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- SELVAGGIA DE' VERGIOLESI
-
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with almost
-no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
-under the terms of the Project Gutenberg License included with this
-eBook or online at http://www.gutenberg.org/license.
-
-Title: Selvaggia de' Vergiolesi
-
-Author: Giuseppe Tigri
-
-Release Date: February 18, 2011 [EBook #35321]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: US-ASCII
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SELVAGGIA DE' VERGIOLESI ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the
-Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net.
-
-This file was produced from images generously made available by The
-Internet Archive.
-
-SELVAGGIA
-DE' VERGIOLESI.
-
-
-RACCONTO STORICO
-DI
-GIUSEPPE TIGRI.
-
-
-EDIZIONE RIVEDUTA E CONSENTITA DALL'AUTORE.
-
-
-LEIPZIG:
-F. A. BROCKHAUS.
-1876.
-
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-
-
- "Cosi or quinci or quindi rimirando,
- Vidi in una fiorita e verde piaggia
- Gente che d'amor givan ragionando.
- Ecco Dante e Beatrice, ecco Selvaggia;
- Ecco Cin da Pistoia; . . . . . . . . . . ."
-
- ---- _Petrarca_ _nel Trionfo d'Amore_.
-
-
-_Proprieta letteraria_
-
-
-
-AL COMMENDATORE
-
-UBALDINO PERUZZI
-
-CHE
-NEL REGGIMENTO MUNICIPALE DELLA SUA FIRENZE
-COME NE' CONSIGLI DELLA CORONA
-DEGNISSIMO APPARVE DEL NOME AVITO
-E DEGLI STUPENDI EVENTI D'ITALIA
-REDENTA DA SECOLARE SERVAGGIO
-QUESTO RACCONTO DELLE PATRIE ISTORIE
-GIUSEPPE TIGRI
-CON ANIMO FIDUCIOSO INTITOLA.
-
-
-
-
-PROEMIO.
-
-
-Nella sua raccolta di romanzi contemporanei italiani, l'editore
-Brockhaus accoglie, per la seconda volta, l'opera d'un pistoiese. La
-scelta non e fatta a caso. Come la Montagna Pistoiese e forse, con la
-Montagna sanese, il luogo d'Italia ove si parla piu schietta, piu viva,
-piu poetica la nostra favella, cosi e lecito supporre che i piu efficaci
-scrittori di questa favella abbiano a ritrovarsi fra pistoiesi e sanesi.
-Giuseppe Tigri e nato in Pistoia nel 1806; ne solo nacque in Pistoia, ma
-vi si educo giovinetto, v'insegno lettere, finch'ei venne dal governo
-italiano nominato ispettore delle scuole elementari per la sua provincia
-nativa. E alla sua citta e provincia egli dedico pure le migliori opere
-del proprio ingegno gentile, quali sono le _Selve_, elegante poemetto
-didascalico fornito di molte note, per le quali conseguiva lode di molta
-diligenza presso i due immortali fratelli Jacob e Wilhelm Grimm,
-quand'essi, venuti insieme a visitar la Toscana, ricercarono a Pistoia
-del Tigri; la pregevole e ricca raccolta dei _Canti popolari toscani_,
-della quale l'editore G. Barbera in Firenze intraprese gia tre fortunate
-edizioni; una erudita Memoria storica _Intorno al palazzo pretorio o del
-potesta di Pistoia_ (Pistoia 1848); un buon libro su _Pistoia e il suo
-Territorio_ (Pistoia 1854); una piccola ed eccellente _Guida della
-Montagna Pistoiese_, che fu ristampata in quest'anno, con una carta,
-sotto gli auspicii del Club Alpino italiano; e, infine, questo medesimo
-romanzo, ove si intrecciano ingegnosamente gli amori del celebre poeta
-Cino da Pistoia, amico di Dante, con la Selvaggia, col racconto
-dell'Assedio che i fiorentini ed i lucchesi posero alla citta di Pistoia
-sul principio del secolo decimoquarto.
-
-E non e a credere che, per aver dimostrato tanta costanza e vivezza
-d'affetti alla sua terra natale, Giuseppe Tigri siasi poi raccolto in
-queste sole tenerezze cittadine. Nessun pistoiese ha, senza dubbio, reso
-con le lettere omaggio piu continuo alla propria citta; nessun pistoiese
-si mostro guida piu dotta e cortese del Tigri al forestiero che visitava
-la sua terra cosi piena di memorie; ma il Tigri, in tempi ne' quali
-pareva delitto anche il solo voto per la liberazione della gran patria
-italiana, esprimeva nelle sue scritture nobili sensi patriottici; e,
-quantunque ascritto agli ordini ecclesiastici, imparava per tempo a
-distinguere il rispetto che si deve alla religione da quello che non
-sempre si sono meritati i papi; e con Dante e con Cino da Pistoia si
-augurava egli pure che la potesta imperiale regia fosse bene distinta
-dalla potesta pontificia. Di questi sentimenti del Tigri parecchi
-indizii trovera in questo stesso romanzo il lettore tedesco, onde potra
-argomentare quali pensieri si volgano nella mente di una parte eletta
-del clero liberale italiano.
-
-Quanto al valore intrinseco della _Selvaggia_, come opera d'arte, io non
-ho diritto di formare alcun giudizio. Ogni lettore che abbia senso di
-gentilezza, pregiera da se stesso i sentimenti delicati che vi si
-muovono; e, sebbene vi si scorga piu tosto una lingua letteraria che
-quella viva del popolo, molte grazie naturali la fanno ancora seducente;
-alcune delle descrizioni sono vivaci e pittoresche: la poesia della vita
-italiana fra le lotte del secolo decimoquarto, in parecchie pagine,
-lampeggia. Io credo passato il tempo de' romanzi storici, anzi, per dire
-il vero, credo che essi siano sempre stati un genere assai falso di
-letteratura. Vi e piu vera poesia nella storia semplice che non vi possa
-essere in un ricamo romantico sopra la storia. I _Promessi Sposi_
-rimangono ancora opera unica nella nostra letteratura; e stolida ogni
-presunzione d'emularla e di superarla; e chi volesse fare un cattivo
-complimento al Tigri dovrebbe canzonarlo cosi: "sapete quel ch'io penso
-del libro vostro? esso lascia dietro di se i _Promessi Sposi_". Fra i
-duecento romanzi storici che conta la nostra letteratura, la _Selvaggia_
-merita, senza dubbio, un posto d'onore; ma non dopo i _Promessi Sposi_,
-si bene dopo i romanzi storici dell'Azeglio e del Grossi, che sono gia
-essi stessi a una distanza notevole dal capolavoro manzoniano: il _Cecco
-d'Ascoli_ del Fanfani, la _Selvaggia_ del Tigri, i romanzi storici di
-Luigi Capranica e di Carlo Belgioioso sono, fra le opere de' romanzieri
-italiani viventi, degni di ricordo, a condizione, tuttavia, che non ne
-venga esagerata la importanza. La _Selvaggia_ del Tigri, oltre il
-vantaggio d'essere scritta in buona lingua, offre poi ancora quello
-d'educare nell'animo del lettore sentimenti di squisita gentilezza. Non
-e questo lo scopo suo preciso, ma poiche lo scrittore ha l'animo ornato
-di ogni cortesia, egli doveva pure necessariamente improntarne l'opera
-del suo ingegno eletto.
-
-Io sono pertanto lietissimo di vedere accolta nella Biblioteca italiana
-del tanto benemerito signor Brockhaus questo leggiadro ed onesto
-racconto di uno de' nostri piu gentili scrittori viventi; e, per
-rallegrarmene, fui contento di potergli mandare innanzi queste mie poche
-e disadorne, ma, spero, veridiche parole.
-
- _Firenze_, 31 Marzo 1876.
-
-ANGELO DE GUBERNATIS.
-
-
-
-INDICE
-
-
- - Proemio
- - I - Il castel di Vergiole
- - II - I Bianchi e i Neri
- - III - Fiori e armi
- - IV - Amore e danze
- - V - Consiglio e difesa
- - VI - L'assedio
- - VII - La repulsa e i fuorusciti
- - VIII - Un primo scontro
- - IX - Il Castel di Damiata
- - X - Valore infelice
- - XI - Fermezza a resistere
- - XII - I funerali
- - XIII - La resa
- - XIV - L'esilio
- - XV - Il ritorno dello scudiero alla casa paterna
- - XVI - I castelli di Piteccio e della Sambuca
- - XVII - L'ambasceria
- - XVIII - L'addio
- - XIX - Le insidie
- - XX - Il Romeo
- - XXI - I contrabbandieri
- - XXII - Il tradimento
- - XXIII - I tristi presagi
- - XXIV - Le rivelazioni
- - XXV - La morte
- - XXVI - Doloroso passaggio dell'Appennino
- - Conclusione
-
-
-
-
-CAPITOLO I.
-
-
-IL CASTEL DI VERGIOLE.
-
-
- "E rimembrando delle nuove talle
- Ch'ivi son delle piante di Vergiole,
- Piu meco l'alma dimorar non vuole,
- Se la speranza del tornar gli falle."
-
- ---- Messer _Cino da Pistoia_, _Sonetto_.
-
-
-Erano gli anni 1305 allorche un cavaliere cinto di tutt'arme, e portante
-sull'elmo un bruno pennoncello, al cadere dell'ultimo giorno d'aprile
-uscivasi di Pistoia per la porta di Ripalta, volgendo a maestro il suo
-focoso destriero. Le messi verdeggianti per ogn'intorno, l'aere tepido
-anche oltre l'usato, e una pienezza di vita che alla nuova stagione par
-che in ogni essere si trasfonda, sembrava rallegrassero il cavallo e il
-cavaliere. Non appena ebbe corso un breve tratto di strada, ch'egli
-accennando ad un paesetto sul primo colle a maestro, e dimandato a
-certuni che tenevano la stessa via, se fosse quello Vergiole;
-
---Messer si--rispondevagli un montanaro--lassu entro alla valle e il
-castello del capitano.
-
-E il cavaliere inchinata la testa verso di lui come a modo di
-gratitudine, pago di non essersi ingannato, si rimetteva a galoppo sul
-suo cammino. Finche sopra un ponte assai stretto varcato l'Ombrone,
-cresciuto allora per lo sciogliersi delle nevi appennine, e che, senza
-sponde, per largo tratto si dilagava; poco stante si faceva a salire piu
-lentamente per un viottolo tortuoso e assiepato tanto di stipe del vicin
-bosco, e d'altri arbusti, che ad ogni svolta gli paresse impedito il
-sentiero. Pero quelle stipe rosso e bianco fiorite, miste ai
-bianchi-spini stellati, e agli abbraccia-bosco a fior giallo mandavano
-gia intorno un grato odore aromatico; e stavano a compensare dell'orrido
-delle piante piu alte, come di querci e castagni, che bruche bruche vi
-sorgevan per mezzo, non avendo che allora incominciato a spuntare le
-prime foglie. Se non che a misura ch'ei s'elevava, spingendo la vista
-piu sopra fra i novelli divelti, e certe regolari piaggette, scorgeva
-agevolmente la via che restavagli a fare, divisa dai campicelli, per
-basse siepi di pruneti e virgulti: mentre la per quei campi si vedea
-qualche vigna; qualche frutto primaticcio gia in fiore, come il
-mandorlo, il pesco e il susino; e frammisti a filari i pallidi olivi:
-che agitati in quell'ora da un venticello piu mosso, con quelle piccole
-e spesse foglie bianche e verdastre, ne mostravano l'ampia chioma
-vagamente variabile di colore.
-
-Quivi sorpreso al grandioso spettacolo del sole al tramonto, arrestava
-per poco il cavallo: e rivoltosi indietro, rimirava nel piano la citta
-di Pistoia allor piccoletta, ma ben murata e turrita, cui le fertili e
-pittoriche valli dell'Ombrone e di Brana fanno magnifico anfiteatro. Poi
-si faceva a percorrere ansiosamente col guardo le sue pomifere coste
-allora fiorenti, e le vaghe circostanti colline, che, a colui che si
-avanzi per le nordiche terre appaiono presso che dell'ultime a offrire
-il prodotto delle vigne e degli oliveti: e dove nondimeno lussureggiano
-di tal guisa, che sembra faccian qui ogni sfoggio di lor piena
-vegetazione. Ammirava infine con compiacenza quell'orizzonte si lucido,
-che le segna d'intorno la bella cinta de' monti a settentrione, tutti
-coperti di castagneti e di querci, e nell'alture appennine, di faggi e
-d'abeti. I quali monti da un lato, movendo dal Sasso di Cireglio, si
-distendono in ampia cerchia a declive verso ponente sino al Castello di
-Serravalle: da dove poi prolungandosi a mezzodi da Montalbano a
-Pietramarina, lasciano pero tanto spazio da far si che si scorga in
-fondo in fondo come in panorama, e spesso quasi in un gran velo diafano
-tutt'avvolta Firenze. Sul lato opposto dal punto piu culminante dei
-monti del Teso, altri monti, altri poggi che volgono in semicerchio. E
-dove gli altri, intorno al bacino che la pianura pistoiese racchiude,
-nelle medie stagioni, investiti dai raggi del sole al tramonto, si
-colorano in cupo azzurro; quelli invece a greco-levante prendono una
-tinta si vivace e rossastra, che quasi li diresti di granito orientale.
-Tutti poi per altri gioghi ricongiuntisi ai colli di Fiesole e fino a
-quelli dell'Apparita, stanno ora come fiorente e trionfale corona di tre
-citta.
-
-E un altro vago fenomeno, rimirando giu in basso, l'aveva sorpreso. In
-ogni pianura che la ricingano i monti, il cadere del sole offre sempre
-un aspetto di meraviglia: ma qui e in questa stagione, direi soprammodo
-incantevole per certa speciale configurazione dei luoghi. Infatti la
-catena dei poggi che si dilunga da settentrione a mezzodi, divide a
-ponente questa valle d'Ombrone da quella di Nievole: ed il sole col
-calarvisi dietro, manda refratti i suoi raggi quasi che paralleli
-attraverso alle depressioni della giogaia, e all'alte torri del castello
-di Serravalle; e stampa per cotal guisa sulla verde pianura, in
-direzione di levante, brillantissime strisce dorate, che tratto tratto
-mutando di luogo, producono effetti sempre nuovi e bellissimi. Per lo
-che ei vedeva per esse Pistoia investita come da un torrente di luce, e
-tinte in bel porporino le sue mura e le torri; mentre, altri lucidi
-solchi si distendevano su i circostanti terreni, in quel tempo la piu
-parte palustri: e tanto splendore seguitando con l'occhio, quelle vivide
-strisce le scorgea prolungate sino a Firenze. E se elevandosi un poco
-per le dette colline, cotal fenomeno era bello in quel tempo, non e a
-dire quanto apparisca piu incantevole adesso; potendovisi scorgere a
-occhio nudo, quando l'aria sia pura, irragiata la gran torre del palazzo
-della Signoria, e la cupola di S. Maria del Fiore: monumenti secolari i
-piu maestosi e per arte stupendi. S'aggiungano a questi cento e cento
-altri de' piu moderni che stan cogli antichi in cosi vaga armonia; e
-Firenze dovremo pur convenire che l'e unica forse delle citta italiane
-che, senza tener conto dei pregi piu eletti di civilta, anche dal lato
-solo materiale ed artistico alletti cotanto per essere degnamente
-ammirata.
-
-A tal vista non e a dire qual commozione si suscitasse nell'animo del
-cavaliere! Quando omai vedutasi venir meno la luce diurna, immerso in
-quella mestizia che anco al cuor d'un guerriero suole infonder
-quell'ora, non penso piu che a riprender via per quella piaggia, e
-arrivare alla meta proposta.
-
-Sovr'un poggio dirupato e per la piu parte di macigno, che oggi a grandi
-filoni vedresti coperto di musco, d'edera e di gramigna e intersecato
-d'una folta querceta, sedeva un tempo il castello del Vergiolesi. Un
-duplice filare di cipressi gli apriva l'adito dal fianco di ponente: una
-forte e prolungata muraglia lo assicurava da mezzodi posando a scaglioni
-fin giu nel burrone. Il rio della Tazzera che sotto gli si biforca, e ne
-bagna il poggio tutt'ora, lo presenta da ogni parte scosceso, e come a
-guisa di piccolo promontorio, sol dal lato di settentrione-ponente
-ricongiungendosi al monte. Non rimangono adesso che poche vestigia del
-fabbricato. Nondimeno da quelle puo argomentarsi ove fosse situata la
-torre che sporgeva di lassu da una cinta merlata a vedetta della
-pianura. E ancor vi si scorgono i sotterranei del castello assai
-spaziosi: e fra la bassa querceta e fra i cerri, i mucchi delle pietre
-di quelle mura che circoscrissero l'estensione del fortilizio: e le cui
-bozze quadrate di grigia arenaria hanno servito, non sono molti anni, a
-inalzare il campanile della prossima chiesuola d'Arcigliano.
-
-Era presso al castello un tempietto di pietra, che dal suo campanile a
-foggia di torre con gli archi aperti a semicerchio, appariva di quelli
-tanti che restano ancora su queste colline, fondati sino dal tempo della
-Contessa Matilde. Poco piu in basso dal lato di levante sorgeva un
-palazzotto d'un solo piano; i cui pertugi sbarrati di ferro; la campana
-che in mezzo a un arco a sesto acuto stava sopra di esso, e lo stemma
-della repubblica pistoiese sopra la porta, avrebbe dato facilmente a
-conoscere che quella era una potesteria. Ivi infatti risedeva il potesta
-dei due prossimi paesetti, di Vergiole e di Gello. Vi s'accedeva per
-questa medesima via; l'antica mulattiera dell'alta montagna che
-seguitava fino a Prunetta: quindi per S. Marcello fino al varco di
-Boscolungo per Modena. Un piano inclinato, e lastricato a frequenti
-risalti e cordonati dava l'accesso, alquanto ripido, alla parte
-anteriore del castel di Vergiole. La sua torretta si vedeva spiccare in
-mezzo a belle selve di castagni. Aveva dinanzi un piazzale, d'onde
-s'entrava, varcato il ponte levatoio, nel centro della fabbrica, che era
-un cortiletto, capace d'accogliervi pochi fanti e cavalli.
-
-Non appena il cavaliere giungeva sulla crina del poggio, che la scolta
-della torre l'aveva annunziato al fido scudiero del Castellano.
-Guidotto, tale era il suo nome, stava occupato a forbire le armi del
-nobil Signore, cui per doppio titolo dipendeva, essendo figlio del
-castaldo di Vergiole. Affacciatosi agli spaldi, col suo occhio di lince
-anche a molta distanza aveva gia subito riconosciuto il cavalier De
-Reali, e prevenivane il capitano. Intanto il cavaliere giunto al pie del
-castello, trovava sulla scalinata lo scudiero che venivagli incontro; e
-aderendo al desiderio di lui che era sceso di sella, lo invitava a
-salire: mentre un palafreniere gia pronto, presogli a mano il cavallo,
-girando a tergo gliel conduceva alle stalle.
-
-Non erano pero sfuggite all'occhio di lui che saliva due gentili donne:
-una delle quali provetta d'eta, l'altra giovanissima e bella, che dal
-sinistro lato del monte dirette a quella volta, pareva che forse per
-l'ora assai tarda affrettassero il passo piu dell'usato. Come appena il
-cavaliere le ravvisava, e fatte omai piu vicine, ben s'accorse che con
-qualche sorpresa si erano soffermate e gli volgevano il guardo,
-cortesemente le saluto. Varcato poi il ponte levatoio, la porta del
-castello si chiuse dietro di lui.
-
-Era giunta la sera. Lo scroscio del sottoposto torrente si confondeva
-con l'alitar fra le fronde d'un vento sommosso piu dell'usato e piu
-fresco. Le incognite intanto a prender posa dalla salita si eran
-soffermate su quel breve ripiano del quale il castello si circondava. A
-poco a poco disparivano al guardo loro che spaziavasi intorno, non che
-la citta, i villaggi, i verdi campi e le grosse fiumane; financo il
-prossimo bosco di pini, d'albatri, e de' rigogliosi felceti, dove
-soleano recarsi a diporto, e ne venivan pur dianzi. Non mai il sole era
-caduto si splendido fra le prossime torri di Serravalle. In quel campo
-del cielo ancora infiammato dal raggio estremo del gran pianeta, era
-tornata a brillare di sua luce soave la stella d'amore. L'affisso con
-desio la donzella, e traendo un lieve sospiro, si volse alla madre, le
-porse dolcemente il suo braccio, e a brevi passi se n'entravano nel
-castello.
-
-Ma mentre ogni cosa nel silenzio della notte taceva, mentre placido era
-l'aspetto della natura, vegliavano, e come onde in tempesta agitavansi i
-pensieri per entro alla mente del Signor di Vergiole, e del novello
-arrivato.
-
-Era questi il valoroso cavaliere messer Simone di Filippo Reali di
-Pistoia. Non appena l'uno l'altro si erano avvicendati il saluto, che il
-De Reali, al capitano venutogli incontro nella sala del castello di gia
-illuminata, presentava una lettera ch'ei diceva di grande importanza.
-
---Da dove, o cavaliere?
-
---Dal comando generale delle armi.
-
---Che mai?--Ed apertala, e rapidamente percorsa:
-
---E questo financo dovevano aspettarci? Oh! voi pure, voi pure il
-sappiate.
-
-E portagli la carta, il cavaliere la svolse e ad alta voce leggeva:
-
- "Capitano Vergiolesi,
-
- I miei fidi di Fiorenza e di Lucca mi mandano celato avviso che
- fra qualche giorno le milizie di queste repubbliche si
- raccorranno in un campo presso Fiorenza, e che ivi attendono il
- Duca di Calabria per venire con grosso esercito ad assediare
- Pistoia. Staro ancora aspettando piu certe novelle: ma frattanto
- la citta vostra e in pericolo! Venitevi senza indugio. Attende
- da voi anch'adesso e consiglio e soccorso
-
- ---- _Il vostro_ _Capitan degli Uberti_".
-
---E il mio braccio e quello dei miei figliuoli lo avra!--Cosi di subito
-il Vergiolesi; che ad un tempo afferrata la spada distesa sul tavolino,
-forte sdegnato ripercotevala su di esso. Quindi al cavaliere
-risolutamente accennando con mano d'assidersi presso di lui, in questi
-termini gli favellava.
-
---E omai lungo tempo, e voi pure il sapete, che i Fiorentini e i
-Lucchesi si collegano ai nostri danni. Ma con qual dritto e con qual
-giustizia chi e mai che nol vegga?
-
---Io mi spavento, o capitano,--soggiungeva il Reali--a pensare di qual
-novella vi sono stato latore. Perche ove noi, che pochi pur siamo in
-faccia ad un'oste cosi poderosa, da altre genti potessimo almeno
-aspettare un sostegno, con piu coraggio potremmo tentar la difesa.
-Abbiamo, e vero, i Pisani; abbiamo i Senesi, e gli Aretini amici di
-nostre parti; ed essi, si dichiararono che ci avrebber soccorso: ma piu
-credo io di danari che d'uomini, stretti che sono di guardare i propri
-confini. Ora, siamo noi ben sicuri di que' di quassu? (e accennava
-all'Appennino) da' quali forse il piu valido aiuto d'armigeri....
-
---Vero pur troppo!--interruppelo il capitano.--I Bolognesi erano nostri
-antichi alleati. E adesso, chi l'avrebbe pensato?.... Oh! messer Cino,
-l'amico nostro, gia di costoro....
-
-E il Reali--Nol sapete? Fino di ieri ei tornava fra noi.
-
---Tornato! cosi fuor di tempo? Gravi dunque oltre modo debbono esser gli
-eventi: perche pochi giorni decorsi sapete voi quel che di la mi
-scrivesse?
-
-E fattosegli piu d'appresso e premendogli un braccio, con piu bassa voce
-e lenta e repressa, diceva:
-
---Che da qualche tempo era un continuo apparire a Bologna di Fiorentini
-e Lucchesi: e rimanevan celati e segreti conciliaboli vi tenevano. Che
-le calunnie contro a' Bianchi avean gia quasi sovvertito il pretore; e
-piu che le parole, la gran quantita di fiorini d'oro corrompeva la
-moltitudine e si comprava un partito. Che gia i Neri prendevan baldanza:
-e d'altra parte fra i Bianchi l'irritazione era giunta a tal punto, che
-erano per irromper le ire, non volendo piu sopportare i lor dispregi e
-gl'insulti.
-
---Dio!--esclamo il Reali--che speranze abbiam dunque a nutrire dopo
-siffatto abbandono? In che mai dobbiam noi confidare?
-
---Nelle nostre armi e nel nostro coraggio!--proruppe il Vergiolesi.
-
-E in cosi dire, levatosi risoluto, afferrava con la destra nuovamente la
-spada, e la sinistra orizzontalmente distesa, alquanto immobile si
-rimaneva. Sicche, alto com'era della persona, fiero nel volto, e con
-occhi nerissimi scintillanti, ti sarebbe sembrato non altrimenti che un
-supremo capitano di guerra, che innanzi a' suoi prodi ha intimato la
-pugna.
-
-Appresso commetteva al Reali riferisse all'Uberti, che la mattina
-veniente avrebbe assistito alla solenne conferma de' suoi uffici, e
-conferito con lui; e senza piu si eran divisi.
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-
-I BIANCHI E I NERI.
-
-
- "Vedess'io questa gente d'un cor piano
- Ma ella e bianca o negra."
-
- ---- _Messer Cino_, _Canzone_.
-
-
- "Pistoia pria di Neri si dimagra,
- Poi Firenze rinnova genti e modi."
-
- ---- _Dante_, _Inferno_, canto XXIV.
-
-
-Quale straordinaria impressione avesse prodotto nell'animo del capitan
-Vergiolesi l'annunzio di guerra recatogli dal De Reali puo solo
-immaginarlo colui che, posto mente alle turbinose vicende dell'italiane
-repubbliche, e fra queste alla pistoiese, dovra convenire che mai piu
-prepotenti non dominarono come allora gli odi e gli sdegni; le ambizioni
-piu violente degl'individui fra di loro, fra le diverse fazioni, fra
-l'una e l'altra citta. Per lo che all'intelligenza di queste pagine
-reputiamo utile d'accennare di cio che riguarda il signor di Vergiole e
-il cavalier De Reali; non che del civile stato di Pistoia, e de'
-politici avvenimenti che si compierono prima di questo tempo.
-
-Dicemmo gia che M. Simone De Reali fu valoroso capitano di parte Bianca.
-Ma pero non di quelli cui il proprio partito suol soverchiar la ragione,
-ne altro attendono che a non far cio che imprese a fare la parte
-avversa, ancorche faccia bene. Antico errore degli uomini di parte, che
-per sistematica opposizione toccando spesso gli estremi, trasser la
-patria in man de' settari e in rovina. Riflessivo e prudente era invece
-l'animo del De Reali. Infatti quattro anni innanzi, quando i suoi
-concittadini per le intestine discordie de' Cancellieri videro ridotta
-in pessimo termine la citta, si adopro egli prima a far riunire il
-general Consiglio del popolo, perche a una nuova magistratura che si
-chiamo _de' Posati_ fosse data autorita e balia di far leggi e statuti
-per la pace della repubblica. E fu pure dei primi a proporre al
-Consiglio che per conseguir questa pace era d'uopo che almen per tre
-anni si desse ai Fiorentini, gia loro alleati, la protezione e tutela
-della citta. All'interne discordie forse un terzo che si fosse
-intromesso, piu poi un'estranea autorita come quella, crede che piu
-facilmente avrebbe conciliato le parti. Infine la sua mite indole e
-generosa non d'altro studiavasi che di rendere alla terra natale la
-perduta tranquillita e la sua floridezza.
-
-Non cosi moderato era l'animo del Vergiolesi. Troppe condizioni poneva
-innanzi per ottener questa pace. E si che egli pur la bramava: non pero
-mai col piegarsi a siffatta tutela. Per lui era questo un troppo umiliar
-la citta.
-
-Ne poco ostacolo gli facevano a cio i principii ereditati da' suoi
-maggiori. Non che di magnatizia prosapia, si diceva uscito dalla
-famiglia romana Vergilia, dalla quale, emigrata con molte altre in
-Etruria, vuolsi che il villaggio che la accoglieva prendesse nome
-Vergiole. Contava poi fra' suoi antenati fino dal 1156, da Guido che fu
-primo signor di Vergiole, lunga serie di avi che occuparono in patria e
-fuori i piu nobili uffici. Noverava un Tancredi console dei militi; un
-messer Orlandetto gonfaloniere di giustizia; ed il celebre Guidaloste
-gia vescovo di Pistoia, ed eletto anche capitan generale delle milizie,
-perche di grand'animo e pratico molto delle cose di pace e di guerra.
-Ebbevi in fine messer Soffredi capitano e rettor di Bologna; e tutti
-costoro costantemente della parte de' Ghibellini. Di questi tempi poi il
-cavalier Bertino, e messer Luca fratelli del capitano Filippo; Fredi e
-Orlandetto, figli di questo, non avevano smentito in parole ed in fatti
-l'attaccamento alla parte della casata, irremovibili in quella lega dei
-Ghibellini e dei Bianchi.
-
-Ora nissuno piu del capitano avvisava che se le molte milizie, come
-dicevasi, insiem collegate, venissero a quest'assedio, male da soli
-avrebber potuto resistere. Vedeva che molti dei cittadini piu valorosi
-erano stati cacciati, e cosi la sua parte, per adesso dominatrice, a
-breve andare correva rischio d'essere umiliata e disfatta. Non per
-questo era uomo da trarne sgomento. In faccia anzi al pericolo gli
-cresceva l'ardire. Benche presso al duodecimo lustro, si sentiva animo
-giovanile e capace di grandi cose. Se queste poi in pro della patria,
-nol trattenevan dubbiezze od ostacoli. Ma sebbene i piu savi in politica
-sien d'avviso non esservi principii certi e norme invariabili per
-giovarle, se non quelle dell'onesta, e doversi anzi mutar consiglio ne'
-modi, ove l'esigano gravi cause e il pubblico bene, per lui non era si
-agevole il rimoversi dalle proprie opinioni, e la sua parte una volta
-abbracciata, doveva esser quella. Un carattere si tenace del suo
-proposito, e l'autorita di probo cittadino, ed esperto nell'armi, aveva
-influito a condurre alle sue parti, non che quelli di sua parentela,
-moltissimi di citta e del contado. Si tenevano infatti nella casa dei
-Vergiolesi in Pistoia i piu importanti consigli. Di qui si deliberava
-sulle pubbliche aziende; le opinioni piu generose si rafforzavano, e
-prendevan voce per ogni lato.
-
-Messer Fredi, di lui figliuolo, non meno del padre era fervido e
-risoluto: congiungeva pero alla fierezza dell'uomo d'armi tale urbanita,
-tali attrattive nell'aspetto e nel favellare, che, come in lui eran doti
-spontanee e naturali, gli acquistavano fra' suoi compagni stima ed
-affezione particolare, e una deferenza a' principii del padre suo, ch'ei
-pur professava. E lo notavano come il modello del proprio zio messer
-Bertino, quattr'anni innanzi ucciso a tradimento da quelli di parte
-Nera, e che passava pel piu nobil cavaliere della citta. Messer
-Orlandetto, il minore de' figli, non differiva nell'animo dal fratel
-suo; sicche ambedue per indole nobile e generosa formavano il vanto
-della famiglia, e la speranza del lor partito.
-
-I deplorabili ultimi avvenimenti, e le discordie piu accalorite della
-citta, avevano da qualche tempo fatto men tollerante, aspro anzi e
-risentito l'animo del capitano; il quale solo talvolta placavasi, e
-rimetteva del consueto disdegno al cospetto di sua figlia Selvaggia.
-
-Costei con un parlar dolce, e sempre giusto e persuasivo, esercitava
-sopra di lui tale arcana potenza, che egli, pel grande affetto che le
-nutriva, senza esitare piegavasi al piacer suo. Che anzi ogni piu lieve
-alterazione di salute o di spirito della diletta figliuola, bastava a
-recare in quel forte animo il piu grave sgomento.
-
-Conferiva non poco quest'amore per essa a moderarlo con la consorte. La
-quale quanto piu implorava dal cielo a' suoi cari piu miti gli spiriti,
-e il viver cittadino piu riposato e tranquillo, ad ogni nuovo rumore per
-la citta, piu si poneva in angustie, e stava in sospetto pel marito e
-pei figli. Per lo che messer Lippo, se ella alcun giorno gli fosse
-apparsa timorosa ed afflitta, usciva subito in rabbuffi e in rampogne; o
-per lo meno soleva ammonirla che l'occhio bagnato di lacrime non e atto
-a vedere. E allora, ponevale innanzi la fredda ragione, l'onor di
-famiglia e i diritti di cittadino, che ad ogni modo con le parole e con
-l'armi chiedevan difesa e vendetta. Tali erano e cosi insite in tutti
-quelli animi queste gelose passioni, che l'offesa piu lieve, o quale si
-fosse divergenza di parti bastava loro a por mano sul brando.
-
-Ma di tal fiamma distruggitrice chi primo porto qui la favilla? Come e
-per quali cagioni fu secondato un incendio, che or celato ora aperto e
-in varie forme ebbe fomento per tanti anni?
-
-La gran lotta fra l'Impero e la Chiesa, suscitatasi in Germania pe'
-diritti a conceder titoli e investiture, ne diede l'origine. Il grido
-de' Guelfi e de' Ghibellini, partito dalla battaglia di Wisenberg, si
-diffuse prima per Lamagna, poi su i campi d'Italia. Qui dunque come cola
-si parteggio sulle prime pe' medesimi pretendenti: o per Cesare e i
-fautori appellaronsi Ghibellini, o per Pietro e si dissero Guelfi. Come
-coloro che avevano ereditato le fiere lotte di Gregorio VII e di Arrigo
-IV, cercavano le parti di far trionfare ciascuna la propria supremazia:
-la quale mirava, per l'una a fondare un nuovo regno o meglio federazione
-in Italia, che distruggendo ogni traccia delle conquiste longobarda,
-greca e araba, dipendesse da Roma; per l'altra invece da Aquisgrana. Ma
-imperatori e papi, che dovevan comporre a concordia la specie umana, la
-turbarono trasmodando ne' loro poteri non ben definiti.
-
-Ildebrando immagino di levar la Chiesa a prima potenza della terra; e
-per toglierla affatto dalla sudditanza degl'imperatori, che per vero con
-le investiture dei benefizi ecclesiastici si erano arrogati un diritto
-che ad essa spettava, egli solo voleva esser detto re dei re, signore
-de' dominanti. Ma gl'imperatori, presumendo di avere ereditato la
-potesta antica dell'Impero Romano, sdegnarono di sottostare a cotesta
-dipendenza. La Chiesa, o meglio la Curia romana frattanto, col suscitar
-pur essa a pro suo l'elemento dell'antico Impero Latino, e con la sua
-rappresentanza che era in Roma nel Senato, studiavasi d'amicarsi i
-Comuni italiani favorendo le tendenze d'emancipazione dei popoli, cui
-gia pesava la straniera supremazia. E per questo lato in que' primi
-tempi l'alta protezione pontificale pote essere all'Italia di molto
-vantaggio. Ma in questo mezzo i Comuni, traendo profitto dalle discordie
-che non cessavano fra la Chiesa e l'Impero, non vollero piu sottostare
-ne all'uno ne all'altra. Fu da quel tempo che ciascuno non penso piu che
-a provvedere a se stesso. Gia da ogni parte s'era svegliato uno spirito
-nuovo. Cominciarono i popoli a scuotere il giogo feudale mantenuto dalle
-due potesta; poi a volere un governo d'ampia forma repubblicana, civili
-e propri Statuti. Gli Italiani liberati dai barbari, fatti ricchi e
-potenti pe' grandi commerci, avevan sentito la propria forza, la virtu e
-la dignita d'un gran popolo. Sorgeva infatti fin da quel tempo pei
-municipi la prima aurora di liberta: la quale, per quanto osteggiata dai
-loro dominatori, nei due secoli appresso ando sempre diradando le invide
-nubi, finche con la crescente luce di civilta il genio italico
-ravvivato, apparve alla fine nel suo pieno splendore.
-
-Perduravan le funeste contese fra la Chiesa e l'Impero, allorche, dopo
-la morte del secondo Federigo, il Comune di Pistoia coi piu della
-Toscana si volse al partito dei Guelfi. Sperarono sorti migliori dalla
-protezione non piu di un principe straniero, ma italiano e pontefice.
-Tardi pero s'accorgevano che questi, debole per se come principe, non
-con armi proprie ne prendeva la tutela, ma si con quelle di altri
-stranieri.
-
-Nondimeno in Italia a quel tempo ogni Comune, novello polipo, viveva gia
-d'una vita propria, e fra loro era sorta una nobile emulazione.
-
-Negli ultimi trent'anni con che compivasi il tredicesimo secolo, Pistoia
-col suo distretto fioriva gia di commerci, d'industrie, di banche:
-aveavi culto di lettere e di scienze, e grande amore di arti belle. In
-prova di sua cultura bastera ricordare per le prime un Meo
-Abbracciavacca, un Lemmo Orlandi, e lo stesso sciagurato Vanni Fucci,
-assai pregiati fra i trovatori; poi quel Soffredi del Grazia, uno de'
-piu antichi prosatori italiani, le cui scritture sono innanzi al 1278.
-L'amor per le scienze si facea manifesto per quel famoso frate Leonardo
-pistoiese che primo scrisse un trattato sul computo lunare (1280) e per
-la cattedra di Leggi che dal celebre Dino da Mugello si teneva in
-Pistoia. Di messer Cino de' Sinibuldi non e a dire, quando tutti ancora
-l'ammirano e gli fanno onore.
-
-Del culto poi delle arti belle (esse pure sicuro argomento di civilta)
-fanno fede pur sempre, il celebre altar di S. Jacopo di bassi rilievi
-d'argento, che, con _la Sagrestia de' belli arredi_, segnano dugent'anni
-del buon tempo dell'orificeria, de' ceselli, de' nielli e di smaltature.
-Il quale altare dall'orafo cittadino Ognabene, e da altri si comincio ad
-arricchire di pregiati lavori fino dal 1287. Aveva dipinto in cattedrale
-il pistoiese Manfredino d'Alberto, che adorno San Michele di Genova nel
-1292, e l'altro pittore e mosaicista Vincino che lavoro nel Camposanto
-di Pisa. Quindi son ricordevoli, il palazzo del Comune ed alcuni bei
-templi: le sculture poi dei pergami, d'un Guido da Como; le mirabili
-d'un Guglielmo; e le quasi uniche d'un Giovanni, l'uno e l'altro pisani.
-E se si pensi che queste opere sorsero le piu sul finire del secolo
-XIII, e appresso, in una piccola citta, fra le lotte della civilta e del
-dispotismo, fra i corrucci piu fieri de' cittadini divisi, sono anche
-oggetto di maggior meraviglia. A queste prove di civil governo aggiungi
-gli Statuti pistoiesi, che furono de' primi in Italia (circa il 1117) a
-distruggere i privilegi feudali, a recare fra i cittadini una piu equa
-ripartizione di diritti: infine i belli ornamenti della propria milizia.
-
-Le quali istituzioni, degne invero di forte e libera gente, avrebbero
-assicurato a Pistoia le piu prospere sorti, se _il mal seme_, sparso
-prima in Firenze pel crudo fatto de' Buondelmonti, non avesse prodotto
-entro di essa e nelle terre vicine l'amaro frutto della discordia.
-
-In Pistoia di questi tempi primi a insorgere e parteggiare con nuovi
-nomi furono i Cancellieri; sopra gli emuli Panciatichi potenti gia per
-dovizie acquistate con la mercatura, per uomini d'arme, che ne contavano
-lino a cento, e diciotto cavalieri a spron d'oro, per grandigia e per
-ambizione di dominio. Rifugge l'animo a ricordare le feroci
-rappresaglie, prima fra le dette casate le maggiorenti in citta, insorte
-poi fra una medesima parentela, intendiamo fra quella de' Cancellieri.
-L'aspra vendetta del taglio d'una mano presasi da uno di loro sopra un
-giovinetto parente, dal quale innanzi per rissa un figliuolo dell'altro
-era stato non gravemente ferito: vendetta tanto piu cruda quanto che il
-feritore era venuto a chieder perdono agli offesi; fu cagione che la
-detta casata col nome di Bianchi e di Neri (cosi detta o dai nomi delle
-madri stesse, o dai colori che portavano in guerra, o da qualsiasi altra
-cagione) si dichiaro avversa e divisa in cotal modo, che trassero seco i
-cittadini d'ogni ordine o da una parte o dall'altra, e fieramente
-s'inimicarono.
-
-Tutti ora a Pistoia come a Firenze si dissero Guelfi, ma nel fatto con
-diverse intenzioni, quelle, cioe, di far risorgere piu violenti gli
-sdegni fra nobili e popolo. Di qui la suddivisione dei Guelfi di Pistoia
-in Bianchi e in Neri, e questi con propri capi ed insegne. Ma feroci e
-temibili tanto, che i capisetta bisogno incontanente bandirli a Firenze.
-I Bianchi, poiche furon vinti, cercarono aiuto cola presso dei
-Ghibellini, e vi trovaron parteggiatori nella famiglia dei Cerchi: i
-Neri unitisi a' Guelfi, in quella de' Donati.
-
-Pero questa fazione de' Bianchi e de' Neri non e a credere, come da
-alcuni fu asserito, essere stata la favilla che suscito la fiamma delle
-discordie di Firenze. Bisognerebbe avere obbliato le vecchie ire
-personali di quei cittadini fin da quelle de' Bondelmonti e degli
-Amidei; la superbia dell'antica nobilta gia alle prese con la gente
-nuova: l'una capitanata da Corso Donati, l'altra da Giano della Bella; e
-di qui sino a quest'anno le rappresaglie, le uccisioni, gl'incendi; e
-per fine la spedizione violenta degli usciti contro la citta loro;
-spedizione che, sebbene fallita, pose il colmo alle divisioni. Esse eran
-gia all'estremo fra quelle mura, quando i fatti di Pistoia vi
-s'immischiarono. I quali, secondo che rilevasi da Dino Compagni e dal
-suo moderno illustre biografo e commentatore, Carlo Hillebrand, altro
-non furono che una suddivisione de' Guelfi, e un episodio di quella
-feroce epopea di sciagure italiane, che dopo dieci anni non si udi piu
-ricordare, perduto nei primitivi nomi di Ghibellini e di Guelfi.
-Terribile lezione pur sempre pei popoli bramosi di liberta, perche
-serbino concordia; se pongano mente che mali indicibili procacciassero
-allora le divisioni d'una sola famiglia!
-
-Alla fazione de' Neri s'accostarono tutti i Guelfi aristocratici: a
-quella dei Bianchi i Guelfi popolari: quelli sostenitori delle pretese
-feudali; questi bramosi di conservare la loro liberta democratica.
-Parteggiavano co' Bianchi in Firenze gli uomini piu notevoli per nobilta
-di natali, per indole buona, per ingegno e sapienza. Un Guido
-Cavalcanti, gentile poeta; l'intemerato storico Dino Compagni; oltreche
-l'astrologo Cecco d'Ascoli, i verseggiatori Guittone d'Arezzo e Jacopone
-da Todi: lo storico Giachetto Malespini, il giureconsulto Donato
-Alberti, il legista Petracco; e in fine, a porre in fama la schiera,
-Dante Alighieri.
-
-Stavano all'incontro pe' Neri molti de' popolani con a capo Corso
-Donati; i Frescobaldi, i Pazzi, i della Tosa. Questo rinnovarsi
-dell'antica lotta, benche per breve, ma piu violenta, non pero fece si
-che le sette, invocando i simboli di parte del papa o dell'imperatore,
-parteggiassero con loro e per loro. I nuovi nomi non furono che una
-parola d'ordine, cui rispondevano per ravvisarsi le famiglie nemiche. Si
-accostavano di preferenza a quella fazione d'onde speravano maggior
-beneficio, o temevano minor danno. Infine, per avervi man forte a
-schiacciar l'avverso partito escludendolo dagli onori e dai beni della
-repubblica per ottenerli essi stessi. E infatti, per l'assenza
-dall'Italia e per l'abbandono dell'imperatore, i Guelfi, non piu come un
-tempo popolari tutti, ma parte ora aristocratici, riuscirono in ultimo a
-prevalere. E cio perche aiutati da papa Bonifacio che da Roma
-potentemente li favoriva, tanto da mandare un venturiero di Francia a
-capitanarli, e a far quel gran male che poi diremo. E soprastarono anche
-per altra ragione. Perche gli Spini di Firenze che eran banchieri del
-papa e altri aderenti Neri, allora siccome sempre, nel temporale governo
-lo circuivano, e volentieri per loro utile lo secondavano. Si ebbe un
-bel chiedere a Bonifazio s'interponesse a concordia: quella sua indole
-violenta all'uffizio di paciere non s'affaceva gran fatto. Nondimeno
-invio a tal uopo a Firenze il cardinal d'Acquasparta. Inutilmente pero.
-I Bianchi avevan gia occupato il governo: e temendo che la corte di Roma
-abusasse de' poteri che dimandava per abbassarli, rifiutarono al
-cardinale di ridarsi in balia. Ed ei si parti e la citta interdisse.
-
-Allora la signoria di Firenze opino di poter conciliare senza esterno
-intervento col porre a confine i caporali d'ambe le parti. Ma i Neri di
-subito con Corso Donati andarono al papa, e lo incitarono contro a'
-Bianchi, e, come gli chiamavano, contro a' _cani del popolo_ per
-abbassarli, e favorire la nobilta. Or come a Bonifazio premeva molto di
-abbassare Federigo usurpator di Sicilia, e di ripor questo regno in mano
-degli Angioini di Napoli da lui deferenti, invito a tal impresa Carlo di
-Valois, fratello di re Filippo di Francia, e con questa spedizione colse
-il destro ad un tempo di favorire i disegni de' Neri, inviando il
-francese, come gia l'altro Carlo d'Angio, in qualita di vicario in
-Toscana con cinquecento cavalli, e col titolo di paciere di Firenze.
-Sperava il papa con cio di recarsi in potere assoluto, e alle sue parti
-tutti quanti i Comuni. "Cosi (osserva uno storico illustre) nell'anno
-medesimo in cui a Roma si dava col giubileo general perdono a tutti i
-peccati degli uomini, si preparava ivi stesso una grande iniquita, che a
-Firenze e altrove fu cagione di lunghe sciagure."[1]
-
- [1] _Vannucci_, _I primi tempi della liberta fiorentina_.
-
-Mentre queste cose da siffatti protettori si macchinavano, e il
-_consiglio de' Posati_ a Pistoia aveva gia consegnata per amor di
-concordia la signoria per tre anni al Comune di Firenze, la fazione de'
-Bianchi fiorentini abusando della fiducia, non appena giunta in Pistoia,
-per afforzarvisi di prepotenza caccio la Nera, e ne disfece le case e le
-torri. In questo modo riformata la parte Bianca, poco stette che non
-fosse poi fatta segno alle tremende vendette de' Neri che tenevano il
-governo di Firenze e di Lucca, e secondavano le male arti de'
-fuorusciti. Che volesser costoro gia l'abbiam detto. Chiamar lo
-straniero a Firenze per lor private vendette, era massima iniquita. E lo
-straniero avido di potere e di danaro, venne e vi si fece tiranno.
-Scellerato paciere, che a nome del papa dava forza ai ribaldi di
-riempire di sangue e di desolazione tanto bella citta! Sotto il suo
-usurpato governo ogni sorta di nefandita fu commessa. Al principio
-dell'anno 1302, Carlo di Valois macchiato omai di molti delitti, se ne
-parti e ando a Roma per aver consiglio dal papa, e gli chiese danari.
-Bonifazio (come narra pure Dino Compagni) gli replico che mandatolo a
-Firenze, _lo aveva messo nella fonte dell'oro_. Risposta che bene
-spiegava la qualita delle sue intenzioni.
-
-Dai fatti che seguitarono, apparisce secondo i cronisti e lo storico
-prelodato, che fin d'allora fu stabilito l'esilio dei Bianchi. Infatti
-il Valois torno a Firenze, e sapendo che ivi era _la fonte dell'oro_,
-sazio a quella le bramose sue voglie. Fece altre rapine; die sentenze di
-morte; pubblico i beni, e arse le case ad alcuni, che falsamente e con
-empio artificio furono accusati di aver cospirato per ucciderlo.
-Imprecato da tutti, delibero di partirsi; ma prima "nuovi tormenti e
-nuovi tormentati!" Per mezzo del suo vil potesta, procede alle condanne
-del bando, ed esilio oltre a seicento cittadini, i principali de'
-Bianchi, che sparsi per Toscana e fuori, fecero causa comune coi
-Ghibellini. Tra questi esuli fu anche il grande Alighieri. Citato a
-comparire per essere stato dei Bianchi, e per aver contrastato alla
-venuta dello straniero, non si presento, ed ebbe arse le case,
-confiscati i beni, e condanna di morte! Ma egli aveva il modo a
-vendicarsi solennemente delle scellerate condanne; e fra le miserie
-dell'esilio, senti crescersi la forza dell'animo per consacrare
-all'infamia i furibondi settari, e i suoi giudici iniqui.
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-
-FIORI E ARMI.
-
-
- "Quando va fuori adorna, par che 'l mondo
- Sia tutto pien di spiriti d'Amore,
- Si che ogni gentil cor divien giocondo".
-
- ---- _Sonetto di_ Messer _Cino_.
-
-
- "Ridendo, par che s'allegri ogni loco;
- Per via passando, angelico diporto,
- Nobil negli atti, ed umil ne' sembianti".
-
- ---- _Altro Sonetto di_ Messer _Cino_.
-
-
-Da antico tempo costumava a Pistoia, come a Firenze, di festeggiarsi dal
-popolo nel primo giorno di maggio il ritorno di primavera. Cio si faceva
-sulle pubbliche vie e nelle case, con trionfi di fiori, con giuochi, con
-balli, e con sollazzi di varie guise. Dopo gli ultimi eccidi per le
-civili discordie, e dopo gli esili di tante famiglie, i tempi a dir vero
-in Pistoia per pubbliche feste non pareano opportuni. Nondimeno da circa
-tre anni che vi fu creato il consiglio de' Posati, e per la tutela che
-ebbe di quel governo il Comune di Firenze, vedendo i rettori restituita
-alquanto di quiete alla citta e al distretto, essi medesimi vollero in
-questo giorno ripristinare in modo straordinario pubblici rallegramenti,
-e far cosi obliare per qualche istante le passate sciagure. E il popolo,
-che agli spettacoli per propria indole si sente allettato; quello poi di
-si forti tempre, e vivace ad un tempo, che facilmente passava dalle
-danze agli assalti, ignaro al tutto della nuova sventura che al di fuori
-gli si apprestava, n'ebbe caro l'invito, e concorse desioso a prendervi
-parte.
-
-Ed ecco che fino dall'alba i sacri bronzi suonavano a festa. Da
-quell'ora, del piu bel mattino d'un primo di maggio, la cattedrale
-riboccava di popolo, perche era solito che anche co' sacri riti si
-festeggiasse questo bel giorno. Li in quella piazza maggiore avresti
-veduto giungere ogni momento giovani donne, per lo piu dal contado,
-farsi largo fra 'l popolo con volti belli e giulivi, e con a braccio ed
-in capo gran canestri di rose, avvicinarsi alla chiesa, e alla porta di
-essa presentarle a un sacerdote che le benediva. Antico costume che in
-Pistoia, e in questo mese, tuttora si mantiene, e che forse si volle
-sostituire alle pagane feste floreali. Que' fiori si vendevano poi per
-le vie, a mazzi e a ghirlande come un li volesse. Le rose in tal giorno
-avevan pel popolo un che di mistico, di lieto augurio, di benedizione,
-tanto che non v'era alcuno che ricusasse di farne acquisto. Al cessare
-del suono a doppio di cattedrale, la campana della torre grande di sul
-palazzo del capitano continuava a gran tocchi: e al tempo stesso le
-trombe marziali, rispondendo per ciascuno de' quattro quartieri della
-citta, appellavano gli uomini d'arme alle insegne.
-
---Che e questo?--si dimandavano, imbattendosi per la via di S. Prospero,
-due vecchi cittadini.
-
---Calen di maggio, messeri: forse Dio! nol sapete?--replicava loro un
-altro sopravveniente.--Oh! alla fine mi s'apre il cuore: un po' di
-festa, un po' d'allegria!...
-
-E un di quelli:
-
---Ma dove va' tu col capo? Oggi che han che fare i fiori con l'armi?
-
-E porgendo l'orecchio:
-
---Sta'! sta'! non senti? Qui, non ti pare? si fa appello agli armigeri;
-il campanone suona a rintocchi.
-
-Usciva allora dal suo palazzo li presso, tutto chiuso nell'armatura,
-messer Fredi de' Vergiolesi, che avendo udito quel dialogo:--Buoni
-popolani!--avvicinandosi disse loro--col buon di buona ventura gli e
-questa che vuo' contarvi. Sappiate che agli anziani del Comune giungeva
-da pochi giorni un messaggio del cardinal da Prato molto amico nostro,
-pel quale si pregava il Consiglio di non voler porre indugio a confermar
-nelle cariche di potesta e di capitano generale delle nostre genti il
-valoroso messer Tolosato degli Uberti. E questo atto solenne, in armi
-tutte le compagnie, si compira questa mane.
-
---Ah! ecco! cosi va bene! benissimo!--esclamarono i tre vecchi con la
-massima gioia.--Viva il nostro gran capitano!
-
-Queste esclamazioni facevan soffermare intorno ad essi alcuni giovanetti
-loro parenti, che per caso passavano con altri amici! e:--Come,
-come--dissero incuriositi--rieletto proprio il dell'Uberti?
-
-A' quali il piu vecchio poggiato ad un bastoncello, fendendo l'aria con
-una mano, con gravita rispondeva:
-
---Si, si. Eh figliuoli! Se non era lui! Prima col suo valore: e badate,
-ci vuole! poi con la nomea che si e conservato d'un'illustre famiglia:
-che, vedete, non ha mai mutato parte: ghibellino sempre! Lui, e lui
-proprio qui fra noi ci voleva, che non del paese: perche.... uhm! Dio ne
-guardi! Ma egli nobile, egli imparziale, mettesse ordine e pace; e
-temuto da' nostri vicini, ci desse anche con loro quel po' di riposo che
-da un anno e' si puo dir che godiamo.
-
-Queste giuste parole le approvavano tutti. Ma intanto avevano inteso una
-certa nuova, che li affrettava a separarsi: parte per proseguire verso
-la piazza; i piu svelti poi prendendo a fretta pe' vicoli, chi da un
-lato, chi da un altro, per esser de' primi a informarne gli amici. E gia
-i cittadini d'ogni eta e d'ogni ceto erano accorsi al proprio
-armamentario o loggia, che era il corpo di guardia d'ogni quartiere
-della citta; e fornitisi delle armi, ciascuna compagnia co' lor capitani
-moveva alla piazza maggiore a porsi sotto il comando del capitan
-generale.
-
-In Pistoia, fino dai tempi de' Consoli, dodici erano le compagnie del
-popolo, divise tre per quartiere, e di tutte le persone che dalla prima
-gioventu alla vecchiezza erano atte alle armi, fossero nobili o
-popolani. Volevan con cio che fosse dovere di tutti di custodir la
-citta, perche i cittadini non si dividessero fra loro in due classi
-troppo diverse; l'una, la nobilesca, agguerrita, operosa, ma fiera e
-arrogante, e ministra di tirannie come spesso avveniva: l'altra, la
-popolare, oziosa ed inerme, e troppo inclinata a una pazienza servile.
-Perche infine, dicevano, nissun cittadino dev'essere agli altri
-terribile, ma tutti insieme farsi temibili ai nemici della patria.
-Esercito stanziale, siccome adesso, in questo, come negli altri Comuni,
-in Italia non v'era. Le compagnie armate ne facevan le veci. Potrebbe
-dirsi che quasi col medesimo ordine e intendimento vedemmo istituita la
-guardia nazionale mobile nel nostro regno. Che anzi alcuni scrittori, e
-principalmente inglesi e alemanni, hanno notato, esser la moderna
-landwehr della Prussia imitata dall'antica Ordinanza della milizia nelle
-repubbliche italiane; cioe dal tempo della Lega Lombarda fino
-all'Ordinanza del Macchiavelli, perfezionatore delle passate costumanze.
-
-Or mentre la campana del capitano aveva appena cessato, e gia la citta
-brulicava di gente che avviavasi in piazza da ogni strada, annunziate
-dai trombettieri vi si vedevano entrare con bell'ordine e con belle
-armature le tre compagnie del quartiere di Porta Lucchese, che andavano
-a schierarsi fra 'l palazzo del capitano e il fianco destro del Duomo. E
-vi entravano quasi ad un tempo dal lato di mezzodi, e facendosi eco con
-uno squillo uguale di trombe, quelle del quartiere di Porta Gaialdatica.
-Dalla ripida via di levante, fiancheggiando il nuovo palazzo della
-Signoria, poco appresso salivano in piazza i militi del quartiere di
-Porta Guidi. Dal quartiere infine dell'antica porta di S. Andrea, allor
-di Ripalta, vi convenivano le ultime tre compagnie: e tutte e dodici
-portavan diverse e bellissime insegne; e co' santi protettori della
-parrocchia da cui si traevano; e con animali e fiori simbolici, ricamati
-in lana, in seta o in oro a colori vivissimi: tali come i cronisti ce le
-descrissero e come si vedon dipinte nel magnifico cortile dell'antico
-palazzo pretorio, ora del tribunale di questa citta.
-
-In ogni quartiere aveavi una compagnia di arcieri: le altre portavano
-picche e lance, e alabarde di varie forme e scudi rispondenti alle armi,
-dalla forma dei quali i militi prendevano nome di tavolaccini o di
-palvesari. V'erano pure in citta un trecento cavalieri coi loro capitani
-ed alfieri. La ristrettezza del luogo non offriva pero assai spazio per
-ischierarveli e far di se bella mostra. Infatti la piazza del Duomo, sul
-lato di ponente, era limitata da una fila di case che a distanza di
-poche braccia sorgevano parallele ad altre; e dove, dopo 80 anni circa,
-fu fabbricato il Pretorio con quella semplice architettura che vi si
-vide fino al 1842; prima che, come di presente, fosse accresciuto d'un
-piano, e cosi perdesse in parte del primitivo carattere. Quelle case poi
-non furono demolite che nel 1311 per ampliare come adesso la piazza. A
-settentrione, dove ora si vede un'altra fabbrica non finita, detta il
-Palazzaccio, sorgeva il palazzo del capitano del popolo con l'alta sua
-torre: ad oriente la chiesa di Santa Maria Cavaliera, e un lato (il
-sinistro) dell'attuale palazzo del Comune che solo da pochi anni si
-costruiva: infine, a mezzodi, il lato destro del Duomo. Cosi la piazza
-non aveva che quest'unico dei grandiosi monumenti che ora l'abbellano; e
-come nelle vie principali, in luogo di pietre non v'erano che grossi
-mattoni a coltello.
-
-La cavalleria o cavallata, come allora la chiamavano, era sotto gli
-ordini del capitano Filippo Vergiolesi. Per mancanza di spazio l'aveva
-schierata lungo la via di San Giovanni, e solo ne distaccava alcuni
-cavalieri per far ala e contenere la folla. Gli altri capitani si erano
-gia disposti col Vergiolesi presso al palazzo del capitano generale,
-Tolosato degli Uberti, ed attendevano che egli giungesse.
-
-Non furono che pochi istanti e se ne usciva sopra un bel palafreno,
-bardato di lucenti brocchieri; egli poi splendido per le armi.
-Cominciando dall'elmo, con alti e bianchi pennoncelli; usbergo,
-braccialetti, cosciali e schinieri erano tutti a lamine e squamme di
-forbitissimo acciaio, con sopra rabeschi d'oro mirabili: il petto poi
-coperto d'una cotta bianca tessuta d'argento con in mezzo la nera aquila
-ghibellina. Al suono degli oricalchi, al levarsi in alto dei bei
-gonfaloni ed agli evviva del popolo affollatosi di ogni intorno, moveva
-dalla piazza e coi principali dei militi s'avviava al palazzo del
-Comune. Non gia a quel palazzo maestoso del Municipio, d'architettura
-gotico-italiana, che ora veggiamo, del quale non piu che da 10 anni
-(1295) aveva posta la prima pietra il famoso Giano della Bella, quando,
-bandito da Firenze e qui riparatosi, piacque ai rettori di eleggerlo a
-potesta. Era invece l'altro antichissimo che in parte fiancheggia il
-lato destro di quel bel Battistero che allora da Cellino di Nese da
-Siena sul disegno d'Andrea Pisano da tre anni si costruiva. Il detto
-palazzo, che a settentrione non aveva case dinanzi, si estendeva alla
-piazzetta contigua, or del mercato; dal qual palazzo per certo le venne
-il nome di _Sala_. Questo nome, che serba ancora, riscontrasi le fosse
-dato prima del mille e forse all'epoca dei Longobardi: perche in questa
-piazza era una statua di Luitprando XVIII, re loro: e questa di _sala_,
-e pur voce longobarda che significa palazzo, corte principale e resedio
-d'autorita.
-
-Qui adunque su quella sua torre, di cui non restan che i ruderi,
-sventolava a quell'ora il gonfalone del popolo; e nella sala maggiore di
-detto palazzo, adunati, il gonfaloniere di giustizia coi dodici anziani
-e i dugento consiglieri del popolo, al capitan degli Uberti, in merito
-de' suoi grandi servigi, erano per confermarsi i due maggiori uffici, di
-capitano e di potesta. Com'egli infatti vi giunse e ando ad assidersi al
-banco del potesta in mezzo a suoi ufficiali, due damigelli riccamente
-vestiti recarono in un vassoio d'argento al gonfalonier di giustizia la
-bacchetta del comando, ch'ei di nuovo consegno all'eletto. Fu un momento
-solenne, quando gli astanti, fatto silenzio, udirono, il gonfaloniere
-rivolgergli gravi parole nell'atto della consegna; essendo che anche
-questa volta, fuor del costume, si riunissero in lui tre grandi poteri;
-il civile, il giudiciario e il militare. Allora il degli Uberti si alzo,
-e con lui tutti; e distesa la destra sul libro degli evangeli che gli
-stava dinanzi: "giuro (pronunzio a voce alta) di difendere e mantenere
-la citta di Pistoia e il suo distretto secondo che gli Statuti
-comandano: particolarmente di tutelare gli orfani e le vedove; le chiese
-e gli spedali e tutte le altre ragioni di religiosi, di pellegrini, di
-mercatanti, rimosso odio e prego, e tutte malizie da questo di a un
-anno." Quindi i giudici e tutti i suoi ufficiali che gli facevano
-corona, distese le destre, ripeterono a una voce: "giuriamo!"
-
-Dopo cio, il nuovo eletto disceso col seguito nella piazza, a piede, fra
-la folla plaudente, si diresse alla cattedrale. Le trombe del Comune
-squillavano: le campane suonavano a festa. Lo accompagnavano gli
-anziani, vestiti in lucco di color rosa e ricami in oro, calzatura di
-scarlatto, e berretta di velluto chermisi guernito di perle e di una
-candida piuma. Appresso gli ufficiali suoi ed i consiglieri; aggiuntivi
-ora gli operai di Sant'Jacopo. Procedevano i tavolaccini del Comune
-vestiti di verde, che, accennando con un'insegna, sgombravano la via.
-Seguivano i trombettieri, le cui lunghe trombe d'argento erano adorne di
-una banderuola bianca con in mezzo l'insegna del Comune, la scacchiera
-bianca e rossa, con fregi e nappe d'oro: ed essi pure in abito di gala,
-e con in petto una larga piastra d'argento incisavi la detta insegna. Un
-buon numero di mazzieri con mazze d'argento, vestiti di rosso e di
-bianco, ne chiudeva il corteggio.
-
-Alla porta del tempio, il degli Uberti, ricevuto dal clero, fu da esso
-accompagnato all'altare di Sant'Jacopo. La, il venerando vescovo della
-diocesi, messer Bartolomeo Simibuldi, orando, attendevalo. Un altro
-giuramento, secondo, gli Statuti, doveva profferire dinanzi a lui.
-L'opera di Sant'Jacopo custoditrice della celebre _sagrestia de' belli
-arredi_, per le molte ricchezze da amministrare e per la sua dignita,
-era allora in Pistoia una nuova magistratura. Giunto appena il degli
-Uberti alla cancellata della cappella, il vescovo lo invitava ad
-entrarvi. E li, a pie dell'altare del grande patrono, presenti i detti
-operai, posta la destra sugli Statuti di detta opera, i quali un
-chierico sopra un guanciale gli presentava, "giuro, egli disse, di
-offerire all'altare del messer baron Santo Jacopo un pallio di lire
-dodici di pisani, il giorno di sua festivita." Allora il prelato
-solennemente lo benedisse.
-
-Uscito di cattedrale, era di nuovo a cavallo in mezzo agli altri
-cavalieri nella piazza maggiore. Arrestatosi dinanzi al proprio palazzo
-fra le cittadine milizie che gli facevano ala, un banditore, dati tre
-squilli di tromba, a gran voce annunzio al popolo che, per volere dei
-magnifici signori e consiglieri del Comune, messer Tolosato degli Uberti
-era stato confermato negli uffici di potesta e di capitano generale
-delle armi. Un grido universale di lieti evviva scoppio allora da ogni
-lato. I cittadini erano omai assuefatti a scorgere in lui la propria
-gloria e la propria difesa!
-
-All'uscire d'ufficio di ogni capitano del popolo costumavasi che, quando
-avesse egli ben meritato della repubblica, il Comune lo presentasse di
-un ricco dono. Ora, sebbene l'Uberti sull'uscire vi fosse subito
-confermato, il Consiglio del popolo non volle passarsi di far
-quest'offerta a un personaggio si degno. Quand'ecco, com'era dell'uso,
-venire a lui due giovani delle primarie famiglie sopra bei palafreni,
-portando in alto l'insegna del Comune. I quali, come gli furono
-rimpetto, prima agitarono i gonfaloni e li piegarono dinanzi a lui: poi,
-accostatisi, gli presentarono a nome della citta, in due vassoi
-d'argento che i donzelli del Comune porgevano loro; l'uno un pennone,
-una targa, una barbuta ed un cappelletto con la corona d'oro; l'altro un
-mesciroba con otto tazze d'argento; il tutto, come narrano le cronache,
-della valuta di trecento fiorini. In questo mentre gli alfieri agitarono
-le insegne, i capitani brandirono le spade, e ogni milite levo in alto
-le lance e gli scudi, facendo cosi un saluto d'onore al valoroso lor
-duce. Rispose egli al saluto; e passate in rivista le schiere, con
-nobili parole le congedava.
-
-Bello e gradito spettacolo fu allora a vedere il marciare animoso di
-quei militi cittadini nell'uscir dalla piazza fra i lieti suoni delle
-trombe, e il dividersi come raggi dal centro per tante file, e il
-luccicar di quegli elmi e di quelle armi, fatte ora piu splendide pel
-sole gia alto e promettitore di una bella giornata.
-
-Non appena infatti avevano i baldi giovani depositato alle proprie
-loggie l'armatura e le armi, che i piu, ripreso il saio e la cappa, si
-davano a raccorre le apprestate corone; e ciascuno alla casa della
-fanciulla che piu gli aggradiva, dove non l'avesse fatto sull'alba, si
-recava ad appendervi il maio fiorito. Nelle famiglie gelosi riguardi per
-le proprie figliuole, o pregiudizi fra 'l popolo in quel giorno non
-v'erano. Cotesta si aveva per un'usanza cavalleresca, e come un culto
-che ogni giovine dabbene intendeva di rendere al gentil sesso. Il
-costume era pubblico, e nessuno per certo avrebbe avuto a ridirvi.
-
-Ma gia un maio piu bello richiamava su quella piazza l'ammirazione di
-tutti. Era questo un alberello fronzuto di foglia lucida e sempre verde,
-che ha nome fra noi d'albatro corbezzolo, e che soleva prescegliersi
-perche appariva come simbolo di una continua fecondita, portando a un
-tempo bianchi fiorellini e picce di rosse frutta. Tagliato al mattino
-sulla collina presso Vergiole, e sfrondato in basso per circa tre
-braccia a fine di poterlo portare, era stato pensiero di alcuni giovani
-di adornarne la chioma con piccole corone e molti mazzetti di fiori,
-legati con nastri color di rosa dei quali avevano cinto anche il fusto.
-Si sapeva pero che l'apprestamento veniva tutto dalle Compagnie delle
-arti maggiori e minori; dei medici e degli speziali, ecc.; come de'
-cimatori, degli armaioli e degli artigiani della seta e della lana: di
-questi in particolare in maggior numero nella citta. Tutti quelli che vi
-appartenevano, cotesta mattina gli avresti veduti con vesti di vari
-colori e di foggie assai strane, e tutti a far capo intorno a bel maio
-coi lor gonfaloni. Si era deliberato doversi andare a piantare con gran
-corteggio fuor della porta di Ripalta, sul prato grande di Santa Maria
-Maddalena, ora di S. Francesco. E infatti come si furono radunati, vi si
-condussero con quest'ordine.
-
-Andavano innanzi, aprendo il corteggio, gli araldi delle Compagnie di
-ciascun'arte, sopra cavalli bardati in foggie tutte bizzarre, come le
-vesti loro; parte suonando le trombe, parte i tamburelli; e ciascuno con
-una piccola banderuola in asta che sorpassavagli il capo, portante
-l'insegna dell'arte propria. Seguivano poi a piede, riccamente vestiti,
-i rettori delle arti maggiori coi loro componenti e coi loro gonfaloni,
-tutti intorniati di fiorite ghirlande. Nel centro appariva il gran maio
-portato in alto da un nerboruto garzone vestito di rosso, cui facevan
-corona giullari saltanti che percotevano nacchere e sistri: quindi una
-schiera di senatori di pifferi, di flauti, di nacchere (una specie di
-timpani), di cenamelle (stromenti a fiato) e di mandolini. Poi un'altra
-di sonatori di cembali, di crotali, di viole, di arpicordi, di trombe,
-di cornamuse, che dividevano il gruppo dei cantori delle ballate. Si
-chiudeva il corteggio coi rettori delle arti minori, loro consorti e
-gonfaloni; cui dietro faceva pressa una festante popolazione. Lungo la
-strada non era tabernacolo sacro che non avesse accesi piu lampadari, e
-non fosse attorniato da festoni di freschi fiori. Costume che in questo
-giorno nella citta si continua sino a' di nostri, coi cosi detti
-_altarini di maggio_. Non v'erano balconi che non si vedessero adorni di
-tappeti e di ghirlande, e gremiti di spettatori. Fra i quali vi facevano
-bella mostra le gentili donne, che coi loro sorrisi davan segno di
-saluto e di compiacenza alla sollazzevol brigata.
-
-Inoltratisi poco fuor della porta, verso il mezzo di un'ampia e verde
-prateria tutta fiori di primavera, ivi come in suo degno luogo
-stabilmente collocarono il maio. Subito un gran cerchio vi si formo
-torno torno dalle genti delle Compagnie. E allora i suonatori, che vi
-stavano in prima fila, diedero principio ai concerti. Una schiera poi di
-giovinetti, con vesti a vita e a striscie bianche e rosse e berretti
-piumati, incomincio su quei suoni a modulare questa graziosa canzone.
-Era di Guido Cavalcanti, e diceva cosi:
-
- Ben venga maggio
- E il gonfalon selvaggio!
- E a me consenta Amore
- Di primavera mia
- Goder l'almo colore,
- Goder la leggiadria
- Quanto l'occhio il desia,
- Quanto piu splende il maggio.
-
-Or mentre fra gli evviva i piu lieti, era ripetuta e avvicendata con
-altre strofe e coi ritornelli degli strumenti, ognuno, ascritto alla
-Compagnia delle arti, profittava del privilegio di staccare dall'albero
-un mazzetto di fiori, lasciandovi le corone che v'erano poste per
-ornamento. E allora avresti veduto quei giovani penetrar fra la folla
-per adocchiar le fanciulle piu loro simpatiche e piu avvenenti (in quel
-giorno tutte ben messe in abito da festa e cinte il capo di fiori) e
-offrir loro il mazzetto.
-
-Bisogna dire che chi fosse stato in quell'ora su i bastioni delle mura
-vicine, vi avrebbe goduto del piu bello spettacolo. Per quella gran
-prateria primieramente un brulichio di gente infinita; ma un agitarsi
-senza disordine; come un cantare e gridare, e qua un suon di trombe, la
-di tamburi; ma quei canti e quei suoni e tutto quel movimento non essere
-infine che una viva espressione di gioia.
-
-Sarebbe stato un vedervi sorgere qua e la banderuole infiorate, quasi
-tanti punti di centro: e trabacche di venditori di vino e di
-commestibili, dove il popol minuto gia s'accalcava; perche d'ogni parte
-e di continuo andava crescendo, tanto piu per que' che giungevano dalle
-vicine campagne. Non vi sarebbe stato dentro le mura un luogo si ampio
-per raccogliervi tanta gente, benche allora anche piu vasto di quel che
-adesso. Perche questa storica piazza non aveva in quel tempo per confine
-a sinistra che la gran chiesa di S. Francesco, pero non compiuta,
-essendo in costruzione da soli 10 anni (1294). Sul lato destro non eravi
-alcuna casa, tranne una chiesetta di S. M. Maddalena giu in basso, con
-poche case del sobborgo, racchiuse poi nel terzo cerchio. Non aveva, gli
-e vero, ne un terrapieno arborato, ne la regolarita che adesso;
-acquistava pero una certa vaghezza dalla sua maggiore estensione, e
-dalla cura che si aveva, che, destinata fin da antico a' tornei, alle
-giostre e a' pubblici diporti, vi fosse il prato ben mantenuto; e gli
-alberi, sebbene in gruppi irregolari dai lati ed in fondo dove il
-terreno piu rialto si prestava al riposo, gelosamente vi si
-conservassero. Non essendo poi limitata, come ora, dalle mura urbane,
-era bello potervi scorgere fra mezzo le piante le piu fronzute l'aperta
-campagna fino alle circostanti colline, e godervi cosi il vario e quasi
-sempre sorprendente spettacolo del sole al tramonto.
-
-Era gia oltre il mezzo del giorno e il cielo non poteva esser piu
-limpido e l'aria temperata di piu mite calore. La gente raccoltasi a
-gruppi qual sotto gli alberi o sotto le tende, omai posava sull'erbe e
-su i fiori, e si rallegrava al sorriso delle sue donne e al comune
-tripudio. Era questa, puo dirsi, la festa piu popolare di quella stessa,
-benche piu solenne, ma piu nobilesca, del loro patrono il messer barone
-Santo Jacopo. Cola tutti mangiavano e bevevano insieme, e intonavano le
-piu allegre canzoni.
-
-Dalle Corti, come gia in Sicilia, la poesia in Toscana era passata fra
-'l popolo. Il suo carattere, in ispecie qui, fu un commisto d'arte
-pudica e di naturalezza, finche il reggimento fu democratico, e geloso
-del buon costume. Solo i poeti che succedettero, imitando servilmente il
-Petrarca, impoveriron d'assai l'espression dell'affetto. Ne solo
-prevalse lo spirito pedantesco; ma alle caste canzoni di Dante, di Cino,
-e del Cavalcanti, cui s'informarono certi canti popolari toscani, tenner
-dietro le spensierate ed epicuree di Lorenzo il Magnifico, e di altri
-nell'epoche posteriori. Ne e meraviglia; se si rifletta che prevalenza
-fino dal quattrocento ebbe in Toscana la letteratura greca e romana; e
-piu che al buono ed al bello che vi splendeva, si tenesse dietro al
-licenzioso costume del paganesimo. Ma poi, perche anche questa delle
-straniere signorie era arte di regno;--corrompere per dominare!--e la
-corruzione delle lettere e de' costumi preparo allora, e preparera
-sempre la servitu! Invece, al tempo di che parliamo, fra un popolo
-libero e di nobili sensi, non udivansi intonare che canzoni gentili. Qua
-un drappello di giovinette cinte il capo di fresche rose, adagiate in
-famiglia su molle strato e alle bell'ombre, cantava sul liuto una
-ballata di messer Cino; la un'altra di Guitton d'Arezzo. E d'appresso,
-sopra un pratello rialto ed ombrato, amorosi garzoni rispondevan loro
-con quelle dell'Alighieri:
-
- "Donne che avete intelletto d'amore".
-
-Tutto spirava serena giocondita. In cielo e in terra, dovunque parea
-festa e contento.
-
-In varie parti accanto alle trabacche de' venditori de' commestibili, o
-d'ornamenti e gingilli, si faceva un largo di persone, dentro del quale
-avresti veduto un saltimbanco dar prova d'agilita delle membra; ora
-piegandosi in strane guise, ora saltando e facendo lazzi per destare
-l'ilarita.
-
-Qua un conduttore di cani, che ritti su due piedi li tenea giocolando, e
-un'accorta scimmia in farsetto rosso buffoneggiava proprio d'intorno. La
-una gran gabbia dove si facevan veder pappagalli di vari colori, che sia
-con l'aspetto o con li strani lor gridi (a male agguagliare come certi
-uomini) facilmente per poco danaro pascevano la curiosita de' piu gonzi.
-
-Di gia era l'ora che al suono allegro degli stromenti, e per una piccola
-moneta ai sonatori, si concedeva a ciascun popolano di fare cinque o sei
-giri di frullana o di veneziana, di moresca o di trescone intorno al
-maio con la propria donzella. La cerchia degli astanti soleva ogni tanto
-far plauso ai piu agili danzatori: in specie quando in quest'ultimo
-ballo precipitoso si vedevan confondersi vesti di mille colori, e volti
-di grazia e di colore modesto, e chiome brune e bionde all'aura sparse,
-e occhi vispi e lucenti apparire e sparire in que' vortici.
-
-E a godere di queste danze soleva intervenire negli anni lieti anche la
-classe de' nobili. Ne questa volta mancarono. Importava loro, or piu che
-mai, per quanto l'abituale orgoglio in molti pur sempre vi ripugnasse,
-di mostrarsi al possibile piu popolari: si perche era stata lor
-contrapposta, per conseguire gli uffici, la istituzione delle arti: si
-infine per mantenersi il popolo sempre piu fermo e fedele al loro
-partito. Per lo che a quell'ora vespertina li avresti veduti
-incamminarsi a brigate fuor della porta; e per cortesi modi e parole,
-via via farsi largo di mezzo alla folla.
-
-In una di tai brigate era anche il gentil poeta Guittoncino, poi detto
-sempre Cino de' Sinibuldi. Inoltratosi fra la gente insiem con gli
-amici, si trovo dinanzi a un gran circolo di persone; dove, in mezzo e
-presso un'asta piantata in terra con la insegna della scacchiera (lo
-stemma del Comune, come abbiam detto), vedevasi un giullare, vestito a
-scacchi per far piu breccia nel popolo; con strana berretta rossa, ed in
-piu colori la veste; con la viola da tre corde che gli pendeva dal
-collo, ed il bossolo della questua dalla cintura.
-
-Cotesta razza di buffoni e di cantastorie brulicava per tutta Europa.
-Campavano generalmente alle spalle dei gran signori, o dei Comuni (e
-anche quel di Pistoia ne aveva allora uno suo, denominato Gazzino) ed
-erano il trastullo di tutte le Corti bandite. Recavano da un paese
-all'altro novelle di pubblici casi e privati, in mancanza di gazzette e
-di chiacchiere a stampa; e per questo, e perche con arguti motti
-pungevano e destavano il riso, erano, si sa, accarezzati da tutti. Nelle
-parti pero di Toscana, dove il feudalismo, piu che altrove, andava
-scemando, e Corti non v'erano, se ne contavano pochissimi. Costui
-infatti era venuto di Lombardia e dimorava da qualche tempo in Firenze.
-Il quale, come seppe di questo straordinario concorso, vi venne subito
-per tentare un guadagno. Eccolo la infatti, che, dopo aver raccontato le
-novelle ed i romanzi piu strani della Tavola Rotonda e di Guerrin
-meschino, si aggirava col bossolo fra gli astanti, e, dandosi a
-questuare con lazzi e parole le piu scimunite, aveva raccolto di gia
-buona messe; ma qualche altro tornagusto gli bisognava per alletare. E
-credette di averlo trovato col cantare alcuni versi di Lemmo da Pistoia,
-uno degli ultimi e piu amabili trovatori che allora vivessero.
-Annunziava con magnifiche parole, e per far piu colpo, essere questi
-versi di un pistoiese, e messi in musica da quel Casella, eccellente
-cantore e maestro in quest'arte, e l'amico del famoso poeta Alighieri.
-
-E la canzone, ch'ei stava cantando, incominciava cosi:
-
- "Lontana dimoranza
- Doglia m'ha dato al cor lunga stagione."
-
-Ma, come messer Cino l'ebbe udito alcun poco, preso da sdegno di
-sentirsi guastare con un accento il piu strano e con indicibili
-storpiature quelle belle melodie e que' versi di Lemmo amico suo, non
-pote regger piu oltre. Si fece innanzi al tristo giullare, lo riprese
-aspramente, e gl'impose silenzio. Non e a dire se plaudissero tutti, in
-particolare le nobili donne a questa difesa del buon trovatore! Quando
-poco discosto un altro spettacolo attraeva la loro attenzione.
-
-Trattavasi di un astrologo, che si spacciava anche per alchimista e gran
-fisico. Montato sopra una tavola ingombra di barattoli, era appariscente
-per la sua nera veste talare, listata di rosso col campo a stelle d'oro,
-pel suo alto cappello nero a guisa di cono, e per una gran barba che gli
-scendeva fino al petto. Con una bacchetta, che dicea misteriosa,
-accennava da prima un gran libro tenuto aperto nella sinistra, che
-vantava contenere i piu rari segreti di quel celebre Zoroastro,
-inventore dell'arte magica. Ivi, secondo il sistema di Tolomeo, erano
-delineati i pianeti: ed ei ne dava ad intendere le virtu e gl'influssi
-sopra il globo terraqueo (immobile, com'ei diceva) e sopra gli uomini:
-potere ed influssi comunemente creduti anche dai piu colti di quell'eta.
-Certo che per vane ed ampollose promesse non avrebbe ceduto in
-ciarlataneria ai prestigiatori, ed ai _medium_ dello _spiritismo_ dei
-nostri tempi.
-
-Ma quel che aveva da destare una certa curiosita, era una cassetta con
-una gran collezione di pietre preziose e di gemme, delle quali come
-amuleti gia fino ab antico fu fatto grande uso in Oriente, d'onde la
-gran quantita di pietre incise, che ancora ci avanzano, della China,
-dell'Assiria e di Babilonia, e che egli poi di tutte queste, secondo la
-teoria, che in allora correva, del provenzale Pietro de' Bonifazi, ne
-indicava le particolari virtu.
-
-Or via via additando con la bacchetta ciascuna, cosi comincio a dire:
-
---Vedete! Il diamante ha virtu di render l'uomo invincibile; l'agata
-d'India o di Creta lo fa buon parlatore; l'ametista resiste alla
-ubriachezza; la corniola pacifica l'ira e le pubbliche liti; il giacinto
-provoca il sonno; la perla reca allegrezza nel cuore; il cammeo vale
-contro l'idropisia quand'e intagliato; il lapislazzuli posto al collo
-de' fanciulli li rende arditi; l'onice d'Arabia e d'India rintuzza la
-collera; il rubino, sospeso al collo quando si dorme, caccia i pensieri
-fantastici e noiosi. Affermava che se l'uomo sara casto avra
-sperimentato la virtu del zafiro e del sardonico: lo smeraldo tien viva
-la memoria e rende l'uomo giocondo; il topazio (chiamato da Plinio
-crisolito o pietra d'oro) raffrena l'ira e la lussuria; la turchina ci
-guarda dalle cadute. Ti vuoi rendere invisibile? hai l'elitropia;
-preservarti dai pericoli? hai l'aqua marina. Il corallo si oppone alle
-folgori, e l'asbesto al fuoco. Aggiungeva che il berillo fa innamorare;
-il cristallo estingue le sete dei febbricitanti: la calamita attrae il
-ferro, e finalmente il granato reca gioia e contento.
-
-Dopo questa gran filastrocca di prodigiosi trovati per raccogliere
-intorno a se gli avventori, veniva alla parte per lui piu stringente,
-offrendo in vendita a ciascuno certi suoi particolari specifici. Si
-sbracciava a narrare quanti mai ne avesse spacciati a Firenze; tanto che
-si augurava in Pistoia un esito non men fortunato. Ma il vero volpone
-per guadagnarsi denari e partigiani era giunto in mal tempo. La turba
-de' gonzi, in specie della campagna, che potea dargli ascolto e comprare
-in suoi farmachi, era quasi tutta avvinazzata; e tranne che di liquori e
-di canti, a quell'ora potevi sgolarti, non volea saper d'altro. Sicche
-deluso del suo guadagno, irritato che i piu attendessero al giullare
-vicino, si rivolse al circolo del rivale, e a quell'insegna del Comune
-di Pistoia (la scacchiera) che eravi eretta, e come in tono profetico in
-questa guisa esclamo:
-
---Bene sta! gioite, gioite! Ma io leggo gia nelle stelle; e su quella
-scacchiera in luogo di un cavallo e d'una torre, vi scorgo un leone e
-una pantera; (voleva alludere al Leone di Firenze, e alla Pantera di
-Lucca) e i giuocatori azzuffarsi e venire al sangue, e... e...
