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+The Project Gutenberg EBook of Agide, by Vittorio Alfieri
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+
+Title: Agide
+
+Author: Vittorio Alfieri
+
+Release Date: January 25, 2010 [EBook #31079]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK AGIDE ***
+
+
+
+
+Produced by Carlo Traverso, Francesca Apicella, Claudio
+Paganelli and the Online Distributed Proofreading Team
+Europe at http://dp.rastko.net (Images generously made
+available by Editore Laterza and the Biblioteca Italiana
+at http://www.bibliotecaitaliana.it/ScrittoriItalia)
+
+
+
+
+
+ SCRITTORI D'ITALIA
+
+
+ VITTORIO ALFIERI
+ TRAGEDIE
+
+ A CURA
+ DI
+ NICOLA BRUSCOLI
+
+ VOLUME TERZO
+
+
+ BARI
+ GIUS. LATERZA & FIGLI
+ TIPOGRAFI-EDITORI-LIBRAI
+ 1947
+
+
+
+
+
+AGIDE
+
+
+
+
+ALLA MAESTÁ DI CARLO PRIMO
+RE D'INGHILTERRA.
+
+
+Parmi, che senza viltá né arroganza, ad un re infelice e morto
+io possa dedicare il mio Agide.
+
+Questo re di Sparta ebbe con voi comune la morte, per giudizio
+iniquo degli efori; come voi, per quello d'un ingiusto parlamento.
+Ma quanto fu simile l'effetto, altrettanto diversa n'era la
+cagione. Agide, col ristabilire l'uguaglianza e la libertá, volea
+restituire a Sparta le sue virtú, e il suo splendore; quindi egli
+pieno di gloria moriva, eterna di se lasciando la fama. Voi, col
+tentare di rompere ogni limite all'autoritá vostra, falsamente il
+privato vostro bene procacciarvi bramaste: nulla quindi rimane di
+voi; e la sola inutile altrui compassione vi accompagnò nella
+tomba.
+
+I disegni d'Agide, generosi e sublimi, furono poi da Cleoméne suo
+successore, che il tutto trovò preparato, felicemente e con
+grande sua gloria eseguiti. I vostri, comuni al volgo dei
+regnanti, da molti altri principi furono e sono tuttavia tentati,
+ed anche a compimento condotti, ma senza fama pur sempre. Della
+vostra tragica morte, non essendone sublime la cagione, in nessun
+modo, a mio avviso, se ne potrebbe fare tragedia: della morte
+d'Agide (ancorché tentata io non l'avessi) crederei pure ancora,
+attesa la grandezza vera dello spartano re, che tragedia
+fortissima ricavarsene potrebbe.
+
+Sí l'uno che l'altro, ai popoli foste e sarete un memorabile
+esempio, e un terribile ai re: ma, colla somma differenza tra
+voi, che de' simili alla MAESTÁ VOSTRA, molti altri re ne sono
+stati e saranno; ma de' simili ad Agide, nessuno giammai.
+
+
+ Martinsborgo, 9 Maggio 1786.
+
+ VITTORIO ALFIERI.
+
+
+
+
+ PERSONAGGI
+
+ AGIDE.
+ LEONIDA.
+ AGESISTRATA.
+ AGIZIADE.
+ ANFARE.
+ Efori.
+ Senatori.
+ Popolo.
+ Soldati di Leonida.
+
+ _Scena, il Foro, poi la prigione, di Sparta._
+
+
+
+
+ ATTO PRIMO
+
+
+ SCENA PRIMA
+
+ LEONIDA, ANFARE.
+
+
+ ANFAR. Ecco, or di nuovo sul regal tuo seggio
+ stai, Leonida, assiso. Intera Sparta,
+ o d'essa almen la miglior parte, i veri
+ maturi savj, e gli amator dell'almo
+ pubblico bene, a te rivolti han gli occhi,
+ per ottener dei lunghi affanni pace.
+
+ LEON. Di Sparta il re non io perciò mi estimo,
+ finché rimane Agide in vita. Ei vive
+ non pur, ma ei regna in cor de' molti. Asilo
+ gli è questo tempio, il cui vicino foro
+ empie ogni dí tumultuante ardita
+ plebe, che re lo vuol pur anco, e in trono
+ un'altra volta a me compagno il grida.
+
+ ANFAR. E temi tu d'esserne or vinto? Io 'l giuro,
+ e gli altri efori tutti il giuran meco;
+ Agide mai non fia piú re. Ma, vuolsi
+ oprar destrezza or, piú che forza...
+
+ LEON. Egli era
+ da tanto giá, che co' raggiri suoi,
+ con le sue nuove mal sognate leggi,
+ tutto sossopra a forza aperta porre,
+ e me cacciarne ardia del soglio in bando:
+ ed io, da' miei fidi Spartani al soglio
+ richiamato, or dovrò con vie coperte
+ la vendetta pigliarne?
+
+ ANFAR. Un velo è forza
+ porvi: ei genero t'è. Quel dí, che in crudo
+ esiglio, solo, abbandonato, e privo
+ del regio serto, fuor di Sparta andavi,
+ umano ei t'era. Ai percussor feroci
+ che Agesiláo crudel su l'orme tue
+ a svenarti inviava, Agide a viva
+ forza si oppose; e di Tegéa (il rimembri)
+ salvo al confin ti trasse: in ciò soltanto
+ non figlio ei d'Agesístrata, ed avverso
+ apertamente al rio di lei fratello.
+ Sol del pubblico bene or puoi far dunque
+ a tua vendetta velo.
+
+ LEON. Infame dono
+ ei mi fea della vita, il dí ch'espulso
+ m'ebbe dal seggio; e a vie piú grande oltraggio
+ recar mel debbo. Ei mi credea nemico
+ da non piú mai temersi? oggi nel voglio
+ disingannare appieno. In me raddoppia
+ l'esser egli mio genero il dispetto.
+ Genero a me? deh! quale error fu il mio,
+ d'avere a lui donna dissimil tanto
+ data in consorte? Ammenda omai null'altra,
+ che lo spegnerlo, resta. Unica figlia,
+ Agiziade diletta, a me compagna,
+ sostegno a me nel duro esiglio l'ebbi.
+ Abbandonava ella il suo amato sposo,
+ perché al padre nemico; ella i legami
+ di natura tenea piú sacri ancora
+ che quei d'amore: e al fianco mio trar vita
+ misera volle errante, anzi che al fianco
+ del mio indegno offensore in trono starsi.
+
+ ANFAR. Pur, per quanto sia giusto in te lo sdegno,
+ premilo in petto, se sbramarlo or vuoi.
+ Io men di te non odio Agide altero;
+ e la sua pompa di virtudi antiche,
+ finta in biasmo di noi. Sparta ridurre
+ qual giá la fea Licurgo, è al par crudele,
+ che ambizíosa stolidezza: è tale
+ pure il disegno suo; quindi ebbe ei quasi
+ la cittá nostra all'ultimo ridotta:
+ e, sconvolta pur anco, in risse e affanni
+ egra ella sta. Ma, van cangiando i tempi:
+ quei traditori, efori allor, che schiavi
+ eran d'Agesiláo, piú a lui venduti
+ che ad Agide, con esso ora sbanditi
+ son tutti, o spenti: e sta in noi soli Sparta.
+ Ma il popol rio, mendico, e ognor di nuove
+ cose voglioso, Agide ancora elegge
+ mezzo a sue mire ingiuste. A schietta forza,
+ mal frenare il potremmo; ogni novello
+ governo erra adoprandola. Deluso,
+ pria che sforzato, il popol sia. Tal cura,
+ che a cor mi sta non men che a te, mi lascia.
+ Ecco la madre d'Agide: gran donna
+ ogni dí piú degli Spartani in core
+ si fa costei: temer si debbe anch'ella.
+
+
+ SCENA SECONDA
+
+ AGESISTRATA, LEONIDA, ANFARE.
+
+
+ AGESIS. Chi ne' miei passi trovo? oh! mentre io vado
+ di Sparta al re, cui sacro asil racchiude,
+ quí intorno io veggo irsi aggirando or l'altro
+ re di Sparta novello?
+
+ LEON. E il fero giorno,
+ ch'io, re di Sparta, esul di Sparta usciva,
+ ebbi al mondo un asilo? Assai gran tempo
+ dal trono io vissi in bando; e reo, ch'è il peggio,
+ in apparenza io vissi. Avriami ucciso
+ il duol, se in un coll'usurpato seggio
+ restituita la innocenza mia
+ non m'era appieno da un miglior consiglio
+ di Sparta istessa. Il mio rival cacciato,
+ quel Cleómbroto iniquo, a chi il mio scettro
+ signor del tutto allora Agide dava,
+ giá mie discolpe ei fece. A far le sue,
+ che tarda Agide piú? Collega ei fummi
+ sul trono; ancor mi è genero; e nemico
+ mi sia, se il vuole.--Ma, cagion qual altra,
+ che il suo fallir, chiuso or nel tempio il tiene?
+
+ AGESIS. A Sparta, e a me, Leonida, sei noto:
+ quai sieno i tuoi, quai sien d'Agide i falli,
+ è brevissimo a dirsi. Agide volle
+ libera Sparta; i cittadini uguali,
+ forti, arditi, terribili; Spartani
+ in somma: e a nullo sovrastare ei volle,
+ che in ardire e in virtude. In ozio vile,
+ ricca, serva, divisa, imbelle, quale
+ appunto ell'è, Leonida la volle.
+ Falli son l'opre d'Agide, perch'havvi
+ copia di rei, piú che di buoni, in Sparta:
+ di Leonida l'opre or son virtudi,
+ perch'elle son dei tempi. Oggi rimembra
+ tu almen, se il puoi, che il mio figliuol mostrossi
+ nemico aperto del regnar tuo solo,
+ non di te mai; ch'or non vivresti, pensa,
+ se cittadino ei piú che re, tua vita
+ non ti serbava, ed in suo danno forse.
+
+ LEON. Vero è; nel dí, che il tuo crudo fratello
+ a trucidarmi gli assassin suoi vili
+ mandava, Agide, forse a tuo dispetto,
+ per altri suoi satelliti mi fea
+ vivo e illeso serbar: ma un re sbandito,
+ cui l'onor, l'innocenza, il soglio tolto
+ vien dal rival, fia ch'a pietade ascriva
+ la mal concessa vita?
+
+ AGESIS. Al par che grande
+ era imprudente il dono: Agide stesso
+ tale il credea; ma innata è in quel gran core
+ ogni magnanim'opra. Agide eccelso
+ contaminar non volle col tuo sangue
+ la generosa ed inaudita impresa
+ di un re, che in piena libertá sua gente
+ restituir, spontaneo, si accinge.
+ Dal perdonarti io nol distolsi: e forse
+ tentato invan lo avrei: d'Agide madre,
+ mostrarmi io mai potea di cor minore
+ a quel di un tanto figlio? È ver; mi nacque
+ Agesiláo fratello; or di un tal nome
+ indegno egli è. Con libera eloquenza,
+ e con finte virtú suoi vizj veri
+ adombrando, ei deluse Agide, Sparta,
+ e me con essi...
+
+ LEON. Ma, non me, giammai.
+
+ AGESIS. Noto e simile ei t'era.--A tor per sempre
+ dei creditori e debitor, de' ricchi
+ e de' mendici, i non spartani nomi,
+ Agesiláo, piú ch'altri, Agide spinse.
