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- TERRA VERGINE
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-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with almost
-no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
-under the terms of the Project Gutenberg License included with this
-eBook or online at http://www.gutenberg.org/license.
-
-Title: Terra vergine
-
-Author: Anton Giulio Barrili
-
-Release Date: March 22, 2011 [EBook #35660]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: ISO-8859-1
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK TERRA VERGINE ***
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-
-Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the
-Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net.
-
-This file was produced from images generously made available by The
-Internet Archive.
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- _Terra Vergine_
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- ROMANZO COLOMBIANO
- di
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- Anton Giulio Barrili
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- MILANO
- FRATELLI TREVES, EDITORI
- 1903
-
- *Quinto migliaio.*
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- PROPRIETÀ LETTERARIA
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-
- _I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per
- tutti i paesi, non escluso il regno di Svezia e Norvegia._
-
- A evitare confusioni di bibliografi e di librai, si avverte che
- questo nuovo romanzo Colombiano, che fa seguito a _Le due
- Beatrici_, è lo stesso che sotto il titolo di _Cosma e Damiano_
- ebbe una prima pubblicazione nelle appendici del _Caffaro_ di
- Genova.
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- Tip. Fratelli Treves.
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- INDICE
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- - I. In alto mare.
- - II. Getta l'àncora e spera in Dio.
- - III. Di una bella sconosciuta che mandò a Cristoforo Colombo un ramo
- di spino fiorito.
- - IV. Le maraviglie della terra promessa.
- - V. Il sogno di Damiano.
- - VI. Il primo sigaro fumato nel nuovo mondo da un abitante del
- vecchio.
- - VII. Si cerca Babeque, si smarrisce la Pinta, e si ritrova Haiti.
- - VIII. Nel quale si ripete su per giù la medesima storia.
- - IX. Come Damiano si persuase di non avere amato mai, prima d'allora.
- - X. Chi piange e chi ride.
- - XI. Come una debolezza di Damiano andasse a finire in una fortezza.
- - XII. Una nave che va, e l'altra che viene.
- - XIII. Come andò che Cosma si risolvesse ad imparare la lingua di
- Haiti.
- - XIV. In che salsa vanno accomodati gli amici quando ci guastano le
- uova nel paniere.
- - XV. Come fu inaugurata e presidiata la fortezza del Natale.
- - XVI. Dove può condur le ragazze brune il soverchio amore del biondo.
- - XVII. Come la vista delle Sirene svegliasse l'ingegno di Ulisse.
- - XVIII. In fretta e in furia.
- - XIX. Il commiato.
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- TERRA VERGINE
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- _Capitolo Primo._
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- In alto mare.
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-Quelli de' nostri lettori che mettono il venerdì tra i giorni nefasti,
-sono pregati a non citare tra gli esempi a conforto della loro opinione
-il giorno scelto, o accettato da messer Cristoforo Colombo, per dar
-principio al suo primo viaggio di scoperta. Diciamo la loro opinione, e
-non la loro superstizione; primieramente perchè non vogliamo essere
-scortesi con nessuno, e in secondo luogo perchè non crediamo a questa
-facile asseveranza moderna che gabella per superstizioni le idee di cui
-non può darsi una ragione. Se dunque i nostri lettori hanno di queste
-idee, ed amano tenersele, non saremo noi che ci proveremo a combatterle.
-Uomini insigni con idee di tal fatta ce ne sono stati parecchi, e ce ne
-saranno ancora, se Dio vuole. Il savio, che vede assumer forma di verità
-e grado di certezza tante cose che ieri ancora sapevano di bugia,
-d'invenzione, d'illusione e via discorrendo, non bolla di nomi derisorii
-le cose che non intende, o che gli paiono escire dalla cerchia delle
-verità riconosciute: per contro, diffida di queste ultime, non s'impegna
-a sostenere che saranno verità domani, come sembrano oggi.
-
-Così ragionando, si può ammettere benissimo che ci siano dei giorni
-nefasti, o per tutti o per qualcheduno. Ma è permesso di credere che il
-venerdì, tanto calunniato, non sia tra quei giorni. Io, se debbo
-interrogare la mia particolare esperienza in proposito, ho il venerdì
-per un giorno buono. E per buono doveva averlo messer Cristoforo
-Colombo, che la mattina del 3 agosto 1492, essendo un venerdì, si
-avviava da Palos per il suo viaggio di scoperta, con tre caravelle,
-quasi con tre gusci di noce, e centoventi uomini d'equipaggio, tra
-marinai, soldati, ufficiali di bordo e sopraccarichi. Voi non ignorate
-che si chiamano sopraccarichi, in una nave, tutti i personaggi che ci
-sono imbarcati, senza avere un uffizio particolare, di comando o
-d'ubbidienza, nella nave anzidetta.
-
-Ben altri pensieri, ben altri dubbi e timori occupavano lo spirito del
-navigatore Genovese, che il terrore della partenza in venerdì. Due di
-quei gusci di noce erano stati presi ed allestiti per ordine regio, come
-a dire per forza. E per forza erano stati imbarcati in gran parte i suoi
-marinai. Un primo esempio di sorda resistenza gli aveva dimostrato come
-egli potesse far poco assegnamento su quella marinaresca, allorquando
-era stato male aggiustato alla _Pinta_ il timone, per modo che al primo
-colpo di mare dovesse spiccarsi dalla poppa, mettendo la caravella in
-istato di non più governare. Oramai si era in acqua, e bisognava
-navigare. Ma non poteva ancora il mal talento studiarne
-qualchedun'altra, per far ritornare indietro le navi? La paura è tanto
-ingegnosa! E l'almirante del mare Oceano ricordava a proposito che
-un'altra caravella mandata celatamente dai Portoghesi sulla rotta
-indicata da lui, per rubargli la gloria della scoperta, non era tornata
-a Lisbona per poca voglia che avesse il suo comandante di andare
-innanzi, ma per deliberato proposito della ciurma ribelle.
-
-Una cosa era necessaria, perchè niente di simile accadesse a Cristoforo
-Colombo: che tra la sua piccola squadra navale e le famose colonne
-d'Ercole corressero leghe marine a parecchie centinaia. Ma come sperare
-che quei marinai, costretti a navigare per forza, si adattassero a fare,
-senza un tentativo di ribellione, parecchie centinaia di leghe? E se la
-ribellione ci fosse stata, e se le navi avessero dovuto dar volta, che
-vergogna per lui! quale impossibilità di tentare in altra occasione e
-con altre forze navali il viaggio! Egli, a buon conto, per non lasciare
-troppe armi alla resistenza della sua gente, aveva subito immaginato di
-non segnare sul libro di stima il numero esatto delle leghe percorse,
-tenendo il computo vero per sè. Ma quanti altri argomenti di rivolta
-alla sua autorità non avrebbe offerti la paura a quegli uomini rozzi,
-ignoranti, che egli aveva raccolti a furia, non scelti diligentemente
-tra i migliori della classe marinara?
-
-Queste cose pensava Cristoforo Colombo; e queste cose non lo facevano
-lieto, non gli lasciavano gustare pienamente, come avrebbe potuto e
-dovuto, il gaudio onesto della sua sudata vittoria su tante contrarietà,
-su tanta guerra d'uomini e cose. Nè i suoi sospetti erano vani. La
-mattina del 6 agosto, un lunedì, terzo giorno del viaggio, la _Pinta_
-fece il segnale di non poter proseguire il cammino, avendo spezzato il
-timone; proprio quel timone che sulla spiaggia di Palos era stato così
-male aggiustato alla poppa. Gomez Rascon e Cristoval Quintero, padroni
-della nave, che era senza fallo la migliore delle tre, tornavano dunque
-alla riscossa con le loro alzate d'ingegno?
-
-Del malvagio proposito non dubitava l'almirante, mentre governava verso
-la _Pinta_ per recarle soccorso. Ma il vento soffiava gagliardo, il mare
-ruggiva, e con quel tempo era più facile investire la _Pinta_ che
-accostarsi al suo bordo. Per fortuna, il comandante della nave era
-Martino Alonzo Pinzon, e questi non era della opinione dei padroni, in
-materia di parziali avarie.
-
---Almirante!--gridò egli dal capo di banda,--non temete di nulla. Leverò
-io la voglia a tutti di guastare un'altra volta il timone, dandone la
-barra sulla testa al primo che parlerà di ritornarsene indietro. Per ora
-il timone sarà accomodato con quattro giri di gomena; e poi si vedrà.
-Magari zoppicando, seguiteremo la capitana. Ma io consiglierei, salvo il
-parer vostro, di appoggiare alle Canarie, per provvedere un po' meglio a
-questa rottura.--
-
-Non era intenzione dell'almirante di far sosta alle Canarie, come a
-nessun'altra isola o costa di quei paraggi. Ma bisognava chinar la testa
-al destino, e seguitare i consigli della prudenza. Il giorno appresso,
-non era più questione di prudenza, ma di assoluta necessità. La _Pinta_,
-di sicuro, era stata male raddobbata, e per il fasciame sconnesso
-incominciava a far acqua. La legatura del timone si era anche
-rallentata, e la caravella governava male da capo. La _Santa Maria_ e la
-_Nina_ dovettero diminuire la tela, per serrar meno vento, e andar di
-conserva con la povera zoppa. E l'almirante, non che risolversi di far
-sosta alle Canarie, pensò che gli sarebbe convenuto cercare laggiù
-un'altra caravella, per liberarsi da quella nave, che incominciava a
-parergli un vero castigo di Dio.
-
-Ma perchè andare alle Canarie? Quelle isole erano ancora molto lontane.
-Non era meglio ritornare indietro, coi due legni che ancora reggevano al
-mare, e sui quali si sarebbe potuto trasbordare tutta la gente e il
-carico della _Pinta_, perchè questa seguitasse come poteva, magari presa
-a rimorchio? Era questo il pensiero dei marinai, confortato dalla
-opinione dei piloti. Alcuni di essi, come Pedro Alonzo Nino e Sancio
-Ruiz della _Nina_, stimavano sicuramente di essere molto distanti dalle
-Canarie. Forse meno sincero, perchè più desideroso del ritorno, era
-Bartolomeo Roldan, altro pilota della _Nina_. Ma niente affatto sincero,
-e più caldo sostenitore della grande distanza, era Perez Matteo Hernèa,
-pilota della _Santa Maria_. Costui incominciava ben presto a far prova
-del suo mal animo contro il comandante supremo, che egli non si peritava
-di giudicare, sebbene ancor sotto voce, un ambizioso impostore.
-
-Ma il comandante della _Pinta_, della nave zoppa, aveva manifestato egli
-stesso il proposito di appoggiare alle Canarie, e per conseguenza di
-proseguire il cammino fin là. Con Martino Alonzo Pinzon, marinaio
-esperto e ben veduto dall'equipaggio, non si poteva lottare; specie
-quando minacciava di ricorrere agli argomenti _ad hominem_. Più calmo,
-ma più sicuro nella sua nautica dottrina, Cristoforo Colombo aveva
-detto:--V'ingannate, nella vostra stima; le isole sono anzi vicinissime.
-Tra domani o doman l'altro, le avvisteremo di certo.--
-
-Il fatto seguì com'egli aveva annunziato. Sull'alba del giorno nove, si
-scorgevano le vette della Gran Canaria. Disgraziatamente, ora per troppo
-vento, ora per troppo poco, non era possibile l'approdo. Si stette due
-giorni in attesa di una propizia occasione, ma invano; e l'almirante,
-non volendo perder tempo a bordeggiare in quelle acque, si lasciò
-addietro la _Pinta_, ordinando a Martino Alonzo Pinzon di approdare
-quando potesse, e di cercare un'altra nave, per dare il cambio alla sua.
-Egli intanto andava con le altre due caravelle alla Gomera, per il
-medesimo intento. E giunse alla Gomera nel pomeriggio del 12 agosto
-udendovi con sua grande consolazione che s'aspettava di giorno in giorno
-una buona nave, andata per l'appunto alla Gran Canaria.
-
---Aspettiamo dunque con fiducia;--aveva detto l'almirante.--Se la buona
-nave è a quell'ancoraggio, Martino Alonzo l'ha trovata, l'ha presa, e
-viene con essa a raggiungermi.--
-
-Ma lo aspettò invano. E stanco di aspettare, partì il 23 per andare
-incontro al compagno. Giunse il 25 alla Gran Canaria. Martino Alonzo
-Pinzon non v'era giunto che il giorno prima, e stentatamente; udendo da
-quegli abitanti che la nave c'era stata, ma che da parecchi giorni ne
-era partita, nè si sapeva per dove.
-
-Bisognava rinunziare ad ogni speranza di barattare la nave, e lì per lì
-provvedere invece a rimettere in sesto la _Pinta_. Martino Alonzo Pinzon
-mandò a terra i mastri d'ascia per cercare il legname adatto e tagliare
-alla svelta un altro timone. Frattanto, poichè la sua caravella faceva
-acqua, i marinai si mutarono in calafati, e si diedero a fabbricare con
-vecchi cavi disfatti le stoppe catramate, che con scalpelli e mazzuoli
-dovevano poi ficcare nei comenti del fasciame, nelle ossature, nei nodi
-del legname, intorno ai cavicchi, e dovunque bisognasse, ricoprendo poi
-ogni cosa di pece.
-
-La _Nina_ approfittò di tutto quel tempo per cambiar velatura. Le sue
-vele latine si mutarono in quadre, e alle antenne, per conseguenza,
-furono sostituiti i pennoni. Per tal guisa, di caravella che era, e
-somigliante ad uno sciabecco, si trasformò in una specie di brigantino a
-palo. Quanto alla velatura, s'intende; non già quanto alla alberatura.
-Le caravelle portavano bensì tre alberi, il trinchetto, l'albero di
-maestra e l'albero di mezzana, ma quest'ultimo era assai più avanzato
-sulla poppa e più corto che non sia nei brigantini a palo d'oggidì;
-d'onde la conseguenza che non fosse molto larga la vela, artimone o
-mezzana che vi piaccia chiamarla, nella sua forma triangolare e latina,
-oppure randa di poppa, nella sua forma quadra.
-
-Quando la _Nina_ spiegò al vento la sua velatura nuova, dovette
-affrontare i giudizi delle altre navi, che l'aspettavano per muovere di
-conserva con lei. Il marinaio è criticatore per eccellenza; figuratevi
-se poteva essere risparmiata la _Nina_, il giorno che si presentò in
-riga così trasformata. La critica alle sue vele fu come un sorriso, il
-primo, in mezzo a tanti giorni di nera malinconia.
-
---Sarà bella,--diceva uno,--ma mi pare un po' goffa.
-
---Già,--soggiungeva un altro,--come un contadino di Biscaglia, quando
-mette un abito nuovo.
-
---E guardate,--entrava a dire un terzo,--tra i pennoni e gli alberi, che
-stonatura di tinte!
-
---Si capisce; i pennoni son nuovi, e gli alberi son vecchi.
-
---Albero vecchio.... fa buon fuoco.
-
---E quelle trozze! dovrebbero stringere un po' meglio.
-
---Aspettate che bevano, e stringeranno, stringeranno anche troppo.--
-
-Insomma, ognuno voleva dire la sua. E l'almirante, passeggiando
-gravemente sul ponte della _Santa Maria_, poteva, come suol dirsi,
-sentir suonare tutte le campane, ad una ad una, e magari tutte insieme.
-
-Su tante, egli ne sentì una che lo colpì, facendolo voltare di
-soprassalto. Due marinai stavano appoggiati al capo di banda, un po' in
-disparte dai loro compagni, e ragionavano di cose vane, non tali da
-destare l'attenzione dell'almirante. Ma il tono è quello che fa la
-musica; e quei due cantavano in un tono che doveva far senso a messer
-Cristoforo Colombo. Parlavano, a farvela breve, in vernacolo genovese.
-Come mai due genovesi a bordo? Ed egli non ne sapeva nulla?
-
-L'equipaggio delle tre caravelle non lo aveva scelto lui. Quella gente
-era stata presa per forza, nella maggior parte; e il resto era stato
-tirato dall'esempio dei fratelli Pinzon. A Palos, ad Huelva, a Moguer,
-erano tutti valenti marinai; si potevano prender tutti ad occhi chiusi.
-E un po' per una ragione, un po' per l'altra, l'almirante non aveva
-presieduto alla formazione della sua marinaresca. Quanto al nome di
-tutti, alla patria e alle altre particolarità di quella gente, erano
-cose che egli avrebbe conosciute via via, durante il viaggio, senza
-bisogno di leggere il registro, che era tenuto dal suo primo pilota.
-
-Immaginate dunque la dolce commozione che messer Cristoforo Colombo
-provò in quel giorno e in quell'ora. La parlata della madre patria è
-sempre la più soave all'orecchio dell'uomo, quando egli si ritrova fuori
-paese. Egli accorre al suono conosciuto, come ad una festa dell'anima;
-ascolta giubilante, vorrebbe subito barattar parole anche lui, come se
-volesse provare a sè stesso che quell'idioma, che è senza dubbio il più
-bello del mondo, egli non lo ha dimenticato. E parlandolo, dopo tanti
-anni, in una regione lontana, egli sente in quell'idioma, in quel
-vernacolo natìo, un gusto, un sapore di novità, che gli è fonte di gioie
-inattese, rivelazione di arcane bellezze.
-
-Ma per allora non era il caso di fermarsi a discorrere. La dignità del
-comando voleva che l'almirante tirasse di lungo; e il momento, poi, non
-era da chiacchiere. Le caravelle erano in riga, bisognava partire. La
-_Santa Maria_ si mosse per la prima dall'ancoraggio della Gran Canaria,
-dirigendosi alla Gomera, dove aveva lasciato a terra una squadra
-d'uomini per far provvista di viveri. Era una domenica, il 2 di
-settembre, un mese dopo la partenza da Palos.
-
-Per andare alla Gomera, si passava davanti a Teneriffa, che è l'isola
-centrale del gruppo delle Canarie. Il gran picco di Teneriffa era
-proprio allora in piena eruzione vulcanica; maraviglioso spettacolo, che
-per la maggior parte dei marinai di Cristoforo Colombo poteva dirsi
-anche nuovo. Udendo i boati della montagna, e i tuoni frequenti che
-facevano tremar l'aria tutto intorno, vedendo la immensa colonna di fumo
-che usciva a fiotti dall'alto cratere, le fiamme che guizzavano in mezzo
-a quel fumo, i torrenti di lava che scendevano rosseggianti nella notte
-lunghesso i fianchi del cono, quei poveri marinai del secolo
-decimoquinto provarono gli stessi timori che cinque secoli prima
-dell'Era volgare avevano fatto dare indietro i compagni di Annone
-Cartaginese.
-
-Quella eruzione spaventosa di Teneriffa era una ammonizione ai mal
-capitati. Così, per terremoti e per vulcani, si era inabissata una gran
-terra, laggiù, di cui narravano oscure leggende; quell'istesso mare che
-l'aveva inghiottita, non poteva divorare da un momento all'altro anche
-loro?
-
-L'arrivo alla Gomera fu occasione di altri timori, non più per i
-marinai, ma per il comandante supremo. Da poco erano entrati in rada,
-quando sopraggiunse una caravella, anch'essa spagnuola, che faceva
-servizio tra quelle isole. Veniva dall'isola del Ferro, la più
-occidentale delle Canarie, e recava notizie di una straordinaria
-crociera. Tre navi portoghesi avevano toccato all'isola del Ferro; dai
-discorsi dei marinai, dalle domande degli uffiziali, si era potuto
-capire che il re Giovanni II di Portogallo mandava quelle tre navi ad
-aspettare al varco una spedizione di scoperta, per farne prigioniero il
-comandante.
-
-Cristoforo Colombo, non durò fatica ad intendere chi fosse l'aspettato.
-Sette anni addietro egli era fuggito dal Portogallo, non isperando più
-nulla da quel re, che sempre lo aveva tenuto a bada con buone parole.
-Richiamato da lui, che certamente si era pentito e temeva di veder la
-Spagna far buon viso ai disegni del navigatore Genovese, non aveva
-voluto a nessun patto ritornare a Lisbona. Ciò che il Portoghese temeva,
-era accaduto; tardi, veramente, ma in tempo per nuocere alla fortuna del
-Portogallo, i reali di Castiglia avevano dato a Cristoforo Colombo le
-navi e gli uomini per tentare l'impresa dell'Oceano. Nuove isole,
-fors'anche continenti, sarebbero stati dunque scoperti a profitto di
-Spagna. Ma non erano del Portogallo tutte le nuove terre di là dai
-confini d'Abila e Calpe? Già troppo era che Castiglia vantasse diritti
-sulle Canarie, e di tanto in tanto, dopo l'impresa del Bethencourt, vi
-facesse atti di padronanza. Niente altro doveva sperare, nient'altro
-ambire la corona di Castiglia in un campo oramai devoluto alla operosità
-portoghese.
-
-Aiutavano questa pretensione, la fortificavano certamente nell'animo del
-re Giovanni, le scarse cognizioni geografiche e cosmografiche del tempo.
-Dove andava infine il navigatore Genovese? di là dalle Azzorre? di là da
-Madera? di là dalle isole del Capo Verde? Tutte conquiste portoghesi
-eran quelle; e portoghese doveva essere egualmente tutto ciò che poteva
-ritrovarsi più in là. Ma se una grande scoperta fosse fatta per conto
-della Spagna, difficilmente si sarebbe potuto contenderne alla Spagna il
-possesso. Con la presa di Granata e lo sterminio completo della potenza
-moresca, i reali di Castiglia e d'Aragona si ritrovavano forti e liberi
-come non erano stati mai; la riunione di tutte le Provincie spagnuole
-sotto un solo scettro segnava la decadenza del Portogallo. Una conquista
-oltre i mari, sui confini dell'Asia, di quell'Asia a cui miravano allora
-tutti gli sforzi della Corte di Lisbona, avrebbe dato il tracollo alla
-potenza portoghese. Donde la necessità urgente di mettere ostacolo
-all'impresa di Cristoforo Colombo, e ad ogni costo impadronirsi di lui.
-E perchè, dopo tutto, non si poteva tentare con forze portoghesi la
-medesima impresa? Tre navi allestite per catturarlo, potevano anche
-proseguire il viaggio di scoperta, giovandosi dei suoi disegni e della
-sua direzione. Comandante con le braccia legate, avrebbe ad ogni modo
-raggiunto il suo fine e guadagnata la sua gloria. E forse, chi sa? era
-meglio andar prigioniero, ma rispettato, a scoprire un nuovo mondo, in
-un primo viaggio, che ritornare incatenato ed umiliato dal terzo, dopo
-aver fatta e assicurata la conquista di quel nuovo mondo ad un monarca
-sconoscente ed ingrato.
-
-Ma non è dato agli uomini di prevedere il futuro. Se anche Cristoforo
-Colombo avesse preveduto il suo destino, possiamo star certi che avrebbe
-fatto egualmente quello che fece, appena udite le notizie della crociera
-portoghese. Ordinò prontamente che si smettesse di far provvigioni,
-richiamò tutti gli uomini a bordo, e fece spiegare le vele.
-
-Le tre caravelle lasciarono l'ancoraggio il giovedì 6 settembre, due ore
-innanzi l'alba. Allontanandosi un buon tratto verso ostro, l'almirante
-sperava di uscir dalla vista del nemico, caso mai questi avesse lasciati
-i paraggi dell'isola del Ferro per muovergli incontro. Un vento fresco
-che era sorto nella notte, gli dava buona speranza di riuscire
-nell'intento. Ma quella brezza d'improvviso cessò; e le tre caravelle
-dovettero restarsene tutto quel giovedì, ed anche il venerdì, con le
-vele penzoloni. Per fortuna, l'almirante aveva guadagnato tre ore di
-cammino, e non era probabile che il vento delle isole giovasse tanto
-alle navi portoghesi, da spingerle sulla sua strada. Neanche era
-probabile che esse si fossero spiccate da ponente dell'isola del Ferro,
-dove potevano egualmente vigilare a destra e a sinistra di
-quell'arcipelago. Piuttosto era da temere che toccassero alla Gomera,
-sapessero del passaggio di lui e muovessero a dargli caccia, appena il
-vento si fosse levato.
-
-Ed egli spiava ansiosamente quel vento, che si levò soltanto sul mattino
-del sabato. Ma non era un buon vento; spirava da ostro, e spingeva le
-caravelle sull'isola del Ferro. Ore terribili furono quelle per lui. Ma
-anche per le navi portoghesi quel vento soffiava contrario. Non era
-dunque perduta ogni speranza per lui.
-
-Sull'alba della domenica, quel vento malaugurato cambiò finalmente, e le
-caravelle lo ebbero in fil di ruota. Allora l'almirante rese grazie a
-Dio della buona ispirazione che gli aveva mandata, di far mettere le
-vele quadre alla _Nina_, che con le vele latine non avrebbe potuto
-camminare di conserva con le altre, nè per conseguenza sottrarsi con
-esse al pericolo. Messa tutta la sua tela al vento, la piccola squadra
-di Cristoforo Colombo, in un giorno e nella notte che seguì, si
-allontanò quarantadue leghe dalla isola del Ferro. E naturalmente
-perdette di vista quell'ultima terra occidentale del mondo antico. Che
-gioia, per Cristoforo Colombo, non veder più che acqua dintorno a sè,
-quanto andasse attorno la vista!
-
-Ma era scritto lassù che quando egli era lieto non lo fossero egualmente
-i suoi marinai. Essi avevano veduto con terrore il picco di Teneriffa
-vomitar fumo e fiamme. Con altrettanto terrore videro quella immensa
-distesa d'acque, forse la prima che navigatori vedessero, senza certezza
-di un lido. E un lido non si aspettavano di ritrovare laggiù, sebbene
-l'almirante assicurasse di doverlo ritrovare a settecento leghe oltre lo
-stretto di Gibilterra; s'aspettavano invece di veder sorgere dagli
-abissi i mostri marini che avrebbero capovolte le navi e castigati i
-temerarii violatori dei segreti dell'Oceano. Quante volte non fu
-costretto Cristoforo Colombo a chetarli, a fare il suo sermoncino
-cosmografico a quei rozzi marinai, tentando di persuaderli della vanità
-delle loro paure! Lo stavano a sentire; lì per lì sembravano persuasi,
-pieni d'insolito ardimento; poi ricascavano nella loro viltà, tremavano,
-e si lagnavano peggio di prima.
-
-Altra cagione di sgomento fu il giorno 11 di settembre, a cento
-cinquanta leghe dall'isola del Ferro, quando videro galleggiare sulle
-acque un pezzo d'albero di gabbia. Così ad occhio e croce si poteva
-giudicarlo appartenuto ad un naviglio di cento venti tonnellate. Ma il
-naviglio, dov'era? Sicuramente sprofondato negli abissi dell'Oceano.
-Ugual sorte non era riserbata anche a loro?
-
-Lo sgomento si mutò in alto terrore, quando osservarono la bussola, sei
-giorni dopo aver trovato l'avanzo della barca naufragata. L'ago
-magnetico, scambio di volger la punta alla stella polare, piegava di
-cinque o sei gradi verso maestro. Che voleva dir ciò? Entravano essi in
-una regione del mondo ove le leggi di natura non valevano più? E lo
-sviamento dell'ago, ogni giorno osservato con ansia, si vedeva ogni
-giorno aumentato.
-
-Da parecchi giorni l'almirante aveva notato il fenomeno, e temeva che lo
-notassero altri. Quando il guaio fu avvenuto, egli dovette inventare una
-spiegazione plausibile del fatto.
-
---Che credete? che la calamita volga la punta alla stella polare? La
-volge invece ad un punto fisso ed immobile. La stella polare, come ogni
-altro corpo celeste, fa i suoi mutamenti nello spazio, girando bensì
-intorno a quel punto invisibile. Ed ecco perchè qualche volta vedrete la
-calamita scostarsi dalla direzione della stella polare. Nel fatto è la
-stella polare che si scosta.--
-
-Si persuasero i piloti, che avevano una grande opinione della dottrina
-astronomica di Cristoforo Colombo. Persuasi loro, si persuasero anche i
-marinai, che non guardavano tanto nel sottile.
-
-Ed era tempo che una spiegazione fosse trovata, anche falsa; perchè già
-tra i marinai si andava ricordando la storia di un luogo lontano sul
-mare, dove i chiodi ed ogni altro genere di ferramenta si spiccavano dai
-navigli, per volarsene ad un certo promontorio incantato, lasciando che
-i legni si sfasciassero e colassero a fondo con le povere ciurme. Di
-sicuro quel promontorio esisteva, era una montagna di ferro, o d'altra
-diavoleria che tirasse a sè ogni specie di metalli; e quella montagna
-non doveva essere lontana. Già infatti l'ago calamitato della bussola si
-volgeva da quella parte; ancora una cinquantina di leghe, un centinaio
-al più, e le tre caravelle sarebbero state attirate verso quella
-montagna metallica, per far la fine di tante e tante altre. I marinai
-narravano, senza saperlo, una favola orientale, fatta correre dai
-novellieri arabi, per tutte le popolazioni marinaresche del
-Mediterraneo.
-
-Cristoforo Colombo non si era apposto al vero, immaginando la sua famosa
-dichiarazione dello strano fenomeno. Ma lì per lì quella dichiarazione
-faceva buon giuoco; ed anche, nello stato delle cognizioni fisiche ed
-astronomiche del tempo suo, poteva passare per una divinazione. Oggi,
-con tante ipotesi sui poli magnetici, sul loro numero e sulla loro
-distribuzione, non ne sappiamo più di lui. Conosciamo le deviazioni
-dell'ago calamitato in tutte le regioni del globo, ne abbiamo anche
-delineate esattissime tavole; ma la causa del fenomeno costantemente ci
-sfugge. Per possedere il segreto di tutti i congegni che fanno muovere
-due sottili lancette sopra un quadrante di porcellana, un fanciullo non
-dubiterebbe di disfare l'orologio. Ma noi non siamo più fanciulli, pur
-troppo!
-
-
-
-
-
- _Capitolo II_
-
-
-
-
- Getta l'àncora e spera in Dio.
-
-
-
-La calma ritornava negli animi sbigottiti. Ma era la calma tenue del
-soldato, che tra una battaglia e l'altra gode il riposo dell'avamposto,
-mettendo a guadagno tutte le ore di quiete, pure avendo sempre nello
-spirito una vaga inquietudine, che gli leva la voglia di pensare alle
-cose lontane nello spazio o nel tempo. Certamente, regna la quiete
-intorno a lui, ma è quiete che precede la tempesta. Il sentiero è
-sgombro, davanti a lui, ma l'insidia è vicina; la morte può stare in
-agguato dietro quel canto di strada che verdeggia là in fondo. E verso
-quel fondo: si guarda mal volentieri, anche dai più coraggiosi. Chi è di
-servizio, ci pensi.
-
-Anche laggiù, sull'Oceano, erano calme le vie. Il sole splendeva, senza
-arrostire i cervelli; l'aria era dolce, mitissima; un aprile di
-Andalusia, per usare una frase dell'Almirante, un aprile d'Andalusia, a
-cui non mancava che il canto del rosignuolo, per far l'illusione
-compiuta.
-
-Cristoforo Colombo ebbe sempre una gran tenerezza per il canto del
-rosignuolo. Il ricordo del cantore dei boschi ritornava spesso nelle sue
-relazioni di viaggio e nel suo giornale di bordo. Ma se per allora
-mancava il rosignuolo, una rondinella di mare e una cingallegra erano
-venute a svolazzare intorno alle caravelle. Passi per la rondinella di
-mare; è suo uffizio di volare sulle acque. Ma la presenza di una
-cingallegra non s'intendeva egualmente laggiù, se non immaginando molto
-vicina la terra.
-
-E terra vicina immaginavano i marinai, argomentando dalla presenza di
-quel grazioso uccello silvano in una così lontana latitudine marina. Ma
-non tutti la pensavano a quel modo; particolarmente i nostri due
-genovesi.
-
---Ahimè, povera _parissòla_,--diceva uno di essi al suo fedele
-compagno.--Bisognerebbe conoscere per quali traversie abbia dovuto
-sperdersi da queste parti, e che raffiche indiavolate l'abbiano gittata
-in alto mare. Da principio si sarà rifugiata sulla gabbia di qualche
-naviglio. Poi, seguitando questo vento di levante....
-
---Avrà perduta la tramontana;--interruppe l'altro, che era anche il più
-faceto dei due.--E un bel giorno, veduto questo gran verde, l'avrà
-scambiato per una prateria. Ci starà grassa, ci starà!
-
---Così noi, sperduti per il mondo!--mormorò l'altro, sospirando.
-
-Ma al compagno non garbavano questi sospiri.
-
---Ohè, Cosma!--esclamò.--Vogliamo intenerirci un pochino? Bada che il
-tuo Damiano da quest'orecchio non ci sente, e come è vero Dio ti pianta
-sulla palmara.--
-
-Voleva dire: ti pianta in asso. Palmara, dicono i genovesi quel cavo che
-lega i battelli alla spiaggia.
-
---E piantami!--rispose Cosma, sforzandosi di sorridere.--Tanto, so bene
-che andresti poco lontano.
-
---Ah bravo!--replicò Damiano.--Ho piacere che tu te ne ricordi, che
-siamo tutt'e due nello stesso guscio di noce. Per la vita e per la morte
-non abbiamo giurato di stare insieme? Tu piangi, io rido; e tra buon
-vento e cattivo la barca va. Tu vorresti il mondo rifatto a modo tuo,
-caro amico; io lo accetto com'è; per intanto andiamo tutt'e due a
-cercarne un altro. Ci sarà? e se c'è, sarà migliore del vecchio?
-
---Mistero!
-
---Con che aria lo dici? A me non fa nè caldo nè freddo. Mi par di
-giuocarla a croce e grifo; quel che sarà sarà. E spero,--soggiunse
-Damiano,--che tu ammirerai la mia filosofia, molto adatta per un viaggio
-di scoperta come questo.
-
---Perchè?
-
---Perchè si piglia il nuovo mondo come viene.
-
---Matto!--esclamò Cosma.--E così, tu non hai neanche bisogno di fede,
-per conservare il tuo buon umore!
-
---Chi te lo dice? Ho la mia fede ancor io; incomincio ad averne molta
-nell'almirante. Ed è naturale. Io vado a mano a mano raccattando quella
-che pèrdono gli altri. Non ti nascondo che questo nostro concittadino mi
-piace. Ed è nato lanaiuolo! Dunque fuori di porta Soprana, nella strada
-che mette al ponticello di Rivo Torbido. I lanaiuoli abitano tutti da
-quelle parti. E lanaiuolo com'è di origine, e marinaio di professione,
-ci ha un'aria di gentiluomo che consola.
-
---Non dei nostri, per altro.
-
---Ah sì, di un'altra stirpe, davvero. Ma vedi.... Cosma? Io mi son fatto
-un giudizio tutto mio, in questa faccenda. L'uomo fa l'aspetto secondo
-le passioni che lo muovono. Metti per dieci, venti, cinquanta e
-cent'anni una famiglia contro l'altra, tutte disposte a mangiarsi il
-naso, e vedrai che facce ti vengon fuori. È certamente per questo che
-gli Adorni e i Fregosi, da un pezzo in qua, son tutte facce proibite.
-Anche i Fieschi, sai, anche i Fieschi;--soggiunse Damiano, ridendo.--E
-frattanto, che avviene? Che le facce serene e piacevoli, da veri
-gentiluomini, bisogna cercarsele altrove.
-
---Tra i lanaiuoli, allora?
-
---Sicuramente; e tra quelli, più facilmente che nelle altre professioni.
-Quelli, a buon conto, devono esser nati nel soffice.--
-
-Il colloquio dei due marinai genovesi fu interrotto dal suono della
-campana, che dal castello di poppa chiamava l'equipaggio alla preghiera
-serale. Era quell'ora che il nostro maggior poeta ha cantata con versi
-tanto soavemente malinconici nelle celebri terzine del Purgatorio:
-
- Era già l'ora che volge 'l desio
- A' naviganti e 'ntenerisce il core
- Lo dì ch'han detto ai dolci amici addio;
- E che lo novo peregrin d'amore
- Punge, se ode squilla di lontano
- Che paia 'l giorno pianger che si more.
-
-Tutti inginocchiati in coperta, e fattosi umilmente il segno della
-croce, i marinai della _Santa Maria_ mormoravano con l'Almirante, che la
-proferiva ad alta voce, la preghiera dell'_Angelus Domini_, istituita
-nell'anno 1095 da papa Urbano II, al concilio di Clermont, pei crociati
-che andavano in Palestina, e rimessa in vigore un secolo dopo, da
-Gregorio IX, per tutto l'orbe cattolico. Mai, fino a quel giorno,
-squilla vespertina e preghiera di cristiani s'erano udite più lontano
-nell'aria. Le navi di Cristoforo Colombo erano allora a trecento leghe
-di là dai confini d'Europa.
-
-La preghiera dell'_Angelus_ era finita da poco, e tutti i marinai che
-non erano di guardia alle vele, in vedetta sulla gabbia, o al timone, si
-disponevano a scendere nei ranci sotto coperta, quando una strana luce
-apparì davanti a loro, quattro o cinque leghe, lontana sul mare. Una
-striscia luminosa e rossastra si dipingeva nel cielo, solcandolo ad
-arco, e facendo sentire un alto fragore, come di artiglierie sparate in
-distanza. Pareva di vedere una palla di ferro rovente, o parecchie,
-vomitate da un mortaio; le quali scoppiassero per via, andando a
-sprofondarsi nel mare, e lasciando dietro di sè un gran solco di fuoco.
-La straordinaria grossezza di quel globo luminoso non permetteva di
-pensare alle stelle cadenti, fenomeno abbastanza comune nelle calde
-regioni e in certi mesi dell'anno. Nè la più parte di quei marinai
-avevano veduto mai bòlidi; nessuno ne aveva mai veduto uno così fuor di
-misura; e del resto, ad ogni fenomeno naturale di cui non si conosce la
-causa, è più facile sgomentarsi che rinfrancare gli spiriti. Che cosa
-significava quel razzo? era esso il principio del finimondo? non
-prenunziava forse tutta una sequela di scoppi e di rovine?
-
-Ma niente avvenne, di ciò che incominciavano a temere. Del solco
-luminoso non rimaneva più traccia nel cielo. La pace regnò quella notte
-e i giorni seguenti. Spirava da levante una brezza viva e costante, che
-teneva in continuo esercizio le vele, senza dar travaglio all'alberatura
-e al sartiame. Tutto andava dunque a seconda; favorevoli i segni del
-cielo, più favorevoli ancora i segni del mare.
-
-Infatti, sentite: s'incominciava a vedere sulla superficie delle acque
-un grazioso spettacolo. Qua e là galleggianti sui flutti, o, per dir più
-veramente, sulla liquida lastra del mare, lievemente increspata dalla
-brezza, si scorgevano piccoli strati, come chiazze di verde. Entrandoci
-le navi per mezzo, si vedevano quegli strati esser fatti di erbe verdi,
-tanto verdi che parevano strappate di fresco dalle zolle natali. E le
-chiazze si facevano a mano a mano più larghe, più frequenti, più fitte.
-
-Fu a tutta prima una festa degli occhi, e per conseguenza una allegrezza
-dei cuori. L'assenza del verde è la malattia del marinaio. Il verde è il
-gradito colore della terra. Dicono gli astronomi che a guardarlo
-dall'osservatorio degli altri pianeti, il nostro globo tramandi una luce
-di smeraldo, a cagione delle sue terre e della vegetazione che le
-ricopre. Peccato non esser là, su Marte, o su Giove, a vedere la bella
-figura di pietra preziosa che dobbiamo far noi, nella immensità dello
-spazio!
-
---Le isole sono vicine!--gridavano i marinai.--Vedete come son fresche,
-queste erbe. Sembrano staccate ieri dal suolo.
-
---Effetto dello stare in acqua;--notava qualcuno.
-
---E sia, diciamo due giorni, tre, cinque. Ma a lungo andare,
-marcirebbero. E poichè queste sono così fresche, siano di un giorno o di
-cinque, la terra dev'essere vicina.
-
---Mettiamo di sei, e crepi l'avarizia. Io mi contenterei di toccar terra
-fra sette.--
-
-Così ridevano e scherzavano, dimenticando le recenti paure. Un marinaio
-si buttò in acqua per cogliere una manata di quelle erbe, e portò a
-bordo un granchio vivo, che fu subito presentato all'Almirante.
-
-Quel povero crostaceo dell'Oceano non differiva punto punto dagli altri
-congeneri suoi delle coste d'Europa. Ma dalla sua presenza in quelle
-latitudini si poteva, a sentire i marinai di Moguer, grandi pescatori
-nel cospetto di Dio, cavare un eccellente pronostico di spiagge vicine.
-Essi infatti sostenevano che di granchi, a ottanta leghe da terra, non
-se ne ritrovano più.
-
---Distanza giusta per metterci casa;--bisbigliò Damiano all'orecchio di
-Cosma.--Non c'è più pericolo di pescarne.--
-
-Poco dopo il granchio, indizio sicuro di terra entro le ottanta leghe di
-distanza, si vide uno sciame di tonni che vennero a guizzare nella scia
-delle navi. E poco dopo i tonni che scherzavano in acqua, venne un'altra
-cingallegra a svolazzare tra l'albero di maestra e il trinchetto della
-_Santa Maria_. Fors'anche era la cingallegra dei giorni scorsi, povera
-cingallegra sperduta, che aveva intenerito il cuore di Cosma. Ma
-comunque fosse, cingallegra e tonni erano altri indizi di terre vicine.
-Anche l'onda marina, assaggiata dal pescatore del granchio, e poi via
-via da altri curiosi, era meno salata in quei paraggi che non fosse
-nelle acque delle Canarie. E quello, per bacco, era indizio di terre
-vastissime, di un continente a dirittura, donde si scaricassero
-nell'Oceano le acque dolci di grandissimi fiumi. E il mare sempre
-tranquillo; e il vento sempre favorevole. Laggiù da settentrione
-l'atmosfera un tantino più fosca; altro indizio di terra. E poi un fitto
-sciame d'uccelli che passavano alti, volgendo a ponente; nuovo e
-prezioso indizio che da ponente o da tramontana, ma sempre là, davanti a
-loro, fosse vicina la meta.
-
-La _Pinta_, grande veliera della squadra, si accostò al bordo della
-_Santa Maria_, chiedendo all'almirante la licenza di muovere innanzi
-liberamente, per iscoprire quella terra benedetta. Martino Alonzo Pinzon
-si struggeva d'impazienza; sicuro del fatto suo, avrebbe desiderato
-esser primo a dare la buona notizia. Ma l'almirante non diede la chiesta
-licenza. Si doveva andar tutti di conserva, per non aversi a smarrire.
-Ed egli, dai suoi computi, non argomentava vicina la terra. Che
-ostinazione era la sua? I segni crescevano ad ogni giorno, quasi ad ogni
-lega di cammino che le navi facevano. Due pellicani non erano proprio
-allora passati in aria, venendo da ponente? Ora i pellicani non sogliono
-andar mai lontani oltre venticinque leghe dal lido. Questo non lo
-dicevano i soli pescatori di Moguer; lo asserivano tutti. E quei grossi
-nebbioni che si levavano all'orizzonte, senza mestieri di vento, che
-cos'altro volevano dire se non questo, che il viaggio di scoperta
-toccava al suo termine?
-
-Bene operava Cristoforo Colombo, resistendo alle domande di Martino
-Alonzo Pinzon. I suoi computi potevano essere errati; sicuramente lo
-erano, ma non in guisa da giustificare le speranze precoci della sua
-gente, poichè la distanza tra l'Europa e il Nuovo Mondo dovea
-riscontrarsi anche maggiore delle settecento leghe immaginate da lui.
-Per intanto egli manteneva la sua autorità; e per il giorno dei
-disinganni non sarebbe apparso incerto nella sua dottrina, facile ad
-infiammarsi per ogni nonnulla, come i suoi compagni di viaggio, vagante
-a caso sui mari, come un avventuriere od un pazzo.
-
---Stiamo tutti in riga, Martino Alonzo;--gridò egli al comandante della
-_Pinta_;--ci sarà gloria per tutti. Gli indizi che osserviamo sono
-certamente notevoli. Forse ci dimostrano l'esistenza di qualche isola
-sulla nostra diritta. Ma non mette conto per ora di cercar piccole cose.
-Vedremo al ritorno. Approfittiamo ora di questo buon vento, e facciamoci
-avanti verso ponente. Desidero di toccar terra al pari di voi; ma penso
-che ne siamo ancora distanti un bel tratto.--
-
-E si apponeva al vero. La spedizione era appena a metà strada. Ma non
-aveva arcipelaghi sulla diritta, nè sulla manca; e i pellicani, le
-cingallegre, i granchi, i tonni, l'acqua meno salata, i nebbioni, il
-mare erboso, non significavano niente di ciò che gli altri speravano.
-
-E andavano, frattanto, procedevano fidenti tra quelle chiazze di verde
-vivo. Ma a grado a grado quelle chiazze crescevano, si allargavano, e
-presto non si vide che una chiazza sola; tutto il mare, intorno alle
-navi, era verde per quello strato di erbe, come è verde un palude, un
-serbatoio di acque stagnanti. E ad un certo punto, quello strato d'erbe
-era così fitto da impedire il corso alle caravelle, obbligando i marinai
-a spenzolarsi dalla prora coi lunghi aldighieri in pugno, per rompere e
-allontanare l'ostacolo.
-
-Era la prima volta che i marinai della vecchia Europa vedevano quelle
-praterie galleggianti. Ignoravano perciò che il mar di Sargasso, come fu
-chiamato di poi dalle alghe di cui è formato, occupa nel mezzo
-dell'Atlantico uno spazio otto volte più vasto della penisola Iberica.
-La formazione di quello strato verde non è più un mistero per la
-scienza, dopo la scoperta del _gulf stream_, ossia della corrente del
-golfo, il gran fiume oceanico che si parte dal polo antartico rimontando
-fino all'artico, ma partendosi a mezzo il suo corso in due correnti, una
-delle quali costeggia l'Africa e l'altra va a far gomito nel golfo del
-Messico, lasciando nel centro un vasto campo di mare più tranquillo e
-più freddo, nel cui fondo vanno a finire tutti i tronchi di alberi,
-carcami di navigli, ed ogni materia pesante travolta dalle acque, mentre
-alla sua superficie si raccolgono e galleggiano tranquille come in uno
-stagno tutte le erbe marine, strappate dagli abissi dell'Oceano.
-
-I marinai si erano rallegrati da principio alla vista del verde. Avevano
-anche riso, vedendosi costretti a far piazza pulita con gli aldighieri.
-Ma non si può rider sempre; e dopo aver riso, incominciarono a seccarsi;
-dopo essersi seccati, tornarono a sgomentarsi da capo. Quegli strati
-d'erbe non si sarebbero fatti a mano a mano più profondi, tanto da
-imprigionare a dirittura le navi? Non era possibile che i mostri temuti
-fossero per l'appunto in agguato dietro a quei monti di viscida verzura?
-E se non erano mostri, non potevano essere bassi fondi, secche e
-frangenti, in cui dovessero incagliare le caravelle? Dei mostri non
-temeva l'almirante; ma bene incominciò a temere anch'egli delle secche.
-A lui, memore di tutti i testi delle antiche scritture, ritornava in
-mente l'Atlantide di Platone, quell'Atlantide inabissata, i cui resti
-potevano benissimo essere rimasti a fior d'acqua, o alti tanto
-sott'acqua da cagionar gravi danni alle carene delle navi. Ma questi
-timori erano presto dissipati dallo scandaglio, che fu gittato più volte
-e non trovò mai fondo, neanche con dugento braccia di sagola.
-
---Animo, dunque!--diss'egli, dopo parecchie di quelle prove
-convincenti.--Abbiamo varcati oramai gli strati più fitti, e il pericolo
-dei frangenti e delle secche è passato, se pure c'è stato mai. Vedete
-poi come è costantemente favorevole il vento.
-
---Sì, ben dite, signore, costantemente!--rispose per tutti il pilota
-Perez Matheo Hernèa.--Soffia sempre da levante, questo vento benedetto!
-
---Non sempre;--disse l'almirante.--Qualche volta è caduto; e abbiamo
-avuto un po' di brezza da ponente. Rara, se vogliamo; ma basta a
-dimostrarci che anche qui comanda la legge della varietà.
-
---Con questo particolare, per altro;--replicò il pilota;--che quando
-soffia il vento da levante si fa molto cammino, e quando soffia da
-ponente non ha nemmeno la forza di sbatacchiar le vele contro gli
-alberi.
-
---Orbene, che volete voi dir con ciò, Perez Hernèa?
-
---Che per andare all'incerto, il vento aiuta; ma che, se dovessimo dar
-volta, per ritornarcene a casa, il vento non ci aiuterebbe più. Ecco,
-signore, con vostra licenza, e col debito rispetto, quello che voglio
-dir io.--
-
-L'almirante aggrottò le ciglia, alle parole dell'Hernèa. Ma si contenne,
-e, per non averlo a riprendere prima del tempo, si provò perfino a
-scherzare.
-
---Bravo il mio pilota!--diss'egli.--Uomo di provato coraggio com'è,
-penserebbe egli a ritornare? proprio ora, che siamo tanto vicini alla
-meta?
-
---Eh, vicini!... vicini!...--brontolò il pilota.--Qui non si capisce più
-nulla. Ma la vostra esperienza, signore, che cosa può dirmi, intorno a
-questo vento di ponente che non ha forza di muovere una vela?
-
---Che cosa posso dirvene io, Perez Hernèa? Sa il marinaio perchè il
-vento spiri tanti giorni da un lato, e poi d'improvviso si volti? Verrà
-giorno, io spero, che questo ed altri segreti dell'ordine naturale
-saranno conosciuti. Per ora governiamoci con la pratica nostra. Ci sono
-venti di mare e di terra, di golfi e di canali, ed alti e bassi, e forti
-e deboli. Per prevederne l'andamento bisognerebbe conoscere i paraggi.
-Voi conoscete benissimo ogni particolarità dei venti che soffiano nel
-canale del Rio Tinto, e in quello dell'Odiel; non è vero?
-
---Certamente. Poveri a noi, se non avessimo pratica dei brontoloni di
-casa nostra.
-
---Ebbene, qui sono altri brontoloni;--replicò l'almirante.--E siamo in
-casa d'altri, e non li conosciamo ancora. Ma non sarà sempre così.
-Quando ci avremo fatta la mano, sapremo come governarci con loro. Per
-ora, osserviamo e studiamo. A me intanto par di capire una cosa: che
-qui, come altrove, certi venti sono proprii di certe stagioni. Qui, ora,
-è la stagione in cui regna il levante; approfittiamone. Verrà la
-stagione in cui soffierà il suo contrario, e un po' più forte che non
-abbia fatto finora. Anche debole, lo abbiamo sentito; ne conosciamo
-dunque l'esistenza. E forse ci ha dato questo indizio di sè, per levare
-ogni dubbio a voi, sospettoso uomo. A me dice ancora che una terra è
-laggiù, donde egli viene a battaglia, ma finora con poca forza di
-resistenza. Ed è meglio così, per la nostra navigazione; non pare anche
-a voi?--
-
-Perez Hernèa si acquetò, per allora. L'almirante aveva ragioni per tutti
-i dubbi, per tutti gli argomenti in contrario. Ma egli non era da per
-tutto, e non poteva vincere ugualmente tutti i pregiudizi di una gente
-ignorante e ostinata. Quella lunga navigazione dove gli indizi
-favorevoli non conducevano a nulla, quel verde che non finiva mai, quel
-vento sopra tutto, quel vento che soffiava costantemente da una parte,
-come per portarli ferocemente a capitar male dall'altra, mettevano tutti
-in apprensione; e urtava i nervi la inflessibilità dell'almirante, di
-quello straniero che voleva condurre tanti poveri figliuoli d'Andalusia
-alla morte, per un suo puntiglio, per una sua stravaganza.
-
-Molti erano stati incerti fino allora se egli fosse un impostore od un
-pazzo. Incominciavano a creder tutti che gli avesse dato volta il
-cervello. Queste fissazioni, che mostrano tanta imperturbabile serenità,
-son veramente proprie dei pazzi.
-
-E non si chiedeva più nulla a lui. Si obbediva ai suoi ordini,
-materialmente, macchinalmente, senza metterci punto di quell'ardore, di
-quella buona volontà che fa della obbedienza una cooperazione
-intelligente.
-
-Per contro, incominciavano da prora i crocchi, i capannelli, quei
-borbottamenti, quelle mormorazioni, che non sono ancora il principio
-della rivolta, ma ne accennano l'intenzione. Le povere caravelle
-malconce; i viveri scarsi; l'acqua fradicia; i venti contrari al
-ritorno; di coste all'orizzonte neppur l'ombra; mare, sempre mare,
-nient'altro che mare; quella era la prospettiva. E quanto sarebbe
-durata?
-
-Indizi di terre ne erano venuti.... Sì, anche troppi, ed era il caso di
-richiamarsene, come della famosa sua grazia a sant'Antonio di Lisbona.
-Quei pellicani, quelle cingallegre, tutti quelli uccelli di passo che
-erano trascorsi a squadre, a sciami, a nembi, sul capo dei naviganti,
-ora venendo da prora via, ora da poppavia, non indicavano essi, nella
-capricciosa direzione del volo, che qualche spirito maligno si prendeva
-giuoco di loro? E qui taluni notavano che quei negri volatori, passando
-sulle caravelle, avevano fatto sentire un acuto stridìo. Sì, certamente,
-era uno scherno di potenze invisibili; le quali infondevano con vane
-immagini le speranze nei cuori, e si beffavano ancora dei troppo creduli
-marinai. E quegli uccelli, quei tonni, quelle nebbie basse
-all'orizzonte, non erano che apparizioni diaboliche. I mostri non
-sorgevano ancora dalle acque, dond'erano aspettati; si mostravano invece
-all'orizzonte, brulicavano in aria.
-
-Questa spiegazione degli indizi ingannatori apparve così chiara, che fu
-creduta a breve andare da tutti. No, non più avanti, per contentare il
-capriccio dell'avventuriere, del pazzo. Quell'uomo voleva trovar terra a
-ponente, o morire; proposito da disperati! Ma egli poteva farlo, egli
-che non aveva famiglia; non potevano essi, che a Palos, a Huelva, a
-Moguer, lasciavano occhi per piangerli. Bisognava dunque ricusargli
-obbedienza, forzarlo a ritornare indietro. Chi li avrebbe biasimati? chi
-li avrebbe accusati di viltà? Si erano spinti quattrocento e più leghe
-sull'Oceano, sul mare tenebroso, spavento di tutti i naviganti del
-mondo. Che si voleva di più? che morissero tutti di fame, errando
-inutilmente sopra un mare senza sponde? o che nei gorghi di quel mare
-trovassero il sepolcro?
-
-Le coscienze più timorate si davano pensiero di ciò che avrebbero detto
-i sovrani, vedendo ritornare le caravelle in Europa. Ma che cosa
-potevano dire i sovrani? Essi medesimi non si erano risoluti di
-concedere al marinaio genovese gli uomini e le navi, se non per levarsi
-d'attorno quel molesto supplicante, e a loro malgrado, come in troppe
-occasioni era stato dimostrato. Vedendo ritornare uomini e navi, la
-regina, forse, si sarebbe addolorata, poichè il Genovese aveva saputo
-ammaliarla col suoi racconti del Cataio e di Ofir; ma poi avrebbe capito
-che quel cercare il levante a ponente era una stravaganza, una pazzia; e
-buona com'era avrebbe finito con rallegrarsi di veder salve tante vite
-di bravi spagnuoli. Quanto al re Ferdinando, egli aveva detto di sì per
-contentare la moglie; ma che fosse contrario nel profondo dell'anima
-alla impresa di Cristoforo Colombo non era mai stato un mistero per
-nessuno. Il ritorno della spedizione, senza aver nulla ritrovato della
-terra promessa, neanche uno scoglio fuor d'acqua, sarebbe stato un vero
-trionfo per lui.
-
-Sì, dunque, ritornare indietro, ricusando obbedienza all'almirante,
-obbligandolo ad accettare la legge da loro. Ma se non avesse voluto
-persuadersi con le buone, era egli conveniente di passare alle cattive?
-Non sarebbe sempre rimasto a carico loro il fatto della disobbedienza e
-delle conseguenti offese alla sua persona? Da senno, o da burla, era
-almirante, era vicerè, era governatore; e tutto ciò per decreto reale.
-
-Il modo di superare quella piccola difficoltà alcuni dei più audaci lo
-avevano trovato, e ne avevano già discorso lungamente tra loro. Ma non
-se ne aprivano ancora liberamente nei crocchi più numerosi; stavano a
-bocca chiusa, o parlavano a monosillabi, a interiezioni, quando erano
-presenti marinai di altre nazioni; specie quando c'erano i due genovesi.
-E i due genovesi avevano capito; e si erano lungamente consultati tra di
-loro, per venire ad una risoluzione che di giorno in giorno si faceva
-più urgente. Finalmente uno di quei capiscarichi che quando è stato lor
-confidato un segreto, credono di averlo colto a volo, non istanno più
-nella pelle se non lo consegnano altrui, si lasciò sfuggire qualche
-parola coi due.
-
---Ah sì? il vostro Genovese non vuol saperne di tornare indietro?--aveva
-egli detto.--Ebbene, ci resti lui, a naufragare per tutti. Un'ondata che
-spazzi la coperta, e si prenda quel matto ostinato, non è poi tanto
-difficile a trovare.
-
---Trovare.... sinonimo d'inventare, non è vero?--aveva risposto Damiano.
-
---Eh sicuramente! Capirete bene, voi altri, che quando la pazienza
-scappa.... E il vostro Genovese la farebbe perdere ai santi.--
-
-Damiano non volle sentirne più altro. Quella sera dormì male. A
-mezzanotte doveva andar egli di guardia alla vela, e Cosma gli teneva
-compagnia. Era l'uso, tra loro, di non separarsi mai; tanto che i piloti
-avevano finito col mandarli sempre insieme a far le quattro ore di
-guardia.
-
---Senti;--disse Damiano al compagno, quando furono soli sul ponte;--io,
-per me, non ho più pace, fino a tanto che non ho detto ogni cosa
-all'almirante. E tu, che cosa ne pensi?
-
---Io penso,--rispose Cosma,--che avremmo fatto bene a parlare anche
-prima. Finalmente, qui non si tratta di riferire i discorsi della gente;
-si tratta d'impedire un delitto. L'almirante dev'essere posto in grado
-di custodirsi da un colpo di mano.
-
---Giustissimo!--ripigliò Damiano.--Eccolo là, per esempio, che esce dal
-gavone di poppa, come fa tutte le notti, per invigilare la guardia. Egli
-infatti non dorme che da un occhio. Ma per la sua persona egli non ha
-nessuna vigilanza. Due uomini risoluti potrebbero gittarglisi addosso,
-afferrarlo per la vita, levarlo di peso, e una, due, tre, buttarmelo a
-mare come un sacco di cenci.
-
---Che infamia! e sarebbero capaci di farlo.
-
---Dunque, si dice tutto?
-
---Si dica.--
-
-Mentre i due si confortavano scambievolmente a parlare, l'almirante
-veniva a passo lento da poppa, per vigilare le guardie, che non si
-lasciassero prendere dal sonno.
-
---Buona notte, signor almirante;--disse Cosma, appena quell'altro gli fu
-vicino.--Iddio vi guardi.
-
---Ed anche voi, ragazzi;--rispose a bassa voce Cristoforo
-Colombo.--Buona guardia.
-
---E san Giorgio valente vi conceda vittoria sui vostri nemici;--disse
-Damiano, parlando nel vernacolo della sua città natale.
-
---Ah!--esclamò l'almirante, fermandosi.--I miei genovesi?
-
---Sì, messere, e desiderosi di parlarvi. Se non era questa occasione,
-avremmo chiesto domattina di essere ammessi alla vostra presenza.
-
---Cose gravi, dunque? e da non potersi confidare al pilota?
-
---Gravissime, e vorremmo che non le sapesse neanche l'aria. Guardatevi,
-messere! C'è del torbido, a bordo.
-
---Lo so, ragazzi, lo so. Da più giorni ho dovuto avvedermene. Gente
-ignorante ed ingrata! che ci volete fare? Un giorno i più lievi segni
-del mare e del cielo, segni che non persuadono me, offrono a loro una
-certezza maravigliosa di approdo imminente. Un altro giorno una cosa da
-nulla, mettete anche la costanza del buon tempo, me li sbigottisce come
-i bambini un racconto della balia, quando non ardiscono più spiccarsi
-dalle sue ginocchia per andare nel fondo della stanza. In verità,
-figliuoli miei, non avrei mai creduto così debole la fibra umana. E voi,
-come fate a non seguire l'esempio degli altri?
-
---Noi? noi.... è un'altra cosa!--rispose Damiano.--Noi abbiamo fede nel
-nostro Genovese.
-
---Abbiatela in Dio;--rispose l'almirante.--Da lui vengono le grandi idee
-alla mente; da lui i forti propositi al cuore dell'uomo.
-
---E dal demonio i cattivi, signor almirante;--rispose Cosma.--Si guardi,
-Vostra Eccellenza. Da certe parole che abbiamo colte per aria, alcuni
-tristi avrebbero intenzione....
-
---Di che cosa?
-
---Veramente....--balbettò Cosma.--È così nero, il disegno!...
-
---Di uccidermi, non è vero?
-
---No, mio signore.... o piuttosto, sì, perchè infatti, uccidere e far
-sparire è tutt'uno.
-
---Già!--soggiunse Damiano, venendo in aiuto al compagno.--Si comincia a
-parlare di un'ondata furiosa, che spazzi opportunamente la coperta,
-trascinando con sè fuori del capo di banda il comandante supremo.--
-
-L'almirante rimase alquanto sovra pensiero.
-
---Si pensa a questo?--diss'egli poscia.--Per fortuna non c'è
-l'occasione. Il mare è così costantemente tranquillo!
-
---Certo, ed è ciò che li annoia. Questi marinai son venuti a desiderar
-le burrasche, e mi fanno ricordare quel che si dice dei nostri villani
-del Bisagno e della Polcevera, che si scorticano i polpacci con le calze
-di seta. Ma Vostra Eccellenza capirà che non c'è bisogno di un
-temporale, per fare un colpo di mano. L'essenziale è d'inventarne la
-notizia, per quando si sarà ritornati in Ispagna, e bisognerà render
-conto della vostra sparizione al governo.
-
---È un disegno infernale!--esclamò l'almirante, più inorridito che
-spaventato dall'annunzio.--E siete certi che abbiano pensato di giungere
-a tanto?
-
---Oh, per questo, non dubiti Vostra Eccellenza; coi nostri orecchi
-medesimi abbiamo sentito il discorso.
-
---Pazienza!--replicò l'almirante.--Sebbene questo non dovessi
-aspettarmi, vedrò di fare buona guardia.
-
---E la faremo anche noi;--disse Cosma.--Così conoscessimo i buoni,
-quelli in cui confidate di più, per metterci d'accordo, e vegliar tutti
-sulla vostra preziosa persona!
-
---Amici miei,--rispose Cristoforo Colombo, traendo un sospiro,--conosco
-voi.... da pochi momenti. Quanto agli altri, non so nulla di loro.
-Eravate a Palos; potete ricordare in che modo si è formato il nostro
-equipaggio.
-
---Pur troppo, mio signore! Metà per forza, l'altra metà per caso; tutta
-gente raccogliticcia. I buoni ci saranno di sicuro, e si vedranno alla
-prova. Per intanto....
-
---Per intanto, è buio pesto;--conchiuse Damiano.--Ma Vostra Eccellenza
-potrà confidarsi di queste cose co' suoi ufficiali.
-
---Sì, sì, figliuoli, lo farò;--rispose l'almirante.--Ma non è questo,
-che importa. La mia speranza è altrove. Siete voi marinai?
-
---Noi? sì, come vede Vostra Eccellenza.
-
---Infatti, la vostra condizione è tale, per ora. Ma dal primo momento
-che ho dovuto guardarvi in faccia, mi è parso.... che non ne aveste
-l'aria.
-
---Le nostre mani, signore....
-
---Sì, capisco, le vostre mani saranno tinte di pece. Ma non è la pece
-che fa il marinaio, come non è l'abito che fa il monaco. Le mani del
-marinaio possono essere anche pulite, ma si riconoscono egualmente;
-specie nella palma, che par foderata con pelle di squalo. Ora, le vostre
-mani, che sono lieto di stringere....
-
---Si faranno ruvide quanto è necessario;--rispose Cosma, inorgoglito da
-quella dimostrazione di benevolenza, ma anche un pochettino turbato.
-
---Sta bene;--disse l'almirante, sorridendo.--Quantunque, io non domandi
-ciò come una qualità necessaria.... a mani di cavalieri.
-
---Messere....--mormorò quell'altro, più turbato che mai.
-
---Oh, non temete, non voglio andare più in là,--rispose l'almirante.--I
-vostri nomi, se ben ricordo, sono....
-
---Cosma e Damiano;--si affrettò a rispondere Cosma.
-
---E Cosma è lui, e Damiano son io;--soggiunse Damiano.
-
---Benissimo. Due nomi di fratelli!
-
---Noi non siamo che amici; ma come fratelli ci amiamo.
-
---E perciò avete preso il nome da due santi fratelli, che erano anche
-colleghi di professione;--replicò l'almirante.--Erano infatti due
-medici, e del primo di loro mi pare di aver letto in un certo libro, che
-si conservi ancora una ricetta.
-
---Sono anche i santi protettori dei pellegrini;--disse Cosma, che pareva
-poco desideroso di stare sull'argomento della medicina.
-
---Siano dei pellegrini o dei medici, son sempre due
-benefattori;--conchiuse l'almirante.--E voi certamente avete assunti i
-lor nomi per adempimento di un voto.
-
---Vostra Eccellenza legge nei cuori come nei libri;--disse
-Damiano.--Siamo infatti legati da un voto.
-
---Per il quale, probabilmente, avrete lasciati gli agi della vita,
-venendo partecipi alle fatiche, ai pericoli di questo viaggio: non è
-così?--
-
-I due marinai non risposero parola. Ma per essi rispondeva la sapienza
-dei popoli, stillata in proverbi: chi tace acconsente.
-
---Non voglio chiedervi ciò che non potete dirmi;--riprese Cristoforo
-Colombo.--Siete genovesi, e basta ciò, perchè io v'abbia in conto di
-fratelli. Ricordate soltanto che bisogna amarla, amarla molto, la terra
-dove si è nati; amarla tanto più, quanto essa è più sventurata. Sapete
-quanto abbiano fatta dolente la nostra povera patria, le discordie
-maledette dei suoi figliuoli!...
-
---Voi dite bene, messere,--rispose Cosma.--E noi lo abbiamo ricordato
-già molte volte, pensando a voi.
-
---A me?
-
---Certamente. Ecco un uomo insigne, dicevamo tra noi, un uomo che ha
-fatto un disegno sublime, e potrebbe e vorrebbe darne la gloria e il
-profitto alla patria; ma perchè la patria non è in condizione
-d'intenderlo, egli deve rivolgersi ad altre nazioni, dando ad altri il
-profitto e la gloria delle opere sue.
-
---Ah!--gridò l'almirante.--Lo intendete anche voi che dolore sia questo?
-e come profondo? Io non lo dico a nessuno, perchè nessuno lo
-intenderebbe. Pazienza, miei giovani amici! E lasciamo questo argomento
-tristissimo. Intanto, le vostre parole mi han detto assai più che non
-dicessero le vostre mani. Vorrei fare qualche cosa per voi; chiamarvi
-almeno tra i miei ufficiali. Ma quante invidie si desterebbero! Non per
-ora, adunque. Il giorno che avremo toccata la terra promessa, io sarò
-davvero vicerè e governatore; e quel giorno, vedremo.
-
---Guardatevi intanto, messere. Noi non abbiamo mestieri che di una cosa:
-di vedervi incolume, trionfante su tutti i vostri nemici. Laggiù avete
-avuto da lottare coll'invidia; qui avete da lottare coll'ignoranza.
-
---E sempre con la malvagità;--conchiuse Cristoforo Colombo.--Ma le
-vostre parole mi fanno ricordare ciò che volevo dire poc'anzi. Vi
-chiedevo se eravate marinai, per raccontarvi del primo capitano con cui
-ho imparata l'arte del navigare. Eravamo nelle acque dell'antica
-Cartagine, atterrati, con un vento che non si potrebbe immaginare di
-peggio. Non si poteva reggere al mare, bisognava ormeggiarsi e tener
-fermo ad ogni costo. Ma le áncore aravano, per la forza della corrente,
-e si temeva di andare da un momento all'altro a battere negli scogli.
-
---Un guaio; dei grossi--esclamò Damiano.
-
---Certamente;--rispose Cristoforo Colombo--e non c'era tempo da perdere.
-Il comandante ordinò di mettere mano all'áncora della speranza.
-«Credete--diss'io--che ci farà buon servizio?» Domandavo troppo, più
-ch'egli non potesse sapere. Ma ad ogni modo, me la trovò lui, la
-risposta: «Getta l'áncora e spera in Dio!» E così, come mi fu
-consigliato nella mia prima navigazione, ho fatto io in tutte le altre
-che seguirono.
-
---Confidiamo nel suo alto volere;--disse Cosma, inchinandosi.
-
---Ma pensiamo ancora,--soggiunse Damiano,--che chi s'aiuta Iddio
-l'aiuta.
-
---Oh, sicuramente!--rispose Cristoforo Colombo, non potendo trattenersi
-dal ridere, alla pratica ammonizione.--Vi ho già detto che farò buona
-guardia alla mia vita, se occorrerà; non aspetterò che mi assalgano;
-andrò io contro ai loro disegni. Non si compiace di sfidare i bassi
-pericoli, chi ha cuor d'affrontare i maggiori. Ma se è necessario di
-entrare in lizza coi rivoltosi, anche questo farò. Voi, frattanto
-abbiate per certa una cosa: che presto, con l'aiuto di Dio, saluteremo
-la terra.
-
---Con questa fede siamo venuti;--disse Cosma.
-
---E ci sia pure da navigare altrettanto, non ci lagneremo, noi
-altri;--soggiunse Damiano.--Voi dite, messere, che si serve a Dio, con
-questo viaggio.
-
---È la mia opinione.
-
---E bisogna dunque servirlo allegramente. Lo raccomanda perfino il
-Salmista.--
-
-L'almirante sorrise e battè amorevolmente della destra sulla spalla di
-Damiano.
-
---Ottimamente, giovanotto!--esclamò.--E che Iddio vi guardi ambedue. Ma
-domandiamogli ancora una grazia;--soggiunse.--A persuadere questa gente
-che ha il furore della paura, un buon vento gagliardo, e da ponente,
-farebbe meglio di tutti i nostri discorsi.--
-
-
-
-
-
- _Capitolo III._
-
-
-
-
-Di una bella sconosciuta che mandò a Cristoforo Colombo un ramo di spino
- fiorito.
-
-
-
-Cristoforo Colombo era stimato un gran dotto in materia geografica,
-cosmografica ed astronomica, quando non era stimato un impostore, od un
-pazzo. Per lui, si sa, erano stranamente mutevoli i giudizi del volgo,
-nobile o plebeo che si fosse; e saltavano da un estremo all'altro, come
-qualche volta usano saltare i venti, dal primo al terzo, o dal secondo
-al quarto quadrante. Si può dire, dopo aver letto attentamente la storia
-della sua vita fortunosa, che gli storti giudizi, i sospetti, le
-animosità contro di lui non posassero mai intieramente finchè egli
-visse, da prima volendo regalare per forza un nuovo mondo alla Spagna,
-poi disputando ai suoi grandi una corona di vicerè nelle terre scoperte,
-e da ultimo combattendo virilmente per la propria fama, per il proprio
-onore, per il proprio decoro, contro le invidie e le ingratitudini
-congiurate. Ma ci furono anche nella sua vita, e frequenti, i giorni
-della lode e della reverenza universale. Ci furono anche i giorni in cui
-egli era tenuto per un gran mago, padrone di alti segreti naturali, e
-capace di comandare agli elementi coll'autorità di misteriose parole. E
-per un negromante, di sicuro, lo avrebbero tenuto i marinai della _Santa
-Maria_, il giorno 22 settembre del 1492, se dieci o dodici ore prima,
-cioè nel cuor della notte che fu sopra a quel giorno, lo avessero udito
-domandare al cielo un vento gagliardo di ponente.
-
-Quel vento si levò per l'appunto nella giornata, fortissimo, teso,
-dritto da prora; tanto che fu necessario serrare i velacci e le basse
-vele, prendendo i terzaruoli alle gabbie ed anche alla mezzana, per
-mettersi alla cappa serrata. Non si navigava più, con quel vento
-indiavolato al traverso; ma ne avevano anche una patente mentita le
-sciocche paure dei marinai.
-
---Ed ora direte ancora che in questi paraggi il vento fresco soffia
-soltanto da levante!--esclamò l'almirante, volgendosi a Perez Matteo
-Hernea, suo pilota.
-
---Non lo dirò più, ve lo giuro;--rispose umiliato l'Hernea.
-
-Il giorno seguente, le cose mutarono. Pareva proprio che quel vento da
-ponente si fosse levato solamente per dar ragione a Cristoforo Colombo,
-contro il suo equipaggio, e che, dopo aver fatto quella buona
-testimonianza per lui, non avesse più motivo di soffiare. Cadde,
-infatti, e il 23 ripigliò la brezza di levante, con cui si poteva andare
-a gonfie vele per la rotta stabilita.
-
-La _Santa Maria_ aveva dato gloriosamente tutta la sua tela al vento. Ma
-non durò a lungo con quella velatura di buon tempo. L'almirante, a un
-certo punto della giornata, comandò di serrar fiocchi, velacci, vela di
-maestra e mezzana, contentandosi di navigare con la gabbia, il
-trinchetto e la trinchettina. Certi punti neri all'orizzonte, diventati
-presto nuvoloni, l'aria più fresca, un color di piombo sulle acque, gli
-avevano annunziato imminente un temporale.
-
-Non si era ingannato. Il temporale si avanzò minaccioso, oscurando il
-cielo e sollevando il mare a tempesta. Le navi balenarono un poco, indi
-presero a menar la ridda sui flutti, ora balzando sulle creste spumanti
-che il vento incalzava, ora ascondendosi a mezzo nei profondi
-intervalli, per cui pareva che volesse ad ogni tratto scoprirsi il fondo
-degli abissi.
-
-La tela al vento era ancor troppa; e l'almirante comandò di prendere i
-terzaruoli alle gabbie. Poi, rinforzando il vento, le fece serrare a
-dirittura, ed egualmente il trinchetto, di guisa che la nave prese a
-correre con la sola trinchettina.
-
---Che mare, Santa Vergine!--disse Damiano al compagno, mentre scendevano
-da serrare le gabbie.--Par quello che ha inghiottiti gli Egiziani,
-quando volevano dar la caccia agli Ebrei.
-
---E quello fu per miracolo;--rispose l'almirante, davanti a cui
-passavano i suoi due Genovesi.--Così credo che sia anche questo. Ci
-vogliono dei miracoli, per ischiodare il cervello a questa gente. Del
-resto,--soggiunse,--le ondate propizie al gran salto son qua; e i miei
-nemici hanno già troppo da fare per sè, aggrappandosi al capo di banda,
-o alle sartie.--
-
-La burrasca non si chetò che verso il mattino del 24. Col sole ritornò
-la calma sul mare. Le caravelle, così duramente travagliate da quella
-collera d'elementi, ripresero la loro velatura ordinaria, e col vento
-più maneggevole si fecero a navigare di conserva. La _Pinta_, anzi,
-venne accostandosi quanto più poteva alla _Santa Maria_.
-
---Ecco Martino Alonzo che ha qualche cosa da dirmi;--pensò l'almirante.
-
-Difatti il comandante della _Pinta_ voleva parlare a Cristoforo Colombo.
-Questi, alcuni giorni prima, gli aveva fatta passare la carta nautica, a
-lui mandata da Paolo Toscanelli: una carta sulla quale era segnata la
-famosa isola di Cipango, ad una distanza che oramai doveva essere stata
-oltrepassata da loro. E di questo dubbio, che glie ne era venuto, voleva
-intrattenersi Martino Alonzo Pinzon coll'almirante.
-
---Pare anche a me, che abbiamo fatto un cammino più lungo;--gridò
-Cristoforo Colombo al Pinzon.--Ma forse il Toscanelli ha fallato il
-punto, collocando la grande isola sulla carta, o noi, ingannati dalle
-correnti che ci han fatto derivare, abbiamo fallata la stima.
-
---Potrebbe anche darsi,--ripigliò il Pinzon,--che noi ci fossimo tenuti
-troppo a ponente. Non credete opportuno di appoggiare un poco a garbino?
-
---Non credo;--disse l'almirante.--Del resto, fatemi passare la carta, e
-osserverò meglio ancor io. Intanto non cangiate di rombo; mi
-raccomando.--
-
-La carta arrotolata e raccomandata ad una sagola fu scagliata a bordo
-della _Santa Maria_. Cristoforo Colombo la portò allora nella sua
-cameretta, la spiegò sul deschetto, e si fece ad osservare, insieme coi
-più sperimentati dei suoi ufficiali, quale potesse per allora essere la
-posizione delle navi.
-
-Il lettore si maraviglierà che Cristoforo Colombo volesse rilevare il
-punto di stima sopra una carta fatta di suo capo da un fisico
-fiorentino, e nella quale era segnata l'isola di Cipango ad una distanza
-immaginaria. Ma pensi il lettore che quella carta, fatta avanti la
-scoperta delle così dette Indie occidentali, era tuttavia condotta
-secondo due norme, che parevano sicure a que' tempi: la divisione della
-circonferenza del globo terrestre in ventiquattro zone, di quindici
-gradi ciascuna, che formavano in tutto trecentosessanta gradi, e il
-passo biblico di Esdra, ov'era detto che, diviso il nostro globo in
-sette parti, sei sono terra, e la settima è ricoperta dalle acque. Messe
-a riscontro queste due nozioni, aggiunta la notizia delle parti della
-terra già scoperte al tempo di Tolomeo, aggiunto finalmente tutto quel
-tratto che Marco Polo aveva visitato ad oriente, e i Genovesi scoperto
-ad occidente, non era difficile tracciare lo spazio di mare che doveva
-intercedere fra le Azzorre, estremità occidentale di Europa, e Cipango,
-estremità orientale dell'Asia. Il difficile sarebbe ora di credere a
-quella sistematica fabbricazione di carte nautiche; ma non era difficile
-allora. E ad ogni modo si può considerare con benevolenza un errore, il
-quale, rasentando la verità, condusse un uomo ardito e intelligente a
-scoprirla.
-
-Lo studio di Cristoforo Colombo e de' suoi piloti fu repentinamente
-interrotto da un grido d'allegrezza. Quel grido, ripetuto e rinforzato
-da molte voci, veniva dalla _Pinta_. L'almirante uscì tosto in coperta,
-e vide Martino Alonzo Pinzon, ritto sul castello di poppa della sua
-caravella, che alzava le mani al cielo, in atto di giubilo, gridando a
-squarciagola: terra! terra!
-
---Che è ciò che voi dite, Martino Alonzo?--gridò l'almirante a sua
-volta.
-
---Terra, terra!--ripetè il Pinzon.--Signor almirante, io chieggo la mia
-ricompensa.--
-
-Martino Alonzo Pinzon alludeva al premio che i reali di Castiglia
-avevano stabilito per colui che primo scoprisse la terra. Il premio
-consisteva in una rendita di trenta corone, un poco più di seicento lire
-della nostra moneta d'oggidì.
-
-E con la mano distesa, il comandante della _Pinta_ accennava verso
-garbino, o libeccio, se meglio vi piace, dove infatti appariva una
-lingua di terra all'orizzonte, forse venticinque leghe distante dalle
-navi. I marinai della _Pinta_ si erano lanciati come scoiattoli su per
-le sartie; così fecero i marinai della _Santa Maria_ e quelli della
-_Nina_; tutti vedevano la terra, tutti confermavano con liete grida
-l'annuncio di Martino Alonzo Pinzon.
-
-Cristoforo Colombo non era intimamente persuaso; ma lo scuoteva la
-sicurezza universale. Commosso, si buttò ginocchioni, rendendo grazie a
-Dio. Martino Alonzo Pinzon fece di più: intuonò ad alta voce il _Gloria
-in excelsis_, a cui tosto risposero gli equipaggi delle tre caravelle.
-
-La terra si vedeva così chiaramente, e così vivo era l'entusiasmo di
-tutti, che l'almirante stimò necessario di lasciare il suo rombo, che
-era stato sempre il ponente, governando per tutta la notte a garbino. Ma
-giunse l'aurora gran dissipatrice di sogni; e dissipò anche le speranze
-di ricompensa che Martino Alonzo Pinzon aveva così facilmente nutrite.
-La terra che avevano creduto di veder tutti con lui, non era che nebbia
-vespertina; i primi chiarori del giorno avevano disperso il fantasma.
-
-Alla speranza, alla fede, doveva tener dietro lo scoramento. E avevano
-creduto di vedere la terra! E quella immagine di terra altro non era che
-un inganno degli occhi, un miraggio, una fata Morgana, il solito scherno
-delle potenze invisibili. Costernati, abbattuti, gli equipaggi
-obbedirono tacitamente al comando dell'almirante, che ordinava di
-riprender la via di ponente; quella via ch'egli non avrebbe mai
-abbandonata, senza i lor chiassi importuni.
-
-Per molti giorni si procedette al solito, con buon vento, mare
-tranquillo, cielo sereno e dolce temperatura. Le acque erano così chete,
-che parevano di lago, e i marinai, riavutisi alquanto delle loro
-malinconie, si pigliavano spasso a nuotare intorno al bordo. Nuovi
-indizi di terra si offrivano, aiutando a calmare le loro segrete
-inquietudini; incominciavano a mostrarsi a sciami i delfini; i pesci
-volanti, scagliandosi in aria sulle pinne spiegate, ricadevano a bordo
-delle navi.
-
-Si giunse così fino al primo di ottobre. Quel giorno, secondo la stima
-di Perez Matteo Hernea, la spedizione navale del mare Oceano doveva aver
-compiute le sue cinquecento ottanta leghe di navigazione, a ponente
-dalle isole Canarie. Ma questa era la stima fatta secondo i computi
-apparenti di Cristoforo Colombo. L'almirante faceva una stima tutta sua,
-tenuta gelosamente segreta: e questa ascendeva a settecento sette leghe.
-Nel fatto, adunque, s'era oltrepassata di molto la distanza assegnata
-dal fisico Toscanelli a quella benedetta isola di Cipango.
-
-Le mormorazioni erano ricominciate tra i marinai; e con le mormorazioni
-le congiure. Sarebbero trascorse un giorno o l'altro ad aperta
-ribellione, se di tanto in tanto qualche nuovo inganno degli occhi non
-avesse fatto intravvedere la terra all'orizzonte. Ma anche queste vane
-visioni, salutate da grida di giubilo, e seguite sempre da imprecazioni
-di gente disperata, annoiavano l'almirante. Il quale risolutamente
-dichiarò, e fece bandire su tutte le navi a suon di tromba, che chiunque
-gridasse terra, senza che questa si scoprisse nei tre giorni
-susseguenti, dovesse perdere ogni diritto di ricompensa, quand'anche
-un'altra volta scoprisse terra per davvero.
-
-E terra non gridò più Martino Alonzo Pinzon. Il comandante della _Pinta_
-non credeva più alla esistenza della terra, nel rombo seguito da
-Cristoforo Colombo. Questa sua sfiducia crebbe tanto, che nella sera del
-6 ottobre, Martino Alonzo Pinzon si fece ardito a proporre di piegare
-risolutamente a sinistra, cercando terra verso mezzogiorno. Inutile il
-dire che l'almirante non reputò conveniente di appagare il desiderio di
-Martino Alonzo Pinzon.
-
-La mattina del 7 ottobre, allo spuntar del sole, molti marinai della
-_Santa Maria_ credettero di veder terra a ponente. Ma temevano anche
-d'ingannarsi, e non dissero parola, per non avere a perdere la speranza
-del premio. Non furono così prudenti sulla _Nina_, che quel giorno
-veleggiava innanzi alle altre caravelle. Credette Vincenzo Yanez di
-veder terra, e gli parve di vederla così chiaramente, da non consentire
-alcun dubbio. Perciò fece innalzare lo stendardo sull'albero di maestra,
-e sparare un colpo di cannone. Erano quelli i segnali stabiliti, per chi
-primo scoprisse il lido sospirato. Fu grande la gioia su tutte le navi;
-ma fu anche breve. La nuova lingua di terra, comparsa all'orizzonte,
-svanì come quella dei giorni andati; e ripreso l'abbattimento,
-ricominciarono i lagni.
-
-Per altro, i buoni indizi non facevano difetto. Numerosi stormi di
-passeri campagnuoli trascorrevano alti sopra le navi, spiegando il volo
-verso libeccio. Era dunque di là che bisognava cercare il nuovo
-continente? Cristoforo Colombo incominciò a dubitare di aver commesso
-qualche errore di latitudine; e perciò, nella sera del 7, si risolse di
-piegare alquanto verso la parte a cui aveva veduto avviarsi i passeri
-campagnuoli.
-
-Tre giorni di seguito veleggiò verso libeccio, e crescevano sempre
-gl'indizi di terra. Sciami di uccelli di svariati colori svolazzavano
-intorno alle navi; i tonni scherzavano numerosi a fior d'acqua;
-passarono a breve distanza un airone, un pellicano ed un'anitra; erbe
-fresche e verdi galleggiavano intorno alla _Santa Maria_, che parevano
-staccate quel giorno istesso dal lido.
-
-Ma quante volte non si erano già veduti questi segni ingannatori? Le
-ciurme non potevano più pascersi di quelle illusioni. Domandarono ad
-alta voce di ritornare indietro.
-
-Proprio allora? C'era da perdere il lume degli occhi. Cristoforo Colombo
-affrontò quel giorno risolutamente la sua marinaresca. Lo facessero pure
-a pezzi, ma egli avrebbe resistito fino all'ultimo. La spedizione era
-destinata dal re e dalla regina alla scoperta delle Indie; qualunque
-cosa accadesse, egli, non nato Castigliano, avrebbe serbato obbedienza
-ai reali di Castiglia; sarebbe andato avanti nella sua intrapresa, fino
-a che, per grazia di Dio, non giungesse a compirla.
-
-Cosma e Damiano si erano piantati in prima fila, non per tener bordone
-ai rivoltosi, intendiamoci, ma per consentire con le parole e con gli
-atti ad ogni frase dell'almirante, e preparati, caso mai, a menar le
-mani in sua difesa. Ma per allora non fu mestieri; i rivoltosi non erano
-andati più avanti; la fermezza di Cristoforo Colombo da un lato,
-l'accenno alla lealtà castigliana dall'altro, fors'anche il dubbio di
-non esser tutti d'accordo nel proposito di ribellarsi alla volontà
-dell'almirante, li rimandò indietro come un'onda di mar lungo; che si
-ritragga spumeggiando e brontolando da un ostacolo che non ha potuto
-rovesciare.
