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+The Project Gutenberg EBook of Le Laude, by Iacopone da Todi
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
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+
+Title: Le Laude
+ secondo la stampa fiorentina del 1490
+
+Author: Iacopone da Todi
+
+Commentator: Giovanni Ferri
+
+Release Date: September 13, 2009 [EBook #29977]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LE LAUDE ***
+
+
+
+
+Produced by Claudio Paganelli, Emanuela Piasentini and the
+Online Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net
+(Images generously made available by Editore Laterza and
+the Biblioteca Italiana at
+http://www.bibliotecaitaliana.it/ScrittoriItalia)
+
+
+
+
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+
+
+
+
+ SCRITTORI D'ITALIA
+
+ IACOPONE DA TODI
+
+ LE LAUDE
+
+
+
+
+ IACOPONE DA TODI
+
+ LE LAUDE
+
+ SECONDO LA STAMPA FIORENTINA DEL 1490
+
+ A CURA DI
+
+ GIOVANNI FERRI
+
+
+
+
+ BARI
+
+ GIUS. LATERZA & FIGLI
+
+ TIPOGRAFI-EDITORI-LIBRAI
+
+ 1915
+
+
+ PROPRIETÁ LETTERARIA
+
+ GENNAIO MCMXV--40581
+
+
+
+
+I
+
+DE LA BEATA VERGINE MARIA E DEL PECCATORE
+
+
+ --O Regina cortese,--io so a voi venuto
+ ch'al mio cor feruto--deiate medecare.
+
+ Io so a voi venuto--com'omo desperato
+ da omn'altro aiuto;--lo vostro m'è lassato;
+ se ne fusse privato,--faríeme consumare.
+
+ Lo mio cor è feruto,--Madonna, nol so dire;
+ ed a tal è venuto,--che comenza putire;
+ non deiate soffrire--de volerm'aiutare.
+
+ Donna, la sofferenza--sí m'è pericolosa;
+ lo mal pres'ha potenza,--la natura è dogliosa;
+ siate cordogliosa--de volerme sanare.
+
+ Non aio pagamento,--tanto so anichilato;
+ faite de me stromento,--servo recomperato;
+ donna, el prez'è dato:--quel ch'avest'a lattare.
+
+ Donna, per quel amore--che m'ha avut'el tuo figlio
+ dever'aver en core--de darm'el tuo consiglio;
+ succurrime, aulente giglio,--veni e non tardare.
+
+ --Figlio, poi ch'èi venuto,--molto sí m'è 'n piacere;
+ adomandimi aiuto,--dollote voluntere;
+ ètte oporto soffrire--co per arte voglio fare.
+
+ Medecaro per arte--emprima fa la diita;
+ guarda li sensi da parte--che non dien piú ferita
+ a la natura perita--che se possa aggravare.
+
+ E piglia l'oximello,--lo temor del morire;
+ ancora si fancello,--cetto ce de' venire;
+ vanetá lassa gire,--non pò teco regnare.
+
+ E piglia decozione--lo temor de lo 'nferno;
+ pens'en quella prescione--non escon en sempiterno;
+ la piaga girá rompenno--farallate revontare.
+
+ Denante al preite mio--questo venen revonta,
+ ché l'officio è sio;--Dio lo peccato sconta;
+ ca se 'l Nemico s'aponta,--non aia que mostrare.
+
+
+
+
+II
+
+DE LA BEATA VERGINE MARIA
+
+
+ O Vergine piú che femina--santa Maria beata.
+
+ Piú che femina, dico;--onom nasce nemico;
+ per la Scrittura splico,--nant'èi santa che nata.
+
+ Stando en ventre chiusa,--puoi l'alma ce fo enfusa,
+ potenza virtuusa--sí t'ha santificata.
+
+ La divina onzione--sí te santificòne,
+ d'omne contagione--remaneste illibata.
+
+ L'original peccato--ch'Adam ha semenato,
+ omn'om con quello è nato:--tu se' da quel mondata.
+
+ Nullo peccato mortale--en tuo voler non sale,
+ e da lo veniale--tu sola emmaculata.
+
+ Secondo questa rima--tu se' la vergen prima,
+ sopre l'altre soblima;--tu l'hai emprima votata
+
+ la tua vergenetate--sopr'omne umanetate
+ ch'en tanta puritate--mai fosse conservata.
+
+ L'umilitá profonda--che nel tuo cor abonda,
+ lo cielo se sprofonda--d'esserne salutata.
+
+ Virgineo proposito--en sacramento ascondito,
+ marito piglia incognito--che non fosse enfamata.
+
+ L'alto messo onorato--da ciel te fo mandato;
+ lo cor fu paventato--de la sua annunziata:
+
+ --Conceperai tu figlio,--será senza simiglio,
+ se tu assenti al consiglio--de questa mia ambasciata.--
+
+ O Vergen, non tardare--al suo detto assentare;
+ la gente sta chiamare--che per te sia aiutata.
+
+ Aiutane, Madonna,--ca 'l mondo se sperfonna
+ se tarde la responna--che non sia avivacciata.
+
+ Puoi che consentisti,--lo figliol concepisti,
+ Cristo amoroso desti--a la gente dannata.
+
+ Lo mondo n'è stupito--conceper per audito,
+ lo corpo star polito--a non essere toccata.
+
+ Sopr'omne uso e ragione--aver concezione,
+ senza corruzione--femena gravedata.
+
+ Sopre ragione ed arte--senza sementa latte,
+ tu sola n'hai le carte--e sènne fecundata.
+
+ O pregna senza semina,--non fu mai fatt'en femina,
+ tu sola sine crimina,--null'altra n'è trovata.
+
+ Lo verbo creans omnia--vestito è 'n te Virginia,
+ non lassando sua solia,--divinitá encarnata.
+
+ Maria porta Dio omo,--ciascun serva 'l suo como;
+ portando sí gran somo--e non essere gravata.
+
+ O parto enaudito,--lo figliol partorito
+ entro del ventre uscito--de matre segellata!
+
+ A non romper sogello--nato lo figliol bello,
+ lassando lo suo castello--con la porta serrata!
+
+ Non siría convegnenza--la divina potenza
+ facesse violenza--en sua cas'albergata.
+
+ O Maria, co facivi--quando tu lo vidivi?
+ or co non te morivi--de l'amore afocata?
+
+ Co non te consumavi--quando tu lo guardavi,
+ ché Dio ce contemplavi--en quella carne velata?
+
+ Quand'esso te sugea,--l'amor co te facea,
+ la smesuranza sea--esser da te lattata?
+
+ Quand'esso te chiamava--e mate te vocava,
+ co non te consumava--mate di Dio vocata?
+
+ O Madonna, quigli atti--che tu avev'en quigl fatti,
+ quigl'enfocati tratti--la lengua m'han mozzata.
+
+ Quando 'l pensier me struge,--co fai quando te suge?
+ lo lacremar non fuge--d'amor che t'ha legata.
+
+ O cor salamandrato--de viver sí enfocato,
+ co non t'ha consumato--la piena enamorata?
+
+ Lo don della fortezza--t'ha data stabilezza
+ portar tanta dolcezza--ne l'anema enfocata!
+
+ L'umilitate sua--embastardío la tua,
+ ch'ogn'altra me par frua--se non la sua sguardata.
+
+ Ché tu salist'en gloria,--esso sces'en miseria;
+ or quigna conveneria--ha enseme sta vergata?
+
+ La sua umilitate--prender umanitate,
+ par superbietate--on'altra ch'è pensata.
+
+ Accurrite, accurrite,--gente; co non venite?
+ vita eterna vedite--con la fascia legata.
+
+ Venitel a pigliare,--ché non ne può mucciare,
+ che deggi arcomperare--la gente desperata.
+
+
+
+
+III
+
+CONTENZIONE INFRA L'ANIMA E CORPO
+
+
+ Audite una 'ntenzone--ch'è 'nfra l'anima e 'l corpo;
+ battaglia dura troppo--fin a lo consumare.
+
+ L'anima dice al corpo:--Facciamo penitenza,
+ ché possiamo fugire--quella grave sentenza
+
+ e guadagnar la gloria--ch'è de tanta piacenza;
+ portimo onne gravenza--con delettoso amare.--
+
+ Lo corpo dice:--Turbome--d'esto che t'odo dire;
+ nutrito so 'n delicii,--nollo porría patire;
+ lo celebr'aio debele,--porría tost'empazire:
+ fugi cotal pensiere,--mai non me ne parlare.
+
+ --Sozo, malvascio corpo,--lussurioso, engordo!
+ ad omne mia salute--sempre te trovo sordo;
+ sostieni lo flagello--d'esto nodoso cordo,
+ emprende sto discordo--ché t'è ci opo danzare!
+
+ --Succurrite, vicini,--ché l'anima m'ha morto!
+ alliso, ensanguenato,--disciplinato a torto!
+ o impia, crudele,--ed ad que m'hai redotto?
+ starò sempr'en corrotto,--non me porrò allegrare.
+
+ --Questa morte sí breve--non mi siría 'n talento.
+ Somme deliberata--de farte far spermento;
+ dagl cinque sensi tollere--omne delettamento,
+ e nullo piacemento--t'agio voglia de dare.
+
+ --Si da li sensi tollime--li mei delettamenti,
+ siragio enfiato e tristo,--pieno d'encrescementi;
+ torrotte la letizia--nelli tuoi pensamenti;
+ megli'è che mo te penti--che de farlo provare.
+
+ --La camiscia spògliate--e vesti sto cilizo;
+ la penetenza vètate--che non abbi delizo;
+ per guidardone dónote--questo nobel pannizo,
+ ché de coio scrofizo--te pensai d'amantare.
+
+ --Da lo 'nferno recastela--questa veste penosa;
+ tesseala 'l diavolo--de pili de spinosa;
+ omne pelo pareme--una vespa orgogliosa;
+ nulla ce trovo posa,--tanto dura me pare.
+
+ --Ecco lo letto; pòsate,--iace en esto gratizo!
+ lo capezal aguardace--ch'è un poco de paglizo:
+ lo mantellino cuoprite,--adusate col miccio;
+ questo te sia deliccio--a quel che te voglio fare!
+
+ --Guardate a letto morbedo--d'esta penna splumato!
+ pietre rotonde vegioce--che venner dal fossato;
+ da qual parte volgome,--rompome el costato;
+ tutto son conquassato,--non ce posso posare.
+
+ --Corpo, surge; lèvate!--ché suona matutino;
+ leva su, sonocchiate--en officio divino;
+ legge nuove emponote--perfine a lo maitino;
+ emprende esto camino--che sempre t'è opo fare.
+
+ --Como surgo, levomi,--che non aggio dormito?
+ Degestione guastase,--non aggio ancor padito;
+ scorsa m'è la regoma--per lo freddo c'ho sentito;
+ el tempo non è fugito,--lassame ancor posare!
+
+ --Ed o' staisti a 'mprendere--tu questa medicina?
+ per la tua negligenza--dotte una disciplina;
+ si piú favelli, tollote--a pranzo la cocina;
+ ché questa tua malina--penso de medecare.
+
+ --Or ecco pranzo ornato--de delettoso pane
+ nero, azemo e duro--che nol rosecára 'l cane!
+ Non lo posso enghiuttire,--sí reo sapor me sane!
+ Altro cibo me dáne,--se me voli sostentare.
+
+ --Per lo parlar c'hai fatto,--tu lassarai el vino;
+ né a pranzo né a cena--non mangerai cocino;
+ se piú favelli, aspèttate--un grave disciplino;
+ questo prometto almino--non te porrá mucciare.
+
+ --Recordo d'una femena--ch'era bianca, vermiglia,
+ vestita, ornata, morbeda,--ch'era una maraviglia;
+ le sue belle fateze--lo pensier m'asutiglia;
+ molto sí me simiglia--de potergli parlare.
+
+ --Or attende 'l premio--de questo c'hai pensato;
+ lo mantello artollote--per tutto sto vernato;
+ le calzamenta lassale--per lo folle cuitato;
+ ed un disciplinato--fin a lo scorticare.
+
+ --L'acqua che bevo noceme,--caggio 'n etropesía;
+ lo vino, prego, rendeme--per la tua cortesía!
+ Se tu sano conserveme,--girò ritto per via;
+ se caggio 'n'enfermaría,--opo me t'è guardare.
+
+ --Poi che l'acqua nòcete--a la tua enfermentade
+ e lo vino noceme--a la mia castitade,
+ lassa lo vino e l'acqua--per la nostra sanetade;
+ sostien necessitate--per nostra vita servare.
+
+ --Prego che non m'occide!--nulla cosa demanno;
+ en veritá promettote--de non gir mormoranno;
+ lo entenzare veiome--che me retorna en danno;
+ che non caggia nel banno--vogliomene guardare.
+
+ --Se te vorrai guardare--da omne offendemento,
+ sirotte tratta a dare--lo tuo sostentamento;
+ e vorròme guardare--dal tuo encrescemento;
+ sirá delettamento--nostra vita salvare.
+
+ Or vedete 'l prelio--c'ha l'omo nel suo stato!
+ tante son l'altre prelia,--nulla cosa ho toccato;
+ che non faccian fastidio,--aggiol'abbreviato;
+ finisco sto trattato--en questo loco lassare.
+
+
+
+
+IV
+
+DE LA PENITENZIA
+
+
+ O alta penitenza,--pena en amor tenuta!
+ grand'è la tua valuta,--per te ciel n'è donato.
+
+ Se la pena teneme,--èmme despiacemento;
+ lo spiacere recame--la pena en gran tormento;
+ ma si aggio la pena--redutt'en mio talento,
+ èmme delettamento--l'amoroso penato.
+
+ Sol la colpa è 'n'odio--a l'anema ordenata;
+ e la pena gli è gaudio--en vertut'esercetata;
+ lo contrario sentese--l'anema ch'è dannata;
+ la pena è 'n'odiata,--la colpa en delettato.
+
+ O mirabil odio,--d'omne pena signore!
+ nulla recev'ingiuria,--non se' perdonatore;
+ nullo nemico trovite,--omn'om si è 'n'amore;
+ tu sol el malfattore--degno del tuo odiato.
+
+ O falso amor proprio,--c'hai tutto lo contraro!
+ molta recepe engiuria--de perdonanza avaro;
+ molti nemici troviti,--null'om te trovi caro;
+ lo tuo vivere amaro--lo 'nferno ha comenzato.
+
+ O alta penetenza,--en mio odio fondata,
+ atto de la grazia--che fo per gratis data,
+ fuga l'amor proprio--con tutta sua masnata,
+ ché l'anema ha sozata--en bruttura de peccato.
+
+ En tre modi pareme--divisa penetenza:
+ contrizion è prima--ch'empetra la 'ndulgenza;
+ l'altr'è confessione--che l'anema ragenza;
+ l'altr'è satisfacenza--de deveto pagato.
+
+ Tre modi fa nell'anima--peccato percussure:
+ la prima offende Dio--ched è suo creatore;
+ la simiglianza tolleglie--ch'avea de lo Signore,
+ e dáse en possessore--del demone dannato.
+
+ Contrizion adornase--de tre medicamente:
+ contra l'offeso Dio--dágli dolor pognente,
+ contra la deformanza--un vergognar cocente,
+ ed un temor fervente--che 'l demone ha fugato.
+
+ Per lo temore cacciase--quella malvagia schiera,
+ la simiglianza rendeglse--per la vergogna vera,
+ per dolor perdonase--l'offesa de Dio fera
+ ed en questa manera--corre questo mercato.
+
+ Confessione pareme--atto de veretade,
+ occultata malizia--redutta a chiaritade;
+ per la bocca reiettase--tutta la 'nfermetade;
+ riman l'uom en sanetade,--dal vizio purgato.
+
+ Lo satisfare pareme--iustizia en suo atto;
+ fruttificata morte--fece l'arbor desfatto,
+ fruttificata grazia--sí fa l'albor refatto,
+ ciascun senso fa patto--de vivere regolato.
+
+ L'audito entra en scola--a 'mprendere sapienza,
+ lo viso getta lacreme--per la gravosa offenza,
+ lo gusto entra en regola--en ordinata astinenza,
+ l'odor fa penetenza,--'n'enfermaría s'è dato.
+
+ E lo tatto puniscese--degli suoi delettamente,
+ li panni molli spogliasi,--vestese panni pognente,
+ de castetate adornase--guardata en argomente,
+ e far de sé presente--a Dio molto è grato.
+
+
+
+
+V
+
+DE CINQUE SENTIMENTI
+
+
+ Cinque sensi mess'on pegno--ciascun d'esser el piú breve;
+ la lor delettanza leve--ciascun briga breviare.
+
+ Emprima parla l'audito:--I' ho 'l pegno guadagnato;
+ lo sonar ch'aio audito--dal mi' organo è fugato;
+ en un ponto fo 'l toccato--e nulla cosa n'ha tenere;
+ però ve dovería piacere--la sentenzia a me dare.
+
+ Lo viso dice:--Non currite,--ch'i' ho venta la sentenza;
+ le forme e color che vide,--chiusi li occhi e fui en perdenza;
+ or vedete l'armagnenza--co fo breve abreviata!
+ la sentenza a me sia data--non me par da dubitare.
+
+ Lo gusto sí dá 'l libello--demostrando sua ragione:
+ --La mia brevetá passa,--questo non è questione;
+ a l'entrar de la magione--doi deta fo 'l passaio
+ e lo delettar que n'aio--che passò co somniare.
+
+ L'odorato sí demostra--lo breve delettamento:
+ --D'oltramar venner le cose--per aver mio piacemento,
+ spese grande con tormento--ce vedete che fuor fatte;
+ qual me ne remaser parte--voi lo potete iudicare!
+
+ Lo tatto lussurioso--ce vergogna d'apparire,
+ le deletto puteglioso--lo vergogna proferire,
+ or vedete 'l vil piacere--quegno prezo ci ha lassato!
+ un fetor esterminato--ch'è vergogna mentovare.
+
+ Non fia breve lo penare--c'ha sí breve delettanza;
+ longo siría a proferire--lo penar esmesuranza;
+ omo, vedi questa usanza--ch'è un ioco di guirmenella;
+ posta ci hai l'anima bella--per un tratto che vòi fare.
+
+ Anema mia, tu se' eterna,--eterno vòi delettamento;
+ li sensi e lor delettanza--vedi senza duramento;
+ a Dio fa' tuo salimento,--esso sol te può empire;
+ loco el ben non sa finire,--ché eterno è 'l delettare.
+
+
+
+
+VI
+
+DE LA GUARDA DE SENTIMENTI
+
+
+ Guarda che non caggi, amico,
+ guarda!
+
+ Or te guarda dal Nemico,--che se mostra esser amico;
+ no gli credere a l'iniquo,--guarda!
+
+ Guarda 'l viso dal veduto,--ca 'l coragio n'è feruto;
+ ch'a gran briga n'è guaruto,--guarda!
+
+ Non udir le vanetate,--che te traga a su' amistate;
+ piú che visco apicciarate,--guarda!
+
+ Pon' al tuo gusto un frino,--ca 'l soperchio gli è venino;
+ a lussuria è sentino,--guarda!
+
+ Guárdate da l'odorato,--lo qual ène sciordenato;
+ ca 'l Signor lo t'ha vetato,--guarda!
+
+ Guárdate dal toccamento,--lo qual a Dio è spiacemento,
+ al tuo corpo è strugimento,--guarda!
+
+ Guárdate da li parente--che non te piglien la mente;
+ ca te faran star dolente,--guarda!
+
+ Guárdate da molti amice,--che frequentan co formice;
+ en Dio te seccan le radice,--guarda!
+
+ Guárdate dai mal pensiere,--che la mente fon ferire,
+ la tua alma enmalsanire,--guarda!
+
+
+
+
+VII
+
+DE PERICOLI CHE INTERVENGONO A L'UOMO CHE NON GUARDA BENE EL VISO ED
+ALTRI SENTIMENTI
+
+
+ O frate, guarda 'l viso,--se vuoi ben riguarire!
+ ca mortal ferite a l'alma--spesse fiate fon venire.
+
+ Dal diavolo a l'alma--lo viso è ruffiano,
+ e quanto può se studia--de mettergliela en mano;
+ se ode fatto vano,--reportalo a la corte;
+ la carne sta a le porte--per le novelle audire.
+
+ Audita la novella,--la carne fa sembiaglia
+ e contra la rascione--sí dá grande battaglia,
+ e suo voler non smaglia--con la voglia emportuna;
+ se trova l'alma sciuna,--fallase consentire.
+
+ Conscienzia resiste,--demostra lo peccato:
+ --Dio ne siría offeso--e tu siríe dannato.--
+ Lo corpo mal vezato--risponde com'è uso:
+ --Dio sí è piatuso,--lo me porrá parcire.--
+
+ La veretá risponde:--Tu alleghi falsamente,
+ ché Dio mai non perdona--se non è penitente;
+ pentir sofficiente--non l'hai in tua redetate;
+ partirte dai peccate--con verace pentire.--
+
+ La carne dice:--Io ardo,--non lo posso portare,
+ satesfamme esta fiata,--che me possa posare;
+ vogliote poi iurare--de starte sempre suietta;
+ sirò sí casta e netta--che te sirá em piacere.--
+
+ Responde la ragione:--Seríe detoperata,
+ e poi da omne gente--seríe sempre adetata;
+ ecco la mal guidata--confusion de parente,
+ che fa tutta sua gente--con gran vergogna gire!--
+
+ Lo diavolo ce parla--ed ensegna:--Questa posta
+ tu la puoi far occulta,--d'omne gente nascosta;
+ passa questa giostra,--nullo pensar facciamo;
+ se piú lo 'nduciamo,--tosto porri' empascire.--
+
+ Tanti sono li tumulti--e gli émpeti carnale,
+ che la ragion tapina--s'enchina a quisti male;
+ doventa bestiale--e perde omne ragione;
+ tanta confusione--non se porría scoprire.
+
+ Da poi ch'è caduta,--conscienzia è mordace;
+ l'acqua e lo vento posa,--de stimolar non tace!
+ lo cor perde la pace--e perde l'allegreza
+ e viengli tal tristeza,--non si può reverire.
+
+ Sospicasi la misera--che 'l saccia omnechivegli;
+ se vede gent'ensemora,--pensa de lei pispigli;
+ se gli vol dar consigli,--non par che ci aian loco;
+ perdut'ha riso e ioco--ed onne alegrez'avere.
+
+ Borbotanse le cose,--le gente a pispigliare;
+ li parenti sentolo,--coménzate a lagnare;
+ lo cor vorría crepare,--tant'ha 'lbergate doglie!
+ tentat'è de rei voglie--de volerse perire.
+
+ Lo diavolo ce rieca--mala tentazione:
+ --Que fai, detoperata--d'onne tua nazione?
+ Questa confusione--non è da comportare;
+ molte fa desperare,--en mala morte finire.--
+
+ Guarda, non glie credere!--ché gionge al mal el peio;
+ ché questa tua caduta--sí pò aver remeio;
+ contra te fa asseio--de volerte guardare,
+ con pianto confessare;--sí porrai reguarire.
+
+ Vedete li pericoli--con breve comenzate,
+ che nascon gli omicidii--e guastan le casate;
+ guardateve a l'entrate--che non entre esto foco!
+ si se cce anida loco,--nol porrai scarporire.
+
+ Or vedete el frutto--del mal delettamento:
+ l'alma el corpo ha posto--en cotanto tormento;
+ síate recordamento,--frate, la guarda fare;
+ se vòi l'alma salvare,--non ce stare a dormire.
+
+
+
+
+VIII
+
+DE L'ORNAMENTO DELLE DONNE DANNOSO
+
+
+ O femene, guardate--a le mortal ferute;
+ nelle vostre vedute--el basalisco mostrate.
+
+ El basilisco serpente--occide om col vedere,
+ lo viso envenenato--sí fa el corpo morire;
+ pegio lo vostro aspetto--fa l'anime perire
+ da Cristo, dolce sire,--che care l'ha comparate.
+
+ Lo basilisco ascondese,--non se va demostrando;
+ non vedendo, iacese--e non fa ad alcun danno;
+ peggio che 'l basalisco--col vostro deportanno,
+ l'anime vulneranno--colle false sguardate.
+
+ Co non pensate, femene,--col vostro portamento
+ quant'anem'a sto secolo--mandate a perdimento?
+ solo col desiderio,--senz'altro toccamento,
+ pur che gli èi en talento,--a l'aneme macellate.
+
+ Non ve pensate, femene,--co gran preda tollite,
+ a Cristo, dolce amore,--mortal dáite ferite?
+ serve del diavolo,--sollecete i servite;
+ colle vostre schirmite--molt'anime i mandate.
+
+ Dice che acóncete,--ché piace al tuo signore;
+ ma lo pensier engannate,--ché nogl se' en amore;
+ s'alcun stolto aguardate,--sospezion ha en core
+ che contra lo su onore--facce mali trattate.
+
+ Lagna poi e fèrite--e tiente en gelosia,
+ vuol saper li luocora--e quegn'hai compagnia;
+ porrate poi l'ensidie,--si t'ha sospetta e ria;
+ non giova dicería--che facce en tuoi scusate.
+
+ Or vede che fai, femena,--co te sai contrafare!
+ la tua persona piccola--co la sai dimostrare!
+ sotto li piede méttete--ch'una gigante pare,
+ puoi con lo strascinare--cuopre le suvarate.
+
+ Se è femena pallida,--secondo sua natura,
+ arosciase la misera--non so con que tentura;
+ se è bruna, embiancase--con far sua lavatura;
+ mostrando sua pentura,--molt'aneme ha dannate.
+
+ Mostrerá la misera--ch'aggia gran trecce avolte;
+ la sua testa adornase--co fossen trecce acolte
+ o de tomento fracedo--o' so pecciòle molte,
+ cosí le gente stolte--da lor son engannate.
+
+ Per temporal avenesse--che l'om la veda sciolta
+ vedi che fa la demona--colla sua capovolta!
+ le trez'altrui componese--non so con que girvolta;
+ farattece una colta--che paion en capo nate.
+
+ Que fará la misera--per aver polito volto?
+ porrásece lo scortico--che 'l coio vecchio n'ha tolto;
+ remette 'l coio morbedo,--parrá citella molto;
+ sí engannan l'omo stolto--con lor falsificate.
+
+ Poi che a la femina--èglie la figlia nata,
+ co la natura formala,--pare una sturciata;
+ tanto lo naso tiraglie,--strengendo a la fiata,
+ che l'ha sí reparata--che porrá far brigate.
+
+ Son molte che per omene--non fon nullo aconciato;
+ delettanse fra l'altre--aver grand'apparato;
+ non ce pense, misera,--che per van delettato
+ lo cor s'è vulnerato--de molte enfermetate?
+
+ Non hai potenza, femina,--de poter preliare;
+ ciò che non puoi con mano,--la lengua lasse fare;
+ non hai lengua a centura--de saperle gettare
+ parole d'adolorare--che passan le corate.
+
+ Non giacerá a dormire--quella che hai ferita;
+ tal te dará percossa--che no ne sirai lita;
+ d'alcun te dará 'nfamia--che ne sirai schernita;
+ menarai poi tu vita--con molte tempestate.
+
+ Sospicará maritota--che non sie de lui prena;
+ tal glie verrá tristizia,--che gli secará omne vena;
+ acoglieratte en camora--che nol senta vicena;
+ qual ce trarai mena--de morte angustiata!
+
+
+
+
+IX
+
+CONSIGLIO DE L'AMICO A L'ALTRO AMICO CHE VOGLIA TORNARE A DIO
+
+
+ --O frate mio, briga de tornare--nante ch'en morte si' pigliato.
+
+ Nante che venga la morte,--sí briga de far lo patto;
+ ca 'l tuo ioco è 'n quella sorte--ch'è apresso a udir matto;
+ nante che sia 'l ioco fatto,--briga lassarlo entaulato.
+
+ --Frate, ciò che tu me dici,--te ne voglio amor portare,
+ ché fai co fan i bon amice--che de l'amico vol pensare;
+ ma ho fameglia governare--che ne so molto embrigato.
+
+ --Se tu regge la fameglia,--non la regger de l'altroi;
+ al poder tuo t'arsomeglia,--quegne spese far ne pòi;
+ non morir pro i figliol toi;--ca poco n'èi regraziato.
+
+ --Frate, se l'altrui sí rendo,--giran li me' figli mendicati;
+ nol posso far, tutto m'accendo--de lassargli desolati;
+ dai vicin serían chiamati--figli di quel desprezato.
+
+ --Frate, or pensa la sconfitta--che non aspetta el pate e 'l
+ [figlio;
+ e sí piglia la via ritta--da mucciar da quel empiglio;
+ e quel ch'aspetta en quel piglio--el figlio e 'l pate è poi legato.
+
+ --Frate, avuto agio en usanza--ben vestir e ben calzare;
+ non porría soffrir vilanza--en questa guisa desprezare;
+ faríame a deto mostrare:--Ecco l'uomo mal guidato.
+
+ --Testo a l'amo s'arsimiglia--ca de for ha lo dolzore,
+ e lo pesce, poi che 'l piglia,--sentene poco sapore;
+ dentro trova un amarore--che gli è molto entossecato.
+
+ --Non porría degiun suffrire--per la mia debeletate;
+ mename a lo morire--le cocin mal frumiate;
+ e sí per mia necessitate--voglio ciò che son usato.
+
+ --Frate, or pensa le pregiune:--regi e conti ce son stati,
+ e donzelli piú che tune--en tal fame s'on trovati,
+ che i calzar s'on manecati;--con que loto ci on trescato!
+
+ --Non porría veghiar la notte--e star ritto en orazione;
+ parme cosa tanto forte--de metterme a derenzione;
+ ché, se veghio per stagione,--tutto 'l dí ne vo agirlato.
+
+ --Or pensa gli encastellati--co so attenti al veghiare!
+ che da for so assediati--da chi lor sí vol pigliare;
+ tutta notte sto a gridare,--ché 'l castel non sia robbato.
+
+ --Frate, sí m'hai sbagutito--con lo tuo bon parlamento
+ che nel cor sí so ferito--d'un divin accendimento;
+ pigliar voglio pensamento--ch'io non sia piú engannato.
+
+ Gir ne voglio a lo patrino--ad accusar la mia matteza;
+ meglio m'è esser pelegrino--che d'aver questa riccheza,
+ la qual me mena a la dureza--de quel fuoco acalurato.
+
+
+
+
+X
+
+COMO DIO INDUCE EL PECCATORE A PENITENZA
+
+
+ --Peccator, chi t'ha fidato--che de me non hai temenza?
+
+ Non consider, peccatore,--ch'io te posso nabissare?
+ ed hai fatto tal fallore--ch'io sí l'ho cagion de fare;
+ t'ho voluto comportare--perché tornasse a penetenza.
+
+ --O dolcissimo Signore,--prego che sie paziente;
+ lo Nemico engannatore--m'ha sottratto malamente;
+ ritornato so a niente--per la gran mia niquitanza.
+
+ --Test'è l'anvito che io agio--che pro 'l Nemico m'hai lassato;
+ ed hai creso en tuo coragio---a ciò che t'ha consegliato;
+ el mio consegli' hai desprezato--per la tua grande arroganza.
+
+ --Lo conseglio me fo dato--ch'io devesse el mondo usare:
+ Da poi che sera' envechiato,--tu te porrai confessare;
+ assai tempo porrai dare--al Signor per perdonanza.
+
+ --Testo era palese enganno--che te mettivi ad osolare;
+ ché non hai termen d'un anno--ned un'ora pòi sperare;
+ se tu credevi envechiare,--fallace era tua speranza.
+
+ --La speranza che avea--de lo tuo gran perdonare
+ a peccar me conducea--e facealme adoperare
+ en speranza de tornare--a la fin con gran fidanza.
+
+ --La speranza del perdono--sí è data a chi la vole;
+ ed io a colui la dono--che del suo peccato dole,
+ non a quel che peccar sole---ha spem ch'io non facci la vegnanza.
+
+ --Po' 'l peccato avea commesso,--sí dicea del confessare;
+ el Nemico dicea con esso:--Tu nol porrai mai fare;
+ co porrai pena portare--de cusí grande offensanza?
+
+ --La pena che è portata--en questo mondo del peccato,
+ lebbe cosa è reputata--a pensar de quello stato
+ nel qual l'uomo n'è dannato--per la sua gran nequitanza.
+
+ --Col sozo laido peccato--me tenea col vergognare
+ e diceame:--En esso stato--tu nol porrai confessare;
+ co porrai al prete spalare--cosí grande abominanza?
+
+ --Meglio t'è d'aver vergogna--denante al preite mio,
+ che averla poi con doglia--al iudicar che farò io,
+ che mostraraio el fatto tio--en cusí grande adunanza.
+
+ --Ed io me rendo or pentuto--de la mia offensione
+ ché non so stato aveduto--de la mia salvazione;
+ pregote Dio, mio patrone,--che de me aggi piatanza.
+
+ --Poi ch'a me te sei renduto,--sí te voglio recepire;
+ e questo patto sia statuto--che non degge piú fallire;
+ ch'io non porría suffrire--cusí grande sconoscenza.
+
+
+
+
+XI
+
+DE L'ANEMA CONTRITA DE L'OFFESA DI DIO
+
+
+ Signore, damme la morte--nante ch'io piú te offenda;
+ e lo cor se fenda--ch'en mal perseverando.
+
+ Signor, non t'è giovato--mostrarme cortesia;
+ tanto so stato engrato,--pieno di villania!
+ pun' fin a la vita mia--ch'è gita te contrastando.
+
+ Megli'è che tu m'occidi,--che tu, Signor, sie offeso;
+ ché non m'emendo, giá 'l vidi;--nante a far mal so acceso;
+ condanna ormai l'appeso,--ché caduto è nel bando.
+
+ Comenza far lo iudicio,--a tollerme la santade,
+ al corpo tolli l'officio--che non agia piú libertade;
+ perché prosperitade--gita l'ha mal usando.
+
+ A la gente tolli l'affetto,--che nul agi de me piatanza;
+ perch'io non so stato deretto--aver a l'inferme amistanza;
+ e toglieme la baldanza--ch'io non ne vada cantando.
+
+ Adunense le creature--a far de me la vendetta;
+ ché mal ho usate a tutture--contra la legge deretta;
+ ciascuna la pena en me metta--per te, Signor, vendecando.
+
+ Non è per tempo el corotto--ch'io per te deggo fare;
+ piangendo continuo el botto--dovendome de te privare,
+ o cor, co 'l poi pensare--che non te vai consumando?
+
+ O cor, co 'l poi pensare--de lassar turbato amore,
+ facendol de te privare--o' patéo tanto labore?
+ or piagne 'l suo descionore--e de te non gir curando.
+
+
+
+
+XII
+
+COMO L'ANEMA DEVENTA MORTA PER EL PECCATO
+
+
+ Sí como la morte face--a lo corpo umanato,
+ molto peio sí fa a l'anema--la gran morte del peccato.
+
+ Emprima la morte al corpo--sí glie fa mortal ferita
+ che da omne membro i tolle--e scarporiscene la vita;
+ glie membra perdon l'uso--poi che la vita è finita;
+ l'anema poi s'è partita,--lo corpo torna anichilato.
+
+ Lo peccato piú che morte--sí fa sua ferita dura;
+ ché a l'alma tolle Dio--e corrompegl sua natura;
+ lo ben non pò operare;--ma li mali en gran plenura
+ cader en tanta affrantura--per cusí vil delettato.
+
+ Questa morte tol al corpo--la bellezza e 'l colore,
+ e la forma è sí desfatta,--ch'a veder dá un orrore;
+ non se trova sí securo--che nogl generi pavore
+ de veder quel terrore--de l'aspetto desformato.
+
+ Lo peccato sí fa a l'alma--sí terribele ferita,
+ che glie tolle la bellezza--che da Dio era insignita;
+ chi vedere la potesse--sí glie tollería la vita;
+ la faccia terribilita--crudel morte è 'l suo sguardato.
+
+ Questa morte sí fa el corpo--putredissimo, fetente;
+ e la puza stermenata--che conturba molta gente;
+ non si trova né vicino--né amico né parente
+ che voglia esser sofferente--de averlo un giorno a lato.
+
+ Tutta puza che nel mondo--fusse ensemora adunata,
+ solfenal de corpo morto--ed omne puza de privata
+ sí sería moscato ed ambra--po' 'l fetor deglie peccata;
+ quella puzza stermenata--che lo 'nferno ha 'nputedato.
+
+ Questa morte naturale--a lo corpo par che dia
+ la ferita che gli tolle--omne bona compagnia;
+ d'esto mondo l'ha gettato--che privato fuor ne sia,
+ co se fa la malsanía--che dai sani è separato.
+
+ Lo peccato sí fa a l'alma--la ferita cusí forte,
+ che li tolle Dio e i santi--e gli angeli con lor sorte;
+ de la chiesa è sbandita--e serrate i son le porte
+ e gli beni i son estorte--che nulla parte i sia dato.
+
+ Questa morte naturale--dá la sua percussione
+ che la carne sí sia data--a li vermi en comestione;
+ e li vermi congregati--d'esto corpo fon stacione;
+ non è fra lor questione--che 'l corpo non sia devorato.
+
+ Lo peccato sí fa a l'alma--la terribel sua usanza;
+ ché è data a le demonia--che stia en lor congreganza;
+ non la posson consumare,--fongli mala vicinanza;
+ dangli pene en abondanza--che convene al loro stato.
+
+ L'ultima che fa la morte--che dá 'l corpo a sepultura;
+ né palazo i dá né corte,--ma è messo en estrettura;
+ la lungheza e la lateza--molto glie se dá a mesura;
+ scarsamente la statura--so la terra è tumulato.
+
+ Lo peccato mena l'alma--al sepolcro de lo 'nferno;
+ e loco sí è tumulata--che non esce en sempiterno;
+ frate, lassa lo peccato--che te ce mena traenno;
+ poi ch'èi scritto nel quaderno,--averai cotal pagato.
+
+
+
+
+XIII
+
+COMO L'ANIMA VIZIOSA È INFERNO; E PER LUME DE LA GRAZIA POI SE FA
+PARADISO
+
+
+ L'anema ch'è viziosa--a lo 'nferno è simigliata.
+
+ Casa è fatta del demono,--halla presa en patremono;
+ la superbia sede en trono--pegio è ch'endemoniata.
+
+ Socce tenebre d'envidia,--ad onne ben post'ha ensidia;
+ de ben non ci arman vestigia,--sí la mente ha ottenebrata.
+
+ Ècce acceso fuoco d'ira--che a mal far la voglia tira;
+ volgese d'entorna e gira--mordendo co arabbiata.
+
+ L'accidia una freddura--ce reca senza mesura
+ posta en estrema paura--con la mente alienata.
+
+ L'avarizia pensosa--ècce verme che non posa;
+ tutta la mente s'ha rosa--en tante cose l'ha occupata!
+
+ De serpente e de dragone--la gola fa gran boccone;
+ e giá non pensa la rascione--de lo scotto a la levata.
+
+ La lussuria fetente,--ensolfato foco ardente,
+ trista lassa quella mente--che tal gente ci ha 'lbergata.
+
+ Venite gente a odire--e stupite del vedere:
+ enferno era l'anema heri,--en paradiso oggi è tornata.
+
+ Da lo Patre el lume è sciso,--don de grazia m'ha miso;
+ fatto sí n'ha paradiso--de la mente viziata.
+
+ Hacce enfusa umilitate,--morta ci ha superbietate
+ che la mente en tempestate--tenea sempre enruinata.
+
+ L'odio sí n'ha fugato--e lo cor ha 'namorato;
+ nel prossimo l'ha trasformato--en caritate abracciata.
+
+ L'ira n'ha cacciata fore--e mansueto ha fatto el core,
+ refrenato omne furore--che me tenea ensaniata.
+
+ E l'accida c'è morta--e iustizia c'è resorta;
+ dirizat'ha l'alma storta--en omne cosa ordenata.
+
+ L'avarizia n'è deietta--e pietate ce se assetta;
+ larga fa la benedetta--la sua gran lemosinata.
+
+ Enfrenata c'è la gola,--temperanza ce tien scola;
+ la necessitate sola--quella sí gli è ministrata.
+
+ La lussuria fetente--è cacciata da la mente;
+ castetate sta presente--che la corte ha relustrata.
+
+ O cor, non essere engrato--tanto ben che Dio t'ha dato!
+ vive sempre ennamorato--con la vita angelicata.
+
+
+
+
+XIV
+
+COMO LI VIZI DESCENDONO DA LA SUPERBIA
+
+
+ La superbia de l'altura--ha fatte tante figliole;
+ tutto 'l mondo se ne dole--de lo mal che n'è scontrato.
+
+ La superbia appetisce--omne cosa aver soietta;
+ soprapar non vol niuno--e glie qual non gli deletta;
+ glie menor mette a la stretta,--ché non i pò far tanto onore
+ quanto gli apetisce el core--del volere sciordenato.
+
+ Aguardando a soi maiure,--una invidia c'è nata;
+ non la puote gettar fuore,--teme d'esser conculcata;
+ l'odio sí l'ha 'mpreinata,--ensidie va preparando
+ per farglie cader en bando,--ché del lor sia menovato.
+
+ Per poter segnoregiare--sí fa giure ne la terra,
+ e le parte ce fa fare--donde nasce molta guerra;
+ lo suo cor molto s'aferra--quel che pensa non pò avere,
+ l'ira sí lo fa ensanire--como cane arabbiato.
+
+ Puoi che l'ira è su montata--e nel cor ha signoría,
+ crudeltate è aparechiata--de star en sua compagnia;
+ de far grande occidería--non li par sufficienza
+ tant'è la malavoglienza--che nel cor ha semenato.
+
+ Puoi che l'ira non pò fare--tutto quanto el suo volere,
+ una accidia n'è nata,--entra 'l core a possedere;
+ omne ben li fa spiacere,--posta è 'n'estremo temore,
+ le merolle i secca en core--del tristor c'ha albergato.
+
+ L'accidia molto pensosa--va pensando omne viagio;
+ se l'aver ce fosse en alto,--empieríase el tuo coragio;
+ l'avarizia che al passagio--entra a posseder la corte,
+ destregnenza sí fa forte--ad ogne uscio far serrato.
+
+ Ha sospetta la fameglia--che non i vada el suo furando;
+ moglie, figli, nuore e servi--tutti sí va tribulando;
+ or vedessi mal optando--che fa tutta la famiglia!
+ ciascun morte gli asimiglia--d'esto demone encarnato.
+
+ Rape, fura, enganna e sforza;--non ce guarda mal parere
+ con guai l'omo ch'è 'mponente--che gli aiace el suo podere;
+ ché gli menaccia de ferire--se 'l poder suo non li dona;
+ entorno non ci arman persona--che da lui non sia predato.
+
+ Or vedessi terre, vigne,--orta, selve per legnare!
+ auro, argento, gioie e gemme--ne li scrigni far serrare,
+ e molina a macenare,--bestie grosse e menute,
+ case far fare enfenute--per servar suo guadagnato.
+
+ El biado serva en anno en anno,--ch'aspetta la caristía;
+ poi che guasto el se manduca,--en casa mette dolentía;
+ or vedessi blasfemía--che la sua fameglia face!
+ Esbandita n'è la pace--de tutto el suo comitato.
+
+ Se la sua fameglia è grasa,--èglie gran despiacemento;
+ el pane e 'l vin che va en casa--mette en suo reputamento;
+ or vedessi iniuramento:--O fameglia sprecatrice!
+ da Dio sí la maledice--ch'el ben suo s'on manecato.
+
+ O avaro, fatt'hai enferno--mentre la tua vita dura;
+ e de l'altro pres'hai l'arra;--aspetta la pagatura!
+ o superbia de l'altura,--vedi ove sei redutta!
+ l'onoranza tua destrutta,--da ogne gente se' avilato.
+
+ Cinque vizia ne l'alma,--che de sopra agio contate,
+ lo superbo, envidioso--ed iroso accidiate,
+ l'avarizia toccate,--due ne regnan ne la carne
+ che tutto sto mondo spanne:--gola e lussuriato.
+
+ L'avarizia ha adunato--e la gola el se devura;
+ en taverne fa mercato:--per un bicchiere una voltura;
+ or vedessi sprecatura--che se fa de la guadagna!
+ la lussuria l'acompagna--che sia vaccio consumato.
+
+ Tutta spreca una contrata--per aver una polzella;
+ or vedete sta brigata--a que è dutta sta novella!
+ anema mia tapinella,--guárdate da tal ostiere!
+ lo cielo te fon perdere--e lo 'nferno ha' redetato.
+
+
+
+
+XV
+
+COMO L'ANEMA RETORNA AL CORPO PER ANDARE AL IUDICIO
+
+
+ --O corpo enfracedato,--io so l'anima dolente;
+ lièvate amantenente--ché sei meco dannato.
+
+ L'agnolo sta a trombare--voce de gran paura;
+ opo n'è appresentare--senza nulla demora,
+ stavimi a predicare--che non avesse paura,
+ male te credette alora--quando feci el peccato.
+
+ --Or se' tu l'alma mia--cortese e conoscente!
+ puoi che t'andasti via,--retornai a niente;
+ famme tal compagnia--che io non sia dolente,
+ veggio terribel gente--con volto esvaliato.
+
+ --Queste son le demonia--con chi t'è opo abitare;
+ non t'è opo far istoria;--que te oporá portare
+ non me trovo en memoria--de poterlo narrare;
+ se ententa fosse el mare---non ne siría pontato.
+
+ --Non ce posso venire,--ché so en tanta afrantura
+ che sto su nel morire,--sento la morte dura;
+ sí facisti al partire:--rompesti omne iuntura,
+ recata hai tal fortura--che ogne osso m'ha spezato.
+
+ --Como da tene a mene--fo apicciato amore,
+ semo reiunti in pene--con eterno sciamore;
+ l'ossa contra le vene,--nervi contra iunture;
+ sciordenati onne umure--de lo primero stato.
+
+ --Unquanco Galieno,--Avicenna, Ipocrate
+ non sapper lo conveno--de mei enfermetate;
+ tutte enseme iongono--e sòmmese adirate;
+ sento tal tempestate--che non vorría esser nato.
+
+ --Lièvate, maledetto,--ché non poi piú morare;
+ ne la fronte n'è scritto--tutto el nostro peccare;
+ quel che nascusi a letto--volevamo operare
+ oporasse mostrare--vegente onne omo nato.
+
+ --Chi è questo gran sire--rege de grande altura?
+ sotterra vorría gire--tal me mette paura;
+ ove porría fugire--da la sua faccia dura?
+ terra, fa copretura!--ch'io nol veggia adirato.
+
+ --Questo sí è Iesú Cristo,--lo figliolo di Dio;
+ vedenno el volto tristo,--spiacegli el fatto mio;
+ potemmo fare acquisto--d'aver lo regno sio;
+ malvagio corpo e rio,--or que avem guadagnato!
+
+
+
+
+XVI
+
+COMO L'APPETITO DE LAUDE FA OPERARE MOLTE COSE SENZA FRUTTO
+
+
+ --Que fai, anema predata?--Faccio mal ché so dannata.
+
+ Agio mal ché infinito--omne ben sí m'è fugito;
+ lo ciel sí m'ha sbandito--e lo 'nferno m'ha 'lbergata.
+
+ --Dáime desperazione--de la mia condizione
+ pensando la perfezione--de la vita tua ch'è stata.
+
+ --Io fui donna religiosa,--settant'anni fui renchiosa;
+ iurai a Cristo esser sposa--or so al diavolo maritata.
+
+ --Qual è stata la cagione--de la tua dannazione,
+ ché speravan le persone--che fosse canonizata?
+
+ --Non vedeano el magagnato--che nel core era occultato;
+ Dio, a cui non fo celato,--ha scoperta la falsata.
+
+ Vergene me conservai,--el mio corpo macerai,
+ ad om mai non guardai,--ché non fosse poi tentata.
+
+ Non parlai piú de trent'agne--como fon le mie compagne;
+ penetenze fece magne,--piú che non ne fui notata.
+
+ Degiunar mio non esclude--pane ed acqua ed erbe crude,
+ cinquant'anni entier compiude--degiunar non fui alentata.
+
+ Cuoi de scrofe toserate,--fun de pelo atortigliate,
+ cerchi e veste desperate--cinquant'anni cruciata.
+
+ Sostenetti povertate,--freddi, caldi e nuditade;
+ non avi l'umilitate,--però da Dio fui reprovata.
+
+ Non avi devozione--né mentale orazione;
+ tutta la mia entenzione--fo ad essere lodata.
+
+ Quando udía chiamar la santa,--lo mio cor superbia enalta;
+ or so menata a la malta--con la gente desperata.
+
+ S'io vergogna avesse avuta,--non siría cusí peruta,
+ la vergogna avería apruta--la mia mente magagnata.
+
+ Forse me siría corressa,--che non sería a questa opressa;
+ l'onoranza me tenne essa--ch'io non fosse medecata.
+
+ Oimè, onor, co mal te vide--ca 'l tuo gioco me occide;
+ begl me costa el tuo ride,--de tal prezo m'hai pagata!
+
+ Se vedessi mia figura--moreri' de la paura;
+ non porría la tua natura--sostener la mia sguardata.
+
+ L'anema ch'è viziosa--orribil è sopr'onne cosa;
+ tal dá puza estermenosa--en omne canto è macellata.
+
+ O penar, non sai finire--né a fin giamai venire;
+ sí perseveri tuo ferire--como fosse comenzata.
+
+ Non fatiga el feredore,--el ferito non ne more,
+ or te pensa el bello amore--che sta en questa vicinata.
+
+ La pena è consumativa,--l'alma morta sempr'è viva
+ e la pena non deriva--de star sempre en me adizata.
+
+ --Penso ch'io sirò dannato,--nullo bene agio operato
+ e molto male acumulato--en la mia vita passata.
+
+ --Frate, non te desperare;--paradiso poi lucrare
+ se te guarde dal furare--l'onor suo che t'ha vetata.
+
+ Teme, serve e non falsare--e combatte en adurare
+ si e' 'n bon perseverare,--proverai l'umiliata[1].
+
+
+NOTE:
+
+ [1] Le tre stanzie sequente erano in alcuni libri inanti le tre
+ ultime:
+
+ O lamento mio lamento,--o lamento con tormento,
+ o lamento co m'hai tento,--de tal machia m'hai sozata!
+
+ O corrotto mio corrotto,--o corrotto pien de lotto,
+ o corrotto o' m'hai adotto,--che sia nel foco soterrata?
+
+ Conscienzia mia mordace,--tuo flagello mai non tace;
+ tolta m'hai dal cor la pace--e con Dio scandalizata.
+
+ (Nota del Bonaccorsi).
+
+
+
+
+XVII
+
+DE FRATE RANALDO, QUALE ERA MORTO
+
+
+ Frate Ranaldo, dove se' andato?--de quolibet sí hai disputato?
+
+ Or lo me di', frate Ranaldo,--ché del tuo scotto non so saldo;
+ se èi en gloria o en caldo--non lo m'ha Dio revelato.
+
+ Honne bona conscienza--che 'l morir te fo en pazienza;
+ confessasti tua fallenza--absoluto dal prelato.
+
+ Or ecco iá la questione:--se avesti contrizione,
+ quella ch'è vera onzione--che destegne lo peccato.
+
+ Or sei ionto a la scola--ove la veritá sola
+ iudica omne parola--e demostra omne pensato.
+
+ Or sei ionto a Collestatte--do' se mostra li toi fatte;
+ le carte son fore tratte--del mal e ben c'hai oprato.
+
+ Ché non giova far sofismi--a quelli forti siloismi,
+ né per corso né per risme--che lo vero non sia apalato.
+
+ Conventato se' en Parese--a molto onor e grande spese;
+ ora èi ionto a quelle prese--che stai en terra attumulato.
+
+ Aggio paura che l'onore--non te tragesse de core
+ a tenerte lo menore--fratecello desprezato.
+
+ Dubito de la recolta--che dal debito non sia sciolta,
+ se non pagasti ben la colta--che 'l Signor t'ha comandato.
+
+
+
+
+XVIII
+
+COMO L'OMO È ACECATO DAL MONDO
+
+
+ Omo, tu se' engannato,--ché questo mondo t'ha cecato.
+
+ Cecato t'ha questo mondo--coi delette e col sogiorno
+ e col vestimento adorno--e con essere laudato.
+
+ Li deletti c'hai avuti,--mo que n'hai? sonsene giuti;
+ en vanetá sí t'hai perduti--e fatto ci hai molto peccato.
+
+ Ed unqua non vol pentire--finché vieni a lo morire;
+ da che sai non puoi guarire,--dice pro 'l prete sia mandato.
+
+ Lo prete dice:--Figlio mio,--como sta lo fatto tio?--
+ e tu dice:--Sere, ch'io--so de mal molto gravato.--
+
+ Sí t'affligon li figlioli--ché gli lassi po' te soli;
+ piú de lor che de te doli,--ché 'l fatto lor lassi embrigato.
+
+ Quel dolor t'afflige tanto,--quando i figli piangon en alto,
+ che 'l fatto tuo lassi da canto--de render el mal aquistato.
+
+ Poi che veni a lo morire,--li parenti fon venire;
+ non ti lassan ben uscire,--fuor de casa t'on gettato.
+
+ Fin a santo von gridanno--e dicendo:--Or ecco danno!--
+ Torna a casa, briga entanno--che 'l manecar sia 'parechiato.
+
+ Poi che s'onno satollati,--del tuo fatto s'on scordati;
+ dei denar c'hai guadagnati--non hai teco alcun portato.
+
+ O tapino, a cui aduni?--ad arriccar li toi garzuni?
+ da ch'èi morto, i gran boccuni--se fon del tuo guadagnato.
+
+
+
+
+XIX
+
+DE L'OMO CHE NON SATISFECE IN VITA SUA DEL MAL ACQUISTATO
+
+
+ --Figli, nepoti e frati,--rendete el maltolletto
+ lo quale io ve lassai.
+
+ Voi lo prometteste a lo patrino--de renderlo tutto e non
+ [venir mino;
+ ancor non me dest per l'alma un ferlino--de tanta moneta quant'io
+ [guadagnai.
+
+ --Se 'l te promettemmo or non te 'l sapevi?--ben eri sagio che tu
+ [lo credevi!
+ se tu nel tuo fatto non provedevi,--attèndeti a noi che 'l farimo
+ [crai!
+
+ --Io vi lassai el molto valore;--pochi presenti da voi ebbe
+ [ancore;
+ quando ce penso ho gran descionore,--ché m'ho abandonato quel che
+ [piú amai.
+
+ --Se tu n'amasti, devevi vedere--a quegno porto devive venire;
+ de quel ch'aquistasti volem gaudere--e non è verun che curi en tuo
+ [guai.
+
+ --Io ve lassai le botte col vino,--lassavi li panni de lana e de
+ [lino;
+ posto m'avete nel canto mancino--de tanta guadagna quant'io
+ [congregai.
+
+ --Se tu congregasti tanta guadagna,--de darte covelle a noi non ne
+ [caglia;
+ ággete pace, se pate travaglia;--facesti tal fatti, captivo ne vai.
+
+ --Io amesurai a sostenere--la terra la vigna per far lo podere;
+ or non potete niente volere--darme una fetta de quel ch'aquistai.
+
+ --Se tu fuste crudo ad esser tenace,--de darte chevelle a noi non
+ [ne piace;
+ stanne securo e fanne carace!--de le tue pene non ne curam mai.
+
+ --Io v'alevai con molto sudore--e poi me dicete tal descionore!
+ Penso che voi verrite a quel ore--che provarite che son li mei guai.
+
+
+
+
+XX
+
+DEL SCELERATO PECCATORE PENITENTE
+
+
+ O me lasso, dolente--ca lo tempo passato
+ male l'ho usato--en ver' lo Creatore.
+
+ Tutto lo mio delettare,--da poi che m'allevai,
+ fo del mondo amare;--de l'altro non pensai;
+ or me conven lassare--quel che piú delettai
+ ed aver pena assai--e tormento e dolore.
+
+ Lo mangiare e lo bere--è stato el mio deletto,
+ e posare e gaudere--e dormire a lo letto;
+ non credeva potere--aver nullo defetto;
+ or so morto e decepto,--ch'agio offeso al Signore.
+
+ Quand'altri gi' al predecare--o a udir messa ad santo,
+ ed io me gía a satollare--e non guardava quanto;
+ poi me rendea a cantare;--or me retorna en pianto;
+ quello fo lo mal canto--per me en tutto peggiore.
+
+ Quando alcun mio parente--o amico deritto
+ me reprendea niente--o de fatto o de ditto,
+ respondeali mantenente,--tanto era maleditto:
+ --Morto en terra te mitto--se ne fai piú sentore.--
+
+ Quando en assembiamento--bella donna vedía,
+ faceagli sguardamento--e cenni per mastría;
+ se non gli era en talento,--vantando me ne gía;
+ da me non remanía--che non avesse descionore.
+
+ Per la mala ricchezza--ch'a sto mondo agio avuta,
+ so visso en tanta alteza,--l'alma n'agio perduta;
+ la mala soperchianza,--com'è da me partuta,
+ siramme meretuta--de foco e d'encendore.
+
+ La vita non me basta--a farne penetenza,
+ ché la morte m'adasta--a darne la sentenza;
+ se tu, Vergene casta,--non acatte indulgenza,
+ l'anema en perdenza--girá senza tenore.
+
+ Regina encoronata,--mamma del dolce figlio,
+ tu se' nostra advocata;--veramente assimiglio
+ per le nostre peccata--che non giamo en esiglio;
+ manda lo tuo consiglio,--donna de gran valore.
+
+
+
+
+XXI
+
+DE QUELLO CHE DOMANDA PERDONANZA DA POI LA MORTE
+
+
+ --O Cristo pietoso,--perdona el mio peccato,
+ ch'a quella son menato--che non posso piú mucciare.
+
+ Giá non posso piú mucciare--ché la morte m'ha 'battuto;
+ tolto m'ha el solazzare--desto mondo ove son suto;
+ non ho potuto altro fare,--son denante a te venuto;
+ èlme oporto el tuo aiuto--ché 'l Nemico volme accusare.
+
+ --Non è tempo aver pietanza--po' la morte del peccato;
+ fatta te fo recordanza--che tu fusse confessato;
+ non voleste aver leanza--en quel che te fo comandato,
+ la iustizia ha 'l principato--che te vole esaminare.
+
+ Lo Nemico sí ce vene--a questa entenzagione:
+ --O Signor, pregote bene--che m'entende a ragione;
+ che a questo omo s'avene--ch'io lo mene en pregione,
+ s'io provo la cagione--co el se de' condennare.--
+
+ El Signor che è statera--responde a questo ditto:
+ --La prova, se ella è vera,--entenderolla a distritto;
+ ché onne bono omo spera--ch'io sia verace e dritto;
+ se hai il suo fatto scritto--or ne di' ciò che te pare.
+
+ --Signore, tu l'hai creato--come fo tuo piacemento;
+ de grazie l'hai ornato,--désteli descernemento;
+ nulla cosa ha osservato--de lo tuo comandamento;
+ a cui fece el servemento--lo ne deve meritare.
+
+ Ché molto ben sapea--quando tollea l'usura,
+ al povero sí daéa--molto manca mesura;
+ ma ne la corte mea--li farò tal pagatura,
+ ch'el non sentí ancura--de que i farò asagiare.
+
+ Quando altri li dicía:--Pènsate del finire!--
+ e quel se ne ridía,--che non credea morire;
+ cortese so a casa mia,--farollo ben servire;
+ poi ch'a mi volse venire,--non lo sappi arnunzare.
+
+ Se vedea assembiamento--de donne e de donzelli,
+ andava con stromento--con soi canti novelli;
+ facea acquistamento--per lui de tapinelli;
+ en mia corte ho fancelli--che gl'insegnaran cantare.
+
+ Se dico tutta storia,--mo è rencrescemento;
+ ché pur de vanagloria--saría grande strumento;
+ perché glie torne a memoria--fatto n'ho toccamento;
+ senza pagar argento--la carta ne fei trare.
+
+ Facciane testificanza--l'angelo so guardiano,
+ se ho detto in ciò fallanza--verso quest'om mondano;
+ credome en sua leanza,--ché 'l mentir non gli è sano;
+ pregote, Dio sovrano,--che me degi ragion fare.--
+
+ L'angel viene encontenente--a fare testificanza:
+ --Sappi, Signor, veramente--ch'egli ha detto la certanza;
+ detto ha quasi niente--de la sua nequitanza;
+ tenuto m'ha en vilanza--mentre lo stei a guardare.
+
+ --Respondi, o malvagione--se hai nulla scusanza;
+ far ne voglio ragione--de que è fatta provanza;
+ non avesti cagione--de far tal soperchianza;
+ far ne voglio vegnanza,--nol pos piú comportare.
+
+ --De ciò che m'è provato--nulla scusanza n'agio,
+ pregote, Dio beato,--che m'aiuti al passagio;
+ che m'ha sí empaurato--menacciato del viagio,
+ sí è scuro suo visagio--che me fa angustiare.
+
+ --Longo tempo t'ho aspettato--che te dovessi pentire;
+ con ragion sei condannato--che te déi da me partire;
+ del mio viso sei privato--che mai nol porrai vedere,
+ fate gli aversere venire--che 'l degian acompagnare.
+
+ --O Signor, co me departo--da la tua visione!
+ co so adunati ratto--che me menino in pregione!
+ poi che da te me parto,--damme la benedizione
+ famme consolazione--en questo mio trapassare!
+
+ --Ed io sí te maledico,--d'ogne ben si' tu privato!
+ vanne, peccator inico,--che tanto m'hai desprezato!
+ se me fusse stato amico,--non saríe cosí menato;
+ a lo 'nferno se' dannato--eternalmente ad estare.--
+
+ El Nemico fa adunare--mille de soi con forconi,
+ e mille altri ne fa stare--che pagono co dragoni;
+ ciascun lo briga d'apicciare--e cantar le lor canzone;
+ dicon:--Questo en cor te poni,--ch'è t'opo con noi morare.--
+
+ Con grandissima catena--strettamente l'on legato,
+ a lo 'nferno con gran pena--duramente l'on menato;
+ poi gridan quelli con l'oncina:--Èsciti fore,--al condennato.
+ Tutto el popol s'è adunato--e nel foco el fon gettare.
+
+
+
+
+XXII
+
+DE LA VITA DE L'OMO REDUTTA A LA VECHIEZA
+
+
+ Audite una entenzone--ch'era fra doi persone
+ vecchi e descaduti--ca, dopo eran perduti,
+ l'uno era censalito--l'altro era ben vestito.
+
+ Lo censalito piangea--d'uno figlio ch'avea
+ impio e crudele--piú amaro che fele:
+ --Vedi, o compar mio,--del mio figlio iudío!
+ vedi co m'ha dobato--de lo mio guadagnato!
+ la sua lengua tagliente--piú che spada pognente
+ tutto me fa tremare--quando 'l vegio arentrare;
+ non fina gir gridando--e de girme stravando:
+ --O vecchio desensato,--demonio encarnato,
+ non te poi mai morire--ch'io te possa carire.--
+ Aio una nuora santa--de paradiso pianta,
+ certo io saría morto--non fosse el suo conforto;
+ tutto me va lavando--e scegliendo e nettando;
+ sí la benedica Dio--com'ell'è reposo mio!
+
+ --Compar, co m'hai ferito--d'esto c'hai referito
+ d'esta tua santa nura!--ché n'aio una sí dura!
+ se tu oderai contare--quel che me fa portare,
+ terraite ben contento--de lo tuo encrescemento.
+ Aio una nuora astuta--con la lengua forcuta,
+ con una voce enquina--che non ci arman vicina
+ che non oda 'l gridato--del suo morganato;
+ l'acqua, lo vento posa:--la lengua niquitosa
+ non può mai posare--de starme a 'niuriare
+ con parole cocente--che me fendon la mente;
+ meglio siría la morte--che la pena sí forte!
+ Agio un figlio ordenato--che Dio l'ha fabrecato;
+ con meco paziente,--la sua lengua è piacente;
+ a la moglie ha ferito--per quel che n'ha sentito;
+ ma nulla cosa giova--tanto è de dura prova.
+
+ --Compar, lo contamento--c'hai fatto en parlamento,
+ mitigame el dolore--ch'aio portato en core;
+ teneame lo piú afflitto--nel mondo derelitto,
+ e cento piú hai peio,--c'hai mal senza remeio,
+ ché passa onne malizia--ria femena en nequizia;
+ non t'encresca contare,--ché me puoi resanare,
+ le parole dogliose--piú che venenose
+ che questa tua nuora dice,--che Dio la maledice!
+
+ --Compar, puoi recordare,--sí como a me pare,
+ donzello en bel servire--ed ornato cavaliere,
+ bello e costumato;--or so cusí avilato
+ da una mercenaia--figlia de tavernaia;
+ con la lengua demostra--che m'ha vinto de giostra;
+ fatto ha cantuzio--de lo mio repuzio:
+ --O casa tribulata,--che Dio l'ha 'bandonata!
+ lo vecchio desensato--en te si è anidato;
+ strovele, obprobrioso,--brutto, puteglioso,
+ con gli occhi reguardosi,--rosci e caccolosi,
+ palpetra reversate,--paiono ensanguenate;
+ lo naso sempre cola--como acqua de mola;
+ como porci sannati--gli denti son scalzati;
+ con quelle rosce gengíe,--che paiono pur sanguíe,
+ chi rider lo vedesse--a pena che non moresse
+ con quello guardo orribile--e la faccia terribile;
+ ma pur lo gran fetore--che de la bocca esce fore,
+ la puza stermenata--la terra n'è 'nfermata;
+ la sarocchiosa tossa,--chi lo vede contossa;
+ con lo sputo fetente--che conturba la gente;
+ ròina secca serrata--che pare encotecata;
+ como lo can c'ha 'l raspo,--le man mena co naspo;
+ lo vecchio delombato--como arco piegato,--
+ e molte altre parole--che 'l mio cor dir non vole.
+
+ --Compar, molto mi doglio--pensando el tuo cordoglio;
+ como 'l poi soffrire--tanta vergogna udire?
+ maraviglia è che 'l core--non t'è crepato fore.
+
+ --Compar, non te dolire--che è 'l mal se de' punire;
+ commise lo peccato,--ben è ch'io sia pagato;
+ ch'abbi tanta allegreza--de la stolta belleza;
+ ma non è maraveglia--s'io turbo mia fameglia;
+ maraviglia m'ho fatto,--pensando d'esto tratto,
+ co cane scortecato--non me gett'al fossato
+ vedendome sí orribele,--puzulente e spiacevele.
+
+ O gente che amate--en belleza delettate,
+ venite a contemplare,--ché ve porrá giovare!
+ mirate en questo specchio--de me desfatto vechio;
+ fui sí formoso e bello,--né citade né castello
+ chivel non ci armanea--ch'a me veder traea;
+ or so cosí desfatto--en tutto scontrafatto,
+ onomo ha gran paura--vedendo mia figura;
+ vedete la belleza--che non ha stabeleza:
+ la mane el fior è nato,--la sera el vei seccato.
+
+ O mondo enmondo,--che d'ogne ben m'hai mondo;
+ o mondo fallace--ad om ch'en te ha pace;
+ o mondo barattiere,--bè glie costa el taoliere;
+ lo tempo m'hai sotratto,--nullo servasti patto;
+ col tuo mostrar de riso--perdut'ho 'l paradiso.
+
+ Signor, misericordia!--fa' meco tua concordia!
+ famme la perdonanza--de mia grave offensanza!
+ rendome pentuto--ché non fui aveduto;
+ per lo mondo aversire,--lassai lo tuo servire;
+ or lo vorría fare,--non me posso aiutare;
+ de la vergogna m'ardo--che m'avidi sí tardo.
+
+
+
+
+XXIII
+
+DE LA VILTÁ DE L'OMO
+
+
+ Omo, méttete a pensare--onde te vien el gloriare.
+
+ Omo, pensa de que semo--e de que fommo ed a que gimo;
+ ed in que retornerimo--ora mettete a cuitare.
+
+ D'uman seme se' concetto,--putulente sta subietto;
+ se ben te vedi nel diretto,--non hai donde t'esaltare.
+
+ De vil cosa se' formato--ed en pianto foste nato,
+ en miseria conversato--ed en cenner déi tornare.
+
+ Veniste a noi co pelegrino,--nudo, povero e tapino;
+ menato en questo camino,--pianto fo el primo cantare.
+
+ Menato en questo paese--non recasti da far spese;
+ ma 'l Signor te fo cortese,--che il suo ben vòlsete prestare.
+
+ Or te pensa el fatto tio:--se 'l Signor arvole el sio,
+ non t'armar altro che 'l rio,--non hai donde t'alegrare.
+
+ Gloria hai del vestimento--che t'aconce al tuo talento;
+ ed hai pieno el cor de vento--per «meser» farte chiamare.
+
+ Se la pieco arvol la lana--e lo fiore arvol la grana,
+ lo tuo pensier è cosa vana--onde superbia vòi menare.
+
+ Aguarda a l'arbore, o omo,--quanto fa suave pomo
+ odorifero, e como--è saporoso nel gustare.
+
+ De la vite que ne nasce?--l'uva bella ch'omo pasce;
+ poco maturar la lasce,--nascene el vino per potare.
+
+ Omo, pensa que tu mene--pedochi assai con lendinine,
+ e le pulce son meschine--che non te lassan veniare.
+
+ Se hai gloria d'avere,--attende un poco e mo 'l pòi scere
+ que ne pòi d'esto podere--nella fin teco portare.
+
+
+
+
+XXIV
+
+COMO LA VITA DE L'OMO È PENOSA
+
+
+ O vita penosa, continua battaglia,
+ con quanta travaglia--la vita è menata!
+
+ Mentre sí stette en ventre a mia mate,
+ presi l'arrate--a deverme morire;
+ como ce stette en quelle contrate
+ chiuse, serrate,--nol so reverire;
+ venni a l'uscire--con molto dolore
+ e molto tristore--en mia comitata.
+
+ Venni renchiuso en un saccarello
+ e quel fo el mantello--co venni adobato:
+ operto lo sacco, co stava chello
+ assai miserello--e tutto bruttato,
+ da me è comenzato--uno novo pianto;
+ esto 'l primo canto--en questa mia entrata.
+
+ Venne cordoglio a quella gente
+ che stava presente;--sí me pigliâro;
+ mia mate stava assai malamente
+ del parto del ventre--che fo molto amaro.
+ Sí me lavâro--e dierme panceglie,
+ coprireme quigli--con nova fasciata.
+
+ Oimè dolente, a que so venuto,
+ ché senza aiuto--non posso scampare!
+ A chi me serve sí do el mal tributo,
+ com'è convenuto--a tale operare;
+ sempre a bruttare--me e mie veste
+ e queste meneste--donai en alevata.
+
+ Se mamma arvenisse che racontasse
+ le pene che trasse--en mio nutrire!
+ la notte ha bisogno che si rizasse
+ e me lattasse--con frigo suffrire
+ staendo a servire;--ed io pur plangea;
+ anvito non avea--de mia lamentata.
+
+ Ella, pensando ch'io male avesse,
+ che non me moresse--tutta tremava;
+ era besogno che lume accendesse
+ e me scopresse,--e poi me mirava
+ e non trovava--nulla sembianza
+ de mia lamentanza--perché fosse stata.
+
+ O mamma mia, ecco le scorte
+ che en una notte--hai guadagnato!
+ portar nove mesi ventrata sí forte
+ con molte bistorte--e gran dolorato,
+ parto penato--e pena en nutrire;
+ el meritire--male n'èi pagata.
+
+ Poi venne el tempo mio pate è mosto,
+ a leger m'ha posto--ch'emprenda scrittura;
+ se non emprenda quel ch'era emposto,
+ davame 'l costo--de gran battetura;
+ con quanta paura--loco ce stetti,
+ sirían longhi detti--a farne contata.
+
+ Vedea li garzoni girse iocando,
+ ed io lamentando--che non podea fare;
+ se non gía a la scola, gíame frustando
+ e svincigliando--con mio lamentare;
+ stava a pensare--mio pate moresse,
+ ch'io piú non staesse--a questa brigata.
+
+ Tante le meschie ch'io entanno facea,
+ ca pigliaría--le molte entestate;
+ non ne gía a Lucca che cagno n'avea;
+ capigli daea--e tollea guanciate;
+ e spesse fiate--era strascinato
+ e calpistato--com'uva entinata.
+
+ Passato el tempo, empresi a giocare,
+ con gente usare--e far grande spese;
+ mio pate stava a dolorare
+ e non pagare--le mie male emprese;
+ le spese commesse--stregnéme a furare,
+ lo biado sprecare--en mala menata.
+
+ Poi che fui preso a far cortesía,
+ la malsanía--sí non è pegiore;
+ l'auro e l'argento che è en Suría
+ non empiería--la briga d'onore:
+ moriva a dolore--che non potea fare;
+ el vergognare--non gía en fallata.
+
+ Non ce bastava niente el podere
+ a recoprire--le brighe presente;
+ asti e paraggi, calzare e vestire,
+ mangiare e bere--e star fra la gente;
+ render presente--parente ed amice
+ fuor tal radice--che l'arca on voitata.
+
+ Se era constretto a far vendecanza
+ per soperchianza--ch'avesse patuta,
+ pagar lo bando non era en usanza
+ e la briganza--non c'era partuta;
+ la mente smarruta--crepava a dolore,
+ che 'l descionore--non era vengnata.
