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diff --git a/29977-8.txt b/29977-8.txt new file mode 100644 index 0000000..f0f3893 --- /dev/null +++ b/29977-8.txt @@ -0,0 +1,16337 @@ +The Project Gutenberg EBook of Le Laude, by Iacopone da Todi + +This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with +almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Le Laude + secondo la stampa fiorentina del 1490 + +Author: Iacopone da Todi + +Commentator: Giovanni Ferri + +Release Date: September 13, 2009 [EBook #29977] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LE LAUDE *** + + + + +Produced by Claudio Paganelli, Emanuela Piasentini and the +Online Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net +(Images generously made available by Editore Laterza and +the Biblioteca Italiana at +http://www.bibliotecaitaliana.it/ScrittoriItalia) + + + + + + + + + + SCRITTORI D'ITALIA + + IACOPONE DA TODI + + LE LAUDE + + + + + IACOPONE DA TODI + + LE LAUDE + + SECONDO LA STAMPA FIORENTINA DEL 1490 + + A CURA DI + + GIOVANNI FERRI + + + + + BARI + + GIUS. LATERZA & FIGLI + + TIPOGRAFI-EDITORI-LIBRAI + + 1915 + + + PROPRIETÁ LETTERARIA + + GENNAIO MCMXV--40581 + + + + +I + +DE LA BEATA VERGINE MARIA E DEL PECCATORE + + + --O Regina cortese,--io so a voi venuto + ch'al mio cor feruto--deiate medecare. + + Io so a voi venuto--com'omo desperato + da omn'altro aiuto;--lo vostro m'è lassato; + se ne fusse privato,--faríeme consumare. + + Lo mio cor è feruto,--Madonna, nol so dire; + ed a tal è venuto,--che comenza putire; + non deiate soffrire--de volerm'aiutare. + + Donna, la sofferenza--sí m'è pericolosa; + lo mal pres'ha potenza,--la natura è dogliosa; + siate cordogliosa--de volerme sanare. + + Non aio pagamento,--tanto so anichilato; + faite de me stromento,--servo recomperato; + donna, el prez'è dato:--quel ch'avest'a lattare. + + Donna, per quel amore--che m'ha avut'el tuo figlio + dever'aver en core--de darm'el tuo consiglio; + succurrime, aulente giglio,--veni e non tardare. + + --Figlio, poi ch'èi venuto,--molto sí m'è 'n piacere; + adomandimi aiuto,--dollote voluntere; + ètte oporto soffrire--co per arte voglio fare. + + Medecaro per arte--emprima fa la diita; + guarda li sensi da parte--che non dien piú ferita + a la natura perita--che se possa aggravare. + + E piglia l'oximello,--lo temor del morire; + ancora si fancello,--cetto ce de' venire; + vanetá lassa gire,--non pò teco regnare. + + E piglia decozione--lo temor de lo 'nferno; + pens'en quella prescione--non escon en sempiterno; + la piaga girá rompenno--farallate revontare. + + Denante al preite mio--questo venen revonta, + ché l'officio è sio;--Dio lo peccato sconta; + ca se 'l Nemico s'aponta,--non aia que mostrare. + + + + +II + +DE LA BEATA VERGINE MARIA + + + O Vergine piú che femina--santa Maria beata. + + Piú che femina, dico;--onom nasce nemico; + per la Scrittura splico,--nant'èi santa che nata. + + Stando en ventre chiusa,--puoi l'alma ce fo enfusa, + potenza virtuusa--sí t'ha santificata. + + La divina onzione--sí te santificòne, + d'omne contagione--remaneste illibata. + + L'original peccato--ch'Adam ha semenato, + omn'om con quello è nato:--tu se' da quel mondata. + + Nullo peccato mortale--en tuo voler non sale, + e da lo veniale--tu sola emmaculata. + + Secondo questa rima--tu se' la vergen prima, + sopre l'altre soblima;--tu l'hai emprima votata + + la tua vergenetate--sopr'omne umanetate + ch'en tanta puritate--mai fosse conservata. + + L'umilitá profonda--che nel tuo cor abonda, + lo cielo se sprofonda--d'esserne salutata. + + Virgineo proposito--en sacramento ascondito, + marito piglia incognito--che non fosse enfamata. + + L'alto messo onorato--da ciel te fo mandato; + lo cor fu paventato--de la sua annunziata: + + --Conceperai tu figlio,--será senza simiglio, + se tu assenti al consiglio--de questa mia ambasciata.-- + + O Vergen, non tardare--al suo detto assentare; + la gente sta chiamare--che per te sia aiutata. + + Aiutane, Madonna,--ca 'l mondo se sperfonna + se tarde la responna--che non sia avivacciata. + + Puoi che consentisti,--lo figliol concepisti, + Cristo amoroso desti--a la gente dannata. + + Lo mondo n'è stupito--conceper per audito, + lo corpo star polito--a non essere toccata. + + Sopr'omne uso e ragione--aver concezione, + senza corruzione--femena gravedata. + + Sopre ragione ed arte--senza sementa latte, + tu sola n'hai le carte--e sènne fecundata. + + O pregna senza semina,--non fu mai fatt'en femina, + tu sola sine crimina,--null'altra n'è trovata. + + Lo verbo creans omnia--vestito è 'n te Virginia, + non lassando sua solia,--divinitá encarnata. + + Maria porta Dio omo,--ciascun serva 'l suo como; + portando sí gran somo--e non essere gravata. + + O parto enaudito,--lo figliol partorito + entro del ventre uscito--de matre segellata! + + A non romper sogello--nato lo figliol bello, + lassando lo suo castello--con la porta serrata! + + Non siría convegnenza--la divina potenza + facesse violenza--en sua cas'albergata. + + O Maria, co facivi--quando tu lo vidivi? + or co non te morivi--de l'amore afocata? + + Co non te consumavi--quando tu lo guardavi, + ché Dio ce contemplavi--en quella carne velata? + + Quand'esso te sugea,--l'amor co te facea, + la smesuranza sea--esser da te lattata? + + Quand'esso te chiamava--e mate te vocava, + co non te consumava--mate di Dio vocata? + + O Madonna, quigli atti--che tu avev'en quigl fatti, + quigl'enfocati tratti--la lengua m'han mozzata. + + Quando 'l pensier me struge,--co fai quando te suge? + lo lacremar non fuge--d'amor che t'ha legata. + + O cor salamandrato--de viver sí enfocato, + co non t'ha consumato--la piena enamorata? + + Lo don della fortezza--t'ha data stabilezza + portar tanta dolcezza--ne l'anema enfocata! + + L'umilitate sua--embastardío la tua, + ch'ogn'altra me par frua--se non la sua sguardata. + + Ché tu salist'en gloria,--esso sces'en miseria; + or quigna conveneria--ha enseme sta vergata? + + La sua umilitate--prender umanitate, + par superbietate--on'altra ch'è pensata. + + Accurrite, accurrite,--gente; co non venite? + vita eterna vedite--con la fascia legata. + + Venitel a pigliare,--ché non ne può mucciare, + che deggi arcomperare--la gente desperata. + + + + +III + +CONTENZIONE INFRA L'ANIMA E CORPO + + + Audite una 'ntenzone--ch'è 'nfra l'anima e 'l corpo; + battaglia dura troppo--fin a lo consumare. + + L'anima dice al corpo:--Facciamo penitenza, + ché possiamo fugire--quella grave sentenza + + e guadagnar la gloria--ch'è de tanta piacenza; + portimo onne gravenza--con delettoso amare.-- + + Lo corpo dice:--Turbome--d'esto che t'odo dire; + nutrito so 'n delicii,--nollo porría patire; + lo celebr'aio debele,--porría tost'empazire: + fugi cotal pensiere,--mai non me ne parlare. + + --Sozo, malvascio corpo,--lussurioso, engordo! + ad omne mia salute--sempre te trovo sordo; + sostieni lo flagello--d'esto nodoso cordo, + emprende sto discordo--ché t'è ci opo danzare! + + --Succurrite, vicini,--ché l'anima m'ha morto! + alliso, ensanguenato,--disciplinato a torto! + o impia, crudele,--ed ad que m'hai redotto? + starò sempr'en corrotto,--non me porrò allegrare. + + --Questa morte sí breve--non mi siría 'n talento. + Somme deliberata--de farte far spermento; + dagl cinque sensi tollere--omne delettamento, + e nullo piacemento--t'agio voglia de dare. + + --Si da li sensi tollime--li mei delettamenti, + siragio enfiato e tristo,--pieno d'encrescementi; + torrotte la letizia--nelli tuoi pensamenti; + megli'è che mo te penti--che de farlo provare. + + --La camiscia spògliate--e vesti sto cilizo; + la penetenza vètate--che non abbi delizo; + per guidardone dónote--questo nobel pannizo, + ché de coio scrofizo--te pensai d'amantare. + + --Da lo 'nferno recastela--questa veste penosa; + tesseala 'l diavolo--de pili de spinosa; + omne pelo pareme--una vespa orgogliosa; + nulla ce trovo posa,--tanto dura me pare. + + --Ecco lo letto; pòsate,--iace en esto gratizo! + lo capezal aguardace--ch'è un poco de paglizo: + lo mantellino cuoprite,--adusate col miccio; + questo te sia deliccio--a quel che te voglio fare! + + --Guardate a letto morbedo--d'esta penna splumato! + pietre rotonde vegioce--che venner dal fossato; + da qual parte volgome,--rompome el costato; + tutto son conquassato,--non ce posso posare. + + --Corpo, surge; lèvate!--ché suona matutino; + leva su, sonocchiate--en officio divino; + legge nuove emponote--perfine a lo maitino; + emprende esto camino--che sempre t'è opo fare. + + --Como surgo, levomi,--che non aggio dormito? + Degestione guastase,--non aggio ancor padito; + scorsa m'è la regoma--per lo freddo c'ho sentito; + el tempo non è fugito,--lassame ancor posare! + + --Ed o' staisti a 'mprendere--tu questa medicina? + per la tua negligenza--dotte una disciplina; + si piú favelli, tollote--a pranzo la cocina; + ché questa tua malina--penso de medecare. + + --Or ecco pranzo ornato--de delettoso pane + nero, azemo e duro--che nol rosecára 'l cane! + Non lo posso enghiuttire,--sí reo sapor me sane! + Altro cibo me dáne,--se me voli sostentare. + + --Per lo parlar c'hai fatto,--tu lassarai el vino; + né a pranzo né a cena--non mangerai cocino; + se piú favelli, aspèttate--un grave disciplino; + questo prometto almino--non te porrá mucciare. + + --Recordo d'una femena--ch'era bianca, vermiglia, + vestita, ornata, morbeda,--ch'era una maraviglia; + le sue belle fateze--lo pensier m'asutiglia; + molto sí me simiglia--de potergli parlare. + + --Or attende 'l premio--de questo c'hai pensato; + lo mantello artollote--per tutto sto vernato; + le calzamenta lassale--per lo folle cuitato; + ed un disciplinato--fin a lo scorticare. + + --L'acqua che bevo noceme,--caggio 'n etropesía; + lo vino, prego, rendeme--per la tua cortesía! + Se tu sano conserveme,--girò ritto per via; + se caggio 'n'enfermaría,--opo me t'è guardare. + + --Poi che l'acqua nòcete--a la tua enfermentade + e lo vino noceme--a la mia castitade, + lassa lo vino e l'acqua--per la nostra sanetade; + sostien necessitate--per nostra vita servare. + + --Prego che non m'occide!--nulla cosa demanno; + en veritá promettote--de non gir mormoranno; + lo entenzare veiome--che me retorna en danno; + che non caggia nel banno--vogliomene guardare. + + --Se te vorrai guardare--da omne offendemento, + sirotte tratta a dare--lo tuo sostentamento; + e vorròme guardare--dal tuo encrescemento; + sirá delettamento--nostra vita salvare. + + Or vedete 'l prelio--c'ha l'omo nel suo stato! + tante son l'altre prelia,--nulla cosa ho toccato; + che non faccian fastidio,--aggiol'abbreviato; + finisco sto trattato--en questo loco lassare. + + + + +IV + +DE LA PENITENZIA + + + O alta penitenza,--pena en amor tenuta! + grand'è la tua valuta,--per te ciel n'è donato. + + Se la pena teneme,--èmme despiacemento; + lo spiacere recame--la pena en gran tormento; + ma si aggio la pena--redutt'en mio talento, + èmme delettamento--l'amoroso penato. + + Sol la colpa è 'n'odio--a l'anema ordenata; + e la pena gli è gaudio--en vertut'esercetata; + lo contrario sentese--l'anema ch'è dannata; + la pena è 'n'odiata,--la colpa en delettato. + + O mirabil odio,--d'omne pena signore! + nulla recev'ingiuria,--non se' perdonatore; + nullo nemico trovite,--omn'om si è 'n'amore; + tu sol el malfattore--degno del tuo odiato. + + O falso amor proprio,--c'hai tutto lo contraro! + molta recepe engiuria--de perdonanza avaro; + molti nemici troviti,--null'om te trovi caro; + lo tuo vivere amaro--lo 'nferno ha comenzato. + + O alta penetenza,--en mio odio fondata, + atto de la grazia--che fo per gratis data, + fuga l'amor proprio--con tutta sua masnata, + ché l'anema ha sozata--en bruttura de peccato. + + En tre modi pareme--divisa penetenza: + contrizion è prima--ch'empetra la 'ndulgenza; + l'altr'è confessione--che l'anema ragenza; + l'altr'è satisfacenza--de deveto pagato. + + Tre modi fa nell'anima--peccato percussure: + la prima offende Dio--ched è suo creatore; + la simiglianza tolleglie--ch'avea de lo Signore, + e dáse en possessore--del demone dannato. + + Contrizion adornase--de tre medicamente: + contra l'offeso Dio--dágli dolor pognente, + contra la deformanza--un vergognar cocente, + ed un temor fervente--che 'l demone ha fugato. + + Per lo temore cacciase--quella malvagia schiera, + la simiglianza rendeglse--per la vergogna vera, + per dolor perdonase--l'offesa de Dio fera + ed en questa manera--corre questo mercato. + + Confessione pareme--atto de veretade, + occultata malizia--redutta a chiaritade; + per la bocca reiettase--tutta la 'nfermetade; + riman l'uom en sanetade,--dal vizio purgato. + + Lo satisfare pareme--iustizia en suo atto; + fruttificata morte--fece l'arbor desfatto, + fruttificata grazia--sí fa l'albor refatto, + ciascun senso fa patto--de vivere regolato. + + L'audito entra en scola--a 'mprendere sapienza, + lo viso getta lacreme--per la gravosa offenza, + lo gusto entra en regola--en ordinata astinenza, + l'odor fa penetenza,--'n'enfermaría s'è dato. + + E lo tatto puniscese--degli suoi delettamente, + li panni molli spogliasi,--vestese panni pognente, + de castetate adornase--guardata en argomente, + e far de sé presente--a Dio molto è grato. + + + + +V + +DE CINQUE SENTIMENTI + + + Cinque sensi mess'on pegno--ciascun d'esser el piú breve; + la lor delettanza leve--ciascun briga breviare. + + Emprima parla l'audito:--I' ho 'l pegno guadagnato; + lo sonar ch'aio audito--dal mi' organo è fugato; + en un ponto fo 'l toccato--e nulla cosa n'ha tenere; + però ve dovería piacere--la sentenzia a me dare. + + Lo viso dice:--Non currite,--ch'i' ho venta la sentenza; + le forme e color che vide,--chiusi li occhi e fui en perdenza; + or vedete l'armagnenza--co fo breve abreviata! + la sentenza a me sia data--non me par da dubitare. + + Lo gusto sí dá 'l libello--demostrando sua ragione: + --La mia brevetá passa,--questo non è questione; + a l'entrar de la magione--doi deta fo 'l passaio + e lo delettar que n'aio--che passò co somniare. + + L'odorato sí demostra--lo breve delettamento: + --D'oltramar venner le cose--per aver mio piacemento, + spese grande con tormento--ce vedete che fuor fatte; + qual me ne remaser parte--voi lo potete iudicare! + + Lo tatto lussurioso--ce vergogna d'apparire, + le deletto puteglioso--lo vergogna proferire, + or vedete 'l vil piacere--quegno prezo ci ha lassato! + un fetor esterminato--ch'è vergogna mentovare. + + Non fia breve lo penare--c'ha sí breve delettanza; + longo siría a proferire--lo penar esmesuranza; + omo, vedi questa usanza--ch'è un ioco di guirmenella; + posta ci hai l'anima bella--per un tratto che vòi fare. + + Anema mia, tu se' eterna,--eterno vòi delettamento; + li sensi e lor delettanza--vedi senza duramento; + a Dio fa' tuo salimento,--esso sol te può empire; + loco el ben non sa finire,--ché eterno è 'l delettare. + + + + +VI + +DE LA GUARDA DE SENTIMENTI + + + Guarda che non caggi, amico, + guarda! + + Or te guarda dal Nemico,--che se mostra esser amico; + no gli credere a l'iniquo,--guarda! + + Guarda 'l viso dal veduto,--ca 'l coragio n'è feruto; + ch'a gran briga n'è guaruto,--guarda! + + Non udir le vanetate,--che te traga a su' amistate; + piú che visco apicciarate,--guarda! + + Pon' al tuo gusto un frino,--ca 'l soperchio gli è venino; + a lussuria è sentino,--guarda! + + Guárdate da l'odorato,--lo qual ène sciordenato; + ca 'l Signor lo t'ha vetato,--guarda! + + Guárdate dal toccamento,--lo qual a Dio è spiacemento, + al tuo corpo è strugimento,--guarda! + + Guárdate da li parente--che non te piglien la mente; + ca te faran star dolente,--guarda! + + Guárdate da molti amice,--che frequentan co formice; + en Dio te seccan le radice,--guarda! + + Guárdate dai mal pensiere,--che la mente fon ferire, + la tua alma enmalsanire,--guarda! + + + + +VII + +DE PERICOLI CHE INTERVENGONO A L'UOMO CHE NON GUARDA BENE EL VISO ED +ALTRI SENTIMENTI + + + O frate, guarda 'l viso,--se vuoi ben riguarire! + ca mortal ferite a l'alma--spesse fiate fon venire. + + Dal diavolo a l'alma--lo viso è ruffiano, + e quanto può se studia--de mettergliela en mano; + se ode fatto vano,--reportalo a la corte; + la carne sta a le porte--per le novelle audire. + + Audita la novella,--la carne fa sembiaglia + e contra la rascione--sí dá grande battaglia, + e suo voler non smaglia--con la voglia emportuna; + se trova l'alma sciuna,--fallase consentire. + + Conscienzia resiste,--demostra lo peccato: + --Dio ne siría offeso--e tu siríe dannato.-- + Lo corpo mal vezato--risponde com'è uso: + --Dio sí è piatuso,--lo me porrá parcire.-- + + La veretá risponde:--Tu alleghi falsamente, + ché Dio mai non perdona--se non è penitente; + pentir sofficiente--non l'hai in tua redetate; + partirte dai peccate--con verace pentire.-- + + La carne dice:--Io ardo,--non lo posso portare, + satesfamme esta fiata,--che me possa posare; + vogliote poi iurare--de starte sempre suietta; + sirò sí casta e netta--che te sirá em piacere.-- + + Responde la ragione:--Seríe detoperata, + e poi da omne gente--seríe sempre adetata; + ecco la mal guidata--confusion de parente, + che fa tutta sua gente--con gran vergogna gire!-- + + Lo diavolo ce parla--ed ensegna:--Questa posta + tu la puoi far occulta,--d'omne gente nascosta; + passa questa giostra,--nullo pensar facciamo; + se piú lo 'nduciamo,--tosto porri' empascire.-- + + Tanti sono li tumulti--e gli émpeti carnale, + che la ragion tapina--s'enchina a quisti male; + doventa bestiale--e perde omne ragione; + tanta confusione--non se porría scoprire. + + Da poi ch'è caduta,--conscienzia è mordace; + l'acqua e lo vento posa,--de stimolar non tace! + lo cor perde la pace--e perde l'allegreza + e viengli tal tristeza,--non si può reverire. + + Sospicasi la misera--che 'l saccia omnechivegli; + se vede gent'ensemora,--pensa de lei pispigli; + se gli vol dar consigli,--non par che ci aian loco; + perdut'ha riso e ioco--ed onne alegrez'avere. + + Borbotanse le cose,--le gente a pispigliare; + li parenti sentolo,--coménzate a lagnare; + lo cor vorría crepare,--tant'ha 'lbergate doglie! + tentat'è de rei voglie--de volerse perire. + + Lo diavolo ce rieca--mala tentazione: + --Que fai, detoperata--d'onne tua nazione? + Questa confusione--non è da comportare; + molte fa desperare,--en mala morte finire.-- + + Guarda, non glie credere!--ché gionge al mal el peio; + ché questa tua caduta--sí pò aver remeio; + contra te fa asseio--de volerte guardare, + con pianto confessare;--sí porrai reguarire. + + Vedete li pericoli--con breve comenzate, + che nascon gli omicidii--e guastan le casate; + guardateve a l'entrate--che non entre esto foco! + si se cce anida loco,--nol porrai scarporire. + + Or vedete el frutto--del mal delettamento: + l'alma el corpo ha posto--en cotanto tormento; + síate recordamento,--frate, la guarda fare; + se vòi l'alma salvare,--non ce stare a dormire. + + + + +VIII + +DE L'ORNAMENTO DELLE DONNE DANNOSO + + + O femene, guardate--a le mortal ferute; + nelle vostre vedute--el basalisco mostrate. + + El basilisco serpente--occide om col vedere, + lo viso envenenato--sí fa el corpo morire; + pegio lo vostro aspetto--fa l'anime perire + da Cristo, dolce sire,--che care l'ha comparate. + + Lo basilisco ascondese,--non se va demostrando; + non vedendo, iacese--e non fa ad alcun danno; + peggio che 'l basalisco--col vostro deportanno, + l'anime vulneranno--colle false sguardate. + + Co non pensate, femene,--col vostro portamento + quant'anem'a sto secolo--mandate a perdimento? + solo col desiderio,--senz'altro toccamento, + pur che gli èi en talento,--a l'aneme macellate. + + Non ve pensate, femene,--co gran preda tollite, + a Cristo, dolce amore,--mortal dáite ferite? + serve del diavolo,--sollecete i servite; + colle vostre schirmite--molt'anime i mandate. + + Dice che acóncete,--ché piace al tuo signore; + ma lo pensier engannate,--ché nogl se' en amore; + s'alcun stolto aguardate,--sospezion ha en core + che contra lo su onore--facce mali trattate. + + Lagna poi e fèrite--e tiente en gelosia, + vuol saper li luocora--e quegn'hai compagnia; + porrate poi l'ensidie,--si t'ha sospetta e ria; + non giova dicería--che facce en tuoi scusate. + + Or vede che fai, femena,--co te sai contrafare! + la tua persona piccola--co la sai dimostrare! + sotto li piede méttete--ch'una gigante pare, + puoi con lo strascinare--cuopre le suvarate. + + Se è femena pallida,--secondo sua natura, + arosciase la misera--non so con que tentura; + se è bruna, embiancase--con far sua lavatura; + mostrando sua pentura,--molt'aneme ha dannate. + + Mostrerá la misera--ch'aggia gran trecce avolte; + la sua testa adornase--co fossen trecce acolte + o de tomento fracedo--o' so pecciòle molte, + cosí le gente stolte--da lor son engannate. + + Per temporal avenesse--che l'om la veda sciolta + vedi che fa la demona--colla sua capovolta! + le trez'altrui componese--non so con que girvolta; + farattece una colta--che paion en capo nate. + + Que fará la misera--per aver polito volto? + porrásece lo scortico--che 'l coio vecchio n'ha tolto; + remette 'l coio morbedo,--parrá citella molto; + sí engannan l'omo stolto--con lor falsificate. + + Poi che a la femina--èglie la figlia nata, + co la natura formala,--pare una sturciata; + tanto lo naso tiraglie,--strengendo a la fiata, + che l'ha sí reparata--che porrá far brigate. + + Son molte che per omene--non fon nullo aconciato; + delettanse fra l'altre--aver grand'apparato; + non ce pense, misera,--che per van delettato + lo cor s'è vulnerato--de molte enfermetate? + + Non hai potenza, femina,--de poter preliare; + ciò che non puoi con mano,--la lengua lasse fare; + non hai lengua a centura--de saperle gettare + parole d'adolorare--che passan le corate. + + Non giacerá a dormire--quella che hai ferita; + tal te dará percossa--che no ne sirai lita; + d'alcun te dará 'nfamia--che ne sirai schernita; + menarai poi tu vita--con molte tempestate. + + Sospicará maritota--che non sie de lui prena; + tal glie verrá tristizia,--che gli secará omne vena; + acoglieratte en camora--che nol senta vicena; + qual ce trarai mena--de morte angustiata! + + + + +IX + +CONSIGLIO DE L'AMICO A L'ALTRO AMICO CHE VOGLIA TORNARE A DIO + + + --O frate mio, briga de tornare--nante ch'en morte si' pigliato. + + Nante che venga la morte,--sí briga de far lo patto; + ca 'l tuo ioco è 'n quella sorte--ch'è apresso a udir matto; + nante che sia 'l ioco fatto,--briga lassarlo entaulato. + + --Frate, ciò che tu me dici,--te ne voglio amor portare, + ché fai co fan i bon amice--che de l'amico vol pensare; + ma ho fameglia governare--che ne so molto embrigato. + + --Se tu regge la fameglia,--non la regger de l'altroi; + al poder tuo t'arsomeglia,--quegne spese far ne pòi; + non morir pro i figliol toi;--ca poco n'èi regraziato. + + --Frate, se l'altrui sí rendo,--giran li me' figli mendicati; + nol posso far, tutto m'accendo--de lassargli desolati; + dai vicin serían chiamati--figli di quel desprezato. + + --Frate, or pensa la sconfitta--che non aspetta el pate e 'l + [figlio; + e sí piglia la via ritta--da mucciar da quel empiglio; + e quel ch'aspetta en quel piglio--el figlio e 'l pate è poi legato. + + --Frate, avuto agio en usanza--ben vestir e ben calzare; + non porría soffrir vilanza--en questa guisa desprezare; + faríame a deto mostrare:--Ecco l'uomo mal guidato. + + --Testo a l'amo s'arsimiglia--ca de for ha lo dolzore, + e lo pesce, poi che 'l piglia,--sentene poco sapore; + dentro trova un amarore--che gli è molto entossecato. + + --Non porría degiun suffrire--per la mia debeletate; + mename a lo morire--le cocin mal frumiate; + e sí per mia necessitate--voglio ciò che son usato. + + --Frate, or pensa le pregiune:--regi e conti ce son stati, + e donzelli piú che tune--en tal fame s'on trovati, + che i calzar s'on manecati;--con que loto ci on trescato! + + --Non porría veghiar la notte--e star ritto en orazione; + parme cosa tanto forte--de metterme a derenzione; + ché, se veghio per stagione,--tutto 'l dí ne vo agirlato. + + --Or pensa gli encastellati--co so attenti al veghiare! + che da for so assediati--da chi lor sí vol pigliare; + tutta notte sto a gridare,--ché 'l castel non sia robbato. + + --Frate, sí m'hai sbagutito--con lo tuo bon parlamento + che nel cor sí so ferito--d'un divin accendimento; + pigliar voglio pensamento--ch'io non sia piú engannato. + + Gir ne voglio a lo patrino--ad accusar la mia matteza; + meglio m'è esser pelegrino--che d'aver questa riccheza, + la qual me mena a la dureza--de quel fuoco acalurato. + + + + +X + +COMO DIO INDUCE EL PECCATORE A PENITENZA + + + --Peccator, chi t'ha fidato--che de me non hai temenza? + + Non consider, peccatore,--ch'io te posso nabissare? + ed hai fatto tal fallore--ch'io sí l'ho cagion de fare; + t'ho voluto comportare--perché tornasse a penetenza. + + --O dolcissimo Signore,--prego che sie paziente; + lo Nemico engannatore--m'ha sottratto malamente; + ritornato so a niente--per la gran mia niquitanza. + + --Test'è l'anvito che io agio--che pro 'l Nemico m'hai lassato; + ed hai creso en tuo coragio---a ciò che t'ha consegliato; + el mio consegli' hai desprezato--per la tua grande arroganza. + + --Lo conseglio me fo dato--ch'io devesse el mondo usare: + Da poi che sera' envechiato,--tu te porrai confessare; + assai tempo porrai dare--al Signor per perdonanza. + + --Testo era palese enganno--che te mettivi ad osolare; + ché non hai termen d'un anno--ned un'ora pòi sperare; + se tu credevi envechiare,--fallace era tua speranza. + + --La speranza che avea--de lo tuo gran perdonare + a peccar me conducea--e facealme adoperare + en speranza de tornare--a la fin con gran fidanza. + + --La speranza del perdono--sí è data a chi la vole; + ed io a colui la dono--che del suo peccato dole, + non a quel che peccar sole---ha spem ch'io non facci la vegnanza. + + --Po' 'l peccato avea commesso,--sí dicea del confessare; + el Nemico dicea con esso:--Tu nol porrai mai fare; + co porrai pena portare--de cusí grande offensanza? + + --La pena che è portata--en questo mondo del peccato, + lebbe cosa è reputata--a pensar de quello stato + nel qual l'uomo n'è dannato--per la sua gran nequitanza. + + --Col sozo laido peccato--me tenea col vergognare + e diceame:--En esso stato--tu nol porrai confessare; + co porrai al prete spalare--cosí grande abominanza? + + --Meglio t'è d'aver vergogna--denante al preite mio, + che averla poi con doglia--al iudicar che farò io, + che mostraraio el fatto tio--en cusí grande adunanza. + + --Ed io me rendo or pentuto--de la mia offensione + ché non so stato aveduto--de la mia salvazione; + pregote Dio, mio patrone,--che de me aggi piatanza. + + --Poi ch'a me te sei renduto,--sí te voglio recepire; + e questo patto sia statuto--che non degge piú fallire; + ch'io non porría suffrire--cusí grande sconoscenza. + + + + +XI + +DE L'ANEMA CONTRITA DE L'OFFESA DI DIO + + + Signore, damme la morte--nante ch'io piú te offenda; + e lo cor se fenda--ch'en mal perseverando. + + Signor, non t'è giovato--mostrarme cortesia; + tanto so stato engrato,--pieno di villania! + pun' fin a la vita mia--ch'è gita te contrastando. + + Megli'è che tu m'occidi,--che tu, Signor, sie offeso; + ché non m'emendo, giá 'l vidi;--nante a far mal so acceso; + condanna ormai l'appeso,--ché caduto è nel bando. + + Comenza far lo iudicio,--a tollerme la santade, + al corpo tolli l'officio--che non agia piú libertade; + perché prosperitade--gita l'ha mal usando. + + A la gente tolli l'affetto,--che nul agi de me piatanza; + perch'io non so stato deretto--aver a l'inferme amistanza; + e toglieme la baldanza--ch'io non ne vada cantando. + + Adunense le creature--a far de me la vendetta; + ché mal ho usate a tutture--contra la legge deretta; + ciascuna la pena en me metta--per te, Signor, vendecando. + + Non è per tempo el corotto--ch'io per te deggo fare; + piangendo continuo el botto--dovendome de te privare, + o cor, co 'l poi pensare--che non te vai consumando? + + O cor, co 'l poi pensare--de lassar turbato amore, + facendol de te privare--o' patéo tanto labore? + or piagne 'l suo descionore--e de te non gir curando. + + + + +XII + +COMO L'ANEMA DEVENTA MORTA PER EL PECCATO + + + Sí como la morte face--a lo corpo umanato, + molto peio sí fa a l'anema--la gran morte del peccato. + + Emprima la morte al corpo--sí glie fa mortal ferita + che da omne membro i tolle--e scarporiscene la vita; + glie membra perdon l'uso--poi che la vita è finita; + l'anema poi s'è partita,--lo corpo torna anichilato. + + Lo peccato piú che morte--sí fa sua ferita dura; + ché a l'alma tolle Dio--e corrompegl sua natura; + lo ben non pò operare;--ma li mali en gran plenura + cader en tanta affrantura--per cusí vil delettato. + + Questa morte tol al corpo--la bellezza e 'l colore, + e la forma è sí desfatta,--ch'a veder dá un orrore; + non se trova sí securo--che nogl generi pavore + de veder quel terrore--de l'aspetto desformato. + + Lo peccato sí fa a l'alma--sí terribele ferita, + che glie tolle la bellezza--che da Dio era insignita; + chi vedere la potesse--sí glie tollería la vita; + la faccia terribilita--crudel morte è 'l suo sguardato. + + Questa morte sí fa el corpo--putredissimo, fetente; + e la puza stermenata--che conturba molta gente; + non si trova né vicino--né amico né parente + che voglia esser sofferente--de averlo un giorno a lato. + + Tutta puza che nel mondo--fusse ensemora adunata, + solfenal de corpo morto--ed omne puza de privata + sí sería moscato ed ambra--po' 'l fetor deglie peccata; + quella puzza stermenata--che lo 'nferno ha 'nputedato. + + Questa morte naturale--a lo corpo par che dia + la ferita che gli tolle--omne bona compagnia; + d'esto mondo l'ha gettato--che privato fuor ne sia, + co se fa la malsanía--che dai sani è separato. + + Lo peccato sí fa a l'alma--la ferita cusí forte, + che li tolle Dio e i santi--e gli angeli con lor sorte; + de la chiesa è sbandita--e serrate i son le porte + e gli beni i son estorte--che nulla parte i sia dato. + + Questa morte naturale--dá la sua percussione + che la carne sí sia data--a li vermi en comestione; + e li vermi congregati--d'esto corpo fon stacione; + non è fra lor questione--che 'l corpo non sia devorato. + + Lo peccato sí fa a l'alma--la terribel sua usanza; + ché è data a le demonia--che stia en lor congreganza; + non la posson consumare,--fongli mala vicinanza; + dangli pene en abondanza--che convene al loro stato. + + L'ultima che fa la morte--che dá 'l corpo a sepultura; + né palazo i dá né corte,--ma è messo en estrettura; + la lungheza e la lateza--molto glie se dá a mesura; + scarsamente la statura--so la terra è tumulato. + + Lo peccato mena l'alma--al sepolcro de lo 'nferno; + e loco sí è tumulata--che non esce en sempiterno; + frate, lassa lo peccato--che te ce mena traenno; + poi ch'èi scritto nel quaderno,--averai cotal pagato. + + + + +XIII + +COMO L'ANIMA VIZIOSA È INFERNO; E PER LUME DE LA GRAZIA POI SE FA +PARADISO + + + L'anema ch'è viziosa--a lo 'nferno è simigliata. + + Casa è fatta del demono,--halla presa en patremono; + la superbia sede en trono--pegio è ch'endemoniata. + + Socce tenebre d'envidia,--ad onne ben post'ha ensidia; + de ben non ci arman vestigia,--sí la mente ha ottenebrata. + + Ècce acceso fuoco d'ira--che a mal far la voglia tira; + volgese d'entorna e gira--mordendo co arabbiata. + + L'accidia una freddura--ce reca senza mesura + posta en estrema paura--con la mente alienata. + + L'avarizia pensosa--ècce verme che non posa; + tutta la mente s'ha rosa--en tante cose l'ha occupata! + + De serpente e de dragone--la gola fa gran boccone; + e giá non pensa la rascione--de lo scotto a la levata. + + La lussuria fetente,--ensolfato foco ardente, + trista lassa quella mente--che tal gente ci ha 'lbergata. + + Venite gente a odire--e stupite del vedere: + enferno era l'anema heri,--en paradiso oggi è tornata. + + Da lo Patre el lume è sciso,--don de grazia m'ha miso; + fatto sí n'ha paradiso--de la mente viziata. + + Hacce enfusa umilitate,--morta ci ha superbietate + che la mente en tempestate--tenea sempre enruinata. + + L'odio sí n'ha fugato--e lo cor ha 'namorato; + nel prossimo l'ha trasformato--en caritate abracciata. + + L'ira n'ha cacciata fore--e mansueto ha fatto el core, + refrenato omne furore--che me tenea ensaniata. + + E l'accida c'è morta--e iustizia c'è resorta; + dirizat'ha l'alma storta--en omne cosa ordenata. + + L'avarizia n'è deietta--e pietate ce se assetta; + larga fa la benedetta--la sua gran lemosinata. + + Enfrenata c'è la gola,--temperanza ce tien scola; + la necessitate sola--quella sí gli è ministrata. + + La lussuria fetente--è cacciata da la mente; + castetate sta presente--che la corte ha relustrata. + + O cor, non essere engrato--tanto ben che Dio t'ha dato! + vive sempre ennamorato--con la vita angelicata. + + + + +XIV + +COMO LI VIZI DESCENDONO DA LA SUPERBIA + + + La superbia de l'altura--ha fatte tante figliole; + tutto 'l mondo se ne dole--de lo mal che n'è scontrato. + + La superbia appetisce--omne cosa aver soietta; + soprapar non vol niuno--e glie qual non gli deletta; + glie menor mette a la stretta,--ché non i pò far tanto onore + quanto gli apetisce el core--del volere sciordenato. + + Aguardando a soi maiure,--una invidia c'è nata; + non la puote gettar fuore,--teme d'esser conculcata; + l'odio sí l'ha 'mpreinata,--ensidie va preparando + per farglie cader en bando,--ché del lor sia menovato. + + Per poter segnoregiare--sí fa giure ne la terra, + e le parte ce fa fare--donde nasce molta guerra; + lo suo cor molto s'aferra--quel che pensa non pò avere, + l'ira sí lo fa ensanire--como cane arabbiato. + + Puoi che l'ira è su montata--e nel cor ha signoría, + crudeltate è aparechiata--de star en sua compagnia; + de far grande occidería--non li par sufficienza + tant'è la malavoglienza--che nel cor ha semenato. + + Puoi che l'ira non pò fare--tutto quanto el suo volere, + una accidia n'è nata,--entra 'l core a possedere; + omne ben li fa spiacere,--posta è 'n'estremo temore, + le merolle i secca en core--del tristor c'ha albergato. + + L'accidia molto pensosa--va pensando omne viagio; + se l'aver ce fosse en alto,--empieríase el tuo coragio; + l'avarizia che al passagio--entra a posseder la corte, + destregnenza sí fa forte--ad ogne uscio far serrato. + + Ha sospetta la fameglia--che non i vada el suo furando; + moglie, figli, nuore e servi--tutti sí va tribulando; + or vedessi mal optando--che fa tutta la famiglia! + ciascun morte gli asimiglia--d'esto demone encarnato. + + Rape, fura, enganna e sforza;--non ce guarda mal parere + con guai l'omo ch'è 'mponente--che gli aiace el suo podere; + ché gli menaccia de ferire--se 'l poder suo non li dona; + entorno non ci arman persona--che da lui non sia predato. + + Or vedessi terre, vigne,--orta, selve per legnare! + auro, argento, gioie e gemme--ne li scrigni far serrare, + e molina a macenare,--bestie grosse e menute, + case far fare enfenute--per servar suo guadagnato. + + El biado serva en anno en anno,--ch'aspetta la caristía; + poi che guasto el se manduca,--en casa mette dolentía; + or vedessi blasfemía--che la sua fameglia face! + Esbandita n'è la pace--de tutto el suo comitato. + + Se la sua fameglia è grasa,--èglie gran despiacemento; + el pane e 'l vin che va en casa--mette en suo reputamento; + or vedessi iniuramento:--O fameglia sprecatrice! + da Dio sí la maledice--ch'el ben suo s'on manecato. + + O avaro, fatt'hai enferno--mentre la tua vita dura; + e de l'altro pres'hai l'arra;--aspetta la pagatura! + o superbia de l'altura,--vedi ove sei redutta! + l'onoranza tua destrutta,--da ogne gente se' avilato. + + Cinque vizia ne l'alma,--che de sopra agio contate, + lo superbo, envidioso--ed iroso accidiate, + l'avarizia toccate,--due ne regnan ne la carne + che tutto sto mondo spanne:--gola e lussuriato. + + L'avarizia ha adunato--e la gola el se devura; + en taverne fa mercato:--per un bicchiere una voltura; + or vedessi sprecatura--che se fa de la guadagna! + la lussuria l'acompagna--che sia vaccio consumato. + + Tutta spreca una contrata--per aver una polzella; + or vedete sta brigata--a que è dutta sta novella! + anema mia tapinella,--guárdate da tal ostiere! + lo cielo te fon perdere--e lo 'nferno ha' redetato. + + + + +XV + +COMO L'ANEMA RETORNA AL CORPO PER ANDARE AL IUDICIO + + + --O corpo enfracedato,--io so l'anima dolente; + lièvate amantenente--ché sei meco dannato. + + L'agnolo sta a trombare--voce de gran paura; + opo n'è appresentare--senza nulla demora, + stavimi a predicare--che non avesse paura, + male te credette alora--quando feci el peccato. + + --Or se' tu l'alma mia--cortese e conoscente! + puoi che t'andasti via,--retornai a niente; + famme tal compagnia--che io non sia dolente, + veggio terribel gente--con volto esvaliato. + + --Queste son le demonia--con chi t'è opo abitare; + non t'è opo far istoria;--que te oporá portare + non me trovo en memoria--de poterlo narrare; + se ententa fosse el mare---non ne siría pontato. + + --Non ce posso venire,--ché so en tanta afrantura + che sto su nel morire,--sento la morte dura; + sí facisti al partire:--rompesti omne iuntura, + recata hai tal fortura--che ogne osso m'ha spezato. + + --Como da tene a mene--fo apicciato amore, + semo reiunti in pene--con eterno sciamore; + l'ossa contra le vene,--nervi contra iunture; + sciordenati onne umure--de lo primero stato. + + --Unquanco Galieno,--Avicenna, Ipocrate + non sapper lo conveno--de mei enfermetate; + tutte enseme iongono--e sòmmese adirate; + sento tal tempestate--che non vorría esser nato. + + --Lièvate, maledetto,--ché non poi piú morare; + ne la fronte n'è scritto--tutto el nostro peccare; + quel che nascusi a letto--volevamo operare + oporasse mostrare--vegente onne omo nato. + + --Chi è questo gran sire--rege de grande altura? + sotterra vorría gire--tal me mette paura; + ove porría fugire--da la sua faccia dura? + terra, fa copretura!--ch'io nol veggia adirato. + + --Questo sí è Iesú Cristo,--lo figliolo di Dio; + vedenno el volto tristo,--spiacegli el fatto mio; + potemmo fare acquisto--d'aver lo regno sio; + malvagio corpo e rio,--or que avem guadagnato! + + + + +XVI + +COMO L'APPETITO DE LAUDE FA OPERARE MOLTE COSE SENZA FRUTTO + + + --Que fai, anema predata?--Faccio mal ché so dannata. + + Agio mal ché infinito--omne ben sí m'è fugito; + lo ciel sí m'ha sbandito--e lo 'nferno m'ha 'lbergata. + + --Dáime desperazione--de la mia condizione + pensando la perfezione--de la vita tua ch'è stata. + + --Io fui donna religiosa,--settant'anni fui renchiosa; + iurai a Cristo esser sposa--or so al diavolo maritata. + + --Qual è stata la cagione--de la tua dannazione, + ché speravan le persone--che fosse canonizata? + + --Non vedeano el magagnato--che nel core era occultato; + Dio, a cui non fo celato,--ha scoperta la falsata. + + Vergene me conservai,--el mio corpo macerai, + ad om mai non guardai,--ché non fosse poi tentata. + + Non parlai piú de trent'agne--como fon le mie compagne; + penetenze fece magne,--piú che non ne fui notata. + + Degiunar mio non esclude--pane ed acqua ed erbe crude, + cinquant'anni entier compiude--degiunar non fui alentata. + + Cuoi de scrofe toserate,--fun de pelo atortigliate, + cerchi e veste desperate--cinquant'anni cruciata. + + Sostenetti povertate,--freddi, caldi e nuditade; + non avi l'umilitate,--però da Dio fui reprovata. + + Non avi devozione--né mentale orazione; + tutta la mia entenzione--fo ad essere lodata. + + Quando udía chiamar la santa,--lo mio cor superbia enalta; + or so menata a la malta--con la gente desperata. + + S'io vergogna avesse avuta,--non siría cusí peruta, + la vergogna avería apruta--la mia mente magagnata. + + Forse me siría corressa,--che non sería a questa opressa; + l'onoranza me tenne essa--ch'io non fosse medecata. + + Oimè, onor, co mal te vide--ca 'l tuo gioco me occide; + begl me costa el tuo ride,--de tal prezo m'hai pagata! + + Se vedessi mia figura--moreri' de la paura; + non porría la tua natura--sostener la mia sguardata. + + L'anema ch'è viziosa--orribil è sopr'onne cosa; + tal dá puza estermenosa--en omne canto è macellata. + + O penar, non sai finire--né a fin giamai venire; + sí perseveri tuo ferire--como fosse comenzata. + + Non fatiga el feredore,--el ferito non ne more, + or te pensa el bello amore--che sta en questa vicinata. + + La pena è consumativa,--l'alma morta sempr'è viva + e la pena non deriva--de star sempre en me adizata. + + --Penso ch'io sirò dannato,--nullo bene agio operato + e molto male acumulato--en la mia vita passata. + + --Frate, non te desperare;--paradiso poi lucrare + se te guarde dal furare--l'onor suo che t'ha vetata. + + Teme, serve e non falsare--e combatte en adurare + si e' 'n bon perseverare,--proverai l'umiliata[1]. + + +NOTE: + + [1] Le tre stanzie sequente erano in alcuni libri inanti le tre + ultime: + + O lamento mio lamento,--o lamento con tormento, + o lamento co m'hai tento,--de tal machia m'hai sozata! + + O corrotto mio corrotto,--o corrotto pien de lotto, + o corrotto o' m'hai adotto,--che sia nel foco soterrata? + + Conscienzia mia mordace,--tuo flagello mai non tace; + tolta m'hai dal cor la pace--e con Dio scandalizata. + + (Nota del Bonaccorsi). + + + + +XVII + +DE FRATE RANALDO, QUALE ERA MORTO + + + Frate Ranaldo, dove se' andato?--de quolibet sí hai disputato? + + Or lo me di', frate Ranaldo,--ché del tuo scotto non so saldo; + se èi en gloria o en caldo--non lo m'ha Dio revelato. + + Honne bona conscienza--che 'l morir te fo en pazienza; + confessasti tua fallenza--absoluto dal prelato. + + Or ecco iá la questione:--se avesti contrizione, + quella ch'è vera onzione--che destegne lo peccato. + + Or sei ionto a la scola--ove la veritá sola + iudica omne parola--e demostra omne pensato. + + Or sei ionto a Collestatte--do' se mostra li toi fatte; + le carte son fore tratte--del mal e ben c'hai oprato. + + Ché non giova far sofismi--a quelli forti siloismi, + né per corso né per risme--che lo vero non sia apalato. + + Conventato se' en Parese--a molto onor e grande spese; + ora èi ionto a quelle prese--che stai en terra attumulato. + + Aggio paura che l'onore--non te tragesse de core + a tenerte lo menore--fratecello desprezato. + + Dubito de la recolta--che dal debito non sia sciolta, + se non pagasti ben la colta--che 'l Signor t'ha comandato. + + + + +XVIII + +COMO L'OMO È ACECATO DAL MONDO + + + Omo, tu se' engannato,--ché questo mondo t'ha cecato. + + Cecato t'ha questo mondo--coi delette e col sogiorno + e col vestimento adorno--e con essere laudato. + + Li deletti c'hai avuti,--mo que n'hai? sonsene giuti; + en vanetá sí t'hai perduti--e fatto ci hai molto peccato. + + Ed unqua non vol pentire--finché vieni a lo morire; + da che sai non puoi guarire,--dice pro 'l prete sia mandato. + + Lo prete dice:--Figlio mio,--como sta lo fatto tio?-- + e tu dice:--Sere, ch'io--so de mal molto gravato.-- + + Sí t'affligon li figlioli--ché gli lassi po' te soli; + piú de lor che de te doli,--ché 'l fatto lor lassi embrigato. + + Quel dolor t'afflige tanto,--quando i figli piangon en alto, + che 'l fatto tuo lassi da canto--de render el mal aquistato. + + Poi che veni a lo morire,--li parenti fon venire; + non ti lassan ben uscire,--fuor de casa t'on gettato. + + Fin a santo von gridanno--e dicendo:--Or ecco danno!-- + Torna a casa, briga entanno--che 'l manecar sia 'parechiato. + + Poi che s'onno satollati,--del tuo fatto s'on scordati; + dei denar c'hai guadagnati--non hai teco alcun portato. + + O tapino, a cui aduni?--ad arriccar li toi garzuni? + da ch'èi morto, i gran boccuni--se fon del tuo guadagnato. + + + + +XIX + +DE L'OMO CHE NON SATISFECE IN VITA SUA DEL MAL ACQUISTATO + + + --Figli, nepoti e frati,--rendete el maltolletto + lo quale io ve lassai. + + Voi lo prometteste a lo patrino--de renderlo tutto e non + [venir mino; + ancor non me dest per l'alma un ferlino--de tanta moneta quant'io + [guadagnai. + + --Se 'l te promettemmo or non te 'l sapevi?--ben eri sagio che tu + [lo credevi! + se tu nel tuo fatto non provedevi,--attèndeti a noi che 'l farimo + [crai! + + --Io vi lassai el molto valore;--pochi presenti da voi ebbe + [ancore; + quando ce penso ho gran descionore,--ché m'ho abandonato quel che + [piú amai. + + --Se tu n'amasti, devevi vedere--a quegno porto devive venire; + de quel ch'aquistasti volem gaudere--e non è verun che curi en tuo + [guai. + + --Io ve lassai le botte col vino,--lassavi li panni de lana e de + [lino; + posto m'avete nel canto mancino--de tanta guadagna quant'io + [congregai. + + --Se tu congregasti tanta guadagna,--de darte covelle a noi non ne + [caglia; + ággete pace, se pate travaglia;--facesti tal fatti, captivo ne vai. + + --Io amesurai a sostenere--la terra la vigna per far lo podere; + or non potete niente volere--darme una fetta de quel ch'aquistai. + + --Se tu fuste crudo ad esser tenace,--de darte chevelle a noi non + [ne piace; + stanne securo e fanne carace!--de le tue pene non ne curam mai. + + --Io v'alevai con molto sudore--e poi me dicete tal descionore! + Penso che voi verrite a quel ore--che provarite che son li mei guai. + + + + +XX + +DEL SCELERATO PECCATORE PENITENTE + + + O me lasso, dolente--ca lo tempo passato + male l'ho usato--en ver' lo Creatore. + + Tutto lo mio delettare,--da poi che m'allevai, + fo del mondo amare;--de l'altro non pensai; + or me conven lassare--quel che piú delettai + ed aver pena assai--e tormento e dolore. + + Lo mangiare e lo bere--è stato el mio deletto, + e posare e gaudere--e dormire a lo letto; + non credeva potere--aver nullo defetto; + or so morto e decepto,--ch'agio offeso al Signore. + + Quand'altri gi' al predecare--o a udir messa ad santo, + ed io me gía a satollare--e non guardava quanto; + poi me rendea a cantare;--or me retorna en pianto; + quello fo lo mal canto--per me en tutto peggiore. + + Quando alcun mio parente--o amico deritto + me reprendea niente--o de fatto o de ditto, + respondeali mantenente,--tanto era maleditto: + --Morto en terra te mitto--se ne fai piú sentore.-- + + Quando en assembiamento--bella donna vedía, + faceagli sguardamento--e cenni per mastría; + se non gli era en talento,--vantando me ne gía; + da me non remanía--che non avesse descionore. + + Per la mala ricchezza--ch'a sto mondo agio avuta, + so visso en tanta alteza,--l'alma n'agio perduta; + la mala soperchianza,--com'è da me partuta, + siramme meretuta--de foco e d'encendore. + + La vita non me basta--a farne penetenza, + ché la morte m'adasta--a darne la sentenza; + se tu, Vergene casta,--non acatte indulgenza, + l'anema en perdenza--girá senza tenore. + + Regina encoronata,--mamma del dolce figlio, + tu se' nostra advocata;--veramente assimiglio + per le nostre peccata--che non giamo en esiglio; + manda lo tuo consiglio,--donna de gran valore. + + + + +XXI + +DE QUELLO CHE DOMANDA PERDONANZA DA POI LA MORTE + + + --O Cristo pietoso,--perdona el mio peccato, + ch'a quella son menato--che non posso piú mucciare. + + Giá non posso piú mucciare--ché la morte m'ha 'battuto; + tolto m'ha el solazzare--desto mondo ove son suto; + non ho potuto altro fare,--son denante a te venuto; + èlme oporto el tuo aiuto--ché 'l Nemico volme accusare. + + --Non è tempo aver pietanza--po' la morte del peccato; + fatta te fo recordanza--che tu fusse confessato; + non voleste aver leanza--en quel che te fo comandato, + la iustizia ha 'l principato--che te vole esaminare. + + Lo Nemico sí ce vene--a questa entenzagione: + --O Signor, pregote bene--che m'entende a ragione; + che a questo omo s'avene--ch'io lo mene en pregione, + s'io provo la cagione--co el se de' condennare.-- + + El Signor che è statera--responde a questo ditto: + --La prova, se ella è vera,--entenderolla a distritto; + ché onne bono omo spera--ch'io sia verace e dritto; + se hai il suo fatto scritto--or ne di' ciò che te pare. + + --Signore, tu l'hai creato--come fo tuo piacemento; + de grazie l'hai ornato,--désteli descernemento; + nulla cosa ha osservato--de lo tuo comandamento; + a cui fece el servemento--lo ne deve meritare. + + Ché molto ben sapea--quando tollea l'usura, + al povero sí daéa--molto manca mesura; + ma ne la corte mea--li farò tal pagatura, + ch'el non sentí ancura--de que i farò asagiare. + + Quando altri li dicía:--Pènsate del finire!-- + e quel se ne ridía,--che non credea morire; + cortese so a casa mia,--farollo ben servire; + poi ch'a mi volse venire,--non lo sappi arnunzare. + + Se vedea assembiamento--de donne e de donzelli, + andava con stromento--con soi canti novelli; + facea acquistamento--per lui de tapinelli; + en mia corte ho fancelli--che gl'insegnaran cantare. + + Se dico tutta storia,--mo è rencrescemento; + ché pur de vanagloria--saría grande strumento; + perché glie torne a memoria--fatto n'ho toccamento; + senza pagar argento--la carta ne fei trare. + + Facciane testificanza--l'angelo so guardiano, + se ho detto in ciò fallanza--verso quest'om mondano; + credome en sua leanza,--ché 'l mentir non gli è sano; + pregote, Dio sovrano,--che me degi ragion fare.-- + + L'angel viene encontenente--a fare testificanza: + --Sappi, Signor, veramente--ch'egli ha detto la certanza; + detto ha quasi niente--de la sua nequitanza; + tenuto m'ha en vilanza--mentre lo stei a guardare. + + --Respondi, o malvagione--se hai nulla scusanza; + far ne voglio ragione--de que è fatta provanza; + non avesti cagione--de far tal soperchianza; + far ne voglio vegnanza,--nol pos piú comportare. + + --De ciò che m'è provato--nulla scusanza n'agio, + pregote, Dio beato,--che m'aiuti al passagio; + che m'ha sí empaurato--menacciato del viagio, + sí è scuro suo visagio--che me fa angustiare. + + --Longo tempo t'ho aspettato--che te dovessi pentire; + con ragion sei condannato--che te déi da me partire; + del mio viso sei privato--che mai nol porrai vedere, + fate gli aversere venire--che 'l degian acompagnare. + + --O Signor, co me departo--da la tua visione! + co so adunati ratto--che me menino in pregione! + poi che da te me parto,--damme la benedizione + famme consolazione--en questo mio trapassare! + + --Ed io sí te maledico,--d'ogne ben si' tu privato! + vanne, peccator inico,--che tanto m'hai desprezato! + se me fusse stato amico,--non saríe cosí menato; + a lo 'nferno se' dannato--eternalmente ad estare.-- + + El Nemico fa adunare--mille de soi con forconi, + e mille altri ne fa stare--che pagono co dragoni; + ciascun lo briga d'apicciare--e cantar le lor canzone; + dicon:--Questo en cor te poni,--ch'è t'opo con noi morare.-- + + Con grandissima catena--strettamente l'on legato, + a lo 'nferno con gran pena--duramente l'on menato; + poi gridan quelli con l'oncina:--Èsciti fore,--al condennato. + Tutto el popol s'è adunato--e nel foco el fon gettare. + + + + +XXII + +DE LA VITA DE L'OMO REDUTTA A LA VECHIEZA + + + Audite una entenzone--ch'era fra doi persone + vecchi e descaduti--ca, dopo eran perduti, + l'uno era censalito--l'altro era ben vestito. + + Lo censalito piangea--d'uno figlio ch'avea + impio e crudele--piú amaro che fele: + --Vedi, o compar mio,--del mio figlio iudío! + vedi co m'ha dobato--de lo mio guadagnato! + la sua lengua tagliente--piú che spada pognente + tutto me fa tremare--quando 'l vegio arentrare; + non fina gir gridando--e de girme stravando: + --O vecchio desensato,--demonio encarnato, + non te poi mai morire--ch'io te possa carire.-- + Aio una nuora santa--de paradiso pianta, + certo io saría morto--non fosse el suo conforto; + tutto me va lavando--e scegliendo e nettando; + sí la benedica Dio--com'ell'è reposo mio! + + --Compar, co m'hai ferito--d'esto c'hai referito + d'esta tua santa nura!--ché n'aio una sí dura! + se tu oderai contare--quel che me fa portare, + terraite ben contento--de lo tuo encrescemento. + Aio una nuora astuta--con la lengua forcuta, + con una voce enquina--che non ci arman vicina + che non oda 'l gridato--del suo morganato; + l'acqua, lo vento posa:--la lengua niquitosa + non può mai posare--de starme a 'niuriare + con parole cocente--che me fendon la mente; + meglio siría la morte--che la pena sí forte! + Agio un figlio ordenato--che Dio l'ha fabrecato; + con meco paziente,--la sua lengua è piacente; + a la moglie ha ferito--per quel che n'ha sentito; + ma nulla cosa giova--tanto è de dura prova. + + --Compar, lo contamento--c'hai fatto en parlamento, + mitigame el dolore--ch'aio portato en core; + teneame lo piú afflitto--nel mondo derelitto, + e cento piú hai peio,--c'hai mal senza remeio, + ché passa onne malizia--ria femena en nequizia; + non t'encresca contare,--ché me puoi resanare, + le parole dogliose--piú che venenose + che questa tua nuora dice,--che Dio la maledice! + + --Compar, puoi recordare,--sí como a me pare, + donzello en bel servire--ed ornato cavaliere, + bello e costumato;--or so cusí avilato + da una mercenaia--figlia de tavernaia; + con la lengua demostra--che m'ha vinto de giostra; + fatto ha cantuzio--de lo mio repuzio: + --O casa tribulata,--che Dio l'ha 'bandonata! + lo vecchio desensato--en te si è anidato; + strovele, obprobrioso,--brutto, puteglioso, + con gli occhi reguardosi,--rosci e caccolosi, + palpetra reversate,--paiono ensanguenate; + lo naso sempre cola--como acqua de mola; + como porci sannati--gli denti son scalzati; + con quelle rosce gengíe,--che paiono pur sanguíe, + chi rider lo vedesse--a pena che non moresse + con quello guardo orribile--e la faccia terribile; + ma pur lo gran fetore--che de la bocca esce fore, + la puza stermenata--la terra n'è 'nfermata; + la sarocchiosa tossa,--chi lo vede contossa; + con lo sputo fetente--che conturba la gente; + ròina secca serrata--che pare encotecata; + como lo can c'ha 'l raspo,--le man mena co naspo; + lo vecchio delombato--como arco piegato,-- + e molte altre parole--che 'l mio cor dir non vole. + + --Compar, molto mi doglio--pensando el tuo cordoglio; + como 'l poi soffrire--tanta vergogna udire? + maraviglia è che 'l core--non t'è crepato fore. + + --Compar, non te dolire--che è 'l mal se de' punire; + commise lo peccato,--ben è ch'io sia pagato; + ch'abbi tanta allegreza--de la stolta belleza; + ma non è maraveglia--s'io turbo mia fameglia; + maraviglia m'ho fatto,--pensando d'esto tratto, + co cane scortecato--non me gett'al fossato + vedendome sí orribele,--puzulente e spiacevele. + + O gente che amate--en belleza delettate, + venite a contemplare,--ché ve porrá giovare! + mirate en questo specchio--de me desfatto vechio; + fui sí formoso e bello,--né citade né castello + chivel non ci armanea--ch'a me veder traea; + or so cosí desfatto--en tutto scontrafatto, + onomo ha gran paura--vedendo mia figura; + vedete la belleza--che non ha stabeleza: + la mane el fior è nato,--la sera el vei seccato. + + O mondo enmondo,--che d'ogne ben m'hai mondo; + o mondo fallace--ad om ch'en te ha pace; + o mondo barattiere,--bè glie costa el taoliere; + lo tempo m'hai sotratto,--nullo servasti patto; + col tuo mostrar de riso--perdut'ho 'l paradiso. + + Signor, misericordia!--fa' meco tua concordia! + famme la perdonanza--de mia grave offensanza! + rendome pentuto--ché non fui aveduto; + per lo mondo aversire,--lassai lo tuo servire; + or lo vorría fare,--non me posso aiutare; + de la vergogna m'ardo--che m'avidi sí tardo. + + + + +XXIII + +DE LA VILTÁ DE L'OMO + + + Omo, méttete a pensare--onde te vien el gloriare. + + Omo, pensa de que semo--e de que fommo ed a que gimo; + ed in que retornerimo--ora mettete a cuitare. + + D'uman seme se' concetto,--putulente sta subietto; + se ben te vedi nel diretto,--non hai donde t'esaltare. + + De vil cosa se' formato--ed en pianto foste nato, + en miseria conversato--ed en cenner déi tornare. + + Veniste a noi co pelegrino,--nudo, povero e tapino; + menato en questo camino,--pianto fo el primo cantare. + + Menato en questo paese--non recasti da far spese; + ma 'l Signor te fo cortese,--che il suo ben vòlsete prestare. + + Or te pensa el fatto tio:--se 'l Signor arvole el sio, + non t'armar altro che 'l rio,--non hai donde t'alegrare. + + Gloria hai del vestimento--che t'aconce al tuo talento; + ed hai pieno el cor de vento--per «meser» farte chiamare. + + Se la pieco arvol la lana--e lo fiore arvol la grana, + lo tuo pensier è cosa vana--onde superbia vòi menare. + + Aguarda a l'arbore, o omo,--quanto fa suave pomo + odorifero, e como--è saporoso nel gustare. + + De la vite que ne nasce?