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diff --git a/35321.txt b/35321.txt deleted file mode 100644 index 2314ccf..0000000 --- a/35321.txt +++ /dev/null @@ -1,11661 +0,0 @@ - SELVAGGIA DE' VERGIOLESI - - -This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with almost -no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it -under the terms of the Project Gutenberg License included with this -eBook or online at http://www.gutenberg.org/license. - -Title: Selvaggia de' Vergiolesi - -Author: Giuseppe Tigri - -Release Date: February 18, 2011 [EBook #35321] - -Language: Italian - -Character set encoding: US-ASCII - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SELVAGGIA DE' VERGIOLESI *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the -Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net. - -This file was produced from images generously made available by The -Internet Archive. - -SELVAGGIA -DE' VERGIOLESI. - - -RACCONTO STORICO -DI -GIUSEPPE TIGRI. - - -EDIZIONE RIVEDUTA E CONSENTITA DALL'AUTORE. - - -LEIPZIG: -F. A. BROCKHAUS. -1876. - - - - - "Cosi or quinci or quindi rimirando, - Vidi in una fiorita e verde piaggia - Gente che d'amor givan ragionando. - Ecco Dante e Beatrice, ecco Selvaggia; - Ecco Cin da Pistoia; . . . . . . . . . . ." - - ---- _Petrarca_ _nel Trionfo d'Amore_. - - -_Proprieta letteraria_ - - - -AL COMMENDATORE - -UBALDINO PERUZZI - -CHE -NEL REGGIMENTO MUNICIPALE DELLA SUA FIRENZE -COME NE' CONSIGLI DELLA CORONA -DEGNISSIMO APPARVE DEL NOME AVITO -E DEGLI STUPENDI EVENTI D'ITALIA -REDENTA DA SECOLARE SERVAGGIO -QUESTO RACCONTO DELLE PATRIE ISTORIE -GIUSEPPE TIGRI -CON ANIMO FIDUCIOSO INTITOLA. - - - - -PROEMIO. - - -Nella sua raccolta di romanzi contemporanei italiani, l'editore -Brockhaus accoglie, per la seconda volta, l'opera d'un pistoiese. La -scelta non e fatta a caso. Come la Montagna Pistoiese e forse, con la -Montagna sanese, il luogo d'Italia ove si parla piu schietta, piu viva, -piu poetica la nostra favella, cosi e lecito supporre che i piu efficaci -scrittori di questa favella abbiano a ritrovarsi fra pistoiesi e sanesi. -Giuseppe Tigri e nato in Pistoia nel 1806; ne solo nacque in Pistoia, ma -vi si educo giovinetto, v'insegno lettere, finch'ei venne dal governo -italiano nominato ispettore delle scuole elementari per la sua provincia -nativa. E alla sua citta e provincia egli dedico pure le migliori opere -del proprio ingegno gentile, quali sono le _Selve_, elegante poemetto -didascalico fornito di molte note, per le quali conseguiva lode di molta -diligenza presso i due immortali fratelli Jacob e Wilhelm Grimm, -quand'essi, venuti insieme a visitar la Toscana, ricercarono a Pistoia -del Tigri; la pregevole e ricca raccolta dei _Canti popolari toscani_, -della quale l'editore G. Barbera in Firenze intraprese gia tre fortunate -edizioni; una erudita Memoria storica _Intorno al palazzo pretorio o del -potesta di Pistoia_ (Pistoia 1848); un buon libro su _Pistoia e il suo -Territorio_ (Pistoia 1854); una piccola ed eccellente _Guida della -Montagna Pistoiese_, che fu ristampata in quest'anno, con una carta, -sotto gli auspicii del Club Alpino italiano; e, infine, questo medesimo -romanzo, ove si intrecciano ingegnosamente gli amori del celebre poeta -Cino da Pistoia, amico di Dante, con la Selvaggia, col racconto -dell'Assedio che i fiorentini ed i lucchesi posero alla citta di Pistoia -sul principio del secolo decimoquarto. - -E non e a credere che, per aver dimostrato tanta costanza e vivezza -d'affetti alla sua terra natale, Giuseppe Tigri siasi poi raccolto in -queste sole tenerezze cittadine. Nessun pistoiese ha, senza dubbio, reso -con le lettere omaggio piu continuo alla propria citta; nessun pistoiese -si mostro guida piu dotta e cortese del Tigri al forestiero che visitava -la sua terra cosi piena di memorie; ma il Tigri, in tempi ne' quali -pareva delitto anche il solo voto per la liberazione della gran patria -italiana, esprimeva nelle sue scritture nobili sensi patriottici; e, -quantunque ascritto agli ordini ecclesiastici, imparava per tempo a -distinguere il rispetto che si deve alla religione da quello che non -sempre si sono meritati i papi; e con Dante e con Cino da Pistoia si -augurava egli pure che la potesta imperiale regia fosse bene distinta -dalla potesta pontificia. Di questi sentimenti del Tigri parecchi -indizii trovera in questo stesso romanzo il lettore tedesco, onde potra -argomentare quali pensieri si volgano nella mente di una parte eletta -del clero liberale italiano. - -Quanto al valore intrinseco della _Selvaggia_, come opera d'arte, io non -ho diritto di formare alcun giudizio. Ogni lettore che abbia senso di -gentilezza, pregiera da se stesso i sentimenti delicati che vi si -muovono; e, sebbene vi si scorga piu tosto una lingua letteraria che -quella viva del popolo, molte grazie naturali la fanno ancora seducente; -alcune delle descrizioni sono vivaci e pittoresche: la poesia della vita -italiana fra le lotte del secolo decimoquarto, in parecchie pagine, -lampeggia. Io credo passato il tempo de' romanzi storici, anzi, per dire -il vero, credo che essi siano sempre stati un genere assai falso di -letteratura. Vi e piu vera poesia nella storia semplice che non vi possa -essere in un ricamo romantico sopra la storia. I _Promessi Sposi_ -rimangono ancora opera unica nella nostra letteratura; e stolida ogni -presunzione d'emularla e di superarla; e chi volesse fare un cattivo -complimento al Tigri dovrebbe canzonarlo cosi: "sapete quel ch'io penso -del libro vostro? esso lascia dietro di se i _Promessi Sposi_". Fra i -duecento romanzi storici che conta la nostra letteratura, la _Selvaggia_ -merita, senza dubbio, un posto d'onore; ma non dopo i _Promessi Sposi_, -si bene dopo i romanzi storici dell'Azeglio e del Grossi, che sono gia -essi stessi a una distanza notevole dal capolavoro manzoniano: il _Cecco -d'Ascoli_ del Fanfani, la _Selvaggia_ del Tigri, i romanzi storici di -Luigi Capranica e di Carlo Belgioioso sono, fra le opere de' romanzieri -italiani viventi, degni di ricordo, a condizione, tuttavia, che non ne -venga esagerata la importanza. La _Selvaggia_ del Tigri, oltre il -vantaggio d'essere scritta in buona lingua, offre poi ancora quello -d'educare nell'animo del lettore sentimenti di squisita gentilezza. Non -e questo lo scopo suo preciso, ma poiche lo scrittore ha l'animo ornato -di ogni cortesia, egli doveva pure necessariamente improntarne l'opera -del suo ingegno eletto. - -Io sono pertanto lietissimo di vedere accolta nella Biblioteca italiana -del tanto benemerito signor Brockhaus questo leggiadro ed onesto -racconto di uno de' nostri piu gentili scrittori viventi; e, per -rallegrarmene, fui contento di potergli mandare innanzi queste mie poche -e disadorne, ma, spero, veridiche parole. - - _Firenze_, 31 Marzo 1876. - -ANGELO DE GUBERNATIS. - - - -INDICE - - - - Proemio - - I - Il castel di Vergiole - - II - I Bianchi e i Neri - - III - Fiori e armi - - IV - Amore e danze - - V - Consiglio e difesa - - VI - L'assedio - - VII - La repulsa e i fuorusciti - - VIII - Un primo scontro - - IX - Il Castel di Damiata - - X - Valore infelice - - XI - Fermezza a resistere - - XII - I funerali - - XIII - La resa - - XIV - L'esilio - - XV - Il ritorno dello scudiero alla casa paterna - - XVI - I castelli di Piteccio e della Sambuca - - XVII - L'ambasceria - - XVIII - L'addio - - XIX - Le insidie - - XX - Il Romeo - - XXI - I contrabbandieri - - XXII - Il tradimento - - XXIII - I tristi presagi - - XXIV - Le rivelazioni - - XXV - La morte - - XXVI - Doloroso passaggio dell'Appennino - - Conclusione - - - - -CAPITOLO I. - - -IL CASTEL DI VERGIOLE. - - - "E rimembrando delle nuove talle - Ch'ivi son delle piante di Vergiole, - Piu meco l'alma dimorar non vuole, - Se la speranza del tornar gli falle." - - ---- Messer _Cino da Pistoia_, _Sonetto_. - - -Erano gli anni 1305 allorche un cavaliere cinto di tutt'arme, e portante -sull'elmo un bruno pennoncello, al cadere dell'ultimo giorno d'aprile -uscivasi di Pistoia per la porta di Ripalta, volgendo a maestro il suo -focoso destriero. Le messi verdeggianti per ogn'intorno, l'aere tepido -anche oltre l'usato, e una pienezza di vita che alla nuova stagione par -che in ogni essere si trasfonda, sembrava rallegrassero il cavallo e il -cavaliere. Non appena ebbe corso un breve tratto di strada, ch'egli -accennando ad un paesetto sul primo colle a maestro, e dimandato a -certuni che tenevano la stessa via, se fosse quello Vergiole; - ---Messer si--rispondevagli un montanaro--lassu entro alla valle e il -castello del capitano. - -E il cavaliere inchinata la testa verso di lui come a modo di -gratitudine, pago di non essersi ingannato, si rimetteva a galoppo sul -suo cammino. Finche sopra un ponte assai stretto varcato l'Ombrone, -cresciuto allora per lo sciogliersi delle nevi appennine, e che, senza -sponde, per largo tratto si dilagava; poco stante si faceva a salire piu -lentamente per un viottolo tortuoso e assiepato tanto di stipe del vicin -bosco, e d'altri arbusti, che ad ogni svolta gli paresse impedito il -sentiero. Pero quelle stipe rosso e bianco fiorite, miste ai -bianchi-spini stellati, e agli abbraccia-bosco a fior giallo mandavano -gia intorno un grato odore aromatico; e stavano a compensare dell'orrido -delle piante piu alte, come di querci e castagni, che bruche bruche vi -sorgevan per mezzo, non avendo che allora incominciato a spuntare le -prime foglie. Se non che a misura ch'ei s'elevava, spingendo la vista -piu sopra fra i novelli divelti, e certe regolari piaggette, scorgeva -agevolmente la via che restavagli a fare, divisa dai campicelli, per -basse siepi di pruneti e virgulti: mentre la per quei campi si vedea -qualche vigna; qualche frutto primaticcio gia in fiore, come il -mandorlo, il pesco e il susino; e frammisti a filari i pallidi olivi: -che agitati in quell'ora da un venticello piu mosso, con quelle piccole -e spesse foglie bianche e verdastre, ne mostravano l'ampia chioma -vagamente variabile di colore. - -Quivi sorpreso al grandioso spettacolo del sole al tramonto, arrestava -per poco il cavallo: e rivoltosi indietro, rimirava nel piano la citta -di Pistoia allor piccoletta, ma ben murata e turrita, cui le fertili e -pittoriche valli dell'Ombrone e di Brana fanno magnifico anfiteatro. Poi -si faceva a percorrere ansiosamente col guardo le sue pomifere coste -allora fiorenti, e le vaghe circostanti colline, che, a colui che si -avanzi per le nordiche terre appaiono presso che dell'ultime a offrire -il prodotto delle vigne e degli oliveti: e dove nondimeno lussureggiano -di tal guisa, che sembra faccian qui ogni sfoggio di lor piena -vegetazione. Ammirava infine con compiacenza quell'orizzonte si lucido, -che le segna d'intorno la bella cinta de' monti a settentrione, tutti -coperti di castagneti e di querci, e nell'alture appennine, di faggi e -d'abeti. I quali monti da un lato, movendo dal Sasso di Cireglio, si -distendono in ampia cerchia a declive verso ponente sino al Castello di -Serravalle: da dove poi prolungandosi a mezzodi da Montalbano a -Pietramarina, lasciano pero tanto spazio da far si che si scorga in -fondo in fondo come in panorama, e spesso quasi in un gran velo diafano -tutt'avvolta Firenze. Sul lato opposto dal punto piu culminante dei -monti del Teso, altri monti, altri poggi che volgono in semicerchio. E -dove gli altri, intorno al bacino che la pianura pistoiese racchiude, -nelle medie stagioni, investiti dai raggi del sole al tramonto, si -colorano in cupo azzurro; quelli invece a greco-levante prendono una -tinta si vivace e rossastra, che quasi li diresti di granito orientale. -Tutti poi per altri gioghi ricongiuntisi ai colli di Fiesole e fino a -quelli dell'Apparita, stanno ora come fiorente e trionfale corona di tre -citta. - -E un altro vago fenomeno, rimirando giu in basso, l'aveva sorpreso. In -ogni pianura che la ricingano i monti, il cadere del sole offre sempre -un aspetto di meraviglia: ma qui e in questa stagione, direi soprammodo -incantevole per certa speciale configurazione dei luoghi. Infatti la -catena dei poggi che si dilunga da settentrione a mezzodi, divide a -ponente questa valle d'Ombrone da quella di Nievole: ed il sole col -calarvisi dietro, manda refratti i suoi raggi quasi che paralleli -attraverso alle depressioni della giogaia, e all'alte torri del castello -di Serravalle; e stampa per cotal guisa sulla verde pianura, in -direzione di levante, brillantissime strisce dorate, che tratto tratto -mutando di luogo, producono effetti sempre nuovi e bellissimi. Per lo -che ei vedeva per esse Pistoia investita come da un torrente di luce, e -tinte in bel porporino le sue mura e le torri; mentre, altri lucidi -solchi si distendevano su i circostanti terreni, in quel tempo la piu -parte palustri: e tanto splendore seguitando con l'occhio, quelle vivide -strisce le scorgea prolungate sino a Firenze. E se elevandosi un poco -per le dette colline, cotal fenomeno era bello in quel tempo, non e a -dire quanto apparisca piu incantevole adesso; potendovisi scorgere a -occhio nudo, quando l'aria sia pura, irragiata la gran torre del palazzo -della Signoria, e la cupola di S. Maria del Fiore: monumenti secolari i -piu maestosi e per arte stupendi. S'aggiungano a questi cento e cento -altri de' piu moderni che stan cogli antichi in cosi vaga armonia; e -Firenze dovremo pur convenire che l'e unica forse delle citta italiane -che, senza tener conto dei pregi piu eletti di civilta, anche dal lato -solo materiale ed artistico alletti cotanto per essere degnamente -ammirata. - -A tal vista non e a dire qual commozione si suscitasse nell'animo del -cavaliere! Quando omai vedutasi venir meno la luce diurna, immerso in -quella mestizia che anco al cuor d'un guerriero suole infonder -quell'ora, non penso piu che a riprender via per quella piaggia, e -arrivare alla meta proposta. - -Sovr'un poggio dirupato e per la piu parte di macigno, che oggi a grandi -filoni vedresti coperto di musco, d'edera e di gramigna e intersecato -d'una folta querceta, sedeva un tempo il castello del Vergiolesi. Un -duplice filare di cipressi gli apriva l'adito dal fianco di ponente: una -forte e prolungata muraglia lo assicurava da mezzodi posando a scaglioni -fin giu nel burrone. Il rio della Tazzera che sotto gli si biforca, e ne -bagna il poggio tutt'ora, lo presenta da ogni parte scosceso, e come a -guisa di piccolo promontorio, sol dal lato di settentrione-ponente -ricongiungendosi al monte. Non rimangono adesso che poche vestigia del -fabbricato. Nondimeno da quelle puo argomentarsi ove fosse situata la -torre che sporgeva di lassu da una cinta merlata a vedetta della -pianura. E ancor vi si scorgono i sotterranei del castello assai -spaziosi: e fra la bassa querceta e fra i cerri, i mucchi delle pietre -di quelle mura che circoscrissero l'estensione del fortilizio: e le cui -bozze quadrate di grigia arenaria hanno servito, non sono molti anni, a -inalzare il campanile della prossima chiesuola d'Arcigliano. - -Era presso al castello un tempietto di pietra, che dal suo campanile a -foggia di torre con gli archi aperti a semicerchio, appariva di quelli -tanti che restano ancora su queste colline, fondati sino dal tempo della -Contessa Matilde. Poco piu in basso dal lato di levante sorgeva un -palazzotto d'un solo piano; i cui pertugi sbarrati di ferro; la campana -che in mezzo a un arco a sesto acuto stava sopra di esso, e lo stemma -della repubblica pistoiese sopra la porta, avrebbe dato facilmente a -conoscere che quella era una potesteria. Ivi infatti risedeva il potesta -dei due prossimi paesetti, di Vergiole e di Gello. Vi s'accedeva per -questa medesima via; l'antica mulattiera dell'alta montagna che -seguitava fino a Prunetta: quindi per S. Marcello fino al varco di -Boscolungo per Modena. Un piano inclinato, e lastricato a frequenti -risalti e cordonati dava l'accesso, alquanto ripido, alla parte -anteriore del castel di Vergiole. La sua torretta si vedeva spiccare in -mezzo a belle selve di castagni. Aveva dinanzi un piazzale, d'onde -s'entrava, varcato il ponte levatoio, nel centro della fabbrica, che era -un cortiletto, capace d'accogliervi pochi fanti e cavalli. - -Non appena il cavaliere giungeva sulla crina del poggio, che la scolta -della torre l'aveva annunziato al fido scudiero del Castellano. -Guidotto, tale era il suo nome, stava occupato a forbire le armi del -nobil Signore, cui per doppio titolo dipendeva, essendo figlio del -castaldo di Vergiole. Affacciatosi agli spaldi, col suo occhio di lince -anche a molta distanza aveva gia subito riconosciuto il cavalier De -Reali, e prevenivane il capitano. Intanto il cavaliere giunto al pie del -castello, trovava sulla scalinata lo scudiero che venivagli incontro; e -aderendo al desiderio di lui che era sceso di sella, lo invitava a -salire: mentre un palafreniere gia pronto, presogli a mano il cavallo, -girando a tergo gliel conduceva alle stalle. - -Non erano pero sfuggite all'occhio di lui che saliva due gentili donne: -una delle quali provetta d'eta, l'altra giovanissima e bella, che dal -sinistro lato del monte dirette a quella volta, pareva che forse per -l'ora assai tarda affrettassero il passo piu dell'usato. Come appena il -cavaliere le ravvisava, e fatte omai piu vicine, ben s'accorse che con -qualche sorpresa si erano soffermate e gli volgevano il guardo, -cortesemente le saluto. Varcato poi il ponte levatoio, la porta del -castello si chiuse dietro di lui. - -Era giunta la sera. Lo scroscio del sottoposto torrente si confondeva -con l'alitar fra le fronde d'un vento sommosso piu dell'usato e piu -fresco. Le incognite intanto a prender posa dalla salita si eran -soffermate su quel breve ripiano del quale il castello si circondava. A -poco a poco disparivano al guardo loro che spaziavasi intorno, non che -la citta, i villaggi, i verdi campi e le grosse fiumane; financo il -prossimo bosco di pini, d'albatri, e de' rigogliosi felceti, dove -soleano recarsi a diporto, e ne venivan pur dianzi. Non mai il sole era -caduto si splendido fra le prossime torri di Serravalle. In quel campo -del cielo ancora infiammato dal raggio estremo del gran pianeta, era -tornata a brillare di sua luce soave la stella d'amore. L'affisso con -desio la donzella, e traendo un lieve sospiro, si volse alla madre, le -porse dolcemente il suo braccio, e a brevi passi se n'entravano nel -castello. - -Ma mentre ogni cosa nel silenzio della notte taceva, mentre placido era -l'aspetto della natura, vegliavano, e come onde in tempesta agitavansi i -pensieri per entro alla mente del Signor di Vergiole, e del novello -arrivato. - -Era questi il valoroso cavaliere messer Simone di Filippo Reali di -Pistoia. Non appena l'uno l'altro si erano avvicendati il saluto, che il -De Reali, al capitano venutogli incontro nella sala del castello di gia -illuminata, presentava una lettera ch'ei diceva di grande importanza. - ---Da dove, o cavaliere? - ---Dal comando generale delle armi. - ---Che mai?--Ed apertala, e rapidamente percorsa: - ---E questo financo dovevano aspettarci? Oh! voi pure, voi pure il -sappiate. - -E portagli la carta, il cavaliere la svolse e ad alta voce leggeva: - - "Capitano Vergiolesi, - - I miei fidi di Fiorenza e di Lucca mi mandano celato avviso che - fra qualche giorno le milizie di queste repubbliche si - raccorranno in un campo presso Fiorenza, e che ivi attendono il - Duca di Calabria per venire con grosso esercito ad assediare - Pistoia. Staro ancora aspettando piu certe novelle: ma frattanto - la citta vostra e in pericolo! Venitevi senza indugio. Attende - da voi anch'adesso e consiglio e soccorso - - ---- _Il vostro_ _Capitan degli Uberti_". - ---E il mio braccio e quello dei miei figliuoli lo avra!--Cosi di subito -il Vergiolesi; che ad un tempo afferrata la spada distesa sul tavolino, -forte sdegnato ripercotevala su di esso. Quindi al cavaliere -risolutamente accennando con mano d'assidersi presso di lui, in questi -termini gli favellava. - ---E omai lungo tempo, e voi pure il sapete, che i Fiorentini e i -Lucchesi si collegano ai nostri danni. Ma con qual dritto e con qual -giustizia chi e mai che nol vegga? - ---Io mi spavento, o capitano,--soggiungeva il Reali--a pensare di qual -novella vi sono stato latore. Perche ove noi, che pochi pur siamo in -faccia ad un'oste cosi poderosa, da altre genti potessimo almeno -aspettare un sostegno, con piu coraggio potremmo tentar la difesa. -Abbiamo, e vero, i Pisani; abbiamo i Senesi, e gli Aretini amici di -nostre parti; ed essi, si dichiararono che ci avrebber soccorso: ma piu -credo io di danari che d'uomini, stretti che sono di guardare i propri -confini. Ora, siamo noi ben sicuri di que' di quassu? (e accennava -all'Appennino) da' quali forse il piu valido aiuto d'armigeri.... - ---Vero pur troppo!--interruppelo il capitano.--I Bolognesi erano nostri -antichi alleati. E adesso, chi l'avrebbe pensato?.... Oh! messer Cino, -l'amico nostro, gia di costoro.... - -E il Reali--Nol sapete? Fino di ieri ei tornava fra noi. - ---Tornato! cosi fuor di tempo? Gravi dunque oltre modo debbono esser gli -eventi: perche pochi giorni decorsi sapete voi quel che di la mi -scrivesse? - -E fattosegli piu d'appresso e premendogli un braccio, con piu bassa voce -e lenta e repressa, diceva: - ---Che da qualche tempo era un continuo apparire a Bologna di Fiorentini -e Lucchesi: e rimanevan celati e segreti conciliaboli vi tenevano. Che -le calunnie contro a' Bianchi avean gia quasi sovvertito il pretore; e -piu che le parole, la gran quantita di fiorini d'oro corrompeva la -moltitudine e si comprava un partito. Che gia i Neri prendevan baldanza: -e d'altra parte fra i Bianchi l'irritazione era giunta a tal punto, che -erano per irromper le ire, non volendo piu sopportare i lor dispregi e -gl'insulti. - ---Dio!--esclamo il Reali--che speranze abbiam dunque a nutrire dopo -siffatto abbandono? In che mai dobbiam noi confidare? - ---Nelle nostre armi e nel nostro coraggio!--proruppe il Vergiolesi. - -E in cosi dire, levatosi risoluto, afferrava con la destra nuovamente la -spada, e la sinistra orizzontalmente distesa, alquanto immobile si -rimaneva. Sicche, alto com'era della persona, fiero nel volto, e con -occhi nerissimi scintillanti, ti sarebbe sembrato non altrimenti che un -supremo capitano di guerra, che innanzi a' suoi prodi ha intimato la -pugna. - -Appresso commetteva al Reali riferisse all'Uberti, che la mattina -veniente avrebbe assistito alla solenne conferma de' suoi uffici, e -conferito con lui; e senza piu si eran divisi. - - - - -CAPITOLO II. - - -I BIANCHI E I NERI. - - - "Vedess'io questa gente d'un cor piano - Ma ella e bianca o negra." - - ---- _Messer Cino_, _Canzone_. - - - "Pistoia pria di Neri si dimagra, - Poi Firenze rinnova genti e modi." - - ---- _Dante_, _Inferno_, canto XXIV. - - -Quale straordinaria impressione avesse prodotto nell'animo del capitan -Vergiolesi l'annunzio di guerra recatogli dal De Reali puo solo -immaginarlo colui che, posto mente alle turbinose vicende dell'italiane -repubbliche, e fra queste alla pistoiese, dovra convenire che mai piu -prepotenti non dominarono come allora gli odi e gli sdegni; le ambizioni -piu violente degl'individui fra di loro, fra le diverse fazioni, fra -l'una e l'altra citta. Per lo che all'intelligenza di queste pagine -reputiamo utile d'accennare di cio che riguarda il signor di Vergiole e -il cavalier De Reali; non che del civile stato di Pistoia, e de' -politici avvenimenti che si compierono prima di questo tempo. - -Dicemmo gia che M. Simone De Reali fu valoroso capitano di parte Bianca. -Ma pero non di quelli cui il proprio partito suol soverchiar la ragione, -ne altro attendono che a non far cio che imprese a fare la parte -avversa, ancorche faccia bene. Antico errore degli uomini di parte, che -per sistematica opposizione toccando spesso gli estremi, trasser la -patria in man de' settari e in rovina. Riflessivo e prudente era invece -l'animo del De Reali. Infatti quattro anni innanzi, quando i suoi -concittadini per le intestine discordie de' Cancellieri videro ridotta -in pessimo termine la citta, si adopro egli prima a far riunire il -general Consiglio del popolo, perche a una nuova magistratura che si -chiamo _de' Posati_ fosse data autorita e balia di far leggi e statuti -per la pace della repubblica. E fu pure dei primi a proporre al -Consiglio che per conseguir questa pace era d'uopo che almen per tre -anni si desse ai Fiorentini, gia loro alleati, la protezione e tutela -della citta. All'interne discordie forse un terzo che si fosse -intromesso, piu poi un'estranea autorita come quella, crede che piu -facilmente avrebbe conciliato le parti. Infine la sua mite indole e -generosa non d'altro studiavasi che di rendere alla terra natale la -perduta tranquillita e la sua floridezza. - -Non cosi moderato era l'animo del Vergiolesi. Troppe condizioni poneva -innanzi per ottener questa pace. E si che egli pur la bramava: non pero -mai col piegarsi a siffatta tutela. Per lui era questo un troppo umiliar -la citta. - -Ne poco ostacolo gli facevano a cio i principii ereditati da' suoi -maggiori. Non che di magnatizia prosapia, si diceva uscito dalla -famiglia romana Vergilia, dalla quale, emigrata con molte altre in -Etruria, vuolsi che il villaggio che la accoglieva prendesse nome -Vergiole. Contava poi fra' suoi antenati fino dal 1156, da Guido che fu -primo signor di Vergiole, lunga serie di avi che occuparono in patria e -fuori i piu nobili uffici. Noverava un Tancredi console dei militi; un -messer Orlandetto gonfaloniere di giustizia; ed il celebre Guidaloste -gia vescovo di Pistoia, ed eletto anche capitan generale delle milizie, -perche di grand'animo e pratico molto delle cose di pace e di guerra. -Ebbevi in fine messer Soffredi capitano e rettor di Bologna; e tutti -costoro costantemente della parte de' Ghibellini. Di questi tempi poi il -cavalier Bertino, e messer Luca fratelli del capitano Filippo; Fredi e -Orlandetto, figli di questo, non avevano smentito in parole ed in fatti -l'attaccamento alla parte della casata, irremovibili in quella lega dei -Ghibellini e dei Bianchi. - -Ora nissuno piu del capitano avvisava che se le molte milizie, come -dicevasi, insiem collegate, venissero a quest'assedio, male da soli -avrebber potuto resistere. Vedeva che molti dei cittadini piu valorosi -erano stati cacciati, e cosi la sua parte, per adesso dominatrice, a -breve andare correva rischio d'essere umiliata e disfatta. Non per -questo era uomo da trarne sgomento. In faccia anzi al pericolo gli -cresceva l'ardire. Benche presso al duodecimo lustro, si sentiva animo -giovanile e capace di grandi cose. Se queste poi in pro della patria, -nol trattenevan dubbiezze od ostacoli. Ma sebbene i piu savi in politica -sien d'avviso non esservi principii certi e norme invariabili per -giovarle, se non quelle dell'onesta, e doversi anzi mutar consiglio ne' -modi, ove l'esigano gravi cause e il pubblico bene, per lui non era si -agevole il rimoversi dalle proprie opinioni, e la sua parte una volta -abbracciata, doveva esser quella. Un carattere si tenace del suo -proposito, e l'autorita di probo cittadino, ed esperto nell'armi, aveva -influito a condurre alle sue parti, non che quelli di sua parentela, -moltissimi di citta e del contado. Si tenevano infatti nella casa dei -Vergiolesi in Pistoia i piu importanti consigli. Di qui si deliberava -sulle pubbliche aziende; le opinioni piu generose si rafforzavano, e -prendevan voce per ogni lato. - -Messer Fredi, di lui figliuolo, non meno del padre era fervido e -risoluto: congiungeva pero alla fierezza dell'uomo d'armi tale urbanita, -tali attrattive nell'aspetto e nel favellare, che, come in lui eran doti -spontanee e naturali, gli acquistavano fra' suoi compagni stima ed -affezione particolare, e una deferenza a' principii del padre suo, ch'ei -pur professava. E lo notavano come il modello del proprio zio messer -Bertino, quattr'anni innanzi ucciso a tradimento da quelli di parte -Nera, e che passava pel piu nobil cavaliere della citta. Messer -Orlandetto, il minore de' figli, non differiva nell'animo dal fratel -suo; sicche ambedue per indole nobile e generosa formavano il vanto -della famiglia, e la speranza del lor partito. - -I deplorabili ultimi avvenimenti, e le discordie piu accalorite della -citta, avevano da qualche tempo fatto men tollerante, aspro anzi e -risentito l'animo del capitano; il quale solo talvolta placavasi, e -rimetteva del consueto disdegno al cospetto di sua figlia Selvaggia. - -Costei con un parlar dolce, e sempre giusto e persuasivo, esercitava -sopra di lui tale arcana potenza, che egli, pel grande affetto che le -nutriva, senza esitare piegavasi al piacer suo. Che anzi ogni piu lieve -alterazione di salute o di spirito della diletta figliuola, bastava a -recare in quel forte animo il piu grave sgomento. - -Conferiva non poco quest'amore per essa a moderarlo con la consorte. La -quale quanto piu implorava dal cielo a' suoi cari piu miti gli spiriti, -e il viver cittadino piu riposato e tranquillo, ad ogni nuovo rumore per -la citta, piu si poneva in angustie, e stava in sospetto pel marito e -pei figli. Per lo che messer Lippo, se ella alcun giorno gli fosse -apparsa timorosa ed afflitta, usciva subito in rabbuffi e in rampogne; o -per lo meno soleva ammonirla che l'occhio bagnato di lacrime non e atto -a vedere. E allora, ponevale innanzi la fredda ragione, l'onor di -famiglia e i diritti di cittadino, che ad ogni modo con le parole e con -l'armi chiedevan difesa e vendetta. Tali erano e cosi insite in tutti -quelli animi queste gelose passioni, che l'offesa piu lieve, o quale si -fosse divergenza di parti bastava loro a por mano sul brando. - -Ma di tal fiamma distruggitrice chi primo porto qui la favilla? Come e -per quali cagioni fu secondato un incendio, che or celato ora aperto e -in varie forme ebbe fomento per tanti anni? - -La gran lotta fra l'Impero e la Chiesa, suscitatasi in Germania pe' -diritti a conceder titoli e investiture, ne diede l'origine. Il grido -de' Guelfi e de' Ghibellini, partito dalla battaglia di Wisenberg, si -diffuse prima per Lamagna, poi su i campi d'Italia. Qui dunque come cola -si parteggio sulle prime pe' medesimi pretendenti: o per Cesare e i -fautori appellaronsi Ghibellini, o per Pietro e si dissero Guelfi. Come -coloro che avevano ereditato le fiere lotte di Gregorio VII e di Arrigo -IV, cercavano le parti di far trionfare ciascuna la propria supremazia: -la quale mirava, per l'una a fondare un nuovo regno o meglio federazione -in Italia, che distruggendo ogni traccia delle conquiste longobarda, -greca e araba, dipendesse da Roma; per l'altra invece da Aquisgrana. Ma -imperatori e papi, che dovevan comporre a concordia la specie umana, la -turbarono trasmodando ne' loro poteri non ben definiti. - -Ildebrando immagino di levar la Chiesa a prima potenza della terra; e -per toglierla affatto dalla sudditanza degl'imperatori, che per vero con -le investiture dei benefizi ecclesiastici si erano arrogati un diritto -che ad essa spettava, egli solo voleva esser detto re dei re, signore -de' dominanti. Ma gl'imperatori, presumendo di avere ereditato la -potesta antica dell'Impero Romano, sdegnarono di sottostare a cotesta -dipendenza. La Chiesa, o meglio la Curia romana frattanto, col suscitar -pur essa a pro suo l'elemento dell'antico Impero Latino, e con la sua -rappresentanza che era in Roma nel Senato, studiavasi d'amicarsi i -Comuni italiani favorendo le tendenze d'emancipazione dei popoli, cui -gia pesava la straniera supremazia. E per questo lato in que' primi -tempi l'alta protezione pontificale pote essere all'Italia di molto -vantaggio. Ma in questo mezzo i Comuni, traendo profitto dalle discordie -che non cessavano fra la Chiesa e l'Impero, non vollero piu sottostare -ne all'uno ne all'altra. Fu da quel tempo che ciascuno non penso piu che -a provvedere a se stesso. Gia da ogni parte s'era svegliato uno spirito -nuovo. Cominciarono i popoli a scuotere il giogo feudale mantenuto dalle -due potesta; poi a volere un governo d'ampia forma repubblicana, civili -e propri Statuti. Gli Italiani liberati dai barbari, fatti ricchi e -potenti pe' grandi commerci, avevan sentito la propria forza, la virtu e -la dignita d'un gran popolo. Sorgeva infatti fin da quel tempo pei -municipi la prima aurora di liberta: la quale, per quanto osteggiata dai -loro dominatori, nei due secoli appresso ando sempre diradando le invide -nubi, finche con la crescente luce di civilta il genio italico -ravvivato, apparve alla fine nel suo pieno splendore. - -Perduravan le funeste contese fra la Chiesa e l'Impero, allorche, dopo -la morte del secondo Federigo, il Comune di Pistoia coi piu della -Toscana si volse al partito dei Guelfi. Sperarono sorti migliori dalla -protezione non piu di un principe straniero, ma italiano e pontefice. -Tardi pero s'accorgevano che questi, debole per se come principe, non -con armi proprie ne prendeva la tutela, ma si con quelle di altri -stranieri. - -Nondimeno in Italia a quel tempo ogni Comune, novello polipo, viveva gia -d'una vita propria, e fra loro era sorta una nobile emulazione. - -Negli ultimi trent'anni con che compivasi il tredicesimo secolo, Pistoia -col suo distretto fioriva gia di commerci, d'industrie, di banche: -aveavi culto di lettere e di scienze, e grande amore di arti belle. In -prova di sua cultura bastera ricordare per le prime un Meo -Abbracciavacca, un Lemmo Orlandi, e lo stesso sciagurato Vanni Fucci, -assai pregiati fra i trovatori; poi quel Soffredi del Grazia, uno de' -piu antichi prosatori italiani, le cui scritture sono innanzi al 1278. -L'amor per le scienze si facea manifesto per quel famoso frate Leonardo -pistoiese che primo scrisse un trattato sul computo lunare (1280) e per -la cattedra di Leggi che dal celebre Dino da Mugello si teneva in -Pistoia. Di messer Cino de' Sinibuldi non e a dire, quando tutti ancora -l'ammirano e gli fanno onore. - -Del culto poi delle arti belle (esse pure sicuro argomento di civilta) -fanno fede pur sempre, il celebre altar di S. Jacopo di bassi rilievi -d'argento, che, con _la Sagrestia de' belli arredi_, segnano dugent'anni -del buon tempo dell'orificeria, de' ceselli, de' nielli e di smaltature. -Il quale altare dall'orafo cittadino Ognabene, e da altri si comincio ad -arricchire di pregiati lavori fino dal 1287. Aveva dipinto in cattedrale -il pistoiese Manfredino d'Alberto, che adorno San Michele di Genova nel -1292, e l'altro pittore e mosaicista Vincino che lavoro nel Camposanto -di Pisa. Quindi son ricordevoli, il palazzo del Comune ed alcuni bei -templi: le sculture poi dei pergami, d'un Guido da Como; le mirabili -d'un Guglielmo; e le quasi uniche d'un Giovanni, l'uno e l'altro pisani. -E se si pensi che queste opere sorsero le piu sul finire del secolo -XIII, e appresso, in una piccola citta, fra le lotte della civilta e del -dispotismo, fra i corrucci piu fieri de' cittadini divisi, sono anche -oggetto di maggior meraviglia. A queste prove di civil governo aggiungi -gli Statuti pistoiesi, che furono de' primi in Italia (circa il 1117) a -distruggere i privilegi feudali, a recare fra i cittadini una piu equa -ripartizione di diritti: infine i belli ornamenti della propria milizia. - -Le quali istituzioni, degne invero di forte e libera gente, avrebbero -assicurato a Pistoia le piu prospere sorti, se _il mal seme_, sparso -prima in Firenze pel crudo fatto de' Buondelmonti, non avesse prodotto -entro di essa e nelle terre vicine l'amaro frutto della discordia. - -In Pistoia di questi tempi primi a insorgere e parteggiare con nuovi -nomi furono i Cancellieri; sopra gli emuli Panciatichi potenti gia per -dovizie acquistate con la mercatura, per uomini d'arme, che ne contavano -lino a cento, e diciotto cavalieri a spron d'oro, per grandigia e per -ambizione di dominio. Rifugge l'animo a ricordare le feroci -rappresaglie, prima fra le dette casate le maggiorenti in citta, insorte -poi fra una medesima parentela, intendiamo fra quella de' Cancellieri. -L'aspra vendetta del taglio d'una mano presasi da uno di loro sopra un -giovinetto parente, dal quale innanzi per rissa un figliuolo dell'altro -era stato non gravemente ferito: vendetta tanto piu cruda quanto che il -feritore era venuto a chieder perdono agli offesi; fu cagione che la -detta casata col nome di Bianchi e di Neri (cosi detta o dai nomi delle -madri stesse, o dai colori che portavano in guerra, o da qualsiasi altra -cagione) si dichiaro avversa e divisa in cotal modo, che trassero seco i -cittadini d'ogni ordine o da una parte o dall'altra, e fieramente -s'inimicarono. - -Tutti ora a Pistoia come a Firenze si dissero Guelfi, ma nel fatto con -diverse intenzioni, quelle, cioe, di far risorgere piu violenti gli -sdegni fra nobili e popolo. Di qui la suddivisione dei Guelfi di Pistoia -in Bianchi e in Neri, e questi con propri capi ed insegne. Ma feroci e -temibili tanto, che i capisetta bisogno incontanente bandirli a Firenze. -I Bianchi, poiche furon vinti, cercarono aiuto cola presso dei -Ghibellini, e vi trovaron parteggiatori nella famiglia dei Cerchi: i -Neri unitisi a' Guelfi, in quella de' Donati. - -Pero questa fazione de' Bianchi e de' Neri non e a credere, come da -alcuni fu asserito, essere stata la favilla che suscito la fiamma delle -discordie di Firenze. Bisognerebbe avere obbliato le vecchie ire -personali di quei cittadini fin da quelle de' Bondelmonti e degli -Amidei; la superbia dell'antica nobilta gia alle prese con la gente -nuova: l'una capitanata da Corso Donati, l'altra da Giano della Bella; e -di qui sino a quest'anno le rappresaglie, le uccisioni, gl'incendi; e -per fine la spedizione violenta degli usciti contro la citta loro; -spedizione che, sebbene fallita, pose il colmo alle divisioni. Esse eran -gia all'estremo fra quelle mura, quando i fatti di Pistoia vi -s'immischiarono. I quali, secondo che rilevasi da Dino Compagni e dal -suo moderno illustre biografo e commentatore, Carlo Hillebrand, altro -non furono che una suddivisione de' Guelfi, e un episodio di quella -feroce epopea di sciagure italiane, che dopo dieci anni non si udi piu -ricordare, perduto nei primitivi nomi di Ghibellini e di Guelfi. -Terribile lezione pur sempre pei popoli bramosi di liberta, perche -serbino concordia; se pongano mente che mali indicibili procacciassero -allora le divisioni d'una sola famiglia! - -Alla fazione de' Neri s'accostarono tutti i Guelfi aristocratici: a -quella dei Bianchi i Guelfi popolari: quelli sostenitori delle pretese -feudali; questi bramosi di conservare la loro liberta democratica. -Parteggiavano co' Bianchi in Firenze gli uomini piu notevoli per nobilta -di natali, per indole buona, per ingegno e sapienza. Un Guido -Cavalcanti, gentile poeta; l'intemerato storico Dino Compagni; oltreche -l'astrologo Cecco d'Ascoli, i verseggiatori Guittone d'Arezzo e Jacopone -da Todi: lo storico Giachetto Malespini, il giureconsulto Donato -Alberti, il legista Petracco; e in fine, a porre in fama la schiera, -Dante Alighieri. - -Stavano all'incontro pe' Neri molti de' popolani con a capo Corso -Donati; i Frescobaldi, i Pazzi, i della Tosa. Questo rinnovarsi -dell'antica lotta, benche per breve, ma piu violenta, non pero fece si -che le sette, invocando i simboli di parte del papa o dell'imperatore, -parteggiassero con loro e per loro. I nuovi nomi non furono che una -parola d'ordine, cui rispondevano per ravvisarsi le famiglie nemiche. Si -accostavano di preferenza a quella fazione d'onde speravano maggior -beneficio, o temevano minor danno. Infine, per avervi man forte a -schiacciar l'avverso partito escludendolo dagli onori e dai beni della -repubblica per ottenerli essi stessi. E infatti, per l'assenza -dall'Italia e per l'abbandono dell'imperatore, i Guelfi, non piu come un -tempo popolari tutti, ma parte ora aristocratici, riuscirono in ultimo a -prevalere. E cio perche aiutati da papa Bonifacio che da Roma -potentemente li favoriva, tanto da mandare un venturiero di Francia a -capitanarli, e a far quel gran male che poi diremo. E soprastarono anche -per altra ragione. Perche gli Spini di Firenze che eran banchieri del -papa e altri aderenti Neri, allora siccome sempre, nel temporale governo -lo circuivano, e volentieri per loro utile lo secondavano. Si ebbe un -bel chiedere a Bonifazio s'interponesse a concordia: quella sua indole -violenta all'uffizio di paciere non s'affaceva gran fatto. Nondimeno -invio a tal uopo a Firenze il cardinal d'Acquasparta. Inutilmente pero. -I Bianchi avevan gia occupato il governo: e temendo che la corte di Roma -abusasse de' poteri che dimandava per abbassarli, rifiutarono al -cardinale di ridarsi in balia. Ed ei si parti e la citta interdisse. - -Allora la signoria di Firenze opino di poter conciliare senza esterno -intervento col porre a confine i caporali d'ambe le parti. Ma i Neri di -subito con Corso Donati andarono al papa, e lo incitarono contro a' -Bianchi, e, come gli chiamavano, contro a' _cani del popolo_ per -abbassarli, e favorire la nobilta. Or come a Bonifazio premeva molto di -abbassare Federigo usurpator di Sicilia, e di ripor questo regno in mano -degli Angioini di Napoli da lui deferenti, invito a tal impresa Carlo di -Valois, fratello di re Filippo di Francia, e con questa spedizione colse -il destro ad un tempo di favorire i disegni de' Neri, inviando il -francese, come gia l'altro Carlo d'Angio, in qualita di vicario in -Toscana con cinquecento cavalli, e col titolo di paciere di Firenze. -Sperava il papa con cio di recarsi in potere assoluto, e alle sue parti -tutti quanti i Comuni. "Cosi (osserva uno storico illustre) nell'anno -medesimo in cui a Roma si dava col giubileo general perdono a tutti i -peccati degli uomini, si preparava ivi stesso una grande iniquita, che a -Firenze e altrove fu cagione di lunghe sciagure."[1] - - [1] _Vannucci_, _I primi tempi della liberta fiorentina_. - -Mentre queste cose da siffatti protettori si macchinavano, e il -_consiglio de' Posati_ a Pistoia aveva gia consegnata per amor di -concordia la signoria per tre anni al Comune di Firenze, la fazione de' -Bianchi fiorentini abusando della fiducia, non appena giunta in Pistoia, -per afforzarvisi di prepotenza caccio la Nera, e ne disfece le case e le -torri. In questo modo riformata la parte Bianca, poco stette che non -fosse poi fatta segno alle tremende vendette de' Neri che tenevano il -governo di Firenze e di Lucca, e secondavano le male arti de' -fuorusciti. Che volesser costoro gia l'abbiam detto. Chiamar lo -straniero a Firenze per lor private vendette, era massima iniquita. E lo -straniero avido di potere e di danaro, venne e vi si fece tiranno. -Scellerato paciere, che a nome del papa dava forza ai ribaldi di -riempire di sangue e di desolazione tanto bella citta! Sotto il suo -usurpato governo ogni sorta di nefandita fu commessa. Al principio -dell'anno 1302, Carlo di Valois macchiato omai di molti delitti, se ne -parti e ando a Roma per aver consiglio dal papa, e gli chiese danari. -Bonifazio (come narra pure Dino Compagni) gli replico che mandatolo a -Firenze, _lo aveva messo nella fonte dell'oro_. Risposta che bene -spiegava la qualita delle sue intenzioni. - -Dai fatti che seguitarono, apparisce secondo i cronisti e lo storico -prelodato, che fin d'allora fu stabilito l'esilio dei Bianchi. Infatti -il Valois torno a Firenze, e sapendo che ivi era _la fonte dell'oro_, -sazio a quella le bramose sue voglie. Fece altre rapine; die sentenze di -morte; pubblico i beni, e arse le case ad alcuni, che falsamente e con -empio artificio furono accusati di aver cospirato per ucciderlo. -Imprecato da tutti, delibero di partirsi; ma prima "nuovi tormenti e -nuovi tormentati!" Per mezzo del suo vil potesta, procede alle condanne -del bando, ed esilio oltre a seicento cittadini, i principali de' -Bianchi, che sparsi per Toscana e fuori, fecero causa comune coi -Ghibellini. Tra questi esuli fu anche il grande Alighieri. Citato a -comparire per essere stato dei Bianchi, e per aver contrastato alla -venuta dello straniero, non si presento, ed ebbe arse le case, -confiscati i beni, e condanna di morte! Ma egli aveva il modo a -vendicarsi solennemente delle scellerate condanne; e fra le miserie -dell'esilio, senti crescersi la forza dell'animo per consacrare -all'infamia i furibondi settari, e i suoi giudici iniqui. - - - - -CAPITOLO III. - - -FIORI E ARMI. - - - "Quando va fuori adorna, par che 'l mondo - Sia tutto pien di spiriti d'Amore, - Si che ogni gentil cor divien giocondo". - - ---- _Sonetto di_ Messer _Cino_. - - - "Ridendo, par che s'allegri ogni loco; - Per via passando, angelico diporto, - Nobil negli atti, ed umil ne' sembianti". - - ---- _Altro Sonetto di_ Messer _Cino_. - - -Da antico tempo costumava a Pistoia, come a Firenze, di festeggiarsi dal -popolo nel primo giorno di maggio il ritorno di primavera. Cio si faceva -sulle pubbliche vie e nelle case, con trionfi di fiori, con giuochi, con -balli, e con sollazzi di varie guise. Dopo gli ultimi eccidi per le -civili discordie, e dopo gli esili di tante famiglie, i tempi a dir vero -in Pistoia per pubbliche feste non pareano opportuni. Nondimeno da circa -tre anni che vi fu creato il consiglio de' Posati, e per la tutela che -ebbe di quel governo il Comune di Firenze, vedendo i rettori restituita -alquanto di quiete alla citta e al distretto, essi medesimi vollero in -questo giorno ripristinare in modo straordinario pubblici rallegramenti, -e far cosi obliare per qualche istante le passate sciagure. E il popolo, -che agli spettacoli per propria indole si sente allettato; quello poi di -si forti tempre, e vivace ad un tempo, che facilmente passava dalle -danze agli assalti, ignaro al tutto della nuova sventura che al di fuori -gli si apprestava, n'ebbe caro l'invito, e concorse desioso a prendervi -parte. - -Ed ecco che fino dall'alba i sacri bronzi suonavano a festa. Da -quell'ora, del piu bel mattino d'un primo di maggio, la cattedrale -riboccava di popolo, perche era solito che anche co' sacri riti si -festeggiasse questo bel giorno. Li in quella piazza maggiore avresti -veduto giungere ogni momento giovani donne, per lo piu dal contado, -farsi largo fra 'l popolo con volti belli e giulivi, e con a braccio ed -in capo gran canestri di rose, avvicinarsi alla chiesa, e alla porta di -essa presentarle a un sacerdote che le benediva. Antico costume che in -Pistoia, e in questo mese, tuttora si mantiene, e che forse si volle -sostituire alle pagane feste floreali. Que' fiori si vendevano poi per -le vie, a mazzi e a ghirlande come un li volesse. Le rose in tal giorno -avevan pel popolo un che di mistico, di lieto augurio, di benedizione, -tanto che non v'era alcuno che ricusasse di farne acquisto. Al cessare -del suono a doppio di cattedrale, la campana della torre grande di sul -palazzo del capitano continuava a gran tocchi: e al tempo stesso le -trombe marziali, rispondendo per ciascuno de' quattro quartieri della -citta, appellavano gli uomini d'arme alle insegne. - ---Che e questo?--si dimandavano, imbattendosi per la via di S. Prospero, -due vecchi cittadini. - ---Calen di maggio, messeri: forse Dio! nol sapete?--replicava loro un -altro sopravveniente.--Oh! alla fine mi s'apre il cuore: un po' di -festa, un po' d'allegria!... - -E un di quelli: - ---Ma dove va' tu col capo? Oggi che han che fare i fiori con l'armi? - -E porgendo l'orecchio: - ---Sta'! sta'! non senti? Qui, non ti pare? si fa appello agli armigeri; -il campanone suona a rintocchi. - -Usciva allora dal suo palazzo li presso, tutto chiuso nell'armatura, -messer Fredi de' Vergiolesi, che avendo udito quel dialogo:--Buoni -popolani!--avvicinandosi disse loro--col buon di buona ventura gli e -questa che vuo' contarvi. Sappiate che agli anziani del Comune giungeva -da pochi giorni un messaggio del cardinal da Prato molto amico nostro, -pel quale si pregava il Consiglio di non voler porre indugio a confermar -nelle cariche di potesta e di capitano generale delle nostre genti il -valoroso messer Tolosato degli Uberti. E questo atto solenne, in armi -tutte le compagnie, si compira questa mane. - ---Ah! ecco! cosi va bene! benissimo!--esclamarono i tre vecchi con la -massima gioia.--Viva il nostro gran capitano! - -Queste esclamazioni facevan soffermare intorno ad essi alcuni giovanetti -loro parenti, che per caso passavano con altri amici! e:--Come, -come--dissero incuriositi--rieletto proprio il dell'Uberti? - -A' quali il piu vecchio poggiato ad un bastoncello, fendendo l'aria con -una mano, con gravita rispondeva: - ---Si, si. Eh figliuoli! Se non era lui! Prima col suo valore: e badate, -ci vuole! poi con la nomea che si e conservato d'un'illustre famiglia: -che, vedete, non ha mai mutato parte: ghibellino sempre! Lui, e lui -proprio qui fra noi ci voleva, che non del paese: perche.... uhm! Dio ne -guardi! Ma egli nobile, egli imparziale, mettesse ordine e pace; e -temuto da' nostri vicini, ci desse anche con loro quel po' di riposo che -da un anno e' si puo dir che godiamo. - -Queste giuste parole le approvavano tutti. Ma intanto avevano inteso una -certa nuova, che li affrettava a separarsi: parte per proseguire verso -la piazza; i piu svelti poi prendendo a fretta pe' vicoli, chi da un -lato, chi da un altro, per esser de' primi a informarne gli amici. E gia -i cittadini d'ogni eta e d'ogni ceto erano accorsi al proprio -armamentario o loggia, che era il corpo di guardia d'ogni quartiere -della citta; e fornitisi delle armi, ciascuna compagnia co' lor capitani -moveva alla piazza maggiore a porsi sotto il comando del capitan -generale. - -In Pistoia, fino dai tempi de' Consoli, dodici erano le compagnie del -popolo, divise tre per quartiere, e di tutte le persone che dalla prima -gioventu alla vecchiezza erano atte alle armi, fossero nobili o -popolani. Volevan con cio che fosse dovere di tutti di custodir la -citta, perche i cittadini non si dividessero fra loro in due classi -troppo diverse; l'una, la nobilesca, agguerrita, operosa, ma fiera e -arrogante, e ministra di tirannie come spesso avveniva: l'altra, la -popolare, oziosa ed inerme, e troppo inclinata a una pazienza servile. -Perche infine, dicevano, nissun cittadino dev'essere agli altri -terribile, ma tutti insieme farsi temibili ai nemici della patria. -Esercito stanziale, siccome adesso, in questo, come negli altri Comuni, -in Italia non v'era. Le compagnie armate ne facevan le veci. Potrebbe -dirsi che quasi col medesimo ordine e intendimento vedemmo istituita la -guardia nazionale mobile nel nostro regno. Che anzi alcuni scrittori, e -principalmente inglesi e alemanni, hanno notato, esser la moderna -landwehr della Prussia imitata dall'antica Ordinanza della milizia nelle -repubbliche italiane; cioe dal tempo della Lega Lombarda fino -all'Ordinanza del Macchiavelli, perfezionatore delle passate costumanze. - -Or mentre la campana del capitano aveva appena cessato, e gia la citta -brulicava di gente che avviavasi in piazza da ogni strada, annunziate -dai trombettieri vi si vedevano entrare con bell'ordine e con belle -armature le tre compagnie del quartiere di Porta Lucchese, che andavano -a schierarsi fra 'l palazzo del capitano e il fianco destro del Duomo. E -vi entravano quasi ad un tempo dal lato di mezzodi, e facendosi eco con -uno squillo uguale di trombe, quelle del quartiere di Porta Gaialdatica. -Dalla ripida via di levante, fiancheggiando il nuovo palazzo della -Signoria, poco appresso salivano in piazza i militi del quartiere di -Porta Guidi. Dal quartiere infine dell'antica porta di S. Andrea, allor -di Ripalta, vi convenivano le ultime tre compagnie: e tutte e dodici -portavan diverse e bellissime insegne; e co' santi protettori della -parrocchia da cui si traevano; e con animali e fiori simbolici, ricamati -in lana, in seta o in oro a colori vivissimi: tali come i cronisti ce le -descrissero e come si vedon dipinte nel magnifico cortile dell'antico -palazzo pretorio, ora del tribunale di questa citta. - -In ogni quartiere aveavi una compagnia di arcieri: le altre portavano -picche e lance, e alabarde di varie forme e scudi rispondenti alle armi, -dalla forma dei quali i militi prendevano nome di tavolaccini o di -palvesari. V'erano pure in citta un trecento cavalieri coi loro capitani -ed alfieri. La ristrettezza del luogo non offriva pero assai spazio per -ischierarveli e far di se bella mostra. Infatti la piazza del Duomo, sul -lato di ponente, era limitata da una fila di case che a distanza di -poche braccia sorgevano parallele ad altre; e dove, dopo 80 anni circa, -fu fabbricato il Pretorio con quella semplice architettura che vi si -vide fino al 1842; prima che, come di presente, fosse accresciuto d'un -piano, e cosi perdesse in parte del primitivo carattere. Quelle case poi -non furono demolite che nel 1311 per ampliare come adesso la piazza. A -settentrione, dove ora si vede un'altra fabbrica non finita, detta il -Palazzaccio, sorgeva il palazzo del capitano del popolo con l'alta sua -torre: ad oriente la chiesa di Santa Maria Cavaliera, e un lato (il -sinistro) dell'attuale palazzo del Comune che solo da pochi anni si -costruiva: infine, a mezzodi, il lato destro del Duomo. Cosi la piazza -non aveva che quest'unico dei grandiosi monumenti che ora l'abbellano; e -come nelle vie principali, in luogo di pietre non v'erano che grossi -mattoni a coltello. - -La cavalleria o cavallata, come allora la chiamavano, era sotto gli -ordini del capitano Filippo Vergiolesi. Per mancanza di spazio l'aveva -schierata lungo la via di San Giovanni, e solo ne distaccava alcuni -cavalieri per far ala e contenere la folla. Gli altri capitani si erano -gia disposti col Vergiolesi presso al palazzo del capitano generale, -Tolosato degli Uberti, ed attendevano che egli giungesse. - -Non furono che pochi istanti e se ne usciva sopra un bel palafreno, -bardato di lucenti brocchieri; egli poi splendido per le armi. -Cominciando dall'elmo, con alti e bianchi pennoncelli; usbergo, -braccialetti, cosciali e schinieri erano tutti a lamine e squamme di -forbitissimo acciaio, con sopra rabeschi d'oro mirabili: il petto poi -coperto d'una cotta bianca tessuta d'argento con in mezzo la nera aquila -ghibellina. Al suono degli oricalchi, al levarsi in alto dei bei -gonfaloni ed agli evviva del popolo affollatosi di ogni intorno, moveva -dalla piazza e coi principali dei militi s'avviava al palazzo del -Comune. Non gia a quel palazzo maestoso del Municipio, d'architettura -gotico-italiana, che ora veggiamo, del quale non piu che da 10 anni -(1295) aveva posta la prima pietra il famoso Giano della Bella, quando, -bandito da Firenze e qui riparatosi, piacque ai rettori di eleggerlo a -potesta. Era invece l'altro antichissimo che in parte fiancheggia il -lato destro di quel bel Battistero che allora da Cellino di Nese da -Siena sul disegno d'Andrea Pisano da tre anni si costruiva. Il detto -palazzo, che a settentrione non aveva case dinanzi, si estendeva alla -piazzetta contigua, or del mercato; dal qual palazzo per certo le venne -il nome di _Sala_. Questo nome, che serba ancora, riscontrasi le fosse -dato prima del mille e forse all'epoca dei Longobardi: perche in questa -piazza era una statua di Luitprando XVIII, re loro: e questa di _sala_, -e pur voce longobarda che significa palazzo, corte principale e resedio -d'autorita. - -Qui adunque su quella sua torre, di cui non restan che i ruderi, -sventolava a quell'ora il gonfalone del popolo; e nella sala maggiore di -detto palazzo, adunati, il gonfaloniere di giustizia coi dodici anziani -e i dugento consiglieri del popolo, al capitan degli Uberti, in merito -de' suoi grandi servigi, erano per confermarsi i due maggiori uffici, di -capitano e di potesta. Com'egli infatti vi giunse e ando ad assidersi al -banco del potesta in mezzo a suoi ufficiali, due damigelli riccamente -vestiti recarono in un vassoio d'argento al gonfalonier di giustizia la -bacchetta del comando, ch'ei di nuovo consegno all'eletto. Fu un momento -solenne, quando gli astanti, fatto silenzio, udirono, il gonfaloniere -rivolgergli gravi parole nell'atto della consegna; essendo che anche -questa volta, fuor del costume, si riunissero in lui tre grandi poteri; -il civile, il giudiciario e il militare. Allora il degli Uberti si alzo, -e con lui tutti; e distesa la destra sul libro degli evangeli che gli -stava dinanzi: "giuro (pronunzio a voce alta) di difendere e mantenere -la citta di Pistoia e il suo distretto secondo che gli Statuti -comandano: particolarmente di tutelare gli orfani e le vedove; le chiese -e gli spedali e tutte le altre ragioni di religiosi, di pellegrini, di -mercatanti, rimosso odio e prego, e tutte malizie da questo di a un -anno." Quindi i giudici e tutti i suoi ufficiali che gli facevano -corona, distese le destre, ripeterono a una voce: "giuriamo!" - -Dopo cio, il nuovo eletto disceso col seguito nella piazza, a piede, fra -la folla plaudente, si diresse alla cattedrale. Le trombe del Comune -squillavano: le campane suonavano a festa. Lo accompagnavano gli -anziani, vestiti in lucco di color rosa e ricami in oro, calzatura di -scarlatto, e berretta di velluto chermisi guernito di perle e di una -candida piuma. Appresso gli ufficiali suoi ed i consiglieri; aggiuntivi -ora gli operai di Sant'Jacopo. Procedevano i tavolaccini del Comune -vestiti di verde, che, accennando con un'insegna, sgombravano la via. -Seguivano i trombettieri, le cui lunghe trombe d'argento erano adorne di -una banderuola bianca con in mezzo l'insegna del Comune, la scacchiera -bianca e rossa, con fregi e nappe d'oro: ed essi pure in abito di gala, -e con in petto una larga piastra d'argento incisavi la detta insegna. Un -buon numero di mazzieri con mazze d'argento, vestiti di rosso e di -bianco, ne chiudeva il corteggio. - -Alla porta del tempio, il degli Uberti, ricevuto dal clero, fu da esso -accompagnato all'altare di Sant'Jacopo. La, il venerando vescovo della -diocesi, messer Bartolomeo Simibuldi, orando, attendevalo. Un altro -giuramento, secondo, gli Statuti, doveva profferire dinanzi a lui. -L'opera di Sant'Jacopo custoditrice della celebre _sagrestia de' belli -arredi_, per le molte ricchezze da amministrare e per la sua dignita, -era allora in Pistoia una nuova magistratura. Giunto appena il degli -Uberti alla cancellata della cappella, il vescovo lo invitava ad -entrarvi. E li, a pie dell'altare del grande patrono, presenti i detti -operai, posta la destra sugli Statuti di detta opera, i quali un -chierico sopra un guanciale gli presentava, "giuro, egli disse, di -offerire all'altare del messer baron Santo Jacopo un pallio di lire -dodici di pisani, il giorno di sua festivita." Allora il prelato -solennemente lo benedisse. - -Uscito di cattedrale, era di nuovo a cavallo in mezzo agli altri -cavalieri nella piazza maggiore. Arrestatosi dinanzi al proprio palazzo -fra le cittadine milizie che gli facevano ala, un banditore, dati tre -squilli di tromba, a gran voce annunzio al popolo che, per volere dei -magnifici signori e consiglieri del Comune, messer Tolosato degli Uberti -era stato confermato negli uffici di potesta e di capitano generale -delle armi. Un grido universale di lieti evviva scoppio allora da ogni -lato. I cittadini erano omai assuefatti a scorgere in lui la propria -gloria e la propria difesa! - -All'uscire d'ufficio di ogni capitano del popolo costumavasi che, quando -avesse egli ben meritato della repubblica, il Comune lo presentasse di -un ricco dono. Ora, sebbene l'Uberti sull'uscire vi fosse subito -confermato, il Consiglio del popolo non volle passarsi di far -quest'offerta a un personaggio si degno. Quand'ecco, com'era dell'uso, -venire a lui due giovani delle primarie famiglie sopra bei palafreni, -portando in alto l'insegna del Comune. I quali, come gli furono -rimpetto, prima agitarono i gonfaloni e li piegarono dinanzi a lui: poi, -accostatisi, gli presentarono a nome della citta, in due vassoi -d'argento che i donzelli del Comune porgevano loro; l'uno un pennone, -una targa, una barbuta ed un cappelletto con la corona d'oro; l'altro un -mesciroba con otto tazze d'argento; il tutto, come narrano le cronache, -della valuta di trecento fiorini. In questo mentre gli alfieri agitarono -le insegne, i capitani brandirono le spade, e ogni milite levo in alto -le lance e gli scudi, facendo cosi un saluto d'onore al valoroso lor -duce. Rispose egli al saluto; e passate in rivista le schiere, con -nobili parole le congedava. - -Bello e gradito spettacolo fu allora a vedere il marciare animoso di -quei militi cittadini nell'uscir dalla piazza fra i lieti suoni delle -trombe, e il dividersi come raggi dal centro per tante file, e il -luccicar di quegli elmi e di quelle armi, fatte ora piu splendide pel -sole gia alto e promettitore di una bella giornata. - -Non appena infatti avevano i baldi giovani depositato alle proprie -loggie l'armatura e le armi, che i piu, ripreso il saio e la cappa, si -davano a raccorre le apprestate corone; e ciascuno alla casa della -fanciulla che piu gli aggradiva, dove non l'avesse fatto sull'alba, si -recava ad appendervi il maio fiorito. Nelle famiglie gelosi riguardi per -le proprie figliuole, o pregiudizi fra 'l popolo in quel giorno non -v'erano. Cotesta si aveva per un'usanza cavalleresca, e come un culto -che ogni giovine dabbene intendeva di rendere al gentil sesso. Il -costume era pubblico, e nessuno per certo avrebbe avuto a ridirvi. - -Ma gia un maio piu bello richiamava su quella piazza l'ammirazione di -tutti. Era questo un alberello fronzuto di foglia lucida e sempre verde, -che ha nome fra noi d'albatro corbezzolo, e che soleva prescegliersi -perche appariva come simbolo di una continua fecondita, portando a un -tempo bianchi fiorellini e picce di rosse frutta. Tagliato al mattino -sulla collina presso Vergiole, e sfrondato in basso per circa tre -braccia a fine di poterlo portare, era stato pensiero di alcuni giovani -di adornarne la chioma con piccole corone e molti mazzetti di fiori, -legati con nastri color di rosa dei quali avevano cinto anche il fusto. -Si sapeva pero che l'apprestamento veniva tutto dalle Compagnie delle -arti maggiori e minori; dei medici e degli speziali, ecc.; come de' -cimatori, degli armaioli e degli artigiani della seta e della lana: di -questi in particolare in maggior numero nella citta. Tutti quelli che vi -appartenevano, cotesta mattina gli avresti veduti con vesti di vari -colori e di foggie assai strane, e tutti a far capo intorno a bel maio -coi lor gonfaloni. Si era deliberato doversi andare a piantare con gran -corteggio fuor della porta di Ripalta, sul prato grande di Santa Maria -Maddalena, ora di S. Francesco. E infatti come si furono radunati, vi si -condussero con quest'ordine. - -Andavano innanzi, aprendo il corteggio, gli araldi delle Compagnie di -ciascun'arte, sopra cavalli bardati in foggie tutte bizzarre, come le -vesti loro; parte suonando le trombe, parte i tamburelli; e ciascuno con -una piccola banderuola in asta che sorpassavagli il capo, portante -l'insegna dell'arte propria. Seguivano poi a piede, riccamente vestiti, -i rettori delle arti maggiori coi loro componenti e coi loro gonfaloni, -tutti intorniati di fiorite ghirlande. Nel centro appariva il gran maio -portato in alto da un nerboruto garzone vestito di rosso, cui facevan -corona giullari saltanti che percotevano nacchere e sistri: quindi una -schiera di senatori di pifferi, di flauti, di nacchere (una specie di -timpani), di cenamelle (stromenti a fiato) e di mandolini. Poi un'altra -di sonatori di cembali, di crotali, di viole, di arpicordi, di trombe, -di cornamuse, che dividevano il gruppo dei cantori delle ballate. Si -chiudeva il corteggio coi rettori delle arti minori, loro consorti e -gonfaloni; cui dietro faceva pressa una festante popolazione. Lungo la -strada non era tabernacolo sacro che non avesse accesi piu lampadari, e -non fosse attorniato da festoni di freschi fiori. Costume che in questo -giorno nella citta si continua sino a' di nostri, coi cosi detti -_altarini di maggio_. Non v'erano balconi che non si vedessero adorni di -tappeti e di ghirlande, e gremiti di spettatori. Fra i quali vi facevano -bella mostra le gentili donne, che coi loro sorrisi davan segno di -saluto e di compiacenza alla sollazzevol brigata. - -Inoltratisi poco fuor della porta, verso il mezzo di un'ampia e verde -prateria tutta fiori di primavera, ivi come in suo degno luogo -stabilmente collocarono il maio. Subito un gran cerchio vi si formo -torno torno dalle genti delle Compagnie. E allora i suonatori, che vi -stavano in prima fila, diedero principio ai concerti. Una schiera poi di -giovinetti, con vesti a vita e a striscie bianche e rosse e berretti -piumati, incomincio su quei suoni a modulare questa graziosa canzone. -Era di Guido Cavalcanti, e diceva cosi: - - Ben venga maggio - E il gonfalon selvaggio! - E a me consenta Amore - Di primavera mia - Goder l'almo colore, - Goder la leggiadria - Quanto l'occhio il desia, - Quanto piu splende il maggio. - -Or mentre fra gli evviva i piu lieti, era ripetuta e avvicendata con -altre strofe e coi ritornelli degli strumenti, ognuno, ascritto alla -Compagnia delle arti, profittava del privilegio di staccare dall'albero -un mazzetto di fiori, lasciandovi le corone che v'erano poste per -ornamento. E allora avresti veduto quei giovani penetrar fra la folla -per adocchiar le fanciulle piu loro simpatiche e piu avvenenti (in quel -giorno tutte ben messe in abito da festa e cinte il capo di fiori) e -offrir loro il mazzetto. - -Bisogna dire che chi fosse stato in quell'ora su i bastioni delle mura -vicine, vi avrebbe goduto del piu bello spettacolo. Per quella gran -prateria primieramente un brulichio di gente infinita; ma un agitarsi -senza disordine; come un cantare e gridare, e qua un suon di trombe, la -di tamburi; ma quei canti e quei suoni e tutto quel movimento non essere -infine che una viva espressione di gioia. - -Sarebbe stato un vedervi sorgere qua e la banderuole infiorate, quasi -tanti punti di centro: e trabacche di venditori di vino e di -commestibili, dove il popol minuto gia s'accalcava; perche d'ogni parte -e di continuo andava crescendo, tanto piu per que' che giungevano dalle -vicine campagne. Non vi sarebbe stato dentro le mura un luogo si ampio -per raccogliervi tanta gente, benche allora anche piu vasto di quel che -adesso. Perche questa storica piazza non aveva in quel tempo per confine -a sinistra che la gran chiesa di S. Francesco, pero non compiuta, -essendo in costruzione da soli 10 anni (1294). Sul lato destro non eravi -alcuna casa, tranne una chiesetta di S. M. Maddalena giu in basso, con -poche case del sobborgo, racchiuse poi nel terzo cerchio. Non aveva, gli -e vero, ne un terrapieno arborato, ne la regolarita che adesso; -acquistava pero una certa vaghezza dalla sua maggiore estensione, e -dalla cura che si aveva, che, destinata fin da antico a' tornei, alle -giostre e a' pubblici diporti, vi fosse il prato ben mantenuto; e gli -alberi, sebbene in gruppi irregolari dai lati ed in fondo dove il -terreno piu rialto si prestava al riposo, gelosamente vi si -conservassero. Non essendo poi limitata, come ora, dalle mura urbane, -era bello potervi scorgere fra mezzo le piante le piu fronzute l'aperta -campagna fino alle circostanti colline, e godervi cosi il vario e quasi -sempre sorprendente spettacolo del sole al tramonto. - -Era gia oltre il mezzo del giorno e il cielo non poteva esser piu -limpido e l'aria temperata di piu mite calore. La gente raccoltasi a -gruppi qual sotto gli alberi o sotto le tende, omai posava sull'erbe e -su i fiori, e si rallegrava al sorriso delle sue donne e al comune -tripudio. Era questa, puo dirsi, la festa piu popolare di quella stessa, -benche piu solenne, ma piu nobilesca, del loro patrono il messer barone -Santo Jacopo. Cola tutti mangiavano e bevevano insieme, e intonavano le -piu allegre canzoni. - -Dalle Corti, come gia in Sicilia, la poesia in Toscana era passata fra -'l popolo. Il suo carattere, in ispecie qui, fu un commisto d'arte -pudica e di naturalezza, finche il reggimento fu democratico, e geloso -del buon costume. Solo i poeti che succedettero, imitando servilmente il -Petrarca, impoveriron d'assai l'espression dell'affetto. Ne solo -prevalse lo spirito pedantesco; ma alle caste canzoni di Dante, di Cino, -e del Cavalcanti, cui s'informarono certi canti popolari toscani, tenner -dietro le spensierate ed epicuree di Lorenzo il Magnifico, e di altri -nell'epoche posteriori. Ne e meraviglia; se si rifletta che prevalenza -fino dal quattrocento ebbe in Toscana la letteratura greca e romana; e -piu che al buono ed al bello che vi splendeva, si tenesse dietro al -licenzioso costume del paganesimo. Ma poi, perche anche questa delle -straniere signorie era arte di regno;--corrompere per dominare!--e la -corruzione delle lettere e de' costumi preparo allora, e preparera -sempre la servitu! Invece, al tempo di che parliamo, fra un popolo -libero e di nobili sensi, non udivansi intonare che canzoni gentili. Qua -un drappello di giovinette cinte il capo di fresche rose, adagiate in -famiglia su molle strato e alle bell'ombre, cantava sul liuto una -ballata di messer Cino; la un'altra di Guitton d'Arezzo. E d'appresso, -sopra un pratello rialto ed ombrato, amorosi garzoni rispondevan loro -con quelle dell'Alighieri: - - "Donne che avete intelletto d'amore". - -Tutto spirava serena giocondita. In cielo e in terra, dovunque parea -festa e contento. - -In varie parti accanto alle trabacche de' venditori de' commestibili, o -d'ornamenti e gingilli, si faceva un largo di persone, dentro del quale -avresti veduto un saltimbanco dar prova d'agilita delle membra; ora -piegandosi in strane guise, ora saltando e facendo lazzi per destare -l'ilarita. - -Qua un conduttore di cani, che ritti su due piedi li tenea giocolando, e -un'accorta scimmia in farsetto rosso buffoneggiava proprio d'intorno. La -una gran gabbia dove si facevan veder pappagalli di vari colori, che sia -con l'aspetto o con li strani lor gridi (a male agguagliare come certi -uomini) facilmente per poco danaro pascevano la curiosita de' piu gonzi. - -Di gia era l'ora che al suono allegro degli stromenti, e per una piccola -moneta ai sonatori, si concedeva a ciascun popolano di fare cinque o sei -giri di frullana o di veneziana, di moresca o di trescone intorno al -maio con la propria donzella. La cerchia degli astanti soleva ogni tanto -far plauso ai piu agili danzatori: in specie quando in quest'ultimo -ballo precipitoso si vedevan confondersi vesti di mille colori, e volti -di grazia e di colore modesto, e chiome brune e bionde all'aura sparse, -e occhi vispi e lucenti apparire e sparire in que' vortici. - -E a godere di queste danze soleva intervenire negli anni lieti anche la -classe de' nobili. Ne questa volta mancarono. Importava loro, or piu che -mai, per quanto l'abituale orgoglio in molti pur sempre vi ripugnasse, -di mostrarsi al possibile piu popolari: si perche era stata lor -contrapposta, per conseguire gli uffici, la istituzione delle arti: si -infine per mantenersi il popolo sempre piu fermo e fedele al loro -partito. Per lo che a quell'ora vespertina li avresti veduti -incamminarsi a brigate fuor della porta; e per cortesi modi e parole, -via via farsi largo di mezzo alla folla. - -In una di tai brigate era anche il gentil poeta Guittoncino, poi detto -sempre Cino de' Sinibuldi. Inoltratosi fra la gente insiem con gli -amici, si trovo dinanzi a un gran circolo di persone; dove, in mezzo e -presso un'asta piantata in terra con la insegna della scacchiera (lo -stemma del Comune, come abbiam detto), vedevasi un giullare, vestito a -scacchi per far piu breccia nel popolo; con strana berretta rossa, ed in -piu colori la veste; con la viola da tre corde che gli pendeva dal -collo, ed il bossolo della questua dalla cintura. - -Cotesta razza di buffoni e di cantastorie brulicava per tutta Europa. -Campavano generalmente alle spalle dei gran signori, o dei Comuni (e -anche quel di Pistoia ne aveva allora uno suo, denominato Gazzino) ed -erano il trastullo di tutte le Corti bandite. Recavano da un paese -all'altro novelle di pubblici casi e privati, in mancanza di gazzette e -di chiacchiere a stampa; e per questo, e perche con arguti motti -pungevano e destavano il riso, erano, si sa, accarezzati da tutti. Nelle -parti pero di Toscana, dove il feudalismo, piu che altrove, andava -scemando, e Corti non v'erano, se ne contavano pochissimi. Costui -infatti era venuto di Lombardia e dimorava da qualche tempo in Firenze. -Il quale, come seppe di questo straordinario concorso, vi venne subito -per tentare un guadagno. Eccolo la infatti, che, dopo aver raccontato le -novelle ed i romanzi piu strani della Tavola Rotonda e di Guerrin -meschino, si aggirava col bossolo fra gli astanti, e, dandosi a -questuare con lazzi e parole le piu scimunite, aveva raccolto di gia -buona messe; ma qualche altro tornagusto gli bisognava per alletare. E -credette di averlo trovato col cantare alcuni versi di Lemmo da Pistoia, -uno degli ultimi e piu amabili trovatori che allora vivessero. -Annunziava con magnifiche parole, e per far piu colpo, essere questi -versi di un pistoiese, e messi in musica da quel Casella, eccellente -cantore e maestro in quest'arte, e l'amico del famoso poeta Alighieri. - -E la canzone, ch'ei stava cantando, incominciava cosi: - - "Lontana dimoranza - Doglia m'ha dato al cor lunga stagione." - -Ma, come messer Cino l'ebbe udito alcun poco, preso da sdegno di -sentirsi guastare con un accento il piu strano e con indicibili -storpiature quelle belle melodie e que' versi di Lemmo amico suo, non -pote regger piu oltre. Si fece innanzi al tristo giullare, lo riprese -aspramente, e gl'impose silenzio. Non e a dire se plaudissero tutti, in -particolare le nobili donne a questa difesa del buon trovatore! Quando -poco discosto un altro spettacolo attraeva la loro attenzione. - -Trattavasi di un astrologo, che si spacciava anche per alchimista e gran -fisico. Montato sopra una tavola ingombra di barattoli, era appariscente -per la sua nera veste talare, listata di rosso col campo a stelle d'oro, -pel suo alto cappello nero a guisa di cono, e per una gran barba che gli -scendeva fino al petto. Con una bacchetta, che dicea misteriosa, -accennava da prima un gran libro tenuto aperto nella sinistra, che -vantava contenere i piu rari segreti di quel celebre Zoroastro, -inventore dell'arte magica. Ivi, secondo il sistema di Tolomeo, erano -delineati i pianeti: ed ei ne dava ad intendere le virtu e gl'influssi -sopra il globo terraqueo (immobile, com'ei diceva) e sopra gli uomini: -potere ed influssi comunemente creduti anche dai piu colti di quell'eta. -Certo che per vane ed ampollose promesse non avrebbe ceduto in -ciarlataneria ai prestigiatori, ed ai _medium_ dello _spiritismo_ dei -nostri tempi. - -Ma quel che aveva da destare una certa curiosita, era una cassetta con -una gran collezione di pietre preziose e di gemme, delle quali come -amuleti gia fino ab antico fu fatto grande uso in Oriente, d'onde la -gran quantita di pietre incise, che ancora ci avanzano, della China, -dell'Assiria e di Babilonia, e che egli poi di tutte queste, secondo la -teoria, che in allora correva, del provenzale Pietro de' Bonifazi, ne -indicava le particolari virtu. - -Or via via additando con la bacchetta ciascuna, cosi comincio a dire: - ---Vedete! Il diamante ha virtu di render l'uomo invincibile; l'agata -d'India o di Creta lo fa buon parlatore; l'ametista resiste alla -ubriachezza; la corniola pacifica l'ira e le pubbliche liti; il giacinto -provoca il sonno; la perla reca allegrezza nel cuore; il cammeo vale -contro l'idropisia quand'e intagliato; il lapislazzuli posto al collo -de' fanciulli li rende arditi; l'onice d'Arabia e d'India rintuzza la -collera; il rubino, sospeso al collo quando si dorme, caccia i pensieri -fantastici e noiosi. Affermava che se l'uomo sara casto avra -sperimentato la virtu del zafiro e del sardonico: lo smeraldo tien viva -la memoria e rende l'uomo giocondo; il topazio (chiamato da Plinio -crisolito o pietra d'oro) raffrena l'ira e la lussuria; la turchina ci -guarda dalle cadute. Ti vuoi rendere invisibile? hai l'elitropia; -preservarti dai pericoli? hai l'aqua marina. Il corallo si oppone alle -folgori, e l'asbesto al fuoco. Aggiungeva che il berillo fa innamorare; -il cristallo estingue le sete dei febbricitanti: la calamita attrae il -ferro, e finalmente il granato reca gioia e contento. - -Dopo questa gran filastrocca di prodigiosi trovati per raccogliere -intorno a se gli avventori, veniva alla parte per lui piu stringente, -offrendo in vendita a ciascuno certi suoi particolari specifici. Si -sbracciava a narrare quanti mai ne avesse spacciati a Firenze; tanto che -si augurava in Pistoia un esito non men fortunato. Ma il vero volpone -per guadagnarsi denari e partigiani era giunto in mal tempo. La turba -de' gonzi, in specie della campagna, che potea dargli ascolto e comprare -in suoi farmachi, era quasi tutta avvinazzata; e tranne che di liquori e -di canti, a quell'ora potevi sgolarti, non volea saper d'altro. Sicche -deluso del suo guadagno, irritato che i piu attendessero al giullare -vicino, si rivolse al circolo del rivale, e a quell'insegna del Comune -di Pistoia (la scacchiera) che eravi eretta, e come in tono profetico in -questa guisa esclamo: - ---Bene sta! gioite, gioite! Ma io leggo gia nelle stelle; e su quella -scacchiera in luogo di un cavallo e d'una torre, vi scorgo un leone e -una pantera; (voleva alludere al Leone di Firenze, e alla Pantera di -Lucca) e i giuocatori azzuffarsi e venire al sangue, e... e... - ---E che vuoi dirci con questo, eh?