-
---E che vuoi dirci con questo, eh?--interruppelo un popolano che s'era
-accorto dell'infausta metafora.
-
---Venisti forse a portarci il malanno? Fuori di qua, brutto uccello di
-tristo augurio.
-
---Fuori, si, fuori!--un dopo l'altro, e poi un grido di tutti.
-
---Fuori, e t'affretta!--soggiunse un nobil messere--o ti faremo far la
-fine del tuo insatanassato Guido Bonatti. Qui non si vuol Guelfi a
-insultarci!
-
---Non si vuol, non si vuole! ammazza, ammazza!--da' piu risoluti si
-comincio a gridare.
-
-E gia qualche stile era uscito dalla cintura, quando a un tratto s'udi
-esclamare:
-
---Eccoli! eccoli!
-
---Dove? chi sono?--si ripete in un subito da mille voci: e non
-altrimenti che in un campo di grano le spighe sommosse dal vento, fu un
-piegarsi di mille teste da' berretti rossi o dalli scuri piumati, e
-andar tutti verso una parte. Distratta cosi l'attenzione di costoro per
-altro lato, basto l'incidente per dar tempo al mal capitato impostore
-per chiuder la cassetta, porre tutto in un sacco, e svignarsela a gambe.
-Intanto quell'onda imponente di popolo spingendosi in giu per consenso
-fino dall'alto della prateria, come trovasse una diga venne ad
-arrestarsi allo sbocco della via del sobborgo.
-
-Ma chi eran coloro che potevano cosi all'improvviso richiamar
-l'attenzione e gli sguardi di tutti?
-
-Lasciato il proprio castello per tornare in citta, appunto in quel
-momento v'entrava a cavallo, e passavasi in fondo del gran piazzale la
-famiglia de' Vergiolesi. Una vera dimostrazione di general gradimento
-l'accoglieva sul suo passaggio. Ell'era amata e reverita generalmente:
-perche fra le pistoiesi, se non delle prime per larghezza di censo,
-certo era delle piu nobili per blasone, in que' tempi di qualche
-prestigio; ma poi insieme delle piu popolari per affetto operoso alla
-testa del partito de' Bianchi, quello dell'intera citta.
-
-Procedeva la cavalcata con innanzi i tre figli: di seguito il capitan
-messer Lippo, e a sinistra sua moglie, su due magnifici morelli: dietro,
-in due coppie, i quattro loro scudieri. Nell'inoltrarsi fra tanta gente,
-e fra le voci di giubilo che s'udivano d'ogni parte, anche i cavalli si
-mettevano in brio: e a stento si sarebbero frenati, massime quelli dei
-giovani, due vivacissimi baio-fuocati, se non avessero avuto cosi validi
-cavalieri. Ma popolo e nobili che li attendevano, la gioventu in
-particolare tutt'accorsa sul loro passaggio, non rifinivano di salutare
-que' che venivano in prima fila, cioe a dire, gli amabili cavalieri
-messer Fredi, e messer Orlandetto, e in mezzo loro Selvaggia, la gentile
-sorella. Cavalcava essa con baldezza e leggiadria singolare un generoso
-destriero bianco come la neve, che quasi consapevole del pregio di colei
-che portava, caracollando, scoteva altera la testa, ma senza darle ombra
-di minor sicurezza. Un semplice abito di tessuto in lana color di
-rubino, stretto alla vita, dalla cui cintura di cuoio lucido con borchie
-dorate pendeva una borsa di velluto verde trapunta in oro: in testa poi
-una berrettina di velluto nero con bianca piuma da un lato, da dove un
-velo bianco le scendeva sugli omeri e in balia dell'aria si sollevava,
-davano maggior risalto alla bella persona. Inchinavasi ella in passando
-agli amici della famiglia, e insiem co' fratelli pareva dicesse loro con
-gioia: "A rivederci a questa sera." E fu notato come il saluto fra
-Selvaggia e messer Cino fosse ricambiato vivissimo, e quale fra chi con
-gran desiderio si cerca e s'incontra. Che molti omai si erano accorti
-dell'affetto particolare del giovine verso di lei: e certi anche amici,
-o per invidia, o per poter dire di aver interpretato alcuni suoi versi,
-lo reputavano il fortunato amatore.
-
-Or mentre una si lieta accoglienza li accompagnava fino alla porta della
-citta, il baccano, il tripudio e i canti del popolo crescevano a
-dismisura. E gia, fatta sera, si vedevano accendere qua e la per
-l'estensione di quel vasto terreno alcuni falo, e i briosi ragazzi porvi
-su delle stipe, attizzarne il fuoco, e schiamazzarvi d'attorno.
-
-Intanto poco a poco la gente abbandonava il piazzale e tornavasi alle
-sue case: molti poi della campagna in grande allegria tenevan dietro a
-brigate di cantamaggi e di sonatori. I quali, durante cotesta notte e
-fino alla prima alba come in quella decorsa, andando per la pianura o
-scavalcando poggi e colline, si recavano a far serenate, e a piantar
-maggi di casolare in casolare, d'un villaggio ad un altro, innanzi alle
-case di vaghe fanciulle: per parte, s'intende, de' loro dami, che
-solevano guidarveli, e che al poeta improvvisatore indicavano il nome di
-esse, e il tema di lode per la famiglia. Quegli stessi falo come segni
-di gioia si vedevano giro giro pel territorio, in piano ed in poggio. E
-fra tante castella che tenevano parti diverse, benche il contado molto
-dipendesse dalla citta, poteva dedursi da quelle baldorie la indicazione
-de' luoghi dove abitava la famiglia od un popolo del partito de' Bianchi
-e de' Ghibellini.
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-
-AMORE E DANZE.
-
-
- "Vidi. . . . . . . . . .
- Gente che d'amor givan ragionando.
- . . . . . . . . Ecco Selvaggia,
- Ecco Cin da Pistoia."
-
- ---- _Petrarca_ nel _Trionfo d'Amore_.
-
-
- "Vedete, donne, bella creatura
- Com' sta fra voi maravigliosamente!
- Vedeste mai cosi nuova figura,
- O cosi savia giovine piacente?
- Ella per certo l'umana natura
- E tutte voi adorna similmente;
- Ponete agli atti suoi piacenti cura,
- Che fan maravigliar tutta la gente.
- Quanto potete a prova l'onorate,
- Donne gentili, che ella voi onora,
- E di lei in ciascun loco si favella.
- Unque mai par si trovo nobiltate,
- Ch'io veggio Amor visibil che l'adora,
- E falle riverenza, si e bella!"
-
- ---- _Sonetto di_ _M. Cino_ _per Selvaggia_.
-
-
-In quella parte piu elevata della citta di Pistoia, quasi rimpetto
-all'antica chiesa di S. Prospero, ora detta di S. Filippo, sorgeva la
-casa de' Vergiolesi. Era essa, con le piu di quel tempo, tutta
-fabbricata a mattoni senza intonaco o tinta qualunque: con alcune
-scorniciature dei medesimi alle finestre di sesto acuto, e con grandi
-archi di pietra che mettevano alle sue logge. Solevano queste, di facile
-accesso perche al pian terreno, servir di convegno ai cittadini per
-novellare, giuocare a tavole, a scacchi, o per negoziare di faccende
-pubbliche e di private. Nelle case de' magnati era qui dove in prima i
-forestieri si ricevevano, e gli uomini d'arme della famiglia vi
-dimoravano come di guardia. Una parte di quell'architettura che avea del
-grandioso, pote vedersi anco a' di nostri, finche la moderna industria,
-gretta per lo piu anche ne' pubblici palazzi, non ne tolse quasi le
-tracce. Solo adesso la pubblica coscienza per quelli antichi e
-monumentali ha gridato: "Se non siamo da tanto da poterne erigere de'
-somiglianti, che almeno, a documento di storia d'un popol grande, si
-sappiano conservare!" Quanto a questa casa, ad attestare che ivi era,
-non vi rimane adesso che lo stemma della famiglia a bande trasversali, e
-nell'interno un avanzo della sua torre. Tutto quel fabbricato, fino
-all'antica chiesa di S. Biagio puo dirsi essere stato un castello presso
-alle mura del primo cerchio, ed era in quel tempo di pertinenza di
-messer Lippo de' Vergiolesi.
-
-All'un'ora di notte di quel primo di maggio questa casa splendeva gia
-torno torno di faci, e molti panegli ardevano fin sulle cime della sua
-torre. Nel cortile come nella loggia si vedevano alcuni uomini d'arme
-dipendenti dal suo signore. Molta gente andava e veniva per quella via,
-anche uomini e donne della campagna; perche cotesta notte, seguitando la
-festa, i ponti levatoi delle porte della citta v'era ordine non
-dovessero alzarsi. Si soffermavano incuriositi, come suol farsi dal
-popolo per ogni insolita cosa, e scorgevan di gia dai piccoli vetri
-delle finestre illuminata una fila di stanze a maestro, fino alla gran
-sala che volgeva a ponente. Stavano nelle anticamere li scudieri ed i
-servi della famiglia; pronti questi ai comandi; quelli ad annunziar
-gl'invitati introdotti nelle sale di essa.
-
-In una di queste, la piu prossima alla gran sala, erano intorno disposte
-molte sedie a bracciali, guernite di velluto a colori diversi; belli
-stipi intarsiati di legni rari e di pietre preziose con sopra vasellami
-di freschi fiori. I torchietti pure che la illuminavano eran cinti di
-fiorite ghirlande, conforme il carattere della festa. La sopra una di
-quelle sedie, dove nel dossale si vedeva trapunto in seta e in argento
-lo stemma dei Vergiolesi (uno scudo a sbarre trasverse bianche e
-celesti), vi si trovava adagiata una gentil donna. Un abito di drappo
-oltramarino dai colori dello stemma gentilizio, tessuto a fiorami d'oro,
-con le maniche chiuse al polso; una berretta di velluto chermisi
-guernita di grosse perle; cintura e fermagli ricchissimi, la designavan
-subito per una nobile dama. Infatti era essa madama Adelagia consorte
-del capitan Vergiolesi. Benche innanzi con gli anni, serbava pur sempre
-nel volto le tracce della prima avvenenza. L'animo poi si affettuoso per
-la famiglia e a tutti indistintamente cortese, le avea conciliato e le
-manteneva la riverenza d'ogni classe di cittadini.
-
-E gia alcuni degl'invitati le facevan corona. Fra questi, favellando col
-suo Orlandetto, si vedevano nobili damicelli in veste color cilestro o
-rosato, con in mano piccolo berretto rosso, giubboncino di raso, e
-calzoni a due colori stretti alla gamba. Allorche fra di loro col
-fratello ser Fredi giungeva Selvaggia.
-
-Vestiva essa un bianco abito serico, stretto alla vita con cintura
-d'argento ed un aureo fibbiale. Una sopraveste egualmente serica
-cilestrina con grandi maniche aperte dal gomito al polso, e sopravi
-bottoni e ricami d'oro, ne arricchivano l'ornamento. Oltreche sul
-confine delle candide braccia le si avvincevano due smanigli con perle,
-che pure a un sol filo le pendevano dal collo. Un serto cesellato in
-argento le cingeva la bianca fronte, e le teneva raccolto il bel volume
-de' suoi capelli, si biondi che parevano fila d'oro, e a grandi ricci le
-cadevan sugli omeri. Il suo volto era bianco rosato. Gli occhi, Cino
-stesso cel dice, eran soavi e pien d'amore. Alta della persona, snella e
-dignitosa a un tempo nel portamento. Disegnandone le belle forme, potea
-dirsi che ritraessero di tutta la grazia greca. La sua voce financo, ne
-troppo esile, ne troppo grave, le usciva con un suono si dolce e si
-melodioso da farsi udir per incanto. Cotali pregi si piacevano
-d'ammirare l'invitati alla festa nella nobile figlia del Vergiolesi;
-quando li scudieri vennero annunziando le une poco dopo le altre, co'
-lor cavalieri consorti e famiglie, madonna Oretta de' Panciatichi;
-Imelda e Viola di messer Rinieri de' Cancellieri di parte Bianca; monna
-Alagia degli Uberti; donna Fiore de' Gualfreducci; donna Ghisola de'
-Lazzari; monna Bice de' Muli; Dialta de' Tedici; Finamore de' Sodogi;
-Lieta de' Reali; donna Porzia de' Rossi; donna Lauretta di Laute de'
-Sinibuldi, l'amica intima di Selvaggia, e le donzelle cugine sue
-Vergiolesi, Lamandina, Guidinga, Matelda, Albachiara e Argenta. Queste
-con alcune altre, quasi che tutte della classe de' maggiorenti, per
-avvenenza, per ricche vesti e per sfoggio di gemme d'ogni maniera,
-facevano bella mostra: sfoggio gia andato tant'oltre a danno della
-domestica economia, che dal Comune, co' suoi Statuti suntuari, fino a
-certa misura si tento d'impedirlo.
-
-Da messer Fredi eran quindi presentati alla madre i principali banchieri
-della citta; gli Ammannati, cioe, i Visconti, i Reali, i Chiarenti, i
-Panciatichi. Eran costoro una potenza nel paese, e una fonte di
-floridezza pe' grandi cambi e negozi che facevano in Italia e fuori.
-Basti il dire che la banca reale degli Ammannati, tre anni avanti
-volendo assestare i suoi conti, aveva interposto il pontefice perche da
-Odoardo re d'Inghilterra fosse sodisfatta di centocinquantamila fiorini
-d'oro, dei quali egli era debitore a detta ragione. Le venivano
-presentati pur anche i capitani delle compagnie del popolo, e altri
-ufficiali del Comune col suo gonfaloniere di giustizia. Ne mancava fra
-loro il nuovo potesta e capitan degli Uberti, cui primo messer Lippo
-offerivasi innanzi, grato dell'onore che gli recava. Non e poi a dire
-con quanta squisitezza di cortesia si volgesse a tutti Selvaggia o con
-parole o con atti.
-
-Or mentre in lieti crocchi ciascuno a piacere si tratteneva, Selvaggia
-aveva preso a favellare con le giovani cugine, e pareva che molto si
-rallegrasse. Ma chi pero le avesse letto nel cuore, vi avrebbe scorto
-non altro che uno sforzo di compiacenza; e a un tempo uno sgomento, una
-pena, che rivelava talora col guardo inquieto come di chi cerca
-ansiosamente qualcuno. Eppure in quell'istante quel suo desiderio lo
-divideva con molte di quelle dame! Omai si sapeva il ritorno inatteso di
-messer Cino. Chi avrebbe mai pensato ch'ei non fosse dei primi alla
-festa! Perche, come dicemmo, non era ignoto l'affetto scambievole fra
-Selvaggia e il gentile poeta. E se egli e vero che la lunga assenza
-d'amata persona ne cresce la brama, puo argomentarsi se ella bramasse di
-rivederlo! Egli, il suo Cino, toccava appena sei lustri. Alto della
-persona, il volto lungo ed espressivo, occhio, vivido, perspicace;
-preveniente di modi e parlatore leggiadro; egli di nobil casata, che
-ebbe fra gli avi un console della repubblica, potesta e capitani; e di
-quegli anni l'onorando vescovo della citta. Oltreche era in lui merito
-de' piu pregiati a quei tempi, quel di legista. Passava di gia per un
-dei piu degni fra i discepoli de' celebri professori, Dino Rossoni ed
-Accursio: e adesso tornava in patria dalla Universita di Bologna col
-titolo onorifico di baccelliere, che lo abilitava alla giudicatura. A
-farlo anche piu accetto al gentil sesso conferivano molto i suoi meriti
-letterari. Si sapeva oltraccio come negli ultimi mesi ch'ei fu a Bologna
-si fosse legato d'amicizia non che di concetti politici (lo che ivi fra
-i Bianchi era grato) col grand'esule Dante Alighieri che al partito dei
-Guelfi bianchi inclinava, e del quale gia si conoscevano alcuni canti
-dell'_Inferno_. L'amicizia con gli uomini rinomati da sempre un
-prestigio e una compiacenza.
-
-E certo doveva essergli di bel vanto l'avere ad amico un si sublime
-intelletto, che Cino appellava _diletto fratello e signor d'ogni rima_;
-e cui per la morte della sua Beatrice dedico un'affettuosa canzone. Gia
-fin dai primi anni era stato fra loro un ricambio di dolci versi.
-Pensiamo poi quanta fosse la compiacenza di messer Cino nel sentirsi
-chiamato da quell'alma sdegnosa e parca dispensatrice di lodi, dopo del
-Cavalcanti il _secondo de' suoi amici_! Nel suo _Volgare eloquio_ esser
-detto uno di quelli che piu dolcemente ebbero scritto di poesia; che
-dirozzaron la lingua, che la ridussero districata ed egregia, civile e
-perfetta; e infine _cantor d'amore_ esser nominato da lui!
-
-E si veramente l'amore, e l'amor di Selvaggia (e ben ce lo attesta il
-suo Canzoniere) gl'ispirarono i versi, e quel _dolce stil nuovo_ che
-differenzia i poeti dai trovatori. Perche, per quanto i menestrelli e i
-trovatori siciliani alla Corte di Federigo a Palermo, (e si aggiunga
-pure i molti che vi convenivano di Toscana, dove eran gia noti alcuni
-scrittori di versi italiani), fosser dei primi a vocalizzare, quasi
-diremo, la italica lingua su i lor liuti con serventesi e ballate
-amorose; le fu d'uopo d'esser dirozzata, di farsi pura e gentile, e di
-esplicare infine tutte le doti che in se chiudeva di forza, varieta e
-armonia; lo che non certo le era ne le fu concesso fra un popolo che in
-generale sentiva ancora dell'arabo e del saraceno; con un Governo
-dispotico, e che solo per incidenza e per pochi anni ebbe un re dedito
-alla musica e al poetare; ma pote solo in Toscana e con stabile
-fondamento, fra un popolo per ingenita disposizione piu gentile, con
-ordini liberi, e il piu progredito di civilta. Ora, sia per mente e per
-cuore era Cino in quel tempo uno degl'ingegni piu eletti. Ne l'amor suo
-fu gia ideale e fantastico come quello de' trovatori amanti di
-professione. Sebbene rivelato con le forme della scuola platonica, era
-nobile, caldo e verace. L'aveva accolto in cuor suo gia da qualche anno;
-sicche da quel di, com'egli ne scrisse, null'altro chiedeva che
-
- In lei poner la mente
- Poi di ritrarne rime e dolci versi.
- Angel di Dio somiglia in ciascun atto
- La sua giovine bella.
- Da lei si muove ciascun suo pensiero
- Perche l'anima ha preso qualitade
- Di sua bella persona.
- E cio fin da quel tempo
- Che gli occhi suoi gentili e pien d'amore
- Ferito l'ebber col dolce guardare.
-
-Nobile era l'affetto che portava a Selvaggia. Lontano, non altro bramava
-che di rivederla, dicendo che
-
- La sua dolce accoglienza
- Gli cresceva l'intenza
- D'odiare il vile, e d'amar l'alto stato.
-
-Pregiato vanto d'amore, che ogni donna di accorto e delicato intelletto
-dovrebbe piacersi di riportare.
-
-E cotal vanto ebbe Selvaggia sul suo messer Cino; perche egli addivenne
-primo in quel tempo fra i maestri di diritto civile, ed egregio fra i
-piu gentili poeti. Ne questo culto della poesia disdegnavano allora in
-Italia le nobili donne. Venturose anzi e felici pubblicamente si
-dicevano quelle che lo avessero meritato. Fra le quali, prima e da porre
-Beatrice de' Portinari, donna di virtu piuttosto singolare che rara,
-come colei che seppe ispirare il sublime cantore della Divina Commedia.
-E come gia innanzi la Nina siciliana di Dante da Maiano, verseggiatrice
-del pari che la gentil donna Gaia figlia di Gherardo da Camino, nominata
-con onore dall'Alighieri; quindi si novera la Vanna del Cavalcanti, la
-Lauretta del Montemagni, la Laura del Petrarca.
-
-Di Selvaggia poi potea ben dirsi che fin dai primi anni quella sua
-gentil alma fu tocca da una straordinaria visione del bello, di cui Cino
-le apparve effigiatore nelle sue dolci rime. Ma si era modesta
-dell'animo, che, per quanto affetto nutrisse in cuor suo, non comportava
-pero che ei nel pubblico e con pubbliche lodi lo palesasse. Tale e il
-concetto d'un suo madrigale che si legge fra le rime di messer Cino.
-Ella di nobil gente, di squisito intelletto d'amore, ben s'addiceva che
-con l'arte del canto e del toccare il liuto, si fosse data a coltivare
-le lettere rifiorenti allora in Italia, e nobil palestra d'ogni civile
-persona. Angelica creatura veramente era essa. Una di quelle, che in
-tempi di feroci passioni e fra uomini discordevoli, pure, umili, e in se
-raccolte, erano destinate a molto soffrire per tentare di ricondurli a
-piu miti affetti, al perdono, alla pace.
-
-Questo carattere di bonta, cotesta sera forse anche piu attraente le
-appariva nel volto. Frattanto in quella sala, dove molto era gia il
-concorso degl'invitati, s'udi profferire il nome di messer Cino de'
-Sinibuldi, e gli occhi di tutti si volsero verso di lui.
-
-Adornava la svelta persona una veste che era il lucco di velluto
-chermisi serrato alla vita, e stretti pure i calzoni d'ugual colore, con
-al fianco una ricca cintura, da cui pendeva la spada. Teneva in mano una
-berretta del detto velluto, da cui, com'era dell'uso, scendevano dai
-lati due piccole bende. L'andar suo era franco: il suo sguardo riservato
-e cortese.
-
-Giunto dinanzi a madonna de' Vergiolesi,
-
---Eccovi il reduce amico nostro!--disse subito messer Lippo,
-presentandolo alla consorte e alla figlia.
-
---Che siatevi il ben tornato!--con molta grazia gli si volgeva la nobil
-madonna.
-
-E Selvaggia alquanto arrossendo:
-
---Oh si! veramente vi aspettavamo!
-
-Cui egli:--Nulla mai di piu caro di si compita accoglienza!
-
-Dopo cio fu un udire come sopraffatto le loro congratulazioni, quelle
-de' giovani Vergiolesi e degli altri amici: a' quali tutti rispose con
-ugual cortesia. Assente da qualche anno, ben e da credere con qual
-contento fosse tornato fra si care persone, e si trovasse poi dinanzi a
-colei che era in cima de' suoi pensieri.
-
-Saluto quindi le altre nobili dame: molte delle quali com'ambissero di
-piacergli, lo colmavano di cortesie. Si diedero infatti a lodarlo
-innanzi a Selvaggia di avere imposto silenzio al giullare di piazza, che
-spropositava in frasi ed in voci i bei versi di Lemmo.
-
---Io--disse loro--volli impedire lo strazio della canzone del mio buon
-amico. Mi son troppo cari quei versi.
-
---E vorreste dirmi la canzone qual era?--gli chiedeva Selvaggia.
-
---Quella--ei rispose--che incomincia:
-
- Lontana dimoranza,
- Doglia m'ha dato al cor lunga stagione.
-
---E si bella e consuona tanto co' miei sentimenti!...
-
-E in questo, mess. Cino affisso con un guardo di tale affetto Selvaggia,
-che ella abbasso gli occhi e non seppe che dire. A chi avesse ignorato i
-legami che gia avvincevano que' due giovani cuori, da quello sguardo, e
-da tal commozione avrebbe detto che l'amor loro avesse allora principio.
-
-Rompeva il silenzio la buona madre e diceva:--E la canzone che piu
-spesso suol cantar sul liuto la mia Selvaggia. Melodia si soave mal si
-comporta di sentirla guastare. E voi, anche come amico di messer Lemmo,
-a ragione ne prendeste le parti. Ben vi lodano le nobili donne, che
-l'opera e generosa e degna di voi, messer Cino!
-
---Questi versi--riprendeva Selvaggia--belli di per se, messi poi in
-musica da Casella, ricordo che io li ebbi in dono da Lemmo stesso, e non
-so dire quante grazie gli resi, e come gli ho sempre cari, venutimi da
-tanto autore!
-
-In questo appunto messer Lemmo compariva fra loro. E udito il soggetto
-del lor ragionare, se ne mostrava obbligato in special modo a Selvaggia.
-Poi con affetto il piu vivo si stringeva al seno l'amico Cino.
-
-Intanto una musica a ballo, ma lenta e soave, s'intonava dall'orchestra
-nella gran sala vicina. Selvaggia e la madre fecero invito ad entrarvi:
-e i cavalieri, presa per mano ciascuno una dama, vi s'introducevano, e
-davan principio alle danze. A quella introdotta da messer Cino che
-rinnovavagli cortesi parole sulla difesa di Lemmo, egli con certa
-ilarita:
-
---Ma che volete!--rispose--abbastanza prendono occasione di
-strapazzarci, noi, poveri trovatori di rime!
-
---Trovatori pero anche d'amorose e felici avventure!--soggiunse essa, e
-con tal malizietta, che l'uno e l'altra lasciaronsi con eloquente
-sorriso.
-
-La sala, dai gravi soffitti, con intagli dorati, brillava per lampadari
-magnifici e per torchietti disposti intorno alle pareti. In una di
-queste si vedevano appesi li stemmi del Comune e dei Vergiolesi.
-Nell'altra, fra grandi cornici di legno intagliato, spiccavano i
-ritratti degli avi della famiglia. Qui pure grandi sedie a bracciali, ma
-di corame in colore con lucide borchie.
-
-Di gia in quella sala una gioia piu libera pareva diffusa sopra ogni
-volto. Solo un cavaliere v'avresti veduto con occhi foschi, e accigliato
-cosi, da fare uno strano contrapposto fra tanto giubilo. Era costui un
-parente dei Vergiolesi, messer Nello de' Fortebracci.
-
-Frattanto il volto di Selvaggia, vinta la nube che lo aveva per poco
-offuscato, s'animava di tal contento che co' detti e co' modi godeva
-quasi di farne partecipi quanti le eran vicini. Chi ne conosceva il
-carattere non poteva dire che cio nascesse da ambizione. Era un impulso
-abituale della sua indole; impulso, quasi che inconsapevole,
-d'ingentilirsi e d'ingentilire. Qualita che pur si riscontrano in certe
-anime privilegiate, bramose di destare in altri quel puro senso
-d'affetto e di gioia che provano in se: al modo del poeta che sente e
-s'accende, e vorrebbe pure trasfondere in altri quella viva sua fiamma.
-Anche allora che si dava alle danze l'avresti detta pur sempre la regina
-della festa. A render piu lusinghiere le danzatrici contribuivano non
-poco in quei tempi il genere dei balli; governati da melodie si lente e
-soavi, che piu che invitare con celeri passi a circuirne la sala,
-obbligavano invece a movenze di grazia; sia che l'una coppia
-s'intrecciasse con l'altra, o distaccandosi alcun danzatore si facesse
-dinanzi alle dame in atteggiamento di reverenza e di leggiadria.
-
-Or avvenne che dopo un breve riposo, e recati in giro eletti rinfreschi,
-un coro di fanciulle rallegro inaspettatamente la festa. Era il canto
-d'una Ballata, pensiero tutto unico di Selvaggia! Dimorando al castello,
-ella stessa aveva voluto addestrare a questo _canto a ballo_ varie
-giovinette dalla voce piu intonata e piu chiara. Se non che talora
-mentre le accompagnava sul suo liuto, fra l'una e l'altra strofa, usciva
-in preludi cosi mesti e soavi, che quelle fanciulle ne rimanevano
-estatiche. La Ballata era questa:
-
- "Giovine bella, luce del mio core,
- Perche mi celi l'amoroso viso?
- Tu sai che il dolce riso
- E gli occhi tuoi mi fan sentire amore.
- E sento dentro al cor tanta dolcezza
- Quando ti son davanti,
- Ch'io veggio quel che amor di te ragiona.
- Mai poi che privo son di tua bellezza
- E dei tuoi bei sembianti,
- Provo dolor che mai non m'abbandona.
- Pero chiedendo vo la tua persona,
- Desioso di quella cara luce
- Che sempre mi conduce
- Fedel soggetto dello tuo splendore."
-
-E ripetevano di tratto in tratto come per intercalare:
-
- Giovine bella, luce del mio cuore.
-
-E a un tempo su questo canto s'intrecciavano lievi danze.
-
-Tostoche messer Cino n'ebbe udite le prime parole, si volse a Lemmo con
-gran meraviglia; ma non pote a meno di non mostrarsene soddisfatto e ad
-un tempo commosso. E da sapere che questa Ballata fu composta da Cino[2]
-: ch'ei la diede in segretezza all'amico perche vi facesse porre la
-musica, e la donasse a Selvaggia, ma come sua.--Cosi almeno,--diceva
-egli--avro in sorte, benche ella lo ignori, che alcuni miei versi li
-possa cantare liberamente, o udir chi li canti presso di lei.--Non pero
-che in seguito, mutato consiglio, egli stesso non glie li inviasse, e a
-lei non fossero grati; disvelandone anche l'amore con certe allusioni al
-suo nome, come gia Dante a quel di Beatrice, il Montemagno a quel di
-Lauretta, il Petrarca a quel di Laura. Ma frattanto Selvaggia di questi
-versi ignorava affatto il vero autore; e credendoli anzi di Lemmo, penso
-che a lui, che per sicuro sarebbe stato alla festa, all'udirli cantare
-avrebbe fatto una grata sorpresa.
-
- [2] Estratta dal Codice 1118 Riccardiano, che contiene una raccolta
- delle poesie di Cino.
-
-Or mentre i plausi risonavano per la sala al buon esito della musica, e
-alla gentile che l'avea procurata; rivolta Selvaggia alle dame che le
-erano attorno:
-
---Io non voglio--con molta grazia diss'ella--che passi questa serata
-senza che vi proponga il _giuoco della ghirlanda_.
-
---Bene sta--replicarono esse. E i cavalieri:--Ci piace molto. Cosi
-potremo far prova della eloquenza simbolica, e della cortesia di colei
-che sortira ad intessercela.
-
---Parmi--soggiunse ella,--che questo giuoco non meglio s'addica che a si
-bel fiore di dame, e al principio del bel mese dei fiori. A noi adunque
-a intrecciar ghirlande pe' nostri amici.
-
-Lemmo allora alle dame:
-
---Affe, che la proposta e gentile! Non vi pare che madonna Selvaggia
-nella gaia scienza si sia fatta maestra?
-
---Veramente!--ripeterono a una voce.
-
-E fra gli scherzi gioiali si raccolsero coi cavalieri in gran cerchio a
-formare, com'era dell'uso, questa ideale ghirlanda. Ad intesser la quale
-doveva ciascuna ricordare un fiore o una foglia che alludesse al
-cavaliere cui destinavasi; e si dava lode a colei che il faceva con piu
-d'ingegno. Dovevasi poi dar ragione perche si scegliesse piuttosto un
-colore che un altro; meglio una rosa che un giacinto; mentre i fiori
-come le pietre preziose avevano allora un linguaggio simbolico, che
-resultava dalla qualita, dal colore, o dal modo di collocarli. Il verde,
-per esempio, indicava speranza; il rosso, amore; il bianco, innocenza.
-Questo linguaggio si dava ai fiori anche per cose piu gravi; e un giglio
-situato capovolto sull'asta, vediamo in Dante che annunziava la
-sconfitta d'una fazione. A dar segno di timore e speranza si offeriva
-una rosa con le spine e le foglie. Se nulla era da temere ne da sperare,
-si tenea capovolta: togliendo le spine era simbolo di tutta speranza. Il
-fior d'arancio, se posto sul capo, indicava affanno dell'animo; sul
-cuore, amoroso tormento; sul petto, noia.
-
---Io offro--diceva Lauretta de' Sinibuldi cui tocco in sorte di dar
-principio--io offro al nobile messer Fredi la mia ghirlanda. Essa e
-tessuta di verdi foglie: perche, che sarebbe la vita senza il conforto
-della speranza? Ma il fiore che solo bramo vi si distingua, vuo' che sia
-il giglio. A leal cavaliere qual egli e, il candore dell'anima deve in
-ispecial modo aggradire.
-
-Ed egli:--Gran merce Lauretta; voi veramente mi leggeste nel cuore!
-
-E da sapere che messer Fredi aveva incontrato spesse volte Lauretta da
-sua sorella, e se n'era invaghito. Perduta la madre da due anni, era la
-prima volta che la donzella interveniva a lieto convegno. Non poteva
-dirsi un fior di belta, ma certo di molta grazia e di senno.
-
-Seguitando il giuoco, talora le dame si davano a pungere i cavalieri con
-motti curiosi e di spirito. Allorche a sua volta tocco la scelta a
-Selvaggia. Essa allora volgendosi al Sinibuldi, e fattosi un poco
-vermiglia, cosi prese a dire:
-
---Io intesso a messer Cino una corona di lauro, e offro a lui una rosa
-perche ne rallegri il suo poetico serto.--E in questo, toltasi dal petto
-una bella rosa maggese ravvolta fra verdi foglie, con ingenuo sorriso
-gliela porgeva.
-
-Pensiamo se a Cino fosse grato quel dono! Gli giungeva si inatteso, che
-per esprimere a cotal donatrice tutto quel che sentiva, quasi
-mancarongli le parole. Ma Selvaggia fu molto paga di quella sua
-commozione.
-
---Avess'ella le spine?--con certa curiosita si domandarono alcune.
-
---Chi sa! sicuro le verdi foglie, simbolo di speranza, non vi mancavano.
-
-Ad ogni modo quel dono fra le giovani donne non pote dirsi non avesse
-destata qualche piccola invidia. Perche e da notare che in messer Cino
-(con particolar cortesia da esse accolto come suolsi d'un giovine
-nuovo-reduce dopo un'assenza non breve), reco sorpresa di scorgere tanta
-affabilita disinvolta, un eloquio si facondo e soave, e certa lieve
-malinconia che gli appariva nel volto, e rendevalo si espressivo, che
-n'eran rimaste incantate quasi che tutte.
-
-Frattanto che le danze si riprendevano, Cino s'avvicino a Selvaggia, che
-da un lato della sala se ne stava a parlare con Lauretta di lui cugina.
-
---E permettete--le disse--ch'io vi ringrazi di nuovo del vostro bel
-dono?
-
---Oh! di che mai, messer Cino!...
-
---Da voi questa rosa!--riprese egli mostrandogliela con compiacenza.--Oh
-veramente l'immagine vostra! Si, vi confesso che al mio ritorno non
-potevo attendermi una sorte piu lieta! Sarebbe questo un augurio che per
-me di _Selvaggia_ diveniste _pietosa_?
-
---No, no, non dir questo!--Lauretta soggiunse allora al cugino.--Tu non
-ricordi...
-
---Ah! credimi, Lauretta--la interruppe Selvaggia--gli uomini non ci
-conoscono, ed obliano facilmente! E messer Cino, per quanto si colto e
-delle donne cavaliere cortese, ce ne porge la prova!
-
---Selvaggia!--riprese egli--e con quali argomenti, voi discreta quanto
-gentile, potete dir questo? Volesser le stelle che i vostri occhi, i
-quali ad esse somigliano, potesser penetrarmi nel cuore! Leggervi
-l'affanno crudele provato fin qui, in un'assenza si lunga... e questa
-confortata soltanto dal pensiero di rivedervi! E ora!... ora che vi son
-presso, fedele vassallo di voi, donna unica del cor mio; ora che del
-vostro sguardo ho potuto bearmi... e pel vostro dono prezioso potermi
-dire il piu felice degli uomini...
-
---Ma tu non lo ascolti, Selvaggia!--interruppe Lauretta, volta
-all'amica, che alle parole di lui si era fatta gia pallida, e quasi in
-abbandono ed in estasi, al braccio della sua confidente. Quando di
-subito ravvivata, si volse ad esso, e con dolce modo gli disse:--Oh!
-messer Cino! non vi scordarono le mie compagne, e vi potrei scordar io?
-
-Queste parole furon profferite, nel separarsi, con tal volger di
-sguardo, che al giovine amante brillaron gli occhi di gioia. Era ivi
-appunto in disparte e non visto Nello de' Fortebracci: all'udire gli
-ultimi detti e quell'amoroso incontrarsi dei loro sguardi, fece un tal
-gesto come d'un uom furibondo, e fuggi.
-
-Le danze e l'allegro favellio continuavano ancora, quando Selvaggia, cui
-incombeva di far gli onori della festa, torno con l'amica a prendervi
-parte.
-
-Gli uomini piu gravi eran rimasti a convegno nella prima sala e in altre
-vicine. Il capitano Vergiolesi e il potesta avevano gia convenuto che
-non si dovesse far trapelare tra i cittadini la minaccia dell'assedio.
-In un giorno di tanto concorso una nuova di questa fatta avrebbe messo a
-subbuglio l'intera citta. Percio anche la festa doveva aver luogo,
-serbandone con chicchessia, coi figli stessi di messer Lippo, il piu
-assoluto silenzio. Nondimeno, benche si sforzassero di simularsi
-tranquilli, un segreto sospiro mandavano spesso dal petto, e molto
-affannoso!
-
---Che sara mai?--ridotti in disparte dimandava il Vergiolesi al potesta
-degli Uberti.
-
---Che sara? Gravissimi fatti questa volta ho timore!--E in pochi detti
-colui gli accennava le cause e ne deduceva le possibili conseguenze.
-
---Importa dunque di prepararvisi, e senza indugio--ei concludeva.--Ma, e
-il Consiglio?
-
-E l'altro:--In breve sara adunato.--Intanto dimane--lo avverti il degli
-Uberti--fate che messer Cino v'informi minutamente di cio che accadeva a
-Bologna. Io attendo un messo da Pisa, un altro da Firenze. Voi vedete se
-il tempo stringe! Dalle nuove pero i consigli e il provvedere.
-
---Sta bene. Andiamo adesso, che alcuno in passando non ci oda, o ne
-prenda sospetto.
-
-Nell'avanzarsi, il Vergiolesi incontrava il venerando vecchio Astancollo
-Panciatichi, uno dei magnati ghibellini che teneva banca reale, cui
-dimando:
-
---Vorreste voi compiacermi di qualche nuova del vostro Vinciguerra?
-
---Per lettere, che mi spediva l'altro ieri col mezzo degli Spini,
-banchieri a Firenze, so che si serba in salute, e di presente egli e in
-Avignone. Onori per vero a lui non mancarono dal re Filippo. Ma che per
-questo? Che mi fanno gli onori, che conto i guadagni che la nostra banca
-la in Francia ci ha procurato, se io nol riveggo? La vecchiezza
-m'incalza, ed ei non da segno di farmi sperare il ritorno. Ah! voi non
-sapete, messer Lippo, che sia l'avere un figlio esule e da tant'anni! Un
-figlio amatissimo che doveva essere il sostegno di mia vecchiezza!
-Perduta la consorte, non mi rimane che la mia povera Oretta; buona
-figlia che ell'e, ma per noi dati ai negozi, non bastevole a
-soddisfarci, ne io a curarla come vorrei.
-
---Ma perche--soggiunse l'altro--ora che gli esuli Bianchi possono
-rimpatriare, non viene in soccorso di voi e del Comune, che ne ha tanto
-bisogno?
-
---E' teme sempre gli inganni dei Guelfi! Troppo omai li ha conosciuti
-anche in Francia! Razza di vipere e' li chiama, che in Corte del papa
-s'annidano, e per coperte vie, e sotto il manto di Santa Chiesa si fanno
-strada dovunque, corrompono ed avvelenano l'Italia.
-
---Pur troppo, ser Astancollo! Ma noi per questo dovremo perderci
-d'animo? Sfidiamoli a viso aperto, e la giustizia di nostra causa alla
-perfine vedrete che dovra trionfare. Oh! io, ve lo giuro! quanto a me
-non cedero un sol passo, e faro di tutto per impedire che qui i Guelfi
-ed i Neri prevalgano.
-
-Ne paia strano al lettore che un medesimo tetto accogliesse a quei tempi
-un Panciatichi e un Cancellieri.
-
-Della famiglia di questi ultimi v'erano soli alcuni di parte Bianca.
-Banditi e rifugiatisi a Pisa; trionfando di nuovo in Pistoia la propria
-fazione, sostenutavi dal degli Uberti, avevano potuto rimpatriare. Ma
-poi la fazione per quei cittadini era tutto: e all'occorrenza
-dimenticavano per essa, o, a meglio dire, soffocavano gli affetti
-domestici.
-
-Fra questi e altri particolari era gia avanzata la notte, e s'udivano i
-suoni piu allegri, coi quali si riprendevano le danze. Erano esse la
-_Furlana_ e la _Veneziana_, che solevan farsi in gran cerchio e a passi
-piu concitati sul finire della festa. Ancora alcun poco e la eletta
-schiera, paga omai di si gentili accoglienze, si congedava dalla
-famiglia.
-
-Messer Cino, nell'accomiatarsi, era pregato dal Vergiolesi di volersi
-recare a lui nel giorno veniente. Selvaggia, nell'udir cio, die segno di
-tal compiacenza, che non pote celare al guardo del giovane Sinibuldi;
-tantoche, lieto esso pure, coi suoi amici se ne partiva.
-
-
-
-
-CAPITOLO V.
-
-
-CONSIGLIO E DIFESA.
-
-
- "Molte volte addiviene che all'estremo
- gaudio conseguita il lutto."
-
- ---- _Salomone_ nell'_Ecclesiaste_.
-
-
-Fino dal far della notte le tenebre in quei tempi nella citta eran fitte
-per ogni strada. Solo qualche lampada posta innanzi a sacri tabernacoli
-sui canti d'alcune case, a cura pero di privati in opposizione agli
-errori de' Paterini, tramandava un piccol barlume, e serviva cosi a
-scopo religioso e civile.
-
-Nell'uscir dalla festa, Cino si era accompagnato con l'amico Lemmo e col
-Cancellieri. Ne Lemmo si era premunito di lanterna, ne gli altri due
-avevano avvisato di farla portare ai propri servi, come soleva la nobil
-gente: e benche i domestici dei Vergiolesi le avesser loro profferte,
-scherzosi e giulivi ne ringraziavan, dicendo che era un bell'andare al
-lume delle stelle; e gia si erano incamminati per le proprie case.
-
-Tutti dovevan fare la stessa via, e cosi l'uno all'altro poteva esser di
-scorta. Messer Cino, gia venduta l'antica casa de' Sinibuldi in S. Maria
-cavaliera, insieme a quella de' Taviani e de' Cremonesi per erigervi
-l'attual palazzo del Comune, abitava ora in altra sua in parocchia di S.
-Ilario. Di qui doveva passare il Cancellieri, che, essendo de' Bianchi,
-aveva casa presso l'abbazia di _San Bartolommeo in pantano_, detta cosi
-perche nella parte piu bassa della citta. Poco distante era la casa di
-Lemmo. Costoro, fin da quando erano usciti all'aperto, si erano accorti
-che uno sconosciuto, ravvolta la persona in ampio mantello, e chiuso il
-cappuccio, li seguitava. Quando ecco che giunto il Sinibuldi alla porta
-di casa e presso ad entrarvi, quell'incognito che dal lato opposto della
-via passava loro dinanzi, fu udito profferir chiaramente, benche a voce
-repressa:--Maledizione!--
-
-Tutti a un tratto posero la mano sull'elsa, non sapendo in quell'ora,
-per chi di loro e a qual fine un si strano imprecare. E intanto che
-colui a gran passi si dileguava:
-
---Ma sapete ch'io dubito--disse il Sinibuldi--che sia stato dispetto di
-quel cotale perche non m'abbia potuto aver solo per via! Da quella
-imprecazione, Lemmo, non ti parrebbe?
-
---Oh! appunto per te! Ad ogni modo meglio cosi, t'avremo salvato!
-
---Bada pero--soggiunse Cino--che la spada al fianco non la tengo per
-nulla, e all'occasione l'avrei saputa impugnare. Ma, dico io, quella
-parola perche appunto qui? Non ti par proprio per me?
-
-E l'altro:--Ne avresti forse qualche ragione?
-
---Non dico questo; perche assente da qualche tempo... Poi riflettendo:
-
---Se non fosse!... Alla festa mi parve che uno... con una tal
-guardatura! Messer... ma no... non e possibile! Oh! no, no, nissuna
-cagione... non so davvero...
-
---Via dunque non ti porre in sospetto. Sai gia a che tempi viviamo!--E
-il Cancellieri egualmente rassicuratolo, si divisero ricambiandosi un
-amichevol saluto.
-
-Ma pero il Sinibuldi non mal s'apponeva. Lo sconosciuto era Nello de'
-Fortebracci. Una forte inimicizia perdurava da qualche tempo fra le loro
-famiglie. Dopo che i cittadini, avvenuto il crudel fatto de'
-Cancellieri, si videro spesso dalle torri con balestre e con pietre, e
-per le vie con stocchi e con spade venir fra loro a battaglia, accadde
-un giorno (cosi narrano le storie) che certi della parte Nera, cioe ser
-Fredi di messer Sozzofante, Bertino Niccolai, che guardava la fortezza
-del Pantano di messer Simone Cancellieri, e altri, stando in Pistoia
-presso alle case di messer Gherardo de' Fortebracci e consorti, messer
-Gherardo li volle offendere perche egli era nipote di quel nobile
-cavaliere, messer Bertino, ucciso poco fa dallo Zazzara, fratello del
-detto ser Fredi. Dalle parole misero mano alle spade, tantoche per
-quella rissa tutta la citta fu in armi. Ser Fredi e i compagni si
-accostarono a quei di casa i Sinibuldi; combattendo sempre con messer
-Gherardo e con quei di sua casa. I Sinibuldi, prode e gagliarda gente,
-vennero a tale assalto, che messer Loste de' Sinibuldi percosse addosso
-a messer Gherardo, e uno spiede molto grande infisse nel fianco a
-Braccino, uno dei figli di messer Gherardo, tanto che quel disgraziato
-fu tenuto per morto. Messo sopra un palvese, lo portarono a casa,
-ponendo ogni cura per veder di salvarlo; ma dopo tre giorni il suo
-povero padre lo dove piangere estinto. Da quel tempo fu un odio
-implacabile fra la casa de' Fortebracci e quella de' Sinibuldi. Nello,
-come fratel di Braccino, aveva anch'esso combattuto per sua difesa.
-
-Ma perche mai si fiera minaccia contro di Cino, assente in allora e da
-ambe le parti stato sempre stimato affatto estraneo a questi corrucci?
-
-E da sapere che Nello da qualche tempo si era perdutamente invaghito
-della bella Selvaggia. Una tal sera, incontratala ad una festa che si
-dava dai parenti di lui, colpito da tant'avvenenza, le volse gli occhi
-si desiosi, che ella non dubito di rispondervi con un sorriso: quel
-sorriso pero che una fanciulla felice ed ingenua concede ad ognuno. Ma
-l'errore di certi uomini fatui sovente gli e questo, di presumere da cio
-d'aver avuto un ricambio d'amore. E Nello di fatti, fin da quel giorno
-incantato ed illuso per tanta grazia, si era ingegnato di essere sempre
-dov'ella soleva recarsi. Favellarle di gia aveva potuto piu volte, e
-anco, benche indarno, le aveva aperto il suo cuore. Al ricco giovane poi
-non era mancata una schiera di adulatori, che gia si rallegrava con lui
-della bella conquista; benche in fondo non fossero altro che suoi
-desideri, e a misura che gli crescevano, e altri lo lusingava, gli
-paressero quasi che realta; cosicche per tal guisa anche il suo amor
-proprio v'era forte impegnato. Ma come sperare che ella obbliasse per
-lui quell'amore che sin dai primi anni portava al suo Cino? Donzella
-com'era di squisito sentire, rigetto da se con bel garbo ogni profferta
-dello altero giovane, del quale poi ne pregi morali, ne della persona
-potevano ispirarle affezione. Pure egli fidava sempre che almeno per
-ragione di convenienza la famiglia di lei non avrebbe sdegnato di
-stringersi in parentela con un giovine, solo in famiglia, e con uno dei
-piu ricchi magnati della citta. Tanto era innanzi in quest'idea
-vanitosa, che non pote concepire come attenderne una repulsa. Ma i
-Vergiolesi, pel gran rispetto che avevano al voler di Selvaggia, tanto
-piu che si erano accorti della sua assoluta avversione, non che
-consigliarvela, non le ne tennero parola.
-
-Frattanto l'arrivo inatteso di messer Cino era stato pel Fortebracci
-come un colpo di fulmine che l'aveva atterrito. Odiava gia in cor suo il
-troppo noto rivale. Ma pure illudendosi, badava a pensare:
-
---Se ella non ha dato risposta alle lettere mie; se non ha voluto udire
-quel tale che si doveva intromettere presso di lei per appagare le mie
-brame, dovro perdere ogni speranza? Il riserbo suo naturale le avra
-forse imposto di non riscrivermi. E probabile anche che non abbia
-creduto di dover affidare ad estranei una risposta si grave, dalla quale
-sa omai che mi attendo o la vita o la morte!
-
-Di queste e somiglianti illusioni pascevasi tuttavia messer Nello. Ma
-com'ebbe inteso che il rivale era giunto; che da lei, rientrando in
-citta, era stato salutato in tal modo da far parlare di se: poi, per
-colmo, alla festa quei loro sguardi e quei detti, dei quali egli stesso
-dove esser testimone,... tanto lo invase la gelosia, tanto l'odio
-contr'a Cino, che in quella sera giuro d'assaltarlo, e di provocare una
-sfida.
-
-Intanto Cino, ignaro di tutto questo, non manco di recarsi puntualmente
-nel giorno appresso dal Vergiolesi, e stettero insieme a lungo e segreto
-colloquio. Nel tempo che il capitano gli confidava la notizia
-dell'assedio, questi gli confermo pur troppo cio che gli aveva scritto
-da Bologna, che ogni di piu il partito dei Bianchi in quella citta
-andava scadendo, e sottentrava l'avverso. E aggiungevagli che gia non
-solo si cospirava pei Neri, ma v'era chi aizzava la plebe mutabile per
-mille guise, perche provocasse con fieri motti, e atterrisse poi con
-minacce quanti erano, gli estranei in specie, che se li credesse
-contrari. Sicche egli, avutane gia qualche mala parola, vide non esser
-piu tempo di rimanere per aspettarsi di peggio, e all'improvviso se
-n'era partito. Assicurava pero il capitano che l'amico suo, messer
-Onesto Bolognese, l'avrebbe informato di tutto e si terrebbe in debito
-di riferirglielo.
-
-Il Sinibuldi, uscito da lui, non ebbe altro pensiero che quello della
-sua donna e di chiedere pero d'essere introdotto nelle stanze di monna
-Adelagia e di Selvaggia; e non e a dire il contento che ne provo
-all'udire come subito gli fu concesso! Egli era di nuovo inebriato
-d'amore! E come avrebber potuto svolgergli pur quella immagine dalla
-mente tutte quante erano dame e donzelle che aveva incontrato alla
-festa, coi loro sguardi prolungati, con le dolci parole e i lusinghieri
-sorrisi, dopo aver riveduta una volta si gentile e si bella la sua
-Selvaggia? Essa era stata per lui assente un essere soprannaturale, uno
-spirito consolatore, un angelo! Ora non solo la preferiva di gia a tutte
-quelle vaghe donne, che ivi ebbe incontrato, ma gli pareva che Selvaggia
-splendesse unica di pregi i piu eletti, e stando fra loro le onorasse e
-le adornasse, come colei che destava in tutti, al solo vederla,
-reverenza, meraviglia e piacere. Pure la sua trepidazione nel riporre il
-piede su quelle soglie fu grande. Ma il gradimento amichevole, con che
-venne accolto, fu pari alla gentilezza di quelle anime. In quel incontro
-familiare i cuori dei giovani provaron di nuovo quel senso di un affetto
-consolato che non s'esprime. Madonna Adelagia, che aveva avuto sempre
-tanta stima per Cino, gli portava affezione come a figliuolo, e ora si
-compiaceva che i propri figli rannodassero con lui l'amicizia. Perche
-ella dicevagli:
-
---Molto si, molto per costume e per dottrina avranno da imparare da voi!
-Oh! se il mio Orlandetto poteste dirigermelo negli studi, ve n'avrei
-davvero debito e grazia!
-
-Orlandetto, di gia avvenente garzone, e cui ella nutriva un affetto
-particolare, varcava allora di tre anni il terzo lustro, e piu che agli
-studi si sentiva inclinato agli esercizi cavallereschi. Or pensiamo se
-messer Cino ebbe in grado cotal proposta; sicche subito le rispose che
-nulla gli sarebbe stato piu caro che di fare il piacer suo. Si
-aggiungevano a queste le preghiere di Selvaggia; ne altro vi voleva
-perche ei ne provasse tutto il contento che suol destare una bella e
-fortunata occasione. Amico gia di famiglia, vedeva con cio un nuovo
-titolo che per frequentarla legavalo ad essa, e in tal maniera, che
-nessuno onesto avesse a ridirne. Cio, piu che a lui, aggradiva a
-Selvaggia, che, come abbiam detto, non bramava l'affetto suo in alcun
-modo svelato: quasi le paresse che quel fuoco, quanto piu nascosto,
-dovesse esserle anche piu sacro.
-
-Dal lato di mezzodi, la casa de' Vergiolesi aveva contiguo un piccolo
-giardino e una privata cappella. Solo una bassa muraglia separavalo
-dalla strada. Or come sulla sera Selvaggia soleva recarvisi,
-
---Vogliamo--disse alla madre--che dopo tanto messer Cino rivegga con
-quanta cura coltivammo sempre le nostre piccole aiuole?--ed ella
-volenterosa assentendo, a pochi passi erano gia nel giardino. Ivi ogni
-fiore di primavera faceva bella mostra; ed erano tali che dai petali
-colorati tramandavano quasi tutti un odore gratissimo.
-
---Vedete--diceva a Cino la madre--vedete un poco bellezza di rose che
-abbiamo! Da questo nostro rosaio fu colta da Selvaggia la rosa che vi
-porgeva iersera.
-
---Tanto piu l'avro cara--ei rispose--quanto che ambedue vi adoperaste si
-bene alla piena vegetazione di questa che per me e la regina dei fiori.
-Quante volte, credetelo, nella mia lontananza ho ricordato anche i fiori
-del mio paese! E di questi che amo tanto, di la dall'Apennino pel clima
-piu rigido non potendo trovarne in questo mese che raramente, e tanto
-piu, si gentili cultrici, sovvienmi d'avere scritto una canzone che
-incomincia cosi:
-
- Deh quando rivedro 'l dolce paese
- Di Toscana gentile
- Dove il bel fior si vede d'ogni mese!
-
---Si veramente; il giardin de' bei fiori!--soggiunse la madre.--E un
-benedetto Eden sarebbe il nostro, ove orride serpi non vi stessero
-ascose. E voglia il Cielo!... perche un funesto presentimento... da
-qualche tempo!...
-
-E in questo dire, vedutasi innanzi dischiusa la porta della cappella,
-com'era solita in quell'ora, vi si reco a pregare. Allora subito messer
-Cino si fece a narrare a Selvaggia quel che la sera dopo la festa gli
-era accaduto, quanto a quell'incognito e alle udite parole.
-
---Santa Vergine!--esclamo ella--non altro poteva esser costui...
-
---Chi dunque, chi mai?
-
---Nello de' Fortebracci!
-
---Oh! ecco--replico Cino:--sovvienmi alla festa, quand'io parlava con
-voi d'una certa sua guardatura... Ma e noto gia il suo naturale, e non
-credeva giammai!... E che vuol egli da me? Ma voi dunque sapete...
-
-Allora Selvaggia, benche trepidante, a togliergli ogni sospetto, gli
-ando svelando rapidamente le insistenti profferte dell'amore del giovane
-e il franco animo con cui le ebbe respinte.
-
-Stupi egli a tal nuova, e basto cio per comprendere la cagione non solo,
-ma le possibili conseguenze di quella minaccia.
-
---Ahime!--sospiro ella--che della vostra assenza gli amici vostri
-avessero dovuto dolersi, era cio naturale. Ma che adesso, tornato in
-patria, si debba tremare per voi!... ed io, messer Cino, io esserne la
-cagione!...
-
-Ed egli:--Ogni periglio sarebbe lieve a sfidare quando fosse per voi,
-dolce mia donna!
-
---Oh! non dite questo! Di voi unicamente mi preme ora!
-
---Dunque anche lontano... voi di me solo, o Selvaggia,... ne mai
-obliaste?...
-
-Ed essa, abbassato lo sguardo; poi sollevatolo a lui, con passione
-soggiunse:
-
---E con qual core l'avrei potuto? Ora poi che siete alfine fra noi e che
-le vostre parole tanto mi rassicurano!... Valoroso di rime e di leggi!
-Ah! sento che la gloria vostra quasi e la mia; e come vi bramo, sarete,
-n'ho fede, onorato dovunque. Ma, se alcun potere posso avere sul cor
-vostro, Cino, di grazia ascoltatemi. Furibonda e l'indole di costui; la
-vostra vita e preziosa: e per tante ragioni, che potete pensare, non
-deve esporsi a un terribile rischio. A Fredi, mio fratello, che e di
-animo conciliativo e a noi benaffetto, andate e confidate ogni cosa.
-Egli solo puo deludere in tutto quel forsennato, voi porre in calma e a
-un tempo me stessa.
-
---Oh! generosa! tanta previdenza per me mi da prova che anche il cuore
-v'ha parte. Ve ne sapro esser grato, non dubitate! Ora e sempre il
-vostro volere sara il mio!--E come in atto di solenne promessa, messer
-Cino le stese la destra. Ella accoglievala nella sua; e fu una di quelle
-strette di mano che vanno al cuore.
-
-La madre era tornata in giardino. Ei le accompagnava alle proprie
-stanze, e si partiva da loro risoluto di dare effetto all'amoroso
-consiglio.
-
-La citta era tuttora inconsapevole della minacciata sciagura, quando la
-mattina seguente un suonare a distesa della campana maggiore della torre
-della Cattedrale la faceva avvertita che il general Consiglio del popolo
-doveva convocarsi in straordinaria seduta. In un baleno si sparse che
-questa volta si teneva nella chiesa di _S. Giovanni for civita_; cosi
-chiamata anche allora, benche dentro al secondo cerchio, dall'essere
-stata eretta fuori del primo. Altre volte, come sta scritto, radunavasi
-in Cattedrale, e anche nel tempio degli Umiliati. Costume antichissimo;
-peroche reputavano quel magistrato non altrimenti che un sacerdozio
-civile; il quale, siccome per amor di giustizia dal principio religioso
-doveva informarsi, per la santita del luogo che l'accoglieva,
-ingenerasse nel popolo maggior rispetto e autorita.
-
---Una grave comunicazione del potesta! si era gia incominciato a
-vociferare.
-
---Cose serie!!--a mezza voce ripetevano per la via: e intanto si
-facevano capannelli per ogni lato, e l'uno l'altro s'interrogava:
-
---Che se ne dice? Ci hanno dato forse l'assalto ad altre castella que'
-Paterini?
-
---Uhm! che volete sapere quel che mulinano i Guelfi? E il peggio,
-crediatelo, gli e dei nostri che aizzano!--E un altro:--e dite anche de'
-Neri fuorusciti.
-
---O quelli si che tirerebbero all'esterminio! Per vendetta peggio che
-tutti!--Badate, messeri--soggiungeva un buon vecchio--quando chi non
-c'entra ci vuol metter, le mani, e' non ne va una bene! Si vede proprio
-che il bene stare ha a durar poco nel mondo! Vedete un po'! ieri l'altro
-tutti in gioia e in festa, e oggi... che sara mai?
-
-In questo mentre s'udivano alcune voci:--Indietro, indietro! Libero il
-passo!--Erano i donzelli del Comune che ammonivano la folla. I signori
-del Consiglio s'avvicinavano.
-
-Usciti dal palazzo comunale venivano a due a due, molto gravi
-nell'aspetto gli operai di S. Jacopo e di S. Zeno; il sindaco del Comune
-e della grascia; i dodici anziani, e ultimo il gonfaloniere di giustizia
-co' suoi ufficiali e co' suoi militi, e vari donzelli che portavan le
-insegne.
-
-Entrati in chiesa, vi trovavano gia schierati i dugento consiglieri, il
-potesta e capitano di guerra, col Vergiolesi primo capitano della
-cavalcata, e il cavalier De' Reali; anch'essi dei consiglieri, che
-solevano scegliersi da ogni classe di cittadini. Sedeva il gonfaloniere
-nel primo posto, con attorno gli anziani sopra un alto ripiano, cui puo
-dirsi facesse spalliera il bel pulpito marmoreo di Guglielmo da Pisa,
-che da soli trentaquattro anni v'era stato scolpito. A destra, in luogo
-del pari onorevole, il potesta: e in gran cerchio ellittico a doppio
-ordine i consiglieri. Fra gli spettatori, i cittadini piu riguardevoli,
-e di quanti era capace la chiesa. Le porte da tutti i lati di essa, che
-era isolata, le guardavano poche milizie cittadine. Conferiva d'assai
-alla maesta di quel tempio la sua primitiva semplicita. Un gran trittico
-con buoni dipinti all'altar maggiore, cui pregavano i fedeli volti ad
-oriente, e soli altri due altari dai lati con bei lampadari e le pareti
-in gran parte dipinte di sacre istorie, ne costituivano tutto il suo
-ornamento.
-
-Non appena il gran consesso posava, che il gonfaloniere sorse il primo a
-far noto che di gravi cose i padri della patria eran chiamati a
-trattare, e di gravi novelle a ricever contezza, e queste dall'onorevole
-potesta che a cotal fine vedevan fra loro. Il quale, come n'ebbe avuta
-facolta, levatosi, cosi prese a dire:
-
---Magnifici ed onorevoli, gonfaloniere di giustizia, anziani e
-consiglieri del popolo! Non mai per piu grave cagione mi faceva a
-compire solennemente l'ufficio di potesta e di capitano di guerra, che
-vi piaceste affidarmi, ne per piu urgenti casi dovevasi qui radunare il
-general Consiglio del popolo. E d'uopo che voi sappiate, e da me che per
-certa scienza ne son fatto sicuro, qualmente il Comune di Firenze,
-collegatosi con quello di Lucca, ha gia deliberato di spedire le proprie
-milizie e molte straniere a por l'assedio a Pistoia!
-
-A queste parole un fremito generale si desto nel Consiglio, e fra i
-cittadini che v'assistevano.
-
---Pur troppo--seguiva egli--un nuovo ed ingiusto atto che non ha nome!
-Tanto piu che da qualche tempo lo Stato nostro tranquillo a nissun de'
-Comuni che or ci minaccia aveva dato occasione di lamentare una offesa.
-
---Noi invece finora i provocati e gli offesi!--s'udi ripetere con
-isdegno da diversi.
-
-Quindi uno di essi:
-
---E qual ragione e qual diritto pongono innanzi costoro per l'iniquo
-divisamento?
-
-Cui il potesta:
-
---Ragioni e diritti voi dite! Ne tampoco saprebbero immaginarli, se non
-que' del piu forte, ch'essi poi non osan di far palese. Perche anzi io
-vi dico che di nascosto si apprestan le armi; e che appellato, e in via
-il duca di Calabria co' suoi migliaia di Mughaveri e Catalani, e
-piomberanno fra breve, come lupi sopra gli agnelli, su questa nostra
-sventurata citta!
-
-Alzatosi allora il capitan Vergiolesi:
-
---Permettetemi, o signori, ch'io vi palesi tutto l'animo mio. Diritti
-nissuno potrebbe lor consentire, ma neppur solo pretesti: quando altre
-volte noi, seguendo parti diverse da quelle loro, nondimeno siam rimasti
-in un pacifico accordo. Ma certo parve che qualche diritto se
-l'arrogassero da quell'infausto giorno che (per unico miglior mezzo!...)
-fu opinato il nostro governo dovesse darsi in tutela de' Fiorentini!
-
---E che?--soggiunse il De' Reali--sarebbe mai questo un rimprovero d'un
-consiglio, del quale i' mi fui il principale autore? Capitano! Noi
-chiedevamo posa alle funeste divisioni d'alcuni magnati, ai tumulti dei
-discordevoli cittadini, alla fazione de' Neri, e Firenze ce la otteneva!
-
---Ma crediatelo--riprese l'altro--non per nostro, ma per loro vantaggio!
-Perche voi vel sapete, i principali di tal fazione erano a Firenze i
-Cerchi, gli Adimari e que' della Tosa, tutti gia Ghibellini, e che ora
-collegati coi Bianchi han creduto d'assicurarsi cosi un partito piu
-stabile. Che ci valse l'aver mandato fra noi un potesta e un capitano
-per riformarci a parte Bianca; veder disfatte da' militi loro e da una
-plebaglia comprata le case de' Rossi, de' Sinibuldi, de' Tedici, de'
-Tebertelli, de' Ricciardi, de' Lazzari; arsa perfino e distrutta la
-fortezza di Damiata, e cosi la parte Nera e Guelfa cacciata dalla citta;
-quando, sotto un nuovo pretesto di pace, altra mano piu potente e
-tirannica, invocata da un fiorentino, e cui Fiorenza follemente si
-sottopose, tento di tornarci a parte Nera, e fra quella e la nostra
-repubblica fu cagione di nuove discordie? Un Corso Donati non doveva
-mai, non che essere udito, ricevuto neppure dal pontefice Bonifazio!
-Invece blandito questi da una lusinga, e dell'occasione facendo suo pro,
-chiama a soccorso uno straniero, chiama di nuovo il Francese! Oh! ma
-qual velo gli cadeva in Anagni! Che poi si dovesse aspettare Italia
-dagli stranieri, glie l'avevano omai palesato l'Angioino ed i vespri di
-Monreale! Mala pianta per questo suolo era quella del fiordaliso! Fosse
-stato pur d'oro, egli era un fior de' Capeti! E chi fu primo a gradirlo?
-I Fiorentini! I Pistoiesi non gia! Quando Carlo, sceso dai nostri monti
-pel greto d'Ombrone, s'avvicino a Pistoia, ci avvisammo venire a noi un
-_Signor senza terra_, che facilmente pero si sarebbe tolta l'altrui;
-sicche non era tempo di cogliere fronde d'olivo per fargli festa; ma
-sibbene, come fu fatto, di rafforzar la citta; e solo in questo modo
-premuniti e sicuri uscir fuori e onorarlo. Ed egli sel seppe e non oso
-venirvi! E bene ando: che, per quanto piccolo Stato, con dignita ci
-facessimo intendere! Oh! quella volta il maligno Muciatto Franzesi che
-lo guidava, non rise, no, de' suoi stolti consigli! Ben Fiorenza sua
-patria ne dove piangere, e ravvedersi, ma tardi, e pagare intanto con
-gli esilii e le multe di tanti nobili cittadini troppo caro quel suo mal
-consiglio e quella sua cecita!
-
-E nondimeno questo preteso paciaro che non fece pur contro noi? A mano
-armata ci assale; e non potendo in citta (che le nostre armi gli posero
-nel codardo animo lo sgomento!) si appaga di sorprendere e derubarci le
-vicine castella; tanto che la sua caritativa missione recasse a lui
-qualche frutto! Serravalle, il Montale, Lamporecchio, pur troppo v'e
-noto! forti castella per sito, e ben munite di nostre milizie, ci furon
-sottratte con violenza ed inganno!
-
-Pure a noi era giunto favorevole il destro di far costar cara a Fiorenza
-la zizzania tornata a spargere per man di costui sul nostro terreno! Il
-cardinal da Prato ne incoraggiava; non ci mancavano le armi dei nostri
-alleati Aretini, Bolognesi e Romagnoli, talche la spedizione della
-Lastra dell'anno decorso, alla superba repubblica doveva esser di
-funesta memoria. Non ci voleva che la giovanile imprudenza di Baschiera
-de' Tosinghi: che impaziente dell'aspettare il soccorso dei nostri col
-degli Uberti, per troppo impeto in prima, in ultimo per vilta,
-un'impresa si certa volto in danno ed in lutto! Di qui l'ardir del
-nemico, e questa fiera vendetta onde ora ci assale! Frattanto io
-propongo al Consiglio che statuisca, che per savi uomini da lui eletti
-si debbano senza indugio apprestare armi ed armati, e ogni sorta di
-fornimenti a una valida resistenza.
-
-E allora il De Reali:
-
---Ma prima che imprendiamo una guerra si disuguale di forze, prima di
-correre un estremo pericolo, abbiamo noi ben ponderato se meglio non
-fosse acconciarsi alla proposta di riprendere in Pistoia i Guelfi Neri
-che respingemmo; e per amor di concordia, piuttosto che le vite dei
-cittadini, sacrificare i nostri, giusti si, ma privati rancori?
-
-Cui il venerando Astancollo Panciatichi, subitamente levatosi,
-rispondeva:
-
---Che ascolto io mai? Quando la vipera vi s'e avventata altra volta, e
-v'ha ferito del suo stral velenoso, vorreste voi per lo meglio riporvela
-in seno? Chi non sa che a siffatte ferite unico rimedio e un ferro
-rovente e senza aspettare? Cittadini! il mio voto concorda con quello
-del capitan Vergiolesi. Armi, armi, armi! Si muniscano poi le nostre
-mura validamente; ma ricordiamo che il piu valido usbergo loro debbono
-essere i forti petti dei cittadini.
-
-E il degli Uberti:
-
---E questo pure e il mio avviso; e come capitano di guerra chiedo ampie
-facolta per provvisioni di viveri e d'armi.
-
---Sovvengavi--riprese il Vergiolesi--come il degli Uberti conosca gia il
-valore dei nostri militi. Egli strenuo e degno erede del gran Farinata,
-li condurra alla vittoria, non altrimenti che fece un altro nostro
-potesta, Corso Donati, capitanando a Campaldino le nostre schiere,
-sicche pei loro ardimenti ne trionfarono. Sovvengavi infine che un mezzo
-secolo fa, se dovemmo subire un assalto improvviso dei Fiorentini,
-sapemmo anche respingerli.
-
-Infervorati cosi quelli spiriti, senz'altro opporre, che anzi per voto
-unanime statuirono doversi trarre le somme occorrenti per una pronta
-difesa. Di che la direzione suprema voller commessa al degli Uberti e al
-Vergiolesi. Deliberarono poi che tutti i fuorusciti Bianchi, e quanti
-erano alleati Bolognesi, Pisani, Aretini e Senesi, s'invitassero a
-collegarsi e a venir loro in aiuto. Molte altre cose provvidero per
-l'interno. E infine, sulla proposta del Vergiolesi, elessero giudice
-delle cause civili nella citta Messer Cino de' Sinibuldi; reputando che,
-tornato in patria in si difficili tempi, col senno e con la dottrina
-potesse molto giovarla. Con questa unanime deliberazione il Consiglio fu
-sciolto.
-
-
-
-
-CAPITOLO VI.
-
-
-L'ASSEDIO.
-
-
- "E tutto faceano per avere Pistoia, della quale forte
- dubitavano; perocche la teneano i loro avversari, ed eravi
- dentro messer Tolosato degli Uberti."
-
- ---- _Dino Compagni_, _Cronaca_, Lib. III.
-
-
-Poche ore erano scorse dallo sciogliersi del Consiglio, che gia ogni
-cittadino era stato informato della triste novella. Quali per le vie se
-n'andavano inquieti l'uno con premura chiedendo all'altro; quali ne
-tenevan proposito per le case in lunghi e segreti colloqui. Benche,
-valutate le circostanze, prevalesse fra i piu il timore d'una disfatta,
-stavan pero con l'opinione del Consiglio; perche rancori privati erano
-in molti, e nel bollore di essi le moltitudini non vanno mai a
-riflettere al pubblico danno. Non valevano i consigli dei moderati,
-quando que' piu con diversi argomenti parlavan sempre a passione.
-
---Che siamo noi divenuti?--Con quel disdegno con cui ora si parlerebbe
-d'un'aggressione straniera, diceva un popolano a' suoi vecchi compagni
-d'arme di guardia al palazzo del capitano, e cui gia molti giovani
-s'eran fatti d'attorno.--Che siamo noi divenuti, da dover cedere di
-nuovo alle prepotenze dei Fiorentini? Non furono assai quelle che ci
-tocco a soffrire ne' tre anni passati, fatti padroni di casa nostra?
-Alla larga con tali amici, che vedete un po' ora quel che ci minacciano!
-E il de Reali voleva che venissemo a patti con loro! Cittadini,
-badate!... Eh! gia di voi non ne dubito, non puo esserci uno che non sia
-pronto con l'armi a tenerli di nuovo in avviso! Perche sfido io se nol
-dobbiamo!
-
-E un di quelli coi soliti vanti, ma che eran pure un grande sprone a
-serbarli gelosi dei dritti loro.
-
---Sicuramente!--rispose.--L'avviso l'avevamo loro gia dato a Campaldino.
-Il Vergiolesi ben fece a ricordarlo al Consiglio, perche puo dirsi che
-fummo noi che col nostro coraggio decidemmo della vittoria. Ma essi soli
-par che l'abbian dimenticato!
-
-E quel primo aggiungeva:--E si che allora eravamo in campo aperto! Oh!
-sta a vedere se da una delle piu munite fortezze com'e davvero la nostra
-citta, non sapremo respingerli! Voi giovani poi, viva Dio! spero che
-sarete con noi!
-
---Si ora e sempre a difesa della patria!--gridarono essi ad una voce: e
-pieni d'entusiasmo guerresco si mossero insieme per le vie della citta,
-infervorandosi in quell'idea e facendo gente al loro partito.
-
-Alcuni, financo gente di chiesa, e dei monaci stessi (che eran molti e
-del paese, e in quei tempi anche in cose del Governo erano assai
-consultati) a secondar piu che altro gli umori del popolo, predicavano:
-de' Fiorentini non se ne avesse a temere, perche i gastighi di Dio da
-qualche tempo piovevano a flagello sopra di loro. E fuvvi un frate che
-in un di que' giorni alla plebe commossa, uomini e donne
-indistintamente, nell'uscir dalla chiesa del suo convento, li sul getto,
-richiesto del suo parere, aspetto che tutti gli fossero attorno, poi fe'
-cenno che l'ascoltassero, e cosi disse loro:
-
---Dovete sapere che compiesi appunto un anno quando a Firenze fu gradito
-un bando, che chi voleva veder le pene dell'inferno andasse ad Arno tra
-'l ponte alla Carraia e quello di S. Trinita. Che credete voi che
-immaginassero? In quel tratto di fiume vi avevan condotto di molte
-barche, acconce per modo, che vi si fecero fuochi e vi si poser caldaie,
-con uomini in forma di demoni e di anime di trapassati, cui facevan
-subire ogni sorta di pene. Ed essendo il ponte alla Carraia di legname,
-si carico per modo di gente, che non resse e cadde; e chi v'era su,
-cadde nell'acqua e tra le fiamme: di che molta gente si guasto e mori. E
-cosi (concludeva) in pena del sacrilego giuoco fu permissione divina che
-molti veramente andassero a penar nell'inferno!
-
---Gesu e Maria! Proprio vero?--si domandaron le donne
-raccapriccite.--Che Dio ne salvi, scampi e liberi!
-
---Ebbene, fratelli; qual opera piu iniqua potrebbe ora agguagliarsi a
-questa, di venire ad assediare un'innocente citta? Oh! ma io ho fidanza
-che i nostri nemici non ci avranno appena circondati d'assedio, che Dio
-si levera contro loro, e dinanzi a queste mura li vedremo in fuga e
-dispersi!
-
-Il fatto di tale spettacolo dato in Arno, che fu a onore del cardinal
-Niccolo da Prato, e d'invenzione di quel cervello balzano di Buffalmacco
-pittore, e la triste rovina che vi sopravvenne, tutto, pur troppo, era
-vero! Ma dovea riguardarsi come tant'altre pubbliche calamita: e
-argomento siffatto sarebbe stato di niun valore sopra animi piu
-tranquilli, e meno appassionati e superstiziosi.
-
-Intanto di li a poco di giorno in giorno si vedevano arrivare in citta,
-reduci dall'esiglio, quanti erano in Toscana del partito de' Bianchi.
-Costoro (come suolsi per la piu parte dagli esuli esasperati dai
-patimenti) dopo aver di lontano per lettere, con una troppo viva
-narrazione dell'ire nemiche e di lor disagi, esagerati i fatti; non
-valutando il mutamento dei casi e dei tempi, perduto anzi il vero
-concetto dell'interna situazione del proprio paese; presenti ora
-rifiammavan li sdegni, e non che voler sentire proposte d'assestamenti e
-di pace, animavan tutti a resistere. Cosi Pistoia, ultimo rifugio de'
-Bianchi, sola e con piccole forze, si preparava con indomito animo a
-sostenere il piu terribile degli avvenimenti che possa colpire un'intera
-popolazione!
-
-E si che sebbene moltissimi fossero coloro che fomentavan guerre e
-vendette, non mancava dall'altro lato chi dimostrasse al popolo la
-grandezza del pericolo cui si esponeva, e come su certi alleati non
-avesse piu a far conto.
-
-Ed infatti uno de' fuorusciti, giunto allor da Bologna, e cui per brama
-di fresche novelle per le vie facean pressa, andava narrando cio che
-messer Cino di gia prevedeva: che, cioe, il giorno precedente al suo
-lasciar la citta, oltre ad avere Fiorentini e Lucchesi comprato con
-l'oro que' popolani, le calunnie loro contro de' Bianchi avevan finito
-di sovvertire il pretore. Che il conte Tordino da Panico capitano de'
-militi della montagna bolognese, andato con gente armata a Bologna, e la
-fattosi capo dei rivoltosi, era venuto in piazza col popolo prezzolato;
-e per di piu, fattosi forte di cavalieri e di fanti del vecchio partito
-Guelfo de' Geremei, aveva gridato con essi:--Muoiano quanti sono i
-Lambertazzi! muoiano i Bianchi Ghibellini, e vivano i Guelfi Neri!--Che
-di gia si facevano molte confische; che i popolani discordi, e
-parteggiando pur sempre chi per l'una chi per l'altra di quelle loro
-potenti famiglie, s'erano accapigliati, avevano per le vie sguainato le
-spade, e si parlava di molti feriti: ma che infine trionfavano i Neri; e
-che egli, a stento potuto uscir di citta, per gran fortuna n'era
-scampato.
-
-Provocata a Bologna una tal riforma, e tolti a Pistoia anche questi
-alleati, se ne stavano i Fiorentini ad osservare gli andamenti de'
-Pistoiesi, ma frattanto non si movevano. E forse a tali estremi non
-sarebber giunti o almeno si presto, se inaspettatamente non veniva a
-morte in Perugia, avvelenato, come da molti si disse, il pontefice
-Benedetto XI. Egli era di mite indole, e uomo puramente di chiesa; e
-come sapeva le male intenzioni de' Fiorentini verso Pistoia, aveva
-sempre interposto la sua autorita ed i suoi buoni uffici col mezzo del
-cardinal da Prato, a metter pace fra le fazioni. E se non riusci a
-comporle cotal pontefice di natura si buono, si deve, egli e vero,
-attribuire ai corrucci de' cittadini in quel tempo giunti all'estremo;
-ma molto anche alla forma di quel suo Governo, e infine alla debolezza
-dello stesso pontefice, che lo rendeva facilmente cedevole agli astuti
-artifici de' suoi ministri.
-
-Non appena a Firenze s'intese da' Guelfi che il papa era morto, e che i
-cardinali erano molto discordi per la nuova elezione; facendo
-assegnamento sul tempo che, durante il conclave, avrebbero avuto, nel
-quale sarebber tornati a intraversare i loro disegni; fu allora che
-stabilirono insieme co' Lucchesi di portar la guerra a Pistoia, di porvi
-l'assedio, ne dipartirsi finche in poter loro non fosse caduta. Disposer
-frattanto che ciascun Comune per la sua parte s'affrettasse a fornirsi
-delle milizie occorrenti.
-
-Piccola, come abbiam detto, era la citta di Pistoia, perche il suo
-cerchio, che era il secondo, a poco oltre un miglio poteva estendersi.
-Movendo infatti dall'antico ponte di San Lorenzo (in prossimita della
-qual chiesa scorreva allora il torrente Brana) seguitava a ponente, e
-giungeva al Castello de' Conti Guidi a Ripalta. Quindi per la via, detta
-ora del Corso Vittorio Emanuele, si protraeva fin presso S. Maria Nuova;
-e di qui infine piegando a settentrione si richiudeva sul S. Lorenzo. Ma
-benche di circonferenza si limitata, era pero notevole questo cerchio,
-come lo descrive il Compagni, per le bellissime mura tutte merlate, con
-torri e fortezze e porte da guerra; ponti-levatoi, e grandi fossi
-d'acqua all'intorno, sicche per forza la citta non potea conquistarsi.
-Le quattro porte che davano il nome ad altrettanti quartieri della
-citta, erano: la Gaialdatica, ora Carratica, la porta Guidi, quella di
-Ripalta, e la Lucchese. A queste se n'aggiungevano altre piccole di
-soccorso, dette postierle.
-
-Or sebbene i Fiorentini sapessero come la citta fosse ben munita e da
-gente di gran valore, non si ristettero dall'impresa. I Pistoiesi dal
-canto loro si dieder subito a raccogliere armi ed armati per tutto il
-distretto: raddoppiarono d'operai le antiche officine d'armi, come di
-celate, di alabarde e di spade; e molti poi assoldarono a rafforzare i
-bastioni e le porte.
-
-Sul bastione delle mura a tramontana, che dalla sua chiesuola fondata
-nell'866, chiamasi ancora S. Jacopo in Castellare, ferveva gia il lavoro
-fra molti operai, per gli opportuni restauri e per nuovi baluardi. Eravi
-costassu un largo altopiano, che dalle torri contigue e dalla bertesca
-di messer Baschiera de' Rossi, estendevasi in semicerchio fino alla
-chiesa di S. Salvadore. Il qual bastione si vede tuttora sorretto da
-muraglioni piu alti che altrove; essendo che la citta da questo lato
-mantenga sempre in pendenza il sinistro fianco dell'ultimo sprone
-dell'Appennino, sicche per accedere al centro della citta debba farsi da
-questa parte una breve salita.
-
-Una mattina a dirigere que' lavori se ne stava un tal giovane, sul cui
-volto era impressa una profonda mestizia. Le nebbie della pianura spinte
-verso i monti da una brezza leggera, si addensavano nelle convalli.
-Alcune nubi nerastre sorgevano da ponente; i raggi del sole
-riverberandosi su questo svariato orizzonte, ne componevano un quadro
-magnifico. Il giovane era messer Fredi de' Vergiolesi. Non preso punto
-da quello spettacolo, figgeva immobilmente lo sguardo sulle vicine
-campagne che verzicavano ed eran fiorenti per ogni dove. Quel cuore si
-nobile non poteva abbandonarsi a ricevere dolci impressioni, quando la
-sua terra natale la vedea minacciata da si grave pericolo. Gli pareva di
-scorgere di gia per que' vasti terreni abbattute le vigne, le semente
-disperse, atterrati gli ulivi e ogni altro frutto: in fiamme poi i
-casolari, fuggiaschi i poveri agricoltori, e, come sentirsi risuonare
-alle orecchie i lamenti e le strida di quegl'infelici. E in questo
-pensiero imprecando agli avversi vicini, per un subito moto di sdegno
-portava la mano alla spada. La stringeva appunto nell'atto che tra
-spensierato e baldanzoso gli veniva dinanzi Nello de' Fortebracci. Che
-sorridendo del piglio severo del Vergiolesi, gli si volse e gli disse:
-
---Ohe, ohe! messer Fredi! Vuoi forse batterti meco? In verita che da
-compito cavaliere come se' tu, non mi sarei aspettata una formale
-disfida per isceglier luogo piu conveniente.
-
---Non parmi tempo questo da motti di scherzo per non dire
-d'irritazione--replicavagli il Vergiolesi.--Ora che tu al pari di me
-devi sapere che danno sovrasta a queste povere campagne, a' loro coloni,
-a' loro abituri, che andranno distrutti, e in fine alla patria; e alla
-quale, credo, non dovrebbe mancare il tuo braccio.
-
---No--ripigliava l'altro--benche io ancor non mi sappia se la patria
-stia poi in queste tue capanne che gia deplori se saranno abbruciate.
-Sono come la rena che il fiume depone e ritoglie; e se fosser distrutte,
-oh! non mancheranno mascalzoni di villani che, per servire, e se voglion
-mangiare, torneranno di nuovo a sementarci le terre; e allora le
-capanne, non dubitare, le vedrai presto rifabbricate.
-
-La prepotenza feudale si rivelava tutta in queste parole, come in quel
-titolo di villani dato a quel modo a que' poveri agricoltori. La
-inferiorita del contadino nelle gradazioni della societa, non era allora
-che al terzo stadio per giungere allo stato di uomo libero. Prima
-schiavo, poi servo alla gleba, infine villano; lo che voleva dire
-libero, e vero, rimpetto alla legge e uguale al cittadino; ma moralmente
-inferiore e servo. E se ancora degli agricoltori in qualche provincia
-d'Italia in questa condizione se n'abbiano a deplorare, il lettore ne
-giudichi.