-
-Nondimeno, la condizione di Cristoforo Colombo si faceva sempre più
-difficile e pericolosa. Si poteva egli durare in quello stato di
-contrasto, non più sordo, ma palese e a volte clamoroso, tra lui e la
-sua marinaresca? Per fortuna, il giorno dopo quella scena di rivolta, si
-fecero più frequenti e più notevoli gli indizi della terra vicina. Oltre
-una quantità di erbe fresche, e di quelle che nascono lungo le rive dei
-fiumi (e c'erano persino dei giunchi), fu colto un pesce verdognolo, di
-quelli che vivono solamente tra gli scogli. Su quella erba, su quei
-giunchi, sul pesce verdognolo, stavano almanaccando i marinai, quando ad
-uno dei due genovesi, a Cosma, che stava guardando sul mare, venne
-veduto qualche cosa, che lo persuase a spogliarsi in fretta e a tuffarsi
-nell'acqua.
-
-Damiano aveva fatto voto di non spiccarsi mai dal fianco di Cosma. Si
-spogliò in fretta anche lui, e tenne dietro al compagno.
-
---Dove andate, voi altri?--chiese l'almirante, maravigliato di tanta,
-fretta dei due genovesi.
-
---Ma!... Io non lo so;--rispose Damiano nell'atto di tuffarsi a sua
-volta.--Cosma va in acqua, ed io lo seguo. Egli ha un occhio di lince e
-l'altro di falco; due animali che vedono molto lontano. Ma io ho due
-braccia e due gambe che vanno più svelte delle sue.--
-
-Cosma, per altro, aveva otto o dieci bracciate di vantaggio sull'amico,
-e Damiano lo raggiunse quando egli aveva già afferrato l'oggetto per cui
-si era tuffato nell'acqua.
-
---Oh bello!--gridò Damiano, vedendo la preda che Cosma teneva sollevata
-fuor d'acqua.--E per me nulla?
-
---Vedi? C'è dell'altro laggiù;--rispose Cosma.--Mi pare una canna.
-
---Ah, si! ed anche qualcos'altro di più nero,--disse Damiano, nuotando
-verso il punto che gli era stato indicato da Cosma.
-
-Questi, frattanto, ritornava verso il bordo della _Santa Maria_,
-nuotando sul fianco destro, per poter tenere in alto, agitandola davanti
-agli occhi dell'equipaggio, la sua bellissima preda.
-
---Non è alga, per bacco!--gridò, come fu sotto al capo di banda.--Non è
-neanche erba, che si possa scambiare per alga. Gettatemi un cavo, da
-poter tirarmi a bordo, senza guastare questo raro presente. È destinato
-al signor almirante.
-
---E a me, perdiana! un cavo anche a me;--gridò Damiano, a cinque o sei
-braccia più indietro,--non vengo neppur io con le mani vuote.--
-
-Il cavo era stato gittato, Cosma vi si era aggrappato, anzi
-attorcigliato con tutta la persona, ed era stato issato a bordo. Con la
-stessa manovra, fu pronto a seguirlo Damiano.
-
---Ebbene, che cos'è?--disse Cristoforo Colombo, verso di cui s'inoltrava
-Cosma, tutto grondante d'acqua salata.
-
---Signor almirante,--gridò Cosma, levando nel pugno un bel ramo di spino
-fiorito,--questo è il presente che manda a voi una bella sconosciuta.--
-
-Cristoforo Colombo prese il ramo di spino fiorito dalle mani di Cosma,
-ammirò i bei fiori del color dell'oro che ne adornavano le vette, e
-sorridendo rispose:
-
---Conosco la bella dama, quantunque non abbia ancora avuto l'onore di
-vederla.
-
---Ma ella, signor almirante,--replicò prontamente Cosma,--vi dice con
-questo ramo fiorito che voi la scoprirete fra poco. Fregiatevi intanto
-dei colori di lei, come suo cavaliere.
-
---Così farò;--rispose Cristoforo Colombo.--Ma ecco
-dell'altro;--soggiunse, vedendo Damiano, che si avanzava anch'egli col
-suo donativo.--Questo non è un presente della dama. Potrebb'essere del
-marito, figliuoli miei, ed ammonir tutti noi a guardarci ben bene.--
-
-Damiano, infatti, oltre una canna verde, offriva un lungo bastone di
-legno, di colore tra il rosso e il nero, tutto tagliato a rozzi disegni
-geometrici. Cristoforo Colombo osservò lungamente anche questo, e poi lo
-concesse alla curiosità de' suoi ufficiali di bordo.
-
---La terra è vicina, signori;--diss'egli poscia.--Con un ramo di spino
-ella si annunzia; ma con questi altri segni ci ammonisce che dove ella
-è, possono anche trovarsi i frangenti. Non ci stanchiamo di gettar lo
-scandaglio, per conoscere quando saremo finalmente atterrati; ma sopra
-tutto raddoppiamo di vigilanza nella notte.--
-
-Piloti e gentiluomini di poppa risposero con vivi segni di approvazione;
-i marinai, grandemente mutati da quelli dei giorni innanzi, batterono le
-mani.
-
-L'almirante si ritirò nella sua cameretta; e là, deposto il ramo di
-spino fiorito a piè d'una immagine di Maria Vergine, che pendeva
-dell'assito, stette lungamente raccolto nella muta preghiera dell'anima.
-
-Quella sera, in coperta, dopo che fu recitata la _Salve Regina_,
-l'almirante fece il gesto di voler parlare, e trattenne tutta la sua
-marinaresca davanti al castello di poppa. Fecero cerchio intorno a lui,
-religiosamente silenziosi ed intenti, tutti quegli uomini che pochi
-giorni addietro avevano fatto il proposito di buttarlo a mare, e ancora
-un giorno prima s'erano levati contro di lui a tumulto.
-
-Ma egli non ricordava più quelle brutte scene, e generoso le aveva
-perdonate. Parlò con semplice dignità, come uomo di alti spiriti, che
-non ha nulla a temere dagli altri uomini, neanche la loro invidia, nulla
-a sperare, neanche il loro amore, tutto avendo il suo conforto in sè
-stesso ed aspettando il suo giudizio da ben altro giudice che non sia la
-moltitudine sciocca.
-
-Notò, incominciando, come la bontà divina, scortandoli con dolci e
-propizi venti sovra il mare tenebroso, da lei fatto limpido e cheto,
-avesse ad ogni tratto con nuovi indizi ravvivato il loro coraggio,
-moltiplicando quei segni in proporzione dei folli terrori da cui erano
-così spesso agitati, e conducendoli quasi per mano in una nuova terra
-promessa. Rammentò l'ordine da lui dato alle navi, prima di salpare
-dalle Canarie, di mettere in panna alla notte, dopo che avessero fatto
-il cammino di settecento leghe a ponente. Le recenti apparenze
-comandavano di attenersi oramai a quella precauzione, essendo probabile
-che in quella notte medesima si ritrovassero in vista di quella terra
-sospirata. Conchiudeva raccomandando di stare attentamente alle vedette
-sull'alto del gavone di prora, promettendo a chiunque scoprisse primo la
-terra, non solo la pensione assicurata dai Reali di Castiglia, ma ancora
-una cappa di velluto, ch'egli avrebbe pagata del suo.
-
-Il vento aveva soffiato abbastanza fresco per tutto quel giorno. Anche
-il mare si vedeva più mosso. Le caravelle fendevano i flutti con una
-rapidità meravigliosa, veleggiando al gran largo, e precedendo al solito
-la _Pinta_, miglior veliera di tutte. Regnava a bordo della _Santa
-Maria_ una animazione straordinaria: nessuno chiuse occhio per tutta la
-notte; ognuno aspettando di vedere la terra.
-
-Verso le dieci di sera, Cristoforo Colombo stava sul cassero di poppa,
-esplorando ancora con gli occhi fissi il buio orizzonte. Tutto ad un
-tratto, gli parve di vedere in lontananza risplendere un lume. Era
-piccino e tremolante, come il lumicino della favola; e l'almirante
-credette a tutta prima di aver traveduto.
-
---Gutierrez!--gridò egli, volgendosi a quello dei gentiluomini di poppa,
-che era rimasto ultimo a vegliare con lui.
-
-Pedro Gutierrez, gentiluomo di camera del re, e ragionier generale della
-spedizione, si avvicinò prontamente.
-
---Signor almirante, son qua;--rispose egli, facendosi al fianco di
-lui.--Che cosa volete da me?
-
---Dite, Gutierrez; non vedete voi laggiù, sulla nostra sinistra, un
-lumicino che sembra danzare sulle acque?--
-
-Pedro Gutierrez si fece a guardare laggiù, dove l'almirante accennava;
-stette un poco in silenzio, aguzzando gli occhi nel buio, per
-rintracciare quel lume; finalmente esclamò, con accento di convinzione
-profonda:
-
---Ah, sì, eccolo là. Avete ragione, mio signore. E si muove, difatti.
-Pare il lume di una barca peschereccia.
-
---O una fiaccola di viandanti, lungo la costiera d'un monte;--rispose
-l'almirante.--Ma vi prego, don Pedro, chiamate qualchedun altro. Non
-vorrei che c'ingannassimo in due.
-
---Chiamo don Rodrigo Sanchez?--domandò Pedro Gutierrez.--Poc'anzi, per
-l'appunto, egli passeggiava con me; non può essersi già addormentato.
-
---Sì, chiamate don Rodrigo;--rispose Cristoforo Colombo.--È il nostro
-ispettore d'armamento, uomo di buon giudizio, e non facile a
-travedere.--
-
-Pedro Gutierrez discese dal cassero ed entrò nel gavone di poppa.
-Cristoforo Colombo rimase solo al suo posto, non potendo spiccar gli
-occhi dalla fiamma lontana, che brillava veramente a guisa di fiaccola,
-agitata da persona che corresse. Ma tutto ad un tratto la fiamma
-disparve, e il mare e l'orizzonte non furono più che tenebre fitte
-davanti agli occhi di lui.
-
-Rodrigo Sanchez di Segovia, capitano generale d'armamento della
-spedizione Oceanica, giungeva allora sul cassero, insieme con Pedro
-Gutierrez.
-
---Troppo tardi, ahimè!--disse l'almirante, con accento di tristezza.--Il
-nostro bel lume è sparito.
-
---Sparito!--esclamò Pedro Gutierrez.--Ma io spero che ricomparirà, e don
-Rodrigo potrà goderne anche lui.
-
---Voglia il cielo!--disse Cristoforo Colombo.--Ma noi certamente lo
-abbiamo veduto; non è vero, Gutierrez?
-
---Sul mio onore;--rispose Gutierrez.--E non mi sono neanche fidato dalla
-prima apparenza; ho voluto distinguerlo bene, averlo bene negli occhi.
-Ma pensate, signore, che quel lume, se è d'una barca peschereccia, può
-esserci nascosto ora da un cambiamento momentaneo di direzione della
-barca. Se poi è una fiaccola a terra, può esserci nascosta la fiamma da
-qualche fitto di piante; ricomparirà alla prima radura del bosco.--
-
-Pedro Gutierrez non aveva ancor finito di parlare, che il lume
-ricomparve difatti.
-
---Ah, eccolo nuovamente!--gridò l'almirante, che non aveva perduto di
-vista quel punto dello spazio donde gli era apparso la prima volta il
-lume.
-
---Guardate, don Rodrigo, laggiù, sulla nostra sinistra; per ritrovarlo,
-non avete che da calare una linea perpendicolare dalla cima del pennone
-di maestra. Ci siete?
-
---Sì, sì, ho veduto;--disse Rodrigo Sanchez.--Lo distinguo benissimo. E
-non è un fuoco fatuo, per sant'Jago, quantunque saltelli la sua parte
-anche lui. Ma è vivissimo, veramente di fiaccola, come di legno
-resinoso, o d'altra materia combustibile di quella specie.
-
---Magari d'olio d'oliva, non è vero?--disse ridendo il Gutierrez.
-
---Eh, che cosa ne so io?--rispose il Sanchez.--Per essere olio d'oliva
-veramente, domanderebbe un lucignolo enorme, a giustificare una luce
-così viva. Sia quel che vuol essere, voi siete fortunato, signor
-almirante. Oggi la bella sconosciuta vi manda il ramo di spino fiorito;
-questa notte vi mette il lumicino sul davanzale. Bisogna andare, da buon
-cavaliere; anzi, bisogna correre, come un paggio innamorato.
-
---E si corre, come vedete;--disse l'almirante.--Le vele portano tutte
-maravigliosamente. Incomincio a temere che siamo già troppo vicini alla
-meta.--
-
-Il lume frattanto era sparito da capo, e per non ricomparir più nel
-corso della notte. Dopo qualche altra celia sul fare di quelle che
-abbiamo udite, don Rodrigo Sanchez se ne ritornò nel suo covo; e poco
-stante gli tenne dietro il Gutierrez. Ma non si mosse Cristoforo Colombo
-dal suo osservatorio. Vegliava sempre, nella notte, e quasi quasi non si
-sapeva dire, a bordo, quando trovasse l'ora per chiudere un occhio: ma
-quella volta doveva vegliar più che mai.
-
-Immaginate, del resto, con quale ansia egli aspettasse il mattino. Ma
-erano a mala pena le undici di sera, e l'alba doveva farsi aspettare un
-bel pezzo. L'almirante passeggiava convulso in quel piccolo spazio del
-cassero di poppa; ma ad ogni tanto si fermava, aguzzando lo sguardo
-verso l'orizzonte, immerso tuttavia nelle tenebre.
-
-Intanto la _Santa Maria_ procedeva gloriosa, fendendo i flutti, col
-vento in fil di ruota, e al fioco lume delle stelle baluginavano
-nell'ombra tutte le sue vele gonfiate. Veniva di conserva la _Nina_, che
-le sue vele quadre, sostituite alle latine nel forzato soggiorno alle
-Canarie, avevano resa più svelta. Precedeva di buon tratto la _Pinta_,
-la gran veliera della spedizione, a cui questa sua qualità e l'umore del
-suo comandante Martino Alonzo Pinzon avevano fatto dare i soprannomi
-d'impaziente e di smaniosa. «Sì, dite, dite quel che vi pare» rispondeva
-Martino Alonzo Pinzon, quando sentiva celiare sulla andatura frettolosa
-della sua caravella. «Se la _Pinta_ mangia più leghe di voi altri, ogni
-giorno, è segno che ci ha buono lo stomaco. E senza bere; notate, senza
-bere! quantunque il suo nome gliene darebbe quasi il diritto.»
-
-Erano le due dopo la mezzanotte, e Cristoforo Colombo passeggiava ancora
-sul cassero, quando da prora via gli venne un lampo negli occhi, e dopo
-il lampo negli occhi uno scoppio rumoroso, uno schianto agli orecchi.
-Era la _Pinta_, la precorritrice della squadra, che traeva un colpo di
-cannone, il lieto segnale della terra veduta.
-
-Un'altra volta la _Pinta_ aveva fatto quel colpo di cannone, e di testa.
-Se n'era pentita, e non c'era più ricascata. Se questa volta si
-arrisicava a sparare, doveva averlo fatto con buon fondamento.
-
-Tutta la marinaresca della _Santa Maria_, tutti gli ufficiali di poppa,
-saltarono dai ranci e furono tosto in coperta.
-
-I marinai di guardia alle vele avevano già data la voce, da prora e
-dalle gabbie. Era la _Pinta_ che aveva sparato; la _Pinta_ che aveva
-scoperta la terra. Infatti, dopo quel colpo di cannone, imbrogliava le
-vele, rallentava il suo corso. Così almeno pareva di vedere, nella
-penombra della notte stellata.
-
-La _Santa Maria_ proseguiva intanto il suo cammino. Raggiunse la
-_Pinta_, mentre questa compieva la manovra per mettersi in panna.
-
---Terra! terra!--gridò Martino Alonzo Pinzon, appena vide accostarsi la
-_Santa Maria_,--La terra, signor almirante, la terra!--
-
-E tutti, dal bordo della _Pinta_, ripetevano il grido. Tutti lo
-ripetevano con eco formidabile, dalla _Santa Maria_ e dalla _Nina_, che
-si avanzava a gonfie vele pur essa.
-
-Cristoforo Colombo aspettò che si chetasse il clamore; poi ad alta voce
-domandò:
-
---Chi è stato che l'ha scoperta?
-
---Un marinaio di guardia, Rodrigo di Triana.
-
---A che ora?
-
---Un'ora fa; subito abbiamo sparato il cannone, per darvene l'avviso.
-
---Anche il signor almirante l'ha scoperta, e quattro ore prima;--gridò a
-sua volta Pedro Gutierrez.--Erano le dieci di sera, quando egli ha
-veduto un lume che brillava alla spiaggia.--
-
-Così ricambiate le notizie tra le due caravelle, tutti si diedero ad
-osservare la lingua di terra, che incominciava a vedersi distintamente,
-come una massa nera, sulla superficie del mare, a due leghe di distanza.
-
---Lesti a serrar le vele;--gridò l'almirante.
-
-Le vele furono prontamente serrate, sulla _Santa Maria_. La _Nina_ non
-fu lenta a seguitare l'esempio. Bisognava mettersi tutti in panna, per
-evitare il pericolo, dato che ci fossero frangenti, o bassi fondi, in
-prossimità della riva. Per muoversi da capo, per accostarsi all'approdo,
-si aspettava il sorger dell'alba.
-
-Cristoforo Colombo era profondamente agitato. Avrebbe voluto pregare, ma
-non poteva; il turbamento dello spirito, oppresso da mille pensieri
-affollati, il tremito di tutte le fibre convulse, gli negavano, oltre
-l'uso della parola, l'ordinata connessione delle idee. Temendo di dare
-spettacolo della sua commozione, discese dal cassero; discese a stento,
-sentendo che male lo reggevano le gambe; rientrò nella sua cameretta, e
-là finalmente, gittatosi con le braccia in croce sulla sponda del suo
-giaciglio, davanti allo spino fiorito e all'immagine di Maria, non
-pregò, non ringraziò, diede in uno scoppio di pianto. E furono molte le
-lagrime, prima che si sciogliesse il nodo che i singhiozzi gli facevano
-alla gola, come i pensieri alla mente. Tutti gli affanni sostenuti, gli
-stenti fisici, i patimenti morali, i dubbi, le delusioni, le paure di
-tanti anni infelici, si sfogavano in quella abbondanza di lagrime, che
-occhio umano non doveva vedere. Che sollievo, quel pianto! e quante cose
-diceva, che la lingua non avrebbe mai saputo ripetere! che elevazione di
-spirito, in quella prostrazione di nervi! che effusione riconoscente di
-un cuore onesto, che amava confessare la sua pochezza, ripetendo
-intieramente dal cielo quella fortunata virtù, per cui egli, oscuro
-marinaio, deriso e disprezzato, era fatto ministro di una grande opera,
-della più grande a cui creatura umana potesse raccomandare il suo nome
-nel tempo!
-
-Piangeva, e piangendo si addormentò. Sono dei più robusti organismi,
-queste debolezze improvvise. Essi hanno vegliato tanto nello spasimo del
-desiderio, nella agonia dell'aspettazione, che alfine, come corda di
-arco troppo teso, si rallentano le fibre. E dormendo, egli sognò di
-fantastici regni che offriva ai sovrani di Castiglia; sognò di luminose
-regioni, a lui additate da una donna d'insigne bellezza, che teneva in
-mano, accostandolo al seno palpitante, un ramo di spino fiorito. Ma
-quella donna non era la sconosciuta dei mari. Egli aveva già veduto quel
-volto, dai delicati e nobili contorni; non gli erano nuove quelle ciglia
-lunghe, che ombreggiavano, senza nasconderle, due pupille scintillanti
-di vivissima luce; nè il bianco incarnato delle guance fiorenti, nè i
-bei capegli neri, nè l'alterezza della elegante e flessuosa persona. La
-vide egli, e mormorò nel sogno il suo nome: Beatrice di Bovadilla. Era
-per lei, protettrice generosa e costante, era per lei il ramo di spino
-fiorito. Ma anch'essa non lo aveva accettato in presente, che per farne
-omaggio alla Vergine, alla madre di tutti i dolori, ed anche di tutte le
-consolazioni. E deponeva l'offerta, ma ancora la tratteneva, come per
-dimostrare a lui di non avere sgradito il dono. Frattanto, volgeva a lui
-uno sguardo, lampeggiante di passione, illanguidito nella espressione
-dell'annientamento supremo; con lo sguardo un sorriso, un palpito, un
-bacio, mandato lentamente col sommo delle dita; e spariva. L'angiolo dei
-casti pensieri, che tutti abbiamo immaginato e intravveduto, amoroso
-custode dell'uomo, di questo inesperto Tobiolo del viaggio terrestre,
-non aveva a turbarsi di quel bacio, che la visione del sogno offriva al
-povero almirante del mare Oceano. Era un bacio, poi? o non piuttosto un
-pensiero compassionevole, un saluto, un addio?
-
-Si destò finalmente. Quanto era durato il suo sonno? Era balzato in
-piedi, ritornando alla coscienza di sè medesimo. Non aveva sicuramente
-dormito molto, perchè nella cameretta era buio ancora. E poi, egli
-sentiva le guance ancor molli di pianto. Rasciugò le sue lagrime, si
-scosse, ed uscì nuovamente in coperta.
-
-L'alba non era spuntata ancora; ma già, all'orizzonte, si distingueva
-meglio quella lingua di terra, isola, o promontorio di continente
-avanzato sul mare. Per quella volta, non era più da temere una delusione
-mattutina; i contorni non erano di nube, nereggiavano come dorsi di
-colline sull'azzurro cupo del cielo. Ed era la terra desiderata;
-finalmente, era quella. Come si sarebbe mostrata ai suoi occhi?
-Somigliante, nella vegetazione, alle terre d'Europa? Da qual gente
-abitata? Ultimo confine del mal conosciuto Cattaio? Isola solitaria sul
-mare, e lontana ancora di molto dalla ricca Cipango? Quali domande, a
-quell'ora! Il giorno era imminente, i dubbi si sarebbero chiariti, le
-curiosità pienamente appagate. Per intanto, era la terra.
-
-A questa conclusione erano venuti più facilmente i marinai, che non
-sentivano il bisogno di saper tante cose, e ballavano la ridda sulla
-coperta, accompagnando i salti e le capriole con liete canzoni paesane.
-
-L'alba sospirata imbiancò l'orizzonte, diffondendosi via via per la
-volta del cielo. Col suo mite chiarore, un fremito gaio corse
-sull'acque. La terra nereggiava ancora; ma a grado a grado si fece
-turchina, azzurra, violetta, e da ultimo, spuntando dal lontano
-orizzonte marino i primi raggi rossastri del sole, mostrò le sue vette
-dorate, mentre le coste si andavano tingendo di verde.
-
-La bella sconosciuta del mar tenebroso, la donatrice del ramo di spino
-fiorito, era dunque là, manifesta allo sguardo di tutti. E tutti la
-divoravano con gli occhi. Fu necessario che l'almirante ripetesse
-l'ordine un paio di volte, perchè i piloti lasciassero di contemplarla,
-e attendessero alla manovra delle vele, che volevano essere nuovamente
-distese.
-
-Si procedeva, sempre aiutando il buon vento di levante, che aveva
-assistite le caravelle per quasi tutto il viaggio. E l'isola, scambio di
-essere accostata dalle navi, pareva venir loro incontro sulle acque
-d'argento. Perchè era un'isola veramente: l'occhio esperto del marinaio
-non aveva durato fatica a riconoscerla per tale. S'indovinava estesa di
-molte leghe; si vedeva tutta sparsa d'alberi come un giardino, ed era,
-come un giardino, tutta fresca e ridente, sebbene non offrisse allo
-sguardo che le silvestri bellezze di una incolta natura.
-
---A te, Cosma!--disse Damiano al compagno.--A te che hai un occhio di
-lince e l'altro di falco, spetta di farti onore, questa mattina. Vedi tu
-case? palazzi? tugurii? e cittadini che aspettino sulla calata del
-porto?
-
---Finiscila, matto!--rispose Cosma.--Io non vedo tugurii, nè palazzi, nè
-case. Ma qualche cosa vedo brulicare alla riva, e sbucare fra i tronchi
-degli alberi. Dovrebbero essere creature umane, poco vestite, assai poco
-vestite.
-
---Ho capito;--disse Damiano;--tutta gente svegliata di soprassalto;
-molto curiosa per giunta; e non avranno avuto tempo a vestirsi.--
-
-Damiano interruppe a questo punto la sua chiacchiera, sentendo una mano
-che dimesticamente si posava sulle sue spalle. Si volse, e vide
-l'almirante; lui, proprio, il signor almirante del mare Oceano, ilare in
-volto, radioso nello sguardo, nobilmente vestito di una cappa scarlatta.
-
---I miei Genovesi sono di buon umore, stamane?--diss'egli amorevole.
-
---Io, sì, mio signore;--rispose Damiano.--Il mio compagno, invece, non
-tanto. Vedremo se le bellezze di.... come si chiamerà poi quella
-benedetta città, che non si vede?... Vedremo, dico, se riusciranno a
-scaldarmelo un poco.--
-
-Cristoforo Colombo sorrise, e passò. Ai due concittadini aveva rivolto
-il discorso nel vernacolo genovese. Quella mattina, felice com'era,
-trovò modo di parlare con tutti i marinai della _Santa Maria_ nella
-lingua di ciascheduno: in castigliano ai Castigliani, che formavano per
-la massima parte il suo equipaggio; in portoghese ai due Portoghesi, che
-v'erano associati, quasi per ragione di buon vicinato; in inglese e in
-irlandese all'unico Inglese e all'unico Irlandese, che c'erano come
-sperduti. Per costoro furono poche frasi, le sue, delle più comuni, di
-quelle che ogni marinaio intelligente può subito imparare in un porto
-straniero, come per prendere il verso della nuova lingua, e stabilire le
-sue prime relazioni, nei più urgenti bisogni della vita. Ed anche
-avrebbe potuto parlare islandese, se avesse avuto un Islandese a bordo;
-poichè, nella sua vita di marinaio, aveva anche approdato in Islanda,
-nell'_ultima Thule_ degli antichi.
-
-
-
-
-
- _Capitolo IV._
-
-
-
-
- Le maraviglie della terra promessa.
-
-
-
-In un venerdì, che fu il 3 agosto del 1492, Cristoforo Colombo era
-partito dall'isolotto di Saltes, sulla costa occidentale d'Europa, per
-muovere alla ricerca del Nuovo Mondo. In un venerdì, che fu il 12
-ottobre del medesimo anno, doveva egli approdare alla prima terra
-scoperta di là dall'Atlantico, dal terribile mar tenebroso. Ed ora
-seguitate a dir male del venerdì, gabellandolo sempre per un giorno
-nefasto, se ne avete il coraggio.
-
-Il disco del sole era già intieramente fuori delle acque, allorquando il
-signor almirante del mare Oceano diede il comando di gettare le áncore e
-di mettere in mare i palischermi. Il doppio lavoro fu compiuto alla
-svelta, da una marinaresca giubilante. Nella barca, come più capace,
-Cristoforo Colombo volle compagni i primari ufficiali della spedizione,
-Diego di Arana, grande _alguazil_, o capo di giustizia, Pietro
-Gutierrez, gentiluomo di camera, anzi cantiniere del re, diventato
-ragionier generale della squadra, Rodrigo Sanchez, ispettore d'armamento
-e revisore dei conti, Rodrigo d'Escovedo, regio notaio, Bernardino di
-Tapia, istoriografo, e Luigi de Torres, ebreo convertito ed interpetre
-per le lingue orientali, che si supponevano parlate laggiù. Seguivano i
-piloti, o luogotenenti di bordo, Pedro Alonzo Nino, Bartolomeo Roldan,
-Sancio Ruiz, Giovanni di Cosa. Il quinto, Perez Matteo Hernea, restava
-di guardia a bordo. Il ringhioso uomo non aveva creduto alla terra; lo
-puniva la sorte, non lasciandogli toccare fra i primi la terra.
-
-Nel bargio, che era il palischermo minore, l'almirante fece discendere i
-tre scudieri, addetti alla sua persona: Diego Mendez, il fedelissimo,
-Francisco Ximenes Roldan, il futuro ingrato, e Diego di Salcedo. Con
-essi, tra i marinai, diede posto a Cosma e a Damiano; segno di
-particolare cortesia per i suoi due genovesi. E non vorrete mica
-imputarlo di parzialità, per aver egli pensato in quella occasione ai
-suoi concittadini. Erano stati due marinai esemplari per tutto il
-viaggio; l'obbedienza, la prontezza al lavoro, meritavano un premio.
-Egli, del resto, quantunque li sospettasse di condizione superiore a
-quella che dalla loro scelta appariva, non mostrava di distinguerli
-dagli altri marinai, poichè li chiamava appunto tra i rematori.
-
-Ed egli, nella barca, ritto sulla poppa, dirigendo la voga, torreggiava
-su tutti i suoi ufficiali. Stringeva nel pugno l'asta dello stendardo;
-lo stendardo della capitana, quello che portava il gran crocifisso in
-campo bianco; mentre gli altri comandanti, Martino Alonzo Pinzon, della
-_Pinta_, e Vincenzo Yanez, della _Nina_, discesi anch'essi nei loro
-palischermi, impugnavano gli stendardi delle loro navi; di bianco, alla
-gran croce di verde, accostata dalle iniziali del re Ferdinando e della
-regina Isabella, sormontate dalla corona reale.
-
-I sei palischermi mossero a voga arrancata verso la riva, andando primo
-fra tutti quello che portava l'almirante. Questi e i compagni suoi erano
-presi d'ammirazione alla vista delle ampie foreste che vestivano le
-basse colline dell'isola, e dei frutti di specie sconosciute, che
-pendevano dagli alberi, fin sopra alle sponde. Il cielo era puro, le
-acque trasparenti come cristallo, l'aria tiepida e fragrante di profumi
-silvestri; tutto ciò che vedevano, tutto ciò che sentivano, era un
-incantesimo lieto.
-
-In prossimità del lido i vogatori presero a sciare coi remi, facendo
-girar destramente sul proprio asse la barca, affinchè presentasse la
-poppa alla spiaggia. Cristoforo Colombo fu il primo a balzar sulla rena,
-e i suoi ufficiali lo seguirono, ma a rispettosa distanza, reverenti e
-commossi, vedendo com'egli, toccato a mala pena il lido, cadesse
-ginocchioni, baciando tre volte la terra. In questo atto di omaggio a
-Dio lo imitarono tutti; ma forse nessuno versò le calde lagrime che un
-vivo sentimento di profonda gratitudine gli strappava dagli occhi.
-
-Alzatosi poscia da quella adorazione, Cristoforo Colombo sguainò la
-spada, dispiegò lo stendardo reale, e chiamati al suo fianco i
-comandanti della _Pinta_ e della _Nina_, mentre facevano ala tutti gli
-altri ufficiali, recitò la preghiera latina che egli stesso aveva
-composta in viaggio, per quella circostanza:
-
---Signore Iddio eterno ed onnipotente, che col sacro tuo verbo creasti
-il cielo, la terra ed il mare; sia benedetto e glorificato il tuo nome,
-sia lodata la tua maestà, che si è degnata di fare, per opera di questo
-umile servo, che il tuo sacro nome sia conosciuto e predicato in
-quest'altra parte del mondo[1].
-
- [1] In latino (e merita di essere riferito testualmente, poichè è
- composizione di Cristoforo Colombo): «_Domine Deus æterne et
- omnipotens, qui sacro tuo verbo coelum et terram et mare creasti;
- benedicatur et glorificetur nomen tuum, laudetur tua majestas quæ
- dignata est per humilem servum tuum efficere ut ejus sacrum nomen
- agnoscatur et prædicetur in hoc altera mundi parte._» La preghiera
- di Cristoforo Colombo, per ordine dei reali di Castiglia, fu usata
- in simili circostanze dagli altri scopritori spagnuoli, come
- Bilbao, Cortes e Pizzarro.
-
---_Amen!_--risposero divotamente gli astanti.
-
-Finita la preghiera, l'almirante piantò lo stendardo, levò la spada, e
-battendone la punta sul terreno, prese solenne possesso dell'isola in
-nome del re e della regina di Castiglia, imponendole il nome di San
-Salvatore.
-
-Rodrigo di Escovedo, regio notaio, mise mano alla carta e stese l'atto,
-che Cristoforo Colombo firmò, e dopo di lui gli altri ufficiali. In
-quella occasione egli assumeva, firmando, i titoli di almirante, vicerè
-e governatore. E gli ufficiali, innanzi di firmare a lor volta, gli
-giurarono tutti obbedienza.
-
-Le cerimonie erano finalmente adempiute. Ufficiali e marinai potevano
-abbandonarsi alla gioia di quelle ore stupende, indimenticabili, che
-seguivano a tanti giorni, a tante settimane di stenti e di terrori. A
-tutti gli equipaggi fu data licenza di scendere a terra; armati, per
-altro, e con ordine di non allontanarsi dalla spiaggia, dove potevano
-preparare il loro pasto quotidiano.
-
-L'arrivo di quei marinai a terra fu la scena più graziosa, nel suo gaio
-disordine, che si potesse immaginare. Barcollavano tutti, come
-ubbriachi, un po' perchè disusati da tanto tempo al saldo terreno, un
-po' perchè la commozione era forte, e si reggevano male. Nell'eccesso
-della loro allegrezza, preferivano saltare. Giunti alla presenza
-dell'almirante, che ritto a' piè di un albero li stava contemplando, gli
-si strinsero attorno, quale baciandogli le mani, quale abbracciandogli
-le ginocchia, e tutti gridando i più sperticati evviva al grand'uomo, al
-protettore, al dio della gente di mare. Ed erano gli uomini che una
-settimana prima volevano disfarsi di lui, buttandolo a mare!
-
-E frattanto, le creature umane poco vestite, anzi punto vestite, a cui
-aveva accennato Cosma, dov'erano? Sulla riva, affollate, al primo
-apparir delle navi, di quei mostri ignoti, che fendevano coi negri corpi
-le onde marine, spiegando in aria lunghissime ali di cigno. Ma ben
-presto avevano veduto ripiegarsi quelle ali, i mostri fermarsi a mezzo
-il loro cammino, cavandosi dal seno due mostricini per ciascheduno, e
-quei mostricini affrettarsi alla spiaggia. Tanto era bastato perchè
-quelle povere creature umane si allontanassero in fretta dalla spiaggia,
-andando a nascondersi nelle vicine boscaglie. Da principio non avevano
-ardito neanche di ricogliere il fiato, tanta era la furia del correre in
-salvo; poi, dalla vetta di un palmizio su cui qualcheduno dei più audaci
-si era arrampicato, giungeva l'annunzio che i piccoli mostri toccavano
-terra, balzandone fuori uomini stranamente fatti, coperti di vivi
-colori, e taluni di essi con la persona vestita di squamma lucente alla
-guisa dei pesci. Quegli uomini strani si erano fermati, non mostravano
-intenzione d'inseguire i poveri abitanti dell'isola. I piccoli mostri si
-erano allontanati dalla riva, per ritornarsene là, d'onde erano venuti,
-presso i mostri maggiori; e ai più savi uomini della tribù non era stato
-troppo difficile argomentare che si trattasse di piroghe, ma più grandi
-e più capaci delle loro, tanto sottili e così poco sicure, scavate
-com'erano grossamente nei tronchi degli alberi.
-
-Che cosa facevano quegli esseri maravigliosi, rimasti soli sul lido? che
-riti compievano, agitando quelle aste, da cui pendevano quei pezzi di
-tela? Perchè si buttavano alle ginocchia di uno tra loro, notevole per
-la statura elevata e per quello splendore di rosso scarlatto? Perchè
-alzavano le mani al cielo? Invocavano in quella maniera i loro spiriti
-tutelari? Ma quell'uomo alto, dai lunghi capelli d'oro, non era egli
-stesso uno spirito buono, disceso per essi, o con essi, dal cielo?
-
-La curiosità aveva vinto il timore. I più giovani ed animosi
-incominciarono a farsi avanti tra gli alberi, venendo fino al limite
-estremo del bosco. Gli esseri strani avevano l'aria di non avvedersi
-neanche della loro presenza; se pure accadeva che volgessero gli occhi
-da quella parte, non si trattenevano mai a guardare, e tranquilli
-attendevano ai loro discorsi. Taluni, anzi, andando attorno per la
-spiaggia, raccoglievano stipa e rami secchi, che portavano a certi
-focolari improvvisati, per accendervi il fuoco e preparare il pasto
-all'aperto. Non avevano dunque cattive intenzioni; erano esseri buoni,
-discesi a quella spiaggia per riposarsi, non per nuocere ai tranquilli
-abitanti dell'isola. E allora i selvaggi osservatori prendevano animo,
-si facevano sempre più avanti; qualcuno di essi era già uscito dalla
-macchia, e, mettendo piccole grida, cercava di destar l'attenzione dei
-nuovi venuti. I quali, finalmente, incominciavano a voltarsi, a
-guardare, e, senza muoversi dal posto che s'erano scelto sulla riva,
-invitavano coi gesti la timida gente ad accostarsi. Ma ancora non si
-fidavano, i naturali del luogo; stavano là sospesi, continuando a
-mettere le loro piccole grida, quasi volessero invitare quegli esseri
-strani a far sentire anch'essi il suono della lor voce, che ancora non
-avevano udita.
-
-Cristoforo Colombo si era avanzato lentamente di pochi passi verso la
-macchia. Col gesto cortese, e col tono di voce più soave che seppe,
-chiamò quella gente a sè, esortandola a non aver paura degli stranieri.
-Egli bene intendeva che le sue parole non sarebbero state capite; ma
-parlava ad ogni modo, perchè le frasi giustificassero il gesto.
-
-Una donna era in quella piccola schiera di selvaggi. Fu essa la prima a
-farsi più avanti, rassicurata dagli atti amorevoli, e dal nobile aspetto
-dell'uomo dai capelli d'oro. Poveri capelli d'oro, in mezzo a cui erano
-già tanti i fili d'argento! La donna, a mala pena coperta d'una fascia
-di stoia raccomandata sul fianco, aveva due bambini con sè, due putti a
-cui non toglieva grazia il color di rame della carnagione. E parlava
-loro, incitandoli con gli atti; e uno di loro finalmente si mosse,
-facendo alcuni passi verso l'almirante, che ne aveva fatti altrettanti
-verso di lui, mandandogli un sorriso e un gesto di carezza. Così, a poco
-a poco, vinto il sospetto e la ritrosia dei bambini, l'almirante si
-ritrovò tanto vicino ad essi, da poter porre la mano sulle lor brune
-testine; poi, tratti fuori due sonagliuzzi di metallo, li fece
-tintinnare al loro orecchio, destando in essi un senso di curiosità e di
-grata maraviglia.
-
---Prendete,--diss'egli allora,--son vostri.--
-
-E col gesto dichiarando le parole, diede i due sonagliuzzi ai bambini.
-
-La donna si avanzò per abbracciare i figliuoli, fors'anche per
-incuorarli a dir grazie. Ed ella pure ebbe un dono dal nobile uomo dei
-capelli d'oro: un sottil vezzo di perline di vetro. Il gesto
-dell'almirante, nell'offrirle quel dono, significava, che ella poteva
-adornarsene, mettendolo al collo.
-
-Donna e bambini ritornarono verso la macchia, saltellando e gridando in
-segno di allegrezza. E il vezzo di perline e i piccoli sonagli furono
-argomenti di ammirazione per tutti quei selvaggi affollati. Il ghiaccio
-era rotto. Anche gli uomini, poichè ebbero ammirati i donativi, si
-avanzarono verso il donatore, lo attorniarono, riguardosi da prima,
-quindi a mano a mano più familiari, cedendo agli impulsi della loro
-curiosità. Maravigliavano della sua vantaggiosa statura, fors'anche del
-suo nobile aspetto; contemplavano le sue mani bianche, paragonandole
-subito con le loro, del color di rame. Fu quello il primo gesto
-parlante, il primo scambio d'idee tra i naturali dell'isola e l'essere
-sovrumano sbarcato sulla loro spiaggia tranquilla. Il secondo gesto fu
-ancora il paragone. Contemplavano i fili d'oro che ornavano le guance e
-il mento dello straniero (immaginate, di fatti, che egli da più
-settimane non avesse pensato nè a radere nè a scorciare la barba) e dopo
-aver toccato quei fili d'oro, toccavano le loro facce che n'erano prive.
-
-Cristoforo Colombo sostenne placidamente l'esame; sorridendo sempre,
-lasciò toccare la barba, i capegli, le mani, le ricche stoffe di cui era
-vestito, e gli elsi della spada che gli pendeva dal fianco. Cessarono
-finalmente di toccare, e, fatto un po' di cerchio intorno a lui, gli
-chiesero nella loro lingua qualche cosa, aiutandosi anch'essi col gesto.
-Intese che gli domandavano donde venisse. E rispose con le parole e col
-gesto che veniva dalla parte di levante. Ma essi non parvero
-aggiustargli fede; indicavano il cielo come patria di lui, e, additando
-le navi ancorate alla costa, imitavano con le braccia il batter delle
-ali, con cui egli sicuramente era calato tra loro. Sicuramente per ali
-avevano scambiate le vele.
-
-Anch'essi erano molto osservati, non solo dall'almirante, ma da tutti
-gli uomini della spedizione, che a manipoli via via si erano avvicinati.
-Damiano, che era capitato dei primi, potè riconoscere che il suo amico e
-fratello Cosma non aveva traveduto. I naturali dell'isola erano poco,
-anzi punto vestiti; non potendo passare per abiti i segni di rosso, di
-nero e di giallo, onde avevano rigata e picchiettata la pelle di rame.
-Non tutti, per altro, erano così dipinti con l'ocra, sulle braccia e sul
-petto; ma tutti avevano segnata di rosso la punta del naso, e di rosso
-avevano cerchiate le occhiaie.
-
---Strano modo di farsi belli!--diceva Damiano.--E quella donna là, che
-mi pare abbastanza belloccia, gradirà così impiastricciato il naso del
-suo dolce marito? Ma già, paese che vai, usanza che trovi. E siccome
-egli si tingerà a quel modo per piacere a lei, è da credere che essa
-gliene serbi riconoscenza.--
-
-Altra particolarità degna di nota erano i capelli di quei naturali;
-capelli di colore tra il fulvo e il nero, ma corti, non riccioluti,
-lisciati all'ingiù, fatti untuosi e lucenti con l'olio di qualche frutto
-del luogo. Se non fossero stati quei cerchi alle occhiaie, che in molti
-di loro guastavano, si sarebbe potuto dire che tutti avessero gli occhi
-assai belli ed espressivi. E avevano alta la fronte, regolari i
-lineamenti, ben proporzionate le membra, non alta la statura, ma neanche
-sotto il mediocre. A quella latitudine, che egli giustamente immaginava
-esser quella dell'Africa, e sotto il capo Bojador, Cristoforo Colombo
-pensava di trovare un tipo diverso, quello dei negri, per esempio; e non
-fu poca la sua maraviglia, vedendo una specie così nuova. Il lettore si
-riconduca col pensiero ai tempi del grande navigatore. Le carnagioni
-color di rame si vedevano allora per la primissima volta.
-
-L'almirante aveva osservate le persone; osservò anche le armi di quel
-popolo nuovo. E potè farlo, perchè qualcheduno dei naturali era venuto
-armato alla spiaggia. Povere armi, in verità! archi con le corde di
-liana, e frecce di canna, con la punta di osso di pesce; lance, o, a dir
-più veramente, lunghi e sottili bastoni di legno, la cui punta era
-indurita al fuoco, oppure formata di una cuspide di selce, o d'un dente,
-o di un osso acuminato di squalo. Quella povertà d'armi offensive, il
-difetto di armi difensive, dicevano chiaramente la semplicità dei
-costumi e la mitezza d'indole dei pacifici abitanti dell'isola. Che
-vivessero allegri lo diceva abbastanza l'umor gaio di cui avevano fatto
-prova recente: che non avessero da stentare la vita, era dimostrato
-dalla ricchezza vegetale del terreno e dalla varietà, dalla abbondanza
-dei frutti: che godessero anche di un certo ozio quotidiano, si poteva
-riconoscere dal fatto che molti di essi erano venuti alla spiaggia
-tenendo sul pugno pappagalli addomesticati, brave bestie chiacchierine,
-le quali andavano ripetendo a perdifiato intiere frasi della lingua dei
-loro padroni; una lingua per cui messer Luigi De Torres, interpetre
-della spedizione, era venuto invano; così poco ella somigliava a quelle
-del ceppo Arameo, che dovevano essere il suo forte!
-
-Il pasto era imbandito, e l'almirante ne offerse ai naturali, specie ai
-vecchi e ai bambini. Non si è detto ancora, ma facilmente s'indovina che
-tutti gli abitanti del villaggio stessero a godersi la novità della
-scena, seduti sulle calcagna, secondo il costume di tutti i selvaggi.
-Qualcheduno dei vecchi accettò, per atto evidentissimo di cortesia;
-qualcun altro per curiosità, non riuscendo per altro a maneggiare
-convenientemente cucchiai e forchette; ma subito smessero, o fosse
-perchè non volevano mostrarsi ghiottoni, o perchè non gradivano la
-cucina dei figli del cielo.
-
-Ma quando, per una delle solite disgrazie di tavola, che addolorano
-profondamente ogni buona massaia, cadde ad un cuoco e si ruppe in molti
-pezzi un gran piatto di maiolica, tutti quegli spettatori del primo
-ordine, giovani e vecchi, si buttarono avanti, per dividersi la preda.
-Era lucente la vernice di quei cocci, e chi poteva abbrancarne uno si
-stimava felice.
-
-La giornata passò in quel dolce riposo. I naturali volevano condurre i
-figli del cielo a visitare i loro modesti tugurî; e qualche visita, alle
-capanne più vicine, fu consentita dall'almirante, a cui premeva di
-conoscere come vivessero, quali fossero i loro utensili domestici, e
-sopra tutto a che grado fosse giunta la loro agricoltura. Del resto,
-egli aveva già capito che non c'era da aspettare grandi cose. I regni di
-Cipango, del Cattaio, del prete Janni, erano ancora molto distanti;
-quell'isola non era forse che il più lontano avamposto delle Indie
-sospirate e sognate.
-
-Sull'ora del tramonto, fu risoluto il ritorno alle navi. I naturali
-stettero estatici sulla rena a vedere i loro ospiti che montavano nei
-palischermi; ed anche aiutarono con le loro braccia a spingere in mare
-quelle massiccie piroghe. Ma quando videro allontanarsi l'uomo dai
-capelli d'oro, il padre, il dio di tutti quegli esseri sovrumani che
-erano scesi a visitarli, gettarono altissime strida, si sciolsero in
-pianti e lamentazioni senza fine.
-
---Ritorneremo, buona gente, non piangete, ritorneremo domattina;--andava
-gridando Damiano.
-
-E col gesto li esortava ad avere un po' di pazienza. Poi, additando il
-sole, che tramontava da una parte, lo indicava rinascente dall'altra.
-Alcuni lo capirono, perchè si messero a ridere, battendo allegramente le
-palme.
-
-La mattina seguente, come aveva promesso Damiano, i figli del cielo
-dovevano ridiscendere a terra. Ma assai prima che i marinai pensassero a
-calumarsi nei palischermi, il lido echeggiava di grida festose; molti
-naturali nuotavano allegramente intorno alle navi; e le lunghe piroghe,
-scavate nei tronchi degli alberi, guizzavano agilmente da poppa e da
-prora, portando fino a cinquanta selvaggi. Erano lunghe e sottili, le
-piroghe di quegli isolani; ma la loro snellezza era tutta a danno
-dell'equilibrio. Spesso accadeva che per un'ondata più forte delle
-altre, o per un tracollo improvviso, andasse capovolta la barca. Ma non
-si spaventavano per così poco, i naturali dell'isola; dato quel tuffo,
-erano subito a galla, e con certe zucche lunghe, tagliate di sbieco e
-usate a mo' di gottazze, svuotavano prontamente le loro saettìe d'un sol
-pezzo.
-
-Coloro che avevano assaggiata il giorno innanzi la sbroscia dei marinai
-e provato il dente nel loro biscotto, portavano in iscambio le loro
-provvigioni di frutta e di pane. Avevano infatti una specie di pane,
-detto cassava, tratto dalle radici di una jucca, coltivata a bella posta
-nei campi, come da noi il frumento. La radice era fatta in minutissimi
-pezzi, tritata e ridotta in focacce, che disseccavano al sole; e poi,
-quando volevano mangiarne, la mettevano in molle. Quell'alimento era
-insipido parecchio, ma sano e nutritivo.
-
-Non mancavano altri donativi: il cotone, ad esempio, di cui davano fino
-a venticinque libbre in cambio d'un pugno di perline di vetro. Alcuni,
-poi, avevano le nari bucate, e a quel forellino portavano appeso un
-pezzetto d'oro nativo. Barattavano volentieri quell'ornamento con un
-sonagliuzzo di bronzo. Ma di quei baratti si fece subito arbitro
-l'almirante, perchè l'oro doveva appartenere alla corona di Castiglia, e
-non dovevano farne incetta i marinai. Egli domandava ai naturali donde
-provenisse quell'oro; ed essi accennavano ad un luogo lontano sul mare,
-dalla parte di ponente, e frattanto rispondevano: Cibào.
-
-Cibào! Non forse Cipango? E il pensiero di Cristoforo Colombo
-naturalmente correva alle ricchezze di quell'isola, che Marco Polo aveva
-descritta con sì vivi colori. Ed egli seguitava a segnare laggiù da
-ponente, dopo aver mostrato ad essi quell'oro; e proferiva il nome di
-Cipango; ma sempre i naturali seguitavano a rispondere Cibào. Cibào era
-dunque una corruzione di Cipango; facile corruzione, ad una distanza di
-due secoli. Cibào, dunque, laggiù. E l'isola in cui vivevano? Guanahani,
-rispondevano essi, Guanahani. Che cosa volesse poi dire Guanahani, era
-difficile sapere, essendo difficile il domandarlo. Ma questo importava
-assai meno. L'isola, visitata alla svelta, non aveva tracce di metalli
-preziosi. I suoi abitanti, poveri e semplici, vivevano di agricoltura e
-di pesca; poche ed infrequenti erano le loro relazioni coi naturali
-delle isole vicine, talune delle quali si scorgevano distintamente
-sull'orizzonte, a destra e a manca di Guanahani.
-
-La giornata del 13 era trascorsa in queste visite, in questi scambi, in
-questi discorsi. La mattina del 14, l'almirante partì coi palischermi,
-per fare il giro dell'isola, tutta sparsa di lieta verzura, con qualche
-poco di terra coltivata, e capanne qua e là, presso le rive. La voce
-dell'arrivo degli ospiti celesti a Guanahani era corsa tutta intorno,
-anche nelle isolette vicine; e da ogni lido, al passaggio dei
-palischermi, erano frotte di naturali che innalzavano grida di festa e
-d'invito. Molti si gittavano a nuoto; erano tirati a bordo, regalati di
-perline di vetro, e rimandati contenti.
-
-Ma niente era che trattenesse più oltre il signor almirante nelle acque
-di Guanahani. Gli si offrivano allo sguardo molte isole verdeggianti,
-che tutte parevano invitarlo. Scelse a occhio la più grande, che
-sembrava cinque leghe distante, e a quella drizzò il corso della sua
-squadra, nella mattina del 15; ma non potè, a cagione delle correnti
-contrarie, approdarvi che al tramonto del sole. Aveva intitolata la
-prima isola al Santo Salvatore; intitolò la seconda a Santa Maria della
-Concezione. V'ebbe, nella mattina del 16, le stesse accoglienze di
-Guanahani; ci ritrovò gli stessi costumi, la stessa nudità, la stessa
-età dell'oro in azione, ma senza alcuna abbondanza di quel prezioso
-metallo. A Guanahani aveva preso sette naturali, che gli erano parsi di
-più svegliato ingegno, e più pronti a formarsi un vocabolario spagnuolo
-per i primi usi della conversazione. E i sette naturali erano andati
-contenti fino all'isola vicina. Quando videro che l'almirante non voleva
-trattenercisi, ma salpava nello stesso giorno per andare più oltre,
-verso ponente, donde appariva un'altra isola più ragguardevole,
-incominciarono a dolersi, come tanti Melibei, di dover lasciare «il
-confin della patria e i dolci campi». Uno di essi, che era imbarcato
-sulla _Nina_, non stette lungamente a piangere; si tuffò in mare e a
-nuoto raggiunse una piroga di suoi connaturali, che passava da quelle
-parti.
-
-Fu l'unico episodio spiacevole di quei primi giorni vissuti tra le
-isole. Alla terza di queste Cristoforo Colombo impose il nome di
-Fernandina, in onore del re di Castiglia, disegnando in cuor suo di
-chiamare la quarta col nome della sua regal protettrice, Isabella.
-
-Gli abitanti dell'isola Fernandina somigliavano in tutto a quelli delle
-prime due isole; ma parevano più ingegnosi e più scaltri. Alcune tra le
-donne avevano dei piccoli grembiali di cotone; alcune altre giungevano
-al lusso d'una specie di mantello. Le abitazioni, costrutte di rami, di
-canne, di foglie di palmizio, avevano forma di padiglioni; grande
-pulizia e decenza ci regnava per entro; i letti erano stoie di cotone,
-sospese, chiamate dai naturali col nome di _hamac_. E il nome e la cosa
-dovevano incontrar favore in Europa.
-
-Nella quarta isola, che fu chiamata Isabella, Cristoforo Colombo trovò
-bei laghi d'acqua dolce, e frutti svariatissimi, e sciami di pappagalli
-«che oscuravano il sole»; molte lucertole, dei cani che non abbaiavano,
-niente spezierie, niente oro, ma molti indizi di una grande isola verso
-mezzogiorno, che i naturali dicevano ricca di ogni ben di Dio. S'intende
-che i naturali parlavano agli interpetri, e questi riferivano,
-servendosi di quel numero ancora troppo ristretto di parole castigliane,
-delle quali avevano inteso, e fors'anche frainteso il vero significato.
-
-Una grande isola! e ricca! Era dunque Cipango? Bisognava lasciare al più
-presto quell'arcipelago di isolette, così belle, ma povere, e andare
-alla scoperta della terra maravigliosa. Venti contrarii, bonacce, piogge
-frequenti, impedirono per molti giorni la partenza, o ritardarono il
-corso. Finalmente la squadra salpò alla mezzanotte sopra il 24 di
-ottobre, e costeggiate alcune isolette a cui l'almirante impose il nome
-di _Islas de Arena_, giunse la mattina del 28 all'approdo di una grande
-isola, le cui alte montagne gli ricordarono quelle a lui note della
-Sicilia. Posto piede a terra, ne prese possesso nelle forme consuete,
-imponendo a quell'isola il nome di Giovanna, in onore del principe
-Giovanni, il piccolo Infante di Castiglia.
-
-Era destino che tutti quei nomi dovessero perire. San Salvatore diventò
-l'isola del Gatto; Fernandina, l'Esuma; Isabella, l'Esumeta; le isole
-_de Arena_, Mucaras; Giovanna riprese il nome che aveva dai suoi
-naturali, il nome di Cuba.
-
-Un fiumicello metteva pure nel golfo a cui approdava Cristoforo Colombo.
-Quel fiumicello prese e ritenne il nome di San Salvatore. Entrandovi col
-palischermo, per iscandagliarne la profondità, gli Spagnuoli posero in
-fuga due piroghe, le quali si erano poc'anzi staccate dalla riva. Ed
-anche posero in fuga gli abitanti della costa, nelle cui capanne non
-erano che stoie, tessute di filamenti di palma, uncini, fiocine d'osso,
-ed altri arnesi da pesca. Si incominciava male, per ritrovare i tesori
-di Cipango. Rimontato in nave, l'almirante si accinse a scorrer la costa
-verso ponente, e in quella esplorazione scese parecchie volte a terra,
-visitando villaggi, donde gli abitanti costantemente fuggivano ai
-boschi. Le case erano meglio fabbricate, la pulitezza notevole; non
-mancavano indizi d'una civiltà più inoltrata; ad esempio, certe statue
-d'idoli, rozzamente intagliati, ma con certa vivezza di espressione, nel
-legno.
-
-Sicuramente, le maraviglie descritte da Marco Polo non avrebbero
-indugiato a mostrarsi. E questa non era solamente la speranza di
-Cristoforo Colombo, ma anche quella di Martino Alonzo Pinzon. Tre
-naturali di Guanahani, imbarcati sulla _Pinta_, dicevano che dietro ad
-un promontorio, poc'anzi denominato delle Palme, era un grosso fiume,
-rimontando il quale, si poteva andare in quattro giorni a Cubanacan!
-
---Cubanacan!--ripeteva Martino Alonzo.--Cubanacan! Non è corruzione,
-questa, del regno di Kublai-kan? Siamo sull'orma, signor almirante,
-siamo sull'orma.
-
---Vediamo di non far confusioni;--rispondeva l'almirante.--Se questa è
-l'isola di Cipango, come potrebb'essere il regno di Kublai-kan, che
-Marco Polo ha collocato in terraferma? Notate, Martino Alonzo, che
-questa è un'isola; ce l'hanno annunziata per tale gl'interpetri,
-indicandola a noi, verso mezzogiorno, quando eravamo all'áncora nelle
-acque dell'Isabella.
-
---Avremo capito male,--replicava Martino Alonzo Pinzon.--Per intanto, i
-miei tre selvaggi dicono che questa non è un'isola. E la chiamano Cuba,
-e dicono che Cubanacan si ritrova a quattro giornate dentro terra;
-soggiungono che c'è oro in abbondanza; che cosa si vuole di più?
-
---La scoperta del gran fiume, donde si avrebbero a prender le
-mosse;--rispose placidamente Cristoforo Colombo.--Cerchiamo dunque il
-gran fiume.--
-
-Ma girato il capo delle Palme, non si trovò punto il gran fiume. Altri
-promontorii furono veduti e girati via via; ma senza ritrovare, non che
-il gran fiume, un sorgitore in cui gettar l'áncora. Il vento soffiava al
-traverso; l'infoscarsi del cielo faceva prevedere un grosso temporale.
-L'almirante pensò giustamente che fosse atto di prudenza ritornare
-indietro, per ormeggiarsi alla foce di un altro fiume, già veduto tre
-giorni prima; al quale, per l'ampiezza della sua foce, aveva imposto il
-nome di _Rio de los mares_.
-
-Così erano giunti all'ultimo giorno di ottobre. La mattina seguente, al
-primo spuntar del sole, l'almirante mandò i palischermi alla riva,
-perchè un drappello dei suoi marinai visitasse un villaggio, le cui
-capanne si vedevano biancheggiare tra gli alberi. Andarono i marinai e
-scesero a terra; ma al loro apparire, gli abitanti spaventati presero la
-via dei boschi, nè ci fu verso, con parole o con segni, di farli
-ritornare alla spiaggia.
-
-
-
-
-
- _Capitolo V._
-
-
-
-
- Il sogno di Damiano.
-
-
-
-È lecito di sorridere delle illusioni di Cristoforo Colombo, partecipate
-ed accresciute da Martino Alonzo Pinzon; ma non è altrimenti lecito di
-riderne. Il sorriso è sempre benevolo: significa qualche volta la
-condiscendenza; qualche altra è un giudizio pietoso che facciamo di noi
-medesimi, stimandoci pienamente capaci, nelle stesse condizioni, di
-cadere negli stessi errori. Ridere, per contro, è da orgogliosi che si
-credono infallibili ed impeccabili; significa l'ironia, il sarcasmo, lo
-scherno; abbonda di solito nella bocca degli sciocchi, e in quella degli
-ignoranti, loro amici e compari. Vogliate, di grazia, considerare una
-cosa, anzi due. Prima di tutto, bene aveva potuto Cristoforo Colombo
-argomentare l'esistenza di un continente di là dall'Atlantico, avendo
-egli presupposta la sfericità della terra. Ma posta la fede sua, come
-quella di tutto il mondo cristiano, nella autorità scientifica delle
-Sacre Carte, che quasi gli misuravano a palmi la superficie del globo; e
-ammessa la veracità delle relazioni di Marco Polo e di Ser Giovanni
-Maundeville intorno alle regioni estreme dell'Asia; di che avrebbe
-colmato il poco spazio che gli rimaneva ignoto a ponente, se non delle
-zone ultimissime dell'Asia, che il Veneziano e l'Inglese non avevano
-intieramente visitate? La vera trovata del navigatore Genovese, quello
-che si chiamerebbe oggi il lampo del genio, consisteva nel cercare quei
-confini orientali dell'Asia per la via di ponente. In tutto il resto, lo
-stringevano d'ogni parte le autorità, lo incatenavano i pregiudizi del
-volgo.
-
-E poi, e poi, contemporanei dell'anima mia, che avete a buon mercato i
-manuali e gli atlanti, le carte murali sotto gli occhi e il maestrino in
-cattedra, pensate che pericoli, che stenti e sopra tutto che costanza
-c'è voluta, per imbandire a noi un così lauto pasto di dottrina.
-Possiamo sorridere, non abbiamo il diritto di ridere. Del resto, si è
-riso tanto a Salamanca, da tutti quei sapientoni, che ben possiamo
-astenercene noi altri.
-
-Ammettiamo invece, sorridendo, come e perchè i racconti di Marco Polo
-comandassero allo spirito del grande navigatore Genovese. Lo vediamo
-ora, alla foce del _Rio de los mares_, risoluto di trovare quel
-benedetto Cubanacan, in cui Martino Alonzo, il comandante della _Pinta_,
-vedeva una semplice corruzione di Kublai-kan. Ignoravano ambedue una
-cosa risaputa più tardi: che i naturali di quei luoghi dicevano _nacan_
-come noi diciamo il «mezzo»; donde la conseguenza che Cubanacan
-significasse il mezzo, il centro di Cuba. Il Pinzon, che ci vedeva una
-corruzione di Kublai-kan, avrebbe potuto con ugual fondamento vederci un
-Cipang, che era il nome riferito da Marco Polo per il regno insulare del
-Giappone. Del resto, il desiderio di associare le nuove scoperte ai
-vecchi nomi, era proprio nel sangue. Cuba, quando si perdette ogni
-speranza di farne tutt'uno con l'isola di Cipango, fu ascritta
-all'arcipelago delle Antille; un nome opportunamente svecchiato dalla
-famosa Antilla di Aristotele, cavata ad orecchio dalla non meno famosa
-Atlantide di Solone, e del suo pronipote Platone.
-
-Ma è tempo che ritorniamo al racconto. Fuggiti dalla riva i selvaggi al
-primo entrare dei palischermi nella foce del _Rio de los mares_,
-l'almirante lasciò riposare qualche ora la sua marinaresca, volendo
-anche persuadere a quei sospettosi naturali che egli non aveva alcuna
-intenzione ostile. Nel pomeriggio mandò solo, nel bargio, uno dei suoi
-interpetri di Guanahani.
-
-Gli abitanti del villaggio erano ritornati alle loro capanne; ma stavano
-sempre all'erta, pronti a fuggire da capo. Videro accostarsi il bargio,
-ravvisarono nel vogatore un selvaggio della loro specie, e stettero ad
-aspettarlo. L'interpetre, come fu giunto in vicinanza del lido, tanto da
-poter essere udito da terra, si rizzò sulla prora della piccola barca, e
-rivolse il discorso a quei popoli, dipingendo loro gli stranieri come
-esseri sovrumani, venuti dal cielo, bianchi nel volto, amici degli
-uomini rossi, ai quali facevano molti bei donativi, simili a quello che
-egli agitava a braccio teso davanti a loro, facendolo risuonare
-piacevolmente agli orecchi. Finito il suo discorsetto, l'indiano si
-buttò in acqua risoluto e volse nuotando alla spiaggia.
-
-Era solo; fu accolto senza sospetto. La sua parlata, veramente, era un
-pochino diversa da quella di Cuba; ma come può essere diversa tra popoli
-del medesimo sangue, vissuti a lungo divisi. Stentarono alquanto a
-capirlo, ma lo capirono finalmente, e si persuasero che gli stranieri
-erano venuti da amici. E poi quel sonaglio che il messaggiero faceva
-tintinnire al loro orecchio, che musica!
-
-Subito fecero scivolare dalla spiaggia le loro svelte piroghe; ci posero
-dentro cotone, frutti e cassava; con quei presenti mossero incontro alle
-navi degli uomini bianchi.
-
-L'almirante li accolse con dimostrazioni di giubilo; gradì i presenti, e
-li ricambiò, al solito, con piccoli campanelli di bronzo e perline di
-vetro. Quei naturali non portavano pezzi d'oro nativo sospesi alle nari;
-ma pezzi d'argento. Metallo anche questo, e di maggior valore che non
-dovesse averne venti o trent'anni più tardi, quando da Cuba, per
-l'appunto, e da tutte le altre terre scoperte, se ne rovesciò tanta
-abbondanza in Europa.
-
-Anche l'argento aveva dunque il suo pregio, e la sua apparizione fu
-salutata con gioia. Ma più lieta suonò all'orecchio degli uomini bianchi
-la notizia (così almeno parve loro d'intendere) che nell'interno
-dell'isola, a quattro giornate di cammino, era il soggiorno di un re
-potente e ricchissimo. I naturali della costa gli avevano già mandati
-messaggeri, per avvertirlo dell'arrivo di quelle tre smisurate piroghe
-con le ali. Se gli uomini bianchi restavano ancora sei giorni, li
-avrebbero visti ritornare, e molto probabilmente con messaggeri del re.
-
-Cristoforo Colombo poteva aspettare sei giorni, ed anche di più; ma
-voleva esser sicuro di entrare in relazione con quel re, in cui era
-lecito di immaginare il gran Cane. Perciò, scambio di aspettare i
-messaggeri del re, risolse di mandare i suoi nell'interno dell'isola,
-chiamando per tale Ufficio Rodrigo di Xeres e Luigi di Torres.
-
-Ah, finalmente il grande interpetre avrebbe potuto sfoderare la sua
-dottrina poliglotta? Egli conosceva e parlava l'ebraico, il caldaico, il
-siriaco, e cincischiava anche l'arabo. O l'una o l'altra di quelle
-lingue avrebbe intesa il gran Cane. Ma se non ne avesse intesa nessuna
-fra tante?
-
-Ad ogni buon fine Cristoforo Colombo mandò compagni all'interpetre
-poliglotta due naturali, uno di Guanahani, il quale già conosceva quel
-po' di spagnuolo che si è detto, e un altro della medesima spiaggia di
-Cuba, il quale, trattandosi di non uscire dall'isola materna, volentieri
-accettò.
-
-Ma non dovevano andar soli quei quattro. Non lo voleva quello spirito
-bizzarro di Damiano. Indettatosi brevemente col suo compagno Cosma, si
-presentò all'almirante per dirgli:
-
---E due genovesi, per caso, non potrebbero andare a Cubanacan?
-
---Per che fare? domandò l'almirante.
-
---Ma che so io! quello che faranno Rodrigo Xeres e Luigi di Torres.
-Questo bravo Giudeo venuto alla fede, sa la sua lingua madre, la
-caldaica, la siriaca, e un pochettino anche l'araba; ma poi....
-
---Orbene? che cosa vorreste voi dire?
-
---Vorrei dire che non sa il genovese, che è lingua madre, assai più
-dell'ebraico.--
-
-Sorrise l'almirante, e notò con accento di arguta bontà:
-
---Voi due, Cosma e Damiano, mi sembrate uomini da conoscere ben altro
-che la sola lingua madre dei Liguri.
-
---Metta pure Vostra Eccellenza che conosciamo il latino;--replicò
-arditamente Damiano.--Se si dovesse incontrare sulla strada il Prete
-Janni, ci vorrebbe qualcheduno che potesse parlargli in latino, io
-m'immagino. Come prete, infatti, leggerà il suo breviario ogni giorno.--
-
-A quella trovata del bizzarro Genovese non si poteva che ridere. E
-ridendo, Cristoforo Colombo diede licenzia ai due concittadini di
-seguire la spedizione entro terra. Damiano saltò dalla gioia, e subito
-corse ad avvisare il compagno.
-
---Si parte, sai? L'almirante manda anche noi a riverire il gran Cane. Mi
-sa mill'anni di vederlo.
-
---Chi?--disse Cosma.
-
---Il gran Cane, perbacco. Mi preme di sapere se è muto anche lui, come
-tutti i cani che abbiamo trovati finora.--
-
-La mattina seguente, ai primi chiarori del giorno, si pose l'ambasceria
-in cammino. Apriva la marcia il naturale di Cuba, che aveva pratica dei
-luoghi; seguiva Rodrigo di Xeres, accompagnato da Luigi di Torres.
-Chiudevano la marcia i due Genovesi. Il naturale di Guanahani andava un
-po' avanti, un po' indietro, per servire, nella sua qualità
-d'interpetre, al bisogno di tutti, quando volevano intendere i discorsi
-del condottiero, o farsi intendere da lui. Ma molto più spesso era al
-fianco di Damiano, che diceva di volergli insegnare il genovese, ma nel
-fatto cercava d'imparare quanto più poteva della lingua selvaggia.
-
-Si erano avviati per un'erta verdeggiante, dove non appariva traccia di
-sentiero. Felicità dei selvaggi e dei cacciatori, di non conoscere le
-strade battute. E giunti al colmo dell'erta, penetrarono in una macchia
-che pareva di lentischi; donde, per vallette e colline alternate,
-entrarono in una valle più grande, fuor dalla vista del mare. Passarono
-accanto a certi laghetti d'acqua dolce, i cui margini erano vestiti di
-borraccina, e su cui gittavano ombre amiche certi grandi alberi di
-specie ignote, dal largo fogliame, quali vestiti di fiori, quali carichi
-di frutti, quali ancora di fiori e di frutti ad un tempo: primavera ed
-autunno associati in una sola verzura. Tutto rideva, in quel paradiso, e
-tutto anche cinguettava, poichè c'erano gli uccelli a migliaia,
-svolazzanti di fiore in fiore come i piccolissimi còlibri, rampicanti di
-ramo in ramo come i pappagalli, trasvolanti da un albero all'altro come
-le gazze, variopinte e loquaci non meno dei loro parenti rampichini.
-
-La varietà dei frutti, la bellezza dei lor colori, e la stranezza delle
-loro forme, destavano la curiosità e l'ammirazione degli ambasciatori. E
-di molti assaggiarono, senza verun timore di avvelenarsi, poichè ne
-mangiavano ghiottamente gli uccelli, questi primi conoscitori della
-gastronomia vegetale. Del resto, anche i due naturali intendevano il
-fatto loro, e andavano essi medesimi a spiccar dai rami i frutti più
-squisiti, scegliendoli al punto loro di maturità, che gli Europei non
-avrebbero potuto a tutta prima conoscere.
-
-Era la festa del verde e dell'azzurro; del verde che splendeva con cento
-gradazioni diverse intorno ai viandanti ammirati, dell'azzurro che si
-stendeva, profondamente sereno, sulle vette degli alberi giganteschi.
-Tra il verde e l'azzurro correva un'aria fresca e purissima, aggraziata
-dall'effluvio di mille fiori, ravvivata dal predominio delle fragranze
-resinose, che giungevano gradite alle nari, dando un senso di salute
-alle fibre del cervello, e di vigore alle facoltà dello spirito. Per far
-l'illusione compiuta, per lasciar credere che fosse quello un altro
-paradiso terrestre, la creatura umana era assente da quei luoghi.
-C'erano bensì i viaggiatori; ma è dell'animo nostro, davanti ai grandi
-spettacoli della natura, il fare astrazione da noi medesimi, non vedendo
-e non considerando che quelli. Nella gran solitudine erano voce unica i
-contrasti della luce e dell'ombra; unica varietà i colori del quadro;
-mancava la nota umana, così spesso stridente, che reca qualche volta
-l'immagine e il senso della vita, ma guasta sempre la calma e riconduce
-alla terra il vagabondo pensiero. Ad un certo momento, davanti ad una
-radura della foresta, dove ad un lago seguiva una lunga e vasta
-prateria, i nostri messaggeri avevano veduto bensì in lontananza un
-drappello allineato di uomini, sicuramente guerrieri, immobili al posto
-loro, e custoditi sul fianco dalle loro sentinelle, pronte a dare il
-sognale di ogni imminente pericolo. Strana cosa, in terra di uomini
-ignudi: quei guerrieri apparivano tutti vestiti di rosso. Ma la visione
-non era durata che il tempo di avvicinarla ad un tiro di balestra. Le
-sentinelle avevano dato un grido; e guerrieri e sentinelle avevano
-allargati i rossi mantelli, spiccando il volo verso più lontane regioni.
-Erano i rossi fenicotteri, allora così numerosi nell'isola di Cuba.
-
-Un altro spettacolo incantevole era la notte; la notte, sempre così
-bella sotto i tropici, rischiarata dal lume delle stelle scintillanti
-dalla volta del cielo, mentre al mite chiaror della luna le cose tutte
-sembrano avvicinarsi a voi nella trasparenza dell'aria, e le stesse
-ombre della foresta, rotte dal balenio continuo di maravigliosi insetti,
-simulanti la luce del rubino, dello zaffiro, del diamante, si lasciano
-penetrare dallo sguardo, recandovi la immagine, quasi la sensazione, di
-un letto morbido e dolce, su cui, più del dormire, è certo e promettente
-il sognare.
-
-Non pensò tutte queste cose il nostro Damiano, la prima notte del
-viaggio a Cubanacan. Gli davano noia, forse, o turbavano la sua dottrina
-in materia di storia naturale, gli uccelli dell'isola, che seguitavano a
-cinguettare, a trillare, a gorgheggiare, come se fosse di giorno.
-
---Ma che hanno questi diavoli?--esclamò.--Non dormono, dunque?
-
---Sognano;--rispose Cosma, che qualche volta si adattava a parlare.
-
---Ah sì; e non hanno mica il torto!--riprese Damiano.--In quest'isola
-benedetta, potrebb'essere un sogno continuo. Io, per me, ti voglio dire
-quel che ne penso: ci vivrei volentieri per tutto il resto dei miei
-giorni.
-
---Tu?--disse Cosma.
-
---Certamente, io. E nota che il più l'ho da vivere ancora, se la Parca
-mi fila giustamente la mia parte di lino.
-
---Ma che faresti tu qui? Dormiresti sempre?
-
---Oh questo poi no. Vorrei anzi vegliare, vegliar molto, al fianco d'una
-bella castellana....
-
---Che non hai pensato a condurre con te.
-
---Nella speranza di trovarla sulla faccia del luogo;--rispose
-Damiano.--Che pensi? che ci siano donne solamente nel vecchio mondo?
-
---Io non pretendo questo.
-
---Ah, volevo dire! Mi potresti invece osservare, e con più ragione, che
-non c'è da sperar castellane, in questi luoghi, perchè non ci sono
-castelli. Ma un castello me lo fabbrico io tutte le volte che mi pare, e
-una volta sempre meglio dell'altra. Del resto, dove andiamo noi, di
-questo passo? Cioè, mi spiego, dove ripiglieremo ad andare, quando
-spunterà l'alba dai lidi Eòi.... che per noi sono le acque dell'Oceano?
-Alla corte del gran Cane, io m'immagino. Il gran Cane, per far che
-faccia, non sarà così cane da ricusarmi la mano di sua figlia. Mi dirai
-che potremmo dar del capo alla corte del Prete Janni: la qual cosa mi
-piacerebbe meno, perchè i preti non fanno famiglia. Ma egli, per bacco,
-vorrà avere un ministro, dei gran signori, dei principi assistenti al
-soglio. Vedrai, Cosma; figlia di re, o figlia di principe, la prima
-bellezza che mi capita tra i piedi paga il tributo del Nuovo Mondo al
-tuo amico Damiano.
-
---Uomo volubile!--esclamò Cosma.
-
---Caro mio,--rispose Damiano,--sai che non voglio morir di crepacuore,
-io? Se la bella Ca....
-
---Zitto, Bar....--interruppe Cosma.
-
---E zitto tu, ora!--interruppe a sua volta Damiano.--Vedo che
-commettiamo un'imprudenza per uno. Fortuna che qui nessuno capisce la
-lingua madre; altrimenti, il segreto sarebbe custodito per benino!--
-
-La chiacchiera allegra di Damiano durò ancora un bel pezzo. Ma Cosma,
-che la inframmezzava di poche parole, diradò anche quelle poche,
-lasciando tutto il carico della conversazione all'amico.
-
---Ho capito;--disse ad un certo punto Damiano.--La notte è alta,
-_suadentque cadentia sidera sonnos_. Vediamo dunque di dormire.--
-
-E sdraiatosi sul fianco, si tirò sugli occhi il cappuccio della sua
-veste catalana. Pochi minuti dopo, era profondamente addormentato.
-
---Felice amico!--mormorò Cosma, che stava ancora appoggiato al gomito,
-contemplando le stelle.--Egli ha lasciato i tristi pensieri di là
-dall'Oceano; e i miei frattanto....--
-
-E i suoi frattanto li lasceremo lavorare a lor posta, nel silenzio della
-notte serena. La gente malinconica, si sa, è amante del proprio dolore,
-e non vuol essere molestata.
-
-Del resto, anche Cosma si addormentò, un'ora dopo i suoi compagni di
-viaggio. Per compenso (diciamo così) fu anche il primo a svegliarsi, e
-balzò in piedi senza farsi pregare, al primo cenno delle guide, che
-annunziavano il sorger dell'alba.
-
-La comitiva si rimise in cammino; attraversò nuove valli e nuove
-colline, salutò nuovi orizzonti, ammirò nuove scene pittoresche, e
-ricevette il saluto di nuovi sciami d'insetti, di nuovi stormi di
-pappagalli. Finalmente, poco dopo il meriggio, appena fornite dodici
-leghe di cammino da che aveva lasciata la costa, vide aprirsi davanti a'
-suoi occhi una gran valle, e nel centro di quella valle apparire una
-lunga lista di terreni coltivati.
-
---Cubanacan?--domandò Damiano al selvaggio della costa.
-
---Cubanacan;--rispose quell'altro.
-
---Ma le case? dove sono le case?--
-
-A questa domanda, fatta in lingua spagnuola, non poteva rispondere il
-selvaggio della costa. Per rispondere, gli sarebbe bisognato capir la
-domanda.
-
-Rispose invece, o parve rispondere per lui, il selvaggio di Guanahani.
-
---_Bohio_;--diss'egli, accennando verso il fondo della valle;--_Bohio!_
-
---E _Bohio_ sia;--rispose Damiano.--Io speravo che fossimo giunti alla
-capitale del gran Cane; invece, a quanto pare, non c'è neanche il
-sobborgo.--
-
-Per altro, seguitando a guardare, incominciò a distinguere qualche cosa.
-Si vedevano dei tetti di paglia, d'una forma conica, come quelli che già
-avevano veduti nelle isole dianzi scoperte. E dopo una mezz'ora di
-cammino, alla svolta di un poggio, si vide un intiero villaggio; non più
-di cinquanta capanne, ma tutte assai grandi, fatte di legno, esagone,
-ottagone, tondeggianti, a forma di padiglioni. Non era la capitale del
-gran Cane, no certo; non risplendeva di metalli preziosi; ma era sempre
-un villaggio abbastanza pittoresco, ed era dopo tutto il primo centro
-popoloso un po' fitto, che fosse dato di scoprire, in quelle isole, dal
-12 ottobre al 2 novembre dell'anno di grazia 1492.
-
---Bohio?--domandò Damiano al selvaggio della costa.
-
---Bohio;--rispose gravemente quell'altro.
-
---Ed ora, caro mio,--ripigliò Damiano,--ne so come prima. Amo per altro
-illudermi colla opinione che sia il nome di quella città minuscola, che
-apparterrà benissimo al gran Cane, ma donde non esce un cane per venirci
-a ricevere.--
-
-Anche qui Damiano s'ingannava, per soverchio di fretta. Aveva appena
-finito di lagnarsi, che dalla strada principale di Bohio (diciamo Bohio
-anche noi, per dare un nome al villaggio) si vide apparire una schiera,
-una processione di naturali. Cosma, che aveva un occhio di lince e
-l'altro di falco, avrebbe potuto riconoscere a quella distanza che i
-cittadini di Bohio non erano niente più vestiti dei pescatori di
-Guanahani. E tutta quella gente muoveva incontro agli ambasciatori.
-Sicuramente, li avevano veduti da lungi, mentre giravano il poggio, ed
-era facile scoprirli su quell'altura solitaria, dove il terreno era
-sgombro di piante, e il verde del prato dava riflessi giallicci, sotto
-la gran luce meridiana del sole.
-
-Ancora pochi passi, e si potevano sentire le voci degli abitanti di
-Bohio. Erano voci festose, grida di giubilo, a cui facevano
-eloquentissimo commento le braccia levate, i salti e le capriole della
-turba accorrente. Non vi maravigliate della poca gravità con cui gli
-abitanti di Bohio, forse i più ragguardevoli di quella terra,
-accoglievano i loro visitatori. Queste dimostrazioni allegre sono sempre
-state di tutti i popoli giovani; e pare che non disdicessero nemmeno ai
-re, se David potè ballare in mezzo ad una strada provinciale, davanti ai
-buoi che tiravano l'arca del Dio degli eserciti.
-
---Ecco un popolo molto cortese, a cui bisogna render giustizia;--osservò
-Damiano.--Non è quello di Quinsay, ma ci si accosta.--
-
-E si accostavano nel fatto gli abitanti del villaggio; poco vestiti gli
-uni, che parevano i più vecchi, e portavano un pezzo di stoffa di cotone
-legata intorno alle reni; ignudi gli altri del tutto.
-
-Come furono vicini agli stranieri, i naturali di Bohio, si fermarono; ed
-uno di loro, che doveva essere un pezzo grosso nella tribù, forse il re
-in persona, accompagnato da due giovani selvaggi, che in segno di grande
-rispetto mostravano di sostenerlo sotto le ascelle, rivolse il discorso
-ai nuovi venuti.
-
-Don Luigi de Torres si lasciò sfuggire quel giorno una stupenda
-occasione, che è sempre stata da fini diplomatici: quella di tacere in
-più lingue. Volle in quella vece parlare in tutte quelle che sapeva, e
-sventuratamente senza riescire a farsi intendere, nè dal suo
-interlocutore, che lo guardava trasognato, nè dagli interpetri della
-spedizione, che si guardavano tra loro, e avevano l'aria di dirsi a
-vicenda: «come parla bene! non si capisce una saetta.»
-
---Sentite, collega;--disse finalmente Rodrigo di Xeres;--sarà meglio che
-lasciamo parlare questi selvaggi.
-
---Sì, sarà meglio;--ripetè Luigi de Torres.--Per altro, non è stato
-male, fare una prova con tutte le lingue d'Oriente. Siamo sicuri, per
-conseguenza, di non essere sul territorio del gran Cane.
-
---Non dico che abbiate fatto male;--replicò Rodrigo di Xeres.--Vi
-approvo, anzi, e vi lodo del vostro accorgimento. Sappiamo oramai che
-cosa pensare di questa gente. A te, Caonec,--diss'egli, rivolgendosi al
-naturale di Guanahani,--parla!
-
---_Quien?_--domandò Caonec.
-
---Quel che ti pare, purchè tu parli.
-
---_Castilla muy grande? Castillano muy fuerte?_
-
---Sì, tutto quello che vorrai, ti ho detto,--replicò don Rodrigo
-spazientito.--Non vedi che i tuoi connaturali stanno aspettando a bocca
-aperta le tue parole, come gli antenati del mio collega aspettavano la
-manna nel deserto?--
-
-Caonec non intese tutte quelle finezze di ragionamento; ma aveva capito
-di dover parlare, magnificando la potenza e la bontà degli stranieri.
-Non gli era difficile di dirne assai bene; anch'egli, come tutti i suoi
-connaturali, credeva che fossero figli del cielo.
-
-E parlò lungamente, con grande scioltezza di scilinguagnolo, in quel suo
-strano idioma, così ricco di dittonghi e di suoni gutturali; parlò
-lungamente, facendo inarcare le ciglia del re di Bohio, che di tanto in
-tanto si volgeva a guardare gli stranieri, chinando la fronte e levando
-le palme, in atto di adorazione.
-
-Come l'interpetre ebbe finito il suo discorso, il re di Bohio rispose
-brevemente, s'inchinò da capo, poi disse qualche parola ai suoi sudditi;
-otto dei quali si avanzarono tosto, s'inginocchiarono a coppie, ogni
-coppia davanti ad uno degli stranieri, offrendogli per sedile un
-intreccio di mani e di braccia.
-
---Seggiolina d'oro!--esclamò Damiano ridendo.--Seggiolina d'oro! Come da
-noi! Ma sai, Cosma, che son molto civili, questi signori selvaggi?--
-
-Levati di peso i figli del cielo, le coppie umane presero tosto il
-portante. Anche il re, o capo degli anziani che fosse, non credeva
-disdicevole alla sua dignità di correre come gli altri. Correva anzi un
-pochino di più, perchè andava sempre a capo della sua gente, facendo di
-tanto in tanto qualche allegro scambietto. In verità, il re David,
-buon'anima sua, poteva andarsi a riporre.
-
---Guarda, guarda!--continuava Damiano, sentendosi dondolare così
-piacevolmente a mezz'aria.--È cento volte meglio che in lettiga. E si
-gode la vista del paese, e non si guasta la digestione. Io ti giuro,
-Cosma, che sono contento come una pasqua. Incomincio a credere che
-questi naturali di Bohio siano uomini civili, i quali si sono fatti
-selvaggi unicamente per non pagare il conto al sartore. A momenti
-vedremo la loro capitale. Spero bene che ci saranno donne. Altrimenti,
-come farebbero questi selvaggi a propagare la loro amabilissima specie?
-
---Metti,--rispose Cosma,--che ci abbiano le Amazzoni in un'isola vicina.
-Noi siamo cascati in un'isola tutta abitata da uomini.
-
---Dio sperda il tuo augurio, o Cosma! Vuoi tu guastarmi la gioia di
-questo ingresso trionfale in città?
-
---Eccola davanti ai tuoi occhi, la città di Bohio;--ripigliò Cosma,
-sorridendo.--Guarda il popolo che si affolla sugli usci delle capanne.
-Vedi tu una donna?
-
---No, per Giano bifronte, tuo santo patrono!--esclamò Damiano.--Non la
-vedo. E incomincio a credere che i tuoi scongiuri, o nemico delle donne,
-abbiano operato il prodigio. Ma bada, Cosma! io non ti perdonerò mai
-questa azionaccia. Che tu non le ami, sta bene; ma io.... io, passando
-l'acqua, ho cambiato di complessione.--
-
-Erano giunti finalmente, come si è potuto anche capire dalla
-conversazione dei due amici; erano giunti, in mezzo alle grida, alle
-canzoni, ai salti, alle capriole, di tutto un popolo in festa. Tra
-uomini e ragazzi, quei naturali potevano essere un migliaio. Le case, in
-verità, non erano più di una cinquantina; ma tutte per capanne, assai
-vaste, ed ognuna bastava, come i nostri ambasciatori seppero di poi, per
-una numerosa famiglia, e magari per due.
-
-Scortati dal re, accompagnati da quelle grida e da quei salti, gli
-ambasciatori furono calati di seggiolina, davanti ad una casa più vasta
-delle altre. Colà, il capo della comitiva li invitò molto gentilmente ad
-entrare in una sala nobilmente arredata di scudi, d'archi e d'altre armi
-selvagge. Sicuramente era la sala del consiglio, perchè tutto intorno si
-vedevano dei sedili di legno, tutti d'un pezzo, evidentemente tagliati
-in un tronco d'albero, e in quel punto del tronco dove questo incomincia
-a spartirsi in rami. Quei sedili erano di forma stranissima, che
-indicava un principio d'arte imitativa, raffigurando essi un animale di
-corte gambe, con la coda rialzata in guisa da formare una spalliera. La
-testa non lasciava indovinare a qual genere appartenesse la bestia.
