diff options
| author | Roger Frank <rfrank@pglaf.org> | 2025-10-14 20:02:02 -0700 |
|---|---|---|
| committer | Roger Frank <rfrank@pglaf.org> | 2025-10-14 20:02:02 -0700 |
| commit | 8380041d662cf986928393bc5670b8fee9c1fa44 (patch) | |
| tree | 1bb03ca05582bd4e796b17a3be1a48344f733267 | |
| -rw-r--r-- | .gitattributes | 3 | ||||
| -rw-r--r-- | 34640-8.txt | 4435 | ||||
| -rw-r--r-- | 34640-8.zip | bin | 0 -> 57614 bytes | |||
| -rw-r--r-- | LICENSE.txt | 11 | ||||
| -rw-r--r-- | README.md | 2 |
5 files changed, 4451 insertions, 0 deletions
diff --git a/.gitattributes b/.gitattributes new file mode 100644 index 0000000..6833f05 --- /dev/null +++ b/.gitattributes @@ -0,0 +1,3 @@ +* text=auto +*.txt text +*.md text diff --git a/34640-8.txt b/34640-8.txt new file mode 100644 index 0000000..2a01b48 --- /dev/null +++ b/34640-8.txt @@ -0,0 +1,4435 @@ +The Project Gutenberg EBook of Il pedante, by Francesco Belo + +This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with +almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Il pedante + Commedie del Cinquecento + +Author: Francesco Belo + +Editor: Ireneo Sanesi + +Release Date: December 13, 2010 [EBook #34640] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL PEDANTE *** + + + + +Produced by Claudio Paganelli, Barbara Magni and the Online +Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (Images +generously made available by Editore Laterza and the +Biblioteca Italiana at +http://www.bibliotecaitaliana.it/ScrittoriItalia) + + + + + + + COMMEDIE + DEL CINQUECENTO + + + A CURA + DI + IRENEO SANESI + + + VOLUME PRIMO + + + + BARI + GIUS. LATERZA & FIGLI + TIPOGRAFI--EDITORI--LIBRAI + 1912 + + PROPRIETÁ LETTERARIA + + GENNAIO MCMXII--30148 + + + + +IL PEDANTE + +DI FRANCESCO BELO + + +PERSONE + + CURZIO amante + PRUDENZIO pedante + REPETITORE del pedante + RUFINO servo + MALFATTO servo + LUZIO scolaro + MINIO scolaro + TRAPPOLINO regazzo + MASTRO ANTONIO sonatore + FULVIA donna + IULIA donna + LIVIA giovane + RITA serva + CECA serva. + + + + +PROLOGO + + +Silenzio. Oh! spettatori, che ciccalar è questo? Di grazia, lasciate un +po' questi vostri ragionamenti e ricordatevi che questo luogo non è +Banchi ove si tiene el mercato delle usure e simonie e distupri e +adultèri. E voi altri lasciate, di grazia, el mottegiare e 'l burlare +altrui. Bastive l'avere ragionato un pezzo e aver vaghezzato a vostro +modo. E credo bene che chi vi cercassi ai piedi vi trovarebbe forsi +altro che sputo. Questi pedanti me intendono meglio ch'io non lo so +dire. Che spegner è quello che si fa colá sú? Olá! Io dico bene a te, +sí, della... Uhu! Vedi ch'io ti chiamarò a nome. Che bisogna che tu ti +cacci cosí drieto a colui? Orsú! Di grazia, assettatevi el meglio che +voi possete, se non che se spegneranno i lumi e poi farete le comedie +alla muta. Odi, odi quel vizioso che dice con quell'altro diavolo:--Fa' +che li spenghino, ché me vorria mettere intorno a queste donne e +levargli quelle gioie e quei pendenti.--Ma tu non sai che vi potresti +lasciar i tuoi? E se tu non sei savio, tu sarai balzato peggio che non è +quel buffon da bastonate dell'asino. Odi quell'altro che dice:--Costui è +un gran bravo.--Son bravo per certo, quando bisogna, com'ora. E non +guardate ch'io sia giovane; ché ne ho date molte piú di punte, come piú +pericolosi colpi degli altri, che non n'ho rillevate. E forsi che +qualcuno ch'è qui ne può essere buon testimonio: ch'io non fo come fan +molti che portono la spada per fare el crudele coi servitori e con le +donne e stan sulle brusche cere, sul tagliar dei mostacci e brusciar +delle porte e 'l far de' Trentuni. Ma dove diavolo mi sono io lasciato +trasportar dalla còlera? Perdonatemi. Colui ne è stato cagione. Di che +ragionavo io? Ah sí!... pregavo questi giovani, e cosí vi priego voi che +desiderio avete de odire e intendere le cose del nostro Belo, che state +cheti e che allargate e aprite bene el buco degli orecchi acciò che vi +entri el senso de questa nostra comedia: ché, sí come voi sète capaci e +buoni retentori delle altre materie, che non vi si abbi ad imputare a +pecoragine el non aver tenuto bene a mente questa e massime non vi si +facendo, per ora, altro argumento; ben che mi rendo certo che voi non +farete vergogna né a voi né al vostro precettore, avendovi egli, sí come +è il dover, fatt'una buona memoria locale. Questi piú attempati so che +non bisogna ch'io li avvertisca; ché, sí come persone ripiene e di senno +e di discrezione, benché si dica ch'ella è morta, taceranno. Quest'altre +donne son certo che, per esser savie e avendo sentito riprender voi, si +achetaranno, di sorte che pareranno mutole: ancor che elle, in simili +luoghi, el piú delle fiate, parlino piú coi gesti che con la boca e +fanno intendere a cenni tale che non ha né occhi né lingua. Ma, pur che +voi non parliate, i' non mi curo del resto. Pur io vi veggio, mercé +della vostra buona natura, tutte modeste e savie; e son certo che +starete in ordine con vostro sommo piacere, aprendoci ben sú l'occhio +per ricevere el nerbo o il verbo substenziale, per dire meglio, dei +nostri ragionamenti. Ma avvertite, di grazia, di non pigliar a riverso +el cotale, cioè il parlar nostro, come solete far qualche volta, per +giuoco, con chi par a voi: ché io me nne adirarei; benché voi non sète +sole, ch'oltr'ai giovani, buona parte di questi attempati vi tengono +compagnia e piú quegli che nelle infelice corti, refugio di affamati e +ricetto d'ignoranti, si allevono. La comedia è nova... Ecco ch'io sento +giá sollevati i murmuratori che non possono star piú cheti. Diavolo, +crepagli! Che avete? che vi manca? di che borbottate? Perché ho detto +«nova», eh? Che volévivo forsi ch'io vi dicessi «vecchia»? Dio me nne +guardi ch'io presenti alle Signorie Vostre cose che vi facessino +stomacare! O non sapete voi che le cose vecchie vengono in fastidio e +sanno di vieto? E, che sia el vero, adimandatene a questi giovani che, +come se lle dice «l'è una vecchia», l'abborriscono e vi sputano su come +che se avessino preso l'assenzio: oltra che le fugono, le biasmano, le +vituperano e chiamanole streghe, maliarde, ruffiane, dispettose, +ammazzapulce, rempiture del mondo e simile altre novelle. E, secondo me, +non dicono la bugia. El medesmo fanno quest'altre giovane delicate che, +come se li parla de qualche vecchio, tu le vedi quasi venir meno +dall'angoscia; e tanto piú quanto se imbattono in certi aguzzi, saputi, +inferruzzati, con le barbe e' capegli coloriti, che gli par loro di +esser el gallo della contrada e non si accorgeno che pute loro el fiato +o che han gli occhi guasti e di continuo gli colano e, quando sputono, +fan certe gongole che verrebbono a schifo ai frati e sempre hanno uno +starnuto e una corregia in ordine. Ed elle son savie a fugirli: +altretanto ne farei io. Sí che, per questo, ve ho ditto ch'ella è nova, +per ciò che tutte le cose nove piacciono e dilettono ad ognuno. State, +adunque, cheti; e avvertite a non far cosa per la qual io ne abbi da far +chiavare qualcuno di voi, a mal modo, in una pregione. La comedia si +chiama _El pedante_, quale è persona che, con le lettere in mano, +defenderá le ragioni sue. Né avete da pigliarve fastidio perché ella sia +volgare, essendosi fatto a buon fine e per compiacer ai piú. Ma, se +l'auttore avessi pensato che, per farla latina, vi fosse stata piú +accetta, egli si sarebbe ingegnato, se non in tutto, almeno in parte, di +contentarvi; e, se pur egli a ciò non fossi stato buono, si arebbe fatto +aitare dal suo pedante. E, se i latini non fossino stati tali quali le +Signorie Vostre avessino meritato, sarebbero stati almeno come sonno +quelli de questi affumati procuratori che parlono peggio de un todesco +quando si sforza de parlar italiano: ché 'l maggior piacere che +potessino avere sarebbe che si abrusciassi e Diomede e Prisciano co' +quali di continuo stanno in briga; e, pur che li venghi ben fatto, non +si tengono a conscienzia, sotto le paci e le pigierie, rompergli el capo +e farli el peggio che possono. Questa cittá è Roma. So che tutti la +cognoscete. E, perché questi recitanti han ditto a questi musici che +sonnino, io me nne andarò. E voi state cheti. + + + + +ATTO I + + +SCENA I + +CURZIO amante, RUFINO servo. + + +CURZIO. Ell'è pur vero el proverbio che i despiaceri e i piaceri non +sogliano mai venir soli. E, che ciò sia, in me misero e infelice veder +si puote: ch'allevatomi al servizio del mio signore, dal quale +giustamente gran premio delle mie lunghe fatighe aspettavo in guidardone +di mei mal spesi anni, mi ha contra mia voglia dato moglie. Che sia +maledetta tanta ingratitudine che oggidí si vede in questi nostri +signori regnare! che, non sí tosto dai miseri servitori el servizio han +ricevuto, che l'han posto in oblio. Tristo a chiunque si fida di loro! +ché, insino ch'elli hanno necessitá del fatto tuo, t'empromettono, ti +giurano, vogliano teco partire el Stato e darti le migliaia de scudi +d'intrata e fannoti mille scritture, mille patenti, mille oblighi, ch'in +ogni altra persona ch'ad onorato vivere attende vituperevole cosa +sarebbe; per ciò che, come non hanno piú di bisogno di te, ti stracciono +quanti contratti, quante scritture te hanno fatte e quello che giá fu +tuo donano ad un altro e, se tu ti lamenti, cercono di farti uccidere e +pensono che 'l mancar di fede sia loro molto onorevole e, se pur voglino +mostrare de favorirti, ti dánno moglie sí come a me el mio signore ha +fatto. Che tal contentezze veggia in lui qual egli ave data a me che, +contra mia voglia, me l'ha fatta sposare! E sonno oggimai passati dui +anni che, da che seco celebrai le nozze, me partii e vagando per il +mondo a guisa di un desperato, ramaricandomi di me stesso che troppo +alle lusinghevole sue parole ho creduto, ne sono andato: non perché io +non mi aveggia ch'ella non sia nobile, savia e da bene; ma per ciò +ch'io cognosco che questi signori, come ti hanno dato moglie, par loro +di averti ristorato d'ogni tua fatica e, il piú delle fiate, te lla +dánno a pruova. Oltr'a ciò, non fui sí tosto giunto qui in Roma ch'io +arsi e ardo nell'amore di una belissima giovane e sí fattamente ch'altro +che l'amata vista di suoi begli occhi sereni, che 'l sole di splendore +avanzano, veder non desidero. E giá mi trovo tanto innanzi nel sfrenato +appetito trascorso e seco venuto a tale (per esser povera) che spero in +breve venir a capo di qualche mio buon disegno. Voglio andar, prima che +sia piú tardi, sino in Banchi. Parte vederò se mi fossino ancor venuti +danari da casa. O Rufino! + +RUFINO. Signore, che volete? + +CURZIO. Vien fuori e piglia la cappa; e spácciati. Che cosa fai? + +RUFINO. Andiamo. Io sono in ordine. + +CURZIO. Dimmi un poco, or che me ricordo: parlasti tu mai con la serva +di Iulia? + +RUFINO. Io vel dissi pur iersera; ma voi non me ci desti orecchie. + +CURZIO. Io avevo altro in capo, a dirti el vero. Ma pur, che ti disse? + +RUFINO. Ella è mezza contenta; e spero... Basta. + +CURZIO. Come mezza contenta? Fa' ch'io te intenda. + +RUFINO. Volete altro, che si contentará di fare quanto vorrete voi? + +CURZIO. Dio lo voglia, ch'io, per me, non lo credo. + +RUFINO. Sará cosí certo. Ma... + +CURZIO. Ma che? Ché non parli? Che vòi dire? + +RUFINO. Voglio dire che ci è peggio, se Dio non vi aiuta. + +CURZIO. Come peggio? + +RUFINO. Peggio, signor sí: ch'ella ha un altro innamorato. + +CURZIO. Un altro innamorato? Va', ch'io non tel credo. + +RUFINO. Non è articolo di fede; ma ve ricordo ch'a tal otta lo +potrestivo credere, che vi rincresceria. + +CURZIO. Come che me rincresceria? Parlame chiaro. + +RUFINO. La chiarezza è questa: che ci è chi la vole per moglie. + +CURZIO. E chi è questo prosuntuoso? + +RUFINO. È un pedante poltrone. + +CURZIO. Io so chi vòi dire, adesso. I' non ne ho paura di costui. Ma che +certezze ne hai tu di questo? + +RUFINO. Hamelo detto Filippa ch'io vel dica. E io dubito che non vi +sturbi. + +CURZIO. Sturbar lui mene? + +RUFINO. Signor sí. È perché non sapete che le donne sempre se attacano +al peggio. + +CURZIO. Guardise pur ch'io non gl'impari a far le concordanzie a suo mal +grado. Lui non mi deve cognoscere anco, ah? + +RUFINO. Voi avete el torto, ché le cose belle piacciono a ognuno. + +CURZIO. Tel concedo, questo. Ma non cognosce lui che quella non è farina +da' suoi denti? + +RUFINO. Anzi, lui si pensa che, per aver quattro letteruzze affumate, +che tutte le donne di questa cittá siano obligate a volergli bene. + +CURZIO. Non ne parliam piú. Caminamo: ch'io voglio che tu vadi poi +insino a casa di Filippa e che concludi el tutto. E promettegli ciò +ch'ella vuole. + +RUFINO. Se io gli prometto ciò ch'ella vole, noi stiam conci! + +CURZIO. E perché? + +RUFINO. Per ciò che non gli basteria un papato. + +CURZIO. Se intende ch'ella abbi a chiedere cose possibili e non quelle +che non si ponno. Si sa bene ch'io non sono bastante a dargli delle +stelle del cielo. + + +SCENA II + +LUZIO e MINIO scolari, CECA serva. + + +LUZIO. Lassame caminare, ché 'l mastro non me dia un cavallo; ché me par +sia troppo tardi e sai che sempre me fa sdelacciare le calze e me alza +la camisa e me dá, qualche volta, con una scuriata cosí grossa cotta +nell'aceto. Io ho robbato un pezzo de legno in casa per scaldarme, +adesso che fa freddo. E sai che lo mastro vole che oggi incominci li +latini per li passivi e poi me vole leggere la _Boccolica_. Ma, alla +fé, poi ch'io sono qua, voglio chiamare Minio e vedere se vole venire +con esso meco alla scola: ben che lui non impara se non la santa croce. +Tic, toc. + +CECA. Chi è lá? + +LUZIO. Ècci Minio, in casa? + +CECA. Sí, è. Che ne vòi fare? + +LUZIO. Ditegli se vol venir alla scola. + +CECA. Sí, sí. Aspetta. + +LUZIO. Cosí farò. Oh! cagna! come l'è fresco, stamattina! Alla fé, ch'io +mi sono levato troppo a buon'ora. E me sono scordato de fare collazione, +ch'è peggio: benché madonna me ha dato un quatrino ché me ne cómpari una +ciambella. + +MINIO. Oh! bon dí, Luzio. + +LUZIO. Buon dí e buon anno. Vòi venire? + +MINIO. Sí, voglio. Andiamo. + +LUZIO. E dove è lo legno che tu porti? + +MINIO. Eccolo, e è piú grosso che non è lo tuo. + +LUZIO. Non è vero. Attenta un po' come pesa lo mio. + +MINIO. Gran mercé, ché lo tuo è piú bagnato! Per ciò... + +LUZIO. E lo mio è piú meglio. Ma dimme un po': chi era quella ch'era +alla finestra? + +MINIO. Era la fantesca. + +LUZIO. Me credevo che fussi tua madre. + +MINIO. No. È piú bella madonna mia. Ma non sai, Luzio, ch'io ho una +sorella che lo mastro li vole bene? E per ciò non me dá delli cavalli +come fa a te. + +LUZIO. Ed essa vuole bene a lui? + +MINIO. Credo de sí, io. E lo mastro me ha promesso delli quatrini, veh! + +LUZIO. Io non lo sapevo, questo. + +MINIO. Manco lo sa madonna. + +LUZIO. Alla fé, ch'io gli voglio dire se se vole innamorare de sòrema +ancora ma che non voglio mi dia delli cavalli. + +MINIO. Caminamo, ché non ci veda fermati: ché non dicessi che facemo le +tristizie. + + +SCENA III + +FULVIA donna, RITA serva, CECA serva. + + +FULVIA. Non bisogna, Rita mia, ch'al primo né al secondo assalto della +Fortuna ci sbigottiamo: ch'ancor che questa buona donna, madre de questa +giovane della quale sí sconciamente el mio consorte, sí come saputo +avemo, è invaghito, mostri non contentarsi ch'io, misera! in cambio +della figliuola con esso lui mi giaccia (sí come saria el dovere, +ch'elli è pur mio marito, del quale ora la mia sciagura e la mia +disgrazia, senza colpa o cagione, privata me ne hanno), spero che la +ragione che mi assecura a chiedergli le cose giuste e oneste la fará +condiscendere ai voti mei. + +RITA. Grande errore fue, per certo, a farvi sposare, se ei non se ne +contentava; e voi, perdonatemi, poco savia fosti a prenderlo. + +FULVIA. E che ci potevo fare io? Homelo forsi tolto da me? Certo che +non; e tu lo sai. + +RITA. Orsú! Poi che avete questa fantasia, quanto piú presto possete +cacciatevela; ché le cose che indugiano pigliano vizio. + +FULVIA. Io ho caro, Rita, che tu sia sempre stata meco in compagnia: ché +della vita e fede mia verso di lui ne potrai far buona testimonianza; +ch'io so ch'elli avea gran fede in te. + +RITA. Madonna, el luogo ove che noi ci troviamo e la buona e onorevole +pratica delle sante donne ove voi state saranno cagione di rendervi +chiara senz'altri testimoni apresso di lui. + +FULVIA. Ecco la casa. Idio ci aiuti, ché costei ci dia buona risposta. + +RITA. La dará bene, sí. Aspettate, ch'io pichiarò. Tic, toc. + +CECA. Chi è lá? che adimandate voi? + +RITA. Ècci la vostra patrona? + +CECA. Sí, è. Perché? + +RITA. Per bene. Madonna Fulvia mia patrona gli vorria parlare. + +CECA. Aspettate, che or ora li farò l'imbasciata. + +RITA. Tornate presto, di grazia. + +FULVIA. Accòstate in qua, Rita, acciò che non paia ch'io stia sola; ché +tu sai ch'alle male lingue non mancaria che dire. + +RITA. Costei si sará forsi rotto el collo, ché bada tanto a darci la +risposta. + +FULVIA. Qualche cosa deve aver a far, lei. Lassala pur stare. + +RITA. Volete ch'io ripichi? + +FULVIA. No, no; ché non dicessino pur cosí che noi avemo del fastidioso. + +CECA. Oh! Madonna, perdonateme se io sono stata troppo a ritornare, ché +sono corsa drieto alla carne che si portava la gatta... volsi dire, la +gatta si portava la carne. + +FULVIA. Ben, che dice la tua patrona? + +CECA. Che, madonna sí, che venghiate di sopra. + + +SCENA IV + +PRUDENZIO mastro, MALFATTO servo. + + +PRUDENZIO. + + Omnia vincit amor et nos cedamus amori. + +Certamente pare, al giudizio dei periti, che totiens quotiens un uomo +esce delli anni adolescentuli, verbi gratia un par nostro, non deceat +sibi l'amare queste puellule tenere; benché dicitur che a fele, senio +confetto, se lli convenga un mure tenero. Oh terque quaterque infelice +Prudenzio! a cui poco le virtú e le lunghe lucubrazioni e i quotidiani +studi prosunt. E ciò solo avviene ché li uomini sono inimicissimi delle +virtú e delle Muse del castalio e pegaseo fonte; e, come li arieti o li +irconi, con li corii aurati viveno, ché «sine doctrina vita est quasi +mortis imago»; ed hanno sí la virtú conculcata che solo alle crapule +attendono e incumbunt a rubare, a soppeditare el prossimo con mille +versuzie e doli. Benché, noi non li stimiamo; quia, «cum recte vivis, +non cures verba malorum». E cosí i miseri non se accorgeno che sono +tanquam boves et oves et super pecora campi. E, se alcuno vole captare +benevolenzia appresso di loro, bisogna che sia un testis iniquus, un +garulo inquieto, un furcifer, un capestrunculo, un cinedulo +calamistrato, un tonditore di monete, un lenone, uno inrumatore, un +caupone tabernario inimico del politico vivere; e di quanti maggiori +vizi è decorato tanto magis è accetto, quia «omne simile appetit sui +simile». Ma solamente mihi tedet de non essere in grazia di questa +radiante stella alla quale la famosa dea della pulcritudine non gli +sarebbe ottima pedissequa et est lascivior hedo. E saria plus quam +contentus s'io potessi coniugnerla