+
+ Se l'avea fatta, gíamene armato,
+ empaurato--del doppio aravere;
+ e stavamo en casa empregionato
+ e paventato--nel gire e venire;
+ chi el porría dire--quant'è la pena
+ che l'odio mena--per ria comenzata!
+
+ Volea moglie bella che fosse sana
+ e non fosse vana--per mio piacere;
+ con grande dota, gentile e piana,
+ de gente non strana--con lengua a garrire;
+ compíto desire--non è sotto 'l cielo
+ e l'om como scelo--che qui l'ha cercata.
+
+ Se non avea figli, era dolente,
+ ché 'l mio a mia gente--volea lassare;
+ avendo figli, non gli ho sí piacente
+ che la mia mente--ne sia en consolare;
+ or ecco lo stare--c'ha l'om en sto mondo,
+ d'omne ben mondo--per gente acecata.
+
+ Recolto el biado e vendegnato,
+ arò semenato--per tempo futuro;
+ mai non se compie questo mercato,
+ sí continuato--conti en questo muro;
+ lo tempo a Dio furo--ed hogli sotratto
+ e rotto gli è 'l patto--de sua comandata.
+
+ Battaglia continua del manecare,
+ pranzo, cenare--e mai non ha posa;
+ se non è aparechiato co a me pare,
+ scandalizare--sí fa la sua osa;
+ o vita penosa--ove m'hai menato
+ cusí tribulato--continua giornata!
+
+ Mai non se giogne la gola mia brutta;
+ sapor de condutta--sí vol per usanza,
+ viva exquisita e nuove frutta,
+ e questa lutta--non ha mai finanza;
+ o tribulanza,--ov'è 'l tuo finare,
+ la ponga voitare--e l'anema en pecata!
+
+ La pena grande che è de le freve,
+ che non vengon leve,--ma molto penose,
+ e non se parton per leger de breve;
+ li medici greve--pagarse de cose,
+ siroppi de rose--ed altri vaseglie;
+ denar piú che griglie--ce vono a la fiata.
+
+ A quanti mali è l'om sottoposto,
+ non porría om tosto--per risme contare;
+ glie medici el sanno, che contano el costo,
+ che scrivon lo 'ncostro--e fonse pagare;
+ abreviare--sí n'opo esto fatto
+ che compiam ratto--la nostra dittata.
+
+ Ecco lo verno che viene piovuso,
+ diventa lotuso--e rio gir d'entorno;
+ venti, freddura e neve per uso
+ a l'omo è noioso--per far suo sogiorno;
+ non è nel monno--tempo che piaccia
+ e questa traccia--non è mai finita.
+
+ Ecco la state che vien con gran calde,
+ angustie grande--con vita penosa:
+ de giorno le mosche d'entorno spavalde,
+ mordendone valde,--che non ne don posa;
+ passa sta cosa--ed entra la notte:
+ le pulce son scorte--a dar lor beccata.
+
+ Stanco lo giorno gíame a letto,
+ pensava l'affetto--nel letto posare;
+ ecco i pensieri, lá ov'era retto,
+ aveanme constretto--a non dormentare;
+ or al pensare,--volvendome entorno,
+ tollendome el sonno,--per molte fiata.
+
+ Fatto lo giorno, ed io arcomenzava;
+ qual piú m'encalzava,--quella prendea;
+ non venía fatta como pensava,
+ adolorava--che nolla compía;
+ el dí se ne gía--ed ecco la notte
+ a darme le scorte--com'el'era usata.
+
+ Compíta l'una, ed eccote l'altra;
+ e questa falta--non pote fugire;
+ molte embrigate enseme m'ensalta,
+ pegio che malta--è 'l mio sufferire;
+ o falso desire, ed o' m'hai menato,
+ ché sí tribulato--passo mia stata?
+
+ Cusí tribulato vengo a vecchieza,
+ perdo belleza--ed omne potere;
+ devento brutto, perdendo netteza,
+ grande splaceza--dá el mio vedere,
+ ed opo m'è gire--per forza a la morte
+ a prender le scorte--che dá en sua pagata.
+
+ O vita fallace do' m'hai menato
+ e co m'hai pagato--che t'aio servito?
+ Haime condutto ch'io sia sotterrato
+ e manecato--dai vermi a menuto;
+ or ecco el tributo--che dái en tuo servire
+ e non pò fallire--a gente ch'è nata.
+
+ O omo, or te pensa che è altra vita,
+ la qual è enfinita--do' n'opo andare;
+ e socce doi lochi lá 'v'è nostra gita:
+ l'una compíta--de pien delettare,
+ l'altra en penare--piena de dolore,
+ o' so gli peccatore--con l'anema dannata.
+
+ Se qui non lasse l'amor del peccato,
+ serai sotterrato--en quel foco ardente;
+ se qui tu lassi e senne mendato,
+ serai translato--con la santa gente;
+ ergo presente--facciam correttura,
+ ché en affrantura--non sia nostra andata.
+
+
+
+
+XXV
+
+DE LA CONTEMPLAZIONE DE LA MORTE ED INCINERAZIONE CONTRA LA SUPERBIA
+
+
+ Quando t'alegri, omo de altura,
+ va', pone mente a la sepultura.
+
+ E loco poni lo tuo contemplare,
+ e pensa bene che tu de' tornare
+ en quella forma, che tu vedi stare
+ l'omo che iace ne la fossa scura.
+
+ --Or me responde tu, omo sepelito,
+ che cusí ratto de sto mondo e' scito!
+ o' so i bei panni de que eri vestito,
+ ch'ornato te veggio de molta bruttura?
+
+ --O frate mio, non me rampognare,
+ ché lo fatto mio a te può iovare;
+ poi che i parente me fiero spogliare,
+ de vil cilicio me dier copretura.
+
+ --Or ov'è 'l capo cusí pettenato?
+ con cui t'aragnasti che 'l t'ha sí pelato?
+ fo acqua bullita che t'ha sí calvato?
+ non te c'è oporto piú spicciatura.
+
+ --Questo mio capo ch'avi sí biondo,
+ cadut'è la carne e la danza d'entorno;
+ nol me pensava quand'era nel monno
+ ca entanno a rota facea portatura.
+
+ --Or ove son gli occhi cusí depurati?
+ fuor del lor loco sono gettati;
+ credo che i vermi glie son manecati;
+ del tuo regoglio non áver paura.
+
+ --Perduto m'ho gli occhi con que gía peccanno,
+ guardando a la gente, con essi accennanno;
+ oimè dolente, or so nel malanno,
+ ché 'l corpo è vorato e l'alma en ardura.
+
+ --Or ov'è 'l naso ch'avevi per odorare?
+ quegna enfermetate el n'ha fatto cascare?
+ non t'èi potuto dai vermi aiutare,
+ molto è abassata sta tua grossura.
+
+ --Questo mio naso, ch'avea per odore,
+ caduto se n'è con molto fetore;
+ nol me pensava quand'era en amore
+ del mondo falso pieno de vanura.
+
+ --Or ov'è la lengua tanto tagliente?
+ apre la bocca: non hai niente;
+ fone troncata o forsa fo el dente
+ che te n'ha fatta cotal rodetura?
+
+ --Perdut'ho la lengua con la qual parlava,
+ e molta discordia con essa ordenava;
+ nol me pensava quand'io mangiava
+ lo cibo e lo poto ultra misura.
+
+ --Or chiude le labra per li denti coprire;
+ par, chi te vede, che 'l vogli schirnire;
+ paura me mette pur del vedire,
+ caggionte i denti senza trattura.
+
+ --Co chiudo le labra ché unqua non l'agio?
+ poco pensava de questo passagio;
+ oimè dolente, e come faragio
+ quand'io e l'alma starimo en ardura?
+
+ --Or o' son glie braccia con tanta forteza
+ menacciando la gente, mostrando prodeza?
+ ráspate 'l capo, se t'è ageveleza!
+ scrulla la danza e fa portadura!
+
+ --La mia portadura giace ne sta fossa;
+ cadut'è la carne, remaste so gli ossa;
+ ed omne gloria da me s'è remossa
+ e d'omne miseria en me è empietura.
+
+ --Or lèvate en piedi, ché molto èi iaciuto;
+ acónciate l'arme e tolli lo scuto;
+ en tanta viltate me par ch'èi venuto,
+ non comportar piú questa afrantura.
+
+ --Or co so adagiato de levarme em piede?
+ forsa chi 'l t'ode dir, mo lo se crede;
+ molto è pazo chi non provede
+ en la sua vita la sua finitura.
+
+ --Or chiama li parenti che te venga aiutare
+ e guarden dai vermi che te sto a devorare;
+ ma fuor piú vivacce a venirte a spogliare,
+ partierse el poder e la sua mantatura.
+
+ --No i posso chiamare, ché so encamato;
+ ma fálli venire a veder mio mercato!
+ che me veggia giacer colui ch'è adagiato
+ a comparar terra e far gran chiusura.--
+
+ Or me contempla, o omo mondano,
+ mentre èi nel mondo, non esser pur vano;
+ pènsate, folle, che a mano a mano
+ tu serai messo en grande strettura.
+
+
+
+
+XXVI
+
+COMO CRISTO SE LAMENTA DELL'OMO PECCATORE
+
+
+ Omo, de te me lamento--che me vai pur fugendo
+ ed io te voglio salvare.
+
+ Omo, per te salvare--e per menarte a la via,
+ carne sí volse pigliare--de la Vergene Maria;
+ ma non me ce val cortesia,--tant'è la sconoscenza
+ che ver' de me vol mostrare.
+
+ Se io te fosse signore--crudele e molto villano,
+ avería tua scusa valore--che me fugisse de mano;
+ ma sempre vol esser ensano,--ché 'l ben che io t'ho fatto
+ non vole meditare.
+
+ Le creature ho create--che te degiano servire;
+ e como sono ordenate--elle fon loro devere;
+ haine recevuto el piacere,--e de me che l'ho create
+ non te voli recordare.
+
+ Como om ch'ama lo figlio--e quel è mal enviato,
+ menacciagli e dá consiglio--che da mal sia mendato,
+ de lo 'nferno t'ho menacciato,--e gloria t'ho empromessa
+ se a me te voi tornare.
+
+ Figlio, non gir pur fugenno!--tanto t'ho gito encalzanno,
+ che darte voglio el mio renno--e trarte fuor d'onne danno,
+ e vogliote remetter el banno--nel quale sei caduto,
+ ché non hai donde el pagare.
+
+ Non gire piú fugendo,--o dulcissimo frate!
+ ché tanto t'ho gito cheendo--che me ce manda el mio pate;
+ retorna en caritate,--ché tutta la corte t'aspetta
+ che con noi te degi alegrare.
+
+ El mio pate sí m'ha mandato--ch'io a la sua corte t'armine;
+ e co stai sí endurato--ch'a tanto amor non t'encline?
+ frate, or pone omai fine--a questa tua sconoscenza,
+ ché tanto m'hai fatto penare!
+
+ Fatt'ho per te el pelegrinagio--molto crudele ed amaro;
+ e vei le man quegne l'agio,--como te comparai caro!
+ frate, non m'esser sí avaro,--ca molto caro me costi
+ per volerte ariccare.
+
+ Aguarda a lo mio lato--co per te me fo afflitto!
+ de lancia me fo lanciato,--el ferro al cor me fo ritto;
+ en esso sí t'agio scritto,--ché te ce scrisse l'amore,
+ che non me devesse scordare.
+
+ A la carne enganar te lasse--perché de me te degi partire,
+ per un piacer t'abasse,--non pensi a que déi venire;
+ figlio, non pur fugire,--ché caderai en mala via,
+ se da me departi l'andare.
+
+ El mondo si mostra piacente--per darte a veder che sia bono;
+ ma non dice com'è niente--e come te tolle gran dono;
+ vedendo ch'io te corono--e ponote en sí grande stato,
+ se meco te voli acostare.
+
+ Le demonia te von pur guatanno--per farte cader en peccato;
+ del ciel te cacciâro con gran danno--ed onte feruto e spogliato;
+ e non voglion ch'arsalghi al stato--lo qual iustamente hai perduto;
+ nante te von per engannare.
+
+ Cotanti nemici hai dentorno,--o misero, e non te n'adai;
+ ch'hai la carne, el diavolo, el monno,--e contrastar non li porrai;
+ e non te porrai aiutare;--se meco non t'armi ed aiuti,
+ che non te possano sottrare.
+
+ Se tu signor trovassi--per te che fusse megliore,
+ scusa averíe che mostrassi,--ed io non avería tal dolore;
+ ma lasse me per un traditore--lo qual te mena a lo 'nferno,
+ che te ce vol tormentare.
+
+ Fuggi da la man pietosa--e vai verso la man de vendetta;
+ molto será dolorosa--quella sentenza stretta,
+ ché la daraio sí dretta--de tutto el mal c'hai fatto,
+ e non la porrai revocare.
+
+ Mal volentier te condanno,--tant'è l'amor ch'io te porto!
+ ma sempre vai pegioranno--e non me ce val conforto,
+ daragiote omai el botto--da ch'altro non me ce iova;
+ ca sempre me voi contrastare.
+
+
+
+
+XXVII
+
+COMO L'ANIMA DOMANDA AIUTO CONTRA LA BATTAGLIA DE LI SENSI CORPORALI
+
+
+ Amor diletto,--Cristo beato,
+ de me desolato--agge pietanza.
+
+ Agge piatanza--de me peccatore,
+ che so stato en errore--longo tempo passato;
+ a gran deritto--ne vo a l'ardore,
+ ca te, Signore,--sí ho abandonato
+ per lo mondo tapino,--lo qual m'è venino,
+ e dato m'ha en pino--de pena abundanza.
+
+ Abundame dentro--la grande pena,
+ la qual me mena--l'amor del peccato;
+ l'alma dolente--a peccar s'enchina;
+ dev'esser serina,--or ha 'l volto scurato;
+ perché a lei non luce--la chiara luce
+ la quale adduce--la tua diritanza.
+
+ Ma s'io me voglio--ad te dirizare
+ e non peccare,--credo per certo
+ che da te luce--verrá speregiare
+ ch'allumenare--farrá lo mio petto;
+ ma so acecato--en un fondo scurato
+ nel qual m'ha menato--la mia cattivanza.
+
+ La mia cattivanza--l'alma ha menata
+ lá 'v'è predata--da tre nemici;
+ e lo piú forte--la tene abracciata
+ ed encatenata--e mostranse amici;
+ dánno ferite--nascoste e coprite,
+ le qual voi vedite--che me metton en erranza.
+
+ Crudelemente--m'hanno ferita
+ ed eschirnita--ed espogliata;
+ la mia potenza--veggio perita
+ perch'è 'nfragidita;--la piaga endurata
+ or briga tagliare--e poi medecare;
+ porraio sperare--che so en liberanza.
+
+ Ora m'aiuta--me liberare,
+ ch'io possa campare--dal falso Nemico;
+ fasse da lunga--a balestrare
+ ed assegnare--al cor ch'è pudico;
+ la man che me fere--non posso vedere;
+ tal cose patere--me dánno gravanza.
+
+ Gravame forte--lo balestrire
+ lo qual vol ferire--a l'alma polita;
+ fatto ha balestro--del mondo aversire
+ lo qual en bellire--me mostra sua vita;
+ per gli occhi me mette--al core sagette,
+ l'orecchie so aperte,--me recan turbanza.
+
+ Turbame 'l naso--che vol odorato,
+ la bocca assagiato--per dar conforto;
+ e lo pegiore--che per me sia stato,
+ lo qual m'ha guidato--ad uno mal porto,
+ se be' gliei do mangiare,--me fa calciare,
+ de l'amesurare--sí fa lamentanza.
+
+ Lamentase el tatto--e dice:--Eo so oso
+ d'aver reposo--en mio delettare;
+ or lo m'hai tolto,--sarò rampognoso
+ e corroccioso--en mio vivitare;
+ s'allento lo frino--al corpo tapino,
+ so preso a l'oncino--de la tristanza.
+
+
+
+
+XXVIII
+
+DE LA IMPAZIENZIA CHE FA TUTTI LI BENI PERDERE
+
+
+ Assai me sforzo a guadagnare--se 'l sapesse conservare.
+
+ Relioso sí so stato,--longo tempo ho procacciato;
+ ed aiolo sí conservato,--che nulla ne pos mostrare.
+
+ Stato so en lezione,--esforzato en orazione,
+ mal soffrir a la stagione--ed al pover satisfare.
+
+ Stato so en obedenza,--povertate e sofferenza;
+ castetate abbe en placenza--secondo 'l pover mio afare.
+
+ E molta fame sostenía,--freddo e caldo soffería;
+ peregrino e longa via--assai m'è paruto andare.
+
+ Assai me lievo a matutino--ad officio divino,
+ terza e nona e vespertino--po' compieta sto a veghiare.
+
+ E vil cosa me sia ditta,--al cor passa la saitta;
+ e la lengua mia sta ritta--ad voler fuoco gettare.
+
+ Or vedete el guadagnato,--co so ricco ed adagiato!
+ ch'un parlar m'ha sí turbato--ch'a pena posso perdonare.
+
+
+
+
+XXIX
+
+DE LA IPOCRISIA
+
+
+ Molto me so delongato--de la via che i santi on calcato.
+
+ Delongato me so da la via--e storto me so en ipocrisía;
+ e mostro a la gente che sia--lo spirito illuminato.
+
+ Illuminato me mostro de fore--ch'aia umilitate nel core;
+ ma se l'omo non me fa grande onore,--encontenente me so corrocciato.
+
+ Corocciato me so per usanza--qual om en mio onore ha mancanza;
+ ma quel che ci ha fede e speranza,--con lui me so delettato.
+
+ Delettato me so en mostra fare,--perché altri me deia laudare;
+ odendo 'l mio fatto blasmare,--da tal compagnía so mucciato.
+
+ El mucciare aio fatto ad engegno,--perché altri me tenga de
+ [meglio;
+ ma molto m'apiccio e destregno--ché paia ch'el mondo ho lassato.
+
+ Lassato sí l'ho nel vestire,--de pieco me voglio coprire;
+ ma dentro so, al mio parire,--lupo crudele ed affamato.
+
+ Affamato sí so en mostra fare--perché altri me deia laudare;
+ odendo l'altrui fatto pregiare,--corrocciome se è com'io laudato.
+
+ Laudato l'altrui fatto, m'endegno,--e dal canto de for sí
+ [m'enfegno
+ che me piaccia; ma poi docce un segno--che non è cusí pulicato.
+
+ Pulicato me mostro a la gente,--per le case me metto pezente;
+ ma molto me parto dolente--se del suo guidardon non m'è dato.
+
+ Guidardone adimando per Dio,--acconciando ce vo el ditto mio;
+ ma molto me par che sia rio--colui che me dá comiato.
+
+ Comiatato sí mostro l'anvito--che so scalzo e mal vestito;
+ el corpo mostro afrigolito--perché del suo me sia dato.
+
+ A quello che covelle me dona,--mostroglie lieta persona;
+ ma molto m'agrondo se sona--la voce che sia allecerato.
+
+
+
+
+XXX
+
+DE LA IUSTIZIA E FALSITÁ
+
+
+ Solo a Dio ne possa piacere,--non me ne curo
+ ciò che l'umana natura ne vuol dire.
+
+ Se san Iovanni Baptista revenesse--a repigliar el torto,
+ ancora mo siría chi l'uccidesse;--ché 'l mondo è en tal porto,
+ ca li farisei son revenuti
+ ca pro vertute--Cristo fier morire.
+
+ Li farisei eran reliosi,--ch'erano en quel ore;
+ ne lo lor cor erano invidiosi,--pieni de rancore;
+ mostravase che non volea onore;
+ ma lo lor cor--era en quel desire.
+
+ O falso relioso, or me respundi--che 'l cor hai enfiato;
+ l'umile per superbia confundi--ed ha' 'l quasi affollato;
+ e crucifigi Dio ne l'alma sia,
+ con diciría--el fai quasi morire.
+
+ Lèvite en alto e faime gran sermone--c'ho l'occhio turbato;
+ tiemmi a schierne, ché non vedi el travone--che hai nel tuo ficcato;
+ en prima sí procura tua ferita,
+ ch'ell'è sí aprita,--non se pò coprire.
+
+ Poi ch'hai parata assai de la Scrittura,--sí vol predicare;
+ mostreme che la mia vita è scura,--la tua non vol cercare;
+ e mostreme da fuor tutto 'l megliore;
+ non t'è en amore--chi dentro vol sapere.
+
+ La relion te dá una ensegna--co se fa al balío;
+ ma quel che dal suo officio s'enfegna,--la corte el voca rio;
+ ed una gran catena glie mette en canna
+ che onom banna--e vengal a vedere.
+
+ Ch'aggio pate sí iusto e beato,--somene ensuperbito;
+ ma quanto da sua via so delongato,--al mondo s'è scoprito;
+ colui che ne la neve fa sozura,
+ la sua fattura--se vorrá bannire.
+
+ L'omo che è cieco dal peccato--ed ha gente a guidare,
+ spesse fiade la guida nel fossato--e falle tralipare;
+ e s'egli è omo che vol predecare,
+ lo suo parlar--emprima de' adempire
+
+ Lo falso Nemico s'è engegnato--a toller povertate,
+ el suddito sí lega col prelato--ne la sua volontate;
+ colui che t'ha tolta la povertate,
+ la castetate--te fará perdire.
+
+ Li nostri guidator de la bataglia--sí so en tradimento;
+ e li gonfalon de la sembiaglia--sí so en cademento;
+ o sire Dio, aiuta la sconfitta;
+ la gente afflitta--ed o' porrá fugire?
+
+ Erance forteze smesurate--poste en grand'altura;
+ ma l'acque del diluvio son passate--de sopra le lor mura;
+ ed ène tolto el vigor del notare:
+ lo santo orare--che ne potea guarire.
+
+
+
+
+XXXI
+
+COMO LA CURIOSA SCIENZIA E L'AMBIZIONE SONO DESTRUTTIVE DE LA PURITÁ
+
+
+ Tale qual è, tal è;--non c'è religione.
+
+ Mal vedemmo Parisci--c'hane destrutto Ascisi;
+ con la lor lettoría--messo l'ò en mala via.
+
+ Chi sente lettoría,--vada en forestaría;
+ gli altri en refettorio--a le foglie coll'olio.
+
+ Esvoglierá el lettore--servito emperatore;
+ enfermerá el cocinere--e nol vorrá om vedere.
+
+ Adunansi a capitoli--a far li molti articoli;
+ el primo dicitore--è 'l primo rompetore.
+
+ Vedete el grand'amore--che l'un a l'altro ha en core!
+ guardal co el muletto--per dargli el calcio en petto.
+
+ Se non gli dái la voce,--porratte ne la croce;
+ porratte poi l'ensidie--che moia a Renderenie.
+
+ Totto 'l dí sto a cianciare,--co le donne a beffare;
+ se 'l fratecel gli aguata,--è mandato a la malta.
+
+ Se è figlio de calzolaio--o de vile mercenaio,
+ menerá tal grossore--co figlio d'emperadore.
+
+
+
+
+XXXII
+
+COMO È DA GUARDARSE DA' LUPI CHE VENGONO SOTTO VESTA DE PECORA
+
+
+ --O anema fedele--che te voli salvare,
+ guárdate dagli lupi--che te von per morsecare.
+
+ O anema fedele--che vol salvazione,
+ guárdate dal lupo--che vien como ladrone;
+ mostrandotese amico,--sí viene a tua magione,
+ facendo suo sermone,--ché te crede engannare.
+
+ --Lo Signor te lo merite--ché me dái tal conseglio!
+ parme me die aiuto--de trarme de sto empiglio;
+ tanto m'ò assediata,--che m'ò messo en esiglio;
+ quando bene assimiglio,--non saccio ove campare.
+
+ --Lo Signor te n'amaestra--che tu degge cavere
+ dal lupo che da fuore--co pieco vol venére;
+ venendo a tua magione--non se lassa vedere;
+ poi briga de mordère--e la grege dissipare.
+
+ Se te volesse dire--quel ch'io agio sentito,
+ faría maravigliare--colui che non l'ha udito;
+ tal viene como medico--che sia bene assendito;
+ da poi ch'è discoprito,--briga d'atossecare.
+
+ Non avere temenza--de dir tuo entendemento;
+ ché io sí mo te dico--quel che nel cor sento;
+ poi che 'l lupo apicciase,--dá mal mordemento;
+ poi che n'hai sentemento,--brígate de guardare.
+
+ --Co me posso guardare?--tanto m'ò assediata
+ quegli da cui degio--essere predicata,
+ mostrandomesi agnelli,--fin che m'on securata;
+ da lor so morsecata,--non so en cui me fidare.
+
+ --Se non te voi fidare--sí fai gran sapienza;
+ ca cui la serpe morseca,--la lucerta ha 'n temenza;
+ le pieco aggi en dubito,--ché non hai conoscenza;
+ perché tua conscienza--non possa travagliare.
+
+
+
+
+XXXIII
+
+DE L'AMORE FALSO CHE OFFENDE LE VIRTÚ
+
+
+ Amor contrafatto,--spogliato de vertute,
+ non può fare le salute--lá 'v'è lo vero amare.
+
+ Amor si fa lascivo--senza la temperanza;
+ nave senza nuchiero--rompe en tempestanza;
+ cavallo senza freno--curre en precipitanza;
+ sí fa la falsa amanza--senza vertute andare.
+
+ Amor che non è forte,--mortal ha enfermetate;
+ l'aversitá l'uccide,--pegio en prosperitate,
+ l'ipocrite mostranze--che for, per le contrate,
+ mostravan santetate--de canti e de saltare.
+
+ Amor che non è iusto,--da Dio è reprovato;
+ parlando va d'amore--che sia de grande stato;
+ la lengua ha posta en cielo,--lo cor è aterrenato;
+ vilissimo mercato--porta chi vol mostrare.
+
+ Amor che non è saggio,--de prudenza vestito,
+ non pò veder gli eccessi,--però ch'è ensanito;
+ rompe legge e statuti--ed omne ordenato rito,
+ dice che è salito--a nulla legge servare.
+
+ O amor enfedele,--errato de la via,
+ non repute peccato--nulla cosa che sia;
+ va seminando errori--de pessima resía;
+ tal falsa compagnia--onom degia mucciare.
+
+ Amor senza speranza--non viene a veritate;
+ non pò veder la luce--chi fugge claritate;
+ co pò amar lo cielo--chi en terra ha sua amistate?
+ non dica libertate--om senza legge stare.
+
+ O caritate, vita,--ch'ogn'altro amor è morto;
+ non vai rompendo legge;--nante, l'observe tutto;
+ e lá 've non è legge--a legge l'hai redutto;
+ non pò gustar lo frutto--chi fugge el tuo guidare.
+
+ Omne atto si è liceto;--ma non ad onnechivigli;
+ al preite sacrificio,--a moglie e marito figli;
+ al potestate occidere,--al iudece consigli;
+ a li notari libigli,--a medici el curare.
+
+ Non è ad ogne om licito--d'uccidere ladrone;
+ la potestá ha officio--dannarlo per ragione;
+ a l'occhio non è congruo--de far degestione,
+ né al naso parlagione--né a l'orecchie andare.
+
+ Chi vive senza legge,--senza legge perisce;
+ correndo va a lo 'nferno--chi tal via sequisce;
+ loco sí s'accumula--omne cosa ch'encrisce;
+ chi ensemora fallisce,--ensemora ha penare.
+
+
+
+
+XXXIV
+
+DE LA DIFFERENZIA INTRA EL VERO E FALSO AMORE, ED INTRA LA SCIENZIA
+ACQUISITA ED INFUSA
+
+
+ O libertá, subietta--ad omne creatura,
+ per demostrar l'altura--che regna en bonitate.
+
+ Non pò aver libertate--omo ch'è vizioso,
+ che ha perduto l'uso--de la sua gentileza;
+ lo vizio sí lega--legame doloroso,
+ diventa fetidoso--e perde la forteza;
+ deforma la belleza--ch'era simile a Dio,
+ e fasse om sí rio--che lo 'nferno ha redetate.
+
+ O amor carnale,--sentina puzolente,
+ solfato foco ardente,--rascion de om brutata;
+ che non ha altro Dio--se non d'empir lo ventre,
+ lussuria fetente,--malsana, reprovata;
+ o sommersa contrata,--Sodoma e Gomorra,
+ en tua schiera sí corra--chi prende tua amistate.
+
+ O amor contrafatto--d'ipocreta natura,
+ pien de mala ventura--e nullo porti frutto;
+ lo ciel te perdi el mondo,--el corpo en afrantura,
+ sempre vive en paura,--peio se' vivo che morto;
+ o casa de corotto,--enferno comenzato,
+ nullo si trova stato--de tanta vilitate.
+
+ O amore appropriato,--bastardo, spurione,
+ privato de rascione--dal Patre onnipotente;
+ regno celestiale,--la reale nazione
+ non si confá al paltone,--ché 'l suo uso è pezente;
+ o reprovata mente,--amar cosa creata,
+ ribalda paltonata,--piena de feditate.
+
+ O amor naturale,--nutrito en scienza,
+ simile en apparenza--a lo spirituale;
+ descernese a la prova,--ché vien men la potenza
+ patere omne encrescenza,--tranquillo en omne male;
+ non ha penne né ale--che voli en tanta altura;
+ remanse en afrantura--ne la sua enfermetate.
+
+ Amore spiritale,--poi ch'è spirato en core,
+ 'nestante spira amore--en alto trasformato;
+ amore trasformato--è de tanto valore,
+ che dá sé en possessore--a quello c'ha enamato;
+ se 'l trova desformato,--vencelo per vertute;
+ enclina sue valute--ad trattabilitate.
+
+ Se altura non abassa,--non può participare
+ e sé comunicare--a l'infimo gradone;
+ avaro entennemento--fa lo ben deguastare
+ e deturpa l'amare--e sconcia la magione;
+ veggiolo per ragione;--e Dio sí 'l n'ha mostrato
+ quando s'è umiliato--a prender umanetate.
+
+ Vertute se non passa--per longa esperienza,
+ non può aver sua valenza--a fine solidato;
+ omo nuovo ne l'arte--a pratecar scienza,
+ grande è la differenza--fra 'l cuito e l'operato;
+ fo breve lo pensato--e longa operazione;
+ perseverazione--viene a la summitate.
+
+ Scienzia acquisita--assai può contemplare;
+ non può l'affetto trare--ad essere ordenato;
+ scienzia enfusa,--poi che n'hai a gustare,
+ tutto te fa enfiammare--ad essere enamorato;
+ con Dio te fa ordenato--el prossimo edificando
+ e te vilificando--ad tenerte en veritate.
+
+ Potere, senno e bontate--en uguale statera
+ de trenetate vera--porta figuramento;
+ potere senza senno--fa deguastar la schiera;
+ andar senza lumiera--va en precipitamento;
+ de un reo comenzamento--molto male ne sale,
+ e lo pentir non vale--poi che gl' mal son scontrati.
+
+ Quando la voglia passa--lo senno e lo potere,
+ parme un ensanire--ch'è senza remeio;
+ sua trenetate guassa--che non è nel suo unire,
+ non gli può ben sequire--secondo co io creio;
+ faticase el suo veio--ed entra en gran ruina,
+ ca li mal non se fina--come l'avea pensato.
+
+ Omo posto en altura--en fievele scalone,
+ se egli è en agone--parme gran follía;
+ rompendose la scala,--la terra è sua mascione;
+ fassene poi cancione--de la sua gran pazía;
+ grande è la frenesia--non metterse a vedere
+ ad que fin degon venire--tutte suoi operate.
+
+
+
+
+XXXV
+
+ESORTAZIONE A L'ANIMA PROPRIA CHE, CONSIDERATA LA SUA NOBILITÁ, NON
+TARDI LA VIA A L'AMOR DIVINO
+
+
+ O anima mia--creata gentile,
+ non te far vile--enchinar tuo coragio,
+ ch'en gran baronagio--è posto el tuo stato.
+
+ Se om poveretto--gioietta te dona,
+ la mente sta prona--a darli el tuo core;
+ con gran disío--de lui se ragiona,
+ con vile zona--te lega d'amore;
+ el gran Signore--da te è pelegrino,
+ fatt'ha 'l camino--per te molto amaro;
+ o core avaro,--starai piú endurato?
+
+ Se re de Francia--avesse figliola
+ ed ella sola--en sua redetate,
+ giría adornata--de bianca stola,
+ sua fama vola--en omne contrate;
+ s'ella en viltate--entendesse, en malsano,
+ e désseise en mano--a sé possedere,
+ que porría om dire--de questo trattato?
+
+ Piú vile cosa--è quello c'hai fatto:
+ darte 'ntransatto--al mondo fallente:
+ lo corpo per servo--te fo dato atto,
+ ha' 'l fatto matto--per te dolente;
+ signor negligente--fa servo regnare
+ e sé dominare--en rea signoría;
+ hai presa via--ca questo c'è entrato.
+
+ Lo tuo contato--en quinto è partito:
+ veder, gusto, udito,--odorato e tatto;
+ al corpo non basta--che 'l tuo vestito
+ lo mondo ha dimplito--tutto ad ha fatto;
+ ponam questo atto:--veder bella cosa;
+ l'udir non ha posa,--né l'occhio pasciuto
+ en quarto frauduto--qual vòi te sia dato.
+
+ El mondo non basta--a l'occhio vedere,
+ che possa empire--la sua smesuranza;
+ se mille i ne mostri,--faralo enfamire,
+ tant'è 'l sitire--de sua desianza;
+ lor delettanza--sottratta en tormento
+ reman lo talento--fraudato en tutto;
+ placer rieca lutto--al cor desensato.
+
+ Lo mondo non basta--a li toi vasalli;
+ parme che falli--de dargli el tuo core;
+ per satisfare--a li toi castalli,
+ mori en travalli--a gran dolore;
+ retorna al core--de que viverai:
+ tre regni c'hai,--per tuo defetto
+ moron negetto,--lor cibo occultato.
+
+ Tu se' creata--en sí grande alteza,
+ en gran gentileza--è tua natura;
+ se vedi e pensi--la tua belleza,
+ starai en forteza--servandote pura;
+ ca creatura--nulla è creata
+ che sia adornata--d'aver lo tuo amore;
+ solo al Signore--s'affá el parentato.
+
+ Se a lo specchio--te voli vedere,
+ porrai sentire--la tua delicanza;
+ en te porti forma--de Dio gran Sire;
+ ben pòi gaudire,--c'hai sua simiglianza;
+ o smesuranza--en breve redutta:
+ cielo terra tutta--veder en un vascello;
+ o vaso bello,--co mal se' trattato!
+
+ Tu non hai vita--en cose create,
+ en altre contrate--t'è opo alitare;
+ salire a Dio--che è redetate,
+ che tua povertate--pò satisfare;
+ or non tardare--la via tua a l'amore;
+ se li dái el tuo core,--datese en patto
+ se el suo entrasatto--è 'n tuo redetato.
+
+ O amor caro,--che tutto te dái
+ ed omnia trai--en tuo possedere,
+ grande è l'onore--che a Dio fai
+ quando en lui stai--en tuo gentilire;
+ che porría om dire:--Dio n'empazao,
+ se comparao--cotal derata,
+ ch'è sí esmesurata--en suo dominato.
+
+
+
+
+XXXVI
+
+COMO L'ANIMA VESTITA DE VERTÚ PASSA A LA GLORIA
+
+
+ Anima che desideri--d'andare ad paradiso,
+ se tu non hai bel viso,--non ce porrai albergare.
+
+ Anima che desideri--de gire a la gran corte,
+ adórnate ed accónciate--che Dio t'apra le porte;
+ se tu non se' ornata,--non troverai le scorte,
+ e sacci: poi la morte--non te porrai acconciare.
+
+ Se vòi volto bellissimo,--aggi fede formata;
+ la fede fa a l'anima--la faccia delicata,
+ la fede senza l'opera--è morta reputata;
+ fede viva, operata--aggi, se vòli andare.
+
+ La statura formosa--faratte la speranza;
+ ella a Dio conducete--che 'l sa far per usanza;
+ en ella corte è cognita--per longa costumanza,
+ la sua vera certanza--non te porrá fallare.
+
+ De caritate adórnate,--ch'ella te dá la vita,
+ e do' ale compónete--per fare esta salita;
+ l'amor de Dio e 'l prossimo--che è vita compíta,
+ non ne serai schernita--se vai con tale amare.
+
+ De prudenzia adórnate,--anima, se vol salire;
+ ch'ella ha magisterio--ad saperte endrudire
+ d'andar composta e savia,--co se déi convenire
+ a sposa che déi gire--en gran corte ad estare.
+
+ Se tu nuda gíssece,--siri' morta e confusa;
+ la iustizia vèstete--la sua veste gioiosa,
+ de margarite adórnate--che d'aconciare è osa;
+ órnate como sposa--che se va a maritare.
+
+ Anima, tu se' debile--per far sí gran salita;
+ de fortetuden ármate--contra l'aversa ardita,
+ non te metta paura--questa vita finita,
+ ché ne guadagni vita--che non può mai finare.
+
+ De temperanza acónciate--per compir tuo viagio,
+ ella è magestra medeca--per sanar lo coragio;
+ en prosperitate umile,--che 'l sa far per usagio,
+ che facci esto passagio--co se convien de fare.
+
+ Alma, po' che se' ornata,--vestita de virtute,
+ sacci che da longa--le porte te so aprute
+ e molto grandi eserciti--scontra te so venute
+ e riècante salute--che te s'on da pigliare.
+
+ Poi che fedelitate--en te è resplendente,
+ gli patri santi envítanti--che si' de la lor gente:
+ --Ben venga nostra cognita,--amica e parente,
+ dégiate esser placente--con noi de demorare.--
+
+ Puoi che de speranza--tu hai sí bello ornato,
+ gli profeti envítanti--che si' de loro stato:
+ --Vien' con noi, bellissima,--al nostro gloriato,
+ che è sí smesurato--noi te porram contare.--
+
+ Puoi che de caritate--tu porti el vestimento,
+ gli apostoli t'envitano--che si' de lor convento:
+ --Vien' con noi, bellissima,--gusta 'l delettamento,
+ ca lo suo piacemento--non se può 'maginare.--
+
+ Puoi che de prudenza--tu porti l'ornatura,
+ gli dottori t'envitano--che porti lor figura:
+ --Una avemo regola,--una è la pagatura,
+ la nostra envitatura--non se de' renunzare.--
+
+ Puoi che vai ornata,--anima, de forteza,
+ gli martiri t'envitano--a lor piacevoleza:
+ --Vien' con noi a vedere--la divina belleza
+ che te dará alegreza--qual non se può stimare.--
+
+ Puoi che se' ornata,--alma, de temperanza,
+ gli confessori e vergene--te fon grande envitanza:
+ --Vien' con noi, bellissima,--ad nostra congreganza
+ e gusta l'abondanza--del nostro gaudiare.--
+
+ Puoi che de iustizia--porti gli suoi ornate,
+ gli prelati envítanti--a lor societate:
+ --Vien' con noi, bellissima,--a la gran dignitate,
+ veder la maiestate--che ne degnò salvare.--
+
+ Alma, se tu pensi--nel gaudio beato,
+ non te serrá graveza--guardarte da peccato;
+ osserverai la legge--che Dio t'ha comandato,
+ serai remunerato--con i santi a redetare.
+
+ Non t'encresca, anima,--a far qui penetenza
+ ché tutte le virtute--con lei on convenenza;
+ se tu qui non la fai,--oderai la sentenza,
+ anderai en perdenza--nel fuoco a tormentare.
+
+
+
+
+XXXVII
+
+DE LA CASTITÁ, LA QUALE NON BASTA A L'ANIMA SENZA L'ALTRE VIRTUTE.
+
+
+ O castitate, fiore--che te sostene amore.
+
+ O fior de castitate,--odorifero giglio,
+ con molta soavitate--sei de color vermiglio,
+ ed a la Trenetate--tu representi odore.
+
+ O specchio de belleza,--senza macchia reluce;
+ la mia lengua è mancheza--de parlarne con voce,
+ l'alma serve en netteza--senza carnal sozore.
+
+ O luce splendiante,--lucerna se' preclara,
+ da tutti si laudante--ed en pochi si cara;
+ li tuoi dolce sembiante--piacevel so al Signore.
+
+ O tesauro invento,--che non te può stimare
+ né auro né argento,--non te posso aprezare;
+ qual omo de te sta lento,--sí cade en gran fetore.
+
+ O ròcca de forteza,--en la qual è gran tesoro,
+ de fore sí pare aspreza--e dentro è mèl savoro;
+ non se ce vol pigreza--a guardare a tutt'ore.
+
+ O manna savorita--che è la castitate;
+ l'alma conserva zita--con molta adornetate;
+ poi che del corpo è 'scita--sí trova el suo Fattore.
+
+ Alma, che vai a marito,--de castitate ornata,
+ lo tuo marito è zito--e tu te se' ben portata,
+ lo cielo te será aprito--e fattote grande onore.
+
+ Alma, che stai 'narrata--de lo sposo diletto,
+ sèrvate ben lavata,--el tuo volto stia netto,
+ ché non si' renunzata,--e fattote descenore.
+
+ Alma, non t'è bastanza--pur sola una gonella;
+ se non ci hai piú adornanza,--giá non ce parrai bella;
+ ne l'altre virtute avanza--che te dian bel colore.
+
+ Alma, lo tuo vestire--sí sonno le virtute,
+ nulla ne puoi avere--che siano sceverute;
+ pur brigale d'envenire--con tutto el tuo valore.
+
+ Alma, per te vestire--Cristo ne fo spogliato,
+ per tuoi piaghe guarire--esso fo vulnerato,
+ lo cor se fe' aprire--per renderte vigore.
+
+ Alma, or te ben pensa--en que l'hai tu cagnato;
+ per vil piacer de offensa--tu l'hai abandonato,
+ el corpo sí t'è en placenza--e fatto l'hai tuo amadore.
+
+ Alma, lo corpo è quello--che t'ha giurata morte,
+ guárdate ben da ello,--ché ha losenghe molte
+ ed è malvascio e fello--ed ètte traditore.
+
+
+
+
+XXXVIII
+
+COMO È DIFFICILE PASSARE PER EL MEGIO VIRTUOSO
+
+
+ O megio virtuoso,--retenuta bataglia!
+ non è senza travaglia--per lo megio passare.
+
+ L'amor me costrenge--d'amare le cose amante,
+ ne l'amore è l'odio--de le cose blasmante,
+ amare ed odiare--en un coragio stante,
+ socce battaglie tante,--non le porría stimare.
+
+ L'amore quello che ama--desidera d'avere,
+ lo 'mpedimento nascece--e gli è gran dispiacere;
+ piacere e dispiacere--en un cor convenire
+ la lengua nol sa dire--quanta pena è portare.
+
+ La speranza enflammame--d'aver salvazione,
+ 'nestante è desperanza--de mia condizione;
+ sperare e desperare,--star en una magione,
+ tanta contenzione--nolla porría narrare.
+
+ Giogneme una audacia--sprezar pena e morte,
+ 'nestante lo temore--vede cadute forte,
+ securtá e temore,--demorare en una corte,
+ tant'è le capevolte,--chi le porría stimare?
+
+ So preso d'iracundia--contro lo mio defetto,
+ la pace mostra, ensegname--che so de mal enfetto,
+ pacifico ed iroso--contra lo mio respetto,
+ gran cosa è de star retto--a nulla parte piegare.
+
+ Lo delettar abracciame--gustando el desiato,
+ lo tristore abatteme,--sottratto m'è 'l prestato,
+ tristare e delettare--nello suo comitato,
+ lo cor è passionato--en tal pugna abitare.
+
+ Se io mostro al prossimo--la mia condizione,
+ scandalizo e turbolo--de mala opinione;
+ s'io vo coperto, vendoglme--e turbo mia magione;
+ questa vessazione--non la posso mucciare.
+
+ Despiaceme nel prossimo--se vive sciordenato,
+ e piaceme el suo essere--buono da Dio creato,
+ de stare en lui innoxio--grande è filosofato,
+ lo core è vulnerato--en passionato amare.
+
+ L'odio mio legame--a deverme punire,
+ discrezion contrastali--che non deggia perire;
+ de farme bene en odio--or chi l'odí mai dire?
+ altro è lo patire--che l'udir parlare.
+
+ Lo degiunare piaceme--e far grande astinenza
+ per macerar mio asino--che non me dia encrescenza;
+ ed esser forte arpiaceme--a portar la gravenza
+ che dá la penitenza--nello perseverare.
+
+ Lo desprezare piaceme--e de gir mal vestito;
+ la fama surge, enalzame--de vanitá ferito;
+ da qual parte volvome,--parme d'esser intuíto;
+ aiuta, Dio infinito!--e chi porrá scampare?
+
+ Lo contemplare vetame--d'essere occupato,
+ lo tempo a non perderlo--famme enfacendato;
+ or vedete el prelio--ch'ha l'omo nel suo stato!
+ a chi non l'ha provato--non lo pò imaginare.
+
+ Piaceme el silenzio,--báilo de la quiete;
+ lo bene de Dio arlegame--e tolleme _silete_;
+ demoro infra le prelia,--non ce saccio schirmete,
+ a non sentir ferete--alta cosa me pare.
+
+ La pietá del prossimo--vuol cose a sovenire,
+ l'amor de povertate--gli è ordo ad udire,
+ l'estremitate veggiole--viziose a tenire,
+ per lo megio transire--non è don da giullare.
+
+ L'offesa de Dio legame--ad amar la vendetta,
+ la pietá del prossimo--la perdonanza affetta,
+ demoro enfra le forfece,--ciascun coltel m'affetta;
+ abbrevio miei detta--en questo loco finare.
+
+
+
+
+XXXIX
+
+COMO LA VITA DI IESÚ È SPECCHIO DE L'ANIMA
+
+
+ O vita de Iesú Cristo,--specchio de veritate,
+ o mia deformitate--en quella luce vedere!
+
+ Pareame essere chevelle,--chevelle me tenea,
+ l'opinion ch'avea--faceame esser iocondo;
+ guardando en quello spechio,--la luce che n'uscía
+ mostrò la vita mia--che giacea nel profondo;
+ venneme pianto abondo,--vedendo smesuranza:
+ quant'era la distanza--fra l'essere e 'l vedere.
+
+ Guardando en quello spechio,--vidde la mia essenza:
+ era, senza fallenza,--piena de feditate;
+ viddece la mia fede:--era una diffidenza,
+ speranza, presumenza,--piena de vanitate;
+ vidde mia caritate,--amor contaminato;
+ poi ch'a lui me so specchiato,--tutto me fa stordire.
+
+ Guardando en quello spechio,--iustizia mia appare
+ che sia un deguastare--de virtute e de bontate;
+ l'onor de Dio furato,--lo innocente dannare,
+ lo malfattor salvare--e darglie libertate;
+ o falsa iniquitate,--amar me malfattore
+ e de sottrar l'amore--a quel ch'io deve amare.
+
+ Guardando en quello spechio,--vidde la mia prudenza:
+ era una insipienza--d'anemalio bruto,
+ la legge del Signore--non avi en reverenza,
+ puse la mia entendenza--al mondo c'ho veduto;
+ or, ad que so venuto,--omo razionale,
+ de farme bestiale--e peggio se può dire!
+
+ Guardando en quello spechio,--vidde mia temperanza:
+ era una lascivanza--esfrenata senza frino;
+ gli moti de la mente--non ressi en moderanza,
+ lo cor prese baldanza--voler le cose em pino;
+ copersese un mantino,--falsa discrezione,
+ somerse la ragione--a chi fo data a servire.
+
+ Guardando en quello spechio,--vidde la mia forteza:
+ pareame una matteza--de volerne parlare,
+ ca non glie trovo nome--a quella debeleza;
+ quanta è la fieveleza--non so donde me fare;
+ retornome ad plorare--el mal non conosciuto,
+ virtute nel paruto--e vizia latere.
+
+ O false opinione,--como presumevate
+ l'opere magagnate--de venderle al Signore?
+ En quella luce divina--poner deformitate
+ sería grande iniquitate--degna de gran furore;
+ partanne da sto errore,--ché non glie piace el mio,
+ 'nante li sconza el sio--quando 'l ce voglio unire.
+
+ Iustizia non può dare--ad om ch'è vizioso
+ lo regno glorioso,--ché ce sería splacente;
+ ergo chi non si sforza--ad esser virtuoso,
+ non será gaudioso--con la superna gente;
+ e non varría niente--buon loco a lo 'nfernale,
+ ed al celestiale--luoco nogl può nuocere.
+
+ Signore, haime mostrata--nella tua claritate
+ la mia nichilitate--ch'è meno che niente;
+ da questo sguardo nasce--sforzata umilitate
+ legata de vilitate,--voglia non voglia sente;
+ l'umiliata mente--non è per vil vilare,
+ ma en virtuoso amare--vilar per nobilire.
+
+ Non posso esser renato--s'io en men non so morto,
+ anichilato en tutto,--el esser conservare
+ del nichil glorioso;--nul om ne gusta frutto
+ se Dio non fa 'l condutto,--ché om non ci ha que fare;
+ o glorioso stare:--en nihil quietato,
+ lo 'ntelletto posato,--e l'affetto dormire!
+
+ Ciò c'ho veduto e pensato--tutto è feccia e bruttura,
+ pensando de l'altura--del virtuoso stato;
+ nel pelago ch'io veggio--non ce so notatura,
+ farò somergitura--de l'om ch'è anegato;
+ sommece inarenato--'n'onor de smesuranza,
+ vinto da l'abundanza--del dolce mio Sire.
+
+
+
+
+XL
+
+COMO LI ANGELI DOMANDANO A CRISTO LA CAGIONE DE LA SUA PEREGRINAZIONE
+NEL MONDO
+
+
+ --O Cristo onnipotente,--dove se' enviato?
+ perché peligrinato--ve sete messo ad andare?
+
+ Molto me maraviglio--de questa vostra andata,
+ persona tanto altissima--metterse a desperata;
+ non ne se' stata usata--de volere penare.
+
+ --Lo divino consiglio--sí ha deliberato
+ ch'io venga nel mondo--ad om ch'è desformato,
+ e facciace parentato,--ch'io l'ho preso ad amare.
+
+ --Que oporto t'ha l'omo--per cui vai fatiganno?
+ Ène da te fugito,--a te non torna danno;
+ déi pagar gran banno,--non lo può satisfare.
+
+ --Tutto lo debito c'hane--io sí lo pagheraggio,
+ ed enfra Dio e l'uomo--pace sí metteraggio,
+ e sí la firmaraggio--che non se deggia guastare.
+
+ --Como porrai far pace--fra Dio e l'om mondano,
+ ché l'omo vol esser Dio--e Dio vol l'om sottano?
+ E questo è tal trano--che nul om pò placare.
+
+ --S'io me faccio omo,--omo ha suo entendimento
+ ed, en quanto omo,--a Dio farò suiacemento;
+ farocce giognemento--ciascun suo consolare.
+
+ --Ecco che vien nel mondo,--como vorrai venire?
+ buon è che l'om lo saccia;--facciatelo bannire,
+ ché se possa sentire--como lo vol sanare.
+
+ --Io l'ho fatto bannire--ch'ogn'om venga a la scola;
+ la divina scienzia--ensegnar aggio gran gola;
+ e questa è la cagion sola--che l'om voglio amaestrare.
+
+ --En prima de la scola,--se ve piace, dicete;
+ ove verrá la gente--a l'albergo ch'avete:
+ bon è che glie narrete,--ché lo possa trovare.
+
+ --El nome del mio albergo--di' che è umilitate;
+ omo che vol venire,--trovame en veritate;
+ e le spese dicete--che tutte le voglio fare.
+
+ --Ancora me dicete--qual legerite arte;
+ manda per tutto 'l mondo--che se leggan tue carte;
+ vengan poi d'onne parte--a la scola a 'mparare.
+
+ --Io ensegno amare,--e questa è l'arte mia;
+ ed omo che la 'mprende,--con Dio fa compagnía;
+ se nol perde a follía,--con lui sta a delettare.
+
+ --Ed omo che non ha libro--como porrá emprendere?
+ Ancor non l'audii--ch'om lo trovasse a vendere;
+ rascion porramo ostendere--per nostra scusa mostrare.
+
+ --Io son libro de vita--segnato de sette signi;
+ poi ch'io siraggio aperto,--troverai cinque migni,
+ son de sangue vermigni--ove porran studiare.
+
+ --Forsa quella scrittura--ha sí forte construtto,
+ che non la porría entendere--chi non fosse ben instrutto;
+ staría tutto derutto--a non potendo pro fare.
+
+ --'Nante è la scrittura--che omne studiante
+ sí ce pò ben legere--e proficere enante;
+ notace l'alifante--e l'aino ce pò pedovare.
+
+
+
+
+XLI
+
+COMO LI ANGELI SI MARAVIGLIANO DE LA PEREGRINAZIONE DE CRISTO NEL MONDO
+
+
+ --O Cristo onnipotente,--ove sete enviato?
+ perché poveramente--gite pelegrinato?
+
+ --Una sposa pigliai--che dato gli ho 'l mio core;
+ de gioie l'adornai--per averne onore;
+ lassòme a descionore,--famme gire penato.
+
+ Io sí l'adornai--de gioie e d'onoranza,
+ mia forma l'assignai--a la mia simiglianza;
+ hame fatta fallanza,--famme gire penato.
+
+ Io glie donai memoria--ne lo mio piacemento,
+ de la celeste gloria--glie diei lo 'ntendemento,
+ e voluntá en centro--nel core gli ho miniato.
+
+ Puoi glie donai la fede--ch'adempie entendanza,
+ a memoria diede--la verace speranza,
+ e caritate amanza--al voler ordenato.
+
+ A ciò che l'esercizio--avesse compimento,
+ lo corpo per servizio--diéglie per ornamento;
+ bello fo lo stromento,--se non l'avesse scordato.
+
+ Acciò ch'ella avesse--en que esercitare,
+ tutte le creature--per lei volse creare;
+ donde me deve amare,--hame guerra menato.
+
+ A ciò ch'ella sapesse--como sé esercitare,
+ de le quattro virtute--sí la volsi vestire;
+ per lo suo gran fallire--con tutte ha adulterato.
+
+ --Signor, se la trovamo--e vole retornare,
+ voli che li dicamo--che gli vol perdonare,
+ ché la possam retrare--del pessimo suo stato?
+
+ --Dicete a la mia sposa--che deggia revenire;
+ tal morte dolorosa--non me faccia patire;
+ per lei voglio morire,--sí ne so enamorato.
+
+ Con grande piacemento--facciogli perdonanza,
+ rendogli l'ornamento,--donoglie mia amistanza;
+ de tutta sua fallanza--sí me serò scordato.
+
+ --O alma peccatrice,--sposa del gran marito,
+ co iaci en esta fece--lo tuo volto polito?
+ co se' da lui fugito--tanto amor t'ha portato?
+
+ --Pensando nel suo amore--sí so morta e confusa;
+ poseme en grande onore,--or en que so retrusa!
+ O morte dolorusa,--co m'hai circundato!
+
+ --O peccatrice engrata,--retorna al tuo Signore,
+ non esser desperata--ca per te muor d'amore;
+ pensa nel suo dolore--co l'hai d'amor piagato.
+
+ --Io aggio tanto offeso,--forsa non m'arvorría;
+ aggiol morto e conquiso;--trista la vita mia!
+ Non saccio ove me sia,--sí m'ha d'amor legato.
+
+ --Non aver dubitanza--de la recezione;
+ non far piú demoranza,--non hai nulla cagione;
+ clame tua entenzione--con pianto amaricato.
+
+ --O Cristo pietoso,--ove te trovo, amore?
+ Non esser piú nascoso,--ché moio a gran dolore;
+ chi vide el mio Signore?--narrel chi l'ha trovato.
+
+ --O alma, noi el trovammo--su nella croce appiso;
+ morto lo ce lassamo--tutto battuto e alliso;
+ per te a morir s'è miso,--caro t'ha comparato!
+
+ --Ed io comenzo el corrotto--d'un acuto dolore:
+ amore, e chi t'ha morto?--se' morto per mio amore;
+ o enebriato amore,--ov'hai Cristo empicato?
+
+
+
+
+XLII
+
+COMO L'ANIMA PRIEGA LI ANGELI CHE L'INSEGNINO AD TROVAR IESÚ CRISTO.
+
+
+ --Ensegnatime Iesú Cristo,--ché lo voglio trovare;
+ ch'io l'aggio udito contare--ch'esso è de me 'namorato.
+
+ Prego che m'ensegnate--la mia 'namoranza,
+ faccio gran villanía--de far piú demoranza;
+ fatta n'ha lamentanza--de tanto che m'ha 'spettato.
+
+ --Se Iesú Cristo amoroso--tu volessi trovare,
+ per la val de vilanza--t'è oporto d'entrare;
+ noi lo potem narrare,--ché molti el ci on albergato.
+
+ --Prego che consiglite--lo cor mio tanto afflitto,
+ e la via m'ensignite--ch'io possa tener lo dritto;
+ da poi ch'ad andar me mitto--ch'io non pos'esser errato.
+
+ --La via per entrar en vilanza--è molto stretta l'entrata;
+ ma poi che dentro serai,--lebbe t'è poi la giornata;
+ serain'assa' consolata,--se c'entrera' en quello stato.
+
+ --Opriteme la porta,--ch'io vogli' entrar en viltate,
+ ché Iesú Cristo amoroso--se trova en quelle contrate;
+ decetel ch'en veritate--molti el ci on albergato.
+
+ --Non te lassamo entrare;--iurato l'avem presente
+ che nullo ce può transire--ch'aia veste splacente;
+ e tu hai veste fetente,--l'odor n'ha conturbato.
+
+ --Qual è 'l vestir ch'i' aggio--el qual me fa putigliosa?
+ ch'io lo voglio gettare--per esser a Dio graziosa,
+ e como deventi formosa--lo cor n'ho 'nanemato.
+
+ --Ora te spoglia del mondo--e d'onne fatto mondano;
+ tu n'èi molto encarcata,--el cor non porti sano;
+ par che l'aggi sí vano--del mondo ove se' conversato.
+
+ --Del mondo ch'agio 'l vestire,--vegente voi, me ne spoglio,
+ e nul encarco mondano--portar meco piú voglio;
+ ed omne creato ne toglio--ch'io en core avesse albergato.
+
+ --Non ne pari spogliata--como si converría;
+ del mondo non se' desperata,--spene ci hai falsa e ria;
+ spògliate e gettala via,--ché 'l cor non sia reprovato.
+
+ --Ed io me voglio spogliare--d'omne speranza ch'avesse,
+ e vogliomene fugire--da om che me sovenesse;
+ megli' è se en fame moresse--che 'l mondo me tenga legato.
+
+ --Non ne pari spogliata--che glie ne sia 'n piacemento,
+ de spirital amistanza--grande n'hai vestimento;
+ usate ché getta gran vento--e molti sí ci on tralipato.
+
+ --Molto m'è duro esto verbo--lassar loro amistanza;
+ ma veggio che lor usamento--m'arieca alcuna onoranza;
+ per acquistar la vilanza--siragio da lor occultato.
+
+ --Non t'è oporto fugire--lor usamento a stagione,
+ ma ètte oporto fugire--de non oprir tua stacione;
+ per uscio entra latrone--e porta el tuo guadagnato.
+
+ --Opriteme la porta,--pregove en cortesia,
+ ch'io possa trovar Iesú Cristo--en cui aggio la spene mia;
+ respondemi, amor, vita mia,--non m'eser ormai straniato.
+
+ --Alma, poi ch'èi venuta--respondote volontire:
+ la croce è lo mio letto,--lá 've te poi meco unire;
+ sacci si vogl salire--haveráme po' albergato.
+
+ --Cristo amoroso, e io voglio--en croce nudo salire;
+ e voglioce abracciato--Signor, teco morire;
+ gaio seram'a patire,--morir teco abracciato.
+
+
+
+
+XLIII
+
+DE LA MISERICORDIA E IUSTIZIA E COMO FU L'OMO REPARATO: E PARLANO
+DIVERSI.
+
+
+ L'omo fo creato virtuoso,
+ volsela sprezar per sua follía;
+ lo cademento fo pericoloso,
+ la luce fo tornata en tenebría;
+ lo resalire posto è fatigoso;
+ a chi nol vede parglie gran follía,
+ a chi lo passa pargli glorioso,
+ paradiso sente en questa via.
+
+ L'omo quando en prima sí peccao,
+ deguastao l'ordene de l'amore;
+ ne l'amor proprio tanto s'abracciao,
+ che 'nantepuse sé al Creatore;
+ la Iustizia tanto s'endegnao,
+ che lo spogliao de tutto suo onore;
+ omne virtute sí l'abandonao,
+ al demone fo dato el possessore.
+
+ La Misericordia, vedente
+ che l'omo misero era sí caduto,
+ de lo cademento era dolente,
+ ché con tutta sua gente era perduto;
+ gli suoi figliuoli aduna mantenente,
+ ed ha deliberato de l'aiuto;
+ mandagli messaggio de sua gente
+ ca l'omo misero sia subvenuto.
+
+ La Misericordia sí ha mandata
+ de la sua gente fedel messagiera
+ che vada ad omo en quella contrada
+ che de lo desperare ferito era;
+ madonna Penetenza c'è trovata,
+ de tutta la sua gente fatt'ha schiera;
+ e descurrendo porta l'ambasciata
+ che l'omo non perisca en tal mainera.
+
+ La Penetenza manda lo corrère
+ che l'albergo li deia apparecchiare;
+ la Contrizione è messagiere
+ e seco porta cose da spensare;
+ venendo a l'omo, miselse a vedere
+ e giá non c'era loco da posare;
+ tre suoi figliuoli sí fece venère
+ e misegli ne l'omo al cor purgare.
+
+ En prima sí ha messo lo Timore
+ che tutto 'l core sí ha conturbato;
+ la falsa Securtá reietta fore
+ che l'omo avea preso ed engannato;
+ poi mise Conoscenza de pudore
+ vedendose sí sozo e deformato;
+ e nella fin glie die' gran Dolore
+ che Dio aveva offeso per peccato.
+
+ Vedendo l'omo sé cusí sozato,
+ comenza malamente a suspirare;
+ la Compunzione gli fo a lato,
+ gli occhi giá non cessano de plorare;
+ la Penitenza col suo comitato
+ entra nel cuore ad abitare;
+ la Confessione sí ha parlato,
+ ma en nulla guisa pò Dio satisfare.
+
+ Ca l'om per sé avea fatto lo tomo,
+ per sé deveva far relevamento;
+ per nulla guisa non trovava el como,
+ venneglie de sé diffidamento;
+ l'angel non tenea d'aiutar l'omo
+ e non potea con tutto el suo convento;
+ Dio potea ben refar lo domo,
+ ma non era tenuto per stromento.
+
+ La Penetenza manda Orazione
+ che dica a corte quel che è scontrato,
+ com'ella sede en gran confusione,
+ ché del satisfar troppo è l'om privato:
+ --Misericordia peto e non Ragione
+ ed io la voglio lei per advocato;
+ de lacrime gli faccio offerzione
+ del cor contrito e molto amaricato.--
+
+ La Misericordia entra en corte
+ e la sua ragione sí ha allegato:
+ --Mesere, io me lamento de mia sorte,
+ ché la Iustizia sí me n'ha privato;
+ se l'om peccò e fece cose torte,
+ lo mio officio non c'è adoperato;
+ me co l'omo ha ferito a morte
+ de tutto mio onor sí m'ha spogliato.--
+
+ Iustizia s'appresenta 'nante 'l Rege,
+ a la questione fa responsura:
+ --Mesere, a l'om fo posto la lege,
+ volsela sprezare per sua fallura;
+ la pena gli fo data e non se tege
+ secondo la offensanza la penura;
+ cerca lo iudicio e correge
+ se nulla cosa è fatta fuor mesura.
+
+ --Meser, non me lamento del iudicio
+ ch'ello non sia fatto con ragione;
+ lamentome ch'io non ci agio officio,
+ staragioce per zifra a la magione;
+ so demorata teco ab initio
+ giamai non sentíe confusione;
+ del mio dolor veder ne poi lo 'ndicio
+ quanto so amaricata ed ho cagione.--
+
+ Lo Patre onnipotente en caritate
+ lo suo voler sí ha demostrato,
+ e lo tesauro de la largitate
+ a la Misericordia ha donato,
+ che ella possa far la pietate
+ a l'omo per cui è stata advocato,
+ e la Iustizia segga en veritate
+ con tutto lo suo officio ordenato.
+
+ Lo Patre onnipotente, en chi è 'l potere,
+ al suo Figliolo fa dolce parlamento:
+ --O Figliol mio, sommo sapere,
+ en tene iace lo sutigliamento;
+ de raquistar l'omo è en piacere
+ a tutto quanto lo nostro convento;
+ tutta la corte farai resbaldire
+ se tu vorrai sonar quello stromento.
+
+ --O dolce Patre mio de reverenza,
+ ne lo tuo petto sempre so morato,
+ e la virtute de la ubidenza,
+ per mene si será esercitato;
+ tròvemese albergo d'avegnenza
+ lá 've deggia essere albergato,
+ ed io faraggio questa convegnenza
+ de conservar ciascuna nel suo stato.--
+
+ Dio per sua bontá sí ha formato
+ un corpo d'una giovene avenante;
+ e poi che 'l corpo fo organizato,
+ creocci l'alma en uno icto stante;
+ ed enestante l'ha santificato
+ da quello original peccato ch'ante
+ per lo primo omo era seminato
+ en tutte le progenie sue afrante.
+
+ O terra senza tribulo né spina,
+ germinatrice de onne bon frutto;
+ de virtute e grazia sei pina,
+ poneste fine ne lo nostro lutto;
+ li qual per lo peccato eramo en pina
+ de Eva che mangiò lo veto frutto;
+ restauro de la nostra ruina,
+ Vergene Maria, beata en tutto!
+
+ Como lo Nemico invidioso
+ giva a l'omo primo per tentare,
+ e como scaltrito e vizioso
+ se fe' a la moglier per engannare,
+ cusí lo Patre dolce pietoso
+ santo Gabriel volse mandare
+ a Vergene Maria che stava ascoso
+ per lo concepemento annunziare.
+
+ --Ave plena di grazia en virtute,
+ enfra le femene tu se' benedetta!--
+ Ella, pensando de queste salute,
+ de lo temore sí fo conestretta.
+ --Non te temere, ca en te son compiute
+ omne profezia che de te è ditta;
+ conceperai e parerai l'aiute
+ de l'umana gente ch'è sconfitta.
+
+ --Del modo te demando co serane
+ ch'io concepa essendo vergen pura.
+ --Lo Spirito santo sopra te verrane
+ e la virtú de Dio fará umbratura;
+ sempre vergene te conservarane
+ e vergen averai sua genitura;
+ ecco Elisabet concetto hane
+ essendo vechia e sterile natura.
+
+ Nulla cosa è impossibile a Dio,
+ ciò che glie piace esso pote fare;
+ però consenti al consiglio sio,
+ e tu respondi e di' ciò che te pare.
+ --Ecco l'ancilla de lo Signor mio;
+ ciò che tu dici, en me deggia fare!--
+ Ed enestante Cristo concepío
+ vergene stando senza dubitare.
+
+ Como Adam en prima fo formato
+ d'entatta terra, dice la Scrittura,
+ cusí de vergen Cristo fosse nato
+ che per lui venía far la pagatura;
+ nove mesi ce stette albergato,
+ nacque de verno e nella gran freddura,
+ nascendo en terra de suo parentato
+ né casa li prestâro né amantatura.
+
+ Cetto encomenzâro la villanía
+ e la impietate e l'offensanza;
+ de cielo en terra per l'omo venía
+ a patir pena per l'altrui offensanza:
+ longo tempo gridammo el Messia
+ che riguarisse la nostra malanza,
+ ed ecco, nudo iace nella via
+ e nul è che de lui aggia pietanza!
+
+ Le Virtute ensieme congregate
+ a Dio sí fanno grande lamentanza:
+ --Meser, vedete la viduitate
+ ch'avén patuta per altrui offensanza;
+ ad alcuno sí ne desponsate
+ che deggia aver a noi pietanza,
+ che obprobrio ne tolla e vilitate
+ e rendane lo pregio e l'onoranza.
+
+ --Figliuole mie, andate al mio diletto
+ ché a llui vi voglio desponsare;
+ entro le soi mano sí ve metto
+ che con lui deggiáti reposare;
+ onore e pregio senza alcun defetto
+ da tutta gente faròve mirare;
+ e voi el me renderite sí perfetto
+ che sopra il ciel lo farò esaltare.--
+
+ Li Doni, odendo lo maritamento,
+ curreno con grande vivaceza:
+ --Meser, noi que facemo a sto convento?
+ staremo sempre mai en vedoveza;
+ quigno parrá de noi star en lamento
+ e tutta corte viver 'n alegreza?
+ se noi ce sonarim nostro stromento
+ tutta la corte terrimo en baldeza.
+
+ --O figlioli miei, sete adunati
+ per rendere a la mia corte onore;
+ or currete ensemora, abracciati
+ lo mio diletto figlio redentore,
+ e le Virtute sí me esercitati
+ en tutto compimento de valore,
+ sí che con loro beatificati
+ siate nella corte de l'Amore.--
+
+ Le Beatitudine, questo odenno,
+ con gran vivaceza vengon a corte:
+ --Meser, le pelegrine a te venenno,
+ albergane ché simo de tua sorte;
+ peregrinato avemo state e verno
+ con molti amari dí e dure notte,
+ onom ne caccia e pargli far gran senno,
+ ché piú semo odiate che la morte.
+
+ --Non si trovò nul omo ancora degno
+ d'albergare sí nobile tesaro;
+ albergove con Cristo e dolve 'n pegno
+ e voi l'averiti molto caro;
+ li frutti ve daragio poi nel regno,
+ possederete tutto el mio vestaro,
+ demostrariti Cristo como segno:
+ ecco lo mastro del nostro reparo.--
+
+ Lo nostro dolcissimo Redentore
+ a la Iustizia per l'omo ha parlato:
+ --Que ademandi a l'om peccatore
+ che deggia fare per lo suo peccato?
+ recolta centro e suo pagatore
+ de tutto quello che t'era obligato;
+ aiutar lo voglio per amore
+ e de satisfare so apparecchiato.
+
+ --Mesere, se ve piace de pagare
+ lo debito che per l'omo è contratto,
+ voi lo podete, se ve piace, fare,
+ ché sete Dio ed omo però fatto;
+ comenzato avete a satisfare;
+ volentiere tieco faccio el patto,
+ ché tu solo sí me puoi placare
+ e sí con tieco faccio lo contratto.
+
+ --O Misericordia, que ademanni
+ per l'omo per cui e' stata avocata?
+ ---Meser, che l'omo sia tratto de banni
+ che sbandito fo de sua contrata;
+ tribulata sí so stata molt'anni;
+ da poi che cadde, non fui consolata;
+ tutta la corte si mo ci aremanni,
+ se consoli me en lui compassionata.
+
+ Ché la sua infirmitate è tanta,
+ per nulla guisa se porría guarire;
+ se omne lor difetto non t'amanta,
+ de quil che fuoro e so e so a venire,
+ potere, senno e la voglia santa
+ de trasformare en omne suo devere,
+ consolarai poi me misera afranta
+ che tanto ho pianto con amar sospiri.
+
+ --Sotilmente hai ademandato,
+ ciò che demandi io sí voglio fare;
+ de l'amore sí so enebriato,
+ che stolto me faragio reputare
+ a comparare sí vile mercato,
+ e cosí gran prezo volere dare,
+ che l'om conosca quanto l'aggio amato,
+ morir ne voglio per lo suo peccare.
+
+ --Mesere, ecco l'omo sí sozato
+ e de sí vilissima sozura,
+ s'egli en prima non fosse lavato,
+ non si porría soffrir la sua fetura;
+ or non se tarde ad esser medicato;
+ se tu nol fai, non è chi n'aggia cura;
+ da tutta gente sí è desperato
+ e semivivo sta en gran frantura.
+
+ --Uno bagno molto prezioso
+ aggio ordenato, al mio parire;
+ che non sia l'omo tanto salavoso
+ che piú che neve nol faccia parire:
+ lo battesmo santo glorioso,
+ che d'omne male fa l'omo guarire;
+ chi se ne lava, serane avetoso,
+ se non recade per lo suo fallire.--
+
+ Iustizia, odendo questo fatto:
+ --Mesere, io me voglio satisfare;
+ l'omo sí fará meco el contratto
+ che servo se deggia confessare;
+ pensosse esser Dio rompendo 'l patto,
+ voglio che se deggia umiliare;
+ che fede me prometta e sirá atto
+ ad omnia ch'io voglio comandare.
+
+ --Respondi, omo, e di' ciò che te pare,
+ se voli fare la promissione.
+ --Meser, ed io prometto de servare,
+ renunzo al demone ed a sua magione;
+ fede te prometto conservare
+ en omne gente ed en omne stagione;
+ credo per fede poterme salvare
+ e senza fede aver dannazione.
+
+ --Meser, ecco l'uomo baptizato.
+ èglie oporto forza con mastría,
+ che contra lo Nemico sia armato
+ che possa stare en sua cavallaría;
+ ché lo Nemico è tanto esercitato,
+ vencerallo per forza o per falsía;
+ se da te non fosse confirmato,
+ 'nestante sí pigliára mala via.