--l'uva bella ch'omo pasce; + poco maturar la lasce,--nascene el vino per potare. + + Omo, pensa que tu mene--pedochi assai con lendinine, + e le pulce son meschine--che non te lassan veniare. + + Se hai gloria d'avere,--attende un poco e mo 'l pòi scere + que ne pòi d'esto podere--nella fin teco portare. + + + + +XXIV + +COMO LA VITA DE L'OMO È PENOSA + + + O vita penosa, continua battaglia, + con quanta travaglia--la vita è menata! + + Mentre sí stette en ventre a mia mate, + presi l'arrate--a deverme morire; + como ce stette en quelle contrate + chiuse, serrate,--nol so reverire; + venni a l'uscire--con molto dolore + e molto tristore--en mia comitata. + + Venni renchiuso en un saccarello + e quel fo el mantello--co venni adobato: + operto lo sacco, co stava chello + assai miserello--e tutto bruttato, + da me è comenzato--uno novo pianto; + esto 'l primo canto--en questa mia entrata. + + Venne cordoglio a quella gente + che stava presente;--sí me pigliâro; + mia mate stava assai malamente + del parto del ventre--che fo molto amaro. + Sí me lavâro--e dierme panceglie, + coprireme quigli--con nova fasciata. + + Oimè dolente, a que so venuto, + ché senza aiuto--non posso scampare! + A chi me serve sí do el mal tributo, + com'è convenuto--a tale operare; + sempre a bruttare--me e mie veste + e queste meneste--donai en alevata. + + Se mamma arvenisse che racontasse + le pene che trasse--en mio nutrire! + la notte ha bisogno che si rizasse + e me lattasse--con frigo suffrire + staendo a servire;--ed io pur plangea; + anvito non avea--de mia lamentata. + + Ella, pensando ch'io male avesse, + che non me moresse--tutta tremava; + era besogno che lume accendesse + e me scopresse,--e poi me mirava + e non trovava--nulla sembianza + de mia lamentanza--perché fosse stata. + + O mamma mia, ecco le scorte + che en una notte--hai guadagnato! + portar nove mesi ventrata sí forte + con molte bistorte--e gran dolorato, + parto penato--e pena en nutrire; + el meritire--male n'èi pagata. + + Poi venne el tempo mio pate è mosto, + a leger m'ha posto--ch'emprenda scrittura; + se non emprenda quel ch'era emposto, + davame 'l costo--de gran battetura; + con quanta paura--loco ce stetti, + sirían longhi detti--a farne contata. + + Vedea li garzoni girse iocando, + ed io lamentando--che non podea fare; + se non gía a la scola, gíame frustando + e svincigliando--con mio lamentare; + stava a pensare--mio pate moresse, + ch'io piú non staesse--a questa brigata. + + Tante le meschie ch'io entanno facea, + ca pigliaría--le molte entestate; + non ne gía a Lucca che cagno n'avea; + capigli daea--e tollea guanciate; + e spesse fiate--era strascinato + e calpistato--com'uva entinata. + + Passato el tempo, empresi a giocare, + con gente usare--e far grande spese; + mio pate stava a dolorare + e non pagare--le mie male emprese; + le spese commesse--stregnéme a furare, + lo biado sprecare--en mala menata. + + Poi che fui preso a far cortesía, + la malsanía--sí non è pegiore; + l'auro e l'argento che è en Suría + non empiería--la briga d'onore: + moriva a dolore--che non potea fare; + el vergognare--non gía en fallata. + + Non ce bastava niente el podere + a recoprire--le brighe presente; + asti e paraggi, calzare e vestire, + mangiare e bere--e star fra la gente; + render presente--parente ed amice + fuor tal radice--che l'arca on voitata. + + Se era constretto a far vendecanza + per soperchianza--ch'avesse patuta, + pagar lo bando non era en usanza + e la briganza--non c'era partuta; + la mente smarruta--crepava a dolore, + che 'l descionore--non era vengnata. + + Se l'avea fatta, gíamene armato, + empaurato--del doppio aravere; + e stavamo en casa empregionato + e paventato--nel gire e venire; + chi el porría dire--quant'è la pena + che l'odio mena--per ria comenzata! + + Volea moglie bella che fosse sana + e non fosse vana--per mio piacere; + con grande dota, gentile e piana, + de gente non strana--con lengua a garrire; + compíto desire--non è sotto 'l cielo + e l'om como scelo--che qui l'ha cercata. + + Se non avea figli, era dolente, + ché 'l mio a mia gente--volea lassare; + avendo figli, non gli ho sí piacente + che la mia mente--ne sia en consolare; + or ecco lo stare--c'ha l'om en sto mondo, + d'omne ben mondo--per gente acecata. + + Recolto el biado e vendegnato, + arò semenato--per tempo futuro; + mai non se compie questo mercato, + sí continuato--conti en questo muro; + lo tempo a Dio furo--ed hogli sotratto + e rotto gli è 'l patto--de sua comandata. + + Battaglia continua del manecare, + pranzo, cenare--e mai non ha posa; + se non è aparechiato co a me pare, + scandalizare--sí fa la sua osa; + o vita penosa--ove m'hai menato + cusí tribulato--continua giornata! + + Mai non se giogne la gola mia brutta; + sapor de condutta--sí vol per usanza, + viva exquisita e nuove frutta, + e questa lutta--non ha mai finanza; + o tribulanza,--ov'è 'l tuo finare, + la ponga voitare--e l'anema en pecata! + + La pena grande che è de le freve, + che non vengon leve,--ma molto penose, + e non se parton per leger de breve; + li medici greve--pagarse de cose, + siroppi de rose--ed altri vaseglie; + denar piú che griglie--ce vono a la fiata. + + A quanti mali è l'om sottoposto, + non porría om tosto--per risme contare; + glie medici el sanno, che contano el costo, + che scrivon lo 'ncostro--e fonse pagare; + abreviare--sí n'opo esto fatto + che compiam ratto--la nostra dittata. + + Ecco lo verno che viene piovuso, + diventa lotuso--e rio gir d'entorno; + venti, freddura e neve per uso + a l'omo è noioso--per far suo sogiorno; + non è nel monno--tempo che piaccia + e questa traccia--non è mai finita. + + Ecco la state che vien con gran calde, + angustie grande--con vita penosa: + de giorno le mosche d'entorno spavalde, + mordendone valde,--che non ne don posa; + passa sta cosa--ed entra la notte: + le pulce son scorte--a dar lor beccata. + + Stanco lo giorno gíame a letto, + pensava l'affetto--nel letto posare; + ecco i pensieri, lá ov'era retto, + aveanme constretto--a non dormentare; + or al pensare,--volvendome entorno, + tollendome el sonno,--per molte fiata. + + Fatto lo giorno, ed io arcomenzava; + qual piú m'encalzava,--quella prendea; + non venía fatta como pensava, + adolorava--che nolla compía; + el dí se ne gía--ed ecco la notte + a darme le scorte--com'el'era usata. + + Compíta l'una, ed eccote l'altra; + e questa falta--non pote fugire; + molte embrigate enseme m'ensalta, + pegio che malta--è 'l mio sufferire; + o falso desire, ed o' m'hai menato, + ché sí tribulato--passo mia stata? + + Cusí tribulato vengo a vecchieza, + perdo belleza--ed omne potere; + devento brutto, perdendo netteza, + grande splaceza--dá el mio vedere, + ed opo m'è gire--per forza a la morte + a prender le scorte--che dá en sua pagata. + + O vita fallace do' m'hai menato + e co m'hai pagato--che t'aio servito? + Haime condutto ch'io sia sotterrato + e manecato--dai vermi a menuto; + or ecco el tributo--che dái en tuo servire + e non pò fallire--a gente ch'è nata. + + O omo, or te pensa che è altra vita, + la qual è enfinita--do' n'opo andare; + e socce doi lochi lá 'v'è nostra gita: + l'una compíta--de pien delettare, + l'altra en penare--piena de dolore, + o' so gli peccatore--con l'anema dannata. + + Se qui non lasse l'amor del peccato, + serai sotterrato--en quel foco ardente; + se qui tu lassi e senne mendato, + serai translato--con la santa gente; + ergo presente--facciam correttura, + ché en affrantura--non sia nostra andata. + + + + +XXV + +DE LA CONTEMPLAZIONE DE LA MORTE ED INCINERAZIONE CONTRA LA SUPERBIA + + + Quando t'alegri, omo de altura, + va', pone mente a la sepultura. + + E loco poni lo tuo contemplare, + e pensa bene che tu de' tornare + en quella forma, che tu vedi stare + l'omo che iace ne la fossa scura. + + --Or me responde tu, omo sepelito, + che cusí ratto de sto mondo e' scito! + o' so i bei panni de que eri vestito, + ch'ornato te veggio de molta bruttura? + + --O frate mio, non me rampognare, + ché lo fatto mio a te può iovare; + poi che i parente me fiero spogliare, + de vil cilicio me dier copretura. + + --Or ov'è 'l capo cusí pettenato? + con cui t'aragnasti che 'l t'ha sí pelato? + fo acqua bullita che t'ha sí calvato? + non te c'è oporto piú spicciatura. + + --Questo mio capo ch'avi sí biondo, + cadut'è la carne e la danza d'entorno; + nol me pensava quand'era nel monno + ca entanno a rota facea portatura. + + --Or ove son gli occhi cusí depurati? + fuor del lor loco sono gettati; + credo che i vermi glie son manecati; + del tuo regoglio non áver paura. + + --Perduto m'ho gli occhi con que gía peccanno, + guardando a la gente, con essi accennanno; + oimè dolente, or so nel malanno, + ché 'l corpo è vorato e l'alma en ardura. + + --Or ov'è 'l naso ch'avevi per odorare? + quegna enfermetate el n'ha fatto cascare? + non t'èi potuto dai vermi aiutare, + molto è abassata sta tua grossura. + + --Questo mio naso, ch'avea per odore, + caduto se n'è con molto fetore; + nol me pensava quand'era en amore + del mondo falso pieno de vanura. + + --Or ov'è la lengua tanto tagliente? + apre la bocca: non hai niente; + fone troncata o forsa fo el dente + che te n'ha fatta cotal rodetura? + + --Perdut'ho la lengua con la qual parlava, + e molta discordia con essa ordenava; + nol me pensava quand'io mangiava + lo cibo e lo poto ultra misura. + + --Or chiude le labra per li denti coprire; + par, chi te vede, che 'l vogli schirnire; + paura me mette pur del vedire, + caggionte i denti senza trattura. + + --Co chiudo le labra ché unqua non l'agio? + poco pensava de questo passagio; + oimè dolente, e come faragio + quand'io e l'alma starimo en ardura? + + --Or o' son glie braccia con tanta forteza + menacciando la gente, mostrando prodeza? + ráspate 'l capo, se t'è ageveleza! + scrulla la danza e fa portadura! + + --La mia portadura giace ne sta fossa; + cadut'è la carne, remaste so gli ossa; + ed omne gloria da me s'è remossa + e d'omne miseria en me è empietura. + + --Or lèvate en piedi, ché molto èi iaciuto; + acónciate l'arme e tolli lo scuto; + en tanta viltate me par ch'èi venuto, + non comportar piú questa afrantura. + + --Or co so adagiato de levarme em piede? + forsa chi 'l t'ode dir, mo lo se crede; + molto è pazo chi non provede + en la sua vita la sua finitura. + + --Or chiama li parenti che te venga aiutare + e guarden dai vermi che te sto a devorare; + ma fuor piú vivacce a venirte a spogliare, + partierse el poder e la sua mantatura. + + --No i posso chiamare, ché so encamato; + ma fálli venire a veder mio mercato! + che me veggia giacer colui ch'è adagiato + a comparar terra e far gran chiusura.-- + + Or me contempla, o omo mondano, + mentre èi nel mondo, non esser pur vano; + pènsate, folle, che a mano a mano + tu serai messo en grande strettura. + + + + +XXVI + +COMO CRISTO SE LAMENTA DELL'OMO PECCATORE + + + Omo, de te me lamento--che me vai pur fugendo + ed io te voglio salvare. + + Omo, per te salvare--e per menarte a la via, + carne sí volse pigliare--de la Vergene Maria; + ma non me ce val cortesia,--tant'è la sconoscenza + che ver' de me vol mostrare. + + Se io te fosse signore--crudele e molto villano, + avería tua scusa valore--che me fugisse de mano; + ma sempre vol esser ensano,--ché 'l ben che io t'ho fatto + non vole meditare. + + Le creature ho create--che te degiano servire; + e como sono ordenate--elle fon loro devere; + haine recevuto el piacere,--e de me che l'ho create + non te voli recordare. + + Como om ch'ama lo figlio--e quel è mal enviato, + menacciagli e dá consiglio--che da mal sia mendato, + de lo 'nferno t'ho menacciato,--e gloria t'ho empromessa + se a me te voi tornare. + + Figlio, non gir pur fugenno!--tanto t'ho gito encalzanno, + che darte voglio el mio renno--e trarte fuor d'onne danno, + e vogliote remetter el banno--nel quale sei caduto, + ché non hai donde el pagare. + + Non gire piú fugendo,--o dulcissimo frate! + ché tanto t'ho gito cheendo--che me ce manda el mio pate; + retorna en caritate,--ché tutta la corte t'aspetta + che con noi te degi alegrare. + + El mio pate sí m'ha mandato--ch'io a la sua corte t'armine; + e co stai sí endurato--ch'a tanto amor non t'encline? + frate, or pone omai fine--a questa tua sconoscenza, + ché tanto m'hai fatto penare! + + Fatt'ho per te el pelegrinagio--molto crudele ed amaro; + e vei le man quegne l'agio,--como te comparai caro! + frate, non m'esser sí avaro,--ca molto caro me costi + per volerte ariccare. + + Aguarda a lo mio lato--co per te me fo afflitto! + de lancia me fo lanciato,--el ferro al cor me fo ritto; + en esso sí t'agio scritto,--ché te ce scrisse l'amore, + che non me devesse scordare. + + A la carne enganar te lasse--perché de me te degi partire, + per un piacer t'abasse,--non pensi a que déi venire; + figlio, non pur fugire,--ché caderai en mala via, + se da me departi l'andare. + + El mondo si mostra piacente--per darte a veder che sia bono; + ma non dice com'è niente--e come te tolle gran dono; + vedendo ch'io te corono--e ponote en sí grande stato, + se meco te voli acostare. + + Le demonia te von pur guatanno--per farte cader en peccato; + del ciel te cacciâro con gran danno--ed onte feruto e spogliato; + e non voglion ch'arsalghi al stato--lo qual iustamente hai perduto; + nante te von per engannare. + + Cotanti nemici hai dentorno,--o misero, e non te n'adai; + ch'hai la carne, el diavolo, el monno,--e contrastar non li porrai; + e non te porrai aiutare;--se meco non t'armi ed aiuti, + che non te possano sottrare. + + Se tu signor trovassi--per te che fusse megliore, + scusa averíe che mostrassi,--ed io non avería tal dolore; + ma lasse me per un traditore--lo qual te mena a lo 'nferno, + che te ce vol tormentare. + + Fuggi da la man pietosa--e vai verso la man de vendetta; + molto será dolorosa--quella sentenza stretta, + ché la daraio sí dretta--de tutto el mal c'hai fatto, + e non la porrai revocare. + + Mal volentier te condanno,--tant'è l'amor ch'io te porto! + ma sempre vai pegioranno--e non me ce val conforto, + daragiote omai el botto--da ch'altro non me ce iova; + ca sempre me voi contrastare. + + + + +XXVII + +COMO L'ANIMA DOMANDA AIUTO CONTRA LA BATTAGLIA DE LI SENSI CORPORALI + + + Amor diletto,--Cristo beato, + de me desolato--agge pietanza. + + Agge piatanza--de me peccatore, + che so stato en errore--longo tempo passato; + a gran deritto--ne vo a l'ardore, + ca te, Signore,--sí ho abandonato + per lo mondo tapino,--lo qual m'è venino, + e dato m'ha en pino--de pena abundanza. + + Abundame dentro--la grande pena, + la qual me mena--l'amor del peccato; + l'alma dolente--a peccar s'enchina; + dev'esser serina,--or ha 'l volto scurato; + perché a lei non luce--la chiara luce + la quale adduce--la tua diritanza. + + Ma s'io me voglio--ad te dirizare + e non peccare,--credo per certo + che da te luce--verrá speregiare + ch'allumenare--farrá lo mio petto; + ma so acecato--en un fondo scurato + nel qual m'ha menato--la mia cattivanza. + + La mia cattivanza--l'alma ha menata + lá 'v'è predata--da tre nemici; + e lo piú forte--la tene abracciata + ed encatenata--e mostranse amici; + dánno ferite--nascoste e coprite, + le qual voi vedite--che me metton en erranza. + + Crudelemente--m'hanno ferita + ed eschirnita--ed espogliata; + la mia potenza--veggio perita + perch'è 'nfragidita;--la piaga endurata + or briga tagliare--e poi medecare; + porraio sperare--che so en liberanza. + + Ora m'aiuta--me liberare, + ch'io possa campare--dal falso Nemico; + fasse da lunga--a balestrare + ed assegnare--al cor ch'è pudico; + la man che me fere--non posso vedere; + tal cose patere--me dánno gravanza. + + Gravame forte--lo balestrire + lo qual vol ferire--a l'alma polita; + fatto ha balestro--del mondo aversire + lo qual en bellire--me mostra sua vita; + per gli occhi me mette--al core sagette, + l'orecchie so aperte,--me recan turbanza. + + Turbame 'l naso--che vol odorato, + la bocca assagiato--per dar conforto; + e lo pegiore--che per me sia stato, + lo qual m'ha guidato--ad uno mal porto, + se be' gliei do mangiare,--me fa calciare, + de l'amesurare--sí fa lamentanza. + + Lamentase el tatto--e dice:--Eo so oso + d'aver reposo--en mio delettare; + or lo m'hai tolto,--sarò rampognoso + e corroccioso--en mio vivitare; + s'allento lo frino--al corpo tapino, + so preso a l'oncino--de la tristanza. + + + + +XXVIII + +DE LA IMPAZIENZIA CHE FA TUTTI LI BENI PERDERE + + + Assai me sforzo a guadagnare--se 'l sapesse conservare. + + Relioso sí so stato,--longo tempo ho procacciato; + ed aiolo sí conservato,--che nulla ne pos mostrare. + + Stato so en lezione,--esforzato en orazione, + mal soffrir a la stagione--ed al pover satisfare. + + Stato so en obedenza,--povertate e sofferenza; + castetate abbe en placenza--secondo 'l pover mio afare. + + E molta fame sostenía,--freddo e caldo soffería; + peregrino e longa via--assai m'è paruto andare. + + Assai me lievo a matutino--ad officio divino, + terza e nona e vespertino--po' compieta sto a veghiare. + + E vil cosa me sia ditta,--al cor passa la saitta; + e la lengua mia sta ritta--ad voler fuoco gettare. + + Or vedete el guadagnato,--co so ricco ed adagiato! + ch'un parlar m'ha sí turbato--ch'a pena posso perdonare. + + + + +XXIX + +DE LA IPOCRISIA + + + Molto me so delongato--de la via che i santi on calcato. + + Delongato me so da la via--e storto me so en ipocrisía; + e mostro a la gente che sia--lo spirito illuminato. + + Illuminato me mostro de fore--ch'aia umilitate nel core; + ma se l'omo non me fa grande onore,--encontenente me so corrocciato. + + Corocciato me so per usanza--qual om en mio onore ha mancanza; + ma quel che ci ha fede e speranza,--con lui me so delettato. + + Delettato me so en mostra fare,--perché altri me deia laudare; + odendo 'l mio fatto blasmare,--da tal compagnía so mucciato. + + El mucciare aio fatto ad engegno,--perché altri me tenga de + [meglio; + ma molto m'apiccio e destregno--ché paia ch'el mondo ho lassato. + + Lassato sí l'ho nel vestire,--de pieco me voglio coprire; + ma dentro so, al mio parire,--lupo crudele ed affamato. + + Affamato sí so en mostra fare--perché altri me deia laudare; + odendo l'altrui fatto pregiare,--corrocciome se è com'io laudato. + + Laudato l'altrui fatto, m'endegno,--e dal canto de for sí + [m'enfegno + che me piaccia; ma poi docce un segno--che non è cusí pulicato. + + Pulicato me mostro a la gente,--per le case me metto pezente; + ma molto me parto dolente--se del suo guidardon non m'è dato. + + Guidardone adimando per Dio,--acconciando ce vo el ditto mio; + ma molto me par che sia rio--colui che me dá comiato. + + Comiatato sí mostro l'anvito--che so scalzo e mal vestito; + el corpo mostro afrigolito--perché del suo me sia dato. + + A quello che covelle me dona,--mostroglie lieta persona; + ma molto m'agrondo se sona--la voce che sia allecerato. + + + + +XXX + +DE LA IUSTIZIA E FALSITÁ + + + Solo a Dio ne possa piacere,--non me ne curo + ciò che l'umana natura ne vuol dire. + + Se san Iovanni Baptista revenesse--a repigliar el torto, + ancora mo siría chi l'uccidesse;--ché 'l mondo è en tal porto, + ca li farisei son revenuti + ca pro vertute--Cristo fier morire. + + Li farisei eran reliosi,--ch'erano en quel ore; + ne lo lor cor erano invidiosi,--pieni de rancore; + mostravase che non volea onore; + ma lo lor cor--era en quel desire. + + O falso relioso, or me respundi--che 'l cor hai enfiato; + l'umile per superbia confundi--ed ha' 'l quasi affollato; + e crucifigi Dio ne l'alma sia, + con diciría--el fai quasi morire. + + Lèvite en alto e faime gran sermone--c'ho l'occhio turbato; + tiemmi a schierne, ché non vedi el travone--che hai nel tuo ficcato; + en prima sí procura tua ferita, + ch'ell'è sí aprita,--non se pò coprire. + + Poi ch'hai parata assai de la Scrittura,--sí vol predicare; + mostreme che la mia vita è scura,--la tua non vol cercare; + e mostreme da fuor tutto 'l megliore; + non t'è en amore--chi dentro vol sapere. + + La relion te dá una ensegna--co se fa al balío; + ma quel che dal suo officio s'enfegna,--la corte el voca rio; + ed una gran catena glie mette en canna + che onom banna--e vengal a vedere. + + Ch'aggio pate sí iusto e beato,--somene ensuperbito; + ma quanto da sua via so delongato,--al mondo s'è scoprito; + colui che ne la neve fa sozura, + la sua fattura--se vorrá bannire. + + L'omo che è cieco dal peccato--ed ha gente a guidare, + spesse fiade la guida nel fossato--e falle tralipare; + e s'egli è omo che vol predecare, + lo suo parlar--emprima de' adempire + + Lo falso Nemico s'è engegnato--a toller povertate, + el suddito sí lega col prelato--ne la sua volontate; + colui che t'ha tolta la povertate, + la castetate--te fará perdire. + + Li nostri guidator de la bataglia--sí so en tradimento; + e li gonfalon de la sembiaglia--sí so en cademento; + o sire Dio, aiuta la sconfitta; + la gente afflitta--ed o' porrá fugire? + + Erance forteze smesurate--poste en grand'altura; + ma l'acque del diluvio son passate--de sopra le lor mura; + ed ène tolto el vigor del notare: + lo santo orare--che ne potea guarire. + + + + +XXXI + +COMO LA CURIOSA SCIENZIA E L'AMBIZIONE SONO DESTRUTTIVE DE LA PURITÁ + + + Tale qual è, tal è;--non c'è religione. + + Mal vedemmo Parisci--c'hane destrutto Ascisi; + con la lor lettoría--messo l'ò en mala via. + + Chi sente lettoría,--vada en forestaría; + gli altri en refettorio--a le foglie coll'olio. + + Esvoglierá el lettore--servito emperatore; + enfermerá el cocinere--e nol vorrá om vedere. + + Adunansi a capitoli--a far li molti articoli; + el primo dicitore--è 'l primo rompetore. + + Vedete el grand'amore--che l'un a l'altro ha en core! + guardal co el muletto--per dargli el calcio en petto. + + Se non gli dái la voce,--porratte ne la croce; + porratte poi l'ensidie--che moia a Renderenie. + + Totto 'l dí sto a cianciare,--co le donne a beffare; + se 'l fratecel gli aguata,--è mandato a la malta. + + Se è figlio de calzolaio--o de vile mercenaio, + menerá tal grossore--co figlio d'emperadore. + + + + +XXXII + +COMO È DA GUARDARSE DA' LUPI CHE VENGONO SOTTO VESTA DE PECORA + + + --O anema fedele--che te voli salvare, + guárdate dagli lupi--che te von per morsecare. + + O anema fedele--che vol salvazione, + guárdate dal lupo--che vien como ladrone; + mostrandotese amico,--sí viene a tua magione, + facendo suo sermone,--ché te crede engannare. + + --Lo Signor te lo merite--ché me dái tal conseglio! + parme me die aiuto--de trarme de sto empiglio; + tanto m'ò assediata,--che m'ò messo en esiglio; + quando bene assimiglio,--non saccio ove campare. + + --Lo Signor te n'amaestra--che tu degge cavere + dal lupo che da fuore--co pieco vol venére; + venendo a tua magione--non se lassa vedere; + poi briga de mordère--e la grege dissipare. + + Se te volesse dire--quel ch'io agio sentito, + faría maravigliare--colui che non l'ha udito; + tal viene como medico--che sia bene assendito; + da poi ch'è discoprito,--briga d'atossecare. + + Non avere temenza--de dir tuo entendemento; + ché io sí mo te dico--quel che nel cor sento; + poi che 'l lupo apicciase,--dá mal mordemento; + poi che n'hai sentemento,--brígate de guardare. + + --Co me posso guardare?--tanto m'ò assediata + quegli da cui degio--essere predicata, + mostrandomesi agnelli,--fin che m'on securata; + da lor so morsecata,--non so en cui me fidare. + + --Se non te voi fidare--sí fai gran sapienza; + ca cui la serpe morseca,--la lucerta ha 'n temenza; + le pieco aggi en dubito,--ché non hai conoscenza; + perché tua conscienza--non possa travagliare. + + + + +XXXIII + +DE L'AMORE FALSO CHE OFFENDE LE VIRTÚ + + + Amor contrafatto,--spogliato de vertute, + non può fare le salute--lá 'v'è lo vero amare. + + Amor si fa lascivo--senza la temperanza; + nave senza nuchiero--rompe en tempestanza; + cavallo senza freno--curre en precipitanza; + sí fa la falsa amanza--senza vertute andare. + + Amor che non è forte,--mortal ha enfermetate; + l'aversitá l'uccide,--pegio en prosperitate, + l'ipocrite mostranze--che for, per le contrate, + mostravan santetate--de canti e de saltare. + + Amor che non è iusto,--da Dio è reprovato; + parlando va d'amore--che sia de grande stato; + la lengua ha posta en cielo,--lo cor è aterrenato; + vilissimo mercato--porta chi vol mostrare. + + Amor che non è saggio,--de prudenza vestito, + non pò veder gli eccessi,--però ch'è ensanito; + rompe legge e statuti--ed omne ordenato rito, + dice che è salito--a nulla legge servare. + + O amor enfedele,--errato de la via, + non repute peccato--nulla cosa che sia; + va seminando errori--de pessima resía; + tal falsa compagnia--onom degia mucciare. + + Amor senza speranza--non viene a veritate; + non pò veder la luce--chi fugge claritate; + co pò amar lo cielo--chi en terra ha sua amistate? + non dica libertate--om senza legge stare. + + O caritate, vita,--ch'ogn'altro amor è morto; + non vai rompendo legge;--nante, l'observe tutto; + e lá 've non è legge--a legge l'hai redutto; + non pò gustar lo frutto--chi fugge el tuo guidare. + + Omne atto si è liceto;--ma non ad onnechivigli; + al preite sacrificio,--a moglie e marito figli; + al potestate occidere,--al iudece consigli; + a li notari libigli,--a medici el curare. + + Non è ad ogne om licito--d'uccidere ladrone; + la potestá ha officio--dannarlo per ragione; + a l'occhio non è congruo--de far degestione, + né al naso parlagione--né a l'orecchie andare. + + Chi vive senza legge,--senza legge perisce; + correndo va a lo 'nferno--chi tal via sequisce; + loco sí s'accumula--omne cosa ch'encrisce; + chi ensemora fallisce,--ensemora ha penare. + + + + +XXXIV + +DE LA DIFFERENZIA INTRA EL VERO E FALSO AMORE, ED INTRA LA SCIENZIA +ACQUISITA ED INFUSA + + + O libertá, subietta--ad omne creatura, + per demostrar l'altura--che regna en bonitate. + + Non pò aver libertate--omo ch'è vizioso, + che ha perduto l'uso--de la sua gentileza; + lo vizio sí lega--legame doloroso, + diventa fetidoso--e perde la forteza; + deforma la belleza--ch'era simile a Dio, + e fasse om sí rio--che lo 'nferno ha redetate. + + O amor carnale,--sentina puzolente, + solfato foco ardente,--rascion de om brutata; + che non ha altro Dio--se non d'empir lo ventre, + lussuria fetente,--malsana, reprovata; + o sommersa contrata,--Sodoma e Gomorra, + en tua schiera sí corra--chi prende tua amistate. + + O amor contrafatto--d'ipocreta natura, + pien de mala ventura--e nullo porti frutto; + lo ciel te perdi el mondo,--el corpo en afrantura, + sempre vive en paura,--peio se' vivo che morto; + o casa de corotto,--enferno comenzato, + nullo si trova stato--de tanta vilitate. + + O amore appropriato,--bastardo, spurione, + privato de rascione--dal Patre onnipotente; + regno celestiale,--la reale nazione + non si confá al paltone,--ché 'l suo uso è pezente; + o reprovata mente,--amar cosa creata, + ribalda paltonata,--piena de feditate. + + O amor naturale,--nutrito en scienza, + simile en apparenza--a lo spirituale; + descernese a la prova,--ché vien men la potenza + patere omne encrescenza,--tranquillo en omne male; + non ha penne né ale--che voli en tanta altura; + remanse en afrantura--ne la sua enfermetate. + + Amore spiritale,--poi ch'è spirato en core, + 'nestante spira amore--en alto trasformato; + amore trasformato--è de tanto valore, + che dá sé en possessore--a quello c'ha enamato; + se 'l trova desformato,--vencelo per vertute; + enclina sue valute--ad trattabilitate. + + Se altura non abassa,--non può participare + e sé comunicare--a l'infimo gradone; + avaro entennemento--fa lo ben deguastare + e deturpa l'amare--e sconcia la magione; + veggiolo per ragione;--e Dio sí 'l n'ha mostrato + quando s'è umiliato--a prender umanetate. + + Vertute se non passa--per longa esperienza, + non può aver sua valenza--a fine solidato; + omo nuovo ne l'arte--a pratecar scienza, + grande è la differenza--fra 'l cuito e l'operato; + fo breve lo pensato--e longa operazione; + perseverazione--viene a la summitate. + + Scienzia acquisita--assai può contemplare; + non può l'affetto trare--ad essere ordenato; + scienzia enfusa,--poi che n'hai a gustare, + tutto te fa enfiammare--ad essere enamorato; + con Dio te fa ordenato--el prossimo edificando + e te vilificando--ad tenerte en veritate. + + Potere, senno e bontate--en uguale statera + de trenetate vera--porta figuramento; + potere senza senno--fa deguastar la schiera; + andar senza lumiera--va en precipitamento; + de un reo comenzamento--molto male ne sale, + e lo pentir non vale--poi che gl' mal son scontrati. + + Quando la voglia passa--lo senno e lo potere, + parme un ensanire--ch'è senza remeio; + sua trenetate guassa--che non è nel suo unire, + non gli può ben sequire--secondo co io creio; + faticase el suo veio--ed entra en gran ruina, + ca li mal non se fina--come l'avea pensato. + + Omo posto en altura--en fievele scalone, + se egli è en agone--parme gran follía; + rompendose la scala,--la terra è sua mascione; + fassene poi cancione--de la sua gran pazía; + grande è la frenesia--non metterse a vedere + ad que fin degon venire--tutte suoi operate. + + + + +XXXV + +ESORTAZIONE A L'ANIMA PROPRIA CHE, CONSIDERATA LA SUA NOBILITÁ, NON +TARDI LA VIA A L'AMOR DIVINO + + + O anima mia--creata gentile, + non te far vile--enchinar tuo coragio, + ch'en gran baronagio--è posto el tuo stato. + + Se om poveretto--gioietta te dona, + la mente sta prona--a darli el tuo core; + con gran disío--de lui se ragiona, + con vile zona--te lega d'amore; + el gran Signore--da te è pelegrino, + fatt'ha 'l camino--per te molto amaro; + o core avaro,--starai piú endurato? + + Se re de Francia--avesse figliola + ed ella sola--en sua redetate, + giría adornata--de bianca stola, + sua fama vola--en omne contrate; + s'ella en viltate--entendesse, en malsano, + e désseise en mano--a sé possedere, + que porría om dire--de questo trattato? + + Piú vile cosa--è quello c'hai fatto: + darte 'ntransatto--al mondo fallente: + lo corpo per servo--te fo dato atto, + ha' 'l fatto matto--per te dolente; + signor negligente--fa servo regnare + e sé dominare--en rea signoría; + hai presa via--ca questo c'è entrato. + + Lo tuo contato--en quinto è partito: + veder, gusto, udito,--odorato e tatto; + al corpo non basta--che 'l tuo vestito + lo mondo ha dimplito--tutto ad ha fatto; + ponam questo atto:--veder bella cosa; + l'udir non ha posa,--né l'occhio pasciuto + en quarto frauduto--qual vòi te sia dato. + + El mondo non basta--a l'occhio vedere, + che possa empire--la sua smesuranza; + se mille i ne mostri,--faralo enfamire, + tant'è 'l sitire--de sua desianza; + lor delettanza--sottratta en tormento + reman lo talento--fraudato en tutto; + placer rieca lutto--al cor desensato. + + Lo mondo non basta--a li toi vasalli; + parme che falli--de dargli el tuo core; + per satisfare--a li toi castalli, + mori en travalli--a gran dolore; + retorna al core--de que viverai: + tre regni c'hai,--per tuo defetto + moron negetto,--lor cibo occultato. + + Tu se' creata--en sí grande alteza, + en gran gentileza--è tua natura; + se vedi e pensi--la tua belleza, + starai en forteza--servandote pura; + ca creatura--nulla è creata + che sia adornata--d'aver lo tuo amore; + solo al Signore--s'affá el parentato. + + Se a lo specchio--te voli vedere, + porrai sentire--la tua delicanza; + en te porti forma--de Dio gran Sire; + ben pòi gaudire,--c'hai sua simiglianza; + o smesuranza--en breve redutta: + cielo terra tutta--veder en un vascello; + o vaso bello,--co mal se' trattato! + + Tu non hai vita--en cose create, + en altre contrate--t'è opo alitare; + salire a Dio--che è redetate, + che tua povertate--pò satisfare; + or non tardare--la via tua a l'amore; + se li dái el tuo core,--datese en patto + se el suo entrasatto--è 'n tuo redetato. + + O amor caro,--che tutto te dái + ed omnia trai--en tuo possedere, + grande è l'onore--che a Dio fai + quando en lui stai--en tuo gentilire; + che porría om dire:--Dio n'empazao, + se comparao--cotal derata, + ch'è sí esmesurata--en suo dominato. + + + + +XXXVI + +COMO L'ANIMA VESTITA DE VERTÚ PASSA A LA GLORIA + + + Anima che desideri--d'andare ad paradiso, + se tu non hai bel viso,--non ce porrai albergare. + + Anima che desideri--de gire a la gran corte, + adórnate ed accónciate--che Dio t'apra le porte; + se tu non se' ornata,--non troverai le scorte, + e sacci: poi la morte--non te porrai acconciare. + + Se vòi volto bellissimo,--aggi fede formata; + la fede fa a l'anima--la faccia delicata, + la fede senza l'opera--è morta reputata; + fede viva, operata--aggi, se vòli andare. + + La statura formosa--faratte la speranza; + ella a Dio conducete--che 'l sa far per usanza; + en ella corte è cognita--per longa costumanza, + la sua vera certanza--non te porrá fallare. + + De caritate adórnate,--ch'ella te dá la vita, + e do' ale compónete--per fare esta salita; + l'amor de Dio e 'l prossimo--che è vita compíta, + non ne serai schernita--se vai con tale amare. + + De prudenzia adórnate,--anima, se vol salire; + ch'ella ha magisterio--ad saperte endrudire + d'andar composta e savia,--co se déi convenire + a sposa che déi gire--en gran corte ad estare. + + Se tu nuda gíssece,--siri' morta e confusa; + la iustizia vèstete--la sua veste gioiosa, + de margarite adórnate--che d'aconciare è osa; + órnate como sposa--che se va a maritare. + + Anima, tu se' debile--per far sí gran salita; + de fortetuden ármate--contra l'aversa ardita, + non te metta paura--questa vita finita, + ché ne guadagni vita--che non può mai finare. + + De temperanza acónciate--per compir tuo viagio, + ella è magestra medeca--per sanar lo coragio; + en prosperitate umile,--che 'l sa far per usagio, + che facci esto passagio--co se convien de fare. + + Alma, po' che se' ornata,--vestita de virtute, + sacci che da longa--le porte te so aprute + e molto grandi eserciti--scontra te so venute + e riècante salute--che te s'on da pigliare. + + Poi che fedelitate--en te è resplendente, + gli patri santi envítanti--che si' de la lor gente: + --Ben venga nostra cognita,--amica e parente, + dégiate esser placente--con noi de demorare.-- + + Puoi che de speranza--tu hai sí bello ornato, + gli profeti envítanti--che si' de loro stato: + --Vien' con noi, bellissima,--al nostro gloriato, + che è sí smesurato--noi te porram contare.-- + + Puoi che de caritate--tu porti el vestimento, + gli apostoli t'envitano--che si' de lor convento: + --Vien' con noi, bellissima,--gusta 'l delettamento, + ca lo suo piacemento--non se può 'maginare.-- + + Puoi che de prudenza--tu porti l'ornatura, + gli dottori t'envitano--che porti lor figura: + --Una avemo regola,--una è la pagatura, + la nostra envitatura--non se de' renunzare.-- + + Puoi che vai ornata,--anima, de forteza, + gli martiri t'envitano--a lor piacevoleza: + --Vien' con noi a vedere--la divina belleza + che te dará alegreza--qual non se può stimare.-- + + Puoi che se' ornata,--alma, de temperanza, + gli confessori e vergene--te fon grande envitanza: + --Vien' con noi, bellissima,--ad nostra congreganza + e gusta l'abondanza--del nostro gaudiare.-- + + Puoi che de iustizia--porti gli suoi ornate, + gli prelati envítanti--a lor societate: + --Vien' con noi, bellissima,--a la gran dignitate, + veder la maiestate--che ne degnò salvare.-- + + Alma, se tu pensi--nel gaudio beato, + non te serrá graveza--guardarte da peccato; + osserverai la legge--che Dio t'ha comandato, + serai remunerato--con i santi a redetare. + + Non t'encresca, anima,--a far qui penetenza + ché tutte le virtute--con lei on convenenza; + se tu qui non la fai,--oderai la sentenza, + anderai en perdenza--nel fuoco a tormentare. + + + + +XXXVII + +DE LA CASTITÁ, LA QUALE NON BASTA A L'ANIMA SENZA L'ALTRE VIRTUTE. + + + O castitate, fiore--che te sostene amore. + + O fior de castitate,--odorifero giglio, + con molta soavitate--sei de color vermiglio, + ed a la Trenetate--tu representi odore. + + O specchio de belleza,--senza macchia reluce; + la mia lengua è mancheza--de parlarne con voce, + l'alma serve en netteza--senza carnal sozore. + + O luce splendiante,--lucerna se' preclara, + da tutti si laudante--ed en pochi si cara; + li tuoi dolce sembiante--piacevel so al Signore. + + O tesauro invento,--che non te può stimare + né auro né argento,--non te posso aprezare; + qual omo de te sta lento,--sí cade en gran fetore. + + O ròcca de forteza,--en la qual è gran tesoro, + de fore sí pare aspreza--e dentro è mèl savoro; + non se ce vol pigreza--a guardare a tutt'ore. + + O manna savorita--che è la castitate; + l'alma conserva zita--con molta adornetate; + poi che del corpo è 'scita--sí trova el suo Fattore. + + Alma, che vai a marito,--de castitate ornata, + lo tuo marito è zito--e tu te se' ben portata, + lo cielo te será aprito--e fattote grande onore. + + Alma, che stai 'narrata--de lo sposo diletto, + sèrvate ben lavata,--el tuo volto stia netto, + ché non si' renunzata,--e fattote descenore. + + Alma, non t'è bastanza--pur sola una gonella; + se non ci hai piú adornanza,--giá non ce parrai bella; + ne l'altre virtute avanza--che te dian bel colore. + + Alma, lo tuo vestire--sí sonno le virtute, + nulla ne puoi avere--che siano sceverute; + pur brigale d'envenire--con tutto el tuo valore. + + Alma, per te vestire--Cristo ne fo spogliato, + per tuoi piaghe guarire--esso fo vulnerato, + lo cor se fe' aprire--per renderte vigore. + + Alma, or te ben pensa--en que l'hai tu cagnato; + per vil piacer de offensa--tu l'hai abandonato, + el corpo sí t'è en placenza--e fatto l'hai tuo amadore. + + Alma, lo corpo è quello--che t'ha giurata morte, + guárdate ben da ello,--ché ha losenghe molte + ed è malvascio e fello--ed ètte traditore. + + + + +XXXVIII + +COMO È DIFFICILE PASSARE PER EL MEGIO VIRTUOSO + + + O megio virtuoso,--retenuta bataglia! + non è senza travaglia--per lo megio passare. + + L'amor me costrenge--d'amare le cose amante, + ne l'amore è l'odio--de le cose blasmante, + amare ed odiare--en un coragio stante, + socce battaglie tante,--non le porría stimare. + + L'amore quello che ama--desidera d'avere, + lo 'mpedimento nascece--e gli è gran dispiacere; + piacere e dispiacere--en un cor convenire + la lengua nol sa dire--quanta pena è portare. + + La speranza enflammame--d'aver salvazione, + 'nestante è desperanza--de mia condizione; + sperare e desperare,--star en una magione, + tanta contenzione--nolla porría narrare. + + Giogneme una audacia--sprezar pena e morte, + 'nestante lo temore--vede cadute forte, + securtá e temore,--demorare en una corte, + tant'è le capevolte,--chi le porría stimare? + + So preso d'iracundia--contro lo mio defetto, + la pace mostra, ensegname--che so de mal enfetto, + pacifico ed iroso--contra lo mio respetto, + gran cosa è de star retto--a nulla parte piegare. + + Lo delettar abracciame--gustando el desiato, + lo tristore abatteme,--sottratto m'è 'l prestato, + tristare e delettare--nello suo comitato, + lo cor è passionato--en tal pugna abitare. + + Se io mostro al prossimo--la mia condizione, + scandalizo e turbolo--de mala opinione; + s'io vo coperto, vendoglme--e turbo mia magione; + questa vessazione--non la posso mucciare. + + Despiaceme nel prossimo--se vive sciordenato, + e piaceme el suo essere--buono da Dio creato, + de stare en lui innoxio--grande è filosofato, + lo core è vulnerato--en passionato amare. + + L'odio mio legame--a deverme punire, + discrezion contrastali--che non deggia perire; + de farme bene en odio--or chi l'odí mai dire? + altro è lo patire--che l'udir parlare. + + Lo degiunare piaceme--e far grande astinenza + per macerar mio asino--che non me dia encrescenza; + ed esser forte arpiaceme--a portar la gravenza + che dá la penitenza--nello perseverare. + + Lo desprezare piaceme--e de gir mal vestito; + la fama surge, enalzame--de vanitá ferito; + da qual parte volvome,--parme d'esser intuíto; + aiuta, Dio infinito!--e chi porrá scampare? + + Lo contemplare vetame--d'essere occupato, + lo tempo a non perderlo--famme enfacendato; + or vedete el prelio--ch'ha l'omo nel suo stato! + a chi non l'ha provato--non lo pò imaginare. + + Piaceme el silenzio,--báilo de la quiete; + lo bene de Dio arlegame--e tolleme _silete_; + demoro infra le prelia,--non ce saccio schirmete, + a non sentir ferete--alta cosa me pare. + + La pietá del prossimo--vuol cose a sovenire, + l'amor de povertate--gli è ordo ad udire, + l'estremitate veggiole--viziose a tenire, + per lo megio transire--non è don da giullare. + + L'offesa de Dio legame--ad amar la vendetta, + la pietá del prossimo--la perdonanza affetta, + demoro enfra le forfece,--ciascun coltel m'affetta; + abbrevio miei detta--en questo loco finare. + + + + +XXXIX + +COMO LA VITA DI IESÚ È SPECCHIO DE L'ANIMA + + + O vita de Iesú Cristo,--specchio de veritate, + o mia deformitate--en quella luce vedere! + + Pareame essere chevelle,--chevelle me tenea, + l'opinion ch'avea--faceame esser iocondo; + guardando en quello spechio,--la luce che n'uscía + mostrò la vita mia--che giacea nel profondo; + venneme pianto abondo,--vedendo smesuranza: + quant'era la distanza--fra l'essere e 'l vedere. + + Guardando en quello spechio,--vidde la mia essenza: + era, senza fallenza,--piena de feditate; + viddece la mia fede:--era una diffidenza, + speranza, presumenza,--piena de vanitate; + vidde mia caritate,--amor contaminato; + poi ch'a lui me so specchiato,--tutto me fa stordire. + + Guardando en quello spechio,--iustizia mia appare + che sia un deguastare--de virtute e de bontate; + l'onor de Dio furato,--lo innocente dannare, + lo malfattor salvare--e darglie libertate; + o falsa iniquitate,--amar me malfattore + e de sottrar l'amore--a quel ch'io deve amare. + + Guardando en quello spechio,--vidde la mia prudenza: + era una insipienza--d'anemalio bruto, + la legge del Signore--non avi en reverenza, + puse la mia entendenza--al mondo c'ho veduto; + or, ad que so venuto,--omo razionale, + de farme bestiale--e peggio se può dire! + + Guardando en quello spechio,--vidde mia temperanza: + era una lascivanza--esfrenata senza frino; + gli moti de la mente--non ressi en moderanza, + lo cor prese baldanza--voler le cose em pino; + copersese un mantino,--falsa discrezione, + somerse la ragione--a chi fo data a servire. + + Guardando en quello spechio,--vidde la mia forteza: + pareame una matteza--de volerne parlare, + ca non glie trovo nome--a quella debeleza; + quanta è la fieveleza--non so donde me fare; + retornome ad plorare--el mal non conosciuto, + virtute nel paruto--e vizia latere. + + O false opinione,--como presumevate + l'opere magagnate--de venderle al Signore? + En quella luce divina--poner deformitate + sería grande iniquitate--degna de gran furore; + partanne da sto errore,--ché non glie piace el mio, + 'nante li sconza el sio--quando 'l ce voglio unire. + + Iustizia non può dare--ad om ch'è vizioso + lo regno glorioso,--ché ce sería splacente; + ergo chi non si sforza--ad esser virtuoso, + non será gaudioso--con la superna gente; + e non varría niente--buon loco a lo 'nfernale, + ed al celestiale--luoco nogl può nuocere. + + Signore, haime mostrata--nella tua claritate + la mia nichilitate--ch'è meno che niente; + da questo sguardo nasce--sforzata umilitate + legata de vilitate,--voglia non voglia sente; + l'umiliata mente--non è per vil vilare, + ma en virtuoso amare--vilar per nobilire. + + Non posso esser renato--s'io en men non so morto, + anichilato en tutto,--el esser conservare + del nichil glorioso;--nul om ne gusta frutto + se Dio non fa 'l condutto,--ché om non ci ha que fare; + o glorioso stare:--en nihil quietato, + lo 'ntelletto posato,--e l'affetto dormire! + + Ciò c'ho veduto e pensato--tutto è feccia e bruttura, + pensando de l'altura--del virtuoso stato; + nel pelago ch'io veggio--non ce so notatura, + farò somergitura--de l'om ch'è anegato; + sommece inarenato--'n'onor de smesuranza, + vinto da l'abundanza--del dolce mio Sire. + + + + +XL + +COMO LI ANGELI DOMANDANO A CRISTO LA CAGIONE DE LA SUA PEREGRINAZIONE +NEL MONDO + + + --O Cristo onnipotente,--dove se' enviato? + perché peligrinato--ve sete messo ad andare? + + Molto me maraviglio--de questa vostra andata, + persona tanto altissima--metterse a desperata; + non ne se' stata usata--de volere penare. + + --Lo divino consiglio--sí ha deliberato + ch'io venga nel mondo--ad om ch'è desformato, + e facciace parentato,--ch'io l'ho preso ad amare. + + --Que oporto t'ha l'omo--per cui vai fatiganno? + Ène da te fugito,--a te non torna danno; + déi pagar gran banno,--non lo può satisfare. + + --Tutto lo debito c'hane--io sí lo pagheraggio, + ed enfra Dio e l'uomo--pace sí metteraggio, + e sí la firmaraggio--che non se deggia guastare. + + --Como porrai far pace--fra Dio e l'om mondano, + ché l'omo vol esser Dio--e Dio vol l'om sottano? + E questo è tal trano--che nul om pò placare. + + --S'io me faccio omo,--omo ha suo entendimento + ed, en quanto omo,--a Dio farò suiacemento; + farocce giognemento--ciascun suo consolare. + + --Ecco che vien nel mondo,--como vorrai venire? + buon è che l'om lo saccia;--facciatelo bannire, + ché se possa sentire--como lo vol sanare. + + --Io l'ho fatto bannire--ch'ogn'om venga a la scola; + la divina scienzia--ensegnar aggio gran gola; + e questa è la cagion sola--che l'om voglio amaestrare. + + --En prima de la scola,--se ve piace, dicete; + ove verrá la gente--a l'albergo ch'avete: + bon è che glie narrete,--ché lo possa trovare. + + --El nome del mio albergo--di' che è umilitate; + omo che vol venire,--trovame en veritate; + e le spese dicete--che tutte le voglio fare. + + --Ancora me dicete--qual legerite arte; + manda per tutto 'l mondo--che se leggan tue carte; + vengan poi d'onne parte--a la scola a 'mparare. + + --Io ensegno amare,--e questa è l'arte mia; + ed omo che la 'mprende,--con Dio fa compagnía; + se nol perde a follía,--con lui sta a delettare. + + --Ed omo che non ha libro--como porrá emprendere? + Ancor non l'audii--ch'om lo trovasse a vendere; + rascion porramo ostendere--per nostra scusa mostrare. + + --Io son libro de vita--segnato de sette signi; + poi ch'io siraggio aperto,--troverai cinque migni, + son de sangue vermigni--ove porran studiare. + + --Forsa quella scrittura--ha sí forte construtto, + che non la porría entendere--chi non fosse ben instrutto; + staría tutto derutto--a non potendo pro fare. + + --'Nante è la scrittura--che omne studiante + sí ce pò ben legere--e proficere enante; + notace l'alifante--e l'aino ce pò pedovare. + + + + +XLI + +COMO LI ANGELI SI MARAVIGLIANO DE LA PEREGRINAZIONE DE CRISTO NEL MONDO + + + --O Cristo onnipotente,--ove sete enviato? + perché poveramente--gite pelegrinato? + + --Una sposa pigliai--che dato gli ho 'l mio core; + de gioie l'adornai--per averne onore; + lassòme a descionore,--famme gire penato. + + Io sí l'adornai--de gioie e d'onoranza, + mia forma l'assignai--a la mia simiglianza; + hame fatta fallanza,--famme gire penato. + + Io glie donai memoria--ne lo mio piacemento, + de la celeste gloria--glie diei lo 'ntendemento, + e voluntá en centro--nel core gli ho miniato. + + Puoi glie donai la fede--ch'adempie entendanza, + a memoria diede--la verace speranza, + e caritate amanza--al voler ordenato. + + A ciò che l'esercizio--avesse compimento, + lo corpo per servizio--diéglie per ornamento; + bello fo lo stromento,--se non l'avesse scordato. + + Acciò ch'ella avesse--en que esercitare, + tutte le creature--per lei volse creare; + donde me deve amare,--hame guerra menato. + + A ciò ch'ella sapesse--como sé esercitare, + de le quattro virtute--sí la volsi vestire; + per lo suo gran fallire--con tutte ha adulterato. + + --Signor, se la trovamo--e vole retornare, + voli che li dicamo--che gli vol perdonare, + ché la possam retrare--del pessimo suo stato? + + --Dicete a la mia sposa--che deggia revenire; + tal morte dolorosa--non me faccia patire; + per lei voglio morire,--sí ne so enamorato. + + Con grande piacemento--facciogli perdonanza, + rendogli l'ornamento,--donoglie mia amistanza; + de tutta sua fallanza--sí me serò scordato. + + --O alma peccatrice,--sposa del gran marito, + co iaci en esta fece--lo tuo volto polito? + co se' da lui fugito--tanto amor t'ha portato? + + --Pensando nel suo amore--sí so morta e confusa; + poseme en grande onore,--or en que so retrusa! + O morte dolorusa,--co m'hai circundato! + + --O peccatrice engrata,--retorna al tuo Signore, + non esser desperata--ca per te muor d'amore; + pensa nel suo dolore--co l'hai d'amor piagato. + + --Io aggio tanto offeso,--forsa non m'arvorría; + aggiol morto e conquiso;--trista la vita mia! + Non saccio ove me sia,--sí m'ha d'amor legato. + + --Non aver dubitanza--de la recezione; + non far piú demoranza,--non hai nulla cagione; + clame tua entenzione--con pianto amaricato. + + --O Cristo pietoso,--ove te trovo, amore? + Non esser piú nascoso,--ché moio a gran dolore; + chi vide el mio Signore?--narrel chi l'ha trovato. + + --O alma, noi el trovammo--su nella croce appiso; + morto lo ce lassamo--tutto battuto e alliso; + per te a morir s'è miso,--caro t'ha comparato! + + --Ed io comenzo el corrotto--d'un acuto dolore: + amore, e chi t'ha morto?--se' morto per mio amore; + o enebriato amore,--ov'hai Cristo empicato? + + + + +XLII + +COMO L'ANIMA PRIEGA LI ANGELI CHE L'INSEGNINO AD TROVAR IESÚ CRISTO. + + + --Ensegnatime Iesú Cristo,--ché lo voglio trovare; + ch'io l'aggio udito contare--ch'esso è de me 'namorato. + + Prego che m'ensegnate--la mia 'namoranza, + faccio gran villanía--de far piú demoranza; + fatta n'ha lamentanza--de tanto che m'ha 'spettato. + + --Se Iesú Cristo amoroso--tu volessi trovare, + per la val de vilanza--t'è oporto d'entrare; + noi lo potem narrare,--ché molti el ci on albergato. + + --Prego che consiglite--lo cor mio tanto afflitto, + e la via m'ensignite--ch'io possa tener lo dritto; + da poi ch'ad andar me mitto--ch'io non pos'esser errato. + + --La via per entrar en vilanza--è molto stretta l'entrata; + ma poi che dentro serai,--lebbe t'è poi la giornata; + serain'assa' consolata,--se c'entrera' en quello stato. + + --Opriteme la porta,--ch'io vogli' entrar en viltate, + ché Iesú Cristo amoroso--se trova en quelle contrate; + decetel ch'en veritate--molti el ci on albergato. + + --Non te lassamo entrare;--iurato l'avem presente + che nullo ce può transire--ch'aia veste splacente; + e tu hai veste fetente,--l'odor n'ha conturbato. + + --Qual è 'l vestir ch'i' aggio--el qual me fa putigliosa? + ch'io lo voglio gettare--per esser a Dio graziosa, + e como deventi formosa--lo cor n'ho 'nanemato. + + --Ora te spoglia del mondo--e d'onne fatto mondano; + tu n'èi molto encarcata,--el cor non porti sano; + par che l'aggi sí vano--del mondo ove se' conversato. + + --Del mondo ch'agio 'l vestire,--vegente voi, me ne spoglio, + e nul encarco mondano--portar meco piú voglio; + ed omne creato ne toglio--ch'io en core avesse albergato. + + --Non ne pari spogliata--como si converría; + del mondo non se' desperata,--spene ci hai falsa e ria; + spògliate e gettala via,--ché 'l cor non sia reprovato. + + --Ed io me voglio spogliare--d'omne speranza ch'avesse, + e vogliomene fugire--da om che me sovenesse; + megli' è se en fame moresse--che 'l mondo me tenga legato. + + --Non ne pari spogliata--che glie ne sia 'n piacemento, + de spirital amistanza--grande n'hai vestimento; + usate ché getta gran vento--e molti sí ci on tralipato. + + --Molto m'è duro esto verbo--lassar loro amistanza; + ma veggio che lor usamento--m'arieca alcuna onoranza; + per acquistar la vilanza--siragio da lor occultato. + + --Non t'è oporto fugire--lor usamento a stagione, + ma ètte oporto fugire--de non oprir tua stacione; + per uscio entra latrone--e porta el tuo guadagnato. + + --Opriteme la porta,--pregove en cortesia, + ch'io possa trovar Iesú Cristo--en cui aggio la spene mia; + respondemi, amor, vita mia,--non m'eser ormai straniato. + + --Alma, poi ch'èi venuta--respondote volontire: + la croce è lo mio letto,--lá 've te poi meco unire; + sacci si vogl salire--haveráme po' albergato. + + --Cristo amoroso, e io voglio--en croce nudo salire; + e voglioce abracciato--Signor, teco morire; + gaio seram'a patire,--morir teco abracciato. + + + + +XLIII + +DE LA MISERICORDIA E IUSTIZIA E COMO FU L'OMO REPARATO: E PARLANO +DIVERSI. + + + L'omo fo creato virtuoso, + volsela sprezar per sua follía; + lo cademento fo pericoloso, + la luce fo tornata en tenebría; + lo resalire posto è fatigoso; + a chi nol vede parglie gran follía, + a chi lo passa pargli glorioso, + paradiso sente en questa via. + + L'omo quando en prima sí peccao, + deguastao l'ordene de l'amore; + ne l'amor proprio tanto s'abracciao, + che 'nantepuse sé al Creatore; + la Iustizia tanto s'endegnao, + che lo spogliao de tutto suo onore; + omne virtute sí l'abandonao, + al demone fo dato el possessore. + + La Misericordia, vedente + che l'omo misero era sí caduto, + de lo cademento era dolente, + ché con tutta sua gente era perduto; + gli suoi figliuoli aduna mantenente, + ed ha deliberato de l'aiuto; + mandagli messaggio de sua gente + ca l'omo misero sia subvenuto. + + La Misericordia sí ha mandata + de la sua gente fedel messagiera + che vada ad omo en quella contrada + che de lo desperare ferito era; + madonna Penetenza c'è trovata, + de tutta la sua gente fatt'ha schiera; + e descurrendo porta l'ambasciata + che l'omo non perisca en tal mainera. + + La Penetenza manda lo corrère + che l'albergo li deia apparecchiare; + la Contrizione è messagiere + e seco porta cose da spensare; + venendo a l'omo, miselse a vedere + e giá non c'era loco da posare; + tre suoi figliuoli sí fece venère + e misegli ne l'omo al cor purgare. + + En prima sí ha messo lo Timore + che tutto 'l core sí ha conturbato; + la falsa Securtá reietta fore + che l'omo avea preso ed engannato; + poi mise Conoscenza de pudore + vedendose sí sozo e deformato; + e nella fin glie die' gran Dolore + che Dio aveva offeso per peccato. + + Vedendo l'omo sé cusí sozato, + comenza malamente a suspirare; + la Compunzione gli fo a lato, + gli occhi giá non cessano de plorare; + la Penitenza col suo comitato + entra nel cuore ad abitare; + la Confessione sí ha parlato, + ma en nulla guisa pò Dio satisfare. + + Ca l'om per sé avea fatto lo tomo, + per sé deveva far relevamento; + per nulla guisa non trovava el como, + venneglie de sé diffidamento; + l'angel non tenea d'aiutar l'omo + e non potea con tutto el suo convento; + Dio potea ben refar lo domo, + ma non era tenuto per stromento. + + La Penetenza manda Orazione + che dica a corte quel che è scontrato, + com'ella sede en gran confusione, + ché del satisfar troppo è l'om privato: + --Misericordia peto e non Ragione + ed io la voglio lei per advocato; + de lacrime gli faccio offerzione + del cor contrito e molto amaricato.-- + + La Misericordia entra en corte + e la sua ragione sí ha allegato: + --Mesere, io me lamento de mia sorte, + ché la Iustizia sí me n'ha privato; + se l'om peccò e fece cose torte, + lo mio officio non c'è adoperato; + me co l'omo ha ferito a morte + de tutto mio onor sí m'ha spogliato.-- + + Iustizia s'appresenta 'nante 'l Rege, + a la questione fa responsura: + --Mesere, a l'om fo posto la lege, + volsela sprezare per sua fallura; + la pena gli fo data e non se tege + secondo la offensanza la penura; + cerca lo iudicio e correge + se nulla cosa è fatta fuor mesura. + + --Meser, non me lamento del iudicio + ch'ello non sia fatto con ragione; + lamentome ch'io non ci agio officio, + staragioce per zifra a la magione; + so demorata teco ab initio + giamai non sentíe confusione; + del mio dolor veder ne poi lo 'ndicio + quanto so amaricata ed ho cagione.-- + + Lo Patre onnipotente en caritate + lo suo voler sí ha demostrato, + e lo tesauro de la largitate + a la Misericordia ha donato, + che ella possa far la pietate + a l'omo per cui è stata advocato, + e la Iustizia segga en veritate + con tutto lo suo officio ordenato. + + Lo Patre onnipotente, en chi è 'l potere, + al suo Figliolo fa dolce parlamento: + --O Figliol mio, sommo sapere, + en tene iace lo sutigliamento; + de raquistar l'omo è en piacere + a tutto quanto lo nostro convento; + tutta la corte farai resbaldire + se tu vorrai sonar quello stromento. + + --O dolce Patre mio de reverenza, + ne lo tuo petto sempre so morato, + e la virtute de la ubidenza, + per mene si será esercitato; + tròvemese albergo d'avegnenza + lá 've deggia essere albergato, + ed io faraggio questa convegnenza + de conservar ciascuna nel suo stato.-- + + Dio per sua bontá sí ha formato + un corpo d'una giovene avenante; + e poi che 'l corpo fo organizato, + creocci l'alma en uno icto stante; + ed enestante l'ha santificato + da quello original peccato ch'ante + per lo primo omo era seminato + en tutte le progenie sue afrante. + + O terra senza tribulo né spina, + germinatrice de onne bon frutto; + de virtute e grazia sei pina, + poneste fine ne lo nostro lutto; + li qual per lo peccato eramo en pina + de Eva che mangiò lo veto frutto; + restauro de la nostra ruina, + Vergene Maria, beata en tutto! + + Como lo Nemico invidioso + giva a l'omo primo per tentare, + e como scaltrito e vizioso + se fe' a la moglier per engannare, + cusí lo Patre dolce pietoso + santo Gabriel volse mandare + a Vergene Maria che stava ascoso + per lo concepemento annunziare. + + --Ave plena di grazia en virtute, + enfra le femene tu se' benedetta!-- + Ella, pensando de queste salute, + de lo temore sí fo conestretta. + --Non te temere, ca en te son compiute + omne profezia che de te è ditta; + conceperai e parerai l'aiute + de l'umana gente ch'è sconfitta. + + --Del modo te demando co serane + ch'io concepa essendo vergen pura. + --Lo Spirito santo sopra te verrane + e la virtú de Dio fará umbratura; + sempre vergene te conservarane + e vergen averai sua genitura; + ecco Elisabet concetto hane + essendo vechia e sterile natura. + + Nulla cosa è impossibile a Dio, + ciò che glie piace esso pote fare; + però consenti al consiglio sio, + e tu respondi e di' ciò che te pare. + --Ecco l'ancilla de lo Signor mio; + ciò che tu dici, en me deggia fare!-- + Ed enestante Cristo concepío + vergene stando senza dubitare. + + Como Adam en prima fo formato + d'entatta terra, dice la Scrittura, + cusí de vergen Cristo fosse nato + che per lui venía far la pagatura; + nove mesi ce stette albergato, + nacque de verno e nella gran freddura, + nascendo en terra de suo parentato + né casa li prestâro né amantatura. + + Cetto encomenzâro la villanía + e la impietate e l'offensanza; + de cielo en terra per l'omo venía + a patir pena per l'altrui offensanza: + longo tempo gridammo el Messia + che riguarisse la nostra malanza, + ed ecco, nudo iace nella via + e nul è che de lui aggia pietanza! + + Le Virtute ensieme congregate + a Dio sí fanno grande lamentanza: + --Meser, vedete la viduitate + ch'avén patuta per altrui offensanza; + ad alcuno sí ne desponsate + che deggia aver a noi pietanza, + che obprobrio ne tolla e vilitate + e rendane lo pregio e l'onoranza. + + --Figliuole mie, andate al mio diletto + ché a llui vi voglio desponsare; + entro le soi mano sí ve metto + che con lui deggiáti reposare; + onore e pregio senza alcun defetto + da tutta gente faròve mirare; + e voi el me renderite sí perfetto + che sopra il ciel lo farò esaltare.