-
---Ma e poi--seguitava il Fortebracci--tu mi parli di capanne distrutte!
-Si per mia fe! Che forse noi stessi per furor di partiti, quando ci e
-parso e piaciuto, non abbiam fatto altrettanto?
-
-E a lui il Vergiolesi:
-
---Ti parvero forse tempi prosperi quelli al nostro paese? O non
-piuttosto quando il Comune, in pace con tutti, ingrandiva il territorio
-per via di trattati; apriva comunicazioni per nuove strade con Modena e
-Bologna; e quando il commercio per le molte banche, e pe' lavori d'ogni
-maniera vi prosperava, e al popol minuto assicurava i guadagni?
-
---Io non mi so troppo di questi tuoi mercatanti e bottegai, e di popol
-minuto; e poco mi preme che meglio o peggio si vada in Lombardia. A me
-basta che alle nostre famiglie non venga meno nobilta, potere e
-ricchezza per conservarci quel lustro che ci lasciaron gli avi nostri, e
-che in fondo e anch'esso un benefizio pel popolo. Sebbene, ci e mai
-riuscito di placarla verso di noi cotesta gentaglia? Non ci ha forse
-obbligati ad ascriversi alle arti? ad atterrare una parte delle nostre
-torri? Non la vediamo di gia imparentarsi con noi, e vestire il lucco ed
-il mazzocchio all'uso dei nobili? Ma che per questo? Ci vedessero
-avviliti, miseri e sdruci come paltonieri, non verrebbe meno la loro
-invidia e la loro insolenza! Questi tuoi banchieri poi un giorno o
-l'altro speculeranno sulle nostre case e su' nostri averi se li
-accarezziamo poi tanto. Disprezzali come me, e vi troverai il tuo
-meglio.
-
---Disprezzarli! Ne ti e mai sovvenuto dell'apologo dello stomaco e della
-testa?
-
---Ma io non so--riprendeva l'altro--ne di apologhi, ne d'altre storie:
-parlami d'armi, di cavalli e di donne.
-
---Ecco--soggiunse il Vergiolesi--ecco la cagione delle nostre sciagure!
-Un'indifferenza per quanto v'ha di piu nobile, di patriottico...., un
-orgoglio egoista, e la sola soddisfazione del presente che ne fa
-sacrificar l'avvenire! Ma meno male quando tutti seguivano una parte:
-ora....
-
---Ora vuoi dirmi che alcuni teniamo dai Bianchi, altri dai Neri. E se
-cio ti molesta, perche non andiamo tutti dalla parte Nera e scansiamo
-quest'assedio? Io.... oh! io posso dirti che nol provocai!
-
-Questi ultimi detti furon profferiti dal Fortebracci con tal sorriso di
-scherno, da farne irritare non che un figlio del capitan Vergiolesi, ma
-qualunque altro che sentisse il piu lieve pudore del nome di cittadino.
-Tutta la bile che chiudeva quel maligno contro Cino ed i Vergiolesi
-amici di lui, parve che in quel istante si riversasse sulle sue labbra.
-Anco dal fisico, lungo della persona e di spalle alquanto ricurve; due
-neri occhi affossati e cupi, tinti in giallo come la faccia; e questa
-larga e schiacciata, e il naso egualmente depresso: all'udirlo poi tutto
-volgere al ridicolo e tenere in dispregio, poteva ben designarsi per un
-di coloro (de' quali a danno d'ogni paese in ogni tempo non v'e difetto)
-che personificano il genio dissociatore, il genio del male. Piu dannosi
-alla patria di que' tali che apertamente l'avversano: perche per quanto
-scettici in tutto, non lasciano per ambizione di brigarne gli uffici; e
-non appena ottenuti, per personali rancori acuiscono quel po' d'ingegno
-che ebbero, per contraddire e opporre, ne vada pure il ben pubblico. Con
-cavilli svisano i fatti agl'improvvidi; si fanno poi, con parole audaci
-e con minacce se vuoi, un partito nella setta de' cattivi e de'
-pusillanimi, e spesso per alcun tempo (perche i buoni per consueto
-fidenti nelle rette loro intenzioni sono inattivi, e sovente, secondo il
-dettato, val piu un cane che abbaia che un leone che dorme) riescono a
-turbar gli animi dei cittadini e dividerli.
-
-Messer Fredi a que' detti non fece che un atto di sdegnosa maraviglia e
-di compassione sopra di lui che ben conosceva; e senza neppur degnarlo
-d'un guardo, risoluto si mosse altrove.
-
-Di cio seppe male al Fortebracci. Quel suo spirito inquieto e divorato
-da prepotente passione e da gelosia, aveva bisogno d'erompere. S'aggiro
-tutto il giorno per la citta, solo col suo pensiero, non udendo e
-vedendo, in mezzo a un andare e un venire di popolo: qua di milizie a
-portar sopra carri nuovi attrezzi di guerra; la a schierarsi per le
-piazze sotto le armi, e addestrarsi agli ordini de' capitani.
-
-Allorquando, senz'avere una direzione, si trovo quasi istintivamente di
-faccia alla porta di casa sua, e faceva atto di entrarvi. Se non che lo
-fermava uno sconosciuto, che diceva venire appunto in traccia di lui.
-
---Chi siete voi? Che volete da me? aspramente gli dimando.
-
---Messer Fortebracci, io vengo a nome del vostro zio, esule a Prato, per
-favellarvi.
-
---Entrate allora.--Ed aperta la porta si avvio con lui nelle sue stanze.
-
-Quivi giunti, l'incognito cosi prese a dirgli:
-
---Voi gia sapete che un formidabile assedio e per esser posto a questa
-citta.
-
---Lo so.
-
---I cittadini nulla hanno fatto per rimuovere da se cosi grave sciagura.
-
---E mal s'abbia chi se la volle!
-
---Vostro zio, cui nonostante la diversita delle parti, sta a cuore un
-nipote par vostro; che potrebbe, vedete bene, o messere! potrebbe un
-giorno esser l'erede delle sue molte ricchezze! (e guardandolo fisso, di
-queste parole batte lentamente a una a una le sillabe) vostro zio ha
-sperato che ridotte a questi estremi le cose, suo nipote sara per far
-senno; e se non altro, per provvedere alla sua sicurezza cerchera un
-rifugio fuori di queste mura, e di questa gente destinata ad arrendersi.
-Pensate dunque, messere!
-
-E il Fortebracci, che solo nell'incontro si era degnato mirarlo in
-faccia, lo affisso; scosse il capo, e, secco secco, rispose:
-
---Pensero.
-
---Tanto piu che... non vorrei dirvi, ma...
-
---Ma che?
-
---Che insomma qui in faccia vi lodano, ma dietro i Bianchi (io gli ho
-sentiti!) non v'hanno fede, vi sbertano e vi deridono! Pensate dunque...
-
-Ed ei con un ghigno dove gia spuntava il dispetto:--Oh! oh! pensero,
-pensero!
-
-E l'altro:--M'avrete a' vostri cenni quando v'occorra. Vado e torno
-spesso in citta. E inutile il dirvi che vo' di nascosto, e sono a'
-servigi de' fuorusciti, d'una buona causa, e di vostro zio in
-particolare cui mi lega antica riconoscenza. A giorni, qui di prima sera
-potro avere una vostra risposta?
-
---L'avrete.
-
---Bene sta.--E lo sconosciuto disparve.
-
-
-
-
-CAPITOLO VII.
-
-
-LA REPULSA E I FUORUSCITI.
-
-
- "E se credessi Turco diventare,
- Passar lo mare e andare in Turchia,
- Davanti al Turco mi vo' inginocchiare,
- E la vo' rinnegar la fede mia.
- Cosa diranno la gente di me?
- Ho rinnegato la fede per te!"
-
- ---- _Canti popolari toscani._
-
-
-Ricordera il lettore che alla festa del primo maggio che descrivemmo,
-comparve sulla gran piazza un astrologo. L'incognito or presentatosi al
-Fortebracci era costui. Un certo Nuto fiorentino, della parte Guelfa la
-piu accanita, che non appena seppe alcuni forusciti pistoiesi esser a
-Prato, ando a profferirsi a' loro servigi. Egli era un di que' tali che
-hanno natura di faccendieri, sanno coprirsi di mille vesti, e far mille
-parti per servire alla propria; ma a patto pero che non manchi loro un
-grosso guadagno; altrimenti non sarebbe difficile che, per uno piu
-pingue, si dessero alla parte contraria. Gli esuli, e i Fiorentini che
-volevan sapere quali si fossero gli umori in Pistoia e altrove, e' non
-guardavano a spendere di bravi fiorini d'oro. In fatti per costui, ben
-pagato da essi, era un andirivieni di giorno e di notte fra Pistoia,
-Prato e Firenze. Scampatala per fortuna, come vedemmo, alla prima
-missione, era tornato a tentar la seconda, e questa volta quasi a posta
-sicura. Ma or piu che mai doveva apparirvi con cautela, avendo i rettori
-della citta dato ordini severissimi su qualunque persona che volesse
-introdurvisi.
-
-Intanto il Fortebracci, scosso e agitato maggiormente da quest'incontro,
-se n'usci tutto solo per veder di distrarsi. Ma quasi ad ogni passo gli
-ritornavano a gola quelle parole riferitegli dall'incognito, e allora
-mormorava fra se:--"Ah si? Mi sbertano? Mi deridono?"--Troppo acerba
-puntura era stata quella per lui; che penetrata nel fondo di quel cuore
-superbo, allora si che lo fece piu risoluto di compiere un suo disegno.
-
-Era sull'imbrunire, quand'egli avviavasi alla piazzetta di S. Biagio, e
-presso il giardino de' Vergiolesi. Prezzolato di gia un vil servo di
-questa casa, e' gli avea riferito che da qualche giorno un lieve
-incomodo di salute costringeva la consorte di messer Lippo a starsene in
-letto. Non impediva pero che Selvaggia ogni sera non scendesse nel suo
-giardinetto. Or come Nello aveva detto a costui che ad ogni costo voleva
-parlarle, cotesto giorno ebbe avviso da questo furfante, che gli avrebbe
-lasciata socchiusa la porticella di strada che metteva nel giardino.
-Giunta l'ora consueta, Selvaggia era gia scesa fra quelle aiole a
-rivedere i suoi fiori. Ella era sola; perche la Margherita, la vecchia
-castalda di Vergiole, doveva rimanersi presso a sua madre.
-
-Quand'ecco l'audace, colto il momento che da nissuno era visto, spinge
-la porta, entra, e richiude. Volge un guardo d'intorno siccome un lampo,
-ma... la donzella non v'e!--Dove mai? m'avrebb'egli ingannato?--
-
-Titubante e guardingo, incerto se retrocede... poi si sovviene della
-cappella.--Sarebb'ella cola?--E gia vi si volge e vi pone il piede; e vi
-mira infatti, senza essere ancor veduto ne udito, quella cara fanciulla
-genuflessa dinanzi all'altare, e inclinato il capo sull'inginocchiatoio,
-supplichevole certo allora per la salute della sua buona madre.
-
---Selvaggia!--appressatosi, con voce convulsa ei le dice--Selvaggia,
-pieta, pieta di me! Io vi amo, io vi adoro!
-
-E mentre ella riscossa si alzava, ed egli:
-
---In nome di quel Dio cui porgete preghiera, Selvaggia, per pieta, non
-mi rigettate!
-
---Oh! come! Voi qui?--disse ella. E gia il primo atto fu quel di
-fuggire; ma poi consigliata dalla sua dignita, voltasi a lui con
-disdegno:
-
---Quale audacia!--proruppe.--Quale parole son queste? Nessun dritto io
-vi ho dato a concepire speranze; tanto meno a una sorpresa siffatta!
-L'animo mio, di gia il sapevate, egli e irremovibile! E cio vi doveva
-bastare per lasciarmi in pace, e per sempre!
-
---In pace voi, o Selvaggia! ma il mio cuore ponete in guerra, e crudele!
-Ve lo giuro! Niuna donna sara come voi, nella mia casa, ricolma di
-dovizie e d'onori: niuna... ah! io cado a' vostri piedi: non mi
-togliete, no, quella speme che ho nutrita fin qui! Non mi guardate cosi
-fieramente! Posposto al mio rivale... Oh! allora io... disperato ch'io
-fossi... a estremi casi... Chi sa?... Voi, e me...
-
---Questo e gia troppo!--replico allora Selvaggia. Ed egli alzatosi:
-
---Le mie parole deh! non guardate!...
-
---Violaste ogni legge d'onesto cavaliere, e questo sacro asilo con un
-vil sotterfugio! Messer Nello de' Fortebracci, io v'intimo d'uscire!
-
-Ed egli allora con un sospiro che parve un gemito:
-
---Oh!! io l'ho voluta dalla vostra bocca la mia sentenza! E sia!
-partiro; ma non io solo, altri, altri ancora portera le pene della
-fatale repulsa!--E cio detto, spari.
-
-Un bisogno prepotente d'agitarsi, di sfogar lo sdegno represso,
-d'involarsi a tutti, e fino a se stesso se l'avesse potuto, lo fece
-giunger d'un tratto alla propria casa, far sellare un cavallo, e via su,
-spronarlo fuor di citta sulla prima strada che aveva dinanzi.
-
-E gia, varcata la porta Guidi, s'era dato al galoppo sul sentier di
-levante verso il Castel del Montale. Ne si creda gia per l'ampia e
-pittorica via qual e adesso; alle falde d'un'agevole collina a mezzodi;
-tutta bella di terren colti, di vigneti e d'ulivi, e popolata di ville;
-fra le quali siede regina in mezzo al suo parco, co' suoi laghi e i suoi
-dilettosi giardini, quella denominata di Celle: ma si per un sentiero
-stretto e infossato, e fra folta boscaglia; ora in basso e fra gli
-acquitrini, ora saliente fino al Castel di Pecunia de' Conti Guidi, e a
-quel del Montale (or diroccati) e all'altro, piu alto, di Montemurlo; il
-primo e l'ultimo a quel tempo, e da circa un mezzo secolo ceduti dai
-Conti al Comune di Firenze; l'altro poi del Montale venuto da due anni
-in potere di detto Comune per fiorini tremila, per trattato proditorio
-con quei di dentro, e per le arti di Pazzino de' Pazzi fiorentino e
-Guelfo, signore del prossimo fortilizio di Parugiano. Sulla destra poi
-di questa via distendevasi la pianura, quasi tutta impaludata per i
-torrenti non arginati, di Brana, di Bure e dell'Agna, che in breve corso
-precipitando dall'alto, si dilagavano fra sterpeti e fra sabbie. Giu fra
-questa palude e quasi a mezzodi del castello di Montemurlo, sorgeva in
-allora un fortilizio di messer Simone de' Cancellieri Neri, che dalla
-sua situazione si chiamo del Pantano.
-
-A un tal punto, dove biforcavan due vie, Nello s'attenne a quella di
-sotto, e in breve si trovo innanzi al fortilizio suddetto. V'era egli
-sospinto per brama di mutar partito (se cosi potra dirsi, egli che mai
-non fu legato ad alcuno) o non piuttosto dal demone della gelosia, che
-pur fuggendo gli sedeva in groppa al destriero, e il perseguiva, e il
-cacciava fra i suoi avversari ad ottenergli vendetta?
-
-Per arrivarvi doveva percorrere un largo e alto argine; e piu presso, un
-lungo ponte di legno, che poggiato con palafitte sopra gli aggalli,
-superava di poco l'impaludato terreno. Volse allora il destriero per
-quello. Il rumore che le ferrate zampe produssero su quel ponte, fece
-dischiudere un pertugio del fortilizio a un famiglio per osservare chi
-si fosse a quell'ora quel cavalier non atteso. Ma come giunse ed ebbe
-dato il suo nome, scendeva di sella, e consentitogli tosto l'ingresso,
-gia era innanzi a messer Simone de' Cancellieri. Chi volesse aver idea
-di costui ricorra alla cronaca di Dino Compagni, e vi leggera che egli
-era "uomo di mezza statura, magro e bruno, spietato e crudele, rubatore,
-e fattore d'ogni male; e era con la parte di messer Corso Donati."
-
---Ah! ah! Anche voi, messer Nello, fate senno alla fine!--gli disse
-messer Simone.--La vostra presenza qui, in queste mura!... non so
-davvero a che altro...
-
-Sorpreso, incerto, gli occhi stralunati, quasi balbuziente, il
-Fortebracci pote appena proferire:
-
---Per prender consiglio!
-
-Poi con piu calma, e pensando con chi parlava:
-
---Nemico che pur si stima per senno, in tempi si gravi pel proprio paese
-gli e sempre da consultare.
-
-E quei risoluto:--Ma se si stima, convien seguirlo. In tempo, messere,
-mi capitaste. Fra i molti banditi da quelli scomunicati de' vostri
-Bianchi, voi sapete che vi ha pure un fratello di vostro padre.
-
---Si, pur troppo!
-
---Or bene; io era per partire per la Terra di Prato, dove egli mi chiama
-fra i vostri per questa notte. Piacevi di recarvi da questi altri
-scomunicati di Pratesi (poiche nel lasciarli volle far loro questa
-pietosa carezza il conterraneo loro il cardinal Niccolo!) e cola volete
-voi rivedere il parente; e piu che a me, che potrei parer sospetto,
-affidarvi non altro che a' suoi consigli?
-
---Mi piace.
-
-E il Cancellieri:--Il mio cavallo alla porta con quel di messere!--A'
-suoi ordini fulminanti gli scherani ed i servi nell'obbedire tremavano
-tutti. Ma il Fortebracci grondava sudore. Un altro ordine: e un'anfora
-di vin generoso era stata apprestata. La bevvero ambedue; e d'un salto
-in arcioni, cavalcarono verso Prato.
-
-La notte era alta. Miriadi di lucide stelle ingemmavano il cielo. Se
-quelli spiriti non fossero stati si fieri e sconvolti, al solo mirarle
-avrebber dovuto piegarsi a piu miti consigli. Ma troppo omai ottenebrati
-da si basse passioni, non valevano a sollevarsi alle meraviglie del
-firmamento.
-
-Eravi in Prato una potente famiglia, quella del capitano Filippo e di
-Leuccio de' Guazzalotri, cui come di parte Nera, facevan capo vari
-fuorusciti pistoiesi, che in quella Terra eran venuti a confine. Quella
-notte di cotesti s'eran raccolti in sua casa, Loste Fortebracci, Arrigo
-Tedici, Rustichello Cancellieri, Masino Visconti, Braccino Braccioforte,
-Giovanni Forteguerri e Alberto Panciatichi. Mancava solo fra i convocati
-messer Baschiera di Rinieri de' Rossi: che dopo le ultime violenze del
-1302 contro a' Neri che in Pistoia gli abbatterono e gl'incendiaron le
-case, se n'era ito in bando a Firenze. E che, non vi fosse, sapeva male
-a costoro; perche gli era uno de' magnati della citta, e traeva con se
-gran consorteria e gente d'arme anco dalle campagne. Egli poi dal quale
-attendevano di Firenze rivelazioni di gran rilievo!
-
-Appena che Nello entro nella sala, i congiurati fecero atto di gran
-meraviglia. Lo zio di lui, che a questo nipote, sebbene di parte
-avversa, aveva sempre portato affetto, come appena lo vide gli corse
-incontro, e per alcun poco rimasero abbracciati senza parlare.
-
-Ma ruppe il silenzio messer Simone dicendo agli astanti:--Si, Nello de'
-Fortebracci io vi presento, o messeri! Ne voi, ne la nobile casa de'
-Guazzalotri dovra vergognarsene, spero!--E in questo il superbo caporale
-de' Neri, fitto un acuto sguardo sul Fortebracci quasi a scrutarne il
-pensiero, e a' cui detti, come a richiamo distaccatosi da Loste ei
-sforzavasi d'annuire, del nuovo suo partigiano parea mostrarsi
-orgoglioso.
-
-Lo richiedevano allora i Guazzalotri e gli altri tutti, di che animo si
-fossero i Bianchi a Pistoia, e che apprestamenti a difesa volesser
-tentare. Essi poi giustificavan l'assedio dinanzi a lui come una
-necessita, per isnidare una volta dalla terra natale un partito avverso,
-dicevano, non gia a loro (s'intende!) ma al pubblico bene, e a Santa
-Chiesa, della quale Pistoia come Firenze doveva gloriarsi di tornarsene
-in protezione.
-
---Chi si sarebbe fidato--entrava a dire il Cancellieri con piglio
-arrogante--di quel cardinal Niccolo, nell'arte di governo astutissimo,
-che faceva le finte d'esser per la pace fra noi, e nel fatto era poi
-Ghibellino? Senza l'assedio, pacificati i Neri, la razza de' Ghibellini
-terrebbe sempre Pistoia, perche il degli Uberti ne e signore: e in
-questo modo noi delle piu potenti famiglie, dopo tanti sacrifizi per
-essa, resteremmo fuori e delusi.
-
-Poi con piu blanda voce voltosi a Nello:
-
---Ditemi un poco--soggiunse:--separati dalla lega di tante citta guelfe
-della Toscana ridotti deboli e soli, non vedete voi che dovremmo scender
-per forza a patti umilianti? Oh! meglio dunque venire a un gran fatto.
-Superati da tanto numero--(ringagliardito il veleno dell'argomento, con
-tutta l'ira di un Cancellieri, conchiuse)--cotesti maladetti Paterini
-s'arrenderanno una volta; o, come li scorpioni nel cerchio del fuoco,
-alla perfine saranno distrutti. Non incendiaron pur essi il mio Castel
-di Damiata? Oh! che vada, se vuolsi, a fuoco e fiamme la ria citta che
-li accoglie!
-
-Pur troppo! Per codesti uomini avidi del potere, il partito era tutto!
-Vada pur la patria in rovina, ma trionfi il partito! Se non e accetto ai
-piu, se non e conciliabile, che importa? Purche la somma delle cose non
-la diriga altra gente che della loro! Altrimenti si faccia ostacolo a
-tutto ed a tutti!
-
-A un aspetto si truce, alle violenti parole del Cancellieri, ogni volta
-che co' suoi favellava restavano talmente presi ed ammaliati, da non
-aver coraggio, anco volendo, di contradirlo. Rimaser pero i convenuti in
-un assoluto silenzio. Nello poi a que' detti fini di vincere ogni
-incertezza non solo ma si senti apprendere nell'intime viscere tutte le
-fiamme vendicative de' Neri. Sol dopo un poco il Guazzalotri riprese a
-parlare; e frattanto per una lettera che li pervenivagli, annunziava con
-compiacenza l'arrivo a Firenze d'una parte delle milizie straniere.
-
-Ma il Cancellieri, sospettoso di tutto e di tutti, non sapeva darsi
-ragione dell'assenza, verificatasi anche altra volta, di Baschiera de'
-Rossi, e richiamava alla mente qualche dubbio discorso proferito dai
-suoi consorti.
-
---No--disse egli,--qui sotto qualche trama v'e ascosa! Messeri, io vi
-propongo che non piu per lettera ma per persone che gli favellino, la
-sua fede ci sia manifesta. Ne meglio a tal uopo io crederei, se vi
-piace, che affidarne l'ambasceria a questi nostri consorti, Loste e
-Nello de' Fortebracci.
-
-Non fu appena detto, che tutti gliel consentirono.
-
---Cosi--sorse a dire il Tedici--se alcuno de' Bianchi (che a Firenze ve
-n'ha pur troppo anche adesso) gli avesse rappresentato a malizia lo
-stato di nostra citta, ei da Nello in special modo ne sara informato a
-dovere.
-
---E sapra--soggiungeva il Panciatichi,--che e necessario ogni sforzo, e
-il piu formidabile perche piu presto la citta debba arrendersi.
-
-E il Cancellieri--A noi poi a provvedere, venuta che sia in poter
-nostro! Voi dunque--voltosi ai Fortebracci--partirete subitamente. E
-direte al De' Rossi di che volere ci abbiate trovati, e che il suo
-apertamente vogliamo conoscere, o che venga qui ad un nuovo consiglio, o
-che lo affidi a voi stessi. Non e cosi che farete?
-
---Sibbene--risposero i Fortebracci,--e presto n'avrete la sua risposta.
-
-Nello intanto non volle lasciarli senza chieder loro se i fuorusciti
-armata mano si sarebbero avvicinati a Pistoia. Rinegata omai la propria
-parte, sentiva il bisogno d'esser ad ogni evento tutelato dall'altra:
-tanto piu che covava in seno tante vendette. Essi pero l'accertarono che
-non solo gli sarebber venuti in soccorso, ma che avevan disposto segnali
-e modi per avvicinarsi ed intendersi. Giunti poi al potere, dell'opera
-sua, stesse certo, avrebbe avuto il guiderdone condegno.
-
-La mattina seguente i due Fortebracci a sole alto cavalcavano gia per le
-vie di Firenze. Lasciati dietro a se i forti castelli di Brozzi, di
-Peretola e di S. Donnino, v'entravan per la porta detta della Carraia
-del secondo cerchio, che solo da pochi anni costruivasi il terzo; e pel
-borgo antico di Parione si avviavan nel centro. Non passavano allora per
-mezzo ad alti palagi ne a pubblici edifizi maravigliosi, che pochi anni
-dopo dovean rendere Firenze fra le citta italiane, per isfoggio di arti
-belle, singolare da tutte. Non cupole ancora, non templi pregiati per
-opere architettoniche; ma brune altissime torri sorgevano intorno alle
-mura, e sulle case de' grandi. I piu de' quali pero le avevano in
-anguste vie, e umili e semplici tanto, che alle finestre molte ancora
-serbavano le impannate. Ma cotesti cittadini di nobili e di grandi
-avevan nome, non gia da un palazzo piu elevato e sfarzoso, ma dalle
-patrie virtu e dalle molte ricchezze, che procacciavano a se ed al
-popolo coi commerci e l'industrie d'ogni maniera. In mezzo alle civili
-discordie, sicche molti eran morti o banditi, e il Comune troppo spesso
-de' suoi migliori s'assottigliava, pareva che la virtu e il genio de'
-pochi superstiti ogni di piu si afforzasse a dar prove d'affetto alla
-patria, tali da trovarsi in questo concordi e unanimi a farla ricca,
-forte e gloriosa. Le arti e le industrie vi s'eran costituite in
-altrettante corporazioni con propri statuti e comuni legami, e cui le
-leggi accordavano privilegi speciali, perche altri non si vantaggiasse
-di cio che la pratica e il genio de' suoi cultori sapeva inventare.
-
-Questi ordinamenti, opposti del tutto alle liberta delle odierne
-nazioni, erano per quei tempi i piu appropriati; non potendo l'individuo
-isolato esser protetto da que' governi troppo piccoli ed imperfetti, e
-solo nelle corporazioni trovando quella forza e quell'incremento di che
-abbisognavano. Oltre che il lavoro fu elevato per esse a tal grado di
-nobilta, che mentre nei mercati esteri fruttava loro grandi ricchezze,
-nell'interno poi a ciascun cittadino apriva l'adito a' pubblici
-impieghi.
-
-A convincersi di tanta operosita bastava percorrere certe vie di
-Firenze, come per Por Santa Maria, per Vacchereccia, per Calimala, per
-Or' S. Michele, e udirvi un fragore continuo d'officine: dove le molte
-arti, che diedero fino il nome alle dette vie, in ispecie quelle della
-lana e della seta, tenevano occupate migliaia d'artieri; i cui tessuti a
-comprare ne' giorni di fiera, e in quello di San Martino, venivan
-mercanti d'ogni parte d'Europa. Di soli tessuti di lana e di tintorie si
-noveravano in questo tempo da dugento botteghe, che impannavano ogni
-anno da settanta in ottantamila pezze di panni lani pel valore di un
-milione e dugentomila fiorini d'oro, dando lavoro e sussistenza a piu di
-trentamila persone.
-
-Non e pero meraviglia se in tanta prosperita di commerci, d'industrie, e
-di banche (sui primi del secolo _XIV_ circa ottanta) che prestavano a
-principi, e gia davano idea di prestiti dello Stato, come fra le altre
-le banche ricchissime degli Scali, de' Peruzzi e de' Bardi; se infine
-fra tanta grandezza di vita politica; in breve per opera del Comune,
-degli artieri e de' ricchi privati, si vedessero sorgere monumenti i piu
-portentosi.
-
-A porre in comunicazione i cittadini d'oltr'Arno esistevano gia vari
-ponti, dal primo presso la porta della Carraia nel decorso anno
-distrutto, e che adesso l'architetto Giovanni da Campi ricostruiva: ed
-eran gli altri, di Santa Trinita, del Pontevecchio, e l'ultimo di
-Rubaconte, che con piu fausto e caro nome s'appella or delle Grazie. Era
-allora che Arnolfo aveva gittato le fondamenta di Santa Maria del Fiore,
-che poi il Brunellesco doveva abbellir della Cupola: e sorgevano quasi a
-un tempo quelle del palazzo della Signoria e del tempio di Santa Croce:
-e per opera di tali architetti, il cui nome durera celebrato quanto quei
-monumenti! E questi, come poi la torre di Santa Maria del Fiore; la
-torre e la chiesa d'Or' San Michele col disegno di Giotto; e quella di
-Santo Spirito e di San Lorenzo dove risplende il genio del Brunellesco;
-mentre rimangono ad attestare quale e quanto fosse il valor di coloro
-che gli idearono, appalesano per egual modo il pensiero religioso e la
-grandezza del popolo che li commetteva. Tale apparve allora Firenze,
-cuna di liberta, delle arti belle e industriali, e della letteratura
-nazionale; denominata a ragione la _nobil figlia di Roma_, e che fin da
-quel tempo opinavasi dovesse raccogliere la eredita di sua madre e
-vincerne lo splendore.
-
-Nondimeno la caduta, nell'anno decorso, del ponte alla Carraia, e
-l'incendio doloso dei Guelfi di parte Nera, per mano di Neri Abati,
-sicche dal Duomo a Or' San Michele e di seguito fino al Pontevecchio,
-circa a 1700 case e fra queste molte officine e mercanzie furon
-distrutte, allo sguardo de' nostri viaggiatori facevano apparir la citta
-in un manifesto squallore. Se non che i Fiorentini per quanto molto
-danno n'avesser patito, animati adesso da un solo pensiero, e giunto
-l'aiuto delle straniere milizie, non pensarono piu che ad allestire le
-proprie, per trarne su i Bianchi la bramata vendetta. Basti dire che per
-raccoglier soldati (narra lo Stefani nelle Storie fiorentine) fecero
-iscrivere i Guelfi dai 15 ai 70 anni, tanto magnati che popolani, della
-citta e del distretto e li provvidero d'armi e di soldo. La citta aveva
-allora piu di dugentomila abitanti, e poteva contare sopra oltre
-trentamila cittadini atti alle armi. E infatti i cavalieri pistoiesi
-traversando le vie e le piazze non vedevano che militi andare e tornar
-dal campo di fuor delle mura dov'era il duca di Calabria allora
-arrivato. Presso del quale, come insignito del supremo comando, tutti i
-cittadini assoldavansi e si addestravano al maneggio delle armi: e quali
-al corso, quali altri al tiro della balestra, all'uso della lancia, e in
-simili altre esercitazioni. Ma qual differenza di propositi in quelli
-apprestamenti guerreschi, da citta a citta, e in si breve distanza!
-Udivano anche i Fortebracci suonare a distesa quella grossa campana che
-a Firenze chiamavasi la Martinella, per avvertire i cittadini di
-apparecchiarsi alle armi. E a che altro tante schiere d'armigeri se non
-per irrompere sopra Pistoia? Eppure a questo spettacolo che, per carita
-del loco natio, avrebbe dovuto di subito destare in essi un fremito e
-uno sgomento, i due cavalieri non si commossero! Tanto furore di parti
-ottenebrava quelli animi!
-
-Nello infatti di null'altro si era occupato per via che di trasfondere
-nel parente il proprio rancore. Gli faceva sentir tutta l'onta
-riversatasi sulla famiglia per la repulsa della mano della Vergiolesi, e
-conchiudeva doverlo aiutare ad averne vendetta; non foss'altro, diceva,
-per essere stato a lui preferito un Sinibuldi, consanguineo di coloro
-che s'erano macchiati del sangue del fratel suo.
-
-Frattanto, secondo le avute ingiunzioni scavalcarono al palagio de'
-Frescobaldi a capo del ponte S. Trinita oltr'Arno; perche costoro in
-Firenze eran caporali di parte Nera, tanto che avevan ospitato li stessi
-baroni del Valois. Conferirono brevemente col principale di essi; che,
-confortatili di grandi speranze, li volle accompagnare fino alla casa di
-messer Baschiera de' Rossi.
-
-Questi, avvisato che Nello de' Fortebracci voleva parlargli, molto si
-rallegro nella certezza di aver nuove sicure della sua citta.
-
-Nella sala dove il de' Rossi accoglievali v'eran pure quattro giovinetti
-suoi figli, e la nobil consorte. Baschiera stava gia per licenziar la
-famiglia all'entrare de' nuovi venuti; quando invece essi medesimi la
-pregarono di rimanere. Nello allora espose a Baschiera la sua missione;
-e con la speranza di essergli accetto, e con tutto il livore d'un
-rinnegato, lo prego a nome de' partigiani d'intervenire a Prato al nuovo
-consiglio: dicendo che fra coloro che ve l'attendevano, ricordasse che
-v'era quel messer Simone de' Cancellieri, nella cui fortezza a Pistoia i
-de' Rossi scamparon da morte, sottratti alle ire de' Ghibellini e de'
-Bianchi.--Ma voi, messer Nello,--affissandolo bene, riprese meravigliato
-il de' Rossi,--non m'inganno io, no! siete pur quegli che fino al di
-d'oggi tenevate il partito de' Bianchi! E venite ora a chiedere a me che
-unisca al vostro il mio braccio per distrugger quella citta che voi
-stesso abitate? Ricevetti, e vero, dalla parte avversa de' concittadini
-insulti e danni infiniti! Pur troppo! Mi hanno arse le case... me e la
-mia famiglia han cacciato in esilio! Ma, che per questo? Sara lecito
-adunque vendicar le ingiurie private con le pubbliche? Si esigerebbe dal
-Cancellieri che mi sdebitassi con lui d'una mia particolar gratitudine,
-prostituendogli cio che ho piu di sacro, l'affetto pel mio paese? Non
-giudico io, no, da questo incrudelir delle parti dell'indole d'una
-intera citta. Alla famiglia che meco trassi, e ai parenti che vi
-lasciava, ho consigliato pazienza finche le furibonde ire non cessino. E
-ora!... quando vedo che genti spietate, sospinte solo da private
-vendette, voglion distrugger la terra che i padri nostri fecero nobile e
-prosperosa; che chiude le ceneri degli avi miei; la terra ove nacqui,
-che ho amato ed amo purtanto! quando a metterla a fuoco e fiamme, oltre
-ad usare le destre lor parricide, hanno invocato contro di lei e di qui
-stesso vi guidano soldatesche straniere: oh! non sara mai che si dica
-che Baschiera de' Rossi porse il braccio a costoro e impugno le armi a
-distruggerla! Un fremito anzi m'assale al solo udirne la minacciata
-sciagura! E mentre carita di lei mi consiglia a reprimere i privati
-rancori, ira e indignazione cotanta mi han destato le vostre proposte e
-quelle de' pari vostri, ch'io non esito a rigettarle con orrore e
-disprezzo. Messer Nello de' Fortebracci mi avete inteso!
-
-E cio detto gli volgeva le spalle, ed entrava dignitoso nella stanza
-contigua, e con lui la moglie ed i figli; dolenti e come atterriti per
-simile incontro. Fremente all'opposto e svergognato il Fortebracci,
-senz'aver alito di dir parola se n'usciva insiem col parente: e di
-subito lasciata Firenze, a spron battuto riprendevan la via per Prato e
-Pistoia.
-
-
-
-
-CAPITOLO VIII.
-
-
-UN PRIMO SCONTRO.
-
-
- "I' vidi gia cavalier mover campo
- E cominciare stormo, e far loro mostra,
- E talvolta partir per loro scampo."
-
- ---- _Dante_, _Inferno_, Canto XXII.
-
-
-Una mattina, che era quella del 20 maggio, sulla prim'alba la citta di
-Pistoia s'era tutta riscossa, sentendo battere a tocchi la campana
-dell'arme. Che e che non e, i cittadini quanti erano atti a portar
-picche e balestre e a cinger la spada, s'eran raccolti sulla piazza del
-Duomo. Di li a poco, tra qui e per le vie piu larghe vi si potevan
-contare circa due migliaia di fanti, e fra questi un buon numero di
-frombolieri Larcianesi, e un trecento a cavallo. De' cavalieri poi era
-per accrescersi il numero con que' del contado. Gli araldi fino dal
-giorno innanzi erano stati inviati per tutto il territorio a far la
-chiamata de' gia iscritti per ogni piviere, per raccogliersi in citta
-sotto i lor capitani e connestabili in tante compagnie guidate da' lor
-centurioni, e che si denominavan dal luogo dov'erano tratte. I piu
-facoltosi della citta e del contado costituivan la milizia a cavallo,
-quale doveva il milite mantenere a proprie spese di tutto punto. I
-cavalieri conducevano diversi cavalli, e piu donzelli e valletti a
-piedi.
-
-Nonostante che un imminente pericolo fosse gia preveduto, un subitaneo
-terrore occupo i cuori di tutti. Le donne del popolo a quell'ora
-impensata sopraffatte e smarrite, balzavan dal letto, s'affacciavano
-alle finestre, e si chiedevano l'una l'altra--che sara mai!--Che Dio ce
-li scampi i nostri poveri uomini! Entro le case un andirivieni di lumi
-qua e la, su e giu per le stanze: un vederli trasparire anche su pei
-veroni; e gente spenzolata a mirar nella strada: e ogni tanto udir
-qualche grido e qualche lamento di quelle misere.
-
-Eccole poi a fretta e scarmigliate scender giu sulla via e appostare chi
-prima lor capitava. E mentre i parenti armati passavan loro dinanzi, era
-un interrogarsi e un breve rispondere; un parlar tra ignoti come fosser
-noti: quindi un raccogliersi a drappelli, e far fra di essi i piu tristi
-prognostici. Le madri, per un loro presentimento, piu di tutte si
-desolavano. Dovevan vedersi partir su d'un subito i propri figli; e
-molti senza dar loro neppure un abbraccio per non affliggerle di
-soverchio, e per non farsi venir meno il coraggio, risoluti com'erano
-que' generosi d'andare incontro alla morte pur di difendere la propria
-citta!
-
-E davvero che il momento terribile era arrivato! Il capitano generale
-pe' suoi esploratori, de' quali da vari giorni era un andare e venire,
-aveva potuto accertarsi che in quella mattina il nemico sarebbe venuto a
-oste sopra Pistoia. E infatti sul prim'albore un altro corriere era
-giunto che riferivagli, come il campo nemico s'era gia mosso da Firenze
-tenendo la via di Prato; da dove, fatto alto per poco, doveva poi a gran
-passi piombar su Pistoia. Ma il dell'Uberti non era uomo da lasciarsi
-sorprendere. Per questo subito avea fatto l'appello delle cittadine
-milizie. Aveva poi adunati la sera innanzi tutti i capitani e i
-connestabili, affidati gli uffici, e da qualche giorno raccolti i militi
-de' castelli vicini con piu cavalli che fosse possibile, e tutto
-disposto per far fronte al nemico. Ne sapeva gia il numero, e la via che
-avrebbe preso; e solo ora premevagli di stabilire con quante forze e
-dove meglio si poteva respingere. Poco o nulla valeva allora la
-conoscenza de' movimenti strategici d'un esercito, quando la forza
-individuale in quelle battaglie era tutto. Non gia le artiglierie (non
-ancora inventate), e neppur le fanterie eran per loro, come di presente,
-il nerbo e il poter di un esercito. Ma in campo aperto piu che altro la
-cavalleria; negli assedi le valide mura, i molti viveri e la costanza
-nella difesa.
-
-Stava il capitano nel suo palazzo in mezzo a' suoi ufficiali a spedir
-ordini per ogni dove, per poi salire anch'esso a cavallo alla testa
-delle sue schiere, allorche arrivatovi il capitan Fredi, gli domando con
-premura:
-
---Siamo noi sicuri d'una forte schiera di feritori, primi a far impeto
-sul nemico?
-
---Capitano, ne potete esser certo. Le nostre milizie son tutte in armi.
-
---I cavalieri?
-
---Assai valenti.
-
---Chiedeste loro quali volessero essere all'antiguardo?
-
-E quegli:
-
---Basto la dimanda perche tutte le compagnie si profferissero come un
-sol uomo per ambir quest'onore. Sicche ho creduto dover far ricorso alla
-sorte: ed essa, mi e caro di dirvi che e caduta sulla mia schiera.
-Capitan generale, sono ai vostri comandi.
-
-Allora da soli a soli trattaron del modo da preferire in un'ardua
-intrapresa com'era quella. Quindi a voce alta il degli Uberti gli disse:
-
---Importa che nell'uscir di citta si faccian tacere i tamburi e le
-trombe, e che si vada riservati e guardinghi, e secondo le nuove degli
-esploratori. La fazione e tra vie boschive, e dev'essere di sorpresa.
-Del resto la natura del terreno la conoscete, e il valor non vi manca.
-
-E stringendogli la mano,
-
---Andate--gli disse--affrettatevi. In breve vi saro presso. Capitan
-Vergiolesi, la buona fortuna vi assista!
-
-E in quell'istante i loro sguardi s'incontrarono insieme con compiacenza
-com'a dire che s'erano intesi.
-
-Era un atto di fiducia che i due prodi a vicenda si ricambiavano.
-
-Se le previsioni del degli Uberti fossero quanto mai avvedute, bastera
-di sapere che Roberto duca di Calabria, il figlio e l'erede presuntivo
-di Carlo II re di Napoli, eletto da' Fiorentini a capitan generale di
-questa guerra, da qualche giorno accampato presso le mura di Firenze, in
-quella prim'ora date le insegne, cavalcava co' suoi baroni alla testa di
-grosse schiere; tra fiorentine, benche non tutte, e quelle de' suoi
-trecento cavalieri aragonesi e catalani: poi con molto numero di
-fanteria Almogavara, cosi detta da certi dardi che usavano, in loro
-lingua appellati _mugaveri_. Queste truppe spagnole, un misto di mori e
-di cristiani, non diverse da quelle passate in Grecia col tedesco
-Ruggeri di Flor, erano state licenziate da Federigo di Sicilia, e si
-recavano al soldo d'ogni principe o Stato che avesse d'uopo di loro.
-Cominciavano fin d'allora a formarsi in Italia queste mercenarie
-milizie. Detestabili sempre, chiamate da principi o da repubbliche, e
-funeste alla patria come stromenti di dispotismo, e come quelle che
-impedirono il libero ordinamento di nazionali milizie. Ma piu
-abominevoli se (come fino a' di nostri dovemmo vederle) uscite di popolo
-libero e indipendente, non vergognarono di vendere il braccio loro per
-tenere astretti altri popoli in catena di servitu.
-
-Le milizie de' Fiorentini dovevan rafforzarsi di tutte le altre della
-lega guelfa; fra le quali di quelle di Siena, di Lucca, di Volterra, di
-Citta di Castello, di S. Gemignano e di Prato. Ma sul partir di Firenze
-non aveanvi per allora che le fiorentine e quelle del duca: tanta era la
-bramosia di quel Comune (morto il papa) di non lasciarsi sfuggir
-l'occasione di por l'assedio a Pistoia! Quelle della lega dovevan venire
-ad un tempo. Quelle di Lucca, invece, co' Fiorentini. Ma i Lucchesi, o
-non fossero ancor preparati, o tardi giungesse loro l'avviso; il duca
-senza piu attenderli aveva gia traversata la terra di Prato, laddove
-seppe che ancora non eran per moversi. Questa notizia che simultanea
-poterono averla anche i Pistoiesi, li rinfranco, non avendo quel giorno
-a temere aggressioni per parte loro nel lasciar la citta. A vigilare poi
-i passi de' nemici e referirne, da qualunque parte li vedessero
-avvicinare, il degli Uberti fece tener quattro scolte in vedetta ai
-merli dell'antica altissima torre della Cattedrale; gia fortilizio
-isolato da essa, e dipendente dal capitano del popolo: sol di quel tempo
-ridotto a modo di campanile con aguglia e con tre ordini di colonne.
-
-Era circa il mezzo del di che il duca si era gia avanzato a circa due
-miglia da Pistoia lungo la via del Montale; quando si vide sopraffatto
-da un buon numero di cavalieri pistoiesi con alla testa il capitano
-messer Fredi. Aggiungi molti fanti sbucati da' boschi che in allora
-fiancheggiavan la via, serrati in schiere, e misti a quelli guidati dal
-degli Uberti; tutti insieme fecero a un tempo tanto impeto sul nemico,
-che lo costrinsero a retrocedere. I cavalieri aragonesi che erano
-innanzi, mal pratici e incerti per lo stretto e scabroso sentiero,
-cedevano di subito a' feritori pistoiesi, che, svelti e arrischiati e
-forti nell'armi, come li chiama Dino Compagni, si battevano con
-molt'arte e valore. Indarno i Fiorentini, rinfuocati dalla vendetta e
-dal fiero proposito di conquista, incitavano li Spagnuoli
-dell'antiguardo a dar nuovo assalto e resistere. Ai dardi che lor
-saettavano d'ogni parte i detti fanti, in specie i bravi frombolieri
-Larcianesi, s'aggiungeva la gente del contado. La quale piombata loro
-sui fianchi, a torme a torme dietro il riparo dei boschi molestava
-cavalieri e pedoni; armata com'era di lunghe falci, e di rozzi archi ma
-di certa saetta che li colpiva al sicuro. Tanto che cotesti Spagnuoli
-atterriti e poco o nulla premendo loro l'onor delle pugne; lo che era da
-attendere da quella lor poltronaggine meridionale, e da soldataglie
-compre da un duce venduto, su i passi vergognosi della fuga col duca
-stesso tanto retrocedettero senz'arrestarsi, finche non furono entro
-alle mura di Prato. Qui allora i rimprocci piu acerbi de' capitani
-fiorentini al duca Roberto, e degli esuli soprattutto, che non avrebbero
-mai immaginato cotal resistenza de' Pistoiesi fuor delle mura.
-
-Dall'altro lato il ritorno a Pistoia di loro schiere pensiamo con qual
-trepidazione era atteso!
-
-Solamente i vecchi, preti e frati, fanciulli e donne, si puo dire che
-con poche guardie e gli anziani o priori del Comune eran rimasti dentro
-le mura. Chiuse affatto le officine degli artieri, e i fondachi dei
-mercatanti, la citta era muta e deserta. La su quella piazza maggiore
-sul far della sera chi puo ridir lo sgomento! Cotesta gente, come presa
-dalla paura, erasi tutta raccolta insieme cola.
-
-Al primo scontro le scolte dall'alto della torre, d'onde a due miglia
-poteva scorgersi, avevan gia dato l'avviso agli anziani giu in piazza,
-col suono convenuto d'un tamburo--Si sono azzuffati!--A tal nuova fu un
-prorompere del popolo in un lungo ululato. E come nel muro esterno di
-cattedrale, al nord, era un tabernacolo di legno con entrovi il ritratto
-di Nostra Donna col Divin Figlio, detta dal popolo la Vergine delle
-porrine, fino da quando nel 1150 da pestilenza fu liberato; avvenne
-allora a quel triste annunzio che tutti que' miseri andarono a gittarsi
-in ginocchio dinanzi alla detta immagine e a gridare a gran
-voce--misericordia!--Poi per un tratto fu silenzio!
-
-Si fecero in piedi, ma con ansia e sgomento! Ed era uno stare in
-orecchie, un volgersi in alto e sospirare, ed un levare al cielo le
-palme.
-
-In questo un altro suono di su della torre che annunziava in rotta i
-nemici!--Dio, Dio! soccorreteci!--fu un grido concorde. E, trepidanti,
-si prostrarono di nuovo e pregarono. Ma ecco dopo non molto udirsi
-dall'alto il suono del tamburo, annunziator di vittoria! Poi dal basso
-della citta gente a corsa su per la ripa un salire a loro e
-ripeter--vittoria!--e il contado dietro, che dalle porte irrompeva, e
-precedeva fra i lieti evviva le schiere! Oh! allora que' cittadini!...
-Fu un levarsi tutti come un sol uomo, fra gli accenti di giubilo; un
-accorrere incontro a braccia aperte, un far eco agli evviva, e cacciarsi
-ciascun fra le file, e per la via uno stringersi al seno quei prodi e
-colmarli di benedizioni! Ed ecco in un subito su quella piazza che
-diverso e commovente spettacolo! Gli oricalchi ed i tamburi ed altri
-strumenti con lieta musica animavano la marcia.--Sono tornati e
-vittoriosi!--queste le magiche parole ripetute via via fra la folla.
-Tutte le campane suonavano a Dio lodiamo! Cittadini e guerrieri
-riunitisi insieme piangevano di gioia! Ciascuno dei militi voleva pur
-ragguagliare i parenti: ma tanto grande era il loro entusiasmo, che
-finivano per lo piu con questi e simili vanti:
-
---Intanto per questa volta e toccato a loro a fuggire!--O che credevano
-que' bracaloni de' Catalani! Nol sapevano che si tira ben dritto noi?--E
-i Fiorentini, pensavano forse di darci sgomento?--Tornino, tornino,
-affe, che un primo saggio gliel'abbiam dato!
-
-Con queste e altre parole si millantavano, e s'incuoravan fra loro: ma
-pur troppo era un pascersi di vane speranze; e non si saprebbe dire se
-meglio fosse stato l'avere avuto di subito una sconfitta!
-
-Non era pero da compiangersi verun morto, e solo parlavasi di alcuni
-feriti; mentre dei nemici non pochi erano rimasti sul campo, e molti
-feriti si trasportarono a Prato. Prodigioso poteva dirsi l'evento. Il
-popolo, tra per il giubilo di sentire che, in uno scontro cosi accanito,
-dei suoi non aveva perduto pur uno (e in quel modo di guerreggiarsi
-assai volte non era a stupire), tra perche era in fondo molto religioso,
-non dubito di gridare al miracolo. Sicche per la mattina seguente, alla
-cappella di Sant'Jacopo in Cattedrale furono decretati solenni atti di
-ringraziamento, e supplicazioni per gli eventi futuri.
-
-Il tesoro della sagrestia de' belli arredi, ricordata da Dante, faceva
-in cotesto giorno bella pompa di se sull'altare dell'antico patrono
-della citta. Al sant'apostolo era sacra questa cappella, eretta sotto la
-navata a destra di chi entra, nello spazio dei primi due archi, chiusa
-di muro dietro l'altare, e sopra di volta; circondata poi da un
-cancellato di ferro; e cio per le cure del vescovo Atto, che nel 1145 ve
-ne fece venir le reliquie. L'avevano arricchita delle opere loro nel
-1265 maestro Bono, architetto, e messer Coppo, pittor fiorentino. Di
-sacri vasi poi e di reliquiari d'argento dorato e a filograno, con
-pietre, con ceselli, con nielli, e stupende figure in rilievo nel
-paliotto e nel trittico (tesoro che pur di presente e in molta parte e
-rimasto, ed e dato a vedersi) la fecero mirabile, da quel tempo per
-oltre dugento anni, gli artisti italiani piu rinomati. E cio con le
-offerte de' Pistoiesi, e dei forestieri che vi accorrevano pellegrinando
-per aver perdonanza, come un tempo i cristiani di ogni parte al sepolcro
-dello stesso S. Jacopo in Compostella. Di qui nel territorio pistoiese
-quei tanti spedali, spedaletti ed ospizi pe' pellegrini, che allora, in
-difetto di altri alberghi e locande, era pur questa opera religiosa e
-civile.
-
-Dinanzi adunque a questo altare, al quale ardevano lampadari moltissimi,
-si vedeva prostrato a Cristo Salvatore un popolo intero cui soprastava
-una tremenda ingiustizia. Dopo la pubblica preghiera il venerando
-vescovo Sinibuldi levatosi di ginocchio e ascesi i gradini di
-quell'altare, circondato dal clero, dai magistrati e dai capitani di
-guerra, si volgeva al suo popolo stivato nelle tre vaste navate, e con
-affabile dignita in questi termini gli favellava.
-
---Grande, ineffabil conforto, o miei figli, e all'animo mio angustiato
-gia troppo per le gravi sciagure che minacciano la nostra citta, il
-vedervi raccolti nel sacro tempio a supplicare l'Altissimo! Volenterosi
-accorreste alla difesa della patria, e per essa non dubitaste di andare
-incontro alla morte! Eppure Iddio nella sua grande misericordia vi volle
-scampati! Oh! umiliamoci adunque, o figliuoli, e dal profondo del cuore
-rendiamogli grazie perche in questo giorno opero per noi mirabili cose!
-Ma non e a credere che nemico si agguerrito, e bramoso pur troppo di
-conquistar quella terra, non torni presto alle insidie e agli assalti.
-Ascoltate adunque la voce dei vostri capitani, e siate pronti a
-difendervi. Si! Una giusta difesa contro un ingiusto aggressore Dio la
-permette e la vuole: ed io, io stesso, ministro di Dio di pace, vi ci
-debbo esortare! Ma vi sovvenga che se non e il Signore che invochiate a
-custode della citta, i suoi difensori vi s'adoprano indarno! Or mentre
-il nemico e qual leone che rugge, e s'aggira qui intorno per divorare,
-in nome di Dio vi scongiuro, o carissimi, a deporre oggi dinanzi agli
-altari ogni privato odio e rancore, perche siate tutti un cuore ed un
-braccio per la comune difesa. Le ire di parte dominaron qui troppo; e
-tanti cuori che furon senza pieta, fecero altri spietati, e provocarono
-i divini gastighi, che ricadranno forse sugli stessi innocenti!
-
-Ah! pur troppo sta scritto che "ogni regno diviso sara desolato!" Ma tu,
-Dio delle misericordie, disperdi da noi per pieta il terribile augurio!
-Sia pace e concordia fra questo popolo; e infondi sensi piu miti a chi
-vuole aggredirlo: sicche rinunziando alle offese, si ristringano invece
-nel nome tuo le antiche alleanze fra' tuoi adoratori, fra i vicini e
-parlanti la stessa lingua, fra i figli medesimi di questa italica terra.
-Se poi questo popolo da dura necessita fosse astretto per sua difesa a
-impugnar di nuovo le armi, deh! fa, o mio Dio, che nel combattere usi
-leale coraggio; non sia crudele ne licenzioso; non prevarichi nella
-vittoria, non disperi nella sconfitta! Signore delle nazioni, Dio degli
-eserciti, raccomandiamo a te la causa nostra, le nostre anime, la
-salvezza e la liberta di questo popolo; che io ora nel nome tuo, per
-intercessione e pe' meriti dei santi suoi protettori, lo benedico!--
-
-A queste parole s'udi prorompere da ogni parte in singulti ed in pianti,
-e gravi sospiri uscirono anco da' petti cinti di maglia e di ferro.
-
-Ma quello che piu colpi di meraviglia gli astanti, si fu di veder farsi
-largo fra la folla, e comparire innanzi all'altare uomini di famiglie
-conosciute per furibonde e potenti, di fazioni fra loro avverse, e che
-fin qui aspramente s'inimicarono; e in presenza del vescovo, che insieme
-ai rettori della citta da qualche tempo ma sempre indarno li aveva
-pregati a riamicarsi, giurare adesso di obliare gli antichi odi e li
-sdegni; di offerire il proprio braccio in pro della patria; e
-abbracciarsi e baciarsi in bocca per segno solenne di perdono e di pace.
-La benedizione del buon prelato, grande amatore della patria e difensore
-dei diritti dei cittadini, fu detto allora dal popolo che proprio come
-un prodigio era discesa sopra di loro!
-
-Or mentre in Pistoia avvenivano questi fatti, e i cittadini, fra la
-fiducia e il timore, ma con fermezza e con ordine, compievano opere di
-difesa dentro e sopra le mura; il duca Roberto riconosciute per grandi,
-e piu invero di quel che si fossero, le forze dei Pistoiesi, dispose a
-Prato di rinforzare l'esercito di gente a piede e a cavallo, e di non
-muoversi altrimenti che con tutti insieme quei della Lega. E come per
-messi ebbe avviso che ciascuno era pronto e s'era posto in cammino,
-fatto consiglio di guerra ordino (come narrano gli storici) che Pistoia
-in questo modo si circondasse.
-
-Dato il guasto torno torno alle vicine campagne, a distanza dalle mura
-presso a poco quanto il balestro portava, pianto i campi, e vi forni i
-battifolli, cioe li steccati con torri, l'uno presso il ponte a Bonelle,
-sulla strada che veniva dai monti di sotto, dove fino ai colli di Casal
-Guidi s'accamparono i Guelfi Neri usciti di Pistoia, si a pie' che a
-cavallo. Il campo maggiore si pianto dall'altro lato della citta, in
-direzione della porta di Ripalta, sulla strada della Sambuca; ed ivi si
-posero il duca coi suoi Mugaveri, e i Fiorentini, e i Lucchesi guidati
-da Moroello di Manfredi I, marchese Malaspina; il famoso _Vapor di Val
-di Magra_, gia capitano di detti Lucchesi, nel 1302 sopra campo Pisceno
-all'assedio di Serravalle. Un altro battifolle fece fare al Nespolo
-sulla strada che vien da Firenze, e un altro a S. Gostino: tutti a un
-miglio circa dalla citta. E fece afforzar la chiesa di Candeglia verso
-settentrione, che forni di fanti, di quei della Lega, per guardare anco
-di qui una via per Sambuca. E ordino che fossero ben muniti, il Cassero
-di Berlino Perfetti guardato da mr. Mondasco da Pisa; e il monastero
-delle Benedettine, a mezzo miglio a ponente nel comune di Sala, dove era
-a guardia ms. Vanni Scornigiani, pisano.
-
-In tanto pericolo per un assedio si imponente, per quanto ancora assai
-largo, i Pistoiesi non si persero d'animo. Parve anzi raccogliessero
-tutte le forze per respingere le avverse con audaci sortite. Ma il
-dell'Uberti ordino doversi stare per adesso sulle pure difese. Cio
-nuoceva assai a quegli animi ardenti, che il poter loro misuravano sol
-dal coraggio. Crebbe poi a dismisura la irritazione dei cittadini quando
-il duca, per quattro araldi, dinanzi alle quattro porte della citta,
-fece bandire che chiunque volesse uscirsene aveva tempo tre di, salve le
-persone e l'avere: e chi dal terzo di innanzi si fosse ostinato di
-rimanere, l'avrebbe per ribello alla Chiesa e al re di Sicilia, e che
-pero era lecito a ciascuno di ucciderlo.
-
-Udito che ebbe il poverame della citta un bando si perentorio e si
-crudo, immagini il lettore se, dentro i tre giorni, vecchie, donne e
-fanciulli e qualche benestante dei piu intimoriti s'affrettarono
-d'uscire! A questi ultimi non fu difficile di trovare un asilo. Ma per
-que' poveretti?... Si fa presto a dire: albergatemi e datemi il vitto!
-Per un giorno... per due!... Ma per un tempo chi sa quanto lungo? Eppure
-la carita, che al bisogno mai non vien meno, aperse anche a loro le
-braccia!
-
-Rimanevano nella citta il capitano degli Uberti con Angelo di messer
-Guglielmo, rettori; i capitani cittadini e altri delle vicine castella,
-che erano giunti in aita ciascuno con proprie schiere, in tutto forse un
-quattrocento cavalli, e quattro migliaia d'uomini assoldati fra i
-Bianchi e i Ghibellini di tutta Toscana, e quanti furono fra i cittadini
-che in quelle strettezze la fame e la morte non li spavento. L'assedio
-era venuto improvviso, ne i campi poterono avere tempo bastante per fare
-grosse provvisioni di vettovaglie, e di quante potessero bastare per
-lunghi mesi a tener ben nutriti quei lor difensori. Intorno a che i
-maggiorenti ed i piu savi, fatto consiglio, deliberarono che de' viveri
-se ne incettasse alla campagna quanti piu si potesse; ma che frattanto
-dell'attuale scarsezza ne fosse tenuto il segreto piu stretto: e cio
-perche i gagliardi non ne scoraggissero, e i deboli non provocassero
-pericolosi rumori.
-
-Non per questo che dei mettiscandali fra quella mirabile concordia di
-cittadini non ne sorgessero: e questi, o turbolenti di lor natura o
-messi su e aizzati da mala gente, pagata a posta da qualche cittadino
-per personali vendette, o da nemici di fuori, tanto per suscitar
-divisioni e indebolir la difesa.
-
-Importava ora di aver molte braccia e scavare piu larghe fosse dinanzi
-alle mura esterne: a congegnare poi su di queste arnesi da guerra, come
-trabocchi, mangani, biffe, tripanti, composte di travi con contrappesi;
-portarvi sassi per lanciarli, e fare altre grosse fatiche. I lavoranti
-bisogno prenderli alla rinfusa. I commissari non stettero a guardare
-tanto per la minuta su chi si presentasse al lavoro. Molti operai vi
-capitavano di campagna. Gli abiti sdruci e il rozzo aspetto li faceva
-pero comparire tutti eguali. Ed era gran che se venivano; ne quello era
-tempo da farne scelta; tanto era urgente l'affrettare i lavori!
-
-Fervevano essi di e notte per ogni dove, quando i nemici a breve
-distanza avevano circondato quasi le mura. I capitani, perche quelle
-opere si compissero senza molestie, facevano fare spesso delle sortite
-fuori d'ogni porta a schiere ben armate a cavallo e a piede: sicche i
-nemici sulle prime non si avanzarono. Vollero prima misurare le forze
-loro contrapposte, e prender pratica del terreno: lo che si agevolarono
-col far atterrare i molti alberi di quei dintorni. Poi si limitarono a
-qualche ricognizione e a piccole avvisaglie.
-
-In tanto una gran frotta di lavoranti, al mezzodi ogni mattina, sospesi
-i lavori, si raccoglieva in citta a certi luoghi de' quattro quartieri,
-per ricevere dagli uffiziali delle vettovaglie il soldo ed i viveri.
-Coteste riunioni davano spesso occasione di tumulti e di risse. Per
-sorte, che i capitani, con certe intimazioni piu severe in tempo di
-guerra, avevan subito il modo di rimetterli in freno!
-
-Fra i piu bociatori e rissosi poteva notarsi un uomo bassotto ma ben
-tarchiato, dal viso asciutto e bronzino, di rosso pelame, con certi
-occhi di volpe, svelto e risoluto in ogni atto, un cotale chiamato
-Musone della Moscacchia. Venuto a opra di montagna dalle parti del
-Castel di Sambuca con una trentina di lavoranti, come s'era fatto loro
-capoccia, anche sul lavoro come tale lo confermarono, perche si avvidero
-che su di essi nissun piu di lui ce la poteva.
-
-Un tal giorno Musone dopo aver condotto la sua compagnia a ricevere il
-soldo ed i viveri, diceva a un cagnotto de' suoi piu fidati con cui se
-n'andava a bevere alla prossima taverna; la la chiacchierando e gia per
-entrarvi:
-
---Fuccio, di che si lamentano i nostri?
-
-E l'altro:
-
---Della poca porzione di vitto.
-
---Se tutto il mal fosse qui!--soggiunse Musone.--Che infine non mangiano
-questi poltroni? Non ho io strepitato finora con gli stessi
-provvisionieri per ottenerglielo piu abbondante? Eh! quanto a questo...
-O qui o la, per tutto da mangiar se ne trova. Ma, per Satanasso! Ti par
-che sia questa per noi due una bella storia di gia? Lo senti? Circondati
-dai nemici per ogni parte! Sicche in gabbia ci siamo!
-
-E voltosi attorno per vedere che nissuno l'udisse, vibrando le parole e
-fremendo:
-
-E il dir che ci siamo rimasti noi!.... noi gente libera, che in quattro
-salti, auf!.... su per ogni via che abbia un po' di bosco d'intorno....
-capisci?.... ci possiamo prendere il gusto.... d'avere un po' piu di
-quello che ci danno questi can grossi, e senza fatica! Con qualche
-rischio, si sa; ma infine all'aperto, destri e liberi sulle vette de'
-monti come gli astori!
-
-Cui Fuccio, postosi gia a sedere con lui sopra un pancale della taverna:
-
---Altro se e vero! Lassu forti come leoni a far tremare di noi; qui
-deboli, e a tremar come pecore! Egli e che ora non si puo neppur portar
-armi, come si faceva lassu; e, meno che fra noi, bisogna starsene zitti
-e chiotti, per tutti i diavoli!
-
-E l'altro, alzando un poco la voce e con un gesto animato:
-
---Bisogna, bisogna, tu dici:
-
-Poi, abbassandola, e all'orecchio:
-
---Ma se qui non si fa bottino!....
-
-E Fuccio, interrompendolo sotto voce:
-
---Te lo diceva? sta queto: vedo entrar delle guardie.
-
-E Musone allora a voce alta, fingendo di tener parola col taverniere,
-voltosi a quello un po' risentito, gli disse:
-
---Cosi non va bene, ti dico! Che ci fai piu aspettare? Un grosso boccale
-di Vinacciano, ma.... del numero uno, hai capito?
-
-E mentre due guardie inoltrandosi li squadravano, e andarono a posarsi
-in fondo della vasta taverna: un altro sconosciuto, a Musone poco
-discosto, e che stando in orecchi, aveva raccapezzato di que' discorsi,
-a mezza voce disse loro:
-
---Anch'io son con voi, cari amici, se intendete parlare della citta. No,
-per tutti i diavoli, che cosi non va bene! E per ora non siamo a niente!
-fra poco ce ne avvedremo! Ma stolto ben chi ci resta!
-
-Con queste parole cercava di amicarsi costoro per servire a' suoi fini
-quel briccone di Nuto, l'infinto astrologo e alchimista, che oggi era in
-vesta di popolano.
-
-Intanto altri operai, con in capo berretti di lana e senza mantelli, si
-sfilavano per quella lunga taverna, e prendevan posto su i pancali
-vicino ad essi, depositando su quelle tavole la parte del vitto che lor
-passava il Comune, per beverci su. Nuto anch'egli aveva fatto venir del
-vino per bever con loro. E com'ebbe trovato in que' primi ben disposto
-il terreno, accostatosi, comincio in questo modo a seminare zizzania.
-
---Sicuro! si fa presto a dir "si resiste!" Ma di fare alle capate col
-muro non l'ho mai intesa io! E poi per chi? Noi poveri popolani sempre
-per favorire ai capricci e all'arroganza de' nobili! Forse Dio che ci
-contan qualche cosa, questi magnati! O noi, tutti per loro per la vita e
-per la morte, o essi contro di noi! Star sull'arme, e uccidere a conto
-loro, e dove fan cenno: che il popol ci crepi, che importa?
-
-E Musone aggiungeva:
-
---E la cagione po' poi? Per sodisfare a' rancori d'un Bianco o d'un
-Nero!
-
---Senza pensare--continuava un artigiano di buona fede--se noi povera
-gente, dimane avrem tanto da mangiare con le nostre fatiche d'industrie
-e d'arti; quando per queste maladette guerre e' non c'e piu un lavoro
-per le maestranze e ci han troncato affatto le braccia! Intanto i
-Fiorentini non ci mandan piu un fil di seta da tessere!
-
-E un altro soggiungeva.
-
---O di lana? Dalle campagne non se ne puo piu introdurre; sicche alle
-povere nostre donne non restera che far delle fasce pe' feriti e gli
-occhi da piangere!
-
---Siamo stati forse noi che abitiamo in povere catapecchie--soggiunse un
-del contado--che ci siamo ingelositi de' lor palagi; e per crescer
-grandigie e far prepotenze abbiam messo a rumore e a sangue la citta? A
-noi premevano le nostre semente, e ora quel po' di grano. E io che sto
-qui vicino alle mura, la per que' campi me lo vedo strepilare, bello
-alto che era, sicche sul terreno alla fatta fine non ci restera un fil
-d'erba! Poi, vedersi buttar giu alberi che eran ritti da anni domini;
-tronche le viti; scioncati per ispregio tutti i frutti che avevano
-allegato si bene!... Oh che danni, genti mie! che carestia mi prevedo!
-
---Pur troppo!--un artigiano--tutto il male e d'in alto! Panciatichi e
-Cancellieri, si sa! E cotesti potenti a provocar poi il piu forte, vo'
-dire i Fiorentini, che volere o non volere, protetti dal papa, e' sono a
-capo di una gran lega di gente! E per questo? O che passi hanno fatto,
-vorre' sapere, per metter pace col nostro Comune? M'e parso invece che
-gli abbian voluti sfidare: e a che guerra!... misericordia! guerra che
-noi miserabili, rinchiusi fra queste mura, finiremo con esser sepolti
-fra le rovine, se non prima cascati morti di fame!
-
-E Nuto:--Dice bene! verissimo!
-
---Adagio un po'--un altro operaio.--Intanto nel primo assalto ci riusci
-a respingerli, que' prepotenti.
-
-E Nuto:--Ma non sai che allora non erano appena una quarta parte, e che
-ora ci brulicano intorno, e sono infiniti quanto le cavallette? Ma
-ditemi un po': perche adesso che l'onor dell'armi si puo dir sodisfatto,
-non si cede di buon accordo!
-
---Eh!--alcuni scotendo il capo--la non sarebbe cattiva proposta!
-
-Ma a questo punto si levo su un ubriacone sbracciando, e vuotando
-intanto un boccale.--No, no, pel nostro baron S. Iacopo! Io son per
-resistere, e per dare a piu non posso. E tu Lapo, e tu Cione?--Ed essi
-pure avvinazzati e con un calore fittizio percotendo il pugno sopra la
-tavola:--Anch'io, anch'io, per resistere! Botte da ciechi, senza
-misericordia! Da vili non bisogna passare noi! no, no, pel nostro
-barone!--E intanto incalzando nell'argomento, gestendo e sbociando, si
-alzavano per ritornar sul lavoro.
-
-Non appena la taverna fu sgombra di quella gente, che Nuto s'accosto a
-Musone, cui aveva fatto cenno di voler parlare, e a mezza voce gli
-disse:
-
---Siete dunque del parer mio?
-
-E l'altro, fittigli prima addosso un par d'occhi com'a dir "con chi
-parlo?" dopo un attimo gli replico risoluto:
-
---Sicuramente!
-
-Nuto allora:
-
---Ho bisogno di vederti.
-
-E Musone che lo voleva quanto l'altro, non esito, e soggiunse:
-
---Quando?
-
---Stasera a un'ora di notte.
-
---Il luogo?
-
---Ed egli con gran mistero e all'orecchio:--In casa dei Fortebracci.
-
-E l'altro con sorpresa:--Ma da chi tien quel messere, da' Bianchi o da'
-Neri?
-
---Vieni, e lo saprai. Ma dalla porta di dietro: ci saro io ad aprirti.
-
-Que' due brutti ceffi avevan finito di squadrarsi fra loro, e con una
-mossa di capo l'un verso l'altro, si separavan dicendo:
-
---Ci siamo intesi!
-
-
-
-
-CAPITOLO IX.
-
-
-IL CASTEL DI DAMIATA.
-
-
- "Molto erano li Pistolesi e dagli amici e da' nemici
- perseguitati, tanto che non poteano sofferire."
-
- ---- _Istorie pistolesi._
-
-
-E comune dettato che quando vuol far tempesta, gli uccelli di malaugurio
-non mancano. Sinistro infatti era il ritorno di quel Nuto in Pistoia sul
-cominciar dell'assedio. Non senza un perche da astrologo che v'appariva,
-si era infinto di nuovo della persona, senza barba, col saio e il
-cappuccio del popolano. Abboccatosi notte tempo col Fortebracci, lo
-aveva trovato disposto non solo a cio che l'altra volta gli proponeva,
-ma di parte Nera decisa, e bramoso non d'altro che di vendette. Per
-quanto costui si fosse mostrato piuttosto tepido e anche indifferente
-all'opinion generale, contrariando, prima per poco affetto di patria,
-poi per quello spirito d'opposizione propria di quei tempi e di que'
-cittadini, e che suol mostrarsi piu ostinata quanto piu ingiusta;
-nessuno pero fin allora avrebbe supposto in esso tanta perfidia: sicche
-impunemente se n'era tornato in citta; e facendo anzi le finte di esser
-sempre co' Bianchi, piu facilmente tramava a corrompere. Per togliere
-ogni sospetto, nel primo assalto si chiuse in casa e si die' per malato.
-Decorso qualche giorno, fattosi veder per le vie, si doleva con tutti
-che per questa cagione fosse stato impedito di prender parte alla comune
-difesa. Tant'e vero che anche i piu tristi qualche scusa la pongono
-sempre innanzi, non foss'altro pel timore che la propria reita si
-discopra.
-
-Questa giustificazione la evitava soltanto con messer Fredi; il quale,
-ancorche il Fortebracci gli passasse davanti, non lo guardava neppur per
-ombra. Talvolta chi sente la propria dignita par che tema lo sguardo del
-suo nemico, ma per vero e tutt'altro. Gli e perche si vergogna per lui,
-e vorrebbe pur risparmiargli nuovi atti d'una vile impudenza. Tale era
-il nobile animo di messer Fredi. Oltreche il Fortebracci non solo ora
-voleva parere indifferente, ma faceva ogni sforzo per sembrare operoso
-in pro della patria. A tale oggetto si era fatto eleggere capo delle
-scolte notturne che perlustravan le vie, per potere, l'iniquo, col favor
-della notte compir piu sicuro i suoi disegni nefandi. Ma v'era bisogno
-di complici, ne gli bastava il solo Nuto, col quale gia aveva ordita una
-certa trama. Vi voleva anche un altro che al par di costui fosse destro,
-audace e bravaccio: e Nuto andatone in cerca fra'l popolo, gliel'aveva
-procacciato in quel Musone della Moscacchia.
-
-Le volpi intanto cotesta sera nella casa del Fortebracci eran venute a
-consiglio. Un toccamano di buoni fiorini d'oro aveva fatto promettere a
-Musone qualunque impresa la piu arrischiata. Uso ai contrabbandi sul
-confine del Bolognese presso Sambuca, dove rimane il villaggio della
-Moscacchia e d'ond'era uscito, egli era uomo da questo e altro. Venendo
-adesso a Pistoia, aveva avuto per pretesto il lavoro, ma il fine era
-quello di pescare nel torbido fra un'agglomerazione di gente come doveva
-esserci, e cosi tentar la fortuna con grossi guadagni e non men
-vergognosi. Pero all'invito di Nuto gli cadde proprio la palla al balzo.
-Ne egli a lui era per far miglior giuoco. Perche Nuto attesolo prima da
-solo, come gli ebbe svelato l'impresa da compiersi in quella sera; dal
-suo consenso e da certi ripieghi ch'ei gli propose, s'accorse subito che
-razza di birbo era quello, e che un piu destro scherano non gli potea
-capitare. Allora ei lo condusse nelle stanze del Fortebracci; glie lo
-presento e gli disse:--Messere, questi e l'uomo in cui possiamo fidare!
-Egli promette di esser testimone e di tenere il segreto quanto al
-capitano; e in tutto e per tutto di secondarci!
-
-E il Fortebracci a Musone con piglio imperioso:--Bada bene!--gli
-disse,--parlando giocheresti di tutti!
-
-Cui l'altro:--Oh! fidatevi pure, che di queste partite non ne ho mai
-perse.
-
---Dunque andiamo.
-
-E toltosi Nuto una lanterna cieca, e tutti e tre uno stile; il
-Fortebracci dalla porta maggiore, gli altri due dalla stessa segreta per
-la quale v'entrarono, eran gia sulla via.
-
-La notte era buia. Non ancora una lampada ai tabernacoli, non una stella
-nel cielo. Certi nuvoloni neri s'addensavano anzi per l'aria e pareva
-che proprio si caricassero sulla citta. Non v'asolava un alito di vento.
-Benche sui primi di giugno, faceva un'afa insolita ed affannosa. Tratto
-tratto quell'aria nera si vedeva rosseggiare per subiti lampi, e tutto
-dava presagio d'un gran temporale.
-
-In breve Nuto e Musone eran giunti presso il castel di Damiata.
-
-Dov'era egli questo castello? A chi apparteneva? Perche vi venivano?
-
-In quella parte della citta fra mezzodi e levante, presso al primo
-cerchio di mura e segnatamente in tutto quel ceppo di case che si vedono
-ancora e finiscono al canto detto gia di S. Luca, volgente per alla
-chiesa di S. Pietro (e dove presso era una postierla di questo nome)
-sorse gia un tempo il castel di Damiata. Vuolsi che come baluardo della
-citta lo fabbricasse il Comune, e che cosi lo appellasse a perpetuare la
-memoria del valore de' Pistoiesi quando insieme ai Fiorentini, cavalieri
-pietosi e magnanimi, si recarono al soccorso di Terra Santa. Massime poi
-pel conquisto che l'anno 1188, e secondo altri 1192, fecero in Egitto
-della citta di Damiata; sicche reduci in patria, appesero uno stendardo
-vermiglio tolto cola, nel tempio di S. Giovanni a Firenze. Egli e certo
-che nel 1221 quando gia era sorto il secondo cerchio, l'acquisto Amadore
-de' Cancellieri, insieme alle sue tre torri fra la chiesa di S. Luca e
-la Badia di S. Stefano, l'antico ospizio de' Vallombrosani di Taona; e
-che quattr'anni innanzi di questo tempo era sempre un valido fortilizio
-dentro citta, e spettava alla casata de' Cancellieri, e pero al signore
-del Castel del Pantano. Ne e da confondere col palazzo magnifico che
-sorse gia e si estendeva su tutto quel bastione rimpetto e fino alla
-piazzetta di S. Leone, esso pure dei Cancellieri. Ma la sorte del
-fortilizio di Damiata, che era dei Neri, tocco' poi molto dopo a questo
-dei Bianchi, egualmente incendiato e demolito: lo che fu nel 1592, per
-opra della fazione Panciatica che parteggiava pe' Medici. Quel di
-Damiata fu diroccato per ferro e per fuoco nel 1302 quando per la
-violenta riforma la parte Nera ne fu cacciata; tanto che ricorre quel di
-Dante:
-
- "Pistoia in pria di Neri si dimagra"
-
-e delle sue torri e del gran fabbricato non resto allora che un ammasso
-di macerie. Messer Simone, confinato omai al Pantano, vi lascio solo una
-guardia per le poche stanze che nell'interno v'eran rimaste. Si scendeva
-da quelle in ampi sotterranei dove la luce diurna non era mai penetrata.
-
-In una piccola citta come questa, e ora poi fra l'andirivieni di tanta
-gente, non poteavi essere un luogo piu adatto e sicuro per una congiura.
-A tal'uopo infatti cotesta sera era stato prescelto. Quell'ampio spazio
-dove molte pietre stavano ammonticchiate, dopo la rovina del castello
-era stato circondato da un muro a secco che finiva con un cancello fra
-due torri semidirute dal lato di mezzodi.
-
-A questo cancello eran gia arrivati Nuto e Musone. La guardia che li
-attendeva, prevenuta dal suo signore (da cui bisogna dire che si
-partivan le fila di questa trama), com'appena dagli avuti segnali li
-riconobbe, aperse loro, richiuse, e precedendoli silenzioso,
-l'introdusse nel sotterraneo. Laggiu appena discesi, la guardia batte la
-pietra focaia, e v'accese un'ampia lanterna che pendeva dalla volta.
-Dalla quale riverberando la luce sopra una tavola che era in mezzo, vi
-scorsero da un lato alcune anfore di terra cotta e boccali, dall'altro
-un fascio di spade e di stili.
-
---Ma non dovrebbero esser qui altri due?--dimando loro la guardia, che
-secondo gli ordini aveva tutto disposto, e sapeva quanti eran coloro che
-dovevan venire.
-
-E Nuto a lui:
-
---Oh! si, verranno, e fra poco.
-
---Messeri, qui son pancali; potete sedere; io vado ad attenderli.
-
-Non passaron che brevi istanti quando si vider comparire nel
-sotterraneo, imbacuccati ne' loro cappucci e mantelli, il Fortebracci, e
-il capitano messer Tingo Di-Fede. Importava loro, ciascuno per proprio
-conto, di non esser riconosciuti per via. Solo allora scopertisi,
-apparvero cinti di maglia e armati di tutto punto.
-
-Il Di-Fede era uomo di mezza eta; grasso, bassotto; fisonomia non punto
-di battagliero; che invece molto dato ai piaceri, e pero amico del
-Fortebracci, e anzi stretto parente; e dal lato di donna, anche de'
-Vergiolesi. Nominato di poco a capitano di guardia delle porte della
-citta, la mattina veniente doveva entrar per un mese di servizio al
-torrione di sulla porta di Ripalta. Egli ancor no, ma il Fortebracci
-l'aveva gia potuto penetrare. Non ignorava poi anche come costui, benche
-fosse tenuto per animoso e per un gran spadaccino, tutto si restringesse
-a parole, e in fondo avesse animo di coniglio. Per certi loro ritrovi lo
-sapeva pur dedito al giuoco, alle crapule e al vino: tantoche non
-dubitava, con quest'ultimo argomento in ispecie, di condurlo
-dirittamente a' suoi fini. E infatti quasi impossibile che d'un
-crapulone se ne possa far conto per utile pubblico: tanto piu che, con
-le sue eccezioni, ma secondo un proverbio greco: "Grasso ventre non fa
-sottile intelletto."
-
-Ma l'arte satanica del Fortebracci fu in questo; d'invitarlo cosi
-d'improvviso a quel conciliabolo: ne gia mica per tradir la patria, come
-dicevagli; tutt'altro! (mentre era cio che di fatto si macchinava!)
-sibbene per convenire in un'azione finale da porre alle strette i
-cittadini, e impedire ai nemici la totale e inevitabil rovina della
-citta. Lo che dopo avergli dimostrato per tanti argomenti; all'obbiettar
-che facevagli il capitano (in cui un fondo d'onesta era sempre, e pero
-non troppo disposto ne persuaso del modo) cio che alla perfine lo fece
-risolvere fu una lettera del Cancellieri al Fortebracci, che questi gli
-pose sott'occhio. Dove accertava che tutte le milizie insieme raccolte
-avrebbero fatto impeto a giorni contro appunto di quella porta che
-messer Tingo doveva guardare: la citta pel numero prevalente sarebbe
-presa di sicuro: e se taluno si fosse ostinato a resistere, sarebbe
-passato a fil di spada. A risparmiar pero tanto danno, quando per la
-disparita delle forze la resa era omai inevitabile, si consigliasse
-l'agevole ingresso al nemico, salve le persone e gli averi. Una tal
-proposta che si facesse ai rettori, ostinati com'erano, l'avrebber
-respinta. Uomini pero non dovevan mancare che posto mente al sacrifizio
-di tante vite e al supremo ben della patria, si risolvessero a un'azione
-si saggia e si vantaggiosa. Gli esuli tutti allora rientrati, e al
-governo, promettevano a chi ne fosse stato l'autore, coi debiti onori
-una splendida ricompensa.
-
-Il capitano guardo e riguardo piu volte la lettera: e la firma, non v'ha
-dubbio, la conosceva, era quella del Cancellieri:--Sicuramente!--diceva
-fra se--egli e un cert'uomo che le cose le dovrebbe sapere! O non e lui
-il caporale de' Neri? E ci dice nientemeno che a fil di spada? Pur
-troppo! Ed e uomo da mantenerla questa minaccia! Ma gli e vero che non
-mancano le promesse, e di che sorta!--Or perche il piu spesso suole
-avvenire che gli uomini sieno fatti fare piu dalla lusinga di
-ricompense, che dal timor d'una pena; quelle promesse il Di-Fede
-l'avevan gia allucinato, e gia cominciava con certi eh!... con certi
-ma!... Sicche dopo un breve riflesso, in questo modo si diede a
-rispondere al Fortebracci nel restituirgli la lettera.--Sicuro! non
-dico!... ma che vuoi? non saprei!... quando uomini di tal fatta...
-
-E l'altro subito, fiso a lui e con aria di mistero:
-
---Uomini che sono al segreto delle cose, m'intendi? ne si lasciano
-illudere, come qui il degli Uberti, perche vi trova il suo tornaconto! E
-tu, parmi che lo conosca il degli Uberti!
-
---Se lo conosco! Vedi, io posso dirti che alcune sue parole d'insulto
-per non aver io sfidato quel certo mio avversario....
-
---Nobil coraggio quel suo!--incalzava l'altro--porre a rischio sicuro
-l'onore e la salvezza d'una intera citta! Perche... perche alla fine non
-e la sua!
-
---Si, si, capitano, conchiuse Nuto, ficcandogli un par d'occhi addosso e
-con voce vibrata:--se intendete l'onore come si deve, non se n'esce,
-bisogna che ci secondiate! Beviamo intanto alla salute vostra, e a
-quella che renderete alla patria.
-
-E porgeva a lui ed agli altri il boccale ricolmo di prezioso liquore.
-
-Musone allora, subito incalzando, soggiunse:--Un altro ancora al bel
-vanto di colui che senza spargere una stilla di sangue ci avra liberati.
-Che vi par poco? Capitano, l'augurio e per voi; beviamo!--E con queste e
-altre parole badavano intanto a ricolmargli il boccale.