-Forse l'artista aveva voluto creare un animale fantastico; ma certamente
-era riuscito a farlo prezioso, poichè gli aveva incastonati due pezzi
-d'oro nelle occhiaie, e d'oro gli aveva fatte le orecchie.
-
---Noi siamo,--conchiuse Damiano, dopo avere osservate quelle orecchie
-d'oro,--noi siamo alla corte di Mida.--
-
-Un gesto del re invitò gli ambasciatori a sedere su quegli scanni. Luigi
-di Torres e Rodrigo di Xeres presero posto nel mezzo, Cosma e Damiano
-sui lati. Il re stette in piedi, gli altri naturali si accoccolarono sul
-pavimento. E così fecero fuori dell'uscio tutti coloro che non avevano
-potuto penetrare nella sala.
-
---Ed ora, che pesci si pigliano?--disse Damiano tra sè.--Sta a vedere
-che ci contemplano come rarità, e non si ricordano che abbiamo uno
-stomaco.--
-
-Damiano, nella sua impazienza, era sempre ingiusto. A buon conto, i
-naturali di Bohio non li contemplavano soltanto come rarità; li
-veneravano come figli del cielo. E per tali dimostrarono di averli,
-poichè il re si avanzò, si gittò bocconi a terra, e baciò a tutti
-quattro i piedi e le mani. L'atto del re fu imitato con molta
-compunzione e regolarità da tutti gli astanti: i quali uscirono ad uno
-ad uno per lasciare il posto a quelli di fuori.
-
---Non c'è male, non c'è male;--borbottava Damiano;--ma qualche cosa per
-lo stomaco sarebbe a quest'ora anche meglio.--
-
-Era scritto lassù che tutti i desiderii di Damiano fossero prontamente
-appagati. Finito il bacio dei piedi, entrarono parecchi naturali,
-portando su certi piatti larghi, in cui era facile riconoscere dei fondi
-di zucche, radici arrostite, grani dorati arrostiti del pari, focacce di
-cassava, frutta di specie diverse, orciuoli di terra con acqua dentro, e
-piccole zucche dal collo allungato, in cui erano bevande fermentate.
-
-I figli del cielo assaggiarono un po' di tutto, e a certi piatti
-ritornarono, senza far cerimonie. Il viaggio aveva aguzzato l'appetito,
-e quelle radici arrostite in ispecie erano molto gustose. Damiano, per
-altro, rendendo giustizia ad ogni cosa, diede la palma al dolce liquore
-spiritoso che era contenuto nelle piccole zucche, e che gli era versato
-in certi mezzi gusci di durissimo legno, che egli vedeva per la prima
-volta, e non sapeva per ciò a qual frutto appartenessero. Lo seppe più
-tardi, quando ebbe veduti i gusci intieri, e ne assaggiò la polpa bianca
-di latte, che aveva sapore di mandorle.
-
---Cocco;--gli disse Caonec, vedendolo contemplare con grande attenzione
-il frutto maraviglioso.
-
---Cocco? sta bene;--rispose Damiano.--È delizioso. Ma bisogna maritarci
-ancora un sorso di quella bevanda, anche più deliziosa del cocco.--
-
-Il pasto non era finito ancora, quando, ad un cenno del re, i naturali
-si allontanarono tutti dalla sala del convito. Una strana musica, come
-di nacchere e di tamburi, si sentiva di fuori.
-
---Che è ciò? dell'altre novità?--disse Damiano.--Io incomincerei a
-sentire il desiderio di sdraiarmi sull'erba, all'ombra amica di un
-palmizio. E poichè siamo destinati a non vedere il gentil sesso di
-Bohio....--
-
-Ma ve l'ho detto poc'anzi; ogni voto di Damiano doveva essere esaudito,
-come nelle favole orientali, per opera di un genio benefico.
-
-I naturali del sesso forte erano tutti partiti. E al suono di quella
-musica strana, apparve sull'uscio uno stuolo di donne.
-
-Era una cortese attenzione del re, ed anche una bella improvvisata. I
-figli del cielo poterono ammirare a lor posta le grazie delle figlie
-degli uomini, coperte a mezzo da grembialini di cotone, e da mantelli
-girati graziosamente a tracolla. Ma dei figli del cielo, due erano
-Castigliani di nascita; gli altri due lo erano di elezione. E tutti
-quattro si levarono prontamente in piedi, offrendo i loro sedili alle
-dame.
-
-Non accettarono esse l'offerta. Volevano buttarsi a' piedi dei figli del
-cielo, per imitare l'atto di adorazione dei loro uomini. E qui,
-naturalmente, fu una gara scambievole: delle donne, per baciare i piedi
-degli ospiti; degli ospiti, per ricusare quell'atto di umiliazione.
-
---Caonec!--disse Damiano al naturale di Guanahani.--Dirai a queste
-Veneri di Bohio che da noi non è costume che le dame bacino i piedi agli
-uomini; ma piuttosto, quando le dame li han belli, si usa di baciarli
-noi alle dame.--
-
-Se Caonec intendesse a puntino il discorso, non saprei dirvi io. Certo è
-che l'interpetre parlò lungamente alle Veneri di Bohio; dopo di che esse
-si contentarono di baciare le mani ai figli del Cielo.
-
-E dopo averle baciate, vollero anche lavarle. Andarono infatti a
-prendere gli orciuoli dell'acqua, e ne versarono sulle mani degli
-ospiti. Dopo averle bagnate, era mestieri asciugarle, e le strofinarono
-diligentemente con batuffoli d'erbe aromatiche.
-
---Ma questa è civiltà sopraffina;--disse Rodrigo di Xeres.--Che ve ne
-sembra, signori?
-
---Si capisce, per altro;--rispose Luigi di Torres, con la sua
-asseveranza dottorale.--Il lavar le mani è qui una conseguenza
-naturalissima del mangiar con le dita.
-
---Popolo senza forchetta, volete dire?--ripigliò Rodrigo di Xeres.--E
-l'uso dell'erba per rasciugar le mani si spiegherebbe ugualmente, in un
-popolo senza salvietta. Ma osservate, don Luigi, che sono erbe
-aromatiche.
-
---Dare essenze odorose alle mani degli ospiti è costume dell'estremo
-Oriente;--replicò Luigi di Torres, imperturbato.--Nell'India pastinaca,
-se crediamo a Beniamino di Tudela....
-
---Ah sì! nell'India pastinaca;--interruppe Rodrigo di Xeres, che non
-voleva conoscere le opinioni di Beniamino di Tudela.--Ma qui dobbiamo
-esserne molto lontani, perchè il vostro siriaco non lo capisce nessuno,
-don Luigi mio caro.--
-
-Don Luigi si degnò di sorridere, e si strinse nelle spalle, quasi in
-atto di rispondere:--«Se questi ignoranti non mi capiscono, che cosa ci
-posso far io?»
-
-Damiano, frattanto, in mezzo a quello stuolo di donne, aveva adocchiata
-la sua. Dico la sua, perchè ogni uomo crede di doverla trovare, nel
-numero. E qualche volta, per tema d'ingannarsi, ne prende più d'una.
-Affrettiamoci a dire, per onor di Damiano, ch'egli ne prese una sola;
-anzi meglio, non la prese per mano, la scelse a occhio, rivolgendo a lei
-tutta la sua attenzione.
-
---Son collocato;--diss'egli a Cosma.--Quella brunettina là si è
-impadronita del mio cuore. Non mi dir nulla. So già quel che vorresti
-dirmi. Tutti discorsi al popolo! Quella donna è il mio sogno; lasciami
-sognare.--
-
-
-
-
-
- _Capitolo VI._
-
-
-
-
- Il primo sigaro fumato nel nuovo mondo da un abitante del vecchio.
-
-
-
-Rendiamo quest'altra giustizia a Damiano. Se le giovani donne di Bohio
-erano Veneri, quella che egli aveva scelta in un impeto subitaneo
-d'affetto, era l'Anadiomene. E non vi paia che si sprechi il nome di
-Venere, con donne che avevano la pelle color di rame. Ogni professore di
-fisica vi dirà che i colori per sè stessi non esistono. Ogni fisiologo
-vi soggiungerà che i gusti sono diversi, e i capricci egualmente. Io vi
-ricorderò che se noi associamo il color bianco alla immagine di Venere,
-la colpa è tutta del marmo Pario e del Pentelico, in cui l'abbiamo
-sempre vista scolpita. Nel fatto, per piacere a Marte, a Vulcano, ad
-Anchise e ad altri personaggi dell'antichità, Venere sarà stata di buon
-colore come ogni altra femmina o dea, e magari più d'ogni altra. Il
-colore del rame è un incarnato un po' carico; questione di più o di
-meno.
-
-Aggiungete che la bella selvaggia non era neanche tanto bruna, o era
-bruna con riflessi luminosi, come di rosa pavonazza. Era poi fatta a
-pennello; aveva le labbra tinte nel succo della melagrana; aveva gli
-occhi umidi e languidi sotto l'arco delle ciglia lunghe, e quegli occhi
-nereggiavano come due more salvatiche entro due coppe d'indaco
-stemperato. Che occhi, Dio creatore! E dicevano un visibilio di cose;
-tutte quelle, almeno, che ameremmo farci dir noi, vedendo due occhi di
-quella fatta.
-
-Damiano aveva trovato modo di farsi lavare e strofinar le mani da lei. E
-poi, afferrato a sua volta il batuffolo delle erbe aromatiche, aveva
-voluto strofinar la sua parte anche lui. Con la eloquenza del gesto, le
-aveva dimostrato che il bisogno c'era. In fatti, la bella Anadiomene,
-versando dall'orciuolo si era rovesciata l'acqua sulle mani, e le aveva
-inumidite anche lei. Bisognava dunque rasciugarle. Ed egli si mise a
-strofinare con molta coscienza, ma perdendo altrettanta erba per via.
-Non ne aveva più un filo tra le dita, che strofinava ancora.
-
-La bella Anadiomene lasciava fare, guardandolo coi suoi grandi occhi
-d'indaco stemperato. Ma infine, vedendo che il suo servente non
-accennava a finire, si mise a ridere, mettendo in mostra due file di
-denti che erano tante perline.
-
---Come vi chiamate, signora?--le disse con languido accento Damiano.
-
-Ella non rispose, e lo guardò con aria trasognata.
-
---Che bestia!--proseguì egli allora, ma rivolgendo la parola a sè
-stesso.--Ella non capisce lo spagnuolo. Se le parlassi genovese! Ma no,
-questo bisogna serbarlo per i casi estremi.--
-
-Fatto questo ragionamento, chiamò a sè l'interpetre di Guanahani.
-
---Caonec! domanda a questa bella bambina come si chiama, e trova anche
-il modo di farle sapere che il mio nome è Damiano.--
-
-L'interpetre parlò; e Damiano, sentendo profferire nel discorso il suo
-nome, capì che la commissione era fatta.
-
---Si chiama Samana;--disse l'interpetre, come ebbe finito il suo breve
-dialogo con la bella selvaggia.
-
---Samana! oh dolce nome, Samana! Già, capisco, è sempre dolce, il nome
-che piace.... fosse pur Cunegonda. E che cosa vuol dire Samana?
-
---Sama....--disse Caonec.
-
-E dopo aver proferita quella prima parte del nome, accostò l'indice alla
-bocca aperta, e subito lo allontanò, in atto di cavarne fuori qualche
-cosa.
-
---Soffio?--disse Damiano, facendo l'atto di respirare.
-
-Caonec rispose con un atto di diniego.
-
---Voce?--riprese Damiano.
-
-E per dare un esempio di ciò che diceva, mandò fuori le cinque vocali,
-coi loro dittonghi rispettivi. Caonec sorrise, e fece un atto
-affermativo.
-
---Ah, sia lodato il cielo. E poi?
-
---Ana....--riprese Caonec.
-
---Sicuro, Ana; sentiamo che cosa vuol dire Ana;--rispose Damiano.
-
-Caonec prese una piastrella d'oro che Damiano portava al collo, e
-accennandola rispose:
-
---Ana.... Oro!
-
---Ah, bene,--gridò Damiano.--Samana, contrazione di Samaana; voce d'oro!
-È un bel nome. Su per giù, è come il nostro Boccadoro, che noi, per
-altro, non abbiamo mai usato per le donne. E questo non ci fa onore, sia
-detto di passata. Tu sei bella, o Voce d'oro, o Grisostoma. A
-proposito.... Caonec! Dille a mio nome che è bella. Come si dice bella,
-in questi paesi?
-
---Taorib;--rispose l'interpetre.
-
---Diciamo dunque Samana Taorib;--gridò Damiano, volgendosi alla giovane
-selvaggia, che rideva a più non posso;--Samana Taorib, ah! se tu volessi
-trovare _taorib_ anche me, come sarebbe _taorib_! Vedete, amici? Io sono
-l'uomo più felice di tutte le isole del mar Oceano. Mi fermo qui, col
-permesso del signor almirante; non mi muovo più dal fianco di Samana
-Taorib, e la domando in isposa.
-
---Con che rito?--disse Rodrigo di Xeres.
-
---Con quello dei suoi paesi; e non ci vedo modo di fare
-altrimenti;--rispose Damiano.--Se per altro vuol esser sposata là col
-nostro rito, venga con noi, la sposerò davanti al Prete Janni.--
-
-Cosma si era avvicinato all'amico, e gli bisbigliava all'orecchio:
-
---Non dir sciocchezze, ti prego. E non ne fare, mi raccomando.
-
---Sciocchezze!--esclamò Damiano, ribellandosi alle voci
-dell'amicizia.--E perchè, di grazia? Sciocchezza per te, se mai, non per
-me. Tu odii le donne. Io sono più giusto. Perchè una.... Ma già, non mi
-fare gli occhiacci! Volevo dire che se fossi nel vecchio mondo, potrei
-forse pensare come te. Ma qui siamo nel nuovo, mi capisci? nel nuovo.
-Avessi anche giurato di non amar più, siamo agli antipodi; agli antipodi
-il giuramento non regge, casca nel vuoto. Non è vero, Samana Taorib, che
-voi siete la più bella creatura dell'universo mondo?--
-
-Samana rideva, rideva sempre, come ridono, sotto ogni latitudine, le
-donne che sanno di non perder grazia a quel giuoco.
-
-Quel fiume di parole aveva tirata su Damiano l'attenzione di tutta la
-brigata. Le donne di Bohio, sentendo quel visibilio di _taorib_,
-prodigati a Samana, avevano fatto cerchio, come ad uno spettacolo di
-piazza. Sentivano invidia e gelosia, le donne di Bohio? A vederle così
-allegre, ci sarebbe stato da scommettere che le sullodate furie non
-fossero penetrate ancora nelle isole del nuovo mondo. Ma forse, chi sa?
-le donne sanno padroneggiarsi così bene! Comunque sia, non cerchiamo di
-approfondire certi misteri. Molti fatti sono rimasti oscuri, molti
-particolari inesplorati, nei primi viaggi di scoperta di là
-dall'Atlantico. Ai giorni nostri, se si dovesse scoprire una sesta parte
-del globo, andrebbero botanici, zoologi, fisiologi, psicologi, medici,
-speziali, perfino giornalisti, e si saprebbe ogni cosa appuntino. Ma
-allora, niente di ciò; e troppe cose son rimaste nell'ombra.
-
-Samana aveva dette, sulla spalla di Damiano, alcune parole al naturale
-di Guanahani. Se ne avvide Damiano, e, sospettoso come un europeo,
-chiese tosto a Caonec:
-
---Che cosa ti domanda il mio sole?
-
---Domanda,--rispose Caonec,--se quel giovane che ti ha parlato poc'anzi
-è tuo fratello.
-
---No, non è mio fratello.
-
---E gliel ho detto.
-
---Ma dille ancora che Cosma mi è più che fratello, amico del cuore.
-Capisci? del cuore.--
-
-Caonec aggiunse qualche parola alla sua risposta, per contentare
-Damiano.
-
-Frattanto, per invito delle donne di Bohio, si usciva dalla sala del
-convito in giardino, a prendere una boccata d'aria. Damiano offerse
-galantemente il braccio a Samana Taorib. La fanciulla non capiva che
-cosa significasse quell'atto, per cui l'uomo si accosta così gentilmente
-alla forma di un'anfora col manico. Ma ella vide che Rodrigo di Xeres e
-Luigi di Torres facevano lo stesso, pigliando a braccetto due altre
-donne di Bohio, e si adattò subito ad imitar le compagne. Si voltò, per
-altro, a guardare che cosa facesse il quarto figlio del cielo, e vide
-che il quarto non faceva manico d'anfora a nessuna tra le figlie degli
-uomini.
-
---Cosma....--mormorò ella.
-
-E proseguì la frase, ma nella sua lingua; donde avvenne che il suo
-cavaliere non capisse altro che il nome dell'amico, un nome da lei
-imparato poc'anzi.
-
-Damiano si volse per notizie all'interpetre.
-
---Che cosa dice la mia sultana?--gli chiese.
-
---Vuol sapere,--rispose Caonec,--perchè il tuo amico non fa come gli
-altri.
-
---Ah sì, è vero;--disse Damiano.--Cosma fa sempre tutto alla rovescia
-degli altri. Dille che Cosma non ama le donne.--
-
-Cosma udì le parole dell'amico, e alzò sdegnosamente le spalle.
-
---Mi raccomando,--diss'egli poscia, in vernacolo genovese,--non far
-sciocchezze; non ne dire, almeno. Credo in verità che quel liquore
-maledetto ti abbia dato al cervello.--
-
-Damiano voleva rispondergli. Ma quell'altro si era già allontanato.
-
-Erano andati a sedersi, come desiderava Damiano, sull'erba del prato,
-all'ombra dei palmizi e dei cocchi. Le donne di Bohio si erano sedute
-accanto ai figli del cielo. I colibri svolazzavano di fiore in fiore: i
-pappagalli facevano un casaldiavolo sui rami degli alberi giganteschi;
-l'idillio e l'egloga intenerivano i cuori della comitiva satolla.
-
-Poco stante, capitarono anche gli uomini della tribù. E chiesero, con
-l'aiuto degli interpetri, se i figli del cielo fossero rimasti contenti;
-pregarono che volessero rimanere molti giorni con loro, nella pace
-pastorale di Bohio, per riposarsi dei loro viaggi nell'aria e sul mare.
-Ma no, era impossibile, facevano rispondere i capi dell'ambasciata.
-Erano venuti per conoscere il paese, per chiedere come fosse grande
-quell'isola, quanti fossero i villaggi, e quanti i re; da chi
-dipendessero; se su quell'isola, o in altra terra vicina, imperasse il
-gran Cane, o il Prete Janni, od altro monarca; dopo di che, era
-necessario che ritornassero alla costa, per dar ragguaglio di tutto al
-loro grande almirante, signore dei mari, ma soggetto egli stesso al più
-grande monarca del mondo. Era necessario che partissero: sarebbero
-rimasti a Bohio solamente quella notte. Ma perchè il re di Bohio non
-sarebbe andato ad accompagnarli fino alla costa, per conoscere
-l'almirante, signore dei mari, che lo avrebbe accolto come un fratello,
-e gli avrebbe fatti dei ricchi presenti, per lui e per i principali
-uomini di Bohio?
-
-Erano in questi discorsi, quando venne un selvaggio, probabilmente un
-servo del re, portando una cesta intessuta di vimini colorati. In quella
-cesta si vedeva una quantità di piccoli arnesi, di color lionato carico,
-in forma di fusi. Ma non erano fusi di legno; parevano di carta, o
-piuttosto di foglie disseccate.
-
---Che roba è?--disse Luigi di Torres.
-
---Come?--esclamò Rodrigo di Xeres.--Non lo sapete? Nell'estremo Oriente,
-nell'India pastinaca, non c'è nulla di simile? E non vi dà lume di
-niente il vostro Beniamino di Tudela?
-
---Voi scherzate, don Rodrigo!
-
---Eh, Dio buono, a quest'ora, dovrebb'essere permesso. Non avete voi
-pranzato di buon appetito?--
-
-Frattanto avevano presi fra le dita quei fusi, li palpavano, li
-guardavano, li fiutavano. L'aspetto non era brutto; la sostanza cedeva
-al tatto, come un composto di foglie secche; l'odore era buono, ma di un
-aroma sconosciuto.
-
-Il re, forse per dare il buon esempio ai suoi ospiti, prese uno di quei
-fusi, ne introdusse una estremità fra le labbra, e accostò l'altra ad un
-tizzone acceso che gli porgeva un famiglio. Appiccato il fuoco a un capo
-del fuso, il re si mise a tirare il fiato dall'altro, e incominciò a
-render fumo dalla bocca.
-
---Oh, _taorib!_--esclamò Damiano, che aveva seguita con occhio curioso
-l'operazione regale.
-
-L'interpetre di Guanahani spiegò a Damiano e alla compagnia che quello
-non era _taorib_, ma si diceva _kohiba_.
-
---Siamo lì!--disse Damiano.--E a che serve quel succhiar foglie accese e
-dar fumo dalla bocca?
-
-L'interpetre stentava a capire. La frase di Damiano accoglieva troppi
-vocaboli nuovi per lui.
-
---Ti domando,--riprese Damiano,--che cosa è questa _kohiba_.
-
---Un'erba,--rispose allora l'interpetre,--un'erba che scaccia gli
-spiriti della sera.
-
---Spiriti?... che sono in corpo?--domandò Damiano, aiutando le parole
-col gesto.
-
-Caonec rispose affermativamente. Ma forse intendeva di spiriti che
-possono entrare in corpo. Nondimeno, si trattava sempre di spiriti, e
-della utilità grande di mandarli a quel paese.
-
---Ah!--disse Damiano.--Credo di averne bisogno ancor io. Vuoi tu
-accendermi questa _kohiba_, dolce Samana Taorib?--
-
-La fanciulla non capì le parole, ma il gesto era eloquente; ed ella
-appagò il desiderio del suo cavaliere. Prese il fuso, lo accostò alle
-labbra, lo accese al tizzone, e poi lo porse graziosamente a Damiano.
-
-Questi incominciò a guardare devotamente la traccia umida che le labbra
-di Samana avevano lasciata sulla estremità del fuso. E più divotamente
-accostò le sue labbra a quella traccia; poi diede la stura agli inni,
-rubando frasi ed immagini al Cantico dei Cantici.
-
---_Taorib! Taorib!_ Sono dolci i tuoi amori, e il succo delle tue labbra
-è migliore del miele. Non parlo del vino, come termine di confronto,
-perchè il vino della _Santa Maria_ non è altro oramai che un
-cattivissimo aceto, un aceto con sapore di muffa, neanche buono a
-condire il cappone in galera. _Taorib! Taorib!_ i tuoi occhi sono due
-pezzi di lapislazzuli, in mezzo a cui l'orafo divino ha incastonati due
-diamanti purissimi. Il tuo collo è come la torre di Sion, a cui Davide
-appendeva le targhe dei prodi, ed io appenderei una collana di baci. I
-tuoi orecchi sono come capriuoli... cioè, no, veramente non sono i tuoi
-orecchi; ma, sono capriuoli egualmente, sebbene non si levino tra i
-gigli. Ed io mi levo... mi levo su, leggero leggero, enfiato come una
-vela maestra, dal soffio di una legione di amori.--
-
-Non era più un discorso, quello di Damiano; era un mormorio; un
-bisbiglio all'orecchio di Samana, mentre intorno a loro erano parecchie
-conversazioni avviate. Samana Taorib stava a sentire la filastrocca,
-come trasognata, cadente dalle nuvole, mentre egli, sentendosi più
-leggero che mai, andava con la fantasia più alto che non dicesse a
-parole.
-
---_Taorib! Taorib!_--seguitava egli, balbettando.--Vuoi tu seguirmi
-lassù? Ti porto in cielo. Strappo un par di raggi alla prima stella che
-passa, e te ne faccio un diadema; qualche goccia di rugiada alle nubi, e
-te ne faccio una collana di perle. _Taorib!_ Samana _Taorib!_...--
-
-Samana Taorib, più confusa che mai da quella monotonia di suoni
-deprecativi, volgeva intorno i suoi grandi occhi d'indaco.
-
---Caonec!--diss'ella, vedendo l'interpetre seduto sulle calcagna, a
-pochi passi da lei.--Cosma _kohiba nericama?_--
-
-Damiano incominciava a sentirsi impacciata la lingua; ma aveva ancor
-sano l'orecchio.
-
---Caonec!--diss'egli a sua volta.--Che dice, la mia bella sovrana?
-
---Domanda,--rispose Caonec,--perchè il tuo amico non ha voluto fumare
-_kohiba_.
-
---Dille che Cosma odia la _kohiba_ come odia le donne;--rispose
-Damiano.--Cosma è uno sciocco.
-
---Cosma _taorib!_--mormorò Samana.
-
-Un'opinione così recisamente espressa, non poteva piacere a Damiano, che
-si voltò scorrucciato alla sua bella vicina.
-
---Ecco, signora;--diss'egli.--Bisogna distinguere. Cosma sarà _taorib_
-finchè vorrai, ed anche di più. Ma ti prego di credere che nel mio
-paese, agli occhi di una donna, non è _taorib_ che un uomo solo. Non mi
-capisci, Samana? Ora te lo faccio spiegare da Caonec. O piuttosto,
-no!...--soggiunse egli, ravvedendosi.--Non leviamo il velo
-dell'innocenza a questa divina creatura. Ella vede che Cosma è mio
-amico, e crede farmi un piacer matto, decorandolo dell'epiteto di
-_taorib_. Certo, il mio compagno non è... non è... come si dice il
-contrario di taorib? A te, Caonec! Come si dice brutto nella tua lingua?
-
---_Uruab;_--rispose prontamente l'interpetre.
-
---Ah sì? _Uruab?_ Dovevo immaginarmelo. Dicevo dunque a questa cara
-fanciulla che Cosma non è _uruab_. Tutt'altro! Anzi, la signora Nina lo
-trovava _taorib_.... molto _taorib_.... la qual cosa non tolse che un
-bel giorno.... Ma già, c'è sempre nel mondo un _taorib_ che è più
-_taorib_ di noi, o sembra tale, e viene a vogarci sul remo. Ebbene, che
-cosa dicevo? Samana Taorib... tu mi guardi?... Cioè, non mi guardi
-affatto. Ma il tuo fumo di _kohiba_ mi dà maledettamente alla testa.
-Caonec! Caonec! dell'acqua... un sorso d'acqua, ti prego....--
-
-Caonec corse nella capanna a prendere l'orciuolo, e ritornò prontamente,
-per accostarne l'orlo alla bocca del fumatore giacente.
-
---Oh bene, grazie, Caonec. È buona, l'acqua; e noi siamo qualche volta
-ingiusti con essa. Ancora un sorso... e un altro.... È tanto buona, che
-la tracannerei tutta d'un fiato. Ma dov'è Samana Taorib, che non la vedo
-più al mio fianco? Partita! perchè?... Dell'acqua ancora! E ti prego,
-raccogline un poco nel cavo della mano, e spruzzami il viso.... Mi arde
-la testa, e mi vengono i sudori freddi alle tempie. Che diavol è?
-Pigliami tra le braccia, Caonec; tirami su, a sedere... così! Ma no,
-tirami su, del tutto, in piedi... e sorreggimi. Sento che mi si rovescia
-lo stomaco. Vorrei passeggiare, Caonec. Là, dietro a quegli alberi, ci
-dev'essere più aria.--
-
-Caonec, intelligente selvaggio, obbediva a tutti i cenni di quel figlio
-del cielo. Presolo sotto le ascelle, lo condusse barcollante verso la
-macchia.
-
---Che c'è!--domandò Rodrigo di Xeres, vedendo la scena.
-
---Niente, don Rodrigo;--balbettò Damiano, tenendosi lo stomaco, e
-stralunando gli occhi.--Vado a prendere un po' d'aria.
-
---Infatti, siete assai pallido.
-
---Sfido io... con quella _kohiba!_ Ma l'aria fresca mi farà bene. So un
-poco di medicina, don Rodrigo, e penso che potrò liberarmi... da questa
-oppressura. Vapori, capite? vapori dello stomaco. Ippocrate dà dei
-consigli, in proposito; Galeno raccomanda; e Celso non contraddice.--
-
-Così dicendo, Damiano si allontanò, appoggiandosi al braccio di Caonec.
-Le gambe lo reggevano male, ma il braccio del suo compagno era saldo.
-Così avesse egli avuto saldo lo stomaco! In quella vece, o Dio
-liberatore!... Ma è giusto che certe cose avvengano, per salutare
-esempio, se non per edificazione dei popoli.
-
-Mezz'ora dopo, respirata l'aria fresca della macchia, risciacquata la
-bocca e la fronte allo zampillo di una sorgente vicina, con lo stomaco
-debole e il cervello intronato, Damiano ritornò verso la comitiva. Il
-sole era tramontato, e la notte si avvicinava a gran passi. Nell'ombra
-della sera, e attraverso le nebbie dei suoi occhi, Damiano vide Cosma
-che stava presso l'uscio della capanna. La fanciulla dagli occhi
-d'indaco era vicina a lui, e pareva guardarlo con molta attenzione.
-
---Samana!--disse Damiano.--Che fai tu qui, in così stretto colloquio con
-l'amico mio?
-
---Cosma...--rispose l'ingenua selvaggia, non arrossendo neanche, sotto
-la sua pelle di rame,--Cosma _taorib!_--
-
-Damiano si morse le labbra. Ma aveva lo stomaco tanto debole, e il
-cervello ancora tanto annebbiato, che non si provò neanche a gridare.
-
---Ho capito;--mormorò.--Buona fortuna, Cosma taorib! Io vado a letto.
-Come si dice letto, nella lingua di questo popolo agreste? Ah, mi
-ricordo, amac. Io dunque vado nell'_amac_... e senza _taorib_.--
-
-Samana, tutta intenta a guardar Cosma, non diede neanche retta a
-Damiano; lo lasciò andare senza dirgli crepa.
-
---Ingratitudine delle _taorib!_--borbottò Damiano, entrando nella
-capanna.--Ma non diciamo male delle _taorib_, dopo tutto. Sono così
-anche le lepri. Un cacciatore le scopre; un altro le prende.--
-
-Damiano cullava ancora la sua filosofia nel pensile tessuto di un'amaca,
-quando venne Cosma a raggiungerlo.
-
---Ah sei qua, tu?--gli disse Damiano--Troppo buono, in verità!
-
---Te lo avevo pur detto!--rispose Cosma.--Non ne ber tanto, di quel
-liquore. È non ti sei contentato di bere; hai voluto anche aspirare il
-fumo di quell'erba.
-
---Caro mio, per discacciare gli spiriti della sera. Avevo un diavolo in
-corpo. E come sai, un diavolo scaccia l'altro.
-
---Quando non restano in corpo tutt'e due.
-
---No, sai? uno... è andato fuori di certo. Del resto, cose nuove; e
-bisogna farci lo stomaco. Ma tu, caro amico, hai fatto un'opera di
-carità, venendo a vedermi. Ed anche un sacrifizio, mi pare.
-
---Perchè?
-
---Perchè hai piantata sull'uscio la mia... no, la tua... infine la
-nostra Samana Taorib.
-
---Ma che mia? che nostra? che Taorib?
-
---Come? e non era poc'anzi con te?
-
---Eh, sfido! volevi che la scacciassi?
-
---Non pretendevo questo. Ho detto di averla veduta con te. E ti chiamava
-Cosma _Taorib_, la perfida! Sentiamo, che cos'altro ti ha detto?
-
---Caro mio, lo vorrei, ma non lo posso. Non l'ho capita.
-
---E non hai preso interpetre?
-
---No.
-
---Uomo raro! uomo singolare! giuralo.
-
---Te lo giuro;--disse Cosma, ridendo a suo malgrado della necessità di
-un giuramento solenne.--Ma che, per caso, mi avresti tu preso in
-iscambio, credendomi un altro te?
-
---Caro mio, che cosa vuoi che ti dica? L'uomo è un animale così
-irragionevole!
-
---Parla per te, Damiano.
-
---È giusto, parlerò per me. Anzi, non parlerò più affatto. Con tua
-licenza proverò a dormire.
-
---È il meglio che tu possa fare;--concluse Cosma,--E poichè vedo lì
-un'altra amaca, ne prendo possesso, e ti fo compagnia.--
-
-Così dicendo, Cosma pose le mani sull'orlo di una amaca, librò la
-persona sulle braccia tese, e con una abilissima giravolta si gittò di
-lancio in quel letto pensile, dove pochi minuti dopo dormiva
-saporitamente, con molta invidia del compagno Damiano, a cui i dolori
-del capo, l'arsura delle fauci e i vapori dello stomaco non lasciavano
-prender sonno.
-
-Ma tutto ha fine quaggiù, anche il mal di capo e il mal di stomaco.
-Dormendo interrottamente, sudando freddo, voltandosi un po' sul fianco
-destro, un po' sul mancino, Damiano trovò finalmente il modo di
-riposare, aspettando una domani che era così lenta a venire. A giorno
-chiaro si svegliò del tutto, e balzò dall'amaca, al rumore che gli altri
-facevano dintorno a lui, essendo alzati già tutti.
-
-Damiano aveva la bocca amara e le ossa peste, come dopo una febbre
-quartana. Ma infine, se paragonava il suo stato d'allora con quello
-della sera innanzi, poteva stimarsi abbastanza contento. Lo stomaco era
-sempre dubbioso, ma non gli doleva più. Uscì all'aperto, per prendere
-davvero una boccata d'aria; passeggiò un poco sotto i palmizi, e andò a
-salutare la fontana, in fondo a quel prato nascosto, dove aveva corso il
-risico di rendere l'anima a Dio, come tant'altre cose alla terra di
-Bohio. Al vivo zampillo della fontana si lavò le mani e la faccia;
-questa, poi, lungamente, una mezza dozzina di volte. Avrebbe fatto anche
-un bagno, se non avesse pensato che ci voleva troppo tempo a spogliarsi,
-mentre Luigi di Torres e Rodrigo di Xeres parlavano già di rimettersi in
-cammino, per ritornare alla costa.
-
-Quando ricomparve nella brigata, era già l'ora della refezione.
-
---Mangiate qualche cosa;--gli disse Rodrigo di Xeres.--Niente, è più
-utile d'un cibo moderato, a rianimare lo stomaco indebolito da un
-stravizio.... e dalle sue conseguenze.
-
---A chi lo dite?--esclamò Damiano.--Sono anche un po' medico. E
-assaggerò di questa farinata gialla, che mi pare di ceci.
-
---Maiz;--disse Caonec--Qui mangiare, là nascere.--
-
-Indicava, così dicendo, certe pannocchie dorate di quello che si chiamò
-poi grano turco; le quali pannocchie pendevano dalle pareti della
-capanna. Insieme con altre sementi di civaie, che gli ambasciatori
-avevano raccolte, per portarle alla costa.
-
-Il pasto fu leggero, ed anche breve; Damiano non innaffiò la sua
-farinata di maiz che con sorsate di acqua pura. Finalmente, gli
-ambasciatori si alzarono, per prendere congedo dai loro ospiti di Bohio.
-In due grandi ceste di vimini, ricambiate con le solite perline di vetro
-colorato e sonagliuzzi di rame, avevano fatti riporre i saggi della
-agricoltura di Bohio; e i naturali del luogo vi aggiunsero una discreta
-quantità di bambagia, che traevano da un fiore, non coltivato nei campi,
-ma facile a trovarsi dovunque nello stato salvatico. Era, come
-immaginate, il cotone. E i naturali dell'isola conoscevano l'arte di
-filarlo, per tesserne le loro amache non solo, ma ancora i manti di cui
-le donne più ragguardevoli si adornavano le spalle, e le _pernague_, o
-pannicelli, che tutte si giravano intorno ai fianchi.
-
-Insieme con le ceste di vimini, che erano confidate alle cure dei due
-interpetri, gli ambasciatori dell'almirante portavano un carico meno
-pesante, ma egualmente voluminoso, di utili notizie, raccolte a fatica,
-e forse non tutte dirittamente intese, sulle condizioni dei luoghi.
-Sapevano, per esempio, che in quell'isola, detta di Cuba, erano molti i
-villaggi, ognuno col suo re, detto _cacìco;_ potevano riferire con
-certezza all'almirante che quei villaggi erano tutti, dal più al meno,
-come quello di Bohio, e che non era a sperare di trovarci il gran Cane,
-nè il Prete Janni, nè altri segni di dominio orientale, nè perle, nè
-oro, nè spezierie. Queste ricchezze, per altro, dovevano ritrovarsi a
-staia, molto più lungi di là, verso ponente, in un'isola, o terra, che i
-naturali di Bohio chiamavano col nome di Babeque.
-
-O Babeque, o isola fantastica come quella di San Brandano, cercata
-inutilmente come quella di Cipango, voi avete fatto perdere un tempo
-prezioso al signor almirante del mare Oceano. E siete rientrata nel gran
-limbo delle cose vane, senza che i posteri siano mai venuti a capo di
-sapere che diavolo intendessero di accennare, pronunziando il vostro
-riverito nome, i naturali di Cuba.
-
---Ed ora, amici, in cammino!--aveva detto Rodrigo di
-Xeres.--Bisognerebbe esser domani alla costa, per non tenere in ansietà
-il nostro signor almirante.--
-
-Il cacìco e i principali della tribù accompagnarono l'ambasciata per un
-buon tratto di strada. Le donne, affollate all'ingresso del villaggio,
-piangevano sulla partenza dei figli del cielo.
-
-Damiano vide tra quelle donne, e in prima fila, quella perfida Samana,
-che lo aveva lasciato solo a combattere coi fumi della _kohiba_, andando
-a chiamare _taorib_ il suo amico e fratello Cosma. Stette saldo,
-vedendola, e guardò davanti a sè, fingendo di non averla veduta.
-
-Le donne si accalcavano intorno agli ambasciatori, baciando loro le
-mani. Samana approfittò di quella confusione per accostarsi a Damiano.
-
---Damiana!--gli disse, guardandolo con aria compunta.
-
---Damiana!--ripetè egli, sardonico.--Cambiami ancora il sesso, satirica
-donna, che me lo son meritato.
-
---Damiana.... _taorib!_--ripigliò Samana con voce carezzevole.
-
---Troppo tardi, fanciulla!--rispose egli inflessibile.--Ma se _taorib_
-vuol dire imbecille, tu hai sicuramente ragione.--
-
-Così dicendo, Damiano levò il braccio, come se volesse darle la sua
-benedizione, o mandarla a farsi benedire altrove; e proseguì la sua
-strada.
-
-
-
-
-
- _Capitolo VII._
-
-
-
-
- Si cerca Babeque, si smarrisce la Pinta, e si ritrova Haiti.
-
-
-
-L'almirante aveva spesi utilmente quei giorni di aspettazione, facendo
-tirare a terra e spalmare la _Santa Maria_, che incominciava a sentire
-il bisogno di essere racconciata. L'opera dei calafati era a mala pena
-finita, e la caravella in pronto per navigare, quando ritornarono i
-messaggeri alla costa, e riferirono al comandante supremo tutto ciò che
-avevano veduto nel loro viaggio entro terra. Era quel giorno il 5
-novembre. E perchè la freschezza delle notti faceva preveder vicino
-l'inverno, l'almirante deliberò di non avanzarsi troppo verso
-settentrione, e di non fermarsi più a lungo in così povere contrade.
-
-Per altro, innanzi di salpare le áncore dal _Rio de los Mares_, comandò
-che si prendesse qualche naturale dell'isola di Cuba, avendo in animo di
-condurre d'ogni isola visitata qualche abitante in Castiglia. Furono
-presi così dodici naturali, tra uomini, donne e fanciulli. Le navi erano
-già alla vela, quando si accostò in una piroga un selvaggio, chiedendo
-di essere preso a bordo egli pure. Marito di una delle donne prese dagli
-Spagnuoli, padre di due fanciulli che con la madre erano stati condotti
-alla nave, il poveraccio non vedeva che cosa avrebbe potuto far egli a
-terra, lontano dalla sua famigliuola. L'almirante lo accolse
-festosamente, e comandò che fosse trattato, egli e i suoi, con ogni
-cortesia. Così contenti tutti, si uscì dalla foce del fiume, nella
-giornata del 12, muovendo verso levante, alla ricerca dell'isola di
-Babeque.
-
-Fu un grave danno per lui, quella illusione di Babeque. Se avesse volta
-la prora a ponente, e seguitato il suo consueto cammino, avrebbe toccate
-le coste della Florida; od anche, seguitando a costeggiare l'isola di
-Cuba, nel rombo di libeccio, avrebbe incontrate le sponde opposte
-dell'Yucatan, così facendo nel suo primo viaggio la scoperta del
-Messico, cioè della più ricca e della più incivilita contrada del nuovo
-mondo.
-
-Ma per allora, seguendo le indicazioni dei naturali di Bohio, egli andò
-a cercare Babeque, la irreperibile Babeque. Le navi avevano appena
-pigliato il largo, che incominciò a soffiare il vento di tramontana, e
-così fresco, da consigliare una poggiata verso l'isola di Cuba. La
-spedizione entrò allora fra alcune isolette, le quali sorgevano in
-vicinanza di un gran porto, a cui Cristoforo Colombo impose il nome di
-porto del Principe. Egli spese qualche giorno a visitare coi suoi
-palischermi il grazioso arcipelago, a cui diè nome di Giardino del Re.
-Erano quelle isole così fitte e vicine, che dall'una all'altra non era
-più d'un quarto di lega; e tanto erano profondi i canali, le rive così
-adorne di alberi e di erbe così verdi, che niente si sarebbe potuto
-immaginare di più bello. Tutte quelle isole erano vuote di abitanti;
-eppure ci si vedevano tracce di molti fuochi di pescatori. Sicuramente,
-a quelle isole andavano i naturali di Cuba, per attendere alla pesca; la
-qual cosa si seppe poi con certezza, insieme con altre particolarità,
-che importano poco al nostro racconto, e che per amore di brevità si
-ommettono. Ce ne sappia grado il lettore.
-
-Il 19 dicembre, che fu un lunedì, l'almirante salpò nuovamente dal porto
-del Principe, ripigliando il suo cammino verso la fantastica Babeque. E
-seguitava a cercarla il 21, quando Martino Alonzo Pinzon, seccato di
-cercare Babeque in compagnia dell'almirante, si mosse per suo conto alla
-ricerca di una isola nuova, che i naturali a bordo della _Pinta_
-chiamavano Bohio, come i villaggi dell'interno di Cuba. Evidentemente,
-con quel nome di Bohio indicavano la casa, o un ceppo di case; un luogo
-abitato, insomma.
-
-Vedendo la _Pinta_ allontanarsi verso levante, Cristoforo Colombo la
-richiamò coi segnali d'uso. Ma la _Pinta_ non fece caso dei richiami, e
-andò innanzi per tutto il resto della giornata. Sopraggiunta la notte,
-l'almirante fece serrare alcune vele, e appiccar lanterne all'albero di
-maestra, pensando ancora che la _Pinta_, ottima veliera, lo avrebbe
-raggiunto; ma invano. La _Pinta_ non ritornò; allo spuntar del giorno si
-era dileguata del tutto.
-
-Che voleva dir ciò? Noi sappiamo che i racconti di un selvaggio,
-accennando ad una ricchissima regione, avevano abbagliato il Pinzon. Ma
-senza sapere di ciò, l'almirante pensava dirittamente dell'altro;
-pensava ad esempio che Martino Alonzo non era il più obbediente degli
-uomini e sopportava con impazienza l'autorità del comandante supremo. E
-sospettava, per conseguenza, di qualche brutto disegno. Il Pinzon
-voleva, arrogandosi un comando separato, procurare a sè vantaggi
-separati; oppure egli faceva conto di ritornarsene in Ispagna, per
-usurpare al comandante supremo l'onore delle fatte scoperte.
-
-La lentezza della _Santa Maria_ non permetteva d'inseguire la _Pinta_.
-Cristoforo Colombo, che già tante contrarietà aveva dovuto sopportare e
-tanti affronti mandar giù, ricacciò il suo giusto sdegno nel fondo
-dell'animo; e seguitò a veleggiare lungo la costa di Cuba. Gli occorse
-anzi di ritrovare un bel porto, e di ancorarvisi, per fornirsi d'acqua e
-di legna. In quel porto, che egli chiamò di Santa Caterina, vide alla
-foce d'un fiume alcune pietre che avevan mostre d'oro; e le montagne
-tutto intorno erano vestite di pini così alti, che se ne potevano far
-alberi per grosse navi.
-
-Ma non era tempo d'indugiarsi. La tarda _Santa Maria_ e la tardissima
-_Nina_ ripigliarono il viaggio: toccarono un altro porto, che fu
-chiamato porto Santo, e di là volsero alla punta orientale di Cuba, che
-prese il nome di Alfa ed Omega. Laggiù, mentre correva bordeggiando,
-incerto della via da prendere, l'almirante scoprì a scirocco una nuova
-terra: e questa a grado a grado si mostrava più chiaramente,
-innalzandosi le sue alte montagne a foggia di piramidi, sulla linea
-dell'orizzonte, ed annunziando un'isola di grande estensione.
-
-I naturali di Guanahani e di Cuba, che erano a bordo della _Santa
-Maria_, vedendo quell'isola in lontananza gridarono: Bohio! Quando
-videro che l'almirante faceva drizzar la prora a quella volta, diedero
-segni di gran terrore, e lo supplicarono di mutar cammino, assicurandolo
-che gli abitanti erano feroci e crudeli. Parve anzi di capire dai
-discorsi dell'interpetre che fossero antropofagi e che avessero un
-occhio solo nel mezzo della fronte. Davvero, in quel maraviglioso
-viaggio del navigator genovese, un po' d'Odissea non guastava, e
-Polifemo ci ritrovava il suo posto.
-
-Il vento si era voltato contrario; nè osando far vela nella notte per
-quei mari sconosciuti, l'almirante spese due giorni intieri per arrivare
-alla temuta isola di Bohio. Ma egli potè lungamente ammirarla, in mezzo
-alla trasparente atmosfera dei tropici. Le sue montagne erano più alte e
-rocciose di quante egli ne avesse vedute in quell'isole; per contro,
-sorgevano dal verde cupo di fitte boscaglie le ridenti colline; e le
-verdeggianti praterie che la circondavano, i segni di coltura che
-offrivano le pianure, i fuochi innumerevoli che si vedevano brillare
-nella notte, le colonne di fumo che di giorno s'innalzavano al cielo,
-davano indizio di un popolo numeroso e felice. Tale si offerse Bohio, o
-per chiamarla col suo vero nome, Haiti, agli occhi dell'almirante e del
-suo equipaggio.
-
-Egli era partito dal capo Alfa ed Omega la mattina del cinque di
-dicembre. Non toccò la punta occidentale della nuova isola che nella
-sera del sei. Approdò ad un porto, a cui diede il nome del santo di quel
-giorno, san Nicolò; nome che i posteri hanno conservato a quel
-sorgitore, spazioso e profondo, attorniato di alberi d'alto fusto, molti
-dei quali erano carichi di frutti.
-
-Verso il fondo del porto si stendeva una vasta pianura, irrigata da
-un'acqua limpidissima. Nel porto si vedevano cinque piroghe, grosse come
-fuste spagnuole, di quindici banchi ciascuna. Sicuramente erano villaggi
-in vicinanza; ma i naturali, alla vista delle navi straniere, erano
-tosto fuggiti alla macchia.
-
-Non potendo aver pratica con quella gente, l'almirante fece rimettere
-alla vela, seguendo la costa verso tramontana, finchè giunse ad un altro
-porto, da lui chiamato della Concezione. Anche in quel porto metteva
-foce un piccolo fiume. La costa abbondava di pesci, molti dei quali
-saltavano perfino nei palischermi. E perchè la più parte di quei pesci
-somigliavano a quelli delle coste di Spagna, e perchè parve di udir dai
-boschi vicini il gorgheggio del solito rosignuolo di Andalusia, e perchè
-l'aspetto dei monti e delle colline ricordava anch'esso la terra
-dond'erano partiti i navigatori animosi, l'isola ebbe il nome nuovo di
-Spagnuola, innanzi che fosse conosciuto il suo vero nome di Haiti.
-
-Erano nel dintorni del porto le tracce d'una grossolana coltura; ma non
-si vedevano abitanti, perchè tutti erano fuggiti all'arrivo degli
-stranieri. Quattro o cinque ne furono veduti in una radura del bosco,
-che stavano spiando i nuovi venuti; si diede loro la caccia, ma non fu
-possibile raggiungerli.
-
-Desiderando l'almirante di entrare ad ogni modo in relazione coi
-naturali dell'isola, mandò sei uomini bene armati in esplorazione.
-Trovarono essi dei campi coltivati, delle tracce di sentieri, delle
-eminenze con avanzi dì carbone e di cenere; ma gli abitanti impauriti si
-erano sempre tenuti lontani da loro. Non era molto, ma bastava a
-convincere l'almirante che la popolazione dell'isola fosse abbastanza
-numerosa. Quei fuochi che egli aveva veduti risplendere la notte
-innanzi, e di cui erano state ritrovate le vestigie, ricordavano ciò che
-si sapeva per tradizione in Ispagna, dei fuochi accesi nelle montagne
-dal popolo cristiano, al tempo della invasione degli Arabi, per
-avvertire gli abitanti del piano di fuggire quanto più potessero lontani
-dal lido minacciato.
-
-Era il 12 dicembre, quando Cristoforo Colombo piantò solennemente una
-croce, sopra un poggio all'ingresso del porto, per dinotare che ne aveva
-preso possesso. Cosma e Damiano, che passeggiavano allora in quelle
-vicinanze, scopersero sul confine di una macchia vicina un gran numero
-di naturali. Data la voce ad alcuni compagni, e tosto seguiti da essi,
-corsero sulle tracce di quella gente, che si era data, come potete
-immaginarvi, alla fuga. Non impediti da drappi, nè da falde, quei
-naturali guadagnarono facilmente terreno, e non furono potuti
-raggiungere. Ma la fortuna arrise a Damiano, che era più innanzi dei
-compagni, e potè metter la mano sopra una giovane donna, rimasta ultima
-dello stuolo fuggitivo.
-
-Confessiamo, per amore di verità, che Damiano da principio non pensò al
-sesso della sua preda. L'aveva abbrancata e la teneva forte. Ma alle
-strida di lei, riconobbe di aver sotto l'unghie una donna. E senza
-lasciarla tuttavia, la strinse un po' meno, cercando in quella vece di
-chetarla, con quel po' di lingua selvaggia che aveva imparata.
-
-Quel poco, per altro, era pochissimo; una sola parola.
-
---_Taorib!_--le disse.--_Taorib!_--
-
-La donna seguitava a divincolarsi, ma inutilmente. Del resto,
-sopraggiungevano i compagni di Damiano, a prestargli man forte.
-
---Per caso,--disse Cosma all'amico,--avresti ritrovata Samana?
-
---Eh, qualche cosa di simile;--rispose Damiano.--Ma il diavolo mi porti,
-se ricasco nelle sue tentazioni.--
-
-Pure la donna era giovane e graziosa. Era nuda affatto, il che augurava
-male del grado di civiltà dell'isola Spagnuola. Ma essa portava sospesa
-alle narici una piastrella d'oro, e questo faceva sperare che il
-prezioso metallo fosse comune in quell'isola. Una miniera d'oro valeva
-bene uno stato di civiltà. Così almeno si ragionava allora, e il
-narratore non ci mette del suo nè sal nè pepe.
-
-La bella conquista fu portata in trionfo a piè della croce. Colà il suo
-spavento fu presto calmato dagli interpetri, e più dal benigno aspetto e
-dagli umanissimi gesti dell'almirante; il quale tosto ordinò che la
-bella sbigottita fosse coperta d'un manto, le diede anelli di rame da
-mettersi alle dita, una collana di perline di vetro e dei piccoli
-sonagli da mettersi al collo. Eva fu prontamente tranquillata. L'avevano
-ornata di bei presenti; la rimandavano libera: l'avevano chiamata
-_taorib_.
-
---_Taorib!_ si, _taorib!_--le andava ripetendo Damiano, mentre ella si
-allontanava.
-
-Ed ella si allontanava lentamente; o fosse, come credette Damiano,
-perchè non le dispiacesse quel complimento, o perchè al suo cuore
-riconoscente piacesse meglio mostrare con la lentezza del ritorno che
-era grata delle buone accoglienze ricevute.
-
---Accompagnatela;--disse l'almirante agli interpetri.--Forse troverete
-modo di parlare agli uomini della tribù.--
-
-Tre degli interpetri obbedirono al comando.
-
---Signore,--disse Damiano,--volete che l'accompagni qualcun altro di
-noi?
-
---Fatelo, se vi pare. Io non pensavo di darne incarico a voi,
-immaginandovi stanchi della corsa già fatta.--
-
-Damiano volse un'occhiata a Cosma, invitandolo.
-
---Io verrei;--gli disse Cosma, muovendosi;--ma non mi farai tu assistere
-a qualche altra follia?
-
---Uomo di poca fede,--rispose Damiano,--ti ho detto che non ricascherò
-in tentazione. E voglio averti per testimonio della mia maravigliosa
-virtù. In questo momento, poi, mi ricordo di Scipione in Ispagna.--
-
-La donna, vedendosi seguire da tanti, incominciava a pentirsi di essere
-andata troppo lenta. Ma gl'interpetri furono solleciti a chetare i suoi
-timori; ed ella si mostrò contenta di ritornare al suo villaggio così
-bene scortata, con quel manto da regina sulle spalle.
-
-Damiano, in quella spedizione, mantenne la parola che aveva data al
-compagno. Non fece gli occhi teneri alla bella selvaggia; si contentò di
-chiamarla un centinaio di volte _taorib_.
-
---Parole,--diceva egli a Cosma,--parole che si dicono, e il vento se le
-porta. È sempre bene dire ad una donna che ella è _taorib_, anche se una
-piastrella d'oro sospesa alle nari le sforma un pochettino la faccia.
-Ella ritorna a casa sua, vede le amiche, s'intrattiene di cento cose con
-loro, e trova sempre modo di ricordar loro quel gentil cavaliere che le
-ha detto tante belle cose, magari dicendogliene sempre una sola.
-
---Ah, furfante di tre cotte!--esclamò Cosma, ridendo.--Così ti disponi
-tu a non ricadere in tentazione? preparandoti il terreno in guisa che
-tutta una popolazione femminile s'innamori di te? Vuoi dunque
-conquistare tutti i teneri cuori del nuovo mondo?
-
---Sì, dammi la soia!--rispose Damiano.--Sei tu, Cosma _taorib_, che puoi
-parlarmi così? tu, che appena saremo al villaggio, mi vogherai
-bravamente sul remo?--
-
-Con grande soddisfazione di Damiano, che era fresco di malattia e non
-voleva far ricadute, non fu il caso che l'amico gli vogasse, anche
-involontariamente, sul remo. Sopraggiunse la sera, senza che avessero
-ritrovato il villaggio. Non volendo avventurarsi in piccol numero, e di
-notte in quei luoghi sconosciuti, pensarono di ritornare alla costa. La
-selvaggia, del resto, aveva veduto compagni sulle balze vicine; poteva
-ritornarsene insieme con loro al villaggio. Fu salutata, ossequiata,
-pose le mani sulla testa di tutti, in segno di riverenza e di fede, si
-sentì chiamare un'altra volta _taorib_, e mezzo sorridente, mezzo
-piangente, si separò dai suoi cavalieri.
-
-L'almirante vide a tarda sera ritornare i suoi uomini. E facendo
-assegnamento sul buon effetto che avrebbe dovuto produrre sui naturali
-il racconto della donna così prontamente rimandata libera e tanto
-onorata da tutti, pensò di mandar gente nell'interno dell'isola. Nella
-mattina seguente egli scelse adunque nove uomini, comandò che si
-armassero a dovere, e li spedì per la via di cui già avevano fatta una
-parte, a rintracciare il villaggio.
-
-Damiano, si capisce, era del numero; e Cosma non poteva non accompagnare
-Damiano. Un naturale di Cuba fu aggiunto al drappello, per servire da
-interpetre.
-
-Il villaggio fu ritrovato, a quattro leghe e mezzo dalla costa, e sulle
-sponde di un gran fiume. Conteneva un migliaio di capanne; ma tutte
-deserte, essendone fuggiti gli abitanti al primo apparire degli
-Spagnuoli. Per altro, non erano andati molto lontano; parecchi ne furono
-veduti ronzare tra gli alberi, in prossimità del villaggio, e come in
-vedetta, per dare avviso d'ogni novità ai loro compagni.
-
-Ad essi, per consiglio di Cosma, che capitanava il drappello, andò solo
-soletto l'interpetre. Trattenendoli coi gesti e con la voce amica, li
-raggiunse, parlò, e riuscì a persuaderli, discorrendo a lungo della
-bontà dei figli del cielo, che viaggiavano il mondo, facendo ricchi
-donativi a tutti, e male a nessuno.
-
-Si erano affollati in cento a sentirlo; crebbero a mille, mentre egli
-parlava; In duemila lo seguirono al villaggio, circondando i nove
-Spagnuoli, ma rispettosamente, sapendoli figli del cielo, e immaginando
-forse che quegli esseri soprannaturali, scesi dalla patria della
-folgore, potessero sprigionare da un momento all'altro scintille ed
-atterrarli a diecine.
-
-A poco a poco, vedendoli così buoni, che si lasciavano ammirare, e
-rivolgevano loro occhiate amorevoli, si addomesticarono del tutto. I più
-vecchi giunsero perfino all'atto di metter le mani sulla testa degli
-uomini bianchi; il che, come sapete, era segno di onore grandissimo,
-come di confidente amicizia per gli stranieri, e di buon augurio per sè.
-Quindi, sparpagliatisi per le case e pei campi, ritornarono in piazza
-con frutti, radici e pane di cassava. Vollero ancora che visitassero le
-loro capanne, portandoci la benedizione del cielo, e li pregavano di
-rimanere a lungo loro ospiti. Udito dall'interpetre che amavano i
-pappagalli, ne recarono molti addomesticati. Non oro, ahimè, non oro,
-che i figli del cielo anteponevano ai pappagalli. Salvo quelle
-piastrelle che taluni di essi, specie le donne, portavano sospese alle
-nari, non avevano in casa altro saggio del prezioso metallo. Ma
-lasciavano intendere che la terra dove si raccoglieva l'oro, giaceva più
-oltre a levante. Era un'altra parte dell'isola? era un'altra isola a
-dirittura, o un continente lontano? Era povero ancora il vocabolario,
-più povera la sintassi dell'interpetre; e quel punto difficile non fu
-potuto chiarire lì per lì, come avrebbero desiderato i figli del cielo.
-
-Gl'indigeni di quel villaggio erano dei più belli, per regolarità di
-fattezze e proporzione di membra, che i cristiani avessero veduti fino
-allora nelle isole scoperte. Avevano pure la pelle più bianca degli
-altri. Apparivano anche singolarmente felici, poichè la terra ferace
-produceva quasi senza coltivazione la maggior parte dei loro alimenti; i
-fiumi e le rive del mare davano pesce in gran copia. Tutto avevano
-comune, la terra del pari che l'acqua ed il sole; i loro frutteti, come
-i lor boschi, non si vedevano circondati da fossi, nè divisi da
-stecconate, nè protetti da muri. Vivevano senza leggi, senza giudici,
-senza uscieri e senza gendarmi, riguardando siccome malvagio chi si
-compiacesse di far male altrui, nè avendo altra cura fuor quella di
-vigilare la riproduzione delle radici di jucca, donde ritraevano il
-pane. Non era sconosciuta ad essi la poligamia, poichè assegnavano venti
-donne al capo della tribù; ma ognuno di loro pareva contentarsi di una.
-E non difettavano d'idee filosofiche, nè di credenze religiose.
-Stimavano esser l'anima immortale, e pensavano che, dopo la morte del
-corpo, ella andasse per boschi e montagne, vivendo eternamente collegata
-alla sua patria terrena, nel fondo delle caverne. Queste, perciò,
-avevano un culto, essendo riguardate con superstiziosa venerazione. E
-quelle voci che rispondono alla nostra nei luoghi solitarî, dalla cavità
-delle grotte, dalle pareti dei massi, erano, secondo loro, le anime dei
-trapassati. Vita bucolica, religione poetica, come vedete.
-
-Mentre i nove Spagnuoli stavano ragionando coi naturali del villaggio
-(per intromissione dell'interpetre, quasi non sarebbe mestieri di
-dirlo), videro avvicinarsi un numeroso stuolo d'indigeni, che portavano
-una donna sulle loro spalle, come in trionfo.
-
---La regina!--disse Damiano.
-
---Sì, piglia fuoco, bombarda!--fu pronto a ribattergli Cosma.
-
---Eh, se sarà degna dei nostri omaggi, perchè no? Ne ho pensato una,
-sai? L'altra volta, caro mio, mi hai sconfitto facilmente, avendo io
-bevuto troppo di quel maledetto liquore, e sorbito quell'altro veleno
-nel fumo dell'erba magica, o che altro diavolo fosse. Ma questa volta,
-per tua regola, non berrò che acqua, non accosterò _kohiba_ alle labbra,
-e ce la vedremo, mio caro!--
-
-Cosma ascoltava e sorrideva, di quel suo sorriso malinconico che non
-iscopriva i segreti dell'animo, ma li lasciava intravvedere, e faceva di
-lui un personaggio singolare in mezzo a quella numerosa famiglia di
-poveri naviganti.
-
-Il drappello si era avvicinato, e i due amici riconobbero nella creduta
-regina la giovane donna che avevano fatta prigioniera il giorno innanzi
-e poi ricondotta a mezza strada verso il villaggio. Coperte le spalle
-del suo manto dai vistosi colori, cinta il collo dei sonagli e delle
-perline di vetro che le aveva donato l'almirante, ella veniva tutta
-sorridente e felice su quel suo cocchio improvvisato. Il marito di lei
-precedeva il drappello, e fu molto contento di aver lì pronto un
-interpetre, per fare un lungo discorso, in cui esprimeva la sua profonda
-riconoscenza per la bontà che i figli del cielo avevano dimostrata verso
-sua moglie.
-
-Una buona parola non è mai sprecata. Damiano ebbe il premio di quella
-che aveva detta tante volte alla giovane selvaggia; lo ebbe sentendosi
-da lei chiamare per nome. Era il nome con cui essa lo aveva sentito
-chiamare dagli amici, e non lo aveva dimenticato.
-
---Damiano!--gli disse;--Damiano!--
-
-E pareva contenta di rammentarlo; più contenta di dimostrargli che lo
-aveva ritenuto.
-
---Ah! sia lodato il cielo!--mormorò Damiano.
-
---Questa, almeno, non mi cambia il sesso. Buon giorno,
-_taorib_!--soggiunse ad alta voce, facendole con la mano un grazioso
-saluto.
-
---Ella sa il tuo nome;--gli disse Cosma all'orecchio.--Chiedile almeno
-il suo.
-
---A qual pro?--disse Damiano.
-
---Ma, che so io? Per ricordartene.
-
---E domandiamo il suo nome:--riprese Damiano.--Cusqueia!--
-
-Il naturale di Cuba, che si chiamava così per lo appunto, si volse.
-
---Come si chiama quella _taorib_? Domandalo.--
-
-L'interpetre contentò subito il desiderio di Damiano; poi ripetè il nome
-che gli aveva detto la donna:
-
---Caritaba.
-
---Onore a Caritaba!--disse allora Damiano.
-
-E levatasi una rossa fascia di lana che portava in cintura, la porse a
-lei in presente. Caritaba ringraziò, battendo le palme e saltando.
-
-Era giunta l'ora di lasciare il villaggio. I marinai volevano essere
-prima di notte alla costa. Saputo della loro risoluzione, tutta la tribù
-si diede a gemere, a guaiolare, come se fosse accaduta una grande
-sventura.
-
-Ma poco valevano i pianti. Il destino era quello. _Fata trahunt_,
-avrebbe potuto dir loro Damiano, che sapeva di latino. Ma a qual pro',
-se i naturali di Cuba non capivano il latino?
-
-Il drappello si pose in cammino, accompagnato dal saluti, dai gemiti,
-dalle acclamazioni di tutta la tribù. Era un tumulto assordante,
-aggravato ancora, se pur ce ne fosse stato bisogno, dalle grida dei
-pappagalli, che gli Spagnuoli dovevano portare con sè, per non aver aria
-di sgradire i donativi di quell'ottima gente.
-
---E tacete, che il diavolo vi porti, animali molesti, nemici
-dell'uomo!--gridava Damiano.--Se almeno si capisse il vostro linguaggio!
-
---Tu non hai pazienza;--gli diceva Cosma.
-
---Ne ho, perdincibacco, ne ho quanto occorre;--rispondeva Damiano.--Ma
-queste bestie maledette, la farebbero perdere a Giobbe.
-
---Ah sì! bell'esempio che tu porti! un uomo che si lagnava dalla mattina
-alla sera, e dalla sera alla mattina.
-
---E credi che non ne avesse ragione? Vorrei vederti, con quel po' po' di
-disgrazie e di guidaleschi addosso! e con quella razza di amici! e con
-quella donna, poi! Felice te, Cosma, che non hai preso moglie!...--
-
-Il viso di Cosma si rabbuiò, a quel discorso di Damiano.
-
---Scusami, sai;--ripigliò Damiano, vedendo, o piuttosto indovinando
-l'effetto delle sue parole.--Volevo dire: felice te, che di amici
-chiacchieroni non ne hai alle costole che uno.
-
---E lo amo, e son lieto di avercelo;--disse Cosma, stendendogli la mano.
-
-Si erano fermati un istante, alla svolta del sentiero, per mandare un
-ultimo saluto alla tribù, che era tutta quanta affollata all'ingresso
-del villaggio, in atto di contemplare i figli del cielo.
-
---Che è?--disse Cosma.--Uno dei naturali viene verso di noi, correndo
-come una lepre.
-
---Che cosa vorrà?--disse Damiano.--E che diavolo porta egli in mano?
-Qualche cosa di verde. Una foglia di palma, forse? A te, che hai un
-occhio di lince, e l'altro di falco; vedi un po' tu.
-
---Povero Damiano!--esclamò Cosma, non potendo trattenere un
-sorriso.--Sta a vedere che quella palma è per te! Infine, non hai tu
-trionfato? e non la meriti? Ma pur troppo, amico mio, non è una foglia
-di palma. Tura gli orecchi, Damiano; è un pappagallo.
-
---Che il diavolo si porti anche quello;--gridò Damiano.--Ma perchè poi
-dovrebbe essere destinato a me? Non sei tu il capo della spedizione? I
-donativi vanno al comandante, mi pare.--
-
-Il naturale si avvicinava. Quella sua pelle color di rame non permetteva
-agli Europei di riconoscerlo. Ma bene lo distinse l'interpetre.
-
---Marito a Caritaba;--diss'egli.
-
---Che cosa ti dicevo io?--mormorò Cosma all'orecchio di Damiano.--È il
-marito della bella: ti porterà un ultimo saluto di lei.--
-
-Era infatti il marito dell'indiana, a cui erano state fatte tante buone
-accoglienze il giorno innanzi, e tanta festa un'ora prima. Veniva egli
-con un pappagallo nel pugno; e giunto alla presenza degli Spagnuoli,
-guardò un poco nel crocchio, per cercare il suo uomo; lo ritrovò, diede
-un grido, e gli offerse il pappagallo, dicendo con breviloquenza
-spartana:
-
---Caritaba.... Damiano.
-
---Cari....--balbettò Damiano, confuso.
-
---Caritaba;--gli rispose una voce.
-
-Ma non era la voce dell'indiano; era la voce del pappagallo.
-
---Diciamo dunque Caritaba;--conchiuse Damiano, rassegnandosi.--E tu,
-Cusqueia, sapientissimo tra gli araldi, chiedi a questo ottimo naturale
-per qual ragione abbia portato a me un così maraviglioso presente.--
-
-L'interpetre capì ad un bel circa il pensiero di Damiano. E parlò al
-marito di Caritaba; ne ebbe la risposta, e la riferì prontamente a
-Damiano.
-
---Caritaba,--diss'egli,--contenta dono Damiano. Figli del cielo amare
-bestie parlanti. Caritaba mandar bestia parlante Damiano.
-
---Grazie!--rispose Damiano, commosso, ma non fino alle lagrime.--Dica
-quell'ottimo naturale alla sua dolce metà che io terrò questo pappagallo
-sul mio cuore, finchè mi duri la vita.--
-
-L'interpetre capì quel che potè, disse quel che gli parve meglio, e fece
-saltare quell'altro dalla gioia.
-
---È contento vedi? è contento;--rispose Damiano.--Ma già, quell'ottimo
-naturale ha il suo segreto in corpo. Egli ha letto Plutarco, e sa il
-motto di Temistocle: a nemico che fugge, ponte d'oro.--
-
-Il marito della bella indiana levò le mani, salutando; fece una
-giravolta da ballerino, e prese il volo verso il villaggio.
-
---Guarda,--disse Cosma,--guarda come è bene arnesato.
-
---Arnesato, di che? Mi par nudo.
-
---Non vedi? Ha la tua fascia rossa alle reni.--
-
-Damiano guardò, e riconobbe la fascia che egli aveva donata un'ora
-innanzi alla bella Caritaba.
-
---Ah figlio di cane! e cane egli stesso!--gridò.--Ma quell'altra....
-quell'altra, che gli ha ceduto il mio regalo!
-
---Caro mio, non accusare quella povera donna. Non avrà potuto rifiutarlo
-ad una domanda del suo signore e padrone. Quella fascia, del resto, era
-arnese da uomini; doveva andare ad un uomo. Egli ha veduto che tu la
-portavi in cintura; l'ha voluta, e l'ha messa anche lui in cintura.
-
---O giù di lì!--disse Damiano.
-
---Ma di che ti lagni, uomo incontentabile?--riprese Cosma.--È venuto
-ancora a portarti il cambio del tuo presente; il pappagallo, la bestia
-parlante....
-
---Cosma!--brontolò Damiano.--Giobbe aveva parecchi amici; tre, se io
-ricordo bene la Sacra Scrittura. Ma io ne ho uno, che fa per trenta.
-
---Mi rinchiudo nel mio guscio,--rispose Cosma,--e non ti dico più
-nulla.--
-
-Damiano se ne ritornò verso la costa, tenendo sul pugno il suo
-pappagallo, che di tanto in tanto gli veniva ripetendo:
-
---Caritaba!
-
---Sì, Caritaba! e aggiungi anche _taorib_, bestia malnata!--borbottava
-Damiano.--Io dunque ti porterò in Europa, perchè tu m'introni sempre gli
-orecchi, con quel tuo Caritaba?
-
---Senti,--si provò a dirgli Cosma,--ora tu sei maravigliosamente
-ingiusto. Vorresti dunque che egli ti dicesse.... Samana?
-
---Ah sì, non ci mancherebbe più altro;--rispose Damiano.--Ma infine, tu
-mi ci fai pensare: qui non è tutto male. Caritaba val meglio di Samana;
-alla Spagnuola è scongiurata la mala sorte di Bohio. Mi dirai che mi
-contento di poco. Ebbene, che fa? Uno sguardo, una parola, un pensiero,
-un ricordo; ecco l'amore.
-
---Caritaba!--gracchiò il pappagallo.--Caritaba!
-
---O senti, tu! non potresti cambiarmela, una volta tanto, la
-musica?--gridò Damiano, seccato.--Dirmi, per esempio, Caratiba?
-Carabita? Catariba? Ah sì, perbacco, Catariba. È quasi come dir
-Catarina; non è vero, Cosma?--
-
-Cosma non rispose più sillaba. Si era per davvero rinchiuso nel suo
-guscio.
-
-Quella sera, udita la relazione de' suoi messaggeri, Cristoforo Colombo
-depose la speranza, o l'illusione, di essere pervenuto ai confini
-orientali del Cattaio, e di dover mai, per quel viaggio almeno, usare
-della scienza poliglotta di don Luigi de Torres.
-
-Selvaggi, selvaggi, ancora, selvaggi sempre. Terra vergine, adunque: e
-non era la realtà più bella del sogno?
-
-
-
-
-
- _Capitolo VIII._
-
-
-
-
- Nel quale si ripete su per giù la medesima storia.
-
-
-
-Dobbiamo noi raccontare partitamente ogni cosa? riferire ogni
-particolarità del viaggio di Cristoforo Colombo? Badate, lettori
-umanissimi; si ruberebbe il mestiere al buon Las Casas, vescovo di
-Chiapa, il quale ha narrato tutto per filo e per segno; oppure a
-quell'altro scrittore, che corre il mondo sotto il nome di Fernando
-Colombo, figliuolo dell'almirante e di donna Beatrice Enriquez, fingendo
-di narrare la vita del suo genitore immortale, e non facendo altro che
-copiare il Las Casas. Del resto, intorno ad Haiti, come intorno a Cuba,
-come intorno a tutte le isole scoperte nel primo viaggio di messer
-Cristoforo, troppe cose, nel seguirsi che fanno, si rassomigliano; e voi
-fareste colpa al narratore di una monotonia, ch'egli, per amor vostro,
-vorrebbe ad ogni costo evitare..
-
-Ecco qua, per esempio. La mattina del 14 dicembre, persuaso di non
-essere in vicinanza del Cattaio, l'almirante si muove con le due
-caravelle per andare un'altra volta in traccia della favolosa Babeque. I
-venti contrarii glielo impediscono, ed egli si contenta di visitare
-un'isola che si vede all'orizzonte, di rimpetto ad Haiti. Ci arriva, e
-dall'abbondanza di tartarughe marine che ritrova in quelle acque, dà
-all'isola nuova il nome di _Tortugas_. Anche là i naturali scappano dal
-lido, alla vista degli stranieri; anche là il paese è amenissimo; una
-valle stupenda riceve il nome di Paradiso; un bel fiumicello è
-battezzato (della sua propria acqua, m'immagino) col nome di
-Guadalquivir. Dopo di che, nel giorno 16 dicembre, l'almirante rimette
-alla vela, e, se ne ritorna ad Haiti, o alla Spagnuola, se meglio vi
-piace.
-
-In una rada, che porta oggi ancora il nome di _puerto de Paz_,
-l'almirante fece a mala sorte buon viso; approfittò della inerzia a cui
-lo obbligavano i venti contrari, per stringere più intime relazioni coi
-naturali dell'isola. E là ricevette la visita di un giovane cacico, che
-pareva aver fatti i suoi studi in Europa. Era venuto alla spiaggia in
-lettiga, portato da quattro uomini, e scortato da dugento. Quando egli
-giunse a bordo della _Santa Maria_, l'almirante era a tavola, co' suoi
-ufficiali. Voleva alzarsi, per ricevere l'augusto visitatore; ma
-l'augusto visitatore non lo permise, e nella sua lingua, che tosto
-tradusse un interpetre, lo pregò di non far cerimonie. Egli aveva
-lasciati i suoi uomini, parte a terra, e parte nelle piroghe; due soli
-lo accompagnavano alla mensa dell'almirante, due vecchi, forse due
-ministri, forse due consiglieri aulici. Cristoforo Colombo gli offerse
-di prender parte al suo modesto desinare; e il cacico si degnò di
-assaggiare, forse per mostrargli di aver gradita la cortesia, ma subito
-passando il cibo ai suoi consiglieri. I quali stavano attenti a
-guardarlo, spiando ogni moto delle sue labbra, come se volessero
-coglierne a volo le idee, prima che fossero compiute le frasi. Tutte
-cose, come vedete, che somigliano a quelle d'ogni tempo in Europa. Ma
-già, è noto all'universo mondo che noi non abbiamo inventato nulla;
-neanche la polvere da cannone. E non mi stupirebbe, a questo proposito,
-se un giorno o l'altro si venisse a sapere che i Cinesi, duemil'anni fa,
-avevano già inventata la polvere senza fumo. Nel qual caso, a noi non
-resterebbe altra gloria che di avere inventato il fumo senza arrosto,
-che è, come a dire, la polvere negli occhi.
-
-Il giovane cacico offerse all'almirante una cintura di grazioso lavoro,
-e due piastrelle di quel prezioso metallo che ad ogni approdo gli
-Spagnuoli vedevano in troppo piccola quantità, sentendosi dir sempre che
-le miniere, o i depositi naturali, o i tesori pubblici, si ritrovavano
-più in là, verso levante, o più su verso settentrione; ora a Bohio, ora
-a Babeque, ora a Cibao. Che diavolo intendessero dire i selvaggi delle
-Lucaie, o delle Antille, con certi nomi di luoghi lontani, è rimasto un
-arcano nella storia.
-
-Cristoforo Colombo ricambiò nobilmente i donativi del giovane cacico. In
-primo luogo gli diede un pezzo di stoffa colorata, che molto gli
-piacque, e di cui certamente egli si fece fare, dal sarto di Corte, un
-mantello regale; poi una coroncina di chicchi d'ambra, perchè dicesse le
-sue preghiere, quando fosse diventato cristiano; quindi un paio di
-scarpe di cordovano, che gli avranno procacciate le prime delizie della
-Venere.... Callipigia; da ultimo una boccetta d'acqua di fior d'arancio.
-E ci si venga poi a sostenere che i maggiori dell'immortale Genovese non
-erano di Quinto!
-
-Qui si scherza un pochino per rallegrar la materia; ma non ignorando
-neppure che ogni bel giuoco dura poco. L'almirante mostrò al giovane
-cacico alcune monete d'oro, all'effigie di Ferdinando e di Isabella,
-tentando, con l'aiuto degli interpetri, di fargli capire che quelle due
-immagini esprimevano i volti di due potenti sovrani, dalle cui terre
-egli era venuto, attraverso l'Oceano. Il cacico ammirò, ma non volle
-intender altro che questo: che gli stranieri in mezzo a cui si
-ritrovava, erano venuti dal cielo. Poveri naturali del nuovo mondo! e
-poveri, sopra tutti gli altri, i naturali di Haiti! Mai fu presa da
-creature umane una cantonata più solenne di questa.
-
-Il ricevimento era finito, e il giovane cacico fu ricondotto a terra nei
-bargio dell'almirante. Mentre egli approdava, si sparavano in suo onore
-i cannoni della _Santa Maria_ e della _Nina_. Egli rimontò in lettiga, i
-portatori si rimisero in moto, e la processione dei suoi sudditi si
-distribuì nell'ordine con cui era venuta. Non c'era altro di nuovo che i
-presenti dell'almirante, portati in gran pompa da due naturali, che
-camminavano davanti al lettighieri. Pareva un trionfo romano in
-miniatura.
-
-In quei giorni, Cristoforo Colombo seguitò a costeggiar l'isola di
-Haiti, piantando croci qua e là, per far atto di possesso, e dando nomi
-a nuovi porti, a nuove rade che andava visitando. Quando fu nel porto di
-San Tommaso, nella moderna baia di Azul, ebbe la visita di altri cacichi
-a bordo, tutti amici, tutti confidenti ad un modo, e desiderosi d'una
-visita ai loro distretti. Ma non si potevano contentar tutti; si
-rimandavano consolati a mezzo con le buone accoglienze e coi soliti
-donativi, in ricambio delle solite piastrelle d'oro.
-
-Una visita di maggiore importanza fu ricevuta il 22 dicembre, essendo le
-navi in prossimità della Punta Santa; un nome attenuato dai moderni
-nell'altro di Punta onorata. Si avvicinò al bordo della nave capitana
-una grande piroga, piena di naturali, inviati da un potente cacico,
-chiamato Guacanagari, che governava tutta quella parte dell'isola.
-
-Il principale di quegli inviati portava in dono all'almirante una larga
-cintura, ingegnosamente fatta di osso e di chicchi colorati, ed una
-maschera di legno, i cui occhi, il naso e la lingua, erano d'oro. Recava
-inoltre una imbasciata a nome del suo signore, il quale pregava che si
-conducessero le due caravelle rimpetto alla sua residenza, situata sul
-promontorio a cui l'almirante aveva imposto il nome di Punta Santa,
-ricordato poc'anzi.
-
-Il vento, che soffiava al traverso, non permetteva di contentare il
-desiderio di Guacanagari. L'almirante pensò di restituire per intanto la
-visita, e nella medesima forma che aveva usata il cacico.
-
---Rodrigo di Escobar,--diss'egli allo scrivano della piccola
-armata,--voi siete regio notaio; a voi si pertiene di rappresentarmi in
-questa circostanza, presso questo cacico Guacanagari, che dicono essere
-il principe più ragguardevole di quest'isola. Volete andar voi a
-portargli i miei ringraziamenti, e i miei donativi?
-
---Io farò in tutto secondo i comandamenti di Vostra Eccellenza;--rispose
-il degno tabellione.
-
---E voi altri, già si capisce,--soggiunse l'almirante, volgendosi ai due
-Genovesi,--come pratici di queste spedizioni, accompagnerete don
-Rodrigo.
-
---Ai vostri ordini, messere;--rispose Cosma, per sè e per l'amico
-Damiano.
-
-Damiano, del resto, aveva già risposto per conto suo, dandosi una
-stropicciata di mani.
-
---Senti,--diss'egli sottovoce a Cosma,--questa volta rifiuto i
-pappagalli.--
-
-Si erano messi in cammino, Rodrigo di Escobar, due Spagnuoli, i due
-Genovesi, e Cusqueia, il naturale di Cuba. I primi tre andarono insieme;
-l'ultimo per dar ragione alla massima evangelica, andava innanzi a
-tutti; i due Genovesi chiudevano la marcia.
-
---Mi sai dire, Damiano,--incominciò Cosma, quando si fu avviato il
-drappello,--perchè tu sei sempre così....--
-
-E non sapeva risolversi di finire la frase.
-
---Così.... come sarebbe a dire?--chiese Damiano.
-
---Così.... dedito agli amori;--soggiunse Cosma.--Tu non pensi più altro,
-oramai.
-
---Non mi pare, Cosma, non mi pare. Cita dei fatti, se n'hai.
-
---Dei fatti, no, veramente; ma i tentativi, le intenzioni, non si
-contano più. Tu pigli fuoco peggio dell'esca.
-
---Meglio, se mai!--disse Damiano.--Ti raccomando la proprietà della
-lingua.
-
---E meglio sia;--disse Cosma.--Tu dunque lo ammetti, di essere diventato
-troppo tenero? E ti capisco, sai? ti capisco.
-
---Ah sì, sentiamo che cosa capisci.
-
---Che tu cerchi di passarla, di obliare, di affogare i tuoi dolori nelle
-pazze avventure, come un altro li affogherebbe nel vino.--
-
-Damiano stette un poco in silenzio; tanto che l'altro immaginò di
-essersi apposto al vero.
-
---È così,--riprese Cosma,--non puoi negarlo.
-
---Senti,--rispose pacatamente Damiano,--t'inganni. Ma già, è il tuo
-costume. Tu hai preso sempre lucciole per lanterne, mio buon amico. Ti
-ricordi, a Pavia, di quella bella dama che vedevamo là, dalla Torre del
-pizzo in giù? Una volta ebbe a dirtelo chiaro e tondo: Messer Gi.... oh
-scusami! volevo dire: messer Cosma.... dove avete la testa? E a me la
-divina signora Eleonora soggiungeva in disparte: «il vostro amico non è
-mai presente a quel che dice, nè a quello che fa; perchè studia la
-medicina? non potrebbe studiare l'astrologia, o la cabala?»
-
---Tira via!--disse Cosma.--È storia antica.
-
---E di tutti i giorni, per te. Le alte cagioni che la signora Eleonora
-non sapeva, persistono. Tu sei l'uomo dell'unico amore, ed io non te ne
-faccio le mie congratulazioni; no, perchè tu sei un malato cronico. E
-vuoi che tutti siano malati come te. No, caro; io son risanato. Che cosa
-t'ho a dire? avevo il petto sano, io. Sicuramente, ho sofferto ancor io
-la mia parte; ma poi ho fatto un ragionamento.... Hai tu mai osservato,
-Cosma, che la filosofia è la pietra di paragone dello spirito? Quando un
-uomo può filosofare, è forte; quando non può più filosofare, è fritto.
-
---E tu hai sempre filosofato!
-
---No, pur troppo, non sempre. Fritto, per verità, non sono stato mai; ma
-ad un bel punto di cottura, sì, quella volta sono stato, come tanti e
-tanti altri. Ma poi, ho capito, ed ho riconquistata la mia freschezza di
-mente. _Mens sana in corpore sano_. Infine, a qual pro' tutte queste
-pene d'amore? Un pochettino di febbre, non dico di no, tanto per
-ravvivar gli occhi e dar colore alle guance. Specie quando la gioventù
-incomincia a mancare. Ah, la gioventù, caro amico! quella è una gran
-cosa. Fino a tanto c'è quella, non muor la speranza.
-
---Speranza!--disse Cosma.--Di che?
-
---Di passare qualche giorno allegro, che diamine! di aver l'illusione e
-il gusto superficiale di tutte le cose che ad approfondirle troppo ti
-dànno invece il dolore. E qui, perbacco, nel nuovo Mondo, io voglio
-tante allegrezze quanti dolori mi ha cagionati il vecchio. Mi dirai che
-non per questo siamo venuti di laggiù, a raggiungere il nostro
-concittadino, per trovar nuova terra o affogare con lui. Ma al disegno
-per cui siamo venuti, siamo stati fedeli; non ti pare? Quanto a me, se
-ho adempiuta per questa parte la mia promessa, posso anche darmi bel
-tempo, non vedere che il mio capriccio, non seguire che quello. Vedere,
-conoscere, saper tutto quello che si può, ed abbracciare altrettanto,
-ecco la vita del savio.
-
---Sopra tutto abbracciare!--disse Cosma.
-
---Eh, forse;--rispose Damiano.--Ma capisco che un uomo non basterebbe.
-Ah, se tutte le donne del mondo avessero una testa sola!
-
---Bravo! e se in quella testa ci fossero due occhi che non ti vedessero
-volentieri!...
-
---Taci! incomincio a credere che sia così.... anche al nuovo Mondo. E mi
-pare di averne trovata la ragione, sai? L'altro giorno, vedendomi in
-quel coccio di spera che ci è rimasto per guardarci le macchie sul viso,
-ho notato che i miei capelli son neri. E tu sei biondo, Cosma, sei
-biondo a quel dio! Ma che cosa vuol dire, che quando una donna si vede
-davanti due uomini, un bruno ed un biondo, ella è molto cortese col
-bruno, e molto tenera col biondo?--
-
-Cosma rispose alla domanda con una alzata di spalle.
-
---Ubbie!--esclamò.
-
---Eh, niente ubbie, verità sacrosante. Non ti parlerò della vecchia
-Europa, che m'annoia, solamente a pensarci. Ma ecco qua delle donne
-nuove, degli occhi innocenti, dei vergini cuori. Che cosa fanno?
-Sorridono al bruno, ma scelgono il biondo. Cosma _taorib_! E sai perchè
-ti trovano _taorib_?
-
---Non dir sciocchezze, via! Per una che ha preso questa cantonata, c'è
-da fare un trattato? Samana ha commesso l'errore; Caritaba lo ha
-riparato.
-
---Ah sì, parliamo di Caritaba! Che cosa n'ho avuto? Un pappagallo; un
-pappagallo che, bontà sua, mi ha levato l'incomodo la mattina seguente,
-rivolando alla spiaggia.
-
---E dovevi tenerlo per tutta la vita sul cuore!
