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+The Project Gutenberg EBook of I suicidi di Parigi, by
+Ferdinando Petruccelli della Gattina
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+
+Title: I suicidi di Parigi
+
+Author: Ferdinando Petruccelli della Gattina
+
+Release Date: September 28, 2008 [EBook #26717]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I SUICIDI DI PARIGI ***
+
+
+
+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the
+Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
+(This file was produced from images generously made
+available by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano)
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+I SUICIDI DI PARIGI
+
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+Proprietà letteraria riservata. I SUICIDI DI PARIGI
+
+
+ROMANZO
+
+DI
+
+PETRUCCELLI DELLA GATTINA
+
+Volume Unico
+
+MILANO
+
+EDOARDO SONZOGNO
+
+1876
+
+14. Via Pasquirolo
+
+
+
+
+Tipografia Sociale--Via S. Radegonda. 6.
+
+
+
+
+I SUICIDI DI PARIGI
+
+
+
+
+REGINA
+
+EPISODIO PRIMO
+
+
+
+
+
+I.
+
+Il cesto da nozze e ciò che segue.
+
+
+Il dottore conte di Nubo dava a desinare nella sua casa di campagna a
+Saint-James.
+
+E' non aveva, a vero dire, l'abitudine di offrir pranzi; perocchè,
+quantunque si avesse in casa, da due anni, una nipote, e' continuava a
+vivere da scapolo, mangiando in città, al _restaurant_ o al club.
+
+Quel giorno, però, era in qualche guisa obbligato a violar la regola.
+Egli maritava sua nipote. Il fidanzato aveva inviato il cesto da
+nozze. Degli amici e delle amiche avevano espresso il desiderio di
+vederlo. Si era in campagna, al mese di luglio.
+
+Due persone fra i convivi avevano mancato all'invito: Sergio di Linsac
+e la signora Augusta Thibault. Malgrado ciò, vi era ancora una ventina
+di commensali, assai festevoli per rallegrare il pranzo e fare onore
+alle squisite vivande servite da Potel.
+
+La signora Thibault giunse pertanto, alla fine della tavola e diè, sul
+suo ritardo, di quelle spiegazioni, che in bocca di chiunque altri
+sarebbero state scuse, ma che sono sempre delle ragioni
+ragionevolissime nella bocca di una bella vedova. Insomma, ella aveva
+pranzato altrove.
+
+Sergio di Linsac non comparve affatto.
+
+Il desinare finito, gli uomini uscirono a fumar nel giardino. Le dame
+restarono ad ammirare o criticare il cesto da nozze--sopratutto, ad
+invidiarlo.
+
+Imperciocchè, la prima sensazione che produce un bell'oggetto sur una
+femmina, è sempre un pensiero di appropriamento--il quale, se resta
+nello stato di desiderio nella donna ricca, diviene voglia spasmodica
+nella povera. L'Invidia è un'impotenza.
+
+Alberto Dehal, il fidanzato, aveva menate le cose da principe. Era
+egli un ricco banchiere, ed aveva calcolato la spesa alla tavola
+pittagorica del suo amore.
+
+Una duchessa del sobborgo Saint-Germain sarebbe stata rapita di quei
+doni. Regina vi prestò poco o punto attenzione. Ella faceva alle sue
+amiche gli onori dell'esposizione di quei regali, come un custode
+mostra e spiega i diamanti della Corona--per una fredda ed insipida
+nomenclatura.
+
+--Oh! ma il disegno di questo scialle incarna un poema fatato di
+Saadi!--sclamò la signora Augusta, palpando uno sciallo dell'Indie di
+una bellezza incomparabile.
+
+Si portavano ancor scialli a quell'epoca. La degradazione di gusto
+nelle donne li à poscia aboliti.
+
+--No, cara te--rispose la nipote del dottore--esso non vien mica da
+Saadi, ma da uno Smith o da un Brown qualunque--il corrispondente del
+signor Dehal a Calcutta.
+
+--Ma non si direbbe dunque che questo monile è uscito dall'officina di
+Benvenuto Cellini!--osservò la vecchia marchesa di Montmartel.
+
+--Ebbene, sì! dite codesto al signor Alberto ed e' tirerà di tasca il
+listino di Froment-Maurice e vi risponderà: Benvenuto Cellini!
+sconosciuto nel mercato di Parigi.
+
+--Vedete qui! Furono, per Giove, delle fate che stellarono questi
+pizzi!--mormorò il giovane poeta Marco di Beauvois! l'amico intimo di
+Sergio di Linsac.
+
+--Corbellate voi, sir di Beauvois!--replicò Regina. Furono nè più, nè
+meno che delle povere creature Welche, bene in cenci ed affamate al
+punto, ve lo assicuro.
+
+--Cara mia--disse la signora Augusta--tu ài bello ad affettare
+l'indifferenza; i tuoi occhi, il tuo aspetto ti tradiscono. Tu
+irradii.
+
+--Proprio così--rispose Regina, e continuò, noncurante, l'esposizione
+del suo cesto.
+
+Ella ammonticchiava così la biancheria di madama Petit su i cappelli
+di Alexandrine, i coturni di Muller sulle magiche seterie di Lyon. Si
+sarebbe detto che Regina non comprendesse nè la ricchezza, nè la
+bellezza, nè il gusto elegante di quei capi d'opera dell'industria
+francese; che ella non sentisse la maestà dell'abbigliamento--questa
+sovranità, questa poesia della donna. Una donna mal vestita è un
+oggetto d'arte mancato, un fiore senza colore e senza profumo. Però,
+osservando con quanta ricercatezza, con quale gusto Regina era
+azzimata, uno si rassicurava: ella era incapace di quella indifferenza
+nella religione delle _toilette_.
+
+La rivista terminata, si uscì nel giardino. Alberto Dehal si slanciò
+all'incontro della sua fidanzata, gittando precipitosamente il _puros_
+che aveva acceso.
+
+--Ah! chè n'eravate voi lì, signor Alberto!--disse Regina, accettando
+della punta delle dita il braccio del suo promesso--vi sareste
+rigioito dell'estasi di queste signore, contemplando i vostri
+meravigliosi regali.
+
+--In fatto di estasi, io non ne conosco che una, madamigella--rispose
+Alberto d'un tuono sommesso.
+
+--Sì--l'interruppe Regina--quella del sigaro.
+
+Alberto si tacque.
+
+--Quanto a me, io ne conosco due--riprese Marco di Beauvois...
+
+--Il _whist_ ed un _poney_ di corsa--osservò Augusta sorridendo.
+
+--.... I vostri occhi e la vostra bocca--soggiunse il giovane
+all'orecchio della vedova.
+
+--Eh! caro, voi non farete mai sempre che di distici per avviluppare i
+_bonbons_ fulminanti--osservò Regina, che aveva udito il motto del
+giovane poeta.
+
+Si rientrò nel salone.
+
+Le tavole da _whist_ assorbirono una parte della società. Alcuni
+giovani circondarono il piano, ove Regina con noncuranza si assise. Si
+ascoltava di già!
+
+Regina suonò alla ventura, tutti i pezzi che le vennero a mente,
+sfiorando qua e là il suo repertorio di opere, di valtzer, d'inni,
+d'oratori, correggendo Lanner con Bach, Rossini con Beethoven, Musard
+con Bellini, Haydn con Donizetti, passando dal gaio al lugubre, dal
+canto fermo alla danza alata, e legando il tutto con fioriture della
+sua fantasia, folgorante come un razzo. Imperciocchè, artista
+d'istinto prima di esserlo per scienza, ella non possedeva quel
+talento da conservatorio che consiste a saltabeccare, a sgambettare
+con un'agilità di scimmia sulla tastiera dello strumento; ma aveva
+quel sentimento della melodia che è lo scintillìo della musica.
+
+La musica non è uno sforzo a superare; è un'idea a creare. L'artista
+non è un gladiatore; è un mago.
+
+Alberto si tenne vicino al piano, silenzioso, gli occhi ebbri. Gli
+altri sclamavano:
+
+--Va, Regina: ancora, ancora!
+
+Bisognava essere giuocatore di _whist_ per non discontinuare la
+partita in mezzo a quella cascata di melodie. L'orologio scoccò, per
+rompere la fascinazione del giuoco. Infatti, l'orologio suonando
+mezzanotte, i giuocatori si alzarono.
+
+Alla mezza, eran tutti partiti.
+
+Il dottore, che aveva guadagnato, sbadigliò spaventevolmente ed andò a
+coricarsi.
+
+Ad un'ora del mattino, non era più in casa alcuno che non dormisse.
+
+O' detto alcuno? No.
+
+Regina non era neppure andata a letto.
+
+La sua cameriera, Lisa, affastellava in un sacco da notte alcuni
+oggetti.
+
+Quando le due donzelle si furono assicurate che il sonno chiudeva
+tutte le palpebre--perchè Lisa andò prudentemente ad ascoltare alle
+porte--esse scesero sulla punta dei piedi al salone.
+
+Nick, il bel Terranuova, andò a leccare la mano di Regina e la guardò
+con occhi teneri e supplichevoli, quasi che avesse indovinato il
+disegno della fanciulla. Regina lo baciò. Nick si coricò, avendo
+compreso che gli era mestieri discrezione.
+
+Lisa aprì allora dolcemente la porta vetrata che immetteva nel
+giardino.
+
+Regina restò ad ascoltar per qualche secondo se alcun non le udisse.
+Poi, Lisa salì nella camera della padrona; recò giù un sacco da notte,
+un mantello da viaggio ed un cappello; spense il lume; ed entrambe
+uscirono, socchiudendo le imposte.
+
+Nick gemè sommessamente.
+
+La casa di campagna del dottore toccava il parco di Madrid, ove egli
+aveva diritto di passeggiare. Questo parco, scomparso oggidì, aveva
+ancora a quell'epoca una porta sporgente sul bosco di Boulogne, di cui
+il dottore possedeva una chiave per uso suo.
+
+Lisa aprì--ed alle due del mattino si trovarono nel bosco. Lisa
+richiudeva la porta, quando un giovane si avanzò verso di loro.
+
+--Regina! mormorò egli.
+
+--Sergio! rispose questa.
+
+Il giovane fischiò, ed immediatamente comparve una berlina di posta
+nascosta sotto gli alberi del viale.
+
+Il postiglione aprì lo sportello senza soffiar verbo. Le due donzelle
+entrarono nella vettura con Sergio.
+
+--Guida tripla--disse costui. Via d'Inghilterra.
+
+I cavalli partirono ventre a terra.
+
+
+
+
+II.
+
+La lettera.
+
+
+La luna navigava tranquillamente pel cielo. Il profumo degli alberi
+saturava l'aria infocata e voluttuosa. Le foglie alitavano appena,
+come il respiro di un fanciullo. Non una nuvola. Le stelle palpitavano
+di una luce azzurrognola. Si udì dunque nella berlina la parola:
+Grazie! pronunziata dal giovane, ed il rumore di un bacio
+lungo--protratto come la speranza! Il veicolo fendeva lo spazio a
+guisa di allodola. La parola magica: guida tripla, gli aveva dato le
+ali.
+
+La sensazione che produce un _coupè_ lanciato al galoppo à qualche
+cosa di elettrico e d'inebbriante. L'irradiazione delle forze animali
+che imprime il movimento alla vettura, si comunica al viaggiatore.
+L'immaginazione domina la mente. Gli oggetti esteriori perdono, nella
+rapidità della corsa, tutto ciò che ànno d'inarmonico e di angoloso.
+Una tiepid'aura avviluppa l'intera natura. Si può essere affranti e
+vaneggiatori in una diligenza o in un _wagon_; in una sedia di posta
+non lo si è mai.
+
+Che s'immagini cosa dovesse essere un viaggio simile per due persone
+che si amano--e per una vispa cameriera, il di cui bernoccolo di
+osservazione era messo in azione da due molle: la curiosità e
+l'interesse!
+
+Il dottor Gennaro di Nubo si svegliò l'indomani alla sua ora consueta
+e suonò pel suo valletto. Questi, secondo l'uso, entrò recandogli una
+tazza di caffè nero e dell'acqua calda per la _toilette_.
+
+Alle nove, il dottore uscì nel salone per la colazione. Non trovando
+sua nipote con cui aveva costume di asciolvere.
+
+--E Regina?--domandò al cameriere.
+
+--Lisa non è comparsa stamane--rispose Trust, più preoccupato, a quel
+che sembra, della _soubrette_ che della padrona.
+
+--Io ti parlo di Regina, messer l'animale--sclamò il dottore.
+
+--Ah! sì, scusi, padrone, madamigella non è alzata ancora, e neppur
+Lisa.
+
+--Sarebbe ella indisposta?
+
+--Ah! Dio mio! il signor conte à l'istesso sospetto che me. Perocchè
+l'è codesto che io mi domandava or ora, non vedendola svolazzar per le
+aiuole, inaffiando i fiori.
+
+--Odi, Trust, io sarò costretto a mandarti via, amico mio.
+
+--Oh! _dear me_! E perchè il signore vorrebbe egli mandarmi via così?
+
+--Perchè tu ài completamente perduto lo spirito, dopo che quella
+sgualdrinella di Lisa è capitata qui.
+
+--Ah! padrone, vi assicuro che io non ò nulla perduto in fatto di
+spirito.
+
+--L'è forse vero... tu non ne avesti mai molto. Va ad informarti della
+salute della signorina.
+
+Forte di quest'ordine, Trust se ne andò a picchiare all'uscio della
+camera di madamigella Lisa.
+
+Io non so cosa avrebbe fatto questa virtuosa donzella se la si fosse
+trovata lì dentro. Ma, galoppando sullo stradale d'Inghilterra, ella
+non poteva certo rispondere. Laonde Trust, temendo pur sempre un
+malore--che Lisa, per esempio, non si fosse asfissiata per amore di
+lui--picchiò di nuovo, picchiò più energicamente, poi forzò la porta.
+
+Il suo cuore batteva mettendo il piede in quella camera che sovente lo
+faceva vaneggiare. Ma e' restò d'un tratto come stupidito, vedendo il
+letto non sfatto, il baule aperto e quasi vuoto. Baciò di fuga il
+guanciale di Lisa, e discese precipitoso nel salone.
+
+--Grande sventura, padrone, grande sventura--gridò egli
+entrando--Madamigella Lisa se l'è spulazzata.
+
+--Triplo idiota!--urlò il dottore, fulminando Trust di uno sguardo di
+collera ed allungandogli un calcio, per un resto di vivacità delle sue
+abitudini napolitane.
+
+Poi salì egli stesso all'appartamento di sua nipote.
+
+Battè per un pezzo all'uscio. Non ricevendo risposta, non udendo il
+minimo strepito nell'interno della stanza, e' portò la mano al
+luchetto della serratura--dopo avere però picchiato di nuovo.
+
+A suo grande stupore, e' senti un tiepido brivido circolargli per le
+vene. Il cuore accelerava i suoi palpiti; la mano vacillava. La natura
+si faceva giorno per una maglia forata nella cotta d'acciaio di
+quest'uomo! Ei vide i mobili aperti, mille oggetti sparpagliati qua e
+là, il letto intatto, la camera vuota.
+
+Tutto di un guardo solo!
+
+Restò in piedi, freddo, in mezzo di quella stanza, in mezzo di quelle
+vesti, di quei gioielli, di quella biancheria, di quei mille nonnulla
+deliziosi che idealizzano la donna e la fanno felice. Restò come di
+ghiaccio. Si sarebbe detto S. Antonio circondato dalle sue tentazioni
+annientate.
+
+Questo stato di stupore però non durò che un istante.
+
+Un leggiero rossore colorò tosto le sue guancie, quando, avanzando
+verso un _guéridon_ vicino al letto, vi scorse su un foglio piegato a
+foggia di lettera.
+
+L'era una lettera, infatti, all'indirizzo di lui.
+
+Il dottore la disuggellò lentamente.
+
+Il carattere era tracciato da mano calma. La carta profumata.
+
+--Vi è della premeditazione in questa lettera--si disse il dottore
+esaminandola--per conseguenza, delle cose false. Vediamo.
+
+Il dottore leggeva a mezza voce. La lettera cominciava così:
+
+ «Bando al rancore, mio caro dottore. Io mi ribello.»
+
+Il dottore sorrise e borbottò, decifrando la lettera:
+
+--Che roba infame questa scrittura all'inglese! Le lettere si
+ecclissano nei profili. Non vi è più la persona in questo carattere:
+esso è chiunque.
+
+«Io mi ribello.» Sta bene: lo si vede.
+
+«Io scompiglio i vostri progetti. L'uomo a cui volevate confidare il
+mio destino, o piuttosto il _nostro_ destino, onorevole e degno sotto
+ogni rapporto, non era di mia scelta. E' non mi avrebbe lasciato
+mancar di nulla, nulla desiderare. Io sarei stata _blasée_, vecchia a
+venti anni!»
+
+--Diavolo!--sclamò il dottore--che logica!
+
+«Se voi foste stato mio padre, o anche mio zio, voi avreste forse
+osservato, conducendomi nel mondo, ove i miei sguardi volgevansi, chi
+faceva arrossir le mie guancie, brillare i miei occhi, tuffandomi in
+quello stupore che lambe la sciocchezza. Ma voi andavate nel mondo per
+conto vostro: io era per voi un refrattore--perchè non oso dire, la
+vostra ipoteca dell'avvenire.»
+
+Il dottore passò la mano sulla sua fronte pallidissima e sospese per
+un istante la lettura. Aggrottava le sopracciglia.
+
+--Molto bene!--sclamò poscia--Vediamo la fine.
+
+«Io feci la mia scelta dal lato mio; ma all'antipodo della vostra. Che
+volete! Io adoro Victor Hugo: Spasimo per le antitesi!
+
+--Ed io pure--mormorò il dottore.
+
+«Al momento dunque in cui riceverete questa lettera, io sarò con la
+mia antitesi in una sedia di posta sullo stradale d'Inghilterra, ove
+andiamo a maritarci.»
+
+--Ella mente--gridò il dottore. Ella è in via per l'Alemagna, la
+Svizzera o l'Italia--in questa contrada abbominevole ove un prete, per
+venti soldi, commette un sacrilegio con la stessa facilità con cui
+trangugia una ciambella in un bicchier di moscadello.
+
+Ahimè! il miglior mezzo per metter fuori sella un diplomatico sarà mai
+sempre la verità!
+
+«Non mi prendete dunque in uggia: ciascuno per sè!--e Dio per _noi_
+tutti, soggiungeva il mio confessore alla pensione. Io vi dimando la
+vostra benedizione--per parentesi--ed in piene lettere, la vostra
+benevolenza, come pel passato.»
+
+Il dottore sorrise di nuovo.
+
+«Chi sa ciò che può arrivare. Non vi è una via sola per andare a
+Roma.»
+
+--Ella era civetta--pensò il dottore--si prepara a divenire
+sgualdrina.
+
+«Ad ogni modo, ve lo ripeto, dottore: non rancori. Imperciocchè, se,
+al vostro punto di vista, io m'ò poco cervello per alloggiarvi delle
+ricordanze, io ò cuore abbastanza per dare loro un asilo. A rivederci,
+caro zio...
+
+ «REGINA.»
+
+Il dottore restò qualche tempo a meditar su quella lettera. Non la
+rilesse. La sapeva già a memoria.
+
+La testa inclinata sul petto; lo sguardo fisso sui mazzi di rose del
+bianco tappeto; le ciglia irsute; il respiro precipitoso; e'
+rifletteva. Poco a poco, però il suo viso spianossi. Trovandosi in
+piedi innanzi ad una Psiche, vi si mirò. La sua bocca s'increspò
+allora ad una leggiera smorfia, che aveva l'aria di un ghigno--uno di
+quei sorrisi che dànno la pelle d'oca agli agnelli nella società
+leonina in cui viviamo--e tentennando della testa si apostrofò!
+
+--Tu eri proprio innocente, conte Gennaro di Nubo, dottore della
+Facoltà e membro dell'Accademia delle Scienze!...--Tu eri ben gonzo,
+convienine. Voler riescire per la linea retta? Giungere per la grande
+strada? Ah! bah! Altrettanto sarebbe valso di trangugiare il Panthéon
+in pillole.
+
+E facendo un gesto di disprezzo contro sé stesso, ridiscese al salone,
+completamente freddo ed impassibile, ed ordinò la colazione.
+
+Bevve enormemente di the; mangiò di tutto e trovò tutto eccellente.
+
+Egli respinse perentoriamente, come imprudente, l'idea di comunicare
+l'avventura alla polizia, di segnalare la donzella e la fante per
+telegrafo, e di confidarle alle cavalleresche sollecitudini della
+gendarmeria.
+
+La condotta di Regina doveva passare per una malizietta da testa
+romantica, una storditezza da pensionista. E' non doveva complicare la
+situazione, nè lasciare al mondo una presa qualunque sul fondo dei
+suoi sentimenti, sul movimento intimo del suo cuore. Doveva apparire
+sempre calmo, limpido, senza la minima ondulazione. Non doveva
+pregiudicar l'avvenire. Doveva avere un'anima incolore, muta, apatica.
+
+Uscì dunque alla sua ora solita; visitò i suoi ammalati, e dopo le
+quattro, alla chiusura della Borsa, andò a trovare Alberto Dehal, per
+raccontargli lo strano ratto della sua fidanzata. Poi recossi al
+Circolo, ove trovò una lettera pressantissima di Augusto Thibault.
+
+
+
+
+III.
+
+Un buon viglietto di lotteria.
+
+
+Nel mezzo della state del 1833, il dottore di Nubo trovavasi a
+Nicastro di Calabria.
+
+Un editore gli aveva dimandato di ripubblicare la grande opera di lui:
+_L'etnologia delle popolazioni dell'Italia meridionale_, che, nel
+1812, gli aveva conquistato il posto di membro dell'Accademia delle
+Scienze ed il nastro della Legione d'Onore.
+
+Il dottore, viaggiava per distrarsi. Controllava il suo libro, onde
+metterlo al livello delle scoverte e delle dottrine, le quali avevan,
+dopo quell'epoca, allargato il dominio delle scienze naturali. Egli
+amava, d'altronde, percorrere quelle vaghe contrade, poco esplorate, e
+dove non s'incontra neppure lo stesso inglese! Gli osservatori si
+compiacciono in queste lande sociali ancora vergini, ove, di ogni
+sguardo, si squarcia un velo dell'incontaminata Iside.
+
+Il dottore infatti, scovriva costumi e maniere nuove, paesaggi potenti
+di splendore, di contrasti, d'inatteso: un lembo del mondo primitivo,
+perduto ai pie' dell'Italia, in mezzo al XIX secolo.
+
+
+Era un giorno di fiera.
+
+Il dottore di Nubo, a cavallo, accompagnato da una guida, se ne andava
+a visitar le montagne. Traversava la piazza pubblica della cittaduzza.
+
+Una banda di zingari ostruiva la via, circondata da una folla grande
+di curiosi cui aveva attirata.
+
+La banda componevasi di una dozzina d'individui; più, quattro scimmie,
+due orsi, una ventina di asini, tre cani e lo zio Tob--il quale era il
+proprietario, il principe, il papa, il padre, il padrone, il tiranno
+di tutta quella roba.
+
+Dond'e' venivano?
+
+Essi arrivavano: ecco tutto!
+
+L'industria ch'esercitano gli zingari nella Bassa Italia è complessa.
+Essi sono ferrai, maniscalchi, giocolieri, calderai, incantatori,
+stregoni, indovini di buona ventura, trovatori di tesori, ladri di
+fanciulli, scassinatori di porte... cozzoni sopra tutto. Gli uomini
+comprano e vendono asini; le donne rubano animali domestici, dicono la
+buona sorte alle fanciulle--cui esse maritano sempre riccamente e
+subito--o fanno peggio ancora--senza neppure accorgersi che fanno
+male. Si conoscono le loro costumanze. È inutile ribiascicarne.
+
+Essi danno del _compare_ a chiunque. Ànno numerosi segreti di
+cozzoneria.
+
+Il più vecchio, il più magro, il più consunto dei ciuchi--un censore
+teatrale della specie--diviene nelle loro mani brioso come una vedova
+che si rimarita, uno scolaro in vacanza.
+
+Quando voi credete che lo zingaro apra la bocca di questa povera
+bestia per mostrarvene i denti--cui ha testè segati per dissimularne
+l'età--egli le cola destramente nella gola una pillola infernale di
+peperone che le brucia le viscere, la incita alle follìe e le dà gli
+ardori verdi ed irresistibili di un cappuccino. Quando voi credete
+ch'e' ne carezza le groppe; egli le punge a dentro, mediante un cardo
+a punte acute nascosto nelle palme. Voi credete che la bestia è grassa
+come un abate benedettino; essa è nè più, nè meno che gonfia. Laonde,
+il contadino diffida a modo delle compre e delle vendite dei gitani.
+
+Il dottore, fermo un istante dall'ingombro nella via di quella
+comitiva bizzarramente stracciona, vide venire a lui una creatura di
+dieci o dodici anni ch'egli suppose del sesso femminile, e chiedergli
+un _piccolo dono_.
+
+Gli zingari non mendicano mai. Essi prendono a mutuo; domandano un
+piccolo regalo; rubano; ma non stendono la mano alla limosina.
+Crederebbero mancarsi di rispetto: ànno un'industria!
+
+La vista di quella cosina--era una ragazza--colpì il dottore.
+
+Ella era assolutamente un embrione, tanto era segaligna e magra. Ma
+quell'embrione, sviluppato dalla natura che ne aveva gettato i
+rudimenti, poteva divenire sublime. Per il momento, non iscorgevasi
+che delle ossa ammirabilmente organizzate; dei grandi occhi neri
+scintillanti come quelli di un serpente in collera; dei lunghi e
+castagnini capelli, che contornavano una fronte elevata e larga, a mo'
+di paralellogramma; una pelle che non era bruna, che non era pallida,
+ma che, animata da una circolazione meglio nutrita, poteva acquistare
+una tinta più chiara e trasparente di quella di una creola. Poi, una
+bocca grandicella, ma ben fessa ed armata di piccoli denti bianchi,
+acuti ed eguali; una vitina svelta, alta, soffice, pieghevole come un
+giovane pioppo. Insomma eran quivi i primi stami di una di quelle
+donne che, trasportate in una grande città ed in un mondo come Parigi
+e Londra, possono addiventare un flagello, una magia: che cominciano
+sempre per levarsi da Cleopatre avvegnachè finiscano talvolta in
+Maddalene.
+
+Il dottore gettò una moneta d'argento alla bambina e continuò il suo
+viaggio per l'escursione progettata. Ma, cosa bizzarra! quell'abbozzo
+di donna gli trottò per lo spirito tutto il dì.
+
+Si fermò di un tratto.
+
+Non era però il magnifico orizzonte che si spiegava innanzi ai suoi
+occhi che lo arrestava.
+
+E' non vedeva punto, dalla cima di quell'appennino, solcato da
+filicciuoli di neve come una tavola di vecchio rovere niellata in
+argento, nè il Mar Jonio dai flotti verdastri; nè il Tirreno
+arrovellato dai suoi cavalloni turchini; nè l'Etna che ondeggia in
+distanza in un'aureola di vapori violetti; nè quel cielo allo spazio
+infinito, che con la sua profonda limpidezza sembra raddoppiare la
+potenza della vista. No: e' non vedeva nulla di tutto codesto, nè
+altra cosa. Un'idea aveva traversato la mente del dottore di Nubo come
+un lampo nel fitto della notte.
+
+--E s'io m'impossessassi di questa potenza?--brontolò egli alla fine.
+
+E dette ordine alla guida di tornare immantinente a Nicastro.