+ Vistosi poi dal nostro esemplo astretto
+ di accomunar le sue ricchezze, ei vinto
+ dall'avarizia brutta, il sacro incarco
+ contaminando d'eforo, impediva
+ la sublime uguaglianza. Il popol quindi,
+ sconvolto e oppresso piú, dubbio, tremante
+ fra il servir non estinto e la sturbata
+ sua libertade rinascente appena,
+ te richiamava al seggio: e te stromento
+ degno ei sceglieva al rincalzare i molli
+ non cangiabili in lui guasti costumi.
+ Il popol stesso, avvinto in man ti dava
+ qual Cleómbroto re pur dianzi eletto:
+ e il popol stesso alla custodia or sola
+ di un asilo abbandona il giá sí amato
+ Agide, il riverito idolo suo.
+
+ ANFAR. Piú custodito è dalle leggi assai,
+ che da questo suo asilo. Ei delle leggi
+ sovvertitore, annullator, pur debbe
+ ad esse e a noi la sua salvezza. E a noi
+ efori veri, a Sparta tutta innanzi,
+ ei dará di se conto: ove non reo
+ vaglia a chiarirsi, ei non del re, né d'altri
+ temer de' mai.
+
+ LEON. S'egli in suo cor se stesso
+ reo non stimasse, a che l'asilo? al giusto
+ giudizio aperto popolar me pria
+ perché non trarre?
+
+ AGESIS. Perché d'armi e d'oro
+ tu ti fai scudo, ei di virtude ignuda:
+ perché tu pieno di vendetta riedi,
+ ed ei neppure la conosce: in somma,
+ perché i tuoi, non di Sparta, efori nuovi
+ suonan ben altro, che terror di leggi.
+ Nulla paventa Agide mio; ma torsi
+ vuol dalla infamia; e darla, ancor che breve,
+ altrui può sempre chi il poter si usurpa.
+
+ LEON. Che fará dunque Agide tuo? piú a lungo
+ racchiuso starsi omai non può, s'ei teme
+ la infamia vera.
+
+ ANFAR. E molto men può Sparta
+ nelle presenti sue strane vicende
+ d'un de' suoi re star priva. Agide il nome
+ tuttor ne serba; e il necessario incarco
+ pur non ne adempie: mal sicura intanto
+ e dentro e fuori è la cittá; sossopra
+ gli ordini tutti; e manca...
+
+ AGESIS. Agide manca;
+ e con lui tutto. Al par di noi ciò sanno
+ i nemici di Sparta, in cui novello
+ fea rinascer terror dell'armi nostre
+ Agide solo. Sí, gli Etoli feri,
+ cui disfar non sapea canuto duce
+ il grande Aráto co' suoi prodi Achei,
+ tremar d'Agide imberbe; antico tanto
+ spartano egli era.--A non imprender cosa
+ or contro a lui, Leonida, ti esorto:
+ che se pur anco, ingiusto spesso, il fato
+ palma or ten desse, onta non lieve un giorno
+ ne trarresti dal tempo, e danno espresso
+ della patria. Non so, se patria un nome
+ sacro a te sia: ma primo, e forte tanto
+ nome è fra noi, che se in mio cor sorgesse
+ un leggier dubbio mai, ch'anco i pensieri,
+ non che d'Agide l'opre, al ben di Sparta
+ non fosser volti tutti, io madre, io prima,
+ il rigor pieno delle sante leggi
+ implorerei contra il mio figlio.--Or dunque
+ opra a tuo senno tu: tremar non ponno
+ Agide mai, né chi a lui dié la vita,
+ che per la patria lor: tu, benché in armi,
+ ed in prospera sorte, entro al tuo core
+ conscio di te, sol per te stesso tremi.
+
+ LEON. Donna, sei madre; e d'uom ch'ebbe giá scettro,
+ il sei; quind'io ti escuso. In voi temenza
+ non è; di' tu? meglio per voi: ma Sparta,
+ gli efori, ed io, vi diam sol uno intero
+ giorno, a mostrar questa innocenza vostra,
+ sempre esaltata e non provata mai.
+ Esca al fin egli, e se difenda; e accusi
+ me stesso ei pur, se il vuol: tranne l'asilo,
+ tutto or gli sta. Ma, se a celarsi ei segue,
+ digli, che al nuovo dí né Sparta il tiene
+ piú per suo re, né per collega io il tengo.
+
+
+ SCENA TERZA
+
+ AGESISTRATA, ANFARE.
+
+
+ ANFAR. Dal fresco esiglio inacerbito ei parla:
+ ma, non ha Sparta l'ira sua.--Dovresti,
+ tu cui son cari Agide e Sparta, il figlio
+ piegare ai tempi alquanto, e indurlo...
+
+ AGESIS. A farsi
+ vile, non io, né voi, né Sparta indurlo
+ mai non potremmo. Che del re lo sdegno
+ non sia sdegno di Sparta, assai mel dice
+ l'immenso stuolo di Spartani in folla
+ presso all'asilo d'Agide ogni giorno
+ adunati, che il chiamano con fere
+ libere grida ad alta voce padre,
+ cittadin re, liberator secondo,
+ nuovo Licurgo. Assai pur alta e vera
+ esser de' in lui la sua virtú, poich'osa
+ laudarla ancor con suo periglio Sparta;
+ poiché, piú del terror dell'armi vostre,
+ può in Sparta ancor la maraviglia d'essa.
+
+ ANFAR. Si affolla e grida il popolo; ma nulla
+ opra ei perciò: né i ribellanti modi
+ altro faran, che inacerbir piú sempre
+ contra il tuo figlio i buoni. Assai tu puoi,
+ d'Agide madre, entro a spartani petti,
+ e sovr'Agide piú: quelli (a me il credi)
+ al cessar dai tumulti, e questo or traggi,
+ per poco almeno, all'adattarsi ai tempi.
+ Se il ben di tutti e il ben del figlio brami,
+ fra víolenze e rabide contese,
+ mal si ritrova, il sai. Se in ciò tu nieghi
+ caldamente adoprarti, e Sparta, ed io,
+ e Leonida, a dritto allor nemici
+ crederem voi di Sparta; allor parranno,
+ a certa prova, i vostri ampj tesori
+ malignamente accomunati in prezzo,
+ non di uguaglianza, di comun servaggio.
+ Dell'alte imprese, ottima o trista, pende
+ dall'evento la fama. All'opre vostre
+ generose, magnanime (se il sono)
+ macchia non rechi il rio sospetto altrui,
+ che giustamente voi pentiti accusa
+ del tanto dono; e del volerne infame
+ traffico far, vi accusa. Io tutto appieno,
+ qual cittadin, qual eforo, ti espongo;
+ non qual nemico: a voi l'oprar poi spetta.
+
+
+ SCENA QUARTA
+
+ AGESISTRATA.
+
+
+ --Tempo acquistar voglion costoro; e tempo
+ dar lor non vuolsi. Ah! di costui la finta
+ dolcezza, e di Leonida la rabbia
+ repressa a stento, indizj a me (pur troppo!)
+ son del destino e d'Agide, e di Sparta.
+ Tutto si tenti or per salvarli; e s'anco
+ irati i Numi della patria vonno
+ sol placarsi col sangue, Agide, ed io,
+ per la patria morremo; a lei siam nati.--
+ Pur che risorga dal mio sangue Sparta.
+
+
+
+
+ ATTO SECONDO
+
+
+ SCENA PRIMA
+
+ AGIDE.
+
+
+ Pietosi Numi, a cui finora piacque
+ dal furor di Leonida sottrarre
+ l'innocenza mia nota, omai non posso
+ piú rimaner nel vostro tempio. Asilo
+ volli appo voi, perché la patria inferma
+ piú víolenze, e piú tumulti, e stragi
+ a soffrir non avesse: or v'ha chi ardisce
+ a' miei delitti ascriverlo, al terrore
+ di giusta pena? ecco, l'asilo io lascio.--
+ Oh Sparta, oh Sparta!... esser fatal dei sempre
+ ai veri tuoi liberatori? Ah! data
+ fosse a me pur la sorte, che al tuo primo
+ padre eccelso toccò! piú che il perenne
+ bando, a se stesso da Licurgo imposto,
+ morte non degna anco scerrei, se al mio
+ cader vedessi almen rinascer teco
+ il vigor prisco di tue sacre leggi!...
+ Ma, chi sí ratto a questa volta?... Oh cielo!
+ Chi mai veggio? Agiziade? La figlia
+ di Leonida? oimè!... la mia giá dolce
+ moglie, che pur mi abbandonò pel padre?
+
+
+ SCENA SECONDA
+
+ AGIDE, AGIZIADE.
+
+
+ AGIZ. Che veggo! Agide mio, fuor dell'asilo
+ tu stai? ratta a trovarviti veniva...
+
+ AGIDE Qual che ver me tu fossi, amata sempre
+ consorte mia, perché i tuoi passi or volgi
+ verso un misero sposo?...
+
+ AGIZ. Agide;... appena...
+ parlare io posso;... io riedo a te con l'aspra
+ mutata sorte: il tuo stato infelice
+ staccarmi sol potea dal padre. Il core
+ io strappar mi sentia, nel dí che i nostri
+ figli, e te, sposo, abbandonar dovea,
+ per non lasciar nel misero suo esiglio
+ irne solo il mio padre: né piú vista
+ tu mai mi avresti in Sparta, or tel confesso,
+ se ai crudi strali di fortuna avversa
+ ei rimanea pur segno. In alto ei torna,
+ tu nel periglio stai: chi, chi potrebbe
+ tormi or da te? teco ritorno io tutta:
+ e te scongiuro, per l'amor mio vero;
+ (pel tuo, non so s'io l'abbia ancor) pe' figli
+ che tanto amavi, e per la patria tua,
+ (amor che tu tanto altamente intendi)
+ io ti scongiuro, almen per ora, a porre
+ tue nuove leggi in tregua. Amor di pace,
+ dei beni il primo, a ciò t'induca: il freno
+ ripigliar con Leonida ti piaccia
+ della cittá, qual per l'addietro ell'era...
+
+ AGIDE Donna, d'amare il padre tuo, chi puote
+ biasmarten mai? conoscerlo, nol puoi;
+ l'arte tua non è questa: ottima ognora,
+ e costumata, e pia, tu raro esemplo
+ fra' guasti tempi di verace antico
+ e filíale e conjugale amore,
+ altro non sai, magnanima, che farti
+ fida compagna a chi piú avverso ha il fato.
+ Se mai cara mi fosti, oggi il vederti
+ a me tornar, quando me lascian tutti.
+ certo piú assai mi ti fa cara. Io meno
+ dal tuo gran cor non mi aspettai; null'altro
+ temea, fuorch'ebro di sua lieta sorte
+ Leonida, non forse or ti vietasse
+ il ritornarne a me.
+
+ AGIZ. Tu ben temesti.
+ Tre giorni or son, ch'ei vincitore in Sparta
+ riposto ha il piè; tre giorni or son, ch'io seco
+ pugno per te. Né, per negar ch'ei fesse
+ a me l'assenso, era io perciò men ferma
+ di ritrovarti ad ogni costo. Ei stesso,
+ cangiato al fine, or dianzi a te mi volle
+ messo inviar di pace: ei, per mia bocca,
+ piena or te l'offre; e supplica, e scongiura,
+ che tu, lasciato omai l'asilo, in opra
+ vogli con lui porre ogni mezzo, ond'abbia
+ Sparta una volta e intera pace e salda.