nosco in coppula e vinculo +matrimoniale. Né curarei di fargli fondo dotale di una nostra domo +laterizia quale avemo empta in questa cittá, nella quale avemo consumpte +molte pecunie in resarcirla. Ho decreto de mandargli un'apocha, una +pagina, un epistolio in laude sua. Voglio andare al fòro per emere +alcuna cosetta per prendere la corporale refezione e resarcire, cibando, +el ieiuno ventre. O Malfatto! + +MALFATTO. Che volete? + +PRUDENZIO. Vieni fuora. Non odi? a chi dico io? + +MALFATTO. Che ve piace, ehu? + +PRUDENZIO. Non hai verecundia a responder al precettore cosí +temerariamente? Guarda pur, ch'io non ti dia un cavallo. + +MALFATTO. Sí! Sempre me volete dare li cavali, voi; e sempre me fate +andare a piedi con le scarpe mezze rotte e mezze straziate. + +PRUDENZIO. Non piú parole; e fa' che tu stii cheto; e fa' che sempre non +te abbiamo a fare uno epilogo sopra el vivere tuo. Háime inteso? perché +non respondi? che guardi? a chi dico io? + +MALFATTO. Uhu! uhu! uhu! + +PRUDENZIO. Che parlar, che gesticoli de asino son questi? + +MALFATTO. Uhu! uhu! uhu! + +PRUDENZIO. Che sí ch'io ti farò parlare! + +MALFATTO. Perché volete che parli, se prima me dite ch'io stia cheto? + +PRUDENZIO. Io te ho detto che tu lassi parlare prima al mastro e che poi +respondi. Dove sei andato, Malfatto? non odi? + +MALFATTO. Missere! missere! + +PRUDENZIO. Malanno che Dio te dia! Dico che venghi nosco. + +MALFATTO. E quando? + +PRUDENZIO. Extemplo; illico; che venghi statim. + +MALFATTO. Messer non. Non sono stato in nessun loco. + +PRUDENZIO. Malan che Dio ti dia! Certe tu es insanus. + +MALFATTO. Misser sí che son sano. Sonno le scarpe che sonno rotte. +Ecole: vedete. + +PRUDENZIO. Che sí che, s'io torno in scola, te darò una spogliatura! + +MALFATTO. Ed io me ne andarò a letto, se me spogliarete. + +PRUDENZIO. Fa' ch'io non te l'abbia a ripilogare un'altra volta. Vieni +meco. + +MALFATTO. E dove volete ch'io venga, adesso che vuol piovere? + +PRUDENZIO. E tu lassa piovere. + +MALFATTO. Be', sí, voi lo dite perché avete le scarpe sane: ma ché non +me prestate le vostre, voi, a me e pigliateve le mie? + +PRUDENZIO. Tu vai optando ch'io non comperi l'altre nove. + +MALFATTO. Io non ne voglio se non doi, e non nove; ché non ho tanti +piedi, io. Ma quando me le comparerete? + +PRUDENZIO. Domani omnino, idest per ogni modo. + +MALFATTO. O dateme le vostre oggi a me e pigliateve per voi quelle che +me volete comparare domane. + +PRUDENZIO. Ego te supplico, per Deum immortalem. + +MALFATTO. Misser, volete lo pistello ancora? + +PRUDENZIO. Dove ambuli? dove vai? + +MALFATTO. Per lo mortale che me avete detto. + +PRUDENZIO. Odi qui ciò ch'io ti voglio dire. + +MALFATTO. Dite pur. + +PRUDENZIO. Ch'io, totis viribus..., + +MALFATTO. Misser sí. + +PRUDENZIO. ... farò cosa che tu sarai sodisfatto. + +MALFATTO. E lui ancora? + +PRUDENZIO. Quisnam? Chi lui? + +MALFATTO. Che ne so io? + +PRUDENZIO. Me par bene che non sai che te parli. + +MALFATTO. Ben. Patrone, io non voglio venire se non me date le scarpe. + +PRUDENZIO. Vieni; ch'io t'imprometto de dartele come noi tornamo. + +MALFATTO. Sí! come tornamo! Voi me ci volete cogliere come le altre +volte. Non avete un quatrino. + +PRUDENZIO. Tira alle forche, temerario poltrone! Che sai tu se io ho +nummi o no? Fa' che stii cheto e non amplius loqui. E basta. + + +SCENA V + +CECA serva. + + +Io, per me, farò ogni cosa pur che lo trovi. Va bene. Vuole ch'io vada +sino a casa d'una certa Filippa che abita in Treio e ch'io veggia di +parlar al servo di misser Curzio el quale è innamorato della figliuola. +E hami imposto ch'io gli dica ch'ella è contenta e che, stanotte, ne +venga su le tre ore, pur che del prezzo che molte fiate li ha mandato a +offerire non gli venghi meno. Io mi maraviglio e nol posso credere, se +nol vego, ch'ella si lassi in tanto errore trascorrere. E quella +giovane, che molte fiate gli è venut'a parlare, credo che sia una +cattiva pratica, la sua; e son certa che lei è quella che la conduce, a +scavezzarsi el collo. Ma starai a vedere che questa mi sará una tale +occasione ch'io potrò piú scopertamente accommodarmi a qualche mio +piacere. E sai che molte fiate me ne ha parlato quel suo servitore di +questa cosa, cioè de l'onor mio, con promissione de volermi sposare se +io gli fo qualche piacere. Ma, alla fede, ch'io voglio che prima mi +sposi; ch'io ne ho cotta la bocca e me delibero che non me ci coglia piú +persona, s'io posso. I' vi son stata còlta dell'altre fiate su queste +promesse; e si vuol dire che chi viene dal morto sa che cosa è piangere. +El bello è che poi se ne vanno avantando come se gli fosse un grande +onore. Alla fé, che i gatti ci averanno aperti gli occhi, a questo +tratto. Ma será forsi meglio ch'io volti giú per questa strada qui che +mi par piú corta assai. + + + + +ATTO II + + +SCENA I + +CURZIO amante, MALFATTO servo, TRAPPOLINO regazzo. + + +CURZIO. Da ch'io mi levai per insino a quest'ora sono stato ad aspettar +el patrone del banco ove mi sogliono venire i dinari da casa; né, +possendo piú aspettarlo, punto dalla cieca passione, in qua ne son +venuto. Ho lasciato Rufino che gli parli e che poi se ne vada sino a +casa de Filippa. E, se la sorte mia buona vorrá ch'io giunga, sí come +spero, a perfetto fine di questo mio amore, non che felice, ma con la +istessa felicitá non cangiarei el stato e 'l grado mio. Solo un pensiero +è quello che m'afflige: ch'ho inteso, aimè! che quel porco, poltrone, +ignorantaccio di quel pedante suo vicino la vole per moglie e senza +dote. Io l'ho incontrato poco è; e dogliomi de non gli aver parlato e +fattogli intendere ch'ad altro attenda. Pur, s'el me si rintoppa +innanzi, vo' sturargli gli orecchi di buona maniera. Ma, se io bene +raffiguro, costui che viene di qua giú, alle fattezze e al vestire, l'è +il servo suo. E' non può essere che costui non ne sappia qualche cosa di +questo parentado. Me delibero de demandargnene. + +MALFATTO. Vedi ch'io non ci voglio venire e che piú presto me ne voglio +andare a spasso per farte despetto. + +CURZIO. Oh quel giovane! + +MALFATTO. Vederemo chi sará piú poltrone, o lui o esso. + +CURZIO. Olá! Non odi? + +MALFATTO. Me chiamate io, voi? + +CURZIO. Sí, chiamo. Vien qua, ché ti voglio parlare. + +MALFATTO. O venite qua voi, ché te aspettarò. + +CURZIO. Ascolta solamente doi parole. + +MALFATTO. Voglio andare in Campo de fiore. + +CURZIO. Con chi stai tu? + +MALFATTO. Mò, mò; vedete: volete forsi niente? + +CURZIO. Oh! Tu me respondi a proposito! + +MALFATTO. Orsú! Basta. Son vostro serviziale. + +CURZIO. Costui deve esser matto. E' non sará quello che dico io. Anzi, +l'è pur esso. Olá! + +MALFATTO. Missere, che vòi? + +CURZIO. Fatti un po' qui, di grazia. Con chi stai tu? chi è el tuo +patrone? + +MALFATTO. L'è un mastro. Lo conoscete bene voi, sí. Ed è innamorato, che +possa crepare! + +CURZIO. Sí, l'uno e l'altro. + +MALFATTO. Propriamente, esso e voi. + +CURZIO. Io dico lui e tu, bestia! + +MALFATTO. Dico bene cosí io ancora. + +CURZIO. Che diavolo di nova foggia de abito e di uomo è questa di +costui? + +MALFATTO. Sapete come me chiamo io? oh quello! Me chiamo... Oh! oh! non +te lo voglio dire. + +CURZIO. Se nol vòi dire, statti. + +MALFATTO. Che non te lo indovini de un quatrino. Me chiamo Malfatto, +veh! + +CURZIO. So che non ti mentisce el nome. Ma dimmi un po': de chi è +innamorato el tuo maestro? + +MALFATTO. D'una moglie. + +CURZIO. Che halla presa per moglie, forsi? + +MALFATTO. No, madonna, no. È che lui la vorria pigliar esso per moglie e +vorria ch'essa stessi con lui e io con esso. + +CURZIO. Che diavolo parli? che hai? che dici? + +MALFATTO. Dico ch'ogni sempre lui vorria far... sapete? + +CURZIO. Che cosa vorria far? Che guardi? che tocchi? + +MALFATTO. Tocco che voi avete certe belle scarpe, pelose, nere. Volete +cangiare con le mie? + +CURZIO. Son contento. Sta' fitto. Che farai? + +MALFATTO. Ve lle volevo cacciare e metterve queste mie che sono piú +sane. + +CURZIO. Un'altra volta, poi; non adesso. + +MALFATTO. Ed io me ne voglio andare. + +CURZIO. Odi; ascolta. Non ti partire. + +MALFATTO. Sí; ma prestame tre quatrini. + +CURZIO. Son contento. Vieni con me, ch'io te lli voglio dare. + +MALFATTO. E dove volete ch'io venga? + +CURZIO. A casa mia. + +MALFATTO. Fit! mahu! cagna! Non me cci coglierete, no. + +CURZIO. E perché? di chi hai paura? + +MALFATTO. E che? Me voresti fare le male cose come fa lo mastro alli +scolari, eh? + +CURZIO. So ch'el confessa senza tratto di corda. + +MALFATTO. Ché non me li date qua, se volete? + +CURZIO. Non ho dinari appresso. Vieni, su la fede mia. + +MALFATTO. Andiamo, sú! Volete che venga dinanzi o drieto? + +CURZIO. Vieni come vòi tu. Oh che dolce spasso è questo di costui! Ma +starai a vedere che, pian piano, gli cavarò di bocca ogni cosa. + +MALFATTO. Son stracco. Io non posso piú caminare. + +CURZIO. Camina, camina, ché giá semo arrivati. + +MALFATTO. Sí! arrivati! E dove è la casa, che non la veggo? + +CURZIO. Eccola qui. Bussa un poco. + +MALFATTO. Tic, toc. Non ci è nessuno? + +TRAPPOLINO. Chi è lá? + +MALFATTO. È questo compagno. + +TRAPPOLINO. Che compagno? che compagno? gaglioffo che tu sei! + +MALFATTO. Olá! Parla con voi, vedete. + +CURZIO. Ché non vieni aprire, sciagurato? + +TRAPPOLINO. Oh patrone! Perdonateme; adesso vengo. + +MALFATTO. Sta con voi quello che dite? + +CURZIO. Sí che sta con meco. Perché? + +MALFATTO. E con chi dorme? con voi? + +CURZIO. Non. Dorme con un altro compagno. + +MALFATTO. Io dormo molto ben con lo mastro. + +CURZIO. Nel letto suo proprio? + +MALFATTO. Misser no. In camera; in un altro letto; in terra. + +TRAPPOLINO. Entrate. + +CURZIO. Vieni dentro, Malfatto. + + +SCENA II + +FULVIA donna, IULIA donna, RITA serva. + + +FULVIA. Non venite piú innanzi. Di grazia, tornatevi dentro. + +IULIA. Orsú! Andate in pace. Voi me avete intesa. + +FULVIA. Madonna sí. + +IULIA. Me avete ben fatto despiacere a non vi restare a desinare con +esso meco. + +FULVIA. Sempre desino con esso voi. Di grazia, tornatevi di sopra. + +IULIA. Orsú! Buon giorno. + +FULVIA. Buon giorno e buon anno. Che dici tu, Rita, adesso? Molto stai +sí cheta. + +RITA. Che volete ch'io dica? + +FULVIA. Che ne credi tu di questo mio pensiero? + +RITA. Io penso che Iddio ve adiutará; e che, quando egli saprá che voi +l'abbiate seguito d'allora in qua che, senza legitima causa, vi lasciò, +penso che se umiliará e che vi abbracciará e faravi carezze. E sonne +certa, per ciò che cosí farei ancor io. + +FULVIA. Iddio, secondo el nostro bisogno, ci adiuti e ci consoli. + +RITA. Buono è di sperare in lui. È meglio che nel favore delli uomini, +che sonno fallaci e buggiardi. + +FULVIA. Hai tu veduto quanto si è fatta pregare questa buona donna prima +che si sia contentata? + +RITA. Be', madonna, non è da maravigliarsene: ché voi vedete ch'ella è +povera; e ogni poco di bisbiglio che si levassi contro di lei sarebbe +sufficiente a tôrgli ogni ventura. + +FULVIA. Tu dici el vero. Ma che te ne pare di Curzio? + +RITA. Circa a che cosa? + +FULVIA. Circa l'essersi innamorato. + +RITA. Io ve dirò el vero. Me par ch'abbi fatto bene. + +FULVIA. Bene, eh? Non ti cuoce a te: però parli a questo modo. + +RITA. Eh! madonna, vorrei che voi mi potessevo vedere el cuore; ché +forsi mi terrestivo piú cara che non mi tenete. + +FULVIA. El veggio, pur troppo, quando tu dici ch'egli ha fatto bene. + +RITA. Io vi ho risposto a quel modo per ciò ch'ella è una galante +giovane e degna d'essere amata (perdonateme voi) da maggior uomo che +lui. Ed io, per me, se, come son donna, fossi un uomo e potesse, faria +le pazzie. + +FULVIA. Tu sei molto furiosa da poco tempo in qua. + +RITA. Madonna, pregamo pur Iddio che la Ceca... + +FULVIA. Chi Ceca? + +RITA. ...la serva sua, facci qualche cosa di buono. + +FULVIA. Oh! Ben fará, sí: ch'ella è savia e lui ne ha voglia. Ma +cominciamo, ch'ell'è tardo. E leviamoci di questa strada presto, acciò +non c'intopassimo in lui: ch'io non vo' che sappia ch'io sia in Roma +insino a tanto ch'io non l'ho in luogo ove che non mi possa fuggire. + +RITA. Voltate di qua, se vi piace, ché l'è piú corta. + + +SCENA III + +MALFATTO servo, CECA serva. + + +MALFATTO. Per santo Niente-benedetto, per la croce de Dio, che voglio +andar adesso adesso, mò mò, a trovar l'oste che fa la taverna e darli +questi quatrini e fare che me dia un quinto de vino e un pezzo de trippa +prima che torni lo mastro: che so che gridará, ma ch'adesso che me ne +ricordo, non ce voglio piú stare con lui; ché me voglio conciare con +questo bono uomo che me ha dati li quatrini, che dice che vole ch'io li +sia compagno. Ed holli raccusato lo patrone che fa l'innamorato con una +qua a basso. Cancaro! Ecco, alla fé, quella che dice che me vole per +marito. Alla fé, la voglio aspettare. + +CECA. Io ho trovato a punto el servo di Curzio e hogli fatto +l'imbasciata. M'ha ditto ch'in casa di Filippa mi renderà la risposta. + +MALFATTO. Io voglio andare a trovarla, a fé. Bona sera. + +CECA. Oh! addio. Bona sera e 'l buon anno. Dove vai? + +MALFATTO. Venivo a ti. Come sto io? + +CECA. E che vòi tu ch'i' ne sappia come stai? Guarda ch'adimande da +sciocco! + +MALFATTO. Io volevo dire come stai tu. + +CECA. Tieni le mani a te. Che farai? + +MALFATTO. Volevo toccare un po' qua dentro. + +CECA. Non se tocca qua dentro, se non se piange. + +MALFATTO. O aspetta un poco. Non te so' moglie io a te? + +CECA. Sta' da lunga, quando tu parli. Non ti accostar tanto, ché tu +m'amorbi. Ché non te lavi, che puti com'una carogna? + +MALFATTO. Non ho la rogna, no. Vedi? Son bianco. Guarda un po'. Te +voglio bene io a te, veh! + +CECA. Ed io a te. Siamo d'accordo. + +MALFATTO. O lassamete, adunque, montare adosso. + +CECA. Come adosso, bestia? + +MALFATTO. Sí, a cavallo; a questo modo. + +CECA. Fatt'in lá, poltrone! + +MALFATTO. Oh! Ceca mia, quando me vòi far far un figliolo? + +CECA. Taci, balordo! E dove trovi tu che gli omini faccino figlioli? + +MALFATTO. O fallo tu, adunque; e io te cci voglio aiutare. + +CECA. Ne arei ben voglia. + +MALFATTO. Che dici? Non sei contenta, Ceca mia bella? + +CECA. Sí, sí. Dimme un po': el tuo patrone compone piú versi? + +MALFATTO. Sí. È andato verso qua giú. Poco stará a tornare. Eh! non ti +partire cosí presto, ché io ti darò questi quatrini. + +CECA. Damile, sú! + +MALFATTO. Eccoli. Vedi quanti sono! + +CECA. Gran mercé a te. Addio. + +MALFATTO. No, no. Cagna! Non ce voglio fare. Rendemeli. + +CECA. Come! Non me lli hai tu dati? + +MALFATTO. Sí; ma non voglio che tu te nne vada. + +CECA. Che vòi tu ch'io faccia qui fuori? Non hai tu vergogna de star +nella strada a parlare con le femine? + +MALFATTO. Be'; rendime li mei quatrini, adunque. + +CECA. Non te lli voglio rendere. Non me lli hai dati? + +MALFATTO. Misser no, che non te lli ho dati. Rendime li mei quatrini; +rendime li mei quatrini. + +CECA. Vedi come piange el gaglioffo! + +MALFATTO. Rendime li mei quatrini, dico. + +CECA. To', vatti con Dio. + +MALFATTO. E dove vòi tu ch'io vada? + +CECA. Va' dove vòi. + +MALFATTO. Odi. Andiamo insiemi a bevere un'ostaria alla foglietta de +greco. + +CECA. Non posso, adesso. Recomandame al tuo mastro, sai? + +MALFATTO. Vòi ch'io li dica altro? + +CECA. Digli che se ne perda el seme d'un sí tristo corpo. + +MALFATTO. Basta. Gli dirò che tu voresti che te mettesse el seme in +corpo. + +CECA. El malanno che Dio ti dia, bestia! + +MALFATTO. Te nne vai, eh? Voglio venire ancora io. + +CECA. E vatti con diavolo! Tu vorrai che te vega madonna e che gridi +molto bene. + +MALFATTO. Orsú! Bona sera. Io me ne voglio andare in casa. + +CECA. Va' con diavolo! + + +SCENA IV + +RUFINO solo. + + +Io ho incontrata, poco è, la serva de Livia e hame ditto che la cosa è +in ordine, pur che vi sieno i danari della dote che se gli è promessa, e +ch'ella tornerá a riparlarmi in casa di Filippa. Io, per me, non so +dove se gli caverá costui questi denari: ché non ha un quatrino né meno +è per averne per qualche giorno; ch'il banco non ha avuto ancora aviso +da casa. Certo deve essere ritornato, poi che la porta è aperta. +Lásciamegli rendere la risposta d'ogni cosa speditamente acciò proveda +a' casi sua. + + +SCENA V + +PRUDENZIO pedante, MALFATTO servo. + + +PRUDENZIO. Non me sono accorto di questo giottonciculo del famulo +ch'inel mezzo del fòro, in nel conspetto di molti egregi ed +eccellentissimi uomini, me ha derelicto mentre eravamo in circulo a +discutere alcuni dubi delle peculiali virtú nostre. Ma testor Deum ch'io +li voglio dare ad minus cento verberature. Certum est ch'io non fo bene +a tenerlo, ché quanti báiuli, quanti inepti villichi sono in questa +inclita e alma cittá tutti lo cognoscono, se li congratulano; e non si +acconviene a me esser veduto con esso lui perché non si dica, appresso +delli insipidi ideoti garuli e rinoceronti, che lo eximio maestro +Prudenzio, eletto e approbato da Sua Santitá censore e maestro +regionario con stipendio congruo e condecente ad un paro nostro, meni +apud se un tal famulo. Sed «necessitas non habet legem», la necessitá, +l'uopo non ha lege, qui a multum interest a noi el suo magisterio circa +le cose veneree, stimulandone molto la concupiscenzia carnale. Et ipse è +molto cognosciuto apresso della genitrice della mia unica, lepida, +blandula, melliflua e morigerosa Livia, vero speculo di pulcritudine e +di exemplare vertú: che, totiens quotiens me immemoro quei membricoli e' +flavi capegli e li ocelli glauci co' supercilii leni biforcati, col +pettusculo niveo, vera cassula et arcula ove ch'el nostro còrculo si +latita e lo anellito de quella boccula roscicula che fiata un'aura, una +fragranzia, uno odore manneo che tutto me letifica, e che io contemplo +quella fenestrula, statim divengo un metamorfoseo. E, per quanto posso +comprendere, gli piace molto ch'un par nostro l'ami. E «certum est quod +natura dat»: non si può negare ch'essendo la maestá sua di sottile, +acuto e peregrino ingegno, per consequenti è amica de' periti, savi e +dotti uomini, quia melius est nomen bonum che non sono le richezze. Ma +ecco el nostro insipido famulo ch'esce del ludo litterario. + +MALFATTO. Diavolo! Non passará mai piú nessuno delle ciambelle? ché +vorria spendere questi quatrini. + +PRUDENZIO. Ah scelesto! Non curare: te castigarò bene, sí. + +MALFATTO. Oh mastro! Bon dí e bon anno. Ve sono venuto aspettare a casa +e me sono stati donati questi. + +PRUDENZIO. E chi te lli ha dati? Ché non parli? Quis est ille che... + +MALFATTO. Che nascio sino pelle di te quello mastro. + +PRUDENZIO. Io dico questi. Chi te lli ha dati? + +MALFATTO. Uno che m'ha ditto che voi site un poltrone e che lo fuoco ve +possa abrusciare. + +PRUDENZIO. E chi è questo? + +MALFATTO. E che voi sèti un certo che fa alli scolari... + +PRUDENZIO. Taci, famulo, carnifice. + +MALFATTO. E dove è la carne? Ve sognate, neh vero? + +PRUDENZIO. Quid latras? + +MALFATTO. Misser no, che non son latro. Non li ho robbati, alla fé. + +PRUDENZIO. Non curar, giotto, uso al lupanaro. T'imparerò