-
---Già, per farmi beccare il costato, come un altro Prometeo! Non più
-pappagalli, mio caro, nè avvoltoi, nè altre bestie che ti rodano il
-cuore. Ce n'ho già abbastanza della gelosia che m'inspirano i biondi. Tu
-mi guardi, Cosma? Ebbene, sì, questa è la verità; non ero geloso di te,
-in Europa, e mi pare di avertelo dimostrato, da galantuomo; sono geloso
-qui, dei tuoi capelli biondi e della tua aria da serafino. Anzi, senti,
-volevo dirtelo l'altro giorno, e poi mi sono pentito; facciamo ancora
-una prova, ho detto tra me.... Se la prova mi viene come a Bohio, ti
-pregherò, caro amico.... quando ci siano spedizioni da fare, ti pregherò
-con molto garbo, a discendere a terra tu solo, o di lasciare che scenda
-solo io, per correre la mia ventura da solo.
-
---Matto!--disse Cosma, sorridendo.
-
---Ah sì, matto mi chiami? Così tu potessi chiamarmi biondino!
-
---Pure,--ripigliò Cosma,--la tua tesi non regge. Giulio Cesare, di cui
-vorresti augurarti le fortune, aveva neri i capelli.
-
---Non mi parlar di Cesare; quello era calvo come un ginocchio; tanto che
-gli permisero di metter corona d'alloro.
-
---Augusto, allora.
-
---Lascialo stare; doveva esser calvo anche lui. Non ti ricordi che
-portava sempre il cappello in testa, perfino quando era nelle sue
-camere, per paura d'infreddarsi? Lo racconta Svetonio. Parlami dei
-biondi, Cosma; parlami d'Apollo.
-
---Apollo.... è il sole. Rammenta la sua bella statua di bronzo dorata,
-che ammiravamo a Pavia.
-
---Il Regisole, sicuramente. E vorrei avere i suoi capelli d'oro, e durar
-come lui. Ti vorrei vincere, allora! ti vorrei sopraffare!--
-
-Cosma sorrideva dei pazzi discorsi di Damiano. Intanto, con quei
-discorsi, non si era veduta la strada. Ma di questa si davano pensiero i
-tre Spagnuoli e l'interpetre.
-
---Signori,--disse Rodrigo Escobar, rivolgendosi indietro,--voi siete
-molto allegri, quest'oggi!
-
---E come no, don Rodrigo?--disse di rimando Damiano.--Si va alla corte
-di Guacanagari, un re potente e ricco, che vorrà, speriamo, accoglierci
-degnamente.
-
---E voi vi preparate all'udienza,--ripigliò l'Escobar,--parlando tra voi
-una lingua.... una lingua....
-
---Indiavolata, volete dire? Badate, don Rodrigo: è lingua genovese, e
-molto somiglia alla catalana.
-
---Non mi pare. Del catalano qualche cosa capisco; del vostro genovese
-non capisco niente.
-
---Quanto avete guadagnato, don Rodrigo!--esclamò Damiano.--E quanto
-abbiamo guadagnato noi!--soggiunse egli mentalmente.
-
-Intanto erano giunti sull'erta, alla vista dell'abitato. La città di
-Guacanagari sorgeva per l'appunto sovra un ripiano, il cui lembo estremo
-pendeva sul dirupo a cui Cristoforo Colombo, vedendolo da lungi, aveva
-imposto il nome di Punta Santa. Le case erano molte, e regolarmente
-spartite, almeno sulle vie principali; ed erano case di legno, sì, ma
-edificate con un certo garbo artistico, e con qualche idea di disegno,
-specie per il modo in cui erano disposti i tronchi di pino, che tenevano
-luogo di mura maestre.
-
-È stato detto (da un matematico, sicuramente) che Iddio, in cielo,
-geometrizza; e gli uomini, aggiungo io, gli uomini, fatti a similitudine
-sua, geometrizzano in terra. Il quadrilatero, l'esagono, l'ottagono, il
-circolo, il cono, son forme geometriche familiari al selvaggio; e queste
-forme egli esprime naturalmente nella casa, quando incomincia a
-fabbricarsene una. Il circolo e il globo sono ancora le sue forme
-predilette, quando ha da foggiare il primo calice e il primo vaso di
-terra. Su quella stoviglia, poi, egli imprimerà i primi segni della sua
-arte bambina, in poche linee regolari, geometriche per conseguenza;
-spezzate, s'intende, ma ripetute con uniformità matematica. Una cosa
-sola non saprà farvi, nè seguitare, fino a che non abbia inventate le
-seste: dico la linea diritta. Ma l'uomo non è nato perfetto. E poi,
-anche dopo l'invenzione delle seste.... non so se mi spiego.
-
-Le case dunque erano fatte con garbo, ed anche disposte in bell'ordine,
-ognuna d'esse col suo giardino intorno: cose da selvaggi, che gli uomini
-civili non si sono più curati d'imitare. Ed erano belle a vedersi da
-lungi, coi loro tetti acuminati, intessuti di foglie di palma, per modo
-che la pioggia vi potesse scorrer sopra, senza far visite a domicilio.
-Ed erano anche belle a vedersi da vicino, con le loro finestre sotto la
-gronda del tetto; talune con un terrazzino all'ingiro, talaltre coi loro
-porticati a pian terreno, facilmente, anzi naturalmente ottenuti dalla
-disposizione delle antenne, dei tronchi d'albero che sostenevano
-l'edifizio, non avendo nel mezzo altro ingombro che una scala di bambù,
-per la quale si ascendeva alle stanze, e che probabilmente all'ora del
-riposo si tirava su in casa, per maggior sicurezza. Ma forse questa è
-una mia supposizione, che fa onta ai costumi di quell'ottima gente.
-Animali feroci, giaguari o gatti salvatici, non ce n'erano, nell'isola
-di Haiti; nè l'idea di nuocere all'uomo era ancor penetrata nello
-spirito dell'uomo; donde è facile indurre che quelle scale di bambù
-restassero anche di nottetempo al posto loro. In qualche luogo le
-antenne, o pali che vogliam dire, sparivano sotto una gaia veste di
-verde; grazioso lavoro di piante rampicanti, che mandavano la pompa
-delle foglie di smeraldo e i lor grappoli di fiori odorosi a rallegrare
-il terrazzino soprastante. Le vie del paese erano larghe, come dovevano
-essere in un luogo dove il bisogno non misurava lo spazio: e la piazza
-maggiore, poi, non aveva nulla da invidiare ai villaggi d'Europa.
-
-Questa era, veduta esternamente, la capitale di Guacanagari. Le case,
-vedute di dentro, avrebbero fatto morir d'invidia, non pure le massaie
-di tanti nostri villaggi, ma delle istesse città.
-
-Il popolo, nell'ora in cui giunsero i messaggeri delle navi, era tutto
-fuori dell'abitato ad accoglierli. In quella folla color di rame erano
-spruzzate le gaie note del bianco e del rosso, indizio primo e sicuro
-d'un principio di vestimenta. Le donne, infatti, portavano quasi tutte
-certi guarnelletti di cotone, che si stringevano alla vita e non
-giungevano al ginocchio, lasciando scorgere tutta la eleganza del busto
-e le gambe fini e nervose. Meno coperti erano gli uomini, contenti della
-lor fascia alle reni; ma essi mettevano tutta la cura dell'adornamento
-mascolino nelle loro capigliature, legate a ciuffo sull'alto della
-testa, un po' verso la nuca, donde usciva a mo' di cresta di pavone un
-piccolo fascio di penne, verdi, rosse, gialle ed azzurre. Uomini e donne
-avevano la carnagione d'un bel colore metallico; di rosso cupo, come la
-terra di Napoli, con una velatura di lacca carminata; il color di rame,
-insomma, quando lo esalta e lo rallegra la viva luce del sole. A questo
-color di carnagione bisogna farci l'occhio, lo capisco ancor io; ma
-domandate a Damiano, che ci si era avvezzato, e sarà capace di
-rispondervi: facce pallide, guance smorte, cere d'ospedale, voi siete i
-frutti d'una civiltà di stufa; venite alla Spagnuola, e vedrete di che
-tinta abbia creato Domineddio il primo uomo, del quale io veramente non
-so che farmi, e la sua dolce compagna, che mi preme assai più.
-
-Diavolo d'uomo, quel Damiano! Ma sapete voi che prima d'entrare in paese
-egli aveva fatti i suoi apparecchi di civetteria? In primo luogo si era
-diligentemente ravviati i capelli; poi s'era arroncigliati i baffi in
-forma di due rubacuori; da ultimo aveva fermate un po' meglio nella
-rivolta della berretta alcune penne di pappagallo, che il giorno innanzi
-aveva ritrovate nei boschi. Sicuramente, il nostro allegro Genovese
-voleva far colpo sulle belle suddite di Guacanagari. Ah, se per colmo di
-fortuna fosse stato anche biondo!
-
-Furono accolti, come al solito, da grida festose. Tutto quel popolo
-acclamante si era precipitato incontro a loro, e si accalcava ai lor
-fianchi, ma con rispettosa foga, se mi è lecito di accoppiare due
-concetti come questi, che a tutta prima sembrano escludersi l'un
-l'altro. Voglio dire, del resto, che la calca festante non si buttava in
-mezzo alle persone che voleva onorare, non cercava di romperne le file,
-di travolgerne, di sballottarne, di soffocarne le parti disgiunte, come
-farebbe in simili casi ogni folla civile d'Europa. Sentite, i selvaggi
-hanno del buono assai; quasi quasi vo sulle tracce di Damiano, mi fo
-selvaggio ancor io.
-
-Guacanagari, il cacìco della regione, sedeva nel mezzo della gran piazza
-centrale, circondato da tutta la sua casa, figliuoli, donne, guerrieri e
-servitori. Lo spettacolo non era senza maestà. Le lance e gli scudi,
-senza alcuna traccia di metallo, non scintillavano al sole; ma nella
-regolarità della loro disposizione contentavano l'occhio, mentre lo
-rallegravano i vivi colori dei guarnelletti, dei mantelli, delle fasce
-di cotone, che spiccavano per entro a quella massa di rame.
-L'aggruppamento delle persone, poi, dava un aspetto sommamente
-pittoresco alla cerimonia che stava per cominciare.
-
-Alla vista di quell'apparecchio solenne, i messaggeri si fecero più
-gravi nel volto e più composti negli atti. Rodrigo di Escobar, tutto
-compreso della sua dignità di ambasciatore, come lo era sempre della sua
-dignità di regio notaio, si fece avanti di due passi sulla prima fila
-dei suoi colleghi. Da un lato, e in disparte, conscio dell'ufficio a cui
-era destinato dalla sua parlantina, si avanzava il naturale di Cuba,
-come nelle ordinanze militari il guidone a sinistra.
-
-All'avvicinarsi dei messaggeri, e vedendo quello che veniva tutto solo
-con tanta nobiltà di contegno, Guacanagari si alzò dal suo alto seggio
-di bambù, e mise in atto di amicizia una mano sul cuore.
-
---Sei tu,--diss'egli,--il capo del figli del cielo?--
-
-La domanda fu subito raccolta e tradotta da Cusqueia, che s'incaricò di
-tradurre la risposta di Rodrigo d'Escobar:
-
---Non son io. Il capo dei figli del cielo deve invigilare i suoi uomini
-e le sue grandi piroghe, a cui il vento contrario non permette di
-avvicinarsi fino alla vista della tua sede reale. Egli manda un suo
-ministro a salutarti, e a portarti il pegno di amicizia degli uomini
-bianchi.
-
---Siano essi i ben venuti;--replicò nobilmente Guacanagari;--siano essi
-gli amici miei, e di tutto il mio popolo.--
-
-
-
-
-
- _Capitolo IX._
-
-
-
-
- Come Damiano si persuase di non avere amato mai, prima d'allora.
-
-
-
-Noi non istaremo a sentire tutti i discorsi che si fecero su quel tono,
-il cacìco Guacanagari e il regio notaio Rodrigo di Escobar, essendo
-intermediario il naturale di Cuba. Sono lunghi, troppo lunghi, i
-discorsi che hanno bisogno d'interpetre; e per solito non sono neanche
-piacevoli. Del resto, i due personaggi duravano già molta fatica a farsi
-intendere dal loro intermediario, per il frastuono che si faceva intorno
-a loro da una intiera tribù d'uomini, donne e fanciulli. La curiosità di
-veder da vicino i figli del cielo era grande; tutti volevano
-avvicinarsi, tutti volevano guardare e toccare. Sicuro, anche toccare.
-Forse annettevano a quella tastatina la stessa virtù preservativa che
-noi annettiamo, al toccare una santa reliquia. E per avvicinarsi tutti,
-dovevano pigiarsi; per toccare, dovevano cacciarsi l'un l'altro; quei
-che riuscivano ad avvicinarsi, a toccare, non si sarebbero più mossi di
-là; donde gli spintoni, le grida, il tumulto, il baccano indiavolato,
-che confondeva, a pochi passi di distanza, il cacico Guacanagari, il
-notaio Rodrigo di Escobar, e l'interpetre Cusqueia.
-
-Finalmente, il cacìco si alzò da sedere, volgendo da prima un gesto
-autorevole, poi la parola alle turbe. Che cosa disse? Le turbe si
-ritrassero umiliate: ma parecchi restarono al posto, battendo le palme
-in segno di allegrezza; e subito, spartiti in manipoli, s'impadronirono
-dei quattro compagni di Rodrigo di Escobar, mentre di lui s'impadroniva
-il cacico in persona.
-
---Che cosa si vuole da noi?--gridò Damiano all'interpetre.--Che diavolo
-ha detto il cacico?
-
---Figli del cielo, bisogna mangiare e poi riposare;--rispose
-Cusqueia.--Amici consiglieri di Guacanagari condurre nelle case figli
-del cielo.
-
---Ospitalità?--disse Damiano.--E niente banchetto nella casa reale?
-Tanto meglio. E la fortuna assista ognuno di noi. Cosma mio bello,
-salute!--
-
-Cosma era già nelle mani di tre o quattro persone, che lo portavano, più
-che non lo conducessero, verso il lato sinistro della piazza. Damiano si
-lasciò trascinare verso il lato destro. E non era neanche scontento di
-quella dolce violenza; neanche scontento di vedersi per un po' di tempo
-lontano dalla eterna compagnia dei figli del cielo, suoi fratelli
-amatissimi. L'amicizia è una bella cosa; ma qualche volta è pesante;
-specie quando il cuore vi dice che essa non basta alla vostra felicità,
-e che una.... Ma c'è egli bisogno di mettere i puntini sugli i?
-
-Damiano era stato preso per le braccia da un vecchio, il quale gli
-faceva un discorso e dei gesti vivaci. Egli non capì una parola del
-discorso, ma indovinò dai gesti che la casa in cui lo avrebbero accolto
-non era molto lontana. Anzi, tutt'altro, era in fondo alla piazza, e
-molto vicina alla casa del re.
-
---Sono coi pezzi grossi;--pensò.--Cusqueia, del resto, lo ha detto:
-amici e consiglieri di Guacanagari. Attento Damiano! qui bisognerà star
-bene in gambe, e non far onta alla nostra eccelsa Repubblica.--
-
-Col vecchio venivano due giovanotti, forse figliuoli, forse nipoti,
-fors'anche generi del personaggio eminente. Generi!... Damiano pensò
-naturalmente alle figlie. Infatti, dove son generi, son sempre
-figliuole. Per contro, dove sono figliuole, non è ancor detto che i
-generi abbondino.
-
-Damiano si lasciava condurre, sorridendo alle frasi del vecchio,
-sorridendo alle frasi dei giovani, sorridendo a tutti e a tutto. Si
-sarebbe arrivati finalmente in qualche luogo, dov'egli potesse
-continuare a sorridere, e con più gusto che allora.
-
-E si arrivò davanti ad una capanna, la cui grandezza e l'architettura
-esteriore promettevano assai. Le antenne, che salivano a sostenere il
-gran tetto di palme, erano tutte vestite di gaio fogliame e di fiori,
-bell'indizio di altri fiori ch'egli avrebbe ritrovati nell'interno. La
-porta aveva stipiti di legno, intagliati rozzamente, ma di bella
-apparenza, perchè l'intaglio era screziato di vivaci colori. In alto,
-dove i grandi d'Europa mettono lo stemma e la corona, si vedeva un
-bianco teschio d'animale, in mezzo ad un trofeo di frecce, spiedi, mazze
-ed altre armi selvagge.
-
---Questo,--disse Damiano tra sè, poi ch'ebbe veduti quei simboli,--è
-certamente il savio che presiede alle cose della guerra. Mi sia propizia
-Minerva! Ma io, confesso il mio peccato, preferirei un'altra divinità.--
-
-In quel mentre, una famiglia numerosa si affollava all'ingresso. E più
-innanzi di tutti veniva una donna, vestita del suo guarnello bianco e di
-un piccolo drappo girato ad armacollo dal fianco alle spalle.
-
---Che sia questa, Minerva?--pensò Damiano.--O non piuttosto la Giunone
-di questo Giove sbarbato?--
-
-Era infatti Giunone, la moglie del padrone di casa, la madre di
-famiglia, che stese la mano per toccar l'ospite sulla fronte, secondo il
-rito del paese, e gli diede il benvenuto con una frase ch'egli non
-doveva capire.
-
-Damiano rispose con un inchino. Ma subito gli venne un'idea luminosa.
-
---Qui,--disse tra sè,--onorano l'ospite a modo loro; l'ospite deve
-onorare a modo suo i padroni.... e le padrone di casa.--
-
-E fermatosi di botto sull'uscio, si volse al vecchio, lo guardò e gli
-stese la mano, per dargli una stretta famosa. Poi, voltosi alla moglie
-dell'ospite, prese la mano di lei, e s'inchinò, come per imprimervi un
-bacio. Fece l'atto, s'intende, ma non andò fino a toccar con le labbra.
-Non tutte le mani si baciano; e una bella cerimonia, uguale per tutte,
-vi consente di aggiustarla come vi pare.
-
-L'uomo era rimasto lì, in atto di osservare, studiando; si era lasciata
-prender la mano, e stringere a quel modo che ho detto; e subito aveva
-fatto un cenno del capo e data un'occhiata ai suoi, che pareva volesse
-dire: capite? questa è l'usanza degli uomini bianchi. La donna, a sua
-volta, aveva lasciato fare, notata la diversità dell'atto, e sorriso al
-marito, come per dirgli: i figli del cielo fanno così, per dimostrare
-l'amicizia e il rispetto. E tutti e due, guardandosi ancora, e
-ammiccando, parevano accordarsi a conchiudere che il loro ospite faceva
-le cerimonie secondo l'uso della sua terra; che queste cerimonie si
-facevano sull'uscio, come da loro; che erano di due forme, per gli
-uomini e per le donne, e volevano dire su per giù: sono l'amico del
-padrone, sono il servo della padrona di casa.
-
-Da uomo savio ed accorto, il nostro Damiano non prese altre mani, nè per
-stringere, nè per baciare. Ce n'erano troppe, del resto, e di belle e di
-brutte, di delicate e di ruvide. Ad un certo punto, guardandosi
-intorno.... altro che mani, buon Dio! Tra vecchie e giovani, stavano a
-contemplarlo due dozzine di femmine.
-
-E si capiva che la più parte fossero ancelle della padrona, o del
-padrone di casa. Ma cinque o sei, che erano in prima fila, più giovani,
-e meglio adornate, si capiva ancora che fossero figliuole dei padroni di
-casa, o spose dei loro figliuoli.
-
-Tra persone che non parlano la medesima lingua, non è da far cerimonie.
-Anche i naturali di Haiti intendevano questa verità elementare. E subito
-condussero Damiano nella stanza più vasta, quella del focolare, che è la
-più intima, e che, presso tutti i popoli primitivi, del nuovo mondo come
-del vecchio, è quella in cui si ricevono gli ospiti, nella dolce
-intimità del convito. Colà, su piccoli deschetti di canne, era imbandito
-il pasto. Ciotole e vasi d'argilla erano disposti davanti ai commensali;
-ma la parte maggiore del vasellame di tavola si componeva di zucche,
-d'ogni forma, d'ogni misura, e in vari modi tagliate, per servire a
-tutti gli usi, del mangiare e del bere.
-
-Innanzi di prender posto, Damiano aveva guardato attentamente in giro. E
-adocchiate le giovani donne, subito ne aveva distinta una, su cui doveva
-ritornare più frequentemente il suo sguardo. Si sbagli o no, a
-qualcheduna bisogna pur dare la palma, e a lei volgere la muta
-adorazione, la giaculatoria degli occhi. L'attenzione di Damiano si era
-fermata sopra una bellezza nascente, dal color di rame assai chiaro,
-traente al roseo. Come forma, era fatta a pennello, anzi meglio, a
-scalpello, se non da Fidia o da Prassitele, certo da uno dei loro più
-valenti discepoli. Mi chiederete come potessero artisti greci aver
-passato l'Atlantico, per modellare quella bella creatura; ed io
-correggerò la mia frase dicendo che non un discepolo di Fidia o di
-Prassitele, ma lo stesso maestro dei greci maestri aveva plasmata quella
-creta e spiratole in fronte il soffio della vita. L'opera ci guadagnerà,
-in questo cambio d'artefice, e il narratore si sarà accostato alle fonti
-del vero. Quanto ad attingervi direttamente, si sa, è un altro paio di
-maniche.
-
-Debbo io dirvi della fronte breve, mezzo nascosta dai ciuffi indocili
-della sua negra capigliatura? Amerei meglio parlarvi della grazia
-birichina con cui portava una ghirlanda di vitalba, o d'altro fiore
-consimile, al sommo della testa. E più ancora amerei parlarvi (ma
-bisognerebbe farlo bene) delle sue guance floride, lucenti e morbide
-come le pesche mature; guance aperte e sporgenti, a cui davano spicco
-due grandi occhioni neri, maravigliosamente frangiati di ciglia e di
-sopracciglia nerissime. Erano quelli i veri occhi parlanti, e dicevano,
-quando ella arrovesciava un pochino la testa, per guardarvi dall'alto,
-un visibilio di cose, consigliandovi naturalmente un visibilio di
-pazzie. E quelle labbra tumidette, coralline, rugiadose! E quei denti
-piccolini, luminosi nella loro candidezza lattea! Oh, infine, non voglio
-che perdiate la testa, come il nostro amico Damiano. Vi dirò brevemente
-che era dal capo alle piante un miracolo di bellezza, di salute, di
-gioventù; che si vedevano e si sentivano in lei tutte le native eleganze
-che si sogliono immaginare oggidì nella creola americana, e che del
-resto non mancano neppure in Europa, sebbene qui un altro tipo prevalga.
-
-Damiano era rimasto sbalordito. Ma voi sapete che questi sbalordimenti
-non mettono un uomo per terra, anzi gli addoppiano le forze, ravvivando,
-stimolando, aguzzando tutte le sue facoltà. Egli parlava a tutti e a
-tutte, dicendo quelle frasi corte con cui si suole accompagnare il
-gesto, quando si sa che solamente da questo e per questo possiamo esser
-capiti. E di qua e di là si volgeva, parlando e gesticolando con quanta
-più grazia poteva; ma si volgeva alla guisa degli innamorati, che, dopo
-aver ben girato con gli occhi, cascano sempre a guardare in un punto, e
-pare che non abbiano guardato altrove, se non per descrivere il mezzo
-cerchio, e ricascare a quel punto.
-
-La bellissima creatura aveva capito tutto quel sapiente artifizio di
-occhiate. E quando gli sguardi dell'ospite, dopo aver ben girato di qua
-e di là, venivano a fermarsi, a raccogliersi amorosamente su lei, si
-confondeva, abbassando le ciglia. E allora le due frange nere pendevano
-come lembi di velo, ad ombreggiare il sommo delle guance. Ma tosto si
-rialzavano, e di sotto a quei lembi balenava un doppio raggio bianco
-azzurrino, che andava diritto agli occhi dell'ospite, e dagli occhi al
-cuore, per accendergli il sangue.
-
-Quello era un linguaggio tra i due, che non aveva mestieri d'interpetre.
-E se nella vita si potesse parlare sempre quello, confessiamo
-sinceramente che nessuno di noi vorrebbe imparar lingue straniere, nè
-perdere il tempo su quel congegno legnoso, tormentoso e sciocco, che è
-la grammatica.
-
-Che cosa diedero quel giorno da mangiare a Damiano? Egli non se ne
-avvide; mandò giù, senza badarci più che tanto. Del resto, egli mangiò
-pochissimo. Che cosa gli diedero da bere? Doveva essere uno di quei
-soliti liquori, che mordono la lingua, bruciano il palato, e mandano i
-fumi al cervello. Ma egli ne assaggiò a mala pena. Il padrone di casa si
-avvide sicuramente che il suo ospite non gradiva le bevande fermentate
-di Haiti, perchè ad un certo punto, fatta appressare una gran zucca, gli
-versò dell'acqua nella ciotola. E allora Damiano tracannò tutta
-quell'acqua, che era fresca e gustosa, chiedendone tosto dell'altra. E
-bevve, da quel momento in poi, bevve largo e frequente. Gl'innamorati,
-si sa, bevono sempre molt'acqua. Non hanno bisogno di bevande eccitanti,
-perbacco; piuttosto di refrigeranti, che estinguano, insieme con la
-sete, i soverchi ardori del sangue.
-
-Egli era dunque rimasto preso ai vezzi della giovane indiana? Già ve
-l'ho detto. Si era messo in testa di doversi innamorare, e innamorare a
-buono, di una pelle rossa. E manteneva la sua promessa, correva la sua
-ventura, soggiaceva al suo fato.
-
-Strano capriccio di fortuna! Avevano messa accanto a lui quella bella
-creatura. Ma era poi da vederci un capriccio della fortuna, o non
-piuttosto una scelta, più o meno giudiziosa, ma sempre meditata, dei
-padroni di casa? Poteva essere una delicatezza di costume, non rara tra
-selvaggi, di collocare al fianco dell'ospite la più bella donna della
-casa, come d'imbandirgli la più preziosa vivanda sul desco. Fors'anche
-era un rito, che la più giovane donna fosse data per compagna al
-forestiero, fino a tanto egli dimorasse sotto il tetto ospitale.
-Insomma, potevano essere tante cose e tante altre; e Damiano non poteva
-immaginarsele tutte, nè provarsi a cercarle. Se anche gli fossero
-balenate tutte alla mente, egli, nello stato d'animo in cui era, e nella
-assoluta ignoranza degli usi selvaggi, non avrebbe saputo cavarne un
-costrutto. Ora, delle cose che non si sanno, una scienza mediocre
-insegna a non cercare il come e il perchè.
-
-Egli, dopo tutto, non era uomo da stillarsi il cervello. Aveva quella
-vezzosa creatura daccanto, e approfittava volentieri della vicinanza per
-volgersi a lei, ora con un pretesto, ora con un altro, per guardarla
-molto negli occhi. E le parlava ancora, offrendole cortesemente i pezzi
-migliori delle vivande che gli erano poste sul tagliere, o sulla
-focaccia di cassava che faceva uffizio di tagliere, di piatto, di tutto
-quello che vi parrà meglio. Ma parlandole con tanto maggior libertà,
-quanto era più sicuro di non esser capito, si guardava bene dal dirle la
-sola parola della lingua di lei, che egli sapeva a memoria. _Taorib_, vi
-ricordate? Ma questa la serbava per un discorso a quattr'occhi. In
-quella numerosa brigata il suo _taorib_ sarebbe stato sentito da tutti.
-L'amore ha la sua verecondia, la sua ritenutezza. E quella volta Damiano
-era innamorato per davvero; anzi, diceva a sè stesso di non avere amato
-mai, prima d'allora.
-
-La bella creatura lo stava a sentire, senza capirlo mai, ma certamente
-indovinandolo spesso. Forse dico male; forse ella indovinava sempre le
-chiacchiere di Damiano, intendendo ch'egli parlasse a caso, e non per
-altro che per poterla guardare negli occhi. Ed ella rideva, ad ogni
-frase di lui, mostrandogli tra le due labbra di corallo tenero i bei
-denti piccini, luminosi nella loro candidezza; e arrovesciando la testa,
-con quel suo gesto consueto, lo guardava di sotto alle palpebre
-socchiuse, di sotto a quei veli frangiati che sapete, e che, sollevati a
-mezzo, come lembi di tende misteriose, parevano dirgli: qui non penetra
-raggio importuno di sole, nè occhio geloso di rivale; vieni.
-
-E quelle guance morbide, quella gola tenera, quel collo soave!...
-Damiano guardava, e pensava; e il suo pensiero si potrebbe esprimere a
-un dipresso così: Buon signore Iddio! che mirabile cosa avete voi fatta,
-nell'ultimo giorno delle vostre creazioni! Si capisce che per farla così
-bella, ve la siate serbata per l'ultima. Per noi, vedete, buon signore
-Iddio? per noi, è la prima, senza contrasto la prima. Ah, poveri noi,
-frattanto! Ma pensate, misericordioso come siete, che, se perdiamo la
-testa, è ancora e sempre per ammirazione delle opere vostre; e non
-vogliate farcene un capo d'accusa, _in novissima die_.
-
-Il banchetto era giunto a quell'ora in cui tutti i convitati sciolgono
-Giordano. Dovrebb'essere un cane; ma è invece lo scilinguagnolo. In
-quell'ora ognuno incomincia a dire quel che gli pare, immaginando che
-tutti lo ascoltino; e nessuno ascolta, o, se ascolta, non capisce un bel
-nulla. Damiano incominciava a parlare; ed essendo egli l'ospite, l'uomo
-bianco, il figlio del cielo, i commensali non si fecero dar sulla voce
-dal padrone di casa, per prestare un'attenzione benevola al parlatore.
-Ma questi, che aveva bevuto soltanto acqua, non s'ingannava, come a
-quell'ora si sarebbe ingannato ogni altro parlatore. Sapeva benissimo
-che nessuno lo avrebbe inteso; ma non gliene importava affatto. Parlava,
-per bisogno di parlare, di farsi udire da quella cara bambina che sedeva
-alla sua destra. Neanche lei lo avrebbe capito: ma che importava ciò,
-per allora? La cara bambina avrebbe sentito il suono della sua voce, e
-indovinato da certi segni, da certi indizi frequenti, che il discorso
-era tutto per lei.
-
---Vedete, cari selvaggi?--diceva Damiano.--Voi siete brava gente, ed io
-vi amo. Non già per le vostre facce, oh no. Voi m'inspirate un modico
-affetto. Siete mio prossimo? Non lo so. Per averne un barlume, dovrei
-almeno sapere che discendete da Cam, da Sem, o da Jafet. Perchè, io non
-ve lo nascondo, il prossimo nostro si racchiude tutto in questa biblica
-terna, moltiplicata per cinquanta secoli e più, secondo la regola antica
-ed accetta. Ma siete brava gente, vi ripeto, e non voglio farvi torto,
-mettendovi al bando della umana famiglia. Come potrei farlo, del resto?
-Avete tra voi una bella creatura, che non mi sarà prossimo, ma mi è
-prossima, e nondimeno mi pare ancora troppo lontana. Dove l'avete
-pescata? Dove e come vi è nato questo fiore maraviglioso, che si
-chiama.... Come ti chiami, adorata vicina? Io lo ignoro. E mi duole che
-non sia qui, per domandartelo, il savio interpetre Cusqueia.
-
---Cusqueia!--gridò uno dei commensali, udendo la prima parola di cui
-potere capire qualche cosa.
-
---Cusqueia: Cusqueia!--ripeterono parecchi.
-
-E tutti risero, ripetendo quel nome. Damiano, lì per lì, ne rimase
-sconcertato.
-
---Capisco,--diss'egli, dopo un istante di pausa,--il nome del naturale
-di Cuba significherà qualche cosa ridicola, come avviene di tanti nomi
-nel vecchio mondo. Ebbene, non importa, tiriamo avanti. Non vorremo mica
-guastarci il sangue per un nome di selvaggio. Ritornerò alla bella
-creatura che mi sta al lato destro, ed occupa già tutto il mio lato
-sinistro. Una bella donnina in una società, è la mano di Dio. Niente
-vale una bella donnina; nè ricchezze, nè onori, nè gioventù, nè salute.
-Nel vecchio mondo, per una donna bella, due popoli si sono bisticciati
-dieci anni, insanguinando largamente due palmi di terra; e il primo
-poeta della Grecia ne ha cantato assai lungamente, alla maniera degli
-orbi. Onore a lui, che non fu orbo per la bellezza di Elena! C'è nella
-donna bella il gran _quid_ dell'esistenza. Perchè si vive, infine?
-perchè si studia? perchè si cerca tutti di comparire, meglio che si può,
-a costo di cento sacrifizî, e di mille? Fino a che siamo giovani, e gli
-occhi scintillano, e le guance rosseggiano, e i capelli.... nereggiano
-(alcuni uomini li hanno biondi, ma, credete a me, i capelli biondi non
-valgono un fico secco), amiamo con fiducia, sicuri di essere amati, o
-giù di lì. Poi.... perchè c'è un poi, l'ambizione ci si appiccica al
-cuore; vogliamo avere gli onori, conquistar le ricchezze. Ma perchè? Per
-comparire ancora, per comparir sempre, per essere amati, se ci riesce.
-Non c'è altro che questo, nel mondo, o, se c'è altro, non vale. Voi, per
-esempio, selvaggi dell'anima mia, valete pochino. Io pagherei non so che
-cosa, perchè tu, vecchio consigliere di Guacanagari, ministro, anziano,
-o che altro tu sia, te ne andassi di qua: e con te tutta la tua gente,
-meno questa cara bambina, che mi fa girare la testa, come se avessi
-bevuti i vostri liquori. Ma già, vicino a queste bellezze, anche l'acqua
-ubbriaca.--
-
-Gesticolava parlando. E stavano tutti a sentire quel discorso in lingua
-sconosciuta, guardandosi ad ogni tanto l'un l'altro, e ridendo
-stupidamente, come sempre avviene, quando si ride senza sapere di che.
-Ma qualcheduno si provò a parlare, rispondendogli; naturalmente fuori di
-tono. E risero anche di più, ma almeno sapendo di che cosa ridevano. A
-breve andare parlarono tutti, alternamente da prima, e poi tutti
-insieme, facendo un passeraio.
-
---Sì, bravi, parlate un poco voi altri;--diceva Damiano.--Io non ne
-potevo già più. Parlate molto, fino a schiattarne. E non date retta a
-me, sopra tutto. Lasciatemi discorrere con questa graziosa vicina, che
-mi arrovescia la testa, con tanta languidezza di gesto, e mi guarda di
-sotto a quelle frange nere. Che cosa vuoi dirmi con quegli occhioni,
-selvaggia dell'anima mia, che io mi sorbirei tanto volentieri, come un
-ovo fresco? Mi dirai che non è cortese, in un ospite, dopo aver
-desinato, accogliere pensieri e desiderî da stomaco digiuno. Ma che ci
-posso far io, se tu sei tanto bella? e se devi, come sei bella, esser
-buona? Ah, infine, ve ne andate, voi altri? Volete lasciarmi con questa
-dolce _taorib_.--
-
-Aveva in Haiti il _taorib_ la stessa potenza magica del Sesamo nella
-novella orientale di Alì Baba? Probabilmente non si trattò che di una
-coincidenza fortuita. Ma intanto, i commensali di Damiano incominciarono
-ad uscir dalla sala; pochi minuti dopo, non c'erano neanche più i due
-padroni di casa. Questi, per altro, non si ritirarono alla guisa degli
-altri; si volsero indietro parecchie volte, guardando Damiano, poi
-ammiccandosi l'un l'altro, quasi volessero dirsi, a mo' di un babbo e di
-una mamma d'Europa; poveri ragazzi! lasciamoli discorrere; avranno tante
-cose da dirsi!
-
---_Taorib!_--mormorò Damiano, piegandosi sulla vita, verso la bella
-selvaggia.--_Taorib!_--ripigliò, mettendo nella parola tutta la
-intensità soave e profonda di cui erano capaci le sue corde vocali.
-
---_Mara Taorib;_--rispose ella, tentennando la testa.--_Ada turey
-taorib._
-
---_Mara!_--esclamò Damiano.--Che roba è questa? Ma vediamo. Le ho detto
-bella, ed ella mi risponde.... Che cosa mi risponderebbe in simili casi
-una forosetta della vecchia Europa? Ah, mi par di capire. _Mara taorib_,
-come a dire: niente bella. Ma che cosa vorrà poi dire _Ada turey_, che è
-per giunta _taorib_? Dimmi, bambina;--soggiunse egli, facendo il viso
-dell'uomo impacciato;--che cosa vuol dire _Ada turey_?--
-
-La bella selvaggia rise delle angustie in cui era il suo povero
-interlocutore. Poi, levato il braccio, e descrivendo coll'indice un
-mezzo, cerchio in aria, più alto che potè gli disse: _turey_.
-
---Il cielo?--domandò egli.
-
-E per farsi meglio intendere, dopo aver descritta con ambe le mani la
-volta del firmamento, fece l'atto, di curvarsi, pregando. La bella
-selvaggia battendo le palme, ripetè ancora due volte: _turey_.
-
---Dio voglia che io abbia capita la prima parte del tuo discorso, come
-mi par di capire la seconda. Infatti, che cosa ci ha da fare qui il
-cielo... che è bello? Non vuoi tu forse dirmi: io non son bella, ma è
-bello il figlio del cielo? E perciò, divina creatura, io sono il
-_taorib_? io, il _taorib_, non è vero?--
-
-E ripetendo la parola, Damiano si recava ripetutamente l'indice al
-petto. La bella selvaggia fece prontamente un cenno affermativo.
-
---_Ada turey taorib;_--soggiunse, confermando il cenno con un gesto
-della mano, che rivolgeva al suo interlocutore.
-
-Qui, poi, fu Damiano che battè palma a palma, rallegrandosi di quella
-prima vittoria.
-
---Grazie!--diss'egli.--Ma questa lingua è facilissima. Io farò miracoli,
-fin dalla prima, lezione. Ora, o _taorib_, poichè siamo così bene
-avviati, vorrei sapere il tuo nome.--
-
-Questo era il guaio. Come farsi, capire? Ma il nostro Damiano si era
-riscaldato al giuoco, e niente doveva parerai difficile oramai.
-
---Vediamo un poco;--diss'egli tra sè.
-
-Poi, accennatole col gesto, di essere in procinto di fare uno sforzo
-supremo, chiese ed ottenne facilmente tutta l'attenzione della bella
-selvaggia.
-
---Io,--le disse, volgendo l'indice al petto,--io _taorib_ Damiano.
-Damiano!--ribadì, segnando ripetutamente sè stesso.--E tu?--proseguì,
-volgendo rapidamente l'indice a lei.--E tu?--
-
-Ma la bella selvaggia non capiva quel monosillabo. E mostrò di non
-capirlo, guardando lungamente Damiano con le ciglia inarcate.
-
---Ho messo il carro avanti ai buoi;--disse Damiano tra
-sè....--Studiamone un'altra.--
-
-Allora, indicando con la mano fuori della capanna, disse alla sua
-vicina:
-
---Guacanagari!--
-
-Ella capì; e non era difficile che capisse alla prima, poichè egli
-proferiva il nome del cacìco della tribù. E rispose, accennando del
-capo:
-
---Guacanagari.--
-
-Damiano, allora, accostandosi la mano alla guancia e facendola scorrere
-in atto di carezza fin sotto al mento, ripigliò:
-
---_Cacique Guacanagari.... taorib?_
-
-La bella selvaggia si mise a ridere, e gli rispose:
-
---_Nala u nala._
-
---Dovrebb'essere: così così!--pensò Damiano.--Già, non avevo neanche
-bisogno di domandarglielo; perchè io l'ho veduto, il cacìco, e non m'è
-parso niente di prelibato.--
-
-Poi, sempre accennando fuori della capanna, nella direzione della
-piazza, ripetè:
-
---Guacanagari.--
-
-E subito rivolgendo l'indice a sè, soggiunse:
-
---Damiano; io Damiano, io.--
-
-Qui, come il lettore intenderà di leggeri, l'indice batteva
-ripetutamente il petto.
-
-La bella selvaggia stava a guardarlo con tanto d'occhi. E si capisce
-ch'ella aveva un gran desiderio d'intendere.
-
-Damiano ripigliò il suo doppio lavoro, di gesto e di voce, indicando il
-lontano col nome del cacìco, e sè stesso col nome suo proprio,
-aggiungendogli ancora l'epiteto.
-
---Damiano,--diceva egli,--Damiano _taorib_.--
-
-Un lampo di allegrezza, balenato dalle pupille di quella vezzosa
-creatura, disse al nostro Damiano che egli era stato finalmente inteso.
-E glielo dissero ancora due parole di lei:
-
---_Taorib_.... Damiana.--
-
-Ma questo non piaceva troppo a lui.
-
---Damiana!--borbottò egli.--_Mara_ Damiana! Damiano! Damiano!--ripetè,
-battendo sulla finale.--Non mi cambiare il sesso anche tu, creatura
-assassina!
-
---Damiano;--ripetè la selvaggia, con accento dimesso.
-
---Ah bene!--ripigliò egli allora.--Vedete che testina! Questa selvaggia
-impara le cose a volo.--
-
-Ma non bastava ancora ch'ella sapesse il nome di lui. Occorreva ch'egli
-sapesse il nome di lei. E perciò il nostro Damiano fece da capo il gesto
-solenne che invitava all'attenzione; poi disse, aiutandosi sempre col
-gesto dell'indice:
-
---Io _taorib_ Damiano; e tu, _taorib_.... _taorib_....--
-
-Ma ella non intendeva. E Damiano incominciava a disperarsi, quando gli
-venne alla mente un'idea luminosa.
-
---Vediamo,--diss'egli a sè stesso,--se una scorribanda nel calendario
-selvaggio mi potesse aiutare. Nel vecchio mondo, chi domandasse ad una
-donna il suo nome pronunziando quello di un'altra, si farebbe
-schiaffeggiare, a dir poco. Ma qui bisogna escire da un passo difficile.
-Corriamo il rischio, per bacco.--
-
-E ripigliò la sua frase, accompagnandola ancora col gesto dell'indice:
-
---Io _taorib_ Damiano; e tu?... _taorib_ Samana? taorib Caritaba?
-
---_Mara_ Samana;--rispose la selvaggia.--_Mara_ Caritaba. Abarima!
-
---Abarima!--gridò Damiano.--Abarima, tu? è il tuo nome, Abarima?
-_Taorib_ Abarima! Tu sei di tutti i miei pensieri in cima. Fino a' tuoi
-piedi questo cuor s'adima. Lascia che il labbro un caldo bacio
-imprima.... sovra quegli, occhi tuoi d'indaco, prima.... ch'ei ti esalti
-sua donna in prosa e in rima. Abarima! o dolcissima Abarima!--
-
-Non ardì per altro di accostar le labbra all'indaco che aveva accennato.
-Si contentò di prendere la mano di lei, e di baciarle con cavalleresco
-riserbo il sommo delle dita.
-
---Vedi, Abarima?--le disse, commentando il suo atto.--Nei nostri paesi
-si comincia di qui; ordinariamente dal dito mignolo; poi su su,
-lentamente, o alla svelta, secondo i casi, si procede al dorso della
-mano. Ci sono anche dei sapientissimi uomini che con una dolce violenza
-ti rivoltano una bella mano, dal dorso alla palma; così vedi, così....--
-
-Abarima rideva; ma intanto ritirava la sua mano dal giuoco, e gliene
-assestava un colpettino sul volto; quasi a punirlo, ma non troppo
-gravemente, della sua impertinenza.
-
---Come nel vecchio mondo!--esclamò Damiano, ripigliando la destra di
-Abarima.--Oh Dio! non siamo della medesima stirpe? piuttosto, non lo
-siete voi donne, tutte figliuole d'Eva ad un modo? E così, da un
-buffetto, da una ceffata, prendete occasione di far conoscenza col
-nostro mostaccio. Abarima! Io ti adoro. Te lo lascierai dire, che hai
-gli occhi d'indaco? e le guance morbide, profumate, come le pesche di
-settembre? Vorrai tu venire in Europa? Io te lo giuro, ti sposerò
-davanti a tutti i parroci della cristianità.--
-
-Chiacchierava, chiacchierava, bene intendendo che ella non lo avrebbe
-capito. Ma le parole gli davano animo a guardarla ben da vicino negli
-occhi e a carezzarle la mano. Ella aveva incominciato a ridere: e aveva
-riso ancora, dandogli quella lieve ceffata. Ma ormai non rideva più.
-Guardava timidamente, si confondeva, abbassava le frange nere sulle
-guance, fremeva e taceva. Nessuno, intanto, capitava là dentro.
-
---Capisco;--pensò Damiano, che aveva notata la cosa;--è costume di
-questi paesi. L'ospite è padrone; il meglio della casa è per lui. Dicono
-che sia così anche in certe regioni dell'Asia.... e nell'India pastinaca
-di Luigi de Torres. E non mi dispiace, il costume di qui. Nel nostro
-vecchio mondo, a quest'ora, sarebbero già venuti i servi a sparecchiare.
-Oppure, vedendoci star bene a quattr'occhi, sarebbero capitati in venti
-curiosi ad osservarci. Vecchio mondo, io ti abomino, ti esecro e ti
-maledico. Abarima! dolce Abarima! senti, vorrei dirti un mio pensiero
-all'orecchio.--
-
-Abarima capì il gesto, e porse ingenua l'orecchio.
-
---Ti amo;--le bisbigliò Damiano.--Ti amo.
-
---Ti.... a.... mo;--ripetè la selvaggia, ammirata di poter proferire le
-parole del figlio del cielo.
-
-Egli, allora, aiutandosi con tutti gli artifizi della mimica, le spiegò
-il pronome ed il verbo. Per il pronome, veramente, bastava indicare la
-sua graziosa vicina. Ma il verbo.... il verbo, come sapete, è il gran
-mistero di tutte le lingue. E i misteri si capiscono a volo, si sentono,
-si afferrano di schianto con tutte le virtù dell'intelletto, ma non si
-spiegano per indicazioni, per segni approssimativi. Nondimeno,
-trattandosi del verbo per eccellenza, e del suo modo indicativo, e del
-suo tempo presente, e della prima persona, Damiano ci si provò con
-coraggio. Additando lei parecchie volte, si carezzò il viso, storcendo
-gli occhi in atto di spasimo; additò lei parecchie altre volte, come per
-riferire a lei la carezza che aveva regalata a sè stesso; finalmente si
-recò le mani al cuore, e dal cuore le stese verso di lei in atto di
-preghiera, di desiderio, di tutto quello che segue e che per amor di
-brevità si ommette; da ultimo, e continuando i gesti appassionati, le
-ripetè dolcemente, teneramente, languidamente:
-
---Ti amo.--
-
-Ella era stata ad osservare con molta attenzione tutto quel lavorio
-faticoso, ma chiaro nella sua intensità. Diede in una risata argentina,
-mosse la testa come per dirgli: ho capito, e tradusse la frase nella sua
-lingua:
-
---_Lessinitli_
-
---E vada per _lessinitli_;--rispose Damiano.--Ti dirò allora la mia
-frase completa: _Damiano lessinitli Abarima taorib._
-
-Abarima chiuse le palpebre e tentennò la testa in atto d'incredula. Poi,
-a mezza voce, gli disse:
-
---_Mara nala kini sindekì?_
-
-Damiano rimase male, a quella domanda, scoccata così a bruciapelo. Un
-povero diavolo che crede di sapere il tedesco perchè ha fatti i primi
-due esercizi dell'Ollendorf, e si sente domandare per via da un
-pronipote di Arminio a che ora parte il primo treno diretto, non rimane
-più sconcertato di quello che rimase Damiano davanti a quella selvaggia,
-tanto bella e tanto birichina per giunta.
-
---_Mara....?_--diss'egli, tanto per dire.
-
---_Mara nala kini sindekì?_--ripetè ella, ridendo.
-
---Cara mia,--disse Damiano, avvilito,--questo è arabo, turco, egiziano,
-per il tuo umilissimo servo. Così, credo io, parlavano i mastri muratori
-della torre di Babele, quando incominciarono a non capirsi l'un l'altro.
-Dove vai? diceva l'uno; e l'altro rispondeva: le son cipolle. Dolce
-bambina, pensaci bene; io ti ho detto: _Damiano lessinitli Abarima
-taorib;_ e tu mi rispondi....
-
---_Mara nala_....--replicava la bella selvaggia.
-
---Si, ho inteso, basta!--gridò Damiano.--Per mara, non ci vedo
-difficoltà; è il vostro modo per dir di no. _Nala_, ora che ci penso,
-l'hai detto poc'anzi, nella frase: _nala u nala_, che io ho
-interpetrato: così così. Ma il tuo _kini sindekì_ mi allega i denti,
-bambina bella. «Non così....» Che frase può incominciare con queste due
-parole, e con accento interrogativo, come hai fatto tu? «Non così....»
-Oh, senti, io ne faccio una, _Abarima taorib_. Tu vuoi burlarti di me;
-io non ti ricaccerò le tue parole in gola, che sarebbe atto scortese,
-con una donna; mi contenterò di suggellartele in bocca.--
-
-E si accostava, come aveva già fatto una volta; ma non accennava al
-desiderio di parlarle all'orecchio.
-
-Un braccio alzato e un'occhiata espressiva interruppero a mezzo il gesto
-di Damiano. Il braccio alzato, per verità, avrebbe fatto poca difesa.
-L'occhiata espressiva gli diceva troppo chiaramente: fermatevi, c'è
-qualcheduno che vede.
-
-Damiano si volse di soprassalto, e intravvide qualcheduno che era
-apparso allora sulla soglia. Il padre di Abarima, forse? o un altro
-della famiglia? No, un compagno di Damiano, e il più fedele, Cosma!
-
-La testa di Medusa non avrebbe.... Ma no, lasciamo lì i paragoni
-classici. Questo, poi, non reggerebbe neanche. Damiano non rimase di
-sasso; al più si potrebbe dire che egli, a guisa di un mattone, cavato
-lì per lì dalla forma, e tenuto un pezzo al sole, rimase abbastanza....
-seccato.
-
---Cosma!--esclamò.
-
---Son io, perdonami;--disse Cosma, inoltrandosi di qualche passo.--Do
-noia, forse?
-
---No, caro; giungi un pochino a contrattempo; ecco tutto. E se tu fossi
-rimasto dov'eri, ti saresti sicuramente meno annoiato. Perchè qui, vedi,
-si studia. Ero tutto occupato a prender lezione di lingua Haitiana. Non
-puoi immaginarti come ne siano difficili i principii. Ma con un po' di
-buona volontà, sudandoci naturalmente....
-
---È somigliantissima a quella di Cuba;--disse Cosma.
-
---No, sai? questa è più dolce; oh, molto più dolce.
-
---Questione di più e di meno, allora;--riprese Cosma;--e il nostro
-Cusqueia potrebbe bastare.
-
---È vero, sì; ma Cusqueia, vedi, non ha metodo. Ti rammenti che cosa
-diceva il nostro maestro, commentando Aristotele? Senza il metodo, uomo
-non isperi di profittare in nessun ramo dello scibile. Ma io ti faccio
-dei discorsi inutili, caro; e tu sei venuto per parlarmi di cose gravi,
-m'immagino.
-
---Sfido io!--rispose Cosma.--Son venuto per dirti che è tempo di
-partire. Son tutti sulla piazza, incominciando dal regio notaio, e non
-si aspetta che te per metterci in cammino.
-
---Si va via!... e perchè?
-
---Per ritornare alle navi, che diamine! Dove hai la testa? ai grilli?
-
---Eh! almeno a quelli del focolare;--rispose Damiano.
-
-E si volse con aria dolente a guardare la sua bella interlocutrice, che
-era rimasta là, mezzo incantata a guardare i due figli del cielo.
-
---_Abarima taorib_,--disse Damiano,--vedi? questi è un mio amico, ma un
-amico crudele. Egli mi rapisce a te, soavissima fra tutte le pelli
-rosse. Ti prego, Cosma;--soggiunse egli, parlando all'amico, ma senza
-voltarsi a lui;--non mi fare il bello, ora, col pretesto d'esser biondo.
-
---Ma che? sei matto?
-
---Perchè, vedi,--riprese Damiano,--questa volta sono innamorato a buono.
-Addio, _Abarima taorib. Ada turey_ deve partire,--
-
-Così dicendo, faceva il gesto dell'andare.
-
---_Azatlan_?--disse Abarima.
-
---Eh cara, non so che paese sia; ma il comando è di andare. Che fretta è
-mai quella del regio notaio? Va, te ne prego, Cosma, digli che vi
-raggiungo subito.
-
---Ma non perdiamo tempo, mi raccomando.
-
---No, no; un addio, l'ultimo addio, e ti corro sull'orma. Va.--
-
-Cosma sorrise, fece una giravolta sulla persona, e si avviò verso
-l'uscio.
-
-
-
-
-
- _Capitolo X._
-
-
-
-
- Chi piange e chi ride.
-
-
-
-Rodrigo di Escobar, regio notaio di un'armata ridotta a due navi, anzi a
-due caravelle, aveva adempiuta la sua commissione. Disceso coi suoi
-compagni alla spiaggia, dove lo aspettava il palischermo della _Santa
-Maria_, si ridusse quella medesima sera al bordo della capitana. Portava
-egli a Cristoforo Colombo i saluti del cacìco Guacanagari, molti
-pappagalli e una certa quantità di piastrelle d'oro in presente. I
-pappagalli incominciavano ad ingombrare, dopo tanti che se n'erano
-raccolti, da Guanahani e da Cuba. Per fortuna, parecchi se ne erano
-volati via, come quello di Caritaba. All'almirante piacevano assai più
-le piastrelle d'oro, che dovevano far fede ai reali di Castiglia della
-importanza delle fatte scoperte.
-
-Insieme coi presenti del cacìco, Rodrigo di Escobar portava qualche
-notizia. L'isola si diceva assai ricca, non pure di frutti, di biade, di
-legname e di spezierie, ma ancora di metalli preziosi. Questi, a dir
-vero, non abbondavano nella regione su cui comandava il cacìco
-Guacanagari; ma nell'interno, e dalla parte di levante, era il paese di
-Cibao, dove ogni ben di Dio si sarebbe ritrovato. Figurarsi che il
-cacìco di Cibao nuotava nell'oro, tanto che aveva fatte di quel metallo
-perfino le bandiere del suo piccolo esercito. Così almeno dicevano i
-naturali della costa; o così aveva capito, e così riferito l'interpetre.
-
-L'almirante non istette più in forse. Bisognava restare alla Spagnuola,
-esplorandone le parti interne e riconoscendone tutta quanta la costa.
-Per intanto, cortesia voleva che al primo soffio di buon vento si
-andasse ad ancorare di là dalla Punta Santa, alla vista della residenza
-di quel Guacanagari, che si mostrava tanto cortese con gli uomini
-bianchi e poteva riuscire un amico prezioso per essi.
-
-Era il giorno 24 dicembre, avanti l'alba, quando Cristoforo Colombo
-lasciò il porto da lui denominato della Concezione, per muovere verso la
-Punta Santa. Il vento spirava da terra, ma scarso, e le due caravelle
-facevano poco cammino. Ne fecero così poco, che alle undici della sera
-la Punta Santa era ancora una lega e mezzo lontana.
-
---Per essere il giorno dell'Avvento,--diceva Damiano a Cosma,--si arriva
-pochino, anzi niente!--
-
-E gli doleva, al nostro Damiano; gli doleva molto di questo indugio che
-lo teneva lontano dalla capitale di Guacanagari; da quella capitale che
-egli aveva abbandonata con tanto rammarico, e dove un ottimo pensiero
-dell'almirante lo riconduceva, per dargli modo di proseguire il suo
-idilio selvaggio. Questo, veramente, non era stato l'intendimento del
-principale; ma il garzone, si sa, vede sempre l'utile proprio, ed è
-seconda natura nell'uomo di tirar l'acqua al suo mulino.
-
-Tutto quel giorno l'almirante era stato in piedi. La stanchezza lo aveva
-vinto; egli sentiva il bisogno di riposarsi un paio d'ore. Non usava
-dormire, quando si costeggiavano terre, volendo veder coi suoi occhi
-ogni cosa. Ma quella sera il mare era cheto e tranquillo come l'acqua in
-una scodella. Il pilota che aveva accompagnata il giorno innanzi la
-spedizione del notaio fin sotto alla Punta Santa, assicurava di avere
-diligentemente osservate le acque all'andata e al ritorno.
-
---Non dubiti Vostra Eccellenza;--diceva.--C'è da dormire tra due
-guanciali.
-
---Ed anche con nessuno, prenderò un'ora di sonno;--rispose
-l'almirante.--State dunque voi al timone, Sancio Ruiz, mi raccomando.--
-
-Era la mezzanotte, e l'almirante si era coricato nel suo letticciuolo.
-Il mare era in calma morta, e Sancio Ruiz pensò che se dormiva,
-l'almirante, poteva chiudere un occhio il pilota.
-
---Infine,--diss'egli tra sè,--ieri ho veduto queste acque per tre leghe
-di cammino. La Santa Maria, che entra nei fiumi senza toccar fondo, non
-ha da temere di nulla in questi paraggi.--
-
-Fatto questo ragionamento, Sancio Ruiz allungò una pedata amorevole ad
-un batuffolo di cenci che stava mezzo nascosto sul cassero di poppa,
-presso il capo di banda, e gridò:
-
---Olà, _pereza_!--
-
-Il batuffolo di cenci si rivoltò in soprassalto. Era un ragazzo, come
-avete capito, un mozzo di bordo; il quale si mise a sedere,
-stropicciandosi gli occhi.
-
---Signor pilota!--diss'egli, riconoscendo Sancio Ruiz, e saltando subito
-in piedi, per non ricevere altre carezze.--Dormivo così bene!
-
---Ti credo, mio caro, ti credo. Ma chi dorme non piglia pesci. Vien qua,
-e stammi al timone, che vo' schiacciare un sonnellino ancor io.
-
---Non piglierete pesci neanche voi;--mormorò il mozzo, vedendo che il
-pilota era di umor maneggevole.
-
---Ci vorrà pazienza, ragazzo. Non si può cantare e portar la croce.
-Animo, al timone; e fai bene attenzione. Il tuo rombo è quello: devi
-aver sempre quella punta a sinistra, due palmi di là dal pennone di
-maestra;--hai capito?
-
---Ho capito, signor pilota; buona notte!--
-
-Sancio Ruiz si ravvoltolò nella sua gabbanella, e si sdraiò, in coperta,
-presso il capo di banda. Ma non ci dormiva così bene come il ragazzo;
-perciò, dopo essersi voltato e rivoltato parecchie volte, si alzò
-brontolando, e andò sotto coperta a trovare il suo rancio.
-
-Quello che Sancio Ruiz commetteva era un grave mancamento. L'almirante
-aveva severamente: vietato che quando uno era alla guardia del timone,
-se ne allontanasse per alcuna ragione, lasciando ad altri l'uffizio. E
-più severamente aveva vietato che quell'uffizio fosse lasciato ai
-ragazzi, la cui poca esperienza era pari alla poca robustezza di
-braccio.
-
-Dai canto loro, i marinai di guardia alla vela avevano detto:
-
---L'almirante è andato a dormire; lui, che non dorme mai, ha lasciato ad
-altri l'incarico di vegliare. Segno che non c'è niente da temere,
-stanotte. E difatti, il mare è cheto come l'olio. Questo po' di vento
-che soffia, stenta a far increspare le vele. Ecco là Sancio Ruiz che se
-ne va a dormire anche lui. Buona notte a tutti.--
-
-E chinato il mento in seno, si appisolarono anch'essi. Pochi minuti
-dopo, non dormivano neanche più seduti; si accovacciavano a dirittura in
-coperta.
-
-Solo il mozzo vegliava, sulla _Santa Maria_, nella grande tranquillità
-della notte. E pensava, pensava alla sua casa di Huelva, ai piccoli
-compagni che aveva lasciati laggiù, ai giuochi in piazza, alle corse nei
-boschi, alle sassaiuole sui greti, alle torte della nonna, e a tante
-altre cosette egualmente piacevoli. Che cosa aveva da fare, povero
-figliuolo, per ammazzare il tempo, mentre intorno a lui e davanti non
-c'era pericolo di nulla? Guardava di tanto in tanto il promontorio; lo
-teneva sempre sulla sua sinistra; quando gli pareva che con tutta la sua
-attenzione quel promontorio gli sparisse dietro la velatura, poggiava
-forte sulla barra e si rimetteva alla via.
-
-Ma egli non aveva veduto una cosa, o non aveva ragionato sopra un'altra.
-Non aveva veduto che la nave era lentamente tirata verso la costa; non
-aveva ragionato sul fatto che ad ogni tanto gli bisognava cercar
-l'orizzonte libero, davanti alla Punta Santa; segno che una forza
-superiore alla sua vigilanza operava sulla caravella. Era un ragazzo,
-non aveva esperienza, ed è qui la sua scusa.
-
-Ad un certo punto gli parve di sentire sulla sua sinistra un rumore. Era
-sordo da prima, quasi di onde lontane. Ma a grado a grado cresceva, era
-diventato un fragore, uno strepito di marosi, che andassero l'un dopo
-l'altro a colpire in un ostacolo. Si atterrì, pensando che qualche
-scoglio dovesse apparirgli sulla sinistra. Guardò attentamente e non
-vide scogli; ma qualche minuto dopo vide biancheggiare le spume e il
-flutto far cresta poco lungi da lui.
-
---Jesus Maria!--gridò egli, atterrito.--I frangenti!--
-
-Aveva a mala pena gridato, che sentì arare il timone. Non gridò più, il
-povero mozzo; gittò un urlo senz'altro.
-
---Al soccorso, in coperta! al soccorso!--gridò il povero mozzo, con
-quanto fiato aveva in corpo.--Ara il timone; al soccorso!--
-
-I marinai di guardia alla vela si erano appena svegliati, che già
-appariva l'almirante sul cassero di poppa.
-
---Come? tu qui, ragazzo?--esclamò, vedendo al timone il fanciullo.--E
-Sancio Ruiz? Ma che cosa è egli avvenuto?
-
---Signor Almirante....--balbettò il povero mozzo, più morto che
-vivo.--Sancio Ruiz era andato a dormire.... Io qui.... ma non è colpa
-mia.... Tutto ad un tratto ho sentito arare il timone....--
-
-Cristoforo Colombo non lo ascoltava già più. Aveva guardato sulla sua
-sinistra, e veduto nell'ombra della notte biancheggiare le spume; aveva
-udito il mugghiar furibondo del mare, e aveva riconosciuta la secca su
-cui frangevano con tanta rabbia i marosi. Certamente la caravella,
-passando troppo da vicino all'ostacolo, aveva toccato nel bassofondo che
-accompagnava il frangente. Ed egli pensò subito un'altra cosa: che una
-forte corrente dominasse in quei paraggi, e che questa per l'appunto
-avesse tratto alla deriva il naviglio.
-
-Non c'era tempo da perdere; bisognava tentare ad ogni costo di
-liberarsi. I marinai, svegliati dalle grida del mozzo, erano già tutti
-in coperta, confusi, sbigottiti e nella prima commozione facendosi
-ancora più grave il pericolo.
-
---Lesti ad armare il palischermo!--gridò, l'almirante.--Prendete
-un'áncora, e andate a gittarla venti braccia in fuori.
-
---Credete che basterà?--disse Sancio Ruiz con un filo di voce.
-
---Se non basterà a levarci di qui, impedirà che c'incagliamo
-dell'altro;--rispose l'almirante.--Obbedite, e non mi fate il saccente.
-Meglio sarebbe aver vegliato prima, com'era il debito vostro, che dar
-sentenze dopo.--
-
-Sancio Ruiz non fiatò più, e corse al palischermo, che i marinai
-lanciavano in mare. L'áncora fu calumata nella barca, e i marinai che
-restavano a bordo delta caravella le filavano la gomena. Ma il fragore
-dei flutti che infuriavano sui frangenti della costa, il crocchiare
-dello scafo della _Santa Maria_, che pareva ad ogni istante volesse
-andare alla banda sullo scoglio, il buio della notte che ingrandiva il
-pericolo, fecero perdere le testa ai marinai del palischermo.
-
---A che servirà quest'áncora?--dicevano.--Ci vuol altro che un'áncora.
-Fra dieci minuti la nave è perduta. Bisogna pensare ai nostri fratelli,
-e andare per soccorso alla _Nina_.--
-
-L'idea parve ottima, quasi una ispirazione del cielo. Gettar l'áncora
-inutilmente, sarebbe stato un buttarla via. Slegarono invece l'anello, e
-a gran forza di remi corsero verso la _Nina_, che navigava mezza lega
-discosto.
-
-Quei della _Santa Maria_ sentirono molleggiare la gomena, e capirono che
-il nodo si era disfatto a bordo del palischermo, o che la gomena si era
-strappata. Non potevano infatti pensare che gli uomini del palischermo
-disobbedissero ai comandi dell'almirante, rinunziando a gettar l'áncora,
-per andare dove non erano stati comandati.
-
-Ma così era; il palischermo si allontanava: sempre più. Ben presto non
-si sentì più il rumore della voga.
-
---Signor almirante!--gridarono i marinai.--La gomena molleggia.... viene
-a noi.
-
---Forse l'áncora non agguanta;--disse l'almirante.
-
---Oh c'è ben altro; l'áncora, non c'è più. Vedete quante bracciate di
-gomena si prendono. Il palischermo è fuggito.
-
---Hanno paura!--mormorò Cristoforo Colombo.--E lasciano noi alla balìa
-dei frangenti.--
-
-La forza del mare incalzava sempre più il fianco della caravella,
-spingendola contro lo scoglio. Scricchiolavano ad ogni ondata gli
-staminali; c'era pericolo da un momento all'altro che la chiglia si
-rompesse nel vivo sasso, e si sfondassero i fianchi della nave.
-
-Cristoforo Colombo sospirò, e diede ordine ai marinai di metter mano
-alle scuri. Bisognava abbattere l'albero di maestra, per tentare in quel
-modo di alleggerire la _Santa Maria_. L'albero fu in breve ora
-abbattuto, andando a spezzarsi, rimbalzando, sulla scogliera. Ma non
-bastava ancora; la nave era sempre incagliata.
-
-Mentre così lavoravano a furia sulla _Santa Maria_, ma disperati oramai
-di rimettere a galla il naviglio, gli uomini del palischermo andavano a
-voga arrancata verso la _Nina_. L'accostarono finalmente, e diedero
-notizia di ciò che era accaduto, chiedendo di essere issati in coperta.
-Vincenzo Yanez Pinzon, valoroso uomo, devoto a Cristoforo Colombo quanto
-il suo fratello maggiore Martino Alonzo gli si era mostrato avverso e
-disubbidiente, rimproverò con acerbe parole i fuggiaschi, ricusando di
-riceverli a bordo.
-
---Se tentate di accostarvi--disse loro dall'alto del capo di banda,--vi
-faccio andar sotto, come è vero Iddio. Ritornate alla _Santa Maria_, e
-date una mano ai vostri fratelli, che ne avranno bisogno.--
-
-Rimandati i pusillanimi, il bravo Vincenzo Yanez fece armar subito il
-suo palischermo, ed egli stesso a gran forza di remi andò verso la
-_Santa Maria_. Umiliati, gli uomini dell'altro palischermo lo seguirono
-colà dove la violenza della corrente aveva spinta la povera nave
-capitana.
-
-Quando Vincenzo Yanez giunse in aiuto dell'almirante, l'albero di
-maestra era stato troncato; ma il naviglio non galleggiava altrimenti;
-peggio ancora, si era mezzo sfasciato sul fianco; poco dopo, era andato
-alla banda. Per fortuna dell'equipaggio, il tempo era buono. Con vento
-fresco e mare più mosso, la caravella si sarebbe sfracellata, e tutta la
-gente sarebbe perita nei frangenti, prima di poter afferrare a nuoto la
-riva.
-
-Cristoforo Colombo e i suoi compagni della _Santa Maria_ ebbero il tempo
-di scendere nei palischermi, e di ricoverarsi a bordo della _Nina_.
-Intanto era spuntato il giorno, e si conobbe che non era troppo lontana
-la costa. Qua e là si vedeva ribollire il mare intorno alle secche, o
-rompere il flutto a certi scogli che venivano quasi a fior d'acqua. La
-_Nina_ si tenne prudentemente in fuori, governando contro la corrente
-traditora. Frattanto l'almirante, poichè ebbe meditato alquanto sulla
-triste condizione in cui era posto dalla scomparsa della _Pinta_ e dal
-naufragio della _Santa Maria_, pensò di mandare a terra il palischermo,
-con Diego di Arana, capitano di giustizia dell'armata, e Pedro
-Gutierrez, credenziere del re, suo ragioniere generale. Essi erano
-incaricati di riferire al cacìco Guacanagari quello che era accaduto:
-come l'almirante, volendo mantener la promessa di andare a visitare nel
-suo porto il cacìco, avesse perduta la nave dirimpetto alla sua
-residenza, dando in una secca, una lega e mezzo discosto dal lido.
-
-Spirava da terra una brezza leggiera. E temendo l'ammiraglio che non vi
-fosse in vicinanza qualche scoglio o banco di rena nascosto, rimase in
-panna fino a giorno ben chiaro.
-
-Diego di Arana e Pietro Gutierrez, con due scudieri, un interpetre e sei
-marinai, andavano intanto verso la spiaggia. Apparivano tutti assai
-tristi; anche taluno che non aveva ragione di esserlo nello interno del
-cuore, lo era abbastanza nel volto. E il savio lettore intenderà
-facilmente di chi vogliamo parlare.
-
-Smontati a terra, e lasciati quattro uomini alla guardia del
-palischermo, partirono gli altri sette per salire alla residenza del
-cacìco. Il villaggio di Guacanagari non si vedeva di laggiù; afferrato
-il colmo del poggio, i nostri ambasciatori lo scopersero, poco meno d'un
-miglio lontano.
-
-Non era un gran tratto di strada; ma bastò perchè fossero veduti dal
-villaggio, annunziati al cacìco, il quale si mosse ad incontrarli fuori
-dell'abitato. Guacanagari, infatti, s'immaginava che tra quei
-viaggiatori fosse l'almirante in persona.
-
-Come il cacìco ebbe saputo dalla bocca dell'interpetre ciò che era
-accaduto sulla costa, molto si addolorò, e gliene vennero anzi le
-lagrime agli occhi.
-
---E sono io la cagione di questa grave sciagura!--esclamò.--Dite al capo
-degli uomini bianchi che io non saprò mai consolarmene.--
-
-Ma i pianti e le querele non aggiustavano nulla; ben altro occorreva, e
-Pietro Gutierrez lo fece dire al cacìco dall'interpetre Cusqueia.
-
---Amico degli uomini bianchi, le tue parole piacciono agli spiriti del
-cielo. Ma tu devi mostrare la tua amicizia, dando aiuto coi tuoi uomini
-e con le tue piroghe, affinchè tutto quanto si trova nella gran nave
-abbattuta, sia messo in salvo alla spiaggia.--
-
-Così parlava l'interpetre, riferendo la domanda di Pietro Gutierrez. E
-il buon Guacanagari si mostrò sollecito a contentare gli uomini bianchi.
-Non piangeva più; gli occhi suoi mandarono lampi di allegrezza, al
-pensiero che egli avrebbe potuto in qualche modo esser utile ai
-navigatori stranieri, che per amor suo avevano patito un danno così
-grande.
-
-Tutto il suo popolo fu prontamente convocato, e a drappelli avviato
-verso la costa. Circondato dai suoi fratelli e parenti, seguiva egli
-stesso la folla. Dal bordo della _Nina_, Cristoforo Colombo vide
-discendere quelle lunghe file di naturali alla riva, ed egli stesso,
-entrato nel palischermo, andò a stringer la mano di quel piccolo re
-selvaggio del nuovo mondo, che avrebbe potuto dar lezioni di umanità e
-di cortesia a molti potenti del vecchio.
-
-I discorsi furono brevi, essendo urgente di operare. E tosto messe in
-acqua Le loro piroghe, i naturali di Haiti si unirono ai marinai dei
-palischermi, per discaricare la _Santa Maria_.
-
-In breve spazio di tempo la coperta fu tutta sgomberata. A vedere quella
-folla di burchielli che si aggiravano intorno alla scafo della nave
-abbattuta, con uomini che andavano e ritornavano senza posa, dalla nave
-ai burchielli, ricorreva naturalmente al pensiero un popolo di formiche,
-affaccendate intorno ad una mollica di pane, che in breve ora riescono a
-sgretolarla, a tritarla, a portarne via le briciole, facendo piazza
-pulita.
-
-Quanto era in coperta e sotto coperta fu portato alla spiaggia. E il
-cacìco in persona, coi suoi fratelli e parenti, usava ogni diligenza,
-così nella nave come in terra, perchè il tutto fosse ben governato e
-custodito. E di tempo in tempo, mandava qualcuno de' suoi all'almirante,
-che era rimasto sullo scafo della _Santa Maria_, per pregarlo di non
-prendersi fastidio dell'accaduto, che egli volentieri gli avrebbe donato
-in compenso tutto ciò che possedeva.
-
-Così passò per Cristoforo Colombo la mattina del Natale. Intorno al
-meriggio ogni cosa era al lido; e dal lido, a braccia d'uomini, era
-portata al villaggio. Non si poteva infatti lasciare tanta roba allo
-scoperto, esposta alle intemperie. Quanto ad altri pericoli che potesse
-correre, non era neanche da pensarci; cose grosse e minute erano in
-buone mani; nessuno di quei naturali pensò di appropriarsi nulla.
-Cristoforo Colombo potè dire, ammirato, e scrivere nel suo giornale di
-bordo, che delle cosa salvate dalla _Santa Maria_, non mancò neppure una
-stringa.
-
-Giunti i preziosi fardelli al villaggio, Guacanagari li fece riporre
-nella sua casa medesima, che ne fu tutta ingombrata. E li tenne là
-dentro, fino a tanto non furono vuotate tre case, che aveva destinate
-per una più lunga custodia. Agli usci di quelle case, e tutto intorno,
-furono messi a guardia uomini armati, che dovessero starci di giorno e
-di notte.
-
-Così adempieva agli obblighi della ospitalità il cacìco Guacanagari,
-amico agli uomini bianchi, e preso di grande affetto per il loro
-comandante supremo.
-
-Quella sera, discendendo coi suoi uomini alla spiaggia, per ritornare a
-bordo della _Nina_, l'almirante non sapeva ristarsi dal lodare
-Guacanagari e il suo popolo.
-
---Che gente amorevole!--esclamava.--È trattabile, e mansueta, che io
-credo non ci sia la migliore sulla faccia della terra. Amano il loro
-prossimo come sè stessi; hanno un ragionane dolce, umano, sempre
-accompagnato dal riso. Quel loro re, poi! È servito con molta divozione
-da tutti, e con altrettanta dignità riconosce i loro servizi. Ha buon
-contegno e mi pare anche fornito di molta intelligenza. Avete notato
-come tutto osserva, e di tutto vuol sapere il principio ed il fine, e la
-causa e l'effetto?
-
---Crederai tu che abbiamo messe le mani sopra un re filosofo?--disse
-Damiano sotto voce a Cosma.--Mi piacerebbe moltissimo.
-
---E perchè, di grazia?
-
---Perchè si potrà discorrere, argomentare, disputare in famiglia, nelle
-lunghe serate d'inverno.
-
---Vuoi tu dunque trattenerti alla sua Corte, matto insanabile che sei?
-T'ha egli offerto un posto di ministro?
-
---Eh, sarà il meno ch'egli potrà fare per me, quando mi riconoscerà per
-nipote.
-
---Nipote!--esclamò Cosma.--Eccone un'altra. Hai dunque già posto gli
-occhi sopra una nuova bellezza?
-
---No, caro; sono fedele ad Abarima. L'ho riveduta oggi, e mi ha fatto
-una festa da non dirsi. E per me e per lei la _Santa Maria_ ha fatto
-egregiamente, a dare in secco. Non mi guardare con quegli occhi. So bene
-ancor io che è una disgrazia; ma infine, poichè il male è fatto,
-possiamo ben dire che esso non vien tutto per nuocere. E come è bella,
-Abarima! Mi è venuta incontro battendo le palme, dopo aver gettato un
-grido, che mi è penetrato qui, nel fondo del cuore. Anche il suo vecchio
-padre mi ha accolto benissimo; mi ha perfino abbracciato. O son io che
-ho abbracciato lui?... Non saprei dirti, ora; ma una cosa è certa, che
-siamo stati un par di minuti l'uno nelle braccia dell'altro. La
-parentela, capisci? la parentela imminente. Perchè io la sposo, quella
-bella creatura; com'è vero Dio, la sposo.
-
---Secondo comandamento del Decalogo;--disse Cosma;--non proferire il
-nome di Dio invano.
-
---E non fo conto di averlo proferito invano;--rispose l'altro con gran
-sicurezza.--Non giudicare.... da quelle altre. Laggiù erano capricci,
-morti appena nati; nuvolette formate all'orizzonte, e dissipate dalla
-prima brezza del mattino. Qui è un'altra cosa. Sono innamorato come un
-gatto. No, il paragone è brutto; saresti capace di dirmi che ora io ti
-miagolo la mia canzon d'amore. Diciamo dunque come un piccione. E sai a
-proposito di canzoni, che ho fatto cantare l'interpetre?
-
---Che c'entra l'interpetre?
-
---C'entra per parecchie notizie che io non potevo avere da me,
-direttamente, da bocca a bocca. Perchè in materia di lingua Haitiana io
-sono ancora ai primi esercizi. Orbene, oggi ho domandato all'interpetre
-di sapermi dire chi fosse il vecchio naturale nella cui casa sono stato
-ospitato. Cusqueia si è informato, e sai che cosa ha saputo? Sai chi è
-il mio ospite, il padre di Abarima! Nientedimeno che il fratello di
-Guacanagari, il fratello del ca.... No, non voglio dire cacìco! il
-fratello del re; mi capisci? del re.
-
---Capisco;--rispose Cosma, sforzandosi di sorridere.--Per questo
-accennavi alla tua qualità di futuro nipote.
-
---E futuro prossimo, perchè qui bisogna stringere,--riprese
-Damiano.--L'almirante non vorrà mica restare troppo a lungo in queste
-acque. Siamo a Natale; bisognerebbe far le nozze per la Befana....--
-
-Cosma diede di sbieco una guardata al compagno, come per accertarsi se
-parlasse da senno. Per matto lo conosceva oramai; ma non sapeva
-acconciarsi all'idea che lo fosse diventato a tal segno. Ed era quello
-il cavaliere che con lui, una volta.... Ma insomma, a che filosofar
-tanto sul cuore e sulla testa dell'animale irragionevole? Non c'è che
-l'uomo, per adattarsi alle condizioni di tempo e di luogo. Ma queste
-cose non le aveva insegnate a Cosma la filosofia d'Aristotile, nè quella
-del suo maestro che gli commentava Aristotile nella università di Pavia.
-
---Sta bene;--diss'egli al compagno.--Auguro fortuna ai tuoi novelli
-amori.--
-
-E lasciò cadere una conversazione che fino allora, come in tant'altre
-occasioni consimili, aveva tenuta viva per far piacere all'amico.
-
-Il silenzio era una consuetudine, in lui. Spesso restava intiere
-giornate senza aprir bocca. Nessuno tra i marinai della _Santa Maria_
-era più attento di lui ai comandi dei piloti, nè più diligente al
-servizio. Da principio, quel suo fare un po' contegnoso era parso
-superbo; ed avevano preso a motteggiarlo. Non ne aveva fatto caso,
-finchè la cosa era rimasta in certi confini, tanto da lasciargli parere
-che non dicessero a lui. Ma la prima volta che lo stuzzicarono davvero,
-ed egli non poteva più far mostra di non avvedersi, entrò risolutamente
-nel mezzo e parlò animosamente ai compagni.
-
---Sentite,--diss'egli,--ogni bel giuoco dura poco. Una volta e due si
-può credere che chi ci ha dato uno spintone non l'abbia fatto a posta.
-Alla terza, bisogna parlarci chiaro. Io voglio parlar chiaro con voi,
-poichè siamo obbligati a vivere insieme, finchè duri questo viaggio. Ho
-buone braccia come voi, e un buon coltello catalano per difendermi. Se
-avete voglia di leticare con me, ditelo liberamente, e ce la faremo
-senza tanti discorsi, sopra tutto senza tanti motteggi. Volete essere
-amici? rimetto il coltello in cintura, e qua la mano. Dunque, siamo
-intesi; scegliete.--
-
-I patti chiari fanno gli amici cari. I compagni di Cosma scelsero
-prontamente il partito migliore. Alla fin fine, non era egli un buon
-figliuolo? Non dava mai noia a nessuno, e quando c'era qualche cosa da
-fare, lavorava sempre per due. Troppo contegnoso in verità; ma questo
-dipendeva dal suo carattere. Era un taciturno. Gli avevano affibbiato un
-nome: il cavaliere. E non sapevano, chiamandolo così, di aver dato nel
-segno. Del resto, quando gli si diceva qualche cosa, rispondeva sempre
-con garbo. Gli si domandava un parere, e lo dava sempre con molto
-giudizio. Era un po' chiuso; ma niente affatto orgoglioso; e questo
-bastava. Si avvezzarono alla sua indole severa; presero a rispettarlo
-come un superiore, sapendo ch'egli non si teneva per tale; lo scelsero
-volentieri giudice ed arbitro nei loro litigi, sperimentandolo giusto ed
-umano in ogni occasione. Dov'era lui, regnava la disciplina; quello che
-sopportava lui, sopportavano tutti senza farsi pregare, nè minacciare.
-Gran virtù dell'esempio! Per contro, quando il cavaliere si degnava di
-sorridere, gli altri ridevano e saltavano. Ma questo non era un guaio;
-ed egli, frattanto, aveva conquistato il diritto di chiudersi nelle sue
-meditazioni.
-
-A sua volta, Cosma era tutt'orecchi quando parlava il signor almirante.
-Cristoforo Colombo aveva una grande autorità sull'animo del cavaliere.
-Questi raccoglieva religiosamente ogni parola del suo grande
-concittadino; e sospirava spesso, pensando alla sua bontà di cuore, alla
-sua dirittezza di mente.
-
---Venti di questi uomini a Genova,--diceva allora in cuor suo,--e ci
-sarebbe da comandare al mondo. Invece.... Ah, povera patria, che le
-discordie dei suoi figliuoli hanno resa l'ultima delle terre italiane!--
-
-
-
-
-
- _Capitolo XI._
-
-
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-
- Come una debolezza di Damiano andasse a finire in una fortezza.
-
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-
-Il 26 dicembre, che era un mercoledì, venne il cacìco Guacanagari in
-visita solenne alla caravella dell'almirante. L'ottimo re selvaggio
-mostrava gran tristezza e dolore, vedendo lo scafo della _Santa Maria_
-mezzo rovesciato alla spiaggia, e nuovamente profferiva agli uomini
-bianchi tutto ciò ch'egli possedeva, per ricompensarli dei danni patiti.
-
-Mentre egli stava ragionando con l'almirante sul cassero della _Nina_,
-si accostò alla caravella una piroga di naturali di un'isola vicina, i
-quali portavano piastre e lamine d'oro, per barattarle con sonagliuzzi
-di bronzo. Niente piaceva di più, a quella gente, dei piccoli strumenti
-sonori che gli Spagnuoli avevano portati al nuovo mondo, opportunamente
-imitando un costume dei Portoghesi nei loro viaggi di scoperta lungo la
-costa Africana. Amavano la danza, e saltavano spesso, cantando certe
-loro canzoni, che accompagnavano col suono d'una specie di tamburo,
-fatto d'un tronco d'albero scavato, su cui era una pelle distesa. Il
-suono del tamburo non era sicuramente così piacevole all'orecchio dei
-danzatori, come il tintinnio di quei piccoli sonagli di rame.
-
-Anche i marinai della nave naufragata, che ritornavano a bordo della
-_Nina_, riferirono all'almirante di altri naturali dell'interno di
-Haiti, i quali accorrevano di tratto in tratto alla spiaggia offrendo
-pezzetti d'oro in cambio di ogni nonnulla; e più ne avrebbero portato,
-anche piastre più grosse, ove fosse gradito il baratto coi sonagliuzzi
-di rame e con le perline di vetro colorato.
-
-Guacanagari, sempre attento ai discorsi degli uomini bianchi, come erano
-tradotti dagli interpetri, e non meno agli atti, ai gesti, ai moti del
-viso, osservò che quelle notizie facevano scintillar d'allegrezza gli
-occhi dell'almirante. E noi possiamo intendere più facilmente di
-Guacanagari come e perchè fosse lieto Cristoforo Colombo. Egli aveva
-promesso di trovare per la via di ponente l'isola di Cipango e le
-regioni estreme dell'Asia, famose per infinite ricchezze. In quella
-vece, aveva trovato delle isole abitate da selvaggi, ignudi la più parte
-come Adamo ed Eva innanzi il peccato. Guanahani, Cuba, Haiti e via
-discorrendo, potevano esser considerate altrettante aiuole del Paradiso
-terrestre. Ma questo ai re Cattolici di Spagna sarebbe parso troppo poco
-guadagno, in compenso al grandissimo sforzo che avevano fatto, di
-concedere tre gusci di noce per mandare a scoprire il Cattaio, e far
-vassallo di Castiglia il gran Cane dei Tartari! Perciò l'almirante del
-mare Oceano giustamente pensava che nulla avrebbe operato sull'animo de'
-suoi signori, meglio della vista dell'oro. Che importava più del gran
-Cane e del suo Cattaio, se si metteva la mano sulle miniere di Ofir?
-Isole ricche d'oro nativo, meglio trovarle selvagge, che abitate da
-popoli numerosi, governati da re potenti, forse disposti a trafficare,
-ma niente affatto a ricevere un nuovo padrone.
-
-Conosciuto per tal modo il desiderio del suo ospite, Guacanagari fu
-molto lieto di potergli dire che a poca distanza dalle sue terre, nella
-regione più montuosa dell'isola, il metallo dal colore del sole era
-tanto facile a ritrovare, che gli abitanti non ne facevano stima veruna.
-Il luogo, soggiungeva egli, si chiamava Cibao. Non forse Cipango? pensò
-tosto l'almirante. Ma fosse Cipango, o non fosse, egli aveva finalmente
-trovato Cibao, la misteriosa regione aurifera, di cui gli avevano già
-detto nome i naturali di Guanahani e di Cuba.
-
-Guacanagari pranzò quel giorno con l'almirante, a bordo della _Nina_; e
-quindi lo invitò alla sua residenza, dove gli avrebbe fatto vedere come
-fossero tutte le cose di lui gelosamente custodite.
-
-La refezione, imbandita quel giorno nella casa di Guacanagari, era
-copiosa e scelta, per quanto permetteva ad Haiti la semplicità del
-costume. I piatti forti erano di utia, che è una specie di coniglio, e
-di pesci; le intramesse di radici, che erano di varii generi e in varii
-modi preparate; delle frutte non si parla nemmeno, che abbondavano
-nell'isola, e con la varietà degli aspetti rallegravano gli occhi, come
-con quella dei sapori stuzzicavano i palati degli uomini bianchi.
-
-Sempre maravigliosa la bontà d'animo dei cacìco, e delicatissime le
-premure amichevoli, con cui cercava di consolare il suo ospite della
-disgrazia sofferta. Ed era strano per i suoi convitati spagnuoli il
-vedere com'egli fosse garbato nel modi. Il civilissimo tra gli Europei
-non avrebbe recato con maggior dignità e pulitezza il cibo alla bocca.