+
+I psicologi àn tanto scritto sull'origine, la nascita, la
+cristallizzazione del pensiero, che non se ne sa assolutamente più
+nulla. Laonde, io m'astengo netto dall'intraprendere un'investigazione
+metafisica su questo subietto--ne fosse pur questo il momento.
+
+L'intuizione subìta dall'avvenire poteva ben essere nello spirito del
+dottore la conclusione di un seguito di ragionamenti anteriori, la
+soluzione di numerosi dubbii, di molte paure, di lunghe ricerche, di
+una meditazione attiva e persistente sul suo proprio passato. Il suo
+grido finale poteva ben essere l'ultima parola di un problema, di cui
+studiava le premesse da lungo tempo, l'_ergo_ di un sillogismo che era
+costato, Dio sa quante veglie e quante preoccupazioni. Però chi lo sa?
+Il conte di Nubo non era comunicativo sulle sue evoluzioni
+psicologiche.
+
+E' non era di quella pasta d'uomini cui Orazio qualifica di _fruges
+consumere nati_--buoni tutto al più ad ingollare la loro polenta--come
+un deputato ministeriale. La sua esistenza, zeppa, poco ordinaria, era
+scorsa a cielo aperto, a cielo offuscato, nei chiarori del mezzodì
+sovente, più sovente ancora nei ciechi abissi della notte.
+
+
+Tornato a Nicastro, e' fece chiamare l'albergatore e gli disse:
+
+--Io sarei curioso di contemplar da vicino e parlare al capo degli
+zingari, che ò visto stamane nella piazza della fiera. Potreste
+indurlo a venir qui?
+
+--Nulla di più facile, eccellenza, se tuttavia non se l'è svignata dal
+paese.
+
+--No: l'ò visto or ora: vi è ancora.
+
+--In questo caso, eccellenza, vado a servirvelo in un quarto d'ora.
+
+--Io non chiedo che il capo solo.
+
+--Vostra eccellenza non vedrà che lui.
+
+Infatti, poco stante, lo zio Tob arrivò.
+
+Non mai Callot, o Moya, o Pinelli, non fantasticò di un cialtrone più
+compiuto di questo zio Tob. Giammai fiero Castigliano non portò cenci
+con più fierezza e nobiltà che codestui--vantandosi del resto di
+discendere dai re di Polonia, benchè nato nello Yorkshire.
+
+La sua _toilette_ era il più strano abuso del pleonasma--eppure
+sembrava nudo! Aveva una camicia a merletto sur una camicia da notte,
+sovrapposta essa stessa ad una camiciuola di rosso fustagno. Sulla
+camicia à jabot s'incrociava un panciotto di _piqué_ bianco, alla
+Robespierre, sotto, un panciotto di velluto, preceduto da un terzo
+panciotto di raso nero, che mostrava i suoi lembi consunti in fra i
+due. Poi, su codesto, un pastranello che si sarebbe detto una
+_vareuse_ rossa, un _attila_ ungherese, ed un mantello alla spagnuola.
+Il suo capo era coperto da un _feutre_ grigio a larghe falde, il quale
+dava libero passo, dai suoi molti buchi, alle ciocche di un'irsuta
+capigliatura che aspiravano a sventolare a grado dell'aure. Il feltro
+era sormontato da un'altra piuma di coda di galli, azzeccata da uno
+scheggiale brillante di acciaio, ed abbellito da una fettuccia di
+velluto. Poi ancora, dei calzoni azzurri larghissimi, cacciati a
+mezzatibia, in un paio di stivali alla scudiera, sui quali
+ballonzavano delle uose mal bottonate.
+
+I capelli neri del babbo Tob si attorcigliavano sulle sue spalle come
+colubri. I suoi lineamenti, regolarissimi, rilevati da un naso
+aquilino delicato e da un paio di magnifici occhi neri, restavano
+ancora imponenti, malgrado l'estrema loro magrezza ed il loro colorito
+di oliva.
+
+Tob era alto, nervoso, spigliato. Però tutto codesto indovinavasi anzi
+che vedersi, non essendo facile a discernerlo.
+
+Lo zio Tob era un composto di toppe di rapporto. Ogni parte del suo
+corpo serviva a completare l'armonia ed a compensar la dissonanza
+della parte vicina. Ogni arnese aggiunto al suo vestito, serviva a
+dissimulare la soluzione di continuità dell'arnese sottoposto, di
+guisa che, ravvicinati l'uno all'altro, essi formavano appena un
+involucro più screziato che caldo.
+
+La regolarità delle sue forme serviva appena altresì a temperare la
+ripulsione, che senza ciò avrebbero desta la sua magrezza e la sua
+itterizia.
+
+Lo zio Tob si fè avanti di un'aria sicura, mentre le sue ossa
+scricchiolavano al suo passo. Non cavò il copri-capo. Prese per di più
+una seggiola, cui avvicinò a quella del dottore, ed attribuendosi la
+parola pel primo e dandogli del tu, al modo dei gitani, disse:
+
+--Che mi vuoi tu, compare?
+
+Il dottore non rispose da prima. E' cercava a rendersi conto dell'uomo
+con cui aveva a negoziare, mediante l'analisi della fisionomia e
+l'osservazione di quelle mille protuberanze--cui certe abitudini della
+vita e del pensiero sollevano sul corpo--sì eloquenti, quando li si sa
+interrogare da frenologo, non da ciarlatano.
+
+Dopo due minuti di silenzio, che turbavano lo zio Tob, il dottore
+fiutando una presa di _siviglia_, disse lento, lento:
+
+--Io sono straniero. Viaggio perchè mi annoio. Son curioso. Amo le
+storie bizzarre. Ora, come io m'immagino, caro, ch'e' vi potria essere
+nella storia vostra qualche cosa di piccante, vi ò fatto chiamare per
+chiedervene il racconto.
+
+Il dottore aveva aperta la conversazione con mal garbo--non tardò ad
+avvedersene.
+
+Lo zio Tob restò un istante come stupefatto, gli occhi spalancati,
+pensando sognare, sospettando, malgrado ciò, che non fosse innanzi ad
+un commissario di polizia. Poi si alzò pian piano, e rispose:
+
+--Io pure, sono straniero. Io viaggio per vivere. Io non sono punto
+curioso. Detesto le storie, bizzarre o no. E come non ò nella mia vita
+nulla di ghiotto, e come, quand'anche ve ne fosse, io non l'avrei
+spippolato al primo ozioso venuto che prendesse la pena di chiedermelo
+a brucia pelo, io ti rispondo: addio compare.
+
+--Scusatemi, signore--riprese il dottore alzandosi--io non aveva
+intenzione di offendervi. Se vi ò dimandato il racconto delle vostre
+avventure non è mica unicamente per un sentimento di curiosità.
+Un'idea più generosa ispiravami.
+
+--Alle corte, compare--sclamò bruscamente lo zio Tob.--tu ài un
+servigio a chiedermi. Un uomo come te non scomoda un uomo come me pel
+semplice piacere di fare una chiacchierata come un vecchio paio di
+amici. Andiamo dunque al _busillis_. Che mi vuoi tu?
+
+--Dappoichè voi mettete la quistione in questi termini--replicò
+gaiamente il dottore--io l'accetto. Andiamo al fatto.
+
+--Andiamovici--ripostò il babbo Tob.
+
+--Io ò rimarcato, nella vostra banda di gente e di bestie, una
+creaturina di dieci o dodici anni cui suppongo una fanciulla.
+
+--Ah! ah!--fece Tob grattandosi il naso--Sì, infatti, è una fanciulla.
+E poi?
+
+--È vostra figlia?
+
+--Che ne so io? Del resto, appo di noi, il figlio appartiene alla
+comunità. E' non rileva che dal suo capo; non conosce che sua madre;
+ed è classificato dalla nazione ove nacque. Chi nasce in Ungheria è
+ungherese; chi nasce in Italia, italiano.
+
+--Che diritto avete voi sulla vostra compagnia?
+
+--Dimanda piuttosto, compare, qual diritto io non mi abbia.
+
+--In questo caso, voi potete vendere quella fanciullina.
+
+--Se volessi, il potrei senza fallo.
+
+--Che prezzo, volendolo come il potreste, ne dimandereste allora?
+
+--Io non ò detto che il volessi. Ma come tu ami a cianciare, cianciamo
+pur di codesto come di tutt'altro.
+
+--Allora?
+
+--Orbè, l'è secondo. Che vorresti tu farne, anzi tutto.
+
+--Mia figlia--supponiamo.
+
+--In questo caso, e' sarebbe più caro.
+
+--Perchè?
+
+--Perchè la sarebbe perduta per sempre per noi.
+
+--Infine--sclamò il dottore con un po' d'impazienza.
+
+--Cinque mila franchi--disse Tob, distillando le sillabe.
+
+--Il prezzo di un cavallo inglese!--proruppe il dottore. Mille grazie.
+Compro una Circassa.
+
+--Ti tengo--gridò lo zio Tob. Non è una figlia che tu compri allora,
+l'è un'utilità, l'è uno strumento, l'è un godimento o un servizio
+qualunque che tu acquisti infine. Tu calcoli semplicemente, non compi
+un'opera da filantropo.
+
+--Ciò mi riguarda, brav'uomo.
+
+--E ciò riguarda anche me. Cinque mila franchi, dunque.
+
+--Impossibile. Addio.
+
+--Vuoi tu comprarla alla libbra, compare?
+
+--La carne viva inganna al peso. Voi sareste minchionato, caro. No.
+
+--Ad ogni modo, ne daresti tu che?
+
+--Mille franchi.
+
+--Mille franchi! La sarà per me la gallina dall'uovo d'oro. Però dimmi
+questo, compare: ne farai tu una cristiana?
+
+--Senza dubbio.
+
+--Io diffalco allora cinque cento franchi di mancia pel diavolo.
+Prendila a 4,500 franchi.
+
+--No.
+
+--Ne farai tu una cattolica, apostolica, romana, compare?
+
+--Sì.
+
+--In questo caso, ne diffalco altri mille franchi--a causa della
+probabilità che la potrà un giorno tornare a noi, in un modo o
+nell'altro. Tre mila cinquecento franchi, allora.
+
+--No. Due mila franchi, ecco l'ultimo mio prezzo.
+
+--Un'ultima domanda, compare, insistè lo zio Tob, riflettendo--ove la
+conduci tu?
+
+--A Parigi.
+
+--Vada. Te l'abbandono per 3000 franchi. Tutto non è perduto.
+
+
+Il dì seguente, lo zio Tob consegnava la fanciulla pel prezzo
+sopradetto, accettato dal dottore.
+
+Infrattanto, il mercato conchiuso, il dottore faceva rivenire
+l'albergatore e gli comandava da cena per due.
+
+--Io mi tedio a cenar solo e non mangio--diss'egli. A chi potrei
+indirizzarmi in città per averlo a conviva?
+
+--Ah!--rispose l'albergatore--se vostra eccellenza ama il buon vino,
+noi abbiam qui il capitano della gendarmeria...
+
+--Non vo' birri alla mia mensa, gnoccolone!--interruppe il dottore,
+conoscendo i polli di casa Borbone.
+
+--Vi sarebbe inoltre l'arciprete.
+
+--Io sono protestante.
+
+--In questo caso, che vi sembra del medico?...
+
+--Son medico anch'io. Ci arrovelleremmo prima di dar mano agli
+_hors-d'oeuvres_.
+
+--Allora, eccellenza, io non so mica più... perchè il sotto-intendente
+non verrebbe.
+
+--Nè io il voglio, perdio.
+
+--Il suo segretario fa la corte alla moglie di lui, e non si
+scomoderebbe neppure pel re. Il sindaco à la gotta... Ah! un'idea.
+
+--Dite pure.
+
+--Vostra eccellenza gradirebbe ella un messere che mangia molto, ma
+molto?
+
+--S'e' mi piacesse, per fermo.
+
+--Ebbene, il cancelliere comunale è la perla delle tavole. E' non
+mangia mica sovente, il galantuomo, perchè è povero.
+
+--Perchè è desso povero?
+
+L'albergatore restò allampanato alla dimanda. E' sbirciò il dottore
+con attenzione, poi soggiunse:
+
+--Cazzica! perchè è povero? Da prima perchè non guadagna abbastanza.
+In seguito perchè à una famiglia numerosissima. Infine, eccellenza,
+perchè giuoca alla lotteria quel po' di ben di Dio cui guadagna.
+
+--Andate ad invitare il cancelliere--ordinò il dottore--e fate il
+festino per bene.
+
+Il cancelliere accettò di balzo e giunse all'albergo.
+
+E quest'uomo non aveva sul viso che occhi e peli; poi, un gobbo alle
+spalle, un piè più corto dell'altro. E' non rideva mai. Un libro
+sudicissimo faceva capolino d'una delle tasche della sua giacca.
+
+Egli salutò sommariamente il dottore: la vista dell'imbandigione
+l'abbacinava.
+
+
+La cena non fu guari allegra.
+
+Messer lo scriba ingollava pietanze su vino e vino su pietanze. Il
+dottore assisteva, con noncuranza, al riempimento di quell'imbuto,
+aspettando il momento d'intraprendere il suo affare. Imperciocchè, non
+pretendiamo fare un mistero non aver egli invitato quel baratro per il
+piacere della di lui compagnia. Alle frutta, il momento gli parve
+propizio. Il degno uomo piangeva di tenerezza.
+
+--Voi non siete mica ricco, l'amico, mi àn detto--sclamò il dottore.
+
+--Lo sarò--rispose il cancelliere sfolgorante. Io non mi stancherò. O'
+un terno, che in tutte le giuocate rasenta l'uscita, e che mi avrebbe
+prodotto di già due ambi se io li avessi giuocati insieme. Ma, io vo'
+tutto, signore; tutto o nulla. Io lo spio, questo scellerato terno; e'
+verrà fuori, infine: ne son certo.
+
+--E se io vi dessi dei numeri più certi ancora, eh! Meglio ancora che
+codesto: se io vi dessi dei numeri che usciranno senza neppur averli
+giuocati? Che ne dite?
+
+--Peste e paradiso! signore... io direi... che voi vi burlate di me.
+
+--Io non mi burlo giammai di alcuno. Io non scherzo mai.
+
+--Ma allora, eccellenza... voi siete Dio o il diavolo.
+
+--Ditemi un po'. Voi non giuocate dunque che dei numeri schietti
+schietti?
+
+--Come mo? Vi sarebbe dunque altra cosa a giuocare?
+
+--Senza la formola?
+
+--Che formola?
+
+--Non mi stupisco allora che perdiate sempre.
+
+--Mi strangoli Dio, se ne comprendo goccia, gridò don Antonio.
+
+--Lo veggo bene.
+
+--Voi andrete a rivelarmi codesta formola--impose il cancelliere
+levandosi, fiammeggiante, con una energia ed una decisione che gli
+davano l'aria di un bandito.
+
+--La formola del viglietto che giocherete la volta ventura, amico
+mio--rispose il dottore con calma--sarebbe la seguente; «Estratto dai
+registri dello stato civile della Comune di Nicastro, n°... pagina...
+ecc., ecc. Oggi, 20 aprile 1832, s'è presentato a noi, cancelliere
+della detta Comune, D. Antonio Bello, accompagnato da quattro
+testimoni onde fare iscrivere una bambina chiamata... chiamata... sì,
+chiamata Regina, cui il detto D. Antonio Bello ed i testimoni ànno
+dichiarato appartenergli, come pure a sua moglie Lucrezia Paolina
+Atripalda di Nubo, ecc., ecc.»
+
+--In una parola, un atto di nascita!--riassunse lo scriba stupefatto.
+
+--Nè più, nè meno.... secondo le vostre formole ordinarie.
+
+Il cancelliere aveva ascoltato il dottore. Ora, come il discorso di
+costui gli sembrava incoerente, e' suppose che l'anfitrione gli
+favellasse in quel modo onde dargli dei numeri di lotteria così
+dissimulati, come talvolta si pratica.
+
+I santi, i cappuccini non li danno altrimenti.
+
+E' cavò dunque di saccoccia il libro sporchissimo che vi mostrava i
+lembi--chiamato _Smorfia_ nell'ex-regno di Napoli--e che è una specie
+di dizionario con un numero appiccicato ad ogni parola. Cominciò a
+sfogliarlo, avvegnachè sel sapesse a memoria. Però non vedendo
+costrutto in quel che il dottore aveva detto, il cancelliere restò
+muto e si grattò il cocuzzolo a maniera di idiota.
+
+--Ebbene?--fece il dottore. Rispondete voi? Vi va desso di guadagnar,
+a colpo sicuro, 500 franchi sur un terno?
+
+--Sì, sì, balbuziò il cancelliere. Ma io non vi veggo il terno, io.
+Per esempio, noi abbiamo la bambina che fa 37, poi il padre che segna
+15, e poi... buona sera.
+
+Il dottore sorrise e rispose:
+
+--Amico caro, quel che io vi chiedo è ben più semplice di tutto ciò.
+Io vi chiedo, secondo la vostra formola, di estrarre dai registri
+dello stato civile di Nicastro l'atto di nascita di Regina, figliuola
+di D. Antonio Bello e D. Maria Lucrezia, Paolina Atripalda di Nubo,
+nata il 20 aprile 1822. Capite voi?
+
+Lo scriba comprese alla fine, e sorridendo a sua volta, chiese:
+
+--Troverò tutto codesto nei miei registri, signore?
+
+--Ciò vi riguarda--rispose il dottore un po' brusco. Io vi darò dimani
+un viglietto di 500 franchi contro l'atto in quistione, bollato,
+registrato, firmato dal sindaco e dal sotto-intendente.
+
+--Ciò è grave!--mormorò il cancelliere.
+
+--Cosa? ciò che vi chiedo?...
+
+--Che voi non ne dimandiate che uno, di codesti atti.
+
+--Ah!
+
+--Va bene. L'avrete ad ogni modo domani. Perchè il sindaco firma
+sempre senza leggere, quando non firma in bianco nei suoi momenti
+d'ozio. Ma è mestieri far visitar l'atto dal sotto-intendente, onde
+legalizzare la firma del sindaco, ciò che io farò pure; poi
+dall'intendente, onde legalizzare la firma del sotto-intendente;
+infine dal ministro dell'interno a Napoli per legalizzare quella
+dell'intendente; e se voi dovete far uso di quest'atto all'estero,
+perchè desso sia autentico, bisogna farla vistare altresì dal ministro
+degli affari stranieri e dall'ambasciatore.
+
+--Ciò mi riguarda--disse il dottore, dandogli congedo.
+
+A mezzodì, il dì seguente, il dottor Gennaro conte di Nubo entrava nel
+_coupé_ di posta, azzavorrato della sua nipote Regina Bello, munito
+dell'atto di nascita di lei legalmente falsato.
+
+
+
+
+IV.
+
+La gitanella.
+
+
+La gitanella è oggimai Regina Bello, figliuola di un proprietario di
+Nicastro e dell'ultima erede della famiglia gli Atripalda di
+Nubo--nipote quindi del dottore Gennaro conte di Nubo.
+
+Conte e non principe di Nubo, non avendo giammai voluto prendere
+questo titolo--tanto sacro era il culto ch'e' conservava alla memoria
+di suo padre, morto sul palco, per causa politica, nel 1799, a Napoli.
+
+Il dottore sapeva, da sorgente autentica, che Maria Lucrezia Paolina
+di Nubo era morta presso la sua nutrice, nel 1807. Ma gli era utile ai
+suoi disegni di accreditare la leggenda, che questa fanciulla era
+restata nascosta, che aveva in seguito sposato un uomo oscuro, e che
+il governo borbonico aveva fatto vista, in questa circostanza, di
+nulla sapere, tanto più che la donzella non aveva dimandato, nè la
+restituzione dei beni di sua famiglia confiscati, nè la reintegrazione
+del suo rango.
+
+Trapiantata di un tratto dalla polvere delle strade pubbliche--ove
+ella trottava quando non si accoccolava sulle groppe nude di un
+asino--in un bel _coupé_ di viaggio, imbottito di crini e tappezzato
+di verde velluto, dopo qualche minuto di stupefazione, Regina cominciò
+a provare il mal di mare. Vedendola impallidire, il dottore la prese
+sulle sue ginocchia, le fe' sorbire una goccia o due di _laudano_ in
+mezzo bicchier d'acqua, e subito gli spasimi dello stomaco della
+figliuola si calmarono.
+
+Regina parlava l'ungherese, il russo, il tedesco, il polacco, il
+francese, e cominciava a cincischiare l'italiano. L'ungherese era la
+lingua di sua madre. Il russo, era la lingua del capo, il quale,
+quattro anni prima dello zio Tob, era lo czar della banda. Regina
+aveva vissuto quattro anni in Germania; due, nel mezzodì della
+Francia. V'erano nella truppa due polacchi ed una polacca--Senza
+parlare di due cani, sconcissimi e paganissimi, che scaturivano pure
+dalla nobile e cattolicissima Polonia--e dello zio Tob, il quale
+poteva esserne altresì, quantunque nato nel Yorkshire--non confessando
+giammai la sua patria, tuttochè si vantasse discendere dal re Augusto,
+per via scorciatoia. Regina parlava queste lingue con una maravigliosa
+facilità, senza accento, avvegnacchè pure senza grammatica.
+
+Qualunque cosa la aveva visto, era restata impressa nel suo spirito.
+Qualunque cosa aveva udito, si era confitta nella di lei memoria. Non
+sapeva leggere, ma stampellava sulla via del pensiero. Poi, con un
+pezzo di carbone, sgorbiava le più strambe caricature e per fino i
+ritratti dei suoi camerati. Grattava un violino. Batteva naccare e
+tamburino con leggiadria. Per l'immaginazione, ella comprendeva e
+indovinava tutto, sovvenivasi di tutto, sapeva di tutto--e raccontando
+ciò che sapeva, mimicava con molta grazia i personaggi cui metteva in
+scena.
+
+Regina si famigliarizzò subito col dottore--il quale, per leggere fino
+al fondo in quest'anima, prestavasi con compiacenza alle
+fanciullaggini, alle fantasie di lei.
+
+Ella era completamente vergine d'anima, benchè il suo linguaggio, i
+suoi gesti, fossero bruttati dalle memorie di quella vita senza
+pudore, nè ritegno propria degli zingari. Il dottore non le fece mai
+un'osservazione--sapendo che con le nature, ove l'immaginazione
+predomina, l'osservazione è improficua e l'esempio è tutto. Nel medio
+dì un mondo nuovo, parlando un altro linguaggio, con altri costumi,
+Regina--calcolava il dottore--si eleverebbe immediatamente al medesimo
+_diapason_, e la damigella del mondo metterebbe senza pietà all'uscio
+la gitanella--senza aver bisogno di sermoni di morale, farla
+arrossire, sopra tutto farla pensare sul bene e sul male--ciò ch'è
+sovente pericoloso.
+
+Il bene è di rado attraente, è mestieri ricordarsene.
+
+Giunti a Napoli, il dottore spogliò Regina dei suoi cenci molticolori.
+Però, quando la vide azzimata da damigella civile, e' ne restò
+scompigliato.
+
+Regina era brutta!
+
+La disarmonia dell'attillamento aggiungeva abbellimento alla beltà
+rudimentale della gitana. Ora, l'armonia del vestito rilevava
+l'incoerenza, l'incompiuto, l'_abrupto_ di quella leggiadria.
+L'occhio, inoltre, non aveva ancora trovato quel termine medio che si
+addimanda abitudine, e che è la linea di congiunzione ove gli estremi
+s'incontrano e le asperità scompaiono.
+
+Imprigionata in gonne inamidate, in busti, in cerchi di balena e di
+acciaio, le trecce composte, il capo inquadrato in un cappellino
+rosa--ella che era bruna, stretta, stecchita, Regina aveva l'aria
+stupida, imbarazzata. Non sapeva più nè camminare, nè sedere, nè
+parlare, nè muoversi. Si dibatteva goffamente come un pesce tirato
+dall'acqua.
+
+Questo stato di transizione, questo periodo di acclimatazione novella,
+quella specie d'intirizzimento fisico e di stupefazione morale,
+durarono una settimana. Regina piangeva più spesso che non parlava. Ma
+quella settimana trascorsa, della zingarella non restava più che
+l'istinto.
+
+Il dottore si trattenne un mese a Napoli, poi si rimise in viaggio per
+la Svizzera. Viaggiando, e' raccontò a Regina, o piuttosto le apprese,
+l'istoria della di lei famiglia. Le parlò del padre, della madre,
+degli antenati, ricamando tutto codesto di circostanze assai naturali
+per spiegare alla figliuola--o meglio a coloro cui questa l'avrebbe
+poscia raccontato--la di lei vita nomada: come e per qual motivo ella
+era stata rubata dagli zingari; poi come ella era stata scoverta e
+riconosciuta dallo zio e messa in libertà.
+
+Il romanzo era ammirabile di verosimiglianza, come lo sono spesso i
+romanzi--perchè il dottore aveva tirato partito dalla realtà, dalla
+vita di Regina. Questa s'intenerì sopra sè stessa--forse restò ella
+pure convinta del racconto. In ogni modo, ella percepì di volo che
+codesto doveva essere raccontato così, e che il più doveva essere
+obliato e taciuto.
+
+Il dottore collocò Regina in una pensione di damigelle protestanti nel
+Cantone di Berna. Raccomandò alla direttrice di non cacciar dentro al
+cervello di sua nipote nè mitologia, nè catechismo, nè storia sacra,
+nè storia greca e romana, nè nulla di quella congerie di stolidezze
+che s'insegna in Francia alle donzelle. Chiese che le si apprendesse
+la grammatica, le matematiche, la geografia, la botanica, la storia
+naturale, i tratti principali della storia moderna di Europa, le
+lingue... e poi molta musica, disegno e ginnastica. Sopratutto la
+ginnastica.
+
+Pagò in avanzo due anni di pensione e partì.
+
+Passarono quattro anni prima che il dottore pensasse di andare a veder
+sua nipote, e perfino a scriverle. Ne riceveva qualche nuova dal
+banchiere di Berna, il quale pagava le spese di pensione.
+
+Regina aveva adesso quindici anni.
+
+Nel 1837, il dottore si decise infine a rivisitare la Svizzera.
+
+E' si aspettava, senza dubbio, a trovare un cangiamento radicale nella
+gitanella che vi aveva lasciata. La natura e l'educazione avevan
+dovuto menare a buon termine l'opera, e realizzare o disingannare
+molte speranze e promesse. Ma tutto ciò cui il dottore aveva
+fantasticato lungo il viaggio, soprapponendo, per una specie di
+ricostruzione psicologica, immagine sur immagine, ritratto su
+ritratto, era rimasto indietro dalla realtà cui Regina doveva offrire
+ai suoi sguardi stupefatti.
+
+La natura e l'educazione avevano principescamente finito lo schizzo,
+cui il dottore aveva intravisto a Nicastro. Regina era veramente
+divenuta, per bellezza, quella macchina infernale cui il dottore aveva
+presentito.
+
+Il colorito stesso della giovinetta erasi rischiarato. Aveva
+acquistato quella pallidezza opaca ch'ànno le Italiane quando son
+pallide, non gialle--quella pallidezza perlata, cangiante sotto le
+pulsazioni, più o meno vive, del cuore, ed alla marea più o meno calda
+del sangue: un caleidoscopio di passioni! Poi, Regina sapeva tutto--o
+piuttosto parlava di tutto; perchè la sua memoria prodigiosa la
+serviva da sovrana.
+
+Ella ricevè il dottore, innanzi al mondo, con il rispetto e l'affetto
+di una tenera nipote. Ma, non appena e' si trovarono soli, Regina si
+piegò all'orecchio del dottore e gli chiese:
+
+--Orbene, caro zio, voi non mi dimandate dunque mica nuove della
+gitanella di Nicastro?