--interruppelo un popolano che s'era -accorto dell'infausta metafora. - ---Venisti forse a portarci il malanno? Fuori di qua, brutto uccello di -tristo augurio. - ---Fuori, si, fuori!--un dopo l'altro, e poi un grido di tutti. - ---Fuori, e t'affretta!--soggiunse un nobil messere--o ti faremo far la -fine del tuo insatanassato Guido Bonatti. Qui non si vuol Guelfi a -insultarci! - ---Non si vuol, non si vuole! ammazza, ammazza!--da' piu risoluti si -comincio a gridare. - -E gia qualche stile era uscito dalla cintura, quando a un tratto s'udi -esclamare: - ---Eccoli! eccoli! - ---Dove? chi sono?--si ripete in un subito da mille voci: e non -altrimenti che in un campo di grano le spighe sommosse dal vento, fu un -piegarsi di mille teste da' berretti rossi o dalli scuri piumati, e -andar tutti verso una parte. Distratta cosi l'attenzione di costoro per -altro lato, basto l'incidente per dar tempo al mal capitato impostore -per chiuder la cassetta, porre tutto in un sacco, e svignarsela a gambe. -Intanto quell'onda imponente di popolo spingendosi in giu per consenso -fino dall'alto della prateria, come trovasse una diga venne ad -arrestarsi allo sbocco della via del sobborgo. - -Ma chi eran coloro che potevano cosi all'improvviso richiamar -l'attenzione e gli sguardi di tutti? - -Lasciato il proprio castello per tornare in citta, appunto in quel -momento v'entrava a cavallo, e passavasi in fondo del gran piazzale la -famiglia de' Vergiolesi. Una vera dimostrazione di general gradimento -l'accoglieva sul suo passaggio. Ell'era amata e reverita generalmente: -perche fra le pistoiesi, se non delle prime per larghezza di censo, -certo era delle piu nobili per blasone, in que' tempi di qualche -prestigio; ma poi insieme delle piu popolari per affetto operoso alla -testa del partito de' Bianchi, quello dell'intera citta. - -Procedeva la cavalcata con innanzi i tre figli: di seguito il capitan -messer Lippo, e a sinistra sua moglie, su due magnifici morelli: dietro, -in due coppie, i quattro loro scudieri. Nell'inoltrarsi fra tanta gente, -e fra le voci di giubilo che s'udivano d'ogni parte, anche i cavalli si -mettevano in brio: e a stento si sarebbero frenati, massime quelli dei -giovani, due vivacissimi baio-fuocati, se non avessero avuto cosi validi -cavalieri. Ma popolo e nobili che li attendevano, la gioventu in -particolare tutt'accorsa sul loro passaggio, non rifinivano di salutare -que' che venivano in prima fila, cioe a dire, gli amabili cavalieri -messer Fredi, e messer Orlandetto, e in mezzo loro Selvaggia, la gentile -sorella. Cavalcava essa con baldezza e leggiadria singolare un generoso -destriero bianco come la neve, che quasi consapevole del pregio di colei -che portava, caracollando, scoteva altera la testa, ma senza darle ombra -di minor sicurezza. Un semplice abito di tessuto in lana color di -rubino, stretto alla vita, dalla cui cintura di cuoio lucido con borchie -dorate pendeva una borsa di velluto verde trapunta in oro: in testa poi -una berrettina di velluto nero con bianca piuma da un lato, da dove un -velo bianco le scendeva sugli omeri e in balia dell'aria si sollevava, -davano maggior risalto alla bella persona. Inchinavasi ella in passando -agli amici della famiglia, e insiem co' fratelli pareva dicesse loro con -gioia: "A rivederci a questa sera." E fu notato come il saluto fra -Selvaggia e messer Cino fosse ricambiato vivissimo, e quale fra chi con -gran desiderio si cerca e s'incontra. Che molti omai si erano accorti -dell'affetto particolare del giovine verso di lei: e certi anche amici, -o per invidia, o per poter dire di aver interpretato alcuni suoi versi, -lo reputavano il fortunato amatore. - -Or mentre una si lieta accoglienza li accompagnava fino alla porta della -citta, il baccano, il tripudio e i canti del popolo crescevano a -dismisura. E gia, fatta sera, si vedevano accendere qua e la per -l'estensione di quel vasto terreno alcuni falo, e i briosi ragazzi porvi -su delle stipe, attizzarne il fuoco, e schiamazzarvi d'attorno. - -Intanto poco a poco la gente abbandonava il piazzale e tornavasi alle -sue case: molti poi della campagna in grande allegria tenevan dietro a -brigate di cantamaggi e di sonatori. I quali, durante cotesta notte e -fino alla prima alba come in quella decorsa, andando per la pianura o -scavalcando poggi e colline, si recavano a far serenate, e a piantar -maggi di casolare in casolare, d'un villaggio ad un altro, innanzi alle -case di vaghe fanciulle: per parte, s'intende, de' loro dami, che -solevano guidarveli, e che al poeta improvvisatore indicavano il nome di -esse, e il tema di lode per la famiglia. Quegli stessi falo come segni -di gioia si vedevano giro giro pel territorio, in piano ed in poggio. E -fra tante castella che tenevano parti diverse, benche il contado molto -dipendesse dalla citta, poteva dedursi da quelle baldorie la indicazione -de' luoghi dove abitava la famiglia od un popolo del partito de' Bianchi -e de' Ghibellini. - - - - -CAPITOLO IV. - - -AMORE E DANZE. - - - "Vidi. . . . . . . . . . - Gente che d'amor givan ragionando. - . . . . . . . . Ecco Selvaggia, - Ecco Cin da Pistoia." - - ---- _Petrarca_ nel _Trionfo d'Amore_. - - - "Vedete, donne, bella creatura - Com' sta fra voi maravigliosamente! - Vedeste mai cosi nuova figura, - O cosi savia giovine piacente? - Ella per certo l'umana natura - E tutte voi adorna similmente; - Ponete agli atti suoi piacenti cura, - Che fan maravigliar tutta la gente. - Quanto potete a prova l'onorate, - Donne gentili, che ella voi onora, - E di lei in ciascun loco si favella. - Unque mai par si trovo nobiltate, - Ch'io veggio Amor visibil che l'adora, - E falle riverenza, si e bella!" - - ---- _Sonetto di_ _M. Cino_ _per Selvaggia_. - - -In quella parte piu elevata della citta di Pistoia, quasi rimpetto -all'antica chiesa di S. Prospero, ora detta di S. Filippo, sorgeva la -casa de' Vergiolesi. Era essa, con le piu di quel tempo, tutta -fabbricata a mattoni senza intonaco o tinta qualunque: con alcune -scorniciature dei medesimi alle finestre di sesto acuto, e con grandi -archi di pietra che mettevano alle sue logge. Solevano queste, di facile -accesso perche al pian terreno, servir di convegno ai cittadini per -novellare, giuocare a tavole, a scacchi, o per negoziare di faccende -pubbliche e di private. Nelle case de' magnati era qui dove in prima i -forestieri si ricevevano, e gli uomini d'arme della famiglia vi -dimoravano come di guardia. Una parte di quell'architettura che avea del -grandioso, pote vedersi anco a' di nostri, finche la moderna industria, -gretta per lo piu anche ne' pubblici palazzi, non ne tolse quasi le -tracce. Solo adesso la pubblica coscienza per quelli antichi e -monumentali ha gridato: "Se non siamo da tanto da poterne erigere de' -somiglianti, che almeno, a documento di storia d'un popol grande, si -sappiano conservare!" Quanto a questa casa, ad attestare che ivi era, -non vi rimane adesso che lo stemma della famiglia a bande trasversali, e -nell'interno un avanzo della sua torre. Tutto quel fabbricato, fino -all'antica chiesa di S. Biagio puo dirsi essere stato un castello presso -alle mura del primo cerchio, ed era in quel tempo di pertinenza di -messer Lippo de' Vergiolesi. - -All'un'ora di notte di quel primo di maggio questa casa splendeva gia -torno torno di faci, e molti panegli ardevano fin sulle cime della sua -torre. Nel cortile come nella loggia si vedevano alcuni uomini d'arme -dipendenti dal suo signore. Molta gente andava e veniva per quella via, -anche uomini e donne della campagna; perche cotesta notte, seguitando la -festa, i ponti levatoi delle porte della citta v'era ordine non -dovessero alzarsi. Si soffermavano incuriositi, come suol farsi dal -popolo per ogni insolita cosa, e scorgevan di gia dai piccoli vetri -delle finestre illuminata una fila di stanze a maestro, fino alla gran -sala che volgeva a ponente. Stavano nelle anticamere li scudieri ed i -servi della famiglia; pronti questi ai comandi; quelli ad annunziar -gl'invitati introdotti nelle sale di essa. - -In una di queste, la piu prossima alla gran sala, erano intorno disposte -molte sedie a bracciali, guernite di velluto a colori diversi; belli -stipi intarsiati di legni rari e di pietre preziose con sopra vasellami -di freschi fiori. I torchietti pure che la illuminavano eran cinti di -fiorite ghirlande, conforme il carattere della festa. La sopra una di -quelle sedie, dove nel dossale si vedeva trapunto in seta e in argento -lo stemma dei Vergiolesi (uno scudo a sbarre trasverse bianche e -celesti), vi si trovava adagiata una gentil donna. Un abito di drappo -oltramarino dai colori dello stemma gentilizio, tessuto a fiorami d'oro, -con le maniche chiuse al polso; una berretta di velluto chermisi -guernita di grosse perle; cintura e fermagli ricchissimi, la designavan -subito per una nobile dama. Infatti era essa madama Adelagia consorte -del capitan Vergiolesi. Benche innanzi con gli anni, serbava pur sempre -nel volto le tracce della prima avvenenza. L'animo poi si affettuoso per -la famiglia e a tutti indistintamente cortese, le avea conciliato e le -manteneva la riverenza d'ogni classe di cittadini. - -E gia alcuni degl'invitati le facevan corona. Fra questi, favellando col -suo Orlandetto, si vedevano nobili damicelli in veste color cilestro o -rosato, con in mano piccolo berretto rosso, giubboncino di raso, e -calzoni a due colori stretti alla gamba. Allorche fra di loro col -fratello ser Fredi giungeva Selvaggia. - -Vestiva essa un bianco abito serico, stretto alla vita con cintura -d'argento ed un aureo fibbiale. Una sopraveste egualmente serica -cilestrina con grandi maniche aperte dal gomito al polso, e sopravi -bottoni e ricami d'oro, ne arricchivano l'ornamento. Oltreche sul -confine delle candide braccia le si avvincevano due smanigli con perle, -che pure a un sol filo le pendevano dal collo. Un serto cesellato in -argento le cingeva la bianca fronte, e le teneva raccolto il bel volume -de' suoi capelli, si biondi che parevano fila d'oro, e a grandi ricci le -cadevan sugli omeri. Il suo volto era bianco rosato. Gli occhi, Cino -stesso cel dice, eran soavi e pien d'amore. Alta della persona, snella e -dignitosa a un tempo nel portamento. Disegnandone le belle forme, potea -dirsi che ritraessero di tutta la grazia greca. La sua voce financo, ne -troppo esile, ne troppo grave, le usciva con un suono si dolce e si -melodioso da farsi udir per incanto. Cotali pregi si piacevano -d'ammirare l'invitati alla festa nella nobile figlia del Vergiolesi; -quando li scudieri vennero annunziando le une poco dopo le altre, co' -lor cavalieri consorti e famiglie, madonna Oretta de' Panciatichi; -Imelda e Viola di messer Rinieri de' Cancellieri di parte Bianca; monna -Alagia degli Uberti; donna Fiore de' Gualfreducci; donna Ghisola de' -Lazzari; monna Bice de' Muli; Dialta de' Tedici; Finamore de' Sodogi; -Lieta de' Reali; donna Porzia de' Rossi; donna Lauretta di Laute de' -Sinibuldi, l'amica intima di Selvaggia, e le donzelle cugine sue -Vergiolesi, Lamandina, Guidinga, Matelda, Albachiara e Argenta. Queste -con alcune altre, quasi che tutte della classe de' maggiorenti, per -avvenenza, per ricche vesti e per sfoggio di gemme d'ogni maniera, -facevano bella mostra: sfoggio gia andato tant'oltre a danno della -domestica economia, che dal Comune, co' suoi Statuti suntuari, fino a -certa misura si tento d'impedirlo. - -Da messer Fredi eran quindi presentati alla madre i principali banchieri -della citta; gli Ammannati, cioe, i Visconti, i Reali, i Chiarenti, i -Panciatichi. Eran costoro una potenza nel paese, e una fonte di -floridezza pe' grandi cambi e negozi che facevano in Italia e fuori. -Basti il dire che la banca reale degli Ammannati, tre anni avanti -volendo assestare i suoi conti, aveva interposto il pontefice perche da -Odoardo re d'Inghilterra fosse sodisfatta di centocinquantamila fiorini -d'oro, dei quali egli era debitore a detta ragione. Le venivano -presentati pur anche i capitani delle compagnie del popolo, e altri -ufficiali del Comune col suo gonfaloniere di giustizia. Ne mancava fra -loro il nuovo potesta e capitan degli Uberti, cui primo messer Lippo -offerivasi innanzi, grato dell'onore che gli recava. Non e poi a dire -con quanta squisitezza di cortesia si volgesse a tutti Selvaggia o con -parole o con atti. - -Or mentre in lieti crocchi ciascuno a piacere si tratteneva, Selvaggia -aveva preso a favellare con le giovani cugine, e pareva che molto si -rallegrasse. Ma chi pero le avesse letto nel cuore, vi avrebbe scorto -non altro che uno sforzo di compiacenza; e a un tempo uno sgomento, una -pena, che rivelava talora col guardo inquieto come di chi cerca -ansiosamente qualcuno. Eppure in quell'istante quel suo desiderio lo -divideva con molte di quelle dame! Omai si sapeva il ritorno inatteso di -messer Cino. Chi avrebbe mai pensato ch'ei non fosse dei primi alla -festa! Perche, come dicemmo, non era ignoto l'affetto scambievole fra -Selvaggia e il gentile poeta. E se egli e vero che la lunga assenza -d'amata persona ne cresce la brama, puo argomentarsi se ella bramasse di -rivederlo! Egli, il suo Cino, toccava appena sei lustri. Alto della -persona, il volto lungo ed espressivo, occhio, vivido, perspicace; -preveniente di modi e parlatore leggiadro; egli di nobil casata, che -ebbe fra gli avi un console della repubblica, potesta e capitani; e di -quegli anni l'onorando vescovo della citta. Oltreche era in lui merito -de' piu pregiati a quei tempi, quel di legista. Passava di gia per un -dei piu degni fra i discepoli de' celebri professori, Dino Rossoni ed -Accursio: e adesso tornava in patria dalla Universita di Bologna col -titolo onorifico di baccelliere, che lo abilitava alla giudicatura. A -farlo anche piu accetto al gentil sesso conferivano molto i suoi meriti -letterari. Si sapeva oltraccio come negli ultimi mesi ch'ei fu a Bologna -si fosse legato d'amicizia non che di concetti politici (lo che ivi fra -i Bianchi era grato) col grand'esule Dante Alighieri che al partito dei -Guelfi bianchi inclinava, e del quale gia si conoscevano alcuni canti -dell'_Inferno_. L'amicizia con gli uomini rinomati da sempre un -prestigio e una compiacenza. - -E certo doveva essergli di bel vanto l'avere ad amico un si sublime -intelletto, che Cino appellava _diletto fratello e signor d'ogni rima_; -e cui per la morte della sua Beatrice dedico un'affettuosa canzone. Gia -fin dai primi anni era stato fra loro un ricambio di dolci versi. -Pensiamo poi quanta fosse la compiacenza di messer Cino nel sentirsi -chiamato da quell'alma sdegnosa e parca dispensatrice di lodi, dopo del -Cavalcanti il _secondo de' suoi amici_! Nel suo _Volgare eloquio_ esser -detto uno di quelli che piu dolcemente ebbero scritto di poesia; che -dirozzaron la lingua, che la ridussero districata ed egregia, civile e -perfetta; e infine _cantor d'amore_ esser nominato da lui! - -E si veramente l'amore, e l'amor di Selvaggia (e ben ce lo attesta il -suo Canzoniere) gl'ispirarono i versi, e quel _dolce stil nuovo_ che -differenzia i poeti dai trovatori. Perche, per quanto i menestrelli e i -trovatori siciliani alla Corte di Federigo a Palermo, (e si aggiunga -pure i molti che vi convenivano di Toscana, dove eran gia noti alcuni -scrittori di versi italiani), fosser dei primi a vocalizzare, quasi -diremo, la italica lingua su i lor liuti con serventesi e ballate -amorose; le fu d'uopo d'esser dirozzata, di farsi pura e gentile, e di -esplicare infine tutte le doti che in se chiudeva di forza, varieta e -armonia; lo che non certo le era ne le fu concesso fra un popolo che in -generale sentiva ancora dell'arabo e del saraceno; con un Governo -dispotico, e che solo per incidenza e per pochi anni ebbe un re dedito -alla musica e al poetare; ma pote solo in Toscana e con stabile -fondamento, fra un popolo per ingenita disposizione piu gentile, con -ordini liberi, e il piu progredito di civilta. Ora, sia per mente e per -cuore era Cino in quel tempo uno degl'ingegni piu eletti. Ne l'amor suo -fu gia ideale e fantastico come quello de' trovatori amanti di -professione. Sebbene rivelato con le forme della scuola platonica, era -nobile, caldo e verace. L'aveva accolto in cuor suo gia da qualche anno; -sicche da quel di, com'egli ne scrisse, null'altro chiedeva che - - In lei poner la mente - Poi di ritrarne rime e dolci versi. - Angel di Dio somiglia in ciascun atto - La sua giovine bella. - Da lei si muove ciascun suo pensiero - Perche l'anima ha preso qualitade - Di sua bella persona. - E cio fin da quel tempo - Che gli occhi suoi gentili e pien d'amore - Ferito l'ebber col dolce guardare. - -Nobile era l'affetto che portava a Selvaggia. Lontano, non altro bramava -che di rivederla, dicendo che - - La sua dolce accoglienza - Gli cresceva l'intenza - D'odiare il vile, e d'amar l'alto stato. - -Pregiato vanto d'amore, che ogni donna di accorto e delicato intelletto -dovrebbe piacersi di riportare. - -E cotal vanto ebbe Selvaggia sul suo messer Cino; perche egli addivenne -primo in quel tempo fra i maestri di diritto civile, ed egregio fra i -piu gentili poeti. Ne questo culto della poesia disdegnavano allora in -Italia le nobili donne. Venturose anzi e felici pubblicamente si -dicevano quelle che lo avessero meritato. Fra le quali, prima e da porre -Beatrice de' Portinari, donna di virtu piuttosto singolare che rara, -come colei che seppe ispirare il sublime cantore della Divina Commedia. -E come gia innanzi la Nina siciliana di Dante da Maiano, verseggiatrice -del pari che la gentil donna Gaia figlia di Gherardo da Camino, nominata -con onore dall'Alighieri; quindi si novera la Vanna del Cavalcanti, la -Lauretta del Montemagni, la Laura del Petrarca. - -Di Selvaggia poi potea ben dirsi che fin dai primi anni quella sua -gentil alma fu tocca da una straordinaria visione del bello, di cui Cino -le apparve effigiatore nelle sue dolci rime. Ma si era modesta -dell'animo, che, per quanto affetto nutrisse in cuor suo, non comportava -pero che ei nel pubblico e con pubbliche lodi lo palesasse. Tale e il -concetto d'un suo madrigale che si legge fra le rime di messer Cino. -Ella di nobil gente, di squisito intelletto d'amore, ben s'addiceva che -con l'arte del canto e del toccare il liuto, si fosse data a coltivare -le lettere rifiorenti allora in Italia, e nobil palestra d'ogni civile -persona. Angelica creatura veramente era essa. Una di quelle, che in -tempi di feroci passioni e fra uomini discordevoli, pure, umili, e in se -raccolte, erano destinate a molto soffrire per tentare di ricondurli a -piu miti affetti, al perdono, alla pace. - -Questo carattere di bonta, cotesta sera forse anche piu attraente le -appariva nel volto. Frattanto in quella sala, dove molto era gia il -concorso degl'invitati, s'udi profferire il nome di messer Cino de' -Sinibuldi, e gli occhi di tutti si volsero verso di lui. - -Adornava la svelta persona una veste che era il lucco di velluto -chermisi serrato alla vita, e stretti pure i calzoni d'ugual colore, con -al fianco una ricca cintura, da cui pendeva la spada. Teneva in mano una -berretta del detto velluto, da cui, com'era dell'uso, scendevano dai -lati due piccole bende. L'andar suo era franco: il suo sguardo riservato -e cortese. - -Giunto dinanzi a madonna de' Vergiolesi, - ---Eccovi il reduce amico nostro!--disse subito messer Lippo, -presentandolo alla consorte e alla figlia. - ---Che siatevi il ben tornato!--con molta grazia gli si volgeva la nobil -madonna. - -E Selvaggia alquanto arrossendo: - ---Oh si! veramente vi aspettavamo! - -Cui egli:--Nulla mai di piu caro di si compita accoglienza! - -Dopo cio fu un udire come sopraffatto le loro congratulazioni, quelle -de' giovani Vergiolesi e degli altri amici: a' quali tutti rispose con -ugual cortesia. Assente da qualche anno, ben e da credere con qual -contento fosse tornato fra si care persone, e si trovasse poi dinanzi a -colei che era in cima de' suoi pensieri. - -Saluto quindi le altre nobili dame: molte delle quali com'ambissero di -piacergli, lo colmavano di cortesie. Si diedero infatti a lodarlo -innanzi a Selvaggia di avere imposto silenzio al giullare di piazza, che -spropositava in frasi ed in voci i bei versi di Lemmo. - ---Io--disse loro--volli impedire lo strazio della canzone del mio buon -amico. Mi son troppo cari quei versi. - ---E vorreste dirmi la canzone qual era?--gli chiedeva Selvaggia. - ---Quella--ei rispose--che incomincia: - - Lontana dimoranza, - Doglia m'ha dato al cor lunga stagione. - ---E si bella e consuona tanto co' miei sentimenti!... - -E in questo, mess. Cino affisso con un guardo di tale affetto Selvaggia, -che ella abbasso gli occhi e non seppe che dire. A chi avesse ignorato i -legami che gia avvincevano que' due giovani cuori, da quello sguardo, e -da tal commozione avrebbe detto che l'amor loro avesse allora principio. - -Rompeva il silenzio la buona madre e diceva:--E la canzone che piu -spesso suol cantar sul liuto la mia Selvaggia. Melodia si soave mal si -comporta di sentirla guastare. E voi, anche come amico di messer Lemmo, -a ragione ne prendeste le parti. Ben vi lodano le nobili donne, che -l'opera e generosa e degna di voi, messer Cino! - ---Questi versi--riprendeva Selvaggia--belli di per se, messi poi in -musica da Casella, ricordo che io li ebbi in dono da Lemmo stesso, e non -so dire quante grazie gli resi, e come gli ho sempre cari, venutimi da -tanto autore! - -In questo appunto messer Lemmo compariva fra loro. E udito il soggetto -del lor ragionare, se ne mostrava obbligato in special modo a Selvaggia. -Poi con affetto il piu vivo si stringeva al seno l'amico Cino. - -Intanto una musica a ballo, ma lenta e soave, s'intonava dall'orchestra -nella gran sala vicina. Selvaggia e la madre fecero invito ad entrarvi: -e i cavalieri, presa per mano ciascuno una dama, vi s'introducevano, e -davan principio alle danze. A quella introdotta da messer Cino che -rinnovavagli cortesi parole sulla difesa di Lemmo, egli con certa -ilarita: - ---Ma che volete!--rispose--abbastanza prendono occasione di -strapazzarci, noi, poveri trovatori di rime! - ---Trovatori pero anche d'amorose e felici avventure!--soggiunse essa, e -con tal malizietta, che l'uno e l'altra lasciaronsi con eloquente -sorriso. - -La sala, dai gravi soffitti, con intagli dorati, brillava per lampadari -magnifici e per torchietti disposti intorno alle pareti. In una di -queste si vedevano appesi li stemmi del Comune e dei Vergiolesi. -Nell'altra, fra grandi cornici di legno intagliato, spiccavano i -ritratti degli avi della famiglia. Qui pure grandi sedie a bracciali, ma -di corame in colore con lucide borchie. - -Di gia in quella sala una gioia piu libera pareva diffusa sopra ogni -volto. Solo un cavaliere v'avresti veduto con occhi foschi, e accigliato -cosi, da fare uno strano contrapposto fra tanto giubilo. Era costui un -parente dei Vergiolesi, messer Nello de' Fortebracci. - -Frattanto il volto di Selvaggia, vinta la nube che lo aveva per poco -offuscato, s'animava di tal contento che co' detti e co' modi godeva -quasi di farne partecipi quanti le eran vicini. Chi ne conosceva il -carattere non poteva dire che cio nascesse da ambizione. Era un impulso -abituale della sua indole; impulso, quasi che inconsapevole, -d'ingentilirsi e d'ingentilire. Qualita che pur si riscontrano in certe -anime privilegiate, bramose di destare in altri quel puro senso -d'affetto e di gioia che provano in se: al modo del poeta che sente e -s'accende, e vorrebbe pure trasfondere in altri quella viva sua fiamma. -Anche allora che si dava alle danze l'avresti detta pur sempre la regina -della festa. A render piu lusinghiere le danzatrici contribuivano non -poco in quei tempi il genere dei balli; governati da melodie si lente e -soavi, che piu che invitare con celeri passi a circuirne la sala, -obbligavano invece a movenze di grazia; sia che l'una coppia -s'intrecciasse con l'altra, o distaccandosi alcun danzatore si facesse -dinanzi alle dame in atteggiamento di reverenza e di leggiadria. - -Or avvenne che dopo un breve riposo, e recati in giro eletti rinfreschi, -un coro di fanciulle rallegro inaspettatamente la festa. Era il canto -d'una Ballata, pensiero tutto unico di Selvaggia! Dimorando al castello, -ella stessa aveva voluto addestrare a questo _canto a ballo_ varie -giovinette dalla voce piu intonata e piu chiara. Se non che talora -mentre le accompagnava sul suo liuto, fra l'una e l'altra strofa, usciva -in preludi cosi mesti e soavi, che quelle fanciulle ne rimanevano -estatiche. La Ballata era questa: - - "Giovine bella, luce del mio core, - Perche mi celi l'amoroso viso? - Tu sai che il dolce riso - E gli occhi tuoi mi fan sentire amore. - E sento dentro al cor tanta dolcezza - Quando ti son davanti, - Ch'io veggio quel che amor di te ragiona. - Mai poi che privo son di tua bellezza - E dei tuoi bei sembianti, - Provo dolor che mai non m'abbandona. - Pero chiedendo vo la tua persona, - Desioso di quella cara luce - Che sempre mi conduce - Fedel soggetto dello tuo splendore." - -E ripetevano di tratto in tratto come per intercalare: - - Giovine bella, luce del mio cuore. - -E a un tempo su questo canto s'intrecciavano lievi danze. - -Tostoche messer Cino n'ebbe udite le prime parole, si volse a Lemmo con -gran meraviglia; ma non pote a meno di non mostrarsene soddisfatto e ad -un tempo commosso. E da sapere che questa Ballata fu composta da Cino[2] -: ch'ei la diede in segretezza all'amico perche vi facesse porre la -musica, e la donasse a Selvaggia, ma come sua.--Cosi almeno,--diceva -egli--avro in sorte, benche ella lo ignori, che alcuni miei versi li -possa cantare liberamente, o udir chi li canti presso di lei.--Non pero -che in seguito, mutato consiglio, egli stesso non glie li inviasse, e a -lei non fossero grati; disvelandone anche l'amore con certe allusioni al -suo nome, come gia Dante a quel di Beatrice, il Montemagno a quel di -Lauretta, il Petrarca a quel di Laura. Ma frattanto Selvaggia di questi -versi ignorava affatto il vero autore; e credendoli anzi di Lemmo, penso -che a lui, che per sicuro sarebbe stato alla festa, all'udirli cantare -avrebbe fatto una grata sorpresa. - - [2] Estratta dal Codice 1118 Riccardiano, che contiene una raccolta - delle poesie di Cino. - -Or mentre i plausi risonavano per la sala al buon esito della musica, e -alla gentile che l'avea procurata; rivolta Selvaggia alle dame che le -erano attorno: - ---Io non voglio--con molta grazia diss'ella--che passi questa serata -senza che vi proponga il _giuoco della ghirlanda_. - ---Bene sta--replicarono esse. E i cavalieri:--Ci piace molto. Cosi -potremo far prova della eloquenza simbolica, e della cortesia di colei -che sortira ad intessercela. - ---Parmi--soggiunse ella,--che questo giuoco non meglio s'addica che a si -bel fiore di dame, e al principio del bel mese dei fiori. A noi adunque -a intrecciar ghirlande pe' nostri amici. - -Lemmo allora alle dame: - ---Affe, che la proposta e gentile! Non vi pare che madonna Selvaggia -nella gaia scienza si sia fatta maestra? - ---Veramente!--ripeterono a una voce. - -E fra gli scherzi gioiali si raccolsero coi cavalieri in gran cerchio a -formare, com'era dell'uso, questa ideale ghirlanda. Ad intesser la quale -doveva ciascuna ricordare un fiore o una foglia che alludesse al -cavaliere cui destinavasi; e si dava lode a colei che il faceva con piu -d'ingegno. Dovevasi poi dar ragione perche si scegliesse piuttosto un -colore che un altro; meglio una rosa che un giacinto; mentre i fiori -come le pietre preziose avevano allora un linguaggio simbolico, che -resultava dalla qualita, dal colore, o dal modo di collocarli. Il verde, -per esempio, indicava speranza; il rosso, amore; il bianco, innocenza. -Questo linguaggio si dava ai fiori anche per cose piu gravi; e un giglio -situato capovolto sull'asta, vediamo in Dante che annunziava la -sconfitta d'una fazione. A dar segno di timore e speranza si offeriva -una rosa con le spine e le foglie. Se nulla era da temere ne da sperare, -si tenea capovolta: togliendo le spine era simbolo di tutta speranza. Il -fior d'arancio, se posto sul capo, indicava affanno dell'animo; sul -cuore, amoroso tormento; sul petto, noia. - ---Io offro--diceva Lauretta de' Sinibuldi cui tocco in sorte di dar -principio--io offro al nobile messer Fredi la mia ghirlanda. Essa e -tessuta di verdi foglie: perche, che sarebbe la vita senza il conforto -della speranza? Ma il fiore che solo bramo vi si distingua, vuo' che sia -il giglio. A leal cavaliere qual egli e, il candore dell'anima deve in -ispecial modo aggradire. - -Ed egli:--Gran merce Lauretta; voi veramente mi leggeste nel cuore! - -E da sapere che messer Fredi aveva incontrato spesse volte Lauretta da -sua sorella, e se n'era invaghito. Perduta la madre da due anni, era la -prima volta che la donzella interveniva a lieto convegno. Non poteva -dirsi un fior di belta, ma certo di molta grazia e di senno. - -Seguitando il giuoco, talora le dame si davano a pungere i cavalieri con -motti curiosi e di spirito. Allorche a sua volta tocco la scelta a -Selvaggia. Essa allora volgendosi al Sinibuldi, e fattosi un poco -vermiglia, cosi prese a dire: - ---Io intesso a messer Cino una corona di lauro, e offro a lui una rosa -perche ne rallegri il suo poetico serto.--E in questo, toltasi dal petto -una bella rosa maggese ravvolta fra verdi foglie, con ingenuo sorriso -gliela porgeva. - -Pensiamo se a Cino fosse grato quel dono! Gli giungeva si inatteso, che -per esprimere a cotal donatrice tutto quel che sentiva, quasi -mancarongli le parole. Ma Selvaggia fu molto paga di quella sua -commozione. - ---Avess'ella le spine?--con certa curiosita si domandarono alcune. - ---Chi sa! sicuro le verdi foglie, simbolo di speranza, non vi mancavano. - -Ad ogni modo quel dono fra le giovani donne non pote dirsi non avesse -destata qualche piccola invidia. Perche e da notare che in messer Cino -(con particolar cortesia da esse accolto come suolsi d'un giovine -nuovo-reduce dopo un'assenza non breve), reco sorpresa di scorgere tanta -affabilita disinvolta, un eloquio si facondo e soave, e certa lieve -malinconia che gli appariva nel volto, e rendevalo si espressivo, che -n'eran rimaste incantate quasi che tutte. - -Frattanto che le danze si riprendevano, Cino s'avvicino a Selvaggia, che -da un lato della sala se ne stava a parlare con Lauretta di lui cugina. - ---E permettete--le disse--ch'io vi ringrazi di nuovo del vostro bel -dono? - ---Oh! di che mai, messer Cino!... - ---Da voi questa rosa!--riprese egli mostrandogliela con compiacenza.--Oh -veramente l'immagine vostra! Si, vi confesso che al mio ritorno non -potevo attendermi una sorte piu lieta! Sarebbe questo un augurio che per -me di _Selvaggia_ diveniste _pietosa_? - ---No, no, non dir questo!--Lauretta soggiunse allora al cugino.--Tu non -ricordi... - ---Ah! credimi, Lauretta--la interruppe Selvaggia--gli uomini non ci -conoscono, ed obliano facilmente! E messer Cino, per quanto si colto e -delle donne cavaliere cortese, ce ne porge la prova! - ---Selvaggia!--riprese egli--e con quali argomenti, voi discreta quanto -gentile, potete dir questo? Volesser le stelle che i vostri occhi, i -quali ad esse somigliano, potesser penetrarmi nel cuore! Leggervi -l'affanno crudele provato fin qui, in un'assenza si lunga... e questa -confortata soltanto dal pensiero di rivedervi! E ora!... ora che vi son -presso, fedele vassallo di voi, donna unica del cor mio; ora che del -vostro sguardo ho potuto bearmi... e pel vostro dono prezioso potermi -dire il piu felice degli uomini... - ---Ma tu non lo ascolti, Selvaggia!--interruppe Lauretta, volta -all'amica, che alle parole di lui si era fatta gia pallida, e quasi in -abbandono ed in estasi, al braccio della sua confidente. Quando di -subito ravvivata, si volse ad esso, e con dolce modo gli disse:--Oh! -messer Cino! non vi scordarono le mie compagne, e vi potrei scordar io? - -Queste parole furon profferite, nel separarsi, con tal volger di -sguardo, che al giovine amante brillaron gli occhi di gioia. Era ivi -appunto in disparte e non visto Nello de' Fortebracci: all'udire gli -ultimi detti e quell'amoroso incontrarsi dei loro sguardi, fece un tal -gesto come d'un uom furibondo, e fuggi. - -Le danze e l'allegro favellio continuavano ancora, quando Selvaggia, cui -incombeva di far gli onori della festa, torno con l'amica a prendervi -parte. - -Gli uomini piu gravi eran rimasti a convegno nella prima sala e in altre -vicine. Il capitano Vergiolesi e il potesta avevano gia convenuto che -non si dovesse far trapelare tra i cittadini la minaccia dell'assedio. -In un giorno di tanto concorso una nuova di questa fatta avrebbe messo a -subbuglio l'intera citta. Percio anche la festa doveva aver luogo, -serbandone con chicchessia, coi figli stessi di messer Lippo, il piu -assoluto silenzio. Nondimeno, benche si sforzassero di simularsi -tranquilli, un segreto sospiro mandavano spesso dal petto, e molto -affannoso! - ---Che sara mai?--ridotti in disparte dimandava il Vergiolesi al potesta -degli Uberti. - ---Che sara? Gravissimi fatti questa volta ho timore!--E in pochi detti -colui gli accennava le cause e ne deduceva le possibili conseguenze. - ---Importa dunque di prepararvisi, e senza indugio--ei concludeva.--Ma, e -il Consiglio? - -E l'altro:--In breve sara adunato.--Intanto dimane--lo avverti il degli -Uberti--fate che messer Cino v'informi minutamente di cio che accadeva a -Bologna. Io attendo un messo da Pisa, un altro da Firenze. Voi vedete se -il tempo stringe! Dalle nuove pero i consigli e il provvedere. - ---Sta bene. Andiamo adesso, che alcuno in passando non ci oda, o ne -prenda sospetto. - -Nell'avanzarsi, il Vergiolesi incontrava il venerando vecchio Astancollo -Panciatichi, uno dei magnati ghibellini che teneva banca reale, cui -dimando: - ---Vorreste voi compiacermi di qualche nuova del vostro Vinciguerra? - ---Per lettere, che mi spediva l'altro ieri col mezzo degli Spini, -banchieri a Firenze, so che si serba in salute, e di presente egli e in -Avignone. Onori per vero a lui non mancarono dal re Filippo. Ma che per -questo? Che mi fanno gli onori, che conto i guadagni che la nostra banca -la in Francia ci ha procurato, se io nol riveggo? La vecchiezza -m'incalza, ed ei non da segno di farmi sperare il ritorno. Ah! voi non -sapete, messer Lippo, che sia l'avere un figlio esule e da tant'anni! Un -figlio amatissimo che doveva essere il sostegno di mia vecchiezza! -Perduta la consorte, non mi rimane che la mia povera Oretta; buona -figlia che ell'e, ma per noi dati ai negozi, non bastevole a -soddisfarci, ne io a curarla come vorrei. - ---Ma perche--soggiunse l'altro--ora che gli esuli Bianchi possono -rimpatriare, non viene in soccorso di voi e del Comune, che ne ha tanto -bisogno? - ---E' teme sempre gli inganni dei Guelfi! Troppo omai li ha conosciuti -anche in Francia! Razza di vipere e' li chiama, che in Corte del papa -s'annidano, e per coperte vie, e sotto il manto di Santa Chiesa si fanno -strada dovunque, corrompono ed avvelenano l'Italia. - ---Pur troppo, ser Astancollo! Ma noi per questo dovremo perderci -d'animo? Sfidiamoli a viso aperto, e la giustizia di nostra causa alla -perfine vedrete che dovra trionfare. Oh! io, ve lo giuro! quanto a me -non cedero un sol passo, e faro di tutto per impedire che qui i Guelfi -ed i Neri prevalgano. - -Ne paia strano al lettore che un medesimo tetto accogliesse a quei tempi -un Panciatichi e un Cancellieri. - -Della famiglia di questi ultimi v'erano soli alcuni di parte Bianca. -Banditi e rifugiatisi a Pisa; trionfando di nuovo in Pistoia la propria -fazione, sostenutavi dal degli Uberti, avevano potuto rimpatriare. Ma -poi la fazione per quei cittadini era tutto: e all'occorrenza -dimenticavano per essa, o, a meglio dire, soffocavano gli affetti -domestici. - -Fra questi e altri particolari era gia avanzata la notte, e s'udivano i -suoni piu allegri, coi quali si riprendevano le danze. Erano esse la -_Furlana_ e la _Veneziana_, che solevan farsi in gran cerchio e a passi -piu concitati sul finire della festa. Ancora alcun poco e la eletta -schiera, paga omai di si gentili accoglienze, si congedava dalla -famiglia. - -Messer Cino, nell'accomiatarsi, era pregato dal Vergiolesi di volersi -recare a lui nel giorno veniente. Selvaggia, nell'udir cio, die segno di -tal compiacenza, che non pote celare al guardo del giovane Sinibuldi; -tantoche, lieto esso pure, coi suoi amici se ne partiva. - - - - -CAPITOLO V. - - -CONSIGLIO E DIFESA. - - - "Molte volte addiviene che all'estremo - gaudio conseguita il lutto." - - ---- _Salomone_ nell'_Ecclesiaste_. - - -Fino dal far della notte le tenebre in quei tempi nella citta eran fitte -per ogni strada. Solo qualche lampada posta innanzi a sacri tabernacoli -sui canti d'alcune case, a cura pero di privati in opposizione agli -errori de' Paterini, tramandava un piccol barlume, e serviva cosi a -scopo religioso e civile. - -Nell'uscir dalla festa, Cino si era accompagnato con l'amico Lemmo e col -Cancellieri. Ne Lemmo si era premunito di lanterna, ne gli altri due -avevano avvisato di farla portare ai propri servi, come soleva la nobil -gente: e benche i domestici dei Vergiolesi le avesser loro profferte, -scherzosi e giulivi ne ringraziavan, dicendo che era un bell'andare al -lume delle stelle; e gia si erano incamminati per le proprie case. - -Tutti dovevan fare la stessa via, e cosi l'uno all'altro poteva esser di -scorta. Messer Cino, gia venduta l'antica casa de' Sinibuldi in S. Maria -cavaliera, insieme a quella de' Taviani e de' Cremonesi per erigervi -l'attual palazzo del Comune, abitava ora in altra sua in parocchia di S. -Ilario. Di qui doveva passare il Cancellieri, che, essendo de' Bianchi, -aveva casa presso l'abbazia di _San Bartolommeo in pantano_, detta cosi -perche nella parte piu bassa della citta. Poco distante era la casa di -Lemmo. Costoro, fin da quando erano usciti all'aperto, si erano accorti -che uno sconosciuto, ravvolta la persona in ampio mantello, e chiuso il -cappuccio, li seguitava. Quando ecco che giunto il Sinibuldi alla porta -di casa e presso ad entrarvi, quell'incognito che dal lato opposto della -via passava loro dinanzi, fu udito profferir chiaramente, benche a voce -repressa:--Maledizione!-- - -Tutti a un tratto posero la mano sull'elsa, non sapendo in quell'ora, -per chi di loro e a qual fine un si strano imprecare. E intanto che -colui a gran passi si dileguava: - ---Ma sapete ch'io dubito--disse il Sinibuldi--che sia stato dispetto di -quel cotale perche non m'abbia potuto aver solo per via! Da quella -imprecazione, Lemmo, non ti parrebbe? - ---Oh! appunto per te! Ad ogni modo meglio cosi, t'avremo salvato! - ---Bada pero--soggiunse Cino--che la spada al fianco non la tengo per -nulla, e all'occasione l'avrei saputa impugnare. Ma, dico io, quella -parola perche appunto qui? Non ti par proprio per me? - -E l'altro:--Ne avresti forse qualche ragione? - ---Non dico questo; perche assente da qualche tempo... Poi riflettendo: - ---Se non fosse!... Alla festa mi parve che uno... con una tal -guardatura! Messer... ma no... non e possibile! Oh! no, no, nissuna -cagione... non so davvero... - ---Via dunque non ti porre in sospetto. Sai gia a che tempi viviamo!--E -il Cancellieri egualmente rassicuratolo, si divisero ricambiandosi un -amichevol saluto. - -Ma pero il Sinibuldi non mal s'apponeva. Lo sconosciuto era Nello de' -Fortebracci. Una forte inimicizia perdurava da qualche tempo fra le loro -famiglie. Dopo che i cittadini, avvenuto il crudel fatto de' -Cancellieri, si videro spesso dalle torri con balestre e con pietre, e -per le vie con stocchi e con spade venir fra loro a battaglia, accadde -un giorno (cosi narrano le storie) che certi della parte Nera, cioe ser -Fredi di messer Sozzofante, Bertino Niccolai, che guardava la fortezza -del Pantano di messer Simone Cancellieri, e altri, stando in Pistoia -presso alle case di messer Gherardo de' Fortebracci e consorti, messer -Gherardo li volle offendere perche egli era nipote di quel nobile -cavaliere, messer Bertino, ucciso poco fa dallo Zazzara, fratello del -detto ser Fredi. Dalle parole misero mano alle spade, tantoche per -quella rissa tutta la citta fu in armi. Ser Fredi e i compagni si -accostarono a quei di casa i Sinibuldi; combattendo sempre con messer -Gherardo e con quei di sua casa. I Sinibuldi, prode e gagliarda gente, -vennero a tale assalto, che messer Loste de' Sinibuldi percosse addosso -a messer Gherardo, e uno spiede molto grande infisse nel fianco a -Braccino, uno dei figli di messer Gherardo, tanto che quel disgraziato -fu tenuto per morto. Messo sopra un palvese, lo portarono a casa, -ponendo ogni cura per veder di salvarlo; ma dopo tre giorni il suo -povero padre lo dove piangere estinto. Da quel tempo fu un odio -implacabile fra la casa de' Fortebracci e quella de' Sinibuldi. Nello, -come fratel di Braccino, aveva anch'esso combattuto per sua difesa. - -Ma perche mai si fiera minaccia contro di Cino, assente in allora e da -ambe le parti stato sempre stimato affatto estraneo a questi corrucci? - -E da sapere che Nello da qualche tempo si era perdutamente invaghito -della bella Selvaggia. Una tal sera, incontratala ad una festa che si -dava dai parenti di lui, colpito da tant'avvenenza, le volse gli occhi -si desiosi, che ella non dubito di rispondervi con un sorriso: quel -sorriso pero che una fanciulla felice ed ingenua concede ad ognuno. Ma -l'errore di certi uomini fatui sovente gli e questo, di presumere da cio -d'aver avuto un ricambio d'amore. E Nello di fatti, fin da quel giorno -incantato ed illuso per tanta grazia, si era ingegnato di essere sempre -dov'ella soleva recarsi. Favellarle di gia aveva potuto piu volte, e -anco, benche indarno, le aveva aperto il suo cuore. Al ricco giovane poi -non era mancata una schiera di adulatori, che gia si rallegrava con lui -della bella conquista; benche in fondo non fossero altro che suoi -desideri, e a misura che gli crescevano, e altri lo lusingava, gli -paressero quasi che realta; cosicche per tal guisa anche il suo amor -proprio v'era forte impegnato. Ma come sperare che ella obbliasse per -lui quell'amore che sin dai primi anni portava al suo Cino? Donzella -com'era di squisito sentire, rigetto da se con bel garbo ogni profferta -dello altero giovane, del quale poi ne pregi morali, ne della persona -potevano ispirarle affezione. Pure egli fidava sempre che almeno per -ragione di convenienza la famiglia di lei non avrebbe sdegnato di -stringersi in parentela con un giovine, solo in famiglia, e con uno dei -piu ricchi magnati della citta. Tanto era innanzi in quest'idea -vanitosa, che non pote concepire come attenderne una repulsa. Ma i -Vergiolesi, pel gran rispetto che avevano al voler di Selvaggia, tanto -piu che si erano accorti della sua assoluta avversione, non che -consigliarvela, non le ne tennero parola. - -Frattanto l'arrivo inatteso di messer Cino era stato pel Fortebracci -come un colpo di fulmine che l'aveva atterrito. Odiava gia in cor suo il -troppo noto rivale. Ma pure illudendosi, badava a pensare: - ---Se ella non ha dato risposta alle lettere mie; se non ha voluto udire -quel tale che si doveva intromettere presso di lei per appagare le mie -brame, dovro perdere ogni speranza? Il riserbo suo naturale le avra -forse imposto di non riscrivermi. E probabile anche che non abbia -creduto di dover affidare ad estranei una risposta si grave, dalla quale -sa omai che mi attendo o la vita o la morte! - -Di queste e somiglianti illusioni pascevasi tuttavia messer Nello. Ma -com'ebbe inteso che il rivale era giunto; che da lei, rientrando in -citta, era stato salutato in tal modo da far parlare di se: poi, per -colmo, alla festa quei loro sguardi e quei detti, dei quali egli stesso -dove esser testimone,... tanto lo invase la gelosia, tanto l'odio -contr'a Cino, che in quella sera giuro d'assaltarlo, e di provocare una -sfida. - -Intanto Cino, ignaro di tutto questo, non manco di recarsi puntualmente -nel giorno appresso dal Vergiolesi, e stettero insieme a lungo e segreto -colloquio. Nel tempo che il capitano gli confidava la notizia -dell'assedio, questi gli confermo pur troppo cio che gli aveva scritto -da Bologna, che ogni di piu il partito dei Bianchi in quella citta -andava scadendo, e sottentrava l'avverso. E aggiungevagli che gia non -solo si cospirava pei Neri, ma v'era chi aizzava la plebe mutabile per -mille guise, perche provocasse con fieri motti, e atterrisse poi con -minacce quanti erano, gli estranei in specie, che se li credesse -contrari. Sicche egli, avutane gia qualche mala parola, vide non esser -piu tempo di rimanere per aspettarsi di peggio, e all'improvviso se -n'era partito. Assicurava pero il capitano che l'amico suo, messer -Onesto Bolognese, l'avrebbe informato di tutto e si terrebbe in debito -di riferirglielo. - -Il Sinibuldi, uscito da lui, non ebbe altro pensiero che quello della -sua donna e di chiedere pero d'essere introdotto nelle stanze di monna -Adelagia e di Selvaggia; e non e a dire il contento che ne provo -all'udire come subito gli fu concesso! Egli era di nuovo inebriato -d'amore! E come avrebber potuto svolgergli pur quella immagine dalla -mente tutte quante erano dame e donzelle che aveva incontrato alla -festa, coi loro sguardi prolungati, con le dolci parole e i lusinghieri -sorrisi, dopo aver riveduta una volta si gentile e si bella la sua -Selvaggia? Essa era stata per lui assente un essere soprannaturale, uno -spirito consolatore, un angelo! Ora non solo la preferiva di gia a tutte -quelle vaghe donne, che ivi ebbe incontrato, ma gli pareva che Selvaggia -splendesse unica di pregi i piu eletti, e stando fra loro le onorasse e -le adornasse, come colei che destava in tutti, al solo vederla, -reverenza, meraviglia e piacere. Pure la sua trepidazione nel riporre il -piede su quelle soglie fu grande. Ma il gradimento amichevole, con che -venne accolto, fu pari alla gentilezza di quelle anime. In quel incontro -familiare i cuori dei giovani provaron di nuovo quel senso di un affetto -consolato che non s'esprime. Madonna Adelagia, che aveva avuto sempre -tanta stima per Cino, gli portava affezione come a figliuolo, e ora si -compiaceva che i propri figli rannodassero con lui l'amicizia. Perche -ella dicevagli: - ---Molto si, molto per costume e per dottrina avranno da imparare da voi! -Oh! se il mio Orlandetto poteste dirigermelo negli studi, ve n'avrei -davvero debito e grazia! - -Orlandetto, di gia avvenente garzone, e cui ella nutriva un affetto -particolare, varcava allora di tre anni il terzo lustro, e piu che agli -studi si sentiva inclinato agli esercizi cavallereschi. Or pensiamo se -messer Cino ebbe in grado cotal proposta; sicche subito le rispose che -nulla gli sarebbe stato piu caro che di fare il piacer suo. Si -aggiungevano a queste le preghiere di Selvaggia; ne altro vi voleva -perche ei ne provasse tutto il contento che suol destare una bella e -fortunata occasione. Amico gia di famiglia, vedeva con cio un nuovo -titolo che per frequentarla legavalo ad essa, e in tal maniera, che -nessuno onesto avesse a ridirne. Cio, piu che a lui, aggradiva a -Selvaggia, che, come abbiam detto, non bramava l'affetto suo in alcun -modo svelato: quasi le paresse che quel fuoco, quanto piu nascosto, -dovesse esserle anche piu sacro. - -Dal lato di mezzodi, la casa de' Vergiolesi aveva contiguo un piccolo -giardino e una privata cappella. Solo una bassa muraglia separavalo -dalla strada. Or come sulla sera Selvaggia soleva recarvisi, - ---Vogliamo--disse alla madre--che dopo tanto messer Cino rivegga con -quanta cura coltivammo sempre le nostre piccole aiuole?--ed ella -volenterosa assentendo, a pochi passi erano gia nel giardino. Ivi ogni -fiore di primavera faceva bella mostra; ed erano tali che dai petali -colorati tramandavano quasi tutti un odore gratissimo. - ---Vedete--diceva a Cino la madre--vedete un poco bellezza di rose che -abbiamo! Da questo nostro rosaio fu colta da Selvaggia la rosa che vi -porgeva iersera. - ---Tanto piu l'avro cara--ei rispose--quanto che ambedue vi adoperaste si -bene alla piena vegetazione di questa che per me e la regina dei fiori. -Quante volte, credetelo, nella mia lontananza ho ricordato anche i fiori -del mio paese! E di questi che amo tanto, di la dall'Apennino pel clima -piu rigido non potendo trovarne in questo mese che raramente, e tanto -piu, si gentili cultrici, sovvienmi d'avere scritto una canzone che -incomincia cosi: - - Deh quando rivedro 'l dolce paese - Di Toscana gentile - Dove il bel fior si vede d'ogni mese! - ---Si veramente; il giardin de' bei fiori!--soggiunse la madre.--E un -benedetto Eden sarebbe il nostro, ove orride serpi non vi stessero -ascose. E voglia il Cielo!... perche un funesto presentimento... da -qualche tempo!... - -E in questo dire, vedutasi innanzi dischiusa la porta della cappella, -com'era solita in quell'ora, vi si reco a pregare. Allora subito messer -Cino si fece a narrare a Selvaggia quel che la sera dopo la festa gli -era accaduto, quanto a quell'incognito e alle udite parole. - ---Santa Vergine!--esclamo ella--non altro poteva esser costui... - ---Chi dunque, chi mai? - ---Nello de' Fortebracci! - ---Oh! ecco--replico Cino:--sovvienmi alla festa, quand'io parlava con -voi d'una certa sua guardatura... Ma e noto gia il suo naturale, e non -credeva giammai!... E che vuol egli da me? Ma voi dunque sapete... - -Allora Selvaggia, benche trepidante, a togliergli ogni sospetto, gli -ando svelando rapidamente le insistenti profferte dell'amore del giovane -e il franco animo con cui le ebbe respinte. - -Stupi egli a tal nuova, e basto cio per comprendere la cagione non solo, -ma le possibili conseguenze di quella minaccia. - ---Ahime!--sospiro ella--che della vostra assenza gli amici vostri -avessero dovuto dolersi, era cio naturale. Ma che adesso, tornato in -patria, si debba tremare per voi!... ed io, messer Cino, io esserne la -cagione!... - -Ed egli:--Ogni periglio sarebbe lieve a sfidare quando fosse per voi, -dolce mia donna! - ---Oh! non dite questo! Di voi unicamente mi preme ora! - ---Dunque anche lontano... voi di me solo, o Selvaggia,... ne mai -obliaste?... - -Ed essa, abbassato lo sguardo; poi sollevatolo a lui, con passione -soggiunse: - ---E con qual core l'avrei potuto? Ora poi che siete alfine fra noi e che -le vostre parole tanto mi rassicurano!... Valoroso di rime e di leggi! -Ah! sento che la gloria vostra quasi e la mia; e come vi bramo, sarete, -n'ho fede, onorato dovunque. Ma, se alcun potere posso avere sul cor -vostro, Cino, di grazia ascoltatemi. Furibonda e l'indole di costui; la -vostra vita e preziosa: e per tante ragioni, che potete pensare, non -deve esporsi a un terribile rischio. A Fredi, mio fratello, che e di -animo conciliativo e a noi benaffetto, andate e confidate ogni cosa. -Egli solo puo deludere in tutto quel forsennato, voi porre in calma e a -un tempo me stessa. - ---Oh! generosa! tanta previdenza per me mi da prova che anche il cuore -v'ha parte. Ve ne sapro esser grato, non dubitate! Ora e sempre il -vostro volere sara il mio!--E come in atto di solenne promessa, messer -Cino le stese la destra. Ella accoglievala nella sua; e fu una di quelle -strette di mano che vanno al cuore. - -La madre era tornata in giardino. Ei le accompagnava alle proprie -stanze, e si partiva da loro risoluto di dare effetto all'amoroso -consiglio. - -La citta era tuttora inconsapevole della minacciata sciagura, quando la -mattina seguente un suonare a distesa della campana maggiore della torre -della Cattedrale la faceva avvertita che il general Consiglio del popolo -doveva convocarsi in straordinaria seduta. In un baleno si sparse che -questa volta si teneva nella chiesa di _S. Giovanni for civita_; cosi -chiamata anche allora, benche dentro al secondo cerchio, dall'essere -stata eretta fuori del primo. Altre volte, come sta scritto, radunavasi -in Cattedrale, e anche nel tempio degli Umiliati. Costume antichissimo; -peroche reputavano quel magistrato non altrimenti che un sacerdozio -civile; il quale, siccome per amor di giustizia dal principio religioso -doveva informarsi, per la santita del luogo che l'accoglieva, -ingenerasse nel popolo maggior rispetto e autorita. - ---Una grave comunicazione del potesta! si era gia incominciato a -vociferare. - ---Cose serie!!--a mezza voce ripetevano per la via: e intanto si -facevano capannelli per ogni lato, e l'uno l'altro s'interrogava: - ---Che se ne dice? Ci hanno dato forse l'assalto ad altre castella que' -Paterini? - ---Uhm! che volete sapere quel che mulinano i Guelfi? E il peggio, -crediatelo, gli e dei nostri che aizzano!--E un altro:--e dite anche de' -Neri fuorusciti. - ---O quelli si che tirerebbero all'esterminio! Per vendetta peggio che -tutti!--Badate, messeri--soggiungeva un buon vecchio--quando chi non -c'entra ci vuol metter, le mani, e' non ne va una bene! Si vede proprio -che il bene stare ha a durar poco nel mondo! Vedete un po'! ieri l'altro -tutti in gioia e in festa, e oggi... che sara mai? - -In questo mentre s'udivano alcune voci:--Indietro, indietro! Libero il -passo!--Erano i donzelli del Comune che ammonivano la folla. I signori -del Consiglio s'avvicinavano. - -Usciti dal palazzo comunale venivano a due a due, molto gravi -nell'aspetto gli operai di S. Jacopo e di S. Zeno; il sindaco del Comune -e della grascia; i dodici anziani, e ultimo il gonfaloniere di giustizia -co' suoi ufficiali e co' suoi militi, e vari donzelli che portavan le -insegne. - -Entrati in chiesa, vi trovavano gia schierati i dugento consiglieri, il -potesta e capitano di guerra, col Vergiolesi primo capitano della -cavalcata, e il cavalier De' Reali; anch'essi dei consiglieri, che -solevano scegliersi da ogni classe di cittadini. Sedeva il gonfaloniere -nel primo posto, con attorno gli anziani sopra un alto ripiano, cui puo -dirsi facesse spalliera il bel pulpito marmoreo di Guglielmo da Pisa, -che da soli trentaquattro anni v'era stato scolpito. A destra, in luogo -del pari onorevole, il potesta: e in gran cerchio ellittico a doppio -ordine i consiglieri. Fra gli spettatori, i cittadini piu riguardevoli, -e di quanti era capace la chiesa. Le porte da tutti i lati di essa, che -era isolata, le guardavano poche milizie cittadine. Conferiva d'assai -alla maesta di quel tempio la sua primitiva semplicita. Un gran trittico -con buoni dipinti all'altar maggiore, cui pregavano i fedeli volti ad -oriente, e soli altri due altari dai lati con bei lampadari e le pareti -in gran parte dipinte di sacre istorie, ne costituivano tutto il suo -ornamento. - -Non appena il gran consesso posava, che il gonfaloniere sorse il primo a -far noto che di gravi cose i padri della patria eran chiamati a -trattare, e di gravi novelle a ricever contezza, e queste dall'onorevole -potesta che a cotal fine vedevan fra loro. Il quale, come n'ebbe avuta -facolta, levatosi, cosi prese a dire: - ---Magnifici ed onorevoli, gonfaloniere di giustizia, anziani e -consiglieri del popolo! Non mai per piu grave cagione mi faceva a -compire solennemente l'ufficio di potesta e di capitano di guerra, che -vi piaceste affidarmi, ne per piu urgenti casi dovevasi qui radunare il -general Consiglio del popolo. E d'uopo che voi sappiate, e da me che per -certa scienza ne son fatto sicuro, qualmente il Comune di Firenze, -collegatosi con quello di Lucca, ha gia deliberato di spedire le proprie -milizie e molte straniere a por l'assedio a Pistoia! - -A queste parole un fremito generale si desto nel Consiglio, e fra i -cittadini che v'assistevano. - ---Pur troppo--seguiva egli--un nuovo ed ingiusto atto che non ha nome! -Tanto piu che da qualche tempo lo Stato nostro tranquillo a nissun de' -Comuni che or ci minaccia aveva dato occasione di lamentare una offesa. - ---Noi invece finora i provocati e gli offesi!--s'udi ripetere con -isdegno da diversi. - -Quindi uno di essi: - ---E qual ragione e qual diritto pongono innanzi costoro per l'iniquo -divisamento? - -Cui il potesta: - ---Ragioni e diritti voi dite! Ne tampoco saprebbero immaginarli, se non -que' del piu forte, ch'essi poi non osan di far palese. Perche anzi io -vi dico che di nascosto si apprestan le armi; e che appellato, e in via -il duca di Calabria co' suoi migliaia di Mughaveri e Catalani, e -piomberanno fra breve, come lupi sopra gli agnelli, su questa nostra -sventurata citta! - -Alzatosi allora il capitan Vergiolesi: - ---Permettetemi, o signori, ch'io vi palesi tutto l'animo mio. Diritti -nissuno potrebbe lor consentire, ma neppur solo pretesti: quando altre -volte noi, seguendo parti diverse da quelle loro, nondimeno siam rimasti -in un pacifico accordo. Ma certo parve che qualche diritto se -l'arrogassero da quell'infausto giorno che (per unico miglior mezzo!...) -fu opinato il nostro governo dovesse darsi in tutela de' Fiorentini! - ---E che?--soggiunse il De' Reali--sarebbe mai questo un rimprovero d'un -consiglio, del quale i' mi fui il principale autore? Capitano! Noi -chiedevamo posa alle funeste divisioni d'alcuni magnati, ai tumulti dei -discordevoli cittadini, alla fazione de' Neri, e Firenze ce la otteneva! - ---Ma crediatelo--riprese l'altro--non per nostro, ma per loro vantaggio! -Perche voi vel sapete, i principali di tal fazione erano a Firenze i -Cerchi, gli Adimari e que' della Tosa, tutti gia Ghibellini, e che ora -collegati coi Bianchi han creduto d'assicurarsi cosi un partito piu -stabile. Che ci valse l'aver mandato fra noi un potesta e un capitano -per riformarci a parte Bianca; veder disfatte da' militi loro e da una -plebaglia comprata le case de' Rossi, de' Sinibuldi, de' Tedici, de' -Tebertelli, de' Ricciardi, de' Lazzari; arsa perfino e distrutta la -fortezza di Damiata, e cosi la parte Nera e Guelfa cacciata dalla citta; -quando, sotto un nuovo pretesto di pace, altra mano piu potente e -tirannica, invocata da un fiorentino, e cui Fiorenza follemente si -sottopose, tento di tornarci a parte Nera, e fra quella e la nostra -repubblica fu cagione di nuove discordie? Un Corso Donati non doveva -mai, non che essere udito, ricevuto neppure dal pontefice Bonifazio! -Invece blandito questi da una lusinga, e dell'occasione facendo suo pro, -chiama a soccorso uno straniero, chiama di nuovo il Francese! Oh! ma -qual velo gli cadeva in Anagni! Che poi si dovesse aspettare Italia -dagli stranieri, glie l'avevano omai palesato l'Angioino ed i vespri di -Monreale! Mala pianta per questo suolo era quella del fiordaliso! Fosse -stato pur d'oro, egli era un fior de' Capeti! E chi fu primo a gradirlo? -I Fiorentini! I Pistoiesi non gia! Quando Carlo, sceso dai nostri monti -pel greto d'Ombrone, s'avvicino a Pistoia, ci avvisammo venire a noi un -_Signor senza terra_, che facilmente pero si sarebbe tolta l'altrui; -sicche non era tempo di cogliere fronde d'olivo per fargli festa; ma -sibbene, come fu fatto, di rafforzar la citta; e solo in questo modo -premuniti e sicuri uscir fuori e onorarlo. Ed egli sel seppe e non oso -venirvi! E bene ando: che, per quanto piccolo Stato, con dignita ci -facessimo intendere! Oh! quella volta il maligno Muciatto Franzesi che -lo guidava, non rise, no, de' suoi stolti consigli! Ben Fiorenza sua -patria ne dove piangere, e ravvedersi, ma tardi, e pagare intanto con -gli esilii e le multe di tanti nobili cittadini troppo caro quel suo mal -consiglio e quella sua cecita! - -E nondimeno questo preteso paciaro che non fece pur contro noi? A mano -armata ci assale; e non potendo in citta (che le nostre armi gli posero -nel codardo animo lo sgomento!) si appaga di sorprendere e derubarci le -vicine castella; tanto che la sua caritativa missione recasse a lui -qualche frutto! Serravalle, il Montale, Lamporecchio, pur troppo v'e -noto! forti castella per sito, e ben munite di nostre milizie, ci furon -sottratte con violenza ed inganno! - -Pure a noi era giunto favorevole il destro di far costar cara a Fiorenza -la zizzania tornata a spargere per man di costui sul nostro terreno! Il -cardinal da Prato ne incoraggiava; non ci mancavano le armi dei nostri -alleati Aretini, Bolognesi e Romagnoli, talche la spedizione della -Lastra dell'anno decorso, alla superba repubblica doveva esser di -funesta memoria. Non ci voleva che la giovanile imprudenza di Baschiera -de' Tosinghi: che impaziente dell'aspettare il soccorso dei nostri col -degli Uberti, per troppo impeto in prima, in ultimo per vilta, -un'impresa si certa volto in danno ed in lutto! Di qui l'ardir del -nemico, e questa fiera vendetta onde ora ci assale! Frattanto io -propongo al Consiglio che statuisca, che per savi uomini da lui eletti -si debbano senza indugio apprestare armi ed armati, e ogni sorta di -fornimenti a una valida resistenza. - -E allora il De Reali: - ---Ma prima che imprendiamo una guerra si disuguale di forze, prima di -correre un estremo pericolo, abbiamo noi ben ponderato se meglio non -fosse acconciarsi alla proposta di riprendere in Pistoia i Guelfi Neri -che respingemmo; e per amor di concordia, piuttosto che le vite dei -cittadini, sacrificare i nostri, giusti si, ma privati rancori? - -Cui il venerando Astancollo Panciatichi, subitamente levatosi, -rispondeva: - ---Che ascolto io mai? Quando la vipera vi s'e avventata altra volta, e -v'ha ferito del suo stral velenoso, vorreste voi per lo meglio riporvela -in seno? Chi non sa che a siffatte ferite unico rimedio e un ferro -rovente e senza aspettare? Cittadini! il mio voto concorda con quello -del capitan Vergiolesi. Armi, armi, armi! Si muniscano poi le nostre -mura validamente; ma ricordiamo che il piu valido usbergo loro debbono -essere i forti petti dei cittadini. - -E il degli Uberti: - ---E questo pure e il mio avviso; e come capitano di guerra chiedo ampie -facolta per provvisioni di viveri e d'armi. - ---Sovvengavi--riprese il Vergiolesi--come il degli Uberti conosca gia il -valore dei nostri militi. Egli strenuo e degno erede del gran Farinata, -li condurra alla vittoria, non altrimenti che fece un altro nostro -potesta, Corso Donati, capitanando a Campaldino le nostre schiere, -sicche pei loro ardimenti ne trionfarono. Sovvengavi infine che un mezzo -secolo fa, se dovemmo subire un assalto improvviso dei Fiorentini, -sapemmo anche respingerli. - -Infervorati cosi quelli spiriti, senz'altro opporre, che anzi per voto -unanime statuirono doversi trarre le somme occorrenti per una pronta -difesa. Di che la direzione suprema voller commessa al degli Uberti e al -Vergiolesi. Deliberarono poi che tutti i fuorusciti Bianchi, e quanti -erano alleati Bolognesi, Pisani, Aretini e Senesi, s'invitassero a -collegarsi e a venir loro in aiuto. Molte altre cose provvidero per -l'interno. E infine, sulla proposta del Vergiolesi, elessero giudice -delle cause civili nella citta Messer Cino de' Sinibuldi; reputando che, -tornato in patria in si difficili tempi, col senno e con la dottrina -potesse molto giovarla. Con questa unanime deliberazione il Consiglio fu -sciolto. - - - - -CAPITOLO VI. - - -L'ASSEDIO. - - - "E tutto faceano per avere Pistoia, della quale forte - dubitavano; perocche la teneano i loro avversari, ed eravi - dentro messer Tolosato degli Uberti." - - ---- _Dino Compagni_, _Cronaca_, Lib. III. - - -Poche ore erano scorse dallo sciogliersi del Consiglio, che gia ogni -cittadino era stato informato della triste novella. Quali per le vie se -n'andavano inquieti l'uno con premura chiedendo all'altro; quali ne -tenevan proposito per le case in lunghi e segreti colloqui. Benche, -valutate le circostanze, prevalesse fra i piu il timore d'una disfatta, -stavan pero con l'opinione del Consiglio; perche rancori privati erano -in molti, e nel bollore di essi le moltitudini non vanno mai a -riflettere al pubblico danno. Non valevano i consigli dei moderati, -quando que' piu con diversi argomenti parlavan sempre a passione. - ---Che siamo noi divenuti?--Con quel disdegno con cui ora si parlerebbe -d'un'aggressione straniera, diceva un popolano a' suoi vecchi compagni -d'arme di guardia al palazzo del capitano, e cui gia molti giovani -s'eran fatti d'attorno.--Che siamo noi divenuti, da dover cedere di -nuovo alle prepotenze dei Fiorentini? Non furono assai quelle che ci -tocco a soffrire ne' tre anni passati, fatti padroni di casa nostra? -Alla larga con tali amici, che vedete un po' ora quel che ci minacciano! -E il de Reali voleva che venissemo a patti con loro! Cittadini, -badate!... Eh! gia di voi non ne dubito, non puo esserci uno che non sia -pronto con l'armi a tenerli di nuovo in avviso! Perche sfido io se nol -dobbiamo! - -E un di quelli coi soliti vanti, ma che eran pure un grande sprone a -serbarli gelosi dei dritti loro. - ---Sicuramente!--rispose.--L'avviso l'avevamo loro gia dato a Campaldino. -Il Vergiolesi ben fece a ricordarlo al Consiglio, perche puo dirsi che -fummo noi che col nostro coraggio decidemmo della vittoria. Ma essi soli -par che l'abbian dimenticato! - -E quel primo aggiungeva:--E si che allora eravamo in campo aperto! Oh! -sta a vedere se da una delle piu munite fortezze com'e davvero la nostra -citta, non sapremo respingerli! Voi giovani poi, viva Dio! spero che -sarete con noi! - ---Si ora e sempre a difesa della patria!--gridarono essi ad una voce: e -pieni d'entusiasmo guerresco si mossero insieme per le vie della citta, -infervorandosi in quell'idea e facendo gente al loro partito. - -Alcuni, financo gente di chiesa, e dei monaci stessi (che eran molti e -del paese, e in quei tempi anche in cose del Governo erano assai -consultati) a secondar piu che altro gli umori del popolo, predicavano: -de' Fiorentini non se ne avesse a temere, perche i gastighi di Dio da -qualche tempo piovevano a flagello sopra di loro. E fuvvi un frate che -in un di que' giorni alla plebe commossa, uomini e donne -indistintamente, nell'uscir dalla chiesa del suo convento, li sul getto, -richiesto del suo parere, aspetto che tutti gli fossero attorno, poi fe' -cenno che l'ascoltassero, e cosi disse loro: - ---Dovete sapere che compiesi appunto un anno quando a Firenze fu gradito -un bando, che chi voleva veder le pene dell'inferno andasse ad Arno tra -'l ponte alla Carraia e quello di S. Trinita. Che credete voi che -immaginassero? In quel tratto di fiume vi avevan condotto di molte -barche, acconce per modo, che vi si fecero fuochi e vi si poser caldaie, -con uomini in forma di demoni e di anime di trapassati, cui facevan -subire ogni sorta di pene. Ed essendo il ponte alla Carraia di legname, -si carico per modo di gente, che non resse e cadde; e chi v'era su, -cadde nell'acqua e tra le fiamme: di che molta gente si guasto e mori. E -cosi (concludeva) in pena del sacrilego giuoco fu permissione divina che -molti veramente andassero a penar nell'inferno! - ---Gesu e Maria! Proprio vero?--si domandaron le donne -raccapriccite.--Che Dio ne salvi, scampi e liberi! - ---Ebbene, fratelli; qual opera piu iniqua potrebbe ora agguagliarsi a -questa, di venire ad assediare un'innocente citta? Oh! ma io ho fidanza -che i nostri nemici non ci avranno appena circondati d'assedio, che Dio -si levera contro loro, e dinanzi a queste mura li vedremo in fuga e -dispersi! - -Il fatto di tale spettacolo dato in Arno, che fu a onore del cardinal -Niccolo da Prato, e d'invenzione di quel cervello balzano di Buffalmacco -pittore, e la triste rovina che vi sopravvenne, tutto, pur troppo, era -vero! Ma dovea riguardarsi come tant'altre pubbliche calamita: e -argomento siffatto sarebbe stato di niun valore sopra animi piu -tranquilli, e meno appassionati e superstiziosi. - -Intanto di li a poco di giorno in giorno si vedevano arrivare in citta, -reduci dall'esiglio, quanti erano in Toscana del partito de' Bianchi. -Costoro (come suolsi per la piu parte dagli esuli esasperati dai -patimenti) dopo aver di lontano per lettere, con una troppo viva -narrazione dell'ire nemiche e di lor disagi, esagerati i fatti; non -valutando il mutamento dei casi e dei tempi, perduto anzi il vero -concetto dell'interna situazione del proprio paese; presenti ora -rifiammavan li sdegni, e non che voler sentire proposte d'assestamenti e -di pace, animavan tutti a resistere. Cosi Pistoia, ultimo rifugio de' -Bianchi, sola e con piccole forze, si preparava con indomito animo a -sostenere il piu terribile degli avvenimenti che possa colpire un'intera -popolazione! - -E si che sebbene moltissimi fossero coloro che fomentavan guerre e -vendette, non mancava dall'altro lato chi dimostrasse al popolo la -grandezza del pericolo cui si esponeva, e come su certi alleati non -avesse piu a far conto. - -Ed infatti uno de' fuorusciti, giunto allor da Bologna, e cui per brama -di fresche novelle per le vie facean pressa, andava narrando cio che -messer Cino di gia prevedeva: che, cioe, il giorno precedente al suo -lasciar la citta, oltre ad avere Fiorentini e Lucchesi comprato con -l'oro que' popolani, le calunnie loro contro de' Bianchi avevan finito -di sovvertire il pretore. Che il conte Tordino da Panico capitano de' -militi della montagna bolognese, andato con gente armata a Bologna, e la -fattosi capo dei rivoltosi, era venuto in piazza col popolo prezzolato; -e per di piu, fattosi forte di cavalieri e di fanti del vecchio partito -Guelfo de' Geremei, aveva gridato con essi:--Muoiano quanti sono i -Lambertazzi! muoiano i Bianchi Ghibellini, e vivano i Guelfi Neri!--Che -di gia si facevano molte confische; che i popolani discordi, e -parteggiando pur sempre chi per l'una chi per l'altra di quelle loro -potenti famiglie, s'erano accapigliati, avevano per le vie sguainato le -spade, e si parlava di molti feriti: ma che infine trionfavano i Neri; e -che egli, a stento potuto uscir di citta, per gran fortuna n'era -scampato. - -Provocata a Bologna una tal riforma, e tolti a Pistoia anche questi -alleati, se ne stavano i Fiorentini ad osservare gli andamenti de' -Pistoiesi, ma frattanto non si movevano. E forse a tali estremi non -sarebber giunti o almeno si presto, se inaspettatamente non veniva a -morte in Perugia, avvelenato, come da molti si disse, il pontefice -Benedetto XI. Egli era di mite indole, e uomo puramente di chiesa; e -come sapeva le male intenzioni de' Fiorentini verso Pistoia, aveva -sempre interposto la sua autorita ed i suoi buoni uffici col mezzo del -cardinal da Prato, a metter pace fra le fazioni. E se non riusci a -comporle cotal pontefice di natura si buono, si deve, egli e vero, -attribuire ai corrucci de' cittadini in quel tempo giunti all'estremo; -ma molto anche alla forma di quel suo Governo, e infine alla debolezza -dello stesso pontefice, che lo rendeva facilmente cedevole agli astuti -artifici de' suoi ministri. - -Non appena a Firenze s'intese da' Guelfi che il papa era morto, e che i -cardinali erano molto discordi per la nuova elezione; facendo -assegnamento sul tempo che, durante il conclave, avrebbero avuto, nel -quale sarebber tornati a intraversare i loro disegni; fu allora che -stabilirono insieme co' Lucchesi di portar la guerra a Pistoia, di porvi -l'assedio, ne dipartirsi finche in poter loro non fosse caduta. Disposer -frattanto che ciascun Comune per la sua parte s'affrettasse a fornirsi -delle milizie occorrenti. - -Piccola, come abbiam detto, era la citta di Pistoia, perche il suo -cerchio, che era il secondo, a poco oltre un miglio poteva estendersi. -Movendo infatti dall'antico ponte di San Lorenzo (in prossimita della -qual chiesa scorreva allora il torrente Brana) seguitava a ponente, e -giungeva al Castello de' Conti Guidi a Ripalta. Quindi per la via, detta -ora del Corso Vittorio Emanuele, si protraeva fin presso S. Maria Nuova; -e di qui infine piegando a settentrione si richiudeva sul S. Lorenzo. Ma -benche di circonferenza si limitata, era pero notevole questo cerchio, -come lo descrive il Compagni, per le bellissime mura tutte merlate, con -torri e fortezze e porte da guerra; ponti-levatoi, e grandi fossi -d'acqua all'intorno, sicche per forza la citta non potea conquistarsi. -Le quattro porte che davano il nome ad altrettanti quartieri della -citta, erano: la Gaialdatica, ora Carratica, la porta Guidi, quella di -Ripalta, e la Lucchese. A queste se n'aggiungevano altre piccole di -soccorso, dette postierle. - -Or sebbene i Fiorentini sapessero come la citta fosse ben munita e da -gente di gran valore, non si ristettero dall'impresa. I Pistoiesi dal -canto loro si dieder subito a raccogliere armi ed armati per tutto il -distretto: raddoppiarono d'operai le antiche officine d'armi, come di -celate, di alabarde e di spade; e molti poi assoldarono a rafforzare i -bastioni e le porte. - -Sul bastione delle mura a tramontana, che dalla sua chiesuola fondata -nell'866, chiamasi ancora S. Jacopo in Castellare, ferveva gia il lavoro -fra molti operai, per gli opportuni restauri e per nuovi baluardi. Eravi -costassu un largo altopiano, che dalle torri contigue e dalla bertesca -di messer Baschiera de' Rossi, estendevasi in semicerchio fino alla -chiesa di S. Salvadore. Il qual bastione si vede tuttora sorretto da -muraglioni piu alti che altrove; essendo che la citta da questo lato -mantenga sempre in pendenza il sinistro fianco dell'ultimo sprone -dell'Appennino, sicche per accedere al centro della citta debba farsi da -questa parte una breve salita. - -Una mattina a dirigere que' lavori se ne stava un tal giovane, sul cui -volto era impressa una profonda mestizia. Le nebbie della pianura spinte -verso i monti da una brezza leggera, si addensavano nelle convalli. -Alcune nubi nerastre sorgevano da ponente; i raggi del sole -riverberandosi su questo svariato orizzonte, ne componevano un quadro -magnifico. Il giovane era messer Fredi de' Vergiolesi. Non preso punto -da quello spettacolo, figgeva immobilmente lo sguardo sulle vicine -campagne che verzicavano ed eran fiorenti per ogni dove. Quel cuore si -nobile non poteva abbandonarsi a ricevere dolci impressioni, quando la -sua terra natale la vedea minacciata da si grave pericolo. Gli pareva di -scorgere di gia per que' vasti terreni abbattute le vigne, le semente -disperse, atterrati gli ulivi e ogni altro frutto: in fiamme poi i -casolari, fuggiaschi i poveri agricoltori, e, come sentirsi risuonare -alle orecchie i lamenti e le strida di quegl'infelici. E in questo -pensiero imprecando agli avversi vicini, per un subito moto di sdegno -portava la mano alla spada. La stringeva appunto nell'atto che tra -spensierato e baldanzoso gli veniva dinanzi Nello de' Fortebracci. Che -sorridendo del piglio severo del Vergiolesi, gli si volse e gli disse: - ---Ohe, ohe! messer Fredi! Vuoi forse batterti meco? In verita che da -compito cavaliere come se' tu, non mi sarei aspettata una formale -disfida per isceglier luogo piu conveniente. - ---Non parmi tempo questo da motti di scherzo per non dire -d'irritazione--replicavagli il Vergiolesi.