-- + + Li Doni, odendo lo maritamento, + curreno con grande vivaceza: + --Meser, noi que facemo a sto convento? + staremo sempre mai en vedoveza; + quigno parrá de noi star en lamento + e tutta corte viver 'n alegreza? + se noi ce sonarim nostro stromento + tutta la corte terrimo en baldeza. + + --O figlioli miei, sete adunati + per rendere a la mia corte onore; + or currete ensemora, abracciati + lo mio diletto figlio redentore, + e le Virtute sí me esercitati + en tutto compimento de valore, + sí che con loro beatificati + siate nella corte de l'Amore.-- + + Le Beatitudine, questo odenno, + con gran vivaceza vengon a corte: + --Meser, le pelegrine a te venenno, + albergane ché simo de tua sorte; + peregrinato avemo state e verno + con molti amari dí e dure notte, + onom ne caccia e pargli far gran senno, + ché piú semo odiate che la morte. + + --Non si trovò nul omo ancora degno + d'albergare sí nobile tesaro; + albergove con Cristo e dolve 'n pegno + e voi l'averiti molto caro; + li frutti ve daragio poi nel regno, + possederete tutto el mio vestaro, + demostrariti Cristo como segno: + ecco lo mastro del nostro reparo.-- + + Lo nostro dolcissimo Redentore + a la Iustizia per l'omo ha parlato: + --Que ademandi a l'om peccatore + che deggia fare per lo suo peccato? + recolta centro e suo pagatore + de tutto quello che t'era obligato; + aiutar lo voglio per amore + e de satisfare so apparecchiato. + + --Mesere, se ve piace de pagare + lo debito che per l'omo è contratto, + voi lo podete, se ve piace, fare, + ché sete Dio ed omo però fatto; + comenzato avete a satisfare; + volentiere tieco faccio el patto, + ché tu solo sí me puoi placare + e sí con tieco faccio lo contratto. + + --O Misericordia, que ademanni + per l'omo per cui e' stata avocata? + ---Meser, che l'omo sia tratto de banni + che sbandito fo de sua contrata; + tribulata sí so stata molt'anni; + da poi che cadde, non fui consolata; + tutta la corte si mo ci aremanni, + se consoli me en lui compassionata. + + Ché la sua infirmitate è tanta, + per nulla guisa se porría guarire; + se omne lor difetto non t'amanta, + de quil che fuoro e so e so a venire, + potere, senno e la voglia santa + de trasformare en omne suo devere, + consolarai poi me misera afranta + che tanto ho pianto con amar sospiri. + + --Sotilmente hai ademandato, + ciò che demandi io sí voglio fare; + de l'amore sí so enebriato, + che stolto me faragio reputare + a comparare sí vile mercato, + e cosí gran prezo volere dare, + che l'om conosca quanto l'aggio amato, + morir ne voglio per lo suo peccare. + + --Mesere, ecco l'omo sí sozato + e de sí vilissima sozura, + s'egli en prima non fosse lavato, + non si porría soffrir la sua fetura; + or non se tarde ad esser medicato; + se tu nol fai, non è chi n'aggia cura; + da tutta gente sí è desperato + e semivivo sta en gran frantura. + + --Uno bagno molto prezioso + aggio ordenato, al mio parire; + che non sia l'omo tanto salavoso + che piú che neve nol faccia parire: + lo battesmo santo glorioso, + che d'omne male fa l'omo guarire; + chi se ne lava, serane avetoso, + se non recade per lo suo fallire.-- + + Iustizia, odendo questo fatto: + --Mesere, io me voglio satisfare; + l'omo sí fará meco el contratto + che servo se deggia confessare; + pensosse esser Dio rompendo 'l patto, + voglio che se deggia umiliare; + che fede me prometta e sirá atto + ad omnia ch'io voglio comandare. + + --Respondi, omo, e di' ciò che te pare, + se voli fare la promissione. + --Meser, ed io prometto de servare, + renunzo al demone ed a sua magione; + fede te prometto conservare + en omne gente ed en omne stagione; + credo per fede poterme salvare + e senza fede aver dannazione. + + --Meser, ecco l'uomo baptizato. + èglie oporto forza con mastría, + che contra lo Nemico sia armato + che possa stare en sua cavallaría; + ché lo Nemico è tanto esercitato, + vencerallo per forza o per falsía; + se da te non fosse confirmato, + 'nestante sí pigliára mala via. + + --Mesere, quando l'om fece fallanza, + sí me ferío molto duramente; + stoltamente pose sua speranza + ch'io non faría vendetta, al suo parvente; + voglio che conosca la fallanza, + e giammai non gli esca de mente, + segno porti en fronte en remembranza + quanto 'l peccato sí m'è dispiacente. + + --Meser, volontiere ne porto segno + ch'io so reformato a tua figura; + vedendome signato, lo Malegno + non ma' potèra con sua fortura. + --Ed io nella tua fronte croce segno + de crismate salute a tua valura; + confòrtate, combatte ch'io do regno + a quel ch'en mia schiera ben adura.-- + + La Misericordia è parlante: + --Meser, l'omo ha tanto degiunato, + che se de cibo non fusse sumante, + la debeleza l'ha giá consumato. + --Ed io li do lo mio corpo avenante, + el sangue ch'è uscito del mio lato, + pane e vino en sacramento stante + che da lo preite sará consecrato.-- + + Iustizia ce pete la sua parte: + --'Nante che l'omo se deggia cibare, + de caritate me fará le carte + ch'esso Dio sopr'omnia deggi amare, + el prossimo con Dio abbracciante + e sempre omne suo ben desiderare. + --Meser, ed io prometto de ciò farte + ch'io ne so tenuto e deggiol fare.-- + + La Misericordia non fina + ademandare la necessitate: + --Meser, se l'omo cadesse en ruina, + como faría de quell'infermitate? + --Ordenata gli ho la medicina: + la Penetenza, ch'è de tua amistate; + se mai lo repigliasse la malina, + recorra a lei: averá sanetate.-- + + Iustizia ce pete la sua sorte: + --Meser, io deggio stare a questa cura; + l'omo me sosterrá fin a la morte + a patir pena ed omne ria sciagura. + --Meser, ed io prometto de star forte + ad omne pena non sia tanto dura; + s'io obedisco, oprirai le porte + del ciel qual perdei per mia fallura. + + --Meser, l'omo è vestito de cargne + e nella carne pate grand'arsura; + se la concupiscenzia lui affragne, + dáglie remedio nella sua affrantura. + --Mogli' e marito, ensemora compagne, + usaranno enseme con paura + che lor concupiscenzia non cagne + lo entelletto de la mente pura. + + --Meser, se 'l matrimonio se usa + con la temperanza che è virtute, + la sua alma non sirá confusa, + e camperá de molte rei cadute. + --Mesere, la mia carne è viziosa, + sforzarolla a tutte mie valute, + perché la sua amistate m'è dannosa + e molte gente son per lei perdute.-- + + La Misericordia non posa + la necessitate ademandare: + --Meser, ordenate questa cosa + per chine sí se deggia dispensare. + --Autoritate sí do copiosa + ai preiti che lo deggian ministrare, + de benedire e consecrare osa + e de potere asciogliere e ligare.-- + + Iustizia, odendo questa storia, + si dice che nulla cosa vale + se de prudenza che virtute flòria + non è vestito lo sacerdotale, + e d'essa sia adornata la memoria; + omo ch'è preite salga sette scale, + e sia spogliato d'omne mala scoria, + ch'a terra non deduca le sue ale. + + La Misericordia, vedendo + la battaglia dura del finire, + li tre nemici ensemor convenendo, + ciascuno sí la briga de ferire: + --Meser, dacce aiuto defendendo, + che l'omo se ne possa ben schirmire. + --Olio santo ne l'estremo ungendo + lo Nemico non lo porrá tenire.-- + + Iustizia ce rieca una virtute + che molto bisogna a questo fatto, + la Fortetute contra rei ferute + sí ce speza e dice al gioco: «matto»; + le Sacramenta, ensemor convenute, + con le Virtute hanno fatto patto + de star ensieme e non sian devedute, + e la Iustitia sí ne fa 'l contratto. + + Iustizia sí ademanda l'atto + de la virtute en tutto suo piacere, + e la Misericordia tal fatto + per nulla guisa nol pò adempire; + ma se con li Doni pò fare patto, + ha deliberato de exercire; + ensemora domandan questo tratto + a Cristo che ce degia sovenire. + + Ad esercitare la caritate + lo don de sapienzia c'è dato, + e la speranza ch'è d'alta amistate, + lo don de lo 'ntelletto c'è donato; + la fede che gli cieli ha penetrate + lo don de lo conseglio c'è albergato; + li Doni e le Virtute congregate + ensemor hanno fatto parentato. + + La Iustizia ad esercitare + lo don de la forteza sí li dona; + ma la Prudenza bella non ce pare, + se 'l don de la scienzia non sona; + la Temperanza non pò bene stare + se 'l don de pietate non gli è prona; + la Fortetute non pò ben andare + se 'l don de lo timore non la zona. + + De la Fede e de lo Conseglio + lo povero de spirito è nato; + Forteza e Timore fatt'hanno figlio, + beato mito en tutto desprezato; + Iustizia e Forteza, lor simiglio, + beato lutto hanno generato; + Prudenza e Senno hanno fatto piglio, + fame de iustizia han apportato. + + De la Temperanza e Pietate + la Misericordia ne è nata; + de lo 'ntelletto spene alta amistate + mundicia de core on generata; + de la Sapienzia e Caritate + la pace de core si è tranquillata; + or preghimo l'alta Trinitate + che ne perdoni le nostre peccata. + + + + +XLIV + +DE LE PETIZIONE CHE SONO NEL PATERNOSTRO + + + En sette modi, co a me pare,--distinta è orazione; + como Cristo la 'nsegnòne--en paternostro sta notata. + + La prima orazione,--che a Dio l'om degia fare, + che lo nome suo ch'è santo--en noi degia santificare; + cristiani ne fe' vocare,--en Cristo sim battizati, + ché siam purificati--con la vita immaculata. + + La seconda orazione,--onde de' esser pregato, + ch'esso venga ad abitare--lo cor nostro consecrato; + e sèrvise poi sí mundato,--ch'esso ce possa regnare; + siría laido l'allecerare--poi ch'è fatta la 'nvitata. + + La terza orazione,--che 'l Signor ne volse dire, + com'è obedito en cielo--en terra se degia obedire: + 'nanteposto el suo volere--ad omne cosa che sia, + l'alma e 'l corpo en sua balía--sub la legge sua servata. + + La quarta che pete el pane,--tre pan trovo ademandate: + lo primo è devozione,--l'alme en Dio refocillate; + l'altro pan è el sacramento--ne l'altare consecrate, + l'altro pan ciascun mangia--o' nostra vita è sostentata. + + El primo pan tien con Dio--nella sua gran delettanza; + l'altro è 'l prossimo abracciato--nella fedel congreganza; + l'altro sí ne dá abondanza--nella vita che menamo, + che refezion agiamo--en omne cosa ch'è ordenata. + + La quinta, che pete a Dio--perdonanza del peccato; + mala fronte glie porta enante--chi col frate sta turbato: + ch'en suo figliol s'adottato,--tu porti sotta 'l coltello, + oderai lo mal appello--se i vai 'nante en ambasciata. + + Bona fronte glie porta 'nante--chi ha 'l prossimo en amore; + se glie pete perdonanza--che sia stato peccatore, + fali piena lo Signore--e la grazia sua li dona; + questa perdonanza bona--con la sua s'è acompagnata. + + La sesta che no ne lasse--enducere en tentazione; + ché se esso n'abandona,--sem menati a la pregione: + carne, mondo, li demòne--ciascun fa sua legatura, + en quanta ne mena bruttura--lo mio cor non l'ha stimata. + + Se 'l Signor con noi demora,--piovan, nenguan le battaglie, + ciascuna ne dá guadagno--de vittoria en travaglie; + fa fugar quelle sembiaglie--de quigli forti nemici, + fanne deventar felici--la sua bona compagnata. + + La settima orazione--che ne campi dagli mali, + de le colpe e degl peccati--che è fuore d'enfernali, + e de mali exterminali--che stan giú in quella fornace: + omne cosa che despiace--loco sí sta cumulata. + + + + +XLV + +COMO DIO APPARE NE L'ANIMA EN CINQUE MODI + + + En cinque modi appareme--lo Signor en esta vita; + altissima salita--chi nel quinto è entrato. + + Lo primo modo chiamolo--stato timoroso, + lo secondo pareme--amor medecaroso, + lo terzo amore pareme--viatico amoroso, + lo quarto è paternoso,--lo quinto è desponsato. + + Nel primo modo appareme--nell'alma Dio Signore; + da morte suscitandola--per lo suo gran valore, + fuga la demonia--che me tenean 'n errore, + contrizion de cuore--l'amor ci ha visitato. + + Poi vien como medico--ne l'alma suscitata, + confortala ed aiutala,--ché sta sí vulnerata; + le sacramenta ponece--che l'hanno resanata, + ché l'ha cusí curata--lo medico ammirato. + + Como compagno nobile--lo mio amor apparuto, + de trarme de miseria--donarme lo suo aiuto, + per le virtute mename--en celestial saluto; + non degio star co muto,--tanto bene occultato. + + Lo quarto modo appareme--como benigno pate, + cibandome de donora--de la sua largitate; + da poi che l'alma gusta--la sua amorositate, + sente la redetate--de lo suo paternato. + + Lo quinto amore mename--ad esser desponsata, + al suo Figliol dolcissimo--essere copulata; + regina se' degli angeli,--per grazia menata, + en Cristo trasformata--en mirabel unitato. + + + + +XLVI + +COMO L'ANIMA PER FEDE VIENE A LE COSE INVISIBILE + + + Con gli occhi ch'agio nel capo--la luce del dí mediante + a me representa denante--cosa corporeata. + + Con gli occhi ch'agio nel capo--veggio 'l divin sacramento, + lo preite me mostra a l'altare,--pane sí è en vedemento; + la luce ch'è de la fede--altro me fa mostramento + agli occhi mei c'ho dentro--en mente razionata. + + Li quattro sensi dicono:--Questo si è vero pane.-- + Solo audito resistelo,--ciascun de lor fuor remane, + so' queste visibil forme--Cristo occultato ce stane, + cusí a l'alma se dáne--en questa misteriata. + + Como porría esser questo?--vorríal veder per ragione, + l'alta potenzia divina--somettiriti a ragione; + piacqueglie lo ciel creare--e nulla ne fo questione; + voi que farite entenzone--en questa sua breve operata? + + A lo 'nvisibile cieco--vien con baston de credenza, + a lo divin sacramento--vienci con ferma fidenza; + Cristo che lí ce sta occulto--dátte la sua benvolenza, + e qui se fa parentenza--de la sua grazia data. + + La corte o' se fon ste noze--sí è questa chiesa santa, + tu vien' a lei obedente--ed ella de fé t'amanta; + poi t'apresenta al Signore,--essa per sposa te planta, + loco se fa nova canta--ché l'alma per fé è sponsata. + + E qui se forma un amore--de lo envisibile Dio; + l'alma non vede, ma sente--che glie despiace onne rio; + miracol se vede infinito:--lo 'nferno se fa celestío, + prorompe l'amor frenesío--piangendo la vita passata. + + O vita mia maledetta,--mondana, lussuriosa, + vita de scrofa fetente,--sozata en merda lotosa, + sprezando la vita celeste--de l'odorifera rosa, + non passerá questa cosa--ch'ella non sia corrottata. + + O vita mia maledetta,--villana, entrata, soperba, + sprezando la vita celeste--a Dio stata so sempre acerba, + rompendo la lege e statuti,--le sue santissime verba, + ed esso de me fatt'ha serba,--ché non m'ha a lo 'nferno dannata. + + Anima mia, que farai--de lo tuo tempo passato? + non è dannagio da gioco--ch'ello non sia corrottato; + planti, sospiri e dolori--sirágione sempre cibato; + lo mio gran peccato--ch'a Dio sempre so stata engrata. + + Signor, non te veio, ma veio--che m'hai en altro om mutato; + l'amor de la terra m'hai tolto,--en cielo sí m'hai collocato; + te dagetor non vegio,--ma vegio e tocco 'l tuo dato, + ché m'hai lo corpo enfrenato--ch'en tante bruttur m'ha sozata. + + O castitate, que è questo--che t'agio mo en tanta placenza? + ed onde speregia esta luce--che data m'ha tal conoscenza? + vien de lo patre de lumi--che spira la sua benvoglienza + e questo non è fallenza--la grazia sua c'ha spirata. + + O povertate, que è questo--che t'agio mo en tanto piacire, + ca tutto lo tempo passato--orribel me fosti ad udire? + piú m'affligea che la freve--quando venea 'l tuo pensire, + ed or t'agio en tanto desire,--che tutta de te so enamata. + + Venite a veder meraveglia--che posso mo el prossimo amare, + e nulla me dá mo graveza--poterlo en mio danno portare; + e de la iniuria fatta--lebbe sí m'è el perdonare; + e questo non m'è bastare--se non so en suo amor enfocata. + + Venite a veder meraveglia--che posso mo portar le vergogne, + che tutto 'l tempo passato--sempre da me fuor da logne; + or me dá un'alegreza,--quando vergogna me iogne, + però che con Dio me coniogne--nella sua dolce abracciata. + + O fede lucente, preclara,--per te so venuto a sti frutti; + benedetta sia l'ora e la dine--ch'io credetti a li toi mutti; + parme che questa sia l'arra--de trarme a ciel per condutti; + l'affetti mei su m'hai redutti--ch'io ami la tua redetata. + + + + +XLVII + +DE LA BATTAGLIA DEL NEMICO + + + Or udite la battaglia--che me fa el falso Nemico, + e serave utilitate--se ascoltáti quel ch'io dico. + + Lo Nemico sí me mette--sutilissima battaglia, + con quel venco sí m'afferra,--sí sa metter sua travaglia. + + Lo Nemico sí me dice:--Frate, frate, tu se' santo; + grande fama e nomenanza--del tuo nome è en onne canto. + + Tanti beni Dio t'ha fatti--per novello e per antico, + non gli t'avería mai fatti--se nogl fossi caro amico. + + Per ragione te demostro--che te pòi molto alegrare, + l'arra n'hai del paradiso--non ne pòi mai dubitare. + + --O Nemico engannatore,--como c'entri per falsía! + fusti fatto glorioso--en quella gran compagnia. + + Molti beni Dio te fece--se gli avessi conservati; + appetito sciordenato--su del ciel t'ha trabocato. + + Tu diavol senza carne,--ed io demone encarnato, + c'agio offes'el mio Signore--non so el numero del peccato.-- + + El Nemico non vergogna,--a la stanga sta costante, + con la mia responsione--sí me fere duramente. + + --O bruttura d'esto mondo,--non vergogni de parlare, + c'hai offeso Dio e l'omo--en molte guise per peccare? + + Io offesi una fiata,--enestante fui dannato, + e tu, pieno de peccato,--pènsete d'essere salvato? + + --O Nemico, giá non penso--per mio fatto de salvare, + la bontate del Signore--sí me fa de lui sperare. + + So securo che Dio è bono,--la bontá de' essere amata, + la bontate sua m'ha tratta--d'esser de lui 'namorata. + + Se giamai non me salvasse--non de' essere meno amato; + ciò che fa lo mio Signore--si è iusto ed èmme a grato.-- + + Lo Nemico sí remuta--en altra via tentazione: + --Quando farai penitenza,--se non prendi la stascione? + + Tu engrassi questa carne--a li vermi en sepultura, + deveríla cruciare--en molta sua mala ventura. + + Non curar piú d'esto corpo,--ché la cura n'ha 'l Signore + né de cibo né de vesta--non curar del malfattore. + + --Falsadore, io notrico--lo mio corpo, no l'occido; + de la tua tentazione--beffa me ne faccio e rido. + + Io notrico lo mio corpo--che m'aiuta a Dio servire, + a guadagnar quella gloria--che perdesti en tuo fallire. + + --Gran vergogna è a te fallace--sostener carne corrutta, + la battaglia cusí dura--guadagnar lo ciel per lutta. + + Tu me par che si' indiscreto--per lo modo che tu fai, + cruciar cusí el tuo corpo--e de lui cagion non hai. + + Tu deveri aver cordoglio,--ché è vecchio e descaduto, + non deveri poner soma--né che solva piú tributo. + + Tu deveri amar lo corpo--como ami l'anima tua, + ché t'è grande utilitate--la prosperitate sua.-- + + --Io notrico lo mio corpo--dargli sua necessitate, + accordati simo ensieme--che vivamo en castitate. + + Per l'astinenza ordenata--el corpo è deventato sano, + molte enfirmitá ha carite--che patea quand'era vano. + + Tutta l'arte medicina--sí se trova en penetenza, + che gli sensi ha regolati--en ordenata astinenza. + + --Un defetto par che aggi--che è contra la caritate; + degli pover vergognosi--non par ch'agi pietate. + + Tu deveri toller frate--che te voi l'om tanto dare, + sovenir a besognosi--che vergognan demandare. + + E faríe utilitate--molto grande al daitore, + e siría sostentamento--grato a lo recepetore. + + --Non so piú che m'è tenuto--lo mio prossimo d'amare, + e per me l'agio arnunzato--per potere a Dio vacare. + + S'io pigliasse questa cura--per far loro acattaría, + perdería la mia quiete--per lor mercatantaría. + + S'io tollesse e daesse,--nogl porría mai saziare, + e turbára el daitore--non contento del mio dare. + + --Un defetto par che agi--del silenzo del tacere, + multi santi per quiete--nel deserto volser gire. + + Se tu, frate, non parlassi--siría edificazione, + molta gente convertèra--ne la tua amirazione. + + La Scrittura en molte parte--lo tacere ha commendato, + e la lengua spesse volte--fa cader l'om en peccato. + + --Tu me par che dichi vero,--se bon zelo te movesse; + en altra parte vòi ferire--s'io a tua posta tacesse. + + Lo tacere è vizioso--chello o' l'om déi parlare: + lo tacer lo ben de Dio--quando 'l deve annunziare. + + Lo tacer ha 'l suo tempo,--el parlar ha sua stagione, + curre omo questa vita--fin a consumazione. + + --Un defetto par che agi:--che lo ben non sa' occultare, + el Signor te n'amaestra--ch'en occulto el degi fare. + + De far mostra l'om del bene--pare vanaglorioso, + el vedente exdificato--demostrarli l'om tal oso. + + Lo Signore che te vede--esso sí è 'l pagatore, + non far mostra al tuo frate--che sia tratto a farte onore. + + --La mentale orazione--quella occulta rendo a Dio, + e lo cor serrat'ha l'uscio,--ché nol vegia el frate mio. + + Ma la orazion vocale--quella el frate deve audire: + ché siría exdificato,--se la volesse tacire. + + Non se deggon occultare--opere de pietate, + se al frate l'occultasse,--cadería en impietate. + + --Frate, frate, haime vento:--non te saccio piú que dire: + veramente tu se' santo,--sí te sai da me coprire! + + Non trovai ancor chivelli--ch'esso m'agia sí abattuto; + en tante cose t'ho tentato--ed en tutte m'hai venciuto. + + Tal m'hai concio a questa volta--che de me sí sta securo; + che giamai a te non torno,--sí t'agio trovato duro! + + --Or è bono a far la guarda--che m'hai data securtate; + omne cosa che tu dici,--sí è pien de falsitate. + + Se en tuo ditto me fidasse,--piú siría che pazo e stolto + ché da onne veritate--sí se' delongato molto. + + Io faraio questa guarda,--che staraio sempre armato + contra te, falso Nemico,--ed encontra lo peccato. + + Or te guarda, anima mia,--che 'l Nemico non t'enganni + ché non dorme né cotoza--per farte cadere nei banni. + + + + +XLVIII + +DE L'INFIRMITÁ E MALI CHE FRATE IACOPONE DEMANDAVA PER ECCESSO DE CARITÁ + + + O Signor, per cortesia,--mandame la malsanía! + + A me la freve quartana,--la contina e la terzana, + la doppia cotidiana--colla grande idropesía. + + A me venga mal de dente,--mal de capo e mal de ventre, + a lo stomaco dolor pungente,--en canna la squinantía. + + Mal de occhi e doglia de fianco--e l'apostèma al lato manco + tiseco me ionga en alco--ed omne tempo la frenesía. + + Agia el fegato rescaldato,--la milza grossa, el ventre enfiato, + lo polmone sia piagato--con gran tossa e parlasía. + + A me vengan le fistelli--con migliaia de carboncelli, + e li granchi sian quelli--che tutto pieno ne sia. + + A me venga la podagra,--mal de ciglia sí m'agrava, + la disintería sia piaga--e l'emoroide a me se dia. + + A me venga el mal de l'asmo--e ióngasece quel del pasmo, + como al can venga rasmo--ed en bocca la grancía. + + A me lo morbo caduco--de cadere en acqua e 'n foco, + e giamai non trovi loco--ch'io afflitto non ce sia. + + A me venga cechitate,--muteza e sorditate, + la miseria e povertate--ed onne tempo en trappería. + + Tanto sia el fetor fetente,--che non sia nul om vivente + che non fuga da me dolente,--posto en tanta enfermaría. + + En terribile fossato,--che Regoverci è nominato, + loco sia abandonato--da onne bona compagnía. + + Gelo, grandine, tempestate,--fulguri, troni, oscuritate, + non sia nulla aversitate--che me non agia en sua balía. + + Glie demonia enfernali--essi sian mei ministrali, + che m'exerciten li mali--c'ho guadagnati a mia follía. + + Enfin del mondo a la finita--sí me duri questa vita, + e poi, a la sceverita,--dura morte me se dia. + + Elegome en sepultura--ventre de lupo en voratura, + e le reliquie en cacatura--en spineta e rogaría. + + Gli miracol po' la morte--chi ce vien agia le scorte, + e le vessazion forte--con terribel fantasía. + + Onom che m'ode mentovare--sí se degia stupefare, + colla croce sé signare--ché mal contro non sia en via. + + Signor mio, non è vendetta--tutta la pena c'ho detta, + ché me creasti en tua diletta--ed io t'ho morto a villanía. + + + + +XLIX + +DE LA COSCIENZIA PACIFICATA + + + O coscienzia mia,--grande me dái mo reposo; + giá non è stato tuo oso--per tutto lo tempo passato. + + Tutto lo tempo passato,--da poi ch'io me recordo, + sempre m'hai tribulato--e vissa meco en descordo; + e non èi passata co sordo,--sempre de me mormorando, + ed onne mio fatto blasmando--giá non sia tanto occultato. + + Da puoi ch'io fui creata,--Dio ordinò mia natura, + ed agiola sí conservata,--che non l'ho fallata a nul'ura; + iudicio de dirittura--me fu ordenato nel core, + scritto ne porto el tenore--de tutto el tuo operato. + + Qual è rason che mo tace,--e nulla me dái molesta? + hame donato una pace,--sempre con teco agio festa; + vita meno celesta,--poi ch'io non t'agio a ribello, + ca lo splacer tuo è coltello--ch'entro al merollo ha passato. + + Ragion è ch'io deia posare,--poi che 'l iudicio hai fatto; + iustizia sí t'è en amare--e messo i e' t'en man entrasatto; + e nullo volesti far patto,--ciò che ne fae sí te piace, + e loco si fonda la pace--che il mio furor ha placato. + + + + +L + +DE LA GRANDE BATTAGLIA DE ANTICRISTO + + + Or se parrá chi averá fidanza! + la tribulanza ch'è profetizata, + da onne lato vegiola tonare. + + La luna è scura, el sole ottenebrato, + le stelle del cielo vegio cadere; + l'antiquo serpente pare scapolato, + tutto lo mondo vegio lui sequire; + l'acque s'ha bevute da onne lato, + fiume Giordan se spera d'enghiuttire, + lo popolo de Cristo devorare. + + Lo sole è Cristo che non fa mo segna + per fortificare li soi servente; + miracoli non vedemo che sostegna + la fidelitate nella gente; + question ne fa gente malegna, + obproprio ne dicon malamente, + rendendo lor ragion nogl potem trare. + + La luna sí è la ecclesia scurata, + la qual la notte al mondo relucía, + papa e cardenal con lor guidata; + la luce è tornata en tenebría; + la universitate clericata + è encorsata e pres'ha mala via: + o sire Dio, chi porrá scampare? + + Le stelle che del cielo son cadute, + la universitate reliosa, + molte de la via sí son partute, + entrate per la via pericolosa; + l'acque del diluvio son salute, + coperti i monti, sommerso onne cosa; + aiuta, Dio, aiuta lo notare! + + Tutto el mondo veggio conquassato + e precipitando va en ruina; + como l'omo che è enfrenetecato, + al qual non può om dar medicina, + li medici sí l'hanno desperato, + ché non glie giova encanto né dottrina, + vedemolo en extremo lavorare. + + Tutta la gente vegio ch'è signata + del caratte de l'antiquo serpente; + ed en tre parte l'hane divisata; + chi campa d'uno, l'altro el fa dolente; + l'avarizia nello campo è entrata, + fatt'ha sconfitta e morta molta gente, + e pochi son che vogliano restare. + + Se alcun ne campa d'esta enfronta, + metteglie lo dado del sapere; + enfia la scienzia en alto monta, + vilipende gli altri e sé tenere; + a l'altra gente le peccata conta, + li suoi porta drieto a non vedere, + voglion dir molto e niente fare. + + Quigli pochi che ne son campati + de questi doi legami dolorosi, + en altro laccio sí gli ha 'ncatenati; + de fare signi sí son desiosi, + far miracoli, render senetati, + de rapti e profezie son golosi; + se alcun ne campa, sí pò Dio laudare. + + Ármate, omo, ché se passa l'ora + che possi campare di questa morte; + ché nulla ne fo ancora sí dura + né altra ne sará giamai sí forte; + gli santi n'áber molto gran paura + de venir a prender queste scorte; + d'essere securo stolto me pare. + + + + +LI + +COMO LA VERITÁ PIANGE CH'È MORTA LA BONTADE + + + La Veritade piange,--ch'è morta la Bontade; + e mostra le contrade--lá 've è vulnerata. + + La Veritá envita--tutte le creature + che vengano al corrotto--ch'è de tanto dolure; + cielo, terra e mare,--aere, foco e calure + fanno grande romure--de sta cosa scontrata. + + Piange la Innocenzia:--En Adam fui ferita, + en Cristo resuscitata,--or so morta e perita; + vendeca nostra eniuria,--Maiestate enfinita, + che vegia om la fallita--per la pena portata.-- + + La Legge naturale--sí fa gran lamentanza, + e fa uno corrotto--che è de gran pietanza: + --O Bontá nobilissima,--chi ne fará vegnanza + de tanta iniquitanza--ch'en te è demostrata?-- + + La Legge mosaica--con le diece Precetta + fanno grande romore--de la Bontá diletta: + --O Bontá nobilissima,--co te vedemo afflitta! + chi ne fará venditta,--ché t'hanno sí sprezata?-- + + La Legge de la grazia--con lo suo parentato + fanno clamore en alto--sopra lo ciel passato: + --O Patre onnipotente,--pari adormentato + de sto danno scontrato,--ché onne cosa è guastata.-- + + L'alta Vita de Cristo--con la Encarnazione + fanno clamor sí alto--sopra omne clamagione; + clama la sua Dottrina,--clama la Passione: + --Signor, fanne ragione,--che sia ben vendicata.-- + + La divina Scrittura--con la Filosofia + fanno uno corrotto--con grande dolentía: + --O Bontá nobilissima,--nostro tesauro e via, + grande fo villanía--averte sí sprezata.-- + + Gli Articoli de la fede--sí s'onno congregati: + --Oi lassi noi, dolenti--co semo desolati! + nostra fatica e frutti--sémone derobbati, + la vita en tal peccati--non sia piú comportata.-- + + Le Virtude piangono--de uno amaro pianto: + --O Bontá nobilissima,--nostro tesauro e canto, + non trovamo remedio--de lo dannagio tanto, + lo nostro dolor tanto--nulla mente ha stimata.-- + + Piangono le Sacramenta:--Noi volem morire, + da poi che la Bontade--vedemo sí perire; + non ne giova el vivere--non sapem ove gire; + vendeca, iusto Sire,--ch'ell'è sí mal trattata.-- + + Li Doni de lo spirito--chiamano ad alta vuce: + --Vendeca nostra eniuria,--alta divina luce; + aguarda lo naufragio--che patem 'n esta fuce; + se tu non ne conduce,--perim 'n esta contrata.-- + + Fanno grande corrotto--l'alte Beatitute: + --Aguardace, Signore,--co sem morte e battute! + oi lasse noi dolente,--a que sem devenute! + peggio simo tenute--che vizia reprobata.-- + + Piangon le Relione--e fanno gran lamento: + --Aguardace, Signore,--a lo nostro tormento; + poi che Bontate è morta,--semo en destrugemento; + come la polve al vento--nostra vita è tornata. + + Li Frutti de lo spirito--sí fanno gran romore: + --Vendica nostra eniuria,--alto, iusto Signore; + la curia romana,--c'ha fatto esto fallore, + corriamoci a furore,--tutta sia dissipata. + + Fansi chiamar ecclesia--le membra d'Anticrisso! + aguardace, Signore,--non comportar piú quisso; + purgata questa ecclesia--e quel che ci è mal visso + sia en tal loco misso--che purge i soi peccata. + + + + +LII + +COMO CRISTO SE LAMENTA DE LA CHIESA ROMANA + + + Iesú Cristo se lamenta--de la Chiesa romana, + che gli è engrata e villana--de l'amor che gli ha portato. + + --Da poi ch'io presi carne--de la umana natura, + sostenni passione--con una morte dura; + desponsai la Ecclesia--fidelissima e pura, + puse en lei mia cura--d'un amore apicciato. + + Gli mei pover discipoli--per lo mondo mandai, + de lo Spirito santo--lor coragio enflammai, + la fede mia santissima--per lor sí semenai, + molti segni mostrai--per l'universo stato. + + Vedendo el mondo cieco--tanti segni mostrare, + a omini idioti--tanto saper parlare, + fuor presi d'amiranza,--credere e battizare, + essi quegl segni fare--onde será amirato. + + Levossi l'idolatria--col suo pessimo errore, + puose en arte magica--li signi del Signore, + accecò gli populi;--rege, emperadore + occisero a dolore--omne messo mandato. + + Tanto era lo fervore--de la primera fede, + occidendone uno,--mille lassava erede; + stancava li carnifici--de farne tanta cede, + martirizata fede--vicque per adurato. + + Levosse la eresía--e fece gran semblaglia, + contra la veritate--fece gran battaglia, + sofisticato vero--sua seminò zizaglia, + non fo senza travaglia--cotal ponto passato. + + Mandai li mei dottori--con la mia sapienza, + disputaron e 'l vero--mostrâro senza fallenza, + sconfissero e cacciâro--omne falsa credenza, + demonstrâr mia prudenza--de vivere ordenato. + + Vedete el mio cordoglio--a que so mo redutto! + lo falso clericato--sí m'ha morto e destrutto, + d'ogne mio lavoreccio--me fon perder lo frutto, + maior dolor che morte--da lor aggio portato. + + + + +LIII + +DEL PIANTO DE LA CHIESA REDUTTA A MAL STATO + + + Piange la Ecclesia, piange e dolura, + sente fortura di pessimo stato. + + --O nobilissima mamma, que piagni? + mostri che senti dolur molto magni; + narrame 'l modo perché tanto lagni, + ché sí duro pianto fai smesurato. + + --Figlio, io sí piango ché m'aggio anvito; + veggiome morto pate e marito; + figli, fratelli, nepoti ho smarrito, + omne mio amico è preso e legato. + + So circundata da figli bastardi, + en omne mia pugna se mostran codardi, + li mei legitimi spade né dardi + lo lor coragio non era mutato. + + Li mei legitimi era en concorda, + veggio i bastardi pien de discorda, + la gente enfedele me chiama la lorda + per lo reo exemplo ch'i' ho seminato. + + Veggio esbandita la povertate, + nullo è che curi se non degnetate; + li mei legitimi en asperitate, + tutto lo mondo gli fo conculcato. + + Auro ed argento on rebandito, + fatt'on nemici con lor gran convito, + omne buon uso da loro è fugito, + donde el mio pianto con grande eiulato. + + O' sono li patri pieni de fede? + nul è che curi per ella morire; + la tepedeza m'ha preso ed occede, + el mio dolore non è corrottato. + + O' son li profeti pien de speranza? + nul è che curi en mia vedovanza; + presunzione presa ha baldanza, + tutto lo mondo po' lei s'è rizato. + + O' son gli apostoli pien de fervore? + nul è che curi en lo mio dolore; + uscito m'è scontra el proprio amore + e giá non veggio ch'egl sia contrastato. + + O' son gli martiri pien de forteza? + non è chi curi en mia vedoveza; + uscita m'è scontra l'agevoleza, + el mio fervore si è anichilato. + + O' son li prelati iusti e ferventi, + che la lor vita sanava la gente? + uscit'è la pompa, grossura potente, + e sí nobel orden m'ha maculato. + + O' son gli dottori pien de prudenza? + molti ne veggio saliti en scienza; + ma la lor vita non m'ha convenenza, + dato m'on calci che 'l cor m'ha corato. + + O religiosi en temperamento, + grande de voi avea piacemento; + or vado cercando omne convento, + pochi ne trovo en cui sia consolato. + + O pace amara co m'hai sí afflitta! + mentre fui en pugna sí stetti dritta, + or lo riposo m'ha presa e sconfitta, + el blando dracone sí m'ha venenato. + + Nul è che venga al mio corrotto, + en ciascun stato sí m'è Cristo morto; + o vita mia, speranza e deporto, + en omne coraggio te veggio afocato! + + + + +LIV + +EPISTOLA A CELESTINO PAPA QUINTO, CHIAMATO PRIMA PETRO DA MORRONE + + + Que farai, Pier da Morrone?--èi venuto al paragone. + + Vederimo el lavorato--che en cella hai contemplato; + se 'l mondo de te è 'ngannato,--séquita maledizione. + + La tua fama alt'è salita,--en molte parte n'è gita; + se te sozzi a la finita,--agl buon sirai confusione. + + Como segno a sagitta,--tutto 'l mondo a te affitta; + se non tien bilanza ritta,--a Dio ne va appellazione. + + Se se' auro, ferro o rame--proveráte en esto esame; + quegn'hai filo, lana o stame--mostreráte en est'azone. + + Questa corte è una fucina--che 'l buon auro se ci afina; + se llo tiene altra ramina,--torna en cenere e carbone. + + Se l'officio te deletta,--nulla malsanía piú è 'nfetta; + e ben è vita maledetta--perder Dio per tal boccone. + + Grande ho aúto en te cordoglio--co te uscío de bocca:--Voglio;-- + ché t'hai posto iogo en coglio--che t'è tua dannazione. + + Quando l'uomo virtuoso--è posto en luoco tempestoso, + sempre el trovi vigoroso--a portar ritto el gonfalone. + + Grand'è la tua degnitate,--non è meno la tempestate; + grand'è la varietate--che troverai en tua magione. + + Se non hai amor paterno,--lo mondo non girá obedenno; + ch'amor bastardo non è denno--d'aver tal prelazione. + + Amor bastardo ha 'l pagamento--de sotto dal fermamento; + ché 'l suo falso entendemento--de sopre ha fatto sbandegione. + + L'ordene cardenalato--posto è en basso stato; + ciaschedun suo parentato--d'ariccar ha entenzione. + + Guárdate dagl prebendate--che sempre i trovera' afamate; + e tant'è la lor siccitate,--che non ne va per potagione. + + Guárdate dagl barattere--che 'l ner per bianco fon vedere; + se non te sai ben schirmere--canterai mala canzone. + + + + +LV + +CANTICO DE FRATE IACOPONE DE LA SUA PREGIONIA + + + Que farai, fra Iacovone?--se' venuto al paragone. + + Fusti al monte Pelestrina--anno e mezo en disciplina; + pigliasti loco malina,--onde hai mo la pregione. + + Prebendato en corte i Roma,--tale n'ho redutta soma; + omne fama mia s'afoma,--tal n'aggio maledezone. + + So arvenuto prebendato,--ché 'l capuccio m'è mozato, + perpetuo encarcerato--encatenato co lione. + + La pregione che m'è data,--una casa soterrata; + arescece una privata,--non fa fragar de moscone. + + Nullo omo me pò parlare,--chi me serve lo pò fare; + ma èglie oporto confessare--de la mia parlazione. + + Porto getti de sparvire,--sonagliando nel mio gire; + nova danza ce pò udire--chi sta presso a mia stazone. + + Da poi ch'i' me so colcato,--revoltome ne l'altro lato, + nei ferri so zampagliato,--engavinato en catenone. + + Agio un canestrello apeso--che dai sorci non sia offeso, + cinque pani, al mio parviso,--pò tener lo mio cestone. + + Lo cestone sta fornito--sette de lo dí transíto, + cepolla per appetito,--nobel tasca de paltone. + + Po' che la nona è cantata,--la mia mensa apparecchiata; + omne crosta è radunata--per empir mio stomacone. + + Rècamese la cocina,--messa en una mia catina; + puoi ch'abassa la ruina,--bevo e 'nfondo el mio polmone. + + Tanto pane enante affetto,--che n'è statera un porchetto; + ecco vita d'uomo stretto,--nuovo santo Ilarione. + + La cocina manecata,--ecco pesce en peverata; + una mela me c'è data--e par taglier de storione. + + Mentre mangio ad ura ad ura--sostegno grande freddura, + lèvome a l'ambiadura--stampiando el mio bancone. + + Paternostri otto a denaro--a pagar lo tavernaro; + ch'io non agio altro tesaro--a pagar lo mio scottone. + + Se ne fosser proveduti--gli frati che son venuti + en corte pro argir cornuti,--che n'avesser tal boccone! + + Se n'avesser cotal morso,--non faríen cotal discorso; + en gualdana corre el corso--per aver prelazione. + + Povertate poco amata,--pochi t'hanno desponsata, + se se porge vescovata--che ne faccia arnunzascione. + + Alcun è che perde el monno,--altri el lassa como a sonno, + altri el caccia en profonno:--diversa han condizione. + + Chi lo perde è perduto,--chi lo lassa è pentuto, + chi lo caccia ha 'l proferuto,--èglie abominazione. + + L'uno stando gli contenne,--l'altri dui arprende arprende, + se la vergogna se spenne,--vederai chi sta al passone. + + L'ordene sí ha un pertuso--ch'a l'uscir non è confuso, + se quel guado fusse archiuso--starían fissi al magnadone. + + Tanto so gito parlando,--corte i Roma gir leccando, + c'ho ragionto alfin lo bando--de la mia presunzione. + + Iaci, iaci en esta stia--come porco de grassía! + lo natal non trovería--chi déme lieve paccone. + + Maledicerá la spesa--lo convento che l'ha presa; + nulla utilitá n'è scesa--de la mia reclusione. + + Faite, faite que volite,--frati che de sotto gite; + ca le spese ce perdite,--prezo nullo de prescione. + + Ch'aio grande capitale,--ché me so uso de male, + e la pena non prevale--contra lo mio campione. + + Lo mio campion è armato,--del mio odio scudato, + non pò esser vulnerato--mentre ha collo lo scudone. + + O mirabel odio mio,--d'omne pena hai signorío, + nullo recepi engiurío,--vergogna t'è esaltazione. + + Nullo te trovi nemico,--onnechivegli hai per amico; + io solo me so l'inico--contra mia salvazione. + + Questa pena che m'è data--trent'ann'è che l'agio amata; + or è gionta la giornata--d'esta consolazione. + + Questo non m'è orden novo,--ché 'l capuccio longo arprovo, + ch'anni diece enteri truovo--ch'i' 'l portai gir bizocone. + + Loco feci el fondamento--a vergogne e schirnimento; + le vergogne so co vento--de vessica de garzone. + + Questa schiera è sbarattata,--la vergogna è conculcata, + Iacovon la sua masnata--curre al campo al gonfalone. + + Questa schiera mess'è 'n fuga,--venga l'altra che succurga; + se nul'altra non ne surga,--anco attende al padiglione. + + Fama mia, t'aracomando--al somier che va raghiando, + puo' la coda sia 'l tuo stando--e quel te sia per guidardone. + + Carta mia va', metti banda,--Iacovon pregion te manda + en corte i Roma, ché se spanda--en tribú, lengua e nazione.[2] + + +NOTE: + + [2] Questa stanzia sequente era piú in certi libri: + + E di' co iaccio sotterrato,--en perpetuo carcerato; + en corte Roma ho guadagnato--sí bon beneficione. + + (Nota del Bonaccorsi). + + + + +LVI + +EPISTOLA A PAPA BONIFAZIO OTTAVO + + + O papa Bonifazio,--io porto el tuo prefazio + e la maledizione--e scomunicazione. + + Colla lengua forcuta--m'hai fatta sta feruta, + che colla lengua ligni--e la piaga me stigni. + + Ché questa mia feruta--non può esser guaruta + per altra condizione--senza assoluzione. + + Per grazia te peto--che me dichi:--Absolveto-- + e l'altre pene me lassi--fin ch'io del mondo passi. + + Puoi, se te vol provare--e meco esercitare, + non de questa materia,--ma d'altro modo prelia. + + Se tu sai sí schirmire--che me sacci ferire, + tengote bene esperto--se me fieri a scoperto. + + Ch'aio doi scudi a collo--e, se io non me li tollo, + per secula infinita--mai non temo ferita. + + El primo scudo sinistro,--l'altro sede al diritto; + lo sinistro scudato--lo diamante ha provato. + + Nullo ferro ci aponta,--tanto c'è dura pronta! + Questo è l'odio mio,--ionto a l'onor di Dio. + + Lo diritto scudone--d'una pietra en carbone, + ignita como fuoco--d'uno amoroso iuoco. + + Lo prossimo en amore--d'uno enfocato ardore; + se te vuoli fare enante,--puòlo provare 'nestante. + + E, quanto vol, t'abrenca,--ch'io co l'amar non venca; + volentiere te parlára,--credo che te iovára. + + Vale, vale, vale,--Dio te tolla omne male, + e díelome per grazia--ch'io 'l porto en lieta facia. + + Finisco lo trattato--en questo loco lassato. + + + + +LVII + +EPISTOLA SECONDA AL PREFATO PAPA + + + Lo pastor per mio peccato--posto m'ha fuor de l'ovile, + non me giova alto belato--che m'armetta per l'ostile. + + O pastor, co non te sveghi--a questo alto mio belato? + che me tragi de sentenza--de lo tuo scomunicato, + de star sempre empregionato;--se esta pena non ce basta, + puoi ferire con altra asta,--como piace al tuo sedile. + + Longo tempo agio chiamato,--ancora non fui audito; + scrissete nel mio dittato--de quel non fui esaudito; + ch'io non stia sempre amannito--a toccar che me sia operto; + non arman per mio defetto--ch'io non arentri al mio covile. + + Come 'l cieco che clamava--da passanti era sprobrato, + maior voce esso iettava:--Miserere, Dio, al cecato. + --Que adimandi che sia dato?--Meser ch'io revegia luce, + ch'io possa cantar a voce--quello osanna puerile.-- + + Servo de centurione,--paralitico en tortura, + non so degno ch'en mia casa--sí descenda tua figura; + bastame pur la scrittura--che sia ditto:--Absolveto.-- + Ché 'l tuo ditto m'è decreto--che me tra' fuor del porcile. + + Troppo iaccio a la piscina--al portico de Salamone; + grandi moti sí fa l'acqua--en tanta perdonazione; + è passata la stagione,--prestolo che me sia detto; + ch'io me lievi e toll'al letto--ed artorni al mio casile. + + Co malsano, putulente,--deiattato so dai sane, + né an santo né a mensa--con om san non mangio pane; + peto che tua voce cane--e sí me dichi en voglia santa: + --Sia mondata la tua tanta--enfermetate malsanile!-- + + So vessato dal demonio,--muto, sordo deventato; + la mia enfermetate pete--ch'en un ponto sia curato, + che 'l demonio sia fugato--e l'audito me se renna + e sia sciolta la mia lengua--che legata fo con:--Sile!-- + + La puella che sta morta--en casa del sinagogo, + molto peio sta mia alma,--de sí dura morte mogo! + Che porgi la man rogo--e sí me rendi a san Francesco, + ch'esso me remetta al desco--ch'io riceva el mio pastile. + + Deputato so en enferno--e so gionto giá a la porta; + la mia mate Relione--fa gran pianto con sua scorta; + l'alta voce udir oporta--che me dica:--Vechio, surge!-- + Ch'en cantar torni luge,--che è fatto del senile. + + Como Lazaro soterrato--quattro dí en gran fetore, + né Maria ce fo né Marta--che pregasse 'l mio Signore; + puolse far per suo onore--che me dica:--Veni fuora!-- + Per l'alta voce decora--sia remisso a star coi file. + + Un empiasto m'è 'nsegnato--e dittome che pò giovare; + quel da me è delongato--non gli posso ademandare; + scrivogli nel mio dittare--che me degia far l'aiuto: + che lo 'mpiasto sia compiuto--per la lengua de fra Gentile. + + + + +LVIII + +EPISTOLA TERZIA AL PREFATO PAPA DA POI CH'EL FO PRESO + + + O papa Bonifazio,--molt'hai iocato al mondo; + penso che giocondo--non te porrai partire. + + El mondo non ha usato--lassar li suoi serventi + che a la sceverita--se partano gaudenti; + non fará legge nova--de fartene esente, + che non te dia i presente--che dona al suo servire. + + Ben me lo pensava--che fusse satollato + d'esto malvascio ioco--ch'al mondo hai conversato; + ma, poi che tu salisti--en officio papato, + non s'aconfé a lo stato--essere en tal desire. + + Vizio enveterato--convèrtese en natura: + de congregar le cose--grande hai avuta cura; + or non ce basta el licito--a la tua fame dura, + messo t'èi a robbatura--como ascaran rapire. + + Pare che la vergogna--derieto aggi gettata, + l'alma e 'l corpo hai posto--ad levar tua casata; + omo ch'en rena mobile--fa grande edificata, + subito è ruinata--e non gli può fallire. + + Como la salamandra--se renuova nel fuoco, + cusí par che gli scandali--te sian solazo e giuoco; + de l'anime redente--par che te curi puoco; + ove t'aconci el luoco,--saperálo al partire. + + Se alcuno vescovello--può niente pagare, + mettegli lo flagello--che lo vogli degradare; + poi lo mandi al camorlengo--che se degia accordare, + e tanto porría dare--che 'l lasserai redire. + + Quando nella contrata--t'aiace alcun castello, + 'nestante metti screzio--entra frate e fratello; + a l'un getti el brazo en collo,--a l'altro mostre 'l coltello, + se non assente al tuo appello,--menaccel de ferire. + + Pensi per astuzia--el mondo dominare, + que ordene un anno,--l'altro el vedi guastare; + el mondo non è cavallo--che se lasse enfrenare, + che 'l possi cavalcare--secondo el tuo volere. + + Quando la prima messa--da te fo celebrata, + venne una tenebría--en tutta la contrata; + en santo non remase--lumiera arapicciata, + tal tempesta è levata--lá 've tu stave a dire. + + Quando fo celebrata--la coronazione, + non fo celato al mondo--quello che ce scontròne; + quaranti omini fôr morti--a l'uscir de la mascione, + miracolo Dio mostròne--quanto gli eri en piacere. + + Reputavete essere--lo piú sufficiente + de sedere en papato--sopra onn'om vivente; + chiamavi santo Pietro--che fosse respondente + se esso sapea niente--respetto el tuo sapere. + + Poneste la tua sedia--da parte d'aquilone, + de contra Dio altissimo--fo la tua entenzione; + subito hai ruina,--sei preso en tua magione, + e nullo se trovòne--a poterte guarire. + + Lucifero novello--a sedere en papato, + lengua de blasfemia--che 'l mondo hai venenato, + che non se trova spezie,--bruttura de peccato, + lá 've tu se' enfamato--vergogna è a proferire. + + Poneste la tua lengua--contra la relione, + a dicer la blasfemia--senza nulla cagione; + e Dio sí t'ha somerso--en tanta confusione, + che onom ne fa canzone--tuo nome a maledire. + + O lengua macellaia--a dicer villania, + remproperar vergogne--con grande blasfemía, + né emperator né rege--chi voi altri se sia, + da te non se partía--senza crudel ferire. + + O pessima avarizia,--sete enduplicata, + bever tanta pecunia,--non esser saziata; + non ce pensavi, misero,--a cui l'hai congregata; + ché tal la t'ha robbata--che non te era en pensiere. + + La settimana santa,--che onom stava en planto, + mandasti tua fameglia--per Roma andar al salto, + lance andar rompendo,--facendo danza e canto; + penso ch'en molto afranto--Dio te degia punire. + + Entro per santo Petro--e per Santa Santoro + mandasti tua fameglia--facendo danza e coro; + li peregrini tutti--scandalizati fuoro, + maledicendo tuo oro--e te e tuo cavalliere. + + Pensavi per augurio--la vita perlongare; + anno, dí né ora--omo non pò sperare; + vedemo per lo peccato--la vita stermenare, + la morte appropinquare--quand'om pensa gaudere. + + Non trovo chi recordi--nullo papa passato + ch'en tanta vanagloria--esso sia delettato; + par che 'l timor de Dio--derieto aggi gettato, + segno è de desperato--o de falso sentire. + + + + +LIX + +DE LA SANTA POVERTÁ SIGNORA DE TUTTO + + + Povertade enamorata,--grand'è la tua signoria. + + Mia è Francia ed Inghilterra,--enfra mar aggio gran terra, + nulla me se move guerra,--sí la tengo en mia balía. + + Mia è la terra de Sassogna,--mia è la terra de Guascogna, + mia è la terra de Borgogna--con tutta la Normandia. + + Mio è 'l renno Teotonicoro,--mio è 'l renno Boemioro, + Ibernia e Dacioro,--Scozia e Fresonía. + + Mia è la terra de Toscana,--mia è la valle spoletana, + mia è la Marca anconetana--con tutta la Schiavonía. + + Mia è la terra cicigliana,--Calabria e Puglia piana, + Campagna e terra romana--con tutto 'l pian de Lombardia. + + Mia è Sardenna e renno Cipri,--Corseca e quel de Creti, + de lá del mar gente infiniti--che non saccio lá 've stia. + + Medi, persi ed elamiti,--iacomini e nestoriti, + giurgiani, etiopiti,--India e Barbaría. + + Le terre ho dato a lavoranno,--a li vasalli a coltivanno, + gli frutti dono en anno en anno,--tant'è la mia cortesia. + + Terra, erbe con lor colori,--arbori e frutti con sapori, + bestie, miei servitori,--tutte en mia befolcaría. + + Acque, fiumi, lachi e mare,--pescetegli e lor notare, + aere, venti, ucel volare,--tutti me fonno giollaría. + + Luna, sole, cielo e stelle--fra miei tesor non son covelle, + de sopra cielo sí ston quille--che tengon la mia melodia. + + Poi che Dio ha 'l mio velle,--possessor d'onnecovelle, + le mie ale on tante penne--de terra en cielo non m'è via. + + Poi el mio voler a Dio è dato,--possessor so d'onne stato, + en lor amor so trasformato,--ennamorata cortesia. + + + + +LX + +DE LA SANTA POVERTÁ E SUO TRIPLICE CIELO + + + O amor de povertate,--regno de tranquillitate! + + Povertate, via secura,--non ha lite né rancura, + de latron non ha paura--né de nulla tempestate. + + Povertate muore en pace,--nullo testamento face, + lassa el mondo como iace--e le gente concordate. + + Non ha iudece né notaro,--a corte non porta salaro, + ridese de l'uomo avaro--che sta en tanta ansietate. + + Povertá, alto sapere,--a nulla cosa soiacere, + en desprezo possedere--tutte le cose create. + + Chi despreza sí possede,--possedendo non se lede, + nulla cosa i piglia 'l pede--che non faccia sue giornate. + + Chi desía è posseduto,--a quel ch'ama s'è venduto; + s'egli pensa que n'ha 'vuto,--han'avute rei derrate. + + Tropo so de vil coragio--ad entrar en vasallagio, + simiglianza de Dio ch'agio--deturparla en vanitate. + + Dio non alberga en core stretto,--tant'è grande quant'hai affetto, + povertate ha sí gran petto,--che ci alberga deitate. + + Povertate è ciel celato--a chi en terra è ottenebrato; + chi nel terzo ciel su è 'ntrato,--ode arcana profunditate. + + El primo ciel è 'l fermamento,--d'onne onore spogliamento, + grande porge empedimento--ad envenir securitate. + + A far l'onor en te morire,--le ricchezze fa sbandire, + la scienzia tacere--e fugir fama de santitate. + + La richeza el tempo tolle,--la scienzia en vento estolle, + la fama alberga ed acolle--l'ipocresia d'onne contrate. + + Pareme cielo stellato--chi da questi tre è spogliato, + ècce un altro ciel velato:--acque chiare solidate. + + Quattro venti move 'l mare--che la mente fon turbare, + lo temere e lo sperare,--el dolere e 'l gaudiare. + + Queste quattro spogliature--piú che le prime so dure; + se le dico, par errure--a chi non ha capacitate. + + De lo 'nferno non temere--e del ciel spem non avere; + e de nullo ben gaudere--e non doler d'aversitate. + + La virtú non è perchene,--ca 'l perchene è for de téne; + sempre encognito te tène--a curar tua enfermitate. + + Se son nude le virtute--e le vizia son vestute, + mortale se don ferute,--caggio en terra vulnerate. + + Puoi le vizia son morte,--le virtute son resorte + confortate da la corte--d'onne empassibilitate. + + Lo terzo ciel è de piú altura,--non ha termen né mesura, + fuor de la magenatura--fantasie mortificate. + + Da onne ben sí t'ha spogliato--e de virtute spropriato, + tesaurizi el tuo mercato--en tua propria vilitate. + + Questo cielo è fabricato,--en un nihil è fondato, + o' l'amor purificato--vive nella veritate. + + Ciò che te pare non è,--tanto è alto quello che è, + la superbia en cielo se'--e dannase l'umilitate. + + Entra la vertute e l'atto--molti ci ode al ioco «matto», + tal se pensa aver buon patto--che sta en terra alienate. + + Questo cielo ha nome none,--moza lengua entenzione, + o' l'amor sta en pregione--en quelle luce ottenebrate. + + Omne luce è tenebría,--ed omne tenebre c'è dia, + la nova filosofia--gli utri vechi ha dissipate. + + Lá 've Cristo è ensetato,--tutto lo vechio n'è mozato, + l'un ne l'altro trasformato--en mirabile unitate. + + Vive amor senza affetto--e saper senza entelletto, + lo voler de Dio eletto--a far la sua volontate. + + Viver io e non io,--e l'esser mio non esser mio, + questo è un tal trasversío,--che non so diffinitate. + + Povertate è nulla avere--e nulla cosa poi volere; + ed omne cosa possedere--en spirito de libertate. + + + + +LXI + +DE SAN FRANCESCO E DE SETTE APPARIZIONE DE CROCE A LUI E DE LUI FATTE + + + O Francesco povero,--patriarca novello, + porti novo vexello--de la croce signato. + + De croce trovam sette--figure demostrate, + como trovamo scrette--per ordene contate, + aggiole abbreviate--per poterle contare; + encresce l'ascoltare--de longo trattato. + + La prima, nel principio--de tua conversione, + palazo en artificio--vedesti en visione; + piena la magione--de scude cruciate, + l'arme demostrate--del popol che t'è dato. + + Stando en orazione--de Cristo meditanno, + tale enfocazione--te fo enfusa entanno, + sempre puoi lacremanno--quando te remembrava, + Cristo te recordava--nella croce levato. + + Cristo te disse allora:--Se vuol po' me venire, + la croce alta, decora--prende con gran desire; + e te anichilire,--se vuol me seguitare, + te medesimo odiare,--el prossimo adamato.-- + + La terza fiata stanno--a guardar a la croce, + Cristo te disse entanno--con gran suono de voce; + per nome clamò el doce--Francesco tre fiata: + --La chiesa è sviata,--repara lo suo stato.-- + + Poi, la quarta fiata,--vidde frate Silvestro + una croce enaurata--fulgente nel tuo petto; + el draco maledetto,--ch'Asise circondava, + la voce tua el fugava--de tutto lo ducato. + + Vidde frate Pacifico--la croce de duoi spade + en te, Francesco angelico,--degno de gran laude; + le spade son scontrade:--l'una da capo a piede, + l'altra en croce se vede--per le braccia spiecato. + + Vidde te stare en aere--beato fra Monaldo, + o' stava a predicare--santo Antonio entanno: + en croce te mostranno,--frati benediceve, + poi li despareve,--como trovam contato. + + La settima a la Verna,--stando en orazione, + sopra quella gran penna--con gran devozione, + mirabel visione,--serafin apparuto, + crucifisso è veduto--con sei ale mostrato. + + Encorporòtte stimate,--lato, piede e mano, + duro fôra a credere--se nol contam de piano; + staendo vivo e sano--molti sí l'on mirate; + la morte declarate,--da molti fo palpato. + + Fra l'altri santa Chiara--sí l'apicciò coi denti, + de tal tesaro avara--essa con la sua gente; + ma non gli valse niente,--ca gli chiovi eran de carne, + sí como ferro stane--duro ed ennervato. + + La sua carne bianchissima,--co carne puerile, + enante era brunissima--per gli freddi nevili; + l'amor la fe' gentile--che par glorificata, + d'onne gente amirata--de mirabel ornato. + + La piaga laterale--como rosa vermiglia, + lo pianto era tale--ad quella meraviglia, + vederla en la simiglia--de Cristo crucifisso, + lo cor era en abisso--veder tal spechiato. + + O pianto gaudioso,--pieno d'amiranza, + pianto delettoso,--pieno di consolanza; + lacrime d'amanza--ce fuor tante gettate, + veder tal novetate,--Cristo nuovo piagato. + + Giú da le calcagna--agli occhi tra' l'umore + questa veduta magna--d'esto enfocato ardore; + a li santi stette en cuore,--en Francesco fuor è uscito + lo balsamo polito--che 'l corpo ha penetrato. + + En quella altissima palma--o' salisti, Francesco, + lo frutto pigliò l'alma--de Cristo crucifisso; + fusti en lui sí trasfisso,--mai non te mutasti; + co te ce trasformasti--nel corpo è miniato. + + L'amore ha questo officio,--unir dui en una forma; + Francesco nel supplicio--de Cristo lo trasforma, + emprese quella norma--de Cristo ch'avea en core, + la mostra fe' l'amore--vestito d'un vergato. + + L'amor divino altissimo--con Cristo l'abracciòne, + l'affetto ardentissimo--sí lo cc'encorporòne, + lo cor li stemperòne--como cera a sigello, + emprimettece quello--ov'era trasformato. + + Parlar de tal figura--con la mia lengua taccio, + misteria sí oscura--d'entenderle soiaccio; + confesso che nol saccio--splicar tanta abondanza, + la smesurata amanza--de lo cuor enfocato. + + Quanto fosse quel foco--non lo potem sapere; + lo corpo suo tal gioco--non poté contenere; + en cinque parte aprere--lo fece la fortura + per far demostratura--que en lui era albergato. + + Nullo trovamo santo--che tal segni portasse; + misterio sí alto,--se Dio non revelasse; + buono è che lo passe,--non ne saccio parlare, + quil el porran trattare--che l'averan gustato. + + O stímate amirate,--fabricate divine, + gran cosa demostrate--ch'a tal segni convine; + saperasse a la fine--quando sirá la giostra, + che se fará la mostra--del popolo crociato. + + O anima mia secca--che non puoi lacrimare, + currece a bever l'ésca,--questo fonte potare, + loco te enebriare;--e non te ne partire, + lássatece morire--al fonte ennamorato. + + + + +LXII + +DE SAN FRANCESCO E DE LE BATAGLIE DEL NEMICO CONTRA LUI + + + O Francesco, da Dio amato,--Cristo en te s'ène mostrato. + + Lo Nemico engannatore,--aversier de lo Signore, + creato l'omo, ave dolore--che possedesse lo suo stato. + + Giendo a lui con fraudolenza--e cascollo d'obedenza, + félli far grande perdenza,--del paradiso fo cacciato. + + Puoi che l'uomo fo caduto--e lo Nemico fo saluto, + ed en superbia raputo,--ch'era signor deventato; + + Dio, vedendo questo fatto,--fecese om e dieglie 'l tratto, + e tolseli tutto l'acatto--che sopre l'om aví' acquistato. + + Con la sua umilitate--tolseli prosperitate, + e con la santa povertade--sí li die' scacco giocato. + + Per gran tempo fo sconfitto--lo Nemico maleditto, + relevosse e fece gitto--e lo mondo ha rapicciato. + + Vedendo l'alta Signoria--che lo Nemico sí vencía, + mandar ce vuol cavallaria--con guidator ben amastrato. + + San Francesco ce fo elesso,--per gonfalonier è messo, + ma nullo ne vol con esso--che non sia al mondo desprezato. + + Non vol nullo cavalliere--che non serva a tre destriere: + povertate ed obedere,--en castitá sia enfrenato. + + Ármase lo guidatore--de l'arme del Signore, + ségnalo per grand'amore--de soi segni l'ha 'dornato. + + Tanto era l'amore acuto--che nel cuor avea tenuto, + che nel corpo sí è apparuto--de cinque margarite ornato. + + De la fico ave figura,--che è grassa per natura, + rompe la sua vestitura--en bocca rieca melato. + + Poi gl'insegna de schirmire,--de dar colpi e sofferire, + enségnali co degia dire:--pace en bocca gli è trovato. + + Lo Nemico s'atremío,--vedendo lui s'empaurío, + parvegli Cristo de Dio--che en croce avea spogliato. + + --S'egli è Cristo, non me giova,--ch'esso vencerá la prova; + non so guerra che me mova,--sí par dotto ed amastrato. + + Lasso me, da cui so vento!