, le ultime parole di Damiano. Quell'andatura dei -portatori e quel dondolio regolare gli conciliavano il sonno. Balbettò -ancora poche sillabe sconnesse, reclinò la testa sulla spalla di Cosma, -e si addormentò di un sonno profondo, che non dovevano romperlo neanche -le cannonate con cui mezz'ora dopo la _Nina_ salutava la partenza di -Guacanagari dalla spiaggia. - -Il cacìco aveva accompagnato fin là il suo amico Cristoforo Colombo. La -scena del commiato fu tenera e commovente per tutti. Cosma e Sancio Ruiz -avevano approfittato dell'affollarsi che facevano gli astanti intorno -all'almirante e al cacìco di Haiti, per portare Damiano in uno dei -palischermi che stavano aspettando alla riva. Come lo ebbero coricato là -dentro, misero mano ai remi e presero il largo. Giunti sotto la -caravella, issarono il dormente a bordo, come avrebbero issata una botte -d'acqua. Cinque minuti dopo, mentre l'almirante e il grosso della sua -gente erano ancora a terra, Damiano era steso nel suo rancio, e dormiva -il sonno del giusto. - - - - - - _Capitolo XVI._ - - - - - Dove può condur le ragazze brune il soverchio amore del biondo. - - - -Dirvi che la mattina seguente Damiano si svegliò con la bocca amara, la -lingua impacciata e una sete da cani, è un dirvi ciò che avrete -immaginato, sapendo in che condizione fosse andato, o, meglio, fosse -stato portato a dormire. Questa è la storia di tutte le.... come -chiamarle?... quando sono state solenni. Ma al nostro Damiano, -svegliandosi, parve ancora di essere nella sera antecedente; poichè, -aprendo gli occhi alla luce, si vide Cosma da lato. «Sogno, o son -desto?» avrebbe egli potuto domandare a sè stesso, come un personaggio -da tragedia. Ma le tragedie, bontà loro, non erano nate ancora (parlo -delle italiane), poichè la _Sofonisba_ di Galeotto del Carretto doveva -aspettare ancora dieci anni, e quella di Gian Giorgio Trissino ventidue. - ---Come?--diss'egli, invece.--Ancora qui? - ---Ancora, e sempre;--rispose Cosma. - ---Sempre? A terra ti aspetteranno. - ---Lasciali aspettare. - ---E, quanto a me....--disse Damiano, sbadigliando e stiracchiandosi le -membra,--possono far questo ed altro; ma forse non si deve partire, -prima di notte? - ---Spero bene;--rispose l'amico;--ma di qui a notte, c'è tutta la -giornata. - ---Che cosa vuoi tu dire? - ---Che non è più ieri; che hai dormito saporitamente dodici ore, e che -siamo all'alba del 3 di gennaio. - ---Il signor almirante ha dunque ritardata la partenza? - ---Sembra;--disse Cosma;--forse per dare a molti dei nostri compagni un -riposo di cui il banchetto di Guacanagari faceva sentire il bisogno. - ---Ho capito;--rispose Damiano, sorridendo;--tutti cotti come monne?... - ---E come te, dolce amico. - ---Non me ne parlare! devo essere stato assai brutto. - ---Bello non eri di certo; ma consolati, ne ho veduti dei più brutti. - ---Tu metti un balsamo pietoso sulla mia ferita,--disse Damiano.--Te ne -ringrazio dal profondo dell'anima. Ora, dovremo separarci, non è vero? - ---Matto!--mormorò Cosma. - ---Perchè?--rispose Damiano.--Non devi tu restare in Haiti? - ---Matto!--replicò l'amico, con accento tra canzonatorio e -compassionevole. - ---Matto!--esclamò Damiano.--Ieri, se mi rammento bene, tu mi hai detto -sciocco. Oggi mi dai del matto. Non potresti scegliere? - ---Non c'è da scegliere;--rispose quell'altro.--Matto e sciocco ad un -tempo. O che? credevi tu che io fossi capace di lasciar te, come tu eri -capace di lasciar me? - ---Io....--balbettò Damiano.--Io ero in un caso diverso. - ---Si, difatti,--rispose Cosma,--tu avevi preso una ubbriacatura più che -solenne, e non di bevanda. Ma ti saresti svegliato anche da quella, mio -povero Damiano; e un po' peggio che non ti svegli oggi da questa. -Comunque sia, e per ciò che riguarda il mio restare in Haiti, pensa di -aver sognato; e svegliati, e non se ne parli più. - ---È presto detto: non se ne parli più! L'almirante.... non ti aveva -parlato? - ---Mi ha parlato, sì, offrendomi.... quello che tu devi sapere. Ed io ho -ricusata l'offerta. - ---Egli non me ne ha detto nulla! - ---Lo credo, io stesso l'avevo pregato di non dirti nulla. Per -contro,--soggiunse Cosma,--gli ho detto tutto, io, dall'_a_ fino alla -_zeta_. Povero grand'uomo! egli ride tanto raramente! Ma ieri l'altro ha -riso veramente di cuore. - ---Alle mie spalle!--mormorò Damiano. - ---Volevi che ridesse alle mie?--ribattè Cosma.--Io non ho fatto nulla. - ---Eh via, non esser tanto modesto! Hai fatto il tuo madrigale alla bella -selvaggia. - ---Madrigali! io? Sai che non so far versi. - ---Mettiamo che non fosse un madrigale in versi; l'avrai fatto in prosa. -E sarai stato gradito egualmente. Con quei capelli biondi, che strappano -i cuori! - ---E dàlli, coi miei capelli biondi!--balbettò Cosma.--Vuoi tu che me li -faccia tagliare? Ti servo subito. - ---Sì bravo!--replicò Damiano.--Perchè se ne faccia una costellazione, -come della chioma di Berenice!-- - -Mentre i due amici si stavano bezzicando così, in istile agro dolce, -all'ombra del gavone di prora, un rumore di voci giungeva dalla coperta. -Non erano le solite voci dei marinai, intenti a qualche manovra di -bordo; era un gridìo confuso, che in certo punto pareva un alterco. - ---Che è ciò?--disse Cosma, tendendo l'orecchio.--Selvaggi? Mi par di -riconoscere delle voci Haitiane. Che cosa vengono a fare, proprio sul -punto che si devono salpare le áncore? - ---Verranno per darci l'addio;--rispose Damiano.--Cioè, intendiamoci, per -darlo a qualcuno dei più desiderati. A te, per esempio. Se tu resti a -bordo, è naturale che Abarima venga a darti un ultimo amplesso. - ---Finiscila!--gridò Cosma, alzando le spalle.--Sarebbe il primo, se mai. - ---Giuralo. - ---Te lo giuro, per tutti i santi che vuoi. Io non le ho detto una -parola. - ---Che? come? non le hai neanche parlato? - ---No davvero. - ---Non l'hai veduta? - ---Sì, l'ho veduta.... e nient'altro. - ---Ho capito,--disse Damiano;--s'è innamorata a volo. - ---O stando ferma al suo posto,--rispose Cosma, ridendo,--come io ero -fermo al mio. Ma che ti salta in mente di credere? Io ho inventata la -risoluzione di restare in Haiti, vedendo che ci volevi restar tu, per -fare una sciocchezza; e l'ho inventata, nella speranza di farti mutare -opinione. - ---E l'ho mutata, ma non per la tua invenzione;--rispose Damiano.--L'ho -mutata perchè quella capricciosa pelle rossa, dopo tanta tenerezza per -me, mi venne fuori coi capricci, parlandomi di Cosma, non sapendo più -parlare che di Cosma.... e di Cosma _taorib_. Mi capisci? di Cosma -_taorib_. Spero bene che tu conoscerai il significato di questo -maledetto aggettivo. - ---Mio caro,--disse Cosma, arrossendo come una fanciulla,--che cosa ti -posso dir io? Contro ogni merito mio, contro ogni ragione, le sarò -sembrato.... _taorib_. Ma una cosa è certa, e tu la puoi credere: che io -non le ho detto una parola.-- - -In quel punto capitò sull'uscio del gavone di prora Bartolomeo Roldan, -terzo pilota della _Nina_. - ---Cosma e Damiano!--diss'egli. - ---Siamo qua;--rispose Cosma.--Che cosa comandate? - ---Il signor almirante vi domanda. - ---Tutti e due?--disse Cosma. - ---Tutti e due, subito, a poppa;--rispose il pilota. - -Ciò detto, si allontanò, e per lasciarli passare, ed anche per andarsene -alle sue faccende. - ---Che cosa vorrà il signor almirante da noi due?--disse Damiano.--Se non -chiamasse che me, capirei; vorrebb'essere una ramanzina, per quella -cotta di ieri. Ma tutti e due!... - ---Per saperlo,--disse Cosma,--sarà meglio che andiamo. - ---È giusto, e tu parli come un libro;--rispose Damiano, saltando dal suo -rancio, dove fino allora ora rimasto seduto. - -Escirono i due amici dal gavone di prora; Cosma con passo sicuro, e -Damiano barcollando un pochino. Non aveva nulla; ma si sentiva un po' -vuota la testa, e ad onta di ciò, un pochettino più pesante del solito. -L'equilibrio delle parti era per conseguenza turbato. Ma l'aria aperta -lo rinfrancò, e più la necessità di star saldo, alla presenza del signor -almirante. - -Cristoforo Colombo era seduto nella sua cameretta, entro il castello di -poppa. Là dentro c'era posto solamente per lui e per un tavolino, su cui -l'almirante teneva le sue carte nautiche spiegate e il suo giornale di -bordo. Quella volta c'era un personaggio di più; non fu senza meraviglia -che Cosma e Damiano riconobbero in quel personaggio il fratello di -Guacanagari, il padre di Abarima, Tolteomec, insomma, il vecchio -Tolteomec, che piangeva, come un vitello giovane, strappato dalla poppa -materna. - -L'almirante non pareva di buon umore. I due marinai fiutarono subito il -vento della burrasca, e non osarono neanche domandargli che cosa volesse -egli da loro. - ---Messeri,--incominciò l'almirante,--una fanciulla del villaggio di -Guacanagari è stata rapita questa notte. Da voi, forse? - ---Da noi, signor almirante?--gridò Cosma, levando la fronte.--Noi non -abbiamo più lasciata la caravella dal pomeriggio di ieri. E ci siamo -imbarcati prima di voi. - ---È vero, questo; vi avevo ben veduti;--rispose Cristoforo Colombo. - -Quindi, volgendosi al fratello di Guacanagari, che stava lì mezzo -ingrognato e mezzo piangente, gli disse: - ---Ti eri ingannato, Tolteomec. Io avevo ben veduto salire a bordo questi -uomini che tu accusi; ma ho voluto che essi medesimi ti dicessero quello -che io già sapevo di loro. - ---Mia figlia?--gridò Tolteomec.--Voglio mia figlia. - ---Quando è sparita dalla tua casa?--chiese Damiano, dopo avere col gesto -domandata licenza all'almirante. - ---Questa notte;--rispose Tolteomec. - ---Se è venuta questa notte da noi,--ripigliò Damiano,--qualche piroga -l'avrà portata. Non ne hai chiesto a nessuno dei tuoi?-- - -Tolteomec non seppe rispondere. Egli non aveva pensato a fare una simile -inchiesta. Gli era mancata la figliuola; era corso subito a bordo. - ---Se ella è qui, come tu hai sospettato, bisogna cercarla qui;--riprese -Damiano. - ---E non sarà difficile ritrovarla, se c'è;--soggiunse -l'almirante.--Messer Damiano, chiamatemi Vincenzo Yanez Pinzon.-- - -Il comandante della caravella era sulla corsìa, in attesa di ordini per -salpare le áncore. Chiamato da Damiano, giunse subito alla presenza -dell'almirante. - ---Vincenzo Yanez,--gli disse Cristoforo Colombo,--fate radunare tutti -gli uomini, ufficiali e marinai, in coperta.-- - -Il comando dell'almirante fu subito eseguito. Allora Cristoforo uscì -dalla sua camera, seguito da Tolteomec e dai due genovesi. - ---Sono tutti fuori?--domandò egli a Pinzon. - ---Signore, ci son tutti;--rispose il capitano. - -Cristoforo Colombo passò sulla fronte della sua marinaresca, andando -verso il gavone di prora. - ---I nostri naturali son laggiù, non è vero? - ---Sì, mio signore. - ---Bene, venite con noi, e veda questo povero padre che noi non gli -abbiamo rubata la sua figliuola.-- - -Entrarono allora nel gavone di prora. Là dentro stavano accovacciati i -naturali di Guanahani, di Cuba e delle altre isole visitate dalla -spedizione, prima di toccare ad Haiti. - ---Vedi, Tolteomec;--disse l'almirante.--Qui sono tutti i tuoi -confratelli, che vengono per loro elezione, spontaneamente, con noi. -Guarda bene, fruga dovunque; se tra essi è la tua figliuola, prenditela -e riconducila a terra.-- - -Tra i naturali era Cusqueia, il più intelligente e il più utile degli -interpetri. Egli, in quel momento, tremava a verga a verga, e volgeva di -qua e di là i suoi occhietti smarriti. - ---Signor almirante,--disse Damiano, che aveva notato il turbamento -dell'interpetre,--chiedete a Cusqueia perchè egli tremi a quel modo. - ---Padrone!...--balbettò il selvaggio, buttandosi ginocchioni.--Cusqueia -innocente. - ---Ah! davvero!--disse l'almirante.--Tu ti scusi innanzi di essere, -accusato! Dimmi dunque dove hai nascosta la figlia di Tolteomec. - ---Cusqueia innocente! Cusqueia non rubato. Figlia di Tolteomec voluto -venire con lui. - ---Di bene in meglio;--riprese l'almirante.--E dov'è ora, la figlia di -Tolteomec, che non la vedo in mezzo a queste donne?-- - -Cusqueia non rispondeva, ma i suoi occhietti bianchi ammiccavano verso -certe casse di marinai che erano collocate l'una sull'altra, contro gli -staminali della nave. - ---Se tu non ce lo vuoi dire, daremo noi un'occhiata tutto -intorno;--ripigliò l'almirante.--Vincenzo Yanez, volete incominciare di -là?-- - -Il Pinzon, che aveva ben veduto dove ammiccasse Cusqueia, andò difilato -verso quella catasta di casse, diede una guardata dietro all'ingombro, -stese un braccio, e lo tirò a sè, traendo fuori un involto di cenci. -Tale infatti appariva in principio, e nella mezza oscurità del luogo; ma -ben presto da quel grigio involucro balzò fuori, quantunque riluttante, -una figura di donna. - -Tolteomec riconobbe sua figlia, e corse avanti, prendendola fra le sue -braccia. - ---Abarima! mia dolce figliuola!--gridava egli, ma a stento, con voce -soffocata dalla gioia.--Ti ho ritrovata.... ti ho salvata, mia povera -bambina! Se non me ne avvedevo subito.... Se non venivo subito dagli -uomini bianchi.... ti avrei perduta per sempre!... Ma chi è.... dimmi, -chi è l'uomo che ti ha rubata a tuo padre?... Il capo degli uomini -bianchi è buono per noi, terribile per tutti i cattivi.... Egli punirà i -cattivi, che rubano le creature ai padri loro. - ---Nessuno....--rispose Abarima, singhiozzando.--Sono stata io. - ---Tu? come? non è possibile. - ---Io, io sola... sono fuggita dalla tua casa.... venuta io. Il capo -degli uomini bianchi non punisca nessuno.-- - -Tolteomec era rimasto atterrato da quella confessione della sua dolce -figliuola. - ---Vedi?--gli disse l'almirante.--Nessuno è colpevole qui. - ---Ah!--esclamò Tolteomec.--Un nero spirito ha turbata la mente della mia -creatura.-- - -Qui il nostro Damiano non potè trattenersi dal volgere un'occhiata al -suo vicino Cosma. - ---O nero, o biondo,--diss'egli tra sè,--un turbatore c'è stato. - ---Non ti affannare, amico;--diceva frattanto l'almirante.--Ella -finalmente ti è resa, e tu puoi ricondurla a terra. Vincenzo Yanez, non -è che un piccolo ritardo nella nostra partenza; fate armare il -palischermo. - ---No, no!--gridò tosto Abarima, che aveva ben capito l'ordine -dell'almirante, quantunque fosse dato in lingua castigliana.--Non uscirò -dalla grande piroga. Voglio andare.... con gli uomini bianchi.... in -Azatlan! - ---Questa ci voleva!--scappò detto a Damiano. - -Non aveva parlato ad alta voce; pure l'almirante lo udì. - ---E chi ne è stato la prima cagione, mi faccia il piacere di star -zitto;--diss'egli, in dialetto genovese, volgendosi dalla parte di -Damiano, ma senza guardarlo in viso. - -Damiano si tirò indietro e si fece più piccino che potè; arte insegnata -all'uomo dalla lumaca e dal riccio. - -Tolteomec frattanto aveva presa la sua figliuola per un braccio, facendo -prova di tirarla fuori. Ma ella si mise a piangere, ad urlare, a -strillare che non si sarebbe mossa di là. Voleva andare in Azatlan, lei, -voleva andare con gli uomini bianchi, coi figli del cielo; e volgeva a -Cosma delle occhiate supplichevoli, che Cosma non vedeva, poichè -guardava ostinatamente il tavolato. Le vedeva bensì l'amico Damiano, per -cui erano tante trafitture ai precordii. - ---Senti, bambina....--disse Cristoforo Colombo.--Sii buona, obbedisci a -tuo padre. Diglielo tu, interpetre,--soggiunse, volgendosi a -Cusqueia,--diglielo tu, che una buona ragazza deve obbedire a suo padre; -altrimenti il grande Spirito la punirà.-- - -Cusqueia si provò a tradurre l'ammonizione. Ma la capricciosa selvaggia -non aveva mestieri di traduzioni; intendeva il testo, leggendo negli -occhi alla gente. - ---Obbedirò;--diss'ella.--Mi portino via; ma questo sarà segno che si -vuole la mia morte. - ---Che cos'è che tu dici, Abarima?