--Ora che tu al pari di me -devi sapere che danno sovrasta a queste povere campagne, a' loro coloni, -a' loro abituri, che andranno distrutti, e in fine alla patria; e alla -quale, credo, non dovrebbe mancare il tuo braccio. - ---No--ripigliava l'altro--benche io ancor non mi sappia se la patria -stia poi in queste tue capanne che gia deplori se saranno abbruciate. -Sono come la rena che il fiume depone e ritoglie; e se fosser distrutte, -oh! non mancheranno mascalzoni di villani che, per servire, e se voglion -mangiare, torneranno di nuovo a sementarci le terre; e allora le -capanne, non dubitare, le vedrai presto rifabbricate. - -La prepotenza feudale si rivelava tutta in queste parole, come in quel -titolo di villani dato a quel modo a que' poveri agricoltori. La -inferiorita del contadino nelle gradazioni della societa, non era allora -che al terzo stadio per giungere allo stato di uomo libero. Prima -schiavo, poi servo alla gleba, infine villano; lo che voleva dire -libero, e vero, rimpetto alla legge e uguale al cittadino; ma moralmente -inferiore e servo. E se ancora degli agricoltori in qualche provincia -d'Italia in questa condizione se n'abbiano a deplorare, il lettore ne -giudichi. - ---Ma e poi--seguitava il Fortebracci--tu mi parli di capanne distrutte! -Si per mia fe! Che forse noi stessi per furor di partiti, quando ci e -parso e piaciuto, non abbiam fatto altrettanto? - -E a lui il Vergiolesi: - ---Ti parvero forse tempi prosperi quelli al nostro paese? O non -piuttosto quando il Comune, in pace con tutti, ingrandiva il territorio -per via di trattati; apriva comunicazioni per nuove strade con Modena e -Bologna; e quando il commercio per le molte banche, e pe' lavori d'ogni -maniera vi prosperava, e al popol minuto assicurava i guadagni? - ---Io non mi so troppo di questi tuoi mercatanti e bottegai, e di popol -minuto; e poco mi preme che meglio o peggio si vada in Lombardia. A me -basta che alle nostre famiglie non venga meno nobilta, potere e -ricchezza per conservarci quel lustro che ci lasciaron gli avi nostri, e -che in fondo e anch'esso un benefizio pel popolo. Sebbene, ci e mai -riuscito di placarla verso di noi cotesta gentaglia? Non ci ha forse -obbligati ad ascriversi alle arti? ad atterrare una parte delle nostre -torri? Non la vediamo di gia imparentarsi con noi, e vestire il lucco ed -il mazzocchio all'uso dei nobili? Ma che per questo? Ci vedessero -avviliti, miseri e sdruci come paltonieri, non verrebbe meno la loro -invidia e la loro insolenza! Questi tuoi banchieri poi un giorno o -l'altro speculeranno sulle nostre case e su' nostri averi se li -accarezziamo poi tanto. Disprezzali come me, e vi troverai il tuo -meglio. - ---Disprezzarli! Ne ti e mai sovvenuto dell'apologo dello stomaco e della -testa? - ---Ma io non so--riprendeva l'altro--ne di apologhi, ne d'altre storie: -parlami d'armi, di cavalli e di donne. - ---Ecco--soggiunse il Vergiolesi--ecco la cagione delle nostre sciagure! -Un'indifferenza per quanto v'ha di piu nobile, di patriottico...., un -orgoglio egoista, e la sola soddisfazione del presente che ne fa -sacrificar l'avvenire! Ma meno male quando tutti seguivano una parte: -ora.... - ---Ora vuoi dirmi che alcuni teniamo dai Bianchi, altri dai Neri. E se -cio ti molesta, perche non andiamo tutti dalla parte Nera e scansiamo -quest'assedio? Io.... oh! io posso dirti che nol provocai! - -Questi ultimi detti furon profferiti dal Fortebracci con tal sorriso di -scherno, da farne irritare non che un figlio del capitan Vergiolesi, ma -qualunque altro che sentisse il piu lieve pudore del nome di cittadino. -Tutta la bile che chiudeva quel maligno contro Cino ed i Vergiolesi -amici di lui, parve che in quel istante si riversasse sulle sue labbra. -Anco dal fisico, lungo della persona e di spalle alquanto ricurve; due -neri occhi affossati e cupi, tinti in giallo come la faccia; e questa -larga e schiacciata, e il naso egualmente depresso: all'udirlo poi tutto -volgere al ridicolo e tenere in dispregio, poteva ben designarsi per un -di coloro (de' quali a danno d'ogni paese in ogni tempo non v'e difetto) -che personificano il genio dissociatore, il genio del male. Piu dannosi -alla patria di que' tali che apertamente l'avversano: perche per quanto -scettici in tutto, non lasciano per ambizione di brigarne gli uffici; e -non appena ottenuti, per personali rancori acuiscono quel po' d'ingegno -che ebbero, per contraddire e opporre, ne vada pure il ben pubblico. Con -cavilli svisano i fatti agl'improvvidi; si fanno poi, con parole audaci -e con minacce se vuoi, un partito nella setta de' cattivi e de' -pusillanimi, e spesso per alcun tempo (perche i buoni per consueto -fidenti nelle rette loro intenzioni sono inattivi, e sovente, secondo il -dettato, val piu un cane che abbaia che un leone che dorme) riescono a -turbar gli animi dei cittadini e dividerli. - -Messer Fredi a que' detti non fece che un atto di sdegnosa maraviglia e -di compassione sopra di lui che ben conosceva; e senza neppur degnarlo -d'un guardo, risoluto si mosse altrove. - -Di cio seppe male al Fortebracci. Quel suo spirito inquieto e divorato -da prepotente passione e da gelosia, aveva bisogno d'erompere. S'aggiro -tutto il giorno per la citta, solo col suo pensiero, non udendo e -vedendo, in mezzo a un andare e un venire di popolo: qua di milizie a -portar sopra carri nuovi attrezzi di guerra; la a schierarsi per le -piazze sotto le armi, e addestrarsi agli ordini de' capitani. - -Allorquando, senz'avere una direzione, si trovo quasi istintivamente di -faccia alla porta di casa sua, e faceva atto di entrarvi. Se non che lo -fermava uno sconosciuto, che diceva venire appunto in traccia di lui. - ---Chi siete voi? Che volete da me? aspramente gli dimando. - ---Messer Fortebracci, io vengo a nome del vostro zio, esule a Prato, per -favellarvi. - ---Entrate allora.--Ed aperta la porta si avvio con lui nelle sue stanze. - -Quivi giunti, l'incognito cosi prese a dirgli: - ---Voi gia sapete che un formidabile assedio e per esser posto a questa -citta. - ---Lo so. - ---I cittadini nulla hanno fatto per rimuovere da se cosi grave sciagura. - ---E mal s'abbia chi se la volle! - ---Vostro zio, cui nonostante la diversita delle parti, sta a cuore un -nipote par vostro; che potrebbe, vedete bene, o messere! potrebbe un -giorno esser l'erede delle sue molte ricchezze! (e guardandolo fisso, di -queste parole batte lentamente a una a una le sillabe) vostro zio ha -sperato che ridotte a questi estremi le cose, suo nipote sara per far -senno; e se non altro, per provvedere alla sua sicurezza cerchera un -rifugio fuori di queste mura, e di questa gente destinata ad arrendersi. -Pensate dunque, messere! - -E il Fortebracci, che solo nell'incontro si era degnato mirarlo in -faccia, lo affisso; scosse il capo, e, secco secco, rispose: - ---Pensero. - ---Tanto piu che... non vorrei dirvi, ma... - ---Ma che? - ---Che insomma qui in faccia vi lodano, ma dietro i Bianchi (io gli ho -sentiti!) non v'hanno fede, vi sbertano e vi deridono! Pensate dunque... - -Ed ei con un ghigno dove gia spuntava il dispetto:--Oh! oh! pensero, -pensero! - -E l'altro:--M'avrete a' vostri cenni quando v'occorra. Vado e torno -spesso in citta. E inutile il dirvi che vo' di nascosto, e sono a' -servigi de' fuorusciti, d'una buona causa, e di vostro zio in -particolare cui mi lega antica riconoscenza. A giorni, qui di prima sera -potro avere una vostra risposta? - ---L'avrete. - ---Bene sta.--E lo sconosciuto disparve. - - - - -CAPITOLO VII. - - -LA REPULSA E I FUORUSCITI. - - - "E se credessi Turco diventare, - Passar lo mare e andare in Turchia, - Davanti al Turco mi vo' inginocchiare, - E la vo' rinnegar la fede mia. - Cosa diranno la gente di me? - Ho rinnegato la fede per te!" - - ---- _Canti popolari toscani._ - - -Ricordera il lettore che alla festa del primo maggio che descrivemmo, -comparve sulla gran piazza un astrologo. L'incognito or presentatosi al -Fortebracci era costui. Un certo Nuto fiorentino, della parte Guelfa la -piu accanita, che non appena seppe alcuni forusciti pistoiesi esser a -Prato, ando a profferirsi a' loro servigi. Egli era un di que' tali che -hanno natura di faccendieri, sanno coprirsi di mille vesti, e far mille -parti per servire alla propria; ma a patto pero che non manchi loro un -grosso guadagno; altrimenti non sarebbe difficile che, per uno piu -pingue, si dessero alla parte contraria. Gli esuli, e i Fiorentini che -volevan sapere quali si fossero gli umori in Pistoia e altrove, e' non -guardavano a spendere di bravi fiorini d'oro. In fatti per costui, ben -pagato da essi, era un andirivieni di giorno e di notte fra Pistoia, -Prato e Firenze. Scampatala per fortuna, come vedemmo, alla prima -missione, era tornato a tentar la seconda, e questa volta quasi a posta -sicura. Ma or piu che mai doveva apparirvi con cautela, avendo i rettori -della citta dato ordini severissimi su qualunque persona che volesse -introdurvisi. - -Intanto il Fortebracci, scosso e agitato maggiormente da quest'incontro, -se n'usci tutto solo per veder di distrarsi. Ma quasi ad ogni passo gli -ritornavano a gola quelle parole riferitegli dall'incognito, e allora -mormorava fra se:--"Ah si? Mi sbertano? Mi deridono?"--Troppo acerba -puntura era stata quella per lui; che penetrata nel fondo di quel cuore -superbo, allora si che lo fece piu risoluto di compiere un suo disegno. - -Era sull'imbrunire, quand'egli avviavasi alla piazzetta di S. Biagio, e -presso il giardino de' Vergiolesi. Prezzolato di gia un vil servo di -questa casa, e' gli avea riferito che da qualche giorno un lieve -incomodo di salute costringeva la consorte di messer Lippo a starsene in -letto. Non impediva pero che Selvaggia ogni sera non scendesse nel suo -giardinetto. Or come Nello aveva detto a costui che ad ogni costo voleva -parlarle, cotesto giorno ebbe avviso da questo furfante, che gli avrebbe -lasciata socchiusa la porticella di strada che metteva nel giardino. -Giunta l'ora consueta, Selvaggia era gia scesa fra quelle aiole a -rivedere i suoi fiori. Ella era sola; perche la Margherita, la vecchia -castalda di Vergiole, doveva rimanersi presso a sua madre. - -Quand'ecco l'audace, colto il momento che da nissuno era visto, spinge -la porta, entra, e richiude. Volge un guardo d'intorno siccome un lampo, -ma... la donzella non v'e!--Dove mai? m'avrebb'egli ingannato?-- - -Titubante e guardingo, incerto se retrocede... poi si sovviene della -cappella.--Sarebb'ella cola?--E gia vi si volge e vi pone il piede; e vi -mira infatti, senza essere ancor veduto ne udito, quella cara fanciulla -genuflessa dinanzi all'altare, e inclinato il capo sull'inginocchiatoio, -supplichevole certo allora per la salute della sua buona madre. - ---Selvaggia!--appressatosi, con voce convulsa ei le dice--Selvaggia, -pieta, pieta di me! Io vi amo, io vi adoro! - -E mentre ella riscossa si alzava, ed egli: - ---In nome di quel Dio cui porgete preghiera, Selvaggia, per pieta, non -mi rigettate! - ---Oh! come! Voi qui?--disse ella. E gia il primo atto fu quel di -fuggire; ma poi consigliata dalla sua dignita, voltasi a lui con -disdegno: - ---Quale audacia!--proruppe.--Quale parole son queste? Nessun dritto io -vi ho dato a concepire speranze; tanto meno a una sorpresa siffatta! -L'animo mio, di gia il sapevate, egli e irremovibile! E cio vi doveva -bastare per lasciarmi in pace, e per sempre! - ---In pace voi, o Selvaggia! ma il mio cuore ponete in guerra, e crudele! -Ve lo giuro! Niuna donna sara come voi, nella mia casa, ricolma di -dovizie e d'onori: niuna... ah! io cado a' vostri piedi: non mi -togliete, no, quella speme che ho nutrita fin qui! Non mi guardate cosi -fieramente! Posposto al mio rivale... Oh! allora io... disperato ch'io -fossi... a estremi casi... Chi sa?... Voi, e me... - ---Questo e gia troppo!--replico allora Selvaggia. Ed egli alzatosi: - ---Le mie parole deh! non guardate!... - ---Violaste ogni legge d'onesto cavaliere, e questo sacro asilo con un -vil sotterfugio! Messer Nello de' Fortebracci, io v'intimo d'uscire! - -Ed egli allora con un sospiro che parve un gemito: - ---Oh!! io l'ho voluta dalla vostra bocca la mia sentenza! E sia! -partiro; ma non io solo, altri, altri ancora portera le pene della -fatale repulsa!--E cio detto, spari. - -Un bisogno prepotente d'agitarsi, di sfogar lo sdegno represso, -d'involarsi a tutti, e fino a se stesso se l'avesse potuto, lo fece -giunger d'un tratto alla propria casa, far sellare un cavallo, e via su, -spronarlo fuor di citta sulla prima strada che aveva dinanzi. - -E gia, varcata la porta Guidi, s'era dato al galoppo sul sentier di -levante verso il Castel del Montale. Ne si creda gia per l'ampia e -pittorica via qual e adesso; alle falde d'un'agevole collina a mezzodi; -tutta bella di terren colti, di vigneti e d'ulivi, e popolata di ville; -fra le quali siede regina in mezzo al suo parco, co' suoi laghi e i suoi -dilettosi giardini, quella denominata di Celle: ma si per un sentiero -stretto e infossato, e fra folta boscaglia; ora in basso e fra gli -acquitrini, ora saliente fino al Castel di Pecunia de' Conti Guidi, e a -quel del Montale (or diroccati) e all'altro, piu alto, di Montemurlo; il -primo e l'ultimo a quel tempo, e da circa un mezzo secolo ceduti dai -Conti al Comune di Firenze; l'altro poi del Montale venuto da due anni -in potere di detto Comune per fiorini tremila, per trattato proditorio -con quei di dentro, e per le arti di Pazzino de' Pazzi fiorentino e -Guelfo, signore del prossimo fortilizio di Parugiano. Sulla destra poi -di questa via distendevasi la pianura, quasi tutta impaludata per i -torrenti non arginati, di Brana, di Bure e dell'Agna, che in breve corso -precipitando dall'alto, si dilagavano fra sterpeti e fra sabbie. Giu fra -questa palude e quasi a mezzodi del castello di Montemurlo, sorgeva in -allora un fortilizio di messer Simone de' Cancellieri Neri, che dalla -sua situazione si chiamo del Pantano. - -A un tal punto, dove biforcavan due vie, Nello s'attenne a quella di -sotto, e in breve si trovo innanzi al fortilizio suddetto. V'era egli -sospinto per brama di mutar partito (se cosi potra dirsi, egli che mai -non fu legato ad alcuno) o non piuttosto dal demone della gelosia, che -pur fuggendo gli sedeva in groppa al destriero, e il perseguiva, e il -cacciava fra i suoi avversari ad ottenergli vendetta? - -Per arrivarvi doveva percorrere un largo e alto argine; e piu presso, un -lungo ponte di legno, che poggiato con palafitte sopra gli aggalli, -superava di poco l'impaludato terreno. Volse allora il destriero per -quello. Il rumore che le ferrate zampe produssero su quel ponte, fece -dischiudere un pertugio del fortilizio a un famiglio per osservare chi -si fosse a quell'ora quel cavalier non atteso. Ma come giunse ed ebbe -dato il suo nome, scendeva di sella, e consentitogli tosto l'ingresso, -gia era innanzi a messer Simone de' Cancellieri. Chi volesse aver idea -di costui ricorra alla cronaca di Dino Compagni, e vi leggera che egli -era "uomo di mezza statura, magro e bruno, spietato e crudele, rubatore, -e fattore d'ogni male; e era con la parte di messer Corso Donati." - ---Ah! ah! Anche voi, messer Nello, fate senno alla fine!--gli disse -messer Simone.--La vostra presenza qui, in queste mura!... non so -davvero a che altro... - -Sorpreso, incerto, gli occhi stralunati, quasi balbuziente, il -Fortebracci pote appena proferire: - ---Per prender consiglio! - -Poi con piu calma, e pensando con chi parlava: - ---Nemico che pur si stima per senno, in tempi si gravi pel proprio paese -gli e sempre da consultare. - -E quei risoluto:--Ma se si stima, convien seguirlo. In tempo, messere, -mi capitaste. Fra i molti banditi da quelli scomunicati de' vostri -Bianchi, voi sapete che vi ha pure un fratello di vostro padre. - ---Si, pur troppo! - ---Or bene; io era per partire per la Terra di Prato, dove egli mi chiama -fra i vostri per questa notte. Piacevi di recarvi da questi altri -scomunicati di Pratesi (poiche nel lasciarli volle far loro questa -pietosa carezza il conterraneo loro il cardinal Niccolo!) e cola volete -voi rivedere il parente; e piu che a me, che potrei parer sospetto, -affidarvi non altro che a' suoi consigli? - ---Mi piace. - -E il Cancellieri:--Il mio cavallo alla porta con quel di messere!--A' -suoi ordini fulminanti gli scherani ed i servi nell'obbedire tremavano -tutti. Ma il Fortebracci grondava sudore. Un altro ordine: e un'anfora -di vin generoso era stata apprestata. La bevvero ambedue; e d'un salto -in arcioni, cavalcarono verso Prato. - -La notte era alta. Miriadi di lucide stelle ingemmavano il cielo. Se -quelli spiriti non fossero stati si fieri e sconvolti, al solo mirarle -avrebber dovuto piegarsi a piu miti consigli. Ma troppo omai ottenebrati -da si basse passioni, non valevano a sollevarsi alle meraviglie del -firmamento. - -Eravi in Prato una potente famiglia, quella del capitano Filippo e di -Leuccio de' Guazzalotri, cui come di parte Nera, facevan capo vari -fuorusciti pistoiesi, che in quella Terra eran venuti a confine. Quella -notte di cotesti s'eran raccolti in sua casa, Loste Fortebracci, Arrigo -Tedici, Rustichello Cancellieri, Masino Visconti, Braccino Braccioforte, -Giovanni Forteguerri e Alberto Panciatichi. Mancava solo fra i convocati -messer Baschiera di Rinieri de' Rossi: che dopo le ultime violenze del -1302 contro a' Neri che in Pistoia gli abbatterono e gl'incendiaron le -case, se n'era ito in bando a Firenze. E che, non vi fosse, sapeva male -a costoro; perche gli era uno de' magnati della citta, e traeva con se -gran consorteria e gente d'arme anco dalle campagne. Egli poi dal quale -attendevano di Firenze rivelazioni di gran rilievo! - -Appena che Nello entro nella sala, i congiurati fecero atto di gran -meraviglia. Lo zio di lui, che a questo nipote, sebbene di parte -avversa, aveva sempre portato affetto, come appena lo vide gli corse -incontro, e per alcun poco rimasero abbracciati senza parlare. - -Ma ruppe il silenzio messer Simone dicendo agli astanti:--Si, Nello de' -Fortebracci io vi presento, o messeri! Ne voi, ne la nobile casa de' -Guazzalotri dovra vergognarsene, spero!--E in questo il superbo caporale -de' Neri, fitto un acuto sguardo sul Fortebracci quasi a scrutarne il -pensiero, e a' cui detti, come a richiamo distaccatosi da Loste ei -sforzavasi d'annuire, del nuovo suo partigiano parea mostrarsi -orgoglioso. - -Lo richiedevano allora i Guazzalotri e gli altri tutti, di che animo si -fossero i Bianchi a Pistoia, e che apprestamenti a difesa volesser -tentare. Essi poi giustificavan l'assedio dinanzi a lui come una -necessita, per isnidare una volta dalla terra natale un partito avverso, -dicevano, non gia a loro (s'intende!) ma al pubblico bene, e a Santa -Chiesa, della quale Pistoia come Firenze doveva gloriarsi di tornarsene -in protezione. - ---Chi si sarebbe fidato--entrava a dire il Cancellieri con piglio -arrogante--di quel cardinal Niccolo, nell'arte di governo astutissimo, -che faceva le finte d'esser per la pace fra noi, e nel fatto era poi -Ghibellino? Senza l'assedio, pacificati i Neri, la razza de' Ghibellini -terrebbe sempre Pistoia, perche il degli Uberti ne e signore: e in -questo modo noi delle piu potenti famiglie, dopo tanti sacrifizi per -essa, resteremmo fuori e delusi. - -Poi con piu blanda voce voltosi a Nello: - ---Ditemi un poco--soggiunse:--separati dalla lega di tante citta guelfe -della Toscana ridotti deboli e soli, non vedete voi che dovremmo scender -per forza a patti umilianti? Oh! meglio dunque venire a un gran fatto. -Superati da tanto numero--(ringagliardito il veleno dell'argomento, con -tutta l'ira di un Cancellieri, conchiuse)--cotesti maladetti Paterini -s'arrenderanno una volta; o, come li scorpioni nel cerchio del fuoco, -alla perfine saranno distrutti. Non incendiaron pur essi il mio Castel -di Damiata? Oh! che vada, se vuolsi, a fuoco e fiamme la ria citta che -li accoglie! - -Pur troppo! Per codesti uomini avidi del potere, il partito era tutto! -Vada pur la patria in rovina, ma trionfi il partito! Se non e accetto ai -piu, se non e conciliabile, che importa? Purche la somma delle cose non -la diriga altra gente che della loro! Altrimenti si faccia ostacolo a -tutto ed a tutti! - -A un aspetto si truce, alle violenti parole del Cancellieri, ogni volta -che co' suoi favellava restavano talmente presi ed ammaliati, da non -aver coraggio, anco volendo, di contradirlo. Rimaser pero i convenuti in -un assoluto silenzio. Nello poi a que' detti fini di vincere ogni -incertezza non solo ma si senti apprendere nell'intime viscere tutte le -fiamme vendicative de' Neri. Sol dopo un poco il Guazzalotri riprese a -parlare; e frattanto per una lettera che li pervenivagli, annunziava con -compiacenza l'arrivo a Firenze d'una parte delle milizie straniere. - -Ma il Cancellieri, sospettoso di tutto e di tutti, non sapeva darsi -ragione dell'assenza, verificatasi anche altra volta, di Baschiera de' -Rossi, e richiamava alla mente qualche dubbio discorso proferito dai -suoi consorti. - ---No--disse egli,--qui sotto qualche trama v'e ascosa! Messeri, io vi -propongo che non piu per lettera ma per persone che gli favellino, la -sua fede ci sia manifesta. Ne meglio a tal uopo io crederei, se vi -piace, che affidarne l'ambasceria a questi nostri consorti, Loste e -Nello de' Fortebracci. - -Non fu appena detto, che tutti gliel consentirono. - ---Cosi--sorse a dire il Tedici--se alcuno de' Bianchi (che a Firenze ve -n'ha pur troppo anche adesso) gli avesse rappresentato a malizia lo -stato di nostra citta, ei da Nello in special modo ne sara informato a -dovere. - ---E sapra--soggiungeva il Panciatichi,--che e necessario ogni sforzo, e -il piu formidabile perche piu presto la citta debba arrendersi. - -E il Cancellieri--A noi poi a provvedere, venuta che sia in poter -nostro! Voi dunque--voltosi ai Fortebracci--partirete subitamente. E -direte al De' Rossi di che volere ci abbiate trovati, e che il suo -apertamente vogliamo conoscere, o che venga qui ad un nuovo consiglio, o -che lo affidi a voi stessi. Non e cosi che farete? - ---Sibbene--risposero i Fortebracci,--e presto n'avrete la sua risposta. - -Nello intanto non volle lasciarli senza chieder loro se i fuorusciti -armata mano si sarebbero avvicinati a Pistoia. Rinegata omai la propria -parte, sentiva il bisogno d'esser ad ogni evento tutelato dall'altra: -tanto piu che covava in seno tante vendette. Essi pero l'accertarono che -non solo gli sarebber venuti in soccorso, ma che avevan disposto segnali -e modi per avvicinarsi ed intendersi. Giunti poi al potere, dell'opera -sua, stesse certo, avrebbe avuto il guiderdone condegno. - -La mattina seguente i due Fortebracci a sole alto cavalcavano gia per le -vie di Firenze. Lasciati dietro a se i forti castelli di Brozzi, di -Peretola e di S. Donnino, v'entravan per la porta detta della Carraia -del secondo cerchio, che solo da pochi anni costruivasi il terzo; e pel -borgo antico di Parione si avviavan nel centro. Non passavano allora per -mezzo ad alti palagi ne a pubblici edifizi maravigliosi, che pochi anni -dopo dovean rendere Firenze fra le citta italiane, per isfoggio di arti -belle, singolare da tutte. Non cupole ancora, non templi pregiati per -opere architettoniche; ma brune altissime torri sorgevano intorno alle -mura, e sulle case de' grandi. I piu de' quali pero le avevano in -anguste vie, e umili e semplici tanto, che alle finestre molte ancora -serbavano le impannate. Ma cotesti cittadini di nobili e di grandi -avevan nome, non gia da un palazzo piu elevato e sfarzoso, ma dalle -patrie virtu e dalle molte ricchezze, che procacciavano a se ed al -popolo coi commerci e l'industrie d'ogni maniera. In mezzo alle civili -discordie, sicche molti eran morti o banditi, e il Comune troppo spesso -de' suoi migliori s'assottigliava, pareva che la virtu e il genio de' -pochi superstiti ogni di piu si afforzasse a dar prove d'affetto alla -patria, tali da trovarsi in questo concordi e unanimi a farla ricca, -forte e gloriosa. Le arti e le industrie vi s'eran costituite in -altrettante corporazioni con propri statuti e comuni legami, e cui le -leggi accordavano privilegi speciali, perche altri non si vantaggiasse -di cio che la pratica e il genio de' suoi cultori sapeva inventare. - -Questi ordinamenti, opposti del tutto alle liberta delle odierne -nazioni, erano per quei tempi i piu appropriati; non potendo l'individuo -isolato esser protetto da que' governi troppo piccoli ed imperfetti, e -solo nelle corporazioni trovando quella forza e quell'incremento di che -abbisognavano. Oltre che il lavoro fu elevato per esse a tal grado di -nobilta, che mentre nei mercati esteri fruttava loro grandi ricchezze, -nell'interno poi a ciascun cittadino apriva l'adito a' pubblici -impieghi. - -A convincersi di tanta operosita bastava percorrere certe vie di -Firenze, come per Por Santa Maria, per Vacchereccia, per Calimala, per -Or' S. Michele, e udirvi un fragore continuo d'officine: dove le molte -arti, che diedero fino il nome alle dette vie, in ispecie quelle della -lana e della seta, tenevano occupate migliaia d'artieri; i cui tessuti a -comprare ne' giorni di fiera, e in quello di San Martino, venivan -mercanti d'ogni parte d'Europa. Di soli tessuti di lana e di tintorie si -noveravano in questo tempo da dugento botteghe, che impannavano ogni -anno da settanta in ottantamila pezze di panni lani pel valore di un -milione e dugentomila fiorini d'oro, dando lavoro e sussistenza a piu di -trentamila persone. - -Non e pero meraviglia se in tanta prosperita di commerci, d'industrie, e -di banche (sui primi del secolo _XIV_ circa ottanta) che prestavano a -principi, e gia davano idea di prestiti dello Stato, come fra le altre -le banche ricchissime degli Scali, de' Peruzzi e de' Bardi; se infine -fra tanta grandezza di vita politica; in breve per opera del Comune, -degli artieri e de' ricchi privati, si vedessero sorgere monumenti i piu -portentosi. - -A porre in comunicazione i cittadini d'oltr'Arno esistevano gia vari -ponti, dal primo presso la porta della Carraia nel decorso anno -distrutto, e che adesso l'architetto Giovanni da Campi ricostruiva: ed -eran gli altri, di Santa Trinita, del Pontevecchio, e l'ultimo di -Rubaconte, che con piu fausto e caro nome s'appella or delle Grazie. Era -allora che Arnolfo aveva gittato le fondamenta di Santa Maria del Fiore, -che poi il Brunellesco doveva abbellir della Cupola: e sorgevano quasi a -un tempo quelle del palazzo della Signoria e del tempio di Santa Croce: -e per opera di tali architetti, il cui nome durera celebrato quanto quei -monumenti! E questi, come poi la torre di Santa Maria del Fiore; la -torre e la chiesa d'Or' San Michele col disegno di Giotto; e quella di -Santo Spirito e di San Lorenzo dove risplende il genio del Brunellesco; -mentre rimangono ad attestare quale e quanto fosse il valor di coloro -che gli idearono, appalesano per egual modo il pensiero religioso e la -grandezza del popolo che li commetteva. Tale apparve allora Firenze, -cuna di liberta, delle arti belle e industriali, e della letteratura -nazionale; denominata a ragione la _nobil figlia di Roma_, e che fin da -quel tempo opinavasi dovesse raccogliere la eredita di sua madre e -vincerne lo splendore. - -Nondimeno la caduta, nell'anno decorso, del ponte alla Carraia, e -l'incendio doloso dei Guelfi di parte Nera, per mano di Neri Abati, -sicche dal Duomo a Or' San Michele e di seguito fino al Pontevecchio, -circa a 1700 case e fra queste molte officine e mercanzie furon -distrutte, allo sguardo de' nostri viaggiatori facevano apparir la citta -in un manifesto squallore. Se non che i Fiorentini per quanto molto -danno n'avesser patito, animati adesso da un solo pensiero, e giunto -l'aiuto delle straniere milizie, non pensarono piu che ad allestire le -proprie, per trarne su i Bianchi la bramata vendetta. Basti dire che per -raccoglier soldati (narra lo Stefani nelle Storie fiorentine) fecero -iscrivere i Guelfi dai 15 ai 70 anni, tanto magnati che popolani, della -citta e del distretto e li provvidero d'armi e di soldo. La citta aveva -allora piu di dugentomila abitanti, e poteva contare sopra oltre -trentamila cittadini atti alle armi. E infatti i cavalieri pistoiesi -traversando le vie e le piazze non vedevano che militi andare e tornar -dal campo di fuor delle mura dov'era il duca di Calabria allora -arrivato. Presso del quale, come insignito del supremo comando, tutti i -cittadini assoldavansi e si addestravano al maneggio delle armi: e quali -al corso, quali altri al tiro della balestra, all'uso della lancia, e in -simili altre esercitazioni. Ma qual differenza di propositi in quelli -apprestamenti guerreschi, da citta a citta, e in si breve distanza! -Udivano anche i Fortebracci suonare a distesa quella grossa campana che -a Firenze chiamavasi la Martinella, per avvertire i cittadini di -apparecchiarsi alle armi. E a che altro tante schiere d'armigeri se non -per irrompere sopra Pistoia? Eppure a questo spettacolo che, per carita -del loco natio, avrebbe dovuto di subito destare in essi un fremito e -uno sgomento, i due cavalieri non si commossero! Tanto furore di parti -ottenebrava quelli animi! - -Nello infatti di null'altro si era occupato per via che di trasfondere -nel parente il proprio rancore. Gli faceva sentir tutta l'onta -riversatasi sulla famiglia per la repulsa della mano della Vergiolesi, e -conchiudeva doverlo aiutare ad averne vendetta; non foss'altro, diceva, -per essere stato a lui preferito un Sinibuldi, consanguineo di coloro -che s'erano macchiati del sangue del fratel suo. - -Frattanto, secondo le avute ingiunzioni scavalcarono al palagio de' -Frescobaldi a capo del ponte S. Trinita oltr'Arno; perche costoro in -Firenze eran caporali di parte Nera, tanto che avevan ospitato li stessi -baroni del Valois. Conferirono brevemente col principale di essi; che, -confortatili di grandi speranze, li volle accompagnare fino alla casa di -messer Baschiera de' Rossi. - -Questi, avvisato che Nello de' Fortebracci voleva parlargli, molto si -rallegro nella certezza di aver nuove sicure della sua citta. - -Nella sala dove il de' Rossi accoglievali v'eran pure quattro giovinetti -suoi figli, e la nobil consorte. Baschiera stava gia per licenziar la -famiglia all'entrare de' nuovi venuti; quando invece essi medesimi la -pregarono di rimanere. Nello allora espose a Baschiera la sua missione; -e con la speranza di essergli accetto, e con tutto il livore d'un -rinnegato, lo prego a nome de' partigiani d'intervenire a Prato al nuovo -consiglio: dicendo che fra coloro che ve l'attendevano, ricordasse che -v'era quel messer Simone de' Cancellieri, nella cui fortezza a Pistoia i -de' Rossi scamparon da morte, sottratti alle ire de' Ghibellini e de' -Bianchi.--Ma voi, messer Nello,--affissandolo bene, riprese meravigliato -il de' Rossi,--non m'inganno io, no! siete pur quegli che fino al di -d'oggi tenevate il partito de' Bianchi! E venite ora a chiedere a me che -unisca al vostro il mio braccio per distrugger quella citta che voi -stesso abitate? Ricevetti, e vero, dalla parte avversa de' concittadini -insulti e danni infiniti! Pur troppo! Mi hanno arse le case... me e la -mia famiglia han cacciato in esilio! Ma, che per questo? Sara lecito -adunque vendicar le ingiurie private con le pubbliche? Si esigerebbe dal -Cancellieri che mi sdebitassi con lui d'una mia particolar gratitudine, -prostituendogli cio che ho piu di sacro, l'affetto pel mio paese? Non -giudico io, no, da questo incrudelir delle parti dell'indole d'una -intera citta. Alla famiglia che meco trassi, e ai parenti che vi -lasciava, ho consigliato pazienza finche le furibonde ire non cessino. E -ora!... quando vedo che genti spietate, sospinte solo da private -vendette, voglion distrugger la terra che i padri nostri fecero nobile e -prosperosa; che chiude le ceneri degli avi miei; la terra ove nacqui, -che ho amato ed amo purtanto! quando a metterla a fuoco e fiamme, oltre -ad usare le destre lor parricide, hanno invocato contro di lei e di qui -stesso vi guidano soldatesche straniere: oh! non sara mai che si dica -che Baschiera de' Rossi porse il braccio a costoro e impugno le armi a -distruggerla! Un fremito anzi m'assale al solo udirne la minacciata -sciagura! E mentre carita di lei mi consiglia a reprimere i privati -rancori, ira e indignazione cotanta mi han destato le vostre proposte e -quelle de' pari vostri, ch'io non esito a rigettarle con orrore e -disprezzo. Messer Nello de' Fortebracci mi avete inteso! - -E cio detto gli volgeva le spalle, ed entrava dignitoso nella stanza -contigua, e con lui la moglie ed i figli; dolenti e come atterriti per -simile incontro. Fremente all'opposto e svergognato il Fortebracci, -senz'aver alito di dir parola se n'usciva insiem col parente: e di -subito lasciata Firenze, a spron battuto riprendevan la via per Prato e -Pistoia. - - - - -CAPITOLO VIII. - - -UN PRIMO SCONTRO. - - - "I' vidi gia cavalier mover campo - E cominciare stormo, e far loro mostra, - E talvolta partir per loro scampo." - - ---- _Dante_, _Inferno_, Canto XXII. - - -Una mattina, che era quella del 20 maggio, sulla prim'alba la citta di -Pistoia s'era tutta riscossa, sentendo battere a tocchi la campana -dell'arme. Che e che non e, i cittadini quanti erano atti a portar -picche e balestre e a cinger la spada, s'eran raccolti sulla piazza del -Duomo. Di li a poco, tra qui e per le vie piu larghe vi si potevan -contare circa due migliaia di fanti, e fra questi un buon numero di -frombolieri Larcianesi, e un trecento a cavallo. De' cavalieri poi era -per accrescersi il numero con que' del contado. Gli araldi fino dal -giorno innanzi erano stati inviati per tutto il territorio a far la -chiamata de' gia iscritti per ogni piviere, per raccogliersi in citta -sotto i lor capitani e connestabili in tante compagnie guidate da' lor -centurioni, e che si denominavan dal luogo dov'erano tratte. I piu -facoltosi della citta e del contado costituivan la milizia a cavallo, -quale doveva il milite mantenere a proprie spese di tutto punto. I -cavalieri conducevano diversi cavalli, e piu donzelli e valletti a -piedi. - -Nonostante che un imminente pericolo fosse gia preveduto, un subitaneo -terrore occupo i cuori di tutti. Le donne del popolo a quell'ora -impensata sopraffatte e smarrite, balzavan dal letto, s'affacciavano -alle finestre, e si chiedevano l'una l'altra--che sara mai!--Che Dio ce -li scampi i nostri poveri uomini! Entro le case un andirivieni di lumi -qua e la, su e giu per le stanze: un vederli trasparire anche su pei -veroni; e gente spenzolata a mirar nella strada: e ogni tanto udir -qualche grido e qualche lamento di quelle misere. - -Eccole poi a fretta e scarmigliate scender giu sulla via e appostare chi -prima lor capitava. E mentre i parenti armati passavan loro dinanzi, era -un interrogarsi e un breve rispondere; un parlar tra ignoti come fosser -noti: quindi un raccogliersi a drappelli, e far fra di essi i piu tristi -prognostici. Le madri, per un loro presentimento, piu di tutte si -desolavano. Dovevan vedersi partir su d'un subito i propri figli; e -molti senza dar loro neppure un abbraccio per non affliggerle di -soverchio, e per non farsi venir meno il coraggio, risoluti com'erano -que' generosi d'andare incontro alla morte pur di difendere la propria -citta! - -E davvero che il momento terribile era arrivato! Il capitano generale -pe' suoi esploratori, de' quali da vari giorni era un andare e venire, -aveva potuto accertarsi che in quella mattina il nemico sarebbe venuto a -oste sopra Pistoia. E infatti sul prim'albore un altro corriere era -giunto che riferivagli, come il campo nemico s'era gia mosso da Firenze -tenendo la via di Prato; da dove, fatto alto per poco, doveva poi a gran -passi piombar su Pistoia. Ma il dell'Uberti non era uomo da lasciarsi -sorprendere. Per questo subito avea fatto l'appello delle cittadine -milizie. Aveva poi adunati la sera innanzi tutti i capitani e i -connestabili, affidati gli uffici, e da qualche giorno raccolti i militi -de' castelli vicini con piu cavalli che fosse possibile, e tutto -disposto per far fronte al nemico. Ne sapeva gia il numero, e la via che -avrebbe preso; e solo ora premevagli di stabilire con quante forze e -dove meglio si poteva respingere. Poco o nulla valeva allora la -conoscenza de' movimenti strategici d'un esercito, quando la forza -individuale in quelle battaglie era tutto. Non gia le artiglierie (non -ancora inventate), e neppur le fanterie eran per loro, come di presente, -il nerbo e il poter di un esercito. Ma in campo aperto piu che altro la -cavalleria; negli assedi le valide mura, i molti viveri e la costanza -nella difesa. - -Stava il capitano nel suo palazzo in mezzo a' suoi ufficiali a spedir -ordini per ogni dove, per poi salire anch'esso a cavallo alla testa -delle sue schiere, allorche arrivatovi il capitan Fredi, gli domando con -premura: - ---Siamo noi sicuri d'una forte schiera di feritori, primi a far impeto -sul nemico? - ---Capitano, ne potete esser certo. Le nostre milizie son tutte in armi. - ---I cavalieri? - ---Assai valenti. - ---Chiedeste loro quali volessero essere all'antiguardo? - -E quegli: - ---Basto la dimanda perche tutte le compagnie si profferissero come un -sol uomo per ambir quest'onore. Sicche ho creduto dover far ricorso alla -sorte: ed essa, mi e caro di dirvi che e caduta sulla mia schiera. -Capitan generale, sono ai vostri comandi. - -Allora da soli a soli trattaron del modo da preferire in un'ardua -intrapresa com'era quella. Quindi a voce alta il degli Uberti gli disse: - ---Importa che nell'uscir di citta si faccian tacere i tamburi e le -trombe, e che si vada riservati e guardinghi, e secondo le nuove degli -esploratori. La fazione e tra vie boschive, e dev'essere di sorpresa. -Del resto la natura del terreno la conoscete, e il valor non vi manca. - -E stringendogli la mano, - ---Andate--gli disse--affrettatevi. In breve vi saro presso. Capitan -Vergiolesi, la buona fortuna vi assista! - -E in quell'istante i loro sguardi s'incontrarono insieme con compiacenza -com'a dire che s'erano intesi. - -Era un atto di fiducia che i due prodi a vicenda si ricambiavano. - -Se le previsioni del degli Uberti fossero quanto mai avvedute, bastera -di sapere che Roberto duca di Calabria, il figlio e l'erede presuntivo -di Carlo II re di Napoli, eletto da' Fiorentini a capitan generale di -questa guerra, da qualche giorno accampato presso le mura di Firenze, in -quella prim'ora date le insegne, cavalcava co' suoi baroni alla testa di -grosse schiere; tra fiorentine, benche non tutte, e quelle de' suoi -trecento cavalieri aragonesi e catalani: poi con molto numero di -fanteria Almogavara, cosi detta da certi dardi che usavano, in loro -lingua appellati _mugaveri_. Queste truppe spagnole, un misto di mori e -di cristiani, non diverse da quelle passate in Grecia col tedesco -Ruggeri di Flor, erano state licenziate da Federigo di Sicilia, e si -recavano al soldo d'ogni principe o Stato che avesse d'uopo di loro. -Cominciavano fin d'allora a formarsi in Italia queste mercenarie -milizie. Detestabili sempre, chiamate da principi o da repubbliche, e -funeste alla patria come stromenti di dispotismo, e come quelle che -impedirono il libero ordinamento di nazionali milizie. Ma piu -abominevoli se (come fino a' di nostri dovemmo vederle) uscite di popolo -libero e indipendente, non vergognarono di vendere il braccio loro per -tenere astretti altri popoli in catena di servitu. - -Le milizie de' Fiorentini dovevan rafforzarsi di tutte le altre della -lega guelfa; fra le quali di quelle di Siena, di Lucca, di Volterra, di -Citta di Castello, di S. Gemignano e di Prato. Ma sul partir di Firenze -non aveanvi per allora che le fiorentine e quelle del duca: tanta era la -bramosia di quel Comune (morto il papa) di non lasciarsi sfuggir -l'occasione di por l'assedio a Pistoia! Quelle della lega dovevan venire -ad un tempo. Quelle di Lucca, invece, co' Fiorentini. Ma i Lucchesi, o -non fossero ancor preparati, o tardi giungesse loro l'avviso; il duca -senza piu attenderli aveva gia traversata la terra di Prato, laddove -seppe che ancora non eran per moversi. Questa notizia che simultanea -poterono averla anche i Pistoiesi, li rinfranco, non avendo quel giorno -a temere aggressioni per parte loro nel lasciar la citta. A vigilare poi -i passi de' nemici e referirne, da qualunque parte li vedessero -avvicinare, il degli Uberti fece tener quattro scolte in vedetta ai -merli dell'antica altissima torre della Cattedrale; gia fortilizio -isolato da essa, e dipendente dal capitano del popolo: sol di quel tempo -ridotto a modo di campanile con aguglia e con tre ordini di colonne. - -Era circa il mezzo del di che il duca si era gia avanzato a circa due -miglia da Pistoia lungo la via del Montale; quando si vide sopraffatto -da un buon numero di cavalieri pistoiesi con alla testa il capitano -messer Fredi. Aggiungi molti fanti sbucati da' boschi che in allora -fiancheggiavan la via, serrati in schiere, e misti a quelli guidati dal -degli Uberti; tutti insieme fecero a un tempo tanto impeto sul nemico, -che lo costrinsero a retrocedere. I cavalieri aragonesi che erano -innanzi, mal pratici e incerti per lo stretto e scabroso sentiero, -cedevano di subito a' feritori pistoiesi, che, svelti e arrischiati e -forti nell'armi, come li chiama Dino Compagni, si battevano con -molt'arte e valore. Indarno i Fiorentini, rinfuocati dalla vendetta e -dal fiero proposito di conquista, incitavano li Spagnuoli -dell'antiguardo a dar nuovo assalto e resistere. Ai dardi che lor -saettavano d'ogni parte i detti fanti, in specie i bravi frombolieri -Larcianesi, s'aggiungeva la gente del contado. La quale piombata loro -sui fianchi, a torme a torme dietro il riparo dei boschi molestava -cavalieri e pedoni; armata com'era di lunghe falci, e di rozzi archi ma -di certa saetta che li colpiva al sicuro. Tanto che cotesti Spagnuoli -atterriti e poco o nulla premendo loro l'onor delle pugne; lo che era da -attendere da quella lor poltronaggine meridionale, e da soldataglie -compre da un duce venduto, su i passi vergognosi della fuga col duca -stesso tanto retrocedettero senz'arrestarsi, finche non furono entro -alle mura di Prato. Qui allora i rimprocci piu acerbi de' capitani -fiorentini al duca Roberto, e degli esuli soprattutto, che non avrebbero -mai immaginato cotal resistenza de' Pistoiesi fuor delle mura. - -Dall'altro lato il ritorno a Pistoia di loro schiere pensiamo con qual -trepidazione era atteso! - -Solamente i vecchi, preti e frati, fanciulli e donne, si puo dire che -con poche guardie e gli anziani o priori del Comune eran rimasti dentro -le mura. Chiuse affatto le officine degli artieri, e i fondachi dei -mercatanti, la citta era muta e deserta. La su quella piazza maggiore -sul far della sera chi puo ridir lo sgomento! Cotesta gente, come presa -dalla paura, erasi tutta raccolta insieme cola. - -Al primo scontro le scolte dall'alto della torre, d'onde a due miglia -poteva scorgersi, avevan gia dato l'avviso agli anziani giu in piazza, -col suono convenuto d'un tamburo--Si sono azzuffati!--A tal nuova fu un -prorompere del popolo in un lungo ululato. E come nel muro esterno di -cattedrale, al nord, era un tabernacolo di legno con entrovi il ritratto -di Nostra Donna col Divin Figlio, detta dal popolo la Vergine delle -porrine, fino da quando nel 1150 da pestilenza fu liberato; avvenne -allora a quel triste annunzio che tutti que' miseri andarono a gittarsi -in ginocchio dinanzi alla detta immagine e a gridare a gran -voce--misericordia!--Poi per un tratto fu silenzio! - -Si fecero in piedi, ma con ansia e sgomento! Ed era uno stare in -orecchie, un volgersi in alto e sospirare, ed un levare al cielo le -palme. - -In questo un altro suono di su della torre che annunziava in rotta i -nemici!--Dio, Dio! soccorreteci!--fu un grido concorde. E, trepidanti, -si prostrarono di nuovo e pregarono. Ma ecco dopo non molto udirsi -dall'alto il suono del tamburo, annunziator di vittoria! Poi dal basso -della citta gente a corsa su per la ripa un salire a loro e -ripeter--vittoria!--e il contado dietro, che dalle porte irrompeva, e -precedeva fra i lieti evviva le schiere! Oh! allora que' cittadini!... -Fu un levarsi tutti come un sol uomo, fra gli accenti di giubilo; un -accorrere incontro a braccia aperte, un far eco agli evviva, e cacciarsi -ciascun fra le file, e per la via uno stringersi al seno quei prodi e -colmarli di benedizioni! Ed ecco in un subito su quella piazza che -diverso e commovente spettacolo! Gli oricalchi ed i tamburi ed altri -strumenti con lieta musica animavano la marcia.--Sono tornati e -vittoriosi!--queste le magiche parole ripetute via via fra la folla. -Tutte le campane suonavano a Dio lodiamo! Cittadini e guerrieri -riunitisi insieme piangevano di gioia! Ciascuno dei militi voleva pur -ragguagliare i parenti: ma tanto grande era il loro entusiasmo, che -finivano per lo piu con questi e simili vanti: - ---Intanto per questa volta e toccato a loro a fuggire!--O che credevano -que' bracaloni de' Catalani! Nol sapevano che si tira ben dritto noi?--E -i Fiorentini, pensavano forse di darci sgomento?--Tornino, tornino, -affe, che un primo saggio gliel'abbiam dato! - -Con queste e altre parole si millantavano, e s'incuoravan fra loro: ma -pur troppo era un pascersi di vane speranze; e non si saprebbe dire se -meglio fosse stato l'avere avuto di subito una sconfitta! - -Non era pero da compiangersi verun morto, e solo parlavasi di alcuni -feriti; mentre dei nemici non pochi erano rimasti sul campo, e molti -feriti si trasportarono a Prato. Prodigioso poteva dirsi l'evento. Il -popolo, tra per il giubilo di sentire che, in uno scontro cosi accanito, -dei suoi non aveva perduto pur uno (e in quel modo di guerreggiarsi -assai volte non era a stupire), tra perche era in fondo molto religioso, -non dubito di gridare al miracolo. Sicche per la mattina seguente, alla -cappella di Sant'Jacopo in Cattedrale furono decretati solenni atti di -ringraziamento, e supplicazioni per gli eventi futuri. - -Il tesoro della sagrestia de' belli arredi, ricordata da Dante, faceva -in cotesto giorno bella pompa di se sull'altare dell'antico patrono -della citta. Al sant'apostolo era sacra questa cappella, eretta sotto la -navata a destra di chi entra, nello spazio dei primi due archi, chiusa -di muro dietro l'altare, e sopra di volta; circondata poi da un -cancellato di ferro; e cio per le cure del vescovo Atto, che nel 1145 ve -ne fece venir le reliquie. L'avevano arricchita delle opere loro nel -1265 maestro Bono, architetto, e messer Coppo, pittor fiorentino. Di -sacri vasi poi e di reliquiari d'argento dorato e a filograno, con -pietre, con ceselli, con nielli, e stupende figure in rilievo nel -paliotto e nel trittico (tesoro che pur di presente e in molta parte e -rimasto, ed e dato a vedersi) la fecero mirabile, da quel tempo per -oltre dugento anni, gli artisti italiani piu rinomati. E cio con le -offerte de' Pistoiesi, e dei forestieri che vi accorrevano pellegrinando -per aver perdonanza, come un tempo i cristiani di ogni parte al sepolcro -dello stesso S. Jacopo in Compostella. Di qui nel territorio pistoiese -quei tanti spedali, spedaletti ed ospizi pe' pellegrini, che allora, in -difetto di altri alberghi e locande, era pur questa opera religiosa e -civile. - -Dinanzi adunque a questo altare, al quale ardevano lampadari moltissimi, -si vedeva prostrato a Cristo Salvatore un popolo intero cui soprastava -una tremenda ingiustizia. Dopo la pubblica preghiera il venerando -vescovo Sinibuldi levatosi di ginocchio e ascesi i gradini di -quell'altare, circondato dal clero, dai magistrati e dai capitani di -guerra, si volgeva al suo popolo stivato nelle tre vaste navate, e con -affabile dignita in questi termini gli favellava. - ---Grande, ineffabil conforto, o miei figli, e all'animo mio angustiato -gia troppo per le gravi sciagure che minacciano la nostra citta, il -vedervi raccolti nel sacro tempio a supplicare l'Altissimo! Volenterosi -accorreste alla difesa della patria, e per essa non dubitaste di andare -incontro alla morte! Eppure Iddio nella sua grande misericordia vi volle -scampati! Oh! umiliamoci adunque, o figliuoli, e dal profondo del cuore -rendiamogli grazie perche in questo giorno opero per noi mirabili cose! -Ma non e a credere che nemico si agguerrito, e bramoso pur troppo di -conquistar quella terra, non torni presto alle insidie e agli assalti. -Ascoltate adunque la voce dei vostri capitani, e siate pronti a -difendervi. Si! Una giusta difesa contro un ingiusto aggressore Dio la -permette e la vuole: ed io, io stesso, ministro di Dio di pace, vi ci -debbo esortare! Ma vi sovvenga che se non e il Signore che invochiate a -custode della citta, i suoi difensori vi s'adoprano indarno! Or mentre -il nemico e qual leone che rugge, e s'aggira qui intorno per divorare, -in nome di Dio vi scongiuro, o carissimi, a deporre oggi dinanzi agli -altari ogni privato odio e rancore, perche siate tutti un cuore ed un -braccio per la comune difesa. Le ire di parte dominaron qui troppo; e -tanti cuori che furon senza pieta, fecero altri spietati, e provocarono -i divini gastighi, che ricadranno forse sugli stessi innocenti! - -Ah! pur troppo sta scritto che "ogni regno diviso sara desolato!" Ma tu, -Dio delle misericordie, disperdi da noi per pieta il terribile augurio! -Sia pace e concordia fra questo popolo; e infondi sensi piu miti a chi -vuole aggredirlo: sicche rinunziando alle offese, si ristringano invece -nel nome tuo le antiche alleanze fra' tuoi adoratori, fra i vicini e -parlanti la stessa lingua, fra i figli medesimi di questa italica terra. -Se poi questo popolo da dura necessita fosse astretto per sua difesa a -impugnar di nuovo le armi, deh! fa, o mio Dio, che nel combattere usi -leale coraggio; non sia crudele ne licenzioso; non prevarichi nella -vittoria, non disperi nella sconfitta! Signore delle nazioni, Dio degli -eserciti, raccomandiamo a te la causa nostra, le nostre anime, la -salvezza e la liberta di questo popolo; che io ora nel nome tuo, per -intercessione e pe' meriti dei santi suoi protettori, lo benedico!-- - -A queste parole s'udi prorompere da ogni parte in singulti ed in pianti, -e gravi sospiri uscirono anco da' petti cinti di maglia e di ferro. - -Ma quello che piu colpi di meraviglia gli astanti, si fu di veder farsi -largo fra la folla, e comparire innanzi all'altare uomini di famiglie -conosciute per furibonde e potenti, di fazioni fra loro avverse, e che -fin qui aspramente s'inimicarono; e in presenza del vescovo, che insieme -ai rettori della citta da qualche tempo ma sempre indarno li aveva -pregati a riamicarsi, giurare adesso di obliare gli antichi odi e li -sdegni; di offerire il proprio braccio in pro della patria; e -abbracciarsi e baciarsi in bocca per segno solenne di perdono e di pace. -La benedizione del buon prelato, grande amatore della patria e difensore -dei diritti dei cittadini, fu detto allora dal popolo che proprio come -un prodigio era discesa sopra di loro! - -Or mentre in Pistoia avvenivano questi fatti, e i cittadini, fra la -fiducia e il timore, ma con fermezza e con ordine, compievano opere di -difesa dentro e sopra le mura; il duca Roberto riconosciute per grandi, -e piu invero di quel che si fossero, le forze dei Pistoiesi, dispose a -Prato di rinforzare l'esercito di gente a piede e a cavallo, e di non -muoversi altrimenti che con tutti insieme quei della Lega. E come per -messi ebbe avviso che ciascuno era pronto e s'era posto in cammino, -fatto consiglio di guerra ordino (come narrano gli storici) che Pistoia -in questo modo si circondasse. - -Dato il guasto torno torno alle vicine campagne, a distanza dalle mura -presso a poco quanto il balestro portava, pianto i campi, e vi forni i -battifolli, cioe li steccati con torri, l'uno presso il ponte a Bonelle, -sulla strada che veniva dai monti di sotto, dove fino ai colli di Casal -Guidi s'accamparono i Guelfi Neri usciti di Pistoia, si a pie' che a -cavallo. Il campo maggiore si pianto dall'altro lato della citta, in -direzione della porta di Ripalta, sulla strada della Sambuca; ed ivi si -posero il duca coi suoi Mugaveri, e i Fiorentini, e i Lucchesi guidati -da Moroello di Manfredi I, marchese Malaspina; il famoso _Vapor di Val -di Magra_, gia capitano di detti Lucchesi, nel 1302 sopra campo Pisceno -all'assedio di Serravalle. Un altro battifolle fece fare al Nespolo -sulla strada che vien da Firenze, e un altro a S. Gostino: tutti a un -miglio circa dalla citta. E fece afforzar la chiesa di Candeglia verso -settentrione, che forni di fanti, di quei della Lega, per guardare anco -di qui una via per Sambuca. E ordino che fossero ben muniti, il Cassero -di Berlino Perfetti guardato da mr. Mondasco da Pisa; e il monastero -delle Benedettine, a mezzo miglio a ponente nel comune di Sala, dove era -a guardia ms. Vanni Scornigiani, pisano. - -In tanto pericolo per un assedio si imponente, per quanto ancora assai -largo, i Pistoiesi non si persero d'animo. Parve anzi raccogliessero -tutte le forze per respingere le avverse con audaci sortite. Ma il -dell'Uberti ordino doversi stare per adesso sulle pure difese. Cio -nuoceva assai a quegli animi ardenti, che il poter loro misuravano sol -dal coraggio. Crebbe poi a dismisura la irritazione dei cittadini quando -il duca, per quattro araldi, dinanzi alle quattro porte della citta, -fece bandire che chiunque volesse uscirsene aveva tempo tre di, salve le -persone e l'avere: e chi dal terzo di innanzi si fosse ostinato di -rimanere, l'avrebbe per ribello alla Chiesa e al re di Sicilia, e che -pero era lecito a ciascuno di ucciderlo. - -Udito che ebbe il poverame della citta un bando si perentorio e si -crudo, immagini il lettore se, dentro i tre giorni, vecchie, donne e -fanciulli e qualche benestante dei piu intimoriti s'affrettarono -d'uscire! A questi ultimi non fu difficile di trovare un asilo. Ma per -que' poveretti?... Si fa presto a dire: albergatemi e datemi il vitto! -Per un giorno... per due!... Ma per un tempo chi sa quanto lungo? Eppure -la carita, che al bisogno mai non vien meno, aperse anche a loro le -braccia! - -Rimanevano nella citta il capitano degli Uberti con Angelo di messer -Guglielmo, rettori; i capitani cittadini e altri delle vicine castella, -che erano giunti in aita ciascuno con proprie schiere, in tutto forse un -quattrocento cavalli, e quattro migliaia d'uomini assoldati fra i -Bianchi e i Ghibellini di tutta Toscana, e quanti furono fra i cittadini -che in quelle strettezze la fame e la morte non li spavento. L'assedio -era venuto improvviso, ne i campi poterono avere tempo bastante per fare -grosse provvisioni di vettovaglie, e di quante potessero bastare per -lunghi mesi a tener ben nutriti quei lor difensori. Intorno a che i -maggiorenti ed i piu savi, fatto consiglio, deliberarono che de' viveri -se ne incettasse alla campagna quanti piu si potesse; ma che frattanto -dell'attuale scarsezza ne fosse tenuto il segreto piu stretto: e cio -perche i gagliardi non ne scoraggissero, e i deboli non provocassero -pericolosi rumori. - -Non per questo che dei mettiscandali fra quella mirabile concordia di -cittadini non ne sorgessero: e questi, o turbolenti di lor natura o -messi su e aizzati da mala gente, pagata a posta da qualche cittadino -per personali vendette, o da nemici di fuori, tanto per suscitar -divisioni e indebolir la difesa. - -Importava ora di aver molte braccia e scavare piu larghe fosse dinanzi -alle mura esterne: a congegnare poi su di queste arnesi da guerra, come -trabocchi, mangani, biffe, tripanti, composte di travi con contrappesi; -portarvi sassi per lanciarli, e fare altre grosse fatiche. I lavoranti -bisogno prenderli alla rinfusa. I commissari non stettero a guardare -tanto per la minuta su chi si presentasse al lavoro. Molti operai vi -capitavano di campagna. Gli abiti sdruci e il rozzo aspetto li faceva -pero comparire tutti eguali. Ed era gran che se venivano; ne quello era -tempo da farne scelta; tanto era urgente l'affrettare i lavori! - -Fervevano essi di e notte per ogni dove, quando i nemici a breve -distanza avevano circondato quasi le mura. I capitani, perche quelle -opere si compissero senza molestie, facevano fare spesso delle sortite -fuori d'ogni porta a schiere ben armate a cavallo e a piede: sicche i -nemici sulle prime non si avanzarono. Vollero prima misurare le forze -loro contrapposte, e prender pratica del terreno: lo che si agevolarono -col far atterrare i molti alberi di quei dintorni. Poi si limitarono a -qualche ricognizione e a piccole avvisaglie. - -In tanto una gran frotta di lavoranti, al mezzodi ogni mattina, sospesi -i lavori, si raccoglieva in citta a certi luoghi de' quattro quartieri, -per ricevere dagli uffiziali delle vettovaglie il soldo ed i viveri. -Coteste riunioni davano spesso occasione di tumulti e di risse. Per -sorte, che i capitani, con certe intimazioni piu severe in tempo di -guerra, avevan subito il modo di rimetterli in freno! - -Fra i piu bociatori e rissosi poteva notarsi un uomo bassotto ma ben -tarchiato, dal viso asciutto e bronzino, di rosso pelame, con certi -occhi di volpe, svelto e risoluto in ogni atto, un cotale chiamato -Musone della Moscacchia. Venuto a opra di montagna dalle parti del -Castel di Sambuca con una trentina di lavoranti, come s'era fatto loro -capoccia, anche sul lavoro come tale lo confermarono, perche si avvidero -che su di essi nissun piu di lui ce la poteva. - -Un tal giorno Musone dopo aver condotto la sua compagnia a ricevere il -soldo ed i viveri, diceva a un cagnotto de' suoi piu fidati con cui se -n'andava a bevere alla prossima taverna; la la chiacchierando e gia per -entrarvi: - ---Fuccio, di che si lamentano i nostri? - -E l'altro: - ---Della poca porzione di vitto. - ---Se tutto il mal fosse qui!--soggiunse Musone.--Che infine non mangiano -questi poltroni? Non ho io strepitato finora con gli stessi -provvisionieri per ottenerglielo piu abbondante? Eh! quanto a questo... -O qui o la, per tutto da mangiar se ne trova. Ma, per Satanasso! Ti par -che sia questa per noi due una bella storia di gia? Lo senti? Circondati -dai nemici per ogni parte! Sicche in gabbia ci siamo! - -E voltosi attorno per vedere che nissuno l'udisse, vibrando le parole e -fremendo: - -E il dir che ci siamo rimasti noi!.... noi gente libera, che in quattro -salti, auf!.... su per ogni via che abbia un po' di bosco d'intorno.... -capisci?.... ci possiamo prendere il gusto.... d'avere un po' piu di -quello che ci danno questi can grossi, e senza fatica! Con qualche -rischio, si sa; ma infine all'aperto, destri e liberi sulle vette de' -monti come gli astori! - -Cui Fuccio, postosi gia a sedere con lui sopra un pancale della taverna: - ---Altro se e vero! Lassu forti come leoni a far tremare di noi; qui -deboli, e a tremar come pecore! Egli e che ora non si puo neppur portar -armi, come si faceva lassu; e, meno che fra noi, bisogna starsene zitti -e chiotti, per tutti i diavoli! - -E l'altro, alzando un poco la voce e con un gesto animato: - ---Bisogna, bisogna, tu dici: - -Poi, abbassandola, e all'orecchio: - ---Ma se qui non si fa bottino!.... - -E Fuccio, interrompendolo sotto voce: - ---Te lo diceva? sta queto: vedo entrar delle guardie. - -E Musone allora a voce alta, fingendo di tener parola col taverniere, -voltosi a quello un po' risentito, gli disse: - ---Cosi non va bene, ti dico! Che ci fai piu aspettare? Un grosso boccale -di Vinacciano, ma.... del numero uno, hai capito? - -E mentre due guardie inoltrandosi li squadravano, e andarono a posarsi -in fondo della vasta taverna: un altro sconosciuto, a Musone poco -discosto, e che stando in orecchi, aveva raccapezzato di que' discorsi, -a mezza voce disse loro: - ---Anch'io son con voi, cari amici, se intendete parlare della citta. No, -per tutti i diavoli, che cosi non va bene! E per ora non siamo a niente! -fra poco ce ne avvedremo! Ma stolto ben chi ci resta! - -Con queste parole cercava di amicarsi costoro per servire a' suoi fini -quel briccone di Nuto, l'infinto astrologo e alchimista, che oggi era in -vesta di popolano. - -Intanto altri operai, con in capo berretti di lana e senza mantelli, si -sfilavano per quella lunga taverna, e prendevan posto su i pancali -vicino ad essi, depositando su quelle tavole la parte del vitto che lor -passava il Comune, per beverci su. Nuto anch'egli aveva fatto venir del -vino per bever con loro. E com'ebbe trovato in que' primi ben disposto -il terreno, accostatosi, comincio in questo modo a seminare zizzania. - ---Sicuro! si fa presto a dir "si resiste!" Ma di fare alle capate col -muro non l'ho mai intesa io! E poi per chi? Noi poveri popolani sempre -per favorire ai capricci e all'arroganza de' nobili! Forse Dio che ci -contan qualche cosa, questi magnati! O noi, tutti per loro per la vita e -per la morte, o essi contro di noi! Star sull'arme, e uccidere a conto -loro, e dove fan cenno: che il popol ci crepi, che importa? - -E Musone aggiungeva: - ---E la cagione po' poi? Per sodisfare a' rancori d'un Bianco o d'un -Nero! - ---Senza pensare--continuava un artigiano di buona fede--se noi povera -gente, dimane avrem tanto da mangiare con le nostre fatiche d'industrie -e d'arti; quando per queste maladette guerre e' non c'e piu un lavoro -per le maestranze e ci han troncato affatto le braccia! Intanto i -Fiorentini non ci mandan piu un fil di seta da tessere! - -E un altro soggiungeva. - ---O di lana? Dalle campagne non se ne puo piu introdurre; sicche alle -povere nostre donne non restera che far delle fasce pe' feriti e gli -occhi da piangere! - ---Siamo stati forse noi che abitiamo in povere catapecchie--soggiunse un -del contado--che ci siamo ingelositi de' lor palagi; e per crescer -grandigie e far prepotenze abbiam messo a rumore e a sangue la citta? A -noi premevano le nostre semente, e ora quel po' di grano. E io che sto -qui vicino alle mura, la per que' campi me lo vedo strepilare, bello -alto che era, sicche sul terreno alla fatta fine non ci restera un fil -d'erba! Poi, vedersi buttar giu alberi che eran ritti da anni domini; -tronche le viti; scioncati per ispregio tutti i frutti che avevano -allegato si bene!... Oh che danni, genti mie! che carestia mi prevedo! - ---Pur troppo!--un artigiano--tutto il male e d'in alto! Panciatichi e -Cancellieri, si sa! E cotesti potenti a provocar poi il piu forte, vo' -dire i Fiorentini, che volere o non volere, protetti dal papa, e' sono a -capo di una gran lega di gente! E per questo? O che passi hanno fatto, -vorre' sapere, per metter pace col nostro Comune? M'e parso invece che -gli abbian voluti sfidare: e a che guerra!... misericordia! guerra che -noi miserabili, rinchiusi fra queste mura, finiremo con esser sepolti -fra le rovine, se non prima cascati morti di fame! - -E Nuto:--Dice bene! verissimo! - ---Adagio un po'--un altro operaio.--Intanto nel primo assalto ci riusci -a respingerli, que' prepotenti. - -E Nuto:--Ma non sai che allora non erano appena una quarta parte, e che -ora ci brulicano intorno, e sono infiniti quanto le cavallette? Ma -ditemi un po': perche adesso che l'onor dell'armi si puo dir sodisfatto, -non si cede di buon accordo! - ---Eh!--alcuni scotendo il capo--la non sarebbe cattiva proposta! - -Ma a questo punto si levo su un ubriacone sbracciando, e vuotando -intanto un boccale.--No, no, pel nostro baron S. Iacopo! Io son per -resistere, e per dare a piu non posso. E tu Lapo, e tu Cione?--Ed essi -pure avvinazzati e con un calore fittizio percotendo il pugno sopra la -tavola:--Anch'io, anch'io, per resistere! Botte da ciechi, senza -misericordia! Da vili non bisogna passare noi! no, no, pel nostro -barone!--E intanto incalzando nell'argomento, gestendo e sbociando, si -alzavano per ritornar sul lavoro. - -Non appena la taverna fu sgombra di quella gente, che Nuto s'accosto a -Musone, cui aveva fatto cenno di voler parlare, e a mezza voce gli -disse: - ---Siete dunque del parer mio? - -E l'altro, fittigli prima addosso un par d'occhi com'a dir "con chi -parlo?" dopo un attimo gli replico risoluto: - ---Sicuramente! - -Nuto allora: - ---Ho bisogno di vederti. - -E Musone che lo voleva quanto l'altro, non esito, e soggiunse: - ---Quando? - ---Stasera a un'ora di notte. - ---Il luogo? - ---Ed egli con gran mistero e all'orecchio:--In casa dei Fortebracci. - -E l'altro con sorpresa:--Ma da chi tien quel messere, da' Bianchi o da' -Neri? - ---Vieni, e lo saprai. Ma dalla porta di dietro: ci saro io ad aprirti. - -Que' due brutti ceffi avevan finito di squadrarsi fra loro, e con una -mossa di capo l'un verso l'altro, si separavan dicendo: - ---Ci siamo intesi! - - - - -CAPITOLO IX. - - -IL CASTEL DI DAMIATA. - - - "Molto erano li Pistolesi e dagli amici e da' nemici - perseguitati, tanto che non poteano sofferire." - - ---- _Istorie pistolesi._ - - -E comune dettato che quando vuol far tempesta, gli uccelli di malaugurio -non mancano. Sinistro infatti era il ritorno di quel Nuto in Pistoia sul -cominciar dell'assedio. Non senza un perche da astrologo che v'appariva, -si era infinto di nuovo della persona, senza barba, col saio e il -cappuccio del popolano. Abboccatosi notte tempo col Fortebracci, lo -aveva trovato disposto non solo a cio che l'altra volta gli proponeva, -ma di parte Nera decisa, e bramoso non d'altro che di vendette. Per -quanto costui si fosse mostrato piuttosto tepido e anche indifferente -all'opinion generale, contrariando, prima per poco affetto di patria, -poi per quello spirito d'opposizione propria di quei tempi e di que' -cittadini, e che suol mostrarsi piu ostinata quanto piu ingiusta; -nessuno pero fin allora avrebbe supposto in esso tanta perfidia: sicche -impunemente se n'era tornato in citta; e facendo anzi le finte di esser -sempre co' Bianchi, piu facilmente tramava a corrompere. Per togliere -ogni sospetto, nel primo assalto si chiuse in casa e si die' per malato. -Decorso qualche giorno, fattosi veder per le vie, si doleva con tutti -che per questa cagione fosse stato impedito di prender parte alla comune -difesa. Tant'e vero che anche i piu tristi qualche scusa la pongono -sempre innanzi, non foss'altro pel timore che la propria reita si -discopra. - -Questa giustificazione la evitava soltanto con messer Fredi; il quale, -ancorche il Fortebracci gli passasse davanti, non lo guardava neppur per -ombra. Talvolta chi sente la propria dignita par che tema lo sguardo del -suo nemico, ma per vero e tutt'altro. Gli e perche si vergogna per lui, -e vorrebbe pur risparmiargli nuovi atti d'una vile impudenza. Tale era -il nobile animo di messer Fredi. Oltreche il Fortebracci non solo ora -voleva parere indifferente, ma faceva ogni sforzo per sembrare operoso -in pro della patria. A tale oggetto si era fatto eleggere capo delle -scolte notturne che perlustravan le vie, per potere, l'iniquo, col favor -della notte compir piu sicuro i suoi disegni nefandi. Ma v'era bisogno -di complici, ne gli bastava il solo Nuto, col quale gia aveva ordita una -certa trama. Vi voleva anche un altro che al par di costui fosse destro, -audace e bravaccio: e Nuto andatone in cerca fra'l popolo, gliel'aveva -procacciato in quel Musone della Moscacchia. - -Le volpi intanto cotesta sera nella casa del Fortebracci eran venute a -consiglio. Un toccamano di buoni fiorini d'oro aveva fatto promettere a -Musone qualunque impresa la piu arrischiata. Uso ai contrabbandi sul -confine del Bolognese presso Sambuca, dove rimane il villaggio della -Moscacchia e d'ond'era uscito, egli era uomo da questo e altro. Venendo -adesso a Pistoia, aveva avuto per pretesto il lavoro, ma il fine era -quello di pescare nel torbido fra un'agglomerazione di gente come doveva -esserci, e cosi tentar la fortuna con grossi guadagni e non men -vergognosi. Pero all'invito di Nuto gli cadde proprio la palla al balzo. -Ne egli a lui era per far miglior giuoco. Perche Nuto attesolo prima da -solo, come gli ebbe svelato l'impresa da compiersi in quella sera; dal -suo consenso e da certi ripieghi ch'ei gli propose, s'accorse subito che -razza di birbo era quello, e che un piu destro scherano non gli potea -capitare. Allora ei lo condusse nelle stanze del Fortebracci; glie lo -presento e gli disse:--Messere, questi e l'uomo in cui possiamo fidare! -Egli promette di esser testimone e di tenere il segreto quanto al -capitano; e in tutto e per tutto di secondarci! - -E il Fortebracci a Musone con piglio imperioso:--Bada bene!--gli -disse,--parlando giocheresti di tutti! - -Cui l'altro:--Oh! fidatevi pure, che di queste partite non ne ho mai -perse. - ---Dunque andiamo. - -E toltosi Nuto una lanterna cieca, e tutti e tre uno stile; il -Fortebracci dalla porta maggiore, gli altri due dalla stessa segreta per -la quale v'entrarono, eran gia sulla via. - -La notte era buia. Non ancora una lampada ai tabernacoli, non una stella -nel cielo. Certi nuvoloni neri s'addensavano anzi per l'aria e pareva -che proprio si caricassero sulla citta. Non v'asolava un alito di vento. -Benche sui primi di giugno, faceva un'afa insolita ed affannosa. Tratto -tratto quell'aria nera si vedeva rosseggiare per subiti lampi, e tutto -dava presagio d'un gran temporale. - -In breve Nuto e Musone eran giunti presso il castel di Damiata. - -Dov'era egli questo castello? A chi apparteneva? Perche vi venivano? - -In quella parte della citta fra mezzodi e levante, presso al primo -cerchio di mura e segnatamente in tutto quel ceppo di case che si vedono -ancora e finiscono al canto detto gia di S. Luca, volgente per alla -chiesa di S. Pietro (e dove presso era una postierla di questo nome) -sorse gia un tempo il castel di Damiata. Vuolsi che come baluardo della -citta lo fabbricasse il Comune, e che cosi lo appellasse a perpetuare la -memoria del valore de' Pistoiesi quando insieme ai Fiorentini, cavalieri -pietosi e magnanimi, si recarono al soccorso di Terra Santa. Massime poi -pel conquisto che l'anno 1188, e secondo altri 1192, fecero in Egitto -della citta di Damiata; sicche reduci in patria, appesero uno stendardo -vermiglio tolto cola, nel tempio di S. Giovanni a Firenze. Egli e certo -che nel 1221 quando gia era sorto il secondo cerchio, l'acquisto Amadore -de' Cancellieri, insieme alle sue tre torri fra la chiesa di S. Luca e -la Badia di S. Stefano, l'antico ospizio de' Vallombrosani di Taona; e -che quattr'anni innanzi di questo tempo era sempre un valido fortilizio -dentro citta, e spettava alla casata de' Cancellieri, e pero al signore -del Castel del Pantano. Ne e da confondere col palazzo magnifico che -sorse gia e si estendeva su tutto quel bastione rimpetto e fino alla -piazzetta di S. Leone, esso pure dei Cancellieri. Ma la sorte del -fortilizio di Damiata, che era dei Neri, tocco' poi molto dopo a questo -dei Bianchi, egualmente incendiato e demolito: lo che fu nel 1592, per -opra della fazione Panciatica che parteggiava pe' Medici. Quel di -Damiata fu diroccato per ferro e per fuoco nel 1302 quando per la -violenta riforma la parte Nera ne fu cacciata; tanto che ricorre quel di -Dante: - - "Pistoia in pria di Neri si dimagra" - -e delle sue torri e del gran fabbricato non resto allora che un ammasso -di macerie. Messer Simone, confinato omai al Pantano, vi lascio solo una -guardia per le poche stanze che nell'interno v'eran rimaste. Si scendeva -da quelle in ampi sotterranei dove la luce diurna non era mai penetrata. - -In una piccola citta come questa, e ora poi fra l'andirivieni di tanta -gente, non poteavi essere un luogo piu adatto e sicuro per una congiura. -A tal'uopo infatti cotesta sera era stato prescelto. Quell'ampio spazio -dove molte pietre stavano ammonticchiate, dopo la rovina del castello -era stato circondato da un muro a secco che finiva con un cancello fra -due torri semidirute dal lato di mezzodi. - -A questo cancello eran gia arrivati Nuto e Musone. La guardia che li -attendeva, prevenuta dal suo signore (da cui bisogna dire che si -partivan le fila di questa trama), com'appena dagli avuti segnali li -riconobbe, aperse loro, richiuse, e precedendoli silenzioso, -l'introdusse nel sotterraneo. Laggiu appena discesi, la guardia batte la -pietra focaia, e v'accese un'ampia lanterna che pendeva dalla volta. -Dalla quale riverberando la luce sopra una tavola che era in mezzo, vi -scorsero da un lato alcune anfore di terra cotta e boccali, dall'altro -un fascio di spade e di stili. - ---Ma non dovrebbero esser qui altri due?--dimando loro la guardia, che -secondo gli ordini aveva tutto disposto, e sapeva quanti eran coloro che -dovevan venire. - -E Nuto a lui: - ---Oh! si, verranno, e fra poco. - ---Messeri, qui son pancali; potete sedere; io vado ad attenderli. - -Non passaron che brevi istanti quando si vider comparire nel -sotterraneo, imbacuccati ne' loro cappucci e mantelli, il Fortebracci, e -il capitano messer Tingo Di-Fede. Importava loro, ciascuno per proprio -conto, di non esser riconosciuti per via. Solo allora scopertisi, -apparvero cinti di maglia e armati di tutto punto. - -Il Di-Fede era uomo di mezza eta; grasso, bassotto; fisonomia non punto -di battagliero; che invece molto dato ai piaceri, e pero amico del -Fortebracci, e anzi stretto parente; e dal lato di donna, anche de' -Vergiolesi. Nominato di poco a capitano di guardia delle porte della -citta, la mattina veniente doveva entrar per un mese di servizio al -torrione di sulla porta di Ripalta. Egli ancor no, ma il Fortebracci -l'aveva gia potuto penetrare. Non ignorava poi anche come costui, benche -fosse tenuto per animoso e per un gran spadaccino, tutto si restringesse -a parole, e in fondo avesse animo di coniglio. Per certi loro ritrovi lo -sapeva pur dedito al giuoco, alle crapule e al vino: tantoche non -dubitava, con quest'ultimo argomento in ispecie, di condurlo -dirittamente a' suoi fini. E infatti quasi impossibile che d'un -crapulone se ne possa far conto per utile pubblico: tanto piu che, con -le sue eccezioni, ma secondo un proverbio greco: "Grasso ventre non fa -sottile intelletto." - -Ma l'arte satanica del Fortebracci fu in questo; d'invitarlo cosi -d'improvviso a quel conciliabolo: ne gia mica per tradir la patria, come -dicevagli; tutt'altro! (mentre era cio che di fatto si macchinava!) -sibbene per convenire in un'azione finale da porre alle strette i -cittadini, e impedire ai nemici la totale e inevitabil rovina della -citta. Lo che dopo avergli dimostrato per tanti argomenti; all'obbiettar -che facevagli il capitano (in cui un fondo d'onesta era sempre, e pero -non troppo disposto ne persuaso del modo) cio che alla perfine lo fece -risolvere fu una lettera del Cancellieri al Fortebracci, che questi gli -pose sott'occhio. Dove accertava che tutte le milizie insieme raccolte -avrebbero fatto impeto a giorni contro appunto di quella porta che -messer Tingo doveva guardare: la citta pel numero prevalente sarebbe -presa di sicuro: e se taluno si fosse ostinato a resistere, sarebbe -passato a fil di spada. A risparmiar pero tanto danno, quando per la -disparita delle forze la resa era omai inevitabile, si consigliasse -l'agevole ingresso al nemico, salve le persone e gli averi. Una tal -proposta che si facesse ai rettori, ostinati com'erano, l'avrebber -respinta. Uomini pero non dovevan mancare che posto mente al sacrifizio -di tante vite e al supremo ben della patria, si risolvessero a un'azione -si saggia e si vantaggiosa. Gli esuli tutti allora rientrati, e al -governo, promettevano a chi ne fosse stato l'autore, coi debiti onori -una splendida ricompensa. - -Il capitano guardo e riguardo piu volte la lettera: e la firma, non v'ha -dubbio, la conosceva, era quella del Cancellieri:--Sicuramente!--diceva -fra se--egli e un cert'uomo che le cose le dovrebbe sapere! O non e lui -il caporale de' Neri? E ci dice nientemeno che a fil di spada? Pur -troppo! Ed e uomo da mantenerla questa minaccia! Ma gli e vero che non -mancano le promesse, e di che sorta!--Or perche il piu spesso suole -avvenire che gli uomini sieno fatti fare piu dalla lusinga di -ricompense, che dal timor d'una pena; quelle promesse il Di-Fede -l'avevan gia allucinato, e gia cominciava con certi eh!... con certi -ma!... Sicche dopo un breve riflesso, in questo modo si diede a -rispondere al Fortebracci nel restituirgli la lettera.--Sicuro! non -dico!... ma che vuoi? non saprei!... quando uomini di tal fatta... - -E l'altro subito, fiso a lui e con aria di mistero: - ---Uomini che sono al segreto delle cose, m'intendi? ne si lasciano -illudere, come qui il degli Uberti, perche vi trova il suo tornaconto! E -tu, parmi che lo conosca il degli Uberti! - ---Se lo conosco! Vedi, io posso dirti che alcune sue parole d'insulto -per non aver io sfidato quel certo mio avversario.... - ---Nobil coraggio quel suo!--incalzava l'altro--porre a rischio sicuro -l'onore e la salvezza d'una intera citta! Perche... perche alla fine non -e la sua! - ---Si, si, capitano, conchiuse Nuto, ficcandogli un par d'occhi addosso e -con voce vibrata:--se intendete l'onore come si deve, non se n'esce, -bisogna che ci secondiate! Beviamo intanto alla salute vostra, e a -quella che renderete alla patria. - -E porgeva a lui ed agli altri il boccale ricolmo di prezioso liquore. - -Musone allora, subito incalzando, soggiunse:--Un altro ancora al bel -vanto di colui che senza spargere una stilla di sangue ci avra liberati. -Che vi par poco? Capitano, l'augurio e per voi; beviamo!