--ancora non me sgomento, + voglioce gire, e mo el tento,--ch'io possa far con lui mercato. + + O Francesco, que farai?--te medesmo occiderai + del digiunio che fai,--sí l'hai duro comenzato. + + --Facciol con discrezione,--ch'agio 'l corpo per fantone, + tengolo en mia pregione,--sí l'ho corretto e castigato. + + --Veramente fai co santo,--el tuo nom è en onne canto; + móstrate co stai ad alto,--ché 'l Signor ne sia laudato. + + --Celar voglio lo migliore--e mostrarme peccatore; + lo mio cor agio al Signore,--tenendo el capo umiliato. + + --Quegna vita vorrai fare?--non vorrai tu lavorare + che ne possi guadagnare--e darne a chi non è adagiato? + + --Metteròmme a gir pezente--per lo pane ad onne gente, + l'amor de l'Onnipotente--me fa gir co 'nebriato. + + --Frate, tu non fai niente,--periscerai malamente, + gli sequaci fai dolente,--c'hai niente conservato. + + --Tener voglio la via vera,--né sacco voglio né pera, + en pecunia posto èra--che non sia dagl miei toccato. + + --Or te ne va en foresta--con tutta questa tua gesta, + piacerá a l'alta Maièsta--e l'om ne sirá edificato. + + --Non so messo per mucciare:--'nante, vengo per cacciare, + ché te voglio assediare--ed a le terre agio attendato. + + --Molta gente me torrai--con questo ordene che fai, + le femene me lasserai,--che non è buon misticato. + + --Ed io te voglio dir novelle--le qual non te paròn belle: + fatto ho orden de sorelle,--da le qual sie guerregiato. + + --Qual será la scortegiante--che se voglia trare enante + contra le mie forze tante,--che tutto 'l mondo ho conquistato? + + --Nella valle Spoletana--una vergen c'è soprana: + Clara, de donna Ortulana,--templo de Dio consecrato. + + --Quilli che son coniugati--non siron da star coi frati, + siron da te allecerati,--averògl so mio guidato. + + --Ed io te vogl far afflitto.--Uno ordine agio elitto: + penitenti, orden deritto,--en matrimonio dirizato. + + --Or non me toccar la resía,--che è contra la tua via: + questo non comportaría,--troppo ne siría turbato. + + --Farne voglio inquisizione--a destruger tua magione, + metteraiolo en pregione--chi ne troverò toccato. + + --Oimè lasso, me tapino,--ché me s'è rotto l'oncino, + haime messo en canna un frino--che me fa molto arafrenato. + + O Francesco, co m'hai strutto!--el mondo te arprendi tutto, + ed haime messo en tal corrotto,--che m'hai morto e subissato. + + Non voglio piú suffrire,--per anticristo voglio gire; + e vogliolo far venire,--ché tanto è profetizato. + + --Con lui te darò el tratto,--el mondo t'artorrò affatto, + enfra li tuoi troverò patto--che i vestirò del mio vergato. + + --La profezia non me talenta,--a la fin sí me sgomenta, + che te de' armaner la venta,--alora siraio enabissato.-- + + La battaglia dura e forte,--molti siròn feriti a morte, + chi vincerá averá le scorte,--e d'onne ben sirá ditato. + + + + +LXIII + +EPISTOLA CONSOLATORIA A FRATE IOANNI DA FERMO DITTO DA LA VERNA PER LA +STANZIA DOVE ANCO SE RIPOSA: TRANSFERITA EN VULGARE LA PARTE LITTERALE, +QUALE È PROSA + + + A fra Ianne da la Verna,--ch'en quartana se scioverna, + a lui mando questa scretta,--che da lui deggi esser letta. + +Gran cosa ho reputata e reputo sapere abundare de Dio. La ragione? +perché in quello è esercitata la umilitá con reverenzia. Ma grandissima +cosa ho reputata e reputo sapere degiunare de Dio e patirne caristia. La +ragione? perché in quello la fede è esercitata senza testimonii: la +speranza senza espettazione de premio: la caritá senza signi de +benivolenzia. Questi fondamenti sono ne li monti santi. Per questi +fondamenti ascende l'anima a quello monte coagulato, nel quale se gusta +el mele de la pietra e l'olio de lo sasso durissimo. + + Vale, fra Ioanne, vale!--non t'encresca patir male. + + Fra la 'ncudene e 'l martello--sí se fa lo bel vasello; + lo vasello de' star caldo,--perché 'l corpo venga en saldo. + + Se a freddo se battesse,--non falla che non rompesse; + se è rotto, perde l'uso--ed è gettato fra lo scuso. + + Argoméntate a clamare--che 'l Signor te degia dare + onne male e pestilenza,--ch'a questo è desplacenza. + + Malum pene è glorioso--se da colpa non è encloso; + se per colpa l'omo el pate,--non se scusan tal derrate. + + + + +LXIV + +CANTICO DE LA NATIVITÁ DE IESÚ CRISTO + + + O novo canto,--c'hai morto el pianto + de l'uomo enfermato. + + Sopre el «fa» acuto--me pare emparuto + che 'l canto se pona; + e nel «fa» grave--descende suave + che 'l verbo resona. + Cotal desciso--non fo mai viso + sí ben concordato. + + Li cantatori--iubilatori + che tengon lo coro, + son gli angeli santi,--che fanno li canti + al diversoro, + davante 'l fantino,--che 'l Verbo divino + ce veggio encarnato. + + Audito è un canto:--«Gloria en alto + a l'altissimo Dio; + e pace en terra,--ch'è strutta la guerra + ed onne rio; + onde laudate--e benedicete + Cristo adorato!»-- + + En carta ainina--la nota divina + veggio ch'è scritta, + lá 'v'è 'l nostro canto--ritto e renfranto + a chi ben ci afitta; + e Dio è lo scrivano--c'ha 'perta la mano, + che 'l canto ha ensegnato. + + Loco se canta--chi ben se n'amanta + de fede formata; + divinitate--en sua maiestate + ce vede encarnata; + onde esce speranza--che dá baldanza + al cor ch'è levato. + + Canto d'amore--ce trova a ttut'ore + chi ce sa entrare; + con Dio se conforma--e prende la norma + del bel desiare; + co serafino,--deventa divino + d'amor enflammato. + + El primo notturno--è dato a lo sturno + de martirizati: + Stefano è 'l primo,--che canta sublimo + con soi acompagnati, + ch'on posta la vita,--en Cristo l'ò insíta + ch'è fior de granato. + + El secondo sequente--è dato a la gente + de li confessori; + lo Vangelista--la lengua ci ha mista + ch'adorna li cori; + ché nullo con canto--volò tanto ad alto + sí ben consonato. + + El terzo sequente--a li innocenti + par che se dia; + ché col Garzone--ad ogne stagione + so en sua compagnia: + «Te Dio laudamo,--con voce cantamo + ché Cristo oggi è nato!». + + O peccatori,--ch'a li mal signori + avete servito, + venite a cantare--che Dio pò om trovare, + ch'en terra è apparito + en forma de garzone,--e tiello en prigione + chi l'ha desiato. + + Uomini errati,--che site vocati + a penetenza, + la quale onne errore--ve tolle dal core, + e dá entellegenza + da veritade--per pietade + a chi è umiliato; + + uomini iusti,--che sete endusti, + venite a cantare, + ché sete envitati,--a Dio vocati + a gloriare, + a regno celesto,--che compie onne festo + che 'l core ha bramato. + + + + +LXV + +CANTICO SECONDO DE LA NATIVITÁ DE CRISTO + + + Ad l'amor ch'è venuto--en carne a noi se dare, + andiamo a laude fare--e canto con onore. + + Onòral, da che viene,--alma, per te salvare; + via, piú non tardare--ad lui de pervenire! + De sé non se retene--che non te voglia dare + parte, perché vol fare--te seco tutto unire; + porrai donqua soffrire--a llui che non te rendi, + e lui tutto non prendi--e abbracci con amore? + + Pensa quanto te dona--ed a te que demanda, + però che non comanda--piú che non possi fare; + lo ciel sí abandona--e per terra sí anda, + ed ante sé non manda--richeza per usare; + en stalla sí vol stare,--palazo abandonato, + seco non ha menato--alcun suo servitore. + + La sedia d'auro fino--de gemme resplendente, + corona sí lucente--or perché l'hai lassata? + orden de cherubini,--serafin tanto ardente, + quella corte gaudente--co l'hai abandonata? + corte tanto onorata--de tal servi e donzelli + e per amor fratelli,--perché lassi, Signore? + + Per sedia tanto bella--presepe hai recevuto, + e poco feno avuto--dove fussi locato; + per corona de stelle--en pancelli envoluto, + bove ed aseno tenuto--ch'eri sí onorato; + ora se' acompagnato--da Iosef e Maria + ch'avevi en compagnia--corte de tanto onore. + + Ebrio par deventato--o matto senza senno, + lassanno sí gran renno--e sí alte richeze; + ma com'è ciò scontrato--de tal matteza segno? + Avereste tu pegno--altre trovar alteze? + Vegio che son forteze--d'amor senza mesura, + che muta tanta altura--en sí basso valore. + + Amor de cortesia,--de cui se' 'namorato, + che t'ha sí vulnerato,--che pazo te fa gire? + Vegio che t'ha en balía,--sí forte t'ha legato, + che tutto te se' dato,--giá non pòi contradire; + ben so che a morire--questo amore sí te mena, + da poi che non allena,--né cessa suo calore. + + Giá non fu mai veduto--amor sí smesurato, + ch'allora, quando è nato,--agia tanta potenza, + poi che s'è venduto--emprima che sia nato; + l'amor t'ha comparato,--de te non fai retenza; + e non reman sentenza--se non che te occida + l'amor e sí conquida--en croce con dolore. + + Ha fatto tal baratto--en la prima ferita, + onne cosa rapita--con sí gran forteza; + ad sé ha tanto tratto--senno, virtú e vita, + piú ch'onne calamita--ferro; sí grande alteza + ad cusí vil bassezza--en stalla farte stare, + per amor non schifare--defetto né fetore. + + E che tu non conoschi--o non hai sentimento, + ad tale abassamento,--Iesú, tu se' venuto; + en te par che s'offoschi--luce de splendimento, + potere e vedimento--pare che sia perduto; + hatte l'amor feruto--e tu non te defendi, + a sua forza t'arendi--donando tuo vigore. + + Ben so che, garzoncello,--hai perfetto sapere, + e tutto quel potere--c'ha la perfetta etade; + donqua, co picciolello--poteve contenere + tutto lo tuo volere--en tanta vilitade? + Grand'era caritade,--tutto sí te legava, + ed en sé occultava--senno, forza e valore. + + En cusí vil pancelli--envolto te fe' stare, + e forte a bisognare--che ricevissi aiuto. + O cari cenciarelli,--potendo sí fasciare + e l'alto Dio legare--co fosse destituto! + En que era involuto--sí caro e fin tesauro + sopr'onne gemma ed auro--en vil prezo e colore! + + Co se de' nominare--amor sí smesurato, + lo qual sí ha legato--ad sé l'Onnipotente? + Giá non se pò montare--ad grado de tal stato + amor che fosse nato--de figlio o de parente, + che prenda sí la mente,--legando onne forteza, + traendo con dolceza--fuor d'onne suo sentore. + + Ben vegio che ama figlio--lo patre per natura, + e matre con dolzura--tutto suo cuor li dona: + ma che perda consiglio,--senno, forza e valura, + questo non m'afigura--che tutto en lui lo pona; + veggio che a sé perdona,--non volendo morire + per lui, né sofferire--tormento né dolore. + + Chi per amor trovare,--volesse perder vita, + nulla cosa gradita--ad sé piú retenere, + povertá comperare--per cara margarita, + mortale al cor ferita--per questo sostenere; + chi dona, vol vedere--de que fosse cambiato, + amando com'è amato--da lo suo amadore. + + Que dar può creatura--ad te, somma bontade, + ché tu per caritate--ad lei te se' donato? + Tutta la sua valura--alla tua dignitate + è pegio che viltate;--dunqua, a cui te se' dato? + Or, co sirai cambiato--de sí gran cortesia? + La nostra malsanía--puòti donar sapore? + + Or ecco che tu ce abbi,--parme, sí vil guadagno, + demanda l'auro stagno--per mostrar sua belleza; + trovar par che n'arrabbi,--e pensa qual fai cagno, + letizia dar per lagno,--per povertá richeza; + or non è gran matteza--ad sé non retenere + senno né suo volere--per comparar amore? + + Amor esmesurato,--grande sí hai forteza, + che la divina alteza--puoi tanto abassare; + lo cor hai vulnerato--de la somma belleza, + nostra piacer laideza--per poter desponsare; + de sé non pò curare,--Iesú pare empazito; + l'amor sí l'ha ferito,--pena li par dolzore. + + O ennamorato Dio,--d'esto amor me novella, + che sí ben renovella--gli amanti rengioire; + contemplar sí poss'io--tua faccia tanto bella, + reposome con ella--né altro vo' sentire; + però vorrei udire--com'egli t'ha legato, + se far posso mercato--sentir d'esto calore. + + --Sposa che me demandi,--ammiri lo gran fatto, + pensando lo baratto--ch'amor m'ha fatto fare; + pregando me comandi,--sí fuor de me son tratto, + enverso te combatto,--l'amor me fa penare; + donqua piú non tardare--ad me che non te rendi, + como me do, sí prendi,--ad me dona tuo core. + + De te so 'namorato,--o sposa, cui tant'amo; + soccorri tanto bramo--teco far parenteza. + L'amor sí m'ha legato--e preso como l'amo; + però sposa te chiamo--abracciar con nettezza; + pensa ch'a tua basseza--per te sí so desceso, + amor de te m'ha preso,--encende con ardore. + + Per te lasso richeze--e prendo povertade, + forte penalitade--lassando onne diletto; + commuto le dolceze--en grande aversitate, + vera tranquillitate--en dolore e defetto; + amor cusí perfetto--ora sia conosciuto + da te e recevuto,--dando amor per amore. + + Se non me puoi donare--richeza né talento, + né darme entendemento,--né poterme engrandire; + de fuor de te que dare--me puoi per pagamento? + Cosa de valimento--non è de tuo largire; + questo famme empazire,--amor c'hai en balía + che lo tuo cor me dia--qual demando tuttore. + + En ciò sta mio mercato--che tieco voglio fare, + e per ciò voglio dare--me con tutta richeza; + da cielo agio recato--tesauro per cambiare + vita con gloriare--per morte d'amareza; + prende da me dolceza,--dando dolor e pena, + l'amor che non ha lena--m'ha fatto sprecatore. + + A tte poco ademando--e molto sí tte dono, + e giá non me perdóno,--per te voglio morire; + se pensi que comando,--en que cosa me pono, + amor, chiedo, per dono---terráti de largire? + Amor, faime empazire--altro non posso fare, + tanto m'hai fatto dare--piú so che giocatore. + + Sposa dota marito,--da lui non è dotata; + prima dota è trattata--che la voglia sponsare; + nullo par sí smarrito--per cui dota sia data, + giá se non ha trovata--donna de grande affare, + volendo esaltare--sé per gran parenteza, + levando sua basseza--ad dignitá d'onore. + + Alteza non aspetto--né alcuna magioría + da te, o sposa mia,--ad cui sí me so dato; + prendo per te defetto--vergogna e meschinía; + or donque sempre sia--en me tuo amor locato, + perché non m'hai dotato,--ma te voglio dotare, + tutto mio sangue dare--en croce con dolore. + + En dota sí te dono--richeze esmesurate, + che non fo mai pensate,--ben te porran rempire; + en cielo sí le pono,--lí te son conservate, + non ponno esser robbate,--né per sé mai perire; + de luce te vestire--piú che sole sí voglio, + però prima te spoglio--de colpa e de fetore. + + De corona de stelle--sirai encoronata, + en sedia collocata--de gemme ed auro fino; + de margarite e perle--será la veste ornata, + la zambra apparecchiata--de drappi e baldachino; + tutta sirá divino;--ma parlote en figura, + perché non hai valura--pensar esso candore. + + Per darte questo stato--descesi a tal basseza, + en stalla de laideza--aver vòlsi riposo; + sia donque recambiato--amor de tanta alteza, + che viene con tal richeza--per donarse gioioso; + cor non stia ozioso--de me trovar fervente: + rescaldese la mente,--abracci con fervore. + + Amor, priego, me dona,--sposa, ch'amor demando, + altro non vo cercando--se non amor trovare; + l'amor non me perdona,--tutto me va spogliando, + forte me va legando,--non cessa d'enflammare; + donqua prendi ad amare,--sposa cotanto amata, + ben t'aggio comparata,--piú dar non ho valore. + + --Iesú, dolce mio sposo,--dimme que posso fare, + ché io te possa amare--quanto te so tenuta; + ch'a te non fo penoso--per me pena portare, + volendome salvare--ch'en colpa era caduta; + per me, vegio, è venuta--la Maiesta divina, + de serva far regina,--trarmi d'ogni fetore. + + Amor, tutta so tua--poi che m'hai creata, + ed hame recomparata--ch'era dannata a morte; + chi la derrata sua--avesse retrovata, + per lui è ben guardata--ed amata piú forte; + nullo ce può aver sorte--en me, se non tu, Cristo; + facesti questo acquisto,--síene conservatore. + + A tte piú che me tutta,--amor, se dar potesse + non è che nol facesse;--ma piú non ho che dia; + lo mondo e ciò che frutta,--se tutto el possedesse, + e piú, se ancora avesse,--daríate, vita mia; + dòtte che ho en balía:--voler tutto e sperare, + amare e desiare--con tutto el mio core. + + So che non se' cambiato,--ma piú tu non demandi; + dòtte quanto comandi--e volere enfinito + che non è terminato,--che ancora piú non andi, + e tutto non se spandi--en te stando rapito; + l'amor ha el cor ferito,--che se morir potesse + e mille vite avesse,--per te darebbe, amore. + + Demandi che piú dia,--amor, questa tua sposa + che tanto è desiosa--te potere abracciare; + o dolce vita mia,--non me far star penosa, + tua faccia graziosa--me dona a contemplare; + se non potesti fare--tu da l'amor defesa, + co posso far contesa--portar tanto calore? + + Donqua, prendi cordoglio--de me, Iesú pietoso! + Non me lassar, mio sposo,--de te star mai privata; + s'io me lamento e doglio--quando tuo amor gioioso + non se dá grazioso,--ben par morte acorata; + da che m'hai desponsata,--sarestime crudele, + lo mondo me par fiele--ed onne suo dolzore. + + Voglio ormai far canto,--ché l'amor mio è nato + ed hame recomperato;--d'amor m'ha messo anello; + l'amor m'encende tanto--ch'en carne me s'è dato, + terrollome abracciato,--ch'è fatto mio fratello; + o dolce garzoncello,--en cor t'ho conceputo + ed en braccia tenuto,--però sí grido:--Amore!-- + + Amanti, voi envito--a noze sí gioiose, + che son sí saporose--dove l'amor si prova; + egli è con noi unito--con richeze amorose, + delizie graziose--dove l'amor se trova; + alma, or te renova,--abraccia questo sposo, + el se dá sí delettoso,--gridiamo:--Amore, amore!-- + + Amor, or ne manteni--d'amore enebriati, + teco stare abracciati--en amor trasformato; + e sempre ne sovieni--che non siamo engannati, + ma en amor trovati--col cor sempre levato; + per noi, amor, se' nato,--d'amor sempre ne ciba, + qual fariseo o scriba--non gusta per sapore. + + + + +LXVI + +PIANTO CHE FA L'ANIMA PER LA OCCULTAZIONE DE LA GRAZIA + + + Or chi averá cordoglio?--vorríane alcun trovare + che vorría mostrare--dolor esmesurato. + + Vorría trovar alcuno--che avesse pietanza + de lo mio cor afflitto,--pieno di tribulanza; + o Dio de dirittanza,--come me se' indurato! + + Veggio che iustamente--haime de te punito, + mostrato m'hai el defetto--perch'èi da me fugito, + iustizia m'ha ferito--ed hamme de te privato. + + Non trovo pietanza--che m'armenava a corte; + qual è lo serrime--che m'ha chiuse le porte? + la 'ngratituden forte--tiemme l'uscio serrato. + + Veggio che non me giova--pianger né suspirare, + né legger né orare--ch'io possa arvenire; + la lengua nol sa dire--quant'è 'l mio cor penato. + + La lengua non sa dire--che 'l cor non pò pensare; + ben va fin al dolore,--ma non ce può entrare, + ch'è maior de lo mare--el dolor ch'i' ho portato. + + Vorría trovar alcuno--che lo s'endivinasse, + non se porría soffrire--che non se ne plorasse; + o Dio, ove me lasse--fra i nemici sciarmato? + + Giragio como Uria,--sciarmato a la battaglia, + saccio che io ce morrò--en questa dura sembiaglia; + null'è che gliene caglia,--morrò detuperato. + + E que s'è fatta l'arme--con que me defendea? + tutti li miei nemici--con esse sconfigea, + so preso en mala via,--como Sanson legato. + + Ben veggio beneficia,--perché te deggio amare, + e volle revoltando--per poterte aretrovare, + non me ce giova 'l cercare--poi ch'èi da me celato. + + Signor, io vo cercando--la tua nativitate, + e mettome a vedere--le tue penalitate, + non ci ho suavitate,--ché l'amor è rafreddato. + + Vedendo el mio cordoglio,--sí me se move pianto, + ma è un pianto sciucco--che vien da cor affranto; + ed ov'è 'l dolzor tanto--che me s'è sí encarato? + + + + +LXVII + +COMO L'ANEMA SE LAMENTA DE L'AMORE DIVINO PARTITO + + + --Amor, diletto amore,---perché m'hai lassato, amore? + Amor, di' la cagione--de lo tuo partimento, + che m'hai lassata afflitta--en gran dubitamento; + se da schifeza èi vento,--vogliote satisfare; + s'io me voglio tornare,--non te ne torne amore? + + Amor, perché me desti--nel cor tanta dolceza, + da poi che l'hai privato--de tanta alegreza? + non chiamo gentileza--om che dá ed artoglie; + s'io ne parlo co folle,--io me n'ho anvito, amore. + + Amor, tua compagnia--tosto sí m'è falluta, + non saccio do' me sia,--facendo la partuta; + la mente mia smarruta--va chedendo 'l dolzore, + che gli è furato ad ore--che non se nn'è adato, amore. + + Amore, om che fura--ad altri gran tesoro, + la corte sí lo piglia,---fagli far lo ristoro; + denante a la corte ploro--che me faccia ragione + de te, grande furore,--che m'hai sottratto, amore. + + Amor, lo mercatante,--ch'è molto pregiato, + e nascoso fa 'l sottratto--a chi li s'è tutto dato, + da poi che è spalato,--perde la nomenanza; + onon ha dubitanza--de crédergliese, amore. + + Amor, li mercatanti--c'han fatta compagnia, + e l'un fa li sottratti,--non li se par chi sia; + tutta moneta ria--lassa nello taschetto, + la bona se n'ha scelto,--sí la rapisce, amore. + + Amor, om c'ha mercato--e véndolo volentire, + vedendo quel che brama,--deve da lui fugire? + Non lo devería dire:--Io vogl vender mercato?-- + Ed en cor tien celato,--ché nogl vol dar, amore. + + Amor, lo tuo mercato--era tanto piacente, + nol m'avessi mostrato,--non siría sí dolente; + lassasteme ne la mente--la lor remembranza, + facestilo a sutiglianza--per farme morir, amore. + + Amor, om ch'è ricco--ed ha moglie 'narrata, + tornagli a grande onore--s'ella va mendicata? + Ricchezza hai smesurata,--non trovi a chi ne dare, + e pòimene satisfare--e non par che il facci, amore. + + Amor, tu se' mio sposo,--haime per moglie presa, + tórnate a grande onore,--vetata m'è la spesa? + sòmmete en mano mesa--ed haime en le tue mane; + la gente desprezata m'hane,--sí so denigrata, amore. + + Amore, chi mostrasse--lo pane a l'afamato, + e nolli volesse dare,--or non siría blasmato? + Da poi chel m'hai mostrato--e vedemi morire, + pòimene sovenire--e non par chel facci, amore. + + Amor, lo mio coraggio--sí l'hai stretto ligato, + voglilo far perire,--ché gli hai el cibo celato; + forse ch'en tal stato--mo me ne vuoi poi dare, + ch'io nol porrò pigliare,--però tel recordo, amore. + + Amor, om c'ha l'albergo--ed hal tolto a pescione, + sel lassa 'nante el tempo,--que ne vol la ragione? + Ca torni a la magione--e paghi tutta la sorte, + giá non vol cose torte--a chi me ne rechiamo, amore. + + --Omo che te lamenti,--brevemente responno: + tollendo lo tuo albergo,--crédici far sogiorno; + albergastice 'l monno--e me cacciasti via; + donqua fai villania,--se tu mormori d'amore. + + Tu sai, mentre ce stetti,--quegne spese ce feci; + non te puoi lamentare,--sí te ne satisfeci, + ch'a nettarlo me misi,--ch'era pieno de loto; + fecel tutto devoto--per abitarci amore. + + Quando me ne partíe,--se ne portai lo mio, + como lo puoi tu dire--ch'io ne portassi el tio? + tu sai ch'ell'è sí rio,--ch'a me non è em piacere; + ergo, co lo puoi dire--che te tolesse amore? + + Quando alcuna cosa--ad alcuno è prestata, + e non glie dá entrasatto,--non déi esser blasmata + se la tolle a la fiata,--essendo colui villano, + non conoscente de mano--de que gli ha prestato amore. + + Tu sai molte fiate--s'io ce so albergato, + e sai con gran vergogna--sí me n'hai uor cacciato; + forse non t'è a grato--che ce deggia abitare, + facendo vituperare--sí nobilissimo amore. + + --Amor, ditt'hai la scusa,--ch'ella sí può bastare + a lo mormoramento--ch'agio voluto fare; + voglio 'l capo enchinare--che ne facci venditta; + non me tener piú afflitta--de celarmete, amore. + + --Vedendote pentuta,--sí ce voglio artornare, + ancor me fosse fatto--villano allecerare; + non voglio che tuo pare--facesse lamentanza + ch'io facesse fallanza--de lo legale amore. + + + + +LXVIII + +COMO L'ANIMA PIANGE LA PARTITA DEL SUO AMORE + + + Piangi, dolente anima predata, + che stai vedovata de Cristo amore. + + Piangi, dolente, e getta suspiri, + ché t'hai perduto el dolce tuo Sire; + forsa per pianto mo 'l fai revenire + a lo sconsolato tristo mio core. + + Io voglio piangere, ché m'agio anvito, + ché m'ho perduto pate e marito; + Cristo piacente, giglio fiorito, + èsse partito per mio fallore. + + O Iesú Cristo, ed o' m'hai lassata + enfra nemici cusí sconsolata? + ònme assalita le molte peccata, + de resistenzia non aggio valore. + + O Iesú Cristo, co 'l puoi sofferire + de sí amara morte farme morire? + Damme licenzia de me ferire, + ché mo m'occido con gran desiore. + + O Iesú Cristo, avessi altra morte + che me donassi che fosse piú forte! + Sèmmeti tolto, serrate hai le porte, + non par che c'entri a te mio clamore. + + O cor tapino, e que t'ha emprenato, + che t'ha el dolor cusí circondato? + recerca de for, ché 'l vaso è acolmato, + non hai dannagio da non far clamore. + + O occhi miei, e como finati + de pianger tanto che 'l lume perdati? + Perduto avete la gran redetate + de resguardare al polito splendore. + + Orecchie miei, e que ve deletta + de udir pianto de amara setta? + non resentiti la voce diletta + che ve facea canto e iubilore? + + O trista mene, que vo recordando! + La morte dura me va consumando, + né vivo né muoio cusí tormentando, + vo sciliata del mio Salvatore. + + Non voglio mai de om compagnia, + salvaticata voglio che sia + enfra la gente la vita mia, + da c'ho perduto lo mio Redentore. + + + + +LXIX + +ARBORE DE IERARCHIA SIMILE A L'ANGELICA: FONDATA SOPRA LA FEDE, SPERANZA +E CARITATE + + + Fede, spene e caritade--gli tre ciel vol figurare, + gli tre ciel e l'arbor pare--sí t'ensegno de trovare. + + Ad onom chegio perdono--s'io parlo natoscono, + ch'io lo dico per alcono--e non per me de poco affare. + + O tu, om, che stai en terra--e se' creato a vita eterna, + vedi l'arbor che t'ensegna;--or non temer, briga d'andare. + + A nove angeli poni cura--l'un de l'altro piú en altura, + molto è nobil tua natura,--tutti li pòi paregiare. + + Lo primo arbor ch'è fondato,--nella fede è radicato, + passa lo cielo stellato--e giogne fin allo sperare. + + El primo rametel ch'è pento--de l'offeso pentimento, + sia confesso e ben contento--de non voler piú peccare. + + Poi el secondo me mandòne--a ffar la satisfazione + d'onne mia offensione--fin a Roma, com'appare. + + E lo terzo sí me disse--che de Cristo sí entendisse, + povero fosse, s'io volisse;--allor me vòlsi spogliare. + + Om che giogne a tal stato,--sí se tiene per salvato, + ché 'l primo angel ha trovato;--briga de perseverare. + + Poi al quarto me tiròne,--miseme en religione, + penitenza m'ensignòne--e de lo 'nferno guardare. + + Tosto el quinto sí me disse--ch'en tal ramo piú non stesse, + ma a l'orazion me desse,--se volea casto stare. + + Da lo sesto fui tirato--e de tacer amaestrato, + obedir al mio prelato--meglio che sacrificare. + + Chi en tale stato si trova,--con gli arcangeli demora; + benedetto el dí e l'ora--che Dio el vòlse creare. + + Nello settimo fui tirato,--d'uno ramo desprezato, + fui battuto e descacciato;--ben me fu grave a portare. + + Poi l'ottavo me tentòne--fomme fatto grand'onore + per la gran devozione--lá tratti faceva andare. + + Demorando enfra la gente,--al nono ramo pusi mente; + disseme:--Tu fai niente.--Cominciai a meditare. + + Chi en tal stato è applanato,--dagli troni è acompagnato, + ché la fede l'ha ben guidato;--sopra el ciel pò abitare. + + Poi ch'a pensar me misi,--tutto quanto stupefisi, + e me medesmo reprisi--e vòlsi il corpo tralipare. + + Allora conobbi me dolente,--ch'io me tenea sí potente, + e non sapea che fusse niente,--pur al corpo facea fare. + + Poi guardai l'arbor vermiglio,--ch'alla speranza l'assimiglio; + nolla guarda, en mio consiglio,--nul om ch'en terra ha stare. + + Enverso l'arbor levai el viso,--disseme con chiaro riso: + --O tu, omo, ove se' miso?--molto è forte l'apianare.-- + + Io resposi con tremore:--Non pos altro che 'l mio core, + esforzato d'uno amore,--el suo Signor vol trovare.-- + + Respondendo, disse:--Or viene,--ma emprima lassa onne bene, + e poi deventa en te crudene--e non t'enganni la pietade.-- + + Ma en tal ramo facea 'l fiore--ch'al secondo me mandòne, + e lá trovai pomo d'amore--e cominciai a lacrimare. + + Poi nel terzo piú sentenno,--a Dio demandai lo 'nferno, + lui amando e me perdenno--dolce m'era onne male. + + Chi en tal stato monta sune--è con le dominazione, + al demonio porta amore--e grande prende securtade. + + Nello quarto fui poi levato,--el mio entelletto fu scurato, + dal Nemico fui pigliato,--non sapea que me fare. + + Non potea el quinto patire,--per dolor andai a dormire, + en fantasia fo 'l mio vedire--el diavolo a somniare. + + Nel sesto perdei el sonno,--tenebroso vidde el monno, + furome nemici entorno--vòlserme far desperare. + + La memoria m'aiutòne--e de Dio me recordòne, + lo mio cor se confortòne--e la croce volli abracciare. + + Chi la croce strigne bene,--Iesú Cristo li soviene, + poi lo principato tiene--ne la gloria eternale. + + Fui nel settimo approbato,--e doppio lume me fo dato; + fo el Nemico tralipato,--non potendome engannare. + + Mantenente retornòne--como un angelo el latrone, + una chiesa me mostròne--ch'io l'andasse a relevare. + + Io, com'omo timorato--e del cader amaestrato, + non ce vòlsi volger capo;--al ramo ottavo vòls'andare. + + Allor m'aparve como Cristo--e disse:--Io so tuo maistro; + pígliate de me diletto,--ché te voglio consolare.-- + + Io respusi:--Cristo disse--ch'io en lui non me folcisse, + nel suo Patre lo vedisse--ne l'eterna claritate.-- + + Como un angelo de luce--me apparve entro la fuce, + e disseme en chiara vuce:--Te se' degno d'adorare.-- + + Io respusi:--Onne onore--sia del mio Creatore; + en ciò conosce lo mio core--che non se' quel che tu pare.-- + + Vedendome 'l Nemico sagio,--se parti con suo dannagio; + ed io, compiendo 'l mio viagio,--fui nel ramo del contemplare. + + L'onor dando a l'Onnipotente,--tutta si squarciò mia mente, + vedendoci Dio presente--en ciò ch'avea resguardare. + + Questo è lo ciel cristallino,--ca speranza sí vien mino; + chi de lo splendor è pino,--regna colle potestate. + + Al terzo ciel poi pusi mente,--piú che sol era lucente, + tutta s'enfiammò mia mente,--de voler lá su andare. + + Per un arbor sí s'apiana,--caritate sí se chiama, + en alto stende suoi rama--e la cima è che non pare. + + Vòlsi montar a cavallo;--disseme:--Cavalca sallo, + o tu, om, agi el bon anno,--emprima scolta el mio parlare. + + Due battaglie hai tu vente:--lo Nemico e l'altra gente; + ormai purifica tua mente,--se per me vorrai montare.-- + + Io respusi con amore:--Io so libero de furore, + ciò me mostra lo splendore--ch'i' obedisca el tuo parlare.-- + + De la luce facea la tarza--e de la tenebra la lanza, + posi mente a la bilanza--e comenciai a cavalcare. + + Al primo grado ch'io salía,--la pigrizia trovai empría, + dissi:--Donna, male stia!--ché per te nasce onne male.-- + + Io sguardai: non era sola,--apresso lei stava la gola + con un'altra ria figliola:--lussuria è suo vocare. + + Entanno disse l'alma mia:--Questa è mala compagnia.-- + Con la lancia la fería--e sí la feci tralipare. + + Poi me n'andai nel seconno:--vanagloria me fo entorno, + volea far meco sogiorno--como giá solea fare. + + Io li dissi villania,--tosto me rispose l'ira: + --Noi avemo una regina--e semo de sí alto affare. + + Avarizia è el suo nome--e manten questo costume, + ca racoglie e sí repone--ciò che potemo guadagnare.-- + + Io, vedendo tal brigata,--la targia m'ebbi abracciata, + l'una e l'altra ebbi frustata--e sí le feci scialbergare. + + Poi, crescendo mia possanza,--fui al terzo con alegranza; + lá trovai la ignoranza--e sí la presi a biastemare. + + Per sua camera cercava--e la superbia sí trovava, + una donna molto prava--e ben me vòlse contrastare. + + Una ancilla venne cortese,--che allora facea le spese, + e voluttate sí se desse,--essa l'ha presa a governare. + + Io, vedendo sí mal gioco,--dissi:--Questo non è poco; + or al foco, al foco, al foco!--E tutte tre fei consumare. + + Chi le vizia ha venciute,--regna en ciel con le virtute, + ormai cresce sue salute,--se lle virtú so concordate. + + Poi nel quarto ramo entrai,--en doi stati me trovai: + collo poco e co l'assai,---con ciascun sapea Dio amare. + + Nel quinto poi andai gioioso,--lá su fui piú virtuoso, + ché me fece lo mio sposo--obedire e comandare. + + Consumai onne graveza,--vidime en sí gran richeza; + disseme l'alta Potenza:--Or fa ch'en te la sacci usare.-- + + Fui nel sesto senza entenza--ne la profonda sapienza, + concordai con la potenza--ne la pura volontate. + + L'om che giogne tanto suso,--con li cherubini ha puso; + ben pò vivere gloriuso,--ché vede Dio per veritate. + + Quando me vedi en tanta altura,--en me tenendo onne figura + fomme ditto en quel ura:--Ora spendi, ché 'l poi fare.-- + + Io guardai al Creatore,--assentíme d'andar sune, + e meditai a suo onore--onne sente en suo affare. + + Poi ne l'ottavo me n'andai,--e con gli angeli conversai + nel mio Sire che tanto amai,--secondo lo lor contemplare. + + En alto se levò mia mente,--al nono ramo fui presente, + laudo lo vero Onnipotente--en se medesmo vòlsi usare. + + Chi lí giogne, ben è pino--dello spirito divino, + fatto è un serafino,--sguarda nella Trinitade. + + E tutti li stati ha lassati,--e li tre arbori ha spezati, + e li tre cieli ha fracassati,--e vive nella Deitade. + + Om che giogni a tal possanza--per mercé per tua onoranza, + priega la nostra speranza--che te possiam sequitare. + + + + +LXX + +DE LE QUATTRO VIRTÚ CARDINALE + + + Alte quattro virtute--son cardinal chiamate, + o' nostra umanitate--perfece lo suo stato. + + Como l'uscio pòsase--nel suo cardinile, + cusí la vita umana--è 'n questo quadrato stile; + anima ch'amantase--questo nobel mantile, + puòse chiamar gentile,--d'onne gioia adornato. + + La prima è la prudenza,--lume dell'entelletto; + la seconda è iustizia--che esercita l'affetto; + la terza è fortetude--contra l'averso aspetto, + la quarta è temperanza--contra van delettato. + + Altissima prudenza,--báila de la ragione, + demostri el ben, el meglio,--lo sommo a la stagione; + demostri el male, el peio,--el pessimo e la cagione + e la dannazione--c'hane l'uomo dannato. + + Altissima prudenza,--col mercatar sotile + de trare cose utile,--non sia cosa sí vile; + beato quel coragio--che tien ritto tuo stile, + pòsse chiamar gentile,--degno de grande stato. + + Non par che la prudenza--possa ben operare + senza l'altre virtute--che la degon aitare; + envita la iustizia--che ce deggia albergare, + che deggia esercitare--ciò che ella ha pensato. + + 'Nestante la iustizia--posta ha legge al core, + che sopra onne cosa--sia amato Dio signore + con tutte le potenzie--e con onne fervore; + ché glie s'affá l'onore--d'esser cusí amato. + + Iustizia constregne--lo prossimo d'amare; + ca, se è verace amore,--loco se vol mostrare; + como l'auro al fuoco--se fa paragonare, + cusí sí vol provare--l'amor ch'aggi albergato. + + La fortitude ha loco--a tal pugna portare, + en amar lo prossimo--che te fa eniurare; + tolle, fura, engánnate--e statte a menacciare; + poterlo sempre amare--parme amor provato. + + Ch'en amar lo prossimo--è grande svalianza, + ché 'l trovi deformato--pieno de niquitanza; + poter amar suo essere,--orrir la mal'usanza + ène esaminanza--de l'amor approvato. + + Agio lo corpo endomito--con pessimo appetito, + la temperanza enfrenalo,--ch'è de mal nutrito; + ad onne ben recalcitra,--como fusse ensanito, + a gran briga è guarito,--de tal guisa è malato. + + Lo viso se fa povero--de forme e de coluri, + l'audito spreza sonora--che son pien de vanuri, + lo gusto en poche cibora--contemne li sapuri, + desprezansi gli oduri--collo vestir ornato. + + Da poi che 'l corpo perdese--de fuor la delettanza, + l'anima costregnese--trovar altra amistanza; + la fede mostra, enségnate--lá 'v'è la vera amanza; + ménate la speranza--lá 'v'è l'amor beato. + + + + +LXXI + +COMO CRISTO SE REPOSA NE L'ANIMA ORNATA DE VIRTÚ, COMO SPOSO CON LA +SPOSA. + + + Omo che vol parlare,--emprima déi pensare + se quello che vol dire--è utile ad udire. + + La longa materia--suol generar fastidia, + lo longo abreviare--suole l'om delettare. + + Abbrevio mei ditta,--longheza breve scritta; + chi ce vorrá pensare--ben ce porrá notare. + + Comenzo el mio dittato--de l'omo ch'è ordinato, + ove Dio se reposa--nell'alma ch'è sua sposa. + + La mente sí è 'l letto--con l'ordinato affetto, + el letto ha quattro piedi,--come en figura el vedi. + + Lo primo piè è prudenza--lume d'entelligenza, + demostra el mal e 'l bene--e co tener se déne. + + L'altro piè è iustizia,--l'affetto en esercizia; + prudenzia ha demostrato,--iustizia adoperato. + + Lo terzo piè forteza,--portar onne graveza, + per nulla aversitate--lassar la veritate. + + Lo quarto è temperanza,--freno en abundanza + ed en prosperitate--profunda umilitate. + + La lettiera enfunata--de fede articulata, + l'articoli ligati--con li piè son catenati. + + De paglia c'è un saccone:--la mia cognizione, + como so vile nato--e pieno de peccato. + + De sopre el matarazo--Cristo per me fo pazo, + o' se mise a venire--per me poter avire. + + Ècce un capezale:--Cristo en croce sale, + morto e tormentato,--con ladroni acompagnato. + + Stese ce son lenzola:--lo contemplar che vola, + specchio de divinitate,--vestito d'umanitate. + + Coperto è de speranza--a darme ferma certanza + de farme citadino--en quel albergo divino. + + La caritate iogne--e con Dio me coniogne, + iogne la vilitate--con la divina bontade. + + E qui nasce un amore,--c'ha emprennato el core, + pieno de desiderio,--d'enfocato misterio. + + Prenno liquidisce,--languendo parturisce: + parturisce un ratto--e nel terzo ciel è tratto. + + Cielo umano passa,--l'angelico trapassa, + ed entra en la caligine--col Figlio della Vergene. + + Ed en Dio uno e trino,--loco li se mette el frino + d'entelletto posato,--l'affetto adormentato. + + E dorme senza somnia--c'ha veritate d'omnia, + c'ha reposato el core--nello divino amore. + + Vale, vale, vale!--Ascende per queste scale, + ché pò cader en basso,--farí' grande fracasso. + + + + +LXXII + +COMO EL VERO AMORE DEL PROSSIMO IN POCHI SE TROVA. + + + Vorría trovare chi ama;--molti trovo che sé ama. + + Credeva essere amato,--retrovome engannato, + dividendo lo stato--perché l'omo sí m'ama. + + L'omo non ama mene,--ama quanto en me ène; + però, vedendo bene,--veggio che falso m'ama. + + Se so ricco, potente,--amato da la gente, + retornando a niente,--onne omo sí me sciama. + + Ergo l'avere è amato,--ca io son odiato; + però en folle è stato--chi 'n tal pensier sí m'ama. + + Veggio la gentileza--che non aggia riccheza, + retornará en vileza,--onom l'apella brama. + + L'omo enserviziato--da molta gente è amato; + vedutolo enfermato,--onom sí lo sciama. + + L'omo te vole amare--mentre ne pò lograre, + se nogl puoi satisfare,--tògliete la tua fama. + + L'omo c'ha santetate,--trova grande amistate; + se gl vien la tempestate,--rómpegliese la trama. + + Fuggo lo falso amore,--che non me prenda 'l core; + retornome al Signore--che solo vero ama. + + + + +LXXIII + +DEL GRAN PREZO DATO PER VIL DERRATA, CIOÈ CRISTO PER L'OMO + + + O derrata, guarda al prezo,--se te vuoli enebriare; + ca lo prezo è 'nebriato--per lo tuo enamorare. + + Lo tuo prezo è 'nebriato,--de cielo en terra è desciso; + piú che stolto reputato,--lo re de paradiso + a que comparar s'è miso--a sí gran prezo voler dare? + + Aguardate esto mercato,--che Dio patre ci ha envestito, + angeli, troni, principato--ostopiscon de l'audito: + lo Verbo de Dio infinito--darse a morte per me trare. + + Ostupisce cielo e terra,--mare ed onne creatura; + per finir meco la guerra--Dio ha presa mia natura, + la superbia mia d'altura--se vergogna d'abassare. + + O ebrieza d'amore,--como volesti venire + per salvar me peccatore?--Se' te messo a lo morire, + non saccio altro ch'ensanire--poiché m'hai voluto ensegnare. + + Poiché lo saper de Dio--è empazato de l'amore, + que farai, o saper mio?--Non vol gir po' 'l tuo Signore? + Non pòi aver maiur onore--ch'en sua pazia conventare. + + O celeste paradiso,--encoronato stai de spina, + ensanguinato, pisto, alliso--per darmete en medicina; + grave è stata mia malina--tanto costa el medicare. + + Nullo membro ce par bello--stare so 'l capo spinato, + che non senta lo flagello--de lo capo tormentato; + vegio lo mio Sire empicato--ed io volerme consolare. + + O Signor mio, tu stai nudo--ed io abondo nel vestire, + non par bello questo ludo:--io satollo e tu en famire, + tu vergogna sofferire,--ed io onore aspettare. + + Signor povero e mendíco,--per me molto affatigato, + ed io peccator iniquo,--ricco, grasso e reposato; + non par bello esto vergato:--io en reposo e tu en penare. + + O Signor mio senza terra,--casa, letto, massaria, + lo pensier molto m'afferra,--ché so errato de tua via; + grande faccio villania--a non volerte sequitare. + + Or renunza, o alma mia,--ad onne consolazione, + el penar gaudio te sia--vergogna ed onne afflizione, + e questa sia la tua stazone:--de morir en tormentare. + + O gran prezo senza lengua,--viso, audito senza cuore, + esmesuranza en te regna,--hai anegato onne valore; + lo 'ntelletto sta de fore--o' l'amore sta a pascuare. + + Poi che lo 'ntelletto è preso--da la grande smesuranza, + l'amor vola a desteso,--va montando en desianza; + abracciando l'abundanza,--l'amiranza el fa pigliare. + + L'amiranza li mette el freno--a l'amor empetuuso, + en reverenzia fasse meno,--non presume d'andar suso, + lo voler de Dio gli è 'nfuso--che 'l suo voler fa nichilare. + + Poi che l'omo è anichilato,--nasce l'occhio da vedere, + questo prezo esmesurato--poi l'acomenza sentire, + nulla lengua lo sa dire--quel che sente en quello stare. + + + + +LXXIV + +LA BONTÁ DIVINA SE LAMENTA DE L'AFFETTO CREATO + + + La Bontade se lamenta--che l'Affetto non l'ha 'mata, + la Iustizia è appellata--che ne degia ragion fare. + + La Bontade ha congregate--seco tutte le creature, + e danante al iusto Dio--sí fa molto gran romure, + che sia preso el malfatture--e síene fatta vendetta, + c'ha offesa la diletta--nel suo falso delettare. + + La Iustizia enestante--l'Affetto sí ha pigliato, + e con tutta sua famiglia--en prigione l'ha carcerato, + che déi esser condennato--de la 'ngiuria c'ha fatta, + tráglise fore una carta--qual non può contrariare. + + L'Affetto pensa ensanire,--poi che se sente en pregione; + ché solea aver libertade,--or suiace a la ragione; + la Bontá ha compassione,--succurre che non perisca, + de grazia gli dá una lisca--e nel senno el fa tornare. + + L'Affetto, poi che gusta el cibo--de la grazia gratis data, + lo 'ntelletto e la memoria--tutta sí l'ha renovata, + e la volontá mutata--piange con grande desianza + la preterita offensanza--e nullo consólo se vol dare. + + Empreso ha novo lenguaio,--ché non sa dir se non «amore». + Piange, ride, dole e gaude--securato con timore; + e tal segni fa de fuore,--che paiono de om stolto, + dentro sta tutto racolto,--non sente da fuor que fare. + + La Bontade sí comporta--questo amore furioso, + ché con esso sí confige--questo mondo tenebroso, + el corpo luxurioso--sí remette a la fucina, + perde tutta la sentina--che 'l facea deturpare. + + La Bontá sottra' a l'affetto--lo gusto del sentimento; + lo 'Ntelletto, ch'è 'n pregione,--esce en suo contemplamento, + l'Affetto vive en tormento,--de lo 'ntender se lamenta, + ché 'l tempo gli empedimenta--del corrotto che vol fare. + + Lo 'Ntelletto, poi che gusta--lo sapor de sapienza, + lo sapor sí l'asorbisce--nella sua gran complacenza; + gli occhi d'entelligenza--ostopiscon del vedere, + non voglion altro sentire--se non questo delettare. + + L'Affetto non se cci acorda,--ché vol altro che vedere, + ché 'l suo stomaco se more--se non i porge que paidire; + vole a le prese venire,--sí ha fervido appetito, + lo sentir che gli è fugito--piange senza consolare. + + Lo 'Ntelletto dice:--Tace,--non me dare piú molesta, + ché la gloria che io vegio--sí m'è gaudiosa festa; + non me turbar questa vesta,--deveríe esser contento + contentar lo tuo talento--en questo mio delettare. + + --Oimè lasso, que me dici?--par che me tenghi in parole, + ché tutto el tuo vedimento--sí me paion che sian fole, + ché consumo le mie mole,--ché non hone macinato, + e tanto agio degiunato--e tu me ne stai mò a gabare. + + --Non te turbar se me vegio--beneficia create, + ca per esse sí conosco--la divina Bonitate; + siram reputati engrate--a non volerle vedere, + però te devería piacere--tutto sto mio fatigare. + + --Tu ce offendi qui la fede--de gir tanto speculando, + e la sua immensitate--de girla abreviando; + e vai tanto asutigliando,--che rompe la ligatura, + e toglime 'l tempo e l'ura--del mio danno arcoverare. + + Lo 'Ntelletto dice:--Amore--ch'è condito de sapere, + pareme piú glorioso--che questo che vòi tenere; + se io me sforzo a vedere--chi, a cui e quanto è dato, + será l'amor piú levato--a poterne piú abracciare. + + --A me par che sapienza--en questo fatto è iniuriata, + de la sua immensitade--averla sí abbreviata; + per veder cosa creata,--nulla cosa n'hai compreso, + e tiemme sempre sospeso--en morirme en aspettare.-- + + La Bontade n'ha cordoglio--de l'Affetto tribulato, + poneglie una nova mensa,--ché ha tanto degiunato; + lo 'Ntelletto è admirato,--l'Affetto entra l'ha tenuta, + la lor lite sí è finuta--per questo ponto passare. + + Lo 'Ntelletto sí è menato--a lo gusto del sapore, + l'Affetto trita coi denti--ed enghiotte con fervore, + poi lo coce co l'amore,--tráine 'l frutto del paidato, + ed ai membri ha dispensato--donde vita possan trare. + + + + +LXXV + +DE LA DIVERSITÁ DE CONTEMPLAZIONE DE CROCE + + + --Fuggo la croce che me devora, + la sua calura non posso portare. + + Non posso portare sí grande calore + che getta la croce, fuggendo vo amore; + non trovo loco, ca porto nel core + la remembranza me fa consumare. + + --Frate, co fuggi la sua delettanza? + io vo chirendo la sua amistanza; + parme che facci grande vilanza + de gir fugendo lo suo delettare. + + --Frate, io fuggo, ché io son ferito; + venuto m'è 'l colpo, e 'l cor m'ha partito; + non par che senti de quel c'ho sentito, + però non par che ne sacci parlare. + + --Frate, io sí trovo la croce fiorita, + de soi pensieri me sono vestita, + non ce trovai ancora ferita, + 'nante m'è gioia lo suo delettare. + + --Ed io la trovo piena de sagitte + ch'escon del lato; nel cor me son fitte, + el balestrier en ver me l'ha diritte, + on arme ch'aggio me fa perforare. + + --Io era cieco ed or veggio luce, + questo m'avenne per sguardo de cruce; + ella me guida, ché gaio m'aduce, + e senza lei son en tormentare. + + --E me la luce sí m'ha acecato; + tanto lustrore de lei me fo dato, + che me fa gire co abacinato, + c'ha li bel occhi e non pote mirare. + + --Io posso parlar, ché stato so muto, + e questo ella croce sí m'è apparuto; + tanto de lei sí aggio sentuto, + ch'a molta gente ne pos predicare. + + --E me fatt'ha muto che fui parlatore, + en sí grande abisso entrat'è el mio core, + ch'io non trovo quasi auditore + con chi ne possa de ciò ragionare. + + --Io era morto ed or aggio vita, + e questo e la croce sí m'è apparita; + parme esser morto de la partita + ed aggio vita nel suo demorare. + + --Ed io non so morto, ma faccio el tratto, + e Dio lo volesse ch'el fosse ratto! + star sempremai en estremo fatto + e non poterme mai liberare! + + --Frate, la croce m'è delettamento, + nollo dir mai ch'en lei sia tormento; + forsa non èi al suo giognemento + che tu la vogli per sposa abracciare. + + --Tu stai al caldo, ma io sto nel fuoco; + a te è diletto, ma io tutto cuoco; + con la fornace trovar non pò loco, + se non c'èi entrato non sai quegn'è stare. + + --Frate, tu parli che io non t'entendo, + como l'amore gir vòi fugendo, + questo tuo stato verría conoscendo + se tu el me potessi en cuore splanare. + + --Frate, el tuo stato è en sapor de gusto, + ma io c'ho bevuto, portar non pò el musto, + non aggio cerchio che sia tanto tusto + che la fortura non faccia alentare. + + + + +LXXVI + +DEL IUBILO DEL CORE CHE ESCE IN VOCE + + + O iubilo del core,--che fai cantar d'amore! + Quando iubilo se scalda,--sí fa l'uomo cantare; + e la lengua barbaglia--e non sa que parlare, + dentro non pò celare,--tanto è grande el dolzore! + + Quando iubilo è acceso,--sí fa l'omo clamare; + lo cor d'amore è preso--che nol pò comportare, + stridendo el fa gridare--e non vergogna allore. + + Quando iubilo ha preso--lo cor enamorato, + la gente l'ha en deriso,--pensando suo parlato, + parlando smesurato--de que sente calore. + + O iubil, dolce gaudio,--ched entri ne la mente, + lo cor deventa savio--celar suo convenente, + non può esser soffrente--che non faccia clamore. + + Chi non ha costumanza--te reputa empazito, + vedendo svalianza--com omo ch'è desvanito, + dentro lo cor ferito--non se sente de fuore. + + + + +LXXVII + +DE L'AMOR MUTO + + + O amore muto--che non vòi parlare, + che non sie conosciuto! + + O amor che te celi--per onne stagione, + ch'omo de fuor non senta--la sua affezione, + che non la senta latrone--per quel c'hai guadagnato, + che non te sia raputo. + + Quanto l'om piú te cela, tanto piú foco abundi; + om che te ven occultando--sempre a lo foco iugne, + ed omo c'ha le pugne--de voler parlare, + spesse volte è feruto. + + Omo che se stende--de dir so entendimento, + avenga che sia puro--el primo comenzamento; + vience da fuor lo vento--e vagli spaliando + quel ch'avea receputo. + + Omo che ha alcun lume--en candela apicciato, + se vol che arda en pace,--mettelo a lo celato; + ed onne uscio ha enserrato--che nogl venga lo vento + che 'l lume sia stenguto. + + Tal amor ha posto--silenzo a li suspiri, + èsse parato a l'uscio--e non gli lascia uscire; + dentro el fa partorire--che non se spanda la mente + da quel che ha sentuto. + + Se se n'esce el suspiro,--esce po' lui la mente, + va po' lui vanegiando,--lassa quel c'ha en presente: + poi che se ne resente,--non puote retrovare + quel ch'avea receputo. + + Tal amor ha sbandito--da sé la ipocrisia, + che esca del suo contado--che trovata non sia; + de gloria falsa e ria--sí n'ha fatta la caccia + de lei e del suo tributo. + + + + +LXXVIII + +DE L'AMOR VERO E DISCREZION FALSA + + + L'amor lo cor sí vol regnare,--discrezion vol contrastare. + + L'amor ha presa la forteza,--la volontá de grande alteza, + sagitta 'l cor, lancia dolceza,--da c'ha ferito, lo fa 'npazare. + + Discrezion de grande altura--d'onguento ha presa l'armatura, + ed en ragion, lá 'v'ella mora,--con ella se vol defensare. + + L'amor non ce vol ragione,--'nante sagetta suo lancione, + però che 'l cor vol per pregione--e 'l corpo mettere en penare, + + Discrezion al cor s'acosta--e fagli cordogliosa posta, + la carne el sente, sí s'è mosta--a dargli tutto 'l suo affare. + + L'amor non cessa, 'nante manna--de grande ardor la sua vivanna, + lo cor manuca e pur encanna--ed èi sí forte tal mangiare. + + Discrezion sí parla al core:--Se tu non hai me per signore, + végiote che 'l tuo ardore--non porrá perseverare.-- + + L'amor udendo, sí sagitta--de gran secreto sua lancitta, + la carne el sente, sta afflitta,--ché l'impeto non pò portare. + + Discrezion parla secreta,--al cor sí mostra sua moneta: + --Or piglia pian la tua saleta,--che tu non possi enfermare.-- + + L'amor spera en sua forteza,--cotal parlar li par matteza, + del gran Signor piglia largeza--ch'esso sí l'ha da mal guardare. + + Discrezion dice:--Sie saggio,--ca molta gente veduto agio, + sequitando lor desiagio,--né dicer posson poi né fare.-- + + L'amor sí l'ode e non lo 'ntende,--de gran fervor suo arco tende, + sagetta 'l cor, tutto l'accende--del gran Signor che non ha pare. + + La carne dice a la ragione:--Io me t'arendo per pregione, + aiutame ch'io ho cagione,--ché l'amor me vol consumare. + + Ché non farían sufficenza--mille corpi a sua ademplenza, + e con Dio sí se entenza--che 'l se crede manecare. + + Abraccia Dio e vollo tenere--e quel che vole non sa dire, + sputar non lassa né ranscire--che non se possa travagliare. + + Su del cielo piglia parte,--poi con meco sí combatte, + enganname con la sua arte,--sí sa dolce predicare. + + Ché parla sí dolcemente,--che me sottra' da tutta gente, + poi si piglia sí la mente,--che non la lassa suspirare. + + Pregovi che m'aiutiti,--che un poco l'affreniti, + ché i soi pensier me son feriti--che tutta me fan concussare. + + Pigliar voglio pensamento--a non adempir el suo talento, + de star solo non gli assento--ch'io non possa contrastare. + + Del mondo sirò accompagnata,--de lui giragio enfacendata, + ch'io non sia allapidata,--embrigarògli el meditare.-- + + La ragion dice:--Non te giova,--l'amor vencer vol la prova; + s'egli en dí non te trova,--la notte tu non pòi mucciare.-- + + + + +LXXIX + +DELLA BONTÁ DIVINA E VOLONTÁ CREATA + + + La bontate enfinita--vol enfinito amore, + mente, senno e core--lo tempo e l'esser dato. + + Amor longo fidele,--in eterno durante, + alto de speranza,--sopra li ciel passante, + amplo en caritate,--onne cosa abracciante, + en un profondo stante--de core umiliato. + + La volontá creata,--en infinitate unita, + menata per la grazia--en sí alta salita, + en quel ciel d'ignoranzia--tra gaudiosa vita, + co ferro a calamita--nel non veduto amato. + + Lo 'ntelletto ignorante--va entorno per sentire, + nel ciel caliginoso--non se lassa transire, + che fôra grande eniuria--la smesuranza scire, + siría maior sapire--che lo saper ch'è stato. + + Lo 'ntelletto ignorante--iura fidelitate, + sotto l'onnipotenza--tener credulitate, + de mai ragion non petere--a la difficultate, + vive en umilitate--en tal profondo anegato. + + O savia ignoranza,--en alto loco menata, + miracolosamente--se' en tanto levata, + né lengua né vocabulo--entende la contrata, + stai co dementata--en tanto loco ammirato. + + --O alma nobilissima,--dinne que cose vide! + --Veggo un tal non veggio--che onne cosa me ride; + la lengua m'è mozata--e lo pensier m'ascide, + miracolosa side--vive nel suo adorato. + + --Que frutti reducene--de esta tua visione? + --Vita ordinata--en onne nazione; + lo cor ch'era immondissimo,--enferno inferione, + de trinitá magione--letto santificato. + + Cor mio, se' te venduto--ad alto emperatore, + nulla cosa creata--m'archieda omai d'amore, + ché non è creatura--posta en tanto onore, + a me è 'n gran descionore--se en mio cor fosse entrato. + + Se creatura pete--per lo mio amor avere, + vadane a la bontade--che l'ha distribuire, + ch'io non aggio que fare,--ella ha lo possedere, + può far lo suo piacere,--ché lo s'ha comparato. + + Lo tempo me demostra--ch'io gli ho rotta la legge, + quando l'aggio occupato--en non servire de rege; + o tempo, tempo, tempo,--en quanto mal sommerge + a chi non te correge--passando te oziato! + + + + +LXXX + +DE L'AMORE DIVINO DESTINTO IN TRE STATI + + + --Sapete voi novelle de l'amore + che m'ha rapito ed assorbito el core, + e tiemme empregionato en suo dolzore, + e famme morire en amor penato? + + --De l'amore che hai demandato + molti amori trovamo en esto stato, + se tu non ne declar del tuo amato, + risponder noi non te ce saperimo. + + --L'amor ch'io ademando sí è 'l primo, + unico, eterno e sta sublimo; + non par che 'l conoscati, como stimo, + da ch'en plurale avete la 'ntendenza. + + --Questo respondere giá non è fallenza, + de lo tuo amor non avem conoscenza; + se non t'encresce a dicerne sua valenza, + delettane l'audito d'ascoltare. + + --L'amor ch'io ademando è singulare; + cielo e terra empie col suo amare, + en cosa brutta non pò demorare, + tanto è purissimo. + + L'amor ch'io demando è umilissimo, + el cor, o' se reposa, fa 'l ditissimo, + umilia l'affetto superbissimo + per sua bontade. + + Enfondeme nel cor fedelitate, + famme guardar da le cose vetate, + le cose concedute ed ordenate + fammele usar con temperanza. + + Divide da la terra mia speranza, + conducelame en ciel la vicinanza, + famme citadin per longa usanza + de la gran citade. + + Loco sí son le cose ordinate + la scola se cce tien de caritate, + tutte le gente de quelle contrate + ciascuno en amore è conventato. + + Distinguese l'amore en terzo stato: + bono, meglio, sommo, sublimato; + lo sommo sí vole essere amato + senza compagnia. + + Parlar de tale amor faccio follia, + diota me conosco en teologia, + l'amor me constregne en sua pazia + e famme bannire. + + Prorompe l'abundanza en voler dire, + modo non gli trovo a proferire, + la veritá m'empone lo tacere, + che non lo so fare. + + L'abundanza non se pò occultare, + loco sí se forma el iubilare, + prorompe en canto che è sibilare, + che vidde Elia. + + Partámone ormai da questa via, + a le doi distinzion che so empria, + e logo sí figam la diceria + che si convene. + + Sempre lo meglio sta sopra lo bene; + se tu non ami el prossimo co tene, + e te non ami como si convene, + tu, cieco, el cieco meni a tralipare. + + Emprima t'è opo con Dio ordinare, + e da lui prender regola d'amare, + amor saggio e forte en adurare + e mai non smaglia. + + Fame, sete e morte nol travaglia, + sempre lo trovi forte a la battaglia, + a patir pena ed onne ria travaglia + e star quiito. + + Lo corpo sí ha redutto al suo servito, + li sensi regolati ad obedito, + gli eccessi sottoposti so a punito + ed a ragione. + + Tutta sta quieta la magione, + gli officia distinte per ragione; + se nulla ce nascesse questione, + ston al iudicio. + + Lo iudice che sede al malefizio + ser Conscio è vocato per offizio, + non perdona mai per pregarizio + né per timore. + + Non perdona al grande né al minore, + nulla cosa occulta gli sta en core, + tutta la corte vive con tremore + ad obedenza. + + Poi che l'alma vive a conscienza, + contien amar lo prossimo en piacenza, + amor verace par senza fallenza + de caritate. + + Trasfórmate l'amor en veritate + nelle persone che son tribulate, + e, compatendo, magior pena pate + che 'l penato. + + Quel per alcun tempo ha reposato, + lo compatente ce sta cruciato, + notte e giorno con lui tormentato + e mai non posa. + + Non pò l'om sapere questa cosa + se non la caritate chi l'ha enfusa, + como nel penato sta retrusa + a parturire. + + Partámone ormai dal nostro dire, + e ritornimo a Cristo nostro sire, + che ne perdoni lo nostro fallire + e díene pace. + + --Lo vostro ditto, frate, sí ne piace, + però che vostro dicer è verace; + de sequir voi tal via sí n'aiace, + che ne salvimo. Amen.