-Ad ogni portata Guacanagari si lavava le mani, e le strofinava con erbe
-odorose. Era servito con molto rispetto dai suoi sudditi, e li
-ricambiava con atti di graziosa maestà. Che dirvi di più? Bisognerebbe
-ripetere il già detto, di questo selvaggio portentoso, che oggi ancora
-si potrebbe proporre ad esempio presso tutti i popoli civili del mondo.
-
-Intorno a lui, Damiano aveva compendiato il suo giudizio in queste poche
-parole: Guacanagari, non ce n'è guari. E contemplava il suo futuro zio
-con una tenerezza ineffabile.
-
-Ma ci pensava egli davvero, a fare il nido in Haiti? Pare di sì. Damiano
-era uno spirito bizzarro, pronto ad infiammarsi, e sincero nei suoi
-innamoramenti, qualunque ne fosse l'oggetto. Abarima gli era piaciuta a
-quel dio; egli era piaciuto a lei; non c'era nessuna ragione perchè ella
-non fosse sua moglie, o con un rito o con l'altro, dei tanti che servono
-a fermare in modo indissolubile il bel capriccio di un giorno, in quella
-guisa che una spilla nera, un cartellino scritto con due parole latine,
-e una lastra di cristallo in cornice, vi fissano un bel _Priamus_, una
-bella _Vanessa_, dalle ali fatte di polvere d'oro, nella vetrina d'un
-museo di storia naturale.
-
-E di questo suo disegno era tanto invasato Damiano, che egli si era
-perfino rallegrato della perdita d'un naviglio. Egoismo d'amore, che
-dalla sua stessa ferocia è innalzato al sublime! Il naufragio della
-_Santa Maria_ riduceva Cristoforo Colombo e la sua gente a vivere sulla
-più piccola delle tre caravelle, e sulla meno adatta a sostenere la
-forza del mare. Forse era per tutti la impossibilità di ritornare in
-patria. Si sarebbero perduti laggiù, come Ugolino Vivaldi sulla costa di
-Africa, senza che più si avessero nuove di loro. Ebbene? che importava
-ciò? Si rassegnava a tutto, Damiano; anche a non rivedere l'Europa.
-
---Vecchia Europa!--diceva egli, in una di quelle apostrofi che gli erano
-familiari.--Infine, che cosa sei tu, per un uomo del tempo presente? Un
-giorno, sei piaciuta a Giove, che per te non dubitò di cangiarsi in
-toro, e tu lo incoronasti di fiori, come una vittima. Per altro, da quel
-giorno, ne sono passati, degli anni! Vecchia megera, se io potessi aver
-la sorte di non rivederti mai più! Spero bene, ora che ti abbiamo
-scoperto una sorella di parecchie migliaia d'anni più giovane, spero che
-un giorno molti dei tuoi cavalieri passino il mare, uscendo dal tuo
-vilissimo stretto di Gibilterra, per venirsene qua, a dimenticare in
-questa vergine bellezza i tuoi vezzi cascanti, il tuo belletto, i tuoi
-capelli tinti, i tuoi denti posticci. Per rifarti la pelle, vecchia
-incartapecorita, non ci sarebbe che un espediente, ma eroico, anzi più
-che eroico, divino. Sarebbe infatti mestieri che la mano di Domineddio
-si aggravasse gentilmente su te; con un dito sui Pirenei, un altro sulle
-Alpi, un altro sugli Urali, un altro sul Caucaso, un altro sui Carpazi,
-un altro.... Ma no, ne ho contato già cinque, e cinque basterebbero,
-purchè premessero, premessero bene, giù giù, fino a metterti un venti
-braccia, sott'acqua, per venti minuti! E allora, crepi l'avarizia, ti si
-potrebbe far ritornare a galla, per lasciarti respirare. Che bella
-faccia pulita, mia vecchia Europa! e che bel bagno di gioventù!--
-
-Sincero anche in questi suoi voti, il nostro Damiano! Vi pare di
-dovergli dare il torto, per aver egli detto ad alta voce ciò che tanti
-avranno pensato, ai suoi tempi, ed ai vostri? A buon conto, non glielo
-voglio dar io.
-
-Con questo modo suo di ragionare, figuratevi se non volesse restare ad
-Haiti. Ci pensava tanto, che si risolse d'imparare alla svelta la lingua
-del paese. Maestri ce n'erano parecchi: gl'interpetri di Guanahani e di
-Cuba. Egli sapeva già parecchi vocaboli; ne imparò in due o tre giorni
-parecchie centinaia, che scriveva sopra pezzetti di carta, di contro ai
-corrispondenti vocaboli italiani. Con quel principio di glossario si
-poteva fare molto cammino, e non desiderarsi la vicinanza di un terzo
-incomodo, quando aveva da far conversazione con la leggiadra Abarima.
-
-Il vecchio babbo, quantunque fratello di re, vedeva di buon occhio quel
-semplice marinaio. Ma questo s'intenderà facilmente: il semplice
-marinaio era un uomo bianco, un figlio del cielo. Del resto, il capo
-degli uomini bianchi era molto amico di quel semplice marinaio, gli
-rivolgeva spesso la parola, intrattenendosi con lui in una lingua che
-essi soli parevano intendere. E questa familiarità di Damiano con
-l'almirante rialzava molto il marinaio agli occhi del vecchio Tolteomec.
-
-Quel giorno, per l'appunto, Damiano aveva accompagnato l'almirante alla
-residenza di Guacanagari. Sedeva anch'egli alla mensa del re; ultimo
-nell'ordine gerarchico, è vero, ma forse per sua elezione, volendo esser
-vicino alla dolce Abarima. Nelle numerose comitive e nelle grandi
-riunioni, il miglior posto è sempre quello degli ultimi, che hanno
-sempre la libertà della scelta. Il personaggio maggiore s'annoia a capo
-di tavola, e manda occhiate di desiderio ai felici che se la spassano
-nel fondo, facendo il comodo loro e ridendo come matti.
-
-Levate le mense, Guacanagari aveva condotto il suo ospite negli ameni
-boschetti che circondavano la sua casa. Migliaia di naturali aspettavano
-la nobile comitiva; e a mala pena Cristoforo Colombo si fu seduto con
-Guacanagari al rezzo d'un palmizio, quella turba poco vestita si mise a
-cantare e a saltare, accompagnando la voce ed il passo col suono dei
-suoi tamburi, a cui si aggiungeva per grande novità il tintinnìo dei
-sonagli di bronzo.
-
-La danza era il passatempo prediletto dei naturali di Haiti. Se a quel
-tempo fosse stato comune sulla faccia del globo l'uso delle carte da
-giuoco, sicuramente quei buoni selvaggi avrebbero fatto carte false, pur
-di ballare dalla mattina alla sera. Damiano, contemplando le loro
-giravolte e i loro salti, aveva facilmente imparata la coreografla, del
-resto assai scarsa, dei suoi futuri concittadini. Un ballo, tra gli
-altri, gli era sembrato molto somigliante al trescone, che si ballava in
-Europa. Preso da un capriccio subitaneo, chiese ad Abarima se ella
-avrebbe consentito a ballare con lui. Abarima non aveva detto di no.
-Animo dunque, e nel mezzo del prato, facendo fermare stupefatti tutti i
-ballerini della tribù. Damiano provava un gusto matto a ballare con quel
-fior di selvaggia; ma altrettanto ne provava la graziosa fanciulla a
-ballare con lui. E non erano meno contenti i naturali di Haiti, vedendo
-un figlio del cielo che non isdegnava di saltabellare in cadenza con una
-figlia degli uomini. I tamburi battevano via via più affrettata la
-misura; e più rapido girava Damiano, più forte stringendo nelle braccia
-nervose la leggiadra Abarima. Essa era snella, egli robusto; durarono un
-pezzo alla prova. Ma egli non vedeva già più il prato, nè gli alberi, nè
-gli spettatori circostanti, quando la sua dama gli fece la grazia di
-arrendersi, cadendogli ansante, quasi svenuta dal piacere, sul braccio,
-e abbandonandogli la bruna testa inghirlandata di fiori sul petto.
-
-Ma bisognava dare a Guacanagari altra idea che di avergli portato
-ballerini, dalle regioni del cielo. L'almirante aveva mandato a prendere
-a bordo della _Nina_ un arco moresco, col suo turcasso di frecce. Era
-nel suo seguito un Castigliano, che aveva fatta la guerra contro i Mori
-ed era stato all'assedio di Granata. A lui, destro arcadore, toccava di
-far vedere la sua prodezza, con l'arco alla mano. Una foglia di palmizio
-fu collocata in fondo alla prateria, sulla vetta di una canna. E il
-Castigliano la prese di mira, piantando nel suo verde tessuto, una dopo
-l'altra, tutte le frecce del suo turcasso, tra le grida di ammirazione e
-gli applausi della intiera tribù.
-
-Guacanagari chiamò con un nobilissimo gesto l'interpetre Cusqueia, e gli
-dettò le parole che questi doveva riferire all'almirante:
-
---Potente signore, colpiscono diritto nel segno i tuoi guerrieri. Questo
-è certamente un dono del cielo, donde siete venuti. Con l'arco e la
-freccia non colpiscono così giusto i Caribi, nostri mortali nemici.
-Vengono essi sulle lunghe piroghe, dalle isole vicine, verso
-mezzogiorno, e fanno prigioni i miei uomini, che conducono nelle loro
-terre a servirli, quando non ne bevono il sangue e non si cibano di
-essi, fino al midollo delle loro ossa. Ahimè! i figli di Haiti nulla
-possono contro quegli amici della strage, e non sempre i nostri buoni
-spiriti li tengono lontani da noi.--
-
-Udì l'almirante la querela di Guacanagari, e prontamente rispose:
-
---Ben altre armi abbiamo contro i nemici del nostro ospite e fratello.
-Or ora tu le vedrai, e ti sarà facile intendere che niente vale contro
-gli uomini bianchi, che ti hanno giurato amicizia.--
-
-E lasciato di parlare all'interpetre, si volse a Damiano:
-
---Prendete gli uomini che vi bisognano,--gli disse,--e andate nelle case
-che Guacanagari ha assegnate per la custodia delle cose nostre.
-Prenderete un archibugio, con un po' di munizione, e farete anche
-rotolare fin qua un cannone lombardo della _Santa Maria_.--
-
-Damiano prese con sè i marinai che erano venuti ad accompagnare
-l'almirante, e con essi e con qualche selvaggio di buona voglia andò ad
-eseguire i comandi dell'almirante.
-
-Archibugio e cannone lombardo furono poco stante sul prato, davanti al
-cacìco Guacanagari.
-
---Or ora,--disse Cristoforo Colombo al suo ospite,--tu vedrai un colpo
-ben più veloce e più micidiale che non possa farne una freccia.--
-
-E fatto caricare l'archibugio, ordinò a Damiano di prender la mira
-contro un albero che sorgeva nel fondo del prato. Damiano si piantò
-saldamente sul terreno, calò il moschetto, aggiustò la canna contro il
-bersaglio, e accostata la miccia allo scodellino, diede fuoco alla
-polvere. Partì il colpo, e il lampo che uscì dardeggiando dalla canna,
-comprese di stupore i selvaggi; ma più li fece maravigliare lo strappo
-che videro in pari tempo esser fatto nella corteccia d'albero, e il buco
-in cui si era conficcata la palla: quella palla che essi avevano veduta
-poc'anzi cacciar dentro la canna, ma che non avevano veduta altrimenti
-uscir fuori.
-
-Venne la volta del cannone. Damiano e uno dei marinai lo avevano
-caricato con molta ostentazione, affinchè i naturali vedessero bene come
-fosse quella fattucchieria. Poscia puntarono lo stesso albero contro cui
-era stato scaricato il colpo dell'archibugio. La miccia fu accostata; il
-forellino diede una piccola vampata, e tosto dalla gran canna di ferro
-escì un globo di fumo, per entro a cui lampeggiava una grossa lingua di
-fuoco. Non fu un rumore secco, accompagnato da un sibilo, come era stato
-quello dell'archibugio; fu un rombo, uno schianto, che intronò gli
-orecchi di tutti gli astanti, a cui parve di avere udito il fragore del
-fulmine. E in pari tempo l'albero preso di mira si spezzava nel mezzo; e
-si abbatteva la parte superiore del tronco, non restando che per poche
-fibre appiccicata alla parte inferiore. La palla intanto proseguiva la
-sua via nel bosco, sforacchiando in più luoghi la frappa.
-
-Al fragore inatteso, molti naturali erano caduti per terra. Lo stesso
-Guacanagari, che sempre cercava di padroneggiare i moti dell'animo, non
-potè trattenersi dallo afferrare il braccio dell'almirante, come per
-cercare istintivamente un appoggio.
-
---Sono queste le nostre armi;--disse Cristoforo Colombo.--I sovrani di
-Spagna, nostri potenti signori, hanno di queste armi a migliaia; con
-queste combattono i loro nemici; per esse sono rispettati da tutto il
-mondo.
-
---Con esse ci difendano dai Caribi, invasori della nostra terra,
-oppressori dei nostri figli, rubatori delle nostre figliuole;--disse
-Guacanagari all'interpetre.
-
-Non aveva mestieri di parlar per interpetre la leggiadra Abarima.
-Fattasi accanto a Damiano, che essa aveva ammirato nei due saggi della
-sua maravigliosa prodezza, così gli parlò dolcemente nella sua lingua,
-ridotta per la circostanza alle forme più brevi:
-
---Damiano vivere casa nostra in Haiti, fianco Abarima; difendere
-Tolteomec contro nemici Caribi.
-
---Fianco Abarima dolce cosa;--rispose Damiano, con quel po' di glossario
-che aveva messo da parte.--Damiano restare Haiti, amar sempre Abarima,
-baciare suoi occhi.
-
---Difendere contro Caribi;--ripetè ella, a cui pareva che il suo
-innamorato saltasse troppo volentieri di palo in frasca.
-
---Una cosa non esclude l'altra, che diamine!--esclamò Damiano, nel suo
-vernacolo nativo.--Ma questo, come fartelo capire, in lingua Haitiana?--
-
-Questo, per altro, glielo disse col gesto affermativo, ripetuto
-parecchie volte, e con un lampo degli occhi, che non brillava meno di
-quello del cannone lombardo.
-
-Quella sera, tornando la comitiva alla spiaggia, Damiano faceva
-all'almirante un discorso che aveva a lungo meditato.
-
---Messere,--incominciò timidamente;--vorrei dirvi una cosa....
-intrattenervi di un pensiero che mi è venuto quest'oggi alla mente.
-
---Sentiamo il vostro pensiero, Damiano,--rispose l'almirante.
-
---Vi parrà poi una sciocchezza, messere. Ma infine, potrebbe anche non
-esserlo.
-
---E non lo sarà. Dite ad ogni modo; tanto si fa cammino, e le ciarle
-aiutano.
-
---Voi siete buono, messere, e date animo a chi non l'ha. Pensavo adunque
-che noi eravamo imbarcati in sessantasei sulla _Santa Maria_.
-
---Sessantasei, difatti, tra ufficiali e marinai;--rispose l'almirante.
-
---E ventiquattro erano imbarcati sulla _Nina_;--ripigliò Damiano.--Ora,
-sessantasei e ventiquattro....
-
---Fanno novanta;--conchiuse l'almirante.--Un bel numero!
-
---Esorbitante per la più piccola delle tre caravelle con cui siamo
-partiti da Palos;--replicò Damiano.--Non pare a voi, messere, che ci si
-stia pigiati, sulla _Nina_?
-
---Molto pigiati, troppo pigiati;--rispose l'almirante;--lo vediamo e lo
-sentiamo fin d'ora, che per una ragione o per l'altra qualcheduno dei
-nostri uomini passa la notte alla spiaggia.
-
---Ah, lo dicevo bene, io!--esclamò Damiano.--E peggio sarà quando
-dovremo ritornare su quel guscio di noce in Europa.
-
---Certamente, mio caro, certamente. Quello che voi dite ora, l'ho già
-pensato più volte ancor io.
-
---E non avete pensato, messere, al rimedio?
-
---Ci ho pensato;--rispose l'almirante, sospirando;--ma forse sarebbe un
-rimedio peggiore del male. Chi vorrebbe adattarcisi?
-
---Ognuno che vi ami, messere. Perchè io l'ho già indovinato, il rimedio;
-e sarebbe.... di lasciar qui gli uomini di buona volontà.
-
---Che sarebbero naturalmente assai pochi, mio caro Damiano!
-
---Non lo credete, messere. Io ne conosco parecchi, che sarebbero
-contenti di restare. Non già per sempre, si capisce; ma cinque, sei
-mesi, magari un anno, quanto vi bisognasse per andare e ritornare.
-Soldati in sentinella, resterebbero fino a che il comandante non venisse
-a mutare la guardia.--
-
---Dite voi da senno, Damiano?
-
---Tanto, che io stesso mi proporrei di restare.
-
---Voi?--esclamò l'almirante.--E il vostro compagno, naturalmente con
-voi? perchè l'uno non può stare senza l'altro, siccome ho veduto. Ed
-anzi, quella d'oggi mi pare una novità, e così strana, da doverla
-segnare col carbon bianco.
-
---Cosma aveva l'umor nero, quest'oggi;--rispose Damiano,
-impacciato.--Del resto, io credo che egli non rimarrebbe, per sua
-elezione, in questa parte del mondo, salvo il caso di obbedire ad un
-vostro comando.
-
---Nè io sarò mai per dare di questi comandi a nessuno;--ripigliò
-l'almirante.--Ma voi, piuttosto.... come vi adattereste voi a restare,
-senza l'amico?
-
---Messere, la vita è varia, e varii sono i capricci degli uomini. A me
-quest'isola piace moltissimo. Ed anche ad altri, che hanno perduta la
-casa, e non si raccapezzano nella casa altrui. I marinai della _Santa
-Maria_ si sentono ospiti, a bordo della _Nina_ La conoscono poco, non ci
-hanno fatta la mano, nè l'occhio.
-
---È giusto, ciò che voi dite. Il marinaio si fa casa volentieri della
-sua nave. Ma dunque, voi esponete, oltre il desiderio vostro, quello di
-molti compagni?
-
---Si, messere; è un desiderio nato molto spontaneamente, come il mio. Il
-paese è bello, si è detto; gli abitanti son pasta di zucchero. A
-fabbricarceli con le nostre mani, come ha fatto Domineddio per il capo
-della specie umana, non si potrebbe inventar niente di meglio. La vita è
-facile, qui, poichè la terra produce tutto il necessario, senza che
-l'uomo abbia da innaffiarla col sudore della sua fronte. E poi c'è
-l'oro, che si raccoglie con facilità negli scambi, senza bisogno di
-andare a cercarlo nelle miniere, almeno per ora.
-
---Ma voi non pensate al pericolo di dover combattere coi Caribi, gente
-feroce delle isole di mezzogiorno.
-
---Gente feroce che fa paura a Guacanagari, e al suo popolo
-pacifico;--rispose Damiano.--Contro i Caribi, se sono quei terribili
-pirati che ci ha descritti il cacìco, avremmo sempre gli archibugi e i
-cannoni della _Santa Maria_, che voi potreste lasciarci per nostra
-difesa.
-
---Sicuramente, e con munizioni sufficienti. Ma tutto ciò richiede un
-luogo adatto per la difesa.
-
---L'isola è vasta; il luogo si può trovare; le eminenze non mancano.
-
---Ci vorranno dei ripari.
-
---Si faranno. Abbiamo qui la caravella naufragata; si può fabbricarne
-una fortezza. Della chiglia, degli staminali e del bagli si può fare
-l'ossatura di una torre. Col fasciame si possono fare le pareti. E poi,
-dentro o fuori, si può aggiungere un impasto di argilla e di paglia,
-come fanno i nostri contadini, nelle gole dell'Apennino. Con uno scavo
-di pochi giorni si fa un argine ed un fosso, che giri tutto intorno alla
-fortezza. Quando il lavoro sia fatto, ci si starà dentro a meraviglia, e
-sicuri come in chiesa. Non lo credete, messere?
-
---Voi rispondete a tutte le obiezioni, Damiano. L'idea non mi dispiace;
-voglio pensarci. E quanti sareste, desiderosi di restare?
-
---Non saprei dirlo, ora. Ma così a occhio e croce, argomentando dai
-discorsi che ho sentiti, potete far conto sui due terzi della _Santa
-Maria_. Poi ci sarà da domandare a quelli della _Nina_, che non vorranno
-perder tutti la buona occasione di passare qualche mese a terra.
-
---Vedete un po'!--disse Cristoforo Colombo, ridendo.--Ed io che non
-osavo neanche vagheggiarlo nella mente, un disegno come questo!
-
---Vagheggiatelo, messere. Anzi, fate meglio, mandatelo tosto ad effetto.
-Non già per darvi consigli, che a voi non occorrono, ma per dirvi
-sinceramente quello che io penso, se fossi nei panni, vostri, metterei
-mano all'opera fin da domani mattina.--
-
-L'almirante non si potè trattenere dal ridere, a tanta furia del suo
-concittadino. E pensò in quel momento ad un proverbio di casa: la furia
-dei genovesi dura tre giorni. La qual cosa poteva anche esser vera, ma
-certamente non era intieramente creduta dagli altri Italiani, che a
-questo proposito solevano dire: genovese aguzzo, piglialo caldo.
-
---Avete ragione;--rispose l'almirante.--Ma bisogna pensare ad un'altra
-necessità. Intenderete benissimo che per questa piccola colonia non
-potrei lasciare soltanto marinai. Qualche ufficiale sarà necessario; e
-non potrei, almirante di Castiglia, avendo quasi tutti Castigliani nella
-mia gente, dare il comando della colonia che ad uomini di questa
-nazione. Degli ufficiali che sono imbarcati con me dovrò dunque sentire
-l'opinione, per vedere chi volesse restare ed assumere il comando della
-fortezza. Se dovessi ascoltare il mio cuore, darei il comando ad uomini
-come voi, o come il vostro compagno.
-
---Non pensate a noi, messere; noi siamo marinai.
-
---Infatti, come marinai siete venuti a me. Ma io non vi ho mai avuto per
-tali. Anche parlando il nostro vernacolo, non vi nascondete abbastanza;
-si sente che non siete di Maccagnana, nè della Marina; la batte da San
-Lorenzo a San Luca, miei cari.
-
---Messere....--balbettò Damiano, confuso.
-
---Ebbene, ditemi che non è vero; che non ho colto nel segno.
-
---Eh, non saprei;--rispose Damiano.--Ci sarebbero altre chiese, da
-mettere in riga; San Siro, per esempio, o Santa Maria di Castello, San
-Domenico o Santa Maria delle Vigne. Ma io non potrei fermarmi su questo
-tema, se non per ringraziarvi d'una curiosità che è figlia di
-benevolenza, e per dirvi subito i nostri nomi, come sono scritti laggiù.
-Disgraziatamente, ho promesso a Cosma.... di chiamarmi Damiano. Quando
-egli non vorrà essere più Cosma, credetelo, messere, sarò felicissimo di
-restituire il mio nome di guerra al santo da cui l'ho tolto ad
-imprestito.
-
---Nè io vi chiedo di rinunziarci per curiosità che io abbia di sapere i
-vostri nomi veri ed autentici;--disse l'almirante.--Ho accennato alla
-vostra condizione per significarvi il mio rammarico di non potervi dare
-un uffizio più conveniente, e di vedere in pari tempo che voi, amico
-Damiano, poichè Damiano volete essere, vi disporrete ad un sacrifizio
-come quello di restare parecchi mesi, forse un anno, in questi lidi
-lontani.
-
---Oh, non vi date pensiero di ciò!--disse Damiano.--Ho in uggia
-l'Europa.
-
---Capisco;--mormorò l'almirante.--Dolori?
-
---Che! Se ci avessi lasciato dei dolori, chi sa! L'uomo è un animale
-così irragionevole! sarei capace di correr laggiù, per rinfrescarmeli
-tutti. Il fatto è che non ci ho lasciato dolori, e non ne ho portati con
-me. Forse li avevo nel fardello; ma devono essermi sdrucciolati nelle
-acque dell'Odiel, sul punto di mettermi in barca.
-
---Avrete perdonato;--disse l'almirante.--E questo è segno di animo
-buono.
-
---Ahimè! neanche questo, messere. Io non so perdonare; il dimenticare mi
-sembra più savio. Fors'anche è più sbrigativo. In ciò non sono d'accordo
-col mio amico. Dove Cosma sospira, io alzo le spalle; dove Cosma piange,
-io sorrido. Ma in una cosa ci siamo affiatati come due pive: nell'amar
-voi, signor almirante, nel riverirvi, nello intendere la grandezza
-dell'impresa che avete ideata e compiuta. Pensiamo qualche volta a ciò
-che diranno laggiù, in Europa, quando vi vedranno ricomparire,
-scopritore di un mondo ignoto, e allora....
-
---E allora,--interruppe Cristoforo Colombo,--dovreste anche immaginare
-che mi faranno colpa di non avere scoperto il Cattaio. Quattro isole
-popolate da selvaggi, gran cosa! S'intende che se un altro giungerà
-prima di me alle coste di Spagna....
-
---Martino Alonzo Pinzon, non è vero?
-
---Sicuro;--ripigliò l'almirante.--Se il disertore giungerà primo alla
-sua patria, sarà egli lo scopritore, avrà egli il merito e l'onore di
-tutto.
-
---Signor almirante, debbo dirvi intiero l'animo mio?--replicò
-Damiano,--Dall'Europa ci si può aspettare di tutto.... anche un atto di
-giustizia. È una terra tanto curiosa! Io metto pegno che quando voi
-giungerete, nessuno crederà più a Martino Alonzo Pinzon. Del resto, voi
-avrete sempre la testimonianze di due equipaggi, quasi intieramente di
-Castigliani, in mezzo a cui è un fratello di Martino Alonzo, e qualche
-altro suo consanguineo.--
-
-L'almirante fece un cenno del capo e un moto delle labbra: due gesti che
-dicevano e non dicevano, ma che, ad ogni modo, in quell'ora tarda di
-sera, non potevano essere notati dal nostro Damiano. Per altro, era
-eloquente anche il silenzio, e significava abbastanza i dubbi che
-amareggiavano il cuore dell'almirante.
-
---E bisognerà quindi affrettare la partenza;--soggiunse questi,
-proseguendo ad alta voce un ragionamento che aveva fatto dentro di
-sè.--Ho osservato una certa regolarità nei venti che soffiano su questi
-mari. Quando siamo venuti, li avevamo favorevoli, da levante a ponente.
-Ora mi pare che incomincino a voltarsi da ponente a levante. Bisognerà
-approfittarne; se no, risicheremmo di stare in panna per molto tempo,
-avanti di far cammino per le coste di Spagna.
-
---Ebbene, messere;--rispose Damiano.--Si prende una risoluzione
-sollecita. Disfacciamo la caravella, prima che se ne piglino l'incarico
-i marosi, e facciamo la fortezza. È questione di giorni.
-
---Sì, dite bene, è questione di giorni, quando ci sia la buona
-volontà;--conchiuse l'almirante.--Domattina ne parleremo.--
-
-Il giorno seguente, Cristoforo Colombo chiamò a consiglio gli ufficiali
-della spedizione e i piloti delle due marinaresche, della _Santa Maria_
-naufragata, e della _Nina_ superstite. Espose la condizione di un
-equipaggio raddoppiato, sulla più piccola caravella e sulla meno
-maneggevole, rimasta l'unica per ritornare in Europa, ed accennò al
-disegno di fondare una colonia ad Haiti, lasciandovi un certo numero di
-marinai, con quegli ufficiali che volessero restare al comando. Gli
-avanzi della _Santa Maria_ avrebbero fornita la materia per la
-costruzione di una fortezza, che i suoi cannoni potevano difendere, e in
-cui si sarebbero lasciati viveri per il sostentamento del presidio,
-nello spazio di un anno. Tanto non credeva egli che la colonia avrebbe
-dovuto aspettare il ritorno di una nuova spedizione dalla Spagna; ma era
-meglio provvedere per un anno, che per sei mesi soltanto; le precauzioni
-in simili casi non essendo mai troppe.
-
-Del resto, in quello spazio di tempo, i nuovi coloni avrebbero avuto
-agio di visitare, con le debite cautele, tutte le parti dell'isola, di
-cercare le miniere e tutte l'altre sorgenti di ricchezza. Inoltre, col
-cambio di tanta minutaglia che ancora si ritrovava a bordo della _Nina_
-e nel carico sbarcato dalla _Santa Maria_, avrebbero potuto accumulare
-dell'oro in gran copia. Imparando la lingua dei naturali, si sarebbero
-avvezzati ai loro costumi, alle loro abitudini, in guisa da poter
-prestare utilissimi servigi nelle spedizioni susseguenti. Alle quali,
-appena ritornato in Ispagna, avrebbe pensato e provveduto l'almirante,
-con quel pronto animo e con quell'ardore di desiderio che tutti
-riconoscevano in lui, e che oramai dovevano intendersi piuttosto
-accresciuti che diminuiti.
-
-Piacque la proposta a tutti, assai più che l'almirante non isperasse. Ma
-forse il pensiero di liberare la _Nina_ da un soverchio di gente, faceva
-tutti più facili ad accettare un partito, sul quale, in ogni altra
-occasione, avrebbero trovato molto a ridire.
-
-Damiano aveva dunque ragione, pronosticando che l'idea sarebbe stata
-accolta con giubilo. Ed oltre all'aver ragione, Damiano vinceva il suo
-punto.
-
-
-
-
-
- _Capitolo XII._
-
-
-
-
- Una nave che va, e l'altra che viene.
-
-
-
-Quel medesimo giorno, che fu il 27 dicembre, era annunziato agli
-equipaggi della _Nina_ e della _Santa Maria_, morta ma non ancora
-sepolta, il disegno del signor almirante del mare Oceano e vicerè delle
-isole scoperte nelle Indie Occidentali. Il disegno era già in embrione
-nella mente di molti; fu accolto da tutti con grida festose.
-
-E bisognava sentire i discorsi che si facevano a bordo, nell'ora della
-colazione.
-
---Ah, io resto nell'isola. E tu?
-
---Ancor io, certamente. Fossi pazzo, a chiudermi per due o tre mesi
-nella stiva della _Nina_, per morirci soffocato dalla mancanza
-d'aria.... e dall'odore del prossimo!
-
---Ancor io, sai? ancor io ci rimango, nell'isola. Vuol essere una vita
-d'oro, la nostra, senza staffilate di vento, e senza schiaffi d'acqua
-salata.
-
---Se la va di questo passo, figliuoli, si resta tutti a terra, e il
-signor almirante se ne ritorna da solo in Ispagna.
-
---Ma già! Non ci avete pensato, a questo guaio? Se si vuol restar tutti,
-l'ammirante dovrà sceglier lui quelli che lascerà e quelli che porterà.
-
---Deciderà la sorte, m'immagino.
-
---Ebbene, se decide la sorte, io, che son nato in un cattivo giorno,
-dovrò restare a bordo. Ma badate, sono il primo a fare una proposta, e
-intendo di averne assicurato il benefizio.
-
---Sentiamo la proposta di Ruiz.
-
---Eccola qua: mi profferisco per cambio a chi, essendo designato dalla
-sorte per restare colono, volesse invece ritornare in Europa.
-
---Nella decrepita Europa!--borbottò Damiano tra i denti.
-
---Non mi dimenticate, adunque, nel caso che non mi avesse favorito la
-sorte. Io voglio restare ad Haiti. Paese buono, donne belle, lavorar
-poco, spassarcela assai; che cosa si vuole di più?
-
---Bravo! Così intendi tu una colonia?
-
---E come l'avrei da intendere, io? Son marinaio; sarei soldato. Non
-avrei da partecipare ai profitti, o solo in troppo piccola parte,
-coll'aiuto di queste cinque dita, che non sono neanche troppo lunghe, nè
-troppo esercitate alla pratica di un perfetto tesoriere. Il mio guadagno
-sicuro sarà di darmi bel tempo. Questo è il paradiso terrestre; voglio
-godermelo.
-
---Facendo la parte del serpente, non è vero?--Si rideva, si
-sghignazzava, si fantasticava a tutto spiano. Damiano, attento ai
-discorsi, ma non mettendoci bocca, godeva della sua bella trovata. Egli
-sapeva bene quali sarebbero stati i profitti suoi, nella nuova colonia.
-L'almirante, di sicuro, gli avrebbe assegnato un uffizio. Magari,
-separandosi da Cosma, egli si sarebbe risoluto di lasciare il suo nome
-di guerra, per riprendere il suo nome vero ed autentico. E con quello,
-per bacco, e con le qualità che lo accompagnavano, l'uffizio non gli
-poteva mancare; nessuno, poi, ci avrebbe trovato a ridire.
-
-Che momento, quando si fosse sentito leggere un ordine di questa fatta:
-«Noi ecc. ecc. nominiamo il nobile uomo ecc. ecc. dei conti ecc. ecc.
-alla carica di ecc. ecc.»! L'uffizio a cui l'almirante poteva
-destinarlo, egli, per verità, non lo sapeva ancora, non aveva ancora
-osato immaginarselo. Ma se non era il primo, nè il secondo, non sarebbe
-neanche stato il quarto, per bacco baccone.
-
---Ma poi, perchè non sarebbe il secondo?--chiedeva Damiano a sè
-stesso.--Ragioniamo un poco, e vediamo.--
-
-Qui l'amico Damiano faceva i suoi conti:
-
---Un Castigliano al comando supremo, si capisce; l'ha detto anche
-l'almirante. È un onore dovuto alla nazione per cui si è fatta
-l'impresa. Si dovesse cercarlo col lumicino, trattenerlo qui con la
-forza, un Castigliano ci vuole. Ma il secondo posto, vivaddio, dovrebbe
-esser libero. Resteranno volentieri i marinai; vita per vita,
-preferiranno sempre sei mesi, un anno di presidio a terra, anzi che le
-noie d'un viaggio, fosse pure di ritorno In patria. Figurarsi il bordo
-della _Nina_, che cosa sarà per due o tre mesi! Solo per andare a
-dormire, bisognerà dividersi almeno in tre squadre, e darsi la muta nei
-ranci. E se ne pregheranno, a vicenda!... se ne pregheranno di quei
-secchi, o di quegli altri fatti a ferraiuolo, così quelli che vorranno
-andarsene a schiacciare un sonnellino, come quelli che non vorranno
-smettere il loro. Mi par già di sentirli. Per gli ufficiali, è un altro
-paio di maniche. Il loro rancio, buono o mediocre, gli ufficiali lo
-hanno. Sicuri per questo lato, non avranno nessuna ragione per voler
-rimanere a terra; e il secondo posto dovrebbe toccare a me, per qualche
-onesta ragione, oltre la benevolenza del signor almirante. Con un
-uffizio simile, sarei bene collocato, agli occhi della dolce Abarima e
-dei suoi. Comandante supremo, lo so, potrei domandare la figlia del re.
-Secondo di grado, potrò sempre aspirare ad una nipote di re; senza
-contare che Guacanagari non ha figliuole da marito. Veramente, m'annoia
-un poco quello che ho udito delle leggi di successione in questo paese.
-Morendo un cacìco senza figliuoli, gli succede, a preferenza del figlio
-del fratello, il figlio della sorella, perchè c'è più sicurezza che
-questo sia del medesimo sangue, dirò così, cacicale. E si capisce: i
-figli creduti d'un fratello potrebbero alle volte non aver nessuna
-consanguineità con lo zio; laddove i figli della sorella sono
-necessariamente i figli della madre loro. Vedete che cervelli sottili,
-questi selvaggi di Haiti! e sanno dove il diavolo tenga la coda.--
-
-Damiano, come vedete, pensava molte cose, facendosi già in tasca il
-contratto di nozze. Era un sogno in tutte le regole, il suo; egli se lo
-ingrandiva, descrivendolo a sè stesso, ed era un po' come colui che
-s'ubbriaca delle proprie parole.
-
-Alle chiacchiere di bordo seguì presto il lavoro, un lavoro animato ed
-allegro di tutto il doppio equipaggio. Bisognava disfare pezzo per pezzo
-la _Santa Maria_. Calafati e marangoni, con martelli, tanaglie, scuri, e
-ogni altra maniera di ferri, schiodavano, strappavano, segavano,
-facevano leva; ed assi, tavole, bagli, staminali, tutto saltava in
-acqua, donde i naturali di Haiti, volontarii aiutanti, nuotando intorno
-alla secca, spingevano al lido ogni cosa.
-
-Mentre così lavoravano gli equipaggi, Cristoforo Colombo risaliva ancora
-una volta alla residenza del cacìco, per informare l'amico Guacanagari
-della sua nuova intenzione. Egli voleva lasciare una parte della sua
-gente, per difender quell'isola dalle scorrerie dei Caribi; con più
-gente sarebbe ritornato al secondo viaggio, ed anche con maggior copia
-di preziosi donativi per il suo ospite, come di merci da barattare con
-l'oro. Piacque a Guacanagari il disegno; l'idea di ritener seco una
-parte di quegli esseri straordinarii, di quei figli del cielo, e il
-pensiero di vedere un giorno ritornare alla spiaggia di Haiti il signore
-degli uomini bianchi, con grandi piroghe cariche di sonagli di bronzo,
-di braccialetti e bei monili di perle di vetro colorato, fece andare in
-visibilio la tribù tutta quanta. Immaginate le grida, i salti, le
-capriuole di quel popolo semplice, mentre Cristoforo Colombo,
-accompagnato dal cacìco e dai grandi della sua casa, andava attorno per
-ritrovare un luogo adatto, su cui edificare la sua fortezza di legno.
-
-Il sole non era anche sparito dall'orizzonte, e già la maggior parte del
-legname della _Santa Maria_ era trasportata dalla costa alla eminenza
-che Cristoforo Colombo aveva scelta, non molto lontano dal villaggio di
-Guacanagari. Lungo la salita si vedevano andare e venire i naturali di
-Haiti in doppia catena: quei che ascendevano la costiera portando fasci
-di tavole, o travi, e quei che discendevano a mani vuote, per andarsi a
-rifare un buon carico.
-
-Intanto che il lavoro procedeva, alcuni naturali di un'altra parte
-dell'isola erano venuti ad annunziare che una grande piroga, con le ali
-bianche, come quelle della _Nina_, aveva gettata l'áncora in un fiume,
-alla estremità orientale dell'isola. Cristoforo Colombo diede una
-rifiatata di contentezza. Quella grande piroga non poteva essere che la
-_Pinta_, la _Pinta_ ch'egli oramai credeva già in cammino per l'Europa,
-la _Pinta_, che di sicuro si era allontanata dalla squadra per obbedire
-alla indisciplinata ambizione di Martino Alonzo Pinzon, insofferente di
-comandi, avido di scoprire e di raggranellare per sè.
-
-Comunque fosse, la _Pinta_ era là, ancora sotto la mano dell'almirante.
-Disubbidiente o no, era una nave di più per il ritorno; e la sua
-presenza, raffidando un pochino gli animi di tutti, consentiva di
-dividere un po' meglio l'equipaggio della _Santa Maria_, che altrimenti
-sarebbe stato costretto a pigiarsi tutto sulla _Nina_, o a lasciare un
-numero troppo grande d'uomini nella fortezza incominciata. Per questa,
-niente era mutato nel disegni dell'almirante. Il suo naufragio, in una
-calma perfetta, senza vento e senza mareggiata, era per lui un segno
-manifesto di una volontà suprema. Sembrava una disgrazia; ma senza
-quella disgrazia, egli non si sarebbe fermato tanto tempo ad Haiti, da
-scoprirne le ricchezze nascoste. La decisione di fermarsi e di
-fabbricare la fortezza era presa; non si doveva, non si poteva più
-revocare.
-
-Con tutti questi pensieri che gli ribollivano nell'anima, Cristoforo
-Colombo ai era affrettato a chiedere al cacìco una delle sue piroghe più
-veloci, con quanti più rematori del paese potessero starci alla voga.
-Uno spagnuolo andava con essi, portando al Pinzon una lettera
-dell'almirante. In quella lettera, che aveva scritta lì per lì,
-Cristoforo Colombo, senza muover rimprovero alcuno all'indisciplinato
-comandante della _Pinta_, lo invitava a raggiungere immantinente la
-squadra.
-
-La piroga ritornò in capo a tre giorni. Aveva costeggiata l'isola per lo
-spazio di quaranta miglia, senza vedere la _Pinta_ e senza neppure
-udirne novella dai naturali di quelle marine. Venivano intanto
-all'almirante altri annunzi dello stesso genere, ma da altre parti
-dell'isola; di qua, di là molti avevano veduta la gran piroga con le ali
-di cigno; ma Cristoforo Colombo pensò che avessero tutti sognato, nè più
-volle distoglier gente dal lavoro, per rintracciare quella nave
-fantastica.
-
-Ed era triste per lui non avere altro legno che la _Nina_, per ritornare
-in Europa. Se la _Pinta_ era fuggita, e giungeva prima di lui alle coste
-di Spagna, gli usurpava l'onore delle fatte scoperte, o, con calunniose
-imputazioni preoccupando gli spiriti, guastava a lui ogni disegno di
-spedizioni future. Se la _Pinta_ era perduta, la condizione di lui era
-anche peggiore; poichè di tre caravelle che gli erano state affidate,
-una sola ne restava, inferiore di troppo alle altre nel veleggiare, e
-l'esito della sua grande intrapresa dipendeva dall'incerto ritorno di un
-fragile schifo, attraverso la immensità dell'oceano. Periva egli nei
-flutti? e con lui si chiudeva nell'abisso il grande segreto del mare
-tenebroso.
-
-Il pericolo era grande; ogni indugio, poi, non faceva che aumentarlo;
-necessario dunque di lavorare con alacrità sempre maggiore alla
-costruzione della fortezza. Della _Pinta_, se proprio si aggirava in
-quelle acque non sarebbero mancate più sicure notizie, in quei giorni
-ch'egli avrebbe dovuto pur troppo rimanere colà.
-
-Damiano aveva seguite con una certa ansietà le peripezie di quel dramma
-che si svolgeva nella mente del suo grande concittadino. A tutta prima,
-udendo che la _Pinta_ era stata ritrovata, e vedendo l'almirante così
-sollecito a mandar gente sulla traccia del Pinzon, gli era entrato
-nell'animo il sospetto che della colonia d'Haiti non si dovesse fare più
-nulla.
-
---Ahimè!--diceva egli quel giorno a Cosma.--Il mio bel sogno svanisce.
-
---Che sogno?--esclamò Cosma.
-
---Come?--riprese Damiano, con aria di stupore.--Non sai?... Ma tu dunque
-vivi proprio nel mondo della luna?
-
---Mio caro, non so se sia il mondo della luna;--rispose placidamente
-Cosma;--so bene che è il mondo dell'anima mia; ed è tutto qua dentro.
-
---Il mio, invece, è il mondo del mio cuore;--disse Damiano.--Ed è qui
-presso, in Haiti.
-
---In Haiti!
-
---In Haiti, sì; o nella Spagnuola, per usare la denominazione del signor
-almirante; o, per essere più precisi, nella Corte di Guacanagari.
-
---Ah, sì, ora ci sono;--disse Cosma, che proprio aveva l'aria di
-scendere allora dalle nuvole.--Hai dunque e davvero in mente quella
-selvaggia?
-
---Una selvaggia, mio caro, che val più di molte dame della civilissima
-Europa.
-
---Questione di gusti!
-
---E d'occhi, ti prego di aggiungere, e d'occhi che sappiano discernere.
-So bene che non tutti vedono ad un modo. Ci sono i presbiti, e ci sono i
-miopi, per esempio. Ma tu, Cosma, che hai un occhio di falco e l'altro
-di lince, dovresti riconoscere che la figliuola di Tolteomec non è una
-selvaggia come le altre. Che stupenda creatura! E non ti è mai venuto in
-testa di raffigurartela vestita come una dama d'Europa?
-
---No, veramente. Ti dirò anzi che non l'ho neanche guardata.
-
---Male!--esclamò Damiano.--Cioè, mi correggo: potresti aver fatto anche
-bene.
-
---Che discorsi son questi?
-
---Discorsi d'uomo savio.... e stagionato. Diciamo dunque: meglio così;
-meglio che tu non ti sia fermato a guardarla. Non si sa mai. Or dunque,
-io, che l'ho guardata moltissimo, e fo conto di non saziarmene mai, me
-la son figurata in tutte le fogge possibili. Da principio nella foggia
-di Diana cacciatrice. Con quel suo guarnelletto ai fianchi, con quel
-manto, o stola che tu voglia dire, gittata con tanta grazia sull'òmero
-destro e rigirata sul fianco sinistro, mi è parsa veramente la dea delle
-selve. Ieri ancora glielo dicevo.
-
---E t'ha capito?
-
---Eh, così così. Sai che faccio profitto, nella lingua d'Haiti. È più
-facile che non credessi a tutta prima. O forse, son questi i miracoli
-della necessità, quando amore l'aiuta. Abarima mi appariva lassù, da
-quella macchia che confina col prato, dietro la casa di Tolteomec... Ma
-tu non conosci abbastanza i luoghi, mio caro. Non importa, del resto;
-una macchia è sempre una macchia. Abarima usciva dalla macchia, quando
-io attraversavo il prato, per andarla a cercare. Orbene, lo crederai, o
-non lo crederai, l'illusione era perfetta; mi parve di vedere Diana,
-uscente dal limitare della selva, alla ammirazione, alla adorazione dei
-pastori.
-
---O dei lupi rapaci;--disse Cosma, sorridendo.
-
---Lascia stare i lupi, poveracci! Io, del resto, non sono quella bestia
-feroce che tu credi. Ti ho detto che amerei quella donna vestita da dama
-europea. E me la sono raffigurata anche con una gran veste di velluto, o
-di ormisino, gallonata d'oro, col suo gran vertugadino ai fianchi, per
-tener larghe le pieghe, una ricca mantiglia sul capo, accomodata sopra
-una trecciera di perle.... Come dovrebbe star bene! Che portento di
-gioventù, di bellezza e di grazia, da far morir d'invidia cento donne
-d'Europa al giorno!
-
---Ci sarà sempre la carnagione,--disse Cosma,--su cui le donne d'Europa
-potranno ricattarsi.
-
---Che carnagione!--gridò Damiano, facendo una spallucciata.--Quella di
-Abarima è più chiara, in Haiti, al paragone delle altre. In Europa
-sarebbe un tantino più carica, darebbe un po' più nel rosso, ecco tutto.
-E ti pare un difetto, quello? Il bianco, caro mio, ha un altro difetto,
-e molto più grave: ti gira troppo spesso nel pallido, nello smorto, nel
-giallo. Qui non ci sarebbe pericolo. Dunque, dico io, tanto di
-guadagnato, ad innamorarsi di una pelle rossa. E poi, pensa alle pèsche,
-alle belle pèsche duràcine della nostra dolce Liguria. È sempre
-piacevole il pensarci.... fuori di stagione; ti corre l'acquolina alla
-bocca, e dal palato ti sale alle nari una fragranza soavemente acuta, o
-acutamente soave, che ti fa raggrinzare il collo e stralunar gli occhi
-dall'eccesso del piacere. E queste, caro mio, sono le sensazioni che
-prova il tuo servo umilissimo, quando pensa alla figlia di Tolteomec,
-alla dolce, alla gustosa Abarima, alla pèsca di Haiti.
-
---Pèsca salvatica, Damiano, pèsca salvatica!
-
---Eh no, Cosma! Questi, se mai, sono selvaggi di un'indole strana. Hai
-veduto il gran logorare che fanno di erbe aromatiche? Ad ogni momento se
-ne strofinano le mani. Con certe erbucce fragranti, Abarima si rifà
-spesso anche la bocca, che non ne avrebbe bisogno. E fa inoltre il suo
-bagno, sai, quella Diana cacciatrice. Là, nella macchia, è una fontana,
-una vera conca di smeraldo, e in quell'acqua ella si tuffa ogni giorno.
-Me lo ha confessato ieri, quando usciva dalla macchia. Ed io ho pensato
-alla fontana di Valchiusa; ed ho ripetuti a me stesso quei bellissimi
-versi:
-
- Chiare, fresche e dolci acque,
- Ove le belle membra
- Pose colei che sola a me par donna!
-
---Povera madonna Laura!--gridò Cosma, rabbrividendo.--Se lo spirito di
-messer Francesco ti sente, povero a te!
-
---Vorrai dire che mi manderà a graffiare dalla sua gatta? Io invece
-scommetterei che s'egli vivesse ancora e vedesse la figliuola di
-Tolteomec, si dimenticherebbe a volo della moglie di Ugo di Sade. Del
-resto,--soggiunse Damiano,--il valentuomo se n'era dimenticato più
-volte, quando era vivo. Ci sono delle storie, intorno a quel platonico
-amatore!...
-
---Senti!--interruppe Cosma.--Non mi guastare la immagine del Petrarca,
-neanche ad Haiti. La posterità vuol figure tutte d'un pezzo; e il
-simulacro non deve mostrare la saldatura nè la rappezzatura
-dell'artefice mal pratico. Sappiamo tutti che ogni metallo ha le sue
-scorie. Io, per esempio, studiando te, vedo bene dov'è la tua. E un
-giorno ti credevo più fedele a certe idee!...
-
---Delle quali, se mai, non avevo a star molto allegro!--esclamò Damiano,
-seccato.
-
---E neppur io;--disse Cosma.--Nondimeno, l'uomo ha da essere tutto d'un
-pezzo, come la statua di bronzo.
-
---Per che? per chi?--domandò Damiano.--Per la posterità, forse?
-
---No, caro, e risparmia l'epigramma;--replicò l'altro,--Nè tu, nè io,
-possiamo aspettarci l'ammirazione dei posteri. Ci vorrà pazienza. Ogni
-uomo, per altro, ogni uomo che pensi ed intenda, ha i suoi giudici....
-dentro di sè. Qualunque sia il suo stato e la sua condizione, egli deve
-poter esser contento, quando rientra in sè stesso ed osserva i suoi
-atti.
-
---Cavalleria antica!--disse Damiano.--E sebbene incominci a dar giù, è
-pur sempre una bella cosa; commovente, poi, commovente a quel Dio! Ma io
-non credo neanche di far contro alla vecchia cavalleria, amando una
-donna, dopo averne amata.... qualche altra. Una va, e l'altra viene,
-come le nostre caravelle. La _Santa Maria_ va in pezzi? la _Pinta_ viene
-al nostro ancoraggio; almeno, così ci si fa sperare, dalle notizie che
-sono arrivate di lei. Io m'attacco alla _Pinta_.--
-
-Cosma stette un pochino in silenzio, guardando il suo amico e
-concittadino nel bianco degli occhi.
-
---Ma parli proprio da senno?--gli disse finalmente.--Sei veramente
-innamorato?
-
---Innamoratissimo.
-
---E non per chiasso, come hai fatto.... nelle altre isole?
-
---Oh, credi che questa volta è la buona. _Ultima necat_, come è scritto
-anche sulle meridiane. Ho ricevuto il colpo qui, al costato sinistro.
-Son morto; mi seppellisco qui.... e faccio stirpe di re.
-
---Re d'Haiti!
-
---Eh, non posso mica farne una di re di Spagna Nota, mio caro, che qui
-ce n'è proprio il bisogno. Guacanagari non ha figli. Ma per fortuna non
-ha figli maschi neanche la sua unica sorella.
-
---Che c'entra questo?
-
---C'entra, per quella benedetta legge di successione al trono, che hanno
-qui in vigore; una legge che esclude dal trono i figliuoli dei fratelli,
-perchè, dicono, non ci sarebbe tutta la sicurezza della consanguineità.
-Ma qui abbiamo un caso speciale. Tra una figlia della sorella di
-Guacanagari, e una figlia del fratello, spero bene che per una volta
-tanto si darà la preferenza a quest'ultima, se quest'ultima ha trovato
-un partito di prima qualità, un _ada Turey_, un figlio del cielo.
-
---Ecco un titolo che tu ti largisci con molta liberalità!
-
---Ce lo dànno;--rispose Damiano.--Accettiamolo, e mostriamo di gradirlo,
-vestendocene subito. con pompa e solennità. Ritornando al fatto, o al da
-fare, non ti sembra che io debba operare come ragiono?
-
---Non mi sembra affatto;--disse Cosma.--Ragioni male, e ti proibisco di
-operare in conformità.
-
---Tu?--esclamò Damiano, stupito
-
---Io, sì, io.
-
---E perchè, se è lecito saperlo?
-
---Perchè non mi piace.
-
---Non ti piace! non ti piace!--balbettò Damiano.--Questione di gusti, mi
-dirai. Ma questa, caro mio, non è una mela, non è una sorba, non è una
-susina; e voglio sperare che tu, uomo savio, dei gusti tuoi.... a
-proposito dei fatti miei.... mi vorrai dir la ragione.
-
---La ragione!--ripetè Cosma.--Potevi dire le ragioni, perchè infatti ce
-ne sono parecchie. Ma incominciamo dalla prima. Hai sempre sostenuto con
-me, laggiù, in Europa, che un cavaliere ha da essere costante in amore.
-
---Ti potrei rispondere,--ribattè Damiano,--che di laggiù a venir qua si
-è passata molt'acqua. E, se Dio vuole, siamo anche agli antipodi. Ma,
-per tua norma e regola, io non ho mutato opinione: credo alla bellezza,
-alla bontà, alla necessità morale di essere costanti in amore, quando
-l'uomo è ricambiato. Il mio non è stato ricambiato; fattelo giudicare da
-quella corte d'amore che vuoi, da tutti i tribunali di cavalleria che ti
-parrà di convocare; nessuna corte, nessun tribunale giudicherà che si
-debba esser fedeli ad una dama, la quale ha lasciato l'uno per l'altro,
-e tutt'e due per un terzo. Se a te non pare d'imitarmi in questo
-sentimento di libertà, serviti pure; ma non accusar me di mancamento
-alla legge.--
-
-Cosma rimase muto per un buon tratto; forse cercando argomenti contro la
-logica del compagno, e non trovandone di buoni, o almeno di tali che si
-potessero dire, senza offendere l'amico Damiano. Comunque fosse, egli
-mutò discorso, passando ad un'altra forma di argomentazione.
-
---Dato e non concesso....--diss'egli, dopo quella lunga pausa,--vediamo
-il caso tuo di qua dall'Oceano. Ci sei venuto libero di cuore, senza i
-vincoli che avevi l'aria d'imporre a te stesso. Non ischerzi più, non
-t'innamori per chiasso, come hai fatto nelle altre isole; sei innamorato
-a buono, di questa principessa Abarima. Vedi? te la fo principessa di
-schianto.
-
---Lo è, senza la tua liberalità, mio dolcissimo Cosma.
-
---E sia, non letichiamo per queste piccolezze. Mettiamo invece che
-questa principessa Abarima non volesse saperne di te....
-
---Sei pazzo? Mi ama.
-
---Te lo ha detto?
-
---Sì, come si possono dire queste cose: ascoltando molto, sorridendo
-altrettanto, arrossendo spesso, come ad una innocente creatura si
-addice.
-
---E ad una pelle rossa, non è vero?
-
---Oh senti,--gridò Damiano, stizzito,--se tu credi di farmi un
-epigramma, ti avverto che questo t'è riuscito senza punta. Anche le
-pelli rosse arrossiscono, e un attento esame te ne persuaderebbe, come
-ha persuaso me. Del resto, lasciamo stare il rossore; ci ho anche delle
-frasi sue, belle e buone, che mi dànno il diritto di credere che sono
-riamato. Se non ti piace, rincarami il fitto.
-
---Sei dunque felice?--disse Cosma.
-
---Sì....--rispose Damiano.--O quasi.
-
---È già un bell'avviamento;--riprese Cosma, assentendo cortesemente del
-capo,--Ma se la tua principessa non durasse nell'amore che incomincia a
-sentire per te?... Queste cose avvengono, lo sai.... anche di qua
-dall'Oceano.
-
---Non me ne parlare!--gridò Damiano.--Sarebbe una maledizione.
-
---Mi basta che sia una cosa possibile;--disse Cosma.--E se questa cosa
-si avverasse per te, tu, caro amico, rimasto tra i coloni, tra gli
-abitatori della fortezza, non potresti più curare il tuo male, partendo.
-Saresti confinato per sei mesi, per un anno, ad Haiti, bestemmiando la
-tua risoluzione troppo sollecita, per la quale, a voler dire ogni cosa,
-avresti anche mancato ad un'altra fedeltà, ad un'altra costanza: voglio
-dire la fedeltà e la costanza nell'amicizia. Pensaci,
-Damiano;--soggiunse Cosma, con accento di tenerezza solenne;--noi ci
-siamo conosciuti in brutti momenti, lo sai. Due altri uomini si
-sarebbero odiati. Anche noi, da principio, ci eravamo messi su quella
-via; ma eravamo due cavalieri, e non abbiamo potuto, non abbiamo voluto
-durarci. E da quel giorno che ci siamo strette le mani, quante ragioni
-non abbiamo avute noi per amarci! Tutt'e due liberi dalle passioni
-malvagie di casa nostra, ci siamo trovati d'accordo a compiangerle.
-C'era una gran cosa da fare, una grande occasione da cogliere, che ai
-nostri concittadini era parsa una follìa. Ci siamo guardati negli occhi,
-e abbiamo detto: vogliamo partire noi due? vogliamo almeno partecipar
-noi ai pericoli e alla gloria d'una impresa che i nostri concittadini
-ricusano? E la risposta è stata una sola, che uscì da due bocche;
-partiamo; sempre uniti, nella vita e nella morte, si segua quell'oscuro
-popolano, il cui animo è così grande, sopra tutti i maggiori della sua
-terra, ai quali sarà gloria, se la fortuna lo assiste, di potersi dire
-della sua medesima patria.--
-
-Damiano asciugò una lagrima che gli era venuta sugli occhi.
-
---È vero, sì,--rispose egli, commosso,--abbiamo fatto quello che avevamo
-promesso. Genova, la prima esploratrice del mare tenebroso, Genova che
-aveva scoperte le Azzorre, Madera, le Canarie e le isole del Capo Verde,
-le doveva scoprir lei, le nuove terre intravvedute dall'ingegno di un
-suo valoroso figliuolo! Ma se ella non ha potuto, per le sue eterne
-discordie, por mente ai disegni di Cristoforo Colombo, non sono vivaddio
-mancati all'impresa due dei suoi cittadini.... oso dire il fiore dei
-suoi cittadini. Tanto, non c'è qui nessuno che ci senta....
-
---I vicini sono in villa!--disse Cosma.
-
---Sicuramente,--rispose Damiano.--Aggiungi che il capo della spedizione,
-l'uomo che l'ha ideata e così fortemente voluta, è genovese come noi.
-Siamo in tre, perbacco; _omne trinum est perfectum_; tanto che, vedi, un
-quarto Genovese guasterebbe. L'onore è salvo; è pensiero Ligure, qui; è
-fatica di Liguri.
-
---Ah, bene!--gridò Cosma.--T'infiammi?
-
---Si, metto le ali ancor io. Ma tu sei Dedalo, ed io non sono che Icaro.
-Il volo è fatto; si è fuori del labirinto, lontani da Creta quanto
-basta. Icaro perde le penne, e dà il suo nome al mare in cui cade. Io dò
-un tuffo ad Haiti, e mi fermo. L'impresa per cui siamo partiti è
-compiuta. La nostra società, la nostra _maona_, ha dati i suoi frutti.
-Tu ritorni, io resto. Perdio! al guerriero che ha combattuto, si concede
-il riposo. Io riposerò sugli allori.
-
---È la tua risoluzione?--domandò Cosma, accigliato.
-
---Sì, caro; è la mia risoluzione;--riprese Damiano.
-
---Orbene;--ripigliò Cosma;--non è la mia.
-
-Damiano si strinse nelle spalle e inarcò le sopracciglia, in atto di
-dirgli: che importa?
-
-Ma l'altro finse di non vedere il gesto canzonatorio, o di non
-intenderne il significato.
-
---Non voglio,--soggiunse,--che tu rimanga in Haiti. Per il tuo onore,
-per la tua pace, non voglio.
-
---Ma sai, Cosma, che è una pretensione strana, la tua! Non voglio! non
-voglio! Tu parli come se tu fossi il soldano d'Egitto, ed io il tuo
-umile schiavo.
-
---Come ti parrà meglio;--rispose Cosma, inflessibile;--ma io non voglio.
-
---E che diresti se io mi ribellassi?
-
---Mi dorrebbe all'anima, perchè dovrei.... usare la forza.
-
---La forza!--gridò Damiano.--La forza! Tu? con me? Vorrei veder
-questa!--
-
-E si era piantato, così dicendo, davanti a Cosma, con le braccia al
-petto e i pugni chiusi, come un atleta conscio della virtù de' suoi
-muscoli, e pronto a farla sentire.
-
-Cosma stette un istante a guardarlo; poi disse:
-
---Vedetelo, l'uomo antico, che scatta fuori dal nuovo. Mi hai provocato,
-Damiano; ho dovuto parlarti sinceramente. Che cosa sono queste tue
-smargiassate? questi atteggiamenti da lottatore? Perchè un giorno potevi
-uccidermi, e non lo hai fatto, credi tu di farmi l'uomo addosso,
-opponendo braccia a ragioni?--
-
-Ma Damiano non lo ascoltava già più. Le prime parole di Cosma lo avevano
-colpito abbastanza.
-
---Che parli tu dell'uomo antico? che parli tu del passato?--proruppe.--È
-stata la forza delle cose; è stata la fortuna del momento. A quei
-giorni, a quelle miserie, io non ci penso neanche.
-
---Ma provi a ribellarti;--rispose Cosma.--E mi sfidi a fare il poter mio
-per ricondurti in Europa....
-
---Questo sì;--replicò Damiano--Forza materiale, o forza morale che sia,
-ti sfido ad usarne. Qui non c'è uomo antico che tenga. Anzi, guarda,
-facciamo una cosa: immaginiamo di non esserci conosciuti mai, prima di
-vederci a bordo della _Santa Maria_. Siamo amici, e con pari diritti. Tu
-fai quel che ti pare, dal canto tuo; ed io dal mio.
-
---Sta bene, ed accetto il partito;--rispose Cosma, chinando la testa.
-
-Ma quella chiusa fredda e repentina non piacque troppo a Damiano, che
-restava al buio di tutto.
-
---Ti ringrazio;--diss'egli, cercando di riappiccare il discorso.--Ma che
-cosa farai?
-
---Quel che farò non debbo dirlo a te.
-
---Capisco.... parlerai all'almirante.
-
---Non debbo dirlo a te, ti ripeto. Se vorrò parlare all'almirante, non
-sarai tu che potrai impedirmelo.--
-
-Damiano gli diede una guardata in cagnesco; alzò dispettosamente le
-spalle; fece una giravolta sui tacchi, e si allontanò borbottando.
-
-Cosma rimase pensieroso al suo posto. Come lo vide voltato e in atto di
-andarsene, tentennò malinconicamente la testa, e mormorò:
-
---Che peccato! un cuore così buono, e un cervello tanto balzano! Ma ti
-aggiusterò io, bambino, vedrai. E tu credi pure che io parlerò
-all'almirante--
-
-
-
-
-
- _Capitolo XIII._
-
-
-
-
- Come andò che Cosma si risolvesse ad imparare la lingua di Haiti.
-
-
-
-Damiano si era allontanato dal castello di prora, dove aveva avuto
-quella lunga ed aspra conversazione col suo concittadino ed amico. Ed
-anzi, veduto che l'almirante era sceso poc'anzi a terra, non volle
-rimanere a bordo neppur lui. Chiamata una delle tante piroghe di
-naturali, che si aggiravano sempre intorno alla caravella, ci saltò
-dentro e si fece trasportare alla riva. Quelli erano giorni di gran
-libertà! fuori delle ore di servizio, ognuno faceva il comodo suo.
-Damiano, del resto, era tra quelli che più particolarmente si occupavano
-di provvedere a tutto il bisognevole per la costruzione della fortezza.
-Niente, adunque, era più naturale del vederlo ritornare alla riva.
-
---Vedete che follia!--andava egli borbottando tra sè, mentre gl'Indiani
-vogavano lesti con le loro pagaie.--Vuol parlare all'almirante! Ah, gli
-parlerò io prima di te, all'almirante. Ma perchè questo capriccio di
-farmi ritornare laggiù? Se ci vuole andar lui, buon padrone; io non vedo
-la necessità d'imitarlo. È un fatto, sì, che io m'infiammo facilmente.
-Devo averci dello zolfo, nelle vene. Ma finalmente, si vive una volta
-sola: e quando si ritrova la donna che piace più dell'altre, sia pure in
-un'isola dell'Oceano, come in una gola dei patrii monti, perchè non ci
-si fermerebbe, come ci si ferma alla prima frasca, che promette di darvi
-il migliore della cantina? L'amicizia! L'amicizia! una gran parola, ma
-vuota!--
-
-Damiano tossì, come se non potesse mandarla giù, si rivoltò sul sedile
-di poppa, e ripigliò il suo monologo:
-
---Non dico che non abbia potuto essere in altri tempi una bella cosa.
-Fors'anche era più utile, allora. Due amici erano due forze alleate,
-contro il nemico. E in tempi barbari, di guerra continua, un aiuto
-scambievole s'intendeva benissimo. Uno teneva ritto lo scudo; l'altro
-tendeva l'arco e aggiustava la mira. Si veniva ai ferri corti? Quello
-che aveva spacciato prima il suo nemico, si voltava con un manrovescio
-addosso al nemico del suo compagno. Una mano lavava l'altra, e tutt'e
-due il viso. Ma ora?... Ora si combatte in ordine serrato: l'amico è
-quello di destra, è quello di sinistra, e l'uno e l'altro ci son dati
-dal caso. Tutti si combatte per la bandiera, e quando la bombarda ha
-mandato il suo lampo e il suo fumo dalla bocca, tu non puoi col tuo
-scudo riparare l'amico da una nespola tanto fatta, che manda in pezzi
-ogni cosa che incontra. L'amicizia è ancora un buon sentimento, di
-stima, di cortesia, che ci prende, a ragione o a torto, per una persona
-anzi che per un'altra. Questione di piacerti più o meno una figura, un
-atto, una parola. Ma perchè questo sentimento nasce facilmente in noi,
-facilmente si spegne. O se non si spegne, non è neanche troppo forte e
-profondo. Se è un sentimento forte, diventa esclusivo, e allora addio
-roba! è la padronanza di un uomo sull'altro. Ed io, perbacco, non sarò
-mai lo schiavo di nessuno. Amici, sì, per una buona stretta di mano, per
-darci aiuto all'occasione, per raccontarci, i nostri amori, i nostri
-sogni, le nostre malinconie; ma fermi lì, con le pretensioni bislacche,
-i voglio e i non voglio che fanno salire la mosca al naso!--
-
-Il monologo finì, come potete immaginarvi, con l'arrivo della piroga
-alla spiaggia. Damiano balzò dalla piroga sul greto, e si avviò per la
-costiera al villaggio. Arrivato sulla gran piazza, non poteva
-trattenersi dal volgere un'occhiata ad una certa casa sulla sua
-sinistra; un'occhiata di saluto, di adorazione e di desiderio. Le mura
-che accolgono la donna amata sono sempre il centro dell'universo per
-noi. Questa è il cardine inconcusso d'ogni scienza, geografica,
-cosmografica, astronomica. I dotti che la pensano diversamente, sono
-pregati di andarsi a riporre.
-
---Dolce donna!--mormorò Damiano, attraversando la piazza.--Se tu sapessi
-quello che io soffro per te! Vogliono portarmi via, capisci? portarmi
-via, strapparmi da quest'isola di Citèra, dove io ho risoluto di finire
-i miei giorni.--
-
-Mentre così parlava, e teneva gli occhi fissi sulla casa di Tolteomec,
-una figura di donna apparve sulla loggia, in mezzo al verde intreccio
-delle piante rampicanti. La riconobbe subito, quantunque egli non avesse
-gli occhi del suo concittadino Cosma; era Abarima, la pèsca di Haiti,
-più appariscente che mai, più che mai deliziosa.
-
-Anch'essa aveva riconosciuto Damiano, poichè, affacciatasi al parapetto
-di legno, stendeva il braccio verso di lui, facendogli cenno con la
-mano, e invitandolo ad accostarsi.
-
-Damiano non si fece pregare. Andò, corse sotto alla loggia. Abarima gli
-sorrideva; Abarima gli rendeva col sommo delle dita il bacio che egli le
-aveva scoccato in quella medesima forma. E appena egli fu abbastanza
-vicino, gli gittò queste parole:
-
---Damiano, laggiù, nel bosco; vengo subito a te.--
-
-Il nostro Damiano sapeva già tanto di lingua Haitiana per capire quelle
-parole, e delle altre ancora. Se anche non le avesse capite, il gesto
-gliele avrebbe spiegate a puntino.
-
-Rasentò la casa, riuscì sulla prateria, e in quattro salti fu nella
-macchia. La fontana era il luogo del ritrovo. Colà egli aveva veduta al
-bagno quella Diana del Nuovo Mondo, e la bella dea non gli aveva fatta
-subire la metamorfosi nè la catastrofe di Atteone.
-
-Abarima fu pronta a seguirlo nel verde. Venne a lui leggera e
-sorridente, mise un grido di giubilo e gli cadde nelle braccia.
-
---Dolce donna!--esclamò Damiano, intenerito.--Ed io dovrei abbandonarti?
-spiccarmi da te? sacrificarti al Moloch dell'amicizia?
-
---Che dice il mio signore?--domandò la bella selvaggia, fissando in lui
-i suoi grandi occhi d'indaco.
-
---Nulla, nulla, Abarima _taorib_. Parlavo da me, nella lingua del mio
-paese. Nella tua lingua ti domanderò invece una cosa. Dimmi, _taorib_
-fra tutte le _taorib_; mi ami tu?--
-
-Abarima chinò la guancia sul petto di Damiano, alzò le ciglia per
-mandargli di sbieco un'occhiata assassina, e gli disse sottovoce:
-
---Ti amo.
-
---Mi amerai sempre?--riprese Damiano.
-
---Oh sempre, sempre!--rispose Abarima.--E tu?
-
---Io, cara, fino alla morte. Son fatto così, sai; sono stato creato per
-l'amore costante, eterno, immobile come la vôlta del cielo. Finchè sarà
-il sole lassù, il mio cuore ti amerà.... Cioè, non diciamo sciocchezze.
-Io non vivrò quanto il sole. Volevo dirti che ti amerò finchè i miei
-occhi vedranno il sole, o la luna e le stelle. Bambina dolce, tu sai che
-il grande Spirito ci ha creati per l'amore. Senza l'amore si vive male;
-anzi, non si vive affatto. Si è stanchi, fiacchi, svogliati....
-
---Che dice il mio signore?--domandò ancora Abarima.
-
---Ah sì!--rispose Damiano.--Capisco che vada nel difficile, e non riesco
-più a farmi capire. Maledette lingue straniere! Se fossi nei panni, anzi
-no, nella pelle di quello stupido Cusqueia, potrei dirti tante belle
-cose! Pazienza, vediamo di girare la difficoltà che non si può superare.
-Abarima _taorib_!--soggiunse Damiano, ritornando alla lingua
-d'Haiti.--Uomini soli, senza donne, essere stanchi, non desiderare
-nulla, essere ammalati. Ma quando apparire bella donna, come Abarima,
-uomini subito ridere, saltare, ballare, come avere buon liquore in
-corpo. Ah, donne, donne! Sapere voi vostro potere sopra uomo! E ridere,
-ridere volentieri. Ridere bene, quando avere bella bocca come questa.--
-
-Abarima commentava il discorso tripolino del suo innamorato, ridendo
-veramente di gusto.
-
---Hai capito, ora, birichina?--ripigliò Damiano, nella sua lingua
-nativa.--Vediamo un po' se capisci quest'altra. È la lingua
-universale.... e si parla da labbro a labbro.--
-
-Un colpettino leggero, ma pronto, come una zaffata di micio, colse
-Damiano sulla bocca protesa. Era uno scherzo, non prometteva più aspre
-difese, e Damiano lo ricevette con buona grazia da quella dolce manina.
-
---Senti,--diss'egli, prendendo quella manina sotto il braccio e
-mettendosi in atto di passeggiare,--vorrei dirti una cosa importante. Tu
-sarai mia, non è vero? Tolteomec darà Abarima in moglie a Damiano?
-
---Damiano _ada turey_:--rispose Abarima.
-
---Si sottintende;--rispose Damiano;--ed è una condizione invidiabile,
-quella di figlio del cielo, a patto che mi faccia ottenere la figlia di
-Tolteomec. Sappi dunque, Abarima _taorib_.... Vogliono mandarmi in
-Europa, laggiù, laggiù, dall'altra parte del mare.--
-
-Il gesto spiegava le parole che non erano riuscite abbastanza chiare
-alla bella selvaggia.
-
---_Azatlan_!--esclamò ella, turbata.
-
---Eh! diciamo pure _Azatlan_. Ma non è per me come una casa del diavolo?
-Io dunque ti dicevo, Abarima, che i figli del cielo ritorneranno
-laggiù.... nel brutto paese! E vogliono, che Damiano li segua nel brutto
-paese.
-
---No, no!--diss'ella, stringendosi a lui; sbigottita.--Damiano restare
-in Haiti, casa Tolteomec.
-
---E sposo ad Abarima, non è vero?
-
---Damiano,--rispose ella,--Damiano è _ada turey_.
-
---E dàlli!--esclamò Damiano, seccato dalla ripetizione.--Non vorrei
-esser debitore dell'amor tuo a questa condizione privilegiata di figlio
-del cielo, che ho comune, del resto, con tante birbe matricolate.
-
---Che dice il mio signore!
-
---Niente, niente, Abarima taorib. Dico che tu sei una cara donnina, e
-che.... Ma senti! Vien qualcheduno.--
-
-Si udiva infatti un fruscìo di rami nel bosco. Abarima levò la fronte e
-tese l'orecchio.
-
---Forse Tolteomec che ritorna da vedere i suoi campi di
-maiz;--diss'ella.
-
---Ebbene, io ti lascio con lui;--rispose Damiano.
-
---Temi tu di vederlo?--disse Abarima.
-
---No, cara. Lo vedrò volentieri più tardi, nella giornata, quando potrò
-fargli una certa domanda. Ora, e appunto per te, appunto per quella
-domanda, vorrei vedere il signor almirante, il capo dei figli del cielo,
-che il diavolo se li porti.... fatte, s'intende, le debite eccezioni.
-
---Che dice....
-
---Sì, ho capito «Che dice il mio signore?» Vorrei esserlo già, Abarima
-_taorib_, il tuo signore, genero di Tolteomec, nipote di Guacanagari,
-erede del trono di Haiti, e non più condannato a ritornare in quella
-desolazione dell'abominazione, che si chiama la vecchia, la decrepita
-Europa. Ora addio, cara; vado e ritorno.--
-
-Così dicendo, Damiano si mosse per andare verso il prato. Giunto al
-limitare della macchia, si volse ancora, gittò il cenno di un bacio alla
-bella selvaggia, e senza attraversare il prato prese una scorciatoia tra
-i campi. Gli premeva di giungere alla fortezza e di trovare l'almirante,
-prima che questi ritornasse alla spiaggia.
-
---Se non lo combino lassù,--diceva egli tra sè--lo vede Cosma prima di
-me, e mi guasta ogni cosa, con le sue alzate d'ingegno.--
-
-Per fortuna sua, l'almirante non era ancora partito dal poggio, su cui
-già era scavato il fosso e alzato l'argine della fortezza.
-
---Siete qui, voi?--disse l'almirante a Damiano, come lo vide apparire
-sul ciglio della collina.
-
---Sì, messere, e molto desideroso di parlarvi, da solo a solo, se potete
-concedermi qualche minuto di tempo.
-
---Tutto il tempo che vorrete, mio caro. Portate notizie di laggiù?
-
---No, si tratta di me.
-
---Sarò felicissimo di ascoltarvi;--disse l'almirante, sorridendo
-benignamente al suo concittadino.
-
-E presolo per un braccio, lo condusse un po' più in là, dove non
-potessero i loro discorsi essere uditi dagli uomini che lavoravano
-all'argine.
-
---Sentiamo che cosa avete a dirmi;--incominciò, per dargli coraggio.
-
---Signore,--disse Damiano,--vi chiedo una grazia, che l'altro giorno mi
-avevate concessa.
-
---Se io ve l'ho concessa, perchè me la chiedete ancora? Sarà piuttosto
-il caso di rammentarmela, se mai l'avessi dimenticata.
-
---È giusto, perdonate. Ma sono tanto confuso! ed è così forte in me il
-desiderio di restare alla Spagnuola!
-
---Ah sì.... ricordo;--disse l'almirante;--nel presidio della fortezza,
-in questo principio di colonia cristiana. Ma siete voi proprio risoluto?
-Non è un capriccio passeggero? Son cose gravi, e bisogna pensarci due
-volte.
-
---Ci ho pensato, mio signore.
-
---Ed anche avete pensato che voi potreste restare lungamente senza
-alcuna novella di noi? Rimanere alla Spagnuola, ritornare in Ispagna,
-sono due partiti egualmente pericolosi. Se noi non potessimo recar nuove
-della nostra scoperta in Europa, che sarebbe di questa colonia? Certo,
-varrà sempre meglio,--disse l'almirante,--esser vivi e sani in
-quest'isola, che sepolti negli abissi dell'Atlantico. Ma un troppo lungo
-soggiorno qui, senza novelle di casa, e nella incertezza dolorosa di non
-averne mai, potrebbe anche farvi pentire di una risoluzione come questa
-che voi mi accennate.
-
---Signore, voi giungerete al lido di Castiglia e avrete il premio delle
-vostre fatiche. Iddio non vi ha condotto fin qua perchè sia vana
-l'impresa maravigliosa a cui vi aveva destinato. E non solo la Spagna,
-ma tutto il mondo cristiano saprà che voi avete lasciata qui una parte
-dei vostri.
-
---Vi ascolti il cielo;--rispose l'almirante.--La vostra risoluzione è
-dunque irrevocabile?
-
---Con vostra licenza, mio signore, sì;--disse Damiano.
-
---E siate contento;--ripigliò l'almirante.--Poichè una colonia si fonda
-in quest'isola, è bene che ci sia qualcheduno di cui io possa
-maggiormente fidarmi. E di chi mi fiderei io veramente, se non di voi, o
-del vostro amico? Restate dunque, messer Damiano. Ma quale uffizio vi
-daremo noi qui?
-
---Qualunque esso sia, lo accetterò di buon grado.
-
---Bene; vi metteremo dunque per aiuto a Diego di Arana. Sappiate che il
-nostro capo di giustizia rimane volentieri. Egli stesso si è offerto, e
-la proposta sua mi ha levato da un grave impiccio. Lo Spagnuolo, per
-comandare a Spagnuoli, è dunque trovato. Così voi, messer Damiano,
-potrete rimanere suo primo uffiziale, senza dar gelosie.
-
---Io vi ripeto, signore,--disse Damiano, gongolante di gioia,--qualunque
-uffizio, anche il più umile, mi basterebbe. Ma vedrò di tener degnamente
-quello che voi mi avete conferito. Ho dunque la vostra parola, che io
-resterò nella colonia?
-
---L'avete;--rispose Cristoforo Colombo.--Ma perchè dubitate?
-
---Perchè.... vedete.... a voi non voglio tacer nulla.... Cosma, l'amico
-mio, si è messo in testa che io ritorni in Europa.
-
---L'amicizia ha i suoi diritti, o le sue pretensioni;--disse
-l'almirante.--Potete cedere, potete resistere; ma dovete sempre
-intendere le ragioni che muovono un amico a consigliare in un modo, anzi
-che in un altro.
-
---Le intendo, sì; ma gli è come se non le intendessi. Io amo restare a
-terra, per ora. Debbo io dirvi tutto, mio signore? Dopo aver corsa
-tant'acqua, non me la sento di correrne altrettanta. Quantunque
-Genovese, sono un marinaio.... d'acqua dolce.
-
---Eh via! non vi calunniate;--disse Cristoforo Colombo, sorridendo.--Vi
-ho veduto alla prova, ed eravate invece dei buoni. Certo,e questo io
-l'avevo subito indovinato, voi non siete uomo d'albero; ma per
-gentiluomo di poppa, o d'arrembata, andreste benissimo. Dio sa quanti
-dei vostri vecchi, messer Damiano, han comandato galere!--
-
-A questo accenno non credette opportuno di rispondere quell'altro.
-
---Voi dunque intendete la ragionevolezza del mio
-desiderio;--diss'egli.--Ed ancora ammetterete che qualche persona di
-garbo, capace di stringere buone relazioni con questi naturali, possa
-giovare.
-
---Questo, poi, non solamente lo ammetto, ma lo desidero e lo spero. Una
-colonia come la nostra non potrebbe prosperare che a questi patti. Siamo
-venuti tra gente buona, degna di trovare amici e protettori, non padroni
-ed oppressori. Voi parlate secondo il mio pensiero, messer Damiano; ed
-io, non che concedervi di recare, mi rallegro che me lo abbiate
-domandato. È grazia che voi fate a me, non io a voi.--
-
-Damiano non capiva in sè dalla gioia. Se non fece un salto davanti al
-suo grande concittadino, mettete pure che gliene mancasse il coraggio,
-perchè la voglia c'era tutta, e vivissima.
-
---Ed ora,--diss'egli dentro di sè,--mio caro Cosma, farai quel che ti
-pare; io non ho più paura di niente; sono ormeggiato in barba di
-micio.--
-
-Quella notte, per cansare le occasioni di discorrere con l'amico,
-Damiano si fermò con la squadra degli uomini che dormivano a terra.
-S'intende che andò a dare nella sera una capatina alla casa di
-Tolteomec.
-
-Il vecchio fratello di Guacanagari era seduto accanto all'uscio, in atto
-di prendere una boccata d'aria vespertina; ma nel fatto ne prendeva
-parecchie di fumo da una foglia aromatica che teneva arrotolata ed
-accesa fra i denti: la foglia che sapete, e per cui si era rivoltato, a
-Cuba, lo stomaco del nostro Damiano.
-
-Salutato il suo futuro suocero, e accolto da lui con paterna
-amorevolezza, Damiano ricusò il tabacco di Tolteomec, ma accettò qualche
-goccia di un liquore che per ordine del vecchio gli era ministrato dalla
-leggiadra Abarima. E lì, seduto anch'egli sul limitare della casa,
-stette a prendere il fresco; da prima beandosi negli occhi d'indaco
-della fanciulla, poi, essendo sopraggiunta la notte, contentandosi di
-ammirare i contorni della sua graziosa persona. La scena era
-patriarcale; ma appunto perchè c'era il patriarca, e non accennava mai
-di andarsene, Damiano non fu contento della sua serata com'era stato
-contento della sua mattinata. Ed anche Abarima doveva sentire la
-differenza dal giorno chiaro alla sera, dalla fontana alla piazza,
-perchè era taciturna, ed appariva anche impacciata.
-
-Parlava il vecchio, e per lei e per Damiano. E tra le molte cose che
-disse, ci fu l'invito al figlio del cielo di passar la notte nella sua
-casa.
-
---Una stoia non manca mai per il forestiero.--diss'egli.
-
-Damiano accettò con giubilo. In fin dei conti, il patriarca era un buon
-diavolo.
-
---Sii dunque il ben venuto;--soggiunse Tolteomec.--Noi faremo in modo
-che i tuoi sonni non siano molestati. Nella mia stessa camera ti sarà
-apprestata la stoia.--
-
-A mala sorte buon viso, dice un proverbio. E Damiano, un po' seccato
-dalla troppa bontà dei patriarchi, doveva meditare quel proverbio per
-tutta la notte.
-
-Il vecchio Tolteomec sarebbe stato un buon compagno di camera per un
-ammalato, ed anche per uno che soffrisse di nervi. Non russava, nè alto,
-nè basso, nè squillante, nè sordo; aveva il sonno leggero come i bambini
-lattanti. Ad ogni voltarsi di Damiano sulla stoia, si sentiva la sua
-voce sommessa che domandava dall'altro canto della stanza: «Che hai,
-figlio del cielo? Non puoi dormire? Vuoi tu qualche cosa? La mia casa è
-tua. Sia con te il grande Spirito; allontani il mal occhio da te» ed
-altre cosette ugualmente graziose, ugualmente piacevoli.
-
-Damiano mandò con tutta l'anima il suo ospite in un'altra casa, che non
-era neppur quella del grande Spirito. Ma questi voti del cuore, si sa,
-non sono mai esauditi dalle potenze invisibili. Damiano si adattò a non
-muoversi più, e risolse di dormire. Rabbia impossente, stanchezza
-fisica, gioventù e sanità di corpo, fecero presto il miracolo. Damiano
-si addormentò per uno, e russò ferocemente per due.
-
-La mattina seguente si destò forse un po' più tardi dell'usato. E si
-capisce; non aveva intorno i compagni a far rumore, a guastargli il
-sonnellino d'oro. Regnava nella casa di Tolteomec un religioso silenzio;
-era ospite il figlio del cielo, e il figlio del cielo dormiva; bisognava
-dunque andar tutti in punta di piedi, parlare a bassa voce, per non
-disturbare i sonni del figlio del cielo.
-
-E non bastava ancora. Quando il nostro Damiano si alzò a sedere sulla
-stoia, e si fu strofinati gli occhi col dorso della mano, vide nella
-stanza, vigile custode, pronto ai suoi desiderii, il vecchio Tolteomec,
-il patriarca, il fratello del re. In verità, Damiano era trattato da
-principe; avrebbe avuto il torto, a dolersi; avrebbe dato prova di
-cattivo carattere.
-
-E questo, egli lo capì tanto, che si trattenne fra i denti una preghiera
-mattutina già pronta a scattar fuori; anzi, mutò quella preghiera in un
-sorriso, tra il pallido e il verdognolo, ma pur sempre un sorriso.
-
-Damiano uscì dalla camera, e Tolteomec lo accompagnò fino al limitare
-della casa. Damiano andò verso il prato, e Tolteomec lo seguì. Damiano
-si pose a sedere sotto un palmizio, e Tolteomec si assise a due passi da
-lui, guardandolo negli occhi, come è dovere del padrone di casa, quando
-ha da interpetrare, da cogliere a volo i desiderii del suo ospite.
-
---Ma non ha dunque nulla da fare, questo.... fratello di re?--domandò
-Damiano a sè stesso.--Non c'è uno straccio di consiglio di stato, a cui
-egli debba assistere, come uno della famiglia?--
-
-Chi domanda una cosa a sè stesso non la domanda a nessuno. Damiano si
-provò ad interrogare il padrone di casa.
-
---Tolteomec, lume dei savi,--gli disse,--tu ti prendi molta cura di me.
-Il mio cuore te ne ringrazia. Ma oggi, per cagion mia, tu non sei andato
-nella casa reale, per assistere alla levata del gran sole di Haiti.
-
---È vero;--rispose Tolteomec.--Ma il gran sole è buono. Egli non mi
-avrebbe veduto volentieri in sua casa, sapendo che io avevo ospite nella
-casa mia un figlio del cielo.
-
---Ah sì, capisco;--disse Damiano.--Gli hai mandato a dire che io ero tuo
-ospite.
-
---Così ho fatto,--rispose il vecchio, ridendo, come l'uomo che gode in
-cuor suo della propria intelligenza,--e Guacanagari se n'è mostrato
-contentissimo.