--gridò Tolteomec.--Pensi tu ciò di tuo -padre? - ---Io penso,--rispose Abarima,--che voglio andare in Azatlan. Volete che -io ritorni in Haiti? Ritornerò; ma di lassù, da quella rupe che pende -sul mare, mi getterò nel profondo, mi sfracellerò la testa, come la -figlia di Niguana.-- - -Tolteomec cacciò un urlo, inorridendo. Egli rammentava troppo il fatto -doloroso, che un anno prima aveva commosso di raccapriccio e di pietà il -villaggio di Guacanagari. Anche la figlia di Niguana si era uccisa per -amore. - ---Tu vuoi dunque far morire tuo padre?--diss'egli piangente. - ---No, padre mio;--rispose Abarima.--Voglio andare in Azatlan.-- - -Tolteomec rimase un istante perplesso; poi, scuotendo la testa, come un -uomo che abbia presa una risoluzione, le disse: - ---Sia fatta la tua volontà.-- - -Abarima diede un sobbalzo, a quelle parole di suo padre, e sgranò tanto -d'occhi, per guardarlo nel viso. - ---Che vuoi tu fare?--chiese a Tolteomec l'almirante. - ---Il grande Spirito lo vuole;--rispose Tolteomec, sospirando.--Seguirò -mia figlia. Tutti questi altri abitatori delle isole vengono con te in -Azatlan, mio signore? - ---Si;--rispose l'almirante. - ---E tu li fai prigionieri? - ---No, essi vengono liberamente, come ti ho detto. Vedranno il re e la -regina di Spagna, della terra ricca e felice donde noi siamo partiti; -vedranno le nostre città, siederanno alla nostra tavola come fratelli, -adoreranno il nostro Iddio nella sua casa d'oro, e poi, nobilmente -vestiti, ritorneranno con noi a queste isole. - ---Dici tu il vero, mio signore? - ---Io non ho mai detto menzogna. Per il mio Dio ti giuro che i nostri -amici delle isole ritorneranno alle loro case. - ---Ti credo;--disse Tolteomec.--Tu sei un padre per noi, e l'amore di un -padre brilla nei tuoi occhi del color del cielo. Sii buono coi tuoi -figli delle isole, che confidano in te.-- - -Abarima si avvinghiò al collo del vecchio e coperse il suo volto di -baci. - ---Rimani mio ospite;--disse l'almirante.--Certo è Dio che lo vuole, -perchè la sua fede sia radicata più presto per il tuo nobile esempio in -questa terra da noi dischiusa al suo culto.-- - -Ciò detto, e più per sè che per il suo nuovo ospite, che non era in -grado d'intenderlo, Cristoforo Colombo uscì dal gavone di prora. - ---Messeri,--diss'egli a Cosma e a Damiano, che lo avevano seguito in -coperta,--perdonate se ho avuto l'aria di dubitare della vostra lealtà. -Ma anche voi converrete, io spero, che uno di voi è cagione di questo -aumento di passeggieri a bordo. - ---Cagione involontaria;--soggiunse Damiano. - ---Ne siete ben sicuro?--rispose l'almirante.--Non eravate voi, che -volevate restare in quell'isola? - ---È vero;--disse Damiano.--Ma il voler restare nell'isola è tutt'altra -cosa dal portarne via gli abitanti. Perdonate, signor almirante, se io -mi difendo. E forse mi difenderò male. Ma una cosa dovrebbe esser certa: -che la figliuola di Tolteomec non viene in Ispagna per i miei capelli -neri. - ---I neri avranno incominciato; i biondi hanno finito di far perdere la -testa a quella povera ragazza; dunque, lasciamola li;--conchiuse -l'almirante, con accento benevolo.--Io in fondo non sono scontento che -due naturali di nobile famiglia vengano con gli altri alla corte di -Spagna. Istruiti nella nostra religione, potranno far molto, al ritorno. -Piuttosto, prima di salpare le áncore, bisognerà chiamare qualcuno di -questi naturali che girano sempre intorno alla caravella, perchè si -rechi da Guacanagari, ad avvertirlo della risoluzione di Tolteomec. -Cusqueia!-- - -Cusqueia si avanzò, per ricevere gli ordini del signor almirante. -Frattanto, Damiano e Cosma si tiravano rispettosamente in disparte. - ---Ed ora, come te la cavi?--disse Damiano all'amico.--Rispondimi. - ---Parli a me?--disse Cosma di rimando. - ---A te, sì. A chi vuoi che parli? a Kublai kan, che non c'è? al prete -Janni, che non abbiamo ritrovato? Ti domando che pesci vuoi pigliare, in -questo tragitto. Se la principessa è venuta per te, cortesia vuole che -tu la sposi. - ---Io? Sei matto. - ---Sì, lo so, matto o sciocco; anzi l'una cosa e l'altra ad un tempo. È -una storia vecchia, e non mi dà lume di nulla. Amore con amor si paga, -dice il proverbio. Ed anche Dante, nel quinto canto dell'_Inferno_.... - ---Oh vacci un po' tu!--proruppe Cosma, seccato. - -Ma quell'altro non si sgomentò del passaporto che aveva ricevuto. - ---Neanche questo è rispondere;--diss'egli.--Io andrò all'inferno, se -mai, col grande Achille, con Paris, Tristano, ed altre mille ombre che -amore ha fatte uscire di vita; tu nel purgatorio della gente -ammogliata.-- - -Cosma gli fece una delle sue solite spallucciate. Poi, mutando registro, -gli si accostò, prendendolo per il braccio. - ---Non mi fare il ragazzo, e ragioniamo;--gli disse.--Ti ho detto e ti -ripeto che non ho nessuna colpa di ciò che avviene. Questo è un gran -guaio; e mi dà anche molta noia, perchè mi rende ridicolo. - ---Non lo dire! Può esser ridicolo un uomo amato a quel modo? e biondo -per giunta? - ---Finiscila, ti prego. Qui bisognerà studiare qualche cosa. - ---Io ho bell'e studiato;--disse Damiano. - ---Sentiamo dunque. Che cosa faresti tu, nei miei panni? - ---Quello che farei ugualmente, stando nei miei. - ---E sarebbe? - ---Di non darmene pensiero. - ---È possibile? qui, su queste quattro tavole, dove c'incontreremo ad -ogni piè sospinto? - ---Oh Dei!--esclamò Damiano.--Su queste quattro tavole ci passeggiano -cento persone. Gli è come essere in una folla. Del resto, potresti -andartene lassù, a vivere sulla gabbia, come san Simone Stilita sulla -colonna. Non andare in collera; sai bene che si scherza. Guai a noi, se -non sapessimo più ridere. Infine, sai anche tu un po' di Haitiano. -Parlale, quando ti viene alle costole; dille che non è possibile, ciò -ch'ella si è messo in testa. Dille che tu ami un'altra, madonna Ca.... - ---Taci!--gridò Cosma, tentando di mozzargli la parola in bocca. - ---....tarina;--aveva intanto proseguito Damiano.--L'ho detta. Ma non ti -confondere, mio dolce amico. Non le diresti nulla di nuovo. - ---Perchè? - ---Perchè io le ho spifferato ogni cosa. Che vuoi? Avevo un diavolo per -occhio, e non ci vedevo più lume. Speravo di sviarla da te, -raccontandole che eri innamorato di un'altra donna, e che non avresti -potuto mai levartela dal cuore. Sai che cosa m'ha risposto? Che -certamente la Bes.... quell'altra, insomma, ti aveva gettato un -sortilegio, e che bisognava scongiurarlo. Di questo, anzi, ella stessa -si sarebbe presa la cura. Capisci, a che rischio eri? Chi te ne ha fatto -fuori è stato l'almirante, con la sua risoluzione di partire. Se no, Dio -sa quali pentolini metteva al fuoco, questa cara selvaggia! e Dio sa -quali succhi di erbe magiche sarebbero stati filtrati! Almeno ci fosse -stata speranza di guarirti!... - ---Non è possibile,--disse Cosma, sospirando. - ---T'intendo; sei l'Oraziano _tribus Anticyris insanabile caput_. - ---Smettila, col tuo latino;--brontolò Cosma.--E lasciami in pace, se non -hai altro che chiacchiere da offrirmi in rimedio.-- - -Ciò detto, si allontano dal capo di banda, dove era stata tenuta quella -piccola conversazione. - ---Vedete che pretese!--disse Damiano tra sè.--Viene a mettersi tra me e -la figliuola di Tolteomec; fa succedere tutto questo tramestìo, e vuole -che io gli trovi il bandolo per uscirne. Quanto a me, sono come l'uomo -che ha cenato; prendo il fresco e me ne vado a letto.-- - -Damiano parlava per figura; nel fatto, non era l'ora di andare a letto, -sebbene fosse quella di prendere il fresco. Le áncore erano state -salpate; gli uomini d'albero avevano spiegate le vele, e la _Nina_ -incominciava a sentire l'impulso del vento. - -Si faceva rotta per levante, andando verso un alto promontorio, coperto -di verzura, in forma di padiglione; il quale, per essere unito alla -Spagnuola da una stretta e bassa lingua di terra soltanto, rassomigliava -da lontano ad un'isola piramidale. Cristoforo Colombo, ricordando -l'arcipelago del Tirreno, diede a quel promontorio, che pareva un'isola, -il nome di Montecristo; un nome che gli è rimasto, crediamo noi, per -miracolo. Infatti, di tanti altri nomi che il grande scopritore impose -ad isole e coste del Nuovo Mondo, la più parte sono stati mutati. «Tanto -fa!», può dir egli, dal luogo di pace in cui vive il suo spirito. «Non -han dato il nome di un altro a tutta quella parte di mondo che ho -scoperta io, contro la ignoranza prepotente e la invida malevolenza -degli uomini?» - -Il vento, che era scarso da principio, ma pareva favorevole, si voltò -ben presto contrario. La _Nina_ fu costretta a temporeggiare due giorni -in una vasta baia a ponente di Montecristo. La mattina del 6 incominciò -a spirare un fil di vento da terra, e l'almirante si rimise in cammino. -Ma quel po' di vento cadde quasi subito, e Cristoforo Colombo pensò che -per quel giorno il meglio fosse di restare in attesa. Noiose giornate, -quando il marinaio aspetta il vento; noiosissime, quando il vento, dopo -essersi fatto aspettare, si mette a soffiare una mezz'ora e vi pianta lì -sul più bello! I marinai dell'antichità ci avevano almeno la -consolazione di attaccare quattro moccoli all'indirizzo di Eolo; ai -moderni questa consolazione è mancata. È vero, per altro, che hanno -trovato dei succedanei. - -A bordo della _Nina_ fu presto dimenticata quella piccola contrarietà -meteorologica. Un marinaio, che stava in vedetta sull'albero maestro per -iscoprire le secche, gridò che scorgeva in lontananza una vela. Corsero -tutti a proravia; alcuni s'inerpicarono sulle sartie; tutti guardavano -all'orizzonte, dove il marinaio di vedetta aveva indicato. Non c'era -alcun dubbio; si vedeva laggiù da levante una caravella, e quella -caravella era la _Pinta_, la scomparsa, la irreperibile _Pinta_. - -Immaginate la consolazione di Cristoforo Colombo, e il giubilo, il -tripudio dei suoi marinai. Tra questi, meno tripudianti, ma più -profondamente lieti, erano Cosma e Damiano, - ---Caro mio;--diceva Damiano all'orecchio di Cosma;--questo è il rimedio -che tu volevi da me. Te lo porta Martino Alonzo Pinzon. Qui, sulla -_Nina_, siamo troppo pigiati; qualcheduno dovrà trasbordare. O i -principi selvaggi, o noi.... è naturale.-- - -La _Pinta_ aveva il vento a seconda, e veniva a golfo lanciato verso la -_Nina_. Cristoforo Colombo l'aspettò un'ora, quanto occorreva per farsi -bene avvistare, poi fece virare di bordo per ritornare al sorgitore che -aveva abbandonato quella mattina. La _Pinta_ capì che egli faceva ciò, -non potendo lottare col vento contrario, che a lei serviva così bene, e -lo seguitò nella rada. Due ore dopo, i due legni erano accostati, e -Martino Alonzo Pinzon saliva a bordo della nave capitana. - -Fu allora uno strano dialogo tra lui e l'almirante; un dialogo in cui -l'uno faceva discorsi a perdifiato, e l'altro rispondeva a monosillabi. -Martino Alonzo sapeva bene di doversi giustificare della sua diserzione; -e affastellava ragioni su ragioni, per dimostrarla involontaria; parlava -di grandi cose che aveva fatte, non potendo ritrovare l'almirante, di -regioni ricchissime che aveva visitate; si scusava, e aveva l'aria di -aspettare un premio, se non per il merito suo, per la fortuna che lo -aveva assistito. L'almirante lo lasciava dire; frenava lo sdegno, e -accettava in silenzio le scuse; a tutto l'altro rispondeva con brevi -cenni del capo. - -Alcune particolarità del racconto di Martino Alonzo confermavano -l'opinione che egli avesse volontariamente disertato, mosso com'era da -un sentimento di cupidigia. Separandosi dalla _Nina_, egli aveva fatto -vela verso levante, cercando un'isola immaginaria di cui i selvaggi -imbarcati sulla _Pinta_ gli andavano magnificando i tesori. Dopo aver -perduto un po' di tempo in mezzo ad un gruppo d'isolette (forse le -Caiche) era stato condotto alla costa di Haiti, dove si era fermato tre -settimane, trafficando in più luoghi coi naturali, e più particolarmente -in un fiume quindici leghe distante dal sorgitore in cui era rimasto -l'almirante, dopo il naufragio della _Santa Maria_. Martino Alonzo aveva -ammassato oro in gran copia, serbandone la metà come capitano, -distribuendone l'altra ai suoi uomini, di cui per tal modo intendeva -assicurarsi la fedeltà e la discretezza. Fatto un bottino ragguardevole, -abbandonava il fiume, traendo seco quattro naturali e due giovani donne -da lui prese a forza, con intenzione di venderle in Ispagna. Sosteneva -di non avere avuto alcun cenno della presenza di una nave nelle acque di -Haiti; e protestava di essersi mosso per l'appunto alla ricerca -dell'almirante, quando (vedete combinazione fortunatissima!) lo aveva -avvistato nelle acque di Montecristo. - -Cristoforo Colombo non gli disse di credere e neppure di non credere -alle sue scuse. Perduta ogni confidenza nel Pinzon, risolse di ritornare -in Ispagna, senza spendere il tempo in altre scoperte. E per disporsi al -viaggio, mandò a fare provvigione di legna e d'acqua sulle rive di un -fiume che metteva foce nella rada. Era il fiume Jaco, secondo il nome -che aveva dai naturali; Cristoforo Colombo lo chiamò rio dell'Oro, per -le pagliuzze di marcassita che abbondavano nelle sue sabbie, e che ben -simulavano il prezioso metallo. Oggi si chiama il Santiago. - - - - - - _Capitolo XVII._ - - - - - Come la vista delle Sirene svegliasse l'ingegno di Ulisse. - - - -Il vecchio Tolteomec aveva preso per amore della figliuola una -risoluzione troppo forte, e l'animo suo la sopportava male. Seduto di -continuo sul castello di prora, per concessione del signor almirante, -che voleva distinguerlo dagli altri naturali di minor conto, egli non -faceva altro, durante il giorno, che guardare la terra da cui si -allontanava. Fino a tanto la _Nina_, tra l'andar poco e il non andare -affatto, restava a ponente dalla penisola di Montecristo, il fratello di -Guacanagari aveva nel suo stesso dolore un conforto; la terra da cui si -allontanava, egli l'aveva ancora davanti agli occhi. Ma sul mattino del -9 gennaio, essendosi svegliato da capo il vento di terra, la caravella -spiegò nuovamente le vele e si mosse per andar oltre. Voltato il -promontorio di Montecristo, egli non vedeva più quel lembo di paese a -lui caro, non vedeva più i poggi, le colline, i gioghi risalenti via via -dalla spiaggia del mare fino ai monti di Cibao, che torreggiavano dal -centro della sua isola natale. - -Abarima era quasi sempre accanto a lui, per consolare quel mesto dolore. -Ma ella non sentiva il mal del paese, e non intendeva lo strazio del -cuore che suo padre nascondeva sotto quel malinconico aspetto di -simulacro antico. Assai più volentieri che verso terra, ella guardava -nell'interno della caravella, sperando sempre il momento di veder Cosma, -l'impacciatissimo Cosma, il quale fingeva sempre di aver faccende gravi -alle mani, e cansava quanto più poteva le occasioni di ritrovarsi vicino -alla figliuola di Tolteomec. - -Pure, su quelle quattro tavole, e contro l'opinione di Damiano, evitarsi -era difficile. A buon conto era impossibile di non essere continuamente -gli uni sotto gli occhi degli altri. Fin dal primo giorno, Cosma dovette -passare una volta daccanto alla bella selvaggia. Di sicuro ella credette -che il biondo marinaio fosse andato a prora per accostarsi a lei; e -stette aspettando il suo saluto, e lo guardava intanto fissamente coi -suoi grandi occhi d'indaco. - ---Cosma!