-- + + + + +LXXXI + +DE L'AMOR DIVINO E SUA LAUDE + + + O Amor, divino amore,--amor, che non se' amato. + + Amor, la tua amicizia--è piena de letizia + non cade mai en tristizia--lo cor che t'ha assagiato. + + O amor amativo,--amor consumativo, + amor conservativo--del cuor che t'ha albergato! + + O ferita gioiosa,--ferita dilettosa, + ferita gaudiosa,--chi de te è vulnerato! + + Amore, unde entrasti,--ché sí occulto passasti? + Nullo signo mostrasti--unde tu fusse entrato. + + O amor amabile,--amor delettabile, + amor encogitabile--sopr'onne cogitato! + + Amor, divino fuoco,--amor de riso e gioco, + amor non dái a poco,--ché se' ricco smesurato. + + Amor, con chi te poni?--con delette persone, + e lassi gran baroni,--ché non fai lor mercato. + + Tale non par che vaglia--en vista una medaglia, + che quasi como paglia--te dái en suo trattato. + + Chi te crede tenere,--per sua scienzia avere, + nel cor non può sentire--che sia lo tuo gustato. + + Scienzia acquisita--mortal sí dá ferita, + s'ella non è vestita--de core umiliato. + + Amor, tuo magisterio--enforma el desiderio, + ensegna l'evangelio--col breve tuo ensegnato. + + Amor che sempre ardi--e i tuoi coraggi inardi, + fai le lor lengue dardi--che passa onne corato. + + Amore grazioso,--amore delettoso, + amor suavetoso,--che 'l core hai saziato. + + Amor ch'ensegni l'arte--che guadagni le parte, + de cielo fai le carte,--en pegno te n'èi dato. + + Amor, fidel compagno,--amor, che mal se' a cagno, + de pianto me fai bagno--ch'io pianga el mio peccato. + + Amor dolce e suave,--de cielo, amor se' chiave; + a porto meni nave--e campa el tempestato. + + Amor che dái luce--ad omnia che luce, + la luce non è luce,--lume corporeato. + + Luce luminativa,--luce demostrativa, + non viene a l'amativa--chi non è en te luminato. + + Amor, lo tuo effetto--dá lume a lo 'ntelletto, + demóstrali l'obietto--de l'amativo amato. + + Amor, lo tuo ardore--ad enflammar lo core + uniscil per amore--ne l'obietto encarnato. + + Amor, vita secura,--riccheza senza cura, + piú ch'en eterno dura--ed ultra smesurato. + + Amor che dái forma--ad omnia c'ha forma, + la forma tua reforma--l'omo ch'è deformato. + + Amore puro e mondo,--amor saggio e iocondo, + amor alto e profondo--al cor che te s'è dato. + + Amor largo e cortese,--amor con larghe spese, + amor, con mense stese--fai star lo tuo affidato. + + Lussuria fetente--fugata de la mente, + de castitá lucente,--mundizia adornato. + + Amor, tu se' quel ama--donde lo cor te ama, + sitito con gran fama--el tuo enamorato. + + Amoranza divina,--ai mali se' medicina, + tu sani onne malina,--non sia tanto agravato. + + O lengua scotegiante,--come se' stata osante + de farte tanto enante--parlar de tale stato? + + Or pensa que n'hai detto--de l'amor benedetto, + onne lengua è en defetto--che de lui ha parlato. + + Se onne lengue angeloro--che stanno en quel gran coro + parlando de tal foro,--parlaran scelenguato. + + Ergo co non vergogni?--nel tuo parlar lo pogni, + lo suo laudar non giogni,--'nante l'hai blasfemato. + + --Non te posso obedire--ch'amor deggia tacire, + l'amor voglio bandire,--fia che mo m'esce 'l fiato. + + Non è condizione--che vada per ragione, + che passi la stagione--ch'amor non sia clamato.-- + + Clama la lengua e 'l core:--Amore, amore, amore! + chi tace el tuo dolzore--lo cor li sia crepato. + + E ben credo che crepasse--lo cor che t'assagiasse; + se amor non clamasse,--trovárese afogato.-- + + + + +LXXXII + +COMO L'ANIMA TROVA DIO IN TUTTE CREATURE PER MEZO DE SENSI + + + O amor, divino amore,--perché m'hai assediato? + Pare de me empazato,--non puoi de me posare. + + Da cinque parte veggio--che m'hai assediato: + audito, viso, gusto,--tatto ed odorato; + se esco, so pigliato,--non me te pos'occultare. + + Se io esco per lo viso,--ciò che veggio è amore, + en onne forma èi pento,--ed en onne colore; + represèntime allore--ch'io te deggia albergare. + + Se esco per la porta--per posarme en audire, + lo sono e que significa?--Representa te, sire; + per essa non può uscire--ciò cche odo è amare. + + Se esco per lo gusto,--onne sapor te clama: + --Amor, divino amore,--amor pieno de brama; + amor preso m'hai a l'ama--per potere en me regnare.-- + + Se esco per la porta--che se chiama odorato, + en onne creatura--te ce trovo formato; + retorno vulnerato,--prendime a l'odorare. + + Se esco per la porta--che se chiama lo tatto, + en onne creatura--te ce trovo retratto; + amor, e co so matto--de volerte mucciare? + + Amor, io vo fugendo--de non darte el mio core, + veggio che me trasformi--e faime essere amore, + sí ch'io non son allore--e non me posso artrovare. + + S'io veggio ad omo male--o defetto o tentato, + trasformome entro en lui--e face 'l mio cor penato; + amore smesurato,--e chi hai preso ad amare? + + Prendeme a Cristo morto,--traime de mare al lito, + loco me fai penare--vedendol sí ferito; + perché l'hai sofferito?--Per volerme sanare. + + + + +LXXXIII + +DE L'AMORE DE CRISTO IN CROCE, E COMO L'ANIMA DESIDERA DE MORIR CON LUI + + + O dolce amore--c'hai morto l'amore, + prego che m'occidi d'amore. + + Amor c'hai menato--lo tuo enamorato + ad cusí forte morire, + perché 'l facesti--ché non volesti + ch'io dovesse perire? + Non me parcire,--non voler soffrire + ch'io non moia abracciato d'amore. + + Se non perdonasti--a quel che sí amasti, + como a me vòi perdonare? + Segno è, se m'ami,--che tu me c'enami + como pesce che non pò scampare. + E non perdonare,--ca el m'è en amare + ch'io moia anegato en amore. + + L'amore sta appeso,--la croce l'ha preso + e non lassa partire. + Vocce currendo--e mo me cce appendo, + ch'io non possa smarrire. + Ca lo fugire--faríame sparire, + ch'io non sería scritto en amore. + + O croce, io m'apicco--ed ad te m'aficco, + ch'io gusti morendo la vita. + Ché tu ne se' ornata,--o morte melata; + tristo che non t'ho sentita! + O alma sí ardita--d'aver sua ferita, + ch'io moia accorato d'amore. + + Vocce currendo,--en croce legendo + nel libro che c'è ensanguinato. + Ca essa scrittura--me fa en natura + ed en filosofia conventato. + O libro signato--che dentro se' aurato, + e tutto fiorito d'amore! + + O amor d'agno,--magior che mar magno, + e chi de te dir porría? + A chi c'è anegato--de sotto e da lato + e non sa dove sia, + e la pazia--gli par ritta via + de gire empazato d'amore. + + + + +LXXXIV + +COMO È SOMMA SAPIENZIA ESSERE REPUTATO PAZO PER L'AMOR DE CRISTO + + + Senno me pare e cortesia--empazir per lo bel Messia. + + Ello me sa sí gran sapere--a chi per Dio vol empazire, + en Parige non se vidde--ancor sí gran filosofia. + + Chi per Cristo va empazato,--par afflitto e tribulato; + ma è maestro conventato--en natura e teologia. + + Chi per Cristo ne va pazo,--a la gente sí par matto; + chi non ha provato el fatto--pare che sia fuor de la via. + + Chi vol entrare en questa scola,--troverá dottrina nova; + la pazia, chi non la prova,--giá non sa que ben se sia. + + Chi vol entrar en questa danza,--trova amor d'esmesuranza; + cento dí de perdonanza--a chi li dice villania. + + Ma chi va cercando onore,--non è degno del suo amore, + ché Iesú fra doi latrone--en mezo la croce staía. + + Ma chi cerca per vergogna,--ben me par che cetto iogna; + iá non vada piú a Bologna--a 'mparar altra mastria. + + + + +LXXXV + +COMO SE DEVE AMAR CRISTO LIBERALMENTE COMO ESSO AMÒ NOI + + + --O amor che m'ami,--prendime a li toi ami, + ch'io ami co so amato. + + O amor che ami--e non trovi chi t'ami, + chi sal per li toi rami--sempre se chiama engrato. + + O engrato nobile,--sommerso en ammirabile, + non puoi salire equabile--d'amore adoguagliato. + + O amore attivo--che non trovi passivo, + che venga a l'amativo--d'amor purificato. + + Amor c'hai nome amo,--plural mai non trovamo, + da te fonte gustamo,--amor da te spirato. + + Amor, mostrame el como,--ché 'l quanto, non è omo + che nol somerga el somo--del quanto smesurato. + + --El como te mostrai--quando me encarnai, + per te peregrinai--en croce consumato. + + El quanto armáse en sete,--ché non for mai aprete + l'altissime secrete--en subietto finato. + + Non reman dal daiente,--ma dal recipiente, + non è sufficiente--a Dio nullo creato. + + Lo enfinito amare,--finito en demostrare, + la mostra terminare--in amor sterminato. + + En quilli amorosi abissi--gli santi son sommersi, + dentro e da fore oppressi--d'amore spelagato. + + L'alteza è infinita,--longeza non compíta, + largeza sterminata,--profondo sprofondato. + + Non puòtte piú l'amore--mostrar fatto maggiore, + che farme lo minore--en degli omini deiettato. + + Qual pazo vorria fare,--per formicaio campare, + en formica tornare--per formicaio campato. + + Maggior fo mia stoltizia--la grande alteza mia + de prender questa via--de farme om penato. + + Io non te amai per mene,--'nante te amai per tene, + non me crebbe bene--del mio fatigato. + + Per te non fui maggiore,--né senza te minore, + trasseme l'amore--che fusse reformato. + + Se m'ami per aver gloria,--mercenaia hai memoria; + attento stai a mia solia--pur del remunerato. + + Non m'ami per amore,--ché 'l prezo te sta en core; + se 'l prezo ne trai fuore,--l'amor tuo è anichilato. + + Se la tua utilitate--te trae ad amorositate, + poco d'aversitate--te fa l'amor cagnato. + + Se l'amore è libero--che non sia avaro albitrio, + gentil fa desiderio--non condizionato. + + Non c'è condizione--né messa per ragione, + è fatta l'unione--che non veste vergato. + + Da l'amativo amabile--esce l'amor mirabile, + l'amore è poi durabile--semper in idem stato. + + + + +LXXXVI + +COMO L'ANIMA DIMANDA PERDONANZA DE L'OFFENSIONE E GUSTO D'AMORE + + + Amor dolce senza pare--sei tu, Cristo, per amare. + + Tu sei amor che coniugni,--cui piú ami spesso pugni; + onne piaga, poi che l'ugni,--senza unguento fai sanare. + + Amor, tu non abandoni--chi t'offende, sí perdoni; + e de gloria encoroni--chi se sa umiliare. + + Signor, fanne perdonanza--de la nostra offensanza, + e de la tua dolce amanza--fanne um poco assagiare. + + Dolce Iesú amoroso,--piú che manna saporoso, + sopra noi sie pietoso,--Signor, non n'abandonare. + + Amor grande, dolce e fino,--increato sei divino, + tu che fai lo serafino--de tua gloria enflammare. + + Cherubin ed altri cori,--apostoli e dottori, + martiri e confessori,--vergene fai iocundare. + + Patriarche e profete--tu tragisti da la rete; + de te, amor, áver tal sete,--non se crédor mai saziare. + + Dolce amor, tanto n'ame,--al tuo regno sempre clame, + saziando d'onne fame,--tanto sei dolce a gustare. + + Amor, chi de te ben pensa,--giammai non déi far offensa; + tu sei fruttuosa mensa--en cui ne devem gloriare. + + Nella croce lo mostrasti,--amor, quanto tu n'amasti; + ché per noi te umiliasti--e lassasti cruciare. + + Amor grande fuor misura,--tu promission secura, + de cui nulla creatura--d'amar non se può scusare. + + Dáite a chi te vol avere,--tu te vien a proferire, + amor, non te puoi tenere--a chi te sa ademandare. + + Ademando te amoroso,--dolce Iesú pietoso, + che me specchi el cor gioioso--de te solo, amor, pensare. + + Lo pensar de te, amore,--fa enebriar lo core, + vol fugir onne rumore--per poterte contemplare. + + Contemplando te, solazo,--pargli tutto 'l mondo laccio, + regemento fa de pazo--a chi non sa el suo affare. + + Tu se' amor de cortesia,--en te non è villania, + dámmete, amor, vita mia,--non me far tanto aspettare. + + + + +LXXXVII + +DE L'AMOR DIVINO LA MISURA DEL QUALE È INCOGNITA + + + Amor che ami tanto,--ch'io non so dir lo quanto + del como esmesurato! + + La mesura se lamenta--del como esmesurato, + sua ragion vole a distenta--parli l'amor tribulato; + la smesuranza s'è levata,--messo ha el freno a la mesura, + non faccia sommergetura,--ché non sería piú comportato. + + Lo sapor de sapienza--l'affetto sí ha sotterrato, + lo lume de intelligenza--udite tratto c'ha pensato: + l'affetto sí ha pigliato--ed hallo messo en pregione, + sottomesso a la ragione,--loco l'ha terrafinato. + + L'affetto, poi ch'è en pregione,--piange con gran desianza; + nullo consólo se vol dare--de la preterita offensanza, + de chi gli ha tolta la speranza--poi la comenza a biastemare, + e non se vol consolare--sí sta en sé contaminato. + + O amor contaminato,--tutto pieno de furore, + d'onne tempo hai mormorato,--ène entrato en possessore; + la iustizia ch'è assessore,--sí t'ha preso a condennare, + d'onne officio te privare,--ché non sai far bon iudicato. + + La iustizia sí è presa--da lo senno del sapere, + una ragion gli è commessa--che non degia preterire, + la scienzia far tacere--ed onne atto alienare, + e le virtute esaltare,--se non sería excomunicato. + + O amor ch'èi tempestoso,--ch'en te non fai recetto, + ètte sottratto el prestato,--conquassato sta l'aspetto; + ma el desio del diletto--abracciato ha el disiare, + con lo vile en sé vilare--non vederse en sé vilato. + + O audito senza audito,--che en te non hai clamore, + entelletto senza viso--hai anegato onne valore; + non hai en te possessore,--da altri non èi posseduto, + onne atto sí t'è renduto,--sí sta l'amore affissato. + + L'odorato t'è renduto,--non sai dir que è delettare, + lo sapore è fatto muto,--non sai dir piú que è gustare; + lo silenzio ce appare,--ché gli è tolto onne lenguaio; + allor par giá quietaio,--vive en sé ben roborato. + + Tutti gli atti vecchi e novi--en un nichilo son fondate, + son formati senza forma,--non han termen né quantitate, + uniti con la veritate;--coronato sta l'affetto, + quietato lo 'ntelletto,--nell'amore trasformato. + + + + +LXXXVIII + +COMO IN L'OMO PERFETTO SONO FIGURATE LE TRE IERARCHIE CON LI NOVI CORI +DE ANGELI + + + L'omo che può la sua lengua domare, + grande me pare che agia signoria; + ché raro parlamento può l'om fare + che de peccar non agia alcuna via; + agiome pensato de parlare, + reprendomi, ché faccio gran follía; + ca senno en me non sento né affare + a far devere grande diceria; + ma lo volere sforza el ragionare + preso ha lo freno e tiello en sua balía. + + Però me sería meglio lo tacere, + ma veggio ch'io non lo posso ben fare; + però parlo e dico el mio parere + ed a correzione ne voglio stare; + pregove tutti che vi sia en piacere + de volere lo mio ditto ascoltare, + e recurriamo a Dio en cui è 'l sapere + che l'asina de Balaam fece parlare, + ch'ello me dia alcuna cosa dire + che sia sua laude e a noi possa giovare. + + Pareme che l'omo sia creato + a la imagine di Dio e semiglianza; + lo paradiso pareme ordinato + de nove orden d'angeli en ordenanza; + en tre ierarchie è el loro stato + de quella beatissima adunanza, + or facciamo che l'uomo sia en stato + che truove en sé quella concordanza; + e pareme d'averlo retrovato, + se io non fallo nella mia cuitanza. + + Tre ierarchie ha l'omo perfetto: + la prima si è ben encomenzare; + lo secondo stato è piú eletto + ch'en megliorar fa l'om perseverare; + ottimo lo terzo sopra eletto, + omo che consuma en ben finare; + non se ne trovò ancor decetto + chi con questi tre volse albergare, + molto me ne trovo en gran defetto + ché io al primo ancor non volse entrare. + + Aggiome veduto e ben pensato + che l'uom perfetto a l'arbor se figura, + che, quanto piú profondo è radicato, + tanto è piú forte ad onne rea fortura; + de vil corteccia veggiolo amantato, + conservace l'umore e la natura, + de rami, foglie e frutto è adornato + lavora d'onne tempo senza mura; + da poi che 'l frutto hacce appicciato, + conservalo, nutrica e poi el matura. + + La fossa dove questo arbor se planta + parme la profonda umilitate; + ché se la radicina loco achianta, + engrossace ad trar l'umiditate, + e fa l'arbor crescere ed enalta, + non teme freddo né nulla siccitate; + standoce gli ucelli, loco canta, + esbernace con grande suavitate, + nascondece lo nido e sí l'amanta, + che non se veggia a sua contrarietate. + + Lo ceppo che la radice sí divide + pareme la fede che è formata, + e le radice dodece ce vide, + gli articoli con essa congregata; + se ensemora non gli tien, la conquide + deguasta l'arbor tutta conquassata, + se ensemora l'abracci, sí te ride, + allítate nella buona contrata, + e cámpate dal loco o' s'allide + quilli che la tengono viliata. + + Lo stipite ch'en alto se depone + pareme l'altissima speranza, + divide da la terra tua magione, + condúcetela en ciel la vicinanza; + se loco ce demori onne stagione + gaudio ce trovi en abundanza; + cerchi la citade per regione, + cantasi lo canto de alegranza, + párete lo mondo una pregione, + videlo pieno de grande fallanza. + + Lá 've gli rami hanno nascimento + pareme che sia la caritate; + la prima ierarchia è 'l comenzamento, + tre rami ce trovi en unitate; + destenguese per bello ordenamento + ciascuna en sua proprietate; + grande trovi en loro comenzamento + pensando nella loro varietate, + l'uno senza l'altro è sviamento + e non verria a compíta veritate. + + Lo primo ramo d'esto encomenzare, + lo qual al primo orden se figura, + angeli sí audimo nominare, + sí come n'amaestra la Scrittura; + angelo se vole enterpretare + messo nobilissimo en natura, + messo che ne l'alma pòi trovare; + paiome gli pensier senza fallura, + lo Spirito santo halli ad inspirare + che nullo gli pò aver per sua fattura. + + Poi che se' stato assai nello pensiere, + che de lo star con Dio hai costumanza, + lo diletto méttete a vedere + gli ben c'hai recevuti en abundanza, + e chi se' tu per cui volse morire, + che rotta gli hai la fede e la lianza, + e che esso Signor volse soffrire + da me peccatore tanta offensanza; + de vergogna vogliomene vestire, + non trovo loco ne la mia cuitanza. + + De lo pensiere nasce un desio, + che el secondo ramo puoi appellare; + arcangeli figura, como creio, + che summi messi puoti enterpretare; + de pianger non trovo unqua remeio, + enfiase lo core a suspirare, + ed ov'è 'l mio Signor ch'io non lo veio? + derrata so ch'el volse comperare; + respondemi, Signor, c'altro non cheio; + desidero morir per te amare. + + La lezione damme una ensegna + ca, se voglio trovar lo mio Signore, + ad opera compíta opo è ch'io vegna, + se vol che viva e cresca lo suo amore; + lo terzo ramo mostrame ed assegna + nome de virtute per dottore; + chi questo ramo prende, bene aregna, + albergalo con l'altro emperadore, + e de viver prende una convegna + che sempre va crescendo per fervore. + + La seconda ierarchia, co a me pare, + che en tre distinzione è ordinata, + che nella prima non puoi dimorare; + se con questa non fai tua giornata, + con l'impedimenti opo t'è pugnare; + se vol che vada en pace la contrata, + li cinque sensi opo t'è domare + che la morte al core hanno ministrata; + dominazione si può appellare + questa signoria cusí beata. + + Lo secondo ramo è principato, + en elle creature ordinamento, + che ciò che vede ed ode ed ha pensato, + ciascuna rieca suo consolamento, + laudando lo Signor che l'ha creato + per sua pietate e piacemento; + ciascuna conserva lo suo stato, + reprèndete c'hai fatto fallimento, + consèrvate lo core en uno stato + che sempre de Dio trovi pascimento. + + Le vizia, che stanno a la nascosta, + ciascuno se briga de aiutare, + de non lassar l'albergo fanno rosta, + ciascuno se briga de esforzare; + l'orden de le potestá se cci acosta, + tutte le virtude fa congregare: + la battaglia dura sí s'è mosta + l'una contro l'altra a preliare; + le vizia sí fugono la iosta, + lassan lo campo e brigan de mucciare. + + L'umilitate la superbia vide, + d'un alto monte sí l'ha tralipata; + la envidia, vedendo, sí se allide, + la caritade l'arde ed ha brusata; + e l'ira, ciò sentendo, sí se occide, + la mansuetude sí l'ha strangulata; + l'accidia, che unqua mai non ride, + iustizia l'ha troppo ben frustata; + avarizia, c'ha morti li suoi rede, + la pietate sí l'ha scorticata. + + Lussuria sí sta molto adornata, + pensa per sua belleza de campare; + ma la castitate l'ha accorata, + molto dura morte gli fa fare; + ed en un pilo sí l'ha sotterrata, + e loco agli vermi fala devorare; + la gola sí n'è molto empaurata, + discrezione volese amantare; + ma la temperanza l'ha pigliata, + tienla en pregione e fálase enfrenare. + + Poi che le virtute hanno venciuto, + ordenano d'aver la signoria; + lo terzo stato claman per aiuto, + ché, senza lui, prendon mala via; + cercano la Scrittura, han envenuto + o' lo Signor de riposar desia, + concordia sí hanno conceputo, + ch'en trono de lo 'mperio segga dia; + el per elezione l'hanno elegiuto + che rega e tenga tutta la bailía. + + Le virtute fanno petizione + a la signoria que deggian fare, + ché ciascuna vol la sua ragione, + ed estatuto vogliono ordenare; + de la concordia trovan la magione, + lá 'v'ella co lloro deggia reposare, + e discordia mettono en pregione, + che onne ben faceva deguastare; + ed onne tempo vogliono ragione + e nullo feriato voglion fare. + + Concordia non può bene regnare, + se de sapere non ha condimento; + lo secondo ramo fonno clamare + che de sapere ha l'amaestramento; + cherubini vogliono abracciare, + contemplando el Signor per vedemento, + ed en sua scola voglion demorare, + che da lui recevan lo convento; + lo 'ntelletto volsece apicciare, + ché de legere ha forte entendemento. + + Ché, quanto piú el sapere va crescendo, + tanto piú trova en Dio la smesuranza; + lo 'ntendemento vasse devencendo, + anegalo en profondo per usanza + l'ordene serafico, apparendo + nello 'nfocato viver per amanza; + questo defetto vásecce ademplendo, + abraccian lo Signor per desianza + e cusí sempremai lo va tenendo, + en ciò la caritate ha consumanza. + + Or preghiamo lo Signore potente + che per sua bontade e cortesia + esso dirizi sí la nostra mente, + che sempre tengam la diritta via; + sí ch'en futuro non siam perdente + d'aver en cielo la sua compagnia; + molto se porrá tener dolente + chi nello 'nferno fatt'ha albergaria, + ché sempre viverá en fuoco ardente; + campene noi la Vergene Maria. Amen. + + + + +LXXXIX + +ARBORE DELL'AMORE DIVINO + + + Un arbore è da Dio plantato--lo qual amor è nominato. + + --O tu, omo, che c'èi salito,--dimme en que forma èi tu gito, + perché 'l viagio me sia aprito,--ché sto en terra otenebrato. + + --Se 'l te dico, poco vento--mo m'encasca, sí sto lento! + ancora non agio vento,--'nante so molto tempestato. + + --Giá non è tua questa storia--'nante è a Dio tutta gloria; + non me trovo en mia memoria--che tu per arte l'aggi acquistato. + + Se 'l me dice, mo pò avenire--che mo me fai de loto uscire, + se per te vengo a Dio servire--a Dio m'averai guadagnato. + + --A laude de Dio lo te dico--e per avermete ad amico: + empaurato dal Nemico,--fui a questo arbore menato. + + Con la mente ci aguardai,--e de salir m'enfiammai, + fui da pede ed io 'l mirai--ch'era tanto smesurato. + + Li rami erano en tanta altura,--non ne posso dir mesura; + lo pedale en dirittura--era tutto desnodato. + + Da nulla parte non vedea--co salire ce potea, + se non da un ramo che pendea--ch'era a terra repiegato. + + Questo era un rametello--ch'era molto poverello, + umilitate era segello--de questo ramo desprezato. + + Adviáme per salire,--fóme ditto:--Non venire, + se non te brighi de partire--da onne mortal peccato.-- + + Venneme contrizione,--lavaime con confessione, + e feci satisfazione,--co da Dio me fo donato. + + Al salire retornando,--e nel mio cor gía pensando + e gía molto dubitando--del salir afatigato. + + Pregai Dio devotamente--ch'al salir me fos iuvente, + ca, senza lui, non è niente--de tutto quel ch'avea pensato. + + Da ciel me venne una vuce--e disse:--Ségnate con cruce, + e piglia el ramo de la luce--lo qual a Dio è molto a grato.-- + + Con la croce me signai,--e lo ramo sí pigliai, + tutto lo core ci afittai--sí ch'en alto fui levato. + + Poi, levato en tanta altura,--trovai amor de dirittura, + lo qual me tolse onne paura--onde el mio cor era tentato. + + Encontenente ch'io fui gionto,--non me lassò figer ponto + de far sopra me un gionto--en un ramo sopra me plantato. + + Poi ch'en quel ramo fui salito,--che da man ritta era insíto, + de suspiri fui ferito,--luce de lo sponso dato. + + Da l'altra parte volse 'l viso--e ne l'altro ramo fui affiso, + e l'amor me fece riso--però che m'avea sí mutato. + + Ed io, sopra me guardanno,--doi rami ce vidde entanno, + l'uno ha nome perseveranno,--l'altro amor continuato. + + Salendo su cresi posare,--l'amor non me lassò finare, + de sopra me féme guardare--en un ramo sopra me fermato. + + Salendo su sí resedea,--le poma scritte ce pendea, + le lacrime ch'amor facea,--ché lo sponso gli era sí celato. + + Da l'altra parte volse 'l core--vidde el ramo de l'ardore, + passando l'ha sentito amore--che m'avea sí rescaldato. + + Stando loco non finava,--l'amor molto m'encalzava, + de menar me lá 've stava--en un ramo sopra me esaltato. + + Poi ch'en quel ramo me alzasse,--scritto era ch'io me odiasse, + perché tutto amor portasse--a quel Signor che m'ha creato. + + Al ramo da l'altra parte--trasseme amor per arte + a lo contemplar che sparte--lo cor d'onne amaricato. + + A lo ramo de piú alteza--sí fui tratto con lebeza, + o' languisce en alegreza--sentendo d'amor con odorato. + + Da l'altra parte pusi mente,--vidi ramo ante me piacente, + passando l'ardor pongnente--ferendo al cor l'ha stemperato. + + Stemperato de tal foco,--lo mio cor non avea loco, + fui furato a poco a poco--en el ramo sopra me fidato. + + Tanto d'amor fui ferito,--ch'en quel ramo fui rapito + o' lo mio sponso fo apparito--e con lui fui abracciato. + + En me medesmo venni mino,--menato en quel ramo divino, + tanto viddi cosa en pino,--che lo cor ce fo anegato. + + A le laude del Signore--ditto t'aggio el suo tenore; + se vol salire, or pone 'l core--a tutto quel ch'agio parlato. + + En el arbor de contemplare--chi voi salir, non dé' posare, + pensier, parole e fatti fare--ed ita sempre esercitare[3]. + + +NOTE: + + [3] Agionto en alcuni libri: + + Non è dato a creatura--salir ultra sta misura, + la Trinitá sola è for misura,--lo sommo inaccessibil chiamato. + + Tredece ramora con li frutti,--de sette gradora produtti, + se gli potrai salir tutti,--serai en perfetto stato. + + (Nota del Bonaccorsi). + + + + +XC + +COMO L'ANIMA SE LAMENTA CON DIO DE LA CARITÁ SUPERARDENTE IN LEI INFUSA + + + Amor de caritate,--perché m'hai sí ferito? + lo cor tutt'ho partito--ed arde per amore. + + Arde ed incende, nullo trova loco, + non può fugir però ched è legato, + sí se consuma como cera a foco; + vivendo more, languisce stemperato, + demanda de poter fugire um poco, + ed en fornace tròvase locato; + oimè, do' so menato?--A sí forte languire? + Vivendo sí, è morire,--tanto monta l'ardore! + + 'Nante che el provasse, demandava + amare Cristo, credendo dolzura; + en pace de dolceza star pensava, + for d'ogni pena possedendo altura; + pruovo tormento qual non me cuitava, + che 'l cor se me fendesse per calura; + non posso dar figura--de que veggio sembianza, + ché moio en delettanza--e vivo senza core. + + Aggio perduto el core e senno tutto, + voglia e piacere e tutto sentimento, + onne belleza me par loto brutto, + delize con riccheze perdimento; + un arbore d'amor con grande frutto, + en cor piantato, me dá pascimento, + che fe' tal mutamento--en me senza demora, + gettando tutto fòra,--voglia, senno e vigore. + + Per comperar amor tutto aggio dato, + lo mondo e mene, tutto per baratto; + se tutto fosse mio quel ch'è creato, + daríalo per amor senza onne patto; + e trovome d'amor quasi engannato, + ché, tutto dato, non so dove so tratto; + per amor so desfatto,--pazo sí so tenuto; + ma, perché so venduto,--de me non ho valore. + + Credeame la gente revocare, + amici che me fuoro, d'esta via; + ma chi è dato piú non se può dare, + né servo far che fugga signoria; + prima la pietra porríase amollare + ch'amor che me tien en sua bailía: + tutta la voglia mia--d'amor sí è enfocata, + unita, trasformata:--chi tollerá l'amore? + + Fuoco né ferro non li può partire, + non se divide cosa tanto unita; + pena né morte giá non può salire + a quella alteza dove sta rapita; + sotto sé vede tutte cose gire + ed essa sopra tutte sta gradita; + alma, co se' salita--a posseder tal bene? + Cristo, da cui te vene,--abraccial con dolzore. + + Giá non posso vedere creatura, + al Creatore grida tutta mente; + cielo né terra non me dá dolzura, + per Cristo amore tutto m'è fetente; + luce de sole sí me pare oscura, + vedendo quella faccia resplendente, + cherubin son niente,--belli per ensegnare, + serafin per amare,--chi vede lo Signore. + + Nullo donqua ormai piú me reprenda + se tale amore me fa pazo gire, + giá non è core che piú se defenda + d'amor sí preso che possa fugire; + pensi ciascuno co el cor non se fenda, + cotal fornace co possa patire; + s'io potesse envenire--alma che m'entendesse + e de me cordoglio avesse,--ché se strugge lo core! + + Ché cielo e terra grida e sempre chiama, + e tutte cose ch'io sí deggia amare; + ciascuna dice con tutto cuor:--Ama + l'amor c'ha fatto briga d'abracciare; + ché quello amore, però che te abrama, + tutti noi ha fatti per ad sé trare; + veggio tanto arversare--bontade e cortesia + de quella luce pia--che se spande de fuore.-- + + Amare voglio piú, se piú potesse, + ma, co piú ami, lo cor giá non trova; + piú che me dare con ciò cche volesse + non posso, questo è certo senza prova; + tutto l'ho dato perché possedesse + quel amador che tanto me renova; + belleza antiqua e nova,--da poi che t'ho trovata, + o luce smesurata--de sí dolce splendore! + + Vedendo tal belleza, sí so tratto + de for de me, non so dove portato; + lo cor se strugge como cera sfatto, + de Cristo se retrova figurato; + giá non si trova mai sí gran baratto: + vestirse Cristo, tutto sé spogliato; + lo cor sí trasformato--amor grida che sente, + anegace la mente,--tanto sente dolzore! + + Ligata sí la mente con dolceza, + tutta se destende ad abracciare; + e, quanto piú reguarda la belleza + de Cristo, fuor de sé piú fa gettare + en Cristo tutta possa con riccheza; + de sé memoria nulla può servare, + ormai a sé piú dare--voglia nulla né cura, + né può perder valura--de sé onne sentore. + + En Cristo trasformata, quasi è Cristo; + con Dio gionta tutta sta divina; + sopr'onne altura è sí grande acquisto + de Cristo e tutto lo suo star regina; + or donqua co potesse star piú tristo + de colpa demandando medicina + nulla c'è piú sentina;--dove trovi peccato, + lo vecchio m'è mozato,--purgato onne fetore. + + En Cristo è nata nova creatura, + spogliato lo vechio, om fatto novello; + ma tanto l'amor monta con ardura, + lo cor par che se fenda con coltello, + mente con senno tolle tal calura, + Cristo me tra' tutto, tanto è bello! + Abracciome con ello--e per amor sí chiamo: + --Amor, cui tanto bramo,--famme morir d'amore!-- + + Per te, amor, consumome languendo, + e vo stridendo per te abracciare; + quando te parti, sí moio vivendo, + sospiro e piango per te retrovare; + e, retornando, el cor se va stendendo, + ch'en te se possa tutto trasformare; + donqua, piú non tardare:--Amor, or me soviene, + ligato sí me tiene,--consumame lo core! + + Resguarda, dolce amor, la pena mia! + tanto calore non posso patire; + l'amor m'ha preso, non so do' me sia, + que faccio o dico non posso sentire; + como stordito sí vo per la via, + spesso trangoscio per forte languire; + non so co sofferire--possa tal tormento, + emperò non me sento--che m'ha secco lo core. + + Cor m'è furato, non posso vedere + que deggia fare o que spesso faccia; + e, chi me vede, dice che vol sapere + amor senza atto se a te, Cristo, piaccia; + se non te piace, que posso valere? + de tal mesura la mente m'alaccia + l'amor che sí m'abraccia,--tolleme lo parlare, + volere ed operare,--perdo tutto sentore. + + Sappi parlare, ora so fatto muto; + vedea, mò so cieco deventato; + sí grande abisso non fo mai veduto: + tacendo parlo, fugo e so legato, + scendendo salgo, tengo e so tenuto, + de fuor so dentro, caccio e so cacciato; + amor esmesurato,--perché me fai empazire, + en fornace morire--de sí forte calore? + + Ordena questo amore, tu che m'ami, + non è virtute senza ordene trovata, + poiché trovare tanto tu m'abrami, + ca mente con virtute è renovata + a me amare, voglio che tu chiami + la caritate qual sia ordenata; + arbore sí è provata--per l'ordene del frutto + el quale demostra tutto--de onne cosa el valore. + + --Tutte le cose qual aggio ordenate + sí so fatte con numero e mesura, + ed al lor fine son tutte ordenate + conservanse per orden tal valura, + e molto piú ancora caritate + sí è ordenata nella sua natura. + Donqua co per calura,--alma, tu se' empazita? + For d'orden tu se' uscita,--non t'è freno el fervore. + + --Cristo, che lo core sí m'hai furato, + dici che ad amor ordini la mente, + come da poi ch'en te sí so mutato + de me remasta, fusse convenente? + Sí com'è ferro ch'è tutto enfocato, + aurora da sole fatta relucente, + de lor forma perdente--son per altra figura, + cusí la mente pura--de te è vestita, amore. + + Ma, da che perde la sua qualitate, + non può la cosa da sé operare; + como formata sí ha potestate, + opera con frutto sí puote fare; + donqua si è transformata en veritate + en te sol, Cristo, che se' dolce amare; + a te si può imputare--non a me quel che faccio; + però, se non te piaccio,--tu a te non piaci, amore. + + Questo ben sacci che, s'io so empazito, + tu, somma sapienzia, sí el m'hai fatto; + e questo fo da che io fui ferito + e quando con l'amor feci baratto, + che, me spogliando, fui de te vestito, + ad nova vita non so co fui tratto; + de me tutto desfatto--or so per amor forte, + rotte si son le porte--e giaccio teco, amore. + + Ad tal fornace perché me menavi, + se volevi ch'io fossi en temperanza? + Quando sí smesurato me te davi, + tollevi da me tutta mesuranza; + poi che picciolello me bastavi, + tenerte grande non aggio possanza; + onde, se c'è fallanza,--amor, tua è, non mia, + però che questa via--tu la facesti, amore. + + Tu da l'amore non te defendesti, + de cielo en terra fecete venire; + amore, ad tal basseza descendesti + co omo despetto per lo mondo gire; + casa né terra giá non ce volesti, + tal povertate per noi arricchire + la vita e nel morire--mostrasti per certanza + amor de smesuranza--ch'ardea nello core. + + Como per lo mondo spesso andavi, + l'amor sí te menava co venduto; + en tutte cose, amor, sempre mostravi + de te quasi niente perceputo, + che stando nello tempio sí gridavi: + --Ad bever venga chi ha sostenuto, + sete d'amor ha 'vuto,--ché gli dirá donato + amore smesurato--qual pasce con dolzore.-- + + Tu, sapienzia, non te contenesti + che l'amor tuo spesso non versasse, + d'amor non de carne tua nascesti, + umanato amor che ne salvasse; + per abracciarne en croce tu salesti, + e credo che perciò tu non parlasse, + né te amor scusasse--davanti da Pilato + per compier tal mercato--en croce de l'amore. + + La sapienza, veggio, se celava, + solo l'amore se potea vedere; + e la potenza giá non se mostrava, + che era la virtute en dispiacere; + grande era quel amor che se versava, + altro che amor non potendo avere, + né l'uso nel volere,--amor sempre legando + en croce ed abracciando--l'omo con tanto amore. + + Donqua, Iesú, s'io so sí enamorato, + enebriato per sí gran dolceza, + ché me reprendi s'io vo empazato, + ed onne senno perdo con forteza? + Poi che l'amore te sí ha legato, + quasi privato d'ogne tua grandeza, + co sería mai forteza--en me di contradire, + ch'io non voglia empazire--per abracciarte, amore? + + Ché quel amore che me fa empazire + a te par che tollesse sapienza, + e quel amor che sí me fa languire, + a te per me sí tolse la potenza; + non voglio ormai né posso sofferire, + d'amor so preso, non faccio retenza, + daramme la sentenza--che io d'amor sia morto, + giá non voglio conforto--se non morire, amore. + + Amore, amore che sí m'hai ferito, + altro che amore non posso gridare; + amore, amore, teco so unito, + altro non posso che te abracciare; + amore, amore, forte m'hai rapito, + lo cor sempre se spande per amare; + per te voglio pasmare,--amor, ch'io teco sia, + amor, per cortesia,--famme morir d'amore. + + Amor, amor, Iesú, so gionto a porto, + amor, amor, Iesú, tu m'hai menato; + amor, amor, Iesú, damme conforto, + amor, amor, Iesú, sí m'hai enflammato; + amor, amor, Iesú, pensa lo porto, + fammete star, amor, sempre abracciato, + con teco trasformato--en vera caritate, + en somma veritate--de trasformato amore. + + Amor, amore grida tutto 'l mondo, + amor, amore, onne cosa clama; + amore, amore, tanto se' profondo, + chi piú t'abraccia sempre piú t'abrama. + Amor, amor tu se' cerchio rotondo, + con tutto 'l cor chi c'entra sempre t'ama, + ché tu se' stame e trama--chi t'ama per vestire, + cusí dolce sentire,--che sempre grida amore. + + Amore, amore, tanto tu me fai, + amor, amore, nol posso patire; + amor, amore, tanto me te dái, + amor, amore, ben credo morire; + amor, amore, tanto preso m'hai, + amor, amor, famme en te transire; + amor, dolce languire,--amor mio desioso, + amor mio delettoso,--anegame en amore. + + Amor, amor, lo cor sí me se speza, + amor, amore, tal sento ferita; + amor, amor, tramme la tua belleza, + amor, amor, per te sí so rapita; + amor, amore, vivere despreza, + amor, amor, l'alma teco è unita; + amor, tu se' sua vita:--giá non se può partire; + perché lo fai languire--tanto stregnendo, amore? + + Amor, amor, Iesú desideroso, + amor, voglio morire te abracciando; + amor, amor, Iesú, dolce mio sposo, + amor, amor, la morte t'ademando; + amor, amor, Iesú sí delettoso, + tu me t'arendi en te transformando, + pensa ch'io vo pasmando,--Amor, non so o' me sia, + Iesú, speranza mia,--abissame en amore. + + + + +XCI + +COME L'ANIMA PER SANTA NICHILITÁ E CARITÁ PERVIENE A STATO INCOGNITO ED +INDICIBILE + + + Sopr'onne lengua amore,--bontá senza figura, + lume fuor de mesura--resplende nel mio core. + + Averte conosciuto--credea per entelletto, + gustato per affetto--viso per simiglianza. + Te credendo tenuto--averte sí perfetto + provat'ho quel diletto,--amor d'esmesuranza. + Or, parme, fo fallanza,--non se' quel che credea, + tenendo non avea--vertá senza errore. + + O infigurabil luce,--chi te può figurare, + ché volesti abitare--en la scura tenebría? + Tuo lume non conduce--chi te veder gli pare + potere mesurare--de te quel che sia. + Notte veggio ch'è dia,--virtute non se trova, + non sa de te dar prova--chi vede quel splendore. + + Virtute perde l'atto--da poi che giogne a porto, + e tutto vede torto--quel che dritto pensava. + Trova novo baratto--dove lume è aramorto, + novo stato gli è porto--de quel non procacciava; + e quel che non amava--e tutto ha perduto + quel ch'avea posseduto--per caro suo valore. + + Se l'atto de la mente--è tutto consopito, + en Dio stando rapito,--ch'en sé non se retrova, + de sé reman perdente--posto nello 'nfinito, + ammira co c'è gito,--non sa como se mova. + Tutto sí se renova,--tratto fuor de suo stato, + en quello smesurato--dove s'anega l'amore. + + En mezo de sto mare--essendo sí abissato, + giá non ce trova lato--onde ne possa uscire. + De sé non può pensare--né dir como è formato, + però che, trasformato,--altro sí ha vestire. + Tutto lo suo sentire--en ben sí va notando, + belleza contemplando--la qual non ha colore. + + De tutto prende sorte,--tanto ha per unione + de trasformazione,--che dice:--Tutto è mio.-- + Aperte son le porte--fatta ha coniunzione, + ed è en possessione--de tutto quel de Dio. + Sente que non sentío,--que non cognove vede, + possede que non crede,--gusta senza sapere. + + Però c'ha sé perduto--tutto senza misura, + possedè quel'altura--de summa smesuranza. + Perché non ha tenuto--en sé altra mistura, + quel ben senza figura--receve en abondanza. + Questa è tal trasformanza,--perdendo e possedendo, + giá non andar chirendo--trovarne parladore. + + Perder sempre e tenere,--amare e delettare, + mirare e contemplare,--questo reman en atto. + Per certo possedere--ed en quel ben notare, + en esso reposare--ove se vede tratto. + Questo è un tal baratto,--atto de caritate, + lume de veritate--che remane en vigore. + + Altro atto non ci ha loco,--lá su giá non s'apressa, + quel ch'era sí se cessa--en mente che cercava. + Calor, amor de fuoco,--né pena non c'è admessa, + tal luce non è essa--qual prima se pensava. + Quel con que procacciava--bisogno è che lo lassi, + a cose nòve passi--sopr'onne suo sentore. + + Luce gli pare oscura--qual prima resplendea, + que virtute credea,--retrova gran defetto. + Giá non può dar figura--como emprima facea, + quando parlar solea--cercar per entelletto. + En quello ben perfetto--non c'è tal simiglianza, + qual prese per certanza--e non è possessore. + + Emprima che sie gionto--pensa che è tenebría, + que pensi che sia dia,--que luce oscuritate. + Se non èi en questo ponto--che niente en te non sia, + tutto sí è falsía,--que te par veritate. + E non è caritate--en te ancora pura, + mentre de te hai cura,--pènsete far vittore. + + Se vai figurando--imagine per vedere + e per sapor sapere--que è lo smesurato, + credi poter cercando--enfinito potere, + sí come è possedere,--molto parmi engannato. + Non è que hai pensato,--que credi per certanza, + giá non se' simiglianza--de lui senza fallore. + + Donqua te lassa trare--quando esso te toccasse, + se forsa te menasse--a veder sua veritate. + E de te non pensare,--non val che procacciassi + che lui tu retrovassi--con tua vanitate. + Ama tranquillitate--sopra atto e sentimento, + retrova en perdimento--de te el suo valore. + + En quello che gli piace--te ponere, te piaccia, + perché non val procaccia--quando te afforzassi. + En te sí aggi pace,--abraccial se t'abraccia, + se nol fa, ben te piaccia,--guarda non te curassi. + Se como déi amassi,--sempre seríe contento, + portando tal talento--luce senza timore. + + Sai che non puoi avere--se non quello che vol dare, + e quando nol vol fare,--giá non hai signoria. + Né non puoi possedere--quel c'hai per afforzare, + se nol vuol conservare--sua dolce cortesia. + Perché tutta tua via--sí fuor de te è posta, + ch'en te non è reposta,--ma tutta è nel Signore. + + Donqua se l'hai trovato,--cognosci en veritate + che non hai potestate--alcun ben envenire. + Lo ben che t'è donato--fal quella caritate + che per tua primitate--non se può prevenire. + Tutto lo tuo desire--donqua sia collocato + en quello smesurato--d'ogne ben donatore. + + De te giá non volere--se none que vuol esso, + perdere tutto te stesso--en esso trasformato. + En tutti i suoi piaceri--sempre te trova messo, + vestito sempre d'esso,--de te tutto privato. + Però che questo stato--onne virtute passa, + ché te Cristo non lassa--cader mai en fetore. + + Da poi che tu non ami--te, ma quella bontate, + cerca per veritate--ch'una cosa se' fatto. + Bisogno è che te reami--sí con sua caritate, + en tanta unitate--en esso tu sie attratto. + Questo si è baratto--de tanta unione, + nulla divisione--pò far doi d'un core. + + Se tutto gli t'èi dato--de te non servando, + non te, ma lui amando--giá non te può lassare. + Quel ben che t'è donato,--en sé te commutando, + lasserá sé lassando--en colpa te cascare. + Donqua co sé lassare--giá non può quella luce, + sí te, lo qual conduce--per sí unito amore. + + O alta veritate--cui è la signoria, + tu se' termine e via--a chi t'ha ben trovato. + Dolce tranquillitate--de tanta magioría, + cosa nulla che sia--può variar tuo stato; + però che è collocato--en luce de fermeza, + passando per laideza--non perde el suo candore. + + Monda sempre permane--mente che te possede, + per colpa non se lede,--ché non se può salire. + En tanta alteza stane--ed en pace resede, + mondo con vizio vede--sotto sé tutto gire. + Virtute non ha sentire,--né caritá fervente, + de stato sí possente--giá non possede onore. + + La guerra è terminata,--de le virtú battaglia, + de la mente travaglia,--cosa nulla contende. + La mente è renovata,--vestita a tal entaglia, + de tal ferro è la maglia,--feruta no l'offende. + Al lume sempre intende--nulla vuol piú figura, + però che questa altura--non chiede lume de fuore. + + Sopra lo fermamento--lo qual sí è stellato + d'ogne virtute ornato--e sopre al cristallino + ha fatto salimento,--puritate ha passato, + terzo ciel ha trovato,--ardor de serafino. + Lume tanto divino--non se può maculare + né per colpa abassare--né en sé sentir fetore. + + Onne fede sí cessa,--ché gli è dato vedere + speranza, per tenere--colui che procacciava. + Desiderio non s'apressa--né forza de volere, + temor de permanere--ha piú che non amava. + Veder ciò che pensava--tutto era cechitate, + fame de tempestate,--simiglianza d'errore. + + En quello cielo empiro--sí alto è quel che trova, + che non ne può dar prova--né con lengua narrare. + E molto piú m'amiro--como sí se renova + en fermeza sí nova,--che non può figurare. + E giá non può errare,--cadere en tenebría, + la notte è fatta dia,--defetto grande amore. + + Como aere dá luce,--se esso lume è fatto, + como cera desfatto--a gran foco mostrata, + en tanto sí reluce--ad quello lume tratto, + tutto perde suo atto,--volontate è passata. + La forma che gli è data--tanto sí l'ha absorto, + che vive stando morto,--è vinto ed è vittore. + + Non gir chirendo en mare--vino se 'l ce mettessi, + che trovar lo potessi--che 'l mar l'ha recevuto; + e che 'l possi preservare--e pensar che restesse + ed en sé remanesse--par che non fosse suto. + L'amor sí l'ha bevuto,--la veritá mutato, + lo suo è barattato,--de sé non ha vigore. + + Volendo giá non vole,--ché non ha suo volere, + e giá non può volere--se non questa belleza. + Non demanda co suole,--non vuole possedere, + ha sí dolce tenere,--nulla c'è sua forteza. + Questa sí somma alteza--en nichilo è fondata, + nichilata, formata,--messa nello Signore. + + Alta nichilitate,--tuo atto è tanto forte, + che apre tutte le porte,--entra nello 'nfinito. + Tua è la veritate--e nulla teme morte, + dirize cose torte,--oscuro fai chiarito. + Tanto fai core unita--en divina amistanza, + non c'è dissimiglianza--de contradir chi ha amore. + + Tanta è tua sutiglieza,--che onne cosa sí passi, + e sotto te sí lassi--defetto remanere. + Con tanta legereza--a la veritate passi, + che giá non te rabassi---po' te colpa vedere. + Sempre tu fai gaudere,--tanto se' concordata, + e, veritá portata,--nullo senti dolore. + + Piacere e dispiacere--fuor da te l'hai gettato, + en Dio se' collocato--piacer ciò che gli piace. + Volere e non volere--en te si è anegato, + desiderio remortato,--però hai sempre pace. + Questa è tal fornace--che purga e non incende, + a la qual non se defende--né freddo né calore. + + Merito non procacci,--ma merito sempre trovi, + lume con doni nuovi--gli quali non ademandi. + Se prendi, tanto abracci--che non te ne removi + e gioie sempre trovi--ove tutta despandi. + Tu curri, se non andi,--sali, co piú descendi, + quanto piú dái, sí prendi,--possedi el Creatore. + + Possedi posseduta,--en tanta unione + non c'è divisione--che te da lui retragga. + Tu bevi e se' bevuta--en trasformazione, + da tal perfezione--non è chi te distragga, + onde sua man contragga,--non volendo piú dare, + giá non si può trovare,--tu se' donna e signore. + + Tu hai passata morte,--se' posta en vera vita, + né non temi ferita--né cosa che t'offenda. + Nulla cosa t'è forte,--da te po' t'èi partita, + en Dio stai enfinita,--non è chi te contenda. + Giá non è chi t'entenda,--veggia co se' formata, + se non chi t'ha levata--ed è de te fattore. + + Tua profonda basseza--sí alto è sublimata, + en sedia collocata--con Dio sempre regnare. + En quella somma alteza--en tanto se' abissata, + che giá non è trovata--ed en sé non appare. + E questo è tal montare--onde scendi, e salire, + chi non l'ha per sentire,--giá non è entendetore. + + Riccheza che possedi--quando hai tutto perduto, + giá non fo mai veduto--questo simel baratto. + O luce che concedi--defetto essere aiuto, + avendo posseduto--virtú fuor de suo atto, + questo è novel contratto--ove vita s'enferma, + enfermando se ferma,--cade e cresce en vigore. + + Defetti fai profetti,--tal luce teco porti, + e tutto sí aramorti--ciò che puoi contradire. + Tuoi beni son perfetti--tutti altri sí son torti, + per te sí vivon morti,--gl'infermi fai guarire. + Perché sai envenire--nel tosco medicina, + fermeza en gran ruina--en tenebre splendore. + + Te posso dir giardino--d'ogne fiore adornato, + dove sí sta piantato--l'arbore de la vita. + Tu se' lume divino,--da tenebre purgato, + ben tanto confermato--che non pati ferita. + E, perché se' unita--tutta con veritate, + nulla varietate--ti muta per timore. + + Mai trasformazione--perfetta non può fare + né senza te regnare--amor, quanto sia forte. + Ad sua possessione--non può virtú menare + né mente contemplare,--se de te non ha sorte. + Mai non si serran porte--a la tua signoria, + grande è tua baronia,--star co l'emperadore. + + De Cristo fusti donna--e de tutti gli santi, + regnar con doni tanti--con luce tutta pura. + Però pregam Madonna--ched essa sí n'amanti, + davanti a lei far canti,--amar senza fallura. + Veder senza figura--la somma veritate + con la nichilitate--del nostro pover core. + + + + +XCII + +COMO PER LA FERMA FEDE E SPERANZA SE PERVIENE A TRIPLICE STATO DE +NICHILITÁ + + + La fede e la speranza--m'on fatta sbandigione, + dato m'on calci al core,--fatto m'on anichilare. + + Anichilato so dentro e de fuore + en ciò che se può dire, + cotal sí me dá frutto ch'era amore + en vita stabilire; + non posso piú fugire né cacciare, + ché l'amore m'ha folto; + sí so convento, non posso parlare. + + Parlando taccio, grido fortemente, + sacciol ove è atto, + ch'io non lo veggio e sempre sta presente + en onne creatura trasformato; + da l'esser a lo none--ho fatta l'unione + e per affetto el sí e 'l no mozzare. + + Mozzato da lui tutto + e nulla perde e nulla pò volere; + onne possede e de nulla è corrutto, + però ch'ello n'è mozzo onne appetere; + l'essere e possedere--lo nichilo tutto + quel è condutto che me fa vilare. + + Vilisco onne cosa + ed onne cosa opo t'è possedere; + chi è cosa d'onne cosa, + nulla cosa mai non può volere; + questo è lo primo stato--de l'omo anichilato + che ha abnegato tutto suo volere. + + Tutto lo suo voler sí è abnegato + e fatt'ha l'unione, + ed èsse messo en mano de lo svegliato + per aver piú ragione; + son tranquillati i venti--de li passati tempi, + fatta è la pace del temporegiare. + + Passato 'l tempo del temporegiare, + venuto è un altro tempo ch'è magiore, + facciamo regemento per regnare + nel primo e nel secondo e nel megliore; + iura che ragion mantenga a tutte ore, + en nulla parte faccia demorare. + + En nulla parte demoranza faccia, + ma sempre sí se deggia esercitare, + però che lo 'ntelletto non è posato, + ché ancora va per mare;--chi ben non sa notare, + non se vada a bagnare, + subitamente porríase anegare. + + Anegar può l'omo per lo peccato, + chi non vede el defetto; + però ch'è dubitoso questo stato + a chi non vei l'affetto;--privato lo 'ntelletto, + sguardando ne l'affetto, + la luce che luce tenebría me pare. + + O entenebrata luce che en me luce, + que è ch'io en te non veggio? + Non veggio quel che deggio + e que non deggio veggio; + la luce che luce--non posso testare. + + Staendo en questa altura de lo mare, + io grido fortemente: + --Succurre, Dio, ch'io sto su l'anegare!-- + E per fortuna scampai malamente; + non vadano a pescare + nell'alto de lo mare, ché fa follia + se d'onne cosa empría--non se vole spogliare. + + Spogliar se vole l'omo d'ognecovelle, + cioè en questo stato, + e ne la mente non posseder covelle; + se nell'altro vuole essere chiamato, + dé' esser purgato dal fuoco; + quello è luoco da paragonare. + + Abnegare se vole onne volere + che fin al cristallino è nagitto; + e nulla cosa se pò possedere + finente al tempo ch'io ho sopraditto; + queste l'ho certo scritto;--de lo secondo stato + non può essere operato, + cioè piú en su la terra, ben me pare. + + L'autunni son quadrati, + son stabiliti, non posson voltare; + li cieli son stainati, + lo loro silere me faccion gridare; + o profondato mare,--altura del tuo abisso + m'ha certo stretto a volerme anegare. + + Anegato onne entelletto è 'n un quiito, + però che son ghiacciate tutte l'acque, + de gloria e de pena so sbandito, + vergogna né onor mai non me piacque, + né nulla me despiace,--ché la perfetta pace + me fa l'alma capace + en onne loco potere regnare. + + Regnare nello regno + e nello regno sta lo principato; + navigase so segno, + possede Roma e tutto lo senato, + e questo senatore--sí sana onne langore, + l'apostolo te puote esercitare. + + Puote esercitare un cielo, + ché questo cielo sta molto celato; + ha perduto onne zelo + possede el trono e tutto el dominato, + e lo patriarcato,--che tanto su è menato, + in Israel sí vole militare. + + Lo patriarca sí vol dimorare + entro ne l'arca degli suoi secriti, + ed in Israel sí vole regnare, + però en esso regno so fugiti, + loco si so uniti + ed han fugiti tutti gli altri regni: + quella è la terra che voglion redetare. + + Terra de promission n'è promessa, + ch'en essa terra regnò l'om perfetto; + e tutti gli perfetti regna en essa + che per virtute posto ci on l'affetto; + privato lo 'ntelletto,--sguardando nell'aspetto, + en onne loco se posson transformare. + + Formati senza forma, + mozze tutte le facce per amore, + però che son tornati en prima forma; + e questa è la cagione:--chi sta nel terzo stato + del novo Adam plasmato + non vol pensar peccato né operare. + + + + +XCIII + +PIANTO DE LA MADONNA DE LA PASSIONE DEL FIGLIOLO IESÚ CRISTO + + + Donna del paradiso,--lo tuo figliolo è preso, + Iesú Cristo beato. + + Accurre, donna, e vide--che la gente l'allide! + credo che llo s'occide,--tanto l'on flagellato. + + --Como esser porría--che non fece mai follia, + Cristo, la spene mia,--omo l'avesse pigliato? + + --Madonna, egli è traduto,--Iuda sí l'ha venduto, + trenta denari n'ha 'vuto,--fatto n'ha gran mercato. + + --Succuri, Magdalena,--gionta m'è adosso piena! + Cristo figlio se mena,--como m'è annunziato. + + --Succurri, Madonna, aiuta!--ch'al tuo figlio se sputa + e la gente lo muta,--hanlo dato a Pilato. + + --O Pilato, non fare--lo figlio mio tormentare, + ch'io te posso mostrare--como a torto è accusato. + + --Crucifige, crucifige!--Omo che se fa rege, + secondo nostra lege,--contradice al senato. + + --Priego che m'entendáti,--nel mio dolor pensáti; + forsa mò ve mutati--de quel ch'avete pensato.-- + + Tragon fuor li ladroni--che sian suoi compagnoni: + --De spine se coroni!--ché rege s'è chiamato. + + --O figlio, figlio, figlio!---figlio, amoroso giglio, + figlio, chi dá consiglio--al cor mio angustiato? + + Figlio, occhi giocondi,--figlio, co non respondi? + figlio, perché t'ascondi--dal petto ove se' lattato? + + --Madonna, ecco la cruce,--che la gente l'aduce, + ove la vera luce--déi essere levato. + + --O croce, que farai?--el figlio mio torrai? + e que ci aponerai,--ché non ha en sé peccato? + + --Succurri, piena de doglia,--ché 'l tuo figliuol se spoglia; + e la gente par che voglia--che sia en croce chiavato. + + --Se glie tollete 'l vestire,--lassatemel vedire + come 'l crudel ferire--tutto l'ha 'nsanguinato. + + --Donna, la man gli è presa--e nella croce gli è stesa, + con un bollon gli è fesa,--tanto ci l'on ficcato! + + L'altra mano se prende,--nella croce se stende, + e lo dolor s'accende,--che piú è multiplicato. + + Donna, li piè se prenno--e chiavellanse al lenno, + onne iontura aprenno--tutto l'han desnodato. + + --Ed io comencio el corrotto:--Figliolo, mio deporto, + figlio, chi me t'ha morto,--figlio mio delicato? + + Meglio averíen fatto--che 'l cor m'avesser tratto, + che, nella croce tratto,--starce desciliato. + + --Mamma, o' sei venuta?