+
+ --Mesere, quando l'om fece fallanza,
+ sí me ferío molto duramente;
+ stoltamente pose sua speranza
+ ch'io non faría vendetta, al suo parvente;
+ voglio che conosca la fallanza,
+ e giammai non gli esca de mente,
+ segno porti en fronte en remembranza
+ quanto 'l peccato sí m'è dispiacente.
+
+ --Meser, volontiere ne porto segno
+ ch'io so reformato a tua figura;
+ vedendome signato, lo Malegno
+ non ma' potèra con sua fortura.
+ --Ed io nella tua fronte croce segno
+ de crismate salute a tua valura;
+ confòrtate, combatte ch'io do regno
+ a quel ch'en mia schiera ben adura.--
+
+ La Misericordia è parlante:
+ --Meser, l'omo ha tanto degiunato,
+ che se de cibo non fusse sumante,
+ la debeleza l'ha giá consumato.
+ --Ed io li do lo mio corpo avenante,
+ el sangue ch'è uscito del mio lato,
+ pane e vino en sacramento stante
+ che da lo preite sará consecrato.--
+
+ Iustizia ce pete la sua parte:
+ --'Nante che l'omo se deggia cibare,
+ de caritate me fará le carte
+ ch'esso Dio sopr'omnia deggi amare,
+ el prossimo con Dio abbracciante
+ e sempre omne suo ben desiderare.
+ --Meser, ed io prometto de ciò farte
+ ch'io ne so tenuto e deggiol fare.--
+
+ La Misericordia non fina
+ ademandare la necessitate:
+ --Meser, se l'omo cadesse en ruina,
+ como faría de quell'infermitate?
+ --Ordenata gli ho la medicina:
+ la Penetenza, ch'è de tua amistate;
+ se mai lo repigliasse la malina,
+ recorra a lei: averá sanetate.--
+
+ Iustizia ce pete la sua sorte:
+ --Meser, io deggio stare a questa cura;
+ l'omo me sosterrá fin a la morte
+ a patir pena ed omne ria sciagura.
+ --Meser, ed io prometto de star forte
+ ad omne pena non sia tanto dura;
+ s'io obedisco, oprirai le porte
+ del ciel qual perdei per mia fallura.
+
+ --Meser, l'omo è vestito de cargne
+ e nella carne pate grand'arsura;
+ se la concupiscenzia lui affragne,
+ dáglie remedio nella sua affrantura.
+ --Mogli' e marito, ensemora compagne,
+ usaranno enseme con paura
+ che lor concupiscenzia non cagne
+ lo entelletto de la mente pura.
+
+ --Meser, se 'l matrimonio se usa
+ con la temperanza che è virtute,
+ la sua alma non sirá confusa,
+ e camperá de molte rei cadute.
+ --Mesere, la mia carne è viziosa,
+ sforzarolla a tutte mie valute,
+ perché la sua amistate m'è dannosa
+ e molte gente son per lei perdute.--
+
+ La Misericordia non posa
+ la necessitate ademandare:
+ --Meser, ordenate questa cosa
+ per chine sí se deggia dispensare.
+ --Autoritate sí do copiosa
+ ai preiti che lo deggian ministrare,
+ de benedire e consecrare osa
+ e de potere asciogliere e ligare.--
+
+ Iustizia, odendo questa storia,
+ si dice che nulla cosa vale
+ se de prudenza che virtute flòria
+ non è vestito lo sacerdotale,
+ e d'essa sia adornata la memoria;
+ omo ch'è preite salga sette scale,
+ e sia spogliato d'omne mala scoria,
+ ch'a terra non deduca le sue ale.
+
+ La Misericordia, vedendo
+ la battaglia dura del finire,
+ li tre nemici ensemor convenendo,
+ ciascuno sí la briga de ferire:
+ --Meser, dacce aiuto defendendo,
+ che l'omo se ne possa ben schirmire.
+ --Olio santo ne l'estremo ungendo
+ lo Nemico non lo porrá tenire.--
+
+ Iustizia ce rieca una virtute
+ che molto bisogna a questo fatto,
+ la Fortetute contra rei ferute
+ sí ce speza e dice al gioco: «matto»;
+ le Sacramenta, ensemor convenute,
+ con le Virtute hanno fatto patto
+ de star ensieme e non sian devedute,
+ e la Iustitia sí ne fa 'l contratto.
+
+ Iustizia sí ademanda l'atto
+ de la virtute en tutto suo piacere,
+ e la Misericordia tal fatto
+ per nulla guisa nol pò adempire;
+ ma se con li Doni pò fare patto,
+ ha deliberato de exercire;
+ ensemora domandan questo tratto
+ a Cristo che ce degia sovenire.
+
+ Ad esercitare la caritate
+ lo don de sapienzia c'è dato,
+ e la speranza ch'è d'alta amistate,
+ lo don de lo 'ntelletto c'è donato;
+ la fede che gli cieli ha penetrate
+ lo don de lo conseglio c'è albergato;
+ li Doni e le Virtute congregate
+ ensemor hanno fatto parentato.
+
+ La Iustizia ad esercitare
+ lo don de la forteza sí li dona;
+ ma la Prudenza bella non ce pare,
+ se 'l don de la scienzia non sona;
+ la Temperanza non pò bene stare
+ se 'l don de pietate non gli è prona;
+ la Fortetute non pò ben andare
+ se 'l don de lo timore non la zona.
+
+ De la Fede e de lo Conseglio
+ lo povero de spirito è nato;
+ Forteza e Timore fatt'hanno figlio,
+ beato mito en tutto desprezato;
+ Iustizia e Forteza, lor simiglio,
+ beato lutto hanno generato;
+ Prudenza e Senno hanno fatto piglio,
+ fame de iustizia han apportato.
+
+ De la Temperanza e Pietate
+ la Misericordia ne è nata;
+ de lo 'ntelletto spene alta amistate
+ mundicia de core on generata;
+ de la Sapienzia e Caritate
+ la pace de core si è tranquillata;
+ or preghimo l'alta Trinitate
+ che ne perdoni le nostre peccata.
+
+
+
+
+XLIV
+
+DE LE PETIZIONE CHE SONO NEL PATERNOSTRO
+
+
+ En sette modi, co a me pare,--distinta è orazione;
+ como Cristo la 'nsegnòne--en paternostro sta notata.
+
+ La prima orazione,--che a Dio l'om degia fare,
+ che lo nome suo ch'è santo--en noi degia santificare;
+ cristiani ne fe' vocare,--en Cristo sim battizati,
+ ché siam purificati--con la vita immaculata.
+
+ La seconda orazione,--onde de' esser pregato,
+ ch'esso venga ad abitare--lo cor nostro consecrato;
+ e sèrvise poi sí mundato,--ch'esso ce possa regnare;
+ siría laido l'allecerare--poi ch'è fatta la 'nvitata.
+
+ La terza orazione,--che 'l Signor ne volse dire,
+ com'è obedito en cielo--en terra se degia obedire:
+ 'nanteposto el suo volere--ad omne cosa che sia,
+ l'alma e 'l corpo en sua balía--sub la legge sua servata.
+
+ La quarta che pete el pane,--tre pan trovo ademandate:
+ lo primo è devozione,--l'alme en Dio refocillate;
+ l'altro pan è el sacramento--ne l'altare consecrate,
+ l'altro pan ciascun mangia--o' nostra vita è sostentata.
+
+ El primo pan tien con Dio--nella sua gran delettanza;
+ l'altro è 'l prossimo abracciato--nella fedel congreganza;
+ l'altro sí ne dá abondanza--nella vita che menamo,
+ che refezion agiamo--en omne cosa ch'è ordenata.
+
+ La quinta, che pete a Dio--perdonanza del peccato;
+ mala fronte glie porta enante--chi col frate sta turbato:
+ ch'en suo figliol s'adottato,--tu porti sotta 'l coltello,
+ oderai lo mal appello--se i vai 'nante en ambasciata.
+
+ Bona fronte glie porta 'nante--chi ha 'l prossimo en amore;
+ se glie pete perdonanza--che sia stato peccatore,
+ fali piena lo Signore--e la grazia sua li dona;
+ questa perdonanza bona--con la sua s'è acompagnata.
+
+ La sesta che no ne lasse--enducere en tentazione;
+ ché se esso n'abandona,--sem menati a la pregione:
+ carne, mondo, li demòne--ciascun fa sua legatura,
+ en quanta ne mena bruttura--lo mio cor non l'ha stimata.
+
+ Se 'l Signor con noi demora,--piovan, nenguan le battaglie,
+ ciascuna ne dá guadagno--de vittoria en travaglie;
+ fa fugar quelle sembiaglie--de quigli forti nemici,
+ fanne deventar felici--la sua bona compagnata.
+
+ La settima orazione--che ne campi dagli mali,
+ de le colpe e degl peccati--che è fuore d'enfernali,
+ e de mali exterminali--che stan giú in quella fornace:
+ omne cosa che despiace--loco sí sta cumulata.
+
+
+
+
+XLV
+
+COMO DIO APPARE NE L'ANIMA EN CINQUE MODI
+
+
+ En cinque modi appareme--lo Signor en esta vita;
+ altissima salita--chi nel quinto è entrato.
+
+ Lo primo modo chiamolo--stato timoroso,
+ lo secondo pareme--amor medecaroso,
+ lo terzo amore pareme--viatico amoroso,
+ lo quarto è paternoso,--lo quinto è desponsato.
+
+ Nel primo modo appareme--nell'alma Dio Signore;
+ da morte suscitandola--per lo suo gran valore,
+ fuga la demonia--che me tenean 'n errore,
+ contrizion de cuore--l'amor ci ha visitato.
+
+ Poi vien como medico--ne l'alma suscitata,
+ confortala ed aiutala,--ché sta sí vulnerata;
+ le sacramenta ponece--che l'hanno resanata,
+ ché l'ha cusí curata--lo medico ammirato.
+
+ Como compagno nobile--lo mio amor apparuto,
+ de trarme de miseria--donarme lo suo aiuto,
+ per le virtute mename--en celestial saluto;
+ non degio star co muto,--tanto bene occultato.
+
+ Lo quarto modo appareme--como benigno pate,
+ cibandome de donora--de la sua largitate;
+ da poi che l'alma gusta--la sua amorositate,
+ sente la redetate--de lo suo paternato.
+
+ Lo quinto amore mename--ad esser desponsata,
+ al suo Figliol dolcissimo--essere copulata;
+ regina se' degli angeli,--per grazia menata,
+ en Cristo trasformata--en mirabel unitato.
+
+
+
+
+XLVI
+
+COMO L'ANIMA PER FEDE VIENE A LE COSE INVISIBILE
+
+
+ Con gli occhi ch'agio nel capo--la luce del dí mediante
+ a me representa denante--cosa corporeata.
+
+ Con gli occhi ch'agio nel capo--veggio 'l divin sacramento,
+ lo preite me mostra a l'altare,--pane sí è en vedemento;
+ la luce ch'è de la fede--altro me fa mostramento
+ agli occhi mei c'ho dentro--en mente razionata.
+
+ Li quattro sensi dicono:--Questo si è vero pane.--
+ Solo audito resistelo,--ciascun de lor fuor remane,
+ so' queste visibil forme--Cristo occultato ce stane,
+ cusí a l'alma se dáne--en questa misteriata.
+
+ Como porría esser questo?--vorríal veder per ragione,
+ l'alta potenzia divina--somettiriti a ragione;
+ piacqueglie lo ciel creare--e nulla ne fo questione;
+ voi que farite entenzone--en questa sua breve operata?
+
+ A lo 'nvisibile cieco--vien con baston de credenza,
+ a lo divin sacramento--vienci con ferma fidenza;
+ Cristo che lí ce sta occulto--dátte la sua benvolenza,
+ e qui se fa parentenza--de la sua grazia data.
+
+ La corte o' se fon ste noze--sí è questa chiesa santa,
+ tu vien' a lei obedente--ed ella de fé t'amanta;
+ poi t'apresenta al Signore,--essa per sposa te planta,
+ loco se fa nova canta--ché l'alma per fé è sponsata.
+
+ E qui se forma un amore--de lo envisibile Dio;
+ l'alma non vede, ma sente--che glie despiace onne rio;
+ miracol se vede infinito:--lo 'nferno se fa celestío,
+ prorompe l'amor frenesío--piangendo la vita passata.
+
+ O vita mia maledetta,--mondana, lussuriosa,
+ vita de scrofa fetente,--sozata en merda lotosa,
+ sprezando la vita celeste--de l'odorifera rosa,
+ non passerá questa cosa--ch'ella non sia corrottata.
+
+ O vita mia maledetta,--villana, entrata, soperba,
+ sprezando la vita celeste--a Dio stata so sempre acerba,
+ rompendo la lege e statuti,--le sue santissime verba,
+ ed esso de me fatt'ha serba,--ché non m'ha a lo 'nferno dannata.
+
+ Anima mia, que farai--de lo tuo tempo passato?
+ non è dannagio da gioco--ch'ello non sia corrottato;
+ planti, sospiri e dolori--sirágione sempre cibato;
+ lo mio gran peccato--ch'a Dio sempre so stata engrata.
+
+ Signor, non te veio, ma veio--che m'hai en altro om mutato;
+ l'amor de la terra m'hai tolto,--en cielo sí m'hai collocato;
+ te dagetor non vegio,--ma vegio e tocco 'l tuo dato,
+ ché m'hai lo corpo enfrenato--ch'en tante bruttur m'ha sozata.
+
+ O castitate, que è questo--che t'agio mo en tanta placenza?
+ ed onde speregia esta luce--che data m'ha tal conoscenza?
+ vien de lo patre de lumi--che spira la sua benvoglienza
+ e questo non è fallenza--la grazia sua c'ha spirata.
+
+ O povertate, que è questo--che t'agio mo en tanto piacire,
+ ca tutto lo tempo passato--orribel me fosti ad udire?
+ piú m'affligea che la freve--quando venea 'l tuo pensire,
+ ed or t'agio en tanto desire,--che tutta de te so enamata.
+
+ Venite a veder meraveglia--che posso mo el prossimo amare,
+ e nulla me dá mo graveza--poterlo en mio danno portare;
+ e de la iniuria fatta--lebbe sí m'è el perdonare;
+ e questo non m'è bastare--se non so en suo amor enfocata.
+
+ Venite a veder meraveglia--che posso mo portar le vergogne,
+ che tutto 'l tempo passato--sempre da me fuor da logne;
+ or me dá un'alegreza,--quando vergogna me iogne,
+ però che con Dio me coniogne--nella sua dolce abracciata.
+
+ O fede lucente, preclara,--per te so venuto a sti frutti;
+ benedetta sia l'ora e la dine--ch'io credetti a li toi mutti;
+ parme che questa sia l'arra--de trarme a ciel per condutti;
+ l'affetti mei su m'hai redutti--ch'io ami la tua redetata.
+
+
+
+
+XLVII
+
+DE LA BATTAGLIA DEL NEMICO
+
+
+ Or udite la battaglia--che me fa el falso Nemico,
+ e serave utilitate--se ascoltáti quel ch'io dico.
+
+ Lo Nemico sí me mette--sutilissima battaglia,
+ con quel venco sí m'afferra,--sí sa metter sua travaglia.
+
+ Lo Nemico sí me dice:--Frate, frate, tu se' santo;
+ grande fama e nomenanza--del tuo nome è en onne canto.
+
+ Tanti beni Dio t'ha fatti--per novello e per antico,
+ non gli t'avería mai fatti--se nogl fossi caro amico.
+
+ Per ragione te demostro--che te pòi molto alegrare,
+ l'arra n'hai del paradiso--non ne pòi mai dubitare.
+
+ --O Nemico engannatore,--como c'entri per falsía!
+ fusti fatto glorioso--en quella gran compagnia.
+
+ Molti beni Dio te fece--se gli avessi conservati;
+ appetito sciordenato--su del ciel t'ha trabocato.
+
+ Tu diavol senza carne,--ed io demone encarnato,
+ c'agio offes'el mio Signore--non so el numero del peccato.--
+
+ El Nemico non vergogna,--a la stanga sta costante,
+ con la mia responsione--sí me fere duramente.
+
+ --O bruttura d'esto mondo,--non vergogni de parlare,
+ c'hai offeso Dio e l'omo--en molte guise per peccare?
+
+ Io offesi una fiata,--enestante fui dannato,
+ e tu, pieno de peccato,--pènsete d'essere salvato?
+
+ --O Nemico, giá non penso--per mio fatto de salvare,
+ la bontate del Signore--sí me fa de lui sperare.
+
+ So securo che Dio è bono,--la bontá de' essere amata,
+ la bontate sua m'ha tratta--d'esser de lui 'namorata.
+
+ Se giamai non me salvasse--non de' essere meno amato;
+ ciò che fa lo mio Signore--si è iusto ed èmme a grato.--
+
+ Lo Nemico sí remuta--en altra via tentazione:
+ --Quando farai penitenza,--se non prendi la stascione?
+
+ Tu engrassi questa carne--a li vermi en sepultura,
+ deveríla cruciare--en molta sua mala ventura.
+
+ Non curar piú d'esto corpo,--ché la cura n'ha 'l Signore
+ né de cibo né de vesta--non curar del malfattore.
+
+ --Falsadore, io notrico--lo mio corpo, no l'occido;
+ de la tua tentazione--beffa me ne faccio e rido.
+
+ Io notrico lo mio corpo--che m'aiuta a Dio servire,
+ a guadagnar quella gloria--che perdesti en tuo fallire.
+
+ --Gran vergogna è a te fallace--sostener carne corrutta,
+ la battaglia cusí dura--guadagnar lo ciel per lutta.
+
+ Tu me par che si' indiscreto--per lo modo che tu fai,
+ cruciar cusí el tuo corpo--e de lui cagion non hai.
+
+ Tu deveri aver cordoglio,--ché è vecchio e descaduto,
+ non deveri poner soma--né che solva piú tributo.
+
+ Tu deveri amar lo corpo--como ami l'anima tua,
+ ché t'è grande utilitate--la prosperitate sua.--
+
+ --Io notrico lo mio corpo--dargli sua necessitate,
+ accordati simo ensieme--che vivamo en castitate.
+
+ Per l'astinenza ordenata--el corpo è deventato sano,
+ molte enfirmitá ha carite--che patea quand'era vano.
+
+ Tutta l'arte medicina--sí se trova en penetenza,
+ che gli sensi ha regolati--en ordenata astinenza.
+
+ --Un defetto par che aggi--che è contra la caritate;
+ degli pover vergognosi--non par ch'agi pietate.
+
+ Tu deveri toller frate--che te voi l'om tanto dare,
+ sovenir a besognosi--che vergognan demandare.
+
+ E faríe utilitate--molto grande al daitore,
+ e siría sostentamento--grato a lo recepetore.
+
+ --Non so piú che m'è tenuto--lo mio prossimo d'amare,
+ e per me l'agio arnunzato--per potere a Dio vacare.
+
+ S'io pigliasse questa cura--per far loro acattaría,
+ perdería la mia quiete--per lor mercatantaría.
+
+ S'io tollesse e daesse,--nogl porría mai saziare,
+ e turbára el daitore--non contento del mio dare.
+
+ --Un defetto par che agi--del silenzo del tacere,
+ multi santi per quiete--nel deserto volser gire.
+
+ Se tu, frate, non parlassi--siría edificazione,
+ molta gente convertèra--ne la tua amirazione.
+
+ La Scrittura en molte parte--lo tacere ha commendato,
+ e la lengua spesse volte--fa cader l'om en peccato.
+
+ --Tu me par che dichi vero,--se bon zelo te movesse;
+ en altra parte vòi ferire--s'io a tua posta tacesse.
+
+ Lo tacere è vizioso--chello o' l'om déi parlare:
+ lo tacer lo ben de Dio--quando 'l deve annunziare.
+
+ Lo tacer ha 'l suo tempo,--el parlar ha sua stagione,
+ curre omo questa vita--fin a consumazione.
+
+ --Un defetto par che agi:--che lo ben non sa' occultare,
+ el Signor te n'amaestra--ch'en occulto el degi fare.
+
+ De far mostra l'om del bene--pare vanaglorioso,
+ el vedente exdificato--demostrarli l'om tal oso.
+
+ Lo Signore che te vede--esso sí è 'l pagatore,
+ non far mostra al tuo frate--che sia tratto a farte onore.
+
+ --La mentale orazione--quella occulta rendo a Dio,
+ e lo cor serrat'ha l'uscio,--ché nol vegia el frate mio.
+
+ Ma la orazion vocale--quella el frate deve audire:
+ ché siría exdificato,--se la volesse tacire.
+
+ Non se deggon occultare--opere de pietate,
+ se al frate l'occultasse,--cadería en impietate.
+
+ --Frate, frate, haime vento:--non te saccio piú que dire:
+ veramente tu se' santo,--sí te sai da me coprire!
+
+ Non trovai ancor chivelli--ch'esso m'agia sí abattuto;
+ en tante cose t'ho tentato--ed en tutte m'hai venciuto.
+
+ Tal m'hai concio a questa volta--che de me sí sta securo;
+ che giamai a te non torno,--sí t'agio trovato duro!
+
+ --Or è bono a far la guarda--che m'hai data securtate;
+ omne cosa che tu dici,--sí è pien de falsitate.
+
+ Se en tuo ditto me fidasse,--piú siría che pazo e stolto
+ ché da onne veritate--sí se' delongato molto.
+
+ Io faraio questa guarda,--che staraio sempre armato
+ contra te, falso Nemico,--ed encontra lo peccato.
+
+ Or te guarda, anima mia,--che 'l Nemico non t'enganni
+ ché non dorme né cotoza--per farte cadere nei banni.
+
+
+
+
+XLVIII
+
+DE L'INFIRMITÁ E MALI CHE FRATE IACOPONE DEMANDAVA PER ECCESSO DE CARITÁ
+
+
+ O Signor, per cortesia,--mandame la malsanía!
+
+ A me la freve quartana,--la contina e la terzana,
+ la doppia cotidiana--colla grande idropesía.
+
+ A me venga mal de dente,--mal de capo e mal de ventre,
+ a lo stomaco dolor pungente,--en canna la squinantía.
+
+ Mal de occhi e doglia de fianco--e l'apostèma al lato manco
+ tiseco me ionga en alco--ed omne tempo la frenesía.
+
+ Agia el fegato rescaldato,--la milza grossa, el ventre enfiato,
+ lo polmone sia piagato--con gran tossa e parlasía.
+
+ A me vengan le fistelli--con migliaia de carboncelli,
+ e li granchi sian quelli--che tutto pieno ne sia.
+
+ A me venga la podagra,--mal de ciglia sí m'agrava,
+ la disintería sia piaga--e l'emoroide a me se dia.
+
+ A me venga el mal de l'asmo--e ióngasece quel del pasmo,
+ como al can venga rasmo--ed en bocca la grancía.
+
+ A me lo morbo caduco--de cadere en acqua e 'n foco,
+ e giamai non trovi loco--ch'io afflitto non ce sia.
+
+ A me venga cechitate,--muteza e sorditate,
+ la miseria e povertate--ed onne tempo en trappería.
+
+ Tanto sia el fetor fetente,--che non sia nul om vivente
+ che non fuga da me dolente,--posto en tanta enfermaría.
+
+ En terribile fossato,--che Regoverci è nominato,
+ loco sia abandonato--da onne bona compagnía.
+
+ Gelo, grandine, tempestate,--fulguri, troni, oscuritate,
+ non sia nulla aversitate--che me non agia en sua balía.
+
+ Glie demonia enfernali--essi sian mei ministrali,
+ che m'exerciten li mali--c'ho guadagnati a mia follía.
+
+ Enfin del mondo a la finita--sí me duri questa vita,
+ e poi, a la sceverita,--dura morte me se dia.
+
+ Elegome en sepultura--ventre de lupo en voratura,
+ e le reliquie en cacatura--en spineta e rogaría.
+
+ Gli miracol po' la morte--chi ce vien agia le scorte,
+ e le vessazion forte--con terribel fantasía.
+
+ Onom che m'ode mentovare--sí se degia stupefare,
+ colla croce sé signare--ché mal contro non sia en via.
+
+ Signor mio, non è vendetta--tutta la pena c'ho detta,
+ ché me creasti en tua diletta--ed io t'ho morto a villanía.
+
+
+
+
+XLIX
+
+DE LA COSCIENZIA PACIFICATA
+
+
+ O coscienzia mia,--grande me dái mo reposo;
+ giá non è stato tuo oso--per tutto lo tempo passato.
+
+ Tutto lo tempo passato,--da poi ch'io me recordo,
+ sempre m'hai tribulato--e vissa meco en descordo;
+ e non èi passata co sordo,--sempre de me mormorando,
+ ed onne mio fatto blasmando--giá non sia tanto occultato.
+
+ Da puoi ch'io fui creata,--Dio ordinò mia natura,
+ ed agiola sí conservata,--che non l'ho fallata a nul'ura;
+ iudicio de dirittura--me fu ordenato nel core,
+ scritto ne porto el tenore--de tutto el tuo operato.
+
+ Qual è rason che mo tace,--e nulla me dái molesta?
+ hame donato una pace,--sempre con teco agio festa;
+ vita meno celesta,--poi ch'io non t'agio a ribello,
+ ca lo splacer tuo è coltello--ch'entro al merollo ha passato.
+
+ Ragion è ch'io deia posare,--poi che 'l iudicio hai fatto;
+ iustizia sí t'è en amare--e messo i e' t'en man entrasatto;
+ e nullo volesti far patto,--ciò che ne fae sí te piace,
+ e loco si fonda la pace--che il mio furor ha placato.
+
+
+
+
+L
+
+DE LA GRANDE BATTAGLIA DE ANTICRISTO
+
+
+ Or se parrá chi averá fidanza!
+ la tribulanza ch'è profetizata,
+ da onne lato vegiola tonare.
+
+ La luna è scura, el sole ottenebrato,
+ le stelle del cielo vegio cadere;
+ l'antiquo serpente pare scapolato,
+ tutto lo mondo vegio lui sequire;
+ l'acque s'ha bevute da onne lato,
+ fiume Giordan se spera d'enghiuttire,
+ lo popolo de Cristo devorare.
+
+ Lo sole è Cristo che non fa mo segna
+ per fortificare li soi servente;
+ miracoli non vedemo che sostegna
+ la fidelitate nella gente;
+ question ne fa gente malegna,
+ obproprio ne dicon malamente,
+ rendendo lor ragion nogl potem trare.
+
+ La luna sí è la ecclesia scurata,
+ la qual la notte al mondo relucía,
+ papa e cardenal con lor guidata;
+ la luce è tornata en tenebría;
+ la universitate clericata
+ è encorsata e pres'ha mala via:
+ o sire Dio, chi porrá scampare?
+
+ Le stelle che del cielo son cadute,
+ la universitate reliosa,
+ molte de la via sí son partute,
+ entrate per la via pericolosa;
+ l'acque del diluvio son salute,
+ coperti i monti, sommerso onne cosa;
+ aiuta, Dio, aiuta lo notare!
+
+ Tutto el mondo veggio conquassato
+ e precipitando va en ruina;
+ como l'omo che è enfrenetecato,
+ al qual non può om dar medicina,
+ li medici sí l'hanno desperato,
+ ché non glie giova encanto né dottrina,
+ vedemolo en extremo lavorare.
+
+ Tutta la gente vegio ch'è signata
+ del caratte de l'antiquo serpente;
+ ed en tre parte l'hane divisata;
+ chi campa d'uno, l'altro el fa dolente;
+ l'avarizia nello campo è entrata,
+ fatt'ha sconfitta e morta molta gente,
+ e pochi son che vogliano restare.
+
+ Se alcun ne campa d'esta enfronta,
+ metteglie lo dado del sapere;
+ enfia la scienzia en alto monta,
+ vilipende gli altri e sé tenere;
+ a l'altra gente le peccata conta,
+ li suoi porta drieto a non vedere,
+ voglion dir molto e niente fare.
+
+ Quigli pochi che ne son campati
+ de questi doi legami dolorosi,
+ en altro laccio sí gli ha 'ncatenati;
+ de fare signi sí son desiosi,
+ far miracoli, render senetati,
+ de rapti e profezie son golosi;
+ se alcun ne campa, sí pò Dio laudare.
+
+ Ármate, omo, ché se passa l'ora
+ che possi campare di questa morte;
+ ché nulla ne fo ancora sí dura
+ né altra ne sará giamai sí forte;
+ gli santi n'áber molto gran paura
+ de venir a prender queste scorte;
+ d'essere securo stolto me pare.
+
+
+
+
+LI
+
+COMO LA VERITÁ PIANGE CH'È MORTA LA BONTADE
+
+
+ La Veritade piange,--ch'è morta la Bontade;
+ e mostra le contrade--lá 've è vulnerata.
+
+ La Veritá envita--tutte le creature
+ che vengano al corrotto--ch'è de tanto dolure;
+ cielo, terra e mare,--aere, foco e calure
+ fanno grande romure--de sta cosa scontrata.
+
+ Piange la Innocenzia:--En Adam fui ferita,
+ en Cristo resuscitata,--or so morta e perita;
+ vendeca nostra eniuria,--Maiestate enfinita,
+ che vegia om la fallita--per la pena portata.--
+
+ La Legge naturale--sí fa gran lamentanza,
+ e fa uno corrotto--che è de gran pietanza:
+ --O Bontá nobilissima,--chi ne fará vegnanza
+ de tanta iniquitanza--ch'en te è demostrata?--
+
+ La Legge mosaica--con le diece Precetta
+ fanno grande romore--de la Bontá diletta:
+ --O Bontá nobilissima,--co te vedemo afflitta!
+ chi ne fará venditta,--ché t'hanno sí sprezata?--
+
+ La Legge de la grazia--con lo suo parentato
+ fanno clamore en alto--sopra lo ciel passato:
+ --O Patre onnipotente,--pari adormentato
+ de sto danno scontrato,--ché onne cosa è guastata.--
+
+ L'alta Vita de Cristo--con la Encarnazione
+ fanno clamor sí alto--sopra omne clamagione;
+ clama la sua Dottrina,--clama la Passione:
+ --Signor, fanne ragione,--che sia ben vendicata.--
+
+ La divina Scrittura--con la Filosofia
+ fanno uno corrotto--con grande dolentía:
+ --O Bontá nobilissima,--nostro tesauro e via,
+ grande fo villanía--averte sí sprezata.--
+
+ Gli Articoli de la fede--sí s'onno congregati:
+ --Oi lassi noi, dolenti--co semo desolati!
+ nostra fatica e frutti--sémone derobbati,
+ la vita en tal peccati--non sia piú comportata.--
+
+ Le Virtude piangono--de uno amaro pianto:
+ --O Bontá nobilissima,--nostro tesauro e canto,
+ non trovamo remedio--de lo dannagio tanto,
+ lo nostro dolor tanto--nulla mente ha stimata.--
+
+ Piangono le Sacramenta:--Noi volem morire,
+ da poi che la Bontade--vedemo sí perire;
+ non ne giova el vivere--non sapem ove gire;
+ vendeca, iusto Sire,--ch'ell'è sí mal trattata.--
+
+ Li Doni de lo spirito--chiamano ad alta vuce:
+ --Vendeca nostra eniuria,--alta divina luce;
+ aguarda lo naufragio--che patem 'n esta fuce;
+ se tu non ne conduce,--perim 'n esta contrata.--
+
+ Fanno grande corrotto--l'alte Beatitute:
+ --Aguardace, Signore,--co sem morte e battute!
+ oi lasse noi dolente,--a que sem devenute!
+ peggio simo tenute--che vizia reprobata.--
+
+ Piangon le Relione--e fanno gran lamento:
+ --Aguardace, Signore,--a lo nostro tormento;
+ poi che Bontate è morta,--semo en destrugemento;
+ come la polve al vento--nostra vita è tornata.
+
+ Li Frutti de lo spirito--sí fanno gran romore:
+ --Vendica nostra eniuria,--alto, iusto Signore;
+ la curia romana,--c'ha fatto esto fallore,
+ corriamoci a furore,--tutta sia dissipata.
+
+ Fansi chiamar ecclesia--le membra d'Anticrisso!
+ aguardace, Signore,--non comportar piú quisso;
+ purgata questa ecclesia--e quel che ci è mal visso
+ sia en tal loco misso--che purge i soi peccata.
+
+
+
+
+LII
+
+COMO CRISTO SE LAMENTA DE LA CHIESA ROMANA
+
+
+ Iesú Cristo se lamenta--de la Chiesa romana,
+ che gli è engrata e villana--de l'amor che gli ha portato.
+
+ --Da poi ch'io presi carne--de la umana natura,
+ sostenni passione--con una morte dura;
+ desponsai la Ecclesia--fidelissima e pura,
+ puse en lei mia cura--d'un amore apicciato.
+
+ Gli mei pover discipoli--per lo mondo mandai,
+ de lo Spirito santo--lor coragio enflammai,
+ la fede mia santissima--per lor sí semenai,
+ molti segni mostrai--per l'universo stato.
+
+ Vedendo el mondo cieco--tanti segni mostrare,
+ a omini idioti--tanto saper parlare,
+ fuor presi d'amiranza,--credere e battizare,
+ essi quegl segni fare--onde será amirato.
+
+ Levossi l'idolatria--col suo pessimo errore,
+ puose en arte magica--li signi del Signore,
+ accecò gli populi;--rege, emperadore
+ occisero a dolore--omne messo mandato.
+
+ Tanto era lo fervore--de la primera fede,
+ occidendone uno,--mille lassava erede;
+ stancava li carnifici--de farne tanta cede,
+ martirizata fede--vicque per adurato.
+
+ Levosse la eresía--e fece gran semblaglia,
+ contra la veritate--fece gran battaglia,
+ sofisticato vero--sua seminò zizaglia,
+ non fo senza travaglia--cotal ponto passato.
+
+ Mandai li mei dottori--con la mia sapienza,
+ disputaron e 'l vero--mostrâro senza fallenza,
+ sconfissero e cacciâro--omne falsa credenza,
+ demonstrâr mia prudenza--de vivere ordenato.
+
+ Vedete el mio cordoglio--a que so mo redutto!
+ lo falso clericato--sí m'ha morto e destrutto,
+ d'ogne mio lavoreccio--me fon perder lo frutto,
+ maior dolor che morte--da lor aggio portato.
+
+
+
+
+LIII
+
+DEL PIANTO DE LA CHIESA REDUTTA A MAL STATO
+
+
+ Piange la Ecclesia, piange e dolura,
+ sente fortura di pessimo stato.
+
+ --O nobilissima mamma, que piagni?
+ mostri che senti dolur molto magni;
+ narrame 'l modo perché tanto lagni,
+ ché sí duro pianto fai smesurato.
+
+ --Figlio, io sí piango ché m'aggio anvito;
+ veggiome morto pate e marito;
+ figli, fratelli, nepoti ho smarrito,
+ omne mio amico è preso e legato.
+
+ So circundata da figli bastardi,
+ en omne mia pugna se mostran codardi,
+ li mei legitimi spade né dardi
+ lo lor coragio non era mutato.
+
+ Li mei legitimi era en concorda,
+ veggio i bastardi pien de discorda,
+ la gente enfedele me chiama la lorda
+ per lo reo exemplo ch'i' ho seminato.
+
+ Veggio esbandita la povertate,
+ nullo è che curi se non degnetate;
+ li mei legitimi en asperitate,
+ tutto lo mondo gli fo conculcato.
+
+ Auro ed argento on rebandito,
+ fatt'on nemici con lor gran convito,
+ omne buon uso da loro è fugito,
+ donde el mio pianto con grande eiulato.
+
+ O' sono li patri pieni de fede?
+ nul è che curi per ella morire;
+ la tepedeza m'ha preso ed occede,
+ el mio dolore non è corrottato.
+
+ O' son li profeti pien de speranza?
+ nul è che curi en mia vedovanza;
+ presunzione presa ha baldanza,
+ tutto lo mondo po' lei s'è rizato.
+
+ O' son gli apostoli pien de fervore?
+ nul è che curi en lo mio dolore;
+ uscito m'è scontra el proprio amore
+ e giá non veggio ch'egl sia contrastato.
+
+ O' son gli martiri pien de forteza?
+ non è chi curi en mia vedoveza;
+ uscita m'è scontra l'agevoleza,
+ el mio fervore si è anichilato.
+
+ O' son li prelati iusti e ferventi,
+ che la lor vita sanava la gente?
+ uscit'è la pompa, grossura potente,
+ e sí nobel orden m'ha maculato.
+
+ O' son gli dottori pien de prudenza?
+ molti ne veggio saliti en scienza;
+ ma la lor vita non m'ha convenenza,
+ dato m'on calci che 'l cor m'ha corato.
+
+ O religiosi en temperamento,
+ grande de voi avea piacemento;
+ or vado cercando omne convento,
+ pochi ne trovo en cui sia consolato.
+
+ O pace amara co m'hai sí afflitta!
+ mentre fui en pugna sí stetti dritta,
+ or lo riposo m'ha presa e sconfitta,
+ el blando dracone sí m'ha venenato.
+
+ Nul è che venga al mio corrotto,
+ en ciascun stato sí m'è Cristo morto;
+ o vita mia, speranza e deporto,
+ en omne coraggio te veggio afocato!
+
+
+
+
+LIV
+
+EPISTOLA A CELESTINO PAPA QUINTO, CHIAMATO PRIMA PETRO DA MORRONE
+
+
+ Que farai, Pier da Morrone?--èi venuto al paragone.
+
+ Vederimo el lavorato--che en cella hai contemplato;
+ se 'l mondo de te è 'ngannato,--séquita maledizione.
+
+ La tua fama alt'è salita,--en molte parte n'è gita;
+ se te sozzi a la finita,--agl buon sirai confusione.
+
+ Como segno a sagitta,--tutto 'l mondo a te affitta;
+ se non tien bilanza ritta,--a Dio ne va appellazione.
+
+ Se se' auro, ferro o rame--proveráte en esto esame;
+ quegn'hai filo, lana o stame--mostreráte en est'azone.
+
+ Questa corte è una fucina--che 'l buon auro se ci afina;
+ se llo tiene altra ramina,--torna en cenere e carbone.
+
+ Se l'officio te deletta,--nulla malsanía piú è 'nfetta;
+ e ben è vita maledetta--perder Dio per tal boccone.
+
+ Grande ho aúto en te cordoglio--co te uscío de bocca:--Voglio;--
+ ché t'hai posto iogo en coglio--che t'è tua dannazione.
+
+ Quando l'uomo virtuoso--è posto en luoco tempestoso,
+ sempre el trovi vigoroso--a portar ritto el gonfalone.
+
+ Grand'è la tua degnitate,--non è meno la tempestate;
+ grand'è la varietate--che troverai en tua magione.
+
+ Se non hai amor paterno,--lo mondo non girá obedenno;
+ ch'amor bastardo non è denno--d'aver tal prelazione.
+
+ Amor bastardo ha 'l pagamento--de sotto dal fermamento;
+ ché 'l suo falso entendemento--de sopre ha fatto sbandegione.
+
+ L'ordene cardenalato--posto è en basso stato;
+ ciaschedun suo parentato--d'ariccar ha entenzione.
+
+ Guárdate dagl prebendate--che sempre i trovera' afamate;
+ e tant'è la lor siccitate,--che non ne va per potagione.
+
+ Guárdate dagl barattere--che 'l ner per bianco fon vedere;
+ se non te sai ben schirmere--canterai mala canzone.
+
+
+
+
+LV
+
+CANTICO DE FRATE IACOPONE DE LA SUA PREGIONIA
+
+
+ Que farai, fra Iacovone?--se' venuto al paragone.
+
+ Fusti al monte Pelestrina--anno e mezo en disciplina;
+ pigliasti loco malina,--onde hai mo la pregione.
+
+ Prebendato en corte i Roma,--tale n'ho redutta soma;
+ omne fama mia s'afoma,--tal n'aggio maledezone.
+
+ So arvenuto prebendato,--ché 'l capuccio m'è mozato,
+ perpetuo encarcerato--encatenato co lione.
+
+ La pregione che m'è data,--una casa soterrata;
+ arescece una privata,--non fa fragar de moscone.
+
+ Nullo omo me pò parlare,--chi me serve lo pò fare;
+ ma èglie oporto confessare--de la mia parlazione.
+
+ Porto getti de sparvire,--sonagliando nel mio gire;
+ nova danza ce pò udire--chi sta presso a mia stazone.
+
+ Da poi ch'i' me so colcato,--revoltome ne l'altro lato,
+ nei ferri so zampagliato,--engavinato en catenone.
+
+ Agio un canestrello apeso--che dai sorci non sia offeso,
+ cinque pani, al mio parviso,--pò tener lo mio cestone.
+
+ Lo cestone sta fornito--sette de lo dí transíto,
+ cepolla per appetito,--nobel tasca de paltone.
+
+ Po' che la nona è cantata,--la mia mensa apparecchiata;
+ omne crosta è radunata--per empir mio stomacone.
+
+ Rècamese la cocina,--messa en una mia catina;
+ puoi ch'abassa la ruina,--bevo e 'nfondo el mio polmone.
+
+ Tanto pane enante affetto,--che n'è statera un porchetto;
+ ecco vita d'uomo stretto,--nuovo santo Ilarione.
+
+ La cocina manecata,--ecco pesce en peverata;
+ una mela me c'è data--e par taglier de storione.
+
+ Mentre mangio ad ura ad ura--sostegno grande freddura,
+ lèvome a l'ambiadura--stampiando el mio bancone.
+
+ Paternostri otto a denaro--a pagar lo tavernaro;
+ ch'io non agio altro tesaro--a pagar lo mio scottone.
+
+ Se ne fosser proveduti--gli frati che son venuti
+ en corte pro argir cornuti,--che n'avesser tal boccone!
+
+ Se n'avesser cotal morso,--non faríen cotal discorso;
+ en gualdana corre el corso--per aver prelazione.
+
+ Povertate poco amata,--pochi t'hanno desponsata,
+ se se porge vescovata--che ne faccia arnunzascione.
+
+ Alcun è che perde el monno,--altri el lassa como a sonno,
+ altri el caccia en profonno:--diversa han condizione.
+
+ Chi lo perde è perduto,--chi lo lassa è pentuto,
+ chi lo caccia ha 'l proferuto,--èglie abominazione.
+
+ L'uno stando gli contenne,--l'altri dui arprende arprende,
+ se la vergogna se spenne,--vederai chi sta al passone.
+
+ L'ordene sí ha un pertuso--ch'a l'uscir non è confuso,
+ se quel guado fusse archiuso--starían fissi al magnadone.
+
+ Tanto so gito parlando,--corte i Roma gir leccando,
+ c'ho ragionto alfin lo bando--de la mia presunzione.
+
+ Iaci, iaci en esta stia--come porco de grassía!
+ lo natal non trovería--chi déme lieve paccone.
+
+ Maledicerá la spesa--lo convento che l'ha presa;
+ nulla utilitá n'è scesa--de la mia reclusione.
+
+ Faite, faite que volite,--frati che de sotto gite;
+ ca le spese ce perdite,--prezo nullo de prescione.
+
+ Ch'aio grande capitale,--ché me so uso de male,
+ e la pena non prevale--contra lo mio campione.
+
+ Lo mio campion è armato,--del mio odio scudato,
+ non pò esser vulnerato--mentre ha collo lo scudone.
+
+ O mirabel odio mio,--d'omne pena hai signorío,
+ nullo recepi engiurío,--vergogna t'è esaltazione.
+
+ Nullo te trovi nemico,--onnechivegli hai per amico;
+ io solo me so l'inico--contra mia salvazione.
+
+ Questa pena che m'è data--trent'ann'è che l'agio amata;
+ or è gionta la giornata--d'esta consolazione.
+
+ Questo non m'è orden novo,--ché 'l capuccio longo arprovo,
+ ch'anni diece enteri truovo--ch'i' 'l portai gir bizocone.
+
+ Loco feci el fondamento--a vergogne e schirnimento;
+ le vergogne so co vento--de vessica de garzone.
+
+ Questa schiera è sbarattata,--la vergogna è conculcata,
+ Iacovon la sua masnata--curre al campo al gonfalone.
+
+ Questa schiera mess'è 'n fuga,--venga l'altra che succurga;
+ se nul'altra non ne surga,--anco attende al padiglione.
+
+ Fama mia, t'aracomando--al somier che va raghiando,
+ puo' la coda sia 'l tuo stando--e quel te sia per guidardone.
+
+ Carta mia va', metti banda,--Iacovon pregion te manda
+ en corte i Roma, ché se spanda--en tribú, lengua e nazione.[2]
+
+
+NOTE:
+
+ [2] Questa stanzia sequente era piú in certi libri:
+
+ E di' co iaccio sotterrato,--en perpetuo carcerato;
+ en corte Roma ho guadagnato--sí bon beneficione.
+
+ (Nota del Bonaccorsi).
+
+
+
+
+LVI
+
+EPISTOLA A PAPA BONIFAZIO OTTAVO
+
+
+ O papa Bonifazio,--io porto el tuo prefazio
+ e la maledizione--e scomunicazione.
+
+ Colla lengua forcuta--m'hai fatta sta feruta,
+ che colla lengua ligni--e la piaga me stigni.
+
+ Ché questa mia feruta--non può esser guaruta
+ per altra condizione--senza assoluzione.
+
+ Per grazia te peto--che me dichi:--Absolveto--
+ e l'altre pene me lassi--fin ch'io del mondo passi.
+
+ Puoi, se te vol provare--e meco esercitare,
+ non de questa materia,--ma d'altro modo prelia.
+
+ Se tu sai sí schirmire--che me sacci ferire,
+ tengote bene esperto--se me fieri a scoperto.
+
+ Ch'aio doi scudi a collo--e, se io non me li tollo,
+ per secula infinita--mai non temo ferita.
+
+ El primo scudo sinistro,--l'altro sede al diritto;
+ lo sinistro scudato--lo diamante ha provato.
+
+ Nullo ferro ci aponta,--tanto c'è dura pronta!
+ Questo è l'odio mio,--ionto a l'onor di Dio.
+
+ Lo diritto scudone--d'una pietra en carbone,
+ ignita como fuoco--d'uno amoroso iuoco.
+
+ Lo prossimo en amore--d'uno enfocato ardore;
+ se te vuoli fare enante,--puòlo provare 'nestante.
+
+ E, quanto vol, t'abrenca,--ch'io co l'amar non venca;
+ volentiere te parlára,--credo che te iovára.
+
+ Vale, vale, vale,--Dio te tolla omne male,
+ e díelome per grazia--ch'io 'l porto en lieta facia.
+
+ Finisco lo trattato--en questo loco lassato.
+
+
+
+
+LVII
+
+EPISTOLA SECONDA AL PREFATO PAPA
+
+
+ Lo pastor per mio peccato--posto m'ha fuor de l'ovile,
+ non me giova alto belato--che m'armetta per l'ostile.
+
+ O pastor, co non te sveghi--a questo alto mio belato?
+ che me tragi de sentenza--de lo tuo scomunicato,
+ de star sempre empregionato;--se esta pena non ce basta,
+ puoi ferire con altra asta,--como piace al tuo sedile.
+
+ Longo tempo agio chiamato,--ancora non fui audito;
+ scrissete nel mio dittato--de quel non fui esaudito;
+ ch'io non stia sempre amannito--a toccar che me sia operto;
+ non arman per mio defetto--ch'io non arentri al mio covile.
+
+ Come 'l cieco che clamava--da passanti era sprobrato,
+ maior voce esso iettava:--Miserere, Dio, al cecato.
+ --Que adimandi che sia dato?--Meser ch'io revegia luce,
+ ch'io possa cantar a voce--quello osanna puerile.--
+
+ Servo de centurione,--paralitico en tortura,
+ non so degno ch'en mia casa--sí descenda tua figura;
+ bastame pur la scrittura--che sia ditto:--Absolveto.--
+ Ché 'l tuo ditto m'è decreto--che me tra' fuor del porcile.
+
+ Troppo iaccio a la piscina--al portico de Salamone;
+ grandi moti sí fa l'acqua--en tanta perdonazione;
+ è passata la stagione,--prestolo che me sia detto;
+ ch'io me lievi e toll'al letto--ed artorni al mio casile.
+
+ Co malsano, putulente,--deiattato so dai sane,
+ né an santo né a mensa--con om san non mangio pane;
+ peto che tua voce cane--e sí me dichi en voglia santa:
+ --Sia mondata la tua tanta--enfermetate malsanile!--
+
+ So vessato dal demonio,--muto, sordo deventato;
+ la mia enfermetate pete--ch'en un ponto sia curato,
+ che 'l demonio sia fugato--e l'audito me se renna
+ e sia sciolta la mia lengua--che legata fo con:--Sile!--
+
+ La puella che sta morta--en casa del sinagogo,
+ molto peio sta mia alma,--de sí dura morte mogo!
+ Che porgi la man rogo--e sí me rendi a san Francesco,
+ ch'esso me remetta al desco--ch'io riceva el mio pastile.
+
+ Deputato so en enferno--e so gionto giá a la porta;
+ la mia mate Relione--fa gran pianto con sua scorta;
+ l'alta voce udir oporta--che me dica:--Vechio, surge!--
+ Ch'en cantar torni luge,--che è fatto del senile.
+
+ Como Lazaro soterrato--quattro dí en gran fetore,
+ né Maria ce fo né Marta--che pregasse 'l mio Signore;
+ puolse far per suo onore--che me dica:--Veni fuora!--
+ Per l'alta voce decora--sia remisso a star coi file.
+
+ Un empiasto m'è 'nsegnato--e dittome che pò giovare;
+ quel da me è delongato--non gli posso ademandare;
+ scrivogli nel mio dittare--che me degia far l'aiuto:
+ che lo 'mpiasto sia compiuto--per la lengua de fra Gentile.
+
+
+
+
+LVIII
+
+EPISTOLA TERZIA AL PREFATO PAPA DA POI CH'EL FO PRESO
+
+
+ O papa Bonifazio,--molt'hai iocato al mondo;
+ penso che giocondo--non te porrai partire.
+
+ El mondo non ha usato--lassar li suoi serventi
+ che a la sceverita--se partano gaudenti;
+ non fará legge nova--de fartene esente,
+ che non te dia i presente--che dona al suo servire.
+
+ Ben me lo pensava--che fusse satollato
+ d'esto malvascio ioco--ch'al mondo hai conversato;
+ ma, poi che tu salisti--en officio papato,
+ non s'aconfé a lo stato--essere en tal desire.
+
+ Vizio enveterato--convèrtese en natura:
+ de congregar le cose--grande hai avuta cura;
+ or non ce basta el licito--a la tua fame dura,
+ messo t'èi a robbatura--como ascaran rapire.
+
+ Pare che la vergogna--derieto aggi gettata,
+ l'alma e 'l corpo hai posto--ad levar tua casata;
+ omo ch'en rena mobile--fa grande edificata,
+ subito è ruinata--e non gli può fallire.
+
+ Como la salamandra--se renuova nel fuoco,
+ cusí par che gli scandali--te sian solazo e giuoco;
+ de l'anime redente--par che te curi puoco;
+ ove t'aconci el luoco,--saperálo al partire.
+
+ Se alcuno vescovello--può niente pagare,
+ mettegli lo flagello--che lo vogli degradare;
+ poi lo mandi al camorlengo--che se degia accordare,
+ e tanto porría dare--che 'l lasserai redire.
+
+ Quando nella contrata--t'aiace alcun castello,
+ 'nestante metti screzio--entra frate e fratello;
+ a l'un getti el brazo en collo,--a l'altro mostre 'l coltello,
+ se non assente al tuo appello,--menaccel de ferire.
+
+ Pensi per astuzia--el mondo dominare,
+ que ordene un anno,--l'altro el vedi guastare;
+ el mondo non è cavallo--che se lasse enfrenare,
+ che 'l possi cavalcare--secondo el tuo volere.
+
+ Quando la prima messa--da te fo celebrata,
+ venne una tenebría--en tutta la contrata;
+ en santo non remase--lumiera arapicciata,
+ tal tempesta è levata--lá 've tu stave a dire.
+
+ Quando fo celebrata--la coronazione,
+ non fo celato al mondo--quello che ce scontròne;
+ quaranti omini fôr morti--a l'uscir de la mascione,
+ miracolo Dio mostròne--quanto gli eri en piacere.
+
+ Reputavete essere--lo piú sufficiente
+ de sedere en papato--sopra onn'om vivente;
+ chiamavi santo Pietro--che fosse respondente
+ se esso sapea niente--respetto el tuo sapere.
+
+ Poneste la tua sedia--da parte d'aquilone,
+ de contra Dio altissimo--fo la tua entenzione;
+ subito hai ruina,--sei preso en tua magione,
+ e nullo se trovòne--a poterte guarire.
+
+ Lucifero novello--a sedere en papato,
+ lengua de blasfemia--che 'l mondo hai venenato,
+ che non se trova spezie,--bruttura de peccato,
+ lá 've tu se' enfamato--vergogna è a proferire.
+
+ Poneste la tua lengua--contra la relione,
+ a dicer la blasfemia--senza nulla cagione;
+ e Dio sí t'ha somerso--en tanta confusione,
+ che onom ne fa canzone--tuo nome a maledire.
+
+ O lengua macellaia--a dicer villania,
+ remproperar vergogne--con grande blasfemía,
+ né emperator né rege--chi voi altri se sia,
+ da te non se partía--senza crudel ferire.
+
+ O pessima avarizia,--sete enduplicata,
+ bever tanta pecunia,--non esser saziata;
+ non ce pensavi, misero,--a cui l'hai congregata;
+ ché tal la t'ha robbata--che non te era en pensiere.
+
+ La settimana santa,--che onom stava en planto,
+ mandasti tua fameglia--per Roma andar al salto,
+ lance andar rompendo,--facendo danza e canto;
+ penso ch'en molto afranto--Dio te degia punire.
+
+ Entro per santo Petro--e per Santa Santoro
+ mandasti tua fameglia--facendo danza e coro;
+ li peregrini tutti--scandalizati fuoro,
+ maledicendo tuo oro--e te e tuo cavalliere.
+
+ Pensavi per augurio--la vita perlongare;
+ anno, dí né ora--omo non pò sperare;
+ vedemo per lo peccato--la vita stermenare,
+ la morte appropinquare--quand'om pensa gaudere.
+
+ Non trovo chi recordi--nullo papa passato
+ ch'en tanta vanagloria--esso sia delettato;
+ par che 'l timor de Dio--derieto aggi gettato,
+ segno è de desperato--o de falso sentire.
+
+
+
+
+LIX
+
+DE LA SANTA POVERTÁ SIGNORA DE TUTTO
+
+
+ Povertade enamorata,--grand'è la tua signoria.
+
+ Mia è Francia ed Inghilterra,--enfra mar aggio gran terra,
+ nulla me se move guerra,--sí la tengo en mia balía.
+
+ Mia è la terra de Sassogna,--mia è la terra de Guascogna,
+ mia è la terra de Borgogna--con tutta la Normandia.
+
+ Mio è 'l renno Teotonicoro,--mio è 'l renno Boemioro,
+ Ibernia e Dacioro,--Scozia e Fresonía.
+
+ Mia è la terra de Toscana,--mia è la valle spoletana,
+ mia è la Marca anconetana--con tutta la Schiavonía.
+
+ Mia è la terra cicigliana,--Calabria e Puglia piana,
+ Campagna e terra romana--con tutto 'l pian de Lombardia.
+
+ Mia è Sardenna e renno Cipri,--Corseca e quel de Creti,
+ de lá del mar gente infiniti--che non saccio lá 've stia.
+
+ Medi, persi ed elamiti,--iacomini e nestoriti,
+ giurgiani, etiopiti,--India e Barbaría.
+
+ Le terre ho dato a lavoranno,--a li vasalli a coltivanno,
+ gli frutti dono en anno en anno,--tant'è la mia cortesia.
+
+ Terra, erbe con lor colori,--arbori e frutti con sapori,
+ bestie, miei servitori,--tutte en mia befolcaría.
+
+ Acque, fiumi, lachi e mare,--pescetegli e lor notare,
+ aere, venti, ucel volare,--tutti me fonno giollaría.
+
+ Luna, sole, cielo e stelle--fra miei tesor non son covelle,
+ de sopra cielo sí ston quille--che tengon la mia melodia.
+
+ Poi che Dio ha 'l mio velle,--possessor d'onnecovelle,
+ le mie ale on tante penne--de terra en cielo non m'è via.
+
+ Poi el mio voler a Dio è dato,--possessor so d'onne stato,
+ en lor amor so trasformato,--ennamorata cortesia.
+
+
+
+
+LX
+
+DE LA SANTA POVERTÁ E SUO TRIPLICE CIELO
+
+
+ O amor de povertate,--regno de tranquillitate!
+
+ Povertate, via secura,--non ha lite né rancura,
+ de latron non ha paura--né de nulla tempestate.
+
+ Povertate muore en pace,--nullo testamento face,
+ lassa el mondo como iace--e le gente concordate.
+
+ Non ha iudece né notaro,--a corte non porta salaro,
+ ridese de l'uomo avaro--che sta en tanta ansietate.
+
+ Povertá, alto sapere,--a nulla cosa soiacere,
+ en desprezo possedere--tutte le cose create.
+
+ Chi despreza sí possede,--possedendo non se lede,
+ nulla cosa i piglia 'l pede--che non faccia sue giornate.
+
+ Chi desía è posseduto,--a quel ch'ama s'è venduto;
+ s'egli pensa que n'ha 'vuto,--han'avute rei derrate.
+
+ Tropo so de vil coragio--ad entrar en vasallagio,
+ simiglianza de Dio ch'agio--deturparla en vanitate.
+
+ Dio non alberga en core stretto,--tant'è grande quant'hai affetto,
+ povertate ha sí gran petto,--che ci alberga deitate.
+
+ Povertate è ciel celato--a chi en terra è ottenebrato;
+ chi nel terzo ciel su è 'ntrato,--ode arcana profunditate.
+
+ El primo ciel è 'l fermamento,--d'onne onore spogliamento,
+ grande porge empedimento--ad envenir securitate.
+
+ A far l'onor en te morire,--le ricchezze fa sbandire,
+ la scienzia tacere--e fugir fama de santitate.
+
+ La richeza el tempo tolle,--la scienzia en vento estolle,
+ la fama alberga ed acolle--l'ipocresia d'onne contrate.
+
+ Pareme cielo stellato--chi da questi tre è spogliato,
+ ècce un altro ciel velato:--acque chiare solidate.
+
+ Quattro venti move 'l mare--che la mente fon turbare,
+ lo temere e lo sperare,--el dolere e 'l gaudiare.
+
+ Queste quattro spogliature--piú che le prime so dure;
+ se le dico, par errure--a chi non ha capacitate.
+
+ De lo 'nferno non temere--e del ciel spem non avere;
+ e de nullo ben gaudere--e non doler d'aversitate.
+
+ La virtú non è perchene,--ca 'l perchene è for de téne;
+ sempre encognito te tène--a curar tua enfermitate.
+
+ Se son nude le virtute--e le vizia son vestute,
+ mortale se don ferute,--caggio en terra vulnerate.
+
+ Puoi le vizia son morte,--le virtute son resorte
+ confortate da la corte--d'onne empassibilitate.
+
+ Lo terzo ciel è de piú altura,--non ha termen né mesura,
+ fuor de la magenatura--fantasie mortificate.
+
+ Da onne ben sí t'ha spogliato--e de virtute spropriato,
+ tesaurizi el tuo mercato--en tua propria vilitate.
+
+ Questo cielo è fabricato,--en un nihil è fondato,
+ o' l'amor purificato--vive nella veritate.
+
+ Ciò che te pare non è,--tanto è alto quello che è,
+ la superbia en cielo se'--e dannase l'umilitate.
+
+ Entra la vertute e l'atto--molti ci ode al ioco «matto»,
+ tal se pensa aver buon patto--che sta en terra alienate.
+
+ Questo cielo ha nome none,--moza lengua entenzione,
+ o' l'amor sta en pregione--en quelle luce ottenebrate.
+
+ Omne luce è tenebría,--ed omne tenebre c'è dia,
+ la nova filosofia--gli utri vechi ha dissipate.
+
+ Lá 've Cristo è ensetato,--tutto lo vechio n'è mozato,
+ l'un ne l'altro trasformato--en mirabile unitate.
+
+ Vive amor senza affetto--e saper senza entelletto,
+ lo voler de Dio eletto--a far la sua volontate.
+
+ Viver io e non io,--e l'esser mio non esser mio,
+ questo è un tal trasversío,--che non so diffinitate.
+
+ Povertate è nulla avere--e nulla cosa poi volere;
+ ed omne cosa possedere--en spirito de libertate.
+
+
+
+
+LXI
+
+DE SAN FRANCESCO E DE SETTE APPARIZIONE DE CROCE A LUI E DE LUI FATTE
+
+
+ O Francesco povero,--patriarca novello,
+ porti novo vexello--de la croce signato.
+
+ De croce trovam sette--figure demostrate,
+ como trovamo scrette--per ordene contate,
+ aggiole abbreviate--per poterle contare;
+ encresce l'ascoltare--de longo trattato.
+
+ La prima, nel principio--de tua conversione,
+ palazo en artificio--vedesti en visione;
+ piena la magione--de scude cruciate,
+ l'arme demostrate--del popol che t'è dato.
+
+ Stando en orazione--de Cristo meditanno,
+ tale enfocazione--te fo enfusa entanno,
+ sempre puoi lacremanno--quando te remembrava,
+ Cristo te recordava--nella croce levato.
+
+ Cristo te disse allora:--Se vuol po' me venire,
+ la croce alta, decora--prende con gran desire;
+ e te anichilire,--se vuol me seguitare,
+ te medesimo odiare,--el prossimo adamato.--
+
+ La terza fiata stanno--a guardar a la croce,
+ Cristo te disse entanno--con gran suono de voce;
+ per nome clamò el doce--Francesco tre fiata:
+ --La chiesa è sviata,--repara lo suo stato.--
+
+ Poi, la quarta fiata,--vidde frate Silvestro
+ una croce enaurata--fulgente nel tuo petto;
+ el draco maledetto,--ch'Asise circondava,
+ la voce tua el fugava--de tutto lo ducato.
+
+ Vidde frate Pacifico--la croce de duoi spade
+ en te, Francesco angelico,--degno de gran laude;
+ le spade son scontrade:--l'una da capo a piede,
+ l'altra en croce se vede--per le braccia spiecato.
+
+ Vidde te stare en aere--beato fra Monaldo,
+ o' stava a predicare--santo Antonio entanno:
+ en croce te mostranno,--frati benediceve,
+ poi li despareve,--como trovam contato.
+
+ La settima a la Verna,--stando en orazione,
+ sopra quella gran penna--con gran devozione,
+ mirabel visione,--serafin apparuto,
+ crucifisso è veduto--con sei ale mostrato.
+
+ Encorporòtte stimate,--lato, piede e mano,
+ duro fôra a credere--se nol contam de piano;
+ staendo vivo e sano--molti sí l'on mirate;
+ la morte declarate,--da molti fo palpato.
+
+ Fra l'altri santa Chiara--sí l'apicciò coi denti,
+ de tal tesaro avara--essa con la sua gente;
+ ma non gli valse niente,--ca gli chiovi eran de carne,
+ sí como ferro stane--duro ed ennervato.
+
+ La sua carne bianchissima,--co carne puerile,
+ enante era brunissima--per gli freddi nevili;
+ l'amor la fe' gentile--che par glorificata,
+ d'onne gente amirata--de mirabel ornato.
+
+ La piaga laterale--como rosa vermiglia,
+ lo pianto era tale--ad quella meraviglia,
+ vederla en la simiglia--de Cristo crucifisso,
+ lo cor era en abisso--veder tal spechiato.
+
+ O pianto gaudioso,--pieno d'amiranza,
+ pianto delettoso,--pieno di consolanza;
+ lacrime d'amanza--ce fuor tante gettate,
+ veder tal novetate,--Cristo nuovo piagato.
+
+ Giú da le calcagna--agli occhi tra' l'umore
+ questa veduta magna--d'esto enfocato ardore;
+ a li santi stette en cuore,--en Francesco fuor è uscito
+ lo balsamo polito--che 'l corpo ha penetrato.
+
+ En quella altissima palma--o' salisti, Francesco,
+ lo frutto pigliò l'alma--de Cristo crucifisso;
+ fusti en lui sí trasfisso,--mai non te mutasti;
+ co te ce trasformasti--nel corpo è miniato.
+
+ L'amore ha questo officio,--unir dui en una forma;
+ Francesco nel supplicio--de Cristo lo trasforma,
+ emprese quella norma--de Cristo ch'avea en core,
+ la mostra fe' l'amore--vestito d'un vergato.
+
+ L'amor divino altissimo--con Cristo l'abracciòne,
+ l'affetto ardentissimo--sí lo cc'encorporòne,
+ lo cor li stemperòne--como cera a sigello,
+ emprimettece quello--ov'era trasformato.
+
+ Parlar de tal figura--con la mia lengua taccio,
+ misteria sí oscura--d'entenderle soiaccio;
+ confesso che nol saccio--splicar tanta abondanza,
+ la smesurata amanza--de lo cuor enfocato.
+
+ Quanto fosse quel foco--non lo potem sapere;
+ lo corpo suo tal gioco--non poté contenere;
+ en cinque parte aprere--lo fece la fortura
+ per far demostratura--que en lui era albergato.
+
+ Nullo trovamo santo--che tal segni portasse;
+ misterio sí alto,--se Dio non revelasse;
+ buono è che lo passe,--non ne saccio parlare,
+ quil el porran trattare--che l'averan gustato.
+
+ O stímate amirate,--fabricate divine,
+ gran cosa demostrate--ch'a tal segni convine;
+ saperasse a la fine--quando sirá la giostra,
+ che se fará la mostra--del popolo crociato.
+
+ O anima mia secca--che non puoi lacrimare,
+ currece a bever l'ésca,--questo fonte potare,
+ loco te enebriare;--e non te ne partire,
+ lássatece morire--al fonte ennamorato.
+
+
+
+
+LXII
+
+DE SAN FRANCESCO E DE LE BATAGLIE DEL NEMICO CONTRA LUI
+
+
+ O Francesco, da Dio amato,--Cristo en te s'ène mostrato.
+
+ Lo Nemico engannatore,--aversier de lo Signore,
+ creato l'omo, ave dolore--che possedesse lo suo stato.
+
+ Giendo a lui con fraudolenza--e cascollo d'obedenza,
+ félli far grande perdenza,--del paradiso fo cacciato.
+
+ Puoi che l'uomo fo caduto--e lo Nemico fo saluto,
+ ed en superbia raputo,--ch'era signor deventato;
+
+ Dio, vedendo questo fatto,--fecese om e dieglie 'l tratto,
+ e tolseli tutto l'acatto--che sopre l'om aví' acquistato.
+
+ Con la sua umilitate--tolseli prosperitate,
+ e con la santa povertade--sí li die' scacco giocato.
+
+ Per gran tempo fo sconfitto--lo Nemico maleditto,
+ relevosse e fece gitto--e lo mondo ha rapicciato.
+
+ Vedendo l'alta Signoria--che lo Nemico sí vencía,
+ mandar ce vuol cavallaria--con guidator ben amastrato.
+
+ San Francesco ce fo elesso,--per gonfalonier è messo,
+ ma nullo ne vol con esso--che non sia al mondo desprezato.
+
+ Non vol nullo cavalliere--che non serva a tre destriere:
+ povertate ed obedere,--en castitá sia enfrenato.
+
+ Ármase lo guidatore--de l'arme del Signore,
+ ségnalo per grand'amore--de soi segni l'ha 'dornato.
+
+ Tanto era l'amore acuto--che nel cuor avea tenuto,
+ che nel corpo sí è apparuto--de cinque margarite ornato.
+
+ De la fico ave figura,--che è grassa per natura,
+ rompe la sua vestitura--en bocca rieca melato.
+
+ Poi gl'insegna de schirmire,--de dar colpi e sofferire,
+ enségnali co degia dire:--pace en bocca gli è trovato.
+
+ Lo Nemico s'atremío,--vedendo lui s'empaurío,
+ parvegli Cristo de Dio--che en croce avea spogliato.
+
+ --S'egli è Cristo, non me giova,--ch'esso vencerá la prova;
+ non so guerra che me mova,--sí par dotto ed amastrato.
+
+ Lasso me, da cui so vento!--ancora non me sgomento,
+ voglioce gire, e mo el tento,--ch'io possa far con lui mercato.
+
+ O Francesco, que farai?--te medesmo occiderai
+ del digiunio che fai,--sí l'hai duro comenzato.
+
+ --Facciol con discrezione,--ch'agio 'l corpo per fantone,
+ tengolo en mia pregione,--sí l'ho corretto e castigato.
+
+ --Veramente fai co santo,--el tuo nom è en onne canto;
+ móstrate co stai ad alto,--ché 'l Signor ne sia laudato.
+
+ --Celar voglio lo migliore--e mostrarme peccatore;
+ lo mio cor agio al Signore,--tenendo el capo umiliato.
+
+ --Quegna vita vorrai fare?--non vorrai tu lavorare
+ che ne possi guadagnare--e darne a chi non è adagiato?
+
+ --Metteròmme a gir pezente--per lo pane ad onne gente,
+ l'amor de l'Onnipotente--me fa gir co 'nebriato.
+
+ --Frate, tu non fai niente,--periscerai malamente,
+ gli sequaci fai dolente,--c'hai niente conservato.
+
+ --Tener voglio la via vera,--né sacco voglio né pera,
+ en pecunia posto èra--che non sia dagl miei toccato.
+
+ --Or te ne va en foresta--con tutta questa tua gesta,
+ piacerá a l'alta Maièsta--e l'om ne sirá edificato.
+
+ --Non so messo per mucciare:--'nante, vengo per cacciare,
+ ché te voglio assediare--ed a le terre agio attendato.
+
+ --Molta gente me torrai--con questo ordene che fai,
+ le femene me lasserai,--che non è buon misticato.
+
+ --Ed io te voglio dir novelle--le qual non te paròn belle:
+ fatto ho orden de sorelle,--da le qual sie guerregiato.
+
+ --Qual será la scortegiante--che se voglia trare enante
+ contra le mie forze tante,--che tutto 'l mondo ho conquistato?
+
+ --Nella valle Spoletana--una vergen c'è soprana:
+ Clara, de donna Ortulana,--templo de Dio consecrato.
+
+ --Quilli che son coniugati--non siron da star coi frati,
+ siron da te allecerati,--averògl so mio guidato.
+
+ --Ed io te vogl far afflitto.--Uno ordine agio elitto:
+ penitenti, orden deritto,--en matrimonio dirizato.
+
+ --Or non me toccar la resía,--che è contra la tua via:
+ questo non comportaría,--troppo ne siría turbato.
+
+ --Farne voglio inquisizione--a destruger tua magione,
+ metteraiolo en pregione--chi ne troverò toccato.
+
+ --Oimè lasso, me tapino,--ché me s'è rotto l'oncino,
+ haime messo en canna un frino--che me fa molto arafrenato.
+
+ O Francesco, co m'hai strutto!--el mondo te arprendi tutto,
+ ed haime messo en tal corrotto,--che m'hai morto e subissato.
+
+ Non voglio piú suffrire,--per anticristo voglio gire;
+ e vogliolo far venire,--ché tanto è profetizato.
+
+ --Con lui te darò el tratto,--el mondo t'artorrò affatto,
+ enfra li tuoi troverò patto--che i vestirò del mio vergato.
+
+ --La profezia non me talenta,--a la fin sí me sgomenta,
+ che te de' armaner la venta,--alora siraio enabissato.--
+
+ La battaglia dura e forte,--molti siròn feriti a morte,
+ chi vincerá averá le scorte,--e d'onne ben sirá ditato.
+
+
+
+
+LXIII
+
+EPISTOLA CONSOLATORIA A FRATE IOANNI DA FERMO DITTO DA LA VERNA PER LA
+STANZIA DOVE ANCO SE RIPOSA: TRANSFERITA EN VULGARE LA PARTE LITTERALE,
+QUALE È PROSA
+
+
+ A fra Ianne da la Verna,--ch'en quartana se scioverna,
+ a lui mando questa scretta,--che da lui deggi esser letta.
+
+Gran cosa ho reputata e reputo sapere abundare de Dio. La ragione?
+perché in quello è esercitata la umilitá con reverenzia. Ma grandissima
+cosa ho reputata e reputo sapere degiunare de Dio e patirne caristia. La
+ragione? perché in quello la fede è esercitata senza testimonii: la
+speranza senza espettazione de premio: la caritá senza signi de
+benivolenzia. Questi fondamenti sono ne li monti santi. Per questi
+fondamenti ascende l'anima a quello monte coagulato, nel quale se gusta
+el mele de la pietra e l'olio de lo sasso durissimo.
+
+ Vale, fra Ioanne, vale!--non t'encresca patir male.
+
+ Fra la 'ncudene e 'l martello--sí se fa lo bel vasello;
+ lo vasello de' star caldo,--perché 'l corpo venga en saldo.
+
+ Se a freddo se battesse,--non falla che non rompesse;
+ se è rotto, perde l'uso--ed è gettato fra lo scuso.
+
+ Argoméntate a clamare--che 'l Signor te degia dare
+ onne male e pestilenza,--ch'a questo è desplacenza.
+
+ Malum pene è glorioso--se da colpa non è encloso;
+ se per colpa l'omo el pate,--non se scusan tal derrate.
+
+
+
+
+LXIV
+
+CANTICO DE LA NATIVITÁ DE IESÚ CRISTO
+
+
+ O novo canto,--c'hai morto el pianto
+ de l'uomo enfermato.