de avermi +derelicto mentre ero con quelli uomini eruditi nel foro. + +MALFATTO. Oh! adesso adesso sono uscito fuori. + +PRUDENZIO. Non respondes ad propositum. + +MALFATTO. Prosopito des los bondi. + +PRUDENZIO. Taci, temerario, poltrone, inepto! Dimi un po': perché te nne +sei tornato a casa? + +MALFATTO. Perché me è piaciuto. + +PRUDENZIO. Cosí me rispondi? Adunque, io te devo dare da resarcire el +ventre e farte le calighe e i diploidi e i pilei, e devi fare a tuo +modo? Ma guarda pur ch'io non ti dia qualche alapa che non ti metti +quattro denti nel gutture! + +MALFATTO. Per Dio! Patrone, missere, odite, per questa croce. + +PRUDENZIO. Che vòi ch'io oda? Vederai ch'io farò che, quando tu verrai +meco, non te parterai dal latere nostro. Dimmi un po': chi te ha dato +quelli quadranti? + +MALFATTO. Che quadranti? + +PRUDENZIO. Questi; questi nummi. + +MALFATTO. Son quatrini, son quatrini. Voi non ci vedete lume. Che me lli +ha dati esso quello. + +PRUDENZIO. Quale? + +MALFATTO. Quello che dice che voi site un poltrone. + +PRUDENZIO. E cognoscelo tu? + +MALFATTO. Misser sí, che ve cognosce. + +PRUDENZIO. Io dico se tu lo cognosci; intendi bene. + +MALFATTO. Vedete se me cognosce, ché m'ha dati li quatrini. + +PRUDENZIO. È questo possibile, che tu non mi respondi a quello ch'io te +interrogo? Io te ho detto se tu lo saperai ricognoscere, sí o no. Che +dici tu? + +MALFATTO. Sí e no. + +PRUDENZIO. Iuro per deum Herculem che... + +MALFATTO. Non se chiamava Ercole, messer no. + +PRUDENZIO. Se io fosse cerciorato vendundarme la toga, voglio +cognoscerlo e fargli dar molte vulnere da questi sicari famuli di questi +magnifici eccellentissimi signori principi mei patroni sempre +observantissimi e fargli cavar el cuor del corpore. + +MALFATTO. Oh! Mastro, ha ditto ancora che voi site un somaro. + +PRUDENZIO. Un asino, eh? + +MALFATTO. Misser no: un somaro. + +PRUDENZIO. E quo casu lui? + +MALFATTO. Non ho comparato caso, messer no. Avete fame, neh vero? + +PRUDENZIO. Io arei per manco de darte un equo, se tu non taci, che +disputare. Gran cosa che questa inclita cittá magnanima sia cosí sterile +del consorzio de' viri probi e sia fertile delli invidiosi inimici delle +sacrosante, buone e megliori e optime vertú! E sono come l'ortiche che +pultano a chiunque le tagne; e sono inepti a tutte le cose. + +MALFATTO. O misser, sapete? Ho trovata a quella... Oh! non me se +recorda. Ah! ah! sí; la patrona de madonna Iulia. + +PRUDENZIO. Che patrona hai trovata? Ché non lo dici? + +MALFATTO. Quella che va fuori, che parla sempre con io. + +PRUDENZIO. E che ti ha detto? + +MALFATTO. Me ssi aricomanda e me ha ditto che me vol bene. + +PRUDENZIO. Andiamo all'ospizio, idest in domo; ch'io voglio che tu ci +vadia per ogni modo quando averemo epulato. Camina. + +MALFATTO. Ecco, io vengo. + + + + +ATTO III + + +SCENA I + +RITA, MALFATTO, CECA. + + +RITA. Idio sia quello che ci aiuti. La mia patrona è sí frettolosa che +non può aspettare che costoro gli mandino a dire ciò ch'han fatto ma vol +che ci vada io a solecitarla. In veritá, che li ho compassione, e +grande; che, cosí giovane, la poverina si veggia, senza alcuna cagione, +abandonata dal marito. Non so come Idio gli possa sostenere al mondo +simili uomini e come non gli mandi un flagello adosso di sorte che sieno +essempio a tutti gli altri sciagurati che pigliono le mogli e poi le +lasciono nella malora. E quanti ve ne sonno ancora di quei ribaldi, che +non stanno troppo lontani di qui, che tengono le mogli e la concubina! E +quanti di quegli che fanno dormire e' fanciulli in mezzo a lui e alla +moglie per saziare la loro corrotta e disonesta vita! E altri ch'in +quante cittá sono andati in tante hanno sposata una donna e si pregiano +di avere piú mogli a l'usanza turchesca. E de ciò quella ragione si +tiene che si vuole di quelle cose che non sono nel mondo. Poi questi +uomini si hanno prescritta una certa temeritá, una prosonzione, una +ingiustissima legge, che li par loro che 'l tradire le mogli non sia +peccato e che, per questo, non sieno degni di punizione e che sia +vergogna l'innamorarsi della moglie e che, se elle fanno un minimo +errore, subito debino essere punite e uccise. E, il piú delle fiate, +loro stessi dei vitupèri ed errori delle mogli ne sono cagione: per ciò +che, o per la ingordigia del danaio o degli uffici o per empirse el +ventre e andar ben vestiti, gli menono in casa gli amici e fan poi vista +di non lo sapere; e, come poi hanno piene le borse e che sono richi e +che pensono salir a qualche grado, per parer valenti e che stimino +l'onore, le uccidono, che sieno uccisi loro! Oimè! ch'io ne so tante de +queste cose e ne cognosco tanti di questi tali, per quel poco ch'io ci +sono stata in questa terra, ch'io potrei, mentre che vo per la strada, +aditargli e mostrar cosí:--Ello n'è l'uno; ed ella l'altro, colá.--E chi +piú di questo sciagurato del mio patrone meritaria che la moglie gli +facessi vergogna? Cosí, tra me stessa parlando in còlera, com'è costume +di noi altre vecchie, son giunta a casa de madonna Iulia. Tic, toc. +Costoro non ci deveno essere. Tic. Ogni volta ch'io vengo qui me fo +prima sentir a tutto el vicinato che me respondino. + +MALFATTO. Chi bussa? che vòi da la porta nostra? + +RITA. Chi è quello? ove sei tu? + +MALFATTO. Son qua. Non ci vedi lume? No, no. Da quest'altra banda. + +RITA. Adesso sí che ti vego. Che dici tu? + +MALFATTO. Dico: perché bussi all'uscio mio? + +RITA. Io credo che tu ti sogni, pecorone! + +MALFATTO. Alla fé, che me credevo che fosse lui. Orsú! Basta. + +RITA. Dimmi un poco, olá! Me sai dire se e' cci sono costoro? + +MALFATTO. Non ce sta nessuno che se chiami Costoro in quella casa. + +RITA. Dico se c'è la patrona. + +MALFATTO. Se non si è partita, io credo de sí, io. Ma bussate, bussate +forte, ché ben ve responderanno. + +RITA. Vedine nessuno tu? + +MALFATTO. Sí: veggo la gatta. Volete che la chiami? Mis! mis! Non ce +vole venire. + +RITA. Oh bestia balorda! Io pichiarò tanto che qualcuno si affacciará. + +MALFATTO. Bona notte. M'aricomando. + +RITA. Addio, addio. Tic, toc. + +MALFATTO. Oh! me ssi era scordato. Volete beverare de qua con noi, che +iersera remissemo una cantina d'aqua fresca? Non respondete? Vostro +danno! + +RITA. Costui, certo, deve essere qualche pazzo. Diavolo che costoro mi +respondino! Tic. + +MALFATTO. M'aricomando, sapete? E' son vostro. E recomandateme alla +Ceca. + +RITA. Va', non dubitare. + +MALFATTO. Me nne sto a voi, vedete. + +RITA. Sí, in nome de Dio. + +MALFATTO. E quando me nne renderete la sopposta? Missere, che volete? +Ecco, vengo. Addio, addio. Olá! M'ha chiamato lo patrone. + +RITA. Va', che te rompi el collo! Guarda scemonito, che risponde +sentendo pichiar la porta del vicino! Io vo' pur ripichiar tanto che +qualcuno mi risponda. Tic, tic. + +CECA. Chi è la? + +RITA. Amici. Rengraziato sia Dio che voi me avite sentita! + +CECA. Perdonateci. Ci era fugita una gallina su pel tetto e a fatica +l'avemo possuta repigliare. Che volete? + +RITA. Vorrei parlare con madonna. + +CECA. Aspettate, ch'io vi verrò a aprire. + +RITA. Sí, di grazia. Non mi posso consolar da quel scempio che... + +MALFATTO. Olá! Non ve hanno voluto aprire, eh? + +RITA. Odi che l'è tornato! + +MALFATTO. Che dite? O quella madonna! + +RITA. Sí, sí: apriranno adesso. + +MALFATTO. Diteme un poco: avete moglie voi? Perché non me respondete? Ve +voglio bene io, sí, alla fede: demandatene un poco allo mastro. E vorrei +dormire con teco, sempre, sempre. Te sono innamorato, sí, per Dio. + +RITA. Diavolo che venga mai piú! + +MALFATTO. Vòi che venga abasso e che te basi un poco? + +RITA. Eh, sciagurato, tristo! + +MALFATTO. O che sei vecchia e brutta? Fio. Cancaro te venga! Fio. + +RITA. Che non ci possi invecchiare! + +CECA. Oh Rita! Entrate. + +RITA. Non te curar, poltrone! + +CECA. Con chi l'avete? + +RITA. Con uno sciagurato ch'è a quella finestra. + +MALFATTO. Addio, Ceca mia. Vòi bene a io tu. + +RITA. Basta. Non te curar, gaglioffo tristo! + +CECA. Lassatelo dire, ché l'è una bestia. Venite qua. Ch'è della patrona +vostra? + +RITA. Ne è bene. + +MALFATTO. Quando volemo fare quella cosa, Ceca? Te nne andate, eh? E io +ancora. + + +SCENA II + +LUZIO, PRUDENZIO, MALFATTO, MINIO. + + +LUZIO. Oimè! Mastro mio, perdonateme, ché io non lo farò mai piú. + +PRUDENZIO. Pigliate, pigliate quel capestrunculo. + +LUZIO. Eh! mastro mio, non me _ammazetis_. + +PRUDENZIO. Giotto! cinedulo! A questo modo si fuge dal gimnasio, eh? +Latruncolo! inimico del romano eloquio! + +LUZIO. Eh! mastro mio _bonus_, perdonateme. + +PRUDENZIO. No, no. Io te voglio dare mille vapulature acciò che tu +essemplifichi gli altri condiscipuli tuoi. Olá! o Minio! + +MINIO. Che ve piace? + +PRUDENZIO. Postulame Malfatto. + +MINIO. Misser sí. + +LUZIO. Oimè, mastro! oimè! + +PRUDENZIO. «Qui parcit virge odit filium». Tacci, giottonciculo! ché chi +non riprende con degne castigazioni el figliuolo l'ha in odio e non lo +dilige. + +LUZIO. Eh! non me _datis in vias_, de grazia. + +PRUDENZIO. Immo, in via publica te volemo vapulare. + +MINIO. Ecco Malfatto, mastro. + +PRUDENZIO. Veni, accede, ambula. + +MALFATTO. Sí, sí, lo farò; misser sí. + +LUZIO. Oimè! oimè! oimè! + +PRUDENZIO. Malfatto, non odi, no? Vien qui. + +MALFATTO. Oh! parlate, parlate, ché non ve adormirete. + +PRUDENZIO. Camina, dico. + +LUZIO. Oh mamma mia! + +MALFATTO. Che volete adesso? + +PRUDENZIO. Piglia costui a cavallo. + +LUZIO. Oh Dio! oh Dio! + +PRUDENZIO. Sdelacciali prima le callighe. + +LUZIO. Eh! per lo amor de Dio! Io me ve aricomando. + +PRUDENZIO. Ché non gli sdelacci le calze, igniavio, insultissimo? + +MALFATTO. Non vole, vedete. + +LUZIO. Eh! mastro mio, _audiatis_ una parola. + +PRUDENZIO. Quid vis? che vòi? + +LUZIO. Non me sdelacciate le calze, di grazia, c'ho cacato nella camisa. + +PRUDENZIO. Alzalo dunque a quel modo, ché volo ut tu discas che totiens +quotiens... + +MALFATTO. Non ce vole venire, vedete. + +PRUDENZIO. Alla fé, che, quando te do a fare i latini, voglio che tu li +facci meglio che se fussino in vernacula lingua. + +LUZIO. Oimè! oimè! oimè! oimè! + +MALFATTO. Non me date a io, che ve venga lo cancaro! + +LUZIO. Oimè! oimè! Dio mio! + +MALFATTO. Oh potta del diavolo! + +PRUDENZIO. Molto l'hai lassato. + +MALFATTO. Perché m'ha mozzicato li denti co la rechia. + +PRUDENZIO. A questo modo, eh? tristo, venefico! + +LUZIO. Eh! mastro, vel prometto che 'l farò bene alla _fedis_. + +MALFATTO. Guarda scrizi da cani! + +PRUDENZIO. E quando? + +LUZIO. Quando _voletis_ voi. + +MALFATTO. So c'ha fatto piú male a me ch'a io. Mastro, guardate. + +PRUDENZIO. Non vòi obmutescere, publico lupanare? E tu com'è possibile, +uomo nefario, ch'in tanti cotidiani lustri non abbi imparato a latinare +un cosí dotto et elegante epilogo ch'un bubalo se ne sarebbe giá fatto +ampiamente capace? + +MALFATTO. Mastro, date un po' la frusta a esso e io alzarò voi e lui ve +dará un cavallo e poi tutti doi me cacciarete lo naso. + +PRUDENZIO. Poltrone ribaldo! + +MALFATTO. Non me agiognerete, no. + +PRUDENZIO. In nomine Domini, et tu fac istud tema. E avvertisci ch'io +non ritorni nella pristina còlera, ché non sunt in potestate nostra +primi motus. + +MALFATTO. Le prime mete, sí, sono in potestate vostra. + +PRUDENZIO. Alla fé, che te farò trepidare innanzi a noi. + +MALFATTO. Cancaro! Guarda li piedi! + +PRUDENZIO. E tu, Luzio, fa' che te ricordi ch'è verecundia alli optimi +discipuli ignorare le cose del preceptore che disce e doce le buone +educazioni. Fa' questo latino: «Mentre che lo mastro me dá li cavalli io +tiro le corregge». + +LUZIO. «_Inter... inter mastrum..._». + +PRUDENZIO. Di' un'altra volta. + +LUZIO. Hem! hem! + +MALFATTO. Quelli con che si magna lo pane. + +PRUDENZIO. Lassalo dire. Attendi a te. + +LUZIO. «_Inter magistrum me dat caballos cum nerbo..._». + +MALFATTO. Quando andarasti al monte e quando. + +PRUDENZIO. Non vòi tacere, arcula de ignoranzia, latibulo di sporcizie, +cloaca di fecce? Ma non curare, che tu non ascenderai mai alla catedra +di Minerva. + +MALFATTO. Merda pur a te. + +PRUDENZIO. S'io vengo lí... + +MALFATTO. Ché non ci venite? Fateve conto ch'io non saperò andar in un +altro luoco! + +PRUDENZIO. Vade ad furcas. + +MALFATTO. Te venga pur a voi. Ha' visto che bella cosa, che non vol +ch'i' canti? + +LUZIO. Come se declinano le coregge, mastro? + +PRUDENZIO. Hoc: crepidum, crepidi. + +LUZIO. «_... ego tiro crepida_». + +MALFATTO. Che diavolo descrezione è la vostra? Tutto oggi volete parlare +voi. + +PRUDENZIO. S'io piglio un lapide, te farò... E tu fa' ch'un'altra volta +non me meni tanto el capite. + +MALFATTO. Volete ch'io ve llo meni io, mastro? + +PRUDENZIO. Audi, Luti. Io te prometto quod, si bene facies, de non te +dare equo un anno e farte, questo Santo Nicola, signore. + +MALFATTO. Ed io ancora voglio essere. + +PRUDENZIO. Tu non tanti facis mihi e... + +MALFATTO. Aspettate pur un poco, ché voglio andare per un'altra frusta +ancor io. + +PRUDENZIO. Luzio, vatene dentro e incumbi alla lezione; ché statim te +lla verrò a repetere. + +LUZIO. Misser sí. + +PRUDENZIO. Vien qui, tu altro. Credi ch'io te voglia dar un buon +cavallo, se non sarai ubidiente? + +MINIO. Eh! mastro, perdonateme. Che volete ch'io faccia? + +PRUDENZIO. Io ti prometto de non ti dar mai cavallo se me farai un +piacere. Altrimenti, pènsati che quolibet die io te nne darò uno. + +MINIO. Eh! non me date, ch'io ve voglio portar una buona cosa. + +PRUDENZIO. Io voglio che tu parli a tua sororia da parte nostra. + +MINIO. Oh! sapete, mastro... + +PRUDENZIO. Sta' cheto; lassa parlare al preceptore; non lo interrompere. +E reportame la risposta. + +MINIO. Lo voglio fare, misser sí. + +PRUDENZIO. E noi te vorremo bene. + +MINIO. E sapete ch'ella è bella? ché, quando va al letto, ogni sempre +dorme con meco ed è bianca e roscia. + +PRUDENZIO. Orsú! non piú. Torniamo dentro. + + +SCENA III + +RITA, CECA. + + +RITA. Caminamo, de grazia, Ceca, sorella, ch'ell'è tardo; e so che si +lamentará di me c'ho temporeggiato troppo al ritornare. + +CECA. E che si lamenti. E poi è ella sí frettolosa che vogli esser +servita sí presto? + +RITA. Io gli ho discrezione alla poverina per ciò che sta sola. + +CECA. Come sola? Non ha ella sí gran compagnia di monache? + +RITA. Gli è vero. Ma assai li par di esser sola quando non vi sono io. + +CECA. Questo si è tanto piú quanto si trova in questa terra ove persona +non ci cognosce. Ma ditemi un poco, madonna Rita: avete marito voi? + +RITA. Io non so quello che me abbia, a dirti el vero. + +CECA. Come che non lo sapete? + +RITA. Dirotelo. Io mi maritai, son giá parecchi anni, e il signore +nostro lo mandò in non so che sua bisogna forsi un mese doppo ch'io el +tolsi; e, d'allora in qua, mai piú non l'ho veduto e temo ch'il sia piú +tosto morto che no. Questo è el premio, sorella, che si acquista in +servire i signori. + +CECA. De grazia, non ne ragioniam piú; ché non sta bene a noi, che siam +femine, parlare de' fatti loro. + +RITA. Anzi, a noi sta bene, ché diremo el vero e saremo scusate per +pazze. + +CECA. Non fate cosí, che ci potrebbono fare qualche cattivo scherzo. + +RITA. E che ci potreben mai fare? + +CECA. Che, eh? Dio ce nne guardi! Qualche trent'uno. + +RITA. Non ci faccino peggio che questo. + +CECA. O farci sfregiare, o una cosa simile, ché non mancano loro, no, i +sviati e i ribaldi, ché, Dio grazia, ne hanno le case ripiene; ch'i +buoni non vi vogliano stare per ciò che sono inimici del vizio. + +RITA. Ragionamo de altro, adunque. + +CECA. Voltiamo questo canto qui, ché scortaremo un pezzo di strada. + +RITA. Sí, de grazia, ch'io non vo' che me veda colui ch'esce di quella +casa. + +CECA. E perché? chi è? + +RITA. Non vedete ch'ell'è Curzio, el mio patrone? + +CECA. Dite el vero. Leviamoci presto de qui. + + +SCENA IV + +CURZIO, RUFINO, TRAPPOLINO, PRUDENZIO, MALFATTO. + + +CURZIO. Quanta gioia, quanto piacere io sento, pietoso Amore, nol posso +dire: ché, di me non obliandoti, nel mezzo di cotante miserie, di me sei +stato ricordevole; di sorte che la mia donna, mossa a pietá, con darmi +speranza di futuro bene, adolcisce l'amare mie angosce. E, per questo, +i' sono sforzato d'impegnarmi e gli amici e quanti cognosco per compir +alla promessa della dote ch'io gli ho fatto; insino a tanto che +l'infelice mia consorte mi mandi qualche danaio da casa. Cosí mi levarò +pur di sospetto di quel pedantaccio ignorante: ché non mi maraviglio se +non di chi gli crede a tali uomini che sono piú tosto l'infamia del +mondo che no. E forsi che questi che fanno el gentiluomo non se gli +cacciano in casa? Ma non curare, che gli trattono bene! ché, non che li +figliuoli e le figliuole, ma le mogli ancora li vituperano; e, ancor che +non sia el vero, se ne vantono, ch'è il peggio. Ma, se questo sciagurato +me ssi rintoppa innanzi, gli vo' dir quattro parole a mio modo e +avvertirlo che si rimanga di andargli, ogni notte, a cantar all'uscio, +se non vole ch'io li armi le schiene di bosco. O Rufino! Non odi? + +RUFINO. Signore, che volete? + +CURZIO. Chiama qui fuori Trappolino. Spedisciti, ch'ell'è tardo. Idio, +aiutami in tanta necessitá in quanta ora me trovo. + +RUFINO. Ecco Trappolino, patrone. + +CURZIO. Fa' che tu non eschi di casa e, se venissi persona a dimandarmi, +fatti lasciare l'imbasciata. Háime inteso? + +TRAPPOLINO. Signor sí. + +CURZIO. Vieni con esso meco, Rufino, ch'io voglio ch'andiamo a vedere se +potessimo trovare qualche danaio in presto da chi sia. + +RUFINO. Io dubito che noi perderemo i passi, se andamo a speranza de +altri. + +CURZIO. Come! Perché? + +RUFINO. Perché, oggidí, non si trova amico se non finto e a pena ve lli +prestaranno sul pegno, non ch'altro. + +CURZIO. Tu dici el vero; ma la necessitá mi sforza de andar alla mercé +loro. Ma dimmi un poco: dove dici tu che ti aspettará colei? + +RUFINO. Ve l'ho pur detto: in casa di Filippa. + +CURZIO. Orsú! Si vole che, come io sia in Banchi, tu te ne vadi fino a +casa sua e che gli dichi ch'io non mancarò di andarvi per ogni modo +stanotte e portarogli e' dinari. + +RUFINO. Cosí farò. Ah! ah! ah! + +CURZIO Che hai? di che te ridi? + +RUFINO. Rido, ché voi gli volete dare quelle cose che sète incerto di +avere. + +CURZIO. Come ch'io ne sono incerto? Anzi, el contrario. + +RUFINO. Bastaria che voi li avessevo in cassa. + +CURZIO. Per mia fé, che, se io fossi certo d'andargli accatando, son per +trovargli. Vadi el mondo come vole, che me delibero de non gli mancare. + +RUFINO. Sí, se potrete. Andate pur lá. + +CURZIO. Io poterò per certo. Non sai tu che Amore fa i seguaci suoi +ingeniosi e scaltriti? Ma maledetto sia el signore ch'è cagione d'ogni +mio danno! + +RUFINO. Patrone, è pazzia a dolersene; per ciò che di continuo ci sono +nove materie da dire sui fatti loro e non trovo persona che se ne lodi. + +CURZIO. Non dire cosí, ché ve nne sonno pur assai de quegli che della +loro servitú godeno. E, fra gli altri, el Belo, a cui la mercé del +signore Francesco Orsino de Aragona abate