-
---Grazie anche a lui!--conchiuse Damiano.--Voi siete i migliori tra gli
-uomini.--
-
-Damiano frattanto volgeva gli occhi intorno, cercando qualche cosa, ma
-senza farsi scorgere troppo. Egli temeva infatti che
-quell'intelligentissimo vecchio gli facesse qualche altra domanda. E
-perchè Tolteomec, sempre seduto accanto a lui, non accennava a spiccarsi
-di là, Damiano fece un altro ragionamento tra sè:
-
---Certamente questo figlio della terra si è insospettito, ha indovinato
-le mie intenzioni. Ma esse, in fin dei conti, sono purissime. Voglio
-diventare suo genero, per bacco. Ma questa mattina egli è stato tanto
-noioso, che non gliene voglio dir nulla. No, sarebbe una debolezza, una
-viltà, comperare la pace di un'ora con una confessione di questa fatta.
-E poi, la sua vigilanza non cesserebbe mica per questo. Nei nostri
-paesi, quando uno ha chiesta la mano di una ragazza, o i parenti
-gliel'hanno accordata, proprio allora incominciano a guardarla con
-maggiore attenzione, a tener d'occhio il fidanzato, a far muso arcigno
-per ogni parola che dica, per ogni atto che accenni di fare. Son tutti
-selvaggi, nel mondo. E fanno bene, bisogna riconoscerlo, fanno bene. Con
-certi cacciatori nella macchia, non si è mai selvaggi abbastanza.--
-
-Egli aveva appena finito di dar ragione a quel lume dei savi, a quella
-perla dei padri, che un servo apparve nel prato, con una gran foglia di
-palma disseccata e foggiata ad ombrello. Tolteomec lo vide e si alzò.
-
---Devo partire;--diss'egli.--Il sole è già alto e sarà necessario ch'io
-vada.
-
---Vai via?--chiese Damiano, con la ipocrisia naturale di simili
-occasioni.
-
---Sì,--rispose Tolteomec,--un buon padre deve invigilare la terra che dà
-il sostentamento alla famiglia; l'occhio del padrone fa prosperare il
-suo campo.
-
---Ah, bene! e ti lodo;--disse allora Damiano, facilmente persuaso da
-quelle savie massime di economia domestica.
-
---Andiamo dunque;--ripigliò Tolteomec.--Mi duole di lasciarti, figlio
-del cielo; Abarima ti terrà compagnia, fino a tanto ti piacerà di
-restare. Ma capisco che anche tu avrai da lavorare. Dobbiamo tutti
-lavorare, finchè il grande Spirito ci mantiene in vita.
-
---Già!--disse Damiano.--Anch'io dovrò andare.... fra poco.
-
---Ma dov'è quella cara figliuola?--soggiunse il patriarca.--Abarima!
-Abarima! Sarà alla fontana, m'immagino.
-
---Lasciala stare; aspetterò, per salutarla
-
---No, ella deve esser qua. Abarima!--
-
-La fanciulla era andata per l'appunto alla fontana. La voce del padre la
-richiamò tosto verso la casa; e Damiano e Tolteomec la videro apparire
-sul limitare della macchia. Saltellante, graziosa nelle movenze come una
-gazzella, accorse ella, stringendosi i capi della sua breve mantellina
-intorno alla vita, e venne a ricevere sulla fronte il bacio di suo
-padre.
-
---Mia dolce figliuola!--mormorò il vecchio.--Amore di Tolteomec!
-
---E di tutti coloro che la vedono;--soggiunse Damiano, parendogli che in
-quel punto non disdicesse una frase galante.
-
---Sì, bella e buona;--rispose il vecchio.--Ora io vi lascio. Tu,
-Abarima, offrirai il pane di cassava al nostro ospite, e i frutti più
-saporiti. Egli partirà, perchè il suo lavoro lo chiama alla gran casa
-dei figli del cielo; ma se vorrà ritornare per il pasto della famiglia,
-sarò felice di vederlo alla mia tavola.--
-
-Damiano era felice. Incominciava a veder volentieri quell'Argo,
-quell'Acrisio selvaggio, ed anche a capire che tanta vigilanza su quella
-Danae dalla pelle rossa non era cosa pensata, ma effetto casuale della
-sua sollecitudine eccessiva per l'ospite.
-
-Rimasto solo con la bella Haitiana, il nostro Damiano si disponeva a far
-vendetta allegra di tutte le ore che aveva dovuto passare senza vederla.
-
---Vieni,--diss'ella,--il pane di cassava ti attende.
-
---Non ho fame;--rispose Damiano.
-
---È caldo di questa mane, vieni;--ripetè la fanciulla.
-
---Non ho fame, Abarima;--replicò Damiano.--Bene ho desiderio di
-guardarti negli occhi. Sai che non ti ho più veduta da ier sera? Vieni,
-_taorib_ Abarima; andiamo lassù alla fontana. Ci dev'essere una così
-grata frescura!
-
---No,--disse Abarima,--ne son venuta or ora, e l'aria è troppo fredda,
-nel bosco. Restiamo qua, se non vuoi rientrare nella casa di Tolteomec.
-Il sole mi fa bene.
-
---Il sole ti bacia;--disse Damiano, accostandosi, e involgendola tutta
-d'una sua languida occhiata.
-
---Bacia tutti, il sole;--rispose Abarima, crollando il capo, come se non
-gradisse, o non intendesse la galanteria di Damiano.
-
---Ho capito;--pensò egli, stizzito.--Oggi non è come ieri. La dolce
-Abarima non ha dormito bene, stanotte; fors'anche ha sognato uno
-scorpione, od altra bestia di mal augurio.--
-
-Poi, rivolgendosi alla fanciulla, le disse:
-
---Sai, Abarima, la grande notizia? Io rimango in Haiti. La cosa è stata
-risoluta ieri. Resterò con la nostra gente, che difenderà questo popolo
-dalle incursioni dei feroci Caribi.--
-
-La fanciulla sgranò tanto d'occhi, sorrise e battè palma a palma, con
-atto di gioia infantile.
-
---Vero?--diss'ella.
-
---Verissimo; non posso più dubitarne, poichè il capo dei figli del cielo
-mi ha data la sua promessa solenne, mettendo la sua mano nella mia....
-così, come io faccio con te, Abarima _taorib_.
-
---Lascia! tu stringi troppo forte;--disse Abarima, ridendo.--E le tue
-mani sono troppo ardenti.
-
---Mani d'innamorato, mia cara.
-
---Va,--disse Abarima,--va là in fondo al prato, e coglimi di quei fiori.
-Voglio farne una ghirlanda.
-
---Non vuoi altro?--rispose Damiano.--Ti servo subito.--
-
-E spiccato un salto, andò in fondo al prato, dove incominciò a cogliere,
-a strappare quanti rami fioriti gli vennero alle mani.
-
---Non tanti! non tanti!--gridò Abarima.--Basta così.--
-
-Damiano ritornò a lei con una bracciata di fiori e di foglie.
-
---Per una ghirlanda son troppi;--disse la bella Haitiana, ricevendo il
-presente.
-
---Butterai quelli che non ti serviranno;--rispose Damiano.--Purchè tu
-non butti via il mio cuore!--
-
-La capricciosa fanciulla finse di non aver udite le ultime parole del
-suo innamorato; e con molta gravità si diede a scegliere i tralci d'una
-specie di vitalba, con cui voleva fare la trama della sua ghirlanda, per
-innestarvi i fiori più belli. Damiano, seduto accanto a lei,
-contemplava, e contemplando aspettava.
-
---Dunque,--disse Abarima, mentre seguitava il suo lavoro;--tu resti in
-Haiti. E chi sarà il capo dei figli del cielo?
-
---Diego di Arana, il giudice... quello che fa giustizia, quando alcuno
-trasgredisce le leggi.
-
---Non lo conosco;--disse Abarima.
-
---Egli non è mai venuto nella casa di Tolteomec;--rispose Damiano.--È
-stato ospite di Guacanagari. È un uomo magro, lungo, con una barba nera
-nera.
-
---Non sarai dunque tu, il capo?--ripigliò la fanciulla.
-
---No, io sono.... troppo giovane;--disse Damiano.--Ma sarò il suo primo
-ufficiale; comanderò io, dopo di lui.--
-
-Non c'era male, per la sua età; ed Abarima mostrò di capire che Damiano
-diventava un personaggio importante nella colonia, anche restando al
-secondo posto.
-
---Sarò tra gli uomini bianchi,--soggiungeva Damiano,--come Tolteomec fra
-gli abitanti di Haiti. Dopo Guacanagari, il gran sole, è Tolteomec, lume
-dei savi, il più ragguardevole capo di questa terra.--
-
-Abarima lo stava a sentire, continuando a tessere la sua ghirlanda.
-
---E il tuo amico,--diss'ella,--che posto avrà? il terzo o il quarto?
-
---Il mio amico!--ripetè Damiano.--Chi sarebbe egli?
-
---Cosma;--rispose Abarima.
-
---Cosma!... lo conosci tu?
-
---Mi pare. Non è quello che è venuto a cercarti nella casa di Tolteomec,
-quando per la prima volta sedevi alla nostra tavola?
-
---È vero, sì, hai ragione;--disse Damiano.--Guardate che buona memoria,
-in questa bella testina! Ella ha ritenuto anche il nome del mio
-compagno. No,--soggiunse egli allora,--Cosma non resta in Haiti; Cosma
-ritornerà in Azatlan.
-
---Male!--esclamò la fanciulla.--Gli amici buoni devono restare sempre
-uniti.--
-
-Il ragionamento di Abarima parve a Damiano la voce della sua propria
-coscienza. E gli risuonò nel profondo dell'anima, e gli diede noia come
-tutti i suoni repentini, specie quando sono anche squillanti.
-
---Lo so,--diss'egli, contorcendosi un poco,--ma che ci vuoi fare, mia
-bella? Egli non ha per restare le stesse ragioni che ho io.
-
---E quali sono le tue?
-
---Veramente,--soggiunse Damiano,--si restringono ad una. Ti amo, e
-voglio averti mia. Consentirai tu al mio desiderio, Abarima _taorib_?
-
---Tolteomec comanda;--rispose Abarima, chinando la fronte.
-
---È giusto;--disse Damiano.--Parlerò quest'oggi a Tolteomec.
-
---Non oggi, non oggi;--gridò prontamente Abarima.
-
-Damiano rimase un po' sconcertato, guardandola.
-
---Non oggi?--ripetè.--Sia dunque domani.
-
---No, non domani, non subito;--rispose Abarima sollecita.--Per dare la
-sua figlia ad un uomo, Tolteomec deve invocare il grande Spirito.
-
---Ah!--disse Damiano.--È il grande Spirito che fa i matrimonii,
-nell'isola di Haiti?
-
---Sì,--rispose Abarima.--Il grande Spirito sa tutto. Il grande Spirito
-solo può dire se l'unione di due creature deve essere felice.
-
---È naturale, se egli sa tutto;--conchiuse Damiano, un pochettino
-umiliato.--E capisco che dovrò farmi divoto del grande Spirito, per
-ottenere il suo responso favorevole. Ha egli i suoi ministri in terra,
-ai quali si possa parlare?--
-
-Abarima non intese la domanda. Parecchie cose non intendeva, nei
-discorsi di Damiano. E ciò accadeva molto facilmente, perchè non sempre
-Damiano aveva pronta la parola in lingua Haitiana, o perchè, avendo
-pronta la parola, non gli veniva egualmente giusta la frase.
-
---Basta,--diss'egli, conchiudendo,--vedremo ad ogni modo Tolteomec. Sono
-impegnato al giuoco, e intendo di guadagnar la partita.--
-
-Poco dopo, vedendo che la bella Abarima non si muoveva dalle vicinanze
-della casa, e pensando che la sua presenza poteva essere desiderata
-altrove, si alzò e prese commiato.
-
---Che dirò a Tolteomec?--domandò la fanciulla.--Che tu ritornerai per il
-pasto?
-
---Se potrò.... se ti farà piacere che io torni....--balbettò Damiano.
-
---Tolteomec sarà contentissimo;--rispose Abarima.
-
---Ebbene, farò questo piacere.... a Tolteomec;--conchiuse
-Damiano.--Abarima, Abarima! tu non sei oggi come ieri. Ma già--soggiunse
-egli, nel suo vernacolo,--son pazzo io a volere che una donna sia due
-giorni alla fila dello stesso pensiero. Questa qua aspetta che il grande
-Spirito abbia dato il responso. Sente il marito in aria, e si tiene in
-riserbo.--
-
-Uscito sulla piazza del villaggio, Damiano si abbattè in Cusqueia. Il
-naturale di Cuba andava impettito e superbo, argomento di ammirazione a
-tutti i sudditi di Guacanagari, per una camicia bianca che aveva
-indossata.
-
-Damiano non aveva mai veduto Cusqueia in quell'arnese. Non sapeva, non
-avrebbe immaginato mai, che l'interpetre di Cuba possedesse una camicia.
-
---Ma bene, Cusqueia!--gli disse, rispondendo al suo saluto.--Chi ti ha
-vestito così nobilmente?
-
---È stato Cosma;--rispose Cusqueia, facendosi bello.
-
---Cosma!--esclamò Damiano, inarcando le ciglia.--Cosma, che ha due sole
-camicie nel suo fardello, come tutti noi, del resto.... Cosma ne ha data
-una a te?
-
---Cosma buono!--rispose Cusqueia.
-
---Eh, non dico di no; ma quale servizio gli hai reso, per meritarti la
-sua camicia..... di rispetto?--
-
-L'interpetre, naturalmente, non capì il «rispetto» con cui i marinai
-genovesi intendevano ed intendono ancora di dire «ricambio». Ma intese
-sempre ad occhio e croce il pensiero di Damiano, e ingenuamente rispose:
-
---Cosma impara lingua di Haiti. Ieri, appena ritornato dalla fortezza,
-Cosma cercò amico Cusqueia, dicendogli: voglio imparare tua lingua.
-
---Ieri!--esclamò Damiano.--Ieri Cosma è disceso a terra?
-
---Sì, Cosma disceso; Cosma salito al _bohio_ di Guacanagari; poi venuto
-cercare Cusqueia, per imparare lingua di Haiti.
-
---Strano!--mormorò Damiano.--Ed io non l'ho veduto. È vero che io sono
-andato alla fortezza un po' tardi. Ma egli poteva andare prima di me
-dall'almirante; e non c'è andato. Se ci fosse andato, me ne sarei
-avveduto dai discorsi del nostro grande concittadino.--
-
-Tutti questi ragionamenti interiori non cavavano un ragno da un buco.
-Damiano rinunziò a capir la ragione della gita di Cosma.
-
---E tu?--diss'egli allora a Cusqueia.--Che cosa hai fatto?
-
---Io ho insegnato a Cosma: tante parole, come a te. Cosma le ha scritte,
-coma hai fatto tu.
-
---Ah, bene!--borbottò Damiano;--Cosma vuol fare un gran profitto in
-breve ora.--
-
-Ma che altra novità era quella, che Cosma volesse imparare la lingua di
-Haiti? Scendere a terra, senza averne accennato pur l'intenzione, non
-era ancor nulla a petto dello studio d'una lingua, per cui non aveva
-mostrata mai nessuna propensione. L'idea di muoversi da bordo poteva
-essergli venuta lì per lì, forse per seguire e per vigilare l'amico, o
-per andargli a fare un cattivo servizio presso l'almirante. Questo,
-anzi, egli lo aveva lasciato capire abbastanza. Sceso a terra, si era
-pentito; non aveva spiato Damiano, non aveva cercato di parlare
-all'almirante; e questo vero o falso che fosse, si poteva argomentare
-dal fatto. Ma imparare la lingua di quei selvaggi, e proprio sugli
-ultimi giorni di dimora in quell'arcipelago, era un negozio molto più
-difficile ad intendersi. Damiano non poteva aver pace, fino a tanto non
-ne vedesse l'acqua chiara.
-
-Ritornò a bordo. Cosma era là, occupato a lavare il cassero di poppa; e
-pareva che esercitasse il comando, tanta era la dignità con cui
-adempieva l'uffizio.
-
---Buon giorno;--gli disse Damiano.
-
-Cosma alzò gli occhi, e guardò in faccia l'amico.
-
---Buon giorno;--gli rispose poi, adattandosi a quell'eccesso di
-cortesia, che veniva sei ore dopo la diana.
-
---Che cos'è che mi ha detto Cusqueia?--riprese Damiano.--Tu impari la
-lingua di Haiti?
-
---La imparo;--rispose Cosma, con breviloquenza spartana.
-
---E perchè.... se è lecito saperlo?
-
---Per due ragioni;--disse Cosma.--In primo luogo per legittimo desiderio
-d'istruirmi. E poi.... te l'ho a dire?
-
---Dillo, in nome di Dio.
-
---E poi, perchè ho cambiato opinione. L'Europa dà noia anche a me.
-
---Ah!
-
---Sicuro; e ancor io voglio restare in Haiti.--
-
-
-
-
-
- _Capitolo XIV._
-
-
-
-
- In che salsa vanno accomodati gli amici quando ci guastano le uova nel
- paniere.
-
-
-
-Damiano si aspettava di tutto, fuorchè quella notizia, ricevuta così a
-bruciapelo dal suo dilettissimo Cosma. O, per dire più veramente, se
-anche un vago sospetto di quella novità gli era venuto allo spirito,
-egli si aspettava di tutto, fuorchè di sentirselo confessare con tanta
-tranquillità.
-
-Ma perchè gli tornava così ostico che Cosma avesse deliberato di
-restare? Non restava ancor egli? E non era naturale che, vedendo lui
-tanto fermo nel suo proposito, Cosma avesse finito con adattarsi alla
-medesima fine? Tutto considerato, si poteva ricostituire benissimo la
-serie di argomentazioni per cui era passato l'amico. Da principio aveva
-tentato di persuadere Damiano a ritornare in Europa; poi si era stizzito
-vedendo la sua ostinazione, e aveva lasciato trapelare il disegno di
-ricorrere all'autorità dell'almirante. Di lì la risoluzione di scendere
-a terra anche lui, e di salire alla fortezza, dove l'almirante era
-andato. Ma per via si era pentito, o perchè gli paresse che le sue
-ragioni non sarebbero bastate a muovere l'almirante, o perchè temesse di
-render ridicolo il suo compagno, con la esposizione di quelle ragioni. E
-allora, non sapendo più a qual santo rivolgersi, era avvenuto a Cosma un
-quissimile del caso del profeta Balaam, che, andato per maledire, si era
-voltato di schianto a benedire. Damiano voleva restare ad ogni costo?
-Ebbene, non bisognava lasciarlo solo in quella terra lontana; anche
-Cosma, il vecchio amico, sarebbe rimasto laggiù; e la sua risoluzione
-avrebbe fatto arrossire di vergogna l'ingrato Damiano, per cui Cosma si
-disponeva ad un sacrifizio così grande.
-
-Questa risoluzione tornava sicuramente a grande onore dell'amicizia. Si
-era detto, nei tempi antichi, Damone e Pizia, Niso ed Eurialo, Oreste e
-Pilade; si sarebbe detto, nei tempi moderni, Cosma e Damiano. È sempre
-bene che certi tipi, belli ma antiquati, si rinnovino, in quella stessa
-guisa che si rinfrescano i vecchi dipinti.
-
-Eppure, no, la ricostituzione delle fasi psicologiche per cui poteva
-esser passato Cosma, non finiva di persuadere Damiano. Egli sentiva
-Cosma, da parecchio tempo, come uno che gli vogasse sul remo. Senza
-volerlo, sì, forse; ma infine, non è necessario che uno sia innocente
-dell'averci pestato un piede, se ci dà noia e dolore pestandolo; e tutti
-abbiamo in uggia il nostro compagno di passeggiata, che, senza farlo a
-posta, solo per vizio d'abitudine, ci dà l'eterno colpettino sul
-braccio.
-
-Damiano, adunque, sentiva da qualche tempo riuscir molesto l'amico. La
-noia che Cosma gli aveva data in altre isole non poteva dargliela pure
-in Haiti? E qui certe idee vaghe, ma dolorose, passavano per la mente di
-Damiano. Abarima che sapeva il nome di Cosma.... E perchè ciò? Come
-poteva ella ricordarlo, avendo veduto una volta sola, e alla sfuggita,
-l'amico di Damiano, mentre questi non ricordava di averne proferito il
-nome, vedendolo apparire nella sala del convito?
-
-E poi, quel desiderio, manifestato da lei, che Cosma restasse! Gli amici
-dovrebbero star sempre uniti; bella ragione! Ma deve passare per la
-mente di una donna, che ami l'uno dei due? L'opposto dovrebbe essere,
-precisamente l'opposto.
-
-E finalmente, quella discesa di Cosma a terra, subito dopo di lui, ma
-senza lasciarsi vedere da lui!... Abarima diventata ad un tratto così
-capricciosa, che non pareva più quella del giorno innanzi!... Il rumore
-venuto dal bosco, dove ella non aveva voluto più ritornare con
-Damiano!... Ah, per tutti i diavoli!...
-
-Lettori, vi è mai avvenuto di almanaccare su certi fatti che vi
-riguardassero, e di cui non sapeste darvi ragione? Voi mettevate in fila
-tutte le ipotesi più ragionevoli, facevate le deduzioni più logiche,
-ricavandone una spiegazione naturalissima del problema che vi affaticava
-lo spirito. Un matematico se ne sarebbe contentato; voi no. Voi andavate
-a cercare un fatto da nulla, quasi un fuscellino dimenticato per via, e
-su quello fondavate un altro ragionamento, più leggero, più sottile, più
-vano. Ed era quello che vi contentava di più. Perchè ciò? perchè un vago
-sospetto, un presentimento sordo, come la voce dell'istinto, vi diceva:
-la traccia è quella; tutto il resto è.... logica; e la logica, in questa
-materia, non serve.
-
---Ah, per tutti i diavoli!--aveva detto Damiano, tra sè, mentre uno
-sprazzo di luce ideale gli balenava alla mente.--Se è così come io vedo,
-ti aggiusto io, bell'amico.--
-
-Quell'altro, stando sempre a capo chino, rovesciava acqua a secchie sul
-tavolato del cassero, e subito dopo ripigliava a lavorare di
-strofinaccio. La posizione non si poteva tenere, col pericolo continuo
-di essere innaffiati come gambi di cavolo. Damiano colse l'occasione
-d'uno spruzzo che gli era venuto più vicino; e borbottando ridiscese dal
-cassero di poppa nella corsìa.
-
-Ivi si trattenne un pezzo a far le volte del leone, seguitando a
-svolgere la sua coroncina. Non erano avemmarie nè paternostri, come vi
-potete immaginare.
-
---Ah sì, eh? Mi guasti le uova nel paniere? Vedrai, vedrai in che salsa
-ti accomodo. Perchè, non c'è dubbio, egli ha veduta Abarima.... Questa
-volta, per altro, è arrivato un po' più tardi del solito. Sono meglio
-avviato, qui, che non fossi a Cuba. Ma qui mi preme assai più di vincere
-il giuoco. Fossi pazzo!... Ho detto di voler diventare l'Infante di
-Haiti, il principe ereditario..... e vivaddio, lo sarò, in barba a tutti
-i biondi dell'universo. Purchè quell'altra non sia rimasta stregata dai
-suoi capelli d'oro!... Strano, del resto, questo capriccio delle donne,
-al Nuovo Mondo! Hanno l'oro a bizzeffe, lo dànno in cambio del vetro e
-del bronzo, e rimangono incantate davanti a quattro fili di quel colore.
-Ma non corriamo tanto coi sospetti, via! Abarima non ha ancor lasciato
-trapelare di avere di questi gusti sciocchi. Comunque sia, qui bisogna
-lavorare di fine, mio caro Damiano; «qui si parrà la tua nobilitate.»,
-come ha detto il poeta.--
-
-Così mulinava Damiano dentro di sè, quando vide Cosma che scendeva dal
-cassero di poppa. Non volle più rimanere, e si affacciò al capo di
-banda, per chiamare una piroga delle solite, che si aggiravano intorno
-alla _Nina_.
-
-Cosma si fermò presso di lui, in atto di voler appiccare discorso. Ma
-egli non aveva nessuna voglia di tenergli bordone.
-
---Ti saluto;--gli disse.
-
---Te ne vai?
-
---Sì, vado a terra.
-
---Bravo! e dàtti bel tempo.
-
---Che credi?--brontolò Damiano, seccato di quella licenza.--Che ci sia
-solamente da sollazzarsi, a terra? Ho il mio da fare, lassù. Non debbo
-anche prepararti l'alloggio?
-
---A me?--disse Cosma.
-
---Certamente. Non mi hai annunziato poc'anzi che hai mutato opinione, e
-che vuoi restare alla Spagnuola anche tu?
-
---Ah sì, è vero;--rispose Cosma, che aveva l'aria di risovvenirsi in
-quel punto.--Ma tu parlavi di un alloggio per me; ed io mi contento di
-poco!
-
---Sei camere ti bastano?
-
---Anche dodici.
-
---Benissimo; le avrai.... E la tredicesima, per il buon peso.--
-
-Ciò detto per metà ad alta voce, e trattenendo il resto nella chiostra
-dei denti, Damiano scavalcò il capo di banda e saltò nella piroga.
-
---Ora, facciamo giudizio;--mormorò egli mentre lo schifo scivolava
-leggero sull'acqua.--Prima di tutto, niente a quella capricciosa
-principessa, che possa metterla in sospetto. Già, col poco che so della
-lingua di Haiti, potrei fare poco lungo discorso; non potrei di sicuro
-addentrarmi nelle sottigliezze di una conversazione agrodolce.--
-
-Prima ch'egli giungesse al _bohio_ di Guacanagari, Damiano aveva
-stabilito il suo disegno di battaglia. Per verità, egli si disponeva ad
-usare di tutte armi, e la coscienza gli rimordeva un pochino.
-
---Oh, infine!--esclamò, dando una scrollata di spalle.--La mia è difesa
-legittima. Un uomo mi vuol mettere il piede addosso, ed io non devo
-mandarlo a gambe levate? S'intende che io metterò mano agli estremi
-spedienti solo nel caso che egli abbia veduta Abarima. Se l'ha veduta,
-il suo intento di nuocermi è chiaro, ed io non debbo più usare
-riguardi.--
-
-Si, tutto bene; ma come sapere se Cosma avesse veduto Abarima?
-Sospettarlo non bastava; era necessario di averne certezza. Ora, con una
-donna, sia pure selvaggia, non c'è mai verso di sapere quel che vi
-preme. Le accennate in coppe, vi risponde bastoni.
-
-Poco sicuro del modo in cui avrebbe condotte le prime avvisaglie,
-Damiano salì al villaggio di Guacanagari; e come fu sulla piazza, si
-volse alla casa di Tolteomec. I servi stavano certamente in vedetta,
-perchè due naturali, che si stavano soleggiando all'aperto, entrarono
-subito in casa, e poco stante apparve il vecchio sull'uscio.
-
---Mandavo a cercare di te,--disse Tolteomec.--È l'ora di metterci a
-tavola.
-
---Ah si? molto bene!--rispose Damiano, affrettando il passo.
-
-L'accoglienza festosa del vecchio gli parve di buon augurio. Entrò più
-allegro nella casa ospitale.
-
---Purchè tu non mi stia sempre alle costole, benedetto
-patriarca!--diss'egli tra sè, muovendo verso la sala del banchetto, che
-era già tutta preparata come pochi giorni addietro.
-
-Abarima comparve, più bella che mai e con un'altra ghirlanda di fiori
-sulle chiome nerissime. Sorrise all'ospite, parve anche guardarlo con
-attenzione, tra curiosa e benevola, come le donne usano, che non si sa
-mai quale sentimento sia il vero.
-
-Damiano, per altro, non ci badò tanto nel sottile. Era in presenza della
-donna amata, la vedeva sorridere e dimenticava volentieri una parte
-delle sue inquietudini. Aggiungete che a tavola trovava il medesimo
-posto al fianco di Abarima, e immaginate che egli fosse molto disposto a
-dimenticare anche l'altra metà.
-
-Un pranzo non si racconta, se non quando sia da trarne occasione per
-descrivere le sensazioni gastronomiche dei personaggi. Del resto, il
-pranzo è sempre eccellente, fosse pur quello di un avaro, quando
-l'ospite è innamorato, e siede accanto a lui la donna ch'egli ama. Se a
-Damiano avessero servito in tavola un coccodrillo arrosto, metto pegno
-che il nostro eroe non ci avrebbe badato. Se poi gli avessero domandato
-come lo trovasse, di sicuro avrebbe risposto: squisito! Un pranzo è come
-il tempo, che si tinge sempre del colore dell'anima nostra. Il cielo è
-sempre azzurro, quando siamo al fianco di una cara creatura.
-
-Or dunque, poichè torna inutile raccontarlo, finiamola con questo pranzo
-di Tolteomec. Abarima si è alzata, e Damiano la segue all'aperto. Ella
-prende un canestro di vimini, in cui sono parecchi manipoli di filamenti
-erbacei, disseccati e tutti di variati colori; snoda due o tre manipoli,
-prende alcune fila tra le dita, e si mette ad intrecciarle. È quello il
-suo ricamo. Damiano vuole imparar l'arte, o dice di volerla imparare, e
-prende occasione da questo suo desiderio, per aver sempre la faccia
-china sul braccio della bella selvaggia.
-
-Tolteomec stette un pochettino a vedere. Ma egli non ci aveva le stesse
-ragioni, per imparare a tessere una stoia. Perciò si mosse di là, e andò
-in casa a prendere alcune foglie secche, arrotolate in forma di fusi.
-
---Ne vuoi?--diss'egli, ritornando, e offrendo uno di quegli arnesi a
-Damiano.
-
-Damiano fece un gesto di orrore.
-
---No, grazie;--rispose.--non mi piace.
-
---Molto buono!--disse Tolteomec.--Questo discaccia dalla casa gli
-spiriti della sera.
-
---Per cacciare i miei ci vuol altro!--rispose Damiano.
-
-Ma egli aveva parlato nel suo vernacolo genovese. Col gesto, intanto,
-ringraziava, ricusando l'offerta.
-
-Tolteomec si fece portare dei carboni ardenti dal focolare domestico,
-accese la sua foglia, e poscia si allontanò. Aveva sulla piazza i
-notabili del villaggio, e se ne andava volentieri a barattare due
-chiacchiere con loro. I vecchi, si sa, hanno poco a mettere del proprio
-nei discorsi dei giovani. Così restarono soli sul prato Abarima e
-Damiano.
-
---Voglio imparare a tessere le stoie;--aveva detto Damiano, stringendosi
-più presso alla fanciulla.
-
---È facile;--rispose Abarima.--Vedi, come si fa?
-
---Vedo, ma bisognerebbe avere le tue mani. Con la tua sveltezza, del
-resto, e con la tua grazia, credo che non lavori nessun'altra donna.--
-
-Abarima crollò il capo, e sorrise. Damiano incominciò a pensare di
-essere corso troppo innanzi coi sospetti.
-
-E si accostava via via. Ma si accostò forse un po' troppo, ed ella
-incominciò a trarre indietro la spalla ignuda, su cui veniva a morire
-l'alito caldo della belva umana. Egli finse di non avvedersi dell'atto,
-e si avvicinò tanto, quanto ella si era tirata indietro. Abarima non
-poteva ritirarsi dell'altro, senza rimuovere il sedile. Perciò si volse
-a lui e gli disse:
-
---Per imparare a tessere le stoie, puoi stare anche più in là.
-
---Dove?--chiese Damiano.
-
---A questa distanza.... così.--
-
-E fattolo alzare, lo mise a posto lei, due spanne più in là dal suo
-braccio.
-
---Troppo lontano!--mormorò egli, con voce piagnolosa.
-
---Oh, basta così! Sei vicino anche troppo.--
-
-Così dicendo, la bella Abarima sorrideva ancora. Anzi, diciamo più
-veramente, sorrideva senz'altro.
-
-Donna che ride è di buon umore, ha detto il savio. E con una donna di
-buon umore si può fare a fidanza. Damiano prese animo ad entrarle in
-discorso dei suoi disegni nuziali.
-
---Oggi dunque,--diss'egli,--parlerò a Tolteomec.
-
---Di che cosa?
-
---Del nostro matrimonio, mia cara.
-
---No; non ancora, ti ho detto.
-
---Ma perchè?--diss'egli,--Perchè questi ritardi? Ed è male, sai? Vedi tu
-e giudica se non devo aver fretta, anche dopo la ragione principale
-dell'amor mio per te, Abarima _taorib_. Fra pochi giorni la nostra
-fortezza è finita, e il capo degli uomini bianchi fa stender le ali alla
-sua grande piroga per ritornarsene.... in _Azatlan_. Prima che
-l'almirante se ne vada, io vorrei potergli dare una buona novella. Gli
-farei tanto piacere, a dirgli che sono il tuo sposo.--
-
-Abarima volse la faccia sulla spalla, a guardare il suo interlocutore.
-
---E perchè tutto questo piacere?--domandò.
-
---Perchè egli mi ama, e la mia felicità deve esser la sua. Aggiungi che
-egli dovrebbe assistere alle nostre nozze.
-
---Come te le fai vicine!--esclamò la fanciulla, con un risolino asciutto
-e sarcastico.
-
---Ma....--disse Damiano.--Se tuo padre è contento.... mi pare....
-
---Ed anche se fosse contento mio padre, credi tu che le nozze, da noi,
-si facciano così presto? Prima di tutto, bisognerebbe aspettare la luna
-piena: poi la risposta del grande Spirito; poi....
-
---Oh diavolo?--esclamò Damiano, interrompendo la filastrocca.--C'è
-ancora più difficoltà qui che in Europa, per metter la corda al collo di
-un galantuomo!
-
---Che cosa hai detto?
-
---Niente, non badare; sono sbruffi di lingua patria, e vengono così
-naturalmente alle labbra! Ma parliamo chiaro, e nella lingua di Haiti.
-Vuoi, o non vuoi?--
-
-La fanciulla rimase un istante sovra pensiero; poi brevemente rispose:
-
---Tolteomec comanda.--
-
-Damiano, a sua volta, ristette un poco, masticando la sua stizza; poi,
-col medesimo accento, ripigliò:
-
---Ma tu? che ne pensi?
-
---Quello che Tolteomec vuole;--rispose Abarima.
-
-E doveva essere stizzita un pochino anche lei, perchè aveva smesso
-d'intrecciar le sue fila di sparto, e guardava davanti a sè, verso la
-macchia, non mostrando a Damiano che la sua guancia in isbieco.
-
---Perchè sfuggi il mio sguardo, Abarima?--diss'egli.
-
---Perchè guardo di là.
-
---Di là! c'è la macchia, di là; ed oltre la macchia, c'è la fontana.
-
---Ebbene?
-
-Ebbene,--rispose Damiano, che perdeva la pazienza;--la fontana, presso
-la quale tu hai veduto.... ier l'altro.... un altr'uomo.--
-
-Abarima diede un sobbalzo, e si volse turbata a guardare Damiano.
-
---Sicuramente,--ribadì egli,--un altr'uomo; il mio compagno Cosma... il
-cui nome ti è noto.
-
---Come lo sai?--diss'ella, fissandolo negli occhi, con un'aria di
-stupore.
-
---Il come importerebbe poco;--rispose Damiano, gustando, in mancanza di
-meglio, la feroce voluttà di avere indovinato il secreto.--Ma tu
-immagina pure che io lo abbia saputo dal grande Spirito. Cioè, dico
-male, dal piccolo spirito. Voi altri interrogate il grande, quando la
-luna è piena; noi abbiamo il piccolo, che vive con noi, e ci avverte, ad
-ogni quarto di luna.--
-
-Abarima era rimasta lì, come trasognata.
-
---Di tutto?--chiese ella.
-
---Di tutto, e d'altro ancora. Io dunque so che Cosma è venuto qua, dalla
-macchia; che ti ha veduta, che ti ha parlato, e ti ha detto.... tante
-belle cose, che tu non hai capite, perchè egli non ha potuto parlarti
-nella tua lingua.--
-
-Abarima si era a grado a grado riavuta dal suo alto stupore. E Damiano,
-per apparirle tanto bene informato dal suo genio tutelare, incominciava
-a parlare un po' troppo.
-
---Il tuo piccolo spirito si è ingannato!--gridò ella, ridendo.--Il tuo
-piccolo spirito ha occhi, ma non ha orecchi.
-
---Come sarebbe a dire?
-
---Che non ha orecchi, e non sa riferire quello che è stato
-detto,--rispose Abarima, seguitando a ridere di gusto.
-
---Lascia stare gli orecchi del mio piccolo spirito;--disse Damiano,
-pentito di essersi cacciato troppo avanti sulla via delle
-scoperte.--Sono migliori che tu non creda. Fermiamoci agli occhi, che
-hanno veduto giusto. Puoi tu negare di aver parlato a Cosma?
-
---No;--rispose Abarima.
-
---E sentiamo;--soggiunse Damiano, dopo essersi morse un pochino le
-labbra;--che cosa ti è sembrato.... della sua faccia?
-
---_Taorib_.
-
---Non è vero, che è _taorib_, il mio caro amico Cosma? Sono proprio
-contento che tu abbia su questo particolare la mia stessa opinione. E
-quei capelli, poi....
-
---_Turey_.
-
---Eh, dovevo immaginarmelo, che li avresti giudicati _turey_. È una
-maledizione, oramai. Tutte queste figliuole del nuovo mondo amano i
-capegli d'oro. E quelle del vecchio, niente?... Ah, se ritorno in
-Europa, com'è vero Dio, mi faccio radere come una pelle di capretto, e
-mi compero una parrucca, per fare la mia bella figura tra le genti.
-Vedrete allora, mie belle capricciose, che capelli d'oro filato saranno
-i miei! Febo Apollo, con la sua raggiera, potrà andarsi a nascondere. Ma
-ci vorrà del tempo, ad esser laggiù; e qui bisogna vederne l'acqua
-chiara. Senti, Abarima, parliamoci schietto. Io sono un buon figliuolo,
-e non voglio dar noia a nessuno. Sono anche capace di un atto eroico.
-Tutto sta a prendermi per il mio verso, a non carezzarmi di contrappelo.
-Dimmi dunque una cosa, ma sinceramente, come la diresti al sacerdote del
-grande Spirito, quando vai a fare le tue divozioni. Lo ami tu?
-
---Io non t'intendo;--rispose Abarima, che era stata fin allora a
-sentirlo con gli occhi tesi, ma non venendo a capo di nulla.
-
---Ti domando se ami Cosma.
-
---Cosma è bello;--rispose Abarima.
-
---E viva la tua faccia!--gridò Damiano.--Tu almeno, figlia delle isole
-dell'Oceano.... Ma no, che dico io? Anche in Europa si dànno, questi
-esempi d'audacia. Non creder dunque che la sincerità sia privilegio dei
-tuoi paesi.
-
---Che dici?--chiese Abarima, che ritornava a non intendere.
-
---Niente, niente; i soliti sbruffi di lingua patria. Tu dunque lo ami. E
-se egli chiedesse di sposarti?...--
-
-Abarima mise un piccolo grido, abbassò le ciglia e rannicchiò il collo
-tra le spalle.
-
---Brava!--esclamò Damiano.--Io aspettavo che tu mi rispondessi:
-Tolteomec comanda.... quello che Tolteomec vuole.... il grande
-Spirito.... la luna piena.... Brava la mia principessa selvaggia! Ma io
-ho il dolore di doverti dire una cosa, Abarima taorib.... una cosa che
-ti raffredderà un pochettino il sangue nelle vene. Il mio amico Cosma
-non può amare la figliuola di Tolteomec.--
-
-Abarima si scosse, e diede un'occhiata curiosa a Damiano.
-
---Come lo sai?--gli disse.
-
---Eh lo so;--rispose Damiano.--Lo so bene, perchè Cosma è mio amico da
-tanti anni.... come fratello. L'esser venuto a vedere la bella del suo
-amico, te ne faccia fede solenne. È il nostro uso, in _Azatlan_, di
-vogarci sul remo, ed è prova di un affetto, di una cortesia, di una
-lealtà, veramente ammirabili. Incominci a non capire? Hai ragione;
-ritorno alla lingua di Haiti. Vuoi tu sapere, Abarima, perchè Cosma non
-ti può amare? Vuoi tu sapere la storia della sua gioventù?
-
---Racconta;--disse Abarima.
-
-Damiano si raccolse un istante, pensando.
-
---Vengo meno alla data parola. Ma in fine, perchè mi guasta egli le uova
-nel paniere? Io sono guarito di questa passione.... sicuramente, sono
-guarito.... lo voglio essere.... ho un diavolo per occhio, e non patirò
-mai che mi si pestino i piedi. Animo dunque, e non usiamo riguardi.
-
---Racconta;--ripeteva Abarima.
-
---Sì, racconterò, non dubitare. Cosma, per tua regola, è innamorato di
-un'altra donna; di un'altra donna, capisci?... di un'altra donna, che ha
-i capelli biondi come l'oro.... anzi, più che l'oro, biondi come il
-sole, quando è nel segno del Leone. Ah, che bei capelli di sole ha la
-donna amata dal mio caro compagno, dal mio fratello Cosma!
-
---Ci sono donne con capelli d'oro, in _Azatlan_?--chiese Abarima, con
-aria di stupore.
-
---Eh, sicuramente, mia bella. In Azatlan, oramai, non c'è altro che
-capegli d'oro. E si dànno via, come le perline di vetro, come i sonagli
-di bronzo. Ami una donna, in Azatlan! Glielo dici, ed ella subito si
-taglia una ciocca dei suoi capelli d'oro, e te ne fa un presente.
-Domanda a Cosma che ti faccia vedere quella ciocca di capelli d'oro, che
-porta sempre sul cuore, entro una borsa di cuoio. Vedrai che bellezza!
-Ma già, capisco che tu vorrai sapere la storia di Cosma, la storia dei
-suoi amori, non è vero?--
-
-Abarima stava con tanto d'occhi a guardarlo, come se volesse cavargli le
-parole di bocca. E ne capiva così poche! Damiano s'ingegnava come
-poteva, a farsi intendere; ma su cento parole ne diceva ottanta in
-tutt'altro idioma da quello di Haiti.
-
---Incomincio,--riprese Damiano,--Il mio buon Cosma è nato a Genova. Non
-sai che cosa sia Genova? È un _bohio_, come questo, ma venti, trenta
-volte più grande. In quel _bohio_, che si chiama Genova, lo zio di Cosma
-è doge. Sai che cosa è il doge? È il cacìco di Genova. Ci sei?
-
---Racconta;--disse Abarima.
-
---Ecco, dunque. Cosma, appena fu giunto all'età di vent'anni, volle
-studiar medicina. Sai che cos'è la medicina? È l'arte di guarir le
-malattie del corpo, o di lasciarle durare, aspettando che il grande
-Spirito le guarisca lui. Il medico è quello che conosce la virtù delle
-erbe....
-
---E dice le parole magiche;--soggiunse Abarima;--t'intendo.
-
---Oh, benedetta ragazza! Tu sei dotata di una intelligenza rara.
-Torniamo dunque a Cosma. Egli partì da Genova, per andare a Pavia, dove
-poteva studiare la medicina. Andare allo studio di Pavia è una vecchia
-abitudine per noi naturali di Genova, fin dal tempo che il re Liutprando
-ci portò via i resti mortali di sant'Agostino.... Ma tu non capisci
-queste cose, Abarima; nè io trovo le parole per fartele capire. Oltre di
-che, ci vorrebbe un corso di storia.... Bene, capisci quello che puoi, e
-lascia stare il rimanente. Anch'io ero a Pavia; c'ero prima di Cosma, e
-soltanto in quella città ebbi modo di conoscerlo. Eravamo naturali dello
-stesso _bohio_; ci legammo subito in amicizia; studiavamo insieme, o
-fingevamo di studiare, che finalmente è tutt'uno. L'arte è lunga, si sa;
-ma quando si hanno i vent'anni, pare anche lunga la vita.--
-
-Abarima non capiva più, e non si studiava neanche di capire. A Damiano
-parve anzi di vedere che ella reprimesse uno sbadiglio.
-
---Questi particolari ti annoiano, non è vero? E tu vorresti sbadigliare,
-deliziosa selvaggia? Sbadiglia pure liberamente, e consentimi soltanto
-di bere quello sbadiglio sulle tue labbra di cinabro.--
-
-Abarima non represse solamente lo sbadiglio, ma anche un atto di
-Damiano, che veramente meritava il garofano di cinque foglie.
-
---Buon segno!--pensò Damiano.--La mano di una bella donna è come la
-lancia di Achille; ferisce, ma può risanare le piaghe che ha fatte. E
-siccome è una lancia intelligente, non ne farà, voglio sperare, senza
-avere in animo di risanarle.--
-
-Abarima non gradiva il silenzio di Damiano. Era una selvaggia, ma era
-donna, e sapeva che quando l'uomo sta zitto, c'è sempre pericolo che
-pensi. Ora, il pensiero che non ci si manifesta con parole, è come le
-armi insidiose, come le pistole di corta misura, che il nostro vicino
-può avere in tasca, e trarle da un momento all'altro, per farci un
-brutto partito.
-
---Racconta;--gli disse Abarima, dopo la lunga pausa che era seguita al
-suo amabilissimo ceffone.
-
---Racconterò;--rispose Damiano.--Ti ho detto che eravamo a Pavia, per lo
-studio della medicina. Naturali del medesimo _bohio_, ci riconoscemmo
-per tali e ci legammo subito di grande amicizia, sebbene le nostre
-famiglie a Genova si vedessero di mal occhio. Avevamo preso a vivere
-insieme, eravamo inseparabili, come quei vostri piccoli pappagalli che
-stanno sempre a coppie, e non c'è' caso che uno si discosti un passo
-dall'altro. Ma l'uomo non è fatto per l'uomo, e l'amicizia non gli
-basta: Cosma s'innamorò di una bellissima donna, della bionda che ti ho
-detto poc'anzi.
-
---Come si chiamava quella donna?--chiese Abarima.
-
---Oh, non dubitare; non voglio defraudarti del nome. Si chiamava
-Catarina.... Catarina Bescapè. Vecchia ed illustre famiglia, la sua,
-come la tua in Haiti. Donna Catarina abitava sulla piazza del Regisole.
-Hai capito? No certamente. Ma queste sono minuzie, che non importano
-affatto. Importa invece moltissimo il dire che donna Catarina era
-bellissima, quantunque avesse i capelli d'oro.
-
---Non ami i capelli d'oro, tu?
-
---Ohibò, che roba!--gridò Damiano, facendo un gesto di orrore.--Eccoli,
-i capelli che amo.
-
---Lascia stare, e racconta.
-
---È già un'ora che racconto, e capirai che qualche riposo ci vuole. Ma
-ritorniamo a Catarina. Un grande amico di Cosma se ne era innamorato....
-e prima di Cosma. L'amico poteva sperare di essere riamato dalla
-bellissima donna; anzi, ti dirò che poteva esserne certo.... come si può
-esser certi di queste cose, specie avendo da fare con la più cruda metà
-del genere umano. Ma un giorno l'amico si avvide che Cosma andava troppo
-volentieri anche lui nella piazza del Regisole; s'insospettì, stette in
-agguato, disdisse la sua amicizia al rivale. Incominciarono a guardarsi
-in cagnesco, erano già per venire alle brutte, quando Cosma capitò
-d'improvviso nella casa dell'amico, gli si gittò fra le braccia, e gli
-pianse sul petto tutte le lagrime dei suoi occhi. Cosma non poteva più
-vivere, se non gli si lasciava amare la bella Catarina; Cosma si sarebbe
-buttato nel fiume Ticino, dove è più profondo, se l'amico non lo
-lasciava libero di far la corte alla sua dama. Allora io....
-
---Tu?.... sei tu l'amico?--interruppe Abarima.
-
---No, cara; non ti ho già detto che io non amo il turey nei capelli?
-Volevo dire: allora io mi misi in mezzo ai due contendenti: e tanto
-dissi, che persuasi l'amico di Cosma a ritirarsi dal giuoco, a lasciare
-che Cosma facesse liberamente l'occhio languido a donna Catarina
-Bescapè.
-
---L'amico si è contentato? Amava dunque assai poco.
-
---Oh cara, come t'inganni! Egli amava moltissimo. Ma era un'anima
-grande. Se fosse nato due mil'anni prima, sarebbe stato un eroe Romano,
-o Greco, o giù di lì, e Plutarco ne avrebbe scritta la vita, mettendolo
-in parallelo con qualche Scipione. Tutte cose che non capisci, lo so; fa
-conto che io non te ne abbia parlato. Del resto, l'amico non si chetò
-mica alle prime. Egli fece a Cosma questo ragionamento: «Senti, bambino,
-queste cessioni non si possono fare; bensì è la donna che deve
-scegliere. Io posso credere che ella veda me di buon occhio: ma posso
-anche ingannarmi. E tu, dal canto tuo, che cosa puoi dire?» Cosma non
-poteva dir nulla; pure, sentendo che l'amico si sarebbe inchinato alla
-scelta della dama, Cosma si rallegrò; si buttò un'altra volta nelle
-braccia del rivale, s'inginocchiò, gli abbracciò le ginocchia, fece un
-visibilio di pazzie. «Caro il mio Tolomeo!» gli disse: «Io sono un uomo
-morto, se quella donna non mi ama. Che perdi tu ad esplorare l'animo di
-lei? a lasciare che i fati si compiano?» Insomma, tanto pregò, tanto
-pianse, che io.... consigliai all'amico rivale di andare da madonna
-Catarina e di parlarle chiaramente. Povero amico, tanto generoso, e
-tanto.... come chiamarlo? Di nome si chiamava Bartolomeo; gli amici, per
-abbreviazione gli dicevano: Tolomeo; altri più sbrigativamente Tomèo. Di
-cognome, poi.... Ma lasciamo il cognome, che non importa al racconto.
-
---E Catarina, seppe tutto?
-
---Aspettami, impaziente creatura. Tolomeo andò dalla bella Catarina e le
-disse: «Io amo Cosma come un fratello. Le nostre famiglie, a Genova,
-sono nemiche, appartengono a due fazioni diverse. Ma qui, siamo fuori di
-casa nostra, lontani dalle ire cittadine, avvicinati dal medesimo
-studio. Per altro, è strano che dobbiamo innamorarci della medesima
-donna. Sapete, Catarina? Egli è pazzamente innamorato di voi.»
-
---Tolomeo ha parlato così?
-
---Sì, cara; egli è stato tanto.... Tolomeo. Ma chi avrebbe mai
-preveduto?... Basta, quel ch'è fatto è fatto. L'amico Tolomeo parlava da
-uomo leale, senza immaginare che madonna Catarina lo piantasse lì per
-quell'altro.
-
---Catarina ha fatto bene;--disse Abarima, sentenziando alla svelta, come
-una dama di Provenza in una corte d'amore.
-
---Diciamo pure che Catarina ha fatto bene;--rispose Damiano.--Ma Tolomeo
-ha fatto male. Non credi?
-
---Chi sa?--rispose Abarima.--E Catarina, che cosa disse a Tolomeo?
-
---Due sole parole: «povero giovane!» Ma se tu avessi sentito con che
-accento!
-
---Tu c'eri?
-
---Si capisce. Io ero un po' da per tutto. E come io capii il senso di
-quella esclamazione, così l'amico fu pronto a capirlo. Si chiuse la sua
-rabbia nel cuore, e andato da Cosma gli parlò in questa guisa: «Senti,
-Cosma, tu mi hai tradito. La tua è un'azione da coltello. Tu sei più
-avanti nelle grazie della Bescapè di quello che io potessi immaginarmi.
-Ella mi ha tutto confessato. Tu la segui quando io non sono con te, ed
-ella ti guarda con benevolenza. Perchè non dirmi tutto? Mi avresti
-risparmiata la figura.... dell'uomo che fa ridere.»
-
---Ah, ah!--gridò Abarima, ridendo la parte sua.
-
---Capisco,--riprese Damiano,--che è lo stesso anche in Haiti, e che le
-donne, sotto ogni cielo, ridono saporitamente.... dei poveri Tolomei. Ma
-non importa. Ritorniamo a Cosma. Egli non rideva; egli ricavava maggior
-profitto dal piangere. «Perdonami, Tolomeo!» diss'egli all'amico. «Io
-non so nulla di quello che tu mi racconti. Che confessioni può averti
-fatte madonna Catarina? L'amo, ecco tutto. Se n'è ella avveduta? È
-possibile. Io credo che tutti abbiano dovuto avvedersene, come te n'eri
-avveduto anche tu.»--«Bella forza!» scappò detto all'amico.
-
---E poi?--disse Abarima.
-
---E poi, avvenne tutto ciò che avviene in simili casi. Tolomeo amava
-anch'egli davvero. Ma non si può stare per forza nel cuore di una donna,
-ne convieni? Tolomeo non ci stette; e disse a Cosma: «fai la tua strada,
-e crepi l'avarizia! se quella donna ti ama, sia tua.»
-
---E Cosma la sposò?
-
---Ecco....--disse Damiano.--C'era una piccola difficoltà. Madonna
-Catarina non era libera. C'era di mezzo.... un Bescapè.
-
---Non capisco;--disse Abarima.
-
---Oh cara! è meglio che tu non capisca. È sempre bene che ti rimanga
-qualche cosa di oscuro. Altrimenti, che cosa ci avresti più da studiare,
-nei costumi di Azatlan? Per ora, Abarima _taorib_, ti basti di sapere
-che Cosma non sposò madonna Catarina. Ma egli l'amava, e ne fu riamato.
-Fu allora che la bella donna gli regalò una ciocca dei suoi capelli
-d'oro, quella ciocca di capelli che egli porta sempre sul cuore, entro
-una borsa di cuoio.
-
---E Tolomeo?
-
---Tolomeo.... era l'uomo più infelice della cristianità. Non sai che
-cosa sia la cristianità? Ebbene, non te ne dolere; è un'ignoranza
-felice, la tua. Se tu sapessi infatti che bestie feroci son mai, a
-comporla! Quanto a Tolomeo, egli aveva finito il suo studio di medicina.
-Sarebbe rimasto ancora, sarebbe rimasto per sempre, se Catarina lo
-avesse amato. Ma ella non lo amava; ella rideva di lui, vedendolo
-passare per via. Che vergogna! che rabbia! In quei momenti, vedi? io....
-essendo in compagnia di Tolomeo, arrossivo per lui. Lasciai Pavia, in
-quell'anno; e Tolomeo mi seguì. Ce ne ritornammo verso il mare, nel
-nostro _bohio_ di Genova. Laggiù si viveva sempre in guerra gli uni con
-gli altri, e noi, da buoni naturali di Genova, partecipammo alle civili
-discordie.
-
---Che è ciò?
-
---Ecco.... è un po' difficile a dirsi. Ma figurati che Genova sia come
-Haiti, e che da quattrocento anni i Caribi siano entrati a far parte di
-questa popolazione. Per un po', secondo la fortuna, comandano i Caribi,
-per un po' gli Haitiani, e una volta il cacìco è Caribo, un'altra volta
-è Haitiano. Ti capacita?
-
---Se è l'uso di cambiare così....
-
---No, non è l'uso; è la forza, o l'inganno, che comanda. E quando il
-cacìco di Genova è un Haitiano, i Caribi sono abbattuti, dispersi,
-cacciati dal _bohio_. Quando il cacìco è un Caribo, gli Haitiani hanno
-la peggio. Ora veniamo a noi. Tolomeo era, come tutti quelli della sua
-famiglia, amico degli Adorni, i Caribi del paese. Perciò era nemico dei
-Fregosi, che erano gli Haitiani, e che in quel mentre erano al governo,
-essendo un Fregoso il cacìco di Genova. Divampò la guerra in città, per
-ragioni che è inutile di dirti. Tolomeo si trovò un giorno con le armi
-alla mano, con quelli della sua gente, contro quelli della parte
-contraria. Era con gli Adorni, ti ho detto; diede addosso ai Fregosi.
-Tutte ire che, essendo fuori di Genova egli aveva dimenticate, ma che
-gli tornarono vive nel cuore appena ebbe respirate le dolci e fraterne
-aure della patria! Nel fitto della mischia fu un punto di vittoria per
-lui: poteva uccidere il capo della squadra nemica; già aveva alzata la
-scure su lui, quando riconobbe il nemico che aveva sotto il ginocchio.
-Quel nemico era Cosma.
-
---Ah, povero Cosma!--gridò Abarima sbigottita.
-
---Sì, povero Cosma, che da un mese appena era ritornato in patria, e
-anch'egli aveva riprese tutte le care abitudini del _bohio_! Ma io ti ho
-detto, Abarima, che Tolomeo aveva un'anima grande. Tolomeo, alla vista
-del fortunato rivale, sentì tutte le sue ire ribollenti nel sangue; calò
-la scure.... ma senza colpire; e perdonò al suo nemico.
-
---Bravo Tolomeo!--gridò Abarima.--Lo amo.
-
---Amami, deliziosa selvaggia; perchè Tolomeo.... sono io.
-
---Ah!--esclamò Abarima, ridendo.--Lo avevo immaginato; e l'ho detto a
-bella posta.... per farti parlare.
-
---Assassina!--gridò Damiano.--Ebbene, tanto fa. Potevo uccidere Cosma, e
-non l'ho ucciso. Anzi, l'ho tratto in salvo, l'ho ricoverato nelle
-nostre case. Era ferito; io l'ho curato; e quantunque fossi medico, l'ho
-guarito. Che te ne pare? Non sono io un uomo di Plutarco?--
-
-Abarima lasciò cadere l'accenno classico, e per una buona ragione, che
-non è mestieri di dirvi.
-
---E Catarina?--diss'ella.
-
---Ecco: madonna Catarina si era lasciata amare da Cosma. L'amico aveva i
-capelli d'oro, i capelli di sole, di cielo, di tutto l'altro che dite
-voi in Haiti. Ma pare che una provvida legge di natura non permetta alle
-bionde di amar lungamente i biondi. Venne un giorno che le due
-capigliature d'oro non andarono più d'accordo. Madonna Catarina
-incominciò a seccarsi di Cosma. E allora si lasciò amare da un altro,
-che non aveva i capelli biondi, che non gli aveva neanche più neri.
-Quell'uomo, per altro, era un gran professore.
-
---Professore! che cos'è?
-
---Come fartelo intendere? Voi altri, in Haiti, non avete professori.
-Già, molte razze d'animali vi mancano. Figurati dunque una bestia rara;
-uno che insegna agli altri tutto quello che sa lui, ed anche quello che
-non sa; uno che ti sa dire come devi parlare, e come devi tacere, se
-devi ber fresco o caldo, sputar tondo o quadrato. Quello è un
-professore, mia cara. Tu sai che Catarina era moglie di un Bescapè. Il
-Bescapè, per certe sue ragioni di possesso, aveva bisogno del parere del
-professore, che era un gran conoscitore delle leggi, e i suoi pareri se
-li faceva pagare a peso d'oro, in tutti i _bohio_ dell'Italia dove era
-stato. Oh, un gran professore, quel Giasone del Maino! Quando doveva
-parlar lui nella scuola, c'era tanta folla, che non c'entrava più
-neanche una mosca, o se c'entrava, non ardiva più di farsi sentire.
-
---Ma lei?... Catarina?...
-
---Ci vengo. Catarina conobbe il professore. Giason del Maino andò nella
-casa di lei, sulla piazza del Regisole. Madonna Catarina andò nella casa
-di lui, alla Torre del pizzo in giù. Questo è un particolare che non
-occorre spiegarti. Qui non ci sono torri, nè campanili, e l'idea di una
-torre il cui tetto a campanile sia voltato all'ingiù e posi sopra una
-grossa colonna, sullo spigolo della casa, non la potresti comprendere.
-Ti basti sapere che madonna Catarina andò nella casa del grande legista,
-e che, dopo esserci andata, ci ritornò. Cosma ne aveva avuto un
-sospetto; Cosma si appostò, conobbe che era vero, fece il geloso, e fu
-mandato gentilmente.... a quel paese. Da noi, cara, è l'uso costante.
-Quando una persona ci è venuta a noia, la mandiamo a quel paese; un
-paese sconosciuto, di cui nessuno sa darci notizia, e quando c'è andato
-non può portarcela di sicuro.
-
---E Cosma?
-
---Cosma non andò a quel paese; ritornò in patria, al suo _bohio_ di
-Genova. Ma egli era sempre più innamorato che mai. Non ha più potuto
-levarsi Catarina dal cuore. L'ama ancora, l'amerà sempre. È fatto così,
-quel povero ragazzo. Io sono guarito, egli no. E tu capirai, dolce
-Abarima, che egli, seguitando ad amare Catarina Bescapè, non può amare
-la figlia di Tolteomec.--
-
-Abarima fece un gesto di compassione. Ma non era di compassione per il
-triste amore di Cosma, bensì per lo storto ragionamento di Damiano, o,
-se vi piace, meglio, di Tolomeo.
-
---Capisco, sì, capisco;--diss'ella.--È un sortilegio.
-
---Come, un sortilegio?
-
---Sì, Catarina ha detto una parola magica, perchè Cosma sia sempre
-innamorato di lei;--rispose Abarima, con accento di grande sicurezza.--E
-quella parola magica l'ha pronunziata sopra qualche cosa che Cosma porta
-sempre indosso. Sì, ora ci sono; su quella ciocca di capelli d'oro che
-Cosma ha fatto male a non gettar via.
-
---Mettiamo pure che sia così;--disse Damiano.--Che ci vuoi fare? Cosma
-non rinunzierebbe a quella ciocca di capelli per tutto l'oro del mondo.
-
---Effetto del sortilegio;--rispose Abarima.--Devi rubargli la borsa di
-cuoio, mentre egli dorme.
-
---Io? sei pazza? me ne guarderei bene.
-
---Non hai coraggio; lo farò io;--disse Abarima.
-
---Tu? e come?
-
---Verrà nella casa di Tolteomec, ci dormirà, ed io strapperò il
-sortilegio. Io guarirò Cosma, povero Cosma! ed io allora sarò amata da
-Cosma.
-
---Ah briccona!--esclamò Damiano.--Ma guardate che Tolomeo sono stato io!
-Valeva proprio la pena di tradire il segreto dell'amico, per giungere a
-questo bel resultato!--
-
-Dopo questi ed altri ragionamenti interiori, Damiano si volse ad
-Abarima, dicendole:
-
---Ed io, Abarima _taorib_! ed io che ti amo?
-
---Tu....--rispose la capricciosa selvaggia,--vai a quel paese.--
-
-Damiano ammirò la prontezza d'ingegno di quella figlia d'Haiti, che
-imparava così presto le usanze della civile Europa. E dopo avere
-ammirato, voleva andarsene di là, per ismaltire la sua rabbia.
-Immaginate quanta ne avesse in corpo, mista alla vergogna della
-sconfitta patita. Gli era parso di avere così buone armi, per mettersi
-in guerra, e quelle armi gli si erano spuntate nel primo assalto; peggio
-ancora, egli se l'era sentite crocchiare nel pugno. Ma a proposito
-d'armi, non è la gelosia un'arma a due tagli? Andate a dire ad una
-donna: «il tal di tale non può amar voi, perchè egli è innamorato di
-un'altra» e sentirete che cosa ella sarà capace di rispondervi. «Ah si!
-di un'altra? Volete vedere che cosa ne faccio io, di quell'altra?» Il
-frutto proibito non sarà che una mela; la butteremo via, magari dopo
-averla manimessa; fors'anche la passeremo al vicino; ma per intanto, e
-perchè si tratta d'un frutto proibito, un morso glielo vogliamo dare ad
-ogni costo. E così faceva Abarima, dando a modo suo, e senza pure
-saperlo, una prova della unità di origine delle stirpi umane.
-
-Ma lasciamo queste sottigliezze. Damiano era sul punto di andarsene;
-Abarima lo trattenne, e non già, voglio sperare, per prendersi giuoco
-dei tormenti di lui. Queste raffinatezze di crudeltà non dovevano essere
-in lei. Unità di origine, sta bene, fin che si vuole; ma la civiltà è di
-molti gradi, e quella figliuola di Haiti doveva essere ai primi scalini.
-
---Raccontami ancora;--diss'ella.--Come si è deciso Cosma ad andare così
-lontano da questa Catarina sciocca?
-
---Ah, debbo narrarti di lui vita e miracoli? E sia, parliamo ancora di
-questo amatissimo Cosma;--rispose Damiano.--Ti ho detto che io lo avevo
-raccolto ferito, e lo avevo ricoverato e guarito. Di ritornare presso
-madonna Catarina non era più il caso. Saremmo andati ad ornare della
-nostra presenza il trionfo di messer Giasone del Maino. Del resto, noi
-siamo fatti così;--soggiunse Damiano, con un tal piglio aspretto che non
-era senza grazia;--quando una donna ci tratta male, possiamo amarla
-ancora, come fa Cosma, o dimenticarla, come ho fatto io, ma la
-rispettiamo sempre e non ci ostiniamo a darle noia. Restammo dunque nel
-_bohio_ di Genova. E fu allora, nei nostri colloqui amichevoli, che io
-seppi da Cosma tutta la serie delle sue disgrazie amorose. Quel giorno,
-vedi la grandezza dell'animo mio!... quel giorno, gli perdonai tutto
-quello che egli mi aveva fatto soffrire.
-
---Soffriva anche lui!--esclamò maliziosamente Abarima.
-
---Ah, bene! lo avete anche in Haiti, il proverbio: mal comune è mezzo
-gaudio? Ne ho piacere, perchè vi vedo già ben preparati per godere i
-frutti della nostra civiltà. Quel giorno, adunque, ci giurammo
-un'amicizia eterna, molto più forte di prima. E stavamo sempre insieme,
-non uscivamo a diporto che insieme, con grande maraviglia di tutti i
-naturali di Genova.
-
---E perchè questa maraviglia?
-
---Oh bella! perchè si era tutti in guerra, gli uni contro gli altri; e
-noi soli, di diverso partito, uno Caribo e l'altro Haitiano, eravamo in
-pace.
-
---Si, è vero; ti capisco, ora.
-
---Sia lodato il cielo! E non volevano capire, i nostri concittadini. Gli
-Haitiani dicevano a Cosma: perchè vai tu a braccetto con quel Caribo? E
-i Caribi dicevano a me: perchè vai tu a braccetto con quell'Haitiano? E
-gli uni e gli altri, con questi discorsi, non ci lasciavano aver pace. A
-sentirli loro, non si poteva essere buoni uomini, se non si sposavano
-tutte le ire della propria fazione. Così ad ambedue era venuta in uggia
-la patria. Triste quel _bohio_, dove non si può essere amici per
-elezione di cuore, dove si è condannati dalle collere accumulate di
-cinque o sei generazioni di matti, o d'imbecilli, a vivere in guerra con
-le persone che piacciono, a far lega con altre che si manderebbero
-volentieri....
-
---A quel paese!--soggiunse Abarima.
-
---Si, cara. La frase ti è rimasta impressa nell'anima? Ricordati almeno
-che te l'ho insegnata io, e non ne usare contro di me, ferocissima
-donna. Io ritorno al racconto. Seccati di quelle discordie, pensammo di
-andarcene. Ma dove? La sorte decida, fu detto tra noi. E allora si mise
-mano alle sorti Virgiliane.
-
---Sorti?...--ripetè la selvaggia.
-
---Virgiliane;--rispose Damiano.--Vediamo di farti capire questo bel
-giuoco. Si piglia un libro.... Ma sapete voi altri che cosa sia un
-libro, gente felice? Si piglia qualche cosa dove ci sono molti segni,
-molte parole dipinte.... E le parole su cui cadono gli occhi, sono il
-responso del grande Spirito. Noi dunque prendemmo un libro.... mucchio
-di parole dipinte da un gran mago, chiamato Virgilio, e leggemmo,
-aprendo a caso, queste parole:
-
- _Nos patriae fines, nos dulcia linquimus arva._
-
-Tu non lo capisci? è latino; e significa: noi ce ne andiamo da casa
-nostra. Il grande Spirito, adunque, ci faceva sapere in tal modo che
-aveva capito il nostro desiderio. Ma il suo consenso? e l'indirizzo che
-noi chiedevamo? Voltammo i fogli, e gli occhi ci caddero su quest'altro
-verso:
-
- _Bella cient primâque vetant consistere terra._
-
-Il che significa, mia cara; qui c'è guerra, e non ci si può rimanere. Ma
-dove andare? dove? Altra consultazione allora, con parecchie voltate di
-fogli; e gli occhi ci cascarono su quest'altre parole:
-
- _Qualia multa mari nautae patiuntur in alto._
-
-In mare, adunque, in alto mare, a far vita di marinai, e cercar
-ventura.--«E sia» disse Cosma. «Non abbiamo noi sentito per l'appunto
-discorrere di un nostro concittadino, chiamato Cristoforo Colombo, che
-ha formato il disegno di cercar nuove terre di là dai mari d'Occidente?
-Egli è andato alla presenza del grande cacìco di Spagna, e gli ha detto:
-dammi tre grandi piroghe con uomini volenterosi, ed io ti scoprirò un
-nuovo mondo? Il grande cacìco di Spagna ha risposto a Cristoforo
-Colombo: sia; ti darò gli uomini volenterosi, e le grandi piroghe; va e
-trova le isole di là dai mari, per onor tuo e della Spagna.»
-
---Colombo!--esclamò Abarima.--Il capo degli uomini bianchi! Come sapeva
-egli che dopo il mare avrebbe trovate queste isole?
-
---Non saprei dirtelo;--rispose Damiano.--Ma si può credere che glielo
-avesse detto il suo piccolo Spirito, a lui mandato dal grande.
-
---Capisco;--disse Abarima.
-
---Ah, bene! tu capisci tutto, Abarima _taorib_. Capisci dunque ancora
-come arda il mio cuore per te; mentre quello di Cosma è freddo.... come
-la notte in un bosco. Vorrei dir neve, o ghiaccio;--soggiunse
-mentalmente Damiano.--Ma bisognerebbe saper la parola. Chi sa se
-conoscono la cosa, in questo tiepido clima!
-
---Continua;--disse Abarima.--Voi due, allora, avete voluto raggiungere
-il capo degli uomini bianchi.
-
---Sicuramente, dopo aver consultato ancora una volta le sorti. Il libro
-dalle parole magiche fu riaperto a caso, e diede quest'altra risposta:
-_Fata viam invenient_.... Che cosa si voleva di più chiaro! So bene che
-non è ugualmente chiaro per te. Ma tu potrai intendere
-approssimativamente che la volontà del grande Spirito avrebbe fatto
-ritrovar la via delle isole lontane. Allora noi siamo corsi a cercare il
-capo degli uomini bianchi; siamo saliti sulle grandi piroghe con lui, e
-siamo arrivati qua, dove io mi sono innamorato della figliuola di
-Tolteomec, della dolce Abarima. Vorrai tu concedere la tua mano a
-Damiano, che t'ama? Vorrai tu ricusargliela, per tener dietro a Cosma,
-che è innamorato di un'altra donna, laggiù.... in Azatlan?--
-
-Abarima stette un istante sovra pensiero, come se volesse nella sua
-mente pesare il pro ed il contro; poi sentenziò:
-
---Damiano buono; Cosma.... _taorib_.
-
-Il buon Damiano si morse le labbra.
-
---È la tua ultima parola?--diss'egli.
-
---Cosma _taorib_;--ripetè la capricciosa selvaggia.
-
---Sta bene;--conchiuse Damiano.--Ti saluto.--
-
-E si alzò dal sedile, che ormai gli pareva fatto di carboni ardenti.
-
---Parti?--diss'ella.--E dove vai, ora?
-
---Vado.... a quel paese, dove tu mi hai gentilmente mandato;--rispose
-Damiano.
-
-L'ingenua selvaggia ebbe la crudeltà di ridere. Ma in verità, ella non
-poteva fare altrimenti. Era così buffo, il dolore di Damiano!
-
---So bene che tu ritorni alla grande piroga;--riprese Abarima,
-rimettendosi al grave.--Sia dolce il tuo sonno, Damiano. E salutami il
-tuo fratello Cosma, e digli che venga domani nella casa di Tolteomec.--
-
-Qui il nostro Damiano, che già stava male in sella, perdette a dirittura
-le staffe.
-
---Oh, per questo, stai grassa, se lo speri,--gridò egli, stizzito.--Non
-sai tu che un uomo, per buono che sia, non cede ad un altro la donna
-ch'egli ama?
-
---E Catarina....--domandò la selvaggia.--Non hai tu ceduto Catarina, al
-tuo fratello Cosma?
-
---Che paragoni son questi?--replicò Damiano.--Per tua norma, io non ho
-ceduto nulla. Se Catarina mi avesse detto: «Tolomeo, andatemi a cercar
-Cosma, e mandatemelo qua», le avrei risposto.... mandandola a quel
-paese.
-
---Brutto!--gridò Abarima, facendogli il viso arcigno.
-
---Cara,--rispose Damiano,--se non ti piace, sputala! Oh, per tutti i
-diavoli!--soggiunse mentalmente.--Le ho detto una cosa che non è da
-cavaliere. Fortuna, che non può averla capita.--
-
-Infatti, lo sapete, Damiano mescolava spesso, a quel po' d'haitiano che
-conosceva, lo spagnuolo, l'italiano, e il suo vernacolo genovese. Con
-tutti questi ingredienti, egli impastava la frase; e la sua
-interlocutrice non riusciva sempre ad intenderlo.
-
-Rassicurato per quel verso, Damiano fece una bella riverenza alla dolce
-Abarima, e subito dopo una giravolta sui tacchi.
-
---Non ci vedremo più, cara!--borbottava egli tra i denti, muovendo verso
-la casa e infilando l'uscio per cui doveva andare alla sua
-liberazione.--Ho fatto un marrone, ma di quelli!... Ci vuol pazienza....
-sicuro, ci vuol pazienza. E per ritrovarla, questa pazienza benedetta,
-dovrò bestemmiarci un giorno e una notte, peggio d'un turco. Ma per
-l'anima.... delle radici, da questo giorno in avanti, mi capiti pure una
-donna tra' piedi; se prima non mi casca in ginocchio....--
-
-Damiano esciva in quel momento sulla piazza. Tolteomec era là. Veduto
-Damiano, lo fermò al varco, per dirgli qualche cosa. Damiano non intese
-sillaba di quello che diceva il suo suocero fallito. Ma le buone creanze
-volevano che egli rispondesse qualche parola. E Damiano rispose, facendo
-bocca da ridere, con gesti cortesi, con inchini ossequiosi, ma tutti in
-lingua.... d'Azatlan.
-
---Oh, caro amico, che il diavolo ti porti! Vecchio cane. Lestrigone,
-antropofago! Perchè tu lo sei di sicuro, un antropofago. Qui dovete
-esserlo un po' tutti, sebbene non vogliate averne l'aria, con noi. E
-mentre voi stritolate gli ossicini coi denti, le vostre donne bevono il
-sangue del prossimo. Cara gente! ed io avrei dovuto imparentarmi con
-voi? Alla larga! Ma che idea pazza mi era venuta alla mente? È stata
-un'ubbriacatura, come a Cuba; senza liquore, senza kohiba, e nondimeno
-un po' più lunga di quell'altra. Ora, vedi, caro antropofago, dalla
-faccia incartapecorita, io mi sento risanato, e ti mando gentilmente al
-diavolo, senza eufemismi, senza complimenti, senza bugie d'uomo
-civile.--
-
-Tolteomec rideva e ringraziava, senza intendere per qual ragione o
-capriccio il suo ospite ed amico Damiano gli facesse quel giorno i suoi
-convenevoli nella lingua del cielo, anzi che in quella dei miseri
-mortali d'Haiti.
-
---Chi sa? forse il grande Spirito gli ha intenebrata la
-testa;--diss'egli tra sè, poi che Damiano si fu allontanato.
-
-Damiano frattanto infilava la discesa, per ritornarsene a bordo della
-_Nina_. Cosma era laggiù, seduto sul cassero di prora, accanto
-all'interpetre Cusqueia. Un'occhiata corse tra i due, e dopo l'occhiata
-un cenno di saluto, breve breve, secondo l'uso di quegli ultimi giorni.
-Ma se in Cosma un certo riserbo era abituale, non doveva parere
-egualmente naturale l'arcigna taciturnità di Damiano, che era sempre
-tanto espansivo, non solamente nell'allegria, ma ancora nella tristezza.
-Cosma, per altro, non mostrò di far caso della taciturnità di Damiano. E
-questi, vedendolo accanto all'interpetre, disse stizzosamente tra sè:
-
---Studia, bambino! studia l'haitiano, e fatti onore. Ci starai tu,
-nell'isola, e magari la imbiondirai. Quanto a me, non vedo l'ora di
-scioglier le vele.--
-
-Quella sera, il nostro Damiano si buttò nel suo rancio prima del solito.
-Non voleva pensare a nulla, e mezz'ora dopo russava come un mantice. Ma
-i molesti pensieri che non aveva voluto accogliere desto, lo visitarono
-addormentato. Damiano sognò che Abarima si attaccava ai panni di Cosma,
-e che Cosma era stato obbligato a sposarla, per alta ragione di governo.
-Infatti, dipendeva da quel matrimonio la quiete della piccola colonia
-spagnuola nell'isola di Haiti. Le nozze si celebravano in chiesa. In una
-chiesa che non c'era ancora; ma si sa, il sogno non bada a queste
-piccolezze, e quello che non c'è, se lo fabbrica. Gli sposi erano dunque
-in chiesa, davanti all'altare, e Cosma stava mettendo l'anello rituale
-al dito di Abarima, quando si udì una sonora risata, che fece voltare
-tutti gli astanti. Catarina Bescapè compariva da una navata laterale, e,
-seguitando a ridere, si avvicinava agli sposi; faceva a Cosma un inchino
-canzonatorio, poi si accostava alla figliuola di Tolteomec, la guardava
-ironicamente, la fiutava sopra una spalla, e poi torceva il viso,
-dicendo: «Che olio usate, ragazza mia? che olio usate, per farvi la
-pelle lucida?» E il cavaliere di madonna Catarina, il vecchio e
-sofistico legista Giasone del Maino, aggiungeva del suo, rivolgendosi a
-Cosma: «Ragazzo mio, perchè non aspettare che madonna Catarina si fosse
-annoiata di me? Ella è vedova; potevate sposarla voi. Quanto a me, lo
-sapete, io voglio restar celibe, aspettando che il papa mi mandi il
-cappello di cardinale.»
-
-A farvela breve, Damiano sognò un visibilio di sciocchezze, sul far di
-queste, che vi ho fedelmente riferite. La mattina seguente, si svegliò
-con la testa pesante, ma felice di essersi liberato da tutte quelle
-immagini sciocche. Balzato dal suo rancio e uscito in coperta, trovò
-l'almirante che si disponeva a scendere nel palischermo.
-
---Signore,--gli disse,--voi andate alla fortezza?
-
---Sì, messer Damiano,--rispose Cristoforo Colombo.--Volete forse
-accompagnarmi?
-
---Un tratto di strada, se permettete; fin lassù ed oltre, se è per
-vostro comando.
-
---Eh, senza comandarvelo, desidero che veniate. Oramai il lavoro è
-finito, e non sarà male che ci intendiamo per la distribuzione delle
-parti.
-
---Ah, sì, le parti.... sicuramente, bisognerà distribuirle;--disse
-Damiano, seguendo sul palischermo il suo grande concittadino.--Ma
-appunto per questo, signor almirante....
-
---Che cosa?
-
---Appunto per questo, se non vi paresse offesa un cambiamento di
-opinione da parte mia....
-
---Non istate a mendicar le parole, messer Damiano;--interruppe
-Cristoforo Colombo, ridendo.--Voi non volete più rimanere alla
-Spagnuola?
-
---No, non ho detto, non intendevo dir questo;--rispose
-Damiano.--Alludevo al posto che la vostra bontà mi vorrebbe affidare.
-Esso è troppo alto per me; io non mi sento da tanto.
-
---Modestia!--esclamò l'almirante.
-
---Eh, signore, così fosse! che avrei merito di una bella virtù. Ma ho
-fatto il mio esame di coscienza, e mi son ritrovato dappoco; ho
-riconosciute le mie forze.... _quid valeant humeri quid ferre
-recusent_....
-
---Messer Damiano, la vostra non è più modestia; è canzonatura del
-prossimo;--rispose l'almirante.--Un uomo che parla latino, e mi cita
-Orazio, pretenderà dunque di essere gabellato per semplice marinaio e
-per semplice soldato?
-
---Come tale son pur venuto;--replicò Damiano, schermendosi.--Soffrite
-che tale io rimanga.
-
---Ma che strano pensiero è il vostro? E come v'è saltato in mente? Spero
-bene che vorrete dirmelo. Per intanto, saltiamo a terra, mio caro.--
-
-Così dicendo, poichè il palischermo era giunto alla riva, l'almirante
-balzò sulla rena colla grazia agile e pronta del marinaio. E Damiano lo
-seguì, per ripigliare il suo discorso.
-
---Il pensiero, signor almirante, mi è venuto così. Non credeva da
-principio che Cosma, il mio buon amico e concittadino, volesse restare
-nell'isola. Ieri finalmente, ho saputo che il suo desiderio sarebbe di
-rimanere. E in questo caso mi pare che il posto di aiutante spetterebbe
-a lui, piuttosto che a me. Cosma ha ben altre doti, che io so di non
-possedere. Perchè io mi conosco, signore. Non ho ragioni per essere
-modesto; ne ho invece per essere sincero. Ho l'umor gaio e mattacchione,
-io: quando mi saltano i grilli in capo, addio gravità! Cosma è grave,
-anche quando dorme; ha l'indole e l'aspetto più confacenti a chi deve
-esercitare un comando. Io dunque vi prego, messere, vogliate metter
-Cosma in mio luogo, come aiutante di don Diego di Arana.--
-
-Cristoforo Colombo era stato a sentirlo con molta attenzione, senza mai
-interromperlo. Quando vide che aveva finita la sua perorazione, gli
-disse:
-
---Ma sapete, messer Damiano, che voi siete la perla degli amici?
-
---Voi mi date la baia, signor almirante!--rispose Damiano, abbassando la
-fronte, in atto di grande umiltà.--La perla degli amici è Cosma, ed io
-troppe prove n'ho avute. Per una volta tanto, vorrei pagarlo delle sue
-cortesie.
-
---Se volete ad ogni costo....--disse Cristoforo Colombo.--Se così siete
-intesi tra voi....
-
---No, nessuna intesa è corsa tra noi;--rispose Damiano.--So che Cosma
-rimarrebbe volentieri; tanto che da due giorni non fa altro che studiare
-la lingua di questi naturali, insieme coll'interpetre Cusqueia. Vorrei
-che fosse contento: vorrei che restando avesse un ufficio degno di lui.
-E se voi, messere, mi amate....
-
---Certamente, vi amo. Siete mio concittadino; siete un gentiluomo,
-quantunque il vostro nome mi sia sconosciuto; siete stato anche un buono
-e intelligente compagno di fatica per noi; debbo dunque amarvi e
-pregiarvi grandemente. Mi duole che ricusiate un ufficio che vi avevo
-offerto, stimandovene degno; ed oggi ancora ve l'offro.
-
---Ed io ve ne ringrazio, signore, e torno a pregarvi di conferire
-l'ufficio a Cosma. Egli, badate, non sa che voi avete offerto un tal
-comando a me; voi, messere, non ne avevate ancora parlato a nessuno....
-
---A nessuno,--rispose l'almirante.
-
---Ebbene, gli verrà dunque offerto da voi come cosa nuova; l'avrà come
-una primizia, ed io sarò, doppiamente felice se il mio buon amico e
-fratello Cosma ignorerà che l'onore gli è fatto per mia intercessione.
-
---Voi dunque, messer Damiano, volete proprio così? Sarete contento.
-
---E già contento mi vedete fin d'ora, signor almirante, e pieno di
-gratitudine per voi. Posso dunque dire a Cosma che voi volete vederlo
-alla fortezza?
-
---Che fretta è la vostra?--esclamò l'almirante.
-
---Signore, non dicevate voi dianzi che sarà utile vedere fin d'oggi, con
-gli ufficiali, come possano essere distribuite le parti lassù?
-
---È vero, è vero, e voi avete buona memoria. Sia dunque chiamato il
-vostro amico. Manderemo indietro qualcuno.
-
---Vado io, se permettete. Tanto, poichè non ho da comandare, non è
-necessario che io venga a studiare i particolari del servizio.
-
---È giusto; andate dunque, messer Damiano,--conchiuse Cristoforo
-Colombo.--E sia fatta la volontà di un uomo, che vuole ad ogni costo....
-obbedire.--
-
-Damiano non istette a ribattere la celia del signor almirante; fatto un
-profondo inchino, si allontanò sollecitamente, ritornando verso la
-spiaggia. Il palischermo non era ancora partito, ed egli ebbe tempo di
-rimontarvi su, per farsi condurre a bordo della caravella.
-
---Ah, caro il mio Cosma!--mormorava egli, avvicinandosi alla
-_Nina_.--Uomini di Plutarco come me, non ne troverai ad ogni canto di
-strada. Tu volevi rubarmi il posto nella casa di Tolteomec, ed io te lo
-lascio. Un po' per forza, è vero; ma qual è l'atto di virtù che non
-costi uno sforzo? Aggiungi che un altro posto ti lascio, e questo era
-mio, destinato a me dalla espressa immutabile volontà del signor
-almirante. Io ho filato, e son nudo; tu non hai filato, ed hai due
-camicie. Ti compensino esse di quella che hai regalata all'interpetre.
-Caro il mio Cosma, che facevi l'inconsolabile! il messer Francesco
-Petrarca, senza lo sfogo del Canzoniere! Ma già, anche del Petrarca e
-del suo costante amore, sappiamo che cosa si debba pensare.--
-
-Damiano sorrise a se stesso, contento com'era del suo ragionamento.
-
---Vediamo,--proseguì, dopo essersi padroneggiato;--che cosa faccio io?
-Mi vendico, forse?... Eh sì, un pochettino. Il mio caro ed amato Cosma
-resterà preso al suo laccio. Egli non era invaghito di Abarima; dovrà
-giulebbarsela, e si seccherà.... oh, si seccherà, molto prima che non
-avrei fatto io. Perchè certamente io mi sarei seccato, con quella pelle
-rossa. Che idea è stata la mia? Ma già, con le donne, si pigliano certe
-ubbriacature! Un po' la galanteria, che è sempre viva nell'uomo, un po'
-il sangue, che non è acqua, un po' il puntiglio, che è sempre appiattato
-nel fondo dell'anima, in compagnia dell'orgoglio suo padre, e addio
-roba! Lì per lì, sembra di toccare il cielo col dito; e poi.... oh vile
-umanità!...--
-
-L'arrivo del palischermo contro il bordo della _Nina_ interruppe un
-trattato di filosofia pratica, che avrebbe potuto durare dell'altro,
-magari dalle acque di Haiti fino alle coste di Spagna.
-
-Cosma, che aveva veduto partire Damiano mezz'ora prima, fu maravigliato
-di vederlo ritornare; e più maravigliato di vederselo venire incontro,
-con aria risoluta ed allegra, come se nessun dissapore fosse mai stato
-tra loro. Ma se di ciò poteva maravigliarsi Cosma, non si maraviglierà
-certamente il lettore. Damiano poteva star grosso con l'amico, fino a
-tanto che l'amico gli dava noia, contrariando i suoi disegni. I disegni
-di Damiano erano per allora tutt'altri, e l'animo suo si era mutato del
-pari. Egli poteva andare incontro a Cosma, ridendo e canterellando, come
-andò incontro ai ladri il viandante della favola, poichè fu alleggerito
-della borsa.