+
+--Ella è morta, la piccola furfantella--rispose il dottore
+intrepidamente.
+
+--Che disgrazia!--sclamò Regina--morta! Pertanto, convenitene, caro
+zio, quella scimmiuola lì era pur gentile.
+
+--Io ne conosco un'altra che l'è di vantaggio--rimbeccò il dottore
+baciandola in fronte.
+
+Il dì seguente ei partì...
+
+E tre anni dopo, Regina di Nubo, nipote del dottore Gennaro conte di
+Nubo, usciva di pensione e veniva a Parigi.
+
+Il dottore la presentò nel mondo l'inverno seguente. Ella aveva
+diciannove anni.
+
+Ora, quale era lo scopo del dottore, armando con tanto splendore
+questa trappola, caricando questa torpedine, e sopra tutto procurando
+con tanta cura di eliminar dal soggetto qualunque cosa potesse esservi
+di urtante e d'inverosimile? Ove mirava desso? Che voleva? Tendeva
+egli un laccio? Si dava egli un complice? Lavorava ad un'opera buona?
+Si associava un aiuto? Si preparava egli le gioie della famiglia--e'
+ch'era solo, i due piedi volti alla vecchiezza? Ordiva egli disegni
+infami su quella pura creatura?
+
+Per spiegare il pensier del dottore è mestieri da prima di meglio
+conoscerlo... Vi dimandiam dunque l'onore di presentarvelo.
+
+
+
+
+V.
+
+Il conte Gennaro di Nubo.
+
+
+Il conte Gennaro di Nubo era il fratello cadetto del fu principe di
+Nubo di Napoli.
+
+Questa famiglia aveva accettato con entusiasmo le idee repubblicane
+nel 1799. Aveva poi accolto i conquistatori francesi come liberatori e
+fratelli. Al reintegramento dei Borboni, quelli della famiglia di
+Nubo, che non perirono sul palco, furono sterminati dai briganti del
+cardinal Ruffo. I loro beni furono confiscati; il loro nome, devoluto
+all'infamia. Due individui però sfuggirono a questo massacro: una
+bambina, allora a nutrice e che poco dopo morì--Maria Luisa Paolina;
+ed il conte Gennaro.
+
+Questi aveva previsto che cosa era per avvenire. Avendo dunque
+scongiurato inutilmente il suo fratello primogenito di espatriare con
+lui, e' precedè i francesi--i quali quinci a poco abbandonarono Napoli
+ed andò a fissarsi a Parigi.
+
+Il conte Gennaro era stato l'allievo, l'amico del famoso dottore
+Cirillo--il quale, pur egli morì sul patibolo--e che era stato medico
+della madre del conte... e forse anche altra cosa. Il dottore Cirillo
+amò il fanciullo; di guisa che, all'età in cui gli altri garzoncelli
+affogano nella fasce della grammatica greca e latina, sotto la guardia
+di un gesuita, Gennaro sfogliava le aiuole fiorite della fisiologia e
+della fisica, ripiene di tante attrattive vaghezze. Giovane ancora,
+egli si librava di già nelle regioni le più elevate delle scienze
+naturali.
+
+A Parigi, poi, il conte Gennaro s'invaghì degli studii medicali,
+trovandosi in contatto con i grandi spiriti della Francia
+dell'epoca--che era ancora la Francia dell'Enciclopedia e di Voltaire.
+Infine, e' prese servigio, come medico, negli eserciti dell'Impero e
+seguì la stella di Napoleone, a traverso l'Europa.
+
+Le meditazioni scientifiche non avevano che di poco repressa la sua
+immaginazione, dalle lunghe e vaghe penne. Ecco perchè, i drammi
+commoventi, le vicessitudini, l'inaspettato dei campi di battaglia, lo
+affascinarono al punto, che, potendo per il suo sapere percorrere la
+carriera civile e pur quella dell'insegnamento, e' preferì
+l'agitazione, il subitaneo, il periglioso della vita militare.
+
+E' dilettavasi sorprendere, colle sue osservazioni sempre un cotal
+poco sarcastiche, la natura presa alla sprovvista, in tutta la
+brutalità delle fasi differenti delle battaglie. Egli piacevasi a
+smussare i suoi sentimenti, la sua sensibilità istintiva, ad
+atrofizzare la sua anima. Egli erasi persuaso, che bisognava fare una
+grossa parte al cervello, a spese del cuore, se voleva riescire--in
+un'epoca in cui la forza fisica governava l'Europa e serviva di regola
+alle coscienze. Egli pesava i corollari inevitabili del sistema
+napoleonico: il culto dell'interesse; l'anatema dello spirito;
+l'annientamento completo di quantunque aveva rapporto con l'ordine
+morale dell'umanità... E non ne ripugnava.
+
+Infatti, da quel punto, l'uomo non fu più per il dottor di Nubo altra
+cosa che un subietto a studio, un obietto a traffico. E' non stimollo
+più; non amollò più; non lo credè più. Lo commerciò, l'_exploita_.
+Divenne quindi scettico. Non trovò più nulla di attivo nè nella sua
+scienza, nè nella sua coscienza: non più fede di sorta, neppur quella
+del calcolo--il quale, in realtà, è pur esso una specie di fede
+ragionata. E' servivasi degli uomini come di materiali, e considerò le
+azioni umane come dei segni senza valore intrinseco, di cui si
+classificava la natura arbitrariamente, secondo la contrada, la
+latitudine, i secoli, la civiltà--: qui delitto, là deificamento!--E
+per conseguenza, non vizio, non virtù, non delitto, neppure azioni
+buone o perverse nella loro propria essenza. Tutto codesto non gli
+sembrava che una leva di convenzione per agitare il mondo. I nomi
+potevano esser diversi; l'efficienza era la medesima.
+
+Il conte di Nubo amò le donne con veemenza--ma credendole e stimandole
+anche meno degli uomini. Egli le amò dei sensi e del cervello; giammai
+del cuore. Ed ecco perchè non commise mai sciocchezze, a causa di
+passione. La donna, secondo lui, rappresentava in società l'ufficio
+della moneta nel commercio: era un segno mediante il quale si
+scambiano i servigi sociali--lo scopo, l'intermediario, il salario di
+tutta la vita. Desiderò dunque la donna, se ne inebbriò, e la spese
+assolutamente come un pezzo d'oro. La ricevè, valutandone la somma di
+piaceri che la conteneva; la lasciò, senza rimpianti; la barattò,
+all'occorrenza.
+
+Non avendo alcuna convinzione, non avendo alcuna tendenza elevata, il
+conte Gennaro di Nubo non poteva avere alcuna fissità nella vita. Era
+un eterno viaggiatore annoiato oramai di viaggi, stanco, spossato dal
+lavoro, dall'età, dalla sazietà. Cominciava perciò a sentire il
+bisogno di riposo. Ma e' non aveva trovato ancora nè il ramo, nè la
+nicchia dove avesse a riposare. Gli mancava quella calma dell'anima
+che addimandasi confidenza--senza la quale non vi è amicizia, senza la
+quale non vi è amore, nè famiglia possibili.
+
+Egli spezzava la corrente magnetica che affluiva verso di lui. La sua
+potente intelligenza abbracciava e vedeva tutto; ma era il polo
+negativo contro il quale le fascinazioni della vita andavano ad
+infrangersi. Egli analizzava le tenerezze; indovinava le affezioni,
+come roba da chimica; e l'incantesimo si dissipava.
+
+Sentendosi per il suo forte organismo della specie dei divoranti--come
+il leone, l'aquila, il boa--e' non ebbe più mercè per i deboli.
+L'istinto è la fatalità degli esseri organizzati; e' gli lasciò libero
+corso. Le vittime non lo commovevano più. Lo stesso delitto punto non
+l'arrestava. Ma la distruzione sgustollo alla fine, e lo usò.
+
+E' provò allora, nella sua coscienza crepuscolare, una specie
+d'inquietudine che si avrebbe potuto dire un dubbio. Fece sosta un
+istante, misurando di uno sguardo l'orizzonte intorno intorno, onde
+orientarsi ed assicurarsi della via. Poi si rimise in cammino.
+
+--A che pro' derogare?--pensava egli--La linea retta non è la linea
+della natura. La linea retta è la più lunga, è la più monotona. La
+natura ama la curva. Se l'uomo segue dunque la linea della natura--e
+quella della bomba--di chi la colpa? Se tale è il suo spirito, perchè
+pervertirlo? se Dio è che gl'infligge questa direzione, perchè
+contrariarlo? perchè cangiarlo? L'uomo rettilineo fu in ogni tempo
+l'uomo sciocco--anche quando se ne fece un Dio!
+
+Ed il dottore studiava il procedere di Napoleone e di Pitt, che,
+andando entrambi per vie oblique, riescirono all'antitesi: l'uno
+divenne Imperatore, l'altro rovesciò l'Impero.
+
+Questa vita di allerta necessitava naturalmente un consumo enorme di
+attività vitale e di energia. Perpetuamente a l'agguato, come gli
+animali carnivori, questa caccia al debole, questa _battuta_ ai
+gonzi--che avevan durato circa trent'anni--avevano infine perduto per
+lui ogni interesse, ogni vaghezza. Non si vive a lungo in una regione
+elevata senza provar la vertigine ed il malessere.
+
+E l'era proprio la posizione cui il dottore di Nubo occupava in
+società. E' si librava sull'ordine sociale. E' guardava dall'alto in
+basso le idee, i principii, i pregiudizii, le passioni, gl'interessi,
+quali, per una convenzione tacita, li si erano stabiliti ed accettati.
+
+Arrogesi a ciò, che quella vita di uccellatore non lo aveva punto
+arricchito.
+
+Il dottore spendeva con una prodigalità reale. Ora, per soddisfare a
+questi gusti assorbenti, occorreva una fortuna di Nabab. E' guadagnava
+certo, moltissimo, per tutti i mezzi; ma la ricchezza non faceva che
+traversar le sue mani.
+
+In questa situazione di spirito, in questa posizione sociale, il
+dottore erasi più di una fiata dimandato:
+
+--«Che addiverrò io nella vecchiaia, quando le mie forze saranno
+paralizzate, e la mia intelligenza sarà presso a poco ossificata?»
+
+Inclinato al fatalismo, e' si fermò poco su questa considerazione. Ma
+dessa ritornava e ritornava poi inesorabile, ed accampava nel suo
+spirito con altrettanta e maggior persistenza che l'età sua avanzava;
+che i suoi proventi si assottigliavano; che le sue morali facoltà
+perdevano della loro sofficità e del loro rimbalzo. Inoltre, i dubbii
+cumulati poco a poco, goccia a goccia, sul suo conto, cominciavano
+adesso a pigliar forma, sostanza, ed il carattere di sospetto.
+
+E' ritrovavasi precisamente nel parossismo di questa preoccupazione
+quando vide la gitanina, sulla piazza di Nicastro.
+
+Il dottore insegnava che il pensiero nasce nella polpa grigia del
+cervello come il fiore dalla terra, e che l'impressione esterna teneva
+luogo di semenza. Ora, la vita della zingarella; le inquietudini sul
+suo avvenire; il suo stato di afflievolimento; il disgusto della sua
+vita equivoca... s'incrociarono nel suo spirito, si compenetrarono a
+vicenda, formarono una mischianza tenebrosa, informe, nella quale
+lungo lungo la via, e' non vide, non comprese assolutamente nulla.
+Arrivò così alla vetta della montagna di Nicastro.
+
+Che la dottrina del dottore fosse buona o cattiva--ed è pur la
+nostra--chi à mai scandagliato a che tiene lo zampillar del pensiero,
+ove allogasi la sede della vita? Ciò che certo è, gli è che
+l'abbarbagliante lamina di oro--cui, di lontano, il sole ripercosso
+dal mare fece scintillare ai suoi occhi--dissipò come per incanto il
+caos ammonticchiato nel suo spirito, ed un'idea lo colpì.
+
+Di un lampo, egli percorse ed acciuffò il suo avvenire; formolò un
+progetto.
+
+Diede l'ordine di tornare a Nicastro. Ma allo scander misurato del
+passo del suo cavallo, gli avvenimenti, o, per meglio dire, i disegni,
+si svilupparono nella sua mente.
+
+--Io sono vecchio--pensava egli. Fra non guari non sarò più in istato
+di lottare, e meno ancora di spezzare la stolida corrente della
+società quale essa è. Sono solo. Quando non sarò più forte abbastanza
+per tenermi in piedi e fuori la portata della folla, io cadrò. Ed
+altri, che procedono di già sulle mie piste, passeranno sul mio corpo.
+La miseria, l'umiliazione, forse il castigo, si rovesceranno su me. Io
+ò bisogno di lusso. O' abitudini di benessere che esigono una spesa
+enorme, e quindi dei guadagni eccessivi. Il delitto, l'imbecillità, le
+passioni, e gl'interessi degli altri àn provveduto fin qui alla mia
+esistenza. Li ò trafficati e taglieggiati, tenendomi in guardia ed
+imponendomi quando invitato non ero. Poichè dessi vivevano nel male e
+del male, che io mi fossi angelo o demone, avevano a subirmi...
+
+Il conte si fermò un istante sul passato. Poi la sua meditazione si
+slanciò sulle onde dell'avvenire.
+
+--Fra poco--pensava egli--io non potrò più nulla di tutto ciò, e chi
+sa? Per una monelleria della provvidenza--come essi la chiamano--lo
+schifo, sì abilmente condotto per trent'anni, potrebbe naufragare alla
+fine su quella spiaggia inetta e goffa che si addimanda la polizia
+correzionale o le Assisi... Fermiamoci a tempo. D'altronde, proviamo
+un po' dell'altra linea--di quella che addimandasi retta, perchè tutta
+la plebe la segue più o meno, e perchè il Codice l'à autorizzata, la
+religione l'à consacrata. Perchè no? Con l'abilità di un _jockey_
+abituato alla corsa sur un cammino accidentato, la corsa sur una via
+piana potrebbe essere, egualmente profittevole. Ma, ad ogni modo, è
+mestieri munirsi di un parafulmine e di un paracadute, per qualunque
+cosa possa arrivare. Quella piccola zingara, la di cui bellezza si
+annunzia con tante promesse, potrebbe contenere la mia salvezza. Le
+darò un'educazione brillante e spigliata; le aprirò tutte le porte del
+gran mondo di Parigi; sarò un mistero per coloro che vorranno
+scandagliare le mie dovizie... Sia dunque per le speranze che si
+allogheranno sulla mia successione--speranze cui raddoppierò in
+raddoppiando di lusso; sia per l'abbagliante bellezza della fanciulla,
+ella si mariterà riccamente... o soccomberà come una regina. Allora
+finchè lo potrò, seguirò la mia via. Quando poi sarò stanco, quando il
+pericolo sarà sicuro, io avrò il mio piccolo nido assicurato nei di
+lei penati--il mio _Hôtel des Invalides_--prima del suicidio.
+Perocchè, se ella guazza fra i milioni, potrei io morire all'ospedale,
+o avvelenarmi?... I creditori, avendo a traversare i cortili di un
+palazzo circondato da giardini e popolati di servi, divengono
+trattabili. Le diffidenze si spunteranno, quando mi si saprà coverto
+della corazza d'oro di mia nipote.
+
+Questo progetto, materiale, volgare, sviluppato e seguìto in tutt'i
+suoi dettagli, spinto fino alle conseguenze le più remote
+dell'abiezione, dell'egoismo, della bassezza, del delitto, fermentò
+nello spirito del dottore.
+
+E' lo mise poi in atto, circondandolo di tutte le precauzioni e di
+tutte le attrattive che dovevano farlo riescire.
+
+Regina rispose a tutto, meravigliosamente. La macchina del conte di
+Nubo funzionò superbamente. Ella attirò tutti gli sguardi; svegliò
+tutte le avidità le più sfrenate. Regina ebbe un successo di voga nel
+mondo: fu alla moda, fu la _lionne_ della stagione. Gli amorazzi, gli
+amoretti, le seduzioni, le tentazioni, le dimande in matrimonio
+piovvero a catinelle.
+
+Il dottore restò saldo.
+
+Regina però aveva indovinato lo scopo del suo allevatore, e con una
+certa leggerezza calcolata, gaissima d'altronde, glie lo aveva
+sviluppato un giorno in cui il suo pseudozio mostravasi un pochino più
+espansivo del consueto. Ella faceva vista, pertanto, di accomodarsi
+con docilità alla condotta del suo _cornac_--lo chiamava di questo
+nome--si lasciò pilotare, e si promise di giungere al porto con lui,
+combinando le sue proprie aspirazioni con i calcoli del suo
+_exploiteur_.
+
+Il conte di Nubo credè avere alla fine trovato il suo _desideratum_
+nella persona di Alberto Dehal, il banchiere svedese. Egli analizzò la
+fortuna del giovane alla lente d'ingrandimento, per suo proprio conto.
+In seguito, scoprì che Alberto, oltre i milioni, possedeva uno spirito
+meditativo, poetico, un po' vaneggiatore, ma colto e fino, un aspetto
+distintissimo, ed amava Regina alla follia. Con delle condizioni
+simili, il matrimonio fu subito abborracciato.
+
+Quando tutto fu definitivamente stabilito, il dottore significò il suo
+piano alla fidanzata.
+
+Regina si sentì profondamente ferita dai procedimenti del conte. Si
+tacque nonpertanto. Fece anzi sembiante di annuire. Però, nel suo foro
+interno giurò di liberarsi a proposito.
+
+Noi abbiam già visto ch'ella non vi mancò. E sappiamo ch'ella corre
+adesso sulla strada d'Inghilterra--non per le messaggerie, ove il
+dottore avrebbe potuto farla arrestare per telegrafo e dove si sarebbe
+trovata mista ad un mondo eccessivamente importuno nella sua
+situazione, ma in una bella sedia da posta, mollemente cullata nelle
+nuvole d'oro dell'amore.
+
+Sergio erasi fatto precedere da un corriere per preparargli i cavalli
+da rilievo.
+
+
+All'ora stessa, il dottore di Nubo, il quale aveva ripreso tutta la
+sua calma e si era rassegnato, leggeva al club la lettera di madama
+Augusta Thibault. E poco dopo, recavasi da lei.
+
+
+
+
+VI.
+
+Le consolazioni che non consolano.
+
+
+La bella vedova giaceva distesa sur una _dormeuse_, nel suo _boudoir_,
+in _négligé_ di mattino, quantunque fossero già le 9 della sera. Ella
+aveva interdetto la sua porta a tutt'i suoi amici ed aspettava il
+dottore con impazienza.
+
+Di Nubo tamburinò carezzevolmente sulle belle guance della cameriera
+che gli aprì la porta del salone e le fe' segno di ritirarsi. E'
+penetrò in seguito nel boudoir, e baciò la sua amica.
+
+--Ebbene, ch'avete voi dunque, bella incantatrice?--dimandò egli. Un
+novello accidente di maternità contrariata, eh?
+
+--Dottore--disse Augusta con umore--io non ò il capo a scherzi
+quest'oggi. Abbiatevelo per detto.
+
+--Benissimo--replicò il dottore--E' non si tratta mica dunque della
+fine di un imprudente oblio, di un...
+
+--Basta, via...
+
+--Allora, si tratterebbe egli forse di un principio di....
+
+--Ah! voi siete incorreggibile.
+
+--A meraviglia. Non abbiam dunque nè un principio, nè una fine.
+Tastiamo altra cosa.
+
+--Fatela finita, su! Io sono ammalata.
+
+--Oh! Io vorrei bene veder codesto, veh! che voi disponghiate del
+vostro corpo per una così villana bisogna--la malattia!
+
+--Ciò è, pertanto.
+
+--In questo caso... quanto codesto vi rende?--domandò il dottore
+sorridendo.
+
+--Voi mi seccate. Andate pur via.
+
+--Sareste voi dunque ammalata per bene?
+
+--Voi nol vedete, eh?
+
+--E dove codesto vezzoso corpicino soffre dunque, colomba mia?
+
+--Al cuore, al cervello, all'anima... da per tutto... Io soffoco.
+
+--Poffardio! che magagne! E voi possedete tutto codesto--voi--cuore,
+cervello, anima! Dite mò; vi avrebbero dessi rubato?
+
+--Se non aveste i vostri laidi capelli _fango di Parigi_... vi
+batterai--vel giuro.
+
+--Vedete mo' l'abitudine! Si calunnia perfino il colore dei miei
+capelli. Ma via, eccomi qui. Parlate: ch'avete voi?
+
+--Io amo.
+
+--A che tasso?
+
+--Per nulla.
+
+--Non trattasi allora di un agente di cambio o di un banchiere,
+m'immagino!
+
+--Un artista--no, un poeta, un giornalista.
+
+--Come domine vi siete cacciata voi in codesto brutto roveto?
+
+--Lo so, io? la si è guizzata dentro di soppiatto, a mo' di ladro.
+
+--Amore innocente, platonico, ideale, eh?
+
+--Passate oltre.
+
+--Amore cognito al mondo?
+
+--Misterioso come una cospirazione.
+
+--Allora?
+
+--Allora, allora...--scoppiò Augusta; ma il miserabile m'à ingannata.
+
+--_Requiescat in pace!_ Ed è così difficile di sostituirlo? La
+letteratura è in sciopero in questo momento. Le odi non sono scontate
+alla Borsa. I giornalisti s'inscrivono all'ufficio di collocamento.
+Non avrete quindi che a scrivere, franco di posta, ai _Petites
+affiches_ e vi si riporterà il vostro barboncello smarrito, o vi si
+servirà un rimpiazzante a modo.
+
+--Orsù! cessate, in nome di Dio e del diavolo. O' bisogno di consigli.
+O' bisogno di cure. Soffro.
+
+--Ebbene, in fede mia, debb'essere un bel bellimbusto colui che à
+fatto il miracolo di dotarvi di un cuore. Che nome date voi a
+codestui?
+
+--Voi lo conoscete: Sergio di Linsac.
+
+--Se lo conosco! Egli era uffiziale nello squadrone volante che
+caracollava intorno a mia nipote. Eppoi?
+
+--E' m'à piantata lì... e si ammoglia!
+
+--La fine prosaica di tutte le cattive commedie.
+
+--Ritornando di casa vostra, ieri sera, trovai una lettera di lui, con
+la quale mi dà congedo, e mi annunzia che partiva per andare a
+sposare.
+
+--In provincia?
+
+--O all'inferno, che so io? E' mi lascia ed ammogliasi: ecco tutto. Ed
+io, l'amo.
+
+Il dottore non rispose. Era divenuto pensoso.
+
+--A che pensate voi dunque?--dimandò Augusta.
+
+--A nulla. Avreste voi qualche sospetto della donna con cui il vostro
+poeta maritasi? perocchè non suppongo che la conosciate.
+
+--In guisa alcuna. E voi?
+
+--Io credo... Vi sono delle coincidenze strane... Sovvienemi adesso di
+parecchie cose a cui io non poneva mente. Pertanto... fo dei
+confronti...
+
+--Insomma, la conoscete voi, sì o no!
+
+--O' dei sospetti.
+
+--Come ella chiamasi?
+
+--Innanzi tutto, che pensate voi fare?
+
+--Uno scandalo, un dramma, un'opera... un tafferuglio di tutt'i
+diavoli... e vendicarmi.
+
+--Di chi?
+
+--Di entrambi.
+
+--Ciò è male.
+
+--Male! che cosa?
+
+--Lo scandalo.
+
+--Ma io non posso far senza di lui. Non òvvi io detto che l'amavo, che
+n'ero pazza?
+
+--Ragione di più per agire con prudenza. Volete voi riescire?
+
+--Ad ogni costo.
+
+--Mettete voi nel gioco perfino Alberto Dehal?
+
+--E la Svezia.
+
+--Perfino il principe di Lavandall?
+
+--Dottore...
+
+--Inteso.
+
+--Il principe è la mia ultima posta!
+
+--Sapete voi chi è la fanciulla, cui il vostro Sergio di Linsac à
+rapita la notte scorsa?
+
+--Rapita?
+
+--Sì, rapita, e con cui egli corre le grandi strade in questo istante?
+
+--Nominatemela.
+
+--Mia nipote.
+
+Augusta saltò dal suo canapè e levossi in piedi, il viso pallido, gli
+occhi spalancati.
+
+--Sì, mia nipote se n'è ita la notte scorsa--rispose il dottore.
+
+--Ma in questo caso...
+
+--Ma, in questo caso, come io non ò nulla a farmi del vostro poeta, ed
+abbisogno di mia nipote, io conto che voi agirete con prudenza e non
+bruscherete le cose, per non perder tutto irreparabilmente.
+
+--Io perdo la bussola! sclamò Augusta ricadendo affranta sul canapè.
+
+--Prestatemi il vostro principe di Lavandall.
+
+--Impossibile. Voi lo sapete: egli è la mia provvidenza.
+
+--Io v'ò detto: _prestatemi_ il principe.
+
+--No. Vi sono dei prestiti che non si ricuperano mai più.
+
+--Voi sapete, belloccia mia, che io lo conosco, che lo incontro presso
+i ministri, nelle ambasciate, nei saloni del Faubourg. Laonde, se
+volessi rapirvelo, non avrei permesso a dimandarvi.
+
+--Ma che volete voi dunque?
+
+--Che me lo serviate in una festa, a casa vostra, alla mia prima
+richiesta.
+
+--Sarà ciò subito?
+
+--Non lo so ancora. Ciò dipende...
+
+--Accetto.
+
+--Infrattanto, calma e silenzio. Come vai tu, figliuola mia bella,
+adesso?
+
+--Meglio, dottore. Ma Sergio...
+
+--Che vuoi tu che io mi faccia di un poeta, di un giornalista, in
+un'epoca in cui ogni monello politico e morale, sciorina giornali, ed
+in cui il miglior poema è il listino della Borsa? Ve lo dò come buona
+mancia, va! Ma, ve lo ripeto, punto d'imprudenze, e non forziamo il
+tempo.
+
+--Sia.
+
+Il dottore baciò Augusta sulla fronte ed uscì.
+
+
+
+
+VII.
+
+Su per le nuvole.
+
+
+Mentre cospiravasi a Parigi contro la felicità dei due fidanzati, essi
+correvano gaiamente la strada per l'Inghilterra.
+
+Quando Lisa faceva le viste di dormire, ovvero cacciava il capo fuori
+degli sportelli della carrozza, le bocche dei due innamorati si
+rapprossimavano, si toccavano, si azzeccavano l'una all'altra, si
+assorbivano, e l'uno aspirava dall'altra un bacio lungo, melodioso,
+penetrante, luminoso come l'aurora che levasi, profumato di paradiso.
+Essi avevano tante cose a dirsi, che restavano in silenzio! Le
+cataratte della parola erano anguste: il troppo pieno traboccava dagli
+occhi in uno sguardo, dalla bocca in un bacio.
+
+Essi divoravano la via, perchè la presenza di Lisa li incomodava, ma
+non potevano sbrigarsene con convenienza, prima che non si fossero
+sposati.
+
+A Boulogne presero il _paquebot_. A Folkstone, la posta di nuovo... E
+non si fermarono più che alla frontiera della Scozia, a Gretna-Green,
+per celebrarvi il matrimonio provvisorio--cui dovevan poscia far
+sanzionare, alla privata, a Parigi, nella chiesa della Trinità.
+
+Quegli sponsali scozzesi erano un pretesto per un lungo e delizioso
+vaneggiamento--cui addimandarono la luna di mele dell'amore.
+
+L'albergatore della locanda di Gretna-Green li congiunse. Egli diede
+loro, alla benedizione, un estratto del registro ove egli iscrisse il
+compimento delle formalità delle nozze--estratto firmato da lui e da
+quattro testimoni, per eccesso di precauzione.
+
+Quest'atto compiuto, rimandarono Lisa ad aspettarli a Parigi, e si
+misero in viaggio.