--bisbigliò essa, mentre egli le passava daccanto, per andare -all'albero di trinchetto. - -Cosma si voltò in soprassalto, la vide, o, per dire più veramente, non -potè più fingere di non averla veduta, atteggiò le labbra ad un sorriso, -fece un modesto cenno del capo, e passò. Doveva andare in alto, a -sbrogliare una vela; non poteva dunque trattenersi da lei. Abarima lo -seguì attentamente cogli occhi, per tutto il tempo ch'egli stette lassù; -lo vide discendere; sperò che passasse un'altra volta daccanto a lei; ma -fu una vana speranza, la sua. Cosma aveva avuto tempo di fingere -un'altra necessità di servizio. Che cosa guardava egli dall'altra parte -della prora? Forse una scotta era troppo lenta, e voleva esser meglio -legata. Cosma lavorò con religiosa cura intorno ad una caviglia; poi -scese da quella parte in coperta, andando verso la poppa, donde più non -gli avvenne di muoversi, finchè ella rimase con suo padre sul castello -di prora. - -Abarima non aveva ragione di dolersi. Cosma non le aveva parlato mai; -restando lontano da lei, non faceva niente d'insolito. E di nessuno -poteva essa dolersi, a bordo della caravella; tutti erano in particolar -modo riguardosi con lei e col vecchio Tolteomec, riconoscendo in loro -due persone di quella famiglia reale dell'isola Spagnuola, da cui tutti -avevano avute le più liete accoglienze. Del resto, il signor almirante -trattava i suoi ospiti con somma cortesia; di tanto in tanto, quando le -cure del comando glielo permettevano, si fermava a scambiare qualche -parola con essi, dimostrando loro di tenerli in gran conto. - -Ma tutte le cortesie dell'almirante, se potevano temperare il rammarico -del vecchio principe di Haiti, non bastavano a fargli dimenticare per un -istante ciò ch'egli perdeva. Tolteomec sospirava, e i suoi occhi erano -spesso bagnati di lagrime. In quei momenti, per altro, egli si voltava -da un lato, perchè sua figlia non si avvedesse di nulla. Ma ciò ch'egli -tentava di nascondere agli occhi, era facile d'indovinare dal gesto. - ---Padre mio!--gli disse Abarima, il secondo giorno del loro imbarco -sulla grande piroga degli uomini bianchi.--Tu piangi, e non ami più la -tua creatura. - ---No, bambina, t'inganni;--rispose il vecchio.--Se non ti amassi, non -saremmo qui. Ma io penso che il grande Spirito è sdegnato con noi, che -abbandoniamo la terra dei padri nostri, la terra dove dorme tua madre.-- - -Abarima chinò la testa e non soggiunse parola. Sentiva anch'essa un po' -di rimorso? o riconosceva che suo padre si doleva a ragione di quel -capriccio infantile, per cui essa aveva voluto seguire gli uomini -bianchi in Azatlan? Forse il suo pensiero non era giunto fin là; ma -certamente ella incominciava a pensare di aver fatto un bel sogno, a cui -non rispondeva punto la verità delle cose. - -Ed era quello il suo Cosma? era quello il maraviglioso figlio del cielo -che le era apparso un giorno dalla macchia, restando là, fra i tronchi -degli alberi, in atto di ammirazione per lei? Egli non le aveva parlato; -non si era neanche accostato, come ella avrebbe voluto; ma infine, è -egli sempre necessario che la mano stringa la mano, e la immagine -dell'uno si veda riflessa negli occhi dell'altro? Anche stando lassù, -venti passi distante da lei, Cosma, l'amico di Damiano, aveva guardato -lei, le aveva pagato il tributo che l'uomo paga sempre alla bellezza, e -che la bellezza è sempre disposta a gradire. Poi, messo l'indice sulle -labbra, egli si era allontanato, ritornando per la via da cui era -venuto. Che cosa significava quel gesto? Poteva essere l'accenno di un -bacio scoccato da lontano; poteva essere un invito al silenzio; comunque -fosse, era un segreto tra loro, un dolce segreto che alcune confidenze -di Cusqueia le avevano spiegato ben presto, «Cosma ha detto che tu sei -bella.» Queste erano state le parole dell'interpetre; poche parole, ma -chiare. E Abarima aveva sognato di essere amata dall'uomo dei capelli -d'oro; per lui aveva disprezzato Damiano; povera creatura, non ancor -temperata agli usi civili, che insegnano di non lasciar l'uno innanzi di -esser sicuri dell'altro! La schiettezza agreste della sua indole si era -liberamente manifestata; il povero Damiano, credendosi saldo in arcioni, -si era trovato di sbalzo in un fosso. Anche per lui era stato un brutto -risveglio; anche per lui la verità delle cose appariva troppo diversa -dalla splendidezza del sogno. - -Ma Iddio misura il freddo all'agnello tosato. E come rideva il nostro -Damiano, dopo aver masticato male quel tradimento della capricciosa -Abarima! Mentre il suo compagno Cosma si studiava di star lontano dalla -figliuola di Tolteomec, pagando assai caro un piccolo stratagemma di -guerra, Damiano passava e ripassava di continuo accanto ai suoi buoni -amici di Haiti, distribuendo sorrisi e strette di mano. Forse egli -appariva più allegro del vero. Ma coloro che dovevano giudicare la -sincerità della sua allegrezza erano selvaggi, gente non usata ai -sapienti artifizi con cui, in Azatlan, si sogliono nascondere le rughe -del volto e quelle del cuore. - -Tolteomec, a buon conto, non aveva da approfondir nulla; doveva -attenersi a ciò che mostrava l'aspetto. - ---Tu sei felice,--diceva egli a Damiano,--tu sei felice, di ritornare -alle tue terre. - ---Ma sì! molto felice;--rispondeva Damiano.--Al mio _bohio_ mi vogliono -fare gran festa, quand'io ci arriverò. Il cacìco e gli anziani di Genova -mi verranno incontro, mi ammireranno come una bestia rara. E per averne -l'aria, mi legherò i capelli sulla nuca, piantandoci dentro delle penne -di pappagallo, che ho portate per l'appunto con me.-- - -Damiano rideva, e Tolteomec sospirava. - ---Di che cosa ti rammarichi, mio vecchio amico? Vedrai la nostra terra -d'Europa; sarai accolto dal re e dalla regina di Spagna; conoscerai gli -usi e i costumi degli uomini bianchi; quando ritornerai carico di -esperienza al tuo _bohio_ di Haiti, ognuno dovrà riconoscere in te un -pozzo di sapienza; tutti penderanno dalle tue labbra. E i giovani di -Haiti, quando vedranno Abarima vestita di seta e di velluto.... Tu non -hai idea, deliziosa creatura, della seta e del velluto! Figùrati il tuo -mantello di cotone, ma che sia più morbido, più lucido, più.... non -saprei, e che ti faccia delle belle pieghe dal fianco fino al piede, -mentre ti disegnerà il busto fino alla radice del collo; donde usciranno -certi merletti sopraffini.... Tu non conosci i merletti, Abarima -_taorib_? Vedrai che fior di roba! Le figlie di Azatlan vanno pazze per -i merletti. Credo che li metterebbero perfino nell'insalata. Ci son -quelli di Venezia, e quelli di Fiandra, che dànno il capogiro, solamente -a vederli. Per otto braccia di quei merletti, da ornarsene la veste, le -figlie di Azatlan darebbero l'anima agli spiriti neri, e il resto sopra -mercato.-- - -La chiacchiera di Damiano era stata interrotta da un grido, che veniva -dall'alto dell'albero di maestra. Il marinaio di vedetta sicuramente -aveva veduto qualche cosa. Pensarono tutti alla bella prima che avesse -veduta una secca. In quelle acque, il caso era abbastanza frequente. Ma -no, non era una secca; il marinaio aveva veduto dell'altro, a fior -d'acqua; tre nuotatori, tre rarità, a quella distanza dalla costa; donde -il sospetto che fossero tre poveri naufraghi. - -Tutta la marinaresca della _Nina_ era corsa al capo di banda, sulle -sartie, sui castelli di poppa e di prora, per vedere ciò che aveva -indicato il marinaio di vedetta. Anche l'almirante era uscito dalla sua -camera, per salire sul castello di poppa. - -Laggiù, sulla distesa del mare, a forse un tiro d'archibugio, si -vedevano infatti tre corpi che avevano aspetto umano. Si distinguevano -le teste, erette sull'acqua; e ben presto, appressandosi quei corpi al -naviglio, si distinsero i capelli neri, spioventi sulla nuca e sulle -tempie. I volti erano di tinta scura, e non parevano di naturali delle -isole. Del resto, non era più possibile di pensare a selvaggi di quelle -parti che si salvassero a nuoto, essendo andata sommersa la loro piroga. -In primo luogo, non nuotavano come gente perduta che cercasse di -mettersi in salvo; nuotavano come gente balda ed allegra che si -trastullasse sulle acque. Spesso saltavano fuori dei flutti, mostrando -intiero il torso, fino alle reni; ed anche alzavano le braccia, mettendo -fuori certe estremità che non somigliavano punto alle mani della specie -di Adamo, bensì alle pinne dei pesci. - ---Le Sirene!--gridò un marinaio.--Le Sirene, signor almirante. - ---Oh diavolo!--esclamò Damiano.--Ecco delle persone mitologiche, di cui -non speravo fare la conoscenza. - ---Voi dite, Pablo?--domandò l'almirante, volgendosi al marinaio che -aveva parlato poc'anzi. - ---Dico, signor almirante, che sono le Sirene. Io le conosco, per averle -già vedute, un'altra volta, sulla costa d'Africa. Osservate le mani, -come finiscono in alette di pesce. Se poi saltassero fuori dell'acqua, -si vedrebbe la coda. - ---E sono tre, come le antiche;--disse Damiano, che si era avanzato anche -lui al capo di banda, come uno spettatore ai primi posti.--Non una di -più, e non una di meno. Ma in che modo possono trovarsi qui, tanto -lontane dai loro classici paraggi? - ---Saranno altre, e non quelle;--gli rispose Cosma, che si era avanzato -al suo fianco. - -E poi,--disse Pablo,--credete voi che siano così poche, le Sirene? Si -vedono di rado; ma ce ne sono per tutti i mari. - ---Scusate, Pablo;--rispose Damiano.--Io non conoscevo che quelle a cui -Ulisse non volle usare la cortesia di starle a sentire, mentre -cantavano. - ---Questo Ulisse dev'essere stato un uomo di giudizio,--rispose Pablo, -tentennando la testa. - ---Eh, infatti, questa è la fama che corre di lui;--soggiunse -Damiano.--Egli è stato l'uomo più furbo dell'antichità. Ma perchè dite -voi che fece prova di buon giudizio, voi che non avete letto Omero? - ---Non so chi sia questo Omero;--disse Pablo.--So che le Sirene non -appariscono mai che per cantar burrasche e naufragii. - ---Oh diavolo, diavolo! Questo non è un procedere garbato, da parte delle -Sirene.-- - -Cristoforo Colombo aveva chiamato Pablo sul cassero di poppa, e Damiano -era corso dietro a Pablo. - ---Che cosa dicevate voi?--chiese l'almirante al marinaio.--Ne avete già -vedute? - ---Si, signor almirante; sulla costa d'Africa, dieci anni fa, e abbiamo -avuto un tempaccio, che me ne ricorderò fino a tanto che io viva. - ---Se non è altro che cattivo tempo,--osservò l'almirante,--possiamo -adattarci al pronostico. A me, che non ho mai veduto Sirene, questo è -uno spettacolo strano. Vedete, signori, che agilità di movenze. Sembrano -davvero ninfe marine che scherzino sui flutti. - ---Oh per la grazia, ce n'hanno d'avanzo!--disse Pablo.--Ma son cattive e -traditore a maraviglia. - ---Non vorranno mentire al loro sesso;--mormorò Damiano, che pensava ai -casi suoi, spesso e volentieri. - -Un altro marinaio si avanzò, l'inglese. Anch'egli aveva le sue storie -intorno alle Sirene. Nei suoi mari era conosciuta la _Mermaid_, donna di -mare. Ed egli narrava che sessanta o settant'anni addietro, in un -villaggio della Finlandia occidentale, alcune fanciulle avevano trovata -una _Mermaid_ impigliata nel fango, e dopo averla presa e vestita di -abiti loro, le avevano anche insegnato a filare. Mangiava come loro, ma -non parlava; era vissuta due o tre anni, e tutte le volte che passava -davanti alla chiesa si faceva il segno della croce molto divotamente. - -Sentito il marinaio inglese, era il caso di sentir l'irlandese, poichè -nella marinaresca di Cristoforo Colombo c'era anche un concittadino di -san Patrizio. Ed anche l'irlandese ci aveva la sua storia d'una sirena -di Correvrekin, la quale seduceva i giovani, per trarli con sè -nell'abisso; non dissimile in ciò dalle Sirene della costa Tirrena, -conosciute e celebrate da Omero. - -Nel complesso, tutte le notizie si accordavano in ciò, che la presenza -delle Sirene non era di buon augurio per chi le vedeva. E i marinai di -Cristoforo Colombo, data la sua parte alla curiosità, non furono punto -lieti dello spettacolo che si offriva ai loro occhi. - ---Suvvia, buoni amici, non diciamo sciocchezze!--mormorò -l'almirante.--Guardiamo attentamente queste creature strane che ci -mostra l'Oceano, perchè tutte le maraviglie del mondo debbono essere -osservate, quando l'occasione se ne offre. Ma non ci mettiamo in testa -delle ubbìe, delle vane paure; perchè il buon tempo e il cattivo, la -fortuna e la sventura, non dipendono da esseri secondarii, bensì -solamente dal creatore ed arbitro di tutto ciò che esiste; in una -parola, da Dio. Vediamo piuttosto, poichè queste Sirene non si -allontanano da noi, di prenderne una. Pronti ad armare il palischermo, -ragazzi! - ---Ah perbacco, questo mi piace!--disse Damiano.--Ci vado ancor io.-- - -Cosma, che gli era venuto vicino, lo afferrò per un braccio. - ---Per caso,--gli bisbigliò all'orecchio,--vorresti sposare una Sirena? - ---Ah sì, è vero!--rispose Damiano, ridendo.--Son tanto infiammabile, io! -Non andrò; sei contento? Tanto più presto mi persuado di non -andare,--soggiunse egli tosto,--che la Sirena potrebbe piantare il -bruno, per rivolgersi al biondo. E tu non la vorresti sposare; e -bisognerebbe rimandarla nel suo elemento. Ah, perbacco, un'idea!... - ---Che cosa? - ---Niente, niente, un'idea pazza; non badare;--disse Damiano. - -Frattanto, le tre Sirene seguitavano a folleggiare davanti alla -caravella, di tanto in tanto balzando a mezzo il petto fuori dell'acqua, -e ammiccando alla marinaresca, come allegre ragazze d'un porto di mare. -Ma appena videro il palischermo lanciato in acqua, parve capissero il -tiro, perchè subito si allontanarono; poi si tuffarono intieramente -nell'acqua, nè più ricomparvero che assai lungi di là, per tuffarsi da -capo e sparire. - -Il palischermo fu issato nuovamente a bordo; gli spettatori ritornarono -alle loro faccende quotidiane, non senza intrattenersi in racconti e -congetture su quegli esseri strani che avevano dato due ore di svago -alla marinaresca della _Nina_. Lo spettacolo, in verità, era stato -grazioso. Peccato che quel palischermo lanciato in acqua avesse -interrotto il divertimento! Se non era il timore di vedersi pescate, chi -sa? forse le tre Sirene si sarebbero avvicinate ancora di più, e magari -avrebbero cantato, come quelle di cui raccontava Damiano. - -Questi, frattanto, ragionava con Pablo; il quale seguitava a tentennare -la testa, mormorando: - ---Brutto segno, queste Sirene! brutto segno! L'almirante non vuole che -si dica. Ma noi, in costa d'Africa, siamo andati a rompere negli scogli, -per le maledette Sirene. - ---E noi, Pablo, non ci abbiamo dato, negli scogli, anche prima di -vederle?--rispondeva Damiano.--State di buon animo; il guaio è avvenuto -in anticipazione, e questo, se la scienza augurale non falla, è uno -scongiuro più che bastante. - ---Sì, sì, avrete ragione;--borbottava quell'altro;--ma in costa d'Africa -abbiamo fatto naufragio, ed io non mi sono salvato che per un miracolo -di sant'Iago. - ---Gli dovete un pellegrinaggio;--rispose Damiano. - ---E gliel ho fatto, non dubitate, gliel ho fatto;--replicò il marinaio -brontolone. - -Damiano se ne ritornava frattanto verso il cassero di prora. - ---Che cosa dicono?--gli domandò Tolteomec.--Mi sembrano spaventati, i -tuoi compagni. - ---Caro amico,--rispose Damiano, atteggiando il volto ad una espressione -di tristezza,--c'è da spaventarsi davvero. Non le hai vedute anche tu, -le Sirene? - ---Quegli animali nei flutti? - ---Sì, quegli animali;--ripetè Damiano.--E non ti sei spaventato anche -tu, Tolteomec? Non ti sei spaventata anche tu, Abarima _taorib_? - ---No,--disse Abarima.--E perchè avrei dovuto spaventarmi? - ---Perchè? mi domandi il perchè? Sappi, fanciulla, che quegli animali son -donne, ma donne di una specie particolare, sommamente pericolosa. Tutti -i pesci hanno lische, mia cara; ma ci sono dei pesci che ne hanno -troppe. E questo è il caso delle Sirene; son donne.... tutte lische. -Vivono nel mare, nuotano come i pesci, e come i pesci hanno la coda. Chi -le incontra a fior d'acqua, come le abbiamo incontrate noi poco fa, -finisce male, non vuol morire nel suo letto. - ---Dici tu il vero?