-
-Cui egli, gia quasi inebriato:--Per mia fe! Si potrebbe sperare di bever
-mai piu di questo buon vino dei nostri vigneti, se per un lungo assedio
-si dovesser vedere atterrati? Viva il rosso del vino, e maledetto quello
-del sangue!--E se ne trangugiava una buona misura.
-
---Viva, viva! ripetevano gli altri.
-
-E su questo argomento lasciandolo alla lunga ciarlare, mettevan legna
-sul fuoco, come suol dirsi, e lo riscaldavan sempre piu. E gia Nuto
-aveva impugnata una spada, e i compagni con lui, e levatala in alto,
-enfaticamente esclamo:--Giuriamo su queste spade di far salva la citta
-senza colpo ferire, o che esse si rivolgano contro di noi! Giurate
-dunque, ser capitano, che a un cenno dato consegnerete la porta di
-Ripalta, all'unico fine, s'intende! di sottrarre i vostri concittadini
-alla morte!
-
-E il Di-Fede, quasi balbettando, e stordito:
-
---Oh! si, si! per sottrarre i miei alla morte, lo giuro!--E in questo
-incrociaron le spade con la sua, come per accoglierne il giuramento.
-
---Beviamo dunque anco una volta--ripete il Fortebracci di gia pago in
-cor suo:--Alla salute del mio degno parente!--E bevuto, e strettogli la
-mano:--Messeri, soggiunse, ora e tempo d'uscire: io primo.
-
---Andiam pure--gli disse Nuto all'orecchio--l'arco e teso, e l'uomo e
-preso!--E voi dietro a me: uno pero alla volta, e cauti e silenziosi.
-
-E cosi fu fatto.
-
-Il Di-Fede aveva percorso rapidamente la via senza intoppo veruno, e gia
-era per entrare nella propria casa, allorche sul limitare vi trovo uno
-scudiere del capitan Vergiolesi, che recavagli ordine dovesse subito
-presentarsi a lui.
-
-A quest'avviso, e appunto allora, rimase turbato oltremodo. Ma poi
-cercando di nascondersi, come suol fare chi teme che lo colgano in
-fallo, e chi sente il bisogno di simulare un coraggio che non ha mai
-avuto; con affettata vivacita:--Verro subito, oh! verro,
-verro!--rispose. E unitosi allo scudiere, in breve era alla casa, e in
-presenza del capitano.
-
-Il quale con modo austero, come soleva, gli disse:
-
---Dimattina all'alba dovro consegnarvi la custodia della porta di
-Ripalta. Molti piu militi che altrove lungo le mura vi staranno
-schierati, e sotto strenui connestabili e centurioni; pronti a
-irrompere, a' vostri cenni su dal torrione, se occorra. Pero lo vedete!
-grave obbligo vi corre qui.
-
-E mentre guardavalo con attenzione:--Che avete mai, capitano, che mi
-fate occhi si stralunati?
-
---Oh! niente, niente--quasi tremando rispose.--Parmi che il continuo
-lampeggiare nel venir qua m'abbia un poco abbarbagliata la vista.
-
-Oh! sta, che un milite s'abbia a impaurir d'un baleno! E si che a forti
-prove sarete serbato con la guardia di questa porta! Non ho bisogno di
-dirvi che il maggior numero de' nemici s'e raccolto da questo lato: che
-vi stringe debito severissimo di vigilare su tutti i militi di servizio
-e sulle scolte sia in basso che in alto; che io voglio ad ogni ora
-rapporti sicuri de' movimenti del campo: e cosi della fede vostra della
-quale spero non dovro mai dubitare!
-
-E il Di-Fede rispostogli che per lui fosse certo, il proprio debito
-l'avrebbe adempiuto, il Vergiolesi lo congedo.
-
-Tutto pareva che secondasse l'iniqua trama. Ma il cielo vegliava
-sull'onore delle armi pistoiesi!
-
-Appena il Di-Fede era giunto nella sala vicina, che il guizzare d'un
-lampo, e a un tempo il fragore dello scoppio d'un fulmine lo fe'
-barcollare si fattamente, che sarebbe caduto senza l'appoggio d'una
-sedia a braccioli, sulla quale spaventato s'ando a gittare. Intanto
-un'acqua dirotta si scaricava sulla citta con tal furia, che sarebbe
-stato impossibile a chiunque di uscir per la via, o che colui che vi si
-fosse trovato non avesse corso un grave pericolo. Sicche per questa e
-l'altre ragioni il Di-Fede rimase li immobile per qualche poco. Quando a
-un tratto senti un gran colpo di vento che spalanco la finestra, e
-spense la face che illuminava la sala. Benche male in gambe, e pien di
-spavento, si mosse e tento di richiudere, e vedere in tanto se il
-temporale calmava. Ma uno sprazzo d'acqua subitaneo l'aveva ricoperto; e
-pare anzi che quel rovescio, fra il continuo balenio e il rombo de'
-tuoni, riprendesse piu violento. In quella stanza era solo. Lo scudiere
-era gia uscito per altri ordini. Allora egli fra quelle tenebre
-brancolando lungo la parete, ricerco quella sedia; e trovatala, come
-fosse la sua tavola di naufragio, a corpo morto vi si sdraiava. Ne
-stette molto che pe' crescenti fumi del vino, gli prese tal cascaggine
-di sonno, che quasi in un attimo si addormento.
-
-A quella sala facevan capo quattro porte. Da una di esse poco stette che
-se n'usciva Selvaggia, e la traversava per andare a riposo nella sua
-camera. Era stata fin allora in quella della sua povera madre, la cui
-malattia di sfinimento s'aggravava ogni giorno. Margherita la vecchia
-fantesca la precedeva con una face. Costei era gia entrata per l'altra
-porta, allorche Selvaggia giunta appena sul limitare, a un cotal mugolio
-nella sala medesima e un balbettar prolungato, si soffermo: poi, sporto
-il capo, si pose in orecchio. Quand'ecco al chiarore d'un lampo pote
-scorgervi un uomo, e l'udi a piu riprese pronunziare queste parole:
-
---Giuro... si, giuro... di consegnar la porta di Ripalta per introdurvi
-i Fiorentini... si, si... il diavol che vi porti! Ma... ma il cenno?...
-quando?... da chi?... S'intende per lo scampo di tutti! Ma io? Onori...
-e oro! e poi messer Nello... oh! lo dicesti, mi fido! Giuro! (e alzando
-la voce con gran violenza) non hai udito? Non dubitare, ho giurato, ho
-giurato!
-
---Santi del cielo! che ascolto!--proruppe Selvaggia.
-
-E presa una face, e appressatasi per veder chi si fosse, poco manco non
-desse in un grido, e la face di mano non le cadesse! Ma raffrenatasi, a
-bassa voce:
-
---Egli!--esclamo--messer Tingo!... il nostro parente! egli, egli,
-destinato pur troppo a guardia di quella porta!!
-
-A tal vista e a tal pensiero s'arretro spaventata; si percosse la
-fronte, rabbrividi di terrore, e a stento pote ritraversare la sala, e
-giungere a chiudersi nella sua stanza. Indarno tento di rispondere alle
-dimande di Margherita, che avesse avuto! che fosse stato! Pote appena
-profferire un accento per dirle:
-
---Ho creduto!... m'e parso!... ma nulla... poi nulla! col tremito pero
-sulle labbra e di tutta la persona. Terribile situazione!
-
-Avrebbe voluto persuadersi che quel suo fosse stato non altro che un
-sogno: ma pur troppo per lei e per quello sciagurato quelle parole non
-erano che un'orribile confessione! L'indole omai nota dell'uomo, e i
-suoi legami da qualche giorno notati anche piu intimi col Fortebracci;
-il quale pel suo mal animo, e (quel che piu l'affliggeva!) forse anche
-per vendetta di lei stessa, de' suoi e della sua parte poteva avervelo
-indotto; quella gentile ogni peggior cosa si dava a credere e a temere!
-
---Ma frattanto--diceva ella--che fare? a che partito appigliarmi?
-Chiamare il padre... il fratello e rivelare... si potrebbe, non dico;
-ma!.. no, no! costui non uscirebbe salvo di qui! Poi riflettendo
-seguitava.--Forse io stessa a destarlo... Ma allora io?... Se egli
-alzasse la voce! Se gente sopravvenisse!... Poi no... non ho forza;...
-il terrore e lo sgomento mi opprime! A dimane un consiglio. Miseri noi!
-Vergine santa, salvateci!
-
-E si adagio sulle coltri, e cerco ma indarno tutta la notte, alla mente
-spaventata e sconvolta, e alle membra stanche un riposo!
-
-La mattina seguente nell'animo di Selvaggia non si agito che un
-pensiero, quello di sventare un tradimento si reo. Intanto pero
-l'affanno, il timore, e la gran commozione che n'aveva ricevuta, glie
-l'avevan letto nel volto tanto la madre che messer Lippo; e ambedue la
-scongiuravano di dir loro la cagione quale si fosse. Tutto fu vano! Ella
-omai su di cio per le ragioni gia dette, si delicate e degne di tanto
-cuore, se n'era imposto con tutti un assoluto silenzio. Ma il tempo
-stringeva! Lo sciagurato era gia di guardia alla porta! Sicche volendo
-tentare quel miglior modo che il suo animo le suggeriva, mando nel
-momento pel fratello messer Fredi, a quell'ora capitano di guardia alla
-porta Gaialdatica, pregandolo a volerle permettere quella mattina, come
-altra volta, di seguirlo quando sul mezzo del di dovea perlustrare
-nell'interno le fortificazioni delle mura. Non appena n'ebbe avuto
-l'assenso, che fattasi apprestare il suo bianco palafreno, col fratello
-e un suo scudiere percorsero lungo i bastioni tutta quanta la cerchia.
-S'arrestarono qua e la, e via via andavano chiedendo di quell'opere di
-bastite, erette in breve quasi che per incanto, e ne lodavano e
-confortavano gli operai ed i militi.
-
-Ma a Selvaggia in quel giorno stava a cuore ben altra cosa; cosicche la
-rivista procuro s'affrettasse piu dell'usato. Giunti pero alla porta di
-Ripalta, Selvaggia chiese al fratello di salir su sul torrione, e di
-rimanere alcun poco presso il parente capitano Di-Fede che n'aveva la
-consegna, per bene osservarvi, diss'ella, il campo nemico. Consenti
-subito messer Fredi: e consegnati i cavalli allo scudiere, ascesero
-entrambi per la interna scala alla piattaforma di quel munito fortino,
-dove nella parte piu alta sopra un esterno ballatoio stava a vedetta
-notte e giorno una scolta; e v'era poi nell'intorno una piccola stanza
-pel capitano. Messer Fredi lasciata a lui la sorella, torno in basso per
-conferire col padre suo, venutovi ad appostare le milizie che volle qui
-molte a difesa d'un sito il piu minacciato.
-
-Allora Selvaggia, voltasi al capitano, che pieno d'ilarita si compiaceva
-dell'isperata fortuna di quella visita; raccolte tutte le forze
-dell'animo, con volto austero cosi prese a dirgli:
-
---Non attribuite no a curiosita ed al caso il mio giungere a voi. Bramo,
-si, che tale apparisca pel vostro meglio: ma, troppo grave cagione mi
-spinge qui a favellarvi in segreto!
-
-E allora vibrando la voce e li sguardi sopra di lui:
-
---Or ditemi, messer Tingo, non vi rimorde nell'animo nessun delitto, che
-al cospetto di qualsiasi vostro concittadino dobbiate arrossirne e
-tremare a comparirgli dinanzi?
-
---Selvaggia!--riprese subito egli--che parole sono queste? a me che dite
-mai?--A voi in nome di Dio!--rispose ella con forza e con dignita--A voi
-messer Di-Fede, io mi rivolgo, e dolorando nell'anima vi dico: capitan
-della guardia, voi siete un traditor della patria!
-
---Traditore a me!...
-
---Si, e guardatevi, voi siete scoperto!
-
---Nol crediate, ve ne scongiuro!--replico egli, ma gia molto
-confuso--Menzogna! calunnia!--
-
---Oh! che vale l'infingere? Menzogna, voi dite, calunnia! E che
-prometteste voi al perfido Fortebracci? Non forse... negatelo, e
-spergiurate ancora una volta! non forse di consegnare ai nemici una
-porta della citta? E il patto iniquo che dovrebbe fruttarvi il piu
-infame guadagno, non raffermaste voi con giuramento? Questa e dunque la
-fede di leal capitano, di cittadino onorato? Mentre tutti son presti a
-dare il sangue per la difesa di queste mura, voi mio parente, voi solo!
-(inorridisco a pensarlo!) voi vi prestate a si orribile tradimento?
-
---Ah! questo e troppo, Selvaggia!...
-
---Troppo! E che direste se io invece di recarmi qui a voi, imbelle
-donzella, gli e vero, ma pur terribile pel segreto ch'io porto,
-palesassi a mio padre l'iniqua trama?
-
-Ed egli con le labbra convulse:
-
---Ma come? chi mai!...
-
---No, no--lo interruppe--non cercate piu oltre. A me tutto e noto: a me
-sola per ora! Qui su quest'altura Dio solo ci ascolta! Ma guai, oh! guai
-a voi se un sol uomo il sapesse! A me sola adunque (e mi bastera, e il
-segreto morra con me) promettete con giuramento di ritrarvi dall'opera
-iniqua! A' vostri piedi vedetemi! Ve ne scongiura la figlia di colei che
-ebbe a sorella la vostra povera madre. Se essa su nel cielo ov'e,
-sapesse l'opra d'inferno che contro la terra natale macchino il figliuol
-suo... Oh! che essa anco in cielo, io credo, piangerebbe per voi! Deh!
-Se non vi muove l'affanno mio, che dall'istante che vi seppi reo e
-immenso, pieta almeno di voi, cui pende sul capo la spada dell'eterna
-giustizia, ed una morte obbrobriosa! Risparmiate quest'onta alle nostre
-famiglie, l'estremo danno e il vitupero alla patria!
-
---Sorgete, Selvaggia, sorgete!--riprese il Di-Fede estremamente
-commosso.--Io faro...
-
-Ma, come non osando, riste muto e confuso. Fu solo un breve istante; poi
-risoluto proruppe:
-
---Oh si! A voi... tutto! Una forza irresistibile mi spinge a palesarmi
-reo dinanzi a voi! Se a' preghi d'un angelo presso Dio si puo attender
-perdono, io l'imploro e l'attendo da voi, donna generosa ed angelica,
-ispirata a commovermi e a ravvedermi! Lusingato sotto specie di bene,
-illuso, tradito, oh! si, vel confesso, io mi resi colpevole, fattomi
-complice d'un iniquo disegno. Ma sapro farne la debita ammenda! Sapro
-quind'innanzi esser degno di voi e della patria, ve lo giuro!
-
-A queste parole Selvaggia, com'era in bruna vesta, apparsa in volto
-anche piu pallida e smorta, levate al cielo le pupille e le palme:--Dio!
-Dio di pieta--esclamo--accogli il giuramento del ravveduto e confortalo
-della tua grazia, perche il suo braccio divenga fin d'ora il piu forte
-sostegno contro i nostri nemici!
-
-Bella pur nel dolore, sublime adesso la faceva la preghiera e il
-perdono!
-
-Poco stante ricomparve il fratello. Bisognava nascondergli quel suo
-turbamento. Si calo il velo sul volto, e angelo vero di concordia e di
-pace, rianimata al pensiero d'aver compiuta questa sant'opera,
-s'affretto a discendere, e torno a vegliare la sua povera madre.
-
-Veramente che il cuore di donna e fatto per amare nel silenzio delle
-mura domestiche: ma ove carita di patria lo infiammi, nissun uomo la
-vince nei sacrifizi, e nell'impulso di ogni nobile azione.
-
-"Di questo tempo intanto avveniva (cosi e narrato in un'antica pergamena
-dell'archivio di Sant'Jacopo del Comune di Pistoia) che un tal messer
-Ceragia notaio di professione, e d'origine siciliano, ritrovandosi nel
-campo nemico, e ascoltando che dovesse essere fraudolentemente tradita
-Pistoia da que' di dentro e data a sacco al nemico; come che fosse
-divinamente ispirato, entro sconosciuto nella citta a significarlo a'
-Pistoiesi, e a far noto loro quanto aveva inteso nel campo." Laddove
-tornato, non dicesi ch'ei ne fosse scoperto.
-
-Niuno pure degli assediati seppe mai il nome del traditore. Basto si la
-notizia a porre all'erta i capitani per ogni dove.
-
-
-
-
-CAPITOLO X.
-
-
-VALORE INFELICE.
-
-
- "....... Infelloniti e crudi
- Cozzan con gli elmi insieme e con gli scudi."
-
- ---- _Tasso_, _Gerusalemme_, C. XII.
-
-
-Una prima avvisaglia fra due campi nemici suol esser sempre foriera di
-nuove zuffe.
-
-Non erano scorsi che pochi giorni, quando le milizie catalane, lucchesi
-e fiorentine, congiunte alle altre, dal lato di settentrione della citta
-al villaggio di Candeglia (distante appena un chilometro) si
-raccoglievano in un gran campo. E in qual parte era egli un si potente
-nemico?
-
-In quella bella costiera che con agevol declive si distende per circa
-300 metri dal colle di Vaioni e di Bellosguardo, ultimo sprone
-dell'Appennino, fino a Pistoia; e per quasi egual distanza e bagnata ai
-fianchi dall'acque d'Ombrone e di Brana: cola dove ora s'accoglie un
-popolato subborgo, e la celebre villa di Scornio; e si partono due ampie
-strade per Modena e per Bologna, e per questa fa capo e traversa la via
-ferrata; non v'avresti scorto in que' tempi che poche case coloniche, e
-una selva di castagni continuata da' poggi vicini, con soli pochi campi
-piu presso alle mura. Era qui in quest'ampio terreno che si erano
-accampate le milizie del Duca con le lucchesi e le fiorentine. Atterrate
-le piante che loro davano ingombro, vi avevano erette qua e cola le
-tende pe' militi, e i padiglioni pei capitani, in ampio giro fino alla
-cinta d'assedio dov'erano appostate le scolte che dovean guardarla e
-difenderla. E qui un tal giorno sull'alba vennero a schierarsi tutte
-queste milizie, le quali dicevasi dovevan esser passate in rivista dal
-duce loro.
-
-Sventolava di mezzo alle prime la guelfa bandiera in campo bianco coi
-giglietti di casa Angioina, e l'aquila rossa e un verde serpente fra'
-suoi artigli; ed una eguale per mezzo le schiere de' Fiorentini, senza
-quel serpe, aggiuntovi solo il giglio rosso del Comune e il sesto della
-citta. I fanti Catalani si distinguevano per una reticella di ferro al
-capo; per brache di cuoio, e al fianco una tasca pel pane e per
-l'accendi-fuoco; un piccolo palvese, la spada, archi di Soria, e
-alquanti giavellotti. Ma leggere le armi come le vesti; ne' Mori in
-ispecie: che, usi a' calori meridionali, portavan neri o rossi i corti
-giubbetti; bianche e corte brache, nuda affatto la gamba. Erano affidati
-costoro al comando di don Diego della Ratta Catalano, nominato gia
-maliscalco, cioe, maresciallo del Duca; uomo d'un orgoglio il piu
-smisurato, e che mostrava, insieme a' suoi connestabili, anco nelle
-vesti di vivi colori e rabescate di fila d'oro e d'argento, tutta la
-boria e lo sfarzo spagnolo.
-
-La fanteria fiorentina e lucchese era in tutto piu grave. Andava armata
-d'un giaco e d'una cervelliera; di spada, di lancia e di grandi scudi.
-Balestrieri e saettatori ve n'erano a cavallo e a piedi. Ma propriamente
-i cavalieri si distinguevano per elmi e corazze e schinieri d'acciaio:
-filettati d'oro se di ricchi e connestabili, con spade, stocchi, e mazze
-ferrate: e certi magnati, ove sugli elmi non avesser cimieri propri e
-gentilizi, vi facevan pompa di piume d'estranei uccelli. Cavalcavano bei
-destrieri, difesi con testiera e gualdrappa di cuoio, briglie purpuree e
-freni dorati. La cavalleria a que' tempi era la forza principale
-dell'esercito. Dei militi poi volontari, raccolti in gran numero dal
-contado, e accorsi a drappelli co' i lor signorotti, chi non aveva che
-l'elmo, chi i soli schinieri; chi zappa, chi falce e chi un vecchio
-pavese arrugginito; tutti pero qualche arme ad offesa.
-
-Il duca Roberto come capitano di guerra, seguito da' suoi ricchi baroni,
-e da messer Bino Gabbrielli d'Agubbio potesta di Firenze, era
-appariscente e splendido per seriche vesti trapunte in oro; per una
-salda corazza d'acciaio; e d'ugual metallo l'elmo, che avea per cimiero
-tutta inorata l'aquila guelfa; e per forbitissime armi. Giovine
-avvenente, dal vivido sguardo, lunghi e neri baffi, e lungo pure e
-raccolto il pelame del mento, era anche riguardevole sul suo arabo
-cavallo di guerra: che, per quanto coperto di ricca gualdrappa di cuoio
-con lucidi fibbiali e brocchieri, facendolo corvettare si destramente,
-riusciva a farne spiccare le belle forme e la portentosa sveltezza. Si
-grande ammasso di milizie, benche in vastissimo campo; distribuite in
-varie schiere secondo i Comuni cui appartenevano; comandate poi in
-diversi modi, e tutt'altro che addestrate come le nostre stanziali; non
-potevano a meno di non mostrare un disordine nei lor movimenti.
-Nondimeno cotesta mattina, quando avanzavansi in larghe file, a schiere
-a schiere con bel piglio guerresco, tanta era la varieta de' colori si
-delle vesti che dell'insegne; tanto sterminata quella selva di lance e
-di spade, quell'insieme di elmi, di scudi e di ferree armature irradiate
-a quell'ora da un sole il piu vivido; che certo, tranne che pei nemici,
-sarebbe stato a veder per chiunque uno spettacolo maraviglioso. Si
-sarebbe detto che si disponessero piuttosto a una giostra che a un
-assalto, a un ingresso trionfale che contro a mura nemiche.
-
-Intanto, a misura che s'appressavano ad esse, la detestata insegna de'
-Ghibellini dalla nera aquila, che era infitta sulla gran torre della
-prossima porta di Ripalta, agitata dal vento si spiegava loro dinanzi. E
-i duci (soli al segreto della tesavi insidia) come baldi per sicura
-vittoria, non si ristavano quell'insegna d'additarla alle schiere con
-motti di dispregio e di scherno.
-
---Oh! la bell'aquila!--dicevano.--Ve' come vola! affe come quella del
-valoroso Manfredi e di Corradino!
-
-E un altro:
-
---Mi par gia che, all'apparir della nostra, spieghi l'ali a fuggire
-anche da quell'altura.
-
-E un altro:
-
---Dove potrebbe, se l'e spennata?
-
---Finiremo con prenderla, e darla per pasto a' nostri levrieri.
-
---Oh! non si giovano di si vil cibo!
-
-In questo i Fiorentini, essi pure facevano agitar dagli alfieri le
-insegne loro; e forti del numero, or piu che mai eran fidenti della
-conquista.
-
-E gia le prime file, varcate le proprie bertesche, audacemente erano
-state fatte inoltrare fino a tiro di balestra dinanzi alla porta. Il
-convenuto segnale dal campo loro era gia dato. Attendevano per sicuro, e
-fra questi il ribaldo Fortebracci armato anch'esso e coi cavalieri, di
-esserne corrisposti. Ma a quel primo avanzarsi, il capitano Di-Fede, che
-era sul torrione di quella porta, vergognando di nuovo sol dell'empio
-pensiero di consegnarla ai nemici, e avendo sempre dinanzi
-quell'angelica donzella supplicante a' suoi piedi, tenne fermo nel
-datole giuramento, e il segnale manco.
-
-I Pistoiesi vedutosi muover contro un esercito si poderoso, a un subito
-allarme che fece dar loro il Di-Fede, furon tutti sulle difese. Si
-comincio dalle mura con macchine di trabocchi e tripanti a scagliare
-addosso ai nemici grosse e piccole pietre: quali a tiro breve e sicuro,
-quali altre a lungo ed incerto, cosi pero che de' molti assedianti or
-l'uno or l'altro n'era colpito. I frombolieri poi a scoccar frecce, e
-prender di mira le prime file, quelle de' Fiorentini, e ad ogni trar
-d'arco veder molti caduti. Cio reco subito fra i capitani nemici una
-triste sorpresa.
-
---Com'e questo mai?--si dicevan fra loro.--Il Fortebracci ci avrebbe
-dunque tradito?
-
-Dare da questa parte la scalata alle mura sarebbe stato quasi
-impossibile. Rispondevano, e vero, dal campo e vicini alle fosse, con
-scariche di giavellotti; e a un tempo le trombe di guerra squillavano, e
-a ogni trar di saetta si udivano forti gridi:
-
---Vivano i Guelfi!--E allor dalle mura:
-
---Vivano i Ghibellini!
-
-Ma i capitani Guelfi cotesto giorno tanto avevan fidato nelle promesse
-del Fortebracci, che non s'erano curati neppure di portar seco le
-macchine per tentare un assalto. Le fosse lungo le mura eran larghe e
-piene d'acqua; ma per queste avevan provvisto con ponti da gittarvi su
-prontamente. Or come s'accorsero esser vano l'attendere che, abbassato
-il ponte levatoio, la saracinesca di quella porta si sollevasse:
-vedutisi d'altronde troppo esposti sotto muraglie si formidabili:
-mentre, ancora esitando, inclinavan pero alla ritirata; ecco che ad un
-tratto si vede aprire la fatal porta! Fu quello un momento di lusinga
-per loro, ma quasi a un tempo di terribile disinganno! Perche invece
-come, alzata la cateratta d'un gran bacino, si riversa fuori un
-fragoroso torrente, si videro uscir da essa a carriera in gran numero
-feritori a cavallo de' piu arrischiati: che, fattasi protegger la
-sortita da quei delle mura per una gran pioggia di pietre, e di
-giavellotti, alla testa dell'audace capitano Lippo de' Vergiolesi,
-piombarono loro addosso; prostrarono le prime schiere gia in disordine
-con molti feriti; e sbaragliate e atterrite le altre, le ricacciarono
-fino ai lor battifolli.
-
-Ma che potevasi dai Pistoiesi in campo aperto? Come pur solo difendersi
-se non avesser avuto il riparo di quelle mura tanto forti e munite,
-dentro le quali subitamente si ritiravano? Come far fronte si pochi ad
-un esercito che fu detto ammontare oltre a ventottomila combattenti?
-
-Or mentre i Pistoiesi opponendo i lor petti respingevano l'aggressione,
-e con pochi feriti avevan riparato in citta, da un'altra porta eran
-sorpresi per un assalto quasi che simultaneo. Il Fortebracci vedutosi
-ingannato a Ripalta, e sicuro che del danno al quale fu esposto il campo
-per suo consiglio, i capitani e il duca stesso glie n'avrebber chiesto
-strettissimo conto; s'abbasso la visiera, non e a dire se piu per timore
-che per vergogna; e invasato dall'ira sprono di subito il suo cavallo
-verso il campo de' fuorusciti dal lato di mezzodi a Bonelle. Cola con
-parole di fuoco narratone l'accaduto, fece appello ai rancori personali
-dei concittadini, e gl'incito a venire all'assalto della porta
-Gaialdatica. Nella probabile assenza de' suoi difensori chiamati per
-certo in aita dell'altra, non v'era momento piu propizio di questo per
-aggredirla e penetrare in citta. I Guelfi-neri di questo campo eran
-pochi, e i meno concordi e valenti. Ma che percio? V'erano a capo i
-Tedici, i Tebertelli, i Lazzari, un Alberto Panciatichi, e piu altre
-delle prime famiglie della citta e del distretto, esuli a Prato e
-altrove, che l'un per l'altro avevan da vendicare gelosi odii e
-rappresaglie domestiche. Accolsero infatti tutti costoro la proposta del
-Fortebracci con un grido feroce che l'accerto dell'assenso. Sicche
-raccolte le armi, veloci e frementi si spinser con lui anche troppo
-sotto il tiro nemico.
-
-Ma il capitan Fredi de' Vergiolesi, degno figlio di messer Lippo, non
-aveva abbandonato il suo posto. In un attimo anzi, accortosi del
-pericolo, spedi per rinforzi; e su quelle mura presso al torrione di
-detta porta fece crescer fuoco alle caldaie e caricar le petriere. Ebbe
-pur l'accortezza di far ritirar dalli spaldi ogni guardia, perche il
-nemico piu fidente s'avvicinasse. Alcuni infatti varcate le fosse, li
-piu ristrette, tentavano gia la scalata. Quando quei delle mura
-cominciarono a scagliar sassi, lanciar quadrella, e versar olio, bitume
-bollente, e il terribile fuoco greco sugli assedianti: tanto che questi
-audaci, dalle scale dov'eran montati, l'un sopra l'altro rotolando per
-terra malconci di ferite e di scottature, con alcuni semivivi sulle
-spalle prestamente si ritirarono.
-
-Allora i Pistoiesi vedendosi superiori di forze e d'averla a fare coi
-soli fuorusciti, non dubitarono di venir con loro all'aperto; e poco
-sotto alle mura s'era impegnata un'orribile mischia. Non mai forse piu
-cruda e piu accanita siccome questa, che era qui piu che altrove
-parricida e fraterna! Cola sul proprio terreno, cittadini d'una stessa
-citta, vicini e parenti, solo a sbramar l'empia sete di sangue si
-cercavano l'un l'altro e duellavano a morte! Due volte i cavalieri
-serrati slanciarono i loro cavalli piu lontani dalle mura e si
-azzuffaron di fronte con quei del campo, e due volte respinti, ma non
-sgominati retrocedettero. Al terzo attacco pero, rotte le schiere e
-intrigatesi fra di loro, comincio un battagliare tremendo. Ogni punta di
-lancia e di spada era volta a ferire a vendetta. Cavalieri i piu
-valorosi si vedevan d'un tratto rovesciati sul suolo. Quand'anco non
-feriti a morte, eran ridotti agli estremi, rotolando sotto il calpestio
-de' cavalli che tentavano di sventrare. E questi inferociti dai colpi
-sofferti, con le ferrate zampe percuotevan senza posa que' miseri, che
-alla perfine rimanevano schiacciati sotto di loro.
-
-Quand'ecco il Fortebracci, tutto chiuso nell'elmo con sopra tre neri
-pennoni, si trova dinanzi al capitano Fredi de' Vergiolesi, che percio
-subito lo ravvisa; com'egli stesso era agevole a riconoscersi alla
-ciarpa di famiglia, bianca e celeste. Il Fortebracci voleva pure evitare
-questo scontro, ma, in mezzo ad altri cavalieri, non gli fu piu
-possibile.
-
-Fu allora che messer Fredi al solo vederlo, consapevole degli affanni e
-delle minacce fatte soffrire a sua sorella Selvaggia, e del suo
-congiurare:
-
---Vil rinnegato, t'ho giunto alfine!--gridogli.
-
-E spronatogli contro il cavallo, gli volse la spada verso del petto. Ma
-quei, destramente voltato il proprio, schivo la ferita, e ando alquanto
-di lunge fra altri cavalieri per meglio porsi in parata. Guidotto
-allora, il fido scudiero del capitano, con grand'ardimento si diede a
-inseguirlo: e, incalzandolo di fianco, tanto fece, che lo respinse sul
-primo terreno. E gia il Fortebracci era stretto fra due combattenti, e
-da uno dei due doveva esser ferito; allorche allo scudiero scivolava il
-cavallo, e gli fu forza di far triste caduta. Di nuovo il capitano era
-solo a combattere. Ma in quel pericolo lo scorse appunto il fratello
-Orlandetto: che, nonostante le lacrime della madre, montato a cavallo,
-volle recarsi sulle orme di messer Fredi. Questi pero non pensava mai
-che egli, non ancora addestrato alle pugne, sarebbe uscito in campo
-fuori delle mura! Quand'ecco il bel giovinetto dalle bionde chiome, che
-dall'elmo gli svolazzavan sugli omeri, trepidante di su gli spaldi, non
-appena pote scorgere impegnato nella zuffa il fratel suo, abbandona le
-mura, e a gran fretta disceso, inforca il cavallo, e via fuor della
-porta lo slancia presso di lui: e trovatolo appunto al cader dello
-scudiero, per amor del suo Fredi con audacia incredibile si sforza di
-tenerne le veci.
-
---Ahi! traditori! ambedue sopra me?--grido allora il Fortebracci. E
-rivoltosi all'amico Tedici li poco discosto:--Maledizione e morte a
-questa perfida razza!
-
-A tai parole, come a un invito, accorse allora il Tedici: sicche il
-Vergiolesi era stretto ora da un nuovo nemico. Mentre Orlandetto lo
-difendeva dal Fortebracci, questi fu sopra al giovinetto con un furor
-disperato, il qual nondimeno riusciva a schermirsi. Non pero il Tedici;
-perche la sua spada scivolo al primo scontro sullo scudo del Vergiolesi;
-il quale opponendo la destrezza alla forza, sapea ben volteggiarsi per
-ischivare quel colpo. E difatti mentre il Tedici, per ferirlo, di nuovo
-gli s'era avvicinato di troppo, il Vergiolesi, alto della persona e
-sovra un piu alto destriero, mirando dritto al suo braccio, con mazza
-ferrata gli meno sopra un tal colpo, che gli fece cader di mano la
-spada, e dare un crollo giu da quel fianco. Poteva subito il Vergiolesi
-prender su di lui piena vittoria; quando con gran stupore nel cavaliere
-che gli stava presso, dalla ciarpa de' suoi colori s'accorge pur troppo
-d'aver a lato il fratello! Obliato allora se stesso e il nemico, volge
-il cavallo per disporsi a difender lui solo. Ma il Fortebracci vedutosi
-privo del soccorso del Tedici, non aveva piu pensato che a coglier la
-piu facil vittoria. Mirando a colpire l'inesperto Orlandetto, giuntogli
-il destro, gl'infisse la spada sotto il mento, cui la gorgiera che
-allacciavagli l'elmo, fece strada sicura a trapassargli la gola. Lo
-scudiero, benche offeso dalla caduta, era tornato in sella e presso di
-loro. Ma ahime! In quell'istante dove mirare cadersi rovescio il figlio
-del suo signore, e un rio di sangue sgorgargli dalla mortale ferita! Fu
-solo in tempo per sorreggerne il corpo e afferrargli il cavallo. Poi piu
-d'appresso con gran cura abbracciatolo pote con altri portarlo semivivo
-in citta! Il povero fratello che per lo scampo di lui avrebbe dato la
-vita, non gli fu appena al fianco dalla parte opposta del feritor che
-fuggiva, che a quella vista mando un urlo disperato, e si die a
-soccorrerlo, ma pur troppo senza speranza!
-
-Al fiero caso del giovinetto tutti i militi di sua parte se ne
-commossero. Li avversari stessi inorriditi cessarono spontanei la pugna.
-
-Pochi prigioni e poco sangue da ambe le parti, considerati i varii e
-forti attacchi fra i duellanti. Fu questo il piu grave della giornata.
-Il Fortebracci potea dire d'avere sbramato d'assai quell'empia sua sete,
-e si era riparato nel campo de' fuorusciti. Cola nella tenda, fra le
-tenebre della notte, chi avesse pero conosciuto i tormenti di
-quell'anima! Gli pareva (cosi spaventato narro a Nuto sul far del
-giorno) che da quel campo mille voci gli rintronassero nelle orecchie, e
-minacciose gli dimandassero:--Quand'e, sciaurato, che t'abbiam chiesto
-la morte d'un fanciullo? Volevamo la resa della citta, e tu per sicuro,
-tu cittadino ce l'hai profferita, e per due volte ci hai esposti ad una
-sconfitta!--Poi cento spettri gli parea che sbucassero da quella porta
-di citta come da una tomba, e a uno a uno passandogli innanzi gli
-gridassero minacciosi:--Ecco la il traditor che ci spense!--E v'era pur
-quel d'Orlandetto; che somiglievole in volto a sua sorella Selvaggia,
-aberrando lo confondeva con essa; e gli pareva che da ambedue gli
-venissero le piu crude rampogne. Per piu volte tento di fuggire, ma
-altrettante ricadde immobile e come impietrito sul suo giaciglio. I
-vicini poi narravano d'averlo udito cotesta notte mandare urli come di
-belva, e ripeter sovente:--Miserabile! miserabile!--Questo capaneo della
-vendetta forse allora l'avrebber vinto i rimorsi da rimanerne si
-fattamente avvilito?
-
-Chi puo adesso ridire il dolore del padre: e quello poi della povera
-madre al vedersi reso esanime fra le braccia quel diletto figliuolo! In
-una insolita trepidazione ell'era stata tutto quel giorno per non averlo
-piu visto; bench'ei nel lasciarla le promettesse di non recarsi che a
-guardia di quella porta, e nell'interno della citta. Per quanto
-aggravata dal male, sorta dal letto ando per la stanza, e in tutte
-quell'ore non fece che chiederne affannata a Selvaggia, e con lei
-pregare, e sospirare pel marito e pe' figli. Ma del suo caro Orlandetto
-non si poteva dar pace! Quando per breve rimasta sola, i singulti di
-Selvaggia e de' domestici le ne fecer presagire il funesto ritorno. In
-cotal turbamento niuno pote impedire alla madre di farsegli incontro,
-quando portato a braccia dal fratello e dallo scudiero, e adagiato sul
-letto in una prossima stanza, quel suo povero figlio mandava appunto
-l'estremo sospiro!
-
---Dio! Dio mio!... egli!... cosi?... Orlandetto!--esclamo spaventata: e
-lo abbraccio, lo bacio, e piu volte ne profferi il caro nome. Poi si
-rimase come esterrefatta a fissarlo, e non fece una lacrima. Il consorte
-ed i figli che le erano attorno, a tanto strazio gemevano profondamente.
-Ma per rispetto a quel gran duolo materno parea che rattenessero il
-pianto sugli occhi, e sulle labbra i singulti. Il dolor della madre
-innanzi al cadavere del figlio oh! come e santo e sublime!
-
-Poco stette pero che condotta nelle sue stanze, cadde la misera in tale
-angoscioso delirio, che fu temuto ne dovesse perire.
-
---O dolce figliuol mio!--con flebil voce comincio a esclamare.--Cosi
-dunque ritorni a tua madre? Come mai mi potesti lasciare e per sempre?
-Io che ti nutrii nel mio seno, che tanto ben t'ho voluto! e sperava!...
-Oh! che mai, sull'orlo del mio sepolcro? Ma si... almeno che tu non mi
-dovessi precedere! Perche non fu dato all'infelice tua madre di
-raccogliere almeno le ultime tue parole? Ahi crudel morte! Non piu
-dunque i tuoi occhi s'apriranno per me a un tuo dolce sorriso? Sulle tue
-labbra non udro piu, come solevi, articolar con affetto il mio nome? No,
-dunque, piu mai? Oh! torna, torna, amoroso che sei, a consolare il mio
-pianto!
-
-Cosi vaneggiando, ogni di piu alimentava nel cuore quell'indicibile
-affanno: e intanto vedevasi spegnere a poco a poco fra 'l cordoglio de'
-suoi quella vita si cara!
-
-
-
-
-CAPITOLO XI.
-
-
-FERMEZZA A RESISTERE.
-
-
- "Ora si comincia per quelli di fuori e per quelli di dentro a
- far grandissima e crudel guerra."
-
- ---- _Istorie pistolesi._
-
-
-Sebbene i Pistoiesi gia per due volte avesser respinto un assalto, che,
-quando i nemici fossero entrati in citta, poteva condurli agli estremi,
-non ignoravan pero che l'assedio da ogni parte si faceva piu stretto, ed
-era loro impedito di far raccolta al di fuori di vettovaglie, delle
-quali ogni di piu si vedevan mancare. E questo era il colmo di lor
-disgrazie! Profittavano, e vero, del favor della notte per mandarne in
-cerca, particolarmente dal lato della montagna, che essendo di tutto il
-distretto lo spazio di terreno il piu ampio e folto di boschi e di
-selve, non era ancor ben guardato, pel gran numero di militi che
-v'occorrevano. Ma da qualche tempo quelle spedizioni riuscivano a poco o
-nulla non solo, ma quasi sempre di danno a chi le imprendeva. E
-nondimeno avresti veduto povere donne del popolo partirsi dalla citta
-scalze e bruche, con sacchi vuoti sul braccio: esse, perche degli uomini
-v'era troppo bisogno; e sfidare e deludere la vigilanza de' militi che a
-brevi intervalli stavano a guardia della cinta d'assedio. Alcuni de'
-quali, vedendo donne, e senz'alcun carico, ci scherzavano alquanto; ed
-esse, le meschine, pur di passare, a quelli scherzi di parole facevan
-finta di corrispondere, benche nel cuore li detestassero: poi a cotesta
-soldataglia straniera, purche fosse ben pasciuta poco in fondo
-importava. Altri di loro se sdraiati o dormigliosi, tanto piu chiudevano
-gli occhi. Lo che non sarebbe accaduto se fossero stati Fiorentini o
-Lucchesi, o de' fuorusciti che erano inesorabili.
-
-Quelle donne, una volta passate, le avresti vedute andarsene a frotte
-per le vie piu traverse e piu ripide; salir su pe' monti di castello in
-castello fino a quelli piu alpestri di Sanbuca e di Treppio, non
-guardando a pericoli od a fatiche pur per poter chiedere in ogni capanna
-a buone genti per elemosina e a qualcun per danaro, da fare un carico di
-vettovaglie. E cio pel grande amore che avevano alla terra natale; e
-perche i padri loro, i fratelli, i consorti che ne curavano la difesa,
-non mancassero di nutrimento. E sulle prime potevano anche tornarsene:
-s'intende sempre in certe ore notturne, e dopo essersi assicurate che
-quelle solite guardie erano immerse nel sonno. Con piu pericolo e vero,
-ma a una a una, col sacco pieno sulle spalle o sul capo, giungevano
-spesso a rientrare in citta. E allora oh! che gioia non recava a que'
-prodi il loro ritorno! E quanta poi non ne provavano le poverette a
-vedersi riuscite in un'opera si rischiosa, ma si utile per la lor gente,
-e di si stretto bisogno! Di modo che avveniva che, un primo rischio
-superato, le animava a sfidare il secondo. Perche a dir vero la donna
-per amore si mostra di tal coraggio, che sa toccar gli ultimi termini
-del pericolo, ed e capace di qualsiasi sacrifizio.
-
-Ma come i Fiorentini si furono accorti di questo via vai, s'afforzarono
-da quella parte per modo, che rari eran quelli che vi potessero far
-tragitto. Pur per moneta e furtivamente sopra giumenti, o per persone
-che solevan portar masserizie, qualche carico vi si pote introdurre. Non
-fu pero piu possibile quando il fosso di cinta fatto da loro, fu tutto
-chiuso da grandi steccati, e vi eressero le bertesche. Accadde anzi che
-fin d'allora, messi in sospetto piu d'una volta, al vedere in pieno
-giorno qualcun dalle porte avanzarsi verso di loro; una schiera di
-fanti, coperti de' loro ampi scudi, li rincorsero ad archi tesi fin
-dentro le mura; e non si ritrassero senza prima aver fatto una scarica
-di frecce, alcune delle quali svettando le mura cadevano anche in citta.
-
-E da sapere che il castaldo, o come or si direbbe, il fattore del
-tenimento del Castel di Vergiole, era un tal Pier Antonio marito di
-Margherita, la quale abbiam visto si ben affetta alla casa de'
-Vergiolesi, e pero chiamata spesso in citta con una sua figlia, Maria,
-a' lor servigi. La buona donna con piu piacere solea trattenervisi ogni
-qualvolta potea condur seco la ragazza; perche poi vi ritrovava il suo
-figlio Guidotto, scudiero di messer Lippo. Al cominciar poi dell'assedio
-non si pote piu parlare di levar Maria dalla casa paterna.
-
-Ma un altro figlio non meno animoso era rimasto a Vergiole in compagnia
-del vecchio padre, a sbrigar le faccende della villa, e diriger l'opere
-pe' campi. Bindo, tale era il suo nome, di poco era minore del fratello
-Guidotto, ed ambedue si amavano di gran cuore. Usi poi al castello a
-conversar di continuo co' figli de' lor padroni, coi quali eran quasi
-coetanei; per indole buona avevan partecipato a que' nobili sentimenti,
-tanto a riguardo della famiglia che della patria.
-
-Quasi ogni giorno i soldati del duca avevan preso l'abitudine di fare
-scorrerie su pe' colli vicini. Non eran gia comandate, ma di loro
-arbitrio e per loro sollazzo. Ad essi s'univano anche certi militi
-forusciti. I quali tutti, non contenti di attaccarsi alle frutta, e
-sperperare ogni pianta, entravan talora nelle capanne dei poveri
-agricoltori, e con licenza inaudita insultavano e depredavano. I
-Catalani poi, soldataglia semibarbara e con quegl'istinti de' paesi
-meridionali, alle povere donne, se riuscivano di trovarne, osavano di
-fare ogni sorta di vituperi. Il duca Roberto come colui che era di
-nobile animo, e mostrava almeno di aver sensi di giustizia e di umanita,
-pervenutigli da ogni parte continui lamenti di si sfrenata licenza,
-conoscendo pur troppo l'indole bestiale di essi, mando al campo ordini
-severissimi, sicche nissuno senza permesso pote piu allontanarsene; e
-intanto alcuni sorpresi e provati rei, ebbero aspri gastighi, e molta
-roba ai derubati fu resa, e alcune meschine a' loro artigli poteron
-sottrarsi. Ma finche costoro ebbero agio di salire a Vergiole: e lo
-facevano spesso perche un colle de' piu vicini; Bindo con la famiglia
-indignato di qualche brutto fatto avvenuto in que' pressi; insospettito
-ogni giorno piu, aveva loro tenuto d'occhio, e s'era voluto un po' porre
-in guardia. Cio faceva in special modo a riguardo di sua sorella Maria.
-Che, fanciulla assai avvenente e di gia adocchiata da que' procaci,
-senza che in casa d'altronde avesser pensato a tenerla nascosta; per
-quelle sue attrattive, e anche per odio particolare al padrone del
-castello, come capo dell'avverso partito, essa e la sua famiglia
-correvan gia rischio di prepotenze e d'offese. Prevenuto pero da
-Guidotto, aveva raccolto in sua casa altri parenti; coi quali anche dopo
-lavorate le terre, girandolavano sempre con qualche arme per il podere,
-e si facevano intanto una scambievol difesa.
-
-Era di questo tempo che richiesto Guidotto dai rettori della citta e dal
-suo stesso padrone, non aveva esitato d'affidare al suo Bindo, destro
-com'era e di gran coraggio, un'impresa delicata e rischiosa, quella cioe
-di provveder pel Comune quanti piu viveri avesse potuto; e, senza
-riguardo alla spesa, per gente sicura mandarli in citta. E gia con le
-grosse somme inviategli se n'era fatto incettatore per ogni lato. E via
-via per uomini e donne della campagna, pagandoli bene, li faceva
-trasportare fin presso la cinta d'assedio; altri poi dalla citta notte
-tempo venivan li a riceverli.
-
-Un tal giorno avvisato Guidotto che nella notte successiva dovevan
-giungere grossi carichi scortati da Bindo stesso, provvide che oltre ai
-portatori gli si spedisse una schiera d'armati per proteggerne la
-consegna. E di fatti il pericolo presentito vi si mostro senza misura
-piu grave. I militi fiorentini che, mutata la guardia coi Catalani,
-occupavano quella cerchia, avuto indizio di questo transito che doveva
-farsi pel greto quasi che asciutto del piccolo torrente Brana
-traversante allor la citta; lasciato senza superiore comando il posto
-della consegna, andarono ad appostarsi in una boscaglia poco fuor delle
-mura, ed al passare di quella gente piombarono loro addosso siccome
-belve: e non solo tolser loro le vettovaglie, ma a tutti quei portatori,
-circondatili, e puntando al petto le lance e le spade, si diedero a fare
-i piu orribili strazi. Alle povere donne, che erano in maggior numero,
-non valse il prostrarsi in ginocchio dinanzi a loro, piangere e
-supplicar tutti i santi. Quelli spietati per crudele irrisione
-tagliarono a quale il naso, a quale le orecchie; e agli uomini, dopo
-vana resistenza perche inermi, levarono un occhio, o tagliarono una
-mano, o un piede; e cosi guasti li sospinsero a forza, o li trascinarono
-fin presso ai loro steccati, e alle torri di legno: dove penzoloni li
-vollero porre perche i nemici dalle mura potesser vederli!
-
-Intanto Guidotto che era stato per molta notte in ascolto sul torrione
-della porta di Ripalta, inquieto dell'insolito indugio, quando fu sul
-far dell'alba, discese; e profittando d'una rivista del campo nemico che
-per l'estiva stagione avveniva circa a quell'ora, sicche quella parte
-era rimasta sguernita; con uno sbruffo di fiorini comprate facilmente le
-poche guardie Catalane che v'eran rimaste, e aggiuntasi buona squadra
-de' suoi a cavallo, riusci a fare una sortita fuor di citta. Allorche
-avanzatosi alquanto verso la detta parte, gli feriron le orecchie le
-strida de' miseri che venivano a quella volta! Ahime che incontro! che
-spettacolo orrendo! Donne contraffatte e grondanti sangue e lacrime
-insieme! Uomini mutilati ed esanimi quali quelle pietose se li traevano
-a braccio con pie vacillante, e quali altri anche in dosso. Poi dietro
-loro una masnada di que' feroci, che con le picche e con gli urli, come
-peggio non si usa sopra un branco di bestie destinate al macello, le
-incalzavano, e v'aggiungevano ogni sorta d'insulti!
-
-A tal vista Guidotto ed i suoi con un furor disperato si lanciano a gran
-corsa e a spade levate sopra i nemici, e ne fanno aspra vendetta. Que'
-miseri allora rimangon liberi, ma in quale stato! Immaginiamo il dolor
-di Guidotto quando fra coloro che eran guasti delle membra e grondanti
-sangue, si vide innanzi il fratello, il suo Bindo! Lo portavano a
-braccio due povere giovani, che per li sfregi ricevuti nel viso, esse
-medesime tanto soffrivano, da poter reggersi appena. A lui que' crudeli
-avevan ferito in varie parti le membra, e tagliata una mano! Il dolor
-che provava era si forte, e di sangue n'aveva perduto in tal copia, che
-era quasi privo di sensi. Moveva i piedi macchinalmente, e dava ogni
-poco in forti lamenti cui rispondevano i singulti di quelle affannate.
-
---Vedimi, vedi come m'hanno straziato!--pote articolare al
-fratello--Dio! Dio!... misericordia! povero Bindo!--esclamo quegli.
-Comprese pero che non era tempo di parole, ma di pronto soccorso. Subito
-a Bindo fascio strettamente il polso tagliato perche il sangue gli si
-stagnasse; e ordino che la medesima compressione fosse fatta a quanti
-altri dei mutilati. Compassiono e rianimo quegl'infelici: e raccomandato
-che affrettassero il passo per iscambievole aiuto, alto com'era e molto
-robusto, si prese il suo Bindo di soppeso come un fuscello, se lo
-abbraccio facendoselo riposare sopra una spalla, e rimontato a cavallo,
-via innanzi a tutti per veder di sottrarli a nuove aggressioni. Per
-sorte altri de' loro egualmente a cavallo li avevan raggiunti; sicche i
-piu impotenti se li presero in sella; e quasi tutti que' vili che in
-quella mischia per le gravi ferite non poteron fuggire, circondatili se
-li trassero prigionieri.
-
-Fu un urlo d'imprecazione di tutto il popolo allorche que' poveri
-portatori, straziati per cotal guisa che mai fra i barbari si fosse
-fatto, se non v'ha un riscontro nei briganti odierni del mezzodi, furon
-veduti rientrare in citta! Dietro di loro seguivan legati i prigionieri
-nemici.--Vendetta! vendetta!--Sorse allora un gridio spaventoso da ogni
-parte. E li sulla via i cittadini li avrebbero fatti in pezzi, se le
-guardie non li avesser respinti, e se piu che altro una voce autorevole
-non fosse sorta fra loro, quella del capitan degli Uberti, che
-disse:--Giustizia si fara e tosto, ma dal consiglio di
-guerra!--Adunatisi in fatti, passo appena brev'ora che i prigionieri
-furono appesi per la gola ai merli delle mura esterne di presso la
-porta, perche fossero di spettacolo al campo nemico.
-
-Ma se qui fu gridato--vendetta!--da altra parte si levo una voce pietosa
-che prego--carita!--Divulgatosi l'orrendo fatto per ogni casa, molti
-uomini e donne, oltre i parenti e gli amici, accorsero allo spedale a
-soccorrerli. Fra quest'anime generose Selvaggia fu delle prime.
-
---Andiamo, affrettiamoci!--disse subito alla sua Margherita.
-
---Ma voi tutt'ora soffrite!
-
---Hai udito?--rispose--soffron troppo piu di me quelle misere!--E
-fattole raccorre il piu possibile di lini e di vitto, come soleva nel
-visitarvi spesso le inferme, si reco immantinente a quella sede del
-duolo.
-
-Vestiva Selvaggia un abito scuro e dimesso, e le copriva il bel viso un
-gran velo nero. Passo cosi inosservata per le vie, e giunse laddove
-stavan giacenti quelle infelici. E che poteva far mai una nobil
-donzella, non usa ai servigi i piu umili che cola bisognavano? Eppur la
-gentile a quali porgendo una soave parola, a quali un'aita nelle stesse
-opre servili, apparve fra loro come l'angelo della pieta!
-
-Intelletto d'amore, squisito senso di tenerezza quanto puo essere in
-donna, tutto era in lei; congiunto poi a quell'entusiasmo d'un cuore
-magnanimo che tutto sacrifica per un nobile scopo. Fischiavano infatti
-le frecce nemiche, che, svettando le mura, talvolta le cadder vicine!
-Che importa? Ell'affronta il pericolo perche vuol esser fra' suoi, fra
-'l padre e il fratello che dopo tante sventure le son anche piu cari.
-Vuol dare anch'essa il suo obolo per la patria, vedendo che in tanto
-estremo val pur qualche cosa. La sua sola presenza rianima infatti i
-combattenti e i feriti: perche in donna il gentile animo caritativo,
-congiunto a belta, non e a dir quanto valga! E un raggio celeste che
-riscalda e ravviva! Ne a cio solo e contenta. Di casa in casa porta
-soccorsi alle povere famiglie, dove non eran rimasti che vecchi e
-fanciulli e vedove desolate: e questi e quelle raccomanda al Comune
-perche non si lascino in un crudele abbandono. Si direbbe che nell'opere
-patriottiche, per quanto l'e dato, vuole emulare i parenti e il suo
-Cino.
-
-Questi, con quel ministero che gli era proprio, quello della parola, non
-aveva lasciata occasione per soccorrere il suo paese. Prima a Firenze da
-que' di sua parte, e presso li stessi della Signoria per distorli da
-quell'assedio. Non guardo a cavalcarvi di giorno e di notte, benche
-insidiato da quel suo personale nemico. E come pur troppo ogni cura gli
-torno vana, tentava adesso, dopo cimenti si disperati, di far si che si
-cessasse dall'armi.
-
-In Pistoia da poco tempo si eran rifugiati alcuni parenti del cardinal
-Niccolo da Prato; astretti a partir dalla terra natale, poiche cola il
-cardinale ed i suoi eran venuti in sospetto di favorire i Guelfi di
-parte bianca. Al capo di cotesta famiglia messer Cino crede espediente
-di far ricorso. E come coi rettori di Pistoia aveva gia convenuto,
-segretamente si adopero perche rappresentasse al cardinale il misero
-stato dei Pistoiesi, ed ei presso al papa ne perorasse la pace. Ne pago
-di cio, spedi un messaggio con lettere ai concittadini, messer Giovanni
-Fioravanti e messer Vinciguerra Panciatichi, mercanti molto stimati in
-Avignone; e altre a messer Aldighieri della Torre che era in corte del
-papa, perche di concordia e per carita del comun loco natio
-patrocinassero questa causa. Ma in presenza di eserciti combattenti, le
-arti diplomatiche ebber sempre lo stesso inutile effetto.
-
-
-
-
-CAPITOLO XII.
-
-
-I FUNERALI.
-
-
- "Di nobil pompa i fidi amici ornaro
- Il gran feretro ove sublime giace."
-
- ---- _Tasso_, _Gerusalemme_, C. XIII.
-
-
- "I' vidi gia cavalier mover campo,
- E cominciare stormo, e far lor mostra.
- E talvolta partir per loro scampo."
-
- ---- _Dante_, _Inferno_, Canto XXII.
-
-
-Era stato eletto al pontificato, fino dal 5 giugno 1305, l'arcivescovo
-di Bordeaux, Bertrando di Goth, Guascone, col nome di Clemente V. A
-Perugia, dov'era morto il buon papa Benedetto XI, solo dopo uno spazio
-di dieci mesi e 28 giorni si pote ottener l'elezione del nuovo
-pontefice; ma, secondo che narrano gli storici piu imparziali, una delle
-piu turbinose che mai avvenissero. I cardinali si eran divisi in due
-partiti. A capo dell'uno, Matteo Rosso Orsini, e Francesco Gaetani
-nipote di Bonifazio VIII; che stavano, come andavan dicendo, per la
-onorevol memoria di questo, e volevano un papa italiano: a capo
-dell'altro, il cardinale Napoleone Orsini e il cardinal Niccolo da
-Prato, non felice paciero in Toscana, ambedue partigiani francesi.
-Convennero alla perfine che i primi proponessero tre vescovi francesi, e
-gli ultimi avesser la scelta fra i tre. La proposta fu, com'era a
-supporre, di tre francesi creati da Bonifazio e nemici fino allora del
-re Filippo di Francia. Ma come il re ne fu informato per tempo dai
-cardinali suoi partigiani, egli che fino dal tempo di papa Bonifazio non
-mirava ad altro che ad avere in Italia un'assoluta preponderanza su i
-Guelfi, e su i Ghibellini; e che si era proposto di ottenere il
-vicariato generale su Roma e su tutti i dominii pontifici; avendo
-trovato una forte resistenza attiva in Benedetto XI; morto questi per
-conseguire il suo fine si volse tutto a far sua la scelta del nuovo
-papa.
-
-E come vari storici riferiscono, fece chiamare uno dei tre proposti,
-Bertrando di Goth, ad un abboccamento in un'abbadia, posta in mezzo ad
-una foresta presso S. Giovanni d'Angely. E mostratogli che potea farlo
-papa, molte cose furono a vicenda trattate e promesse. E se intorno al
-luogo e a cio che fuvvi discusso non vogliasi stare in tutto al Villani,
-e alla grave autorita del Muratori, certo che dai fatti che ne seguirono
-fu comprovato che da ambe le parti vi ebbero accordi e promissioni
-reciproche. Condiscese il pontefice; e il re Filippo non pure, cui stava
-a cuore d'esser prosciolto dalle censure ecclesiastiche, di pervenire a'
-suoi la corona de' Cesari. E fu intorno alle concessioni dell'uno e
-dell'altro che alludevasi dall'Alighieri quando scriveva:
-
- Nuovo Jason sara, di cui si legge
- Ne' Macabei, e come a quel fu molle
- Suo re, cosi fia a lui chi Francia regge.
-
- ---- _Inferno_, XIX, 83.
-
-Bertrando allora fu eletto papa col nome di Clemente V, e non tocco mai
-Roma ne Italia. Si disse per dispiacenza de' partiti che vi si
-agitavano: ma in realta perche ormai ogni parte era contro di lui, ed ei
-francese, non si potea fidar che di Francia. Sicche non solo rimase in
-quel regno e fermo sua dimora in Avignone (citta allora della contea di
-Provenza degli Angioini, che la vendettero poi al secondo successor di
-Clemente), ma non creando che cardinali francesi, e da costoro essendo
-eletti successori francesi, avvenne che i papi vi dimorarono per
-settant'anni continui. Qual diminuzione di autorita e di potenza ne
-soffrisse il papato da questa innaturale, inusitata e pericolosa
-traslazione della sedia papale, detta allora da tutti _la cattivita di
-Babilonia_, egli e omai troppo noto. Fu essa la quale poco men che
-distrusse la grand'opera della riforma ecclesiastica iniziata da
-Gregorio VII: essa che abituando i popoli a vedere, e i principi a
-bramare il papa fuori di Roma, agevolo, o anzi produsse il lungo e
-grande scisma d'Occidente: scisma che diede origine alle dispute e alle
-divisioni de' Concili di Pisa e di Costanza: cagioni queste, piu che
-ogni altra, delle eresie de' secoli _XV_ e _XVI_, e cosi di quella
-violenta riforma che dura pur sempre, e divide tante preziose membra del
-sacro corpo del cristianesimo. Quindi e che non solo volentieri
-scuseremo, ma se ci e dato di concludere con gli storici piu favorevoli
-alla Chiesa nostra (fra i quali il Muratori ed il Balbo) loderemo anzi
-Dante per essersi rivolto con magnanimo sdegno contro Clemente V e il
-suo successore francese, primi motori di tanti danni.
-
-A questo pontefice bisogno dunque facesse ricorso il cardinal da Prato,
-per interporlo, secondo che da molte parti n'era stato pregato, a
-liberar Pistoia da tanto eccidio: cosicche, e per la gratitudine che
-Clemente doveva a lui principal fautore della sua elezione, e anco per
-l'impulso del proprio animo bramoso di spegnere le rie fazioni, gli fu
-agevole d'ottenerlo.
-
-Era giunto il settembre, e ancora attendevasi la benigna risposta.
-Quando un tal giorno per Pistoia si sparse la voce che due legati del
-papa erano poco lunge dalla citta, e si avviavano al campo nemico.
-Cavalcavano infatti verso di esso messer Guglielmo e messer Filiport,
-Guasconi, con seguito di segretari e domestici. I quali pervenuti agli
-steccati del campo, inviarono un loro araldo per dimandar d'aver libero
-ingresso alla tenda del duca. Questi, non appena ebbe udito della
-pontificia ambasceria, ordino che subito fossero a lui introdotti: e
-anzi, per reverenza a cotai personaggi, egli stesso si mosse poco fuori
-a incontrarli. Entrati allora con lui nel gran padiglione ducale, e
-seduti, messer Guglielmo prese la parola e cosi favello:
-
---A voi, messer lo duca, principalmente c'invia in qualita di suoi
-legati il supremo pontefice. Ma, cio che dobbiamo significarvi, importa
-che sia pure udito dai primi capitani delle milizie di Firenze e di
-Lucca.
-
-Allora il duca fece dar fiato alle trombe, come all'appello di un
-consiglio di guerra, e in breve gli altri due capitani si trovarono
-raccolti presso di lui.
-
-Alzatosi messer Guglielmo non appena fur giunti, cosi disse loro:
-
---Magnifico messer lo duca di Calabria, Roberto figlio di Carlo,
-illustre re di Gerusalemme e di Sicilia, e onorevoli capitani! Il nostro
-e vostro signore e pontefice Clemente V ci manda a voi, messer lo duca,
-condottiero supremo di questo esercito, perche cessiate di tribolare con
-l'assedio la citta di Pistoia, e ritorni la pace fra i discordevoli
-Comuni. A tale effetto ordina e vuole che dentro tre di ritiriate da
-essa le vostre milizie: perche, nol facendo, incontrerete nella
-scomunica maggiore voi e i rettori delle vostre citta, e le citta stesse
-rimarranno interdette. La volonta del santo padre la troverete espressa
-in queste lettere, messer lo duca, che noi legati pontificii abbiamo il
-debito e l'onore di consegnarvi.
-
-E il duca, ricevutele, ne fece tosto lettura, e poi replico:
-
---Agli onorevoli legati del suo signore e pontefice Clemente V risponde
-ossequioso il duca Roberto: e si pregia di dir loro che la volonta del
-santo padre e stata in ogni tempo la sua. Ricordasse che i reali di
-Napoli furon sempre in Italia i principali sostenitori di parte guelfa e
-del pontefice, e i difensori dei suoi diritti. Che il duca di Calabria
-grandemente va lieto ogniqualvolta possa mostrarglisi figlio obbediente
-e servitore fedele. Che pero riferiscano pure i pontifici legati se
-esser pronto a lasciare il campo e l'assedio della citta di Pistoia, e
-ad esortare i suoi capitani consorti a ritirarsi da essa con le proprie
-milizie.
-
-Com'egli ebbe finito, vi fu un istante che gli animi rimaser sospesi,
-quasi aspettando il generale consenso. Ma gli altri capitani, inarcando
-le ciglia, si guardaron l'un l'altro e non fecer motto! Allora messer
-Guglielmo ruppe il silenzio, e voltosi al duca, disse altero e reciso:
-
---Bene sta, e cosi confidiamo!
-
-E congedatisi, il duca per onorarli li volle accompagnare fino agli
-steccati; dove risaliti a cavallo se ne partirono.
-
-I capitani fiorentini e lucchesi non si mossero pero! Fermi egualmente
-nel rigettare i comandi, e tanto piu le minacce di scomunica di papa
-Clemente; vicini omai a poter dire: "abbiam vinto!" si limitarono a
-rispondere al duca che tutto al piu avrebbero spedito un messo a ciascun
-rettore di lor citta per averne un consiglio. E il messo incontanente
-parti. Ma fatti avvertire i Comuni di Firenze e di Lucca che quelle
-minacce dovevan ritenersi quale artificio de' loro avversari, com'era da
-credere, il messo torno diviato con la risposta--si seguitasse
-l'assedio!
-
-In Pistoia frattanto il giorno seguente si eran fatte concepire di
-grandi speranze. Quando invece poco dopo si seppe che il solo duca
-Roberto co' suoi baroni aveva obbedito, e si era diretto per Avignone. E
-cio perche troppo gli stava a cuore di tenersi devoto al pontefice, da
-cui dipendeva la collazione della corona di Napoli, e che difatti, per
-la morte del padre, ricevette dal papa tre anni dopo. Al tempo stesso fu
-riferito che i Fiorentini e i Lucchesi con tutte le milizie del duca,
-nulla curando le censure papali, vi si erano rifiutati. Che anzi per
-tutta risposta atteser di subito a creare il nuovo capitan generale: e
-questi fu quel Don Diego della Ratta maliscalco del duca, per piu
-allettarlo a rimanervi co' suoi: e fu dei Lucchesi Maroello marchese
-Malaspina; e dei Fiorentini messer Cante de' Gabbrielli d'Agobbio.
-Costui, uomo senza misericordia, quegli stesso che aveva pronunziato la
-sentenza di condanna dell'Alighieri e degli altri esuli Bianchi,
-consiglio incontanente che, tutti da ogni lato, cioe a un tiro di
-balestra, si avvicinassero alle mura per far piu stretto l'assedio.
-
-E si che a que' loro armigeri la vita del campo era gia parsa grave e
-quasi insopportabile: tanto piu che molti ricchi Fiorentini e Lucchesi
-v'avevan costretti de' lor contadini con danno dell'agricoltura: e se li
-udivano poi ogni giorno andare in lamenti e alienarsi da loro, perche
-spesso tenutivi senza paga e pel solo vitto! Ma i rettori di Firenze e
-di Lucca non sgomentarono; e benche scarsi a denari, trovarono un sottil
-mezzo per ricavarne. Lo fecero per via d'una taglia, detta la sega, che
-posero ogni giorno, tanto per testa, a' Ghibellini e a' Bianchi, si di
-citta che a' confini. Ordinarono inoltre che chi aveva figliuoli atti
-alle armi dovesse mandarli all'esercito entro a venti di: trascorsi i
-quali si costringesse a pagare una grossa taglia.
-
-Intanto i capitani di Pistoia eran venuti a sapere che con lo stringersi
-dell'assedio vari cittadini che s'erano ancora arrischiati a uscir di
-citta da Porta Guidi per procacciar vettovaglie, benche di notte, e
-numerosi ed armati, erano stati sorpresi e fatti prigioni; e alcuni, di
-nuovo guasti barbaramente nelle braccia e ne' piedi, trascinati a
-ludibrio fino a pie delle mura! Ne a que' miseri era piu dato sperare
-d'esser veduti da' lor parenti, ed averne soccorso. Perche fin d'allora
-i capitani, potendo, saettavano dalli spaldi chi veniva a trasportarli
-cola, e i mutilati li ritraevano per curarli: ma eran corsi ordini
-severissimi che nissun cittadino si affacciasse piu alle mura, per
-timore che a quella vista non cadessero in isgomento. Non si pero che
-alcuno non venisse a saperlo e non li vedesse. E allora!... pensiamo
-quale straziante spettacolo! Riconoscervi in quello stato, monche le
-membra, contraffatti e gridanti pieta, o un amico, o un fratello, o il
-padre stesso...! Ma que' prodi raffrenavano il pianto, e serravano in
-petto l'acerba doglia: tanta era la costanza de' lor propositi, e il
-debito di cosi fare finche potesser resistere!
-
-A queste pubbliche sciagure venne ad aggiungersi una privata, che pur
-commosse ogni ceto di cittadini. Aveva compiuto il suo corso mortale
-madonna Adelagia, consorte al capitano messer Lippo de' Vergiolesi. Era
-puo dirsi la piu insigne donna della citta. I guerrieri compassionavano
-nella morte di essa al dolore del capitano e del figlio; le donne in
-particolare a quel di Selvaggia; e tutti, ma le madri poi, alla misera
-gentildonna, che si era veduta riportar fra le braccia il cadavere del
-suo figlio Orlandetto! Perloche i funerali di lei, sia per la nobilta
-della stirpe, sia pe' titoli che alla pubblica onorificenza aveva gia la
-casata, si compierono i piu solenni. Fu portata alla chiesa fra una
-folla immensa di popolo. Nell'esequie ebbe letto di sciamito, o velluto
-rosso; ed essa pure fu adorna d'una veste di detto sciamito, e di drappo
-d'oro. Moltissimi torchi di cera; parte dei quali portati dai valletti
-della famiglia, con al braccio gli scudi ov'era lo stemma di essa; altri
-per onore inviati dal Comune. Alcune croci precedevano il feretro; poi
-sacerdoti e monaci; e dodici fanti con cerei e doppieri d'intorno al
-corpo. Seguivano tutti i consorti e parenti stretti della casata vestiti
-a sanguigno; che allora non il nero, ma questo colore era segno di
-lutto. Appresso tutte le donne entrate od uscite da detta casa, vestite
-pure a sanguigno. Tutta la chiesa dentro e all'esterno parata a lutto; e
-perdurante il funebre rito un rintocco di sacri bronzi e uno squillo di
-trombe per piu riprese. Non manco alcuno dei capitani; e fra questi,
-gravi di doglia si vider pure lo stesso consorte ed il figlio. Costoro,
-perche tali onoranze si fecero a mezzo del di, poteron per breve lasciar
-le mura senza pericolo. Veder quella chiesa!.... era gremita di popolo!
-I piu cospicui cittadini non vi mancavano. Per segno di lutto sedevano
-in terra com'era dell'uso, sopra stole di giunchi; i cavalieri invece
-sulle panche, e tutti d'intorno al feretro.
-
-Appena che il sacro rito ebbe termine, il popolo era gia per uscire;
-allorquando vi fu trattenuto dalla voce in un momento diffusa che
-l'Uberti capitan generale, li presso al feretro, come talora a que'
-tempi si costumava, avrebbe creato cavaliere messer Fredi de'
-Vergiolesi. Accertatisi di questa nuova, unanimi tutti lo disser degno
-di tant'onore, per cio che aveva fatto in pro della patria. Solenne e
-straordinaria ceremonia era questa; sia per la circostanza pietosa, come
-per la presenza di tutti gli uffiziali delle milizie, e in tempi si
-gravi. Tutti gli occhi allora si diedero a cercare messer Fredi, tutti
-li sguardi furon volti sopra di lui.
-
-Ed ecco che il giovine candidato, appena avutone il cenno, s'innoltra
-verso l'altare: laddove giunto, sguainata la spada che pendevagli al
-fianco da una ciarpa ad armacollo, la porse al sacerdote, che in
-appositi paramenti cola l'attendeva. Questi allora posatala sopra un
-cuscino, intono solenne preghiera secondo il rito: quindi la benedisse,
-e come glie l'ebbe restituita, quei la ripose al suo fianco. Non si
-tosto messer Fredi lasciati i gradini dell'altare torno in mezzo ai
-guerrieri, che, accompagnato da due capitani, ando a porsi, piegando un
-ginocchio, dinanzi al capitan generale che doveva armarlo, e presentogli
-la spada. Alzatosi il capitan degli Uberti dalla sua sedia, richiedevalo
-con qual animo volesse entrare nell'Ordine: cui egli rispose--ad onore e
-tutela della religione e della patria.--Dopo cio alcuni cavalieri gli
-adattarono gli sproni d'oro (e infatti cavalieri a spron d'oro avean
-nome); gli posero il giaco di maglia, la corazza, i bracciali e le
-manopole; poi il capitan generale gli cinse la spada. Non gli mancava
-che l'elmo e il caschetto, lo scudo e la lancia; le quali armi compiuta
-la ceremonia, da tre scudieri del capitan generale gli furon consegnate.
-In tal modo _addobbato_, come dicevano, torno a prostrarsi con un sol
-ginocchio dinanzi al capitano. Questi sorto di nuovo, gli batte la
-propria spada sul collo, come ad ammonirlo che dovesse sopportar con
-fermezza i pericoli che avesse incontrati. Richiese per fine il novello
-cavaliere del suo giuramento.
-
-Nella chiesa ad ogni ceremonia era stato fra la folla, come suole
-accadere, un agitarsi e un sospingersi piu in alto per meglio osservare.
-Ma a questo punto si fece un silenzio fra tutti gli astanti. Allora
-messer Fredi si levo dignitoso, si volse verso del feretro, e impugnata
-e distesa la spada, ad alta voce esclamo:
-
---Giuro sul cadavere di mia madre di difender la patria fino agli
-estremi!
-
-Non aveva ancor detto, che per un moto istantaneo tutti i capitani,
-levate le spade, gridarono a un tempo:--"giuriamo!"
-
-Questa parola ebbe un eco fra le pareti del tempio, e d'un sacro fremito
-riempi il cuore di tutti.
-
-
-
-
-CAPITOLO XIII.
-
-
-LA RESA.
-
-
- "Serrato e lo mio cor di dolor tanto,
- Ch'io non posso parlar ne tragger guai,
- Rimembrando di quella che mirai
- Dolente sotto un vel tinto di pianto."
-
- ---- _Sonetto di_ _M. Cino_ _da un Cod. Strozz._
-
-
- "Lasso! pensando alla distrutta valle
- Spesse fiate del mio natio sole,
- Cotanto me n'accendo e me ne duole,
- Che 'l pianto al core 'n sin dagli occhi valle!"
-
- ---- _M. Cino_ nel _Canzoniere_.
-
-
-Il potesta degli Uberti una tal mattina era entrato nella sua stanza
-d'ufficio piu di per tempo, perche v'attendeva il rettore della citta,
-Guglielmini, per conferire sul partito da prendere, a misura che le
-condizioni dell'assedio ogni di piu peggioravano.
-
-Era gia nel cuor dell'inverno. La rigidezza della stagione lo aveva
-costretto a far porre il suo tavolino e le sedie presso d'un gran
-caminetto dove ardeva un gran fuoco. Qui co' suoi segretari sbrigava gli
-affari, mandava lettere e ordinanze. Quando di li a poco, rimbacuccato
-nel suo cappuccio, col giaco, i cosciali e gli schinieri di cuoio, ed al
-fianco la spada, entrava a lui il Guglielmini rettore della citta.
-
-Licenziati allora i segretari:
-
---Sedete qui appresso al fuoco--dissegli il degli Uberti.
-
---Oh! gli e un bisogno, che il freddo e eccessivo!--soggiunse
-l'altro.--Penso a' poveri militi... e a queste notti! Vengo ora da loro;
-insieme col Vergiolesi ho ordinato gran fuochi sugli spaldi, per tutto:
-gli ho incuorati.... Ma!... pur troppo, quello che soffrono, agli
-spedali ogni di piu si conosce!
-
---Si: ma credete voi che non soffrano per ugual modo anche i nostri
-nemici? Allo scoperto e' vi son piu di noi!
-
---E che per questo?
-
---Gli e per dire che cio da un lato ci puo tornare a vantaggio. E
-infatti mi fu riferito che i capitani si de' Lucchesi che de' Fiorentini
-si lagnano di gran defezioni; e dicevan fra loro, che se non avesser
-creduto che fra pochi giorni ci dovessimo arrender per fame, e se infine
-l'onor loro non vi fosse impegnato, a quest'ora col disordine e i
-lamenti che erano al campo!... dovere stare alle pioggie, non tutti
-sotto le tende; e piu poi assiderati dalla neve e dai ghiacci di questa
-invernata, le cose finivan male, e davano sgomento agli stessi rettori
-di Firenze. Ora noi a buon conto dall'intemperie abbiam la citta che ne
-porge un riparo.
-
-E a lui il Guglielmini:
-
---Ma al difetto di viveri chi ci provvede? I granai de' cittadini son
-vuoti; e poco o nulla (mi spavento a dirvelo!) rimane di vettovaglie in
-que' del Comune!
-
---Quale sventura! E ditemi; de' nostri alleati?
-
---Oh, guai! messer potesta!... guai e sopra guai a chi fortuna
-l'abbandono! Gli amici se ne vanno con essa! Primieramente a voi e gia
-noto che su i Bolognesi non solo da qualche tempo non e piu da fare
-assegnamento, ma anzi e da temerli come avversari. E sappiate anche che
-gli ultimi de' nostri amici, M.r Bornio Samaritano e M.r Romeo de'
-Pepoli, di questi giorni come Ghibellini, sono stati presi e posti in
-carcere. Di Siena che conto e da fare quando ogni di tergiversa? Arezzo,
-si, c'e rimasta alleata; ma vedete in un subito da' nemici come si
-lascia comprare, e con che! Con un cappello cardinalizio, mi vien
-riferito! Uguccion della Foggiola, il potente condottiero degli Aretini,
-ha un figlio in prelatura. Or ecco! Per quel cappello che pel figliuolo
-dimanda ed ottiene, fa cambiare i suoi militi di Guelfi in Ghibellini
-accaniti!
-
-E l'altro:
-
---Resterebbe pur sempre l'aiuto de' vicini Pisani. Non promisero pure al
-Comune di mandarci assai vettovaglie, scortate da molti armigeri?
-
---Sicuramente! Or date una scorsa a questa lettera che dal Comune di
-Pisa ricevetti ieri sera--e in cosi dire glie la mostrava.--Qui da
-questi messeri, (mentre l'altro leggevala) intendete? piu non si tratta
-di vettovaglie, ne d'armi! ma d'un semplice e scarso aiuto di danari!
-
---Danari a noi, cui la fame ne stringe e un assedio de' piu crudeli! Oh
-noi sventurati! quale scherno! anche l'oro di Mida! Non vi scorgete
-anche in cio le solite e perfide suggestioni, i consueti artifici de'
-Fiorentini?
-
-E l'altro--Eh! pur troppo e da crederlo!
-
-Certo che a que' tempi la politica del Comune di Firenze per conquistar
-tai vicini era questa; "Pisa con l'arti, Pistoia con le parti." Non si
-sa poi veramente se fu di qui che originasse il dettato: "gli e come il
-soccorso di Pisa," a denotare un inutil aiuto. E a' poveri Pistoiesi
-ridotti a quel punto, pur troppo! che valevan l'oro e l'argento, quando
-mancavan del necessario per vivere, ne per moneta potevano
-procacciarsene? Il degli Uberti pero e il Guglielmini adontati anche di
-tutto questo, fermi ne' lor propositi, giuraron di nuovo di custodire
-gelosamente il segreto dei viveri; deliberati che quando avesser finito
-di consumare ogni cosa, l'avrebber palesato al popolo, e tutti istigato
-a prender le armi ed irrompere fuor delle mura, o per aprirsi una via
-allo scampo, o per morir combattendo.
-
-La citta, non ostante le morti per le fatiche e li stenti, aveva sempre
-un numeroso presidio di fanteria, e circa trecento cavalli. Oltre i
-cittadini vi s'eran raccolti, come dicemmo, gli esuli Bianchi di tutta
-Toscana. Si provvide che fra costoro in particolare non sorgesse pel
-vitto il piu piccol lamento, e a tutti i difensori in quelle date ore
-fosse puntualmente distribuito. Il male era adesso per qualche
-fanciullo, e per le povere donne del popolo: molte delle quali venute di
-fuori a portar carichi di vettovaglie, malconce e or gia risanate, non
-potevano, pur volendo, far ritorno alle proprie capanne. Fatto
-consiglio, per estremo rimedio fu deliberato che quelle meschine con
-altre di citta, piuttosto che vedersele morir di fame sulle pubbliche
-vie (e di qualcuna gia avveniva) come bocche inutili si dovessero
-allontanare, proteggendo loro l'uscita sin fuori della cinta con una
-sortita de' piu valorosi. Ma molte di esse chi lasciava in citta il
-padre, chi il fratello, chi il consorte! Sicche come seppero quel
-comando, tentarono di nascondersi; deliberate, piuttosto che abbandonare
-i parenti ed esporsi a nuove sevizie, morir di stento presso di loro.
-Non tutte pero furono in tempo a sottrarsi a questo decreto di selvaggio
-eroismo. E gia i birri del Potesta l'avevano eseguito sopra qualcune,
-arrestandole a viva forza. Quando i parenti alle grida delle meschine
-poterono giungere in tempo per trattenerle e per farne ricorso.
-
-Intanto molti di quegli uomini, gente del popolo minuto, operai e
-guerrieri, ammutinatisi qua e la minacciosi e a capannelli e con le armi
-alla mano, s'eran raccolti sulla via presso al palazzo del Potesta.
-Questi nel sospetto che la citta si levasse a rumore, subito per sedarli
-era disceso fra loro, e cominciava a far sentire qualche parola
-conciliativa: e intanto li sul getto con altri capi del governo
-discutevano sul grave caso. Costoro da un lato ponevano innanzi a que'
-valorosi la suprema necessita di salvar la patria ad ogni costo. I
-parenti dall'altra ripetevano che per la patria avevan fatto e sarebber
-disposti a far tutto, ma che appunto per questo si doveva aver riguardo
-alle loro compagne. Delicata, difficile e terribile questione!
-Quand'ecco le donne che s'eran nascoste comparir li tutte insieme co'
-capelli sciolti, con in braccio ed a mano i piccoli figli mezzi nudi e
-piangenti, e gettarsi loro in ginocchio, e a calde lacrime supplicarli
-di non esporle di nuovo a quell'atroce martirio. Tanto basto perche
-tutti i parenti, presi da sensi d'umanita e di tenerezza, se le
-stringessero al seno e piangessero con loro!
-
---No, no, non dubitate!--essi alle donne andavan dicendo--siam qua per
-difendervi! Altro! Forse Dio, povere disgraziate! non avete diviso con
-noi gli stenti.... i pericoli? E che? V'avranno ora a cacciare peggio
-che bestie, e in preda di quelle belve? Chi ve l'ha detto? non son
-uomini anche loro questi rettori? Non hanno mogli e figliuoli, affe di
-Dio? Oh! prima che vi stacchino da queste braccia la s'ha a vedere!
-
-E con piglio austero rivolti ai rettori soggiunsero:
-
---La nostra vita gli e molti mesi che degli stenti ne soffre; e perche e
-per come vo' lo sapete! Ma guardateci in faccia! Smunti si, ma
-tranquilli, perche insieme con queste nostre povere donne, che degli
-strazi anche piu di noi n'han patiti! E adesso chi e che ha core di
-separarci da loro? Rettori della citta, noi vi diciamo che per
-camparle.... noi... si, noi soli provvederemo! Un pezzo di pane o che
-altro ce lo leverem dalla bocca: ma che pero intendiamo di restare uniti
-con le nostre donne e co' nostri figliuoli! Si, con queste nostre
-creaturine, che dopo Dio ci han sostenuto a non disperare!--esclamarono
-i padri, e con trasporto d'affetto se li presero in braccio:--e giuriamo
-sul capo di questi innocenti che, o la patria per noi sara salva, o
-tutti insieme morremo per lei!--
-
-Il pianto dirotto di quelle misere, il fermento del popolo, e una
-protesta si energica basto a togliere affatto dall'animo dei rettori
-quel si barbaro divisamento.