de Farfa gli ha donato +possessione e campi: di sorte ch'egli, per quello ch'io ne intendo, l'ha +fatto ritornare ai studi da' quali, per essere poco pregiati appresso +dei piú, allontanato se n'era. + +RUFINO. Ed io l'ho inteso molto da molti lodare; ma un fiore non fa +primavera. + +CURZIO. Che val dir quel menar di capo e quel maravigliarsi che tu fai? +A che pensi? + +RUFINO. Penso ch'io v'ho voluto dire una cosa parecchie volte e sempre +mi è uscita di mente. + +CURZIO. Qualche bugia deve essere, però. + +RUFINO. O bugia o veritá, io vel vo' dire. Io mi sono giá imbattuto doi +volte in una giovane che tutta a madonna Fulvia vostra si rassomeglia. + +CURZIO. E dove l'hai tu incontrata? + +RUFINO. Qua giú, che usciva de un certo monestero, e parvemi ch'ella +avessi la Rita con esso lei. + +CURZIO. In che luogo sta quel monestero? come se chiama? + +RUFINO. Questo sí ch'io non so. + +CURZIO. Sai perché ch'io tel dico? Per ciò ch'io ancora mi sono giá +parecchie volte imbattuto in una che tutta alla Rita se assomiglia; e, +ogni volta che l'ho incontrata, me ssi è fugita dinanzi. Ma sai che si +vuol fare? che, come te ssi rimbatte piú innanzi, tu gli va di dietro; +ch'io me delibero di sapere s'ell'è dessa o no. + +PRUDENZIO. Impulsant campanicule. + +RUFINO. Patrone, ecco il vostro rivale. + +CURZIO. Guarda cera de furfante! Andiamogli incontro. + +PRUDENZIO. Bonum est quod ego, bono è ch'io vada sino alla Eccellenzia +della Magnificenzia del reverendo illustrissimo mio unico perpetuo +domino colendissimo del Monsignor mio; e partim andarò sino al +barbitonsore. Non odi, villico, stabulatio, Malfatto? + +CURZIO. Stiamo a udire che dice. + +PRUDENZIO. Famulo, non odi? Vien qui, ché te voglio parlare. + +MALFATTO. Che volete? + +PRUDENZIO. Vieni con noi sino all'emporio, ché mercaremo doi o tre oboli +idest baiocchi de fercule per prandio. + +CURZIO. Addio, maestro. + +PRUDENZIO. Oh! Bona dies, magnifici mei patronissimi. Quomodo se habent, +come stanno le Signorie Vostre? + +MALFATTO. Oh mastro! Questo è quello che me dette li quatrini: neh vero, +quell'uomo? + +PRUDENZIO. Taci, se non che tu me farai convertire la ultrapelia in ira. + +MALFATTO. E me disse ancora che voi sète un poltrone. + +PRUDENZIO. Vade ad furcas, prosuntuoso. + +CURZIO. Oh che piacer è questo! + +PRUDENZIO. Io multum miror che la Eccellenzia Vostra abbi machinato +contro di noi alcune parole ingiuriose come un seminario di mali. + +CURZIO. Io non so che cosa ve abbiate. + +PRUDENZIO. Dico che non convenit ad uno experto viro laniare el +prossimo. + +CURZIO. Voi mi parete un pazzo. Che dite? + +PRUDENZIO. Benché, noi non le stimiamo; perché «esto forti animo cum sis +damnatus inique». + +CURZIO. Voi fate un gran sgranellare di latini, oggi! + +MALFATTO. O quello! Dame un altro quatrino: vòi? + +PRUDENZIO. Basta. Non è questo el rigore de l'onestá. + +MALFATTO. Vo' melo dare, che te raccusarò lo mastro? + +PRUDENZIO. Metue magistrum tu et fac ut sis sermone modestus. + +MALFATTO. Parlate, parlate con lui che ve responderá. + +PRUDENZIO. Non se fa cosí, bone vir. + +CURZIO. Io credo che ve sognate. Con chi l'avete? + +PRUDENZIO. Questo nostro famulo ne ha referto che voi avete detto contro +a l'onor nostro molta ingiuria. Ma ambula cum bonis et cetera. + +CURZIO. Che ambula? che ambula? Non ve vergognate, voi, che fate el +savio, el grave, e andate tutta notte cantando, facendo le mattinate, +come se fossivo un giovane de venti anni? + +MALFATTO. È vero, sí, e ce porta lo... + +PRUDENZIO. Non lo credi, no, che te farò cedere locum maiori? + +MALFATTO. Misser no, che non lo credo. + +PRUDENZIO. Bone vir, io credo che la Magnificenzia Vostra in tutto e per +tutto e al tutto... + +RUFINO. State a udire. + +PRUDENZIO. ... sia da bene, savia e morigerosa e che la Spettabilitá Sua +non cogitet ch'un paro nostro, disciplinato nelle liberale arti, incumba +a simile vanitá: quia «vanitas vanitatum et omnia vanitas»; ché sapete +bene che, nocturno tempore, vanno li vespertilioni. + +CURZIO. Ve possino venire a voi queste biasteme! + +MALFATTO. Ámenne. El cancaro ancora! + +PRUDENZIO. Odite. «Nulli tacuisse nocet, nocet esse locutum». + +CURZIO. Oh! che bestia è questa? + +PRUDENZIO. E sí ve dico che «litem ferre cave». + +CURZIO. Che volete che cavi? che volete che cavi? + +MALFATTO. Dice lo vero. Non ce è da cavare qua. + +CURZIO. Sapete che dico a voi? che, se non sète savio, ve farò vedere +che voi non sapete la santa croce. + +MALFATTO. Non è vero, misser. La sa; e me ha imparato a me sino al «be a +ba, be e be». + +CURZIO. Voi non respondete? Molto state sí cheto. + +PRUDENZIO. Non rispondo quia «contra verbosus noli contendere verbis». +Ma non crediate ch'io sia tanto aspernato o reietto perché portamo la +toga, ché me resolvo che non me farete fuori del debito della iustizia e +di quanto comandano le municipali leggi sacrosante iustiniane +imperatorie per ciò che siamo in una delle inclite cittá del mondo. + +CURZIO. Voi fate un gran bravare. + +PRUDENZIO. Et in casu necessitatis me ne andarò ad osculare i piedi al +clavigero portitore cellicolo, idest del beatissimo pontifex maximus, in +nel suo proprio solio, quando pur me farete fuori del debito; bench'io +non multi facio le parole vostre degne di reprensione. + +MALFATTO. O quello! Addio. _Fit_! + +PRUDENZIO. Ché noi non siamo per comportarci alcun dedeco, idest +mancamento. + +MALFATTO. Mastro, volete far alle pugna con lui, che ve terrò la cappa? +Voi me guardate? Dico da vero, alla fé. + +CURZIO. De grazia, mastro, avertite ai casi vostri. + +PRUDENZIO. Non bisogna minarci per essere catrafatto con l'ense ferreo e +col pugione e col famulo satellito. Ma voi non sapete ancora quanto +conato abino le umane lettere appresso i buoni discipuli concivi e +munifici che sono copiosi di famuli e di gladiatori. + +CURZIO. Questa pecora gridará tutt'oggi. + +MALFATTO. O quello delli quatrini! che fai? + +PRUDENZIO. Testor Deum ch'io voglio andare nunc nunc al tribunale della +Reverenzia dil Monsignor Governatore e dechiarargli pedetentim tutte le +superfluitá che se fanno in questa terra alli omini del Gimnasio romano. + +RUFINO. Leviamocelli dinanzi, patrone. + +MALFATTO. Olá! Ve ne andate? non volete che venga, eh? + +CURZIO. Sí: ché non camini? + +PRUDENZIO. Per corpum meum... + +MALFATTO. Ché non dite a misser che me lassi venire? + +PRUDENZIO. Ah lingue viperee, defloratore de l'onor nostro! + +CURZIO. Non li respondere. Lassalo gridare. + +PRUDENZIO. Vien qua tu, sciagurato, insolentissimo. Vattene un poco +dereto a coloro e vedi ove entrano e viennimelo subito a referire e +guarda che tu non gli sperda. + +MALFATTO. Non me sperderò, no. Ma dove dite che vanno? + +PRUDENZIO. Lá giú per quel trivio. + +MALFATTO. Non erano se non doi, recordatevene bene, e non tre. + +PRUDENZIO. L'è vero. O camina, adunque; e torna tosto. + +MALFATTO. Quanto tosto volete ch'io venga? com'un sasso? + +PRUDENZIO. E camina, poltronee! ch'in questo mezzo voglio andare ad +informandum curiam. + +MALFATTO. Oh mastro! oh mastro! Io non li veggio. + +PRUDENZIO. Va' correndo giú per quella via. + +MALFATTO. Per quale? per questa? + +PRUDENZIO. Per quella, sí. + +MALFATTO. Be', io voglio andar da quest'altra, io. + +PRUDENZIO. S'io vengo lá, te farò... Aspetta! + +MALFATTO. Ecco ch'io vo, sú. + +PRUDENZIO. Corri, che te rompi el collo! + +MALFATTO. Olá! Aspettateme, ché lo mastro vole che ve venga dereto. +Mastro, caminano troppo forte. Io non li posso agiognere. + +PRUDENZIO. E va', sciagurato! E io partim andarò al bibliotecario ancora +a riscuotere un chirografo, idest un libellulo scritto de nostra mano +repleto d'ingeniosi e acuti e morali detti. + + +SCENA V + +MINIO, REPETITORE, LUZIO. + + +MINIO. _Valete._ + +REPETITORE. Andate savi. + +LUZIO. _Valete._ + +REPETITORE. Non fate stultizie. + +LUZIO. Alla fé, che lo mastro m'ha fatto molto male. + +MINIO. E che vo' dire che non me ha dato a mi? + +LUZIO. Non te ha dato: che ne so io? + +MINIO. Te vorria dir una cosa; ma non vorria che me raccusassi. + +LUZIO. Non te raccuso, alla fé. + +MINIO. Sí! sí! Non te lo credo. + +LUZIO. E dimmelo, de grazia: vòi? + +MINIO. O giurame prima, per la croce de Dio benedetta, de non me +raccusare. + +LUZIO. Vedi, per questa croce, che non dirò niente. + +MINIO. Sai che me ha ditto lo mastro? che dica a mia sorella che lui li +vole essere marito. + +LUZIO. E halla vista sòreta, esso? + +MINIO. Sí, che l'ha vista. E che li vol dare certe cose bone, ch'esso ce +vorria venir a dormire stanotte. + +LUZIO. E tu vo' gnelo dire? + +MINIO. Ma se gnello voglio dire? Lo credo! ché m'ha promesso de non me +dar delli cavalli, se io gnello dico, veh! + +LUZIO. Ed è bella sòreta? + +MINIO. Sí, ch'è bella; e tutta notte ioca con meco. + +LUZIO. E a che iocate? + +MINIO. Iocamo alle sculacciate. E madonna grida. + +LUZIO. Quanto vòi stare a tornare alla scola, tu? + +MINIO. Come averò pranzato. Non me vòi venir a chiamare? + +LUZIO. Sí, voglio. Aspettame, sai? + +MINIO. Son contento. Addio. + +LUZIO. Addio. Bon dí. + + + + +ATTO IV + + +SCENA I + +MASTRO ANTONIO, REPETITORE. + + +MASTRO ANTONIO. Mi non ghe posso catare ancuo negun che me chiami acciò +che mi ghe faza una maitina; e no ghe ho invidia a persona del mondo per +saver fare una romanesca, una pavana. Alle guagnelle de san Zacaria, che +voio andare a casa de sto mistro di scola che m'ha pregao che me ghe +vaga a veerlo, ché vol che ghe faga no so che servizio. Questa e' xe la +porta. Voio battere. Tic, tac. E' non responde ninguno. Tic, toc. + +REPETITORE. Quis est ille? + +MASTRO ANTONIO. Bon dí, bon dí, misier. + +REPETITORE. Bene veniat, bene veniat. + +MASTRO ANTONIO. A son mastro Antonio. Trin, trin. + +REPETITORE. Quid postulatis? + +MASTRO ANTONIO. Misier sí, a son vegnuo a posta. + +REPETITORE. Che volete? + +MASTRO ANTONIO. Viegno da spasso da San Roco. + +REPETITORE. Tu recto tramite rispondi. + +MASTRO ANTONIO. Sí, sí, misier sí. Che se n'è fatto de quel vostro +mistro? + +REPETITORE. Non est in domi. + +MASTRO ANTONIO. Che desi? Non ghe sè in Roma? + +REPETITORE. Dico domi, domi. + +MASTRO ANTONIO. Missier sí. E' me l'ha be' ditto che ghe vegna. + +REPETITORE. Oh che pulchra festa ch'è questa! + +MASTRO ANTONIO. De grazia, vegnite un pochetin abasso, ché voio parlar +con Vostra Magnificenzia. + +REPETITORE. Aspettate, ché nunc venio. + +MASTRO ANTONIO. El voio aspettar a ogne modo. Trin, trin, trin. + +REPETITORE. Bona dies, Dominatio Sua. + +MASTRO ANTONIO. A no sudo, no; a so' be' stracco. Che xe del mistro? + +REPETITORE. È andato a negoziare. + +MASTRO ANTONIO. Ello me disse che mi vegnesse a zercarlo. + +REPETITORE. Se volete venire in casa, fate voi. + +MASTRO ANTONIO. Sí, de grazia: ve nne priego. + + +SCENA II + +PRUDENZIO, MALFATTO. + + +PRUDENZIO. Promitto, per Deum vivum, che, non tam cito me vide la +eccellentissima e reverendissima Signoria del monsignore illustrissimo +signor governatore della ortodoxa fede e militante, phano episcopus e +gastigatissimo censore e defensore acerrimo della iustizia, quod Deus +conservet incolumen, col quale avemo contratta gran familiaritá, che +statim me chiamò a sé e postulòmi ch'andassi negoziando. Io gli exposi +la temeritá dell'inconsiderato uomo e il flagizio perpetrato contro di +noi come se fossimo qualche incognito viro. Io voglio formarli un +libello de ingiuria, certo che la Sua Signoria mutuo amore me ssi è +offerto. Ma pare che hodie sia certo un lustro intercalare per noi; ché +lo infido bibliotecario non ha manco compita l'opera per la quale gli ho +saluti inanzi venti quadranti. Sed ecce a punto Malfatto che torna. O +Malfatto! + +MALFATTO. Me par sentir... Oh! è lo mastro. A fé, site lo ben venuto. + +PRUDENZIO. Et tu quoque. + +MALFATTO. E dove è lo coco, patrone? Io non lo vego. + +PRUDENZIO. Io dico, tu ancora. + +MALFATTO. Basta: tant'è. E voi dove sète stato, patrone? + +PRUDENZIO. Fui al bibliotecario e al loco gerente del Monarca, idest +Governatore, ch'è nostro alumno. + +MALFATTO. Sono uomini questi che dite o sono bestie? + +PRUDENZIO. Sei bestia insolentissima tu, bubone! + +MALFATTO. Che ne so io? Me par che voi non parlate come li altri, però. + +PRUDENZIO. Che altri? che altri? ché tutti li altri insiemi non sanno la +decima parte de quello che sanno le mie crepide. Ma dimmi: andasti tu +dietro a coloro? + +MALFATTO. A chi coloro? + +PRUDENZIO. Com'a chi? A quelli ch'io te dissi. + +MALFATTO. Non me avete ditto niente, ch'io me ricordi. + +PRUDENZIO. Come! Non te dissi che tu andassi dietro a quelli che ti +avevano dati quelli nummi? + +MALFATTO. Io non so che vi vogliate dire. + +PRUDENZIO. Ah furcifer! demente! stolido! + +MALFATTO. Aspettate, ché me cci voglio un po' pensare. + +PRUDENZIO. Videbis che tu te serai posto a ludere in qualche fòro o in +qualche latere con le alee; ed io, cerciorandomene, te scoriarò +vapulandote con la scutica, ché me delibero che tu non ludi se non col +troco. + +MALFATTO. Patrone, voi sète errato, ch'io non me nne ricordo. + +PRUDENZIO. Dic parumper: non te aricordi tu? + +MALFATTO. Ben sapete che misser sí. + +PRUDENZIO. Cur non desinis? perché non me lassi parlare? + +MALFATTO. Perché io so quello che volete dire, però. + +PRUDENZIO. Ché non lo dici, adunque? + +MALFATTO. Che volete che dica? + +PRUDENZIO. Se sei andato dereto a coloro. + +MALFATTO. A chi coloro? a quali? Fate che ve intenda. + +PRUDENZIO. Guarda viro impudente, latibulo di spurcizia! Dime un poco: +chi te dette quelli quatrini? + +MALFATTO. Quello che ve disse poltrone. + +PRUDENZIO. Andastegli tu dietro? + +MALFATTO. Misser sí. + +PRUDENZIO. Hai tu saputo chi sono? + +MALFATTO. Misser sí: sono doi omini. + +PRUDENZIO. Ben sai che non sono doi equi. Vedi risposta de insipido! Non +vedesti tu almeno dove entrorno? + +MALFATTO. Misser sí: in una casa, che ha una porta, quando si vole +entrare dentro; e desopra ha poi le finestre e lo tetto ancora con li +focolari. + +PRUDENZIO. Oh insulsissimo Cerbero ignorante! Povera Cerere e Bacco, a +chi lascieno epulare sí infelicemente i frutti loro! Ecco che noi locuti +sumus con monsignore, col vertice, col culmine della sacrosanta +iustizia: e non arò fatto nihil; e terrammi Sua Signoria un mendace a +posta di questo bubalo! + +MALFATTO. _Fu!_ Perdonateli, ché è scapato da esso, da questo rotto +straciato. + +PRUDENZIO. Ah temerario! Non sai tu che «non sis ventosus si vis bonus +esse videri»? Et stringe os et crepitum. + +MALFATTO. Però l'ho fatto: per non crepare. + +PRUDENZIO. Taci, inconsiderato adolescente! È possibile che non ti +aricordi ove stia quella casa dove che sono entrati coloro? + +MALFATTO. Chi ve l'ha detto? + +PRUDENZIO. Dicemolo noi. + +MALFATTO. Be', lassateli dire, ché non dicono lo vero. + +PRUDENZIO. Se non guardassimo che tu sei un demente, te imparariamo a +rispondere ai maggiori tuoi piú cautamente che non fai. + +MALFATTO. Voi avete torto a dir villania a lui. Ma sapete dove sta +quella casa, mò che me ricordo? + +PRUDENZIO. Dove? ché non parli? + +MALFATTO. Sta de qua. Vedete; guardate bene. + +PRUDENZIO. Di' pur via; séguita. + +MALFATTO. No, no: io ho sbagliato. Sta da quest'altra banda; e poi se +volta cosí, e cosí, e se agionge poi lá, e vassi poi in qua. E cosí la +trovate. + +PRUDENZIO. Questo sarebbe uno enucleare. + +MALFATTO. Oh! tengo ben a ment'io, sí. + +PRUDENZIO. Tanto magnassi mai tu! Ma so che tutte le opere mie me +succedono oggi extra votum. + +MALFATTO. Patrone, bon dí. Io voglio andar a micto. + +PRUDENZIO. Va', che te fragni le crure! Chi demone me ha posta questa +bestiola dinanzi? ché nihil prodest, idest che non giova el monirlo né +di gastigarlo; immo, de male in peius. Ma suo danno, quia sibi luditur. + + +SCENA III + +CECA, MINIO, IULIA, LIVIA. + + +CECA. Oh che l'è da bene! oh che l'è la buona giovane, quella madonna +Fulvia! Per certo che, ora ch'io ho inteso el tutto, li ho quella +compassione che alle povere bisognose e vedove aver si deve. Grande +infelicitá l'è certo la sua, ché né vedova né maritata se gli può dire; +ma molto... Domino! Esce di casa piangendo Minio; e madonna è sulla +porta. + +MINIO. Eh! mamma mia, perdonateme. + +IULIA. Vien qui, giottoncello! Piglialo, Ceca. + +CECA. Che cosa hai tu fatto? + +MINIO. Eh Dio! aiutame, Ceca mia. + +IULIA. Menalo qui da me; piglialo pei capegli. + +MINIO. Eh Dio mio! + +CECA. Vieni; non dubitare: ché non ti fará male, no. + +IULIA. Giottone, ti credevi fugire, eh? E dove volevi andare, ch'io non +ti trovassi? + +MINIO. Oimè! perdonatemi, mamma mia. + +CECA. Madonna, non piú, di grazia. Vanne dentro tu. + +MINIO. Oimè! Oimè! + +IULIA. Aspetta pur, ché queste non son nulla a rispetto di quelle che io +ti darò. Vanne pur lá. + +CECA. Che cosa ve ha egli fatto? + +IULIA. Ma non si curi, quel pedante tristo, sciagurato!... + +CECA. E chi, madonna? el maestro? + +IULIA. El maestro, sí. + +CECA. E per che cosa? + +IULIA. Come per che cosa? El mando alla scola perché gl'impari le vertú, +e quello mel fa un ribaldo! + +CECA. Madonna, oggidí non si può la persona fidar di nessuno; e i +maestri propri son quegli che gli fanno viziosi e cattivi, che +meritarebbono el fuoco, la maggior parte. + +IULIA. El poltrone l'ha mandato perché gli scusi ruffiano. + +CECA. E con chi? + +IULIA. Con la sorella, con Livia. Forsi che con meco? + +CECA. A pena el posso credere. + +IULIA. L'è pur cosí. Ma non si curi!... Basta. S'io non ne lli impago, +laméntise di me. Gli darò una tal moglie che forsi gli rencrescerá. +Bastaria ch'io non ci stessi per nulla in casa. + +CECA. E che gli ha mandato a dire, se Idio vi guardi? + +IULIA. Io non l'ho possuto troppo bene intendere, ché gli parlava +all'orechio; ma io me delibero che me dica ogni cosa a suon di frustate. + +CECA. Madonna, quanto piú presto ve lla levate de casa è meglio per voi. + +IULIA. Non piú: basta. Qualche cosa será. + +LIVIA. Madonna, Minio non vol star cheto. + +IULIA. Digli che, se io vengo di sopra, ch'io gli romperò el capo. + +LIVIA. A punto piglia lo bastone per darme, vedete? + +IULIA. Andiamo dentro. + +CECA. Fuggi, Minio, ch'ecco madonna. Livia, ditegli che fugga, ché +madonna nol trovi. + +LIVIA. Di' quanto vòi, che nol credo. Che sí, fraschetta, +tristarello!... + + +SCENA IV + +MALFATTO, PRUDENZIO, MASTRO ANTONIO. + + +MALFATTO. Sí, sí, domane! Aspettate pur. Sempre me mandano fuori e io +prometto di servirli come meritano. Me nne voglio andar a spasso tutto +oggi e non ce voglio tornare per un pezzo. E, se vole delli patroni da +comandare, che se lli trovi. Guarda compagni de merda! Vole ch'io vada a +chiamare un certo scolaro che vole che venga adesso. Sí, sí! È bello e +venuto. + +PRUDENZIO. Adhuc sei lí, eh? Non odi, insolente famulo, no? + +MALFATTO. Oh! crepa, crepa, ché non te voglio respondere. + +PRUDENZIO. A chi parlo io? Olá! + +MALFATTO. Sí, sí! oh qua! + +PRUDENZIO. Malfatto, vòltate, che te volti el carnifice! O Malfatto! o +poltrone! + +MALFATTO. Che volete? + +PRUDENZIO. Dilli che venghi statim, ché