+
+ Sopre el «fa» acuto--me pare emparuto
+ che 'l canto se pona;
+ e nel «fa» grave--descende suave
+ che 'l verbo resona.
+ Cotal desciso--non fo mai viso
+ sí ben concordato.
+
+ Li cantatori--iubilatori
+ che tengon lo coro,
+ son gli angeli santi,--che fanno li canti
+ al diversoro,
+ davante 'l fantino,--che 'l Verbo divino
+ ce veggio encarnato.
+
+ Audito è un canto:--«Gloria en alto
+ a l'altissimo Dio;
+ e pace en terra,--ch'è strutta la guerra
+ ed onne rio;
+ onde laudate--e benedicete
+ Cristo adorato!»--
+
+ En carta ainina--la nota divina
+ veggio ch'è scritta,
+ lá 'v'è 'l nostro canto--ritto e renfranto
+ a chi ben ci afitta;
+ e Dio è lo scrivano--c'ha 'perta la mano,
+ che 'l canto ha ensegnato.
+
+ Loco se canta--chi ben se n'amanta
+ de fede formata;
+ divinitate--en sua maiestate
+ ce vede encarnata;
+ onde esce speranza--che dá baldanza
+ al cor ch'è levato.
+
+ Canto d'amore--ce trova a ttut'ore
+ chi ce sa entrare;
+ con Dio se conforma--e prende la norma
+ del bel desiare;
+ co serafino,--deventa divino
+ d'amor enflammato.
+
+ El primo notturno--è dato a lo sturno
+ de martirizati:
+ Stefano è 'l primo,--che canta sublimo
+ con soi acompagnati,
+ ch'on posta la vita,--en Cristo l'ò insíta
+ ch'è fior de granato.
+
+ El secondo sequente--è dato a la gente
+ de li confessori;
+ lo Vangelista--la lengua ci ha mista
+ ch'adorna li cori;
+ ché nullo con canto--volò tanto ad alto
+ sí ben consonato.
+
+ El terzo sequente--a li innocenti
+ par che se dia;
+ ché col Garzone--ad ogne stagione
+ so en sua compagnia:
+ «Te Dio laudamo,--con voce cantamo
+ ché Cristo oggi è nato!».
+
+ O peccatori,--ch'a li mal signori
+ avete servito,
+ venite a cantare--che Dio pò om trovare,
+ ch'en terra è apparito
+ en forma de garzone,--e tiello en prigione
+ chi l'ha desiato.
+
+ Uomini errati,--che site vocati
+ a penetenza,
+ la quale onne errore--ve tolle dal core,
+ e dá entellegenza
+ da veritade--per pietade
+ a chi è umiliato;
+
+ uomini iusti,--che sete endusti,
+ venite a cantare,
+ ché sete envitati,--a Dio vocati
+ a gloriare,
+ a regno celesto,--che compie onne festo
+ che 'l core ha bramato.
+
+
+
+
+LXV
+
+CANTICO SECONDO DE LA NATIVITÁ DE CRISTO
+
+
+ Ad l'amor ch'è venuto--en carne a noi se dare,
+ andiamo a laude fare--e canto con onore.
+
+ Onòral, da che viene,--alma, per te salvare;
+ via, piú non tardare--ad lui de pervenire!
+ De sé non se retene--che non te voglia dare
+ parte, perché vol fare--te seco tutto unire;
+ porrai donqua soffrire--a llui che non te rendi,
+ e lui tutto non prendi--e abbracci con amore?
+
+ Pensa quanto te dona--ed a te que demanda,
+ però che non comanda--piú che non possi fare;
+ lo ciel sí abandona--e per terra sí anda,
+ ed ante sé non manda--richeza per usare;
+ en stalla sí vol stare,--palazo abandonato,
+ seco non ha menato--alcun suo servitore.
+
+ La sedia d'auro fino--de gemme resplendente,
+ corona sí lucente--or perché l'hai lassata?
+ orden de cherubini,--serafin tanto ardente,
+ quella corte gaudente--co l'hai abandonata?
+ corte tanto onorata--de tal servi e donzelli
+ e per amor fratelli,--perché lassi, Signore?
+
+ Per sedia tanto bella--presepe hai recevuto,
+ e poco feno avuto--dove fussi locato;
+ per corona de stelle--en pancelli envoluto,
+ bove ed aseno tenuto--ch'eri sí onorato;
+ ora se' acompagnato--da Iosef e Maria
+ ch'avevi en compagnia--corte de tanto onore.
+
+ Ebrio par deventato--o matto senza senno,
+ lassanno sí gran renno--e sí alte richeze;
+ ma com'è ciò scontrato--de tal matteza segno?
+ Avereste tu pegno--altre trovar alteze?
+ Vegio che son forteze--d'amor senza mesura,
+ che muta tanta altura--en sí basso valore.
+
+ Amor de cortesia,--de cui se' 'namorato,
+ che t'ha sí vulnerato,--che pazo te fa gire?
+ Vegio che t'ha en balía,--sí forte t'ha legato,
+ che tutto te se' dato,--giá non pòi contradire;
+ ben so che a morire--questo amore sí te mena,
+ da poi che non allena,--né cessa suo calore.
+
+ Giá non fu mai veduto--amor sí smesurato,
+ ch'allora, quando è nato,--agia tanta potenza,
+ poi che s'è venduto--emprima che sia nato;
+ l'amor t'ha comparato,--de te non fai retenza;
+ e non reman sentenza--se non che te occida
+ l'amor e sí conquida--en croce con dolore.
+
+ Ha fatto tal baratto--en la prima ferita,
+ onne cosa rapita--con sí gran forteza;
+ ad sé ha tanto tratto--senno, virtú e vita,
+ piú ch'onne calamita--ferro; sí grande alteza
+ ad cusí vil bassezza--en stalla farte stare,
+ per amor non schifare--defetto né fetore.
+
+ E che tu non conoschi--o non hai sentimento,
+ ad tale abassamento,--Iesú, tu se' venuto;
+ en te par che s'offoschi--luce de splendimento,
+ potere e vedimento--pare che sia perduto;
+ hatte l'amor feruto--e tu non te defendi,
+ a sua forza t'arendi--donando tuo vigore.
+
+ Ben so che, garzoncello,--hai perfetto sapere,
+ e tutto quel potere--c'ha la perfetta etade;
+ donqua, co picciolello--poteve contenere
+ tutto lo tuo volere--en tanta vilitade?
+ Grand'era caritade,--tutto sí te legava,
+ ed en sé occultava--senno, forza e valore.
+
+ En cusí vil pancelli--envolto te fe' stare,
+ e forte a bisognare--che ricevissi aiuto.
+ O cari cenciarelli,--potendo sí fasciare
+ e l'alto Dio legare--co fosse destituto!
+ En que era involuto--sí caro e fin tesauro
+ sopr'onne gemma ed auro--en vil prezo e colore!
+
+ Co se de' nominare--amor sí smesurato,
+ lo qual sí ha legato--ad sé l'Onnipotente?
+ Giá non se pò montare--ad grado de tal stato
+ amor che fosse nato--de figlio o de parente,
+ che prenda sí la mente,--legando onne forteza,
+ traendo con dolceza--fuor d'onne suo sentore.
+
+ Ben vegio che ama figlio--lo patre per natura,
+ e matre con dolzura--tutto suo cuor li dona:
+ ma che perda consiglio,--senno, forza e valura,
+ questo non m'afigura--che tutto en lui lo pona;
+ veggio che a sé perdona,--non volendo morire
+ per lui, né sofferire--tormento né dolore.
+
+ Chi per amor trovare,--volesse perder vita,
+ nulla cosa gradita--ad sé piú retenere,
+ povertá comperare--per cara margarita,
+ mortale al cor ferita--per questo sostenere;
+ chi dona, vol vedere--de que fosse cambiato,
+ amando com'è amato--da lo suo amadore.
+
+ Que dar può creatura--ad te, somma bontade,
+ ché tu per caritate--ad lei te se' donato?
+ Tutta la sua valura--alla tua dignitate
+ è pegio che viltate;--dunqua, a cui te se' dato?
+ Or, co sirai cambiato--de sí gran cortesia?
+ La nostra malsanía--puòti donar sapore?
+
+ Or ecco che tu ce abbi,--parme, sí vil guadagno,
+ demanda l'auro stagno--per mostrar sua belleza;
+ trovar par che n'arrabbi,--e pensa qual fai cagno,
+ letizia dar per lagno,--per povertá richeza;
+ or non è gran matteza--ad sé non retenere
+ senno né suo volere--per comparar amore?
+
+ Amor esmesurato,--grande sí hai forteza,
+ che la divina alteza--puoi tanto abassare;
+ lo cor hai vulnerato--de la somma belleza,
+ nostra piacer laideza--per poter desponsare;
+ de sé non pò curare,--Iesú pare empazito;
+ l'amor sí l'ha ferito,--pena li par dolzore.
+
+ O ennamorato Dio,--d'esto amor me novella,
+ che sí ben renovella--gli amanti rengioire;
+ contemplar sí poss'io--tua faccia tanto bella,
+ reposome con ella--né altro vo' sentire;
+ però vorrei udire--com'egli t'ha legato,
+ se far posso mercato--sentir d'esto calore.
+
+ --Sposa che me demandi,--ammiri lo gran fatto,
+ pensando lo baratto--ch'amor m'ha fatto fare;
+ pregando me comandi,--sí fuor de me son tratto,
+ enverso te combatto,--l'amor me fa penare;
+ donqua piú non tardare--ad me che non te rendi,
+ como me do, sí prendi,--ad me dona tuo core.
+
+ De te so 'namorato,--o sposa, cui tant'amo;
+ soccorri tanto bramo--teco far parenteza.
+ L'amor sí m'ha legato--e preso como l'amo;
+ però sposa te chiamo--abracciar con nettezza;
+ pensa ch'a tua basseza--per te sí so desceso,
+ amor de te m'ha preso,--encende con ardore.
+
+ Per te lasso richeze--e prendo povertade,
+ forte penalitade--lassando onne diletto;
+ commuto le dolceze--en grande aversitate,
+ vera tranquillitate--en dolore e defetto;
+ amor cusí perfetto--ora sia conosciuto
+ da te e recevuto,--dando amor per amore.
+
+ Se non me puoi donare--richeza né talento,
+ né darme entendemento,--né poterme engrandire;
+ de fuor de te que dare--me puoi per pagamento?
+ Cosa de valimento--non è de tuo largire;
+ questo famme empazire,--amor c'hai en balía
+ che lo tuo cor me dia--qual demando tuttore.
+
+ En ciò sta mio mercato--che tieco voglio fare,
+ e per ciò voglio dare--me con tutta richeza;
+ da cielo agio recato--tesauro per cambiare
+ vita con gloriare--per morte d'amareza;
+ prende da me dolceza,--dando dolor e pena,
+ l'amor che non ha lena--m'ha fatto sprecatore.
+
+ A tte poco ademando--e molto sí tte dono,
+ e giá non me perdóno,--per te voglio morire;
+ se pensi que comando,--en que cosa me pono,
+ amor, chiedo, per dono---terráti de largire?
+ Amor, faime empazire--altro non posso fare,
+ tanto m'hai fatto dare--piú so che giocatore.
+
+ Sposa dota marito,--da lui non è dotata;
+ prima dota è trattata--che la voglia sponsare;
+ nullo par sí smarrito--per cui dota sia data,
+ giá se non ha trovata--donna de grande affare,
+ volendo esaltare--sé per gran parenteza,
+ levando sua basseza--ad dignitá d'onore.
+
+ Alteza non aspetto--né alcuna magioría
+ da te, o sposa mia,--ad cui sí me so dato;
+ prendo per te defetto--vergogna e meschinía;
+ or donque sempre sia--en me tuo amor locato,
+ perché non m'hai dotato,--ma te voglio dotare,
+ tutto mio sangue dare--en croce con dolore.
+
+ En dota sí te dono--richeze esmesurate,
+ che non fo mai pensate,--ben te porran rempire;
+ en cielo sí le pono,--lí te son conservate,
+ non ponno esser robbate,--né per sé mai perire;
+ de luce te vestire--piú che sole sí voglio,
+ però prima te spoglio--de colpa e de fetore.
+
+ De corona de stelle--sirai encoronata,
+ en sedia collocata--de gemme ed auro fino;
+ de margarite e perle--será la veste ornata,
+ la zambra apparecchiata--de drappi e baldachino;
+ tutta sirá divino;--ma parlote en figura,
+ perché non hai valura--pensar esso candore.
+
+ Per darte questo stato--descesi a tal basseza,
+ en stalla de laideza--aver vòlsi riposo;
+ sia donque recambiato--amor de tanta alteza,
+ che viene con tal richeza--per donarse gioioso;
+ cor non stia ozioso--de me trovar fervente:
+ rescaldese la mente,--abracci con fervore.
+
+ Amor, priego, me dona,--sposa, ch'amor demando,
+ altro non vo cercando--se non amor trovare;
+ l'amor non me perdona,--tutto me va spogliando,
+ forte me va legando,--non cessa d'enflammare;
+ donqua prendi ad amare,--sposa cotanto amata,
+ ben t'aggio comparata,--piú dar non ho valore.
+
+ --Iesú, dolce mio sposo,--dimme que posso fare,
+ ché io te possa amare--quanto te so tenuta;
+ ch'a te non fo penoso--per me pena portare,
+ volendome salvare--ch'en colpa era caduta;
+ per me, vegio, è venuta--la Maiesta divina,
+ de serva far regina,--trarmi d'ogni fetore.
+
+ Amor, tutta so tua--poi che m'hai creata,
+ ed hame recomparata--ch'era dannata a morte;
+ chi la derrata sua--avesse retrovata,
+ per lui è ben guardata--ed amata piú forte;
+ nullo ce può aver sorte--en me, se non tu, Cristo;
+ facesti questo acquisto,--síene conservatore.
+
+ A tte piú che me tutta,--amor, se dar potesse
+ non è che nol facesse;--ma piú non ho che dia;
+ lo mondo e ciò che frutta,--se tutto el possedesse,
+ e piú, se ancora avesse,--daríate, vita mia;
+ dòtte che ho en balía:--voler tutto e sperare,
+ amare e desiare--con tutto el mio core.
+
+ So che non se' cambiato,--ma piú tu non demandi;
+ dòtte quanto comandi--e volere enfinito
+ che non è terminato,--che ancora piú non andi,
+ e tutto non se spandi--en te stando rapito;
+ l'amor ha el cor ferito,--che se morir potesse
+ e mille vite avesse,--per te darebbe, amore.
+
+ Demandi che piú dia,--amor, questa tua sposa
+ che tanto è desiosa--te potere abracciare;
+ o dolce vita mia,--non me far star penosa,
+ tua faccia graziosa--me dona a contemplare;
+ se non potesti fare--tu da l'amor defesa,
+ co posso far contesa--portar tanto calore?
+
+ Donqua, prendi cordoglio--de me, Iesú pietoso!
+ Non me lassar, mio sposo,--de te star mai privata;
+ s'io me lamento e doglio--quando tuo amor gioioso
+ non se dá grazioso,--ben par morte acorata;
+ da che m'hai desponsata,--sarestime crudele,
+ lo mondo me par fiele--ed onne suo dolzore.
+
+ Voglio ormai far canto,--ché l'amor mio è nato
+ ed hame recomperato;--d'amor m'ha messo anello;
+ l'amor m'encende tanto--ch'en carne me s'è dato,
+ terrollome abracciato,--ch'è fatto mio fratello;
+ o dolce garzoncello,--en cor t'ho conceputo
+ ed en braccia tenuto,--però sí grido:--Amore!--
+
+ Amanti, voi envito--a noze sí gioiose,
+ che son sí saporose--dove l'amor si prova;
+ egli è con noi unito--con richeze amorose,
+ delizie graziose--dove l'amor se trova;
+ alma, or te renova,--abraccia questo sposo,
+ el se dá sí delettoso,--gridiamo:--Amore, amore!--
+
+ Amor, or ne manteni--d'amore enebriati,
+ teco stare abracciati--en amor trasformato;
+ e sempre ne sovieni--che non siamo engannati,
+ ma en amor trovati--col cor sempre levato;
+ per noi, amor, se' nato,--d'amor sempre ne ciba,
+ qual fariseo o scriba--non gusta per sapore.
+
+
+
+
+LXVI
+
+PIANTO CHE FA L'ANIMA PER LA OCCULTAZIONE DE LA GRAZIA
+
+
+ Or chi averá cordoglio?--vorríane alcun trovare
+ che vorría mostrare--dolor esmesurato.
+
+ Vorría trovar alcuno--che avesse pietanza
+ de lo mio cor afflitto,--pieno di tribulanza;
+ o Dio de dirittanza,--come me se' indurato!
+
+ Veggio che iustamente--haime de te punito,
+ mostrato m'hai el defetto--perch'èi da me fugito,
+ iustizia m'ha ferito--ed hamme de te privato.
+
+ Non trovo pietanza--che m'armenava a corte;
+ qual è lo serrime--che m'ha chiuse le porte?
+ la 'ngratituden forte--tiemme l'uscio serrato.
+
+ Veggio che non me giova--pianger né suspirare,
+ né legger né orare--ch'io possa arvenire;
+ la lengua nol sa dire--quant'è 'l mio cor penato.
+
+ La lengua non sa dire--che 'l cor non pò pensare;
+ ben va fin al dolore,--ma non ce può entrare,
+ ch'è maior de lo mare--el dolor ch'i' ho portato.
+
+ Vorría trovar alcuno--che lo s'endivinasse,
+ non se porría soffrire--che non se ne plorasse;
+ o Dio, ove me lasse--fra i nemici sciarmato?
+
+ Giragio como Uria,--sciarmato a la battaglia,
+ saccio che io ce morrò--en questa dura sembiaglia;
+ null'è che gliene caglia,--morrò detuperato.
+
+ E que s'è fatta l'arme--con que me defendea?
+ tutti li miei nemici--con esse sconfigea,
+ so preso en mala via,--como Sanson legato.
+
+ Ben veggio beneficia,--perché te deggio amare,
+ e volle revoltando--per poterte aretrovare,
+ non me ce giova 'l cercare--poi ch'èi da me celato.
+
+ Signor, io vo cercando--la tua nativitate,
+ e mettome a vedere--le tue penalitate,
+ non ci ho suavitate,--ché l'amor è rafreddato.
+
+ Vedendo el mio cordoglio,--sí me se move pianto,
+ ma è un pianto sciucco--che vien da cor affranto;
+ ed ov'è 'l dolzor tanto--che me s'è sí encarato?
+
+
+
+
+LXVII
+
+COMO L'ANEMA SE LAMENTA DE L'AMORE DIVINO PARTITO
+
+
+ --Amor, diletto amore,---perché m'hai lassato, amore?
+ Amor, di' la cagione--de lo tuo partimento,
+ che m'hai lassata afflitta--en gran dubitamento;
+ se da schifeza èi vento,--vogliote satisfare;
+ s'io me voglio tornare,--non te ne torne amore?
+
+ Amor, perché me desti--nel cor tanta dolceza,
+ da poi che l'hai privato--de tanta alegreza?
+ non chiamo gentileza--om che dá ed artoglie;
+ s'io ne parlo co folle,--io me n'ho anvito, amore.
+
+ Amor, tua compagnia--tosto sí m'è falluta,
+ non saccio do' me sia,--facendo la partuta;
+ la mente mia smarruta--va chedendo 'l dolzore,
+ che gli è furato ad ore--che non se nn'è adato, amore.
+
+ Amore, om che fura--ad altri gran tesoro,
+ la corte sí lo piglia,---fagli far lo ristoro;
+ denante a la corte ploro--che me faccia ragione
+ de te, grande furore,--che m'hai sottratto, amore.
+
+ Amor, lo mercatante,--ch'è molto pregiato,
+ e nascoso fa 'l sottratto--a chi li s'è tutto dato,
+ da poi che è spalato,--perde la nomenanza;
+ onon ha dubitanza--de crédergliese, amore.
+
+ Amor, li mercatanti--c'han fatta compagnia,
+ e l'un fa li sottratti,--non li se par chi sia;
+ tutta moneta ria--lassa nello taschetto,
+ la bona se n'ha scelto,--sí la rapisce, amore.
+
+ Amor, om c'ha mercato--e véndolo volentire,
+ vedendo quel che brama,--deve da lui fugire?
+ Non lo devería dire:--Io vogl vender mercato?--
+ Ed en cor tien celato,--ché nogl vol dar, amore.
+
+ Amor, lo tuo mercato--era tanto piacente,
+ nol m'avessi mostrato,--non siría sí dolente;
+ lassasteme ne la mente--la lor remembranza,
+ facestilo a sutiglianza--per farme morir, amore.
+
+ Amor, om ch'è ricco--ed ha moglie 'narrata,
+ tornagli a grande onore--s'ella va mendicata?
+ Ricchezza hai smesurata,--non trovi a chi ne dare,
+ e pòimene satisfare--e non par che il facci, amore.
+
+ Amor, tu se' mio sposo,--haime per moglie presa,
+ tórnate a grande onore,--vetata m'è la spesa?
+ sòmmete en mano mesa--ed haime en le tue mane;
+ la gente desprezata m'hane,--sí so denigrata, amore.
+
+ Amore, chi mostrasse--lo pane a l'afamato,
+ e nolli volesse dare,--or non siría blasmato?
+ Da poi chel m'hai mostrato--e vedemi morire,
+ pòimene sovenire--e non par chel facci, amore.
+
+ Amor, lo mio coraggio--sí l'hai stretto ligato,
+ voglilo far perire,--ché gli hai el cibo celato;
+ forse ch'en tal stato--mo me ne vuoi poi dare,
+ ch'io nol porrò pigliare,--però tel recordo, amore.
+
+ Amor, om c'ha l'albergo--ed hal tolto a pescione,
+ sel lassa 'nante el tempo,--que ne vol la ragione?
+ Ca torni a la magione--e paghi tutta la sorte,
+ giá non vol cose torte--a chi me ne rechiamo, amore.
+
+ --Omo che te lamenti,--brevemente responno:
+ tollendo lo tuo albergo,--crédici far sogiorno;
+ albergastice 'l monno--e me cacciasti via;
+ donqua fai villania,--se tu mormori d'amore.
+
+ Tu sai, mentre ce stetti,--quegne spese ce feci;
+ non te puoi lamentare,--sí te ne satisfeci,
+ ch'a nettarlo me misi,--ch'era pieno de loto;
+ fecel tutto devoto--per abitarci amore.
+
+ Quando me ne partíe,--se ne portai lo mio,
+ como lo puoi tu dire--ch'io ne portassi el tio?
+ tu sai ch'ell'è sí rio,--ch'a me non è em piacere;
+ ergo, co lo puoi dire--che te tolesse amore?
+
+ Quando alcuna cosa--ad alcuno è prestata,
+ e non glie dá entrasatto,--non déi esser blasmata
+ se la tolle a la fiata,--essendo colui villano,
+ non conoscente de mano--de que gli ha prestato amore.
+
+ Tu sai molte fiate--s'io ce so albergato,
+ e sai con gran vergogna--sí me n'hai uor cacciato;
+ forse non t'è a grato--che ce deggia abitare,
+ facendo vituperare--sí nobilissimo amore.
+
+ --Amor, ditt'hai la scusa,--ch'ella sí può bastare
+ a lo mormoramento--ch'agio voluto fare;
+ voglio 'l capo enchinare--che ne facci venditta;
+ non me tener piú afflitta--de celarmete, amore.
+
+ --Vedendote pentuta,--sí ce voglio artornare,
+ ancor me fosse fatto--villano allecerare;
+ non voglio che tuo pare--facesse lamentanza
+ ch'io facesse fallanza--de lo legale amore.
+
+
+
+
+LXVIII
+
+COMO L'ANIMA PIANGE LA PARTITA DEL SUO AMORE
+
+
+ Piangi, dolente anima predata,
+ che stai vedovata de Cristo amore.
+
+ Piangi, dolente, e getta suspiri,
+ ché t'hai perduto el dolce tuo Sire;
+ forsa per pianto mo 'l fai revenire
+ a lo sconsolato tristo mio core.
+
+ Io voglio piangere, ché m'agio anvito,
+ ché m'ho perduto pate e marito;
+ Cristo piacente, giglio fiorito,
+ èsse partito per mio fallore.
+
+ O Iesú Cristo, ed o' m'hai lassata
+ enfra nemici cusí sconsolata?
+ ònme assalita le molte peccata,
+ de resistenzia non aggio valore.
+
+ O Iesú Cristo, co 'l puoi sofferire
+ de sí amara morte farme morire?
+ Damme licenzia de me ferire,
+ ché mo m'occido con gran desiore.
+
+ O Iesú Cristo, avessi altra morte
+ che me donassi che fosse piú forte!
+ Sèmmeti tolto, serrate hai le porte,
+ non par che c'entri a te mio clamore.
+
+ O cor tapino, e que t'ha emprenato,
+ che t'ha el dolor cusí circondato?
+ recerca de for, ché 'l vaso è acolmato,
+ non hai dannagio da non far clamore.
+
+ O occhi miei, e como finati
+ de pianger tanto che 'l lume perdati?
+ Perduto avete la gran redetate
+ de resguardare al polito splendore.
+
+ Orecchie miei, e que ve deletta
+ de udir pianto de amara setta?
+ non resentiti la voce diletta
+ che ve facea canto e iubilore?
+
+ O trista mene, que vo recordando!
+ La morte dura me va consumando,
+ né vivo né muoio cusí tormentando,
+ vo sciliata del mio Salvatore.
+
+ Non voglio mai de om compagnia,
+ salvaticata voglio che sia
+ enfra la gente la vita mia,
+ da c'ho perduto lo mio Redentore.
+
+
+
+
+LXIX
+
+ARBORE DE IERARCHIA SIMILE A L'ANGELICA: FONDATA SOPRA LA FEDE, SPERANZA
+E CARITATE
+
+
+ Fede, spene e caritade--gli tre ciel vol figurare,
+ gli tre ciel e l'arbor pare--sí t'ensegno de trovare.
+
+ Ad onom chegio perdono--s'io parlo natoscono,
+ ch'io lo dico per alcono--e non per me de poco affare.
+
+ O tu, om, che stai en terra--e se' creato a vita eterna,
+ vedi l'arbor che t'ensegna;--or non temer, briga d'andare.
+
+ A nove angeli poni cura--l'un de l'altro piú en altura,
+ molto è nobil tua natura,--tutti li pòi paregiare.
+
+ Lo primo arbor ch'è fondato,--nella fede è radicato,
+ passa lo cielo stellato--e giogne fin allo sperare.
+
+ El primo rametel ch'è pento--de l'offeso pentimento,
+ sia confesso e ben contento--de non voler piú peccare.
+
+ Poi el secondo me mandòne--a ffar la satisfazione
+ d'onne mia offensione--fin a Roma, com'appare.
+
+ E lo terzo sí me disse--che de Cristo sí entendisse,
+ povero fosse, s'io volisse;--allor me vòlsi spogliare.
+
+ Om che giogne a tal stato,--sí se tiene per salvato,
+ ché 'l primo angel ha trovato;--briga de perseverare.
+
+ Poi al quarto me tiròne,--miseme en religione,
+ penitenza m'ensignòne--e de lo 'nferno guardare.
+
+ Tosto el quinto sí me disse--ch'en tal ramo piú non stesse,
+ ma a l'orazion me desse,--se volea casto stare.
+
+ Da lo sesto fui tirato--e de tacer amaestrato,
+ obedir al mio prelato--meglio che sacrificare.
+
+ Chi en tale stato si trova,--con gli arcangeli demora;
+ benedetto el dí e l'ora--che Dio el vòlse creare.
+
+ Nello settimo fui tirato,--d'uno ramo desprezato,
+ fui battuto e descacciato;--ben me fu grave a portare.
+
+ Poi l'ottavo me tentòne--fomme fatto grand'onore
+ per la gran devozione--lá tratti faceva andare.
+
+ Demorando enfra la gente,--al nono ramo pusi mente;
+ disseme:--Tu fai niente.--Cominciai a meditare.
+
+ Chi en tal stato è applanato,--dagli troni è acompagnato,
+ ché la fede l'ha ben guidato;--sopra el ciel pò abitare.
+
+ Poi ch'a pensar me misi,--tutto quanto stupefisi,
+ e me medesmo reprisi--e vòlsi il corpo tralipare.
+
+ Allora conobbi me dolente,--ch'io me tenea sí potente,
+ e non sapea che fusse niente,--pur al corpo facea fare.
+
+ Poi guardai l'arbor vermiglio,--ch'alla speranza l'assimiglio;
+ nolla guarda, en mio consiglio,--nul om ch'en terra ha stare.
+
+ Enverso l'arbor levai el viso,--disseme con chiaro riso:
+ --O tu, omo, ove se' miso?--molto è forte l'apianare.--
+
+ Io resposi con tremore:--Non pos altro che 'l mio core,
+ esforzato d'uno amore,--el suo Signor vol trovare.--
+
+ Respondendo, disse:--Or viene,--ma emprima lassa onne bene,
+ e poi deventa en te crudene--e non t'enganni la pietade.--
+
+ Ma en tal ramo facea 'l fiore--ch'al secondo me mandòne,
+ e lá trovai pomo d'amore--e cominciai a lacrimare.
+
+ Poi nel terzo piú sentenno,--a Dio demandai lo 'nferno,
+ lui amando e me perdenno--dolce m'era onne male.
+
+ Chi en tal stato monta sune--è con le dominazione,
+ al demonio porta amore--e grande prende securtade.
+
+ Nello quarto fui poi levato,--el mio entelletto fu scurato,
+ dal Nemico fui pigliato,--non sapea que me fare.
+
+ Non potea el quinto patire,--per dolor andai a dormire,
+ en fantasia fo 'l mio vedire--el diavolo a somniare.
+
+ Nel sesto perdei el sonno,--tenebroso vidde el monno,
+ furome nemici entorno--vòlserme far desperare.
+
+ La memoria m'aiutòne--e de Dio me recordòne,
+ lo mio cor se confortòne--e la croce volli abracciare.
+
+ Chi la croce strigne bene,--Iesú Cristo li soviene,
+ poi lo principato tiene--ne la gloria eternale.
+
+ Fui nel settimo approbato,--e doppio lume me fo dato;
+ fo el Nemico tralipato,--non potendome engannare.
+
+ Mantenente retornòne--como un angelo el latrone,
+ una chiesa me mostròne--ch'io l'andasse a relevare.
+
+ Io, com'omo timorato--e del cader amaestrato,
+ non ce vòlsi volger capo;--al ramo ottavo vòls'andare.
+
+ Allor m'aparve como Cristo--e disse:--Io so tuo maistro;
+ pígliate de me diletto,--ché te voglio consolare.--
+
+ Io respusi:--Cristo disse--ch'io en lui non me folcisse,
+ nel suo Patre lo vedisse--ne l'eterna claritate.--
+
+ Como un angelo de luce--me apparve entro la fuce,
+ e disseme en chiara vuce:--Te se' degno d'adorare.--
+
+ Io respusi:--Onne onore--sia del mio Creatore;
+ en ciò conosce lo mio core--che non se' quel che tu pare.--
+
+ Vedendome 'l Nemico sagio,--se parti con suo dannagio;
+ ed io, compiendo 'l mio viagio,--fui nel ramo del contemplare.
+
+ L'onor dando a l'Onnipotente,--tutta si squarciò mia mente,
+ vedendoci Dio presente--en ciò ch'avea resguardare.
+
+ Questo è lo ciel cristallino,--ca speranza sí vien mino;
+ chi de lo splendor è pino,--regna colle potestate.
+
+ Al terzo ciel poi pusi mente,--piú che sol era lucente,
+ tutta s'enfiammò mia mente,--de voler lá su andare.
+
+ Per un arbor sí s'apiana,--caritate sí se chiama,
+ en alto stende suoi rama--e la cima è che non pare.
+
+ Vòlsi montar a cavallo;--disseme:--Cavalca sallo,
+ o tu, om, agi el bon anno,--emprima scolta el mio parlare.
+
+ Due battaglie hai tu vente:--lo Nemico e l'altra gente;
+ ormai purifica tua mente,--se per me vorrai montare.--
+
+ Io respusi con amore:--Io so libero de furore,
+ ciò me mostra lo splendore--ch'i' obedisca el tuo parlare.--
+
+ De la luce facea la tarza--e de la tenebra la lanza,
+ posi mente a la bilanza--e comenciai a cavalcare.
+
+ Al primo grado ch'io salía,--la pigrizia trovai empría,
+ dissi:--Donna, male stia!--ché per te nasce onne male.--
+
+ Io sguardai: non era sola,--apresso lei stava la gola
+ con un'altra ria figliola:--lussuria è suo vocare.
+
+ Entanno disse l'alma mia:--Questa è mala compagnia.--
+ Con la lancia la fería--e sí la feci tralipare.
+
+ Poi me n'andai nel seconno:--vanagloria me fo entorno,
+ volea far meco sogiorno--como giá solea fare.
+
+ Io li dissi villania,--tosto me rispose l'ira:
+ --Noi avemo una regina--e semo de sí alto affare.
+
+ Avarizia è el suo nome--e manten questo costume,
+ ca racoglie e sí repone--ciò che potemo guadagnare.--
+
+ Io, vedendo tal brigata,--la targia m'ebbi abracciata,
+ l'una e l'altra ebbi frustata--e sí le feci scialbergare.
+
+ Poi, crescendo mia possanza,--fui al terzo con alegranza;
+ lá trovai la ignoranza--e sí la presi a biastemare.
+
+ Per sua camera cercava--e la superbia sí trovava,
+ una donna molto prava--e ben me vòlse contrastare.
+
+ Una ancilla venne cortese,--che allora facea le spese,
+ e voluttate sí se desse,--essa l'ha presa a governare.
+
+ Io, vedendo sí mal gioco,--dissi:--Questo non è poco;
+ or al foco, al foco, al foco!--E tutte tre fei consumare.
+
+ Chi le vizia ha venciute,--regna en ciel con le virtute,
+ ormai cresce sue salute,--se lle virtú so concordate.
+
+ Poi nel quarto ramo entrai,--en doi stati me trovai:
+ collo poco e co l'assai,---con ciascun sapea Dio amare.
+
+ Nel quinto poi andai gioioso,--lá su fui piú virtuoso,
+ ché me fece lo mio sposo--obedire e comandare.
+
+ Consumai onne graveza,--vidime en sí gran richeza;
+ disseme l'alta Potenza:--Or fa ch'en te la sacci usare.--
+
+ Fui nel sesto senza entenza--ne la profonda sapienza,
+ concordai con la potenza--ne la pura volontate.
+
+ L'om che giogne tanto suso,--con li cherubini ha puso;
+ ben pò vivere gloriuso,--ché vede Dio per veritate.
+
+ Quando me vedi en tanta altura,--en me tenendo onne figura
+ fomme ditto en quel ura:--Ora spendi, ché 'l poi fare.--
+
+ Io guardai al Creatore,--assentíme d'andar sune,
+ e meditai a suo onore--onne sente en suo affare.
+
+ Poi ne l'ottavo me n'andai,--e con gli angeli conversai
+ nel mio Sire che tanto amai,--secondo lo lor contemplare.
+
+ En alto se levò mia mente,--al nono ramo fui presente,
+ laudo lo vero Onnipotente--en se medesmo vòlsi usare.
+
+ Chi lí giogne, ben è pino--dello spirito divino,
+ fatto è un serafino,--sguarda nella Trinitade.
+
+ E tutti li stati ha lassati,--e li tre arbori ha spezati,
+ e li tre cieli ha fracassati,--e vive nella Deitade.
+
+ Om che giogni a tal possanza--per mercé per tua onoranza,
+ priega la nostra speranza--che te possiam sequitare.
+
+
+
+
+LXX
+
+DE LE QUATTRO VIRTÚ CARDINALE
+
+
+ Alte quattro virtute--son cardinal chiamate,
+ o' nostra umanitate--perfece lo suo stato.
+
+ Como l'uscio pòsase--nel suo cardinile,
+ cusí la vita umana--è 'n questo quadrato stile;
+ anima ch'amantase--questo nobel mantile,
+ puòse chiamar gentile,--d'onne gioia adornato.
+
+ La prima è la prudenza,--lume dell'entelletto;
+ la seconda è iustizia--che esercita l'affetto;
+ la terza è fortetude--contra l'averso aspetto,
+ la quarta è temperanza--contra van delettato.
+
+ Altissima prudenza,--báila de la ragione,
+ demostri el ben, el meglio,--lo sommo a la stagione;
+ demostri el male, el peio,--el pessimo e la cagione
+ e la dannazione--c'hane l'uomo dannato.
+
+ Altissima prudenza,--col mercatar sotile
+ de trare cose utile,--non sia cosa sí vile;
+ beato quel coragio--che tien ritto tuo stile,
+ pòsse chiamar gentile,--degno de grande stato.
+
+ Non par che la prudenza--possa ben operare
+ senza l'altre virtute--che la degon aitare;
+ envita la iustizia--che ce deggia albergare,
+ che deggia esercitare--ciò che ella ha pensato.
+
+ 'Nestante la iustizia--posta ha legge al core,
+ che sopra onne cosa--sia amato Dio signore
+ con tutte le potenzie--e con onne fervore;
+ ché glie s'affá l'onore--d'esser cusí amato.
+
+ Iustizia constregne--lo prossimo d'amare;
+ ca, se è verace amore,--loco se vol mostrare;
+ como l'auro al fuoco--se fa paragonare,
+ cusí sí vol provare--l'amor ch'aggi albergato.
+
+ La fortitude ha loco--a tal pugna portare,
+ en amar lo prossimo--che te fa eniurare;
+ tolle, fura, engánnate--e statte a menacciare;
+ poterlo sempre amare--parme amor provato.
+
+ Ch'en amar lo prossimo--è grande svalianza,
+ ché 'l trovi deformato--pieno de niquitanza;
+ poter amar suo essere,--orrir la mal'usanza
+ ène esaminanza--de l'amor approvato.
+
+ Agio lo corpo endomito--con pessimo appetito,
+ la temperanza enfrenalo,--ch'è de mal nutrito;
+ ad onne ben recalcitra,--como fusse ensanito,
+ a gran briga è guarito,--de tal guisa è malato.
+
+ Lo viso se fa povero--de forme e de coluri,
+ l'audito spreza sonora--che son pien de vanuri,
+ lo gusto en poche cibora--contemne li sapuri,
+ desprezansi gli oduri--collo vestir ornato.
+
+ Da poi che 'l corpo perdese--de fuor la delettanza,
+ l'anima costregnese--trovar altra amistanza;
+ la fede mostra, enségnate--lá 'v'è la vera amanza;
+ ménate la speranza--lá 'v'è l'amor beato.
+
+
+
+
+LXXI
+
+COMO CRISTO SE REPOSA NE L'ANIMA ORNATA DE VIRTÚ, COMO SPOSO CON LA
+SPOSA.
+
+
+ Omo che vol parlare,--emprima déi pensare
+ se quello che vol dire--è utile ad udire.
+
+ La longa materia--suol generar fastidia,
+ lo longo abreviare--suole l'om delettare.
+
+ Abbrevio mei ditta,--longheza breve scritta;
+ chi ce vorrá pensare--ben ce porrá notare.
+
+ Comenzo el mio dittato--de l'omo ch'è ordinato,
+ ove Dio se reposa--nell'alma ch'è sua sposa.
+
+ La mente sí è 'l letto--con l'ordinato affetto,
+ el letto ha quattro piedi,--come en figura el vedi.
+
+ Lo primo piè è prudenza--lume d'entelligenza,
+ demostra el mal e 'l bene--e co tener se déne.
+
+ L'altro piè è iustizia,--l'affetto en esercizia;
+ prudenzia ha demostrato,--iustizia adoperato.
+
+ Lo terzo piè forteza,--portar onne graveza,
+ per nulla aversitate--lassar la veritate.
+
+ Lo quarto è temperanza,--freno en abundanza
+ ed en prosperitate--profunda umilitate.
+
+ La lettiera enfunata--de fede articulata,
+ l'articoli ligati--con li piè son catenati.
+
+ De paglia c'è un saccone:--la mia cognizione,
+ como so vile nato--e pieno de peccato.
+
+ De sopre el matarazo--Cristo per me fo pazo,
+ o' se mise a venire--per me poter avire.
+
+ Ècce un capezale:--Cristo en croce sale,
+ morto e tormentato,--con ladroni acompagnato.
+
+ Stese ce son lenzola:--lo contemplar che vola,
+ specchio de divinitate,--vestito d'umanitate.
+
+ Coperto è de speranza--a darme ferma certanza
+ de farme citadino--en quel albergo divino.
+
+ La caritate iogne--e con Dio me coniogne,
+ iogne la vilitate--con la divina bontade.
+
+ E qui nasce un amore,--c'ha emprennato el core,
+ pieno de desiderio,--d'enfocato misterio.
+
+ Prenno liquidisce,--languendo parturisce:
+ parturisce un ratto--e nel terzo ciel è tratto.
+
+ Cielo umano passa,--l'angelico trapassa,
+ ed entra en la caligine--col Figlio della Vergene.
+
+ Ed en Dio uno e trino,--loco li se mette el frino
+ d'entelletto posato,--l'affetto adormentato.
+
+ E dorme senza somnia--c'ha veritate d'omnia,
+ c'ha reposato el core--nello divino amore.
+
+ Vale, vale, vale!--Ascende per queste scale,
+ ché pò cader en basso,--farí' grande fracasso.
+
+
+
+
+LXXII
+
+COMO EL VERO AMORE DEL PROSSIMO IN POCHI SE TROVA.
+
+
+ Vorría trovare chi ama;--molti trovo che sé ama.
+
+ Credeva essere amato,--retrovome engannato,
+ dividendo lo stato--perché l'omo sí m'ama.
+
+ L'omo non ama mene,--ama quanto en me ène;
+ però, vedendo bene,--veggio che falso m'ama.
+
+ Se so ricco, potente,--amato da la gente,
+ retornando a niente,--onne omo sí me sciama.
+
+ Ergo l'avere è amato,--ca io son odiato;
+ però en folle è stato--chi 'n tal pensier sí m'ama.
+
+ Veggio la gentileza--che non aggia riccheza,
+ retornará en vileza,--onom l'apella brama.
+
+ L'omo enserviziato--da molta gente è amato;
+ vedutolo enfermato,--onom sí lo sciama.
+
+ L'omo te vole amare--mentre ne pò lograre,
+ se nogl puoi satisfare,--tògliete la tua fama.
+
+ L'omo c'ha santetate,--trova grande amistate;
+ se gl vien la tempestate,--rómpegliese la trama.
+
+ Fuggo lo falso amore,--che non me prenda 'l core;
+ retornome al Signore--che solo vero ama.
+
+
+
+
+LXXIII
+
+DEL GRAN PREZO DATO PER VIL DERRATA, CIOÈ CRISTO PER L'OMO
+
+
+ O derrata, guarda al prezo,--se te vuoli enebriare;
+ ca lo prezo è 'nebriato--per lo tuo enamorare.
+
+ Lo tuo prezo è 'nebriato,--de cielo en terra è desciso;
+ piú che stolto reputato,--lo re de paradiso
+ a que comparar s'è miso--a sí gran prezo voler dare?
+
+ Aguardate esto mercato,--che Dio patre ci ha envestito,
+ angeli, troni, principato--ostopiscon de l'audito:
+ lo Verbo de Dio infinito--darse a morte per me trare.
+
+ Ostupisce cielo e terra,--mare ed onne creatura;
+ per finir meco la guerra--Dio ha presa mia natura,
+ la superbia mia d'altura--se vergogna d'abassare.
+
+ O ebrieza d'amore,--como volesti venire
+ per salvar me peccatore?--Se' te messo a lo morire,
+ non saccio altro ch'ensanire--poiché m'hai voluto ensegnare.
+
+ Poiché lo saper de Dio--è empazato de l'amore,
+ que farai, o saper mio?--Non vol gir po' 'l tuo Signore?
+ Non pòi aver maiur onore--ch'en sua pazia conventare.
+
+ O celeste paradiso,--encoronato stai de spina,
+ ensanguinato, pisto, alliso--per darmete en medicina;
+ grave è stata mia malina--tanto costa el medicare.
+
+ Nullo membro ce par bello--stare so 'l capo spinato,
+ che non senta lo flagello--de lo capo tormentato;
+ vegio lo mio Sire empicato--ed io volerme consolare.
+
+ O Signor mio, tu stai nudo--ed io abondo nel vestire,
+ non par bello questo ludo:--io satollo e tu en famire,
+ tu vergogna sofferire,--ed io onore aspettare.
+
+ Signor povero e mendíco,--per me molto affatigato,
+ ed io peccator iniquo,--ricco, grasso e reposato;
+ non par bello esto vergato:--io en reposo e tu en penare.
+
+ O Signor mio senza terra,--casa, letto, massaria,
+ lo pensier molto m'afferra,--ché so errato de tua via;
+ grande faccio villania--a non volerte sequitare.
+
+ Or renunza, o alma mia,--ad onne consolazione,
+ el penar gaudio te sia--vergogna ed onne afflizione,
+ e questa sia la tua stazone:--de morir en tormentare.
+
+ O gran prezo senza lengua,--viso, audito senza cuore,
+ esmesuranza en te regna,--hai anegato onne valore;
+ lo 'ntelletto sta de fore--o' l'amore sta a pascuare.
+
+ Poi che lo 'ntelletto è preso--da la grande smesuranza,
+ l'amor vola a desteso,--va montando en desianza;
+ abracciando l'abundanza,--l'amiranza el fa pigliare.
+
+ L'amiranza li mette el freno--a l'amor empetuuso,
+ en reverenzia fasse meno,--non presume d'andar suso,
+ lo voler de Dio gli è 'nfuso--che 'l suo voler fa nichilare.
+
+ Poi che l'omo è anichilato,--nasce l'occhio da vedere,
+ questo prezo esmesurato--poi l'acomenza sentire,
+ nulla lengua lo sa dire--quel che sente en quello stare.
+
+
+
+
+LXXIV
+
+LA BONTÁ DIVINA SE LAMENTA DE L'AFFETTO CREATO
+
+
+ La Bontade se lamenta--che l'Affetto non l'ha 'mata,
+ la Iustizia è appellata--che ne degia ragion fare.
+
+ La Bontade ha congregate--seco tutte le creature,
+ e danante al iusto Dio--sí fa molto gran romure,
+ che sia preso el malfatture--e síene fatta vendetta,
+ c'ha offesa la diletta--nel suo falso delettare.
+
+ La Iustizia enestante--l'Affetto sí ha pigliato,
+ e con tutta sua famiglia--en prigione l'ha carcerato,
+ che déi esser condennato--de la 'ngiuria c'ha fatta,
+ tráglise fore una carta--qual non può contrariare.
+
+ L'Affetto pensa ensanire,--poi che se sente en pregione;
+ ché solea aver libertade,--or suiace a la ragione;
+ la Bontá ha compassione,--succurre che non perisca,
+ de grazia gli dá una lisca--e nel senno el fa tornare.
+
+ L'Affetto, poi che gusta el cibo--de la grazia gratis data,
+ lo 'ntelletto e la memoria--tutta sí l'ha renovata,
+ e la volontá mutata--piange con grande desianza
+ la preterita offensanza--e nullo consólo se vol dare.
+
+ Empreso ha novo lenguaio,--ché non sa dir se non «amore».
+ Piange, ride, dole e gaude--securato con timore;
+ e tal segni fa de fuore,--che paiono de om stolto,
+ dentro sta tutto racolto,--non sente da fuor que fare.
+
+ La Bontade sí comporta--questo amore furioso,
+ ché con esso sí confige--questo mondo tenebroso,
+ el corpo luxurioso--sí remette a la fucina,
+ perde tutta la sentina--che 'l facea deturpare.
+
+ La Bontá sottra' a l'affetto--lo gusto del sentimento;
+ lo 'Ntelletto, ch'è 'n pregione,--esce en suo contemplamento,
+ l'Affetto vive en tormento,--de lo 'ntender se lamenta,
+ ché 'l tempo gli empedimenta--del corrotto che vol fare.
+
+ Lo 'Ntelletto, poi che gusta--lo sapor de sapienza,
+ lo sapor sí l'asorbisce--nella sua gran complacenza;
+ gli occhi d'entelligenza--ostopiscon del vedere,
+ non voglion altro sentire--se non questo delettare.
+
+ L'Affetto non se cci acorda,--ché vol altro che vedere,
+ ché 'l suo stomaco se more--se non i porge que paidire;
+ vole a le prese venire,--sí ha fervido appetito,
+ lo sentir che gli è fugito--piange senza consolare.
+
+ Lo 'Ntelletto dice:--Tace,--non me dare piú molesta,
+ ché la gloria che io vegio--sí m'è gaudiosa festa;
+ non me turbar questa vesta,--deveríe esser contento
+ contentar lo tuo talento--en questo mio delettare.
+
+ --Oimè lasso, que me dici?--par che me tenghi in parole,
+ ché tutto el tuo vedimento--sí me paion che sian fole,
+ ché consumo le mie mole,--ché non hone macinato,
+ e tanto agio degiunato--e tu me ne stai mò a gabare.
+
+ --Non te turbar se me vegio--beneficia create,
+ ca per esse sí conosco--la divina Bonitate;
+ siram reputati engrate--a non volerle vedere,
+ però te devería piacere--tutto sto mio fatigare.
+
+ --Tu ce offendi qui la fede--de gir tanto speculando,
+ e la sua immensitate--de girla abreviando;
+ e vai tanto asutigliando,--che rompe la ligatura,
+ e toglime 'l tempo e l'ura--del mio danno arcoverare.
+
+ Lo 'Ntelletto dice:--Amore--ch'è condito de sapere,
+ pareme piú glorioso--che questo che vòi tenere;
+ se io me sforzo a vedere--chi, a cui e quanto è dato,
+ será l'amor piú levato--a poterne piú abracciare.
+
+ --A me par che sapienza--en questo fatto è iniuriata,
+ de la sua immensitade--averla sí abbreviata;
+ per veder cosa creata,--nulla cosa n'hai compreso,
+ e tiemme sempre sospeso--en morirme en aspettare.--
+
+ La Bontade n'ha cordoglio--de l'Affetto tribulato,
+ poneglie una nova mensa,--ché ha tanto degiunato;
+ lo 'Ntelletto è admirato,--l'Affetto entra l'ha tenuta,
+ la lor lite sí è finuta--per questo ponto passare.
+
+ Lo 'Ntelletto sí è menato--a lo gusto del sapore,
+ l'Affetto trita coi denti--ed enghiotte con fervore,
+ poi lo coce co l'amore,--tráine 'l frutto del paidato,
+ ed ai membri ha dispensato--donde vita possan trare.
+
+
+
+
+LXXV
+
+DE LA DIVERSITÁ DE CONTEMPLAZIONE DE CROCE
+
+
+ --Fuggo la croce che me devora,
+ la sua calura non posso portare.
+
+ Non posso portare sí grande calore
+ che getta la croce, fuggendo vo amore;
+ non trovo loco, ca porto nel core
+ la remembranza me fa consumare.
+
+ --Frate, co fuggi la sua delettanza?
+ io vo chirendo la sua amistanza;
+ parme che facci grande vilanza
+ de gir fugendo lo suo delettare.
+
+ --Frate, io fuggo, ché io son ferito;
+ venuto m'è 'l colpo, e 'l cor m'ha partito;
+ non par che senti de quel c'ho sentito,
+ però non par che ne sacci parlare.
+
+ --Frate, io sí trovo la croce fiorita,
+ de soi pensieri me sono vestita,
+ non ce trovai ancora ferita,
+ 'nante m'è gioia lo suo delettare.
+
+ --Ed io la trovo piena de sagitte
+ ch'escon del lato; nel cor me son fitte,
+ el balestrier en ver me l'ha diritte,
+ on arme ch'aggio me fa perforare.
+
+ --Io era cieco ed or veggio luce,
+ questo m'avenne per sguardo de cruce;
+ ella me guida, ché gaio m'aduce,
+ e senza lei son en tormentare.
+
+ --E me la luce sí m'ha acecato;
+ tanto lustrore de lei me fo dato,
+ che me fa gire co abacinato,
+ c'ha li bel occhi e non pote mirare.
+
+ --Io posso parlar, ché stato so muto,
+ e questo ella croce sí m'è apparuto;
+ tanto de lei sí aggio sentuto,
+ ch'a molta gente ne pos predicare.
+
+ --E me fatt'ha muto che fui parlatore,
+ en sí grande abisso entrat'è el mio core,
+ ch'io non trovo quasi auditore
+ con chi ne possa de ciò ragionare.
+
+ --Io era morto ed or aggio vita,
+ e questo e la croce sí m'è apparita;
+ parme esser morto de la partita
+ ed aggio vita nel suo demorare.
+
+ --Ed io non so morto, ma faccio el tratto,
+ e Dio lo volesse ch'el fosse ratto!
+ star sempremai en estremo fatto
+ e non poterme mai liberare!
+
+ --Frate, la croce m'è delettamento,
+ nollo dir mai ch'en lei sia tormento;
+ forsa non èi al suo giognemento
+ che tu la vogli per sposa abracciare.
+
+ --Tu stai al caldo, ma io sto nel fuoco;
+ a te è diletto, ma io tutto cuoco;
+ con la fornace trovar non pò loco,
+ se non c'èi entrato non sai quegn'è stare.
+
+ --Frate, tu parli che io non t'entendo,
+ como l'amore gir vòi fugendo,
+ questo tuo stato verría conoscendo
+ se tu el me potessi en cuore splanare.
+
+ --Frate, el tuo stato è en sapor de gusto,
+ ma io c'ho bevuto, portar non pò el musto,
+ non aggio cerchio che sia tanto tusto
+ che la fortura non faccia alentare.
+
+
+
+
+LXXVI
+
+DEL IUBILO DEL CORE CHE ESCE IN VOCE
+
+
+ O iubilo del core,--che fai cantar d'amore!
+ Quando iubilo se scalda,--sí fa l'uomo cantare;
+ e la lengua barbaglia--e non sa que parlare,
+ dentro non pò celare,--tanto è grande el dolzore!
+
+ Quando iubilo è acceso,--sí fa l'omo clamare;
+ lo cor d'amore è preso--che nol pò comportare,
+ stridendo el fa gridare--e non vergogna allore.
+
+ Quando iubilo ha preso--lo cor enamorato,
+ la gente l'ha en deriso,--pensando suo parlato,
+ parlando smesurato--de que sente calore.
+
+ O iubil, dolce gaudio,--ched entri ne la mente,
+ lo cor deventa savio--celar suo convenente,
+ non può esser soffrente--che non faccia clamore.
+
+ Chi non ha costumanza--te reputa empazito,
+ vedendo svalianza--com omo ch'è desvanito,
+ dentro lo cor ferito--non se sente de fuore.
+
+
+
+
+LXXVII
+
+DE L'AMOR MUTO
+
+
+ O amore muto--che non vòi parlare,
+ che non sie conosciuto!
+
+ O amor che te celi--per onne stagione,
+ ch'omo de fuor non senta--la sua affezione,
+ che non la senta latrone--per quel c'hai guadagnato,
+ che non te sia raputo.
+
+ Quanto l'om piú te cela, tanto piú foco abundi;
+ om che te ven occultando--sempre a lo foco iugne,
+ ed omo c'ha le pugne--de voler parlare,
+ spesse volte è feruto.
+
+ Omo che se stende--de dir so entendimento,
+ avenga che sia puro--el primo comenzamento;
+ vience da fuor lo vento--e vagli spaliando
+ quel ch'avea receputo.
+
+ Omo che ha alcun lume--en candela apicciato,
+ se vol che arda en pace,--mettelo a lo celato;
+ ed onne uscio ha enserrato--che nogl venga lo vento
+ che 'l lume sia stenguto.
+
+ Tal amor ha posto--silenzo a li suspiri,
+ èsse parato a l'uscio--e non gli lascia uscire;
+ dentro el fa partorire--che non se spanda la mente
+ da quel che ha sentuto.
+
+ Se se n'esce el suspiro,--esce po' lui la mente,
+ va po' lui vanegiando,--lassa quel c'ha en presente:
+ poi che se ne resente,--non puote retrovare
+ quel ch'avea receputo.
+
+ Tal amor ha sbandito--da sé la ipocrisia,
+ che esca del suo contado--che trovata non sia;
+ de gloria falsa e ria--sí n'ha fatta la caccia
+ de lei e del suo tributo.
+
+
+
+
+LXXVIII
+
+DE L'AMOR VERO E DISCREZION FALSA
+
+
+ L'amor lo cor sí vol regnare,--discrezion vol contrastare.
+
+ L'amor ha presa la forteza,--la volontá de grande alteza,
+ sagitta 'l cor, lancia dolceza,--da c'ha ferito, lo fa 'npazare.
+
+ Discrezion de grande altura--d'onguento ha presa l'armatura,
+ ed en ragion, lá 'v'ella mora,--con ella se vol defensare.
+
+ L'amor non ce vol ragione,--'nante sagetta suo lancione,
+ però che 'l cor vol per pregione--e 'l corpo mettere en penare,
+
+ Discrezion al cor s'acosta--e fagli cordogliosa posta,
+ la carne el sente, sí s'è mosta--a dargli tutto 'l suo affare.
+
+ L'amor non cessa, 'nante manna--de grande ardor la sua vivanna,
+ lo cor manuca e pur encanna--ed èi sí forte tal mangiare.
+
+ Discrezion sí parla al core:--Se tu non hai me per signore,
+ végiote che 'l tuo ardore--non porrá perseverare.--
+
+ L'amor udendo, sí sagitta--de gran secreto sua lancitta,
+ la carne el sente, sta afflitta,--ché l'impeto non pò portare.
+
+ Discrezion parla secreta,--al cor sí mostra sua moneta:
+ --Or piglia pian la tua saleta,--che tu non possi enfermare.--
+
+ L'amor spera en sua forteza,--cotal parlar li par matteza,
+ del gran Signor piglia largeza--ch'esso sí l'ha da mal guardare.
+
+ Discrezion dice:--Sie saggio,--ca molta gente veduto agio,
+ sequitando lor desiagio,--né dicer posson poi né fare.--
+
+ L'amor sí l'ode e non lo 'ntende,--de gran fervor suo arco tende,
+ sagetta 'l cor, tutto l'accende--del gran Signor che non ha pare.
+
+ La carne dice a la ragione:--Io me t'arendo per pregione,
+ aiutame ch'io ho cagione,--ché l'amor me vol consumare.
+
+ Ché non farían sufficenza--mille corpi a sua ademplenza,
+ e con Dio sí se entenza--che 'l se crede manecare.
+
+ Abraccia Dio e vollo tenere--e quel che vole non sa dire,
+ sputar non lassa né ranscire--che non se possa travagliare.
+
+ Su del cielo piglia parte,--poi con meco sí combatte,
+ enganname con la sua arte,--sí sa dolce predicare.
+
+ Ché parla sí dolcemente,--che me sottra' da tutta gente,
+ poi si piglia sí la mente,--che non la lassa suspirare.
+
+ Pregovi che m'aiutiti,--che un poco l'affreniti,
+ ché i soi pensier me son feriti--che tutta me fan concussare.
+
+ Pigliar voglio pensamento--a non adempir el suo talento,
+ de star solo non gli assento--ch'io non possa contrastare.
+
+ Del mondo sirò accompagnata,--de lui giragio enfacendata,
+ ch'io non sia allapidata,--embrigarògli el meditare.--
+
+ La ragion dice:--Non te giova,--l'amor vencer vol la prova;
+ s'egli en dí non te trova,--la notte tu non pòi mucciare.--
+
+
+
+
+LXXIX
+
+DELLA BONTÁ DIVINA E VOLONTÁ CREATA
+
+
+ La bontate enfinita--vol enfinito amore,
+ mente, senno e core--lo tempo e l'esser dato.
+
+ Amor longo fidele,--in eterno durante,
+ alto de speranza,--sopra li ciel passante,
+ amplo en caritate,--onne cosa abracciante,
+ en un profondo stante--de core umiliato.
+
+ La volontá creata,--en infinitate unita,
+ menata per la grazia--en sí alta salita,
+ en quel ciel d'ignoranzia--tra gaudiosa vita,
+ co ferro a calamita--nel non veduto amato.
+
+ Lo 'ntelletto ignorante--va entorno per sentire,
+ nel ciel caliginoso--non se lassa transire,
+ che fôra grande eniuria--la smesuranza scire,
+ siría maior sapire--che lo saper ch'è stato.
+
+ Lo 'ntelletto ignorante--iura fidelitate,
+ sotto l'onnipotenza--tener credulitate,
+ de mai ragion non petere--a la difficultate,
+ vive en umilitate--en tal profondo anegato.
+
+ O savia ignoranza,--en alto loco menata,
+ miracolosamente--se' en tanto levata,
+ né lengua né vocabulo--entende la contrata,
+ stai co dementata--en tanto loco ammirato.
+
+ --O alma nobilissima,--dinne que cose vide!
+ --Veggo un tal non veggio--che onne cosa me ride;
+ la lengua m'è mozata--e lo pensier m'ascide,
+ miracolosa side--vive nel suo adorato.
+
+ --Que frutti reducene--de esta tua visione?
+ --Vita ordinata--en onne nazione;
+ lo cor ch'era immondissimo,--enferno inferione,
+ de trinitá magione--letto santificato.
+
+ Cor mio, se' te venduto--ad alto emperatore,
+ nulla cosa creata--m'archieda omai d'amore,
+ ché non è creatura--posta en tanto onore,
+ a me è 'n gran descionore--se en mio cor fosse entrato.
+
+ Se creatura pete--per lo mio amor avere,
+ vadane a la bontade--che l'ha distribuire,
+ ch'io non aggio que fare,--ella ha lo possedere,
+ può far lo suo piacere,--ché lo s'ha comparato.
+
+ Lo tempo me demostra--ch'io gli ho rotta la legge,
+ quando l'aggio occupato--en non servire de rege;
+ o tempo, tempo, tempo,--en quanto mal sommerge
+ a chi non te correge--passando te oziato!
+
+
+
+
+LXXX
+
+DE L'AMORE DIVINO DESTINTO IN TRE STATI
+
+
+ --Sapete voi novelle de l'amore
+ che m'ha rapito ed assorbito el core,
+ e tiemme empregionato en suo dolzore,
+ e famme morire en amor penato?
+
+ --De l'amore che hai demandato
+ molti amori trovamo en esto stato,
+ se tu non ne declar del tuo amato,
+ risponder noi non te ce saperimo.
+
+ --L'amor ch'io ademando sí è 'l primo,
+ unico, eterno e sta sublimo;
+ non par che 'l conoscati, como stimo,
+ da ch'en plurale avete la 'ntendenza.
+
+ --Questo respondere giá non è fallenza,
+ de lo tuo amor non avem conoscenza;
+ se non t'encresce a dicerne sua valenza,
+ delettane l'audito d'ascoltare.
+
+ --L'amor ch'io ademando è singulare;
+ cielo e terra empie col suo amare,
+ en cosa brutta non pò demorare,
+ tanto è purissimo.
+
+ L'amor ch'io demando è umilissimo,
+ el cor, o' se reposa, fa 'l ditissimo,
+ umilia l'affetto superbissimo
+ per sua bontade.
+
+ Enfondeme nel cor fedelitate,
+ famme guardar da le cose vetate,
+ le cose concedute ed ordenate
+ fammele usar con temperanza.
+
+ Divide da la terra mia speranza,
+ conducelame en ciel la vicinanza,
+ famme citadin per longa usanza
+ de la gran citade.
+
+ Loco sí son le cose ordinate
+ la scola se cce tien de caritate,
+ tutte le gente de quelle contrate
+ ciascuno en amore è conventato.
+
+ Distinguese l'amore en terzo stato:
+ bono, meglio, sommo, sublimato;
+ lo sommo sí vole essere amato
+ senza compagnia.
+
+ Parlar de tale amor faccio follia,
+ diota me conosco en teologia,
+ l'amor me constregne en sua pazia
+ e famme bannire.
+
+ Prorompe l'abundanza en voler dire,
+ modo non gli trovo a proferire,
+ la veritá m'empone lo tacere,
+ che non lo so fare.
+
+ L'abundanza non se pò occultare,
+ loco sí se forma el iubilare,
+ prorompe en canto che è sibilare,
+ che vidde Elia.
+
+ Partámone ormai da questa via,
+ a le doi distinzion che so empria,
+ e logo sí figam la diceria
+ che si convene.
+
+ Sempre lo meglio sta sopra lo bene;
+ se tu non ami el prossimo co tene,
+ e te non ami como si convene,
+ tu, cieco, el cieco meni a tralipare.
+
+ Emprima t'è opo con Dio ordinare,
+ e da lui prender regola d'amare,
+ amor saggio e forte en adurare
+ e mai non smaglia.
+
+ Fame, sete e morte nol travaglia,
+ sempre lo trovi forte a la battaglia,
+ a patir pena ed onne ria travaglia
+ e star quiito.
+
+ Lo corpo sí ha redutto al suo servito,
+ li sensi regolati ad obedito,
+ gli eccessi sottoposti so a punito
+ ed a ragione.
+
+ Tutta sta quieta la magione,
+ gli officia distinte per ragione;
+ se nulla ce nascesse questione,
+ ston al iudicio.
+
+ Lo iudice che sede al malefizio
+ ser Conscio è vocato per offizio,
+ non perdona mai per pregarizio
+ né per timore.
+
+ Non perdona al grande né al minore,
+ nulla cosa occulta gli sta en core,
+ tutta la corte vive con tremore
+ ad obedenza.
+
+ Poi che l'alma vive a conscienza,
+ contien amar lo prossimo en piacenza,
+ amor verace par senza fallenza
+ de caritate.
+
+ Trasfórmate l'amor en veritate
+ nelle persone che son tribulate,
+ e, compatendo, magior pena pate
+ che 'l penato.
+
+ Quel per alcun tempo ha reposato,
+ lo compatente ce sta cruciato,
+ notte e giorno con lui tormentato
+ e mai non posa.
+
+ Non pò l'om sapere questa cosa
+ se non la caritate chi l'ha enfusa,
+ como nel penato sta retrusa
+ a parturire.
+
+ Partámone ormai dal nostro dire,
+ e ritornimo a Cristo nostro sire,
+ che ne perdoni lo nostro fallire
+ e díene pace.
+
+ --Lo vostro ditto, frate, sí ne piace,
+ però che vostro dicer è verace;
+ de sequir voi tal via sí n'aiace,
+ che ne salvimo. Amen.--
+
+
+
+
+LXXXI
+
+DE L'AMOR DIVINO E SUA LAUDE
+
+
+ O Amor, divino amore,--amor, che non se' amato.
+
+ Amor, la tua amicizia--è piena de letizia
+ non cade mai en tristizia--lo cor che t'ha assagiato.
+
+ O amor amativo,--amor consumativo,
+ amor conservativo--del cuor che t'ha albergato!
+
+ O ferita gioiosa,--ferita dilettosa,
+ ferita gaudiosa,--chi de te è vulnerato!
+
+ Amore, unde entrasti,--ché sí occulto passasti?
+ Nullo signo mostrasti--unde tu fusse entrato.
+
+ O amor amabile,--amor delettabile,
+ amor encogitabile--sopr'onne cogitato!
+
+ Amor, divino fuoco,--amor de riso e gioco,
+ amor non dái a poco,--ché se' ricco smesurato.
+
+ Amor, con chi te poni?--con delette persone,
+ e lassi gran baroni,--ché non fai lor mercato.
+
+ Tale non par che vaglia--en vista una medaglia,
+ che quasi como paglia--te dái en suo trattato.
+
+ Chi te crede tenere,--per sua scienzia avere,
+ nel cor non può sentire--che sia lo tuo gustato.
+
+ Scienzia acquisita--mortal sí dá ferita,
+ s'ella non è vestita--de core umiliato.
+
+ Amor, tuo magisterio--enforma el desiderio,
+ ensegna l'evangelio--col breve tuo ensegnato.
+
+ Amor che sempre ardi--e i tuoi coraggi inardi,
+ fai le lor lengue dardi--che passa onne corato.
+
+ Amore grazioso,--amore delettoso,
+ amor suavetoso,--che 'l core hai saziato.
+
+ Amor ch'ensegni l'arte--che guadagni le parte,
+ de cielo fai le carte,--en pegno te n'èi dato.
+
+ Amor, fidel compagno,--amor, che mal se' a cagno,
+ de pianto me fai bagno--ch'io pianga el mio peccato.
+
+ Amor dolce e suave,--de cielo, amor se' chiave;
+ a porto meni nave--e campa el tempestato.
+
+ Amor che dái luce--ad omnia che luce,
+ la luce non è luce,--lume corporeato.
+
+ Luce luminativa,--luce demostrativa,
+ non viene a l'amativa--chi non è en te luminato.
+
+ Amor, lo tuo effetto--dá lume a lo 'ntelletto,
+ demóstrali l'obietto--de l'amativo amato.
+
+ Amor, lo tuo ardore--ad enflammar lo core
+ uniscil per amore--ne l'obietto encarnato.
+
+ Amor, vita secura,--riccheza senza cura,
+ piú ch'en eterno dura--ed ultra smesurato.
+
+ Amor che dái forma--ad omnia c'ha forma,
+ la forma tua reforma--l'omo ch'è deformato.
+
+ Amore puro e mondo,--amor saggio e iocondo,
+ amor alto e profondo--al cor che te s'è dato.
+
+ Amor largo e cortese,--amor con larghe spese,
+ amor, con mense stese--fai star lo tuo affidato.
+
+ Lussuria fetente--fugata de la mente,
+ de castitá lucente,--mundizia adornato.
+
+ Amor, tu se' quel ama--donde lo cor te ama,
+ sitito con gran fama--el tuo enamorato.
+
+ Amoranza divina,--ai mali se' medicina,
+ tu sani onne malina,--non sia tanto agravato.
+
+ O lengua scotegiante,--come se' stata osante
+ de farte tanto enante--parlar de tale stato?
+
+ Or pensa que n'hai detto--de l'amor benedetto,
+ onne lengua è en defetto--che de lui ha parlato.
+
+ Se onne lengue angeloro--che stanno en quel gran coro
+ parlando de tal foro,--parlaran scelenguato.
+
+ Ergo co non vergogni?--nel tuo parlar lo pogni,
+ lo suo laudar non giogni,--'nante l'hai blasfemato.
+
+ --Non te posso obedire--ch'amor deggia tacire,
+ l'amor voglio bandire,--fia che mo m'esce 'l fiato.
+
+ Non è condizione--che vada per ragione,
+ che passi la stagione--ch'amor non sia clamato.--
+
+ Clama la lengua e 'l core:--Amore, amore, amore!
+ chi tace el tuo dolzore--lo cor li sia crepato.
+
+ E ben credo che crepasse--lo cor che t'assagiasse;
+ se amor non clamasse,--trovárese afogato.--
+
+
+
+
+LXXXII
+
+COMO L'ANIMA TROVA DIO IN TUTTE CREATURE PER MEZO DE SENSI
+
+
+ O amor, divino amore,--perché m'hai assediato?
+ Pare de me empazato,--non puoi de me posare.
+
+ Da cinque parte veggio--che m'hai assediato:
+ audito, viso, gusto,--tatto ed odorato;
+ se esco, so pigliato,--non me te pos'occultare.
+
+ Se io esco per lo viso,--ciò che veggio è amore,
+ en onne forma èi pento,--ed en onne colore;
+ represèntime allore--ch'io te deggia albergare.
+
+ Se esco per la porta--per posarme en audire,
+ lo sono e que significa?--Representa te, sire;
+ per essa non può uscire--ciò cche odo è amare.
+
+ Se esco per lo gusto,--onne sapor te clama:
+ --Amor, divino amore,--amor pieno de brama;
+ amor preso m'hai a l'ama--per potere en me regnare.--
+
+ Se esco per la porta--che se chiama odorato,
+ en onne creatura--te ce trovo formato;
+ retorno vulnerato,--prendime a l'odorare.
+
+ Se esco per la porta--che se chiama lo tatto,
+ en onne creatura--te ce trovo retratto;
+ amor, e co so matto--de volerte mucciare?
+
+ Amor, io vo fugendo--de non darte el mio core,
+ veggio che me trasformi--e faime essere amore,
+ sí ch'io non son allore--e non me posso artrovare.
+
+ S'io veggio ad omo male--o defetto o tentato,
+ trasformome entro en lui--e face 'l mio cor penato;
+ amore smesurato,--e chi hai preso ad amare?
+
+ Prendeme a Cristo morto,--traime de mare al lito,
+ loco me fai penare--vedendol sí ferito;
+ perché l'hai sofferito?--Per volerme sanare.
+
+
+
+
+LXXXIII
+
+DE L'AMORE DE CRISTO IN CROCE, E COMO L'ANIMA DESIDERA DE MORIR CON LUI
+
+
+ O dolce amore--c'hai morto l'amore,
+ prego che m'occidi d'amore.
+
+ Amor c'hai menato--lo tuo enamorato
+ ad cusí forte morire,
+ perché 'l facesti--ché non volesti
+ ch'io dovesse perire?
+ Non me parcire,--non voler soffrire
+ ch'io non moia abracciato d'amore.
+
+ Se non perdonasti--a quel che sí amasti,
+ como a me vòi perdonare?
+ Segno è, se m'ami,--che tu me c'enami
+ como pesce che non pò scampare.