-
-Ma l'ora d'un'ultima prova era gia stabilita. Un ultimo tentativo (si
-disse da tutti) bisogna farlo. E per vero di que' popolani, ottenuto
-quanto bramavano, neppur uno manco! Si era prescelto un tal giorno e
-sull'alba. A quell'ora e con un'aria gelata, i nemici immersi nel sonno,
-e de' capitani pochi alle tende, perche molti riparati nelle case
-vicine, l'aggressione si crede piu sicura. Fu preso il partito di
-attaccare ad un tempo i due campi opposti, quello di presso alla porta
-di Ripalta e l'altro di porta Guidi. E gia le saracinesche s'eran levate
-e i ponti abbassati. Quelli posticci attraverso le fosse ve li avevan
-fatti la notte. Pochi, perche ghiacciatavi l'acqua, su quelle lastre di
-gelo ben resistenti basto gittarvi qualche tavola e poca terra. I
-feditori erano usciti i primi fuor delle porte. Una scarica di
-giavelloti piomba gia sul nemico. I cavalieri, comandati da messer
-Fredi, a lance tese si succedono a corsa fuor della porta di Ripalta, e
-gia pongono in iscompiglio la cinta piu prossima de' fantaccini che
-d'improvviso assaltati, non hanno appena tempo d'uscir dalle tende, e
-molti senza pure aver potuto prender le armi, periscono. Ma un'altra
-cinta, e la piu formidabile, quella della cavallata nemica che era
-dietro de' fanti, li attendeva a pie' fermo. Come infatti i cavalieri
-pistoiesi se li appressarono, i nemici si mossero in falange serrata, e
-a picche tese sopra i venienti, e fecero testa con tal numero e tanto
-impeto, quanto era meno da aspettare; sicche dopo una zuffa accanita,
-non senza perdite gravi, bisogno retrocedere. Inseguiti i Pistoiesi fin
-su' ponti levatoi non cessaron fin la di combattere da valorosi. Tale
-presso a poco fu l'esito dall'altra porta. In questo scontro vari
-capitani dei Bianchi vi lasciaron la vita. L'Uberti, il de' Reali, e
-messer Fredi, sebben leggermente, vi rimaser feriti. L'appostata
-resistenza de' cavalieri nemici, cui piu difficile sarebbe stato di
-disporsi si tosto in ordine di battaglia, diede a supporre d'un
-tradimento: che cioe nel trambusto avvenuto per cagion delle donne,
-avutosi sentore di questa sortita, su dalle torri ne fosse dato segno a'
-nemici. Per dubitarne bastava sapere che v'eran sempre dentro le mura
-que' due furfanti di Musone e di Fuccio, prezzolati dal Fortebracci.
-
-Fu questa l'estrema prova di valore de' Pistoiesi: ma che dolorosamente
-li confermo, non potersi con le forze loro smagliare ed infrangere la
-ferrea catena che li stringeva!
-
-Intanto nella citta lo spedale detto di Santa Maria del Ceppo, e gli
-altri ospizi e spedaletti, del Tempio, di S. Luca e di S. Mazzeo,
-riboccavano di feriti. Il primo, sebbene il piu vasto, non si creda che
-fosse ampio e bene aereato, e fornito di quant'occorre ad ogni evento
-straordinario qual e adesso. Sicche nelle sue piccole stanze con un
-ristretto numero di servigiali, non era possibile che desse ricetto a
-nuovi ammalati, quando que' suoi poveri lettucci eran gia pieni
-d'infermi per vecchie ferite, o di quelli che perivan di sfinimento. Lo
-avevan fondato circa vent'anni innanzi, li sul torrente Brana, due
-privati cittadini, un certo Antimo di Teodoro, e donna Mandella consorte
-sua, coi propri averi che non eran poi molti. E se gia alcuni altri gli
-avevan testato qualche casamento vicino, le rendite certo erano assai
-limitate. Ma la cristiana carita negli estremi bisogni non vien meno
-giammai: cresce anzi di zelo, e si fa piu studiosa d'aita quanto piu
-gravi appariscono i sacrifizi.
-
-Non era ancora avvenuto l'ultimo scontro gia detto, quando un giorno il
-vescovo Sinibuldi chiamo a se i suoi segretari, che abitavano
-nell'espicopio, e alcuni principali del clero, e cosi disse loro:
-
---Mentre i nostri concittadini si faticano, combattono e muoiono per la
-difesa della patria; mentre le vie sono ingombre di mendici e d'infermi,
-e ogni giorno, per le strettezze a che siamo, crescera pur troppo il
-numero degl'infelici, la patria e Dio chiedono anche a noi qualche
-sacrifizio. Ho deliberato che questa mia casa sia ridotta a pubblico
-spedale. Voi, e qualcun del mio clero cui piacera, vi potrete unire con
-me a esserne gl'infermieri. Non e un comando questo, ma una preghiera
-ch'io vi fo a nome de' nostri fratelli che soffrono, e per le viscere di
-Gesu Cristo. Ponderate, miei cari, in cor vostro le mie proposte, e se
-vi sentite da tanto, seguitemi.
-
-Le parole d'un vescovo che veneravano, infiammato di si gran carita,
-tanto poterono sull'animo loro, che subito ebber l'assenso di tutti: e
-fu in pari tempo un gareggiare, chi nel palazzo a ceder camere e
-ritirarsi in una buia stanzuccia ad esempio dello stesso prelato; chi a
-spedirvi letti e biancherie e quant'altro occorresse al bisogno. Il buon
-vescovo ordino pure che certe stanze terrene dov'era l'uffizio del suo
-cancelliere, esse pure si convertissero in ospedale, e ad ufficio di
-cancelleria si riducesse la stessa pubblica cappella di San Nicolo ivi
-contigua. Quell'episcopio era troppo inferiore alla bella architettura
-ed all'ampiezza dell'attuale, erettovi dal celebre vescovo Scipione de'
-Ricci sul finire del secol decorso. Ma per quei tempi di gran parsimonia
-e di si modeste abitazioni, egli era per certo assai decente e spazioso.
-Un secolo dopo dall'illustre vescovo Andrea Franchi ebbe anche maggior
-ampliamento. Adesso questo palazzo caratteristico che serba ancora
-all'esterno li stemmi di alcuni suoi prelati; situato veramente al suo
-luogo, presso la cattedrale e il bel tempio di S. Giovanni; che ospito
-papa Urbano II, il gran banditore delle crociate; il beato Atto vescovo
-della citta; e questi v'accolse il pontefice Innocenzo III reduce dal
-Concilio di Pisa: senza dire di quanti altri celebri personaggi dopo il
-Sinibuldi fu stanza, questo edificio monumentale, come tanti altri, sia
-civili che ecclesiastici che stavano a ricordare un'epoca storica, si
-lascio in abbandono: finche da vari anni pote dirsi anche ad esso: "_A
-che ti valgon li stemmi?_" perche caduto in proprieta di un privato, piu
-non servi che ad uso de' suoi inquilini.
-
-Or come appena fu tutto disposto per ricevervi gli ammalati, il vescovo
-chiamo a se il nipote messer Cino, e gli disse:
-
---Oggi mi pare d'aver fatto un po' di bene anche pe' giorni avvenire. Va
-tosto da' rettori della citta, e di' loro che la mia casa da questo
-giorno e aperta a pro degl'infermi.
-
-Messer Cino conosceva a prova di quanto ardore di carita fosse stato
-sempre acceso quell'animo, e non ne stupi. Lo sorprese piuttosto il
-sentire che in un tempo siccome quello in cui gia sospettavasi di
-pestilenza e di moria, vi avesse indotto a' servigi non pochi del clero.
-Ma e ben vero che l'esempio vivente della virtu, di quella in ispecie
-che richiede un eroico sacrifizio, esercita sugli animi tale arcana
-potenza da non sapervi resistere. Quel clero poi e da riflettere che
-usciva dagli stessi cittadini, con loro aveva diviso li stenti, e
-nutriva i medesimi sensi di patria carita. E di questa, bisogna dirlo,
-Bartolomeo Sinibuldi aveva dato al suo clero e a' suoi concittadini
-belle testimonianze, fin da quando nel 10 novembre 1303, per voto del
-Capitolo, approvante papa Benedetto XI, fu eletto vescovo di Pistoia. Da
-quel tempo al compirsi del 1307 in cui fu traslocato a vescovo di
-Fuligno, il suo cuore fu tutto pe' suoi tribolati figliuoli. La sua casa
-dava ricovero si a Guelfi che a Ghibellini; a Bianchi che a Neri; piu
-poi se perseguitati. La carita e il dovere tutti eguali glie li
-rendevano, e voleva pero che ciascuno sapesse che in ogni tempo era
-disposto a soccorrerli. E molto per vero pote su di essi in quelli anni
-della massima esacerbazione degli odi di parte. Il ministero episcopale
-gli dava a quei tempi diritti e privilegi grandissimi.
-
-Aveva una curia e una Corte: tribunale di inquisizione e carceri pe'
-chierici; autorita infine al tutto feudale. Ma quando alcuno de' suoi
-curiali voleva, adulando al potere, rimproverarlo di non usarne, e di
-apparir troppo mite e indulgente: So--rispondeva, quali leggi ha la
-curia, ma io forse non ne sono l'interprete? Perche non potro io invece
-di giustizia usar misericordia coi traviati? Cristo Signore, pontefice
-massimo, a qual tribunale appellava egli mai chi voleva redarguire, se
-non a quello della coscienza? Lasciate dunque ch'io mi avvicini piu che
-e possibile a quel gran maestro.
-
-Le pestilenze e le carestie in Italia nel medio evo dominavano di
-continuo. Calamita che a dir vero sono ora piu difficili ad avvenire; o
-nel caso lo Stato con ogni mezzo provvede. E cio sia per la liberta del
-commercio e l'apertura de' porti di tutta l'Europa, sia per le
-quarantene, e le comodita stabilitevi; sia infine per la nettezza delle
-abitazioni, e per quant'altro gli e un portato del progresso e della
-civilta. Ora, quando accadeva che una citta fosse colpita da queste
-sciagure, a' piu umili uffici caritativi si vedevano spesso uomini
-venerandi come il nostro prelato, educati alla scuola delle grandi
-annegazioni e delle piu eroiche virtu; necessarie davvero in que' tempi
-di feroci costumi. E solamente tali uomini col loro esempio riuscivano a
-vincere la durezza de' cuori, e quell'egoismo, che andava del pari col
-principio feudale; e che allora tanto piu, col timor della morte, non
-esitava a mostrarsi in tutta la sua nudita. Riuscivano poi a trarre a se
-altra gente; che in mancanza d'una carita ufficiale, s'ispirava a un
-principio tutto cristiano, a quel del dovere, per sentirsi tanto animo,
-da rimaner presso al letto d'un povero infermo (fosse pure con proprio
-pericolo) e recargli soccorso. La pieta infatti del Sinibuldi fa bel
-riscontro con quella d'un altro vescovo pistoiese, l'eroico Andrea
-Franchi.
-
-Il quale, un secolo dopo, in una terribile pestilenza tanto si adopero
-nel pubblico spedale di Pistoia a soccorrere gli appestati, che i
-cittadini a eternar la memoria del benefizio e di lor gratitudine,
-commisero al grande artista Luca della Robbia quel celebre fregio in
-basso rilievo di terra invetriata, dove il detto prelato e protagonista,
-e vi ha per cosi dire, la sua apoteosi, e che si ammira nella citta
-sopra le logge di quello stesso spedale del Ceppo cui servi il
-Sinibuldi, ampliato ed ornato, come or lo vediamo, nel 1525. Del qual
-fregio, come capolavoro dei della Robbia, fu tratta una copia modellata
-sullo stesso rilievo: e questa di presente ti si offre a vedere nella
-scuola delle belle arti a Parigi, e nel palazzo di cristallo a Londra.
-Tanto la carita e la religione diedero sempre co' lor subietti impulso
-ed incremento alle arti belle!
-
-Tornando ora al nostro racconto, messer Cino, dopo la commissione
-ricevuta dall'illustre prelato, recatosi a' rettori con tale annunzio,
-si puo immaginar facilmente con che segni di gradimento accettarono la
-generosa offerta! Subito anzi furon d'avviso che quell'episcopio
-opportunamente potesse servire ad ospedal militare. Questo appunto
-mancava. Avrebber mandato pei medici e per quant'altro occorresse: ma
-che frattanto messer Cino si degnasse informarne il capitan Vergiolesi,
-come colui che era stato deputato alla cura igienica delle milizie.
-
-E messer Cino non esito a condursi dal capitano. Il quale udita appena
-cotal profferta--Bene sta!--gli rispose stringendogli la mano alquanto
-commosso.--Conosceva il vostro zio, il nostro degno prelato: ella e cosa
-veramente da lui! Ringraziatelo! Accettando come facciamo, vedra che gli
-siamo obbligati d'un benefizio, che ora non poteva esser maggiore!
-
-Fu un dar ordine nel momento, che in avvenire tutti i militi infermi
-fosser trasportati cola. E pur troppo non ando molto che, avvenuto
-quello scontro si disgraziato, tutti que' letti furon pieni de'
-combattenti feriti.
-
-Dopo la visita al capitano, messer Cino, tanto intimo di famiglia, non
-potea dispensarsi dal farne una di condoglianza a Selvaggia. Ella era
-tutta sola nelle sue stanze con quella buona Margherita, che avendo
-assistita sua madre, pregata rimaneva con lei. Fu un dare in un pianto
-dirotto allorche Cino le si appresso. Egli aveva gia veduto con quanto
-amore avesse assistito la madre fino agli estremi; e per molti disagi
-sofferti prima ed allora, temeva assai di sua salute. Da quel tempo in
-quale stato dove rivederla! Le sue vesti color sanguigno facevan
-risaltar maggiormente la pallidezza estrema del volto, che agli occhi di
-lui non apparve meno attraente. E pur troppo quella gentile soffriva
-molto tuttora.
-
---Lasciate--disse Margherita a messer Cino chiamatolo a parte:--queste
-lacrime spero che le saranno di qualche vantaggio. Non vi so dire i suoi
-patimenti per non aver potuto finora ottener questo sfogo!
-
-E com'essa alquanto si fu calmata:
-
---Oh si, messer Cino--gli disse--se questo e un bene, ecco quello che
-provo per la prima volta dopo tante sventure! Ho dovuto pero averne
-anche un'altra; quella di non poter esser del numero dei parenti e delle
-amiche ai funerali della mia povera madre! E chi sa il mondo che n'avra
-detto! Ma crediatelo, mi fu impossibile! Ero priva affatto di forze e il
-cuore mi si spezzava!
-
-Questo costume, che fino i piu stretti parenti si recassero all'esequie
-ad accompagnare il defunto, in Toscana era allora un sacro dovere, e da
-ogni classe di cittadini scrupolosamente osservato. Pietoso uffizio, che
-ora in Francia e altrove e debito sacro; e che anche in Italia da una
-sospettosa polizia non piu contrastato, or, com'occorra, s'adempie quasi
-dovunque.
-
---Selvaggia!--replico egli--oh! per questo che dite mai! La citta non ha
-potuto che sempre ammirarvi, e in que' giorni rispetto molto il vostro
-grave dolore. Nessuno, ve l'assicuro, che non desse una parola di
-compianto alla degna figlia de' Vergiolesi: nissuno di noi cittadini
-d'ogni ordine che non chiedesse con ansia di vostra salute! Voi sapete
-se ci e cara, o Selvaggia! Deh, per pieta fate animo! Chi sa ancora a
-quante prove dovremo esser serbati con quest'ostinazione a resistere!
-
-Ed ella:
-
---Oh! questo di dovere stare col battito al cuore, con l'animo sospeso
-ogni di pel povero padre mio, e per mio fratello!... Questo di vedere
-per la citta tanta gente languire, ne aver modo bastante a
-soccorrerla!....
-
---Pero--soggiunse egli--sento fra 'l popolo che le annegazioni vostre
-per aiutarlo le riconosce e vi e grato.
-
-E Selvaggia:
-
---Dite pure i sacrifizi di tutti! Ma anche quel che ciascuno si sforza
-di fare, basta forse al bisogno? Questo, questo, crediatelo, m'affligge
-sopra ogni modo, e mi continua il dolore!
-
-Allora Cino le narro del nuovo spedale, che il zio prelato volle aperto
-nel suo palazzo. Al che ella con animo soddisfatto rispose:
-
---Vi vedo l'opera dei Sinibuldi, che sanno accoppiare al sapere
-l'affetto.
-
-Poi seguito:
-
---E gli sforzi, e le vite di tanti nostri difensori dovranno essere
-inutili? A che partito appigliarci? che potremo piu fare?
-
---Io pensava, o Selvaggia,--riprese Cino--per quel potere che
-giustamente esercita l'affezione e la virtu vostra sull'animo di messer
-Lippo, non vorreste voi consigliarlo a riflettere seriamente quanto
-questa ostinazione a resistere aggravi di piu i nostri mali?
-
---Io, messer Cino! ma sapete voi che mio padre, che, non v'ha dubbio, mi
-ama quanto mai possa dirsi, pure al solo affacciargli una simile
-proposta, s'indignerebbe con me, fino a credere che io avessi osato di
-consigliargli una vilta? E anche questo credete voi che non mi affligga?
-E se a cio ho pensato, ve lo dica la vostra cugina Lauretta, con la
-quale ne tenemmo proposito trepidanti insieme, il sapete, anche pel
-nostro Fredi.
-
-E Cino:
-
---Me ne duole per voi e per noi! La vidi appunto ieri la mia buona
-Lauretta, e presto verra da voi. So che molto l'amate, e vi sara di
-conforto. La preghero a ricordarvi che la speranza e l'ultima stella che
-pur rimane in un ciel tempestoso: che in quella sola e d'uopo
-affissarci, ed aspettarne il sereno.
-
-A queste parole che nel lasciarla le dirigeva, ella con dolce atto di
-compiacenza rispose:
-
---Oh! che s'avveri il vostro buon augurio; e quella stella propizia che
-mai non si perda!
-
-Ma intanto le pubbliche sciagure crescevano ogni di piu; e lo sgomento,
-se non sulle labbra, era nel cuore di tutti. Al nuovo spedale pochi
-sopravvivevano, perche le ferite erano state corpo a corpo, di lancia e
-di spada le piu micidiali. Della poveraglia eran molti che, rimasti
-senza lavori, se n'andavano per le vie macilenti e cenciosi: e ora poi
-rattrappiti dal freddo, facevano capo alle chiese tanto per respirarvi
-un'aria piu tepida, e stender la mano a chi vi giungeva, e mettere
-insieme da comprare un pezzo di pane di schietta crusca, o qualche po'
-d'erba che pur costava assai cara. Pero, mirabile a dire! Si sentivan
-divorare dalla fame; ma dal mendico come dal ricco non si fosse ancora
-in pubblico articolato un lamento! Soffrire, soffrire e resistere,
-pareva la parola d'ordine fra di loro, finche i rettori non avesser
-prescritto altrimenti. Per colmo de' mali s'aggiunse in quell'anno, come
-abbiam detto, una rigidezza di stagione eccessiva. Gli appennini eran
-tutti ricoperti di neve. Qualche poca n'era caduta anche in citta; e a
-tutt'altro dovendo impiegar le braccia che a toglierla dalle vie, v'era
-rimasta; e fattosi sereno, si doveva camminare sopra un lastrico di
-ghiaccio.
-
-Una tal mattina il vescovo all'alba, com'era solito, aveva assistito di
-casa al mattutino di Cattedrale, dalla grata d'una finestra che
-rispondeva rimpetto alla cappella di S. Jacopo. Quindi fatto un giro al
-letto de' suoi malati, si disponeva ad uscire per la visita consueta
-allo spedale del Ceppo. La neve fin dalla sera precedente cadeva a
-fiocchi di nuovo, e a quell'ora era alta per tutte le vie. Allorquando
-per avere udienza dal vescovo si presento nella sala un tal frate in
-abito bianco di lana, con sopra un lungo mantello bigio; e su di esso da
-un lato una croce vermiglia e due stelle di simil colore in campo
-bianco. Era uno dei frati di S. Maria; di quell'Ordine cavalleresco
-istituito da Urbano IV per combattere gl'infedeli e i violatori della
-giustizia: ma per la vita troppo molle ed agiata che conducevano, il
-popolo a quel tempo gli additava col nome di _frati gaudenti_.
-Degenerarono poi a segno da non potersi piu tollerare; e papa Sisto V
-nel 1585 li soppresse del tutto. Introdotto costui, dimandava una grazia
-che solo il vescovo poteva concedergli. Ed era quella di affermargli in
-iscritto la esenzione di una imposta straordinaria del Comune per
-sovvenire a tante strettezze. La dimandava in virtu di un decreto di
-papa Gregorio IX, che con Bolla del 1234 pronunciava privilegiate d'ogni
-carico laicale le persone che a quell'Ordine appartenevano. Narran gli
-storici che il Comune di Siena vedutosi di tanto scemate le imposte,
-perche molti per non pagarle, anche con moglie e figli, si andavano
-ascrivendo a quell'Ordine, nel 1285 provoco per tal causa un giudizio
-dei piu valenti giureconsulti, fra i quali quello del celebre Accursio;
-ed essi stabilirono essere impertinenti le pretese di questi cavalieri.
-Dopo di che il Comune ordino che le case de' cavalieri renitenti alle
-imposte fossero rovinate.
-
-Ora il vescovo all'udire ne' giorni di tante miserie questo rifiuto d'un
-uomo assai ricco a dar l'obolo a' suoi concittadini, benche non
-ignorasse quel privilegio, fu preso in un subito da forte sdegno, e
-
---Come! come!--esclamo. Ma raffrenatosi com'era solito quando doveva
-ammonire, e ricordando la sua missione e il suo prezioso tempo da
-spendere, ricompostosi alquanto: Come dunque? Vorresti tu, frate, che
-cosi su due piedi, mentre son per uscire!... Ma e poi! in questo stremo
-di miserie, di freddo, io!... cagione forse dovrei esser io! se mai!...
-che una gente irritata, furibonda, venisse a insultarti, e a
-smantellarti la casa? Frate! La dimanda oggi, lo vedi, non e opportuna,
-e per di piu insulta altrui non solo, ma lo diro pure, la carita; e te
-pone in pericolo! Desisti dunque, te ne prego! Mi tarda d'uscire. Se
-altro non t'occorre...
-
---Oh! no: se per questo non parvi tempo...--cosi com'a dire: ne
-parleremo altra volta.
-
-E allora tutto riguardoso soggiunse:
-
---Ma dove andate voi, padre nostro, stamane a quest'aria gelata, e con
-la neve fino al collo del piede?...
-
---Vado all'ospedale da' miei malati.
-
---Misericordia! esporvi fin la, voi che ci siete si caro!....
-
---Vorresti dunque prescrivere i limiti della carita che non cerca mai
-cose di suo vantaggio, e trattenerla per umani riguardi quando piu corre
-il bisogno? Frate, s'io ti son caro, non opporre neppure in parole, e
-piuttosto vien meco.
-
---Ma io, messer mio reverendo, si che davvero il farei, se avendomi
-famiglia, e salute mal ferma, non dovessi piu che altri temer di
-contagio; o se...
-
---Va dunque--riprese il vescovo con dignita--va pure con Dio, ne
-mendicar piu pretesti. Per venir qui a chieder privilegi, e di qual
-sorta! vedo che il gelo non ti fece sgomento! Or di' piuttosto--se
-avessi animo e viscere da tanto. Non ricordi tu le parole del Redentore:
-"Nissuno puo avere carita maggiore di colui che da la vita pe' suoi
-amici?" Or dimmi, non son eglino quegl'infermi nostri concittadini e piu
-che amici? Non son io padre loro e pastore, ed essi miei figliuoli e mio
-gregge?
-
-E con questo ammonimento lasciatolo, era gia sulla piazza.
-
-A modo di privato e d'incognito, ravvolto il capo nel suo nero
-cappuccio; la persona alta e dignitosa in ampio mantello; se n'andava il
-buon vescovo tranquillo e spedito a compiere la sant'opra. Solo a breve
-tratto si faceva seguir da un domestico con gran canestro di piccoli
-pani. Perche ei, previdente com'era, i suoi granai fin dinanzi
-all'assedio avea procurato che fosser colmi di grano. Per isventura era
-quella l'ultima porzione che gli restava, e poche piu volte avrebbe
-potuto di quel suo pane soccorrere i poverelli. Quand'ecco sulla via
-della ripa che dalla piazza del Duomo conduce allo spedale, s'imbatte in
-una povera donna di giovane eta; ma che nondimeno, dallo sfinimento pel
-bisogno di cibo non potendo piu reggersi, era caduta al suolo sulle
-ginocchia, presso un muro ora in linea del palazzo del Comune, lei e un
-bambino che aveva in braccio e cui dava latte. Essa aveva in capo un
-cappuccio di lana bianco che allora l'era caduto sulle spalle, e una
-sola veste molto sdrucia e leggera, e un mantelletto pur di lana che
-coprivale il seno, al quale stringevasi quel suo figliuolino, ravvolto
-in umidi stracci. Mandavano l'una e l'altro un lamentio debole tanto e
-quasi soffocato che appena s'udiva.
-
---Padre, padre, per carita!--pote dire la misera aprendo gli occhi, non
-si tosto che il vescovo piegatosi a lei le dimando del suo male.
-
---Per amore di questa creaturina, un tozzo di pane! Son due giorni che
-non ho mangiato che poca erba gia putrida, e pel mio bambino non ho piu
-latte! Ah Signore! Soccorretemi, ma proprio per lui! che per me... mi
-lascerei morire!
-
---Povera donna! per lui e per voi sarete soccorsa--riprese il prelato. E
-gia aveva fatto cenno al domestico perche le desse del pane.
-
---Che vuole--soggiunse essa--mi son tanto appenata dopo che nell'ultima
-mischia mi c'e morto il marito, e non mi resta piu altri al mondo, che
-dico sempre: "Venga pure la morte, che me n'andro, se Dio vuole, a
-ritrovarlo lassu!"
-
-Non ebbe appena finito, che il vescovo egli stesso volle porgerle il
-pane, e la riaveva ad un tempo con acqua odorifera. Ma intanto e'
-s'accorse che le sue vesti si umide le si erano quasi ghiacciate
-addosso! Ella infatti tremava tutta. Riflette poi che a uno stomaco si
-indebolito, non il pane in quel momento, ma le bisognava per riaversi
-d'un cibo piu lieve e piu sostanzioso. Con questo pensiero si fece
-subito dare una mano al domestico, e provo a sollevarla da terra, pur
-per condurla al vicino spedale. Invoco il soccorso di due che passavano:
-a' quali basto un cenno per porsi a' suoi ordini. A un di loro affido il
-bambino, e fece che l'altro e il suo domestico sostenessero quella
-infelice sotto le braccia e cosi la trasportasser cola in un di que'
-letti, che egli ando innanzi per farle metter in ordine.
-
-Or come descrivere le miserie infinite di questo luogo? Per ogni parte
-era pieno d'infermi. Ma tra per la fame, che quando ha tanto allenito le
-facolta digestive, non val piu cibo a saziarla; tra per la cancrena che
-si formava ne' mutilati e feriti, era doloroso a vedere che ogni giorno
-il numero de' morti vi si faceva maggiore. Immaginiamo poi l'affanno e
-il compianto de' poveri parenti che li assistevano, e che per mancanza
-di servi dovevan vestirne il cadavere, ed essi medesimi portarlo alla
-fossa! Eppure vi voleva la gran virtu del degno prelato per recarsi ogni
-giorno in quelle stanzucce; la a sollevar con vivande e con una santa
-parola i meno aggravati; qua a porgere a' moribondi gli estremi conforti
-e il perdono di Dio! E quanti mai uomini e donne si sarebbero
-sgomentati, e sollevati anche contro chi andava e veniva per i soccorsi,
-se non avesser veduto comparir fra loro quella sacra e venerata persona!
-Eppure in quelle piccole sale, scarse di servi per la necessaria
-nettezza, vi si sentiva di gia un non so che di pestilenziale, un'aria
-si fetida che ammorbava! Ma il vivo esempio per fare il bene era la e
-veniva d'in alto! e il popolo che lo vede, quasi istintivamente gli e
-attratto a seguirlo!
-
-Nel rimanente della citta gli ospizi dei monaci invasi tutti da infermi;
-rade poi quelle case ove non ne fossero anche fra cittadini i piu
-agiati, o che non vi s'avesse a trovar gente afflitta e in veste di
-lutto. E i militi difensori? Oh! non mancavano per questo; ma
-sprovveduti del necessario alimento, non avendo piu pane ne di saggina
-ne di crusca, s'eran ridotti ad uccidere i cavalli e cibarsene. Altri
-poi a sbramarsi la fame co' piu immondi animali, e financo col brodo di
-cuoio bollito! Non si saprebbe ridire se fosse migliore oggimai la sorte
-di quelli che gia eran morti, o de' loro superstiti! "Molto miglior
-condizione (scriveva Dino Compagni) ebbe Sodoma e Gomorra e le altre
-terre che profondarono in un punto, e moriron gli uomini, che non ebbero
-i Pistoiesi morendo in cosi aspre pene!"
-
-Nel marzo alla perfine i poveri Pistoiesi, saputo che il cardinal
-Napoleone Orsini era stato spedito dal papa come paciero in Toscana, e a
-soccorrer Pistoia; benche omai Ghibellini com'erano dovesser sentirsi
-dire che la citta loro era soccorsa come terra di Chiesa, tutti quanti
-ripresero animo, e la sua venuta l'affrettaron col desiderio e con
-pubbliche preci. Ma cio che fu di gioia ai Pistoiesi, reco dolore ai
-Fiorentini, perche non volevan per niente che il cardinale venisse a
-immischiarsi nelle lor guerre: prevedendo che infine avrebber dovuto
-porsi in urto con la Chiesa. Per lo che s'avvisarono di dover prevenire
-la sua mediazione, e fecer sapere ai Pistoiesi che volentieri sarebber
-venuti agli accordi.
-
-Eravi in Firenze un savio e buon frate pistoiese, il padre Bonaventura,
-che fino dall'ultime fazioni della terra natale, abborrendo da tanti
-eccidi, si era reso monaco eremitano nel convento di S. Spirito. I
-rettori di Firenze come seppero che costui era amico intimo di ser Lippo
-de' Vergiolesi, molto si rallegrarono, non vedendo ambasciatore piu
-adatto allo scopo. Lo ebbero a se, e convenuti sulla missione, subito lo
-inviarono a lui perche profferisse al Comune per parte della Signoria
-assai utili condizioni alla resa. E fra le altre, che la terra
-rimarrebbe libera e intatta, salve le sue bellezze, che e quanto dire i
-suoi monumenti, le persone e le robe, e loro castella.
-
-Quando il capitano dall'amico Bonaventura ebbe udite queste novelle, non
-esito un istante a referirle agli anziani e ai rettori della citta. I
-quali abboccatisi anche col monaco che aveva ricevuto cotal facolta,
-parendo loro che cio fosse proprio come un dono del cielo, accettarono
-le proposte e conchiusero l'accordo. E invero la misericordia di Dio li
-soccorse! Perche oltre a non potere sdigiunarsi che con certi cibi, che
-li stessi animali immondi avrebbero avuto a schifo, non avevan da vivere
-che per un giorno; dopo del quale bisognava svelare il segreto, e uscir
-disperati a morire, o darsi in balia del vincitore!
-
-I capitoli dell'accordo furon tosto giurati (ai 18 marzo) da ambe le
-parti, toccando il libro degli Evangeli sull'altare della cappella di S.
-Jacopo in cattedrale. Arbitri, pe' Fiorentini il capitan Malaspina; pe'
-Lucchesi il d'Agubbio; e altri per le terre della Lega Guelfa. Da lato
-de' Pistoiesi il potesta, il sindaco e vari testimoni, coi rogiti di ser
-Maffeo Lapi. E i capitoli furon questi:
-
-1o Che sia pace perpetua tra queste terre che sono in lega e loro
-contadini da una; e i Pistoiesi con la gente del contado dall'altra;
-
-2o Che i fuorusciti che sono in Pistoia possano uscir liberi e tornarsi
-a' loro paesi;
-
-3o Che liberi si lascin pure i prigionieri da ambe le parti;
-
-4o Che tutti i Fiorentini e i Bianchi del Pistoiese, cancellandosi i
-loro bandi, possan tornar sicuri;
-
-5o Che il potesta di Pistoia con lire tremila, e il capitano con lire
-duemila, si scelgano Lucchesi o Fiorentini: dichiarando primo potesta
-messer Pazzino de' Pazzi di Firenze, e capitano ser Lippo Carratella da
-Lucca; e' cosi dai detti Comuni si tragga la guardia da tenersi in
-Pistoia e suo dominio da oggi a tre anni;
-
-6o Che gli anziani e gonfalonieri di giustizia sieno tutti di parte Nera
-e Guelfa, ed eletti per i tre anni dal potesta e dal capitano: serbando
-pero agli anziani e al gonfaloniere tutto quel governo che avevano sulla
-citta e sulle compagnie del popolo;
-
-7o Che a soldati forestieri che difeser Pistoia si paghino di presente
-tremila fiorini;
-
-8o E perche circa il 1242 Guidaloste Vergiolesi vescovo di Pistoia
-investi i parenti suoi di molti feudi spettanti alla mensa vescovile,
-fra i quali i castelli di Piteccio e della Sambuca, fu deliberato che,
-"ai Bianchi e Ghibellini si lasci il castello di Piteccio e quello della
-Sambuca, che, come di lor pertinenza, uscendo subitamente dalla citta se
-ne possano prevalere."
-
-Concordatisi in questi patti prima che il cardinale giungesse,
-finalmente a' 10 d'aprile 1306 si apersero ai Fiorentini le porte della
-citta di Pistoia, intorno alla quale erano stati a campo e in assedio
-dieci mesi e diciannove giorni! Vi entrarono trionfanti il capitano de'
-Fiorentini e quel de' Lucchesi con molte di lor milizie e con buona
-quantita di vettovaglie. Per lo che, narran le storie, che di que'
-miseri cittadini vi fu taluno che per la fame patita, sbramatosi oltre
-il dovere, mori! I Fiorentini, come fu detto, avevano assoldato milizie
-straniere; ma i Pistoiesi neppur un drappello! E dire che i pochi
-resisterono a tante migliaia e per tanto tempo! Quanto amore della terra
-natale dovette infiammare quei petti, che impavidi e quasi fuor di
-speranza sfidaron la morte!
-
-Per cotal modo ebbe fine si crudel guerra fra gente d'una stessa lingua,
-e d'una patria comune! In questo sciagurato battagliarsi d'un gran
-popolo fra di se, come gia a Campaldino e poco appresso a Montecatini, e
-a dir breve, nel medio evo su tutto il suolo italiano italiani dovunque,
-quante inutili stragi; di qual grande ricchezza, ingegno e fortuna, non
-profittato, e quanto valore perduto! Che se questo da Susa a Sicilia
-ordinato e concorde; aiutato e disposto per ogni Comune da' suoi
-maggiorenti, col beneficio di libere armi si fosse speso per cacciar lo
-straniero, forse da qualche secolo l'Italia sarebbe stata una, libera e
-indipendente!
-
-
-
-
-CAPITOLO XIV.
-
-
-L'ESILIO.
-
-
- "Tu lascerai ogni cosa diletta
- Piu caramente; e questo e quello strale
- Che l'arco dell'esilio pria saetta."
-
- ---- _Dante_, _Paradiso_, Canto XVII.
-
-
-"Quanto bella e utile citta e abbondevole si confonde! Piangano i suoi
-cittadini, formati di bella statura oltre a' Toscani; posseditori di
-cosi ricco luogo, attorniato di belle fiumane, e d'utili alpi, e di fini
-terreni; forti nell'armi, discordevoli e salvatichi; il perche tal citta
-fu quasi morta." Cosi Dino Compagni, l'intemerato storico fiorentino,
-deplora la trista sorte di Pistoia. Ma ne qui si doveva arrestare il
-compianto.
-
-Gelosa la parte Nera de' conquistati diritti, non appena fu dentro le
-mura, volle subito cacciar fuori la Bianca. I nuovi rettori ordinaron
-che questa fosse scortata fino al primo castello assegnatole, quel di
-Piteccio, a circa quattro miglia a settentrione della citta. Erano i
-banditi, messer Lippo de' Vergiolesi e tutta la sua casata e consorti; e
-piu altri di Pistoia, popolari e grandi, principali di parte Bianca. Non
-si trattava gia di soldati di ventura, ne di gente d'altro paese
-italiano, cui agevolmente potessero far ritorno; ma erano i piu
-cittadini d'una medesima terra, della quale per cruda legge eran chiuse
-le porte, e che lasciavan dietro se in desolazione tante famiglie. E in
-qual momento terribile! Dopo un assedio si ostinato, quando chi per
-ferite, per fame e per angoscie d'ogni maniera avrebbe avuto maggior
-bisogno de' loro aiuti!
-
-Se n'uscivano pero gli esuli, parte a piedi e parte a cavallo, solo
-alcuni traendosi seco poche masserizie poste in casse sopra de' muli;
-tutti, mesti si, ma invitti dell'animo. Poche le famiglie che esulavano
-per altre parti d'Italia. Fra queste vogliam ricordare quella del
-pistoiese Dolcetto de' Salerni, che ebbe l'onore d'imparentarsi con
-quella dell'Alighieri. Perche Dolcetto presa dimora in Verona, dove il
-suo ricco censo gli consenti di comprarvi un palazzo, disposo cola la
-sua figlia Jacopa a Piero figlio di Dante: al quale, e al fratello
-Jacopo, dobbiamo la prima revisione e l'ordinamento della Divina
-Commedia. Del rimanente nobili e popolani se n'andavano insieme a quello
-stesso confine, assimilati e confusi in una stessa sventura.
-
-Si vedeva infatti uno stuolo di gente del popolo, de' piu aderenti de'
-Vergiolesi, e d'altri capitani, offertisi a' lor servigi, uscir de'
-primi e accompagnarsi a mo' di scorta a Margherita, la vecchia castalda
-di Vergiole, che a cavallo si portava come reliquia un forzieretto della
-sua padrona: e dietro ad essa, reduci alle proprie capanne tanti poveri
-campagnoli, carichi di quel po' che potevan portare; con le mogli e i
-figli loro, chi per mano, chi in collo; tutti quanti laceri e rifiniti.
-In altro gruppo molti bravi operai e militi cittadini, cavalcando a
-bisdosso que' pochi smunti destrieri che vi eran rimasti, gente forte e
-risoluta che non avrebber lasciato di seguir le sorti del suo capitan
-Vergiolesi per tutto l'oro del mondo. Messer Lippo veniva a cavallo con
-appresso la sua Selvaggia.
-
-A pensar quante volte la nobil donzella se n'era uscita da quella porta
-sul suo brioso destriero tutta gaia e felice, e riguardevole per
-l'eleganza delle vesti, in mezzo al suo Fredi e al suo Orlandetto,
-percorrendo la nota via per al paterno castello! e adesso!... Oh! ella
-ora trista e dimessa passava indistinta fra molti, sospinti per ugual
-violenza sopra un ignoto e periglioso sentiero! Se n'andava la misera
-con a lato poche compagne nella sua via dell'esilio; Lauretta e le
-cugine; chiusa in bruno cappuccio, e nel piu grave cordoglio. La
-seguivano in lunga schiera capitani co' lor subalterni, e nobili
-cavalieri con le proprie famiglie; frementi tutti, perche per ordine
-quasi improvviso, astretti non solo a partir disarmati dalla citta, ma a
-vedersi scortati da gente armata e minacciosa, come si usa coi
-malfattori!
-
-Cio commoveva anche piu i cittadini che rimanevano. E nondimeno
-moltissimi (i parenti poi v'eran tutti) li vollero accompagnare anco piu
-oltre del limite stato permesso, quello cioe della porta di Ripalta. Al
-che gli stessi nemici non seppero opporre. E guai a loro se in quella
-generale esacerbazione l'avesser fatto! Troppo era il dolor disperato
-che que' cittadini provavano nel lasciarli, quando essi oltraccio
-dovevan rimanere in balia degli avversari! Per quel tratto poi, e sul
-momento dell'addio, tanti furon gli amplessi e i caldi baci, e i
-singulti, che non sapevan distaccarsi da loro! Ed oh! pe' poveri esuli
-quale addio! Un saluto di caldo affetto lo davano non solo ai parenti e
-agli amici, ma anche a quelle mura paterne che con tanti stenti e
-sacrifizi lungamente avevan difese, e dove lasciavano ogni cosa piu
-caramente diletta; e chi sa! forse per sempre! Novello e doloroso
-spettacolo fu a vedere tanti prodi, chiusa in petto l'amara doglia del
-vinto e dell'esule, privi quasi di tutto, andarsene confinati in un
-luogo alpestre, e nella quasi certezza d'essere anco la fatti segno alle
-offese di nemici implacati!
-
-Ma pur troppo l'Italia per oltre cinque secoli, da Dante a Manin, diede
-spettacolo d'una continua vicenda d'esiliati e d'esiliatori: e questi in
-prima Normanni e Svevi; Francesi e Guelfi; Alemanni e Ghibellini; quindi
-Spagnuoli e Austriaci! Gli esilii nazionali vanno del pari con gli
-oppressori della nazione! Troppo lungo sarebbe a narrare la iliade de'
-mali che si aggravarono sopra di essa; il rinnovarsi di guerre senza
-utile evento, e di paci non durature! A noi pero, che qui e avvenuto di
-ricordarne i principii, conforta almeno il pensiero di veder chiusa alla
-fine la trista epoca di siffatte nazionali sciagure.
-
-La montagna pistoiese fu destinata ad essere il campo d'italiani
-avvenimenti famosi, e di cotal grave importanza, che la storia non potra
-mai cancellare! Chi e omai che non sappia che essa racchiude le tombe
-delle due piu grandi repubbliche? Catilina e Ferruccio periron pugnando
-sopra questo Appennino!!
-
-All'epoca che descriviamo la montagna accoglieva nei suoi castelli, qua
-Panciatichi Ghibellini, la Cancellieri Guelfi; poi Guelfi Bianchi e
-Guelfi Neri, fieramente avversi fra loro. E ora il Castel di Piteccio
-doveva ricovrarvi a confine tutti gli esuli Bianchi, quelli stessi che
-pochi anni innanzi avevan forse incitato a cacciare i Neri in esilio!
-
-Ma indarno di questo antico castello cercheresti piu le sue torri e le
-sue valide mura. Eppure fu esso come, due secoli dopo, quello di
-Montalcino a' Senesi, l'ultimo baluardo della parte piu popolare, che vi
-sostenne gli estremi assalti! Ma ora l'ala del tempo che tutto
-distrugge, e la forza motrice del vapore, che sulla via ferrata, rapida
-come il pensiero vi scorre d'appresso, concede appena a color che
-trasporta di scorger piu dov'egli si fosse. Se per le fazioni cui fu
-collegato, i nostri cronisti non ne cercassero ricordanza, appena il suo
-nome avrebbe un eco in quest'eta si lontana e diversa: nome, che adesso
-solo in un orario della via ferrata del toscano Appennino, a causa d'una
-stazione, tornava ad avere un'umile pubblicita.
-
-Nondimeno un altro richiamo e addicevole ai tempi che corrono d'imprese
-artistiche-industriali, vi richiama ad ammirare ne' suoi dintorni i
-viadotti maravigliosi di questa strada, i quali con romano ardimento
-s'innalzan giganti, sovrapposti archi sovr'archi, e abbracciano e
-collegano diverse sue valli. Questa via appennina che, da Bologna a
-Pistoia, in uno spazio di chilometri 98, per 46 gallerie trafora le
-montagne, e congiunge si brevemente l'Adriatico al Mediterraneo; dalla
-pianura del Pistoiese porge per vero un sorprendente spettacolo; tale,
-che le antiche eta avrebbero creduto opra d'incanti. Vo' dire allorche
-sulla via ferrata le macchine a vapore (questi strumenti di fusione e di
-diffusione; di guerra e di pace; di piu pronta coesione materiale e
-morale della nazione, fra se e fra le altre vicine; in una parola,
-questi forieri di civilta) nello avanzarsi e seco traendo treni di tante
-carrozze per entro a que' fori; nello insieme t'appariscono da lungi non
-altrimenti che un gran colubro dagli occhi di fuoco, che sbucato dalle
-viscere dell'Appennino, sbuffando fumo e faville, serpeggi intorno a'
-suoi fianchi; e mostratosi in parte, rientri ed esca di nuovo; finche
-non giunga a distendersi tutto quanto sull'agevole pianura. E d'altro
-lato il viaggiatore che da Bologna ne ha percorsa la linea, la piu parte
-fra strette valli e boschive, e da settentrione a mezzodi ha penetrato
-nel gran foro di S. Momme, riman preso poco oltre da gran maraviglia a
-mirare a colpo d'occhio al chiarore di lieto sole, come in gran
-panorama, l'ampia e popolosa pianura del Pistoiese e del Fiorentino con
-le sue tre citta e coi vaghissimi colli che la incoronano: forse pel
-mite aere la piu ubertosa d'ogni sorta alberi fruttiferi e messi; e pel
-tesoro costante della lingua e delle arti belle la piu civile d'Italia.
-Cosicche da quell'altura al primo presentarsi un cotale spettacolo,
-sulle labbra d'alcun viaggiatore sono usciti spontanei que' versi
-bellissimi dell'Ariosto:
-
- Non vide ne il piu bel ne il piu giocondo
- In tutta l'aria ove le penne stese;
- Ne se tutto girato avesse il mondo
- Vedria di questo il piu gentil paese.
- Ove dopo aggirarsi d'un gran tondo
- Con Rugger seco il grand'augel discese,
- Colte pianure, e delicati colli,
- Chiar'acque, ombrose rive, e prati molli:
-
-Ma non appena da quelle piagge ha guardato d'attorno, che in un baleno
-sulla pendice a ponente gli si offre gia innanzi il colle di Piteccio.
-
-I ruderi di quel castello si scorgono ancora sopra il risalto d'una
-collina nella stretta valle del piccolo fiume Ombrone, o, come fu detto
-in antico, dell'Ombroncello, lungo l'antica strada Francesca; che,
-varcando l'Appennino sopra lo Spedaletto dell'Alpe, conduceva a Bologna.
-Cotal fortilizio era stato costruito in uno spazio di terreno assai
-limitato: se non si vogliano valutare le casipole del castello che gli
-sorgevano poco distanti; ed era appunto dietro l'antica chiesa a destra
-del detto Ombroncello, sull'alto di un poggetto a forma di cono, che va
-a riunirsi solo a maestro con gli altri poggi. Gli scorre pur sempre
-alle falde da un lato il detto fiume, dall'altro la forra detta del
-_prataccio_, e verso settentrione il torrentello detto di _ciriceia_.
-Fra le piante di bei castagni onde e coperto, e di che e tanto ricca
-questa montagna, si scorgono ancora a diversi ordini e a piccole piagge
-le vestigia della circonvallazione del castello, e in alto alcuni resti
-di torri a pietra battuta, con in mezzo la rocca.
-
-E fu in questo misero luogo, e in povere capanne li intorno, che dove
-riparare la famiglia de' Vergiolesi, e quanta altra gente, e della
-classe piu agiata dei cittadini! E fu qui che Selvaggia, non ostante la
-sua debol salute, volle seguire il padre e il fratello. Ma gia noi
-l'abbiam vista questa gentile farsi ognora maggior di se stessa. Educata
-con austeri costumi e fra un popolo battagliero, aveva sempre mostrato
-congiunta in se la femminil tenerezza al piu virile coraggio. Ora pero
-la sua mente si era forte turbata per un fatto di recente avvenuto, da
-dover pagare in parte il suo debito ai pregiudizi del tempo.
-
-E da sapere che allorquando si stipularono i capitoli della resa della
-citta, il padre e il fratel suo dovettero assistere a quell'atto
-solenne. In quell'ora comparve a lei uno sconosciuto, grave all'aspetto
-(come glie l'annunziava la sua Margherita con la quale era rimasta),
-chiedendo in grazia di poterle parlare di cosa di gran momento. In tante
-vicende di tristi casi, la pietosa donzella credette di non doverglisi
-rifiutare, e consenti di riceverlo.
-
-Quegli allora fattosi innanzi, in questi termini le favello:
-
---Nobil donzella, le mie parole son brevi, ma foriere a voi, secondo che
-piu vi piaccia o di lieta sorte, o di grande sciagura!
-
---Chi siete voi, messere, che cosi mi parlate?
-
---Uno che legge da gran tempo negli astri, e rivela agli uomini i loro
-destini. Ma quando di cio poco anche vi prema, sappiate ch'io sono un
-Guelfo e uno dei Neri. Contrario, come sentite, alla vostra parte: ma
-pure adesso... oh! adesso, per pieta del vostro infelice paese, e perche
-vi rinasca la bramata concordia: in nome di questa e di molti della mia
-parte che pur la invocano, chiedo pace fra voi e una famiglia da voi
-abborrita, e che stendiate amica la mano al capo di essa che molto vi
-ama.
-
---E a chi mai la mia mano?
-
---A Nello de' Fortebracci.
-
---Voi mi fate inorridire! Dio, Dio! che ascolto! Ignorate dunque, o
-messere, che quella destra che mi chiedete che io stringa, e macchiata
-del sangue di un mio fratello?
-
---E sia! Ma molte citta italiane, voi vel sapete, dopo le guerre piu
-fiere si ricongiunsero in pace stringendosi in connubio due giovani di
-famiglie le piu avverse fra loro.
-
---In connubio! E l'osate, sciagurato questa parola?--piena di sdegno
-soggiunse.--E che? Quali vincoli passarono fra 'l suo e 'l mio cuore? E
-se anche ve ne fossero stati (che no, mai!) dopo l'atroce fatto io, non
-che altro, potrei io neppur perdonare ad un omicida, e posso dirlo
-oggimai, ad un vil rinnegato?
-
---Ma voi non sapete, quando cio non faceste, il triste oroscopo che
-debbo io rivelarvi?
-
---Sia che vuolsi! Per me la mia vita...
-
---Non e la vostra, o Selvaggia, che corre pericolo; e quella di messer
-Cino... intendete! ed e quella del padre vostro!
-
---Oh, no, no! Dio disperdera la fatal predizione!
-
---Pensate che voi tutti siete in potere dei vostri nemici! e che...
-
---Lo so! E mi uccidano pure!--con sicura alterezza esclamo.
-
---Non sopra a voi, lo ripeto, piombera la vendetta, ma sopr'a loro, e
-spedita! Salvateli, o un tardo rimorso...
-
---Oh! uscitemi dinanzi, spietato uomo che siete! Mi fate orrore, ne
-sostengo piu d'ascoltarvi!
-
-E spaventata se ne partiva chiudendogli in faccia la porta, e
-rifugiandosi a gemere nelle sue stanze.
-
-Non si che ella in tutto prestasse fede a quel tristo: nondimeno e da
-pensare alle credenze sull'astrologia e sugli oroscopi, allora accettate
-come realta di dottrina anco dagli uomini piu sapienti: fra i quali,
-fino a un certo limite da messer Cino, intimissimo del famoso astrologo
-Cecco d'Ascoli; quando quegli in un sonetto lo interroga perche per
-virtu dell'astrologia, consultando le stelle, gli sappia dire se,
-dovendo partir da Pistoia, gli sia espediente di dirigersi piuttosto a
-Roma o a Firenze. Questo soltanto poteva esser bastevole a far provare a
-Selvaggia un senso d'inquietezza continua: oltre che bisogna riflettere
-allo stato di dolore e di turbamento nel quale in quell'istante si
-trovavano tutti gli animi; quello poi d'un'affettuosa figliuola del capo
-del vinto partito, e dell'amante di messer Cino; e cosi comprendere a
-fondo in quale ambascia l'avesse posta un siffatto colloquio. Ne
-stentera il lettore a riconoscere in quell'incognito il vilissimo Nuto,
-infintosi astrologo anche una volta; stato sempre a' servigi del
-Fortebracci, e a lui congiunto nell'opere piu nefande.
-
-Messer Nello, gettatosi omai anima e corpo dal partito de' Neri, di
-cuore perfido, e sempre dubbio ed infinto, non era riuscito non solo a
-procacciarsi stima neppur da loro, ma dopo il fatto della porta di
-Ripalta, lo riguardavano anzi con odio e disprezzo. Ora e da credere che
-inviasse quel tristo a Selvaggia, non gia per attendersi una favorevol
-risposta: un abbisso omai divideva quelle famiglie! Ma operava cio che
-sogliono i depravati e i prepotenti. La difficolta stessa e gli ostacoli
-per vincere l'animo di una donna, allora si che maggiormente li provoca
-e li rende audaci! In ultimo poi, sentendosi vili e impotenti, vogliono
-almeno aver la satanica sodisfazione di minacciare un delicato e debole
-spirito, e spaventarlo.
-
-Messer Lippo non e a dire in quale apprensione ritrovasse Selvaggia dopo
-questo fatto! Dalla Cattedrale era gia rientrato in sua casa in
-compagnia di messer Cino. Preoccupato e pien di disdegno pel contratto
-di resa, poco badando alla figlia, si era gittato sopra una sedia
-esclamando:--Ecco, amico mio, voi lo vedeste! il sacrificio della patria
-e consumato! Ora per noi che rimane? Vituperi ed insulti!
-
---Padre, padre mio!--proruppe allora Selvaggia gittandosi fra le sue
-braccia.--Ed io ne son gia una vittima!
-
-Ma ella tremava ancora dallo spavento... Il Vergiolesi sopraffatto crede
-che un'ugual cagione l'avesse si conturbata. Essa pero non esito un
-momento, con accento convulso, a svelargli la minaccia insidiosa che
-aveva ricevuta.
-
-Allora il Vergiolesi in piede, con violenza repressa esclamo:
-
---Dunque egli!... egli ha osato!... Oh il maledetto! E a te, angelo mio,
-si volse ancora questo rettile per avvelenare la tua esistenza? Dov'e,
-dov'e questo infame?...
-
-E gia furibondo brandiva la spada, ed era per uscire e per farne
-vendetta.
-
-Ma Selvaggia a un tal atto die un grido:--No, no, questo mai!--E a mani
-giunte s'infrappose fra lui e la porta, e prego le risparmiasse un nuovo
-dolore. Messer Cino egli pure lo scongiuro e gli disse:--Vorreste voi in
-questo modo avvilire il vostro brando onorato macchiandolo del sangue
-d'un vile, venuto gia in dispregio d'ogni partito? Tanto piu poi
-sarebbero esse da valutare le stolte parole di quell'uomo da lui
-prezzolato?
-
-Messer Lippo arrestatosi, allora con fierezza esclamo:--Ei puo vantare
-d'avermi ucciso Orlandetto: ma, viva Dio! mio figlio mori della morte
-dei valorosi: egli... Oh! egli, l'iniquo, dovessi sfidarlo io stesso,
-morra di quella dei traditori!
-
-Infatti il Fortebracci dopo quella orribil giornata, di cui egli da
-tutti fu accagionato, non trovo piu favore dagli stessi suoi partigiani:
-e anco dopo l'assedio non ebbe gia diviso co' Neri alcun ufficio nella
-citta; e questo perche conosciutolo, non se ne voller fidare. Isolato,
-malvisto, se n'era accorto e se n'accuorava: e, giustizia di Dio! cosi
-di gia era incominciato per lui il piu aspro gastigo! Sicche simulando
-necessita d'assentarsi per affari domestici; con qualche sorpresa del
-proprio zio, che appunto allora co' suoi consorti da Prato si era
-rimesso in Pistoia, ando invece a ripararsi con Nuto e con un suo fido
-servo, in una sua romita casa di campagna montana, assai distante dalla
-citta.
-
-Di gia le milizie fiorentine e lucchesi subito dopo l'ingresso si erano
-affrettate a far ritorno a' loro Comuni. Le spagnole invece condotte a
-Firenze dal Maliscalco del duca, don Diego della Ratta, stavano la in
-quel bel paese molto volentieri, mangiando e bevendo, e oziando tutto
-di, e poco disposte a andare altrove. Frattanto in Pistoia assicuratisi
-i nuovi rettori che tutti i militi di parte Bianca assoldati al di
-fuori, incominciando dal capitan degli Uberti, fosser partiti; rimisero
-dentro i Guelfi Neri usciti, che erano in molto numero, e riformarono la
-citta d'anziani e d'altri ufficiali, tutti di lor fazione. Avvenuta
-questa riforma, credendo i Pistoiesi aver pace, e d'esser trattati da'
-Fiorentini e Lucchesi con equi modi, accadde invece tutto il contrario.
-Se pote dirsi che Pistoia fu tribolata, fara stupore a narrare che non
-mai come allora! Il tormento morale superava di troppo il danno
-materiale che ricevettero, che pur fu gravissimo!
-
-La prima cosa che fecero que' rettori fu di partirsi fra loro,
-Fiorentini e Lucchesi, tutto il contado, e non lasciare alla citta piu
-d'un miglio d'intorno. Vedemmo gia ne' capitoli della resa essere stati
-eletti, potesta messer Pazzino de' Pazzi, e capitano Ser Lippo
-Carratella. Ma come grandissimi per que' tempi erano i loro salari,
-oltre quelli di molt'altre autorita, fu pero stragrande la imposta, cui
-ciascun cittadino dove soggiacere. Poi per insulto contro ai patti
-profferti e posti in iscritto, i Fiorentini da un lato, i Lucchesi
-dall'altro, fecer disfare le mura della citta, che eran bellissime, e
-riempire i fossi d'intorno. E spianaron fra gli altri un popolato
-sobborgo, dal lato di ponente, parallelo alle mura, il qual luogo serbo
-fino a oggi il nome di _Corso allo spianato_. Oltre che per piu
-irrisione e piu strazio obbligarono li stessi cittadini all'opera
-scellerata, e li fecer pagare dal Comune! Ove si fossero rifiutati,
-v'era minaccia di morte! Cominciaron poi a far disfare tutte le
-fortezze, le case, i palagi, e le torri de' Bianchi e de' Ghibellini, e
-durarono piu di due mesi continui. Alcune anche di dette case donarono a
-chi torno loro piu in grado. E Moroello Malaspina, fra gli altri, ebbe
-il palazzo di Dino Ammannati, rimpetto alla Chiesa degli Umiliati; e i
-figli di Moroello ricevettero in dono molte case nel Comune di Agliana.
-Infine vi fu stanziato un Governo dispotico, e si crudo e tiranno, da
-far piangere amaramente sulla loro vittoria quelli stessi fuorusciti che
-invocarono le armi straniere per far ritorno alla patria. I magistrati
-intendevano piu a guadagnare che a far giustizia, e colui che doveva
-esser condannato, era assoluto per moneta; e cosi per lo contrario, se
-la parte era avversa.
-
-Messer Cino, come uno dei giudici delle cause civili, era l'unico nella
-cui provata integrita e bonta que' miseri confidassero. Fu detto pero
-che egli pure con gli esuli volesse partire. Ma se per allora nol fece,
-gli accompagno per lungo tratto nel piu doloroso cordoglio. Il pensiero
-di quella sua donna che tanto amava, e dalla quale chi sa quanto tempo
-doveva star lunge, lo avrebbe indotto a seguirli. Ma un riflesso piu
-tormentoso gli occupava la mente. Non appena corse voce per la citta che
-ei volesse lasciar l'ufficio e partirsene, tante furono le preghiere dei
-suoi clienti, che eran pure i suoi cari concittadini, e tante erano le
-difese di gia affidategli, che non ebbe animo d'abbandonare una causa,
-fatta ora piu sacrosanta perche quella degli oppressi che doveva
-tutelare da' nuovi oppressori. E nella idea generosa si confermo anche
-piu, sapendo che quelli della parte Nera debitori dei Bianchi, tornati
-appena in citta, fecer sancire questo ingiusto decreto: "che non
-potessero esser molestati ed astretti a pagare se non dopo tre anni dal
-giorno in che eran rientrati in Pistoia." Tale articolo promosse molte
-liti e questioni, delle quali messer Cino nel suo Comento dichiara che
-dovette spesso esser giudice.
-
-Se l'eta nostra in Italia non ha veduto dagli eserciti invasori (che per
-colmo di scherno si disser talora alleati), smantellate le mura delle
-citta; molte inique e crudeli opere, e molte ingiustizie simili a queste
-vi furon fatte, nonostante patti e promesse. Il _guai ai vinti_ gridato
-da Brenno conquistatore di Roma, pur troppo di secolo in secolo si ando
-ripetendo! E noi frattanto abbiam visto come i miseri Pistoiesi dopo un
-tale assedio dovettero sentir tutto il peso della barbara imprecazione!
-
-
-
-
-CAPITOLO XV.
-
-
-IL RITORNO DELLO SCUDIERO ALLA CASA PATERNA.
-
-
- "E me ne voglio andar che gli e di notte,
- E s'e levato il lume della luna.
- Io me ne passo la per certe grotte,
- Che non ci passerebbe la Fortuna."
-
- ---- _Canti popolari toscani._
-
-
-Erano scorsi piu mesi da che la parte dei Bianchi cacciata da Pistoia
-dopo l'assedio, erasi rifugiata nel fortilizio di Piteccio, e lo
-scudiero del capitan Vergiolesi, il povero Guidotto, dopo tante
-traversie si struggeva di tornare una volta anco per brevi momenti, a
-riveder la sua famiglia a Vergiole. Cola al castello del capitano
-avrebbe recato lettere per madonna Lauretta, che omai dopo l'assedio il
-cavalier messer Fredi figlio del capitano, compiendo le vicendevoli
-brame, aveva fatta sua sposa. Egli non aveva potuto che accompagnarvela
-con quelli della famiglia di lei, e dopo pochi giorni lasciarla con
-essi; perche il capitano su di cio non intendeva far concessioni, avendo
-messer Fredi a Piteccio il comando della cavallata: sicche solo di tempo
-in tempo vi dava una corsa per visitarla.
-
-Una volta i Bianchi confinati cola, cercavano i Neri di spiar loro ogni
-passo, temendo sempre (e con qualche ragione, minacciosi com'erano) di
-congiure e di rinforzi. Ma frattanto le armi eran giunte loro al
-castello da ogni parte; da braccio come da assedio: e fidavano in
-queste, nel sito quasi che inaccessibile, e nel loro coraggio.
-
-Come appena sembro che fossevi un po' di tregua, Guidotto, ottenuto alla
-perfine dal capitano il bramato permesso, prescelse di partir per
-Vergiole sul far della sera, ben armato e a piedi. Era gia entrato
-l'inverno. L'aria era fredda. Un tramontano gelato zufolava pe' boschi e
-per le selve, e faceva cadere dagli alberi le ultime foglie e levarle
-poi in alto a rote ed a mucchi dinanzi a lui, via via per certe spianate
-dove piu rammulinavasi il vento. In quel sereno del cielo, tutto
-smaltato di stelle che era un desio, sorgeva intanto la luna, e gli
-andava rischiarando la via che per circa due ore necessitavagli a fare,
-valicando varie colline da levante a ponente: e non come ora coronate di
-vigne bellissime e d'oliveti, ma la piu parte a terreno boschivo, e pero
-fra sentieri piu angusti e mal tenuti, e taluni ridotti persino a tanti
-rigagnoli d'acqua, senza che alcuno si tenesse obbligato di provvedervi.
-
-Tutto era silenzio d'intorno ad esso: se non fosse stato un qualche
-abbaiar di cani nel passare talvolta vicino ad alcune capanne, e il
-rumiccio delle foglie dei castagni ingiallite e gia secche, nel
-traversar per le selve. Pericoli d'aggressione, per le vie che batteva,
-a quell'ora, e co' tempi che correvano, non e a dire che non vi fossero.
-Guidotto pero era un pezzo di giovane di circa trent'anni, vigoroso e di
-tal coraggio, da non sgomentare per un incontro qualunque. E gia tutto
-solo accelerava i suoi passi, tanto che capito presto al di la della
-valle che gli mostrava dinanzi la nativa collina. Non appena la pote
-scorgere, si senti preso da un tal senso di piacere, che n'ebbe al core
-una stretta, e per pochi minuti dove soffermarsi. Perche a dir vero il
-buon giovane non aveva avuto da del tempo altro pensiero che quello del
-come, dopo si lunga assenza, avrebbe ritrovato il suo vecchio padre, cui
-voleva tanto bene, e il rimanente della famiglia.
-
-Essa in quell'ora era tutta raccolta dentro il metato, una stanza
-terrena della casa colonica contigua al castello. Il basso soffitto di
-questo metato si componeva di graticci di legno sui quali erano state
-distese molte castagne ricolte dalle prossime selve, e qui poste a
-seccare per poi ridurle in farina per l'alimento di tutta l'annata. Un
-gran fuoco pero di ciocchi d'alberi in quella sera si vedeva acceso in
-mezzo del solaio, e un gran calderone eravi sovrapposto, tutto pieno
-d'erbaggi, che doveva servire con poc'altro alla cena. Il fumo, che non
-aveva l'uscita per entro un camino, ma solo un poco da que' graticci, si
-addensava talora intorno alla stanza, sicche le pareti eran tutte
-annerite. Esse pero cotesta sera, rischiarate da una fiamma piu viva e
-meno ingombre di fumo, formavano il fondo di un quadro assai singolare.
-Vi si vedevano appesi alcuni attrezzi da cucina, e un lume a mano di
-ferro, dalla punta del quale usciva una piccola fiammicella. Torno torno
-alla stanza stavan seduti uomini e donne: e piu presso al fuoco sopra
-una scranna a bracciali il capo della famiglia, il vecchio Pier-Antonio
-un po' maliscente, con gran berretto nero di lana che gli cadea da una
-parte: poi altri dei piu anziani, che i pochi adulti erano andati a far
-carbone su pe' boschi dell'Appennino. V'eran quindi le donne; a capo
-delle quali la Margherita consorte di Pier-Antonio: e accosto e di
-seguito la propria figlia Maria con le piu giovani intese a filare od a
-torcere: piu discosti infine e piu presso all'uscita i garzoncelli e
-qualche bambino; tutta gente di parentela e del vicinato. Di quelle
-diverse fisonomie illuminate da una luce rossastra per la fiamma che
-sorgeva di mezzo, varrebbe forse a risvegliarne un'idea qualche quadro
-di Rembrand, o di Gherardo dalle notti. Se non che eran qui altri visi
-piu delicati e di forme italiane.
-
-Maria tanto spiccava su tutte l'altre per delicatezza di contorni e di
-carnagione, per un visino affilato e d'una soavita virginale, da non
-poterne offrire un tipo che in quelle madonnine di fra Paolino da
-Pistoia, il piu celebre scolare del Della Porta. A vederla in que'
-poveri panni, con un sacchino rosso, un gamurrino verde di mezza lana,
-con sopra un grembiule di filondente, e una pezzoluccia bianca al collo;
-e mirar poi que' suoi occhi si dolci, quella bionda testa si ravviata,
-quella fronte serena, l'avresti detta figlia d'un conte in abito da
-pastora. Era gia stata chiesta in isposa da Vanni di Piero dalla
-Sambuca, un figliuolo del piu intimo amico che s'avesse mai
-Pier-Antonio. Il giovine era appunto quella sera venuto a veglia, perche
-per sicuri riscontri s'attendeva di giorno in giorno Guidotto, senza il
-consiglio del quale i genitori non avrebbero stretto il partito.
-
-Pensiamo dunque come rimanessero tutti, quando a sera avanzata si videro
-comparire nella stanza un uomo d'arme, e sotto quelle assise riconobbero
-Guidotto!
-
---Guidotto! lui proprio!--fu un prorompere dai piu vicini.
-
-E Pier-Antonio:--Ma lui davvero?
-
-E Margherita:--Si, si, il nostro figliuolo! E fu la prima, nelle cui
-braccia ei si gettasse baciandola.
-
-Ma il povero vecchio tentava invano d'alzarsi dalla sua scranna: e
-chiamavalo a nome e tendeva verso lui le tremule braccia; quando
-Guidotto, svincolatosi dalla madre e toltosi l'elmo, s'ando a gettare ai
-suoi piedi ed esclamo:
-
---Padre mio! Dio mi ha alfin consolato! io vi riveggo! tornatemi a
-benedire!
-
---Si, povero figliuol mio! Dio ti benedica e ti preservi ancora la vita,
-perche sei la vita del padre tuo!
-
-E con gran tenerezza il buon vecchio se lo stringeva al seno: e quel
-caro capo, piegato com'era sulle paterne ginocchia, fattolo sollevare,
-guardavalo in volto e v'imprimeva caldissimi baci e lo irrigava di
-lacrime. Margherita era rimasta in piedi presso di loro con le mani
-giunte, come in preghiera guardando il cielo.
-
-Quando Guidotto si fu alzato, gli venne incontro Maria. Ed egli allora:
-
---Oh! eccola qui la mia buona sorella! Maria! eh! che ne dici? alfine ci
-siamo riveduti!--E se la stringeva per mano. Essa pero non pote
-profferir parola, perche un pianto di tenerezza su quel momento ve la
-trattenne.
-
-Allora Guidotto gettando gli occhi dintorno a se, con viso di
-compiacenza esclamo:
-
---Mi s'apre il cuore! Parenti, amici! (e a uno a uno li chiamava a nome
-e se li prendeva per mano) se sapeste con che piacer vi riveggo! Eh, eh!
-siete molti stasera! Bravi! Qui da' miei a vegliare un po' insieme.
-
-Ed essi l'un dopo l'altro a rispondergli parole d'affetto.
-
---Molti, si--soggiunse Pier-Antonio, e con un sospiro prolungato.
-
---Ma, non tutti! non tutti! Ci manca uno!... oh! il mio povero Bindo!...
-
-E com'ebbe pronunziato un tal nome, ste di nuovo in silenzio, interrotto
-pero dai sospiri di quella buona gente.
-
---Siedi, siedi--riprese poco dopo il buon vecchio--qui presso a me.--Ed
-ei cosi fece.
-
---Eh! Dio me lo dette, Dio me l'ha tolto, ed egli n'era il padrone. Ma a
-dir come! con quale strazio! e perche, e perche! Oh! chi lo avesse
-pensato!....
-
---Intendo, padre mio! immaginatevi!....--soggiunse Guidotto.--Ma no, non
-dite piu oltre, perche abbastanza fui lacerato dal duolo, e anche da un
-po' di rimprovero quando me lo vidi dinanzi a quel modo! E poi tutto il
-tempo che l'assistei, finche....
-
-E qui sentendosi tremar la voce, per non rinnovar la storia di quel
-fratello e della sua morte, di cui era stata spettatrice la stessa
-madre, e' si tacque.
-
---E tu, figliuol mio--seguito Pier Antonio dopo un momento--da quelle
-belve come hai potuto scampare? E il nostro padrone? Anche lui!.... ha
-perduto.... pur troppo lo so! e due spine crudeli l'hanno trafitto! E
-dimmi: fra tante fatiche e traversie, e in la con gli anni com'e, si
-tien saldo in salute?
-
---Lasciamo andar di me, padre mio; mi son trovato a tanti pericoli!
-Basta, vi vo' dir questa.
-
---Oh si, raccontami un po'!....
-
---Figuratevi! Un giorno bisognava al solito scortare quella povera gente
-che s'arrischiava per noi a raccapezzar de' viveri per la campagna. Era
-di notte. Il capitan de Reali guidava noi (pochi fanti) che si scortava
-fuor di citta que' dieci o dodici fra uomini e donne. Si penso di non
-montare a cavallo per non far rumore, e passarsela senz'esser visti.
-Veniva l'acqua come Dio la mandava! A questo tempo, si disse, que'
-poltroni di guardie (eh! se non fosse stato il gran numero!..) avranno
-altro che fare che venir dietro a noi! E detto fatto. Ci riusci que'
-poveretti di passarli sicuri. Li lasciammo li con un addio alla buona
-tornata; e noi pel greto del torrente Brana, fracidi intinti, a gran
-fretta riprendemmo la via per tornare in citta. Quando da una capanna
-vicina che a quel buio non s'era scorta (e forse si poteva scansare)
-escon fuori quattro di quei Mori Catalani tutti armati che s'avventano a
-noi come tanti leoni! Un di quelli m'aveva gia ferito a una spalla. Io
-pero, che credete? non stetti a dir ne ahi ne guai. Batti ch'io batto! E
-con la spada a far ruota, finche mi riusci di salire sopra un piccol
-rialto. Il capitano due de' loro dopo una lotta accanita li aveva fatti
-rotolar nel torrente. Ma era sempre alle prese con altri due. Allora io
-diedi un grido perch'ei sapesse dov'ero. E di fatti eccotelo li sotto a
-me: sfinito pero, e sul punto d'esser massacrato da loro! Ma io con un
-dei nostri.... Un colpo per uno a que' demoni, che urlando stramazzarono
-a terra: e allora a gambe, potete credere, rientrammo in Pistoia.
-
---Misericordia! povero Guidotto!--esclamaron tutti--a che casi vi siete
-trovato!
-
---E a quanti altri, cari miei!--soggiunse egli.--Di questi casi pero e
-meglio di non parlare. Mi vedete sano e vi basti. Quanto poi al padrone
-messer Lippo, vi so dir, padre mio, che e valido battagliero come poteva
-essere in gioventu. Se de' crepacuori ne ha avuti, Dio lo sa! Ma il
-dolor non l'abbatte: ad ogni costo e' vuol fare i suoi fatti.
-
---E la nobile damigella Selvaggia?--soggiunse Pier-Antonio.
-
---Egli non vive ora che per lei. Ma pero e tanto abbattuta di salute e
-di spirito!....
-
---Si, ditelo a me!--replico subito Margherita.--Dalla morte di sua madre
-vi posso dire che non ha avuto piu bene. Datemi poi li strapazzi
-nell'assedio, e quello star sempre in pena pe' suoi; e l'aver voluto ad
-ogni costo seguir suo padre in un fortilizio siccome quello, dove sta
-male d'abitazione e di vitto, e sempre poi col cuor sollevato: mentre
-poteva qui al castello.... con madonna Lauretta.... con tanto buona
-signora!.... proprio degna d'essere unita a quella pasta d'oro di messer
-Fredi! Per eguagliar la buon' anima della madre di lui, di madonna
-Adelagia, bada Guidotto che ce ne vuole! Ma pero si direbbe che questa
-sua sposa par che si studi di somigliarla! Figurati! Non passa giorno
-che non mandi o non venga da se a prender nuova della salute di tuo
-padre.
-
-E Pier-Antonio con voce commossa:
-
---Altro, s'egli e vero! Figliuol mio, si puol dire che la casa de'
-Vergiolesi con madonna Lauretta ha riavuto il suo angiol custode!
-
---E poi--seguito Margherita--tu sai se la nostra padrona delle elemosine
-la ne facesse! Bene: non passa mai pellegrino o meschinello che sia,
-che, se s'accosta al castello, in qualche modo non lo soccorra.
-
---Per questo--interruppe Maria--mi rammento sempre il buon cuore di
-madonna Selvaggia. Si puo fare pe' poverelli quel che faceva lei e non
-piu! E poi non vi ricordate, ragazze, il gran bene che ci voleva;
-com'era degnevole; e con che garbo parlava e si tratteneva con noi?
-
-Ed esse ad una voce:
-
---Maria! s'e vero!
-
---Oh si!--soggiunse Guidotto--del suo buon cuore n'avete a discorrer con
-me! Se sapeste quel che so io! quel ch'e stata capace di far
-nell'assedio per giovare a tutti noi! E adesso? proprio come allora!
-Benche sempre appenata e assai maliscente, pure per fare un po' di bene
-non cura la salute finche le regge lo spirito. Anch'essa a dirle qualche
-cosa per suo riguardo, eccola li! ragiona sempre del suo dovere; ne vuol
-nemmeno le si parli di lasciare il padre suo, perche vede che messer
-Lippo non ha piu al mondo altro bene che lei!
-
---Oh! che Dio la benedica!--esclamo Pier-Antonio;--lo senti figliuola
-mia? E tu vuoi andartene!
-
---E dove?--riprese subito Guidotto.
-
---Ti diro, figliuol mio, non e lei veramente; che la m'e stata sempre
-affezionata e non m'ha dato un disgusto al mondo: ma me l'ha chiesta in
-isposa il mio compar Piero dalla Sambuca per Vanni suo figliuolo che e
-la.
-
-E voltosi a Vanni:
-
---Fatti avanti, ragazzo: animo! parlatene un po' fra voi altri. Noi anzi
-ti s'aspettava, anche per ragionare di questa cosa; non e vero,
-Margherita?
-
---Sicuro--ella rispose--Ed egli--perche a dirtela, senza il tuo parere,
-figliuolo, noi che siamo rimasti qui soli, per un affare come questo non
-ci pareva di poter mover foglia.
-
---Ma e che volete che ci faccia io?--riprese Guidotto;--sta a vedere
-primieramente se se la intendon fra loro. Che ne dici tu, eh Mariuccia?
-Parlami col cuore in mano veh! Ti garba questo giovanotto? Ti pare che
-t'abbia a tener bene?
-
-E la fanciulla alzatasi, con una cocca del grembiule fra le mani, a
-occhi bassi, e con una certa ritrosia rispondeva:
-
---Io per me sapete che ho fatto sempre la pace vostra, e non vo' che
-crediate....
-
---Quest'e vero, e sta bene. Ma ora mi devi dire se questo matrimonio
-farebbe piuttosto la pace tua.
-
-E Maria sempre a occhi bassi, ma fra timida e compiacente:
-
---Oh! se ho a dire.... di certo lo crederei.
-
---Dunque mi par che ti piaccia.
-
-A queste parole ella alzo gli occhi a lui sorridendo, come gli
-dicesse:--Ti ringrazio d'avermi inteso.
-
---E tu, Vanni, dimmi un po' con che intenzione se' venuto a veglia da
-mia sorella?
-
-E Vanni che era un bel giovane e d'un far risoluto e vivace, alzatosi
-s'avvicino a Guidotto e con franchezza rispose:
-
---Con intenzione di sposarla: perche gua', se io garbo a lei, a me....
-mi garba dimolto: le ho posto amore, e ho in idea di tenerla bene, e di
-non farle mancare, da poveri che no' siamo, un boccon di pane.
-
-La sua figura e il suo spirito prevennero subito in suo favore il fratel
-di Maria.
-
---Ma, e che guadagni?--seguito questi;--campi e selve per quel che so tu
-non n'hai.
-
---Gli e vero, ma gua', m'industrio con le braccia. Vo in maremma con mi'
-padre, e qualche cosa ogni anno, se Dio vuol, si riporta. Sicuro, siamo
-braccianti! Ma, se la salute ci regge, vo' lo sapete, Guidotto, tutto il
-nostro forte sta li: e' ci ha da dire sperpetua se a fin di lavoro
-qualche fiorino non s'e intascato. Poi alla Sambuca un po' di casuccia
-di nostro e' l'abbiamo, e per ora ne mi' padre ne io abbiamo fatto dire
-un ette de' fatti nostri.
-
---Oh! per questo--soggiunse Pier-Antonio--non c'e da dirci ne da
-ripeterci. Suo padre (e mai tant'anni che ci conosciamo, e abbiamo
-battuto la maremma insieme!) ti posso dir, figliuol mio, ch'e sempre
-stato una perla d'uomo: e forse lavoratori, e cristiani come lui per
-queste parti pochi ce n'e. O la donna sua, requiesca, era poco di garbo?
-Basta, per la famiglia, non c'e da appuntarla per nessun modo. Di Vanni,
-suo padre me n'ha detto assai bene, e vo' sperare che lo somigli.
-
---Ma dunque voi, padre mio,--seguitava Guidotto--sareste anche
-contento?....
-
---Per questo, se me l'avesse chiesta chi si sia, ci avrei pensato di
-molto. Ma che vuoi? Sicuro.... (e rimase sospeso come a riflettere,
-quindi) restar soli.... eh Margherita?....
-
-Ed essa:
-
---Non dico, ma le figliuole, si sa, bisogna accasarle; poiche poi se ci
-restano in casa, de' rimproveri non ne voglio, io! E' mi rammento che la
-mia povera padrona mi diceva sempre:--Bada, Margherita, se l'occasione
-ti si presenta e ti par discreta, non glie la togliere!--Noi poveri poi,
-se credete che quest'uomo la terra bene, quando l'occasione s'e
-presentata, che s'ha a aspettare? che maggio fiorisca?
-
---Oh! anch'io la intendo cosi, madre mia--disse Guidotto.--Sapete gia
-come son io. Le cose alla militare. Con ordine, ma spediti. Di questa
-faccenda bisogna uscire. Straccali per casa non ne voglio. Dimattina
-andro io dal Curato, e presto.... eh? che ne dici tu, Vanni?
-
---Oh! per me, figuratevi con che piacere! L'anello glie lo do anche
-domenica!
-
---Adagio un po', figliuoli miei--riprese la madre:--la mi' Maria non vo'
-che esca di casa con la cassa stare' per dir quasi vuota. L'ho fatta io,
-me la sono allevata, e non mi pare che, rivestita che sia, mostri po'
-poi la faccia volta di dietro. Un po' di corredo a ogni maniera bisogna
-che l'abbia: tanto piu che da povera gente che siamo, grazie a Dio, c'e'
-modo e verso da metterglielo insieme. Appena ammannito, e non ci vuol
-molto, allora per le nozze tutti i giorni son vostri.
-
-E udito cio, alcuni parenti soggiunsero:
-
---La Margherita ci pare abbia ragione.
-
-E fra di loro:
-
---Si sbrigheranno, vedrete.
-
---Di certo tu, Maria, a lavorare vi darai una mano--le disse
-accortamente una sua vicina.
-
-Ed essa con la sua bella rallegratura soggiunse:
-
---Di' pure anche due; puoi figurartelo!
-
-Intanto, premurosa pel suo Guidotto, gli scinse la spada, e insieme con
-l'elmo glie la porto nella stanza che gli avrebbe ammannito pel suo
-riposo.
-
-Margherita da buona massaia aveva gia provveduto pel pasto. Guidotto
-allora voltosi a' parenti e agli amici venuti a veglia:
-
---Vi dico addio stasera, perche domattina dicerto non ci rivedremo.
-
---Ma dunque, via, vo' ci volete lasciare! E cosi presto! E di tornare a
-buono non se ne parla punto?
-
---Eh! per ora.... che volete! siamo la come l'uccel sulla frasca. Ma
-spero che presto ci rivedremo piu tranquilli e un po' piu alla lunga.
-Addio, dunque!
-
-Ed essi:
-
---Oh! addio, a rivederci in sanita! Buona notte!
-
-Ed uscirono.
-
-Raccoltisi quindi questi di casa a una parca refezione, non appena
-compiuta, penso Guidotto, prima di coricarsi, di consegnare in proprie
-mani, a madonna Lauretta al castello, le lettere di messer Fredi, perche
-il giorno seguente a qualche ora voleva partire. Fatto questo, rientro
-piu soddisfatto nella casa paterna; rinfrancato nel pensiero, fra tante
-disgrazie e corsi pericoli, di non essersi mai perso d'animo, di aver
-potuto rivedere i suoi genitori, e d'aver consolato la sua buona
-sorella.
-
-
-
-
-CAPITOLO XVI.
-
-
-I CASTELLI DI PITECCIO E DELLA SAMBUCA.
-
-
- "Mirate, disse poi, quell'alta mole
- Che di quel monte in su la cima siede.
- . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
- Voi con la guida del nascente sole
- Su per quell'erto moverete il piede."
-
- ---- _Tasso_, _Gerusalemme_, C. XV.
-
-
---Ser Lippo Carratella, crediatelo, troppa piu gente e piu arnesi di
-guerra ci vuole per cacciar da quel nido lassu quelli avvoltoi de'
-Bianchi! E bene che vediate co' vostri occhi in che sito inaccessibile
-si trovi questo castello. E si che quando io mi partii da Firenze mi si
-diceva, che Piteccio non era altro che una bicocca, e che in pochi
-giorni l'avrei diroccato. Or dite un poco, che ve ne pare?
-
---Anch'io, lo confesso, l'ho creduta impresa di piccol momento. Quando
-poi mi fu detto che per osteggiarlo i Pistoiesi ebbero eletto voi,
-messer Buondelmonti, a lor capitano di guerra, io tanto piu fui sul
-credere che in breve quel nido sarebbe stato disfatto. Ma corrono gia
-molti mesi che costoro non hanno fatto che depredarci con notturne
-sortite; e fino alcune guardie delle porte della citta con audacia
-incredibile son venuti ad ucciderci, que' feroci!
-
-E a lui il Carratella:
-
---Importa dunque, vedete, che mi si spediscano subito altre due brigate
-di buone lance, e quel che piu preme, buoni trabucchi e manganelle per
-rizzarle da ogni parte della Terra, molestar senza posa il castello, e
-ristringer l'assedio. Vorreste voi darla vinta al cardinal degli Orsini,
-che Legato di S. Chiesa, oggi perche meglio gli torna, viene a difendere
-i Bianchi?
-
-E l'altro:
-
---Oh! per Pistoia questa volta non fece a tempo! Essa fu nostra prima
-che egli v'entrasse. Andato a Bologna, sapete bene che non vi fu piu
-felice. Vi diro anzi che, avvedutisi appena que' Bolognesi della sua
-predilezione pe' Bianchi e pe' Ghibellini, pote sottrarsi a fatica
-dagl'insulti del popolo e fuggirsene a Imola. E allora (ecco con che
-armi combatton costoro!) per vendetta scomunico Bologna, le tolse la
-Universita, e con una certa bolla che pubblico, tanto fece, che tutti i
-professori e gli scolari l'abbandonarono e si volsero allo Studio di
-Padova. Noi nondimeno abbiamo avuto il di sopra! E faccian pure a lor
-grado; il nostro partito a buon conto, da ogni lato si fa piu potente.
-
---Ma niuna notizia vi e pervenuta de' molti armati ch'ei radunava in
-Arezzo? Il partito Ghibellino di la mi spaventa! Dall'ultime lettere ho
-inteso ch'egli ebbe in aiuto il marchese della Marca, e assai
-gentiluomini di quelle contrade; molti Guelfi Bianchi e Ghibellini di
-Firenze, e gran numero di cavalli da Roma e da Pisa, e da molti cherici
-di Lombardia: in tutto si ragionava che fossero due mila quattrocento
-cavalli.