l'aspettamo a prandio. + +MALFATTO. Sí; misser sí. + +PRUDENZIO. E che verrá tempestive. + +MALFATTO. Ve possa cader sul capo la tempesta! + +PRUDENZIO. Vade cito et rede. + +MALFATTO. Me voglio metter a correre acciò che non me veda. + +PRUDENZIO. Non odi, no? El poltrone, agricola, foditore, rustico ha +passato el domo e non l'ha postulato. Certo ch'in qualcun altro suo +negozio se andará ad occupare. Ma... + +MASTRO ANTONIO. Volemo andare a disnare, misiere? ché sè ora. + +PRUDENZIO. No, no. Aspettiamo un poco questo puerculo nostro discipulo, +nunzio di certe nostre imbasciate. + +MASTRO ANTONIO. E sè molto lontano? + +PRUDENZIO. In capite a questa via deambulatoria. E ho necessitá di +parlar con lui sotto un brieve epilogo prima che saturi el ventre; ché +non posso contrastar alla petulanzia carnale e cagion è che vadia con la +barba squalida e faccia con li oculi un profluvio di lacrime. + +MASTRO ANTONIO. Questa sè una mala trama. + +PRUDENZIO. Io el so, ché contremisco totiens quotiens cogito nelli +estuanti desiri per li quali son leso che me fanno come un viro furente. +Pur, nihilominus, speramo che, mediante el buon naturale discorso che ci +troviamo e la sua buona e larga natura educata di continuo nei +laboriosi studi, posser ridurla in uxoria fede, quia est viro potens. E +cosí, refrigerando e sanando le vulnere ch'ho nel corculo e nello èpate, +in rubeo si divertirá el colore busseo. + +MASTRO ANTONIO. Non bisogna battere, ché sè averta la porta. + +PRUDENZIO. Non posso stare ad exemplificarvi, al presente. Andate, ch'io +ne verrò statim. + +MASTRO ANTONIO. Stasí pur quanto che ve piase. + +PRUDENZIO. Costui se cogita d'essere un vafro uomo et è un ideota che +non degerisce le parole nostre. Io temo che quello insolente iactabundo +del servo, poco obsequente ai nostri precepti, non incumba a +qualch'altro spurcissimo negozio e il nostro, per ingiusta oblivione, +non interlassi. + + +SCENA V + +CURZIO, RUFINO, TRAPPOLINO. + + +CURZIO. Se io avessi guadagnati oggi mille scudi non mi sarebbono stati +sí cari, ancor ch'io ne abbia di bisogno, come mi è stato caro lo aver +provato costui: ch'ogni volta che m'incontrava, e tu lo sai, sempre +voleva ch'io lo affannassi; e ora, che de picol summa di dinari l'ho +richiesto, tu l'hai sentito quello che m'ha risposto e con quanti +preambuli e paroline si è scusato. + +RUFINO. Patrone, io ve ricordo che, se piú ne avessivo rechiesti, piú ne +arestivo trovati ch'el medesmo vi arebbono detto. + +CURZIO. Vedi che 'l nostro banchieri ne ha aiutato inel bisogno con una +sola polizza delle nostre senza altri contratti o cavillazioni. + +RUFINO. Io me ne sono maravigliato, ché sogliano questi mercanti essere +sufistichi, schizzinosi, ch'a pena si fidono di loro stessi nel conto +del danaio. + +CURZIO. Acceleramo i passi; andiamone in casa, acciò ch'io me possa +mettere in ordine per ritrovarmi stanotte con la mia Livia. + +RUFINO. Eh! patrone, perdonatemi. Se voi ve fossete guidato per mio +conseglio, buon per voi! + +CURZIO. Come! Che buon per me? che aresti fatto? + +RUFINO. Avria mandato per madonna Fulvia. + +CURZIO. E pur lá ritorni. + +RUFINO. Ci torno, signor sí; e ritornaròvi sempre, ché voi non avete +però causa di volergli male. + +CURZIO. Io, per me, non gli vo' male. Tu hai torto. + +RUFINO. Assai mal me pare che li vogliate, quando la tenete lontana da +voi. Ma ricordatevi che lei è donna ed è bella e giovane; e, se voi che +sète uomo non possete contrastare ai stimoli della carne, che fará lei +ch'è di piú fragile e di piú debole complessione? + +CURZIO. Rufino, tu vedi ch'io volentieri ascolto i consegli tuoi. Ma ti +priego che, per adesso, non ne parliamo. Lasciamo passare un po' qualche +giorno ancora; e poi qualche cosa sará. + +RUFINO. Eimè, che non ne farete altro! per ciò che, se nne avessivo +voglia, lo farestivo senza aspettare che vi uscissino questi danari +delle mani, che sono perduti per voi. E non so che vi conoschiate piú in +costei ch'in vostra moglie; ché, per mia fé, val piú un'ogna del piede +suo che non tutta lei insieme. + +CURZIO. Tu non la vedi come la vedo io: però parli cosí. Poi io non me +la piglio per moglie. + +RUFINO. E' si dice ben cosí; ma... + +CURZIO. Ma che? + +RUFINO. Voglio dire ch'ell'è peggio: ché le moglie patiscono di quelle +cose che non patiscono le concubine. Oltre che vi pelano e vi tirano +sino al sangue. Ed èvvi vergogna e danno all'anima e alla borsa. + +CURZIO. Non posso io desordinare una volta? + +RUFINO. Fate voi. Vi priego che non l'aviate per male, ché l'amore ch'io +vi porto mel fa dire e la pace ch'io vorrei vedere in casa vostra. + +CURZIO. Credolo. Ma vattene innanzi e fa' oprire. + +RUFINO. Signor sí. + +CURZIO. Certo, gran sorte è stata la mia a trovar, in tanto bisogno, +questi denari. + +RUFINO. Tic, tic. Costui deve essere in cantina. + +CURZIO. Non ci deve essere in casa, neh vero? + +RUFINO. Io non vel so dire. Tic, tac. + +CURZIO. Ripichia, ripichia meglio. + +RUFINO. Che volete pichiare? Questo è un perder di tempo. Tic. + +CURZIO. Fatti conto ch'el deve dormire. + +RUFINO. Piú presto deve esser morto. + +CURZIO. Di questo ne sei cagione tu. + +RUFINO. E perché io? + +CURZIO. Perché, se tu lo gastigassi qualche volta, sarebbe piú avertito +alle cose mie che non è. Ma non piú. Va' e ripichia un'altra volta; e, +se non risponde, gitta giú la porta, ch'io voglio entrare per ogni modo. + +RUFINO. Cosí farò. Tic, tac, toc. + +TRAPPOLINO. Chi è lá? chi è lá? chi è lá? + +RUFINO. Malan che Dio ti dia! + +TRAPPOLINO. Te dia el malanno e la mala pasqua a te. Oh patrone! +Perdonateme. + +CURZIO. Non ti curar, forca! Vieni, vieni a oprire. + +TRAPPOLINO. Adesso. + +CURZIO. Che domino poteva far costui? + +RUFINO. Fatevi conto ch'el dove a merendare. + +CURZIO. Fa' che tu gne llo ricordi la prima volta ch'erra, se tu me vòi +esser amico. + +TRAPPOLINO. Buon dí. Entrate. + +CURZIO. Non curar, giotton, forfantello! + + +SCENA VI + +MALFATTO, CECA, IULIA. + + +MALFATTO. Vedi mò che non ho voluto fare a modo del patrone, che li +venga el cancaro a lui e a chi lo vede adesso! Ma, alla fé, che li +voglio stracciare tutti li libri. Ben li trovarò io, sí; ché non li +giovará de averli nascosti sotto lo letto. Oh! Adesso sé che voglio +achiamar quello che lui me disse che sta qua dentro. Tic, tac. + +CECA. Chi è la? + +MALFATTO. Oh! Simo noi. Tic. + +CECA. Chi è? non odi? + +MALFATTO. Te l'ho pur detto. Tic, tac. + +CECA. Perché pichi? non odi, no? + +MALFATTO. Perché me piace. Toc, tac. + +CECA. Che sí che ti trarò d'un sasso nel capo! + +MALFATTO. Voglio bussar per dispetto tuo, adesso. Tic. + +CECA. Non l'odi, poltrone, no? + +MALFATTO. Sí, sí. Tic. So ch'io voglio bussare. + +CECA. Tu non me credi, Malfatto, neh vero? + +MALFATTO. Che vòi? che hai? Oh Ceca mia bella! + +CECA. Che vòi? che adimandi? + +MALFATTO. Volevo stare con meco abracciato. + +CECA. Tira alle forche! Lèvate de lí, dico! Aspetta pur ch'io venghi giú +con un bastone, ché ti farò fugir piú che di passo. + +MALFATTO. Oh diavolo! Non fare, ché te voglio bene, io; e poi me cci ha +mandato lo mastro. + +CECA. E che vole? Ché non lo dici? + +MALFATTO. Vole quel cotale che sta qua. + +CECA. Come se chiama? + +MALFATTO. Lo mastro lo sa. + +CECA. O va' e fattelo redire. + +MALFATTO. Non voglio, ché lui me ha ditto ch'io venga qua a pichiare. +Tic, tac, toc. + +CECA. L'è la festa del pichiare, questa. Tu non lo credi, eh? + +MALFATTO. E che hai paura? che spezzi l'uscio? la porta? + +CECA. Aspetta, aspetta el bastone. + +MALFATTO. Eh! non far. Odi, odi. Oh Ceca! + +CECA. Che vòi? + +MALFATTO. Eh! non fare, de grazia, ché lo mastro me cci ha mandato. + +CECA. Malan che Dio te dia, a te e a lui! + +MALFATTO. Ascolta un poco. Oh madonna quella! Chiama un po', de grazia, +quel cotale. + +CECA. Che cotale? Perché non parli? + +MALFATTO. Vorria che tu me chiamassi quello che mena. + +CECA. Tu devi esser imbriacco. + +MALFATTO. Per questa croce, che non ho ancora beuto. Odi, odi; non te +spartire. Oh cancaro! S'io torno al mastro e dico che non me hanno +voluto aprire, me dará delle staffilate. Io so che voglio bussare. Tic, +toc, tac. + +CECA. Tu non lo credi, neh vero? + +MALFATTO. Che vòi ch'io creda? + +CECA. Che te farò andare a pichiare altrove. + +MALFATTO. Oh! non sono stato io. + +CECA. E chi è stato? + +MALFATTO. Uno ch'è andato lá giú adesso. Ma, de grazia, chiamame un poco +quello che mena, ché lo vole lo mastro. + +CECA. Tu vòi forsi Minio. + +MALFATTO. Sí, cancaro li venga! + +CECA. Venga pur a te. Aspetta, ch'ora lo chiamo. + +MALFATTO. Vedi che pur me ssi è ricordato lo nome. Oh che poco cervello! +Gran cosa ch'io non tengo troppo bene a mente! e sono cosí grande! + +CECA. Dove sei? non odi? Oh poco-in-testa! + +MALFATTO. Che volete? + +CECA. Adesso viene abasso. + +MALFATTO. Sí, sí, venga pur, ché lo mastro l'aspetta ed è un pezzo che +sta in ordine. + +IULIA. Chi è quello che vole Minio? + +MALFATTO. Simo noi, ché lo vole lo mastro. + +IULIA. Dilli, al tuo maestro, che l'è un gran sciagurato. + +MALFATTO. È ben vero, sí. + +IULIA. E è un tristo e un gaglioffo; e che, se non è savio, gli farò +romper el capo. + +MALFATTO. Sí, che non possa sedere. Oh! che l'è gran poltrone, alla fé. + +IULIA. Basta. Digli pure ch'io non voglio che mio figliuolo vadia piú +alla scola sua; ché non vo' che mel faccia un ruffiano. + +MALFATTO. È ben ruffiano, sí. + +IULIA. Chi? + +MALFATTO. Minio, quello vostro. + +IULIA. El malanno che ti venga! Io dico el maestro tuo. + +MALFATTO. Dico ben cosí io ancora. Ma diteme un poco, o madonna: perché +non me date moglie? + +IULIA. E che ne vòi far della moglie, bestia? + +MALFATTO. La voglio abracciare nello letto, cosí, vedete. + +IULIA. Fatti in lá, poltrone! se non hai voglia ch'io ti dia d'una +pianella inel mostaccio. + +MALFATTO. Perdonateme; ch'alla fé, io ve llo vorria fare per bene. E chi +dorme con voi, la sera, quando è notte? + +IULIA. Vedi adimanda scioca! Per certo, che questa di costui è una dolce +pazzia. Non ci dorme nessuno. Perché? + +MALFATTO. Perché sí. Non avete paura delli lenconi, voi, quando state +sola? + +IULIA. Hai tu altro che dire? + +MALFATTO. Madonna sí; un'altra cosa. Ma io non vorria che voi me dessivo +delle pugna. + +IULIA. Pènsati che, si tu non parli saviamente, ch'io te lle darò; e +saranno buone. + +MALFATTO. Be', io non ve la voglio dire. Cagna! Voi sète troppo crudela. + +IULIA. Orsú! Vatti con Dio, va'; e di' al tuo maestro che, se non è +savio, io gli farò fare uno scherzo che se pentirá d'avermi mai +cognosciuta. + +MALFATTO. Orsú! Basta: bon dí. Io li farò l'imbasciata e diroli che +quello che mena lo volete per voi. + +IULIA. Dilli quello che ti pare. + +MALFATTO. Me aricomando alla Vostra madonna Signoria. Alla fé, per +questa croce, se non che me venga mò mò lo cancaro, se non sono giá +innamorato de essa. Oh! che l'è bella, diavolo! Oh! quasi che vorria che +me mandassi spesso, lo mastro. Ma vorria che me facessi dormire con +essa; ché so che me vole bene, ché, quando me parlava, me guardava e +rideva. E chi sa? Forsi che ancora me pigliará per moglie; e essa me +sará marito; e faremo delli figliuoli; e essi poi me chiamaranno tata, +missere; e io compararò uno asino per andare a cavallo a spasso; e +montarò in groppa a essa; e faremo a dormire tutti doi l'uno sopra +l'altro. Oh cagna! Me pare d'averla giá in braccio e de basarla e de +mozzicarla e de voltarme con essa, cosí, per lo letto e tirare delle +corregge, cosí. _Fu._ Oh che possa venire lo male francioso allo +patrone! Mò che me sse ricorda, se aranno magnato ogni cosa. Oimè! oimè! +la parte mia! Oimè! che non me averanno lassato manco della menestra. + + + + +ATTO V + + +SCENA I + +MALFATTO, PRUDENZIO, REPETITORE. + + +MALFATTO. Non ce voglio andare. Andatece voi, che ve venga el cancaro! +Non site boni se non a farme caminare. Che diavolo de furfanti! che mai +non me lassano star un'ora in pace. O aspettate, che adesso vengo. +Vederá ch'io sarò piú matto che pazzo a non ce andare. + +REPETITORE. Iam vesperascit, domine. Chi è lá giú? Olá! + +MALFATTO. Sí, sí! grida pure! + +REPETITORE. Chi è al nostro hostio? Olá! Non odi, no? Come hai nome? + +MALFATTO. Non te lo voglio dire. + +REPETITORE. Sei Malfatto nostro? + +MALFATTO. Sono el malanno che Dio te dia! + +REPETITORE. Domine, el vostro insolente pincerna si è prostato in terra +come un cadavero. + +MALFATTO. Hai veduto che sempre «va' via, va' via»? + +REPETITORE. Oh Malfatto! Fuggi, ch'ecco el maestro. + +MALFATTO. Alla fé, ch'io ho deliberato trovarme un altro garzone, ché +non voglio stare piú con lui. + +PRUDENZIO. Ove è questo abominevole mostro prosontuoso? Non odi, no? + +MALFATTO. Che volete? + +PRUDENZIO. Perché non vai dove t'ho detto? + +MALFATTO. Perché non me piace. + +PRUDENZIO. Adunque devi stare con noi e devemoti stipendiare e hai da +fare a modo tuo, eh? No, no, no! + +MALFATTO. Sí, sí, sí! Hai visto che festa è questa? + +PRUDENZIO. Malfatto, vien qua. Audi duo verba. + +MALFATTO. Non voglio verberare io, ché sono scorrociato. + +PRUDENZIO. Tu hai torto. Audi parumper che... + +MALFATTO. Sí! Sempre me date la baia. + +PRUDENZIO. E quando mai te avemo data la baia noi? + +MALFATTO. Ogni sempre mai che parlate, ché non ve intendo. + +PRUDENZIO. Audi. Testor Deum omnipotentem... + +MALFATTO. Ve possa venire a voi! + +PRUDENZIO. Taci: lassame parlare. + +MALFATTO. Sí; ma non biastemate. + +PRUDENZIO. È il diavolo, a parlare con simili ignoranti che non +comprendono i sensi delle litterali parole. Ma vacci, se Dio te guardi +la grazia nostra; e dilli che venga subito, ché avemo da parlarli de +cosa importante. + +MALFATTO. Volete che venga solo o accompagnato? + +PRUDENZIO. Come piacerá a lui. + +MALFATTO. E che volete? che dorma con voi? + +PRUDENZIO. E va', che tu sei una bestia! Ma odi. Guarda qui. + +MALFATTO. Non voglio piú guardare. Ma, come torno, voglio far un altro +patto con voi e, se non ce vorrete stare, ve nne andarete con Dio. + +PRUDENZIO. Vien presto, sai? + +MALFATTO. Verrò quando parerá a me. + + +SCENA II + +FULVIA, RITA, MINIO, CECA. + + +FULVIA. Caminiamo, Rita, ché l'è notte. + +RITA. Vostro danno! Perché non siamo andate piú a bon'otta? + +FULVIA. Non te ll'ho io detto? per non m'imbattere in Curzio, ch'io non +volevo che me cci vedessi entrare. + +RITA. Madonna, ecco la porta. Aspettate, ch'io pichiarò. + +FULVIA. Sí, de grazia. + +RITA. Idio ci aiuti. Tic, toc. + +MINIO. Chi è lá? + +RITA. Amici. Simo noi. + +MINIO. E chi sète voi? + +RITA. Siamo quelle donne. Ècci madonna Iulia in casa? + +MINIO. Si, è. Aspettate, ch'io la chiamarò. + +RITA. Orsú! Va' presto e spácciati. + +FULVIA. Che te ha detto? + +RITA. Ho parlato col figliuolo. Adesso fará l'imbasciata. + +FULVIA. Acòstameti qui, ché non paia ch'io stia sola. + +CECA. Chi è quella che vole madonna? + +RITA. Siamo noi. Oh Ceca! + +CECA. Perché non entrate, che l'è aperto? + +FULVIA. E che ne sapemo noi? + +CECA. Dio vel perdoni. Che bisogna che voi pichiate, che sète patrona de +ogni cosa? + +FULVIA. Per grazia de madonna Iulia, non perché noi lo meritiamo. + +RITA. Andate lá sú e pregamo Dio che ce la mandi buona. + + +SCENA III + +PRUDENZIO, REPETITORE. + + +PRUDENZIO. De grazia, propter amorem Dei, fate che veniat cito. + +REPETITORE. Lassate pur far a me. + +PRUDENZIO. E racomandateme all'amita sua. + +REPETITORE. Lassate pur fare l'excusatorie a me. + +PRUDENZIO. Caminate, ché iam est multum sero. + +REPETITORE. Non ve conturbamini. Tornate pur dentro. + +PRUDENZIO. Audiatis, domine. Oh missere! + +REPETITORE. Che piace alla Magnificenzia Vostra? + +PRUDENZIO. Potrete dirli, se pur nol volessino lassar venire, che voi lo +soziarete incolumen e senza lesione alcuna. + +REPETITORE. Io ve ho inteso. State sano e vivete in tripudio, ch'io ve +llo condurrò omnino e portarovi risposta sodisfattoria. + +PRUDENZIO. M'aricomando alla loquacitá vostra. + +REPETITORE. Gran cosa che li uomini discreti e periti nelle lettere, e +che hanno il cerebro ripieno di lucubrazioni e di prischi exempli, e +nelli anni adolescentuli sieno stati discordanti alle blandizie e faci +veneree e alle lascivie e crapule, in nella senectu fiunt bis pueri! Ma +tedet mihi che 'l mio precettore urisca inelle viscere come arida +stipula. Ma será buono ch'io volti giú per questa viècula acciò che piú +presto me espedisca da questo negozio. + + +SCENA IV + +CURZIO, RUFINO, CECA. + + +CURZIO. Sollécitati, esci qui fuori. Giá son presso che tre ore e non +será se non buono ch'io me invii pian piano in lá. Oh Amore! Guidami, +non mi lasciar perire in sí profundo pelago de incomparabile leticia; +per ciò che, senza l'aiuto tuo, sono come fragile barca vicin'al porto +da contrari venti combattuta. Per certo, ch'al desiderio ch'io al +presente me trovo, non pur una brevissima notte come fia questa ch'in +somma felicitá trapassar aspetto, ma quella che Ercole produsse, o se +ella fosse piú lunga che l'anno, una minima parte de l'ardor mio +potrebbe estinguere. Costui tarda pur assai a venire. Oh Rufino! + +RUFINO. Eccomi, signore. + +CURZIO. Vieni presto, ché l'è tardo. + +RUFINO. Or ora sarò da voi. + +CURZIO. Deh! camina; non tardar piú, de grazia. + +RUFINO. Eccome. Andiamo. + +CURZIO. Hai tu avertito colui che stanghi bene la porta? + +RUFINO. Signor sí. Ma io saria de parere che voi me lassassivo +ritornare, ché non sta bene la casa sola. + +CURZIO. Sta ben pur troppo, ché non stiamo in terra de ladri. + +RUFINO. Non è questo: ma la commoditá suol fare li uomini e le donne +cattive. + +CURZIO. Be', io non voglio restar di notte fuori di casa senza te; e +tanto piú in simili luoghi. E che so io se mi bisognassi cosa alcuna? + +RUFINO. E che volete che vi bisogni? + +CURZIO. E che ne so io? Solo Idio sa el secreto dei cuori umani. + +RUFINO. Fate adunque come vi pare, ch'io, a dirve il vero, ho caro di +trovarmi sempre appresso di voi; ch'accadendo, vi possa mostrare +l'affezione ch'io vi porto. + +CURZIO. Io ne sono chiaro pur troppo, Rufino; e, dallo esserti io +patrone in poi, tutto el resto è commune fra te e me: e tu lo sai. Ma +dimmi, or che me ricordo: porti tu i danari? + +RUFINO. Signor sí: eccoli. + +CURZIO. Avertisci che non ti caschino. + +RUFINO. Non dubitate. Ma, da qui a un poco, potrete ben dire che vi +sieno caduti. + +CURZIO. Anzi, farò conto de avergli alogati in buona parte. E dicoti +che, se io avessi meglio el modo che non ho, che non mi pensarei mai di +spendere el mio danaio bene se non quando io lo dessi a qualche donna: +ché certamente le sono l'onor del mondo per le quali l'uomo, +argumentando, a perfetta cognizione delle bellezze del cielo suol +venire. E quale è quel cuore sí efferato, sí inumano che, drizzando gli +occhi in un bel volto, che, ad un'otta, non perda l'ardire e l'orgoglio +e riverente non se gli inchini e voluntario pregione non se gli renda? +Io, certo, le amo, le adoro, le reverisco, per ciò che sono degne +d'essere sopra tutti li altri uomini essaltate e