--E con queste e -altre parole badavano intanto a ricolmargli il boccale. - -Cui egli, gia quasi inebriato:--Per mia fe! Si potrebbe sperare di bever -mai piu di questo buon vino dei nostri vigneti, se per un lungo assedio -si dovesser vedere atterrati? Viva il rosso del vino, e maledetto quello -del sangue!--E se ne trangugiava una buona misura. - ---Viva, viva! ripetevano gli altri. - -E su questo argomento lasciandolo alla lunga ciarlare, mettevan legna -sul fuoco, come suol dirsi, e lo riscaldavan sempre piu. E gia Nuto -aveva impugnata una spada, e i compagni con lui, e levatala in alto, -enfaticamente esclamo:--Giuriamo su queste spade di far salva la citta -senza colpo ferire, o che esse si rivolgano contro di noi! Giurate -dunque, ser capitano, che a un cenno dato consegnerete la porta di -Ripalta, all'unico fine, s'intende! di sottrarre i vostri concittadini -alla morte! - -E il Di-Fede, quasi balbettando, e stordito: - ---Oh! si, si! per sottrarre i miei alla morte, lo giuro!--E in questo -incrociaron le spade con la sua, come per accoglierne il giuramento. - ---Beviamo dunque anco una volta--ripete il Fortebracci di gia pago in -cor suo:--Alla salute del mio degno parente!--E bevuto, e strettogli la -mano:--Messeri, soggiunse, ora e tempo d'uscire: io primo. - ---Andiam pure--gli disse Nuto all'orecchio--l'arco e teso, e l'uomo e -preso!--E voi dietro a me: uno pero alla volta, e cauti e silenziosi. - -E cosi fu fatto. - -Il Di-Fede aveva percorso rapidamente la via senza intoppo veruno, e gia -era per entrare nella propria casa, allorche sul limitare vi trovo uno -scudiere del capitan Vergiolesi, che recavagli ordine dovesse subito -presentarsi a lui. - -A quest'avviso, e appunto allora, rimase turbato oltremodo. Ma poi -cercando di nascondersi, come suol fare chi teme che lo colgano in -fallo, e chi sente il bisogno di simulare un coraggio che non ha mai -avuto; con affettata vivacita:--Verro subito, oh! verro, -verro!--rispose. E unitosi allo scudiere, in breve era alla casa, e in -presenza del capitano. - -Il quale con modo austero, come soleva, gli disse: - ---Dimattina all'alba dovro consegnarvi la custodia della porta di -Ripalta. Molti piu militi che altrove lungo le mura vi staranno -schierati, e sotto strenui connestabili e centurioni; pronti a -irrompere, a' vostri cenni su dal torrione, se occorra. Pero lo vedete! -grave obbligo vi corre qui. - -E mentre guardavalo con attenzione:--Che avete mai, capitano, che mi -fate occhi si stralunati? - ---Oh! niente, niente--quasi tremando rispose.--Parmi che il continuo -lampeggiare nel venir qua m'abbia un poco abbarbagliata la vista. - -Oh! sta, che un milite s'abbia a impaurir d'un baleno! E si che a forti -prove sarete serbato con la guardia di questa porta! Non ho bisogno di -dirvi che il maggior numero de' nemici s'e raccolto da questo lato: che -vi stringe debito severissimo di vigilare su tutti i militi di servizio -e sulle scolte sia in basso che in alto; che io voglio ad ogni ora -rapporti sicuri de' movimenti del campo: e cosi della fede vostra della -quale spero non dovro mai dubitare! - -E il Di-Fede rispostogli che per lui fosse certo, il proprio debito -l'avrebbe adempiuto, il Vergiolesi lo congedo. - -Tutto pareva che secondasse l'iniqua trama. Ma il cielo vegliava -sull'onore delle armi pistoiesi! - -Appena il Di-Fede era giunto nella sala vicina, che il guizzare d'un -lampo, e a un tempo il fragore dello scoppio d'un fulmine lo fe' -barcollare si fattamente, che sarebbe caduto senza l'appoggio d'una -sedia a braccioli, sulla quale spaventato s'ando a gittare. Intanto -un'acqua dirotta si scaricava sulla citta con tal furia, che sarebbe -stato impossibile a chiunque di uscir per la via, o che colui che vi si -fosse trovato non avesse corso un grave pericolo. Sicche per questa e -l'altre ragioni il Di-Fede rimase li immobile per qualche poco. Quando a -un tratto senti un gran colpo di vento che spalanco la finestra, e -spense la face che illuminava la sala. Benche male in gambe, e pien di -spavento, si mosse e tento di richiudere, e vedere in tanto se il -temporale calmava. Ma uno sprazzo d'acqua subitaneo l'aveva ricoperto; e -pare anzi che quel rovescio, fra il continuo balenio e il rombo de' -tuoni, riprendesse piu violento. In quella stanza era solo. Lo scudiere -era gia uscito per altri ordini. Allora egli fra quelle tenebre -brancolando lungo la parete, ricerco quella sedia; e trovatala, come -fosse la sua tavola di naufragio, a corpo morto vi si sdraiava. Ne -stette molto che pe' crescenti fumi del vino, gli prese tal cascaggine -di sonno, che quasi in un attimo si addormento. - -A quella sala facevan capo quattro porte. Da una di esse poco stette che -se n'usciva Selvaggia, e la traversava per andare a riposo nella sua -camera. Era stata fin allora in quella della sua povera madre, la cui -malattia di sfinimento s'aggravava ogni giorno. Margherita la vecchia -fantesca la precedeva con una face. Costei era gia entrata per l'altra -porta, allorche Selvaggia giunta appena sul limitare, a un cotal mugolio -nella sala medesima e un balbettar prolungato, si soffermo: poi, sporto -il capo, si pose in orecchio. Quand'ecco al chiarore d'un lampo pote -scorgervi un uomo, e l'udi a piu riprese pronunziare queste parole: - ---Giuro... si, giuro... di consegnar la porta di Ripalta per introdurvi -i Fiorentini... si, si... il diavol che vi porti! Ma... ma il cenno?... -quando?... da chi?... S'intende per lo scampo di tutti! Ma io? Onori... -e oro! e poi messer Nello... oh! lo dicesti, mi fido! Giuro! (e alzando -la voce con gran violenza) non hai udito? Non dubitare, ho giurato, ho -giurato! - ---Santi del cielo! che ascolto!--proruppe Selvaggia. - -E presa una face, e appressatasi per veder chi si fosse, poco manco non -desse in un grido, e la face di mano non le cadesse! Ma raffrenatasi, a -bassa voce: - ---Egli!--esclamo--messer Tingo!... il nostro parente! egli, egli, -destinato pur troppo a guardia di quella porta!! - -A tal vista e a tal pensiero s'arretro spaventata; si percosse la -fronte, rabbrividi di terrore, e a stento pote ritraversare la sala, e -giungere a chiudersi nella sua stanza. Indarno tento di rispondere alle -dimande di Margherita, che avesse avuto! che fosse stato! Pote appena -profferire un accento per dirle: - ---Ho creduto!... m'e parso!... ma nulla... poi nulla! col tremito pero -sulle labbra e di tutta la persona. Terribile situazione! - -Avrebbe voluto persuadersi che quel suo fosse stato non altro che un -sogno: ma pur troppo per lei e per quello sciagurato quelle parole non -erano che un'orribile confessione! L'indole omai nota dell'uomo, e i -suoi legami da qualche giorno notati anche piu intimi col Fortebracci; -il quale pel suo mal animo, e (quel che piu l'affliggeva!) forse anche -per vendetta di lei stessa, de' suoi e della sua parte poteva avervelo -indotto; quella gentile ogni peggior cosa si dava a credere e a temere! - ---Ma frattanto--diceva ella--che fare? a che partito appigliarmi? -Chiamare il padre... il fratello e rivelare... si potrebbe, non dico; -ma!.. no, no! costui non uscirebbe salvo di qui! Poi riflettendo -seguitava.--Forse io stessa a destarlo... Ma allora io?... Se egli -alzasse la voce! Se gente sopravvenisse!... Poi no... non ho forza;... -il terrore e lo sgomento mi opprime! A dimane un consiglio. Miseri noi! -Vergine santa, salvateci! - -E si adagio sulle coltri, e cerco ma indarno tutta la notte, alla mente -spaventata e sconvolta, e alle membra stanche un riposo! - -La mattina seguente nell'animo di Selvaggia non si agito che un -pensiero, quello di sventare un tradimento si reo. Intanto pero -l'affanno, il timore, e la gran commozione che n'aveva ricevuta, glie -l'avevan letto nel volto tanto la madre che messer Lippo; e ambedue la -scongiuravano di dir loro la cagione quale si fosse. Tutto fu vano! Ella -omai su di cio per le ragioni gia dette, si delicate e degne di tanto -cuore, se n'era imposto con tutti un assoluto silenzio. Ma il tempo -stringeva! Lo sciagurato era gia di guardia alla porta! Sicche volendo -tentare quel miglior modo che il suo animo le suggeriva, mando nel -momento pel fratello messer Fredi, a quell'ora capitano di guardia alla -porta Gaialdatica, pregandolo a volerle permettere quella mattina, come -altra volta, di seguirlo quando sul mezzo del di dovea perlustrare -nell'interno le fortificazioni delle mura. Non appena n'ebbe avuto -l'assenso, che fattasi apprestare il suo bianco palafreno, col fratello -e un suo scudiere percorsero lungo i bastioni tutta quanta la cerchia. -S'arrestarono qua e la, e via via andavano chiedendo di quell'opere di -bastite, erette in breve quasi che per incanto, e ne lodavano e -confortavano gli operai ed i militi. - -Ma a Selvaggia in quel giorno stava a cuore ben altra cosa; cosicche la -rivista procuro s'affrettasse piu dell'usato. Giunti pero alla porta di -Ripalta, Selvaggia chiese al fratello di salir su sul torrione, e di -rimanere alcun poco presso il parente capitano Di-Fede che n'aveva la -consegna, per bene osservarvi, diss'ella, il campo nemico. Consenti -subito messer Fredi: e consegnati i cavalli allo scudiere, ascesero -entrambi per la interna scala alla piattaforma di quel munito fortino, -dove nella parte piu alta sopra un esterno ballatoio stava a vedetta -notte e giorno una scolta; e v'era poi nell'intorno una piccola stanza -pel capitano. Messer Fredi lasciata a lui la sorella, torno in basso per -conferire col padre suo, venutovi ad appostare le milizie che volle qui -molte a difesa d'un sito il piu minacciato. - -Allora Selvaggia, voltasi al capitano, che pieno d'ilarita si compiaceva -dell'isperata fortuna di quella visita; raccolte tutte le forze -dell'animo, con volto austero cosi prese a dirgli: - ---Non attribuite no a curiosita ed al caso il mio giungere a voi. Bramo, -si, che tale apparisca pel vostro meglio: ma, troppo grave cagione mi -spinge qui a favellarvi in segreto! - -E allora vibrando la voce e li sguardi sopra di lui: - ---Or ditemi, messer Tingo, non vi rimorde nell'animo nessun delitto, che -al cospetto di qualsiasi vostro concittadino dobbiate arrossirne e -tremare a comparirgli dinanzi? - ---Selvaggia!--riprese subito egli--che parole sono queste? a me che dite -mai?--A voi in nome di Dio!--rispose ella con forza e con dignita--A voi -messer Di-Fede, io mi rivolgo, e dolorando nell'anima vi dico: capitan -della guardia, voi siete un traditor della patria! - ---Traditore a me!... - ---Si, e guardatevi, voi siete scoperto! - ---Nol crediate, ve ne scongiuro!--replico egli, ma gia molto -confuso--Menzogna! calunnia!-- - ---Oh! che vale l'infingere? Menzogna, voi dite, calunnia! E che -prometteste voi al perfido Fortebracci? Non forse... negatelo, e -spergiurate ancora una volta! non forse di consegnare ai nemici una -porta della citta? E il patto iniquo che dovrebbe fruttarvi il piu -infame guadagno, non raffermaste voi con giuramento? Questa e dunque la -fede di leal capitano, di cittadino onorato? Mentre tutti son presti a -dare il sangue per la difesa di queste mura, voi mio parente, voi solo! -(inorridisco a pensarlo!) voi vi prestate a si orribile tradimento? - ---Ah! questo e troppo, Selvaggia!... - ---Troppo! E che direste se io invece di recarmi qui a voi, imbelle -donzella, gli e vero, ma pur terribile pel segreto ch'io porto, -palesassi a mio padre l'iniqua trama? - -Ed egli con le labbra convulse: - ---Ma come? chi mai!... - ---No, no--lo interruppe--non cercate piu oltre. A me tutto e noto: a me -sola per ora! Qui su quest'altura Dio solo ci ascolta! Ma guai, oh! guai -a voi se un sol uomo il sapesse! A me sola adunque (e mi bastera, e il -segreto morra con me) promettete con giuramento di ritrarvi dall'opera -iniqua! A' vostri piedi vedetemi! Ve ne scongiura la figlia di colei che -ebbe a sorella la vostra povera madre. Se essa su nel cielo ov'e, -sapesse l'opra d'inferno che contro la terra natale macchino il figliuol -suo... Oh! che essa anco in cielo, io credo, piangerebbe per voi! Deh! -Se non vi muove l'affanno mio, che dall'istante che vi seppi reo e -immenso, pieta almeno di voi, cui pende sul capo la spada dell'eterna -giustizia, ed una morte obbrobriosa! Risparmiate quest'onta alle nostre -famiglie, l'estremo danno e il vitupero alla patria! - ---Sorgete, Selvaggia, sorgete!--riprese il Di-Fede estremamente -commosso.--Io faro... - -Ma, come non osando, riste muto e confuso. Fu solo un breve istante; poi -risoluto proruppe: - ---Oh si! A voi... tutto! Una forza irresistibile mi spinge a palesarmi -reo dinanzi a voi! Se a' preghi d'un angelo presso Dio si puo attender -perdono, io l'imploro e l'attendo da voi, donna generosa ed angelica, -ispirata a commovermi e a ravvedermi! Lusingato sotto specie di bene, -illuso, tradito, oh! si, vel confesso, io mi resi colpevole, fattomi -complice d'un iniquo disegno. Ma sapro farne la debita ammenda! Sapro -quind'innanzi esser degno di voi e della patria, ve lo giuro! - -A queste parole Selvaggia, com'era in bruna vesta, apparsa in volto -anche piu pallida e smorta, levate al cielo le pupille e le palme:--Dio! -Dio di pieta--esclamo--accogli il giuramento del ravveduto e confortalo -della tua grazia, perche il suo braccio divenga fin d'ora il piu forte -sostegno contro i nostri nemici! - -Bella pur nel dolore, sublime adesso la faceva la preghiera e il -perdono! - -Poco stante ricomparve il fratello. Bisognava nascondergli quel suo -turbamento. Si calo il velo sul volto, e angelo vero di concordia e di -pace, rianimata al pensiero d'aver compiuta questa sant'opera, -s'affretto a discendere, e torno a vegliare la sua povera madre. - -Veramente che il cuore di donna e fatto per amare nel silenzio delle -mura domestiche: ma ove carita di patria lo infiammi, nissun uomo la -vince nei sacrifizi, e nell'impulso di ogni nobile azione. - -"Di questo tempo intanto avveniva (cosi e narrato in un'antica pergamena -dell'archivio di Sant'Jacopo del Comune di Pistoia) che un tal messer -Ceragia notaio di professione, e d'origine siciliano, ritrovandosi nel -campo nemico, e ascoltando che dovesse essere fraudolentemente tradita -Pistoia da que' di dentro e data a sacco al nemico; come che fosse -divinamente ispirato, entro sconosciuto nella citta a significarlo a' -Pistoiesi, e a far noto loro quanto aveva inteso nel campo." Laddove -tornato, non dicesi ch'ei ne fosse scoperto. - -Niuno pure degli assediati seppe mai il nome del traditore. Basto si la -notizia a porre all'erta i capitani per ogni dove. - - - - -CAPITOLO X. - - -VALORE INFELICE. - - - "....... Infelloniti e crudi - Cozzan con gli elmi insieme e con gli scudi." - - ---- _Tasso_, _Gerusalemme_, C. XII. - - -Una prima avvisaglia fra due campi nemici suol esser sempre foriera di -nuove zuffe. - -Non erano scorsi che pochi giorni, quando le milizie catalane, lucchesi -e fiorentine, congiunte alle altre, dal lato di settentrione della citta -al villaggio di Candeglia (distante appena un chilometro) si -raccoglievano in un gran campo. E in qual parte era egli un si potente -nemico? - -In quella bella costiera che con agevol declive si distende per circa -300 metri dal colle di Vaioni e di Bellosguardo, ultimo sprone -dell'Appennino, fino a Pistoia; e per quasi egual distanza e bagnata ai -fianchi dall'acque d'Ombrone e di Brana: cola dove ora s'accoglie un -popolato subborgo, e la celebre villa di Scornio; e si partono due ampie -strade per Modena e per Bologna, e per questa fa capo e traversa la via -ferrata; non v'avresti scorto in que' tempi che poche case coloniche, e -una selva di castagni continuata da' poggi vicini, con soli pochi campi -piu presso alle mura. Era qui in quest'ampio terreno che si erano -accampate le milizie del Duca con le lucchesi e le fiorentine. Atterrate -le piante che loro davano ingombro, vi avevano erette qua e cola le -tende pe' militi, e i padiglioni pei capitani, in ampio giro fino alla -cinta d'assedio dov'erano appostate le scolte che dovean guardarla e -difenderla. E qui un tal giorno sull'alba vennero a schierarsi tutte -queste milizie, le quali dicevasi dovevan esser passate in rivista dal -duce loro. - -Sventolava di mezzo alle prime la guelfa bandiera in campo bianco coi -giglietti di casa Angioina, e l'aquila rossa e un verde serpente fra' -suoi artigli; ed una eguale per mezzo le schiere de' Fiorentini, senza -quel serpe, aggiuntovi solo il giglio rosso del Comune e il sesto della -citta. I fanti Catalani si distinguevano per una reticella di ferro al -capo; per brache di cuoio, e al fianco una tasca pel pane e per -l'accendi-fuoco; un piccolo palvese, la spada, archi di Soria, e -alquanti giavellotti. Ma leggere le armi come le vesti; ne' Mori in -ispecie: che, usi a' calori meridionali, portavan neri o rossi i corti -giubbetti; bianche e corte brache, nuda affatto la gamba. Erano affidati -costoro al comando di don Diego della Ratta Catalano, nominato gia -maliscalco, cioe, maresciallo del Duca; uomo d'un orgoglio il piu -smisurato, e che mostrava, insieme a' suoi connestabili, anco nelle -vesti di vivi colori e rabescate di fila d'oro e d'argento, tutta la -boria e lo sfarzo spagnolo. - -La fanteria fiorentina e lucchese era in tutto piu grave. Andava armata -d'un giaco e d'una cervelliera; di spada, di lancia e di grandi scudi. -Balestrieri e saettatori ve n'erano a cavallo e a piedi. Ma propriamente -i cavalieri si distinguevano per elmi e corazze e schinieri d'acciaio: -filettati d'oro se di ricchi e connestabili, con spade, stocchi, e mazze -ferrate: e certi magnati, ove sugli elmi non avesser cimieri propri e -gentilizi, vi facevan pompa di piume d'estranei uccelli. Cavalcavano bei -destrieri, difesi con testiera e gualdrappa di cuoio, briglie purpuree e -freni dorati. La cavalleria a que' tempi era la forza principale -dell'esercito. Dei militi poi volontari, raccolti in gran numero dal -contado, e accorsi a drappelli co' i lor signorotti, chi non aveva che -l'elmo, chi i soli schinieri; chi zappa, chi falce e chi un vecchio -pavese arrugginito; tutti pero qualche arme ad offesa. - -Il duca Roberto come capitano di guerra, seguito da' suoi ricchi baroni, -e da messer Bino Gabbrielli d'Agubbio potesta di Firenze, era -appariscente e splendido per seriche vesti trapunte in oro; per una -salda corazza d'acciaio; e d'ugual metallo l'elmo, che avea per cimiero -tutta inorata l'aquila guelfa; e per forbitissime armi. Giovine -avvenente, dal vivido sguardo, lunghi e neri baffi, e lungo pure e -raccolto il pelame del mento, era anche riguardevole sul suo arabo -cavallo di guerra: che, per quanto coperto di ricca gualdrappa di cuoio -con lucidi fibbiali e brocchieri, facendolo corvettare si destramente, -riusciva a farne spiccare le belle forme e la portentosa sveltezza. Si -grande ammasso di milizie, benche in vastissimo campo; distribuite in -varie schiere secondo i Comuni cui appartenevano; comandate poi in -diversi modi, e tutt'altro che addestrate come le nostre stanziali; non -potevano a meno di non mostrare un disordine nei lor movimenti. -Nondimeno cotesta mattina, quando avanzavansi in larghe file, a schiere -a schiere con bel piglio guerresco, tanta era la varieta de' colori si -delle vesti che dell'insegne; tanto sterminata quella selva di lance e -di spade, quell'insieme di elmi, di scudi e di ferree armature irradiate -a quell'ora da un sole il piu vivido; che certo, tranne che pei nemici, -sarebbe stato a veder per chiunque uno spettacolo maraviglioso. Si -sarebbe detto che si disponessero piuttosto a una giostra che a un -assalto, a un ingresso trionfale che contro a mura nemiche. - -Intanto, a misura che s'appressavano ad esse, la detestata insegna de' -Ghibellini dalla nera aquila, che era infitta sulla gran torre della -prossima porta di Ripalta, agitata dal vento si spiegava loro dinanzi. E -i duci (soli al segreto della tesavi insidia) come baldi per sicura -vittoria, non si ristavano quell'insegna d'additarla alle schiere con -motti di dispregio e di scherno. - ---Oh! la bell'aquila!--dicevano.--Ve' come vola! affe come quella del -valoroso Manfredi e di Corradino! - -E un altro: - ---Mi par gia che, all'apparir della nostra, spieghi l'ali a fuggire -anche da quell'altura. - -E un altro: - ---Dove potrebbe, se l'e spennata? - ---Finiremo con prenderla, e darla per pasto a' nostri levrieri. - ---Oh! non si giovano di si vil cibo! - -In questo i Fiorentini, essi pure facevano agitar dagli alfieri le -insegne loro; e forti del numero, or piu che mai eran fidenti della -conquista. - -E gia le prime file, varcate le proprie bertesche, audacemente erano -state fatte inoltrare fino a tiro di balestra dinanzi alla porta. Il -convenuto segnale dal campo loro era gia dato. Attendevano per sicuro, e -fra questi il ribaldo Fortebracci armato anch'esso e coi cavalieri, di -esserne corrisposti. Ma a quel primo avanzarsi, il capitano Di-Fede, che -era sul torrione di quella porta, vergognando di nuovo sol dell'empio -pensiero di consegnarla ai nemici, e avendo sempre dinanzi -quell'angelica donzella supplicante a' suoi piedi, tenne fermo nel -datole giuramento, e il segnale manco. - -I Pistoiesi vedutosi muover contro un esercito si poderoso, a un subito -allarme che fece dar loro il Di-Fede, furon tutti sulle difese. Si -comincio dalle mura con macchine di trabocchi e tripanti a scagliare -addosso ai nemici grosse e piccole pietre: quali a tiro breve e sicuro, -quali altre a lungo ed incerto, cosi pero che de' molti assedianti or -l'uno or l'altro n'era colpito. I frombolieri poi a scoccar frecce, e -prender di mira le prime file, quelle de' Fiorentini, e ad ogni trar -d'arco veder molti caduti. Cio reco subito fra i capitani nemici una -triste sorpresa. - ---Com'e questo mai?--si dicevan fra loro.--Il Fortebracci ci avrebbe -dunque tradito? - -Dare da questa parte la scalata alle mura sarebbe stato quasi -impossibile. Rispondevano, e vero, dal campo e vicini alle fosse, con -scariche di giavellotti; e a un tempo le trombe di guerra squillavano, e -a ogni trar di saetta si udivano forti gridi: - ---Vivano i Guelfi!--E allor dalle mura: - ---Vivano i Ghibellini! - -Ma i capitani Guelfi cotesto giorno tanto avevan fidato nelle promesse -del Fortebracci, che non s'erano curati neppure di portar seco le -macchine per tentare un assalto. Le fosse lungo le mura eran larghe e -piene d'acqua; ma per queste avevan provvisto con ponti da gittarvi su -prontamente. Or come s'accorsero esser vano l'attendere che, abbassato -il ponte levatoio, la saracinesca di quella porta si sollevasse: -vedutisi d'altronde troppo esposti sotto muraglie si formidabili: -mentre, ancora esitando, inclinavan pero alla ritirata; ecco che ad un -tratto si vede aprire la fatal porta! Fu quello un momento di lusinga -per loro, ma quasi a un tempo di terribile disinganno! Perche invece -come, alzata la cateratta d'un gran bacino, si riversa fuori un -fragoroso torrente, si videro uscir da essa a carriera in gran numero -feritori a cavallo de' piu arrischiati: che, fattasi protegger la -sortita da quei delle mura per una gran pioggia di pietre, e di -giavellotti, alla testa dell'audace capitano Lippo de' Vergiolesi, -piombarono loro addosso; prostrarono le prime schiere gia in disordine -con molti feriti; e sbaragliate e atterrite le altre, le ricacciarono -fino ai lor battifolli. - -Ma che potevasi dai Pistoiesi in campo aperto? Come pur solo difendersi -se non avesser avuto il riparo di quelle mura tanto forti e munite, -dentro le quali subitamente si ritiravano? Come far fronte si pochi ad -un esercito che fu detto ammontare oltre a ventottomila combattenti? - -Or mentre i Pistoiesi opponendo i lor petti respingevano l'aggressione, -e con pochi feriti avevan riparato in citta, da un'altra porta eran -sorpresi per un assalto quasi che simultaneo. Il Fortebracci vedutosi -ingannato a Ripalta, e sicuro che del danno al quale fu esposto il campo -per suo consiglio, i capitani e il duca stesso glie n'avrebber chiesto -strettissimo conto; s'abbasso la visiera, non e a dire se piu per timore -che per vergogna; e invasato dall'ira sprono di subito il suo cavallo -verso il campo de' fuorusciti dal lato di mezzodi a Bonelle. Cola con -parole di fuoco narratone l'accaduto, fece appello ai rancori personali -dei concittadini, e gl'incito a venire all'assalto della porta -Gaialdatica. Nella probabile assenza de' suoi difensori chiamati per -certo in aita dell'altra, non v'era momento piu propizio di questo per -aggredirla e penetrare in citta. I Guelfi-neri di questo campo eran -pochi, e i meno concordi e valenti. Ma che percio? V'erano a capo i -Tedici, i Tebertelli, i Lazzari, un Alberto Panciatichi, e piu altre -delle prime famiglie della citta e del distretto, esuli a Prato e -altrove, che l'un per l'altro avevan da vendicare gelosi odii e -rappresaglie domestiche. Accolsero infatti tutti costoro la proposta del -Fortebracci con un grido feroce che l'accerto dell'assenso. Sicche -raccolte le armi, veloci e frementi si spinser con lui anche troppo -sotto il tiro nemico. - -Ma il capitan Fredi de' Vergiolesi, degno figlio di messer Lippo, non -aveva abbandonato il suo posto. In un attimo anzi, accortosi del -pericolo, spedi per rinforzi; e su quelle mura presso al torrione di -detta porta fece crescer fuoco alle caldaie e caricar le petriere. Ebbe -pur l'accortezza di far ritirar dalli spaldi ogni guardia, perche il -nemico piu fidente s'avvicinasse. Alcuni infatti varcate le fosse, li -piu ristrette, tentavano gia la scalata. Quando quei delle mura -cominciarono a scagliar sassi, lanciar quadrella, e versar olio, bitume -bollente, e il terribile fuoco greco sugli assedianti: tanto che questi -audaci, dalle scale dov'eran montati, l'un sopra l'altro rotolando per -terra malconci di ferite e di scottature, con alcuni semivivi sulle -spalle prestamente si ritirarono. - -Allora i Pistoiesi vedendosi superiori di forze e d'averla a fare coi -soli fuorusciti, non dubitarono di venir con loro all'aperto; e poco -sotto alle mura s'era impegnata un'orribile mischia. Non mai forse piu -cruda e piu accanita siccome questa, che era qui piu che altrove -parricida e fraterna! Cola sul proprio terreno, cittadini d'una stessa -citta, vicini e parenti, solo a sbramar l'empia sete di sangue si -cercavano l'un l'altro e duellavano a morte! Due volte i cavalieri -serrati slanciarono i loro cavalli piu lontani dalle mura e si -azzuffaron di fronte con quei del campo, e due volte respinti, ma non -sgominati retrocedettero. Al terzo attacco pero, rotte le schiere e -intrigatesi fra di loro, comincio un battagliare tremendo. Ogni punta di -lancia e di spada era volta a ferire a vendetta. Cavalieri i piu -valorosi si vedevan d'un tratto rovesciati sul suolo. Quand'anco non -feriti a morte, eran ridotti agli estremi, rotolando sotto il calpestio -de' cavalli che tentavano di sventrare. E questi inferociti dai colpi -sofferti, con le ferrate zampe percuotevan senza posa que' miseri, che -alla perfine rimanevano schiacciati sotto di loro. - -Quand'ecco il Fortebracci, tutto chiuso nell'elmo con sopra tre neri -pennoni, si trova dinanzi al capitano Fredi de' Vergiolesi, che percio -subito lo ravvisa; com'egli stesso era agevole a riconoscersi alla -ciarpa di famiglia, bianca e celeste. Il Fortebracci voleva pure evitare -questo scontro, ma, in mezzo ad altri cavalieri, non gli fu piu -possibile. - -Fu allora che messer Fredi al solo vederlo, consapevole degli affanni e -delle minacce fatte soffrire a sua sorella Selvaggia, e del suo -congiurare: - ---Vil rinnegato, t'ho giunto alfine!--gridogli. - -E spronatogli contro il cavallo, gli volse la spada verso del petto. Ma -quei, destramente voltato il proprio, schivo la ferita, e ando alquanto -di lunge fra altri cavalieri per meglio porsi in parata. Guidotto -allora, il fido scudiero del capitano, con grand'ardimento si diede a -inseguirlo: e, incalzandolo di fianco, tanto fece, che lo respinse sul -primo terreno. E gia il Fortebracci era stretto fra due combattenti, e -da uno dei due doveva esser ferito; allorche allo scudiero scivolava il -cavallo, e gli fu forza di far triste caduta. Di nuovo il capitano era -solo a combattere. Ma in quel pericolo lo scorse appunto il fratello -Orlandetto: che, nonostante le lacrime della madre, montato a cavallo, -volle recarsi sulle orme di messer Fredi. Questi pero non pensava mai -che egli, non ancora addestrato alle pugne, sarebbe uscito in campo -fuori delle mura! Quand'ecco il bel giovinetto dalle bionde chiome, che -dall'elmo gli svolazzavan sugli omeri, trepidante di su gli spaldi, non -appena pote scorgere impegnato nella zuffa il fratel suo, abbandona le -mura, e a gran fretta disceso, inforca il cavallo, e via fuor della -porta lo slancia presso di lui: e trovatolo appunto al cader dello -scudiero, per amor del suo Fredi con audacia incredibile si sforza di -tenerne le veci. - ---Ahi! traditori! ambedue sopra me?--grido allora il Fortebracci. E -rivoltosi all'amico Tedici li poco discosto:--Maledizione e morte a -questa perfida razza! - -A tai parole, come a un invito, accorse allora il Tedici: sicche il -Vergiolesi era stretto ora da un nuovo nemico. Mentre Orlandetto lo -difendeva dal Fortebracci, questi fu sopra al giovinetto con un furor -disperato, il qual nondimeno riusciva a schermirsi. Non pero il Tedici; -perche la sua spada scivolo al primo scontro sullo scudo del Vergiolesi; -il quale opponendo la destrezza alla forza, sapea ben volteggiarsi per -ischivare quel colpo. E difatti mentre il Tedici, per ferirlo, di nuovo -gli s'era avvicinato di troppo, il Vergiolesi, alto della persona e -sovra un piu alto destriero, mirando dritto al suo braccio, con mazza -ferrata gli meno sopra un tal colpo, che gli fece cader di mano la -spada, e dare un crollo giu da quel fianco. Poteva subito il Vergiolesi -prender su di lui piena vittoria; quando con gran stupore nel cavaliere -che gli stava presso, dalla ciarpa de' suoi colori s'accorge pur troppo -d'aver a lato il fratello! Obliato allora se stesso e il nemico, volge -il cavallo per disporsi a difender lui solo. Ma il Fortebracci vedutosi -privo del soccorso del Tedici, non aveva piu pensato che a coglier la -piu facil vittoria. Mirando a colpire l'inesperto Orlandetto, giuntogli -il destro, gl'infisse la spada sotto il mento, cui la gorgiera che -allacciavagli l'elmo, fece strada sicura a trapassargli la gola. Lo -scudiero, benche offeso dalla caduta, era tornato in sella e presso di -loro. Ma ahime! In quell'istante dove mirare cadersi rovescio il figlio -del suo signore, e un rio di sangue sgorgargli dalla mortale ferita! Fu -solo in tempo per sorreggerne il corpo e afferrargli il cavallo. Poi piu -d'appresso con gran cura abbracciatolo pote con altri portarlo semivivo -in citta! Il povero fratello che per lo scampo di lui avrebbe dato la -vita, non gli fu appena al fianco dalla parte opposta del feritor che -fuggiva, che a quella vista mando un urlo disperato, e si die a -soccorrerlo, ma pur troppo senza speranza! - -Al fiero caso del giovinetto tutti i militi di sua parte se ne -commossero. Li avversari stessi inorriditi cessarono spontanei la pugna. - -Pochi prigioni e poco sangue da ambe le parti, considerati i varii e -forti attacchi fra i duellanti. Fu questo il piu grave della giornata. -Il Fortebracci potea dire d'avere sbramato d'assai quell'empia sua sete, -e si era riparato nel campo de' fuorusciti. Cola nella tenda, fra le -tenebre della notte, chi avesse pero conosciuto i tormenti di -quell'anima! Gli pareva (cosi spaventato narro a Nuto sul far del -giorno) che da quel campo mille voci gli rintronassero nelle orecchie, e -minacciose gli dimandassero:--Quand'e, sciaurato, che t'abbiam chiesto -la morte d'un fanciullo? Volevamo la resa della citta, e tu per sicuro, -tu cittadino ce l'hai profferita, e per due volte ci hai esposti ad una -sconfitta!--Poi cento spettri gli parea che sbucassero da quella porta -di citta come da una tomba, e a uno a uno passandogli innanzi gli -gridassero minacciosi:--Ecco la il traditor che ci spense!--E v'era pur -quel d'Orlandetto; che somiglievole in volto a sua sorella Selvaggia, -aberrando lo confondeva con essa; e gli pareva che da ambedue gli -venissero le piu crude rampogne. Per piu volte tento di fuggire, ma -altrettante ricadde immobile e come impietrito sul suo giaciglio. I -vicini poi narravano d'averlo udito cotesta notte mandare urli come di -belva, e ripeter sovente:--Miserabile! miserabile!--Questo capaneo della -vendetta forse allora l'avrebber vinto i rimorsi da rimanerne si -fattamente avvilito? - -Chi puo adesso ridire il dolore del padre: e quello poi della povera -madre al vedersi reso esanime fra le braccia quel diletto figliuolo! In -una insolita trepidazione ell'era stata tutto quel giorno per non averlo -piu visto; bench'ei nel lasciarla le promettesse di non recarsi che a -guardia di quella porta, e nell'interno della citta. Per quanto -aggravata dal male, sorta dal letto ando per la stanza, e in tutte -quell'ore non fece che chiederne affannata a Selvaggia, e con lei -pregare, e sospirare pel marito e pe' figli. Ma del suo caro Orlandetto -non si poteva dar pace! Quando per breve rimasta sola, i singulti di -Selvaggia e de' domestici le ne fecer presagire il funesto ritorno. In -cotal turbamento niuno pote impedire alla madre di farsegli incontro, -quando portato a braccia dal fratello e dallo scudiero, e adagiato sul -letto in una prossima stanza, quel suo povero figlio mandava appunto -l'estremo sospiro! - ---Dio! Dio mio!... egli!... cosi?... Orlandetto!--esclamo spaventata: e -lo abbraccio, lo bacio, e piu volte ne profferi il caro nome. Poi si -rimase come esterrefatta a fissarlo, e non fece una lacrima. Il consorte -ed i figli che le erano attorno, a tanto strazio gemevano profondamente. -Ma per rispetto a quel gran duolo materno parea che rattenessero il -pianto sugli occhi, e sulle labbra i singulti. Il dolor della madre -innanzi al cadavere del figlio oh! come e santo e sublime! - -Poco stette pero che condotta nelle sue stanze, cadde la misera in tale -angoscioso delirio, che fu temuto ne dovesse perire. - ---O dolce figliuol mio!--con flebil voce comincio a esclamare.--Cosi -dunque ritorni a tua madre? Come mai mi potesti lasciare e per sempre? -Io che ti nutrii nel mio seno, che tanto ben t'ho voluto! e sperava!... -Oh! che mai, sull'orlo del mio sepolcro? Ma si... almeno che tu non mi -dovessi precedere! Perche non fu dato all'infelice tua madre di -raccogliere almeno le ultime tue parole? Ahi crudel morte! Non piu -dunque i tuoi occhi s'apriranno per me a un tuo dolce sorriso? Sulle tue -labbra non udro piu, come solevi, articolar con affetto il mio nome? No, -dunque, piu mai? Oh! torna, torna, amoroso che sei, a consolare il mio -pianto! - -Cosi vaneggiando, ogni di piu alimentava nel cuore quell'indicibile -affanno: e intanto vedevasi spegnere a poco a poco fra 'l cordoglio de' -suoi quella vita si cara! - - - - -CAPITOLO XI. - - -FERMEZZA A RESISTERE. - - - "Ora si comincia per quelli di fuori e per quelli di dentro a - far grandissima e crudel guerra." - - ---- _Istorie pistolesi._ - - -Sebbene i Pistoiesi gia per due volte avesser respinto un assalto, che, -quando i nemici fossero entrati in citta, poteva condurli agli estremi, -non ignoravan pero che l'assedio da ogni parte si faceva piu stretto, ed -era loro impedito di far raccolta al di fuori di vettovaglie, delle -quali ogni di piu si vedevan mancare. E questo era il colmo di lor -disgrazie! Profittavano, e vero, del favor della notte per mandarne in -cerca, particolarmente dal lato della montagna, che essendo di tutto il -distretto lo spazio di terreno il piu ampio e folto di boschi e di -selve, non era ancor ben guardato, pel gran numero di militi che -v'occorrevano. Ma da qualche tempo quelle spedizioni riuscivano a poco o -nulla non solo, ma quasi sempre di danno a chi le imprendeva. E -nondimeno avresti veduto povere donne del popolo partirsi dalla citta -scalze e bruche, con sacchi vuoti sul braccio: esse, perche degli uomini -v'era troppo bisogno; e sfidare e deludere la vigilanza de' militi che a -brevi intervalli stavano a guardia della cinta d'assedio. Alcuni de' -quali, vedendo donne, e senz'alcun carico, ci scherzavano alquanto; ed -esse, le meschine, pur di passare, a quelli scherzi di parole facevan -finta di corrispondere, benche nel cuore li detestassero: poi a cotesta -soldataglia straniera, purche fosse ben pasciuta poco in fondo -importava. Altri di loro se sdraiati o dormigliosi, tanto piu chiudevano -gli occhi. Lo che non sarebbe accaduto se fossero stati Fiorentini o -Lucchesi, o de' fuorusciti che erano inesorabili. - -Quelle donne, una volta passate, le avresti vedute andarsene a frotte -per le vie piu traverse e piu ripide; salir su pe' monti di castello in -castello fino a quelli piu alpestri di Sanbuca e di Treppio, non -guardando a pericoli od a fatiche pur per poter chiedere in ogni capanna -a buone genti per elemosina e a qualcun per danaro, da fare un carico di -vettovaglie. E cio pel grande amore che avevano alla terra natale; e -perche i padri loro, i fratelli, i consorti che ne curavano la difesa, -non mancassero di nutrimento. E sulle prime potevano anche tornarsene: -s'intende sempre in certe ore notturne, e dopo essersi assicurate che -quelle solite guardie erano immerse nel sonno. Con piu pericolo e vero, -ma a una a una, col sacco pieno sulle spalle o sul capo, giungevano -spesso a rientrare in citta. E allora oh! che gioia non recava a que' -prodi il loro ritorno! E quanta poi non ne provavano le poverette a -vedersi riuscite in un'opera si rischiosa, ma si utile per la lor gente, -e di si stretto bisogno! Di modo che avveniva che, un primo rischio -superato, le animava a sfidare il secondo. Perche a dir vero la donna -per amore si mostra di tal coraggio, che sa toccar gli ultimi termini -del pericolo, ed e capace di qualsiasi sacrifizio. - -Ma come i Fiorentini si furono accorti di questo via vai, s'afforzarono -da quella parte per modo, che rari eran quelli che vi potessero far -tragitto. Pur per moneta e furtivamente sopra giumenti, o per persone -che solevan portar masserizie, qualche carico vi si pote introdurre. Non -fu pero piu possibile quando il fosso di cinta fatto da loro, fu tutto -chiuso da grandi steccati, e vi eressero le bertesche. Accadde anzi che -fin d'allora, messi in sospetto piu d'una volta, al vedere in pieno -giorno qualcun dalle porte avanzarsi verso di loro; una schiera di -fanti, coperti de' loro ampi scudi, li rincorsero ad archi tesi fin -dentro le mura; e non si ritrassero senza prima aver fatto una scarica -di frecce, alcune delle quali svettando le mura cadevano anche in citta. - -E da sapere che il castaldo, o come or si direbbe, il fattore del -tenimento del Castel di Vergiole, era un tal Pier Antonio marito di -Margherita, la quale abbiam visto si ben affetta alla casa de' -Vergiolesi, e pero chiamata spesso in citta con una sua figlia, Maria, -a' lor servigi. La buona donna con piu piacere solea trattenervisi ogni -qualvolta potea condur seco la ragazza; perche poi vi ritrovava il suo -figlio Guidotto, scudiero di messer Lippo. Al cominciar poi dell'assedio -non si pote piu parlare di levar Maria dalla casa paterna. - -Ma un altro figlio non meno animoso era rimasto a Vergiole in compagnia -del vecchio padre, a sbrigar le faccende della villa, e diriger l'opere -pe' campi. Bindo, tale era il suo nome, di poco era minore del fratello -Guidotto, ed ambedue si amavano di gran cuore. Usi poi al castello a -conversar di continuo co' figli de' lor padroni, coi quali eran quasi -coetanei; per indole buona avevan partecipato a que' nobili sentimenti, -tanto a riguardo della famiglia che della patria. - -Quasi ogni giorno i soldati del duca avevan preso l'abitudine di fare -scorrerie su pe' colli vicini. Non eran gia comandate, ma di loro -arbitrio e per loro sollazzo. Ad essi s'univano anche certi militi -forusciti. I quali tutti, non contenti di attaccarsi alle frutta, e -sperperare ogni pianta, entravan talora nelle capanne dei poveri -agricoltori, e con licenza inaudita insultavano e depredavano. I -Catalani poi, soldataglia semibarbara e con quegl'istinti de' paesi -meridionali, alle povere donne, se riuscivano di trovarne, osavano di -fare ogni sorta di vituperi. Il duca Roberto come colui che era di -nobile animo, e mostrava almeno di aver sensi di giustizia e di umanita, -pervenutigli da ogni parte continui lamenti di si sfrenata licenza, -conoscendo pur troppo l'indole bestiale di essi, mando al campo ordini -severissimi, sicche nissuno senza permesso pote piu allontanarsene; e -intanto alcuni sorpresi e provati rei, ebbero aspri gastighi, e molta -roba ai derubati fu resa, e alcune meschine a' loro artigli poteron -sottrarsi. Ma finche costoro ebbero agio di salire a Vergiole: e lo -facevano spesso perche un colle de' piu vicini; Bindo con la famiglia -indignato di qualche brutto fatto avvenuto in que' pressi; insospettito -ogni giorno piu, aveva loro tenuto d'occhio, e s'era voluto un po' porre -in guardia. Cio faceva in special modo a riguardo di sua sorella Maria. -Che, fanciulla assai avvenente e di gia adocchiata da que' procaci, -senza che in casa d'altronde avesser pensato a tenerla nascosta; per -quelle sue attrattive, e anche per odio particolare al padrone del -castello, come capo dell'avverso partito, essa e la sua famiglia -correvan gia rischio di prepotenze e d'offese. Prevenuto pero da -Guidotto, aveva raccolto in sua casa altri parenti; coi quali anche dopo -lavorate le terre, girandolavano sempre con qualche arme per il podere, -e si facevano intanto una scambievol difesa. - -Era di questo tempo che richiesto Guidotto dai rettori della citta e dal -suo stesso padrone, non aveva esitato d'affidare al suo Bindo, destro -com'era e di gran coraggio, un'impresa delicata e rischiosa, quella cioe -di provveder pel Comune quanti piu viveri avesse potuto; e, senza -riguardo alla spesa, per gente sicura mandarli in citta. E gia con le -grosse somme inviategli se n'era fatto incettatore per ogni lato. E via -via per uomini e donne della campagna, pagandoli bene, li faceva -trasportare fin presso la cinta d'assedio; altri poi dalla citta notte -tempo venivan li a riceverli. - -Un tal giorno avvisato Guidotto che nella notte successiva dovevan -giungere grossi carichi scortati da Bindo stesso, provvide che oltre ai -portatori gli si spedisse una schiera d'armati per proteggerne la -consegna. E di fatti il pericolo presentito vi si mostro senza misura -piu grave. I militi fiorentini che, mutata la guardia coi Catalani, -occupavano quella cerchia, avuto indizio di questo transito che doveva -farsi pel greto quasi che asciutto del piccolo torrente Brana -traversante allor la citta; lasciato senza superiore comando il posto -della consegna, andarono ad appostarsi in una boscaglia poco fuor delle -mura, ed al passare di quella gente piombarono loro addosso siccome -belve: e non solo tolser loro le vettovaglie, ma a tutti quei portatori, -circondatili, e puntando al petto le lance e le spade, si diedero a fare -i piu orribili strazi. Alle povere donne, che erano in maggior numero, -non valse il prostrarsi in ginocchio dinanzi a loro, piangere e -supplicar tutti i santi. Quelli spietati per crudele irrisione -tagliarono a quale il naso, a quale le orecchie; e agli uomini, dopo -vana resistenza perche inermi, levarono un occhio, o tagliarono una -mano, o un piede; e cosi guasti li sospinsero a forza, o li trascinarono -fin presso ai loro steccati, e alle torri di legno: dove penzoloni li -vollero porre perche i nemici dalle mura potesser vederli! - -Intanto Guidotto che era stato per molta notte in ascolto sul torrione -della porta di Ripalta, inquieto dell'insolito indugio, quando fu sul -far dell'alba, discese; e profittando d'una rivista del campo nemico che -per l'estiva stagione avveniva circa a quell'ora, sicche quella parte -era rimasta sguernita; con uno sbruffo di fiorini comprate facilmente le -poche guardie Catalane che v'eran rimaste, e aggiuntasi buona squadra -de' suoi a cavallo, riusci a fare una sortita fuor di citta. Allorche -avanzatosi alquanto verso la detta parte, gli feriron le orecchie le -strida de' miseri che venivano a quella volta! Ahime che incontro! che -spettacolo orrendo! Donne contraffatte e grondanti sangue e lacrime -insieme! Uomini mutilati ed esanimi quali quelle pietose se li traevano -a braccio con pie vacillante, e quali altri anche in dosso. Poi dietro -loro una masnada di que' feroci, che con le picche e con gli urli, come -peggio non si usa sopra un branco di bestie destinate al macello, le -incalzavano, e v'aggiungevano ogni sorta d'insulti! - -A tal vista Guidotto ed i suoi con un furor disperato si lanciano a gran -corsa e a spade levate sopra i nemici, e ne fanno aspra vendetta. Que' -miseri allora rimangon liberi, ma in quale stato! Immaginiamo il dolor -di Guidotto quando fra coloro che eran guasti delle membra e grondanti -sangue, si vide innanzi il fratello, il suo Bindo! Lo portavano a -braccio due povere giovani, che per li sfregi ricevuti nel viso, esse -medesime tanto soffrivano, da poter reggersi appena. A lui que' crudeli -avevan ferito in varie parti le membra, e tagliata una mano! Il dolor -che provava era si forte, e di sangue n'aveva perduto in tal copia, che -era quasi privo di sensi. Moveva i piedi macchinalmente, e dava ogni -poco in forti lamenti cui rispondevano i singulti di quelle affannate. - ---Vedimi, vedi come m'hanno straziato!--pote articolare al -fratello--Dio! Dio!... misericordia! povero Bindo!--esclamo quegli. -Comprese pero che non era tempo di parole, ma di pronto soccorso. Subito -a Bindo fascio strettamente il polso tagliato perche il sangue gli si -stagnasse; e ordino che la medesima compressione fosse fatta a quanti -altri dei mutilati. Compassiono e rianimo quegl'infelici: e raccomandato -che affrettassero il passo per iscambievole aiuto, alto com'era e molto -robusto, si prese il suo Bindo di soppeso come un fuscello, se lo -abbraccio facendoselo riposare sopra una spalla, e rimontato a cavallo, -via innanzi a tutti per veder di sottrarli a nuove aggressioni. Per -sorte altri de' loro egualmente a cavallo li avevan raggiunti; sicche i -piu impotenti se li presero in sella; e quasi tutti que' vili che in -quella mischia per le gravi ferite non poteron fuggire, circondatili se -li trassero prigionieri. - -Fu un urlo d'imprecazione di tutto il popolo allorche que' poveri -portatori, straziati per cotal guisa che mai fra i barbari si fosse -fatto, se non v'ha un riscontro nei briganti odierni del mezzodi, furon -veduti rientrare in citta! Dietro di loro seguivan legati i prigionieri -nemici.--Vendetta! vendetta!--Sorse allora un gridio spaventoso da ogni -parte. E li sulla via i cittadini li avrebbero fatti in pezzi, se le -guardie non li avesser respinti, e se piu che altro una voce autorevole -non fosse sorta fra loro, quella del capitan degli Uberti, che -disse:--Giustizia si fara e tosto, ma dal consiglio di -guerra!--Adunatisi in fatti, passo appena brev'ora che i prigionieri -furono appesi per la gola ai merli delle mura esterne di presso la -porta, perche fossero di spettacolo al campo nemico. - -Ma se qui fu gridato--vendetta!--da altra parte si levo una voce pietosa -che prego--carita!--Divulgatosi l'orrendo fatto per ogni casa, molti -uomini e donne, oltre i parenti e gli amici, accorsero allo spedale a -soccorrerli. Fra quest'anime generose Selvaggia fu delle prime. - ---Andiamo, affrettiamoci!--disse subito alla sua Margherita. - ---Ma voi tutt'ora soffrite! - ---Hai udito?--rispose--soffron troppo piu di me quelle misere!--E -fattole raccorre il piu possibile di lini e di vitto, come soleva nel -visitarvi spesso le inferme, si reco immantinente a quella sede del -duolo. - -Vestiva Selvaggia un abito scuro e dimesso, e le copriva il bel viso un -gran velo nero. Passo cosi inosservata per le vie, e giunse laddove -stavan giacenti quelle infelici. E che poteva far mai una nobil -donzella, non usa ai servigi i piu umili che cola bisognavano? Eppur la -gentile a quali porgendo una soave parola, a quali un'aita nelle stesse -opre servili, apparve fra loro come l'angelo della pieta! - -Intelletto d'amore, squisito senso di tenerezza quanto puo essere in -donna, tutto era in lei; congiunto poi a quell'entusiasmo d'un cuore -magnanimo che tutto sacrifica per un nobile scopo. Fischiavano infatti -le frecce nemiche, che, svettando le mura, talvolta le cadder vicine! -Che importa? Ell'affronta il pericolo perche vuol esser fra' suoi, fra -'l padre e il fratello che dopo tante sventure le son anche piu cari. -Vuol dare anch'essa il suo obolo per la patria, vedendo che in tanto -estremo val pur qualche cosa. La sua sola presenza rianima infatti i -combattenti e i feriti: perche in donna il gentile animo caritativo, -congiunto a belta, non e a dir quanto valga! E un raggio celeste che -riscalda e ravviva! Ne a cio solo e contenta. Di casa in casa porta -soccorsi alle povere famiglie, dove non eran rimasti che vecchi e -fanciulli e vedove desolate: e questi e quelle raccomanda al Comune -perche non si lascino in un crudele abbandono. Si direbbe che nell'opere -patriottiche, per quanto l'e dato, vuole emulare i parenti e il suo -Cino. - -Questi, con quel ministero che gli era proprio, quello della parola, non -aveva lasciata occasione per soccorrere il suo paese. Prima a Firenze da -que' di sua parte, e presso li stessi della Signoria per distorli da -quell'assedio. Non guardo a cavalcarvi di giorno e di notte, benche -insidiato da quel suo personale nemico. E come pur troppo ogni cura gli -torno vana, tentava adesso, dopo cimenti si disperati, di far si che si -cessasse dall'armi. - -In Pistoia da poco tempo si eran rifugiati alcuni parenti del cardinal -Niccolo da Prato; astretti a partir dalla terra natale, poiche cola il -cardinale ed i suoi eran venuti in sospetto di favorire i Guelfi di -parte bianca. Al capo di cotesta famiglia messer Cino crede espediente -di far ricorso. E come coi rettori di Pistoia aveva gia convenuto, -segretamente si adopero perche rappresentasse al cardinale il misero -stato dei Pistoiesi, ed ei presso al papa ne perorasse la pace. Ne pago -di cio, spedi un messaggio con lettere ai concittadini, messer Giovanni -Fioravanti e messer Vinciguerra Panciatichi, mercanti molto stimati in -Avignone; e altre a messer Aldighieri della Torre che era in corte del -papa, perche di concordia e per carita del comun loco natio -patrocinassero questa causa. Ma in presenza di eserciti combattenti, le -arti diplomatiche ebber sempre lo stesso inutile effetto. - - - - -CAPITOLO XII. - - -I FUNERALI. - - - "Di nobil pompa i fidi amici ornaro - Il gran feretro ove sublime giace." - - ---- _Tasso_, _Gerusalemme_, C. XIII. - - - "I' vidi gia cavalier mover campo, - E cominciare stormo, e far lor mostra. - E talvolta partir per loro scampo." - - ---- _Dante_, _Inferno_, Canto XXII. - - -Era stato eletto al pontificato, fino dal 5 giugno 1305, l'arcivescovo -di Bordeaux, Bertrando di Goth, Guascone, col nome di Clemente V. A -Perugia, dov'era morto il buon papa Benedetto XI, solo dopo uno spazio -di dieci mesi e 28 giorni si pote ottener l'elezione del nuovo -pontefice; ma, secondo che narrano gli storici piu imparziali, una delle -piu turbinose che mai avvenissero. I cardinali si eran divisi in due -partiti. A capo dell'uno, Matteo Rosso Orsini, e Francesco Gaetani -nipote di Bonifazio VIII; che stavano, come andavan dicendo, per la -onorevol memoria di questo, e volevano un papa italiano: a capo -dell'altro, il cardinale Napoleone Orsini e il cardinal Niccolo da -Prato, non felice paciero in Toscana, ambedue partigiani francesi. -Convennero alla perfine che i primi proponessero tre vescovi francesi, e -gli ultimi avesser la scelta fra i tre. La proposta fu, com'era a -supporre, di tre francesi creati da Bonifazio e nemici fino allora del -re Filippo di Francia. Ma come il re ne fu informato per tempo dai -cardinali suoi partigiani, egli che fino dal tempo di papa Bonifazio non -mirava ad altro che ad avere in Italia un'assoluta preponderanza su i -Guelfi, e su i Ghibellini; e che si era proposto di ottenere il -vicariato generale su Roma e su tutti i dominii pontifici; avendo -trovato una forte resistenza attiva in Benedetto XI; morto questi per -conseguire il suo fine si volse tutto a far sua la scelta del nuovo -papa. - -E come vari storici riferiscono, fece chiamare uno dei tre proposti, -Bertrando di Goth, ad un abboccamento in un'abbadia, posta in mezzo ad -una foresta presso S. Giovanni d'Angely. E mostratogli che potea farlo -papa, molte cose furono a vicenda trattate e promesse. E se intorno al -luogo e a cio che fuvvi discusso non vogliasi stare in tutto al Villani, -e alla grave autorita del Muratori, certo che dai fatti che ne seguirono -fu comprovato che da ambe le parti vi ebbero accordi e promissioni -reciproche. Condiscese il pontefice; e il re Filippo non pure, cui stava -a cuore d'esser prosciolto dalle censure ecclesiastiche, di pervenire a' -suoi la corona de' Cesari. E fu intorno alle concessioni dell'uno e -dell'altro che alludevasi dall'Alighieri quando scriveva: - - Nuovo Jason sara, di cui si legge - Ne' Macabei, e come a quel fu molle - Suo re, cosi fia a lui chi Francia regge. - - ---- _Inferno_, XIX, 83. - -Bertrando allora fu eletto papa col nome di Clemente V, e non tocco mai -Roma ne Italia. Si disse per dispiacenza de' partiti che vi si -agitavano: ma in realta perche ormai ogni parte era contro di lui, ed ei -francese, non si potea fidar che di Francia. Sicche non solo rimase in -quel regno e fermo sua dimora in Avignone (citta allora della contea di -Provenza degli Angioini, che la vendettero poi al secondo successor di -Clemente), ma non creando che cardinali francesi, e da costoro essendo -eletti successori francesi, avvenne che i papi vi dimorarono per -settant'anni continui. Qual diminuzione di autorita e di potenza ne -soffrisse il papato da questa innaturale, inusitata e pericolosa -traslazione della sedia papale, detta allora da tutti _la cattivita di -Babilonia_, egli e omai troppo noto. Fu essa la quale poco men che -distrusse la grand'opera della riforma ecclesiastica iniziata da -Gregorio VII: essa che abituando i popoli a vedere, e i principi a -bramare il papa fuori di Roma, agevolo, o anzi produsse il lungo e -grande scisma d'Occidente: scisma che diede origine alle dispute e alle -divisioni de' Concili di Pisa e di Costanza: cagioni queste, piu che -ogni altra, delle eresie de' secoli _XV_ e _XVI_, e cosi di quella -violenta riforma che dura pur sempre, e divide tante preziose membra del -sacro corpo del cristianesimo. Quindi e che non solo volentieri -scuseremo, ma se ci e dato di concludere con gli storici piu favorevoli -alla Chiesa nostra (fra i quali il Muratori ed il Balbo) loderemo anzi -Dante per essersi rivolto con magnanimo sdegno contro Clemente V e il -suo successore francese, primi motori di tanti danni. - -A questo pontefice bisogno dunque facesse ricorso il cardinal da Prato, -per interporlo, secondo che da molte parti n'era stato pregato, a -liberar Pistoia da tanto eccidio: cosicche, e per la gratitudine che -Clemente doveva a lui principal fautore della sua elezione, e anco per -l'impulso del proprio animo bramoso di spegnere le rie fazioni, gli fu -agevole d'ottenerlo. - -Era giunto il settembre, e ancora attendevasi la benigna risposta. -Quando un tal giorno per Pistoia si sparse la voce che due legati del -papa erano poco lunge dalla citta, e si avviavano al campo nemico. -Cavalcavano infatti verso di esso messer Guglielmo e messer Filiport, -Guasconi, con seguito di segretari e domestici. I quali pervenuti agli -steccati del campo, inviarono un loro araldo per dimandar d'aver libero -ingresso alla tenda del duca. Questi, non appena ebbe udito della -pontificia ambasceria, ordino che subito fossero a lui introdotti: e -anzi, per reverenza a cotai personaggi, egli stesso si mosse poco fuori -a incontrarli. Entrati allora con lui nel gran padiglione ducale, e -seduti, messer Guglielmo prese la parola e cosi favello: - ---A voi, messer lo duca, principalmente c'invia in qualita di suoi -legati il supremo pontefice. Ma, cio che dobbiamo significarvi, importa -che sia pure udito dai primi capitani delle milizie di Firenze e di -Lucca. - -Allora il duca fece dar fiato alle trombe, come all'appello di un -consiglio di guerra, e in breve gli altri due capitani si trovarono -raccolti presso di lui. - -Alzatosi messer Guglielmo non appena fur giunti, cosi disse loro: - ---Magnifico messer lo duca di Calabria, Roberto figlio di Carlo, -illustre re di Gerusalemme e di Sicilia, e onorevoli capitani! Il nostro -e vostro signore e pontefice Clemente V ci manda a voi, messer lo duca, -condottiero supremo di questo esercito, perche cessiate di tribolare con -l'assedio la citta di Pistoia, e ritorni la pace fra i discordevoli -Comuni. A tale effetto ordina e vuole che dentro tre di ritiriate da -essa le vostre milizie: perche, nol facendo, incontrerete nella -scomunica maggiore voi e i rettori delle vostre citta, e le citta stesse -rimarranno interdette. La volonta del santo padre la troverete espressa -in queste lettere, messer lo duca, che noi legati pontificii abbiamo il -debito e l'onore di consegnarvi. - -E il duca, ricevutele, ne fece tosto lettura, e poi replico: - ---Agli onorevoli legati del suo signore e pontefice Clemente V risponde -ossequioso il duca Roberto: e si pregia di dir loro che la volonta del -santo padre e stata in ogni tempo la sua. Ricordasse che i reali di -Napoli furon sempre in Italia i principali sostenitori di parte guelfa e -del pontefice, e i difensori dei suoi diritti. Che il duca di Calabria -grandemente va lieto ogniqualvolta possa mostrarglisi figlio obbediente -e servitore fedele. Che pero riferiscano pure i pontifici legati se -esser pronto a lasciare il campo e l'assedio della citta di Pistoia, e -ad esortare i suoi capitani consorti a ritirarsi da essa con le proprie -milizie. - -Com'egli ebbe finito, vi fu un istante che gli animi rimaser sospesi, -quasi aspettando il generale consenso. Ma gli altri capitani, inarcando -le ciglia, si guardaron l'un l'altro e non fecer motto! Allora messer -Guglielmo ruppe il silenzio, e voltosi al duca, disse altero e reciso: - ---Bene sta, e cosi confidiamo! - -E congedatisi, il duca per onorarli li volle accompagnare fino agli -steccati; dove risaliti a cavallo se ne partirono. - -I capitani fiorentini e lucchesi non si mossero pero! Fermi egualmente -nel rigettare i comandi, e tanto piu le minacce di scomunica di papa -Clemente; vicini omai a poter dire: "abbiam vinto!" si limitarono a -rispondere al duca che tutto al piu avrebbero spedito un messo a ciascun -rettore di lor citta per averne un consiglio. E il messo incontanente -parti. Ma fatti avvertire i Comuni di Firenze e di Lucca che quelle -minacce dovevan ritenersi quale artificio de' loro avversari, com'era da -credere, il messo torno diviato con la risposta--si seguitasse -l'assedio! - -In Pistoia frattanto il giorno seguente si eran fatte concepire di -grandi speranze. Quando invece poco dopo si seppe che il solo duca -Roberto co' suoi baroni aveva obbedito, e si era diretto per Avignone. E -cio perche troppo gli stava a cuore di tenersi devoto al pontefice, da -cui dipendeva la collazione della corona di Napoli, e che difatti, per -la morte del padre, ricevette dal papa tre anni dopo. Al tempo stesso fu -riferito che i Fiorentini e i Lucchesi con tutte le milizie del duca, -nulla curando le censure papali, vi si erano rifiutati. Che anzi per -tutta risposta atteser di subito a creare il nuovo capitan generale: e -questi fu quel Don Diego della Ratta maliscalco del duca, per piu -allettarlo a rimanervi co' suoi: e fu dei Lucchesi Maroello marchese -Malaspina; e dei Fiorentini messer Cante de' Gabbrielli d'Agobbio. -Costui, uomo senza misericordia, quegli stesso che aveva pronunziato la -sentenza di condanna dell'Alighieri e degli altri esuli Bianchi, -consiglio incontanente che, tutti da ogni lato, cioe a un tiro di -balestra, si avvicinassero alle mura per far piu stretto l'assedio. - -E si che a que' loro armigeri la vita del campo era gia parsa grave e -quasi insopportabile: tanto piu che molti ricchi Fiorentini e Lucchesi -v'avevan costretti de' lor contadini con danno dell'agricoltura: e se li -udivano poi ogni giorno andare in lamenti e alienarsi da loro, perche -spesso tenutivi senza paga e pel solo vitto! Ma i rettori di Firenze e -di Lucca non sgomentarono; e benche scarsi a denari, trovarono un sottil -mezzo per ricavarne. Lo fecero per via d'una taglia, detta la sega, che -posero ogni giorno, tanto per testa, a' Ghibellini e a' Bianchi, si di -citta che a' confini. Ordinarono inoltre che chi aveva figliuoli atti -alle armi dovesse mandarli all'esercito entro a venti di: trascorsi i -quali si costringesse a pagare una grossa taglia. - -Intanto i capitani di Pistoia eran venuti a sapere che con lo stringersi -dell'assedio vari cittadini che s'erano ancora arrischiati a uscir di -citta da Porta Guidi per procacciar vettovaglie, benche di notte, e -numerosi ed armati, erano stati sorpresi e fatti prigioni; e alcuni, di -nuovo guasti barbaramente nelle braccia e ne' piedi, trascinati a -ludibrio fino a pie delle mura! Ne a que' miseri era piu dato sperare -d'esser veduti da' lor parenti, ed averne soccorso. Perche fin d'allora -i capitani, potendo, saettavano dalli spaldi chi veniva a trasportarli -cola, e i mutilati li ritraevano per curarli: ma eran corsi ordini -severissimi che nissun cittadino si affacciasse piu alle mura, per -timore che a quella vista non cadessero in isgomento. Non si pero che -alcuno non venisse a saperlo e non li vedesse. E allora!... pensiamo -quale straziante spettacolo! Riconoscervi in quello stato, monche le -membra, contraffatti e gridanti pieta, o un amico, o un fratello, o il -padre stesso...! Ma que' prodi raffrenavano il pianto, e serravano in -petto l'acerba doglia: tanta era la costanza de' lor propositi, e il -debito di cosi fare finche potesser resistere! - -A queste pubbliche sciagure venne ad aggiungersi una privata, che pur -commosse ogni ceto di cittadini. Aveva compiuto il suo corso mortale -madonna Adelagia, consorte al capitano messer Lippo de' Vergiolesi. Era -puo dirsi la piu insigne donna della citta. I guerrieri compassionavano -nella morte di essa al dolore del capitano e del figlio; le donne in -particolare a quel di Selvaggia; e tutti, ma le madri poi, alla misera -gentildonna, che si era veduta riportar fra le braccia il cadavere del -suo figlio Orlandetto! Perloche i funerali di lei, sia per la nobilta -della stirpe, sia pe' titoli che alla pubblica onorificenza aveva gia la -casata, si compierono i piu solenni. Fu portata alla chiesa fra una -folla immensa di popolo. Nell'esequie ebbe letto di sciamito, o velluto -rosso; ed essa pure fu adorna d'una veste di detto sciamito, e di drappo -d'oro. Moltissimi torchi di cera; parte dei quali portati dai valletti -della famiglia, con al braccio gli scudi ov'era lo stemma di essa; altri -per onore inviati dal Comune. Alcune croci precedevano il feretro; poi -sacerdoti e monaci; e dodici fanti con cerei e doppieri d'intorno al -corpo. Seguivano tutti i consorti e parenti stretti della casata vestiti -a sanguigno; che allora non il nero, ma questo colore era segno di -lutto. Appresso tutte le donne entrate od uscite da detta casa, vestite -pure a sanguigno. Tutta la chiesa dentro e all'esterno parata a lutto; e -perdurante il funebre rito un rintocco di sacri bronzi e uno squillo di -trombe per piu riprese. Non manco alcuno dei capitani; e fra questi, -gravi di doglia si vider pure lo stesso consorte ed il figlio. Costoro, -perche tali onoranze si fecero a mezzo del di, poteron per breve lasciar -le mura senza pericolo. Veder quella chiesa!.... era gremita di popolo! -I piu cospicui cittadini non vi mancavano. Per segno di lutto sedevano -in terra com'era dell'uso, sopra stole di giunchi; i cavalieri invece -sulle panche, e tutti d'intorno al feretro. - -Appena che il sacro rito ebbe termine, il popolo era gia per uscire; -allorquando vi fu trattenuto dalla voce in un momento diffusa che -l'Uberti capitan generale, li presso al feretro, come talora a que' -tempi si costumava, avrebbe creato cavaliere messer Fredi de' -Vergiolesi. Accertatisi di questa nuova, unanimi tutti lo disser degno -di tant'onore, per cio che aveva fatto in pro della patria. Solenne e -straordinaria ceremonia era questa; sia per la circostanza pietosa, come -per la presenza di tutti gli uffiziali delle milizie, e in tempi si -gravi. Tutti gli occhi allora si diedero a cercare messer Fredi, tutti -li sguardi furon volti sopra di lui. - -Ed ecco che il giovine candidato, appena avutone il cenno, s'innoltra -verso l'altare: laddove giunto, sguainata la spada che pendevagli al -fianco da una ciarpa ad armacollo, la porse al sacerdote, che in -appositi paramenti cola l'attendeva. Questi allora posatala sopra un -cuscino, intono solenne preghiera secondo il rito: quindi la benedisse, -e come glie l'ebbe restituita, quei la ripose al suo fianco. Non si -tosto messer Fredi lasciati i gradini dell'altare torno in mezzo ai -guerrieri, che, accompagnato da due capitani, ando a porsi, piegando un -ginocchio, dinanzi al capitan generale che doveva armarlo, e presentogli -la spada. Alzatosi il capitan degli Uberti dalla sua sedia, richiedevalo -con qual animo volesse entrare nell'Ordine: cui egli rispose--ad onore e -tutela della religione e della patria.--Dopo cio alcuni cavalieri gli -adattarono gli sproni d'oro (e infatti cavalieri a spron d'oro avean -nome); gli posero il giaco di maglia, la corazza, i bracciali e le -manopole; poi il capitan generale gli cinse la spada. Non gli mancava -che l'elmo e il caschetto, lo scudo e la lancia; le quali armi compiuta -la ceremonia, da tre scudieri del capitan generale gli furon consegnate. -In tal modo _addobbato_, come dicevano, torno a prostrarsi con un sol -ginocchio dinanzi al capitano. Questi sorto di nuovo, gli batte la -propria spada sul collo, come ad ammonirlo che dovesse sopportar con -fermezza i pericoli che avesse incontrati. Richiese per fine il novello -cavaliere del suo giuramento. - -Nella chiesa ad ogni ceremonia era stato fra la folla, come suole -accadere, un agitarsi e un sospingersi piu in alto per meglio osservare. -Ma a questo punto si fece un silenzio fra tutti gli astanti. Allora -messer Fredi si levo dignitoso, si volse verso del feretro, e impugnata -e distesa la spada, ad alta voce esclamo: - ---Giuro sul cadavere di mia madre di difender la patria fino agli -estremi! - -Non aveva ancor detto, che per un moto istantaneo tutti i capitani, -levate le spade, gridarono a un tempo:--"giuriamo!" - -Questa parola ebbe un eco fra le pareti del tempio, e d'un sacro fremito -riempi il cuore di tutti. - - - - -CAPITOLO XIII. - - -LA RESA. - - - "Serrato e lo mio cor di dolor tanto, - Ch'io non posso parlar ne tragger guai, - Rimembrando di quella che mirai - Dolente sotto un vel tinto di pianto." - - ---- _Sonetto di_ _M. Cino_ _da un Cod. Strozz._ - - - "Lasso! pensando alla distrutta valle - Spesse fiate del mio natio sole, - Cotanto me n'accendo e me ne duole, - Che 'l pianto al core 'n sin dagli occhi valle!" - - ---- _M. Cino_ nel _Canzoniere_. - - -Il potesta degli Uberti una tal mattina era entrato nella sua stanza -d'ufficio piu di per tempo, perche v'attendeva il rettore della citta, -Guglielmini, per conferire sul partito da prendere, a misura che le -condizioni dell'assedio ogni di piu peggioravano. - -Era gia nel cuor dell'inverno. La rigidezza della stagione lo aveva -costretto a far porre il suo tavolino e le sedie presso d'un gran -caminetto dove ardeva un gran fuoco. Qui co' suoi segretari sbrigava gli -affari, mandava lettere e ordinanze. Quando di li a poco, rimbacuccato -nel suo cappuccio, col giaco, i cosciali e gli schinieri di cuoio, ed al -fianco la spada, entrava a lui il Guglielmini rettore della citta. - -Licenziati allora i segretari: - ---Sedete qui appresso al fuoco--dissegli il degli Uberti. - ---Oh! gli e un bisogno, che il freddo e eccessivo!--soggiunse -l'altro.--Penso a' poveri militi... e a queste notti! Vengo ora da loro; -insieme col Vergiolesi ho ordinato gran fuochi sugli spaldi, per tutto: -gli ho incuorati.... Ma!... pur troppo, quello che soffrono, agli -spedali ogni di piu si conosce! - ---Si: ma credete voi che non soffrano per ugual modo anche i nostri -nemici? Allo scoperto e' vi son piu di noi! - ---E che per questo? - ---Gli e per dire che cio da un lato ci puo tornare a vantaggio. E -infatti mi fu riferito che i capitani si de' Lucchesi che de' Fiorentini -si lagnano di gran defezioni; e dicevan fra loro, che se non avesser -creduto che fra pochi giorni ci dovessimo arrender per fame, e se infine -l'onor loro non vi fosse impegnato, a quest'ora col disordine e i -lamenti che erano al campo!... dovere stare alle pioggie, non tutti -sotto le tende; e piu poi assiderati dalla neve e dai ghiacci di questa -invernata, le cose finivan male, e davano sgomento agli stessi rettori -di Firenze. Ora noi a buon conto dall'intemperie abbiam la citta che ne -porge un riparo. - -E a lui il Guglielmini: - ---Ma al difetto di viveri chi ci provvede? I granai de' cittadini son -vuoti; e poco o nulla (mi spavento a dirvelo!) rimane di vettovaglie in -que' del Comune! - ---Quale sventura! E ditemi; de' nostri alleati? - ---Oh, guai! messer potesta!... guai e sopra guai a chi fortuna -l'abbandono! Gli amici se ne vanno con essa! Primieramente a voi e gia -noto che su i Bolognesi non solo da qualche tempo non e piu da fare -assegnamento, ma anzi e da temerli come avversari. E sappiate anche che -gli ultimi de' nostri amici, M.r Bornio Samaritano e M.r Romeo de' -Pepoli, di questi giorni come Ghibellini, sono stati presi e posti in -carcere. Di Siena che conto e da fare quando ogni di tergiversa? Arezzo, -si, c'e rimasta alleata; ma vedete in un subito da' nemici come si -lascia comprare, e con che! Con un cappello cardinalizio, mi vien -riferito! Uguccion della Foggiola, il potente condottiero degli Aretini, -ha un figlio in prelatura. Or ecco! Per quel cappello che pel figliuolo -dimanda ed ottiene, fa cambiare i suoi militi di Guelfi in Ghibellini -accaniti! - -E l'altro: - ---Resterebbe pur sempre l'aiuto de' vicini Pisani. Non promisero pure al -Comune di mandarci assai vettovaglie, scortate da molti armigeri? - ---Sicuramente! Or date una scorsa a questa lettera che dal Comune di -Pisa ricevetti ieri sera--e in cosi dire glie la mostrava.--Qui da -questi messeri, (mentre l'altro leggevala) intendete? piu non si tratta -di vettovaglie, ne d'armi! ma d'un semplice e scarso aiuto di danari! - ---Danari a noi, cui la fame ne stringe e un assedio de' piu crudeli! Oh -noi sventurati! quale scherno! anche l'oro di Mida! Non vi scorgete -anche in cio le solite e perfide suggestioni, i consueti artifici de' -Fiorentini? - -E l'altro--Eh! pur troppo e da crederlo! - -Certo che a que' tempi la politica del Comune di Firenze per conquistar -tai vicini era questa; "Pisa con l'arti, Pistoia con le parti." Non si -sa poi veramente se fu di qui che originasse il dettato: "gli e come il -soccorso di Pisa," a denotare un inutil aiuto. E a' poveri Pistoiesi -ridotti a quel punto, pur troppo! che valevan l'oro e l'argento, quando -mancavan del necessario per vivere, ne per moneta potevano -procacciarsene? Il degli Uberti pero e il Guglielmini adontati anche di -tutto questo, fermi ne' lor propositi, giuraron di nuovo di custodire -gelosamente il segreto dei viveri; deliberati che quando avesser finito -di consumare ogni cosa, l'avrebber palesato al popolo, e tutti istigato -a prender le armi ed irrompere fuor delle mura, o per aprirsi una via -allo scampo, o per morir combattendo. - -La citta, non ostante le morti per le fatiche e li stenti, aveva sempre -un numeroso presidio di fanteria, e circa trecento cavalli. Oltre i -cittadini vi s'eran raccolti, come dicemmo, gli esuli Bianchi di tutta -Toscana. Si provvide che fra costoro in particolare non sorgesse pel -vitto il piu piccol lamento, e a tutti i difensori in quelle date ore -fosse puntualmente distribuito. Il male era adesso per qualche -fanciullo, e per le povere donne del popolo: molte delle quali venute di -fuori a portar carichi di vettovaglie, malconce e or gia risanate, non -potevano, pur volendo, far ritorno alle proprie capanne. Fatto -consiglio, per estremo rimedio fu deliberato che quelle meschine con -altre di citta, piuttosto che vedersele morir di fame sulle pubbliche -vie (e di qualcuna gia avveniva) come bocche inutili si dovessero -allontanare, proteggendo loro l'uscita sin fuori della cinta con una -sortita de' piu valorosi. Ma molte di esse chi lasciava in citta il -padre, chi il fratello, chi il consorte! Sicche come seppero quel -comando, tentarono di nascondersi; deliberate, piuttosto che abbandonare -i parenti ed esporsi a nuove sevizie, morir di stento presso di loro. -Non tutte pero furono in tempo a sottrarsi a questo decreto di selvaggio -eroismo. E gia i birri del Potesta l'avevano eseguito sopra qualcune, -arrestandole a viva forza. Quando i parenti alle grida delle meschine -poterono giungere in tempo per trattenerle e per farne ricorso. - -Intanto molti di quegli uomini, gente del popolo minuto, operai e -guerrieri, ammutinatisi qua e la minacciosi e a capannelli e con le armi -alla mano, s'eran raccolti sulla via presso al palazzo del Potesta. -Questi nel sospetto che la citta si levasse a rumore, subito per sedarli -era disceso fra loro, e cominciava a far sentire qualche parola -conciliativa: e intanto li sul getto con altri capi del governo -discutevano sul grave caso. Costoro da un lato ponevano innanzi a que' -valorosi la suprema necessita di salvar la patria ad ogni costo. I -parenti dall'altra ripetevano che per la patria avevan fatto e sarebber -disposti a far tutto, ma che appunto per questo si doveva aver riguardo -alle loro compagne. Delicata, difficile e terribile questione! -Quand'ecco le donne che s'eran nascoste comparir li tutte insieme co' -capelli sciolti, con in braccio ed a mano i piccoli figli mezzi nudi e -piangenti, e gettarsi loro in ginocchio, e a calde lacrime supplicarli -di non esporle di nuovo a quell'atroce martirio. Tanto basto perche -tutti i parenti, presi da sensi d'umanita e di tenerezza, se le -stringessero al seno e piangessero con loro! - ---No, no, non dubitate!--essi alle donne andavan dicendo--siam qua per -difendervi! Altro! Forse Dio, povere disgraziate! non avete diviso con -noi gli stenti.... i pericoli? E che? V'avranno ora a cacciare peggio -che bestie, e in preda di quelle belve? Chi ve l'ha detto? non son -uomini anche loro questi rettori? Non hanno mogli e figliuoli, affe di -Dio? Oh! prima che vi stacchino da queste braccia la s'ha a vedere! - -E con piglio austero rivolti ai rettori soggiunsero: - ---La nostra vita gli e molti mesi che degli stenti ne soffre; e perche e -per come vo' lo sapete! Ma guardateci in faccia! Smunti si, ma -tranquilli, perche insieme con queste nostre povere donne, che degli -strazi anche piu di noi n'han patiti! E adesso chi e che ha core di -separarci da loro? Rettori della citta, noi vi diciamo che per -camparle.... noi... si, noi soli provvederemo! Un pezzo di pane o che -altro ce lo leverem dalla bocca: ma che pero intendiamo di restare uniti -con le nostre donne e co' nostri figliuoli! Si, con queste nostre -creaturine, che dopo Dio ci han sostenuto a non disperare!--esclamarono -i padri, e con trasporto d'affetto se li presero in braccio:--e giuriamo -sul capo di questi innocenti che, o la patria per noi sara salva, o -tutti insieme morremo per lei!