+
+ AGIDE Ei mi t'invia? sperare a me non lascia
+ nulla di lieto il suo cangiar sí ratto.
+ Ma, che dich'io? sperar, se in se non spera,
+ Agide può? ch'altro a temer mi resta,
+ quando è piú sempre la mia patria serva?
+ quando è piú sempre dal poter suo prisco,
+ dalle giá tante sue virtú lontana?--
+ Io spontaneo (tu il vedi) avea l'asilo
+ abbandonato giá: ragion tutt'altra
+ le astute brame or prevenir mi fea
+ di Leonida... Ah! sí: fia questo un giorno
+ grande a Sparta, ed a me; funesto forse
+ per te, se m'ami... O fida mia consorte,
+ dubitar non ne posso... Ma, se fede
+ presti al mio schietto dir, tu d'altro padre
+ degna, deh! invan non lo irritar; ten prego.
+ Serbati ai figli nostri; ad essi scudo
+ contro alla rabbia sii del padre fero:
+ gli alti pensieri, ond'io ti posi a parte,
+ e che sí ben sentivi, aggiunti agli alti
+ innati tuoi, che dell'amor di figlia
+ son la essenza sublime, in lor trasfondi
+ sí, ch'ei crescano a Sparta e al padre a un tempo.
+ Non assetato di vendetta io moro,
+ ma di virtú Spartana; ancor che tarda,
+ purch'ella un dí dai figli miei rinasca,
+ ne sará paga l'ombra mia...
+
+ AGIZ. Mi squarci
+ il core... Oimè!... perché di morte...?
+
+ AGIDE O donna;
+ Spartana sei, d'Agide moglie; il pianto
+ raffrena. Il sangue mio giovar può a Sparta;
+ non il mio pianto a te. Rasciuga il ciglio;
+ non mi sforzare a lagrimar...
+
+ AGIZ. So tutte
+ del tuo sublime, umano, ottimo core
+ l'atre tempeste; i generosi tuoi
+ retti disegni entro alla mente io porto
+ forte scolpiti; e se, a compirgli appieno,
+ del mio padre la intera alta rovina
+ d'uopo non era, ad eseguirli presta
+ me prima avevi, e del mio sangue a costo...
+ Oh quante volte il padre, sí diverso
+ da te, m'increbbe! oh quante volte io piansi
+ d'essergli figlia! ed io pur l'era; e il sono,
+ ahi lassa!... e fra voi due stommi infelice:
+ e fra voi debbo esser di pace io 'l mezzo,
+ o perir deggio.
+
+ AGIDE Esser di Sparta figlia,
+ e di Spartani madre esser dovresti,
+ se in altri tempi e d'altro sangue nata
+ tu fossi in Sparta. Il non spartano padre
+ non io però voglio a delitto apporti.
+ L'indole tua ben nata, ottima, ed alta,
+ ma non diretta, udia di padre e sposo
+ sol ricordar, non della patria, i nomi:
+ qual fia stupor, se tu piú figlia e sposa,
+ che cittadina, sei? Ma, qual sei, t'amo;
+ né al tuo pensar niente spartano io volli
+ forza usar niuna, che il mio esemplo, mai.
+ Pel nostro amor quindi ti prego, e, s'uopo
+ fia, tel comando; oggi a mostrar ti appresta,
+ che madre sei piú ancor che sposa o figlia.--
+ Ma, qual si appressa orribile tumulto?
+ Qual folla è questa? oh! quali grida? Oh cielo!
+ La madre? e in armi immenso stuol di plebe
+ segue i suoi passi?
+
+
+ SCENA TERZA
+
+ AGIDE, AGESISTRATA, AGIZIADE, POPOLO.
+
+
+ AGESIS. Figlio, e che? giá fuori
+ stai dell'asilo? in chi t'affidi? in questa
+ rea figlia di Leonida? Ben io
+ piú certo asilo, ecco, ti adduco; ognora
+ costor fien presti...
+
+ AGIDE O madre, Agide meglio
+ tu conoscer dovresti: o in me mi affido,
+ o in nulla omai. Questa, che figlia appelli
+ di Leonida, è moglie, è amante, è parte
+ del figliuol tuo.--Spartani, ove pur tali
+ vi siate voi, che minacciosi in armi
+ tumultuar quí di mia fama a danno
+ veggio; Spartani, or parla Agide a voi.--
+ Io, contro a Sparta, in mio favor, non voglio
+ armi nessune; asil nessuno io cerco;
+ null'uomo io temo. A dimostrar la mia
+ piena innocenza, io basto: a vincitrice
+ farla davver della malizia altrui,
+ coll'arme no, ma con piú fermi sensi,
+ potuto avreste un di voi stessi darmi
+ giusto un soccorso: ma fia tardo, e vano,
+ e reo (ch'è il peggio) ogni presente ajuto.
+
+ AGESIS. E inerme esporti alla maligna rabbia
+ d'un Leonida vuoi? d'efori compri
+ agl'iniqui raggiri? Ah! no, nol soffro;
+ né il soffriran questi Spartani veri,
+ che quí son presti a dar la vita or tutti
+ pel loro re.
+
+ POPOLO Per Agide, noi tutti
+ presti a morir veniamo.
+
+ AGIDE Agide e Sparta
+ fur giá sola una cosa; or ben distinti
+ gli ha in due la sorte; or, che a far salva Sparta,
+ forse è mestier ch'Agide pera. Il sangue
+ sparger non vuolsi mai; vie men, qualora
+ rigenerar virtú non puote il sangue.
+ Per me morir, voi nol potreste omai,
+ senza uccider molti altri: e in un le vostre
+ e le altrui vite in Sparta, al par son tutte
+ della patria, non vostre. Havvi, nol niego,
+ de' traviati cittadini molti:
+ ma, per ritrargli al dritto, alto un esemplo
+ memorabile appresto. A lor far forza
+ potrò con esso; e vie piú sempre voi
+ farò con esso di fortezza amanti.
+
+ AGIZ. Misera me! tremar mi fai. Che dunque
+ disegni?...
+
+ AGESIS. Donna; or per chi tremi? parla;
+ pel marito, o pel padre?
+
+ AGIDE Ah! tu non sai,
+ madre, qual rechi a me dolor, l'udirti
+ trafigger la mia sposa! Ella, piú cara
+ che mai nol fosse, appunto a me si è fatta,
+ per la sua vera filíal pietade.
+ Madre, consorte, popolo, mi udite.--
+ Ho fermo in core di convincer oggi
+ anco i maligni, e gli invidi, e i piú rei,
+ ch'io della patria sono amator vero.
+ Ai cittadini, io cittadino e padre,
+ io cittadino e re, null'altro apparvi;
+ se non m'inganno io pur: ma in altri forse
+ da pria destai, con víolenze, io stesso,
+ dubbio alcuno di me: fu quindi ascritto,
+ non a saviezza, a coscienza rea,
+ e a vil timor di meritata pena,
+ questo mio scelto asilo. Agide n'ebbe
+ di volgar re la insopportabil taccia?
+ Qual sia 'l mio core, oggi il vedranno. Oh dolce
+ periglio a me, quel che affrontar m'è d'uopo,
+ per ischiarir qual bene io far tentassi,
+ e l'empia invidia di chi il ben non brama!
+ Per la pubblica causa io re mostrarmi
+ seppi, ed osai; per la privata mia,
+ oso anch'esser privato: e, non ch'io creda
+ convincer ora i tanti iniqui; in core
+ essi giá il son pur troppo; ma coprirli,
+ di Sparta tutta alla presenza, io deggio
+ di vergogna e d'infamia. Essi vorranno
+ accusar me, lo spero: io piú coll'opre,
+ che non co' detti, a discolparmi imprendo:
+ soltanto a Sparta i miei disegni esporre
+ vo' schiettamente pria, soggiacer poscia...
+
+ POPOLO Tu soggiacer? no, mai non fia. Noi tutti
+ farem prestarti da quei vili orecchio...
+
+ AGIDE Non voi, deh! no: sol per mia bocca il vero
+ fará prestarmi orecchio. E, se a voi cale
+ punto il mio onor; se presso a voi mai nulla
+ io meritai; se nulla in me, se nulla
+ nella memoria almen dell'opre mie
+ sperate poi, pregovi, esorto, impongo
+ di depor l'armi, e meco sottoporvi,
+ quai che sien essi, agli efori. Il tiranno
+ di Persia, allor che apertamente insorti
+ entro il suo regno a se nemici ei trova,
+ col dispotico brando a lor favella:
+ ma il re di Sparta, a lor di se dá conto;
+ e alla calunnia egli da pria ragioni
+ oppon; se invano, imperturbabil alma
+ vi oppon di re.--Duolmi, e dorrammi ognora,
+ che lo stesso Leonida che assale
+ or me cosí, dalla cittade vostra
+ espulso andava, e inascoltato. Ei forse
+ mal di se dato avria ragion; né il volle
+ pure tentar; ma glien doveva io 'l mezzo
+ ampio prestare. Agesiláo la forza
+ volle adoprarvi; io mi v'opposi indarno:
+ non tutti il sanno: Agesiláo vien quindi
+ meco indistinto. Io da quel dí, ma tardi,
+ vedea, ch'egli era uno Spartan mentito:
+ ma mi stringeano il tempo, e l'alta brama
+ d'oprare il bene, a cui l'ostacol tolto
+ di Leonida fero, il campo apriva.
+ Quindi l'esiglio suo, giusto, ma inflitto
+ in modo ingiusto, a pro di Sparta usai.
+
+ POPOLO E chi non sa, che a lui la vita hai salva?...
+
+ AGIZ. Sí, per lui sol l'aure di vita ancora
+ spira il mio padre. Io nel crudel periglio,
+ io stessa, il vidi; agli inumani messi
+ d'Agesiláo giá in mano ei stava quasi,
+ quando opportuni d'Agide gli amici
+ gli ebber fugati, e noi ritratti illesi
+ in securtá.
+
+ AGESIS. Quindi pagar nel vuole
+ Leonida oggi, a lui togliendo, iniquo,
+ non che la vita, anca la fama...
+
+ AGIDE E questa
+ mai non sta nel tiranno: in me, nel mio
+ solo operar, sta la mia fama.
+
+ AGESIS. E nasce
+ sol dal tuo oprar l'altrui livore, e il fermo
+ empio pensier di opprimerti. Ma, viene
+ Anfare a noi? degno consiglio e amico
+ di Leonida...
+
+ AGIDE Udiamlo.
+
+ AGIZ. Oh cielo! io tremo...
+
+
+ SCENA QUARTA
+
+ AGIDE, AGESISTRATA, AGIZIADE, ANFARE, POPOLO.
+
+
+ ANFAR. Fuor del tuo sacro asilo, Agide, in mezzo
+ d'una tal turba io non credea trovarti.
+ Ma pur, piú grati testimon di questi
+ io bramar non potea. Vengo ad esporti
+ di Sparta i sensi.
+
+ AGIDE E son?...
+
+ ANFAR. Di pace.
+
+ AGIDE E quale?
+
+ ANFAR. Vera: ove pace alle tue mire avversa
+ non sia pur troppo; ove in tumulti e risse
+ securtá tu non cerchi e in un grandezza.