+
+Ecco innanzi tutto il certificato: «Regno di Scozia. Contea di
+Dumfries, parrocchia di Gretna. Le presenti sono per certificare a
+tutti coloro che le vedranno, come mademoiselle Regina di Nubo, della
+parocchia di Nicastro nel regno di Napoli, e Mr. Sergio conte di
+Linsac, di Nantes, nel regno di Francia, essendo qui presenti ed
+avendo dichiarato che erano celibi, sono stati maritati oggi, secondo
+le leggi scozzesi, come l'attestano le nostre firme. Gretna-Green
+Hall, il 27 giugno...» Nomi dei testimoni.
+
+Questo documento prezioso incassato, essi partirono per visitare le
+Terre Alte--Highland--a piccole giornate.
+
+
+Viaggiatori poco frettolosi, una fontana, un cespuglio, un poggio a
+scalare o un bel panorama ad ammirare e bozzare sull'album... tutto
+serviva loro di pretesto per fermarsi. Sedevano, allacciavano le mani,
+ovvero consertavano le braccia, si guardavano seriamente, scoppiavano
+in un folle scroscio di risa, o si baciavano. Tutto cominciava e
+finiva per codesto.
+
+La natura sembrava non occuparsi che di queste due felici creature. Se
+il sole sorgeva splendido di dietro le isole Orknei; se le alte cime
+dei Gramplans, il Ben Mac Dhui, il Cairngorn, il Brocriach...
+scintillavano sotto il riverbero del sole che fondeva lentamente gli
+strati di ghiaccio; se gli uccelli gorgheggiavano dei loro piccoli
+affari di famiglia; se il fiore apriva il suo calice per aspirare la
+brezza e la luce; se gli alberi ondulavano soavemente sotto i fuochi
+del sole al tramonto; se i paesaggi del Ben Lewis, del Ben Lomond, del
+Ben Nevis, del Cruachan si sviluppavano rapidi, profondi, incantevoli,
+viventi, armoniosi di tinte e di forma... ratto, Sergio e Regina
+s'invitavano scambiavolmente a quelle feste della natura.
+
+--Gli è per te--diceva Sergio--che quel sole s'imporpora di tanta
+orgia di luce; l'è te che quel piccolo fiore curioso vuole spiare al
+passaggio; gli è di te che quegli augelli ciarlieri chiacchierano per
+dirsi: Vedi mo! che begli occhi! Tu non n'ài di così splendidi, mia
+vezzosa cardellina! Che bei capelli neri! Nasconditi, su, mastro
+corvo! Che testa viva ed allerta! Tu sei ben contadina, al paragone,
+signorina rondinella.
+
+E tutto celebrava così il zonzare dei due mortali che traversavano una
+contrada poco bazzicata dalla turba, onde trovarsi, soli, intieri in
+faccia a Dio ed alla natura, con tutta l'opulenza infinita del loro
+amore.
+
+--In fede mia--diceva Sergio--se io potessi tirar dal mio cuore altra
+rima che: t'amo! scriverei dei versi.
+
+--Tira pure, tira, e scrivine ancora su codesta rima--rispondeva
+Regina.--Io ti darò la replica.
+
+--Con la stessa parola?
+
+--Imparate dunque, signor mio, che io rispetto la prosodia--rimbeccava
+Regina, baciandolo.
+
+Di montagna in montagna, di villaggio in villaggio, di clan in clan,
+essi consumarono così due mesi di voluttà. Le ore snocciolavano come
+perle d'ambra d'un monile nelle mani di una cortigiana greca.
+
+Essi non sfioravano il mondo che delle punte delle ali.
+
+La vita materiale, a dir vero, non era delle più confortevoli. In fra
+le montagne di Argyle, di Ross, d'Inverness, di Stillig--dove essi
+s'inerpicavano a piedi, le braccia allacciate, gli occhi negli occhi
+più sovente che nel cielo--il pranzo, a quell'epoca, lasciava molto a
+desiderare, ed il giaciglio ancora di più. Ma quando eglino non
+avevano che un cattivo _oat-cake_--focaccia d'avena--o un
+_milk-porridge_--zuppa di latte--Regina l'accostava alle sue labbra,
+poi lo porgeva a Sergio, e diceva:
+
+--Gusta un po' di questo camangiare!
+
+E quando la sera non trovavano talvolta, in luogo di letto, che una
+manata di _varech_ o un lembo di vecchio _plaid_ striato, Sergio
+tendeva il suo braccio e diceva a Regina:
+
+--Poggia il tuo capo su questo origliere!
+
+Quanto lontana era Parigi! Come la vita era di rose!
+
+Se un bel garzoncello dagli occhi attoniti vedevali passare, Sergio
+gettava a Regina uno sguardo ardente, smagliato di un sorriso
+significativo. E Regina arrossiva. Se una povera vecchia, dai capelli
+rossi, ben segaligna, ben disseccata, fermavasi e tendeva loro la mano
+in silenzio, Regina tuffava la sua mano nelle tasche di Sergio e dava
+alla meschina una moneta di sei _pence_, dicendole:
+
+--Dalla parte di questo signore, la mamma!
+
+Le sere in cui esse non trovavano albergo, domandavano ospitalità in
+qualche _cottage_ di montanaro o in qualche _House_ di landlord, e
+riuniti intorno alla tavola a _the_ di fronte ad una bella fiamma di
+sterpi resinosi, Regina provocava la conversazione sugli usi e costumi
+della contrada, dimandava storie ed aneddoti, per arricchire l'_album_
+e la galleria del suo romanziere.
+
+Sovente e' scalavano i dirupi a picco sul mare--_falaises_--per
+ammaliarsi, per contemplare le onde fosforescenti dell'Oceano che
+attaccava la spiaggia ai loro piedi, ed il cielo profondo scintillante
+di stelle azzurrognole. E Sergio esclamava:
+
+--Gli astri di lassù non valgono questi!
+
+E baciava gli occhi di Regina.
+
+Poi esaltato da quello spettacolo e' le raccontava ora le lotte della
+sua infanzia e le follie dell'adolescenza, ora le gioie della sua vita
+giovanile e virile contro l'odio, l'indifferenza, la gelosia, gli
+ostacoli che aveva avuto a sormontare per praticarsi una via, tra ciò
+che puossi addimandare le _savane_ delle lettere, e le steppe della
+politica. Egli apriva tutto intero il suo cuore: rimuginavano fino i
+più segreti ripostigli; prodigava checchè si aveva di passione e di
+sensibilità. E' non celava nulla, non sparmiava nulla. Sciupava senza
+riserbo, nè misura, sopratutto senza il tedio del dimani--quel tedio
+pensieroso che è lo scoglio a cui frangesi l'amor ingenuo ed ardente,
+il quale dà tutto in una volta sola, schiaccia e soffoca l'oggetto
+preso nei suoi artigli divini.
+
+Cosa strana! quell'uomo che sapeva con tant'arte e talento distribuire
+le scene di un dramma, e condurre gli effetti di un romanzo,
+preparando le passioni, versandole gocciola a gocciola, con
+progressione ed opportunità, quell'uomo lasciavasi andare, nella vita
+reale, con una imprevidenza da adolescente.
+
+Regina, lei, ritenevasi meglio, e vi guardava più al sottile. Ella
+smaniava di voglia per raccontare le scene bizzarre di sua
+fanciullezza--la vita da zingari, di cui essi vivevano adesso,
+richiamandone il sovvenire. Ella avrebbe raccontato quelle scene con
+le delizie egoiste di colui che, dall'alto dei veroni del suo
+castello, mira i cavalloni dell'Oceano correr l'un sull'altro a mo' di
+montagna. Ma Regina si raffrenò. Ella non discorse che della sua
+pensione, e della sua vita vaneggiatrice di giovinetta. Ella prodigò
+meno ancora l'amor suo--il suo cuore essendo del resto rimasto
+straniero alla sua scappatuccia.
+
+Ella erasi entusiasmata, inebbriata del poeta, e lo aveva amato del
+cervello, infra la lettura di due odi e due romanzi.
+
+Regina non lesinò dunque un briciolo di questa specie d'amore
+prismatico--cui si potrebbe addimandar pure fantasia. Ma quanto a
+quello del suo cuore, la gl'impose silenzio.
+
+--Vedremo poi--dicevasi ella.--Ogni cosa a tempo suo. Ciò che dò oggi
+basta pel momento.
+
+La donna à sempre, in fondo, un pensiero d'avvenire. In ogni cosa,
+ella sfiora il presente e passa senza fermarvisi. Il presente è un
+gradino di quella scala di Giacobbe cui ella vede perennemente
+rizzarsi dinanzi ai suoi occhi, avendo a cima quell'angelo ideale
+verso il quale ella aspira sempre, e cui non stringe giammai. L'è
+l'essenza della sua natura di edera--natura incompleta che mai non si
+basta.
+
+
+Questa epopea di amore durò due mesi. Ma alla perfine l'ora della
+realtà scoccò.
+
+Sergio, vero galeotto del pensiero, aveva contratto impegni per
+procurarsi quattrini. Lo si chiamava a Parigi per tenerli.
+
+E' doveva somministrare un romanzo, in sei volumi, ad un
+giornale--romanzo di cui non aveva dato che il titolo: _I Sesti Piani
+di Parigi_. Del resto, non aveva abbozzato nè manco un'idea. Partendo,
+erasi proposto di meditare il suo soggetto viaggiando. Ed infatti,
+aveva di tempo in tempo fantasticato un tantino sul tema. Ma, avendo
+cominciato dal _rêver_ dei _sesti piani_, era poi poco a poco disceso
+al _primo_, dove erasi visto con Regina, in uno splendido
+appartamento, circondato di lusso, di fiori, di felicità.
+
+Sergio parlò dunque di ritorno--tanto più che il clima di Scozia
+cominciava a divenir rigido pel loro vagabondare.
+
+Partirono quindi in sulla fine di settembre.
+
+Sergio di Linsac aveva pregato il suo amico Marco di Beauvois di
+trovargli un alloggio e di farlo mobigliare alla larga, riserbandosi
+di ornarlo affatto secondo il gusto di sua moglie, al loro ritorno.
+Egli aveva ceduto il suo appartamentino da scapolo a Marco. Questi gli
+aveva procacciato un piccolo _chalet_, tra due giardini, nella via di
+Boulogne--dimora appartata, tranquilla, civettuola.
+
+Regina trovolla stupenda e l'addobbò a magìa.
+
+Lisa li serviva.
+
+Qualche giorno dopo il loro arrivo a Parigi, Regina scrisse al dottore
+di Nubo una lettera meno burliera della prima. Alla quale il dottore
+non rispose. Alla vigilia del giorno prefisso per legittimare il
+matrimonio secondo le leggi francesi, Regina si recò dal suo ex-zio e
+gli portò una lettera di suo marito. Il dottore ricevè la sua
+ex-nipote gelidamente, non le diresse un motto di rimprovero, non fece
+alcuna allusione al passato. Gettò l'epistola di Sergio sul tavolo
+senza aprirla, e non andò nè al municipio, nè alla chiesa.
+
+Regina cominciava a sentire una specie di freddo al cuore. Ella
+principiava a trovarsi sola e si atterriva di quell'isolamento.
+
+Imperciocchè, checchè se ne dica, il marito non è mica tutto per una
+donna!
+
+Per trovarsi a completo, la donna à mestieri sentirsi dietro una
+famiglia del passato--i parenti--ed innanzi una famiglia
+dell'avvenire--i figliuoli. Codesti sono le sue guardie del corpo. Un
+marito, anche imbecille, è poi sempre, più o meno, un padrone.
+
+A quella specie di solitudine, cui le creava l'assenza dei legami del
+sangue, arrogevasi la libertà intera ed illimitata cui Sergio le
+lasciava, e la vita che costui era forzato condurre per compiere i
+suoi lavori.
+
+Un uomo di lettere--poche eccezioni salve--è il peggiore dei mariti,
+per una donna che aspettasi a trovare in lui il pontefice massimo
+della bellezza di lei ed il primo gentiluomo di sua camera--un essere
+previggente, in una parola, dalle piccole moine, espansivo, delicato,
+innamorato.
+
+Un uomo di lettere serio, non si mischia troppo al mondo, che per
+eccezione. Di consueto, egli vive fuor del mondo, di una vita
+fittizia, in mezzo ad esseri ch'egli evoca dal suo cervello. I giorni
+dell'uomo del pensiero scorrono in mezzo al cozzo delle idee che
+s'incrociano nel suo spirito; assiepato di sistemi, di dottrine, di
+collezioni, di teorie, di libri; in presenza di allievi o di nemici,
+di credenti o di denigratori; assorto, distratto, sgarbato, stanco,
+strano, perduto fra gli uomini reali. Però, quando à la sorte di
+sapersi lasciar dietro, nel suo gabinetto, tutta questa plebe di
+larve, il letterato o lo scienziato, è un trionfo di grazia--Egli
+indora e rallegra la vita di coloro che lo attorniano e l'avvicinano.
+
+Libero di queste preoccupazioni, quando trovasi in contatto con
+stranieri o nel mondo, l'uomo di lettere o di scienze, spoglia la
+persona sua vera e s'investe di una parte--cui egli rappresenta del
+resto con una abilità suprema. Ma, nel grembo della famiglia, in
+faccia della moglie--per la quale egli crea quella miriade di spettri,
+che debbe loro servire il pane quotidiano--ben pochi uomini di lettere
+o di scienze si smentiscono o si trasformano; ben pochi rinunciano al
+loro essere intimo e si addobbano di un carattere forzato, e fuori
+dell'elemento abituale in cui vivono; ben pochi insomma divengono
+commedianti al loro focolaio. L'uomo della sala da pranzo, l'uomo
+della camera da letto, resta spessissimo l'uomo del gabinetto dal
+lavoro. Ed e' racconta a sua moglie la vita del suo pensiero e le
+gesta dei suoi fantasmi.
+
+Se questa moglie è una donna superiore, se ama suo marito, ella
+interessasi a questa creazione quotidiana; invita suo marito a
+presentargliela, l'incita a parlare--accelerando così la procreazione.
+Ella l'aiuta dei suoi consigli--spessissimo eccellenti--Gli comunica
+le sue impressioni e le sue idee, non raramente giuste.
+
+Una donna leggiera, una donna egoista, che vive in sè e per altrui,
+annoiasi dei vaneggiamenti, dell'idealismo di suo marito--se
+tuttavolta non ne diviene gelosa e se n'offende. Ella trovasi
+negletta.--Ella vede delle rivali nelle visioni di lui.
+
+L'uomo di lettere, inoltre, à spesso dei doveri sociali, cui non può
+fare partecipare a sua moglie. Egli bazzica talvolta una compagnia ove
+una madre di famiglia si troverebbe fuori posto.
+
+Sergio, capitano nella stampa quotidiana, lasciava dunque Regina assai
+soventi soletta, per delle lunghe sere, dopo aver passato tutto un
+giorno nel suo studio.
+
+Egli vedevala per un istante all'ora dell'asciolvere; poi rientrando,
+ad un'ora del mattino, e' sedeva alle sponde del letto di Regina e
+chiacchierava con lei fino alle tre.
+
+Egli era obbligato a desinare in città parecchie volte nella
+settimana. Lo si sapeva uomo di spirito, ed i suoi protettori lo
+servivano come un _hors d'oeuvre_ ai loro commensali.
+
+Quando era ben stanco, addormentavasi a fianco di sua moglie. Ma alle
+8 del mattino, il galeotto ripigliava la sua catena--e via!
+
+
+Regina aveva conosciuto Sergio nei libri scritti da lui, e nel mondo.
+Ella aveva per conseguenza conosciuto la maschera--direi meglio
+l'attore--Ed erasi invaghita di lui come un'educanda--avvegnachè la
+fosse di già bene sveglia e bene allerta. Ella aveva rinvenuto il
+medesimo essere durante i due mesi di peregrinazione passati insieme.
+Imperciocchè lì, Sergio erasi completamente obliato, aveva messo la
+sordina all'ebbolizioni del suo cervello; aveva rilegato ben lontano
+l'esigenze di Parigi, ed aveva vissuto del cuore. Adesso, egli aveva
+ripreso il suo giogo... E Regina nol riconosceva più.
+
+--Me l'ànno cangiato--ella dicevasi--o egli m'à stranamente
+mistificata.
+
+Ella pertanto non querelavasi. Però, un lievito di amarezza cominciava
+a germogliare nella sua anima. Non rimpiangeva nulla ancora, ma
+rifletteva.
+
+A che rifletteva dessa?
+
+L'ora giunse.
+
+Le feste cominciarono.
+
+Durante il suo soggiorno col dottore, Regina aveva frequentato i balli
+dei ministri, degli ambasciatori, del Faubourg Saint-Germain.
+
+Il medico è un elemento neutro nella società. Egli è al suo posto
+dovunque, nel soffitto come alla Corte; egli à il suo libero parlare,
+il suo libero procedere; egli è re--egli ordina; egli è padre--e'
+consiglia. Nipote del dottore di Nubo, Regina andava ove il dottore
+voleva condurla; nipote del conte di Nubo--uno dei nomi più
+aristocratici in Italia--ella era al suo posto dovunque.
+
+Non era la medesima cosa per la signora Sergio di Linsac--quantunque
+contessa.
+
+Regina trovavasi identificata alla condizione di suo marito. Il suo
+posto era disegnato conseguentemente in quel medio ove l'uomo di lettere
+può vivere--nella sua qualità di uomo; il suo posto era determinato dal
+partito politico cui egli apparteneva. Dappoichè--nella sua qualità di
+artista--sopra tutto quando il letterato è celibe, egli non trovasi
+intruso in alcun sito.
+
+Regina, che piacevasi a disegnare, spendeva i suoi dì nel suo piccolo
+_atelier_, sovente in compagnia di amici di suo marito. Perocchè il
+marito di bella donna non manca mai di amici, più o meno intimi,
+teneri, divoti, pieni di attenzione--disinteressati sopra tutto!
+Questi amici accorciavano un poco le lunghe serate di Regina e le
+rallegravano. Ma ciò non bastava. Ciò non soffocava, principalmente,
+il rimpianto del paradiso da cui era esiliata adesso. Ella sospirava i
+balli diplomatici e ministeriali, ed in cima a tutto quelli del
+Faubourg.
+
+Ella trovava milensamente ridicole le feste della Chaussée d'Antin, e
+quelle del mondo della finanza. Ella sbadigliava a morire allo
+spettacolo--ove Sergio la conduceva ogni qualvolta ella lo desiderava.
+Regina principiò a sentire una specie di nostalgia del mondo elegante
+ed aristocratico. Non pertanto, ella divertivasi moltissimo a quelle
+feste fantastiche che davano di tempo, in tempo gli artisti--ma desse
+erano rare, perchè troppo costose.
+
+Regina non fiatò motto a Sergio della rivoluzione che si operava nel
+suo spirito. Nè Sergio la scoprì. Il dottore, lui, era perfettamente
+al corrente di ciò che avveniva della sua pupilla.--Perchè Lisa lo
+raccontava a Trust, e Trust lo ripeteva al padrone. Solamente egli
+diceva:
+
+--Ah! signor Dio, _monsieur_, Lisa si annoia; Lisa vuole andare al
+ballo; Lisa è andata al teatro; Lisa à voglia di pizzi e di
+_cachemire_.
+
+Egli confondeva le persone; identificava la _soubrette_ con la
+padrona.
+
+Un mattino--il mattino del capodanno--il dottore colazionava, quando
+sentì due piccole mani poggiare sulle sue spalle, ed udì una voce
+insinuante che gli mormorava all'orecchio:
+
+
+
+
+VIII.
+
+Dove si vede... ciò che vedrete.
+
+
+--Voi tenete dunque ancora il broncio, cattivo zio?--disse quella
+voce.
+
+--Affatto--rispose costui tranquillamente. Io ti aspettava.
+
+--Davvero?--gridò Regina, sfolgorante di gioia.
+
+--Magari! Credi tu che io avrei vissuto sessant'anni per non imparar
+nulla? Ti aspettavo.
+
+--Perchè allora non mi avete chiamata prima?
+
+--Perchè io non aveva bisogno di te; e perchè io era sicuro che tu
+saresti venuta quando avresti avuto bisogno di me.
+
+--Sempre lo stesso!--sclamò Regina, sospirando. Il vostro cuore non
+spiana dunque giammai le sue rughe?
+
+Il dottore la fissò tra i due occhi e sorrise.
+
+--Voi credete dunque che sono venuta perchè ò bisogno di voi?--chiese
+Regina.
+
+--Non lo credo: ne sono certo--rispose il dottore. Ed ecco perchè
+soggiungo: sbrigati a dire che cosa ti occorre--perchè debbo uscire.
+
+--Ma, non mi occorre proprio nulla. Voleva solamente...
+
+--Grazie, e buon giorno. Prendi una tazza di thè?
+
+--Venivo a far colazione con voi. Ma ora nol voglio più. Sareste
+capace di dire che non venivo se non per questo...
+
+--E per altre cose.
+
+--Ah! E quali dunque, se vi piace, signore?
+
+--Mi riguarda ciò forse? Sarà di già bene abbastanza di udirlo. Non mi
+dò dunque la pena d'indovinarlo e di dirlo.
+
+--A maraviglia. Voi divenite di una brutalità a far scoppiar
+d'invidia... un editore--direbbe mio marito.
+
+--Gli è che gli editori ànno ragione quando ànno a fare con
+scribacchiucci del calibro di quello lì.
+
+--Voi siete ingiusto, dottore. Il signor Sergio di Linsac è un uomo
+compito, di grande ingegno, di gran cuore, che mi ama molto e mi rende
+felice.
+
+--Peste! lo tradiresti di già, per consacrargli un simile elogio da
+epitaffio al Père Lachaise?
+
+--Mi pento di esser venuta. Oh! sì: dovevo pur saperlo che gli uomini
+come voi non perdonano mai.
+
+--E perchè no... quando sprezzano l'offesa?
+
+--Io sovverrommi mai sempre di ciò che ero, e di ciò che avete fatto
+per me. La gitanella di Nicastro aveva la sua piccola volontà; ma ella
+aveva altresì del cuore.
+
+--Per chi, dunque?
+
+Regina guardò a sua volta fissamente il dottore e rispose:
+
+--Per quelli che l'ànno amata.
+
+--In questo caso, io conosco mica male di deseredati. Ma passiam
+oltre. Adesso la gitanella in questione si annoia.
+
+--Un pochino.
+
+--Ella trova il tempo lungo, l'esistenza vuota, le serate monotone e
+scure. Ella è sola nel mezzo della folla, vedova al focolaio
+domestico. Ella si trova fuori di classe, fuori dell'orbita sua
+naturale...
+
+--Voi credete?
+
+--La giovinetta cotanto festeggiata nel mondo, si tedia, giovane donna
+più che giammai. La giovinetta sì elegante, sì scintillante di gusto e
+di semplicità, si trova, giovane sposa senza diamanti, senza carrozza,
+senza una falange di lacchè... attrice riboccante di brio e di
+spirito, in tutta la potenza dei suoi mezzi, ma senza teatro, senza
+pubblico.
+
+--Voi esagerate, dottore.
+
+--La fanciulla aveva vaneggiato di un Dio che doveva trasfigurare la
+giovane sposa. Ella à visto quel Dio trasformarsi egli stesso in una
+creatura fastidiosa, silenziosa, distratta, che beve, mangia, dorme, e
+carezza sua moglie--quando la carezza--come l'ultimo dei facchini
+dell'Auvergne.
+
+--Eh, Dio mio! l'è la storia di chicchessia--sclamò Regina
+sospirando--l'è la storia della donna e del matrimonio. Perchè me ne
+lagnerei, io?
+
+--E chi dice che tu te ne lagni? Io constato la situazione del tuo
+spirito.
+
+--Ebbene. Quando ciò fosse? Io avrei torto: ecco tutto.
+
+--Ma, è fuori dubbio che tu ài torto. Il realizzamento di queste
+visioni non può esser permesso che alle donzelle dell'_Opera_... o
+alle mogli dei milionarii. La moglie di uno scrittore deve fare i
+conti con la sua cuoca--quando ne à una--andare al mercato, portare
+delle _toilettes_ modeste, e mettere da banda un po' di gruzzolo per i
+giorni di non lavoro, par i figliuoli--che capitano checchè si faccia
+per evitarli. Che sono, al postutto, tutte codeste follie della vita
+elegante? Tu le conosci pure. Tu le ài gustate, tu le ài divise con le
+duchesse e con le ambasciatrici. Quantunque un ex-zingara, tu devi
+esserne sazia, stufa. N'è vero, figliuola mia?
+
+--Mica poi tanto!--sclamò Regina, sospirando.
+
+--E tu ài torto. Tuo marito vive nobilmente della sua penna--lo
+riconosco, avvegnachè non l'ami. Ma il tempo della penna è passato. La
+Francia muore d'un ingorgamento di lettere. Mr. Guizot vi metterà
+ordine--e farà bene. Meno scienziati, e più sensali e agenti di
+cambio! Tu mi costavi dodici mila franchi l'anno. Adesso...
+
+--Non ve ne costerò che sei mila...--susurrò Regina, carezzante.
+
+--Mille grazie. Io mi riformo. Metto poste alla cassa di risparmio,
+per la vecchiaia--come le cuciniere. Chi sa che può avvenire? Prendi
+dunque il bruno del passato, e rassegnati.
+
+--Io mi tedio a perirne.
+
+--La gloria non ti basta, dunque, eh!
+
+--La gloria è del sesso femminile, dottore. E poi, dessa è a mio
+marito.
+
+--Non vi siete voi dunque mica maritati col regime della comunità?
+Egli ti celebra pertanto, nei suoi romanzi.
+
+--Ebbene, sì. Egli mi à ultimamente collocata in un soffitto. La sua
+Regina è bella... ma abita il sesto piano sul mezzanino. Io l'avrei
+preferita in un palazzo. Mi capite?
+
+--Il sesto piano è l'olimpo dell'amor vero. Non l'abita chi vuole.
+
+--Si ama benissimo anche al primo piano, m'immagino.
+
+--Ami tu tuo marito?
+
+--Che domanda! l'avrei sposato senza ciò?
+
+--Un milione di gaudi, allora. Un tugurio... ed il suo cuore!...
+
+--E poichè vi siete, soggiungete: e sessanta mila lire di rendita!
+
+--Io conoscevo un certo Svedese che ne possedeva trecento mila.
+
+--Codesto, è storia antica... passiamo.
+
+--Ne conosco che ne ànno cinquecento mila.
+
+--Codesto è un sospiro di vedova... passiamo ancora.
+
+--Vi auguro il buon giorno, signora contessa Sergio di Linsac.
+
+--Quando verrete voi a pranzo da me--a _pique-nique_, bene inteso!
+
+--Non ne so nulla. Non ne ò il tempo. Gl'inviti mi soffocano.
+
+--Mettetevi al regime omiopatico.
+
+--Io sono allopatico, carina--e non appostato--quantunque ciò sia alla
+moda. A proposito, se incontrate per avventura la gitanella in
+questione, ditele, che vi è per lei da Delille una veste e certi
+pizzi. Che vada a reclamarli. Inoltre, ditele che io vado al ballo
+dell'ambasciata d'Austria il 10 corrente, e che quella sera lì, io
+resterò in casa fino alle 11 pomeridiane, aspettando una vettura che
+venga a prendermi.
+
+--Voi volete dunque pervertirla?--sclamò Regina, baciando il dottore
+sulla fronte. Io non porto mica di tali messaggi. Addio. O' fame, e
+vado ad asciolvere in casa mia.
+
+--A vostro comodo, signora Alberto Dehal... ah! scusa! signora
+contessa di Linsac.