-- - -Il pianto dirotto di quelle misere, il fermento del popolo, e una -protesta si energica basto a togliere affatto dall'animo dei rettori -quel si barbaro divisamento. - -Ma l'ora d'un'ultima prova era gia stabilita. Un ultimo tentativo (si -disse da tutti) bisogna farlo. E per vero di que' popolani, ottenuto -quanto bramavano, neppur uno manco! Si era prescelto un tal giorno e -sull'alba. A quell'ora e con un'aria gelata, i nemici immersi nel sonno, -e de' capitani pochi alle tende, perche molti riparati nelle case -vicine, l'aggressione si crede piu sicura. Fu preso il partito di -attaccare ad un tempo i due campi opposti, quello di presso alla porta -di Ripalta e l'altro di porta Guidi. E gia le saracinesche s'eran levate -e i ponti abbassati. Quelli posticci attraverso le fosse ve li avevan -fatti la notte. Pochi, perche ghiacciatavi l'acqua, su quelle lastre di -gelo ben resistenti basto gittarvi qualche tavola e poca terra. I -feditori erano usciti i primi fuor delle porte. Una scarica di -giavelloti piomba gia sul nemico. I cavalieri, comandati da messer -Fredi, a lance tese si succedono a corsa fuor della porta di Ripalta, e -gia pongono in iscompiglio la cinta piu prossima de' fantaccini che -d'improvviso assaltati, non hanno appena tempo d'uscir dalle tende, e -molti senza pure aver potuto prender le armi, periscono. Ma un'altra -cinta, e la piu formidabile, quella della cavallata nemica che era -dietro de' fanti, li attendeva a pie' fermo. Come infatti i cavalieri -pistoiesi se li appressarono, i nemici si mossero in falange serrata, e -a picche tese sopra i venienti, e fecero testa con tal numero e tanto -impeto, quanto era meno da aspettare; sicche dopo una zuffa accanita, -non senza perdite gravi, bisogno retrocedere. Inseguiti i Pistoiesi fin -su' ponti levatoi non cessaron fin la di combattere da valorosi. Tale -presso a poco fu l'esito dall'altra porta. In questo scontro vari -capitani dei Bianchi vi lasciaron la vita. L'Uberti, il de' Reali, e -messer Fredi, sebben leggermente, vi rimaser feriti. L'appostata -resistenza de' cavalieri nemici, cui piu difficile sarebbe stato di -disporsi si tosto in ordine di battaglia, diede a supporre d'un -tradimento: che cioe nel trambusto avvenuto per cagion delle donne, -avutosi sentore di questa sortita, su dalle torri ne fosse dato segno a' -nemici. Per dubitarne bastava sapere che v'eran sempre dentro le mura -que' due furfanti di Musone e di Fuccio, prezzolati dal Fortebracci. - -Fu questa l'estrema prova di valore de' Pistoiesi: ma che dolorosamente -li confermo, non potersi con le forze loro smagliare ed infrangere la -ferrea catena che li stringeva! - -Intanto nella citta lo spedale detto di Santa Maria del Ceppo, e gli -altri ospizi e spedaletti, del Tempio, di S. Luca e di S. Mazzeo, -riboccavano di feriti. Il primo, sebbene il piu vasto, non si creda che -fosse ampio e bene aereato, e fornito di quant'occorre ad ogni evento -straordinario qual e adesso. Sicche nelle sue piccole stanze con un -ristretto numero di servigiali, non era possibile che desse ricetto a -nuovi ammalati, quando que' suoi poveri lettucci eran gia pieni -d'infermi per vecchie ferite, o di quelli che perivan di sfinimento. Lo -avevan fondato circa vent'anni innanzi, li sul torrente Brana, due -privati cittadini, un certo Antimo di Teodoro, e donna Mandella consorte -sua, coi propri averi che non eran poi molti. E se gia alcuni altri gli -avevan testato qualche casamento vicino, le rendite certo erano assai -limitate. Ma la cristiana carita negli estremi bisogni non vien meno -giammai: cresce anzi di zelo, e si fa piu studiosa d'aita quanto piu -gravi appariscono i sacrifizi. - -Non era ancora avvenuto l'ultimo scontro gia detto, quando un giorno il -vescovo Sinibuldi chiamo a se i suoi segretari, che abitavano -nell'espicopio, e alcuni principali del clero, e cosi disse loro: - ---Mentre i nostri concittadini si faticano, combattono e muoiono per la -difesa della patria; mentre le vie sono ingombre di mendici e d'infermi, -e ogni giorno, per le strettezze a che siamo, crescera pur troppo il -numero degl'infelici, la patria e Dio chiedono anche a noi qualche -sacrifizio. Ho deliberato che questa mia casa sia ridotta a pubblico -spedale. Voi, e qualcun del mio clero cui piacera, vi potrete unire con -me a esserne gl'infermieri. Non e un comando questo, ma una preghiera -ch'io vi fo a nome de' nostri fratelli che soffrono, e per le viscere di -Gesu Cristo. Ponderate, miei cari, in cor vostro le mie proposte, e se -vi sentite da tanto, seguitemi. - -Le parole d'un vescovo che veneravano, infiammato di si gran carita, -tanto poterono sull'animo loro, che subito ebber l'assenso di tutti: e -fu in pari tempo un gareggiare, chi nel palazzo a ceder camere e -ritirarsi in una buia stanzuccia ad esempio dello stesso prelato; chi a -spedirvi letti e biancherie e quant'altro occorresse al bisogno. Il buon -vescovo ordino pure che certe stanze terrene dov'era l'uffizio del suo -cancelliere, esse pure si convertissero in ospedale, e ad ufficio di -cancelleria si riducesse la stessa pubblica cappella di San Nicolo ivi -contigua. Quell'episcopio era troppo inferiore alla bella architettura -ed all'ampiezza dell'attuale, erettovi dal celebre vescovo Scipione de' -Ricci sul finire del secol decorso. Ma per quei tempi di gran parsimonia -e di si modeste abitazioni, egli era per certo assai decente e spazioso. -Un secolo dopo dall'illustre vescovo Andrea Franchi ebbe anche maggior -ampliamento. Adesso questo palazzo caratteristico che serba ancora -all'esterno li stemmi di alcuni suoi prelati; situato veramente al suo -luogo, presso la cattedrale e il bel tempio di S. Giovanni; che ospito -papa Urbano II, il gran banditore delle crociate; il beato Atto vescovo -della citta; e questi v'accolse il pontefice Innocenzo III reduce dal -Concilio di Pisa: senza dire di quanti altri celebri personaggi dopo il -Sinibuldi fu stanza, questo edificio monumentale, come tanti altri, sia -civili che ecclesiastici che stavano a ricordare un'epoca storica, si -lascio in abbandono: finche da vari anni pote dirsi anche ad esso: "_A -che ti valgon li stemmi?_" perche caduto in proprieta di un privato, piu -non servi che ad uso de' suoi inquilini. - -Or come appena fu tutto disposto per ricevervi gli ammalati, il vescovo -chiamo a se il nipote messer Cino, e gli disse: - ---Oggi mi pare d'aver fatto un po' di bene anche pe' giorni avvenire. Va -tosto da' rettori della citta, e di' loro che la mia casa da questo -giorno e aperta a pro degl'infermi. - -Messer Cino conosceva a prova di quanto ardore di carita fosse stato -sempre acceso quell'animo, e non ne stupi. Lo sorprese piuttosto il -sentire che in un tempo siccome quello in cui gia sospettavasi di -pestilenza e di moria, vi avesse indotto a' servigi non pochi del clero. -Ma e ben vero che l'esempio vivente della virtu, di quella in ispecie -che richiede un eroico sacrifizio, esercita sugli animi tale arcana -potenza da non sapervi resistere. Quel clero poi e da riflettere che -usciva dagli stessi cittadini, con loro aveva diviso li stenti, e -nutriva i medesimi sensi di patria carita. E di questa, bisogna dirlo, -Bartolomeo Sinibuldi aveva dato al suo clero e a' suoi concittadini -belle testimonianze, fin da quando nel 10 novembre 1303, per voto del -Capitolo, approvante papa Benedetto XI, fu eletto vescovo di Pistoia. Da -quel tempo al compirsi del 1307 in cui fu traslocato a vescovo di -Fuligno, il suo cuore fu tutto pe' suoi tribolati figliuoli. La sua casa -dava ricovero si a Guelfi che a Ghibellini; a Bianchi che a Neri; piu -poi se perseguitati. La carita e il dovere tutti eguali glie li -rendevano, e voleva pero che ciascuno sapesse che in ogni tempo era -disposto a soccorrerli. E molto per vero pote su di essi in quelli anni -della massima esacerbazione degli odi di parte. Il ministero episcopale -gli dava a quei tempi diritti e privilegi grandissimi. - -Aveva una curia e una Corte: tribunale di inquisizione e carceri pe' -chierici; autorita infine al tutto feudale. Ma quando alcuno de' suoi -curiali voleva, adulando al potere, rimproverarlo di non usarne, e di -apparir troppo mite e indulgente: So--rispondeva, quali leggi ha la -curia, ma io forse non ne sono l'interprete? Perche non potro io invece -di giustizia usar misericordia coi traviati? Cristo Signore, pontefice -massimo, a qual tribunale appellava egli mai chi voleva redarguire, se -non a quello della coscienza? Lasciate dunque ch'io mi avvicini piu che -e possibile a quel gran maestro. - -Le pestilenze e le carestie in Italia nel medio evo dominavano di -continuo. Calamita che a dir vero sono ora piu difficili ad avvenire; o -nel caso lo Stato con ogni mezzo provvede. E cio sia per la liberta del -commercio e l'apertura de' porti di tutta l'Europa, sia per le -quarantene, e le comodita stabilitevi; sia infine per la nettezza delle -abitazioni, e per quant'altro gli e un portato del progresso e della -civilta. Ora, quando accadeva che una citta fosse colpita da queste -sciagure, a' piu umili uffici caritativi si vedevano spesso uomini -venerandi come il nostro prelato, educati alla scuola delle grandi -annegazioni e delle piu eroiche virtu; necessarie davvero in que' tempi -di feroci costumi. E solamente tali uomini col loro esempio riuscivano a -vincere la durezza de' cuori, e quell'egoismo, che andava del pari col -principio feudale; e che allora tanto piu, col timor della morte, non -esitava a mostrarsi in tutta la sua nudita. Riuscivano poi a trarre a se -altra gente; che in mancanza d'una carita ufficiale, s'ispirava a un -principio tutto cristiano, a quel del dovere, per sentirsi tanto animo, -da rimaner presso al letto d'un povero infermo (fosse pure con proprio -pericolo) e recargli soccorso. La pieta infatti del Sinibuldi fa bel -riscontro con quella d'un altro vescovo pistoiese, l'eroico Andrea -Franchi. - -Il quale, un secolo dopo, in una terribile pestilenza tanto si adopero -nel pubblico spedale di Pistoia a soccorrere gli appestati, che i -cittadini a eternar la memoria del benefizio e di lor gratitudine, -commisero al grande artista Luca della Robbia quel celebre fregio in -basso rilievo di terra invetriata, dove il detto prelato e protagonista, -e vi ha per cosi dire, la sua apoteosi, e che si ammira nella citta -sopra le logge di quello stesso spedale del Ceppo cui servi il -Sinibuldi, ampliato ed ornato, come or lo vediamo, nel 1525. Del qual -fregio, come capolavoro dei della Robbia, fu tratta una copia modellata -sullo stesso rilievo: e questa di presente ti si offre a vedere nella -scuola delle belle arti a Parigi, e nel palazzo di cristallo a Londra. -Tanto la carita e la religione diedero sempre co' lor subietti impulso -ed incremento alle arti belle! - -Tornando ora al nostro racconto, messer Cino, dopo la commissione -ricevuta dall'illustre prelato, recatosi a' rettori con tale annunzio, -si puo immaginar facilmente con che segni di gradimento accettarono la -generosa offerta! Subito anzi furon d'avviso che quell'episcopio -opportunamente potesse servire ad ospedal militare. Questo appunto -mancava. Avrebber mandato pei medici e per quant'altro occorresse: ma -che frattanto messer Cino si degnasse informarne il capitan Vergiolesi, -come colui che era stato deputato alla cura igienica delle milizie. - -E messer Cino non esito a condursi dal capitano. Il quale udita appena -cotal profferta--Bene sta!--gli rispose stringendogli la mano alquanto -commosso.--Conosceva il vostro zio, il nostro degno prelato: ella e cosa -veramente da lui! Ringraziatelo! Accettando come facciamo, vedra che gli -siamo obbligati d'un benefizio, che ora non poteva esser maggiore! - -Fu un dar ordine nel momento, che in avvenire tutti i militi infermi -fosser trasportati cola. E pur troppo non ando molto che, avvenuto -quello scontro si disgraziato, tutti que' letti furon pieni de' -combattenti feriti. - -Dopo la visita al capitano, messer Cino, tanto intimo di famiglia, non -potea dispensarsi dal farne una di condoglianza a Selvaggia. Ella era -tutta sola nelle sue stanze con quella buona Margherita, che avendo -assistita sua madre, pregata rimaneva con lei. Fu un dare in un pianto -dirotto allorche Cino le si appresso. Egli aveva gia veduto con quanto -amore avesse assistito la madre fino agli estremi; e per molti disagi -sofferti prima ed allora, temeva assai di sua salute. Da quel tempo in -quale stato dove rivederla! Le sue vesti color sanguigno facevan -risaltar maggiormente la pallidezza estrema del volto, che agli occhi di -lui non apparve meno attraente. E pur troppo quella gentile soffriva -molto tuttora. - ---Lasciate--disse Margherita a messer Cino chiamatolo a parte:--queste -lacrime spero che le saranno di qualche vantaggio. Non vi so dire i suoi -patimenti per non aver potuto finora ottener questo sfogo! - -E com'essa alquanto si fu calmata: - ---Oh si, messer Cino--gli disse--se questo e un bene, ecco quello che -provo per la prima volta dopo tante sventure! Ho dovuto pero averne -anche un'altra; quella di non poter esser del numero dei parenti e delle -amiche ai funerali della mia povera madre! E chi sa il mondo che n'avra -detto! Ma crediatelo, mi fu impossibile! Ero priva affatto di forze e il -cuore mi si spezzava! - -Questo costume, che fino i piu stretti parenti si recassero all'esequie -ad accompagnare il defunto, in Toscana era allora un sacro dovere, e da -ogni classe di cittadini scrupolosamente osservato. Pietoso uffizio, che -ora in Francia e altrove e debito sacro; e che anche in Italia da una -sospettosa polizia non piu contrastato, or, com'occorra, s'adempie quasi -dovunque. - ---Selvaggia!--replico egli--oh! per questo che dite mai! La citta non ha -potuto che sempre ammirarvi, e in que' giorni rispetto molto il vostro -grave dolore. Nessuno, ve l'assicuro, che non desse una parola di -compianto alla degna figlia de' Vergiolesi: nissuno di noi cittadini -d'ogni ordine che non chiedesse con ansia di vostra salute! Voi sapete -se ci e cara, o Selvaggia! Deh, per pieta fate animo! Chi sa ancora a -quante prove dovremo esser serbati con quest'ostinazione a resistere! - -Ed ella: - ---Oh! questo di dovere stare col battito al cuore, con l'animo sospeso -ogni di pel povero padre mio, e per mio fratello!... Questo di vedere -per la citta tanta gente languire, ne aver modo bastante a -soccorrerla!.... - ---Pero--soggiunse egli--sento fra 'l popolo che le annegazioni vostre -per aiutarlo le riconosce e vi e grato. - -E Selvaggia: - ---Dite pure i sacrifizi di tutti! Ma anche quel che ciascuno si sforza -di fare, basta forse al bisogno? Questo, questo, crediatelo, m'affligge -sopra ogni modo, e mi continua il dolore! - -Allora Cino le narro del nuovo spedale, che il zio prelato volle aperto -nel suo palazzo. Al che ella con animo soddisfatto rispose: - ---Vi vedo l'opera dei Sinibuldi, che sanno accoppiare al sapere -l'affetto. - -Poi seguito: - ---E gli sforzi, e le vite di tanti nostri difensori dovranno essere -inutili? A che partito appigliarci? che potremo piu fare? - ---Io pensava, o Selvaggia,--riprese Cino--per quel potere che -giustamente esercita l'affezione e la virtu vostra sull'animo di messer -Lippo, non vorreste voi consigliarlo a riflettere seriamente quanto -questa ostinazione a resistere aggravi di piu i nostri mali? - ---Io, messer Cino! ma sapete voi che mio padre, che, non v'ha dubbio, mi -ama quanto mai possa dirsi, pure al solo affacciargli una simile -proposta, s'indignerebbe con me, fino a credere che io avessi osato di -consigliargli una vilta? E anche questo credete voi che non mi affligga? -E se a cio ho pensato, ve lo dica la vostra cugina Lauretta, con la -quale ne tenemmo proposito trepidanti insieme, il sapete, anche pel -nostro Fredi. - -E Cino: - ---Me ne duole per voi e per noi! La vidi appunto ieri la mia buona -Lauretta, e presto verra da voi. So che molto l'amate, e vi sara di -conforto. La preghero a ricordarvi che la speranza e l'ultima stella che -pur rimane in un ciel tempestoso: che in quella sola e d'uopo -affissarci, ed aspettarne il sereno. - -A queste parole che nel lasciarla le dirigeva, ella con dolce atto di -compiacenza rispose: - ---Oh! che s'avveri il vostro buon augurio; e quella stella propizia che -mai non si perda! - -Ma intanto le pubbliche sciagure crescevano ogni di piu; e lo sgomento, -se non sulle labbra, era nel cuore di tutti. Al nuovo spedale pochi -sopravvivevano, perche le ferite erano state corpo a corpo, di lancia e -di spada le piu micidiali. Della poveraglia eran molti che, rimasti -senza lavori, se n'andavano per le vie macilenti e cenciosi: e ora poi -rattrappiti dal freddo, facevano capo alle chiese tanto per respirarvi -un'aria piu tepida, e stender la mano a chi vi giungeva, e mettere -insieme da comprare un pezzo di pane di schietta crusca, o qualche po' -d'erba che pur costava assai cara. Pero, mirabile a dire! Si sentivan -divorare dalla fame; ma dal mendico come dal ricco non si fosse ancora -in pubblico articolato un lamento! Soffrire, soffrire e resistere, -pareva la parola d'ordine fra di loro, finche i rettori non avesser -prescritto altrimenti. Per colmo de' mali s'aggiunse in quell'anno, come -abbiam detto, una rigidezza di stagione eccessiva. Gli appennini eran -tutti ricoperti di neve. Qualche poca n'era caduta anche in citta; e a -tutt'altro dovendo impiegar le braccia che a toglierla dalle vie, v'era -rimasta; e fattosi sereno, si doveva camminare sopra un lastrico di -ghiaccio. - -Una tal mattina il vescovo all'alba, com'era solito, aveva assistito di -casa al mattutino di Cattedrale, dalla grata d'una finestra che -rispondeva rimpetto alla cappella di S. Jacopo. Quindi fatto un giro al -letto de' suoi malati, si disponeva ad uscire per la visita consueta -allo spedale del Ceppo. La neve fin dalla sera precedente cadeva a -fiocchi di nuovo, e a quell'ora era alta per tutte le vie. Allorquando -per avere udienza dal vescovo si presento nella sala un tal frate in -abito bianco di lana, con sopra un lungo mantello bigio; e su di esso da -un lato una croce vermiglia e due stelle di simil colore in campo -bianco. Era uno dei frati di S. Maria; di quell'Ordine cavalleresco -istituito da Urbano IV per combattere gl'infedeli e i violatori della -giustizia: ma per la vita troppo molle ed agiata che conducevano, il -popolo a quel tempo gli additava col nome di _frati gaudenti_. -Degenerarono poi a segno da non potersi piu tollerare; e papa Sisto V -nel 1585 li soppresse del tutto. Introdotto costui, dimandava una grazia -che solo il vescovo poteva concedergli. Ed era quella di affermargli in -iscritto la esenzione di una imposta straordinaria del Comune per -sovvenire a tante strettezze. La dimandava in virtu di un decreto di -papa Gregorio IX, che con Bolla del 1234 pronunciava privilegiate d'ogni -carico laicale le persone che a quell'Ordine appartenevano. Narran gli -storici che il Comune di Siena vedutosi di tanto scemate le imposte, -perche molti per non pagarle, anche con moglie e figli, si andavano -ascrivendo a quell'Ordine, nel 1285 provoco per tal causa un giudizio -dei piu valenti giureconsulti, fra i quali quello del celebre Accursio; -ed essi stabilirono essere impertinenti le pretese di questi cavalieri. -Dopo di che il Comune ordino che le case de' cavalieri renitenti alle -imposte fossero rovinate. - -Ora il vescovo all'udire ne' giorni di tante miserie questo rifiuto d'un -uomo assai ricco a dar l'obolo a' suoi concittadini, benche non -ignorasse quel privilegio, fu preso in un subito da forte sdegno, e - ---Come! come!--esclamo. Ma raffrenatosi com'era solito quando doveva -ammonire, e ricordando la sua missione e il suo prezioso tempo da -spendere, ricompostosi alquanto: Come dunque? Vorresti tu, frate, che -cosi su due piedi, mentre son per uscire!... Ma e poi! in questo stremo -di miserie, di freddo, io!... cagione forse dovrei esser io! se mai!... -che una gente irritata, furibonda, venisse a insultarti, e a -smantellarti la casa? Frate! La dimanda oggi, lo vedi, non e opportuna, -e per di piu insulta altrui non solo, ma lo diro pure, la carita; e te -pone in pericolo! Desisti dunque, te ne prego! Mi tarda d'uscire. Se -altro non t'occorre... - ---Oh! no: se per questo non parvi tempo...--cosi com'a dire: ne -parleremo altra volta. - -E allora tutto riguardoso soggiunse: - ---Ma dove andate voi, padre nostro, stamane a quest'aria gelata, e con -la neve fino al collo del piede?... - ---Vado all'ospedale da' miei malati. - ---Misericordia! esporvi fin la, voi che ci siete si caro!.... - ---Vorresti dunque prescrivere i limiti della carita che non cerca mai -cose di suo vantaggio, e trattenerla per umani riguardi quando piu corre -il bisogno? Frate, s'io ti son caro, non opporre neppure in parole, e -piuttosto vien meco. - ---Ma io, messer mio reverendo, si che davvero il farei, se avendomi -famiglia, e salute mal ferma, non dovessi piu che altri temer di -contagio; o se... - ---Va dunque--riprese il vescovo con dignita--va pure con Dio, ne -mendicar piu pretesti. Per venir qui a chieder privilegi, e di qual -sorta! vedo che il gelo non ti fece sgomento! Or di' piuttosto--se -avessi animo e viscere da tanto. Non ricordi tu le parole del Redentore: -"Nissuno puo avere carita maggiore di colui che da la vita pe' suoi -amici?" Or dimmi, non son eglino quegl'infermi nostri concittadini e piu -che amici? Non son io padre loro e pastore, ed essi miei figliuoli e mio -gregge? - -E con questo ammonimento lasciatolo, era gia sulla piazza. - -A modo di privato e d'incognito, ravvolto il capo nel suo nero -cappuccio; la persona alta e dignitosa in ampio mantello; se n'andava il -buon vescovo tranquillo e spedito a compiere la sant'opra. Solo a breve -tratto si faceva seguir da un domestico con gran canestro di piccoli -pani. Perche ei, previdente com'era, i suoi granai fin dinanzi -all'assedio avea procurato che fosser colmi di grano. Per isventura era -quella l'ultima porzione che gli restava, e poche piu volte avrebbe -potuto di quel suo pane soccorrere i poverelli. Quand'ecco sulla via -della ripa che dalla piazza del Duomo conduce allo spedale, s'imbatte in -una povera donna di giovane eta; ma che nondimeno, dallo sfinimento pel -bisogno di cibo non potendo piu reggersi, era caduta al suolo sulle -ginocchia, presso un muro ora in linea del palazzo del Comune, lei e un -bambino che aveva in braccio e cui dava latte. Essa aveva in capo un -cappuccio di lana bianco che allora l'era caduto sulle spalle, e una -sola veste molto sdrucia e leggera, e un mantelletto pur di lana che -coprivale il seno, al quale stringevasi quel suo figliuolino, ravvolto -in umidi stracci. Mandavano l'una e l'altro un lamentio debole tanto e -quasi soffocato che appena s'udiva. - ---Padre, padre, per carita!--pote dire la misera aprendo gli occhi, non -si tosto che il vescovo piegatosi a lei le dimando del suo male. - ---Per amore di questa creaturina, un tozzo di pane! Son due giorni che -non ho mangiato che poca erba gia putrida, e pel mio bambino non ho piu -latte! Ah Signore! Soccorretemi, ma proprio per lui! che per me... mi -lascerei morire! - ---Povera donna! per lui e per voi sarete soccorsa--riprese il prelato. E -gia aveva fatto cenno al domestico perche le desse del pane. - ---Che vuole--soggiunse essa--mi son tanto appenata dopo che nell'ultima -mischia mi c'e morto il marito, e non mi resta piu altri al mondo, che -dico sempre: "Venga pure la morte, che me n'andro, se Dio vuole, a -ritrovarlo lassu!" - -Non ebbe appena finito, che il vescovo egli stesso volle porgerle il -pane, e la riaveva ad un tempo con acqua odorifera. Ma intanto e' -s'accorse che le sue vesti si umide le si erano quasi ghiacciate -addosso! Ella infatti tremava tutta. Riflette poi che a uno stomaco si -indebolito, non il pane in quel momento, ma le bisognava per riaversi -d'un cibo piu lieve e piu sostanzioso. Con questo pensiero si fece -subito dare una mano al domestico, e provo a sollevarla da terra, pur -per condurla al vicino spedale. Invoco il soccorso di due che passavano: -a' quali basto un cenno per porsi a' suoi ordini. A un di loro affido il -bambino, e fece che l'altro e il suo domestico sostenessero quella -infelice sotto le braccia e cosi la trasportasser cola in un di que' -letti, che egli ando innanzi per farle metter in ordine. - -Or come descrivere le miserie infinite di questo luogo? Per ogni parte -era pieno d'infermi. Ma tra per la fame, che quando ha tanto allenito le -facolta digestive, non val piu cibo a saziarla; tra per la cancrena che -si formava ne' mutilati e feriti, era doloroso a vedere che ogni giorno -il numero de' morti vi si faceva maggiore. Immaginiamo poi l'affanno e -il compianto de' poveri parenti che li assistevano, e che per mancanza -di servi dovevan vestirne il cadavere, ed essi medesimi portarlo alla -fossa! Eppure vi voleva la gran virtu del degno prelato per recarsi ogni -giorno in quelle stanzucce; la a sollevar con vivande e con una santa -parola i meno aggravati; qua a porgere a' moribondi gli estremi conforti -e il perdono di Dio! E quanti mai uomini e donne si sarebbero -sgomentati, e sollevati anche contro chi andava e veniva per i soccorsi, -se non avesser veduto comparir fra loro quella sacra e venerata persona! -Eppure in quelle piccole sale, scarse di servi per la necessaria -nettezza, vi si sentiva di gia un non so che di pestilenziale, un'aria -si fetida che ammorbava! Ma il vivo esempio per fare il bene era la e -veniva d'in alto! e il popolo che lo vede, quasi istintivamente gli e -attratto a seguirlo! - -Nel rimanente della citta gli ospizi dei monaci invasi tutti da infermi; -rade poi quelle case ove non ne fossero anche fra cittadini i piu -agiati, o che non vi s'avesse a trovar gente afflitta e in veste di -lutto. E i militi difensori? Oh! non mancavano per questo; ma -sprovveduti del necessario alimento, non avendo piu pane ne di saggina -ne di crusca, s'eran ridotti ad uccidere i cavalli e cibarsene. Altri -poi a sbramarsi la fame co' piu immondi animali, e financo col brodo di -cuoio bollito! Non si saprebbe ridire se fosse migliore oggimai la sorte -di quelli che gia eran morti, o de' loro superstiti! "Molto miglior -condizione (scriveva Dino Compagni) ebbe Sodoma e Gomorra e le altre -terre che profondarono in un punto, e moriron gli uomini, che non ebbero -i Pistoiesi morendo in cosi aspre pene!" - -Nel marzo alla perfine i poveri Pistoiesi, saputo che il cardinal -Napoleone Orsini era stato spedito dal papa come paciero in Toscana, e a -soccorrer Pistoia; benche omai Ghibellini com'erano dovesser sentirsi -dire che la citta loro era soccorsa come terra di Chiesa, tutti quanti -ripresero animo, e la sua venuta l'affrettaron col desiderio e con -pubbliche preci. Ma cio che fu di gioia ai Pistoiesi, reco dolore ai -Fiorentini, perche non volevan per niente che il cardinale venisse a -immischiarsi nelle lor guerre: prevedendo che infine avrebber dovuto -porsi in urto con la Chiesa. Per lo che s'avvisarono di dover prevenire -la sua mediazione, e fecer sapere ai Pistoiesi che volentieri sarebber -venuti agli accordi. - -Eravi in Firenze un savio e buon frate pistoiese, il padre Bonaventura, -che fino dall'ultime fazioni della terra natale, abborrendo da tanti -eccidi, si era reso monaco eremitano nel convento di S. Spirito. I -rettori di Firenze come seppero che costui era amico intimo di ser Lippo -de' Vergiolesi, molto si rallegrarono, non vedendo ambasciatore piu -adatto allo scopo. Lo ebbero a se, e convenuti sulla missione, subito lo -inviarono a lui perche profferisse al Comune per parte della Signoria -assai utili condizioni alla resa. E fra le altre, che la terra -rimarrebbe libera e intatta, salve le sue bellezze, che e quanto dire i -suoi monumenti, le persone e le robe, e loro castella. - -Quando il capitano dall'amico Bonaventura ebbe udite queste novelle, non -esito un istante a referirle agli anziani e ai rettori della citta. I -quali abboccatisi anche col monaco che aveva ricevuto cotal facolta, -parendo loro che cio fosse proprio come un dono del cielo, accettarono -le proposte e conchiusero l'accordo. E invero la misericordia di Dio li -soccorse! Perche oltre a non potere sdigiunarsi che con certi cibi, che -li stessi animali immondi avrebbero avuto a schifo, non avevan da vivere -che per un giorno; dopo del quale bisognava svelare il segreto, e uscir -disperati a morire, o darsi in balia del vincitore! - -I capitoli dell'accordo furon tosto giurati (ai 18 marzo) da ambe le -parti, toccando il libro degli Evangeli sull'altare della cappella di S. -Jacopo in cattedrale. Arbitri, pe' Fiorentini il capitan Malaspina; pe' -Lucchesi il d'Agubbio; e altri per le terre della Lega Guelfa. Da lato -de' Pistoiesi il potesta, il sindaco e vari testimoni, coi rogiti di ser -Maffeo Lapi. E i capitoli furon questi: - -1o Che sia pace perpetua tra queste terre che sono in lega e loro -contadini da una; e i Pistoiesi con la gente del contado dall'altra; - -2o Che i fuorusciti che sono in Pistoia possano uscir liberi e tornarsi -a' loro paesi; - -3o Che liberi si lascin pure i prigionieri da ambe le parti; - -4o Che tutti i Fiorentini e i Bianchi del Pistoiese, cancellandosi i -loro bandi, possan tornar sicuri; - -5o Che il potesta di Pistoia con lire tremila, e il capitano con lire -duemila, si scelgano Lucchesi o Fiorentini: dichiarando primo potesta -messer Pazzino de' Pazzi di Firenze, e capitano ser Lippo Carratella da -Lucca; e' cosi dai detti Comuni si tragga la guardia da tenersi in -Pistoia e suo dominio da oggi a tre anni; - -6o Che gli anziani e gonfalonieri di giustizia sieno tutti di parte Nera -e Guelfa, ed eletti per i tre anni dal potesta e dal capitano: serbando -pero agli anziani e al gonfaloniere tutto quel governo che avevano sulla -citta e sulle compagnie del popolo; - -7o Che a soldati forestieri che difeser Pistoia si paghino di presente -tremila fiorini; - -8o E perche circa il 1242 Guidaloste Vergiolesi vescovo di Pistoia -investi i parenti suoi di molti feudi spettanti alla mensa vescovile, -fra i quali i castelli di Piteccio e della Sambuca, fu deliberato che, -"ai Bianchi e Ghibellini si lasci il castello di Piteccio e quello della -Sambuca, che, come di lor pertinenza, uscendo subitamente dalla citta se -ne possano prevalere." - -Concordatisi in questi patti prima che il cardinale giungesse, -finalmente a' 10 d'aprile 1306 si apersero ai Fiorentini le porte della -citta di Pistoia, intorno alla quale erano stati a campo e in assedio -dieci mesi e diciannove giorni! Vi entrarono trionfanti il capitano de' -Fiorentini e quel de' Lucchesi con molte di lor milizie e con buona -quantita di vettovaglie. Per lo che, narran le storie, che di que' -miseri cittadini vi fu taluno che per la fame patita, sbramatosi oltre -il dovere, mori! I Fiorentini, come fu detto, avevano assoldato milizie -straniere; ma i Pistoiesi neppur un drappello! E dire che i pochi -resisterono a tante migliaia e per tanto tempo! Quanto amore della terra -natale dovette infiammare quei petti, che impavidi e quasi fuor di -speranza sfidaron la morte! - -Per cotal modo ebbe fine si crudel guerra fra gente d'una stessa lingua, -e d'una patria comune! In questo sciagurato battagliarsi d'un gran -popolo fra di se, come gia a Campaldino e poco appresso a Montecatini, e -a dir breve, nel medio evo su tutto il suolo italiano italiani dovunque, -quante inutili stragi; di qual grande ricchezza, ingegno e fortuna, non -profittato, e quanto valore perduto! Che se questo da Susa a Sicilia -ordinato e concorde; aiutato e disposto per ogni Comune da' suoi -maggiorenti, col beneficio di libere armi si fosse speso per cacciar lo -straniero, forse da qualche secolo l'Italia sarebbe stata una, libera e -indipendente! - - - - -CAPITOLO XIV. - - -L'ESILIO. - - - "Tu lascerai ogni cosa diletta - Piu caramente; e questo e quello strale - Che l'arco dell'esilio pria saetta." - - ---- _Dante_, _Paradiso_, Canto XVII. - - -"Quanto bella e utile citta e abbondevole si confonde! Piangano i suoi -cittadini, formati di bella statura oltre a' Toscani; posseditori di -cosi ricco luogo, attorniato di belle fiumane, e d'utili alpi, e di fini -terreni; forti nell'armi, discordevoli e salvatichi; il perche tal citta -fu quasi morta." Cosi Dino Compagni, l'intemerato storico fiorentino, -deplora la trista sorte di Pistoia. Ma ne qui si doveva arrestare il -compianto. - -Gelosa la parte Nera de' conquistati diritti, non appena fu dentro le -mura, volle subito cacciar fuori la Bianca. I nuovi rettori ordinaron -che questa fosse scortata fino al primo castello assegnatole, quel di -Piteccio, a circa quattro miglia a settentrione della citta. Erano i -banditi, messer Lippo de' Vergiolesi e tutta la sua casata e consorti; e -piu altri di Pistoia, popolari e grandi, principali di parte Bianca. Non -si trattava gia di soldati di ventura, ne di gente d'altro paese -italiano, cui agevolmente potessero far ritorno; ma erano i piu -cittadini d'una medesima terra, della quale per cruda legge eran chiuse -le porte, e che lasciavan dietro se in desolazione tante famiglie. E in -qual momento terribile! Dopo un assedio si ostinato, quando chi per -ferite, per fame e per angoscie d'ogni maniera avrebbe avuto maggior -bisogno de' loro aiuti! - -Se n'uscivano pero gli esuli, parte a piedi e parte a cavallo, solo -alcuni traendosi seco poche masserizie poste in casse sopra de' muli; -tutti, mesti si, ma invitti dell'animo. Poche le famiglie che esulavano -per altre parti d'Italia. Fra queste vogliam ricordare quella del -pistoiese Dolcetto de' Salerni, che ebbe l'onore d'imparentarsi con -quella dell'Alighieri. Perche Dolcetto presa dimora in Verona, dove il -suo ricco censo gli consenti di comprarvi un palazzo, disposo cola la -sua figlia Jacopa a Piero figlio di Dante: al quale, e al fratello -Jacopo, dobbiamo la prima revisione e l'ordinamento della Divina -Commedia. Del rimanente nobili e popolani se n'andavano insieme a quello -stesso confine, assimilati e confusi in una stessa sventura. - -Si vedeva infatti uno stuolo di gente del popolo, de' piu aderenti de' -Vergiolesi, e d'altri capitani, offertisi a' lor servigi, uscir de' -primi e accompagnarsi a mo' di scorta a Margherita, la vecchia castalda -di Vergiole, che a cavallo si portava come reliquia un forzieretto della -sua padrona: e dietro ad essa, reduci alle proprie capanne tanti poveri -campagnoli, carichi di quel po' che potevan portare; con le mogli e i -figli loro, chi per mano, chi in collo; tutti quanti laceri e rifiniti. -In altro gruppo molti bravi operai e militi cittadini, cavalcando a -bisdosso que' pochi smunti destrieri che vi eran rimasti, gente forte e -risoluta che non avrebber lasciato di seguir le sorti del suo capitan -Vergiolesi per tutto l'oro del mondo. Messer Lippo veniva a cavallo con -appresso la sua Selvaggia. - -A pensar quante volte la nobil donzella se n'era uscita da quella porta -sul suo brioso destriero tutta gaia e felice, e riguardevole per -l'eleganza delle vesti, in mezzo al suo Fredi e al suo Orlandetto, -percorrendo la nota via per al paterno castello! e adesso!... Oh! ella -ora trista e dimessa passava indistinta fra molti, sospinti per ugual -violenza sopra un ignoto e periglioso sentiero! Se n'andava la misera -con a lato poche compagne nella sua via dell'esilio; Lauretta e le -cugine; chiusa in bruno cappuccio, e nel piu grave cordoglio. La -seguivano in lunga schiera capitani co' lor subalterni, e nobili -cavalieri con le proprie famiglie; frementi tutti, perche per ordine -quasi improvviso, astretti non solo a partir disarmati dalla citta, ma a -vedersi scortati da gente armata e minacciosa, come si usa coi -malfattori! - -Cio commoveva anche piu i cittadini che rimanevano. E nondimeno -moltissimi (i parenti poi v'eran tutti) li vollero accompagnare anco piu -oltre del limite stato permesso, quello cioe della porta di Ripalta. Al -che gli stessi nemici non seppero opporre. E guai a loro se in quella -generale esacerbazione l'avesser fatto! Troppo era il dolor disperato -che que' cittadini provavano nel lasciarli, quando essi oltraccio -dovevan rimanere in balia degli avversari! Per quel tratto poi, e sul -momento dell'addio, tanti furon gli amplessi e i caldi baci, e i -singulti, che non sapevan distaccarsi da loro! Ed oh! pe' poveri esuli -quale addio! Un saluto di caldo affetto lo davano non solo ai parenti e -agli amici, ma anche a quelle mura paterne che con tanti stenti e -sacrifizi lungamente avevan difese, e dove lasciavano ogni cosa piu -caramente diletta; e chi sa! forse per sempre! Novello e doloroso -spettacolo fu a vedere tanti prodi, chiusa in petto l'amara doglia del -vinto e dell'esule, privi quasi di tutto, andarsene confinati in un -luogo alpestre, e nella quasi certezza d'essere anco la fatti segno alle -offese di nemici implacati! - -Ma pur troppo l'Italia per oltre cinque secoli, da Dante a Manin, diede -spettacolo d'una continua vicenda d'esiliati e d'esiliatori: e questi in -prima Normanni e Svevi; Francesi e Guelfi; Alemanni e Ghibellini; quindi -Spagnuoli e Austriaci! Gli esilii nazionali vanno del pari con gli -oppressori della nazione! Troppo lungo sarebbe a narrare la iliade de' -mali che si aggravarono sopra di essa; il rinnovarsi di guerre senza -utile evento, e di paci non durature! A noi pero, che qui e avvenuto di -ricordarne i principii, conforta almeno il pensiero di veder chiusa alla -fine la trista epoca di siffatte nazionali sciagure. - -La montagna pistoiese fu destinata ad essere il campo d'italiani -avvenimenti famosi, e di cotal grave importanza, che la storia non potra -mai cancellare! Chi e omai che non sappia che essa racchiude le tombe -delle due piu grandi repubbliche? Catilina e Ferruccio periron pugnando -sopra questo Appennino!! - -All'epoca che descriviamo la montagna accoglieva nei suoi castelli, qua -Panciatichi Ghibellini, la Cancellieri Guelfi; poi Guelfi Bianchi e -Guelfi Neri, fieramente avversi fra loro. E ora il Castel di Piteccio -doveva ricovrarvi a confine tutti gli esuli Bianchi, quelli stessi che -pochi anni innanzi avevan forse incitato a cacciare i Neri in esilio! - -Ma indarno di questo antico castello cercheresti piu le sue torri e le -sue valide mura. Eppure fu esso come, due secoli dopo, quello di -Montalcino a' Senesi, l'ultimo baluardo della parte piu popolare, che vi -sostenne gli estremi assalti! Ma ora l'ala del tempo che tutto -distrugge, e la forza motrice del vapore, che sulla via ferrata, rapida -come il pensiero vi scorre d'appresso, concede appena a color che -trasporta di scorger piu dov'egli si fosse. Se per le fazioni cui fu -collegato, i nostri cronisti non ne cercassero ricordanza, appena il suo -nome avrebbe un eco in quest'eta si lontana e diversa: nome, che adesso -solo in un orario della via ferrata del toscano Appennino, a causa d'una -stazione, tornava ad avere un'umile pubblicita. - -Nondimeno un altro richiamo e addicevole ai tempi che corrono d'imprese -artistiche-industriali, vi richiama ad ammirare ne' suoi dintorni i -viadotti maravigliosi di questa strada, i quali con romano ardimento -s'innalzan giganti, sovrapposti archi sovr'archi, e abbracciano e -collegano diverse sue valli. Questa via appennina che, da Bologna a -Pistoia, in uno spazio di chilometri 98, per 46 gallerie trafora le -montagne, e congiunge si brevemente l'Adriatico al Mediterraneo; dalla -pianura del Pistoiese porge per vero un sorprendente spettacolo; tale, -che le antiche eta avrebbero creduto opra d'incanti. Vo' dire allorche -sulla via ferrata le macchine a vapore (questi strumenti di fusione e di -diffusione; di guerra e di pace; di piu pronta coesione materiale e -morale della nazione, fra se e fra le altre vicine; in una parola, -questi forieri di civilta) nello avanzarsi e seco traendo treni di tante -carrozze per entro a que' fori; nello insieme t'appariscono da lungi non -altrimenti che un gran colubro dagli occhi di fuoco, che sbucato dalle -viscere dell'Appennino, sbuffando fumo e faville, serpeggi intorno a' -suoi fianchi; e mostratosi in parte, rientri ed esca di nuovo; finche -non giunga a distendersi tutto quanto sull'agevole pianura. E d'altro -lato il viaggiatore che da Bologna ne ha percorsa la linea, la piu parte -fra strette valli e boschive, e da settentrione a mezzodi ha penetrato -nel gran foro di S. Momme, riman preso poco oltre da gran maraviglia a -mirare a colpo d'occhio al chiarore di lieto sole, come in gran -panorama, l'ampia e popolosa pianura del Pistoiese e del Fiorentino con -le sue tre citta e coi vaghissimi colli che la incoronano: forse pel -mite aere la piu ubertosa d'ogni sorta alberi fruttiferi e messi; e pel -tesoro costante della lingua e delle arti belle la piu civile d'Italia. -Cosicche da quell'altura al primo presentarsi un cotale spettacolo, -sulle labbra d'alcun viaggiatore sono usciti spontanei que' versi -bellissimi dell'Ariosto: - - Non vide ne il piu bel ne il piu giocondo - In tutta l'aria ove le penne stese; - Ne se tutto girato avesse il mondo - Vedria di questo il piu gentil paese. - Ove dopo aggirarsi d'un gran tondo - Con Rugger seco il grand'augel discese, - Colte pianure, e delicati colli, - Chiar'acque, ombrose rive, e prati molli: - -Ma non appena da quelle piagge ha guardato d'attorno, che in un baleno -sulla pendice a ponente gli si offre gia innanzi il colle di Piteccio. - -I ruderi di quel castello si scorgono ancora sopra il risalto d'una -collina nella stretta valle del piccolo fiume Ombrone, o, come fu detto -in antico, dell'Ombroncello, lungo l'antica strada Francesca; che, -varcando l'Appennino sopra lo Spedaletto dell'Alpe, conduceva a Bologna. -Cotal fortilizio era stato costruito in uno spazio di terreno assai -limitato: se non si vogliano valutare le casipole del castello che gli -sorgevano poco distanti; ed era appunto dietro l'antica chiesa a destra -del detto Ombroncello, sull'alto di un poggetto a forma di cono, che va -a riunirsi solo a maestro con gli altri poggi. Gli scorre pur sempre -alle falde da un lato il detto fiume, dall'altro la forra detta del -_prataccio_, e verso settentrione il torrentello detto di _ciriceia_. -Fra le piante di bei castagni onde e coperto, e di che e tanto ricca -questa montagna, si scorgono ancora a diversi ordini e a piccole piagge -le vestigia della circonvallazione del castello, e in alto alcuni resti -di torri a pietra battuta, con in mezzo la rocca. - -E fu in questo misero luogo, e in povere capanne li intorno, che dove -riparare la famiglia de' Vergiolesi, e quanta altra gente, e della -classe piu agiata dei cittadini! E fu qui che Selvaggia, non ostante la -sua debol salute, volle seguire il padre e il fratello. Ma gia noi -l'abbiam vista questa gentile farsi ognora maggior di se stessa. Educata -con austeri costumi e fra un popolo battagliero, aveva sempre mostrato -congiunta in se la femminil tenerezza al piu virile coraggio. Ora pero -la sua mente si era forte turbata per un fatto di recente avvenuto, da -dover pagare in parte il suo debito ai pregiudizi del tempo. - -E da sapere che allorquando si stipularono i capitoli della resa della -citta, il padre e il fratel suo dovettero assistere a quell'atto -solenne. In quell'ora comparve a lei uno sconosciuto, grave all'aspetto -(come glie l'annunziava la sua Margherita con la quale era rimasta), -chiedendo in grazia di poterle parlare di cosa di gran momento. In tante -vicende di tristi casi, la pietosa donzella credette di non doverglisi -rifiutare, e consenti di riceverlo. - -Quegli allora fattosi innanzi, in questi termini le favello: - ---Nobil donzella, le mie parole son brevi, ma foriere a voi, secondo che -piu vi piaccia o di lieta sorte, o di grande sciagura! - ---Chi siete voi, messere, che cosi mi parlate? - ---Uno che legge da gran tempo negli astri, e rivela agli uomini i loro -destini. Ma quando di cio poco anche vi prema, sappiate ch'io sono un -Guelfo e uno dei Neri. Contrario, come sentite, alla vostra parte: ma -pure adesso... oh! adesso, per pieta del vostro infelice paese, e perche -vi rinasca la bramata concordia: in nome di questa e di molti della mia -parte che pur la invocano, chiedo pace fra voi e una famiglia da voi -abborrita, e che stendiate amica la mano al capo di essa che molto vi -ama. - ---E a chi mai la mia mano? - ---A Nello de' Fortebracci. - ---Voi mi fate inorridire! Dio, Dio! che ascolto! Ignorate dunque, o -messere, che quella destra che mi chiedete che io stringa, e macchiata -del sangue di un mio fratello? - ---E sia! Ma molte citta italiane, voi vel sapete, dopo le guerre piu -fiere si ricongiunsero in pace stringendosi in connubio due giovani di -famiglie le piu avverse fra loro. - ---In connubio! E l'osate, sciagurato questa parola?--piena di sdegno -soggiunse.--E che? Quali vincoli passarono fra 'l suo e 'l mio cuore? E -se anche ve ne fossero stati (che no, mai!) dopo l'atroce fatto io, non -che altro, potrei io neppur perdonare ad un omicida, e posso dirlo -oggimai, ad un vil rinnegato? - ---Ma voi non sapete, quando cio non faceste, il triste oroscopo che -debbo io rivelarvi? - ---Sia che vuolsi! Per me la mia vita... - ---Non e la vostra, o Selvaggia, che corre pericolo; e quella di messer -Cino... intendete! ed e quella del padre vostro! - ---Oh, no, no! Dio disperdera la fatal predizione! - ---Pensate che voi tutti siete in potere dei vostri nemici! e che... - ---Lo so! E mi uccidano pure!--con sicura alterezza esclamo. - ---Non sopra a voi, lo ripeto, piombera la vendetta, ma sopr'a loro, e -spedita! Salvateli, o un tardo rimorso... - ---Oh! uscitemi dinanzi, spietato uomo che siete! Mi fate orrore, ne -sostengo piu d'ascoltarvi! - -E spaventata se ne partiva chiudendogli in faccia la porta, e -rifugiandosi a gemere nelle sue stanze. - -Non si che ella in tutto prestasse fede a quel tristo: nondimeno e da -pensare alle credenze sull'astrologia e sugli oroscopi, allora accettate -come realta di dottrina anco dagli uomini piu sapienti: fra i quali, -fino a un certo limite da messer Cino, intimissimo del famoso astrologo -Cecco d'Ascoli; quando quegli in un sonetto lo interroga perche per -virtu dell'astrologia, consultando le stelle, gli sappia dire se, -dovendo partir da Pistoia, gli sia espediente di dirigersi piuttosto a -Roma o a Firenze. Questo soltanto poteva esser bastevole a far provare a -Selvaggia un senso d'inquietezza continua: oltre che bisogna riflettere -allo stato di dolore e di turbamento nel quale in quell'istante si -trovavano tutti gli animi; quello poi d'un'affettuosa figliuola del capo -del vinto partito, e dell'amante di messer Cino; e cosi comprendere a -fondo in quale ambascia l'avesse posta un siffatto colloquio. Ne -stentera il lettore a riconoscere in quell'incognito il vilissimo Nuto, -infintosi astrologo anche una volta; stato sempre a' servigi del -Fortebracci, e a lui congiunto nell'opere piu nefande. - -Messer Nello, gettatosi omai anima e corpo dal partito de' Neri, di -cuore perfido, e sempre dubbio ed infinto, non era riuscito non solo a -procacciarsi stima neppur da loro, ma dopo il fatto della porta di -Ripalta, lo riguardavano anzi con odio e disprezzo. Ora e da credere che -inviasse quel tristo a Selvaggia, non gia per attendersi una favorevol -risposta: un abbisso omai divideva quelle famiglie! Ma operava cio che -sogliono i depravati e i prepotenti. La difficolta stessa e gli ostacoli -per vincere l'animo di una donna, allora si che maggiormente li provoca -e li rende audaci! In ultimo poi, sentendosi vili e impotenti, vogliono -almeno aver la satanica sodisfazione di minacciare un delicato e debole -spirito, e spaventarlo. - -Messer Lippo non e a dire in quale apprensione ritrovasse Selvaggia dopo -questo fatto! Dalla Cattedrale era gia rientrato in sua casa in -compagnia di messer Cino. Preoccupato e pien di disdegno pel contratto -di resa, poco badando alla figlia, si era gittato sopra una sedia -esclamando:--Ecco, amico mio, voi lo vedeste! il sacrificio della patria -e consumato! Ora per noi che rimane? Vituperi ed insulti! - ---Padre, padre mio!--proruppe allora Selvaggia gittandosi fra le sue -braccia.--Ed io ne son gia una vittima! - -Ma ella tremava ancora dallo spavento... Il Vergiolesi sopraffatto crede -che un'ugual cagione l'avesse si conturbata. Essa pero non esito un -momento, con accento convulso, a svelargli la minaccia insidiosa che -aveva ricevuta. - -Allora il Vergiolesi in piede, con violenza repressa esclamo: - ---Dunque egli!... egli ha osato!... Oh il maledetto! E a te, angelo mio, -si volse ancora questo rettile per avvelenare la tua esistenza? Dov'e, -dov'e questo infame?... - -E gia furibondo brandiva la spada, ed era per uscire e per farne -vendetta. - -Ma Selvaggia a un tal atto die un grido:--No, no, questo mai!--E a mani -giunte s'infrappose fra lui e la porta, e prego le risparmiasse un nuovo -dolore. Messer Cino egli pure lo scongiuro e gli disse:--Vorreste voi in -questo modo avvilire il vostro brando onorato macchiandolo del sangue -d'un vile, venuto gia in dispregio d'ogni partito? Tanto piu poi -sarebbero esse da valutare le stolte parole di quell'uomo da lui -prezzolato? - -Messer Lippo arrestatosi, allora con fierezza esclamo:--Ei puo vantare -d'avermi ucciso Orlandetto: ma, viva Dio! mio figlio mori della morte -dei valorosi: egli... Oh! egli, l'iniquo, dovessi sfidarlo io stesso, -morra di quella dei traditori! - -Infatti il Fortebracci dopo quella orribil giornata, di cui egli da -tutti fu accagionato, non trovo piu favore dagli stessi suoi partigiani: -e anco dopo l'assedio non ebbe gia diviso co' Neri alcun ufficio nella -citta; e questo perche conosciutolo, non se ne voller fidare. Isolato, -malvisto, se n'era accorto e se n'accuorava: e, giustizia di Dio! cosi -di gia era incominciato per lui il piu aspro gastigo! Sicche simulando -necessita d'assentarsi per affari domestici; con qualche sorpresa del -proprio zio, che appunto allora co' suoi consorti da Prato si era -rimesso in Pistoia, ando invece a ripararsi con Nuto e con un suo fido -servo, in una sua romita casa di campagna montana, assai distante dalla -citta. - -Di gia le milizie fiorentine e lucchesi subito dopo l'ingresso si erano -affrettate a far ritorno a' loro Comuni. Le spagnole invece condotte a -Firenze dal Maliscalco del duca, don Diego della Ratta, stavano la in -quel bel paese molto volentieri, mangiando e bevendo, e oziando tutto -di, e poco disposte a andare altrove. Frattanto in Pistoia assicuratisi -i nuovi rettori che tutti i militi di parte Bianca assoldati al di -fuori, incominciando dal capitan degli Uberti, fosser partiti; rimisero -dentro i Guelfi Neri usciti, che erano in molto numero, e riformarono la -citta d'anziani e d'altri ufficiali, tutti di lor fazione. Avvenuta -questa riforma, credendo i Pistoiesi aver pace, e d'esser trattati da' -Fiorentini e Lucchesi con equi modi, accadde invece tutto il contrario. -Se pote dirsi che Pistoia fu tribolata, fara stupore a narrare che non -mai come allora! Il tormento morale superava di troppo il danno -materiale che ricevettero, che pur fu gravissimo! - -La prima cosa che fecero que' rettori fu di partirsi fra loro, -Fiorentini e Lucchesi, tutto il contado, e non lasciare alla citta piu -d'un miglio d'intorno. Vedemmo gia ne' capitoli della resa essere stati -eletti, potesta messer Pazzino de' Pazzi, e capitano Ser Lippo -Carratella. Ma come grandissimi per que' tempi erano i loro salari, -oltre quelli di molt'altre autorita, fu pero stragrande la imposta, cui -ciascun cittadino dove soggiacere. Poi per insulto contro ai patti -profferti e posti in iscritto, i Fiorentini da un lato, i Lucchesi -dall'altro, fecer disfare le mura della citta, che eran bellissime, e -riempire i fossi d'intorno. E spianaron fra gli altri un popolato -sobborgo, dal lato di ponente, parallelo alle mura, il qual luogo serbo -fino a oggi il nome di _Corso allo spianato_. Oltre che per piu -irrisione e piu strazio obbligarono li stessi cittadini all'opera -scellerata, e li fecer pagare dal Comune! Ove si fossero rifiutati, -v'era minaccia di morte! Cominciaron poi a far disfare tutte le -fortezze, le case, i palagi, e le torri de' Bianchi e de' Ghibellini, e -durarono piu di due mesi continui. Alcune anche di dette case donarono a -chi torno loro piu in grado. E Moroello Malaspina, fra gli altri, ebbe -il palazzo di Dino Ammannati, rimpetto alla Chiesa degli Umiliati; e i -figli di Moroello ricevettero in dono molte case nel Comune di Agliana. -Infine vi fu stanziato un Governo dispotico, e si crudo e tiranno, da -far piangere amaramente sulla loro vittoria quelli stessi fuorusciti che -invocarono le armi straniere per far ritorno alla patria. I magistrati -intendevano piu a guadagnare che a far giustizia, e colui che doveva -esser condannato, era assoluto per moneta; e cosi per lo contrario, se -la parte era avversa. - -Messer Cino, come uno dei giudici delle cause civili, era l'unico nella -cui provata integrita e bonta que' miseri confidassero. Fu detto pero -che egli pure con gli esuli volesse partire. Ma se per allora nol fece, -gli accompagno per lungo tratto nel piu doloroso cordoglio. Il pensiero -di quella sua donna che tanto amava, e dalla quale chi sa quanto tempo -doveva star lunge, lo avrebbe indotto a seguirli. Ma un riflesso piu -tormentoso gli occupava la mente. Non appena corse voce per la citta che -ei volesse lasciar l'ufficio e partirsene, tante furono le preghiere dei -suoi clienti, che eran pure i suoi cari concittadini, e tante erano le -difese di gia affidategli, che non ebbe animo d'abbandonare una causa, -fatta ora piu sacrosanta perche quella degli oppressi che doveva -tutelare da' nuovi oppressori. E nella idea generosa si confermo anche -piu, sapendo che quelli della parte Nera debitori dei Bianchi, tornati -appena in citta, fecer sancire questo ingiusto decreto: "che non -potessero esser molestati ed astretti a pagare se non dopo tre anni dal -giorno in che eran rientrati in Pistoia." Tale articolo promosse molte -liti e questioni, delle quali messer Cino nel suo Comento dichiara che -dovette spesso esser giudice. - -Se l'eta nostra in Italia non ha veduto dagli eserciti invasori (che per -colmo di scherno si disser talora alleati), smantellate le mura delle -citta; molte inique e crudeli opere, e molte ingiustizie simili a queste -vi furon fatte, nonostante patti e promesse. Il _guai ai vinti_ gridato -da Brenno conquistatore di Roma, pur troppo di secolo in secolo si ando -ripetendo! E noi frattanto abbiam visto come i miseri Pistoiesi dopo un -tale assedio dovettero sentir tutto il peso della barbara imprecazione! - - - - -CAPITOLO XV. - - -IL RITORNO DELLO SCUDIERO ALLA CASA PATERNA. - - - "E me ne voglio andar che gli e di notte, - E s'e levato il lume della luna. - Io me ne passo la per certe grotte, - Che non ci passerebbe la Fortuna." - - ---- _Canti popolari toscani._ - - -Erano scorsi piu mesi da che la parte dei Bianchi cacciata da Pistoia -dopo l'assedio, erasi rifugiata nel fortilizio di Piteccio, e lo -scudiero del capitan Vergiolesi, il povero Guidotto, dopo tante -traversie si struggeva di tornare una volta anco per brevi momenti, a -riveder la sua famiglia a Vergiole. Cola al castello del capitano -avrebbe recato lettere per madonna Lauretta, che omai dopo l'assedio il -cavalier messer Fredi figlio del capitano, compiendo le vicendevoli -brame, aveva fatta sua sposa. Egli non aveva potuto che accompagnarvela -con quelli della famiglia di lei, e dopo pochi giorni lasciarla con -essi; perche il capitano su di cio non intendeva far concessioni, avendo -messer Fredi a Piteccio il comando della cavallata: sicche solo di tempo -in tempo vi dava una corsa per visitarla. - -Una volta i Bianchi confinati cola, cercavano i Neri di spiar loro ogni -passo, temendo sempre (e con qualche ragione, minacciosi com'erano) di -congiure e di rinforzi. Ma frattanto le armi eran giunte loro al -castello da ogni parte; da braccio come da assedio: e fidavano in -queste, nel sito quasi che inaccessibile, e nel loro coraggio. - -Come appena sembro che fossevi un po' di tregua, Guidotto, ottenuto alla -perfine dal capitano il bramato permesso, prescelse di partir per -Vergiole sul far della sera, ben armato e a piedi. Era gia entrato -l'inverno. L'aria era fredda. Un tramontano gelato zufolava pe' boschi e -per le selve, e faceva cadere dagli alberi le ultime foglie e levarle -poi in alto a rote ed a mucchi dinanzi a lui, via via per certe spianate -dove piu rammulinavasi il vento. In quel sereno del cielo, tutto -smaltato di stelle che era un desio, sorgeva intanto la luna, e gli -andava rischiarando la via che per circa due ore necessitavagli a fare, -valicando varie colline da levante a ponente: e non come ora coronate di -vigne bellissime e d'oliveti, ma la piu parte a terreno boschivo, e pero -fra sentieri piu angusti e mal tenuti, e taluni ridotti persino a tanti -rigagnoli d'acqua, senza che alcuno si tenesse obbligato di provvedervi. - -Tutto era silenzio d'intorno ad esso: se non fosse stato un qualche -abbaiar di cani nel passare talvolta vicino ad alcune capanne, e il -rumiccio delle foglie dei castagni ingiallite e gia secche, nel -traversar per le selve. Pericoli d'aggressione, per le vie che batteva, -a quell'ora, e co' tempi che correvano, non e a dire che non vi fossero. -Guidotto pero era un pezzo di giovane di circa trent'anni, vigoroso e di -tal coraggio, da non sgomentare per un incontro qualunque. E gia tutto -solo accelerava i suoi passi, tanto che capito presto al di la della -valle che gli mostrava dinanzi la nativa collina. Non appena la pote -scorgere, si senti preso da un tal senso di piacere, che n'ebbe al core -una stretta, e per pochi minuti dove soffermarsi. Perche a dir vero il -buon giovane non aveva avuto da del tempo altro pensiero che quello del -come, dopo si lunga assenza, avrebbe ritrovato il suo vecchio padre, cui -voleva tanto bene, e il rimanente della famiglia. - -Essa in quell'ora era tutta raccolta dentro il metato, una stanza -terrena della casa colonica contigua al castello. Il basso soffitto di -questo metato si componeva di graticci di legno sui quali erano state -distese molte castagne ricolte dalle prossime selve, e qui poste a -seccare per poi ridurle in farina per l'alimento di tutta l'annata. Un -gran fuoco pero di ciocchi d'alberi in quella sera si vedeva acceso in -mezzo del solaio, e un gran calderone eravi sovrapposto, tutto pieno -d'erbaggi, che doveva servire con poc'altro alla cena. Il fumo, che non -aveva l'uscita per entro un camino, ma solo un poco da que' graticci, si -addensava talora intorno alla stanza, sicche le pareti eran tutte -annerite. Esse pero cotesta sera, rischiarate da una fiamma piu viva e -meno ingombre di fumo, formavano il fondo di un quadro assai singolare. -Vi si vedevano appesi alcuni attrezzi da cucina, e un lume a mano di -ferro, dalla punta del quale usciva una piccola fiammicella. Torno torno -alla stanza stavan seduti uomini e donne: e piu presso al fuoco sopra -una scranna a bracciali il capo della famiglia, il vecchio Pier-Antonio -un po' maliscente, con gran berretto nero di lana che gli cadea da una -parte: poi altri dei piu anziani, che i pochi adulti erano andati a far -carbone su pe' boschi dell'Appennino. V'eran quindi le donne; a capo -delle quali la Margherita consorte di Pier-Antonio: e accosto e di -seguito la propria figlia Maria con le piu giovani intese a filare od a -torcere: piu discosti infine e piu presso all'uscita i garzoncelli e -qualche bambino; tutta gente di parentela e del vicinato. Di quelle -diverse fisonomie illuminate da una luce rossastra per la fiamma che -sorgeva di mezzo, varrebbe forse a risvegliarne un'idea qualche quadro -di Rembrand, o di Gherardo dalle notti. Se non che eran qui altri visi -piu delicati e di forme italiane. - -Maria tanto spiccava su tutte l'altre per delicatezza di contorni e di -carnagione, per un visino affilato e d'una soavita virginale, da non -poterne offrire un tipo che in quelle madonnine di fra Paolino da -Pistoia, il piu celebre scolare del Della Porta. A vederla in que' -poveri panni, con un sacchino rosso, un gamurrino verde di mezza lana, -con sopra un grembiule di filondente, e una pezzoluccia bianca al collo; -e mirar poi que' suoi occhi si dolci, quella bionda testa si ravviata, -quella fronte serena, l'avresti detta figlia d'un conte in abito da -pastora. Era gia stata chiesta in isposa da Vanni di Piero dalla -Sambuca, un figliuolo del piu intimo amico che s'avesse mai -Pier-Antonio. Il giovine era appunto quella sera venuto a veglia, perche -per sicuri riscontri s'attendeva di giorno in giorno Guidotto, senza il -consiglio del quale i genitori non avrebbero stretto il partito. - -Pensiamo dunque come rimanessero tutti, quando a sera avanzata si videro -comparire nella stanza un uomo d'arme, e sotto quelle assise riconobbero -Guidotto! - ---Guidotto! lui proprio!--fu un prorompere dai piu vicini. - -E Pier-Antonio:--Ma lui davvero? - -E Margherita:--Si, si, il nostro figliuolo! E fu la prima, nelle cui -braccia ei si gettasse baciandola. - -Ma il povero vecchio tentava invano d'alzarsi dalla sua scranna: e -chiamavalo a nome e tendeva verso lui le tremule braccia; quando -Guidotto, svincolatosi dalla madre e toltosi l'elmo, s'ando a gettare ai -suoi piedi ed esclamo: - ---Padre mio! Dio mi ha alfin consolato! io vi riveggo! tornatemi a -benedire! - ---Si, povero figliuol mio! Dio ti benedica e ti preservi ancora la vita, -perche sei la vita del padre tuo! - -E con gran tenerezza il buon vecchio se lo stringeva al seno: e quel -caro capo, piegato com'era sulle paterne ginocchia, fattolo sollevare, -guardavalo in volto e v'imprimeva caldissimi baci e lo irrigava di -lacrime. Margherita era rimasta in piedi presso di loro con le mani -giunte, come in preghiera guardando il cielo. - -Quando Guidotto si fu alzato, gli venne incontro Maria. Ed egli allora: - ---Oh! eccola qui la mia buona sorella! Maria! eh! che ne dici? alfine ci -siamo riveduti!--E se la stringeva per mano. Essa pero non pote -profferir parola, perche un pianto di tenerezza su quel momento ve la -trattenne. - -Allora Guidotto gettando gli occhi dintorno a se, con viso di -compiacenza esclamo: - ---Mi s'apre il cuore! Parenti, amici! (e a uno a uno li chiamava a nome -e se li prendeva per mano) se sapeste con che piacer vi riveggo! Eh, eh! -siete molti stasera! Bravi! Qui da' miei a vegliare un po' insieme. - -Ed essi l'un dopo l'altro a rispondergli parole d'affetto. - ---Molti, si--soggiunse Pier-Antonio, e con un sospiro prolungato. - ---Ma, non tutti! non tutti! Ci manca uno!... oh! il mio povero Bindo!... - -E com'ebbe pronunziato un tal nome, ste di nuovo in silenzio, interrotto -pero dai sospiri di quella buona gente. - ---Siedi, siedi--riprese poco dopo il buon vecchio--qui presso a me.--Ed -ei cosi fece. - ---Eh! Dio me lo dette, Dio me l'ha tolto, ed egli n'era il padrone. Ma a -dir come! con quale strazio! e perche, e perche! Oh! chi lo avesse -pensato!.... - ---Intendo, padre mio! immaginatevi!....--soggiunse Guidotto.--Ma no, non -dite piu oltre, perche abbastanza fui lacerato dal duolo, e anche da un -po' di rimprovero quando me lo vidi dinanzi a quel modo! E poi tutto il -tempo che l'assistei, finche.... - -E qui sentendosi tremar la voce, per non rinnovar la storia di quel -fratello e della sua morte, di cui era stata spettatrice la stessa -madre, e' si tacque. - ---E tu, figliuol mio--seguito Pier Antonio dopo un momento--da quelle -belve come hai potuto scampare? E il nostro padrone? Anche lui!.... ha -perduto.... pur troppo lo so! e due spine crudeli l'hanno trafitto! E -dimmi: fra tante fatiche e traversie, e in la con gli anni com'e, si -tien saldo in salute? - ---Lasciamo andar di me, padre mio; mi son trovato a tanti pericoli! -Basta, vi vo' dir questa. - ---Oh si, raccontami un po'!.... - ---Figuratevi! Un giorno bisognava al solito scortare quella povera gente -che s'arrischiava per noi a raccapezzar de' viveri per la campagna. Era -di notte. Il capitan de Reali guidava noi (pochi fanti) che si scortava -fuor di citta que' dieci o dodici fra uomini e donne. Si penso di non -montare a cavallo per non far rumore, e passarsela senz'esser visti. -Veniva l'acqua come Dio la mandava! A questo tempo, si disse, que' -poltroni di guardie (eh! se non fosse stato il gran numero!..) avranno -altro che fare che venir dietro a noi! E detto fatto. Ci riusci que' -poveretti di passarli sicuri. Li lasciammo li con un addio alla buona -tornata; e noi pel greto del torrente Brana, fracidi intinti, a gran -fretta riprendemmo la via per tornare in citta. Quando da una capanna -vicina che a quel buio non s'era scorta (e forse si poteva scansare) -escon fuori quattro di quei Mori Catalani tutti armati che s'avventano a -noi come tanti leoni! Un di quelli m'aveva gia ferito a una spalla. Io -pero, che credete? non stetti a dir ne ahi ne guai. Batti ch'io batto! E -con la spada a far ruota, finche mi riusci di salire sopra un piccol -rialto. Il capitano due de' loro dopo una lotta accanita li aveva fatti -rotolar nel torrente. Ma era sempre alle prese con altri due. Allora io -diedi un grido perch'ei sapesse dov'ero. E di fatti eccotelo li sotto a -me: sfinito pero, e sul punto d'esser massacrato da loro! Ma io con un -dei nostri.... Un colpo per uno a que' demoni, che urlando stramazzarono -a terra: e allora a gambe, potete credere, rientrammo in Pistoia. - ---Misericordia! povero Guidotto!--esclamaron tutti--a che casi vi siete -trovato! - ---E a quanti altri, cari miei!--soggiunse egli.--Di questi casi pero e -meglio di non parlare. Mi vedete sano e vi basti. Quanto poi al padrone -messer Lippo, vi so dir, padre mio, che e valido battagliero come poteva -essere in gioventu. Se de' crepacuori ne ha avuti, Dio lo sa! Ma il -dolor non l'abbatte: ad ogni costo e' vuol fare i suoi fatti. - ---E la nobile damigella Selvaggia?--soggiunse Pier-Antonio. - ---Egli non vive ora che per lei. Ma pero e tanto abbattuta di salute e -di spirito!.... - ---Si, ditelo a me!--replico subito Margherita.--Dalla morte di sua madre -vi posso dire che non ha avuto piu bene. Datemi poi li strapazzi -nell'assedio, e quello star sempre in pena pe' suoi; e l'aver voluto ad -ogni costo seguir suo padre in un fortilizio siccome quello, dove sta -male d'abitazione e di vitto, e sempre poi col cuor sollevato: mentre -poteva qui al castello.... con madonna Lauretta.... con tanto buona -signora!.... proprio degna d'essere unita a quella pasta d'oro di messer -Fredi! Per eguagliar la buon' anima della madre di lui, di madonna -Adelagia, bada Guidotto che ce ne vuole! Ma pero si direbbe che questa -sua sposa par che si studi di somigliarla! Figurati! Non passa giorno -che non mandi o non venga da se a prender nuova della salute di tuo -padre. - -E Pier-Antonio con voce commossa: - ---Altro, s'egli e vero! Figliuol mio, si puol dire che la casa de' -Vergiolesi con madonna Lauretta ha riavuto il suo angiol custode! - ---E poi--seguito Margherita--tu sai se la nostra padrona delle elemosine -la ne facesse! Bene: non passa mai pellegrino o meschinello che sia, -che, se s'accosta al castello, in qualche modo non lo soccorra. - ---Per questo--interruppe Maria--mi rammento sempre il buon cuore di -madonna Selvaggia. Si puo fare pe' poverelli quel che faceva lei e non -piu! E poi non vi ricordate, ragazze, il gran bene che ci voleva; -com'era degnevole; e con che garbo parlava e si tratteneva con noi? - -Ed esse ad una voce: - ---Maria! s'e vero! - ---Oh si!--soggiunse Guidotto--del suo buon cuore n'avete a discorrer con -me! Se sapeste quel che so io! quel ch'e stata capace di far -nell'assedio per giovare a tutti noi! E adesso? proprio come allora! -Benche sempre appenata e assai maliscente, pure per fare un po' di bene -non cura la salute finche le regge lo spirito. Anch'essa a dirle qualche -cosa per suo riguardo, eccola li! ragiona sempre del suo dovere; ne vuol -nemmeno le si parli di lasciare il padre suo, perche vede che messer -Lippo non ha piu al mondo altro bene che lei! - ---Oh! che Dio la benedica!--esclamo Pier-Antonio;--lo senti figliuola -mia? E tu vuoi andartene! - ---E dove?--riprese subito Guidotto. - ---Ti diro, figliuol mio, non e lei veramente; che la m'e stata sempre -affezionata e non m'ha dato un disgusto al mondo: ma me l'ha chiesta in -isposa il mio compar Piero dalla Sambuca per Vanni suo figliuolo che e -la. - -E voltosi a Vanni: - ---Fatti avanti, ragazzo: animo! parlatene un po' fra voi altri. Noi anzi -ti s'aspettava, anche per ragionare di questa cosa; non e vero, -Margherita? - ---Sicuro--ella rispose--Ed egli--perche a dirtela, senza il tuo parere, -figliuolo, noi che siamo rimasti qui soli, per un affare come questo non -ci pareva di poter mover foglia. - ---Ma e che volete che ci faccia io?--riprese Guidotto;--sta a vedere -primieramente se se la intendon fra loro. Che ne dici tu, eh Mariuccia? -Parlami col cuore in mano veh! Ti garba questo giovanotto? Ti pare che -t'abbia a tener bene? - -E la fanciulla alzatasi, con una cocca del grembiule fra le mani, a -occhi bassi, e con una certa ritrosia rispondeva: - ---Io per me sapete che ho fatto sempre la pace vostra, e non vo' che -crediate.... - ---Quest'e vero, e sta bene. Ma ora mi devi dire se questo matrimonio -farebbe piuttosto la pace tua. - -E Maria sempre a occhi bassi, ma fra timida e compiacente: - ---Oh! se ho a dire.... di certo lo crederei. - ---Dunque mi par che ti piaccia. - -A queste parole ella alzo gli occhi a lui sorridendo, come gli -dicesse:--Ti ringrazio d'avermi inteso. - ---E tu, Vanni, dimmi un po' con che intenzione se' venuto a veglia da -mia sorella? - -E Vanni che era un bel giovane e d'un far risoluto e vivace, alzatosi -s'avvicino a Guidotto e con franchezza rispose: - ---Con intenzione di sposarla: perche gua', se io garbo a lei, a me.... -mi garba dimolto: le ho posto amore, e ho in idea di tenerla bene, e di -non farle mancare, da poveri che no' siamo, un boccon di pane. - -La sua figura e il suo spirito prevennero subito in suo favore il fratel -di Maria. - ---Ma, e che guadagni?--seguito questi;--campi e selve per quel che so tu -non n'hai. - ---Gli e vero, ma gua', m'industrio con le braccia. Vo in maremma con mi' -padre, e qualche cosa ogni anno, se Dio vuol, si riporta. Sicuro, siamo -braccianti! Ma, se la salute ci regge, vo' lo sapete, Guidotto, tutto il -nostro forte sta li: e' ci ha da dire sperpetua se a fin di lavoro -qualche fiorino non s'e intascato. Poi alla Sambuca un po' di casuccia -di nostro e' l'abbiamo, e per ora ne mi' padre ne io abbiamo fatto dire -un ette de' fatti nostri. - ---Oh! per questo--soggiunse Pier-Antonio--non c'e da dirci ne da -ripeterci. Suo padre (e mai tant'anni che ci conosciamo, e abbiamo -battuto la maremma insieme!) ti posso dir, figliuol mio, ch'e sempre -stato una perla d'uomo: e forse lavoratori, e cristiani come lui per -queste parti pochi ce n'e. O la donna sua, requiesca, era poco di garbo? -Basta, per la famiglia, non c'e da appuntarla per nessun modo. Di Vanni, -suo padre me n'ha detto assai bene, e vo' sperare che lo somigli. - ---Ma dunque voi, padre mio,--seguitava Guidotto--sareste anche -contento?.... - ---Per questo, se me l'avesse chiesta chi si sia, ci avrei pensato di -molto. Ma che vuoi? Sicuro.... (e rimase sospeso come a riflettere, -quindi) restar soli.... eh Margherita?.... - -Ed essa: - ---Non dico, ma le figliuole, si sa, bisogna accasarle; poiche poi se ci -restano in casa, de' rimproveri non ne voglio, io! E' mi rammento che la -mia povera padrona mi diceva sempre:--Bada, Margherita, se l'occasione -ti si presenta e ti par discreta, non glie la togliere!--Noi poveri poi, -se credete che quest'uomo la terra bene, quando l'occasione s'e -presentata, che s'ha a aspettare? che maggio fiorisca? - ---Oh! anch'io la intendo cosi, madre mia--disse Guidotto.--Sapete gia -come son io. Le cose alla militare. Con ordine, ma spediti. Di questa -faccenda bisogna uscire. Straccali per casa non ne voglio. Dimattina -andro io dal Curato, e presto.... eh? che ne dici tu, Vanni? - ---Oh! per me, figuratevi con che piacere! L'anello glie lo do anche -domenica! - ---Adagio un po', figliuoli miei--riprese la madre:--la mi' Maria non vo' -che esca di casa con la cassa stare' per dir quasi vuota. L'ho fatta io, -me la sono allevata, e non mi pare che, rivestita che sia, mostri po' -poi la faccia volta di dietro. Un po' di corredo a ogni maniera bisogna -che l'abbia: tanto piu che da povera gente che siamo, grazie a Dio, c'e' -modo e verso da metterglielo insieme. Appena ammannito, e non ci vuol -molto, allora per le nozze tutti i giorni son vostri. - -E udito cio, alcuni parenti soggiunsero: - ---La Margherita ci pare abbia ragione. - -E fra di loro: - ---Si sbrigheranno, vedrete. - ---Di certo tu, Maria, a lavorare vi darai una mano--le disse -accortamente una sua vicina. - -Ed essa con la sua bella rallegratura soggiunse: - ---Di' pure anche due; puoi figurartelo! - -Intanto, premurosa pel suo Guidotto, gli scinse la spada, e insieme con -l'elmo glie la porto nella stanza che gli avrebbe ammannito pel suo -riposo. - -Margherita da buona massaia aveva gia provveduto pel pasto. Guidotto -allora voltosi a' parenti e agli amici venuti a veglia: - ---Vi dico addio stasera, perche domattina dicerto non ci rivedremo. - ---Ma dunque, via, vo' ci volete lasciare! E cosi presto! E di tornare a -buono non se ne parla punto? - ---Eh! per ora.... che volete! siamo la come l'uccel sulla frasca. Ma -spero che presto ci rivedremo piu tranquilli e un po' piu alla lunga. -Addio, dunque! - -Ed essi: - ---Oh! addio, a rivederci in sanita! Buona notte! - -Ed uscirono. - -Raccoltisi quindi questi di casa a una parca refezione, non appena -compiuta, penso Guidotto, prima di coricarsi, di consegnare in proprie -mani, a madonna Lauretta al castello, le lettere di messer Fredi, perche -il giorno seguente a qualche ora voleva partire. Fatto questo, rientro -piu soddisfatto nella casa paterna; rinfrancato nel pensiero, fra tante -disgrazie e corsi pericoli, di non essersi mai perso d'animo, di aver -potuto rivedere i suoi genitori, e d'aver consolato la sua buona -sorella. - - - - -CAPITOLO XVI. - - -I CASTELLI DI PITECCIO E DELLA SAMBUCA. - - - "Mirate, disse poi, quell'alta mole - Che di quel monte in su la cima siede. - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . - Voi con la guida del nascente sole - Su per quell'erto moverete il piede." - - ---- _Tasso_, _Gerusalemme_, C. XV. - - ---Ser Lippo Carratella, crediatelo, troppa piu gente e piu arnesi di -guerra ci vuole per cacciar da quel nido lassu quelli avvoltoi de' -Bianchi! E bene che vediate co' vostri occhi in che sito inaccessibile -si trovi questo castello. E si che quando io mi partii da Firenze mi si -diceva, che Piteccio non era altro che una bicocca, e che in pochi -giorni l'avrei diroccato. Or dite un poco, che ve ne pare? - ---Anch'io, lo confesso, l'ho creduta impresa di piccol momento. Quando -poi mi fu detto che per osteggiarlo i Pistoiesi ebbero eletto voi, -messer Buondelmonti, a lor capitano di guerra, io tanto piu fui sul -credere che in breve quel nido sarebbe stato disfatto. Ma corrono gia -molti mesi che costoro non hanno fatto che depredarci con notturne -sortite; e fino alcune guardie delle porte della citta con audacia -incredibile son venuti ad ucciderci, que' feroci! - -E a lui il Carratella: - ---Importa dunque, vedete, che mi si spediscano subito altre due brigate -di buone lance, e quel che piu preme, buoni trabucchi e manganelle per -rizzarle da ogni parte della Terra, molestar senza posa il castello, e -ristringer l'assedio. Vorreste voi darla vinta al cardinal degli Orsini, -che Legato di S. Chiesa, oggi perche meglio gli torna, viene a difendere -i Bianchi? - -E l'altro: - ---Oh! per Pistoia questa volta non fece a tempo! Essa fu nostra prima -che egli v'entrasse. Andato a Bologna, sapete bene che non vi fu piu -felice. Vi diro anzi che, avvedutisi appena que' Bolognesi della sua -predilezione pe' Bianchi e pe' Ghibellini, pote sottrarsi a fatica -dagl'insulti del popolo e fuggirsene a Imola. E allora (ecco con che -armi combatton costoro!) per vendetta scomunico Bologna, le tolse la -Universita, e con una certa bolla che pubblico, tanto fece, che tutti i -professori e gli scolari l'abbandonarono e si volsero allo Studio di -Padova. Noi nondimeno abbiamo avuto il di sopra! E faccian pure a lor -grado; il nostro partito a buon conto, da ogni lato si fa piu potente. - ---Ma niuna notizia vi e pervenuta de' molti armati ch'ei radunava in -Arezzo? Il partito Ghibellino di la mi spaventa! Dall'ultime lettere ho -inteso ch'egli ebbe in aiuto il marchese della Marca, e assai -gentiluomini di quelle contrade; molti Guelfi Bianchi e Ghibellini di -Firenze, e gran numero di cavalli da Roma e da Pisa, e da molti cherici -di Lombardia: in tutto si ragionava che fossero due mila quattrocento -cavalli. - ---Io no, capitano, nissuna nuova. So che un forte esercito si -raccoglieva a Firenze per fargli contro. - ---Questo gia m'era noto. Ma!--sopr'a pensiero soggiunse--pure a -quest'ora doveva giungere un messo.--E ancora si fecero poche altre -parole; quando un suo scudiero entra nella tenda e gli presenta le -lettere della Signoria di Firenze, arrivate in quel punto. Ed ei -dischiusele in fretta e percorsele appena....