+
+ AGIDE Io discolparmi or presso a te non deggio:
+ forse il farò presso a chi il deggio. Udiamo,
+ di Leonida udiam la pace intanto.
+
+ ANFAR. Son io messo del re? Di Sparta io sono
+ eforo; e a te parlo di Sparta in nome.
+ Ove piegarti ai cittadin tu vogli,
+ (ai veri e saggi) e la cittá tranquilla
+ rifar, dannando ogni tua nuova legge
+ tu stesso; il seggio, onde scaduto sei
+ col tuo fuggirne, Sparta oggi ti rende.
+
+ AGESIS. Agide...
+
+ AGIDE Madre, a te son figlio; or posa
+ secura in me.--Tu, che di Sparta in nome,
+ pur ch'io indegno men renda, il trono m'offri;
+ pregoti, al re Leonida in risposta
+ reca, ch'io seco favellar vorrei,
+ pria che in giudicio a Sparta innanzi io parli.
+
+ AGIZ. Io pur ten prego, Anfare, vanne al padre,
+ e a ciò lo induci: a lui ritorna in mente,
+ che senz'Agide in vita ei non sarebbe;
+ ch'ei la diletta unica figlia sua
+ diede ad Agide in moglie...
+
+ AGIDE A lui null'altro
+ non rammentar, fuorché di Sparta entrambi
+ siam cittadini; e che il comun vantaggio
+ vuol, ch'ei mi ascolti.
+
+ ANFAR. È dubbio assai, s'ei possa,
+ o venir voglia ad abboccarsi teco,
+ fin ch'ei non sa, se tu i proposti patti
+ nieghi, od accetti.
+
+ AGIDE In guisa niuna ei puote
+ negar d'udirmi, e nol vorrá. L'asilo
+ io per sempre abbandono; a me dintorno
+ corteggio nullo io vo'.--Spartani, ad alta
+ voce vel grido; io rimaner quí voglio,
+ solo, ed inerme, ed innocente.--
+
+ (Il popolo si va allontanando, e disperdesi.)
+
+ Il vedi,
+ Anfare, il vedi; il tempo, il loco, il modo,
+ opportuno or fia tutto. Io fra brev'ora
+ tornerò in questo foro; e quí non sdegni
+ venirne il re. Solo sarovvi; egli abbia
+ al fianco i suoi satelliti: veduti
+ sarem da quanti cittadini ha Sparta,
+ ma non sarem da nessun d'essi uditi.
+
+ ANFAR. Poiché tu il vuoi, tosto a recarne avviso
+ a Leonida volo.
+
+
+ SCENA QUINTA
+
+ AGIDE, AGESISTRATA, AGIZIADE.
+
+
+ AGIDE Io ben sapea
+ con qual esca allettarlo.--Or, donne, intanto
+ io con voi riedo alla magione, e ai figli.
+ Godrò fra voi brevi momenti estremi
+ d'alcun privato dolce, infin ch'io torni
+ al fatal parlamento.
+
+ AGIZ. Oh cielo!...
+
+ AGESIS. O figlio,
+ che speri tu dall'empio re?
+
+ AGIDE La sorte
+ di Sparta ei tiene; e tu mi chiedi, o madre,
+ quel che da lui sperare Agide possa?
+
+
+
+
+ ATTO TERZO
+
+
+ SCENA PRIMA
+
+ AGIDE.
+
+
+ Non giunge ancor Leonida: l'invito
+ sdegna fors'ei? non l'ardiria: quí 'l debbe
+ trar, se non altro, or la vergogna. Udiva
+ il popol dianzi il generoso prego,
+ ch'io gl'inviai per Anfare: riguardi
+ possenti, e molti, ancor lo stringon; molto
+ timor si annida entro il suo cor, bench'egli
+ vincitor sia. Potessi, ah! pur potessi
+ dal suo temer l'util di Sparta io trarre!...
+ Ma al fin vien egli: oh! di regal corteggio
+ si adorna? e ben gli sta. S'incontri.
+
+
+ SCENA SECONDA
+
+ AGIDE, LEONIDA, SOLDATI.
+
+
+ AGIDE A udirmi
+ ne vieni, o re, pria che ad altr'opre?...
+
+ LEON. A udirti
+ or vengo io, sí...
+
+ AGIDE Dunque, a te solo io chieggo
+ di favellar...
+
+ LEON. Traetevi in disparte.--
+ Eccomi solo: io t'odo.
+
+ AGIDE A te non parlo,
+ quale a suocero genero; ancor ch'io
+ oltre ogni dire una consorte adori,
+ ch'è delle figlie esemplo.
+
+ LEON. Alto legame
+ ell'era, è ver, fra noi, pria che di Sparta
+ tu mi cacciassi in bando.
+
+ AGIDE Il so; né debbo
+ parlarten ora, poiché allor tel tacqui.
+ Non ch'io allor l'obliassi, e il sai; ma in core
+ Sparta allor favellavami, al cui grido
+ ogni altro affetto in me taceasi, e tace.--
+ Di Sparta il re, di me il nemico sei:
+ ma, se nol sei di Sparta, oggi dai Numi
+ giá protettori della patria chieggio,
+ e impetrar spero, un sí verace e forte
+ alto parlar, che da me stesso or vogli
+ apprender tu pronto e sicuro il modo,
+ onde ottenere oltre tue brame forse...
+
+ LEON. Oltre mie brame? E ciò ch'io brama, il sai?
+
+ AGIDE Di me vendetta, a tutte cose innanzi,
+ brami, e l'avrai; dartela piena io voglio.
+ Durevol possa, è il tuo desir secondo;
+ e additar ten vogl'io la vera base.
+ Né basta; io t'offro alto infallibil mezzo,
+ onde acquistar cosa ben altra, a cui
+ forse il pensier mai non volgesti; e tale,
+ che pur (dov'ella ad acquistar sia lieve)
+ tu sprezzarla non puoi. Perenne, immensa
+ procacciartela ancora...
+
+ LEON. E fia?...
+
+ AGIDE La fama.
+
+ LEON. --Meglio sai torla, che insegnarla altrui--
+ Meco il trono occupasti; al ben di Sparta
+ meco tu allor, per comun gloria nostra,
+ concorrer mai non assentivi: al tuo
+ privato ben tu sol pensavi, e a farti
+ su la rovina del mio nome un nome.
+ Quindi all'esiglio me, Sparta al suo rogo,
+ spingevi tu. Non io perciò disegno
+ far mie vendette; io ben di Sparta afflitta
+ farle or dovrei; ma il vieta a me di vera
+ pace l'amor: pace, cui presti ancora
+ sono a sturbare (abbenché invano) i tuoi
+ pessimi tanti. Amor di pace, in somma,
+ di Sparta a nome ora ad offrirti trammi
+ perdono intero...
+
+ AGIDE Intero? è troppo.--Or via,
+ nessun quí c'ode; il simular, che giova?
+ Ch'io non ti legga in cor, tu giá nol credi;
+ che tu il cangiassi, creder nol mi fai.
+ Cred'io bensí, che il tormi e scettro e possa,
+ per or non basti a far sul trono appieno
+ securo te. Ben sai, che infin ch'io vivo,
+ un altro re collega tuo crearti
+ ligio non puoi: ma, né pur osi a un tempo
+ uccider me, perché dei molti in core
+ sai che tuttora io regno. Ecco i veraci
+ tuoi piú ascosi pensieri: odi ora i miei.--
+ Io, mal mio grado, entro all'asil mi chiusi;
+ spontaneo n'esco; e oppor poss'io, se il voglio,
+ alla forza la forza: all'arte opporre
+ l'arte, né il so, né il voglio. Omai convinto
+ esser tu dei, che in mio favor né stilla
+ versare io vo' di cittadino sangue.
+ Solo or mi vedi; in tuo poter mi pongo;
+ supplice me per la mia patria miri:
+ non che la vita, io son per essa presto
+ a darti la mia fama.
+
+ LEON. E intatta l'hai,
+ questa tua fama che offerirmi ardisci?
+
+ AGIDE Intatta, sí, del tutto; e non indegna
+ d'Agide; e troppa, agl'invidi tuoi sguardi.--
+ Me tu abborrisci; adoro io Sparta: or odi
+ come al mio amor, e all'odio tuo, potresti
+ servire a un tempo. Io libertá, grandezza,
+ virtude impresi a ricondurre in Sparta,
+ col pareggiarne i cittadin fra loro.
+ Tu, coi piú rei, di opporviti, ma indarno,
+ mai non cessasti; e non, che vero e immenso
+ tu non vedessi in ciò il comun vantaggio;
+ non, che virtú co' suoi divini raggi
+ via non s'aprisse entro il tuo chiuso petto,
+ senza pure infiammarlo: ma in tuo petto
+ l'amor dell'oro, e di soverchia ingiusta
+ possa, vincea d'assai l'util di Sparta,
+ di veritade il grido, e il folgorante
+ scintillar di virtú. Pubblica, e vera
+ Spartana voce dal tuo seggio allora
+ te rimovea, chiamandoti nemico
+ di Sparta: e tu la insopportabil taccia
+ né smentir pur tentavi. In bando poscia,
+ proscritto, errante (il sai) vilmente ucciso
+ stato saresti; io nol soffria: né il dico
+ per rinfacciartel ora; ma per darti
+ prova non dubbia, ch'io base posava
+ ai disegni alti miei l'alte spartane
+ opre bensí, non la rovina tua.
+
+ LEON. E in ciò pur, mal accorto, error non lieve
+ tu salvandomi festi.
+
+ AGIDE E chiara ammenda
+ tu ne farai, me trucidando. I mezzi
+ sol ne impara da me.--Sparta piú inclina
+ a libertá, che a tirannia: per certo
+ tienlo, ancorché per ora imposto il freno
+ aspro di re tu le abbi. Un breve sdegno
+ dei piú contro all'infame Agesiláo,
+ or ti ha riposto in trono, e lui cacciato
+ d'eforo: or me de' suoi delitti a parte
+ havvi chi pone, e non a torto affatto,
+ finch'io pur taccio. A disgombrar del tutto
+ su me tal dubbio, or tu non trarmi; è lieve
+ troppo il mostrar, che Agesiláo tradiva
+ Agide e Sparta a un tratto; ove ciò chiaro
+ a tutti io faccia, allor tu forza usarmi
+ non puoi, senza a te nuocere.
+
+ LEON. Tu il credi?
+
+ AGIDE Tu il sai. Ma, non temere. Io di Spartani
+ Spartano re volli essere; te lascio
+ re di costoro. A far me reo non basta
+ niuna tua forza: in faccia a Sparta, io voglio,
+ io, colpevole farmi; io darti intera
+ palma di me; pur che tu stesso farti
+ grande ti attenti, e di grandezza vera,
+ contra tua voglia.
+
+ LEON. Invan mi oltraggi...
+
+ AGIDE Adempi
+ tu stesso, or sí, quant'io giá audace impresi
+ a pro di Sparta e di sua gloria. In seggio
+ riponi or tu, non le mie, no, ma l'alte,
+ libere, maschie, sacrosante leggi
+ del gran Licurgo; povertá sbandisci
+ in un coll'oro; ella dell'oro è figlia:
+ del tuo ti spoglia: i cittadin pareggia:
+ te fa Spartano, e in un, Spartani crea:...