+ E non perdonare,--ca el m'è en amare
+ ch'io moia anegato en amore.
+
+ L'amore sta appeso,--la croce l'ha preso
+ e non lassa partire.
+ Vocce currendo--e mo me cce appendo,
+ ch'io non possa smarrire.
+ Ca lo fugire--faríame sparire,
+ ch'io non sería scritto en amore.
+
+ O croce, io m'apicco--ed ad te m'aficco,
+ ch'io gusti morendo la vita.
+ Ché tu ne se' ornata,--o morte melata;
+ tristo che non t'ho sentita!
+ O alma sí ardita--d'aver sua ferita,
+ ch'io moia accorato d'amore.
+
+ Vocce currendo,--en croce legendo
+ nel libro che c'è ensanguinato.
+ Ca essa scrittura--me fa en natura
+ ed en filosofia conventato.
+ O libro signato--che dentro se' aurato,
+ e tutto fiorito d'amore!
+
+ O amor d'agno,--magior che mar magno,
+ e chi de te dir porría?
+ A chi c'è anegato--de sotto e da lato
+ e non sa dove sia,
+ e la pazia--gli par ritta via
+ de gire empazato d'amore.
+
+
+
+
+LXXXIV
+
+COMO È SOMMA SAPIENZIA ESSERE REPUTATO PAZO PER L'AMOR DE CRISTO
+
+
+ Senno me pare e cortesia--empazir per lo bel Messia.
+
+ Ello me sa sí gran sapere--a chi per Dio vol empazire,
+ en Parige non se vidde--ancor sí gran filosofia.
+
+ Chi per Cristo va empazato,--par afflitto e tribulato;
+ ma è maestro conventato--en natura e teologia.
+
+ Chi per Cristo ne va pazo,--a la gente sí par matto;
+ chi non ha provato el fatto--pare che sia fuor de la via.
+
+ Chi vol entrare en questa scola,--troverá dottrina nova;
+ la pazia, chi non la prova,--giá non sa que ben se sia.
+
+ Chi vol entrar en questa danza,--trova amor d'esmesuranza;
+ cento dí de perdonanza--a chi li dice villania.
+
+ Ma chi va cercando onore,--non è degno del suo amore,
+ ché Iesú fra doi latrone--en mezo la croce staía.
+
+ Ma chi cerca per vergogna,--ben me par che cetto iogna;
+ iá non vada piú a Bologna--a 'mparar altra mastria.
+
+
+
+
+LXXXV
+
+COMO SE DEVE AMAR CRISTO LIBERALMENTE COMO ESSO AMÒ NOI
+
+
+ --O amor che m'ami,--prendime a li toi ami,
+ ch'io ami co so amato.
+
+ O amor che ami--e non trovi chi t'ami,
+ chi sal per li toi rami--sempre se chiama engrato.
+
+ O engrato nobile,--sommerso en ammirabile,
+ non puoi salire equabile--d'amore adoguagliato.
+
+ O amore attivo--che non trovi passivo,
+ che venga a l'amativo--d'amor purificato.
+
+ Amor c'hai nome amo,--plural mai non trovamo,
+ da te fonte gustamo,--amor da te spirato.
+
+ Amor, mostrame el como,--ché 'l quanto, non è omo
+ che nol somerga el somo--del quanto smesurato.
+
+ --El como te mostrai--quando me encarnai,
+ per te peregrinai--en croce consumato.
+
+ El quanto armáse en sete,--ché non for mai aprete
+ l'altissime secrete--en subietto finato.
+
+ Non reman dal daiente,--ma dal recipiente,
+ non è sufficiente--a Dio nullo creato.
+
+ Lo enfinito amare,--finito en demostrare,
+ la mostra terminare--in amor sterminato.
+
+ En quilli amorosi abissi--gli santi son sommersi,
+ dentro e da fore oppressi--d'amore spelagato.
+
+ L'alteza è infinita,--longeza non compíta,
+ largeza sterminata,--profondo sprofondato.
+
+ Non puòtte piú l'amore--mostrar fatto maggiore,
+ che farme lo minore--en degli omini deiettato.
+
+ Qual pazo vorria fare,--per formicaio campare,
+ en formica tornare--per formicaio campato.
+
+ Maggior fo mia stoltizia--la grande alteza mia
+ de prender questa via--de farme om penato.
+
+ Io non te amai per mene,--'nante te amai per tene,
+ non me crebbe bene--del mio fatigato.
+
+ Per te non fui maggiore,--né senza te minore,
+ trasseme l'amore--che fusse reformato.
+
+ Se m'ami per aver gloria,--mercenaia hai memoria;
+ attento stai a mia solia--pur del remunerato.
+
+ Non m'ami per amore,--ché 'l prezo te sta en core;
+ se 'l prezo ne trai fuore,--l'amor tuo è anichilato.
+
+ Se la tua utilitate--te trae ad amorositate,
+ poco d'aversitate--te fa l'amor cagnato.
+
+ Se l'amore è libero--che non sia avaro albitrio,
+ gentil fa desiderio--non condizionato.
+
+ Non c'è condizione--né messa per ragione,
+ è fatta l'unione--che non veste vergato.
+
+ Da l'amativo amabile--esce l'amor mirabile,
+ l'amore è poi durabile--semper in idem stato.
+
+
+
+
+LXXXVI
+
+COMO L'ANIMA DIMANDA PERDONANZA DE L'OFFENSIONE E GUSTO D'AMORE
+
+
+ Amor dolce senza pare--sei tu, Cristo, per amare.
+
+ Tu sei amor che coniugni,--cui piú ami spesso pugni;
+ onne piaga, poi che l'ugni,--senza unguento fai sanare.
+
+ Amor, tu non abandoni--chi t'offende, sí perdoni;
+ e de gloria encoroni--chi se sa umiliare.
+
+ Signor, fanne perdonanza--de la nostra offensanza,
+ e de la tua dolce amanza--fanne um poco assagiare.
+
+ Dolce Iesú amoroso,--piú che manna saporoso,
+ sopra noi sie pietoso,--Signor, non n'abandonare.
+
+ Amor grande, dolce e fino,--increato sei divino,
+ tu che fai lo serafino--de tua gloria enflammare.
+
+ Cherubin ed altri cori,--apostoli e dottori,
+ martiri e confessori,--vergene fai iocundare.
+
+ Patriarche e profete--tu tragisti da la rete;
+ de te, amor, áver tal sete,--non se crédor mai saziare.
+
+ Dolce amor, tanto n'ame,--al tuo regno sempre clame,
+ saziando d'onne fame,--tanto sei dolce a gustare.
+
+ Amor, chi de te ben pensa,--giammai non déi far offensa;
+ tu sei fruttuosa mensa--en cui ne devem gloriare.
+
+ Nella croce lo mostrasti,--amor, quanto tu n'amasti;
+ ché per noi te umiliasti--e lassasti cruciare.
+
+ Amor grande fuor misura,--tu promission secura,
+ de cui nulla creatura--d'amar non se può scusare.
+
+ Dáite a chi te vol avere,--tu te vien a proferire,
+ amor, non te puoi tenere--a chi te sa ademandare.
+
+ Ademando te amoroso,--dolce Iesú pietoso,
+ che me specchi el cor gioioso--de te solo, amor, pensare.
+
+ Lo pensar de te, amore,--fa enebriar lo core,
+ vol fugir onne rumore--per poterte contemplare.
+
+ Contemplando te, solazo,--pargli tutto 'l mondo laccio,
+ regemento fa de pazo--a chi non sa el suo affare.
+
+ Tu se' amor de cortesia,--en te non è villania,
+ dámmete, amor, vita mia,--non me far tanto aspettare.
+
+
+
+
+LXXXVII
+
+DE L'AMOR DIVINO LA MISURA DEL QUALE È INCOGNITA
+
+
+ Amor che ami tanto,--ch'io non so dir lo quanto
+ del como esmesurato!
+
+ La mesura se lamenta--del como esmesurato,
+ sua ragion vole a distenta--parli l'amor tribulato;
+ la smesuranza s'è levata,--messo ha el freno a la mesura,
+ non faccia sommergetura,--ché non sería piú comportato.
+
+ Lo sapor de sapienza--l'affetto sí ha sotterrato,
+ lo lume de intelligenza--udite tratto c'ha pensato:
+ l'affetto sí ha pigliato--ed hallo messo en pregione,
+ sottomesso a la ragione,--loco l'ha terrafinato.
+
+ L'affetto, poi ch'è en pregione,--piange con gran desianza;
+ nullo consólo se vol dare--de la preterita offensanza,
+ de chi gli ha tolta la speranza--poi la comenza a biastemare,
+ e non se vol consolare--sí sta en sé contaminato.
+
+ O amor contaminato,--tutto pieno de furore,
+ d'onne tempo hai mormorato,--ène entrato en possessore;
+ la iustizia ch'è assessore,--sí t'ha preso a condennare,
+ d'onne officio te privare,--ché non sai far bon iudicato.
+
+ La iustizia sí è presa--da lo senno del sapere,
+ una ragion gli è commessa--che non degia preterire,
+ la scienzia far tacere--ed onne atto alienare,
+ e le virtute esaltare,--se non sería excomunicato.
+
+ O amor ch'èi tempestoso,--ch'en te non fai recetto,
+ ètte sottratto el prestato,--conquassato sta l'aspetto;
+ ma el desio del diletto--abracciato ha el disiare,
+ con lo vile en sé vilare--non vederse en sé vilato.
+
+ O audito senza audito,--che en te non hai clamore,
+ entelletto senza viso--hai anegato onne valore;
+ non hai en te possessore,--da altri non èi posseduto,
+ onne atto sí t'è renduto,--sí sta l'amore affissato.
+
+ L'odorato t'è renduto,--non sai dir que è delettare,
+ lo sapore è fatto muto,--non sai dir piú que è gustare;
+ lo silenzio ce appare,--ché gli è tolto onne lenguaio;
+ allor par giá quietaio,--vive en sé ben roborato.
+
+ Tutti gli atti vecchi e novi--en un nichilo son fondate,
+ son formati senza forma,--non han termen né quantitate,
+ uniti con la veritate;--coronato sta l'affetto,
+ quietato lo 'ntelletto,--nell'amore trasformato.
+
+
+
+
+LXXXVIII
+
+COMO IN L'OMO PERFETTO SONO FIGURATE LE TRE IERARCHIE CON LI NOVI CORI
+DE ANGELI
+
+
+ L'omo che può la sua lengua domare,
+ grande me pare che agia signoria;
+ ché raro parlamento può l'om fare
+ che de peccar non agia alcuna via;
+ agiome pensato de parlare,
+ reprendomi, ché faccio gran follía;
+ ca senno en me non sento né affare
+ a far devere grande diceria;
+ ma lo volere sforza el ragionare
+ preso ha lo freno e tiello en sua balía.
+
+ Però me sería meglio lo tacere,
+ ma veggio ch'io non lo posso ben fare;
+ però parlo e dico el mio parere
+ ed a correzione ne voglio stare;
+ pregove tutti che vi sia en piacere
+ de volere lo mio ditto ascoltare,
+ e recurriamo a Dio en cui è 'l sapere
+ che l'asina de Balaam fece parlare,
+ ch'ello me dia alcuna cosa dire
+ che sia sua laude e a noi possa giovare.
+
+ Pareme che l'omo sia creato
+ a la imagine di Dio e semiglianza;
+ lo paradiso pareme ordinato
+ de nove orden d'angeli en ordenanza;
+ en tre ierarchie è el loro stato
+ de quella beatissima adunanza,
+ or facciamo che l'uomo sia en stato
+ che truove en sé quella concordanza;
+ e pareme d'averlo retrovato,
+ se io non fallo nella mia cuitanza.
+
+ Tre ierarchie ha l'omo perfetto:
+ la prima si è ben encomenzare;
+ lo secondo stato è piú eletto
+ ch'en megliorar fa l'om perseverare;
+ ottimo lo terzo sopra eletto,
+ omo che consuma en ben finare;
+ non se ne trovò ancor decetto
+ chi con questi tre volse albergare,
+ molto me ne trovo en gran defetto
+ ché io al primo ancor non volse entrare.
+
+ Aggiome veduto e ben pensato
+ che l'uom perfetto a l'arbor se figura,
+ che, quanto piú profondo è radicato,
+ tanto è piú forte ad onne rea fortura;
+ de vil corteccia veggiolo amantato,
+ conservace l'umore e la natura,
+ de rami, foglie e frutto è adornato
+ lavora d'onne tempo senza mura;
+ da poi che 'l frutto hacce appicciato,
+ conservalo, nutrica e poi el matura.
+
+ La fossa dove questo arbor se planta
+ parme la profonda umilitate;
+ ché se la radicina loco achianta,
+ engrossace ad trar l'umiditate,
+ e fa l'arbor crescere ed enalta,
+ non teme freddo né nulla siccitate;
+ standoce gli ucelli, loco canta,
+ esbernace con grande suavitate,
+ nascondece lo nido e sí l'amanta,
+ che non se veggia a sua contrarietate.
+
+ Lo ceppo che la radice sí divide
+ pareme la fede che è formata,
+ e le radice dodece ce vide,
+ gli articoli con essa congregata;
+ se ensemora non gli tien, la conquide
+ deguasta l'arbor tutta conquassata,
+ se ensemora l'abracci, sí te ride,
+ allítate nella buona contrata,
+ e cámpate dal loco o' s'allide
+ quilli che la tengono viliata.
+
+ Lo stipite ch'en alto se depone
+ pareme l'altissima speranza,
+ divide da la terra tua magione,
+ condúcetela en ciel la vicinanza;
+ se loco ce demori onne stagione
+ gaudio ce trovi en abundanza;
+ cerchi la citade per regione,
+ cantasi lo canto de alegranza,
+ párete lo mondo una pregione,
+ videlo pieno de grande fallanza.
+
+ Lá 've gli rami hanno nascimento
+ pareme che sia la caritate;
+ la prima ierarchia è 'l comenzamento,
+ tre rami ce trovi en unitate;
+ destenguese per bello ordenamento
+ ciascuna en sua proprietate;
+ grande trovi en loro comenzamento
+ pensando nella loro varietate,
+ l'uno senza l'altro è sviamento
+ e non verria a compíta veritate.
+
+ Lo primo ramo d'esto encomenzare,
+ lo qual al primo orden se figura,
+ angeli sí audimo nominare,
+ sí come n'amaestra la Scrittura;
+ angelo se vole enterpretare
+ messo nobilissimo en natura,
+ messo che ne l'alma pòi trovare;
+ paiome gli pensier senza fallura,
+ lo Spirito santo halli ad inspirare
+ che nullo gli pò aver per sua fattura.
+
+ Poi che se' stato assai nello pensiere,
+ che de lo star con Dio hai costumanza,
+ lo diletto méttete a vedere
+ gli ben c'hai recevuti en abundanza,
+ e chi se' tu per cui volse morire,
+ che rotta gli hai la fede e la lianza,
+ e che esso Signor volse soffrire
+ da me peccatore tanta offensanza;
+ de vergogna vogliomene vestire,
+ non trovo loco ne la mia cuitanza.
+
+ De lo pensiere nasce un desio,
+ che el secondo ramo puoi appellare;
+ arcangeli figura, como creio,
+ che summi messi puoti enterpretare;
+ de pianger non trovo unqua remeio,
+ enfiase lo core a suspirare,
+ ed ov'è 'l mio Signor ch'io non lo veio?
+ derrata so ch'el volse comperare;
+ respondemi, Signor, c'altro non cheio;
+ desidero morir per te amare.
+
+ La lezione damme una ensegna
+ ca, se voglio trovar lo mio Signore,
+ ad opera compíta opo è ch'io vegna,
+ se vol che viva e cresca lo suo amore;
+ lo terzo ramo mostrame ed assegna
+ nome de virtute per dottore;
+ chi questo ramo prende, bene aregna,
+ albergalo con l'altro emperadore,
+ e de viver prende una convegna
+ che sempre va crescendo per fervore.
+
+ La seconda ierarchia, co a me pare,
+ che en tre distinzione è ordinata,
+ che nella prima non puoi dimorare;
+ se con questa non fai tua giornata,
+ con l'impedimenti opo t'è pugnare;
+ se vol che vada en pace la contrata,
+ li cinque sensi opo t'è domare
+ che la morte al core hanno ministrata;
+ dominazione si può appellare
+ questa signoria cusí beata.
+
+ Lo secondo ramo è principato,
+ en elle creature ordinamento,
+ che ciò che vede ed ode ed ha pensato,
+ ciascuna rieca suo consolamento,
+ laudando lo Signor che l'ha creato
+ per sua pietate e piacemento;
+ ciascuna conserva lo suo stato,
+ reprèndete c'hai fatto fallimento,
+ consèrvate lo core en uno stato
+ che sempre de Dio trovi pascimento.
+
+ Le vizia, che stanno a la nascosta,
+ ciascuno se briga de aiutare,
+ de non lassar l'albergo fanno rosta,
+ ciascuno se briga de esforzare;
+ l'orden de le potestá se cci acosta,
+ tutte le virtude fa congregare:
+ la battaglia dura sí s'è mosta
+ l'una contro l'altra a preliare;
+ le vizia sí fugono la iosta,
+ lassan lo campo e brigan de mucciare.
+
+ L'umilitate la superbia vide,
+ d'un alto monte sí l'ha tralipata;
+ la envidia, vedendo, sí se allide,
+ la caritade l'arde ed ha brusata;
+ e l'ira, ciò sentendo, sí se occide,
+ la mansuetude sí l'ha strangulata;
+ l'accidia, che unqua mai non ride,
+ iustizia l'ha troppo ben frustata;
+ avarizia, c'ha morti li suoi rede,
+ la pietate sí l'ha scorticata.
+
+ Lussuria sí sta molto adornata,
+ pensa per sua belleza de campare;
+ ma la castitate l'ha accorata,
+ molto dura morte gli fa fare;
+ ed en un pilo sí l'ha sotterrata,
+ e loco agli vermi fala devorare;
+ la gola sí n'è molto empaurata,
+ discrezione volese amantare;
+ ma la temperanza l'ha pigliata,
+ tienla en pregione e fálase enfrenare.
+
+ Poi che le virtute hanno venciuto,
+ ordenano d'aver la signoria;
+ lo terzo stato claman per aiuto,
+ ché, senza lui, prendon mala via;
+ cercano la Scrittura, han envenuto
+ o' lo Signor de riposar desia,
+ concordia sí hanno conceputo,
+ ch'en trono de lo 'mperio segga dia;
+ el per elezione l'hanno elegiuto
+ che rega e tenga tutta la bailía.
+
+ Le virtute fanno petizione
+ a la signoria que deggian fare,
+ ché ciascuna vol la sua ragione,
+ ed estatuto vogliono ordenare;
+ de la concordia trovan la magione,
+ lá 'v'ella co lloro deggia reposare,
+ e discordia mettono en pregione,
+ che onne ben faceva deguastare;
+ ed onne tempo vogliono ragione
+ e nullo feriato voglion fare.
+
+ Concordia non può bene regnare,
+ se de sapere non ha condimento;
+ lo secondo ramo fonno clamare
+ che de sapere ha l'amaestramento;
+ cherubini vogliono abracciare,
+ contemplando el Signor per vedemento,
+ ed en sua scola voglion demorare,
+ che da lui recevan lo convento;
+ lo 'ntelletto volsece apicciare,
+ ché de legere ha forte entendemento.
+
+ Ché, quanto piú el sapere va crescendo,
+ tanto piú trova en Dio la smesuranza;
+ lo 'ntendemento vasse devencendo,
+ anegalo en profondo per usanza
+ l'ordene serafico, apparendo
+ nello 'nfocato viver per amanza;
+ questo defetto vásecce ademplendo,
+ abraccian lo Signor per desianza
+ e cusí sempremai lo va tenendo,
+ en ciò la caritate ha consumanza.
+
+ Or preghiamo lo Signore potente
+ che per sua bontade e cortesia
+ esso dirizi sí la nostra mente,
+ che sempre tengam la diritta via;
+ sí ch'en futuro non siam perdente
+ d'aver en cielo la sua compagnia;
+ molto se porrá tener dolente
+ chi nello 'nferno fatt'ha albergaria,
+ ché sempre viverá en fuoco ardente;
+ campene noi la Vergene Maria. Amen.
+
+
+
+
+LXXXIX
+
+ARBORE DELL'AMORE DIVINO
+
+
+ Un arbore è da Dio plantato--lo qual amor è nominato.
+
+ --O tu, omo, che c'èi salito,--dimme en que forma èi tu gito,
+ perché 'l viagio me sia aprito,--ché sto en terra otenebrato.
+
+ --Se 'l te dico, poco vento--mo m'encasca, sí sto lento!
+ ancora non agio vento,--'nante so molto tempestato.
+
+ --Giá non è tua questa storia--'nante è a Dio tutta gloria;
+ non me trovo en mia memoria--che tu per arte l'aggi acquistato.
+
+ Se 'l me dice, mo pò avenire--che mo me fai de loto uscire,
+ se per te vengo a Dio servire--a Dio m'averai guadagnato.
+
+ --A laude de Dio lo te dico--e per avermete ad amico:
+ empaurato dal Nemico,--fui a questo arbore menato.
+
+ Con la mente ci aguardai,--e de salir m'enfiammai,
+ fui da pede ed io 'l mirai--ch'era tanto smesurato.
+
+ Li rami erano en tanta altura,--non ne posso dir mesura;
+ lo pedale en dirittura--era tutto desnodato.
+
+ Da nulla parte non vedea--co salire ce potea,
+ se non da un ramo che pendea--ch'era a terra repiegato.
+
+ Questo era un rametello--ch'era molto poverello,
+ umilitate era segello--de questo ramo desprezato.
+
+ Adviáme per salire,--fóme ditto:--Non venire,
+ se non te brighi de partire--da onne mortal peccato.--
+
+ Venneme contrizione,--lavaime con confessione,
+ e feci satisfazione,--co da Dio me fo donato.
+
+ Al salire retornando,--e nel mio cor gía pensando
+ e gía molto dubitando--del salir afatigato.
+
+ Pregai Dio devotamente--ch'al salir me fos iuvente,
+ ca, senza lui, non è niente--de tutto quel ch'avea pensato.
+
+ Da ciel me venne una vuce--e disse:--Ségnate con cruce,
+ e piglia el ramo de la luce--lo qual a Dio è molto a grato.--
+
+ Con la croce me signai,--e lo ramo sí pigliai,
+ tutto lo core ci afittai--sí ch'en alto fui levato.
+
+ Poi, levato en tanta altura,--trovai amor de dirittura,
+ lo qual me tolse onne paura--onde el mio cor era tentato.
+
+ Encontenente ch'io fui gionto,--non me lassò figer ponto
+ de far sopra me un gionto--en un ramo sopra me plantato.
+
+ Poi ch'en quel ramo fui salito,--che da man ritta era insíto,
+ de suspiri fui ferito,--luce de lo sponso dato.
+
+ Da l'altra parte volse 'l viso--e ne l'altro ramo fui affiso,
+ e l'amor me fece riso--però che m'avea sí mutato.
+
+ Ed io, sopra me guardanno,--doi rami ce vidde entanno,
+ l'uno ha nome perseveranno,--l'altro amor continuato.
+
+ Salendo su cresi posare,--l'amor non me lassò finare,
+ de sopra me féme guardare--en un ramo sopra me fermato.
+
+ Salendo su sí resedea,--le poma scritte ce pendea,
+ le lacrime ch'amor facea,--ché lo sponso gli era sí celato.
+
+ Da l'altra parte volse 'l core--vidde el ramo de l'ardore,
+ passando l'ha sentito amore--che m'avea sí rescaldato.
+
+ Stando loco non finava,--l'amor molto m'encalzava,
+ de menar me lá 've stava--en un ramo sopra me esaltato.
+
+ Poi ch'en quel ramo me alzasse,--scritto era ch'io me odiasse,
+ perché tutto amor portasse--a quel Signor che m'ha creato.
+
+ Al ramo da l'altra parte--trasseme amor per arte
+ a lo contemplar che sparte--lo cor d'onne amaricato.
+
+ A lo ramo de piú alteza--sí fui tratto con lebeza,
+ o' languisce en alegreza--sentendo d'amor con odorato.
+
+ Da l'altra parte pusi mente,--vidi ramo ante me piacente,
+ passando l'ardor pongnente--ferendo al cor l'ha stemperato.
+
+ Stemperato de tal foco,--lo mio cor non avea loco,
+ fui furato a poco a poco--en el ramo sopra me fidato.
+
+ Tanto d'amor fui ferito,--ch'en quel ramo fui rapito
+ o' lo mio sponso fo apparito--e con lui fui abracciato.
+
+ En me medesmo venni mino,--menato en quel ramo divino,
+ tanto viddi cosa en pino,--che lo cor ce fo anegato.
+
+ A le laude del Signore--ditto t'aggio el suo tenore;
+ se vol salire, or pone 'l core--a tutto quel ch'agio parlato.
+
+ En el arbor de contemplare--chi voi salir, non dé' posare,
+ pensier, parole e fatti fare--ed ita sempre esercitare[3].
+
+
+NOTE:
+
+ [3] Agionto en alcuni libri:
+
+ Non è dato a creatura--salir ultra sta misura,
+ la Trinitá sola è for misura,--lo sommo inaccessibil chiamato.
+
+ Tredece ramora con li frutti,--de sette gradora produtti,
+ se gli potrai salir tutti,--serai en perfetto stato.
+
+ (Nota del Bonaccorsi).
+
+
+
+
+XC
+
+COMO L'ANIMA SE LAMENTA CON DIO DE LA CARITÁ SUPERARDENTE IN LEI INFUSA
+
+
+ Amor de caritate,--perché m'hai sí ferito?
+ lo cor tutt'ho partito--ed arde per amore.
+
+ Arde ed incende, nullo trova loco,
+ non può fugir però ched è legato,
+ sí se consuma como cera a foco;
+ vivendo more, languisce stemperato,
+ demanda de poter fugire um poco,
+ ed en fornace tròvase locato;
+ oimè, do' so menato?--A sí forte languire?
+ Vivendo sí, è morire,--tanto monta l'ardore!
+
+ 'Nante che el provasse, demandava
+ amare Cristo, credendo dolzura;
+ en pace de dolceza star pensava,
+ for d'ogni pena possedendo altura;
+ pruovo tormento qual non me cuitava,
+ che 'l cor se me fendesse per calura;
+ non posso dar figura--de que veggio sembianza,
+ ché moio en delettanza--e vivo senza core.
+
+ Aggio perduto el core e senno tutto,
+ voglia e piacere e tutto sentimento,
+ onne belleza me par loto brutto,
+ delize con riccheze perdimento;
+ un arbore d'amor con grande frutto,
+ en cor piantato, me dá pascimento,
+ che fe' tal mutamento--en me senza demora,
+ gettando tutto fòra,--voglia, senno e vigore.
+
+ Per comperar amor tutto aggio dato,
+ lo mondo e mene, tutto per baratto;
+ se tutto fosse mio quel ch'è creato,
+ daríalo per amor senza onne patto;
+ e trovome d'amor quasi engannato,
+ ché, tutto dato, non so dove so tratto;
+ per amor so desfatto,--pazo sí so tenuto;
+ ma, perché so venduto,--de me non ho valore.
+
+ Credeame la gente revocare,
+ amici che me fuoro, d'esta via;
+ ma chi è dato piú non se può dare,
+ né servo far che fugga signoria;
+ prima la pietra porríase amollare
+ ch'amor che me tien en sua bailía:
+ tutta la voglia mia--d'amor sí è enfocata,
+ unita, trasformata:--chi tollerá l'amore?
+
+ Fuoco né ferro non li può partire,
+ non se divide cosa tanto unita;
+ pena né morte giá non può salire
+ a quella alteza dove sta rapita;
+ sotto sé vede tutte cose gire
+ ed essa sopra tutte sta gradita;
+ alma, co se' salita--a posseder tal bene?
+ Cristo, da cui te vene,--abraccial con dolzore.
+
+ Giá non posso vedere creatura,
+ al Creatore grida tutta mente;
+ cielo né terra non me dá dolzura,
+ per Cristo amore tutto m'è fetente;
+ luce de sole sí me pare oscura,
+ vedendo quella faccia resplendente,
+ cherubin son niente,--belli per ensegnare,
+ serafin per amare,--chi vede lo Signore.
+
+ Nullo donqua ormai piú me reprenda
+ se tale amore me fa pazo gire,
+ giá non è core che piú se defenda
+ d'amor sí preso che possa fugire;
+ pensi ciascuno co el cor non se fenda,
+ cotal fornace co possa patire;
+ s'io potesse envenire--alma che m'entendesse
+ e de me cordoglio avesse,--ché se strugge lo core!
+
+ Ché cielo e terra grida e sempre chiama,
+ e tutte cose ch'io sí deggia amare;
+ ciascuna dice con tutto cuor:--Ama
+ l'amor c'ha fatto briga d'abracciare;
+ ché quello amore, però che te abrama,
+ tutti noi ha fatti per ad sé trare;
+ veggio tanto arversare--bontade e cortesia
+ de quella luce pia--che se spande de fuore.--
+
+ Amare voglio piú, se piú potesse,
+ ma, co piú ami, lo cor giá non trova;
+ piú che me dare con ciò cche volesse
+ non posso, questo è certo senza prova;
+ tutto l'ho dato perché possedesse
+ quel amador che tanto me renova;
+ belleza antiqua e nova,--da poi che t'ho trovata,
+ o luce smesurata--de sí dolce splendore!
+
+ Vedendo tal belleza, sí so tratto
+ de for de me, non so dove portato;
+ lo cor se strugge como cera sfatto,
+ de Cristo se retrova figurato;
+ giá non si trova mai sí gran baratto:
+ vestirse Cristo, tutto sé spogliato;
+ lo cor sí trasformato--amor grida che sente,
+ anegace la mente,--tanto sente dolzore!
+
+ Ligata sí la mente con dolceza,
+ tutta se destende ad abracciare;
+ e, quanto piú reguarda la belleza
+ de Cristo, fuor de sé piú fa gettare
+ en Cristo tutta possa con riccheza;
+ de sé memoria nulla può servare,
+ ormai a sé piú dare--voglia nulla né cura,
+ né può perder valura--de sé onne sentore.
+
+ En Cristo trasformata, quasi è Cristo;
+ con Dio gionta tutta sta divina;
+ sopr'onne altura è sí grande acquisto
+ de Cristo e tutto lo suo star regina;
+ or donqua co potesse star piú tristo
+ de colpa demandando medicina
+ nulla c'è piú sentina;--dove trovi peccato,
+ lo vecchio m'è mozato,--purgato onne fetore.
+
+ En Cristo è nata nova creatura,
+ spogliato lo vechio, om fatto novello;
+ ma tanto l'amor monta con ardura,
+ lo cor par che se fenda con coltello,
+ mente con senno tolle tal calura,
+ Cristo me tra' tutto, tanto è bello!
+ Abracciome con ello--e per amor sí chiamo:
+ --Amor, cui tanto bramo,--famme morir d'amore!--
+
+ Per te, amor, consumome languendo,
+ e vo stridendo per te abracciare;
+ quando te parti, sí moio vivendo,
+ sospiro e piango per te retrovare;
+ e, retornando, el cor se va stendendo,
+ ch'en te se possa tutto trasformare;
+ donqua, piú non tardare:--Amor, or me soviene,
+ ligato sí me tiene,--consumame lo core!
+
+ Resguarda, dolce amor, la pena mia!
+ tanto calore non posso patire;
+ l'amor m'ha preso, non so do' me sia,
+ que faccio o dico non posso sentire;
+ como stordito sí vo per la via,
+ spesso trangoscio per forte languire;
+ non so co sofferire--possa tal tormento,
+ emperò non me sento--che m'ha secco lo core.
+
+ Cor m'è furato, non posso vedere
+ que deggia fare o que spesso faccia;
+ e, chi me vede, dice che vol sapere
+ amor senza atto se a te, Cristo, piaccia;
+ se non te piace, que posso valere?
+ de tal mesura la mente m'alaccia
+ l'amor che sí m'abraccia,--tolleme lo parlare,
+ volere ed operare,--perdo tutto sentore.
+
+ Sappi parlare, ora so fatto muto;
+ vedea, mò so cieco deventato;
+ sí grande abisso non fo mai veduto:
+ tacendo parlo, fugo e so legato,
+ scendendo salgo, tengo e so tenuto,
+ de fuor so dentro, caccio e so cacciato;
+ amor esmesurato,--perché me fai empazire,
+ en fornace morire--de sí forte calore?
+
+ Ordena questo amore, tu che m'ami,
+ non è virtute senza ordene trovata,
+ poiché trovare tanto tu m'abrami,
+ ca mente con virtute è renovata
+ a me amare, voglio che tu chiami
+ la caritate qual sia ordenata;
+ arbore sí è provata--per l'ordene del frutto
+ el quale demostra tutto--de onne cosa el valore.
+
+ --Tutte le cose qual aggio ordenate
+ sí so fatte con numero e mesura,
+ ed al lor fine son tutte ordenate
+ conservanse per orden tal valura,
+ e molto piú ancora caritate
+ sí è ordenata nella sua natura.
+ Donqua co per calura,--alma, tu se' empazita?
+ For d'orden tu se' uscita,--non t'è freno el fervore.
+
+ --Cristo, che lo core sí m'hai furato,
+ dici che ad amor ordini la mente,
+ come da poi ch'en te sí so mutato
+ de me remasta, fusse convenente?
+ Sí com'è ferro ch'è tutto enfocato,
+ aurora da sole fatta relucente,
+ de lor forma perdente--son per altra figura,
+ cusí la mente pura--de te è vestita, amore.
+
+ Ma, da che perde la sua qualitate,
+ non può la cosa da sé operare;
+ como formata sí ha potestate,
+ opera con frutto sí puote fare;
+ donqua si è transformata en veritate
+ en te sol, Cristo, che se' dolce amare;
+ a te si può imputare--non a me quel che faccio;
+ però, se non te piaccio,--tu a te non piaci, amore.
+
+ Questo ben sacci che, s'io so empazito,
+ tu, somma sapienzia, sí el m'hai fatto;
+ e questo fo da che io fui ferito
+ e quando con l'amor feci baratto,
+ che, me spogliando, fui de te vestito,
+ ad nova vita non so co fui tratto;
+ de me tutto desfatto--or so per amor forte,
+ rotte si son le porte--e giaccio teco, amore.
+
+ Ad tal fornace perché me menavi,
+ se volevi ch'io fossi en temperanza?
+ Quando sí smesurato me te davi,
+ tollevi da me tutta mesuranza;
+ poi che picciolello me bastavi,
+ tenerte grande non aggio possanza;
+ onde, se c'è fallanza,--amor, tua è, non mia,
+ però che questa via--tu la facesti, amore.
+
+ Tu da l'amore non te defendesti,
+ de cielo en terra fecete venire;
+ amore, ad tal basseza descendesti
+ co omo despetto per lo mondo gire;
+ casa né terra giá non ce volesti,
+ tal povertate per noi arricchire
+ la vita e nel morire--mostrasti per certanza
+ amor de smesuranza--ch'ardea nello core.
+
+ Como per lo mondo spesso andavi,
+ l'amor sí te menava co venduto;
+ en tutte cose, amor, sempre mostravi
+ de te quasi niente perceputo,
+ che stando nello tempio sí gridavi:
+ --Ad bever venga chi ha sostenuto,
+ sete d'amor ha 'vuto,--ché gli dirá donato
+ amore smesurato--qual pasce con dolzore.--
+
+ Tu, sapienzia, non te contenesti
+ che l'amor tuo spesso non versasse,
+ d'amor non de carne tua nascesti,
+ umanato amor che ne salvasse;
+ per abracciarne en croce tu salesti,
+ e credo che perciò tu non parlasse,
+ né te amor scusasse--davanti da Pilato
+ per compier tal mercato--en croce de l'amore.
+
+ La sapienza, veggio, se celava,
+ solo l'amore se potea vedere;
+ e la potenza giá non se mostrava,
+ che era la virtute en dispiacere;
+ grande era quel amor che se versava,
+ altro che amor non potendo avere,
+ né l'uso nel volere,--amor sempre legando
+ en croce ed abracciando--l'omo con tanto amore.
+
+ Donqua, Iesú, s'io so sí enamorato,
+ enebriato per sí gran dolceza,
+ ché me reprendi s'io vo empazato,
+ ed onne senno perdo con forteza?
+ Poi che l'amore te sí ha legato,
+ quasi privato d'ogne tua grandeza,
+ co sería mai forteza--en me di contradire,
+ ch'io non voglia empazire--per abracciarte, amore?
+
+ Ché quel amore che me fa empazire
+ a te par che tollesse sapienza,
+ e quel amor che sí me fa languire,
+ a te per me sí tolse la potenza;
+ non voglio ormai né posso sofferire,
+ d'amor so preso, non faccio retenza,
+ daramme la sentenza--che io d'amor sia morto,
+ giá non voglio conforto--se non morire, amore.
+
+ Amore, amore che sí m'hai ferito,
+ altro che amore non posso gridare;
+ amore, amore, teco so unito,
+ altro non posso che te abracciare;
+ amore, amore, forte m'hai rapito,
+ lo cor sempre se spande per amare;
+ per te voglio pasmare,--amor, ch'io teco sia,
+ amor, per cortesia,--famme morir d'amore.
+
+ Amor, amor, Iesú, so gionto a porto,
+ amor, amor, Iesú, tu m'hai menato;
+ amor, amor, Iesú, damme conforto,
+ amor, amor, Iesú, sí m'hai enflammato;
+ amor, amor, Iesú, pensa lo porto,
+ fammete star, amor, sempre abracciato,
+ con teco trasformato--en vera caritate,
+ en somma veritate--de trasformato amore.
+
+ Amor, amore grida tutto 'l mondo,
+ amor, amore, onne cosa clama;
+ amore, amore, tanto se' profondo,
+ chi piú t'abraccia sempre piú t'abrama.
+ Amor, amor tu se' cerchio rotondo,
+ con tutto 'l cor chi c'entra sempre t'ama,
+ ché tu se' stame e trama--chi t'ama per vestire,
+ cusí dolce sentire,--che sempre grida amore.
+
+ Amore, amore, tanto tu me fai,
+ amor, amore, nol posso patire;
+ amor, amore, tanto me te dái,
+ amor, amore, ben credo morire;
+ amor, amore, tanto preso m'hai,
+ amor, amor, famme en te transire;
+ amor, dolce languire,--amor mio desioso,
+ amor mio delettoso,--anegame en amore.
+
+ Amor, amor, lo cor sí me se speza,
+ amor, amore, tal sento ferita;
+ amor, amor, tramme la tua belleza,
+ amor, amor, per te sí so rapita;
+ amor, amore, vivere despreza,
+ amor, amor, l'alma teco è unita;
+ amor, tu se' sua vita:--giá non se può partire;
+ perché lo fai languire--tanto stregnendo, amore?
+
+ Amor, amor, Iesú desideroso,
+ amor, voglio morire te abracciando;
+ amor, amor, Iesú, dolce mio sposo,
+ amor, amor, la morte t'ademando;
+ amor, amor, Iesú sí delettoso,
+ tu me t'arendi en te transformando,
+ pensa ch'io vo pasmando,--Amor, non so o' me sia,
+ Iesú, speranza mia,--abissame en amore.
+
+
+
+
+XCI
+
+COME L'ANIMA PER SANTA NICHILITÁ E CARITÁ PERVIENE A STATO INCOGNITO ED
+INDICIBILE
+
+
+ Sopr'onne lengua amore,--bontá senza figura,
+ lume fuor de mesura--resplende nel mio core.
+
+ Averte conosciuto--credea per entelletto,
+ gustato per affetto--viso per simiglianza.
+ Te credendo tenuto--averte sí perfetto
+ provat'ho quel diletto,--amor d'esmesuranza.
+ Or, parme, fo fallanza,--non se' quel che credea,
+ tenendo non avea--vertá senza errore.
+
+ O infigurabil luce,--chi te può figurare,
+ ché volesti abitare--en la scura tenebría?
+ Tuo lume non conduce--chi te veder gli pare
+ potere mesurare--de te quel che sia.
+ Notte veggio ch'è dia,--virtute non se trova,
+ non sa de te dar prova--chi vede quel splendore.
+
+ Virtute perde l'atto--da poi che giogne a porto,
+ e tutto vede torto--quel che dritto pensava.
+ Trova novo baratto--dove lume è aramorto,
+ novo stato gli è porto--de quel non procacciava;
+ e quel che non amava--e tutto ha perduto
+ quel ch'avea posseduto--per caro suo valore.
+
+ Se l'atto de la mente--è tutto consopito,
+ en Dio stando rapito,--ch'en sé non se retrova,
+ de sé reman perdente--posto nello 'nfinito,
+ ammira co c'è gito,--non sa como se mova.
+ Tutto sí se renova,--tratto fuor de suo stato,
+ en quello smesurato--dove s'anega l'amore.
+
+ En mezo de sto mare--essendo sí abissato,
+ giá non ce trova lato--onde ne possa uscire.
+ De sé non può pensare--né dir como è formato,
+ però che, trasformato,--altro sí ha vestire.
+ Tutto lo suo sentire--en ben sí va notando,
+ belleza contemplando--la qual non ha colore.
+
+ De tutto prende sorte,--tanto ha per unione
+ de trasformazione,--che dice:--Tutto è mio.--
+ Aperte son le porte--fatta ha coniunzione,
+ ed è en possessione--de tutto quel de Dio.
+ Sente que non sentío,--que non cognove vede,
+ possede que non crede,--gusta senza sapere.
+
+ Però c'ha sé perduto--tutto senza misura,
+ possedè quel'altura--de summa smesuranza.
+ Perché non ha tenuto--en sé altra mistura,
+ quel ben senza figura--receve en abondanza.
+ Questa è tal trasformanza,--perdendo e possedendo,
+ giá non andar chirendo--trovarne parladore.
+
+ Perder sempre e tenere,--amare e delettare,
+ mirare e contemplare,--questo reman en atto.
+ Per certo possedere--ed en quel ben notare,
+ en esso reposare--ove se vede tratto.
+ Questo è un tal baratto,--atto de caritate,
+ lume de veritate--che remane en vigore.
+
+ Altro atto non ci ha loco,--lá su giá non s'apressa,
+ quel ch'era sí se cessa--en mente che cercava.
+ Calor, amor de fuoco,--né pena non c'è admessa,
+ tal luce non è essa--qual prima se pensava.
+ Quel con que procacciava--bisogno è che lo lassi,
+ a cose nòve passi--sopr'onne suo sentore.
+
+ Luce gli pare oscura--qual prima resplendea,
+ que virtute credea,--retrova gran defetto.
+ Giá non può dar figura--como emprima facea,
+ quando parlar solea--cercar per entelletto.
+ En quello ben perfetto--non c'è tal simiglianza,
+ qual prese per certanza--e non è possessore.
+
+ Emprima che sie gionto--pensa che è tenebría,
+ que pensi che sia dia,--que luce oscuritate.
+ Se non èi en questo ponto--che niente en te non sia,
+ tutto sí è falsía,--que te par veritate.
+ E non è caritate--en te ancora pura,
+ mentre de te hai cura,--pènsete far vittore.
+
+ Se vai figurando--imagine per vedere
+ e per sapor sapere--que è lo smesurato,
+ credi poter cercando--enfinito potere,
+ sí come è possedere,--molto parmi engannato.
+ Non è que hai pensato,--que credi per certanza,
+ giá non se' simiglianza--de lui senza fallore.
+
+ Donqua te lassa trare--quando esso te toccasse,
+ se forsa te menasse--a veder sua veritate.
+ E de te non pensare,--non val che procacciassi
+ che lui tu retrovassi--con tua vanitate.
+ Ama tranquillitate--sopra atto e sentimento,
+ retrova en perdimento--de te el suo valore.
+
+ En quello che gli piace--te ponere, te piaccia,
+ perché non val procaccia--quando te afforzassi.
+ En te sí aggi pace,--abraccial se t'abraccia,
+ se nol fa, ben te piaccia,--guarda non te curassi.
+ Se como déi amassi,--sempre seríe contento,
+ portando tal talento--luce senza timore.
+
+ Sai che non puoi avere--se non quello che vol dare,
+ e quando nol vol fare,--giá non hai signoria.
+ Né non puoi possedere--quel c'hai per afforzare,
+ se nol vuol conservare--sua dolce cortesia.
+ Perché tutta tua via--sí fuor de te è posta,
+ ch'en te non è reposta,--ma tutta è nel Signore.
+
+ Donqua se l'hai trovato,--cognosci en veritate
+ che non hai potestate--alcun ben envenire.
+ Lo ben che t'è donato--fal quella caritate
+ che per tua primitate--non se può prevenire.
+ Tutto lo tuo desire--donqua sia collocato
+ en quello smesurato--d'ogne ben donatore.
+
+ De te giá non volere--se none que vuol esso,
+ perdere tutto te stesso--en esso trasformato.
+ En tutti i suoi piaceri--sempre te trova messo,
+ vestito sempre d'esso,--de te tutto privato.
+ Però che questo stato--onne virtute passa,
+ ché te Cristo non lassa--cader mai en fetore.
+
+ Da poi che tu non ami--te, ma quella bontate,
+ cerca per veritate--ch'una cosa se' fatto.
+ Bisogno è che te reami--sí con sua caritate,
+ en tanta unitate--en esso tu sie attratto.
+ Questo si è baratto--de tanta unione,
+ nulla divisione--pò far doi d'un core.
+
+ Se tutto gli t'èi dato--de te non servando,
+ non te, ma lui amando--giá non te può lassare.
+ Quel ben che t'è donato,--en sé te commutando,
+ lasserá sé lassando--en colpa te cascare.
+ Donqua co sé lassare--giá non può quella luce,
+ sí te, lo qual conduce--per sí unito amore.
+
+ O alta veritate--cui è la signoria,
+ tu se' termine e via--a chi t'ha ben trovato.
+ Dolce tranquillitate--de tanta magioría,
+ cosa nulla che sia--può variar tuo stato;
+ però che è collocato--en luce de fermeza,
+ passando per laideza--non perde el suo candore.
+
+ Monda sempre permane--mente che te possede,
+ per colpa non se lede,--ché non se può salire.
+ En tanta alteza stane--ed en pace resede,
+ mondo con vizio vede--sotto sé tutto gire.
+ Virtute non ha sentire,--né caritá fervente,
+ de stato sí possente--giá non possede onore.
+
+ La guerra è terminata,--de le virtú battaglia,
+ de la mente travaglia,--cosa nulla contende.
+ La mente è renovata,--vestita a tal entaglia,
+ de tal ferro è la maglia,--feruta no l'offende.
+ Al lume sempre intende--nulla vuol piú figura,
+ però che questa altura--non chiede lume de fuore.
+
+ Sopra lo fermamento--lo qual sí è stellato
+ d'ogne virtute ornato--e sopre al cristallino
+ ha fatto salimento,--puritate ha passato,
+ terzo ciel ha trovato,--ardor de serafino.
+ Lume tanto divino--non se può maculare
+ né per colpa abassare--né en sé sentir fetore.
+
+ Onne fede sí cessa,--ché gli è dato vedere
+ speranza, per tenere--colui che procacciava.
+ Desiderio non s'apressa--né forza de volere,
+ temor de permanere--ha piú che non amava.
+ Veder ciò che pensava--tutto era cechitate,
+ fame de tempestate,--simiglianza d'errore.
+
+ En quello cielo empiro--sí alto è quel che trova,
+ che non ne può dar prova--né con lengua narrare.
+ E molto piú m'amiro--como sí se renova
+ en fermeza sí nova,--che non può figurare.
+ E giá non può errare,--cadere en tenebría,
+ la notte è fatta dia,--defetto grande amore.
+
+ Como aere dá luce,--se esso lume è fatto,
+ como cera desfatto--a gran foco mostrata,
+ en tanto sí reluce--ad quello lume tratto,
+ tutto perde suo atto,--volontate è passata.
+ La forma che gli è data--tanto sí l'ha absorto,
+ che vive stando morto,--è vinto ed è vittore.
+
+ Non gir chirendo en mare--vino se 'l ce mettessi,
+ che trovar lo potessi--che 'l mar l'ha recevuto;
+ e che 'l possi preservare--e pensar che restesse
+ ed en sé remanesse--par che non fosse suto.
+ L'amor sí l'ha bevuto,--la veritá mutato,
+ lo suo è barattato,--de sé non ha vigore.
+
+ Volendo giá non vole,--ché non ha suo volere,
+ e giá non può volere--se non questa belleza.
+ Non demanda co suole,--non vuole possedere,
+ ha sí dolce tenere,--nulla c'è sua forteza.
+ Questa sí somma alteza--en nichilo è fondata,
+ nichilata, formata,--messa nello Signore.
+
+ Alta nichilitate,--tuo atto è tanto forte,
+ che apre tutte le porte,--entra nello 'nfinito.
+ Tua è la veritate--e nulla teme morte,
+ dirize cose torte,--oscuro fai chiarito.
+ Tanto fai core unita--en divina amistanza,
+ non c'è dissimiglianza--de contradir chi ha amore.
+
+ Tanta è tua sutiglieza,--che onne cosa sí passi,
+ e sotto te sí lassi--defetto remanere.
+ Con tanta legereza--a la veritate passi,
+ che giá non te rabassi---po' te colpa vedere.
+ Sempre tu fai gaudere,--tanto se' concordata,
+ e, veritá portata,--nullo senti dolore.
+
+ Piacere e dispiacere--fuor da te l'hai gettato,
+ en Dio se' collocato--piacer ciò che gli piace.
+ Volere e non volere--en te si è anegato,
+ desiderio remortato,--però hai sempre pace.
+ Questa è tal fornace--che purga e non incende,
+ a la qual non se defende--né freddo né calore.
+
+ Merito non procacci,--ma merito sempre trovi,
+ lume con doni nuovi--gli quali non ademandi.
+ Se prendi, tanto abracci--che non te ne removi
+ e gioie sempre trovi--ove tutta despandi.
+ Tu curri, se non andi,--sali, co piú descendi,
+ quanto piú dái, sí prendi,--possedi el Creatore.
+
+ Possedi posseduta,--en tanta unione
+ non c'è divisione--che te da lui retragga.
+ Tu bevi e se' bevuta--en trasformazione,
+ da tal perfezione--non è chi te distragga,
+ onde sua man contragga,--non volendo piú dare,
+ giá non si può trovare,--tu se' donna e signore.
+
+ Tu hai passata morte,--se' posta en vera vita,
+ né non temi ferita--né cosa che t'offenda.
+ Nulla cosa t'è forte,--da te po' t'èi partita,
+ en Dio stai enfinita,--non è chi te contenda.
+ Giá non è chi t'entenda,--veggia co se' formata,
+ se non chi t'ha levata--ed è de te fattore.
+
+ Tua profonda basseza--sí alto è sublimata,
+ en sedia collocata--con Dio sempre regnare.
+ En quella somma alteza--en tanto se' abissata,
+ che giá non è trovata--ed en sé non appare.
+ E questo è tal montare--onde scendi, e salire,
+ chi non l'ha per sentire,--giá non è entendetore.
+
+ Riccheza che possedi--quando hai tutto perduto,
+ giá non fo mai veduto--questo simel baratto.
+ O luce che concedi--defetto essere aiuto,
+ avendo posseduto--virtú fuor de suo atto,
+ questo è novel contratto--ove vita s'enferma,
+ enfermando se ferma,--cade e cresce en vigore.
+
+ Defetti fai profetti,--tal luce teco porti,
+ e tutto sí aramorti--ciò che puoi contradire.
+ Tuoi beni son perfetti--tutti altri sí son torti,
+ per te sí vivon morti,--gl'infermi fai guarire.
+ Perché sai envenire--nel tosco medicina,
+ fermeza en gran ruina--en tenebre splendore.
+
+ Te posso dir giardino--d'ogne fiore adornato,
+ dove sí sta piantato--l'arbore de la vita.
+ Tu se' lume divino,--da tenebre purgato,
+ ben tanto confermato--che non pati ferita.
+ E, perché se' unita--tutta con veritate,
+ nulla varietate--ti muta per timore.
+
+ Mai trasformazione--perfetta non può fare
+ né senza te regnare--amor, quanto sia forte.
+ Ad sua possessione--non può virtú menare
+ né mente contemplare,--se de te non ha sorte.
+ Mai non si serran porte--a la tua signoria,
+ grande è tua baronia,--star co l'emperadore.
+
+ De Cristo fusti donna--e de tutti gli santi,
+ regnar con doni tanti--con luce tutta pura.
+ Però pregam Madonna--ched essa sí n'amanti,
+ davanti a lei far canti,--amar senza fallura.
+ Veder senza figura--la somma veritate
+ con la nichilitate--del nostro pover core.
+
+
+
+
+XCII
+
+COMO PER LA FERMA FEDE E SPERANZA SE PERVIENE A TRIPLICE STATO DE
+NICHILITÁ
+
+
+ La fede e la speranza--m'on fatta sbandigione,
+ dato m'on calci al core,--fatto m'on anichilare.
+
+ Anichilato so dentro e de fuore
+ en ciò che se può dire,
+ cotal sí me dá frutto ch'era amore
+ en vita stabilire;
+ non posso piú fugire né cacciare,
+ ché l'amore m'ha folto;
+ sí so convento, non posso parlare.
+
+ Parlando taccio, grido fortemente,
+ sacciol ove è atto,
+ ch'io non lo veggio e sempre sta presente
+ en onne creatura trasformato;
+ da l'esser a lo none--ho fatta l'unione
+ e per affetto el sí e 'l no mozzare.
+
+ Mozzato da lui tutto
+ e nulla perde e nulla pò volere;
+ onne possede e de nulla è corrutto,
+ però ch'ello n'è mozzo onne appetere;
+ l'essere e possedere--lo nichilo tutto
+ quel è condutto che me fa vilare.
+
+ Vilisco onne cosa
+ ed onne cosa opo t'è possedere;
+ chi è cosa d'onne cosa,
+ nulla cosa mai non può volere;
+ questo è lo primo stato--de l'omo anichilato
+ che ha abnegato tutto suo volere.
+
+ Tutto lo suo voler sí è abnegato
+ e fatt'ha l'unione,
+ ed èsse messo en mano de lo svegliato
+ per aver piú ragione;
+ son tranquillati i venti--de li passati tempi,
+ fatta è la pace del temporegiare.
+
+ Passato 'l tempo del temporegiare,
+ venuto è un altro tempo ch'è magiore,
+ facciamo regemento per regnare
+ nel primo e nel secondo e nel megliore;
+ iura che ragion mantenga a tutte ore,
+ en nulla parte faccia demorare.
+
+ En nulla parte demoranza faccia,
+ ma sempre sí se deggia esercitare,
+ però che lo 'ntelletto non è posato,
+ ché ancora va per mare;--chi ben non sa notare,
+ non se vada a bagnare,
+ subitamente porríase anegare.
+
+ Anegar può l'omo per lo peccato,
+ chi non vede el defetto;
+ però ch'è dubitoso questo stato
+ a chi non vei l'affetto;--privato lo 'ntelletto,
+ sguardando ne l'affetto,
+ la luce che luce tenebría me pare.
+
+ O entenebrata luce che en me luce,
+ que è ch'io en te non veggio?
+ Non veggio quel che deggio
+ e que non deggio veggio;
+ la luce che luce--non posso testare.
+
+ Staendo en questa altura de lo mare,
+ io grido fortemente:
+ --Succurre, Dio, ch'io sto su l'anegare!--
+ E per fortuna scampai malamente;
+ non vadano a pescare
+ nell'alto de lo mare, ché fa follia
+ se d'onne cosa empría--non se vole spogliare.
+
+ Spogliar se vole l'omo d'ognecovelle,
+ cioè en questo stato,
+ e ne la mente non posseder covelle;
+ se nell'altro vuole essere chiamato,
+ dé' esser purgato dal fuoco;
+ quello è luoco da paragonare.
+
+ Abnegare se vole onne volere
+ che fin al cristallino è nagitto;
+ e nulla cosa se pò possedere
+ finente al tempo ch'io ho sopraditto;
+ queste l'ho certo scritto;--de lo secondo stato
+ non può essere operato,
+ cioè piú en su la terra, ben me pare.
+
+ L'autunni son quadrati,
+ son stabiliti, non posson voltare;
+ li cieli son stainati,
+ lo loro silere me faccion gridare;
+ o profondato mare,--altura del tuo abisso
+ m'ha certo stretto a volerme anegare.
+
+ Anegato onne entelletto è 'n un quiito,
+ però che son ghiacciate tutte l'acque,
+ de gloria e de pena so sbandito,
+ vergogna né onor mai non me piacque,
+ né nulla me despiace,--ché la perfetta pace
+ me fa l'alma capace
+ en onne loco potere regnare.
+
+ Regnare nello regno
+ e nello regno sta lo principato;
+ navigase so segno,
+ possede Roma e tutto lo senato,
+ e questo senatore--sí sana onne langore,
+ l'apostolo te puote esercitare.
+
+ Puote esercitare un cielo,
+ ché questo cielo sta molto celato;
+ ha perduto onne zelo
+ possede el trono e tutto el dominato,
+ e lo patriarcato,--che tanto su è menato,
+ in Israel sí vole militare.
+
+ Lo patriarca sí vol dimorare
+ entro ne l'arca degli suoi secriti,
+ ed in Israel sí vole regnare,
+ però en esso regno so fugiti,
+ loco si so uniti
+ ed han fugiti tutti gli altri regni:
+ quella è la terra che voglion redetare.
+
+ Terra de promission n'è promessa,
+ ch'en essa terra regnò l'om perfetto;
+ e tutti gli perfetti regna en essa
+ che per virtute posto ci on l'affetto;
+ privato lo 'ntelletto,--sguardando nell'aspetto,
+ en onne loco se posson transformare.
+
+ Formati senza forma,
+ mozze tutte le facce per amore,
+ però che son tornati en prima forma;
+ e questa è la cagione:--chi sta nel terzo stato
+ del novo Adam plasmato
+ non vol pensar peccato né operare.
+
+
+
+
+XCIII
+
+PIANTO DE LA MADONNA DE LA PASSIONE DEL FIGLIOLO IESÚ CRISTO
+
+
+ Donna del paradiso,--lo tuo figliolo è preso,
+ Iesú Cristo beato.
+
+ Accurre, donna, e vide--che la gente l'allide!
+ credo che llo s'occide,--tanto l'on flagellato.
+
+ --Como esser porría--che non fece mai follia,
+ Cristo, la spene mia,--omo l'avesse pigliato?
+
+ --Madonna, egli è traduto,--Iuda sí l'ha venduto,
+ trenta denari n'ha 'vuto,--fatto n'ha gran mercato.
+
+ --Succuri, Magdalena,--gionta m'è adosso piena!
+ Cristo figlio se mena,--como m'è annunziato.
+
+ --Succurri, Madonna, aiuta!--ch'al tuo figlio se sputa
+ e la gente lo muta,--hanlo dato a Pilato.
+
+ --O Pilato, non fare--lo figlio mio tormentare,
+ ch'io te posso mostrare--como a torto è accusato.
+
+ --Crucifige, crucifige!--Omo che se fa rege,
+ secondo nostra lege,--contradice al senato.
+
+ --Priego che m'entendáti,--nel mio dolor pensáti;
+ forsa mò ve mutati--de quel ch'avete pensato.--
+
+ Tragon fuor li ladroni--che sian suoi compagnoni:
+ --De spine se coroni!--ché rege s'è chiamato.
+
+ --O figlio, figlio, figlio!---figlio, amoroso giglio,
+ figlio, chi dá consiglio--al cor mio angustiato?
+
+ Figlio, occhi giocondi,--figlio, co non respondi?
+ figlio, perché t'ascondi--dal petto ove se' lattato?
+
+ --Madonna, ecco la cruce,--che la gente l'aduce,
+ ove la vera luce--déi essere levato.
+
+ --O croce, que farai?--el figlio mio torrai?
+ e que ci aponerai,--ché non ha en sé peccato?
+
+ --Succurri, piena de doglia,--ché 'l tuo figliuol se spoglia;
+ e la gente par che voglia--che sia en croce chiavato.
+
+ --Se glie tollete 'l vestire,--lassatemel vedire
+ come 'l crudel ferire--tutto l'ha 'nsanguinato.
+
+ --Donna, la man gli è presa--e nella croce gli è stesa,
+ con un bollon gli è fesa,--tanto ci l'on ficcato!
+
+ L'altra mano se prende,--nella croce se stende,
+ e lo dolor s'accende,--che piú è multiplicato.
+
+ Donna, li piè se prenno--e chiavellanse al lenno,
+ onne iontura aprenno--tutto l'han desnodato.
+
+ --Ed io comencio el corrotto:--Figliolo, mio deporto,
+ figlio, chi me t'ha morto,--figlio mio delicato?
+
+ Meglio averíen fatto--che 'l cor m'avesser tratto,
+ che, nella croce tratto,--starce desciliato.
+
+ --Mamma, o' sei venuta?--mortal me dái feruta,
+ ché 'l tuo pianger me stuta,--ché 'l veggio sí afferrato.
+
+ --Figlio, che m'agio anvito,--figlio, patre e marito,
+ figlio, chi t'ha ferito?--figlio, chi t'ha spogliato?
+
+ --Mamma, perché te lagni?--voglio che tu remagni,
+ che serve i miei compagni--ch'al mondo agio acquistato.
+
+ --Figlio, questo non dire,--voglio teco morire,
+ non me voglio partire,--fin che mò m'esce 'l fiato.
+
+ Ch'una agiam sepultura,--figlio de mamma scura,
+ trovarse en affrantura--matre e figlio affogato.
+
+ --Mamma col core affletto,--entro a le man te metto
+ de Ioanne, mio eletto;--sia il tuo figlio appellato.
+
+ Ioanne, esta mia mate--tollela en caritate,
+ aggine pietate--ca lo core ha forato.
+
+ --Figlio, l'alma t'è uscita,--figlio de la smarrita,
+ figlio de la sparita,--figlio attossicato!
+
+ Figlio bianco e vermiglio,--figlio senza simiglio,
+ figlio, a chi m'apiglio?--figlio, pur m'hai lassato.
+
+ Figlio bianco e biondo,--figlio, volto iocondo,
+ figlio, perché t'ha el mondo,--figlio, cusí sprezato?
+
+ Figlio, dolce e piacente,--figlio de la dolente,
+ figlio, hatte la gente--malamente trattato!
+
+ O Ioanne, figlio novello,--morto è lo tuo fratello,
+ sentito aggio 'l coltello--che fo profetizato.
+
+ Che morto ha figlio e mate--de dura morte afferrate,
+ trovarse abracciate--mate e figlio abracciato[4].
+
+
+NOTE:
+
+ [4] La soprascripta lauda pertinente a la Madonna è posta in questo
+ loco per clausura de le precedente: el principio de le quali è pur
+ da lei: e per uno separamento da le seguente laude trovate in
+ diversi libri. Le due proxime erano in uno libro antiquo scripto de
+ l'anno M.CCC.XXXVI. in la citá de Perugia: e non in altri libri
+ maxime todini: et in la seconda si vede certi defecti (Nota del
+ Bonaccorsi.)
+
+
+
+
+XCIV
+
+COMO L'ONORE E LA VERGOGNA CONTENDONO INSIEME
+
+
+ Udite una entenzone--ch'è fra Onore e Vergogna,
+ qual è piú dura pogna--ad om virtuoso passare.
+
+ La Virtute, forteza armata,--tolle la sua schiera,
+ e la Vergogna gli è contra--con la sua dura maniera;
+ nella prima frontiera--Vergogna fa dura bataglia,
+ l'altra e poi zanzavaglia,--ché nulla cosa può fare.
+
+ Forteza, da poi ch'entra--ad la Vergogna patire,
+ ella va vigorando--e la Vergogna avilire;
+ non gli può enante fugire,--lá unqua la trova l'abatte,
+ l'ascempio de Cristo combatte--che volse vergogna portare.
+
+ Tanto è 'l gaudio che porta--chi va per la via del Signore,
+ che onne vergogna sí abatte--e nullo gli ha 'nante valore;
+ 'nante 'l se reputa onore--poter vergogna suffrire,
+ ché séquita il dolce suo sire--che volse 'n vergogna finare.
+
+ La Temperanza s'acconcia--armata d'umilitate,
+ l'Onore armato sta contra--affolto con sua dignitate;
+ battaglie ce son smesurate;--vencendol s'envigoresce,
+ sempre piú forte ci aresce,--quando 'l te credi finare.
+
+ De l'onor c'hai conculcato--nasce piú forte onore;
+ se om terreno nol vede--battaglie t'en porti nel core,
+ poi che per li signi de fore--odi che se' santo chiamato
+ tu, Satanas encarnato,--odi de te tal parlare.
+
+ Tutta la vita tua en pianto--parme che sia reputato,
+ vedendo 'l Signor en vergogna--ed io so d'onore amantato;
+ o cor mio tribulato,--l'arra porto d'enferno,
+ vivo nel mio dispiacenno--e campo per tal preliare.
+
+ Vergogna è 'l nimico palese,--puoite da longa coprire,
+ l'Onor è el nimico de ciambra,--non li puo' enante fugire;
+ parme piú forte ad transire--onore en profonda umilitate
+ che non è soffrir mia vilitate--en forteza abracciata de core.
+
+
+
+
+XCV
+
+ALTRO CANTICO NEL QUALE PUR SE PARLA DE ANICHILAZIONE E TRASFORMAZIONE,
+COME NELLA XCII LAUDA DE SOPRA POSTA. ED IN DUE STANZIE DE QUESTA APPARE
+DEFETTO.
+
+
+ Que farai, morte mia,--che perderai la vita?
+ Guerra infinita--sirá tuo cuor demorare.
+
+ Or que farai, morte mia,--che perderai la vita?
+ Se io t'aggio nutrita--io me ne pento;
+ e poi la morte non tornai a vita,--guerra infinita
+ sí t'arepresento;--però taccio ed assento,
+ quel che voglio non faccio--e quel che voglio desfaccio;
+ la lengua ne taccio--co omo obstinato.
+
+ Non enante la morte--se trova la vita;
+ oimè! te vita--porríate trovare;
+ ma po' la morte--se truova la vita,
+ ma perde la vita--cotal demorare;
+ elato me pare--cotal exercire,
+ non può pervenire--a lo infinito stato.
+
+ Oimè!--ed io per te vo te fugendo,
+ parlando tazo,--lassando allazo,
+ dentro a la pelle--sta lo encreato.
+
+ Oimè! la tua pelle--è tanto rotta,
+ che dentro non può stare;--or facciamo che sia morta,
+ la vita sua fori a lo scorticare--per fede te convien passare,
+ e desperanza trovare--del bene e del male
+ esser scortecato.
+
+ Dentro a lo scortecato s'è remesso--colui che vo cercanno,
+ or faciam che sia quesso--voler morir per non vivere entanno;
+ par molto cosa dura--la morte e la vita far una,
+ mozzare onne figura--e non posseder nullo aspetto.
+
+ Mozzata onne figura--de lo suo iudicato,
+ cacciato onne sospetto--de lo suo principato,
+ negato el suo volere--como non fusse nato,
+ omo anichilato--vive nel suo avetare.
+
+ El mio avetare è quesso--de sotto a onnecovelle
+ e so en tal luoco messo--ben ne dirò le novelle,
+ non sa fin ca ne stende,--agiogne en onne luoco,
+ e questo molto par poco--a chi non l'ha comparato.
+
+ Dentro a lo comparato s'è remesso--colui che s'è venduto,
+ or facciam che sia quesso--voler morir per render lo tributo;
+ e questa è la cagione,--per retribuzione
+ a terzo dine serai resuscitato.
+
+ Resuscitato, pareme morire,--en mente e 'n atto
+ vergogna non fugire,--ed ad onore non so tratto,
+ piacere e despiacere,--non far con nullo patto,
+ desperato tragiatto--al viso[5] ioco ha passato.
+
+ Passa fede e speranza--la credenza del certo,
+ la caritate unisce,--spogliase ne l'affetto,
+ cacciato onne volere,--mozzato onne sospetto,
+ non ci ha trovato aspetto--el vero trasformato.
+
+ Trasformato la imagine--de Dio la simiglianza,
+ ha pensato e postose--de non far mai piú fallanza,
+ li angeli de cielo sguardano--en questa simiglianza,
+ presi da l'abundanza--de l'omo ch'è reformato.
+
+ Reformato nell'essere--de la virtú creata,
+ trasformata ne l'essere--envisibile encreata,
+ visibile invisibile--non nobile avilare,
+ el suo vilare--per nobile avilato.
+
+ Quello che è non se può dire,--puòse dire quel che non è;
+ lo dir vero si è mentire,--lo mentire è quello che è;
+ ed è tanto alto quello che è,--non ha forma né mesura;
+ e fuor de la imaginatura,--ché non me ci ho trovato.
+
+
+NOTE:
+
+ [5] Una lacuna nel testo [Ed.].
+
+
+
+
+XCVI
+
+EXCUSAZIONE CHE FA EL PECCATORE A DIO DE NON POTER FAR LA PENITENZIA A
+LA QUALE DA LUI È CONFORTATO[6]
+
+
+ --Troppo m'è grande fatica,--Meser, de venirte drieto,
+ ca 'l mondo è gionto con meco,--voglio a lui satisfare.
+
+ --Se vuol satisfare al monno,--figliolo, andarai a lo 'nferno,
+ e senza niuno cordoglio--ferito serai de coltello,
+ e pisto serai de martello,--che mai men non te verrane.
+
+ --Non posso far penitenza--mangiar una volta la dia,
+ iacer con la tonica centa--mai non lo sofferiría,
+ emprima me departo da tia--che questo possa durare.
+
+ --Figliuol, se da me te parte,--en eterno non sería lieto,
+ d'ogne ben perdi la parte--e d'ogne mal serai repleto;
+ lá ove so strida, puza e gran fleto--anderai ad estare.
+
+ --Begl me porest predecare--che gli tuoi fatti me mettan gola,
+ bever voglio e mangiare--mentrunque la vita me dura,
+ ché l'alma non girá sola--lá unque la vogli tu mandare.
+
+ --Dimme perché non hai gola--de questo ch'io te promitto,
+ parla e non far demora,--ch'io t'amonisco a diritto;
+ aggiote tratto d'Egipto,--pare che ce vogli tornare.
+
+ Quaranta dí degiunai--e stetti per te carcerato,
+ ben lo potesti emparare,--tanto te fo predecato;
+ ma, se me te parti da lato,--so che dannato serai.
+
+ --Se vòi ch'io te dica el vero,--questo non m'è piacemento,
+ la carne fresca e 'l bon vino--vorría manecar onne tempo,
+ ma troppo m'è gran tormento--quando me fai degiunare.
+
+ --Figliuol, non avesti cagione--per la qual tu m'èi fugito,
+ ché so stato tuo servidore,--io te ho calciato e vestito;
+ or t'èi arragnato con meco--e par che me vogli lassare.
+
+ Figliuol, pur non me lassare,--paradiso averai en tua bailía,
+ lá ove è dolce posare--né lite ce trovi né briga,
+ e priegane santa Maria--che te ce deggia menare.
+
+ Gran maraviglia me done--como l'hai tanto tardato,
+ ma saccio c'hai freddo el core--e dentro sei tutto ghiacciato;
+ ca l'amor non t'ha rescaldato,--ch'el non ci hai lassato entrare.
+
+ Lassa entrar lo mio amore,--aguardame ritto, figliuolo,
+ degli anni ben trenta e doi--bussai per farte gran dono,
+ or par che vogli gir nudo--e veste non vòi portare.
+
+ Or veni, entra a le nozze,--ch'onne cosa è apparechiato;
+ io mò t'apro le porte,--sederai longhesso 'l mio lato,
+ l'occhi e la bocca e lo naso,--io sí te voglio basciare.
+
+ Como non te mette gola--questo ch'io t'ho proferito?
+ Or viene e non far dimora,--credi quel ch'io te dico,
+ veni a veder lo convito,--quanto è dolce e soave.
+
+ --Or non me venir piú dentorno,--ch'io non ce voglio venire;
+ stare me voglio col monno,--alegrar ed averme bene;
+ da poi ch'io vengo a morire,--allora me mena a posare.
+
+ --Figlio, non è tésta la via,--se tu vol campar da lo 'nferno;
+ ch'io durai sí gran fatiga,--morte, ruina e flagello;
+ per farte venir al mio renno,--en croce me fece chiavare.
+
+ --Meser, ben è tésto vero--che tu fusti morto per mene,
+ la carne non me dá pace,--combatteme la notte e lo dine;
+ ma quando a te voglio venire,--non me lo lassa pensare.
+
+ --Or non gli credere, figlio,--ca è nemica de Dio;
+ ché Adam ne gí nello 'nferno,--però che a la carne assentío,
+ pena e dolor ce patío,--però che poi lei volse andare.
+
+ --Ben me ne piglia cordoglio,--amor, tanto m'hai bargagnato;
+ portasti la croce su en collo--ed en essa ce fusti ferrato;
+ ed io l'ho dementecato--e non ci ho potuto badare.
+
+ --Se te ne piglia cordoglio,--figliuolo, a ragion lo fai,
+ ch'hai sequitato lo mondo,--de que ragion renderai;
+ e debito fatto ci hai--lo qual te convien pagare.
+
+ Ora me rende ragione--de questo c'hai endebitato,
+ ch'èi stato falso amadore--e me per altri hai lassato,
+ ed a quel ch'io t'agio ensegnato--non hai voluto guardare.