-
---Io no, capitano, nissuna nuova. So che un forte esercito si
-raccoglieva a Firenze per fargli contro.
-
---Questo gia m'era noto. Ma!--sopr'a pensiero soggiunse--pure a
-quest'ora doveva giungere un messo.--E ancora si fecero poche altre
-parole; quando un suo scudiero entra nella tenda e gli presenta le
-lettere della Signoria di Firenze, arrivate in quel punto. Ed ei
-dischiusele in fretta e percorsele appena....--Oh! ecco; udiamo, udiamo!
-E il potesta che mi scrive. E si!... mi parla del cardinale: quel ch'io
-voleva!--leggiamo.--
-
-"Voi sapete come il nostro esercito, cavalli e fanti, tenessero la via
-di Siena con molto sospetto. Infine entrarono in quel d'Arezzo, dove
-disfecero molte fortezze degli Ubertini. Al piano non discesero perche i
-passi potevan esser loro contesi. Il cardinale era si forte di gente da
-sopraffarci: ma intanto battaglia non vi prese. E si che i Ghibellini
-tanto superiori di numero vel confortavano! Ed egli invece
-inaspettatamente li congedo! Ma guai a chi esce fuori dell'arte sua! La
-porpora cardinalizia non gli basto, questa volta, a cacciargli da dosso
-il timor panico e la paura. A' nostri non parve vero, e si ritirarono.
-Un altro ammonimento per tal modo gli abbiamo dato: presso a poco come
-lo demmo, se vi ricorda, al cardinal da Prato: il quale poi, come lui
-ebbe il gran coraggio di lanciare a Firenze l'interdetto e tornarsene in
-Francia! Voi vedete con cio una nuova sconfitta de' Bianchi. Importa
-adesso che presto si finisca con cotesto rimasuglio di Piteccio. La
-Signoria vi ci esorta, e confida nel vostro valore."
-
-E finita la lettera, e voltosi al Carratella gli disse:
-
---E io per questo confido in voi, ser capitano! O avro subito uomini e
-armi, o protestando lascero l'impresa, e a voi di riferirne il perche!
-
---A me?--maravigliato il Carratella, e vedutosi compromesso.--Ma io faro
-ogni possibile!.... e da me certo non dipendera se la Signoria non vedra
-presto compiuti i suoi voti che son pure i nostri. Per questo appunto,
-vedete, sollecito il mio ritorno a Pistoia.--E l'altro:
-
---Capitano, voi sapete il compito vostro; ci siamo intesi!
-
-Questo dialogo si passava nella tenda maggiore del campo de' Neri sotto
-il Castel di Piteccio, fra messer Ranieri Buondelmonti fiorentino,
-allora potesta di Pistoia e a un tempo capitano di guerra per assediare
-il castello, e ser Lippo Carratella lucchese, capitano del popolo di
-Pistoia: perche il suo territorio a ponente con la montagna era toccato
-ai Lucchesi. Il Buondelmonti, risoluto guerriero, sdegnava le mezze
-misure, e avrebbe voluto trarre a fine l'impresa speditamente. Ma, o che
-i militi che vi aveva condotti fossero stanchi dopo un si lungo assedio
-come quel di Pistoia; o che il Carratella (non dedito ad altro che a far
-denari, come facevano tutti i nuovi ufficiali de' Neri) se ne fosse poco
-occupato, egli e certo che que' del castello, avuti rinforzi d'uomini
-audacissimi, e volendo prendersi le vendette, si erano spinti finora a
-scorrazzare ne' dintorni, per ogni strada, per ogni villaggio, e fino
-alla citta, incettando bestiami e viveri, e uccidendo quanti lor
-s'opponessero.
-
-La rappresaglia ogni giorno si facea piu feroce. Compromesso ora il
-Carratella anche per la lettera del potesta di Firenze, spedi in breve
-con due buone brigate di lancieri li stromenti guerreschi. Ad imprender
-pero un assedio regolare si opponeva molto la postura del luogo. Si
-trattava di una valle strettissima, tutta boschiva e selvata, e dominata
-dal lato di settentrione dal ben situato castello. Coi grossi trabucchi
-ottenuti si aveva un bel gittar pietre sopra le capanne vicine, e contro
-il castello: all'altezza cui esso poggiava non giungevano giammai; e in
-quella vece, a misura che gli assedianti vi si spingevano innanzi, eran
-saettati, feriti e morti non pochi dai frombolieri nemici. Lungo i
-ripari murati per le diverse cerchia del monte che avea forma di cono,
-come dai poggi che gli erano di fianco, potevano que' del castello
-avvicinarsi loro fino a certo punto senza timore. Sicche era un
-molestarli continuo, e un impedire che salisser piu sopra. Non
-dissimulavan pero che, dopo i validi rinforzi ottenuti dai Neri, la
-condizione loro si faceva ogni giorno peggiore. Piu rischioso e
-difficile l'incettar vettovaglie; e a lungo andare ben s'accorgevano che
-alle forze stragrandi non avrebber potuto resistere. Non volendo pero
-rinnovare con troppo sacrifizio un'inutile ostinazione, il primo
-pensiero del Vergiolesi fu quel d'abbandonare il castello. Pensava che
-avrebbero avuto l'altro grandioso e piu valido della Sambuca: che lassu
-importava di ripararsi, e lassu senza tema avrebber potuto sfidare il
-piu terribil nemico. Confermato ogni di piu in questa idea, ne tenne
-proposito co' suoi capitani, che v'assentirono pienamente. Non rimaneva
-a tal fine che scegliere il tempo opportuno.
-
-Era sugli ultimi di novembre, il giorno di Sant'Andrea, come narran le
-storie. Una fitta pioggia del di antecedente aveva prodotto alla
-montagna un freddo umido e pungente, e sollevato per la pianura una
-nebbia foltissima, che gia si estendeva su pe' fianchi delle prossime
-valli. Convenner tutti che la notte veniente sarebbe stata la piu
-opportuna per lasciare il castello.
-
-Dati dunque con gran segretezza gli ordini necessari, e tutto dai pochi
-consapevoli disposto e raccolto nella giornata, il Vergiolesi mando agli
-steccati nel sen della valle, laggiu ai posti avanzati dov'eran le
-guardie degli assedianti, un drappello de' piu animosi, ingiungendo loro
-si assicurassero delle scolte nemiche perche non avessero a inoltrarsi e
-a dar l'allarme quando che s'accorgessero della loro partenza. Ma
-costoro, tra per la bramosia che avevano d'abbandonare quell'infausto
-luogo, e tra pe' rancori che covavan pe' Guelfi co' quali erano spesso
-alle prese, risolsero di sbrigarsene con la spada. La notte era quasi
-sul colmo. Ed eccoli che avvicinatisi alli steccati, dal profondo
-silenzio che regnava dovunque, possono accorgersi che que' militi,
-distesi sotto un gran capanno di paglia, a quell'ora gia avvinazzati,
-profondamente se la dormivano. Vi si aprono allora una via, impugnano il
-ferro, e quasi a un tempo ferocemente li uccidono.
-
-L'uscir dal castello era il primo passo, e com'e solito, il piu
-difficile e il piu periglioso. Ma sulla strada che avevano a fare non
-c'era da scegliere. Poco piu sopra passava una via mulattiera che
-portava su in vetta dell'Appennino; e che, ora a tramontana, ora a
-maestro, aveva sempre una forte salita. In quella stagione e a
-quell'ora, molto difficile rimaneva anco a' piu pratici di percorrerla
-senza grave rischio. S'aggirava quasi tutta sopra uno scrimolo di quei
-monti, che non avevan da un lato che sassicheti, rave, o scoscendimenti
-che si perdevano in profondi burroni. Era stretta piu anche delle
-ordinarie, e spesso traversata da botri d'acqua, per le cascate
-superiori di qualche rio. Il buio poi, se da un lato li favoriva,
-dall'altro per l'andar loro faceva ostacolo ad ogni passo, e il
-diradarlo poteva essere di gran pericolo. Per lo che portavano alcuni a
-varie distanze lanterne cieche, che a qualche passo pericoloso
-dischiudevano per avere al bisogno un fioco raggio di luce; superato il
-quale, le richiudevano.
-
-I primi dunque che uscirono (furono alcuni fanti ben armati) bisogno che
-fra quelle tenebre e quel nebbione andasser quasi con le mani e co'
-piedi per esplorar la via, e indicarla ciascuno a chi dietro veniva;
-finche aiutati da certe guide non ebber raccapezzato il sentiero.
-Venivano poi alcuni della cavallata con alla testa il capitan messer
-Fredi: poi i muli carichi di salmerie, di attrezzi guerreschi, di grandi
-casse e di viveri quanti potevansi trasportare. Seguivano gli altri
-cavalieri e capitani: quindi il Vergiolesi, la sua Selvaggia e il
-capitan de Reali: necessariamente per quelle straducole a uno a uno; se
-non che il cavallo di Selvaggia, per ordine di messer Lippo era retto a
-mano da Guidotto, il suo fido e robusto scudiero. In ultimo altri militi
-a piedi e a cavallo e lancieri e frombolieri, il cui numero per afforzar
-la Sambuca si era molto accresciuto. Costoro, com'avevan avuto ordine,
-se ne andavano a drappelli a qualche distanza; in orecchie, e pronti
-sempre se il nemico desse pur pure un sentore di volerli inseguire.
-Cosi, in quel silenzio e fra quelle tenebre, il piu piccol rumore, gli
-ultimi in ispecie, li faceva arrestare e l'insospettiva. Varcato
-finalmente il giogo della Castellina e giunti ai cosi detti Lagoni dove
-sorge l'Ombrone; avanzatisi ancora, dopo circa cinque miglia di
-difficile faticoso viaggio, eran gia pervenuti sul primo crinale
-dell'Appennino.
-
-Dal lato di mezzodi non v'era piu omai da temere; pero, prima di
-scendere nell'opposta vallata della Limentra, il Vergiolesi volle
-mandare esploratori lungo di essa per non trovarsi sorpreso nel basso di
-Spedaletto da altri nemici, che potevano essere i Bolognesi. Costretto
-ad attendere, fece far alto a tutte le schiere. Frattanto, gravemente
-preoccupato dai possibili eventi, rimanevasi immobile sul suo destriero.
-
-Era sempre nel fitto della notte. Al capitano, per quanto di natura
-imperterrito, l'incertezza della via, e il sospetto di temuti pericoli,
-non gia per se e pe' suoi, ma per la diletta figliuola, avevano esaltato
-lo spirito fuor di modo. Le tenebre che, all'uomo che ha bisogno di
-luce, di per se stesse incuton terrore, e che talora il piu animoso lo
-gittano in uno sgomento indicibile, crescevano in lui l'esaltazione. Su
-que' monti e in quell'ora, l'immagine di Catilina sorpreso da' suoi
-nemici gli baleno per la mente. E nell'accesa fantasia quello audace
-sovvertitore degli ordini repubblicani costituiti, e peggio anche, se si
-creda a Sallustio, gli parve di scorgerlo dinanzi a se con un esercito
-di giganti: di pari animo forse che gli stessi suoi militi (sebbene con
-altri intenti) ma piu disperati e agguerriti. Gli sembro di vederli
-nuovamente lassu, proprio loro, dopo tanti secoli, traversarsegli
-innanzi a gran passi, inseguiti da Petreio che veniva di verso Roma,
-come gli altri da Fiesole; quel Petreio che qui press'a poco su
-quest'alture li aveva incontrati con le sue legioni romane, e conteso
-loro di scendere per le gole della Limentra per recarsi nella Gallia
-Cispadana a sollevare i popoli in lor favore. E come Petreio avesse dato
-di nuovo il segnale della battaglia, ecco mirar Catilina co' suoi due
-capitani, Manlio e Fiesolano, pugnare a spade con grand'animo, senza mai
-indietreggiare. Caduti perfine costoro, e Catilina rimasto con pochi, e
-soverchiato dal numero piu che dal valore, gli parve proprio di vederlo
-lanciarsi furibondo com'un leone nel folto delle falangi nemiche, e
-combattendo perire! Cosi al Vergiolesi, vinto ei pure e ramingo,
-tormentava la mente quella impresa infelice! E nondimeno fra le crudeli
-incertezze del suo partito e del fine che si era proposto, pien di
-disdegno invidio la fine di quel gran partigiano, del quale con pari
-coraggio avrebbe voluto sfidar la morte, ma con altri propositi, e con
-nemici piu degni di lui.
-
-Or mentre in mezzo al campo de' suoi che prendevano posa era assorto in
-questi pensieri, fu scosso e richiamato dal ritorno dei militi che gia
-innanzi aveva spediti a investigare i luoghi e le vie della vallata di
-Limentra, dove ora dovevan discendere. E costoro con compiacenza gli
-riferirono, esser fatti certi che nessun timore doveasi aver di nemici
-da quella parte; le vie assai migliori nella discesa: e a pie della
-valle trovarsi un Ospizio da potervi far alto al sicuro, per poi
-riprendere in pieno giorno l'intrapreso viaggio. A queste novelle il suo
-spirito si ravvivo. Ripreso l'usato e previdente coraggio, comando
-d'affrettarsi per quelle crine, e dietro i noti esploratori incominciar
-la discesa.
-
-Spuntava omai l'alba del nuovo giorno. Dopo aver salito e salito fra
-selve e macchie folte, e' non par vero, qualunque ora che sia, di
-giunger sopra un'altura. Par che lassu, a quell'aria fina, e per lo piu
-ventilata, il respiro si faccia piu libero. Con gli occhi poi, se e
-giorno fatto, potendo spaziare sopra vasto orizzonte, sembra che anche
-la mente ti si riapra, e si rassicuri. Ma a costoro tanta fortuna non fu
-serbata! Giunti su quel crinale, l'aria era aperta si, ma grave ed
-immobile. Non s'udiva lo stormir d'una fronda, un canto d'uccello, una
-voce vivente, ne campani o belati di greggi. Quella gran caravana gia
-sul varco della collina, per quanto assiderata da una gelida brezza piu
-sensibile sul mattino e sopra a quel vertice, si era arrestata. Tutti
-allora con gran desiderio si vollero avvicinare al balzo di mezzodi,
-prima che i nuovi monti ne chiudessero loro l'aspetto, per rivedere
-ancora una volta da quello sbocco la valle nativa, le mura e le torri
-della loro citta, e per dar loro un estremo affettuoso saluto! Ma qual
-delusione! Quella vasta pianura, coperta da fitta nebbia fino al crinale
-de' poggi, parea come un mare che agita e rigonfia la sua superficie
-anco quando e tranquillo. Il cielo era plumbeo, ne dava pur pure
-speranza d'un raggio benigno che l'allegrasse: era anzi da oriente d'un
-chiarore si fosco come quando e foriero d'un temporale. Nondimeno nissun
-vento il piu lieve, per allora, dava segno di pioggia. Fu questo che fra
-tante vicende qualche poco li conforto. Sicche, gia fatto giorno e per
-vie migliori, o piuttosto piu rischiarate, di piu buon animo
-cominciarono la discesa.
-
-A misura che andavano in basso, per un sentiero allora alla destra del
-fiume Limentra, angusto e precipitoso, e fra folte boscaglie onde era
-coperta quella vallata, si presentava a' loro occhi la sommita d'un'alta
-torre di stil bizantino, che sorgeva dal sen della valle; e a poco a
-poco il tetto d'una chiesuola e d'un annessovi casamento. Era questo uno
-spedaletto diretto da' monaci eremitani pe' pellegrini; di que' tanti
-che qua e la si trovavano allora per quel territorio. V'erano anche in
-quest'Appennino altri monaci, quelli della badia di Fontana Taona, cui,
-fino dal 1056, il conte Guido IV che dimorava in Pistoia, dono alcuni
-beni. E colassu abitarono in prima i Benedettini; poi, sino al fine del
-secolo _XIV_, i Vallombrosani. Nella pieve di Piteglio fu pure un
-convento di Templari fino dal 1182. Ma costoro, meno rari casi, non
-avevano per istituto l'ospizio dei pellegrini. Era di qui il maggior
-passaggio di questi fra Lombardia e Toscana. Sicche a questo Spedaletto,
-appellato di San Bartolomeo sull'Alpi, erano addetti particolarmente dal
-1200 alcuni di detti frati eremitani di S. Agostino. E il pietoso
-ufficio li richiamava fin anco nelle prime ore di notte a suonare una
-grossa campana posta su quella torre, per dar cenno agli smarriti in
-que' boschi che ivi era un asilo per essi. Chi discende questa valle
-lungo la bella via carreggiabile (adesso alla sinistra del fiume) aperta
-non son molti anni da Pistoia a Bologna, vede ancora quella torre in
-parte diruta, e l'antica chiesa con l'ospizio, ora parrocchia, che
-sempre si chiama lo Spedaletto.
-
-Qui adunque non appena arrivarono, il rettore e il pellegriniere si
-fecer loro incontro, e, massime al capitan Vergiolesi, fu un offerirsi
-di que' buoni ospistalieri, chi a fare apprestare ai militi di gran
-fuochi nelle prossime case, e nei prati li presso al fiume; chi a
-riporre cavalli di maggior riguardo dentro le stalle: nell'ospizio poi a
-disporre i viveri per ristorarli. Per la povera Selvaggia pensiamo
-quante cure si diedero i suoi perche potesse riaversi dal rigore della
-stagione e dalla stanchezza, perche non e a dire se avesse sofferto! Il
-suo estremo pallore gia abbastanza lo rivelava. Ma per quanto di salute
-fosse scaduta oltremodo, e vi si aggiungesser disagi siccome questi,
-gravi a un guerriero, tanto piu poi a una donna qual ella era di
-complessione si delicata, il suo molto spirito le faceva tutto obliare.
-Ed era anzi lieta di poter dire a suo padre, si premuroso per lei, che
-ella non soffriva, e che si sentiva in forze per seguitare il cammino.
-Tutti i militi indistintamente avevan gia con premura chiesto nuove
-della nobile figlia del lor capitano, e si tenevano in pregio a vederla
-con tal coraggio divider con essi le fatiche e gli stenti, e la
-reputavano come la dama della lor cavalleria. Sicche per quelli animi
-fieri, ma di affezioni potenti, fu un conforto anche questo. Pensiamo
-poi pel padre suo! Rassicurato cosi il Vergiolesi della cosa che or piu
-gli premeva, dopo aver fatto alto allo Spedaletto per circa due ore,
-ordino si riprendesse il viaggio, volendo giungere alla Sambuca di pieno
-giorno.
-
-La via provinciale apertavi da pochi anni (1847) che movendo da Pistoia,
-tocca Porretta, ed e quasi piana fino a Bologna; prima lungo la
-Limentra, poi lungo il Reno, le cui acque traversa varie volte su
-bellissimi ponti; in allora oh! quanto diversa! Da S. Pellegrino ov'era
-un Cassero, o luogo fortificato, discendeva giu in basso per riprendere
-una forte salita, e ridiscender poi precipitosa sulla Limentra, fino al
-ponte a Taviano, risalire infine e giu di nuovo calare fino a Pavana e
-fino a Porretta; e sempre poi tra folte boscaglie!
-
-Oltre a questa strada si faticosa, poco dopo da che si eran mossi, ebber
-per giunta un'altra grave molestia, per una pioggia fredda e minuta che
-comincio a sciogliersi sopra di loro. Fanti e cavalli bisogno affrettare
-il passo, per arrivare piu presto a quello stabile asilo di che andavano
-in traccia: il quale benche in luogo si alpestre, era da tutti bramato
-come un gran benefizio. E gia eran giunti in un largo della valle da
-dove, benche l'aria piovigginosa ne velasse alquanto la prospettiva,
-poterono scorger su in alto, quasi a picco sulla sinistra del fiume il
-merlato e turrito castello della Sambuca. Quando a un tratto cessata la
-pioggia, s'offerse loro alla vista uno strano e meraviglioso spettacolo.
-Questo era il _brucello_. Triste fenomeno, che in alcuni luoghi ha nome
-di _calaverna_ e di _vetriore_ che spesso in inverno si rinnova su
-questi monti a danno degli alberi e in specialita dei castagni. Se
-avvenga che dopo una gran nebbia e una fitta pioggia, per un vento
-boreale in un subito l'aria si rassereni, quell'umidore si condensa
-all'istante su tutti i rami degli alberi e fin sopra ogni fil d'erba,
-cingendoli per ogni lato d'un involucro cristallino, compatto e pesante.
-Il perche se i venti meridionali non squaglino subito un cotal ghiaccio,
-(e talora al sorger del sole i raggi, riflessi sopr'a quei monti di
-gelo, e sopr'a quegli alberi invetriati producono un nuovo sorprendente
-spettacolo) allora le piante rese piu fragili dal nuovo peso, ma piu poi
-perche l'acqua avendo penetrato nelle fibre e nella linfa stessa di
-tutti i rami, quindi congelatasi, e cresciuta pero di volume: ne avviene
-che ne frange il tessuto, e guasta gli organi d'ogni pianta, sicche i
-rami di repente si scioncano. Odesi allora per quelle selve (doglia
-grande e sciagura pel montanino!) un terribile scricchiolare e un
-troncarsi e cader di rami de' castagni, da' piu minuti a' piu grossi: e
-talora e un vederli spaccarsi a mezzo finanche il fusto: e poi un
-rotolare sopra un terreno lastricato di ghiaccio, giu per le chine delle
-vallate, traendo seco quanto loro si para dinanzi!
-
-Or tutti i militi che via via giungevano allo sbocco di questa valle,
-rimanevano su d'un subito estatici e paurosi a rimirar quelle piagge e
-quegli alberi come di vetro, e si puo dire questa selva incantata!
-Misericordia! gridavano i piu; e torcevano il guardo, facendosi per
-paura il segno di croce! Se le fantasie orientali ci avesser narrato
-d'un bosco, dove per un essere straordinario si fossero fatti di simili
-incantamenti, in quell'istante per certo, fra quel bagliore e quel
-fracasso di rami che si schiantavano a vista di quelle schiere, si
-sarebbe potuto asserire che appunto allora in questa selva accadesser
-l'incanti, e che la fata co' suoi seguaci fosse stata Selvaggia. Ma essa
-invece quella gentile a tale aspetto non meno degli altri era stata
-sorpresa dallo spavento. Delicata com'era, e pel grand'umidore venutole
-dalla pioggia che le aveva quasi gelate le membra, non ad altro anelo
-che a spingersi innanzi per trovare un ricovero.
-
-Per arrivare al castello, lungo un'ultima salita bisogno sgombrare
-frattanto, possibilmente, dei maggiori ingombri la via, e financo,
-dov'occorresse, portar terra su i rigagnoli ghiacciati che spesse volte
-la traversavano. Non si pero che i piedi ai cavalli non scivolassero;
-tantoche sulle prime qualcuno, mal sorreggendosi, rotolo giu per un
-balzo, e trasse seco il suo cavaliere. Tutti allora discesi per
-sicurezza, li avresti veduti, su, su, trarsi a mano e a fatica il
-proprio cavallo. Quel di Selvaggia fu fatto sorreggere da due robusti
-palafrenieri, mentre altri procedendo, provvedevano ai passaggi di
-qualche rischio. Gli arcieri piu destri condotti da una guida eran gia
-arrivati alla prima torretta, posta sulla porta del piu basso muraglione
-del castello di Sambuca. Poco dopo vi giungeva il capitan Lippo de'
-Vergiolesi, che dal castellano ricevutane la consegna pel Comune di
-Pistoia, preceduto da altri militi, aveva subito voluto inoltrarsi fin
-sull'alto della rocca. Di lassu, come a segno del preso possesso, ordino
-che si desse fiato alle trombe.
-
-All'udirle echeggiare per tutti i seni di quella gran valle, que' coloni
-da' lor casolari vennero a gambe lungo la via. E se ad essi reco
-sorpresa, non e a dire quanto quel suono giunse gradito all'orecchio de'
-militi che ancor salivano! Fu di lassu che con questo mezzo il capitano
-pote dir loro:--Il possesso e gia preso!--E fu di lassu che a un cielo
-gia chiaro ei pote anche osservare quante difficolta dovesser vincere
-quelle sue schiere. Le vedeva infatti per quella costa venir su a gran
-stento, con gravi carichi, fanti e cavalli l'un dopo l'altro, e superar
-con prestezza quegli ardui e tortuosi sentieri, non ostante il gelo di
-per la strada e l'umidor per le membra. Finalmente quasi tutti senza
-gravi sciagure eran giunti dentro il bramato castello. E allora come
-grande e generale il contento! Vedendosi alla perfine al sicuro, e in
-luogo si ampio e si forte, fu un riaversi e un confortarsi a vicenda: e
-speditamente si diedero a provvedere a se stessi e a' lor destrieri,
-dimentichi gia de' trascorsi disagi.
-
-Poggia il castello della Sambuca sopra un gran monte a forma di cono, i
-cui fianchi son vestiti di radi castagni, e la parte di levante, che
-alle falde e bagnata dal fiumicello Limentra, e quasi che nuda, aspra, e
-a filoni di pietra a grandi strati paralleli su su fino al vertice. I
-valloni della Limentra son ricoperti dovunque dell'arenaria argillosa
-che s'alterna con lo schisto marnoso. Vi si rinvengono molti cristalli
-di monte. Solo qua e la fra que' massi di sotto al castello si vede
-spuntare qualche cespuglio di piccoli cerri e di frassini. Colui che
-venendo da mezzodi, dal fondo del fiume vi volge lo sguardo, riman
-sorpreso a mirarlo si alto; sicche con quell'aggregato di case che par
-tutto un fortilizio, con mura merlate, come era da pochi anni, scosceso
-tanto da ogni parte, da non potervi raccapezzare il sentiero, si direbbe
-un castello incantato. La sua torre pentagona, di che resta appena una
-terza parte, in mezzo alla rocca di cinta essa pure diruta, si elevava
-gigante e pareva che sfidasse le nubi. Altre due torri si puo dire la
-traguardavano da' poggi d'intorno. Aveavi a ponente, sulla vetta del
-monte cui s'appoggia il castello, la cosi detta _torraccia_; e un'altra
-al di la della valle a levante, sul monte detto _alla tosa_; nome
-ch'egli ebbe dall'esser tutto rasato anche adesso, e senza un fil
-d'erba. Queste torri servivano pel castello come di altrettanti
-telegrafi, che con fuochi la notte, e il giorno con colonne di denso
-fumo accennavano, la prima alla valle del piccolo Reno, la seconda a
-quella di Treppio; e per altre a Pistoia. Aveva il castello su in alto
-due grandi porte; l'una, a ponente, chiamata la Pistoiese; l'altra, a
-greco, detta la Bolognese. Di qui moveva una via, tutta per una selva di
-castagni, che con le tortuose radici, coperte di musco e di borraccina,
-s'intersecano fra le fenditure dei massi dove poggia il castello. Faceva
-capo giu a Pavana, indi a Porretta, e via oltre, fino a Bologna.
-
-Certo e che chi occupava a que' tempi questa Sambuca (che per la stessa
-sua etimologia significa _macchina guerresca_) poteva dire di aver la
-chiave della Toscana, e un valido fortilizio per far fronte a' rivali.
-Perocche fosse per questa valle della Limentra cui il castello sovrasta,
-l'antica via che collegava l'Etruria centrale alla circompadana; e
-sempre nel medio evo era il sentiero piu frequentato per passar dalla
-Toscana nell'antica Gallia cisalpina, detta poi Lombardia. Il Castel di
-Sambuca, con Pavana e il Castel di Piteccio, fino dal mille l'ebbero in
-feudo i vescovi di Pistoia. Preso il primo dai Bolognesi, poi dai
-Pistoiesi ricuperato, il vescovo Graziadio lo cede in feudo ai conti di
-Panico. Ma nel 1256, Guidaloste Vergiolesi vescovo di Pistoia vi rinnovo
-il diritto per se e pel suo Comune, e ne investi un suo parente col
-titolo di visconte, o vicedomino. Infeudato cosi questo castello con
-altre due terre alla casata de' Vergiolesi, non e meraviglia se il
-capitano una volta costretto ad esulare, e dai Neri assegnatolo al suo
-partito, nutrisse brama di porvi stanza. Fra gli oggetti che vi trovava,
-oltre un fornimento di armi di varie guise, e antichi mobili nelle sue
-sale, in quella maggiore fu sorpreso a mirarvi il ritratto del suo
-grand'avo, il vescovo Guidaloste. Era dentro una gran cornice di nero
-legno intagliato a rosoni dorati, e aveva nel campo nella parte
-inferiore una iscrizione latina che diceva cosi: "Guidaloste Vergiolesi
-nobile pistoiese, nel 1252 eletto vescovo di Pistoia: nel 1259 fu
-vicario dell'arcivescovo di Ravenna, quando questi ando Legato
-pontificio contro l'immane Ezzelino. Reduce a Pistoia vi mori nel 1283
-lodato e compianto, ed ebbe in cattedrale onorevole sepoltura." A quella
-vista il fiero vegliardo provo un'interna compiacenza, che per tante
-cagioni nell'altero suo animo doveva esser grandissima. Signore del
-castello, si senti rinvigorire lo spirito, come chi finalmente ha
-ricuperato la propria casa. Chiamativi tosto a consiglio i suoi
-capitani, e mostrata loro con certo vanto l'immagine di quel suo
-antenato, fece loro sentire di qual benefizio essi medesimi gli fossero
-debitori, quando oggi sorpresi da tante angustie, potevano in certo modo
-ripetere da costui il libero possesso di uno de' piu validi castelli
-della Toscana. Che ad essi pero spettava il debito di ben munirlo e di
-guardarlo da qualunque aggressione.
-
-Qual governo tirannico stabilissero i Neri in Pistoia, di gia lo
-narrammo. Erano scorsi circa due anni che sopra un popolo inerme e
-straziato sempre da nuove imposte e balzelli, invece di farsi piu mite
-diveniva ogni giorno peggiore. Messer Cino che nella sua qualita di
-giudice delle cause civili, alle preghiere d'un popolo abbandonato da
-tutti, v'era rimasto in ufficio, vedendo alla perfine che coloro dai
-quali doveva attender giustizia avevan rotto ogni freno alle iniquita, e
-che a nulla valeva invocar per que' miseri la clemenza, il diritto e la
-legge, risolse d'abbandonare l'infelice citta. Ma frattanto ne era
-dolente oltremodo! Patria e amore erano stati sempre gli intenti del
-giovine Sinibuldi. Inviso ora alla nuova fazione, nelle stesse sue rime
-si disfogava a dir quello che sovente vien sul labbro a coloro che
-qualche cosa operarono pel proprio paese e ne ebbero tristo ricambio. Se
-ne doleva in Pistoia con Lapo di messer Re della casata de Rossi, probo
-e dotto cittadino, che rimasto in Pistoia, come giudice delle cause
-civili, fu eletto a succedergli. Ne scriveva a' suoi amici: a Cecco
-d'Ascoli, chiedendo che consultasse le stelle per qual parte dovesse
-prender cammino: a Dante, e si condoleva "d'esser dalla patria per grave
-esiglio fatto pellegrino": infine ad Agaton Drusi da Pisa, narrandogli
-che al solo pensare come la sua valle natia fosse distrutta, si sentiva
-il pianto sul ciglio: ma pero di partire non poteva piu a meno, e con
-questi versi glie ne dicea la cagione:
-
- Lasciai la patria e gli onorati scanni,
- Ed io m'ho preso volontario esiglio,
- Da che qui la virtu par si condanni.
-
-Non ve lo ritenevano adunque affetti di patria, essendoche non potesse
-venire a patti ne col proprio ufficio, ne per egual modo co' suoi
-oppressori. Non v'era piu allettato da legami di parentela, dopoche
-alcuni de' suoi avevan dovuto esulare; e il suo venerando zio
-Bartolomeo, sul finire del 1307, dalla sede episcopale di Pistoia era
-stato trasferito a quella di Fuligno. Non avrebbe piu poi potuto
-ritrovarvisi co' suoi Vergiolesi, e cosi con Selvaggia.
-
-Nelle pubbliche sciagure politiche non vi ha conforto piu caro
-dell'amicizia con tali che sieno all'unisono de' tuoi sentimenti, e dove
-puoi espandere il tue cuore liberamente. Questo sacrifizio che ora,
-rimasto solo fra un avverso partito, doveva fare agli affetti piu sacri,
-era per lui insopportabile. Quella casa ospitale dove abitava l'amata
-sua donna, ed ei soleva recarsi per ammirarvi quel fiore di gentilezza,
-era chiusa per sempre; e quel bel fiore, ohime! era stato trapiantato
-fra i rovi montani e fra i geli; e pur troppo sapeva come sperdesse e
-languisse ogni giorno! E ne sentiva tal doglia, che omai non ad altro
-anelava che a porsi in viaggio per rivederla. Quindi all'amico Druso,
-cui prima di partire avrebbe voluto recarsi a Pisa per visitarlo, cosi
-si scusava:
-
- Duolmi che verso il Po spingemi un vento,
- E non la dove siete.
-
-Il suo pensiero fu quello di andarsene in Lombardia, e primamente a
-Milano, a quella nobile e potente citta italiana dov'era l'accolta de'
-Ghibellini, per mandare ad effetto il generoso divisamento, che gia
-l'Alighieri gli aveva esternato. Intanto pero avrebbe sodisfatto al suo
-cuore; perche, presa da Pistoia la via di Bologna, si sarebbe fermato a
-visitare alla Sambuca gli amici Vergiolesi che tuttodi gli scrivevano, e
-gli si mostravano bramosi di rivederlo.
-
-Era gia scorso circa un anno da che Selvaggia vi aveva preso dimora. Il
-padre e il fratello, concordi col capitan de Reali che molto stimavano,
-eran sempre all'aperto su pe' monti a cavallo: qua a fortificar qualche
-sbocco, e a visitare i prossimi confini col Bolognese, per tenere in
-rispetto le genti vicine che non corressero su quel di Pistoia: la a dar
-ordini per nuove scolte che sorvegliassero le vie minacciate da bande di
-fieri assassini. Secondati a dovere dai militi subalterni, questa vita
-era proprio per loro. Ma la povera Selvaggia qual conforto potea
-ritrovarvi? Le sue cugine che l'avevano accompagnata fino a Piteccio,
-dopo breve dimora si eran ritirate col padre in una loro campagna.
-Lauretta, divenuta consorte di messer Fredi suo fratello, aveva preso
-stanza in Vergiole. Solo in estate era venuta da lei, e vi s'era
-trattenuta per qualche tempo: non quanto pero avrebbe voluto, per una
-grave malattia sopraggiunta a suo padre, che la richiamo a Vergiole. E
-il solo riflettere che quella gentile aveva dovuto passar sola nel
-romito Castel di Sambuca tutto un inverno!....
-
-Da quella vedetta una bolgia ampia di neve le si parava dinanzi, e non
-altro! Un gran vallone formatovi da tre montagne, strette in tal modo,
-che alle falde non davano adito che al passaggio di un fiume, e solo a
-settentrione aperte un po' piu, era questo tutto il suo orizzonte!
-Quando poi accadeva che la neve ghiacciasse, allora si che dovunque era
-solitudine e ombra di morte da sentirsi stringere il cuore! Interrotto
-allora ogni umano consorzio! Chi infatti, come in altre stagioni, si
-sarebbe attentato a salirvi? A porsi in via lassu, il certo pericolo di
-scivolare e cader giu nel burrone, ed esser sepolti fra le volute di
-neve che si staccasser dall'alto, meno estremi casi, da Pavana o da
-altri paesetti d'in basso v'allontanava ciascuno. Essa poi nell'inverno
-nemmeno v'avesse udito il consueto fragore monotono del sottoposto
-torrente! Questo pure co' molti rii che lo alimentano era arrestato dal
-gelo! Nell'altre stagioni v'udiva almeno il cantar degli uccelli, il
-suono di qualche zampogna, o la prolungata cantilena de' rispetti che si
-alternavano da un poggio all'altro le giovani pecoraie. Adesso non le
-giungeva alle orecchie che uno squillo di tromba per l'appello de'
-militi, o il rintocco d'una campana pe' sacri riti. Pochi abitatori
-rimanevano nella terra in quella stagione; costretti a condursi per le
-maremme a guadagnar di che vivere. Gli uccelli stessi erano spariti da
-que' dintorni, perche quando e tempo di neve volano al basso per cercar
-d'alimento. Aggiungi un castello, per quanto ampio, tutto pero per
-milizie, e non punto provvisto d'alcuno degli agi della citta, tanto
-meno di quanto occorresse per premunir dal gran freddo, e curare al
-bisogno la sua debol salute; e da cio s'argomenti che nuove annegazioni
-materiali avesse dovuto farvi, oltr'a quelle indicibili dello spirito!
-
-Pensiamo ora qual sollievo pote sentire quel cuore, e di qual gioia
-inebriarsi all'arrivo di messer Cino! Era gia piu oltre del mezzo di
-primavera; ma per Selvaggia fu proprio quello il suo primo e il suo piu
-bel giorno! Quella valle tanto gelida e scura, da quell'istante le si
-fece un incanto. Quel cielo non le parve mai si sereno: i prati nel loro
-bel verde le sembraron fioriti come giardini!
-
- L'e rivenuto il fior di primavera,
- L'e ritornata la verdura al prato.
- L'e ritornato chi prima non c'era,
- E ritornato lo mio innamorato!
- L'e ritornata la pianta col frutto;
- Quando c'e 'l vostro cuore, il mio c'e tutto.
- L'e ritornato il frutto con la rosa;
- Quando c'e il vostro core, il mio riposa.
-
-Questo canto che aveva gia incominciato a sentir risuonar per le selve
-da una povera pastorella cui era tornato di maremma il suo damo, pareva
-proprio intonato per lei. Era l'inno d'amore, l'inno del cor suo.
-
-E Cino?.... A riveder finalmente la sua "giovine bella, luce del suo
-cuore," non ebbe contento che a questo potesse agguagliare! I Vergiolesi
-per fine, tutti lieti di sua venuta, l'accolsero come uno dei piu intimi
-amici, come un di lor parte, e si onorarono d'averlo fra loro.
-
-
-
-
-CAPITOLO XVII.
-
-
-L'AMBASCERIA.
-
-
- A che, Roma superba, tante leggi
- Di senator, di plebe, e degli scritti
- Di prudenti, di placiti e di editti,
- Se 'l mondo come pria piu non correggi?
-
- Leggi, miser' a te! misera, leggi
- Gli antichi fatti de' tuoi figli invitti,
- Che ti fer gia mill'Affriche ed Egitti
- Reggere; ed or sei retta e nulla reggi!
-
- ---- Messer _Cino_, _Sonetto_.
-
-
-Arnaldo di Pelagrua francese, cardinale di Santa Maria in Porto, nel
-tempo di che discorriamo risedeva come legato pontificio in Bologna. Il
-capitan Vergiolesi vedevasi tuttodi minacciato da lui, e da quel Comune
-che parteggiava pe' Guelfi Neri, d'assediargli il castello. La somma
-delle ragioni era quella del diritto di conquista, contro l'avverso
-partito; del piu forte contro il debole. Le milizie di Bologna si erano
-infatti avanzate verso il confine di quel territorio vicinissimo della
-Sambuca. Allora sorse nell'animo del capitano di mandar di nascosto il
-suo consanguineo Lando de' Vergiolesi, sotto nome di ambasciatore del
-vescovo di Pistoia, a papa Clemente in Avignone, acciocche e' comandasse
-che i Bolognesi desistessero dalle ingiuste pretese. Ma il papa,
-sospettando del vero, richiese a Lando il mandato del vescovo. Or come
-questo non era che uno di quelli strattagemmi tentato altre volte,
-trattandosi di possesso gia feudo dell'episcopio, per viepiu impegnare
-il papa a tutelarlo ne' suoi diritti; egli invece come senti che il
-mandato non v'era, comando che lo congedassero. Intanto faceva scrivere
-al cardinale legato di Bologna, prendesse possesso della Sambuca pel
-vescovo di Pistoia. Il cardinale che era Guascone come papa Clemente, e
-nipote suo, pensiamo se esitasse un momento! Invio subitamente al
-castello un suo ambasciatore a significare al Vergiolesi il pontificale
-decreto. L'ambasciatore fu Lotteringo dei Lambertazzi.
-
-Questa casata di parte ghibellina, opposta alla guelfa de' Geremei,
-richiama alla mente il tragico fine di due giovani amanti, Imelda e
-Bonifacio; colei della prima, questi dell'altra famiglia. Erano corsi
-poco piu che tre lustri da che quel crudo fatto avveniva (1273), e aveva
-diviso in due parti tutta Bologna. Questa citta appellata per
-antonomasia la _dotta_; gloriosa pel suo Irnerio e pe' suoi glossatori;
-fiorente in quel tempo di circa dieci mila scolari alla sua Universita,
-la piu illustre d'Italia, non pote sottrarsi alle feroci ire delle
-fazioni.
-
-Prevalso il partito guelfo per opera de' Fiorentini; e i Geremei e i
-Guelfi tutti volendo prendere la rivincita sulle sconfitte che ebber
-sofferto da' Lambertazzi e consorti capitanati dal celebre conte di
-Montefeltro; faceva aspra vendetta su i Ghibellini con incendi ed esili.
-Messer Lotteringo che era di questo partito, veduta la mala parata, e
-preso poi da smodata ambizione, lascio a tempo la propria parte e
-s'acconcio coi curiali del cardinale. Il Pelagrua, considerato com'egli
-fosse nobile e ricco e pronto d'ingegno e della parola, molto volentieri
-l'accolse fra' suoi; e subito, come a trionfo sull'avverso partito, lo
-inviava ora al caporal del medesimo, in qualita di ambasciatore di Santa
-Chiesa. E gia costui s'era posto in viaggio e recavasi a compiere la sua
-missione.
-
-Quello spazio di cammino che v'e da Bologna ai dintorni della Sambuca, e
-che ora per via ferrata fino al ponte della Venturina si compirebbe in
-poco piu di due ore, bisognava allora percorrerlo a cavallo in due buoni
-giorni. Era quella una via che, per quanto la piu frequentata per passar
-l'Appennino e venire in Toscana, traversata pero da fiumane senz'alcun
-ponte, le quali per le piene istantanee ne trattenevano spesso il
-viaggio; ardua per le frequenti salite e discese; pericolosa per le
-vicine boscaglie, d'onde da qualche tempo sbucavano assassini e
-aggredivano il viandante; diviso l'ambasciatore di cavalcarla in pieno
-giorno con genti del suo seguito e ben armate. Il primo di fino al
-paesello di Vergato; il secondo fino al Cerreto, o monte della Madonna,
-alle falde del quale era l'antico castel Porredo, poi contea di
-Porretta, rinomata anche allora, e gia da cento anni, per le sue acque
-termali. Spero poi la mattina seguente pervenire alla Sambuca, ove poco
-innanzi gli fosse dato di guadare il piccolo Reno.
-
-Questo fiume, o meglio torrente, che sorge nei monti del Pistoiese (a
-Prunetta) e divide il territorio bolognese da quel di Pistoia, per
-quanto povero d'acque, verso Bologna ne' tempi andati dilagavasi tanto,
-che v'avea formato una isoletta per la quale ando si famoso. Perche e da
-sapere che fu cola dove il terribile secondo triumvirato di Ottaviano,
-Antonio e Lepido convenne a conferenza, e si divise il governo della
-romana repubblica. Cinque legioni stavano a guardia di lor persone da
-una riva e dall'altra del fiume. Lepido visito il luogo prima che gli
-altri v'entrassero. Vi giunsero poi Antonio e Ottaviano, e tutt'insieme
-si fecero certi non avere alcun'arme. Per tre giorni vi fu discusso del
-come partirsi fra loro le province romane. Poi qui fu segnata la lista
-di proscrizione di trecento senatori e di tremila cavalieri;
-eccettuandone diciassette che immantinente ordinarono fossero trucidati.
-Fra questi il primo designato alla morte volle Antonio che fosse
-Cicerone, il grande oratore, il suo stesso benefattore! Da gran tempo
-quell'isola piu non esiste. Cosi potesse cancellarsi la memoria delle
-tante scelleraggini che vi furono ordite!
-
-Era circa il mezzo del di che l'ambasciatore con la sua gente giungeva
-al castel di Sambuca. Messer Fredi, nell'assenza del padre andato a
-munire i confini, fu ei che l'accolse: e per la sua natural cortesia, e
-pel titolo del personaggio s'ingegno di trattarlo con ogni riguardo. E
-mentre doveva attendersi il ritorno del capitano, Fredi allora gli
-presento messer Cino. Costoro per la dimora simultanea avuta in Bologna,
-subito si riconobbero: e benche adesso di contrario partito, si assisero
-insieme: e com'e costume fra civil gente, con animo il piu pacato (lo
-che se non sempre in questi tempi si suol seguire, tanto era piu
-difficile in quelli) si diedero a discutere sulla parte politica che
-ciascuno avea presa.
-
---E voi dunque--prese a dire messer Cino--venite qual ambasciatore di
-parte guelfa?
-
---Si, messer Cino; e la parte cui pel meglio della mia Bologna credei
-d'accostarmi.
-
---Vedete! Ed io invece fuggo i Guelfi che hanno invaso la mia Pistoia,
-per andare fra i Ghibellini a Milano.
-
---Voi dunque sperate nell'imperatore?
-
---Spero--soggiunse Cino--in un braccio potente, che ferisca e distrugga
-le cento idre che avvelenano l'Italia!
-
-E l'altro allora:
-
---Convengo. Un rimedio alle tante divisioni lo credo anch'io necessario.
-Ma piuttosto che invocarlo da uno straniero, non vi pare sarebbe meglio
-cercarlo al pontefice, messo da Dio a conciliare gli umani dissidi,
-fautore di civilta; e che fino _ab antiquo_ si pose sempre come scudo
-fra noi italiani e i barbari?
-
---Sempre, voi dite? Ma dapprima, vi prego, non discutiam di persone,
-come ora saremmo astretti: quando e omai noto che papa Clemente d'Italia
-non e, e neppur vuol saperne, stabilitosi gia in Avignone. Del
-rimanente, non v'ha dubbio, il papato ne' primi secoli si adopro a
-salvare il popolo e la civilta latina dall'oppressione straniera e dalla
-barbarie. E a que' papi veramente dobbiam gratitudine. Ma dappoiche la
-Chiesa si obbligo di per se, e quasi direi s'infeudo all'impero coi
-titoli baronali ch'ebbero i vescovi, e coi diritti che si assunsero di
-poi su i Comuni, dovete convenire che essa medesima divenne emula ed
-ostile ai poteri civili. Di qui la gran lotta: la cui principale arena
-per isventura essendo stata l'Italia, ne resto scissa in piccoli Stati
-fra loro discordi, senza che un solo pontefice valesse mai a collegarli,
-e con efficacia a difenderli.
-
-Cui l'ambasciatore:
-
---E che, messer Cino? Dimenticate voi forse quanto fece in pro della
-civilta e della Chiesa il papato sotto il pontefice Gregorio settimo?
-Non fu egli quel vostro terribile e sapiente monaco toscano[3] che
-presso alla sedia papale d'un Leone, d'un Vittore, d'un Stefano, d'un
-Niccolo e d'un Alessandro, inizio le riforme, e afforzo il sacerdozio,
-prossimo a lottar con l'impero?
-
- [3] Di Sovana nella maremma senese.
-
---Dimenticarlo! no certo.
-
---Vedetelo poi lui stesso su quella sedia, che difficile impresa non si
-prescrisse! Il rinovamento e lo stabilimento definitivo del celibato
-ecclesiastico....
-
---Sia pure, benche tardi, e fosse opera che non poi rispondesse alle sue
-intenzioni.
-
---L'abolizione delle elezioni simoniache feudali.
-
---E ben fece.
-
---L'indipendenza assoluta dell'autorita ecclesiastica....
-
---Ch'io pur vorrei.
-
---Il sottrarre la Chiesa dalle pretese delle due investiture, e dal
-volerla quasi feudo imperiale.
-
---Oh si! Quest'idea concorda con la indipendenza: ma badate, che di
-pretese anche dall'altra parte non fu penuria!
-
---L'affermazione, forse vorreste dire, di incoronare, confermare e
-giudicare l'imperatore?
-
---E qui sta il male!
-
---Ma, e non fu un dare un piu stabile fondamento alla Chiesa
-quest'autorita su i regnanti, al pari del poter temporale offertole da
-Costantino, e accresciuto dalle donazioni di Pipino, di Carlomagno, e
-della contessa Matilde?
-
---Messer l'ambasciatore, io vi dico che questo anzi, pe' suoi effetti,
-de' mali fu il pessimo[4] !
-
- [4] La Donazione di Costantino ne' tempi posteriori impugnata, allora
- fu avuta per certa generalmente, e la crede lo stesso Alighieri:
-
- "Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,
- Non la tua conversion, ma quella dote
- Che da te prese il primo ricco patre!"
-
- ---- _Dante_, _Inferno_, C. XIX.
-
---Terrete dunque per niente--soggiunse l'ambasciatore--l'aver preparato
-la grand'epoca delle Crociate; il potere imperiale abbattuto in Italia;
-e alla perfine l'aver dato origine alla formazione dei Comuni?
-
---Chi sa? Altri forse e in altro modo.....
-
---No, no, non altri che il papa poteva riuscirvi. Voi sapete come la
-potenza del male fra la chieresia e il laicato aveva preso baldanza, e
-diro cosi, riparavasi dagli anatemi con la porpora imperiale di Arrigo.
-Bisognava confondere i rei disegni di quel principe tedesco ribelle alla
-Chiesa, e punirlo.
-
---Ma e allora la potesta laicale?
-
---Oh! essa non ne doveva sentire alcun danno. Quasi impossibil missione
-era questa, gli e vero, o almeno piu che umana; e, crediatelo, da non
-potersi compire che per opera del sacerdozio cristiano di cui era capo
-il successore di Pietro, quel potente Gregorio! Ed ei la compi, e la
-civil societa fu salva, e pacificata la Chiesa.
-
---Non saro io--rispose messer Cino--che disconosca il genio di quel
-grand'uomo. So che Ildebrando grandi cose opero a pro della Chiesa,
-regina allora delle coscienze, e tutrice di liberta e de' principi
-morali dei popoli. So che una dittatura papale nelle eta barbare, non
-solo fu scusabile, ma necessaria per opporsi agli arbitrii del senso, e
-salvare i diritti dell'umana ragione. Ma l'arrogarsi il pontefice un
-arbitrato universale nelle cose temporali, mentre la lotta era appunto
-su di esse: il voluto avvilimento e la destituzione d'Arrigo, per quanto
-molto colpevole, e l'eccessivo rigore nel perdonarlo; fu un dar sospetto
-che quei mezzi, sebbene in lui pel fine primario di fare indipendente la
-Chiesa, non fossero adoperati anche per ambizione di dominio terreno. E
-quello d'aver dichiarato l'imperatore decaduto dal regno, quello di
-avere sciolto i suoi sudditi dall'obbedienza e fedelta; se in Gregorio
-no veramente, pe' suoi successori divennero esempi pericolosi, e ampia
-sorgente di scandali e di turbamenti fra le nazioni[5] .
-
- [5] _Denina_, _Rivoluzione d'Italia_.
-
-E a lui l'ambasciatore:
-
---Nessuna specie che voi, Ghibellino, non possiate persuadervi come la
-potenza imperiale in Italia papa Gregorio fosse riuscito a prostrarla
-talmente, che non mai piu ad assoluta com'allora si rialzo.
-
-E l'altro:
-
---Messer Lotteringo! Escludiamo affatto fra noi le questioni di diritto
-ecclesiastico. Quanto alla Chiesa, riformatore ne fu per certo Gregorio.
-Voi sapete che io, anche come legista, debbo sempre difendere gli altrui
-giusti diritti. Intendo qui solo di riferirmi a cio che il pontefice
-avrebbe potuto fare a util d'Italia; per la quale, vedete, noi
-Ghibellini! alacremente adesso ci adoperiamo. Cotalche pero mi si
-conceda di dirvi: meglio che il settimo Gregorio, vorrei che al caso
-nostro mi aveste ricordato Gregorio primo, papa italianissimo, e che non
-mai s'immischio di cose temporali: perche le proprieta possedute dalla
-Chiesa a suo tempo, non e a dire che gli costituissero un principato. E'
-gli parve d'aver sempre presente quel che Dio sentenzio per Ezzechiello,
-se ben mi ricordo, intorno a' figli di Levi: "Ei non avranno eredita:
-loro eredita sono io: e non darete loro porzione alcuna d'Isdraele,
-perche la loro porzione sono io."
-
---Ma credete voi, messer Cino--soggiunse l'altro--che a papa Clemente,
-benche francese, non stia a cuore l'Italia?
-
---Dovremmo sperarlo. Non so intanto se questa sua traslazione d'Italia
-in Francia ne dia buon concetto. Ma piacemi che notiate che a quel primo
-Gregorio poteva esser veramente ed era a cuore d'amarla la patria. E la
-ragione gli e in questo: che egli sentiva il debito di avere un affetto
-particolare al paese in cui era nato, e nel quale s'agitavano le sorti
-dell'umanita tutta quanta. E voi sapete che inno di grazie quel santo
-pontefice rivolse all'Eterno per aver ispirato ad un potente un poco
-d'amore per l'Italia abbandonata agli strazi dei barbari! Non oppresso
-dal peso delle cure mondane, provvide anche all'utile temporale de' suoi
-figliuoli. E perche non poteva cadere in sospetto dinanzi al potere
-civile che l'utile proprio v'avesse parte, valse cio per farvelo
-attendere piu spedito e sicuro, e la sua libera voce pote essere piu
-ascoltata. Ed oh! se un papa di questa tempra sorgesse, quanto gran bene
-al civile stato e alla Chiesa!
-
-Le Crociate poi e i Comuni per me ebbero origine da cagioni piu alte e
-piu generali: vo' dire, non gia per opera d'individui, ma sibbene de'
-popoli. Che, quanto ai Comuni, stanchi omai della dispotica protezione o
-d'un principe o d'un papa sempre fra loro discordi; consapevoli de'
-propri diritti, scosser quel giogo, e si prescelsero un libero
-reggimento. Mossi poi per le Crociate da un principio cristiano e
-cavalleresco, gli e vero, ma bramosi a un tempo di cercare e di
-estendere fin nell'Oriente i loro commerci.
-
---E chi animo--soggiunse l'ambasciatore--chi protesse se non i papi, da
-Urbano secondo, quel sacro e nobile impulso?
-
---Si, si, messere, io vel consento: santa voce fu quella, e trovo eco in
-animi gia disposti: ma l'impulso era dato. Ma e poi, del pari che i
-popoli, seguitarono i papi la loro via? Le grandi riforme d'Ildebrando,
-ditemi un poco, dopo Alessandro e i due Innocenzi, non decaddero in
-breve sotto a' lor successori? A' tempi di Federigo lo Svevo
-l'aspirazione dei Ghibellini era l'impero romano ricostituito; quello
-stesso concetto che a noi pure sembra oggi il piu accettabile.
-Nondimeno, dopo la morte di lui, si formo in Napoli un partito per porre
-l'Italia sotto un solo governo civile, non imperiale ne teocratico.
-Parve ad alcuni che la casa di Svevia, e re Manfredi in particolare, se
-avesse posto animo intero al ben del paese, avrebbe potuto essere la
-salute d'Italia. Frattanto chi altri, se non i papi, glie l'avversarono?
-Rammenterete che fu un Carlo di Angio chiamato dal papa, che mosse
-guerra a Manfredi, e vincevalo a Benevento! E, orribile a dirsi! fu un
-arcivescovo di Cosenza, un legato del papa, che volle insepolto il
-cadavere di Manfredi su i confini del regno, e pasto alle fiere! Sul
-compire del secolo decorso non vedemmo noi forse, messer Lotteringo, i
-successori d'Ugo Capeto venire in Italia a prendervi ardire e padronanza
-inaudita? Quello stesso Carlo d'Angio, imbaldanzito per la corona di
-Napoli avuta da Roma, non fu egli l'eccitator di discordie fra i nostri
-Comuni per divenirne signore? E chi de' pontefici cerco fermamente di
-distornarvelo?
-
---Ma voi, messer Cino, dimenticate papa Gregorio decimo, e Nicolo terzo!
-
---Gli unici, si, che volesser frenare il potere stragrande dell'Angioino
-in Italia: ma l'uno con opporgli un altro ambizioso straniero, un
-Rodolfo d'Absburgo: l'altro per elevare a reami Lombardia e Toscana,
-tenute da Carlo in vicaria dell'impero, e conferirle ai suoi nipoti, gli
-Orsini. Ma morto appena Niccolo, e succedutogli il francese Martino
-quarto, non vi fu egli confermato re Carlo? E crediate, che lunga
-signoria v'avrebbe tenuto, se la ferale campana de' vespri siciliani non
-l'avesse avvisato che mala impresa erano queste terre per lui!
-
-Or dite un poco, dopo tutto cio perche mai papa Bonifazio con un re
-francese collegarsi di nuovo? E vedete trista mercede! Bonifazio dal re
-francese e da' suoi e fatto prigioniero e deriso! Di che io non posso
-che vituperare l'oltracotante insultator del pontefice. Oh si! Venero
-anch'io, non crediate, messer l'ambasciatore (benche noi giureconsulti
-civili i vostri canonisti ci mettano in voce di poco men che d'eretici
-paterini) venero anch'io la suprema dignita della Chiesa, che vorrei
-santa, invulnerata e indipendente; e per qualche tempo ho sperato che il
-pontefice, sedente in Roma, e con la sua grande religiosa missione, si
-assumesse perfine a farsi vincolo di concordia in Italia. Ma quando ho
-veduto a che termini l'han condotto l'alleanze straniere; e Bonifazio
-era pure italiano, e carita di patria e della Chiesa doveva consigliarlo
-altrimenti! quando un miracolo di papa era sorto dopo di lui, ma che la
-morte in breve ce lo rapi: quando oggi abbiamo un Clemente francese, che
-vincolatosi a re Filippo, accetta il papato, e a quali condizioni! e
-abbandona la sua Roma per Avignone, e fors'anco la sua indipendenza!....
-
---Oh questo speriamo che non sara!--lo interruppe l'ambasciatore.
-
-E Cino:
-
---Ed io vi dico, sventura! sventura! Non temete voi che per tal guisa e'
-si renda al tutto mancipio dello straniero? Ecco frattanto che il buon
-pontefice (m'addolora a pensarlo!) per credersi forse meglio sicuro
-nella civil potesta, si rifugia presso di tale che gia gli scava la
-fossa! Dopo tutto cio, che fidanza di patrocinio porge Roma all'Italia?
-A tanti mali da chi aspettarci un rimedio? Roma! vedetela ora questa
-gran Roma! Essa e agitata dal popolo, e dagl'insolenti baroni. Da un
-lato la brama di liberta; dall'altro le ambizioni dei Colonna e degli
-Orsini che se ne contendono il dominio. I cardinali, i legati, da
-Avignone vanno e vengono. Alle prese col Senato, mutan leggi ogni
-giorno, bandiscono editti, e il diritto canonico vorrebbero in tutto
-sostituito al civile. Uomini poi come son di partito, non solo non
-conciliano li spiriti, ma li esacerbano con sottili pretese curiali: i
-governanti poi peggio, con sordide avarizie, che crescon balzelli e
-destano ire e scontento! Credono farsi forti di soldatesche e di
-cortigiani: adulano il pontefice e lo traggono a mal partito. Oh! la
-Provenza fatta capitale del mondo cristiano, ancora alcun poco, e sapra
-vendicarsi di Roma divenuta provincia!
-
---Ma che forse Clemente--soggiunse l'altro--anche di Francia non spediva
-legati a Firenze, e al duca di Calabria al campo, perche si togliesse
-l'assedio alla vostra Pistoia? Non li ha inviati a Bologna e dovunque
-fosser discordie?
-
---Troppo tardi, e pero indarno! E voi Bolognese non dovete ignorarlo!
-Clemente sul suolo di Francia, lontano dalla sua Roma, e collegato co'
-nostri nemici, perdeva quasi fra i popoli ogni prestigio! E di fatto
-quando ancora ha potuto soggettare all'obbedienza quello ch'ei chiama il
-suo stato, se le sue citta dipendono sempre da tanti piccoli tiranni? E
-di piu, che timore parvi che incutano da qualche tempo gl'interdetti dei
-papi? Se essi invece, ministri del perdono di Dio (e voi ben diceste,
-messi a conciliare gli umani dissidi) avessero benignamente richiamato
-gli erranti, levata la voce autorevole sopra principi e popoli, e
-chiesto alle citta partite il sacrifizio de' propri rancori per unirle a
-concordia: se essi, primi ad esempio, la potesta ecclesiastica avesser
-ritirata ne' suoi confini, e lasciata cui spetta al tutto libera la
-civile; allora, oh! allora la parola e l'autorita loro sarebbe stata per
-ogni dove tanto piu efficace e potente, e Italia di gia avrebbe goduto
-una piu florida vita.
-
---E voi vi date a credere, messer Cino, che tante nostre repubbliche e
-principati si comporranno a concordia, e si daranno agevolmente in
-tutela d'un solo, e d'un imperatore germanico? Attendete, e lo vedremo
-venir, si, a pacificare l'Italia, ma alla sua maniera pero: vo' dire, a
-lusingarla da prima con belle parole: quindi a prostrarla con le
-imposte, col terrore e le stragi!
-
-Oh! i Guelfi, del vessillo papale d'assai ne han fatto stromento alle
-proprie ambizioni e agli odi di parte! E ormai tempo che i veri amatori
-della patria v'apprestin rimedio, se non vuolsi che in breve tutta
-quanta sia campo di civil guerra. Sperare che Italia, confederata fra'
-suoi Comuni e le altre signorie, voglia unirsi a scambievol difesa,
-troppa individualita e fra loro; soverchia indipendenza e gelosia vi
-predomina! Meglio sara raccogliere i freni di popoli si sbrigliati nella
-man d'un sol uomo d'onde egli sia (quando italiano come l'avremmo voluto
-non puo aversi) purche virtuoso, autorevole, e di braccio potente.
-
---E sperate con questo?....
-
---Quali che sien per esser gli eventi, noi, scevri affatto da spirito di
-partito....
-
---Oh si!--interruppe l'altro.--Voi dite di far parte da voi medesimi, ma
-intanto siete coi Ghibellini!
-
---Crediatelo, messer Lotteringo, io non mi sento piu Bianco che Nero.
-Odio le discordie; vorrei la giustizia. Per noi l'esser oggi coi
-Ghibellini e un mezzo unico di previdenza che si estende a tutta la
-nazione; e il principio dell'autorita imperiale contro la curiale a
-utile dell'Italia. Ma ci preme egualmente di richiamarla a' principii si
-civili che religiosi. Pero, forti del nostro proposito, con questo modo
-avremo tentato di liberar le sue terre da' cento loro tiranni, e di
-raccogliere le membra sparte della nazione. Con cio s'intende che,
-mantenuta intatta la sede e l'autorita del pontefice, la potesta
-spirituale non invada la temporale; l'una sia distinta dall'altra; ed
-ambedue cospirino al comun bene. Noi vogliamo che Arrigo, questo erede
-del grande impero latino restaurato da Carlo Magno, il solo oggi pari
-all'altezza e alla difficolta dell'impresa, scenda in Italia e vada a
-Roma, e risiedavi coronato re de' Romani, e pianti di nuovo la
-vittoriosa aquila de' Cesari sulla vetta del Campidoglio. Di cola
-solamente, afforzata in esso unico moderatore, l'autorita delle leggi e
-la potenza dell'armi, potra riconquistare alla patria l'antica gloria e
-l'imperio su tutte le genti. Noi vogliamo per fine che corregga Italia
-con sapienza, amore e virtu; e che ciascun municipio, convenendo in quel
-solo legittimo principe, possa serbare a un tempo il suo libero
-reggimento[6] .
-
- [6] Tali le opinioni di Dante, cui consonavano quelle di Cino; perche
- ambedue credevan salute all'Italia la discesa dell'imperatore.
-
-Se l'imperatore, ne Guelfo ne Ghibellino, fatto tacere intorno a se ogni
-spirito di fazione, stara solo per la giustizia, in breve ne vedremo
-mirabili effetti. Un imperatore e re de' Romani che viene con lealta
-salvatore e riordinatore d'Italia, non l'avremo per certo come
-straniero. Se poi i popoli infermi e sdegnosi di farmachi rigetteranno
-questa salute, e il nostro concetto sara disperso; se di gente libera e
-di nazione potente quale potremmo essere, vorremo starci in discordia e
-in servitu, forte ce ne dorra, ma non sara nostra colpa.
-
-Forse in un tempo assai lontano da questo, dopoche l'Italia per guerre
-fratricide sara fatta deserta, e i suoi popoli, chi prima chi poi,
-cadranno in preda di piu fieri tiranni: dopoche nuovamente saran
-dilaniati per guerre di conquiste principesche, o per altre terribili di
-religione: quando perfino le piu libere idee a prezzo di molto sangue
-avranno sconvolto i troni piu antichi, e su quelle rovine risorto che
-sia il sole di liberta, e rinnovatosi il giure europeo, i piu degli
-Stati, con patto novello, con una separazione assoluta fra essi e la
-Chiesa giungeranno a godere i nuovi frutti di civilta; allora forse
-questo nostro divisamento, sopravvissuto di secolo in secolo e
-propugnato da liberi petti; oh! allora chi sa che per incredibili eventi
-non si veda compiuto; e Italia, solo allora risorta e con un suo proprio
-principe, ritorni unita, forte e gloriosa!
-
-Mentre che messer Cino, come ispirato, con tai parole poneva fine al suo
-dire, annunziavasi nella sala il ritorno del capitano. Allora il
-Sinibuldi si congedo: e l'ambasciatore trovatosi in presenza del
-Vergiolesi, liberamente gli espose la sua missione.
-
---Io non so--freddamente e con sarcasmo risposegli il capitano--con qual
-vero nome appellare questo benigno atto pontificio, e questa nobile
-ambasceria che il vostro legato vi commetteva! Impormi di rendere questa
-rocca al vescovo di Pistoia, che neppur ei la domanda? E come e perche
-questo? Oh! non si rendono agevolmente le castella ai decreti d'un papa,
-che, pregato mediatore per la giustizia, autorizza invece una minacciata
-conquista: ne tanto meno si cedono alle folli pretese d'un cardinale,
-quando Filippo Vergiolesi ne fu solennemente investito, e n'e legittimo
-possessore!
-
-Questo voi direte, messer l'ambasciatore, al cardinale Arnaldo di
-Pelagrua; e che, se egli il castel di Sambuca per violenza il vorra,
-venga con le sue genti, ch'io con le mie, dalle mie torri e da' miei
-balzi l'attendo!
-
-Cio detto, comando che l'ambasciatore e sue genti fossero serviti di
-vivande e rinfreschi, e con ogni sorta di cortesie fossero accomiatati.
-
-
-
-
-CAPITOLO XVIII.
-
-
-L'ADDIO.
-
-
- "Onde ne vieni, Amor, cosi soave
- Con il tuo spirto dolce, che conforta
- L'anima mia, ched'e quasi che morta,
- Tanto l'e stata la partenza grave?"
-
- ---- Messer _Cino_, _Sonetto_.
-
-
-Le discordie cittadine, l'ire di parte, e le guerre degli Stati d'Italia
-piccoli o grandi fra loro, non erano nel medio evo che l'effetto di un
-assoluto municipalismo che, insieme al concetto cosmopolita, tuttor
-dominante, dell'impero romano, non faceva lor concepire neppur l'idea di
-nazione fosse pur federata, non che quella della sua unita. Forse questa
-partizione e varieta di Stati, ad un tempo gareggianti fra loro
-all'incremento della lingua, delle scienze, delle lettere, delle arti,
-delle industrie e dei commerci, era un preparamento necessario, una
-condizione indispensabile perche l'Italia, solo dopo tante prove di
-gloria e di sventura, apprendesse il suo meglio nella concordia, e
-riuscisse sicura a proclamarsi di nuovo la piu nobile delle nazioni. Ma
-frattanto si vede che pochissimi spiriti de' piu eletti formarono allora
-si generoso pensiero; e che, per quanto si sforzassero con ogni ragione
-di proclamarlo, commendarlo ed estenderlo, la voce loro riusci impotente
-o non intesa sopra popoli non disposti.
-
-E qui in qualche modo vogliamo accennare la gran differenza che passa
-fra la liberta che in Italia alla perfine godiamo, e quella del medio
-evo. Gli uomini d'allora non conobbero che l'idea dell'umanita, come gli
-antichi quella sol dello Stato. Credettero all'unita del genere umano,
-all'unita religiosa, a quella del linguaggio, non mai pero all'unita di
-nazione. Tant'e vero, che ciascun popolo piccolo ch'e' si fosse, retto a
-Comune o a principato, volle essere indipendente l'uno dall'altro; e al
-piu al piu, secondo la parte presa, starsi in protezione o del papa o
-dell'imperatore, o sotto il mal governo d'un tirannello dipendente da un
-di loro. L'idea di nazione neppur la lega lombarda si puo dir che
-l'avesse incarnata. A chi ben guardi non e che movesse guerra per
-l'indipendenza d'Italia, ma per sola difesa delle liberta municipali.
-Liberta, non v'ha dubbio, si voleva da tutti, ma dentro alle mura d'una
-sola citta, o ai confini del proprio Comune. Il popolo non bramava che
-quella che favoriva l'industrie, che frenava le angherie de' magnati, e
-pel commercio con l'estero ne accresceva la floridezza. Vi volevano
-uomini di gran genio e che non parvero di que' tempi, per vedere che
-importava cessar le ire di parte, abolire i privilegi infiniti; e quanto
-ai molti e svariati governi, sottrarli al potere ecclesiastico per
-raccoglierli sotto un forte e unico potere civile: non pero tale per la
-condizione de' tempi da potersi temperare, siccome adesso, per una
-libera costituzione. Ma come conseguir questo fine con elementi di tal
-natura? Non erano esse le due grandi potenze invocate, egualmente
-dispotiche e aspiranti a una monarchia universale, e da cui era vano
-d'attendere che per loro l'Italia fosse libera ed una? E come con l'idea
-della universal monarchia si sarebbe potuto restaurare a Roma, gia da
-secoli sede del papa, il vecchio trono de' Cesari, e l'impero latino,
-non divenuto omai che un vanto e una tradizione? Come distruggere in
-Italia a un tempo i privilegi di tutti i poteri su cui si basavan le
-leggi di ciascun Municipio, che sotto forma o di repubblica o di
-principato la governavano?
-
-Eppure non mancarono uomini fra i Ghibellini che v'avesser gran fede, e
-si dessero a promovere la difficile impresa! La quale se da prospero
-esito non fu coronata, ad essi pero l'onore e la gloria di avere ad ogni
-modo iniziato il generoso concetto dell'unita nazionale. E soprattutti
-al divino Alighieri! Il cui genio in un'epoca di contrasto tuttora fra
-l'impero e la chiesa, fra 'l diritto e la forza, seppe, primo fra
-gl'italiani, elevarsi alle serene regioni della scienza, e rinvenirvi il
-principio del patrio risorgimento e della civilta universale.
-Ammaestrato dalla sventura e dall'esperienza, ramingando di citta in
-citta, in mezzo a popoli di vari dialetti e costumi, e fra 'l triste
-spettacolo delle fazioni; filosofo e teologo, vedute le due autorita,
-politica e religiosa, in aperta lotta fra loro: nella sua alta mente
-immagino e comprese che l'Italia, partita in tanti piccoli Stati, con
-reggimenti incerti e poteri effimeri, fra tante agitazioni e discordie,
-non avrebbe potuto trovar posa che nell'attuazione della unita di
-reggimento, non che di una riforma politica, e della disciplina
-ecclesiastica. L'Italia divisa, agli occhi suoi era serva, e indegna del
-nome di nazione. Testimoni di questa fede i suoi cento canti della
-_Divina Commedia_, il trattato della _Monarchia_, e le sue esortazioni
-ai principi e popoli dell'Italia, e in particolare agli amici piu intimi
-che volle a parte della grand'opra, fra i quali vediamo de' primi messer
-Cino de' Sinibuldi.
-
-Che se, com'e detto, gli elementi proposti allora dall'Alighieri non
-corrisposero, ne poterono, anche di per se, esser valevoli ad attuare
-almeno il pensiero magnanimo della nazionale unita: esso pero da quel
-tempo nella mente d'alcun grande italiano pur talvolta risurse. E noi il
-travedemmo ne' nobili carmi del Petrarca, e ne' politici discorsi del
-Machiavello. Dappoi con le straniere dominazioni una notte di secoli si
-distese sul bel cielo d'Italia, ne un solo astro benigno, pur quello
-della speranza ultimo a estinguersi, piu vi brillo! Ma le dure catene
-che l'avvinsero d'ogni parte, pur quando modernamente ogni Stato
-d'Europa costituivasi a liberta, stancarono i popoli, e li riscossero. E
-giurarono in cor loro di volersi unanimi conquistare quel libero
-reggimento che tanti despoti lor contendevano, e che sentivano omai di
-dover meritare. Il voto dell'Alighieri con piu attuabili modi raccolto
-in segreto dagl'Italiani, cresciuto in breve e diffuso, comincio ad
-esplicarsi in iscritti e in generosi conati. Le patrie rivoluzioni e
-battaglie del secolo decimonono ne affrettarono gli eventi: e per tal
-guisa quel voto rimase e fu tramandato come unico principio e
-divinazione del mirabile nostro rinnovamento.
-
-E ben fu che a si gran cittadino Firenze sua festeggiasse nel
-secentesimo anno della sua nascita! Ben fu che in quel memore giorno in
-cui l'Alighieri comincio la sua vita, sacra all'arte e alla patria, al
-dolore e alla verita, gli erigesse una statua sulla piazza del tempio
-dell'itale glorie! E cola in quel giorno fu bello a vedere, compresi di
-gratitudine al divinatore delle italiche sorti, come a solennita
-nazionale, e ad inaugurare in suo nome la nuova civilta, raccogliersi
-tutti i rappresentanti delle provincie del bel paese, e di nuovo
-sciogliere il voto alla tanto sospirata unita e liberta della patria;
-che alla perfine, nel memorabile 1866, con la indipendenza dello
-straniero, dopo una lotta di dodici secoli fu dato di conseguire!
-
-Abbiamo gia detto come l'unita dell'Italia fosse intesa e bramata da
-pochi, e sol tra' piu nobili Ghibellini d'allora; e come la dimora di
-messer Cino alla Sambuca non dovesse essere che una stazione per
-condurlo fra loro nelle terre lombarde a discutere il modo piu atto, con
-l'arrivo dell'imperatore, a compir la grand'opra. Se a quel castello
-messer Cino non avesse trovato che gli amici suoi Vergiolesi, cotal
-dimora sarebbe stata assai breve. Ma v'era pure la donna del suo cuore!
-Colei, che da lungo tempo non avea riveduto e che sapeva si scaduta ed
-afflitta! E a veder come, dal momento del giunger suo la salute di
-quella gentile ogni di piu rifiorisse; e com'ella, quasi obliando i
-propositi e gl'impegni che Cino stesso non le aveva nascosti, si facesse
-una dolce illusione; e confidasse, che a quel castello dove ei fu tanto
-aspettato, e dov'ebbe dai Vergiolesi tanti segni di gradimento,
-dipendeva da lui di protrarvi la sua dimora; ben puo argomentarsi da che
-contrari affetti fosse combattuto quel cuore! Chi infatti non avrebbe
-voluto restarsi a convivere fra amica gente non solo, ma insieme
-all'amata donna; quando essa a lui ogni di porgeva certezza, che quella
-sua salute si debole, non che l'ardor dell'affetto col rimanerle
-d'appresso rinvigorivano; mentre con l'abbandono queste forze vitali si
-sarebbero affievolite e con suo grande rammarico?
-
-Eppure il tempo di partire era giunto! Parola di dolore e l'addio, ma
-bisognava pur proferirla!
-
-Essi eran soli, il giorno della funesta partenza!--Il cavallo di gia
-sellato attendeva il suo nobile cavaliere sopra un piccol ripiano
-dinanzi al castello, condottovi a mano dal suo fido valletto, insieme ad
-un altro del Vergiolesi che doveva servirgli di scorta. In basso poi
-avrebbe trovato altri uomini d'arme che per sua sicurezza l'avrebbero
-accompagnato a cavallo fino a Bologna. Messer Cino si era gia inteso con
-gli amici suoi, messer Lippo e messer Fredi, concordi nel suo pensiero
-politico: solo dolente di doverli lasciare in lotta coi Bolognesi pel
-posseduto castello. Frattanto non gli dava il cuore di doversi
-distaccare dalla sua Selvaggia. E quante ragioni non ve l'avrebber
-trattenuto! Ma un sacro dovere, l'amor della patria, era in lui si
-potente, che gli faceva, in parte, sacrificare un affetto si caro.
-
---Voi sapete--mestamente ei le disse--dove l'onore mi chiama! I miei
-amici, e massime Dante mio, con calde parole mi vi scongiura e mi
-esorta. Non per questo vi potra esser mai un istante ch'io dimentichi la
-mia dolce Selvaggia! Verra con me impressa nel cuore la vostra immagine
-sempre! Questa sola mi basterebbe. Ma pur vedete (e mostravale un suo
-ritratto), anche i miei occhi usi a contemplarvi, cercai che da lunge di
-tanto bene in qualche modo non ne fossero privi. Le vostre lettere poi
-mi solleveranno da tanto dolore. Voi riceverete le mie. E quando la mia
-missione sara compiuta, dalla quale mi auguro fra gli altri beni il
-vostro ritorno in citta, affrettero il momento di ricondurmi agli amici,
-ed a voi, che foste e sarete pur sempre la donna del cor mio e del mio
-pensiero. E ora, o Selvaggia, d'un favore vorrei pregarvi. E qui (e le
-porgeva un involto di carte scritte di sua mano) egli e qui che ho
-raccolto tutti que' versi che il vostro amore mi ha ispirato. Permettete
-che restino in mano vostra. Non tutte per certo le povere mie rime le
-conoscete. Ne troverete pur altre che forse vi moveranno a pieta, e
-forse da voi di qualche stilla di pianto saranno bagnate!
-
---Oh! si! messer Cino, si--rispondeva ella con passione accettando
-quelle carte, e stringendole al seno.--Ecco tutto quello che mi restera
-di voi!
-
-E gia calde lacrime le cadevano per le guance.--Ma io sapro farmi forza.
-Voi partite per una nobil missione. Al vostro ingegno si schiude il
-cammin della gloria; e io...! Oh! io non faro che voti i piu ardenti
-perche vi sia dato di conseguirla. Ma intanto!... Vedete in che
-solitudine, in che sconforto io mi resti quassu! Oh! perche il padre e
-il fratel mio non presero a seguirvi anche in questo? Non era egli un
-dovere che si spettava a ciascuno di nostra parte? E allora cola nelle
-terre lombarde, non disgiunta da' miei cari e da voi, qual grato
-compenso non avrei avuto alle patite sciagure! Quanta gioia a questo
-povero cuore.... vedervi uniti e concordi nella nobile impresa di
-redimer la patria; poterne divider d'appresso le speranze e i timori: ed
-io delle prime avere il vanto di giubilare ad ogni ostacolo che mi
-svelaste d'aver superato! E la, se anco i giorni del viver mio avesser
-dovuto abbreviarsi.....
-
---Selvaggia!--ei la interruppe--ve ne scongiuro, non piu! Non vogliate
-con questi detti crescere a dismisura l'acerba pena che provo per si
-necessaria partenza! Di nuovo io lo prometto, e lo giuro! Lasciarvi
-ora.... pur troppo!.... ma non mai nel mio pensiero! La vostra dolce
-memoria mi fara piu lieve il dolore dell'assenza, e ogni ostacolo da
-superare: e presto, si, presto n'ho fede, la buona fortuna consolera voi
-generosa, e degna di miglior sorte!
-
---I vostri voti, Cino, se mi son cari!..... Ma temo che omai per me
-infelice sieno indarno! Da troppo gran tempo il peso delle sciagure s'e
-aggravato sopra il mio capo! Ma questa.... oh! questa vi pone il colmo!
-E gia un fatale presentimento che.... forse mai piu....
-
---Non mai!--Cino subito le soggiunse--non dite questo per pieta, mia
-dolce Selvaggia! Voi mi aggiungete dolore a dolore. Noi ci rivedremo! e
-presto;... e allora... oh! allora per non lasciarci mai piu!
-
-E strettala dolcemente al seno, si senti posar su di esso quella sua
-bionda testa come nel piu grande abbandono.
-
-Un singulto convulso erale succeduto ai prolungati sospiri, e da que'
-begli occhi scendevano grosse lacrime e le bagnavano il volto. Egli
-presala per mano, facea di sorreggere quel suo dolce capo a uno dei suoi
-omeri: ma sentitosi fortemente commosso, teme ad ogni tratto gli si
-smarisser le forze. L'amicizia e l'ospitalita gl'imponevano d'altronde
-sacri doveri. Sicche fatto superiore a se stesso, tento di dar animo
-alla infelice, piu volte chiamandola a nome con molto affetto. Ella
-allora sollevata la faccia, e tacita con lungo sguardo affissandolo,
-giunse le mani verso di lui come in atto di fervente preghiera. Cino
-l'aveva compresa, e volea pur frenare la sua gran commozione
-assicurandola del suo presto ritorno. Ancora una volta la strinse al
-seno, e parti; ignaro che quello sarebbe stato l'ultimo addio!
-
-Tornato di nuovo nella stanza dei Vergiolesi, gli abbracciava con grande
-affetto; e in un baleno era gia in sella.
-
-Il vecchio capitano segui l'amico finche non giunse al destriero; poi
-con gli sguardi e coi voti, commosso egli pure oltremodo, perche omai
-consapevole di quell'amore di messer Cino, paventava di gia per la
-salute della sua cara Selvaggia. Essa aveva voluto rivederlo ancora una
-volta di su dal verone, e per le svolte della montagna accompagnarlo col
-cupido sguardo. Ma come la costiera del poggio le ne contese la vista,
-non le resse pur l'animo, e vi rimase quasi priva di sensi. Il padre
-pero e le donne di famiglia furon preste a soccorrerla. Ma affanni si
-crudi a cor gentile son ferite mortali; e mal si potrebbe con dolci modi
-e con amiche parole apprestarvi un rimedio!
-
-
-
-
-CAPITOLO XIX.
-
-
-LE INSIDIE.
-
-
- "Ma non vi spiaccia entrar nelle nascose
- Spelonche, ov'ho la mia segreta sede;
- Ch'ivi udrete da me non lievi cose,
- E cio che a voi saper piu si richiede."
-
- ---- _Tasso_, _Gerusalemme_, C. XIV.
-
-
-Vedutosi il Fortebracci andare a vuoto ogni tentativo di ravvicinarsi a
-Selvaggia, ne potendo piu altro, neppure, come bramava, avere il modo di
-tormentarla, riparata lassu in quel castello inaccesso: nell'isolamento
-in ch'ei si pose dopo l'assedio con la coscienza d'esser ripudiato da
-tutti, era caduto in uno sgomento mortale. Solo qualche potere
-esercitava su lui quel Nuto che tenea con se. Egli era il suo incubo,
-per cosi dire, che premevalo senza posa. Non pero che talora in qualche
-lucido intervallo non ne vedesse tutta la infamia, e non lo esecrasse.
-Ma posto ormai sopra una mala via, ne per folle superbia volendo
-ritrarsene, si sentiva sospinto a non poter seguitare che a quella
-scorta. Costui intanto facendo suo pro d'un'astuzia la piu raffinata:
-accortosi che larga mercede poteva ritrarre ogni volta che al
-Fortebracci, sempre cupo e atrabiliare, suggeriva qualche espediente da
-indovinargli il pensiero e dargli lusinga di soddisfar le sue brame; si
-fece innanzi anche adesso, e gli propose un partito, poco importava se
-fosse possibile, certo de' piu arrischiati, senza dir de' piu tristi.
-
-Accadde per questo che il Fortebracci ingarbugliato talmente, e
-infanatichito della proposta, un tal di lascio in un subito quel suo
-poggio romito e venne a discendere nella valle della Limentra.
-
-Come l'astore che dalle vette del San Gottardo va di vallone in vallone
-per gittarsi laddov'e piu certo di ghermir la sua preda; tale il triste
-uomo col suo malvagio consigliero era venuto cola a tentar di sbramare
-le insaziate vendette. Quel Musone della Moscacchia che in Pistoia
-abbiam visto caparrato da Nuto, e fatto stromento della congiura nel
-Castel di Damiata; riuscito con Fuccio, suo compagno di latrocini, a far
-buona preda in tempo dell'assedio su i vivi e su i morti, s'era di nuovo
-riparato in quella valle montana. Ma non piu al suo paese della
-Moscacchia vicinissimo a Sambuca. Perche, per le vie di quelle montagne
-rinnovatesi spesse aggressioni dalle sue bande, i due Comuni di Pistoia
-e di Bologna vi avevan fatto raddoppiare di vigilanza per purgare i
-luoghi da que' masnadieri, e assicurarvi il libero transito.