reverite mediante i +buoni effetti che da loro ne segueno. + +RUFINO. Patrone, voi lodate quello che molti biasmano. + +CURZIO. Questi sono simie, che paiono e non sono uomini; e, per la +spurcizia dei vizi ch'egli hanno, inei quai cercano di sotrarre altrui +per aver piú compagni acciò piú licito gli sia el peccare, +maliziosamente parlano. Ma questo non è maraviglia, ché dicono male de +Idio, ben lo possino ancor dire di esse. Non ti niego che non ve nne +siano delle cattive; ma in tanto numero ch'è!... Ma par che voglia el +destino che de quella sola ribalda che è al mondo cento scrittori ne +parlino come se loro mancassi altra materia da scrivere. Ma non se dice +però de tanti uomini infami e vituperosi che si scriveno; e, se di +questi che oggidí viveno se nne facessi istoria, si legerebbono altre +che Pasifae e che Medee! Poi non si accorgeno questi tali maledici che, +biasmando le donne, biasmano loro stessi, essendo la donna, come +vogliano i savi, la metá di noi. Ma vattene innanzi; e pichia e fa' +oprire. E questi tali dichino tanto che crepino. + +RUFINO. Ámenne. Aspettate qui, se vi pare. + +CURZIO. Odi. Oh Rufino! + +RUFINO. Che vi piace? + +CURZIO. A che modo gli dirai, che non se nne accorghino li vicini? + +RUFINO. Giá mi ha detto Filippa ch'io dica che sono el fratello della +Ceca. + +CURZIO. Or vanne, adunque. Odi un'altra cosa. + +RUFINO. Dite: che volete? + +CURZIO. Tu sai che avemo inteso che quel pedante poltrone, ogni notte, +gli viene a cantare a l'uscio non so che canzoni. Vorrei che tu gli +rompessi el capo in qualche bel modo, che non si accorgessi chi fussi +stato, se pur ci viene stanotte. + +RUFINO. State de bona voglia, che vi prometto di servirve. + +CURZIO. Va'! Pichia, adunque. + +RUFINO. Io so certo che costoro ci deveno aspettare. Tic. + +CECA. Chi è la giú? + +RUFINO. Sono el fratello della Ceca vostra. + +CECA. Chi sei? Antonio? + +RUFINO. Madonna sí. + +CECA. Tu sia el ben venuto. Aspetta, ch'io ti vengo a oprire. + +RUFINO. Zi! Patrone, acostatevi. + +CURZIO. O Dio, aiutame. + +RUFINO. Acostatevi piú alla porta. + +CURZIO. Che te hanno detto? + +RUFINO. Adesso vengono a oprire. + +CECA. Entrate, olá! Non fate rumore. + + +SCENA V + +LUZIO, MALFATTO, TRAPPOLINO, PRUDENZIO. + + +LUZIO. Guarda pur che tu non me dichi le bugie, che il mastro me voglia +e poi non sia lo vero. + +MALFATTO. Alla fé, non dico bugie io. E me llo ave ditto ancora +quell'altro che stava con quello, con esso. + +LUZIO. Ché diavolo non parli che sii inteso? + +MALFATTO. Orsú! Andamo, che te llo dirò poi domattina, fraschetta! + +LUZIO. Oh! tu me dice villania, sciagurato! + +MALFATTO. Me ciancio con teco. Ma andiamo un poco qua, ché voglio +parlare a un mio compagno. + +LUZIO. Come ha nome? + +MALFATTO. Non te llo voglio dire. Ecco la casa. Aspettateme voi, Luzio, +ché voglio bussare. + +LUZIO. Sí; ma spácciate. + +MALFATTO. Tic, toc. Oh de casa! oh nesciuno! oh quello! Tic. Non ci deve +essere, neh vero? + +LUZIO. No, che non ci deve essere. Andiamo con Dio. + +MALFATTO. Lassame bussare tre altre volte, prima. Tic. E una. + +TRAPPOLINO. Chi è lá? Olá! + +MALFATTO. Amici. Simo io. + +TRAPPOLINO. El cancaro che te venga! Che vòi? + +MALFATTO. Ché non respondi tu, adesso? + +TRAPPOLINO. Respondi pur tu, ché parlo con teco. + +LUZIO. Che dici tu? Olá! + +MALFATTO. Che vòi che dica, o Luzio? + +LUZIO. Dilli quello che ti pare. Che me fa a me? + +TRAPPOLINO. Chi sei tu che hai bussato? + +MALFATTO. Sono un certo omo da bene. + +TRAPPOLINO. Tu devi avere cattivi vicini, neh vero? + +MALFATTO. Sí, sí, sto qua vicino; e vorria parlare a colui che sta qua +dentro. + +TRAPPOLINO. Chi è? come ha nome? + +MALFATTO. Non me ssi aricorda a me. O Luzio, come se chiama quello ch'io +te dissi ch'io cercavo? + +LUZIO. E che ne so io? A me lo dimandi? Tu non hai buon cervello. + +MALFATTO. Dove sei andato? Olá! Tic. + +TRAPPOLINO. Che te manca? non me vedi? + +MALFATTO. Sai? lo vorria, adesso che me aricordo, quello delli quatrini. + +TRAPPOLINO. Se non me dici altro, tu starai di fuori. + +MALFATTO. Non cognosci tu quell'uomo grande cosí, che me parlava ieri? + +TRAPPOLINO. Tu devi essere qualche pazzo. + +LUZIO. Tu l'hai a punto indovinato. + +MALFATTO. Sí, sono la merda! + +TRAPPOLINO. O va' magna, va'. Bona sera. + +MALFATTO. Te nne vai, eh? Odi, di grazia; ascolta un'altra volta. + +TRAPPOLINO. Che vòi, prosontuoso? + +LUZIO. Ché non li gitti qualche pitale nel capo, si lo hai? E levatello +dinanzi. + +MALFATTO. Eh! non far, de grazia, fratello: vòi? + +TRAPPOLINO. Son contento. Ma dimme: chi adimandi? + +MALFATTO. Adimando che vorria parlare di portante a lui. + +TRAPPOLINO. Chi diavolo sei tu? + +MALFATTO. So' quello. Eh! de grazia, non me buttare la testa nello +pitale. + +LUZIO. Se tu non vieni, te lassarò Malfatto, veh! + +MALFATTO. Aspetta un altro poco. Oh quello! E tu come te chiami? + +TRAPPOLINO. E che ne vòi tu sapere, bestia? + +MALFATTO. Lo vorria sapere perché, quando te trovassi, te vorria dire +«bon dí». + +TRAPPOLINO. Te llo dirò poi, un altro giorno di questa stimana. + +MALFATTO. Che sta male lo patrone tuo, eh? + +TRAPPOLINO. E va' alle forche, sciagurato! + +MALFATTO. Orsú! Basta. Adunque recomandami a esso e dilli ch'a lui +sempre sempre... + +LUZIO. E camina, se vòi! Non vedi tu che parli col vento, ché colui s'è +partito? + +MALFATTO. Be', io volevo che facessi l'imbasciata a quel compagno. + +LUZIO. Tutti te lli fai compagni. Non te vergogni? Ma va' bussa, va'. + +MALFATTO. O aspetta un poco. Tic, toc. + +PRUDENZIO. Chi impulsa l'hostio? + +LUZIO. _Ego sum, domine._ + +PRUDENZIO. Bene veniat. Oh! Magnifico misser Antonio, fate introire il +nostro discipulo. + +MALFATTO. Vedi mò che t'ho ditto lo vero? + +LUZIO. Oh! tu sei el buon figliolo! Ma sta' cheto, de grazia. + +MALFATTO. Voglio parlare per dispetto tuo, voglio parlare; misser sí, +che voglio parlare. Vedi mò! + + +SCENA VI + +REPETITORE. + + +Non credo ch'un equo con tanta velocitá avessi itinerato al domo del +condiscipulo come sono andato io per gratularmi al precettore. E non +l'ho trovato: ché me hanno referto i domestici suoi di casa ch'ipse e +una col famulo nostro illico s'era partito e che andavano per questa +strada vicino allo emporio. Non so dove mel possa reperire e +maravigliomi che, s'ell'è cosí, de non lo avere obviato. Pur temo che +quello insolente non l'abbia condutto in qualche cauponaria e che non +emino per i quadranti qualche vasculo de mulso, per il che se +ebriaranno. Ed è un peccato, ché quel Luzio è di bona indole e di +capacissimo ingenio; ma quel furcifer è bene uno inepto ai litterali +costumi e facilmente potrá conducerlo a qualche precipizio. Ho +deliberato, benché mi sia laborioso, prima che torni a casa, andare sin +qui a questo caupone e concernere con ocello de línceo se ivi +stanziassino, per ciò che Malfatto con ipso ha molta intrinseca +familiaritá. + + +SCENA VII + +PRUDENZIO, MASTRO ANTONIO, LUZIO, MALFATTO, RUFINO. + + +PRUDENZIO. Non avete ancora accordato quel vostro instrumento? + +MASTRO ANTONIO. Misier sí. Andemo pur lá. + +PRUDENZIO. Dove domino è questo nostro discipulo? A chi dico io? Oh +Malfatto! + +MALFATTO. Che volete? + +PRUDENZIO. Vieni qua e fa' che animadverti. + +MALFATTO. La berta me la date voi, alla fé. + +PRUDENZIO. Taci. Va' e chiama quel pincerna. + +MALFATTO. Che pincio volete? + +PRUDENZIO. Luzio, Luzio. Dove è? + +MALFATTO. È qua dentro. + +PRUDENZIO. Be', dilli che venga qua de fuori. + +MASTRO ANTONIO. Questo sè un bel fante per la Vostra Signoria! + +MALFATTO. Mastro, io credo che lui non ce vorrá venire. + +PRUDENZIO. Fa' quello ch'io ti dico e non voler indovinare. + +MALFATTO. Io non indovino; ma voi vederete che lui non ce verrá. + +PRUDENZIO. E pur lí torni, temerario insolente! + +MALFATTO. Orsú! Vederete che sará come ho ditto noi. + +MASTRO ANTONIO. Oh che gran piegora sè questa! + +PRUDENZIO. Iuro, per Deum, ch'io non voglio piú che me stanzi in casa, +ché l'è un morbo quotidiano. + +LUZIO. Bona sera, magister. + +MALFATTO. E io ancora bona sera. + +PRUDENZIO. Tórnate dentro, tu; e fa' che non eschi di quello agniporto, +se non vòi ch'io te... + +MALFATTO. Non me bravate almanco. + +PRUDENZIO. Tu nol credi che ti farò respondere con minor rigore che non +fai? Spidisciti. Vanne de sopra. + +MALFATTO. De sopra a chi volete ch'io vada? a voi o a questo compagno? + +LUZIO. A me pur no. + +PRUDENZIO. Va'; e serra quella porta, dico. + +MALFATTO. Cosí? + +PRUDENZIO. Va' prima dentro tu. + +MALFATTO. Orsú! Basta. Non volete che venga con voi, ma io me nne voglio +andare alla finestra. + +MASTRO ANTONIO. Oh! cosí, fradello; va' presto. + +PRUDENZIO. Questo insolente par che se burli di ciò che gli dicemo. + +MASTRO ANTONIO. Andemo, mistro, ché sè tardo. + +PRUDENZIO. Non avemo de andar piú innanzi. Sonate un poco el vostro +liuto. + +MASTRO ANTONIO. Sí, sí; lassate el cargo a mi. Trin, trin. + +PRUDENZIO. Oh bono! oh bono! Cantate alquanto. + +MALFATTO. So' ben qua, sí. Ve vego bene, sí. + +MASTRO ANTONIO. Questo canto non sè troppo bono. + +MALFATTO. Sto alla finestra. Oh Luzio! Non me senti, eh? + +MASTRO ANTONIO. A dirò ben una canzona, s'el ve piase. + +PRUDENZIO. Ve restarò con vinculo perpetuo de obligazione astretto. + +MALFATTO. Voi non respondete? So' ben io, sí. + +MASTRO ANTONIO. + + Mi sé tanto innamorao + in sta donna mia vicina, + che me dá gran disciplina, + che me vedo desperao. + Gnao, gno, gao, gnao. + Mi sè tanto innamorao. + +MALFATTO. Voglio cantar io ancora. Gao, gnao, gao, gao, misser sí. + +MASTRO ANTONIO. Oh! fa' si che tasa quel zotarello. + +PRUDENZIO. S'io vengo lá sú... + +MALFATTO. E come ce verrete, che la porta è serrata? + +PRUDENZIO. Tu vederai se noi la apriremo poi. + +MALFATTO. O provateci un poco. + +PRUDENZIO. Per lo amor de Dio, sta' cheto. + +MALFATTO. Son contento, sú! + +MASTRO ANTONIO. Volete che canti piú? + +PRUDENZIO. Non piú voi, per adesso, no; lassate canere a questo nostro +discipulo. Di' sú, tu: spácciati. + +MALFATTO. I' non posso stare cheto. Io voglio parlare. Che cosa fate? +Olá! + +LUZIO. + + _O quam puellarum pulcherrima tempore certe. + Sis nostro liceat mi sequerere mei, heu._ + +MALFATTO. Oh! te dia Dio! + +LUZIO. + + _Heu miurum miserum nihil mea carmina curas. + Me mori cogis nempe profecto quidem._ + +MASTRO ANTONIO. Ancora sè piú? Oh! vo' siu piú doto d'Orlando. + +LUZIO. + + _Parcere subiectis, quod cadunt alba ligustra: + amen dico tibi certa rede coco._ + +MASTRO ANTONIO. Oh bono! oh bono! Hali composti la Magnificenzia Vostra +questi strambotti? + +PRUDENZIO. Al commando della Signoria Vostra. + +MASTRO ANTONIO. Voi site lo primo omo del mondo. + +PRUDENZIO. Per grazia vostra, non che lo meritiamo. + +MALFATTO. So' stato a cacare, veh, Luzio! Adesso so' revenuto. + +PRUDENZIO. Sonate, ché volemo cantare ancor noi. + +MASTRO ANTONIO. Volete questa? Trin, trin, trin. + +MALFATTO. Non me vòi respondere, eh, Luzio? Basta. + +LUZIO. E sta' cheto, se vòi. + +MALFATTO. Voglio cantare io ancora. + + Afatte alla finestra dello muro + e mostrame lo pertuso dello... + +PRUDENZIO. Tristo sciagurato! S'io trovo un lapide.... + +RUFINO. Che sí che ve farò andar a cantare altrove? + +MASTRO ANTONIO. Cancaro! Che tira i sassi? + +MALFATTO. Ah! ah! Fate alle sassate, eh? + +PRUDENZIO. Quid est? che cosa è questo? + +MASTRO ANTONIO. Vedete che ne tragono. + +RUFINO. Diavolo coglili! + +PRUDENZIO. Fateve in qua, come dice el barbato Catone: «Rumores fuge». + +MASTRO ANTONIO. Pel corpo mio, che m'ha sfracassao el liuto. + +PRUDENZIO. Oh! tedet mihi. A questo modo se trattano li omini nelle vie +publiche che stanno a pernoctare in gaudio, eh, latroni insolenti? + +RUFINO. Aspettate un poco. + +PRUDENZIO. Ah cane villatico! Latri da longa con li lapidi, eh? +Trucidatore publico! pusillanimo! + +MASTRO ANTONIO. Vo' tornarme indrio aziò non me daga qualche botta nel +cavo. + +MALFATTO. Vedete mò che starete de fora. + +PRUDENZIO. Ah ribaldo! Vieni a oprire. + +MALFATTO. Non ce voglio venir, adesso. + +RUFINO. Domino che non ne coglia qualcuno! + +PRUDENZIO. Oimè! oimè! Vieni a opri, sciagurato! + +MALFATTO. Non ce voglio venire perché non dite da vero. + +PRUDENZIO. Sí, dico, alla fede. + +MALFATTO. E io dico de no; ché me date la baia. + +PRUDENZIO. Alla fé, che, se tu non vieni a oprire, ch'io te farò el piú +tristo uomo di Roma. + +MALFATTO. Ecco, sú: ma sto incorato de non ci venire. + +MASTRO ANTONIO. Mistro, pagheme el liuto, ché me lo avete fatto rompere. + +PRUDENZIO. Non ne voglio se non quanto me dannará el rigore della +inviolabile iustizia. + +MASTRO ANTONIO. Mi no ghe so tante cose. Dico che me lo paghé, ché sè el +dovere. E no guardé che mi sia vecchio, ché me farò ammazzare per el +mio. + +PRUDENZIO. De grazia, non ce bravate. + +MASTRO ANTONIO. Tant'è: mi digo che son vegnuo a dar piasere a Vostra +Magnificenzia e no vorria me ne vegnissi danno. + +PRUDENZIO. Tu hai el torto. + +MASTRO ANTONIO. No sè questa la via de pagarmelo. + +MALFATTO. Ché non entrate? Adesso non avete prescia, eh? + +MASTRO ANTONIO. Per la fé mia, che prima me darí el pegno. + +MALFATTO. Dice el vero. Dateli un pugno. + +PRUDENZIO. Audi, fili mi e fratello cordiale. + +MASTRO ANTONIO. Mi no voio tante feste, digo. + +PRUDENZIO. Non me andate, de grazia, tentando de pazienzia; ché, se ci +revoltaremo, vi parerá che non è necessario de stare a vociferare qui +come un demente. + +MASTRO ANTONIO. Mentite pur vu; e, se no me paghé, farò... + +PRUDENZIO. Odite. Non entriamo in su le parole altercatorie. Parlate +equamente, e basta. + +MALFATTO. Sta' a vedere che faremo alle pugna. + +MASTRO ANTONIO. Vegní qua, digo: ché, se me guardi Dio, no fuziré in +casa. + +PRUDENZIO. Aspetta parumper. Luzio, va' correndo; e portame la scuriata, +ch'i par nostri non sono per intrare in palestra con li baiuli. + +MASTRO ANTONIO. Che balestre, che balestre, vecchio pazzo! + +MALFATTO. Oh! cosí fate! Mò ve voglio bene, io. + +PRUDENZIO. A questo modo, mastro Antonio? che ve ho amato da patre! + +MALFATTO. Mastro, strappateli la barba. + +PRUDENZIO. Aiuta qua, Malfatto. + +MASTRO ANTONIO. I' no posso piú. + +MALFATTO. Sí! Non me aiutate, quando fo alle pugna io. + +MASTRO ANTONIO. A son fatigao troppo. Ove domino e' sè la bretta? + +MALFATTO. Tirateve sú le brache, mastro. + +PRUDENZIO. Nunquam, mai, edepol, me aria imaginato questo. Ma vanne +dentro, tu; e portame quello ense. + +MALFATTO. Dove? + +PRUDENZIO. Per la machera. + +MALFATTO. Misser sí, farete molto bene. + +PRUDENZIO. E portame el clipeo ancora. Oh Luzio! + +LUZIO. Che volete? + +PRUDENZIO. Portame el clipeo e la machera nostra. + +LUZIO. Misser sí! + +MASTRO ANTONIO. Lagame andar con Dio. + +PRUDENZIO. Te nne vai, eh? vecchio insano, pedicatore, mentuloso, +inrumatore pieno di marisce! A questo modo alli uomini stipendiati dal +Gimnasio romano, eh? Non curare, predone, depopulatore e turbatore della +quiete nostra! + +MALFATTO. Se nne è fugito, mastro, ché ha avuto paura. Ma avete relevato +voi. + +PRUDENZIO. Questa è la retribuzione che ci rendi, eh? adultero, mèco! + +MALFATTO. Alla fé, mastro, che avete cantato molto bene, questa sera. + +LUZIO. Ecco qua: tenete. + +PRUDENZIO. Ah scevo uomo! latrina fetida! Te farò vedere se un par tuo, +inquilino, agricola, incola et accola, transfuga della patria sua, uso +andare famulando e rusticando per li tuguri alieni resarcendo el ventre +fetido e exausto, debbia un par nostro, òrto nella cittá romulea, +soppeditare, inmemore delli suffragi ricevuti nella nostra mansione. + +MALFATTO. Ché non pigliate quella spada e correteli dereto? ch'io ve cci +voglio lassar andare. + +LUZIO. Se nne è andato. Non ce è, no, mastro. + +PRUDENZIO. Non si curi! So bene che non ospitará piú in casa nostra. + +MALFATTO. Meglio andamo a dormire, ché se cce passará questa stizza. + +PRUDENZIO. Non me romper la testa. + +MALFATTO. Che so io? Lo dico perché potrete cantare ancora domani a +sera. + +PRUDENZIO. Taci, se non vòi ch'io ti trasverberi con quell'ense. + + +SCENA VIII + +REPETITORE, RUFINO, PRUDENZIO, MALFATTO. + + +REPETITORE. In fine, non est ordo ch'io possa trovar el famulo acciò +che, per letificazione del maestro, potessi conclamare dinanzi la casa +della dignissima sua Livia. E, perché è giá la seconda vigilia, non +voglio andare perdendo piú el tempo in cercarlo quia pavesco de non me +incontrare in qualche furone e che conatamente non mi spolii sino alla +interulla, non che del palio: benché abbi, poco fa, obviati i berruari +che vanno facendo le excubie nocturne purgando la cittá di cattivi +commerzi. Ma chi è questo ch'esce de casa della nostra vicina? Será +buono ch'io mi nasconda insino a tanto che se va con Dio. + +RUFINO. Oh insperata, oh buona nuova! oh buono incontro! E chi pensato +aría mai questo? Oh savio e prudente conseglio di donna! + +REPETITORE. Io voglio avicinarmegli alquanto. + +RUFINO. Va' tu e di' poi che le donne han poco cervello! E forsi che 'l +patrone non si credeva godere con la figliuola di madonna Iulia? + +REPETITORE. Che domino sará? + +RUFINO. E chi pensato aría mai che la moglie del mio patrone... Ché son +oggi mai piú di doi anni che la sposò contro a sua voglia per sodisfare +ai prieghi del signore, che a un povero servitore son comandamenti..., + +REPETITORE. Oh salata parabola! + +RUFINO. ... ed avevala lasciata ed erasene venuto a Roma... + +REPETITORE. Caput mundi. + +RUFINO. ... per non la vedere, solo per far dispetto a chi ne era stato +cagione ch'egli l'avessi sposata. Ma la buona moglie, sí come la +necessitá suol fare astuti e scaltriti li uomini..., + +REPETITORE. Cosí è, per Dio. + +RUFINO. ... venutagli dietro in Roma, in un monasterio di sante donne +per insino al giorno de oggi è dimorata; indi tanto e' modi e 'l vivere +del marito investigando è andata che, dello amor suo accortasi, ha +saputo sí fare che sconosciutamente si è colcata con esso lui in casa de +questa buona donna. + +REPETITORE. Bonum! Prosit. + +RUFINO. E, nel mezzo delli assalti d'amore, io, che dinanzi all'uscio +della camera stavo a giacere, sentei un derotto pianto; e il patrone, +con preghiere, con lusinghe, con sconiuri, sentivo che la cagione di ciò +li adimandava. Ed eccoti, in questo, venire madonna Iulia con la sua +serva e con el lume in mano; e, chiamatomi, mi dice:--Sta' sú, ch'io +voglio che tu veghi stanotte cosa che te piacerá.-- + +REPETITORE. Non piacerá giá al precettore. + +RUFINO. Cosí, vestitomi, entrai seco in camera: ove ella, chiamato per +nome el patrone, gli disse ch'ella era per contentarlo di molto piú che +lui non li avea saputo adimandare. + +REPETITORE. Costui è molto loquace persona. + +RUFINO. Cosí la giovane, ch'insino allora avea tenuta seco nel letto e +per buona pezza sollazzatosi con esso lei, si era levata e, gittatosi +sopra della camiscia un camorrino, comparí dinanzi a lui ch'a parlare +con madonna Iulia posto si era. Ma non sí tosto egli la vide che, tutto +smarrito, gridò:--Oh consorte mia!