+
+ --Non la conobbi, Mesere,--questa tua santa scrittura,
+ visso so a tentazione--beffe me n'ho fatto a tut'ura,
+ ma la sentenzia tua è dura--e non ce pò l'om appellare.
+
+ Io me ne appello a Madonna--de questa tua dirittura,
+ ch'altri non è chi ci agiogna--che siede en ròcca sicura,
+ ed essa t'è matre e figliuola--e tu me t'èi fatto carnale.
+
+ Ca io per ragion te lo provo--che tu me déi far perdonanza,
+ eri Dio e facestite omo--e questo me poni en bilanza;
+ per darme de te securanza--mia forma volesti pigliare.
+
+
+NOTE:
+
+ [6] Questa lauda sequente era pur nel dicto libro antiquo ed ancora
+ in alcuni todini, benché paia assai bassa como la XX in ordine che
+ incomenza: «Oimè, lasso dolente» (Nota del Bonaccorsi).
+
+
+
+
+XCVII
+
+AMAESTRAMENTO AL PECCATORE CHE SE VOLE RECONCILIARE CON DIO[7]
+
+
+ O peccator dolente,--che a Dio vuol retornare,
+ questa lauda t'ensegna--quello che déi fare.
+
+ Tu déi esser pentuto--de tutto el tuo peccato,
+ e déilo confessare--col core umiliato,
+ e far la penitenza--sí como t'è comandato,
+ e, poi che l'hai lassato,--noi déi mai repigliare.
+
+ Tu déi ben perdonare--a chi t'ha fatto offensanza
+ col core e con la bocca--senza niuna fallanza;
+ e se tu hai altri offeso,--déi cheder perdonanza
+ acciò che Iesú Cristo--ti degga perdonare.
+
+ Se tu hai de l'altrui,--rendelo interamente,
+ quanto puoi piú cetto,--non lo 'nduciar niente;
+ e non ti confidare--né in figlio né in parente,
+ perché hanno costumanza--del troppo retardare.
+
+ Tu déi recessare--onne ria compagnia,
+ per ciò che fa cadere--molto cetto in follia;
+ e costumar con buoni--che ti don buona via,
+ per la qual tu possi--l'alma tua salvare.
+
+ La bocca déi aver chiusa--e la lengua affrenata,
+ e non li trar lo freno,--se non poche fiata;
+ e sempre sie sollicito--tenerla ben guardata,
+ per ciò che ha costumanza--de molto morsecare.
+
+ Chi la sua bocca ha aperta,--e la lengua tagliente,
+ molto legiermente--deventa maldicente;
+ ed onne ben che fai--poco ti vale o niente,
+ ché la tua mala lengua--tutto tel fa furare.
+
+ Al tuo corpo misero--non déi acconsentire,
+ per ciò che sempre vole--manecare e dormire,
+ e non cura niente--giamai a Dio servire,
+ en ioco ed in solazo--sempremai vorría stare.
+
+ Fallo levar per tempo--senza nulla pigrezza,
+ e mettilo in fatica--che non li sia agevolezza,
+ e vallo recessando--d'onne carnal vaghezza;
+ se questo non li fai,--te fará tralipare.
+
+ Falli fare astinenza,--che non sia piú goloso;
+ portar li panni aspri,--che non sia piú gioioso;
+ ed operare buone opere--che non stia piú ozioso,
+ e, perché è mal servo,--délo disciplinare.
+
+ Tu déi stare affissato,--non déi gir molto atorno,
+ ché nuoce de vedere--le vanitá del monno;
+ non portar gli occhi in alto,--ma portali in profonno,
+ per ciò che son ladroni--de l'anima predare.
+
+ Quello che l'occhio vede--sí lo riporta al cuore,
+ el falo repensare--de lo carnale amore,
+ e, poi che ci ha pensato,--sí retrova el pegiore,
+ e perciò è buona cosa--sempre l'occhio guardare.
+
+ Tu déi guardar l'orecchie--da li mali udimenti,
+ e retener le mano--dai villan toccamenti,
+ e déi esser ben composto--nelli tuoi portamenti,
+ sí che onne om che ti vede--si possa edificare.
+
+ Tu déi stare all'offizio--molto devotamente,
+ e de onne adversitate déi essere paziente;
+ ad qualunche te domanda,--rispondi umilmente,
+ ed onne intenza inutile,--quanto puoi, recessare.
+
+ Non déi essere schifo,--né molto desdegnoso,
+ sí com'è lo zitello--che è superbo e lagnoso;
+ le mano déi aver larghe--e lo core pietoso,
+ ed onne cosa che dái,--molto volontier dare.
+
+ Le parole de Dio--volontier déi udire,
+ ed alli tuoi prelati--umilmente ubidire,
+ e li santi sacerdoti--in reverenzia avere,
+ perciò che son pastori--per l'anime salvare.
+
+ E ciascuno in suo luoco--déi portare in amore,
+ e conservare pace--sempre nel tuo core,
+ ed onne altra persona--déi credere tuo migliore,
+ e 'n tutti li tuoi fatti--te déi umiliare.
+
+ L'umilitate è quella--che fa essere amato,
+ e da Dio e dal mondo--essere esaltato,
+ e lo tuo core sempre--te fa aver consolato,
+ perciò la umilitate--molto la devi amare.
+
+ Tu devi lo tuo core--conservare en netteza,
+ non li lassar pensare--nulla laida laideza,
+ acciò che possi fare--piú degna peniteza,
+ en nullo male amore--te devi delettare.
+
+ La tua confessione--déi far molto spesso,
+ e li tuoi offendimenti--déi dicere tu stesso,
+ acciò che Cristo Dio--sempre ti stia dapresso,
+ de li suoi benefizi--lo déi regraziare.
+
+ Tu te déi sforzare--de gire sempre inanti,
+ e non tornare endrieto--sí como fon li granchi,
+ acciò che tu aggi--la corona de li santi,
+ nel ben c'hai cominciato--devi perseverare.
+
+
+NOTE:
+
+ [7] Queste cinque laude proxime sequente erano nel libro todino in
+ fine (Nota del Bonaccorsi).
+
+
+
+
+XCVIII
+
+COMO LA RAGIONE CONFORTA L'ANIMA CHE RETORNI A DIO
+
+
+ Perché m'hai tu creata,--o creatore Dio,
+ e poi recomperata--per Cristo Iesú mio?
+
+ Amor, tu m'hai creata--per la tua cortesia,
+ ma so villana stata--per la mia gran follia,
+ fuor de la mia contrata--smarrita aggio la via,
+ la vergine Maria--me torni all'amor mio.
+
+ Anima peccatrice,--co l'hai potuto fare,
+ o falsa meretrice,--senza lo sposo stare?
+ Ché sai che esso lo dice:--Chi a me vorrá tornare,
+ farollo delettare--nello dolce amor mio.--
+
+ Occhi miei, piangete,--non cessate a tutte ore,
+ ché fare lo dovete--per trovar l'amore;
+ ch'io n'aggio sí gran sete,--che me strugge el core,
+ de Cristo Salvatore,--ché esso è l'amor mio.
+
+ O Pier, Paulo e Giovanni,--lo dolce Evangelista,
+ Gregorio ed Augustino--e l'amante Battista,
+ rendeteme l'amore--ch'io non sia sí trista,
+ morragio s'io sto in quista--ch'io non aggia l'amor mio.
+
+ O umile Francesco,--de Dio tutto enfiammato,
+ che Cristo crucifisso--portasti in cor formato,
+ priega el mio gran Signore,--ch'io ho tanto aspettato,
+ che tosto a l'apenato--soccorra l'amor mio.
+
+ O crucifisso amore,--recòrdati la lancia,
+ che te fo data al core--per me trar de pesanza;
+ donqua ritorna, amore,--non far piú demoranza,
+ fallami la speranza--s'io non t'ho, amor mio.
+
+ Non posso piú soffrire--li tuoi lamenti,
+ gli amorosi languire--che tu fai spessamente;
+ or briga de venire,--lieva in alto la mente,
+ farrotte esser gaudente--del dolce Iesú mio.
+
+ Or te diletta, sposa,--de me quanto tu voli,
+ ché ben sei gloriosa,--tanto d'amor tu oli!
+ Non esser vergognosa,--non c'è perché te duoli,
+ trovato hai quel che voli,--cioè el dolce amor mio.
+
+
+
+
+XCIX
+
+CONDIZIONE DEL PERPETUO AMORE
+
+
+ L'amor ch'è consumato--nullo prezzo non guarda,
+ né per pena non tarda--d'amar co fo amato.
+
+ Consumato l'amore,--sí va pene cercando,
+ se ama sé dilettando,--sta penoso.
+ E con grande fervore--al diletto dá bando,
+ per viver tormentando--angoscioso.
+ Allora sta gioioso--e sé conosce amare,
+ se fugge el delettare--e sta en croce chiavato.
+
+ Servo che prezzo prende,--ch'ama sempre diletto,
+ sí porta nell'affetto--pagamento.
+ Per lo prezzo vendere--lo prezzo, gli è difetto;
+ non è anco perfetto--lo stormento.
+ Se amor non fo tormento,--sí non fo virtuoso,
+ né sirá glorioso--se non fo tormentato.
+
+ L'amor vero, liale--odia sé per natura,
+ vedendosi mesura--terminata.
+ Perché puro, leale--non ama creatura,
+ né se veste figura--mesurata.
+ Caritá increata--ad sé lo fa salire,
+ e falli partorire--figlio d'amor beato.
+
+ Questo figlio che nasce--è amor piú verace
+ de onne virtú capace,--copiosa.
+ Dove l'anima pasce--fuoco d'amor penace,
+ notricasi de pace--gloriosa.
+ E sta sempre gioiosa--e si 'namora tanto,
+ che non potrebbe el quanto--esser considerato.
+
+
+
+
+C
+
+DE LA INCARNAZIONE DEL VERBO DIVINO
+
+
+ Fiorito è Cristo nella carne pura,
+ or se ralegri l'umana natura.
+
+ Natura umana, quanto eri scurata,
+ ch'al secco fieno tu eri arsimigliata!
+ Ma lo tuo sposo t'ha renovellata,
+ or non sie ingrata--de tale amadore.
+
+ Tal amador è fior de puritade,
+ nato nel campo de verginitade,
+ egli è lo giglio de l'umanitade,
+ de suavitate--e de perfetto odore.
+
+ Odor divino da ciel n'ha recato,
+ da quel giardino lá ove era piantato,
+ esso Dio dal Padre beato
+ ce fo mandato--conserto de fiore.
+
+ Fior de Nazzareth si fece chiamare,
+ de la Giesse Virgo vuols pullulare,
+ nel tempo del fior se volse mostrare,
+ per confermare--lo suo grande amore.
+
+ Amore immenso e caritá infinita
+ m'ha demostrato Cristo, la mia vita;
+ prese umanitate in deitá unita,
+ gioia compíta--n'aggio e grande onore.
+
+ Onor con umilitá volse recepere,
+ con solennitá la turba fe' venire,
+ la via e la cittade refiorire
+ tutta, e reverire--lui como Signore.
+
+ Signor venerato con gran reverenza,
+ poi condannato de grave sentenza,
+ popolo mutato senza providenza,
+ per molta amenza--cadesti in errore.
+
+ Error prendesti contra veritade
+ quando lo facesti viola de viltade,
+ la rosa rossa de penalitate
+ per caritade--remutò el colore.
+
+ Color natural ch'avea de bellezza
+ molta in viltade prese lividezza,
+ con suavitade portò amarezza,
+ tornò in bassezza--lo suo gran valore.
+
+ Valor potente fo umiliato,
+ quel fiore aulente tra piè conculcato,
+ de spine pungente tutto circundato,
+ e fo velato--lo grande splendore.
+
+ Splendor che illustra onne tenebroso,
+ fo oscurato per dolor penoso,
+ e lo suo lume tutto fo renchioso
+ en un sepolcro--nell'orto del fiore.
+
+ Lo fior reposto giacque e sí dormío,
+ renacque tosto e resurressío,
+ beato corpo e puro refiorío
+ ed apparío--con grande fulgore.
+
+ Fulgore ameno apparío nell'orto
+ a Magdalena che 'l piangea morto,
+ e del gran pianto donògli conforto,
+ sí che fo absorto--l'amoroso core.
+
+ Lo core confortò agli suoi fratelli,
+ e resuscitò molti fior novelli,
+ e demorò nello giardin con elli,
+ con quelli agnelli--cantando d'amore.
+
+ Con amor reformasti Tomaso non credente,
+ quando li mostrasti li tuoi fiori aulente,
+ quali reservasti, o rosa rubente,
+ sí che incontinente--gridò con fervore.
+
+ Fervore amoroso ebbe inebriato,
+ lo cor gioioso fo esilarato;
+ quando glorioso t'ebbe contemplato,
+ allora t'ebbe vocato--Dio e signore.
+
+ Signor de gloria sopra al ciel salisti,
+ con voce sonora degli angeli ascendesti,
+ con segni di vittoria al Padre redisti,
+ e resedisti--in sedia ad onore.
+
+ Onor ne donasti a servi veraci,
+ la via demostrasti a li tuoi sequaci,
+ lo spirito mandasti acciò che infiammati
+ fussero i sequaci--con perfetto ardore.
+
+
+
+
+CI
+
+COMO IL VERO AMORE NON È OZIOSO
+
+
+ Troppo perde el tempo chi non t'ama,
+ dolce amor Iesú, sopra ogni amore.
+
+ Amore, chi t'ama non sta ozioso,
+ tanto li par dolce de te gustare,
+ ma tutta ora vive desideroso,
+ como te possa stretto piú amare;
+ ché tanto sta per te lo cor gioioso,
+ chi noi sentisse, nol porría parlare
+ quanto è dolce a gustare lo tuo sapore.
+
+ Sapor che non si trova simiglianza,
+ oh lasso, ché 'l mio cor poco t'assagia!
+ Nulla altra cosa a me è consolanza,
+ se tutto el mondo avesse e te non aggia;
+ o dolce amor Iesú, in cui ho speranza,
+ tu regge lo mio cor che da te non caggia,
+ ma sempre piú strenga lo tuo amore.
+
+ Amor che tolli forza ed onne amaro,
+ ed onne cosa muti in tua dolcezza,
+ e questo sanno i santi che 'l provâro,
+ che fecero dolce morte in amarezza;
+ ma confortolli il dolce lattuaro
+ de te, Iesú, che vensero onne asprezza,
+ tanto fusti suave nei lor core!
+
+ Cor che te non sente, ben pò esser tristo;
+ Iesú, letizia e gaudio de la gente,
+ solazzo non puote esser senza Cristo;
+ tapino, ch'io non t'amo sí fervente!
+ Chi far potesse ogni altro acquisto
+ e te non aggia, de tutto è perdente,
+ e senza te sarebbe in amarore.
+
+ Amaro nullo core puote stare
+ cui de tua dolcezza ha condimento;
+ tuo sapore, Iesú, non può gustare
+ chi lassa te per altro entendimento,
+ non sa né può el cor terreno amare;
+ sí grande è el cielestial delicamento,
+ che non vede te, Cristo, in tuo splendore.
+
+ Splendor che dona a tutto 'l mondo luce,
+ amor, Iesú, de li angeli belleza,
+ cielo e terra per te si conduce
+ e splende in tutte cose tua fattezza,
+ ed ogni creatura a te s'aduce,
+ ma solo el peccator tuo amor despreza
+ e partese da te, suo creatore.
+
+ Creatura umana sconoscente
+ sopra qualunche altra creatura,
+ como te puoi partir sí per niente
+ dal tuo Fattor de cui tu sei fattura?
+ Elli te chiama sí amorosamente,
+ che torni a llui, ma tu li stai pur dura,
+ e non hai cura del tuo Salvatore.
+
+ Salvator, che de la Vergen nascesti,
+ del tuo amor darme non ti sia sdegno;
+ ché gran segno d'amor allora ce desti
+ quando per noi pendesti su in quel legno,
+ e nelle tue sante mano ce scrivisti
+ per noi salvare e darce lo tuo regno;
+ legge la tua scrittura buon scrittore.
+
+ Scritti sul santo legno de la vita
+ per tua pietá, Iesú, ci representa;
+ la tua scrittura giá non sia fallita,
+ el nome che portam de te non menta;
+ la mente nostra sta di te condita,
+ dolcissimo Iesú, fa che te senta
+ e strettamente t'ami con ardore.
+
+ Ardore che consumi ogni freddura,
+ e sí purghi ed allumini la mente,
+ onne altra cosa fai parere oscura,
+ la quale non vede te presente,
+ che omai altro amor non cura
+ per non cessar l'amor da te niente,
+ e non ratepidar lo tuo calore.
+
+ Calor che fai l'anima languire,
+ ed el core struggi de te infiammato,
+ che non è lengua che 'l potesse dire,
+ né cuor pensare, se non l'ha provato;
+ oimè, lasso, fammete sentire,
+ deh! scalda lo mio cor de te gelato!
+ Che non consumi in tanto freddore!
+
+ Freddi peccatori, el gran fuoco
+ nello inferno v'è apparecchiato,
+ se in questo breve tempo, che è sí poco,
+ d'amor lo vostro cor non è scaldato;
+ però ciascun se studie in onne luoco
+ dell'amor di Cristo essere abrasciato
+ e confortato dal suave odore.
+
+ Odor che trapassi ogni aulimento,
+ chi ben non t'ama, bene fa gran torto;
+ chi non sente lo tuo odoramento,
+ o elli è puzzolente o elli è morto;
+ o fiume vivo de delettamento,
+ che lavi ogni fetore e dái conforto
+ e fai tornare lo morto in suo vigore!
+
+ Vigoros'amante, li amorosi
+ en cielo hanno tanta tua dolcezza,
+ gustando quelli morselli saporosi
+ che dá Cristo ad quelli c'hanno sua contezza,
+ che tanto sono suavi e delettosi;
+ chi ben li assagia, tutto el mondo sprezza
+ e quasi in terra perde suo sentore.
+
+ Sentítivi, o pigri e negligenti,
+ bastevi el tempo ch'avete perduto!
+ Oh quanto simo stati sconoscenti
+ al piú cortese che si sia veduto!
+ El qual promette celestial presenti,
+ e mai nullo non ne vien falluto;
+ chi l'ama, sí li sta buon servidore.
+
+ Servire a te, Iesú mio amoroso,
+ piú sei suave d'ogni altro diletto;
+ non può sapere chi sta de te ozioso
+ quanto sei dolce ad amar con affetto;
+ giamai el cor non trova altro reposo
+ se non in te, Iesú, amor perfetto,
+ che de tuoi servi sei consolatore.
+
+ Consolar l'anima mia non può terrena cosa,
+ però ch'ella è fatta a tua sembianza;
+ che piú de tutto el mondo è preziosa
+ e nobile e sopr'onne altra sustanza;
+ solo tu, Cristo, li puoi dar puosa
+ e puoi empire de tutta sua bastanza,
+ però che tu sei solo suo maggiore.
+
+ Maggiore inganno non mi par che sia
+ che volere quello che non se trova,
+ e pare sopra onne altra gran follia
+ de quel che non può esser farne prova;
+ cusí fa l'anima che è fuor de la via,
+ che vuol che 'l mondo li empia legge nova,
+ e non può essere, ché 'l mondo è minore.
+
+ Menorar sí vuole lo cor villano
+ che del mondo chiamasi contento,
+ che te vuole, Iesú, amor soprano,
+ per terrene cose cambiare intendimento;
+ ma se el suo palato avesse sano,
+ che assaggiasse lo tuo delettamento
+ sopra ogni altro li parría el migliore.
+
+ Migliore cosa di te, amore Iesú,
+ nissuna mente può desiderare;
+ però deverebbe el cor teco lá su
+ con la mente sempre conversare,
+ ed onne creatura de qua giú
+ per tuo amore niente reputare,
+ e te solo pensare, dolcissimo Signore.
+
+ Signor, chi ti vol dare la mente pura,
+ non te déi dare altra compagnia;
+ ché spesse volte, per la troppa cura,
+ da te la mente si svaga ed esvia;
+ dolce cosa è amar la creatura,
+ ma 'l Creatore piú dolce che mai sia,
+ però che è da temere onne altro amore.
+
+ Amore e gilosia porta la mente
+ che ama Iesú che non li dispiaccia,
+ e partesi al tutto da onne altra gente,
+ e te, dolce Iesú, suo cuore abraccia;
+ onne altra creatura ha per niente
+ enverso la bellezza de tua faccia,
+ tu che de onne bellezza se' fattore.
+
+ De te solo, Iesú, me fa pensare
+ ed onne altro pensier dal cor mi caccia,
+ ch'en tutto el mondo non posso trovare
+ creatura chi a me satisfaccia;
+ o dolce Creatore, fammite amare
+ e dammi grazia che 'l tuo amor mi piaccia,
+ tu che d'onne grazia sei datore.
+
+ Damme tanto amore di te che basti
+ ad amarte quanto so tenuto,
+ del grande prezzo che per me pagasti,
+ sia per me da te reconosciuto;
+ o Iesú dolce, molto me obligasti
+ a piú amarte, ch'io non ho potuto
+ né posso senza te conforto avere.
+
+ Conforta el mio cor che per te languesce,
+ che senza te non vole altro conforto;
+ se 'l lassi piú degiuno, deliquesce,
+ ché 'l cor che tu non pasci vive morto;
+ se 'l tuo amore assaggia, revivesce;
+ or n'aiuta, Cristo, in questo porto,
+ tu che sei sopra ogni altro aiutatore.
+
+ Aiutami, amor, ch'io non perisca,
+ amor dolce per amor t'adomando;
+ pregoti che 'l tuo amor non mi fallisca,
+ recevi i gran sospiri ch'io te mando;
+ ma se tu voli ch'io per te languisca,
+ piaceme, ch'io vo' morire amando
+ per lo tuo amore, dolce Redentore.
+
+ O Redentore, questo è 'l mio volere:
+ d'amarte e de servir quanto io potesse;
+ o dolce Cristo deggiati piacere
+ che 'l mio core del tuo amor si empiesse,
+ quella ora, buon Iesú, mi fa vedere
+ ch'io te solo nel mio core tenesse
+ e tu me fussi cibo e pascitore.
+
+ Pascime de pane celestiale,
+ e famme ogni altra cosa infastidire;
+ cibo de vita sempre eternale,
+ chi ben t'ama, mai non può perire;
+ famme questo gran dono speziale
+ che te, dolce amor, possa sentire
+ per pietate largo donatore.
+
+ Doname de te, dolcissimo, assaggiare;
+ per te sopr'onne cibo delicato
+ voglio de tutto degiunare;
+ chi ben t'assagia la lengua e 'l palato
+ tutto latte e mele li fai stillare,
+ e d'onne altro amore el fai levato
+ e renovar la mente en tuo fervore.
+
+ Fervente amor di te li dá', Iesú,
+ chi canta el detto di sí grande alteza,
+ mentre che vive en terra de qua giú,
+ tu reggi la sua vita en gran netteza,
+ e poi gli dá' el solazzo de lá su,
+ che prenda gioia de la tua conteza
+ e sempre regni teco, vero amore.
+
+
+
+
+CII
+
+COME È DA CERCARE IESÚ PER SOMMO DILETTO, EL QUALE È NOSTRO FINE: E CUSÍ
+TERMINA IN LUI QUESTO VOLUME[8]
+
+
+ Se per diletto tu cercando vai,
+ cerca Iesú e contento serai.
+
+ Cerca Iesú con ogni tuo desio
+ anima mia, se te vòi delettare;
+ la carne, el mondo e lo Nimico rio,
+ se perir non vòi, non sequitare;
+ nel proprio tuo parer non te fidare,
+ se vòi campar dalli infiniti guai.
+
+ Se vòi campar dall'infernal tormento,
+ fa' che te spogli d'ogni amor vizioso,
+ e con forteza e gran proponimento
+ de non partire da quel grazioso
+ Cristo Iesú, de ogni ben copioso,
+ che per tuo sposo giá pigliato l'hai.
+
+ Anima mia, tu sí sei sposata
+ a quello sposo, re celestiale;
+ sta' nella fede, perché l'hai giurata,
+ amando lui d'amor perpetuale;
+ e, ciò facendo, el gaudio eternale
+ da lui in fine tu receverai.
+
+ Receverai el merito secondo
+ el mal e 'l ben che tu avrai commesso;
+ el tuo volere non sia vagabondo,
+ ma con fermeza t'accosta con esso;
+ mira el suo lato ritto per te fesso,
+ e de quel sangue te 'nebriarai.
+
+ Inebriata per amor lo stringi
+ in tal maniera che giamai nol lassi,
+ e nel tuo core sua figura pingi,
+ che privará de te li umani passi;
+ per la sua morte spezará li sassi,
+ per essa tua dureza spezarai.
+
+
+NOTE:
+
+ [8] Questa lauda extravagante è posta per finire el numero perfetto
+ de cento: benché ne sian due de piú sotto dui numeri, cioè XLVII e
+ LXXVII per inadvertenzia: e cusí sono CII laude in tutto (Nota del
+ Bonaccorsi). La numerazione è stata corretta in questa ristampa
+ [Ed.].
+
+
+
+
+NOTA
+
+
+Le rime di fra Iacopone da Todi videro dal secolo XV in poi la luce in
+parecchie edizioni. Le principali furono: la fiorentina del 1490[9],
+considerata come l'_editio princeps_, la bresciana del 1495[10] e la
+veneta del Tresatti, pubblicata nel 1617[11]. Dalla Principe derivarono
+l'edizione romana di G. B. Modio e la napoletana di Lazzaro
+Scoriggio[12]; dalla bresciana le due veneziane di Bernardino Benalio e
+al Segno della Speranza[13].
+
+Ma all'edizione principe quanti sino ad oggi si occuparono del poeta
+tudertino concordemente riconobbero la maggiore autoritá, sia per ciò
+che concerne l'autenticitá delle laude in essa raccolte, sia per la
+lezione, che meglio d'ogni altra sembra conservare le impronte
+idiomatiche della regione ove il poeta nacque e dettò i suoi carmi
+spirituali[14]. Onde io, convinto di far cosa utile agli studi
+iacoponici col divulgare un testo ormai quasi introvabile, qualche anno
+fa ristampai per conto della Societá filologica romana l'edizione
+bonaccorsiana, limitandomi ad introdurvi le poche modificazioni imposte
+dall'uso invalso nella pubblicazione degli antichi testi, e che mi parve
+potessero notevolmente migliorarla[15]. Ed oggi l'edizione fiorentina,
+modificata ancora nella grafia, ma fin dove lo consenta il rispetto
+dovuto a una stampa autorevolissima del Quattrocento, vede nuovamente la
+luce nella collezione degli _Scrittori d'Italia_. Ma perché pubblicare
+ancora una volta quella stampa, in luogo di tentar finalmente l'edizione
+critica dei ritmi iacoponici, ripetutamente invocata da Alessandro
+D'Ancona?[16]
+
+Il perché esposi nella prefazione all'edizione della Societá filologica;
+e ad essa senz'altro potrei rimandar il lettore, se frattanto un egregio
+studioso, il prof. Biordo Brugnoli della R. Scuola normale di Perugia,
+nella dotta introduzione ad un suo faticoso e diligente lavoro di
+ricostruzione delle satire iacoponiche, non avesse sollevato molti dubbi
+sull'autoritá, da me nuovamente affermata, della stampa
+bonaccorsiana[17]. Esaminati i codici piú antichi, egli trova che il
+confronto non è sempre favorevole all'edizione fiorentina, nella quale
+rileva difetto di criteri sicuri nell'adozione delle forme grafiche e
+fonetiche, e tracce di alterazioni dovute all'uso di codici toscani o
+toscaneggianti; afferma inoltre che l'antichitá dei mss., a cui il
+Bonaccorsi attinse, è minore di quella che io non mostri di credere; e
+conclude che «per la ricostruzione del testo originale è non solo utile
+ma conveniente attingere ad altre fonti non meno e forse piú
+autorevoli»[18].
+
+Potrei rispondere a queste osservazioni che io non ho mai ritenuto il
+testo dell'edizione fiorentina come la forma originale, nella quale
+primamente apparvero i canti del poeta tudertino, e che non ho escluso
+si possa in avvenire, quando fortunate ricerche ci portino al
+ritrovamento di mss. piú antichi di quelli che sono a nostra conoscenza,
+ricostruire un testo di gran lunga piú attendibile. Ma potrei anche
+aggiungere: perché il Brugnoli, conoscendo altre fonti «e non meno e
+forse piú autorevoli» della stampa bonaccorsiana, ha tuttavia creduto
+opportuno di sceglier questa a fondamento dell'edizione critica delle
+satire iacoponiche, e di contro al testo da lui ricostruito sulle
+varianti di numerosi codici ha sentito la necessitá di riprodurre
+integralmente le singole poesie nella lezione data dal Bonaccorsi?
+
+Ma, per non tediare il lettore con polemiche oziose, cercherò di
+rimettere la questione nei suoi veri termini, riassumendo quanto scrissi
+altra volta, e brevemente rispondendo alle obbiezioni mossemi
+dall'egregio studioso perugino.
+
+Io ho ritenuto e ritengo che il maggior valore dell'edizione principe,
+in confronto non solo di tutte le altre raccolte a stampa, ma ben anco
+dei codici del XIV secolo, consista nelle fonti a cui il Bonaccorsi
+attinse e nel metodo da lui tenuto--metodo che non esiterei a dichiarare
+rigorosamente scientifico--per ricavarne una lezione vicina il piú che
+fosse possibile all'originale forma umbra. Il proemio del Bonaccorsi ci
+dá preziose informazioni in proposito, e non parrá superfluo che io lo
+trascriva integralmente.
+
+ Al Nome et honore della sanctissima trinitá: et della gloriosa
+ vergine Maria: et de tutta la corte del cielo. Qualunque persona
+ devota si delecta de havere et leggere le infrascripte laude del
+ beato frate Iacopone da Todi de l'ordine de frati minori, le quali
+ lui compose a diversi tempi per utilitá et consolatione di coloro
+ che desiderasseno per via de croce et delle virtú seguitare el
+ Signore: sapia per vero come circa la impressione presente, a fine
+ che fusse emendata quanto piú si potesse: et reducta alla puritá
+ anticha, che si trova molto alterata in piú libri: è stata usata
+ questa diligentia, cioè che si sono havute due copie de tale laude
+ cavate studiosamente da doi exemplari Todini assai antichi: et piú
+ copiosi et migliori che si trovino in quella cittá: et doi altri
+ volumi pur antichi in buona carta, facti con diligentia:
+ de quali uno appare scripto nella cittá de Perugia: dell'anno
+ MCCCXXXVI trovato in Firenze: de laude XC et non piú et molti altri
+ volumi de diversi religiosi: et de altre particulare persone,
+ trovati pur in Firenze. Da i quali tutti volumi, et spetialmente da
+ li dicti piú antichi concordati molto insieme, si ha cavata nova
+ copia per dare a l'impressori, servata la simplicitá et puritá
+ anticha secondo quel paese di Todi, del modo di scrivere et de
+ vocaboli, sí come è parso a piú persone devote et spirituale che si
+ dovesse fare, senza mutare o agiongere alcuna cosa di novo. Et in
+ tal modo fo cominciata tale impressione a dí XII de agosto passato,
+ et continuata come si vede fino al numero centenario de laude, et
+ due piú, non essendo maggior numero, ma piú presto minore in li
+ predicti et molti altri volumi antichi, maxime della dicta citá di
+ Todi, che fu la terrena patria del auctore: et dove se ne trova
+ libri assai: dove etiam lui morí: et sono le sue ossa in
+ veneratione. Non si dice però per questo che lui non facesse
+ maggior numero de laude, né anco si afferma, che tutte queste siano
+ facte da lui, per non se havere di ciò altro di certo. Quanto
+ all'ordine de esse laude, vedendosi quello essere vario et incerto
+ in molti libri: benché li Todini siano quasi ad uno modo, non è
+ parso inconveniente cominciare da quelle due della Madonna: quale è
+ porta et inventrice de ogni gratia, et da poi mettere le piú facile
+ et successive le altre. Et anco distinguere le materie, et metterle
+ insieme al meglio che si ha inteso, sí come si vederá facto. Della
+ vita del prefato beato Iacopone in particulare non pare che si
+ trovi certa narratione: ma della sua perfectione et trasformatione
+ in l'amore divino, assai si vede per suoi scripti: et anco se
+ intende el tempo nel quale lui fu, et scrisse.
+
+ Siano adunque confortati li lectori a legere con attentione esse
+ laude simplici quanto al stilo et parole: ma piene di sancta
+ doctrina, et de alti sentimenti in piú de quelle: li quali non
+ potendo cosí intendere essi lectori, vogliano honorarli: et pregare
+ la divina bontá, che li illumini la mente all'intelligentia di
+ quanto bisogna alla salute de l'anime loro.
+
+Le fonti menzionate dall'editore formano dunque tre gruppi distinti: 1º)
+i due codici todini =assai antichi=; 2º) altri due codici =pur antichi=,
+cioè della prima meta del secolo XIV (un d'essi, il perugino, è datato
+dal 1336); 3º) molti altri codici presumibilmente toscani o, per lo
+meno, trovati a Firenze[19]. È chiaro che la maggior importanza venne
+data dall'editore ai due todini assai antichi, i piú antichi di quanti
+erano allora a Todi; e da essi furon cavate studiosamente le copie che
+formarono il nucleo della raccolta bonaccorsiana. Orbene, quei mss. non
+esistono piú. Potranno esserne derivati, come asserisce il Brugnoli, il
+Tudertino 194 della Comunale di Todi e l'Angelicano 2216; ma il primo di
+tali codici è indubbiamente della seconda metá del secolo XV, quindi
+poco attendibile sia per l'autenticitá delle laude e sia per la lezione;
+e il secondo, importantissimo per essere del secolo XIV e perché meglio
+d'ogni altro reca intatte le primitive forme umbreggianti, non contiene
+malauguratamente che quattordici laude. Anche gli altri due codici
+menzionati, che pure debbono essere stati di grande aiuto all'editore,
+sono andati perduti. Del ms. perugino del 1336 il Brugnoli crede di
+ravvisare una copia nel cod. 1037 della Nazionale di Parigi; ma, in ogni
+modo, anche questo è del secolo XV e meno utile di altri codici umbri
+coevi, di cui non s'è ancor potuto rintracciare l'archetipo. Resta il
+terzo gruppo, quello dei codici toscani o toscaneggianti. Non avendoli
+l'editore menzionati partitamente, noi siamo anche disposti ad ammettere
+che si possano identificare con alcuni dei numerosi codici toscani che
+ancor possediamo. Non saprei dire però quanto e fino a che punto essi
+siano stati utilizzati. Quali sono adunque le fonti «non meno e forse
+piú autorevoli» della raccolta bonaccorsiana, alle quali si può
+ricorrere per la ricostruzione di un testo critico delle poesie
+iacoponiche?
+
+Per ciò che concerne il difetto di criteri sicuri nell'adozione delle
+forme grafiche e fonetiche, si può osservare che nel secolo XV la grafia
+non aveva ancor preso una forma definitiva, e che l'incertezza grafica
+si rileva in tutti i codici, piú grave anzi negli antichi--com'è
+naturale--che nei recenti. Perché dunque rimproverarla soltanto alla
+stampa bonaccorsiana? E, quanto al dubbio espresso dal Brugnoli intorno
+alla incapacitá dell'editore fiorentino di resistere, lui toscano, alla
+tentazione di alterare o di sostituire le primitive forme idiomatiche,
+si può opporre che il Brugnoli non ha elementi sufficienti da
+avvalorarlo, mancandogli appunto i termini di confronto, cioè i codici
+tudertini, che soli varrebbero a fargli riconoscere sicuramente le
+alterazioni e le sostituzioni. Il Bonaccorsi ci dice invece, e non so
+perché si debba dubitarne, ch'egli preferí la lezione dei testi todini.
+Ai difetti di questi avrá naturalmente supplito con l'aiuto degli altri
+due codici umbri, e per le poesie che mss. autorevoli o la tradizione
+giá formatasi al suo tempo attribuivano a Iacopone, si sará giovato dei
+mss. toscani e toscaneggianti.
+
+E qual metodo, se non questo appunto del Bonaccorsi, ha in sostanza
+seguíto il prof. Brugnoli nella ricostruzione del testo delle satire?
+Anch'egli s'è valso di tre gruppi di codici: 1º degli umbri, tra i quali
+comprende anche l'edizione principe; e ad essi ha dato quasi sempre la
+preferenza nella scelta della lezione; 2º dei toscani; 3º dei veneti. Ma
+dai toscani e dai veneti non trasse profitto «se non quando poté
+ritenere che essi, derivando forse da qualche lontano stipite in certi
+passi piú fedele all'originale, fossero sfuggiti a qualche manifesto
+equivoco piú o meno grossolano di trascrizione, da cui vanno tutt'altro
+che esenti i testi umbri, i quali attinsero probabilmente a fonte piú
+diretta, ma furono anche condotti da menanti assai rozzi ed
+incolti»[20]. Il Bonaccorsi non poté giovarsi, è vero, dei codici
+veneti, o almeno non ne fa cenno nel proemio: in compenso però egli
+aveva i codici todini assai antichi, dai quali nessuno di noi
+disgraziatamente può trarre profitto. Orbene, se l'acume critico di un
+egregio studioso come il Brugnoli può dare maggior affidamento di rigore
+scientifico nello studio dei codici e nella scelta della lezione, ciò
+non basta a compensare il difetto di quella pura fonte originale a cui
+attinse il Bonaccorsi, e della quale a noi son giunti soltanto alcuni
+piccoli e torbidi rigagnoli.
+
+Ma, sempre a proposito della lezione in alcun luogo incerta o
+toscaneggiante dell'edizione principe, mi sia lecito insistere sopra un
+concetto da me espresso altra volta e che il Brugnoli non ha creduto
+opportuno di confutare. Secondo il D'Ancona[21], la lingua originale dei
+ritmi iacoponici doveva esser l'umbra o, meglio, il volgare di Todi. «Se
+si volesse dare--io scrivevo--un valore assoluto all'opinione
+dell'illustre critico, bisognerebbe convenire che il testo dell'edizione
+fiorentina qua e lá si discosta notevolmente da quello che doveva essere
+il linguaggio tudertino del Duecento. Ma, quando si pensi che l'_editio
+princeps_, sebbene risulti dalla concordanza di piú raccolte diverse tra
+loro per l'etá e per l'origine, si fonda sopra tutto sui due codici
+todini =assai antichi=, e che le maggiori divergenze dall'uso umbro si
+riscontrano specialmente in quelle ultime poesie, della cui autenticitá
+si può a buon diritto dubitare anche per una certa ineguaglianza di
+stile, per la banalitá di alcune espressioni e, spesso, per la mancanza
+di quello che potrebbe chiamarsi 'sapore' iacoponico, vien da pensare
+che il fondo idiomatico primitivo non abbia poi subíto nel testo
+bonaccorsiano troppo profonde modificazioni. Ma c'è di piú. I biografi
+di Iacopone, che hanno seguíto cecamente la tradizione senza curarsi di
+separare i fatti positivi da tutti i particolari fantastici formatisi
+per false interpretazioni dei passi autobiografici e per analogia di
+altre leggende francescane, affermano concordi che l'_amor Dei usque ad
+contemptum sui_ fu cosí ardentemente sentito dal poeta tudertino, da
+indurlo a commettere, insieme con molte altre pazzie, anche quella di
+affettare il piú profondo disprezzo per la propria cultura e dottrina.
+Ora non è chi non veda il ridicolo di tale affermazione. Iacopone da
+Todi aveva fatto i suoi studi di diritto, forse a Bologna; aveva
+esercitato per lunghi anni la professione di avvocato nella sua cittá
+natia; aveva fors'anco dettato componimenti in rima prima di darsi a
+vita spirituale, ed è lecito supporre che non gli fosse ignota la bella
+fioritura della poesia lirica del suo tempo, i cui spunti e le cui
+immagini sin troppo profane ricorrono con molta insistenza nelle sue
+laudi-ballate. Per quanto profondo fosse l'orrore e il disprezzo degli
+anni trascorsi nelle vanitá del mondo, come avrebb'egli potuto far getto
+della propria coltura, di quel patrimonio intellettuale, caro sopra ogni
+altro perché frutto in ciascuno di inenarrabili fatiche, senza sentirsi
+miseramente inaridire quella ricca vena poetica, onde, come altrettanti
+ruscelli, scaturivano i suoi sacri ritmi, schiumeggianti e torbidi
+talvolta per l'impeto della discesa, ma sempre meravigliosi di vita e di
+freschezza? Iacopone parlava e componeva nel suo nativo dialetto cosí
+come solevano le persone della sua coltura. E non sarebbe giusto
+rifiutare inesorabilmente come alterazioni illegittime di amanuensi e di
+editori tutto ciò (e non è gran cosa) che nel testo dell'edizione
+fiorentina del 1490 sembra discostarsi dalle particolari caratteristiche
+del dialetto tudertino»[22].
+
+Una delle questioni piú difficili e piú lungamente dibattute tra gli
+studiosi è quella che concerne l'autenticitá dei ritmi attribuiti a
+Iacopone. Le raccolte primitive dovevano contenere appena una novantina
+di laude, quante cioè ne contengono i codici del secolo XIV. Ma per la
+pronta diffusione che le poesie del Nostro ebbero nell'Umbria, nella
+Toscana e nell'Italia settentrionale (diffusione dovuta, oltre che al
+merito intrinseco dell'opera iacoponica, anche alla fiera discordia
+fervente nel seno stesso dell'ordine francescano tra i vari partiti, per
+alcuno dei quali il nome di Iacopone poté servire quasi di segnacolo in
+vessillo, e alla aureola di martirio che la leggenda non tardò a creare
+intorno all'austera figura del poeta tuderte), il primitivo corpo
+laudistico iacoponico andò a mano a mano aumentando, fino a raggiungere
+e a sorpassare nel secolo XVII il numero di duecento composizioni.
+
+Ma la critica ha ormai fatto giustizia di molte false attribuzioni; e
+mentre dopo lunghi dibattiti ha restituito al Nostro alcuno di quei
+componimenti, come
+
+ Amor de caritate--perché m'hai sí ferito,
+
+che qualche erudito con inconsulta audacia gli aveva tolti per
+attribuirli al poverello d'Assisi, non ha esitato, d'altra parte, a
+rigettare inesorabilmente come apocrifi i canti dovuti alla larga
+imitazione iacoponica del XIV e XV secolo[23].
+
+È dunque ormai pacifico che l'originaria produzione iacoponica debba
+restringersi a quel centinaio di ritmi contenuti nei codici del
+Trecento, vale a dire alle cento e due laude della raccolta
+bonaccorsiana[24]. Ma, per converso, tutti, assolutamente tutti i ritmi
+dell'edizione fiorentina debbono ritenersi autentici?
+
+L'onesta avvertenza del Bonaccorsi: «Non si dice però per questo che lui
+non facesse maggior numero de laude, =né anco si afferma che tutte
+queste sieno facte da lui= per non se havere di ciò altro di certo», ha
+per me un grande valore. Secondo la prima intenzione dell'editore, la
+raccolta doveva chiudersi con la XCIII lauda, con «Donna del paradiso»,
+la quale «è posta in questo loco--egli scrive--=per clausura= de le
+precedente: el principio de le quali è pur da lei [cioè la lauda «O
+Regina cortese», anch'essa pertinente alla Madonna]: et =per uno
+separamento= dalle seguente laude trovate in diversi libri»[25].
+L'autoritá di altri codici consultati, la forza della tradizione, la
+quale giá sul finire del Quattrocento aveva sanzionato molte
+attribuzioni, e fors'anco il desiderio--alquanto ingenuo--di raggiungere
+per il suo volume «el numero perfecto de cento»[26], poterono indurre
+il Bonaccorsi ad aggiungere quelle nove laudi con cui si chiude la
+raccolta, e sulla cui autenticitá è possibile, secondo me, sollevare
+qualche dubbio, tenuto conto anche delle annotazioni particolari con che
+il Bonaccorsi, mosso da quegli scrupoli, che tanto ragionevolmente ci
+fanno apprezzare l'opera sua di editore illuminato, volle mettere in
+guardia il lettore[27].
+
+Il prof. Brugnoli (è doveroso discutere anche su questo punto la sua
+opinione per il largo ed esauriente esame ch'egli ha fatto delle stampe
+e dei codici iacoponici) non condivide i miei dubbi. «Invero--egli
+scrive--queste [cioè le ultime laude della raccolta] non si trovano, se
+non per eccezione, in altri mss., specie in quelli estranei alla
+famiglia umbra. Senonché questo avviene anche per altre laude pur
+contenute nella Principe e tuttavia non comprese fra le ultime e piú
+sospette di questa stampa. È appunto il caso dei ritmi: 'Fede, speme e
+caritate'; 'Amor dolce senza pace' (_sic_); 'Omè lascio dolente'.
+Dovremo noi escludere anche queste dal novero delle laude d'indubbia
+autenticitá?». No, poiché «quanto sin qui dicemmo--egli
+continua--intorno allo svolgimento e alla diffusione del materiale
+laudistico iacoponico, ci porta a concludere che solo gli antichi mss.
+umbri, e non giá i codici toscani e veneti, possono avere un gran peso
+nella bilancia»[28].
+
+Son lieto che per una volta tanto sia proprio il Brugnoli a riconoscere
+il maggior valore dell'edizione principe. Senonché gli argomenti,
+ch'egli adduce, lasciano sempre adito al dubbio da me espresso. E
+invero, come si può escludere che l'editore stesso dubitasse
+dell'autenticitá delle ultime laude della sua raccolta, chi metta in
+relazione le parole del suo proemio con le avvertenze da lui premesse a
+quelle laude? È questo un elemento di critica che non deve essere
+trascurato, specie se va unito al giudizio che può farsi sul merito
+intrinseco di quelle poesie, meno caratteristiche, meno precise nel loro
+schema metrico e meno umbreggianti di tutte le altre. Quanto alle tre
+poesie citate dal Brugnoli, che non si trovano se non nei codici umbri,
+si potrebbe osservare che anche su quella che incomincia
+
+ Oimè! lasso dolente
+
+l'editore fiorentino non ha mancato di esprimere qualche dubbio.
+L'avvertenza alla lauda XCVI dice infatti: «Questa lauda seguente era
+pur nel dicto libro antiquo [nel Perugino del 1336] et ancora in alcuni
+todini, benché paia assai bassa como la XX in ordine, che incomenza
+'Oimè, lasso dolente'»[29].
+
+Ma siano o no queste ultime rime da attribuire sicuramente a Iacopone,
+il fatto che solo di alcune poche poesie della raccolta bonaccorsiana si
+possa dubitare, e che il dubbio non sia condiviso da tutti gli studiosi,
+dimostra che l'edizione principe merita la maggiore fiducia in fatto di
+attribuzioni.
+
+Ed alla autoritá della Principe il Brugnoli stesso giustamente fa
+appello[30] a proposito della tanto discussa autenticitá della satira
+
+ O papa Bonifazio--molt'hai iocato al mondo.
+
+Questa poesia, che fa parte di un gruppo abbastanza numeroso di satire
+contro i falsi prelati e contro colui che nella mente del fiero
+assertore della rigida regola francescana appariva come
+
+ Lucifero novello--a sedere en papato,
+
+ebbe molta fortuna nel secolo XIV. Nell'ambiente religioso e politico
+non erano ancora spenti gli echi della feroce lotta combattutasi tra il
+papa e la parte ghibellina, sostenuta dal re di Francia; in quella
+satira o, meglio, in quella invettiva Iacopone si fa interprete di tutti
+i risentimenti provocati dal Caetani e con inaudita violenza di
+linguaggio, che ha sgomentato i suoi troppo ortodossi commentatori,
+investe il papa, accusandolo di simonia, di nepotismo, di aviditá verso
+i soggetti, di sete indomabile di potere, e gli predice l'ultima ruina.
+I famosi versi profetici:
+
+ subito hai ruina--sei preso en tua magione
+ e nullo se trovòne--a poterte guarire
+ . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+ e Dio sí t'ha somerso--en tanta confusione,
+ che onom ne fa canzone--tuo nome a maledire
+
+sembrano alludere alla cattura d'Anagni e alla morte del pontefice,
+seguíta di lí a pochi giorni. Il che ha fatto supporre che la poesia sia
+stata composta a fatti compiuti, cioè dopo il 1303. Ma il contesto della
+poesia non ammette dubbi: essa è un'invettiva contro Bonifacio ottavo
+vivo e nella pienezza della sua potenza. E come, d'altra parte, supporre
+che Iacopone giá molto vecchio, logorato dalla lunga crudele prigionia,
+e desideroso soltanto della pace del chiostro e della preghiera in
+comune, si inducesse a scrivere quella fierissima rampogna contro l'alto
+personaggio testé scomparso dalla scena del mondo?
+
+Di qui due ipotesi: che la poesia non sia stata composta dal Nostro, ma
+da alcuno dei numerosi nemici del Caetani durante la preparazione del
+processo, che alla memoria di questo pontefice aveva intentato Filippo
+il Bello; o che alla poesia scritta da Iacopone nel 1297, mentre si
+svolgeva la lotta tra i Colonnesi e Bonifacio ottavo e nella famosa
+protesta di Lunghezza si impugnava la validitá dell'elezione pontificia,
+si sieno aggiunte piú tardi, cioè dopo la cattura d'Anagni, le strofe
+che alludono a questo crudele episodio. Ma alla prima ipotesi, sostenuta
+dal Tenneroni, sembra contrastare il fatto che la poesia si trova
+nell'edizione principe e cioè nei codici todini piú antichi. Piú
+attendibile invece appare la seconda, caldeggiata dall'Ozanam[31] e
+ultimamente dal Brugnoli, il quale mette giustamente in rilievo come «la
+lauda controversa senza le strofe che l'esame critico aveva riconosciute
+come interpolate» si trova in un manoscritto del Trecento, il cod.
+Magliabechiano, II, 6, 63[32].
+
+Ma, a parte questi ed altri problemi particolari, la questione
+dell'autenticitá è veramente fondamentale per la critica della leggenda
+iacoponica. Tutti sanno che le notizie certe sul poeta tudertino sono
+molto scarse[33], e che le minuziose informazioni sulla vita da lui
+trascorsa nelle vanitá del mondo e sulle stranezze commesse durante i
+primi anni di penitenza sono il frutto della elaborazione di elementi
+incertissimi, dovuti in parte all'arbitraria ricostruzione di
+circostanze che sembrano risultare dai passi cosí detti autobiografici,
+e in parte alla fantasia del primo anonimo biografo del Quattrocento,
+del quale giustamente il Novati ha scritto aver fatto opera «non di
+storico, ma di agiografo». Cosí nel tudertino, piuttosto che il =sacro
+giullare= girovagante pei monti e pei piani dell'Umbria noi amiamo
+riconoscere col Novati il poeta filosofo, il =teorico= del misticismo,
+spoglio di qualsiasi vincolo con le compagnie dei Disciplinati e coi
+Laudesi, e poetante «pe' confratelli suoi, per quell'anime ardenti, che
+sotto il vessillo francescano cercavano al pari di lui la via della
+croce, l'unione assoluta con la divinitá»[34].
+
+Ma pur chi non voglia consentire col Novati in questa nuova, audace
+figurazione di Iacopone da Todi, e senta di non poter negare ogni valore
+ai dati tradizionali, dovrá imporsi un rigoroso lavoro di cernita nella
+farragine delle notizie tramandate dai biografi, per l'accertamento dei
+dati autobiografici contenuti nelle poesie che possono sicuramente
+attribuirsi al tudertino. E per il futuro biografo di Iacopone sará,
+anche per questo verso, preziosissima la raccolta contenuta
+nell'edizione fiorentina del 1490.
+
+NOTE:
+
+ [9] _Laude di frate Iacopone da Todi_, impresse per ser Francesco
+ Bonaccorsi in Firenze, a dí ventiotto del mese di septembre
+ MCCCCLXXXX.
+
+ [10] _Laudi del beato frate Iacopone del sacro ordine di frati
+ minori de osservantia_, Bressa, per Bernardo de Misintis, 1495.
+
+ [11] _Le poesie spirituali del beato Iacopone da Todi... accresciute
+ di molti altri suoi cantici nuovamente ritrovati, con le scolie et
+ annotationi..._, Venetia, Nicolò Misirini, 1617.
+
+ [12] _Li cantici del beato Iacopo da Todi_, con diligenza ristampati
+ con la gionta di alcuni discorsi et con la vita sua. App. Ippolito
+ Salviano, Roma, 1558.--_Li cantici del beato Iacopone da Todi_,
+ aggiuntivi alcuni canti cavati da un manoscritto antico non piú
+ stampato, Napoli, Lazzaro Scoriggio, 1615.
+
+ [13] Per queste due edizioni cfr. GAMBA, _Serie dei testi di
+ lingua_, Venezia, 1828, nn. 478 e 479.
+
+ [14] Cfr. GAMBA, op. cit., n. 477, e ED. BOEHMER, _Iacopone da Todi,
+ Prosastücke von ihm, nebst Angaben über Manuscripte, Drucke und
+ Uebersetzungen seiner Schriften_, in _Romanische Studien_, 1
+ (1871-75), 138. Il D'ANCONA nella recente ristampa del suo _Iacopone
+ da Todi, il giullare di Dio del secolo XIII_, Todi, Casa editrice
+ «Atanòr», 1914, p. 5, scrive: «Quanto piú posso, nel citare mi
+ attengo alla edizione di Firenze 1490, presso il Bonaccorsi,
+ riprodotta ne 1558 dal Modio: edizione condotta su antichi
+ manoscritti di Todi e di Firenze, e la cui autoritá è affermata da
+ G. Ferri nella riproduzione sopraccitata. Possono perciò credersi
+ con molta probabilitá tutte autentiche le rime della stampa
+ bonaccorsiana, sebbene l'editore stesso non osi darne certezza; pur
+ ammettendo tal qualitá in alcune edite dal Tresatti e da altri, le
+ quali in ogni caso servono a meglio determinare la forma e gli
+ intenti della lauda spirituale antica». Il MOSCHETTI (_I codici
+ marciani_, Venezia, 1883) esprime un giudizio anche piú favorevole
+ all'ediz. principe, che afferma valere «quanto molti codici riuniti
+ dei piú antichi e preziosi».
+
+ [15] _Laude di frate Iacopone da Todi secondo la stampa fiorentina
+ del 1490 con prospetto grammaticale e lessico_ a cura di GIOVANNI
+ FERRI, in Roma, presso la Societá filologica romana, MDCCCCX.
+
+ [16] D'ANCONA, op. cit., p. 5, nota 4.
+
+ [17] _Le satire di Iacopone da Todi ricostituite nella loro piú
+ probabile lezione originaria con le varianti dei mss. piú importanti
+ e precedute da un saggio sulle stampe e sui codici iacoponici_ per
+ cura di BIORDO BRUGNOLI, ordinario di lettere italiane nella R.
+ Scuola normale maschile di Perugia, in Firenze, per Leo S. Olschki
+ editore, MDCCCCXIV, p. XIV sgg. Di questo volume e della ristampa
+ del D'ANCONA si legga l'ottima recensione di E. G. PARODI nel
+ _Marzocco_ del 28 giugno 1914 (_Il giullare di Dio_), e l'articolo
+ di CIRO TRABALZA, _Il glorioso ritorno di un giullare di Dio:
+ «Iacopone da Todi» di A. D'Ancona_, nel _Giornale d'Italia_ del 21
+ luglio 1914.
+
+ [18] Op. cit., p. VI.
+
+ [19] Il prof. Brugnoli mi rimprovera (p. CVIII) di assegnare i
+ codici todini =assai antichi= alla fine del XIII secolo e di «far
+ gran caso della differenza di espressione usata [dall'editore] per
+ quei codici =assai antichi= in confronto di quella adoperata per il
+ cod. Perugino del 1336 e per un altro suo coevo, dei quali l'editore
+ fiorentino dice che erano =pur antichi=». «Anche a voler dare
+ importanza (egli continua) a questa lieve sfumatura--dico lieve
+ perché l'induzione si fonderebbe tutta sulla mancanza dell'avverbio
+ 'assai', mancanza in gran parte compensata dal 'pur'--non è
+ possibile rimontare piú indietro del 1300, perché altrimenti
+ sarebbero rimaste escluse da quei codici le laude composte da
+ Iacopone durante e dopo la prigionia, laddove ce ne troviamo invece
+ parecchie se non tutte». Riconosco che l'attribuzione (da me
+ proposta, del resto, con molta circospezione) dei codd. todini piú
+ antichi alla fine del XIII secolo (l'anno 1300 appartiene a quel
+ secolo!) può parere arrischiata, ma non priva di qualsiasi
+ fondamento, in quanto--trattandosi di codd. perduti--non si può
+ ammettere senz'altro ch'essi contenessero le poesie iacoponiche
+ composte durante e dopo la prigionia. Il fatto ch'esse si trovino
+ nei codici del XV secolo derivati dai todini può anche spiegarsi con
+ le aggiunte e le interpolazioni, che il Brugnoli stesso ammette a
+ proposito di altre questioni. Quanto alla distinzione tra i codd.
+ todini =assai antichi= e i due =pur antichi=, mi par proprio che il
+ Bonaccorsi abbia voluto stabilire una gradazione cronologica tra i
+ primi e i secondi. A meno che non si tratti di ipersensibilitá
+ grammaticale da parte mia, io son d'avviso che l'avverbio «assai»
+ abbia un significato ben differente dall'avverbio «pur». La mia
+ induzione si fonda dunque sul diverso significato di due parole
+ diverse, cioè su qualche cosa di piú consistente della «lieve
+ sfumatura», di cui parla il Brugnoli. Pei raffronti di codici e di
+ stampe iacoponiche si veda, oltre lo studio citato del BOEHMER,
+ quello del TOBLER nella _Zeitschrift für roman. Philologie_, III,
+ 178. Si veda anche A. FEIST, _Mittheilungen aus älter. Sanml.
+ italienisch. geistlich. Lieder_, in _Zeitschrift f. rom. Philol._,
+ XIII (1889), 115; e gli _Inizi di antiche poesie italiane con
+ prospetto dei codici che le contengono_ e _Introduzione alle Laudi
+ spirituali_, di A. TENNERONI, Firenze, Leo S. Olschki, 1909.
+
+ [20] Op. cit., p. VII.
+
+ [21] Op. cit., p 46.
+
+ [22] Cfr. la mia prefazione alla ristampa della Societá filologica
+ romana.
+
+ [23] Fu il WADDING che attribuí pel primo questa poesia, insieme con
+ l'altra «In fuoco l'amor mi mise», a san Francesco; ma il padre I.
+ AFFÒ dimostrò vittoriosamente la falsitá di tale attribuzione. Cfr.
+ per maggiori particolari A. D'ANCONA, op. cit., p. 56, nota 8.
+ FRANCESCO NOVATI, nel suo discorso _L'amor mistico in san Francesco
+ d'Assisi ed in Iacopone da Todi_, pubbl. nel volume _Freschi e minii
+ del Dugento_, Tip. ed. L. F. Cogliati, Milano, MCMVIII, conclude a
+ proposito di siffatte attribuzioni (p. 242): «Chi si illude di
+ sorprendere i tripudi amorosi del Nostro [san Francesco] nelle laudi
+ 'Amor di caritade', 'In foco l'amor mi mise', dimostra (ci sia
+ lecito il dirlo) di non capir nulla di nulla né dell'anima di san
+ Francesco né della storia della lirica sacra italiana».
+
+ [24] Cfr. NOVATI, op. cit., p. 247.
+
+ [25] Vedi p. 232.
+
+ [26] Veramente la raccolta comprende 102 laude. Ma nella nota alla
+ lauda CII (p. 255) l'editore avverte: «Questa =laude extravagante= è
+ posta per finire el numero perfecto de cento: benché ne sian due de
+ piú sotto doi numeri, cioè XLVII e LXXVII per inadvertentia: et cusí
+ sono CII laude in tutto». Naturalmente la numerazione è stata
+ corretta in questa ristampa.
+
+ [27] Le annotazioni dell'editore si trovano alle pp. 232, 236, 239,
+ 255.
+
+ [28] Op. cit., p. CXLIV.
+
+ [29] Vedi p. 236.
+
+ [30] Op. cit., p. CXLVI sgg. E vedi anche D'ANCONA, op. cit., p. 84,
+ n. 2, ove si confuta l'opinione di A. TENNERONI.
+
+ [31] A. F. OZANAM, _Les poètes franciscains en Italie au XIII
+ siècle_, Paris, V. Lecoffre, 1882.
+
+ [32] Op. cit., p. CXLIX.
+
+ [33] La cronologia piú probabile della vita di Iacopone è stata
+ fissata da A. D'ANCONA, op. cit., p. 18 in nota. Circa le biografie
+ tradizionali cfr. pure D'ANCONA, op. cit., p. 15 e BRUGNOLI, op.
+ cit., p. CIV, nota 1.
+
+ [34] Discorso e vol. cit., p. 245 sgg.
+
+
+
+
+GLOSSARIO
+
+
+Nota del Trascrittore: tra parentesi quadre si trovano le versioni
+alternative presenti nel testo.
+
+ _abbi_, io ebbi.
+
+ _abbreviata_, rimpicciolita, cfr. _breviare_.
+
+ _áber_, ebbero.
+
+ _abominanza_, vergogna.
+
+ _abondo_, abbondante.
+
+ _abracciata_, abbracciamento.
+
+ _abramare_, bramare: _abrama, abrami_.
+
+ _abrasciato_, ardente.
+
+ _abrenca_ (_t'a._), adòperati, indústriati.
+
+ _abreviare_, rimpicciolire: _abreviando_.
+
+ _absolveto_, sii assolto.
+
+ _abundi_, 'tanto piú foco _a._', tanto piú abbondi in ardore.
+
+ _abissare_, inabissare: _abissame, abissata_.
+
+ _acattaría_, acquisto, guadagno.
+
+ _acatte_, acquisti.
+
+ _acatto_, acquisto, guadagno.
+
+ _achianta_, alligna, attecchisce.
+
+ _acolle_, accoglie.
+
+ _acolmato_, colmato, colmo.
+
+ _acolte_, strette, raccolte.
+
+ _acomenza_, incomincia.
+
+ _aconciato_, acconciatura.
+
+ _aconfé_, 's'_a._', si confece, si convenne.
+
+ _adamato_ (imperativo), ama.
+
+ _adarsi_, accorgersi; 'non te n'_adai_';
+ _adato_.
+
+ _adasta_, eccita, spinge.
+
+ _ademandare_, domandare: _ademando_, _ademandi_, _ademanda_,
+ _ademandato_, _-e_.
+
+ _ademanni_, domandi.
+
+ _ademplendo_, riempiendo, colmando.
+
+ _ademplenza_, soddisfazione.
+
+ _adetata_, infamata.
+
+ _adimandi_, domandi.
+
+ _adizzata_, aizzata.
+
+ _adoguagliato_, eguagliato.
+
+ _adolorava_, mi addoloravo.
+
+ _adomando_, domando.
+
+ _adorato_ (sost.), adorazione.
+
+ _adornanza_, ornamento.
+
+ _adulterato_, 'con tutte ha _a._', ha tradito tutte.
+
+ _adurare_, perseverare; 'en _a._', con perseveranza;
+ _adura_, persevera.
+
+ _adurate_, 'per _a._', con la perseveranza.
+
+ _adúsate_ [_adusate_], abítuati.
+
+ _adviáme_, mi avviai.
+
+ _affare_, 'donna da grande _a._', ricchissima;
+ 'de poco _a._', di poco conto;
+ 'de sí alto _a._';
+ 'secondo 'l pover mio _a._', secondo le mie deboli forze;
+ 'dargli tutto 'l suo _a._', tutto quel che possiede.
+
+ _affá_, 's'_a._', si conviene.
+
+ _affétta_ [_affetta_], desidera.
+
+ _affetto_, passione, dolore, tribolazione.
+
+ _afferrare_, tormentare: _m'afferra_;
+ _afferrato_, tormentoso, doloroso;
+ _afferrate_, tormentate.
+
+ _affittare_ e _afi-_, affisarsi, osservare: _affitta_, _afitta_,
+ _afittai_.
+
+ _affletto_, afflitto.
+
+ _afflitto_, ferito.
+
+ _affollato_, oppresso, schiacciato.
+
+ _affolto_, sostenuto, appoggiato, difeso.
+
+ _affrantura_, debolezza, dolore, pena eterna.
+
+ _affrenare_, raffrenare: _affrenata_, _affreniti_, freniate.
+
+ _aficco_, 'm'_a._', mi figgo.
+
+ _afigura_, 'non m'_a._', non posso figurarmi.
+
+ _afocare_, infocare: _afocata_;
+ e affogare: _afocato_.
+
+ _afogato_, affogato o soffocato.
+
+ _afoma_, 's'_a._' si offusca.
+
+ _afranto_, sofferenza, dolore.
+
+ _afrigolito_, infreddolito.
+
+ _agirlato_, stordito, ebbro.
+
+ _agne_, anni.
+
+ _agno_, agnello.
+
+ _agrondo_, 'm'_a._' mi rattristo.
+
+ _aguardare_, osservare, rimirare: _aguarda_, _aguardame_,
+ _aguárdate_ [_aguardate_], _aguardare_, _aguardáte_ [_aguardate_],
+ _aguardai_, _aguardando_.
+
+ _aguata_, guarda, osserva.
+
+ _aiace_, conviene.
+
+ _ainina_, 'carta _a._', cartapecora.
+
+ _aino_, agnello.
+
+ _aiutare_, salvare;
+ '_aiuta_ la sconfitta', salvaci dalla sconfitta;
+ '_aiuta_ lo notare', assistici nel nuoto.
+
+ _aiute_, 'l'_a._', l'aiuto.
+
+ _albergare_, ospitare e abitare: _albergalo_, _albergato_.
+
+ _albergaria_, abitazione, stanza.
+
+ _albergo_, abitazione.
+
+ _albitrio_, arbitrio.
+
+ _alcono_, alcuno.
+
+ _alegranza_, gioia.
+
+ _alegrare_, rallegrare: _alegrar_, _t'alegri_.
+
+ _alentata_, 'degiunar non fui _a._', non lasciai di d.
+
+ _alevata_, allevamento.
+
+ _alienata_, vòlta ad altre cure.
+
+ _alifante_, elefante.
+
+ _alitare_, vivere.
+
+ _allapidata_, lapidata.
+
+ _allazo_, allaccio.
+
+ _allecerare_, licenziare, scacciare: _allecerato_, _allecerati_.
+
+ _allena_, diminuisce.
+
+ _allevai_, 'da poi che m'_a._', poi che fui adulto.
+
+ _allidere_, percuotere, rompere: _allide_, _alliso_.
+
+ _allitate_ [_allítate_], ti allieta.
+
+ _allore_, allora.
+
+ _allumenare_ e _allumi-_, illuminare: _allumini_.
+
+ _almino_, almeno.
+
+ _alteza_, orgoglio, superbia;
+ nobiltá, nobile e ricca condizione.
+
+ _alto_, 'ad _a._', in alto, 'en _a._', altamente, 'fanno clamore
+ en _a._', grande clamore.
+
+ _altroi_, altrui.
+
+ _altura_, altezza, nobiltá;
+ 'de piú _a._', piú alto;
+ 'piú en _a._', piú in alto.
+
+ _ama_, amore.
+
+ _amantare_, vestire;
+ _t'amanta_, _se n'amanta_, _amantare_, _amantato_.
+
+ _amanta_, ricoprono, rif. a nido.
+
+ _amantatura_, vestito.
+
+ _amantenente_, immantinenti.
+
+ _amanza_, amore.
+
+ _amaricato_, amarezza;
+ amareggiato, doloroso;
+ _-a_, addolorata.
+
+ _amarore_, amarezza.
+
+ _amastrato_, ammaestrato.
+
+ _amativo_, che si deve amare;
+ 'luce _amativa_' dell'amore.
+
+ _amato_, amore.
+
+ _ambiadura_, l'ambio.
+
+ _amenza_, follía.
+
+ _amesurare_, 'l'_a._', la misura, la quantitá.
+
+ _amiranza_, ammirazione.
+
+ _amistanza_, amicizia.
+
+ _ammannito_, occupato, affaccendato.
+
+ _amollare_, intenerire.
+
+ _amoranza_, amore.
+
+ _an Santo_, in chiesa.
+
+ _ancilla_, ancella.
+
+ _ancore_, fino ad oggi.
+
+ _ancura_, ancora.
+
+ _andare_: _andi_, vai;
+ _anda_, va;
+ _andi_, tu vada;
+ _t'andasti_, te ne andasti.
+
+ _andata_, viaggio o via.
+
+ _áne_, ha.
+
+ _anegato_, annegato.
+
+ _anemalio_, animale (dispreg.).
+
+ _angelicata_, 'vita _a._', degli angeli.
+
+ _angeloro_, degli angeli.
+
+ _anichilare_, annientare: _anichilato_, annientato e umiliato.
+
+ _anno_, 'en _a._ en _a._', di anno in anno.
+
+ _annunziata_, annunzio.
+
+ _ante_, prima.
+
+ _Anticrisso_, anticristo.
+
+ _anvito_, causa, dolore.
+
+ _apalato_, manifestato.
+
+ _apenato_, addolorato.
+
+ _apianare_, salire;
+ _s'apiana_, si sale.
+
+ _apicciare_ e _app-_, appiccare, unire, attaccare;
+ _apicciarate_, si appiccicherá;
+ _apicciase_, _appicciato_, afferrare;
+ _apicciò_, accendere: _apicciato_;
+ _apicciarsi_, restringersi: _mi appiccio_.
+
+ _aponerai_, apporrai a colpa.
+
+ _apontare_, opporre: _s'aponta_;
+ intaccare: _ci aponta_.
+
+ _apparato_, lusso.
+
+ _apparito_, apparso.
+
+ _apparuto_, apparso.
+
+ _appellazione_, appello, nel sign. giuridico.
+
+ _appetere_, appetire;
+ il desiderio.
+
+ _applanato_, salito.
+
+ _appresentare_, 'opo n'è _a._', bisogna presentarci;
+ _t'apresenta_.
+
+ _appropriato_, 'amor _a._', amor proprio.
+
+ _aprere_, aprire.
+
+ _aprenno_, aprendo.
+
+ _apresso_ (agg.), prossimo;
+ (pr.) presso.
+
+ _aprete_, aperte.
+
+ _aprito_, aperto.
+
+ _aprute_, aperte.
+
+ _aquilone_, settentrione.
+
+ _arafrenato_, raffrenato.
+
+ _aragnare_ e _arr-_, far questione, venire alle mani: _t'aragnasti_,
+ _arragnato_.
+
+ _aramorto_, smorzato.
+
+ _aramorti_, soffochi, metti in tacere.
+
+ _arapicciata_, accesa.
+
+ _aravere_, riavere.
+
+ _archieda_, richieda.
+
+ _archiuso_, richiuso.
+
+ _arcomenzava_, ricominciava.
+
+ _arcomperare_, riscattare, redimere.
+
+ _arcoverare_, ricovrare, riparare.
+
+ _ardita_, ostacolo, difficoltá.
+
+ _ardore_, inferno.
+
+ _ardura_, ardore, il fuoco eterno.
+
+ _aregna_, regna.
+
+ _aremanni_, rimandi.
+
+ _arendi_, rendi.
+
+ _arentrare_, rincasare: _arentri_.
+
+ _arepresento_, presento di nuovo.
+
+ _aresce_, riesce: _arescece_, ci si apre.
+
+ _aretrovare_, ritrovare.
+
+ _argento_, denaro.
+
+ _argir_, ritornare.
+
+ _argomente_, 'en _a._', ingegnosamente.
+
+ _ariccare_, arricchire.
+
+ _arlegame_, mi rilega.
+
+ _armagnenza_, rimanenza.
+
+ _armaner_, rimanere: _arman_, _armanea_, _armáse_.
+
+ _armenare_, ricondurre: _armenava_;
+ _armine_, io rimeni.
+
+ _armetta_, rimetta.
+
+ _arnunzare_, rifiutare, respingere: _arnunzato_.
+
+ _arnunzascione_, rinuncia.
+
+ _arósciase_ [_arosciase_], si tinge di rosso.
+
+ _arpiaceme_, mi ripiace.
+
+ _arprendere_, riprendere: _arprende_, _arprendi_.
+
+ _arprovo_, provo di nuovo.
+
+ _arrabbia_, tu riabbia.
+
+ _arrate_, arre;
+ 'presi l'_a._', m'impegnai.
+
+ _arsalghi_, tu risalga.
+
+ _arsimigliare_, rassomigliare: _arsimiglia_, _arsimigliata_.
+
+ _arsomeglia_, 'al poter tuo l'_a._', règolati [regolati] secondo le
+ tue forze.
+
+ _articulata_, esposta per articoli.
+
+ _artificio_, 'palazzo en _a._', costruito secondo le regole dell'arte.
+
+ _artoglie_, ritoglie.
+
+ _artollote_, ti ritolgo.
+
+ _artornare_, ritornare.
+
+ _artorrò_, ritoglierò.
+
+ _artrovare_, ritrovare.
+
+ _arversare_, riversarsi.
+
+ _arvenire_, rivenire: _arvenisse_, _arvenuto_.
+
+ _arvolere_, rivolere.
+
+ _ascaran_, scherano.
+
+ _ascempio_, lo scempio.