--Oh! ecco; udiamo, udiamo! -E il potesta che mi scrive. E si!... mi parla del cardinale: quel ch'io -voleva!--leggiamo.-- - -"Voi sapete come il nostro esercito, cavalli e fanti, tenessero la via -di Siena con molto sospetto. Infine entrarono in quel d'Arezzo, dove -disfecero molte fortezze degli Ubertini. Al piano non discesero perche i -passi potevan esser loro contesi. Il cardinale era si forte di gente da -sopraffarci: ma intanto battaglia non vi prese. E si che i Ghibellini -tanto superiori di numero vel confortavano! Ed egli invece -inaspettatamente li congedo! Ma guai a chi esce fuori dell'arte sua! La -porpora cardinalizia non gli basto, questa volta, a cacciargli da dosso -il timor panico e la paura. A' nostri non parve vero, e si ritirarono. -Un altro ammonimento per tal modo gli abbiamo dato: presso a poco come -lo demmo, se vi ricorda, al cardinal da Prato: il quale poi, come lui -ebbe il gran coraggio di lanciare a Firenze l'interdetto e tornarsene in -Francia! Voi vedete con cio una nuova sconfitta de' Bianchi. Importa -adesso che presto si finisca con cotesto rimasuglio di Piteccio. La -Signoria vi ci esorta, e confida nel vostro valore." - -E finita la lettera, e voltosi al Carratella gli disse: - ---E io per questo confido in voi, ser capitano! O avro subito uomini e -armi, o protestando lascero l'impresa, e a voi di riferirne il perche! - ---A me?--maravigliato il Carratella, e vedutosi compromesso.--Ma io faro -ogni possibile!.... e da me certo non dipendera se la Signoria non vedra -presto compiuti i suoi voti che son pure i nostri. Per questo appunto, -vedete, sollecito il mio ritorno a Pistoia.--E l'altro: - ---Capitano, voi sapete il compito vostro; ci siamo intesi! - -Questo dialogo si passava nella tenda maggiore del campo de' Neri sotto -il Castel di Piteccio, fra messer Ranieri Buondelmonti fiorentino, -allora potesta di Pistoia e a un tempo capitano di guerra per assediare -il castello, e ser Lippo Carratella lucchese, capitano del popolo di -Pistoia: perche il suo territorio a ponente con la montagna era toccato -ai Lucchesi. Il Buondelmonti, risoluto guerriero, sdegnava le mezze -misure, e avrebbe voluto trarre a fine l'impresa speditamente. Ma, o che -i militi che vi aveva condotti fossero stanchi dopo un si lungo assedio -come quel di Pistoia; o che il Carratella (non dedito ad altro che a far -denari, come facevano tutti i nuovi ufficiali de' Neri) se ne fosse poco -occupato, egli e certo che que' del castello, avuti rinforzi d'uomini -audacissimi, e volendo prendersi le vendette, si erano spinti finora a -scorrazzare ne' dintorni, per ogni strada, per ogni villaggio, e fino -alla citta, incettando bestiami e viveri, e uccidendo quanti lor -s'opponessero. - -La rappresaglia ogni giorno si facea piu feroce. Compromesso ora il -Carratella anche per la lettera del potesta di Firenze, spedi in breve -con due buone brigate di lancieri li stromenti guerreschi. Ad imprender -pero un assedio regolare si opponeva molto la postura del luogo. Si -trattava di una valle strettissima, tutta boschiva e selvata, e dominata -dal lato di settentrione dal ben situato castello. Coi grossi trabucchi -ottenuti si aveva un bel gittar pietre sopra le capanne vicine, e contro -il castello: all'altezza cui esso poggiava non giungevano giammai; e in -quella vece, a misura che gli assedianti vi si spingevano innanzi, eran -saettati, feriti e morti non pochi dai frombolieri nemici. Lungo i -ripari murati per le diverse cerchia del monte che avea forma di cono, -come dai poggi che gli erano di fianco, potevano que' del castello -avvicinarsi loro fino a certo punto senza timore. Sicche era un -molestarli continuo, e un impedire che salisser piu sopra. Non -dissimulavan pero che, dopo i validi rinforzi ottenuti dai Neri, la -condizione loro si faceva ogni giorno peggiore. Piu rischioso e -difficile l'incettar vettovaglie; e a lungo andare ben s'accorgevano che -alle forze stragrandi non avrebber potuto resistere. Non volendo pero -rinnovare con troppo sacrifizio un'inutile ostinazione, il primo -pensiero del Vergiolesi fu quel d'abbandonare il castello. Pensava che -avrebbero avuto l'altro grandioso e piu valido della Sambuca: che lassu -importava di ripararsi, e lassu senza tema avrebber potuto sfidare il -piu terribil nemico. Confermato ogni di piu in questa idea, ne tenne -proposito co' suoi capitani, che v'assentirono pienamente. Non rimaneva -a tal fine che scegliere il tempo opportuno. - -Era sugli ultimi di novembre, il giorno di Sant'Andrea, come narran le -storie. Una fitta pioggia del di antecedente aveva prodotto alla -montagna un freddo umido e pungente, e sollevato per la pianura una -nebbia foltissima, che gia si estendeva su pe' fianchi delle prossime -valli. Convenner tutti che la notte veniente sarebbe stata la piu -opportuna per lasciare il castello. - -Dati dunque con gran segretezza gli ordini necessari, e tutto dai pochi -consapevoli disposto e raccolto nella giornata, il Vergiolesi mando agli -steccati nel sen della valle, laggiu ai posti avanzati dov'eran le -guardie degli assedianti, un drappello de' piu animosi, ingiungendo loro -si assicurassero delle scolte nemiche perche non avessero a inoltrarsi e -a dar l'allarme quando che s'accorgessero della loro partenza. Ma -costoro, tra per la bramosia che avevano d'abbandonare quell'infausto -luogo, e tra pe' rancori che covavan pe' Guelfi co' quali erano spesso -alle prese, risolsero di sbrigarsene con la spada. La notte era quasi -sul colmo. Ed eccoli che avvicinatisi alli steccati, dal profondo -silenzio che regnava dovunque, possono accorgersi che que' militi, -distesi sotto un gran capanno di paglia, a quell'ora gia avvinazzati, -profondamente se la dormivano. Vi si aprono allora una via, impugnano il -ferro, e quasi a un tempo ferocemente li uccidono. - -L'uscir dal castello era il primo passo, e com'e solito, il piu -difficile e il piu periglioso. Ma sulla strada che avevano a fare non -c'era da scegliere. Poco piu sopra passava una via mulattiera che -portava su in vetta dell'Appennino; e che, ora a tramontana, ora a -maestro, aveva sempre una forte salita. In quella stagione e a -quell'ora, molto difficile rimaneva anco a' piu pratici di percorrerla -senza grave rischio. S'aggirava quasi tutta sopra uno scrimolo di quei -monti, che non avevan da un lato che sassicheti, rave, o scoscendimenti -che si perdevano in profondi burroni. Era stretta piu anche delle -ordinarie, e spesso traversata da botri d'acqua, per le cascate -superiori di qualche rio. Il buio poi, se da un lato li favoriva, -dall'altro per l'andar loro faceva ostacolo ad ogni passo, e il -diradarlo poteva essere di gran pericolo. Per lo che portavano alcuni a -varie distanze lanterne cieche, che a qualche passo pericoloso -dischiudevano per avere al bisogno un fioco raggio di luce; superato il -quale, le richiudevano. - -I primi dunque che uscirono (furono alcuni fanti ben armati) bisogno che -fra quelle tenebre e quel nebbione andasser quasi con le mani e co' -piedi per esplorar la via, e indicarla ciascuno a chi dietro veniva; -finche aiutati da certe guide non ebber raccapezzato il sentiero. -Venivano poi alcuni della cavallata con alla testa il capitan messer -Fredi: poi i muli carichi di salmerie, di attrezzi guerreschi, di grandi -casse e di viveri quanti potevansi trasportare. Seguivano gli altri -cavalieri e capitani: quindi il Vergiolesi, la sua Selvaggia e il -capitan de Reali: necessariamente per quelle straducole a uno a uno; se -non che il cavallo di Selvaggia, per ordine di messer Lippo era retto a -mano da Guidotto, il suo fido e robusto scudiero. In ultimo altri militi -a piedi e a cavallo e lancieri e frombolieri, il cui numero per afforzar -la Sambuca si era molto accresciuto. Costoro, com'avevan avuto ordine, -se ne andavano a drappelli a qualche distanza; in orecchie, e pronti -sempre se il nemico desse pur pure un sentore di volerli inseguire. -Cosi, in quel silenzio e fra quelle tenebre, il piu piccol rumore, gli -ultimi in ispecie, li faceva arrestare e l'insospettiva. Varcato -finalmente il giogo della Castellina e giunti ai cosi detti Lagoni dove -sorge l'Ombrone; avanzatisi ancora, dopo circa cinque miglia di -difficile faticoso viaggio, eran gia pervenuti sul primo crinale -dell'Appennino. - -Dal lato di mezzodi non v'era piu omai da temere; pero, prima di -scendere nell'opposta vallata della Limentra, il Vergiolesi volle -mandare esploratori lungo di essa per non trovarsi sorpreso nel basso di -Spedaletto da altri nemici, che potevano essere i Bolognesi. Costretto -ad attendere, fece far alto a tutte le schiere. Frattanto, gravemente -preoccupato dai possibili eventi, rimanevasi immobile sul suo destriero. - -Era sempre nel fitto della notte. Al capitano, per quanto di natura -imperterrito, l'incertezza della via, e il sospetto di temuti pericoli, -non gia per se e pe' suoi, ma per la diletta figliuola, avevano esaltato -lo spirito fuor di modo. Le tenebre che, all'uomo che ha bisogno di -luce, di per se stesse incuton terrore, e che talora il piu animoso lo -gittano in uno sgomento indicibile, crescevano in lui l'esaltazione. Su -que' monti e in quell'ora, l'immagine di Catilina sorpreso da' suoi -nemici gli baleno per la mente. E nell'accesa fantasia quello audace -sovvertitore degli ordini repubblicani costituiti, e peggio anche, se si -creda a Sallustio, gli parve di scorgerlo dinanzi a se con un esercito -di giganti: di pari animo forse che gli stessi suoi militi (sebbene con -altri intenti) ma piu disperati e agguerriti. Gli sembro di vederli -nuovamente lassu, proprio loro, dopo tanti secoli, traversarsegli -innanzi a gran passi, inseguiti da Petreio che veniva di verso Roma, -come gli altri da Fiesole; quel Petreio che qui press'a poco su -quest'alture li aveva incontrati con le sue legioni romane, e conteso -loro di scendere per le gole della Limentra per recarsi nella Gallia -Cispadana a sollevare i popoli in lor favore. E come Petreio avesse dato -di nuovo il segnale della battaglia, ecco mirar Catilina co' suoi due -capitani, Manlio e Fiesolano, pugnare a spade con grand'animo, senza mai -indietreggiare. Caduti perfine costoro, e Catilina rimasto con pochi, e -soverchiato dal numero piu che dal valore, gli parve proprio di vederlo -lanciarsi furibondo com'un leone nel folto delle falangi nemiche, e -combattendo perire! Cosi al Vergiolesi, vinto ei pure e ramingo, -tormentava la mente quella impresa infelice! E nondimeno fra le crudeli -incertezze del suo partito e del fine che si era proposto, pien di -disdegno invidio la fine di quel gran partigiano, del quale con pari -coraggio avrebbe voluto sfidar la morte, ma con altri propositi, e con -nemici piu degni di lui. - -Or mentre in mezzo al campo de' suoi che prendevano posa era assorto in -questi pensieri, fu scosso e richiamato dal ritorno dei militi che gia -innanzi aveva spediti a investigare i luoghi e le vie della vallata di -Limentra, dove ora dovevan discendere. E costoro con compiacenza gli -riferirono, esser fatti certi che nessun timore doveasi aver di nemici -da quella parte; le vie assai migliori nella discesa: e a pie della -valle trovarsi un Ospizio da potervi far alto al sicuro, per poi -riprendere in pieno giorno l'intrapreso viaggio. A queste novelle il suo -spirito si ravvivo. Ripreso l'usato e previdente coraggio, comando -d'affrettarsi per quelle crine, e dietro i noti esploratori incominciar -la discesa. - -Spuntava omai l'alba del nuovo giorno. Dopo aver salito e salito fra -selve e macchie folte, e' non par vero, qualunque ora che sia, di -giunger sopra un'altura. Par che lassu, a quell'aria fina, e per lo piu -ventilata, il respiro si faccia piu libero. Con gli occhi poi, se e -giorno fatto, potendo spaziare sopra vasto orizzonte, sembra che anche -la mente ti si riapra, e si rassicuri. Ma a costoro tanta fortuna non fu -serbata! Giunti su quel crinale, l'aria era aperta si, ma grave ed -immobile. Non s'udiva lo stormir d'una fronda, un canto d'uccello, una -voce vivente, ne campani o belati di greggi. Quella gran caravana gia -sul varco della collina, per quanto assiderata da una gelida brezza piu -sensibile sul mattino e sopra a quel vertice, si era arrestata. Tutti -allora con gran desiderio si vollero avvicinare al balzo di mezzodi, -prima che i nuovi monti ne chiudessero loro l'aspetto, per rivedere -ancora una volta da quello sbocco la valle nativa, le mura e le torri -della loro citta, e per dar loro un estremo affettuoso saluto! Ma qual -delusione! Quella vasta pianura, coperta da fitta nebbia fino al crinale -de' poggi, parea come un mare che agita e rigonfia la sua superficie -anco quando e tranquillo. Il cielo era plumbeo, ne dava pur pure -speranza d'un raggio benigno che l'allegrasse: era anzi da oriente d'un -chiarore si fosco come quando e foriero d'un temporale. Nondimeno nissun -vento il piu lieve, per allora, dava segno di pioggia. Fu questo che fra -tante vicende qualche poco li conforto. Sicche, gia fatto giorno e per -vie migliori, o piuttosto piu rischiarate, di piu buon animo -cominciarono la discesa. - -A misura che andavano in basso, per un sentiero allora alla destra del -fiume Limentra, angusto e precipitoso, e fra folte boscaglie onde era -coperta quella vallata, si presentava a' loro occhi la sommita d'un'alta -torre di stil bizantino, che sorgeva dal sen della valle; e a poco a -poco il tetto d'una chiesuola e d'un annessovi casamento. Era questo uno -spedaletto diretto da' monaci eremitani pe' pellegrini; di que' tanti -che qua e la si trovavano allora per quel territorio. V'erano anche in -quest'Appennino altri monaci, quelli della badia di Fontana Taona, cui, -fino dal 1056, il conte Guido IV che dimorava in Pistoia, dono alcuni -beni. E colassu abitarono in prima i Benedettini; poi, sino al fine del -secolo _XIV_, i Vallombrosani. Nella pieve di Piteglio fu pure un -convento di Templari fino dal 1182. Ma costoro, meno rari casi, non -avevano per istituto l'ospizio dei pellegrini. Era di qui il maggior -passaggio di questi fra Lombardia e Toscana. Sicche a questo Spedaletto, -appellato di San Bartolomeo sull'Alpi, erano addetti particolarmente dal -1200 alcuni di detti frati eremitani di S. Agostino. E il pietoso -ufficio li richiamava fin anco nelle prime ore di notte a suonare una -grossa campana posta su quella torre, per dar cenno agli smarriti in -que' boschi che ivi era un asilo per essi. Chi discende questa valle -lungo la bella via carreggiabile (adesso alla sinistra del fiume) aperta -non son molti anni da Pistoia a Bologna, vede ancora quella torre in -parte diruta, e l'antica chiesa con l'ospizio, ora parrocchia, che -sempre si chiama lo Spedaletto. - -Qui adunque non appena arrivarono, il rettore e il pellegriniere si -fecer loro incontro, e, massime al capitan Vergiolesi, fu un offerirsi -di que' buoni ospistalieri, chi a fare apprestare ai militi di gran -fuochi nelle prossime case, e nei prati li presso al fiume; chi a -riporre cavalli di maggior riguardo dentro le stalle: nell'ospizio poi a -disporre i viveri per ristorarli. Per la povera Selvaggia pensiamo -quante cure si diedero i suoi perche potesse riaversi dal rigore della -stagione e dalla stanchezza, perche non e a dire se avesse sofferto! Il -suo estremo pallore gia abbastanza lo rivelava. Ma per quanto di salute -fosse scaduta oltremodo, e vi si aggiungesser disagi siccome questi, -gravi a un guerriero, tanto piu poi a una donna qual ella era di -complessione si delicata, il suo molto spirito le faceva tutto obliare. -Ed era anzi lieta di poter dire a suo padre, si premuroso per lei, che -ella non soffriva, e che si sentiva in forze per seguitare il cammino. -Tutti i militi indistintamente avevan gia con premura chiesto nuove -della nobile figlia del lor capitano, e si tenevano in pregio a vederla -con tal coraggio divider con essi le fatiche e gli stenti, e la -reputavano come la dama della lor cavalleria. Sicche per quelli animi -fieri, ma di affezioni potenti, fu un conforto anche questo. Pensiamo -poi pel padre suo! Rassicurato cosi il Vergiolesi della cosa che or piu -gli premeva, dopo aver fatto alto allo Spedaletto per circa due ore, -ordino si riprendesse il viaggio, volendo giungere alla Sambuca di pieno -giorno. - -La via provinciale apertavi da pochi anni (1847) che movendo da Pistoia, -tocca Porretta, ed e quasi piana fino a Bologna; prima lungo la -Limentra, poi lungo il Reno, le cui acque traversa varie volte su -bellissimi ponti; in allora oh! quanto diversa! Da S. Pellegrino ov'era -un Cassero, o luogo fortificato, discendeva giu in basso per riprendere -una forte salita, e ridiscender poi precipitosa sulla Limentra, fino al -ponte a Taviano, risalire infine e giu di nuovo calare fino a Pavana e -fino a Porretta; e sempre poi tra folte boscaglie! - -Oltre a questa strada si faticosa, poco dopo da che si eran mossi, ebber -per giunta un'altra grave molestia, per una pioggia fredda e minuta che -comincio a sciogliersi sopra di loro. Fanti e cavalli bisogno affrettare -il passo, per arrivare piu presto a quello stabile asilo di che andavano -in traccia: il quale benche in luogo si alpestre, era da tutti bramato -come un gran benefizio. E gia eran giunti in un largo della valle da -dove, benche l'aria piovigginosa ne velasse alquanto la prospettiva, -poterono scorger su in alto, quasi a picco sulla sinistra del fiume il -merlato e turrito castello della Sambuca. Quando a un tratto cessata la -pioggia, s'offerse loro alla vista uno strano e meraviglioso spettacolo. -Questo era il _brucello_. Triste fenomeno, che in alcuni luoghi ha nome -di _calaverna_ e di _vetriore_ che spesso in inverno si rinnova su -questi monti a danno degli alberi e in specialita dei castagni. Se -avvenga che dopo una gran nebbia e una fitta pioggia, per un vento -boreale in un subito l'aria si rassereni, quell'umidore si condensa -all'istante su tutti i rami degli alberi e fin sopra ogni fil d'erba, -cingendoli per ogni lato d'un involucro cristallino, compatto e pesante. -Il perche se i venti meridionali non squaglino subito un cotal ghiaccio, -(e talora al sorger del sole i raggi, riflessi sopr'a quei monti di -gelo, e sopr'a quegli alberi invetriati producono un nuovo sorprendente -spettacolo) allora le piante rese piu fragili dal nuovo peso, ma piu poi -perche l'acqua avendo penetrato nelle fibre e nella linfa stessa di -tutti i rami, quindi congelatasi, e cresciuta pero di volume: ne avviene -che ne frange il tessuto, e guasta gli organi d'ogni pianta, sicche i -rami di repente si scioncano. Odesi allora per quelle selve (doglia -grande e sciagura pel montanino!) un terribile scricchiolare e un -troncarsi e cader di rami de' castagni, da' piu minuti a' piu grossi: e -talora e un vederli spaccarsi a mezzo finanche il fusto: e poi un -rotolare sopra un terreno lastricato di ghiaccio, giu per le chine delle -vallate, traendo seco quanto loro si para dinanzi! - -Or tutti i militi che via via giungevano allo sbocco di questa valle, -rimanevano su d'un subito estatici e paurosi a rimirar quelle piagge e -quegli alberi come di vetro, e si puo dire questa selva incantata! -Misericordia! gridavano i piu; e torcevano il guardo, facendosi per -paura il segno di croce! Se le fantasie orientali ci avesser narrato -d'un bosco, dove per un essere straordinario si fossero fatti di simili -incantamenti, in quell'istante per certo, fra quel bagliore e quel -fracasso di rami che si schiantavano a vista di quelle schiere, si -sarebbe potuto asserire che appunto allora in questa selva accadesser -l'incanti, e che la fata co' suoi seguaci fosse stata Selvaggia. Ma essa -invece quella gentile a tale aspetto non meno degli altri era stata -sorpresa dallo spavento. Delicata com'era, e pel grand'umidore venutole -dalla pioggia che le aveva quasi gelate le membra, non ad altro anelo -che a spingersi innanzi per trovare un ricovero. - -Per arrivare al castello, lungo un'ultima salita bisogno sgombrare -frattanto, possibilmente, dei maggiori ingombri la via, e financo, -dov'occorresse, portar terra su i rigagnoli ghiacciati che spesse volte -la traversavano. Non si pero che i piedi ai cavalli non scivolassero; -tantoche sulle prime qualcuno, mal sorreggendosi, rotolo giu per un -balzo, e trasse seco il suo cavaliere. Tutti allora discesi per -sicurezza, li avresti veduti, su, su, trarsi a mano e a fatica il -proprio cavallo. Quel di Selvaggia fu fatto sorreggere da due robusti -palafrenieri, mentre altri procedendo, provvedevano ai passaggi di -qualche rischio. Gli arcieri piu destri condotti da una guida eran gia -arrivati alla prima torretta, posta sulla porta del piu basso muraglione -del castello di Sambuca. Poco dopo vi giungeva il capitan Lippo de' -Vergiolesi, che dal castellano ricevutane la consegna pel Comune di -Pistoia, preceduto da altri militi, aveva subito voluto inoltrarsi fin -sull'alto della rocca. Di lassu, come a segno del preso possesso, ordino -che si desse fiato alle trombe. - -All'udirle echeggiare per tutti i seni di quella gran valle, que' coloni -da' lor casolari vennero a gambe lungo la via. E se ad essi reco -sorpresa, non e a dire quanto quel suono giunse gradito all'orecchio de' -militi che ancor salivano! Fu di lassu che con questo mezzo il capitano -pote dir loro:--Il possesso e gia preso!--E fu di lassu che a un cielo -gia chiaro ei pote anche osservare quante difficolta dovesser vincere -quelle sue schiere. Le vedeva infatti per quella costa venir su a gran -stento, con gravi carichi, fanti e cavalli l'un dopo l'altro, e superar -con prestezza quegli ardui e tortuosi sentieri, non ostante il gelo di -per la strada e l'umidor per le membra. Finalmente quasi tutti senza -gravi sciagure eran giunti dentro il bramato castello. E allora come -grande e generale il contento! Vedendosi alla perfine al sicuro, e in -luogo si ampio e si forte, fu un riaversi e un confortarsi a vicenda: e -speditamente si diedero a provvedere a se stessi e a' lor destrieri, -dimentichi gia de' trascorsi disagi. - -Poggia il castello della Sambuca sopra un gran monte a forma di cono, i -cui fianchi son vestiti di radi castagni, e la parte di levante, che -alle falde e bagnata dal fiumicello Limentra, e quasi che nuda, aspra, e -a filoni di pietra a grandi strati paralleli su su fino al vertice. I -valloni della Limentra son ricoperti dovunque dell'arenaria argillosa -che s'alterna con lo schisto marnoso. Vi si rinvengono molti cristalli -di monte. Solo qua e la fra que' massi di sotto al castello si vede -spuntare qualche cespuglio di piccoli cerri e di frassini. Colui che -venendo da mezzodi, dal fondo del fiume vi volge lo sguardo, riman -sorpreso a mirarlo si alto; sicche con quell'aggregato di case che par -tutto un fortilizio, con mura merlate, come era da pochi anni, scosceso -tanto da ogni parte, da non potervi raccapezzare il sentiero, si direbbe -un castello incantato. La sua torre pentagona, di che resta appena una -terza parte, in mezzo alla rocca di cinta essa pure diruta, si elevava -gigante e pareva che sfidasse le nubi. Altre due torri si puo dire la -traguardavano da' poggi d'intorno. Aveavi a ponente, sulla vetta del -monte cui s'appoggia il castello, la cosi detta _torraccia_; e un'altra -al di la della valle a levante, sul monte detto _alla tosa_; nome -ch'egli ebbe dall'esser tutto rasato anche adesso, e senza un fil -d'erba. Queste torri servivano pel castello come di altrettanti -telegrafi, che con fuochi la notte, e il giorno con colonne di denso -fumo accennavano, la prima alla valle del piccolo Reno, la seconda a -quella di Treppio; e per altre a Pistoia. Aveva il castello su in alto -due grandi porte; l'una, a ponente, chiamata la Pistoiese; l'altra, a -greco, detta la Bolognese. Di qui moveva una via, tutta per una selva di -castagni, che con le tortuose radici, coperte di musco e di borraccina, -s'intersecano fra le fenditure dei massi dove poggia il castello. Faceva -capo giu a Pavana, indi a Porretta, e via oltre, fino a Bologna. - -Certo e che chi occupava a que' tempi questa Sambuca (che per la stessa -sua etimologia significa _macchina guerresca_) poteva dire di aver la -chiave della Toscana, e un valido fortilizio per far fronte a' rivali. -Perocche fosse per questa valle della Limentra cui il castello sovrasta, -l'antica via che collegava l'Etruria centrale alla circompadana; e -sempre nel medio evo era il sentiero piu frequentato per passar dalla -Toscana nell'antica Gallia cisalpina, detta poi Lombardia. Il Castel di -Sambuca, con Pavana e il Castel di Piteccio, fino dal mille l'ebbero in -feudo i vescovi di Pistoia. Preso il primo dai Bolognesi, poi dai -Pistoiesi ricuperato, il vescovo Graziadio lo cede in feudo ai conti di -Panico. Ma nel 1256, Guidaloste Vergiolesi vescovo di Pistoia vi rinnovo -il diritto per se e pel suo Comune, e ne investi un suo parente col -titolo di visconte, o vicedomino. Infeudato cosi questo castello con -altre due terre alla casata de' Vergiolesi, non e meraviglia se il -capitano una volta costretto ad esulare, e dai Neri assegnatolo al suo -partito, nutrisse brama di porvi stanza. Fra gli oggetti che vi trovava, -oltre un fornimento di armi di varie guise, e antichi mobili nelle sue -sale, in quella maggiore fu sorpreso a mirarvi il ritratto del suo -grand'avo, il vescovo Guidaloste. Era dentro una gran cornice di nero -legno intagliato a rosoni dorati, e aveva nel campo nella parte -inferiore una iscrizione latina che diceva cosi: "Guidaloste Vergiolesi -nobile pistoiese, nel 1252 eletto vescovo di Pistoia: nel 1259 fu -vicario dell'arcivescovo di Ravenna, quando questi ando Legato -pontificio contro l'immane Ezzelino. Reduce a Pistoia vi mori nel 1283 -lodato e compianto, ed ebbe in cattedrale onorevole sepoltura." A quella -vista il fiero vegliardo provo un'interna compiacenza, che per tante -cagioni nell'altero suo animo doveva esser grandissima. Signore del -castello, si senti rinvigorire lo spirito, come chi finalmente ha -ricuperato la propria casa. Chiamativi tosto a consiglio i suoi -capitani, e mostrata loro con certo vanto l'immagine di quel suo -antenato, fece loro sentire di qual benefizio essi medesimi gli fossero -debitori, quando oggi sorpresi da tante angustie, potevano in certo modo -ripetere da costui il libero possesso di uno de' piu validi castelli -della Toscana. Che ad essi pero spettava il debito di ben munirlo e di -guardarlo da qualunque aggressione. - -Qual governo tirannico stabilissero i Neri in Pistoia, di gia lo -narrammo. Erano scorsi circa due anni che sopra un popolo inerme e -straziato sempre da nuove imposte e balzelli, invece di farsi piu mite -diveniva ogni giorno peggiore. Messer Cino che nella sua qualita di -giudice delle cause civili, alle preghiere d'un popolo abbandonato da -tutti, v'era rimasto in ufficio, vedendo alla perfine che coloro dai -quali doveva attender giustizia avevan rotto ogni freno alle iniquita, e -che a nulla valeva invocar per que' miseri la clemenza, il diritto e la -legge, risolse d'abbandonare l'infelice citta. Ma frattanto ne era -dolente oltremodo! Patria e amore erano stati sempre gli intenti del -giovine Sinibuldi. Inviso ora alla nuova fazione, nelle stesse sue rime -si disfogava a dir quello che sovente vien sul labbro a coloro che -qualche cosa operarono pel proprio paese e ne ebbero tristo ricambio. Se -ne doleva in Pistoia con Lapo di messer Re della casata de Rossi, probo -e dotto cittadino, che rimasto in Pistoia, come giudice delle cause -civili, fu eletto a succedergli. Ne scriveva a' suoi amici: a Cecco -d'Ascoli, chiedendo che consultasse le stelle per qual parte dovesse -prender cammino: a Dante, e si condoleva "d'esser dalla patria per grave -esiglio fatto pellegrino": infine ad Agaton Drusi da Pisa, narrandogli -che al solo pensare come la sua valle natia fosse distrutta, si sentiva -il pianto sul ciglio: ma pero di partire non poteva piu a meno, e con -questi versi glie ne dicea la cagione: - - Lasciai la patria e gli onorati scanni, - Ed io m'ho preso volontario esiglio, - Da che qui la virtu par si condanni. - -Non ve lo ritenevano adunque affetti di patria, essendoche non potesse -venire a patti ne col proprio ufficio, ne per egual modo co' suoi -oppressori. Non v'era piu allettato da legami di parentela, dopoche -alcuni de' suoi avevan dovuto esulare; e il suo venerando zio -Bartolomeo, sul finire del 1307, dalla sede episcopale di Pistoia era -stato trasferito a quella di Fuligno. Non avrebbe piu poi potuto -ritrovarvisi co' suoi Vergiolesi, e cosi con Selvaggia. - -Nelle pubbliche sciagure politiche non vi ha conforto piu caro -dell'amicizia con tali che sieno all'unisono de' tuoi sentimenti, e dove -puoi espandere il tue cuore liberamente. Questo sacrifizio che ora, -rimasto solo fra un avverso partito, doveva fare agli affetti piu sacri, -era per lui insopportabile. Quella casa ospitale dove abitava l'amata -sua donna, ed ei soleva recarsi per ammirarvi quel fiore di gentilezza, -era chiusa per sempre; e quel bel fiore, ohime! era stato trapiantato -fra i rovi montani e fra i geli; e pur troppo sapeva come sperdesse e -languisse ogni giorno! E ne sentiva tal doglia, che omai non ad altro -anelava che a porsi in viaggio per rivederla. Quindi all'amico Druso, -cui prima di partire avrebbe voluto recarsi a Pisa per visitarlo, cosi -si scusava: - - Duolmi che verso il Po spingemi un vento, - E non la dove siete. - -Il suo pensiero fu quello di andarsene in Lombardia, e primamente a -Milano, a quella nobile e potente citta italiana dov'era l'accolta de' -Ghibellini, per mandare ad effetto il generoso divisamento, che gia -l'Alighieri gli aveva esternato. Intanto pero avrebbe sodisfatto al suo -cuore; perche, presa da Pistoia la via di Bologna, si sarebbe fermato a -visitare alla Sambuca gli amici Vergiolesi che tuttodi gli scrivevano, e -gli si mostravano bramosi di rivederlo. - -Era gia scorso circa un anno da che Selvaggia vi aveva preso dimora. Il -padre e il fratello, concordi col capitan de Reali che molto stimavano, -eran sempre all'aperto su pe' monti a cavallo: qua a fortificar qualche -sbocco, e a visitare i prossimi confini col Bolognese, per tenere in -rispetto le genti vicine che non corressero su quel di Pistoia: la a dar -ordini per nuove scolte che sorvegliassero le vie minacciate da bande di -fieri assassini. Secondati a dovere dai militi subalterni, questa vita -era proprio per loro. Ma la povera Selvaggia qual conforto potea -ritrovarvi? Le sue cugine che l'avevano accompagnata fino a Piteccio, -dopo breve dimora si eran ritirate col padre in una loro campagna. -Lauretta, divenuta consorte di messer Fredi suo fratello, aveva preso -stanza in Vergiole. Solo in estate era venuta da lei, e vi s'era -trattenuta per qualche tempo: non quanto pero avrebbe voluto, per una -grave malattia sopraggiunta a suo padre, che la richiamo a Vergiole. E -il solo riflettere che quella gentile aveva dovuto passar sola nel -romito Castel di Sambuca tutto un inverno!.... - -Da quella vedetta una bolgia ampia di neve le si parava dinanzi, e non -altro! Un gran vallone formatovi da tre montagne, strette in tal modo, -che alle falde non davano adito che al passaggio di un fiume, e solo a -settentrione aperte un po' piu, era questo tutto il suo orizzonte! -Quando poi accadeva che la neve ghiacciasse, allora si che dovunque era -solitudine e ombra di morte da sentirsi stringere il cuore! Interrotto -allora ogni umano consorzio! Chi infatti, come in altre stagioni, si -sarebbe attentato a salirvi? A porsi in via lassu, il certo pericolo di -scivolare e cader giu nel burrone, ed esser sepolti fra le volute di -neve che si staccasser dall'alto, meno estremi casi, da Pavana o da -altri paesetti d'in basso v'allontanava ciascuno. Essa poi nell'inverno -nemmeno v'avesse udito il consueto fragore monotono del sottoposto -torrente! Questo pure co' molti rii che lo alimentano era arrestato dal -gelo! Nell'altre stagioni v'udiva almeno il cantar degli uccelli, il -suono di qualche zampogna, o la prolungata cantilena de' rispetti che si -alternavano da un poggio all'altro le giovani pecoraie. Adesso non le -giungeva alle orecchie che uno squillo di tromba per l'appello de' -militi, o il rintocco d'una campana pe' sacri riti. Pochi abitatori -rimanevano nella terra in quella stagione; costretti a condursi per le -maremme a guadagnar di che vivere. Gli uccelli stessi erano spariti da -que' dintorni, perche quando e tempo di neve volano al basso per cercar -d'alimento. Aggiungi un castello, per quanto ampio, tutto pero per -milizie, e non punto provvisto d'alcuno degli agi della citta, tanto -meno di quanto occorresse per premunir dal gran freddo, e curare al -bisogno la sua debol salute; e da cio s'argomenti che nuove annegazioni -materiali avesse dovuto farvi, oltr'a quelle indicibili dello spirito! - -Pensiamo ora qual sollievo pote sentire quel cuore, e di qual gioia -inebriarsi all'arrivo di messer Cino! Era gia piu oltre del mezzo di -primavera; ma per Selvaggia fu proprio quello il suo primo e il suo piu -bel giorno! Quella valle tanto gelida e scura, da quell'istante le si -fece un incanto. Quel cielo non le parve mai si sereno: i prati nel loro -bel verde le sembraron fioriti come giardini! - - L'e rivenuto il fior di primavera, - L'e ritornata la verdura al prato. - L'e ritornato chi prima non c'era, - E ritornato lo mio innamorato! - L'e ritornata la pianta col frutto; - Quando c'e 'l vostro cuore, il mio c'e tutto. - L'e ritornato il frutto con la rosa; - Quando c'e il vostro core, il mio riposa. - -Questo canto che aveva gia incominciato a sentir risuonar per le selve -da una povera pastorella cui era tornato di maremma il suo damo, pareva -proprio intonato per lei. Era l'inno d'amore, l'inno del cor suo. - -E Cino?.... A riveder finalmente la sua "giovine bella, luce del suo -cuore," non ebbe contento che a questo potesse agguagliare! I Vergiolesi -per fine, tutti lieti di sua venuta, l'accolsero come uno dei piu intimi -amici, come un di lor parte, e si onorarono d'averlo fra loro. - - - - -CAPITOLO XVII. - - -L'AMBASCERIA. - - - A che, Roma superba, tante leggi - Di senator, di plebe, e degli scritti - Di prudenti, di placiti e di editti, - Se 'l mondo come pria piu non correggi? - - Leggi, miser' a te! misera, leggi - Gli antichi fatti de' tuoi figli invitti, - Che ti fer gia mill'Affriche ed Egitti - Reggere; ed or sei retta e nulla reggi! - - ---- Messer _Cino_, _Sonetto_. - - -Arnaldo di Pelagrua francese, cardinale di Santa Maria in Porto, nel -tempo di che discorriamo risedeva come legato pontificio in Bologna. Il -capitan Vergiolesi vedevasi tuttodi minacciato da lui, e da quel Comune -che parteggiava pe' Guelfi Neri, d'assediargli il castello. La somma -delle ragioni era quella del diritto di conquista, contro l'avverso -partito; del piu forte contro il debole. Le milizie di Bologna si erano -infatti avanzate verso il confine di quel territorio vicinissimo della -Sambuca. Allora sorse nell'animo del capitano di mandar di nascosto il -suo consanguineo Lando de' Vergiolesi, sotto nome di ambasciatore del -vescovo di Pistoia, a papa Clemente in Avignone, acciocche e' comandasse -che i Bolognesi desistessero dalle ingiuste pretese. Ma il papa, -sospettando del vero, richiese a Lando il mandato del vescovo. Or come -questo non era che uno di quelli strattagemmi tentato altre volte, -trattandosi di possesso gia feudo dell'episcopio, per viepiu impegnare -il papa a tutelarlo ne' suoi diritti; egli invece come senti che il -mandato non v'era, comando che lo congedassero. Intanto faceva scrivere -al cardinale legato di Bologna, prendesse possesso della Sambuca pel -vescovo di Pistoia. Il cardinale che era Guascone come papa Clemente, e -nipote suo, pensiamo se esitasse un momento! Invio subitamente al -castello un suo ambasciatore a significare al Vergiolesi il pontificale -decreto. L'ambasciatore fu Lotteringo dei Lambertazzi. - -Questa casata di parte ghibellina, opposta alla guelfa de' Geremei, -richiama alla mente il tragico fine di due giovani amanti, Imelda e -Bonifacio; colei della prima, questi dell'altra famiglia. Erano corsi -poco piu che tre lustri da che quel crudo fatto avveniva (1273), e aveva -diviso in due parti tutta Bologna. Questa citta appellata per -antonomasia la _dotta_; gloriosa pel suo Irnerio e pe' suoi glossatori; -fiorente in quel tempo di circa dieci mila scolari alla sua Universita, -la piu illustre d'Italia, non pote sottrarsi alle feroci ire delle -fazioni. - -Prevalso il partito guelfo per opera de' Fiorentini; e i Geremei e i -Guelfi tutti volendo prendere la rivincita sulle sconfitte che ebber -sofferto da' Lambertazzi e consorti capitanati dal celebre conte di -Montefeltro; faceva aspra vendetta su i Ghibellini con incendi ed esili. -Messer Lotteringo che era di questo partito, veduta la mala parata, e -preso poi da smodata ambizione, lascio a tempo la propria parte e -s'acconcio coi curiali del cardinale. Il Pelagrua, considerato com'egli -fosse nobile e ricco e pronto d'ingegno e della parola, molto volentieri -l'accolse fra' suoi; e subito, come a trionfo sull'avverso partito, lo -inviava ora al caporal del medesimo, in qualita di ambasciatore di Santa -Chiesa. E gia costui s'era posto in viaggio e recavasi a compiere la sua -missione. - -Quello spazio di cammino che v'e da Bologna ai dintorni della Sambuca, e -che ora per via ferrata fino al ponte della Venturina si compirebbe in -poco piu di due ore, bisognava allora percorrerlo a cavallo in due buoni -giorni. Era quella una via che, per quanto la piu frequentata per passar -l'Appennino e venire in Toscana, traversata pero da fiumane senz'alcun -ponte, le quali per le piene istantanee ne trattenevano spesso il -viaggio; ardua per le frequenti salite e discese; pericolosa per le -vicine boscaglie, d'onde da qualche tempo sbucavano assassini e -aggredivano il viandante; diviso l'ambasciatore di cavalcarla in pieno -giorno con genti del suo seguito e ben armate. Il primo di fino al -paesello di Vergato; il secondo fino al Cerreto, o monte della Madonna, -alle falde del quale era l'antico castel Porredo, poi contea di -Porretta, rinomata anche allora, e gia da cento anni, per le sue acque -termali. Spero poi la mattina seguente pervenire alla Sambuca, ove poco -innanzi gli fosse dato di guadare il piccolo Reno. - -Questo fiume, o meglio torrente, che sorge nei monti del Pistoiese (a -Prunetta) e divide il territorio bolognese da quel di Pistoia, per -quanto povero d'acque, verso Bologna ne' tempi andati dilagavasi tanto, -che v'avea formato una isoletta per la quale ando si famoso. Perche e da -sapere che fu cola dove il terribile secondo triumvirato di Ottaviano, -Antonio e Lepido convenne a conferenza, e si divise il governo della -romana repubblica. Cinque legioni stavano a guardia di lor persone da -una riva e dall'altra del fiume. Lepido visito il luogo prima che gli -altri v'entrassero. Vi giunsero poi Antonio e Ottaviano, e tutt'insieme -si fecero certi non avere alcun'arme. Per tre giorni vi fu discusso del -come partirsi fra loro le province romane. Poi qui fu segnata la lista -di proscrizione di trecento senatori e di tremila cavalieri; -eccettuandone diciassette che immantinente ordinarono fossero trucidati. -Fra questi il primo designato alla morte volle Antonio che fosse -Cicerone, il grande oratore, il suo stesso benefattore! Da gran tempo -quell'isola piu non esiste. Cosi potesse cancellarsi la memoria delle -tante scelleraggini che vi furono ordite! - -Era circa il mezzo del di che l'ambasciatore con la sua gente giungeva -al castel di Sambuca. Messer Fredi, nell'assenza del padre andato a -munire i confini, fu ei che l'accolse: e per la sua natural cortesia, e -pel titolo del personaggio s'ingegno di trattarlo con ogni riguardo. E -mentre doveva attendersi il ritorno del capitano, Fredi allora gli -presento messer Cino. Costoro per la dimora simultanea avuta in Bologna, -subito si riconobbero: e benche adesso di contrario partito, si assisero -insieme: e com'e costume fra civil gente, con animo il piu pacato (lo -che se non sempre in questi tempi si suol seguire, tanto era piu -difficile in quelli) si diedero a discutere sulla parte politica che -ciascuno avea presa. - ---E voi dunque--prese a dire messer Cino--venite qual ambasciatore di -parte guelfa? - ---Si, messer Cino; e la parte cui pel meglio della mia Bologna credei -d'accostarmi. - ---Vedete! Ed io invece fuggo i Guelfi che hanno invaso la mia Pistoia, -per andare fra i Ghibellini a Milano. - ---Voi dunque sperate nell'imperatore? - ---Spero--soggiunse Cino--in un braccio potente, che ferisca e distrugga -le cento idre che avvelenano l'Italia! - -E l'altro allora: - ---Convengo. Un rimedio alle tante divisioni lo credo anch'io necessario. -Ma piuttosto che invocarlo da uno straniero, non vi pare sarebbe meglio -cercarlo al pontefice, messo da Dio a conciliare gli umani dissidi, -fautore di civilta; e che fino _ab antiquo_ si pose sempre come scudo -fra noi italiani e i barbari? - ---Sempre, voi dite? Ma dapprima, vi prego, non discutiam di persone, -come ora saremmo astretti: quando e omai noto che papa Clemente d'Italia -non e, e neppur vuol saperne, stabilitosi gia in Avignone. Del -rimanente, non v'ha dubbio, il papato ne' primi secoli si adopro a -salvare il popolo e la civilta latina dall'oppressione straniera e dalla -barbarie. E a que' papi veramente dobbiam gratitudine. Ma dappoiche la -Chiesa si obbligo di per se, e quasi direi s'infeudo all'impero coi -titoli baronali ch'ebbero i vescovi, e coi diritti che si assunsero di -poi su i Comuni, dovete convenire che essa medesima divenne emula ed -ostile ai poteri civili. Di qui la gran lotta: la cui principale arena -per isventura essendo stata l'Italia, ne resto scissa in piccoli Stati -fra loro discordi, senza che un solo pontefice valesse mai a collegarli, -e con efficacia a difenderli. - -Cui l'ambasciatore: - ---E che, messer Cino? Dimenticate voi forse quanto fece in pro della -civilta e della Chiesa il papato sotto il pontefice Gregorio settimo? -Non fu egli quel vostro terribile e sapiente monaco toscano[3] che -presso alla sedia papale d'un Leone, d'un Vittore, d'un Stefano, d'un -Niccolo e d'un Alessandro, inizio le riforme, e afforzo il sacerdozio, -prossimo a lottar con l'impero? - - [3] Di Sovana nella maremma senese. - ---Dimenticarlo! no certo. - ---Vedetelo poi lui stesso su quella sedia, che difficile impresa non si -prescrisse! Il rinovamento e lo stabilimento definitivo del celibato -ecclesiastico.... - ---Sia pure, benche tardi, e fosse opera che non poi rispondesse alle sue -intenzioni. - ---L'abolizione delle elezioni simoniache feudali. - ---E ben fece. - ---L'indipendenza assoluta dell'autorita ecclesiastica.... - ---Ch'io pur vorrei. - ---Il sottrarre la Chiesa dalle pretese delle due investiture, e dal -volerla quasi feudo imperiale. - ---Oh si! Quest'idea concorda con la indipendenza: ma badate, che di -pretese anche dall'altra parte non fu penuria! - ---L'affermazione, forse vorreste dire, di incoronare, confermare e -giudicare l'imperatore? - ---E qui sta il male! - ---Ma, e non fu un dare un piu stabile fondamento alla Chiesa -quest'autorita su i regnanti, al pari del poter temporale offertole da -Costantino, e accresciuto dalle donazioni di Pipino, di Carlomagno, e -della contessa Matilde? - ---Messer l'ambasciatore, io vi dico che questo anzi, pe' suoi effetti, -de' mali fu il pessimo[4] ! - - [4] La Donazione di Costantino ne' tempi posteriori impugnata, allora - fu avuta per certa generalmente, e la crede lo stesso Alighieri: - - "Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre, - Non la tua conversion, ma quella dote - Che da te prese il primo ricco patre!" - - ---- _Dante_, _Inferno_, C. XIX. - ---Terrete dunque per niente--soggiunse l'ambasciatore--l'aver preparato -la grand'epoca delle Crociate; il potere imperiale abbattuto in Italia; -e alla perfine l'aver dato origine alla formazione dei Comuni? - ---Chi sa? Altri forse e in altro modo..... - ---No, no, non altri che il papa poteva riuscirvi. Voi sapete come la -potenza del male fra la chieresia e il laicato aveva preso baldanza, e -diro cosi, riparavasi dagli anatemi con la porpora imperiale di Arrigo. -Bisognava confondere i rei disegni di quel principe tedesco ribelle alla -Chiesa, e punirlo. - ---Ma e allora la potesta laicale? - ---Oh! essa non ne doveva sentire alcun danno. Quasi impossibil missione -era questa, gli e vero, o almeno piu che umana; e, crediatelo, da non -potersi compire che per opera del sacerdozio cristiano di cui era capo -il successore di Pietro, quel potente Gregorio! Ed ei la compi, e la -civil societa fu salva, e pacificata la Chiesa. - ---Non saro io--rispose messer Cino--che disconosca il genio di quel -grand'uomo. So che Ildebrando grandi cose opero a pro della Chiesa, -regina allora delle coscienze, e tutrice di liberta e de' principi -morali dei popoli. So che una dittatura papale nelle eta barbare, non -solo fu scusabile, ma necessaria per opporsi agli arbitrii del senso, e -salvare i diritti dell'umana ragione. Ma l'arrogarsi il pontefice un -arbitrato universale nelle cose temporali, mentre la lotta era appunto -su di esse: il voluto avvilimento e la destituzione d'Arrigo, per quanto -molto colpevole, e l'eccessivo rigore nel perdonarlo; fu un dar sospetto -che quei mezzi, sebbene in lui pel fine primario di fare indipendente la -Chiesa, non fossero adoperati anche per ambizione di dominio terreno. E -quello d'aver dichiarato l'imperatore decaduto dal regno, quello di -avere sciolto i suoi sudditi dall'obbedienza e fedelta; se in Gregorio -no veramente, pe' suoi successori divennero esempi pericolosi, e ampia -sorgente di scandali e di turbamenti fra le nazioni[5] . - - [5] _Denina_, _Rivoluzione d'Italia_. - -E a lui l'ambasciatore: - ---Nessuna specie che voi, Ghibellino, non possiate persuadervi come la -potenza imperiale in Italia papa Gregorio fosse riuscito a prostrarla -talmente, che non mai piu ad assoluta com'allora si rialzo. - -E l'altro: - ---Messer Lotteringo! Escludiamo affatto fra noi le questioni di diritto -ecclesiastico. Quanto alla Chiesa, riformatore ne fu per certo Gregorio. -Voi sapete che io, anche come legista, debbo sempre difendere gli altrui -giusti diritti. Intendo qui solo di riferirmi a cio che il pontefice -avrebbe potuto fare a util d'Italia; per la quale, vedete, noi -Ghibellini! alacremente adesso ci adoperiamo. Cotalche pero mi si -conceda di dirvi: meglio che il settimo Gregorio, vorrei che al caso -nostro mi aveste ricordato Gregorio primo, papa italianissimo, e che non -mai s'immischio di cose temporali: perche le proprieta possedute dalla -Chiesa a suo tempo, non e a dire che gli costituissero un principato. E' -gli parve d'aver sempre presente quel che Dio sentenzio per Ezzechiello, -se ben mi ricordo, intorno a' figli di Levi: "Ei non avranno eredita: -loro eredita sono io: e non darete loro porzione alcuna d'Isdraele, -perche la loro porzione sono io." - ---Ma credete voi, messer Cino--soggiunse l'altro--che a papa Clemente, -benche francese, non stia a cuore l'Italia? - ---Dovremmo sperarlo. Non so intanto se questa sua traslazione d'Italia -in Francia ne dia buon concetto. Ma piacemi che notiate che a quel primo -Gregorio poteva esser veramente ed era a cuore d'amarla la patria. E la -ragione gli e in questo: che egli sentiva il debito di avere un affetto -particolare al paese in cui era nato, e nel quale s'agitavano le sorti -dell'umanita tutta quanta. E voi sapete che inno di grazie quel santo -pontefice rivolse all'Eterno per aver ispirato ad un potente un poco -d'amore per l'Italia abbandonata agli strazi dei barbari! Non oppresso -dal peso delle cure mondane, provvide anche all'utile temporale de' suoi -figliuoli. E perche non poteva cadere in sospetto dinanzi al potere -civile che l'utile proprio v'avesse parte, valse cio per farvelo -attendere piu spedito e sicuro, e la sua libera voce pote essere piu -ascoltata. Ed oh! se un papa di questa tempra sorgesse, quanto gran bene -al civile stato e alla Chiesa! - -Le Crociate poi e i Comuni per me ebbero origine da cagioni piu alte e -piu generali: vo' dire, non gia per opera d'individui, ma sibbene de' -popoli. Che, quanto ai Comuni, stanchi omai della dispotica protezione o -d'un principe o d'un papa sempre fra loro discordi; consapevoli de' -propri diritti, scosser quel giogo, e si prescelsero un libero -reggimento. Mossi poi per le Crociate da un principio cristiano e -cavalleresco, gli e vero, ma bramosi a un tempo di cercare e di -estendere fin nell'Oriente i loro commerci. - ---E chi animo--soggiunse l'ambasciatore--chi protesse se non i papi, da -Urbano secondo, quel sacro e nobile impulso? - ---Si, si, messere, io vel consento: santa voce fu quella, e trovo eco in -animi gia disposti: ma l'impulso era dato. Ma e poi, del pari che i -popoli, seguitarono i papi la loro via? Le grandi riforme d'Ildebrando, -ditemi un poco, dopo Alessandro e i due Innocenzi, non decaddero in -breve sotto a' lor successori? A' tempi di Federigo lo Svevo -l'aspirazione dei Ghibellini era l'impero romano ricostituito; quello -stesso concetto che a noi pure sembra oggi il piu accettabile. -Nondimeno, dopo la morte di lui, si formo in Napoli un partito per porre -l'Italia sotto un solo governo civile, non imperiale ne teocratico. -Parve ad alcuni che la casa di Svevia, e re Manfredi in particolare, se -avesse posto animo intero al ben del paese, avrebbe potuto essere la -salute d'Italia. Frattanto chi altri, se non i papi, glie l'avversarono? -Rammenterete che fu un Carlo di Angio chiamato dal papa, che mosse -guerra a Manfredi, e vincevalo a Benevento! E, orribile a dirsi! fu un -arcivescovo di Cosenza, un legato del papa, che volle insepolto il -cadavere di Manfredi su i confini del regno, e pasto alle fiere! Sul -compire del secolo decorso non vedemmo noi forse, messer Lotteringo, i -successori d'Ugo Capeto venire in Italia a prendervi ardire e padronanza -inaudita? Quello stesso Carlo d'Angio, imbaldanzito per la corona di -Napoli avuta da Roma, non fu egli l'eccitator di discordie fra i nostri -Comuni per divenirne signore? E chi de' pontefici cerco fermamente di -distornarvelo? - ---Ma voi, messer Cino, dimenticate papa Gregorio decimo, e Nicolo terzo! - ---Gli unici, si, che volesser frenare il potere stragrande dell'Angioino -in Italia: ma l'uno con opporgli un altro ambizioso straniero, un -Rodolfo d'Absburgo: l'altro per elevare a reami Lombardia e Toscana, -tenute da Carlo in vicaria dell'impero, e conferirle ai suoi nipoti, gli -Orsini. Ma morto appena Niccolo, e succedutogli il francese Martino -quarto, non vi fu egli confermato re Carlo? E crediate, che lunga -signoria v'avrebbe tenuto, se la ferale campana de' vespri siciliani non -l'avesse avvisato che mala impresa erano queste terre per lui! - -Or dite un poco, dopo tutto cio perche mai papa Bonifazio con un re -francese collegarsi di nuovo? E vedete trista mercede! Bonifazio dal re -francese e da' suoi e fatto prigioniero e deriso! Di che io non posso -che vituperare l'oltracotante insultator del pontefice. Oh si! Venero -anch'io, non crediate, messer l'ambasciatore (benche noi giureconsulti -civili i vostri canonisti ci mettano in voce di poco men che d'eretici -paterini) venero anch'io la suprema dignita della Chiesa, che vorrei -santa, invulnerata e indipendente; e per qualche tempo ho sperato che il -pontefice, sedente in Roma, e con la sua grande religiosa missione, si -assumesse perfine a farsi vincolo di concordia in Italia. Ma quando ho -veduto a che termini l'han condotto l'alleanze straniere; e Bonifazio -era pure italiano, e carita di patria e della Chiesa doveva consigliarlo -altrimenti! quando un miracolo di papa era sorto dopo di lui, ma che la -morte in breve ce lo rapi: quando oggi abbiamo un Clemente francese, che -vincolatosi a re Filippo, accetta il papato, e a quali condizioni! e -abbandona la sua Roma per Avignone, e fors'anco la sua indipendenza!.... - ---Oh questo speriamo che non sara!--lo interruppe l'ambasciatore. - -E Cino: - ---Ed io vi dico, sventura! sventura! Non temete voi che per tal guisa e' -si renda al tutto mancipio dello straniero? Ecco frattanto che il buon -pontefice (m'addolora a pensarlo!) per credersi forse meglio sicuro -nella civil potesta, si rifugia presso di tale che gia gli scava la -fossa! Dopo tutto cio, che fidanza di patrocinio porge Roma all'Italia? -A tanti mali da chi aspettarci un rimedio? Roma! vedetela ora questa -gran Roma! Essa e agitata dal popolo, e dagl'insolenti baroni. Da un -lato la brama di liberta; dall'altro le ambizioni dei Colonna e degli -Orsini che se ne contendono il dominio. I cardinali, i legati, da -Avignone vanno e vengono. Alle prese col Senato, mutan leggi ogni -giorno, bandiscono editti, e il diritto canonico vorrebbero in tutto -sostituito al civile. Uomini poi come son di partito, non solo non -conciliano li spiriti, ma li esacerbano con sottili pretese curiali: i -governanti poi peggio, con sordide avarizie, che crescon balzelli e -destano ire e scontento! Credono farsi forti di soldatesche e di -cortigiani: adulano il pontefice e lo traggono a mal partito. Oh! la -Provenza fatta capitale del mondo cristiano, ancora alcun poco, e sapra -vendicarsi di Roma divenuta provincia! - ---Ma che forse Clemente--soggiunse l'altro--anche di Francia non spediva -legati a Firenze, e al duca di Calabria al campo, perche si togliesse -l'assedio alla vostra Pistoia? Non li ha inviati a Bologna e dovunque -fosser discordie? - ---Troppo tardi, e pero indarno! E voi Bolognese non dovete ignorarlo! -Clemente sul suolo di Francia, lontano dalla sua Roma, e collegato co' -nostri nemici, perdeva quasi fra i popoli ogni prestigio! E di fatto -quando ancora ha potuto soggettare all'obbedienza quello ch'ei chiama il -suo stato, se le sue citta dipendono sempre da tanti piccoli tiranni? E -di piu, che timore parvi che incutano da qualche tempo gl'interdetti dei -papi? Se essi invece, ministri del perdono di Dio (e voi ben diceste, -messi a conciliare gli umani dissidi) avessero benignamente richiamato -gli erranti, levata la voce autorevole sopra principi e popoli, e -chiesto alle citta partite il sacrifizio de' propri rancori per unirle a -concordia: se essi, primi ad esempio, la potesta ecclesiastica avesser -ritirata ne' suoi confini, e lasciata cui spetta al tutto libera la -civile; allora, oh! allora la parola e l'autorita loro sarebbe stata per -ogni dove tanto piu efficace e potente, e Italia di gia avrebbe goduto -una piu florida vita. - ---E voi vi date a credere, messer Cino, che tante nostre repubbliche e -principati si comporranno a concordia, e si daranno agevolmente in -tutela d'un solo, e d'un imperatore germanico? Attendete, e lo vedremo -venir, si, a pacificare l'Italia, ma alla sua maniera pero: vo' dire, a -lusingarla da prima con belle parole: quindi a prostrarla con le -imposte, col terrore e le stragi! - -Oh! i Guelfi, del vessillo papale d'assai ne han fatto stromento alle -proprie ambizioni e agli odi di parte! E ormai tempo che i veri amatori -della patria v'apprestin rimedio, se non vuolsi che in breve tutta -quanta sia campo di civil guerra. Sperare che Italia, confederata fra' -suoi Comuni e le altre signorie, voglia unirsi a scambievol difesa, -troppa individualita e fra loro; soverchia indipendenza e gelosia vi -predomina! Meglio sara raccogliere i freni di popoli si sbrigliati nella -man d'un sol uomo d'onde egli sia (quando italiano come l'avremmo voluto -non puo aversi) purche virtuoso, autorevole, e di braccio potente. - ---E sperate con questo?.... - ---Quali che sien per esser gli eventi, noi, scevri affatto da spirito di -partito.... - ---Oh si!--interruppe l'altro.--Voi dite di far parte da voi medesimi, ma -intanto siete coi Ghibellini! - ---Crediatelo, messer Lotteringo, io non mi sento piu Bianco che Nero. -Odio le discordie; vorrei la giustizia. Per noi l'esser oggi coi -Ghibellini e un mezzo unico di previdenza che si estende a tutta la -nazione; e il principio dell'autorita imperiale contro la curiale a -utile dell'Italia. Ma ci preme egualmente di richiamarla a' principii si -civili che religiosi. Pero, forti del nostro proposito, con questo modo -avremo tentato di liberar le sue terre da' cento loro tiranni, e di -raccogliere le membra sparte della nazione. Con cio s'intende che, -mantenuta intatta la sede e l'autorita del pontefice, la potesta -spirituale non invada la temporale; l'una sia distinta dall'altra; ed -ambedue cospirino al comun bene. Noi vogliamo che Arrigo, questo erede -del grande impero latino restaurato da Carlo Magno, il solo oggi pari -all'altezza e alla difficolta dell'impresa, scenda in Italia e vada a -Roma, e risiedavi coronato re de' Romani, e pianti di nuovo la -vittoriosa aquila de' Cesari sulla vetta del Campidoglio. Di cola -solamente, afforzata in esso unico moderatore, l'autorita delle leggi e -la potenza dell'armi, potra riconquistare alla patria l'antica gloria e -l'imperio su tutte le genti. Noi vogliamo per fine che corregga Italia -con sapienza, amore e virtu; e che ciascun municipio, convenendo in quel -solo legittimo principe, possa serbare a un tempo il suo libero -reggimento[6] . - - [6] Tali le opinioni di Dante, cui consonavano quelle di Cino; perche - ambedue credevan salute all'Italia la discesa dell'imperatore. - -Se l'imperatore, ne Guelfo ne Ghibellino, fatto tacere intorno a se ogni -spirito di fazione, stara solo per la giustizia, in breve ne vedremo -mirabili effetti. Un imperatore e re de' Romani che viene con lealta -salvatore e riordinatore d'Italia, non l'avremo per certo come -straniero. Se poi i popoli infermi e sdegnosi di farmachi rigetteranno -questa salute, e il nostro concetto sara disperso; se di gente libera e -di nazione potente quale potremmo essere, vorremo starci in discordia e -in servitu, forte ce ne dorra, ma non sara nostra colpa. - -Forse in un tempo assai lontano da questo, dopoche l'Italia per guerre -fratricide sara fatta deserta, e i suoi popoli, chi prima chi poi, -cadranno in preda di piu fieri tiranni: dopoche nuovamente saran -dilaniati per guerre di conquiste principesche, o per altre terribili di -religione: quando perfino le piu libere idee a prezzo di molto sangue -avranno sconvolto i troni piu antichi, e su quelle rovine risorto che -sia il sole di liberta, e rinnovatosi il giure europeo, i piu degli -Stati, con patto novello, con una separazione assoluta fra essi e la -Chiesa giungeranno a godere i nuovi frutti di civilta; allora forse -questo nostro divisamento, sopravvissuto di secolo in secolo e -propugnato da liberi petti; oh! allora chi sa che per incredibili eventi -non si veda compiuto; e Italia, solo allora risorta e con un suo proprio -principe, ritorni unita, forte e gloriosa! - -Mentre che messer Cino, come ispirato, con tai parole poneva fine al suo -dire, annunziavasi nella sala il ritorno del capitano. Allora il -Sinibuldi si congedo: e l'ambasciatore trovatosi in presenza del -Vergiolesi, liberamente gli espose la sua missione. - ---Io non so--freddamente e con sarcasmo risposegli il capitano--con qual -vero nome appellare questo benigno atto pontificio, e questa nobile -ambasceria che il vostro legato vi commetteva! Impormi di rendere questa -rocca al vescovo di Pistoia, che neppur ei la domanda? E come e perche -questo? Oh! non si rendono agevolmente le castella ai decreti d'un papa, -che, pregato mediatore per la giustizia, autorizza invece una minacciata -conquista: ne tanto meno si cedono alle folli pretese d'un cardinale, -quando Filippo Vergiolesi ne fu solennemente investito, e n'e legittimo -possessore! - -Questo voi direte, messer l'ambasciatore, al cardinale Arnaldo di -Pelagrua; e che, se egli il castel di Sambuca per violenza il vorra, -venga con le sue genti, ch'io con le mie, dalle mie torri e da' miei -balzi l'attendo! - -Cio detto, comando che l'ambasciatore e sue genti fossero serviti di -vivande e rinfreschi, e con ogni sorta di cortesie fossero accomiatati. - - - - -CAPITOLO XVIII. - - -L'ADDIO. - - - "Onde ne vieni, Amor, cosi soave - Con il tuo spirto dolce, che conforta - L'anima mia, ched'e quasi che morta, - Tanto l'e stata la partenza grave?" - - ---- Messer _Cino_, _Sonetto_. - - -Le discordie cittadine, l'ire di parte, e le guerre degli Stati d'Italia -piccoli o grandi fra loro, non erano nel medio evo che l'effetto di un -assoluto municipalismo che, insieme al concetto cosmopolita, tuttor -dominante, dell'impero romano, non faceva lor concepire neppur l'idea di -nazione fosse pur federata, non che quella della sua unita. Forse questa -partizione e varieta di Stati, ad un tempo gareggianti fra loro -all'incremento della lingua, delle scienze, delle lettere, delle arti, -delle industrie e dei commerci, era un preparamento necessario, una -condizione indispensabile perche l'Italia, solo dopo tante prove di -gloria e di sventura, apprendesse il suo meglio nella concordia, e -riuscisse sicura a proclamarsi di nuovo la piu nobile delle nazioni. Ma -frattanto si vede che pochissimi spiriti de' piu eletti formarono allora -si generoso pensiero; e che, per quanto si sforzassero con ogni ragione -di proclamarlo, commendarlo ed estenderlo, la voce loro riusci impotente -o non intesa sopra popoli non disposti. - -E qui in qualche modo vogliamo accennare la gran differenza che passa -fra la liberta che in Italia alla perfine godiamo, e quella del medio -evo. Gli uomini d'allora non conobbero che l'idea dell'umanita, come gli -antichi quella sol dello Stato. Credettero all'unita del genere umano, -all'unita religiosa, a quella del linguaggio, non mai pero all'unita di -nazione. Tant'e vero, che ciascun popolo piccolo ch'e' si fosse, retto a -Comune o a principato, volle essere indipendente l'uno dall'altro; e al -piu al piu, secondo la parte presa, starsi in protezione o del papa o -dell'imperatore, o sotto il mal governo d'un tirannello dipendente da un -di loro. L'idea di nazione neppur la lega lombarda si puo dir che -l'avesse incarnata. A chi ben guardi non e che movesse guerra per -l'indipendenza d'Italia, ma per sola difesa delle liberta municipali. -Liberta, non v'ha dubbio, si voleva da tutti, ma dentro alle mura d'una -sola citta, o ai confini del proprio Comune. Il popolo non bramava che -quella che favoriva l'industrie, che frenava le angherie de' magnati, e -pel commercio con l'estero ne accresceva la floridezza. Vi volevano -uomini di gran genio e che non parvero di que' tempi, per vedere che -importava cessar le ire di parte, abolire i privilegi infiniti; e quanto -ai molti e svariati governi, sottrarli al potere ecclesiastico per -raccoglierli sotto un forte e unico potere civile: non pero tale per la -condizione de' tempi da potersi temperare, siccome adesso, per una -libera costituzione. Ma come conseguir questo fine con elementi di tal -natura? Non erano esse le due grandi potenze invocate, egualmente -dispotiche e aspiranti a una monarchia universale, e da cui era vano -d'attendere che per loro l'Italia fosse libera ed una? E come con l'idea -della universal monarchia si sarebbe potuto restaurare a Roma, gia da -secoli sede del papa, il vecchio trono de' Cesari, e l'impero latino, -non divenuto omai che un vanto e una tradizione? Come distruggere in -Italia a un tempo i privilegi di tutti i poteri su cui si basavan le -leggi di ciascun Municipio, che sotto forma o di repubblica o di -principato la governavano? - -Eppure non mancarono uomini fra i Ghibellini che v'avesser gran fede, e -si dessero a promovere la difficile impresa! La quale se da prospero -esito non fu coronata, ad essi pero l'onore e la gloria di avere ad ogni -modo iniziato il generoso concetto dell'unita nazionale. E soprattutti -al divino Alighieri! Il cui genio in un'epoca di contrasto tuttora fra -l'impero e la chiesa, fra 'l diritto e la forza, seppe, primo fra -gl'italiani, elevarsi alle serene regioni della scienza, e rinvenirvi il -principio del patrio risorgimento e della civilta universale. -Ammaestrato dalla sventura e dall'esperienza, ramingando di citta in -citta, in mezzo a popoli di vari dialetti e costumi, e fra 'l triste -spettacolo delle fazioni; filosofo e teologo, vedute le due autorita, -politica e religiosa, in aperta lotta fra loro: nella sua alta mente -immagino e comprese che l'Italia, partita in tanti piccoli Stati, con -reggimenti incerti e poteri effimeri, fra tante agitazioni e discordie, -non avrebbe potuto trovar posa che nell'attuazione della unita di -reggimento, non che di una riforma politica, e della disciplina -ecclesiastica. L'Italia divisa, agli occhi suoi era serva, e indegna del -nome di nazione. Testimoni di questa fede i suoi cento canti della -_Divina Commedia_, il trattato della _Monarchia_, e le sue esortazioni -ai principi e popoli dell'Italia, e in particolare agli amici piu intimi -che volle a parte della grand'opra, fra i quali vediamo de' primi messer -Cino de' Sinibuldi. - -Che se, com'e detto, gli elementi proposti allora dall'Alighieri non -corrisposero, ne poterono, anche di per se, esser valevoli ad attuare -almeno il pensiero magnanimo della nazionale unita: esso pero da quel -tempo nella mente d'alcun grande italiano pur talvolta risurse. E noi il -travedemmo ne' nobili carmi del Petrarca, e ne' politici discorsi del -Machiavello. Dappoi con le straniere dominazioni una notte di secoli si -distese sul bel cielo d'Italia, ne un solo astro benigno, pur quello -della speranza ultimo a estinguersi, piu vi brillo! Ma le dure catene -che l'avvinsero d'ogni parte, pur quando modernamente ogni Stato -d'Europa costituivasi a liberta, stancarono i popoli, e li riscossero. E -giurarono in cor loro di volersi unanimi conquistare quel libero -reggimento che tanti despoti lor contendevano, e che sentivano omai di -dover meritare. Il voto dell'Alighieri con piu attuabili modi raccolto -in segreto dagl'Italiani, cresciuto in breve e diffuso, comincio ad -esplicarsi in iscritti e in generosi conati. Le patrie rivoluzioni e -battaglie del secolo decimonono ne affrettarono gli eventi: e per tal -guisa quel voto rimase e fu tramandato come unico principio e -divinazione del mirabile nostro rinnovamento. - -E ben fu che a si gran cittadino Firenze sua festeggiasse nel -secentesimo anno della sua nascita! Ben fu che in quel memore giorno in -cui l'Alighieri comincio la sua vita, sacra all'arte e alla patria, al -dolore e alla verita, gli erigesse una statua sulla piazza del tempio -dell'itale glorie! E cola in quel giorno fu bello a vedere, compresi di -gratitudine al divinatore delle italiche sorti, come a solennita -nazionale, e ad inaugurare in suo nome la nuova civilta, raccogliersi -tutti i rappresentanti delle provincie del bel paese, e di nuovo -sciogliere il voto alla tanto sospirata unita e liberta della patria; -che alla perfine, nel memorabile 1866, con la indipendenza dello -straniero, dopo una lotta di dodici secoli fu dato di conseguire! - -Abbiamo gia detto come l'unita dell'Italia fosse intesa e bramata da -pochi, e sol tra' piu nobili Ghibellini d'allora; e come la dimora di -messer Cino alla Sambuca non dovesse essere che una stazione per -condurlo fra loro nelle terre lombarde a discutere il modo piu atto, con -l'arrivo dell'imperatore, a compir la grand'opra. Se a quel castello -messer Cino non avesse trovato che gli amici suoi Vergiolesi, cotal -dimora sarebbe stata assai breve. Ma v'era pure la donna del suo cuore! -Colei, che da lungo tempo non avea riveduto e che sapeva si scaduta ed -afflitta! E a veder come, dal momento del giunger suo la salute di -quella gentile ogni di piu rifiorisse; e com'ella, quasi obliando i -propositi e gl'impegni che Cino stesso non le aveva nascosti, si facesse -una dolce illusione; e confidasse, che a quel castello dove ei fu tanto -aspettato, e dov'ebbe dai Vergiolesi tanti segni di gradimento, -dipendeva da lui di protrarvi la sua dimora; ben puo argomentarsi da che -contrari affetti fosse combattuto quel cuore! Chi infatti non avrebbe -voluto restarsi a convivere fra amica gente non solo, ma insieme -all'amata donna; quando essa a lui ogni di porgeva certezza, che quella -sua salute si debole, non che l'ardor dell'affetto col rimanerle -d'appresso rinvigorivano; mentre con l'abbandono queste forze vitali si -sarebbero affievolite e con suo grande rammarico? - -Eppure il tempo di partire era giunto! Parola di dolore e l'addio, ma -bisognava pur proferirla! - -Essi eran soli, il giorno della funesta partenza!--Il cavallo di gia -sellato attendeva il suo nobile cavaliere sopra un piccol ripiano -dinanzi al castello, condottovi a mano dal suo fido valletto, insieme ad -un altro del Vergiolesi che doveva servirgli di scorta. In basso poi -avrebbe trovato altri uomini d'arme che per sua sicurezza l'avrebbero -accompagnato a cavallo fino a Bologna. Messer Cino si era gia inteso con -gli amici suoi, messer Lippo e messer Fredi, concordi nel suo pensiero -politico: solo dolente di doverli lasciare in lotta coi Bolognesi pel -posseduto castello. Frattanto non gli dava il cuore di doversi -distaccare dalla sua Selvaggia. E quante ragioni non ve l'avrebber -trattenuto! Ma un sacro dovere, l'amor della patria, era in lui si -potente, che gli faceva, in parte, sacrificare un affetto si caro. - ---Voi sapete--mestamente ei le disse--dove l'onore mi chiama! I miei -amici, e massime Dante mio, con calde parole mi vi scongiura e mi -esorta. Non per questo vi potra esser mai un istante ch'io dimentichi la -mia dolce Selvaggia! Verra con me impressa nel cuore la vostra immagine -sempre! Questa sola mi basterebbe. Ma pur vedete (e mostravale un suo -ritratto), anche i miei occhi usi a contemplarvi, cercai che da lunge di -tanto bene in qualche modo non ne fossero privi. Le vostre lettere poi -mi solleveranno da tanto dolore. Voi riceverete le mie. E quando la mia -missione sara compiuta, dalla quale mi auguro fra gli altri beni il -vostro ritorno in citta, affrettero il momento di ricondurmi agli amici, -ed a voi, che foste e sarete pur sempre la donna del cor mio e del mio -pensiero. E ora, o Selvaggia, d'un favore vorrei pregarvi. E qui (e le -porgeva un involto di carte scritte di sua mano) egli e qui che ho -raccolto tutti que' versi che il vostro amore mi ha ispirato. Permettete -che restino in mano vostra. Non tutte per certo le povere mie rime le -conoscete. Ne troverete pur altre che forse vi moveranno a pieta, e -forse da voi di qualche stilla di pianto saranno bagnate! - ---Oh! si! messer Cino, si--rispondeva ella con passione accettando -quelle carte, e stringendole al seno.--Ecco tutto quello che mi restera -di voi! - -E gia calde lacrime le cadevano per le guance.--Ma io sapro farmi forza. -Voi partite per una nobil missione. Al vostro ingegno si schiude il -cammin della gloria; e io...! Oh! io non faro che voti i piu ardenti -perche vi sia dato di conseguirla. Ma intanto!... Vedete in che -solitudine, in che sconforto io mi resti quassu! Oh! perche il padre e -il fratel mio non presero a seguirvi anche in questo? Non era egli un -dovere che si spettava a ciascuno di nostra parte? E allora cola nelle -terre lombarde, non disgiunta da' miei cari e da voi, qual grato -compenso non avrei avuto alle patite sciagure! Quanta gioia a questo -povero cuore.... vedervi uniti e concordi nella nobile impresa di -redimer la patria; poterne divider d'appresso le speranze e i timori: ed -io delle prime avere il vanto di giubilare ad ogni ostacolo che mi -svelaste d'aver superato! E la, se anco i giorni del viver mio avesser -dovuto abbreviarsi..... - ---Selvaggia!--ei la interruppe--ve ne scongiuro, non piu! Non vogliate -con questi detti crescere a dismisura l'acerba pena che provo per si -necessaria partenza! Di nuovo io lo prometto, e lo giuro! Lasciarvi -ora.... pur troppo!.... ma non mai nel mio pensiero! La vostra dolce -memoria mi fara piu lieve il dolore dell'assenza, e ogni ostacolo da -superare: e presto, si, presto n'ho fede, la buona fortuna consolera voi -generosa, e degna di miglior sorte! - ---I vostri voti, Cino, se mi son cari!..... Ma temo che omai per me -infelice sieno indarno! Da troppo gran tempo il peso delle sciagure s'e -aggravato sopra il mio capo! Ma questa.... oh! questa vi pone il colmo! -E gia un fatale presentimento che.... forse mai piu.... - ---Non mai!