-- + +REPETITORE. El resto potemo pensare le Signorie Nostre. + +RUFINO. Ed ella, gittatasegli ai piedi con un coltello in mano, +pregavalo che piú tosto che della assenzia sua della vita privar la +volessi. + +REPETITORE. Buona nova deveno avere costoro. + +RUFINO. Quivi sopragiunse la serva. E, ricominciato a pregare da capo, +tanto ferno ch'il patrone, ch'immobile stava e a pena gli occhi pregni +di lacrime da dosso levar gli poteva, quasi di se stesso vergognandosi, +cominciò a commemorare le cose passate e, aducendo me per testimonio, +l'abracciava e baciava..., + +REPETITORE. Alla barba nostra! + +RUFINO. ... giurando e promettendogli che, si come ella per fede e per +amore guadagnato se llo aveva, cosí voler sempre apresso di lei vivere. +E cosí, revestitosi, dopo lungo ragionamento che hanno avuto insiemi con +madonna Iulia, me hanno imposto ch'io venghi a chiamare questo maestro +vicino loro. Credo li vorranno far sposare quella giovane, che 'l mal +prode li faccia! Ma io non so se lo trovarò svegliato. Pur credo che sí. +Non può essere che di quanti sassi che gli ho tirati non gne nne abbi +còlto qualcuno. I' vo' pichiare, insomma. Tic, tac. + +REPETITORE. Non so che me fare, se io interrogo a costui che cosa vole. + +RUFINO, Certo saranno adormiti. Tic, toc, tac. + +MALFATTO. Chi è lá abasso? + +RUFINO. Respondesti pur, quando non potesti fare altro. + +MALFATTO. Misser no. Non ce è altri qua che lui, esso e io. + +RUFINO. Con chi l'hai? a chi respondi? + +MALFATTO. Orsú! Bona sera. + +RUFINO. Malanno che Idio te dia! Tic, tac. + +MALFATTO. Che vòi? che hai? + +RUFINO. Ècci el tuo patrone in casa? + +MALFATTO. Che patrone? che patrone? Io non ho se non un compagno che sta +qua dentro che se chiama lo mastro. + +RUFINO. Va'; e digli che venga un poco abasso. + +MALFATTO. Sí, sí: ce so' bello e andato. + +REPETITORE. Io me lli voglio scoprire. Ch'adimandate voi? + +RUFINO. Voglio questo mastro di scola che sta qui. Perché? + +MALFATTO. Site doi adesso. E' ve veggo bene, sí. + +REPETITORE. Volete forsi parlare con lui? + +RUFINO. Sí, voglio. + +REPETITORE. Aspetta, adunque. Oh Malfatto! Tic, tac. + +MALFATTO. Che te manca a ti altro? + +REPETITORE. Opri questo hostio. + +MALFATTO. Non ce è oste qua. Sta piú lá abasso la taverna. + +REPETITORE. E vieni a oprire! + +MALFATTO. Aspetta, ch'io vengo adesso. Ah! ah! ah! ah! Te llo credevi, +eh? + +REPETITORE. Oh! tu sei el bello apro! + +MALFATTO. Misser no, che non voglio aprire. Vòi che te llo dica meglio? + +REPETITORE. S'io vengo de sopra, te farò un servizio che sarai memor di +me. + +MALFATTO. _Fu!_ Alla faccia tua e del compagno ancora. + +RUFINO. Oh poltrone, tristo, sciagurato! Vien qua giú! vien giú! + +MALFATTO. Vien sú! vien sú, tu! + +RUFINO. Apri la porta e vederai se io ci verrò. + +MALFATTO. Son contento. Ma dimmi: hai naso freddo tu? + +RUFINO. Diavolo ch'io trovi un sasso, stanotte! + +REPETITORE. Eh! non fate, omo da bene. Eh! non fate, per amor nostro; +ché l'è uno stolto e vi sarebbe detrimento a vapularlo. + +RUFINO. Per lo corpo... Uh! Uhu! + +MALFATTO. Non bisogna bravare, no, ch'io non ho paura, adesso che sto +alla finestra. + +REPETITORE. Io te accusarò bene, sí. + +MALFATTO. O va' a fiume, va'; ch'io voglio ir al letto, io. + +RUFINO. Va', che non te nne rizzi mai piú! + +REPETITORE. Aspettate, ch'io pichiarò di sorte che me farò intendere +allo maestro. Toc, tac, tic. + +PRUDENZIO. Chi impulsa la porta? Olá! + +REPETITORE. Ego sum, sono io. + +PRUDENZIO. Sei forsi el nostro substituto del ludo litterario? + +REPETITORE. Domine, ita. + +RUFINO. De corpo a tutti doi! + +PRUDENZIO. Chi è colui ch'è in vostro consorzio? + +REPETITORE. L'è uno che vole... + +RUFINO. Ve ho da parlare de cosa importante. + +PRUDENZIO. E da parte de chi? + +RUFINO. Venite a basso, se volete, che ve llo dirò. + +PRUDENZIO. Adesso vengo. + +REPETITORE. Che bona nova è questa? + +RUFINO. Come lui viene abasso, lo saperete. + +REPETITORE. Sono forsi cose d'amore? + +RUFINO. De grazia, non me llo adimandate; ch'io non vel voglio dire, se +non ci è lui. + +MALFATTO. E io starò alla finestra a despetto tuo, sí. + +PRUDENZIO. Bene veneritis. Che dite, magnifico? + +RUFINO. Che me guadagno della buona nova? + +PRUDENZIO. Voglio che ve lucrate, per amor nostro, un paro de chiroteche +bene olenti. + +RUFINO. Che cosa sono queste che me volete dare? Fate ch'io ve intenda. + +REPETITORE. Un paro de guanti. + +RUFINO. Che guanti! che guanti! Io mi maraveglio de voi. + +PRUDENZIO. Dite pur, ché ve promettemo una bona bibalia. + +REPETITORE. Cioè, una buona mancia. + +RUFINO. Orsú! Date qua la mano. Livia, questa vostra vicina..., + +MALFATTO. Olá! Levateve de sotto, ch'io voglio pisciare. + +PRUDENZIO. Non vòi stare, no, ignaro, insolente? + +RUFINO. ... è vostra moglie. + +PRUDENZIO. Oh fratello! Io te voglio essere servus servorum et +osculartene le mani. + +MALFATTO. Guardate ch'io tiro un sasso. + +REPETITORE. Oh! tu sei el bel tristo! + +PRUDENZIO. E quando sará questo, patrone mio? + +RUFINO. Come quando? Adesso; or ora. + +MALFATTO. Ecco lo sasso. Sentite? olá! + +RUFINO. Fate stare cheto colui. + +PRUDENZIO. Taci, tu. Ma che avete a far la Signoria Vostra con lei? + +RUFINO. Son servitore de un suo parente el quale ora è in casa con esso +lei e me ha mandato a chiamarvi; ché la madre e lui sono contenti che +voi la sposiate stanotte per ogni modo. E, se voi sète savio, non vi +ci pensarete per ciò che, se aspettate a domatina, ve nne potrestivo +pentire; ché c'è altri che voi che la vole. + +PRUDENZIO. Non, per lo amor de Dio. Fate che non si dia a nessuno, ché +la voglio io. + +MALFATTO. Oh de sotto! Volete che tiri? + +REPETITORE. E va' in mal'ora, poltrone! + +MALFATTO. Son piú omo da bene che non simo noi. + +PRUDENZIO. Lèvate de lí. + +MALFATTO. Non me nne voglio levare. + +RUFINO. Orsú! Se volite venire, speditevi; se non, me nne voglio andare, +ché l'è tardo. + +PRUDENZIO. Odite, omo da bene. Noi ve ringraziamo: e certamente ch'un +po' di suspetto è quello che mi tiene cosí ambiguo del venire; perciò +che non è molto che simo stati assaltati qui nella strada da un certo +maestro Antonio. + +RUFINO. Venite, non dubitate; ch'io vi prometto de farvi far domatina la +pace per ogni modo con esso lui. + +PRUDENZIO. Io verrò, adunque. O sustituto nostro! + +REPETITORE. Che ve piace? + +PRUDENZIO. Portateme un poco quella toga rubea nuptiale. + +REPETITORE. Ecco. Adesso. + +MALFATTO. Cagna! Lassame fugire sotto el letto. + +RUFINO. Be', dove è la mancia che me volete dare? + +PRUDENZIO. Io vi prometto... com'è el nome vostro?... + +RUFINO. Rufino. + +PRUDENZIO. ... eccellentissimo patrone mio singularissimo misser Rufino, +voler componer in laude vostra uno epigramma. + +RUFINO. Che volete che faccia de vostra composizione, io? c'ho piú caro +un carlino che non quanti scartabelli si trovano, ch'io appena li so +leggere. + +PRUDENZIO. Un'altra cosa. Come voi farete figlioli, voglio che li +mandate alla nostra scuola senza mercede. + +RUFINO. E come volete ch'io li abbia, se non ho moglie? + +PRUDENZIO. Be', quando la pigliarete poi. + +RUFINO. Voi me avete bello e chiarito. + +PRUDENZIO. State de buona voglia, ché non mancaremo de fare el +debitoribus nostris. + +RUFINO. Volete venire o no? Ve dirò el vero: voi me parete un altro. +Bona notte. + +PRUDENZIO. Eh! non partite, de grazia. Olá! Spacciateve. + +REPETITORE. Ecco. Voltateve, ch'io ve llo metterò. + +PRUDENZIO. Gratias ago. Non volete venire ancor voi? + +REPETITORE. Signor sí. + +PRUDENZIO. Me par mill'anni d'essere coram quel soavio, blandulo e niveo +corpusculo. + +MALFATTO. So' ben qua, sí. Non me avete trovato, no. + +RUFINO. Caminate innanzi. + +MALFATTO. Voglio venire io ancora, olá! + +PRUDENZIO. Fa' che non ti parta da quel lime. + +MALFATTO. Lima a vostra posta. + +REPETITORE. Rèstate, ché adesso adesso retornaremo. + +MALFATTO. No, no: io non voglio venire. Aspettateme pure. + +RUFINO. Entratevene lá dentro e spacciatevi acciò possiate dar ordine +stanotte alle nozze de domani. Io, in questo mezzo, voglio tornar a +chiamare Malfatto, ch'io voglio menarlo per ogni modo con esso noi. + +PRUDENZIO. Odite. Io ho pensato che, avendosi a far le nuptie, voi siate +nostro architriclino. + +REPETITORE. Come piace alla Spectabilitá Vostra. Ma speditevi; entrate +dentro. + +PRUDENZIO. Andate prima voi e fate intendere che noi venimo. + +REPETITORE. Cosí farò. + +PRUDENZIO. Or vederò pure quel rutilante e coruscante ocello e prenderò +alquanti basioli da quella boccula ch'è un fonte scaturiente di nettare +e palpitarò le eburnee e nivee manule fabricate, create, plasmate, +cresciute et aucte et educate nel clustro sidereo dallo opifero Iove. + +RUFINO. Camina, camina pure: non dubitare. + +MALFATTO. E dove vòi ch'io camini? + +RUFINO. A trovar lo mastro tuo che ha pigliato moglie. + +MALFATTO. E tu come te chiami? + +RUFINO. Me chiamo Rufino. E camina, se vòi, ché l'è tardo! + +MALFATTO. Oh Ruffiano! Aspetta un poco. + +RUFINO. Non posso, ché ho da fare. + +MALFATTO. Va' pur, adunque, ch'io verrò bene, sí. Oh venga el cancaro! +M'è uscito un piè della scarpa e non lo posso trovare. Alla fé, che +voglio buttare via quest'altra ancora per dispetto. E, voi altri, bona +notte e bon anno, eh? perché è corsa la festa, è fatto lo palio. +Scuppiate tutti li piedi e le mani per allegrezza. Addio, addio. + + + + +NOTA + + +AVVERTENZE GENERALI + +Per tutte le illustrazioni relative alle commedie che si raccolgono in +questo e in altri successivi volumi rimando alla parte giá pubblicata +della mia storia della _Commedia_ italiana (Milano, Vallardi, 1911). Qui +occorre solo avvertire che furono esclusi dalla presente raccolta tutti +quegli scrittori (ad es. l'Ariosto e il Machiavelli) di cui dovranno +ristamparsi le opere complete e quegli altri scrittori (ad es. il Cecchi +e il Della Porta) la cui operositá drammatica fu cosí vasta e complessa +da esigere una nuova edizione di tutto il loro teatro. La mia scelta si +restringe a quei commediografi (o notissimi, come il cardinal da +Bibbiena, o del tutto ignoti, come Niccolò Secchi) che non avrebbero +potuto entrare per altra via, mentre di entrarvi avevano pur essi +diritto, nella grande collezione degli _Scrittori d'Italia_. E, in tale +scelta, mi sono attenuto a un doppio ordine di criteri: storici ed +estetici. Ho badato, cioè, non solo all'intima bellezza delle commedie, +ma anche a certe loro speciali caratteristiche o ai loro stretti +rapporti con la vita e i costumi del Cinquecento o alla varietá delle +tendenze che, pur senza uscire dalla tradizione classicheggiante, si +manifestano in esse. Dalla _Calandria_ del Bibbiena, composta in sugli +inizi del secolo XVI, alla _Donna costante_ del Borghini, venuta in luce +al declinar del secolo stesso, v'è gran differenza di spiriti, se non di +forme: ridanciana, quella, e giocosa, spensierata e cinica; questa, +invece, seria, accigliata, lugubre, quasi preannunziatrice dei molto +posteriori _drames larmoyants_. Per ciò, a rappresentare, in qualche +modo, lo svolgimento storico del nostro teatro comico cinquecentesco, ho +disposto le commedie che qui si pubblicano in ordine approssimativamente +cronologico: solo approssimativamente, pur troppo, giacché di molte fra +esse ignoriamo, fin ora, il preciso anno della composizione. + +La punteggiatura, quanto mai arbitraria ed irrazionale nelle stampe del +Cinquecento, ho rinnovato interamente. Del sistema ortografico nulla ho +da dire perché è quel medesimo che fu adottato per tutti i volumi degli +_Scrittori_. Piuttosto è necessario che io renda conto del come mi son +comportato rispetto alle parti spagnuole o dialettali che si trovano +assai di frequente nelle nostre commedie. Per questo lato (mi limito a +discorrere dello spagnuolo, intendendosi che tutto ciò che dico di esso +valga, benché in minor proporzione, anche per i vari dialetti italici), +le stampe del Cinquecento ci offrono lo spettacolo di una scapigliata +anarchia. Troviamo «_io_» e «_yo_»; «_estoi_» e «_estoy_»; «_ablar_» e +«_hablar_»; «_che_» e «_que_»; «_debaxo_» e «_debascio_» e «_debajo_»; +«_magnana_» e «_mañana_»; «_engannar_» e «_engagnar_» e «_engañar_»; +«_acer_» e «_hacer_» e «_azer_» e «_hazer_» e «_fazer_»; «_vieio_» e +«_viejo_»; «_mui_» e «_muy_»; «_nocce_» e «_noche_»; «_allá_» e +«_agliá_»; «_a_» e «_á_»; «_á chi_» e «_á qui_» e «_a qui_» e «_aqui_» e +«_aquí_»; «_por que_» e «_porque_»; «_tan bien_» e «_tambien_»; e cosí +via discorrendo. Di fronte a tale moltiplicitá di espressioni grafiche +che cosa dovevo fare? Dovevo ridurle tutte ad un'espressione unica e +corretta e scrivere, per es., in tutti i casi, «_yo_», «_hablar_», +«_que_», «_mañana_», «_hacer_», «_muy_», «_noche_», «_allá_»? oppure +dovevo mantenere questo strano ma pur significativo disordine? Mi parve, +in principio, che fosse miglior partito attenersi al primo sistema; poi, +dopo avere assai dubitato e riflettuto, ho finito coll'appigliarmi al +secondo. E le ragioni son queste. Innanzi tutto, le molte incertezze +ortografiche possono esser proprie non tanto del tipografo quanto dello +stesso autore e indicare la sua maggiore o minor conoscenza e la sua piú +o meno esatta pronunzia dello spagnuolo; né è male, anzi è bene, che di +questa sua conoscenza e pronunzia restino, anche nella nostra edizione, +le tracce. In secondo luogo, può ben darsi che l'autore abbia inteso di +usare promiscuamente parole italiane (per es. «io», «engannar») e parole +spagnuole (per es. «_yo_», «_engagnar_» o «_engañar_»): sicché, quando +si adoperasse una sola grafia, potremmo correre il rischio di +allontanarci involontariamente dal suo stesso pensiero. Il Piccolomini, +infatti, dichiara nelle sue _Annotazioni alla Poetica d'Aristotele_ di +avere «interposto», nell'_Amor costante_ e nell'_Alessandro_, «qualche +scena in lingua spagnuola italianata, accioché manco paresse +straniera»[1]. Il quale italianizzamento dello spagnuolo, oltre che +giovare a render piú intelligibile il discorso, era anche naturalmente +suggerito dalla realtá; come possiam rilevare dalla seguente preziosa +testimonianza del Bandello: «E queste parole ella disse mezze spagnuole +e mezze italiane, parlando come costumano gli oltramontani quando +vogliono parlar italiano»[2]. Ciò spiega, non pur le oscillazioni +ortografiche di cui ho discorso fin ora, ma anche la presenza di +scorrette forme grammaticali; che sarebbe, evidentemente, errore il +voler correggere. Insomma, per questa parte, io ho creduto di dovere +essere, quanto piú mi fosse possibile, conservatore: conservatore, dico, +dell'anarchia. + + 1. _Annotazioni di M. Alessandro Piccolomini, nel Libro della + Poetica d'Aristotele; con la traduttione del medesimo Libro, + in Lingua Volgare. Con privilegio_. In Vinegia, presso + Giovanni Guarisco, e Compagni [in fine l'anno: M.D.LXXV], + p. 29. + + 2. Le novelle a cura di G. BROGNOLIGO, I (Bari, Laterza, 1910), + 242 (nov. I, .16) + +Ciò non di meno, qualche modificazione o correzione è stata pur +necessaria. Non potevano, per es., nella scena 3 dell'atto II +degl'_Ingannati_ rimanere un «_lamas hermosas mozas_» e un «_ellacca ob +alcatieta_» che sono stati rispettivamente ridotti a «_la mas hermosa +moza_» e «_vellacca alcahueta_». E cosí, nell'uso degli accenti e del +«_h_» iniziale, se ho rispettato di regola le antiche stampe da me poste +a fondamento di questa nuova edizione, e se ho scritto indifferentemente +«_á_» e «_a_», «_hacer_» e «_acer_» ecc., me ne son però allontanato +ogni qual volta la mancanza dell'accento o del «_h_» potesse ingenerare +confusioni ed equivoci. Per es., un «_alla_» o un «_alli_», che sembrano +preposizioni articolate italiane mentre sono avverbi spagnuoli, ho +creduto bene di accentarli («_allá, allí_»); un «_resucitare_» o un +«_andare_» o un «_ire_», che possono prendersi per infiniti mentre non +sono che la prima persona singolare del futuro, li ho pure accentati +(«_resucitaré, andaré, iré_»); e ho fatto precedere dal «_h_» un «_e_» +che, invece d'essere la nostra congiunzione copulativa, sia la prima +persona singolare del presente indicativo del verbo spagnuolo «_haber_» +(«_he_»); e altre simili modificazioni ho introdotte quando mi sia parso +opportuno. Ma ciò non infirma punto il general criterio di conservazione +al quale, come piú sopra dissi, mi sono, nel maggior numero dei casi, +rigorosamente attenuto. + + +IL PEDANTE + +Due edizioni ne registra il Mazzuchelli, entrambe fatte in Roma dai +fratelli Dorico nel 1529 e nel 1538[3]; e la diligenza del Mazzuchelli +era, di solito, cosí grande che difficilmente si può negar fede alla sua +testimonianza[4]. Ma quella del 1529 né trovò il Salza, che alla +commedia del Belo dedicò uno studio speciale[5], né sono riuscito a +trovare io medesimo. Riproduco, dunque, la stampa del 1538 che ha questo +titolo: _El Pedan-| te Comedia de Fran- | cesco Belo romano_ [in fine: +_Stampata in Roma per Valerio Dorico & Loygi | fratelli Bresciani in +Campo di Fiore | nel'Anno del nostro Signore. | M.D.XXXVIII_]. Delle +ovvie correzioni di errori tipografici non rendo conto, come non ne +rendo conto per le altre commedie. Ma sí noto alcuni pochi emendamenti +congetturali che potrebbero anche non esser giusti e che, per ciò, +devono essere sottoposti al giudizio dei lettori insieme con la lezione +originale. A. II, sc. 3: «voglio andar... a trovar l'oste... e fare che +me dia un quinto de vino e un pezzo de trippa» (ediz.: «... un quello de +vino...»).--A. IV, sc. 1: «no ghe ho invidia a persona del mondo per +saver fare una romanesca, una pavana» (ediz.: «... una romansecha una +pauana»; e «romansecha» potrebbe anche stare per «romanza»).--A. V, sc. +6: «Ho deliberato... andare sin qui a questo caupone e concernere con +ocello de linceo se ivi stanziassino» (ediz.: «... se uui +stantissino»).--Non ho saputo, invece, emendare queste parole di +Malfatto nell'a. II, sc. 5: «Che [veramente, l'ediz. ha, come altrove, +«Ch'»] nascio si no pelle di te quello mastro». Il «Che nascio» parrebbe +richiamarci a un interrogativo «Che ne so?»; e il «di te» potrebbe +essere un «dite» («dite, quello mastro»): ma le parole mediane «si no +pelle» non vedo proprio come possan correggersi. Per ciò riporto tutta +intera la frase cosí come si trova nell'edizione.