+ Ciò far voll'io; tu il compi, e a me ne involi
+ la gloria eterna.--Ove ciò far mi giuri,
+ a Sparta innanzi or mi puoi trar qual reo;
+ e dir, ch'io velo a mie private mire
+ fea del pubblico bene; e dir, che iniquo
+ era il mio fin, non le mie leggi. A questo
+ aggiungerai, che rinnovar tu stesso
+ vuoi con mente migliore e cor piú schietto.
+ di tua cittá la gloria. Intera Sparta
+ udrammi allor di meritata morte
+ accusar reo me stesso; e dir, che mie
+ eran le ingiurie e víolenze usate
+ da Agesiláo; dirò, ch'io in lui creava
+ un precursor di tirannia; che un saggio
+ voll'io per lui della viltá Spartana.
+ Ciò basterá, cred'io. Morte, che darmi
+ or tu non puoi, che a tradimento, (il vedi)
+ l'avrò cosí dai cittadini miei,
+ e parrá lor giustissima. La fama,
+ che in me ti offende, e che a me tor non puoi,
+ io me la tolgo, e a te la dono. Io moro,
+ tu regni; ambo contenti: a te non toglie
+ fama il regnare; a me l'infamia in tomba
+ portar pur lascia l'unica mia speme,
+ che a nuova vita abbia a risorger Sparta.
+
+ LEON. --Vil m'estimi cosí?
+
+ AGIDE Grande t'estimo;
+ poich'atto a compier la mia grande impresa
+ te credo...
+
+ LEON. A' tuoi disegni empj, dannosi,
+ io por mano?...
+
+ AGIDE Me spento, appien tu scarco
+ d'invidia resti: e gli alti miei disegni,
+ con tuo vantaggio, e in un, con quel di Sparta,
+ puoi compier tu. Di mia grandezza ardisci
+ grande apparir tu stesso: invido fosti;
+ or, col mio sangue la viltá tua prisca
+ tu ammanti appieno. A non sperata altezza
+ l'animo estolli, e al trono tuo ti agguaglia.
+
+ LEON. Maggior di te, dei cittadini il grido
+ giá abbastanza mi fea; ma il perdonarti,
+ se a me il concede Sparta, assai darammi
+ piena palma di te. Ch'io a Sparta intanto
+ ti appresenti, m'è d'uopo.--Altro hai che dirmi?
+
+ AGIDE A dirti ho sol, ch'esser non sai tu iniquo,
+ né sai fingerti buono.
+
+ LEON. Or, che i tuoi sensi
+ tutti esponesti, anzi che a Sparta involi
+ te di bel nuovo il tempio, in carcer stimo
+ doverti io trarre.--Olá, soldati...
+
+ AGIDE Io vado
+ securo in carcere, qual non sei tu in trono.
+ Sparta entrambi ci udrá; né meco a fronte
+ star potrai tu.--Se in carcere mi uccidi,
+ te stesso perdi; e il sai. Pensa, e ripensa;
+ a te salvare, a uccider me, niun mezzo,
+ che quel ch'io dianzi t'additai, ti resta.
+
+
+ SCENA TERZA
+
+ LEONIDA.
+
+
+ Io 'l tengo al fine. Inciampi molti, è vero,
+ e gran perigli incontro: eppur, vogl'io
+ quest'orgoglioso insultator modesto,
+ spegnere il voglio, anco in mio danno espresso.
+ Ma il trucidarlo è nulla, ove la fama
+ non gli si tolga pria: ciò sol può darmi
+ securo regno.--Ah! che pur troppo io 'l sento!
+ Né so dir come; anche al mio core un raggio
+ vero divino al suo parlar traluce,
+ e mel conquide quasi... Ah! no: mi squarcia,
+ mi sbrana il cuor, quella insoffribil pompa
+ di abborrita virtú. Pera ei: si uccida;...
+ s'anco è mestier, per spegner lui, ch'io pera.
+
+
+ SCENA QUARTA
+
+ AGIZIADE, LEONIDA, AGESISTRATA.
+
+
+ AGIZ. Padre, e fia vero?... a tradimento... Oh cielo!
+ Infra soldati il mio consorte?...
+
+ AGESIS. È questa
+ la tua fede, o Leonida?
+
+ LEON. Qual fede?
+ Che promisi? Giurato a Sparta ho fede,
+ non ad Agide mai.
+
+ AGIZ. Deh! padre amato,
+ alla tua figlia,... oimè!...
+
+ AGESIS. Spontaneo forse
+ non uscia dell'asilo? e solo, e inerme,
+ e di sua voglia, ei non venia di pace
+ a parlamento or teco? E tu, dagli empj
+ tuoi sgherri il fai nel carcer trarre? e contra
+ il decoro di re, contra il volere
+ di Sparta stessa?... Iniquo...
+
+ LEON. E pianti, e oltraggi,
+ vani del par sono a piegarmi, o donne.
+ Il primo io son de' magistrati in Sparta,
+ non di Sparta il tiranno. Agide reo,
+ gli efori e Sparta giudicarne or denno;
+ innocente, tornarlo al seggio prisco
+ gli efori e Sparta il ponno. Ov'ei si fesse
+ del tempio asilo, o della plebe scudo,
+ né innocente né reo possibil fora
+ chiarirlo mai. Tempo è, ben parmi, tempo,
+ che Sparta esca dall'orrido travaglio
+ del non saper s'ella ha due re, qual debbe,
+ o s'un glien manca.
+
+ AGIZ. Ah padre!... Agide in vita
+ ti serba, e tu in catene Agide traggi?
+ Gli dai tua figlia, e torgli vuoi sua fama?
+ Anco reo, (ch'ei non l'è) tu ne dovresti
+ pigliar, tu primo, or le difese. Io diedi
+ non dubbia a te dell'amor mio la prova,
+ nell'avversa tua sorte; or, nell'avversa
+ d'Agide, a lui nulla può tormi: o in ceppi
+ col tuo genero porre anco tua figlia,
+ o trarne lui, ti è forza: abbandonarlo,
+ per preghi mai, né per minacce io mai
+ non vo'. Di lui non piglierai vendetta,
+ che sopra me del par non caggia: il sangue
+ versar tu dei di quella figlia istessa,
+ che abbandonava, per seguirti in bando,
+ la patria, e il trono, ed il marito, e i figli.
+
+ AGESIS. Oh vera figlia mia, non di costui!...
+ Spartana figlia e moglie, a non spartano
+ padre indarno tu parli.--Invidia vile,
+ vil desio di vendetta il cor gli chiude,
+ e il labro a un tempo.--E che diresti?... In core
+ tu giurasti, o Leonida, l'intero
+ scempio d'Agide, il so; tutti conosco
+ gli empj raggiri tuoi. Ma, se pur darci
+ morte potrai, (che la mia vita e quella
+ del mio figlio son una) invan tu speri
+ torre a noi nostra fama. A te la tua...
+ Ma, che dich'io? l'hai tu?--Scopo non altro
+ fu in te giammai, che di serbar col regno
+ le tue ricchezze, e accrescerle. Dell'oro
+ l'arte imparasti di Seleuco in corte,
+ e l'arte in un di sparger sangue. In Sparta
+ persian tu regni; e la uguaglianza quindi
+ dei cittadin paventi, onde ben tosto
+ ne sorgeria virtute; onde dal trono
+ di nuovo espulso appien per sempre andresti:
+ né il tuo cor osa a piú che al trono alzarsi.
+
+ LEON. Né le tue ingiurie l'animo innasprirmi,
+ né le tue giuste lagrime ammollirlo
+ possono omai. Sparta, non io, si duole
+ d'Agide, e a darle di se conto il chiama.
+ Forza non altra usar gli vo', (né s'anco
+ il volessi, il potrei) fuorché di torgli
+ ogni via di sottrarsi al meritato
+ giusto gastigo...
+
+ AGESIS. Giusto?--Oserai, dimmi,
+ quí appresentarlo, in questo foro, a Sparta
+ tutta adunata, e libera dal fiero
+ terror dell'armi tue?
+
+ LEON. Noto finora
+ non m'è il voler degli efori; ma...
+
+ AGESIS. Noto
+ mi è dunque il tuo, pur troppo! Agide innanzi,
+ non agli efori compri, a Sparta intera
+ tratto esser debbe; o verrá Sparta a lui.
+ Ciò ti prometto, ancor che inerme donna;
+ se pria del figlio me svenar non fai.
+
+
+ SCENA QUINTA
+
+ LEONIDA, AGIZIADE.
+
+
+ AGIZ. Io dal tuo fianco non mi stacco, o padre;
+ non cesso io, no, di atterrarmi a' tuoi piedi,
+ non tue ginocchia d'abbracciar, se pria
+ lo sposo a me non rendi; o se con esso
+ me di tua man tu non uccidi.
+
+ LEON. O figlia
+ diletta mia; deh! sorgi; a me dal fianco
+ non ti partir, null'altro io bramo. Hai meco
+ generosa diviso i tanti oltraggi
+ di rea fortuna, è ben dover, che a parte
+ della prospera sii: niun piú possente
+ sará di te sovra il mio cor: te voglio,
+ sotto il mio nome, arbitra far di Sparta:
+ né cosa mai...
+
+ AGIZ. Che parli? Agide chieggo;
+ null'altro io voglio. A me tu il desti; e torre,
+ no, non mel puoi, se vita a me non togli;
+ né torlo a Sparta, senza orribil taccia
+ d'ingiusto re, d'uom snaturato e atroce.
+
+ LEON. Come acciecarti or tanto puoi? Non vedi,
+ ch'Agide è reo? ma fosse anche innocente;
+ non vedi, ch'egli in mio poter non stassi?
+ Gli efori udirlo, giudicare il denno
+ gli efori: nulla io per me sol non posso,
+ né a pro, né a danno suo.
+
+ AGIZ. Sei padre; m'ami;
+ a fera prova il filíal mio amore
+ hai conosciuto; e simular vuoi pure
+ con la tua figlia?--A tradimento, or dianzi,
+ il potevi tu solo al carcer trarre,
+ e innocente salvarlo or non potresti?
+ Deh! non sforzarmi a crederti...
+
+ LEON. Che vale?
+ Nulla in ciò posso: anzi, è mestier ch'io tosto
+ d'Agide conto, e del mio oprare a un tempo,
+ renda agli efori.
+
+ AGIZ. Ah, no! piú non ti lascio:
+ né crudo ordin puoi dar, che in parte anch'egli
+ su la tua figlia non ricada...
+
+ LEON. Or cessa;
+ torna alla reggia mia...
+
+ AGIZ. Teco men vengo.
+ Tutto farai, tutto dei fare, o padre,
+ pel tuo innocente genero, che salva
+ t'ebbe la vita... Ah! no, svenar nol puoi,
+ se la tua propria figlia non uccidi.
+
+
+
+
+ ATTO QUARTO
+
+
+ SCENA PRIMA
+
+ Limitare del carcere di Sparta.
+
+ LEONIDA, ANFARE, POPOLO _che si va introducendo_.
+
+
+ ANFAR. Tardo assai giungi; e il tempo stringe.
+
+ LEON. Al padre
+ l'indugio dona: mi fu forza or dianzi
+ fin nella reggia accompagnar la figlia.