--esclamò Abarima, rabbrividendo. - ---Sì, cara; e così non fosse! Sono spiriti maligni, o invenzioni degli -spiriti maligni, che torna lo stesso. Abitano ordinariamente in certe -grotte, nei più profondi abissi dell'Oceano. Vengono fuori di rado; ma -quando ci vengono, è segno di temporale. E sai perchè vengono a fior -d'acqua? Per invitare i marinai ad andare di sotto. - ---Ma non ci si può vivere, sott'acqua;--disse Abarima. - ---La tua osservazione è piena di buon giudizio;--rispose Damiano.--E non -ci si vive, infatti; ci si muore. Questo è per l'appunto il fine a cui -mirano le Sirene. Esse pigliano i morti nelle loro braccia, li adagiano -gentilmente sull'erba verde che tappezza il fondo del mare, ci mettono -sopra una pietra, e non se ne parla più. - ---Brutta cosa!--gridò la fanciulla. - ---Oh, bruttissima;--riprese Damiano.--E questa fu la morte che rischiò -di fare il re Ulisse. Non sai tu che cosa sia accaduto ad Ulisse? - ---No, ignoro chi sia questo Ulisse. - ---Ah, è vero, tu non sai le storie di Azatlan. Buon per te, Abarima, -poichè esse son tante, che ti ci confonderesti il cervello. Sappi dunque -che Ulisse era il potente cacìco d'Itaca. Itaca, un'isola; su per giù -un'isola come Haiti, ma alquanto più piccola. Egli era partito sulle sue -piroghe per andare a far guerra al cacìco di Troia. Ritornando -vittorioso, era impaziente di abbracciare sua moglie, la bella e -virtuosa Penelope, che non vedeva da dieci anni. Capisci? da dieci anni. - ---Triste cosa!--disse Abarima. - ---Oh, tristissima! E tu immagina come desiderasse di arrivare al suo -_bohio_. Ma che vuoi? a mezza strada, il povero Ulisse incontra un paio -di Sirene che si mettono a cantare, invitandolo nelle loro grotte. -Ulisse era furbo; per non sentire, si mise della cera negli orecchi. Ma -le aveva vedute, ad ogni modo, e il solo vederle era già molto -pericoloso per lui. - ---E così andò in fondo al mare? - ---No, non ci andò, perchè il grande Spirito gli voleva bene e aveva -giurato di farlo arrivare alla sua casa. Ma intanto, quell'incontro -delle Sirene fu cagione che Ulisse con la sua piroga fossero sbalestrati -per dieci anni sui mari, prima di giungere in porto. - ---Ancora dieci anni?--esclamò Abarima. - ---Sicuro;--rispose Damiano.--Dieci e dieci son venti. Aveva lasciata la -sua sposa giovane di venti, e molto _taorib_; la ritrovò di quaranta. - ---Vecchia molto!--disse Abarima, che era forte ed orgogliosa delle sue -quindici primavere. - ---Vecchia.... no, non esageriamo. Anche a quarant'anni, era un boccone -da principi. Di fatti, ci aveva in casa parecchie diecine di innamorati, -che le mangiavano allegramente la sua cassava e le bevevano il suo -liquore di cocco, tutti i giorni cantandole la stessa canzone. - ---E lei? - ---E lei tesseva una tela, dicendo: cercherò un marito, quando avrò -finito di tessere. - ---Tela lunga!--osservò la fanciulla. - ---Infatti, in Azatlan si dice «tela di Penelope» un lavoro che non -finisce mai. Ma per fortuna Ulisse ritornò. Altrimenti la sua Penelope -avrebbe dovuto prendersi un altro marito. - ---Questo Ulisse,--notò Abarima,--è stato ancora favorito dal grande -Spirito, perchè non è andato al fondo del mare. - ---Ma è stato l'unico. La storia non parla che di uno, che abbia vedute -le Sirene senza morire annegato. - ---E i tuoi compagni... lo sanno? - ---Lo sanno, e perciò si spaventano. Ma via, perdonatemi, amici; sento la -campana che mi chiama. C'è la distribuzione dei viveri, ed oggi tocca a -me di aiutare il cuoco per fare le parti.-- - -Così dicendo, Damiano lasciò i suoi amici di Haiti, felicissimo di -essere stato interrotto dalla campana del cuoco. Qual cuoco, ohimè, un -cuoco di bordo, e nelle navi d'allora! Ma se i cuochi delle caravelle e -delle altre navi a vela non erano da paragonarsi a quei di Lucullo e di -Apicio, gli stomachi erano quelli di tutti i tempi, e l'appetito serviva -ai marinai del buon tempo passato, come a quelli dei tempi moderni. - ---Goccia d'olio,--andava dicendo Damiano tra sè, mentre si allontanava -dal cassero di prora,--io ti ho versata in buon punto; allargati, goccia -d'olio, e penetra il tessuto, come è dell'indole tua. Passerò domani a -vederti; e ne riparleremo, per bacco.-- - -Quel giorno, seguitando favorevole il vento, le caravelle avevano fatto -buon cammino. Del temporale, a cui accennava Damiano, non si era veduta -pur l'ombra nel lontano orizzonte. Ma non era mica detto che le Sirene -annunziassero le burrasche da un'ora per l'altra. Del resto, se il -temporale non era nell'aria, bene era sulla fronte e negli occhi di -Tolteomec; il quale era rimasto impensierito, e guardava la sua -figliuola e seguitava a sospirare. - -Abarima si era sbigottita, ai discorsi di Damiano; ma il fermarsi sui -neri pronostici di lui, il farne soggetto di lunghi ragionamenti -interiori, non era della sua età giovanile. Ella pensava troppo più -spesso a Cosma, lo scorgeva ostinatamente lontano dal castello di prora, -e di questo si crucciava profondamente, vedendo volgere i fatti così -contrarii alle speranze ch'ella aveva formate e vagheggiate nella sua -mente. E si sentiva sola, abbandonata, la giovane principessa di Haiti. -Anche senza potersi decorare di quel titolo, che in Azatlan riempiva la -bocca a tante sue pari, Abarima non ignorava di essere a casa sua una -fanciulla superiore a tutte le altre; e là, su quella nave degli uomini -bianchi, ella non era più nulla. Tutti quegli uomini affaccendati che -andavano e venivamo da poppa a prora, da destra a sinistra, da un albero -all'altro, pensavano tutti ai fatti loro, non occupandosi punto di quei -poveri ospiti dalla pelle rossa, o forse considerandoli come -impedimenti, ingombri e seccature, alla pari con quegli stormi di -pappagalli che erano stati portati a bordo, e che, dopo aver dato un'ora -di passatempo ai marinai, riuscivano molesti in sommo grado, coi loro -garriti continui, facendosi maledire in parecchie lingue europee, per -tutte le altre undici ore del giorno. - -Le guardate malinconiche e i sospiri profondi del padre erano -altrettante trafitture al cuore della fanciulla; e quel cuore dolorava -già tanto per sè! - ---Padre mio,--diss'ella ad un tratto, stringendosi amorosamente al petto -del vecchio,--tu sospiri; e perchè? - ---Figliuola mia, non hai udito Damiano? Morire inabissati in questo -mare, è orribile. Ti rammenti dell'uragano che l'anno scorso ha -imperversato in Haiti? Quanti alberi schiantati! quante case abbattute! -Pareva che la furia del vento volesse strappare la nostra isola dal -fondo della terra. E noi, non abbastanza sicuri nella nostra casa, -abbiamo dovuto cercar rifugio nelle grotte. Qui, sopra un fragilissimo -legno, dove troveremo noi il rifugio, quando l'uragano comincierà a -soffiare? - ---Tu mi sgomenti, padre!--disse Abarima.--Poveri a noi! qual fine sarà -la nostra? - ---Ed io non mi sgomento per me;--disse Tolteomec.--L'arco delle mie -stagioni è sul discendere; sia prima la caduta, sia dopo, importa poco. -Sicuramente, io morirei più contento, se potessi dormire nella caverna -dove sono andati a riposare i miei vecchi. Ma più per te mi addoloro, -più per te, figliuola mia dolce. - ---Padre, non è troppo il tuo timore?--disse Abarima.--Gli uomini bianchi -sono come noi su questo fragilissimo legno; corrono anch'essi il nostro -pericolo. - ---Sì, sì,--rispose Tolteomec.--Ma è questa la loro vita: correr sempre -sul mare, e sfidarne le collere. Essi, poi, sanno raccogliersi nelle -loro piroghe, più capaci e più salde delle nostre; e ce ne hanno quante -bisognano, per entrarci tutti. Penseranno a noi.... penseranno a te, -Abarima, quando sia l'ora di metterci in salvo, poichè l'uragano avrà -spezzata la nave?-- - -Abarima rabbrividì, e si strinse ancor più al seno di suo padre, come -una colombella sbigottita al suo nido. - -Mentre il fratello di Guacanagari teneva questi discorsi con la sua -bella figliuola, e più si sgomentava quanto più si raffigurava imminente -il pericolo, la _Nina_, preceduta dalla _Pinta_, entrava in una rada, -nella quale metteva foce un bel fiume. Era quello il fiume in cui, -durante la sua diserzione, Martino Alonzo Pinzon aveva trafficato coi -naturali. Cristoforo Colombo aveva manifestato il desiderio di visitare -quella parte della costa; e non senza una ragione più forte, che non -fosse la curiosità dello scopritore. Egli voleva sapere con quali modi -Martino Alonzo avesse trattati gli abitanti del luogo, parendogli di -poter sospettare, dalla cattura di sei naturali, che le cose non fossero -andate com'egli aveva sempre raccomandato ai suoi compagni di scoperta. - -E veramente in quel fiume ebbe egli la prova della doppiezza del Pinzon; -il quale aveva detto e fatto dire dai suoi marinai che in quel fiume la -_Pinta_ era stata a mala pena sei giorni, mentre egli poi giungeva a -scoprire che c'era stata sedici giorni, e che fin là era pervenuta al -Pinzon la notizia del naufragio della _Santa Maria_; della quale -sventura egli si era dato assai poco pensiero, indugiandosi a salpare di -là, per muovere al soccorso del suo almirante, perchè assai più gli -premeva di procurarsi oro in gran copia. - -Cristoforo Colombo raccolse tutte quelle notizie, e diligentemente le -consegnò nel suo giornale di bordo. Ma col Pinzon non mosse lamento, non -fece rimprovero. Il suo silenzio, per altro, diceva a Martino Alonzo -assai più d'ogni più lungo discorso. Due soli atti d'autorità fece -l'almirante in quel luogo. Il primo fu di chiamare Rio de Gracia il -fiume, a cui il comandante della _Pinta_ aveva imposto orgogliosamente -il suo nome. - ---Perchè dovrebbe chiamarsi _Martino Alonzo_?--disse l'almirante al -Pinzon.--Son troppo povera cosa i nostri nomi, e non vanno dati alle -scoperte che andiamo facendo per assistenza di Dio e dei santi, e con le -navi fornite a noi dalla munificenza dei sovrani di Castiglia. Da Dio, -dai santi, dal re, dalla regina e dai principi nostri signori, dobbiamo -noi intitolare queste isole e i luoghi che andiamo visitando. La -compagnia dei nostri nomi, oltre che sarebbe prova di superbia in noi, -suonerebbe offesa ai nostri padroni, come alle potenze celesti.-- - -A questo ragionamento, che era religiosamente e politicamente ortodosso, -non seppe che cosa rispondere Martino Alonzo Pinzon. E l'autorità -dell'almirante fu per questo verso ristabilita senza contrasto. Tornò -più difficile far ingoiare al Pinzon l'altra pillola del restituire i -sei naturali fatti prigionieri da lui. Ma il signor almirante si mostrò -su questo punto inflessibile. Unica concessione che egli fece fu quella -d'indugiarsi a dire le ragioni per cui gli pareva necessario di -rimandare liberi i quattro uomini e le due donne dell'isola. - ---Sola scusa per voi,--diss'egli a Martino Alonzo,--sarebbe stato il non -sapere che noi lasciavamo una quarantina di Spagnuoli all'isola di -Haiti. Ora lo sapete, e non potete negare che un atto di giustizia come -questo potrà rendere i naturali di qui più amici agli uomini bianchi. A -Guanahani, a Cuba, e in quest'isola medesima, abbiamo preso dei -naturali, ma come interpetri, non come schiavi; e se essi ci -accompagnano in Europa, lo fanno come liberi uomini, per loro elezione, -e non per nostro volere.-- - -Quest'altro ragionamento dell'almirante era inoppugnabile, come il -primo. Si poteva immaginare che i sei catturati fossero contenti della -loro sorte, e di andare pur essi in Ispagna, liberamente, in quella -guisa che Martino Alonzo aveva voluto condurli per forza. E di questo -era facile accertarsi, esplorando la loro volontà. - -Ma questo non voleva l'almirante che si facesse a bordo della _Pinta_; -perciò diede il comando che i sei naturali fossero condotti alla sua -presenza, sulla nave capitana. - -Mentre così ordinava l'almirante, Tolteomec si presentava a domandargli -un'udienza. - ---Che desideri tu?--gli chiese Cristoforo Colombo. - ---Potente signore degli uomini bianchi,--disse Tolteomec,--la mia -figliuola non è più desiderosa di lasciare la terra dei nostri padri. -Oggi abbiamo toccata nuovamente la riva. Domani tu riprenderai l'alto -mare, e Haiti sfuggirà dai nostri occhi.... forse per sempre. - ---Tu sei pentito, non è vero?--domandò l'almirante.--Non vuoi più venire -in Azatlan, a vedere il re e la regina di Castiglia? - ---Mio signore....--balbettò il vecchio Haitiano,--il mare è perfido.... -le Sirene hanno dato l'annunzio della morte.... - ---E tu credi a queste sciocche paure? - ---Anche Damiano lo ha detto;--replicò Tolteomec.--Le Sirene annunziano -l'uragano.... l'uragano che sommerge le grandi piroghe. - ---Oh povera scienza!--esclamò Cristoforo Colombo.--E chi vi ha messe -queste ubbie nella testa? messer Damiano?--Cusqueia,--soggiunse egli -all'interpetre, che aveva accompagnato il fratello di Guacanagari -all'udienza;--chiamami Damiano.-- - -Damiano fu pronto ad accorrere, ed ugualmente pronto a capire che la sua -macchia d'olio si era allargata, penetrando anche molto bene il tessuto. - ---Perdonate, messere,--diss'egli all'almirante, parlando nel vernacolo -genovese, che Cusqueia non poteva capire.--Mi pare necessario di levarci -questi due selvaggi dai piedi. La ragazza è venuta per capriccio, ed ora -incomincia a pentirsi della sua risoluzione. Cosma è seccato; io più di -lui.... - ---E per far piacere a Cosma e a Damiano.... Ho capito;--disse -l'almirante, ridendo.--Mi ritrovate per l'appunto in via di rimandare -alle case loro i sei naturali di Martino Alonzo Pinzon. - ---Dove vanno sei, possono andar otto;--soggiunse Damiano. - ---E magari tutti;--conchiuse l'almirante.--Voi aggiustate ogni cosa a -comodo vostro, messer Damiano carissimo. Se non foste Genovese, -meritereste di esserlo.-- - -Mentre così parlava il signor almirante, giungevano a bordo della _Nina_ -i sei naturali del Rio di Grazia. Cristoforo Colombo li richiese, per -mezzo dell'interpetre, se volessero andare in Azatlan. Essi stettero -muti, non sapendo se dal rispondere dovessero aver danno o profitto. Ma -quando seppero da Cusqueia che erano liberi di andare o di restare, si -sciolse loro la loquela; e tutti, uomini e donne, gridarono di voler -scendere a terra. - ---Cusqueia,--disse l'almirante all'interpetre,--fate sapere a questi -naturali che io concedo loro libertà di ritornarsene al loro villaggio, -ma ad un patto: che essi vogliano scortare e mandar sicuri di ogni -rischio, fino al _bohio_ di Guacanagari, il vecchio Tolteomec e la sua -figliuola. Sono anch'essi Haitiani, e debbono trovare assistenza presso -i loro fratelli.-- - -I sei prigionieri di Martino Alonzo Pinzon udirono da Cusqueia i patti -che poneva il capo degli uomini bianchi alla loro liberazione. E lieti -promisero che avrebbero fatto ogni cosa secondo il desiderio -dell'almirante. Uno di essi, per dar più forza alla promessa, si levò -una collana di nicchi marini dal collo, e la consegnò all'almirante. - -Quella era la cintura di Vampun. Che cosa intendessero per Vampun i -naturali di Haiti non è chiaro. Forse era il nome d'un loro Dio? Forse -significava amicizia? Certo, era un pegno d'alleanza, quella cintura, e -dinotava amicizia per la vita e per la morte. - -Tolteomec e la sua bella figliuola furono calati nel palischermo. -Abarima, prima di scendere, volse in giro i grandi occhi d'indaco, -bagnati di lagrime. - ---Addio, cara!--le disse Damiano.--Tu cerchi qualcheduno. Ma che vuoi? I -biondi hanno paura del sole.-- - -Tolteomec baciò la mano a Cristoforo Colombo, come aveva veduto fare per -atto d'ossequio da alcuni marinai. - ---Il grande Spirito sia con te, gran capo degli uomini bianchi;--gli -disse. - ---E con te, buon amico;--rispose l'almirante.