--mortal me dái feruta, + ché 'l tuo pianger me stuta,--ché 'l veggio sí afferrato. + + --Figlio, che m'agio anvito,--figlio, patre e marito, + figlio, chi t'ha ferito?--figlio, chi t'ha spogliato? + + --Mamma, perché te lagni?--voglio che tu remagni, + che serve i miei compagni--ch'al mondo agio acquistato. + + --Figlio, questo non dire,--voglio teco morire, + non me voglio partire,--fin che mò m'esce 'l fiato. + + Ch'una agiam sepultura,--figlio de mamma scura, + trovarse en affrantura--matre e figlio affogato. + + --Mamma col core affletto,--entro a le man te metto + de Ioanne, mio eletto;--sia il tuo figlio appellato. + + Ioanne, esta mia mate--tollela en caritate, + aggine pietate--ca lo core ha forato. + + --Figlio, l'alma t'è uscita,--figlio de la smarrita, + figlio de la sparita,--figlio attossicato! + + Figlio bianco e vermiglio,--figlio senza simiglio, + figlio, a chi m'apiglio?--figlio, pur m'hai lassato. + + Figlio bianco e biondo,--figlio, volto iocondo, + figlio, perché t'ha el mondo,--figlio, cusí sprezato? + + Figlio, dolce e piacente,--figlio de la dolente, + figlio, hatte la gente--malamente trattato! + + O Ioanne, figlio novello,--morto è lo tuo fratello, + sentito aggio 'l coltello--che fo profetizato. + + Che morto ha figlio e mate--de dura morte afferrate, + trovarse abracciate--mate e figlio abracciato[4]. + + +NOTE: + + [4] La soprascripta lauda pertinente a la Madonna è posta in questo + loco per clausura de le precedente: el principio de le quali è pur + da lei: e per uno separamento da le seguente laude trovate in + diversi libri. Le due proxime erano in uno libro antiquo scripto de + l'anno M.CCC.XXXVI. in la citá de Perugia: e non in altri libri + maxime todini: et in la seconda si vede certi defecti (Nota del + Bonaccorsi.) + + + + +XCIV + +COMO L'ONORE E LA VERGOGNA CONTENDONO INSIEME + + + Udite una entenzone--ch'è fra Onore e Vergogna, + qual è piú dura pogna--ad om virtuoso passare. + + La Virtute, forteza armata,--tolle la sua schiera, + e la Vergogna gli è contra--con la sua dura maniera; + nella prima frontiera--Vergogna fa dura bataglia, + l'altra e poi zanzavaglia,--ché nulla cosa può fare. + + Forteza, da poi ch'entra--ad la Vergogna patire, + ella va vigorando--e la Vergogna avilire; + non gli può enante fugire,--lá unqua la trova l'abatte, + l'ascempio de Cristo combatte--che volse vergogna portare. + + Tanto è 'l gaudio che porta--chi va per la via del Signore, + che onne vergogna sí abatte--e nullo gli ha 'nante valore; + 'nante 'l se reputa onore--poter vergogna suffrire, + ché séquita il dolce suo sire--che volse 'n vergogna finare. + + La Temperanza s'acconcia--armata d'umilitate, + l'Onore armato sta contra--affolto con sua dignitate; + battaglie ce son smesurate;--vencendol s'envigoresce, + sempre piú forte ci aresce,--quando 'l te credi finare. + + De l'onor c'hai conculcato--nasce piú forte onore; + se om terreno nol vede--battaglie t'en porti nel core, + poi che per li signi de fore--odi che se' santo chiamato + tu, Satanas encarnato,--odi de te tal parlare. + + Tutta la vita tua en pianto--parme che sia reputato, + vedendo 'l Signor en vergogna--ed io so d'onore amantato; + o cor mio tribulato,--l'arra porto d'enferno, + vivo nel mio dispiacenno--e campo per tal preliare. + + Vergogna è 'l nimico palese,--puoite da longa coprire, + l'Onor è el nimico de ciambra,--non li puo' enante fugire; + parme piú forte ad transire--onore en profonda umilitate + che non è soffrir mia vilitate--en forteza abracciata de core. + + + + +XCV + +ALTRO CANTICO NEL QUALE PUR SE PARLA DE ANICHILAZIONE E TRASFORMAZIONE, +COME NELLA XCII LAUDA DE SOPRA POSTA. ED IN DUE STANZIE DE QUESTA APPARE +DEFETTO. + + + Que farai, morte mia,--che perderai la vita? + Guerra infinita--sirá tuo cuor demorare. + + Or que farai, morte mia,--che perderai la vita? + Se io t'aggio nutrita--io me ne pento; + e poi la morte non tornai a vita,--guerra infinita + sí t'arepresento;--però taccio ed assento, + quel che voglio non faccio--e quel che voglio desfaccio; + la lengua ne taccio--co omo obstinato. + + Non enante la morte--se trova la vita; + oimè! te vita--porríate trovare; + ma po' la morte--se truova la vita, + ma perde la vita--cotal demorare; + elato me pare--cotal exercire, + non può pervenire--a lo infinito stato. + + Oimè!--ed io per te vo te fugendo, + parlando tazo,--lassando allazo, + dentro a la pelle--sta lo encreato. + + Oimè! la tua pelle--è tanto rotta, + che dentro non può stare;--or facciamo che sia morta, + la vita sua fori a lo scorticare--per fede te convien passare, + e desperanza trovare--del bene e del male + esser scortecato. + + Dentro a lo scortecato s'è remesso--colui che vo cercanno, + or faciam che sia quesso--voler morir per non vivere entanno; + par molto cosa dura--la morte e la vita far una, + mozzare onne figura--e non posseder nullo aspetto. + + Mozzata onne figura--de lo suo iudicato, + cacciato onne sospetto--de lo suo principato, + negato el suo volere--como non fusse nato, + omo anichilato--vive nel suo avetare. + + El mio avetare è quesso--de sotto a onnecovelle + e so en tal luoco messo--ben ne dirò le novelle, + non sa fin ca ne stende,--agiogne en onne luoco, + e questo molto par poco--a chi non l'ha comparato. + + Dentro a lo comparato s'è remesso--colui che s'è venduto, + or facciam che sia quesso--voler morir per render lo tributo; + e questa è la cagione,--per retribuzione + a terzo dine serai resuscitato. + + Resuscitato, pareme morire,--en mente e 'n atto + vergogna non fugire,--ed ad onore non so tratto, + piacere e despiacere,--non far con nullo patto, + desperato tragiatto--al viso[5] ioco ha passato. + + Passa fede e speranza--la credenza del certo, + la caritate unisce,--spogliase ne l'affetto, + cacciato onne volere,--mozzato onne sospetto, + non ci ha trovato aspetto--el vero trasformato. + + Trasformato la imagine--de Dio la simiglianza, + ha pensato e postose--de non far mai piú fallanza, + li angeli de cielo sguardano--en questa simiglianza, + presi da l'abundanza--de l'omo ch'è reformato. + + Reformato nell'essere--de la virtú creata, + trasformata ne l'essere--envisibile encreata, + visibile invisibile--non nobile avilare, + el suo vilare--per nobile avilato. + + Quello che è non se può dire,--puòse dire quel che non è; + lo dir vero si è mentire,--lo mentire è quello che è; + ed è tanto alto quello che è,--non ha forma né mesura; + e fuor de la imaginatura,--ché non me ci ho trovato. + + +NOTE: + + [5] Una lacuna nel testo [Ed.]. + + + + +XCVI + +EXCUSAZIONE CHE FA EL PECCATORE A DIO DE NON POTER FAR LA PENITENZIA A +LA QUALE DA LUI È CONFORTATO[6] + + + --Troppo m'è grande fatica,--Meser, de venirte drieto, + ca 'l mondo è gionto con meco,--voglio a lui satisfare. + + --Se vuol satisfare al monno,--figliolo, andarai a lo 'nferno, + e senza niuno cordoglio--ferito serai de coltello, + e pisto serai de martello,--che mai men non te verrane. + + --Non posso far penitenza--mangiar una volta la dia, + iacer con la tonica centa--mai non lo sofferiría, + emprima me departo da tia--che questo possa durare. + + --Figliuol, se da me te parte,--en eterno non sería lieto, + d'ogne ben perdi la parte--e d'ogne mal serai repleto; + lá ove so strida, puza e gran fleto--anderai ad estare. + + --Begl me porest predecare--che gli tuoi fatti me mettan gola, + bever voglio e mangiare--mentrunque la vita me dura, + ché l'alma non girá sola--lá unque la vogli tu mandare. + + --Dimme perché non hai gola--de questo ch'io te promitto, + parla e non far demora,--ch'io t'amonisco a diritto; + aggiote tratto d'Egipto,--pare che ce vogli tornare. + + Quaranta dí degiunai--e stetti per te carcerato, + ben lo potesti emparare,--tanto te fo predecato; + ma, se me te parti da lato,--so che dannato serai. + + --Se vòi ch'io te dica el vero,--questo non m'è piacemento, + la carne fresca e 'l bon vino--vorría manecar onne tempo, + ma troppo m'è gran tormento--quando me fai degiunare. + + --Figliuol, non avesti cagione--per la qual tu m'èi fugito, + ché so stato tuo servidore,--io te ho calciato e vestito; + or t'èi arragnato con meco--e par che me vogli lassare. + + Figliuol, pur non me lassare,--paradiso averai en tua bailía, + lá ove è dolce posare--né lite ce trovi né briga, + e priegane santa Maria--che te ce deggia menare. + + Gran maraviglia me done--como l'hai tanto tardato, + ma saccio c'hai freddo el core--e dentro sei tutto ghiacciato; + ca l'amor non t'ha rescaldato,--ch'el non ci hai lassato entrare. + + Lassa entrar lo mio amore,--aguardame ritto, figliuolo, + degli anni ben trenta e doi--bussai per farte gran dono, + or par che vogli gir nudo--e veste non vòi portare. + + Or veni, entra a le nozze,--ch'onne cosa è apparechiato; + io mò t'apro le porte,--sederai longhesso 'l mio lato, + l'occhi e la bocca e lo naso,--io sí te voglio basciare. + + Como non te mette gola--questo ch'io t'ho proferito? + Or viene e non far dimora,--credi quel ch'io te dico, + veni a veder lo convito,--quanto è dolce e soave. + + --Or non me venir piú dentorno,--ch'io non ce voglio venire; + stare me voglio col monno,--alegrar ed averme bene; + da poi ch'io vengo a morire,--allora me mena a posare. + + --Figlio, non è tésta la via,--se tu vol campar da lo 'nferno; + ch'io durai sí gran fatiga,--morte, ruina e flagello; + per farte venir al mio renno,--en croce me fece chiavare. + + --Meser, ben è tésto vero--che tu fusti morto per mene, + la carne non me dá pace,--combatteme la notte e lo dine; + ma quando a te voglio venire,--non me lo lassa pensare. + + --Or non gli credere, figlio,--ca è nemica de Dio; + ché Adam ne gí nello 'nferno,--però che a la carne assentío, + pena e dolor ce patío,--però che poi lei volse andare. + + --Ben me ne piglia cordoglio,--amor, tanto m'hai bargagnato; + portasti la croce su en collo--ed en essa ce fusti ferrato; + ed io l'ho dementecato--e non ci ho potuto badare. + + --Se te ne piglia cordoglio,--figliuolo, a ragion lo fai, + ch'hai sequitato lo mondo,--de que ragion renderai; + e debito fatto ci hai--lo qual te convien pagare. + + Ora me rende ragione--de questo c'hai endebitato, + ch'èi stato falso amadore--e me per altri hai lassato, + ed a quel ch'io t'agio ensegnato--non hai voluto guardare. + + --Non la conobbi, Mesere,--questa tua santa scrittura, + visso so a tentazione--beffe me n'ho fatto a tut'ura, + ma la sentenzia tua è dura--e non ce pò l'om appellare. + + Io me ne appello a Madonna--de questa tua dirittura, + ch'altri non è chi ci agiogna--che siede en ròcca sicura, + ed essa t'è matre e figliuola--e tu me t'èi fatto carnale. + + Ca io per ragion te lo provo--che tu me déi far perdonanza, + eri Dio e facestite omo--e questo me poni en bilanza; + per darme de te securanza--mia forma volesti pigliare. + + +NOTE: + + [6] Questa lauda sequente era pur nel dicto libro antiquo ed ancora + in alcuni todini, benché paia assai bassa como la XX in ordine che + incomenza: «Oimè, lasso dolente» (Nota del Bonaccorsi). + + + + +XCVII + +AMAESTRAMENTO AL PECCATORE CHE SE VOLE RECONCILIARE CON DIO[7] + + + O peccator dolente,--che a Dio vuol retornare, + questa lauda t'ensegna--quello che déi fare. + + Tu déi esser pentuto--de tutto el tuo peccato, + e déilo confessare--col core umiliato, + e far la penitenza--sí como t'è comandato, + e, poi che l'hai lassato,--noi déi mai repigliare. + + Tu déi ben perdonare--a chi t'ha fatto offensanza + col core e con la bocca--senza niuna fallanza; + e se tu hai altri offeso,--déi cheder perdonanza + acciò che Iesú Cristo--ti degga perdonare. + + Se tu hai de l'altrui,--rendelo interamente, + quanto puoi piú cetto,--non lo 'nduciar niente; + e non ti confidare--né in figlio né in parente, + perché hanno costumanza--del troppo retardare. + + Tu déi recessare--onne ria compagnia, + per ciò che fa cadere--molto cetto in follia; + e costumar con buoni--che ti don buona via, + per la qual tu possi--l'alma tua salvare. + + La bocca déi aver chiusa--e la lengua affrenata, + e non li trar lo freno,--se non poche fiata; + e sempre sie sollicito--tenerla ben guardata, + per ciò che ha costumanza--de molto morsecare. + + Chi la sua bocca ha aperta,--e la lengua tagliente, + molto legiermente--deventa maldicente; + ed onne ben che fai--poco ti vale o niente, + ché la tua mala lengua--tutto tel fa furare. + + Al tuo corpo misero--non déi acconsentire, + per ciò che sempre vole--manecare e dormire, + e non cura niente--giamai a Dio servire, + en ioco ed in solazo--sempremai vorría stare. + + Fallo levar per tempo--senza nulla pigrezza, + e mettilo in fatica--che non li sia agevolezza, + e vallo recessando--d'onne carnal vaghezza; + se questo non li fai,--te fará tralipare. + + Falli fare astinenza,--che non sia piú goloso; + portar li panni aspri,--che non sia piú gioioso; + ed operare buone opere--che non stia piú ozioso, + e, perché è mal servo,--délo disciplinare. + + Tu déi stare affissato,--non déi gir molto atorno, + ché nuoce de vedere--le vanitá del monno; + non portar gli occhi in alto,--ma portali in profonno, + per ciò che son ladroni--de l'anima predare. + + Quello che l'occhio vede--sí lo riporta al cuore, + el falo repensare--de lo carnale amore, + e, poi che ci ha pensato,--sí retrova el pegiore, + e perciò è buona cosa--sempre l'occhio guardare. + + Tu déi guardar l'orecchie--da li mali udimenti, + e retener le mano--dai villan toccamenti, + e déi esser ben composto--nelli tuoi portamenti, + sí che onne om che ti vede--si possa edificare. + + Tu déi stare all'offizio--molto devotamente, + e de onne adversitate déi essere paziente; + ad qualunche te domanda,--rispondi umilmente, + ed onne intenza inutile,--quanto puoi, recessare. + + Non déi essere schifo,--né molto desdegnoso, + sí com'è lo zitello--che è superbo e lagnoso; + le mano déi aver larghe--e lo core pietoso, + ed onne cosa che dái,--molto volontier dare. + + Le parole de Dio--volontier déi udire, + ed alli tuoi prelati--umilmente ubidire, + e li santi sacerdoti--in reverenzia avere, + perciò che son pastori--per l'anime salvare. + + E ciascuno in suo luoco--déi portare in amore, + e conservare pace--sempre nel tuo core, + ed onne altra persona--déi credere tuo migliore, + e 'n tutti li tuoi fatti--te déi umiliare. + + L'umilitate è quella--che fa essere amato, + e da Dio e dal mondo--essere esaltato, + e lo tuo core sempre--te fa aver consolato, + perciò la umilitate--molto la devi amare. + + Tu devi lo tuo core--conservare en netteza, + non li lassar pensare--nulla laida laideza, + acciò che possi fare--piú degna peniteza, + en nullo male amore--te devi delettare. + + La tua confessione--déi far molto spesso, + e li tuoi offendimenti--déi dicere tu stesso, + acciò che Cristo Dio--sempre ti stia dapresso, + de li suoi benefizi--lo déi regraziare. + + Tu te déi sforzare--de gire sempre inanti, + e non tornare endrieto--sí como fon li granchi, + acciò che tu aggi--la corona de li santi, + nel ben c'hai cominciato--devi perseverare. + + +NOTE: + + [7] Queste cinque laude proxime sequente erano nel libro todino in + fine (Nota del Bonaccorsi). + + + + +XCVIII + +COMO LA RAGIONE CONFORTA L'ANIMA CHE RETORNI A DIO + + + Perché m'hai tu creata,--o creatore Dio, + e poi recomperata--per Cristo Iesú mio? + + Amor, tu m'hai creata--per la tua cortesia, + ma so villana stata--per la mia gran follia, + fuor de la mia contrata--smarrita aggio la via, + la vergine Maria--me torni all'amor mio. + + Anima peccatrice,--co l'hai potuto fare, + o falsa meretrice,--senza lo sposo stare? + Ché sai che esso lo dice:--Chi a me vorrá tornare, + farollo delettare--nello dolce amor mio.-- + + Occhi miei, piangete,--non cessate a tutte ore, + ché fare lo dovete--per trovar l'amore; + ch'io n'aggio sí gran sete,--che me strugge el core, + de Cristo Salvatore,--ché esso è l'amor mio. + + O Pier, Paulo e Giovanni,--lo dolce Evangelista, + Gregorio ed Augustino--e l'amante Battista, + rendeteme l'amore--ch'io non sia sí trista, + morragio s'io sto in quista--ch'io non aggia l'amor mio. + + O umile Francesco,--de Dio tutto enfiammato, + che Cristo crucifisso--portasti in cor formato, + priega el mio gran Signore,--ch'io ho tanto aspettato, + che tosto a l'apenato--soccorra l'amor mio. + + O crucifisso amore,--recòrdati la lancia, + che te fo data al core--per me trar de pesanza; + donqua ritorna, amore,--non far piú demoranza, + fallami la speranza--s'io non t'ho, amor mio. + + Non posso piú soffrire--li tuoi lamenti, + gli amorosi languire--che tu fai spessamente; + or briga de venire,--lieva in alto la mente, + farrotte esser gaudente--del dolce Iesú mio. + + Or te diletta, sposa,--de me quanto tu voli, + ché ben sei gloriosa,--tanto d'amor tu oli! + Non esser vergognosa,--non c'è perché te duoli, + trovato hai quel che voli,--cioè el dolce amor mio. + + + + +XCIX + +CONDIZIONE DEL PERPETUO AMORE + + + L'amor ch'è consumato--nullo prezzo non guarda, + né per pena non tarda--d'amar co fo amato. + + Consumato l'amore,--sí va pene cercando, + se ama sé dilettando,--sta penoso. + E con grande fervore--al diletto dá bando, + per viver tormentando--angoscioso. + Allora sta gioioso--e sé conosce amare, + se fugge el delettare--e sta en croce chiavato. + + Servo che prezzo prende,--ch'ama sempre diletto, + sí porta nell'affetto--pagamento. + Per lo prezzo vendere--lo prezzo, gli è difetto; + non è anco perfetto--lo stormento. + Se amor non fo tormento,--sí non fo virtuoso, + né sirá glorioso--se non fo tormentato. + + L'amor vero, liale--odia sé per natura, + vedendosi mesura--terminata. + Perché puro, leale--non ama creatura, + né se veste figura--mesurata. + Caritá increata--ad sé lo fa salire, + e falli partorire--figlio d'amor beato. + + Questo figlio che nasce--è amor piú verace + de onne virtú capace,--copiosa. + Dove l'anima pasce--fuoco d'amor penace, + notricasi de pace--gloriosa. + E sta sempre gioiosa--e si 'namora tanto, + che non potrebbe el quanto--esser considerato. + + + + +C + +DE LA INCARNAZIONE DEL VERBO DIVINO + + + Fiorito è Cristo nella carne pura, + or se ralegri l'umana natura. + + Natura umana, quanto eri scurata, + ch'al secco fieno tu eri arsimigliata! + Ma lo tuo sposo t'ha renovellata, + or non sie ingrata--de tale amadore. + + Tal amador è fior de puritade, + nato nel campo de verginitade, + egli è lo giglio de l'umanitade, + de suavitate--e de perfetto odore. + + Odor divino da ciel n'ha recato, + da quel giardino lá ove era piantato, + esso Dio dal Padre beato + ce fo mandato--conserto de fiore. + + Fior de Nazzareth si fece chiamare, + de la Giesse Virgo vuols pullulare, + nel tempo del fior se volse mostrare, + per confermare--lo suo grande amore. + + Amore immenso e caritá infinita + m'ha demostrato Cristo, la mia vita; + prese umanitate in deitá unita, + gioia compíta--n'aggio e grande onore. + + Onor con umilitá volse recepere, + con solennitá la turba fe' venire, + la via e la cittade refiorire + tutta, e reverire--lui como Signore. + + Signor venerato con gran reverenza, + poi condannato de grave sentenza, + popolo mutato senza providenza, + per molta amenza--cadesti in errore. + + Error prendesti contra veritade + quando lo facesti viola de viltade, + la rosa rossa de penalitate + per caritade--remutò el colore. + + Color natural ch'avea de bellezza + molta in viltade prese lividezza, + con suavitade portò amarezza, + tornò in bassezza--lo suo gran valore. + + Valor potente fo umiliato, + quel fiore aulente tra piè conculcato, + de spine pungente tutto circundato, + e fo velato--lo grande splendore. + + Splendor che illustra onne tenebroso, + fo oscurato per dolor penoso, + e lo suo lume tutto fo renchioso + en un sepolcro--nell'orto del fiore. + + Lo fior reposto giacque e sí dormío, + renacque tosto e resurressío, + beato corpo e puro refiorío + ed apparío--con grande fulgore. + + Fulgore ameno apparío nell'orto + a Magdalena che 'l piangea morto, + e del gran pianto donògli conforto, + sí che fo absorto--l'amoroso core. + + Lo core confortò agli suoi fratelli, + e resuscitò molti fior novelli, + e demorò nello giardin con elli, + con quelli agnelli--cantando d'amore. + + Con amor reformasti Tomaso non credente, + quando li mostrasti li tuoi fiori aulente, + quali reservasti, o rosa rubente, + sí che incontinente--gridò con fervore. + + Fervore amoroso ebbe inebriato, + lo cor gioioso fo esilarato; + quando glorioso t'ebbe contemplato, + allora t'ebbe vocato--Dio e signore. + + Signor de gloria sopra al ciel salisti, + con voce sonora degli angeli ascendesti, + con segni di vittoria al Padre redisti, + e resedisti--in sedia ad onore. + + Onor ne donasti a servi veraci, + la via demostrasti a li tuoi sequaci, + lo spirito mandasti acciò che infiammati + fussero i sequaci--con perfetto ardore. + + + + +CI + +COMO IL VERO AMORE NON È OZIOSO + + + Troppo perde el tempo chi non t'ama, + dolce amor Iesú, sopra ogni amore. + + Amore, chi t'ama non sta ozioso, + tanto li par dolce de te gustare, + ma tutta ora vive desideroso, + como te possa stretto piú amare; + ché tanto sta per te lo cor gioioso, + chi noi sentisse, nol porría parlare + quanto è dolce a gustare lo tuo sapore. + + Sapor che non si trova simiglianza, + oh lasso, ché 'l mio cor poco t'assagia! + Nulla altra cosa a me è consolanza, + se tutto el mondo avesse e te non aggia; + o dolce amor Iesú, in cui ho speranza, + tu regge lo mio cor che da te non caggia, + ma sempre piú strenga lo tuo amore. + + Amor che tolli forza ed onne amaro, + ed onne cosa muti in tua dolcezza, + e questo sanno i santi che 'l provâro, + che fecero dolce morte in amarezza; + ma confortolli il dolce lattuaro + de te, Iesú, che vensero onne asprezza, + tanto fusti suave nei lor core! + + Cor che te non sente, ben pò esser tristo; + Iesú, letizia e gaudio de la gente, + solazzo non puote esser senza Cristo; + tapino, ch'io non t'amo sí fervente! + Chi far potesse ogni altro acquisto + e te non aggia, de tutto è perdente, + e senza te sarebbe in amarore. + + Amaro nullo core puote stare + cui de tua dolcezza ha condimento; + tuo sapore, Iesú, non può gustare + chi lassa te per altro entendimento, + non sa né può el cor terreno amare; + sí grande è el cielestial delicamento, + che non vede te, Cristo, in tuo splendore. + + Splendor che dona a tutto 'l mondo luce, + amor, Iesú, de li angeli belleza, + cielo e terra per te si conduce + e splende in tutte cose tua fattezza, + ed ogni creatura a te s'aduce, + ma solo el peccator tuo amor despreza + e partese da te, suo creatore. + + Creatura umana sconoscente + sopra qualunche altra creatura, + como te puoi partir sí per niente + dal tuo Fattor de cui tu sei fattura? + Elli te chiama sí amorosamente, + che torni a llui, ma tu li stai pur dura, + e non hai cura del tuo Salvatore. + + Salvator, che de la Vergen nascesti, + del tuo amor darme non ti sia sdegno; + ché gran segno d'amor allora ce desti + quando per noi pendesti su in quel legno, + e nelle tue sante mano ce scrivisti + per noi salvare e darce lo tuo regno; + legge la tua scrittura buon scrittore. + + Scritti sul santo legno de la vita + per tua pietá, Iesú, ci representa; + la tua scrittura giá non sia fallita, + el nome che portam de te non menta; + la mente nostra sta di te condita, + dolcissimo Iesú, fa che te senta + e strettamente t'ami con ardore. + + Ardore che consumi ogni freddura, + e sí purghi ed allumini la mente, + onne altra cosa fai parere oscura, + la quale non vede te presente, + che omai altro amor non cura + per non cessar l'amor da te niente, + e non ratepidar lo tuo calore. + + Calor che fai l'anima languire, + ed el core struggi de te infiammato, + che non è lengua che 'l potesse dire, + né cuor pensare, se non l'ha provato; + oimè, lasso, fammete sentire, + deh! scalda lo mio cor de te gelato! + Che non consumi in tanto freddore! + + Freddi peccatori, el gran fuoco + nello inferno v'è apparecchiato, + se in questo breve tempo, che è sí poco, + d'amor lo vostro cor non è scaldato; + però ciascun se studie in onne luoco + dell'amor di Cristo essere abrasciato + e confortato dal suave odore. + + Odor che trapassi ogni aulimento, + chi ben non t'ama, bene fa gran torto; + chi non sente lo tuo odoramento, + o elli è puzzolente o elli è morto; + o fiume vivo de delettamento, + che lavi ogni fetore e dái conforto + e fai tornare lo morto in suo vigore! + + Vigoros'amante, li amorosi + en cielo hanno tanta tua dolcezza, + gustando quelli morselli saporosi + che dá Cristo ad quelli c'hanno sua contezza, + che tanto sono suavi e delettosi; + chi ben li assagia, tutto el mondo sprezza + e quasi in terra perde suo sentore. + + Sentítivi, o pigri e negligenti, + bastevi el tempo ch'avete perduto! + Oh quanto simo stati sconoscenti + al piú cortese che si sia veduto! + El qual promette celestial presenti, + e mai nullo non ne vien falluto; + chi l'ama, sí li sta buon servidore. + + Servire a te, Iesú mio amoroso, + piú sei suave d'ogni altro diletto; + non può sapere chi sta de te ozioso + quanto sei dolce ad amar con affetto; + giamai el cor non trova altro reposo + se non in te, Iesú, amor perfetto, + che de tuoi servi sei consolatore. + + Consolar l'anima mia non può terrena cosa, + però ch'ella è fatta a tua sembianza; + che piú de tutto el mondo è preziosa + e nobile e sopr'onne altra sustanza; + solo tu, Cristo, li puoi dar puosa + e puoi empire de tutta sua bastanza, + però che tu sei solo suo maggiore. + + Maggiore inganno non mi par che sia + che volere quello che non se trova, + e pare sopra onne altra gran follia + de quel che non può esser farne prova; + cusí fa l'anima che è fuor de la via, + che vuol che 'l mondo li empia legge nova, + e non può essere, ché 'l mondo è minore. + + Menorar sí vuole lo cor villano + che del mondo chiamasi contento, + che te vuole, Iesú, amor soprano, + per terrene cose cambiare intendimento; + ma se el suo palato avesse sano, + che assaggiasse lo tuo delettamento + sopra ogni altro li parría el migliore. + + Migliore cosa di te, amore Iesú, + nissuna mente può desiderare; + però deverebbe el cor teco lá su + con la mente sempre conversare, + ed onne creatura de qua giú + per tuo amore niente reputare, + e te solo pensare, dolcissimo Signore. + + Signor, chi ti vol dare la mente pura, + non te déi dare altra compagnia; + ché spesse volte, per la troppa cura, + da te la mente si svaga ed esvia; + dolce cosa è amar la creatura, + ma 'l Creatore piú dolce che mai sia, + però che è da temere onne altro amore. + + Amore e gilosia porta la mente + che ama Iesú che non li dispiaccia, + e partesi al tutto da onne altra gente, + e te, dolce Iesú, suo cuore abraccia; + onne altra creatura ha per niente + enverso la bellezza de tua faccia, + tu che de onne bellezza se' fattore. + + De te solo, Iesú, me fa pensare + ed onne altro pensier dal cor mi caccia, + ch'en tutto el mondo non posso trovare + creatura chi a me satisfaccia; + o dolce Creatore, fammite amare + e dammi grazia che 'l tuo amor mi piaccia, + tu che d'onne grazia sei datore. + + Damme tanto amore di te che basti + ad amarte quanto so tenuto, + del grande prezzo che per me pagasti, + sia per me da te reconosciuto; + o Iesú dolce, molto me obligasti + a piú amarte, ch'io non ho potuto + né posso senza te conforto avere. + + Conforta el mio cor che per te languesce, + che senza te non vole altro conforto; + se 'l lassi piú degiuno, deliquesce, + ché 'l cor che tu non pasci vive morto; + se 'l tuo amore assaggia, revivesce; + or n'aiuta, Cristo, in questo porto, + tu che sei sopra ogni altro aiutatore. + + Aiutami, amor, ch'io non perisca, + amor dolce per amor t'adomando; + pregoti che 'l tuo amor non mi fallisca, + recevi i gran sospiri ch'io te mando; + ma se tu voli ch'io per te languisca, + piaceme, ch'io vo' morire amando + per lo tuo amore, dolce Redentore. + + O Redentore, questo è 'l mio volere: + d'amarte e de servir quanto io potesse; + o dolce Cristo deggiati piacere + che 'l mio core del tuo amor si empiesse, + quella ora, buon Iesú, mi fa vedere + ch'io te solo nel mio core tenesse + e tu me fussi cibo e pascitore. + + Pascime de pane celestiale, + e famme ogni altra cosa infastidire; + cibo de vita sempre eternale, + chi ben t'ama, mai non può perire; + famme questo gran dono speziale + che te, dolce amor, possa sentire + per pietate largo donatore. + + Doname de te, dolcissimo, assaggiare; + per te sopr'onne cibo delicato + voglio de tutto degiunare; + chi ben t'assagia la lengua e 'l palato + tutto latte e mele li fai stillare, + e d'onne altro amore el fai levato + e renovar la mente en tuo fervore. + + Fervente amor di te li dá', Iesú, + chi canta el detto di sí grande alteza, + mentre che vive en terra de qua giú, + tu reggi la sua vita en gran netteza, + e poi gli dá' el solazzo de lá su, + che prenda gioia de la tua conteza + e sempre regni teco, vero amore. + + + + +CII + +COME È DA CERCARE IESÚ PER SOMMO DILETTO, EL QUALE È NOSTRO FINE: E CUSÍ +TERMINA IN LUI QUESTO VOLUME[8] + + + Se per diletto tu cercando vai, + cerca Iesú e contento serai. + + Cerca Iesú con ogni tuo desio + anima mia, se te vòi delettare; + la carne, el mondo e lo Nimico rio, + se perir non vòi, non sequitare; + nel proprio tuo parer non te fidare, + se vòi campar dalli infiniti guai. + + Se vòi campar dall'infernal tormento, + fa' che te spogli d'ogni amor vizioso, + e con forteza e gran proponimento + de non partire da quel grazioso + Cristo Iesú, de ogni ben copioso, + che per tuo sposo giá pigliato l'hai. + + Anima mia, tu sí sei sposata + a quello sposo, re celestiale; + sta' nella fede, perché l'hai giurata, + amando lui d'amor perpetuale; + e, ciò facendo, el gaudio eternale + da lui in fine tu receverai. + + Receverai el merito secondo + el mal e 'l ben che tu avrai commesso; + el tuo volere non sia vagabondo, + ma con fermeza t'accosta con esso; + mira el suo lato ritto per te fesso, + e de quel sangue te 'nebriarai. + + Inebriata per amor lo stringi + in tal maniera che giamai nol lassi, + e nel tuo core sua figura pingi, + che privará de te li umani passi; + per la sua morte spezará li sassi, + per essa tua dureza spezarai. + + +NOTE: + + [8] Questa lauda extravagante è posta per finire el numero perfetto + de cento: benché ne sian due de piú sotto dui numeri, cioè XLVII e + LXXVII per inadvertenzia: e cusí sono CII laude in tutto (Nota del + Bonaccorsi). La numerazione è stata corretta in questa ristampa + [Ed.]. + + + + +NOTA + + +Le rime di fra Iacopone da Todi videro dal secolo XV in poi la luce in +parecchie edizioni. Le principali furono: la fiorentina del 1490[9], +considerata come l'_editio princeps_, la bresciana del 1495[10] e la +veneta del Tresatti, pubblicata nel 1617[11]. Dalla Principe derivarono +l'edizione romana di G. B. Modio e la napoletana di Lazzaro +Scoriggio[12]; dalla bresciana le due veneziane di Bernardino Benalio e +al Segno della Speranza[13]. + +Ma all'edizione principe quanti sino ad oggi si occuparono del poeta +tudertino concordemente riconobbero la maggiore autoritá, sia per ciò +che concerne l'autenticitá delle laude in essa raccolte, sia per la +lezione, che meglio d'ogni altra sembra conservare le impronte +idiomatiche della regione ove il poeta nacque e dettò i suoi carmi +spirituali[14]. Onde io, convinto di far cosa utile agli studi +iacoponici col divulgare un testo ormai quasi introvabile, qualche anno +fa ristampai per conto della Societá filologica romana l'edizione +bonaccorsiana, limitandomi ad introdurvi le poche modificazioni imposte +dall'uso invalso nella pubblicazione degli antichi testi, e che mi parve +potessero notevolmente migliorarla[15]. Ed oggi l'edizione fiorentina, +modificata ancora nella grafia, ma fin dove lo consenta il rispetto +dovuto a una stampa autorevolissima del Quattrocento, vede nuovamente la +luce nella collezione degli _Scrittori d'Italia_. Ma perché pubblicare +ancora una volta quella stampa, in luogo di tentar finalmente l'edizione +critica dei ritmi iacoponici, ripetutamente invocata da Alessandro +D'Ancona?[16] + +Il perché esposi nella prefazione all'edizione della Societá filologica; +e ad essa senz'altro potrei rimandar il lettore, se frattanto un egregio +studioso, il prof. Biordo Brugnoli della R. Scuola normale di Perugia, +nella dotta introduzione ad un suo faticoso e diligente lavoro di +ricostruzione delle satire iacoponiche, non avesse sollevato molti dubbi +sull'autoritá, da me nuovamente affermata, della stampa +bonaccorsiana[17]. Esaminati i codici piú antichi, egli trova che il +confronto non è sempre favorevole all'edizione fiorentina, nella quale +rileva difetto di criteri sicuri nell'adozione delle forme grafiche e +fonetiche, e tracce di alterazioni dovute all'uso di codici toscani o +toscaneggianti; afferma inoltre che l'antichitá dei mss., a cui il +Bonaccorsi attinse, è minore di quella che io non mostri di credere; e +conclude che «per la ricostruzione del testo originale è non solo utile +ma conveniente attingere ad altre fonti non meno e forse piú +autorevoli»[18]. + +Potrei rispondere a queste osservazioni che io non ho mai ritenuto il +testo dell'edizione fiorentina come la forma originale, nella quale +primamente apparvero i canti del poeta tudertino, e che non ho escluso +si possa in avvenire, quando fortunate ricerche ci portino al +ritrovamento di mss. piú antichi di quelli che sono a nostra conoscenza, +ricostruire un testo di gran lunga piú attendibile. Ma potrei anche +aggiungere: perché il Brugnoli, conoscendo altre fonti «e non meno e +forse piú autorevoli» della stampa bonaccorsiana, ha tuttavia creduto +opportuno di sceglier questa a fondamento dell'edizione critica delle +satire iacoponiche, e di contro al testo da lui ricostruito sulle +varianti di numerosi codici ha sentito la necessitá di riprodurre +integralmente le singole poesie nella lezione data dal Bonaccorsi? + +Ma, per non tediare il lettore con polemiche oziose, cercherò di +rimettere la questione nei suoi veri termini, riassumendo quanto scrissi +altra volta, e brevemente rispondendo alle obbiezioni mossemi +dall'egregio studioso perugino. + +Io ho ritenuto e ritengo che il maggior valore dell'edizione principe, +in confronto non solo di tutte le altre raccolte a stampa, ma ben anco +dei codici del XIV secolo, consista nelle fonti a cui il Bonaccorsi +attinse e nel metodo da lui tenuto--metodo che non esiterei a dichiarare +rigorosamente scientifico--per ricavarne una lezione vicina il piú che +fosse possibile all'originale forma umbra. Il proemio del Bonaccorsi ci +dá preziose informazioni in proposito, e non parrá superfluo che io lo +trascriva integralmente. + + Al Nome et honore della sanctissima trinitá: et della gloriosa + vergine Maria: et de tutta la corte del cielo. Qualunque persona + devota si delecta de havere et leggere le infrascripte laude del + beato frate Iacopone da Todi de l'ordine de frati minori, le quali + lui compose a diversi tempi per utilitá et consolatione di coloro + che desiderasseno per via de croce et delle virtú seguitare el + Signore: sapia per vero come circa la impressione presente, a fine + che fusse emendata quanto piú si potesse: et reducta alla puritá + anticha, che si trova molto alterata in piú libri: è stata usata + questa diligentia, cioè che si sono havute due copie de tale laude + cavate studiosamente da doi exemplari Todini assai antichi: et piú + copiosi et migliori che si trovino in quella cittá: et doi altri + volumi pur antichi in buona carta, facti con diligentia: + de quali uno appare scripto nella cittá de Perugia: dell'anno + MCCCXXXVI trovato in Firenze: de laude XC et non piú et molti altri + volumi de diversi religiosi: et de altre particulare persone, + trovati pur in Firenze. Da i quali tutti volumi, et spetialmente da + li dicti piú antichi concordati molto insieme, si ha cavata nova + copia per dare a l'impressori, servata la simplicitá et puritá + anticha secondo quel paese di Todi, del modo di scrivere et de + vocaboli, sí come è parso a piú persone devote et spirituale che si + dovesse fare, senza mutare o agiongere alcuna cosa di novo. Et in + tal modo fo cominciata tale impressione a dí XII de agosto passato, + et continuata come si vede fino al numero centenario de laude, et + due piú, non essendo maggior numero, ma piú presto minore in li + predicti et molti altri volumi antichi, maxime della dicta citá di + Todi, che fu la terrena patria del auctore: et dove se ne trova + libri assai: dove etiam lui morí: et sono le sue ossa in + veneratione. Non si dice però per questo che lui non facesse + maggior numero de laude, né anco si afferma, che tutte queste siano + facte da lui, per non se havere di ciò altro di certo. Quanto + all'ordine de esse laude, vedendosi quello essere vario et incerto + in molti libri: benché li Todini siano quasi ad uno modo, non è + parso inconveniente cominciare da quelle due della Madonna: quale è + porta et inventrice de ogni gratia, et da poi mettere le piú facile + et successive le altre. Et anco distinguere le materie, et metterle + insieme al meglio che si ha inteso, sí come si vederá facto. Della + vita del prefato beato Iacopone in particulare non pare che si + trovi certa narratione: ma della sua perfectione et trasformatione + in l'amore divino, assai si vede per suoi scripti: et anco se + intende el tempo nel quale lui fu, et scrisse. + + Siano adunque confortati li lectori a legere con attentione esse + laude simplici quanto al stilo et parole: ma piene di sancta + doctrina, et de alti sentimenti in piú de quelle: li quali non + potendo cosí intendere essi lectori, vogliano honorarli: et pregare + la divina bontá, che li illumini la mente all'intelligentia di + quanto bisogna alla salute de l'anime loro. + +Le fonti menzionate dall'editore formano dunque tre gruppi distinti: 1º) +i due codici todini =assai antichi=; 2º) altri due codici =pur antichi=, +cioè della prima meta del secolo XIV (un d'essi, il perugino, è datato +dal 1336); 3º) molti altri codici presumibilmente toscani o, per lo +meno, trovati a Firenze[19]. È chiaro che la maggior importanza venne +data dall'editore ai due todini assai antichi, i piú antichi di quanti +erano allora a Todi; e da essi furon cavate studiosamente le copie che +formarono il nucleo della raccolta bonaccorsiana. Orbene, quei mss. non +esistono piú. Potranno esserne derivati, come asserisce il Brugnoli, il +Tudertino 194 della Comunale di Todi e l'Angelicano 2216; ma il primo di +tali codici è indubbiamente della seconda metá del secolo XV, quindi +poco attendibile sia per l'autenticitá delle laude e sia per la lezione; +e il secondo, importantissimo per essere del secolo XIV e perché meglio +d'ogni altro reca intatte le primitive forme umbreggianti, non contiene +malauguratamente che quattordici laude. Anche gli altri due codici +menzionati, che pure debbono essere stati di grande aiuto all'editore, +sono andati perduti. Del ms. perugino del 1336 il Brugnoli crede di +ravvisare una copia nel cod. 1037 della Nazionale di Parigi; ma, in ogni +modo, anche questo è del secolo XV e meno utile di altri codici umbri +coevi, di cui non s'è ancor potuto rintracciare l'archetipo. Resta il +terzo gruppo, quello dei codici toscani o toscaneggianti. Non avendoli +l'editore menzionati partitamente, noi siamo anche disposti ad ammettere +che si possano identificare con alcuni dei numerosi codici toscani che +ancor possediamo. Non saprei dire però quanto e fino a che punto essi +siano stati utilizzati. Quali sono adunque le fonti «non meno e forse +piú autorevoli» della raccolta bonaccorsiana, alle quali si può +ricorrere per la ricostruzione di un testo critico delle poesie +iacoponiche? + +Per ciò che concerne il difetto di criteri sicuri nell'adozione delle +forme grafiche e fonetiche, si può osservare che nel secolo XV la grafia +non aveva ancor preso una forma definitiva, e che l'incertezza grafica +si rileva in tutti i codici, piú grave anzi negli antichi--com'è +naturale--che nei recenti. Perché dunque rimproverarla soltanto alla +stampa bonaccorsiana? E, quanto al dubbio espresso dal Brugnoli intorno +alla incapacitá dell'editore fiorentino di resistere, lui toscano, alla +tentazione di alterare o di sostituire le primitive forme idiomatiche, +si può opporre che il Brugnoli non ha elementi sufficienti da +avvalorarlo, mancandogli appunto i termini di confronto, cioè i codici +tudertini, che soli varrebbero a fargli riconoscere sicuramente le +alterazioni e le sostituzioni. Il Bonaccorsi ci dice invece, e non so +perché si debba dubitarne, ch'egli preferí la lezione dei testi todini. +Ai difetti di questi avrá naturalmente supplito con l'aiuto degli altri +due codici umbri, e per le poesie che mss. autorevoli o la tradizione +giá formatasi al suo tempo attribuivano a Iacopone, si sará giovato dei +mss. toscani e toscaneggianti. + +E qual metodo, se non questo appunto del Bonaccorsi, ha in sostanza +seguíto il prof. Brugnoli nella ricostruzione del testo delle satire? +Anch'egli s'è valso di tre gruppi di codici: 1º degli umbri, tra i quali +comprende anche l'edizione principe; e ad essi ha dato quasi sempre la +preferenza nella scelta della lezione; 2º dei toscani; 3º dei veneti. Ma +dai toscani e dai veneti non trasse profitto «se non quando poté +ritenere che essi, derivando forse da qualche lontano stipite in certi +passi piú fedele all'originale, fossero sfuggiti a qualche manifesto +equivoco piú o meno grossolano di trascrizione, da cui vanno tutt'altro +che esenti i testi umbri, i quali attinsero probabilmente a fonte piú +diretta, ma furono anche condotti da menanti assai rozzi ed +incolti»[20]. Il Bonaccorsi non poté giovarsi, è vero, dei codici +veneti, o almeno non ne fa cenno nel proemio: in compenso però egli +aveva i codici todini assai antichi, dai quali nessuno di noi +disgraziatamente può trarre profitto. Orbene, se l'acume critico di un +egregio studioso come il Brugnoli può dare maggior affidamento di rigore +scientifico nello studio dei codici e nella scelta della lezione, ciò +non basta a compensare il difetto di quella pura fonte originale a cui +attinse il Bonaccorsi, e della quale a noi son giunti soltanto alcuni +piccoli e torbidi rigagnoli. + +Ma, sempre a proposito della lezione in alcun luogo incerta o +toscaneggiante dell'edizione principe, mi sia lecito insistere sopra un +concetto da me espresso altra volta e che il Brugnoli non ha creduto +opportuno di confutare. Secondo il D'Ancona[21], la lingua originale dei +ritmi iacoponici doveva esser l'umbra o, meglio, il volgare di Todi. «Se +si volesse dare--io scrivevo--un valore assoluto all'opinione +dell'illustre critico, bisognerebbe convenire che il testo dell'edizione +fiorentina qua e lá si discosta notevolmente da quello che doveva essere +il linguaggio tudertino del Duecento. Ma, quando si pensi che l'_editio +princeps_, sebbene risulti dalla concordanza di piú raccolte diverse tra +loro per l'etá e per l'origine, si fonda sopra tutto sui due codici +todini =assai antichi=, e che le maggiori divergenze dall'uso umbro si +riscontrano specialmente in quelle ultime poesie, della cui autenticitá +si può a buon diritto dubitare anche per una certa ineguaglianza di +stile, per la banalitá di alcune espressioni e, spesso, per la mancanza +di quello che potrebbe chiamarsi 'sapore' iacoponico, vien da pensare +che il fondo idiomatico primitivo non abbia poi subíto nel testo +bonaccorsiano troppo profonde modificazioni. Ma c'è di piú. I biografi +di Iacopone, che hanno seguíto cecamente la tradizione senza curarsi di +separare i fatti positivi da tutti i particolari fantastici formatisi +per false interpretazioni dei passi autobiografici e per analogia di +altre leggende francescane, affermano concordi che l'_amor Dei usque ad +contemptum sui_ fu cosí ardentemente sentito dal poeta tudertino, da +indurlo a commettere, insieme con molte altre pazzie, anche quella di +affettare il piú profondo disprezzo per la propria cultura e dottrina. +Ora non è chi non veda il ridicolo di tale affermazione. Iacopone da +Todi aveva fatto i suoi studi di diritto, forse a Bologna; aveva +esercitato per lunghi anni la professione di avvocato nella sua cittá +natia; aveva fors'anco dettato componimenti in rima prima di darsi a +vita spirituale, ed è lecito supporre che non gli fosse ignota la bella +fioritura della poesia lirica del suo tempo, i cui spunti e le cui +immagini sin troppo profane ricorrono con molta insistenza nelle sue +laudi-ballate. Per quanto profondo fosse l'orrore e il disprezzo degli +anni trascorsi nelle vanitá del mondo, come avrebb'egli potuto far getto +della propria coltura, di quel patrimonio intellettuale, caro sopra ogni +altro perché frutto in ciascuno di inenarrabili fatiche, senza sentirsi +miseramente inaridire quella ricca vena poetica, onde, come altrettanti +ruscelli, scaturivano i suoi sacri ritmi, schiumeggianti e torbidi +talvolta per l'impeto della discesa, ma sempre meravigliosi di vita e di +freschezza? Iacopone parlava e componeva nel suo nativo dialetto cosí +come solevano le persone della sua coltura. E non sarebbe giusto +rifiutare inesorabilmente come alterazioni illegittime di amanuensi e di +editori tutto ciò (e non è gran cosa) che nel testo dell'edizione +fiorentina del 1490 sembra discostarsi dalle particolari caratteristiche +del dialetto tudertino»[22]. + +Una delle questioni piú difficili e piú lungamente dibattute tra gli +studiosi è quella che concerne l'autenticitá dei ritmi attribuiti a +Iacopone. Le raccolte primitive dovevano contenere appena una novantina +di laude, quante cioè ne contengono i codici del secolo XIV. Ma per la +pronta diffusione che le poesie del Nostro ebbero nell'Umbria, nella +Toscana e nell'Italia settentrionale (diffusione dovuta, oltre che al +merito intrinseco dell'opera iacoponica, anche alla fiera discordia +fervente nel seno stesso dell'ordine francescano tra i vari partiti, per +alcuno dei quali il nome di Iacopone poté servire quasi di segnacolo in +vessillo, e alla aureola di martirio che la leggenda non tardò a creare +intorno all'austera figura del poeta tuderte), il primitivo corpo +laudistico iacoponico andò a mano a mano aumentando, fino a raggiungere +e a sorpassare nel secolo XVII il numero di duecento composizioni. + +Ma la critica ha ormai fatto giustizia di molte false attribuzioni; e +mentre dopo lunghi dibattiti ha restituito al Nostro alcuno di quei +componimenti, come + + Amor de caritate--perché m'hai sí ferito, + +che qualche erudito con inconsulta audacia gli aveva tolti per +attribuirli al poverello d'Assisi, non ha esitato, d'altra parte, a +rigettare inesorabilmente come apocrifi i canti dovuti alla larga +imitazione iacoponica del XIV e XV secolo[23]. + +È dunque ormai pacifico che l'originaria produzione iacoponica debba +restringersi a quel centinaio di ritmi contenuti nei codici del +Trecento, vale a dire alle cento e due laude della raccolta +bonaccorsiana[24]. Ma, per converso, tutti, assolutamente tutti i ritmi +dell'edizione fiorentina debbono ritenersi autentici? + +L'onesta avvertenza del Bonaccorsi: «Non si dice però per questo che lui +non facesse maggior numero de laude, =né anco si afferma che tutte +queste sieno facte da lui= per non se havere di ciò altro di certo», ha +per me un grande valore. Secondo la prima intenzione dell'editore, la +raccolta doveva chiudersi con la XCIII lauda, con «Donna del paradiso», +la quale «è posta in questo loco--egli scrive--=per clausura= de le +precedente: el principio de le quali è pur da lei [cioè la lauda «O +Regina cortese», anch'essa pertinente alla Madonna]: et =per uno +separamento= dalle seguente laude trovate in diversi libri»[25]. +L'autoritá di altri codici consultati, la forza della tradizione, la +quale giá sul finire del Quattrocento aveva sanzionato molte +attribuzioni, e fors'anco il desiderio--alquanto ingenuo--di raggiungere +per il suo volume «el numero perfecto de cento»[26], poterono indurre +il Bonaccorsi ad aggiungere quelle nove laudi con cui si chiude la +raccolta, e sulla cui autenticitá è possibile, secondo me, sollevare +qualche dubbio, tenuto conto anche delle annotazioni particolari con che +il Bonaccorsi, mosso da quegli scrupoli, che tanto ragionevolmente ci +fanno apprezzare l'opera sua di editore illuminato, volle mettere in +guardia il lettore[27]. + +Il prof. Brugnoli (è doveroso discutere anche su questo punto la sua +opinione per il largo ed esauriente esame ch'egli ha fatto delle stampe +e dei codici iacoponici) non condivide i miei dubbi. «Invero--egli +scrive--queste [cioè le ultime laude della raccolta] non si trovano, se +non per eccezione, in altri mss., specie in quelli estranei alla +famiglia umbra. Senonché questo avviene anche per altre laude pur +contenute nella Principe e tuttavia non comprese fra le ultime e piú +sospette di questa stampa. È appunto il caso dei ritmi: 'Fede, speme e +caritate'; 'Amor dolce senza pace' (_sic_); 'Omè lascio dolente'. +Dovremo noi escludere anche queste dal novero delle laude d'indubbia +autenticitá?». No, poiché «quanto sin qui dicemmo--egli +continua--intorno allo svolgimento e alla diffusione del materiale +laudistico iacoponico, ci porta a concludere che solo gli antichi mss. +umbri, e non giá i codici toscani e veneti, possono avere un gran peso +nella bilancia»[28]. + +Son lieto che per una volta tanto sia proprio il Brugnoli a riconoscere +il maggior valore dell'edizione principe. Senonché gli argomenti, +ch'egli adduce, lasciano sempre adito al dubbio da me espresso. E +invero, come si può escludere che l'editore stesso dubitasse +dell'autenticitá delle ultime laude della sua raccolta, chi metta in +relazione le parole del suo proemio con le avvertenze da lui premesse a +quelle laude? È questo un elemento di critica che non deve essere +trascurato, specie se va unito al giudizio che può farsi sul merito +intrinseco di quelle poesie, meno caratteristiche, meno precise nel loro +schema metrico e meno umbreggianti di tutte le altre. Quanto alle tre +poesie citate dal Brugnoli, che non si trovano se non nei codici umbri, +si potrebbe osservare che anche su quella che incomincia + + Oimè! lasso dolente + +l'editore fiorentino non ha mancato di esprimere qualche dubbio. +L'avvertenza alla lauda XCVI dice infatti: «Questa lauda seguente era +pur nel dicto libro antiquo [nel Perugino del 1336] et ancora in alcuni +todini, benché paia assai bassa como la XX in ordine, che incomenza +'Oimè, lasso dolente'»[29]. + +Ma siano o no queste ultime rime da attribuire sicuramente a Iacopone, +il fatto che solo di alcune poche poesie della raccolta bonaccorsiana si +possa dubitare, e che il dubbio non sia condiviso da tutti gli studiosi, +dimostra che l'edizione principe merita la maggiore fiducia in fatto di +attribuzioni. + +Ed alla autoritá della Principe il Brugnoli stesso giustamente fa +appello[30] a proposito della tanto discussa autenticitá della satira + + O papa Bonifazio--molt'hai iocato al mondo. + +Questa poesia, che fa parte di un gruppo abbastanza numeroso di satire +contro i falsi prelati e contro colui che nella mente del fiero +assertore della rigida regola francescana appariva come + + Lucifero novello--a sedere en papato, + +ebbe molta fortuna nel secolo XIV. Nell'ambiente religioso e politico +non erano ancora spenti gli echi della feroce lotta combattutasi tra il +papa e la parte ghibellina, sostenuta dal re di Francia; in quella +satira o, meglio, in quella invettiva Iacopone si fa interprete di tutti +i risentimenti provocati dal Caetani e con inaudita violenza di +linguaggio, che ha sgomentato i suoi troppo ortodossi commentatori, +investe il papa, accusandolo di simonia, di nepotismo, di aviditá verso +i soggetti, di sete indomabile di potere, e gli predice l'ultima ruina. +I famosi versi profetici: + + subito hai ruina--sei preso en tua magione + e nullo se trovòne--a poterte guarire + . . . . . . . . . . . . . . . . . . + e Dio sí t'ha somerso--en tanta confusione, + che onom ne fa canzone--tuo nome a maledire + +sembrano alludere alla cattura d'Anagni e alla morte del pontefice, +seguíta di lí a pochi giorni. Il che ha fatto supporre che la poesia sia +stata composta a fatti compiuti, cioè dopo il 1303. Ma il contesto della +poesia non ammette dubbi: essa è un'invettiva contro Bonifacio ottavo +vivo e nella pienezza della sua potenza. E come, d'altra parte, supporre +che Iacopone giá molto vecchio, logorato dalla lunga crudele prigionia, +e desideroso soltanto della pace del chiostro e della preghiera in +comune, si inducesse a scrivere quella fierissima rampogna contro l'alto +personaggio testé scomparso dalla scena del mondo? + +Di qui due ipotesi: che la poesia non sia stata composta dal Nostro, ma +da alcuno dei numerosi nemici del Caetani durante la preparazione del +processo, che alla memoria di questo pontefice aveva intentato Filippo +il Bello; o che alla poesia scritta da Iacopone nel 1297, mentre si +svolgeva la lotta tra i Colonnesi e Bonifacio ottavo e nella famosa +protesta di Lunghezza si impugnava la validitá dell'elezione pontificia, +si sieno aggiunte piú tardi, cioè dopo la cattura d'Anagni, le strofe +che alludono a questo crudele episodio. Ma alla prima ipotesi, sostenuta +dal Tenneroni, sembra contrastare il fatto che la poesia si trova +nell'edizione principe e cioè nei codici todini piú antichi. Piú +attendibile invece appare la seconda, caldeggiata dall'Ozanam[31] e +ultimamente dal Brugnoli, il quale mette giustamente in rilievo come «la +lauda controversa senza le strofe che l'esame critico aveva riconosciute +come interpolate» si trova in un manoscritto del Trecento, il cod. +Magliabechiano, II, 6, 63[32]. + +Ma, a parte questi ed altri problemi particolari, la questione +dell'autenticitá è veramente fondamentale per la critica della leggenda +iacoponica. Tutti sanno che le notizie certe sul poeta tudertino sono +molto scarse[33], e che le minuziose informazioni sulla vita da lui +trascorsa nelle vanitá del mondo e sulle stranezze commesse durante i +primi anni di penitenza sono il frutto della elaborazione di elementi +incertissimi, dovuti in parte all'arbitraria ricostruzione di +circostanze che sembrano risultare dai passi cosí detti autobiografici, +e in parte alla fantasia del primo anonimo biografo del Quattrocento, +del quale giustamente il Novati ha scritto aver fatto opera «non di +storico, ma di agiografo». Cosí nel tudertino, piuttosto che il =sacro +giullare= girovagante pei monti e pei piani dell'Umbria noi amiamo +riconoscere col Novati il poeta filosofo, il =teorico= del misticismo, +spoglio di qualsiasi vincolo con le compagnie dei Disciplinati e coi +Laudesi, e poetante «pe' confratelli suoi, per quell'anime ardenti, che +sotto il vessillo francescano cercavano al pari di lui la via della +croce, l'unione assoluta con la divinitá»[34]. + +Ma pur chi non voglia consentire col Novati in questa nuova, audace +figurazione di Iacopone da Todi, e senta di non poter negare ogni valore +ai dati tradizionali, dovrá imporsi un rigoroso lavoro di cernita nella +farragine delle notizie tramandate dai biografi, per l'accertamento dei +dati autobiografici contenuti nelle poesie che possono sicuramente +attribuirsi al tudertino. E per il futuro biografo di Iacopone sará, +anche per questo verso, preziosissima la raccolta contenuta +nell'edizione fiorentina del 1490. + +NOTE: + + [9] _Laude di frate Iacopone da Todi_, impresse per ser Francesco + Bonaccorsi in Firenze, a dí ventiotto del mese di septembre + MCCCCLXXXX. + + [10] _Laudi del beato frate Iacopone del sacro ordine di frati + minori de osservantia_, Bressa, per Bernardo de Misintis, 1495. + + [11] _Le poesie spirituali del beato Iacopone da Todi... accresciute + di molti altri suoi cantici nuovamente ritrovati, con le scolie et + annotationi..._, Venetia, Nicolò Misirini, 1617. + + [12] _Li cantici del beato Iacopo da Todi_, con diligenza ristampati + con la gionta di alcuni discorsi et con la vita sua. App. Ippolito + Salviano, Roma, 1558.