+
+Regina fece un segno di minaccia col suo dito, scintillando di un
+sorriso che illuminò la camera.
+
+Il dottore la vide partire ed un ghigno spaventevole si stemperò sul
+suo sembiante. Poi prese un foglietto e scrisse:
+
+«Trovata. Al ballo dell'ambasciata d'Austria.»
+
+Piegò quindi la lettera e vi mise l'indirizzo: «Al signor principe di
+Lavandall. Rue d'Amsterdam, n. 97.»
+
+Si vestì ed uscì.
+
+
+
+
+IX.
+
+Eva ritorna all'Eden.
+
+
+--Vittoria su tutta la linea, mio caro!--gridò Regina, rientrando e
+saltando al collo di suo marito.
+
+--Che dunque?--sclamò costui.
+
+--Lo zio à piegato. L'ò portato via di assalto.
+
+--Ed e' à lasciato fare?
+
+--Non mica. À resistito, il vecchio ostinato, à risposto di becco ed
+unghia; ma infine...
+
+--Egli à ceduto?
+
+--Completamente. La pace è firmata. Egli è stato per fine gentile.
+
+--Al postutto che cosa gli costa codesto.
+
+--Codesto?... gli costerà almeno sei o otto mila franchi, per il
+momento.
+
+--Vale a dire?
+
+--Vale a dire, ch'egli mi à annunziato esservi per me da Delille una
+veste e dei pizzi. Ora, poichè vi sono, non vo' fare le cose a mezzo.
+
+--Ed è lui che paga?
+
+--Bene inteso.
+
+--Senza condizioni?
+
+--Una sola.
+
+--Me lo immaginavo. Quale dunque?
+
+--Che il 10 gennaio io vada a prenderlo in carrozza per condurlo al
+ballo dell'ambasciata d'Austria.
+
+--Addobbata di quell'abito e di quei pizzi in discorso?
+
+--Lo penso bene.
+
+--Per farne mostra innanzi ad una turba di stranieri, e provar loro,
+che in fatto di gusto, la Parigina è la prima donna del mondo?
+
+--Il dottore è naturalista: egli ama provare con i fatti.
+
+--Ebbene, mia cara, ne sono incantato.
+
+Regina lo abbracciò ancora una volta.
+
+--Ma tu sarai meco--disse ella.
+
+--Uhm! codesto è un altro paio di maniche--borbottò Sergio.--Io sono
+in delicatezze con l'Austria.
+
+--Come ciò?
+
+--L'Austria è una vecchia civetta che vuol darsi l'aria, i gusti,
+l'andazzo, le passioni di una giovinetta. Ora, nella mia qualità di
+giornalista dell'opposizione, mi occorse più di una fiata provarle,
+che i suoi denti erano falsi; i suoi colori, belletto; i suoi
+diamanti, _strass_; i suoi addobbi, un vecchio resto di rivendugliola
+di _toilette_; la sua fierezza, burbanza scenica; la sua forza, un po'
+d'isterismo; ed il suo codazzo, dei creditori, i quali un giorno o
+l'altro finiranno per perder pazienza, e non mica amanti. Tu
+comprendi! dopo codeste brutalità, una vecchia ragazza non perdona
+mai.
+
+--Ma allora?
+
+--Tu andrai al ballo con tuo zio. Ciò è ammesso e si vede ogni giorno.
+Egli, è più austriaco del principe di Metternich. Ed io ne sono
+rapito; perchè io capisco, piccina mia, che la vita in cui forzato
+sono d'imbragarti, è scura e monotona. Non appartenendomi io stesso,
+posso appartenerti ben poco. Ma io non sono egoista.
+
+--Lo so.
+
+--Divertiti dunque, poichè tuo zio vuol di nuovo servirti di
+introduttore. Solamente, ricordati amica mia, che tu porti un nome che
+obliga. Io tengo poco ad un titolo che vienmi di antenati che furono
+alle Crociate. Ma tengo moltissimo a quello che vienmi da Dio, il
+quale me ne fè dono sotto la forma di strofe scintillanti, di romanzi
+passionati, e di una polemica politica che à spezzato più d'un
+ministro.
+
+--Il nome tuo è pure il mio--risposa Regina--e ne sono fiera quanto
+te.
+
+
+L'indomani fu per Regina una giornata di lavoro. Ella corse i negozi,
+le sarte, le modiste, i mercanti di fiori, i gioiellieri. Ella
+apparecchiava le sue armi da battaglia.
+
+Vi è una certa ansietà nella donna che va per la prima volta nel
+mondo, dopo le sue nozze. Ella va a pigliar posto. Ignora ancora se la
+graziosa o civettesca disinvoltura della giovane donna farà obliare
+facilmente l'aria impacciata, la modestia quasi sciocca cui affettò
+fanciulla. Non conosce ancora quella linea indefinibile, e pertanto
+capitale, ove la facilità, l'indipendenza, la grazia, la seduzione,
+l'originalità delle maniere finiscono, e dove la libertà comincia.
+Ella conosce un uomo, ma non ancora gli uomini. Non à sperimentato
+ancora l'effetto del cangiamento che si è operato nella persona
+sua--se desso à aggiunto o tolto qualche vezzo ai vezzi suoi. Ella non
+à provato ancora le novelle armi della _toilette_ di una donna: lo
+scollacciato, i monili, lo sguardo intrepido, il sorriso franco ed
+aperto, il rimbecco subito senza arrossire, la provocazione. Ella fa
+la sua prima entrata sul teatro attivo della vita. Mentre la
+giovinetta aspettava, ella va adesso ad agire. Ella presentasi sotto
+un'altra maschera, sotto un altro nome, in un'altra parte: riescirà?
+
+Ella va a piantar questo problema--ed il dubbio, l'ansietà, l'agitano.
+
+Regina sentiva tutto codesto. Ella andava a dar battaglia.
+
+Ad ogni azzardo, ella cominciò dall'armarsi a meraviglia.
+
+Portava una veste di crespo cilestre con un grande _volant_ di pizzo
+bianco, rilevato ai lati da quattro grappoli di brughiera rosa. Il suo
+seno nudo si apriva sopra un mazzetto di mughetti. Alcuni rami di
+brughiera bianca s'innestavano nelle dense trecce dei suoi serici e
+lunghi capelli. Due bottoni, di un sol diamante, pendevano dalle sue
+orecchie rosee e sottili. Le sue spalle nude rivaleggiavano col
+soffice bagliore delle file di perle che serpeggiavano intorno ad un
+collo maravigliosamente bello. E le sue braccia bianche e rotonde
+impedivano di rimarcare le due girate di grosse perle che le
+allacciavano i polsi.
+
+Regina era alta, flessibile, svelta come una liana. La sua vita
+avrebbe destato invidia in una vespa. I suoi occhi, di un nero bleu,
+illuminavano la sua fisionomia del più puro tipo spagnuolo della
+scuola di Zurbaran. Aveva una pallidezza sana, fresca come una
+gionchiglia, appetita e mordente, che rivelava l'equilibrio della
+vita, animando in modo eguale una struttura di primo ordine. Sul suo
+sembiante volteggiava quella calma calda e stellata delle notti di
+està. Le sue labbra rosse, un tantin carnute, erano un focolaio di
+amore, una pila voltaica di voluttà. Il naso, insensibilmente curvo,
+le dava un'aria fiera e degna, che imponeva rispetto ed indicava ad un
+tempo che, se giammai una passione agitasse il suo cuore, quella
+passione potrebbe diventare un uragano. I suoi piedi piccini,
+inarcati, elastici davano i brividi.
+
+Quando Regina entrò nel salone, tutti gli sguardi si volsero e
+fermarono su di lei. In mezzo ad una folla d'inglesi--pettinate con
+uccelli di paradiso, azzimate di rosso e schiacciate sotto una
+bardatura di diamanti; in mezzo a delle matrone germaniche--caricate
+d'abiti di velluto verde pomo; infra Americane adornate come
+tabernacoli di ogni sorta d'oreficeria; d'Italiane, balenanti come
+iride, e di Russe splendenti di gioielli... quella giovane sì bella,
+sì elegantemente semplice, messa con un gusto sì squisito, di un
+portamento sì sereno e sicuro di sè, doveva naturalmente far senso,
+per la stessa bizzarria del contrasto. Regina, del resto, era di quel
+piccolo numero di Parigine che--adorne con la medesima aristrocratica
+semplicità--formavano la via lattea del ballo dall'ambasciata.
+
+Ella divenne quindi all'istante il centro della festa. Gli inviti alla
+danza s'incrociavano.
+
+Alberto Dehal, che era pur quivi, non osò neppure salutarla. Restò a
+contemplarla in uno stato di stupefazione estatica.
+
+Il dottore si tenne sotto l'arco di una porta e calcolava. Ma non
+passò guari, e vide entrare nel salone, in faccia a lui, un signore di
+alta statura, il petto screziato di decorazioni, vestito da generale,
+ed i suoi lineamenti, i suoi capelli biondo-rossi, il suo portamento,
+tradendo la sua origine settentrionale.
+
+Il dottore traversò la sala dove trovavasi Regina, e cui lo straniero
+traversava anch'egli lentamente, salutando questi, dicendo un motto a
+quegli e sbirciando tutti e tutto.
+
+Lo straniero vide venirgli incontro il dottore e fermossi.
+
+--Dottore--disse egli, porgendogli la mano--sono fortunato potervi
+annunziare pel primo che la nostra Accademia delle Scienze si è
+largito l'onore di nominarvi suo membro straordinario.
+
+--Mille grazie, principe--rispose il conte di Nubo salutando. Il
+vostro sovrano debbe essere ben fiero di aver all'estero un
+rappresentante, come l'Eccellenza vostra, che recluta anime... anche
+per l'accademie!
+
+--A proposito, dottore, vorreste voi permettermi di presentarvi uno
+dei nostri scienziati, che m'è capitato con l'ultimo corriere, e di
+pregarvi di piloteggiarlo un po' pel mondo della scienza?
+
+--Sarò felice di essere ai vostri ordini, principe.
+
+Essi parlavano così, un po' a voce alta, perchè molta gente stava loro
+intorno. Ma, senza cessar di parlare, il dottore aveva rinculato passo
+a passo nel vano di un balcone.
+
+Quando si videro soli:
+
+--Ebbene?--domandò il principe.
+
+--Ella è qui.
+
+--Quale dunque?
+
+--La più bella del ballo.
+
+--Sarebbe dessa la giovane che porta delle _brughiere_ bianche tra i
+suoi capelli neri?
+
+--Per l'appunto.
+
+--Un abito cilestre con pizzi bianchi ed un mazzolino di mughetti sul
+seno?
+
+--Vostra Eccellenza la dipinge.
+
+--Dal color pallido.
+
+--Proprio così.
+
+Il principe, senza soggiunger sillaba, volse le spalle al dottore di
+Nubo e rientrò nel salone.
+
+
+Regina era circondata da una palizzata di _attachés_ d'ambasciate di
+tutte le nazioni.
+
+La contradanza finiva allora. Ella favellava con ciascuno e con tutti
+nel tempo stesso, indirizzando la parola in inglese all'uno,
+rispondendo in russo all'altro, parlando in tedesco, per mettere sulla
+via un Prussiano che schermeggiava di un francese a mo' di singhiozzo.
+Il principe di Lavandall aleggiava intorno al circolo, e, pur
+chiacchierando con un maresciallo, non perdeva nè una sillaba, nè un
+movimento di Regina.
+
+L'orchestra dette il segnale del _walzer_.
+
+Il principe ed i passeggiatori sgombrarono il salone.
+
+Il principe incontrò il dottore in un'altra camera dove giuocavasi al
+_whist_.
+
+--Incantevole!--disse egli.
+
+--Una _moxa_!--rispose il dottore, sorridendo. Dovunque la si vorrà
+applicare, porterà via un lembo.
+
+--Bisogna che io le parli.
+
+--L'è facile.
+
+--Non qui però.
+
+--Vi preparo allora un'incontro ad un ballo di madama Thibault. Là,
+voi sarete in casa vostra.
+
+Il principe sorrise ed uscì, dicendogli:
+
+--Il più presto possibile.
+
+Alle due del mattino, il dottore rapiva sua nipote dalla festa. La
+quale dopo la partenza di lei, sembrò oscurarsi.
+
+Regina era fulgurante di gioia e di bellezza. La vita del ballo aveva
+raddoppiato _la sua vita_.
+
+
+Otto giorni dopo, il ballo da madama Thibault aveva luogo.
+
+
+
+
+X.
+
+Ciò che si cerca e ciò che si trova.
+
+
+Sergio era partito da due giorni, per non so quale inauguramento di
+statua di grande uomo in una città di provincia.
+
+Madama Thibault era uno di quei misteri delle grandi città, cui si
+sospettano, cui si indovinano anzi, ma cui non si riesce mica spesso a
+spiegare.
+
+Il solo uomo che conoscesse il totale di questo logogrifo era il
+dottore di Nubo, perchè egli era stato in parecchie occasioni, come
+per tanti altri, il suo medico, il suo confessore, il suo complice, il
+suo coadiutore, il suo consigliere, e chi sa se non vi ebbero pure tra
+loro relazioni di altra natura.
+
+Il dottore aveva conosciuto questa donna in una circostanza terribile.
+Egli aveva prestato i soccorsi del suo ministero al signor Thibault,
+che era stato portato in casa sur una barella, ferito a morte in
+duello. Poi, il dottore era restato medico della giovine bella
+vedovina.
+
+Il signor Thibault aveva guadagnato una fortuna considerevole nel
+commercio dei grani. Quella fortuna era nel suo portafogli. Perocchè,
+egli andava a farne collocamento, quando una provocazione--sotto la
+forma di uno schiaffo--sopraggiunse,--e vi mise ostacolo.
+
+Gli eredi non trovarono becco di quattrino di quella fortuna.
+
+E si disse, che la vedova avesse rubato i parenti di suo marito; che
+il dottore le avesse tenuto il sacco nell'operazione.
+
+Tutto codesto, nel fondo fondo, era presso a poco falso. Madama
+Thibault non aveva sottratto che un centinaio di mille franchi,
+tutt'al più.
+
+Nondimanco, ella menava una grande esistenza!
+
+Per giustificarla in un modo meno sgustevole, ella lasciava correre,
+senza troppo contraddirli, gli altri rumori sull'origine di sua
+ricchezza. La verità però l'è la seguente:
+
+Madama Thibault aveva un magnifico appartamento nella via di Provence.
+Attiguo al suo appartamento, eravi un piccolo alloggio ove dimorava
+Sergio di Linsac. Se si fosse spostato la libreria di costui,
+sarebbesi scorto, dietro questo mobile, una piccola porta praticata
+nel muro, la quale aprivasi addirittura in un armadio a specchi,
+nell'appartamento vicino, nella propria camera da letto di madama
+Thibault. Augusta poteva amar così il poeta a suo comodo, senza che il
+mondo ne avesse giammai potuto indovinar nulla e neppur sospettarlo.
+
+Bisogna però soggiungere che Sergio di Linsac non era iscritto nel
+bilancio di rendita di madama Augusta Thibault. Ella lo amava di
+cuore, lo amava dei sensi e la partita saldavasi così.
+
+Ma la buona dama non si contentava della diaria un po' magrina del
+poeta.
+
+Alla sommità della via di Clichy, eravi a quell'epoca una gran casa,
+con un'immensa corte, nel fondo della quale prendeva origine una
+scalinata di servizio. La gabbia della scala nascondeva quasi una
+porticina a vetri colorati, che non aprivasi mai, sporgendo in un
+piccolo giardino, affittato allora al proprietario di una palazzina
+dietro la casa. La porta a vetri era dunque interdetta.
+
+Madama Thibault aveva affittato il quarto piano di quella casa, per
+allogarvi una povera vecchia paralitica sua parente, a cui portava
+affetto. E come la signora Thibault bruciava di carità a mo' delle
+divote, ella recavasi colà due o tre volte la settimana, onde largir
+sussidii alla congiunta, e restava a favellare a lungo con lei.
+
+_A lungo_, diceva ella, ripetevano altri. In realtà madama Thibault
+non vi si tratteneva che cinque o sei minuti. Poi, discendeva con
+cautela, apriva la porticina vetrata, di cui possedeva la chiave, e si
+trovava nella stufa della palazzina--l'entrata principale della quale
+era nella via di Amsterdam, n. 97.
+
+Quella palazzina apparteneva al principe di Lavandall.
+
+Questi era iscritto sul bilancio d'introito di madama Thibault ad una
+quota variante, tra i 90 ai 100,000 franchi, l'anno.
+
+Quando madama Thibault riesciva, verso le cinque, dalla palazzina del
+principe, e traversava il cortile della casa della via di Clichy, i
+portinai, se per avventura sbirciavanla dal loro covo, sclamavansi:
+
+--La santa donna! quante consolazioni reca dessa all'inferma!
+
+--Ed a voi, eh!--madama Pillet?--soggiungeva la cuoca del secondo
+piano.
+
+Il signor Pillet degnava sorridere.
+
+Quelle visite occupavano un tantino l'ozio dei lunghi giorni di madama
+Thibault.
+
+Ma le notti erano altresì così lunghe, così solitarie, così
+silenziose! Non piacendole ricevere visite in casa, se ne andava al
+teatro od a far visita altrui.
+
+Madama Thibault aveva un intendente che avrebbe sconcertato tutti gli
+etnografici del mondo, se si fossero avvisati di classificarlo e
+determinare a quale nazione appartenesse. Costui non aveva tipo, e
+parlava tutte le lingue come sua lingua nativa. Forse, rimuginando
+bene, noi avremmo potuto riconoscere, sotto l'epiderme di babbo
+Timoteo, l'antico capo degli zingari di Nicastro, lo zio Tob. Ma noi
+non abbiam tempo, in questo momento, di occuparci di codesta scoverta,
+che aveva fatto tanto onore alla scienza del dottor di Nubo.
+
+Due mila franchi l'anno di salario, nudrito, vestito, alloggiato, ed
+altri piccoli accessori, facevano del babbo Tob, o Timoteo, un
+miracolo di fedeltà. Per lo manco, lo si diceva. La signora Thibault,
+del resto, non se ne lamentava. Il babbo Tim o Tob era discreto come i
+geroglifici della piramide di Louqsor.
+
+Questo intendente l'accompagnava.
+
+Si vedeva dunque madama Thibault in una _baignoire_, fino al secondo
+atto--talvolta fino al terzo, se la commedia l'interessava. Poi,
+nell'intermedio, l'intendente giungeva, gettava una pelliccia sulle
+spalle della padrona, discendeva, apriva lo sportello di una vettura
+che l'aspettava alla porta del teatro. Augusta entrava. L'intendente
+ordinava al cocchiere: Andate.
+
+Egli, l'intendente, se ne iva per i piccoli fatti suoi.
+
+E madama Thibault?
+
+La degna dama bazzicava la _soirées_, faceva visite--diceva ella,
+diceva altresì l'intendente. In realtà, la signora Thibault recavasi
+in una deliziosa piccola palazzina, fra due giardini, nella via
+Neuve-des-Mathuarins--il paradiso del signor Alberto de Dehal. Ella
+restava quivi presso a poco fino alle due del mattino, dopo cui, il
+babbo Tim o Tob--che scaldavasi al camino, o passeggiava, o dormiva
+nell'anticamera fin dalla mezzanotte--le apriva di nuovo lo sportello
+del _coupé_ e rientravano in casa.
+
+Il signor Alberto Dehal, anch'egli figurava nel bilancio di entrata
+della bella vedova, per cinquanta o sessanta mila franchi
+l'anno--tutto compreso.
+
+Con un'esistenza così piena e così sapientemente combinata, la signora
+Thibault passava nel mondo per una donna irreprovevole. Ella era
+_patronesse_ di opere pie nella sua parrocchia. Questuava per i poveri
+alla messa cantata della domenica. Riceveva le visite officiali del
+signor curato, della società divota, e, quando ella vi consentiva,
+anche la buona società, la borghesia. Perfino qualche membro
+dell'aristocrazia avventuravasi a cacciare in quelle steppe. Per lo
+meno, codesto dicevasi a proposito del principe di Lavandall.
+Imperciocchè, di certi signori stranieri, di certi principi italiani,
+conti polacchi, baroni tedeschi, dicevasi, nè più nè meno, ch'essi
+bazzicavano la casa della vedovina schiettamente per sposarla.
+
+Lo _scudo_ non è desso forse la migliore delle _armi_?
+
+Il ballo cui Augusta dava--ella non ne dava che due soli nella
+stagione--fu brillante.
+
+I _lions_ della festa furono, è inutile dirlo, il principe di
+Lavandall e Regina--l'uno per la sua colluvie di decorazioni; l'altra
+per la sua bellezza.
+
+Il dottore presentò il principe a sua nipote--E costei ed il principe
+restarono a chiacchierare insieme un venti minuti.
+
+Lavandall fu abbarbagliato dello spirito penetrante e fine della
+giovane; del tatto di lei ad indovinar tutto; della di lei abilità di
+tutto dire o di tutto dissimulare; della solidità del di lei giudizio
+e della chiarezza con cui esprimeva ciò che la voleva dire.
+
+Quando il principe la lasciò, per discrezione, Alberto Dehal--che
+assisteva anch'egli a quel ballo e che l'aveva covata degli occhi
+senza volgerle la parola, come fatto aveva all'ambasciata d'Austria,
+le si accostò.
+
+--Madama, vorreste farmi la grazia di un giro di _walzer_? chiese egli
+con voce commossa.
+
+--Volevo riposarmi, signore--rispose Regina--ma a voi non posso
+rifiutare.
+
+Levossi.
+
+Alberto la prese fra le sue braccia.
+
+Era estremamente pallido; si sentiva quasi svenire sotto il peso di
+quella donna, cui aveva tanto amata e cui amava ancor tanto! Si
+lanciarono alla danza.
+
+--Madama--le sussurrò Alberto all'orecchio--non mettete giammai più il
+piede in questa casa, e diffidate.
+
+--Di grazia, di che?
+
+--Questa casa vi contamina. Voi siete in una gabbia di tigri. Partite
+all'istante. Non vi tornate più, e silenzio... silenzio assoluto!
+
+Egli condusse Regina al suo posto e partì.
+
+Regina rimase pensierosa. Poco dopo lasciò il ballo anch'ella. Non
+disse ad alcuno delle parole di Alberto. Però, riferì a suo marito di
+essere stata a quel ballo.
+
+--Regina--rispose Sergio di un accento profondamente attristato--va
+pure nel mondo quanto ti aggrada. Frequenta i balli ufficiali e
+diplomatici, i balli del Faubourg... ma, se vuoi piacermi, fuggi il
+mondo borghese e quello dei finanzieri, checchè si siano. Io li
+detesto.
+
+--Perchè dunque, amico mio?
+
+--Li detesto d'istinto. Nelle regioni elevate, la corruzione, la
+seduzione, il vizio, la belletta non mancano di certo. Però, se tutto
+codesto disonora, codesto non imbratta. Imperocchè, quella gente sa
+orpellare il fondo con la forma. Ora, gli è vergognoso confessarlo, ma
+ciò è; noi viviamo per gli altri, molto; per noi, poco.
+
+--Ài tu qualche cosa a rimproverare alla signora Thibault?
+
+--Ella è una cliente di tuo zio. Ciò basta. Mi astengo parlarne.
+
+--Ti comprendo amico mio. Non avrai più rimprocci a farmi.
+
+
+Qualche giorno dopo, il dottore invitava Regina ad un ballo dal
+ministro della marina. Regina esitò.
+
+--Come?--sclamò il dottore--saresti di già stufa?
+
+--Magari, no.
+
+--Ebbene, dunque?
+
+--Ditemi, dottore, posso recarmi a codesto ballo con la stessa
+_toilette_ che portavo al ballo dell'ambasciata austriaca?
+
+--Mah! ciò ti riguarda.
+
+--Lo so bene.
+
+--Volgi allora codesta dimanda a tuo marito.
+
+--Non è guari pochi dì, e voi pretendevate che il mestiere di uomo di
+lettere è mestiere di pezzenti.
+
+--E lo pretendo ancora--a qualche eccezione tranne: _rara avis_! Ma di
+chi colpa se tu non ài ad indirizzarti ad un uomo di scudi?
+
+--Dottore, non torniamo più su codesto. È un fatto compiuto.
+
+--Allora vieni al ballo con la stessa _toilette_ d'altra volta.
+
+--Le donne si burleranno di me. Direbbero che dormo con essa.
+
+--Allora, resta a casa.
+
+--Mi vi annoio.
+
+--E dire--sclamò il dottore quasi parlasse a sè solo--che con la metà
+dello ingegno che il marito di costei sciupa in frascherie
+fantastiche, in combinazioni fittizie, e' potrebbe, applicandolo a
+cose reali e serie, navigar sull'oro!
+
+--Applicato a che mo', se vi piace, amico mio? A delle combinazioni di
+Borsa? Ad inventare un cappello meno ridicolo per gli uomini? un
+rimedio contro la malattia delle patate? un'assicurazione contro
+l'infedeltà dei mariti?
+
+--Che pensi tu di quei piccoli bellimbusti che ti farfallavano intorno
+al ballo dell'ambasciata?
+
+--Mah! che ve n'ànno dei dannatamente sciocchi e vani.
+
+--E pertanto, ecco lì il vivaio degli uomini che avranno un giorno la
+fortuna degli Stati di Europa nelle loro mani.
+
+--Compiango l'Europa, allora.
+
+--Tuo marito, al paragone di quei fantocci lì, sarebbe un'aquila.
+
+--Lo credo bene! E' ne fabbrica e demolisce, di uomini di Stato.
+
+--Se egli volesse entrare nella diplomazia.
+
+--Oh! per esempio!
+
+--E perchè no?
+
+--Perchè. Ciò sarebbe come un proporre a Scheffer di dipingere insegne
+per i mercanti di vino.
+
+--Capisco. I gonzi del suo partito l'addimanderebbero apostata--quasi
+che il mondo fosse popolato di altre bestie che di codeste! Chi non è
+apostata di qualche cosa? Tu, però...
+
+--Io?
+
+--Perchè non utilizzeresti tu le tue abilità per lo bene di tua casa e
+per i tuoi piaceri?
+
+Regina scoppiò in un fragoroso scroscio di riso.
+
+--E che volete voi dunque ch'io faccia--dimandò ella.
+
+--Ciò che fa la principessa di Tobelskoy; ciò che fa la contessa di
+Thent; ciò che fanno lady Mouthbury, la baronessa Steingel, la
+duchessa di Castelmoro... ed altre parecchie che nè tu, nè io, nè
+altri conosciamo.
+
+--Ma le sono delle _bas-bleu_ politiche codeste. Poffardio! Elleno
+predicherebbero i diritti della donna, per entrare in Parlamento e
+reggere un ministero. Io, io sono, tutto al più, una civetta
+soppannata di un abbozzo di artista.
+
+--La diplomazia à più di facce che tu non ài di capricci.
+
+--Ne avrebbe dessa una allora, non mica troppo brutta, perchè io
+potessi provarne?
+
+--Si potrebbe rovistare nel vestiario.
+
+--Quale mo', per esempio?
+
+--Mah! che pensi tu di una fanciulla bella...
+
+--Come me...
+
+--Spiritosa... continua dunque.
+
+--Come me--poichè ciò vi aggrada.
+
+--Allerta, civettuola, insinuante; che avrebbe dei belli occhi per
+tutto osservare; che intenderebbe tutto; che comprenderebbe a mezza
+parola; che saprebbe far parlare; che saprebbe dare ad intendere; che
+fiuterebbe i secreti; che scompiglierebbe i progetti; che leggerebbe
+nelle anime; che dominerebbe le resistenze con un sorriso; che
+saprebbe farsi pagare un bacio con un segreto di Stato...