--Dirai a Guacanagari che -io confido in lui, perchè i miei uomini non abbiano a mancare di nulla, -nella fortezza del Natale.-- - -Abarima seguitava a piangere. L'almirante le fece portare nel -palischermo una collana di perle di vetro a tre filze, e un pezzo di -stoffa moresca dai vivaci colori. Con quel donativo egli chetò la bella -selvaggia, che seguitò a piangere, ma incominciò anche a sorridere. Così -avviene anche al cielo, quando finisce l'acquazzone e ritorna il sereno, -che il sole si mostra fra mezzo alle nuvole rotte e i suoi raggi d'oro -si rifrangono nelle ultime gocce di pioggia. - -Cosma era stato tutto quel tempo nascosto nel suo rancio, sotto coperta. -Damiano andò a lui, appena vide il palischermo allontanarsi dal fianco -della nave. - ---Ebbene?--domandò Cosma, levando gli occhi. - ---Partita;--rispose Damiano. - ---Ah, finalmente, respiro. - ---Sì, respira, fortunato briccone! Ma ti ho dovuto salvar io, da questa -noia. Io, capisci? E se tu non mi fai erigere una statua, dirò che non -sei capace di gratitudine.-- - -Cosma balzò dal suo rancio, e gittò le braccia al collo del suo amico -Damiano. - ---Tu salvi me da una seccatura che non avevo meritata, ma che mi rendeva -abbastanza ridicolo;--diss'egli a Damiano.--Ma io ho salvato te da una -sciocchezza, che poteva costarti la vita. - ---La vita! - ---Sì, la vita. Che cosa ne sai tu che possa avvenire di gente perduta -tra i selvaggi, lontana dall'occhio vigile ed accorto del signor -almirante? Io non ispero niente della fortezza del Natale, e di quei -trentanove uomini lasciati laggiù. C'è voluta tutta a portarli fin qua, -tanti rozzi, indisciplinati e prepotenti marinai. Mi figuro quella parte -di loro che rimane, abbandonata a sè stessa, e a tutti i suoi pessimi -istinti! - ---Profeta di sciagura!--esclamò Damiano.--Vuoi tu dunque imitarmi? - ---In che cosa?--disse Cosma, che lì per lì non riusciva ad intenderlo. - ---Eh sì, dolce amico!--rispose Damiano.--Me ne hai fatte dire anche tu, -delle sciocchezze! Povere Sirene, che ho dovuto calunniare per farti -servizio! E nota che di queste Sirene se ne trovano anche nei nostri -mari, e non hanno la cattiva riputazione che io ho fatta loro, -nell'animo del mio suocero fallito. Io stesso ne ho vedute due, nelle -acque di Corsica; e si chiamavano.... vitelli marini.-- - - - - - - _Capitolo XVIII._ - - - - - In fretta e in furia. - - - -La _Nina_ era uscita dal Rio di Grazia, salutata dalle grida dei -selvaggi, riconoscenti a Cristoforo Colombo per la liberazione di quei -loro compagni che aveva catturati Martino Alonzo Pinzon. Seguitando il -suo viaggio lungo la costa, l'almirante vide un bel promontorio, a cui, -per ricordo della figliuola di Tolteomec, impose il nome della -Innamorata. Ma il _cabo de l'Enamorada_ non seppe conservare il suo -poetico nome; si chiama oggi assai volgarmente il capo Cabron. -Proseguendo il cammino, si entrò in una vasta baia, le cui rive erano -abitate da una forte tribù, armata di lunghi archi, e spade di legno di -palma, dure, pesanti come il ferro, e tanto affilate da poter tagliare -il cuoio delle corazze, e perfino la lamiera degli elmi, come se fossero -state d'acciaio. Quei selvaggi erano fieri ed intrepidi; ma non diedero -molestia agli uomini bianchi; ai quali anzi vendettero due archi, che -essi desideravano portare come esemplari in Ispagna. - -Cristoforo Colombo immaginò che fossero quelli i Caribi, tanto temuti da -Guacanagari. E ne domandò a quei naturali; ma essi risposero che i -Caribi erano in un'isola verso greco, chiamata per l'appunto da loro. E -soggiunsero (se pure gl'interpetri riferivano giustamente le parole) che -di rincontro all'isola dei Caribi ne era un'altra, chiamata Mantinino, -abitata solamente da donne; le quali accoglievano una volta all'anno i -loro vicini, affinchè non si estinguesse la stirpe. Tutti i fanciulli -maschi nati da quelle nozze si consegnavano ai padri; le figlie -dimoravano con le madri loro. Insomma, la storia delle Amazzoni ripetuta -di là dall'Oceano. - -Che c'era egli di vero in quella chiacchiera? La tribù dei Siguaiani, -tra cui si trovava allora Cristoforo Colombo, parlava un dialetto poco -intelligibile agli interpetri della forza di Cusqueia. Qualche frase -male intesa, tirata ad un senso nuovo dal desiderio di vedere da per -tutto confermati i racconti di Marco Polo, poteva bene indurre -Cristoforo Colombo nella credenza di essere capitato in vicinanza delle -due isole che Marco Polo aveva descritte, collocandole presso la costa -orientale dell'Asia, abitate spartitamente da donne e da uomini. Ed -anche messer Marco Polo, così veridico narratore di ciò ch'egli aveva -veduto, che cantonate non aveva prese, quando si fidava ai racconti -degli altri! - -L'isola delle Amazzoni avrebbe dovuto tentare la curiosità degli uomini -bianchi. Ma la stanchezza si era impadronita degli spiriti. Lo stesso -Damiano, richiesto dall'amico se gli sorridesse l'impresa, rispose che -oramai di donne del nuovo mondo ne aveva fin sopra i capelli. Se questi -li avesse avuti biondi, chi sa?... Ma erano neri, ed egli faceva conto -di portarli alle donne di Scandinavia o d'altre terre settentrionali, -molto settentrionali d'Europa, dove sarebbero stati apprezzati un po' -meglio. - -Anche l'almirante si era risoluto di dar volta. Dopo un altro giorno di -esplorazione in quel golfo, che egli chiamò delle Frecce, e dove accadde -a sette dei suoi uomini di far baruffa con una cinquantina di Siguaiani, -ferendone due, e mettendoli nel debito rispetto verso gli uomini -bianchi, Cristoforo Colombo pensò che fosse venuto il tempo di ritornare -in Europa. Un bel vento gagliardo si era levato da ponente, e invitava a -far vela. E più che il vento lo persuadevano parecchie altre ragioni: il -cattivo stato delle sue caravelle, la poca fedeltà della sua -marinaresca, e la slealtà di Martino Alonzo Pinzon, da cui non poteva -aspettarsi che il peggio. - ---Mettiamo le fatte scoperte al sicuro dai colpi di -fortuna;--diss'egli.--Un'altra volta, e con migliori auspicî, -ritenteremo la prova.-- - -Fu un mercoledì, 16 gennaio del 1493, che l'almirante lasciò il golfo -delle Frecce, detto ora di Samana, per navigare alla volta di Castiglia. -Seguitando il cammino con tempo buono, le due caravelle corsero tanto, -che il 10 di febbraio, al parere dei piloti, dovevano ritrovarsi al -mezzodì delle isole Azzorre. Ma l'almirante, avendo osservato -attentamente nel ritorno i limiti estremi del mar di sargasso che -attentamente aveva osservati all'andata, conchiuse che si fosse un -quaranta leghe più indietro. Ed egli ragionava dirittamente, come poi si -vedrà. - -Il 12 di febbraio già speravano di veder terra da un momento all'altro, -quand'ecco il vento incominciò a soffiare con violenza, e il mare a -gonfiarsi. Il giorno dopo, fu anche peggio; incominciò a balenare da -greco, e tosto si scatenò un temporale dei più grossi che mai si fossero -veduti. Quei deboli navigli, sprovveduti di ponte, non erano troppo in -istato di resistere ai fortunali dell'Atlantico. Bisognò per tutta la -notte andare con le vele imbrogliate, abbandonandosi alla discrezione -del vento e del mare. Un po' di calma seguì nella mattina del 14; ma fu -di breve durata. Un vento impetuoso si era levato da ostro, durando -tutto quel giorno e la notte seguente. Le povere caravelle andavano -palleggiate sui flutti come gusci di noce, non avendo più modo di -sostenere quella furia degli elementi, e rinunziando quasi del tutto a -governare. Il buio della notte non permettendo di vedere la _Pinta_, -l'almirante fece sospendere il fanale all'albero di maestra, come per -significare alla _Pinta_ di imitarlo, affinchè potessero le due navi -andare di conserva. Ma la _Pinta_ aveva poco saldo il trinchetto, e non -potendo tener testa al vento, fu costretta a riceverlo in fil di ruota, -correndo verso tramontana, mentre la _Nina_ si sforzava di governare per -greco. La _Pinta_ parve rispondere per qualche tempo al segnale -dell'almirante; ma il suo lume a grado a grado si allontanava; nel cuor -della notte era sparito del tutto. - -Cristoforo Colombo aveva l'anima oppressa da funesti presagi sul destino -della _Pinta_ e della stessa sua nave. Alla punta del giorno, il mare -gli offerse un pauroso spettacolo. Non si vedevano tutto intorno che -cavalloni inferociti e ruggenti. Della caravella di Martino Alonzo -Pinzon non appariva più traccia sull'orizzonte. La _Nina_ spiegò alcune -vele per tenersi di prora al mare, e non andarne sommersa. Si levò il -sole, e con esso crebbero il vento e le ondate; per tutto il corso di -una terribile giornata la _Nina_, non più in grado di resistere, fu -trascinata, sbalestrata per ogni dove dal furore dell'uragano. - -Vedendosi perduti oramai d'ogni soccorso terrestre, i marinai della -_Nina_ si volsero al cielo; ed estrassero a sorte il nome di quello tra -loro che dovesse andare in pellegrinaggio per tutti alla Madonna di -Guadalupa, portandole un cero del peso di cinque libbre. La sorte -designò lo stesso almirante. Un altro pellegrino fu sortito per andare -alla Madonna di Loreto, e fu designato un marinaio, a nome Pedro de -Villa, a cui l'almirante promise di rifar le spese del viaggio. Indi fu -gittata la sorte d'un terzo pellegrino, il quale andasse a vegliare una -notte a Santa Chiara di Moguer; e la sorte designò un'altra volta -l'almirante. Ma crescendo tuttavia il fortunale, tutti quelli della -caravella fecero voto di andar scalzi e in camicia al santuario della -Vergine, nella prima terra a cui fossero approdati. Il cielo non di meno -si mostrava sordo ai lor voti; la burrasca si faceva sempre più -spaventosa, e non fu alcuno che non si stimasse perduto. La mancanza di -zavorra rendeva più difficile la condizione della nave, avendola -alleggerita il consumo delle vettovaglie. L'almirante immaginò di far -riempir d'acqua salsa le botti vuote; e questo fu di qualche aiuto, -operando in guisa che meglio si potesse sostentare il naviglio, senza -così grande pericolo di travolgersi. - -Cristoforo Colombo si sarebbe rassegnato di buon animo alla morte, che -già tante altre volte s'era veduta innanzi agli occhi, se fosse stata in -rischio la sua persona soltanto. Ma gli era di pena e di dolore infinito -il pensare che con la morte sua si perdeva il frutto e la gloria di -tante fatiche. E lo crucciava ancora il vedersi attorniato da gente, che -egli aveva trascinata a forza in quella impresa, e che, presa da -terrore, malediceva il giorno in cui si era imbarcata, e l'autorità di -lui che l'aveva costretta a proseguire il viaggio, quando tutti si erano -ammutinati, e potevano obbligarlo al ritorno. - -Già, sopra una pergamena, egli aveva scritta una concisa relazione del -suo viaggio e delle sue scoperte, indirizzando lo scritto al re e alla -regina di Castiglia. Su quella pergamena, piegata e suggellata, scrisse -che chiunque la consegnasse alla sua destinazione senza aprirla avrebbe -dalle Loro Altezze mille ducati di premio. Poi, ravvolto il plico in una -fascia di tela cerata, e chiusolo in un pane di cera, pose l'involto in -un barlozzo che gittò subito in mare, lasciando i suoi marinai nella -credenza che egli sciogliesse in tal guisa un voto di religione. E -un'altra copia del memoriale, suggellata e custodita nel medesimo modo, -collocò sulla poppa del naviglio, con la speranza che il barlozzo -potesse galleggiare, ed essere spinto a qualche spiaggia, nel caso che -la caravella andasse travolta negli abissi del mare. Queste precauzioni -calmarono alquanto il suo spirito. E nuovo conforto gli arrecò il vedere -sull'alba il cielo meno fosco ad occidente: indizio di vento che si -sarebbe levato da quella parte. Infatti, poco dopo incominciò a soffiare -il ponente. Le onde, per altro, erano sempre così alte e ribollenti, che -nella notte si potè camminare con poche vele soltanto. - -La mattina del 15, allo spuntar del giorno, Ruy Garcia, un marinaio -della Santogna, dall'alto dell'albero di maestra dove stava in vedetta, -gittò il grido di terra. La gioia manifestata dall'equipaggio nel -rivedere l'antico Mondo, eguagliò quella che esso aveva manifestata alla -vista del nuovo. - -Appariva la terra a greco levante, argomento di subita controversia fra -i piloti: uno di essi sostenendo che quella era l'isola di Madera; un -altro che era la rocca di Cintra sulla costa del Portogallo; un altro -ancora qualche punto della costa di Spagna. L'almirante, forte de' suoi -computi e delle sue osservazioni, giudicò essere una delle isole -Azzorre. - -Era infatti l'isola di Santa Maria, la più meridionale di quel gruppo. -Per due giorni, a cagione del vento contrario e del mare agitato, non fu -possibile l'approdo. La sera del 17 si stava per gittar l'áncora, quando -si spezzò il canape, e da capo fu necessario avventurarsi in alto mare. -Finalmente, la mattina del 18, fu possibile alla _Nina_ di ancorarsi -dalla parte settentrionale dell'isola. - -Gli abitanti della Santa Maria si maravigliarono molto di due cose: che -quel fragile schifo avesse potuto sostenere tanta furia di mare, e che -un Nuovo Mondo fosse stato scoperto. Del dire chi fossero e donde -tornassero, male incolse ai reduci dalla memorabile impresa. Discesa a -terra una parte dell'equipaggio per sciogliere il suo voto ad un -santuario della Vergine, che si vedeva a mezza costa, furono presi -prigioni dal capitano dell'isola e catturato il palischermo sul quale -erano venuti a terra. Quel capitano, certo Castaneda, avrebbe volentieri -pigliato anche Cristoforo Colombo, che era rimasto a bordo con l'altra -parte della sua gente, aspettando che la prima squadra ritornasse. -Furono molti, per quattro giorni alla fila, i discorsi e le -tergiversazioni del signor capitano; il quale, finalmente, la sera del -22 mandò una barca con due preti e un notaio, che domandassero in nome -suo di vedere le carte di Cristoforo Colombo, assicurandolo esser egli -disposto a prestargli ogni servizio dipendente da lui, purchè fosse -davvero almirante dei reali di Spagna. - -Cristoforo Colombo intese esser quello un raggiro del Castaneda, per -dissimulare una ritirata e abbandonare con un po' di decoro il contegno -ostile che aveva assunto prima. Represse allora il suo sdegno; rispose -ringraziando delle cortesi profferte, e riconoscendo che la loro -domanda, rispetto alla commissione regale a lui affidata, era secondo -l'uso e la ragione del mare; perciò si fece a mostrare la lettera -generale di raccomandazione dei Re Cattolici, indirizzata a tutti i loro -sudditi e agli altri principi; e parimente la commissione che gli -avevano data di imprendere il suo viaggio di scoperta oltre l'Atlantico. -Il che veduto dai tre inviati, questi se ne ritornarono a terra -soddisfatti, e rimandarono il palischermo, coi marinai sostenuti fin -allora in prigione. - -L'almirante non vide altrimenti il Castaneda, nè approfittò delle sue -tarde profferte di servizi. Il 24 di febbraio, partì dall'inospite lido -della Santa Maria, facendo vela per levante. Ma non erano ancor finite -le peripezie del ritorno. Il 3 di marzo, la povera _Nina_ dovette -sostenere un altro temporale, donde riportò le vele squarciate. La furia -del vento e quella del mare erano tali, che l'equipaggio si stimò -un'altra volta in gravissimo pericolo. Un altro voto fu fatto, di -mandare un altro pellegrinaggio al Santuario di Santa Maria della Centa, -presso di Huelva; e la sorte ancora una volta designò l'almirante. - -Nella orribile notte che seguì, fu veduta al chiarore dei lampi la -terra. Ma quella vista non fu salutata con giubilo, temendo tutti che la -caravella non fosse