--_Li cantici del beato Iacopone da Todi_, + aggiuntivi alcuni canti cavati da un manoscritto antico non piú + stampato, Napoli, Lazzaro Scoriggio, 1615. + + [13] Per queste due edizioni cfr. GAMBA, _Serie dei testi di + lingua_, Venezia, 1828, nn. 478 e 479. + + [14] Cfr. GAMBA, op. cit., n. 477, e ED. BOEHMER, _Iacopone da Todi, + Prosastücke von ihm, nebst Angaben über Manuscripte, Drucke und + Uebersetzungen seiner Schriften_, in _Romanische Studien_, 1 + (1871-75), 138. Il D'ANCONA nella recente ristampa del suo _Iacopone + da Todi, il giullare di Dio del secolo XIII_, Todi, Casa editrice + «Atanòr», 1914, p. 5, scrive: «Quanto piú posso, nel citare mi + attengo alla edizione di Firenze 1490, presso il Bonaccorsi, + riprodotta ne 1558 dal Modio: edizione condotta su antichi + manoscritti di Todi e di Firenze, e la cui autoritá è affermata da + G. Ferri nella riproduzione sopraccitata. Possono perciò credersi + con molta probabilitá tutte autentiche le rime della stampa + bonaccorsiana, sebbene l'editore stesso non osi darne certezza; pur + ammettendo tal qualitá in alcune edite dal Tresatti e da altri, le + quali in ogni caso servono a meglio determinare la forma e gli + intenti della lauda spirituale antica». Il MOSCHETTI (_I codici + marciani_, Venezia, 1883) esprime un giudizio anche piú favorevole + all'ediz. principe, che afferma valere «quanto molti codici riuniti + dei piú antichi e preziosi». + + [15] _Laude di frate Iacopone da Todi secondo la stampa fiorentina + del 1490 con prospetto grammaticale e lessico_ a cura di GIOVANNI + FERRI, in Roma, presso la Societá filologica romana, MDCCCCX. + + [16] D'ANCONA, op. cit., p. 5, nota 4. + + [17] _Le satire di Iacopone da Todi ricostituite nella loro piú + probabile lezione originaria con le varianti dei mss. piú importanti + e precedute da un saggio sulle stampe e sui codici iacoponici_ per + cura di BIORDO BRUGNOLI, ordinario di lettere italiane nella R. + Scuola normale maschile di Perugia, in Firenze, per Leo S. Olschki + editore, MDCCCCXIV, p. XIV sgg. Di questo volume e della ristampa + del D'ANCONA si legga l'ottima recensione di E. G. PARODI nel + _Marzocco_ del 28 giugno 1914 (_Il giullare di Dio_), e l'articolo + di CIRO TRABALZA, _Il glorioso ritorno di un giullare di Dio: + «Iacopone da Todi» di A. D'Ancona_, nel _Giornale d'Italia_ del 21 + luglio 1914. + + [18] Op. cit., p. VI. + + [19] Il prof. Brugnoli mi rimprovera (p. CVIII) di assegnare i + codici todini =assai antichi= alla fine del XIII secolo e di «far + gran caso della differenza di espressione usata [dall'editore] per + quei codici =assai antichi= in confronto di quella adoperata per il + cod. Perugino del 1336 e per un altro suo coevo, dei quali l'editore + fiorentino dice che erano =pur antichi=». «Anche a voler dare + importanza (egli continua) a questa lieve sfumatura--dico lieve + perché l'induzione si fonderebbe tutta sulla mancanza dell'avverbio + 'assai', mancanza in gran parte compensata dal 'pur'--non è + possibile rimontare piú indietro del 1300, perché altrimenti + sarebbero rimaste escluse da quei codici le laude composte da + Iacopone durante e dopo la prigionia, laddove ce ne troviamo invece + parecchie se non tutte». Riconosco che l'attribuzione (da me + proposta, del resto, con molta circospezione) dei codd. todini piú + antichi alla fine del XIII secolo (l'anno 1300 appartiene a quel + secolo!) può parere arrischiata, ma non priva di qualsiasi + fondamento, in quanto--trattandosi di codd. perduti--non si può + ammettere senz'altro ch'essi contenessero le poesie iacoponiche + composte durante e dopo la prigionia. Il fatto ch'esse si trovino + nei codici del XV secolo derivati dai todini può anche spiegarsi con + le aggiunte e le interpolazioni, che il Brugnoli stesso ammette a + proposito di altre questioni. Quanto alla distinzione tra i codd. + todini =assai antichi= e i due =pur antichi=, mi par proprio che il + Bonaccorsi abbia voluto stabilire una gradazione cronologica tra i + primi e i secondi. A meno che non si tratti di ipersensibilitá + grammaticale da parte mia, io son d'avviso che l'avverbio «assai» + abbia un significato ben differente dall'avverbio «pur». La mia + induzione si fonda dunque sul diverso significato di due parole + diverse, cioè su qualche cosa di piú consistente della «lieve + sfumatura», di cui parla il Brugnoli. Pei raffronti di codici e di + stampe iacoponiche si veda, oltre lo studio citato del BOEHMER, + quello del TOBLER nella _Zeitschrift für roman. Philologie_, III, + 178. Si veda anche A. FEIST, _Mittheilungen aus älter. Sanml. + italienisch. geistlich. Lieder_, in _Zeitschrift f. rom. Philol._, + XIII (1889), 115; e gli _Inizi di antiche poesie italiane con + prospetto dei codici che le contengono_ e _Introduzione alle Laudi + spirituali_, di A. TENNERONI, Firenze, Leo S. Olschki, 1909. + + [20] Op. cit., p. VII. + + [21] Op. cit., p 46. + + [22] Cfr. la mia prefazione alla ristampa della Societá filologica + romana. + + [23] Fu il WADDING che attribuí pel primo questa poesia, insieme con + l'altra «In fuoco l'amor mi mise», a san Francesco; ma il padre I. + AFFÒ dimostrò vittoriosamente la falsitá di tale attribuzione. Cfr. + per maggiori particolari A. D'ANCONA, op. cit., p. 56, nota 8. + FRANCESCO NOVATI, nel suo discorso _L'amor mistico in san Francesco + d'Assisi ed in Iacopone da Todi_, pubbl. nel volume _Freschi e minii + del Dugento_, Tip. ed. L. F. Cogliati, Milano, MCMVIII, conclude a + proposito di siffatte attribuzioni (p. 242): «Chi si illude di + sorprendere i tripudi amorosi del Nostro [san Francesco] nelle laudi + 'Amor di caritade', 'In foco l'amor mi mise', dimostra (ci sia + lecito il dirlo) di non capir nulla di nulla né dell'anima di san + Francesco né della storia della lirica sacra italiana». + + [24] Cfr. NOVATI, op. cit., p. 247. + + [25] Vedi p. 232. + + [26] Veramente la raccolta comprende 102 laude. Ma nella nota alla + lauda CII (p. 255) l'editore avverte: «Questa =laude extravagante= è + posta per finire el numero perfecto de cento: benché ne sian due de + piú sotto doi numeri, cioè XLVII e LXXVII per inadvertentia: et cusí + sono CII laude in tutto». Naturalmente la numerazione è stata + corretta in questa ristampa. + + [27] Le annotazioni dell'editore si trovano alle pp. 232, 236, 239, + 255. + + [28] Op. cit., p. CXLIV. + + [29] Vedi p. 236. + + [30] Op. cit., p. CXLVI sgg. E vedi anche D'ANCONA, op. cit., p. 84, + n. 2, ove si confuta l'opinione di A. TENNERONI. + + [31] A. F. OZANAM, _Les poètes franciscains en Italie au XIII + siècle_, Paris, V. Lecoffre, 1882. + + [32] Op. cit., p. CXLIX. + + [33] La cronologia piú probabile della vita di Iacopone è stata + fissata da A. D'ANCONA, op. cit., p. 18 in nota. Circa le biografie + tradizionali cfr. pure D'ANCONA, op. cit., p. 15 e BRUGNOLI, op. + cit., p. CIV, nota 1. + + [34] Discorso e vol. cit., p. 245 sgg. + + + + +GLOSSARIO + + +Nota del Trascrittore: tra parentesi quadre si trovano le versioni +alternative presenti nel testo. + + _abbi_, io ebbi. + + _abbreviata_, rimpicciolita, cfr. _breviare_. + + _áber_, ebbero. + + _abominanza_, vergogna. + + _abondo_, abbondante. + + _abracciata_, abbracciamento. + + _abramare_, bramare: _abrama, abrami_. + + _abrasciato_, ardente. + + _abrenca_ (_t'a._), adòperati, indústriati. + + _abreviare_, rimpicciolire: _abreviando_. + + _absolveto_, sii assolto. + + _abundi_, 'tanto piú foco _a._', tanto piú abbondi in ardore. + + _abissare_, inabissare: _abissame, abissata_. + + _acattaría_, acquisto, guadagno. + + _acatte_, acquisti. + + _acatto_, acquisto, guadagno. + + _achianta_, alligna, attecchisce. + + _acolle_, accoglie. + + _acolmato_, colmato, colmo. + + _acolte_, strette, raccolte. + + _acomenza_, incomincia. + + _aconciato_, acconciatura. + + _aconfé_, 's'_a._', si confece, si convenne. + + _adamato_ (imperativo), ama. + + _adarsi_, accorgersi; 'non te n'_adai_'; + _adato_. + + _adasta_, eccita, spinge. + + _ademandare_, domandare: _ademando_, _ademandi_, _ademanda_, + _ademandato_, _-e_. + + _ademanni_, domandi. + + _ademplendo_, riempiendo, colmando. + + _ademplenza_, soddisfazione. + + _adetata_, infamata. + + _adimandi_, domandi. + + _adizzata_, aizzata. + + _adoguagliato_, eguagliato. + + _adolorava_, mi addoloravo. + + _adomando_, domando. + + _adorato_ (sost.), adorazione. + + _adornanza_, ornamento. + + _adulterato_, 'con tutte ha _a._', ha tradito tutte. + + _adurare_, perseverare; 'en _a._', con perseveranza; + _adura_, persevera. + + _adurate_, 'per _a._', con la perseveranza. + + _adúsate_ [_adusate_], abítuati. + + _adviáme_, mi avviai. + + _affare_, 'donna da grande _a._', ricchissima; + 'de poco _a._', di poco conto; + 'de sí alto _a._'; + 'secondo 'l pover mio _a._', secondo le mie deboli forze; + 'dargli tutto 'l suo _a._', tutto quel che possiede. + + _affá_, 's'_a._', si conviene. + + _affétta_ [_affetta_], desidera. + + _affetto_, passione, dolore, tribolazione. + + _afferrare_, tormentare: _m'afferra_; + _afferrato_, tormentoso, doloroso; + _afferrate_, tormentate. + + _affittare_ e _afi-_, affisarsi, osservare: _affitta_, _afitta_, + _afittai_. + + _affletto_, afflitto. + + _afflitto_, ferito. + + _affollato_, oppresso, schiacciato. + + _affolto_, sostenuto, appoggiato, difeso. + + _affrantura_, debolezza, dolore, pena eterna. + + _affrenare_, raffrenare: _affrenata_, _affreniti_, freniate. + + _aficco_, 'm'_a._', mi figgo. + + _afigura_, 'non m'_a._', non posso figurarmi. + + _afocare_, infocare: _afocata_; + e affogare: _afocato_. + + _afogato_, affogato o soffocato. + + _afoma_, 's'_a._' si offusca. + + _afranto_, sofferenza, dolore. + + _afrigolito_, infreddolito. + + _agirlato_, stordito, ebbro. + + _agne_, anni. + + _agno_, agnello. + + _agrondo_, 'm'_a._' mi rattristo. + + _aguardare_, osservare, rimirare: _aguarda_, _aguardame_, + _aguárdate_ [_aguardate_], _aguardare_, _aguardáte_ [_aguardate_], + _aguardai_, _aguardando_. + + _aguata_, guarda, osserva. + + _aiace_, conviene. + + _ainina_, 'carta _a._', cartapecora. + + _aino_, agnello. + + _aiutare_, salvare; + '_aiuta_ la sconfitta', salvaci dalla sconfitta; + '_aiuta_ lo notare', assistici nel nuoto. + + _aiute_, 'l'_a._', l'aiuto. + + _albergare_, ospitare e abitare: _albergalo_, _albergato_. + + _albergaria_, abitazione, stanza. + + _albergo_, abitazione. + + _albitrio_, arbitrio. + + _alcono_, alcuno. + + _alegranza_, gioia. + + _alegrare_, rallegrare: _alegrar_, _t'alegri_. + + _alentata_, 'degiunar non fui _a._', non lasciai di d. + + _alevata_, allevamento. + + _alienata_, vòlta ad altre cure. + + _alifante_, elefante. + + _alitare_, vivere. + + _allapidata_, lapidata. + + _allazo_, allaccio. + + _allecerare_, licenziare, scacciare: _allecerato_, _allecerati_. + + _allena_, diminuisce. + + _allevai_, 'da poi che m'_a._', poi che fui adulto. + + _allidere_, percuotere, rompere: _allide_, _alliso_. + + _allitate_ [_allítate_], ti allieta. + + _allore_, allora. + + _allumenare_ e _allumi-_, illuminare: _allumini_. + + _almino_, almeno. + + _alteza_, orgoglio, superbia; + nobiltá, nobile e ricca condizione. + + _alto_, 'ad _a._', in alto, 'en _a._', altamente, 'fanno clamore + en _a._', grande clamore. + + _altroi_, altrui. + + _altura_, altezza, nobiltá; + 'de piú _a._', piú alto; + 'piú en _a._', piú in alto. + + _ama_, amore. + + _amantare_, vestire; + _t'amanta_, _se n'amanta_, _amantare_, _amantato_. + + _amanta_, ricoprono, rif. a nido. + + _amantatura_, vestito. + + _amantenente_, immantinenti. + + _amanza_, amore. + + _amaricato_, amarezza; + amareggiato, doloroso; + _-a_, addolorata. + + _amarore_, amarezza. + + _amastrato_, ammaestrato. + + _amativo_, che si deve amare; + 'luce _amativa_' dell'amore. + + _amato_, amore. + + _ambiadura_, l'ambio. + + _amenza_, follía. + + _amesurare_, 'l'_a._', la misura, la quantitá. + + _amiranza_, ammirazione. + + _amistanza_, amicizia. + + _ammannito_, occupato, affaccendato. + + _amollare_, intenerire. + + _amoranza_, amore. + + _an Santo_, in chiesa. + + _ancilla_, ancella. + + _ancore_, fino ad oggi. + + _ancura_, ancora. + + _andare_: _andi_, vai; + _anda_, va; + _andi_, tu vada; + _t'andasti_, te ne andasti. + + _andata_, viaggio o via. + + _áne_, ha. + + _anegato_, annegato. + + _anemalio_, animale (dispreg.). + + _angelicata_, 'vita _a._', degli angeli. + + _angeloro_, degli angeli. + + _anichilare_, annientare: _anichilato_, annientato e umiliato. + + _anno_, 'en _a._ en _a._', di anno in anno. + + _annunziata_, annunzio. + + _ante_, prima. + + _Anticrisso_, anticristo. + + _anvito_, causa, dolore. + + _apalato_, manifestato. + + _apenato_, addolorato. + + _apianare_, salire; + _s'apiana_, si sale. + + _apicciare_ e _app-_, appiccare, unire, attaccare; + _apicciarate_, si appiccicherá; + _apicciase_, _appicciato_, afferrare; + _apicciò_, accendere: _apicciato_; + _apicciarsi_, restringersi: _mi appiccio_. + + _aponerai_, apporrai a colpa. + + _apontare_, opporre: _s'aponta_; + intaccare: _ci aponta_. + + _apparato_, lusso. + + _apparito_, apparso. + + _apparuto_, apparso. + + _appellazione_, appello, nel sign. giuridico. + + _appetere_, appetire; + il desiderio. + + _applanato_, salito. + + _appresentare_, 'opo n'è _a._', bisogna presentarci; + _t'apresenta_. + + _appropriato_, 'amor _a._', amor proprio. + + _aprere_, aprire. + + _aprenno_, aprendo. + + _apresso_ (agg.), prossimo; + (pr.) presso. + + _aprete_, aperte. + + _aprito_, aperto. + + _aprute_, aperte. + + _aquilone_, settentrione. + + _arafrenato_, raffrenato. + + _aragnare_ e _arr-_, far questione, venire alle mani: _t'aragnasti_, + _arragnato_. + + _aramorto_, smorzato. + + _aramorti_, soffochi, metti in tacere. + + _arapicciata_, accesa. + + _aravere_, riavere. + + _archieda_, richieda. + + _archiuso_, richiuso. + + _arcomenzava_, ricominciava. + + _arcomperare_, riscattare, redimere. + + _arcoverare_, ricovrare, riparare. + + _ardita_, ostacolo, difficoltá. + + _ardore_, inferno. + + _ardura_, ardore, il fuoco eterno. + + _aregna_, regna. + + _aremanni_, rimandi. + + _arendi_, rendi. + + _arentrare_, rincasare: _arentri_. + + _arepresento_, presento di nuovo. + + _aresce_, riesce: _arescece_, ci si apre. + + _aretrovare_, ritrovare. + + _argento_, denaro. + + _argir_, ritornare. + + _argomente_, 'en _a._', ingegnosamente. + + _ariccare_, arricchire. + + _arlegame_, mi rilega. + + _armagnenza_, rimanenza. + + _armaner_, rimanere: _arman_, _armanea_, _armáse_. + + _armenare_, ricondurre: _armenava_; + _armine_, io rimeni. + + _armetta_, rimetta. + + _arnunzare_, rifiutare, respingere: _arnunzato_. + + _arnunzascione_, rinuncia. + + _arósciase_ [_arosciase_], si tinge di rosso. + + _arpiaceme_, mi ripiace. + + _arprendere_, riprendere: _arprende_, _arprendi_. + + _arprovo_, provo di nuovo. + + _arrabbia_, tu riabbia. + + _arrate_, arre; + 'presi l'_a._', m'impegnai. + + _arsalghi_, tu risalga. + + _arsimigliare_, rassomigliare: _arsimiglia_, _arsimigliata_. + + _arsomeglia_, 'al poter tuo l'_a._', règolati [regolati] secondo le + tue forze. + + _articulata_, esposta per articoli. + + _artificio_, 'palazzo en _a._', costruito secondo le regole dell'arte. + + _artoglie_, ritoglie. + + _artollote_, ti ritolgo. + + _artornare_, ritornare. + + _artorrò_, ritoglierò. + + _artrovare_, ritrovare. + + _arversare_, riversarsi. + + _arvenire_, rivenire: _arvenisse_, _arvenuto_. + + _arvolere_, rivolere. + + _ascaran_, scherano. + + _ascempio_, lo scempio. + + _ascide_, mi assedia, mi preoccupa (?). + + _asciogliere_, assolvere. + + _Ascisi_, Assisi. + + _ascondito_, nascosto. + + _asino_, 'per macerar mio _a._', la mia carne, i miei desidèri. + + _Asise_, Assisi. + + _asmo_, l'asma. + + _aspetta_, guarda, osserva. + + _assagiato_, saggio, prova. + + _assegnare_, mirare al segno. + + _asseio_, assedio. + + _assembiamento_, radunanza. + + _assendito_, assennato. + + _assentare_, assentire. + + _assimigliare_ e _asi-_, rassomigliare e desiderare: _assimiglio_; + augurare: _asimiglia_. + + _asti_, gare. + + _asutiglia_, tormenta. + + _aterrenato_, umiliato, avvilito. + + _atremío_, 's'_a._', s'impaurí. + + _attendato_, 'le terre agio _a._', ho posto tende nelle terre. + + _attèndeti_, affidati. + + _attumulato_, sepolto. + + _ave_, ebbe. + + _avegnenza_, convenienza. + + _avén_, abbiamo. + + _avenante_, avvenente. + + _avene_, 's'_a._', si conviene. + + _avere_; _avire_: _agio_ e _aggio_, ho; + _avemo_, _avem_ e _aven_ [_avén_], abbiamo; + _onno_, _on_ e _ò_, hanno; + _ònme_, mi hanno, _ònte_ [_onte_], ti hanno; + _abbi_, tu abbia; + _aggia_, _agia_ e _aia_, io abbia; + _agi_, io, tu o egli abbia; + _agiamo_ e _agiam_, abbiamo (cong.); + _aian_, abbiano; + _ebbe_, io ebbi; + _abbi_, io ebbi; + _áber_, ebbero; + _avi_, ebbi; + _ave_, ebbe; + _áver_, ebbero; + _arò_, avrò; + _arai_, avrai; + _ággete_, abbiti; + _averogl_ [_averògl_], li avrò; + _averai_, _averá_; + _averiti_, avrete; + _averan_, _avería_, avrebbe; + _averíe_, avresti; + _avereste_, avresti; + _averien_ [_averíen_], avrebbero; + _aúto_, avuto. + + _aversere_, 'gli _a._', i diavoli. + + _aversier_, avversario. + + _aversire_, avversario, nemico. + + _avetare_, abitare, abitazione. + + _avetoso_, soave. + + _avi_, ebbi. + + _avilare_, avvilire: _avilato_, avvilito e anche tenuto a vile. + + _avivacciata_, pronta, sollecita. + + _ázemo_ [_azemo_], non fermentato. + + _azone_, azione. + + + _bailía_, governo, potere. + + _báilo_, _-a_, custode, arbitra. + + _baldanza_, gioia. + + _baldeza_, gioia, allegrezza. + + _balestrare_, tirare con la balestra. + + _balestrire_, balestriere. + + _balestro_, balestra. + + _balio_ [_balío_], governatore. + + _banda_, 'metti _b._', grida, bandisci. + + _bando_, condanna, pena. + + _bandonata_, abbandonata. + + _bannire_, avvisare, parlar alto, palesare: _banna_. + + _banno_, v. _bando_. + + _barattere_, 'gli _b._', i barattieri. + + _baratto_, zuffa. + + _barbaglia_, balbetta. + + _bargagnato_, mercanteggiato. + + _baronagio_, nobiltá. + + _baronia_, valore, nobiltá. + + _basalisco_, basilisco. + + _basciare_, baciare. + + _bastanza_, 'non t'è _b._', non ti basta; + 'empire de... sua _b._', di tutto ciò che gli basta, o finché + gli basta. + + _bastare_, 'm'è _b._', mi basta. + + _batesmo_, battesimo. + + _bè_, bene: _se bè_, sebbene. + + _beatitute_, beatitudini. + + _beccata_, morso delle pulci. + + _befolcaria_ [_befolcaría_], dominio del bifolco. + + _begl_, bene. + + _bellire_, 'en _b._', in bel parere. + + _beneficione_, beneficio. + + _benvoglienza_, benevolenza. + + _besogno_, 'era _b._', bisognava. + + _biado_, la biada. + + _biastemare_, vituperare. + + _bistorte_, contorcimenti dolorosi. + + _bizocone_, bizzoco. + + _blasfemato_, bestemmiato. + + _blasfémia_ e _blasfemía_ [_blasfemia_], bestemmia. + + _boccuni_, bocconi. + + _bollon_, chiodo. + + _Boemioro_, dei boemi. + + _bonitate_, bontá. + + _borbótanse_, si bisbigliano. + + _botto_, caduta, punizione. + + _bramo_, desiderio. + + _brazo_, braccio. + + _breve_, decreto; piccolo; brevemente. + + _brevetá_, piccolezza. + + _breviare_, rimpicciolire. + + _briga_, lavoro, fatica, difficoltá; + ostacolo; + 'a gran _br._', con grande fatica; + 'ha fatto _br._', si è sforzato. + + _briganza_, inimicizia. + + _brigare_, tentare, procurare: _briga_; + ingegnarsi: _brigate_. + + _brigata_, fatica dolorosa: 'far _brigate_', lavorare. + + _brusata_, bruciata. + + _brutata_, imbestialita. + + _bruttur_, brutture. + + _bullita_, bollente. + + _buono_ (avv.), bene. + + + _ca_ (cong.), che. + + _cademento_, caduta. + + _cadere_: _caggio_, cadono; + _caggia_, cada; + _cáder_ [_cader_], caddero. + + _cagnato_, cambiato. + + _cagne_, egli cambi. + + _cagno_, cambio. + + _calciare_, calzare: _calciato_. + + _caldo_, 'en _c._', all'inferno. + + _calura_, calore, ardore. + + _calure_, calore. + + _calvato_, reso calvo. + + _cambiato_ per _ri-_, remunerato. + + _camiscia_, camicia. + + _camora_, camera. + + _Campagna_, Campania. + + _campare_, trovare scampo; + _campa_, _cámpate_, sálvati. + + _cancione_, canzone. + + _cane_, canti. + + _canna_, gola. + + _canta_, canto. + + _cantare_, menar vanto. + + _cantutio_, canto. + + _capigli_, '_c._ daea', strappavo capelli. + + _capovolta_, _-e_, mutamenti subitanei. + + _cattivanza_, schiavitú. + + _cattivo_, dannato. + + _capuccio longo_, il cappuccio dei penitenti. + + _carace_, taglia (?). + + _caratte_, impronta, segno. + + _carboncelli_, carbonchi. + + _cardenalato_, 'l'ordene _c._', dei cardinali. + + _cardinile_, cardine, intelaiatura dell'uscio. + + _cargne_, carne. + + _carire_, perdere; + _carite_, perdute. + + _carnifici_, carnefici. + + _carta_, documento, prova, privilegio, garanzia. + + _cascollo d'obedenza_, lo indusse a disubbidire. + + _casile_, casa modesta. + + _castalli_, castaldi. + + _castello_ (fig.), l'utero. + + _catenati_, incatenati. + + _cavere_, 'tu degge _c._', guardarti. + + _cechitate_, cecitá. + + _cede_, strage. + + _celato_, 'a lo _c._', al coperto. + + _celebr'_, cervello. + + _celesto_, celeste. + + _celestío_, paradisiaco. + + _centa_, cinta. + + _censalito_, cencioso. + + _centro_, 'en _c._ nel core', in mezzo al cuore. + + _centura_, 'lengua a _c._', legata. + + _cerchi_, cilizi. + + _certanza_, sicurezza, assicurazione, veritá. + + _cestone_, paniere. + + _cetto_, presto. + + _ched_, che. + + _cheder_, chiedere: _chegio_, _cheio_, _chedendo_. + + _chedendo_, cercando. + + _cheendo_, cercando. + + _chello_, quello. + + _chevelle_, qualcosa. + + _chi_, il quale, la quale; + _con chi_, col quale, coi quali; + _en chi_, nel quale. + + _chiamare_, implorare. + + _chiavare_, inchiodare: _chiavato_. + + _chiavellanse_, si inchiodano. + + _chine_, chi. + + _chiovi_, chiodi. + + _chirendo_, cercando. + + _chivelli_, alcuno; + _chivel_. + + _ciambra_, camera. + + _cibora_, cibi. + + _cicigliana_, siciliana. + + _cilizo_, cilizio. + + _circundato_, assediato. + + _citella_, giovine. + + _clamagione_, clamore. + + _clamare_, implorare, domandare, chiamare: _clame_, _clama_, _clamò_, + _clame_ (imperat.). + + _clamore_, preghiera. + + _clericata_, 'la universitate _cl._', il clero. + + _clericato_, il clero. + + _co_, come, perché, quale, per la quale, quanto, appena che; + col quale, nel quale. + + _cocina_, cibo cucinato: _le cocin_. + + _cocinere_, cuoco. + + _cocino_, cibo cucinato. + + _cogitato_, pensiero. + + _coglio_, collo. + + _cognita_, 'nostra _c._', amica. + + _cognosci_, conosci. + + _cognove_, conobbe. + + _coio_, epidermide. + + _Collestatte_, nome di un castello dell'Umbria, usato fig. per + la morte. + + _colta_, accolta, gruppo, tributo, imposta. + + _coltivanno_, 'a _c._', per coltivare. + + _coluri_, colori. + + _comandata_, comando. + + _comencio_, comincio. + + _comenzare_, cominciare: _comenzo_, _comenza_; + _coménzate_, ti cominciano. + + _comenzata_, cominciamento, principio. + + _comenzamento_, cominciamento. + + _comestione_, pasto. + + _comiatato_, licenziato. + + _comitata_, 'en mia _c._', in mia compagnia. + + _comitato_, compagnia, séguito; + 'ne lo suo _c._', nel loro insieme. + + _como_, come; 'el _c._', la qualitá, la maniera. + + _compagnata_, compagnia. + + _compagnoni_, compagni. + + _comparare_, riscattare, redimere: _comparai_, _comparao_, + _comparato_. + + _compassionata_, con signif. attivo: che ha compassione. + + _compíta_, piena. + + _complendo_, compiendo. + + _conceper_, concepire: _conceputo_. + + _concorda_, concordia. + + _concordate_, d'accordo, in pace. + + _concussare_, scuotere, dibattere. + + _condutta_, piatto, vivanda: _condutti_. + + _conestretta_, angustiata. + + _confirmato_, aiutato. + + _confortòne_, confortò. + + _congruo_, 'a l'occhio non è _c._', non si conviene. + + _coniugni_, congiungi. + + _coniogne_, congiunge. + + _conoscáti_ [_conoscati_], conosciate. + + _conoscente_, per _ri-_; benefattrice. + + _conoschi_, conosci. + + _conquassato_, rotto dai disagi, dalla fatica; + scosso. + + _conquida_, finisca, distrugga. + + _conquide_, 'la _c._', la muffa (?). + + _conquiso_, distrutto. + + _conscio_, coscienza: 'ser _c._', la signora coscienza. + + _conseglio_, consiglio: _consegl'_. + + _conserto_, intrecciato. + + _conservarane_, conserverai. + + _consiglite_, consigliate. + + _consolanza_, consolazione. + + _consólo_, consolazione. + + _consonato_, armonizzato. + + _consopito_, assopito. + + _consumanza_, fine. + + _consumare_, morire: _consuma_, _consumi_, _consumavi_, _consumando_; + uccidere: _consumi_, _consumava_, _consumato_; + giungere a perfezione: _consumato_; + sost., la morte. + + _consumazione_, morte. + + _consumativo_, mortale. + + _contagione_, contatto. + + _contamento_, racconto. + + _contata_, racconto. + + _contato_, esposizione, trattato. + + _contenne_, disprezza; + contende, contrasta. + + _contenzione_, lotta, contrasto. + + _contina_, continua. + + _continuato_ (avv.), continuatamente. + + _continuo_, incontanente. + + _contossa_, attossica (?). + + _contrata_, proprietá (?). + + _convegna_, patto, regola. + + _convegnenza_, patto; 'non siría _c._', non sarebbe giusto. + + _convenente_, condizione. + + _convenenza_, 'non m'ha _c._', non si conviene; + 'on _c._', si convengono. + + _conveneria_, convenienza. + + _conveno_, 'lo _c._', il convenuto. + + _conventato_, addottorato. + + _convento_, compagnia, collegio, monastero, laurea; + partic. da _convencere_, abbattuto. + + _conversare_, dimorare: _conversai_, _conversato_; + trattare, praticare: _conversato_. + + _convertèra_, convertiresti, volgeresti. + + _convine_, conviene. + + _copretura_, copertura. + + _coprire_, difendere; + rif. a ferita, rimarginare: _coprireme_, mi coprirono; + _coprite_, coperte. + + _coraggio_ o _coragio_, cuore: _coraggi_. + + _corate_, 'le _c._', i cuori. + + _corato_, addolorato; + cuore. + + _cordo_, corda, staffile. + + _cordogliosa_, dolorosa. + + _cornuti_, ironico per mitrati. + + _corporeato_, trasformato in corpo. + + _correre_ [_corrére_], messaggero. + + _corressa_, corretta. + + _correttura_, 'facciam _c._', correggiamoci. + + _corrocciato_, corrucciato. + + _corroccioso_, 'sarò _c._', piangerò. + + _corrottato_, _-a_ (partic.), pianto. + + _corrotto_ e _cor-_. (sost.), pianto. + + _corso_, 'né per _c._ né per risme', né in prosa né in verso. + + _cortesia_, 'far _c._', menar vita elegante. + + _cotoza_, sta in ozio?. + + _covelle_, qualcosa, nulla. + + _crai_, domani. + + _credere_, affidare: _credergliese_ [_crédergliese_], _credome_, + credere; + _creio_, credo; + _crédici_, ci credetti; + _crédor_, credettero; + _cresi_, credetti; + _creso_, creduto. + + _Creti_, di Creta. + + _crociato_, 'popolo _cr._', i cristiani. + + _cruce_, croce. + + _cruciare_, mettere in croce; + tormentare: _cruciar_, _cruciata_; + addolorare: _cruciato_; + fregiare della croce: 'scude _cruciate_'. + + _crudene_, crudele. + + _cuitanza_, pensiero. + + _cuitare_, pensare: _cuitava_. + + _cuitato_, pensiero. + + _cuito_, pensiero. + + _cuòprite_ [_cuoprite_], 'lo mantellino _c._', vesti il m. + + _currite_, correte. + + _Cypri_, 'renno _C._', regno di Cipro. + + + _Dacioro_, 'renno _D._', regno dei daci. + + _daéa_, dava. + + _daesse_, io dessi. + + _dagetor_, donatore. + + _daiente_, colui che dá. + + _daitore_, donatore. + + _danante_, davanti. + + _dane_ [_dáne_], dá. + + _dannagio_, danno. + + _danza_, treccia, ghirlanda; + schiera. + + _dare_: _dáite_, date; + _don_, danno; + _déme_, mi dia; + _die_, tu dia; + _díene_, ne dia; + _dielome_ [_díelome_], me lo dia; + _dien_, diano; + _daéa_, dava; + _daesse_, io dessi; + _daragio_, darò; + _daragiote_, ti darò; + _daraio_, darò; + _daría_, darei; + _diei_, diedi; + _dieglie_ [_diéglie_, _dièglie_], gli diedi; + _die'_, _diêr_ [_dier_]; + _désteli_, gli desti; + _daiente_, che dá. + + _debile_, debole. + + _decepto_, ingannato, deluso. + + _decetel_, ditelo. + + _decora_, bella. + + _deduca_, abbassi. + + _defensare_, difendere. + + _deformanza_, bruttezza. + + _deguastare_, distruggere: _deguastar_, _deguasta_; + _deguastao_, distrusse. + + _deiattato_, scacciato. + + _deietta_, scacciata. + + _deiettato_, scacciato. + + _delettanza_, diletto. + + _delettare_, amare, godere, dilettarsi; + sost., diletto, piacere. + + _delicamento_, bellezza. + + _delicanza_, bellezza. + + _deliccio_, delizia, piacere. + + _delicii_, delizie, mollezze. + + _deliquesce_, cade in deliquio. + + _delize_, delizie. + + _delizo_, piacere. + + _délo_, lo devi. + + _delombato_, slombato. + + _delongato_, allontanato. + + _dementata_, uscita di senno. + + _dèmona_ [_demona_], diavola. + + _demonia_, 'le _d._' e 'glie _d._', i diavoli. + + _demono_, dimonio: _li demòne_. + + _demoranza_, dimora, indugio. + + _demostrare_, mettere in mostra: _demostra_, _demostrando_. + + _demostratura_, 'far _d._', mostrare. + + _dene_ [_déne_], deve. + + _denno_, degno. + + _departi_, 'se da me _d._ l'andare', se da me ti allontani. + + _deportanno_, 'col vostro _d._', portamento. + + _depurati_, chiari, limpidi. + + _deretto_, pronto, sollecito. + + _derieto_, di dietro. + + _deriso_, derisione. + + _deritto_, assennato, prudente. + + _deriva_, smette, cessa. + + _derobbati_, derubati. + + _derutto_, spossato, abbattuto. + + _derenzione_, separazione, morte. + + _deritto_, 'a _d._', giustamente. + + _descaduto_, malandato in salute. + + _descenore_, disonore. + + _desciliato_, guasto. + + _descionore_, disonore, vergogna. + + _desciso_ (sost.), discesa. + + _descordo_, danza. + + _descurrendo_, correndo giú. + + _desensato_, privo di senno. + + _desformato_, deformato dai peccati. + + _desiagio_, desiderio. + + _desiore_, desiderio. + + _despandi_, con sign. neutro: ti spandi. + + _despareve_, separavi. + + _desperanza_, disperazione. + + _despetto_, disprezzato. + + _desperata_, 'metterse a _d._', mettersi a far qualcosa senza indugio. + + _desperate_, 'veste _d._', di penitenza (?). + + _desperato_, abbandonato; + '_d._ sentire', proprio di chi ha perduto ogni speranza di salvezza. + + _despiacemento_, dispiacere. + + _desplacenza_, dolore. + + _desponsore_, sposare: _desponsai_, _desponsato_, _-a_, _-e_. + + _desponsato_, sposalizio. + + _desprezato_, umile. + + _desse_, disse. + + _désseise_, gli si desse. + + _destegne_, lava, deterge. + + _destenguese_, si distingue. + + _destituto_, destituito. + + _destregnenza_, '_d._ si fa forte', si affretta. + + _destregno_, 'me... _d._', mi rimpicciolisco, mi umilio. + + _destrugemento_, distruzione. + + _desvanito_, svenuto. + + _deto_, dito: _deta_. + + _detoperata_, vituperata. + + _detta_ 'miei _d._', le mie parole. + + _detuperato_, disprezzato. + + _devante_, davanti. + + _devedute_, divise. + + _devencendo_, abbattendo, umiliando. + + _devenute_, 'a que sem _d._', a che siamo giunte. + + _devere_, dovere: _deverme_; + _dé'_, devi; + _déi_, devi e deve; + _devem_, dobbiamo; + _degon_, debbono; + _degi_, tu debba; + _degge_ e _deggi_, egli debba; + _devevi_, dovevi; + _devive_, dovevi; + _devesse_, dovesse; + _deveri_ e _dever'_, dovresti; + _deverie_ [_deveríe_], dovresti; + _deveria_ [_devería_] e _deverebbe_, dovrebbe. + + _deverila_ [_deveríla_], la dovresti. + + _deveto_, debito. + + _devura_, divora. + + _dia_, il giorno, la luce. + + _dia_, dea. + + _dicere_ e _dicer_, dire; + _dicete_ e _decetel_; + _dice_, dici; + _dichi_ e _diche_, tu dica; + _dicamo_, diciamo (congiuntivo). + + _diciria_ [_diciría_], discorso. + + _dicitore_, colui che detta articoli di legge. + + _diece_, dieci. + + _diffidamento_, diffidenza. + + _diffinitate_, definizione (?). + + _digiunio_, digiuno. + + _diita_, dieta. + + _diletta_, 'la _d._', l'affetto; + 'en tua _d._', per amarti. + + _dimplito_, adempito. + + _dine_, 'la o lo _d._', il giorno; + 'a terzo _d._', dopo tre giorni. + + _diota_, ignorante. + + _diretto_, 'se ben vedi nel _d._', se osservi giusto. + + _dirittanza_ e _diritanza_, giustizia. + + _diritto_, 'a _d._', giustamente. + + _dirittura_, giustizia e giudizio; + 'en _d._', a destra (?). + + _diritto_, 'al _d._', a destra. + + _disciplina_, battitura. + + _disciplinato_, battitura. + + _disciplino_, disciplina. + + _discipoli_, discepoli. + + _discoprito_, scoperto. + + _discorda_, discordia. + + _discordo_, danza, canzone a ballo. + + _disinteria_ [_disintería_], dissenteria. + + _dispareve_, dividevi. + + _dispiacenno_, 'vivo nel mio _d._', nel disprezzo di me stesso. + + _dissipare_, 'la grege _d._', distruggere. + + _distenta_, 'a _d._', distintamente (?). + + _distritto_, 'a. _d._', imparzialmente (?). + + _ditato_, arricchito. + + _ditissimo_, ricchissimo. + + _ditta_, 'miei _d._', le mie parole. + + _dittare_ (sost.), scritto, componimento. + + _dittata_ e _-o_, componimento. + + _ditto_, 'el _d._ mio', le mie parole. + + _diversoro_, abitazione. + + _divisata_, divisa. + + _do'_, dove. + + _do_, due. + + _dobato_, vestito. + + _doce_, duce. + + _dodece_, dodici. + + _doi_, due. + + _dolentia_ [_dolentía_], lamento. + + _dolere_, per dolersi: _doli_, _dole_; + _el dolere_, il dolore. + + _dolire_, dolere. + + _dollote_, te lo do. + + _dolorare_, lamentarsi. + + _dolorato_, dolore. + + _dolorusa_, dolorosa. + + _dolur_, dolori. + + _dolura_, si duole, si lamenta. + + _dolure_, dolore. + + _dolve_, ve lo do. + + _dolzore_ e _dolzor_, dolcezza, piacere, diletto. + + _dolzura_, dolcezza, piacere. + + _dominato_, dominio. + + _domo_, 'lo _d._', casa (fig.). + + _donna_, signora, padrona. + + _donqua_ e _-e_, dunque. + + _donzello_, scudiero; + _-i_, giovani signori, giovinetti. + + _dormentare_, addormentarsi. + + _dornato_, adornato. + + _dota_, dote. + + _dottato_, adottato. + + _draco_, serpente. + + _dracone_, il diavolo; + _-i_, i serpenti. + + _dretta_, giusta. + + _drieto_, dietro. + + _dritto_, giusto; + 'tener lo _d._', la via retta. + + _dubitamento_, dubbio. + + _dubitanza_, dubbio, sospetto. + + _dubito_, 'en _d._', in sospetto. + + _ducere_, condurre: _dutta_. + + _dui_, due. + + _dunqua_, dunque. + + _duoi_, due. + + _dura_, cattiva. + + _duramento_, durata. + + + _ebrieza_, ebrezza. + + _ebrio_, ebro. + + _edificata_, edificio. + + _egl mal_, i mali. + + _eiulato_, pianto. + + _ela_, _el'_, ella. + + _e la_, nella. + + _elato_, sollevato, alto. + + _elegiuto_, eletto. + + _elesso_, eletto. + + _ella_, nella. + + _embastardío_, oscurò. + + _embrigare_, impedire, render difficile: _embrigarògli_. + + _embrigate_, noie, fastidi. + + _emparuto_, manifesto (?). + + _empaurato_, impaurito, timoroso. + + _empazao_, impazzí. + + _empedimenta_, impedisce. + + _emperò_, perciò. + + _émpeti_, impeti, desidèri. + + _empetuuso_, impetuoso. + + _empiasto_, impiastro. + + _empicato_, impeciato, arso (?). + + _empieria_ [_emipería_], empirebbe. + + _empietura_, 'en me è _em._', son pieno. + + _empiglio_, impaccio. + + _empiro_, 'cielo _e._', empireo. + + _emponote_, ti impongo. + + _empregionato_, chiuso. + + _emprenato_, _emprenn-_, impregnato, riempito. + + _emprendere_ o _en-_, imparare; + _emprende_, _emprenda_, _emprese_, _empreso_. + + _emprima_ e _empria_ [_empría_], dapprima. + + _emprimettece_, vi impresse. + + _empromessa_, promessa. + + _en_, in, contro, verso. + + _enalta_, innalza. + + _enamato_, rafforz. di amato. + + _enamorare_, 'lo tuo _e._', il tuo amore. + + _enamorata_, 'la piena _e._', la piena dell'amore. + + _enamorato_, 'el tuo _e._', amore o innamoramento. + + _enante_, innanzi, prima. + + _enaurata_, indorata. + + _encalzanno_, incalzando. + + _encanna_, ingozza. + + _encanto_, arte magica. + + _encarato_, fatto caro e difficile. + + _encarcata_, carica. + + _encarco_, carico, peso. + + _encasca_, rovescia. + + _encastellati_, chiusi nel castello. + + _encende_, accende. + + _encendore_, fuoco infernale. + + _encamato_, infrenato. + + _enchinar_, umiliare; + _s'enchina_, si piega, si rassegna. + + _enclinare_, abbassare, umiliare: _enclina_, _encline_. + + _encloso_, incluso. + + _encogitabile_, incomprensibile. + + _encontra_, contro. + + _encorporòne_, incorporò. + + _encorsata_, male avviata. + + _encotecata_, fatta dura come il cuoio. + + _encreato_, 'lo _e._', ciò che è sempre esistito. + + _encrescemento_, sofferenza, dolore. + + _encrescenza_, dolore. + + _encrisce_, rincresce, addolora. + + _endegno_, 'm'_en._', mi corruccio. + + _endivinasse_, indovinasse. + + _endrieto_, indietro. + + _endrudire_, ammaestrare nell'amore. + + _enduplicata_, raddoppiata. + + _endurato_, indurito nel peccato. + + _endusti_, industri. + + _ène_, è; + ne sei. + + _enestante_, subitamente. + + _enfacendato_, affaccendato. + + _enfamire_, desiderare ardentemente. + + _enfegna_, 's'_en._', s'infinge. + + _enfegno_, 'm'_en._', fingo. + + _enfenute_, infinite. + + _enfermaria_ [_enfermaría_], infermitá. + + _enfra_, tra, fra. + + _enfrenare_, raffrenare: _enfrénalo_ [_enfrenalo_], _enfrenato_. + + _enfrenetecato_, pazzo furioso. + + _enfronta_, assalto. + + _enfunata_, legata con funi. + + _engavinato_, impastoiato. + + _engegno_, 'ad _e._', ad arte, a studio. + + _engiurio_ [_engiurío_], ingiuria. + + _enami_, prendi all'amo. + + _enmalsanire_, ammalare. + + _ennervato_, rigido. + + _enquina_, equina (?). + + _enruinata_, in preda alla rovina. + + _ensalta_, assaltano. + + _ensaniata_, folle, demente. + + _ensanire_, impazzire: _ensanito_. + + _ensegnato_, insegnamento. + + _ensemora_ ed _ensemor_, insieme. + + _enserrato_, serrato. + + _enserviziato_, servizievole. + + _ensetato_, assetato. + + _ensignite_, insegniate (congiuntivo). + + _ensignòne_, insegnò. + + _ensolfato_, di zolfo. + + _entaglia_, modello (?). + + _entanno_, allora. + + _entaulato_, intavolato, incominciato. + + _entendanza_, intendimento. + + _entendere_: 's'ella en viltate _entendesse_', se si disponesse + ad umiliarsi; + 'de Cristo si _entendisse_', comprendessi o imitassi; + _entendati_, ascoltiate. + + _entenebrata_, oscurata. + + _ententa_, inchiostro. + + _entenzare_, combattere: _se entenza_, si batte. + + _entenzone_, tenzone, contrasto, dialogo. + + _entinata_, posta nel tino. + + _entossecato_, veleno. + + _entrare_, cominciare. + + _entra_, fra, '_entra_ l'ha tenuta', l'ha trattenuta. + + _entrasatto_, di colpo, improvvisamente. + + _envenenato_, avvelenato. + + _envenire_, trovare; + _envenir_, _envenuto_. + + _enverso_, verso, contro; + _enverso a_, in confronto di. + + _enviato_, avviato; + _mal env._, male avvezzato. + + _envigoresce_, 's'_e._', si rinvigorisce. + + _envitanza_, invito. + + _envitatura_, invito. + + _envoluto_, avvolto. + + _eo_, io. + + _equabile_, 'non puoi salire _e._', non puoi eguagliare. + + _era_, metallo. + + _ergo_, dunque. + + _erranza_, errore, peccato. + + _errato_, _-i_, fuorviato, allontanato. + + _errure_, errore. + + _esaminanza_, esame. + + _esbandita_, bandita, cacciata. + + _esbernace_, ci svernano. + + _eschirnita_, schernita. + + _escomunicato_, scomunicato. + + _esercizia_, esercizi. + + _esforzare_, far violenza; + _esforzato_, costretto. + + _esmesuranza_, smisuratezza. + + _essere_: _eser_; + _son_ e _so_; + _sei_, _se'_, _èi_, _e'_, tu sei; + _semo_, _sem_, _simo_, siamo; + _site_, _èi_, siete; + _so_, sono; + _sone_, ci sono; + _sonno_, sono; + _sie_, tu sia; + _siene_ [_síene_], ne sia; + _sim_, siamo (cong.); + _eramo_, eravamo; + _fusse_, _fosse_, _fossen_, _fussero_; + _serò_ e _sirò_, sarò; + _sirotte_, ti sarò; + _siragio_, _siraio_, sarò; + _serai_, _sirai_, sarai; + _será_, _serrá_, _seráne_ [_serane_], sará; + _seráve_ [_serave_], vi sará; + _siròn_, saranno; + _sería_, _siria_ [_siría_] e _saría_, sarei e sarebbe; + _siram_, saremmo; + _siri_, sareste, _sirian_ [_sirían_] e _serian_ [_serían_], + sarebbero; + _fôra_, sarebbe; + _fusti_, _fuste_; + _fo_, fu; + _fosse_, si fu; + _fommo_, fummo; + _fôr_, _fuoro_, _fuor_, furono; + _fûrome_ [_furome_], mi furono; + _suto_, stato. + + _estare_, stare. + + _estatuto_, statuto. + + _estermenosa_, infinita. + + _esterminato_, 'un fetor _e._', insopportabile. + + _esto_, cotesto. + + _estremo_, 'ne _l'estr._', in extremis. + + _estrettura_, luogo stretto, angusto. + + _esvaliato_, vario. + + _esvia_, svia. + + _esvoglierá_, toglierá la voglia. + + _eternale_, eterno. + + _eternalmente_, eternamente. + + _etiopiti_, etiopi. + + _exdificato_, scandalizzato. + + _exercire_, esercitare. + + _exquisita_, squisiti. + + _exterminali_, eterni. + + + _facivi_, facevi. + + _faite_, fate. + + _falase_ [_fálase_], se la fa. + + _fali_, gli fa. + + _falla_, 'non _f._, che non rompesse', si romperebbe sicuramente. + + _fallace_, facile a peccare. + + _fallanza_, menzogna, inganno, tradimento. + + _fallata_, fallo, falsata. + + _fallenza_, inganno, fallo, errore; + 'senza _f._', senza dubbio. + + _fallire_, trans., trasgredire; + colpa; + _falluto_, ingannato; + _-a_, mancata. + + _fallita_, l'errore, la colpa. + + _fallore_, fallo, colpa. + + _fallura_, errore, inganno. + + _falo_, lo fa. + + _falsadore_, ingannatore. + + _falsare_, ingannare. + + _falsata_, inganno. + + _falsía_, inganno, menzogna; + 'per _f._', con inganno. + + _falsificate_, frodi. + + _falso_, falsamente. + + _falta_, disagio. + + _fama_, fame, desiderio intenso. + + _fameglia_, famiglia, gente d'arme. + + _famiglia_, domestici. + + _fancello_, giovincello; + _-i_, donzelli, servitorelli. + + _fantino_, bambino. + + _fantone_, servo. + + _farallate_, te la fará. + + _fare_: _fae_, _fai_, _face_, fa; + _faite_, fate; + _faccion_, _fonno_ e _fon_, fanno; + _fonse_, si fanno; + _facivi_, facevi; + _facci_, faccia; + _faci_ e _facce_, tu faccia; + _facci_, egli faccia; + _fece_ e _fei_, feci; + _facisti_, facesti; + _fé_, _féme_, fece, mi fece; + _fiero_ e _fier_, fecero; + _facciatelo_, fatelo, imp.; + _faragio_, _faraggio_, _faraio_, farò; + _farrá_, fará; + _fari_ [_farí_], faresti; + _faríeme_, mi farebbe; + _farían_ e _faríen_. + + _fasciata_, fasciatura. + + _fasse da lunga_, si pone da lungi. + + _fastidia_, noia. + + _faticase_, si stanca. + + _fatiganno_, fatigando. + + _fatigato_, fatica. + + _fatte_, 'li toi _f._', le tue opere. + + _fatto_, opera, condizione. + + _fece_, feccia, lordura. + + _feditate_, fetore. + + _feno_, fieno. + + _fere_, ferisce. + + _ferete_, ferite. + + _feriato_, ferie, vacanza. + + _ferire_, colpire: _fere_, _fieri_, _feruto_, _-a_, _-e_. + + _feriti_, ferite. + + _ferlino_, moneta di pochissimo valore. + + _ferrato_, inchiodato. + + _fesa_, spaccata. + + _festi_, solennitá. + + _fetidoso_, fetido. + + _fetura_, fetore. + + _fiata_, 'a la _f._', talvolta, sua volta, allora. + + _fico_, 'la _f._', il fico. + + _fidanza_, fede. + + _fidato_, 'chi t'ha _f._', chi t'ha dato sicurezza. + + _fidenza_, fede. + + _fievele_, debole. + + _fieveleza_, debolezza. + + _figam_, figgiamo. + + _figer_, fissare. + + _figura_, persona. + + _figuramento_, figurazione. + + _figurare_, raffigurare: _se figura_. + + _file_, 'i _f._', i figli. + + _finanza_, fine. + + _finare_, finire, morire, morte: _fina_, finisce; + _finava_, finiva; + _finati_, finiate; + _finato_, morto. + + _finente al tempo_, fino al tempo. + + _finire_ (trans.), uccidere. + + _finire_, 'il _f._', la morte. + + _finita_, 'questa vita _f._', alla fine di questa vita; + 'a la _f._', alla fine, in fine. + + _finitura_, morte. + + _finuta_, finita. + + _firmaraggio_, renderò ferma. + + _fistelli_, 'le _f._', fistole. + + _fleto_, pianto. + + _floria_ [_flòria_], produca. + + _folcisse_, 'me _f._', mi sostenessi. + + _follia_, 'faccio _f._', son pazzo. + + _folto_, sostenuto. + + _fone_, fu. + + _fonno_, fanno. + + _fore_, fuori. + + _forestaria_ [_forestaría_], foresteria. + + _forfece_, forbici. + + _formice_, formiche. + + _forsa_, forse. + + _forte_, difficile; + 'fa _f._', si affanna. + + _forteza_, forza. + + _fortura_, forza, violenza, dolore, disgrazia. + + _fragar de moscone_, odorare di muschio. + + _frantura_, angoscia, miseria, e simili. + + _frate_, fratello. + + _fratecello_, 'lo menore _fr._', il frate francescano. + + _frauduto_, frodato (?). + + _freddore_, freddo. + + _freddura_, freddo. + + _frenesio_ [_frenesío_], 'l'amor _fr._', frenetico. + + _Fresonia_ [_Fresonía_], Frisia. + + _freve_, febbre; + _le fr._, le febbri. + + _frigo_, freddo. + + _frino_, freno. + + _frontiera_, fronte di battaglia. + + _frua_, vana. + + _frumiate_, preparate. + + _fuce_, foce. + + _fugato_, fuggito. + + _fugenno_, fuggendo. + + _fulguri_, folgori. + + _fuoro_, furono. + + _furare_, rubare: _furo_, _fura_, _furando_, _furato_. + + _furone_, ladro. + + + _garzuni_, giovani eredi. + + _gaudere_, godere: _gaudente_. + + _gaudiare_, 'del nostro _g._', gioia. + + _gaudire_, godere; + _gaude_. + + _gengie_ [_gengíe_], gengive. + + _gente_, famiglia, popolo. + + _gentile_, nobile. + + _gentileza_, nobiltá. + + _gentilire_, 'en tuo _g._', nella tua nobiltá. + + _gesta_, compagnía, turba. + + _gí_, andò. + + _giendo_, andando. + + _Giesse_, 'la _G._ virgo', la vergine di Iesse. + + _gigante_, 'una _g._', una gigantessa. + + _gilosia_, gelosia. + + _gioco_, azione. + + _giognemento_, congiungimento o raggiungimento. + + _giognere_ e _giongere_, giungere e raggiungere: _giogni_, _giogne_, + _gionge_, _gionto_, _-a_. + + _gioietta_, gioia bassa e volgare. + + _giollaria_ [_giollaría_], 'me fanno _g._', mi festeggiano. + + _gionto_, nodo. + + _giornata_, soggiorno, dimora, lavoro; + 'continua _g._', continuamente. + + _giostra_ (fig.), giudizio universale. + + _gire_, andare: _girse_, _gimo_, _gissece_ [_gíssece_]; + _gí_, andò; + _giragio_, andrò; + _giria_ [_giría_], andrei; + _giuti_, andati; + _giendo_, andando. + + _girvolta_, giravolta. + + _gita_, 'lá 'v'è nostra _g._', lá dove dobbiamo andare. + + _gitto_, 'fece _g._', fece il colpo. + + _giullare_, 'don da _g._', cosa molto facile. + + _giurgiani_, abitanti della Georgia. + + _gloriare_, glorificare; 'el _gl._', la vanagloria. + + _gloriato_, gloria. + + _gloriuso_, glorioso. + + _gola_, desiderio, brama. + + _gradita_, 'sopra tutte sta _gr._', occupa il grado piú alto. + + _gradone_, scalino. + + _gradora_, gradi. + + _grana_, 'la _gr._', il seme. + + _granchi_, cancri. + + _grancia_ [_grancía_], malattia del cancro. + + _grasa_, grassa, in buona salute. + + _grassia_ [_grassía_], 'porco de _gr._', destinato a ingrassare. + + _gratizo_, stuoia. + + _grato_, 'è a _gr._', è gradito. + + _gravame_, mi addolora. + + _gravanza_, dolore. + + _gravedata_, resa incinta. + + _gravenza_, peso, affanno. + + _grege_, 'la _gr._', il gregge. + + _greve_, '_gr._ pagarse', pagarsi lautamente. + + _gridare_, implorare: _gridammo_, _gridanno_. + + _gridato_, le grida, il chiasso. + + _griglie_, grilli. + + _grossore_, vanagloria. + + _grossura_, superbia. + + _guadagna_, 'la _g._', il guadagno. + + _guadagnato_, guadagno. + + _guai_, 'che cura en tuo _g._', che si cura dei tuoi affanni. + + _guarda_, la guardia. + + _guardare_, conservare, custodire; + _guarden_, difendano; + _guarda_, _guardanno_. + + _guaruto_, guarito. + + _guassa_, guasta. + + _guatanno_, guatando. + + _guidardone_, premio, elemosina. + + _guidata_, séguito. + + _guidato_, guida, condotta, governo; + 'mal _g._', sconsigliato. + + _guirmenella_, gherminella. + + _gustato_, sapore. + + + _hame_, mi hai. + + _hane_, ha. + + + _iá_, giá. + + _iace_, giaci (imperat.). + + _iaci_, giaci (imperat.). + + _Iacovone_, _Iacovon_; + Iacopone. + + _Ianne_, Giovanni. + + _icto stante_, 'en uno _i._', subitamente, d'un tratto. + + _idem_, 'in _i._ stato', nella stessa condizione. + + _ignita_, infocata. + + _imaginatura_, immaginazione. + + _impio_, empio. + + _inanti_, innanzi. + + _inardi_, infiammi. + + _inarenato_, arenato. + + _incende_, trans., brucia; + intr., fiammeggia. + + _increata_, non creata. + + _indurato_, fatto duro, crudele. + + _inferione_, 'inferno _i._', bassissimo. + + _infigurabil_, che non si può immaginare. + + _infinito_ (avv.), sempre. + + _infra_, fra. + + _iníco_ [_inico_], iniquo. + + _iniquitanza_, iniquitá. + + _iniuriamento_, sequela di ingiurie. + + _innoxio_, innocente. + + _insignita_, improntata. + + _insito_ [_insíto_], _-a_, piantato. + + _intenza_, combattimento. + + _intuito_ [_intuíto_], abbattuto, vinto. + + _invento_, trovato. + + _iocato_, 'molt'hai _i._', hai molto peccato. + + _ioco_, giuoco. + + _iocundare_, rallegrare. + + _iogna_, giunga. + + _iognere_ e _iongere_, giungere e aggiungere: _iogne_, _iongono_, + _iogna_, _ionga_, _ióngasece_, _ionto_. + + _iosta_, giostra, combattimento. + + _iovara_ [_iovára_], gioverebbe. + + _istoria_, 'far _i._', tener discorsi inutili. + + _iubilore_, giubilo, allegrezza. + + _iudece_, giudice. + + _iudicato_, giudizio. + + _iudío_, crudele, cattivo, empio. + + _iuoco_, giuoco. + + _iura_, diritta. + + _iuvente_, 'me fosse _iu._', mi aiutasse. + + + _labore_, fatica. + + _laccio_, vile. + + _lacremanno_, lagrimando. + + _lagnare_, rimproverare; + _lagni_, ti duoli. + + _lagno_, dolore o tristezza in contrapp. a _letizia_. + + _lagnoso_, piagnucoloso. + + _lamentanza_, pianto. + + _lamentare_, 'con mio _l._', col mio pianto. + + _lamentata_, lamento, pianto. + + _lanciato_, ferito di lancia. + + _lancione_, lancia. + + _lancitta_, dardo. + + _langore_, languore. + + _languesce_, langue. + + _lanza_, lancia. + + _largeza_, larghezza. + + _largitate_, indulgenza, generositá. + + _lascivanza_, lascivia. + + _lassavi_, vi lasciai. + + _latére_ [_latere_], nascondere. + + _lateza_, larghezza. + + _lato_, fianco; + 'da _l._', dal fianco. + + _lattare_, allattare. + + _lattuaro_, elettuario. + + _lá unque_, dovunque. + + _lavoranno_, 'a _l._', per lavorare. + + _lavorare_, agitarsi. + + _lavorato_, 'el _l._', il lavoro. + + _lavoreccio_, lavoro, opera. + + _leanza_, lealtá; + 'aver _l._', ubbidire. + + _lebbe_, lieve, facile. + + _lebeza_, leggerezza. + + _lede_, offende, danneggia. + + _legale_, leale. + + _legnare_, far legna. + + _lemosinata_, elemosina. + + _lendinine_, uova di pidocchio. + + _lengua_, lingua. + + _lenguaio_, linguaggio. + + _lenno_, legno. + + _lento_, 'qual omo de te sta _l._', chiunque non ti apprezza. + + _lettiera_, letto. + + _lettoria_ [_lettoría_], studio. + + _levata_, 'de lo scotto a la _l._', al momento di pagare. + + _leve_, leggere. + + _lezione_, studio del Vangelo. + + _lianza_, lealtá, promessa. + + _liberanza_, libertá, salvezza. + + _libigli_, libelli o livelli, istrumenti notarili. + + _liceto_, lecito. + + _ligata_, legata. + + _lingni_, lecchi. + + _liquidisce_, cade in deliquio (?). + + _lisca_, piccola parte. + + _lita_, lieta. + + _locato_, collocato. + + _loco_, _-chi_, luogo. + + _loco_, lá, ivi. + + _logne_, 'da _l._', lungi. + + _lograre_, guadagnare. + + _longeza_, lunghezza. + + _longhesso_, lunghesso. + + _longo_, lungo, _-a_; + _da longa_, da lungi. + + _losenghe_, lusinghe. + + _loto_, sozzura. + + _lotosa_, sozza. + + _lotuso_, fangoso, sozzo. + + _Lucca_, 'non ne giá a _L._ che cagno n'avea'. Il Tresatti spiega: + 'proverbio di quel tempo in siffatti propositi: simigliante a + quell'altro: se Africa pianse, Italia non rise'. + + _lucrare_, guadagnare. + + _ludo_, scherzo. + + _luge_, il pianto (imperativo sostantivato). + + _lumiera_, lume. + + _luminativa_, che illumina. + + _luminato_, illuminato. + + _luoco_, luogo. + + _luocora_, luoghi. + + _lussuriato_, lussuria. + + _lustrore_, splendore. + + _lutta_, lotta, contrasto. + + + _ma'_, piú. + + _macellate_, tormentate. + + _maculare_, macchiare, oscurare: _maculato_, guasto. + + _magagnato_, 'el _m._', la magagna. + + _magenatura_, immaginazione. + + _magestra medeca_, medichessa. + + _maginare_, immaginare. + + _magioria_ [_magioría_], ingrandimento, miglioramento, superioritá. + + _magnadone_, mangiatoia. + + _magno_, _-a_, _-i_, _-e_, grande. + + _mai_, piú; + _sempre mai_, sempre piú. + + _maièsta_, maestá. + + _mainera_, maniera. + + _maior_, maggiore. + + _maistro_, maestro. + + _maitino_, mattino. + + _maiure_, 'a soi _m._', ai maggiori di lui: _maiur_. + + _mala_, rif. a ricchezza, male acquistata; + '_m._ soperchianza', il superfluo dannoso. + + _malanza_, malattia. + + _malavoglienza_, malevolenza. + + _maledezone_, maledizione. + + _maledicerá_, maledirá. + + _malefizio_, 'lo iudece che sede al _m._', a rendere giustizia. + + _malegno_, maligno. + + _malfatture_, malfattore. + + _malina_, malattia. + + _malsania_ [_malsanía_], malattia. + + _malsanile_, malsana. + + _malta_, supplizio, tormento eterno. + + _maltolletto_, 'el _m._', il maltolto. + + _malum pene_, il male della pena. + + _malvagione_, malvagio. + + _malvascio_, malvagio. + + _manca_ (agg.), minore. + + _mancanza_, 'en mio onor ha _m._', manca contro il mio onore. + + _mancheza_, 'la mia lengua è _m._', è impotente. + + _mancino_, 'posto m'avete nel canto _m._', mi avete trascurato. + + _mandòne_, mandò. + + _manduca_, mangia. + + _mane_, 'le tue _m._', mani. + + _manecare_ e _manecar_, mangiare: _manecato_. + + _manera_, maniera. + + _manna_, manda. + + _mano_, 'le _m._', le mani. + + _mantatura_, ciò che ricopre. + + _mantenente_, immantinenti. + + _mantile_, manto, veste. + + _mantino_, misero mantello. + + _manuca_, mangia. + + _maraveglia_, e _me-_, maraviglia. + + _margarita_, gemma. + + _maritota_, tuo marito. + + _mascione_, magione, chiesa. + + _masnata_, famiglia o brigata. + + _mastro_, 'lo _m._ del nostro reparo', il nostro redentore. + + _mastria_ [_mastría_], valentia, dottrina; + 'per _m._', abilmente. + + _mate_, madre. + + _matteza_, follia. + + _matto_, scacco matto. + + _matutino_, 'a _m._', per tempo. + + _me'_, miei. + + _mea_, mia. + + _medecaro_, medico. + + _medecaroso_, che medica, che guarisce. + + _mediante_, 'del dí _m._', del mezzogiorno. + + _medicina_, arte medica. + + _meditanno_, meditando. + + _megio_, mezzo. + + _meglio_, 'me tenga de _m._' in maggiore considerazione. + + _mei_, miei: _mei enfermetate_, le mie infermitá. + + _melata_, dolce. + + _melato_, sapor di miele. + + _mele_, miele: _mel_ [_mèl_]. + + _melodia_, 'tengon la mia _m._', cantano le mie lodi. + + _mena_, maniera. + + _menata_, 'en mala _m._', in malo modo. + + _mendato_, emendato. + + _mendicati_, addolorati. + + _mene_, me. + + _meneste_, minestre; + fig., ricompense. + + _menor_, 'glie _m._', gli inferiori. + + _menorar_, impiccolire. + + _menovato_, diminuito o privato. + + _mentrunque_, fino a che. + + _menuto_, 'a _m._', minutamente: 'bestie _menute_', piccole. + + _mercatantaria_ [_mercantaría_], mercatura. + + _mercato_, mercanzia, dolorosa condizione; + 'non fai lor _m._', non convieni loro. + + _mercenaia_, donna da conio. + + _meritare_, ricompensare: _merite_, ricambi. + + _meritire_, 'el _m._', la ricompensa: _meretuta_, ricambiata. + + _merollo_, midollo; + _le merolle_, le midolla. + + _meschie_, contese, baruffe. + + _meschine_, serve. + + _meschinía_, povertá, di contro ad _alteza_ e _magioria_. + + _messo_, mandato, destinato. + + _mesura_, quantitá. + + _mesuranza_, misura, equilibrio. + + _mettere_: _mettivi_, mettevi; + _metteraggio_, metterò; + _metteraiolo_, lo metterò; + _mette_, lancia, scaglia. + + _mi_: a _mi_, a me. + + _miccio_, asino. + + _migni_, minii, segni. + + _miniato_, rappresentato. + + _ministrali_, ministri, aiutanti. + + _ministrata_, concessa. + + _mino_, meno; + 'venir _m._', mancare alla promessa. + + _mio_, 'per _m._ piacere', per piacermi; + 'en _m._ nutrire', nel nutrirmi. + + _miserere_, costruito con «a»: '_m._, Dio, al cecato'. + + _miso_, mandato. + + _misso_, mandato. + + _misteria_, misteri. + + _misteriata_, mistero. + + _misticato_, mescolanza. + + _mitto_, metto; + 'me _m._', comincio. + + _mò_, ora. + + _moderanza_, moderazione. + + _moglier_, moglie. + + _mogo_, muoio. + + _mola_, mulino. + + _mole_, denti. + + _molesta_, affanno, dolore. + + _molina_, mulini. + + _mondata_, purgata, netta. + + _mondo_, privato, spogliato. + + _monno_, mondo. + + _morare_, indugiare. + + _mordére_ [_mordére_], mordere. + + _moreri_, moriresti. + + _moresse_, morissi o -e. + + _morganato_, canto mattutino, ma ironicamente, in senso di chiasso. + + _morire_: _mogo_, muoio; + _moron_, muoiono, _morragio_, morrò; + _moresse_, morissi o -e; + _moreri_, morresti; + _lo morire_, la morte. + + _morsecare_, mordere: _morseca, morsecata_. + + _morselli_, bocconcini. + + _morte_, supplizio. + + _moscone_, muschio. + + _mosto_, _-a_, mosso, -a. + + _mostra fare_, far pompa dei propri meriti. + + _mostramento_, mostra. + + _mostranze_, apparenze. + + _mostrare_, mostrare e opporre: _mostravase_, si mostravano; + _mostròne_, mostrò; + _mostraraio_, mostrerò; + _mostrerate_ [_mostreráte_], ti mostrerai; + _mostranno_, mostrando. + + _mozzare_ e _mozare_, distruggere, togliere: _mozzato_ e + _mozato_, _-a_, impedito. + + _mozzo_, distrutto, scomparso: _mozze_. + + _'mparare_, imparare. + + _'mpiasto_, empiastro, fig. rimedio. + + _'mpotente_, impotente. + + _'mpreinata_, riempita, invasa. + + _'mprendere_, imparare; + _'mprende_, impara. + + _mucciare_ e _mucciar_, fuggire: mucciato; + _el mucciare_, la fuga. + + _mundicia_ e _-zia_, nettezza. + + _mura_, mora, riposo. + + _musto_, mosto. + + _mutti_, motti, parole. + + + _'n_, in. + + _'nabissare_, inabissare. + + _nagitto_, affine a _negetto_ (?). + + _'namora_, innamora. + + _'namoranza_, l'oggetto dell'amore. + + _'namorato_, innamorato. + + _'nanemato_, inanimato, ben disposto. + + _'nante_, innanzi, anzi. + + _'nanteposto_, anteposto. + + _'nantepuse_, antepose. + + _'narrata_, impegnata, fidanzata. + + _narrete_, narriate. + + _nascondece_, ci nascondono. + + _nascoso_, di nascosto. + + _nascosta_, 'a la _n._', nascostamente. + + _nascusi_, nascosti. + + _naspo_, 'le man mena co _n._', annaspa con le mani. + + _natoscono_ (?). + + _nazione_, famiglia, parentado. + + _'ncostro_, inchiostro; + 'glie medici... scrivon lo _'nc._', la ricetta. + + _'ncudene_, incudine. + + _'ndicio_, indizio, segno. + + _'nduciar_, indugiare: _'nduciamo_, differiamo. + + _'ndulgenza_, indulgenza. + + _'nebriare_, inebriare: _te 'nebriari_, _'nebriato_. + + _necessitate_, sofferenza, dolore. + + _ned un'ora_, né un'ora. + + _negetto._ Il Tresatti spiega: 'morir _negetto_ o _di negetto_, nelle + nostre parti vale morir per carestia d'ogni cosa, cioè non per + ferite o per febre; ma per non aver avuto niente da aiutarsi'. + + _Nemico_, per antonomasia, il diavolo. + + _nenguan_, nevichino. + + _nequitanza_, iniquitá. + + _'nestante_, subito, improvvisamente. + + _nettezza_, purezza. + + _nevili_, 'freddi _n._', freddi di neve. + + _'nfamia_, infamia. + + _'nfermata_, ammorbata. + + _'nfermetade_, infermitá. + + _'nferno_, inferno. + + _'nfetta_, infetta. + + _'nfondo_, bagno. + + _'nfra_, tra. + + _'nfragidita_, infradiciata. + + _'ngiuria_, ingiuria. + + _'ngratituden_, ingratitudine. + + _nichil_, nulla. + + _nichilare_, distruggere: _nichilato_. + + _nichilitate_, annientamento, nullitá. + + _nichilo_, il nulla. + + _niente_, 'retornai a _n._', nel nulla. + + _nihil_, cfr. _nichil_. + + _niquitanza_, iniquitá. + + _niquitosa_, malvagia. + + _nissuna_, nessuna. + + _'niuriare_, ingiuriare. + + _nobilire_, nobilitarsi. + + _nogl_, non gli. + + _nomenanza_, fama, buona