+un'ammaliatrice insomma, una...
+
+--E voi credete che codesto prodigio di donna esista?
+
+--Io la conosco.
+
+--E che dovrebbe far ella, codesta donna miracolo, alla fin fine?
+
+--La donna--niente altro che la donna.
+
+--Oh!
+
+--Vestire splendidamente ed elegantemente, correr le feste,
+frequentare i balli ufficiali, ricevere, cinguettare, ascoltare,
+comprendere, rammentarsi, e...
+
+--Riferire... n'è vero, eh?
+
+--Raccontare. Vi àn degli uomini che scrivono ai dì nostri la cronaca
+contemporanea come Saint-Simon, il cardinale di Retz, ed altri
+scrivevano la cronaca dei tempi loro. V'è la mania delle _Memorie_,
+delle auto biografie... Vi àn dei curiosi assai ricchi per pagarsi gli
+aneddoti, i _si dice_, i motti, il racconto degl'intrighi dei saloni;
+sapere ciò che Parigi ciarla, ciò che Parigi pensa, ciò che Parigi
+delira, ciò che Parigi fantastica, ciò che progettasi e ciò che si è
+in via di compiere. Vi sono dei signori stranieri, i quali, per
+allietare le nere cure dei loro sovrani, amano scriver loro delle
+follie di Parigi e tutto ciò che fermenta sotto il cranio di questa
+città turbinosa--come il principe di Talleyrand scriveva a Luigi XVIII
+tutto ciò che occorreva nei saloni di Vienna, al tempo del
+congresso... come la contessa di Lieven scrive alli Tzar Alessandro e
+Nicola...
+
+--Ed il mio curioso in quistione, caro zio, non abiterebbe desso, per
+azzardo, nella via di Jérusalem, eh?¹
+
+ ¹ In questa via è la prefettura di polizia.
+
+--No, carina--rispose il dottore dopo un minuto di silenzio. Egli
+abita la via di Amsterdam, e chiamasi il principe di Lavandall.
+
+--Bene. E ciò che codesto nobile signore richiede da codesta donna non
+si addimanderebbe, con nome proprio, senza ambiguità, con
+l'impertinenza sfrontata di un dizionario... dite, dottore, non si
+addimanderebbe desso spionaggio?
+
+--Bazzeccole! stoltezza! L'uomo che riceve quaranta soldi al dì, e la
+spesa di ciò che consuma nei luoghi pubblici, spia. La donna che palpa
+12,000 franchi di onorario, 24,000 franchi per _toilette_, e 20,000
+per spese di ricevimento, _osserva_. L'è la logica del mondo... e
+della lingua.
+
+--Tentatore!--gridò Regina levandosi di botto... e fuggendo.
+
+Ella aprì la porta del salone e fece un passo nell'anticamera, poi si
+fermò. Riflettè quivi un istante, come qualcuno che cerca qualcosa.
+Poscia ritornò su i suoi passi, riaprì un filetto della porta del
+salone, passò di quivi la sua testolina svegliata, e mandò dentro, in
+uno scroscio di riso:
+
+--Caro zio, accetto il ballo dal ministro della marina. E partì.
+
+
+Il dottore di Nubo restò, degli occhi devaricati sulla porta, e
+borbottò:
+
+--La tengo. Sarò vendicato!
+
+Disgraziato! Egli non sospettava che veniva di pronunziare la sentenza
+di morte di quella creatura di venti anni!
+
+
+
+
+XI.
+
+Il frutto dell'albero della scienza.
+
+
+Regina ritornò a casa affranta.
+
+Vi àn certi pensieri, i quali per la loro intensità producono, in un
+momento, lo stesso spossamento di spirito che se durato avessero
+lungamente.
+
+La proposizione del conte di Nubo aveva messo a soqquadro l'anima di
+Regina. Ella aveva trovato in quelle insinuazioni qualche cosa di
+anormale, di così mostruoso, qualche cosa di così ribrezzevole ed
+inatteso, ch'ella non sapeva più rendersi conto delle sue proprie
+idee, dei suoi propri sentimenti.
+
+Una giovane donna, quasi ancora una fanciulla; una natura eletta,
+bella, ammirata, desiderata, aleggiante nelle regioni sfolgoranti
+della poesia e dell'arte, portando un nome senza macchia e glorioso,
+ella, ancor innocente civettuola, accolta dovunque con un sorriso,
+lasciando dovunque desiderio di sè in partendo: quella natura di fiore
+e di stella si era vista, di un tratto, tuffata, perduta nei gurgiti
+scuri della polizia. La donna di mondo marcata dello stigmata dello
+spionaggio, avendo in tasca una patente di agente provocatore! Quello
+sgorbio terrificante, ch'ella si sentiva impresso sul sembiante,
+stillare come catrame dal suo viso, la fece quasi sdilinquire. Ella
+videsi riconosciuta, smascherata, poi cacciata via dai lacchè,
+indicata a dito... Ella vide suo marito suicidarsi di vergogna. Si
+vide rugata, allaidita dal delitto... e rugghiò di dolore e terrore.
+
+Regina giunse a casa sotto l'impressione di questo incubo.
+Imperciocchè la sua immaginazione, in qualche minuto, dalla via di
+Lille, ove dimorava suo zio, alla via di Boulogne, ove ella abitava,
+l'aveva travolta per tutte le sentine della bassa polizia e, di
+conseguenza in conseguenza, le aveva fatto traversare e percorrere
+tutte le infamie, tutti i tradimenti, tutte le miserie. Ella si chiuse
+nel suo atelier e si lasciò cadere sur un divano, ove si assopì.
+
+Il suo polso batteva quasi avesse avuto la febbre.
+
+Svegliandosi un'ora più tardi, molto più calma, Regina si fregò gli
+occhi come per cacciarne il sonno dai tristi sogni. Sollevossi sul
+cubito, sorridendo. Poi, dopo aver lasciato galleggiar qualche istante
+il suo spirito nel vago, ella riprese a ruminare col pensiero, in
+secondo ripasso e raffinamento, la conversazione con lo zio.
+
+--Non m'à desso parlato di 24,000 franchi di spese di _toilette_ e di
+20,000 per spese di ricevimento?--pensava dessa. Non m'à egli
+ammonticchiato contesse su principesse e baronesse su duchesse? Non
+m'à egli parlato di balli, di spettacoli, di feste; e poi di cicalecci
+vivi ed insinuanti; e poi di vedere, ascoltare, ripetere ad un gran
+signore curioso, straniero, che vuole disannoiare non so più qual
+sovrano? La noia! oh! l'orribile baratro! Ma, vi rifletto: e se non si
+vedesse che ciò cui vuolsi vedere? e se non si ascoltasse punto, ma
+punto? Non si potrebbe dunque raccontar questo e non quello? Si
+potrebbe anzi non raccontar niente del tutto. Perchè, che debbe
+importare ad una onesta giovane donna, come me, la politica ed i suoi
+segreti, la diplomazia ed i suoi intrighi? Riflettiamo dunque.
+
+Regina levossi e cominciò a gironzare per l'_atelier_, mentre la sua
+mente batteva le ali per lo spazio.
+
+--Sì, riflettiamo. La morale impone di non calunniare e di non
+ripetere la maldicenze, di non portare intorno cose che potrebbero
+danneggiare l'onore e la vita delle persone. Sia. Ora, che la Francia
+civetti con la Russia, che l'Inghilterra cospiri con la Germania, e
+che si mettano in quattro per ingoiare di un sol boccone la Turchia,
+l'Italia... che importami, a me? Ciò si dice, ciò si pensa, ciò si
+fa... Se male ci è, essi non debbono fare il male. Lo fanno? Tanto
+peggio. Io lo appuro, me lo dicono, l'odo... e lo ripeto come un
+altro--ve'! proprio proprio come un giornale! Non resterebbe dunque,
+tutto al più, che una questione di data: io lo saprei e lo direi per
+la prima. Oh! ecco poi il gran delitto! Peccato da calendario.
+Cinquanta mila franchi ne assolvono ben d'altri, nel seno della
+chiesa! Ma tratterebbesi, a quanto pare, di forzare a parlare e di
+profittare dei miei mezzi di seduzione per cavar dei segreti, dei...
+che so io? Bah! non si vede che codesto in società, lo si vede tutti i
+dì... e ve n'àn pure di quelle che profittano di questi vantaggi per
+saccheggiare i bietoloni. Io farò parlare. Benissimo. Se l'agente di
+un governo qualunque è così malaccorto di parlare, tanto meglio che lo
+si smascheri. Egli non sarà impiegato più nella bisogna, e non sarà
+più periglioso.
+
+Regina si assise di nuovo, e gli occhi fissi sur un pastello bozzato
+continuò a vaneggiare.
+
+--Ma che uffizio superbo è poi quello di ricevere alti funzionari, e
+quindi della gente del corpo diplomatico, e poi dei giornalisti serii,
+ed inoltre il mondo della corte, dei generali, dei grossi banchieri,
+il nunzio... Trovo che davvero 20,000 franchi è troppo poco per
+codesto... Sì troppo, troppo poco... Occorrerà dimandare un aumento di
+dotazione sulle spese di rappresentazione. E chi lo saprà? Io sono a
+chiedermelo. Nè il principe, nè il dottore, nè io, certo, ne
+parleremo. Sarebbe dunque il diavolo che si accollerebbe codesta
+brutta bisogna per nulla? Decisamente, io penso che posso accettare.
+Il conte di Nubo, del resto, che è stato il mio miglior amico, non mi
+avrebbe consigliato una cosa simile, se la fosse stata cattiva.
+
+Dopo questo esame di coscienza, dopo questa espansione di confidenza,
+Regina ebbe un novello accesso di dubbio. In seguito, una nuova crisi
+di bramosia. Poi ancora delle paure novelle. Ella bilicò infine su
+questa altalena per due giorni. Sovvennesi però di aver detto a suo
+zio, in un primo slancio di leggierezza, ch'ella accettava l'invito al
+ballo del ministro della marina. Se ne pentì. Poi se ne consolò
+sclamando:
+
+--Il primo impulso è sempre il più retto; ed ò ben fatto. Ma la
+_toilette_?
+
+Questo spettro offuscava il quadro.
+
+Il dottore di Nubo, dal lato suo, sospettava bene della lotta che
+infuriava nel cuore della giovane. E' sapeva troppo bene di avervi
+gettato il germe di un cancro. Lasciò a questo germe pigliarvi vita e
+radice. Però, per accelerare lo sboccio, egli scrisse questo
+vigliettino alla nipote:
+
+«Mio bell'angelo, il proprietario delle _Villes de France_ mi deve
+qualche moneta. Vuoi tu darti la pena di andarla a toccare, in
+mercanzie? È l'ultimo credito che posseggo sui marcanti di mode.
+Profittane. Ti bacio su quel bel fronte ripieno di capricci.»
+
+Il colpo fu decisivo.
+
+Regina si dette una _toilette_ splendida. Ed otto giorni dopo il
+sermone del dottore, si recò al ballo della _rue Royale_.
+
+Il principe di Lavandall non vi mancò.
+
+Egli trovò l'opportunità di porgere il braccio a Regina e di menarla
+intorno pei saloni. Le parlò per mezz'ora e completò la conversione sì
+maestrevolmente intrapresa dal dottore.
+
+Regina ascoltò tutto, ridendo; rispose a tutto con spirito. Accettò
+tutto infine, ridendo sempre, quasi avesse portato una sfida al
+principe di esser serio in ciò che diceva.
+
+Del resto, quantunque costui avesse uno scopo di più che Regina, egli
+vi si condusse con un tatto sì delicato, nascose così bene l'amante
+sotto il diplomatico, ch'e' sarebbe stato impossibile di comprendere
+la cosa di una maniera brutale ed offendersene.
+
+Regina, d'altra banda, barcamenò con tanta scaltrezza e gaiezza, ch'ei
+sarebbe stato impossibile di accettare un'infamia di miglior grazia e
+con maggior buon gusto.
+
+Capì dessa l'amante nella proposizione del diplomatico?
+
+Nol sappiamo. Ma che cosa una donna non comprende dessa?
+
+In ogni modo, si separarono a punto per non fissare l'attenzione. E
+come la conversazione era stata interrotta espressamente sur un
+capitolo curioso--e Regina era curiosissima--ella si lasciò sfuggire
+dalla labbra:
+
+--A domani.
+
+Il principe susurrò qualche parola al dottore.
+
+Questi dette le sue istruzioni alla nipote.
+
+
+
+
+XII.
+
+Oh! i consigli, i consigli!
+
+
+Erasi in carnevale.
+
+Il ballo del ministro aveva avuto luogo il lunedì. Il giovedì, Sergio
+riceveva questo viglietto:
+
+«Sabato, all'una del mattino, al _Foyer_ dell'Opéra, seguite il
+_domino_ a _faveur_ rosa che vi toccherà la spalla. Trattasi del
+vostro onor di marito.»
+
+Sergio lasciò scappar lentamente un buffo di fumo azzurro dal suo
+sigaretto, e sclamò gittando il viglietto su i tizzoni:
+
+--Sempre e poi sempre delle infamie anonime!
+
+Il viglietto cadde in un angolo del caminetto e si bruciò a metà.
+
+--Ma, mi pare riconoscere quella scrittura--mormorò Sergio tirando dal
+fuoco la metà del foglietto.
+
+Non ne restavano che due motti: «domino a _faveur_ rosa» ed «onor di
+marito.»
+
+Sergio esaminò attentamente quella scritta, poi disse:
+
+--M'ero ingannato. È la scrittura di un uomo--scrittura cattiva, ma a
+sangue freddo; penna pesante; spirito distratto. Si direbbe che l'è
+una copia. Al diavolo allora!
+
+E rigettò la carta nel fuoco. La fiamma l'assorbì: essa si annerì da
+prima, poi delle scintille vivide vi serpeggiarono, si accasciò, si
+ridusse in cenere grigia. Sergio assistè alle diverse fasi della
+distruzione della denunzia con compiacenza e rimase a meditare sul suo
+_auto-da-fe_. A capo di qualche tempo, gettò il sigaretto che gli
+bruciava le labbra e riprese la penna.
+
+Egli scrisse una pagina o due molto sgorbiate e cancellate--e' che di
+consueto scriveva di un fiato, senza radiare una virgola, senza
+cangiare un motto! Le sue idee si presentavano adesso ingarbugliate,
+confuse, le immagini cozzavano nel suo cervello e svanivano in
+briciole scure. Era distratto. Il mondo a cui impartiva movimento e
+vita, svaporavasi per cedere il posto a fantasmagorie abrupte e
+strane. Franse la penna sur un _presse-papier_ e levossi.
+
+--Che natura milensa ed incorreggibile ch'è quella dell'uomo!--si
+disse egli. L'assurdo lo sedurrà mai sempre!
+
+Accese un altro sigaretto, fece qualche passo pel gabinetto, aprì la
+finestra, poi prese un'altra penna.
+
+Le sue idee nascevano più arruffate che prima. Volle farsi violenza.
+Fissò il suo spirito sur un obbietto: impossibile! Aveva le traveggole
+e scriveva una frase, mentre ne pensava un'altra. Allora egli tolse
+via la sua _vareuse_ grigia, si cacciò addosso un pastrano, ed uscì
+per passeggiare e far visite.
+
+Voleva recarsi all'_atelier_ di Delacroix. Sul _boulevard_, incontrò
+un romanziere dei suoi amici, il quale, il naso al vento, era a caccia
+di tipi e di scene.
+
+--Ebbene, caro,--gli disse Prospero Dalleux--i tuoi _Sixièmes Etages
+de Paris_ finiranno per darti un _château_. Essi sono deliziosi.
+
+--Piaggiatore!--rispose Sergio sorridendo. Li si leggono: ecco tutto.
+
+--Li si leggono? di' dunque che li si divorano, che se li strappano,
+che non si parla che d'essi.
+
+--Tu non ne diresti altrettanto in un articolo bibliografico, ve'! Ma,
+a proposito, vuoi tu darmi un consiglio?
+
+--Più volentieri che venti franchi, figliuolo.
+
+--Io mi son cacciato in un angiporto, nel mio romanzo.
+
+--Sfonda l'angiporto, o sollevati in pallone.
+
+--Su mo'! Trattasi semplicemente di questo: un marito à ricevuto una
+lettera anonima che l'invita a recarsi al ballo dell'Opéra, ove un
+domino a _faveurs bleues_ vuole intrattenerlo sul di lui onore di
+marito. Occorr'egli che il mio piccolo brav'uomo si trasporti
+all'Opéra ed accetti l'invito?
+
+--Innanzi tutto, _mon petit_, codesto è vecchio arci-vecchio,
+anti-diluviano, e tu faresti meglio frugar per altra cosa. Ma non
+importa. Noi viviamo tutti di _bric à brac_ nel passato. Dimmi un po':
+il tuo marito conosc'egli il carattere della lettera? Sospetta egli
+l'autore di codesta missiva?
+
+--No, o quasi no.
+
+--In questo caso, tu non ài bisogno assoluto di codesto vecchio
+intingolo per la catastrofe. Io gli farei dunque sprezzar la denunzia
+e nol farei gire al ritrovo.
+
+--Nol farei gire, nol farei gire...! L'è facile a dir codesto, in fra
+noi. Ma il mio marito non è un pizzicagnolo che può e che vuole passar
+oltre sur una simile circostanza. Senza essere geloso, egli à un
+profondo sentimento di dignità. Senza credere che una donna sia una
+proprietà inviolabile, per un articolo del codice civile, egli
+pretende, nonostante, che questa donna rispetti gl'impegni liberamente
+contratti, spontaneamente presi, sapendo tutta la portata dei suoi
+doveri, quali la società, a torto od a ragione, gliel'impone. Egli dà
+piena libertà a sua moglie, piena confidenza; ma egli non tollererebbe
+di guisa alcuna che codesta donna abusasse della lealtà di lui per
+coprirlo di ridicolo e di vituperio. Egli è indulgente per i capricci;
+inesorabile per le colpe. Infine, la di lui fierezza s'insorgerebbe a
+cogliere sulla bocca di sua moglie il guaime dei baci di un altro.
+Egli vede nell'infedeltà coniugale non una violazione di proprietà, ma
+una rottura di patto ed un segno di disprezzo per la sua persona. Tu
+comprendi allora ch'egli non può restare indifferente alla lettera del
+_domino_, quantunque anonima.
+
+--Poichè tu ài messo al mondo un marito di così cattiva tempra,
+bisogna pur essere conseguente--lo veggo. Ora, innanzi tutto, non
+considerando in ciò che addimandasi disonore se non una rottura di
+contratto, egli non può volerne al suo rivale, non avendo egli
+trattato che con sua moglie. È dessa dunque che debb'essere sola
+risponsabile dell'infrazione, secondo la tua teoria. Non potendo per
+conseguenza vendicarsi da uomo, egli è sconvenevole e grottesco fare
+strepito, chiamare il prossimo a testimone delle sue piccole brighe
+con la moglie. Arrogi a ciò, ch'e' non bisogna giammai disonorare una
+donna con la pubblicità. Imperciocchè, anche decaduta e gualcita, la
+donna è sempre augusta pel dritto divino della bellezza e del piacere.
+Gli antichi, che non erano pertanto mica galanti, dichiaravano
+sacrilega, tu il sai, la mano che toccava il velo di una donna. Il
+velo! figurati la fama. Laonde, caro, da banda il contatto con
+denunziatori.
+
+--Ma allora?...
+
+--V'ànno altri mezzi per sapere a che stanno le cose--mezzi non buoni
+neppur dessi, però men fragorosi. Conosci tu una casa da ragguagli?
+
+--No.
+
+--In questo caso, tu farai fare al tuo marito ciò che fatto ò io
+stesso.
+
+--Vale a dire?
+
+--Ecco qui. Io aveva un'amante dotata di tutte le virtù cardinali e
+teologali del catechismo--e di altre ancora. Ella faceva sbocciar
+sulle sue spalle del _Cachemire_, cui io non le aveva mai regalati.
+Ella innestava ai suoi polsi, alle sua dita, alle sue orecchie, e
+dovunque, dei gioielli, cui io non aveva mai avuto la tentazione di
+comperare. Ella faceva fiorire sul bel suo corpo delle vesti
+magnifiche, cui io contemplavo solo con ammirazione negli
+_étalages_--a cinquanta mila franchi lontani dalla mia borsa. La madre
+della mia _maîtresse_ era portinaia, ed il padre invalido. Per lo che,
+quei belli oggetti non le venivano certo mica dai dominii paterni.
+Malgrado ciò, la mia innamorata, che aveva la frega di _poser_, voleva
+passare assolutamente per donna onesta. Io abbomino le donne oneste,
+io: esse costano troppo caro! Io aveva un bel dire a Fanny ch'io non
+volevo punto della sua virtù, ma dei suoi vezzi. Ella mi avrebbe
+assolto, mi perdoni Iddio! che io l'avessi trovata brutta, gobba,
+sciancata, butterata... che so io? basta che io l'avessi sospettata
+capace di aver della morale e di andare a messa. Io mi piccai al gioco
+e volli finire per provarle, fatti in punto, ch'ella non aveva alcun
+titolo al compenso della virtù di Monthyon.
+
+--Tu avevi ragione.
+
+--Io era un imbecille, _mon petit_. Io perdetti la mia amante, la
+quale non costavami assolutamente altro che il soffio dei miei baci.
+
+--E poi?
+
+--Poi? Regola generale: la donna non debbe giammai aver torto che ai
+suoi proprii occhi, nel suo foro interno, senza che si dubiti mai
+ch'altri pure conoscano i suoi peccatuzzi. A questa condizione sola,
+ella può correggersi--e si corregge. La donna, se potesse giammai amar
+altro che il suo squisito visuccio, amerebbe l'uomo generoso.
+
+--Borsa alla mano?
+
+--Moralmente. Ma io mi condussi come uno gnoccolone. Me ne andai da
+madama Goupil.
+
+--Cosa è codesta madama Goupil, innanzi tutto?
+
+--Un tipo, mio caro, un tipo restato incognito per fino al gran
+Colombo di Parigi--il nostro sommo pontefice Balzac. Vuoi tu che ci
+rechiamo da lei?
+
+--Non ne ò il tempo, oggi. Continua pure.
+
+--Ebbene, nella via dei Martyrs, alla casa che fa angolo con la via di
+Naverin, al quarto piano, dimora una certa donna di cinquanta anni.
+Ella à perrucca, denti posticci, belletto sulle guance. Il suo
+alloggio è popolato di gatti e di conigli, che non vivono sempre nella
+più completa armonia. Le mura sono gremite di gabbie ripiene di
+canarini. Sul caminetto del suo salone si sguaia, sotto una campana di
+vetro, un barboncello imbalsamato, affiancato da due Gesù-bambino
+cacciati in boccali di alcool. Delle sedie a testa di sfinge, in
+velluto di Utrecht giallo, vi permettono--non senza inconvenienti, a
+causa dei chiodi che vi germogliano fitti--di mortificarvi le natiche,
+se siete stanco, mentre delle testuggini bene educate guizzano fra le
+vostre gambe, ed una dozzina di gazze e di corvi malappresi vengono ad
+appollaiarsi sul vostro cappello e lo marmorizzano di guano...
+
+--L'è dunque l'arca di Noè codesto alloggio di monna Goupil?...
+
+--Un'arca, sotto il regime d'una volpe--madama Goupil--ex... ecc..,
+ecc...--Voi potete soggiungere tutto ciò che vi aggrada, senza
+pericolo di calunnia.
+
+--La vedo proprio.
+
+--Tanto meglio. Madama Goupil, vedova, ecc., ecc..., à fondato una
+casa di ragguagli--quantunque, sia detto fra noi, io m'immagino
+ch'ella n'abbia un poco rubata l'invenzione. Comunque sia, voi vi
+presentate da questa nobile dama--la quale ne sa cinquanta volte più
+che monna polizia--e le dite...
+
+--Ella parla dunque?
+
+--Qualche volta. In ogni modo, ella ascolta. Le dite dunque: Madama,
+vorrei sapere vita e morte del signore o della signora Tal dei Tali.
+Direte il nome se vi piace, basta alla cosa d'indicar la persona.
+Ovvero, le direte:--Vorrei sapere come il signore o la signora
+_So-and-So_--come dicono gl'inglesi--passa il suo tempo. Date quindi
+l'indirizzo ed il segnalamento esatto, più esatto che all'uffizio dei
+passaporti, e pagate.
+
+--Quanto?
+
+--L'è secondo. Nelle circostanze in cui trovasi il tuo marito, l'è
+venti franchi al dì--più, le spese di carrozza, se carrozza v'à.
+Madama Goupil à i suoi agenti. Ella li apposta, o li slancia sulle
+piste della persona indicata, e... _fouette cocher!_ Voi riceverete
+ogni dì, per messaggiere o per la posta, il giornale dei fatti e delle
+gesta dell'individuo sorvegliato. Quando credete di averne abbastanza,
+saldate i conti... e riposate tranquillo. Madama Goupil è una donna
+onesta, e la sua casa è una tomba. Altri dettagli sono superflui. Va a
+vederla. L'è una fisionomia a delineare che quella di madama
+Goupil--ed il tuo puntiglioso marito te ne presenta un'opportunità
+magnifica.
+
+--Credo di averne quanto basta per questa fiata. Ci andrò un altro dì.
+Per il momento, vado a veder di meglio: una principessa russa, a cui
+mi àn servito l'altra sera, in fra due tazze di the--come un tigre del
+Bengala. Le debbo una visita per apprenderle che sono francese.
+
+--Ed io men vado a spigolar da Granville. Molto di _Sesti Piani_, eh!
+
+--Grazie.
+
+Sergio prese un _fiacre_ e se ne andò dritto da madama Goupil.
+
+
+
+
+XIII.
+
+Il giornale del segugio.
+
+
+La sera, egli covava sua moglie di uno sguardo di desiderio
+ineffabile.
+
+Giammai e' non l'aveva trovata così bella. E' ripentivasi della
+vigliaccheria di averla sospettata. E' voleva quasi confessare il suo
+errore e dimandarle perdono. La prese fra le sue braccia. L'assise
+sulle sue ginocchia. Le baciò la punta delle dita.
+
+--To' il bel braccialetto che tu ài lì!--le disse egli. Io ignorava
+che tu avessi quel gioiello.
+
+--Infatti, è lo zio che mel regalò ieri--ed io obliai mostrartelo.
+
+Sergio ringuainò la confessione espansiva ch'era sul punto di farle, e
+parlò d'altro.
+
+Sergio aveva compreso che per giudicare la condotta di sua moglie con
+un po' d'insieme non bisognava fermarsi ad un sol giorno della vita di
+lei, ma sorvegliarla per parecchi dì. Laonde, egli aveva pagato per
+cinque giorni, dicendo a madama Goupil, che andrebbe a prender egli
+stesso il giornale, o piuttosto il cartolare dell'investigamento.
+
+Vi andò infatti al quinto giorno.
+
+Madama Goupil gli rimise il quadernetto seguente:
+
+«Primo giorno.
+
+«La signora Sergio di Linsac--Sergio non le aveva mica detto il
+nome--è uscita a mezzodì e cinque minuti. È scesa a piedi per la via
+Blanche: à parlato con un signore decorato nella _Chaussée d'Antin_
+per due o tre minuti, ed è entrata nel negozio della Glaneuse. All'una
+e mezzo, à traversato i _boulevards_ ed è entrata da Janisset, ove la
+ànno mostrato dei gioielli. À comprato qualcosa ed è uscita. Quivi à
+preso una vettura e si è recata dalla contessa di Boisbruns, via di
+Verneuil, n. 17. Riescita alle quattro e mezzo, à traversato il
+giardino delle Tuileries a piedi, ove à parlato ancora per cinque
+minuti con un giovane biondo a barba rossiccia. In seguito per la via
+della Paix--ove à ordinato qualcosa da Cuvillier--e per la via
+Caumartin, ella è rientrata in casa, via di Boulogne. Madama di Linsac
+aveva un abito color castagno chiaro, un _Cachemire_, un cappello di
+velluto nero. Non uscita nella sera, fino a mezzanotte.