-
---Tu sei di buon umore;--disse Cosma, dopo avergli fatto un cenno di
-saluto.
-
---Sì, caro, come sempre, quando le cose vanno a modo mio.
-
---Ah, me ne congratulo.
-
---Grazie, non t'incomodare; avremo tempo, se resti in Haiti, come mi hai
-annunziato.
-
---Certamente;--rispose Cosma, guardandolo negli occhi.--Ma perchè non
-sei lassù, nelle tue solite occupazioni?
-
---Comando dell'almirante;--disse Damiano.--Ha dimenticato certe
-faccende, che son tornato io a sbrigare per lui. Sai che domani egli
-parte, dopo aver messa a posto la colonia?
-
---Domani?
-
---Sicuramente; tutto è all'ordine, lassù. Non resta che di destinarvi il
-presidio. Anzi, tra le cose che dovevo fare, c'è questa, di avvisar te
-che il signor almirante ti vuole a terra, e subito.
-
---Vuol me? per che fare?--esclamò Cosma, stupito.
-
---Non so; mentre ero sul punto di ritornare, mi ha detto: a proposito,
-avvertite il vostro amico messer Cosma, che lo aspetto alla fortezza;
-devo parlargli. Così mi ha detto, nè più nè meno.--
-
-Cosma stette un pochino sovra pensiero, cercando dentro di sè che cosa
-potesse volere l'almirante da lui. Ma non trovò nulla di nulla; perciò
-si strinse nelle spalle, e si alzò, per andare alla scaletta di bordo.
-
---Debbo aspettarti?--diss'egli a Damiano, prima di giungere al capo di
-banda.
-
---No, io non potrò sbrigarmi così presto;--rispose Damiano.--Ho da
-cercare qualche cosa fra le carte del signor almirante. Poi ho da far
-raccogliere e portare a terra certe minuterie per gli scambi, che a lui
-non bisognano più e che serviranno meglio a noi altri. Addio, dunque, e
-a rivederci più tardi.--
-
-Cosma, ingannato dalla calma apparente, e più dalla parlantina
-dell'amico, scese nel palischermo e si fece condurre alla spiaggia.
-Damiano lo guardava intanto con la coda dell'occhio.
-
---E dire,--pensava egli,--e dire che mi rincrescerà di piantarti,
-all'ultim'ora!... Perchè, infine, si era amici per la vita e per la
-morte. E se non era questa selvaggia capricciosa, la nostra amicizia
-sarebbe durata fino alla morte. Aveva già superate tante prove! E perchè
-non dovrebbe superare quest'altra?... No, per tutti i diavoli,
-no;--soggiunse Damiano, cacciandosi la destra sotto il corpetto di lana
-e comprimendosi il cuore.--No, viscere infame, stai zitto! La mia
-vendetta, per questa volta deve passare avanti tutto. Una gran vendetta,
-poi! Vi faccio un regalo, miei cari sposini. Vivete felici, crescete,
-moltiplicate, e ch'io non senta più parlare di voi.--
-
-
-
-
-
- _Capitolo XV._
-
-
-
-
- Come fu inaugurata e presidiata la fortezza del Natale.
-
-
-
-Era il secondo giorno dell'anno 1493, quando si potè dire che la
-fortezza fosse finita di tutto punto, da otto giorni che era stata
-incominciata. S'intende che non era una gran fabbrica; non bastioni, non
-mura, ma fossi, argini e terrapieni, sul fare delle moderne
-fortificazioni passeggere, o piuttosto degli antichi accampamenti
-romani, poichè, alla guisa loro, l'argine interno era difeso da una
-palizzata che correva tutto in giro. Nel mezzo del terrapieno sorgeva un
-grosso torrione di legno, entro il quale stavano al coperto le munizioni
-da bocca e da fuoco, che Cristoforo Colombo aveva fatte estrarre dalla
-_Santa Maria_ naufragata. Il provvido almirante aveva aggiunto alle
-provvigioni della fortezza tutto ciò che non era strettamente necessario
-alla _Nina_; poichè questa doveva ritornare senz'altre esplorazioni in
-Ispagna.
-
-La fortezza così costruita ebbe nome dal Natale, essendo nella notte
-sopra quel giorno naufragata la _Santa Maria_. E come il legname della
-nave naufragata era servito a formare l'ossatura del torrione, così i
-suoi cannoni servivano alla difesa della nuova costruzione. Quelle due
-bombarde e quei quattro falconetti erano più che bastanti a tenere in
-rispetto non solamente un popolo ignudo e quasi inerme, come quello di
-Haiti, ma gli stessi Caribi, se mai avessero ardito far nuove incursioni
-sulla costa, perchè essi d'altro non andavano armati che di archi, con
-frecce di canna, chiaverine di legno, e piccole accette di selce.
-
-Del resto, diceva l'almirante, più che dal timore così facilmente
-ispirato nei naturali dell'isola, i nuovi coloni dovevano trarre
-argomento di sicurezza dalla loro disciplina e dalla bontà paterna con
-cui avrebbero trattate quelle pacifiche tribù, avvezze oramai a venerare
-gli stranieri navigatori come figli del cielo.
-
-La mattina del 2 gennaio, adunque, vestito in pompa magna e seguito dai
-suoi scudieri tutti coperti d'acciaio brunito, il grande almirante del
-mare Oceano scese nel suo palischermo alla spiaggia. Erano là ad
-aspettarlo gli ufficiali ed i marinai delle due caravelle, che tosto lo
-seguirono per il noto sentiero fino al villaggio di Guacanagari, e di là
-alla fortezza del Natale.
-
-Innanzi di scendere nel palischermo, Cristoforo Colombo aveva scambiate
-alcune parole con messer Damiano.
-
---Come?--gli aveva detto.--Voi non venite a terra?
-
---Signore,--aveva risposto Damiano,--è ben necessario che qualcheduno
-stia alla custodia della _Nina_, lasciata per un giorno così sola. E
-dopo ciò che la vostra bontà mi ha consentito questa mattina....
-
---Sì, sta bene;--rispose Cristoforo Colombo, ridendo.--Ma non sarebbe
-una buona ragione perchè voi rimaneste a bordo, senza pur dare un
-abbraccio agli amici. Dubitate già della vostra fortezza d'animo? e
-temete di mutare ancora una volta di opinione?....
-
---Signore,--disse Damiano, umiliato,--avete ragione a rider di me.
-
---Celiando, non è vero?--soggiunse l'almirante, battendogli
-amorevolmente la mano sulla spalla.--L'amicizia consente lo scherzo,
-purchè non ecceda. Restate dunque, se così vi pare.
-
---No, messere;--rispose Damiano.--Poichè tutto è inteso oramai, e per
-dimostrarvi che questo cambiamento è stato l'ultimo.... se mi
-permettete, verrò.--
-
-Così, anche Damiano aveva seguito l'almirante. Del resto, a bordo della
-_Nina_ restava un pilota, e parecchi uomini di guardia con lui. La
-presenza di messer Damiano non era dunque necessaria.
-
-Sulla piazza del villaggio, Guacanagari era venuto incontro al capo
-degli uomini bianchi. Offriva a tutti una refezione, il buon cacìco di
-Haiti; ma Cristoforo Colombo non poteva accettarla che due ore più
-tardi, quando fosse compiuta la cerimonia della inaugurazione del forte
-Natale e del giuramento dei nuovi coloni che dovevano esserne il
-presidio. Il cacìco fu anzi invitato a quella solennità militare, e con
-lui i più notabili tra i naturali del luogo.
-
-Preceduto dal suo trombettiere e dall'alfiere che portava la bandiera di
-Castiglia, l'almirante entrò dal ponte levatoio nel forte. I due
-equipaggi, armati di archibugi e di scuri, lo seguirono, andando a
-schierarsi contro le palizzate. Cristoforo Colombo, avendo Guacanagari
-al suo fianco, e i suoi ufficiali d'intorno, prese posto in mezzo al
-quadrato.
-
-Era uno spettacolo solenne per sè stesso; ma più solenne lo rendeva la
-figura maestosa di Cristoforo Colombo, la cui fronte alta e bianca,
-illuminata da un raggio di sole, e lo sguardo azzurro, che volentieri
-spaziava nei mondi lontani, avevano un certo che di sacerdotale,
-effondendo tutt'intorno un senso di cose sacre ed arcane.
-
-Impugnata l'asta della bandiera che l'alflere gli aveva presentata,
-Cristoforo Colombo fece un passo avanti e parlò alla sua gente.
-
---Compagni ed amici,--diss'egli,--trentanove di voi rimarranno a formare
-la prima colonia castigliana del nuovo mondo. Questo è un grande onore,
-ed altresì una grande malleveria. Confido che essi saranno degni
-dell'uno e dell'altra, ricordando di esser qui nel nome di don
-Ferdinando e di donna Isabella, re e regina di Castiglia e Leone.
-Rodrigo di Escobedo, vogliate leggere, anzi tutto, i nomi dei marinai
-destinati a rimanere nell'isola di Spagnuola. E a mano a mano che i nomi
-saranno letti, escano gli uomini dalle ordinanze, e vadano a destra, per
-allinearsi sotto gli ordini di Pedro Gutierrez.--
-
-Rodrigo di Escobedo, regio notaio, cavò dal giustacuore un rotolo di
-carta, lo dispiegò, e lesse ad alta voce trenta nomi di marinai; e
-questi, ad uno ad uno, usciti dalle ordinanze, andarono a mettersi in
-fila, a pari con Pedro Gutierrez, primo pilota della _Santa Maria_.
-
---Compagni ed amici,--ripigliò Cristoforo Colombo, dopo che l'ultimo
-chiamato ebbe preso il suo posto,--ho pensato che alla nuova colonia
-bisognino uomini esperti di alcuni particolari uffizi: un bombardiere,
-un calafato, un legnaiuolo, un bottaio, un sarto, un cerusico. Rodrigo
-di Escobedo, leggete i nomi degli uomini che io destino a questi
-servizi.--
-
-Rodrigo di Escobedo spiegò da capo il suo rotolo di carta, e lesse i sei
-nomi; ad ognuno dei quali un uomo si mosse ed andò a collocarsi a
-destra, presso i trenta uomini allineati.
-
-Ultimo dei nuovi chiamati era il cerusico. Ma non è da credere che fosse
-un dottor fisico, un medico, od altro di somigliante. Cerusico, nelle
-antiche marinaresche, era un marinaio che faceva il barbiere. A quei
-tempi, ed anche nei tre secoli che seguirono, il marinaio che maneggiava
-il rasoio sulla faccia dei compagni, sapeva all'uopo trattar la
-lancetta. Ed anche faceva dei discepoli, senza essere professore
-d'università, poichè insegnava la doppia arte del radere e del cavar
-sangue, dello sfregiare i volti e del medicare le piaghe, ad un suo
-giovane alunno, che assumeva il nome di barbierotto.
-
-Trentasei uomini erano ordinati in disparte. Allora Cristoforo Colombo
-riprese a parlare.
-
---Voi, Pedro Gutierrez, pilota della _Santa Maria_, e voi Rodrigo di
-Escobedo, regio notaio, mettetevi a capo di questi uomini, riconoscendo
-per vostro comandante il nostro capitano di giustizia don Diego di
-Arana, che in virtù dei poteri vicereali a me conferiti dalle Loro
-Altezze io destino al comando del forte Natale e della colonia
-castigliana nell'isola Spagnuola.--
-
-Qui il nostro Damiano incominciò a dar di gomito al suo buon amico
-Cosma, che gli stava da lato.
-
---Ed ora a te, mio caro;--diss'egli sottovoce.--Mi duole, sai, di non
-restare con te; ma poichè il signor almirante ha voluto così....
-
---Sciocco!--mormorò Cosma, tirando indietro il suo braccio.
-
---Come sarebbe a dire?--esclamò Damiano.
-
---Sciocco, ti ripeto;--tornò a dirgli Cosma.--E accoppami poi, se ti
-piace. Ma ora sta zitto; il signor almirante ci vede.--
-
-Il signor almirante riprese il suo discorso.
-
---A voi, don Diego di Arana! prendete questo vessillo, fatelo sventolare
-sull'alto della torre, e adoperate in guisa che sia riverito e temuto.
-Dovunque è la nostra bandiera, ivi è la patria nostra. Voi, ora, che
-siete destinati al presidio del forte, alla difesa di questa bandiera,
-nel nome della Santa Trinità, per l'onore di Ferdinando e d'Isabella,
-per la gloria della Spagna, giurate fedeltà ed obbedienza al vostro
-comandante don Diego di Arana.
-
---Giuriamo!--gridarono tutti, da Pedro Gutierrez fino all'ultimo dei
-soldati.
-
-Allora Diego di Arana si avanzò alla sua volta, prese la bandiera dalla
-mano dell'almirante, snudò la sua spada, e abbassandone la punta verso
-di lui, così ad alta voce parlò:
-
---Ringrazio Vostra Eccellenza della fede che in me riponete, e farò di
-mostrarmene degno per l'onore dei nostri sovrani e per la gloria della
-patria, che saranno i miei pensieri costanti. Ed ora, secondo il vostro
-comandamento, signor vicerè, almirante e governatore generale, isserò la
-bandiera che mi avete affidata, sulla torre del forte Natale.--
-
-Ciò detto, salutò con la punta della spada, e si avviò, seguito dai suoi
-trentotto uomini, verso il ponte levatoio della torre. Pochi momenti
-dopo, raccomandato ad una sagola corrente, il vessillo di Castiglia e
-Leone saliva in vetta al brandale della torre di legno. E la gloriosa
-ascensione dei colori di Spagna nel sereno del cielo fu salutata dal
-rimbombo delle artiglierie; un rimbombo inatteso, che fece tremare il
-cacìco Guacanagari, e cadere i notabili della sua corte sulle braccia
-del loro vicini spagnuoli.
-
-Cristoforo Colombo si volse cortesemente a rassicurare il suo buon amico
-Guacanagari. Quelle terribili macchine che vomitavano fuoco non erano
-destinate ad offendere i pacifici abitanti dell'isola, bensì a
-proteggerli contro i loro nemici Caribi. La cosa era già stata detta più
-volte; non era male ripeterla ancora a quei semplici uomini; i quali,
-vinto il primo ed involontario moto di paura, si abbandonavano
-volentieri alle più pazze dimostrazioni di allegrezza.
-
-Lasciata una guardia sufficiente nella torre, Diego di Arana ritornò
-sulla spianata, col grosso dei suoi.
-
---Abbracciate i vostri amici che restano;--disse Cristoforo Colombo ai
-suoi marinai.--Avete tutti due ore di libertà; poi ritorneremo alla
-nostra caravella, per salpare le áncore.--
-
-Damiano era rimasto un po' sconcertato.
-
---O come?--diss'egli a Cosma.--E tu non hai avuta la tua destinazione?
-
---Ci sarà tempo;--rispose Cosma, alzando le spalle.
-
---Tempo? Non troppo. L'almirante ha detto che fra due ore si mette alla
-vela. E per intanto bisognerà accettare la refezione che ci offre il
-capo dei Lestrigoni.
-
---Che Lestrigoni? che ci hanno a far qui le tue reminiscenze classiche?
-Non siamo già in paese di antropofagi.
-
---Oh, non badare. Dicevo così per dire. Sono anzi carissima gente.
-Peccato che io non possa restarci!
-
---Come? e tu hai cambiato opinione?
-
---Sì, caro, cioè.... non io, veramente, ma il signor almirante, che ha
-preferito di godere della mia compagnia fino alle coste di Spagna.
-
---Ma bravo! e quando è stato questo cambiamento?
-
---Questa mattina.... poche ore fa.... mentre si veniva alla fortezza.
-
---Oh guarda, guarda!--esclamò Cosma, con l'aria di uno che cascasse
-dalle nuvole.
-
---Sai?--ripigliò Damiano, felice di essersi levato quel peso dallo
-stomaco.--Io lo dicevo poc'anzi, che mi doleva della nostra separazione;
-e tu, senza starmi a sentire, mi hai detto sciocco.
-
---Ebbene? non ho io forse ragione?
-
---Non mi pare;--rispose Damiano.--Si può esser modesti, e non credere di
-meritare un titolo così alto.
-
---Capisco che bisognerà trovartene un altro più umile;--riprese Cosma,
-ridendo.--Ma allora, di modesto che volevi essere, mi diventerai
-orgoglioso.
-
---Senti,--conchiuse Damiano,--fa una cosa equa e ragionevole; non mi
-dare nessun titolo.
-
---Il nome solo, adunque?
-
---Sicuramente; Damiano, nient'altro che Damiano.--
-
-Così dicendo, Damiano pensava:
-
---O non ha l'aria, questo caro ed amato Cosma, di volermi chiamare....
-Tolomeo?--
-
-Cristoforo Colombo si mosse, per ritornare al villaggio. Damiano a sua
-volta si scosse, e in compagnia di Cosma seguì la brigata. Guacanagari
-aveva convitati quel giorno tutti i suoi amici Spagnuoli nella residenza
-reale. La casa, sicuramente, per quanto fosse spaziosa, non sarebbe
-bastata ad accoglierli tutti; ma il savio cacìco aveva fatte disporre le
-mense in giardino, e là c'era posto per dugento, magari per cinquecento
-persone.
-
-L'almirante e i suoi ufficiali notarono con grata maraviglia che il loro
-ospite aveva copiate le usanze d'Europa, da lui osservate a bordo della
-_Nina_, facendo stendere sulle tavole dei pezzi di cotone tessuto, a
-guisa di tovaglia. Quanto ai sedili, non aveva avuto da copiar nulla,
-poichè i sedili c'erano, in Haiti, e più belli e più ricchi a gran pezza
-di quelli che aveva l'almirante nel suo castello di poppa. S'intende che
-al banchetto di Guacanagari i sedili non erano tutti intagliati e ornati
-d'oro, come i due che si vedevano destinati al cacìco e al suo ospite.
-Tutte le case dei notabili avevano data la parte loro di sedili, per
-modo che ogni invitato potè trovare il suo posto, e aspettare
-comodamente le imbandigioni della cucina Haitiana.
-
-Alla tavola, o, per dire più veramente, alle tavole di Guacanagari non
-sedevano donne. E questo fece piacere a Damiano; quel piacere agro dolce
-con cui si usa di assaporare la mancanza di una noia alla quale eravamo
-già predisposti, credendola inevitabile.
-
-Ci sono dei dolori che vegliano, e dei dolori che dormono. Lascio i
-primi, e mi fermo ai secondi, per dire che essi stanno in noi, e non si
-fanno sentire, se non quando è toccata e tormentata la parte del corpo
-in cui hanno posto dimora. Così era un certo dolore di Damiano. A patto
-di non vedersi davanti agli occhi Abarima, la capricciosa selvaggia,
-egli si sentiva abbastanza tranquillo.
-
-Una pena in apparenza più forte era per lui in quel momento l'idea di
-doversi separare tra poche ore da Cosma. Erano concittadini, erano
-amici, si erano ritrovati per tanto tempo a vivere insieme, a pensare
-insieme, ed anche, pur troppo, ad amare insieme. Son cose, queste, che
-imprimono carattere, e diventano in noi come una seconda natura. Senza
-quel tormento di Cosma ai fianchi, come si sarebbe sentito solo! Pari di
-condizione, avevano fatti i medesimi studi; da sei o sette anni non si
-erano lasciati per un giorno intiero. Non andavano sempre d'accordo, oh
-no! se ne dicevano qualche volta di crude e di cotte; ma infine, a
-questo trattamento scambievole si erano anche avvezzati. Tutto ciò, da
-un momento all'altro, sarebbe finito.... E perchè? perchè a lui,
-Damiano, era piaciuto di restare in Haiti e di sposare una pelle rossa;
-perchè a Cosma era saltato in mente di restare anche lui, e di
-guastargli le uova nel paniere. Ed egli, Damiano, si era seccato, aveva
-risoluto di andarsene, lasciando l'amico nella trappola che questi aveva
-immaginato di tendere a lui. Il tiro, perbacco, era da furbo; ma non
-era, perdiana, da amico. Damiano incominciava a sentirsi nel fondo
-dell'anima la puntura di un piccolo rimorso, e immaginava che il giorno
-seguente, a bordo della _Nina_, quella puntura gli sarebbe diventata una
-piaga.
-
-Povera amicizia, che i poeti hanno cantata come un amore senz'ali! Fate
-che una donna si metta di mezzo, e vedrete dove va l'amicizia. Il che,
-forse, prova che l'amicizia è un sentimento superficiale, incompiuto,
-artificiale in gran parte. Certo, non è un sentimento originale,
-connaturato nella specie umana. Se lo fosse, Domeneddio avrebbe disposte
-diversamente le cose; prima di fare quel grande miracolo che sapete,
-avrebbe creati e messi a discorrere insieme due uomini. Non vi pare?
-
-Questi ed altri pensieri consimili chetarono lì per lì i rimorsi del
-nostro Damiano. Del resto, l'allegria d'un banchetto non è fatta per
-lasciar pensare a lungo; e molte tristezze ad una cert'ora vanno
-affogate nella varietà dei discorsi che escono di cento bocche, e delle
-bevande che entrano in cento stomachi assetati. Per quel giorno Damiano
-faceva a fidanza coi liquori del Nuovo Mondo; dal liquore del cocco
-fermentato, a quello del palmizio distillato, li accettò tutti ad occhi
-chiusi. Intorno a lui, così facevano tutti. Lo stesso almirante, che
-aveva capito dove si andasse a parare con una refezione finale in casa
-di Guacanagari, aveva annunziata la partenza per quel giorno, ma
-solamente per potere ad una cert'ora far suonare a raccolta; nell'animo
-suo era già fermo il proposito di lasciar dormire quella sera la sua
-gente nei ranci, rimandando la partenza al mattino seguente. Ignoravano
-questa concessione i marinai; ma si erano governati come se ci
-contassero sopra; e bevevano, e ridevano; e qualcheduno, più tenero,
-incominciava a piangere la lagrimetta affettuosa dell'amicizia
-inumidita, anzi diciamo pure inzuppata.
-
-E proprio allora, Dio misericordioso, dovevano capitare le dame?
-Spettatrici lontane, sì, appostate fra gli alberi, ma pur sempre
-spettatrici. Damiano intravvide tra quelle graziose ma inopportune
-creature, la sua bella e crudele Abarima.
-
---Che vuole costei?--borbottò egli tra i denti.--È venuta a farsi beffe
-di me? Mi vedrai ridere, cara, mi vedrai ridere di gusto, come non ho
-riso mai, dacchè sono cascato in questa valle di lagrime. Caro il mio
-Sancio Ruiz,--diss'egli, al suo vicino di destra,--versami da quella
-amabile zucca una goccia di liquore, ma che non sia una goccia da avaro.
-Sento che mi rinfresca il palato. Va giù come l'acqua. Ottima è l'acqua;
-lo ha detto Pindaro. Non conosci Pindaro, amico Sancio? È un poeta
-greco, che ha detto molte cose, ma tutte assai meno chiare di questa.--
-
-E ciarlava, il buon Damiano, cercando di svagarsi. E beveva ancora,
-tenendo bordone a tutti i discorsi, rimbeccando tutti i motti che si
-volgevano a lui. Così bevendo e ciarlando, capirete che si svagò quanto
-occorreva, ed anche un tantino di più. Sancio Ruiz, non era più Sancio
-Ruiz; diventava Rodrigo di Triana, poi un altro, e ancora un altro, fino
-a diventar Cosma, Tolteomec, Diego di Arana e Cusqueia. A quell'ora non
-c'erano più razze, non c'erano più gradi; tutti amici, tutti fratelli, e
-viva l'allegria.
-
---Tolteomec, io t'amo;--diceva Damiano.--Ci dobbiamo lasciare; ma non
-importa, io t'amo. Perchè non ti risolvi di venire con noi in Azatlan?
-Capisco; tu vuoi restar qua, perchè sei innamorato di Caritaba.... no,
-dico male, di Abitaba.... cioè, no, di Carabima. Oh, infine, si chiami
-come le pare. Quando un nome non vuol venire, si lascia stare. E bisogna
-anche lasciar stare le donne. Usane con parsimonia, amico. La scuola di
-Salerno lo raccomanda; lo raccomandano a gara Celso, Galeno e....
-quell'altro.... chi è più quell'altro? Aiutami a dire, per bacco!
-
---Sei ubbriaco, mio caro;--gli disse Sancio Ruiz all'orecchio.
-
---Io ubbriaco! Sei matto? non so chi tu sia, caro amico, perchè un po'
-mi sembri uno, un po' mi sembri un altro. Ma questo è effetto di
-strabismo. Del resto, che cosa fa il nome, quando c'è la persona? Il
-nome, quello, è un ritrovato dell'uomo.
-
---Che diavolo annaspi tu ora?
-
---Sì, ripeto, un ritrovato dell'uomo; che cosa ci trovi di strano?
-L'uomo dice: io mi chiamerò così e cosà.... Cioè, no, non lo dice lui,
-ma un altro per lui.... il prete che lo battezza.... Se, per esempio, il
-prete avesse battezzato quest'acqua di cocco, dicendole: tu ti chiamerai
-vino di Cadice.... Che cosa volevo dire? Ah, ecco, che tu ti chiami
-Gutierrez, e che oggi si sta allegri a quel Dio! Viva l'almirante, e
-crepi chi gli vuol male.--
-
-Si era rimasti abbastanza a tavola. Il signor almirante si alzò, e il
-cacìco Guacanagari con lui. Quali di buona voglia, e quali a malincorpo,
-ad uno per volta si alzarono tutti i commensali. Damiano si alzò, perchè
-si alzava Pedro Gutierrez, ossia Sancio Ruiz, o, se vi piace meglio,
-Rodrigo di Triana. Il nome, del resto, non fa e non conta; che cosa è il
-nome, quando c'è la persona? Damiano, adunque, si alzò da sedere, perchè
-si era alzato il suo vicino di destra, quello che gli versava da bere.
-Ma appena fu in piedi, sentì di non essere in gambe, e di aver bisogno
-del braccio di Tolteomec; cioè, no, di Cusqueia; anzi, no, di Diego di
-Arana; o meglio, del primo venuto, purchè lo sostenesse bene.
-
-Frattanto, nel vasto giardino di Guacanagari, i crocchi, i capannelli,
-si andavano facendo e disfacendo senza posa. Erano anche in gran numero
-gli abbracci, i baci, le tenerezze. Chi rideva e chi piangeva. Certuni,
-come Damiano, piangevano tutt'insieme e ridevano.
-
---Buona notte, amici!--balbettava Damiano.--Voi restate, io parto. E
-poichè parto, aspettate, vi faccio un discorso. Bisogna andare. Il
-comando è quello; e quando c'è il comando, l'uomo, sia marinaio o
-soldato, deve obbedire. Tutti obbediscono, all'uomo, alla donna, al
-destino, alla legge di natura. Si va, si va, e qualche volta si arriva.
-Noi arriveremo. Addio, dunque, miei vecchi amici. Oh, sei qua, tu,
-Cosma? Ti saluto e ti abbraccio. Ti prego di abbrac.... no, abbracciare,
-no! Ti prego di salutarmi tanto e poi tanto Caritaba, quella divina
-selvaggia.... quella selvaggia fera, come direbbe un petrarchista.
-Addio, caro biondino! Ma che vedo? a proposito di colore.... che cos'è?
-ci hai già la pelle rossa anche tu?--
-
-Cosma (perchè era lui, quella volta, e Damiano, per miracolo, non si era
-ingannato chiamandolo a nome) Cosma prese l'amico sotto il braccio, e lo
-condusse fuori, col resto della comitiva.
-
---Caro amico! son proprio contento di sentire il tuo braccio sotto il
-mio.... o il mio sotto il tuo.... Fa lo stesso, non è vero? Son proprio
-contento. Tu non lo sarai ugualmente, già me lo immagino. Te l'ho fatta!
-ma devi perdonarmela, vedi, devi perdonarmela. Perchè infine, capirai,
-certi tiri agli amici non si fanno. Ero già il re di Haiti, o stavo per
-diventarlo. E tu non l'hai voluto; tu sei venuto a vogarmi sul remo.
-Confessalo, è stata un'azionaccia. E non per me, finalmente. Un regno!
-che cos'è un regno?... Ma intanto, ecco un povero paese che sarà per tua
-colpa infelice. Se pure non hai fatto giuramento di renderlo felice tu
-stesso!... Ma già, non riescirai, te lo pronostico io. Tu sei troppo
-grave, troppo accigliato, troppo malinconico, mio caro; non sei l'uomo,
-per questo popolo, lasciatelo dire, non sei l'uomo. Vuoi che te lo canti
-in musica? Non sei l'uomo. Io, io, ero l'uomo per questa gente; li avrei
-fatti stare allegri dalla mattina alla sera, e dalla sera alla mattina.
-Sire, il popolo soffre! Soffre? Ebbene, balli, e beva, sopratutto, beva
-molto. Chi beve balla; e se non balla lui, gli balla la terra sotto i
-piedi, come a me in questo punto. Perchè io sono felice, mio caro.
-Scusami, sai, perdonami la mia felicità. Io non ne posso nulla; è stato
-il desiderio dell'almirante; e credi pure che mi strappa le lagrime.
-Ahimè, Cosma! ti vedrò io più, su questa buccia di limone? Parto, ti
-lascio, addio, voglimi bene e non se ne parli più. Vado in Ispagna; ma
-non fo conto di trattenermi molto. Andrò in Italia, e laggiù.... laggiù,
-voglio accasarmi ancor io. Bisogna farla tutti, prima di morire, la gran
-corbelleria. Sposerò anch'io.... chi sposerò?... Se è vedova, guarda, la
-sposo lei.... Se non è vedova lei, sposo Giasone del Maino.--
-
-Cosma non diceva parola. Era profondamente seccato di quella parlantina
-dell'amico e temeva ad ogni istante di sentirlo dar fuori. Alle ultime
-frasi, poi, gli diede una stratta poderosa, tentando di ricondurlo in
-carreggiata. Ma quell'altro non era in grado di capirlo.
-
---Ti dispiace?--ripigliò.--Forse hai ragione. Il cane non deve ritornare
-dove fu bastonato. Quanto al legista, capirai che dicevo per ridere. E
-mi fa ridere, quel Giasone del Maino. Con quella faccia di cartapecora!
-Ma come ha potuto madonna Ca....--
-
-Damiano non potè finir la parola. Cosma non gli aveva più dato una
-stretta, ma un pizzicotto.
-
---Che c'è?--gridò Damiano.--Mi hai forse preso per lei? Oso dirti che se
-ella fosse nei miei panni, avrebbe strillato peggio delle oche del
-Campidoglio, quando Manlio Torquato andò.... Cioè, dico male, non era
-Manlio Torquato.... Ebbene, sia chi vuol essere, io non voglio
-impicciarmi di storia, a quest'ora.
-
---A quest'ora, dovresti star zitto;--gli brontolò Cosma all'orecchio.
-
---Eh, potrebb'essere un buon consiglio;--rispose Damiano.--Ma se io
-tacessi, vedi, mi addormenterei. E chi dorme non piglia pesci.
-
---Non hai bisogno di prenderne; hai bisogno di trovarti nel tuo rancio,
-e di smaltire la tua.... come chiamarla?
-
---Chiamala come vuoi, ma aggiungi che è solenne.
-
---Ah, te ne avvedi?
-
---Sì, per bacco baccone! Credi che io non ci veda, dentro di me? Ho
-studiato filosofia, e l'uomo interiore l'ho tutto qua, sulla palma della
-mano.
-
---Ebbene,--disse Cosma,--studia l'uomo interiore, e lascia che io e
-Sancio Ruiz, se vuole essermi cortese del suo aiuto, portiamo sulle
-braccia l'uomo esteriore.
-
---Dite bene, amico;--rispose Sancio Ruiz.--Levando di peso questo caro
-Damiano, andremo più svelti. Siamo rimasti gli ultimi, e troppo indietro
-di tutta la brigata. Ci siete? Una.... due....
-
---E tre!--disse Damiano, sentendosi balzato in aria.--In seggiolina
-d'oro, perbacco! Non sono il re di Haiti, ma poco ci manca. A buon
-conto, il cacìco Guacanagari non ha due gentiluomini come voi a portarlo
-sulle braccia. Vi prego, amici, lasciate che io vi abbracci. Non è
-solamente per ringraziarvi, ma ancora per sostenermi un po' meglio. Mi
-sento sballottare.... mi sento sciabottare, come un fiasco mezzo vuoto.
-
---Strana illusione!--esclamò Sancio Ruiz.--Voi siete pieno fino
-all'orlo.
-
---E non mi fate spandere, allora.--
-
-Furono, per quel giorno, le ultime parole di Damiano. Quell'andatura dei
-portatori e quel dondolio regolare gli conciliavano il sonno. Balbettò
-ancora poche sillabe sconnesse, reclinò la testa sulla spalla di Cosma,
-e si addormentò di un sonno profondo, che non dovevano romperlo neanche
-le cannonate con cui mezz'ora dopo la _Nina_ salutava la partenza di
-Guacanagari dalla spiaggia.
-
-Il cacìco aveva accompagnato fin là il suo amico Cristoforo Colombo. La
-scena del commiato fu tenera e commovente per tutti. Cosma e Sancio Ruiz
-avevano approfittato dell'affollarsi che facevano gli astanti intorno
-all'almirante e al cacìco di Haiti, per portare Damiano in uno dei
-palischermi che stavano aspettando alla riva. Come lo ebbero coricato là
-dentro, misero mano ai remi e presero il largo. Giunti sotto la
-caravella, issarono il dormente a bordo, come avrebbero issata una botte
-d'acqua. Cinque minuti dopo, mentre l'almirante e il grosso della sua
-gente erano ancora a terra, Damiano era steso nel suo rancio, e dormiva
-il sonno del giusto.
-
-
-
-
-
- _Capitolo XVI._
-
-
-
-
- Dove può condur le ragazze brune il soverchio amore del biondo.
-
-
-
-Dirvi che la mattina seguente Damiano si svegliò con la bocca amara, la
-lingua impacciata e una sete da cani, è un dirvi ciò che avrete
-immaginato, sapendo in che condizione fosse andato, o, meglio, fosse
-stato portato a dormire. Questa è la storia di tutte le.... come
-chiamarle?... quando sono state solenni. Ma al nostro Damiano,
-svegliandosi, parve ancora di essere nella sera antecedente; poichè,
-aprendo gli occhi alla luce, si vide Cosma da lato. «Sogno, o son
-desto?» avrebbe egli potuto domandare a sè stesso, come un personaggio
-da tragedia. Ma le tragedie, bontà loro, non erano nate ancora (parlo
-delle italiane), poichè la _Sofonisba_ di Galeotto del Carretto doveva
-aspettare ancora dieci anni, e quella di Gian Giorgio Trissino ventidue.
-
---Come?--diss'egli, invece.--Ancora qui?
-
---Ancora, e sempre;--rispose Cosma.
-
---Sempre? A terra ti aspetteranno.
-
---Lasciali aspettare.
-
---E, quanto a me....--disse Damiano, sbadigliando e stiracchiandosi le
-membra,--possono far questo ed altro; ma forse non si deve partire,
-prima di notte?
-
---Spero bene;--rispose l'amico;--ma di qui a notte, c'è tutta la
-giornata.
-
---Che cosa vuoi tu dire?
-
---Che non è più ieri; che hai dormito saporitamente dodici ore, e che
-siamo all'alba del 3 di gennaio.
-
---Il signor almirante ha dunque ritardata la partenza?
-
---Sembra;--disse Cosma;--forse per dare a molti dei nostri compagni un
-riposo di cui il banchetto di Guacanagari faceva sentire il bisogno.
-
---Ho capito;--rispose Damiano, sorridendo;--tutti cotti come monne?...
-
---E come te, dolce amico.
-
---Non me ne parlare! devo essere stato assai brutto.
-
---Bello non eri di certo; ma consolati, ne ho veduti dei più brutti.
-
---Tu metti un balsamo pietoso sulla mia ferita,--disse Damiano.--Te ne
-ringrazio dal profondo dell'anima. Ora, dovremo separarci, non è vero?
-
---Matto!--mormorò Cosma.
-
---Perchè?--rispose Damiano.--Non devi tu restare in Haiti?
-
---Matto!--replicò l'amico, con accento tra canzonatorio e
-compassionevole.
-
---Matto!--esclamò Damiano.--Ieri, se mi rammento bene, tu mi hai detto
-sciocco. Oggi mi dai del matto. Non potresti scegliere?
-
---Non c'è da scegliere;--rispose quell'altro.--Matto e sciocco ad un
-tempo. O che? credevi tu che io fossi capace di lasciar te, come tu eri
-capace di lasciar me?
-
---Io....--balbettò Damiano.--Io ero in un caso diverso.
-
---Si, difatti,--rispose Cosma,--tu avevi preso una ubbriacatura più che
-solenne, e non di bevanda. Ma ti saresti svegliato anche da quella, mio
-povero Damiano; e un po' peggio che non ti svegli oggi da questa.
-Comunque sia, e per ciò che riguarda il mio restare in Haiti, pensa di
-aver sognato; e svegliati, e non se ne parli più.
-
---È presto detto: non se ne parli più! L'almirante.... non ti aveva
-parlato?
-
---Mi ha parlato, sì, offrendomi.... quello che tu devi sapere. Ed io ho
-ricusata l'offerta.
-
---Egli non me ne ha detto nulla!
-
---Lo credo, io stesso l'avevo pregato di non dirti nulla. Per
-contro,--soggiunse Cosma,--gli ho detto tutto, io, dall'_a_ fino alla
-_zeta_. Povero grand'uomo! egli ride tanto raramente! Ma ieri l'altro ha
-riso veramente di cuore.
-
---Alle mie spalle!--mormorò Damiano.
-
---Volevi che ridesse alle mie?--ribattè Cosma.--Io non ho fatto nulla.
-
---Eh via, non esser tanto modesto! Hai fatto il tuo madrigale alla bella
-selvaggia.
-
---Madrigali! io? Sai che non so far versi.
-
---Mettiamo che non fosse un madrigale in versi; l'avrai fatto in prosa.
-E sarai stato gradito egualmente. Con quei capelli biondi, che strappano
-i cuori!
-
---E dàlli, coi miei capelli biondi!--balbettò Cosma.--Vuoi tu che me li
-faccia tagliare? Ti servo subito.
-
---Sì bravo!--replicò Damiano.--Perchè se ne faccia una costellazione,
-come della chioma di Berenice!--
-
-Mentre i due amici si stavano bezzicando così, in istile agro dolce,
-all'ombra del gavone di prora, un rumore di voci giungeva dalla coperta.
-Non erano le solite voci dei marinai, intenti a qualche manovra di
-bordo; era un gridìo confuso, che in certo punto pareva un alterco.
-
---Che è ciò?--disse Cosma, tendendo l'orecchio.--Selvaggi? Mi par di
-riconoscere delle voci Haitiane. Che cosa vengono a fare, proprio sul
-punto che si devono salpare le áncore?
-
---Verranno per darci l'addio;--rispose Damiano.--Cioè, intendiamoci, per
-darlo a qualcuno dei più desiderati. A te, per esempio. Se tu resti a
-bordo, è naturale che Abarima venga a darti un ultimo amplesso.
-
---Finiscila!--gridò Cosma, alzando le spalle.--Sarebbe il primo, se mai.
-
---Giuralo.
-
---Te lo giuro, per tutti i santi che vuoi. Io non le ho detto una
-parola.
-
---Che? come? non le hai neanche parlato?
-
---No davvero.
-
---Non l'hai veduta?
-
---Sì, l'ho veduta.... e nient'altro.
-
---Ho capito,--disse Damiano;--s'è innamorata a volo.
-
---O stando ferma al suo posto,--rispose Cosma, ridendo,--come io ero
-fermo al mio. Ma che ti salta in mente di credere? Io ho inventata la
-risoluzione di restare in Haiti, vedendo che ci volevi restar tu, per
-fare una sciocchezza; e l'ho inventata, nella speranza di farti mutare
-opinione.
-
---E l'ho mutata, ma non per la tua invenzione;--rispose Damiano.--L'ho
-mutata perchè quella capricciosa pelle rossa, dopo tanta tenerezza per
-me, mi venne fuori coi capricci, parlandomi di Cosma, non sapendo più
-parlare che di Cosma.... e di Cosma _taorib_. Mi capisci? di Cosma
-_taorib_. Spero bene che tu conoscerai il significato di questo
-maledetto aggettivo.
-
---Mio caro,--disse Cosma, arrossendo come una fanciulla,--che cosa ti
-posso dir io? Contro ogni merito mio, contro ogni ragione, le sarò
-sembrato.... _taorib_. Ma una cosa è certa, e tu la puoi credere: che io
-non le ho detto una parola.--
-
-In quel punto capitò sull'uscio del gavone di prora Bartolomeo Roldan,
-terzo pilota della _Nina_.
-
---Cosma e Damiano!--diss'egli.
-
---Siamo qua;--rispose Cosma.--Che cosa comandate?
-
---Il signor almirante vi domanda.
-
---Tutti e due?--disse Cosma.
-
---Tutti e due, subito, a poppa;--rispose il pilota.
-
-Ciò detto, si allontanò, e per lasciarli passare, ed anche per andarsene
-alle sue faccende.
-
---Che cosa vorrà il signor almirante da noi due?--disse Damiano.--Se non
-chiamasse che me, capirei; vorrebb'essere una ramanzina, per quella
-cotta di ieri. Ma tutti e due!...
-
---Per saperlo,--disse Cosma,--sarà meglio che andiamo.
-
---È giusto, e tu parli come un libro;--rispose Damiano, saltando dal suo
-rancio, dove fino allora ora rimasto seduto.
-
-Escirono i due amici dal gavone di prora; Cosma con passo sicuro, e
-Damiano barcollando un pochino. Non aveva nulla; ma si sentiva un po'
-vuota la testa, e ad onta di ciò, un pochettino più pesante del solito.
-L'equilibrio delle parti era per conseguenza turbato. Ma l'aria aperta
-lo rinfrancò, e più la necessità di star saldo, alla presenza del signor
-almirante.
-
-Cristoforo Colombo era seduto nella sua cameretta, entro il castello di
-poppa. Là dentro c'era posto solamente per lui e per un tavolino, su cui
-l'almirante teneva le sue carte nautiche spiegate e il suo giornale di
-bordo. Quella volta c'era un personaggio di più; non fu senza meraviglia
-che Cosma e Damiano riconobbero in quel personaggio il fratello di
-Guacanagari, il padre di Abarima, Tolteomec, insomma, il vecchio
-Tolteomec, che piangeva, come un vitello giovane, strappato dalla poppa
-materna.
-
-L'almirante non pareva di buon umore. I due marinai fiutarono subito il
-vento della burrasca, e non osarono neanche domandargli che cosa volesse
-egli da loro.
-
---Messeri,--incominciò l'almirante,--una fanciulla del villaggio di
-Guacanagari è stata rapita questa notte. Da voi, forse?
-
---Da noi, signor almirante?--gridò Cosma, levando la fronte.--Noi non
-abbiamo più lasciata la caravella dal pomeriggio di ieri. E ci siamo
-imbarcati prima di voi.
-
---È vero, questo; vi avevo ben veduti;--rispose Cristoforo Colombo.
-
-Quindi, volgendosi al fratello di Guacanagari, che stava lì mezzo
-ingrognato e mezzo piangente, gli disse:
-
---Ti eri ingannato, Tolteomec. Io avevo ben veduto salire a bordo questi
-uomini che tu accusi; ma ho voluto che essi medesimi ti dicessero quello
-che io già sapevo di loro.
-
---Mia figlia?--gridò Tolteomec.--Voglio mia figlia.
-
---Quando è sparita dalla tua casa?--chiese Damiano, dopo avere col gesto
-domandata licenza all'almirante.
-
---Questa notte;--rispose Tolteomec.
-
---Se è venuta questa notte da noi,--ripigliò Damiano,--qualche piroga
-l'avrà portata. Non ne hai chiesto a nessuno dei tuoi?--
-
-Tolteomec non seppe rispondere. Egli non aveva pensato a fare una simile
-inchiesta. Gli era mancata la figliuola; era corso subito a bordo.
-
---Se ella è qui, come tu hai sospettato, bisogna cercarla qui;--riprese
-Damiano.
-
---E non sarà difficile ritrovarla, se c'è;--soggiunse
-l'almirante.--Messer Damiano, chiamatemi Vincenzo Yanez Pinzon.--
-
-Il comandante della caravella era sulla corsìa, in attesa di ordini per
-salpare le áncore. Chiamato da Damiano, giunse subito alla presenza
-dell'almirante.
-
---Vincenzo Yanez,--gli disse Cristoforo Colombo,--fate radunare tutti
-gli uomini, ufficiali e marinai, in coperta.--
-
-Il comando dell'almirante fu subito eseguito. Allora Cristoforo uscì
-dalla sua camera, seguito da Tolteomec e dai due genovesi.
-
---Sono tutti fuori?--domandò egli a Pinzon.
-
---Signore, ci son tutti;--rispose il capitano.
-
-Cristoforo Colombo passò sulla fronte della sua marinaresca, andando
-verso il gavone di prora.
-
---I nostri naturali son laggiù, non è vero?
-
---Sì, mio signore.
-
---Bene, venite con noi, e veda questo povero padre che noi non gli
-abbiamo rubata la sua figliuola.--
-
-Entrarono allora nel gavone di prora. Là dentro stavano accovacciati i
-naturali di Guanahani, di Cuba e delle altre isole visitate dalla
-spedizione, prima di toccare ad Haiti.
-
---Vedi, Tolteomec;--disse l'almirante.--Qui sono tutti i tuoi
-confratelli, che vengono per loro elezione, spontaneamente, con noi.
-Guarda bene, fruga dovunque; se tra essi è la tua figliuola, prenditela
-e riconducila a terra.--
-
-Tra i naturali era Cusqueia, il più intelligente e il più utile degli
-interpetri. Egli, in quel momento, tremava a verga a verga, e volgeva di
-qua e di là i suoi occhietti smarriti.
-
---Signor almirante,--disse Damiano, che aveva notato il turbamento
-dell'interpetre,--chiedete a Cusqueia perchè egli tremi a quel modo.
-
---Padrone!...--balbettò il selvaggio, buttandosi ginocchioni.--Cusqueia
-innocente.
-
---Ah! davvero!--disse l'almirante.--Tu ti scusi innanzi di essere,
-accusato! Dimmi dunque dove hai nascosta la figlia di Tolteomec.
-
---Cusqueia innocente! Cusqueia non rubato. Figlia di Tolteomec voluto
-venire con lui.
-
---Di bene in meglio;--riprese l'almirante.--E dov'è ora, la figlia di
-Tolteomec, che non la vedo in mezzo a queste donne?--
-
-Cusqueia non rispondeva, ma i suoi occhietti bianchi ammiccavano verso
-certe casse di marinai che erano collocate l'una sull'altra, contro gli
-staminali della nave.
-
---Se tu non ce lo vuoi dire, daremo noi un'occhiata tutto
-intorno;--ripigliò l'almirante.--Vincenzo Yanez, volete incominciare di
-là?--
-
-Il Pinzon, che aveva ben veduto dove ammiccasse Cusqueia, andò difilato
-verso quella catasta di casse, diede una guardata dietro all'ingombro,
-stese un braccio, e lo tirò a sè, traendo fuori un involto di cenci.
-Tale infatti appariva in principio, e nella mezza oscurità del luogo; ma
-ben presto da quel grigio involucro balzò fuori, quantunque riluttante,
-una figura di donna.
-
-Tolteomec riconobbe sua figlia, e corse avanti, prendendola fra le sue
-braccia.
-
---Abarima! mia dolce figliuola!--gridava egli, ma a stento, con voce
-soffocata dalla gioia.--Ti ho ritrovata.... ti ho salvata, mia povera
-bambina! Se non me ne avvedevo subito.... Se non venivo subito dagli
-uomini bianchi.... ti avrei perduta per sempre!... Ma chi è.... dimmi,
-chi è l'uomo che ti ha rubata a tuo padre?... Il capo degli uomini
-bianchi è buono per noi, terribile per tutti i cattivi.... Egli punirà i
-cattivi, che rubano le creature ai padri loro.
-
---Nessuno....--rispose Abarima, singhiozzando.--Sono stata io.
-
---Tu? come? non è possibile.
-
---Io, io sola... sono fuggita dalla tua casa.... venuta io. Il capo
-degli uomini bianchi non punisca nessuno.--
-
-Tolteomec era rimasto atterrato da quella confessione della sua dolce
-figliuola.
-
---Vedi?--gli disse l'almirante.--Nessuno è colpevole qui.
-
---Ah!--esclamò Tolteomec.--Un nero spirito ha turbata la mente della mia
-creatura.--
-
-Qui il nostro Damiano non potè trattenersi dal volgere un'occhiata al
-suo vicino Cosma.
-
---O nero, o biondo,--diss'egli tra sè,--un turbatore c'è stato.
-
---Non ti affannare, amico;--diceva frattanto l'almirante.--Ella
-finalmente ti è resa, e tu puoi ricondurla a terra. Vincenzo Yanez, non
-è che un piccolo ritardo nella nostra partenza; fate armare il
-palischermo.
-
---No, no!--gridò tosto Abarima, che aveva ben capito l'ordine
-dell'almirante, quantunque fosse dato in lingua castigliana.--Non uscirò
-dalla grande piroga. Voglio andare.... con gli uomini bianchi.... in
-Azatlan!
-
---Questa ci voleva!--scappò detto a Damiano.
-
-Non aveva parlato ad alta voce; pure l'almirante lo udì.
-
---E chi ne è stato la prima cagione, mi faccia il piacere di star
-zitto;--diss'egli, in dialetto genovese, volgendosi dalla parte di
-Damiano, ma senza guardarlo in viso.
-
-Damiano si tirò indietro e si fece più piccino che potè; arte insegnata
-all'uomo dalla lumaca e dal riccio.
-
-Tolteomec frattanto aveva presa la sua figliuola per un braccio, facendo
-prova di tirarla fuori. Ma ella si mise a piangere, ad urlare, a
-strillare che non si sarebbe mossa di là. Voleva andare in Azatlan, lei,
-voleva andare con gli uomini bianchi, coi figli del cielo; e volgeva a
-Cosma delle occhiate supplichevoli, che Cosma non vedeva, poichè
-guardava ostinatamente il tavolato. Le vedeva bensì l'amico Damiano, per
-cui erano tante trafitture ai precordii.
-
---Senti, bambina....--disse Cristoforo Colombo.--Sii buona, obbedisci a
-tuo padre. Diglielo tu, interpetre,--soggiunse, volgendosi a
-Cusqueia,--diglielo tu, che una buona ragazza deve obbedire a suo padre;
-altrimenti il grande Spirito la punirà.--
-
-Cusqueia si provò a tradurre l'ammonizione. Ma la capricciosa selvaggia
-non aveva mestieri di traduzioni; intendeva il testo, leggendo negli
-occhi alla gente.
-
---Obbedirò;--diss'ella.--Mi portino via; ma questo sarà segno che si
-vuole la mia morte.
-
---Che cos'è che tu dici, Abarima?--gridò Tolteomec.--Pensi tu ciò di tuo
-padre?
-
---Io penso,--rispose Abarima,--che voglio andare in Azatlan. Volete che
-io ritorni in Haiti? Ritornerò; ma di lassù, da quella rupe che pende
-sul mare, mi getterò nel profondo, mi sfracellerò la testa, come la
-figlia di Niguana.--
-
-Tolteomec cacciò un urlo, inorridendo. Egli rammentava troppo il fatto
-doloroso, che un anno prima aveva commosso di raccapriccio e di pietà il
-villaggio di Guacanagari. Anche la figlia di Niguana si era uccisa per
-amore.
-
---Tu vuoi dunque far morire tuo padre?--diss'egli piangente.
-
---No, padre mio;--rispose Abarima.--Voglio andare in Azatlan.--
-
-Tolteomec rimase un istante perplesso; poi, scuotendo la testa, come un
-uomo che abbia presa una risoluzione, le disse:
-
---Sia fatta la tua volontà.--
-
-Abarima diede un sobbalzo, a quelle parole di suo padre, e sgranò tanto
-d'occhi, per guardarlo nel viso.
-
---Che vuoi tu fare?--chiese a Tolteomec l'almirante.
-
---Il grande Spirito lo vuole;--rispose Tolteomec, sospirando.--Seguirò
-mia figlia. Tutti questi altri abitatori delle isole vengono con te in
-Azatlan, mio signore?
-
---Si;--rispose l'almirante.
-
---E tu li fai prigionieri?
-
---No, essi vengono liberamente, come ti ho detto. Vedranno il re e la
-regina di Spagna, della terra ricca e felice donde noi siamo partiti;
-vedranno le nostre città, siederanno alla nostra tavola come fratelli,
-adoreranno il nostro Iddio nella sua casa d'oro, e poi, nobilmente
-vestiti, ritorneranno con noi a queste isole.
-
---Dici tu il vero, mio signore?
-
---Io non ho mai detto menzogna. Per il mio Dio ti giuro che i nostri
-amici delle isole ritorneranno alle loro case.
-
---Ti credo;--disse Tolteomec.--Tu sei un padre per noi, e l'amore di un
-padre brilla nei tuoi occhi del color del cielo. Sii buono coi tuoi
-figli delle isole, che confidano in te.--
-
-Abarima si avvinghiò al collo del vecchio e coperse il suo volto di
-baci.
-
---Rimani mio ospite;--disse l'almirante.--Certo è Dio che lo vuole,
-perchè la sua fede sia radicata più presto per il tuo nobile esempio in
-questa terra da noi dischiusa al suo culto.--
-
-Ciò detto, e più per sè che per il suo nuovo ospite, che non era in
-grado d'intenderlo, Cristoforo Colombo uscì dal gavone di prora.
-
---Messeri,--diss'egli a Cosma e a Damiano, che lo avevano seguito in
-coperta,--perdonate se ho avuto l'aria di dubitare della vostra lealtà.
-Ma anche voi converrete, io spero, che uno di voi è cagione di questo
-aumento di passeggieri a bordo.
-
---Cagione involontaria;--soggiunse Damiano.
-
---Ne siete ben sicuro?--rispose l'almirante.--Non eravate voi, che
-volevate restare in quell'isola?
-
---È vero;--disse Damiano.--Ma il voler restare nell'isola è tutt'altra
-cosa dal portarne via gli abitanti. Perdonate, signor almirante, se io
-mi difendo. E forse mi difenderò male. Ma una cosa dovrebbe esser certa:
-che la figliuola di Tolteomec non viene in Ispagna per i miei capelli
-neri.
-
---I neri avranno incominciato; i biondi hanno finito di far perdere la
-testa a quella povera ragazza; dunque, lasciamola li;--conchiuse
-l'almirante, con accento benevolo.--Io in fondo non sono scontento che
-due naturali di nobile famiglia vengano con gli altri alla corte di
-Spagna. Istruiti nella nostra religione, potranno far molto, al ritorno.
-Piuttosto, prima di salpare le áncore, bisognerà chiamare qualcuno di
-questi naturali che girano sempre intorno alla caravella, perchè si
-rechi da Guacanagari, ad avvertirlo della risoluzione di Tolteomec.
-Cusqueia!--
-
-Cusqueia si avanzò, per ricevere gli ordini del signor almirante.
-Frattanto, Damiano e Cosma si tiravano rispettosamente in disparte.
-
---Ed ora, come te la cavi?--disse Damiano all'amico.--Rispondimi.
-
---Parli a me?--disse Cosma di rimando.
-
---A te, sì. A chi vuoi che parli? a Kublai kan, che non c'è? al prete
-Janni, che non abbiamo ritrovato? Ti domando che pesci vuoi pigliare, in
-questo tragitto. Se la principessa è venuta per te, cortesia vuole che
-tu la sposi.
-
---Io? Sei matto.
-
---Sì, lo so, matto o sciocco; anzi l'una cosa e l'altra ad un tempo. È
-una storia vecchia, e non mi dà lume di nulla. Amore con amor si paga,
-dice il proverbio. Ed anche Dante, nel quinto canto dell'_Inferno_....
-
---Oh vacci un po' tu!--proruppe Cosma, seccato.
-
-Ma quell'altro non si sgomentò del passaporto che aveva ricevuto.
-
---Neanche questo è rispondere;--diss'egli.--Io andrò all'inferno, se
-mai, col grande Achille, con Paris, Tristano, ed altre mille ombre che
-amore ha fatte uscire di vita; tu nel purgatorio della gente
-ammogliata.--
-
-Cosma gli fece una delle sue solite spallucciate. Poi, mutando registro,
-gli si accostò, prendendolo per il braccio.
-
---Non mi fare il ragazzo, e ragioniamo;--gli disse.--Ti ho detto e ti
-ripeto che non ho nessuna colpa di ciò che avviene. Questo è un gran
-guaio; e mi dà anche molta noia, perchè mi rende ridicolo.
-
---Non lo dire! Può esser ridicolo un uomo amato a quel modo? e biondo
-per giunta?
-
---Finiscila, ti prego. Qui bisognerà studiare qualche cosa.
-
---Io ho bell'e studiato;--disse Damiano.
-
---Sentiamo dunque. Che cosa faresti tu, nei miei panni?
-
---Quello che farei ugualmente, stando nei miei.
-
---E sarebbe?
-
---Di non darmene pensiero.
-
---È possibile? qui, su queste quattro tavole, dove c'incontreremo ad
-ogni piè sospinto?
-
---Oh Dei!--esclamò Damiano.--Su queste quattro tavole ci passeggiano
-cento persone. Gli è come essere in una folla. Del resto, potresti
-andartene lassù, a vivere sulla gabbia, come san Simone Stilita sulla
-colonna. Non andare in collera; sai bene che si scherza. Guai a noi, se
-non sapessimo più ridere. Infine, sai anche tu un po' di Haitiano.
-Parlale, quando ti viene alle costole; dille che non è possibile, ciò
-ch'ella si è messo in testa. Dille che tu ami un'altra, madonna Ca....
-
---Taci!--gridò Cosma, tentando di mozzargli la parola in bocca.
-
---....tarina;--aveva intanto proseguito Damiano.--L'ho detta. Ma non ti
-confondere, mio dolce amico. Non le diresti nulla di nuovo.
-
---Perchè?
-
---Perchè io le ho spifferato ogni cosa. Che vuoi? Avevo un diavolo per
-occhio, e non ci vedevo più lume. Speravo di sviarla da te,
-raccontandole che eri innamorato di un'altra donna, e che non avresti
-potuto mai levartela dal cuore. Sai che cosa m'ha risposto? Che
-certamente la Bes.... quell'altra, insomma, ti aveva gettato un
-sortilegio, e che bisognava scongiurarlo. Di questo, anzi, ella stessa
-si sarebbe presa la cura. Capisci, a che rischio eri? Chi te ne ha fatto
-fuori è stato l'almirante, con la sua risoluzione di partire. Se no, Dio
-sa quali pentolini metteva al fuoco, questa cara selvaggia! e Dio sa
-quali succhi di erbe magiche sarebbero stati filtrati! Almeno ci fosse
-stata speranza di guarirti!...
-
---Non è possibile,--disse Cosma, sospirando.
-
---T'intendo; sei l'Oraziano _tribus Anticyris insanabile caput_.
-
---Smettila, col tuo latino;--brontolò Cosma.--E lasciami in pace, se non
-hai altro che chiacchiere da offrirmi in rimedio.--
-
-Ciò detto, si allontano dal capo di banda, dove era stata tenuta quella
-piccola conversazione.
-
---Vedete che pretese!--disse Damiano tra sè.--Viene a mettersi tra me e
-la figliuola di Tolteomec; fa succedere tutto questo tramestìo, e vuole
-che io gli trovi il bandolo per uscirne. Quanto a me, sono come l'uomo
-che ha cenato; prendo il fresco e me ne vado a letto.--
-
-Damiano parlava per figura; nel fatto, non era l'ora di andare a letto,
-sebbene fosse quella di prendere il fresco. Le áncore erano state
-salpate; gli uomini d'albero avevano spiegate le vele, e la _Nina_
-incominciava a sentire l'impulso del vento.
-
-Si faceva rotta per levante, andando verso un alto promontorio, coperto
-di verzura, in forma di padiglione; il quale, per essere unito alla
-Spagnuola da una stretta e bassa lingua di terra soltanto, rassomigliava
-da lontano ad un'isola piramidale. Cristoforo Colombo, ricordando
-l'arcipelago del Tirreno, diede a quel promontorio, che pareva un'isola,
-il nome di Montecristo; un nome che gli è rimasto, crediamo noi, per
-miracolo. Infatti, di tanti altri nomi che il grande scopritore impose
-ad isole e coste del Nuovo Mondo, la più parte sono stati mutati. «Tanto
-fa!», può dir egli, dal luogo di pace in cui vive il suo spirito. «Non
-han dato il nome di un altro a tutta quella parte di mondo che ho
-scoperta io, contro la ignoranza prepotente e la invida malevolenza
-degli uomini?»
-
-Il vento, che era scarso da principio, ma pareva favorevole, si voltò
-ben presto contrario. La _Nina_ fu costretta a temporeggiare due giorni
-in una vasta baia a ponente di Montecristo. La mattina del 6 incominciò
-a spirare un fil di vento da terra, e l'almirante si rimise in cammino.
-Ma quel po' di vento cadde quasi subito, e Cristoforo Colombo pensò che
-per quel giorno il meglio fosse di restare in attesa. Noiose giornate,
-quando il marinaio aspetta il vento; noiosissime, quando il vento, dopo
-essersi fatto aspettare, si mette a soffiare una mezz'ora e vi pianta lì
-sul più bello! I marinai dell'antichità ci avevano almeno la
-consolazione di attaccare quattro moccoli all'indirizzo di Eolo; ai
-moderni questa consolazione è mancata. È vero, per altro, che hanno
-trovato dei succedanei.
-
-A bordo della _Nina_ fu presto dimenticata quella piccola contrarietà
-meteorologica. Un marinaio, che stava in vedetta sull'albero maestro per
-iscoprire le secche, gridò che scorgeva in lontananza una vela. Corsero
-tutti a proravia; alcuni s'inerpicarono sulle sartie; tutti guardavano
-all'orizzonte, dove il marinaio di vedetta aveva indicato. Non c'era
-alcun dubbio; si vedeva laggiù da levante una caravella, e quella
-caravella era la _Pinta_, la scomparsa, la irreperibile _Pinta_.
-
-Immaginate la consolazione di Cristoforo Colombo, e il giubilo, il
-tripudio dei suoi marinai. Tra questi, meno tripudianti, ma più
-profondamente lieti, erano Cosma e Damiano,
-
---Caro mio;--diceva Damiano all'orecchio di Cosma;--questo è il rimedio
-che tu volevi da me. Te lo porta Martino Alonzo Pinzon. Qui, sulla
-_Nina_, siamo troppo pigiati; qualcheduno dovrà trasbordare. O i
-principi selvaggi, o noi.... è naturale.--
-
-La _Pinta_ aveva il vento a seconda, e veniva a golfo lanciato verso la
-_Nina_. Cristoforo Colombo l'aspettò un'ora, quanto occorreva per farsi
-bene avvistare, poi fece virare di bordo per ritornare al sorgitore che
-aveva abbandonato quella mattina. La _Pinta_ capì che egli faceva ciò,
-non potendo lottare col vento contrario, che a lei serviva così bene, e
-lo seguitò nella rada. Due ore dopo, i due legni erano accostati, e
-Martino Alonzo Pinzon saliva a bordo della nave capitana.
-
-Fu allora uno strano dialogo tra lui e l'almirante; un dialogo in cui
-l'uno faceva discorsi a perdifiato, e l'altro rispondeva a monosillabi.
-Martino Alonzo sapeva bene di doversi giustificare della sua diserzione;
-e affastellava ragioni su ragioni, per dimostrarla involontaria; parlava
-di grandi cose che aveva fatte, non potendo ritrovare l'almirante, di
-regioni ricchissime che aveva visitate; si scusava, e aveva l'aria di
-aspettare un premio, se non per il merito suo, per la fortuna che lo
-aveva assistito. L'almirante lo lasciava dire; frenava lo sdegno, e
-accettava in silenzio le scuse; a tutto l'altro rispondeva con brevi
-cenni del capo.
-
-Alcune particolarità del racconto di Martino Alonzo confermavano
-l'opinione che egli avesse volontariamente disertato, mosso com'era da
-un sentimento di cupidigia. Separandosi dalla _Nina_, egli aveva fatto
-vela verso levante, cercando un'isola immaginaria di cui i selvaggi
-imbarcati sulla _Pinta_ gli andavano magnificando i tesori. Dopo aver
-perduto un po' di tempo in mezzo ad un gruppo d'isolette (forse le
-Caiche) era stato condotto alla costa di Haiti, dove si era fermato tre
-settimane, trafficando in più luoghi coi naturali, e più particolarmente
-in un fiume quindici leghe distante dal sorgitore in cui era rimasto
-l'almirante, dopo il naufragio della _Santa Maria_. Martino Alonzo aveva
-ammassato oro in gran copia, serbandone la metà come capitano,
-distribuendone l'altra ai suoi uomini, di cui per tal modo intendeva
-assicurarsi la fedeltà e la discretezza. Fatto un bottino ragguardevole,
-abbandonava il fiume, traendo seco quattro naturali e due giovani donne
-da lui prese a forza, con intenzione di venderle in Ispagna. Sosteneva
-di non avere avuto alcun cenno della presenza di una nave nelle acque di
-Haiti; e protestava di essersi mosso per l'appunto alla ricerca
-dell'almirante, quando (vedete combinazione fortunatissima!) lo aveva
-avvistato nelle acque di Montecristo.
-
-Cristoforo Colombo non gli disse di credere e neppure di non credere
-alle sue scuse. Perduta ogni confidenza nel Pinzon, risolse di ritornare
-in Ispagna, senza spendere il tempo in altre scoperte. E per disporsi al
-viaggio, mandò a fare provvigione di legna e d'acqua sulle rive di un
-fiume che metteva foce nella rada. Era il fiume Jaco, secondo il nome
-che aveva dai naturali; Cristoforo Colombo lo chiamò rio dell'Oro, per
-le pagliuzze di marcassita che abbondavano nelle sue sabbie, e che ben
-simulavano il prezioso metallo. Oggi si chiama il Santiago.
-
-
-
-
-
- _Capitolo XVII._
-
-
-
-
- Come la vista delle Sirene svegliasse l'ingegno di Ulisse.
-
-
-
-Il vecchio Tolteomec aveva preso per amore della figliuola una
-risoluzione troppo forte, e l'animo suo la sopportava male. Seduto di
-continuo sul castello di prora, per concessione del signor almirante,
-che voleva distinguerlo dagli altri naturali di minor conto, egli non
-faceva altro, durante il giorno, che guardare la terra da cui si
-allontanava. Fino a tanto la _Nina_, tra l'andar poco e il non andare
-affatto, restava a ponente dalla penisola di Montecristo, il fratello di
-Guacanagari aveva nel suo stesso dolore un conforto; la terra da cui si
-allontanava, egli l'aveva ancora davanti agli occhi. Ma sul mattino del
-9 gennaio, essendosi svegliato da capo il vento di terra, la caravella
-spiegò nuovamente le vele e si mosse per andar oltre. Voltato il
-promontorio di Montecristo, egli non vedeva più quel lembo di paese a
-lui caro, non vedeva più i poggi, le colline, i gioghi risalenti via via
-dalla spiaggia del mare fino ai monti di Cibao, che torreggiavano dal
-centro della sua isola natale.
-
-Abarima era quasi sempre accanto a lui, per consolare quel mesto dolore.
-Ma ella non sentiva il mal del paese, e non intendeva lo strazio del
-cuore che suo padre nascondeva sotto quel malinconico aspetto di
-simulacro antico. Assai più volentieri che verso terra, ella guardava
-nell'interno della caravella, sperando sempre il momento di veder Cosma,
-l'impacciatissimo Cosma, il quale fingeva sempre di aver faccende gravi
-alle mani, e cansava quanto più poteva le occasioni di ritrovarsi vicino
-alla figliuola di Tolteomec.
-
-Pure, su quelle quattro tavole, e contro l'opinione di Damiano, evitarsi
-era difficile. A buon conto era impossibile di non essere continuamente
-gli uni sotto gli occhi degli altri. Fin dal primo giorno, Cosma dovette
-passare una volta daccanto alla bella selvaggia. Di sicuro ella credette
-che il biondo marinaio fosse andato a prora per accostarsi a lei; e
-stette aspettando il suo saluto, e lo guardava intanto fissamente coi
-suoi grandi occhi d'indaco.
-
---Cosma!--bisbigliò essa, mentre egli le passava daccanto, per andare
-all'albero di trinchetto.
-
-Cosma si voltò in soprassalto, la vide, o, per dire più veramente, non
-potè più fingere di non averla veduta, atteggiò le labbra ad un sorriso,
-fece un modesto cenno del capo, e passò. Doveva andare in alto, a
-sbrogliare una vela; non poteva dunque trattenersi da lei. Abarima lo
-seguì attentamente cogli occhi, per tutto il tempo ch'egli stette lassù;
-lo vide discendere; sperò che passasse un'altra volta daccanto a lei; ma
-fu una vana speranza, la sua. Cosma aveva avuto tempo di fingere
-un'altra necessità di servizio. Che cosa guardava egli dall'altra parte
-della prora? Forse una scotta era troppo lenta, e voleva esser meglio
-legata. Cosma lavorò con religiosa cura intorno ad una caviglia; poi
-scese da quella parte in coperta, andando verso la poppa, donde più non
-gli avvenne di muoversi, finchè ella rimase con suo padre sul castello
-di prora.
-
-Abarima non aveva ragione di dolersi. Cosma non le aveva parlato mai;
-restando lontano da lei, non faceva niente d'insolito. E di nessuno
-poteva essa dolersi, a bordo della caravella; tutti erano in particolar
-modo riguardosi con lei e col vecchio Tolteomec, riconoscendo in loro
-due persone di quella famiglia reale dell'isola Spagnuola, da cui tutti
-avevano avute le più liete accoglienze. Del resto, il signor almirante
-trattava i suoi ospiti con somma cortesia; di tanto in tanto, quando le
-cure del comando glielo permettevano, si fermava a scambiare qualche
-parola con essi, dimostrando loro di tenerli in gran conto.
-
-Ma tutte le cortesie dell'almirante, se potevano temperare il rammarico
-del vecchio principe di Haiti, non bastavano a fargli dimenticare per un
-istante ciò ch'egli perdeva. Tolteomec sospirava, e i suoi occhi erano
-spesso bagnati di lagrime. In quei momenti, per altro, egli si voltava
-da un lato, perchè sua figlia non si avvedesse di nulla. Ma ciò ch'egli
-tentava di nascondere agli occhi, era facile d'indovinare dal gesto.
-
---Padre mio!--gli disse Abarima, il secondo giorno del loro imbarco
-sulla grande piroga degli uomini bianchi.--Tu piangi, e non ami più la
-tua creatura.
-
---No, bambina, t'inganni;--rispose il vecchio.--Se non ti amassi, non
-saremmo qui. Ma io penso che il grande Spirito è sdegnato con noi, che
-abbandoniamo la terra dei padri nostri, la terra dove dorme tua madre.--
-
-Abarima chinò la testa e non soggiunse parola. Sentiva anch'essa un po'
-di rimorso? o riconosceva che suo padre si doleva a ragione di quel
-capriccio infantile, per cui essa aveva voluto seguire gli uomini
-bianchi in Azatlan? Forse il suo pensiero non era giunto fin là; ma
-certamente ella incominciava a pensare di aver fatto un bel sogno, a cui
-non rispondeva punto la verità delle cose.
-
-Ed era quello il suo Cosma? era quello il maraviglioso figlio del cielo
-che le era apparso un giorno dalla macchia, restando là, fra i tronchi
-degli alberi, in atto di ammirazione per lei? Egli non le aveva parlato;
-non si era neanche accostato, come ella avrebbe voluto; ma infine, è
-egli sempre necessario che la mano stringa la mano, e la immagine
-dell'uno si veda riflessa negli occhi dell'altro? Anche stando lassù,
-venti passi distante da lei, Cosma, l'amico di Damiano, aveva guardato
-lei, le aveva pagato il tributo che l'uomo paga sempre alla bellezza, e
-che la bellezza è sempre disposta a gradire. Poi, messo l'indice sulle
-labbra, egli si era allontanato, ritornando per la via da cui era
-venuto. Che cosa significava quel gesto? Poteva essere l'accenno di un
-bacio scoccato da lontano; poteva essere un invito al silenzio; comunque
-fosse, era un segreto tra loro, un dolce segreto che alcune confidenze
-di Cusqueia le avevano spiegato ben presto, «Cosma ha detto che tu sei
-bella.» Queste erano state le parole dell'interpetre; poche parole, ma
-chiare. E Abarima aveva sognato di essere amata dall'uomo dei capelli
-d'oro; per lui aveva disprezzato Damiano; povera creatura, non ancor
-temperata agli usi civili, che insegnano di non lasciar l'uno innanzi di
-esser sicuri dell'altro! La schiettezza agreste della sua indole si era
-liberamente manifestata; il povero Damiano, credendosi saldo in arcioni,
-si era trovato di sbalzo in un fosso. Anche per lui era stato un brutto
-risveglio; anche per lui la verità delle cose appariva troppo diversa
-dalla splendidezza del sogno.
-
-Ma Iddio misura il freddo all'agnello tosato. E come rideva il nostro
-Damiano, dopo aver masticato male quel tradimento della capricciosa
-Abarima! Mentre il suo compagno Cosma si studiava di star lontano dalla
-figliuola di Tolteomec, pagando assai caro un piccolo stratagemma di
-guerra, Damiano passava e ripassava di continuo accanto ai suoi buoni
-amici di Haiti, distribuendo sorrisi e strette di mano. Forse egli
-appariva più allegro del vero. Ma coloro che dovevano giudicare la
-sincerità della sua allegrezza erano selvaggi, gente non usata ai
-sapienti artifizi con cui, in Azatlan, si sogliono nascondere le rughe
-del volto e quelle del cuore.
-
-Tolteomec, a buon conto, non aveva da approfondir nulla; doveva
-attenersi a ciò che mostrava l'aspetto.
-
---Tu sei felice,--diceva egli a Damiano,--tu sei felice, di ritornare
-alle tue terre.
-
---Ma sì! molto felice;--rispondeva Damiano.--Al mio _bohio_ mi vogliono
-fare gran festa, quand'io ci arriverò. Il cacìco e gli anziani di Genova
-mi verranno incontro, mi ammireranno come una bestia rara. E per averne
-l'aria, mi legherò i capelli sulla nuca, piantandoci dentro delle penne
-di pappagallo, che ho portate per l'appunto con me.--
-
-Damiano rideva, e Tolteomec sospirava.
-
---Di che cosa ti rammarichi, mio vecchio amico? Vedrai la nostra terra
-d'Europa; sarai accolto dal re e dalla regina di Spagna; conoscerai gli
-usi e i costumi degli uomini bianchi; quando ritornerai carico di
-esperienza al tuo _bohio_ di Haiti, ognuno dovrà riconoscere in te un
-pozzo di sapienza; tutti penderanno dalle tue labbra. E i giovani di
-Haiti, quando vedranno Abarima vestita di seta e di velluto.... Tu non
-hai idea, deliziosa creatura, della seta e del velluto! Figùrati il tuo
-mantello di cotone, ma che sia più morbido, più lucido, più.... non
-saprei, e che ti faccia delle belle pieghe dal fianco fino al piede,
-mentre ti disegnerà il busto fino alla radice del collo; donde usciranno
-certi merletti sopraffini.... Tu non conosci i merletti, Abarima
-_taorib_? Vedrai che fior di roba! Le figlie di Azatlan vanno pazze per
-i merletti. Credo che li metterebbero perfino nell'insalata. Ci son
-quelli di Venezia, e quelli di Fiandra, che dànno il capogiro, solamente
-a vederli. Per otto braccia di quei merletti, da ornarsene la veste, le
-figlie di Azatlan darebbero l'anima agli spiriti neri, e il resto sopra
-mercato.--
-
-La chiacchiera di Damiano era stata interrotta da un grido, che veniva
-dall'alto dell'albero di maestra. Il marinaio di vedetta sicuramente
-aveva veduto qualche cosa. Pensarono tutti alla bella prima che avesse
-veduta una secca. In quelle acque, il caso era abbastanza frequente. Ma
-no, non era una secca; il marinaio aveva veduto dell'altro, a fior
-d'acqua; tre nuotatori, tre rarità, a quella distanza dalla costa; donde
-il sospetto che fossero tre poveri naufraghi.
-
-Tutta la marinaresca della _Nina_ era corsa al capo di banda, sulle
-sartie, sui castelli di poppa e di prora, per vedere ciò che aveva
-indicato il marinaio di vedetta. Anche l'almirante era uscito dalla sua
-camera, per salire sul castello di poppa.
-
-Laggiù, sulla distesa del mare, a forse un tiro d'archibugio, si
-vedevano infatti tre corpi che avevano aspetto umano. Si distinguevano
-le teste, erette sull'acqua; e ben presto, appressandosi quei corpi al
-naviglio, si distinsero i capelli neri, spioventi sulla nuca e sulle
-tempie. I volti erano di tinta scura, e non parevano di naturali delle
-isole. Del resto, non era più possibile di pensare a selvaggi di quelle
-parti che si salvassero a nuoto, essendo andata sommersa la loro piroga.
-In primo luogo, non nuotavano come gente perduta che cercasse di
-mettersi in salvo; nuotavano come gente balda ed allegra che si
-trastullasse sulle acque. Spesso saltavano fuori dei flutti, mostrando
-intiero il torso, fino alle reni; ed anche alzavano le braccia, mettendo
-fuori certe estremità che non somigliavano punto alle mani della specie
-di Adamo, bensì alle pinne dei pesci.
-
---Le Sirene!--gridò un marinaio.--Le Sirene, signor almirante.
-
---Oh diavolo!--esclamò Damiano.--Ecco delle persone mitologiche, di cui
-non speravo fare la conoscenza.
-
---Voi dite, Pablo?--domandò l'almirante, volgendosi al marinaio che
-aveva parlato poc'anzi.
-
---Dico, signor almirante, che sono le Sirene. Io le conosco, per averle
-già vedute, un'altra volta, sulla costa d'Africa. Osservate le mani,
-come finiscono in alette di pesce. Se poi saltassero fuori dell'acqua,
-si vedrebbe la coda.
-
---E sono tre, come le antiche;--disse Damiano, che si era avanzato anche
-lui al capo di banda, come uno spettatore ai primi posti.--Non una di
-più, e non una di meno. Ma in che modo possono trovarsi qui, tanto
-lontane dai loro classici paraggi?
-
---Saranno altre, e non quelle;--gli rispose Cosma, che si era avanzato
-al suo fianco.
-
-E poi,--disse Pablo,--credete voi che siano così poche, le Sirene? Si
-vedono di rado; ma ce ne sono per tutti i mari.
-
---Scusate, Pablo;--rispose Damiano.--Io non conoscevo che quelle a cui
-Ulisse non volle usare la cortesia di starle a sentire, mentre
-cantavano.
-
---Questo Ulisse dev'essere stato un uomo di giudizio,--rispose Pablo,
-tentennando la testa.
-
---Eh, infatti, questa è la fama che corre di lui;--soggiunse
-Damiano.--Egli è stato l'uomo più furbo dell'antichità. Ma perchè dite
-voi che fece prova di buon giudizio, voi che non avete letto Omero?
-
---Non so chi sia questo Omero;--disse Pablo.--So che le Sirene non
-appariscono mai che per cantar burrasche e naufragii.
-
---Oh diavolo, diavolo! Questo non è un procedere garbato, da parte delle
-Sirene.--
-
-Cristoforo Colombo aveva chiamato Pablo sul cassero di poppa, e Damiano
-era corso dietro a Pablo.
-
---Che cosa dicevate voi?--chiese l'almirante al marinaio.--Ne avete già
-vedute?
-
---Si, signor almirante; sulla costa d'Africa, dieci anni fa, e abbiamo
-avuto un tempaccio, che me ne ricorderò fino a tanto che io viva.
-
---Se non è altro che cattivo tempo,--osservò l'almirante,--possiamo
-adattarci al pronostico. A me, che non ho mai veduto Sirene, questo è
-uno spettacolo strano. Vedete, signori, che agilità di movenze. Sembrano
-davvero ninfe marine che scherzino sui flutti.
-
---Oh per la grazia, ce n'hanno d'avanzo!--disse Pablo.--Ma son cattive e
-traditore a maraviglia.
-
---Non vorranno mentire al loro sesso;--mormorò Damiano, che pensava ai
-casi suoi, spesso e volentieri.
-
-Un altro marinaio si avanzò, l'inglese. Anch'egli aveva le sue storie
-intorno alle Sirene. Nei suoi mari era conosciuta la _Mermaid_, donna di
-mare. Ed egli narrava che sessanta o settant'anni addietro, in un
-villaggio della Finlandia occidentale, alcune fanciulle avevano trovata
-una _Mermaid_ impigliata nel fango, e dopo averla presa e vestita di
-abiti loro, le avevano anche insegnato a filare. Mangiava come loro, ma
-non parlava; era vissuta due o tre anni, e tutte le volte che passava
-davanti alla chiesa si faceva il segno della croce molto divotamente.
-
-Sentito il marinaio inglese, era il caso di sentir l'irlandese, poichè
-nella marinaresca di Cristoforo Colombo c'era anche un concittadino di
-san Patrizio. Ed anche l'irlandese ci aveva la sua storia d'una sirena
-di Correvrekin, la quale seduceva i giovani, per trarli con sè
-nell'abisso; non dissimile in ciò dalle Sirene della costa Tirrena,
-conosciute e celebrate da Omero.
-
-Nel complesso, tutte le notizie si accordavano in ciò, che la presenza
-delle Sirene non era di buon augurio per chi le vedeva. E i marinai di
-Cristoforo Colombo, data la sua parte alla curiosità, non furono punto
-lieti dello spettacolo che si offriva ai loro occhi.
-
---Suvvia, buoni amici, non diciamo sciocchezze!--mormorò
-l'almirante.--Guardiamo attentamente queste creature strane che ci
-mostra l'Oceano, perchè tutte le maraviglie del mondo debbono essere
-osservate, quando l'occasione se ne offre. Ma non ci mettiamo in testa
-delle ubbìe, delle vane paure; perchè il buon tempo e il cattivo, la
-fortuna e la sventura, non dipendono da esseri secondarii, bensì
-solamente dal creatore ed arbitro di tutto ciò che esiste; in una
-parola, da Dio. Vediamo piuttosto, poichè queste Sirene non si
-allontanano da noi, di prenderne una. Pronti ad armare il palischermo,
-ragazzi!
-
---Ah perbacco, questo mi piace!--disse Damiano.--Ci vado ancor io.--
-
-Cosma, che gli era venuto vicino, lo afferrò per un braccio.
-
---Per caso,--gli bisbigliò all'orecchio,--vorresti sposare una Sirena?
-
---Ah sì, è vero!--rispose Damiano, ridendo.--Son tanto infiammabile, io!
-Non andrò; sei contento? Tanto più presto mi persuado di non
-andare,--soggiunse egli tosto,--che la Sirena potrebbe piantare il
-bruno, per rivolgersi al biondo. E tu non la vorresti sposare; e
-bisognerebbe rimandarla nel suo elemento. Ah, perbacco, un'idea!...
-
---Che cosa?
-
---Niente, niente, un'idea pazza; non badare;--disse Damiano.
-
-Frattanto, le tre Sirene seguitavano a folleggiare davanti alla
-caravella, di tanto in tanto balzando a mezzo il petto fuori dell'acqua,
-e ammiccando alla marinaresca, come allegre ragazze d'un porto di mare.
-Ma appena videro il palischermo lanciato in acqua, parve capissero il
-tiro, perchè subito si allontanarono; poi si tuffarono intieramente
-nell'acqua, nè più ricomparvero che assai lungi di là, per tuffarsi da
-capo e sparire.
-
-Il palischermo fu issato nuovamente a bordo; gli spettatori ritornarono
-alle loro faccende quotidiane, non senza intrattenersi in racconti e
-congetture su quegli esseri strani che avevano dato due ore di svago
-alla marinaresca della _Nina_. Lo spettacolo, in verità, era stato
-grazioso. Peccato che quel palischermo lanciato in acqua avesse
-interrotto il divertimento! Se non era il timore di vedersi pescate, chi
-sa? forse le tre Sirene si sarebbero avvicinate ancora di più, e magari
-avrebbero cantato, come quelle di cui raccontava Damiano.
-
-Questi, frattanto, ragionava con Pablo; il quale seguitava a tentennare
-la testa, mormorando:
-
---Brutto segno, queste Sirene! brutto segno! L'almirante non vuole che
-si dica. Ma noi, in costa d'Africa, siamo andati a rompere negli scogli,
-per le maledette Sirene.
-
---E noi, Pablo, non ci abbiamo dato, negli scogli, anche prima di
-vederle?--rispondeva Damiano.--State di buon animo; il guaio è avvenuto
-in anticipazione, e questo, se la scienza augurale non falla, è uno
-scongiuro più che bastante.
-
---Sì, sì, avrete ragione;--borbottava quell'altro;--ma in costa d'Africa
-abbiamo fatto naufragio, ed io non mi sono salvato che per un miracolo
-di sant'Iago.
-
---Gli dovete un pellegrinaggio;--rispose Damiano.
-
---E gliel ho fatto, non dubitate, gliel ho fatto;--replicò il marinaio
-brontolone.
-
-Damiano se ne ritornava frattanto verso il cassero di prora.
-
---Che cosa dicono?--gli domandò Tolteomec.--Mi sembrano spaventati, i
-tuoi compagni.
-
---Caro amico,--rispose Damiano, atteggiando il volto ad una espressione
-di tristezza,--c'è da spaventarsi davvero. Non le hai vedute anche tu,
-le Sirene?
-
---Quegli animali nei flutti?
-
---Sì, quegli animali;--ripetè Damiano.--E non ti sei spaventato anche
-tu, Tolteomec? Non ti sei spaventata anche tu, Abarima _taorib_?
-
---No,--disse Abarima.--E perchè avrei dovuto spaventarmi?
-
---Perchè? mi domandi il perchè? Sappi, fanciulla, che quegli animali son
-donne, ma donne di una specie particolare, sommamente pericolosa. Tutti
-i pesci hanno lische, mia cara; ma ci sono dei pesci che ne hanno
-troppe. E questo è il caso delle Sirene; son donne.... tutte lische.
-Vivono nel mare, nuotano come i pesci, e come i pesci hanno la coda. Chi
-le incontra a fior d'acqua, come le abbiamo incontrate noi poco fa,
-finisce male, non vuol morire nel suo letto.
-
---Dici tu il vero?--esclamò Abarima, rabbrividendo.
-
---Sì, cara; e così non fosse! Sono spiriti maligni, o invenzioni degli
-spiriti maligni, che torna lo stesso. Abitano ordinariamente in certe
-grotte, nei più profondi abissi dell'Oceano. Vengono fuori di rado; ma
-quando ci vengono, è segno di temporale. E sai perchè vengono a fior
-d'acqua? Per invitare i marinai ad andare di sotto.
-
---Ma non ci si può vivere, sott'acqua;--disse Abarima.
-
---La tua osservazione è piena di buon giudizio;--rispose Damiano.--E non
-ci si vive, infatti; ci si muore. Questo è per l'appunto il fine a cui
-mirano le Sirene. Esse pigliano i morti nelle loro braccia, li adagiano
-gentilmente sull'erba verde che tappezza il fondo del mare, ci mettono
-sopra una pietra, e non se ne parla più.