sbalestrata contro gli scogli. Dov'erano andati a -parare? Se ne avvidero la mattina del 4 marzo, riconoscendo la rocca di -Cintra e la foce del Tago. - -L'almirante diffidava delle disposizioni dei Portoghesi verso di lui. Ma -la burrasca, che sempre più infuriava, non gli dava modo di scegliere un -altro rifugio. Entrò nel Tago, andando a gettar l'áncora dirimpetto a -Rastello, bene accolto dagli abitanti, che tutta la mattina avevano -osservata da lungi la povera caravella in continuo pericolo. - -Un corriere fu subito spedito dall'almirante ai reali di Castiglia, per -dar nuova del suo ritorno e delle fatte scoperte. Un'altra lettera al re -di Portogallo, che si trovava allora a Val Paraiso, chiedeva licenza di -avanzare la sua nave fino a Lisbona, dove sarebbe stata maggiormente al -sicuro. Per dissipare intanto ogni dubbio nella mente del re, Cristoforo -Colombo soggiungeva di non essere stato sulle coste di Guinea, nè in -nessun'altra delle colonie portoghesi, ma di essere venuto dalla -estremità orientale delle Indie. - -Innanzi di muovere per Lisbona, l'almirante del mar Oceano ricevette la -visita solenne di don Alvaro di Acuna, capitano della nave grossa che -stava a guardia del porto di Rastello. Seguirono le visite d'una -moltitudine di barche e di burchielli, con gente venuta perfin da -Lisbona, dove la notizia del maraviglioso viaggio era corsa. Uomini -d'alto affare, grandi ufficiali della corona, gentiluomini, ed ogni -sorte di curiosi, tutti si affollavano intorno alla caravella che -ritornava dalla scoperta di un Mondo; nè fu poca la tristezza di coloro -che vedevano assicurata quella strepitosa conquista alla Spagna, mentre -il Portogallo era stato il primo a cui Cristoforo Colombo aveva offerto -di tentare l'impresa. Ma tardi si pente chi ultimo arriva. - -Don Martino di Norogna, gentiluomo della Corte portoghese, giunse il -giorno 8 con una lettera del re Giovanni, che invitava il fortunato -scopritore alla sua residenza. Partì Cristoforo Colombo quella medesima -sera; giunse a Val Paraiso, ricevuto da una grande cavalcata, ed ebbe -dal re accoglienze cortesi. Non mancarono per altro le allusioni ai -diritti del Portogallo, che potevano essere stati offesi da quel viaggio -di scoperta, e l'almirante dovette penar molto a persuadere il re -Giovanni e i suoi consiglieri che le conquiste portoghesi non erano -punto in questione. Quelle, del resto, erano faccende da potersi -trattare direttamente fra la Corte di Portogallo e la Corte di Spagna. - -Dopo parecchi giorni di dimora a Val Paraiso, ebbe Cristoforo Colombo -licenza di ritornarsene alla sua caravella. E giunto a bordo, come Dio -volle, il mercoledì 13 marzo, a due ore di giorno, fece vela per andare -alla Corte di Spagna. Il venerdì seguente, sull'ora del meriggio, girava -la punta dell'isoletta di Saltes, donde, addentrandosi nel fiume, venne -a dar fondo nel piccolo porto di Palos. - -Da quel porto era egli uscito il 3 di agosto dell'anno antecedente 1492, -cioè sette mesi e undici giorni prima. - -Quivi fu ricevuto da tutto il popolo in processione, e con una festa, -con un giubilo così alto e chiassoso, che parve piuttosto un delirio. - -La prima visita dell'almirante e dei suoi marinai fu alla chiesa -principale della città. Il grande navigatore passò per le vie in mezzo -ad una calca acclamante e plaudente; quella stessa calca che lo aveva -maledetto un anno prima, come un avventuriere, per il cui pazzo orgoglio -erano condannati a morte sicura tanti valorosi marinai di Castiglia. - -Cristoforo Colombo non pensò neanche alle contrarietà, agli ostacoli, -alle esecrazioni dell'anno antecedente. Pensò piuttosto al giorno in -cui, oscuro e povero, col suo figliuoletto Diego per mano, era giunto a -Palos, e di là, non trovandoci modo di vivere, si era avviato per l'erta -della collina sovrastante, fino al convento dei francescani di Santa -Maria della Rabida. Lassù aveva egli trovato il sorso d'acqua e il tozzo -di pane, da cui era dipesa la sua vita, e la scoperta di un mondo. - -Ma mentre egli pensava con gratitudine alla Rabida, don Juan Perez di -Marcena scendeva dal colle ad incontrare l'amico. E con lui veniva il -medico don Francisco Garcia. - -L'incontro dei tre amici fu commovente. Corsero abbracci e baci senza -fine; ed anche si piansero molte di quelle buone lacrime, che provano -all'uomo la bontà sua, e perfino la bontà della esistenza; almeno in -qualche momento solenne. - -Echeggiava ancora la piccola città di Palos delle acclamazioni al grande -almirante del mare Oceano, quando nel suo porto entrava un'altra -caravella, la _Pinta_. Nessuno badava alla nuova arrivata; nessuno, del -resto, poteva badarci, poichè le calate erano deserte, e sulle navi -ormeggiate nel porto non apparivano marinai. - -Un palischermo si staccò dalla _Pinta_, venendo alla calata, e ne smontò -il comandante della caravella, Martino Alonzo Pinzon, molto maravigliato -di quel silenzio, di quella solitudine. Solo un pescatore, un povero -storpio, stava seduto là presso, con le gambe penzoloni sull'orlo della -calata, in atto di innescare la sua lenza. - ---Che cos'è, Sancio?--gli chiese il Pinzon, riconoscendolo.--Son tutti -morti, a Palos? - ---Al contrario, più vivi e più allegri che mai;--rispose il -pescatore.--Ma sono tutti fuori; hanno accompagnato il grand'uomo sulla -collina, al santuario della Rabida. - ---Il grand'uomo!--esclamò Martino Alonzo Pinzon.--Chi è questo -grand'uomo? - ---L'almirante, don Cristoval Colon, che ha scoperte le nuove isole. Non -lo sapete? Non eravate con lui? - ---Sì, sì;--borbottò il Pinzon.--Ma quando è egli arrivato? - ---Questa mattina. E si è fatta una gran festa, in paese. Ma dove eravate -voi, Martino Alonzo? rimasto indietro, non è vero? - ---Sì, rimasto indietro;--replicò il Pinzon;--quantunque io per il primo -abbia toccata la costa di Spagna. Ma io ho avuto la disgrazia d'essere -spinto dal fortunale nel golfo di Biscaglia. Perciò arrivo tardi.... e -chi tardi arriva, male alloggia, a quel che vedo. - ---Beato voi che per alloggiare avete una bella casa, Martino -Alonzo;--disse il pescatore.--Ma voi andrete ora incontro al signor -almirante, m'immagino. Egli sarà ben contento di vedervi. - ---Non andrò;--rispose il Pinzon.--Ci sarà tempo domattina. E tu bada, -Sancio, non dire di avermi veduto. Voglio andarmene a riposare nella mia -bella casa, amico Sancio; nella mia bella casa, dove non isperavo di -dormire. - ---Eh, certo! dopo tanti mesi di fatiche, il vostro letto vi piacerà. Ma -sarete l'unico a dormire, questa notte; tanta è l'allegrezza del nostro -paese. - ---Dove io sono accolto come un cane;--brontolò Martino Alonzo.--E come -un cane me ne andrò ora alla cuccia. Ti ripeto, non dire a nessuno di -avermi veduto; altrimenti....-- - -E accentuò la sospensione della frase con un gesto di minaccia. - ---Non dubitate, Martino Alonzo;--rispose lo storpio.--Sarete obbedito.-- - -Il comandante della _Pinta_ si allontanò dalla calata, andando verso la -casa sua, dove non era aspettato. E giunse nella sua casa senza avere -incontrato nessuno per via; e nella sua casa si chiuse, col suo mal -talento nell'anima. - -Che cos'era avvenuto, per renderlo tanto scontroso quel giorno? -Sicuramente, era triste il giungere a quel modo in patria, non veduto, -non salutato da alcuno. Ma questo era un caso naturalissimo, di cui -Sancio gli aveva data la spiegazione. Ed anche si capiva che nell'animo -di Martino Alonzo Pinzon ci fosse molta amarezza, per la disgrazia -d'esser giunto troppo tardi, e di non avere avuta la sua giusta parte -nelle accoglienze di Palos ai suoi marinai reduci dalla spedizione -portentosa dell'Atlantico. Ma era questa una buona ragione perchè -Martino Alonzo Pinzon corresse a nascondersi in casa? - -Diciamo subito, senza tenere i lettori alla corda, quali fossero le -ragioni della tristezza e della rabbia di Martino Alonzo Pinzon. La sua -caravella, separata dalla capitana per la violenza dell'uragano, era -stata spinta in un'altra direzione, verso il golfo di Biscaglia, ove, -non senza stento, aveva approdato a Baiona. Ignorando se Cristoforo -Colombo fosse sfuggito a quella fortuna di mare, impaziente di -precorrerla ad ogni costo, preoccupando a suo favore il giudizio della -corte e del popolo di Castiglia, Martino Alonzo aveva scritto subito al -re e alla regina, informandoli delle fatte scoperte. Ma il linguaggio -suo, in quella lettera, non era di un ufficiale subalterno, che -riferisse al suo comandante la gloria dell'impresa; era quello di un -millantatore, che volesse attribuirne a sè tutto il merito. Di -Cristoforo Colombo egli non faceva parola; forse aspettando dal tempo la -certezza di un naufragio che gli pareva molta probabile, si disponeva a -non parlare che di sè, dimenticando il comandante supremo. E frattanto, -chiudeva la sua lettera domandando licenza di recarsi alla Corte, per -esporre alle Loro Altezze la peripezie del suo viaggio e l'ordine e la -importanza delle scoperte, che aveva fatte di là dall'Oceano. Il tempo, -frattanto, si era abbastanza rabbonito; e Martino Alonzo Pinzon aveva -spiegate nuovamente le vele, per muovere verso la spiaggia di Palos, -dove si faceva sicuro di essere accolto in trionfo. Quanto alla nave -capitana, egli avrebbe potuto assicurarsi in quel tragitto di ciò che -poteva esserne avvenuto. Se egli non ne aveva notizia da Baiona a Palos, -certamente la _Nina_ si era inabissata; l'Oceano aveva sepolta per -sempre la gloria del navigatore straniero; e trionfava due volte il -Pinzon. - -Martino Alonzo aveva fatti male i suoi conti. La _Nina_, non che -perdersi, era giunta prima di lui; e quella tal lettera ch'egli si era -affrettato a mandare da Baiona ai reali di Castiglia, correva rischio di -essere interpetrata e giudicata molto severamente, così per le -millanterie del suo autore, come per il silenzio serbato intorno al -comandante della spedizione, al vero scopritore delle nuove terre di là -dall'Atlantico. E con tante orgogliose speranze nel cuore si era egli -appressato all'isolotto di Saltes! Con tanta baldanzosa fiducia aveva -rimontato il corso del suo fiume natale! Povero orgoglio! povera -baldanza! Finivano ambedue nella vergogna; e in una vergogna tanto più -grande, in quanto che essa gli capitava nella sua patria, in quel porto -di Palos, dove fino allora egli era stato riverito come il primo fra i -primi navigatori di Castiglia. - -E come fu grande la vergogna, così fu grande il rimorso. Martino Alonzo -pensò all'arroganza, alla insofferenza d'ogni freno e d'ogni autorità, -di cui aveva fatto prova in tante occasioni, durante il viaggio; ed -anche all'atto di vera disobbedienza a cui si era lasciato trascorrere, -abbandonando il suo almirante nelle acque di Cuba, così rendendo -impossibile al grande navigatore di proseguire le sue scoperte. -Ricordando queste cose, era naturale che non osasse mostrarsi per le -vie, fino a tanto che l'almirante era ospite di Palos. Aspettò dunque -che fossero finite le feste, e che Cristoforo Colombo fosse partito di -là. Il fatto seguì assai prima che egli non isperasse. L'almirante aveva -mandato un corriere alla Corte, che si ritrovava di quei giorni a -Barcellona; il giorno seguente, disceso dal convento della Rabida, dove -aveva passata la notte, Cristoforo Colombo si avviò, per via di terra, -alla volta di Barcellona. - -E allora anche Martino Alonzo Pinzon uscì dal suo nascondiglio. Un buon -pretesto per quel suo rimanersi sotto la tenda, lo aveva; e se anche non -fosse stato buono, egli non doveva render conto degli atti suoi a -nessuno. Era giunto tardi, perchè il temporale lo aveva mandato a parare -in Biscaglia; giunto tardi, non aveva voluto disturbare le feste fatte -al suo comandante; era stanco morto; più che esser portato in trionfo -gli premeva di riposarsi qualche ora. Si era riposato, era uscito; qual -colpa era la sua, se non aveva veduto l'almirante? Per tanti mesi di -seguito si erano veduti ogni giorno. E anch'egli, uno di quei giorni, si -sarebbe messo in viaggio per raggiungerlo a Barcellona. Intanto, egli -approfittava di quel riposo a Palos, per mettere in sesto le cose sue, -che ne avevano bisogno. Questa era la gloria vera del lavoratore; -lavorar sempre, o in una cosa o nell'altra, senza un giorno di tregua. - -Con questi ragionamenti, fatti a pezzi e bocconi, quando l'occasione si -offriva, Martino Alonzo Pinzon credette di giustificare la sua dimora -prolungata a Palos. Ma intanto ch'egli si consumava di rimorsi e di -rabbia, gli giungeva una lettera dalla Corte. I sovrani non tenevano -verun conto delle sue millanterie; lo rimproveravano in quella vece -della sua disobbedienza all'almirante, e finivano dispensandolo da una -visita che sarebbe stata penosa per tutti. - -Martino Alonzo Pinzon non rèsse a quel colpo. Già poco ci voleva per -abbattere quella rovina d'uomo. Vittima dell'invidia sua, dei rimorsi, -della vergogna ond'era stato oppresso così duramente, il comandante -della _Pinta_ in capo a pochi giorni fu trovato morto nel suo letto. Gli -stenti del fortunoso viaggio, un vizio del cuore, un insulto -apoplettico, diedero ragione sufficiente di quella morte improvvisa. - -La storia non sarà disumana con Martino Alonzo Pinzon. Essa, obbligata -ad essere la più umana di tutte le scienze, poichè ha per sua materia -gli uomini e le opere loro, ha certamente il diritto di ridurre a più -giusta misura gli eroi, fabbricati o ingranditi da vecchi narratori -sulla traccia dei grandi eventi a cui ritrovarono il loro nome -associato. Ma essa può e deve essere compassionevole, senza tralasciare -di esser giusta, con quei modesti cooperatori delle grandi imprese, i -quali ebbero il torto di voler parere più alti del vero. Quanti eroi -della leggenda, ed abbastanza rispettati dalla critica, non si mostrano -da meno di quel povero Martino Alonzo Pinzon! Intrepido marinaio, ma di -poca coltura, in un tempo che ai suoi pari non se ne richiedeva nessuna, -egli cedette in un cattivo momento ai demoni della superbia e della -cupidigia. In lui erano potentissimi gl'istinti, e non dominati dalla -ragione. Ma la storia non dimenticherà che Martino Alonzo Pinzon, in un -felice momento, udì le voci del suo buon genio, che lo chiamava ad una -nobile impresa, avversata dagli invidiosi, non approvata dai dotti. Fu -egli il primo marinaio di Spagna che si persuase della verità e della -grandezza delle idee di Cristoforo Colombo. Se egli non era, il povero -Martino Alonzo, se egli non si persuadeva, se egli non dava l'esempio di -avventurare la sua vita col navigatore Genovese, nessun marinaio di -Palos, di Huelva, di Moguer, avrebbe osato prendere il mare per quella -nobile impresa, ed ogni ordinanza reale sarebbe rimasta lettera morta. -Quell'atto redime molti falli, e può farne dimenticare molti altri. E -noi deponiamo un fiore sulla tomba del povero Martino Alonzo Pinzon. - - - - - - _Capitolo XIX._ - - - - - - Il commiato. - - - -Cristoforo Colombo avrebbe voluto recarsi a Barcellona con la sua -caravella. E sarebbe stato, agli occhi della Corte di Spagna, un bel -contrasto fra la importanza della scoperta e la povertà dei mezzi con -cui la scoperta era stata fatta da lui. Ma la povera _Nina_ imbarcava -acqua da tutte le commessure, e bisognò rinunziare al disegno. -L'almirante si recò dunque per terra a Siviglia, per aspettare colà gli -ordini del re Ferdinando e della regina Isabella. - -A Siviglia lo accompagnarono sette dei dieci naturali che egli aveva -condotti da Guanahani e da Cuba. Uno era morto in viaggio; due erano -infermi, e furono lasciati a Palos, affidati alle cure amorevoli di don -Francisco Garcia. Ma l'almirante volle con sè tutti i suoi ufficiali e -tutti i marinai che