-
-Evvi un luogo sulla via carreggiabile fra Bologna e Porretta, che, da
-un'immagine della Vergine postavi chi sa quando, si denomina la Madonna
-del sasso. Gli e un monte petroso che lascia intraveder dal di fuori
-varie caverne, apertesi da antico tempo dentro di esso pel franar di
-que' poggi, che hanno ancora un instabil terreno; tanto che in alcuni
-luoghi la via ferrata si e dovuta costruire su terrapieni nell'alveo del
-fiume. Le dette caverne furon poi fatte ad arte piu ampie, con lo
-scavarvi pietrami ad uso di fabbriche. In una di quelle, piu larga e piu
-internata nel monte, si stava nascosta la masnada di que' malandrini con
-alla testa il fiero Musone. Non era bastato ai due Governi del Pistoiese
-e del Bolognese l'aver fatto impiccare anni addietro sulla pubblica via
-un certo contrabbandiere de' loro, chiamato Lupo, e altri di questi
-assassini[7] . Quelle folte macchie eran proprio tane sicure per queste
-belve. Da poco poi che v'era tornato Musone, sotto un capo si audace
-ripreso ardimento, di nuovo s'eran dati ad assaltar notte e giorno ogni
-viandante che senza valida scorta si fosse attentato di tener quella
-strada.
-
- [7] _V. Arferuoli_, _Storie pistoiesi_ M. S.
-
-Come Nuto pote informarsi di tutto questo (che il viluppo della matassa
-era interamente in sua mano, e a lui, si puo dire, era stato commesso di
-distrigarla) comincio a frequentare uno dei manutengoli di cotestoro a
-una certa osteria del villaggio della Moscacchia. Si assicuro di lui con
-danari; sicche questi non esito a dare un cenno al capo di que'
-malandrini, che v'era tale cui occorreva il suo braccio. Ma venire con
-Musone a parlar testa testa, era difficile molto, e facilmente potea dar
-sospetto. Bisogno, secondo che gli fu detto, accettar la proposta di
-passare una tal notte per la via a non molta distanza da quelle caverne;
-e se mai da alcuno potessero esser veduti, fingere di lasciarsi
-arrestare dalli stessi malandrini, che da un segnal convenuto dovean
-riconoscere, per poi farsi condurre la dentro. E cosi fecero.
-
-La notte era al colmo; quando Nuto e il Fortebracci usciti nel giorno,
-ben armati, dall'osteria della Moscacchia dove alloggiavano, dopo molte
-ore di cammino per mezzo a boscaglie, ed evitando la pubblica via, eran
-venuti a far capo ad essa a sinistra del Reno, e si trovavano appunto
-sotto quella scogliera. Pochi passi a quel buio tentavan di fare, per un
-ammasso informe di pietre frananti, che in parte lungo la nuova via
-provinciale ancor vi si scorge, e che a quel tempo siccome adesso,
-dall'alto del monte protendeva nel fiume. Ma i masnadieri vi stavano
-all'erta. Basto il segnale convenuto per essersi subito intesi. Da tre
-scherani infatti (ne si avrebbe saputo da dove uscissero) Nuto e il
-Fortebracci eccoteli circondati. Allora, senz'altro, via in silenzio con
-essi; uno avanti per farne strada, poi loro, e dietro i due altri.
-Bisognava aggrapparsi su per que' massi con le mani e co' piedi e
-girarvi d'attorno. Ma pe' conduttori non era un andare alla cieca. Le
-orme da porre, il come e il dove, a loro soli era noto. A un certo punto
-imboccano in un piccolo antro, e poi la la per un passaggio sinuoso ed
-angusto; finche brancolando fra 'l buio, s'accorgon di essere in un sito
-piu ampio. Qui dati i nomi (prescrizione indispensabile) all'improvviso
-fu accesa una face di resina, e si avvidero di essere innanzi al capo
-de' masnadieri, a quell'uomo terribile di Musone.
-
-Ravvolta la testa nel suo cappuccio, se ne stava sdraiato sovr'alcune
-pelli lanute, la in un canto della caverna, e senz'armi. Ne fara
-meraviglia, perche ad ogni istante poteva staccarne una da quelle
-pareti, da cui pendevano stocchi, accette, spade e stili; armature di
-ferro, giachi e celate. Vi si scorgevano anche ammassati sacchi di
-ricche prede, e ogni sorta di provvisioni che occorrono al vitto. Per
-rimanervi poi piu sicuri, da quelle crepe, veri nidi delli scorpioni,
-spiavano tutto giorno lungo la via, se qualcuno mai si avvicinasse. Che,
-se fossero stati militi venuti li per sorprenderli, addossavano grosse
-pietre alli sbocchi dell'antro, e con spranghe di ferro ne sbarravan la
-entrata: si nascondevan piu oltre per que' seni di sterminata lunghezza;
-o per altre uscite che potevan dischiudere, e che mettevano in un bosco
-foltissimo, si aprivan la via a fuggire.
-
-Levatosi Musone dal suo giaciglio non appena fu fatta luce:
-
---Alla fine ci rivediamo, messer Fortebracci!--come in aria di trionfo
-esclamo.--Nobile cavaliere, voleste proprio qui in casa mia venire a
-rendermi visita! Oh! ben faceste, vedete; perche se v'occorre, Musone
-qui vale ancora un po' piu di quel che non valesse a Pistoia.
-
---Mi e noto,--replico il Fortebracci:--egli e per questo ch'io di nuovo
-ricorro a te.
-
---Si tratterebbe--ripigliava Nuto.... Ma vedendosi intorno coloro che ve
-li avevan condotti; preso al braccio Musone, e movendo pochi passi per
-entro ad un altro sbocco, gli espose a bassa voce e in succinto quel che
-loro occorreva.
-
-Dopo di che ritornati:
-
---Ritiratevi!--ordino Musone agli scherani.
-
-E rimasti soli, voltosi al Fortebracci con quel fare birbesco, e da
-padrone della situazione, dinanzi ad uno che aveva bisogno di lui:
-
---Ho capito--soggiunse. E scotendo la testa, e fendendo l'aria con la
-mano:--Eh! messere! Bisognava aver fatto un po' piu a modo mio, laggiu!
-Un albero che t'auggia, si taglia. Per un rivale non ci vuol meno. E ora
-ei l'ha scampata!
-
---Egli, dicesti? Ma che?.... dunque tu stesso?....
-
---Io, si; con brava scorta di gente d'armi, lo vidi io da questi miei
-pertugi passar di qui, gli e gia qualche tempo sul mezzo del giorno; e
-gente del capitan Vergiolesi, mi parve, oh! anzi era, quella che andava
-con lui!
-
---Sta bene, comprendo!--rispose l'altro aggrottando le ciglia.
-
---Per questo, messere, una andata male, che importa? Vuol esser
-raddoppiar d'astuzia e d'ardire. Vedete io? Sfido ed affronto ogni
-giorno il destino. E se non fosse un maladetto conte che mi
-perseguita.... (Era costui il conte Tordino da Panico, capitano delle
-milizie bolognesi per quelle montagne, cui fu commesso dal Governo di
-vigilare per render sicure quelle vie montane e que' confini da cotal
-gente). Ma i vili son quelli che cadono. E or vedo voi, o mi pare, in un
-certo abbandono.... Eh via! su, su, ardimento, messere, e qui a me la
-faccenda! Che volete dunque? Questa dolce donzella farla vostra,
-s'intende! E intanto vederla a ogni costo! Affe che gli e alta e ben
-cinta di ferro la gabbia di questa vostra colomba, e prima che il nibbio
-v'arrivi e ve la faccia snidare!.... Ma senza metafore, ponderiamo
-insieme un poco gli ostacoli. Vedete! il luogo tanto guardato e
-inaccessibile; quel di non scender mai giu in basso del castello....
-perche allora!.... Poi il padre.... e metto anche l'amore del
-Sinibuldi.... Il nibbio pero, si intende, non va tanto a scrutinare:
-quand'ha buoni artigli, piomba giu sulla preda, l'aggranfia, ne si cura
-del resto.
-
---Ma dimmi--chiedevagli il Fortebracci--e il capitan Vergiolesi non va
-mai solo verso i confini?
-
---Qualche volta vi fu veduto; e anche.... (voleva ricordare un assalto
-ch'ei gli dette, ma non troppo felice, e si tacque). Poi in aria di
-sicurezza soggiunse:--Se mai.... oh! oh! questo a me.
-
-E l'altro:
-
---Il Sinibuldi vedrai le dovra scriver lettere, e allora il suo fido
-valletto.... per questa via....
-
---Siate certo ch'io de' valletti e de' corrieri ne riconosco; e anche a'
-miei per queste parti n'ho gia fatti riconoscere! Non diro altro! A voi
-lo star per ora nascosto dove a Nuto ho gia detto; e a me a pormi
-all'opra. Difficile molto, messere! Qui non si tratta di passar
-mercanzie. Un buon contrabbando gli e sempre un grosso affare per noi:
-ma in questo caso la ricompensa....
-
-E l'altro:
-
---Non dubitare! sara grande quanto l'avrai meritata.
-
-Detto cio, Nello e Nuto tornaron sicuri all'aperto, e, favoriti dalle
-tenebre, al proprio asilo.
-
-
-
-
-CAPITOLO XX.
-
-
-IL ROMEO.
-
-
- "Romeo persona umile e peregrina
- . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
- Indi partissi povero e vetusto;
- E se 'l mondo sapesse 'l cuor ch'egli ebbe.
- Mendicando sua vita a frusto a frusto,
- Assai lo loda e piu lo loderebbe."
-
- ---- _Dante_, _Paradiso_, C. VI.
-
-
-Poco lungi dalla rocca della Sambuca, dal lato di mezzodi, in una
-piaggetta che aveva nome di _colle fiorito_, dove poi fu eretto un asilo
-di povere donne consacratesi alla istruzione delle fanciulle de' vicini
-villaggi, scaturiva di sotto a un tabernacolo della Vergine appellata
-_del giglio_, una fonte di purissima acqua. Sul tramonto del sole era
-questo il convegno delle donne si del castello che dei dintorni, le
-quali fin dal basso del fiume vi giungevano co' loro brocchetti.
-
-Or avvenne che esse un tal giorno e in quell'ora vider salire a quella
-volta un pellegrino. Lo indicava per tale il suo abito soprattutto.
-Largo il cappello, vesta nera succinta fino al ginocchio; le gambe con
-usatti o corsaletti di pelle giu sino ai sandali; sugli omeri poi un
-mantelletto o bavero nero, dove erano appese qua e la piccole
-conchiglie, e sul petto una lucida croce. Non portava con se che
-un'ampia scarsella, una barletta e un mandolino, pendenti dalla corda
-che cingevagli i fianchi. Come uomo che toccava gia la vecchiezza se ne
-veniva su su lentamente appoggiandosi al suo lungo bordone. Lo andavano
-accompagnando due pastorelli, scalzi e mal vestiti, ma bianchi e rossi
-come rose; che allettati dalle sue parole cortesi, e incuriositi di lui
-per l'abito non comune, avevan lasciato altri loro compagni, e
-volentieri s'eran prestati a scortarlo sulla via del castello. Anco
-dall'aspetto, chi l'avesse bene osservato; una lunga barba grigia ma con
-due occhi vividi; un volto per quanto scarno, di bianchissima
-carnagione, e con una fisonomia di grazia e affabilita non comune;
-l'avrebbe subito giudicato per di nobil famiglia. Ne e da stupire in
-que' tempi, nei quali uomini d'ogni classe _per rimedio dell'anime
-loro_, ad espiazione di grandi delitti, o per senso di profonda umilta,
-o per voto, s'imponevano sacri pellegrinaggi.
-
-Giunto lassu a quella fontana, benche alquanto affannato per la salita,
-la prima cosa, voltosi a quelle donne, disse loro:
-
---Date da bere al povero pellegrino, datelo di grazia, a un vecchio
-Romeo!
-
-Di che esse, non appena richieste, fecero a gara per compiacerlo. Ma una
-fra le altre, Maria, la fantesca di Selvaggia, piu aggraziata e piu
-franca, gli si fece dinanzi, e sollevatogli con bel garbo sul suo
-braccio il brocchetto gia pieno, glielo piego, tanto ch'ei vi bevesse.
-Cosi al vecchio Eliezzero la nella Mesopotamia volle esser cortese la
-buona figliuola di Batuele.
-
-Ma intanto che egli s'era posto a sedere sopra un masso vicino, le donne
-avevano scorto che portava con se un musicale strumento. Sicche vaghe
-com'erano d'udire qualche armonia; rara sorte in que' poggi, se non
-fosse stato talora il suono del liuto di madonna Selvaggia, da qualche
-tempo pero tanto meno frequente; fu un muoversi tutte e far pressa e
-preghiera al buon Romeo di toccarne le corde. Di che ei per la cortesia
-ricevuta volle subito compiacerle, aggiungendo che avrebbe anche tentato
-di far loro udire una certa canzone. Allora esse gli si misero in
-cerchio, e posarono al piede i brocchetti. Trepidanti poi, le piu
-giovani in specie, per l'atteso piacere, ma pur raffrenando la naturale
-allegria, s'imposer silenzio, e non intesero che ad ascoltarlo. Sicche
-ei levatosi in pie, e toltosi dal fianco il liuto, e trattone un breve
-preludio, su flebile arpeggio, in questa guisa comincio a cantare:
-
- Son Romeo che mari e monti
- Notte e di finor varcai.
- Strani casi ed ho racconti
- Che palesi non fur mai:
- Vera e mesta istoria e questa
- Che narrar da voi s'udra.
-
- Fuvvi in Siena una donzella
- Disposata a rio signore;
- Egli infida alma rubella,
- Ella giglio di candore.
- Ma il crudele omai l'aborre,
- Ch'altra donna in cor gli sta.
-
- In maremma abbandonata
- Ei la chiuse in suo castello.
- Attendea la fiduciata
- Per piu lune il crudo Nello:
- Fu delusa in sua fidanza!
- Ei mai piu non tornera!
-
- Ei mai piu? Cosi potria
- Obliar cotanto affetto?
- E l'affanno della Pia
- Anco il cielo avra reietto?
- E quell'aere maligno
- Il suo spiro estinguera?
-
- Fra gli orror di muti avelli
- S'aggiro la sconsolata:
- Cerco pace almen fra quelli
- Onde viva era dannata.
- Ma qual vista! Un'urna, e appresso
- Vedovella al suol si sta.
-
- Poveretta! al tuo lamento
- Ch'io congiunga il pianto mio!
- Deh m'abbraccia! adesso io sento
- Che pietoso e meco Iddio:
- Ah! che il pianto insiem versato
- E del cielo una pieta.
-
- Deh! ti prego; a lui, se mai
- Correra questa maremma,
- "Die morendo, oh si, dirai,
- A me pura la sua gemma!
- Ti ricordi della Pia,
- Che innocente, estinta e la!"
-
- E si giacque! E di pallore
- Tinte avea le belle gote:
- Le man tremule sul core.
- Le pupille al cielo immote.
-
- Stanca alfin, siccome fiore,
- Il bel capo rechino,
- E del suo crudele amore
- Il dolor la consumo!
-
-La mesta canzone riempi di tristezza e di compassione il cuore di quelle
-donne. La buona Maria volle guidare il Romeo al castello, sicura che la
-sua signora l'avrebbe molto gradito. Ed egli che sentiva il bisogno di
-riposarsi, non essendosi fermato che allo Spedaletto circa sei miglia
-distante, non esito a seguirla. Le giovani allora quasi tutte gli tenner
-dietro, nella speranza di sentirgli ripetere quella canzone. In questo
-Selvaggia sorpresa d'udire in tanta solitudine melodie, benche di lunge
-non ben distinte, ma d'un andamento si melanconico, aveva spedito a
-sapere d'onde venissero e da chi mai. E come da Maria le fu narrata ogni
-cosa, a lei pure prese vaghezza d'udir quella storia.
-
-Il Romeo con le donne era rimasto sul piazzaletto che e dinanzi alla
-porta. Selvaggia si reco subito nella sala, e consenti che le donne
-stesse vi venisser con lui. Le quali com'ebber riveduta la buona loro
-signora, meravigliarono che in si breve tempo quel suo volto fosse
-divenuto si pallido, e quel suo sguardo vivace e lieto, apparisse
-languido e mesto.
-
-Ma intanto come natura era in lei esser sempre con tutti affettuosa e
-gentile:
-
---Venite, venite--diss'ella a coloro che si avanzavano peritose.--E voi,
-buon pellegrino--facendosegli incontro--siate fra noi il ben arrivato!
-Profittate a vostro agio della nostra ospitalita, che, per quanto
-assente mio padre, per noi, non sara che di piacere e di grazia.
-
---Gran merce, madonna,--soggiunse il Romeo.--La fama del vostro
-bell'animo che suona si degnamente, mi faceva sicuro di vostra buona
-accoglienza.
-
---Frattanto--soggiunse ella--qui presso a me assidetevi, e prendete posa
-dal viaggio, mentre che vi faremo apprestare un qualche ristoro. E se vi
-piace, ditemi in grazia d'onde venite, e come per questi monti; e quale
-mai storia racchiude la vostra canzone.
-
-Cui egli rispose:
-
---Abbiatevi da sapere, o nobil signora, che corrono gia nove anni da che
-mi partii da Milano, la terra de' padri miei, deliberato di recarmi a
-visitar la tomba del principe degli apostoli. E cio avvenne quando al
-principio di questo secolo (ne cio potra esservi ignoto) papa Bonifazio
-ottavo intimo il giubileo, e pose a Roma general perdono di colpa e di
-pena a quanti visitassero, de' Romani per un mese, degli estranei per
-quindici di, le basiliche di S. Pietro e S. Paolo.
-
---E il concorso com'ando voce, veramente fu grande?
-
---Quanto mai possa dirsi!--rispose egli.--Perche Bonifazio ad agevolarvi
-l'andata, nella pienezza di sua potenza fulmino l'interdetto a chiunque
-(fosse stato il piu grande dei re!) per Roma e per questo fine avesse
-impedito il viaggio. Tantoche potete pensare che genti d'ogni grado e
-d'ogni nazione che vi si recarono!
-
-Non vi diro di molti principi che v'intervennero. Ricordo fra' piu
-illustri Amedeo quinto, principe di Savoia, del quale tutti esaltavano
-non che il valore guerresco, l'animo gentile, e la protezione alle arti
-belle. E infatti a Roma aveva condotto con se dal suo Stato, com'io pur
-vidi, valenti artisti d'ogni maniera ad ammirarne le grandi opere, e a
-quelle ispirarsi per commetter loro grandi lavori. Noi italiani, quei
-molti in particolare che eravamo in vesta di pellegrini (e a me piace,
-vedete, con questo abito di ritornare alla patria) uomini e donne
-solevamo raccoglierci a cento a cento fuor delle mura. Di la si moveva e
-si faceva l'ingresso nella santa citta, cantando i cantici della chiesa
-fino alla basilica di S. Pietro. Oh allora il pietoso spettacolo, se
-l'aveste veduto! Era un continuo scontrarsi con altre schiere di
-penitenti che ripartivano: e tutti come uguali nella fiducia, un
-medesimo animo ci guidava, una stessa gioia ci commoveva!
-
-Per amor della perdonanza, lo credereste? molti pellegrini a condursi i
-figliuoletti per mano; e i vecchi genitori talora per la stanchezza
-impotenti a piu moversi, fino a portarseli sulle spalle! Eppure a que'
-giorni dopo i disagi di lungo cammino anco i piu gagliardi a mala pena
-si reggevano, in piedi! Ma tant'e! l'amore e la fede vincon sempre ogni
-ostacolo! E la piu parte, vedete, erano scalzi, trafelati dalla fatica,
-e smunti poi dai patimenti per la scarsezza del vitto essendo venuti a
-brigate, e a intere famiglie limosinando: di que' de' nostri quassu, fin
-di Piemonte, e chi financo dall'estrema Sicilia. Tanta poi era la folla,
-di e notte, per la citta, che l'antico ponte Elio sul Tevere, detto or
-di Sant'Angelo; perche la gente astretta a passarlo per la visita delle
-basiliche non vi s'accalcasse per modo, che intoppatasi facesse
-subbuglio e avesse a cadere nel fiume; e' fu diviso per lo lungo con uno
-stabile spartimento. Sicche quelli che andavano a S. Pietro volgevan la
-faccia a castel Sant'Angelo; a quella gran mole che fu gia sepolcro
-dell'imperatore Adriano; e quelli che venivano per ire a S. Paolo, eran
-volti verso il monte Giordano. E pensate voi quanto danaro in tutto quel
-tempo fu raccolto per ogni chiesa! Giorno e notte presso l'altare (io
-gli ho veduti) due cherici stavan li a riceverlo. Generalmente fu
-asserito che in tutto quell'anno aveavi sempre in Roma, ogni giorno,
-oltre ai romani, dugentomila pellegrini; e che oltre a due milioni
-fossero stati i devoti visitatori.
-
---E ditemi, nobil Romeo;--lo richiese Selvaggia--vi dimoraste per molti
-giorni?
-
---Quando ebbi ottenuta la perdonanza, e gia passatovi da piu che un
-mese, mi partii dalla gran citta, non vi so dir come pieno l'animo per
-le meraviglie della Roma pagana e della cristiana! Allora, chiamato da
-un mio parente per negozi domestici, m'inoltrai nel mezzodi dell'Italia,
-e giunsi a Napoli. Cola, fosser cagione i disagi d'un si lungo
-peregrinaggio, infermai gravemente, e qualche anno fui costretto di
-rimanervi. Non appena la salute mi consenti di lasciar quel bel cielo e
-quell'incantevol paese, toccai di nuovo Roma. Ma qual differenza da
-quella Roma che aveva gia vista! Vedovata del suo pontefice (che come
-sapete, Clemente V fu eletto e stabilivasi in Francia) mi diede immagine
-della compianta Gerusalemme! In preda ai partiti, la desolazione e i
-lamenti non vi mancavano! Mi rimisi tosto in cammino, e sulla via del
-ritorno come aveva fatto pensiero, volli fermarmi a visitare la bella
-citta di Siena. Oh! quando si rientra in questo vostro paese, benedetto
-e privilegiato che gli e per l'idioma gentile, e per tanto piu civili
-costumi; per la bellezza delle sue terre, e per la sua liberta; oh! non
-so dirvi che senso di gioia ci si rinnova! Limosinando di borgata in
-borgata, di citta in citta, dopo si lungo viaggio pervenni a Siena in
-salute, e serbo sempre memoria di quella gente nobilmente ospitale. Ma
-ahime! fu cola che intesi un tal fatto da impietosirne le belve! Per lo
-che a sollievo dell'animo mio, e perche le gentili anime si
-compiangesser con me sopra le umane sciagure, mi proposi compor su di
-esso una canzone, quella che di lontano ascoltaste.
-
---E qual e mai, se vi piace, cotesta istoria, mio buon Romeo?
-
---Orrenda!--diss'egli--piu di quello che sia dato di credere! Madonna
-Pia, la giovane e vaga figliuola di messer Buonconte de' Guastelloni di
-Siena, abbiate da sapere, che (corrono circa vent'anni) fu maritata a
-messer Baldo d'Aldobrandino de' Tolomei. Come poi intorno al 1290 ne
-rimase vedova, quattro o cinque anni dopo si disposava a un cotal Nello
-o Paganello d'Inghiramo Pagnocchieschi, signore del Castel della
-Pietra[8] . Ma non si tosto ei la ebbe impalmata, che gli entrava in
-cuore una ardente passione per Margherita contessa di S. Fiora. Di qual
-potenza si fosse il demone che invase quel perfido, udirete dappoi. La
-grazia e la virtu della donna sua si dileguarono in un subito da quel
-petto. Odio invece e livore vi sottentro; e concepi fin d'allora
-l'orribil pensiero di disfarsi di quella misera per congiungersi alla
-ricca e volubil contessa. Nello infatti divenne poi il consorte di
-Margherita, e fu il suo quarto marito! Ma con qual mistero, con qual
-perfidia pervenisse a' suoi fini, io solo...; che per certo non so se la
-nuova qui...
-
- [8] "Salsi colui che, inanellata pria,
- Disposata m'avea con la sua gemma."
-
- ---- _Dante_, _Purgatorio_, C. V.
-
---Oh! nemmeno un sentore n'era giunto fra noi!
-
---Si dunque; io solo potro raccontarvelo. E vi prego fin d'ora, per
-onore di lei e del vero, non diate ascolto ad accuse contro a questa
-povera Pia. Varie e calunniose voci si fecero andare per Siena dal suo
-vile uccisore per ismentire in qualche modo il delitto. E fuvvi persino
-chi pronunzio il nome d'un suo amante riamato, e che il marito per
-gelosia furibondo ne divisasse la morte. Ma come potete pensare che a
-noi pellegrini andando di casa in casa e reso piu agevole che a chi che
-sia di essere al fatto delle vicende domestiche; or io posso dirvi che,
-un venerando vecchio della casa, de' Guastelloni, avo della Pia, presso
-del quale fui ospitato, mi svelo tutta quanta la nefanda trama di Nello,
-asserendomi con giuramento che una si nera calunnia falsamente fu
-apposta a quella gentile; a lei, non d'altro colpevole che d'aver troppo
-creduto ad un marito infedele, e di avere, fino agli estremi perdonando,
-portatogli affetto!
-
-Ricordo come il povero vecchio gia quasi infermo, un tal di, tutto
-tremante stringendomi la destra, e sfogandosi in lacrime mi diceva:--Con
-questa cara figliuola la nostra casa e disfatta! Io non reggo al dolore!
-La povera Pia sappiate che laggiu in maremma in que' bassi fondi, in un
-castello di suo marito, quel della Pietra.... Oh! la mia bella e
-virtuosa nipote! da lui, da lui proprio vi fu confinata! E intendete voi
-con qual fiero proposito? Perche il dolore dell'abbandono (che ella lo
-amava tanto!), ma piu poi la malaria, per que' pestiferi miasmi li
-presso a uno stagno, lentamente operassero in lei quel ch'ei voleva, la
-morte! ma, senza traccia di ferro del suo vile assassino! Sebbene non
-manco chi narrasse che laggiu (ei piu crudele e violento!) da un suo
-scherano la facesse precipitar da un balcone! Fu sparso poi ad arte pur
-questo: ch'ei trovatala morta per malor subitaneo, una forte
-disperazione lo sorprendesse. Disperato si, credo, come Caino, del
-perdono di Dio; perche tal misfatto contro a una innocente chi potra mai
-perdonarglielo? E fiero allora il vegliardo mi si die a esclamare:
-Maledizione! maledizione sul capo di quell'iniquo! Dio ci castiga; che
-gia noi... oh si! dovevamo conoscerlo noi questo traditor della patria,
-quando fuggi gli Aretini alla Pieve del Toppo!.... e allora.... impedire
-a ogni costo!.... Ahime! ahime! (e affannato percotevasi il capo con
-ambe le mani). Poi ripreso vigore esclamo;--Oh! perche non ho io tanto
-forti le membra da impugnare una spada, e prenderne su di lui la bramata
-vendetta! Che almeno nell'infausto castello fra i piu crudi rimorsi
-finisca l'iniquo i suoi giorni; e dipoi quell'edificio dalla vetta delle
-sue torri sia diroccato, ne mano di uomo possa piu rialzarlo; e fin le
-stesse macerie nel suo putrido stagno vadan sepolte! Ma che di sopra a
-tante sozzure, deh! giustizia di Dio! si elevi una nobile voce che
-impietosisca le future generazioni, narrando lo strazio con cui si
-disfece la vita d'una si cara ed innocente figliuola!
-
-Pur troppo vi so dire--ei conchiuse--che tutta Siena e il contado di
-gran pieta ne furon commossi! Ma che giova pero? La mia diletta, l'onore
-di mia famiglia, ahi! ahime! non e piu!--
-
-Cosi il nobile Guastelloni al Romeo; e cosi questi ne riferiva dolente,
-la narrazione nella sala del castello de' Vergiolesi, sicche tutte le
-astanti se n'erano contristate. Selvaggia poi di tal maniera, che era
-rimasta come stupida pel turbamento. Questa commozione tanto piu forte
-si pareva in lei, per una serie di tristi vicende fatta omai piu
-sensibile alle sventure, e perche in quell'istante l'animo suo era
-preoccupato dal lungo silenzio di Cino, inconcepibile dopo l'affetto che
-le avea dimostrato, e le ripetute promesse.
-
-In questo le donne avevan pregato il Romeo a ripetere quella canzone,
-fidando che ella, come innanzi se n'era espressa, l'avrebbe gradita. E
-quegli presane licenza di gia l'intonava. Ma come n'ebbe modulate le
-prime strofe, Selvaggia che vi pote porre attenzione, ne fu di nuovo si
-scossa, che a bassa voce e tremante comincio a ripetere que' versi che
-le parvero come dettati per lei; e dicea ne' sospiri:
-
- "Ei mai piu non tornera!
- Ei mai piu? Cosi potria
- Obbliar cotanto affetto?"
-
-Ma gia il Romeo, avvedutosi del suo turbamento, si era imposto silenzio.
-
-Ella, fatta pallida oltre l'usato, si levava dalla sua sedia; e
-pronunziando pur sempre fra se quelle funeste parole, congiunte insieme
-le palme, e volto a terra lo sguardo, a lenti passi ritiravasi nelle sue
-stanze.
-
-La mattina seguente bramoso il Romeo di rimettersi in via, dimando di
-prender congedo dalla nobile castellana. Allora fu introdotto nella sua
-camera, dov'ella di gia alzata lo ricevette. Una modesta mobilia e non
-piu che la necessaria vi si vedeva. Bianche cortine circondavano il
-letto: dove da un lato una croce, dall'altro un inginocchiatoio, e sopra
-pendente dalla parete un quadretto in campo d'oro con una Vergine,
-d'autore bizantino. Un forziere di legno intarsiato a vari colori: uno
-stipo antichissimo; poche sedie, un tavolino e null'altro. Ella era
-seduta sopra una sedia a bracciali. Vestiva un'ampia zimarra di panno
-chiaro con doppia bottoniera dinanzi, e sopra, un nero gamurrino cinto
-alla vita, con grandi maniche; l'una e l'altro di panno inglese, reso
-finissimo dai cimatori fiorentini nell'arte di Calimala. Su d'un piccolo
-tavolino che avea dinanzi, erano poche cartapecore bianche, con appresso
-il calamaio. Alcuni libri ben rilegati, fra i quali il nuovo Testamento
-con la versione in volgare, coperto con velluto chermisi con fermagli
-d'oro; il cui manoscritto il piu forbito su carta bianchissima
-impomiciata e a larghissimi margini, si pregiava per miniature mirabili
-e fregi d'oro si ben condotti e finiti, che non poteano attribuirsi che
-al celebre Oderigi da Gobbio. Alcuni tratti della Consolazione di
-Severino Boezio voltati pure in volgare, e legati in un libro, con poche
-poesie provenzali che andavano sotto il nome di Folchetto di Marsilia.
-Aveavi una cronachetta d'Elisa e di Abelardo: alcuni romanzi di Turpino
-e di Lancellotto; tutti quasi i racconti della Tavola Rotonda; e infine
-una raccolta di versi dei piu eletti trovatori italiani da lei stessa
-copiati con grande amore: non che i piu pregiati di Lemmo, del
-Cavalcanti, dell'Alighieri, e quelli di Cino de' quali egli le fece
-dono.
-
---E volete dunque partirvene?--al Romeo appena entrato diss'ella.
-
---Si, mia nobil Selvaggia. Mi tarda assai di proseguire il cammino per
-le mie terre lombarde, e vengo pero a rendervi grazie....
-
-Ed essa interrompendolo:
-
---A voi gran merce, buon Romeo! Ma, e tornate per via diretta a Milano?
-
---Si veramente.
-
---Oh! egli dev'esser pur la--(penso fra se stessa; che fare? che
-dirgli?) A questa idea le sue guance si pallide si acceser d'un tratto
-siccome fuoco.
-
-E il Romeo le soggiunse:
-
---Io sono di nobil famiglia: non posso dirvi di piu. Un impulso
-irresistibile mi trasse ad andarmene in romeaggio; e ora, sano di corpo,
-e tranquillo e sodisfatto dell'animo, ritorno alla mia terra natale. Se
-in alcuna cosa di vostro servigio potessi adoprarmi da quelle parti, me
-ne terrei grandemente onorato.
-
---Oh! se sapeste quanto per me la graziosa vostra profferta.....
-
---Parlate, su via, parlate, ch'io saro lieto d'ogni vostro comando.
-
---Poiche vi piace--soggiunse ella--dirovvi dunque che un amico nostro e
-concittadino, messer Cino de' Sinibuldi, passo gia per di qui, e
-dimorato per breve tempo fra noi, partivasi per Lombardia.--Ma,
-ahime!--traendo un lungo sospiro--molto tempo e omai corso che nissuna
-novella ci e venuta di lui! E si che di scriverci ne avea a tutti
-impromesso, e noi per certo a lui affezionato, lo speravamo! Egli e uomo
-di leggi e di lettere, e valente, sapete! scrittore di leggiadri versi,
-grande amico dell'illustre Alighieri. Poi egli, in tanto feroce
-parteggiar di cittadini, si serbo sempre puro di sangue fraterno: e
-ov'ei s'intromise, fu per senso di nobile animo, e per amor di
-concordia. Gli e per questo che si e recato cola fra i Ghibellini ad
-affrettar la discesa dell'imperatore in Italia. Non vi puo esser noto
-dove ora si sia; ma io son d'avviso a Milano. Ad ogni modo per cio che
-v'ho detto vi sara agevole, spero, di ritrovarlo. E allora.... Oh!
-allora--come in atto supplichevole seguito ella--in nome di Dio ve ne
-prego! narrategli il turbamento e il sospetto in che tutti ci ha posti
-la privazione assoluta de' suoi caratteri, e di qualunque suo familiare:
-e ad ogni caso voi pure inviatecene qualche nuova. Duolmi che ne mio
-padre ne mio fratello sien qui per sentirvi ripetere questa stessa
-preghiera!
-
---Il piacer vostro mi e legge, o signora. Mi avete proferito un tal
-nome, che per la prima volta udii a Roma articolar con affetto sulle
-labbra d'un buon vecchio morente, ch'io per qualche giorno assistei
-nell'ospizio de' pellegrini.
-
---Oh! che mai dite! e chi era mai cotest'uomo?
-
---Corse voce per alcuni che fosse pistoiese; per altri fiorentino di
-patria; certo, al gentile idioma, toscano; e s'appellava Casella.
-
---Ahime!--esclamo ella--l'amico di messer Lemmo nostro, che anch'egli
-poco fa si moriva! affezionato poi tanto a messer Cino! Amicissimo
-dell'Alighieri, cui musicava le canzoni, gli apprendeva il bel canto, e
-le cui melodie gli giungevan si grate!
-
---E a' quali, vedete, ei mi commise, se in Toscana li avessi incontrati,
-di porger loro l'estremo saluto! E vi fu visitato, ricordo, da alcuni
-nobili cittadini, fra' quali da un Giovanni Villani; e, se non erro,
-anche dall'Alighieri, che mi fu detto trovarsi in Roma in quel tempo per
-cagione d'ambascerie.
-
---Ahi! la morte! la morte!--proruppe allora Selvaggia--quanto debb'esser
-piu angosciosa, soli, in lontani paesi, senza il conforto de' suoi!....
-
-Quindi con entusiasmo soggiunse:
-
---Deh! che vivano almeno e messer Cino e Dante! Viva il grande Alighieri
-per compiere il suo divino poema; del quale io, ecco qui, fra le prime
-ebbi in sorte d'aver trascritti alcuni Canti dalla mano stessa di Cino,
-e come cosa sacra per doppia cagione io li serbo! Il pensare che egli
-dalla sua Beatrice!.... O avventurosa! che seppe a tant'altezza di
-propositi, a si divino concetto ispirare il suo nobil poeta! Si; chiedo
-al cielo che Dante e Cino, con la gloria del nome e dell'opere loro,
-vincano alfine la crudelta de' loro avversari, e si acquistino immortal
-fama presso ogni gente!
-
-Benche ora in terra d'esilio, astretti a separarsi da' loro
-concittadini, pur troppo discordevoli tanto!.... oh! ma alcuni pero
-restaron qua avvinti ad essi di tale affetto!--e ripeteva con calore--di
-grande inesprimibile affetto!.... E voi, buon Romeo, pel cortese animo
-vostro, ritrovando messer Cino a Milano, voi spero glielo ridirete a mio
-nome, e del padre e del fratel mio, e di mia cugina Lauretta. E che di
-noi piu non si scordi, e che per lettere il piu presto ci mostri che non
-ci ha del tutto obliati!
-
---Riposto il piede sul suolo lombardo, sara mia cura--rispose egli--non
-dubitate, di andare in traccia di lui, e fedelmente gli narrero quel
-ch'io vidi, e quel che voi m'esponeste.
-
-Cui ella:
-
---Grazie, oh! grazie! che il cielo vi assista!....
-
-Voleva piu dire, ma affralita, e fortemente commossa, le venne meno la
-voce: e solo col languido sguardo accompagno il Romeo sino al limitare
-di quella porta; d'onde ei di nuovo con vivo accento esclamo:
-
---Deh! possa Iddio consolarvi! Sara questa la mia preghiera sempre!
-Addio!
-
-Quest'ultima parola parve le risonasse nel cuore come una tremenda
-inesorabil sentenza.
-
---Ah! pur troppo addio tutte care speranze!--ella ripete varie volte; e
-ricadde nel piu grave abbandono!
-
-
-
-
-CAPITOLO XXI.
-
-
-I CONTRABBANDIERI.
-
-
- "Che pur bisbigli?
- Tra' fuora que roncigli.
- --Messer che comandate?
- --Che questi pruni leviate,
- E fate via."
-
- ---- _Serventese_ di _Giannozzo da Firenze_.
-
-
-Ricordera il lettore come Maria, la sorella dello scudiero del
-Vergiolesi, figlia di Margherita castalda di Vergiole, era stata
-promessa a un certo Vanni del castel di Sambuca. Ora le nozze erano gia
-avvenute, e di gia consolate di una bella bambina. Allorche Selvaggia
-arrivo al castello, si risovvenne che v'era andata sposa Maria. Subito
-non le parve vero d'averla a se. Quando non fosse derivato che da un
-impulso di quel suo animo si gentile, essendo stata fin da' primi anni a
-Vergiole in dimestichezza con quella fanciulla, e perche d'indole buona
-l'aveva amata e protetta; avvenne a lei quel che riscontrasi
-comunemente; che, cioe, in paesi nuovi, in luoghi poi alpestri e
-deserti, l'incontro di qualche persona del suo paese, che anche appena
-si sia conosciuta, vi fa sentire il bisogno (reciproco se vuolsi) di
-avvicinarla e di stringersi ad essa in un modo il piu intimo. Troppa
-distanza passava, gli e vero, e tanto piu per que' tempi, dalla nobile
-famiglia del capitan Vergiolesi, alla povera figliuola della sua
-castalda: ma Selvaggia soleva appianare ogni preminenza di casta ove il
-cuor suo le indicasse qualche persona veramente degna d'affetto. D'altra
-parte non e a pensare se la buona donna ne fu contenta!
-
-Avvenne cosi che un tal giorno Selvaggia, subito dopo che fu arrivata,
-fattala venire al castello, le disse:
-
---Senti, Maria, ho bisogno di te.
-
---Oh! Dio sia benedetto!--rispose ella.--Un qualche angelo v'ha portato
-quassu! Saro sempre e tanto volentieri a' vostri comandi, madonna. Se
-sapeste che luoghi son questi, appetto al vostro, e lasciatemelo dire,
-al nostro Vergiole! Oh! la mia bella collina fiorita, quante volte fra
-questi boschi si orridi me la son rammentata! Basta! che Dio faccia che
-ci abbiate salute!
-
-Cotesto triste confronto di gia pur troppo anche Selvaggia l'aveva
-fatto!
-
-La casa di Maria rimaneva a poca distanza dall'ultima cinta esterna del
-castello. Selvaggia, allorche la salute le consentiva d'uscire un poco a
-diporto (ne di lunge ando mai, poiche qualche malvivente si disse e fu
-visto rigirar di soppiatto per que' dintorni), raramente se ne tornava
-senza averle fatto una visita. Un tal giorno che vi si reco:
-
---Vedete, madonna--le disse Maria, mostrandole con compiacenza la sua
-figliuolina;--per amor vostro le ho posto nome Selvaggia.
-
---Selvaggia! riprese ella maravigliata, e carezzando quella
-bambina.--Oh! povero angelo! che un influsso di buone stelle t'assista!
-Perche temo con questo nome tu debba essere sventurata al pari di me!
-
-Certo che Maria, quella sua povera madre, aveva gia incominciato a
-sentire il peso della sciagura! Il marito da qualche tempo, un po' fatto
-sviare da trista gente, e quindi poco curandosi del lavoro, comincio a
-fare stentar la famiglia e non andava che imprecando all'avarizia de'
-suoi padroni di maremma, con dire che non gli pagavano la man d'opra
-neppur per meta, e si ritenevano il resto come prezzo de' viveri che gli
-somministravano: e che facendoglieli pagar salati, sebben de' piu vili,
-l'avanzo in denari alla fine era zero. Questi lamenti, che soleva fare
-fra ogni crocchio per giustificarsi con chi gli diceva:--E in maremma
-perche non torni quest'anno?--Ed egli:--Ho trovato da andare a opra per
-su di qui--a que' parenti, e alla moglie stessa parvero un po'
-esagerati. Ma tanto bastarono per fare avvertiti i segreti raccozzatori
-della masnada di Musone che costui, giovane robusto di ventidue anni,
-risentito, facilmente scontento e rissoso, sarebbe stato proprio al caso
-per loro.
-
---Eh! sicuro!--Gli s'accosto uno sconosciuto, ed era il famoso
-contrabbandiere Fuccio, che di lui bene informato, mentre dal basso del
-fiume Limentra salendo la costa per un viottolo a spira, tornavasi a
-casa, cosi attaccava discorso:
-
---Sicuro! dicevi bene tu Vanni! Pur troppo lo so anch'io che la maremma
-l'ho bazzicata: me l'hai a dire a me quella canaglia di padroni e di
-capocci come ci stranano, e ci mangiano ogni cosa! E il frutto delle
-nostre fatiche? Non e altro alla fin fine che per impinguar loro, e noi
-non riportare a casa quasi che nulla.
-
---Ah! dunque anche voi!.... disse Vanni, contento d'aver trovato chi era
-del parer suo; e con piu calore seguito:
-
---Ma e poi? o che e questo soltanto? E la malaria che vi s'ingozza?
-Dammi per giunta un canchero o un febbricon che ti pigli, per noi poveri
-diavoli tu non trovi un medico neanche per mille fiorini!
-
---Oh si! che mi discorri di malattie?--soggiunse Fuccio;--mi pare, un
-po' piu o un po' meno, che laggiu siamo tutti malati: e, ridotti cosi,
-che ti si sdegna lo stomaco di modo, che nessun cibo ci approda. E chi e
-di noi che ci si mantenga sano per que' macchioni, quando specie son
-vicini a cert'acque stagnanti? Dormir sulla paglia per quelle capanne
-senza un po' di copertoio; pigliarci dell'umido e delle frescure;
-mangiare alla peggio del pan di saggina e un po' di formaggio, non
-bevendo vino che ogni tornata di luna, e faticando come bestie a far
-legna e carbone; sfido io se arrivi a sera che a buttarti giu non ti
-senta le costole rotte, e piu delle volte un brivido addosso come quello
-della quartana! E non ostante ecco qui! Pare che or ora dobbiamo aver
-dicatto di poter tornare in quei bassi fondi a discrezione di quelle
-arpie, perche ingrassino alle nostre spalle e noi si crepi di fame! Ma
-affe di Dio! questa vita non la vo' piu!
-
---Si, eh?--rispose Vanni.--E' si fa presto a dirlo voi! Ma che fareste,
-messere?
-
---Che farei? Vi sgomentate voi altri a campare in paese? eh? C'e tanti
-mestieri senza arrovellarsi, e non riportar mai a casa un becco d'un
-fiorino!
-
---Figuratevi! potessi sapere che verso prendere io, fare' carte false.
-
-Allora il furbaccio--benone--disse tra se: e strettosi piu a lui,
-vedendo cosi d'aver preparato il terreno, soggiunse:
-
---Or bene, amico, vuoi che ti parli chiaro? Ma silenzio veh!... Gia io
-non ti conosco.
-
---Che discorsi mi fate?
-
---Or su, qua la mano e ascolta.
-
-E soffermatisi sopra una piaggetta da dove squadrando all'intorno, non
-scorgevasi anima viva:
-
---Sappi--disse il masnadiero--che io pure ho lavorato in maremma; e mal
-pagato, malazzato, avvilito, ho dovuto convincermi che noi alla fin fine
-abbiamo il diritto di vendicarci di chi ha dimolto, e ruba a man salva,
-e mangia del nostro, e ci fa tanto soffrire. E ti assicuro che noi,
-povera gente... vedi queste braccia nerborute come ce l'ha fatte madre
-natura?--e con un certo impeto glie le allungava dinanzi--t'assicuro che
-senza tanti scrupoli le possiamo impiegare a fare un po' di contrabbando
-con la masnada di Musone...
-
---Di Musone!--quasi raccapricciando riprese l'altro.
-
-E a faccia fresca ripetevagli Fuccio:
-
---Si, di Musone. Ed io gia da qualche mese sono entrato...
-
---Voi!--scostandosi, e accennandolo a dito con istupore--soggiunse
-Vanni.
-
---Si, ti dico, io; e mi son gia messo fra loro.
-
---E dunque andrete...
-
---Oh! non mica alla strada a assassinare chi non ti da noia! Diamine!
-Oh! che credevi? Non ti pensi che abbia anch'io un po' di coscienza? Ma,
-s'intende, a portar carichi di granaglie, di merci, di vino e... e
-d'altro.
-
---Ah! dunque...
-
---E che non e lavoro come quel di maremma? Non e forse pan guadagnato
-anche questo? Non e tutta fatica di groppone, o che tu alzi l'accetta
-sulla tua testa a spaccar legna, o t'arrovelli pe' carbonili; o
-piuttosto che tu stia giu di qui a far lo spallone, traversando con de'
-carichi que' poggi che la--e accennava a que' dirimpetto--passando a
-guado il Reno di qui allo Stato Bolognese e viceversa?
-
---E l'inverno con la neve?--soggiunse l'altro.
-
---Che vuoi! a meno che una voluta di essa che rotoli giu dal monte non
-ti ricopra, puo essere il male di far la rotta: la, la, s'intende,
-spalarla, tanto per arrivare da un luogo all'altro.
-
---Oh! per questo!... la fatica non mi da pena. Ma e la paga?--domando
-Vanni gia piu tranquillo.
-
---Eh, caro mio! La paga, ti posso dire un po' piu che a tagliar legna e
-a far del carbone: di brave lire e dei fiorini d'oro.
-
---Fiorini d'oro?
-
---E bada, ogni giorno!
-
---Ogni giorno tu dici? Ma dunque se io per mantener la mia famiglia...
-
---Sicuro, la tua povera famiglia!... a questi lumi di luna che non c'e
-un guadagno... e ora che l'occasione ti si presenta... e a lavorare per
-vivere sei obbligato... e ringraziare se te ne danno!...
-
---Per me--disse Vanni, cercando in certo modo di persuader se
-medesimo--oh! per me... che il padrone si chiami Musone, o un maremmano,
-po' poi che ci corre?--E si mise a riflettere; quindi alzo una spalla
-com'a dir: "che m'importa?"
-
---Anzi, di' pur che ci corre--soggiunse l'altro--perche alla fatta fine
-Musone corre rischio d'essere strangolato.
-
---Ma adagio un po': allora anche noi!... sospettoso riprese Vanni.
-
---Oh! per noi non c'e pericolo, sta pur certo! O che c'entriamo noi? Non
-si va forse a opra anche qui? Vo' dire che noi lavoriamo per chi ci
-paga. Con questa differenza: che in maremma bisognava starci difilato
-per sette mesi: e qui.... Dimmi un po', ti par poco di poter lavorare
-quasi da casa, e la sera tornarsene?....
-
---Come, come? tornare anche?
-
---Non diro mica tutte le sere; ma spesso. E poi, mi capisci? tornarsene
-con un bel gruzzolo di fiorini d'oro!
-
---Si, si, fiorini d'oro!--con fierezza esaltata proruppe Vanni--anch'io
-li voglio! Anch'io una volta vo' sentirmene in tasca qualcuno dopo aver
-lavorato, cani assassini di maremmi!--E parve questo l'ultimo scrupolo
-soffocato.--Se trovo qui chi me ne fa guadagnare, al diavolo voi altri!
-e qui con lui.... oh! si; che mi preme? Con lui! Ma quando? Ma dove?
-dimando infatuato del tristo divisamento, cui mano a mano l'avea spinto
-quel malandrino.
-
-E questi, con un certo mistero:
-
---La notte che viene, quando sara al suo mezzo farai di trovarti giu
-sulla Limentra presso quel ponticello di legno che vedi qui sotto--e
-glielo accennava.--Li io stesso ti attendero per condurti subito a opra.
-Addio. Ricordati che il silenzio e necessario piu per te che per me! Tu
-m'intendi!
-
-Uno strano mutamento si era operato in un subito nel cervello di quel
-povero giovane. Il fondo del cuore era buono: ma fino da' primi anni si
-mostrava intollerante della fatica. E cosi sempre la vicenda di chi,
-ricco o povero, non vuole avere un pensiero al mondo, e non vuol far
-niente, e si riduce a mal fine. Avrebbe volentieri campato alle spalle
-degli altri; ma non aveva avuto dal padre suo che l'eredita del lavoro.
-Questi, un povero spaccalegna, l'aveva avvezzato allo stesso mestiere,
-conducendoselo in maremma fin da ragazzo. Morto il padre, comincio da
-prender moglie. In Maria a dir vero non poteva combinar miglior donna.
-Ella avra avuto un vent'anni. Era sana, avvenente, e d'un'indole
-pacifica. Si eran presi per amore, e gia una figliuolina, come abbiam
-detto, rallegrava la casa loro. Tutti i pensieri della Maria
-consistevano nelle faccende di casa, nel custodir la bambina, e nel
-tessere. Vanni tornato di maremma era sempre a opra o di qua o di la. Il
-vivere l'avrebbe raccapezzato, se egli del poco fosse stato contento.
-Infatti a veder la casuccia di Maria si linda, e si fornita del
-bisognevole, si poteva dire che vi era fra loro il ben essere. Ma egli
-con un carattere un po' arrogante e inclinato a darsi bel tempo; senza
-piu a lato un padre severo; e con una moglie invece tutt'amorosa e
-fidente e credula qualunque cosa le avesse detto, e senz'averlo mai
-contrariato in nulla, incomincio a frequentar le taverne e a giuocare.
-In montagna la gente in generale suol esser casalinga, e di costumi
-assai riservati. La lontananza dalla citta gli tien contenti del poco: e
-i lor passatempi e stravizzi si riducon fra gli uomini a far la domenica
-un po' di combriccola, a sbevucchiare del miglior vino, e a giuocare gli
-e vero, ma di quasi che nulla. E se uno cade in ebbrezza, l'altro subito
-lo compatisce e l'assiste, e a braccio lo riaccompagna in famiglia. La
-mattina poi tornati a opra, possono alquanto burlare sull'accaduto, ma
-non per questo che alcun se ne prenda, o che segua scompiglio.
-
-Non e cosi pero ne' luoghi di confine. Le son genti per lo piu che si
-guardano in cagnesco, o si ricambiano le viziose abitudini; e allora sul
-vizio campano, e fanno campare. Costoro sono i cosi detti
-contrabbandieri: antichi quanto il maltalento di rubare a chi piu ha,
-specie se e un Comune o uno Stato. Perseguitati dai governi limitrofi,
-hanno l'arte di nascondersi, di farsi prestar man forte dai vicini, e
-anche farsi reggere il sacco. Di qui il maggior guaio! Pensiamo ora come
-fosser terribili in que' tempi, dove que' piccoli Stati non avevan
-milizie stanziali; e quelle medesime che dovevan guardare i confini, si
-componevano di paesani, e di gente che, a mantenerli, per lo piu ci
-trovavano il tornaconto.
-
-Cotesta gente poi era spesso comprata dalle diverse fazioni: sicche era
-terribile anche dal lato politico. Infatti dicevasi comunemente che la
-banda di Musone se la intendesse col partito de' Neri. Non forse coi
-rettori dei Comuni, ma certo co' Guelfi anche dell'alte classi i piu
-arrabbiati, che volevano sterminare ad ogni costo ogni avanzo de'
-Ghibellini, per bramosia di soprastare, e di assumer essi il comando. E
-a tal fine per loro ogni mezzo era buono. Si sapeva che alla Sambuca
-facevano spiare a cotesta marmaglia ogni passo del ghibellino
-Vergiolesi: e per lo meno lo molestavano; appiattati come erano li sul
-confine del Bolognese, nelle folte boscaglie del prossimo paesuccio che
-ancor si denomina della Moscacchia, quasi a levante sotto il castello
-della Sambuca.
-
-Costoro, fatti piu arditi da simili protettori, si spinsero spesso sino
-all'assassinio. Piu volte infatti attentarono alla vita del Vergiolesi.
-Molti viaggiatori si sapeva che erano stati aggrediti e spogliati de'
-loro averi; ad altri poi, ritenuti in ostaggio, assicurata la vita con
-un riscatto di grossa somma. Infine quel limite dei due Comuni, che
-erano allora tanti piccoli Stati, era ridotto un passaggio di gran
-pericolo. Querele continue si facevano a que' governi; ma troppo deboli,
-e spesso avversi fra loro, non riuscivan mai a combinare di pari accordo
-l'esterminio di quella banda. Circa una cinquantina d'uomini agli ordini
-di Musone v'erano allora, armati come Saracini, di picche, di coltelle,
-e di scuri. Nelle notti quanto piu buie, e fra le tempeste piu
-arrovellate, allora si che era un via vai di costoro su' pe' confini;
-taciti a due a tre,... a saltar fossi, arrampicarsi su pei poggi;
-farvisi strada atterrando alberi; e ridiscendere a passar carichi d'ogni
-maniera. Il fiume per quanto grosso, non li arrestava: lo passavano a
-guado. Sapevano che il loro capo li poneva a gran rischio: perche con le
-milizie de' due Stati che vi stavano a tutela dei lor gabellieri non che
-de' confini, venivano qualche volta alle prese. Ma riuscito il transito
-della roba, che deponevano o nel folto del bosco, o in qualche capanna,
-dove di manutengoli non ne mancava, li eran quelli che dovevan
-riceverla; i quali, secondo i patti, facevan pervenire a Musone tal
-somma, che egli, prelevata la parte sua, ripartiva fra loro, ed era
-sempre vistosa. Raro che sulla via si mostrasser di giorno; o se mai,
-travestiti, e contraffatti nel viso, quando era forza di aggredire
-qualcuno, che a quella data ora, carico di danari, sapevan gia che dovea
-transitarvi.
-
-Quest'ultima parte dell'assassino da strada era stata nascosta, anzi
-esclusa affatto al marito di Maria. Ma pur troppo chi si pone a una
-china tanto precipitosa, anche contro sua voglia bisogna che vada in
-fondo! Pero un'impresa non meno rea si esigeva ora da lui. In quella
-notte del pattuito ritrovo al ponte della Limentra, insieme con Fuccio
-vi venne anche Musone. Il quale da poche parole tenute con Vanni,
-accortosi della pasta d'uomo che era, e squadratolo intanto ben bene,
-gli fece disegno addosso, e penso: "questo e uomo da farmi buon giuoco;"
-e battendogli sopra una spalla, cosi gli disse:
-
---Bravi fiorini d'oro, giovanotto, potrai buscare, e subito se ti piace,
-purche tu ci riporti per filo e per segno quel che si dice e si fa lassu
-al castello. E bada! sappiamo che tua moglie va a veglia spesso da
-quella vostra dolcissima e appassionatissima castellana. S'intende
-dunque che vogliamo anche noi un po' appassionarci per lei, se occorre.
-Pero bisogna che da tua moglie tu raccapezzi de' suoi amori; notizie
-quante piu poi di Messer Cino; e quando le scrive, e quando ha speranza
-di rivederlo.
-
---Ma io... ma lei!...--rispose egli molto turbato; perche penso come mai
-la sua donna potesse tradire quella buona signora!
-
---Ohe! Non c'e ma che tenga!--l'interruppe risoluto Musone--Tua moglie
-ti deve aiutar bene e meglio a far quel che l'altre hanno fatto per gli
-uomini della nostra brigata. Perche siccome a loro premono queste
-quattro dita di gola,--m'intendi?--cosi tu non vorrai esser da meno per
-amor della tua! Ora ti conosciamo, e ti troviamo per tutto! Ma, ti farai
-rivedere, spero, la notte seguente, qui, e a quest'ora!--E alzando la
-mano minacciosa contro di lui, l'uno e l'altro non fecer piu motto, e
-per diversa via si partirono.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXII.
-
-
-IL TRADIMENTO.
-
-
- "Vieni, corri forte
- Alla morte! traditori!
- Quivi le spade fuori,
- Colpi tagliando e dando,
- E le lance spezzando."
-
- ---- _Serventese di_ _Giannozzo da Firenze_.
-
-
-Che faceva intanto il capitan Vergiolesi al castello della Sambuca?
-S'aggirava di e notte minaccioso per que' dintorni, forte del suo
-coraggio e de' suoi uomini accresciuti di numero e armati di tutto
-punto: e austero co' suoi per la disciplina, implacabile coi nemici,
-dovunque e a tutti incuteva terrore. Era lassu il leone della foresta,
-il cui solo ruggito spaventava chi volesse aggredirlo. Lo stesso Musone,
-il fiero, l'audace bandito, da que' pressi doveva girar largo. E di
-fatto le sue aggressioni eran tutte sul Bolognese; perche guai a lui se
-fosse venuto di qua dal confine! Una volta che volle tentare un assalto
-sullo stesso capitano, mentre sceso dal castello in un'ora di notte, con
-pochi de' suoi perlustrava la via, se a lui riusci di scamparla, non
-cosi a due de' suoi masnadieri, che caddero trucidati.
-
-Questo ora sapeva male a Musone d'averla a far con un uomo si feroce e
-si destro, e con armigeri notte e di a perlustrare ogni via che mettesse
-al castello. Il colpo da tentar su Selvaggia, con la relazione stretta
-gia con quel Vanni, gli pareva bell'e fatto. Per suo mezzo si sarebbe
-appiattato con altri in casa sua all'insaputa della stessa moglie, e
-quando Selvaggia, com'era solita, vi fosse giunta, con uno strattagemma
-allontanata pur dietro casa Maria, l'avrebber rapita. Sicuro che
-allettavalo a cio la grossa somma, che per mezzo di Nuto, il Fortebracci
-gli aveva promesso. Ma prima di trattarne con Vanni, nel mestiere non
-ancora matricolato, com'ei diceva, perche poi non l'avesse a tradire,
-tento piu volte se avesse potuto prender non visto qualcuno di que'
-sentieri per al castello: quando, trovatili sempre come assiepati di
-militi, ei senza piu desiste dall'impresa, e al Fortebracci la dimostro
-per allora impossibile. Premevagli troppo la pelle che poteva salvarsela
-con altri guadagni, senza che avesse a rischiarla cotanto per far
-servigio a costui. Gli bastava d'intendersela con quel furbaccio
-dell'oste della Moscacchia per sicure corrispondenze, e talora col
-giungervi nottetempo egli stesso. Li sul confine, per un andirivieni di
-passeggieri, la palla al balzo o piu presto o piu tardi gli doveva
-capitare: e forse di nuovo in altro modo (diceva in aria di mistero al
-Fortebracci forte irritato con lui) non dubitasse, gli avrebbe giovato.
-
-Frattanto che era mai avvenuto delle minacce del Legato di Bologna, e
-delle intimazioni al Vergiolesi di sgombrar dal castello?
-
-Dopo la risposta assai perentoria che il Vergiolesi gli aveva spedito,
-si eran risolute a parole. Incerti sempre i Bolognesi delle forze che
-avesse, in quanto che quella sua gente (non molta a dir vero), facendola
-comparire a brigate or qua or la sulle alture di que' burroni, aveva
-fama di essere straordinariamente accresciuta; non intendevano
-rinunziare all'impresa d'un'aggressione al castello, ma frattanto
-temporeggiavano, aspettando occasione piu propizia.
-
-Se al capitano premeva molto, in pro suo e del suo partito, la difesa di
-quel fortilizio, non meno gli stava a cuore che i poveri Pistoiesi
-fosser trattati il meno male possibile. Pero non mancava per mezzo de'
-suoi corrieri d'aver contezza di tutto, e quasi ogni giorno: in
-particolare dal suo degno concittadino ed amico Lapo de' Rossi, che,
-come dicemmo, succeduto a messer Cino nell'ufficio di giudice delle
-cause civili, era di pari animo nell'amore alla terra natale. Dire che i
-Neri si ritraessero da quel governo era ormai impossibile. Ma che non vi
-si tenessero con angherie inaudite e sempre peggiori, questo era che
-almeno chiedevano. Dove che avendoli supplicati da ogni parte ma senza
-frutto, que' miseri cittadini si vedevano ridotti di nuovo alla
-disperazione. I Lucchesi piu che i Fiorentini eran quelli che piu li
-tribolavano. E' dicevano apertamente che volevano disfar Pistoia.
-
-Narran le storie che di recente era stato mandato loro da Lucca per
-capitano un certo Tomuccio Sandoni. I Pistoiesi perche lo seppero di vil
-condizione e disagiato, e che al solito avrebbe inteso piu a guadagnare
-che al bene della citta, non lo voller ricevere. In questo, a di 5 di
-giugno 1309, si levo un improvviso rumore che parve una voce che venisse
-dal cielo, e fu un gridare per ogni via: "Afforziam la citta!" Allora un
-suonare a stormo da ogni campanile; e veder uscir tutti quanti uomini e
-donne, chi a prender tavole, legnami e ferramenti, chi a fare steccati e
-bertesche intorno alle mura abbattute. In poche ore la citta era tutta
-afforzata. Poi cominciarono a scavare i fossi dal lato di Lucca. Ser
-Tomuccio, spaventato da questa rivolta, corse a Lucca e riferi
-l'accaduto: e subito i Lucchesi con grosse schiere, popolo e cavalieri,
-cavalcarono per Valdinievole. I Pistoiesi sentito questo, mandarono in
-contado per tutti i loro amici, che dalle castella movessero armati a
-difenderli: e messi fuor di citta ragazzi e fanciulle, deliberarono, che
-se i Lucchesi venissero, disperatamente gli avrebbero combattuti fino
-agli estremi; perche dicevano: "Meglio e morire una volta che mille!"
-
-Di gia l'oste lucchese si era avanzata fino all'Ombrone, a un miglio
-circa dalla citta. Tanto basto! I Pistoiesi usciron subito; e col forte
-proposito di morte dare e morte ricevere, si baciarono in bocca l'un
-l'altro; e via, serrati in schiere, e con l'armi in pugno a respingerli!
-Eran quasi presso all'Ombrone, quando, con gran stupore, videro arrivare
-di la dal fiume il capitan Vergiolesi! Era stato l'amico De Rossi che
-l'aveva di tutto informato. Ed egli, saputa appena l'iniqua aggressione,
-si era mosso dalla Sambuca con militi a piede e a cavallo, acresciuti di
-gente del contado lungo la via. Preso ardimento da tante armi che aveva
-raccolte, varcato l'Ombrone piu in alto, lo costeggiava dal lato destro
-per venire a tendere una imboscata al nemico dopo disceso dal
-Serravalle. I Lucchesi allora accortisi del pericolo, nel timore di
-esser serrati dalle avverse schiere, non osarono di passare il fiume. E
-peggio per loro se lo avessero fatto! Cosi li ammonirono certi savi
-uomini fiorentini, che, essendo in Pistoia, si recarono al campo
-lucchese, e li consigliarono a retrocedere. Tanta era la gente in armi
-della citta e del contado, irritata e risoluta a combatterli, che al
-primo scontro sarebbero stati disfatti.
-
-Molto allora fu lodato da ogni classe e fazione di cittadini il generoso
-e inaspettato soccorso del Vergiolesi. Riconobbero tutti che non poteva
-esser giunto piu opportuno e propizio per distogliere dalla comune terra
-natale il fiero nembo che sopra le si addensava. Un'ambasceria de' piu
-notevoli pistoiesi con a capo il De Rossi incontanente recossi a lui per
-rendergli grazie. Ma gia egli, appena ebbe visto che i Lucchesi se ne
-partivano, conseguito l'intento, raccolti i suoi, se ne torno alla
-Sambuca.
-
-Sparsasi la notizia d'una spedizione si fortunata, e al sapere che sotto
-l'insegne del capitan ghibellino molti sempre accorrevano, il suo
-partito nel Pistoiese e altrove ne prese animo: tanto che a Firenze
-alcuni giovani segretamente deliberarono di cavalcare alla Sambuca a
-rafforzargli le schiere. Non appena il capitano ne fu informato, che
-descrisse loro per lettere la via da seguire; e promise che al castello
-di Treppio avrebber trovato un suo messo per guidarli sicuri in Sambuca.
-
---A cavallo, a cavallo!--s'udi gridare una tal notte sulla spianata d'un
-castello degli Adimari, sulle belle colline di presso Empoli. E i
-valletti di subito a trarsi ciascun per le briglie a due a due i
-destrieri, e condurseli innanzi alla porta del turrito castello;
-assicurarsi se le selle fosser ben cinte, le bisacce con quel che
-occorreva: un chiedersi a mezza voce fra loro se tutti eran pronti; e la
-fra le tenebre, al dischiudersi di quella porta, seguendo il figlio del
-castellano, una trentina di giovani eran tutti in arcioni.
-
-Quelli che tenevan co' Cerchi, e con parte Bianca, de' Fiorentini erano
-adesso tutti gli Adimari, tranne de' loro M. Filippo di M.
-Boccaccio--_lo fiorentino spirito bizzarro_--detto _Argenti_ anche da
-Dante, perche ricchissimo, e aveva la boria di far ferrare d'argento i
-cavalli. Poi i Mozzi, i Nelli, i Mannelli, i Bardi, i Rossi, e il
-Baschiera della Tosa: poi gli Abati, i Malespini, gli Scali, i
-Falconieri, i Gherardini, i Bostichi, i Giandonati; que' dei Pigli, de'
-Vecchietti, degli Arrigucci, dei Cavalcanti: solo alcuni de' loro pero;
-perche in una stessa famiglia, spesso accadeva che altri seguisser
-l'avversa fazione. Molti poi de' popolani minuti, fra' quali, M. Lapo
-Falconieri, Cece Canigiani, e il Corazza Ubaldini, e i piu de'
-Ghibellini di Firenze. Di queste casate uscivano i prodi giovani che
-dicemmo; venutivi co' propri cavalli e armati di tutt'arme, e gia
-postisi in via pel generoso divisamento di soccorrere il Vergiolesi.
-Altrettanti del popolo dovevan seguirli, quando costoro giunti a Sambuca
-li avrebbero avvisati.
-
-Era una bella notte d'estate. A un'aria fresca, sotto un cielo stellato,
-per luoghi domestici, il viaggio non potea cominciarsi con migliori
-auspici. Speranzosi tutti, di forte animo, e uguali e concordi, non
-avevan neppur pensato ad eleggersi un capo che gli guidasse. Solo per la
-molta stima che avevan per l'Adimari, degno erede di quel Bellincion
-Berti, figlio di Berto Adimari e padre della bella Gualdrada, da Ottone
-il grande data in isposa al conte Guido da Poppi; poi perche da lui
-invitati, quasi a un comando vi s'eran raccolti; tacitamente lo
-riconobbero come lor condottiero.
-
-Avanzatisi verso Prato, avevan di gia risalito il fiume Bisenzio, e
-piegando poi a Cantagallo, eran giunti a pieno giorno su per le gole
-appennine. Incerti di che animo i castellani di Treppio fossero verso
-loro, e come gli avrebbero accolti, propose l'Adimari e fu consentito da
-tutti, di far alto li all'aperto fra quelle selve: discesero allora: e
-legati i cavalli ai vicini castagni, si adagiarono sul molle strato; e a
-quell'ombre, fra gli scherzi e la spensierata allegria di quell'eta, coi
-cibi portati a una fonte vicina, si diedero a ristorarsi. Ripreso poi il
-cammino, prestamente giunsero a Treppio. Allorche si fece loro incontro
-un pastore, che diceva essere stato spedito dal capitan Vergiolesi per
-servir loro di guida fino al Castel di Sambuca. Non dubitarono punto che
-costui fosse quegli che il capitano promise di inviar loro lassu, e
-dietro tale scorta credutisi piu sicuri, proseguirono il viaggio.
-
-S'avviavano in un alto piano per mezzo a bei castagneti, rasentando
-talora lo scrimolo di strette e profondissime valli, formate da un altro
-torrente Limentra. Discesi poi al villaggio di Badi, e di qui posto
-piede nel territorio bolognese, mentre avrebber dovuto sempre
-costeggiarne il confine e direttamente calare a Pavana per risalire a
-Sambuca; invece da quel pastore, pensatamente fatti sconfinare, furon
-guidati verso di tramontana. E intanto costui, giu giu per una strada
-scoscesa, dava ad intendere a tutti quanti, ignari affatto di quelle
-vie, che non facevano che costeggiare il confine toscano, dentro il
-quale era quel villaggio che gia scorgevano in basso nella valle
-dell'altra Limentra, e dove di necessita dovevan far capo per varcare
-questo nuovo torrente. Chi gli avesse veduti que' baldi giovani per
-quella poca pianura che trovarono finalmente prima d'entrare nel
-villaggio, dopo un discender si faticoso! Andati sempre sui monti l'uno
-dopo l'altro e spesso a piede con a mano i cavalli, ora montati in sella
-si avanzavano a due a due; ma piu briosi i cavalli, e i cavalieri piu
-lieti, piu loquaci e gia soddisfatti; scorte al fine, sul poggio
-dinanzi, le mura merlate del Castel di Sambuca!
-
-A colui che volesse avere un'idea della foggia di que' cavalieri e
-militi cittadini a un tempo, credo che non potrebber meglio
-offerirgliela che gli abitanti dell'isola di Sardegna, allorche sulla
-sera villici e proprietari a cavallo, dalla campagna (non avendovi
-ancora che poche case coloniche) fanno ritorno in citta. Portano in capo
-un nero e lungo berretto di lana che ricade loro da un lato: a sera poi
-vi sovrappongono il cappuccio che tengon dietro alla cappa, com'era uso
-nel medio evo. Se non che nella estate se la gittano dietro le spalle. A
-una cintola di cuoio tengon appese le corte armi. Vanno a drappelli,
-cavalcando piccoli ma vivaci destrieri dell'isola, con gran bisacce sui
-fianchi; e solo invece di picche (s'intende) hanno schioppi, che, o
-tengono in obliquo sopra una spalla, o per traverso dinanzi alla sella,
-ossivvero nella destra elevati, col calciule posato sul fianco.
-
-Con questo modo presso a poco entravano i nostri giovani nel villaggio,
-senz'avvedersi di essere stati condotti su quel di Bologna, in un paese
-nemico, e nel covo del rio Musone al villaggio della Moscacchia!
-Trafelati pero e infiacchiti dal disagio e dal caldo, dopo essere stati
-per tante ore a cavallo, veduta l'insegna d'un'osteria, non parve vero a
-ciascuno di farvi alto, e prender di nuovo da ristorarsi.
-
---Oh! qui c'e tutto, messeri; venite, venite--disse loro la guida, che
-gia per la via faceva presentire a' loro stomachi questo conforto.
-
---Tutto, tutto abbiam qui, e a' vostri comandi, gentiluomini
-riveriti--soggiunse l'oste dalla porta dell'albergo, levatosi il suo
-bianco berretto, e mostrando un faccione rosso come un gambero, con
-certi cernecchi di capelli rossastri e setolosi, e tentennando la sua
-gran pancia, sostenuta da un paio di gambe corte corte.
-
---Entrate, entrate!
-
-E data un'occhiata per traverso alla guida, questi, come se per caso nel
-passare si fosse in lui imbattuto, gli susurro alla sfuggita: "Son
-loro!"
-
-Inteso cio, il mariuolo dell'oste con un'aria tutta ridente se n'ando
-attorno a que' cavalieri a raddoppiar di profferte e di salamelecchi, e
-a prender gli ordini per preparar loro la refezione.
-
-Rientrato poi nell'osteria con la guida, toccando a questo la spalla, e
-con certi occhi stralunati gli disse:
-
---Bada sai! Lascia prima che mangino e che abbian pagato!
-
---S'intende--rispose l'altro.--I buoni affari bisogna trattarli a pancia
-piena. E vedi che io oggi te ne fo far uno co' fiocchi. Piuttosto ti
-dico che tu pensi subito a me! m'hai capito?
-
---Non dubitare; i meglio bocconi son tuoi. Poi tu dovresti sapere che
-alla circostanza non ho i granchi alle mani!
-
---Va bene! Me lo credevo--rispose l'altro, assicurato di buona mancia. E
-seguito a tener d'occhio e a porger l'orecchio su tutto e su tutti.
-
-In breve i nostri, tolte le selle ciascuno al proprio cavallo, con
-manciate di fieno l'avea stropicciato e asciugato: poi legatili tutti a'
-vicini castagni e procurato loro da nutrirsi, l'un dopo l'altro se ne
-entravano nell'osteria.
-
-Era omai sulla sera. Il caldo, sebbene in montagna non sia mai
-affannoso, pure in quell'ora e in quel basso vi si sentiva: da quei
-giovani poi molto piu, affaticati non poco per tutto il giorno. Pero non
-parve vero a ciascuno di scingersi l'armi e spogliarsi delle vesti.
-Posaron tutto nella prima stanza: poi non fecero altro che affrettare
-briosamente l'ostiere, perche nell'altra vicina li servisse alla mensa.
-Non e da dire di che sorta fosse quel loro apparecchio. Un lungo e
-sudicio tavolino, sul quale eran solo distese alcune foglie di castagno;
-cinque o sei boccali, ed orciuoli e alcuni piatti; e torno torno due
-panche male in gambe per i convitati. Una stanza poi a tetto, tappezzata
-di ragnateli; e vari straccali polverosi dall'altra parte. Ma il buon
-umore che regnava fra loro fece mandar in burla ogni cosa. Tutti
-gridavano a una voce:
-
---Ostiere, sei pronto? portaci da mangiare, galeotto che sei! Non pensi
-che abbiamo una fame da lupi?
-
-Per accrescer quel brio giovanile basto loro che seduti alla tavola, si
-vedessero comparire una giovane fantesca. Era questa una paffuta
-montanina avvistatotta, e accorta: la disperazione dell'ostessa, che
-facendola da gelosa l'avrebbe voluta cacciar le mille volte, se
-altrettante quel furbaccio di suo marito, in un'osteria di confine come
-la sua, con un andirivieni di contrabbandieri che pagavano a bizzeffe, e
-sapeva tenerseli cari, e al bisogno servirli, non l'avesse convinta che
-un zimbello miglior di lei non poteva trovarsi, e che anche per questo
-d'avventori non ne mancava. Adesso era lei questa destra fantesca che
-portava in tavola le vivande, e che intesasi col padrone, badava a
-mescere a tutti del vin generoso. Accettando cosi da essi per quasi
-un'ora e ricambiando gli scherzi, que' giovanotti non s'erano accorti
-che costei li aveva ben bene avvinazzati. Pero l'oste si affretto a far
-loro un conto spropositato, che presentato e richiesto da lei stessa con
-molte lusinghe, non esitarono a pagar per l'intero, aggiungendovi il di
-piu della buona grazia per lei medesima. Vi avevano invitato alla mensa
-anche il pastore che fu loro di guida: ma esso si scuso con dire che era
-solito a prender cibo co' suoi amici in cucina per farvi due ciarle.
-
-Intanto quest'uomo aveva mangiato e bevuto, si, ma in un attimo era
-stato visto sparire da un uscio di dietro. Quando a un tratto, quei
-giovani che ancora trincavano e facevan cuccagna, si videro entrar nella
-stanza quanti militi ce ne potesse capire, che puntate contro essi le
-spade, e altri addossatisi con le allabarde fin da una bassa finestra,
-intimaron loro d'arrendersi! Erano le milizie del Comune di Bologna, il
-cui territorio avendo quei giovani violato entrandovi armati, quel
-capitano ingiunse loro l'ordine di seguirle.
-
-Stupirono a prima giunta, e si guardarono l'uno l'altro; poi alzatisi
-tutti:--Traditore di guida!--esclamarono; e si sarebber dati a
-strepitare e disporsi a difesa. Ma l'Adimari con molta serieta disse
-loro:--E non vedete che siam disarmati? Incauti noi! Ora ci e forza
-d'arrendersi!
-
-E ben si avvisava. Cinquanta lance a cavallo, al cenno della perfida
-guida erano uscite dal bosco vicino, e agli ordini del capitano della
-montagna bolognese avevan gia circondato la casa; e altrettanti militi a
-piede impadronitisi de' cavalli e delle armi loro, e solo restituite le
-vesti, li avevano circuiti, e legati e prigionieri li scortavano a
-Bologna. Ma un tradimento siffatto non era stata la sola guida a
-compirlo. Bisogna sapere che il ritorno del capitan Vergiolesi alla
-Sambuca dopo il felice successo riportato sopra i Lucchesi presso
-Pistoia aveva talmente rianimato lo spirito di sue milizie, che gia
-nella mente esaltata si fingevano di poter presto prender la rivincita
-sopra i Guelfi Neri. Alcuni capitani poi del Vergiolesi non s'eran
-guardati di palesar liberamente a Selvaggia, forse per consolarla, ma
-presente la sua fantesca Maria, l'aiuto che attendevano da Firenze da'
-giovani Ghibellini, la via che avrebber tenuto, la guida che per loro
-spedivano a Treppio, e fino il di dell'arrivo. La buona Maria a quello
-sciagurato di suo marito, che ogni tanto tornava a casa dando ad
-intendere di andare a opra qua e la, e le riportava danari, per effetto
-di buon cuore e dalla gioia che ne provava gli confido ogni cosa per
-filo e per segno. Tanto basto che ne fosse informato Musone. Questi
-mando subito a Treppio la falsa guida. Di quella poi spedita dal
-Vergiolesi ando in cerca egli stesso con quanti piu uomini pote
-raccogliere, penetro fra i boschi e sulla via fino a Treppio, l'apposto,
-e gli riusci d'arrestarla. Ne fece prevenire l'oste della Moscacchia suo
-manutengolo; e prima d'ogni altra cosa pattui per una grossa ricompensa
-col capitano della montagna la consegna di quella brigata di Ghibellini.
-Preziosa occasione che quel capitano, a costo d'aver che far con costui,
-non si lascio sfuggire, per acquistar favore e denari dal vigile
-Cardinale. Frattanto Musone con questo colpo faceva, come suol dirsi, un
-fatto e due servizi. Dava ad intendere al Fortebracci nascosto li in
-quell'osteria che tuttocio aveva operato per favorire i suoi disegni,
-quelli d'avversare ad ogni costo le mire del Vergiolesi, e di avvilire e
-prostrare quel suo odiato nemico. D'altra parte al capitan bolognese
-mandava dicendo, vedesse un po' a che imprese arrischiate si fosse dato
-per attestare a messer il Cardinale la sua devozione al partito dei
-Guelfi.
-
-Ma il comune dettato che il diavolo le insegna fare ma non conduce a
-buon porto, e che una le paga tutte, parve che fosse noto anche allora.
-Infatti cosi dicevan fra loro in una grossa brigata i militi del capitan
-Vergiolesi, il giorno stesso che i giovani Ghibellini erano stati fatti
-prigionieri. E lo dicevano perche riprendendo la via del castello,
-avevano poco innanzi nientemeno che appiccato agli alberi lungo la via,
-Musone e diversi altri di sua masnada! Chi glie l'avesse detto al
-tremendo bandito che dovesse perder la vita per man di colui al quale
-tuttodi la insidiava! Ma tant'e; la sua sorte questa volta non gli fu
-dato sfuggirla! Cadde in un'imboscata su quel di Pistoia mentre per vero
-avea tentato un bel colpo; non pensando pero al pericolo in che s'era
-posto, con l'arrestarsi in que' pressi per trattenervi la guida
-sorpresa, finche non suppose allontanati di molto i militi del capitan
-bolognese, col quale aveva trattato si, ma pero alla larga per sospetto
-d'un brutto giuoco. Or mentre il Vergiolesi, avvisato, era accorso con
-molti uomini sulle tracce di que' giovani generosi, Musone e i suoi
-scherani furon circondati da lui, e tutti come assassini il capitano
-militarmente li sentenzio, ed ebbero quella morte.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXIII.
-
-
-I TRISTI PRESAGI.
-
-
- Quanti dolci pensier, quanto desio!
-
- ---- _Dante_, _Inferno_, Canto V.
-
-
-L'autunno era gia avanzato. Alla montagna alta il freddo si fa sentire
-molto innanzi che al piano, e v'anticipa i tristi giorni. L'aspetto del
-cielo non v'e piu bello siccome suole di quell'azzurro cristallino, di
-quel sereno diafano, privilegio di quelle alture. I primi venti, le
-prim'acque distruggono quel poco di florido che v'era rimasto, e
-rallegrava pur sempre i campi e le selve. Le rose selvatiche
-dell'estate, le rosse violette garofano, i fior bianchi e i gialli
-stellati, e altri molti di svariati colori, dai cigli, dai prati
-verdissimi, dal molle strato delle selve sono scomparsi. Dovunque tu
-volga il piede non calpesti che le foglie degli alberi, che poco fa eran
-lucide e verdi e piene d'umor vitale, ma che ora ingiallite e secche, a
-ogni venticello si spiccano, finche a una a una non sien rese alla
-terra.
-
-In un di cotesti giorni una luce fioca penetrava dalle finestre nella
-camera di Selvaggia; perche la nebbia sollevatasi dai sottoposti
-valloni, viepiu offuscava l'incerto raggio del sole, che trasparendo da
-molte e piccole nuvole, giungeva sbiadito, e come le piante, rattristava
-li spiriti.
-
-Lauretta era l'unica con cui Selvaggia lassu potesse aprire il suo
-cuore. Da qualche mese aveva fatto ritorno al Castel di Sambuca,
-abbandonato ora del tutto quel di Vergiole, dove messer Fredi consorte
-suo aveva voluto si riparassero co' suoi dopo l'assedio, ma dove neppur
-la i nuovi governanti li lasciavano in quiete, ma anzi li angustiavano
-con persecuzioni continue. Solo per pochi giorni ridiscesa a Vergiole,
-adesso era tornata presso l'amica per non piu abbandonarla.
-
-Gran sollievo per Selvaggia fu sempre la compagnia di Lauretta. Erano, e
-vero, di una indole assai diversa; perche Lauretta aveva un carattere
-riservato, positivo, tranquillo: Selvaggia invece espansivo, sensibile,
-e cuore e mente ardentissimi. Nondimeno fin dall'adolescenza, ogni volta
-che si trovavano insieme, parea si studiassero di temperare ciascuna e
-nasconder quasi l'indole loro, pur per amarsi. Selvaggia ammirava la
-fermezza d'animo di Lauretta, ma pur troppo non sapeva imitarla. E ben
-vero che avendo costei ricevuto questo dono dalla natura, non l'era
-d'uopo di gran virtu per mantenervisi. Ma frattanto piu d'un conforto
-aveva ottenuto da questo dono, nelle sventure domestiche come nelle
-pubbliche: collegate queste in particolare con quelle tante e molto
-spesso temute pel suo messer Fredi. Divenuta sua sposa, si senti anche
-piu obbligata verso la sorella di lui, e verso un'amica tanto infelice.
-Ora poi che a' primi stridori della stagione il male di lei si era
-aggravato, dedico ogni cura e ogni momento a recarle un sollievo.
-
-Cotesta mattina, quando Lauretta reduce da Vergiole le entro in camera,
-trovo Selvaggia che giaceva in letto supina sollevata alquanto dai
-guanciali, e nella massima quiete. I capelli le stavan dietro raccolti,
-ma non si che alcuna delle sue bionde anella non le scendesser dinanzi
-sui bianchi lini della sua veste; ed era in volto d'un tal rosso
-incarnato, che si sarebbe detto: "ella e sana." Gli occhi avea chiusi
-come in un dolce sonno. Lauretta, per timor di destarla, si era
-avvicinata a passi lenti e leggeri, ritenendo quasi il respiro: e dal
-fondo del letto andava osservando se veramente dormisse; e allora, se
-meglio fosse stato di lasciarla in riposo. Quando Selvaggia in un subito
-aperse gli occhi; e accortasi dell'amica, la guardo e le sorrise. Poi
-tratta fuori una mano e porgendogliela:
-
---Cara Lauretta!--esclamo.
-
-Ed essa pure chiamatala a nome, le venne accanto, e accolse quella mano
-nella sua con grande affetto.
-
-Allora Selvaggia a bassa e lenta voce cosi le parlo:
-
---Dopo una notte agitata ed inquieta, un lieve sonno sul mattino ho
-potuto ottenerlo. Oh! raro, sai, mi si consente quest'oblio della vita,
-se pure funesti sogni non vengono a turbarmi anche questo. Trista
-vicenda, mel credi! Perche nelle notti, che mi paiono interminabili,
-potessi almen non pensare, o in quel poco di sonno trovar pace alla
-mente!... Gran merce, Lauretta, d'esser tornata si presto! Ne aveva
-proprio bisogno di rivederti!