+ Io dal fianco spiccarmela a gran pena
+ potea, sí forte ella in pianto stempravasi
+ per lo suo sposo. Assai gran doglia in core
+ il suo pianto mi lascia.
+
+ ANFAR. E che? turbato,
+ commosso sei? Piú della figlia forse
+ ti cal, che non di tua vendetta?
+
+ LEON. Abborro
+ Agide piú, che non m'è caro il trono:
+ ma pure, i detti della figlia, e i pianti,
+ duri a me sono.--Eccomi all'opra: il tutto
+ disposto hai tu?
+
+ ANFAR. Nol vedi? In questo vasto
+ limitar delle carceri mi parve
+ fosser da porsi i seggi nostri; il loco,
+ men capace che il foro, assai men feccia
+ ragunerá di plebe: ma pur tanta
+ introdur quí sen può, quanta n'è d'uopo
+ a nostre mire. Havvi all'entrar chi veglia,
+ e in copia ammette i nostri fidi.--Or mira;
+ giá piú che mezzo è riempiuto il loco;
+ né alcun v'ha quasi degli avversi a noi.
+ Per anco il grido non s'è sparso appieno
+ del gran giudizio: e spero, anzi che giunga
+ a intorbidarlo con sua fera scorta
+ l'ardita madre, avrem compito il tutto.
+
+ LEON. Ma, sei tu certo, che tornarne a danno
+ or non possa tal fretta?
+
+ ANFAR. Oltre la nostra
+ dignitá, stan per noi forze non poche.
+ Grande accortezza, or nell'espor le accuse,
+ vuolsi; e giusti mostrarci ai nostri stessi
+ dobbiamo, e del lor ben, piú che del nostro,
+ caldi amatori. Alcun tumulto forse
+ insorger può; previsto è giá. Ma basta
+ per noi, che piú non esca Agide vivo
+ di queste mura. Al primo impeto audace
+ della plebe far fronte i tuoi soldati,
+ e i cittadini nostri appien potranno,
+ e degli efori il nome, e l'ardir tuo.
+ Tempo intanto si acquista; e avrem dal tempo
+ piena poi la vittoria...
+
+ LEON. Ecco il senato;
+ ecco gli efori tutti: il popol molto
+ li segue, e par non torbido in aspetto;
+ lieto anzi par di assistere all'accusa
+ di un re sovvertitore. Ardire, ardire.
+ Mentr'io gli animi lor, con opportune
+ lusinghe adesco, al carcer entra, e in breve
+ Agide a noi ben custodito traggi.
+
+
+ SCENA SECONDA
+
+ LEONIDA, POPOLO, EFORI, SENATORI,
+ _ciascuno collocato ordinatamente_.
+
+
+ LEON. --Lode agli Dei! quí radunarsi veggio
+ i cittadini veri; e non frammisti
+ con la torbida, audace, e sozza plebe,
+ che col numero suo voi ne strascina
+ negli error suoi, mal grado vostro.--A Sparta
+ inaudito spettacolo si appresta;
+ il maggior, che ad uom libero mai possa
+ appresentarsi: un vostro re, dai vostri
+ efori tratto, ed accusato, innanzi
+ a voi. Gli error ne udrete, e le discolpe,
+ e il giudizio, di cui voi stessi parte
+ sarete, spero. Io, benché re, con gioja
+ pur ve l'annunzio. Ah! non ebb'io tal sorte
+ in quel funesto a me, non fausto a Sparta,
+ orribil giorno, in cui dal trono in bando
+ cacciato, in forse della vita io stetti.
+ Non accusato, e non udito, a ria
+ forza soggiacqui allora; eppur, piú doglia
+ che l'ingiusto mio esiglio, erami al core
+ il sovvertito ordin di leggi, e il fero
+ periglio in cui lasciava io Sparta. Instrutti
+ voi stessi al fin dai vostri danni appieno,
+ me richiamaste, e in un le leggi, in trono:
+ Agesiláo, Cleómbroto, e i lor fidi
+ efori, a Sparta traditori, in bando
+ cacciaste. Agide resta: havvi chi reo
+ nol vuole; e forse, ei reo non è. Ma intanto,
+ io preso il volli, e ad altro fin nol tengo,
+ che per chiarirlo in faccia a voi. S'ei fosse
+ reo convinto pur mai, primier mi udreste
+ implorar pel mio genero perdono:
+ che agli occhi vostri, e ai miei, sua giovinezza
+ nol rende affatto or di pietade indegno.--
+ Efori, senatori, cittadini,
+ la vera vostra maestá non sorse
+ a dritto mai piú nobile di questo:
+ conoscer oggi, e perdonare i falli
+ dei vostri re: che sottopongo io pure
+ oggi a voi l'opre mie. Prova non lieve
+ del cor mio puro, e del regnar mio giusto,
+ parmi, fia questa; ed io di darla anelo.
+ A tremar delle leggi Agide insegni
+ a Leonida re.--Ma, giá si appressa
+ Agide al vostro tribunale: ed ecco
+ ch'io taccio, e seggo; io, cittadino, attendo
+ dai cittadin dell'alta lite il fine.
+ Ben sostener d'ogni mia forza io giuro,
+ qual ch'esser possa, la immutabil santa
+ libera vostra unanime sentenza.
+
+
+ SCENA TERZA
+
+ ANFARE, AGIDE fra guardie, LEONIDA,
+ POPOLO, EFORI, SENATORI.
+
+
+ ANFAR. Spartani, efori, re, costui ch'io traggo
+ davanti al vero tribunal di Sparta,
+ Agide egli è d'Eudámida. Giá il regno
+ con Leonida ei tenne; il cacciò poscia
+ dal trono, a cui nuovo collega assunse
+ Cleómbroto. A voi piacque, indi a non molto,
+ ridomandar Leonida, che il seggio
+ ritoglieva a Cleómbroto. Nel sacro
+ asilo allor quest'Agide fuggiva:
+ perché fuggisse, ei vel dirá. Fin ch'egli
+ lá ricovrava, ei re non era; il trono
+ abbandonato avea: ma non privato
+ era ei perciò; che non avea deposta
+ sua dignitá, né stata eragli tolta:
+ non innocente, poiché asil sceglieva;
+ non reo, poiché niun l'accusava. In vostra
+ possanza il diero oggi di Sparta i Numi,
+ senza che víolato il santo asilo
+ fosse da alcun di noi. Lo accuso io quindi
+ ora, a voi tutti, di mutate, infrante,
+ tradite leggi; di tiranniche armi
+ in Leonida e gli efori adoprate;
+ di tiranniche mire, a cui fea base
+ la ribellante compra infima plebe:
+ e, per stringere in fin tutti i suoi tanti
+ delitti in un, di aver tradita e lesa
+ la maestá di Sparta, a voi lo accuso.
+
+ AGIDE --Solenne in vero, e dignitosa pompa
+ questa fia: ma, perché di affar tant'alto
+ Sparta non è quí testimonio intera?
+ Perché, qual suolsi ogni accusato, al foro
+ non son io tratto?--È ver, gli efori veggio,
+ e un re quí stassi, e del senato un'ombra:
+ ma pur per quanto l'occhio intorno io giri,
+ non vegg'io cittadini, altri che pochi,
+ potenti, e misti infra gli armati sgherri.
+ La maestá del popolo di Sparta
+ fia questa or forse? Io, non che Sparta tutta,
+ Grecia vorrei quí tutta a udire intenta
+ e le tue accuse, e le discolpe mie.
+ Or, poiché tanta è in voi de' miei delitti
+ l'ampia certezza, or dite: a che pur tormi,
+ con sí gran parte d'ascoltanti, a un tempo
+ della vergogna mia cosí gran parte?
+
+ LEON. Per quanto il soffra il loco, assai gran folla
+ di cittadini or vedi, Agide, accolta.
+ Trarti dal limitar del carcer tuo,
+ tu il sai, che fora un cimentar pur troppo
+ la dignitá degli efori, e la stessa
+ tua innocenza, ove l'abbi. Udiati Sparta,
+ del tuo asilo in discolpa, addur finora,
+ che tor cosí tu stesso alla tua plebe
+ de' tumulti volevi ogni pretesto,
+ e ogni mezzo di sangue: infra sue grida,
+ come or vorresti al suo cospetto andarne,
+ e un giudicio ottener libero e queto?
+
+ AGIDE Questo giudicio, e il men dannoso a voi,
+ stato sarebbe il percussor mandarmi
+ tosto al carcer: ma questo, assai men queto
+ fia di quel che sperate. In me non parla
+ il timor, no; del mio destin giá certo,
+ securo quí, del par che al foro, io vengo.
+ Giá la sentenza mia so senza udirla:
+ ma, non ne avrò pur danno altro giammai,
+ che quel ch'io da gran tempo ho fermo in core
+ di aver da voi.--Giudici; e, quai che siate,
+ voi spettatori; io vi prevengo or tutti,
+ ch'io, condannato in queste mura e ucciso,
+ non perciò pace col morir vi rendo,
+ com'io il vorrei: né voi, col trarmi a morte,
+ in sicurtá vi rimanete.--Or sia
+ ciò ch'esser vuole. Udiam le accuse.
+
+ ANFAR. In nome
+ io ti parlo degli efori; me ascolta.--
+ Agide, hai tu, senza né udirlo, astretto
+ all'esiglio Leonida?
+
+ AGIDE Chiamato
+ ei fu in giudicio; e sen fuggia.
+
+ LEON. Chiamato
+ io fui, nol niego, ma davanti a fera
+ tumultuante plebe. Esser potea
+ giudicio, quello?...
+
+ AGIDE Al par di questo, almeno.
+ Ma, il fuggir ti fu dato: in carcer dunque
+ non eri tu. Mezzi a me pur di fuga
+ non mancavan finora; e al carcer venni,
+ ed in giudicio stommi: e, qual ch'ei fia,
+ no, nol pavento. Io 'l desiava, e godo
+ di udire al fin; di farmi udire io godo.
+
+ ANFAR. Infrante hai tu le patrie leggi?
+
+ AGIDE Intere
+ restituir le sacre leggi io volli
+ del gran Licurgo: elle non fur mai tolte,
+ ma inosservate, or da gran tempo. Opporsi
+ volle a sí giusta e generosa impresa
+ Leonida: pria l'arte, indi la forza
+ oprava in ciò; ma entrambe invano: allora
+ vinto ei piú dalla propria sua vergogna,
+ che dalla forza altrui, per minor pena
+ ei s'imponea l'esiglio. Ei stesso il dica,
+ se danno io poscia, o securtade e vita
+ a lui recassi. Al suo fuggir, sol uno,
+ di Sparta un grido, ogni oprar suo biasmava,
+ ogni mio benediva. Allora spenti
+ eran gl'iniqui crediti; comuni
+ feansi allor le ricchezze; allora in bando
+ uscian di Sparta il lusso, e i vizj insieme,
+ e il torpid'ozio: e risorgeano, in somma,
+ virtude allora, e libertade. Avreste
+ voi di negarlo ardire?--Ecco i delitti
+ del mio breve regnar, dopo la fuga
+ di Leonida vostro.
+
+ ANFAR. Osi tu forse
+ negare ancor, che di tai beni all'esca
+ colti e delusi i cittadini, in breve
+ non fosser tratti a fero strazio? I campi
+ promessi ognora, e non divisi mai;
+ fatti i ricchi, mendici; entrambi oppressi;
+ negherai tu, che a trasgredite leggi,
+ quai tu nomi le nostre, allor la cruda
+ tirannia di te sol non sottentrasse?