avevano partecipato ai rischi e alla gloria -dell'impresa, così quelli della _Pinta_ e della distrutta _Santa Maria_, -come quelli della _Nina_, diventata la nave capitana. - -Dei marinai che lo seguivano, due mutarono spoglie, appena giunti a -Siviglia. Erano i due genovesi, Cosma e Damiano, che apparvero alla -presenza del signor almirante in veste da gentiluomini. La cosa non -doveva parer strana a nessuno. Tutta la marinaresca sapeva da un pezzo -che quei due erano marinai per celia; sebbene, lavorando e faticando -come gli altri, non avessero fatto niente per celia. - -L'almirante era da pochi giorni nella capitale dell'Andalusia, quando -ricevette la lettera dei sovrani, che lo pregavano di dare -immediatamente, a Siviglia, o dove gli piacesse meglio, gli ordini -necessari ad affrettare la sua partenza per un nuovo viaggio, -informandoli a volta di corriere di ciò che avessero a fare dal canto -loro, per agevolare gli apparecchi. S'intende che lo invitarono anche a -recarsi alla Corte, in Barcellona; ma questo era il meno. E certamente a -Cristoforo Colombo doveva piacere, assai più del cortese invito, la -fretta con cui Ferdinando e Isabella miravano ad assicurarsi la -conquista di un nuovo impero di là dall'Atlantico; una conquista che per -tanti anni si erano peritati d'intraprendere. - -Il ricapito della lettera regia era questo: «A Don Cristoval Colon, -nostro almirante sul mare Oceano, vicerè e governatore delle isole -scoperte nelle Indie». Anche questi titoli, come erano stati lesinati, -un anno addietro! Per la insistenza di Cristoforo Colombo a domandarli, -era pericolata all'ultimo momento la spedizione. Tempi mutati! Ma il -marinaio genovese non serbava rancori nell'anima, e ad altro non pensò -che ad eseguire i comandi delle Loro Altezze, inviando a volta di -corriere, come chiedevano, una minuta descrizione delle navi, degli -uomini e delle munizioni necessarie al suo secondo viaggio. - -Dopo di che, si pose in cammino per andare a Barcellona. La via non era -lunga; ma dovevano renderla lunghissima le numerose fermate, di cui egli -non poteva passarsi, essendo costretto a traversare molte delle più -belle e popolose città della Spagna. - -Il suo viaggio parve la marcia trionfale di un conquistatore. Ovunque -egli passava vedeva affollarsi la gente dei luoghi circonvicini, che -fiancheggiava le strade maestre ed ingombrava borghi e villaggi. Nelle -grandi città, le vie, le finestre, i terrazzini, i tetti, brulicavano di -spettatori curiosi che facevano suonar l'aria dei più lieti clamori. Ad -ogni tratto era fermato dalla calca, che voleva veder lui da vicino, per -imprimersi bene i suoi lineamenti negli occhi. Con molta maraviglia -erano anche osservati gl'Indiani, che veramente erano facce dell'altro -mondo, e parevano piovuti in terra da qualche pianeta. - -Così trattenuto ad ogni punto, obbligato a passare un giorno nei luoghi -più importanti, a passare almeno qualche ora nei luoghi più piccoli, -affinchè fosse appagata la curiosità di tutti, l'almirante non giunse a -Barcellona che il 14 di aprile. Colà tutti gli apparecchi erano fatti -per accoglierlo con solennità e magnificenza. Ad una certa distanza -dalla città, gli mosse incontro una splendida cavalcata di gentiluomini, -con gran moltitudine di popolo, per fargli onoranza. - -Il suo ingresso nella nobile capitale della Catalogna fu paragonato al -trionfo che solevano concedere gli antichi Romani ai loro consoli -vittoriosi. Andavano primi gli Indiani dipinti d'ocra a vari colori, -secondo la foggia del loro paese, adorni di armille alle braccia, di -piastrelle e di cerchietti d'oro alle nari. Dopo di questi, che -camminavano portando i loro archi, le loro frecce e le loro zagaglie, -venivano i marinai, portatori dei pappagalli vivi, dalle molte varietà e -dai più lieti colori, delle piante rare, e sopratutto dell'oro in -polvere, o in masse più o meno vistose. Giungeva ultimo l'almirante a -cavallo, accompagnato dai suoi ufficiali, e seguito da quella splendida -cavalcata di gentiluomini, che era venuta ad incontrarlo. - -La calca era così fitta, che spesso era impossibile di farsi largo per -via. Le dame sventolavano i fazzoletti dalle finestre e dai terrazzini; -dai tetti al basso della strada era un agitarsi di teste, un levarsi di -grida festose. Sembrava che il popolo non potesse saziarsi di -contemplare i trofei di un Nuovo Mondo, e l'uomo maraviglioso che aveva -saputo indovinarlo, che aveva potuto scoprirlo. - -Per accoglierlo con maggior pompa, Ferdinando e Isabella avevano -ordinato che il loro trono fosse incalzato in una gran loggia aperta, -accessibile al maggior numero di persone, sotto un ricco baldacchino di -broccato d'oro. Ivi il re e la regina attendevano l'arrivo dell'eroe; -vicino ad essi stava il principe Giovanni; tutto intorno gli uffiziali -della corona e la prima nobiltà di Castiglia, di Valenza, di Catalogna e -d'Aragona. - -Cristoforo Colombo entrò nella sala, accompagnato dai suoi ufficiali, in -mezzo ai quali si distingueva egli per l'alta statura, la nobiltà del -portamento e il raggio di viva allegrezza che gli sfavillava dagli -occhi. Superbo non era, in quell'ora; e avrebbe potuto esserlo, -vedendosi davanti la più parte di coloro che più fieramente avevano -avversati i suoi disegni, negata la sua dottrina, disprezzata la sua -persona e calunniate le sue intenzioni! Non era superbo; ma poteva farlo -apparir tale la solennità del momento, e quel suo ritorno di -trionfatore, da una impresa che era seguita punto per punto quale egli -l'aveva immaginata e proposta. - -Del resto, il legittimo orgoglio che poteva dipingersi nel suo viso -radiante d'allegrezza, era ancora un giusto omaggio a coloro che in lui -avevano creduto, a coloro che lo avevano consolato e confortato nei più -tristi momenti della sua vita, nei giorni troppo lunghi e troppo -frequenti delle sue amarezze. Certo, non vedeva di mal occhio quell'aria -di onesta alterezza la regina Isabella, che tanto si era adoperata per -appagare i voti del navigatore Genovese; di quella alterezza doveva -compiacersi, come di propria vittoria, quella nobile dama che stava in -piedi accanto allo scanno della regina, la marchesa di Moya, Beatrice di -Bovadilla. - -Qual turbamento, e come dolce, in quel cuore di donna! Ci sono le gioie -che opprimono, tanto sono violente; pure, chi vorrebbe rinunziarci? A -buon conto, non voleva rinunziarci la nobile signora, che aveva -aspettato quel giorno e quel turbamento profondo, come il premio di -tutte le sue fatiche, come il compenso di tutte le sue ansietà, di tutti -i suoi terrori, di tutti i suoi scoramenti. - -Comprimendo a stento i battiti del suo cuore, Beatrice di Bovadilla -guardava davanti a sè. Non aveva da muoversi, non aveva da voltare la -faccia; l'argomento di tutte le sue cure doveva giunger là, in quel -breve spazio, rimasto vuoto per lui. E quell'uomo era giunto, quello -spazio era finalmente ripieno, della persona, della luce, della gloria -di lui. In mezzo a quella gran folla di dame e di cavalieri, nessuno -badava a lei, in quel punto; neanche don Francisco di Bovadilla, il suo -scontroso e sdegnoso fratello; neanche don Fernando Talavera, il -burbanzoso ed ignorante vescovo di Granata; neanche don Giovanni -Cabrera, marchese di Moya, suo signore e padrone. Tutti gli sguardi, -come tutti i pensieri, erano rivolti al trionfatore; la curiosità, la -commozione, e tutti gli ardori che può comunicare in certi momenti una -moltitudine giubilante al cuor più ribelle, usurpavano il campo ad ogni -altro sentimento. I vigilatori sospettosi di Beatrice Bovadilla, perfino -i suoi molestissimi innamorati, le davano tregua per quell'ora di -animazione straordinaria, di commozione solenne. Ella era dimenticata, -come perduta, in quella folla che aspettava un uomo, che lo sentiva -avvicinare, che lo vedeva presente. Qual gioia, poterlo guardare -liberamente anche lei! poter cercare con avida cura su quel volto la -traccia dei pericoli corsi, degli stenti patiti, e in quegli occhi la -visione dei grandi segreti strappati all'Oceano! Perchè egli era partito -con tre navi, ed era ritornato con una, con la minore delle tre, -portando sovr'essa la sua fortuna, la sua gloria. Egli trionfava, -finalmente; ma era anche un po' lei la vincitrice di quella guerra, e -sentiva di trionfare con lui. - -Nessuno guardava Beatrice di Bovadilla, di tanti gentiluomini che si -affollavano intorno ai gradini del trono. Ma quell'uomo, su cui si -fissavano gli occhi di tutti, dove volgeva egli i suoi? Si era avanzato -fino ai gradini del trono; il re e la regina si erano alzati per -riceverlo; ed egli, prendendo rispettosamente le destre di Ferdinando e -d'Isabella, si era inginocchiato per baciar quelle destre. Lo avevano -amorevolmente rialzato, pregandolo di voler sedere davanti a loro, sopra -uno scanno che due valletti si erano affrettati a mettere innanzi. Ma -egli, prima di sedere, aveva fatto il gesto di chi vuol guardare -intorno, come per raccapezzarsi, in una compagnia che veda la prima -volta. Pure, non aveva girato molto con gli occhi; il suo sguardo era -andato diritto al fianco della regina, si era incontrato nello sguardo -di Beatrice Bovadilla, e sul volto di lui era corsa una vampa. Ah, bene -facevano tutti, non guardando che lui; meglio aveva fatto egli, non -cercando altro sguardo che quello di lei. - ---Don Cristoval, nostro amico, voi state bene? Vi siete rimesso di tante -fatiche?--diceva la regina Isabella.--Abbiamo palpitato di profonda -ansietà, leggendo nella vostra lettera il racconto di ciò che avete -sofferto nel ritorno dal vostro maraviglioso viaggio. Ma ora siete con -noi, e ci sentiamo più tranquilli. Vorrete voi raccontarci di tutte le -grandi cose che avete operate? - ---Con l'aiuto di Dio e sotto il padronato delle Vostre Altezze,--rispose -Cristoforo Colombo,--l'impresa non poteva sortire un esito migliora. -Umile istrumento della provvidenza celeste, io la ringrazio ogni giorno -di avere inspirato ai Sovrani di Castiglia tanta benevolenza per me.-- - -Benevolenza un po' tarda, non è vero? e sopra tutto, ben misera negli -effetti! Ma il navigatore Genovese era sincero, ringraziando i reali di -Castiglia di quanto avevano fatto per lui. Chi pensa alle difficoltà, -agli indugi, ai contrasti, quando l'impresa è compiuta e il trionfo l'ha -coronata? - -Cristoforo Colombo, per obbedire al desiderio della regina, incominciò a -raccontare il suo viaggio. Era facondo, come sappiamo, ed anche spesso -eloquente, di una eloquenza che toccava in certi punti il sublime, nella -sua stessa semplicità. Quella volta, poi, doveva riuscire più eloquente -d'Iperide, usando a più nobile fine un famoso argomento dell'oratore -ateniese. Egli, infatti, poteva presentare i documenti della sua gloria, -in quelle sette creature umane, tanto diverse da ogni specie conosciuta, -alle quali, oltre il rosso colore della pelle, dava tant'aria di novità -lo strano costume di tingersi il corpo, segnandolo di svariate figure, e -quell'altro, non meno strano, di portare al sommo della nuca quei ciuffi -di penne dai vivaci colori. - -E non era men bello vedere quei selvaggi sgranar tanto d'occhi, per -contemplare quella società europea, tutta coperta di seta, di broccato e -di trine. I cortigiani di Castiglia godevano, senza darsene ragione, di -quel naturale contrasto fra due razze, una delle quali, ignota fino a -quei giorni, e padrona di sè, doveva cadere in servitù dell'altra, e a -mala pena conosciuta, e a mala pena assoggettata, sparire dalla faccia -della terra. Poveri selvaggi del Nuovo Mondo! Ignorando la loro sorte, -contemplavano attoniti la grandezza, la maestà dei reali di Spagna, -offrendo loro nei canestri di vimini, intessuti con la loro arte -bambina, la polvere d'oro che doveva destare tante cupidigie, ed esser -cagione di tanti delitti all'uomo civile. - -Della attenzione con cui tutta la Corte era stata ad udire il racconto, -non occorre parlare. Erano così nuove le cose che diceva l'almirante del -mare Oceano; e ciò che tutti vedevano riusciva a così vivo commento -delle parole sue, che due ore trascorsero senza che alcuno di tanti -ascoltatori se ne fosse avveduto. Pure, egli non aveva raccontato che -sommariamente. Ma tutti si ripromettevano di udirlo ancora, e di avere -da lui in tutti i più minuti particolari ciò che per sommi capi era -stato esposto, quasi a sfiorare il tema, ad acquetare la prima sete, ma -senza spegnerla ancora. - -Com'ebbe finito di raccontare, Cristoforo Colombo presentò ad uno ad uno -i suoi compagni di viaggio. Isabella e Ferdinando ebbero una cortese -parola per tutti. - -Quando venne la volta dei due amici, che sappiamo, Cristoforo Colombo -non potè dire, naturalmente, che due nomi di battesimo, e per giunta non -i veri ed autentici. - ---Cosma e Damiano,--diss'egli,--miei concittadini; due nobili genovesi, -che hanno voluto venire con me, nell'umil veste di semplici marinai.-- - -Ferdinando salutò graziosamente con un cenno del capo e con un sorriso i -due marinai gentiluomini. - ---Nobili uomini,--rispose egli,--e più nobili cuori! Qui troveranno in -buon punto due loro illustri concittadini, a noi inviati per -ambasciatori della eccelsa Repubblica di Genova. Signori,--soggiunse, -volgendosi a due gravi personaggi che erano sulla sua destra,--vogliate -riconoscere ad abbracciare i vostri concittadini, che si son fatti -compagni di fatiche, di pericoli e di gloria del nostro grande almirante -e vicerè, don Cristoval Colon.-- - -I due personaggi uscirono dalle prime file. Erano essi messer Francesco -Marchesio, legista, e Giovanni Antonio Grimaldo, ambasciatori mandati da -Genova alla Corte di Castiglia, per negoziare un trattato di pace e di -alleanza fra i due Governi. - -Il Grimaldo riconobbe Cosma alla bella prima, e già aveva incominciato a -dirgli: - ---Siete voi, messer Gia....-- - -Ma un'occhiata di Cosma gli mozzò in bocca il nome che egli stava per -proferire. - ---Siamo Cosma e Damiano, qui;--soggiunse Cosma, a guisa di commento, e -parlando il vernacolo di casa;--due amici, due fratelli, come i santi di -cui abbiamo assunti i nomi. Le nostre famiglie non sono d'accordo -laggiù; ma voi non vi maravigliate, messer Giovanni Antonio, se noi due -ci ritroviamo amicissimi qui. Siamo fuori di casa; e fuori di casa -possiamo anche incontrarci volentieri con gli ambasciatori del doge -Adorno. - ---Una bella gloria per voi, messeri, di aver partecipato a questo -miracoloso viaggio!--disse Francesco Marchesio, cercando di sviare il -discorso dalle cose di Stato. - ---E per il nostro insigne concittadino Colombo d'averlo ideato e -compiuto;--aggiunse Damiano.--Vedete intanto, messeri? Gli hanno già -smozzicato il cognome. E questo mi pare il primo rimprovero alle nostre -discordie, le quali non hanno consentita la gloria di scoprire il Nuovo -Mondo ai figli di quei Genovesi che avevano pure scoperte le isole -Canarie, quelle degli Astori, del Legname e del Capo Verde. - ---Di chi la colpa?--mormorò Giovanni Antonio Grimaldo. - ---Non vostra, messere, nè del vostro onorando compagno; nè la nostra, a -buon conto;--replicò Damiano.--Ad un per uno, siamo tutti innocenti; ma -posti a mazzo.... - ---È vero; non dite di più!--interruppe il Grimaldo.--Ma qui, fuori di -casa, tutti amici, non è vero messer Bar.... - ---Damiano, per ora, e felicissimo al pari di Cosma, di aver salutati due -valentuomini della nostra cara Genova.