--E anche riproduco +tali quali, persino nella punteggiatura, i tre distici latini cantati da +Luzio nell'a. V, sc. 7. Non dánno noia, in essi, gli strafalcioni perché +tali strafalcioni potrebbero essere stati voluti a bella posta +dall'autore per canzonare la ridicola buaggine del pedante. Nessuna +difficoltá ad ammettere che il «_parcere_» abbia qui funzione +d'imperativo; e che il «_rede_» sia usato invece di «_redi_»; e, +persino, che le due parole «_mi sequerere_» possano fondersi in un'unica +parola «_misequerere_», grottesca deformazione di «_miserere_». Ma il +male è che, anche ammettendo ciò, non si riesce a cavar dal primo e dal +terzo distico nessun chiaro significato. Vedano, dunque, i lettori di +esercitare il loro acume critico e di risolvere per se medesimi quelle +difficoltá che a me sono rimaste insolubili. + + 3. _Gli scrittori d'Italia_, II^2, 714. + + 4. La quale è indirettamente confermata da un errore + dell'ALLACCI, _Drammaturgia_; che, alla col. 615, registra + una sola edizione di Roma, Dorico, 1629: dove il 1629 sta, + certo, per il 1529. + + 5. _Una commedia pedantesca del Cinquecento_ in _Miscellanea + di studi critici edita in onore di Arturo Graf_, Bergamo, + Istit. ital. d'arti graf., 1903, p. 431 sgg. + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of Il pedante, by Francesco Belo + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK IL PEDANTE *** + +***** This file should be named 34640-8.txt or 34640-8.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/3/4/6/4/34640/ + +Produced by Claudio Paganelli, Barbara Magni and the Online +Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (Images +generously made available by Editore Laterza and the +Biblioteca Italiana at +http://www.bibliotecaitaliana.it/ScrittoriItalia) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. Special rules, +set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to +copying and distributing Project Gutenberg-tm electronic works to +protect the PROJECT GUTENBERG-tm concept and trademark. Project +Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you +charge for the eBooks, unless you receive specific permission. If you +do not charge anything for copies of this eBook, complying with the +rules is very easy. You may use this eBook for nearly any purpose +such as creation of derivative works, reports, performances and +research. They may be modified and printed and given away--you may do +practically ANYTHING with public domain eBooks. Redistribution is +subject to the trademark license, especially commercial +redistribution. + + + +*** START: FULL LICENSE *** + +THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE +PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK + +To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free +distribution of electronic works, by using or distributing this work +(or any other work associated in any way with the phrase "Project +Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project +Gutenberg-tm License (available with this file or online at +http://gutenberg.org/license). + + +Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm +electronic works + +1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm +electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to +and accept all the terms of this license and intellectual property +(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all +the terms of this agreement, you must cease using and return or destroy +all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your possession. +If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project +Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the +terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or +entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8. + +1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be +used on or associated in any way with an electronic work by people who +agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few +things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works +even without complying with the full terms of this agreement. See +paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project +Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement +and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic +works. See paragraph 1.E below. + +1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation" +or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project +Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the +collection are in the public domain in the United States. If an +individual work is in the public domain in the United States and you are +located in the United States, we do not claim a right to prevent you from +copying, distributing, performing, displaying or creating derivative +works based on the work as long as all references to Project Gutenberg +are removed. Of course, we hope that you will support the Project +Gutenberg-tm mission of promoting free access to electronic works by +freely sharing Project Gutenberg-tm works in compliance with the terms of +this agreement for keeping the Project Gutenberg-tm name associated with +the work. You can easily comply with the terms of this agreement by +keeping this work in the same format with its attached full Project +Gutenberg-tm License when you share it without charge with others. + +1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern +what you can do with this work. Copyright laws in most countries are in +a constant state of change. If you are outside the United States, check +the laws of your country in addition to the terms of this agreement +before downloading, copying, displaying, performing, distributing or +creating derivative works based on this work or any other Project +Gutenberg-tm work. The Foundation makes no representations concerning +the copyright status of any work in any country outside the United +States. + +1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg: + +1.E.1. The following sentence, with active links to, or other immediate +access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear prominently +whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work on which the +phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the phrase "Project +Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, performed, viewed, +copied or distributed: + +This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with +almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + +1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is derived +from the public domain (does not contain a notice indicating that it is +posted with permission of the copyright holder), the work can be copied +and distributed to anyone in the United States without paying any fees +or charges. If you are redistributing or providing access to a work +with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on the +work, you must comply either with the requirements of paragraphs 1.E.1 +through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the +Project Gutenberg-tm trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or +1.E.9. + +1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted +with the permission of the copyright holder, your use and distribution +must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any additional +terms imposed by the copyright holder. Additional terms will be linked +to the Project Gutenberg-tm License for all works posted with the +permission of the copyright holder found at the beginning of this work. + +1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm +License terms from this work, or any files containing a part of this +work or any other work associated with Project Gutenberg-tm. + +1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this +electronic work, or any part of this electronic work, without +prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with +active links or immediate access to the full terms of the Project +Gutenberg-tm License. + +1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary, +compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including any +word processing or hypertext form. However, if you provide access to or +distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format other than +"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version +posted on the official Project Gutenberg-tm web site (www.gutenberg.org), +you must, at no additional cost, fee or expense to the user, provide a +copy, a means of exporting a copy, or a means of obtaining a copy upon +request, of the work in its original "Plain Vanilla ASCII" or other +form. Any alternate format must include the full Project Gutenberg-tm +License as specified in paragraph 1.E.1. + +1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying, +performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works +unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9. + +1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing +access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works provided +that + +- You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from + the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method + you already use to calculate your applicable taxes. The fee is + owed to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he + has agreed to donate royalties under this paragraph to the + Project Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments + must be paid within 60 days following each date on which you + prepare (or are legally required to prepare) your periodic tax + returns. Royalty payments should be clearly marked as such and + sent to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation at the + address specified in Section 4, "Information about donations to + the Project Gutenberg Literary Archive Foundation." + +- You provide a full refund of any money paid by a user who notifies + you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he + does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm + License. You must require such a user to return or + destroy all copies of the works possessed in a physical medium + and discontinue all use of and all access to other copies of + Project Gutenberg-tm works. + +- You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of any + money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the + electronic work is discovered and reported to you within 90 days + of receipt of the work. + +- You comply with all other terms of this agreement for free + distribution of Project Gutenberg-tm works. + +1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project Gutenberg-tm +electronic work or group of works on different terms than are set +forth in this agreement, you must obtain permission in writing from +both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael +Hart, the owner of the Project Gutenberg-tm trademark. Contact the +Foundation as set forth in Section 3 below. + +1.F. + +1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable +effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread +public domain works in creating the Project Gutenberg-tm +collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm electronic +works, and the medium on which they may be stored, may contain +"Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate or +corrupt data, transcription errors, a copyright or other intellectual +property infringement, a defective or damaged disk or other medium, a +computer virus, or computer codes that damage or cannot be read by +your equipment. + +1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right +of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project +Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project +Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all +liability to you for damages, costs and expenses, including legal +fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT +LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE +PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE +TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE +LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR +INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH +DAMAGE. + +1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a +defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can +receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a +written explanation to the person you received the work from. If you +received the work on a physical medium, you must return the medium with +your written explanation. The person or entity that provided you with +the defective work may elect to provide a replacement copy in lieu of a +refund. If you received the work electronically, the person or entity +providing it to you may choose to give you a second opportunity to +receive the work electronically in lieu of a refund. If the second copy +is also defective, you may demand a refund in writing without further +opportunities to fix the problem. + +1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth +in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS' WITH NO OTHER +WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO +WARRANTIES OF MERCHANTIBILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE. + +1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied +warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages. +If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the +law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be +interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by +the applicable state law. The invalidity or unenforceability of any +provision of this agreement shall not void the remaining provisions. + +1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the +trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone +providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in accordance +with this agreement, and any volunteers associated with the production, +promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works, +harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees, +that arise directly or indirectly from any of the following which you do +or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm +work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any +Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause. + + +Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm + +Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of +electronic works in formats readable by the widest variety of computers +including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists +because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from +people in all walks of life. + +Volunteers and financial support to provide volunteers with the +assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's +goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will +remain freely available for generations to come. In 2001, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure +and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. +To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation +and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 +and the Foundation web page at http://www.pglaf.org. + + +Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive +Foundation + +The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit +501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the +state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal +Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification +number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at +http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent +permitted by U.S. federal laws and your state's laws. + +The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. +Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered +throughout numerous locations. Its business office is located at +809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email +business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact +information can be found at the Foundation's web site and official +page at http://pglaf.org + +For additional contact information: + Dr. Gregory B. Newby + Chief Executive and Director + gbnewby@pglaf.org + + +Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation + +Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide +spread public support and donations to carry out its mission of +increasing the number of public domain and licensed works that can be +freely distributed in machine readable form accessible by the widest +array of equipment including outdated equipment. Many small donations +($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt +status with the IRS. + +The Foundation is committed to complying with the laws regulating +charities and charitable donations in all 50 states of the United +States. Compliance requirements are not uniform and it takes a +considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up +with these requirements. We do not solicit donations in locations +where we have not received written confirmation of compliance. To +SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any +particular state visit http://pglaf.org + +While we cannot and do not solicit contributions from states where we +have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition +against accepting unsolicited donations from donors in such states who +approach us with offers to donate. + +International donations are gratefully accepted, but we cannot make +any statements concerning tax treatment of donations received from +outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. + +Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation +methods and addresses. Donations are accepted in a number of other +ways including checks, online payments and credit card donations. +To donate, please visit: http://pglaf.org/donate + + +Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic +works. + +Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm +concept of a library of electronic works that could be freely shared +with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project +Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support. + + +Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed +editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S. +unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily +keep eBooks in compliance with any particular paper edition. + + +Most people start at our Web site which has the main PG search facility: + + http://www.gutenberg.org + +This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, +including how to make donations to the Project Gutenberg Literary +Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to +subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. diff --git a/34640-8.zip b/34640-8.zip Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..43130de --- /dev/null +++ b/34640-8.zip diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6312041 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This eBook, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. Anyone seeking to utilize +this eBook outside of the United States should confirm copyright +status under the laws that apply to them. diff --git a/README.md b/README.md new file mode 100644 index 0000000..0191e67 --- /dev/null +++ b/README.md @@ -0,0 +1,2 @@ +Project Gutenberg (https://www.gutenberg.org) public repository for +eBook #34640 (https://www.gutenberg.org/ebooks/34640) |