-
---Brutta cosa!--gridò la fanciulla.
-
---Oh, bruttissima;--riprese Damiano.--E questa fu la morte che rischiò
-di fare il re Ulisse. Non sai tu che cosa sia accaduto ad Ulisse?
-
---No, ignoro chi sia questo Ulisse.
-
---Ah, è vero, tu non sai le storie di Azatlan. Buon per te, Abarima,
-poichè esse son tante, che ti ci confonderesti il cervello. Sappi dunque
-che Ulisse era il potente cacìco d'Itaca. Itaca, un'isola; su per giù
-un'isola come Haiti, ma alquanto più piccola. Egli era partito sulle sue
-piroghe per andare a far guerra al cacìco di Troia. Ritornando
-vittorioso, era impaziente di abbracciare sua moglie, la bella e
-virtuosa Penelope, che non vedeva da dieci anni. Capisci? da dieci anni.
-
---Triste cosa!--disse Abarima.
-
---Oh, tristissima! E tu immagina come desiderasse di arrivare al suo
-_bohio_. Ma che vuoi? a mezza strada, il povero Ulisse incontra un paio
-di Sirene che si mettono a cantare, invitandolo nelle loro grotte.
-Ulisse era furbo; per non sentire, si mise della cera negli orecchi. Ma
-le aveva vedute, ad ogni modo, e il solo vederle era già molto
-pericoloso per lui.
-
---E così andò in fondo al mare?
-
---No, non ci andò, perchè il grande Spirito gli voleva bene e aveva
-giurato di farlo arrivare alla sua casa. Ma intanto, quell'incontro
-delle Sirene fu cagione che Ulisse con la sua piroga fossero sbalestrati
-per dieci anni sui mari, prima di giungere in porto.
-
---Ancora dieci anni?--esclamò Abarima.
-
---Sicuro;--rispose Damiano.--Dieci e dieci son venti. Aveva lasciata la
-sua sposa giovane di venti, e molto _taorib_; la ritrovò di quaranta.
-
---Vecchia molto!--disse Abarima, che era forte ed orgogliosa delle sue
-quindici primavere.
-
---Vecchia.... no, non esageriamo. Anche a quarant'anni, era un boccone
-da principi. Di fatti, ci aveva in casa parecchie diecine di innamorati,
-che le mangiavano allegramente la sua cassava e le bevevano il suo
-liquore di cocco, tutti i giorni cantandole la stessa canzone.
-
---E lei?
-
---E lei tesseva una tela, dicendo: cercherò un marito, quando avrò
-finito di tessere.
-
---Tela lunga!--osservò la fanciulla.
-
---Infatti, in Azatlan si dice «tela di Penelope» un lavoro che non
-finisce mai. Ma per fortuna Ulisse ritornò. Altrimenti la sua Penelope
-avrebbe dovuto prendersi un altro marito.
-
---Questo Ulisse,--notò Abarima,--è stato ancora favorito dal grande
-Spirito, perchè non è andato al fondo del mare.
-
---Ma è stato l'unico. La storia non parla che di uno, che abbia vedute
-le Sirene senza morire annegato.
-
---E i tuoi compagni... lo sanno?
-
---Lo sanno, e perciò si spaventano. Ma via, perdonatemi, amici; sento la
-campana che mi chiama. C'è la distribuzione dei viveri, ed oggi tocca a
-me di aiutare il cuoco per fare le parti.--
-
-Così dicendo, Damiano lasciò i suoi amici di Haiti, felicissimo di
-essere stato interrotto dalla campana del cuoco. Qual cuoco, ohimè, un
-cuoco di bordo, e nelle navi d'allora! Ma se i cuochi delle caravelle e
-delle altre navi a vela non erano da paragonarsi a quei di Lucullo e di
-Apicio, gli stomachi erano quelli di tutti i tempi, e l'appetito serviva
-ai marinai del buon tempo passato, come a quelli dei tempi moderni.
-
---Goccia d'olio,--andava dicendo Damiano tra sè, mentre si allontanava
-dal cassero di prora,--io ti ho versata in buon punto; allargati, goccia
-d'olio, e penetra il tessuto, come è dell'indole tua. Passerò domani a
-vederti; e ne riparleremo, per bacco.--
-
-Quel giorno, seguitando favorevole il vento, le caravelle avevano fatto
-buon cammino. Del temporale, a cui accennava Damiano, non si era veduta
-pur l'ombra nel lontano orizzonte. Ma non era mica detto che le Sirene
-annunziassero le burrasche da un'ora per l'altra. Del resto, se il
-temporale non era nell'aria, bene era sulla fronte e negli occhi di
-Tolteomec; il quale era rimasto impensierito, e guardava la sua
-figliuola e seguitava a sospirare.
-
-Abarima si era sbigottita, ai discorsi di Damiano; ma il fermarsi sui
-neri pronostici di lui, il farne soggetto di lunghi ragionamenti
-interiori, non era della sua età giovanile. Ella pensava troppo più
-spesso a Cosma, lo scorgeva ostinatamente lontano dal castello di prora,
-e di questo si crucciava profondamente, vedendo volgere i fatti così
-contrarii alle speranze ch'ella aveva formate e vagheggiate nella sua
-mente. E si sentiva sola, abbandonata, la giovane principessa di Haiti.
-Anche senza potersi decorare di quel titolo, che in Azatlan riempiva la
-bocca a tante sue pari, Abarima non ignorava di essere a casa sua una
-fanciulla superiore a tutte le altre; e là, su quella nave degli uomini
-bianchi, ella non era più nulla. Tutti quegli uomini affaccendati che
-andavano e venivamo da poppa a prora, da destra a sinistra, da un albero
-all'altro, pensavano tutti ai fatti loro, non occupandosi punto di quei
-poveri ospiti dalla pelle rossa, o forse considerandoli come
-impedimenti, ingombri e seccature, alla pari con quegli stormi di
-pappagalli che erano stati portati a bordo, e che, dopo aver dato un'ora
-di passatempo ai marinai, riuscivano molesti in sommo grado, coi loro
-garriti continui, facendosi maledire in parecchie lingue europee, per
-tutte le altre undici ore del giorno.
-
-Le guardate malinconiche e i sospiri profondi del padre erano
-altrettante trafitture al cuore della fanciulla; e quel cuore dolorava
-già tanto per sè!
-
---Padre mio,--diss'ella ad un tratto, stringendosi amorosamente al petto
-del vecchio,--tu sospiri; e perchè?
-
---Figliuola mia, non hai udito Damiano? Morire inabissati in questo
-mare, è orribile. Ti rammenti dell'uragano che l'anno scorso ha
-imperversato in Haiti? Quanti alberi schiantati! quante case abbattute!
-Pareva che la furia del vento volesse strappare la nostra isola dal
-fondo della terra. E noi, non abbastanza sicuri nella nostra casa,
-abbiamo dovuto cercar rifugio nelle grotte. Qui, sopra un fragilissimo
-legno, dove troveremo noi il rifugio, quando l'uragano comincierà a
-soffiare?
-
---Tu mi sgomenti, padre!--disse Abarima.--Poveri a noi! qual fine sarà
-la nostra?
-
---Ed io non mi sgomento per me;--disse Tolteomec.--L'arco delle mie
-stagioni è sul discendere; sia prima la caduta, sia dopo, importa poco.
-Sicuramente, io morirei più contento, se potessi dormire nella caverna
-dove sono andati a riposare i miei vecchi. Ma più per te mi addoloro,
-più per te, figliuola mia dolce.
-
---Padre, non è troppo il tuo timore?--disse Abarima.--Gli uomini bianchi
-sono come noi su questo fragilissimo legno; corrono anch'essi il nostro
-pericolo.
-
---Sì, sì,--rispose Tolteomec.--Ma è questa la loro vita: correr sempre
-sul mare, e sfidarne le collere. Essi, poi, sanno raccogliersi nelle
-loro piroghe, più capaci e più salde delle nostre; e ce ne hanno quante
-bisognano, per entrarci tutti. Penseranno a noi.... penseranno a te,
-Abarima, quando sia l'ora di metterci in salvo, poichè l'uragano avrà
-spezzata la nave?--
-
-Abarima rabbrividì, e si strinse ancor più al seno di suo padre, come
-una colombella sbigottita al suo nido.
-
-Mentre il fratello di Guacanagari teneva questi discorsi con la sua
-bella figliuola, e più si sgomentava quanto più si raffigurava imminente
-il pericolo, la _Nina_, preceduta dalla _Pinta_, entrava in una rada,
-nella quale metteva foce un bel fiume. Era quello il fiume in cui,
-durante la sua diserzione, Martino Alonzo Pinzon aveva trafficato coi
-naturali. Cristoforo Colombo aveva manifestato il desiderio di visitare
-quella parte della costa; e non senza una ragione più forte, che non
-fosse la curiosità dello scopritore. Egli voleva sapere con quali modi
-Martino Alonzo avesse trattati gli abitanti del luogo, parendogli di
-poter sospettare, dalla cattura di sei naturali, che le cose non fossero
-andate com'egli aveva sempre raccomandato ai suoi compagni di scoperta.
-
-E veramente in quel fiume ebbe egli la prova della doppiezza del Pinzon;
-il quale aveva detto e fatto dire dai suoi marinai che in quel fiume la
-_Pinta_ era stata a mala pena sei giorni, mentre egli poi giungeva a
-scoprire che c'era stata sedici giorni, e che fin là era pervenuta al
-Pinzon la notizia del naufragio della _Santa Maria_; della quale
-sventura egli si era dato assai poco pensiero, indugiandosi a salpare di
-là, per muovere al soccorso del suo almirante, perchè assai più gli
-premeva di procurarsi oro in gran copia.
-
-Cristoforo Colombo raccolse tutte quelle notizie, e diligentemente le
-consegnò nel suo giornale di bordo. Ma col Pinzon non mosse lamento, non
-fece rimprovero. Il suo silenzio, per altro, diceva a Martino Alonzo
-assai più d'ogni più lungo discorso. Due soli atti d'autorità fece
-l'almirante in quel luogo. Il primo fu di chiamare Rio de Gracia il
-fiume, a cui il comandante della _Pinta_ aveva imposto orgogliosamente
-il suo nome.
-
---Perchè dovrebbe chiamarsi _Martino Alonzo_?--disse l'almirante al
-Pinzon.--Son troppo povera cosa i nostri nomi, e non vanno dati alle
-scoperte che andiamo facendo per assistenza di Dio e dei santi, e con le
-navi fornite a noi dalla munificenza dei sovrani di Castiglia. Da Dio,
-dai santi, dal re, dalla regina e dai principi nostri signori, dobbiamo
-noi intitolare queste isole e i luoghi che andiamo visitando. La
-compagnia dei nostri nomi, oltre che sarebbe prova di superbia in noi,
-suonerebbe offesa ai nostri padroni, come alle potenze celesti.--
-
-A questo ragionamento, che era religiosamente e politicamente ortodosso,
-non seppe che cosa rispondere Martino Alonzo Pinzon. E l'autorità
-dell'almirante fu per questo verso ristabilita senza contrasto. Tornò
-più difficile far ingoiare al Pinzon l'altra pillola del restituire i
-sei naturali fatti prigionieri da lui. Ma il signor almirante si mostrò
-su questo punto inflessibile. Unica concessione che egli fece fu quella
-d'indugiarsi a dire le ragioni per cui gli pareva necessario di
-rimandare liberi i quattro uomini e le due donne dell'isola.
-
---Sola scusa per voi,--diss'egli a Martino Alonzo,--sarebbe stato il non
-sapere che noi lasciavamo una quarantina di Spagnuoli all'isola di
-Haiti. Ora lo sapete, e non potete negare che un atto di giustizia come
-questo potrà rendere i naturali di qui più amici agli uomini bianchi. A
-Guanahani, a Cuba, e in quest'isola medesima, abbiamo preso dei
-naturali, ma come interpetri, non come schiavi; e se essi ci
-accompagnano in Europa, lo fanno come liberi uomini, per loro elezione,
-e non per nostro volere.--
-
-Quest'altro ragionamento dell'almirante era inoppugnabile, come il
-primo. Si poteva immaginare che i sei catturati fossero contenti della
-loro sorte, e di andare pur essi in Ispagna, liberamente, in quella
-guisa che Martino Alonzo aveva voluto condurli per forza. E di questo
-era facile accertarsi, esplorando la loro volontà.
-
-Ma questo non voleva l'almirante che si facesse a bordo della _Pinta_;
-perciò diede il comando che i sei naturali fossero condotti alla sua
-presenza, sulla nave capitana.
-
-Mentre così ordinava l'almirante, Tolteomec si presentava a domandargli
-un'udienza.
-
---Che desideri tu?--gli chiese Cristoforo Colombo.
-
---Potente signore degli uomini bianchi,--disse Tolteomec,--la mia
-figliuola non è più desiderosa di lasciare la terra dei nostri padri.
-Oggi abbiamo toccata nuovamente la riva. Domani tu riprenderai l'alto
-mare, e Haiti sfuggirà dai nostri occhi.... forse per sempre.
-
---Tu sei pentito, non è vero?--domandò l'almirante.--Non vuoi più venire
-in Azatlan, a vedere il re e la regina di Castiglia?
-
---Mio signore....--balbettò il vecchio Haitiano,--il mare è perfido....
-le Sirene hanno dato l'annunzio della morte....
-
---E tu credi a queste sciocche paure?
-
---Anche Damiano lo ha detto;--replicò Tolteomec.--Le Sirene annunziano
-l'uragano.... l'uragano che sommerge le grandi piroghe.
-
---Oh povera scienza!--esclamò Cristoforo Colombo.--E chi vi ha messe
-queste ubbie nella testa? messer Damiano?--Cusqueia,--soggiunse egli
-all'interpetre, che aveva accompagnato il fratello di Guacanagari
-all'udienza;--chiamami Damiano.--
-
-Damiano fu pronto ad accorrere, ed ugualmente pronto a capire che la sua
-macchia d'olio si era allargata, penetrando anche molto bene il tessuto.
-
---Perdonate, messere,--diss'egli all'almirante, parlando nel vernacolo
-genovese, che Cusqueia non poteva capire.--Mi pare necessario di levarci
-questi due selvaggi dai piedi. La ragazza è venuta per capriccio, ed ora
-incomincia a pentirsi della sua risoluzione. Cosma è seccato; io più di
-lui....
-
---E per far piacere a Cosma e a Damiano.... Ho capito;--disse
-l'almirante, ridendo.--Mi ritrovate per l'appunto in via di rimandare
-alle case loro i sei naturali di Martino Alonzo Pinzon.
-
---Dove vanno sei, possono andar otto;--soggiunse Damiano.
-
---E magari tutti;--conchiuse l'almirante.--Voi aggiustate ogni cosa a
-comodo vostro, messer Damiano carissimo. Se non foste Genovese,
-meritereste di esserlo.--
-
-Mentre così parlava il signor almirante, giungevano a bordo della _Nina_
-i sei naturali del Rio di Grazia. Cristoforo Colombo li richiese, per
-mezzo dell'interpetre, se volessero andare in Azatlan. Essi stettero
-muti, non sapendo se dal rispondere dovessero aver danno o profitto. Ma
-quando seppero da Cusqueia che erano liberi di andare o di restare, si
-sciolse loro la loquela; e tutti, uomini e donne, gridarono di voler
-scendere a terra.
-
---Cusqueia,--disse l'almirante all'interpetre,--fate sapere a questi
-naturali che io concedo loro libertà di ritornarsene al loro villaggio,
-ma ad un patto: che essi vogliano scortare e mandar sicuri di ogni
-rischio, fino al _bohio_ di Guacanagari, il vecchio Tolteomec e la sua
-figliuola. Sono anch'essi Haitiani, e debbono trovare assistenza presso
-i loro fratelli.--
-
-I sei prigionieri di Martino Alonzo Pinzon udirono da Cusqueia i patti
-che poneva il capo degli uomini bianchi alla loro liberazione. E lieti
-promisero che avrebbero fatto ogni cosa secondo il desiderio
-dell'almirante. Uno di essi, per dar più forza alla promessa, si levò
-una collana di nicchi marini dal collo, e la consegnò all'almirante.
-
-Quella era la cintura di Vampun. Che cosa intendessero per Vampun i
-naturali di Haiti non è chiaro. Forse era il nome d'un loro Dio? Forse
-significava amicizia? Certo, era un pegno d'alleanza, quella cintura, e
-dinotava amicizia per la vita e per la morte.
-
-Tolteomec e la sua bella figliuola furono calati nel palischermo.
-Abarima, prima di scendere, volse in giro i grandi occhi d'indaco,
-bagnati di lagrime.
-
---Addio, cara!--le disse Damiano.--Tu cerchi qualcheduno. Ma che vuoi? I
-biondi hanno paura del sole.--
-
-Tolteomec baciò la mano a Cristoforo Colombo, come aveva veduto fare per
-atto d'ossequio da alcuni marinai.
-
---Il grande Spirito sia con te, gran capo degli uomini bianchi;--gli
-disse.
-
---E con te, buon amico;--rispose l'almirante.--Dirai a Guacanagari che
-io confido in lui, perchè i miei uomini non abbiano a mancare di nulla,
-nella fortezza del Natale.--
-
-Abarima seguitava a piangere. L'almirante le fece portare nel
-palischermo una collana di perle di vetro a tre filze, e un pezzo di
-stoffa moresca dai vivaci colori. Con quel donativo egli chetò la bella
-selvaggia, che seguitò a piangere, ma incominciò anche a sorridere. Così
-avviene anche al cielo, quando finisce l'acquazzone e ritorna il sereno,
-che il sole si mostra fra mezzo alle nuvole rotte e i suoi raggi d'oro
-si rifrangono nelle ultime gocce di pioggia.
-
-Cosma era stato tutto quel tempo nascosto nel suo rancio, sotto coperta.
-Damiano andò a lui, appena vide il palischermo allontanarsi dal fianco
-della nave.
-
---Ebbene?--domandò Cosma, levando gli occhi.
-
---Partita;--rispose Damiano.
-
---Ah, finalmente, respiro.
-
---Sì, respira, fortunato briccone! Ma ti ho dovuto salvar io, da questa
-noia. Io, capisci? E se tu non mi fai erigere una statua, dirò che non
-sei capace di gratitudine.--
-
-Cosma balzò dal suo rancio, e gittò le braccia al collo del suo amico
-Damiano.
-
---Tu salvi me da una seccatura che non avevo meritata, ma che mi rendeva
-abbastanza ridicolo;--diss'egli a Damiano.--Ma io ho salvato te da una
-sciocchezza, che poteva costarti la vita.
-
---La vita!
-
---Sì, la vita. Che cosa ne sai tu che possa avvenire di gente perduta
-tra i selvaggi, lontana dall'occhio vigile ed accorto del signor
-almirante? Io non ispero niente della fortezza del Natale, e di quei
-trentanove uomini lasciati laggiù. C'è voluta tutta a portarli fin qua,
-tanti rozzi, indisciplinati e prepotenti marinai. Mi figuro quella parte
-di loro che rimane, abbandonata a sè stessa, e a tutti i suoi pessimi
-istinti!
-
---Profeta di sciagura!--esclamò Damiano.--Vuoi tu dunque imitarmi?
-
---In che cosa?--disse Cosma, che lì per lì non riusciva ad intenderlo.
-
---Eh sì, dolce amico!--rispose Damiano.--Me ne hai fatte dire anche tu,
-delle sciocchezze! Povere Sirene, che ho dovuto calunniare per farti
-servizio! E nota che di queste Sirene se ne trovano anche nei nostri
-mari, e non hanno la cattiva riputazione che io ho fatta loro,
-nell'animo del mio suocero fallito. Io stesso ne ho vedute due, nelle
-acque di Corsica; e si chiamavano.... vitelli marini.--
-
-
-
-
-
- _Capitolo XVIII._
-
-
-
-
- In fretta e in furia.
-
-
-
-La _Nina_ era uscita dal Rio di Grazia, salutata dalle grida dei
-selvaggi, riconoscenti a Cristoforo Colombo per la liberazione di quei
-loro compagni che aveva catturati Martino Alonzo Pinzon. Seguitando il
-suo viaggio lungo la costa, l'almirante vide un bel promontorio, a cui,
-per ricordo della figliuola di Tolteomec, impose il nome della
-Innamorata. Ma il _cabo de l'Enamorada_ non seppe conservare il suo
-poetico nome; si chiama oggi assai volgarmente il capo Cabron.
-Proseguendo il cammino, si entrò in una vasta baia, le cui rive erano
-abitate da una forte tribù, armata di lunghi archi, e spade di legno di
-palma, dure, pesanti come il ferro, e tanto affilate da poter tagliare
-il cuoio delle corazze, e perfino la lamiera degli elmi, come se fossero
-state d'acciaio. Quei selvaggi erano fieri ed intrepidi; ma non diedero
-molestia agli uomini bianchi; ai quali anzi vendettero due archi, che
-essi desideravano portare come esemplari in Ispagna.
-
-Cristoforo Colombo immaginò che fossero quelli i Caribi, tanto temuti da
-Guacanagari. E ne domandò a quei naturali; ma essi risposero che i
-Caribi erano in un'isola verso greco, chiamata per l'appunto da loro. E
-soggiunsero (se pure gl'interpetri riferivano giustamente le parole) che
-di rincontro all'isola dei Caribi ne era un'altra, chiamata Mantinino,
-abitata solamente da donne; le quali accoglievano una volta all'anno i
-loro vicini, affinchè non si estinguesse la stirpe. Tutti i fanciulli
-maschi nati da quelle nozze si consegnavano ai padri; le figlie
-dimoravano con le madri loro. Insomma, la storia delle Amazzoni ripetuta
-di là dall'Oceano.
-
-Che c'era egli di vero in quella chiacchiera? La tribù dei Siguaiani,
-tra cui si trovava allora Cristoforo Colombo, parlava un dialetto poco
-intelligibile agli interpetri della forza di Cusqueia. Qualche frase
-male intesa, tirata ad un senso nuovo dal desiderio di vedere da per
-tutto confermati i racconti di Marco Polo, poteva bene indurre
-Cristoforo Colombo nella credenza di essere capitato in vicinanza delle
-due isole che Marco Polo aveva descritte, collocandole presso la costa
-orientale dell'Asia, abitate spartitamente da donne e da uomini. Ed
-anche messer Marco Polo, così veridico narratore di ciò ch'egli aveva
-veduto, che cantonate non aveva prese, quando si fidava ai racconti
-degli altri!
-
-L'isola delle Amazzoni avrebbe dovuto tentare la curiosità degli uomini
-bianchi. Ma la stanchezza si era impadronita degli spiriti. Lo stesso
-Damiano, richiesto dall'amico se gli sorridesse l'impresa, rispose che
-oramai di donne del nuovo mondo ne aveva fin sopra i capelli. Se questi
-li avesse avuti biondi, chi sa?... Ma erano neri, ed egli faceva conto
-di portarli alle donne di Scandinavia o d'altre terre settentrionali,
-molto settentrionali d'Europa, dove sarebbero stati apprezzati un po'
-meglio.
-
-Anche l'almirante si era risoluto di dar volta. Dopo un altro giorno di
-esplorazione in quel golfo, che egli chiamò delle Frecce, e dove accadde
-a sette dei suoi uomini di far baruffa con una cinquantina di Siguaiani,
-ferendone due, e mettendoli nel debito rispetto verso gli uomini
-bianchi, Cristoforo Colombo pensò che fosse venuto il tempo di ritornare
-in Europa. Un bel vento gagliardo si era levato da ponente, e invitava a
-far vela. E più che il vento lo persuadevano parecchie altre ragioni: il
-cattivo stato delle sue caravelle, la poca fedeltà della sua
-marinaresca, e la slealtà di Martino Alonzo Pinzon, da cui non poteva
-aspettarsi che il peggio.
-
---Mettiamo le fatte scoperte al sicuro dai colpi di
-fortuna;--diss'egli.--Un'altra volta, e con migliori auspicî,
-ritenteremo la prova.--
-
-Fu un mercoledì, 16 gennaio del 1493, che l'almirante lasciò il golfo
-delle Frecce, detto ora di Samana, per navigare alla volta di Castiglia.
-Seguitando il cammino con tempo buono, le due caravelle corsero tanto,
-che il 10 di febbraio, al parere dei piloti, dovevano ritrovarsi al
-mezzodì delle isole Azzorre. Ma l'almirante, avendo osservato
-attentamente nel ritorno i limiti estremi del mar di sargasso che
-attentamente aveva osservati all'andata, conchiuse che si fosse un
-quaranta leghe più indietro. Ed egli ragionava dirittamente, come poi si
-vedrà.
-
-Il 12 di febbraio già speravano di veder terra da un momento all'altro,
-quand'ecco il vento incominciò a soffiare con violenza, e il mare a
-gonfiarsi. Il giorno dopo, fu anche peggio; incominciò a balenare da
-greco, e tosto si scatenò un temporale dei più grossi che mai si fossero
-veduti. Quei deboli navigli, sprovveduti di ponte, non erano troppo in
-istato di resistere ai fortunali dell'Atlantico. Bisognò per tutta la
-notte andare con le vele imbrogliate, abbandonandosi alla discrezione
-del vento e del mare. Un po' di calma seguì nella mattina del 14; ma fu
-di breve durata. Un vento impetuoso si era levato da ostro, durando
-tutto quel giorno e la notte seguente. Le povere caravelle andavano
-palleggiate sui flutti come gusci di noce, non avendo più modo di
-sostenere quella furia degli elementi, e rinunziando quasi del tutto a
-governare. Il buio della notte non permettendo di vedere la _Pinta_,
-l'almirante fece sospendere il fanale all'albero di maestra, come per
-significare alla _Pinta_ di imitarlo, affinchè potessero le due navi
-andare di conserva. Ma la _Pinta_ aveva poco saldo il trinchetto, e non
-potendo tener testa al vento, fu costretta a riceverlo in fil di ruota,
-correndo verso tramontana, mentre la _Nina_ si sforzava di governare per
-greco. La _Pinta_ parve rispondere per qualche tempo al segnale
-dell'almirante; ma il suo lume a grado a grado si allontanava; nel cuor
-della notte era sparito del tutto.
-
-Cristoforo Colombo aveva l'anima oppressa da funesti presagi sul destino
-della _Pinta_ e della stessa sua nave. Alla punta del giorno, il mare
-gli offerse un pauroso spettacolo. Non si vedevano tutto intorno che
-cavalloni inferociti e ruggenti. Della caravella di Martino Alonzo
-Pinzon non appariva più traccia sull'orizzonte. La _Nina_ spiegò alcune
-vele per tenersi di prora al mare, e non andarne sommersa. Si levò il
-sole, e con esso crebbero il vento e le ondate; per tutto il corso di
-una terribile giornata la _Nina_, non più in grado di resistere, fu
-trascinata, sbalestrata per ogni dove dal furore dell'uragano.
-
-Vedendosi perduti oramai d'ogni soccorso terrestre, i marinai della
-_Nina_ si volsero al cielo; ed estrassero a sorte il nome di quello tra
-loro che dovesse andare in pellegrinaggio per tutti alla Madonna di
-Guadalupa, portandole un cero del peso di cinque libbre. La sorte
-designò lo stesso almirante. Un altro pellegrino fu sortito per andare
-alla Madonna di Loreto, e fu designato un marinaio, a nome Pedro de
-Villa, a cui l'almirante promise di rifar le spese del viaggio. Indi fu
-gittata la sorte d'un terzo pellegrino, il quale andasse a vegliare una
-notte a Santa Chiara di Moguer; e la sorte designò un'altra volta
-l'almirante. Ma crescendo tuttavia il fortunale, tutti quelli della
-caravella fecero voto di andar scalzi e in camicia al santuario della
-Vergine, nella prima terra a cui fossero approdati. Il cielo non di meno
-si mostrava sordo ai lor voti; la burrasca si faceva sempre più
-spaventosa, e non fu alcuno che non si stimasse perduto. La mancanza di
-zavorra rendeva più difficile la condizione della nave, avendola
-alleggerita il consumo delle vettovaglie. L'almirante immaginò di far
-riempir d'acqua salsa le botti vuote; e questo fu di qualche aiuto,
-operando in guisa che meglio si potesse sostentare il naviglio, senza
-così grande pericolo di travolgersi.
-
-Cristoforo Colombo si sarebbe rassegnato di buon animo alla morte, che
-già tante altre volte s'era veduta innanzi agli occhi, se fosse stata in
-rischio la sua persona soltanto. Ma gli era di pena e di dolore infinito
-il pensare che con la morte sua si perdeva il frutto e la gloria di
-tante fatiche. E lo crucciava ancora il vedersi attorniato da gente, che
-egli aveva trascinata a forza in quella impresa, e che, presa da
-terrore, malediceva il giorno in cui si era imbarcata, e l'autorità di
-lui che l'aveva costretta a proseguire il viaggio, quando tutti si erano
-ammutinati, e potevano obbligarlo al ritorno.
-
-Già, sopra una pergamena, egli aveva scritta una concisa relazione del
-suo viaggio e delle sue scoperte, indirizzando lo scritto al re e alla
-regina di Castiglia. Su quella pergamena, piegata e suggellata, scrisse
-che chiunque la consegnasse alla sua destinazione senza aprirla avrebbe
-dalle Loro Altezze mille ducati di premio. Poi, ravvolto il plico in una
-fascia di tela cerata, e chiusolo in un pane di cera, pose l'involto in
-un barlozzo che gittò subito in mare, lasciando i suoi marinai nella
-credenza che egli sciogliesse in tal guisa un voto di religione. E
-un'altra copia del memoriale, suggellata e custodita nel medesimo modo,
-collocò sulla poppa del naviglio, con la speranza che il barlozzo
-potesse galleggiare, ed essere spinto a qualche spiaggia, nel caso che
-la caravella andasse travolta negli abissi del mare. Queste precauzioni
-calmarono alquanto il suo spirito. E nuovo conforto gli arrecò il vedere
-sull'alba il cielo meno fosco ad occidente: indizio di vento che si
-sarebbe levato da quella parte. Infatti, poco dopo incominciò a soffiare
-il ponente. Le onde, per altro, erano sempre così alte e ribollenti, che
-nella notte si potè camminare con poche vele soltanto.
-
-La mattina del 15, allo spuntar del giorno, Ruy Garcia, un marinaio
-della Santogna, dall'alto dell'albero di maestra dove stava in vedetta,
-gittò il grido di terra. La gioia manifestata dall'equipaggio nel
-rivedere l'antico Mondo, eguagliò quella che esso aveva manifestata alla
-vista del nuovo.
-
-Appariva la terra a greco levante, argomento di subita controversia fra
-i piloti: uno di essi sostenendo che quella era l'isola di Madera; un
-altro che era la rocca di Cintra sulla costa del Portogallo; un altro
-ancora qualche punto della costa di Spagna. L'almirante, forte de' suoi
-computi e delle sue osservazioni, giudicò essere una delle isole
-Azzorre.
-
-Era infatti l'isola di Santa Maria, la più meridionale di quel gruppo.
-Per due giorni, a cagione del vento contrario e del mare agitato, non fu
-possibile l'approdo. La sera del 17 si stava per gittar l'áncora, quando
-si spezzò il canape, e da capo fu necessario avventurarsi in alto mare.
-Finalmente, la mattina del 18, fu possibile alla _Nina_ di ancorarsi
-dalla parte settentrionale dell'isola.
-
-Gli abitanti della Santa Maria si maravigliarono molto di due cose: che
-quel fragile schifo avesse potuto sostenere tanta furia di mare, e che
-un Nuovo Mondo fosse stato scoperto. Del dire chi fossero e donde
-tornassero, male incolse ai reduci dalla memorabile impresa. Discesa a
-terra una parte dell'equipaggio per sciogliere il suo voto ad un
-santuario della Vergine, che si vedeva a mezza costa, furono presi
-prigioni dal capitano dell'isola e catturato il palischermo sul quale
-erano venuti a terra. Quel capitano, certo Castaneda, avrebbe volentieri
-pigliato anche Cristoforo Colombo, che era rimasto a bordo con l'altra
-parte della sua gente, aspettando che la prima squadra ritornasse.
-Furono molti, per quattro giorni alla fila, i discorsi e le
-tergiversazioni del signor capitano; il quale, finalmente, la sera del
-22 mandò una barca con due preti e un notaio, che domandassero in nome
-suo di vedere le carte di Cristoforo Colombo, assicurandolo esser egli
-disposto a prestargli ogni servizio dipendente da lui, purchè fosse
-davvero almirante dei reali di Spagna.
-
-Cristoforo Colombo intese esser quello un raggiro del Castaneda, per
-dissimulare una ritirata e abbandonare con un po' di decoro il contegno
-ostile che aveva assunto prima. Represse allora il suo sdegno; rispose
-ringraziando delle cortesi profferte, e riconoscendo che la loro
-domanda, rispetto alla commissione regale a lui affidata, era secondo
-l'uso e la ragione del mare; perciò si fece a mostrare la lettera
-generale di raccomandazione dei Re Cattolici, indirizzata a tutti i loro
-sudditi e agli altri principi; e parimente la commissione che gli
-avevano data di imprendere il suo viaggio di scoperta oltre l'Atlantico.
-Il che veduto dai tre inviati, questi se ne ritornarono a terra
-soddisfatti, e rimandarono il palischermo, coi marinai sostenuti fin
-allora in prigione.
-
-L'almirante non vide altrimenti il Castaneda, nè approfittò delle sue
-tarde profferte di servizi. Il 24 di febbraio, partì dall'inospite lido
-della Santa Maria, facendo vela per levante. Ma non erano ancor finite
-le peripezie del ritorno. Il 3 di marzo, la povera _Nina_ dovette
-sostenere un altro temporale, donde riportò le vele squarciate. La furia
-del vento e quella del mare erano tali, che l'equipaggio si stimò
-un'altra volta in gravissimo pericolo. Un altro voto fu fatto, di
-mandare un altro pellegrinaggio al Santuario di Santa Maria della Centa,
-presso di Huelva; e la sorte ancora una volta designò l'almirante.
-
-Nella orribile notte che seguì, fu veduta al chiarore dei lampi la
-terra. Ma quella vista non fu salutata con giubilo, temendo tutti che la
-caravella non fosse sbalestrata contro gli scogli. Dov'erano andati a
-parare? Se ne avvidero la mattina del 4 marzo, riconoscendo la rocca di
-Cintra e la foce del Tago.
-
-L'almirante diffidava delle disposizioni dei Portoghesi verso di lui. Ma
-la burrasca, che sempre più infuriava, non gli dava modo di scegliere un
-altro rifugio. Entrò nel Tago, andando a gettar l'áncora dirimpetto a
-Rastello, bene accolto dagli abitanti, che tutta la mattina avevano
-osservata da lungi la povera caravella in continuo pericolo.
-
-Un corriere fu subito spedito dall'almirante ai reali di Castiglia, per
-dar nuova del suo ritorno e delle fatte scoperte. Un'altra lettera al re
-di Portogallo, che si trovava allora a Val Paraiso, chiedeva licenza di
-avanzare la sua nave fino a Lisbona, dove sarebbe stata maggiormente al
-sicuro. Per dissipare intanto ogni dubbio nella mente del re, Cristoforo
-Colombo soggiungeva di non essere stato sulle coste di Guinea, nè in
-nessun'altra delle colonie portoghesi, ma di essere venuto dalla
-estremità orientale delle Indie.
-
-Innanzi di muovere per Lisbona, l'almirante del mar Oceano ricevette la
-visita solenne di don Alvaro di Acuna, capitano della nave grossa che
-stava a guardia del porto di Rastello. Seguirono le visite d'una
-moltitudine di barche e di burchielli, con gente venuta perfin da
-Lisbona, dove la notizia del maraviglioso viaggio era corsa. Uomini
-d'alto affare, grandi ufficiali della corona, gentiluomini, ed ogni
-sorte di curiosi, tutti si affollavano intorno alla caravella che
-ritornava dalla scoperta di un Mondo; nè fu poca la tristezza di coloro
-che vedevano assicurata quella strepitosa conquista alla Spagna, mentre
-il Portogallo era stato il primo a cui Cristoforo Colombo aveva offerto
-di tentare l'impresa. Ma tardi si pente chi ultimo arriva.
-
-Don Martino di Norogna, gentiluomo della Corte portoghese, giunse il
-giorno 8 con una lettera del re Giovanni, che invitava il fortunato
-scopritore alla sua residenza. Partì Cristoforo Colombo quella medesima
-sera; giunse a Val Paraiso, ricevuto da una grande cavalcata, ed ebbe
-dal re accoglienze cortesi. Non mancarono per altro le allusioni ai
-diritti del Portogallo, che potevano essere stati offesi da quel viaggio
-di scoperta, e l'almirante dovette penar molto a persuadere il re
-Giovanni e i suoi consiglieri che le conquiste portoghesi non erano
-punto in questione. Quelle, del resto, erano faccende da potersi
-trattare direttamente fra la Corte di Portogallo e la Corte di Spagna.
-
-Dopo parecchi giorni di dimora a Val Paraiso, ebbe Cristoforo Colombo
-licenza di ritornarsene alla sua caravella. E giunto a bordo, come Dio
-volle, il mercoledì 13 marzo, a due ore di giorno, fece vela per andare
-alla Corte di Spagna. Il venerdì seguente, sull'ora del meriggio, girava
-la punta dell'isoletta di Saltes, donde, addentrandosi nel fiume, venne
-a dar fondo nel piccolo porto di Palos.
-
-Da quel porto era egli uscito il 3 di agosto dell'anno antecedente 1492,
-cioè sette mesi e undici giorni prima.
-
-Quivi fu ricevuto da tutto il popolo in processione, e con una festa,
-con un giubilo così alto e chiassoso, che parve piuttosto un delirio.
-
-La prima visita dell'almirante e dei suoi marinai fu alla chiesa
-principale della città. Il grande navigatore passò per le vie in mezzo
-ad una calca acclamante e plaudente; quella stessa calca che lo aveva
-maledetto un anno prima, come un avventuriere, per il cui pazzo orgoglio
-erano condannati a morte sicura tanti valorosi marinai di Castiglia.
-
-Cristoforo Colombo non pensò neanche alle contrarietà, agli ostacoli,
-alle esecrazioni dell'anno antecedente. Pensò piuttosto al giorno in
-cui, oscuro e povero, col suo figliuoletto Diego per mano, era giunto a
-Palos, e di là, non trovandoci modo di vivere, si era avviato per l'erta
-della collina sovrastante, fino al convento dei francescani di Santa
-Maria della Rabida. Lassù aveva egli trovato il sorso d'acqua e il tozzo
-di pane, da cui era dipesa la sua vita, e la scoperta di un mondo.
-
-Ma mentre egli pensava con gratitudine alla Rabida, don Juan Perez di
-Marcena scendeva dal colle ad incontrare l'amico. E con lui veniva il
-medico don Francisco Garcia.
-
-L'incontro dei tre amici fu commovente. Corsero abbracci e baci senza
-fine; ed anche si piansero molte di quelle buone lacrime, che provano
-all'uomo la bontà sua, e perfino la bontà della esistenza; almeno in
-qualche momento solenne.
-
-Echeggiava ancora la piccola città di Palos delle acclamazioni al grande
-almirante del mare Oceano, quando nel suo porto entrava un'altra
-caravella, la _Pinta_. Nessuno badava alla nuova arrivata; nessuno, del
-resto, poteva badarci, poichè le calate erano deserte, e sulle navi
-ormeggiate nel porto non apparivano marinai.
-
-Un palischermo si staccò dalla _Pinta_, venendo alla calata, e ne smontò
-il comandante della caravella, Martino Alonzo Pinzon, molto maravigliato
-di quel silenzio, di quella solitudine. Solo un pescatore, un povero
-storpio, stava seduto là presso, con le gambe penzoloni sull'orlo della
-calata, in atto di innescare la sua lenza.
-
---Che cos'è, Sancio?--gli chiese il Pinzon, riconoscendolo.--Son tutti
-morti, a Palos?
-
---Al contrario, più vivi e più allegri che mai;--rispose il
-pescatore.--Ma sono tutti fuori; hanno accompagnato il grand'uomo sulla
-collina, al santuario della Rabida.
-
---Il grand'uomo!--esclamò Martino Alonzo Pinzon.--Chi è questo
-grand'uomo?
-
---L'almirante, don Cristoval Colon, che ha scoperte le nuove isole. Non
-lo sapete? Non eravate con lui?
-
---Sì, sì;--borbottò il Pinzon.--Ma quando è egli arrivato?
-
---Questa mattina. E si è fatta una gran festa, in paese. Ma dove eravate
-voi, Martino Alonzo? rimasto indietro, non è vero?
-
---Sì, rimasto indietro;--replicò il Pinzon;--quantunque io per il primo
-abbia toccata la costa di Spagna. Ma io ho avuto la disgrazia d'essere
-spinto dal fortunale nel golfo di Biscaglia. Perciò arrivo tardi.... e
-chi tardi arriva, male alloggia, a quel che vedo.
-
---Beato voi che per alloggiare avete una bella casa, Martino
-Alonzo;--disse il pescatore.--Ma voi andrete ora incontro al signor
-almirante, m'immagino. Egli sarà ben contento di vedervi.
-
---Non andrò;--rispose il Pinzon.--Ci sarà tempo domattina. E tu bada,
-Sancio, non dire di avermi veduto. Voglio andarmene a riposare nella mia
-bella casa, amico Sancio; nella mia bella casa, dove non isperavo di
-dormire.
-
---Eh, certo! dopo tanti mesi di fatiche, il vostro letto vi piacerà. Ma
-sarete l'unico a dormire, questa notte; tanta è l'allegrezza del nostro
-paese.
-
---Dove io sono accolto come un cane;--brontolò Martino Alonzo.--E come
-un cane me ne andrò ora alla cuccia. Ti ripeto, non dire a nessuno di
-avermi veduto; altrimenti....--
-
-E accentuò la sospensione della frase con un gesto di minaccia.
-
---Non dubitate, Martino Alonzo;--rispose lo storpio.--Sarete obbedito.--
-
-Il comandante della _Pinta_ si allontanò dalla calata, andando verso la
-casa sua, dove non era aspettato. E giunse nella sua casa senza avere
-incontrato nessuno per via; e nella sua casa si chiuse, col suo mal
-talento nell'anima.
-
-Che cos'era avvenuto, per renderlo tanto scontroso quel giorno?
-Sicuramente, era triste il giungere a quel modo in patria, non veduto,
-non salutato da alcuno. Ma questo era un caso naturalissimo, di cui
-Sancio gli aveva data la spiegazione. Ed anche si capiva che nell'animo
-di Martino Alonzo Pinzon ci fosse molta amarezza, per la disgrazia
-d'esser giunto troppo tardi, e di non avere avuta la sua giusta parte
-nelle accoglienze di Palos ai suoi marinai reduci dalla spedizione
-portentosa dell'Atlantico. Ma era questa una buona ragione perchè
-Martino Alonzo Pinzon corresse a nascondersi in casa?
-
-Diciamo subito, senza tenere i lettori alla corda, quali fossero le
-ragioni della tristezza e della rabbia di Martino Alonzo Pinzon. La sua
-caravella, separata dalla capitana per la violenza dell'uragano, era
-stata spinta in un'altra direzione, verso il golfo di Biscaglia, ove,
-non senza stento, aveva approdato a Baiona. Ignorando se Cristoforo
-Colombo fosse sfuggito a quella fortuna di mare, impaziente di
-precorrerla ad ogni costo, preoccupando a suo favore il giudizio della
-corte e del popolo di Castiglia, Martino Alonzo aveva scritto subito al
-re e alla regina, informandoli delle fatte scoperte. Ma il linguaggio
-suo, in quella lettera, non era di un ufficiale subalterno, che
-riferisse al suo comandante la gloria dell'impresa; era quello di un
-millantatore, che volesse attribuirne a sè tutto il merito. Di
-Cristoforo Colombo egli non faceva parola; forse aspettando dal tempo la
-certezza di un naufragio che gli pareva molta probabile, si disponeva a
-non parlare che di sè, dimenticando il comandante supremo. E frattanto,
-chiudeva la sua lettera domandando licenza di recarsi alla Corte, per
-esporre alle Loro Altezze la peripezie del suo viaggio e l'ordine e la
-importanza delle scoperte, che aveva fatte di là dall'Oceano. Il tempo,
-frattanto, si era abbastanza rabbonito; e Martino Alonzo Pinzon aveva
-spiegate nuovamente le vele, per muovere verso la spiaggia di Palos,
-dove si faceva sicuro di essere accolto in trionfo. Quanto alla nave
-capitana, egli avrebbe potuto assicurarsi in quel tragitto di ciò che
-poteva esserne avvenuto. Se egli non ne aveva notizia da Baiona a Palos,
-certamente la _Nina_ si era inabissata; l'Oceano aveva sepolta per
-sempre la gloria del navigatore straniero; e trionfava due volte il
-Pinzon.
-
-Martino Alonzo aveva fatti male i suoi conti. La _Nina_, non che
-perdersi, era giunta prima di lui; e quella tal lettera ch'egli si era
-affrettato a mandare da Baiona ai reali di Castiglia, correva rischio di
-essere interpetrata e giudicata molto severamente, così per le
-millanterie del suo autore, come per il silenzio serbato intorno al
-comandante della spedizione, al vero scopritore delle nuove terre di là
-dall'Atlantico. E con tante orgogliose speranze nel cuore si era egli
-appressato all'isolotto di Saltes! Con tanta baldanzosa fiducia aveva
-rimontato il corso del suo fiume natale! Povero orgoglio! povera
-baldanza! Finivano ambedue nella vergogna; e in una vergogna tanto più
-grande, in quanto che essa gli capitava nella sua patria, in quel porto
-di Palos, dove fino allora egli era stato riverito come il primo fra i
-primi navigatori di Castiglia.
-
-E come fu grande la vergogna, così fu grande il rimorso. Martino Alonzo
-pensò all'arroganza, alla insofferenza d'ogni freno e d'ogni autorità,
-di cui aveva fatto prova in tante occasioni, durante il viaggio; ed
-anche all'atto di vera disobbedienza a cui si era lasciato trascorrere,
-abbandonando il suo almirante nelle acque di Cuba, così rendendo
-impossibile al grande navigatore di proseguire le sue scoperte.
-Ricordando queste cose, era naturale che non osasse mostrarsi per le
-vie, fino a tanto che l'almirante era ospite di Palos. Aspettò dunque
-che fossero finite le feste, e che Cristoforo Colombo fosse partito di
-là. Il fatto seguì assai prima che egli non isperasse. L'almirante aveva
-mandato un corriere alla Corte, che si ritrovava di quei giorni a
-Barcellona; il giorno seguente, disceso dal convento della Rabida, dove
-aveva passata la notte, Cristoforo Colombo si avviò, per via di terra,
-alla volta di Barcellona.
-
-E allora anche Martino Alonzo Pinzon uscì dal suo nascondiglio. Un buon
-pretesto per quel suo rimanersi sotto la tenda, lo aveva; e se anche non
-fosse stato buono, egli non doveva render conto degli atti suoi a
-nessuno. Era giunto tardi, perchè il temporale lo aveva mandato a parare
-in Biscaglia; giunto tardi, non aveva voluto disturbare le feste fatte
-al suo comandante; era stanco morto; più che esser portato in trionfo
-gli premeva di riposarsi qualche ora. Si era riposato, era uscito; qual
-colpa era la sua, se non aveva veduto l'almirante? Per tanti mesi di
-seguito si erano veduti ogni giorno. E anch'egli, uno di quei giorni, si
-sarebbe messo in viaggio per raggiungerlo a Barcellona. Intanto, egli
-approfittava di quel riposo a Palos, per mettere in sesto le cose sue,
-che ne avevano bisogno. Questa era la gloria vera del lavoratore;
-lavorar sempre, o in una cosa o nell'altra, senza un giorno di tregua.
-
-Con questi ragionamenti, fatti a pezzi e bocconi, quando l'occasione si
-offriva, Martino Alonzo Pinzon credette di giustificare la sua dimora
-prolungata a Palos. Ma intanto ch'egli si consumava di rimorsi e di
-rabbia, gli giungeva una lettera dalla Corte. I sovrani non tenevano
-verun conto delle sue millanterie; lo rimproveravano in quella vece
-della sua disobbedienza all'almirante, e finivano dispensandolo da una
-visita che sarebbe stata penosa per tutti.
-
-Martino Alonzo Pinzon non rèsse a quel colpo. Già poco ci voleva per
-abbattere quella rovina d'uomo. Vittima dell'invidia sua, dei rimorsi,
-della vergogna ond'era stato oppresso così duramente, il comandante
-della _Pinta_ in capo a pochi giorni fu trovato morto nel suo letto. Gli
-stenti del fortunoso viaggio, un vizio del cuore, un insulto
-apoplettico, diedero ragione sufficiente di quella morte improvvisa.
-
-La storia non sarà disumana con Martino Alonzo Pinzon. Essa, obbligata
-ad essere la più umana di tutte le scienze, poichè ha per sua materia
-gli uomini e le opere loro, ha certamente il diritto di ridurre a più
-giusta misura gli eroi, fabbricati o ingranditi da vecchi narratori
-sulla traccia dei grandi eventi a cui ritrovarono il loro nome
-associato. Ma essa può e deve essere compassionevole, senza tralasciare
-di esser giusta, con quei modesti cooperatori delle grandi imprese, i
-quali ebbero il torto di voler parere più alti del vero. Quanti eroi
-della leggenda, ed abbastanza rispettati dalla critica, non si mostrano
-da meno di quel povero Martino Alonzo Pinzon! Intrepido marinaio, ma di
-poca coltura, in un tempo che ai suoi pari non se ne richiedeva nessuna,
-egli cedette in un cattivo momento ai demoni della superbia e della
-cupidigia. In lui erano potentissimi gl'istinti, e non dominati dalla
-ragione. Ma la storia non dimenticherà che Martino Alonzo Pinzon, in un
-felice momento, udì le voci del suo buon genio, che lo chiamava ad una
-nobile impresa, avversata dagli invidiosi, non approvata dai dotti. Fu
-egli il primo marinaio di Spagna che si persuase della verità e della
-grandezza delle idee di Cristoforo Colombo. Se egli non era, il povero
-Martino Alonzo, se egli non si persuadeva, se egli non dava l'esempio di
-avventurare la sua vita col navigatore Genovese, nessun marinaio di
-Palos, di Huelva, di Moguer, avrebbe osato prendere il mare per quella
-nobile impresa, ed ogni ordinanza reale sarebbe rimasta lettera morta.
-Quell'atto redime molti falli, e può farne dimenticare molti altri. E
-noi deponiamo un fiore sulla tomba del povero Martino Alonzo Pinzon.
-
-
-
-
-
- _Capitolo XIX._
-
-
-
-
-
- Il commiato.
-
-
-
-Cristoforo Colombo avrebbe voluto recarsi a Barcellona con la sua
-caravella. E sarebbe stato, agli occhi della Corte di Spagna, un bel
-contrasto fra la importanza della scoperta e la povertà dei mezzi con
-cui la scoperta era stata fatta da lui. Ma la povera _Nina_ imbarcava
-acqua da tutte le commessure, e bisognò rinunziare al disegno.
-L'almirante si recò dunque per terra a Siviglia, per aspettare colà gli
-ordini del re Ferdinando e della regina Isabella.
-
-A Siviglia lo accompagnarono sette dei dieci naturali che egli aveva
-condotti da Guanahani e da Cuba. Uno era morto in viaggio; due erano
-infermi, e furono lasciati a Palos, affidati alle cure amorevoli di don
-Francisco Garcia. Ma l'almirante volle con sè tutti i suoi ufficiali e
-tutti i marinai che avevano partecipato ai rischi e alla gloria
-dell'impresa, così quelli della _Pinta_ e della distrutta _Santa Maria_,
-come quelli della _Nina_, diventata la nave capitana.
-
-Dei marinai che lo seguivano, due mutarono spoglie, appena giunti a
-Siviglia. Erano i due genovesi, Cosma e Damiano, che apparvero alla
-presenza del signor almirante in veste da gentiluomini. La cosa non
-doveva parer strana a nessuno. Tutta la marinaresca sapeva da un pezzo
-che quei due erano marinai per celia; sebbene, lavorando e faticando
-come gli altri, non avessero fatto niente per celia.
-
-L'almirante era da pochi giorni nella capitale dell'Andalusia, quando
-ricevette la lettera dei sovrani, che lo pregavano di dare
-immediatamente, a Siviglia, o dove gli piacesse meglio, gli ordini
-necessari ad affrettare la sua partenza per un nuovo viaggio,
-informandoli a volta di corriere di ciò che avessero a fare dal canto
-loro, per agevolare gli apparecchi. S'intende che lo invitarono anche a
-recarsi alla Corte, in Barcellona; ma questo era il meno. E certamente a
-Cristoforo Colombo doveva piacere, assai più del cortese invito, la
-fretta con cui Ferdinando e Isabella miravano ad assicurarsi la
-conquista di un nuovo impero di là dall'Atlantico; una conquista che per
-tanti anni si erano peritati d'intraprendere.
-
-Il ricapito della lettera regia era questo: «A Don Cristoval Colon,
-nostro almirante sul mare Oceano, vicerè e governatore delle isole
-scoperte nelle Indie». Anche questi titoli, come erano stati lesinati,
-un anno addietro! Per la insistenza di Cristoforo Colombo a domandarli,
-era pericolata all'ultimo momento la spedizione. Tempi mutati! Ma il
-marinaio genovese non serbava rancori nell'anima, e ad altro non pensò
-che ad eseguire i comandi delle Loro Altezze, inviando a volta di
-corriere, come chiedevano, una minuta descrizione delle navi, degli
-uomini e delle munizioni necessarie al suo secondo viaggio.
-
-Dopo di che, si pose in cammino per andare a Barcellona. La via non era
-lunga; ma dovevano renderla lunghissima le numerose fermate, di cui egli
-non poteva passarsi, essendo costretto a traversare molte delle più
-belle e popolose città della Spagna.
-
-Il suo viaggio parve la marcia trionfale di un conquistatore. Ovunque
-egli passava vedeva affollarsi la gente dei luoghi circonvicini, che
-fiancheggiava le strade maestre ed ingombrava borghi e villaggi. Nelle
-grandi città, le vie, le finestre, i terrazzini, i tetti, brulicavano di
-spettatori curiosi che facevano suonar l'aria dei più lieti clamori. Ad
-ogni tratto era fermato dalla calca, che voleva veder lui da vicino, per
-imprimersi bene i suoi lineamenti negli occhi. Con molta maraviglia
-erano anche osservati gl'Indiani, che veramente erano facce dell'altro
-mondo, e parevano piovuti in terra da qualche pianeta.
-
-Così trattenuto ad ogni punto, obbligato a passare un giorno nei luoghi
-più importanti, a passare almeno qualche ora nei luoghi più piccoli,
-affinchè fosse appagata la curiosità di tutti, l'almirante non giunse a
-Barcellona che il 14 di aprile. Colà tutti gli apparecchi erano fatti
-per accoglierlo con solennità e magnificenza. Ad una certa distanza
-dalla città, gli mosse incontro una splendida cavalcata di gentiluomini,
-con gran moltitudine di popolo, per fargli onoranza.
-
-Il suo ingresso nella nobile capitale della Catalogna fu paragonato al
-trionfo che solevano concedere gli antichi Romani ai loro consoli
-vittoriosi. Andavano primi gli Indiani dipinti d'ocra a vari colori,
-secondo la foggia del loro paese, adorni di armille alle braccia, di
-piastrelle e di cerchietti d'oro alle nari. Dopo di questi, che
-camminavano portando i loro archi, le loro frecce e le loro zagaglie,
-venivano i marinai, portatori dei pappagalli vivi, dalle molte varietà e
-dai più lieti colori, delle piante rare, e sopratutto dell'oro in
-polvere, o in masse più o meno vistose. Giungeva ultimo l'almirante a
-cavallo, accompagnato dai suoi ufficiali, e seguito da quella splendida
-cavalcata di gentiluomini, che era venuta ad incontrarlo.
-
-La calca era così fitta, che spesso era impossibile di farsi largo per
-via. Le dame sventolavano i fazzoletti dalle finestre e dai terrazzini;
-dai tetti al basso della strada era un agitarsi di teste, un levarsi di
-grida festose. Sembrava che il popolo non potesse saziarsi di
-contemplare i trofei di un Nuovo Mondo, e l'uomo maraviglioso che aveva
-saputo indovinarlo, che aveva potuto scoprirlo.
-
-Per accoglierlo con maggior pompa, Ferdinando e Isabella avevano
-ordinato che il loro trono fosse incalzato in una gran loggia aperta,
-accessibile al maggior numero di persone, sotto un ricco baldacchino di
-broccato d'oro. Ivi il re e la regina attendevano l'arrivo dell'eroe;
-vicino ad essi stava il principe Giovanni; tutto intorno gli uffiziali
-della corona e la prima nobiltà di Castiglia, di Valenza, di Catalogna e
-d'Aragona.
-
-Cristoforo Colombo entrò nella sala, accompagnato dai suoi ufficiali, in
-mezzo ai quali si distingueva egli per l'alta statura, la nobiltà del
-portamento e il raggio di viva allegrezza che gli sfavillava dagli
-occhi. Superbo non era, in quell'ora; e avrebbe potuto esserlo,
-vedendosi davanti la più parte di coloro che più fieramente avevano
-avversati i suoi disegni, negata la sua dottrina, disprezzata la sua
-persona e calunniate le sue intenzioni! Non era superbo; ma poteva farlo
-apparir tale la solennità del momento, e quel suo ritorno di
-trionfatore, da una impresa che era seguita punto per punto quale egli
-l'aveva immaginata e proposta.
-
-Del resto, il legittimo orgoglio che poteva dipingersi nel suo viso
-radiante d'allegrezza, era ancora un giusto omaggio a coloro che in lui
-avevano creduto, a coloro che lo avevano consolato e confortato nei più
-tristi momenti della sua vita, nei giorni troppo lunghi e troppo
-frequenti delle sue amarezze. Certo, non vedeva di mal occhio quell'aria
-di onesta alterezza la regina Isabella, che tanto si era adoperata per
-appagare i voti del navigatore Genovese; di quella alterezza doveva
-compiacersi, come di propria vittoria, quella nobile dama che stava in
-piedi accanto allo scanno della regina, la marchesa di Moya, Beatrice di
-Bovadilla.
-
-Qual turbamento, e come dolce, in quel cuore di donna! Ci sono le gioie
-che opprimono, tanto sono violente; pure, chi vorrebbe rinunziarci? A
-buon conto, non voleva rinunziarci la nobile signora, che aveva
-aspettato quel giorno e quel turbamento profondo, come il premio di
-tutte le sue fatiche, come il compenso di tutte le sue ansietà, di tutti
-i suoi terrori, di tutti i suoi scoramenti.
-
-Comprimendo a stento i battiti del suo cuore, Beatrice di Bovadilla
-guardava davanti a sè. Non aveva da muoversi, non aveva da voltare la
-faccia; l'argomento di tutte le sue cure doveva giunger là, in quel
-breve spazio, rimasto vuoto per lui. E quell'uomo era giunto, quello
-spazio era finalmente ripieno, della persona, della luce, della gloria
-di lui. In mezzo a quella gran folla di dame e di cavalieri, nessuno
-badava a lei, in quel punto; neanche don Francisco di Bovadilla, il suo
-scontroso e sdegnoso fratello; neanche don Fernando Talavera, il
-burbanzoso ed ignorante vescovo di Granata; neanche don Giovanni
-Cabrera, marchese di Moya, suo signore e padrone. Tutti gli sguardi,
-come tutti i pensieri, erano rivolti al trionfatore; la curiosità, la
-commozione, e tutti gli ardori che può comunicare in certi momenti una
-moltitudine giubilante al cuor più ribelle, usurpavano il campo ad ogni
-altro sentimento. I vigilatori sospettosi di Beatrice Bovadilla, perfino
-i suoi molestissimi innamorati, le davano tregua per quell'ora di
-animazione straordinaria, di commozione solenne. Ella era dimenticata,
-come perduta, in quella folla che aspettava un uomo, che lo sentiva
-avvicinare, che lo vedeva presente. Qual gioia, poterlo guardare
-liberamente anche lei! poter cercare con avida cura su quel volto la
-traccia dei pericoli corsi, degli stenti patiti, e in quegli occhi la
-visione dei grandi segreti strappati all'Oceano! Perchè egli era partito
-con tre navi, ed era ritornato con una, con la minore delle tre,
-portando sovr'essa la sua fortuna, la sua gloria. Egli trionfava,
-finalmente; ma era anche un po' lei la vincitrice di quella guerra, e
-sentiva di trionfare con lui.
-
-Nessuno guardava Beatrice di Bovadilla, di tanti gentiluomini che si
-affollavano intorno ai gradini del trono. Ma quell'uomo, su cui si
-fissavano gli occhi di tutti, dove volgeva egli i suoi? Si era avanzato
-fino ai gradini del trono; il re e la regina si erano alzati per
-riceverlo; ed egli, prendendo rispettosamente le destre di Ferdinando e
-d'Isabella, si era inginocchiato per baciar quelle destre. Lo avevano
-amorevolmente rialzato, pregandolo di voler sedere davanti a loro, sopra
-uno scanno che due valletti si erano affrettati a mettere innanzi. Ma
-egli, prima di sedere, aveva fatto il gesto di chi vuol guardare
-intorno, come per raccapezzarsi, in una compagnia che veda la prima
-volta. Pure, non aveva girato molto con gli occhi; il suo sguardo era
-andato diritto al fianco della regina, si era incontrato nello sguardo
-di Beatrice Bovadilla, e sul volto di lui era corsa una vampa. Ah, bene
-facevano tutti, non guardando che lui; meglio aveva fatto egli, non
-cercando altro sguardo che quello di lei.
-
---Don Cristoval, nostro amico, voi state bene? Vi siete rimesso di tante
-fatiche?--diceva la regina Isabella.--Abbiamo palpitato di profonda
-ansietà, leggendo nella vostra lettera il racconto di ciò che avete
-sofferto nel ritorno dal vostro maraviglioso viaggio. Ma ora siete con
-noi, e ci sentiamo più tranquilli. Vorrete voi raccontarci di tutte le
-grandi cose che avete operate?
-
---Con l'aiuto di Dio e sotto il padronato delle Vostre Altezze,--rispose
-Cristoforo Colombo,--l'impresa non poteva sortire un esito migliora.
-Umile istrumento della provvidenza celeste, io la ringrazio ogni giorno
-di avere inspirato ai Sovrani di Castiglia tanta benevolenza per me.--
-
-Benevolenza un po' tarda, non è vero? e sopra tutto, ben misera negli
-effetti! Ma il navigatore Genovese era sincero, ringraziando i reali di
-Castiglia di quanto avevano fatto per lui. Chi pensa alle difficoltà,
-agli indugi, ai contrasti, quando l'impresa è compiuta e il trionfo l'ha
-coronata?
-
-Cristoforo Colombo, per obbedire al desiderio della regina, incominciò a
-raccontare il suo viaggio. Era facondo, come sappiamo, ed anche spesso
-eloquente, di una eloquenza che toccava in certi punti il sublime, nella
-sua stessa semplicità. Quella volta, poi, doveva riuscire più eloquente
-d'Iperide, usando a più nobile fine un famoso argomento dell'oratore
-ateniese. Egli, infatti, poteva presentare i documenti della sua gloria,
-in quelle sette creature umane, tanto diverse da ogni specie conosciuta,
-alle quali, oltre il rosso colore della pelle, dava tant'aria di novità
-lo strano costume di tingersi il corpo, segnandolo di svariate figure, e
-quell'altro, non meno strano, di portare al sommo della nuca quei ciuffi
-di penne dai vivaci colori.
-
-E non era men bello vedere quei selvaggi sgranar tanto d'occhi, per
-contemplare quella società europea, tutta coperta di seta, di broccato e
-di trine. I cortigiani di Castiglia godevano, senza darsene ragione, di
-quel naturale contrasto fra due razze, una delle quali, ignota fino a
-quei giorni, e padrona di sè, doveva cadere in servitù dell'altra, e a
-mala pena conosciuta, e a mala pena assoggettata, sparire dalla faccia
-della terra. Poveri selvaggi del Nuovo Mondo! Ignorando la loro sorte,
-contemplavano attoniti la grandezza, la maestà dei reali di Spagna,
-offrendo loro nei canestri di vimini, intessuti con la loro arte
-bambina, la polvere d'oro che doveva destare tante cupidigie, ed esser
-cagione di tanti delitti all'uomo civile.
-
-Della attenzione con cui tutta la Corte era stata ad udire il racconto,
-non occorre parlare. Erano così nuove le cose che diceva l'almirante del
-mare Oceano; e ciò che tutti vedevano riusciva a così vivo commento
-delle parole sue, che due ore trascorsero senza che alcuno di tanti
-ascoltatori se ne fosse avveduto. Pure, egli non aveva raccontato che
-sommariamente. Ma tutti si ripromettevano di udirlo ancora, e di avere
-da lui in tutti i più minuti particolari ciò che per sommi capi era
-stato esposto, quasi a sfiorare il tema, ad acquetare la prima sete, ma
-senza spegnerla ancora.
-
-Com'ebbe finito di raccontare, Cristoforo Colombo presentò ad uno ad uno
-i suoi compagni di viaggio. Isabella e Ferdinando ebbero una cortese
-parola per tutti.
-
-Quando venne la volta dei due amici, che sappiamo, Cristoforo Colombo
-non potè dire, naturalmente, che due nomi di battesimo, e per giunta non
-i veri ed autentici.
-
---Cosma e Damiano,--diss'egli,--miei concittadini; due nobili genovesi,
-che hanno voluto venire con me, nell'umil veste di semplici marinai.--
-
-Ferdinando salutò graziosamente con un cenno del capo e con un sorriso i
-due marinai gentiluomini.
-
---Nobili uomini,--rispose egli,--e più nobili cuori! Qui troveranno in
-buon punto due loro illustri concittadini, a noi inviati per
-ambasciatori della eccelsa Repubblica di Genova. Signori,--soggiunse,
-volgendosi a due gravi personaggi che erano sulla sua destra,--vogliate
-riconoscere ad abbracciare i vostri concittadini, che si son fatti
-compagni di fatiche, di pericoli e di gloria del nostro grande almirante
-e vicerè, don Cristoval Colon.--
-
-I due personaggi uscirono dalle prime file. Erano essi messer Francesco
-Marchesio, legista, e Giovanni Antonio Grimaldo, ambasciatori mandati da
-Genova alla Corte di Castiglia, per negoziare un trattato di pace e di
-alleanza fra i due Governi.
-
-Il Grimaldo riconobbe Cosma alla bella prima, e già aveva incominciato a
-dirgli:
-
---Siete voi, messer Gia....--
-
-Ma un'occhiata di Cosma gli mozzò in bocca il nome che egli stava per
-proferire.
-
---Siamo Cosma e Damiano, qui;--soggiunse Cosma, a guisa di commento, e
-parlando il vernacolo di casa;--due amici, due fratelli, come i santi di
-cui abbiamo assunti i nomi. Le nostre famiglie non sono d'accordo
-laggiù; ma voi non vi maravigliate, messer Giovanni Antonio, se noi due
-ci ritroviamo amicissimi qui. Siamo fuori di casa; e fuori di casa
-possiamo anche incontrarci volentieri con gli ambasciatori del doge
-Adorno.
-
---Una bella gloria per voi, messeri, di aver partecipato a questo
-miracoloso viaggio!--disse Francesco Marchesio, cercando di sviare il
-discorso dalle cose di Stato.
-
---E per il nostro insigne concittadino Colombo d'averlo ideato e
-compiuto;--aggiunse Damiano.--Vedete intanto, messeri? Gli hanno già
-smozzicato il cognome. E questo mi pare il primo rimprovero alle nostre
-discordie, le quali non hanno consentita la gloria di scoprire il Nuovo
-Mondo ai figli di quei Genovesi che avevano pure scoperte le isole
-Canarie, quelle degli Astori, del Legname e del Capo Verde.
-
---Di chi la colpa?--mormorò Giovanni Antonio Grimaldo.
-
---Non vostra, messere, nè del vostro onorando compagno; nè la nostra, a
-buon conto;--replicò Damiano.--Ad un per uno, siamo tutti innocenti; ma
-posti a mazzo....
-
---È vero; non dite di più!--interruppe il Grimaldo.--Ma qui, fuori di
-casa, tutti amici, non è vero messer Bar....
-
---Damiano, per ora, e felicissimo al pari di Cosma, di aver salutati due
-valentuomini della nostra cara Genova.--
-
-Le presentazioni erano finite, e il re Ferdinando aveva fatto un cenno.
-A quel cenno risposero dall'alto i gravi accordi di un organo. La
-regina, il re, le dame e i gentiluomini della Corte s'inginocchiarono. I
-cantori della cappella reale intuonarono il _Tedeum_, e ad essi fecero
-eco le voci di tutta quella gente adunata. Il maraviglioso inno
-Ambrosiano, vera elevazione delle anime a Dio creatore, a Dio
-consolatore, a Dio datore d'ogni bene, non fu mai cantato con tanta
-pienezza di gratitudine, con tanta commozione di cuore. Le lagrime
-corsero più volte agli occhi della regina; di lagrime, per tutto il
-tempo che durò la modulata preghiera, si mostrarono rigate le guance del
-navigatore Genovese.
-
-Finito il canto si levarono tutti, e incominciò la sfilata. Accompagnati
-dal vicerè delle isole scoperte, dal grande almirante del mare Oceano,
-Ferdinando ed Isabella si avviarono al palazzo reale, in mezzo ad una
-moltitudine acclamante.
-
-In più ristretti colloqui il grand'uomo raccontò partitamente ai reali
-di Castiglia la fatte scoperte. E allora gli toccò di ricevere le
-congratulazioni, le lodi, le strette di mano di tutti i più eminenti
-personaggi. Molto egli gradì l'abbraccio di don Pedro di Mendoza,
-cardinale e primate di Spagna, che era stato il più autorevole dei suoi
-difensori al tempo del consiglio di Salamanca. Ma egli non potè
-reprimere un atto di stupore, vedendosi prendere tanto amorevolmente per
-tutt'e due le mani da don Fernando Talavera, vescovo di Granata,
-confessore della regina, e già presidente di quel famoso consiglio in
-cui l'ignoranza aveva fatta una delle sue più solenni comparse.
-
---Figliuol mio!--gli diceva il Talavera, con una voce chioccia che
-voleva parer soffocata dalle lagrime della consolazione.--Figliuol mio
-dilettissimo, è una grande contentezza per me, di potervi abbracciare!
-Che uomo, signori!--soggiungeva, voltandosi a guardare intorno; e non
-lasciando tuttavia sfuggire le mani del figliuolo suo dilettissimo.--Che
-uomo! Lo avevo sempre detto, io, che un grande onore ci sarebbe venuto
-da lui. _Lumen veniet e coelo et hoc lumine implebitur terra_. Che uomo!
-che uomo! Don Cristoval, voi dovete andar superbo dell'opera, vostra. E
-noi dobbiamo andar superbi di avervi conosciuto, di avervi indovinato.
-
---Questo io non dimenticherò mai,--disse Cristoforo Colombo,
-inchinandosi.
-
-E liberatosi finalmente dalle strette del vescovo di Granata, si volse a
-don Alonzo Quintanilla e a don Luigi Santangel, che aspettavano la volta
-loro. Questi, poi, li abbracciò, e li baciò con effusione di cuore.
-
---A voi, consolatori, a voi confortatori miei nei tristi giorni
-d'abbattimento, io ho pensato ogni giorno, come a don Juan Perez
-Marcena, il degno guardiano della Rabida, e al fisico Francisco
-Garcia;--disse l'almirante, non curandosi più del Talavera, che ancora
-non si era allontanato di là,--Siete stati voi, buoni amici, i miei
-quattro punti cardinali; da ognuno di voi, se è lecita a cuori allegri
-una celia,--soggiunse egli ridendo,--vorrei intitolata una delle quattro
-parti del mondo.
-
---Ma per opera vostra, don Cristoval, son diventate cinque;--rispose il
-Santangel.--Mi è parso di capire dal vostro racconto che le isole
-occidentali son molte, e che non sia il caso di regalarle all'Asia.
-
---È un dubbio, questo, che altri viaggi risolveranno;--replicò
-l'almirante.--Ma se una quinta parte sarà, non dubitate, troveremo da
-cui intitolarla.
-
---Saranno tanti oramai quelli che vi hanno protetto!--esclamò il
-Quintanilla,--che vi troverete molto impacciato a ringraziarli tutti.--
-
-Così dicendo, l'ottimo don Alonzo non potè trattenersi dal volgere
-un'occhiata al vescovo di Granata; il quale, scuotendo la testa nella
-sua pappagorgia, rotando gli occhietti astuti e succhiandosi le labbra,
-si tirò gravemente in disparte.
-
-Più dignitoso a gran pezza si mostrò don Francisco di Bovadilla, il
-fiero commendatore di Calatrava. Non isfuggì il suo nemico, non negò il
-saluto riverente al fortunato uomo, che i suoi sovrani festeggiavano,
-che tutta la sua nazione acclamava; ma altro non fece, non mentì con le
-labbra una allegrezza, una amicizia, che non aveva nel cuore.
-
-Fu molto cortese don Giovanni Cabrera, il marchese di Moya. Il vecchio
-cavaliere, dopo tutto, non aveva che da inchinarsi in quella stessa
-guisa che tutti gli altri avevano fatto al nuovo astro sorgente; da buon
-cortigiano, non aveva che da seguire l'esempio dei suoi eccelsi padroni.
-Aggiungete che la nube occorsa tra lui e don Cristoval, o piuttosto tra
-lui e la sua nobile compagna, era stata così lieve! Si poteva dir quasi
-che niente fosse avvenuto. Se poi era avvenuto qualche cosa, quel poco
-era stato facilmente dimenticato.
-
-Per tanto, non fu difficile a don Cristoval di vedere la marchesa di
-Moya, in privato colloquio. Quel colloquio, nessuno dei due poteva
-cercarlo, nessuno dei due poteva fuggirlo: era naturale che se ne
-offrisse l'occasione; era naturale che ambedue l'accettassero.
-
-Pure, non era il colloquio più naturale del mondo. Chi ci ha seguiti
-nella prima parte di queste istorie, facilmente lo immagina. Donna
-Beatrice aveva veduto giungere quel momento solenne; non aveva fatto
-nulla per affrettarlo; e là, davanti a quell'uomo, era rimasta come
-inchiodata al pavimento, guardandolo senza vederlo, rispondendo al suo
-inchino con un cenno del capo, e con un moto delle labbra, a cui non
-rispondeva alcun suono di voce. Gli sorrideva, intanto, gli sorrideva
-placidamente, come a persona amica, da cui si fosse separata a mala pena
-il giorno prima. E tanto tempo era passato! tante cose erano avvenute,
-dopo il loro ultimo colloquio! e del dramma dei loro cuori così poca
-parte era stata confidata alle labbra!
-
-Don Cristoval doveva fare tutta la strada che intercedeva fra lui e
-Beatrice di Bovadilla. L'obbligo era tutto del cavaliere; e da buon
-cavaliere, don Cristoval si avvicinò alla bella marchesa di Moya.
-
---Signora....--incominciò, ma senza andare più oltre.
-
-Era, lo sapete, tutto ciò ch'egli sapesse dire, rivolgendo il discorso a
-donna Beatrice; tanto che un giorno la bella dama spazientita gli aveva
-risposto: «non sapete voi dirmi altro, don Cristoval?»
-
-Ma per quella volta la bella dama non gli disse così; anzi, non gli
-disse nulla di nulla. Gli porse in quella vece la mano. E don Cristoval
-prese quella mano; la tenne a lungo tra le sue; poi, chinatosi
-divotamente, v'impresse un bacio anche più lungo della stretta.
-
-Quello era il suo premio, e il buon cavaliere lo gustava intiero. Ed era
-anche il tributo della riconoscenza e dell'amor rispettoso per lei. Nè
-ella ritirò la sua mano, sebbene la sentisse ardere come per febbre
-violenta.
-
-Ma quella scena muta non poteva durare eterna. Don Cristoval, facendo
-uno sforzo, aveva levata la fronte, guardando la sua protettrice.
-Davanti a quegli occhi aperti che la fissavano, Bovadilla socchiuse i
-suoi, e timidamente gli chiese:
-
---Avete pensato a me, qualche volta?
-
---Oh!--disse il buon cavaliere.--Più di qualche volta; ogni giorno;
-tutte le volte che m'era dato di rientrare col pensiero in me stesso. Ed
-anche, ve lo confesserò, mi accadeva di adirarmi con me, di ritrovarmi
-assai debole, di scacciare l'immagine....
-
---Importuna?--soggiunse Bovadilla.
-
---Non importuna, pericolosa:--rispose don Cristoval.--Voi foste il mio
-buon angelo, donna Beatrice, quando io disperavo di raggiungere
-l'intento. Là, sull'Oceano, eravate ancora la mia forza interiore. Ma
-voi lo intenderete; c'erano i momenti in cui la viltà degli uomini o la
-collera degli elementi richiedeva ogni mia cura; ed io allora dovevo
-temere che quella immagine, troppo.... presente al mio spirito, non mi
-facesse dimentico degli obblighi miei. Perdonate, signora, voi che
-intendete sicuramente più che io non dica. Ma a voi pensavo, quando mi
-venne sui flutti il primo saluto delle terre sconosciute.... un
-ramoscello di spino fiorito; e nel mio pensiero io l'ho dedicato a voi,
-come l'omaggio dovuto a colei che mi difese a viso aperto, alla nobile
-donna per il cui patrocinio costante fu possibile a me di tentare
-l'impresa. Eccolo, signora;--soggiunse don Cristoval, traendo da un
-piccolo astuccio di cordovano il ramoscello di spino;--era fiorito,
-quando io lo destinavo a voi. Oggi, il poveretto non ha più che le
-punte. Io spero tuttavia che non ferisca la nostra amicizia.
-
---Esso invece la suggellerà;--disse Bovadilla.
-
-Così dicendo, Bovadilla accostò prontamente il ramoscello alla bocca. Si
-punse le labbra, come vi sarà facile immaginare; ma fu pronta anche a
-premervi su col suo fazzoletto di seta. E quel fazzoletto, tinto di
-alcune piccole gocce di sangue, porse tosto a don Cristoval.
-
---Prendete,--gli disse,--sia questo il pegno d'amicizia eterna fra
-noi.--
-
-Seguì un lungo silenzio; l'ineffabile silenzio che accompagna le grandi
-gioie, come i grandi dolori. Noi lo rispetteremo, ben sapendo che ogni
-parola, comunque studiata e riguardosa, guasterebbe. Quando il vicerè
-delle isole dell'Oceano partì dalle stanze della marchesa di Moya, egli
-aveva gli occhi ancor bagnati di lagrime.
-
-Quel giorno, ritirandosi nel suo appartamento, Cristoforo Colombo ebbe
-una pena, a cui del resto era già preparato. Cosma e Damiano, i suoi
-concittadini, i suoi compagni di stenti e di pericoli, venivano a
-prendere commiato da lui.
-
---Messere,--gli disse Damiano,--avete comandi da darci per Genova?
-
---Come? voi volete già andarvene?
-
---Sì, oggi stesso, se non vi dispiace. L'occasione è qui, l'afferriamo
-per il classico ciuffo. In altre parole,--soggiunse Damiano,--salpa di
-qui, nella notte, la _Bella Maghellona_, una galeotta genovese; io la
-sposo, e Cosma mi accompagnerà nel viaggio di nozze.
-
---Beato voi! sempre di buon umore;--disse l'almirante.
-
---Ma sì! perchè mi guasterei il sangue con le malinconie?--rispose
-Damiano.--Ho studiato tanto di medicina da intendere che non me lo
-aggiusterebbe più nessuna ricetta.
-
---E non ci rivedremo più, miei signori?
-
---Chi sa?--disse Cosma.--Non verrete voi mai a salutare la patria?
-
---La patria!--esclamò sospirando il navigatore Genovese.--Ora, la patria
-mia è quello spazio di mare che va dalla foce del Guadalquivir al porto
-del Natale. Lo scopritore è incatenato alle sue scoperte, come il Titano
-alla sua rupe.
-
---Con la giunta dell'avvoltoio; la grazia!--rispose Damiano.--E
-tuttavia, messere.... Cosma vi ha detto: chi sa? Io vi rispondo:
-sicuramente. Ci rivedremo, messere. Vado a Genova e torno.
-
---Ah, bene! Faccio assegnamento su voi. Ma non saprò io per intanto chi
-siete voi due?
-
---È giusto;--disse Cosma.--Nell'atto di ringraziarvi, il meno che
-possiamo fare è di dirvelo. Giano di Campo Fregoso è il mio nome.
-
---E il mio, Bartolomeo Fiesco;--disse Damiano.
-
---Due nemici, una volta, e due rivali;--riprese Giano Fregoso;--ora due
-fratelli nella vostra gloria, a cui siamo orgogliosi di essere stati
-compagni.
-
---Bravi! e siate fratelli sempre;--rispose Cristoforo Colombo, dopo
-averli abbracciati.--E ciò sia per conforto di quella povera patria, a
-cui vi prego di portare il mio reverente saluto. Vedevo ieri gli
-ambasciatori di Genova non lieti, e mi pareva d'intenderne la cagione.
-Essi certamente pensavano che la bella impresa da cui eravamo tornati
-noi, si sarebbe potuta compiere con forze genovesi, se ai grifi di
-Genova non avessero tarpate le ali le sue maledette discordie. Ma io
-pensavo in pari tempo un'altra cosa, e più grave. A danno delle
-repubbliche Italiane i grandi Stati si vanno formando e fortificando in
-Europa. Oggi, neanche la nostra concordia basterebbe più a scongiurare
-quel danno. La nostra Repubblica non ha terra, alle spalle, e va
-perdendo l'imperio dei mari; intanto i suoi cittadini non pensano
-neanche a prepararle un glorioso tramonto. Questo, per Genova, è peggio
-del non aver favoriti essa i disegni di un suo figlio devoto. Come ci
-rialzeremo noi, Italiani, da questa miseria? e quando? Non è dato a noi
-di prevedere il tempo e le vie; perciò siamo tristi. Ma voi, amici, voi
-gentiluomini, non fate nulla che aggravi le tristezze e accresca i danni
-alla madre comune. Tristi morrete anche voi, ma senza rimorsi. Andate
-ora, nel nome di Dio, ricordate ed amate.--
-
-
- _Fine_.
-
-
- ----
-
- _Il terzo romanzo colombiano che fa seguito a «Le due Beatrici»
- e a «Terra Vergine» porterà per titolo_:
-
-
- *I figli del Cielo.*
-
-
- ----
-
-
-
-
- OPERE di A. G. BARRILI.
-
-
-
- _Capitan Dodéro_ (1865). 12.ª ediz. L. 1 --
- _Santa Cecilia_ (1866). 10.ª ediz. 1 --
- _Il libro nero_ (1868). 4.ª ediz. 2 --
- _I Rossi e i Neri_ (1870). 5.ª ediz. (2 vol.) 2 --
- _Le confessioni di Fra Gualberto_ (1873). 13.ª ediz. 1 --
- _Val d'olivi_ (1873). 18.ª edizione 1 --
- _Semiramide_, racconto babilonese (1873). 8.ª ediz. 1 --
- _La notte del commendatore_ (1875). 2.ª ediz. 4 --
- _Castel Gavone_ (1875). 10.ª ediz. 1 --
- _Come un sogno_ (1875). 23.ª ediz. 1 --
- _Cuor di ferro e cuor d'oro_ (1877). 18.ª ediz. (2 vol.) 2 --
- _Tizio Caio Sempronio_ (1877). 2.ª ediz. 3 50
- _L'olmo e l'edera_ (1877). 18.ª ediz. 1 --
- _Diana degli Embriaci_ (1877). 2.ª ediz. 3 --
- _La conquista d'Alessandro_ (1879). 2.ª ediz. 4 --
- _Il tesoro di Golconda_ (1879). 12.ª ediz. 1 --
- _Il merlo bianco_ (1879). 2.ª ediz. 3 50
- -- Edizione illustrata (1890). 5.ª ediz. 5 --
- _La donna di picche_ (1880). 6.ª ediz. 1 --
- _L'undecimo comandamento_ (1881). 10ª ediz. 1 --
- _Il ritratto del Diavolo_ (1882). 3.ª ediz. 3 --
- _Il biancospino_ (1882). 9.ª ediz. 1 --
- _L'anello di Salomone_ (1883). 3.ª ediz. 3 50
- _O tutto o nulla_ (1883). 2.ª ediz. 3 50
- _Fior di Mughetto_ (1883). 4.ª ediz. 3 50
- _Dalla Rupe_ (1884). 5.ª ediz. 3 50
- _Il conte Rosso_ (1884). 3.ª ediz. 3 50
- _Amori alla macchia_ (1884). 3.ª ediz. 3 50
- _Monsù Tomè_ (1885). 3.ª ediz. 3 50
- _Il lettore della principessa_ (1885). 3.ª ediz. 4 --
- -- Edizione illustrata (1891). 5 --
- _Victor Hugo_, discorso (1885). 2 50
- _Casa Polidori_ (1886). 2.ª ediz. 4 --
- _La Montanara_ (1886). 7.ª ediz. 2 --
- -- Edizione illustrata (1893). 5 --
- _Uomini e bestie_ (1886). 2.ª ediz. 3 50
- _Arrigo il Savio_ (1886). 2.ª ediz. 3 50
- _La spada di fuoco_ (1887). 2.ª ediz. 4 --
- _Il giudizio di Dio_ (1887). 4 --
- _Il Dantino_ (1888). 3.ª ediz. 3 50
- _La signora Àutari_ (1888). 3.ª ediz. 3 50
- _La Sirena_ (1889). 5.ª ediz. 1 --
- _Scudi e corone_ (1890). 2.ª ediz. 4 --
- _Amori antichi_ (1890). 2.ª ediz. 4 --
- _Rosa di Gerico_ (1891). 3.ª ediz. 1 --
- _La bella Graziana_ (1892). 2.ª ediz. 3 50
- -- Edizione illustrata (1893). 3 50
- _Le due Beatrici_ (1892). 5.ª ediz. 1 --
- _Terra Vergine_ (1892). 5.ª ediz. 1 --
- _I figli del cielo_ (1893). 6.ª ediz. 1 --
- _La Castellana_ (1894). 2.ª ediz. 3 50
- _Fior d'oro_ (1895). 4.ª ediz. 1 --
- _Il Prato Maledetto_ (1895). 3 50
- _Galatea_ (1896). 3.ª ediz. 1 --
- _Diamante nero_ (1897). 3.ª ediz. 1 --
- _Sorrisi di gioventù_ (1898). 2.ª ediz. 3 --
- _Raggio di Dio_ (1899). 2.ª ediz. 1 --
- _Lutezia_ (1878). 2.ª ediz. 2 --
- _Con Garibaldi, alle porte di Roma_, ricordi (1895). 4 --
- _Zio Cesare_, commedia in cinque atti (1888). 20
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-
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-
- Nota del Trascrittore
-
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-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le
-grafie alternative (cacico-cacìco, Cibao-Cibào, colibri-còlibri,
-desideri-desiderî e simili) correggendo senza annotazione minimi errori
-tipografici.
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-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK TERRA VERGINE ***
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