+
+«Secondo giorno.
+
+«Madama è uscita all'una. Vestiva un abito di moire antico nero,
+cappellino _lilas_ coverto di un velo nero. À preso una vettura di
+rimessa giù nella via di Clichy, che l'à condotta alla piazza della
+Concorde. À pagato ed è passeggiato a piedi per i Champs Elysées,
+viale Gabriel, fino alla porta dei giardino dell'ambasciata inglese.
+
+«Un cocchiere, sur un _coupé_, aspettava. Madama à detto un motto. Il
+cocchiere si è precipitato di predella; à aperto lo sportello. Madama
+è entrata nel _coupé_, e sono partiti.
+
+«Madama aveva bassato il velo. Al n. 97 della via di Amsterdam, il
+cocchiere à dato voce al portinaio. La porta si è aperta. La vettura è
+entrata. La porta si è rinchiusa, e la signora non è più uscita.
+Quella palazzina appartiene al principe di Lavandall. Alle cinque e
+mezzo, una vettura è uscita, portando via un signore solo. La dama è
+rimasta, se tuttavia non è uscita da un altro lato. La palazzina deve
+avere due uscite.
+
+«Terzo giorno.
+
+«La signora è sortita dal suo _châlet_ alle nove meno un quarto. À
+preso un _fiacre_ di rimessa ed è andata dal dottore di Nubo, via di
+Lille, n. 31. Alle dieci e mezzo è partita di là, à preso un'altra
+vettura ed è tornata a casa. Molti signori venuti in visita dalle tre
+alle cinque.
+
+«Quarto giorno.
+
+«Identicamente come il secondo giorno. Solo, il cocchiere del viale
+Gabriel l'à riconosciuta e le à aperto lo sportello senza dimandare il
+motto di passo.
+
+«Quinto giorno.
+
+«Uscita alle due, in veste _bleue_ chiaro, _à volants_, cappello di
+_peluche_ _bleue_, mantello di velluto nero. Una vettura, alla via
+Blanche. Comprato dei fiori, alla Chaussée d'Antin. Poi, come al
+secondo ed al quarto giorno, è andata al n. 97 nella via d'Amsterdam.
+È restata quivi. Alle sei, il coupè à portato via lo stesso
+signore--che è il principe Alessandro di Lavandall. La palazzina à
+un'altra uscita nella via di Clichy, n. 69.»
+
+
+Leggendo questo infernale processo verbale, Sergio divenne
+eccessivamente pallido: e' si sentiva svenire. Lo rilesse, per avere
+il tempo di rimettersi.
+
+
+Avrebbe voluto parlare all'agente che aveva seguito sua moglie, per
+volgergli mille quistioni sul portamento e l'aria di lei; informarsi
+se l'era gaia, se l'era sollecita, se sembrava abbattuta, ed altro, ed
+altro ancora. L'agente non era lì. E d'altronde, per sistema, madama
+Goupil nol metteva giammai in confronto con i suoi clienti, onde
+scansare i disordini possibili, cui una conoscenza reciproca poteva
+poscia occasionare.
+
+Sergio pagò le spese straordinarie ed andò via.
+
+Ne sapeva già abbastanza. Tre volte, in cinque giorni, dal principe di
+Lavandall, in quella palazzina cui tutta Parigi denunziava come il
+_Parc-aux-Cerfs_ di sua Eccellenza!
+
+Quando rientrò, all'una del mattino, egli andò ad abbracciare sua
+moglie, come di uso, ma non fermossi a lungo nella camera di lei.
+Pretestò un furioso mal di capo per andare a riposare nella sua
+propria stanza. Pertanto, non coricossi. Passeggiò la notte intera.
+
+Egli giudicava sua moglie!
+
+Alle cinque del mattino, agghiadato a mezzo, Sergio si annicchiò sotto
+le coverte. Ma il sonno non venne. Nondimanco, egli era calmo oggimai.
+Aveva preso una risoluzione. Dopo colazione, uscì. Voleva andare ad
+ispezionare personalmente i luoghi. Voleva, in seguito, prendere un
+_fiacre_; rinchiudervisi; bassar le tendinelle; appostarsi in faccia
+alla palazzina del principe. Passando nella strada, osservò che
+l'_atelier_ di un pittore suo amico sporgeva proprio sul piccolo
+giardino che precede la porta interna della dimora del principe--tra
+giardino e stufa--di guisa che, restando a sentinella nell'_atelier_,
+egli poteva vedere tutto ciò che avveniva nella palazzina.
+
+Salì dal suo amico.
+
+Poi, parlando sempre, aprì la finestra dell'_atelier_ e si assicurò
+ch'aveva ben giudicato della topografia del luogo. S'installò allora
+vicino la finestra ed allontanò un piccolo lembo di tela verde che
+figurava da bandinella e temperava la luce. Di questo modo, egli potè
+vedere liberamente di fuori senza esser visto. Chiacchierò molto col
+suo amico, mascherato dal cavalletto, e restò in agguato. Ad ogni
+strepito di carrozza, volgeva il capo dal lato della via.
+
+Alle due, una superba vettura a due cavalli si fermò innanzi la
+palazzina, li cocchiere vociò: la vettura entrò nel giardino. E Sergio
+vide il principe, cui conosceva di vista, discendere sotto la
+_marquise_.
+
+Mezz'ora dopo, giunse un _coupè_. Il cocchiere appellò pure: la porta
+si riaprì; si rinchiuse tosto. E Sergio scorse una dama, celata da un
+denso velo, saltar fuori d'un lancio, e d'un lancio spiccarsi nella
+palazzina.
+
+La dama portava un abito verde scuro a strisce nere, un grande
+sciallo, un cappello nero.
+
+E' riconobbe sua moglie.
+
+Scambiò ancora qualche parola col suo amico, e ritirossi.
+
+
+Aspettò Regina, che rientrò alle cinque e mezzo, a piedi, portando lo
+stesso vestimento della dama della palazzina del principe Alessandro
+di Lavandall.
+
+--Tu sei incantevole, in quella _toilette_!--le diss'egli con un
+sorriso.
+
+--N'è vero, amico mio? La trovan tutti elegante.
+
+--Dove sei stata, _ma chèrie_?
+
+--O' fatto un giro pel _Bois de Boulogne_ poi ò passeggiato dieci
+minuti per i _Champs Elysées_, e rientro a piedi.
+
+--Chi ài incontrato?
+
+--Molta gente e niuno... Ah! il re.
+
+--Decisamente, andrai tu al ballo delle _Tuileries_?
+
+--Non ne so nulla, a fè. Credo però che non androvvi. Tu porti il
+broncio; e me ne vorrebbero forte, al Faubourg.
+
+--Tieni tu tanto all'opinione del Faubourg?
+
+--Mah! l'è il tribunale del mondo elegante di Europa.
+
+--E che si dice, al proposito, di questo conte portoghese che à ucciso
+sua moglie, perchè innaspava delle relazioni col suo cocchiere?
+
+--Ch'egli è stato uno sciocco...
+
+--Come mo'?
+
+--Di esservisi preso di maniera da compromettersi con la giustizia.
+
+--Ah! il delitto, per un certo mondo, non è dunque che un affare di
+stile?
+
+--Orbè! la legge stessa non ammette le circostanze attenuanti?
+
+--Veggo bene, diletta mia, che tu ti risenti della ricrudescenza
+dell'amicizia per tuo zio.
+
+--Via, Sergio, tu ài torto di non amare mio zio. Egli è migliore di
+ciò che tu penai.
+
+--L'è possibile. Ma in compenso, tu l'ami per due... e mi rubi.
+
+--Saresti tu geloso?
+
+--M'ami tu dunque sempre, _ma mie_?
+
+Regina si alzò, cacciò le sue dita tra i capelli di suo marito, scartò
+le ciocche dalla fronte e la baciò dicendo:
+
+--Più che giammai.
+
+Ella uscì.
+
+Sergio la seguì degli occhi, aggrottando terribilmente le
+sopracciglia, e sclamò lentamente:
+
+--Se avessi potuto dubitare ancora, questa parola sarebbe bastata per
+condannarla. Ella morrà.
+
+Infatti, le donne infedeli raddoppiano gli attestati di amore e
+carezzano più teneramente coloro cui tradiscono. Ma Regina non
+mentiva. Ella amava suo marito.
+
+
+
+
+XIV.
+
+Complicazioni che tutto semplificano
+
+
+Sergio si diede, per parecchi giorni, al lavoro il più ostinato. Egli
+voleva avanzar la bisogna dei suoi _Sixièmes ètages de Paris_, cui
+aveva in cantiere, e la spinse di fatto ben oltre. Imperciocchè era di
+già giunto allo scioglimento, quando cadde ammalato.
+
+Mandò il suo manoscritto al giornale senza dare avviso della sua
+indisposizione.
+
+Sergio non aveva solo lavorato, aveva altresì passate quasi tutte le
+sere nei saloni di Parigi, togliendo al sonno le ore cui destinava ai
+piaceri. Non lo si era mai visto più gaio, più galante, più felice con
+maggior vena, raccontar con più spirito e con più amplitudine. Lo si
+diceva innamorato di una principessa russa, la quale faceva mattezze
+per lui.
+
+Egli aveva ricevuto un secondo viglietto anonimo, più circostanziato
+del primo col quale lo si invitava di nuovo al ballo dell'_Opéra_.
+
+Non v'era andato.
+
+Solamente, questa volta, invece di bruciare il viglietto, se lo aveva
+cacciato in tasca e si era recato da suo fratello, Giustino di Linsac,
+per mostrarglielo.
+
+Giustino era fratello minore di Sergio, e medico. Luigi Filippo
+l'avvea fatto deportare, dopo l'affare Fieschi. Poi, egli era
+ritornato. Ma lo avevano gettato di nuovo in prigione, dopo
+l'attentato di Alibau. La sua clientela erasi dispersa malgrado
+l'immenso suo merito. Le sue opinioni rigide, rude, puritane,
+spiccate, mettevan paura nei timorosi--in quelli stessi del suo
+partito. Imperciocchè, il coraggio morale in Francia non è così comune
+come il coraggio fisico. Si brava la morte. S'impallidisce innanzi a
+un epigramma.
+
+I due fratelli ebbero un colloquio di più ore, chiusi nel gabinetto
+del medico. E quando si separarono, si abbracciarono teneramente.
+
+La politica li aveva un po' straniati. Giustino, repubblicano della
+tempera di Saint-Just, non approvava certe transazioni cui Sergio
+aveva creduto convenevole ammettere, cedendo alla forza delle cose.
+
+L'indomani di questa riconciliazione, Sergio era caduto ammalato.
+
+Suo fratello lo accudiva.
+
+Infrattanto, il manoscritto mandato al giornale smaltivasi e volgeva
+alla fine. Il direttore dell'appendice gli chiedeva nuova copia di
+tutta fretta, perocchè non ne restava più che per tre _feuilletons_.
+
+Preso così alla gola, dal suo impegno e dai suoi lettori, Sergio si
+era alzato ed aveva cominciato a scrivere. Ma si sentiva troppo
+debole.
+
+Il campanello della cancellata del suo chálet risuonò. Andò alla
+finestra e scorse il suo amico Marco di Beauvois.
+
+--Bravo!--sclamò Sergio. Arriva a proposito. Va ad aiutarmi.
+
+Si assise innanzi al caminetto ed aspettò.
+
+Marco non venne da lui. Era entrato nel piccolo atelier di Regina.
+Sergio andò in busca di lui. Ma, giunto alla porta dell'_atelier_,
+alcune frasi, cui infraintese, colpironlo.
+
+Ecco ciò che Marco raccontava:
+
+
+--.......... Un'avventura, madama, che sarebbe stata davvero comica,
+se il vostro nome non vi si fosse mischiato, e se un uomo non fosse
+stato mortalmente ferito.
+
+Sergio fermossi ed ascoltò.
+
+--Il mio nome, voi dite?--gridò Regina--il mio nome al _foyer de
+l'Opéra_?
+
+--Sventuratamente, sì, madama.
+
+--Impossibile, signore.
+
+--Io vi era, madama, ed ecco come le cose sono avvenute. Non debbo
+nulla dissimularvi.
+
+--Parlate, al contrario.
+
+--Eravamo riuniti, lì, verso l'una del mattino, un gruppo di
+giornalisti e di letterati e cicalavamo con delle maschere che ci
+facevano corona, di ogni specie di monellerie, quando, non so da chi
+nè perchè, il nome di Sergio fu pronunziato.
+
+--«Non lo si vede più, disse taluno.
+
+--«Lo si vede anzi da pertutto, adesso--sclamò un altro.
+
+--«Egli è nel paradiso dei mariti--osservò un dominò al _faveur_ rosa.
+
+--«Egli è in Russia--sbadigliò Prospero Dalleux.
+
+--«Proprio! egli coltiva le steppe di una principessa russa--ripostò
+Gaston di Beauval.
+
+--«L'è giustizia--fece riflettere un Selvaggio. Egli si vendica. Un
+principe russo amministra sua moglie.
+
+--«Che?--gridammo noi tutti.
+
+--«Ebbene, sì, signori--continuò il Selvaggio. Madama di Linsac è
+un'abituata del _Parc-aux-Cerfs_ del principe di Lavandall.
+
+--Il miserabile!--gridò Regina saltando in piedi.
+
+--Sì, madama, il miserabile--continuò Marco--ma quel miserabile--non
+aveva ancora finita la sua frase, che il signor Alberto Dehal gli
+aveva applicato una ceffata che rintronò in tutta la sala--gittandogli
+la sua carta al viso e gridando:
+
+--Tu menti, facchino!
+
+Il Selvaggio voleva slanciarsi sopra Alberto; ma io lo afferrai con
+violenza del braccio e gli dimandai la sua carta col suo nome. Egli si
+chiama il colonnello Stefano Stetzeneki, un polacco, e dimora al
+Faubourg Montmartre in un mobigliato mica mal mobigliato--imperciocchè
+à seco una deliziosa fanciulla di un vent'anni.
+
+--Io credo sognare!--sclamò Regina quasi parlasse a sè stessa.
+
+--Ieri--soggiunse Marco--Prospero Delleux ed io ci presentammo dal
+Polacco per sollecitare a mandare i suoi padrini. Egli li aspettava
+giusto allora. Nel pomeriggio, infatti, vennero da me due
+sotto-ufficiali dei _chasseurs_, e convenimmo che si sarebbero battuti
+stamane, alla spada, nel Bois di Meudon.
+
+--Oh! Dio mio, Dio mio!--sclamò Regina.
+
+--Alle otto, infatti, eravamo sul terreno.
+
+--Ma il signor Dehal sapeva egli battersi alla spada?
+
+--Lui!--sclamò Marco--egli è lo più forte allievo di Robert, signora.
+Sventuratamente, le cose non dovevano sciogliersi regolarmente. Il
+colonnello è uomo di un'età indefinibile. Perocchè à le guance
+bellettate, una parrucca rossiccia e dei baffi biondi lunghissimi.
+Quel sembiante colpì Alberto Dehal.
+
+--«Io ò visto questo mariuolo altrove,--mi diss'egli.
+
+Nondimeno, e' non vi fece più attenzione e si apparecchiò alla cosa
+con la calma che messa avrebbe ad una _toilette_ da ballo.
+
+--Chi avrebbe sospettato mai codesto in quel garzone!--mormorò Regina.
+
+--L'è vero--riprese Marco. Tanto più, che il duello non doveva mica
+esser uno di quegl'incontri di convenienza, dopo i quali si dice:
+«l'onore è soddisfatto!» Alberto aveva freddamente sete del sangue del
+calunniatore. Questi, dal canto suo, doveva esser evidentemente
+assoldato da qualche odio o da qualche gelosia furibonda.
+
+--Ma io non ò nemici!--fece Regina.
+
+--Credete voi, signora? rispose Marco--Voi siete tanto bella, così
+elegante, così spiritosa... tutti coloro che non sono per voi...
+Infine, si misero in guardia. Ma non appena Alberto ebbe visto il suo
+rivale di profilo ch'egli sclamò:
+
+--«Poffardio! ò il capo del bandolo adesso. Un istante!
+
+--Ch'era dunque?
+
+--Udite. Fecimo bassar le spade. Alberto si avvicinò al colonnello, e
+volgendosi a noi:
+
+--«Signori, diss'egli, io non posso battermi con questo galuppo.
+
+--Perchè dunque?
+
+--Perchè dunque? dimandarono infatti il colonnello ed i suoi testimoni
+di una voce.
+
+--«Perchè, signori,--soggiunse Alberto, costui è un lacchè.
+
+E ciò dicendo, di un colpo di mano strappava la parrucca ed i baffi
+del Polacco, e di un gesto imperioso ordinavagli:
+
+--«Zio Timoteo, va a prendere il mio pastrano e vestimi. Su presto,
+mariuolo.
+
+--Mio Dio, mio Dio!--disse Regina. Ma chi era dunque codesto
+domestico?
+
+--L'intendente di una certa dama Thibault, cui voi conoscete, signora.
+
+--Possibile!
+
+--Sì, signora, ed Alberto nol conosce che troppo. Ora, gli è
+impossibile di farsi un'idea dello scompiglio che si stampò sul viso
+di quell'uomo smascherato così. Divenne di un tratto furioso.
+
+--«Ah!--gridò egli--voi non volete battervi meco? Ebbene io vi
+forzerò.
+
+--«Gli uomini come te, miserabile, risponde Alberto con calma, li si
+trascinano al banco della polizia correzionale.
+
+--«Io non domando mica meglio--rimbeccò il Polacco. Prendete questo
+infrattanto.
+
+E ciò dicendo, allungò la spada, e ferì Alberto profondamente al
+collo, e dettesi a gambe.
+
+--Oh! l'assassino!--gridò Regina, lasciandosi cascare sur una
+seggiola.
+
+--Il Polacco aveva preso i due sotto-uffiziali dai chasseurs nella
+caserma della via di Courcelles--continuò Marco--allegando che andava
+a battersi, ch'era straniero, e che non conosceva anima viva. Questi,
+appreso oramai che roba fosse il loro primo, volevano corrergli
+dietro, perchè il brigante fuggiva come un lepre. Alberto li ritenne,
+supplicandoli di lasciarlo andar via tranquillo.
+
+--«Vuolsi far scandalo per assassinar l'onor di una dama,--diss'egli
+con voce soffocata. Non l'avete udito? desidera un processo in polizia
+correzionale?
+
+--Il signor Dehal è dunque gravemente ferito? chiese Regina con
+inesprimibile ansietà.
+
+--Sì, signora. Ed io trovomi qui per codesto.
+
+--Parlate, signore, che volete da me?
+
+--Innanzi tutto, signora, il silenzio il più assoluto su tutto questo
+avvenimento. Sergio deve ignorarlo...
+
+Il signor di Linsac aprì la porta dell'_atelier_, si fe' avanti ed
+obiettò:
+
+--E perchè dunque debbo io ignorarlo, Marco?
+
+Marco di Beauvois si avvicinò al suo amico e gli tese la mano senza
+aggiunger verbo.
+
+--Marco, riprese Sergio, mia moglie come la moglie di Cesare, è al
+disopra della calunnia.
+
+E dicendo ciò, prese Regina fra le sue braccia, e senza avvertir forse
+ch'egli aveva un resto di sigaretto acceso nella bocca, la baciò.
+
+Ella gettò un piccolo grido.
+
+Sergio le aveva bruciato il labbro.
+
+--Voi venivate qui per qualcosa, Marco--soggiunse Sergio, dopo aver
+dimandato scusa a sua moglie di averla scottata.
+
+--Sì--rispose il giovane--Alberto Dehal è sul punto di morire. Egli
+vorrebbe vedere per l'ultima volta colei che gli fu fidanzata, e cui,
+duolmi ripeterlo, egli ama ancora....
+
+--Io non andrò! gridò Regina con impeto.
+
+--Tu andrai, cara, rispose Sergio. Se io non fossi ammalato, ti
+accompagnerei io stesso in casa Dehal. Ma mio fratello va a venire ed
+e' mi rimpiazzerà. Andrete insieme. Noi non siam mica dei _bourgeois_,
+perdio!
+
+Regina gli si avvinse al collo, e disse:
+
+--Voi siete un nobile e generoso cuore, Sergio.
+
+Sergio uscì.
+
+Questa scena l'aveva commosso. Ricoricossi. Suo fratello trovò che
+aveva la febbre.
+
+I due fratelli s'intrattennero per qualche minuto. Regina si assentò
+per andare ad indossare uno _sciallo_ e mettere un cappellino per
+uscire con Giustino.
+
+--Allora, a domani, fratello, eh?
+
+--A domani, sì. Vorrei però che i giornali facessero innanzi tratto un
+po' di scandalo sulla scena dell'Opera e del bosco di Meudon.
+
+--Non stare inquieto per codesto, Giustino--rispose Sergio. Coloro che
+àn manipolata la commedia, avran cura di darne partecipazione al
+pubblico. Vedo adesso donde il colpo è partito e cui vuolsi ferire.
+V'è lì sotto il dottore di Nubo, poichè vi è dell'Augusta Thibault.
+
+Sergio non s'ingannava.
+
+Il conte di Nubo raccontò l'avventura al _club_, senza nominare
+alcuno, della maniera la più comica, in presenza di un redattore del
+_Corsaire_. Questi andò per ragguagli alla caserma dei _Chasseurs_, ed
+il dì seguente, nella rubrica degli _échos de Paris_, si potè leggere
+l'aneddoto completo con indicazioni ed iniziali. Dicevasi:
+
+«Una delle più belle giovani donne di Parigi, la _lionne_ dei nostri
+saloni aristocratici, R* di L... moglie di uno dei nostri romanzieri
+più a la moda ed il più grazioso dei tempi nostri, il signor S* di
+L...--il signor principe di L... rappresentante _in partibus_ di una
+delle grandi potenze del nord di Europa...--un poetico banchiere
+scandinavo, il signor A... D...--l'intendente di una bella vedova,
+conosciuta per l'eleganza del suo gusto ed i misteri della sua vita,
+madama A... T...»
+
+Insomma, davansi tali segnalamenti, ch'e' sarebbe stato impossibile di
+confondere le persone, e raccontavasi la verità con l'esattezza di un
+processo verbale.
+
+--Tu avevi ragione--disse Giustino l'indomani, presentando il giornale
+a suo fratello. Il colpo è dato.
+
+--Ci servono appuntino. Dammi la fiala.
+
+Giustino cavò lentamente di tasca un involtino, e sedè senza parlare,
+la testa inclinata sul petto, riflettendo. Sergio stese la mano per
+ricevere il boccettino. Lo prese, lo nascose sotto l'origliere.
+
+Che sogni incantati n'aveva egli fatto, che ore celesti n'aveva egli
+vissuto su quell'istesso guanciale, faccia a faccia, bocca a bocca con
+Regina!
+
+I due fratelli restarono in silenzio per qualche minuto.
+
+--La ferita del signor Dehal è dessa mortale?--chiese Sergio.
+
+--No--rispose Giustino--Non è che perigliosa.
+
+Seguì un nuovo silenzio. Infine, Giustino si levò bruscamente e partì,
+senza soggiungere una sola parola, senza gittar neppure uno sguardo al
+fratello.
+
+--Egli soffre più di me, in questo atroce giudizio--sclamò Sergio. Ma,
+non importa, giustizia sarà fatta.
+
+E gittò il _Corsaire_ sulla brace.
+
+
+
+
+XV.
+
+Un capitolo di romanzo.
+
+
+Le emozioni, che dalla vigilia, colpo su colpo, eransi avvalangate su
+Regina, l'avevano sconvolta, disfatta.
+
+Questa giovane non aveva conosciuto fin lì altri fremiti che quelli
+del piacere; altre cure, che le cure della _toilette_; altri
+turbamenti, che quelli dei desiderii non per anco soddisfatti; altre
+sensazioni, in una parola, che le sensazioni diverse che accompagnano
+il compimento delle imprese della vita elegante, della vita delle
+feste, dell'esistenza dei favoriti della fortuna e della natura. Ora,
+questa sultana dei saloni aristocratici subiva, da ventiquattro ore, i
+dolori più strazianti, le ferite più spietate cui potevano infliggere
+il denigramento, il rimorso, l'insulto, l'ignominia.
+
+Ella era sottostata al racconto di Marco di Beauvois; al perdono di
+suo marito; al disdegno freddo di suo cognato; alla vista commovente
+delle sofferenze di Alberto Dehal; a Sergio--il quale l'aveva perfino
+richiesta di dettagli sullo stato del suo antico rivale, quasi e'
+fosse stato uno straniero! Ella aveva sofferto l'insonnio della notte;
+la battaglia del cuore che consigliavale di rivelar tutto a suo
+marito; lo stoicismo ateo del dottore di Nubo, il quale aveva riso il
+mattino di tutte quelle corbellerie; e l'incontro col principe, cui
+ella aveva dovuto vedere quel giorno istesso per informarlo di tutto
+ciò che era avvenuto.
+
+Il principe sapeva tutto di già.
+
+Regina era abbattuta. Ella bruciava dei fuochi della febbre. I suoi
+pensieri s'infrangevano sotto il suo cranio come i cavalloni
+corrucciati della tempesta addentano il lido.
+
+Rientrando, alle cinque, un messaggiero portò una lettera per suo
+marito. Ella la prese e gliela recò.
+
+--Vien dal giornale--disse Sergio scorgendola. Leggila.
+
+Regina lesse:
+
+«Non abbiamo seppure una linea di manoscritto per domani. Ce ne
+occorre ad ogni costo. La fine, la fine, la fine ad ogni modo.»
+
+--Ebreo errante, marcia!--gridò Sergio poggiando il capo sul
+guanciale.
+
+--Andiamo, amico mio--ripetè Regina--un po' di coraggio. Vuoi tu che
+io scriva sotto la tua dettatura? Puoi tu dettare?
+
+--Che ne so io? La mia testa se ne va.
+
+--Prova, amico mio, vediamo, io sono qui. Se non puoi, cesseremo.
+
+Sergio si sollevò sul suo cubito, passò la mano sulla sua fronte, e
+concentrossi, per raccogliere le sue idee. Infine, cominciò a dettare.
+
+Regina coprì di scrittura pagina su pagina. Era la fine del romanzo:
+_Les sixièmes étages de Paris_.
+
+Regina, l'eroina del romanzo a cui Sergio aveva impartito il nome
+tanto amato di sua moglie, era per suicidarsi.
+
+Sergio dettava:
+
+«Il veggio era acceso. Le finestre e la porta ermeticamente riturate.
+Il povero giaciglio, non più verginale, ma innocente sempre era pronto
+a riceverla, come l'altare riceve le vittime delle tragedie antiche.
+
+«Regina baciò religiosamente una ciocca di capelli di suo padre, il
+ritratto di sua madre, che pendeva al suo capezzale, a lato
+dell'immagine della madre di Dio. Ella cacciò bene addentro, in una
+piega del suo busto, un fiore da lungo tempo appassito, una lettera
+che conservava ancora le impronte delle sue lagrime--l'ultima, la
+lettera di separamento da Maurizio d'Apremont. Ella lisciò i suoi
+capelli, raggiustò la sua veste da domenica, di cui erasi azzimata per
+presentarsi innanzi alla morte, linda, bella, con tutte le eleganze
+che l'avevano adorna in la vita. Poi si assise alla sua piccola
+tavola, da cui cavò un foglietto di carta, e scrisse la lettera
+seguente:»
+
+--Di' carina--chiese Sergio--vuoi tu darmi una tazza di the?