reputazione. + + _nona_, sottintendi: ora. + + _none_, no e non. + + _notatura_, modo di notare. + + _notricare_, nutrire: _notrico_, _notricasi_. + + _novello_, 'per _n._', recentemente. + + _'npazare_, impazzire. + + _'nputedato_, impuzzolito. + + _'nsegnòne_, insegnò. + + _'ntelletto_, intelletto. + + _'ntendemento_, facoltá di sentire e di capire. + + _'ntendenza_, 'avete la _'nt._', comprendete, capite. + + _'ntenzone_, contesa, contrasto. + + _'ntrasatto_, affatto, in tutto. + + _nuchiero_, nocchiero. + + _nul om_, nessuno. + + _nullo_, _nul_, _nulla_, nessuno, -a. + + _null'om_, nessuno. + + _nura_, nuora. + + _'nvisibile_, invisibile. + + _'nvitata_, 'la _'nv._', l'invito. + + + _o'_, ove, quando. + + _obedenno_, ubbidendo. + + _obedenza_, ubbidienza. + + _obedito_, ubbidienza. + + _obprobrio_, obbrobrio. + + _obprobrioso_, obbrobrioso. + + _obproprio_, obbrobrio. + + _occede_, uccide. + + _occideria_ [_occidería_], uccisione, strage. + + _occulto_, 'en _o._', di nascosto. + + _odenno_, udendo. + + _odiata_, odio. + + _odiato_, odio. + + _odire_, udire: _odorai_, _odendo_ e _odenno_. + + _odoramento_, odore. + + _oduri_, odori. + + _offendemento_, offesa. + + _offensa_, offesa. + + _offensanza_, offesa. + + _offenza_, offesa. + + _offerzione_, offerta. + + _officia_, uffici. + + _offoschi_, offuschi. + + _ognecovelle_, ogni cosa. + + _ogne om_ e _ogn'om_, ognuno. + + _oli_, odori. + + _oltra_, oltre. + + _om_, analogo al francese _on_. + + _omnechivegli_, e _onne-_, chiunque. + + _omn'om_, ognuno, ciascuno. + + _omnia_, ogni cosa. + + _on_, ogni. + + _oncina_, forcine. + + _oncino_, 'so preso a l'_o._', sono afferrato. + + _onomo_, _onom_, _onon_, ognuno. + + _onne_, ogni. + + _onnechivigli_, chiunque. + + _onnecovelle_, tutto. + + _onoranza_, reputazione, desiderio di lode, vanitá. + + _operata_, opera. + + _opo è_, è necessario. + + _oporá_, bisognerá. + + _oporasse_, si dovrá. + + _oporta_, bisogna. + + _oporto_, 'è _o._', bisogna. + + _opressa_, pena. + + _oprire_, aprire: _oprirai_, _opriteme_, _operto_. + + _optando_, 'mal _o._', il malaugurio, le maledizioni. + + _ora_, 'tutta _o._', sempre, continuamente. + + _ordenava_, 'discordia _or._', suscitava. + + _ordinare_, 't'è opo con Dio _o._', riconciliarti con Dio. + + _ordo_, spiacevole, disgustoso. + + _ore_, 'quel _o._', quel momento; + 'a tutte _o._', in qualunque momento. + + _orgogliosa_, riferito a vespa, fastidiosa, dolorosa. + + _ornato_, ornamento: _gli suoi ornate_. + + _ornatura_, ornamento. + + _orrir_, aborrire. + + _orrore_, 'dá un _o._', fa inorridire. + + _orta_, orti. + + _Ortulana_, di Orte. + + _osa_, usa, abituata; + sost., costume. + + _osante_, 'come se' stata _o._', hai osato, ardito. + + _oso_, uso, abituato; + sost., costume. + + _osolare_, ascoltare. + + _ostendere_, mostrare. + + _ostile_, porta. + + _ostopiscon_, stupiscono. + + _ostupisce_, stupisce. + + _oximello_, ossimèle. + + _oziato_, in ozio. + + + _paccone_, pezzo di carne. + + _padito_, digerito, smaltito. + + _pagata_, paga, ricompensa. + + _pagatura_, pagamento; 'far la _p._', la malleveria. + + _pagheraggio_, pagherò. + + _paglizo_, pagliccio, paglia molto trita. + + _pagono_, paiono. + + _paidato_, digerito. + + _paidire_, digerire. + + _paiome_, mi paiono. + + _palma_, croce. + + _palpetra_, palpebre. + + _paltonata_, viltá. + + _paltone_, vile, poltrone. + + _pancegli_, pannicelli. + + _panceglie_, pannicelli. + + _pancelli_, pannicelli, fasce. + + _pannizo_, misera veste. + + _papato_, 'officio _p._', di papa. + + _paraggi_, paragoni, gare. + + _paragone_, cimento, prova. + + _parata_, studiata. + + _parcire_, perdonare. + + _paregiare_, uguagliare in altezza. + + _parentenza_, parentado. + + _parenteza_, parentela. + + _parerai_, partorirai. + + _Parese_, Parigi. + + _Parige_, Parigi. + + _parire_, parere; + 'al mio _p._', a mio avviso. + + _Parisci_, Parigi. + + _parlagione_, favella. + + _parlamento_, discorso. + + _parlara_ [_parlára_], parlerei. + + _parlare_ (transitivo), dire; + _un parlar_, una parola. + + _parlasía_, paralisi. + + _parlato_, discorso. + + _parlazione_, il dire, il parlare. + + _parole_, 'par che me tenghi in _p._', in sospeso. + + _paron_ [_paròn_], paiono. + + _parrá_, 'or se _p._', si vedrá, si dimostrerá. + + _partámone_, dividiamoci, allontaniamoci; + '_p._ dal nostro dire,' terminiamo di parlare. + + _partanne_, allontaniamoci. + + _parte_, 'le _p._', i partiti, le fazioni. + + _partierse_, si divisero. + + _partimento_, partenza. + + _partire_, morire. + + _partuta_, 'la _p._', la partenza. + + _partute_, divise. + + _paruto_, parso; 'nel _p._', in apparenza. + + _parvente_, 'al suo _p._', a suo giudizio. + + _parviso_, 'al mio _p._', a mio avviso. + + _pasce_, nutre. + + _pascimento_, cibo. + + _pascitore_, colui che pasce. + + _pascuare_, far festa. + + _pasmare_, spasimare: _pasmando_. + + _pasmo_, spasimo. + + _passa_, trascura, passano. + + _passaio_, passaggio. + + _passe_, 'buono è che lo _p._', che lo taccia. + + _passi_, passioni. + + _passone_, 'chi sta al _p._', l'accusato. + + _pastile_, pasto parco, modesto. + + _pastor_, 'lo _p._', il papa. + + _pate_, padre. + + _patéo_, patí. + + _patere_, patire; + _pati_, patisci; + _pate_, patisci e patisce; + _patem_, soffriamo; + _patea_, _patéo_, _patío_, _patuta_. + + _paternato_, paternitá. + + _paternoso_, paterno. + + _patremono_, possesso. + + _patrino_, prete confessore. + + _patto_, 'troverò _p._', stringerò amicizia. + + _paura_, 'voce de gran _p._', che incute terrore. + + _paventato_, spaventato. + + _pavore_, spavento. + + _pecata_, 'l'anema en _p._', nella pece (?). + + _peccare_: _peccanno_, peccando. + + _peccata_, peccati. + + _peccate_, peccati. + + _pecciole_ [_pecciòle_], pellicine. + + _pede_, 'da _p._', al piede; + 'piglia 'l _p._', impedisce. + + _pedochi_, pidocchi. + + _pedovare_, andare a piedi. + + _pegioranno_, peggiorando. + + _peio_, peggio. + + _pelegrinato_ e _peli-_, a guisa di pellegrino. + + _pelegrino_, misero, randagio; + _-e_, meschine, poverette. + + _Pelestrina_, 'monte _P._', monte di Palestrina. + + _penace_, doloroso. + + _penalitade_, _-ate_, pene, sofferenze. + + _penato_, addolorato, doloroso; + _'l penato_, chi è sottoposto a pena; + pena, sofferenza. + + _peniteza_, penitenza. + + _penna_, cima, vetta. + + _penosa_, 'me fai star _p._', in pena. + + _pensamento_, pensiero. + + _pensar_, pensiero. + + _pensarsi_, pensare. + + _pensato_, pensiero. + + _pensire_, pensiero. + + _pentire_, pentirsi. + + _pento_, colorato, dipinto, rappresentato. + + _pentura_, il volto dipinto. + + _pentuto_, _-a_, pentito, -a. + + _penura_, sofferenza. + + _pera_, tasca, bisaccia. + + _perceputo_, percepito. + + _perchene_, ''l _p._', la causa. + + _percussure_, percussore. + + _perdati_, perdiate. + + _perdenno_, perdendo. + + _perdente_, 'non siam _p._', non perdiamo; + 'de tutto è _p._', perde tutto. + + _perdenza_, perdita, dannazione; + 'fui en _p._', perdetti. + + _perdére_, perdere. + + _pèrdese_ [_perdese_], perde. + + _perdimento_, perdita. + + _perdire_, perdere. + + _perdonanza_, perdono, indulgenza; + 'far _p._', perdonare. + + _perdonazione_, perdono. + + _perdono_, 'non me _p._', non mi risparmio. + + _perfece_, perfezionò. + + _perfine a_, fino a. + + _perim_, periamo. + + _perire_, dannare; + _perita_, deperita. + + _periscerai_, perirai. + + _perlongare_, prolungare. + + _perpetuale_, perpetuo. + + _perpetuo_, per sempre. + + _perseveranno_, 'l'uno ha nome _p._', perseveranza. + + _perseverare_ (transit.), continuare: _perseveri_; + 'si e' 'n bon _perseverare_', se bene perseveri. + + _perseverazione_, perseveranza. + + _persona_, espressione del volto; + alcuno. + + _perta_, aperta. + + _pertuso_, pertugio. + + _peruta_, perita. + + _pesanza_, sofferenza, dolore. + + _pescetegli_, pesciolini. + + _pescione_, pigione. + + _petere_, chiedere: _peto_, _pete_. + + _Petro_, 'santo _P._', san Pietro. + + _peverata_, salsa piccante. + + _piacemento_, piacere; + 'non m'è _p._', non mi talenta; + 'como fo tuo _p._', come ti piacque. + + _piacenza_, piacere. + + _piacire_, piacere. + + _piana_, facile. + + _piangea d'uno figlio_, si lamentava d'un figlio. + + _piano_, 'de _p._', in forma facile. + + _piatanza_, pietá. + + _piatuso_, pietoso. + + _picciolello_, piccolino. + + _pieco_, pecora; + 'le _p._', le pecore; + 'de _p._ me voglio coprire', di lana. + + _piena_, affanno, dolore. + + _pietanza_, pietá. + + _pigliara_ [_pigliára_], piglierebbe. + + _pigliaría_, piglierei. + + _piglio_, difficoltá; + 'hanno fatto _p._', han fatto presa. + + _pili_, peli. + + _pilo_, pila. + + _pina_, pena. + + _pingi_, dipingi. + + _pino_, _-a_, pieno, -a; + 'en _p._', pienamente. + + _piovuso_, piovoso. + + _pisto_, pesto. + + _piú_, maggiore; + 'donzelli _piú_ che tune', di piú alto lignaggio. + + _placare_, pagare. + + _placenza_, piacere. + + _plenura_, abbondanza. + + _plorare_, piangere, lamentarsi: _ploro_, _plorasse_. + + _po_, appo, in confronto di. + + _po_ (prep.), dietro, dopo, poi. + + _po'_, posso. + + _podere_, la proprietá; + 'al _p._ tuo t'arsomeglia', non fare piú di quanto puoi. + + _pogna_, pugna. + + _pognente_, pungente e pungenti. + + _pogni_, poni. + + _poi lei_, dietro a lei. + + _polito_, _-a_, puro, gentile, avvenente. + + _polzella_, ragazza. + + _poma_, pomi. + + _ponere_, porre: _poner_; + _pono_, _pònote_ [_ponote_], ti pongo; + _pogni_, poni; + _pona_, ponga e _ponam_ (cong.), poniamo; + _pone_, _pon_ e _pun_ (imperat.), poni. + + _ponga_, borsa. + + _pongnente_, pungente, doloroso. + + _pontato_, appuntato, notato. + + _ponto_, punto, momento; + avv., affatto. + + _porri_, potresti. + + _portadura_, vanitá; + 'fa' _p._', pavonéggiati. + + _portare_, sopportare; + _portar_, _porto_; + _portimo_, sopportiamo; + _portata_. + + _portatura_, 'a rota facea _p._', mi pavoneggiavo. + + _porto_, 'lo _p._', la sofferenza. + + _pos'_, io possa. + + _posa_, riposo, refrigerio. + + _posare_, riposare; + 'l'affetto _p._', cessare dalle tribolazioni. + + _possedere_, 'lo _p._', il possesso. + + _possessore_, possesso. + + _posta_, 'questa _p._', questa volta; + 'a tua _p._', a tuo piacimento; + 'fagli cordogliosa _p._' gli dá dolore. + + _posto_ (avv.), colá. + + _potagione_, il bere. + + _potare_, bere. + + _potere_: _pos'_, _po_, posso; + _pote_, _puote_, _potemo_, _potem_, _ponno_, _potere_; + _possam_ (cong.), possiamo; + _porraio_, potrò; + _porrò_, _porrai_, _porrá_, _porrán_ [_porran_], _porría_, + _poresti_, potresti; + _porri_, potresti; + _potera_ [_potèra_], potrebbe; + _porramo_, _porram_, potremmo. + + _poto_, bevanda. + + _pozolente_, puzzolente. + + _prebendato_, fornito di prebende: _gli prebendati_. + + _precetta_, i precetti. + + _precipitamento_, rovina. + + _precipitanza_, precipizio. + + _predata_, 'anima _pr._', presa dal diavolo. + + _predicata_, esortata. + + _prefazio._ Il Tresatti spiega: 'è quel che nella messa si dice in + voce dal sacerdote dopo l'offertorio. Ma in questo luogo è posto + invece della sentenza data dal papa contro di lui [Iacopone], di + condennazione a perpetuo carcere; la quale credo gli fusse cantata + per commissione papale in tuono di _Prefatio_ coll'_In saecula + saeculorum. Amen_'. + + _pregarizio_, preghiera. + + _preghimo_, preghiamo (imperat.). + + _pregiune_, 'le _pr._', le prigioni. + + _preite_, prete. + + _prelazione_, dignitá ecclesiastica. + + _prelato_, prete. + + _prelia_, battaglie. + + _preliare_, combattere. + + _prelio_, battaglia. + + _prena_, gravida. + + _prenno_, pregno. + + _prenno_, prendono. + + _prescione_, prigione. + + _prese_, 'ionto a quelle _p._', strette, difficoltá. + + _presente_, 'far _pr._', regalare; + 'render _pr._', offrire. + + _presente_, ora; + 'en _pr._', presentemente. + + _prestolo_, domando, sollecito. + + _presumenza_, presunzione. + + _preferire_, trascurare, trascorrere: _preferita_. + + _primero_, _-a_, primo, -a. + + _primitate_, prioritá. + + _principato_, i principati, in senso teologico. + + _principato_, prevalenza. + + _privare_, separare: _privato_. + + _privata_, latrina. + + _pro_, per. + + _procaccia_, 'non val _pr._', è inutile affannarsi. + + _procura tua ferita_, abbi cura della tua ferita. + + _pro fare_, imparare, profittare. + + _profetti_, vantaggi, di contro a _defetti_. + + _proficere_, imparare, profittare. + + _proferito_, offerto. + + _proferuto_, offerto. + + _profete_, profeti. + + _profondo_, 'en _pr._', in basso; + 'giacea nel _pr._', nell'abbiezione; + 'en un _pr._ stante', stando umiliato. + + _profunda_, profonda. + + _promissione_, promessa. + + _promitto_, prometto. + + _pronta_, tempra. + + _prova_, 'tanto è de dura _pr._', è a tutta prova. + + _provarite_, proverete. + + _pugne_, 'ha le _p._', sente il desiderio. + + _pugni_, pungi. + + _pulicato_, pulito, netto. + + _pun_ (imperativo), poni. + + _punito_, punizione. + + _puo' la coda_, dietro la coda. + + _puoco_, poco. + + _puoi_ (avv.), poi. + + _puolo_ [_puòlo_], lo puoi. + + _puosa_, posa, riposo. + + _puose_ [_puòse_], si può. + + _pur_, solamente; + rafforzativo in alcune frasi, come: 'paiono _pur_ sanguíe', ecc. + + _puse_, posi. + + _puso_, posa, riposo. + + _puteglioso_, puzzolente. + + _putigliosa_, puzzolente. + + _putire_, puzzare. + + _putredissimo_, putridissimo. + + _putulente_, puzzolente. + + _puzulente_, puzzolente. + + + _qual_, il quale, la quale, qualunque; + _glie qual_, coloro i quali, se pur non si debba dividere + _gli equal_, gli uguali. + + _qual omo_ e _qual om_, chiunque. + + _qualunche_, chiunque, qualunque. + + _quanto_, quantitá; + ''l _q._', la misura. + + _que_, che, che cosa, quello, -a, -i, -e; + il quale, la quale, i quali, le quali. + + _quegno_, quale; + _quegn'_, _-a_, _-e_. + + _quella_, 'a _q._ son menato', son ridotto a tale. + + _quesso_, cotesto. + + _quietaio_, quiete. + + _quegl_, quello, quelli; + _quigli_, quelli. + + _quigno_, chi; + _-a_, quale. + + _quiito_, quieto; + sost., quiete. + + _quil_, quelli. + + _quille_ e _quilli_, quelli. + + _quinto_, 'en _q._ è partito', è diviso in cinque parti. + + _quisso_, cotesto. + + + _rabassi_, inchini. + + _radicina_, piccola radice. + + _ragenza_, ingentilisce. + + _ragione_, giustizia; + 'a _r._', secondo giustizia; + 'per _r._', giustamente, ragionevolmente. + + _rama_, 'suoi _r._', rami. + + _rametello_ e _rametel_, ramicello. + + _ramina_, recipiente di rame. + + _ramora_, rami. + + _rampognoso_, 'sarò _r._', rampognerò. + + _rancura_, odio. + + _ranscire_, raschiare. + + _rape_, rapisce. + + _rapicciato_, riacceso. + + _raputo_, rapito. + + _rascione_ e _rascion_, ragione. + + _rasmo_, prurito. + + _rason_, ragione, causa. + + _raspo_, malattia del cane. + + _ratepidar_, intiepidire. + + _razionata_, 'mente _r._', ragionevole, capace di ragionare. + + _reami_, riami. + + _rebandito_, sparso, diffuso. + + _recepe_, ricevere: _recepi_, _recepe_, _receputo_. + + _recepetore_, chi riceve. + + _recepire_, ricevere. + + _recerca_, versa, trabocca. + + _recessare_, allontanare: _recessando_. + + _recezione_, ricevimento. + + _recipiente_, ricevente. + + _recolta_, premio. + + _recomparata_, riscattata, redenta. + + _recomperato_, riscattato. + + _recoprire_, compensare, rimediare. + + _recordamento_, 'siate [síate] _r._', ricòrdati. + + _recordanza_, 'fatta te fo _r._', ti fu ricordato. + + _recordòne_, ricordò. + + _rede_, 'li suoi _r._', eredi, figli. + + _redetare_, ereditare. + + _redetata_, ereditá. + + _redetate_, 'lo 'nferno ha _r._', ha in ereditá. + + _redire_, ritornare: _redisti_. + + _redutto_, ridotto; + _-a_, _redutt'_. + + _refrenato_, frenato. + + _regnare_ (transitivo), dominare, governare. + + _regoglio_, orgoglio. + + _regoma_, 'la _r._', il reuma. + + _Regoverci_. Il Tresatti spiega: 'nome finto da lui [Iacopone], + propriissimo al caso di quel fossato, ove vorrebbe essere + abbandonato: quasi rivo guercio, torto'. + + _regraziare_, ringraziare: _regraziato_, ricompensato. + + _reguardosi_, sospettosi. + + _reiunti_, ricongiunti. + + _relevamento_, 'far _r._', rilevarsi, alzarsi. + + _relione_ e _relión_ [_relion_], religione. + + _relioso_, _-i_, religioso. + + _relustrata_, fatta chiara, lucente. + + _remagni_, tu rimanga. + + _remanía_, rimaneva. + + _remeio_, rimedio. + + _remortato_, affatto spento. + + _rempire_, arricchire. + + _remproperar_, rimproverare. + + _remunerato_, remunerazione. + + _remuta_, cambia. + + _renchioso_, _-a_, rinchiuso. + + _rencrescemento_, 'è _r._', rincresce. + + _rendeglse_, gli si rende. + + _Renderenie_. Il Tresatti spiega: 'Le rondini con corrotto vocabolo + sono chiamate a Todi dalla plebe _rendene_, dalla qual voce il poeta + formò _Renderenie_, per cui vòlse intendere un paese lontano: cioè + quello stesso ove circa il fine dell'autunno le rondinelle tornano'. + + _renfranto_, 'canto _r._', di contro a canto _ritto_, cioè fermo. + + _rengioire_, rallegrare. + + _renna_, renda. + + _renno_, regno. + + _renunzata_, ripudiata. + + _reprisi_, ripresi. + + _reprobata_, 'vizia _r._', riprovati. + + _reputamento_, addebito. + + _repuzio_, riputazione. + + _rebaldire_, rallegrare. + + _resedisti_, sedesti nuovamente. + + _resguardare_, contemplare: _resguarda_. + + _resía_, eresia. + + _respetto el_, riguardo al. + + _respondente_, 'fosse _r._', rispondesse. + + _responna_, risposta. + + _responno_, rispondo. + + _responsione_, risposta. + + _responsura_, 'fa _r._', risponde. + + _respusi_, risposi. + + _restesse_, ristesse, si fermasse. + + _resurressío_, risorse. + + _retener_, trattenere. + + _retenza_, resistenza o ritegno. + + _retornimo_ (imperat.), ritorniamo. + + _retornòne_, ritornò. + + _retrare_, ritrarre. + + _retrusa_, rinchiusa, nascosta. + + _retto_, diretto. + + _revenesse_, rivenisse. + + _reverire_, riferire. + + _reversate_, rovesciate. + + _revivesce_, rivive, risorge. + + _revocare_, richiamare, distogliere. + + _revontare_, vomitare: _revonta_. + + _ria_, riferito a moneta, falsa. + + _ricevissi_, ricevessi. + + _ride_, 'il tuo _r._', il tuo riso. + + _rima_, ritmo, componimento rimato. + + _rio_ (sost.), colpa. + + _risme_, rime. + + _riso_, 'col tuo mostrar de _r._', col tuo aspetto ridente. + + _ristoro_, restituzione, rimborso. + + _ritto_, _-a_, diretto, fermo, pronto, giusto: 'lato _r._', il lato + destro. + + _robbata_, _-e_, rubata. + + _robbatura_, 'messo t'èi a _r._', ti sei messo a rubare. + + _roborato_, rinvigorito. + + _rodetura_, corrosione. + + _rogaria_ [_rogaría_], roveto. + + _rogo_, domando. + + _ròina_, rogna. + + _Roma_, 'en corte i _R._', 'corte _R._', corte di Roma. + + _rompenno_, rompendo. + + _romure_, rumore. + + _rosci_, rossi, infiammati: _roscie gengíe_, prive di denti. + + _rosecava_, roderebbe. + + _rosta_, resistenza, impedimento. + + _rota_, 'a _r._ facea portatura', mi pavoneggiavo. + + _rubente_, rosseggiate. + + _ruina_, 'puoi c'abassa la _r._'. Il Tresatti spiega: 'l'uscio della + cateratta, ovvero quell'ordegno che si abassa'. + + + _saccarello_, piccolo sacco. + + _sacci_, sappi. + + _saccia_, sappia. + + _saccio_, so. + + _sacrificio_, la messa. + + _sagetta_, saetta. + + _sagettare_, saettare, scagliare: _sagetta_. + + _sagitta_, _-e_, saetta. + + _sagittare_, saettare: _sagitta_. + + _saitta_, saetta. + + _salamandrato_, 'cor _s._', che vive nel fuoco come la salamandra. + + _Salamone_, Salomone. + + _salaro_, salario. + + _salavoso_, sporco. + + _saldo_, 'non so _s._', non sono soddisfatto. + + _salesti_, salisti. + + _saleta_, 'piglia pian la tua _s._', sali dolcemente. + + _salimento_, salita. + + _salire_, insudiciare. + + _sallo_, 'cavalca _s._', saldo, saldamente. + + _salto_, assalto. + + _salute_, salite; + 'cresce sue _s._', sale di piú; + 'fare le _s._', salire. + + _salute_, saluti. + + _saluto_, 'celestial _s._', salute celeste. + + _saluto_, salito. + + _salvaticata_, selvaggia. + + _salvimo_ (congiuntivo), salviamo. + + _sane_, 'sí reo sapor me _s._', ha sí cattivo sapore. + + _sanguie_ [_sanguíe_], sanguinose. + + _sannati_, sganasciati. + + _sano_, 'non gli è. _s._', non gli giova. + + _Santa Santoro_, Sancta Sanctorum. + + _santade_, salute. + + _santificòne_, santificò. + + _santo_, chiesa. + + _sapere_: _sapire_: _saccio_ e _sacci_, _saccia_, _sapem_; + _son_, sanno; + _saperálo_, lo saprai; + _saperasse_, si saprá; + _saperimo_, sapremo; + _sappi_, seppi; + _sapper_, seppero. + + _sapienza_, 'fai gran _s._', operi molto saggiamente. + + _sapire_, sapere. + + _sapuri_, sapori. + + _Sardenna_, Sardegna. + + _sarocchiosa_, catarrosa. + + _Sassogna_, Sassonia. + + _satesfamme_, soddisfami. + + _satisfacenza_, soddisfazione. + + _satisfare_, soddisfare. + + _savorita_, saporita. + + _savoro_, dolce, saporito. + + _sbagutito_, sbigottito. + + _sbandegione_, 'ha fatto _sb._', è stato cacciato. + + _sbandigione_, 'm'on fatta _sb._', mi hanno cacciato. + + _sbarattata_, sbaragliata. + + _scacco giocato_, scacco matto. + + _scalone_, scala. + + _scandalizata_, 'con Dio _sc._', perduta dinanzi a Dio. + + _scapolato_, liberato. + + _scarporire_, strappare, sradicare. + + _scelenguato_, 'parlaran _sc._', balbetteranno. + + _scelo_, lo sa. + + _scere_, sapere. + + _sceverita_, 'a la _sc._', al momento della separazione, della morte. + + _sceverute_, separate, divise. + + _Schiavonia_ [_Schiavonía_], Slavonia. + + _schierne_, 'tiemmi a _sch._', mi schernisci. + + _schirmere_, schermire, difendere. + + _schirmete_, difese, ripari. + + _schirmire_, difendere. + + _schirmite_, 'con le vostre _sch._', male arti, civetterie. + + _schirnimento_, scherno. + + _schirnire_, schernire. + + _scialbergare_, sgombrare. + + _sciama_, odia. + + _sciamore_, odio. + + _sciarmato_, disarmato. + + _sciliata_, slegata, separata. + + _sciordenato_, _-i_, disordinato, smodato. + + _scioverna_. Il Tressati spiega: 'Nelle + nostre parti colui il quale va or a mangiare con uno or con un + altro e cosí sparambia il suo, si dice sciovernarsi qua e lá'. + + _scire_, sapere. + + _scito_, _-a_, uscito. + + _sciucco_, 'pianto _sc._', arido, senza lacrime. + + _sciuna_, sola, sprovvista. + + _scolta_, ascolta. + + _scomunicato_, la scomunica. + + _sconfitta_, fig., la morte. + + _sconoscenza_, ingratitudine. + + _sconta_, 'Dio lo peccato _sc._', toglie dal conto, dal debito. + + _scontra_, incontro, verso, contro. + + _scontrafatto_, deformato. + + _scontrare_, avvenire, accadere; + _scontròne_, accadde; + _scontrato_, _-i_, _scontrade_. + + _scontro_, 'mal _sc._', cattivo incontro. + + _sconza_, sconcia, guasta. + + _scoperto_, 'a _sc._', apertamente. + + _scopresse_, scoprisse. + + _scoprito_, scoperto. + + _scorta_, compagnía; + _-e_, ricompense. + + _scorte_, pronte, accorte. + + _scorteggiante_, guida, conduttrice. + + _scortico_, pomata per render morbida la pelle. + + _scotegiante_, superba, orgogliosa. + + _scottone_, scotto. + + _scretta_, scritta; + _-e._ + + _Scrittura_, l'Evangelo. + + _scrofizo_, 'coio _scr._', di scrofa. + + _scrulla la danza_, scuoti le tue trecce, i tuoi ornamenti. + + _scudato_, scudo; + difeso dallo scudo. + + _scudone_, scudo. + + _scura_, infelice, addolorata, peccaminosa. + + _scurato_, oscurato; + _-a_, infelice. + + _scusan_, 'se _sc._', si rifiutano. + + _scusanza_, scusa. + + _scusate_, 'en tuoi _sc._', per tua scusa. + + _scuso_, rifiuto. + + _scuto_, scudo. + + _se'_, siede. + + _sea_, sua. + + _secará_, segherá. + + _secolo_, il mondo. + + _seconno_, secondo. + + _secrete_, 'l'altissime _s._', segreti. + + _secriti_, segreti. + + _securanza_, certezza. + + _securato_, reso certo, sicuro. + + _sedile_, sedia apostolica. + + _segellata_, 'mate _s._', vergine. + + _segello_, sigillo. + + _segna_, 'non fa _s._', non dá segno, non si mostra. + + _segno_, vessillo. + + _sembiaglia_, mischia, combattimento. + + _semblaglia_, 'fece gran _s._', raccolse molta gente. + + _semina_, semenza. + + _sempremai_, vieppiú, sempre. + + _senile_, il vecchio. + + _sentenno_, sentendo. + + _sentina_, bruttura. + + _sentino_, sentina. + + _sentitivi_, svegliatevi. + + _sèntolo_ [_sentolo_], lo sentono. + + _sentore_, facoltá di sentire, sentimento; + 'se ne fai piú _s._', se ancora ne parlerai. + + _sequaci_, seguaci. + + _sequire_, seguire: _sequir_; + _sequisce_, segue; + _sequente_. + + _seráne_ [_serane_], sará. + + _serba_, 'de me fatt'ha _s._', mi ha salvato. + + _sere_, signore (vocativo). + + _serina_, serena. + + _sermone_, 'facendo suo _s._', parlando il proprio linguaggio. + + _serrá_, sará. + + _serrata_, 'ròina _s._', rogna fittissima. + + _serrato_, 'far _s._', serrare. + + _serrime_, chiusura. + + _servare_, conservare ed osservare: _servar_; + _serva_, tien chiuso; + _sèrvate_, consèrvati; + _sèrvise_, si conservi; + _servando_, _servandote_; + _servata_. + + _servemento_, 'fece el _s._', serví. + + _servente_, 'li soi _s._', i servi. + + _servire_, 'lassai lo tuo _s._', il tuo servizio; + 'en tuo _s._', per servirti. + + _servito_, 'al suo _s._', servizio. + + _servo_, schiavo. + + _setta_, 'amara _s._', dolorosa compagnia. + + _sforzare_, far violenza: _sforza_; + _sforzarolla_, la costringerò. + + _sguardamento_, 'faceagli _sg._', la occhieggiavo. + + _sguardare_, mirare, osservare: _sguarda_, _sguardano_, _sguardai_, + _sguardando_. + + _sguardata_, 'la mia _sg._', il mio aspetto; + _-e_, sguardi. + + _sguardato_, il contemplare, il mirare. + + _sguardo_, 'per _sg._ de cruce', per rimirar la croce. + + _side_, la sede. + + _signorio_ [_signorío_], 'hai _s._', trionfi. + + _silenzo_, silenzio. + + _silere_, 'lo loro _s._', il lor silenzio: _sile_, taci; + _silete_, tacete. + + _siloismi_, sillogismi. + + _simiglia_, 'en la _s._', a somiglianza. + + _simiglio_, 'lor _s._', a loro somiglianza; + 'senza _s._', senza pari. + + _sinistro_, a sinistra. + + _sio_, _-a_, suo, -a. + + _sirágione_, ne saró. + + _siron da star_, dovranno stare. + + _site_, siete. + + _sitire_, 'tant'è 'l _s._ de tua desianza', tanto forte è il tuo + desiderio; + _sitito_, desiderato. + + _smaglia_, vien meno. + + _smarruta_, smarrita. + + _smesuranza_, grandezza, immensitá, sproporzione. + + _smesurato_, 'parlando _sm._', oltre la capacitá dell'umano + intelletto. + + _so_, suo. + + _so_, sotto. + + _soblima_, sublime. + + _sofferente_, 'esser _s._', sopportare. + + _sofferenza_, indugio. + + _sofferire_, sopportare, permettere: _sofferiría_, _sofferito_. + + _sofficiente_, sufficientemente. + + _sofficiente_, 'esser _s._', sopportare. + + _soffrire_, indugiare. + + _sofisticato vero_, veritá apparente. + + _sogiorno_, fasti, lusso; + 'far _s._', divertirsi. + + _soi_, suoi; + 'le _soi_ mano' le sue mani. + + _solfenal_, odore di zolfo. + + _sòlia_ [_solia_], trono, sede celeste; + 'attento stai a mia _s._', mi attendi al varco. + + _solidato_, solido; + 'acque _solidate_', ghiacciate. + + _sollazzare_, 'il _s._', il divertimento, il piacere. + + _sollicito_, sollecito. + + _solva_, paghi. + + _soma_, premio (iron.). + + _somergitura_, 'farò _s._', mi sommergerò. + + _sommergetura_, 'faccia _s._', si sommerga. + + _sommettiriti_, sottometterete. + + _somnia_, sogni. + + _somniare_, sognare. + + _somo_, peso. + + _son_, sanno. + + _sonagliando_, mandando suono di catene. + + _sonarim_, suoneremo. + + _sonno_, 'a _s._', spensieratamente. + + _sonòcchiate_ [_sonocchiate_], svégliati. + + _sònora_ [_sonora_], suoni. + + _soperba_, superba. + + _soperchianza_, il superfluo; + prepotenza. + + _soprano_, sovrano. + + _sopre_, sopra. + + _sorte_, 'pete la sua _s._', quel che le spetta; + 'aver _s._', diritto; + 'paghi la _s._', quello che deve; + schiatta, progenie. + + _sospetta_, 'ha _s._', ha in sospetto. + + _sospezion_, sospetto. + + _sospicasi_, sospetta. + + _sostenetti_, sostenni, sopportai. + + _sostenía_, sosteneva. + + _soterrata_, 'nel fuoco _s._', gettata nel fuoco. + + _sotilmente_, giudiziosamente. + + _sotta_, sotto. + + _sottano_, soggetto, inferiore. + + _sottratto_, derubato; + 'fa 'l _s._', 'fa li _sottratti_', ruba. + + _sottrare_, sottrarre, sapere: _sottra'_, sottrae. + + _sovenesse_, sovvenisse. + + _sozare_, insozzare: _sozata_. + + _sozore_, sozzura. + + _spalare_, manifestare, palesare: _spalato_. + + _spaliando_, sparpagliando, spargendo all'aria. + + _spanne_, 'tutto sto monno _sp._', invade. + + _sparita_, divisa, abbandonata. + + _sparte_, divide, allontana. + + _sparvire_, sparviere. + + _spavalde_, riferito alle mosche. + + _spechiato_, immagine. + + _spelagato_, 'amore _sp._', infinito, smisurato. + + _spenne_, spende. + + _spensare_, dispensare. + + _speregiare_, raggiare: _speregia_. + + _sperfonna_, 'se _sp._', sprofonda, rovina. + + _spermento_, esperimento. + + _spettato_, aspettato. + + _speziale_, speciale. + + _spezie_, forma. + + _spiacemento_, 'è _sp._', dispiace. + + _spicciatura_, pettinatura. + + _spiegato_, spiegato. + + _spinato_, coronato di spine. + + _spineta_, luogo irto di spine. + + _spinosa_, riccio. + + _spiritale_ e _spirital_, spirituale. + + _splacente_, sgradito. + + _splaceza_, disgusto. + + _splanare_, spiegare, dimostrare. + + _splendiante_, splendente. + + _splendimento_, splendore. + + _splicar_, spiegare: _splico_. + + _splumato_, fatto di piume. + + _spogliamento_, 'è _sp._', spoglia. + + _spogliao_, spogliò, privò. + + _spogliature_, spogliamenti, privazioni. + + _sponsare_, sposare: _sponsata_. + + _sponso_, sposo. + + _sprecatura_, lo spreco. + + _sprobrato_, disprezzato, discacciato. + + _spurione_, bastardo. + + _squinantia_ [_squinantía_], angina. + + _stabeleza_, stabilitá. + + _stabilezza_, stabilitá. + + _stacione_, abitazione; + fig., l'animo, il cuore. + + _staendo_, stando, rimanendo. + + _staesse_, stesse. + + _stagione_, tempo: 'a la _st._', talvolta; + 'a _st._', per sempre; + 'en onne _st._', 'ad ogne _st._', 'onne _st._', sempre; + 'per _st._', per qualche tempo. + + _staía_, stava. + + _stainati_, fermi, fissi. + + _stampiando_, urtando, spingendo. + + _stando_, ''l tuo _st._', il tuo posto. + + _stane_, tu stai; + sta. + + _stanno_, stando. + + _stare_, rimanere: _stando_, restando; + 'lo _st._', la condizione; + _stane_, stai e sta; + _ston_ e _sto_, stanno; + _staía_, stava; + _stetti_, _stai_, _staisti_, stessi; + _stava_, _gioce_ e _staraio_, starò; + _staesse_ e _stesse_, stessi, _starían_; + _stia_ (imp.), sta'; + _staendo_ e _stando_. + + _stascione_, 'se non prendi la _st._', se non cogli l'occasione. + + _stata_, 'mia _st._', la mia vita. + + _statera_, giustizia. + + _statura_, 'scarsamente la _st._', relativamente alla persona. + + _stazone_, dimora, prigione; + meta, destino. + + _stemperòne_, intenerí, liquefece. + + _stenguto_, spento. + + _stermenare_, abbreviare. + + _stermenata_, 'puza _st._', fortissima, insopportabile. + + _stile_, costume. + + _stímate_ [_stimate_], stigmate. + + _stingni_, estingui. + + _sto_, _-a_, _-i_, _-e_, cotesto, ecc. + + _stomacone_, stomaco. + + _stromento_, strumento. + + _storto me so en ipocrisia_, mi son fatto ipocrita; + 'l'alma _storta_', peccatrice. + + _straniato_, fatto estraneo. + + _stravando_, strapazzando. + + _stregnéme_, mi costringevano. + + _strenga_, stringa. + + _stretto_, misero, infelice; + _-a_, crudele; + 'mette a la _stretta_', opprime. + + _strettura_, difficoltá, tormento. + + _stromento_, 'fai te de me _str._', fate un contratto per riscattarmi; + 'non era tenuto per _str._', per contratto. + + _strovele_, turpe, vergognoso. + + _strutto_, _-a_, distrutto. + + _studiante_, studente. + + _stupefisi_, rimasi stupefatto. + + _sturciata_, storpia. + + _sturno_, schiera. + + _stuta_, spegne, uccide. + + _su_, suo. + + _suavetoso_, soave. + + _sublimato_, sublime. + + _sublimo_, sublime. + + _subvenuto_, aiutato. + + _succurga_, soccorra. + + _succurre_, soccorri. + + _succurri_, soccorri. + + _succurrite_, soccorrete. + + _suddito_, di contro a _prelato_. + + _sufficiente_, 'lo piú _s._', il piú idoneo. + + _sufficienza_, 'non li par _s._', non gli pare abbastanza; + 'non farien _s._', non basterebbero. + + _suiace_, soggiace. + + _suiacemento_, soggezione. + + _sumante_, 'fosse _s._', prendesse. + + _sune_, su. + + _suo maggiore_, maggiore di lui. + + _superbietate_, superbia. + + _surgere_, sorgere: _surgo_, _surge_, _surga_. + + _Suria_ [_Suría_], Siria. + + _sutigliamento_, intelligenza. + + _sutiglianza_, 'a _s._', con astuzia. + + _sutiglieza_, intelligenza. + + _sutilissima_, astutissima. + + _suto_, stato. + + _suvarate_, pianelle di sughero. + + _svalianza_, varietá, differenza. + + _sveghi_, svegli. + + _sviamento_, traviamento. + + _svincigliando_, frustando col vinciglio. + + + _tacire_, tacere. + + _talento_, 'essere in _t._', piacere. + + _tanto_, 'en _t._ levata', cosí in alto; + col superl.: 'persona _t._ altissima'. + + _taoliere_, banco, tavola da giuoco. + + _targia_, scudo. + + _targa_, targa, scudo. + + _tasca_, borsa, bisaccia. + + _taschetto_, borsa. + + _tazo_, taccio. + + _tege_, copre, nasconde. + + _temenza_, timore. + + _temperamento_, 'en _t._', temperati, austeri. + + _tempestanza_, tempesta. + + _tempestate_, difficoltá; + disgrazie, avversitá. + + _tempestato_, combattuto, osteggiato; + tempesta. + + _tempo_, 'non è per _t._', non è opportuno; + 'onne _t._', sempre, continuamente; + 'longo _t._ passato', da lungo tempo. + + _temporal_, 'per _t._', per caso, qualche volta. + + _tene_, te. + + _tenebría_, tenebra profonda. + + _tenebroso_, 'onne _t._', ogni tenebra. + + _tenere_, pregiare: _tenerte_, _tengam_, teniamo. + + _tenire_, tenere. + + _tenore_, aiuto, sostegno, carattere. + + _tentato_, tentazione. + + _tento_, _-a_, tinto. + + _tentòne_, tentò. + + _Teotonicoro_, 'renno _T._', regno di Germania. + + _tepedeza_, freddezza di affetto. + + _terrafinato_, confinato. + + _terráti_, ti asterrai. + + _terribilita_, spaventata. + + _terza_, sost., ora. + + _tesaro_, tesoro. + + _tesaurizi el tuo mercato_, guadagni lautamente. + + _testificanza_, testimonianza. + + _testo_, _-a_, cotesto. + + _tia_, 'da _t._', da te. + + _tieco_, teco. + + _tio_, tuo. + + _tiròne_, tirò. + + _toccamento_, tatto; + 'fatto n'ho _t._', ne ho parlato. + + _toccar_, bussare. + + _toi_, tuoi. + + _tollere_ e _toller_, togliere: _tollo_, _tolle_, _tol_, _tolleme_, + _tolli_, _tollime_, _tolléte_ [_tollete_], _tollíte_ [_tollite_]; + _tolla_; + _tollevi_; + _tollerá_; + _tollería_; + _tolesse_; + _tollesse_; + _torrotte_; + _torrai_; + _tollendo_; + _tollendome_. + + _tomento_, pomata. + + _tomo_, caduta. + + _tormentare_, soffrire: _tormentando_. + + _tornare_, volgere: _torna_, tornano; + _tornata_, vòlta, trasformata. + + _torte_, ingiuste. + + _torto_, 'a _t._', crudelmente. + + _toserate_, tosate. + + _tossa_, tosse. + + _totto_, tutto. + + _traccia_, cammino. + + _trademento_, 'so en _tr._', tradiscono. + + _traduto_, tradito. + + _tragesse_, traesse. + + _tragiatto_, passaggio (?). + + _tragisti_, traesti. + + _traenno_, 'te ce mena _tr._', per forza. + + _tralipare_, cadere o gettar giú dalla riva: _tralipato_, _-a_, + rovesciato. + + _trangoscio_, mi angoscio. + + _trano_, discordia, lotta. + + _tranquillata_, fatta tranquilla. + + _transire_, passare: _transito_ [_transíto_]. + + _translato_, trasportato. + + _trapperia_ [_trappería_] (?). + + _trare_, trarre, salvare, riscattare: _tra'_, trae; + _traine_ [_tráine_], ne trae; + _tragi_, tragga; + _traga_, traggano; + _tragesse_, traesse; + _tragisti_, traesti; + _trarai_, trarrai; + _traenno_, traendo. + + _trasfisso_, trasformato. + + _trasformanza_, trasformazione. + + _trasse_, 'le pene che _tr._', che sopportò. + + _trasversío_, confusione. + + _trattabilitate_, possibilitá di trattare. + + _trattato_, componimento poetico; + 'te dái en suo _tr._', in sua balía; + 'facce mali _trattate'_, commetta male azioni. + + _tratto_, mossa, gesto, atto, mala azione, astuzia: 'dièglie 'l + _tr._', lo assalí; + 'faccio 'l _tr._', sono agli estremi. + + _trattura_, estirpamento. + + _travaglia_, dolore, molestia; + 'metter _tr._', tormentare: _travaglie_. + + _travagliare_, soffrire. + + _travalli_, travagli. + + _travone_, trave. + + _tredece_, tredici. + + _tremore_, tremito, paura. + + _trez'_, trecce. + + _tribulanza_, dolore, pena. + + _tristanza_, tristezza. + + _tristare_, soffrire. + + _tristore_ e _tristor_, tristezza, dolore. + + _trombare_, suonare la tromba. + + _troni_, tuoni. + + _trovárese_, si troverebbe. + + _trovòne_, trovò. + + _ttutore_, 'a _tt._', sempre. + + _tuo_, 'lo _t._ servire', il servirti; + 'en _t._ servire', per servirti; + 'lo _t._ affidato', chi si è affidato a te; + '_t._ miglior', miglior di te. + + _turbanza_, turbamento. + + _turbara_ [_turbára_], turberei. + + _tusto_, duro, resistente. + + _tutt'ore_, 'a _t._', sempre. + + _tutture_, 'a _t._', sempre. + + + _ubidenza_, ubbidienza. + + _uccidesse_, ucciderebbe. + + _udimenti_, l'ascoltare. + + _umbratura_, 'fará _u._', celerá. + + _umiliata_, umiltá. + + _unitato_, unione. + + _unqua_, non mai: _unqua mai_, non mai; + _lá unqua_, dovunque. + + _unquanco_, non ancora mai. + + _unque_, 'lá _u._', dovunque. + + _ura_, occasione, modo; + 'a nul' _u._', non mai; + 'ad _u._ ad _u._', sempre. + + _usagio_, 'per _u._', abitualmente. + + _usamento_, pratica, famigliaritá. + + _usanza_, 'non era en _u._', non si usava; + 'per _u._', abitualmente. + + _usare_, operare. + + _uscire_, spirare, morire; + 'venni a l'_u._', nacqui. + + _uso_, 'per _u._', abitualmente; + 'me so _u._', mi sono abituato. + + _usura_, 'tollea l'_u._', esercitava l'usura. + + _utri_, otri. + + + _vacare_, 'a Dio _v._', attendere a Dio. + + _vaccio_, presto. + + _valde_, 'mordendone _v._', fortemente. + + _valenza_, valore. + + _valimento_, valore. + + _valore_, 'il molto _v._', una ricca ereditá. + + _valura_, valore. + + _valuta_, valore; + _valute_, 'a tutte mie _v._', con ogni mia possa. + + _Vangelista_, Evangelista. + + _vanura_, vanitá. + + _vanuri_, vanitá. + + _vasallaggio_, vassallaggio. + + _vascello_, vasetto. + + _vasecce_ [_vássece_], ci si va. + + _vaseglie_, vasetti di medicinali. + + _vedemento_, vista. + + _vedere_ e _vedire_: _veio_, vedo; + _vei_, vede; + _vedemo_, _vedite_; + _vederimo_, vedremo; + _vedia_ [_vedía_] e _vidivi_; + _vide_, _vidde_, _viddi_; + _vede_ e _vide_ (imperat.); + _vedisse_, _veggia_, _veia_, _vegente_, _vedenno_, _viso_; + 'il mio _vedere_', il mio aspetto, 'col _v._', con lo sguardo; + _vederse_, vedere. + + _vedimento_, vista. + + _vedoveza_, privazione. + + _veduto_, ''l _v._', le cose che si vedono. + + _vegente onne omo nato_, dinanzi agli occhi di tutti. + + _veghiare_ e _veghiar_, vegliare: _veghio_. + + _veio_, 'el suo _v._', la sua vista. + + _velle_, ''l mio _v._', la mia volontá. + + _vencer_, vincere; + _véncelo_ [_vencelo_], lo vince; + _vencía_; + _vicque_, vinse; + _vensero_, vinsero; + _venciuto_, _-e_, vinto; + _vento_, _-e_. + + _venco_, vinciglio. + + _vendecanza_, vendetta. + + _vendegnato_, vendemmiato. + + _venditta_, vendetta. + + _venen_, veleno. + + _venenato_, avvelenato. + + _venenno_, venendo. + + _venenose_, velenose. + + _venére_, venire. + + _venga_, vengano. + + _vengnata_, vendicata. + + _veniare_, riposare. + + _venino_, veleno. + + _venta_, 'la _v._', la vittoria. + + _ventrata_, il ventre pregno. + + _ver_ ed _en ver_, verso. + + _vergata_, diversitá. + + _vergato_, abiti di piú colori. + + _vergognare_, vergognarsi: _vergogni_, _vergogna_, _vergognan_; + 'col _vergognare_', con la vergogna. + + _vermigni_, vermigli. + + _vernato_, inverno. + + _vero_, veramente. + + _verráne_ [_verrane_], verrá. + + _vertá_, veritá. + + _vescovata_, vescovado. + + _vespertino_, all'ora del vespro. + + _vessazion_, tormenti. + + _vessica_, vescica. + + _vestaro_, vestiario, ma nel senso di luogo ove si conservano + le vesti. + + _vestigia_, braccia. + + _vestute_, vestite. + + _vetare_, vietare: _vétame_ [_vetame_], _vétate_ [_vètate_, _vetate_]; + _véto_ [_veto_], vietato. + + _vexello_, vessillo. + + _vezato_, 'mal _v._', male avvezzo. + + _via_, 'longa _v._ assai m'è paruto andare', m'è parso d'aver fatto + lungo viaggio. + + _vicena_, vicina. + + _vicinanza_, compagnia. + + _vicinata_, compagnia. + + _vicque_, vinse. + + _viduitate_, privazione. + + _vigorando_, acquistando vigore. + + _vilanza_, avvilimento, umiltá; + 'tenuto m'ha en _v._', mi ha tenuto a vile. + + _vilare_ e _vilar_, avvilire e umiliarsi: _vilato_. + + _vileza_, di contro a _gentileza_. + + _viliata_, avvilita. + + _vilisco_, ho a vile. + + _vina_, vini. + + _virginia_, vergine. + + _virgo_, 'Giesse _v._', la vergine di Iesse. + + _visagio_, sguardo. + + _visco_, vischio. + + _visione_, contemplazione. + + _viso_, vista, sguardo, aspetto, visione. + + _visso_, _-a_, vissuto. + + _vittore_, vincitore. + + _vivacce_, presti, pronti. + + _vivaceza_, prestezza, prontezza. + + _vivamo_, viviamo (congiuntivo). + + _vivanna_, vivanda. + + _vivesce_, vive. + + _vivitare_, 'en mio _v._', durante tutta la mia vita. + + _vocare_, 'lussuria è suo _v._', si chiama l.: _vocava_, + _vocato_, _-a_. + + _voce_ 'gli dái la _v._', lo approvi. + + _voitare_, vuotare: _voitata_. + + _vol_, vogliono. + + _volentire_, volentieri. + + _volere_: _vo'_, voglio, _vòli_ [_voli_], _vòle_ [_vole_], _vuoli_, + _vòl_, _vuol_; + _volem_, vogliamo; + _vono_ e _vol_, vogliono; + _vogli_, tu voglia; + _volea_, volevano; + _volisse_, volessi; + _vòlse_ [_volse_], _vòlsi_ [_volsi_] e _vòls'_, volli; + _vòlse_ [_volse_] e _vuolse_, volle; + _vòlsete_, ti volle; + _vòlser_ [_volser_], vollero e _vòlserme_, mi vollero. + + _volontire_, volentieri. + + _volta_, 'a questa _v._', per questa v. + + _voluntere_, volentieri. + + _von_, vanno. + + _vono_, vogliono. + + _vorato_, divorato. + + _voratura_, 'lupo en _v._', che divora. + + _vuce_, voce. + + _vulneranno_, ferendo. + + _'vuto_, avuto. + + + _zambra_, camera. + + _zampagliato_, intricato, impedito nelle gambe. + + _zanzavaglia_, combatte. + + _zifra_, 'staragioce per _z._', non conterò nulla. + + _zitello_, bambino. + + _zito_, fanciullo, vergine. + + _zizaglia_, zizzania. + + _zona_, fascia, cintura. + + _zona_, cinge. + + + + +INDICE DEI CAPOVERSI + + + Ad l'amor ch'è venuto--en carne a noi se dare pag. 146 + + A fra Ianne da la Verna--ch'en quartana se scioverna » 142 + + Alte quattro virtute--son cardinal chiamate » 165 + + Amor che ami tanto,--ch'io non so dir lo quanto » 198 + + Amor contrafatto--spogliato de vertute » 66 + + Amor de caritate,--perché m'hai sí ferito » 210 + + Amor, diletto amore,--perché m'hai lassato, amore » 155 + + Amor diletto,--Cristo beato » 57 + + Amor dolce senza pare--sei tu, Cristo, per amare » 196 + + Anima che desideri--d'andare ad paradiso » 74 + + Assai me sforzo a guadagnare--se 'l sapesse conservare » 59 + + Audite una entenzone--ch'era fra doi persone » 41 + + Audite una 'ntenzone--ch'è 'nfra l'anima e 'l corpo » 6 + + + Cinque sensi mess'on pegno--ciascun d'esser el piú breve » 11 + + Con gli occhi ch'agio nel capo--la luce del dí mediante » 106 + + + Donna del paradiso,--lo tuo figliolo è preso » 230 + + + En cinque modi appareme--lo Signor en esta vita » 105 + + Ensegnatime Iesú Cristo,--ché lo voglio trovare » 88 + + En sette modi, co a me pare,--distinta è orazione » 103 + + + Fede, spene e caritade--gli tre ciel vòl figurare » 160 + + Figli, nepoti e frati,--rendete el maltolletto » 34 + + Fiorito è Cristo nella carne pura » 245 + + Frate Ranaldo, dove se' andato?--de quolibet sí hai disputato? » 32 + + Fuggo la croce che me devora » 175 + + + Guarda che non caggi, amico,--guarda! » 12 + + + Iesú Cristo se lamenta--de la Chiesa romana » 119 + + + La bontate enfinita--vòl enfinito amore » 181 + + La Bontade se lamenta--che l'Affetto non l'ha 'mata » 172 + + La fede e la speranza--m'on fatta sbandigione » 226 + + L'amor ch'è consumato--nullo prezzo non guarda » 244 + + L'amor lo cor sí vòl regnare,--discrezion vòl contrastare » 179 + + L'anema ch'è viziosa--a lo 'nferno è simigliata » 24 + + La superbia de l'altura--ha fatte tante figliole » 26 + + La Veritade piange,--ch'è morta la Bontade » 117 + + L'omo che può la sua lengua domare » 200 + + L'omo fo creato virtuoso » 90 + + Lo pastor per mio peccato--posto m'ha fuor dell'ovile » 128 + + + Molto me so delongato--de la via che i santi on calcato » 60 + + + O alta penitenza,--pena en amor tenuta » 9 + + O amor che m'ami,--prendime a li toi ami » 194 + + O amor de povertate--regno de tranquillitate » 134 + + O Amor, divino amore,--amor che non se' amato » 187 + + O amor, divino amore,--perché m'hai assediato » 190 + + O amore muto,--che non vòi parlare » 178 + + O anema fedele--che te vòli salvare » 65 + + O anima mia--creata gentile » 71 + + O castitate, fiore--che te sostene amore » 77 + + O corpo enfracedato,--io so l'anema dolente » 28 + + O coscienza mia,--grande me dái mo reposo » 114 + + O Cristo onnipotente,--dove se' enviato » 84 + + O Cristo onnipotente,--ove sète enviato » 86 + + O Cristo pietoso,--perdona el mio peccato » 38 + + O derrata, guarda al prezo,--se te vuoli enebriare » 170 + + O dolce amore,--c'hai morto l'amore » 191 + + O femene, guardate--a le mortal ferute » 15 + + O Francesco, da Dio amato,--Cristo en te s'ène mostrato » 139 + + O Francesco povero,--patriarca novello » 136 + + O frate, guarda 'l viso--se vuoi ben riguarire » 13 + + O frate mio, briga de tornare--nante ch'en morte si' pigliato » 17 + + O iubilo del core,--che fai cantar d'amore » 177 + + O libertá, subietta--ad omne creatura » 68 + + O megio virtuoso,--retenuta bataglia » 79 + + O me lasso, dolente,--ca lo tempo passato » 36 + + Omo che vol parlare,--emprima déi pensare » 167 + + Omo, de te me lamento--che me vai pur fugendo » 54 + + Omo, mettete a pensare--onde te vieti el gloriare » 44 + + Omo, tu se' engannato,--ché questo mondo t'ha cecato » 33 + + O novo canto,--c'hai morto el pianto » 143 + + O papa Bonifazio,--io porto el tuo prefazio » 127 + + O papa Bonifazio,--molt'hai iocato al mondo » 130 + + O peccator dolente,--che a Dio vuol retornare » 239 + + Or chi averá cordoglio?--vorríane alcun trovare » 153 + + O Regina cortese,--io so a voi venuto » 1 + + Or se parrá chi averá fidanza » 115 + + Or udite la battaglia--che me fa el falso Nemico » 109 + + O Signor, per cortesia,--mandame la malsanía » 112 + + O Vergine piú che femina--santa Maria beata » 3 + + O vita de Iesú Cristo,--specchio de veritate » 81 + + O vita penosa, continua battaglia » 45 + + + Peccator, chi t'ha fidato,--che de me non hai temenza » 19 + + Perché m'hai tu creata,--o creatore Dio » 242 + + Piange la Ecclesia,--piange e dolura » 121 + + Piangi, dolente anima predata » 158 + + Povertade enamorata,--grand'è la tua signoria » 133 + + + Quando t'alegri, omo de altura » 51 + + Que fai, anema predata?--Faccio mal, ché so dannata » 30 + + Que farai, fra Iacovone?--se' venuto al paragone » 124 + + Que farai, morte mia,--che perderai la vita » 234 + + Que farai, Pier da Morrone?--èi venuto al paragone » 123 + + + Sapete voi novelle de l'amore » 183 + + Senno me pare e cortesia--empazir per lo bel Messia » 193 + + Se per diletto tu cercando vai » 255 + + Sí como la morte face--a lo corpo umanato » 22 + + Signore, damme la morte--nante ch'io piú te offenda » 21 + + Solo a Dio ne possa piacere,--non me ne curo » 62 + + Sopr'onne lengua amore,--bontá senza figura » 219 + + + Tale qual è, tal è;--non c'è religione » 64 + + Troppo m'è grande fatica,--Meser, de venirte drieto » 236 + + Troppo perde el tempo chi non t'ama » 248 + + + Udite una entenzone--ch'è fra Onore e Vergogna » 233 + + Un arbore è da Dio plantato--lo qual amor è nominato » 207 + + + Vorría trovare chi ama;--molti trovo che sé ama » 169 + + + + +INDICE + + + I. De la beata Vergine Maria e del peccatore pag. 1 + + II. De la beata Vergine Maria » 3 + + III. Contenzione infra l'anima e corpo » 6 + + IV. De la penitenzia » 9 + + V. De cinque sentimenti » 11 + + VI. De la guarda de sentimenti » 12 + + VII. De pericoli che intervengono a l'uomo che non + guarda bene el viso ed altri sentimenti » 13 + + VIII. De l'ornamento delle donne dannoso » 15 + + IX. Consiglio de l'amico a l'altro amico che voglia + tornare a Dio » 17 + + X. Como Dio induce el peccatore a penitenza » 19 + + XI. De l'anema contrita de l'offesa di Dio » 21 + + XII. Como l'anema deventa morta per el peccato » 22 + + XIII. Como l'anima viziosa è inferno; e per lume de la + grazia poi se fa paradiso » 24 + + XIV. Como li vizi descendono da la superbia » 26 + + XV. Como l'anema retorna al corpo per andare al iudicio » 28 + + XVI. Como l'appetito de laude fa operare molte cose + senza frutto » 30 + + XVII. De frate Ranaldo, quale era morto » 32 + + XVIII. Como l'omo è acecato dal mondo » 33 + + XIX. De l'omo che non satisfece in vita sua del mal + acquistato » 34 + + XX. Del scelerato peccatore penitente » 36 + + XXI. De quello che domanda perdonanza da poi la morte » 38 + + XXII. De la vita de l'omo redutta a la vechieza » 41 + + XXIII. De la viltá de l'omo » 44 + + XXIV. Como la vita de l'omo è penosa » 45 + + XXV. De la contemplazione de la morte ed incinerazione + contra la superbia » 51 + + XXVI. Como Cristo se lamenta dell'omo peccatore » 54 + + XXVII. Como l'anima domanda aiuto contra la battaglia de + li sensi corporali » 57 + + XXVIII. De la impazienzia che fa tutti li beni perdere » 59 + + XXIX. De la ipocrisia » 60 + + XXX. De la iustizia e falsitá » 62 + + XXXI. Como la curiosa scienzia e l'ambizione sono + destruttive de la puritá » 64 + + XXXII. Como è da guardarse da' lupi che vengono sotto + vesta de pecora » 65 + + XXXIII. De l'amore falso che offende le virtú » 66 + + XXXIV. De la differenzia intra el vero e falso amore, ed + intra la scienzia acquisita ed infusa » 68 + + XXXV. Esortazione a l'anima propria che, considerata la + sua nobilitá, non tardi la via a l'amor divino » 71 + + XXXVI. Como l'anima vestita de vertú passa a la gloria » 74 + + XXXVII. De la castitá, la quale non basta a l'anima senza + l'altre virtute » 77 + + XXXVIII. Como è difficile passare per el megio virtuoso » 79 + + XXXIX. Como la vita di Iesú è specchio de l'anima » 81 + + XL. Como li angeli domandano a Cristo la cagione de + la sua peregrinazione nel mondo » 84 + + XLI. Como li angeli si maravigliano de la peregrinazione + de Cristo nel mondo » 86 + + XLII. Como l'anima priega li angeli che l'insegnino ad + trovar Iesú Cristo » 88 + + XLIII. De la misericordia e iustizia e como fu l'omo + reparato: e parlano diversi » 90 + + XLIV. De le petizione che sono nel paternostro » 103 + + XLV. Como Dio appare ne l'anima en cinque modi » 105 + + XLVI. Como l'anima per fede viene a le cose invisibile » 106 + + XLVII. De la battaglia del Nemico » 109 + + XLVIII. De l'infirmitá e mali che frate Iacopone demandava + per eccesso de caritá » 112 + + XLIX. De la coscienzia pacificata » 114 + + L. De la grande battaglia de Anticristo » 115 + + LI. Como la veritá piange ch'è morta la bontade » 117 + + LII. Como Cristo se lamenta de la Chiesa romana » 119 + + LIII. Del pianto de la Chiesa redutta a mal stato » 121 + + LIV. Epistola a Celestino papa quinto, chiamato prima + Pietro da Morrone » 123 + + LV. Cantico de frate Iacopone de la sua pregionia » 124 + + LVI. Epistola a papa Bonifazio ottavo » 127 + + LVII. Epistola seconda al prefato papa » 128 + + LVIII. Epistola terzia al prefato papa da poi ch'el fo + preso » 130 + + LIX. De la santa povertá signora de tutto » 133 + + LX. De la santa povertá e suo triplice cielo » 134 + + LXI. De san Francesco e de sette apparizione de croce a + lui e de lui fatte » 136 + + LXII. De san Francesco e de le battaglie del Nemico + contra lui » 139 + + LXIII. Epistola consolatoria a frate Ioanni da Fermo ditto + da la Verna per la stanzia dove anco se riposa: + transferita en vulgare la parte litterale, quale + è prosa » 142 + + LXIV. Cantico de la nativitá de Iesú Cristo » 143 + + LXV. Cantico secondo de la nativitá de Cristo » 146 + + LXVI. Pianto che fa l'anima per la occultazione de la + grazia » 153 + + LXVII. Como l'anema se lamenta de l'amore divino partito » 155 + + LXVIII. Como l'anima piange la partita del suo amore » 158 + + LXIX. Arbore de ierarchia simile a l'angelica: fondata + sopra la fede, speranza e caritate » 160 + + LXX. De le quattro virtú cardinale » 165 + + LXXI. Como Cristo se reposa ne l'anima ornata de virtú, + como sposo con la sposa » 167 + + LXXII. Como el vero amore del prossimo in pochi se trova » 169 + + LXXIII. Del gran prezo dato per vil derrata, cioè Cristo + per l'omo » 170 + + LXXIV. La bontá divina se lamenta de l'affetto creato » 172 + + LXXV. De la diversitá de contemplazione de croce » 175 + + LXXVI. Del iubilo del core che esce in voce » 177 + + LXXVII. De l'amor muto » 178 + + LXXVIII. De l'amor vero e discrezion falsa » 179 + + LXXIX. Della bontá divina e volontá creata » 181 + + LXXX. De l'amore divino destinto in tre stati » 183 + + LXXXI. De l'amor divino e sua laude » 187 + + LXXXII. Como l'anima trova Dio in tutte creature per mezo + de sensi » 190 + + LXXXIII. De l'amore de Cristo in croce, e como l'anima + desidera de morir con lui » 191 + + LXXXIV. Como è somma sapienzia essere reputato pazo per + l'amor de Cristo » 193 + + LXXXV. Como se deve amar Cristo liberalmente como esso + amò noi » 194 + + LXXXVI. Como l'anima dimanda perdonanza de l'offensione e + gusto d'amore » 196 + + LXXXVII. De l'amor divino, la misura del quale è incognita » 198 + + LXXXVIII. Como in l'omo perfetto sono figurate le tre + ierarchie con li novi cori de angeli » 200 + + LXXXIX. Arbore dell'amore divino » 207 + + XC. Como l'anima se lamenta con Dio de la caritá + superardente in lei infusa » 210 + + XCI. Come l'anima per santa nichilitá e caritá perviene + a stato incognito ed indicibile » 219 + + XCII. Como per la ferma fede e speranza se perviene a + triplice stato de nichilitá » 226 + + XCIII. Pianto de la Madonna de la passione del figliolo + Iesú Cristo » 230 + + XCIV. Como l'onore e la vergogna contendono insieme » 233 + + XCV. Altro cantico nel quale pur se parla de + anichilazione e trasformazione, come nella XCII + lauda de sopra posta. Ed in due stanzie de questa + appare defetto » 234 + + XCVI. Excusazione che fa el peccatore a Dio de non poter + far la penitenzia a la quale da lui è confortato » 236 + + XCVII. Amaestramento al peccatore che se vòle reconciliare + con Dio » 239 + + XCVIII. Como la ragione conforta l'anima che retorni a Dio » 242 + + XCIX. Condizione del perpetuo amore » 244 + + C. De la incarnazione del verbo divino » 245 + + CI. Como il vero amore non è ozioso » 248 + + CII. Come è da cercare Iesú per sommo diletto, el quale + è nostro fine: e cusí termina in lui questo volume » 255 + + + Nota » 257 + + + Glossario » 273 + + + Indice dei capoversi » 309 + + + + + * * * * * + + +NOTA DEL TRASCRITTORE + + +L'ortografia e la punteggiatura originali sono state mantenute. + +Sono stati inoltre corretti i seguenti refusi (correzione nella riga +sotto): + + --Del mondo ch'agio 'l vestire,--vegente voi, me ne spoglio. + --Del mondo ch'agio 'l vestire,--vegente voi, me ne spoglio, + + COMO DIO APPARE NE L'ANINA EN CINQUE MODI + COMO DIO APPARE NE L'ANIMA EN CINQUE MODI + + Pareme cielo stellato--chi da questi tre è spogliato. + Pareme cielo stellato--chi da questi tre è spogliato, + + Cristo adorato!-- + Cristo adorato!»-- + + todini: et in la seconda si vede certi defecti (Nota del Benaccorsi) + todini: et in la seconda si vede certi defecti (Nota del Bonaccorsi) + + che si trovino in quella cittá: et doi altri vilumi pur antichi + che si trovino in quella cittá: et doi altri volumi pur antichi + +Il testo spazieggiato è delimitato dal carattere =. + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of Le Laude, by Iacopone da Todi + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LE LAUDE *** + +***** This file should be named 29977-8.txt or 29977-8.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + https://www.gutenberg.org/2/9/9/7/29977/ + +Produced by Claudio Paganelli, Emanuela Piasentini and the +Online Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net +(Images generously made available by Editore Laterza and +the Biblioteca Italiana at +http://www.bibliotecaitaliana.it/ScrittoriItalia) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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It exists +because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from +people in all walks of life. + +Volunteers and financial support to provide volunteers with the +assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's +goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will +remain freely available for generations to come. In 2001, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure +and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. +To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation +and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 +and the Foundation web page at https://www.pglaf.org. + + +Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive +Foundation + +The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit +501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the +state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal +Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification +number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at +https://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent +permitted by U.S. federal laws and your state's laws. + +The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. +Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered +throughout numerous locations. Its business office is located at +809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email +business@pglaf.org. 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