--Cino subito le soggiunse--non dite questo per pieta, mia -dolce Selvaggia! Voi mi aggiungete dolore a dolore. Noi ci rivedremo! e -presto;... e allora... oh! allora per non lasciarci mai piu! - -E strettala dolcemente al seno, si senti posar su di esso quella sua -bionda testa come nel piu grande abbandono. - -Un singulto convulso erale succeduto ai prolungati sospiri, e da que' -begli occhi scendevano grosse lacrime e le bagnavano il volto. Egli -presala per mano, facea di sorreggere quel suo dolce capo a uno dei suoi -omeri: ma sentitosi fortemente commosso, teme ad ogni tratto gli si -smarisser le forze. L'amicizia e l'ospitalita gl'imponevano d'altronde -sacri doveri. Sicche fatto superiore a se stesso, tento di dar animo -alla infelice, piu volte chiamandola a nome con molto affetto. Ella -allora sollevata la faccia, e tacita con lungo sguardo affissandolo, -giunse le mani verso di lui come in atto di fervente preghiera. Cino -l'aveva compresa, e volea pur frenare la sua gran commozione -assicurandola del suo presto ritorno. Ancora una volta la strinse al -seno, e parti; ignaro che quello sarebbe stato l'ultimo addio! - -Tornato di nuovo nella stanza dei Vergiolesi, gli abbracciava con grande -affetto; e in un baleno era gia in sella. - -Il vecchio capitano segui l'amico finche non giunse al destriero; poi -con gli sguardi e coi voti, commosso egli pure oltremodo, perche omai -consapevole di quell'amore di messer Cino, paventava di gia per la -salute della sua cara Selvaggia. Essa aveva voluto rivederlo ancora una -volta di su dal verone, e per le svolte della montagna accompagnarlo col -cupido sguardo. Ma come la costiera del poggio le ne contese la vista, -non le resse pur l'animo, e vi rimase quasi priva di sensi. Il padre -pero e le donne di famiglia furon preste a soccorrerla. Ma affanni si -crudi a cor gentile son ferite mortali; e mal si potrebbe con dolci modi -e con amiche parole apprestarvi un rimedio! - - - - -CAPITOLO XIX. - - -LE INSIDIE. - - - "Ma non vi spiaccia entrar nelle nascose - Spelonche, ov'ho la mia segreta sede; - Ch'ivi udrete da me non lievi cose, - E cio che a voi saper piu si richiede." - - ---- _Tasso_, _Gerusalemme_, C. XIV. - - -Vedutosi il Fortebracci andare a vuoto ogni tentativo di ravvicinarsi a -Selvaggia, ne potendo piu altro, neppure, come bramava, avere il modo di -tormentarla, riparata lassu in quel castello inaccesso: nell'isolamento -in ch'ei si pose dopo l'assedio con la coscienza d'esser ripudiato da -tutti, era caduto in uno sgomento mortale. Solo qualche potere -esercitava su lui quel Nuto che tenea con se. Egli era il suo incubo, -per cosi dire, che premevalo senza posa. Non pero che talora in qualche -lucido intervallo non ne vedesse tutta la infamia, e non lo esecrasse. -Ma posto ormai sopra una mala via, ne per folle superbia volendo -ritrarsene, si sentiva sospinto a non poter seguitare che a quella -scorta. Costui intanto facendo suo pro d'un'astuzia la piu raffinata: -accortosi che larga mercede poteva ritrarre ogni volta che al -Fortebracci, sempre cupo e atrabiliare, suggeriva qualche espediente da -indovinargli il pensiero e dargli lusinga di soddisfar le sue brame; si -fece innanzi anche adesso, e gli propose un partito, poco importava se -fosse possibile, certo de' piu arrischiati, senza dir de' piu tristi. - -Accadde per questo che il Fortebracci ingarbugliato talmente, e -infanatichito della proposta, un tal di lascio in un subito quel suo -poggio romito e venne a discendere nella valle della Limentra. - -Come l'astore che dalle vette del San Gottardo va di vallone in vallone -per gittarsi laddov'e piu certo di ghermir la sua preda; tale il triste -uomo col suo malvagio consigliero era venuto cola a tentar di sbramare -le insaziate vendette. Quel Musone della Moscacchia che in Pistoia -abbiam visto caparrato da Nuto, e fatto stromento della congiura nel -Castel di Damiata; riuscito con Fuccio, suo compagno di latrocini, a far -buona preda in tempo dell'assedio su i vivi e su i morti, s'era di nuovo -riparato in quella valle montana. Ma non piu al suo paese della -Moscacchia vicinissimo a Sambuca. Perche, per le vie di quelle montagne -rinnovatesi spesse aggressioni dalle sue bande, i due Comuni di Pistoia -e di Bologna vi avevan fatto raddoppiare di vigilanza per purgare i -luoghi da que' masnadieri, e assicurarvi il libero transito. - -Evvi un luogo sulla via carreggiabile fra Bologna e Porretta, che, da -un'immagine della Vergine postavi chi sa quando, si denomina la Madonna -del sasso. Gli e un monte petroso che lascia intraveder dal di fuori -varie caverne, apertesi da antico tempo dentro di esso pel franar di -que' poggi, che hanno ancora un instabil terreno; tanto che in alcuni -luoghi la via ferrata si e dovuta costruire su terrapieni nell'alveo del -fiume. Le dette caverne furon poi fatte ad arte piu ampie, con lo -scavarvi pietrami ad uso di fabbriche. In una di quelle, piu larga e piu -internata nel monte, si stava nascosta la masnada di que' malandrini con -alla testa il fiero Musone. Non era bastato ai due Governi del Pistoiese -e del Bolognese l'aver fatto impiccare anni addietro sulla pubblica via -un certo contrabbandiere de' loro, chiamato Lupo, e altri di questi -assassini[7] . Quelle folte macchie eran proprio tane sicure per queste -belve. Da poco poi che v'era tornato Musone, sotto un capo si audace -ripreso ardimento, di nuovo s'eran dati ad assaltar notte e giorno ogni -viandante che senza valida scorta si fosse attentato di tener quella -strada. - - [7] _V. Arferuoli_, _Storie pistoiesi_ M. S. - -Come Nuto pote informarsi di tutto questo (che il viluppo della matassa -era interamente in sua mano, e a lui, si puo dire, era stato commesso di -distrigarla) comincio a frequentare uno dei manutengoli di cotestoro a -una certa osteria del villaggio della Moscacchia. Si assicuro di lui con -danari; sicche questi non esito a dare un cenno al capo di que' -malandrini, che v'era tale cui occorreva il suo braccio. Ma venire con -Musone a parlar testa testa, era difficile molto, e facilmente potea dar -sospetto. Bisogno, secondo che gli fu detto, accettar la proposta di -passare una tal notte per la via a non molta distanza da quelle caverne; -e se mai da alcuno potessero esser veduti, fingere di lasciarsi -arrestare dalli stessi malandrini, che da un segnal convenuto dovean -riconoscere, per poi farsi condurre la dentro. E cosi fecero. - -La notte era al colmo; quando Nuto e il Fortebracci usciti nel giorno, -ben armati, dall'osteria della Moscacchia dove alloggiavano, dopo molte -ore di cammino per mezzo a boscaglie, ed evitando la pubblica via, eran -venuti a far capo ad essa a sinistra del Reno, e si trovavano appunto -sotto quella scogliera. Pochi passi a quel buio tentavan di fare, per un -ammasso informe di pietre frananti, che in parte lungo la nuova via -provinciale ancor vi si scorge, e che a quel tempo siccome adesso, -dall'alto del monte protendeva nel fiume. Ma i masnadieri vi stavano -all'erta. Basto il segnale convenuto per essersi subito intesi. Da tre -scherani infatti (ne si avrebbe saputo da dove uscissero) Nuto e il -Fortebracci eccoteli circondati. Allora, senz'altro, via in silenzio con -essi; uno avanti per farne strada, poi loro, e dietro i due altri. -Bisognava aggrapparsi su per que' massi con le mani e co' piedi e -girarvi d'attorno. Ma pe' conduttori non era un andare alla cieca. Le -orme da porre, il come e il dove, a loro soli era noto. A un certo punto -imboccano in un piccolo antro, e poi la la per un passaggio sinuoso ed -angusto; finche brancolando fra 'l buio, s'accorgon di essere in un sito -piu ampio. Qui dati i nomi (prescrizione indispensabile) all'improvviso -fu accesa una face di resina, e si avvidero di essere innanzi al capo -de' masnadieri, a quell'uomo terribile di Musone. - -Ravvolta la testa nel suo cappuccio, se ne stava sdraiato sovr'alcune -pelli lanute, la in un canto della caverna, e senz'armi. Ne fara -meraviglia, perche ad ogni istante poteva staccarne una da quelle -pareti, da cui pendevano stocchi, accette, spade e stili; armature di -ferro, giachi e celate. Vi si scorgevano anche ammassati sacchi di -ricche prede, e ogni sorta di provvisioni che occorrono al vitto. Per -rimanervi poi piu sicuri, da quelle crepe, veri nidi delli scorpioni, -spiavano tutto giorno lungo la via, se qualcuno mai si avvicinasse. Che, -se fossero stati militi venuti li per sorprenderli, addossavano grosse -pietre alli sbocchi dell'antro, e con spranghe di ferro ne sbarravan la -entrata: si nascondevan piu oltre per que' seni di sterminata lunghezza; -o per altre uscite che potevan dischiudere, e che mettevano in un bosco -foltissimo, si aprivan la via a fuggire. - -Levatosi Musone dal suo giaciglio non appena fu fatta luce: - ---Alla fine ci rivediamo, messer Fortebracci!--come in aria di trionfo -esclamo.--Nobile cavaliere, voleste proprio qui in casa mia venire a -rendermi visita! Oh! ben faceste, vedete; perche se v'occorre, Musone -qui vale ancora un po' piu di quel che non valesse a Pistoia. - ---Mi e noto,--replico il Fortebracci:--egli e per questo ch'io di nuovo -ricorro a te. - ---Si tratterebbe--ripigliava Nuto.... Ma vedendosi intorno coloro che ve -li avevan condotti; preso al braccio Musone, e movendo pochi passi per -entro ad un altro sbocco, gli espose a bassa voce e in succinto quel che -loro occorreva. - -Dopo di che ritornati: - ---Ritiratevi!--ordino Musone agli scherani. - -E rimasti soli, voltosi al Fortebracci con quel fare birbesco, e da -padrone della situazione, dinanzi ad uno che aveva bisogno di lui: - ---Ho capito--soggiunse. E scotendo la testa, e fendendo l'aria con la -mano:--Eh! messere! Bisognava aver fatto un po' piu a modo mio, laggiu! -Un albero che t'auggia, si taglia. Per un rivale non ci vuol meno. E ora -ei l'ha scampata! - ---Egli, dicesti? Ma che?.... dunque tu stesso?.... - ---Io, si; con brava scorta di gente d'armi, lo vidi io da questi miei -pertugi passar di qui, gli e gia qualche tempo sul mezzo del giorno; e -gente del capitan Vergiolesi, mi parve, oh! anzi era, quella che andava -con lui! - ---Sta bene, comprendo!--rispose l'altro aggrottando le ciglia. - ---Per questo, messere, una andata male, che importa? Vuol esser -raddoppiar d'astuzia e d'ardire. Vedete io? Sfido ed affronto ogni -giorno il destino. E se non fosse un maladetto conte che mi -perseguita.... (Era costui il conte Tordino da Panico, capitano delle -milizie bolognesi per quelle montagne, cui fu commesso dal Governo di -vigilare per render sicure quelle vie montane e que' confini da cotal -gente). Ma i vili son quelli che cadono. E or vedo voi, o mi pare, in un -certo abbandono.... Eh via! su, su, ardimento, messere, e qui a me la -faccenda! Che volete dunque? Questa dolce donzella farla vostra, -s'intende! E intanto vederla a ogni costo! Affe che gli e alta e ben -cinta di ferro la gabbia di questa vostra colomba, e prima che il nibbio -v'arrivi e ve la faccia snidare!.... Ma senza metafore, ponderiamo -insieme un poco gli ostacoli. Vedete! il luogo tanto guardato e -inaccessibile; quel di non scender mai giu in basso del castello.... -perche allora!.... Poi il padre.... e metto anche l'amore del -Sinibuldi.... Il nibbio pero, si intende, non va tanto a scrutinare: -quand'ha buoni artigli, piomba giu sulla preda, l'aggranfia, ne si cura -del resto. - ---Ma dimmi--chiedevagli il Fortebracci--e il capitan Vergiolesi non va -mai solo verso i confini? - ---Qualche volta vi fu veduto; e anche.... (voleva ricordare un assalto -ch'ei gli dette, ma non troppo felice, e si tacque). Poi in aria di -sicurezza soggiunse:--Se mai.... oh! oh! questo a me. - -E l'altro: - ---Il Sinibuldi vedrai le dovra scriver lettere, e allora il suo fido -valletto.... per questa via.... - ---Siate certo ch'io de' valletti e de' corrieri ne riconosco; e anche a' -miei per queste parti n'ho gia fatti riconoscere! Non diro altro! A voi -lo star per ora nascosto dove a Nuto ho gia detto; e a me a pormi -all'opra. Difficile molto, messere! Qui non si tratta di passar -mercanzie. Un buon contrabbando gli e sempre un grosso affare per noi: -ma in questo caso la ricompensa.... - -E l'altro: - ---Non dubitare! sara grande quanto l'avrai meritata. - -Detto cio, Nello e Nuto tornaron sicuri all'aperto, e, favoriti dalle -tenebre, al proprio asilo. - - - - -CAPITOLO XX. - - -IL ROMEO. - - - "Romeo persona umile e peregrina - . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . - Indi partissi povero e vetusto; - E se 'l mondo sapesse 'l cuor ch'egli ebbe. - Mendicando sua vita a frusto a frusto, - Assai lo loda e piu lo loderebbe." - - ---- _Dante_, _Paradiso_, C. VI. - - -Poco lungi dalla rocca della Sambuca, dal lato di mezzodi, in una -piaggetta che aveva nome di _colle fiorito_, dove poi fu eretto un asilo -di povere donne consacratesi alla istruzione delle fanciulle de' vicini -villaggi, scaturiva di sotto a un tabernacolo della Vergine appellata -_del giglio_, una fonte di purissima acqua. Sul tramonto del sole era -questo il convegno delle donne si del castello che dei dintorni, le -quali fin dal basso del fiume vi giungevano co' loro brocchetti. - -Or avvenne che esse un tal giorno e in quell'ora vider salire a quella -volta un pellegrino. Lo indicava per tale il suo abito soprattutto. -Largo il cappello, vesta nera succinta fino al ginocchio; le gambe con -usatti o corsaletti di pelle giu sino ai sandali; sugli omeri poi un -mantelletto o bavero nero, dove erano appese qua e la piccole -conchiglie, e sul petto una lucida croce. Non portava con se che -un'ampia scarsella, una barletta e un mandolino, pendenti dalla corda -che cingevagli i fianchi. Come uomo che toccava gia la vecchiezza se ne -veniva su su lentamente appoggiandosi al suo lungo bordone. Lo andavano -accompagnando due pastorelli, scalzi e mal vestiti, ma bianchi e rossi -come rose; che allettati dalle sue parole cortesi, e incuriositi di lui -per l'abito non comune, avevan lasciato altri loro compagni, e -volentieri s'eran prestati a scortarlo sulla via del castello. Anco -dall'aspetto, chi l'avesse bene osservato; una lunga barba grigia ma con -due occhi vividi; un volto per quanto scarno, di bianchissima -carnagione, e con una fisonomia di grazia e affabilita non comune; -l'avrebbe subito giudicato per di nobil famiglia. Ne e da stupire in -que' tempi, nei quali uomini d'ogni classe _per rimedio dell'anime -loro_, ad espiazione di grandi delitti, o per senso di profonda umilta, -o per voto, s'imponevano sacri pellegrinaggi. - -Giunto lassu a quella fontana, benche alquanto affannato per la salita, -la prima cosa, voltosi a quelle donne, disse loro: - ---Date da bere al povero pellegrino, datelo di grazia, a un vecchio -Romeo! - -Di che esse, non appena richieste, fecero a gara per compiacerlo. Ma una -fra le altre, Maria, la fantesca di Selvaggia, piu aggraziata e piu -franca, gli si fece dinanzi, e sollevatogli con bel garbo sul suo -braccio il brocchetto gia pieno, glielo piego, tanto ch'ei vi bevesse. -Cosi al vecchio Eliezzero la nella Mesopotamia volle esser cortese la -buona figliuola di Batuele. - -Ma intanto che egli s'era posto a sedere sopra un masso vicino, le donne -avevano scorto che portava con se un musicale strumento. Sicche vaghe -com'erano d'udire qualche armonia; rara sorte in que' poggi, se non -fosse stato talora il suono del liuto di madonna Selvaggia, da qualche -tempo pero tanto meno frequente; fu un muoversi tutte e far pressa e -preghiera al buon Romeo di toccarne le corde. Di che ei per la cortesia -ricevuta volle subito compiacerle, aggiungendo che avrebbe anche tentato -di far loro udire una certa canzone. Allora esse gli si misero in -cerchio, e posarono al piede i brocchetti. Trepidanti poi, le piu -giovani in specie, per l'atteso piacere, ma pur raffrenando la naturale -allegria, s'imposer silenzio, e non intesero che ad ascoltarlo. Sicche -ei levatosi in pie, e toltosi dal fianco il liuto, e trattone un breve -preludio, su flebile arpeggio, in questa guisa comincio a cantare: - - Son Romeo che mari e monti - Notte e di finor varcai. - Strani casi ed ho racconti - Che palesi non fur mai: - Vera e mesta istoria e questa - Che narrar da voi s'udra. - - Fuvvi in Siena una donzella - Disposata a rio signore; - Egli infida alma rubella, - Ella giglio di candore. - Ma il crudele omai l'aborre, - Ch'altra donna in cor gli sta. - - In maremma abbandonata - Ei la chiuse in suo castello. - Attendea la fiduciata - Per piu lune il crudo Nello: - Fu delusa in sua fidanza! - Ei mai piu non tornera! - - Ei mai piu? Cosi potria - Obliar cotanto affetto? - E l'affanno della Pia - Anco il cielo avra reietto? - E quell'aere maligno - Il suo spiro estinguera? - - Fra gli orror di muti avelli - S'aggiro la sconsolata: - Cerco pace almen fra quelli - Onde viva era dannata. - Ma qual vista! Un'urna, e appresso - Vedovella al suol si sta. - - Poveretta! al tuo lamento - Ch'io congiunga il pianto mio! - Deh m'abbraccia! adesso io sento - Che pietoso e meco Iddio: - Ah! che il pianto insiem versato - E del cielo una pieta. - - Deh! ti prego; a lui, se mai - Correra questa maremma, - "Die morendo, oh si, dirai, - A me pura la sua gemma! - Ti ricordi della Pia, - Che innocente, estinta e la!" - - E si giacque! E di pallore - Tinte avea le belle gote: - Le man tremule sul core. - Le pupille al cielo immote. - - Stanca alfin, siccome fiore, - Il bel capo rechino, - E del suo crudele amore - Il dolor la consumo! - -La mesta canzone riempi di tristezza e di compassione il cuore di quelle -donne. La buona Maria volle guidare il Romeo al castello, sicura che la -sua signora l'avrebbe molto gradito. Ed egli che sentiva il bisogno di -riposarsi, non essendosi fermato che allo Spedaletto circa sei miglia -distante, non esito a seguirla. Le giovani allora quasi tutte gli tenner -dietro, nella speranza di sentirgli ripetere quella canzone. In questo -Selvaggia sorpresa d'udire in tanta solitudine melodie, benche di lunge -non ben distinte, ma d'un andamento si melanconico, aveva spedito a -sapere d'onde venissero e da chi mai. E come da Maria le fu narrata ogni -cosa, a lei pure prese vaghezza d'udir quella storia. - -Il Romeo con le donne era rimasto sul piazzaletto che e dinanzi alla -porta. Selvaggia si reco subito nella sala, e consenti che le donne -stesse vi venisser con lui. Le quali com'ebber riveduta la buona loro -signora, meravigliarono che in si breve tempo quel suo volto fosse -divenuto si pallido, e quel suo sguardo vivace e lieto, apparisse -languido e mesto. - -Ma intanto come natura era in lei esser sempre con tutti affettuosa e -gentile: - ---Venite, venite--diss'ella a coloro che si avanzavano peritose.--E voi, -buon pellegrino--facendosegli incontro--siate fra noi il ben arrivato! -Profittate a vostro agio della nostra ospitalita, che, per quanto -assente mio padre, per noi, non sara che di piacere e di grazia. - ---Gran merce, madonna,--soggiunse il Romeo.--La fama del vostro -bell'animo che suona si degnamente, mi faceva sicuro di vostra buona -accoglienza. - ---Frattanto--soggiunse ella--qui presso a me assidetevi, e prendete posa -dal viaggio, mentre che vi faremo apprestare un qualche ristoro. E se vi -piace, ditemi in grazia d'onde venite, e come per questi monti; e quale -mai storia racchiude la vostra canzone. - -Cui egli rispose: - ---Abbiatevi da sapere, o nobil signora, che corrono gia nove anni da che -mi partii da Milano, la terra de' padri miei, deliberato di recarmi a -visitar la tomba del principe degli apostoli. E cio avvenne quando al -principio di questo secolo (ne cio potra esservi ignoto) papa Bonifazio -ottavo intimo il giubileo, e pose a Roma general perdono di colpa e di -pena a quanti visitassero, de' Romani per un mese, degli estranei per -quindici di, le basiliche di S. Pietro e S. Paolo. - ---E il concorso com'ando voce, veramente fu grande? - ---Quanto mai possa dirsi!--rispose egli.--Perche Bonifazio ad agevolarvi -l'andata, nella pienezza di sua potenza fulmino l'interdetto a chiunque -(fosse stato il piu grande dei re!) per Roma e per questo fine avesse -impedito il viaggio. Tantoche potete pensare che genti d'ogni grado e -d'ogni nazione che vi si recarono! - -Non vi diro di molti principi che v'intervennero. Ricordo fra' piu -illustri Amedeo quinto, principe di Savoia, del quale tutti esaltavano -non che il valore guerresco, l'animo gentile, e la protezione alle arti -belle. E infatti a Roma aveva condotto con se dal suo Stato, com'io pur -vidi, valenti artisti d'ogni maniera ad ammirarne le grandi opere, e a -quelle ispirarsi per commetter loro grandi lavori. Noi italiani, quei -molti in particolare che eravamo in vesta di pellegrini (e a me piace, -vedete, con questo abito di ritornare alla patria) uomini e donne -solevamo raccoglierci a cento a cento fuor delle mura. Di la si moveva e -si faceva l'ingresso nella santa citta, cantando i cantici della chiesa -fino alla basilica di S. Pietro. Oh allora il pietoso spettacolo, se -l'aveste veduto! Era un continuo scontrarsi con altre schiere di -penitenti che ripartivano: e tutti come uguali nella fiducia, un -medesimo animo ci guidava, una stessa gioia ci commoveva! - -Per amor della perdonanza, lo credereste? molti pellegrini a condursi i -figliuoletti per mano; e i vecchi genitori talora per la stanchezza -impotenti a piu moversi, fino a portarseli sulle spalle! Eppure a que' -giorni dopo i disagi di lungo cammino anco i piu gagliardi a mala pena -si reggevano, in piedi! Ma tant'e! l'amore e la fede vincon sempre ogni -ostacolo! E la piu parte, vedete, erano scalzi, trafelati dalla fatica, -e smunti poi dai patimenti per la scarsezza del vitto essendo venuti a -brigate, e a intere famiglie limosinando: di que' de' nostri quassu, fin -di Piemonte, e chi financo dall'estrema Sicilia. Tanta poi era la folla, -di e notte, per la citta, che l'antico ponte Elio sul Tevere, detto or -di Sant'Angelo; perche la gente astretta a passarlo per la visita delle -basiliche non vi s'accalcasse per modo, che intoppatasi facesse -subbuglio e avesse a cadere nel fiume; e' fu diviso per lo lungo con uno -stabile spartimento. Sicche quelli che andavano a S. Pietro volgevan la -faccia a castel Sant'Angelo; a quella gran mole che fu gia sepolcro -dell'imperatore Adriano; e quelli che venivano per ire a S. Paolo, eran -volti verso il monte Giordano. E pensate voi quanto danaro in tutto quel -tempo fu raccolto per ogni chiesa! Giorno e notte presso l'altare (io -gli ho veduti) due cherici stavan li a riceverlo. Generalmente fu -asserito che in tutto quell'anno aveavi sempre in Roma, ogni giorno, -oltre ai romani, dugentomila pellegrini; e che oltre a due milioni -fossero stati i devoti visitatori. - ---E ditemi, nobil Romeo;--lo richiese Selvaggia--vi dimoraste per molti -giorni? - ---Quando ebbi ottenuta la perdonanza, e gia passatovi da piu che un -mese, mi partii dalla gran citta, non vi so dir come pieno l'animo per -le meraviglie della Roma pagana e della cristiana! Allora, chiamato da -un mio parente per negozi domestici, m'inoltrai nel mezzodi dell'Italia, -e giunsi a Napoli. Cola, fosser cagione i disagi d'un si lungo -peregrinaggio, infermai gravemente, e qualche anno fui costretto di -rimanervi. Non appena la salute mi consenti di lasciar quel bel cielo e -quell'incantevol paese, toccai di nuovo Roma. Ma qual differenza da -quella Roma che aveva gia vista! Vedovata del suo pontefice (che come -sapete, Clemente V fu eletto e stabilivasi in Francia) mi diede immagine -della compianta Gerusalemme! In preda ai partiti, la desolazione e i -lamenti non vi mancavano! Mi rimisi tosto in cammino, e sulla via del -ritorno come aveva fatto pensiero, volli fermarmi a visitare la bella -citta di Siena. Oh! quando si rientra in questo vostro paese, benedetto -e privilegiato che gli e per l'idioma gentile, e per tanto piu civili -costumi; per la bellezza delle sue terre, e per la sua liberta; oh! non -so dirvi che senso di gioia ci si rinnova! Limosinando di borgata in -borgata, di citta in citta, dopo si lungo viaggio pervenni a Siena in -salute, e serbo sempre memoria di quella gente nobilmente ospitale. Ma -ahime! fu cola che intesi un tal fatto da impietosirne le belve! Per lo -che a sollievo dell'animo mio, e perche le gentili anime si -compiangesser con me sopra le umane sciagure, mi proposi compor su di -esso una canzone, quella che di lontano ascoltaste. - ---E qual e mai, se vi piace, cotesta istoria, mio buon Romeo? - ---Orrenda!--diss'egli--piu di quello che sia dato di credere! Madonna -Pia, la giovane e vaga figliuola di messer Buonconte de' Guastelloni di -Siena, abbiate da sapere, che (corrono circa vent'anni) fu maritata a -messer Baldo d'Aldobrandino de' Tolomei. Come poi intorno al 1290 ne -rimase vedova, quattro o cinque anni dopo si disposava a un cotal Nello -o Paganello d'Inghiramo Pagnocchieschi, signore del Castel della -Pietra[8] . Ma non si tosto ei la ebbe impalmata, che gli entrava in -cuore una ardente passione per Margherita contessa di S. Fiora. Di qual -potenza si fosse il demone che invase quel perfido, udirete dappoi. La -grazia e la virtu della donna sua si dileguarono in un subito da quel -petto. Odio invece e livore vi sottentro; e concepi fin d'allora -l'orribil pensiero di disfarsi di quella misera per congiungersi alla -ricca e volubil contessa. Nello infatti divenne poi il consorte di -Margherita, e fu il suo quarto marito! Ma con qual mistero, con qual -perfidia pervenisse a' suoi fini, io solo...; che per certo non so se la -nuova qui... - - [8] "Salsi colui che, inanellata pria, - Disposata m'avea con la sua gemma." - - ---- _Dante_, _Purgatorio_, C. V. - ---Oh! nemmeno un sentore n'era giunto fra noi! - ---Si dunque; io solo potro raccontarvelo. E vi prego fin d'ora, per -onore di lei e del vero, non diate ascolto ad accuse contro a questa -povera Pia. Varie e calunniose voci si fecero andare per Siena dal suo -vile uccisore per ismentire in qualche modo il delitto. E fuvvi persino -chi pronunzio il nome d'un suo amante riamato, e che il marito per -gelosia furibondo ne divisasse la morte. Ma come potete pensare che a -noi pellegrini andando di casa in casa e reso piu agevole che a chi che -sia di essere al fatto delle vicende domestiche; or io posso dirvi che, -un venerando vecchio della casa, de' Guastelloni, avo della Pia, presso -del quale fui ospitato, mi svelo tutta quanta la nefanda trama di Nello, -asserendomi con giuramento che una si nera calunnia falsamente fu -apposta a quella gentile; a lei, non d'altro colpevole che d'aver troppo -creduto ad un marito infedele, e di avere, fino agli estremi perdonando, -portatogli affetto! - -Ricordo come il povero vecchio gia quasi infermo, un tal di, tutto -tremante stringendomi la destra, e sfogandosi in lacrime mi diceva:--Con -questa cara figliuola la nostra casa e disfatta! Io non reggo al dolore! -La povera Pia sappiate che laggiu in maremma in que' bassi fondi, in un -castello di suo marito, quel della Pietra.... Oh! la mia bella e -virtuosa nipote! da lui, da lui proprio vi fu confinata! E intendete voi -con qual fiero proposito? Perche il dolore dell'abbandono (che ella lo -amava tanto!), ma piu poi la malaria, per que' pestiferi miasmi li -presso a uno stagno, lentamente operassero in lei quel ch'ei voleva, la -morte! ma, senza traccia di ferro del suo vile assassino! Sebbene non -manco chi narrasse che laggiu (ei piu crudele e violento!) da un suo -scherano la facesse precipitar da un balcone! Fu sparso poi ad arte pur -questo: ch'ei trovatala morta per malor subitaneo, una forte -disperazione lo sorprendesse. Disperato si, credo, come Caino, del -perdono di Dio; perche tal misfatto contro a una innocente chi potra mai -perdonarglielo? E fiero allora il vegliardo mi si die a esclamare: -Maledizione! maledizione sul capo di quell'iniquo! Dio ci castiga; che -gia noi... oh si! dovevamo conoscerlo noi questo traditor della patria, -quando fuggi gli Aretini alla Pieve del Toppo!.... e allora.... impedire -a ogni costo!.... Ahime! ahime! (e affannato percotevasi il capo con -ambe le mani). Poi ripreso vigore esclamo;--Oh! perche non ho io tanto -forti le membra da impugnare una spada, e prenderne su di lui la bramata -vendetta! Che almeno nell'infausto castello fra i piu crudi rimorsi -finisca l'iniquo i suoi giorni; e dipoi quell'edificio dalla vetta delle -sue torri sia diroccato, ne mano di uomo possa piu rialzarlo; e fin le -stesse macerie nel suo putrido stagno vadan sepolte! Ma che di sopra a -tante sozzure, deh! giustizia di Dio! si elevi una nobile voce che -impietosisca le future generazioni, narrando lo strazio con cui si -disfece la vita d'una si cara ed innocente figliuola! - -Pur troppo vi so dire--ei conchiuse--che tutta Siena e il contado di -gran pieta ne furon commossi! Ma che giova pero? La mia diletta, l'onore -di mia famiglia, ahi! ahime! non e piu!-- - -Cosi il nobile Guastelloni al Romeo; e cosi questi ne riferiva dolente, -la narrazione nella sala del castello de' Vergiolesi, sicche tutte le -astanti se n'erano contristate. Selvaggia poi di tal maniera, che era -rimasta come stupida pel turbamento. Questa commozione tanto piu forte -si pareva in lei, per una serie di tristi vicende fatta omai piu -sensibile alle sventure, e perche in quell'istante l'animo suo era -preoccupato dal lungo silenzio di Cino, inconcepibile dopo l'affetto che -le avea dimostrato, e le ripetute promesse. - -In questo le donne avevan pregato il Romeo a ripetere quella canzone, -fidando che ella, come innanzi se n'era espressa, l'avrebbe gradita. E -quegli presane licenza di gia l'intonava. Ma come n'ebbe modulate le -prime strofe, Selvaggia che vi pote porre attenzione, ne fu di nuovo si -scossa, che a bassa voce e tremante comincio a ripetere que' versi che -le parvero come dettati per lei; e dicea ne' sospiri: - - "Ei mai piu non tornera! - Ei mai piu? Cosi potria - Obbliar cotanto affetto?" - -Ma gia il Romeo, avvedutosi del suo turbamento, si era imposto silenzio. - -Ella, fatta pallida oltre l'usato, si levava dalla sua sedia; e -pronunziando pur sempre fra se quelle funeste parole, congiunte insieme -le palme, e volto a terra lo sguardo, a lenti passi ritiravasi nelle sue -stanze. - -La mattina seguente bramoso il Romeo di rimettersi in via, dimando di -prender congedo dalla nobile castellana. Allora fu introdotto nella sua -camera, dov'ella di gia alzata lo ricevette. Una modesta mobilia e non -piu che la necessaria vi si vedeva. Bianche cortine circondavano il -letto: dove da un lato una croce, dall'altro un inginocchiatoio, e sopra -pendente dalla parete un quadretto in campo d'oro con una Vergine, -d'autore bizantino. Un forziere di legno intarsiato a vari colori: uno -stipo antichissimo; poche sedie, un tavolino e null'altro. Ella era -seduta sopra una sedia a bracciali. Vestiva un'ampia zimarra di panno -chiaro con doppia bottoniera dinanzi, e sopra, un nero gamurrino cinto -alla vita, con grandi maniche; l'una e l'altro di panno inglese, reso -finissimo dai cimatori fiorentini nell'arte di Calimala. Su d'un piccolo -tavolino che avea dinanzi, erano poche cartapecore bianche, con appresso -il calamaio. Alcuni libri ben rilegati, fra i quali il nuovo Testamento -con la versione in volgare, coperto con velluto chermisi con fermagli -d'oro; il cui manoscritto il piu forbito su carta bianchissima -impomiciata e a larghissimi margini, si pregiava per miniature mirabili -e fregi d'oro si ben condotti e finiti, che non poteano attribuirsi che -al celebre Oderigi da Gobbio. Alcuni tratti della Consolazione di -Severino Boezio voltati pure in volgare, e legati in un libro, con poche -poesie provenzali che andavano sotto il nome di Folchetto di Marsilia. -Aveavi una cronachetta d'Elisa e di Abelardo: alcuni romanzi di Turpino -e di Lancellotto; tutti quasi i racconti della Tavola Rotonda; e infine -una raccolta di versi dei piu eletti trovatori italiani da lei stessa -copiati con grande amore: non che i piu pregiati di Lemmo, del -Cavalcanti, dell'Alighieri, e quelli di Cino de' quali egli le fece -dono. - ---E volete dunque partirvene?--al Romeo appena entrato diss'ella. - ---Si, mia nobil Selvaggia. Mi tarda assai di proseguire il cammino per -le mie terre lombarde, e vengo pero a rendervi grazie.... - -Ed essa interrompendolo: - ---A voi gran merce, buon Romeo! Ma, e tornate per via diretta a Milano? - ---Si veramente. - ---Oh! egli dev'esser pur la--(penso fra se stessa; che fare? che -dirgli?) A questa idea le sue guance si pallide si acceser d'un tratto -siccome fuoco. - -E il Romeo le soggiunse: - ---Io sono di nobil famiglia: non posso dirvi di piu. Un impulso -irresistibile mi trasse ad andarmene in romeaggio; e ora, sano di corpo, -e tranquillo e sodisfatto dell'animo, ritorno alla mia terra natale. Se -in alcuna cosa di vostro servigio potessi adoprarmi da quelle parti, me -ne terrei grandemente onorato. - ---Oh! se sapeste quanto per me la graziosa vostra profferta..... - ---Parlate, su via, parlate, ch'io saro lieto d'ogni vostro comando. - ---Poiche vi piace--soggiunse ella--dirovvi dunque che un amico nostro e -concittadino, messer Cino de' Sinibuldi, passo gia per di qui, e -dimorato per breve tempo fra noi, partivasi per Lombardia.--Ma, -ahime!--traendo un lungo sospiro--molto tempo e omai corso che nissuna -novella ci e venuta di lui! E si che di scriverci ne avea a tutti -impromesso, e noi per certo a lui affezionato, lo speravamo! Egli e uomo -di leggi e di lettere, e valente, sapete! scrittore di leggiadri versi, -grande amico dell'illustre Alighieri. Poi egli, in tanto feroce -parteggiar di cittadini, si serbo sempre puro di sangue fraterno: e -ov'ei s'intromise, fu per senso di nobile animo, e per amor di -concordia. Gli e per questo che si e recato cola fra i Ghibellini ad -affrettar la discesa dell'imperatore in Italia. Non vi puo esser noto -dove ora si sia; ma io son d'avviso a Milano. Ad ogni modo per cio che -v'ho detto vi sara agevole, spero, di ritrovarlo. E allora.... Oh! -allora--come in atto supplichevole seguito ella--in nome di Dio ve ne -prego! narrategli il turbamento e il sospetto in che tutti ci ha posti -la privazione assoluta de' suoi caratteri, e di qualunque suo familiare: -e ad ogni caso voi pure inviatecene qualche nuova. Duolmi che ne mio -padre ne mio fratello sien qui per sentirvi ripetere questa stessa -preghiera! - ---Il piacer vostro mi e legge, o signora. Mi avete proferito un tal -nome, che per la prima volta udii a Roma articolar con affetto sulle -labbra d'un buon vecchio morente, ch'io per qualche giorno assistei -nell'ospizio de' pellegrini. - ---Oh! che mai dite! e chi era mai cotest'uomo? - ---Corse voce per alcuni che fosse pistoiese; per altri fiorentino di -patria; certo, al gentile idioma, toscano; e s'appellava Casella. - ---Ahime!--esclamo ella--l'amico di messer Lemmo nostro, che anch'egli -poco fa si moriva! affezionato poi tanto a messer Cino! Amicissimo -dell'Alighieri, cui musicava le canzoni, gli apprendeva il bel canto, e -le cui melodie gli giungevan si grate! - ---E a' quali, vedete, ei mi commise, se in Toscana li avessi incontrati, -di porger loro l'estremo saluto! E vi fu visitato, ricordo, da alcuni -nobili cittadini, fra' quali da un Giovanni Villani; e, se non erro, -anche dall'Alighieri, che mi fu detto trovarsi in Roma in quel tempo per -cagione d'ambascerie. - ---Ahi! la morte! la morte!--proruppe allora Selvaggia--quanto debb'esser -piu angosciosa, soli, in lontani paesi, senza il conforto de' suoi!.... - -Quindi con entusiasmo soggiunse: - ---Deh! che vivano almeno e messer Cino e Dante! Viva il grande Alighieri -per compiere il suo divino poema; del quale io, ecco qui, fra le prime -ebbi in sorte d'aver trascritti alcuni Canti dalla mano stessa di Cino, -e come cosa sacra per doppia cagione io li serbo! Il pensare che egli -dalla sua Beatrice!.... O avventurosa! che seppe a tant'altezza di -propositi, a si divino concetto ispirare il suo nobil poeta! Si; chiedo -al cielo che Dante e Cino, con la gloria del nome e dell'opere loro, -vincano alfine la crudelta de' loro avversari, e si acquistino immortal -fama presso ogni gente! - -Benche ora in terra d'esilio, astretti a separarsi da' loro -concittadini, pur troppo discordevoli tanto!.... oh! ma alcuni pero -restaron qua avvinti ad essi di tale affetto!--e ripeteva con calore--di -grande inesprimibile affetto!.... E voi, buon Romeo, pel cortese animo -vostro, ritrovando messer Cino a Milano, voi spero glielo ridirete a mio -nome, e del padre e del fratel mio, e di mia cugina Lauretta. E che di -noi piu non si scordi, e che per lettere il piu presto ci mostri che non -ci ha del tutto obliati! - ---Riposto il piede sul suolo lombardo, sara mia cura--rispose egli--non -dubitate, di andare in traccia di lui, e fedelmente gli narrero quel -ch'io vidi, e quel che voi m'esponeste. - -Cui ella: - ---Grazie, oh! grazie! che il cielo vi assista!.... - -Voleva piu dire, ma affralita, e fortemente commossa, le venne meno la -voce: e solo col languido sguardo accompagno il Romeo sino al limitare -di quella porta; d'onde ei di nuovo con vivo accento esclamo: - ---Deh! possa Iddio consolarvi! Sara questa la mia preghiera sempre! -Addio! - -Quest'ultima parola parve le risonasse nel cuore come una tremenda -inesorabil sentenza. - ---Ah! pur troppo addio tutte care speranze!--ella ripete varie volte; e -ricadde nel piu grave abbandono! - - - - -CAPITOLO XXI. - - -I CONTRABBANDIERI. - - - "Che pur bisbigli? - Tra' fuora que roncigli. - --Messer che comandate? - --Che questi pruni leviate, - E fate via." - - ---- _Serventese_ di _Giannozzo da Firenze_. - - -Ricordera il lettore come Maria, la sorella dello scudiero del -Vergiolesi, figlia di Margherita castalda di Vergiole, era stata -promessa a un certo Vanni del castel di Sambuca. Ora le nozze erano gia -avvenute, e di gia consolate di una bella bambina. Allorche Selvaggia -arrivo al castello, si risovvenne che v'era andata sposa Maria. Subito -non le parve vero d'averla a se. Quando non fosse derivato che da un -impulso di quel suo animo si gentile, essendo stata fin da' primi anni a -Vergiole in dimestichezza con quella fanciulla, e perche d'indole buona -l'aveva amata e protetta; avvenne a lei quel che riscontrasi -comunemente; che, cioe, in paesi nuovi, in luoghi poi alpestri e -deserti, l'incontro di qualche persona del suo paese, che anche appena -si sia conosciuta, vi fa sentire il bisogno (reciproco se vuolsi) di -avvicinarla e di stringersi ad essa in un modo il piu intimo. Troppa -distanza passava, gli e vero, e tanto piu per que' tempi, dalla nobile -famiglia del capitan Vergiolesi, alla povera figliuola della sua -castalda: ma Selvaggia soleva appianare ogni preminenza di casta ove il -cuor suo le indicasse qualche persona veramente degna d'affetto. D'altra -parte non e a pensare se la buona donna ne fu contenta! - -Avvenne cosi che un tal giorno Selvaggia, subito dopo che fu arrivata, -fattala venire al castello, le disse: - ---Senti, Maria, ho bisogno di te. - ---Oh! Dio sia benedetto!--rispose ella.--Un qualche angelo v'ha portato -quassu! Saro sempre e tanto volentieri a' vostri comandi, madonna. Se -sapeste che luoghi son questi, appetto al vostro, e lasciatemelo dire, -al nostro Vergiole! Oh! la mia bella collina fiorita, quante volte fra -questi boschi si orridi me la son rammentata! Basta! che Dio faccia che -ci abbiate salute! - -Cotesto triste confronto di gia pur troppo anche Selvaggia l'aveva -fatto! - -La casa di Maria rimaneva a poca distanza dall'ultima cinta esterna del -castello. Selvaggia, allorche la salute le consentiva d'uscire un poco a -diporto (ne di lunge ando mai, poiche qualche malvivente si disse e fu -visto rigirar di soppiatto per que' dintorni), raramente se ne tornava -senza averle fatto una visita. Un tal giorno che vi si reco: - ---Vedete, madonna--le disse Maria, mostrandole con compiacenza la sua -figliuolina;--per amor vostro le ho posto nome Selvaggia. - ---Selvaggia! riprese ella maravigliata, e carezzando quella -bambina.--Oh! povero angelo! che un influsso di buone stelle t'assista! -Perche temo con questo nome tu debba essere sventurata al pari di me! - -Certo che Maria, quella sua povera madre, aveva gia incominciato a -sentire il peso della sciagura! Il marito da qualche tempo, un po' fatto -sviare da trista gente, e quindi poco curandosi del lavoro, comincio a -fare stentar la famiglia e non andava che imprecando all'avarizia de' -suoi padroni di maremma, con dire che non gli pagavano la man d'opra -neppur per meta, e si ritenevano il resto come prezzo de' viveri che gli -somministravano: e che facendoglieli pagar salati, sebben de' piu vili, -l'avanzo in denari alla fine era zero. Questi lamenti, che soleva fare -fra ogni crocchio per giustificarsi con chi gli diceva:--E in maremma -perche non torni quest'anno?--Ed egli:--Ho trovato da andare a opra per -su di qui--a que' parenti, e alla moglie stessa parvero un po' -esagerati. Ma tanto bastarono per fare avvertiti i segreti raccozzatori -della masnada di Musone che costui, giovane robusto di ventidue anni, -risentito, facilmente scontento e rissoso, sarebbe stato proprio al caso -per loro. - ---Eh! sicuro!--Gli s'accosto uno sconosciuto, ed era il famoso -contrabbandiere Fuccio, che di lui bene informato, mentre dal basso del -fiume Limentra salendo la costa per un viottolo a spira, tornavasi a -casa, cosi attaccava discorso: - ---Sicuro! dicevi bene tu Vanni! Pur troppo lo so anch'io che la maremma -l'ho bazzicata: me l'hai a dire a me quella canaglia di padroni e di -capocci come ci stranano, e ci mangiano ogni cosa! E il frutto delle -nostre fatiche? Non e altro alla fin fine che per impinguar loro, e noi -non riportare a casa quasi che nulla. - ---Ah! dunque anche voi!.... disse Vanni, contento d'aver trovato chi era -del parer suo; e con piu calore seguito: - ---Ma e poi? o che e questo soltanto? E la malaria che vi s'ingozza? -Dammi per giunta un canchero o un febbricon che ti pigli, per noi poveri -diavoli tu non trovi un medico neanche per mille fiorini! - ---Oh si! che mi discorri di malattie?--soggiunse Fuccio;--mi pare, un -po' piu o un po' meno, che laggiu siamo tutti malati: e, ridotti cosi, -che ti si sdegna lo stomaco di modo, che nessun cibo ci approda. E chi e -di noi che ci si mantenga sano per que' macchioni, quando specie son -vicini a cert'acque stagnanti? Dormir sulla paglia per quelle capanne -senza un po' di copertoio; pigliarci dell'umido e delle frescure; -mangiare alla peggio del pan di saggina e un po' di formaggio, non -bevendo vino che ogni tornata di luna, e faticando come bestie a far -legna e carbone; sfido io se arrivi a sera che a buttarti giu non ti -senta le costole rotte, e piu delle volte un brivido addosso come quello -della quartana! E non ostante ecco qui! Pare che or ora dobbiamo aver -dicatto di poter tornare in quei bassi fondi a discrezione di quelle -arpie, perche ingrassino alle nostre spalle e noi si crepi di fame! Ma -affe di Dio! questa vita non la vo' piu! - ---Si, eh?--rispose Vanni.--E' si fa presto a dirlo voi! Ma che fareste, -messere? - ---Che farei? Vi sgomentate voi altri a campare in paese? eh? C'e tanti -mestieri senza arrovellarsi, e non riportar mai a casa un becco d'un -fiorino! - ---Figuratevi! potessi sapere che verso prendere io, fare' carte false. - -Allora il furbaccio--benone--disse tra se: e strettosi piu a lui, -vedendo cosi d'aver preparato il terreno, soggiunse: - ---Or bene, amico, vuoi che ti parli chiaro? Ma silenzio veh!... Gia io -non ti conosco. - ---Che discorsi mi fate? - ---Or su, qua la mano e ascolta. - -E soffermatisi sopra una piaggetta da dove squadrando all'intorno, non -scorgevasi anima viva: - ---Sappi--disse il masnadiero--che io pure ho lavorato in maremma; e mal -pagato, malazzato, avvilito, ho dovuto convincermi che noi alla fin fine -abbiamo il diritto di vendicarci di chi ha dimolto, e ruba a man salva, -e mangia del nostro, e ci fa tanto soffrire. E ti assicuro che noi, -povera gente... vedi queste braccia nerborute come ce l'ha fatte madre -natura?--e con un certo impeto glie le allungava dinanzi--t'assicuro che -senza tanti scrupoli le possiamo impiegare a fare un po' di contrabbando -con la masnada di Musone... - ---Di Musone!--quasi raccapricciando riprese l'altro. - -E a faccia fresca ripetevagli Fuccio: - ---Si, di Musone. Ed io gia da qualche mese sono entrato... - ---Voi!--scostandosi, e accennandolo a dito con istupore--soggiunse -Vanni. - ---Si, ti dico, io; e mi son gia messo fra loro. - ---E dunque andrete... - ---Oh! non mica alla strada a assassinare chi non ti da noia! Diamine! -Oh! che credevi? Non ti pensi che abbia anch'io un po' di coscienza? Ma, -s'intende, a portar carichi di granaglie, di merci, di vino e... e -d'altro. - ---Ah! dunque... - ---E che non e lavoro come quel di maremma? Non e forse pan guadagnato -anche questo? Non e tutta fatica di groppone, o che tu alzi l'accetta -sulla tua testa a spaccar legna, o t'arrovelli pe' carbonili; o -piuttosto che tu stia giu di qui a far lo spallone, traversando con de' -carichi que' poggi che la--e accennava a que' dirimpetto--passando a -guado il Reno di qui allo Stato Bolognese e viceversa? - ---E l'inverno con la neve?--soggiunse l'altro. - ---Che vuoi! a meno che una voluta di essa che rotoli giu dal monte non -ti ricopra, puo essere il male di far la rotta: la, la, s'intende, -spalarla, tanto per arrivare da un luogo all'altro. - ---Oh! per questo!... la fatica non mi da pena. Ma e la paga?--domando -Vanni gia piu tranquillo. - ---Eh, caro mio! La paga, ti posso dire un po' piu che a tagliar legna e -a far del carbone: di brave lire e dei fiorini d'oro. - ---Fiorini d'oro? - ---E bada, ogni giorno! - ---Ogni giorno tu dici? Ma dunque se io per mantener la mia famiglia... - ---Sicuro, la tua povera famiglia!... a questi lumi di luna che non c'e -un guadagno... e ora che l'occasione ti si presenta... e a lavorare per -vivere sei obbligato... e ringraziare se te ne danno!... - ---Per me--disse Vanni, cercando in certo modo di persuader se -medesimo--oh! per me... che il padrone si chiami Musone, o un maremmano, -po' poi che ci corre?--E si mise a riflettere; quindi alzo una spalla -com'a dir: "che m'importa?" - ---Anzi, di' pur che ci corre--soggiunse l'altro--perche alla fatta fine -Musone corre rischio d'essere strangolato. - ---Ma adagio un po': allora anche noi!... sospettoso riprese Vanni. - ---Oh! per noi non c'e pericolo, sta pur certo! O che c'entriamo noi? Non -si va forse a opra anche qui? Vo' dire che noi lavoriamo per chi ci -paga. Con questa differenza: che in maremma bisognava starci difilato -per sette mesi: e qui.... Dimmi un po', ti par poco di poter lavorare -quasi da casa, e la sera tornarsene?.... - ---Come, come? tornare anche? - ---Non diro mica tutte le sere; ma spesso. E poi, mi capisci? tornarsene -con un bel gruzzolo di fiorini d'oro! - ---Si, si, fiorini d'oro!--con fierezza esaltata proruppe Vanni--anch'io -li voglio! Anch'io una volta vo' sentirmene in tasca qualcuno dopo aver -lavorato, cani assassini di maremmi!--E parve questo l'ultimo scrupolo -soffocato.--Se trovo qui chi me ne fa guadagnare, al diavolo voi altri! -e qui con lui.... oh! si; che mi preme? Con lui! Ma quando? Ma dove? -dimando infatuato del tristo divisamento, cui mano a mano l'avea spinto -quel malandrino. - -E questi, con un certo mistero: - ---La notte che viene, quando sara al suo mezzo farai di trovarti giu -sulla Limentra presso quel ponticello di legno che vedi qui sotto--e -glielo accennava.--Li io stesso ti attendero per condurti subito a opra. -Addio. Ricordati che il silenzio e necessario piu per te che per me! Tu -m'intendi! - -Uno strano mutamento si era operato in un subito nel cervello di quel -povero giovane. Il fondo del cuore era buono: ma fino da' primi anni si -mostrava intollerante della fatica. E cosi sempre la vicenda di chi, -ricco o povero, non vuole avere un pensiero al mondo, e non vuol far -niente, e si riduce a mal fine. Avrebbe volentieri campato alle spalle -degli altri; ma non aveva avuto dal padre suo che l'eredita del lavoro. -Questi, un povero spaccalegna, l'aveva avvezzato allo stesso mestiere, -conducendoselo in maremma fin da ragazzo. Morto il padre, comincio da -prender moglie. In Maria a dir vero non poteva combinar miglior donna. -Ella avra avuto un vent'anni. Era sana, avvenente, e d'un'indole -pacifica. Si eran presi per amore, e gia una figliuolina, come abbiam -detto, rallegrava la casa loro. Tutti i pensieri della Maria -consistevano nelle faccende di casa, nel custodir la bambina, e nel -tessere. Vanni tornato di maremma era sempre a opra o di qua o di la. Il -vivere l'avrebbe raccapezzato, se egli del poco fosse stato contento. -Infatti a veder la casuccia di Maria si linda, e si fornita del -bisognevole, si poteva dire che vi era fra loro il ben essere. Ma egli -con un carattere un po' arrogante e inclinato a darsi bel tempo; senza -piu a lato un padre severo; e con una moglie invece tutt'amorosa e -fidente e credula qualunque cosa le avesse detto, e senz'averlo mai -contrariato in nulla, incomincio a frequentar le taverne e a giuocare. -In montagna la gente in generale suol esser casalinga, e di costumi -assai riservati. La lontananza dalla citta gli tien contenti del poco: e -i lor passatempi e stravizzi si riducon fra gli uomini a far la domenica -un po' di combriccola, a sbevucchiare del miglior vino, e a giuocare gli -e vero, ma di quasi che nulla. E se uno cade in ebbrezza, l'altro subito -lo compatisce e l'assiste, e a braccio lo riaccompagna in famiglia. La -mattina poi tornati a opra, possono alquanto burlare sull'accaduto, ma -non per questo che alcun se ne prenda, o che segua scompiglio. - -Non e cosi pero ne' luoghi di confine. Le son genti per lo piu che si -guardano in cagnesco, o si ricambiano le viziose abitudini; e allora sul -vizio campano, e fanno campare. Costoro sono i cosi detti -contrabbandieri: antichi quanto il maltalento di rubare a chi piu ha, -specie se e un Comune o uno Stato. Perseguitati dai governi limitrofi, -hanno l'arte di nascondersi, di farsi prestar man forte dai vicini, e -anche farsi reggere il sacco. Di qui il maggior guaio! Pensiamo ora come -fosser terribili in que' tempi, dove que' piccoli Stati non avevan -milizie stanziali; e quelle medesime che dovevan guardare i confini, si -componevano di paesani, e di gente che, a mantenerli, per lo piu ci -trovavano il tornaconto. - -Cotesta gente poi era spesso comprata dalle diverse fazioni: sicche era -terribile anche dal lato politico. Infatti dicevasi comunemente che la -banda di Musone se la intendesse col partito de' Neri. Non forse coi -rettori dei Comuni, ma certo co' Guelfi anche dell'alte classi i piu -arrabbiati, che volevano sterminare ad ogni costo ogni avanzo de' -Ghibellini, per bramosia di soprastare, e di assumer essi il comando. E -a tal fine per loro ogni mezzo era buono. Si sapeva che alla Sambuca -facevano spiare a cotesta marmaglia ogni passo del ghibellino -Vergiolesi: e per lo meno lo molestavano; appiattati come erano li sul -confine del Bolognese, nelle folte boscaglie del prossimo paesuccio che -ancor si denomina della Moscacchia, quasi a levante sotto il castello -della Sambuca. - -Costoro, fatti piu arditi da simili protettori, si spinsero spesso sino -all'assassinio. Piu volte infatti attentarono alla vita del Vergiolesi. -Molti viaggiatori si sapeva che erano stati aggrediti e spogliati de' -loro averi; ad altri poi, ritenuti in ostaggio, assicurata la vita con -un riscatto di grossa somma. Infine quel limite dei due Comuni, che -erano allora tanti piccoli Stati, era ridotto un passaggio di gran -pericolo. Querele continue si facevano a que' governi; ma troppo deboli, -e spesso avversi fra loro, non riuscivan mai a combinare di pari accordo -l'esterminio di quella banda. Circa una cinquantina d'uomini agli ordini -di Musone v'erano allora, armati come Saracini, di picche, di coltelle, -e di scuri. Nelle notti quanto piu buie, e fra le tempeste piu -arrovellate, allora si che era un via vai di costoro su' pe' confini; -taciti a due a tre,... a saltar fossi, arrampicarsi su pei poggi; -farvisi strada atterrando alberi; e ridiscendere a passar carichi d'ogni -maniera. Il fiume per quanto grosso, non li arrestava: lo passavano a -guado. Sapevano che il loro capo li poneva a gran rischio: perche con le -milizie de' due Stati che vi stavano a tutela dei lor gabellieri non che -de' confini, venivano qualche volta alle prese. Ma riuscito il transito -della roba, che deponevano o nel folto del bosco, o in qualche capanna, -dove di manutengoli non ne mancava, li eran quelli che dovevan -riceverla; i quali, secondo i patti, facevan pervenire a Musone tal -somma, che egli, prelevata la parte sua, ripartiva fra loro, ed era -sempre vistosa. Raro che sulla via si mostrasser di giorno; o se mai, -travestiti, e contraffatti nel viso, quando era forza di aggredire -qualcuno, che a quella data ora, carico di danari, sapevan gia che dovea -transitarvi. - -Quest'ultima parte dell'assassino da strada era stata nascosta, anzi -esclusa affatto al marito di Maria. Ma pur troppo chi si pone a una -china tanto precipitosa, anche contro sua voglia bisogna che vada in -fondo! Pero un'impresa non meno rea si esigeva ora da lui. In quella -notte del pattuito ritrovo al ponte della Limentra, insieme con Fuccio -vi venne anche Musone. Il quale da poche parole tenute con Vanni, -accortosi della pasta d'uomo che era, e squadratolo intanto ben bene, -gli fece disegno addosso, e penso: "questo e uomo da farmi buon giuoco;" -e battendogli sopra una spalla, cosi gli disse: - ---Bravi fiorini d'oro, giovanotto, potrai buscare, e subito se ti piace, -purche tu ci riporti per filo e per segno quel che si dice e si fa lassu -al castello. E bada! sappiamo che tua moglie va a veglia spesso da -quella vostra dolcissima e appassionatissima castellana. S'intende -dunque che vogliamo anche noi un po' appassionarci per lei, se occorre. -Pero bisogna che da tua moglie tu raccapezzi de' suoi amori; notizie -quante piu poi di Messer Cino; e quando le scrive, e quando ha speranza -di rivederlo. - ---Ma io... ma lei!...--rispose egli molto turbato; perche penso come mai -la sua donna potesse tradire quella buona signora! - ---Ohe! Non c'e ma che tenga!--l'interruppe risoluto Musone--Tua moglie -ti deve aiutar bene e meglio a far quel che l'altre hanno fatto per gli -uomini della nostra brigata. Perche siccome a loro premono queste -quattro dita di gola,--m'intendi?--cosi tu non vorrai esser da meno per -amor della tua! Ora ti conosciamo, e ti troviamo per tutto! Ma, ti farai -rivedere, spero, la notte seguente, qui, e a quest'ora!--E alzando la -mano minacciosa contro di lui, l'uno e l'altro non fecer piu motto, e -per diversa via si partirono. - - - - -CAPITOLO XXII. - - -IL TRADIMENTO. - - - "Vieni, corri forte - Alla morte! traditori! - Quivi le spade fuori, - Colpi tagliando e dando, - E le lance spezzando." - - ---- _Serventese di_ _Giannozzo da Firenze_. - - -Che faceva intanto il capitan Vergiolesi al castello della Sambuca? -S'aggirava di e notte minaccioso per que' dintorni, forte del suo -coraggio e de' suoi uomini accresciuti di numero e armati di tutto -punto: e austero co' suoi per la disciplina, implacabile coi nemici, -dovunque e a tutti incuteva terrore. Era lassu il leone della foresta, -il cui solo ruggito spaventava chi volesse aggredirlo. Lo stesso Musone, -il fiero, l'audace bandito, da que' pressi doveva girar largo. E di -fatto le sue aggressioni eran tutte sul Bolognese; perche guai a lui se -fosse venuto di qua dal confine! Una volta che volle tentare un assalto -sullo stesso capitano, mentre sceso dal castello in un'ora di notte, con -pochi de' suoi perlustrava la via, se a lui riusci di scamparla, non -cosi a due de' suoi masnadieri, che caddero trucidati. - -Questo ora sapeva male a Musone d'averla a far con un uomo si feroce e -si destro, e con armigeri notte e di a perlustrare ogni via che mettesse -al castello. Il colpo da tentar su Selvaggia, con la relazione stretta -gia con quel Vanni, gli pareva bell'e fatto. Per suo mezzo si sarebbe -appiattato con altri in casa sua all'insaputa della stessa moglie, e -quando Selvaggia, com'era solita, vi fosse giunta, con uno strattagemma -allontanata pur dietro casa Maria, l'avrebber rapita. Sicuro che -allettavalo a cio la grossa somma, che per mezzo di Nuto, il Fortebracci -gli aveva promesso. Ma prima di trattarne con Vanni, nel mestiere non -ancora matricolato, com'ei diceva, perche poi non l'avesse a tradire, -tento piu volte se avesse potuto prender non visto qualcuno di que' -sentieri per al castello: quando, trovatili sempre come assiepati di -militi, ei senza piu desiste dall'impresa, e al Fortebracci la dimostro -per allora impossibile. Premevagli troppo la pelle che poteva salvarsela -con altri guadagni, senza che avesse a rischiarla cotanto per far -servigio a costui. Gli bastava d'intendersela con quel furbaccio -dell'oste della Moscacchia per sicure corrispondenze, e talora col -giungervi nottetempo egli stesso. Li sul confine, per un andirivieni di -passeggieri, la palla al balzo o piu presto o piu tardi gli doveva -capitare: e forse di nuovo in altro modo (diceva in aria di mistero al -Fortebracci forte irritato con lui) non dubitasse, gli avrebbe giovato. - -Frattanto che era mai avvenuto delle minacce del Legato di Bologna, e -delle intimazioni al Vergiolesi di sgombrar dal castello? - -Dopo la risposta assai perentoria che il Vergiolesi gli aveva spedito, -si eran risolute a parole. Incerti sempre i Bolognesi delle forze che -avesse, in quanto che quella sua gente (non molta a dir vero), facendola -comparire a brigate or qua or la sulle alture di que' burroni, aveva -fama di essere straordinariamente accresciuta; non intendevano -rinunziare all'impresa d'un'aggressione al castello, ma frattanto -temporeggiavano, aspettando occasione piu propizia. - -Se al capitano premeva molto, in pro suo e del suo partito, la difesa di -quel fortilizio, non meno gli stava a cuore che i poveri Pistoiesi -fosser trattati il meno male possibile. Pero non mancava per mezzo de' -suoi corrieri d'aver contezza di tutto, e quasi ogni giorno: in -particolare dal suo degno concittadino ed amico Lapo de' Rossi, che, -come dicemmo, succeduto a messer Cino nell'ufficio di giudice delle -cause civili, era di pari animo nell'amore alla terra natale. Dire che i -Neri si ritraessero da quel governo era ormai impossibile. Ma che non vi -si tenessero con angherie inaudite e sempre peggiori, questo era che -almeno chiedevano. Dove che avendoli supplicati da ogni parte ma senza -frutto, que' miseri cittadini si vedevano ridotti di nuovo alla -disperazione. I Lucchesi piu che i Fiorentini eran quelli che piu li -tribolavano. E' dicevano apertamente che volevano disfar Pistoia. - -Narran le storie che di recente era stato mandato loro da Lucca per -capitano un certo Tomuccio Sandoni. I Pistoiesi perche lo seppero di vil -condizione e disagiato, e che al solito avrebbe inteso piu a guadagnare -che al bene della citta, non lo voller ricevere. In questo, a di 5 di -giugno 1309, si levo un improvviso rumore che parve una voce che venisse -dal cielo, e fu un gridare per ogni via: "Afforziam la citta!" Allora un -suonare a stormo da ogni campanile; e veder uscir tutti quanti uomini e -donne, chi a prender tavole, legnami e ferramenti, chi a fare steccati e -bertesche intorno alle mura abbattute. In poche ore la citta era tutta -afforzata. Poi cominciarono a scavare i fossi dal lato di Lucca. Ser -Tomuccio, spaventato da questa rivolta, corse a Lucca e riferi -l'accaduto: e subito i Lucchesi con grosse schiere, popolo e cavalieri, -cavalcarono per Valdinievole. I Pistoiesi sentito questo, mandarono in -contado per tutti i loro amici, che dalle castella movessero armati a -difenderli: e messi fuor di citta ragazzi e fanciulle, deliberarono, che -se i Lucchesi venissero, disperatamente gli avrebbero combattuti fino -agli estremi; perche dicevano: "Meglio e morire una volta che mille!" - -Di gia l'oste lucchese si era avanzata fino all'Ombrone, a un miglio -circa dalla citta. Tanto basto! I Pistoiesi usciron subito; e col forte -proposito di morte dare e morte ricevere, si baciarono in bocca l'un -l'altro; e via, serrati in schiere, e con l'armi in pugno a respingerli! -Eran quasi presso all'Ombrone, quando, con gran stupore, videro arrivare -di la dal fiume il capitan Vergiolesi! Era stato l'amico De Rossi che -l'aveva di tutto informato. Ed egli, saputa appena l'iniqua aggressione, -si era mosso dalla Sambuca con militi a piede e a cavallo, acresciuti di -gente del contado lungo la via. Preso ardimento da tante armi che aveva -raccolte, varcato l'Ombrone piu in alto, lo costeggiava dal lato destro -per venire a tendere una imboscata al nemico dopo disceso dal -Serravalle. I Lucchesi allora accortisi del pericolo, nel timore di -esser serrati dalle avverse schiere, non osarono di passare il fiume. E -peggio per loro se lo avessero fatto! Cosi li ammonirono certi savi -uomini fiorentini, che, essendo in Pistoia, si recarono al campo -lucchese, e li consigliarono a retrocedere. Tanta era la gente in armi -della citta e del contado, irritata e risoluta a combatterli, che al -primo scontro sarebbero stati disfatti. - -Molto allora fu lodato da ogni classe e fazione di cittadini il generoso -e inaspettato soccorso del Vergiolesi. Riconobbero tutti che non poteva -esser giunto piu opportuno e propizio per distogliere dalla comune terra -natale il fiero nembo che sopra le si addensava. Un'ambasceria de' piu -notevoli pistoiesi con a capo il De Rossi incontanente recossi a lui per -rendergli grazie. Ma gia egli, appena ebbe visto che i Lucchesi se ne -partivano, conseguito l'intento, raccolti i suoi, se ne torno alla -Sambuca. - -Sparsasi la notizia d'una spedizione si fortunata, e al sapere che sotto -l'insegne del capitan ghibellino molti sempre accorrevano, il suo -partito nel Pistoiese e altrove ne prese animo: tanto che a Firenze -alcuni giovani segretamente deliberarono di cavalcare alla Sambuca a -rafforzargli le schiere. Non appena il capitano ne fu informato, che -descrisse loro per lettere la via da seguire; e promise che al castello -di Treppio avrebber trovato un suo messo per guidarli sicuri in Sambuca. - ---A cavallo, a cavallo!--s'udi gridare una tal notte sulla spianata d'un -castello degli Adimari, sulle belle colline di presso Empoli. E i -valletti di subito a trarsi ciascun per le briglie a due a due i -destrieri, e condurseli innanzi alla porta del turrito castello; -assicurarsi se le selle fosser ben cinte, le bisacce con quel che -occorreva: un chiedersi a mezza voce fra loro se tutti eran pronti; e la -fra le tenebre, al dischiudersi di quella porta, seguendo il figlio del -castellano, una trentina di giovani eran tutti in arcioni. - -Quelli che tenevan co' Cerchi, e con parte Bianca, de' Fiorentini erano -adesso tutti gli Adimari, tranne de' loro M. Filippo di M. -Boccaccio--_lo fiorentino spirito bizzarro_--detto _Argenti_ anche da -Dante, perche ricchissimo, e aveva la boria di far ferrare d'argento i -cavalli. Poi i Mozzi, i Nelli, i Mannelli, i Bardi, i Rossi, e il -Baschiera della Tosa: poi gli Abati, i Malespini, gli Scali, i -Falconieri, i Gherardini, i Bostichi, i Giandonati; que' dei Pigli, de' -Vecchietti, degli Arrigucci, dei Cavalcanti: solo alcuni de' loro pero; -perche in una stessa famiglia, spesso accadeva che altri seguisser -l'avversa fazione. Molti poi de' popolani minuti, fra' quali, M. Lapo -Falconieri, Cece Canigiani, e il Corazza Ubaldini, e i piu de' -Ghibellini di Firenze. Di queste casate uscivano i prodi giovani che -dicemmo; venutivi co' propri cavalli e armati di tutt'arme, e gia -postisi in via pel generoso divisamento di soccorrere il Vergiolesi. -Altrettanti del popolo dovevan seguirli, quando costoro giunti a Sambuca -li avrebbero avvisati. - -Era una bella notte d'estate. A un'aria fresca, sotto un cielo stellato, -per luoghi domestici, il viaggio non potea cominciarsi con migliori -auspici. Speranzosi tutti, di forte animo, e uguali e concordi, non -avevan neppur pensato ad eleggersi un capo che gli guidasse. Solo per la -molta stima che avevan per l'Adimari, degno erede di quel Bellincion -Berti, figlio di Berto Adimari e padre della bella Gualdrada, da Ottone -il grande data in isposa al conte Guido da Poppi; poi perche da lui -invitati, quasi a un comando vi s'eran raccolti; tacitamente lo -riconobbero come lor condottiero. - -Avanzatisi verso Prato, avevan di gia risalito il fiume Bisenzio, e -piegando poi a Cantagallo, eran giunti a pieno giorno su per le gole -appennine. Incerti di che animo i castellani di Treppio fossero verso -loro, e come gli avrebbero accolti, propose l'Adimari e fu consentito da -tutti, di far alto li all'aperto fra quelle selve: discesero allora: e -legati i cavalli ai vicini castagni, si adagiarono sul molle strato; e a -quell'ombre, fra gli scherzi e la spensierata allegria di quell'eta, coi -cibi portati a una fonte vicina, si diedero a ristorarsi. Ripreso poi il -cammino, prestamente giunsero a Treppio. Allorche si fece loro incontro -un pastore, che diceva essere stato spedito dal capitan Vergiolesi per -servir loro di guida fino al Castel di Sambuca. Non dubitarono punto che -costui fosse quegli che il capitano promise di inviar loro lassu, e -dietro tale scorta credutisi piu sicuri, proseguirono il viaggio. - -S'avviavano in un alto piano per mezzo a bei castagneti, rasentando -talora lo scrimolo di strette e profondissime valli, formate da un altro -torrente Limentra. Discesi poi al villaggio di Badi, e di qui posto -piede nel territorio bolognese, mentre avrebber dovuto sempre -costeggiarne il confine e direttamente calare a Pavana per risalire a -Sambuca; invece da quel pastore, pensatamente fatti sconfinare, furon -guidati verso di tramontana. E intanto costui, giu giu per una strada -scoscesa, dava ad intendere a tutti quanti, ignari affatto di quelle -vie, che non facevano che costeggiare il confine toscano, dentro il -quale era quel villaggio che gia scorgevano in basso nella valle -dell'altra Limentra, e dove di necessita dovevan far capo per varcare -questo nuovo torrente. Chi gli avesse veduti que' baldi giovani per -quella poca pianura che trovarono finalmente prima d'entrare nel -villaggio, dopo un discender si faticoso! Andati sempre sui monti l'uno -dopo l'altro e spesso a piede con a mano i cavalli, ora montati in sella -si avanzavano a due a due; ma piu briosi i cavalli, e i cavalieri piu -lieti, piu loquaci e gia soddisfatti; scorte al fine, sul poggio -dinanzi, le mura merlate del Castel di Sambuca! - -A colui che volesse avere un'idea della foggia di que' cavalieri e -militi cittadini a un tempo, credo che non potrebber meglio -offerirgliela che gli abitanti dell'isola di Sardegna, allorche sulla -sera villici e proprietari a cavallo, dalla campagna (non avendovi -ancora che poche case coloniche) fanno ritorno in citta. Portano in capo -un nero e lungo berretto di lana che ricade loro da un lato: a sera poi -vi sovrappongono il cappuccio che tengon dietro alla cappa, com'era uso -nel medio evo. Se non che nella estate se la gittano dietro le spalle. A -una cintola di cuoio tengon appese le corte armi. Vanno a drappelli, -cavalcando piccoli ma vivaci destrieri dell'isola, con gran bisacce sui -fianchi; e solo invece di picche (s'intende) hanno schioppi, che, o -tengono in obliquo sopra una spalla, o per traverso dinanzi alla sella, -ossivvero nella destra elevati, col calciule posato sul fianco. - -Con questo modo presso a poco entravano i nostri giovani nel villaggio, -senz'avvedersi di essere stati condotti su quel di Bologna, in un paese -nemico, e nel covo del rio Musone al villaggio della Moscacchia! -Trafelati pero e infiacchiti dal disagio e dal caldo, dopo essere stati -per tante ore a cavallo, veduta l'insegna d'un'osteria, non parve vero a -ciascuno di farvi alto, e prender di nuovo da ristorarsi. - ---Oh! qui c'e tutto, messeri; venite, venite--disse loro la guida, che -gia per la via faceva presentire a' loro stomachi questo conforto. - ---Tutto, tutto abbiam qui, e a' vostri comandi, gentiluomini -riveriti--soggiunse l'oste dalla porta dell'albergo, levatosi il suo -bianco berretto, e mostrando un faccione rosso come un gambero, con -certi cernecchi di capelli rossastri e setolosi, e tentennando la sua -gran pancia, sostenuta da un paio di gambe corte corte. - ---Entrate, entrate! - -E data un'occhiata per traverso alla guida, questi, come se per caso nel -passare si fosse in lui imbattuto, gli susurro alla sfuggita: "Son -loro!" - -Inteso cio, il mariuolo dell'oste con un'aria tutta ridente se n'ando -attorno a que' cavalieri a raddoppiar di profferte e di salamelecchi, e -a prender gli ordini per preparar loro la refezione. - -Rientrato poi nell'osteria con la guida, toccando a questo la spalla, e -con certi occhi stralunati gli disse: - ---Bada sai! Lascia prima che mangino e che abbian pagato! - ---S'intende--rispose l'altro.--I buoni affari bisogna trattarli a pancia -piena. E vedi che io oggi te ne fo far uno co' fiocchi. Piuttosto ti -dico che tu pensi subito a me! m'hai capito? - ---Non dubitare; i meglio bocconi son tuoi. Poi tu dovresti sapere che -alla circostanza non ho i granchi alle mani! - ---Va bene! Me lo credevo--rispose l'altro, assicurato di buona mancia. E -seguito a tener d'occhio e a porger l'orecchio su tutto e su tutti. - -In breve i nostri, tolte le selle ciascuno al proprio cavallo, con -manciate di fieno l'avea stropicciato e asciugato: poi legatili tutti a' -vicini castagni e procurato loro da nutrirsi, l'un dopo l'altro se ne -entravano nell'osteria. - -Era omai sulla sera. Il caldo, sebbene in montagna non sia mai -affannoso, pure in quell'ora e in quel basso vi si sentiva: da quei -giovani poi molto piu, affaticati non poco per tutto il giorno. Pero non -parve vero a ciascuno di scingersi l'armi e spogliarsi delle vesti. -Posaron tutto nella prima stanza: poi non fecero altro che affrettare -briosamente l'ostiere, perche nell'altra vicina li servisse alla mensa. -Non e da dire di che sorta fosse quel loro apparecchio. Un lungo e -sudicio tavolino, sul quale eran solo distese alcune foglie di castagno; -cinque o sei boccali, ed orciuoli e alcuni piatti; e torno torno due -panche male in gambe per i convitati. Una stanza poi a tetto, tappezzata -di ragnateli; e vari straccali polverosi dall'altra parte. Ma il buon -umore che regnava fra loro fece mandar in burla ogni cosa. Tutti -gridavano a una voce: - ---Ostiere, sei pronto? portaci da mangiare, galeotto che sei! Non pensi -che abbiamo una fame da lupi? - -Per accrescer quel brio giovanile basto loro che seduti alla tavola, si -vedessero comparire una giovane fantesca. Era questa una paffuta -montanina avvistatotta, e accorta: la disperazione dell'ostessa, che -facendola da gelosa l'avrebbe voluta cacciar le mille volte, se -altrettante quel furbaccio di suo marito, in un'osteria di confine come -la sua, con un andirivieni di contrabbandieri che pagavano a bizzeffe, e -sapeva tenerseli cari, e al bisogno servirli, non l'avesse convinta che -un zimbello miglior di lei non poteva trovarsi, e che anche per questo -d'avventori non ne mancava. Adesso era lei questa destra fantesca che -portava in tavola le vivande, e che intesasi col padrone, badava a -mescere a tutti del vin generoso. Accettando cosi da essi per quasi -un'ora e ricambiando gli scherzi, que' giovanotti non s'erano accorti -che costei li aveva ben bene avvinazzati. Pero l'oste si affretto a far -loro un conto spropositato, che presentato e richiesto da lei stessa con -molte lusinghe, non esitarono a pagar per l'intero, aggiungendovi il di -piu della buona grazia per lei medesima. Vi avevano invitato alla mensa -anche il pastore che fu loro di guida: ma esso si scuso con dire che era -solito a prender cibo co' suoi amici in cucina per farvi due ciarle. - -Intanto quest'uomo aveva mangiato e bevuto, si, ma in un attimo era -stato visto sparire da un uscio di dietro. Quando a un tratto, quei -giovani che ancora trincavano e facevan cuccagna, si videro entrar nella -stanza quanti militi ce ne potesse capire, che puntate contro essi le -spade, e altri addossatisi con le allabarde fin da una bassa finestra, -intimaron loro d'arrendersi! Erano le milizie del Comune di Bologna, il -cui territorio avendo quei giovani violato entrandovi armati, quel -capitano ingiunse loro l'ordine di seguirle. - -Stupirono a prima giunta, e si guardarono l'uno l'altro; poi alzatisi -tutti:--Traditore di guida!--esclamarono; e si sarebber dati a -strepitare e disporsi a difesa. Ma l'Adimari con molta serieta disse -loro:--E non vedete che siam disarmati? Incauti noi! Ora ci e forza -d'arrendersi! - -E ben si avvisava. Cinquanta lance a cavallo, al cenno della perfida -guida erano uscite dal bosco vicino, e agli ordini del capitano della -montagna bolognese avevan gia circondato la casa; e altrettanti militi a -piede impadronitisi de' cavalli e delle armi loro, e solo restituite le -vesti, li avevano circuiti, e legati e prigionieri li scortavano a -Bologna. Ma un tradimento siffatto non era stata la sola guida a -compirlo. Bisogna sapere che il ritorno del capitan Vergiolesi alla -Sambuca dopo il felice successo riportato sopra i Lucchesi presso -Pistoia aveva talmente rianimato lo spirito di sue milizie, che gia -nella mente esaltata si fingevano di poter presto prender la rivincita -sopra i Guelfi Neri. Alcuni capitani poi del Vergiolesi non s'eran -guardati di palesar liberamente a Selvaggia, forse per consolarla, ma -presente la sua fantesca Maria, l'aiuto che attendevano da Firenze da' -giovani Ghibellini, la via che avrebber tenuto, la guida che per loro -spedivano a Treppio, e fino il di dell'arrivo. La buona Maria a quello -sciagurato di suo marito, che ogni tanto tornava a casa dando ad -intendere di andare a opra qua e la, e le riportava danari, per effetto -di buon cuore e dalla gioia che ne provava gli confido ogni cosa per -filo e per segno. Tanto basto che ne fosse informato Musone. Questi -mando subito a Treppio la falsa guida. Di quella poi spedita dal -Vergiolesi ando in cerca egli stesso con quanti piu uomini pote -raccogliere, penetro fra i boschi e sulla via fino a Treppio, l'apposto, -e gli riusci d'arrestarla. Ne fece prevenire l'oste della Moscacchia suo -manutengolo; e prima d'ogni altra cosa pattui per una grossa ricompensa -col capitano della montagna la consegna di quella brigata di Ghibellini. -Preziosa occasione che quel capitano, a costo d'aver che far con costui, -non si lascio sfuggire, per acquistar favore e denari dal vigile -Cardinale. Frattanto Musone con questo colpo faceva, come suol dirsi, un -fatto e due servizi. Dava ad intendere al Fortebracci nascosto li in -quell'osteria che tuttocio aveva operato per favorire i suoi disegni, -quelli d'avversare ad ogni costo le mire del Vergiolesi, e di avvilire e -prostrare quel suo odiato nemico. D'altra parte al capitan bolognese -mandava dicendo, vedesse un po' a che imprese arrischiate si fosse dato -per attestare a messer il Cardinale la sua devozione al partito dei -Guelfi. - -Ma il comune dettato che il diavolo le insegna fare ma non conduce a -buon porto, e che una le paga tutte, parve che fosse noto anche allora. -Infatti cosi dicevan fra loro in una grossa brigata i militi del capitan -Vergiolesi, il giorno stesso che i giovani Ghibellini erano stati fatti -prigionieri. E lo dicevano perche riprendendo la via del castello, -avevano poco innanzi nientemeno che appiccato agli alberi lungo la via, -Musone e diversi altri di sua masnada! Chi glie l'avesse detto al -tremendo bandito che dovesse perder la vita per man di colui al quale -tuttodi la insidiava! Ma tant'e; la sua sorte questa volta non gli fu -dato sfuggirla! Cadde in un'imboscata su quel di Pistoia mentre per vero -avea tentato un bel colpo; non pensando pero al pericolo in che s'era -posto, con l'arrestarsi in que' pressi per trattenervi la guida -sorpresa, finche non suppose allontanati di molto i militi del capitan -bolognese, col quale aveva trattato si, ma pero alla larga per sospetto -d'un brutto giuoco. Or mentre il Vergiolesi, avvisato, era accorso con -molti uomini sulle tracce di que' giovani generosi, Musone e i suoi -scherani furon circondati da lui, e tutti come assassini il capitano -militarmente li sentenzio, ed ebbero quella morte. - - - - -CAPITOLO XXIII. - - -I TRISTI PRESAGI. - - - Quanti dolci pensier, quanto desio! - - ---- _Dante_, _Inferno_, Canto V. - - -L'autunno era gia avanzato. Alla montagna alta il freddo si fa sentire -molto innanzi che al piano, e v'anticipa i tristi giorni. L'aspetto del -cielo non v'e piu bello siccome suole di quell'azzurro cristallino, di -quel sereno diafano, privilegio di quelle alture. I primi venti, le -prim'acque distruggono quel poco di florido che v'era rimasto, e -rallegrava pur sempre i campi e le selve. Le rose selvatiche -dell'estate, le rosse violette garofano, i fior bianchi e i gialli -stellati, e altri molti di svariati colori, dai cigli, dai prati -verdissimi, dal molle strato delle selve sono scomparsi. Dovunque tu -volga il piede non calpesti che le foglie degli alberi, che poco fa eran -lucide e verdi e piene d'umor vitale, ma che ora ingiallite e secche, a -ogni venticello si spiccano, finche a una a una non sien rese alla -terra. - -In un di cotesti giorni una luce fioca penetrava dalle finestre nella -camera di Selvaggia; perche la nebbia sollevatasi dai sottoposti -valloni, viepiu offuscava l'incerto raggio del sole, che trasparendo da -molte e piccole nuvole, giungeva sbiadito, e come le piante, rattristava -li spiriti. - -Lauretta era l'unica con cui Selvaggia lassu potesse aprire il suo -cuore. Da qualche mese aveva fatto ritorno al Castel di Sambuca, -abbandonato ora del tutto quel di Vergiole, dove messer Fredi consorte -suo aveva voluto si riparassero co' suoi dopo l'assedio, ma dove neppur -la i nuovi governanti li lasciavano in quiete, ma anzi li angustiavano -con persecuzioni continue. Solo per pochi giorni ridiscesa a Vergiole, -adesso era tornata presso l'amica per non piu abbandonarla. - -Gran sollievo per Selvaggia fu sempre la compagnia di Lauretta. Erano, e -vero, di una indole assai diversa; perche Lauretta aveva un carattere -riservato, positivo, tranquillo: Selvaggia invece espansivo, sensibile, -e cuore e mente ardentissimi. Nondimeno fin dall'adolescenza, ogni volta -che si trovavano insieme, parea si studiassero di temperare ciascuna e -nasconder quasi l'indole loro, pur per amarsi. Selvaggia ammirava la -fermezza d'animo di Lauretta, ma pur troppo non sapeva imitarla. E ben -vero che avendo costei ricevuto questo dono dalla natura, non l'era -d'uopo di gran virtu per mantenervisi. Ma frattanto piu d'un conforto -aveva ottenuto da questo dono, nelle sventure domestiche come nelle -pubbliche: collegate queste in particolare con quelle tante e molto -spesso temute pel suo messer Fredi. Divenuta sua sposa, si senti anche -piu obbligata verso la sorella di lui, e verso un'amica tanto infelice. -Ora poi che a' primi stridori della stagione il male di lei si era -aggravato, dedico ogni cura e ogni momento a recarle un sollievo. - -Cotesta mattina, quando Lauretta reduce da Vergiole le entro in camera, -trovo Selvaggia che giaceva in letto supina sollevata alquanto dai -guanciali, e nella massima quiete. I capelli le stavan dietro raccolti, -ma non si che alcuna delle sue bionde anella non le scendesser dinanzi -sui bianchi lini della sua veste; ed era in volto d'un tal rosso -incarnato, che si sarebbe detto: "ella e sana." Gli occhi avea chiusi -come in un dolce sonno. Lauretta, per timor di destarla, si era -avvicinata a passi lenti e leggeri, ritenendo quasi il respiro: e dal -fondo del letto andava osservando se veramente dormisse; e allora, se -meglio fosse stato di lasciarla in riposo. Quando Selvaggia in un subito -aperse gli occhi; e accortasi dell'amica, la guardo e le sorrise. Poi -tratta fuori una mano e porgendogliela: - ---Cara Lauretta!--esclamo. - -Ed essa pure chiamatala a nome, le venne accanto, e accolse quella mano -nella sua con grande affetto. - -Allora Selvaggia a bassa e lenta voce cosi le parlo: - ---Dopo una notte agitata ed inquieta, un lieve sonno sul mattino ho -potuto ottenerlo. Oh! raro, sai, mi si consente quest'oblio della vita, -se pure funesti sogni non vengono a turbarmi anche questo. Trista -vicenda, mel credi! Perche nelle notti, che mi paiono interminabili, -potessi almen non pensare, o in quel poco di sonno trovar pace alla -mente!... Gran merce, Lauretta, d'esser tornata si presto! Ne aveva -proprio bisogno di rivederti! - -E intanto le poneva la mano al viso come per carezzarla, e si -avvicendavano il piu tenero amplesso. - ---Sei tornata dunque per sempre? Deh! Lauretta, fa di rimanervi! La tua -presenza mi e di tanto sollievo! - ---Si, si, staro teco: non vo' lasciarti mai piu--riprese l'altra.