+ E tirannide, in ciò piú ria di tanto,
+ che a se di leggi fea mendace velo.
+
+ AGIDE Mentr'io per voi di Sparta in campo usciva,
+ mentre agli Etoli in armi io pur mostrava,
+ con danno lor, nuovi Spartani in armi;
+ d'eforo fatto Agesiláo tiranno,
+ ei commettea molt'opre in Sparta inique.
+ Volete voi del suo fallir me reo?
+ Io la pena ne accetto; ove pur colga
+ d'alcune mie virtudi il frutto Sparta:
+ virtú, che voi, di mal talento pieni,
+ pur negar non mi ardite.--Offeso v'hanno,
+ non di Licurgo le tornate leggi,
+ (tant'io feci, e non piú) ma i crudi modi
+ d'Agesiláo? che fare altro vi resta,
+ che me svenare, e proseguir mie imprese?
+
+ ANFAR. E a disfar Sparta Agesiláo ti mosse?
+
+ AGIDE A rifar Sparta, io da me sol mi mossi,
+ perché Spartan son io.
+
+ ANFAR. Di'; riconosci
+ per vero re Leonida?
+
+ AGIDE Conosco
+ un spartano Leonida, che cadde
+ in Termopile morto, con trecento
+ Spartani, a pro di Sparta.
+
+ ANFAR. In cotal guisa
+ rispondi tu? La maestá sí poco
+ del senato e degli efori rispetti?
+
+ AGIDE La maestá di Sparta osservo, e adoro,
+ nel risponder cosí.
+
+ ANFAR. Colpevol dunque
+ tu ti confessi?
+
+ AGIDE E me colpevol tieni
+ tu, che mi accusi?--Omai si ponga, omai
+ fine si ponga al simulato gioco.
+ Discolpe io do pari all'accuse. Io venni
+ quí, per mostrare anco ai nemici miei,
+ ch'io cittadino re, per quanto il possa
+ soffrir l'altezza d'animo innocente,
+ spontaneo me sottomettea pur anco
+ delle leggi all'abuso.--Or, quai che siate,
+ udite, o voi, le mie parole estreme.
+
+ ANFAR. A udir, che resta?
+
+ AGIDE Assai, ma in brevi detti.
+
+ ANFAR. Nulla dei dire...
+
+ AGIDE Eforo tu, le leggi
+ non rimembri, o non sai? Parlano a Sparta
+ gli accusati, se il vonno. Odimi dunque
+ tu stesso, e taci.--E voi, Spartani, udite.--
+ In errar sete or da piú cose indotti:
+ d'Agesiláo l'oprar, d'Anfare i gridi,
+ di Leonida l'arte, il tacer mio,
+ tutto a gara ingannovvi. A tal siam giunti
+ noi tutti omai, che a trar d'errar ciascuno,
+ egli è mestier ch'Agide pera. Io stesso
+ giá potea di mia mano a me dar morte
+ libera e degna; ma, il fuggir di vita,
+ reo presso voi fatto mi avria. Ben certo
+ era, e sono, in mio cor, che infamia nulla,
+ bench'io soggiaccia a giudici qualunque,
+ mai non fia per tornarmene. Lasciarmi
+ trar vivo io quindi a' miei nemici innanzi
+ sceglieva, e stovvi. Che il morir non temo,
+ vedretel voi: ch'io vendervi ancor cara
+ potrei mia vita ove il volessi, noto
+ faravvel tosto di adirata plebe
+ il terribile grido: in fin, ch'io tengo
+ piú in pregio assai, che non me stesso, Sparta,
+ ven fará certi il morir mio.--Vi esorto,
+ e vi scongiuro, a trarre dal mio sangue
+ l'util di Sparta, e il vostro. I campi, e l'oro,
+ che la mente or vi acciecano, e di pochi
+ in man ridotti, ai possessori al pari
+ fan danno, e a chi n'è privo; i campi, e l'oro,
+ per non voler dividerli coi vostri
+ concittadini, a voi fian tolti, e in breve,
+ dai nemici. La plebe, a voi sí vile
+ perché mendica; la spartana plebe,
+ che abborre voi ricchi possenti e forti
+ piú delle leggi, è molta; aspra la stringe
+ necessitá feroce. Ove a voi giovi
+ rimembrar, che di Sparta e di Licurgo
+ figli son essi al par di voi, ben ponno
+ splendor di Sparta esser costoro ancora,
+ e in un, di voi salvezza. In altra guisa,
+ Sparta e se stessi annulleranno, e voi.
+ Maturo è omai, credete a me, maturo
+ è il cangiamento: il ciel non vuol ch'io 'l vegga;
+ ma vuol ch'ei segua: ad affrettarlo è d'uopo
+ d'Agide il sangue, e il sangue Agide dona.
+ Di voi pietá, non di me, sento: e queste,
+ parole son d'uom che morir sol brama,
+ e che non reca altro desire in tomba,
+ che di salvar la patria sua. Giá posto
+ d'Agide in salvo il nome: a far me grande,
+ ch'altri ad effetto i miei disegni adduca
+ non fia mestier; anzi, gran parte invola
+ a me di gloria il riuscir d'altrui,
+ dopo il tentar mio vano. Ultimo sfogo
+ di vostra rabbia, il mio morir sia dunque;
+ di vostra invidia spenta il frutto primo
+ sia la virtú ripatríata, e l'alte
+ divine leggi di Licurgo in forza
+ tornate, e la spartana eccelsa gara
+ di patrio amor, di libertade, e d'armi.
+
+ POPOLO Grande è l'animo d'Agide: ingannati
+ forse noi fummo...
+
+ ANFAR. Il sete, ora, da questi
+ sediziosi detti...
+
+ AGIDE Efori, or quanto
+ vi avanza a dir, m'è noto.--Appien compito
+ ho di un re cittadin l'ufficio estremo.
+ Io riedo al carcer mio, dalle cui mura
+ nulla uscirá d'Agide omai, che il nome.
+
+
+ SCENA QUARTA
+
+ LEONIDA, ANFARE, POPOLO, EFORI, SENATORI.
+
+
+ POPOLO Ei qual reo non favella: è forza averne
+ maraviglia, e pietade.
+
+ LEON. È ver, Spartani:
+ sedotto ei fu da Agesiláo; par degno
+ di perdono il suo errore. Il chieggo io stesso
+ da voi, per lo mio genero; per quello,
+ che la vita salvommi...
+
+ ANFAR. Or stai davanti
+ al senato ed agli efori: con essi
+ parlar tu dei, Leonida. Le tue
+ ragion private ai pubblici delitti
+ non tolgon pena; né il perdon precede
+ mai la condanna.
+
+ LEON. Io, non che darla, udirla
+ né pur vo' dunque. Agide a morte porre
+ non volli io, no, benché morire ei merti.
+ Trarlo fuor dell'asilo, udirlo, e innanzi
+ ai giudici convincerlo; ciò solo
+ importava, ed io 'l feci: altro non resta
+ a far contr'esso.--Ah! se del popol voce,
+ se del re preghi vagliono al cospetto
+ del senato e degli efori, da loro
+ vedrassi (io spero) di clemenza, in breve,
+ nobile al par che memorando esemplo.
+
+
+ SCENA QUINTA
+
+ ANFARE, POPOLO, EFORI, SENATORI.
+
+
+ ANFAR. Generoso nemico, ottimo padre,
+ buon cittadin, Leonida; compiute
+ egli ha sue parti tutte: a noi le nostre
+ di compier resta.--Agide è reo convinto
+ di maestade lesa: a lui, qual pena
+ giusta si aspetti, efori, il dite.
+
+ EFORI Morte.
+
+ POPOLO Efori, ah! grazia or vi chieggiam noi tutti,
+ purch'ei lo stato omai non turbi...
+
+ ANFAR. Udite?...
+ Lo udite voi, questo fragor tremendo,
+ che a noi si appressa? In suo favor di nuovo
+ giá tumultua la plebe. Agide vivo,
+ e queta Sparta? ella è lusinga stolta.
+
+ EFORI A morte, a morte il traditor ribelle;
+ Agide muoja...
+
+ ANFAR. Ei morto fia, vel giuro.--
+ Con la rea sozza plebe ogni aspro incontro
+ sfuggite intanto, o cittadini. E noi,
+ efori, noi la maestá di Sparta
+ con giusto ardir mostriamo.--Olá, schiudete,
+ soldati, il passo. Andiam; né vil, né altero
+ sia il nostro aspetto. Il non temer la plebe,
+ tosto in se stessa a rientrar la sforza.
+
+
+
+
+ ATTO QUINTO
+
+
+ SCENA PRIMA
+
+ Interno del carcere di Sparta.
+
+
+ AGIDE.
+
+ Fere urla io sento, e un immenso frastuono
+ intorno al carcer mio.--Numi di Sparta,
+ deh! salvatela voi.--Duolmi, che un ferro
+ io non serbava, onde troncare a un tempo
+ con la mia vita ogni tumulto. A lungo
+ pur tardar non dovrian quei che a svenarmi
+ mandati avrá Leonida.--Consorte,...
+ diletti figli,... amata madre,... addio.
+ Piú non vedrovvi!... A voi, memoria cara
+ lascio di me... Ma, per la madre io tremo:
+ sta in poter di Leonida... Che ascolto?
+ Chi vien? Si schiude il carcere!... Che miro?...
+ O mia sposa...
+
+
+ SCENA SECONDA
+
+ AGIDE, AGIZIADE.
+
+
+ AGIZ. Son teco, Agide amato...
+ Dalla reggia del padre or mi sottraggo,
+ ove a custodia ei mi tenea. La plebe,
+ del tuo carcer la strada hammi disgombra;
+ e di vietarmen l'adito i soldati
+ non ebber core.--Al fin son teco.--Io vengo,
+ sposo, a salvarti, ove salvarti io possa;
+ o a morir teco io vengo.
+
+ AGIDE Oh dolce sposa!...
+ Il cor mi squarci... Oh quanto il rivederti
+ mi è gioja,... e pena!... A conservar mia vita,
+ (ch'io 'l potrei, se il volessi, con la morte
+ di cittadini assai) l'amor tuo vero
+ trarmi or solo potria. Ma, il sai, che amarti
+ piú che la patria mia, donna, nol deggio,
+ e tu stessa nol vuoi. Me dunque lascia
+ morire; e tu, serbati in vita; i cari
+ pegni tu salva, i figli nostri...
+
+ AGIZ. Invano
+ di Leonida al fero odio sottrargli
+ io tenterei: barbaro padre; appieno
+ nella prospera sorte ora il conosco;
+ nell'avversa ingannommi. A me null'arme
+ riman, che il pianto; egli nol cura: i nostri
+ figli salvar dalla sua rabbia, o il puote
+ Sparta con l'armi, o nulla il può.--Ma padre
+ dovresti almen mostrarti; e, pe' tuoi figli,
+ serbar tua vita...
+
+ AGIDE Oh ciel! qual mai mi porti
+ terribil guerra in questo punto estremo?