-
-E intanto le poneva la mano al viso come per carezzarla, e si
-avvicendavano il piu tenero amplesso.
-
---Sei tornata dunque per sempre? Deh! Lauretta, fa di rimanervi! La tua
-presenza mi e di tanto sollievo!
-
---Si, si, staro teco: non vo' lasciarti mai piu--riprese l'altra.--Pensa
-se m'e di piacere, mia buona amica! Fredi pure il desidera.
-
---Fredi stesso? Oh! e stato sempre affettuoso per me!
-
-E a lei Lauretta:
-
---Or vedi--svolgendole innanzi due candide ciarpe di seta a ricami di
-fiori, e con uno scudo a bande azzurre.--Osserva--le disse--e un mio
-trapunto dei mesi passati nella solitudine di Vergiole. Una ciarpa e per
-te; piccol ricambio di quella tua, caro dono per le mie nozze; l'altra
-pel tuo buon padre.
-
---Oh! per me, Lauretta? Puoi immaginare se gradisco i tuoi doni!--e
-osservandoli--se non fosse che pel gentile pensiero! E l'altra dunque
-col nostro stemma a mio padre? Io non so se anch'ei come me l'accettera
-unicamente per amor tuo. Perche, ti confesso, sarebbe questo ornamento,
-solo per felice donzella e per venturoso guerriero. Di me non ti parlo!
-Del mio povero padre... Tu sai come un tempo questo stemma di nostra
-famiglia fu rispettato e temuto! Ora nell'esilio travolto con noi
-nell'oblio, e uno stemma che forse noi stessi (fremo a pensarlo!) sarem
-riserbati a vedere nel fango sotto il piede nemico!
-
---No, non dir questo, nol devi: a tali estremi non verremo per certo.
-
---Non verremo tu dici? Oh! se sempre il desiderio dei buoni si vedesse
-compiuto, e quel de' tristi perisse! Ma intanto tu forse, Lauretta mia,
-non hai avuto contezza degli ultimi eventi? Quanto propizi pe' Bolognesi
-che tuttodi ci tendono insidie, altrettanto sventurati per noi!
-
-Lauretta da Fredi sapeva tutto, ed essa pure se n'era angustiata: ma per
-pieta dell'amica cerco di troncare quell'argomento si disgustoso su cui
-l'altra volea prolungarsi, inutilmente non solo, ma con suo grave danno;
-e postasi a sedere presso al suo letto, cosi la mise in discorso:
-
---Dimmi, Selvaggia, il male non ti tormenta?
-
---No, adesso no. Il peggio gli e quando s'affatica il mio petto, che poi
-si allenisce e mi prostra. E allora i giorni mi paion tanto lunghi!...
-Sola, qui sola, abbandonata!...--E questa parola la proferi con tal
-senso affannoso, che ad un tempo due grosse lacrime le apparvero sugli
-occhi.
-
---Abbandonarti! chi mai?--riprese Lauretta.--Non siamo qui tutti? per te
-e sempre?
-
-Ma ella subito la interruppe, temendo di esser apparsa poco delicata
-verso l'amica, e soggiunse:
-
---Voleva dire che, chiusa fra queste mura, senza neppure poter respirare
-da qualche tempo un po' d'aria libera.... vedere il verde della
-campagna.... Oh! ma che dico! anch'essa la campagna e gia triste! Gli
-alberi han perduto le foglie come io la speranza! Oh! dove sono le rose
-e le viole che mi fiorivano nel giardino di nostra casa? Qui il gelo e
-la neve ricuopre e inaridisce ogni fiore non solo, ma ogni fil d'erba e
-l'uccide: e questo gelo, lo sento, e il mio gelo di morte! Quelle allora
-eran le rose della mia giovinezza, e mi piaceva tanto di coltivarle!
-Perche poi d'ogni fiore io m'ingegnava di trarne un simbolo di speranza.
-Ma oggi!...
-
-Cui subito Lauretta:
-
---Stagione di fiori certo non e questa, e dovunque; e per uscir poi
-all'aperto, per te cosi debole, non sarebbe opportuno. Ma tornera
-primavera col suo clima piu tepido, e anche qui la salute, si, si, mia
-diletta, la salute sul tuo viso si vedra rifiorire. Questo pero a patto
-che tu or non disperi.
-
-Ed ella:
-
---Ah si! al par di me tu lo sai, buon'amica, vi sono steli che anche
-spiccati innanzi tempo dal fusto, con qualche cura fioriscono: ma di
-vita artificiale e d'un giorno. E a chi vorresti desiderar cotal vita?
-
-Poi come fa chi, di fervida fantasia, vorrebbe pur anche da lievi cose
-trarre argomento a sperare, benche sulle labbra per un triste presagio
-non abbia che lamenti e sconforti, di quell'ultime parole di Lauretta
-lasciatone interprete il core, con piu vivezza riprese:
-
---Purche io non disperi, dicevi! Avresti forse, Lauretta, qualche buona
-nuova da darmi? Perche non t'affretti, se puoi, a trarre d'affanno la
-tua Selvaggia? Non fosti tu sempre la mia prima amica? Non ricordo io
-forse quando noi fino da fanciullette cominciammo ad amarci? Oh
-allora!... allora io era felice! E fu un tempo che tu stessa solevi
-appellarmi avventurosa fra tutte: e per qualche anno, nol nego, ne
-sentii compiacenza. Era forse quel dolce tempo quando io in primavera
-nel mio castel di Vergiole, con altre donzelle (e spesso tu pure) me
-n'usciva all'aperto dinanzi al piazzale, e mi piaceva di scherzar col
-falcone sul braccio, e lanciarlo nelle regioni dell'aria, e docile ed
-addestrato, vederlo far larghi giri, e ritornar sopr'a me. O me n'andava
-a diporto pe' vicini e culti verzieri di rose, di mortelle, e di lauri;
-alle bell'ombre de' contigui boschi di lecci, d'albatri e di felceti: o
-anche talvolta giu in basso pe' prati, e sulle rive fiorite del rio. El
-era con voi, dolci amiche, se ben mi sovviene, che in pienezza di gioia,
-e improvvida dell'avvenire d'ogni fiore mi tesseva ghirlanda, d'ogni
-canto mi dilettava. Oh! le mie belle colline, ove si benigna e soave e
-la guardatura del cielo!... un tepore, una vita... e tanto ampio e tanto
-lieto orizzonte! Ne' tempi poi piu vicini ben io ricordo che talora al
-castello rimasta sola, dal mio liuto soleva trarre armonie melodiose,
-mentre che nell'acceso pensiero vagheggiava il ritorno d'alcuni de' miei
-e quello di lui!... Oh! care fantasie! o bei giorni ridenti!... E
-ora!!... Le corde del mio liuto!... vedilo la appeso a quella parete--si
-son rilassate come le fibre di questo cuore! E vero che anche per piu
-gravi cagioni! Provasti mai, Lauretta, quando l'animo tuo per gioia o
-per doglia e fortemente commosso, ad aver bisogno di espandere in
-qualche modo il cor tuo? Vedi (e m'avrai anco spesso sentito) era
-proprio allora ch'io soleva ricorrere al mio stromento, come ad un fido
-amico, e sola nel segreto delle mie stanze, toccando quelle corde io vi
-diffondeva tutta l'anima mia: e que' suoni talvolta sposati a qualche
-mio canto, anco non volendo m'uscivano or mesti or lieti, secondo che
-mesta o lieta io mi fossi, e armonizzavano con gl'intimi sensi che
-avevano in me predominio.
-
-E Lauretta:
-
---Oh! se il rammento! Que' suoni tanto prendevan qualita dallo stato
-dell'animo, che anche di lunge avrei potuto comprendere quale ti avrei
-trovata quel giorno.
-
---Or bene, mia buona amica--soggiungeva Selvaggia--questo caro, questo
-prezioso conforto io lo perdei da quel giorno che una guerra fratricida
-fu dichiarata al nostro paese. Pur troppo una dura necessita la difesa!
-Noi vinti, tutto, tutto perdemmo!... Nondimeno quel mio stromento oh si!
-me lo volli con me nell'esilio. Quassu, e vero, non era il caso di
-doverlo appendere come le giovani ebree ai salici del fiume d'una terra
-straniera. Ma i nemici, tu sai, non ci son lungi! Gli elementi
-c'imperversano, e ovunque e squallore e isolamento! Almeno se, pur non
-tocco da me, il mio povero liuto avesse avuto potenza di rendermi un
-qualche suono, l'avrei appeso come un'arpa eolia alla rocca del
-castello, perche di lassu i venti pietosi mi susurrassero fra quelle
-corde la mia mesta elegia! Poche volte, quando un breve sereno mi
-riapparve su questo cielo tanto ingombro di nubi, mi diedi a levare
-alcun suono. Ora pero quelle corde... rilassate non solo, ma credilo,
-sono infrante!... infrante per sempre! Cosi, che resta mai, anche sol
-nella mente, di que' giorni giovenili e si lieti che tutti voi
-m'invidiaste? Un dolore, un gran dolore, il ricordarsi de' tempi felici!
-Oh! se sapessero ora come cambiati! Dimmi, dimmi, Lauretta, non ho io
-sempre seguito col fido sguardo, il mio astro? Io lo credevo astro di
-luce perenne: e invece, ahime! e sparito dinanzi a' miei occhi come una
-meteora! Eppure quante volte sperando mi sono illusa! Perche, perche
-inesorabile tanto? Per qual dura cagione, per quale?... L'ho io forse
-meritato un si spietato abbandono?
-
-Il parlar concitato e a gran passione le aveva prodotto un insolito
-affanno; e alfine era rimasta con gli occhi chiusi e come in deliquio;
-mentre le sue guance si pallide, che solo il sonno aveva potuto alquanto
-colorire, adesso si eran fatte di fuoco. Comincio dopo brevi momenti a
-riprendere il primo stato. Poi, gentile com'era, dubitando sempre di
-essere altrui di gravezza, un tremulo sorriso, proprio per Lauretta,
-richiamo sulle labbra; e volgendosi a lei che s'ingegnava di
-confortarla, affabilmente le disse:
-
---Vedi quante molestie debbo recarti! Ma, ti prego, per me non
-t'affannare! non e nulla, sai, amica mia, non e nulla. Finira! finira!
-
-Queste parole appassionate e funeste, alla povera Lauretta passarono il
-cuore. Ella stessa non sapeva darsi ragione dell'assoluto silenzio del
-suo cugino. Conosceva omai a fondo il cuore di Cino, quel suo cuore
-amoroso, non smentito mai per tutta la vita, e d'un amore tutto dato a
-Selvaggia, per non dover dubitare, che dopo anche l'ultime prove
-d'affetto, e le promesse fattele in quello stesso castello, non avesse a
-ricordarsi per lettere di quella sua donna, di quella famiglia, di lei
-stessa. Ma e che per questo? Non poteva averlo incolto qualche sventura?
-Questo era il piu triste de' suoi presagi, e faceva ogni sforzo per
-cacciarlo da se. Potevano le sue lettere essere andate perdute.
-Difficile, e vero, era la corrispondenza epistolare in que' tempi; per
-le pessime strade, pe' pericoli delle aggressioni, e per tanti ostacoli,
-dipendenti dai costumi, dalle leggi e da un insieme di cose, che
-impedivano il rapido progresso materiale e morale: ostacoli di tal
-sorta, da mostrare anche in questo la gran differenza che passa da
-quell'eta alla nostra! Nondimeno i corrieri de' cittadini (che allora i
-piu doviziosi, in mancanza di poste pubbliche, ne tenevano per conto
-loro) non che quelli de' governi, andavano e venivano tutto giorno.
-Tutti questi riflessi mentre non le davan modo a dedurne la vera
-cagione, e la colmavano d'amarezza, non le consentivano d'altra parte di
-articolare contro di lui con Selvaggia una minima accusa. E come col
-capitano e con Fredi per piu volte n'avevan parlato, cosi si convenne
-d'evitare il piu possibile con Selvaggia quest'argomento, o
-presentarglielo, se ella v'entrasse per una delle tante sventure che
-aggravavano la parte loro: e per riguardo poi a si stimabile amico, come
-una di quelle tristi vicende che impensatamente t'avvengono, ne puoi
-evitare; certo pero questa indipendente da lui; ma infine pur troppo un
-nuovo dispiacer di famiglia!
-
-
-
-
-CAPITOLO XXIV.
-
-
-LE RIVELAZIONI.
-
-
- E senza creder d'aver frutti omai,
- Sol di vedere il fior era il diletto,
- Ne ad altro che a quel gia mi pensai.
- E se creder non voglio in Macometto,
- Dunque, parte crudel, perche mi fai
- Pena sentir di quel ch'io non commetto?
-
- ---- _Sonetto di_ _M. Cino_ _ad Agaton Drusi_.
-
-
-Dopo i fatti narrati si dolorosi pel cuore di Selvaggia; dopo aver
-veduto a qual misero stato di salute e di spirito fosse condotta,
-vogliamo non defraudare un istante l'espettativa dei nostri lettori
-sulla conoscenza d'un si lungo ed ingrato silenzio tenuto da messer
-Cino, non pur con lei, quanto con gli altri di sua famiglia. Per un uomo
-d'onore troppo grave e lo addebito, senza cause gravissime,
-dell'abbandono d'una donna ornata di tanti pregi siccome questa, e dopo
-averle giurato cotanto affetto!
-
-E a noi pure tarda di dirlo, e subitamente il facciamo, premettendo la
-narrazione seguente.
-
-Alle sventure domestiche del Vergiolesi si aggiungeva ora per colmo il
-pensiero di sottostare alla forza stragrande di que' di Bologna, e di
-essere astretto a cedere agli odiati Guelfi Neri il ghibellino castello,
-fra quei di Toscana dei piu forti e meglio muniti; antico possesso e
-vanto dei suoi: e dove se quei di sua parte l'avesser soccorso, avrebbe
-creduto di renderlo inespugnabile, di tener fronte ai nemici, e di
-trionfare.
-
-Ma i Fiorentini, come narrammo, dopo avergli impedito il soccorso de'
-suoi partigiani; collegatisi co' bolognesi, tuttodi animavan costoro per
-aita di danari e di gente perche alla perfine da quel forte propugnacolo
-il Vergiolesi fosse cacciato. Cosi solamente la parte Bianca sarebbe
-andata dispersa. Il rinforzo de' pochi giovani generosi che, come
-vedemmo, per tradimento non gli giungeva, ad ogni modo sarebbe stato
-sterile e tardo.
-
-Il capitano dall'altro lato, dopo le prove gia fatte, dopo i sacrifizi
-non pochi d'uomini e di denaro per potervisi reggere, non celava piu a
-se stesso ed a' suoi la dura necessita cui dovea sottostare, e
-l'imminente pericolo. In tanto smarrimento di sensi a chi rivolgersi per
-consiglio?
-
-Fra si gravi e fortunose vicende non gli era rimasto degl'intimi e dei
-piu fedeli, che un amico della sua giovinezza, quel monaco Buonaventura,
-che vedemmo gia essere stato inviato a lui dalla Signoria di Firenze per
-trattare gli accordi sulla resa di Pistoia durante l'assedio. Or fu a
-lui che il capitano risolse di spedire un messo con lettera, al convento
-di Santo Spirito a Firenze, dov'ei dimorava, per averlo a se.
-Bonaventura, ricevutolo appena, e udita la gravita delle cose, senza
-porre indugio si mise in via con lo scudiero del Vergiolesi, che gli
-aveva condotto un cavallo: e dopo un viaggio non breve, ed incomodo
-valutatane la fredda stagione, giungeva al castello. Un amico dal quale
-tu speri un sollievo, e che non esita un istante, anche con suo disagio,
-d'accorrere al tuo richiamo, gli e un beneficio che non ha pari. E tale
-apparve al capitano l'arrivo del monaco Buonaventura. Egli era uomo di
-circa sessant'anni; alto della persona, preveniente all'aspetto. Sotto
-quel saio batteva pur sempre un cuore, pel quale aveva saputo in duello
-ritrarre la spada dal petto d'un suo nemico senza ferirlo, perdonargli,
-abbracciarlo, e ripararsi in un chiostro! Adesso da quel volto traluceva
-la bonta vera; e dalle ciglia rase d'ogni baldanza, che per consueto
-dignitoso e modesto le sollevava a parlar con alcuno, la perspicacia
-delle cose del mondo. Palesategli il Vergiolesi le difficili condizioni
-che lo premevano, non esito a porgergli quei consigli che piu stimo
-utili ed opportuni.
-
---Ma ora--dicevagli il monaco--bisogna provvedere a questa povera tua
-figliuola. Amico mio, e tempo di raccogliere le proprie forze, e di non
-pensare che a lei. Io, io stesso, non dubitare, scrivero subito al
-Cardinale a Bologna, e quanto al castello, spero in Dio, rispettera lo
-stato d'un padre che ha una figlia in tanta gravezza di male.
-
-Egli infatti dopo il primo colloquio col Vergiolesi l'aveva visitata, e
-pur troppo non gli era sfuggito a che misero fine lentamente si
-conduceva! Selvaggia ei l'aveva conosciuta fin da fanciulla, e come
-amico di casa, era stato un di quelli ne' quali ella avesse posto piu
-confidenza. Or non e a dire con quale sodisfazione ell'accogliesse la
-visita di quell'uomo di Dio! Gli aperse tutto il suo cuore: pianse e
-doloro lungamente. Indi a poco le parole di lui si miti e soavi, le
-giunsero come balsamo di salute: sicche sollevata da' suoi celesti
-conforti, a grado a grado senti rinascersi una quiete e una pace, che
-mai non avrebbe creduto.
-
-Ma egli doveva aver la fortuna di potere in que' terribili istanti
-rassicurare quella gentile anche con una prova di fatto, opportuna e
-gratissima quanto meno aspettata.
-
-E da sapere che Vanni, lo sciagurato consorte della Maria, aveva potuto,
-con la fuga e tenendosi celato, sottrarsi alla forca, alla quale furon
-dannati la piu parte di que' della banda di Musone della Moscacchia.
-Poi, colto il destro, in una notte di pioggia e di buio il piu folto gli
-era riuscito di giunger sicuro a casa della moglie. Non sarebbe si
-facile a descriver lo stupore e il piacere che ne provo quella povera
-donna! Dopo un'assenza assai prolungata; dopo quello che si diceva di
-Vanni suo dell'essersi unito con assassini da strada; e infine dopo la
-morte ignominiosa che fu sparso avesser tutti subita; una tal notte,
-udito picchiare all'uscio di strada, si senti dire:
-
---Apri, son io.
-
---Chi? lui! Misericordia!--ell'aveva esclamato--possibile! Ma chi?
-(quasi dubitando)--e quegli.
-
---Ti dico, son io, Maria: apri subito, ti ripeto!
-
-E vederselo proprio inanzi in carne e in ossa! lui... il suo Vanni,
-sospirato e pianto gia morto! La poveretta rimase tramortita fra le sue
-braccia! Egli allora le fece animo; e riavutala, le narro in breve la
-sua buona ventura, e i suoi nuovi propositi. Poi non ebbe che un
-pensiero. Le dimando in prima della figlia; quindi con gran premura chi
-avesse per casa, se parlando, nissuno vi fosse da comprometterlo.
-
---E nissuno--ella disse.--Perche infatti non eravi in altra stanza che
-una giovinetta cugina di lei, che aveva chiamata e avuta per grazia da'
-suoi per guardarle la piccola Selvaggia, mentre ella, abbandonata da
-lui, se ne stava a vegliare la sua povera signora, o dall'alba alla sera
-al telaio, affrettando il lavoro per procurarsi una parte del
-campamento.
-
---Ma dunque--con amoroso rimprovero le soggiungeva Maria--alla nostra
-creaturina non pensavi piu? Lascio di me... che anch'io!.. che avre'
-avuto a fare, sola, dibandonata e senza un disegno al mondo? Dio mio!
-Dio mio! Ma lei poi, poverina!...--e singhiozzava, appoggiate ambe le
-mani a una sua spalla. Poi distaccatasi, con fiducia gli disse:
-
---Basta... non ci vo' piu pensare: ora se' tornato per bene, eh?
-
---Lo credo io!--soggiunse Vanni.--Sta pur queta, te lo giuro!
-
-Ed ella:--Se sapessi, Vanni mio!... che credi che mi bastasse il lavoro
-per andare avanti? Il resto per vivere, vedi, me lo manda per sua carita
-quel buon angelo della nostra castellana. Ma ora, meschina me! questo
-soccorso l'avro forse per poco! E peggio poi per madonna, oh! Signore!
-che ogni di piu se ne va in consunzione! E pensare che quel suo
-fidanzato da poi che la lascio.... (oh! voialtri uomini!...) e' non le
-ha mai scritto un rigo!
-
---Ma come!--riprese Vanni--non era messer Cino de' Sinibuldi?... lui,
-che venne a visitarla anche quassu al castello, e che poi se n'ando in
-Lombardia?... Non e vero, sai, non e vero; vo' l'incolpate a torto:
-crediatelo che le ha scritto piu volte. Te l'assicuro io: e bada, te lo
-posso dire, e so quel che mi dico!
-
---Tu?... davvero? Ma dimmi...
-
---No, ora non cercare come l'e ita. Lo saprai, non dubitare! Intanto,
-che la cosa e' la so proprio io, corri subito a dirlo a lei, a madonna:
-ma in segretezza veh! Questa puo essere la mia fortuna.
-
---Che dici mai! Oh! a lei? in quello stato! ma ti pare?
-
---A chi dunque che le' lo sappia? Perche io poi ho bisogno di
-presentarmi il piu presto possibile al capitano, e chiedergli grazia per
-me. Perche, vedi! ho da dirgli cose... cose da farlo strabiliare! cose
-che forse!... basta, ti dico di gran premura, e di gran bene per noi!
-
-Maria, possiam figurarci che fattosi appena giorno non pose indugio a
-recarsi al castello. Sapeva che a qualunque ora v'era sempre ben
-accolta. Ma per istrada la poveretta andava pensando:
-
---A chi m'avro io a rivolgere per un affare si delicato? A madonna
-Selvaggia no davvero! Io poi che nella passione non so reprimermi, chi
-sa che colpo le darei con questa nuova! L'ho detto sempre, e lo ridiro:
-Dio mio! Un bicchier del mio sangue perche la si riavesse!
-
-Poi penso:--E' v'e madonna Lauretta che gli e li ad assisterla, e la le
-vuol tanto bene!... A lei, si; e meglio a lei! Oh! se potessi con questo
-mezzo....--E agitata e commossa com'era, e sopr'a pensiero, ando a
-prostrarsi quasi macchinalmente al tabernacolo di una Vergine che era li
-sulla via.
-
---E, Madonna santa!--esclamo--datemi scampo! datelo alla mia buona
-signora e anche al mio povero Vanni! Mi par pentito: si, si, mi par
-proprio mutato! E se Dio gli ha toccato il cuore, Madonna benedetta,
-compite voi questa grazia; perdonatelo, e consolate me e lui dopo tanto
-patire!
-
-Alzatasi con questa speranza, aveva ripreso la via; e giunta al
-castello, era gia entrata nella sala maggiore.
-
-Le guardie che eran giu alla porta, per Maria non avevan dimande. In
-sala non v'era ancora nissuno. Quando di li a poco vi comparve, e le
-passo dinanzi fra Buonaventura. Che vedendo questa donna, sola, e come
-in aria di attender qualcuno:
-
---Di chi cercate?--le disse.
-
-Ed essa con una certa timidita:
-
---E' son di casa, e vorrei vedere madonna Lauretta.
-
---Ah! Ma sarebbe impossibile adesso. Se aveste pero qualche cosa da
-dirle ch'io le potessi riferire... Mi conoscete? non mi pare che ancor
-ci siam visti; gia son due giorni...... ma anch'io posso dire che son di
-famiglia: di me, buona donna, potete fidarvi.
-
---Oh! n'ho sentito parlar tanto in bene!... si figuri! fidarmi per
-dicerto lo credo!
-
-Il caso urgente, il modo cortese con cui fu accolta, il rispetto pel
-monaco, fecer risolver Maria a svelar subito a lui ogni cosa.
-
-Importava soprattutto di palesargli che il suo marito aveva da dar
-notizie di messer Cino, e far sapere alla famiglia de' Vergiolesi
-com'egli era informato che le aveva scritto piu volte. E questo ella
-fece speditamente, e chiese a un tempo che il suo Vanni potesse avere un
-abboccamento con lui.
-
---Ch'ei venga.... ch'ei venga--rispose subito il monaco, riflettendo
-all'importanza della cosa.--E distante di qui?
-
---Oh! poco, poco: un tiro di balestra.
-
---Andate dunque, correte a chiamarlo: ma che sia qui nel momento!
-
-Allora la poveretta, con qualche agitazione, ma pur con quella
-confidenza che egli le aveva inspirato, non volle nascondergli la trista
-vita che il suo marito aveva condotto finora; il suo scampo da morte che
-dicea prodigioso; ma pur sempre il pericolo che avrebbe corso di essere
-arrestato come uno della banda di quelli assassini, se alcuno a
-quell'ora per istrada lo ravvisasse.
-
---Dunque verro io da lui--risoluto riprese il monaco.--Andiamo.
-
-Ed essa:
-
---Si scomoda, lo vedo, ma si figuri se mi fa carita!
-
-E movendosi:
-
---Le fo strada--soggiunse; e uscirono.
-
-Non appena entrati in casa, Maria ando a chiamar Vanni che s'era chiuso
-in una stanza, e gli disse:
-
---Vieni, vieni pure. C'e qui un sant'uomo al quale puoi confidare ogni
-cosa.
-
-E Buonaventura, subito che lo ebbe dinanzi, gli disse:
-
---Voi dunque avete notizie da darmi di messer Cino de' Sinibuldi.
-
---Messer si.
-
---Ma come mai?
-
-E Maria nuovamente:
-
---Bada, Vanni, tu ti ci puoi confessare; di' pur tutto alla libera.
-
---Dunque--rispose egli tutto compunto--non so se sappiate, rispettabile
-monaco, la vita disgraziata che ho menato per qualche tempo, lasciatomi
-prendere da que' demoni laggiu.
-
---Lo so.
-
---Prima a far contrabbandi d'ogni sorta: poi ribalderie, assalti e
-assassinii (benche io non facessi che darvi mano), e de' quali davvero
-inorridivo e mi vergognavo tutte le volte; ma non c'era verso che li
-potessi scansare senz'abbandonar que' ribaldi: e se mi ci fossi provato,
-nel momento mi avrebber morto.
-
---Ma ora... ditemi ora...--badava a interromperlo il monaco per venire
-alle strette; e quegli invece tutto fervoroso:
-
---Dio ha ora voluto scamparmi dal tristo fine che hanno fatto, e che
-poteva toccare anche a me! Ma come potrei comparire per la via e senza
-un perdono del capitano? Gli e per questo che mi raccomando a lei!...
-
---Oh! si per carita--aggiunse Maria tutta piangente--ci raccomandiamo a
-lei con le mani in croce.
-
---Si, si--riprese il monaco impazientito--ma infine mi premono le
-notizie di messer Cino.
-
---Le posso dire--seguito Vanni (come fanno gl'idioti che la pigliano
-sempre alla larga)--proprio le posso dire che io, per lo meno tre volte,
-mi son trovato a veder dare addosso da que' furfanti laggiu lungo il
-Reno, ai messi del capitano e a quelli di messer Cino, che portavan
-lettere a lui, e a madonna Selvaggia.
-
---Ah! finalmente....--esclamo l'altro.--Ma come sapete?... e con qual
-fine coteste aggressioni?
-
---Con la certezza, s'intende, di guadagnare una grossa somma chiunque di
-noi avesse spogliato que' messaggeri. Perche le lettere del capitano le
-volevano in mano i Guelfi Neri; e quelle di messer Cino bisognava
-portarle a un certo messere che le pagava a prezzo d'oro; a uno sempre
-fuggiasco di li e la per quei boschi.
-
---A chi mai?
-
---A un certo messer Nello de' Fortebracci.
-
---Lui!... e sempre lui! Eh! Di parte avversa e rivale! Perfido! quanto
-l'hai fatta soffrire!--esclamo fra se il monaco agitando il capo, e
-incrociando le braccia.--Oh! ecco spiegato... povero messer Cino!
-
---E vi diro--riprese Vanni--che col messo del capitano si sono anche
-battuti. Credo una prima volta; perche dopo passava sempre scortato da
-quattro o sei uomini d'arme a cavallo. Ma al Fortebracci pare che
-premesser le lettere che andavano e si spedivano di Lombardia. Mi
-ricordo dell'ultima di queste lettere che venne in mie mani, perche a
-quell'aggressione (che a dirla le scansavo quanto potevo) ci dovetti
-stridere anch'io. Ma sopraffatti da una masnada di militi del capitano
-sbucati dal bosco, ci segui un gran tafferuglio, e ci demmo tutti alla
-fuga. Visto allora che c'inseguivano, e che de' nostri chi se la
-svignava da un lato chi da un altro su e giu per quei macchioni, via a
-gambe io pure: finche trovatomi in luogo da non esser raggiunto, mi ci
-acquattai, e non mi parve vero d'averli lasciati!
-
---Ma dunque voi avete...
-
---Si, si, ho la lettera; e anzi.... (e frugavasi in dosso) perche voglio
-di quel che vi dico che n'abbiate una prova.... Eccola, vedete! (e
-gliela mostrava) stracciata un poco da questa parte....
-
-Ma Buonaventura glie l'aveva subito levata di mano; e gia a mezza voce e
-rapidamente l'andava leggendo.
-
---E diretta a Selvaggia! "Dopo la prima... del capitano nessuna nuova! E
-io che non sperava conforto altro maggiore che dalle vostre lettere! Io
-che tante volte vi ho scritto! E voi, possibile! mai, mai piu un sol
-rigo! Oh! i tristi pensieri che mi si affacciano! Se non e una qualche
-grave sventura.... no, altro non posso credere! Che i vostri e i miei
-cari sappiano da voi il mio turbamento! Fra pochi giorni sara al
-castello il vostro fedele
-
-_Cino de' Sinibuldi_."
-
---Ecco, ecco!--esclamo il monaco, e con una palma si percosse la fronte.
-Poi riguardata la scrittura, soggiunse:
-
---E scritta da Milano da forse quindici giorni. Ah! dunque in breve
-dovrebbe essere qui.
-
-E a quest'idea rassicuratosi alquanto, si volse a Vanni e gli disse:
-
---Grazie, ho inteso, addio!
-
---Per carita, salvatemi il mio Vanni!--gli grido dietro Maria
-supplicante. E Vanni anch'egli:--Una vostra parola al capitano: dipende
-tutto da lui.
-
---Non dubitate--rispose il monaco di sul limitare dell'uscio di
-strada--sara un mio primo pensiero; e potrei gia quasi assicurarvi che
-sarete esauditi. Addio!
-
-In un attimo fra Bonaventura era risalito al castello; e, con l'ansia di
-uno che ha da dare una buona nuova, aveva cercato del capitano e del
-figlio. Trovatili, e fatto loro in succinto il racconto di tutto, al
-primo diede a legger la lettera. Il quale non appena percorsa,
-freddamente gli disse:
-
---Di che ho piu a stupirmi? Un rinegato che prende le armi contro la
-patria, ma sicuro che puo assassinare alla strada!--Poi con
-calore:--Questo pero d'uccidermi la figliuola, la luce degli occhi miei,
-il conforto della mia vecchiezza.... che, tutto perduto, sola.... ah!
-sola quasi mi rimaneva! Maledetto sii tu!....
-
---Filippo!--austero lo interruppe il monaco--non maledire! Abbastanza e
-da credere che il demone del rimorso a quest'ora lo laceri! Dio e
-giusto, amico mio; lasciamo a lui la vendetta! Adesso ispiriamoci tutti
-alla pieta per quella tua creatura che troppi mali l'aggravano! Andiamo
-a lei. Questa nuova....
-
---Si--soggiunse il capitano;--ma con quella prudenza che secondo il suo
-stato....
-
---Non dubitare! Con ogni riguardo. E necessario d'altronde che questo
-fatto, venuto a scoprirsi, sia palese anche a lei, perche cosi spero che
-le torra ogni sospetto e ogni piu piccol rancore.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXV.
-
-
-LA MORTE.
-
-
- Ohime! vasel compiuto
- Di ben sopra natura,
- Per voltar di ventura
- Condotto fosti suso gli aspri monti,
- Dove t'ha chiusa, ohime! fra duri sassi
- La morte, che due fonti
- Fatt'ha di lacrimar gli occhi miei lassi!
-
- ---- _Canzone di_ _Messer Cino_.
-
-
-La salute di Selvaggia era omai disperata! Il lento morbo e uno
-sfinimento continuo la sospingeva agli estremi. I patimenti morali
-pareva che ora fosser quelli che piu la facesser soffrire. La buona
-Lauretta che giorno e notte vegliava al suo letto, era la sola cui
-sovente soleva sfogare quel suo cuor desolato. Il padre e il fratello le
-nutrivano un'affezione che mai la maggiore. E pur troppo, senza che ella
-avesse mai svelato loro il suo animo, comprendevano anche la cagione
-ultima de' suoi mali (perche invero i disagi patiti per tanto tempo
-furon la prima e la piu potente) e ne sentivan dolore. Non erano valsi
-altri messi, altre lettere che il capitano aveva spedito al Sinibuldi,
-sia per informarlo dei tristi casi di famiglia, come per aver notizie
-delle speranze de' Ghibellini, e prender consiglio sul tenersi al
-castello. Una sola risposta n'avesse mai ricevuta! Lo che gli aggiungeva
-d'assai lo sgomento. L'arte salutare con cui procurava che la sua
-diletta fosse soccorsa, per quel corpo si infermo era omai divenuta
-impotente. La desolazione era entrata fra quelle mura! L'austero
-Ghibellino che non si sarebbe commosso dinanzi a un esercito il piu
-formidabile, or dal dolore della cara figliuola mostravasi affranto e
-avvilito a tal segno, che moveva a pieta. L'avresti veduto nella sua
-stanza immobile talora come una statua, fiso a terra lo sguardo, con le
-braccia incrociate, senza voler vedere e parlar con alcuno. Poi come
-riscosso e richiamato da un dovere, andar frettoloso a quel letto, tanto
-per poter ripetere:--Tu soffri! coraggio figlia mia!--E allora vedeva
-lei affiggere in esso que' suoi begli occhi, e la udiva con fioca voce
-articolar queste parole:--Oh! io lo vorrei: anche per te, padre mio! ma
-anche per questo mi si sceman le forze!
-
-Messer Fredi poi non reggeva allo strazio. Animoso quanto cavaliere
-potesse mai, pure, ogni volta che a lei s'appressava, non v'era modo che
-frenasse le lacrime.
-
-Frattanto Selvaggia aveva passata la notte anche piu affannosa. A
-Lauretta, che non l'aveva lasciata un istante, era parso di scorgere un
-notevole peggioramento. I deliqui cui andava soggetta s'eran rinnovati
-piu spesso: le forze non che riprendere parea che scemassero. Solo nel
-giorno un sonno profondo, per quanto breve, l'aveva un poco rianimata.
-
-Quando il padre, il fratello e fra Buonaventura entrarono nella camera,
-ell'era gia desta; e avendo preso un lieve ristoro, le pareva di
-sentirsi riavuta. A mirarla in quel letto, la persona quasi a meta
-sollevata; la sua bionda testa da' guanciali sorretta; la sua faccia
-pallida si, ma con que' delicati contorni, e le guance d'ogni lieve
-impressione facili a colorirsi; que' suoi occhi sempre soavi, lucidi e
-penetranti; la mente poi nel suo pieno vigore, avresti ancor dubitato
-che il suo male fosse quasi agli estremi.
-
-Alle piu affettuose parole del padre e del fratello ella diede risposta
-con amorevol sorriso, come soleva, per non mai sconfortarli.
-
-Allora il padre le disse:
-
---Il nostro amico Bonaventura ti vuol dare una nuova che spero, figlia
-mia, ti sara di piacere.
-
-E il buon monaco, accostatosi a lei che si mostro bramosa d'udirlo, cosi
-le parlo:
-
---Che direste, Selvaggia, s'io vi potessi accertare che il nostro messer
-Cino ha inviate lettere di continuo al capitano ed a voi, e che non e
-per sua colpa se qui non pervennero?
-
---Oh! che dite mai!
-
---Si,--replico l'altro;--se una mano nemica ve l'ebbe rapite....
-
---Una mano nemica? e chi poteva....
-
---Omai a piena discolpa del nostro amico, tutto, si, tutto dobbiam
-dirvi. Questo perverso, questo vostro persecutore, potete immaginarlo,
-Selvaggia, fu il rio Fortebracci!
-
---Egli, avete detto?--e facendo atto di sollevare la destra, con uno
-sforzo di voce soggiunse:--Oh! che sul suo capo.... alfine....
-
---Selvaggia! no, no!--la interruppe di subito Buonaventura;--alla vostra
-mite indole e generosa non si addicono queste parole.
-
-Ed ella ricompostasi in pace, volgendogli un guardo come di chi invoca
-pieta:
-
---Avete ragione!--rispose.--Che Dio gli perdoni!
-
---E cosi sia--riprese il monaco; poi seguito:--La sorte pero ha voluto
-che una lettera almeno si conservasse.
-
---Una lettera?
-
---Si; ad attestare dell'amicizia sua, fedele, ne mai interrotta con la
-famiglia de' Vergiolesi. Vedete, Selvaggia.
-
-E mostratale la lettera:
-
---Ne ravvisate voi la scrittura, la sua firma, la data?
-
---Oh si, si! E che dice egli?
-
---Che dai Vergiolesi non piu d'una lettera ha potuto ricevere, ne
-risposta mai alle sue: eppure non ha mai diffidato! E, ansioso anzi di
-rivedervi, verra in breve al castello.
-
-A quest'annunzio il volto di quella gentile si era infiammato come il
-suo core.
-
-Buonaventura nel vederla gia presa da un nuovo deliquio, s'accorse
-subito del grave effetto che una tal nuova le aveva prodotto, tanto che
-si era pentito d'avergliela data.
-
-Com'ella appena pote riaversi, si volse a lui e gli disse:
-
---Verra dunque, avete detto, verra?...
-
-Ed ei:--Non e a dubitarne. Ma mentre e d'uopo d'attendere, che il
-cammino da Milano a qui non e breve, importa molto, Selvaggia, che il
-vostro spirito si ricomponga: riprenda quella calma che vi ho pregata: e
-si sollevi nel pensiero del come sia stato rimosso ogni dubbio dal
-vostro cuore sul contegno di messer Cino, perche non ne doveste
-concepire e tenere odio verso di lui. Il modo, credete, e stato
-prodigioso, e imprevedibile. Lo sciagurato consorte della vostra Maria
-di gia pentito, pote sottrarsi dalla mala compagnia de' noti assassini,
-e giungere in salvo in sua casa. Egli col mezzo della sua donna mi ha
-fatto sapere com'avesse le notizie e la lettera che v'ho mostrato,
-caduta nelle sue mani in un ultimo assalto sopra il corriere che da
-messer Cino qui s'inviava.
-
---Dio! Dio vi ringrazio!--esclamo ella con le labbra tremebonde e con
-prolungati sospiri: e la sua mano strinse quella di Lauretta; la quale
-quest'atto benevolo riguardo come esteso anche a Cino.
-
---Vedete!--seguito Buonaventura--una buona azione non va mai senza
-premio. Mi pare che con questa nuova, che vi toglie ogni sospetto, e vi
-viene appunto da quello sciagurato di Vanni, Dio in certo modo abbia
-voluto ricompensarvi del tanto bene che faceste a sua moglie.
-
---Padre, padre mio! affannosa soggiunse--che questi poveretti vi sieno
-raccomandati.
-
-Ed egli:--Oh! che mi chiedi! Voglio anzi che Vanni venga subito con
-Maria a' nostri servigi: e faro io che alcuno non possa nuocergli.
-Buonaventura, a te quest'incarico.
-
-Ed ella:--Padre! fratello! D'un'altra grazia ancora vi prego. Alla
-vostra Selvaggia, che poco piu ormai avrete a concedere, non negate
-questo favore. Affrettatevi a ricomporre i lunghi odii e i rancori fra
-le famiglie de' Vergiolesi e de' Fortebracci. Io pure si, vel ripeto,
-all'autore di molti miei mali, imploro da Dio ravvedimento e perdono!
-
-Questi ultimi detti si puo argomentare che dovettero essere uno sforzo
-supremo di un'anima come la sua, la piu nobile e la piu generosa. Li
-aveva proferiti con tal sublime rassegnazione, che tutti gli astanti se
-n'eran fortemente commossi.
-
-Ma questo sforzo dello spirito avendo reagito potentemente sul corpo, di
-li a poco sorpresa da piu forte deliquio, quasi con le smorte labbra
-pronunziando tuttora parole di perdono e di pace, appena die segno che
-la sua vita era spenta!
-
---Morta! ahime morta!--Fu un grido di tutti, una desolazione ed un
-pianto. Solo suo padre non fece una lacrima! Rimase immobile e come
-stupido presso quel letto; intento solo a contemplare la sua Selvaggia
-distesagli innanzi non altro ora che un cadavere! Pero l'atteggiamento
-di lui; un vecchio guerriero, alto com'era, il volto emaciato e
-contratto dal forte soffrire, ma dignitoso; con gli occhi avvallati, le
-braccia sul dinanzi in abbandono avvinte sol dalle mani; destava un
-senso d'inesprimibil pieta.
-
-Dopo brevi momenti di questo quasi misterioso colloquio con la sua
-diletta figliuola, e fiso come ad attendere che da quelle bianche
-labbra, da quelle vitree pupille semiaperte gli venisse ancora un
-sorriso, si piego alquanto sopra di lei: lievemente le compose la testa
-in mezzo al guanciale, come avrebbe fatto una madre alla sua creaturina
-allorche si e addormentata, e lascio che i suoi biondi capelli le
-scendessero intorno al volto. Le raccolse le mani fra le sue, poi
-dolcemente gliele dispose sul seno. Dopo cio, di nuovo affissandola, con
-voce affettuosa e sommessa gli s'udi ripetere:--Selvaggia! figlia mia,
-figlia mia!--E mandato un forte sospiro, le chiuse gli occhi e la bacio
-in fronte. Tutti l'ammirarono con religioso silenzio, e niuno oso fare
-ostacolo a questo amoroso delirio del povero padre.
-
-Era gia per abbandonar quella coltre, quando un vivo raggio di sole,
-penetrato improvviso in quella funebre stanza, il volto di Selvaggia
-irradio di tal luce, che, in quel modo che egli poi riferi, veracemente
-gli parve come quello d'un angelo.
-
-A tal vista quasi che sopraffatto, torno a lei, si prostro a' suoi
-piedi, e rimase pochi istanti a pregare. Quindi risoluto si alzo per
-uscire. Ma prima si volse agli astanti, e in atto supplichevole disse
-loro:--Non vogliate lasciarla, ve ne prego! Che mi sia custodita!
-
-Non oso dire:--Adornatela per recarla al sepolcro--tanto le parve ancor
-bella, e che in quell'aspetto non fosse ancora la morte!
-
-Il giorno dopo, il lugubre suono della campana maggiore della chiesa
-annunziava agli abitanti della terra e delle valli circonvicine che la
-temuta sciagura si era pur troppo avverata! Quanti furon di que' paesani
-che avevan conosciuto la nobil donzella, e sentitone encomiar le virtu,
-e molti sperimentato grazie e favori da lei e presso del padre,
-compiansero tutti l'immaturo suo fine. Tanto piu poi se ne dolsero
-perche temettero che il capitano, anco per questo caso, abbandonasse la
-terra e il castello in potere de' Bolognesi: lo che, per l'affezione che
-avevano a lui ed alla parte sua, e per la sicurezza che ne ispirava, di
-troppo mal animo avrebbero sopportato; e dura poi e increscevole sarebbe
-stata la nuova signoria, per loro estranea e d'un avverso partito.
-
-Si compierono i sacri funebri riti fra molto popolo salito al monte da
-ogni lato, affollatosi al tempio per rivederla e pregarle il riposo
-eternale. Alle schiere dei militi del castello che in severo e doloroso
-contegno le fecero scorta d'onore, s'aggiunse uno stuolo di quelle buone
-fanciulle e di altre del vicinato che con ceri accesi le stettero
-intorno al feretro, e l'accompagnarono con le lacrime fino al prossimo
-cimitero nel quale ebbe il sepolcro.
-
-Cola, solo una rozza pietra, alquanto sollevata dal suolo, ne fece
-distinguere dov'ella giacque.
-
-
-
-
-CAPITOLO XXVI.
-
-
-DOLOROSO PASSAGGIO DELL'APPENNINO.
-
-
- "Signore, e' non passo mai peregrino,
- Ovver d'altra maniera viandante
- Con gli occhi si dolenti per cammino
- Ne cosi grevi di pene cotante,
- Com'io passai per il monte Appennino,
- Ove pianger mi fece il bel sembiante.
- Le trecce bionde, e 'l dolce sguardo fino,
- Ch'amor con le sue man mi pone avante."
-
- ---- _Sonetto di_ _M. Cino_ _a Dante Alighieri_.
-
-
-Correvano gia molti giorni, e del grande infortunio il capitano non si
-poteva dar pace. Indarno i parenti e gli amici, e primo di tutti
-Bonaventura, con ogni sorta di confortevoli cure s'adopravano a
-ricomporre la sua mente quasi sconvolta. Se da un lato il Vergiolesi
-avrebbe voluto rimanersi per sempre presso la tomba di quella cara
-figliuola, dall'altro il pensiero che quel suo castello dove aveva
-trovato alquanto di calma, era stato pur quello nel quale dove mirarsi
-distrutte le sue piu care speranze, tutti questi contrari affetti
-combattevano fortemente nel suo cuore e ne facevano orribile strazio. Se
-non che il timore d'esser astretto a ceder per forza cotal fortilizio, e
-di saper profanata fors'anco l'ultima dimora della sua Selvaggia dalle
-irruenti soldatesche nemiche, fe' si che un tal giorno, chiamato a
-consiglio messer Fredi e l'amico Buonaventura, risolse che piuttosto che
-veder quella terra e la rocca in potere de' Bolognesi, dovesse spedirsi
-un messo a Pistoia per profferirla in vendita ai signori di quel Comune.
-La somma da pattuirsi fu stabilita in lire undicimila, purche
-concedessero a lui e alla famiglia di ritirarsi e rimaner sicuri a
-Vergiole.
-
-Per compire in segreto una si delicata missione nissuno gli parve piu
-adatto dell'amico suo li presente; tanto piu che preso omai questo
-partito, voleva che senz'indugio e non piu oltre di dodici giorni fosse
-dal Comune ratificata la scritta ch'ei gli inviava, per poter sgombrare
-dall'infausto castello.
-
-Fra Buonaventura non esito un momento ad accettar la missione; dopo la
-quale se ne sarebbe tornato al suo chiostro a Firenze. Venutosi dunque
-con l'amico e con la famiglia ai piu dolorosi congedi, cavalco per
-Pistoia. Cola al palazzo del Comune fatto capo al gonfaloniere di
-giustizia e questi adunato subitamente straordinario consiglio,
-Buonaventura con accorte e savie parole dimostro agli adunati l'utile
-grande che da simil proposta potevan ritrarre; e che pero non dovessero
-lasciarsi sfuggire la propizia occasione d'aver essi, piuttosto che i
-Bolognesi, un si valido baluardo ai loro confini qual era quello della
-Sambuca. Niuno infatti fece opposizione a si util proposta. Che anzi ben
-accolta e ratificata in quell'adunanza stessa dal gonfaloniere e dai
-dodici anziani, si delibero che di subito se ne spedisse al capitano la
-lettera d'accettazione. A tal uopo e a prender possesso di quel
-castello, il Comune (come dicon le cronache) invio due suoi capitani,
-che furono Vanni dei Cancellieri, e Lenzo di Cino. I quali, fatto
-l'inventario di cio che ivi trovavasi, presero dal Vergiolesi la
-consegna della terra e della rocca conforme la scritta, ed ei
-incontanente con la famiglia se ne parti per Vergiole.
-
-Non erano scorsi che pochi giorni dalla partenza de' Vergiolesi dal
-castello di Sambuca, allorquando un cavaliere seguito dal suo scudiero,
-sopra uno snello palafreno varcato il Reno, si avanzava assai celere
-verso il villaggio di Pavana. A misura che saliva quel monte, invece di
-raffrenare il cavallo affaticato da lungo viaggio, lo stimolava di
-continuo, nulla curando le difficolta della via che ad ogni passo si
-facevan maggiori, non d'altro occupato che di giunger piu presto alla
-meta, evidentemente il castel di Sambuca. Vedutosi di gia si vicino, il
-volto gli raggiava di gioia. Solo di quando in quando un leggero inarcar
-di ciglia lo mostrava agitato da contrari pensieri. Quando sopra una
-svolta del poggio, che aveva in prospetto l'altro piu alto della
-Sambuca, i lenti e lamentosi rintocchi della campana di su dal castello,
-giunsero alle sue orecchie. Un subito pallore gli ricoperse la faccia; e
-fermato il destriero, non vedendosi alcuno d'intorno, si volse al suo
-familiare che al par del cavallo non vigoroso come quel del padrone,
-trafelato seguivalo, e con gran turbamento gli domando:
-
---Non odi tu? Che sara questo mai?
-
-Pur come avviene di chi dubitoso di tristi nuove, vorrebbe chiedere
-ovunque, ma pel timore non osa, non si trattenne. Silenzioso invece e
-con triste presagio seguito a salire, finche non giunse alle prime case
-di presso al castello.
-
-Dava appunto su quella strada la casa della buona Maria. La quale per
-caso trovatasi sull'uscio, e vedutolo comparire:
-
---Ah! messer Cino!--esclamo subito--dove, dove mai v'incamminate! Deh!
-per pieta, rimanetevi, non proseguite!
-
-E insisteva venendogli innanzi tutta piangente.
-
---Maria!--diss'egli spaventato, balzando da cavallo ed entrato in casa
-con lei.--Maria! Maria! che c'e mai di sventure? Che nuove hai da darmi?
-
---Dolorose quanto mai si puo dire! per voi e per tutti!
-
---Spiegati, Maria, per carita; che e mai avvenuto?
-
---Messer Cino, crediatelo--singhiozzando soggiunse--mi manca il cuore e
-la voce: io sono desolata, io ho perduto de' Vergiolesi...
-
---De' Vergiolesi! Chi dunque?
-
---Oh! la mia santa benefattrice!
-
---Lei dicesti? Selvaggia?
-
---Ed oggi, pur troppo (con voce piu bassa e compunta gli soggiungeva) si
-rinnovan per lei i funerali nel tempio!
-
-A una nuova si inattesa, a un dolore si forte, messer Cino resto privo
-di sensi.
-
-Riavutosi quindi, le chiese:
-
---E il suo povero padre?
-
---Egli? Ah! ci ha lasciato con tutti della famiglia, vendendo il
-castello a que' di Pistoia, che gia son lassu. V'era anche donna
-Lauretta che l'ha assistita co' suoi.... e con che cuore! E bisogna pur
-dirlo, tutti quanti rammentandovi e aspettando sempre vostre lettere; ma
-pur troppo so anch'io, inutilmente!
-
-E qui gli narro in breve da chi e come le fossero intercettate. Lo che
-al cuore di Cino fu nuovo ed atroce dolore.
-
-Poi richiesta Maria delle piu minute vicende di quella famiglia,
-conchiuse ella:--la stessa madonna Lauretta averle detto che quei poveri
-signori dopo il triste caso non cercarono altro che fuggire da quelle
-mura e tornare a Vergiole.
-
---A Vergiole!--esclamo Cino.--Dunque io son solo e desolato quassu, dove
-poco fa tanto consorzio d'amica gente, e quell'angelica donna, in cui
-aveva posta per tutta la vita l'unica e la piu cara speranza! Ohime! che
-con essa e morto ogni mio desiderio! Misero me, che faro io?
-
-E dopo stato alcun tempo pensoso, si levo e disse:
-
---Dura necessita, ma convien ch'io mi parta! Non pero, Maria, debbo
-farlo senza prima prostrarmi sul suo sepolcro. Sento pur troppo che il
-cuore al solo pensiero mi manca! Ma ella a compire questo religioso atto
-d'amore, dal cielo, oh lo spero! mi dara forza ed aita. Mi ci vorrai tu
-guidare, o Maria?
-
---Ahime, che rispondere! La vostra giusta afflizione non so dirvi quanto
-m'appena! Pensate che al suo sepolcro me ne vo ogni sera, e vi prego! E
-pover'a me! non ho piu fiori quassu! Ma qualche corona di verdi fronde
-io ce la porto. Vedete, meschina, a che son ridotta! Dire che qui di lei
-non avro altro da consolarmi!
-
-E diede in un pianto. Poi gli si volse e gli disse:
-
---Messere, se cosi vi piace, andiamo.
-
-E a lenti passi s'avviarono al cimitero.
-
-Ma chi potrebbe narrare non che la doglia lo spasimo che dove provare
-messer Cino prostrato su quel sepolcro? Egli che con tanto desiderio
-aveva affrettato il momento del suo ritorno lassu, dopo una lontananza
-si lunga e un si inesplicabil silenzio! Dopoche a Milano non una nuova
-di Selvaggia e del padre suo erano giunte mai a fargli meno amara
-l'assenza! Un cotal duolo puo solo immaginarlo colui che provo quant'e
-l'ansia di chi lontano da' suoi paesi, senza parenti ed amici, ogni
-giorno attenda lettere da' suoi piu cari, e ogni giorno ne rimanga
-deluso.
-
-Vero e che molto egli era stato distratto e assiduamente occupato, con
-Dante suo e pochi altri magnanimi, per le diverse citta dell'alta
-Italia, a porre in accordo i principi e i signori lombardi, in
-particolare poi tutti i Ghibellini che facevan capo a Milano: sia per
-indurli a convenir sull'invito da spedirsi in Svizzera ad Arrigo
-imperatore affinche calasse in Italia, sia per ordinare il modo che piu
-si addicesse a riceverlo. Spesso pero quando in lui prendeva posa la
-mente, destavasi il cuore coi suoi affetti caldissimi, co' suoi timori e
-i suoi voti. Non aver piu nuove di lei! eppure quante lettere le aveva
-inviate! Non avendo veduto tornare il suo messo, ne aveva scritto ad un
-amico a Pistoia. Ma cresciutagli l'apprensione per la non pronta
-risposta, spediva un altro corriere con lettere pel Vergiolesi,
-ingiungendogli pero (nel sospetto di cio che avvenne) di prendere la via
-di Modena ed entrare in Toscana per Boscolungo. In questo, non ci
-voll'altro che a Milano l'incontro fortuito del Romeo per ricever
-contezza degli amici suoi di Sambuca. Mentre pero il Romeo caldamente
-esortavalo a recarsi tosto da loro; narravagli di Selvaggia,
-dell'ospizio cortese e delle parole che n'ebbe; crede d'altra parte di
-dovergli tacere sulla gravezza di sua salute, per quanto non gli celasse
-il turbamento di quel gentile suo spirito. Fu allora che si confermo nel
-sospetto che dal perfido Fortebracci gli fossero state intercettate le
-lettere, e che risolse d'accorrer subito al sospirato castello. Viaggio
-senza posa di e notte per valli e per monti, fosse pur disagiato il
-sentiero, pur per spingere il suo cavallo sul piu breve cammino, ed
-arrivare il piu presto fra' suoi amici e rivedere la sua diletta
-Selvaggia. Ed invece, ahime! non ne dovea mirar che la tomba!
-
-A narrarne la fortissima doglia non bastando noi stessi, ci soccorre per
-ventura messer Cino medesimo; e perche meglio non potremmo porgerne
-idea, faremo di riportare il Sonetto, ch'ei ne lasciava nel suo
-Canzoniere, in morte di lei; dov'egli ricorda quel suo doloroso
-passaggio, e quell'estremo ufficio d'amore.
-
- Io fui 'n su l'alto e 'n sul beato monte,
- Ove adorai baciando il santo sasso,
- E caddi 'n su quella pietra, ohime lasso!
- Ove l'Onesta pose la sua fronte.
- E ch'ella chiuse d'ogni virtu 'l fonte
- Quel giorno, che di morte acerbo passo
- Fece la donna dello mio cor lasso,
- Gia piena tutta d'adornezze conte.
- Quivi chiamai a questa guisa Amore:
- Dolce mio dio, fa che quinci mi traggia
- La morte a se, che qui giace l' mio core!
- Ma poi che non m'intese il mio signore,
- Mi dipartii pur chiamando Selvaggia,
- L'alpe passai con voce di dolore!
-
-Ne con altri sensi e da credere che messer Cino abbia dovuto sfogare il
-suo doloroso compianto anche allora che sceso da questi monti giunse nel
-seno di quella desolata famiglia al Castel di Vergiole: a quel castello
-da cui prese nome la famiglia de' Vergiolesi, e la donna gentile onde
-massimamente ei fu celebre.
-
-
-
-
-CONCLUSIONE.
-
-
-E noi, a onorar la memoria di Selvaggia dei Vergiolesi, e dell'illustre
-poeta e legista messer Cino de' Sinibuldi che di lei si dolcemente
-cantava, e perche le passate cittadine discordie ammaestrino gli
-avvenire, ci provammo a tessere questo racconto. Or esso qui e compiuto.
-Ma per chi brami d'aver particolare contezza di quel che avvenne dipoi
-delle persone e dei luoghi che vi ricordammo; e perche si sappia quali
-furono i fonti storici d'onde fu tratto, e che nella tessitura di esso
-potemmo conservare senz'alterarli, vi abbiamo aggiunto le seguenti
-notizie.
-
-Fu detto e in qualche cronaca tramandato che le ceneri di Selvaggia
-fossero state deposte dentro la rocca del castel di Sambuca. Partito
-pero di lassu il Vergiolesi con tutti i suoi di parte Bianca, per le
-varie vicende che dovette subir quel castello, qual mano pietosa, pur
-volendo, avrebbe potuto rovistare a suo agio fra quelle mura? Non furono
-esse per molto tempo occupate e custodite gelosamente dall'avverso
-partito, o da altre fiere masnade? E ne' secoli appresso la indifferenza
-a quanto potesse esservi di memorie generose, cavalleresche e gentili,
-non si tento sempre d'insinuarla da chi n'ebbe il potere?
-
-Fu occupato infatti il castello, prima da Castruccio (1324), poi da'
-Fiorentini (1351). E poco fortificato, lo tolse loro con quel di
-Piteccio l'arcivescovo e signor di Milano Giovanni Visconti, per mano di
-Giovanni Visconti da Oleggio capitano delle milizie milanesi, quando,
-impadronitosi di Bologna, scendeva con esse da questi monti a por
-l'assedio a Firenze: finche poco dopo, conclusa la pace fra le citta
-guelfe, fu restituito ai Pistoiesi, che lo munirono di genti d'armi. Il
-castel di Piteccio poi nel 1387 per un incendio fortuito fu interamente
-distrutto. Nel 1401 messer Riccardo Cancellieri, capo de' fuorusciti
-Ghibellini, cacciato di Pistoia dai rivali Panciatichi, sorprese con
-inganno il castello della Sambuca; e favoreggiato da Giovan Galeazzo
-Visconti duca di Milano, in potere del quale voleva porre Pistoia, lo
-tenne per tre anni, e vi fece scolpire lo stemma dei Cancellieri con
-questo motto--per forza. Lo stemma v'e ancora. Ma morto il duca, e
-mancatogli tal sostegno, venne a patti, e restitui il castello ai
-Pistoiesi.
-
-Da quel tempo il castel di Sambuca segui le sorti di Pistoia, caduta con
-Firenze in potere dei Medici; e fino da pochi anni fu sede d'un
-giusdicente. Furon tolti i merli al suo piu alto cerchio di mura che
-davan tuttora il carattere di fortilizio: la rocca di cinta fu affatto
-distrutta, e solo rimase il maschio e la torre pentagona, ma rovinata di
-piu di due terzi. Venuto non son molti anni in poter di un privato, e
-per lui rovistatosi nell'interno, vi si rinvennero armi, scheletri, e
-qualche moneta d'argento e di rame de' tempi della repubblica
-fiorentina. Ma non ebbe alcun restauro; e solo rimangono i suoi ruderi,
-che si scorgono d'assai lontano sul crinale del poggio, come d'un antico
-baluardo di guerra, e come segno di contraddizione fra i popoli italiani
-del medio evo.
-
-Non e da tacere pero che in un campo poco distante dalla cinta del
-castello, fra esso e la chiesetta della Vergine del Giglio, nel 1844
-nello scavare il terreno, fu trovata una cassa di legno d'antica forma,
-ogni mezzo braccio cerchiata di ferro, inchiodata con chiodi tripuntati
-d'ogni parte. Dentro la quale (riferivaci il medico del paese che la
-esamino) era lo scheletro di persona, la cui lunghezza appariva di
-giusta statura: i denti avea tutti e bianchissimi, e sempre attaccati
-alle mascelle: il teschio ben conservato, e da supporlo di giovane
-donna. Per queste ragioni fu giudicato che quello potesse essere il
-sepolcro di Selvaggia: tanto piu che in quel terreno, forse cimitero in
-quel tempo, fu sempre detto esservi esistita una torre, alla quale si
-giungeva per un sotterraneo che movea dal castello. La detta cassa con
-quanto vi era rimase ivi sepolta.
-
-Nella montagna, per quante ricerche si sien fatte, nissun canto popolare
-nissuna leggenda e rimasta di questa gentile. Pero fra i montanini della
-Sambuca pochi son quelli che non dicano che su nella rocca fu sepolta
-madonna Selvaggia. La stessa mancanza di tradizioni popolari si
-riscontra per messer Cino: benche egli nel suo Canzoniere, lo stesso
-Petrarca e tutti i cronachisti pistoiesi attestino del suo amore per
-essa. Solo a ponente del diruto castello di Vergiole, ora villa d'un
-privato, e una rada querceta che ancora serba il nome di--_Prato di
-Cino_.
-
-Quanto alla famiglia dei Vergiolesi vogliam qui far notare, che se
-abbiamo fatto crear cavaliere messer Fredi de' Vergiolesi sul feretro di
-sua madre, era questa una costumanza comunissima fra le repubbliche del
-medio evo, a porger nel popolo idea piu sacra e solenne dei voti, che in
-pro della religione e della patria dovevan farsi dal nuovo ascritto a
-quella milizia. Cosi un altro pistoiese (come narra l'Ammirato nella sua
-Storia), Riccardo di messer Lazzaro Cancellieri, nel 1333 eletto potesta
-di Perugia, per concessione del gonfaloniere di giustizia e dei signori
-Anziani di Pistoia, fu armato cavaliere sulla sepoltura del padre suo,
-da messer Simone Peruzzi cavalier fiorentino a cio deputato.
-
-Di detta famiglia de' Vergiolesi dopo l'abbandono della Sambuca, si
-trova ricordato nelle Storie Pisane del Roncioni un Filippo Vergiolesi
-alla battaglia di Montecatini del 1315 dalla parte de' Ghibellini. Se
-fosse stato il capitan Filippo padre di Selvaggia, doveva essere assai
-vecchio. Ne poteva far meraviglia, pensando che quella era e fu
-veramente l'estrema speranza del suo partito. Con piu probabilita
-nondimeno ci atteniamo all'opinione del Salvi, storico pistoiese, che
-dice avervi combattuto messer Fredi figlio di Filippo. Seguirono le
-stesse parti un Francesco di Detto, andato ad Avignone a pregar
-Vinciguerra Panciatichi che si ponesse a capo de' Ghibellini[9] ; un
-Guidaloste vicario di Modena per l'imperatore: un Tancredi dottor di
-leggi. E sotto il principato si ricorda un Bello di Francesco
-provveditore del Comune. La casata de' Vergiolesi si estinse in Betto di
-ser Francesco nel 1703.
-
- [9] Vicinguerra verso il 1310 tornato a Pistoia ricchissimo, vi fece
- edificare quel grandioso palazzo che ancor vi si vede: quindi, le
- ville di Castelnuovo, di Montebuono, di Cafaggio, di
- Castel-Martini, e la magnifica della Magia; tutte nel circondario
- pistoiese. Mori nel 1322.
-
- _Genealogia e Storia della famiglia Panciatichi_, descritta da
- Luigi Passerini. (Firenze, 1858.)
-
-Che ne fosse del Fortebracci da quel giorno che Musone co' suoi fu
-impiccato, nessuno piu ne seppe. Si parlo per qualche anno d'un romito
-che abitava su per que' monti, ma qua e la come un fuggiasco, e senza
-che alcuno l'avesse visto che da lontano. Poi corse voce che un
-disperato si era precipitato da un di quei poggi, detto il _balzo de'
-corvi_, giu per un burrone della Limentra: e che tutte le notti in quel
-tonfano dov'era caduto si vedesse vagolare una fiammella, che quella
-gente superstiziosa duro a credere la sua anima. Fosse stato (dicevano)
-il Fortebracci costui, che la disperazione e il rimorso l'avessero
-spinto a questo passo? Certo che se la credenza fu invalsa, il tempo e
-il buon senso l'hanno dileguata.
-
-Pel nostro racconto abbiam profittato delle inimicizie private, che,
-secondo la storia, passavano fra la sua famiglia e quella de' Sinibuldi,
-e de' Vergiolesi, e delle parti avverse che ciascuno seguiva; e le
-accalorimmo di piu con una gelosa passione amorosa. Se ad estinguer gli
-odi e i rancori che duravano fra di essi, la missione di pace ci piacque
-di affidarla alla stessa Selvaggia, anche qui possiam dire che il fondo
-della storia gli e vero; leggendosi nel Salvi queste parole: "E perche
-in Pistoia il pubblico bene od il male dipendeva in gran parte dalle
-famiglie de' Fortebracci e de' Vergiolesi, le quali erano state fin qui
-discordi, ed eransi fieramente perseguitate, circa al 1310 si diedero
-giuramento di fedelta, e di esser sempre a scambievol difesa."
-
-E ricordato pur di que' tempi nelle dette storie del Salvi quel Musone
-della Moscacchia con la sua banda, come contrabbandiere ed assassino
-temuto su que' confini.
-
-Non parleremo dell'assedio di Pistoia. Noi fortunati se avessimo saputo
-colorire in parte la breve ma mirabile descrizione che ne lasciava Dino
-Compagni, e l'anonimo autore delle Storie pistolesi, che furono pure i
-principali fonti storici del nostro racconto!
-
-Fra le famiglie pistoiesi che ricordammo, e che tutte, secondo li
-storici, presero parte agli avvenimenti di quel tempo, non ci
-tratterremo a discorrer di quelle omai si famose de' Panciatichi e de'
-Cancellieri.
-
-Fra le altre ponemmo in vista anche quella de' Rossi. Vogliamo notare
-che una parte di questa, con Lapo di messer Re, eletto giudice delle
-cause civili e successo a messer Cino, rimase in Pistoia e vi tenne
-sempre onorevoli uffici. Un'altra invece si suddivise: e alcuni preser
-dimora in Firenze, altri in Pisa, altri in Napoli. E fu dai Rossi di
-questa citta, discendenti in retta linea da que' di Pistoia, che nacque
-Porzia, celebre per le sue virtu, e per aver dato i natali a Torquato
-Tasso, che l'amo sempre di grande amore, grato alla prima educazione che
-da lei ricevette[10] .
-
-[10] Porzia nel 1539 disposata a Bernardo Tasso, fu figlia d'Jacopo di
- Piero di Ranieri de' Rossi: il quale ebbe pure due maschi, Lodovico
- e Francesco, e un'altra figlia, Ippolita, dalla consorte Lucrezia
- de' Gambacorti di Pisa.
-
- _Memorie manoscritte della famiglia de' Rossi di Pistoia_,
- esistenti presso di essa. Notizie biografiche di _Porzia de Rossi_
- pubblicate da _Giuseppe Tigri_ per le Nozze _De Rossi_ e
- _Rucellai_, Pistoia 1871.
-
-Simone di Filippo Reali da Pistoia, che abbiamo veduto seguir con l'armi
-le sorti del Vergiolesi, fu vicario di tutta la Lunigiana per Arrigo
-imperatore: poi nominato da lui signor di Gaddo e Montechiaro in
-Piemonte; e nel 1331 luogotenente di Giovanni re di Boemia in Pistoia
-per distaccarla da' Fiorentini.
-
-Si puo argomentar facilmente che que' giovani Ghibellini, che da Firenze
-venivano in aiuto del Vergiolesi, per poco tempo rimanessero prigionieri
-a Bologna, come coloro che i piu appartenevano alle primarie famiglie di
-Firenze, con la qual citta Bologna allora aveva stretta alleanza.
-
-Quanto alla storia della Pia, abbiamo consultato i documenti sanesi,
-pubblicati da B. Aquarone. Siena per F. Gati, 1865.
-
-Ci rimane ora a parlare di messer Cino. E a brevi tratti ne continuiamo
-la vita, perche anche fra 'l popolo sia piu noto, di quel che non e,
-l'ingegno ed il merito di si gran cittadino. Gia abbiamo detto con qual
-nobil proposito si era recato a Milano. Cola, o forse a Chambery reduce
-da Losanna ove pote aver visitato l'imperatore, assunse l'ufficio
-d'assessore di Lodovico di Savoia. Questi, costituito senatore romano da
-papa Clemente V, che sulle prime favoreggio la calata in Italia
-dell'imperatore; con altri ambasciatori imperiali veniva appunto di quel
-tempo in Firenze per disporlo, benche indarno, a far buona accoglienza
-ad Arrigo; sarebbe poi passato a Roma con 500 cavalli a prepararvi per
-esso la solenne incoronazione. Cino allora doveva esser con lui, di poco
-avendolo preceduto nel passaggio dell'Appennino per fermarsi alla
-Sambuca.
-
-Frattanto l'imperatore movendo di Svizzera con pochi cavalli, passo la
-montagna per le terre di suo cognato Amedeo V, conte di Savoia,
-senz'armi perche il paese era sicuro. Amedeo che era andato incontro ad
-Arrigo, e lo aveva festeggiato con regia pompa a Chambery, lo accompagno
-in Italia con molto stuolo de' suoi gentiluomini. Amedeo, Filippo e
-Lodovico di Savoia erano tutti per lui.
-
-Quali si fossero le eminenti virtu di Amedeo, il cui nome fu tramandato
-ai posteri col titolo di _grande_, basta consultare il conte Cibrario,
-l'illustre storico di Casa Savoia, e sapremo com'egli fu in continua
-guerra con vari principi di qua e di la dall'alpi per mantenere integri
-i diritti del principato, per lui accresciuto di nuovi acquisti nel
-Genovese, in Savoia, e nel Piemonte; si, che narra una cronaca, che egli
-si trovasse a trentacinque assedi. Allo spirito marziale aggiunse
-ingegno colto e gentile. Viaggio piu volte in Francia, nelle Fiandre, in
-Inghilterra. In Italia visito la Toscana, e per tre volte Roma, perche
-amantissimo e protettore delle arti belle. Ne minor celebrita si
-acquisto nelle cose civili. Diminui le contese di famiglia, e i
-contrasti di successione si frequenti a' suoi tempi; e fu il primo che
-dettasse una legge di successione con ordine di primogenitura fra i
-maschi ad esclusione delle femmine. Organizzo e concentro i poteri dello
-Stato; favori i Comuni, e abbasso l'alterigia de' baroni, per unificare
-e fondere insieme genti varie e divise, favorendo cosi l'industria, il
-commercio e la generale prosperita.
-
-Ma fra tante nobili imprese, bella e memorabile e la parte che sostenne
-presso di Arrigo. Narran gli storici che, giunto l'imperatore ove
-dall'alto del Moncenisio s'incomincia a scorger l'Italia,
-inginocchiatosi, ad alta voce prego Dio che lo serbasse illeso fra la
-rabbia de' Guelfi e de' Ghibellini. Il che udendo Amedeo, disse ad
-Arrigo, che in pro dell'Italia il miglior consiglio era quello di non
-favorire piu l'una parte che l'altra, ma soffocare gli odi e gli sdegni,
-e ogni seme di discordia fra gli estremi partiti. Nobil proposito, che
-nella dinastia di Savoia perduro sempre fino ai di nostri, ne' quali
-ebbe in sorte di vederne i salutevoli effetti. La qual dinastia
-dappoiche comincio a regnare, adopratasi per tanti secoli col senno e
-con la mano a farsi potente e gloriosa, e favorire la causa nazionale,
-bene oggimai dal voto unanime della nazione pote meritarne col supremo
-potere la debita ricompensa. E meglio per Arrigo e per lo scopo
-propostosi, se, giusta l'avviso d'Amedeo di Savoia, giunto in Italia non
-avesse fatto altro che metter pace fra le divise citta! Ma gittatosi
-troppo dal partito de' Ghibellini, da' quali accetto protezione e
-danari, ebbe dai Guelfi odio implacabile, e forse anche la morte!
-
-Messer Cino, dopo la mala accoglienza avuta con l'imperiale ambasceria a
-Firenze; dopo le vicende tumultuose di Roma, e dentro breve termine dopo
-la morte dell'imperatore a Buonconvento, non e a dir quanta doglia in
-quel core caldissimo d'amor patrio dove provare, di gia esacerbato per
-la perdita di Selvaggia! Dell'una e dell'altra ne pianse in versi e per
-lettere con gli amici i piu intimi. In prima con Dante suo per ambedue
-le cagioni: e con lui amicissimo continuo la corrispondenza nell'esilio:
-come ne attesta una lettera latina di Dante a Cino, ritrovata
-dall'illustre dantofilo Witte, con questa direzione: "_All'Esule
-Pistoiese il Fiorentino [pg!302] immeritatamente sbandito, per lunghi
-anni salute, e ardore di perpetua carita_;" e dove a confortarlo per le
-uguali sciagure, conchiude: "_Io ti esorto, fratello carissimo, ad esser
-paziente contro i dardi di Nemesi._" Scrisse a Messer Guido Novello una
-bella canzone in morte di Arrigo; poi per Selvaggia ad Agaton Drusi di
-Pisa; all'amato Gherarduccio Garisendi da Bologna, a Cecco d'Ascoli, e
-ad Onesto Bolognese.
-
-Ma e pero vero che la sventura, come avviene ne' nobili spiriti, non sol
-non l'affranse, ma pote ritemprarlo di vigoria, e di novelle forze
-intellettive: e per esse, e nel pensiero della donna sua (perche di rado
-incontra che uomini di gran cuore e d'ingegno non abbiano avuto nella
-sventura una pia immagine di donna a confortarli) s'accrebbe in Cino la
-brama che Selvaggia gli aveva ispirato, quella, cioe, com'ei disse, di
-_seguir l'alto stato_. Da quel tempo infatti ei cerco l'unico e il piu
-nobil conforto ne' suoi studi di legge.
-
-Secondo il suo dotto biografo il professore Sebastiano Ciampi, gia fino
-dal 1312 aveva posto mano al celebre _Commento su i nove libri del
-Codice_; e gia nel luglio del 1314, compiuto con mirabile speditezza si
-dotto lavoro, e insignito della laurea dottorale, per quest'opera
-principalmente fu dichiarato il piu illustre giureconsulto dell'eta sua.
-Scrisse inoltre le _Addizioni all'Inforziato_, e ad altri libri di gius
-imperiale _sulle successioni ab intestato_: e infine altra opera non
-meno elaborata _sul Digesto vecchio_, composta in appresso per uso de'
-suoi scolari. Delle quali opere, non che delle Rime, tanta stima in ogni
-tempo fu fatta, che si pubblicarono varie edizioni[11] .
-
-[11] Delle opere legali di messer Cino, fra Codici e edizioni a stampa,
- se ne conoscono dieci. Dei Codici del Commento, uno e quello della
- citta di Chartres; l'altro di quella di Torino; un terzo della
- Magliabechiana di Firenze. Delle edizioni di esso Commento la prima
- e quella di Pavia del 1483 che si conserva nella libreria dei
- canonici della cattedrale di Lucca: poi quella di Venezia del 1493,
- che e fra i libri della Palatina di Firenze. Quella edita e
- illustrata dal Cisnero a Francoforte sul Meno nel 1578 reputata
- delle piu belle. E ricordata dall'Ughelli un'edizione con chiose
- delle Addizioni all'Inforziato, senz'altro. Sul Digesto vecchio
- l'edizione di Lione del 1526. Sul Trattato delle successioni quella
- di Venezia del 1570. E sul Codice e il Digesto vecchio una preziosa
- e piu antica del 1547, presso Filippo Rossi-Cassigoli di Pistoia,
- nella sua completa _Biblioteca Pistoiese_, che con tanto studio e
- grande amore ha raccolto.
-
- Delle Rime poi si hanno due antiche edizioni. Una pubblicata dal
- Pilli, Roma 1559; l'altra da Faustino Tasso, Venezia 1589. Senza
- ricordar quelle sparse dipoi in varie raccolte, ne avemmo tre
- edizioni su i primi di questo secolo, riscontrate su molti Codici
- (de' quali si noverano fino a quattordici), e pubblicate per cura
- del professore Sebastiano Ciampi: la terza delle quali, la piu
- completa, in Pistoia pe' tipi Manfredini 1826, con un dotto
- discorso del Ciampi stesso intorno alla vita e alle opere
- dell'autore. Un'ultima edizione delle Rime di Messer Cino, con
- cenni sulla vita e sulle opere, fu pubblicata a Firenze pe' tipi
- Barbera 1862 ordinata con molta critica, insieme ad altre del
- secolo XIV, dal professore Giosue Carducci.
-
-Nel Commento, com'egli stesso se ne dichiara, miro a raccoglier quanto
-di meglio era stato esposto dai glossatori di legge, con la maggior
-brevita, e con novita di metodo e di dottrina. Sicche a ragione puo
-dirsi che in Italia, poiche fu ripresa l'antico studio della romana
-giurisprudenza, niuno degl'interpreti della prima scuola da Irnerio sino
-all'Accursio, e da questo al celebre Bartolo, sia stato superiore al
-Sinibuldi per la intelligenza ed esposizione delle leggi romane.
-Negletto infatti l'antico sistema speculativo, con modo analitico
-procuro dapprima di rintracciar la ragione e lo spirito della legge:
-sottopose quindi ad un critico esame, e sciolse le proposte obbiezioni
-sia degli antichi che de' suoi tempi, e quelle pure di Dino stesso che
-gli fu maestro, dal quale talora dissente. Sono infine nel suo Commento
-le prime linee d'un corso di giurisprudenza, cui alla filosofia e alla
-critica vada congiunta tutta la erudizione de' tempi suoi, senza che
-l'aridita della materia abbia vinto o corrotto lo stile, apparendo anzi
-quel suo latino fluido e dignitoso, e alcuna volta elegante.
-
-A questi pregi che onoran l'ingegno dello scrittore, sono da aggiungere
-pur quelli non meno stimabili, derivati dalla mitezza della sua indole.
-Perche, come costa dal suo Commento, fu nimicissimo della disputa e
-d'ogni passion personale. Odio quella ch'ei chiama immortalita delle
-liti, quella lungaggine, cioe, alimentata dall'avarizia e venalita dei
-curiali; e nel dubbio stette sempre a' principii della sana morale.
-
-In politica Ghibellino, come abbiam detto, riprovo gli eccessi del suo
-stesso partito. La sua opinione sul papa e sull'imperatore, e sui loro
-distinti e particolari poteri, si riassume in queste parole del suo
-Commento, lib. 1, tit. 1: "_A Deo procedit imperium et sacerdotium. Ergo
-temporaliter sub imperio omnes populi omnesque reges sunt, sicut sub
-papa sunt spiritualiter._" La stessa opinione di Dante amico suo, e
-legato con lui ne' medesimi intenti.
-
-Non e meraviglia pertanto se per tanti e si rari meriti, che rivelo poi
-ampiamente nei suoi scritti di gius civile, fosse riverito come
-l'oracolo del tempo suo; e anco ne' secoli appresso, nella Germania come
-in Italia, la sua autorita fosse consultata, e avuta in pregio pur
-sempre.
-
-Non appena infatti si divulgo la sapienza del Commento del Sinibuldi,
-che molte Universita lo dimandarono fra' loro lettori. E dapprima, dal
-1318 lesse per tre anni all'Universita di Trevigi. Quindi dal 1323 al 26
-lesse in quella di Siena, dov'ebbe a colleghi Andrea da Pisa e Federigo
-Petrucci, e leggevano in medicina Gentile da Foligno e Braccino da
-Pistoia. Ma la sua maggior gloria gli venne dalla lettura ch'ei fece
-alla Universita di Perugia: sempre d'Ordinaria e Straordinaria civile, e
-non mai di legge canonica, come per errore fu detto. Gli derivo questa
-gloria da un insolito concorso di uditori, e dallo avervi avuto scolare
-il celebre Bartolo. Firenze infine nel 1334 lo appellava fra le sue
-mura, ove pure ebbe cattedra di leggi civili, essendogli collega nelle
-canoniche il dott. Recupero da S. Miniato. Fu in quest'anno che nominato
-gonfaloniere della citta di Pistoia, a cagion della cattedra non pote
-accettare.
-
-Nel 1336 tornato alla sua terra natale, dove sperava un riposo alla
-grave eta, e alle lunghe e dotte fatiche, infermatosi gravemente, ai 23
-dicembre di detto anno provvide con suo testamento alla moglie, che fu
-Margherita di Lanfranco degli Ughi pistoiese, e alle figlie, Diamante,
-Beatrice, Giovanna, e Lombarduccia: e lasciato erede universale il
-nepote Francesco, figlio di Mino suo, che gli era premorto, nel giorno
-veniente passo da questa vita.[12]
-
-[12] La casata de' Sinibuldi si estinse nel 1497.
-
-La sua morte fu onorata di compianto dall'istesso illustre suo
-ammiratore e imitatore, il Petrarca, in quel Sonetto:
-
- Piangete, donne, e con voi pianga Amore,
- . . . . . . . . . . . .
- Poiche il nostro amoroso messer Cino,
- Novellamente s'e da noi partito.
-
-E in altro lo immagino nella terza sfera insieme a Dante: e nel Trionfo
-d'Amore lo ricordo con Selvaggia, insieme a Dante e Beatrice, con quei
-versi che abbiam posto per titolo al principio di questo racconto.
-
- Ecco Dante e Beatrice, ecco Selvaggia
- Ecco Cin da Pistoia; . . . .
-
-Lo stesso Boccaccio "_terzo fra cotanto senno_" volle onorare il nostro
-messer Cino in un Sonetto in morte del Petrarca, ponendolo in schiera
-con gli altri poeti d'amore, allorche disse:
-
- Or con Sennuccio, con Cino e con Dante
- Vivi sicuro d'eterno riposo.
-
-Quel giorno fu per Pistoia pubblico lutto; e con le piu solenni esequie
-che a si gran cittadino si convenissero, ebbe, com'ei bramo, in
-cattedrale onorevole sepoltura. Quindi per decreto del Comune, e per
-opera dello scultore Cellino di Nese da Siena, gli fu eretto l'anno dopo
-nel detto tempio un magnifico cenotafio marmoreo. E in questo monumento
-lo scultore rappresentando, in piccole figure in rilievo, Cino in
-cattedra fra' suoi scolari insegnante diritto civile, con gentile
-pensiero, a far compiuta la sua apoteosi, raffigurava da un lato una
-donna che, da alcuni creduta la poesia, da altri non senza ragione fu
-reputata Selvaggia; la ispiratrice, com'ei disse, della sua mente "_a
-odiare il vile e seguir l'alto stato_."
-
-Pero mentre oggi ogni provincia d'Italia con nobile emulazione innalza
-monumenti a' suoi figli piu celebri; a chi meglio che a Cino dei
-Sinibuldi si converrebbe una statua? Degnamente opiniamo sarebbe
-innalzata a colui, che fu grande amatore della patria, maestro
-dell'italico idioma e del bel poetare; che congiunse con raro esempio le
-amene lettere alle severe discipline della giurisprudenza, ed ebbe fama
-si pura e si universale.
-
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-
-Nota del Trascrittore
-
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
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-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SELVAGGIA DE' VERGIOLESI ***
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-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg(tm)
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-Project Gutenberg(tm) is synonymous with the free distribution of
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-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
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-learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and
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-Foundation web page at http://www.pglaf.org .
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-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
-Foundation
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-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the state
-of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue
-Service. The Foundation's EIN or federal tax identification number is
-64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
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-full extent permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
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-The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
-Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
-throughout numerous locations. Its business office is located at 809
-North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
-business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
-information can be found at the Foundation's web site and official page
-at http://www.pglaf.org
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-For additional contact information:
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- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
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-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation
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-increasing the number of public domain and licensed works that can be
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-with these requirements. We do not solicit donations in locations where
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-International donations are gratefully accepted, but we cannot make any
-statements concerning tax treatment of donations received from outside
-the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
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-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other ways
-including checks, online payments and credit card donations. To donate,
-please visit: http://www.gutenberg.org/fundraising/donate
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-Section 5. General Information About Project Gutenberg(tm) electronic
-works.
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-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg(tm)
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
-with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
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