+
+ _ascide_, mi assedia, mi preoccupa (?).
+
+ _asciogliere_, assolvere.
+
+ _Ascisi_, Assisi.
+
+ _ascondito_, nascosto.
+
+ _asino_, 'per macerar mio _a._', la mia carne, i miei desidèri.
+
+ _Asise_, Assisi.
+
+ _asmo_, l'asma.
+
+ _aspetta_, guarda, osserva.
+
+ _assagiato_, saggio, prova.
+
+ _assegnare_, mirare al segno.
+
+ _asseio_, assedio.
+
+ _assembiamento_, radunanza.
+
+ _assendito_, assennato.
+
+ _assentare_, assentire.
+
+ _assimigliare_ e _asi-_, rassomigliare e desiderare: _assimiglio_;
+ augurare: _asimiglia_.
+
+ _asti_, gare.
+
+ _asutiglia_, tormenta.
+
+ _aterrenato_, umiliato, avvilito.
+
+ _atremío_, 's'_a._', s'impaurí.
+
+ _attendato_, 'le terre agio _a._', ho posto tende nelle terre.
+
+ _attèndeti_, affidati.
+
+ _attumulato_, sepolto.
+
+ _ave_, ebbe.
+
+ _avegnenza_, convenienza.
+
+ _avén_, abbiamo.
+
+ _avenante_, avvenente.
+
+ _avene_, 's'_a._', si conviene.
+
+ _avere_; _avire_: _agio_ e _aggio_, ho;
+ _avemo_, _avem_ e _aven_ [_avén_], abbiamo;
+ _onno_, _on_ e _ò_, hanno;
+ _ònme_, mi hanno, _ònte_ [_onte_], ti hanno;
+ _abbi_, tu abbia;
+ _aggia_, _agia_ e _aia_, io abbia;
+ _agi_, io, tu o egli abbia;
+ _agiamo_ e _agiam_, abbiamo (cong.);
+ _aian_, abbiano;
+ _ebbe_, io ebbi;
+ _abbi_, io ebbi;
+ _áber_, ebbero;
+ _avi_, ebbi;
+ _ave_, ebbe;
+ _áver_, ebbero;
+ _arò_, avrò;
+ _arai_, avrai;
+ _ággete_, abbiti;
+ _averogl_ [_averògl_], li avrò;
+ _averai_, _averá_;
+ _averiti_, avrete;
+ _averan_, _avería_, avrebbe;
+ _averíe_, avresti;
+ _avereste_, avresti;
+ _averien_ [_averíen_], avrebbero;
+ _aúto_, avuto.
+
+ _aversere_, 'gli _a._', i diavoli.
+
+ _aversier_, avversario.
+
+ _aversire_, avversario, nemico.
+
+ _avetare_, abitare, abitazione.
+
+ _avetoso_, soave.
+
+ _avi_, ebbi.
+
+ _avilare_, avvilire: _avilato_, avvilito e anche tenuto a vile.
+
+ _avivacciata_, pronta, sollecita.
+
+ _ázemo_ [_azemo_], non fermentato.
+
+ _azone_, azione.
+
+
+ _bailía_, governo, potere.
+
+ _báilo_, _-a_, custode, arbitra.
+
+ _baldanza_, gioia.
+
+ _baldeza_, gioia, allegrezza.
+
+ _balestrare_, tirare con la balestra.
+
+ _balestrire_, balestriere.
+
+ _balestro_, balestra.
+
+ _balio_ [_balío_], governatore.
+
+ _banda_, 'metti _b._', grida, bandisci.
+
+ _bando_, condanna, pena.
+
+ _bandonata_, abbandonata.
+
+ _bannire_, avvisare, parlar alto, palesare: _banna_.
+
+ _banno_, v. _bando_.
+
+ _barattere_, 'gli _b._', i barattieri.
+
+ _baratto_, zuffa.
+
+ _barbaglia_, balbetta.
+
+ _bargagnato_, mercanteggiato.
+
+ _baronagio_, nobiltá.
+
+ _baronia_, valore, nobiltá.
+
+ _basalisco_, basilisco.
+
+ _basciare_, baciare.
+
+ _bastanza_, 'non t'è _b._', non ti basta;
+ 'empire de... sua _b._', di tutto ciò che gli basta, o finché
+ gli basta.
+
+ _bastare_, 'm'è _b._', mi basta.
+
+ _batesmo_, battesimo.
+
+ _bè_, bene: _se bè_, sebbene.
+
+ _beatitute_, beatitudini.
+
+ _beccata_, morso delle pulci.
+
+ _befolcaria_ [_befolcaría_], dominio del bifolco.
+
+ _begl_, bene.
+
+ _bellire_, 'en _b._', in bel parere.
+
+ _beneficione_, beneficio.
+
+ _benvoglienza_, benevolenza.
+
+ _besogno_, 'era _b._', bisognava.
+
+ _biado_, la biada.
+
+ _biastemare_, vituperare.
+
+ _bistorte_, contorcimenti dolorosi.
+
+ _bizocone_, bizzoco.
+
+ _blasfemato_, bestemmiato.
+
+ _blasfémia_ e _blasfemía_ [_blasfemia_], bestemmia.
+
+ _boccuni_, bocconi.
+
+ _bollon_, chiodo.
+
+ _Boemioro_, dei boemi.
+
+ _bonitate_, bontá.
+
+ _borbótanse_, si bisbigliano.
+
+ _botto_, caduta, punizione.
+
+ _bramo_, desiderio.
+
+ _brazo_, braccio.
+
+ _breve_, decreto; piccolo; brevemente.
+
+ _brevetá_, piccolezza.
+
+ _breviare_, rimpicciolire.
+
+ _briga_, lavoro, fatica, difficoltá;
+ ostacolo;
+ 'a gran _br._', con grande fatica;
+ 'ha fatto _br._', si è sforzato.
+
+ _briganza_, inimicizia.
+
+ _brigare_, tentare, procurare: _briga_;
+ ingegnarsi: _brigate_.
+
+ _brigata_, fatica dolorosa: 'far _brigate_', lavorare.
+
+ _brusata_, bruciata.
+
+ _brutata_, imbestialita.
+
+ _bruttur_, brutture.
+
+ _bullita_, bollente.
+
+ _buono_ (avv.), bene.
+
+
+ _ca_ (cong.), che.
+
+ _cademento_, caduta.
+
+ _cadere_: _caggio_, cadono;
+ _caggia_, cada;
+ _cáder_ [_cader_], caddero.
+
+ _cagnato_, cambiato.
+
+ _cagne_, egli cambi.
+
+ _cagno_, cambio.
+
+ _calciare_, calzare: _calciato_.
+
+ _caldo_, 'en _c._', all'inferno.
+
+ _calura_, calore, ardore.
+
+ _calure_, calore.
+
+ _calvato_, reso calvo.
+
+ _cambiato_ per _ri-_, remunerato.
+
+ _camiscia_, camicia.
+
+ _camora_, camera.
+
+ _Campagna_, Campania.
+
+ _campare_, trovare scampo;
+ _campa_, _cámpate_, sálvati.
+
+ _cancione_, canzone.
+
+ _cane_, canti.
+
+ _canna_, gola.
+
+ _canta_, canto.
+
+ _cantare_, menar vanto.
+
+ _cantutio_, canto.
+
+ _capigli_, '_c._ daea', strappavo capelli.
+
+ _capovolta_, _-e_, mutamenti subitanei.
+
+ _cattivanza_, schiavitú.
+
+ _cattivo_, dannato.
+
+ _capuccio longo_, il cappuccio dei penitenti.
+
+ _carace_, taglia (?).
+
+ _caratte_, impronta, segno.
+
+ _carboncelli_, carbonchi.
+
+ _cardenalato_, 'l'ordene _c._', dei cardinali.
+
+ _cardinile_, cardine, intelaiatura dell'uscio.
+
+ _cargne_, carne.
+
+ _carire_, perdere;
+ _carite_, perdute.
+
+ _carnifici_, carnefici.
+
+ _carta_, documento, prova, privilegio, garanzia.
+
+ _cascollo d'obedenza_, lo indusse a disubbidire.
+
+ _casile_, casa modesta.
+
+ _castalli_, castaldi.
+
+ _castello_ (fig.), l'utero.
+
+ _catenati_, incatenati.
+
+ _cavere_, 'tu degge _c._', guardarti.
+
+ _cechitate_, cecitá.
+
+ _cede_, strage.
+
+ _celato_, 'a lo _c._', al coperto.
+
+ _celebr'_, cervello.
+
+ _celesto_, celeste.
+
+ _celestío_, paradisiaco.
+
+ _centa_, cinta.
+
+ _censalito_, cencioso.
+
+ _centro_, 'en _c._ nel core', in mezzo al cuore.
+
+ _centura_, 'lengua a _c._', legata.
+
+ _cerchi_, cilizi.
+
+ _certanza_, sicurezza, assicurazione, veritá.
+
+ _cestone_, paniere.
+
+ _cetto_, presto.
+
+ _ched_, che.
+
+ _cheder_, chiedere: _chegio_, _cheio_, _chedendo_.
+
+ _chedendo_, cercando.
+
+ _cheendo_, cercando.
+
+ _chello_, quello.
+
+ _chevelle_, qualcosa.
+
+ _chi_, il quale, la quale;
+ _con chi_, col quale, coi quali;
+ _en chi_, nel quale.
+
+ _chiamare_, implorare.
+
+ _chiavare_, inchiodare: _chiavato_.
+
+ _chiavellanse_, si inchiodano.
+
+ _chine_, chi.
+
+ _chiovi_, chiodi.
+
+ _chirendo_, cercando.
+
+ _chivelli_, alcuno;
+ _chivel_.
+
+ _ciambra_, camera.
+
+ _cibora_, cibi.
+
+ _cicigliana_, siciliana.
+
+ _cilizo_, cilizio.
+
+ _circundato_, assediato.
+
+ _citella_, giovine.
+
+ _clamagione_, clamore.
+
+ _clamare_, implorare, domandare, chiamare: _clame_, _clama_, _clamò_,
+ _clame_ (imperat.).
+
+ _clamore_, preghiera.
+
+ _clericata_, 'la universitate _cl._', il clero.
+
+ _clericato_, il clero.
+
+ _co_, come, perché, quale, per la quale, quanto, appena che;
+ col quale, nel quale.
+
+ _cocina_, cibo cucinato: _le cocin_.
+
+ _cocinere_, cuoco.
+
+ _cocino_, cibo cucinato.
+
+ _cogitato_, pensiero.
+
+ _coglio_, collo.
+
+ _cognita_, 'nostra _c._', amica.
+
+ _cognosci_, conosci.
+
+ _cognove_, conobbe.
+
+ _coio_, epidermide.
+
+ _Collestatte_, nome di un castello dell'Umbria, usato fig. per
+ la morte.
+
+ _colta_, accolta, gruppo, tributo, imposta.
+
+ _coltivanno_, 'a _c._', per coltivare.
+
+ _coluri_, colori.
+
+ _comandata_, comando.
+
+ _comencio_, comincio.
+
+ _comenzare_, cominciare: _comenzo_, _comenza_;
+ _coménzate_, ti cominciano.
+
+ _comenzata_, cominciamento, principio.
+
+ _comenzamento_, cominciamento.
+
+ _comestione_, pasto.
+
+ _comiatato_, licenziato.
+
+ _comitata_, 'en mia _c._', in mia compagnia.
+
+ _comitato_, compagnia, séguito;
+ 'ne lo suo _c._', nel loro insieme.
+
+ _como_, come; 'el _c._', la qualitá, la maniera.
+
+ _compagnata_, compagnia.
+
+ _compagnoni_, compagni.
+
+ _comparare_, riscattare, redimere: _comparai_, _comparao_,
+ _comparato_.
+
+ _compassionata_, con signif. attivo: che ha compassione.
+
+ _compíta_, piena.
+
+ _complendo_, compiendo.
+
+ _conceper_, concepire: _conceputo_.
+
+ _concorda_, concordia.
+
+ _concordate_, d'accordo, in pace.
+
+ _concussare_, scuotere, dibattere.
+
+ _condutta_, piatto, vivanda: _condutti_.
+
+ _conestretta_, angustiata.
+
+ _confirmato_, aiutato.
+
+ _confortòne_, confortò.
+
+ _congruo_, 'a l'occhio non è _c._', non si conviene.
+
+ _coniugni_, congiungi.
+
+ _coniogne_, congiunge.
+
+ _conoscáti_ [_conoscati_], conosciate.
+
+ _conoscente_, per _ri-_; benefattrice.
+
+ _conoschi_, conosci.
+
+ _conquassato_, rotto dai disagi, dalla fatica;
+ scosso.
+
+ _conquida_, finisca, distrugga.
+
+ _conquide_, 'la _c._', la muffa (?).
+
+ _conquiso_, distrutto.
+
+ _conscio_, coscienza: 'ser _c._', la signora coscienza.
+
+ _conseglio_, consiglio: _consegl'_.
+
+ _conserto_, intrecciato.
+
+ _conservarane_, conserverai.
+
+ _consiglite_, consigliate.
+
+ _consolanza_, consolazione.
+
+ _consólo_, consolazione.
+
+ _consonato_, armonizzato.
+
+ _consopito_, assopito.
+
+ _consumanza_, fine.
+
+ _consumare_, morire: _consuma_, _consumi_, _consumavi_, _consumando_;
+ uccidere: _consumi_, _consumava_, _consumato_;
+ giungere a perfezione: _consumato_;
+ sost., la morte.
+
+ _consumazione_, morte.
+
+ _consumativo_, mortale.
+
+ _contagione_, contatto.
+
+ _contamento_, racconto.
+
+ _contata_, racconto.
+
+ _contato_, esposizione, trattato.
+
+ _contenne_, disprezza;
+ contende, contrasta.
+
+ _contenzione_, lotta, contrasto.
+
+ _contina_, continua.
+
+ _continuato_ (avv.), continuatamente.
+
+ _continuo_, incontanente.
+
+ _contossa_, attossica (?).
+
+ _contrata_, proprietá (?).
+
+ _convegna_, patto, regola.
+
+ _convegnenza_, patto; 'non siría _c._', non sarebbe giusto.
+
+ _convenente_, condizione.
+
+ _convenenza_, 'non m'ha _c._', non si conviene;
+ 'on _c._', si convengono.
+
+ _conveneria_, convenienza.
+
+ _conveno_, 'lo _c._', il convenuto.
+
+ _conventato_, addottorato.
+
+ _convento_, compagnia, collegio, monastero, laurea;
+ partic. da _convencere_, abbattuto.
+
+ _conversare_, dimorare: _conversai_, _conversato_;
+ trattare, praticare: _conversato_.
+
+ _convertèra_, convertiresti, volgeresti.
+
+ _convine_, conviene.
+
+ _copretura_, copertura.
+
+ _coprire_, difendere;
+ rif. a ferita, rimarginare: _coprireme_, mi coprirono;
+ _coprite_, coperte.
+
+ _coraggio_ o _coragio_, cuore: _coraggi_.
+
+ _corate_, 'le _c._', i cuori.
+
+ _corato_, addolorato;
+ cuore.
+
+ _cordo_, corda, staffile.
+
+ _cordogliosa_, dolorosa.
+
+ _cornuti_, ironico per mitrati.
+
+ _corporeato_, trasformato in corpo.
+
+ _correre_ [_corrére_], messaggero.
+
+ _corressa_, corretta.
+
+ _correttura_, 'facciam _c._', correggiamoci.
+
+ _corrocciato_, corrucciato.
+
+ _corroccioso_, 'sarò _c._', piangerò.
+
+ _corrottato_, _-a_ (partic.), pianto.
+
+ _corrotto_ e _cor-_. (sost.), pianto.
+
+ _corso_, 'né per _c._ né per risme', né in prosa né in verso.
+
+ _cortesia_, 'far _c._', menar vita elegante.
+
+ _cotoza_, sta in ozio?.
+
+ _covelle_, qualcosa, nulla.
+
+ _crai_, domani.
+
+ _credere_, affidare: _credergliese_ [_crédergliese_], _credome_,
+ credere;
+ _creio_, credo;
+ _crédici_, ci credetti;
+ _crédor_, credettero;
+ _cresi_, credetti;
+ _creso_, creduto.
+
+ _Creti_, di Creta.
+
+ _crociato_, 'popolo _cr._', i cristiani.
+
+ _cruce_, croce.
+
+ _cruciare_, mettere in croce;
+ tormentare: _cruciar_, _cruciata_;
+ addolorare: _cruciato_;
+ fregiare della croce: 'scude _cruciate_'.
+
+ _crudene_, crudele.
+
+ _cuitanza_, pensiero.
+
+ _cuitare_, pensare: _cuitava_.
+
+ _cuitato_, pensiero.
+
+ _cuito_, pensiero.
+
+ _cuòprite_ [_cuoprite_], 'lo mantellino _c._', vesti il m.
+
+ _currite_, correte.
+
+ _Cypri_, 'renno _C._', regno di Cipro.
+
+
+ _Dacioro_, 'renno _D._', regno dei daci.
+
+ _daéa_, dava.
+
+ _daesse_, io dessi.
+
+ _dagetor_, donatore.
+
+ _daiente_, colui che dá.
+
+ _daitore_, donatore.
+
+ _danante_, davanti.
+
+ _dane_ [_dáne_], dá.
+
+ _dannagio_, danno.
+
+ _danza_, treccia, ghirlanda;
+ schiera.
+
+ _dare_: _dáite_, date;
+ _don_, danno;
+ _déme_, mi dia;
+ _die_, tu dia;
+ _díene_, ne dia;
+ _dielome_ [_díelome_], me lo dia;
+ _dien_, diano;
+ _daéa_, dava;
+ _daesse_, io dessi;
+ _daragio_, darò;
+ _daragiote_, ti darò;
+ _daraio_, darò;
+ _daría_, darei;
+ _diei_, diedi;
+ _dieglie_ [_diéglie_, _dièglie_], gli diedi;
+ _die'_, _diêr_ [_dier_];
+ _désteli_, gli desti;
+ _daiente_, che dá.
+
+ _debile_, debole.
+
+ _decepto_, ingannato, deluso.
+
+ _decetel_, ditelo.
+
+ _decora_, bella.
+
+ _deduca_, abbassi.
+
+ _defensare_, difendere.
+
+ _deformanza_, bruttezza.
+
+ _deguastare_, distruggere: _deguastar_, _deguasta_;
+ _deguastao_, distrusse.
+
+ _deiattato_, scacciato.
+
+ _deietta_, scacciata.
+
+ _deiettato_, scacciato.
+
+ _delettanza_, diletto.
+
+ _delettare_, amare, godere, dilettarsi;
+ sost., diletto, piacere.
+
+ _delicamento_, bellezza.
+
+ _delicanza_, bellezza.
+
+ _deliccio_, delizia, piacere.
+
+ _delicii_, delizie, mollezze.
+
+ _deliquesce_, cade in deliquio.
+
+ _delize_, delizie.
+
+ _delizo_, piacere.
+
+ _délo_, lo devi.
+
+ _delombato_, slombato.
+
+ _delongato_, allontanato.
+
+ _dementata_, uscita di senno.
+
+ _dèmona_ [_demona_], diavola.
+
+ _demonia_, 'le _d._' e 'glie _d._', i diavoli.
+
+ _demono_, dimonio: _li demòne_.
+
+ _demoranza_, dimora, indugio.
+
+ _demostrare_, mettere in mostra: _demostra_, _demostrando_.
+
+ _demostratura_, 'far _d._', mostrare.
+
+ _dene_ [_déne_], deve.
+
+ _denno_, degno.
+
+ _departi_, 'se da me _d._ l'andare', se da me ti allontani.
+
+ _deportanno_, 'col vostro _d._', portamento.
+
+ _depurati_, chiari, limpidi.
+
+ _deretto_, pronto, sollecito.
+
+ _derieto_, di dietro.
+
+ _deriso_, derisione.
+
+ _deritto_, assennato, prudente.
+
+ _deriva_, smette, cessa.
+
+ _derobbati_, derubati.
+
+ _derutto_, spossato, abbattuto.
+
+ _derenzione_, separazione, morte.
+
+ _deritto_, 'a _d._', giustamente.
+
+ _descaduto_, malandato in salute.
+
+ _descenore_, disonore.
+
+ _desciliato_, guasto.
+
+ _descionore_, disonore, vergogna.
+
+ _desciso_ (sost.), discesa.
+
+ _descordo_, danza.
+
+ _descurrendo_, correndo giú.
+
+ _desensato_, privo di senno.
+
+ _desformato_, deformato dai peccati.
+
+ _desiagio_, desiderio.
+
+ _desiore_, desiderio.
+
+ _despandi_, con sign. neutro: ti spandi.
+
+ _despareve_, separavi.
+
+ _desperanza_, disperazione.
+
+ _despetto_, disprezzato.
+
+ _desperata_, 'metterse a _d._', mettersi a far qualcosa senza indugio.
+
+ _desperate_, 'veste _d._', di penitenza (?).
+
+ _desperato_, abbandonato;
+ '_d._ sentire', proprio di chi ha perduto ogni speranza di salvezza.
+
+ _despiacemento_, dispiacere.
+
+ _desplacenza_, dolore.
+
+ _desponsore_, sposare: _desponsai_, _desponsato_, _-a_, _-e_.
+
+ _desponsato_, sposalizio.
+
+ _desprezato_, umile.
+
+ _desse_, disse.
+
+ _désseise_, gli si desse.
+
+ _destegne_, lava, deterge.
+
+ _destenguese_, si distingue.
+
+ _destituto_, destituito.
+
+ _destregnenza_, '_d._ si fa forte', si affretta.
+
+ _destregno_, 'me... _d._', mi rimpicciolisco, mi umilio.
+
+ _destrugemento_, distruzione.
+
+ _desvanito_, svenuto.
+
+ _deto_, dito: _deta_.
+
+ _detoperata_, vituperata.
+
+ _detta_ 'miei _d._', le mie parole.
+
+ _detuperato_, disprezzato.
+
+ _devante_, davanti.
+
+ _devedute_, divise.
+
+ _devencendo_, abbattendo, umiliando.
+
+ _devenute_, 'a que sem _d._', a che siamo giunte.
+
+ _devere_, dovere: _deverme_;
+ _dé'_, devi;
+ _déi_, devi e deve;
+ _devem_, dobbiamo;
+ _degon_, debbono;
+ _degi_, tu debba;
+ _degge_ e _deggi_, egli debba;
+ _devevi_, dovevi;
+ _devive_, dovevi;
+ _devesse_, dovesse;
+ _deveri_ e _dever'_, dovresti;
+ _deverie_ [_deveríe_], dovresti;
+ _deveria_ [_devería_] e _deverebbe_, dovrebbe.
+
+ _deverila_ [_deveríla_], la dovresti.
+
+ _deveto_, debito.
+
+ _devura_, divora.
+
+ _dia_, il giorno, la luce.
+
+ _dia_, dea.
+
+ _dicere_ e _dicer_, dire;
+ _dicete_ e _decetel_;
+ _dice_, dici;
+ _dichi_ e _diche_, tu dica;
+ _dicamo_, diciamo (congiuntivo).
+
+ _diciria_ [_diciría_], discorso.
+
+ _dicitore_, colui che detta articoli di legge.
+
+ _diece_, dieci.
+
+ _diffidamento_, diffidenza.
+
+ _diffinitate_, definizione (?).
+
+ _digiunio_, digiuno.
+
+ _diita_, dieta.
+
+ _diletta_, 'la _d._', l'affetto;
+ 'en tua _d._', per amarti.
+
+ _dimplito_, adempito.
+
+ _dine_, 'la o lo _d._', il giorno;
+ 'a terzo _d._', dopo tre giorni.
+
+ _diota_, ignorante.
+
+ _diretto_, 'se ben vedi nel _d._', se osservi giusto.
+
+ _dirittanza_ e _diritanza_, giustizia.
+
+ _diritto_, 'a _d._', giustamente.
+
+ _dirittura_, giustizia e giudizio;
+ 'en _d._', a destra (?).
+
+ _diritto_, 'al _d._', a destra.
+
+ _disciplina_, battitura.
+
+ _disciplinato_, battitura.
+
+ _disciplino_, disciplina.
+
+ _discipoli_, discepoli.
+
+ _discoprito_, scoperto.
+
+ _discorda_, discordia.
+
+ _discordo_, danza, canzone a ballo.
+
+ _disinteria_ [_disintería_], dissenteria.
+
+ _dispareve_, dividevi.
+
+ _dispiacenno_, 'vivo nel mio _d._', nel disprezzo di me stesso.
+
+ _dissipare_, 'la grege _d._', distruggere.
+
+ _distenta_, 'a _d._', distintamente (?).
+
+ _distritto_, 'a. _d._', imparzialmente (?).
+
+ _ditato_, arricchito.
+
+ _ditissimo_, ricchissimo.
+
+ _ditta_, 'miei _d._', le mie parole.
+
+ _dittare_ (sost.), scritto, componimento.
+
+ _dittata_ e _-o_, componimento.
+
+ _ditto_, 'el _d._ mio', le mie parole.
+
+ _diversoro_, abitazione.
+
+ _divisata_, divisa.
+
+ _do'_, dove.
+
+ _do_, due.
+
+ _dobato_, vestito.
+
+ _doce_, duce.
+
+ _dodece_, dodici.
+
+ _doi_, due.
+
+ _dolentia_ [_dolentía_], lamento.
+
+ _dolere_, per dolersi: _doli_, _dole_;
+ _el dolere_, il dolore.
+
+ _dolire_, dolere.
+
+ _dollote_, te lo do.
+
+ _dolorare_, lamentarsi.
+
+ _dolorato_, dolore.
+
+ _dolorusa_, dolorosa.
+
+ _dolur_, dolori.
+
+ _dolura_, si duole, si lamenta.
+
+ _dolure_, dolore.
+
+ _dolve_, ve lo do.
+
+ _dolzore_ e _dolzor_, dolcezza, piacere, diletto.
+
+ _dolzura_, dolcezza, piacere.
+
+ _dominato_, dominio.
+
+ _domo_, 'lo _d._', casa (fig.).
+
+ _donna_, signora, padrona.
+
+ _donqua_ e _-e_, dunque.
+
+ _donzello_, scudiero;
+ _-i_, giovani signori, giovinetti.
+
+ _dormentare_, addormentarsi.
+
+ _dornato_, adornato.
+
+ _dota_, dote.
+
+ _dottato_, adottato.
+
+ _draco_, serpente.
+
+ _dracone_, il diavolo;
+ _-i_, i serpenti.
+
+ _dretta_, giusta.
+
+ _drieto_, dietro.
+
+ _dritto_, giusto;
+ 'tener lo _d._', la via retta.
+
+ _dubitamento_, dubbio.
+
+ _dubitanza_, dubbio, sospetto.
+
+ _dubito_, 'en _d._', in sospetto.
+
+ _ducere_, condurre: _dutta_.
+
+ _dui_, due.
+
+ _dunqua_, dunque.
+
+ _duoi_, due.
+
+ _dura_, cattiva.
+
+ _duramento_, durata.
+
+
+ _ebrieza_, ebrezza.
+
+ _ebrio_, ebro.
+
+ _edificata_, edificio.
+
+ _egl mal_, i mali.
+
+ _eiulato_, pianto.
+
+ _ela_, _el'_, ella.
+
+ _e la_, nella.
+
+ _elato_, sollevato, alto.
+
+ _elegiuto_, eletto.
+
+ _elesso_, eletto.
+
+ _ella_, nella.
+
+ _embastardío_, oscurò.
+
+ _embrigare_, impedire, render difficile: _embrigarògli_.
+
+ _embrigate_, noie, fastidi.
+
+ _emparuto_, manifesto (?).
+
+ _empaurato_, impaurito, timoroso.
+
+ _empazao_, impazzí.
+
+ _empedimenta_, impedisce.
+
+ _emperò_, perciò.
+
+ _émpeti_, impeti, desidèri.
+
+ _empetuuso_, impetuoso.
+
+ _empiasto_, impiastro.
+
+ _empicato_, impeciato, arso (?).
+
+ _empieria_ [_emipería_], empirebbe.
+
+ _empietura_, 'en me è _em._', son pieno.
+
+ _empiglio_, impaccio.
+
+ _empiro_, 'cielo _e._', empireo.
+
+ _emponote_, ti impongo.
+
+ _empregionato_, chiuso.
+
+ _emprenato_, _emprenn-_, impregnato, riempito.
+
+ _emprendere_ o _en-_, imparare;
+ _emprende_, _emprenda_, _emprese_, _empreso_.
+
+ _emprima_ e _empria_ [_empría_], dapprima.
+
+ _emprimettece_, vi impresse.
+
+ _empromessa_, promessa.
+
+ _en_, in, contro, verso.
+
+ _enalta_, innalza.
+
+ _enamato_, rafforz. di amato.
+
+ _enamorare_, 'lo tuo _e._', il tuo amore.
+
+ _enamorata_, 'la piena _e._', la piena dell'amore.
+
+ _enamorato_, 'el tuo _e._', amore o innamoramento.
+
+ _enante_, innanzi, prima.
+
+ _enaurata_, indorata.
+
+ _encalzanno_, incalzando.
+
+ _encanna_, ingozza.
+
+ _encanto_, arte magica.
+
+ _encarato_, fatto caro e difficile.
+
+ _encarcata_, carica.
+
+ _encarco_, carico, peso.
+
+ _encasca_, rovescia.
+
+ _encastellati_, chiusi nel castello.
+
+ _encende_, accende.
+
+ _encendore_, fuoco infernale.
+
+ _encamato_, infrenato.
+
+ _enchinar_, umiliare;
+ _s'enchina_, si piega, si rassegna.
+
+ _enclinare_, abbassare, umiliare: _enclina_, _encline_.
+
+ _encloso_, incluso.
+
+ _encogitabile_, incomprensibile.
+
+ _encontra_, contro.
+
+ _encorporòne_, incorporò.
+
+ _encorsata_, male avviata.
+
+ _encotecata_, fatta dura come il cuoio.
+
+ _encreato_, 'lo _e._', ciò che è sempre esistito.
+
+ _encrescemento_, sofferenza, dolore.
+
+ _encrescenza_, dolore.
+
+ _encrisce_, rincresce, addolora.
+
+ _endegno_, 'm'_en._', mi corruccio.
+
+ _endivinasse_, indovinasse.
+
+ _endrieto_, indietro.
+
+ _endrudire_, ammaestrare nell'amore.
+
+ _enduplicata_, raddoppiata.
+
+ _endurato_, indurito nel peccato.
+
+ _endusti_, industri.
+
+ _ène_, è;
+ ne sei.
+
+ _enestante_, subitamente.
+
+ _enfacendato_, affaccendato.
+
+ _enfamire_, desiderare ardentemente.
+
+ _enfegna_, 's'_en._', s'infinge.
+
+ _enfegno_, 'm'_en._', fingo.
+
+ _enfenute_, infinite.
+
+ _enfermaria_ [_enfermaría_], infermitá.
+
+ _enfra_, tra, fra.
+
+ _enfrenare_, raffrenare: _enfrénalo_ [_enfrenalo_], _enfrenato_.
+
+ _enfrenetecato_, pazzo furioso.
+
+ _enfronta_, assalto.
+
+ _enfunata_, legata con funi.
+
+ _engavinato_, impastoiato.
+
+ _engegno_, 'ad _e._', ad arte, a studio.
+
+ _engiurio_ [_engiurío_], ingiuria.
+
+ _enami_, prendi all'amo.
+
+ _enmalsanire_, ammalare.
+
+ _ennervato_, rigido.
+
+ _enquina_, equina (?).
+
+ _enruinata_, in preda alla rovina.
+
+ _ensalta_, assaltano.
+
+ _ensaniata_, folle, demente.
+
+ _ensanire_, impazzire: _ensanito_.
+
+ _ensegnato_, insegnamento.
+
+ _ensemora_ ed _ensemor_, insieme.
+
+ _enserrato_, serrato.
+
+ _enserviziato_, servizievole.
+
+ _ensetato_, assetato.
+
+ _ensignite_, insegniate (congiuntivo).
+
+ _ensignòne_, insegnò.
+
+ _ensolfato_, di zolfo.
+
+ _entaglia_, modello (?).
+
+ _entanno_, allora.
+
+ _entaulato_, intavolato, incominciato.
+
+ _entendanza_, intendimento.
+
+ _entendere_: 's'ella en viltate _entendesse_', se si disponesse
+ ad umiliarsi;
+ 'de Cristo si _entendisse_', comprendessi o imitassi;
+ _entendati_, ascoltiate.
+
+ _entenebrata_, oscurata.
+
+ _ententa_, inchiostro.
+
+ _entenzare_, combattere: _se entenza_, si batte.
+
+ _entenzone_, tenzone, contrasto, dialogo.
+
+ _entinata_, posta nel tino.
+
+ _entossecato_, veleno.
+
+ _entrare_, cominciare.
+
+ _entra_, fra, '_entra_ l'ha tenuta', l'ha trattenuta.
+
+ _entrasatto_, di colpo, improvvisamente.
+
+ _envenenato_, avvelenato.
+
+ _envenire_, trovare;
+ _envenir_, _envenuto_.
+
+ _enverso_, verso, contro;
+ _enverso a_, in confronto di.
+
+ _enviato_, avviato;
+ _mal env._, male avvezzato.
+
+ _envigoresce_, 's'_e._', si rinvigorisce.
+
+ _envitanza_, invito.
+
+ _envitatura_, invito.
+
+ _envoluto_, avvolto.
+
+ _eo_, io.
+
+ _equabile_, 'non puoi salire _e._', non puoi eguagliare.
+
+ _era_, metallo.
+
+ _ergo_, dunque.
+
+ _erranza_, errore, peccato.
+
+ _errato_, _-i_, fuorviato, allontanato.
+
+ _errure_, errore.
+
+ _esaminanza_, esame.
+
+ _esbandita_, bandita, cacciata.
+
+ _esbernace_, ci svernano.
+
+ _eschirnita_, schernita.
+
+ _escomunicato_, scomunicato.
+
+ _esercizia_, esercizi.
+
+ _esforzare_, far violenza;
+ _esforzato_, costretto.
+
+ _esmesuranza_, smisuratezza.
+
+ _essere_: _eser_;
+ _son_ e _so_;
+ _sei_, _se'_, _èi_, _e'_, tu sei;
+ _semo_, _sem_, _simo_, siamo;
+ _site_, _èi_, siete;
+ _so_, sono;
+ _sone_, ci sono;
+ _sonno_, sono;
+ _sie_, tu sia;
+ _siene_ [_síene_], ne sia;
+ _sim_, siamo (cong.);
+ _eramo_, eravamo;
+ _fusse_, _fosse_, _fossen_, _fussero_;
+ _serò_ e _sirò_, sarò;
+ _sirotte_, ti sarò;
+ _siragio_, _siraio_, sarò;
+ _serai_, _sirai_, sarai;
+ _será_, _serrá_, _seráne_ [_serane_], sará;
+ _seráve_ [_serave_], vi sará;
+ _siròn_, saranno;
+ _sería_, _siria_ [_siría_] e _saría_, sarei e sarebbe;
+ _siram_, saremmo;
+ _siri_, sareste, _sirian_ [_sirían_] e _serian_ [_serían_],
+ sarebbero;
+ _fôra_, sarebbe;
+ _fusti_, _fuste_;
+ _fo_, fu;
+ _fosse_, si fu;
+ _fommo_, fummo;
+ _fôr_, _fuoro_, _fuor_, furono;
+ _fûrome_ [_furome_], mi furono;
+ _suto_, stato.
+
+ _estare_, stare.
+
+ _estatuto_, statuto.
+
+ _estermenosa_, infinita.
+
+ _esterminato_, 'un fetor _e._', insopportabile.
+
+ _esto_, cotesto.
+
+ _estremo_, 'ne _l'estr._', in extremis.
+
+ _estrettura_, luogo stretto, angusto.
+
+ _esvaliato_, vario.
+
+ _esvia_, svia.
+
+ _esvoglierá_, toglierá la voglia.
+
+ _eternale_, eterno.
+
+ _eternalmente_, eternamente.
+
+ _etiopiti_, etiopi.
+
+ _exdificato_, scandalizzato.
+
+ _exercire_, esercitare.
+
+ _exquisita_, squisiti.
+
+ _exterminali_, eterni.
+
+
+ _facivi_, facevi.
+
+ _faite_, fate.
+
+ _falase_ [_fálase_], se la fa.
+
+ _fali_, gli fa.
+
+ _falla_, 'non _f._, che non rompesse', si romperebbe sicuramente.
+
+ _fallace_, facile a peccare.
+
+ _fallanza_, menzogna, inganno, tradimento.
+
+ _fallata_, fallo, falsata.
+
+ _fallenza_, inganno, fallo, errore;
+ 'senza _f._', senza dubbio.
+
+ _fallire_, trans., trasgredire;
+ colpa;
+ _falluto_, ingannato;
+ _-a_, mancata.
+
+ _fallita_, l'errore, la colpa.
+
+ _fallore_, fallo, colpa.
+
+ _fallura_, errore, inganno.
+
+ _falo_, lo fa.
+
+ _falsadore_, ingannatore.
+
+ _falsare_, ingannare.
+
+ _falsata_, inganno.
+
+ _falsía_, inganno, menzogna;
+ 'per _f._', con inganno.
+
+ _falsificate_, frodi.
+
+ _falso_, falsamente.
+
+ _falta_, disagio.
+
+ _fama_, fame, desiderio intenso.
+
+ _fameglia_, famiglia, gente d'arme.
+
+ _famiglia_, domestici.
+
+ _fancello_, giovincello;
+ _-i_, donzelli, servitorelli.
+
+ _fantino_, bambino.
+
+ _fantone_, servo.
+
+ _farallate_, te la fará.
+
+ _fare_: _fae_, _fai_, _face_, fa;
+ _faite_, fate;
+ _faccion_, _fonno_ e _fon_, fanno;
+ _fonse_, si fanno;
+ _facivi_, facevi;
+ _facci_, faccia;
+ _faci_ e _facce_, tu faccia;
+ _facci_, egli faccia;
+ _fece_ e _fei_, feci;
+ _facisti_, facesti;
+ _fé_, _féme_, fece, mi fece;
+ _fiero_ e _fier_, fecero;
+ _facciatelo_, fatelo, imp.;
+ _faragio_, _faraggio_, _faraio_, farò;
+ _farrá_, fará;
+ _fari_ [_farí_], faresti;
+ _faríeme_, mi farebbe;
+ _farían_ e _faríen_.
+
+ _fasciata_, fasciatura.
+
+ _fasse da lunga_, si pone da lungi.
+
+ _fastidia_, noia.
+
+ _faticase_, si stanca.
+
+ _fatiganno_, fatigando.
+
+ _fatigato_, fatica.
+
+ _fatte_, 'li toi _f._', le tue opere.
+
+ _fatto_, opera, condizione.
+
+ _fece_, feccia, lordura.
+
+ _feditate_, fetore.
+
+ _feno_, fieno.
+
+ _fere_, ferisce.
+
+ _ferete_, ferite.
+
+ _feriato_, ferie, vacanza.
+
+ _ferire_, colpire: _fere_, _fieri_, _feruto_, _-a_, _-e_.
+
+ _feriti_, ferite.
+
+ _ferlino_, moneta di pochissimo valore.
+
+ _ferrato_, inchiodato.
+
+ _fesa_, spaccata.
+
+ _festi_, solennitá.
+
+ _fetidoso_, fetido.
+
+ _fetura_, fetore.
+
+ _fiata_, 'a la _f._', talvolta, sua volta, allora.
+
+ _fico_, 'la _f._', il fico.
+
+ _fidanza_, fede.
+
+ _fidato_, 'chi t'ha _f._', chi t'ha dato sicurezza.
+
+ _fidenza_, fede.
+
+ _fievele_, debole.
+
+ _fieveleza_, debolezza.
+
+ _figam_, figgiamo.
+
+ _figer_, fissare.
+
+ _figura_, persona.
+
+ _figuramento_, figurazione.
+
+ _figurare_, raffigurare: _se figura_.
+
+ _file_, 'i _f._', i figli.
+
+ _finanza_, fine.
+
+ _finare_, finire, morire, morte: _fina_, finisce;
+ _finava_, finiva;
+ _finati_, finiate;
+ _finato_, morto.
+
+ _finente al tempo_, fino al tempo.
+
+ _finire_ (trans.), uccidere.
+
+ _finire_, 'il _f._', la morte.
+
+ _finita_, 'questa vita _f._', alla fine di questa vita;
+ 'a la _f._', alla fine, in fine.
+
+ _finitura_, morte.
+
+ _finuta_, finita.
+
+ _firmaraggio_, renderò ferma.
+
+ _fistelli_, 'le _f._', fistole.
+
+ _fleto_, pianto.
+
+ _floria_ [_flòria_], produca.
+
+ _folcisse_, 'me _f._', mi sostenessi.
+
+ _follia_, 'faccio _f._', son pazzo.
+
+ _folto_, sostenuto.
+
+ _fone_, fu.
+
+ _fonno_, fanno.
+
+ _fore_, fuori.
+
+ _forestaria_ [_forestaría_], foresteria.
+
+ _forfece_, forbici.
+
+ _formice_, formiche.
+
+ _forsa_, forse.
+
+ _forte_, difficile;
+ 'fa _f._', si affanna.
+
+ _forteza_, forza.
+
+ _fortura_, forza, violenza, dolore, disgrazia.
+
+ _fragar de moscone_, odorare di muschio.
+
+ _frantura_, angoscia, miseria, e simili.
+
+ _frate_, fratello.
+
+ _fratecello_, 'lo menore _fr._', il frate francescano.
+
+ _frauduto_, frodato (?).
+
+ _freddore_, freddo.
+
+ _freddura_, freddo.
+
+ _frenesio_ [_frenesío_], 'l'amor _fr._', frenetico.
+
+ _Fresonia_ [_Fresonía_], Frisia.
+
+ _freve_, febbre;
+ _le fr._, le febbri.
+
+ _frigo_, freddo.
+
+ _frino_, freno.
+
+ _frontiera_, fronte di battaglia.
+
+ _frua_, vana.
+
+ _frumiate_, preparate.
+
+ _fuce_, foce.
+
+ _fugato_, fuggito.
+
+ _fugenno_, fuggendo.
+
+ _fulguri_, folgori.
+
+ _fuoro_, furono.
+
+ _furare_, rubare: _furo_, _fura_, _furando_, _furato_.
+
+ _furone_, ladro.
+
+
+ _garzuni_, giovani eredi.
+
+ _gaudere_, godere: _gaudente_.
+
+ _gaudiare_, 'del nostro _g._', gioia.
+
+ _gaudire_, godere;
+ _gaude_.
+
+ _gengie_ [_gengíe_], gengive.
+
+ _gente_, famiglia, popolo.
+
+ _gentile_, nobile.
+
+ _gentileza_, nobiltá.
+
+ _gentilire_, 'en tuo _g._', nella tua nobiltá.
+
+ _gesta_, compagnía, turba.
+
+ _gí_, andò.
+
+ _giendo_, andando.
+
+ _Giesse_, 'la _G._ virgo', la vergine di Iesse.
+
+ _gigante_, 'una _g._', una gigantessa.
+
+ _gilosia_, gelosia.
+
+ _gioco_, azione.
+
+ _giognemento_, congiungimento o raggiungimento.
+
+ _giognere_ e _giongere_, giungere e raggiungere: _giogni_, _giogne_,
+ _gionge_, _gionto_, _-a_.
+
+ _gioietta_, gioia bassa e volgare.
+
+ _giollaria_ [_giollaría_], 'me fanno _g._', mi festeggiano.
+
+ _gionto_, nodo.
+
+ _giornata_, soggiorno, dimora, lavoro;
+ 'continua _g._', continuamente.
+
+ _giostra_ (fig.), giudizio universale.
+
+ _gire_, andare: _girse_, _gimo_, _gissece_ [_gíssece_];
+ _gí_, andò;
+ _giragio_, andrò;
+ _giria_ [_giría_], andrei;
+ _giuti_, andati;
+ _giendo_, andando.
+
+ _girvolta_, giravolta.
+
+ _gita_, 'lá 'v'è nostra _g._', lá dove dobbiamo andare.
+
+ _gitto_, 'fece _g._', fece il colpo.
+
+ _giullare_, 'don da _g._', cosa molto facile.
+
+ _giurgiani_, abitanti della Georgia.
+
+ _gloriare_, glorificare; 'el _gl._', la vanagloria.
+
+ _gloriato_, gloria.
+
+ _gloriuso_, glorioso.
+
+ _gola_, desiderio, brama.
+
+ _gradita_, 'sopra tutte sta _gr._', occupa il grado piú alto.
+
+ _gradone_, scalino.
+
+ _gradora_, gradi.
+
+ _grana_, 'la _gr._', il seme.
+
+ _granchi_, cancri.
+
+ _grancia_ [_grancía_], malattia del cancro.
+
+ _grasa_, grassa, in buona salute.
+
+ _grassia_ [_grassía_], 'porco de _gr._', destinato a ingrassare.
+
+ _gratizo_, stuoia.
+
+ _grato_, 'è a _gr._', è gradito.
+
+ _gravame_, mi addolora.
+
+ _gravanza_, dolore.
+
+ _gravedata_, resa incinta.
+
+ _gravenza_, peso, affanno.
+
+ _grege_, 'la _gr._', il gregge.
+
+ _greve_, '_gr._ pagarse', pagarsi lautamente.
+
+ _gridare_, implorare: _gridammo_, _gridanno_.
+
+ _gridato_, le grida, il chiasso.
+
+ _griglie_, grilli.
+
+ _grossore_, vanagloria.
+
+ _grossura_, superbia.
+
+ _guadagna_, 'la _g._', il guadagno.
+
+ _guadagnato_, guadagno.
+
+ _guai_, 'che cura en tuo _g._', che si cura dei tuoi affanni.
+
+ _guarda_, la guardia.
+
+ _guardare_, conservare, custodire;
+ _guarden_, difendano;
+ _guarda_, _guardanno_.
+
+ _guaruto_, guarito.
+
+ _guassa_, guasta.
+
+ _guatanno_, guatando.
+
+ _guidardone_, premio, elemosina.
+
+ _guidata_, séguito.
+
+ _guidato_, guida, condotta, governo;
+ 'mal _g._', sconsigliato.
+
+ _guirmenella_, gherminella.
+
+ _gustato_, sapore.
+
+
+ _hame_, mi hai.
+
+ _hane_, ha.
+
+
+ _iá_, giá.
+
+ _iace_, giaci (imperat.).
+
+ _iaci_, giaci (imperat.).
+
+ _Iacovone_, _Iacovon_;
+ Iacopone.
+
+ _Ianne_, Giovanni.
+
+ _icto stante_, 'en uno _i._', subitamente, d'un tratto.
+
+ _idem_, 'in _i._ stato', nella stessa condizione.
+
+ _ignita_, infocata.
+
+ _imaginatura_, immaginazione.
+
+ _impio_, empio.
+
+ _inanti_, innanzi.
+
+ _inardi_, infiammi.
+
+ _inarenato_, arenato.
+
+ _incende_, trans., brucia;
+ intr., fiammeggia.
+
+ _increata_, non creata.
+
+ _indurato_, fatto duro, crudele.
+
+ _inferione_, 'inferno _i._', bassissimo.
+
+ _infigurabil_, che non si può immaginare.
+
+ _infinito_ (avv.), sempre.
+
+ _infra_, fra.
+
+ _iníco_ [_inico_], iniquo.
+
+ _iniquitanza_, iniquitá.
+
+ _iniuriamento_, sequela di ingiurie.
+
+ _innoxio_, innocente.
+
+ _insignita_, improntata.
+
+ _insito_ [_insíto_], _-a_, piantato.
+
+ _intenza_, combattimento.
+
+ _intuito_ [_intuíto_], abbattuto, vinto.
+
+ _invento_, trovato.
+
+ _iocato_, 'molt'hai _i._', hai molto peccato.
+
+ _ioco_, giuoco.
+
+ _iocundare_, rallegrare.
+
+ _iogna_, giunga.
+
+ _iognere_ e _iongere_, giungere e aggiungere: _iogne_, _iongono_,
+ _iogna_, _ionga_, _ióngasece_, _ionto_.
+
+ _iosta_, giostra, combattimento.
+
+ _iovara_ [_iovára_], gioverebbe.
+
+ _istoria_, 'far _i._', tener discorsi inutili.
+
+ _iubilore_, giubilo, allegrezza.
+
+ _iudece_, giudice.
+
+ _iudicato_, giudizio.
+
+ _iudío_, crudele, cattivo, empio.
+
+ _iuoco_, giuoco.
+
+ _iura_, diritta.
+
+ _iuvente_, 'me fosse _iu._', mi aiutasse.
+
+
+ _labore_, fatica.
+
+ _laccio_, vile.
+
+ _lacremanno_, lagrimando.
+
+ _lagnare_, rimproverare;
+ _lagni_, ti duoli.
+
+ _lagno_, dolore o tristezza in contrapp. a _letizia_.
+
+ _lagnoso_, piagnucoloso.
+
+ _lamentanza_, pianto.
+
+ _lamentare_, 'con mio _l._', col mio pianto.
+
+ _lamentata_, lamento, pianto.
+
+ _lanciato_, ferito di lancia.
+
+ _lancione_, lancia.
+
+ _lancitta_, dardo.
+
+ _langore_, languore.
+
+ _languesce_, langue.
+
+ _lanza_, lancia.
+
+ _largeza_, larghezza.
+
+ _largitate_, indulgenza, generositá.
+
+ _lascivanza_, lascivia.
+
+ _lassavi_, vi lasciai.
+
+ _latére_ [_latere_], nascondere.
+
+ _lateza_, larghezza.
+
+ _lato_, fianco;
+ 'da _l._', dal fianco.
+
+ _lattare_, allattare.
+
+ _lattuaro_, elettuario.
+
+ _lá unque_, dovunque.
+
+ _lavoranno_, 'a _l._', per lavorare.
+
+ _lavorare_, agitarsi.
+
+ _lavorato_, 'el _l._', il lavoro.
+
+ _lavoreccio_, lavoro, opera.
+
+ _leanza_, lealtá;
+ 'aver _l._', ubbidire.
+
+ _lebbe_, lieve, facile.
+
+ _lebeza_, leggerezza.
+
+ _lede_, offende, danneggia.
+
+ _legale_, leale.
+
+ _legnare_, far legna.
+
+ _lemosinata_, elemosina.
+
+ _lendinine_, uova di pidocchio.
+
+ _lengua_, lingua.
+
+ _lenguaio_, linguaggio.
+
+ _lenno_, legno.
+
+ _lento_, 'qual omo de te sta _l._', chiunque non ti apprezza.
+
+ _lettiera_, letto.
+
+ _lettoria_ [_lettoría_], studio.
+
+ _levata_, 'de lo scotto a la _l._', al momento di pagare.
+
+ _leve_, leggere.
+
+ _lezione_, studio del Vangelo.
+
+ _lianza_, lealtá, promessa.
+
+ _liberanza_, libertá, salvezza.
+
+ _libigli_, libelli o livelli, istrumenti notarili.
+
+ _liceto_, lecito.
+
+ _ligata_, legata.
+
+ _lingni_, lecchi.
+
+ _liquidisce_, cade in deliquio (?).
+
+ _lisca_, piccola parte.
+
+ _lita_, lieta.
+
+ _locato_, collocato.
+
+ _loco_, _-chi_, luogo.
+
+ _loco_, lá, ivi.
+
+ _logne_, 'da _l._', lungi.
+
+ _lograre_, guadagnare.
+
+ _longeza_, lunghezza.
+
+ _longhesso_, lunghesso.
+
+ _longo_, lungo, _-a_;
+ _da longa_, da lungi.
+
+ _losenghe_, lusinghe.
+
+ _loto_, sozzura.
+
+ _lotosa_, sozza.
+
+ _lotuso_, fangoso, sozzo.
+
+ _Lucca_, 'non ne giá a _L._ che cagno n'avea'. Il Tresatti spiega:
+ 'proverbio di quel tempo in siffatti propositi: simigliante a
+ quell'altro: se Africa pianse, Italia non rise'.
+
+ _lucrare_, guadagnare.
+
+ _ludo_, scherzo.
+
+ _luge_, il pianto (imperativo sostantivato).
+
+ _lumiera_, lume.
+
+ _luminativa_, che illumina.
+
+ _luminato_, illuminato.
+
+ _luoco_, luogo.
+
+ _luocora_, luoghi.
+
+ _lussuriato_, lussuria.
+
+ _lustrore_, splendore.
+
+ _lutta_, lotta, contrasto.
+
+
+ _ma'_, piú.
+
+ _macellate_, tormentate.
+
+ _maculare_, macchiare, oscurare: _maculato_, guasto.
+
+ _magagnato_, 'el _m._', la magagna.
+
+ _magenatura_, immaginazione.
+
+ _magestra medeca_, medichessa.
+
+ _maginare_, immaginare.
+
+ _magioria_ [_magioría_], ingrandimento, miglioramento, superioritá.
+
+ _magnadone_, mangiatoia.
+
+ _magno_, _-a_, _-i_, _-e_, grande.
+
+ _mai_, piú;
+ _sempre mai_, sempre piú.
+
+ _maièsta_, maestá.
+
+ _mainera_, maniera.
+
+ _maior_, maggiore.
+
+ _maistro_, maestro.
+
+ _maitino_, mattino.
+
+ _maiure_, 'a soi _m._', ai maggiori di lui: _maiur_.
+
+ _mala_, rif. a ricchezza, male acquistata;
+ '_m._ soperchianza', il superfluo dannoso.
+
+ _malanza_, malattia.
+
+ _malavoglienza_, malevolenza.
+
+ _maledezone_, maledizione.
+
+ _maledicerá_, maledirá.
+
+ _malefizio_, 'lo iudece che sede al _m._', a rendere giustizia.
+
+ _malegno_, maligno.
+
+ _malfatture_, malfattore.
+
+ _malina_, malattia.
+
+ _malsania_ [_malsanía_], malattia.
+
+ _malsanile_, malsana.
+
+ _malta_, supplizio, tormento eterno.
+
+ _maltolletto_, 'el _m._', il maltolto.
+
+ _malum pene_, il male della pena.
+
+ _malvagione_, malvagio.
+
+ _malvascio_, malvagio.
+
+ _manca_ (agg.), minore.
+
+ _mancanza_, 'en mio onor ha _m._', manca contro il mio onore.
+
+ _mancheza_, 'la mia lengua è _m._', è impotente.
+
+ _mancino_, 'posto m'avete nel canto _m._', mi avete trascurato.
+
+ _mandòne_, mandò.
+
+ _manduca_, mangia.
+
+ _mane_, 'le tue _m._', mani.
+
+ _manecare_ e _manecar_, mangiare: _manecato_.
+
+ _manera_, maniera.
+
+ _manna_, manda.
+
+ _mano_, 'le _m._', le mani.
+
+ _mantatura_, ciò che ricopre.
+
+ _mantenente_, immantinenti.
+
+ _mantile_, manto, veste.
+
+ _mantino_, misero mantello.
+
+ _manuca_, mangia.
+
+ _maraveglia_, e _me-_, maraviglia.
+
+ _margarita_, gemma.
+
+ _maritota_, tuo marito.
+
+ _mascione_, magione, chiesa.
+
+ _masnata_, famiglia o brigata.
+
+ _mastro_, 'lo _m._ del nostro reparo', il nostro redentore.
+
+ _mastria_ [_mastría_], valentia, dottrina;
+ 'per _m._', abilmente.
+
+ _mate_, madre.
+
+ _matteza_, follia.
+
+ _matto_, scacco matto.
+
+ _matutino_, 'a _m._', per tempo.
+
+ _me'_, miei.
+
+ _mea_, mia.
+
+ _medecaro_, medico.
+
+ _medecaroso_, che medica, che guarisce.
+
+ _mediante_, 'del dí _m._', del mezzogiorno.
+
+ _medicina_, arte medica.
+
+ _meditanno_, meditando.
+
+ _megio_, mezzo.
+
+ _meglio_, 'me tenga de _m._' in maggiore considerazione.
+
+ _mei_, miei: _mei enfermetate_, le mie infermitá.
+
+ _melata_, dolce.
+
+ _melato_, sapor di miele.
+
+ _mele_, miele: _mel_ [_mèl_].
+
+ _melodia_, 'tengon la mia _m._', cantano le mie lodi.
+
+ _mena_, maniera.
+
+ _menata_, 'en mala _m._', in malo modo.
+
+ _mendato_, emendato.
+
+ _mendicati_, addolorati.
+
+ _mene_, me.
+
+ _meneste_, minestre;
+ fig., ricompense.
+
+ _menor_, 'glie _m._', gli inferiori.
+
+ _menorar_, impiccolire.
+
+ _menovato_, diminuito o privato.
+
+ _mentrunque_, fino a che.
+
+ _menuto_, 'a _m._', minutamente: 'bestie _menute_', piccole.
+
+ _mercatantaria_ [_mercantaría_], mercatura.
+
+ _mercato_, mercanzia, dolorosa condizione;
+ 'non fai lor _m._', non convieni loro.
+
+ _mercenaia_, donna da conio.
+
+ _meritare_, ricompensare: _merite_, ricambi.
+
+ _meritire_, 'el _m._', la ricompensa: _meretuta_, ricambiata.
+
+ _merollo_, midollo;
+ _le merolle_, le midolla.
+
+ _meschie_, contese, baruffe.
+
+ _meschine_, serve.
+
+ _meschinía_, povertá, di contro ad _alteza_ e _magioria_.
+
+ _messo_, mandato, destinato.
+
+ _mesura_, quantitá.
+
+ _mesuranza_, misura, equilibrio.
+
+ _mettere_: _mettivi_, mettevi;
+ _metteraggio_, metterò;
+ _metteraiolo_, lo metterò;
+ _mette_, lancia, scaglia.
+
+ _mi_: a _mi_, a me.
+
+ _miccio_, asino.
+
+ _migni_, minii, segni.
+
+ _miniato_, rappresentato.
+
+ _ministrali_, ministri, aiutanti.
+
+ _ministrata_, concessa.
+
+ _mino_, meno;
+ 'venir _m._', mancare alla promessa.
+
+ _mio_, 'per _m._ piacere', per piacermi;
+ 'en _m._ nutrire', nel nutrirmi.
+
+ _miserere_, costruito con «a»: '_m._, Dio, al cecato'.
+
+ _miso_, mandato.
+
+ _misso_, mandato.
+
+ _misteria_, misteri.
+
+ _misteriata_, mistero.
+
+ _misticato_, mescolanza.
+
+ _mitto_, metto;
+ 'me _m._', comincio.
+
+ _mò_, ora.
+
+ _moderanza_, moderazione.
+
+ _moglier_, moglie.
+
+ _mogo_, muoio.
+
+ _mola_, mulino.
+
+ _mole_, denti.
+
+ _molesta_, affanno, dolore.
+
+ _molina_, mulini.
+
+ _mondata_, purgata, netta.
+
+ _mondo_, privato, spogliato.
+
+ _monno_, mondo.
+
+ _morare_, indugiare.
+
+ _mordére_ [_mordére_], mordere.
+
+ _moreri_, moriresti.
+
+ _moresse_, morissi o -e.
+
+ _morganato_, canto mattutino, ma ironicamente, in senso di chiasso.
+
+ _morire_: _mogo_, muoio;
+ _moron_, muoiono, _morragio_, morrò;
+ _moresse_, morissi o -e;
+ _moreri_, morresti;
+ _lo morire_, la morte.
+
+ _morsecare_, mordere: _morseca, morsecata_.
+
+ _morselli_, bocconcini.
+
+ _morte_, supplizio.
+
+ _moscone_, muschio.
+
+ _mosto_, _-a_, mosso, -a.
+
+ _mostra fare_, far pompa dei propri meriti.
+
+ _mostramento_, mostra.
+
+ _mostranze_, apparenze.
+
+ _mostrare_, mostrare e opporre: _mostravase_, si mostravano;
+ _mostròne_, mostrò;
+ _mostraraio_, mostrerò;
+ _mostrerate_ [_mostreráte_], ti mostrerai;
+ _mostranno_, mostrando.
+
+ _mozzare_ e _mozare_, distruggere, togliere: _mozzato_ e
+ _mozato_, _-a_, impedito.
+
+ _mozzo_, distrutto, scomparso: _mozze_.
+
+ _'mparare_, imparare.
+
+ _'mpiasto_, empiastro, fig. rimedio.
+
+ _'mpotente_, impotente.
+
+ _'mpreinata_, riempita, invasa.
+
+ _'mprendere_, imparare;
+ _'mprende_, impara.
+
+ _mucciare_ e _mucciar_, fuggire: mucciato;
+ _el mucciare_, la fuga.
+
+ _mundicia_ e _-zia_, nettezza.
+
+ _mura_, mora, riposo.
+
+ _musto_, mosto.
+
+ _mutti_, motti, parole.
+
+
+ _'n_, in.
+
+ _'nabissare_, inabissare.
+
+ _nagitto_, affine a _negetto_ (?).
+
+ _'namora_, innamora.
+
+ _'namoranza_, l'oggetto dell'amore.
+
+ _'namorato_, innamorato.
+
+ _'nanemato_, inanimato, ben disposto.
+
+ _'nante_, innanzi, anzi.
+
+ _'nanteposto_, anteposto.
+
+ _'nantepuse_, antepose.
+
+ _'narrata_, impegnata, fidanzata.
+
+ _narrete_, narriate.
+
+ _nascondece_, ci nascondono.
+
+ _nascoso_, di nascosto.
+
+ _nascosta_, 'a la _n._', nascostamente.
+
+ _nascusi_, nascosti.
+
+ _naspo_, 'le man mena co _n._', annaspa con le mani.
+
+ _natoscono_ (?).
+
+ _nazione_, famiglia, parentado.
+
+ _'ncostro_, inchiostro;
+ 'glie medici... scrivon lo _'nc._', la ricetta.
+
+ _'ncudene_, incudine.
+
+ _'ndicio_, indizio, segno.
+
+ _'nduciar_, indugiare: _'nduciamo_, differiamo.
+
+ _'ndulgenza_, indulgenza.
+
+ _'nebriare_, inebriare: _te 'nebriari_, _'nebriato_.
+
+ _necessitate_, sofferenza, dolore.
+
+ _ned un'ora_, né un'ora.
+
+ _negetto._ Il Tresatti spiega: 'morir _negetto_ o _di negetto_, nelle
+ nostre parti vale morir per carestia d'ogni cosa, cioè non per
+ ferite o per febre; ma per non aver avuto niente da aiutarsi'.
+
+ _Nemico_, per antonomasia, il diavolo.
+
+ _nenguan_, nevichino.
+
+ _nequitanza_, iniquitá.
+
+ _'nestante_, subito, improvvisamente.
+
+ _nettezza_, purezza.
+
+ _nevili_, 'freddi _n._', freddi di neve.
+
+ _'nfamia_, infamia.
+
+ _'nfermata_, ammorbata.
+
+ _'nfermetade_, infermitá.
+
+ _'nferno_, inferno.
+
+ _'nfetta_, infetta.
+
+ _'nfondo_, bagno.
+
+ _'nfra_, tra.
+
+ _'nfragidita_, infradiciata.
+
+ _'ngiuria_, ingiuria.
+
+ _'ngratituden_, ingratitudine.
+
+ _nichil_, nulla.
+
+ _nichilare_, distruggere: _nichilato_.
+
+ _nichilitate_, annientamento, nullitá.
+
+ _nichilo_, il nulla.
+
+ _niente_, 'retornai a _n._', nel nulla.
+
+ _nihil_, cfr. _nichil_.
+
+ _niquitanza_, iniquitá.
+
+ _niquitosa_, malvagia.
+
+ _nissuna_, nessuna.
+
+ _'niuriare_, ingiuriare.
+
+ _nobilire_, nobilitarsi.
+
+ _nogl_, non gli.
+
+ _nomenanza_, fama, buona reputazione.
+
+ _nona_, sottintendi: ora.
+
+ _none_, no e non.
+
+ _notatura_, modo di notare.
+
+ _notricare_, nutrire: _notrico_, _notricasi_.
+
+ _novello_, 'per _n._', recentemente.
+
+ _'npazare_, impazzire.
+
+ _'nputedato_, impuzzolito.
+
+ _'nsegnòne_, insegnò.
+
+ _'ntelletto_, intelletto.
+
+ _'ntendemento_, facoltá di sentire e di capire.
+
+ _'ntendenza_, 'avete la _'nt._', comprendete, capite.
+
+ _'ntenzone_, contesa, contrasto.
+
+ _'ntrasatto_, affatto, in tutto.
+
+ _nuchiero_, nocchiero.
+
+ _nul om_, nessuno.
+
+ _nullo_, _nul_, _nulla_, nessuno, -a.
+
+ _null'om_, nessuno.
+
+ _nura_, nuora.
+
+ _'nvisibile_, invisibile.
+
+ _'nvitata_, 'la _'nv._', l'invito.
+
+
+ _o'_, ove, quando.
+
+ _obedenno_, ubbidendo.
+
+ _obedenza_, ubbidienza.
+
+ _obedito_, ubbidienza.
+
+ _obprobrio_, obbrobrio.
+
+ _obprobrioso_, obbrobrioso.
+
+ _obproprio_, obbrobrio.
+
+ _occede_, uccide.
+
+ _occideria_ [_occidería_], uccisione, strage.
+
+ _occulto_, 'en _o._', di nascosto.
+
+ _odenno_, udendo.
+
+ _odiata_, odio.
+
+ _odiato_, odio.
+
+ _odire_, udire: _odorai_, _odendo_ e _odenno_.
+
+ _odoramento_, odore.
+
+ _oduri_, odori.
+
+ _offendemento_, offesa.
+
+ _offensa_, offesa.
+
+ _offensanza_, offesa.
+
+ _offenza_, offesa.
+
+ _offerzione_, offerta.
+
+ _officia_, uffici.
+
+ _offoschi_, offuschi.
+
+ _ognecovelle_, ogni cosa.
+
+ _ogne om_ e _ogn'om_, ognuno.
+
+ _oli_, odori.
+
+ _oltra_, oltre.
+
+ _om_, analogo al francese _on_.
+
+ _omnechivegli_, e _onne-_, chiunque.
+
+ _omn'om_, ognuno, ciascuno.
+
+ _omnia_, ogni cosa.
+
+ _on_, ogni.
+
+ _oncina_, forcine.
+
+ _oncino_, 'so preso a l'_o._', sono afferrato.
+
+ _onomo_, _onom_, _onon_, ognuno.
+
+ _onne_, ogni.
+
+ _onnechivigli_, chiunque.
+
+ _onnecovelle_, tutto.
+
+ _onoranza_, reputazione, desiderio di lode, vanitá.
+
+ _operata_, opera.
+
+ _opo è_, è necessario.
+
+ _oporá_, bisognerá.
+
+ _oporasse_, si dovrá.
+
+ _oporta_, bisogna.
+
+ _oporto_, 'è _o._', bisogna.
+
+ _opressa_, pena.
+
+ _oprire_, aprire: _oprirai_, _opriteme_, _operto_.
+
+ _optando_, 'mal _o._', il malaugurio, le maledizioni.
+
+ _ora_, 'tutta _o._', sempre, continuamente.
+
+ _ordenava_, 'discordia _or._', suscitava.
+
+ _ordinare_, 't'è opo con Dio _o._', riconciliarti con Dio.
+
+ _ordo_, spiacevole, disgustoso.
+
+ _ore_, 'quel _o._', quel momento;
+ 'a tutte _o._', in qualunque momento.
+
+ _orgogliosa_, riferito a vespa, fastidiosa, dolorosa.
+
+ _ornato_, ornamento: _gli suoi ornate_.
+
+ _ornatura_, ornamento.
+
+ _orrir_, aborrire.
+
+ _orrore_, 'dá un _o._', fa inorridire.
+
+ _orta_, orti.
+
+ _Ortulana_, di Orte.
+
+ _osa_, usa, abituata;
+ sost., costume.
+
+ _osante_, 'come se' stata _o._', hai osato, ardito.
+
+ _oso_, uso, abituato;
+ sost., costume.
+
+ _osolare_, ascoltare.
+
+ _ostendere_, mostrare.
+
+ _ostile_, porta.
+
+ _ostopiscon_, stupiscono.
+
+ _ostupisce_, stupisce.
+
+ _oximello_, ossimèle.
+
+ _oziato_, in ozio.
+
+
+ _paccone_, pezzo di carne.
+
+ _padito_, digerito, smaltito.
+
+ _pagata_, paga, ricompensa.
+
+ _pagatura_, pagamento; 'far la _p._', la malleveria.
+
+ _pagheraggio_, pagherò.
+
+ _paglizo_, pagliccio, paglia molto trita.
+
+ _pagono_, paiono.
+
+ _paidato_, digerito.
+
+ _paidire_, digerire.
+
+ _paiome_, mi paiono.
+
+ _palma_, croce.
+
+ _palpetra_, palpebre.
+
+ _paltonata_, viltá.
+
+ _paltone_, vile, poltrone.
+
+ _pancegli_, pannicelli.
+
+ _panceglie_, pannicelli.
+
+ _pancelli_, pannicelli, fasce.
+
+ _pannizo_, misera veste.
+
+ _papato_, 'officio _p._', di papa.
+
+ _paraggi_, paragoni, gare.
+
+ _paragone_, cimento, prova.
+
+ _parata_, studiata.
+
+ _parcire_, perdonare.
+
+ _paregiare_, uguagliare in altezza.
+
+ _parentenza_, parentado.
+
+ _parenteza_, parentela.
+
+ _parerai_, partorirai.
+
+ _Parese_, Parigi.
+
+ _Parige_, Parigi.
+
+ _parire_, parere;
+ 'al mio _p._', a mio avviso.
+
+ _Parisci_, Parigi.
+
+ _parlagione_, favella.
+
+ _parlamento_, discorso.
+
+ _parlara_ [_parlára_], parlerei.
+
+ _parlare_ (transitivo), dire;
+ _un parlar_, una parola.
+
+ _parlasía_, paralisi.
+
+ _parlato_, discorso.
+
+ _parlazione_, il dire, il parlare.
+
+ _parole_, 'par che me tenghi in _p._', in sospeso.
+
+ _paron_ [_paròn_], paiono.
+
+ _parrá_, 'or se _p._', si vedrá, si dimostrerá.
+
+ _partámone_, dividiamoci, allontaniamoci;
+ '_p._ dal nostro dire,' terminiamo di parlare.
+
+ _partanne_, allontaniamoci.
+
+ _parte_, 'le _p._', i partiti, le fazioni.
+
+ _partierse_, si divisero.
+
+ _partimento_, partenza.
+
+ _partire_, morire.
+
+ _partuta_, 'la _p._', la partenza.
+
+ _partute_, divise.
+
+ _paruto_, parso; 'nel _p._', in apparenza.
+
+ _parvente_, 'al suo _p._', a suo giudizio.
+
+ _parviso_, 'al mio _p._', a mio avviso.
+
+ _pasce_, nutre.
+
+ _pascimento_, cibo.
+
+ _pascitore_, colui che pasce.
+
+ _pascuare_, far festa.
+
+ _pasmare_, spasimare: _pasmando_.
+
+ _pasmo_, spasimo.
+
+ _passa_, trascura, passano.
+
+ _passaio_, passaggio.
+
+ _passe_, 'buono è che lo _p._', che lo taccia.
+
+ _passi_, passioni.
+
+ _passone_, 'chi sta al _p._', l'accusato.
+
+ _pastile_, pasto parco, modesto.
+
+ _pastor_, 'lo _p._', il papa.
+
+ _pate_, padre.
+
+ _patéo_, patí.
+
+ _patere_, patire;
+ _pati_, patisci;
+ _pate_, patisci e patisce;
+ _patem_, soffriamo;
+ _patea_, _patéo_, _patío_, _patuta_.
+
+ _paternato_, paternitá.
+
+ _paternoso_, paterno.
+
+ _patremono_, possesso.
+
+ _patrino_, prete confessore.
+
+ _patto_, 'troverò _p._', stringerò amicizia.
+
+ _paura_, 'voce de gran _p._', che incute terrore.
+
+ _paventato_, spaventato.
+
+ _pavore_, spavento.
+
+ _pecata_, 'l'anema en _p._', nella pece (?).
+
+ _peccare_: _peccanno_, peccando.
+
+ _peccata_, peccati.
+
+ _peccate_, peccati.
+
+ _pecciole_ [_pecciòle_], pellicine.
+
+ _pede_, 'da _p._', al piede;
+ 'piglia 'l _p._', impedisce.
+
+ _pedochi_, pidocchi.
+
+ _pedovare_, andare a piedi.
+
+ _pegioranno_, peggiorando.
+
+ _peio_, peggio.
+
+ _pelegrinato_ e _peli-_, a guisa di pellegrino.
+
+ _pelegrino_, misero, randagio;
+ _-e_, meschine, poverette.
+
+ _Pelestrina_, 'monte _P._', monte di Palestrina.
+
+ _penace_, doloroso.
+
+ _penalitade_, _-ate_, pene, sofferenze.
+
+ _penato_, addolorato, doloroso;
+ _'l penato_, chi è sottoposto a pena;
+ pena, sofferenza.
+
+ _peniteza_, penitenza.
+
+ _penna_, cima, vetta.
+
+ _penosa_, 'me fai star _p._', in pena.
+
+ _pensamento_, pensiero.
+
+ _pensar_, pensiero.