--Pensa -se m'e di piacere, mia buona amica! Fredi pure il desidera. - ---Fredi stesso? Oh! e stato sempre affettuoso per me! - -E a lei Lauretta: - ---Or vedi--svolgendole innanzi due candide ciarpe di seta a ricami di -fiori, e con uno scudo a bande azzurre.--Osserva--le disse--e un mio -trapunto dei mesi passati nella solitudine di Vergiole. Una ciarpa e per -te; piccol ricambio di quella tua, caro dono per le mie nozze; l'altra -pel tuo buon padre. - ---Oh! per me, Lauretta? Puoi immaginare se gradisco i tuoi doni!--e -osservandoli--se non fosse che pel gentile pensiero! E l'altra dunque -col nostro stemma a mio padre? Io non so se anch'ei come me l'accettera -unicamente per amor tuo. Perche, ti confesso, sarebbe questo ornamento, -solo per felice donzella e per venturoso guerriero. Di me non ti parlo! -Del mio povero padre... Tu sai come un tempo questo stemma di nostra -famiglia fu rispettato e temuto! Ora nell'esilio travolto con noi -nell'oblio, e uno stemma che forse noi stessi (fremo a pensarlo!) sarem -riserbati a vedere nel fango sotto il piede nemico! - ---No, non dir questo, nol devi: a tali estremi non verremo per certo. - ---Non verremo tu dici? Oh! se sempre il desiderio dei buoni si vedesse -compiuto, e quel de' tristi perisse! Ma intanto tu forse, Lauretta mia, -non hai avuto contezza degli ultimi eventi? Quanto propizi pe' Bolognesi -che tuttodi ci tendono insidie, altrettanto sventurati per noi! - -Lauretta da Fredi sapeva tutto, ed essa pure se n'era angustiata: ma per -pieta dell'amica cerco di troncare quell'argomento si disgustoso su cui -l'altra volea prolungarsi, inutilmente non solo, ma con suo grave danno; -e postasi a sedere presso al suo letto, cosi la mise in discorso: - ---Dimmi, Selvaggia, il male non ti tormenta? - ---No, adesso no. Il peggio gli e quando s'affatica il mio petto, che poi -si allenisce e mi prostra. E allora i giorni mi paion tanto lunghi!... -Sola, qui sola, abbandonata!...--E questa parola la proferi con tal -senso affannoso, che ad un tempo due grosse lacrime le apparvero sugli -occhi. - ---Abbandonarti! chi mai?--riprese Lauretta.--Non siamo qui tutti? per te -e sempre? - -Ma ella subito la interruppe, temendo di esser apparsa poco delicata -verso l'amica, e soggiunse: - ---Voleva dire che, chiusa fra queste mura, senza neppure poter respirare -da qualche tempo un po' d'aria libera.... vedere il verde della -campagna.... Oh! ma che dico! anch'essa la campagna e gia triste! Gli -alberi han perduto le foglie come io la speranza! Oh! dove sono le rose -e le viole che mi fiorivano nel giardino di nostra casa? Qui il gelo e -la neve ricuopre e inaridisce ogni fiore non solo, ma ogni fil d'erba e -l'uccide: e questo gelo, lo sento, e il mio gelo di morte! Quelle allora -eran le rose della mia giovinezza, e mi piaceva tanto di coltivarle! -Perche poi d'ogni fiore io m'ingegnava di trarne un simbolo di speranza. -Ma oggi!... - -Cui subito Lauretta: - ---Stagione di fiori certo non e questa, e dovunque; e per uscir poi -all'aperto, per te cosi debole, non sarebbe opportuno. Ma tornera -primavera col suo clima piu tepido, e anche qui la salute, si, si, mia -diletta, la salute sul tuo viso si vedra rifiorire. Questo pero a patto -che tu or non disperi. - -Ed ella: - ---Ah si! al par di me tu lo sai, buon'amica, vi sono steli che anche -spiccati innanzi tempo dal fusto, con qualche cura fioriscono: ma di -vita artificiale e d'un giorno. E a chi vorresti desiderar cotal vita? - -Poi come fa chi, di fervida fantasia, vorrebbe pur anche da lievi cose -trarre argomento a sperare, benche sulle labbra per un triste presagio -non abbia che lamenti e sconforti, di quell'ultime parole di Lauretta -lasciatone interprete il core, con piu vivezza riprese: - ---Purche io non disperi, dicevi! Avresti forse, Lauretta, qualche buona -nuova da darmi? Perche non t'affretti, se puoi, a trarre d'affanno la -tua Selvaggia? Non fosti tu sempre la mia prima amica? Non ricordo io -forse quando noi fino da fanciullette cominciammo ad amarci? Oh -allora!... allora io era felice! E fu un tempo che tu stessa solevi -appellarmi avventurosa fra tutte: e per qualche anno, nol nego, ne -sentii compiacenza. Era forse quel dolce tempo quando io in primavera -nel mio castel di Vergiole, con altre donzelle (e spesso tu pure) me -n'usciva all'aperto dinanzi al piazzale, e mi piaceva di scherzar col -falcone sul braccio, e lanciarlo nelle regioni dell'aria, e docile ed -addestrato, vederlo far larghi giri, e ritornar sopr'a me. O me n'andava -a diporto pe' vicini e culti verzieri di rose, di mortelle, e di lauri; -alle bell'ombre de' contigui boschi di lecci, d'albatri e di felceti: o -anche talvolta giu in basso pe' prati, e sulle rive fiorite del rio. El -era con voi, dolci amiche, se ben mi sovviene, che in pienezza di gioia, -e improvvida dell'avvenire d'ogni fiore mi tesseva ghirlanda, d'ogni -canto mi dilettava. Oh! le mie belle colline, ove si benigna e soave e -la guardatura del cielo!... un tepore, una vita... e tanto ampio e tanto -lieto orizzonte! Ne' tempi poi piu vicini ben io ricordo che talora al -castello rimasta sola, dal mio liuto soleva trarre armonie melodiose, -mentre che nell'acceso pensiero vagheggiava il ritorno d'alcuni de' miei -e quello di lui!... Oh! care fantasie! o bei giorni ridenti!... E -ora!!... Le corde del mio liuto!... vedilo la appeso a quella parete--si -son rilassate come le fibre di questo cuore! E vero che anche per piu -gravi cagioni! Provasti mai, Lauretta, quando l'animo tuo per gioia o -per doglia e fortemente commosso, ad aver bisogno di espandere in -qualche modo il cor tuo? Vedi (e m'avrai anco spesso sentito) era -proprio allora ch'io soleva ricorrere al mio stromento, come ad un fido -amico, e sola nel segreto delle mie stanze, toccando quelle corde io vi -diffondeva tutta l'anima mia: e que' suoni talvolta sposati a qualche -mio canto, anco non volendo m'uscivano or mesti or lieti, secondo che -mesta o lieta io mi fossi, e armonizzavano con gl'intimi sensi che -avevano in me predominio. - -E Lauretta: - ---Oh! se il rammento! Que' suoni tanto prendevan qualita dallo stato -dell'animo, che anche di lunge avrei potuto comprendere quale ti avrei -trovata quel giorno. - ---Or bene, mia buona amica--soggiungeva Selvaggia--questo caro, questo -prezioso conforto io lo perdei da quel giorno che una guerra fratricida -fu dichiarata al nostro paese. Pur troppo una dura necessita la difesa! -Noi vinti, tutto, tutto perdemmo!... Nondimeno quel mio stromento oh si! -me lo volli con me nell'esilio. Quassu, e vero, non era il caso di -doverlo appendere come le giovani ebree ai salici del fiume d'una terra -straniera. Ma i nemici, tu sai, non ci son lungi! Gli elementi -c'imperversano, e ovunque e squallore e isolamento! Almeno se, pur non -tocco da me, il mio povero liuto avesse avuto potenza di rendermi un -qualche suono, l'avrei appeso come un'arpa eolia alla rocca del -castello, perche di lassu i venti pietosi mi susurrassero fra quelle -corde la mia mesta elegia! Poche volte, quando un breve sereno mi -riapparve su questo cielo tanto ingombro di nubi, mi diedi a levare -alcun suono. Ora pero quelle corde... rilassate non solo, ma credilo, -sono infrante!... infrante per sempre! Cosi, che resta mai, anche sol -nella mente, di que' giorni giovenili e si lieti che tutti voi -m'invidiaste? Un dolore, un gran dolore, il ricordarsi de' tempi felici! -Oh! se sapessero ora come cambiati! Dimmi, dimmi, Lauretta, non ho io -sempre seguito col fido sguardo, il mio astro? Io lo credevo astro di -luce perenne: e invece, ahime! e sparito dinanzi a' miei occhi come una -meteora! Eppure quante volte sperando mi sono illusa! Perche, perche -inesorabile tanto? Per qual dura cagione, per quale?... L'ho io forse -meritato un si spietato abbandono? - -Il parlar concitato e a gran passione le aveva prodotto un insolito -affanno; e alfine era rimasta con gli occhi chiusi e come in deliquio; -mentre le sue guance si pallide, che solo il sonno aveva potuto alquanto -colorire, adesso si eran fatte di fuoco. Comincio dopo brevi momenti a -riprendere il primo stato. Poi, gentile com'era, dubitando sempre di -essere altrui di gravezza, un tremulo sorriso, proprio per Lauretta, -richiamo sulle labbra; e volgendosi a lei che s'ingegnava di -confortarla, affabilmente le disse: - ---Vedi quante molestie debbo recarti! Ma, ti prego, per me non -t'affannare! non e nulla, sai, amica mia, non e nulla. Finira! finira! - -Queste parole appassionate e funeste, alla povera Lauretta passarono il -cuore. Ella stessa non sapeva darsi ragione dell'assoluto silenzio del -suo cugino. Conosceva omai a fondo il cuore di Cino, quel suo cuore -amoroso, non smentito mai per tutta la vita, e d'un amore tutto dato a -Selvaggia, per non dover dubitare, che dopo anche l'ultime prove -d'affetto, e le promesse fattele in quello stesso castello, non avesse a -ricordarsi per lettere di quella sua donna, di quella famiglia, di lei -stessa. Ma e che per questo? Non poteva averlo incolto qualche sventura? -Questo era il piu triste de' suoi presagi, e faceva ogni sforzo per -cacciarlo da se. Potevano le sue lettere essere andate perdute. -Difficile, e vero, era la corrispondenza epistolare in que' tempi; per -le pessime strade, pe' pericoli delle aggressioni, e per tanti ostacoli, -dipendenti dai costumi, dalle leggi e da un insieme di cose, che -impedivano il rapido progresso materiale e morale: ostacoli di tal -sorta, da mostrare anche in questo la gran differenza che passa da -quell'eta alla nostra! Nondimeno i corrieri de' cittadini (che allora i -piu doviziosi, in mancanza di poste pubbliche, ne tenevano per conto -loro) non che quelli de' governi, andavano e venivano tutto giorno. -Tutti questi riflessi mentre non le davan modo a dedurne la vera -cagione, e la colmavano d'amarezza, non le consentivano d'altra parte di -articolare contro di lui con Selvaggia una minima accusa. E come col -capitano e con Fredi per piu volte n'avevan parlato, cosi si convenne -d'evitare il piu possibile con Selvaggia quest'argomento, o -presentarglielo, se ella v'entrasse per una delle tante sventure che -aggravavano la parte loro: e per riguardo poi a si stimabile amico, come -una di quelle tristi vicende che impensatamente t'avvengono, ne puoi -evitare; certo pero questa indipendente da lui; ma infine pur troppo un -nuovo dispiacer di famiglia! - - - - -CAPITOLO XXIV. - - -LE RIVELAZIONI. - - - E senza creder d'aver frutti omai, - Sol di vedere il fior era il diletto, - Ne ad altro che a quel gia mi pensai. - E se creder non voglio in Macometto, - Dunque, parte crudel, perche mi fai - Pena sentir di quel ch'io non commetto? - - ---- _Sonetto di_ _M. Cino_ _ad Agaton Drusi_. - - -Dopo i fatti narrati si dolorosi pel cuore di Selvaggia; dopo aver -veduto a qual misero stato di salute e di spirito fosse condotta, -vogliamo non defraudare un istante l'espettativa dei nostri lettori -sulla conoscenza d'un si lungo ed ingrato silenzio tenuto da messer -Cino, non pur con lei, quanto con gli altri di sua famiglia. Per un uomo -d'onore troppo grave e lo addebito, senza cause gravissime, -dell'abbandono d'una donna ornata di tanti pregi siccome questa, e dopo -averle giurato cotanto affetto! - -E a noi pure tarda di dirlo, e subitamente il facciamo, premettendo la -narrazione seguente. - -Alle sventure domestiche del Vergiolesi si aggiungeva ora per colmo il -pensiero di sottostare alla forza stragrande di que' di Bologna, e di -essere astretto a cedere agli odiati Guelfi Neri il ghibellino castello, -fra quei di Toscana dei piu forti e meglio muniti; antico possesso e -vanto dei suoi: e dove se quei di sua parte l'avesser soccorso, avrebbe -creduto di renderlo inespugnabile, di tener fronte ai nemici, e di -trionfare. - -Ma i Fiorentini, come narrammo, dopo avergli impedito il soccorso de' -suoi partigiani; collegatisi co' bolognesi, tuttodi animavan costoro per -aita di danari e di gente perche alla perfine da quel forte propugnacolo -il Vergiolesi fosse cacciato. Cosi solamente la parte Bianca sarebbe -andata dispersa. Il rinforzo de' pochi giovani generosi che, come -vedemmo, per tradimento non gli giungeva, ad ogni modo sarebbe stato -sterile e tardo. - -Il capitano dall'altro lato, dopo le prove gia fatte, dopo i sacrifizi -non pochi d'uomini e di denaro per potervisi reggere, non celava piu a -se stesso ed a' suoi la dura necessita cui dovea sottostare, e -l'imminente pericolo. In tanto smarrimento di sensi a chi rivolgersi per -consiglio? - -Fra si gravi e fortunose vicende non gli era rimasto degl'intimi e dei -piu fedeli, che un amico della sua giovinezza, quel monaco Buonaventura, -che vedemmo gia essere stato inviato a lui dalla Signoria di Firenze per -trattare gli accordi sulla resa di Pistoia durante l'assedio. Or fu a -lui che il capitano risolse di spedire un messo con lettera, al convento -di Santo Spirito a Firenze, dov'ei dimorava, per averlo a se. -Bonaventura, ricevutolo appena, e udita la gravita delle cose, senza -porre indugio si mise in via con lo scudiero del Vergiolesi, che gli -aveva condotto un cavallo: e dopo un viaggio non breve, ed incomodo -valutatane la fredda stagione, giungeva al castello. Un amico dal quale -tu speri un sollievo, e che non esita un istante, anche con suo disagio, -d'accorrere al tuo richiamo, gli e un beneficio che non ha pari. E tale -apparve al capitano l'arrivo del monaco Buonaventura. Egli era uomo di -circa sessant'anni; alto della persona, preveniente all'aspetto. Sotto -quel saio batteva pur sempre un cuore, pel quale aveva saputo in duello -ritrarre la spada dal petto d'un suo nemico senza ferirlo, perdonargli, -abbracciarlo, e ripararsi in un chiostro! Adesso da quel volto traluceva -la bonta vera; e dalle ciglia rase d'ogni baldanza, che per consueto -dignitoso e modesto le sollevava a parlar con alcuno, la perspicacia -delle cose del mondo. Palesategli il Vergiolesi le difficili condizioni -che lo premevano, non esito a porgergli quei consigli che piu stimo -utili ed opportuni. - ---Ma ora--dicevagli il monaco--bisogna provvedere a questa povera tua -figliuola. Amico mio, e tempo di raccogliere le proprie forze, e di non -pensare che a lei. Io, io stesso, non dubitare, scrivero subito al -Cardinale a Bologna, e quanto al castello, spero in Dio, rispettera lo -stato d'un padre che ha una figlia in tanta gravezza di male. - -Egli infatti dopo il primo colloquio col Vergiolesi l'aveva visitata, e -pur troppo non gli era sfuggito a che misero fine lentamente si -conduceva! Selvaggia ei l'aveva conosciuta fin da fanciulla, e come -amico di casa, era stato un di quelli ne' quali ella avesse posto piu -confidenza. Or non e a dire con quale sodisfazione ell'accogliesse la -visita di quell'uomo di Dio! Gli aperse tutto il suo cuore: pianse e -doloro lungamente. Indi a poco le parole di lui si miti e soavi, le -giunsero come balsamo di salute: sicche sollevata da' suoi celesti -conforti, a grado a grado senti rinascersi una quiete e una pace, che -mai non avrebbe creduto. - -Ma egli doveva aver la fortuna di potere in que' terribili istanti -rassicurare quella gentile anche con una prova di fatto, opportuna e -gratissima quanto meno aspettata. - -E da sapere che Vanni, lo sciagurato consorte della Maria, aveva potuto, -con la fuga e tenendosi celato, sottrarsi alla forca, alla quale furon -dannati la piu parte di que' della banda di Musone della Moscacchia. -Poi, colto il destro, in una notte di pioggia e di buio il piu folto gli -era riuscito di giunger sicuro a casa della moglie. Non sarebbe si -facile a descriver lo stupore e il piacere che ne provo quella povera -donna! Dopo un'assenza assai prolungata; dopo quello che si diceva di -Vanni suo dell'essersi unito con assassini da strada; e infine dopo la -morte ignominiosa che fu sparso avesser tutti subita; una tal notte, -udito picchiare all'uscio di strada, si senti dire: - ---Apri, son io. - ---Chi? lui! Misericordia!--ell'aveva esclamato--possibile! Ma chi? -(quasi dubitando)--e quegli. - ---Ti dico, son io, Maria: apri subito, ti ripeto! - -E vederselo proprio inanzi in carne e in ossa! lui... il suo Vanni, -sospirato e pianto gia morto! La poveretta rimase tramortita fra le sue -braccia! Egli allora le fece animo; e riavutala, le narro in breve la -sua buona ventura, e i suoi nuovi propositi. Poi non ebbe che un -pensiero. Le dimando in prima della figlia; quindi con gran premura chi -avesse per casa, se parlando, nissuno vi fosse da comprometterlo. - ---E nissuno--ella disse.--Perche infatti non eravi in altra stanza che -una giovinetta cugina di lei, che aveva chiamata e avuta per grazia da' -suoi per guardarle la piccola Selvaggia, mentre ella, abbandonata da -lui, se ne stava a vegliare la sua povera signora, o dall'alba alla sera -al telaio, affrettando il lavoro per procurarsi una parte del -campamento. - ---Ma dunque--con amoroso rimprovero le soggiungeva Maria--alla nostra -creaturina non pensavi piu? Lascio di me... che anch'io!.. che avre' -avuto a fare, sola, dibandonata e senza un disegno al mondo? Dio mio! -Dio mio! Ma lei poi, poverina!...--e singhiozzava, appoggiate ambe le -mani a una sua spalla. Poi distaccatasi, con fiducia gli disse: - ---Basta... non ci vo' piu pensare: ora se' tornato per bene, eh? - ---Lo credo io!--soggiunse Vanni.--Sta pur queta, te lo giuro! - -Ed ella:--Se sapessi, Vanni mio!... che credi che mi bastasse il lavoro -per andare avanti? Il resto per vivere, vedi, me lo manda per sua carita -quel buon angelo della nostra castellana. Ma ora, meschina me! questo -soccorso l'avro forse per poco! E peggio poi per madonna, oh! Signore! -che ogni di piu se ne va in consunzione! E pensare che quel suo -fidanzato da poi che la lascio.... (oh! voialtri uomini!...) e' non le -ha mai scritto un rigo! - ---Ma come!--riprese Vanni--non era messer Cino de' Sinibuldi?... lui, -che venne a visitarla anche quassu al castello, e che poi se n'ando in -Lombardia?... Non e vero, sai, non e vero; vo' l'incolpate a torto: -crediatelo che le ha scritto piu volte. Te l'assicuro io: e bada, te lo -posso dire, e so quel che mi dico! - ---Tu?... davvero? Ma dimmi... - ---No, ora non cercare come l'e ita. Lo saprai, non dubitare! Intanto, -che la cosa e' la so proprio io, corri subito a dirlo a lei, a madonna: -ma in segretezza veh! Questa puo essere la mia fortuna. - ---Che dici mai! Oh! a lei? in quello stato! ma ti pare? - ---A chi dunque che le' lo sappia? Perche io poi ho bisogno di -presentarmi il piu presto possibile al capitano, e chiedergli grazia per -me. Perche, vedi! ho da dirgli cose... cose da farlo strabiliare! cose -che forse!... basta, ti dico di gran premura, e di gran bene per noi! - -Maria, possiam figurarci che fattosi appena giorno non pose indugio a -recarsi al castello. Sapeva che a qualunque ora v'era sempre ben -accolta. Ma per istrada la poveretta andava pensando: - ---A chi m'avro io a rivolgere per un affare si delicato? A madonna -Selvaggia no davvero! Io poi che nella passione non so reprimermi, chi -sa che colpo le darei con questa nuova! L'ho detto sempre, e lo ridiro: -Dio mio! Un bicchier del mio sangue perche la si riavesse! - -Poi penso:--E' v'e madonna Lauretta che gli e li ad assisterla, e la le -vuol tanto bene!... A lei, si; e meglio a lei! Oh! se potessi con questo -mezzo....--E agitata e commossa com'era, e sopr'a pensiero, ando a -prostrarsi quasi macchinalmente al tabernacolo di una Vergine che era li -sulla via. - ---E, Madonna santa!--esclamo--datemi scampo! datelo alla mia buona -signora e anche al mio povero Vanni! Mi par pentito: si, si, mi par -proprio mutato! E se Dio gli ha toccato il cuore, Madonna benedetta, -compite voi questa grazia; perdonatelo, e consolate me e lui dopo tanto -patire! - -Alzatasi con questa speranza, aveva ripreso la via; e giunta al -castello, era gia entrata nella sala maggiore. - -Le guardie che eran giu alla porta, per Maria non avevan dimande. In -sala non v'era ancora nissuno. Quando di li a poco vi comparve, e le -passo dinanzi fra Buonaventura. Che vedendo questa donna, sola, e come -in aria di attender qualcuno: - ---Di chi cercate?--le disse. - -Ed essa con una certa timidita: - ---E' son di casa, e vorrei vedere madonna Lauretta. - ---Ah! Ma sarebbe impossibile adesso. Se aveste pero qualche cosa da -dirle ch'io le potessi riferire... Mi conoscete? non mi pare che ancor -ci siam visti; gia son due giorni...... ma anch'io posso dire che son di -famiglia: di me, buona donna, potete fidarvi. - ---Oh! n'ho sentito parlar tanto in bene!... si figuri! fidarmi per -dicerto lo credo! - -Il caso urgente, il modo cortese con cui fu accolta, il rispetto pel -monaco, fecer risolver Maria a svelar subito a lui ogni cosa. - -Importava soprattutto di palesargli che il suo marito aveva da dar -notizie di messer Cino, e far sapere alla famiglia de' Vergiolesi -com'egli era informato che le aveva scritto piu volte. E questo ella -fece speditamente, e chiese a un tempo che il suo Vanni potesse avere un -abboccamento con lui. - ---Ch'ei venga.... ch'ei venga--rispose subito il monaco, riflettendo -all'importanza della cosa.--E distante di qui? - ---Oh! poco, poco: un tiro di balestra. - ---Andate dunque, correte a chiamarlo: ma che sia qui nel momento! - -Allora la poveretta, con qualche agitazione, ma pur con quella -confidenza che egli le aveva inspirato, non volle nascondergli la trista -vita che il suo marito aveva condotto finora; il suo scampo da morte che -dicea prodigioso; ma pur sempre il pericolo che avrebbe corso di essere -arrestato come uno della banda di quelli assassini, se alcuno a -quell'ora per istrada lo ravvisasse. - ---Dunque verro io da lui--risoluto riprese il monaco.--Andiamo. - -Ed essa: - ---Si scomoda, lo vedo, ma si figuri se mi fa carita! - -E movendosi: - ---Le fo strada--soggiunse; e uscirono. - -Non appena entrati in casa, Maria ando a chiamar Vanni che s'era chiuso -in una stanza, e gli disse: - ---Vieni, vieni pure. C'e qui un sant'uomo al quale puoi confidare ogni -cosa. - -E Buonaventura, subito che lo ebbe dinanzi, gli disse: - ---Voi dunque avete notizie da darmi di messer Cino de' Sinibuldi. - ---Messer si. - ---Ma come mai? - -E Maria nuovamente: - ---Bada, Vanni, tu ti ci puoi confessare; di' pur tutto alla libera. - ---Dunque--rispose egli tutto compunto--non so se sappiate, rispettabile -monaco, la vita disgraziata che ho menato per qualche tempo, lasciatomi -prendere da que' demoni laggiu. - ---Lo so. - ---Prima a far contrabbandi d'ogni sorta: poi ribalderie, assalti e -assassinii (benche io non facessi che darvi mano), e de' quali davvero -inorridivo e mi vergognavo tutte le volte; ma non c'era verso che li -potessi scansare senz'abbandonar que' ribaldi: e se mi ci fossi provato, -nel momento mi avrebber morto. - ---Ma ora... ditemi ora...--badava a interromperlo il monaco per venire -alle strette; e quegli invece tutto fervoroso: - ---Dio ha ora voluto scamparmi dal tristo fine che hanno fatto, e che -poteva toccare anche a me! Ma come potrei comparire per la via e senza -un perdono del capitano? Gli e per questo che mi raccomando a lei!... - ---Oh! si per carita--aggiunse Maria tutta piangente--ci raccomandiamo a -lei con le mani in croce. - ---Si, si--riprese il monaco impazientito--ma infine mi premono le -notizie di messer Cino. - ---Le posso dire--seguito Vanni (come fanno gl'idioti che la pigliano -sempre alla larga)--proprio le posso dire che io, per lo meno tre volte, -mi son trovato a veder dare addosso da que' furfanti laggiu lungo il -Reno, ai messi del capitano e a quelli di messer Cino, che portavan -lettere a lui, e a madonna Selvaggia. - ---Ah! finalmente....--esclamo l'altro.--Ma come sapete?... e con qual -fine coteste aggressioni? - ---Con la certezza, s'intende, di guadagnare una grossa somma chiunque di -noi avesse spogliato que' messaggeri. Perche le lettere del capitano le -volevano in mano i Guelfi Neri; e quelle di messer Cino bisognava -portarle a un certo messere che le pagava a prezzo d'oro; a uno sempre -fuggiasco di li e la per quei boschi. - ---A chi mai? - ---A un certo messer Nello de' Fortebracci. - ---Lui!... e sempre lui! Eh! Di parte avversa e rivale! Perfido! quanto -l'hai fatta soffrire!--esclamo fra se il monaco agitando il capo, e -incrociando le braccia.--Oh! ecco spiegato... povero messer Cino! - ---E vi diro--riprese Vanni--che col messo del capitano si sono anche -battuti. Credo una prima volta; perche dopo passava sempre scortato da -quattro o sei uomini d'arme a cavallo. Ma al Fortebracci pare che -premesser le lettere che andavano e si spedivano di Lombardia. Mi -ricordo dell'ultima di queste lettere che venne in mie mani, perche a -quell'aggressione (che a dirla le scansavo quanto potevo) ci dovetti -stridere anch'io. Ma sopraffatti da una masnada di militi del capitano -sbucati dal bosco, ci segui un gran tafferuglio, e ci demmo tutti alla -fuga. Visto allora che c'inseguivano, e che de' nostri chi se la -svignava da un lato chi da un altro su e giu per quei macchioni, via a -gambe io pure: finche trovatomi in luogo da non esser raggiunto, mi ci -acquattai, e non mi parve vero d'averli lasciati! - ---Ma dunque voi avete... - ---Si, si, ho la lettera; e anzi.... (e frugavasi in dosso) perche voglio -di quel che vi dico che n'abbiate una prova.... Eccola, vedete! (e -gliela mostrava) stracciata un poco da questa parte.... - -Ma Buonaventura glie l'aveva subito levata di mano; e gia a mezza voce e -rapidamente l'andava leggendo. - ---E diretta a Selvaggia! "Dopo la prima... del capitano nessuna nuova! E -io che non sperava conforto altro maggiore che dalle vostre lettere! Io -che tante volte vi ho scritto! E voi, possibile! mai, mai piu un sol -rigo! Oh! i tristi pensieri che mi si affacciano! Se non e una qualche -grave sventura.... no, altro non posso credere! Che i vostri e i miei -cari sappiano da voi il mio turbamento! Fra pochi giorni sara al -castello il vostro fedele - -_Cino de' Sinibuldi_." - ---Ecco, ecco!--esclamo il monaco, e con una palma si percosse la fronte. -Poi riguardata la scrittura, soggiunse: - ---E scritta da Milano da forse quindici giorni. Ah! dunque in breve -dovrebbe essere qui. - -E a quest'idea rassicuratosi alquanto, si volse a Vanni e gli disse: - ---Grazie, ho inteso, addio! - ---Per carita, salvatemi il mio Vanni!--gli grido dietro Maria -supplicante. E Vanni anch'egli:--Una vostra parola al capitano: dipende -tutto da lui. - ---Non dubitate--rispose il monaco di sul limitare dell'uscio di -strada--sara un mio primo pensiero; e potrei gia quasi assicurarvi che -sarete esauditi. Addio! - -In un attimo fra Bonaventura era risalito al castello; e, con l'ansia di -uno che ha da dare una buona nuova, aveva cercato del capitano e del -figlio. Trovatili, e fatto loro in succinto il racconto di tutto, al -primo diede a legger la lettera. Il quale non appena percorsa, -freddamente gli disse: - ---Di che ho piu a stupirmi? Un rinegato che prende le armi contro la -patria, ma sicuro che puo assassinare alla strada!--Poi con -calore:--Questo pero d'uccidermi la figliuola, la luce degli occhi miei, -il conforto della mia vecchiezza.... che, tutto perduto, sola.... ah! -sola quasi mi rimaneva! Maledetto sii tu!.... - ---Filippo!--austero lo interruppe il monaco--non maledire! Abbastanza e -da credere che il demone del rimorso a quest'ora lo laceri! Dio e -giusto, amico mio; lasciamo a lui la vendetta! Adesso ispiriamoci tutti -alla pieta per quella tua creatura che troppi mali l'aggravano! Andiamo -a lei. Questa nuova.... - ---Si--soggiunse il capitano;--ma con quella prudenza che secondo il suo -stato.... - ---Non dubitare! Con ogni riguardo. E necessario d'altronde che questo -fatto, venuto a scoprirsi, sia palese anche a lei, perche cosi spero che -le torra ogni sospetto e ogni piu piccol rancore. - - - - -CAPITOLO XXV. - - -LA MORTE. - - - Ohime! vasel compiuto - Di ben sopra natura, - Per voltar di ventura - Condotto fosti suso gli aspri monti, - Dove t'ha chiusa, ohime! fra duri sassi - La morte, che due fonti - Fatt'ha di lacrimar gli occhi miei lassi! - - ---- _Canzone di_ _Messer Cino_. - - -La salute di Selvaggia era omai disperata! Il lento morbo e uno -sfinimento continuo la sospingeva agli estremi. I patimenti morali -pareva che ora fosser quelli che piu la facesser soffrire. La buona -Lauretta che giorno e notte vegliava al suo letto, era la sola cui -sovente soleva sfogare quel suo cuor desolato. Il padre e il fratello le -nutrivano un'affezione che mai la maggiore. E pur troppo, senza che ella -avesse mai svelato loro il suo animo, comprendevano anche la cagione -ultima de' suoi mali (perche invero i disagi patiti per tanto tempo -furon la prima e la piu potente) e ne sentivan dolore. Non erano valsi -altri messi, altre lettere che il capitano aveva spedito al Sinibuldi, -sia per informarlo dei tristi casi di famiglia, come per aver notizie -delle speranze de' Ghibellini, e prender consiglio sul tenersi al -castello. Una sola risposta n'avesse mai ricevuta! Lo che gli aggiungeva -d'assai lo sgomento. L'arte salutare con cui procurava che la sua -diletta fosse soccorsa, per quel corpo si infermo era omai divenuta -impotente. La desolazione era entrata fra quelle mura! L'austero -Ghibellino che non si sarebbe commosso dinanzi a un esercito il piu -formidabile, or dal dolore della cara figliuola mostravasi affranto e -avvilito a tal segno, che moveva a pieta. L'avresti veduto nella sua -stanza immobile talora come una statua, fiso a terra lo sguardo, con le -braccia incrociate, senza voler vedere e parlar con alcuno. Poi come -riscosso e richiamato da un dovere, andar frettoloso a quel letto, tanto -per poter ripetere:--Tu soffri! coraggio figlia mia!--E allora vedeva -lei affiggere in esso que' suoi begli occhi, e la udiva con fioca voce -articolar queste parole:--Oh! io lo vorrei: anche per te, padre mio! ma -anche per questo mi si sceman le forze! - -Messer Fredi poi non reggeva allo strazio. Animoso quanto cavaliere -potesse mai, pure, ogni volta che a lei s'appressava, non v'era modo che -frenasse le lacrime. - -Frattanto Selvaggia aveva passata la notte anche piu affannosa. A -Lauretta, che non l'aveva lasciata un istante, era parso di scorgere un -notevole peggioramento. I deliqui cui andava soggetta s'eran rinnovati -piu spesso: le forze non che riprendere parea che scemassero. Solo nel -giorno un sonno profondo, per quanto breve, l'aveva un poco rianimata. - -Quando il padre, il fratello e fra Buonaventura entrarono nella camera, -ell'era gia desta; e avendo preso un lieve ristoro, le pareva di -sentirsi riavuta. A mirarla in quel letto, la persona quasi a meta -sollevata; la sua bionda testa da' guanciali sorretta; la sua faccia -pallida si, ma con que' delicati contorni, e le guance d'ogni lieve -impressione facili a colorirsi; que' suoi occhi sempre soavi, lucidi e -penetranti; la mente poi nel suo pieno vigore, avresti ancor dubitato -che il suo male fosse quasi agli estremi. - -Alle piu affettuose parole del padre e del fratello ella diede risposta -con amorevol sorriso, come soleva, per non mai sconfortarli. - -Allora il padre le disse: - ---Il nostro amico Bonaventura ti vuol dare una nuova che spero, figlia -mia, ti sara di piacere. - -E il buon monaco, accostatosi a lei che si mostro bramosa d'udirlo, cosi -le parlo: - ---Che direste, Selvaggia, s'io vi potessi accertare che il nostro messer -Cino ha inviate lettere di continuo al capitano ed a voi, e che non e -per sua colpa se qui non pervennero? - ---Oh! che dite mai! - ---Si,--replico l'altro;--se una mano nemica ve l'ebbe rapite.... - ---Una mano nemica? e chi poteva.... - ---Omai a piena discolpa del nostro amico, tutto, si, tutto dobbiam -dirvi. Questo perverso, questo vostro persecutore, potete immaginarlo, -Selvaggia, fu il rio Fortebracci! - ---Egli, avete detto?--e facendo atto di sollevare la destra, con uno -sforzo di voce soggiunse:--Oh! che sul suo capo.... alfine.... - ---Selvaggia! no, no!--la interruppe di subito Buonaventura;--alla vostra -mite indole e generosa non si addicono queste parole. - -Ed ella ricompostasi in pace, volgendogli un guardo come di chi invoca -pieta: - ---Avete ragione!--rispose.--Che Dio gli perdoni! - ---E cosi sia--riprese il monaco; poi seguito:--La sorte pero ha voluto -che una lettera almeno si conservasse. - ---Una lettera? - ---Si; ad attestare dell'amicizia sua, fedele, ne mai interrotta con la -famiglia de' Vergiolesi. Vedete, Selvaggia. - -E mostratale la lettera: - ---Ne ravvisate voi la scrittura, la sua firma, la data? - ---Oh si, si! E che dice egli? - ---Che dai Vergiolesi non piu d'una lettera ha potuto ricevere, ne -risposta mai alle sue: eppure non ha mai diffidato! E, ansioso anzi di -rivedervi, verra in breve al castello. - -A quest'annunzio il volto di quella gentile si era infiammato come il -suo core. - -Buonaventura nel vederla gia presa da un nuovo deliquio, s'accorse -subito del grave effetto che una tal nuova le aveva prodotto, tanto che -si era pentito d'avergliela data. - -Com'ella appena pote riaversi, si volse a lui e gli disse: - ---Verra dunque, avete detto, verra?... - -Ed ei:--Non e a dubitarne. Ma mentre e d'uopo d'attendere, che il -cammino da Milano a qui non e breve, importa molto, Selvaggia, che il -vostro spirito si ricomponga: riprenda quella calma che vi ho pregata: e -si sollevi nel pensiero del come sia stato rimosso ogni dubbio dal -vostro cuore sul contegno di messer Cino, perche non ne doveste -concepire e tenere odio verso di lui. Il modo, credete, e stato -prodigioso, e imprevedibile. Lo sciagurato consorte della vostra Maria -di gia pentito, pote sottrarsi dalla mala compagnia de' noti assassini, -e giungere in salvo in sua casa. Egli col mezzo della sua donna mi ha -fatto sapere com'avesse le notizie e la lettera che v'ho mostrato, -caduta nelle sue mani in un ultimo assalto sopra il corriere che da -messer Cino qui s'inviava. - ---Dio! Dio vi ringrazio!--esclamo ella con le labbra tremebonde e con -prolungati sospiri: e la sua mano strinse quella di Lauretta; la quale -quest'atto benevolo riguardo come esteso anche a Cino. - ---Vedete!--seguito Buonaventura--una buona azione non va mai senza -premio. Mi pare che con questa nuova, che vi toglie ogni sospetto, e vi -viene appunto da quello sciagurato di Vanni, Dio in certo modo abbia -voluto ricompensarvi del tanto bene che faceste a sua moglie. - ---Padre, padre mio! affannosa soggiunse--che questi poveretti vi sieno -raccomandati. - -Ed egli:--Oh! che mi chiedi! Voglio anzi che Vanni venga subito con -Maria a' nostri servigi: e faro io che alcuno non possa nuocergli. -Buonaventura, a te quest'incarico. - -Ed ella:--Padre! fratello! D'un'altra grazia ancora vi prego. Alla -vostra Selvaggia, che poco piu ormai avrete a concedere, non negate -questo favore. Affrettatevi a ricomporre i lunghi odii e i rancori fra -le famiglie de' Vergiolesi e de' Fortebracci. Io pure si, vel ripeto, -all'autore di molti miei mali, imploro da Dio ravvedimento e perdono! - -Questi ultimi detti si puo argomentare che dovettero essere uno sforzo -supremo di un'anima come la sua, la piu nobile e la piu generosa. Li -aveva proferiti con tal sublime rassegnazione, che tutti gli astanti se -n'eran fortemente commossi. - -Ma questo sforzo dello spirito avendo reagito potentemente sul corpo, di -li a poco sorpresa da piu forte deliquio, quasi con le smorte labbra -pronunziando tuttora parole di perdono e di pace, appena die segno che -la sua vita era spenta! - ---Morta! ahime morta!--Fu un grido di tutti, una desolazione ed un -pianto. Solo suo padre non fece una lacrima! Rimase immobile e come -stupido presso quel letto; intento solo a contemplare la sua Selvaggia -distesagli innanzi non altro ora che un cadavere! Pero l'atteggiamento -di lui; un vecchio guerriero, alto com'era, il volto emaciato e -contratto dal forte soffrire, ma dignitoso; con gli occhi avvallati, le -braccia sul dinanzi in abbandono avvinte sol dalle mani; destava un -senso d'inesprimibil pieta. - -Dopo brevi momenti di questo quasi misterioso colloquio con la sua -diletta figliuola, e fiso come ad attendere che da quelle bianche -labbra, da quelle vitree pupille semiaperte gli venisse ancora un -sorriso, si piego alquanto sopra di lei: lievemente le compose la testa -in mezzo al guanciale, come avrebbe fatto una madre alla sua creaturina -allorche si e addormentata, e lascio che i suoi biondi capelli le -scendessero intorno al volto. Le raccolse le mani fra le sue, poi -dolcemente gliele dispose sul seno. Dopo cio, di nuovo affissandola, con -voce affettuosa e sommessa gli s'udi ripetere:--Selvaggia! figlia mia, -figlia mia!--E mandato un forte sospiro, le chiuse gli occhi e la bacio -in fronte. Tutti l'ammirarono con religioso silenzio, e niuno oso fare -ostacolo a questo amoroso delirio del povero padre. - -Era gia per abbandonar quella coltre, quando un vivo raggio di sole, -penetrato improvviso in quella funebre stanza, il volto di Selvaggia -irradio di tal luce, che, in quel modo che egli poi riferi, veracemente -gli parve come quello d'un angelo. - -A tal vista quasi che sopraffatto, torno a lei, si prostro a' suoi -piedi, e rimase pochi istanti a pregare. Quindi risoluto si alzo per -uscire. Ma prima si volse agli astanti, e in atto supplichevole disse -loro:--Non vogliate lasciarla, ve ne prego! Che mi sia custodita! - -Non oso dire:--Adornatela per recarla al sepolcro--tanto le parve ancor -bella, e che in quell'aspetto non fosse ancora la morte! - -Il giorno dopo, il lugubre suono della campana maggiore della chiesa -annunziava agli abitanti della terra e delle valli circonvicine che la -temuta sciagura si era pur troppo avverata! Quanti furon di que' paesani -che avevan conosciuto la nobil donzella, e sentitone encomiar le virtu, -e molti sperimentato grazie e favori da lei e presso del padre, -compiansero tutti l'immaturo suo fine. Tanto piu poi se ne dolsero -perche temettero che il capitano, anco per questo caso, abbandonasse la -terra e il castello in potere de' Bolognesi: lo che, per l'affezione che -avevano a lui ed alla parte sua, e per la sicurezza che ne ispirava, di -troppo mal animo avrebbero sopportato; e dura poi e increscevole sarebbe -stata la nuova signoria, per loro estranea e d'un avverso partito. - -Si compierono i sacri funebri riti fra molto popolo salito al monte da -ogni lato, affollatosi al tempio per rivederla e pregarle il riposo -eternale. Alle schiere dei militi del castello che in severo e doloroso -contegno le fecero scorta d'onore, s'aggiunse uno stuolo di quelle buone -fanciulle e di altre del vicinato che con ceri accesi le stettero -intorno al feretro, e l'accompagnarono con le lacrime fino al prossimo -cimitero nel quale ebbe il sepolcro. - -Cola, solo una rozza pietra, alquanto sollevata dal suolo, ne fece -distinguere dov'ella giacque. - - - - -CAPITOLO XXVI. - - -DOLOROSO PASSAGGIO DELL'APPENNINO. - - - "Signore, e' non passo mai peregrino, - Ovver d'altra maniera viandante - Con gli occhi si dolenti per cammino - Ne cosi grevi di pene cotante, - Com'io passai per il monte Appennino, - Ove pianger mi fece il bel sembiante. - Le trecce bionde, e 'l dolce sguardo fino, - Ch'amor con le sue man mi pone avante." - - ---- _Sonetto di_ _M. Cino_ _a Dante Alighieri_. - - -Correvano gia molti giorni, e del grande infortunio il capitano non si -poteva dar pace. Indarno i parenti e gli amici, e primo di tutti -Bonaventura, con ogni sorta di confortevoli cure s'adopravano a -ricomporre la sua mente quasi sconvolta. Se da un lato il Vergiolesi -avrebbe voluto rimanersi per sempre presso la tomba di quella cara -figliuola, dall'altro il pensiero che quel suo castello dove aveva -trovato alquanto di calma, era stato pur quello nel quale dove mirarsi -distrutte le sue piu care speranze, tutti questi contrari affetti -combattevano fortemente nel suo cuore e ne facevano orribile strazio. Se -non che il timore d'esser astretto a ceder per forza cotal fortilizio, e -di saper profanata fors'anco l'ultima dimora della sua Selvaggia dalle -irruenti soldatesche nemiche, fe' si che un tal giorno, chiamato a -consiglio messer Fredi e l'amico Buonaventura, risolse che piuttosto che -veder quella terra e la rocca in potere de' Bolognesi, dovesse spedirsi -un messo a Pistoia per profferirla in vendita ai signori di quel Comune. -La somma da pattuirsi fu stabilita in lire undicimila, purche -concedessero a lui e alla famiglia di ritirarsi e rimaner sicuri a -Vergiole. - -Per compire in segreto una si delicata missione nissuno gli parve piu -adatto dell'amico suo li presente; tanto piu che preso omai questo -partito, voleva che senz'indugio e non piu oltre di dodici giorni fosse -dal Comune ratificata la scritta ch'ei gli inviava, per poter sgombrare -dall'infausto castello. - -Fra Buonaventura non esito un momento ad accettar la missione; dopo la -quale se ne sarebbe tornato al suo chiostro a Firenze. Venutosi dunque -con l'amico e con la famiglia ai piu dolorosi congedi, cavalco per -Pistoia. Cola al palazzo del Comune fatto capo al gonfaloniere di -giustizia e questi adunato subitamente straordinario consiglio, -Buonaventura con accorte e savie parole dimostro agli adunati l'utile -grande che da simil proposta potevan ritrarre; e che pero non dovessero -lasciarsi sfuggire la propizia occasione d'aver essi, piuttosto che i -Bolognesi, un si valido baluardo ai loro confini qual era quello della -Sambuca. Niuno infatti fece opposizione a si util proposta. Che anzi ben -accolta e ratificata in quell'adunanza stessa dal gonfaloniere e dai -dodici anziani, si delibero che di subito se ne spedisse al capitano la -lettera d'accettazione. A tal uopo e a prender possesso di quel -castello, il Comune (come dicon le cronache) invio due suoi capitani, -che furono Vanni dei Cancellieri, e Lenzo di Cino. I quali, fatto -l'inventario di cio che ivi trovavasi, presero dal Vergiolesi la -consegna della terra e della rocca conforme la scritta, ed ei -incontanente con la famiglia se ne parti per Vergiole. - -Non erano scorsi che pochi giorni dalla partenza de' Vergiolesi dal -castello di Sambuca, allorquando un cavaliere seguito dal suo scudiero, -sopra uno snello palafreno varcato il Reno, si avanzava assai celere -verso il villaggio di Pavana. A misura che saliva quel monte, invece di -raffrenare il cavallo affaticato da lungo viaggio, lo stimolava di -continuo, nulla curando le difficolta della via che ad ogni passo si -facevan maggiori, non d'altro occupato che di giunger piu presto alla -meta, evidentemente il castel di Sambuca. Vedutosi di gia si vicino, il -volto gli raggiava di gioia. Solo di quando in quando un leggero inarcar -di ciglia lo mostrava agitato da contrari pensieri. Quando sopra una -svolta del poggio, che aveva in prospetto l'altro piu alto della -Sambuca, i lenti e lamentosi rintocchi della campana di su dal castello, -giunsero alle sue orecchie. Un subito pallore gli ricoperse la faccia; e -fermato il destriero, non vedendosi alcuno d'intorno, si volse al suo -familiare che al par del cavallo non vigoroso come quel del padrone, -trafelato seguivalo, e con gran turbamento gli domando: - ---Non odi tu? Che sara questo mai? - -Pur come avviene di chi dubitoso di tristi nuove, vorrebbe chiedere -ovunque, ma pel timore non osa, non si trattenne. Silenzioso invece e -con triste presagio seguito a salire, finche non giunse alle prime case -di presso al castello. - -Dava appunto su quella strada la casa della buona Maria. La quale per -caso trovatasi sull'uscio, e vedutolo comparire: - ---Ah! messer Cino!--esclamo subito--dove, dove mai v'incamminate! Deh! -per pieta, rimanetevi, non proseguite! - -E insisteva venendogli innanzi tutta piangente. - ---Maria!--diss'egli spaventato, balzando da cavallo ed entrato in casa -con lei.--Maria! Maria! che c'e mai di sventure? Che nuove hai da darmi? - ---Dolorose quanto mai si puo dire! per voi e per tutti! - ---Spiegati, Maria, per carita; che e mai avvenuto? - ---Messer Cino, crediatelo--singhiozzando soggiunse--mi manca il cuore e -la voce: io sono desolata, io ho perduto de' Vergiolesi... - ---De' Vergiolesi! Chi dunque? - ---Oh! la mia santa benefattrice! - ---Lei dicesti? Selvaggia? - ---Ed oggi, pur troppo (con voce piu bassa e compunta gli soggiungeva) si -rinnovan per lei i funerali nel tempio! - -A una nuova si inattesa, a un dolore si forte, messer Cino resto privo -di sensi. - -Riavutosi quindi, le chiese: - ---E il suo povero padre? - ---Egli? Ah! ci ha lasciato con tutti della famiglia, vendendo il -castello a que' di Pistoia, che gia son lassu. V'era anche donna -Lauretta che l'ha assistita co' suoi.... e con che cuore! E bisogna pur -dirlo, tutti quanti rammentandovi e aspettando sempre vostre lettere; ma -pur troppo so anch'io, inutilmente! - -E qui gli narro in breve da chi e come le fossero intercettate. Lo che -al cuore di Cino fu nuovo ed atroce dolore. - -Poi richiesta Maria delle piu minute vicende di quella famiglia, -conchiuse ella:--la stessa madonna Lauretta averle detto che quei poveri -signori dopo il triste caso non cercarono altro che fuggire da quelle -mura e tornare a Vergiole. - ---A Vergiole!--esclamo Cino.--Dunque io son solo e desolato quassu, dove -poco fa tanto consorzio d'amica gente, e quell'angelica donna, in cui -aveva posta per tutta la vita l'unica e la piu cara speranza! Ohime! che -con essa e morto ogni mio desiderio! Misero me, che faro io? - -E dopo stato alcun tempo pensoso, si levo e disse: - ---Dura necessita, ma convien ch'io mi parta! Non pero, Maria, debbo -farlo senza prima prostrarmi sul suo sepolcro. Sento pur troppo che il -cuore al solo pensiero mi manca! Ma ella a compire questo religioso atto -d'amore, dal cielo, oh lo spero! mi dara forza ed aita. Mi ci vorrai tu -guidare, o Maria? - ---Ahime, che rispondere! La vostra giusta afflizione non so dirvi quanto -m'appena! Pensate che al suo sepolcro me ne vo ogni sera, e vi prego! E -pover'a me! non ho piu fiori quassu! Ma qualche corona di verdi fronde -io ce la porto. Vedete, meschina, a che son ridotta! Dire che qui di lei -non avro altro da consolarmi! - -E diede in un pianto. Poi gli si volse e gli disse: - ---Messere, se cosi vi piace, andiamo. - -E a lenti passi s'avviarono al cimitero. - -Ma chi potrebbe narrare non che la doglia lo spasimo che dove provare -messer Cino prostrato su quel sepolcro? Egli che con tanto desiderio -aveva affrettato il momento del suo ritorno lassu, dopo una lontananza -si lunga e un si inesplicabil silenzio! Dopoche a Milano non una nuova -di Selvaggia e del padre suo erano giunte mai a fargli meno amara -l'assenza! Un cotal duolo puo solo immaginarlo colui che provo quant'e -l'ansia di chi lontano da' suoi paesi, senza parenti ed amici, ogni -giorno attenda lettere da' suoi piu cari, e ogni giorno ne rimanga -deluso. - -Vero e che molto egli era stato distratto e assiduamente occupato, con -Dante suo e pochi altri magnanimi, per le diverse citta dell'alta -Italia, a porre in accordo i principi e i signori lombardi, in -particolare poi tutti i Ghibellini che facevan capo a Milano: sia per -indurli a convenir sull'invito da spedirsi in Svizzera ad Arrigo -imperatore affinche calasse in Italia, sia per ordinare il modo che piu -si addicesse a riceverlo. Spesso pero quando in lui prendeva posa la -mente, destavasi il cuore coi suoi affetti caldissimi, co' suoi timori e -i suoi voti. Non aver piu nuove di lei! eppure quante lettere le aveva -inviate! Non avendo veduto tornare il suo messo, ne aveva scritto ad un -amico a Pistoia. Ma cresciutagli l'apprensione per la non pronta -risposta, spediva un altro corriere con lettere pel Vergiolesi, -ingiungendogli pero (nel sospetto di cio che avvenne) di prendere la via -di Modena ed entrare in Toscana per Boscolungo. In questo, non ci -voll'altro che a Milano l'incontro fortuito del Romeo per ricever -contezza degli amici suoi di Sambuca. Mentre pero il Romeo caldamente -esortavalo a recarsi tosto da loro; narravagli di Selvaggia, -dell'ospizio cortese e delle parole che n'ebbe; crede d'altra parte di -dovergli tacere sulla gravezza di sua salute, per quanto non gli celasse -il turbamento di quel gentile suo spirito. Fu allora che si confermo nel -sospetto che dal perfido Fortebracci gli fossero state intercettate le -lettere, e che risolse d'accorrer subito al sospirato castello. Viaggio -senza posa di e notte per valli e per monti, fosse pur disagiato il -sentiero, pur per spingere il suo cavallo sul piu breve cammino, ed -arrivare il piu presto fra' suoi amici e rivedere la sua diletta -Selvaggia. Ed invece, ahime! non ne dovea mirar che la tomba! - -A narrarne la fortissima doglia non bastando noi stessi, ci soccorre per -ventura messer Cino medesimo; e perche meglio non potremmo porgerne -idea, faremo di riportare il Sonetto, ch'ei ne lasciava nel suo -Canzoniere, in morte di lei; dov'egli ricorda quel suo doloroso -passaggio, e quell'estremo ufficio d'amore. - - Io fui 'n su l'alto e 'n sul beato monte, - Ove adorai baciando il santo sasso, - E caddi 'n su quella pietra, ohime lasso! - Ove l'Onesta pose la sua fronte. - E ch'ella chiuse d'ogni virtu 'l fonte - Quel giorno, che di morte acerbo passo - Fece la donna dello mio cor lasso, - Gia piena tutta d'adornezze conte. - Quivi chiamai a questa guisa Amore: - Dolce mio dio, fa che quinci mi traggia - La morte a se, che qui giace l' mio core! - Ma poi che non m'intese il mio signore, - Mi dipartii pur chiamando Selvaggia, - L'alpe passai con voce di dolore! - -Ne con altri sensi e da credere che messer Cino abbia dovuto sfogare il -suo doloroso compianto anche allora che sceso da questi monti giunse nel -seno di quella desolata famiglia al Castel di Vergiole: a quel castello -da cui prese nome la famiglia de' Vergiolesi, e la donna gentile onde -massimamente ei fu celebre. - - - - -CONCLUSIONE. - - -E noi, a onorar la memoria di Selvaggia dei Vergiolesi, e dell'illustre -poeta e legista messer Cino de' Sinibuldi che di lei si dolcemente -cantava, e perche le passate cittadine discordie ammaestrino gli -avvenire, ci provammo a tessere questo racconto. Or esso qui e compiuto. -Ma per chi brami d'aver particolare contezza di quel che avvenne dipoi -delle persone e dei luoghi che vi ricordammo; e perche si sappia quali -furono i fonti storici d'onde fu tratto, e che nella tessitura di esso -potemmo conservare senz'alterarli, vi abbiamo aggiunto le seguenti -notizie. - -Fu detto e in qualche cronaca tramandato che le ceneri di Selvaggia -fossero state deposte dentro la rocca del castel di Sambuca. Partito -pero di lassu il Vergiolesi con tutti i suoi di parte Bianca, per le -varie vicende che dovette subir quel castello, qual mano pietosa, pur -volendo, avrebbe potuto rovistare a suo agio fra quelle mura? Non furono -esse per molto tempo occupate e custodite gelosamente dall'avverso -partito, o da altre fiere masnade? E ne' secoli appresso la indifferenza -a quanto potesse esservi di memorie generose, cavalleresche e gentili, -non si tento sempre d'insinuarla da chi n'ebbe il potere? - -Fu occupato infatti il castello, prima da Castruccio (1324), poi da' -Fiorentini (1351). E poco fortificato, lo tolse loro con quel di -Piteccio l'arcivescovo e signor di Milano Giovanni Visconti, per mano di -Giovanni Visconti da Oleggio capitano delle milizie milanesi, quando, -impadronitosi di Bologna, scendeva con esse da questi monti a por -l'assedio a Firenze: finche poco dopo, conclusa la pace fra le citta -guelfe, fu restituito ai Pistoiesi, che lo munirono di genti d'armi. Il -castel di Piteccio poi nel 1387 per un incendio fortuito fu interamente -distrutto. Nel 1401 messer Riccardo Cancellieri, capo de' fuorusciti -Ghibellini, cacciato di Pistoia dai rivali Panciatichi, sorprese con -inganno il castello della Sambuca; e favoreggiato da Giovan Galeazzo -Visconti duca di Milano, in potere del quale voleva porre Pistoia, lo -tenne per tre anni, e vi fece scolpire lo stemma dei Cancellieri con -questo motto--per forza. Lo stemma v'e ancora. Ma morto il duca, e -mancatogli tal sostegno, venne a patti, e restitui il castello ai -Pistoiesi. - -Da quel tempo il castel di Sambuca segui le sorti di Pistoia, caduta con -Firenze in potere dei Medici; e fino da pochi anni fu sede d'un -giusdicente. Furon tolti i merli al suo piu alto cerchio di mura che -davan tuttora il carattere di fortilizio: la rocca di cinta fu affatto -distrutta, e solo rimase il maschio e la torre pentagona, ma rovinata di -piu di due terzi. Venuto non son molti anni in poter di un privato, e -per lui rovistatosi nell'interno, vi si rinvennero armi, scheletri, e -qualche moneta d'argento e di rame de' tempi della repubblica -fiorentina. Ma non ebbe alcun restauro; e solo rimangono i suoi ruderi, -che si scorgono d'assai lontano sul crinale del poggio, come d'un antico -baluardo di guerra, e come segno di contraddizione fra i popoli italiani -del medio evo. - -Non e da tacere pero che in un campo poco distante dalla cinta del -castello, fra esso e la chiesetta della Vergine del Giglio, nel 1844 -nello scavare il terreno, fu trovata una cassa di legno d'antica forma, -ogni mezzo braccio cerchiata di ferro, inchiodata con chiodi tripuntati -d'ogni parte. Dentro la quale (riferivaci il medico del paese che la -esamino) era lo scheletro di persona, la cui lunghezza appariva di -giusta statura: i denti avea tutti e bianchissimi, e sempre attaccati -alle mascelle: il teschio ben conservato, e da supporlo di giovane -donna. Per queste ragioni fu giudicato che quello potesse essere il -sepolcro di Selvaggia: tanto piu che in quel terreno, forse cimitero in -quel tempo, fu sempre detto esservi esistita una torre, alla quale si -giungeva per un sotterraneo che movea dal castello. La detta cassa con -quanto vi era rimase ivi sepolta. - -Nella montagna, per quante ricerche si sien fatte, nissun canto popolare -nissuna leggenda e rimasta di questa gentile. Pero fra i montanini della -Sambuca pochi son quelli che non dicano che su nella rocca fu sepolta -madonna Selvaggia. La stessa mancanza di tradizioni popolari si -riscontra per messer Cino: benche egli nel suo Canzoniere, lo stesso -Petrarca e tutti i cronachisti pistoiesi attestino del suo amore per -essa. Solo a ponente del diruto castello di Vergiole, ora villa d'un -privato, e una rada querceta che ancora serba il nome di--_Prato di -Cino_. - -Quanto alla famiglia dei Vergiolesi vogliam qui far notare, che se -abbiamo fatto crear cavaliere messer Fredi de' Vergiolesi sul feretro di -sua madre, era questa una costumanza comunissima fra le repubbliche del -medio evo, a porger nel popolo idea piu sacra e solenne dei voti, che in -pro della religione e della patria dovevan farsi dal nuovo ascritto a -quella milizia. Cosi un altro pistoiese (come narra l'Ammirato nella sua -Storia), Riccardo di messer Lazzaro Cancellieri, nel 1333 eletto potesta -di Perugia, per concessione del gonfaloniere di giustizia e dei signori -Anziani di Pistoia, fu armato cavaliere sulla sepoltura del padre suo, -da messer Simone Peruzzi cavalier fiorentino a cio deputato. - -Di detta famiglia de' Vergiolesi dopo l'abbandono della Sambuca, si -trova ricordato nelle Storie Pisane del Roncioni un Filippo Vergiolesi -alla battaglia di Montecatini del 1315 dalla parte de' Ghibellini. Se -fosse stato il capitan Filippo padre di Selvaggia, doveva essere assai -vecchio. Ne poteva far meraviglia, pensando che quella era e fu -veramente l'estrema speranza del suo partito. Con piu probabilita -nondimeno ci atteniamo all'opinione del Salvi, storico pistoiese, che -dice avervi combattuto messer Fredi figlio di Filippo. Seguirono le -stesse parti un Francesco di Detto, andato ad Avignone a pregar -Vinciguerra Panciatichi che si ponesse a capo de' Ghibellini[9] ; un -Guidaloste vicario di Modena per l'imperatore: un Tancredi dottor di -leggi. E sotto il principato si ricorda un Bello di Francesco -provveditore del Comune. La casata de' Vergiolesi si estinse in Betto di -ser Francesco nel 1703. - - [9] Vicinguerra verso il 1310 tornato a Pistoia ricchissimo, vi fece - edificare quel grandioso palazzo che ancor vi si vede: quindi, le - ville di Castelnuovo, di Montebuono, di Cafaggio, di - Castel-Martini, e la magnifica della Magia; tutte nel circondario - pistoiese. Mori nel 1322. - - _Genealogia e Storia della famiglia Panciatichi_, descritta da - Luigi Passerini. (Firenze, 1858.) - -Che ne fosse del Fortebracci da quel giorno che Musone co' suoi fu -impiccato, nessuno piu ne seppe. Si parlo per qualche anno d'un romito -che abitava su per que' monti, ma qua e la come un fuggiasco, e senza -che alcuno l'avesse visto che da lontano. Poi corse voce che un -disperato si era precipitato da un di quei poggi, detto il _balzo de' -corvi_, giu per un burrone della Limentra: e che tutte le notti in quel -tonfano dov'era caduto si vedesse vagolare una fiammella, che quella -gente superstiziosa duro a credere la sua anima. Fosse stato (dicevano) -il Fortebracci costui, che la disperazione e il rimorso l'avessero -spinto a questo passo? Certo che se la credenza fu invalsa, il tempo e -il buon senso l'hanno dileguata. - -Pel nostro racconto abbiam profittato delle inimicizie private, che, -secondo la storia, passavano fra la sua famiglia e quella de' Sinibuldi, -e de' Vergiolesi, e delle parti avverse che ciascuno seguiva; e le -accalorimmo di piu con una gelosa passione amorosa. Se ad estinguer gli -odi e i rancori che duravano fra di essi, la missione di pace ci piacque -di affidarla alla stessa Selvaggia, anche qui possiam dire che il fondo -della storia gli e vero; leggendosi nel Salvi queste parole: "E perche -in Pistoia il pubblico bene od il male dipendeva in gran parte dalle -famiglie de' Fortebracci e de' Vergiolesi, le quali erano state fin qui -discordi, ed eransi fieramente perseguitate, circa al 1310 si diedero -giuramento di fedelta, e di esser sempre a scambievol difesa." - -E ricordato pur di que' tempi nelle dette storie del Salvi quel Musone -della Moscacchia con la sua banda, come contrabbandiere ed assassino -temuto su que' confini. - -Non parleremo dell'assedio di Pistoia. Noi fortunati se avessimo saputo -colorire in parte la breve ma mirabile descrizione che ne lasciava Dino -Compagni, e l'anonimo autore delle Storie pistolesi, che furono pure i -principali fonti storici del nostro racconto! - -Fra le famiglie pistoiesi che ricordammo, e che tutte, secondo li -storici, presero parte agli avvenimenti di quel tempo, non ci -tratterremo a discorrer di quelle omai si famose de' Panciatichi e de' -Cancellieri. - -Fra le altre ponemmo in vista anche quella de' Rossi. Vogliamo notare -che una parte di questa, con Lapo di messer Re, eletto giudice delle -cause civili e successo a messer Cino, rimase in Pistoia e vi tenne -sempre onorevoli uffici. Un'altra invece si suddivise: e alcuni preser -dimora in Firenze, altri in Pisa, altri in Napoli. E fu dai Rossi di -questa citta, discendenti in retta linea da que' di Pistoia, che nacque -Porzia, celebre per le sue virtu, e per aver dato i natali a Torquato -Tasso, che l'amo sempre di grande amore, grato alla prima educazione che -da lei ricevette[10] . - -[10] Porzia nel 1539 disposata a Bernardo Tasso, fu figlia d'Jacopo di - Piero di Ranieri de' Rossi: il quale ebbe pure due maschi, Lodovico - e Francesco, e un'altra figlia, Ippolita, dalla consorte Lucrezia - de' Gambacorti di Pisa. - - _Memorie manoscritte della famiglia de' Rossi di Pistoia_, - esistenti presso di essa. Notizie biografiche di _Porzia de Rossi_ - pubblicate da _Giuseppe Tigri_ per le Nozze _De Rossi_ e - _Rucellai_, Pistoia 1871. - -Simone di Filippo Reali da Pistoia, che abbiamo veduto seguir con l'armi -le sorti del Vergiolesi, fu vicario di tutta la Lunigiana per Arrigo -imperatore: poi nominato da lui signor di Gaddo e Montechiaro in -Piemonte; e nel 1331 luogotenente di Giovanni re di Boemia in Pistoia -per distaccarla da' Fiorentini. - -Si puo argomentar facilmente che que' giovani Ghibellini, che da Firenze -venivano in aiuto del Vergiolesi, per poco tempo rimanessero prigionieri -a Bologna, come coloro che i piu appartenevano alle primarie famiglie di -Firenze, con la qual citta Bologna allora aveva stretta alleanza. - -Quanto alla storia della Pia, abbiamo consultato i documenti sanesi, -pubblicati da B. Aquarone. Siena per F. Gati, 1865. - -Ci rimane ora a parlare di messer Cino. E a brevi tratti ne continuiamo -la vita, perche anche fra 'l popolo sia piu noto, di quel che non e, -l'ingegno ed il merito di si gran cittadino. Gia abbiamo detto con qual -nobil proposito si era recato a Milano. Cola, o forse a Chambery reduce -da Losanna ove pote aver visitato l'imperatore, assunse l'ufficio -d'assessore di Lodovico di Savoia. Questi, costituito senatore romano da -papa Clemente V, che sulle prime favoreggio la calata in Italia -dell'imperatore; con altri ambasciatori imperiali veniva appunto di quel -tempo in Firenze per disporlo, benche indarno, a far buona accoglienza -ad Arrigo; sarebbe poi passato a Roma con 500 cavalli a prepararvi per -esso la solenne incoronazione. Cino allora doveva esser con lui, di poco -avendolo preceduto nel passaggio dell'Appennino per fermarsi alla -Sambuca. - -Frattanto l'imperatore movendo di Svizzera con pochi cavalli, passo la -montagna per le terre di suo cognato Amedeo V, conte di Savoia, -senz'armi perche il paese era sicuro. Amedeo che era andato incontro ad -Arrigo, e lo aveva festeggiato con regia pompa a Chambery, lo accompagno -in Italia con molto stuolo de' suoi gentiluomini. Amedeo, Filippo e -Lodovico di Savoia erano tutti per lui. - -Quali si fossero le eminenti virtu di Amedeo, il cui nome fu tramandato -ai posteri col titolo di _grande_, basta consultare il conte Cibrario, -l'illustre storico di Casa Savoia, e sapremo com'egli fu in continua -guerra con vari principi di qua e di la dall'alpi per mantenere integri -i diritti del principato, per lui accresciuto di nuovi acquisti nel -Genovese, in Savoia, e nel Piemonte; si, che narra una cronaca, che egli -si trovasse a trentacinque assedi. Allo spirito marziale aggiunse -ingegno colto e gentile. Viaggio piu volte in Francia, nelle Fiandre, in -Inghilterra. In Italia visito la Toscana, e per tre volte Roma, perche -amantissimo e protettore delle arti belle. Ne minor celebrita si -acquisto nelle cose civili. Diminui le contese di famiglia, e i -contrasti di successione si frequenti a' suoi tempi; e fu il primo che -dettasse una legge di successione con ordine di primogenitura fra i -maschi ad esclusione delle femmine. Organizzo e concentro i poteri dello -Stato; favori i Comuni, e abbasso l'alterigia de' baroni, per unificare -e fondere insieme genti varie e divise, favorendo cosi l'industria, il -commercio e la generale prosperita. - -Ma fra tante nobili imprese, bella e memorabile e la parte che sostenne -presso di Arrigo. Narran gli storici che, giunto l'imperatore ove -dall'alto del Moncenisio s'incomincia a scorger l'Italia, -inginocchiatosi, ad alta voce prego Dio che lo serbasse illeso fra la -rabbia de' Guelfi e de' Ghibellini. Il che udendo Amedeo, disse ad -Arrigo, che in pro dell'Italia il miglior consiglio era quello di non -favorire piu l'una parte che l'altra, ma soffocare gli odi e gli sdegni, -e ogni seme di discordia fra gli estremi partiti. Nobil proposito, che -nella dinastia di Savoia perduro sempre fino ai di nostri, ne' quali -ebbe in sorte di vederne i salutevoli effetti. La qual dinastia -dappoiche comincio a regnare, adopratasi per tanti secoli col senno e -con la mano a farsi potente e gloriosa, e favorire la causa nazionale, -bene oggimai dal voto unanime della nazione pote meritarne col supremo -potere la debita ricompensa. E meglio per Arrigo e per lo scopo -propostosi, se, giusta l'avviso d'Amedeo di Savoia, giunto in Italia non -avesse fatto altro che metter pace fra le divise citta! Ma gittatosi -troppo dal partito de' Ghibellini, da' quali accetto protezione e -danari, ebbe dai Guelfi odio implacabile, e forse anche la morte! - -Messer Cino, dopo la mala accoglienza avuta con l'imperiale ambasceria a -Firenze; dopo le vicende tumultuose di Roma, e dentro breve termine dopo -la morte dell'imperatore a Buonconvento, non e a dir quanta doglia in -quel core caldissimo d'amor patrio dove provare, di gia esacerbato per -la perdita di Selvaggia! Dell'una e dell'altra ne pianse in versi e per -lettere con gli amici i piu intimi. In prima con Dante suo per ambedue -le cagioni: e con lui amicissimo continuo la corrispondenza nell'esilio: -come ne attesta una lettera latina di Dante a Cino, ritrovata -dall'illustre dantofilo Witte, con questa direzione: "_All'Esule -Pistoiese il Fiorentino [pg!302] immeritatamente sbandito, per lunghi -anni salute, e ardore di perpetua carita_;" e dove a confortarlo per le -uguali sciagure, conchiude: "_Io ti esorto, fratello carissimo, ad esser -paziente contro i dardi di Nemesi._" Scrisse a Messer Guido Novello una -bella canzone in morte di Arrigo; poi per Selvaggia ad Agaton Drusi di -Pisa; all'amato Gherarduccio Garisendi da Bologna, a Cecco d'Ascoli, e -ad Onesto Bolognese. - -Ma e pero vero che la sventura, come avviene ne' nobili spiriti, non sol -non l'affranse, ma pote ritemprarlo di vigoria, e di novelle forze -intellettive: e per esse, e nel pensiero della donna sua (perche di rado -incontra che uomini di gran cuore e d'ingegno non abbiano avuto nella -sventura una pia immagine di donna a confortarli) s'accrebbe in Cino la -brama che Selvaggia gli aveva ispirato, quella, cioe, com'ei disse, di -_seguir l'alto stato_. Da quel tempo infatti ei cerco l'unico e il piu -nobil conforto ne' suoi studi di legge. - -Secondo il suo dotto biografo il professore Sebastiano Ciampi, gia fino -dal 1312 aveva posto mano al celebre _Commento su i nove libri del -Codice_; e gia nel luglio del 1314, compiuto con mirabile speditezza si -dotto lavoro, e insignito della laurea dottorale, per quest'opera -principalmente fu dichiarato il piu illustre giureconsulto dell'eta sua. -Scrisse inoltre le _Addizioni all'Inforziato_, e ad altri libri di gius -imperiale _sulle successioni ab intestato_: e infine altra opera non -meno elaborata _sul Digesto vecchio_, composta in appresso per uso de' -suoi scolari. Delle quali opere, non che delle Rime, tanta stima in ogni -tempo fu fatta, che si pubblicarono varie edizioni[11] . - -[11] Delle opere legali di messer Cino, fra Codici e edizioni a stampa, - se ne conoscono dieci. Dei Codici del Commento, uno e quello della - citta di Chartres; l'altro di quella di Torino; un terzo della - Magliabechiana di Firenze. Delle edizioni di esso Commento la prima - e quella di Pavia del 1483 che si conserva nella libreria dei - canonici della cattedrale di Lucca: poi quella di Venezia del 1493, - che e fra i libri della Palatina di Firenze. Quella edita e - illustrata dal Cisnero a Francoforte sul Meno nel 1578 reputata - delle piu belle. E ricordata dall'Ughelli un'edizione con chiose - delle Addizioni all'Inforziato, senz'altro. Sul Digesto vecchio - l'edizione di Lione del 1526. Sul Trattato delle successioni quella - di Venezia del 1570. E sul Codice e il Digesto vecchio una preziosa - e piu antica del 1547, presso Filippo Rossi-Cassigoli di Pistoia, - nella sua completa _Biblioteca Pistoiese_, che con tanto studio e - grande amore ha raccolto. - - Delle Rime poi si hanno due antiche edizioni. Una pubblicata dal - Pilli, Roma 1559; l'altra da Faustino Tasso, Venezia 1589. Senza - ricordar quelle sparse dipoi in varie raccolte, ne avemmo tre - edizioni su i primi di questo secolo, riscontrate su molti Codici - (de' quali si noverano fino a quattordici), e pubblicate per cura - del professore Sebastiano Ciampi: la terza delle quali, la piu - completa, in Pistoia pe' tipi Manfredini 1826, con un dotto - discorso del Ciampi stesso intorno alla vita e alle opere - dell'autore. Un'ultima edizione delle Rime di Messer Cino, con - cenni sulla vita e sulle opere, fu pubblicata a Firenze pe' tipi - Barbera 1862 ordinata con molta critica, insieme ad altre del - secolo XIV, dal professore Giosue Carducci. - -Nel Commento, com'egli stesso se ne dichiara, miro a raccoglier quanto -di meglio era stato esposto dai glossatori di legge, con la maggior -brevita, e con novita di metodo e di dottrina. Sicche a ragione puo -dirsi che in Italia, poiche fu ripresa l'antico studio della romana -giurisprudenza, niuno degl'interpreti della prima scuola da Irnerio sino -all'Accursio, e da questo al celebre Bartolo, sia stato superiore al -Sinibuldi per la intelligenza ed esposizione delle leggi romane. -Negletto infatti l'antico sistema speculativo, con modo analitico -procuro dapprima di rintracciar la ragione e lo spirito della legge: -sottopose quindi ad un critico esame, e sciolse le proposte obbiezioni -sia degli antichi che de' suoi tempi, e quelle pure di Dino stesso che -gli fu maestro, dal quale talora dissente. Sono infine nel suo Commento -le prime linee d'un corso di giurisprudenza, cui alla filosofia e alla -critica vada congiunta tutta la erudizione de' tempi suoi, senza che -l'aridita della materia abbia vinto o corrotto lo stile, apparendo anzi -quel suo latino fluido e dignitoso, e alcuna volta elegante. - -A questi pregi che onoran l'ingegno dello scrittore, sono da aggiungere -pur quelli non meno stimabili, derivati dalla mitezza della sua indole. -Perche, come costa dal suo Commento, fu nimicissimo della disputa e -d'ogni passion personale. Odio quella ch'ei chiama immortalita delle -liti, quella lungaggine, cioe, alimentata dall'avarizia e venalita dei -curiali; e nel dubbio stette sempre a' principii della sana morale. - -In politica Ghibellino, come abbiam detto, riprovo gli eccessi del suo -stesso partito. La sua opinione sul papa e sull'imperatore, e sui loro -distinti e particolari poteri, si riassume in queste parole del suo -Commento, lib. 1, tit. 1: "_A Deo procedit imperium et sacerdotium. Ergo -temporaliter sub imperio omnes populi omnesque reges sunt, sicut sub -papa sunt spiritualiter._" La stessa opinione di Dante amico suo, e -legato con lui ne' medesimi intenti. - -Non e meraviglia pertanto se per tanti e si rari meriti, che rivelo poi -ampiamente nei suoi scritti di gius civile, fosse riverito come -l'oracolo del tempo suo; e anco ne' secoli appresso, nella Germania come -in Italia, la sua autorita fosse consultata, e avuta in pregio pur -sempre. - -Non appena infatti si divulgo la sapienza del Commento del Sinibuldi, -che molte Universita lo dimandarono fra' loro lettori. E dapprima, dal -1318 lesse per tre anni all'Universita di Trevigi. Quindi dal 1323 al 26 -lesse in quella di Siena, dov'ebbe a colleghi Andrea da Pisa e Federigo -Petrucci, e leggevano in medicina Gentile da Foligno e Braccino da -Pistoia. Ma la sua maggior gloria gli venne dalla lettura ch'ei fece -alla Universita di Perugia: sempre d'Ordinaria e Straordinaria civile, e -non mai di legge canonica, come per errore fu detto. Gli derivo questa -gloria da un insolito concorso di uditori, e dallo avervi avuto scolare -il celebre Bartolo. Firenze infine nel 1334 lo appellava fra le sue -mura, ove pure ebbe cattedra di leggi civili, essendogli collega nelle -canoniche il dott. Recupero da S. Miniato. Fu in quest'anno che nominato -gonfaloniere della citta di Pistoia, a cagion della cattedra non pote -accettare. - -Nel 1336 tornato alla sua terra natale, dove sperava un riposo alla -grave eta, e alle lunghe e dotte fatiche, infermatosi gravemente, ai 23 -dicembre di detto anno provvide con suo testamento alla moglie, che fu -Margherita di Lanfranco degli Ughi pistoiese, e alle figlie, Diamante, -Beatrice, Giovanna, e Lombarduccia: e lasciato erede universale il -nepote Francesco, figlio di Mino suo, che gli era premorto, nel giorno -veniente passo da questa vita.[12] - -[12] La casata de' Sinibuldi si estinse nel 1497. - -La sua morte fu onorata di compianto dall'istesso illustre suo -ammiratore e imitatore, il Petrarca, in quel Sonetto: - - Piangete, donne, e con voi pianga Amore, - . . . . . . . . . . . . - Poiche il nostro amoroso messer Cino, - Novellamente s'e da noi partito. - -E in altro lo immagino nella terza sfera insieme a Dante: e nel Trionfo -d'Amore lo ricordo con Selvaggia, insieme a Dante e Beatrice, con quei -versi che abbiam posto per titolo al principio di questo racconto. - - Ecco Dante e Beatrice, ecco Selvaggia - Ecco Cin da Pistoia; . . . . - -Lo stesso Boccaccio "_terzo fra cotanto senno_" volle onorare il nostro -messer Cino in un Sonetto in morte del Petrarca, ponendolo in schiera -con gli altri poeti d'amore, allorche disse: - - Or con Sennuccio, con Cino e con Dante - Vivi sicuro d'eterno riposo. - -Quel giorno fu per Pistoia pubblico lutto; e con le piu solenni esequie -che a si gran cittadino si convenissero, ebbe, com'ei bramo, in -cattedrale onorevole sepoltura. Quindi per decreto del Comune, e per -opera dello scultore Cellino di Nese da Siena, gli fu eretto l'anno dopo -nel detto tempio un magnifico cenotafio marmoreo. E in questo monumento -lo scultore rappresentando, in piccole figure in rilievo, Cino in -cattedra fra' suoi scolari insegnante diritto civile, con gentile -pensiero, a far compiuta la sua apoteosi, raffigurava da un lato una -donna che, da alcuni creduta la poesia, da altri non senza ragione fu -reputata Selvaggia; la ispiratrice, com'ei disse, della sua mente "_a -odiare il vile e seguir l'alto stato_." - -Pero mentre oggi ogni provincia d'Italia con nobile emulazione innalza -monumenti a' suoi figli piu celebri; a chi meglio che a Cino dei -Sinibuldi si converrebbe una statua? Degnamente opiniamo sarebbe -innalzata a colui, che fu grande amatore della patria, maestro -dell'italico idioma e del bel poetare; che congiunse con raro esempio le -amene lettere alle severe discipline della giurisprudenza, ed ebbe fama -si pura e si universale. - - - - -Nota del Trascrittore - - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SELVAGGIA DE' VERGIOLESI *** - - - - -A Word from Project Gutenberg - - -We will update this book if we find any errors. - -This book can be found under: http://www.gutenberg.org/ebooks/35321 - -Creating the works from public domain print editions means that no one -owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and -you!) can copy and distribute it in the United States without permission -and without paying copyright royalties. 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Information about the Mission of Project Gutenberg(tm) - - -Project Gutenberg(tm) is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of computers -including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists -because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from -people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg(tm)'s -goals and ensuring that the Project Gutenberg(tm) collection will remain -freely available for generations to come. In 2001, the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation was created to provide a secure and -permanent future for Project Gutenberg(tm) and future generations. To -learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and -how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 and the -Foundation web page at http://www.pglaf.org . - - -Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive -Foundation - - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the state -of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue -Service. The Foundation's EIN or federal tax identification number is -64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at -http://www.gutenberg.org/fundraising/pglaf . Contributions to the -Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to the -full extent permitted by U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. -Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered -throughout numerous locations. Its business office is located at 809 -North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email -business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact -information can be found at the Foundation's web site and official page -at http://www.pglaf.org - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation - - -Project Gutenberg(tm) depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. 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