+ Amo i figli, e tu il sai: ma, non ben certo
+ è il morir loro; e certo fia, che a rivi
+ dei cittadini scorrerebbe il sangue,
+ s'io di forza mi armassi. E questi, e quelli,
+ son figli miei; ma i cittadini sono
+ di un giusto re figli primieri.--O donna,
+ meglio di me, se sopravviver m'osi,
+ tu puoi salvarli. Quel sublime, a un tempo
+ tenero ardir, con cui seguivi il padre;
+ quello, con cui del mio destin ti eleggi
+ farti or compagna; quell'ardir sia scorta
+ a te, per porre i figli nostri in salvo.
+ Per quanto reo Leonida e crudele
+ esser possa, ei t'è padre: ove i tuoi figli
+ fra tue braccia tu stringa; ove il tuo petto
+ agli innocenti miseri sia scudo;
+ cuor non avrá di trucidarli. Ah! corri,
+ vola al lor fianco, in lor difesa veglia;
+ per essi vivi, o sol con essi muori;
+ che al viver piú, nulla ti sforza allora.
+
+ AGIZ. Lassa me!... che farò?... S'io te lasciassi,...
+ serbarmi a forza il duro padre in vita
+ vorria;... qual vita! orba di te... Ma, s'anco
+ vivi ei pur lascia i figli nostri, il trono
+ a lor fia tolto... Ah! morir teco io voglio...
+
+ AGIDE Donna, deh! m'odi, e acquetati... Saresti
+ madre or men forte, che giá figlia t'eri?
+ L'ira mia non temevi, il dí che il padre
+ seguivi; e i figli, e il tuo consorte amato
+ per lui lasciavi; or, di quel padre istesso
+ tremerai tu, quando pe' figli il lasci?
+ Fuggir tu puoi con essi: assai grand'arme
+ hai contra lui; la tua virtude: hai mille
+ mezzi a tentar, pria di morire. Ah sposa!
+ te ne scongiuro, tentali; ripiglia
+ l'alto tuo core, e non mi torre il mio,
+ coi non maschi lamenti. Or, deh! vorresti
+ ch'io morissi piangendo? ah! no.--Se degna
+ d'Agide sei, non mi sforzare a cosa
+ che sia d'Agide indegna.
+
+ AGIZ. E di qual padre
+ fu indegno mai l'amar suoi figli, il porgli
+ a se medesmo innanzi?
+
+ AGIDE Ai figli innanzi
+ la patria va. Sacro il mio sangue ad essa
+ ho da gran tempo; ai nostri figli amati
+ tu dei, s'è d'uopo, il tuo donar: ma prova
+ d'amor ben altro ad essi e a me tu dai,
+ se a lor ti serbi in vita. Ancor può molto,
+ piú che nol pensi, il pianger tuo: la plebe,
+ se Leonida no, pietade avranne;
+ e senza spander sangue, a lei fia lieve
+ porre in salvo i miei figli. In somma, pensa,
+ che, te viva, non muore Agide intero.
+ In volgar donna ammirerei, qual prova
+ d'amore immenso e di valor sublime,
+ il non voler sorvivere al consorte;
+ ma da te spero, e da te chieggio, e il dei
+ d'Agide moglie, ad infelice vita
+ tu dei serbarti, intrepida, pe' figli...
+ Piangendo io 'l chieggo; e ti rimanga in core
+ questo mio pianto... Ah! per te sola al fine,
+ e pe' fanciulli nostri, Agide hai visto
+ lagrimar oggi.
+
+ AGIZ. Irrevocabil dunque
+ fia il tuo morir?...
+
+ AGIDE La mia innocenza è certa.--
+ Prendi l'ultimo amplesso; e ai cari pegni
+ recalo, in nome mio. Di' lor, ch'io moro
+ per la patria; di' lor, ch'ove al mio seggio
+ pervenissero adulti, altra vendetta
+ non faccian mai della morte del padre,
+ che rinnovar su l'orme sue le leggi
+ del gran Licurgo: e se in ciò pur, com'io,
+ hanno avverso il destin, com'io da forti,
+ nell'alta impresa perdano la vita.
+
+ AGIZ. Parlar non posso... Io... di lasciarti...
+
+ AGIDE Un fido
+ consiglio avrai, nella mia degna madre;...
+ s'ella pur resta!--Or via; lasciami; vanne.
+ Moglie, regina, madre, cittadina,
+ Spartana sei; tuoi dover tutti adempi.
+
+ AGIZ. Per sempre?... oh ciel!...
+
+ AGIDE Deh! cessa.
+
+ AGIZ. Il piè tremante
+ mal mi regge...
+
+ AGIDE Deh! vieni: uscita appena,
+ troverai scorta, e appoggio.
+
+ AGIZ. Oimè!... Si schiude
+ la ferrea porta...
+
+ AGIDE Guardie, a voi la figlia
+ del vostro re consegno.
+
+ AGIZ. Agide... Ah crudi!...
+ Lasciar nol voglio... Agide!... addio...
+
+
+ SCENA TERZA
+
+ AGIDE.
+
+
+ --Me lasso!...
+ Misero me!... quante mai morti in una
+ aver degg'io?... Dolor qual mai si agguaglia
+ al duol di padre, e di marito?--O Sparta,
+ quanto mi costi!... Eppur, Leonid'anco
+ è padre: in cor grato un presagio accolgo,
+ che alla sua figlia ei donerá i miei figli.--
+ Or basta il pianto.--Al mio morir mi appresso:
+ da re innocente, e da Spartano, io deggio
+ morire... Oh come vien lenta la morte!--
+ Ma un'altra volta, ecco, ch'io strider sento
+ del mio carcer la porta?... e raddoppiarsi
+ odo anca gli urli a queste mura intorno?...
+ Che mai sará?... Chi veggio?
+
+
+ SCENA QUARTA
+
+ AGESISTRATA, AGIDE.
+
+
+ AGIDE O madre... Oh cielo!...
+
+ AGESIS. Figlio, mancarti all'ultim'uopo mai
+ non ti potea la madre. Io quí ti arreco
+ libertá, di noi degna.--In altra guisa
+ dartela volli; ma quand'era il tempo,
+ ogni mezzo tu stesso a me n'hai tolto.
+
+ AGIDE E che? vuoi tu con le spartane grida?...
+
+ AGESIS. Sparta invan grida. Il traditor tiranno
+ sí ben munito ha di soldati il loco,
+ che nulla or ponno i fidi nostri: indarno
+ tentan sforzarli; perditor respinti
+ sono, ed inerti, ed avviliti. Innanzi
+ io mi spingeva a' rei soldati in mezzo;
+ fere voci suonavanmi da tergo,
+ per me gridando: «Empj, alla madre ardite
+ tor l'accesso?». Mi vide Anfare allora;
+ loco fe darmi, e quí son tratta.
+
+ AGIDE Iniquo!
+ Te pur fra lacci ei volle. Ahi madre! a quale
+ rischio inutil per me?...
+
+ AGESIS. Rischio? che parli?
+ Appo il mio figlio, a certa morte io vengo.
+ Vedine, in prova, il don ch'io reco.
+
+ AGIDE Un ferro?--
+ Oh madre vera!--Altro desio, che un ferro,
+ per salvar Sparta, e me sottrarre al colpo
+ d'infame man, non accogliea nel petto:
+ e tu mel rechi? oh gioja!--Or dammi...
+
+ AGESIS. Scegli:
+ due ferri son; quel che tu lasci, è il mio.
+
+ AGIDE Oh cielo!... E vuoi?...
+
+ AGESIS. Donna mi estimi, o madre
+ d'Agide, tu? Pochi mi avanzan gli anni
+ di vita: Sparta, che invan salva speri,
+ serva è giá: la tua madre, ov'ella resti,
+ di Leonida è serva. Or parla; io t'odo:
+ osi tu dirmi, che a tai patti io viva?
+
+ AGIDE Che posso io dir? son figlio.--O madre, almeno
+ soffri che primo io pera: ancor che serva,
+ Sparta estinta non è; quindi ancor salva,
+ altri può farla. In libertá il mio sangue
+ potrá ridurla forse: ma s'io, vile,
+ per non versare il mio, lasciato avessi
+ sparger per me dei cittadini il sangue,
+ giá piú Sparta or non fora.
+
+ AGESIS. In te (pur troppo!)
+ Sparta or si estingue.--Ed alla patria, al figlio
+ sopravviver vorrá spartana madre?--
+ Figlio, abbracciami.
+
+ AGIDE Oh madre!... Anco m'avanzi
+ nell'altezza dei sensi.--Or dammi, e prendi
+ l'ultimo amplesso. Io lagrimar non oso
+ nell'abbracciarti; che il tuo pianto io veggo
+ da viril forza raffrenato starsi
+ sopra il tuo ciglio.
+
+ AGESIS. Agide mio,... sei degno
+ di Sparta in vero;... ed io di te son degna.--
+ Ch'io ancor ti abbracci... Oh! qual fragore?...
+
+
+ SCENA QUINTA
+
+ LEONIDA, ANFARE, SOLDATI _col brando ignudo_,
+ AGIDE, AGESISTRATA.
+
+
+ LEON. Al fine
+ vinto abbiam noi.
+
+ AGESIS. Che fia?
+
+ AGIDE Deh! non scostarti
+ da me.
+
+ ANFAR. Soldati, ucciso Agide sia,
+ pria della madre.
+
+ (I soldati si muovono contr'Agide.)
+
+ AGIDE Il tuo pugnal nascondi,
+ com'io, per poco; ed aspettiamgli; e taci.
+
+ (I soldati vedendo Agide immobile che gli aspetta,
+ a un tratto tutti si arrestano.)
+
+ ANFAR. Or, chi v'arresta? a che indugiate? A forza
+ disgiungeteli tosto.
+
+ AGIDE In noi por mano
+ qual di voi, qual, si attenterebbe?--Il vedi,
+ re Leonida, il vedi? anco i tuoi stessi
+ compri soldati, instupiditi stanno
+ d'Agide a fronte immobili.--Ma, voglio
+ trarti tosto d'angoscia. A te sol'una
+ cosa richieggo.
+
+ LEON. E fia?
+
+ AGIDE Che intento vegli
+ su la tua figlia, affin che me non segua.
+
+ LEON. T'ama ella tanto?
+
+ AGIDE Piú che non mi abborri.--
+ Ma te pur ama, e ten dié prova; e in somma,
+ tu sei pur padre: i detti ultimi miei
+ fur questi.
+
+ (Brandisce in alto il ferro, e si uccide.)
+
+ --Io moro.--Pur... che... a Sparta giovi.
+
+ ANFAR. Un ferro egli ha?
+
+ AGESIS. Due ne recai.
+
+ (Palesa anch'ella il suo ferro, e si uccide.)
+
+ --Ti seguo,...
+ o figlio;... e morta... sul tuo... corpo... io cado.
+
+ LEON. Di maraviglia, e di terror son pieno...
+ Che dirá Sparta?...
+
+ ANFAR. I corpi lor si denno
+ alla plebe sottrarre...
+
+ LEON. Ah! mai sottrarli,
+ mai non potrem, dagli occhi nostri, noi.
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of Agide, by Vittorio Alfieri
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK AGIDE ***
+
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+Paganelli and the Online Distributed Proofreading Team
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+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
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+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation web page at https://www.pglaf.org.
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
+https://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
+permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at
+809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
+business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
+information can be found at the Foundation's web site and official
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+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
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+Literary Archive Foundation
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+increasing the number of public domain and licensed works that can be
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+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
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+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
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