+
+ _pensarsi_, pensare.
+
+ _pensato_, pensiero.
+
+ _pensire_, pensiero.
+
+ _pentire_, pentirsi.
+
+ _pento_, colorato, dipinto, rappresentato.
+
+ _pentura_, il volto dipinto.
+
+ _pentuto_, _-a_, pentito, -a.
+
+ _penura_, sofferenza.
+
+ _pera_, tasca, bisaccia.
+
+ _perceputo_, percepito.
+
+ _perchene_, ''l _p._', la causa.
+
+ _percussure_, percussore.
+
+ _perdati_, perdiate.
+
+ _perdenno_, perdendo.
+
+ _perdente_, 'non siam _p._', non perdiamo;
+ 'de tutto è _p._', perde tutto.
+
+ _perdenza_, perdita, dannazione;
+ 'fui en _p._', perdetti.
+
+ _perdére_, perdere.
+
+ _pèrdese_ [_perdese_], perde.
+
+ _perdimento_, perdita.
+
+ _perdire_, perdere.
+
+ _perdonanza_, perdono, indulgenza;
+ 'far _p._', perdonare.
+
+ _perdonazione_, perdono.
+
+ _perdono_, 'non me _p._', non mi risparmio.
+
+ _perfece_, perfezionò.
+
+ _perfine a_, fino a.
+
+ _perim_, periamo.
+
+ _perire_, dannare;
+ _perita_, deperita.
+
+ _periscerai_, perirai.
+
+ _perlongare_, prolungare.
+
+ _perpetuale_, perpetuo.
+
+ _perpetuo_, per sempre.
+
+ _perseveranno_, 'l'uno ha nome _p._', perseveranza.
+
+ _perseverare_ (transit.), continuare: _perseveri_;
+ 'si e' 'n bon _perseverare_', se bene perseveri.
+
+ _perseverazione_, perseveranza.
+
+ _persona_, espressione del volto;
+ alcuno.
+
+ _perta_, aperta.
+
+ _pertuso_, pertugio.
+
+ _peruta_, perita.
+
+ _pesanza_, sofferenza, dolore.
+
+ _pescetegli_, pesciolini.
+
+ _pescione_, pigione.
+
+ _petere_, chiedere: _peto_, _pete_.
+
+ _Petro_, 'santo _P._', san Pietro.
+
+ _peverata_, salsa piccante.
+
+ _piacemento_, piacere;
+ 'non m'è _p._', non mi talenta;
+ 'como fo tuo _p._', come ti piacque.
+
+ _piacenza_, piacere.
+
+ _piacire_, piacere.
+
+ _piana_, facile.
+
+ _piangea d'uno figlio_, si lamentava d'un figlio.
+
+ _piano_, 'de _p._', in forma facile.
+
+ _piatanza_, pietá.
+
+ _piatuso_, pietoso.
+
+ _picciolello_, piccolino.
+
+ _pieco_, pecora;
+ 'le _p._', le pecore;
+ 'de _p._ me voglio coprire', di lana.
+
+ _piena_, affanno, dolore.
+
+ _pietanza_, pietá.
+
+ _pigliara_ [_pigliára_], piglierebbe.
+
+ _pigliaría_, piglierei.
+
+ _piglio_, difficoltá;
+ 'hanno fatto _p._', han fatto presa.
+
+ _pili_, peli.
+
+ _pilo_, pila.
+
+ _pina_, pena.
+
+ _pingi_, dipingi.
+
+ _pino_, _-a_, pieno, -a;
+ 'en _p._', pienamente.
+
+ _piovuso_, piovoso.
+
+ _pisto_, pesto.
+
+ _piú_, maggiore;
+ 'donzelli _piú_ che tune', di piú alto lignaggio.
+
+ _placare_, pagare.
+
+ _placenza_, piacere.
+
+ _plenura_, abbondanza.
+
+ _plorare_, piangere, lamentarsi: _ploro_, _plorasse_.
+
+ _po_, appo, in confronto di.
+
+ _po_ (prep.), dietro, dopo, poi.
+
+ _po'_, posso.
+
+ _podere_, la proprietá;
+ 'al _p._ tuo t'arsomeglia', non fare piú di quanto puoi.
+
+ _pogna_, pugna.
+
+ _pognente_, pungente e pungenti.
+
+ _pogni_, poni.
+
+ _poi lei_, dietro a lei.
+
+ _polito_, _-a_, puro, gentile, avvenente.
+
+ _polzella_, ragazza.
+
+ _poma_, pomi.
+
+ _ponere_, porre: _poner_;
+ _pono_, _pònote_ [_ponote_], ti pongo;
+ _pogni_, poni;
+ _pona_, ponga e _ponam_ (cong.), poniamo;
+ _pone_, _pon_ e _pun_ (imperat.), poni.
+
+ _ponga_, borsa.
+
+ _pongnente_, pungente, doloroso.
+
+ _pontato_, appuntato, notato.
+
+ _ponto_, punto, momento;
+ avv., affatto.
+
+ _porri_, potresti.
+
+ _portadura_, vanitá;
+ 'fa' _p._', pavonéggiati.
+
+ _portare_, sopportare;
+ _portar_, _porto_;
+ _portimo_, sopportiamo;
+ _portata_.
+
+ _portatura_, 'a rota facea _p._', mi pavoneggiavo.
+
+ _porto_, 'lo _p._', la sofferenza.
+
+ _pos'_, io possa.
+
+ _posa_, riposo, refrigerio.
+
+ _posare_, riposare;
+ 'l'affetto _p._', cessare dalle tribolazioni.
+
+ _possedere_, 'lo _p._', il possesso.
+
+ _possessore_, possesso.
+
+ _posta_, 'questa _p._', questa volta;
+ 'a tua _p._', a tuo piacimento;
+ 'fagli cordogliosa _p._' gli dá dolore.
+
+ _posto_ (avv.), colá.
+
+ _potagione_, il bere.
+
+ _potare_, bere.
+
+ _potere_: _pos'_, _po_, posso;
+ _pote_, _puote_, _potemo_, _potem_, _ponno_, _potere_;
+ _possam_ (cong.), possiamo;
+ _porraio_, potrò;
+ _porrò_, _porrai_, _porrá_, _porrán_ [_porran_], _porría_,
+ _poresti_, potresti;
+ _porri_, potresti;
+ _potera_ [_potèra_], potrebbe;
+ _porramo_, _porram_, potremmo.
+
+ _poto_, bevanda.
+
+ _pozolente_, puzzolente.
+
+ _prebendato_, fornito di prebende: _gli prebendati_.
+
+ _precetta_, i precetti.
+
+ _precipitamento_, rovina.
+
+ _precipitanza_, precipizio.
+
+ _predata_, 'anima _pr._', presa dal diavolo.
+
+ _predicata_, esortata.
+
+ _prefazio._ Il Tresatti spiega: 'è quel che nella messa si dice in
+ voce dal sacerdote dopo l'offertorio. Ma in questo luogo è posto
+ invece della sentenza data dal papa contro di lui [Iacopone], di
+ condennazione a perpetuo carcere; la quale credo gli fusse cantata
+ per commissione papale in tuono di _Prefatio_ coll'_In saecula
+ saeculorum. Amen_'.
+
+ _pregarizio_, preghiera.
+
+ _preghimo_, preghiamo (imperat.).
+
+ _pregiune_, 'le _pr._', le prigioni.
+
+ _preite_, prete.
+
+ _prelazione_, dignitá ecclesiastica.
+
+ _prelato_, prete.
+
+ _prelia_, battaglie.
+
+ _preliare_, combattere.
+
+ _prelio_, battaglia.
+
+ _prena_, gravida.
+
+ _prenno_, pregno.
+
+ _prenno_, prendono.
+
+ _prescione_, prigione.
+
+ _prese_, 'ionto a quelle _p._', strette, difficoltá.
+
+ _presente_, 'far _pr._', regalare;
+ 'render _pr._', offrire.
+
+ _presente_, ora;
+ 'en _pr._', presentemente.
+
+ _prestolo_, domando, sollecito.
+
+ _presumenza_, presunzione.
+
+ _preferire_, trascurare, trascorrere: _preferita_.
+
+ _primero_, _-a_, primo, -a.
+
+ _primitate_, prioritá.
+
+ _principato_, i principati, in senso teologico.
+
+ _principato_, prevalenza.
+
+ _privare_, separare: _privato_.
+
+ _privata_, latrina.
+
+ _pro_, per.
+
+ _procaccia_, 'non val _pr._', è inutile affannarsi.
+
+ _procura tua ferita_, abbi cura della tua ferita.
+
+ _pro fare_, imparare, profittare.
+
+ _profetti_, vantaggi, di contro a _defetti_.
+
+ _proficere_, imparare, profittare.
+
+ _proferito_, offerto.
+
+ _proferuto_, offerto.
+
+ _profete_, profeti.
+
+ _profondo_, 'en _pr._', in basso;
+ 'giacea nel _pr._', nell'abbiezione;
+ 'en un _pr._ stante', stando umiliato.
+
+ _profunda_, profonda.
+
+ _promissione_, promessa.
+
+ _promitto_, prometto.
+
+ _pronta_, tempra.
+
+ _prova_, 'tanto è de dura _pr._', è a tutta prova.
+
+ _provarite_, proverete.
+
+ _pugne_, 'ha le _p._', sente il desiderio.
+
+ _pugni_, pungi.
+
+ _pulicato_, pulito, netto.
+
+ _pun_ (imperativo), poni.
+
+ _punito_, punizione.
+
+ _puo' la coda_, dietro la coda.
+
+ _puoco_, poco.
+
+ _puoi_ (avv.), poi.
+
+ _puolo_ [_puòlo_], lo puoi.
+
+ _puosa_, posa, riposo.
+
+ _puose_ [_puòse_], si può.
+
+ _pur_, solamente;
+ rafforzativo in alcune frasi, come: 'paiono _pur_ sanguíe', ecc.
+
+ _puse_, posi.
+
+ _puso_, posa, riposo.
+
+ _puteglioso_, puzzolente.
+
+ _putigliosa_, puzzolente.
+
+ _putire_, puzzare.
+
+ _putredissimo_, putridissimo.
+
+ _putulente_, puzzolente.
+
+ _puzulente_, puzzolente.
+
+
+ _qual_, il quale, la quale, qualunque;
+ _glie qual_, coloro i quali, se pur non si debba dividere
+ _gli equal_, gli uguali.
+
+ _qual omo_ e _qual om_, chiunque.
+
+ _qualunche_, chiunque, qualunque.
+
+ _quanto_, quantitá;
+ ''l _q._', la misura.
+
+ _que_, che, che cosa, quello, -a, -i, -e;
+ il quale, la quale, i quali, le quali.
+
+ _quegno_, quale;
+ _quegn'_, _-a_, _-e_.
+
+ _quella_, 'a _q._ son menato', son ridotto a tale.
+
+ _quesso_, cotesto.
+
+ _quietaio_, quiete.
+
+ _quegl_, quello, quelli;
+ _quigli_, quelli.
+
+ _quigno_, chi;
+ _-a_, quale.
+
+ _quiito_, quieto;
+ sost., quiete.
+
+ _quil_, quelli.
+
+ _quille_ e _quilli_, quelli.
+
+ _quinto_, 'en _q._ è partito', è diviso in cinque parti.
+
+ _quisso_, cotesto.
+
+
+ _rabassi_, inchini.
+
+ _radicina_, piccola radice.
+
+ _ragenza_, ingentilisce.
+
+ _ragione_, giustizia;
+ 'a _r._', secondo giustizia;
+ 'per _r._', giustamente, ragionevolmente.
+
+ _rama_, 'suoi _r._', rami.
+
+ _rametello_ e _rametel_, ramicello.
+
+ _ramina_, recipiente di rame.
+
+ _ramora_, rami.
+
+ _rampognoso_, 'sarò _r._', rampognerò.
+
+ _rancura_, odio.
+
+ _ranscire_, raschiare.
+
+ _rape_, rapisce.
+
+ _rapicciato_, riacceso.
+
+ _raputo_, rapito.
+
+ _rascione_ e _rascion_, ragione.
+
+ _rasmo_, prurito.
+
+ _rason_, ragione, causa.
+
+ _raspo_, malattia del cane.
+
+ _ratepidar_, intiepidire.
+
+ _razionata_, 'mente _r._', ragionevole, capace di ragionare.
+
+ _reami_, riami.
+
+ _rebandito_, sparso, diffuso.
+
+ _recepe_, ricevere: _recepi_, _recepe_, _receputo_.
+
+ _recepetore_, chi riceve.
+
+ _recepire_, ricevere.
+
+ _recerca_, versa, trabocca.
+
+ _recessare_, allontanare: _recessando_.
+
+ _recezione_, ricevimento.
+
+ _recipiente_, ricevente.
+
+ _recolta_, premio.
+
+ _recomparata_, riscattata, redenta.
+
+ _recomperato_, riscattato.
+
+ _recoprire_, compensare, rimediare.
+
+ _recordamento_, 'siate [síate] _r._', ricòrdati.
+
+ _recordanza_, 'fatta te fo _r._', ti fu ricordato.
+
+ _recordòne_, ricordò.
+
+ _rede_, 'li suoi _r._', eredi, figli.
+
+ _redetare_, ereditare.
+
+ _redetata_, ereditá.
+
+ _redetate_, 'lo 'nferno ha _r._', ha in ereditá.
+
+ _redire_, ritornare: _redisti_.
+
+ _redutto_, ridotto;
+ _-a_, _redutt'_.
+
+ _refrenato_, frenato.
+
+ _regnare_ (transitivo), dominare, governare.
+
+ _regoglio_, orgoglio.
+
+ _regoma_, 'la _r._', il reuma.
+
+ _Regoverci_. Il Tresatti spiega: 'nome finto da lui [Iacopone],
+ propriissimo al caso di quel fossato, ove vorrebbe essere
+ abbandonato: quasi rivo guercio, torto'.
+
+ _regraziare_, ringraziare: _regraziato_, ricompensato.
+
+ _reguardosi_, sospettosi.
+
+ _reiunti_, ricongiunti.
+
+ _relevamento_, 'far _r._', rilevarsi, alzarsi.
+
+ _relione_ e _relión_ [_relion_], religione.
+
+ _relioso_, _-i_, religioso.
+
+ _relustrata_, fatta chiara, lucente.
+
+ _remagni_, tu rimanga.
+
+ _remanía_, rimaneva.
+
+ _remeio_, rimedio.
+
+ _remortato_, affatto spento.
+
+ _rempire_, arricchire.
+
+ _remproperar_, rimproverare.
+
+ _remunerato_, remunerazione.
+
+ _remuta_, cambia.
+
+ _renchioso_, _-a_, rinchiuso.
+
+ _rencrescemento_, 'è _r._', rincresce.
+
+ _rendeglse_, gli si rende.
+
+ _Renderenie_. Il Tresatti spiega: 'Le rondini con corrotto vocabolo
+ sono chiamate a Todi dalla plebe _rendene_, dalla qual voce il poeta
+ formò _Renderenie_, per cui vòlse intendere un paese lontano: cioè
+ quello stesso ove circa il fine dell'autunno le rondinelle tornano'.
+
+ _renfranto_, 'canto _r._', di contro a canto _ritto_, cioè fermo.
+
+ _rengioire_, rallegrare.
+
+ _renna_, renda.
+
+ _renno_, regno.
+
+ _renunzata_, ripudiata.
+
+ _reprisi_, ripresi.
+
+ _reprobata_, 'vizia _r._', riprovati.
+
+ _reputamento_, addebito.
+
+ _repuzio_, riputazione.
+
+ _rebaldire_, rallegrare.
+
+ _resedisti_, sedesti nuovamente.
+
+ _resguardare_, contemplare: _resguarda_.
+
+ _resía_, eresia.
+
+ _respetto el_, riguardo al.
+
+ _respondente_, 'fosse _r._', rispondesse.
+
+ _responna_, risposta.
+
+ _responno_, rispondo.
+
+ _responsione_, risposta.
+
+ _responsura_, 'fa _r._', risponde.
+
+ _respusi_, risposi.
+
+ _restesse_, ristesse, si fermasse.
+
+ _resurressío_, risorse.
+
+ _retener_, trattenere.
+
+ _retenza_, resistenza o ritegno.
+
+ _retornimo_ (imperat.), ritorniamo.
+
+ _retornòne_, ritornò.
+
+ _retrare_, ritrarre.
+
+ _retrusa_, rinchiusa, nascosta.
+
+ _retto_, diretto.
+
+ _revenesse_, rivenisse.
+
+ _reverire_, riferire.
+
+ _reversate_, rovesciate.
+
+ _revivesce_, rivive, risorge.
+
+ _revocare_, richiamare, distogliere.
+
+ _revontare_, vomitare: _revonta_.
+
+ _ria_, riferito a moneta, falsa.
+
+ _ricevissi_, ricevessi.
+
+ _ride_, 'il tuo _r._', il tuo riso.
+
+ _rima_, ritmo, componimento rimato.
+
+ _rio_ (sost.), colpa.
+
+ _risme_, rime.
+
+ _riso_, 'col tuo mostrar de _r._', col tuo aspetto ridente.
+
+ _ristoro_, restituzione, rimborso.
+
+ _ritto_, _-a_, diretto, fermo, pronto, giusto: 'lato _r._', il lato
+ destro.
+
+ _robbata_, _-e_, rubata.
+
+ _robbatura_, 'messo t'èi a _r._', ti sei messo a rubare.
+
+ _roborato_, rinvigorito.
+
+ _rodetura_, corrosione.
+
+ _rogaria_ [_rogaría_], roveto.
+
+ _rogo_, domando.
+
+ _ròina_, rogna.
+
+ _Roma_, 'en corte i _R._', 'corte _R._', corte di Roma.
+
+ _rompenno_, rompendo.
+
+ _romure_, rumore.
+
+ _rosci_, rossi, infiammati: _roscie gengíe_, prive di denti.
+
+ _rosecava_, roderebbe.
+
+ _rosta_, resistenza, impedimento.
+
+ _rota_, 'a _r._ facea portatura', mi pavoneggiavo.
+
+ _rubente_, rosseggiate.
+
+ _ruina_, 'puoi c'abassa la _r._'. Il Tresatti spiega: 'l'uscio della
+ cateratta, ovvero quell'ordegno che si abassa'.
+
+
+ _saccarello_, piccolo sacco.
+
+ _sacci_, sappi.
+
+ _saccia_, sappia.
+
+ _saccio_, so.
+
+ _sacrificio_, la messa.
+
+ _sagetta_, saetta.
+
+ _sagettare_, saettare, scagliare: _sagetta_.
+
+ _sagitta_, _-e_, saetta.
+
+ _sagittare_, saettare: _sagitta_.
+
+ _saitta_, saetta.
+
+ _salamandrato_, 'cor _s._', che vive nel fuoco come la salamandra.
+
+ _Salamone_, Salomone.
+
+ _salaro_, salario.
+
+ _salavoso_, sporco.
+
+ _saldo_, 'non so _s._', non sono soddisfatto.
+
+ _salesti_, salisti.
+
+ _saleta_, 'piglia pian la tua _s._', sali dolcemente.
+
+ _salimento_, salita.
+
+ _salire_, insudiciare.
+
+ _sallo_, 'cavalca _s._', saldo, saldamente.
+
+ _salto_, assalto.
+
+ _salute_, salite;
+ 'cresce sue _s._', sale di piú;
+ 'fare le _s._', salire.
+
+ _salute_, saluti.
+
+ _saluto_, 'celestial _s._', salute celeste.
+
+ _saluto_, salito.
+
+ _salvaticata_, selvaggia.
+
+ _salvimo_ (congiuntivo), salviamo.
+
+ _sane_, 'sí reo sapor me _s._', ha sí cattivo sapore.
+
+ _sanguie_ [_sanguíe_], sanguinose.
+
+ _sannati_, sganasciati.
+
+ _sano_, 'non gli è. _s._', non gli giova.
+
+ _Santa Santoro_, Sancta Sanctorum.
+
+ _santade_, salute.
+
+ _santificòne_, santificò.
+
+ _santo_, chiesa.
+
+ _sapere_: _sapire_: _saccio_ e _sacci_, _saccia_, _sapem_;
+ _son_, sanno;
+ _saperálo_, lo saprai;
+ _saperasse_, si saprá;
+ _saperimo_, sapremo;
+ _sappi_, seppi;
+ _sapper_, seppero.
+
+ _sapienza_, 'fai gran _s._', operi molto saggiamente.
+
+ _sapire_, sapere.
+
+ _sapuri_, sapori.
+
+ _Sardenna_, Sardegna.
+
+ _sarocchiosa_, catarrosa.
+
+ _Sassogna_, Sassonia.
+
+ _satesfamme_, soddisfami.
+
+ _satisfacenza_, soddisfazione.
+
+ _satisfare_, soddisfare.
+
+ _savorita_, saporita.
+
+ _savoro_, dolce, saporito.
+
+ _sbagutito_, sbigottito.
+
+ _sbandegione_, 'ha fatto _sb._', è stato cacciato.
+
+ _sbandigione_, 'm'on fatta _sb._', mi hanno cacciato.
+
+ _sbarattata_, sbaragliata.
+
+ _scacco giocato_, scacco matto.
+
+ _scalone_, scala.
+
+ _scandalizata_, 'con Dio _sc._', perduta dinanzi a Dio.
+
+ _scapolato_, liberato.
+
+ _scarporire_, strappare, sradicare.
+
+ _scelenguato_, 'parlaran _sc._', balbetteranno.
+
+ _scelo_, lo sa.
+
+ _scere_, sapere.
+
+ _sceverita_, 'a la _sc._', al momento della separazione, della morte.
+
+ _sceverute_, separate, divise.
+
+ _Schiavonia_ [_Schiavonía_], Slavonia.
+
+ _schierne_, 'tiemmi a _sch._', mi schernisci.
+
+ _schirmere_, schermire, difendere.
+
+ _schirmete_, difese, ripari.
+
+ _schirmire_, difendere.
+
+ _schirmite_, 'con le vostre _sch._', male arti, civetterie.
+
+ _schirnimento_, scherno.
+
+ _schirnire_, schernire.
+
+ _scialbergare_, sgombrare.
+
+ _sciama_, odia.
+
+ _sciamore_, odio.
+
+ _sciarmato_, disarmato.
+
+ _sciliata_, slegata, separata.
+
+ _sciordenato_, _-i_, disordinato, smodato.
+
+ _scioverna_. Il Tressati spiega: 'Nelle
+ nostre parti colui il quale va or a mangiare con uno or con un
+ altro e cosí sparambia il suo, si dice sciovernarsi qua e lá'.
+
+ _scire_, sapere.
+
+ _scito_, _-a_, uscito.
+
+ _sciucco_, 'pianto _sc._', arido, senza lacrime.
+
+ _sciuna_, sola, sprovvista.
+
+ _scolta_, ascolta.
+
+ _scomunicato_, la scomunica.
+
+ _sconfitta_, fig., la morte.
+
+ _sconoscenza_, ingratitudine.
+
+ _sconta_, 'Dio lo peccato _sc._', toglie dal conto, dal debito.
+
+ _scontra_, incontro, verso, contro.
+
+ _scontrafatto_, deformato.
+
+ _scontrare_, avvenire, accadere;
+ _scontròne_, accadde;
+ _scontrato_, _-i_, _scontrade_.
+
+ _scontro_, 'mal _sc._', cattivo incontro.
+
+ _sconza_, sconcia, guasta.
+
+ _scoperto_, 'a _sc._', apertamente.
+
+ _scopresse_, scoprisse.
+
+ _scoprito_, scoperto.
+
+ _scorta_, compagnía;
+ _-e_, ricompense.
+
+ _scorte_, pronte, accorte.
+
+ _scorteggiante_, guida, conduttrice.
+
+ _scortico_, pomata per render morbida la pelle.
+
+ _scotegiante_, superba, orgogliosa.
+
+ _scottone_, scotto.
+
+ _scretta_, scritta;
+ _-e._
+
+ _Scrittura_, l'Evangelo.
+
+ _scrofizo_, 'coio _scr._', di scrofa.
+
+ _scrulla la danza_, scuoti le tue trecce, i tuoi ornamenti.
+
+ _scudato_, scudo;
+ difeso dallo scudo.
+
+ _scudone_, scudo.
+
+ _scura_, infelice, addolorata, peccaminosa.
+
+ _scurato_, oscurato;
+ _-a_, infelice.
+
+ _scusan_, 'se _sc._', si rifiutano.
+
+ _scusanza_, scusa.
+
+ _scusate_, 'en tuoi _sc._', per tua scusa.
+
+ _scuso_, rifiuto.
+
+ _scuto_, scudo.
+
+ _se'_, siede.
+
+ _sea_, sua.
+
+ _secará_, segherá.
+
+ _secolo_, il mondo.
+
+ _seconno_, secondo.
+
+ _secrete_, 'l'altissime _s._', segreti.
+
+ _secriti_, segreti.
+
+ _securanza_, certezza.
+
+ _securato_, reso certo, sicuro.
+
+ _sedile_, sedia apostolica.
+
+ _segellata_, 'mate _s._', vergine.
+
+ _segello_, sigillo.
+
+ _segna_, 'non fa _s._', non dá segno, non si mostra.
+
+ _segno_, vessillo.
+
+ _sembiaglia_, mischia, combattimento.
+
+ _semblaglia_, 'fece gran _s._', raccolse molta gente.
+
+ _semina_, semenza.
+
+ _sempremai_, vieppiú, sempre.
+
+ _senile_, il vecchio.
+
+ _sentenno_, sentendo.
+
+ _sentina_, bruttura.
+
+ _sentino_, sentina.
+
+ _sentitivi_, svegliatevi.
+
+ _sèntolo_ [_sentolo_], lo sentono.
+
+ _sentore_, facoltá di sentire, sentimento;
+ 'se ne fai piú _s._', se ancora ne parlerai.
+
+ _sequaci_, seguaci.
+
+ _sequire_, seguire: _sequir_;
+ _sequisce_, segue;
+ _sequente_.
+
+ _seráne_ [_serane_], sará.
+
+ _serba_, 'de me fatt'ha _s._', mi ha salvato.
+
+ _sere_, signore (vocativo).
+
+ _serina_, serena.
+
+ _sermone_, 'facendo suo _s._', parlando il proprio linguaggio.
+
+ _serrá_, sará.
+
+ _serrata_, 'ròina _s._', rogna fittissima.
+
+ _serrato_, 'far _s._', serrare.
+
+ _serrime_, chiusura.
+
+ _servare_, conservare ed osservare: _servar_;
+ _serva_, tien chiuso;
+ _sèrvate_, consèrvati;
+ _sèrvise_, si conservi;
+ _servando_, _servandote_;
+ _servata_.
+
+ _servemento_, 'fece el _s._', serví.
+
+ _servente_, 'li soi _s._', i servi.
+
+ _servire_, 'lassai lo tuo _s._', il tuo servizio;
+ 'en tuo _s._', per servirti.
+
+ _servito_, 'al suo _s._', servizio.
+
+ _servo_, schiavo.
+
+ _setta_, 'amara _s._', dolorosa compagnia.
+
+ _sforzare_, far violenza: _sforza_;
+ _sforzarolla_, la costringerò.
+
+ _sguardamento_, 'faceagli _sg._', la occhieggiavo.
+
+ _sguardare_, mirare, osservare: _sguarda_, _sguardano_, _sguardai_,
+ _sguardando_.
+
+ _sguardata_, 'la mia _sg._', il mio aspetto;
+ _-e_, sguardi.
+
+ _sguardato_, il contemplare, il mirare.
+
+ _sguardo_, 'per _sg._ de cruce', per rimirar la croce.
+
+ _side_, la sede.
+
+ _signorio_ [_signorío_], 'hai _s._', trionfi.
+
+ _silenzo_, silenzio.
+
+ _silere_, 'lo loro _s._', il lor silenzio: _sile_, taci;
+ _silete_, tacete.
+
+ _siloismi_, sillogismi.
+
+ _simiglia_, 'en la _s._', a somiglianza.
+
+ _simiglio_, 'lor _s._', a loro somiglianza;
+ 'senza _s._', senza pari.
+
+ _sinistro_, a sinistra.
+
+ _sio_, _-a_, suo, -a.
+
+ _sirágione_, ne saró.
+
+ _siron da star_, dovranno stare.
+
+ _site_, siete.
+
+ _sitire_, 'tant'è 'l _s._ de tua desianza', tanto forte è il tuo
+ desiderio;
+ _sitito_, desiderato.
+
+ _smaglia_, vien meno.
+
+ _smarruta_, smarrita.
+
+ _smesuranza_, grandezza, immensitá, sproporzione.
+
+ _smesurato_, 'parlando _sm._', oltre la capacitá dell'umano
+ intelletto.
+
+ _so_, suo.
+
+ _so_, sotto.
+
+ _soblima_, sublime.
+
+ _sofferente_, 'esser _s._', sopportare.
+
+ _sofferenza_, indugio.
+
+ _sofferire_, sopportare, permettere: _sofferiría_, _sofferito_.
+
+ _sofficiente_, sufficientemente.
+
+ _sofficiente_, 'esser _s._', sopportare.
+
+ _soffrire_, indugiare.
+
+ _sofisticato vero_, veritá apparente.
+
+ _sogiorno_, fasti, lusso;
+ 'far _s._', divertirsi.
+
+ _soi_, suoi;
+ 'le _soi_ mano' le sue mani.
+
+ _solfenal_, odore di zolfo.
+
+ _sòlia_ [_solia_], trono, sede celeste;
+ 'attento stai a mia _s._', mi attendi al varco.
+
+ _solidato_, solido;
+ 'acque _solidate_', ghiacciate.
+
+ _sollazzare_, 'il _s._', il divertimento, il piacere.
+
+ _sollicito_, sollecito.
+
+ _solva_, paghi.
+
+ _soma_, premio (iron.).
+
+ _somergitura_, 'farò _s._', mi sommergerò.
+
+ _sommergetura_, 'faccia _s._', si sommerga.
+
+ _sommettiriti_, sottometterete.
+
+ _somnia_, sogni.
+
+ _somniare_, sognare.
+
+ _somo_, peso.
+
+ _son_, sanno.
+
+ _sonagliando_, mandando suono di catene.
+
+ _sonarim_, suoneremo.
+
+ _sonno_, 'a _s._', spensieratamente.
+
+ _sonòcchiate_ [_sonocchiate_], svégliati.
+
+ _sònora_ [_sonora_], suoni.
+
+ _soperba_, superba.
+
+ _soperchianza_, il superfluo;
+ prepotenza.
+
+ _soprano_, sovrano.
+
+ _sopre_, sopra.
+
+ _sorte_, 'pete la sua _s._', quel che le spetta;
+ 'aver _s._', diritto;
+ 'paghi la _s._', quello che deve;
+ schiatta, progenie.
+
+ _sospetta_, 'ha _s._', ha in sospetto.
+
+ _sospezion_, sospetto.
+
+ _sospicasi_, sospetta.
+
+ _sostenetti_, sostenni, sopportai.
+
+ _sostenía_, sosteneva.
+
+ _soterrata_, 'nel fuoco _s._', gettata nel fuoco.
+
+ _sotilmente_, giudiziosamente.
+
+ _sotta_, sotto.
+
+ _sottano_, soggetto, inferiore.
+
+ _sottratto_, derubato;
+ 'fa 'l _s._', 'fa li _sottratti_', ruba.
+
+ _sottrare_, sottrarre, sapere: _sottra'_, sottrae.
+
+ _sovenesse_, sovvenisse.
+
+ _sozare_, insozzare: _sozata_.
+
+ _sozore_, sozzura.
+
+ _spalare_, manifestare, palesare: _spalato_.
+
+ _spaliando_, sparpagliando, spargendo all'aria.
+
+ _spanne_, 'tutto sto monno _sp._', invade.
+
+ _sparita_, divisa, abbandonata.
+
+ _sparte_, divide, allontana.
+
+ _sparvire_, sparviere.
+
+ _spavalde_, riferito alle mosche.
+
+ _spechiato_, immagine.
+
+ _spelagato_, 'amore _sp._', infinito, smisurato.
+
+ _spenne_, spende.
+
+ _spensare_, dispensare.
+
+ _speregiare_, raggiare: _speregia_.
+
+ _sperfonna_, 'se _sp._', sprofonda, rovina.
+
+ _spermento_, esperimento.
+
+ _spettato_, aspettato.
+
+ _speziale_, speciale.
+
+ _spezie_, forma.
+
+ _spiacemento_, 'è _sp._', dispiace.
+
+ _spicciatura_, pettinatura.
+
+ _spiegato_, spiegato.
+
+ _spinato_, coronato di spine.
+
+ _spineta_, luogo irto di spine.
+
+ _spinosa_, riccio.
+
+ _spiritale_ e _spirital_, spirituale.
+
+ _splacente_, sgradito.
+
+ _splaceza_, disgusto.
+
+ _splanare_, spiegare, dimostrare.
+
+ _splendiante_, splendente.
+
+ _splendimento_, splendore.
+
+ _splicar_, spiegare: _splico_.
+
+ _splumato_, fatto di piume.
+
+ _spogliamento_, 'è _sp._', spoglia.
+
+ _spogliao_, spogliò, privò.
+
+ _spogliature_, spogliamenti, privazioni.
+
+ _sponsare_, sposare: _sponsata_.
+
+ _sponso_, sposo.
+
+ _sprecatura_, lo spreco.
+
+ _sprobrato_, disprezzato, discacciato.
+
+ _spurione_, bastardo.
+
+ _squinantia_ [_squinantía_], angina.
+
+ _stabeleza_, stabilitá.
+
+ _stabilezza_, stabilitá.
+
+ _stacione_, abitazione;
+ fig., l'animo, il cuore.
+
+ _staendo_, stando, rimanendo.
+
+ _staesse_, stesse.
+
+ _stagione_, tempo: 'a la _st._', talvolta;
+ 'a _st._', per sempre;
+ 'en onne _st._', 'ad ogne _st._', 'onne _st._', sempre;
+ 'per _st._', per qualche tempo.
+
+ _staía_, stava.
+
+ _stainati_, fermi, fissi.
+
+ _stampiando_, urtando, spingendo.
+
+ _stando_, ''l tuo _st._', il tuo posto.
+
+ _stane_, tu stai;
+ sta.
+
+ _stanno_, stando.
+
+ _stare_, rimanere: _stando_, restando;
+ 'lo _st._', la condizione;
+ _stane_, stai e sta;
+ _ston_ e _sto_, stanno;
+ _staía_, stava;
+ _stetti_, _stai_, _staisti_, stessi;
+ _stava_, _gioce_ e _staraio_, starò;
+ _staesse_ e _stesse_, stessi, _starían_;
+ _stia_ (imp.), sta';
+ _staendo_ e _stando_.
+
+ _stascione_, 'se non prendi la _st._', se non cogli l'occasione.
+
+ _stata_, 'mia _st._', la mia vita.
+
+ _statera_, giustizia.
+
+ _statura_, 'scarsamente la _st._', relativamente alla persona.
+
+ _stazone_, dimora, prigione;
+ meta, destino.
+
+ _stemperòne_, intenerí, liquefece.
+
+ _stenguto_, spento.
+
+ _stermenare_, abbreviare.
+
+ _stermenata_, 'puza _st._', fortissima, insopportabile.
+
+ _stile_, costume.
+
+ _stímate_ [_stimate_], stigmate.
+
+ _stingni_, estingui.
+
+ _sto_, _-a_, _-i_, _-e_, cotesto, ecc.
+
+ _stomacone_, stomaco.
+
+ _stromento_, strumento.
+
+ _storto me so en ipocrisia_, mi son fatto ipocrita;
+ 'l'alma _storta_', peccatrice.
+
+ _straniato_, fatto estraneo.
+
+ _stravando_, strapazzando.
+
+ _stregnéme_, mi costringevano.
+
+ _strenga_, stringa.
+
+ _stretto_, misero, infelice;
+ _-a_, crudele;
+ 'mette a la _stretta_', opprime.
+
+ _strettura_, difficoltá, tormento.
+
+ _stromento_, 'fai te de me _str._', fate un contratto per riscattarmi;
+ 'non era tenuto per _str._', per contratto.
+
+ _strovele_, turpe, vergognoso.
+
+ _strutto_, _-a_, distrutto.
+
+ _studiante_, studente.
+
+ _stupefisi_, rimasi stupefatto.
+
+ _sturciata_, storpia.
+
+ _sturno_, schiera.
+
+ _stuta_, spegne, uccide.
+
+ _su_, suo.
+
+ _suavetoso_, soave.
+
+ _sublimato_, sublime.
+
+ _sublimo_, sublime.
+
+ _subvenuto_, aiutato.
+
+ _succurga_, soccorra.
+
+ _succurre_, soccorri.
+
+ _succurri_, soccorri.
+
+ _succurrite_, soccorrete.
+
+ _suddito_, di contro a _prelato_.
+
+ _sufficiente_, 'lo piú _s._', il piú idoneo.
+
+ _sufficienza_, 'non li par _s._', non gli pare abbastanza;
+ 'non farien _s._', non basterebbero.
+
+ _suiace_, soggiace.
+
+ _suiacemento_, soggezione.
+
+ _sumante_, 'fosse _s._', prendesse.
+
+ _sune_, su.
+
+ _suo maggiore_, maggiore di lui.
+
+ _superbietate_, superbia.
+
+ _surgere_, sorgere: _surgo_, _surge_, _surga_.
+
+ _Suria_ [_Suría_], Siria.
+
+ _sutigliamento_, intelligenza.
+
+ _sutiglianza_, 'a _s._', con astuzia.
+
+ _sutiglieza_, intelligenza.
+
+ _sutilissima_, astutissima.
+
+ _suto_, stato.
+
+ _suvarate_, pianelle di sughero.
+
+ _svalianza_, varietá, differenza.
+
+ _sveghi_, svegli.
+
+ _sviamento_, traviamento.
+
+ _svincigliando_, frustando col vinciglio.
+
+
+ _tacire_, tacere.
+
+ _talento_, 'essere in _t._', piacere.
+
+ _tanto_, 'en _t._ levata', cosí in alto;
+ col superl.: 'persona _t._ altissima'.
+
+ _taoliere_, banco, tavola da giuoco.
+
+ _targia_, scudo.
+
+ _targa_, targa, scudo.
+
+ _tasca_, borsa, bisaccia.
+
+ _taschetto_, borsa.
+
+ _tazo_, taccio.
+
+ _tege_, copre, nasconde.
+
+ _temenza_, timore.
+
+ _temperamento_, 'en _t._', temperati, austeri.
+
+ _tempestanza_, tempesta.
+
+ _tempestate_, difficoltá;
+ disgrazie, avversitá.
+
+ _tempestato_, combattuto, osteggiato;
+ tempesta.
+
+ _tempo_, 'non è per _t._', non è opportuno;
+ 'onne _t._', sempre, continuamente;
+ 'longo _t._ passato', da lungo tempo.
+
+ _temporal_, 'per _t._', per caso, qualche volta.
+
+ _tene_, te.
+
+ _tenebría_, tenebra profonda.
+
+ _tenebroso_, 'onne _t._', ogni tenebra.
+
+ _tenere_, pregiare: _tenerte_, _tengam_, teniamo.
+
+ _tenire_, tenere.
+
+ _tenore_, aiuto, sostegno, carattere.
+
+ _tentato_, tentazione.
+
+ _tento_, _-a_, tinto.
+
+ _tentòne_, tentò.
+
+ _Teotonicoro_, 'renno _T._', regno di Germania.
+
+ _tepedeza_, freddezza di affetto.
+
+ _terrafinato_, confinato.
+
+ _terráti_, ti asterrai.
+
+ _terribilita_, spaventata.
+
+ _terza_, sost., ora.
+
+ _tesaro_, tesoro.
+
+ _tesaurizi el tuo mercato_, guadagni lautamente.
+
+ _testificanza_, testimonianza.
+
+ _testo_, _-a_, cotesto.
+
+ _tia_, 'da _t._', da te.
+
+ _tieco_, teco.
+
+ _tio_, tuo.
+
+ _tiròne_, tirò.
+
+ _toccamento_, tatto;
+ 'fatto n'ho _t._', ne ho parlato.
+
+ _toccar_, bussare.
+
+ _toi_, tuoi.
+
+ _tollere_ e _toller_, togliere: _tollo_, _tolle_, _tol_, _tolleme_,
+ _tolli_, _tollime_, _tolléte_ [_tollete_], _tollíte_ [_tollite_];
+ _tolla_;
+ _tollevi_;
+ _tollerá_;
+ _tollería_;
+ _tolesse_;
+ _tollesse_;
+ _torrotte_;
+ _torrai_;
+ _tollendo_;
+ _tollendome_.
+
+ _tomento_, pomata.
+
+ _tomo_, caduta.
+
+ _tormentare_, soffrire: _tormentando_.
+
+ _tornare_, volgere: _torna_, tornano;
+ _tornata_, vòlta, trasformata.
+
+ _torte_, ingiuste.
+
+ _torto_, 'a _t._', crudelmente.
+
+ _toserate_, tosate.
+
+ _tossa_, tosse.
+
+ _totto_, tutto.
+
+ _traccia_, cammino.
+
+ _trademento_, 'so en _tr._', tradiscono.
+
+ _traduto_, tradito.
+
+ _tragesse_, traesse.
+
+ _tragiatto_, passaggio (?).
+
+ _tragisti_, traesti.
+
+ _traenno_, 'te ce mena _tr._', per forza.
+
+ _tralipare_, cadere o gettar giú dalla riva: _tralipato_, _-a_,
+ rovesciato.
+
+ _trangoscio_, mi angoscio.
+
+ _trano_, discordia, lotta.
+
+ _tranquillata_, fatta tranquilla.
+
+ _transire_, passare: _transito_ [_transíto_].
+
+ _translato_, trasportato.
+
+ _trapperia_ [_trappería_] (?).
+
+ _trare_, trarre, salvare, riscattare: _tra'_, trae;
+ _traine_ [_tráine_], ne trae;
+ _tragi_, tragga;
+ _traga_, traggano;
+ _tragesse_, traesse;
+ _tragisti_, traesti;
+ _trarai_, trarrai;
+ _traenno_, traendo.
+
+ _trasfisso_, trasformato.
+
+ _trasformanza_, trasformazione.
+
+ _trasse_, 'le pene che _tr._', che sopportò.
+
+ _trasversío_, confusione.
+
+ _trattabilitate_, possibilitá di trattare.
+
+ _trattato_, componimento poetico;
+ 'te dái en suo _tr._', in sua balía;
+ 'facce mali _trattate'_, commetta male azioni.
+
+ _tratto_, mossa, gesto, atto, mala azione, astuzia: 'dièglie 'l
+ _tr._', lo assalí;
+ 'faccio 'l _tr._', sono agli estremi.
+
+ _trattura_, estirpamento.
+
+ _travaglia_, dolore, molestia;
+ 'metter _tr._', tormentare: _travaglie_.
+
+ _travagliare_, soffrire.
+
+ _travalli_, travagli.
+
+ _travone_, trave.
+
+ _tredece_, tredici.
+
+ _tremore_, tremito, paura.
+
+ _trez'_, trecce.
+
+ _tribulanza_, dolore, pena.
+
+ _tristanza_, tristezza.
+
+ _tristare_, soffrire.
+
+ _tristore_ e _tristor_, tristezza, dolore.
+
+ _trombare_, suonare la tromba.
+
+ _troni_, tuoni.
+
+ _trovárese_, si troverebbe.
+
+ _trovòne_, trovò.
+
+ _ttutore_, 'a _tt._', sempre.
+
+ _tuo_, 'lo _t._ servire', il servirti;
+ 'en _t._ servire', per servirti;
+ 'lo _t._ affidato', chi si è affidato a te;
+ '_t._ miglior', miglior di te.
+
+ _turbanza_, turbamento.
+
+ _turbara_ [_turbára_], turberei.
+
+ _tusto_, duro, resistente.
+
+ _tutt'ore_, 'a _t._', sempre.
+
+ _tutture_, 'a _t._', sempre.
+
+
+ _ubidenza_, ubbidienza.
+
+ _uccidesse_, ucciderebbe.
+
+ _udimenti_, l'ascoltare.
+
+ _umbratura_, 'fará _u._', celerá.
+
+ _umiliata_, umiltá.
+
+ _unitato_, unione.
+
+ _unqua_, non mai: _unqua mai_, non mai;
+ _lá unqua_, dovunque.
+
+ _unquanco_, non ancora mai.
+
+ _unque_, 'lá _u._', dovunque.
+
+ _ura_, occasione, modo;
+ 'a nul' _u._', non mai;
+ 'ad _u._ ad _u._', sempre.
+
+ _usagio_, 'per _u._', abitualmente.
+
+ _usamento_, pratica, famigliaritá.
+
+ _usanza_, 'non era en _u._', non si usava;
+ 'per _u._', abitualmente.
+
+ _usare_, operare.
+
+ _uscire_, spirare, morire;
+ 'venni a l'_u._', nacqui.
+
+ _uso_, 'per _u._', abitualmente;
+ 'me so _u._', mi sono abituato.
+
+ _usura_, 'tollea l'_u._', esercitava l'usura.
+
+ _utri_, otri.
+
+
+ _vacare_, 'a Dio _v._', attendere a Dio.
+
+ _vaccio_, presto.
+
+ _valde_, 'mordendone _v._', fortemente.
+
+ _valenza_, valore.
+
+ _valimento_, valore.
+
+ _valore_, 'il molto _v._', una ricca ereditá.
+
+ _valura_, valore.
+
+ _valuta_, valore;
+ _valute_, 'a tutte mie _v._', con ogni mia possa.
+
+ _Vangelista_, Evangelista.
+
+ _vanura_, vanitá.
+
+ _vanuri_, vanitá.
+
+ _vasallaggio_, vassallaggio.
+
+ _vascello_, vasetto.
+
+ _vasecce_ [_vássece_], ci si va.
+
+ _vaseglie_, vasetti di medicinali.
+
+ _vedemento_, vista.
+
+ _vedere_ e _vedire_: _veio_, vedo;
+ _vei_, vede;
+ _vedemo_, _vedite_;
+ _vederimo_, vedremo;
+ _vedia_ [_vedía_] e _vidivi_;
+ _vide_, _vidde_, _viddi_;
+ _vede_ e _vide_ (imperat.);
+ _vedisse_, _veggia_, _veia_, _vegente_, _vedenno_, _viso_;
+ 'il mio _vedere_', il mio aspetto, 'col _v._', con lo sguardo;
+ _vederse_, vedere.
+
+ _vedimento_, vista.
+
+ _vedoveza_, privazione.
+
+ _veduto_, ''l _v._', le cose che si vedono.
+
+ _vegente onne omo nato_, dinanzi agli occhi di tutti.
+
+ _veghiare_ e _veghiar_, vegliare: _veghio_.
+
+ _veio_, 'el suo _v._', la sua vista.
+
+ _velle_, ''l mio _v._', la mia volontá.
+
+ _vencer_, vincere;
+ _véncelo_ [_vencelo_], lo vince;
+ _vencía_;
+ _vicque_, vinse;
+ _vensero_, vinsero;
+ _venciuto_, _-e_, vinto;
+ _vento_, _-e_.
+
+ _venco_, vinciglio.
+
+ _vendecanza_, vendetta.
+
+ _vendegnato_, vendemmiato.
+
+ _venditta_, vendetta.
+
+ _venen_, veleno.
+
+ _venenato_, avvelenato.
+
+ _venenno_, venendo.
+
+ _venenose_, velenose.
+
+ _venére_, venire.
+
+ _venga_, vengano.
+
+ _vengnata_, vendicata.
+
+ _veniare_, riposare.
+
+ _venino_, veleno.
+
+ _venta_, 'la _v._', la vittoria.
+
+ _ventrata_, il ventre pregno.
+
+ _ver_ ed _en ver_, verso.
+
+ _vergata_, diversitá.
+
+ _vergato_, abiti di piú colori.
+
+ _vergognare_, vergognarsi: _vergogni_, _vergogna_, _vergognan_;
+ 'col _vergognare_', con la vergogna.
+
+ _vermigni_, vermigli.
+
+ _vernato_, inverno.
+
+ _vero_, veramente.
+
+ _verráne_ [_verrane_], verrá.
+
+ _vertá_, veritá.
+
+ _vescovata_, vescovado.
+
+ _vespertino_, all'ora del vespro.
+
+ _vessazion_, tormenti.
+
+ _vessica_, vescica.
+
+ _vestaro_, vestiario, ma nel senso di luogo ove si conservano
+ le vesti.
+
+ _vestigia_, braccia.
+
+ _vestute_, vestite.
+
+ _vetare_, vietare: _vétame_ [_vetame_], _vétate_ [_vètate_, _vetate_];
+ _véto_ [_veto_], vietato.
+
+ _vexello_, vessillo.
+
+ _vezato_, 'mal _v._', male avvezzo.
+
+ _via_, 'longa _v._ assai m'è paruto andare', m'è parso d'aver fatto
+ lungo viaggio.
+
+ _vicena_, vicina.
+
+ _vicinanza_, compagnia.
+
+ _vicinata_, compagnia.
+
+ _vicque_, vinse.
+
+ _viduitate_, privazione.
+
+ _vigorando_, acquistando vigore.
+
+ _vilanza_, avvilimento, umiltá;
+ 'tenuto m'ha en _v._', mi ha tenuto a vile.
+
+ _vilare_ e _vilar_, avvilire e umiliarsi: _vilato_.
+
+ _vileza_, di contro a _gentileza_.
+
+ _viliata_, avvilita.
+
+ _vilisco_, ho a vile.
+
+ _vina_, vini.
+
+ _virginia_, vergine.
+
+ _virgo_, 'Giesse _v._', la vergine di Iesse.
+
+ _visagio_, sguardo.
+
+ _visco_, vischio.
+
+ _visione_, contemplazione.
+
+ _viso_, vista, sguardo, aspetto, visione.
+
+ _visso_, _-a_, vissuto.
+
+ _vittore_, vincitore.
+
+ _vivacce_, presti, pronti.
+
+ _vivaceza_, prestezza, prontezza.
+
+ _vivamo_, viviamo (congiuntivo).
+
+ _vivanna_, vivanda.
+
+ _vivesce_, vive.
+
+ _vivitare_, 'en mio _v._', durante tutta la mia vita.
+
+ _vocare_, 'lussuria è suo _v._', si chiama l.: _vocava_,
+ _vocato_, _-a_.
+
+ _voce_ 'gli dái la _v._', lo approvi.
+
+ _voitare_, vuotare: _voitata_.
+
+ _vol_, vogliono.
+
+ _volentire_, volentieri.
+
+ _volere_: _vo'_, voglio, _vòli_ [_voli_], _vòle_ [_vole_], _vuoli_,
+ _vòl_, _vuol_;
+ _volem_, vogliamo;
+ _vono_ e _vol_, vogliono;
+ _vogli_, tu voglia;
+ _volea_, volevano;
+ _volisse_, volessi;
+ _vòlse_ [_volse_], _vòlsi_ [_volsi_] e _vòls'_, volli;
+ _vòlse_ [_volse_] e _vuolse_, volle;
+ _vòlsete_, ti volle;
+ _vòlser_ [_volser_], vollero e _vòlserme_, mi vollero.
+
+ _volontire_, volentieri.
+
+ _volta_, 'a questa _v._', per questa v.
+
+ _voluntere_, volentieri.
+
+ _von_, vanno.
+
+ _vono_, vogliono.
+
+ _vorato_, divorato.
+
+ _voratura_, 'lupo en _v._', che divora.
+
+ _vuce_, voce.
+
+ _vulneranno_, ferendo.
+
+ _'vuto_, avuto.
+
+
+ _zambra_, camera.
+
+ _zampagliato_, intricato, impedito nelle gambe.
+
+ _zanzavaglia_, combatte.
+
+ _zifra_, 'staragioce per _z._', non conterò nulla.
+
+ _zitello_, bambino.
+
+ _zito_, fanciullo, vergine.
+
+ _zizaglia_, zizzania.
+
+ _zona_, fascia, cintura.
+
+ _zona_, cinge.
+
+
+
+
+INDICE DEI CAPOVERSI
+
+
+ Ad l'amor ch'è venuto--en carne a noi se dare pag. 146
+
+ A fra Ianne da la Verna--ch'en quartana se scioverna » 142
+
+ Alte quattro virtute--son cardinal chiamate » 165
+
+ Amor che ami tanto,--ch'io non so dir lo quanto » 198
+
+ Amor contrafatto--spogliato de vertute » 66
+
+ Amor de caritate,--perché m'hai sí ferito » 210
+
+ Amor, diletto amore,--perché m'hai lassato, amore » 155
+
+ Amor diletto,--Cristo beato » 57
+
+ Amor dolce senza pare--sei tu, Cristo, per amare » 196
+
+ Anima che desideri--d'andare ad paradiso » 74
+
+ Assai me sforzo a guadagnare--se 'l sapesse conservare » 59
+
+ Audite una entenzone--ch'era fra doi persone » 41
+
+ Audite una 'ntenzone--ch'è 'nfra l'anima e 'l corpo » 6
+
+
+ Cinque sensi mess'on pegno--ciascun d'esser el piú breve » 11
+
+ Con gli occhi ch'agio nel capo--la luce del dí mediante » 106
+
+
+ Donna del paradiso,--lo tuo figliolo è preso » 230
+
+
+ En cinque modi appareme--lo Signor en esta vita » 105
+
+ Ensegnatime Iesú Cristo,--ché lo voglio trovare » 88
+
+ En sette modi, co a me pare,--distinta è orazione » 103
+
+
+ Fede, spene e caritade--gli tre ciel vòl figurare » 160
+
+ Figli, nepoti e frati,--rendete el maltolletto » 34
+
+ Fiorito è Cristo nella carne pura » 245
+
+ Frate Ranaldo, dove se' andato?--de quolibet sí hai disputato? » 32
+
+ Fuggo la croce che me devora » 175
+
+
+ Guarda che non caggi, amico,--guarda! » 12
+
+
+ Iesú Cristo se lamenta--de la Chiesa romana » 119
+
+
+ La bontate enfinita--vòl enfinito amore » 181
+
+ La Bontade se lamenta--che l'Affetto non l'ha 'mata » 172
+
+ La fede e la speranza--m'on fatta sbandigione » 226
+
+ L'amor ch'è consumato--nullo prezzo non guarda » 244
+
+ L'amor lo cor sí vòl regnare,--discrezion vòl contrastare » 179
+
+ L'anema ch'è viziosa--a lo 'nferno è simigliata » 24
+
+ La superbia de l'altura--ha fatte tante figliole » 26
+
+ La Veritade piange,--ch'è morta la Bontade » 117
+
+ L'omo che può la sua lengua domare » 200
+
+ L'omo fo creato virtuoso » 90
+
+ Lo pastor per mio peccato--posto m'ha fuor dell'ovile » 128
+
+
+ Molto me so delongato--de la via che i santi on calcato » 60
+
+
+ O alta penitenza,--pena en amor tenuta » 9
+
+ O amor che m'ami,--prendime a li toi ami » 194
+
+ O amor de povertate--regno de tranquillitate » 134
+
+ O Amor, divino amore,--amor che non se' amato » 187
+
+ O amor, divino amore,--perché m'hai assediato » 190
+
+ O amore muto,--che non vòi parlare » 178
+
+ O anema fedele--che te vòli salvare » 65
+
+ O anima mia--creata gentile » 71
+
+ O castitate, fiore--che te sostene amore » 77
+
+ O corpo enfracedato,--io so l'anema dolente » 28
+
+ O coscienza mia,--grande me dái mo reposo » 114
+
+ O Cristo onnipotente,--dove se' enviato » 84
+
+ O Cristo onnipotente,--ove sète enviato » 86
+
+ O Cristo pietoso,--perdona el mio peccato » 38
+
+ O derrata, guarda al prezo,--se te vuoli enebriare » 170
+
+ O dolce amore,--c'hai morto l'amore » 191
+
+ O femene, guardate--a le mortal ferute » 15
+
+ O Francesco, da Dio amato,--Cristo en te s'ène mostrato » 139
+
+ O Francesco povero,--patriarca novello » 136
+
+ O frate, guarda 'l viso--se vuoi ben riguarire » 13
+
+ O frate mio, briga de tornare--nante ch'en morte si' pigliato » 17
+
+ O iubilo del core,--che fai cantar d'amore » 177
+
+ O libertá, subietta--ad omne creatura » 68
+
+ O megio virtuoso,--retenuta bataglia » 79
+
+ O me lasso, dolente,--ca lo tempo passato » 36
+
+ Omo che vol parlare,--emprima déi pensare » 167
+
+ Omo, de te me lamento--che me vai pur fugendo » 54
+
+ Omo, mettete a pensare--onde te vieti el gloriare » 44
+
+ Omo, tu se' engannato,--ché questo mondo t'ha cecato » 33
+
+ O novo canto,--c'hai morto el pianto » 143
+
+ O papa Bonifazio,--io porto el tuo prefazio » 127
+
+ O papa Bonifazio,--molt'hai iocato al mondo » 130
+
+ O peccator dolente,--che a Dio vuol retornare » 239
+
+ Or chi averá cordoglio?--vorríane alcun trovare » 153
+
+ O Regina cortese,--io so a voi venuto » 1
+
+ Or se parrá chi averá fidanza » 115
+
+ Or udite la battaglia--che me fa el falso Nemico » 109
+
+ O Signor, per cortesia,--mandame la malsanía » 112
+
+ O Vergine piú che femina--santa Maria beata » 3
+
+ O vita de Iesú Cristo,--specchio de veritate » 81
+
+ O vita penosa, continua battaglia » 45
+
+
+ Peccator, chi t'ha fidato,--che de me non hai temenza » 19
+
+ Perché m'hai tu creata,--o creatore Dio » 242
+
+ Piange la Ecclesia,--piange e dolura » 121
+
+ Piangi, dolente anima predata » 158
+
+ Povertade enamorata,--grand'è la tua signoria » 133
+
+
+ Quando t'alegri, omo de altura » 51
+
+ Que fai, anema predata?--Faccio mal, ché so dannata » 30
+
+ Que farai, fra Iacovone?--se' venuto al paragone » 124
+
+ Que farai, morte mia,--che perderai la vita » 234
+
+ Que farai, Pier da Morrone?--èi venuto al paragone » 123
+
+
+ Sapete voi novelle de l'amore » 183
+
+ Senno me pare e cortesia--empazir per lo bel Messia » 193
+
+ Se per diletto tu cercando vai » 255
+
+ Sí como la morte face--a lo corpo umanato » 22
+
+ Signore, damme la morte--nante ch'io piú te offenda » 21
+
+ Solo a Dio ne possa piacere,--non me ne curo » 62
+
+ Sopr'onne lengua amore,--bontá senza figura » 219
+
+
+ Tale qual è, tal è;--non c'è religione » 64
+
+ Troppo m'è grande fatica,--Meser, de venirte drieto » 236
+
+ Troppo perde el tempo chi non t'ama » 248
+
+
+ Udite una entenzone--ch'è fra Onore e Vergogna » 233
+
+ Un arbore è da Dio plantato--lo qual amor è nominato » 207
+
+
+ Vorría trovare chi ama;--molti trovo che sé ama » 169
+
+
+
+
+INDICE
+
+
+ I. De la beata Vergine Maria e del peccatore pag. 1
+
+ II. De la beata Vergine Maria » 3
+
+ III. Contenzione infra l'anima e corpo » 6
+
+ IV. De la penitenzia » 9
+
+ V. De cinque sentimenti » 11
+
+ VI. De la guarda de sentimenti » 12
+
+ VII. De pericoli che intervengono a l'uomo che non
+ guarda bene el viso ed altri sentimenti » 13
+
+ VIII. De l'ornamento delle donne dannoso » 15
+
+ IX. Consiglio de l'amico a l'altro amico che voglia
+ tornare a Dio » 17
+
+ X. Como Dio induce el peccatore a penitenza » 19
+
+ XI. De l'anema contrita de l'offesa di Dio » 21
+
+ XII. Como l'anema deventa morta per el peccato » 22
+
+ XIII. Como l'anima viziosa è inferno; e per lume de la
+ grazia poi se fa paradiso » 24
+
+ XIV. Como li vizi descendono da la superbia » 26
+
+ XV. Como l'anema retorna al corpo per andare al iudicio » 28
+
+ XVI. Como l'appetito de laude fa operare molte cose
+ senza frutto » 30
+
+ XVII. De frate Ranaldo, quale era morto » 32
+
+ XVIII. Como l'omo è acecato dal mondo » 33
+
+ XIX. De l'omo che non satisfece in vita sua del mal
+ acquistato » 34
+
+ XX. Del scelerato peccatore penitente » 36
+
+ XXI. De quello che domanda perdonanza da poi la morte » 38
+
+ XXII. De la vita de l'omo redutta a la vechieza » 41
+
+ XXIII. De la viltá de l'omo » 44
+
+ XXIV. Como la vita de l'omo è penosa » 45
+
+ XXV. De la contemplazione de la morte ed incinerazione
+ contra la superbia » 51
+
+ XXVI. Como Cristo se lamenta dell'omo peccatore » 54
+
+ XXVII. Como l'anima domanda aiuto contra la battaglia de
+ li sensi corporali » 57
+
+ XXVIII. De la impazienzia che fa tutti li beni perdere » 59
+
+ XXIX. De la ipocrisia » 60
+
+ XXX. De la iustizia e falsitá » 62
+
+ XXXI. Como la curiosa scienzia e l'ambizione sono
+ destruttive de la puritá » 64
+
+ XXXII. Como è da guardarse da' lupi che vengono sotto
+ vesta de pecora » 65
+
+ XXXIII. De l'amore falso che offende le virtú » 66
+
+ XXXIV. De la differenzia intra el vero e falso amore, ed
+ intra la scienzia acquisita ed infusa » 68
+
+ XXXV. Esortazione a l'anima propria che, considerata la
+ sua nobilitá, non tardi la via a l'amor divino » 71
+
+ XXXVI. Como l'anima vestita de vertú passa a la gloria » 74
+
+ XXXVII. De la castitá, la quale non basta a l'anima senza
+ l'altre virtute » 77
+
+ XXXVIII. Como è difficile passare per el megio virtuoso » 79
+
+ XXXIX. Como la vita di Iesú è specchio de l'anima » 81
+
+ XL. Como li angeli domandano a Cristo la cagione de
+ la sua peregrinazione nel mondo » 84
+
+ XLI. Como li angeli si maravigliano de la peregrinazione
+ de Cristo nel mondo » 86
+
+ XLII. Como l'anima priega li angeli che l'insegnino ad
+ trovar Iesú Cristo » 88
+
+ XLIII. De la misericordia e iustizia e como fu l'omo
+ reparato: e parlano diversi » 90
+
+ XLIV. De le petizione che sono nel paternostro » 103
+
+ XLV. Como Dio appare ne l'anima en cinque modi » 105
+
+ XLVI. Como l'anima per fede viene a le cose invisibile » 106
+
+ XLVII. De la battaglia del Nemico » 109
+
+ XLVIII. De l'infirmitá e mali che frate Iacopone demandava
+ per eccesso de caritá » 112
+
+ XLIX. De la coscienzia pacificata » 114
+
+ L. De la grande battaglia de Anticristo » 115
+
+ LI. Como la veritá piange ch'è morta la bontade » 117
+
+ LII. Como Cristo se lamenta de la Chiesa romana » 119
+
+ LIII. Del pianto de la Chiesa redutta a mal stato » 121
+
+ LIV. Epistola a Celestino papa quinto, chiamato prima
+ Pietro da Morrone » 123
+
+ LV. Cantico de frate Iacopone de la sua pregionia » 124
+
+ LVI. Epistola a papa Bonifazio ottavo » 127
+
+ LVII. Epistola seconda al prefato papa » 128
+
+ LVIII. Epistola terzia al prefato papa da poi ch'el fo
+ preso » 130
+
+ LIX. De la santa povertá signora de tutto » 133
+
+ LX. De la santa povertá e suo triplice cielo » 134
+
+ LXI. De san Francesco e de sette apparizione de croce a
+ lui e de lui fatte » 136
+
+ LXII. De san Francesco e de le battaglie del Nemico
+ contra lui » 139
+
+ LXIII. Epistola consolatoria a frate Ioanni da Fermo ditto
+ da la Verna per la stanzia dove anco se riposa:
+ transferita en vulgare la parte litterale, quale
+ è prosa » 142
+
+ LXIV. Cantico de la nativitá de Iesú Cristo » 143
+
+ LXV. Cantico secondo de la nativitá de Cristo » 146
+
+ LXVI. Pianto che fa l'anima per la occultazione de la
+ grazia » 153
+
+ LXVII. Como l'anema se lamenta de l'amore divino partito » 155
+
+ LXVIII. Como l'anima piange la partita del suo amore » 158
+
+ LXIX. Arbore de ierarchia simile a l'angelica: fondata
+ sopra la fede, speranza e caritate » 160
+
+ LXX. De le quattro virtú cardinale » 165
+
+ LXXI. Como Cristo se reposa ne l'anima ornata de virtú,
+ como sposo con la sposa » 167
+
+ LXXII. Como el vero amore del prossimo in pochi se trova » 169
+
+ LXXIII. Del gran prezo dato per vil derrata, cioè Cristo
+ per l'omo » 170
+
+ LXXIV. La bontá divina se lamenta de l'affetto creato » 172
+
+ LXXV. De la diversitá de contemplazione de croce » 175
+
+ LXXVI. Del iubilo del core che esce in voce » 177
+
+ LXXVII. De l'amor muto » 178
+
+ LXXVIII. De l'amor vero e discrezion falsa » 179
+
+ LXXIX. Della bontá divina e volontá creata » 181
+
+ LXXX. De l'amore divino destinto in tre stati » 183
+
+ LXXXI. De l'amor divino e sua laude » 187
+
+ LXXXII. Como l'anima trova Dio in tutte creature per mezo
+ de sensi » 190
+
+ LXXXIII. De l'amore de Cristo in croce, e como l'anima
+ desidera de morir con lui » 191
+
+ LXXXIV. Como è somma sapienzia essere reputato pazo per
+ l'amor de Cristo » 193
+
+ LXXXV. Como se deve amar Cristo liberalmente como esso
+ amò noi » 194
+
+ LXXXVI. Como l'anima dimanda perdonanza de l'offensione e
+ gusto d'amore » 196
+
+ LXXXVII. De l'amor divino, la misura del quale è incognita » 198
+
+ LXXXVIII. Como in l'omo perfetto sono figurate le tre
+ ierarchie con li novi cori de angeli » 200
+
+ LXXXIX. Arbore dell'amore divino » 207
+
+ XC. Como l'anima se lamenta con Dio de la caritá
+ superardente in lei infusa » 210
+
+ XCI. Come l'anima per santa nichilitá e caritá perviene
+ a stato incognito ed indicibile » 219
+
+ XCII. Como per la ferma fede e speranza se perviene a
+ triplice stato de nichilitá » 226
+
+ XCIII. Pianto de la Madonna de la passione del figliolo
+ Iesú Cristo » 230
+
+ XCIV. Como l'onore e la vergogna contendono insieme » 233
+
+ XCV. Altro cantico nel quale pur se parla de
+ anichilazione e trasformazione, come nella XCII
+ lauda de sopra posta. Ed in due stanzie de questa
+ appare defetto » 234
+
+ XCVI. Excusazione che fa el peccatore a Dio de non poter
+ far la penitenzia a la quale da lui è confortato » 236
+
+ XCVII. Amaestramento al peccatore che se vòle reconciliare
+ con Dio » 239
+
+ XCVIII. Como la ragione conforta l'anima che retorni a Dio » 242
+
+ XCIX. Condizione del perpetuo amore » 244
+
+ C. De la incarnazione del verbo divino » 245
+
+ CI. Como il vero amore non è ozioso » 248
+
+ CII. Come è da cercare Iesú per sommo diletto, el quale
+ è nostro fine: e cusí termina in lui questo volume » 255
+
+
+ Nota » 257
+
+
+ Glossario » 273
+
+
+ Indice dei capoversi » 309
+
+
+
+
+ * * * * *
+
+
+NOTA DEL TRASCRITTORE
+
+
+L'ortografia e la punteggiatura originali sono state mantenute.
+
+Sono stati inoltre corretti i seguenti refusi (correzione nella riga
+sotto):
+
+ --Del mondo ch'agio 'l vestire,--vegente voi, me ne spoglio.
+ --Del mondo ch'agio 'l vestire,--vegente voi, me ne spoglio,
+
+ COMO DIO APPARE NE L'ANINA EN CINQUE MODI
+ COMO DIO APPARE NE L'ANIMA EN CINQUE MODI
+
+ Pareme cielo stellato--chi da questi tre è spogliato.
+ Pareme cielo stellato--chi da questi tre è spogliato,
+
+ Cristo adorato!--
+ Cristo adorato!»--
+
+ todini: et in la seconda si vede certi defecti (Nota del Benaccorsi)
+ todini: et in la seconda si vede certi defecti (Nota del Bonaccorsi)
+
+ che si trovino in quella cittá: et doi altri vilumi pur antichi
+ che si trovino in quella cittá: et doi altri volumi pur antichi
+
+Il testo spazieggiato è delimitato dal carattere =.
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of Le Laude, by Iacopone da Todi
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LE LAUDE ***
+
+***** This file should be named 29977-8.txt or 29977-8.zip *****
+This and all associated files of various formats will be found in:
+ https://www.gutenberg.org/2/9/9/7/29977/
+
+Produced by Claudio Paganelli, Emanuela Piasentini and the
+Online Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net
+(Images generously made available by Editore Laterza and
+the Biblioteca Italiana at
+http://www.bibliotecaitaliana.it/ScrittoriItalia)
+
+
+Updated editions will replace the previous one--the old editions
+will be renamed.
+
+Creating the works from public domain print editions means that no
+one owns a United States copyright in these works, so the Foundation
+(and you!) can copy and distribute it in the United States without
+permission and without paying copyright royalties. Special rules,
+set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to
+copying and distributing Project Gutenberg-tm electronic works to
+protect the PROJECT GUTENBERG-tm concept and trademark. Project
+Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you
+charge for the eBooks, unless you receive specific permission. If you
+do not charge anything for copies of this eBook, complying with the
+rules is very easy. You may use this eBook for nearly any purpose
+such as creation of derivative works, reports, performances and
+research. They may be modified and printed and given away--you may do
+practically ANYTHING with public domain eBooks. Redistribution is
+subject to the trademark license, especially commercial
+redistribution.
+
+
+
+*** START: FULL LICENSE ***
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+THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
+PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
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+(or any other work associated in any way with the phrase "Project
+Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project
+Gutenberg-tm License (available with this file or online at
+https://gutenberg.org/license).
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+Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm
+electronic works
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+electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
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+the terms of this agreement, you must cease using and return or destroy
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+If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project
+Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the
+terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or
+entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8.
+
+1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
+used on or associated in any way with an electronic work by people who
+agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
+things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
+even without complying with the full terms of this agreement. See
+paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
+Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
+and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
+works. See paragraph 1.E below.
+
+1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
+or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
+Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the
+collection are in the public domain in the United States. If an
+individual work is in the public domain in the United States and you are
+located in the United States, we do not claim a right to prevent you from
+copying, distributing, performing, displaying or creating derivative
+works based on the work as long as all references to Project Gutenberg
+are removed. Of course, we hope that you will support the Project
+Gutenberg-tm mission of promoting free access to electronic works by
+freely sharing Project Gutenberg-tm works in compliance with the terms of
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+the work. You can easily comply with the terms of this agreement by
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+Gutenberg-tm License when you share it without charge with others.
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+what you can do with this work. Copyright laws in most countries are in
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+the laws of your country in addition to the terms of this agreement
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+creating derivative works based on this work or any other Project
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+Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, performed, viewed,
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+from the public domain (does not contain a notice indicating that it is
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+through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the
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+
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+ returns. Royalty payments should be clearly marked as such and
+ sent to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation at the
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+
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+ and discontinue all use of and all access to other copies of
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+
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+ money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
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+ of receipt of the work.
+
+- You comply with all other terms of this agreement for free
+ distribution of Project Gutenberg-tm works.
+
+1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project Gutenberg-tm
+electronic work or group of works on different terms than are set
+forth in this agreement, you must obtain permission in writing from
+both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
+Hart, the owner of the Project Gutenberg-tm trademark. Contact the
+Foundation as set forth in Section 3 below.
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+1.F.
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+INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
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+defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
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+received the work on a physical medium, you must return the medium with
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+providing it to you may choose to give you a second opportunity to
+receive the work electronically in lieu of a refund. If the second copy
+is also defective, you may demand a refund in writing without further
+opportunities to fix the problem.
+
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+in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS' WITH NO OTHER
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+WARRANTIES OF MERCHANTIBILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
+
+1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
+warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
+If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
+law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
+interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
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+or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
+work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
+Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
+
+
+Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
+electronic works in formats readable by the widest variety of computers
+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation web page at https://www.pglaf.org.
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
+https://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
+permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at
+809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
+business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
+information can be found at the Foundation's web site and official
+page at https://pglaf.org
+
+For additional contact information:
+ Dr. Gregory B. Newby
+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
+
+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To
+SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
+particular state visit https://pglaf.org
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including including checks, online payments and credit card
+donations. To donate, please visit: https://pglaf.org/donate
+
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
+
+Professor Michael S. Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
+
+
+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
+unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
+keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
+
+
+Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
+
+ https://www.gutenberg.org
+
+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
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