-- - -Le presentazioni erano finite, e il re Ferdinando aveva fatto un cenno. -A quel cenno risposero dall'alto i gravi accordi di un organo. La -regina, il re, le dame e i gentiluomini della Corte s'inginocchiarono. I -cantori della cappella reale intuonarono il _Tedeum_, e ad essi fecero -eco le voci di tutta quella gente adunata. Il maraviglioso inno -Ambrosiano, vera elevazione delle anime a Dio creatore, a Dio -consolatore, a Dio datore d'ogni bene, non fu mai cantato con tanta -pienezza di gratitudine, con tanta commozione di cuore. Le lagrime -corsero più volte agli occhi della regina; di lagrime, per tutto il -tempo che durò la modulata preghiera, si mostrarono rigate le guance del -navigatore Genovese. - -Finito il canto si levarono tutti, e incominciò la sfilata. Accompagnati -dal vicerè delle isole scoperte, dal grande almirante del mare Oceano, -Ferdinando ed Isabella si avviarono al palazzo reale, in mezzo ad una -moltitudine acclamante. - -In più ristretti colloqui il grand'uomo raccontò partitamente ai reali -di Castiglia la fatte scoperte. E allora gli toccò di ricevere le -congratulazioni, le lodi, le strette di mano di tutti i più eminenti -personaggi. Molto egli gradì l'abbraccio di don Pedro di Mendoza, -cardinale e primate di Spagna, che era stato il più autorevole dei suoi -difensori al tempo del consiglio di Salamanca. Ma egli non potè -reprimere un atto di stupore, vedendosi prendere tanto amorevolmente per -tutt'e due le mani da don Fernando Talavera, vescovo di Granata, -confessore della regina, e già presidente di quel famoso consiglio in -cui l'ignoranza aveva fatta una delle sue più solenni comparse. - ---Figliuol mio!--gli diceva il Talavera, con una voce chioccia che -voleva parer soffocata dalle lagrime della consolazione.--Figliuol mio -dilettissimo, è una grande contentezza per me, di potervi abbracciare! -Che uomo, signori!--soggiungeva, voltandosi a guardare intorno; e non -lasciando tuttavia sfuggire le mani del figliuolo suo dilettissimo.--Che -uomo! Lo avevo sempre detto, io, che un grande onore ci sarebbe venuto -da lui. _Lumen veniet e coelo et hoc lumine implebitur terra_. Che uomo! -che uomo! Don Cristoval, voi dovete andar superbo dell'opera, vostra. E -noi dobbiamo andar superbi di avervi conosciuto, di avervi indovinato. - ---Questo io non dimenticherò mai,--disse Cristoforo Colombo, -inchinandosi. - -E liberatosi finalmente dalle strette del vescovo di Granata, si volse a -don Alonzo Quintanilla e a don Luigi Santangel, che aspettavano la volta -loro. Questi, poi, li abbracciò, e li baciò con effusione di cuore. - ---A voi, consolatori, a voi confortatori miei nei tristi giorni -d'abbattimento, io ho pensato ogni giorno, come a don Juan Perez -Marcena, il degno guardiano della Rabida, e al fisico Francisco -Garcia;--disse l'almirante, non curandosi più del Talavera, che ancora -non si era allontanato di là,--Siete stati voi, buoni amici, i miei -quattro punti cardinali; da ognuno di voi, se è lecita a cuori allegri -una celia,--soggiunse egli ridendo,--vorrei intitolata una delle quattro -parti del mondo. - ---Ma per opera vostra, don Cristoval, son diventate cinque;--rispose il -Santangel.--Mi è parso di capire dal vostro racconto che le isole -occidentali son molte, e che non sia il caso di regalarle all'Asia. - ---È un dubbio, questo, che altri viaggi risolveranno;--replicò -l'almirante.--Ma se una quinta parte sarà, non dubitate, troveremo da -cui intitolarla. - ---Saranno tanti oramai quelli che vi hanno protetto!--esclamò il -Quintanilla,--che vi troverete molto impacciato a ringraziarli tutti.-- - -Così dicendo, l'ottimo don Alonzo non potè trattenersi dal volgere -un'occhiata al vescovo di Granata; il quale, scuotendo la testa nella -sua pappagorgia, rotando gli occhietti astuti e succhiandosi le labbra, -si tirò gravemente in disparte. - -Più dignitoso a gran pezza si mostrò don Francisco di Bovadilla, il -fiero commendatore di Calatrava. Non isfuggì il suo nemico, non negò il -saluto riverente al fortunato uomo, che i suoi sovrani festeggiavano, -che tutta la sua nazione acclamava; ma altro non fece, non mentì con le -labbra una allegrezza, una amicizia, che non aveva nel cuore. - -Fu molto cortese don Giovanni Cabrera, il marchese di Moya. Il vecchio -cavaliere, dopo tutto, non aveva che da inchinarsi in quella stessa -guisa che tutti gli altri avevano fatto al nuovo astro sorgente; da buon -cortigiano, non aveva che da seguire l'esempio dei suoi eccelsi padroni. -Aggiungete che la nube occorsa tra lui e don Cristoval, o piuttosto tra -lui e la sua nobile compagna, era stata così lieve! Si poteva dir quasi -che niente fosse avvenuto. Se poi era avvenuto qualche cosa, quel poco -era stato facilmente dimenticato. - -Per tanto, non fu difficile a don Cristoval di vedere la marchesa di -Moya, in privato colloquio. Quel colloquio, nessuno dei due poteva -cercarlo, nessuno dei due poteva fuggirlo: era naturale che se ne -offrisse l'occasione; era naturale che ambedue l'accettassero. - -Pure, non era il colloquio più naturale del mondo. Chi ci ha seguiti -nella prima parte di queste istorie, facilmente lo immagina. Donna -Beatrice aveva veduto giungere quel momento solenne; non aveva fatto -nulla per affrettarlo; e là, davanti a quell'uomo, era rimasta come -inchiodata al pavimento, guardandolo senza vederlo, rispondendo al suo -inchino con un cenno del capo, e con un moto delle labbra, a cui non -rispondeva alcun suono di voce. Gli sorrideva, intanto, gli sorrideva -placidamente, come a persona amica, da cui si fosse separata a mala pena -il giorno prima. E tanto tempo era passato! tante cose erano avvenute, -dopo il loro ultimo colloquio! e del dramma dei loro cuori così poca -parte era stata confidata alle labbra! - -Don Cristoval doveva fare tutta la strada che intercedeva fra lui e -Beatrice di Bovadilla. L'obbligo era tutto del cavaliere; e da buon -cavaliere, don Cristoval si avvicinò alla bella marchesa di Moya. - ---Signora....--incominciò, ma senza andare più oltre. - -Era, lo sapete, tutto ciò ch'egli sapesse dire, rivolgendo il discorso a -donna Beatrice; tanto che un giorno la bella dama spazientita gli aveva -risposto: «non sapete voi dirmi altro, don Cristoval?» - -Ma per quella volta la bella dama non gli disse così; anzi, non gli -disse nulla di nulla. Gli porse in quella vece la mano. E don Cristoval -prese quella mano; la tenne a lungo tra le sue; poi, chinatosi -divotamente, v'impresse un bacio anche più lungo della stretta. - -Quello era il suo premio, e il buon cavaliere lo gustava intiero. Ed era -anche il tributo della riconoscenza e dell'amor rispettoso per lei. Nè -ella ritirò la sua mano, sebbene la sentisse ardere come per febbre -violenta. - -Ma quella scena muta non poteva durare eterna. Don Cristoval, facendo -uno sforzo, aveva levata la fronte, guardando la sua protettrice. -Davanti a quegli occhi aperti che la fissavano, Bovadilla socchiuse i -suoi, e timidamente gli chiese: - ---Avete pensato a me, qualche volta? - ---Oh!--disse il buon cavaliere.--Più di qualche volta; ogni giorno; -tutte le volte che m'era dato di rientrare col pensiero in me stesso. Ed -anche, ve lo confesserò, mi accadeva di adirarmi con me, di ritrovarmi -assai debole, di scacciare l'immagine.... - ---Importuna?--soggiunse Bovadilla. - ---Non importuna, pericolosa:--rispose don Cristoval.--Voi foste il mio -buon angelo, donna Beatrice, quando io disperavo di raggiungere -l'intento. Là, sull'Oceano, eravate ancora la mia forza interiore. Ma -voi lo intenderete; c'erano i momenti in cui la viltà degli uomini o la -collera degli elementi richiedeva ogni mia cura; ed io allora dovevo -temere che quella immagine, troppo.... presente al mio spirito, non mi -facesse dimentico degli obblighi miei. Perdonate, signora, voi che -intendete sicuramente più che io non dica. Ma a voi pensavo, quando mi -venne sui flutti il primo saluto delle terre sconosciute.... un -ramoscello di spino fiorito; e nel mio pensiero io l'ho dedicato a voi, -come l'omaggio dovuto a colei che mi difese a viso aperto, alla nobile -donna per il cui patrocinio costante fu possibile a me di tentare -l'impresa. Eccolo, signora;--soggiunse don Cristoval, traendo da un -piccolo astuccio di cordovano il ramoscello di spino;--era fiorito, -quando io lo destinavo a voi. Oggi, il poveretto non ha più che le -punte. Io spero tuttavia che non ferisca la nostra amicizia. - ---Esso invece la suggellerà;--disse Bovadilla. - -Così dicendo, Bovadilla accostò prontamente il ramoscello alla bocca. Si -punse le labbra, come vi sarà facile immaginare; ma fu pronta anche a -premervi su col suo fazzoletto di seta. E quel fazzoletto, tinto di -alcune piccole gocce di sangue, porse tosto a don Cristoval. - ---Prendete,--gli disse,--sia questo il pegno d'amicizia eterna fra -noi.-- - -Seguì un lungo silenzio; l'ineffabile silenzio che accompagna le grandi -gioie, come i grandi dolori. Noi lo rispetteremo, ben sapendo che ogni -parola, comunque studiata e riguardosa, guasterebbe. Quando il vicerè -delle isole dell'Oceano partì dalle stanze della marchesa di Moya, egli -aveva gli occhi ancor bagnati di lagrime. - -Quel giorno, ritirandosi nel suo appartamento, Cristoforo Colombo ebbe -una pena, a cui del resto era già preparato. Cosma e Damiano, i suoi -concittadini, i suoi compagni di stenti e di pericoli, venivano a -prendere commiato da lui. - ---Messere,--gli disse Damiano,--avete comandi da darci per Genova? - ---Come? voi volete già andarvene? - ---Sì, oggi stesso, se non vi dispiace. L'occasione è qui, l'afferriamo -per il classico ciuffo. In altre parole,--soggiunse Damiano,--salpa di -qui, nella notte, la _Bella Maghellona_, una galeotta genovese; io la -sposo, e Cosma mi accompagnerà nel viaggio di nozze. - ---Beato voi! sempre di buon umore;--disse l'almirante. - ---Ma sì! perchè mi guasterei il sangue con le malinconie?--rispose -Damiano.--Ho studiato tanto di medicina da intendere che non me lo -aggiusterebbe più nessuna ricetta. - ---E non ci rivedremo più, miei signori? - ---Chi sa?--disse Cosma.--Non verrete voi mai a salutare la patria? - ---La patria!--esclamò sospirando il navigatore Genovese.--Ora, la patria -mia è quello spazio di mare che va dalla foce del Guadalquivir al porto -del Natale. Lo scopritore è incatenato alle sue scoperte, come il Titano -alla sua rupe. - ---Con la giunta dell'avvoltoio; la grazia!--rispose Damiano.--E -tuttavia, messere.... Cosma vi ha detto: chi sa? Io vi rispondo: -sicuramente. Ci rivedremo, messere. Vado a Genova e torno. - ---Ah, bene! Faccio assegnamento su voi. Ma non saprò io per intanto chi -siete voi due? - ---È giusto;--disse Cosma.--Nell'atto di ringraziarvi, il meno che -possiamo fare è di dirvelo. Giano di Campo Fregoso è il mio nome. - ---E il mio, Bartolomeo Fiesco;--disse Damiano. - ---Due nemici, una volta, e due rivali;--riprese Giano Fregoso;--ora due -fratelli nella vostra gloria, a cui siamo orgogliosi di essere stati -compagni. - ---Bravi! e siate fratelli sempre;--rispose Cristoforo Colombo, dopo -averli abbracciati.--E ciò sia per conforto di quella povera patria, a -cui vi prego di portare il mio reverente saluto. Vedevo ieri gli -ambasciatori di Genova non lieti, e mi pareva d'intenderne la cagione. -Essi certamente pensavano che la bella impresa da cui eravamo tornati -noi, si sarebbe potuta compiere con forze genovesi, se ai grifi di -Genova non avessero tarpate le ali le sue maledette discordie. Ma io -pensavo in pari tempo un'altra cosa, e più grave. A danno delle -repubbliche Italiane i grandi Stati si vanno formando e fortificando in -Europa. Oggi, neanche la nostra concordia basterebbe più a scongiurare -quel danno. La nostra Repubblica non ha terra, alle spalle, e va -perdendo l'imperio dei mari; intanto i suoi cittadini non pensano -neanche a prepararle un glorioso tramonto. Questo, per Genova, è peggio -del non aver favoriti essa i disegni di un suo figlio devoto. Come ci -rialzeremo noi, Italiani, da questa miseria? e quando? Non è dato a noi -di prevedere il tempo e le vie; perciò siamo tristi. Ma voi, amici, voi -gentiluomini, non fate nulla che aggravi le tristezze e accresca i danni -alla madre comune. Tristi morrete anche voi, ma senza rimorsi. Andate -ora, nel nome di Dio, ricordate ed amate.-- - - - _Fine_. - - - ---- - - _Il terzo romanzo colombiano che fa seguito a «Le due Beatrici» - e a «Terra Vergine» porterà per titolo_: - - - *I figli del Cielo.* - - - ---- - - - - - OPERE di A. G. BARRILI. - - - - _Capitan Dodéro_ (1865). 12.ª ediz. L. 1 -- - _Santa Cecilia_ (1866). 10.ª ediz. 1 -- - _Il libro nero_ (1868). 4.ª ediz. 2 -- - _I Rossi e i Neri_ (1870). 5.ª ediz. (2 vol.) 2 -- - _Le confessioni di Fra Gualberto_ (1873). 13.ª ediz. 1 -- - _Val d'olivi_ (1873). 18.ª edizione 1 -- - _Semiramide_, racconto babilonese (1873). 8.ª ediz. 1 -- - _La notte del commendatore_ (1875). 2.ª ediz. 4 -- - _Castel Gavone_ (1875). 10.ª ediz. 1 -- - _Come un sogno_ (1875). 23.ª ediz. 1 -- - _Cuor di ferro e cuor d'oro_ (1877). 18.ª ediz. (2 vol.) 2 -- - _Tizio Caio Sempronio_ (1877). 2.ª ediz. 3 50 - _L'olmo e l'edera_ (1877). 18.ª ediz. 1 -- - _Diana degli Embriaci_ (1877). 2.ª ediz. 3 -- - _La conquista d'Alessandro_ (1879). 2.ª ediz. 4 -- - _Il tesoro di Golconda_ (1879). 12.ª ediz. 1 -- - _Il merlo bianco_ (1879). 2.ª ediz. 3 50 - -- Edizione illustrata (1890). 5.ª ediz. 5 -- - _La donna di picche_ (1880). 6.ª ediz. 1 -- - _L'undecimo comandamento_ (1881). 10ª ediz. 1 -- - _Il ritratto del Diavolo_ (1882). 3.ª ediz. 3 -- - _Il biancospino_ (1882). 9.ª ediz. 1 -- - _L'anello di Salomone_ (1883). 3.ª ediz. 3 50 - _O tutto o nulla_ (1883). 2.ª ediz. 3 50 - _Fior di Mughetto_ (1883). 4.ª ediz. 3 50 - _Dalla Rupe_ (1884). 5.ª ediz. 3 50 - _Il conte Rosso_ (1884). 3.ª ediz. 3 50 - _Amori alla macchia_ (1884). 3.ª ediz. 3 50 - _Monsù Tomè_ (1885). 3.ª ediz. 3 50 - _Il lettore della principessa_ (1885). 3.ª ediz. 4 -- - -- Edizione illustrata (1891). 5 -- - _Victor Hugo_, discorso (1885). 2 50 - _Casa Polidori_ (1886). 2.ª ediz. 4 -- - _La Montanara_ (1886). 7.ª ediz. 2 -- - -- Edizione illustrata (1893). 5 -- - _Uomini e bestie_ (1886). 2.ª ediz. 3 50 - _Arrigo il Savio_ (1886). 2.ª ediz. 3 50 - _La spada di fuoco_ (1887). 2.ª ediz. 4 -- - _Il giudizio di Dio_ (1887). 4 -- - _Il Dantino_ (1888). 3.ª ediz. 3 50 - _La signora Àutari_ (1888). 3.ª ediz. 3 50 - _La Sirena_ (1889). 5.ª ediz. 1 -- - _Scudi e corone_ (1890). 2.ª ediz. 4 -- - _Amori antichi_ (1890). 2.ª ediz. 4 -- - _Rosa di Gerico_ (1891). 3.ª ediz. 1 -- - _La bella Graziana_ (1892). 2.ª ediz. 3 50 - -- Edizione illustrata (1893). 3 50 - _Le due Beatrici_ (1892). 5.ª ediz. 1 -- - _Terra Vergine_ (1892). 5.ª ediz. 1 -- - _I figli del cielo_ (1893). 6.ª ediz. 1 -- - _La Castellana_ (1894). 2.ª ediz. 3 50 - _Fior d'oro_ (1895). 4.ª ediz. 1 -- - _Il Prato Maledetto_ (1895). 3 50 - _Galatea_ (1896). 3.ª ediz. 1 -- - _Diamante nero_ (1897). 3.ª ediz. 1 -- - _Sorrisi di gioventù_ (1898). 2.ª ediz. 3 -- - _Raggio di Dio_ (1899). 2.ª ediz. 1 -- - _Lutezia_ (1878). 2.ª ediz. 2 -- - _Con Garibaldi, alle porte di Roma_, ricordi (1895). 4 -- - _Zio Cesare_, commedia in cinque atti (1888). 20 - - - - - - Nota del Trascrittore - - - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le -grafie alternative (cacico-cacìco, Cibao-Cibào, colibri-còlibri, -desideri-desiderî e simili) correggendo senza annotazione minimi errori -tipografici. - - - - - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK TERRA VERGINE *** - - - - - - A Word from Project Gutenberg - - - -We will update this book if we find any errors. - -This book can be found under: http://www.gutenberg.org/ebooks/35660 - -Creating the works from public domain print editions means that no one -owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and -you!) can copy and distribute it in the United States without permission -and without paying copyright royalties. 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