+
+--Lo vo benissimo--rispose Regina alzandosi dallo scrittoio. Ma l'è
+terribile e stupendo. Non mai avesti tu più di vena. Tu sei ispirato,
+amico mio.
+
+--Esaltamento di febbre--replicò Sergio. Al postutto, ch'è dunque
+l'ispirazione se non una febbre cerebrale? Ed io ò due febbri: una
+alla testa, una al cuore.
+
+Regina fece un passo verso di lui. Ebbe una tentazione subita di
+gittarsi nelle braccia del marito e di dirgli: «Giudicami! ecco le mie
+colpe!» Ma ella credè di scorgere negli occhi di Sergio uno sguardo
+sinistro, una luce scura che l'arrestò. Volse quindi il dorso in
+silenzio e se ne andò lentamente a preparare il the.
+
+Sergio seguilla degli occhi con ansietà. Si avrebbe potuto leggere sul
+suo sembiante il desiderio di richiamarla... Si astenne. Invece,
+sporse la mano e preso tutto il manoscritto cui Regina veniva di
+terminare.
+
+Questa ritornò tosto col the.
+
+Sergio poggiò la tazza sul mobile vicino al suo letto, e, leggendo
+sempre la scritta della moglie, o sorbendo a centellini la bevanda
+profumata, le disse:
+
+--Andremo a continuare.
+
+--Dammi i fogli allora--rispose Regina.
+
+--Prendi un altro quinterno--replicò Sergio senza levar gli occhi dal
+manoscritto.
+
+--Non v'è che della carta a lettere.
+
+--Ma! la carta a lettere è pur della carta, perdio!--sclamò Sergio con
+impazienza, leggendo sempre.--Scrivi dunque.
+
+Regina prese un foglietto, e, la penna in aria, aspettò in silenzio
+che suo marito dettasse.
+
+Sergio continuò:
+
+«L'è troppo tardi, amico mio. Tu m'ài colpita del tuo disprezzo e m'ài
+minacciata di abbandono. La calunnia mi à ferita. Io sono sola. Non
+posso dunque lottare; non voglio più restare in piedi nella lotta.
+
+«Se tu mi avessi creduta, io avrei resistito, ed avrei forse provato
+al mondo ch'esso ingannavasi. Tu ti sei arrangato dalla parte de' miei
+insultatori. Io aveva vagheggiato la felicità con te, e gustata
+l'aveva per un dì. Poichè oggi tutto si abbuia, io abbandono il posto,
+cedo la parte, e mi ritiro--perdonandovi tutti.
+
+«Se non lascio nulla dietro a me, neppur dei rimpianti, sii sicuro,
+amico mio, che io porto meco qualcosa: la sovvenenza di un amore cui
+la bufera à fulminato, ma cui Dio non à cessato un istante di
+benedire. Adesso, le apparenze son contro me. Mi lascio dunque
+schiacciare da esse... e muoio.
+
+«È terribile pertanto morire a vent'anni! Ma, mestieri n'è. Addio. Io
+non voglio venir manco, intenerirvi... Addio, amico. Che Dio ti
+accordi l'oblio, perocchè tu ài di già il perdono della donna che ti
+amò tanto e che t'ama sempre.»
+
+ «REGINA.»
+
+--Regina!--rispose costei, lasciando cader la sua penna. Io scoppio,
+amico mio. O' voglia di piangere. L'è ben triste la sorte di questa
+povera fanciulla.
+
+--Restiamone dunque lì per oggi, allora--disse Sergio. Anch'io ò il
+cuore gonfio. Sì, fermiamoci. Non è abbastanza per un'appendice; ma
+dessi aspetteranno fino a domani. Porgimi codesto foglietto ed
+apparecchiami un'altra tazza di the. Non desino.
+
+Regina dette la lettera ed uscì. I suoi occhi navigavano nelle
+lagrime.
+
+Sergio raccolse tutta la copia di Regina, la piegò e la mise sulla
+colonnina a fianco al suo letto.
+
+La sera, e' si lamentò di un gran mal di capo.
+
+Regina pranzò sola, ed alle dieci, Sergio la rinviò nella camera di
+lei.
+
+Durante tutta la sera non le aveva volto dieci parole.
+
+Rientrata in camera, Regina pregò e si coricò.
+
+Ella non abbracciò neppur Nick, la sua guardia del corpo, che restava
+tutta la notte in fazion alla sua porta. Ella pianse pure senza troppo
+sapere perchè. Ella pianse di quelle lagrime che talvolta colano,
+subite e mute, e che muovon da Dio, vengono per la via del cuore, e ci
+sollevano di una tristezza profonda e misteriosa.
+
+Regina si addormentò alla fine; e due lagrime--due ritardatarie, due
+_trainardes_--limpide, lente, spuntarono agli angoli degli occhi,
+solcarono tranquillamente le guance e bagnarono i guanciali. Erano di
+quelle perle, per le quali il dio dei cristiani avrebbe perdonato ben
+altre colpe che quelle di Regina!
+
+A mezzanotte, ella dormiva del sonno placido ed eguale dei bambini.
+
+
+Altra cosa occorreva nel tempo stesso nella camera di Sergio di
+Linsac.
+
+
+
+
+XVI.
+
+Una visita notturna.
+
+
+Sergio era restato nel suo letto, immerso in una meditazione profonda,
+che si traduceva sul suo sembiante, seguendo fasi diverse: ora, con un
+rapido rossore; ora, con crispazioni delle labbra e dei muscoli del
+viso; ora, con la fissità della pupilla che gli dava la maschera del
+catalettico. E' sollevavasi di balzo su i suoi origlieri, si avvolgeva
+sotto le coltri, come per sottrarsi alla presenza ed alla pressione di
+un fantasima. Poi ridiveniva freddo, come se ghiaccio fuso e non più
+sangue riempisse le sue vene.
+
+In questo parossismo di quietitudine e' si levò, all'una del mattino.
+Bassò il lucignolo della lampada, ed, i piedi nudi, imbacuccato nella
+sua veste da camera, traversò il suo gabinetto e recossi all'altra
+estremità dell'appartamento, fino alla camera da letto di Regina.
+Quivi fermossi ed ascoltò.
+
+Egli udì il rumore cadenzato cui faceva Nick, rimovendo la coda sul
+tappeto, ed il _diapason_ eguale, lento, leggiero della respirazione
+di Regina.
+
+Ella dormiva placidamente, profondamente!
+
+Sergio restò qualche minuto ad udire quella musica santa del sonno
+dell'innocenza, poi ritornò nella sua camera.
+
+Vi era ancora della bracia nel focolare.
+
+Sergio prese il manoscritto, cui aveva dettato a Regina; ne tolse la
+lettera che questa aveva scritto a nome della Regina del romanzo, e
+cacciò il resto sotto i carboni ardenti. Ratto, la fiamma vi sorse e
+l'ultima scena dei _Sixièmes étages de Paris_ disparve.
+
+Sergio assistè perfino alla trasformazione, alla scomparsa delle
+ceneri nere della carta, cui respinse sotto la brace. Prese in seguito
+la lettera, e cavò di sotto il guanciale la piccola fiala, cui suo
+fratello gli aveva portato il mattino.
+
+
+La camera di Regina era rischiarata da una _veilleuse_ posta sul
+mobile vicino al capezzale. Il fondo di essa era immerso nell'ombra.
+Ma la fioca luce, che sprigionavasi di sotto ad un _abat-jour_ di
+alabastro, cadeva in pieno sul sembiante della giovane.
+
+Regina dormiva supino, la faccia volta al cielo.
+
+I suoi lineamenti erano calmi. Le sue palpebre erano socchiuse, di
+guisa che scorgevasi, tra le due ciglia, come un orlo degli
+occhi--banda di perla incastonando una linea di nero smalto. Le sue
+labbra erano semi aperte, e le ai vedeva sempre sul labbro superiore
+la scottatura ancor viva--cui Sergio vi aveva impressa--come una
+foglia di rosa pizzicata da un bruco.
+
+Ella era bella.
+
+Ella avrebbe data la vertigine a tutt'altro uomo, che ad un marito
+oltraggiato e dominato dal demone della vendetta. Le mani di lei
+pendevano fuori dei lembi del letto, ed il suo _peignoir_, sbottonato
+sul seno, offriva allo sguardo delle delizie che avrebbero messo la
+disperazione nel cuore di un artista.--Imperciocchè alcuno non
+idealizza come dama natura, quando la si da questo compito!
+
+Sergio, egli stesso, restò tocco, abbarbagliato. Un brivido terribile
+gli corse lungo la spina. Ebbe la tentazione di gettarsi su quella
+divina creatura, svegliarla di un bacio, e sottrarsi all'incubo che lo
+possedeva.
+
+Egli sentì che l'inebbriamento guadagnavalo. Fece un passo per
+retrocedere ed urtò in Nick, dietro ai suoi talloni.
+
+L'aspetto di quest'essere vivente, altro che la fata la quale lo
+ammaliava e lo attirava, operò in lui una reazione rapida. Il mondo
+reale lo riacciuffò. Egli mise allora la lettera, cui Regina aveva
+scritta sotto la sua dettatura e firmata, sul piccolo _secretaire_ ove
+ella scriveva, e tornò innanzi al letto.
+
+Egli era ancora a dimandarsi se assassinava o se eseguiva una
+sentenza!
+
+Se Regina avesse aperto gli occhi, ella era salva. Se avesse potuto
+dire una parola, il boia sarebbe forse ridivenuto l'innamorato...
+Regina dormiva. La morte apparente rizzavasi tra suo marito e lei ed
+intercettava le correnti fra i due cuori.
+
+Sergio cavò allora freddamente l'albarello del suo viluppo; sbirciò a
+traverso la luce il colore del liquido che vi si conteneva; lo sturò;
+e lasciò distillare una gocciola di quell'essenza d'inferno sulla
+piccola piaga che le aveva fatta col suo sigaretto.
+
+La flittene erasi rotta e l'escara non ancora formata. La piaga era
+dunque viva.
+
+Seguì un minuto secondo, che fu un'eternità.
+
+E' lasciò cadere una seconda stilla.
+
+Fu dessa una sensazione? fu una rivolta dell'istinto? Regina aprì gli
+occhi.
+
+L'aspetto di Sergio doveva essere talmente scomposto e livido, che
+dessa, per intuizione fulminea, comprese tutto.
+
+--Innocente ancora!--gridò ella tendendo le braccia al marito.
+
+Era già troppo tardi di un secondo.
+
+Regina ricadde sulle piume, la testa rovesciata fuori del letto...
+
+Era morta.
+
+Sergio gettò via per terra la fiala e fuggì.
+
+Trovò alla porta Nick, che gli ringhiò orribilmente, e sordamente
+gemè.
+
+Chiuse l'uscio ed andò a rificcarsi sotto le coperte.
+
+Avrebbe voluto che quel giaciglio fosse l'abisso! Se non fosse
+piombato in deliquio, e' si sarebbe per fermo ucciso.
+
+
+L'indomani, furono i gridi di Lisa ed i gemiti di Nick che lo tirarono
+di letargia.
+
+Comprendendo allora tutta la portata dell'opera sua, ei si sarebbe
+infallibilmente denunziato, se suo fratello non si fosse trovato
+opportuno al suo capezzale per sorvegliarlo, per salvarlo.
+
+Sergio corse alla camera di Regina, l'infraperse.... e fuggì.
+
+
+Il dottore di Nubo, istruito dell'avvenimento, arrivò quindi a poco.
+Egli entrò nella camera dove era il cadavere, innanzi al commissario
+di polizia.
+
+Il commissario leggeva la lettera di Regina.
+
+Il dottore indovinò tutto, di un sol tratto, di un solo sguardo, ed
+uscì.
+
+Egli entrò nell'appartamento di Sergio e rimase impiedi avanti ai due
+fratelli, ed in silenzio.
+
+--Ella non era l'amante del principe di Lavandall--diss'egli infine,
+di una voce fioca e lenta. Ella non era che un agente diplomatico
+dell'ambasciata.
+
+--Come?--gridò Sergio.
+
+--Signor Sergio di Linsac--continuò il dottore--ecco due volte già che
+vi gettate a traverso della mia via. Guai a voi, se v'incontro una
+terza volta.
+
+Il dottore uscì.
+
+Sergio svenne.
+
+
+La sera, i giornali di Parigi annunziavano, nei Fatti diversi:
+
+«Una sventura orribile à colpito uno degli uomini i più distinti della
+stampa parigina. La signora contessa Sergio di Linsac si è suicidata
+col _curare_, in seguito all'infame calunnia sparsa sul conto di lei.
+
+«Suo marito è pazzo di dolore.»
+
+Il principe di Lavandall partì in congedo per un viaggio in Italia.
+
+Ora, che era desso il principe di Lavandall?
+
+Uditelo.
+
+
+FINE DELL'EPISODIO PRIMO.
+
+
+
+
+
+MAUD
+
+EPISODIO SECONDO.
+
+
+
+
+I.
+
+The foundling hospital.
+
+
+A capo di Lamb's-Conduit street, a Londra, sorge un grande edificio
+che occupa un considerevole posto nella strada.
+
+À una spaziosa corte esterna, un gran giardino di dietro, Macklembourg
+Square all'est e Brunswik Square all'ovest.
+
+Quest'edifizio occupa tre lati di un quadrato. La facciata è costrutta
+in pietre, le due ali in mattoni. Le finestre di mezzo sono ornate di
+vetri opachi; quelle dei lati di piccoli cristalli, sopra telari
+dipinti a rosso.
+
+È il _foundling hospital_--l'ospizio dei trovatelli.
+
+Il pubblico è ammesso a visitarlo ogni domenica, mediante una
+retribuzione di sei _pence_ (dodici soldi), che si lascia in un
+vassoio tenuto da uno degli amministratori dello stabilimento, alla
+porta della cappella. Gli altri giorni l'ingresso è interdetto.
+
+Vi si va la domenica per udirvi suonar l'organo, il quale non à altro
+merito che quello di essere stato regalato da Haendel. Vi si va per
+ammirare il ritratto del capitano Thomas Coram--il fondatore
+dell'ospizio--magnifico dipinto di Hogarth, e qualche altro quadro più
+o meno bello di Ramsay, di Shackleton, di Hudson e di Joshua Reynold.
+Vi si va per udir cantare e veder mangiare i figli del luogo;
+osservare come sono coricati e con quanta nettezza tenuti.
+
+Ed invero, non poche tenere madri augurano ai loro propri figliuoli la
+sorte di quelli abbandonati--mentre tanti fra costoro invidiano la
+felicità dei fanciulli che ànno una madre!
+
+
+Una bella mattina di giugno, raggiante di un sole caldo e limpido--cui
+i detrattori della mia cara Londra le negano anche nell'estate--una
+carrozza sboccò dal lato di Mecklembourg Square e si fermò innanzi
+all'inferriata dell'ospizio.
+
+La carrozza era stemmata, tirata da quattro cavalli grigi pomellati,
+condotta da un cocchiere che pesava due tonnellate, a parrucca
+incipriata, forte in colore, raso il mattino, vestito di una livrea
+amaranto a lacci neri. Tre lacchè, similmente vestiti, recando
+ciascuno nelle sue mani un lungo bastone a pomo di oro, tenevansi in
+sul pedile di dietro.
+
+Discesero, ed un di costoro si avvicinò allo sportello per pigliare
+gli ordini del padrone.
+
+Questi disse un motto, ed il valletto andò a suonare al cancello,
+dimandando al portinaio se mistress Grown fosse in casa.
+
+Alla risposta affermativa del funzionario (che in Italia sarebbe stato
+cavaliere, se pur no commendatore) il lacchè gli significò di aprire e
+di lasciar entrare la vettura nella corte.
+
+In generale, gli inglesi ànno un certo rispetto per tutte le persone
+che girano in cocchio. Ma questo rispetto si eleva ad ammirazione, se
+il veicolo à aggiogato quattro cavalli, e ad adorazione se le quattro
+dette rispettabili bestie sono accompagnate da tre o quattro fanti
+affusolati di parrucche infarinate, di tricorni, e pastorale a borchie
+lucenti.
+
+Laonde, il portinaio, che aveva contemplato tutto codesto, non oppose
+la minima difficoltà agli ordini del lacchè del visitatore, e la
+carrozza entrò trionfalmente.
+
+Allora, il personaggio che l'occupava cavò dal taccuino una lettera e
+la rimise al valletto.
+
+--Fate dimandare a mistress Grown--diss'egli--se la può ricevermi.
+
+Il valletto penetrò nello stabilimento.
+
+Il personaggio rimase nel cocchio.
+
+A capo di qualche minuto, il valletto tornò ed annunziò al padrone che
+mistress Grown aveva l'onore di aspettarlo.
+
+Infatti, leggendo la lettera, la buona dama non solo consentì a
+ricevere immediatamente lo straniero, ma, raggiustata di un giro di
+mano la sua _toilette_--che non era proprio disacconcia--uscì dal suo
+appartamento e venne all'incontro del visitatore--non senza di essersi
+previamente e ripetutamente mirata nello specchio.
+
+Ahimè! ciò giovava poco alla povera donna! Imperciocchè, per essersi
+contemplata per cinquant'anni in tutti gli specchi possibili, perfin
+gli specchi ustoridi del Politecnico! la non aveva accorciati di una
+linea i suoi lunghi denti, nè fatto impallidir di un zinzino il rosso
+ardente delle sue guance, nè offuscato di un'impercettibile nuance il
+tuono carota dei suoi capelli.
+
+Del resto, se queste piccole contrarietà fisiche l'avevano messa
+talvolta in collera contro la natura--sopratutto quando una velleità
+di matrimonio le aveva solcato la mente--giammai quella collera non si
+era volta contro altrui, nè si era fatta risentire neppur di rimando.
+
+Mistress Grown era di un'inesauribile bontà, e di una calma
+supremamente britannica.
+
+Statemi dunque a far delle glosse contro i capelli carota!
+
+--Chi può essere codesto straniero «di grande distinzione» cui la
+duchessa di Shetland mi raccomanda di accompagnare io stessa nella sua
+visita allo stabilimento, senza manco indicarmene il nome?--si
+domandava la buona mistress Grown, uscendo dal suo _drawing room_.
+
+Ella ne era ancora a chiedersi codesto, quando il personaggio
+annunziato comparve.
+
+Mistress Grown era la direttrice della parte orientale dell'edifizio,
+destinata alle fanciulle.
+
+Bisogna credere che la si aspettasse ad altro, perchè una tal quale
+sorpresa si dipinse sul suo viso all'aspetto di colui che si avanzava
+verso di lei.
+
+D'ordinario, i visitatori serii che picchiano alla porta di questi
+ospizi sono dei pubblicisti--i quali si occupano di scienze sociali--o
+di uomini di una certa età e mica ricchi.
+
+Il visitatore, questa volta, si presentava con grande spanto; portava
+lettera di una delle più grandi dame della corte, parente della
+regina, ed in un giorno in cui il pubblico non era ammesso.
+
+Gli era poi costui un giovane di venticinque a ventisei anni. E il suo
+vestire semplice, il suo portamento modesto non indicavano, di modo
+alcuno, ch'egli potesse avere il petto coperto di decorazioni, e che
+il giorno innanzi egli avesse aggiunto l'ordine della Giarrettiera a
+quello del Toson d'oro, alla Legione di onore, alla placca in diamanti
+di S. Andrea.
+
+Il suo andare era lento ed un po' stracco. Trascinava il passo come la
+gente distratta, la quale si cura poco della terra cui calpesta e del
+mondo che la circonda. Era molto pallido. Ma s'indovinava di
+un'occhiata, che quella pallidezza, pur non essendo affatto naturale,
+non era una pallidezza completamente malaticcia, nè sopra tutto quel
+pallore sinistro che denunzia il vizio od il rimorso.
+
+I suoi capelli bruni, un cotal poco laschi sulla fronte, inquadravano
+un viso leggiermente allungato e si armonizzavano con i tratti
+avvenentissimi della sua fisionomia.
+
+Portava tutta la barba, d'un colore alquanto men scuro dei capelli.
+
+Uno sguardo opaco e chiuso in di dentro spiccava d'ordinario dai suoi
+occhi di smeraldo. Per momenti però, quello sguardo si allumava, come
+le lanterne cieche che si animano di botto quando le si dirigono verso
+l'oggetto cui si vuole rischiarare. Per ciò, appunto, il suo sembiante
+dal color scialbo ed inespressivo di già, si velava inoltre di uno
+strato di ghiaccio. Quell'uomo diventava allora un mistero. Tanto più
+che la sua bocca si componeva di raro al sorriso, quantunque facesse
+mostra di denti magnifici, fra due labbra pallide nascoste sotto
+lunghi batti.
+
+Quell'aspetto sofferente non si spiegava. Imperciocchè, non magrezza,
+non linee curve, non contrazioni violente di muscoli, non rughe, nulla
+insomma, l'abbiam detto, che dinotasse il disordine dell'esistenza di
+certi chiostri, un guasto permanente nella salute. Nulla che indicasse
+la causa, a quell'età, di quel tono freddo, di quell'aria molle, di
+quello spossamento di fluido che, dal primo incontro, teneva a
+distanza coloro che l'avvicinavano.
+
+Non svegliava alcuna simpatia. Ma eccitava una specie di sorpresa
+curiosa, e forse un po' di paura--sopratutto quando la sua faccia si
+oscurava ed e' rientrava in sè o si stecchiva sotto il sentimento
+della collera.
+
+Era poi alto, smilzo, ben proporzionato, dall'insieme elegante e senza
+affettamento, avvegnachè portasse, camminando, la testa un po'
+inclinata sul petto e la mano dritta sul cuore.
+
+Le sue maniere erano distintissime, ma poco calorose. Non un gesto,
+parlando, per rilevare l'espressione di una voce, d'ordinario sorda ed
+incolore. Non era parlatore. Al contrario, il suo verbo era corto,
+quando alcuna passione nol dominava. Sotto l'impulsione di un affetto
+qualunque, però, egli diventava eloquente, poeta, ed aveva un accento
+sarcastico ed amaro.
+
+Questo personaggio si avanzò verso mistress Grown e la salutò del
+capo, con rispetto, senza dire motto.
+
+--Milord--esclamò mistress Grown restituendogli il saluto--la lettera
+di Sua Grazia la duchessa di Shetland, cui vostra signoria mi à fatto
+l'onore recapitarmi, mi apprende che la S. V. desidera di visitare
+l'ospizio. Sono agli ordini vostri, milord.
+
+Lo straniero s'inclinò leggiermente.
+
+--Di dove V. S. vuoi cominciare?--dimandò mistress Grown--dai
+garzoncelli o dalle figliuole?
+
+--Dalle figliuole, madama--rispose il visitatore, in inglese, come
+mistress Grown gli aveva favellato.
+
+--In questo caso, milord, vogliate darvi la pena di accompagnarmi.
+
+Lo straniero le offerse il braccio, e cominciarono la visita dello
+stabilimento.
+
+Mistress Grown, pur volendo mostrarsi graziosa verso colui cui le
+avevano raccomandato, bruciava di voglia di conoscere lo scopo di
+quella visita. Come non era guari a presumere che quel giovane signore
+avesse dimandato una lettera ad una dama della corte, per andare
+personalmente, in treno di gala, a scegliere una cameriera in un
+ospizio, la sua curiosità doveva avere un altro interesse.
+
+--Non è nemmanco possibile--ruminava nel suo capo mistress Grown--che
+egli venga a visitare i quadri della sala del comitato. La _Marcia di
+Finchley_ di Hogarth, il cartone di Raffaello, l'_Angelo_ ed _Ismaele_
+di Highmore, il _Cristo_ di Willis, il _Moise_ di Hayman, belli che
+siano, non richiedono un così alto intervento per essere ammirati.
+Verrebb'egli dunque per conoscere la storia del capitano Thomas Coram,
+e come quel bravo uomo fondò l'ospizio? Vien'egli per apprendere i
+nostri regolamenti e paragonarli a quelli del continente; per
+osservare come lo stabilimento è tenuto ed amministrato; per ottenere
+la statistica dei trovatelli raccolti? Non ne so nulla. Come dunque
+posso soddisfare ai suoi desideri se non l'indovino?
+
+Malgrado si mettesse queste questioni, mistress Grown non osava nulla
+chiedere allo straniero. Si proponeva mostrargli tutto, tutto dirgli.
+Lo condusse dunque nella vasta sala ove le ragazze entravano in quel
+momento per pranzare.
+
+Erano circa centocinquanta.
+
+La sala, lindissima, era rischiarata da parecchi finestroni aperti,
+sporgenti sul giardino, da cui penetravano, nel tempo stesso, il sole
+a grandi ondate, la brezza, il cinguettare degli uccelli che
+folleggiavano negli olmi, ed il profumo dei fiori delle aiuole, misto
+all'odore delle vivande.
+
+Delle tavole, senza mensale, coperte di tela verniciata, correvano da
+un capo all'altro della sala.
+
+Ogni figliuoletta occupava il suo posto numerato.
+
+La veste in cotonata bruna non le sformava troppo. L'azzardo le aveva
+abbellite di teste bionde, di occhi limpidi, di labbra rosee che
+sembravano sospirare i baci di una madre--e la minestra.
+
+Quando ognuna fu al suo posto, un momento di silenzio seguì. Poi, dal
+centro delle tavole, una modesta ragazza di diciassette a
+diciott'anni, la più attempata della compagnia, intonò il _benedicite_
+di una voce dolce ed un poco commossa.
+
+Aveva questa terminato appena la preghiera, che un'altra giovinetta
+cominciò a dispensare con rapidità ed appropriatamente le porzioni di
+carne e legumi, ammonticchiate nel piatto a lei dinanzi.
+
+La direttrice ed il visitatore percorrevano il refettorio silenziosi e
+lenti.
+
+Si sarebbe potuto leggere sul sembiante di mistress Grown la
+soddisfazione, con la quale constatava la ciera di salute che
+mostravano quelle fanciulle, ed il buon appetito con cui esse
+divoravano la loro pietanza. Mistress Grown dimandò perfino a qualcuna
+d'elleno se era soddisfatta.
+
+Il viso dello straniero, all'incontro, restava impassibile. Guardava
+pertanto attentamente, e rallentava talvolta il passo onde meglio
+osservare. Gli capitò perfino di fermarsi due o tre volte innanzi alle
+più adulte di quelle figliuole. Ed allora, se gli si fossero messi gli
+occhi negli occhi, vi si avrebbe potuto trovar forse quella vita e
+quell'acuità che mancava loro di abitudine.
+
+Fece due volte il giro della sala, senza disserrare le labbra.
+
+Uscendo del refettorio, mistress Grown, che si sentiva imbarazzata di
+quel silenzio; che si trovava appesa al braccio di quell'uomo come a
+quello di una statua di bronzo; che era curiosa di più in più, bisogna
+dirlo, e che avrebbe voluto trovare nella bocca di lui l'espressione
+dei suoi sentimenti, gli dimandò timidamente:
+
+--Ebbene, milord, la S. V. pensa dessa che noi compiamo il nostro
+dovere verso quelle sgraziate creature?
+
+--Lo penso, madama--rispose lo straniero di un tono secco.
+
+--Ed ora, milord, vostra Grazia vuole ella visitare i dormitori delle
+fanciulle?
+
+--No, madama--rispose lo straniero. Piuttosto il giardino.
+
+--Dopo l'appartamento della segreteria, non è vero, milord?
+
+--Prima, madama, se il permettete.
+
+Uscirono nel giardino.
+
+
+Lo straniero camminava adesso un poco più sollecito, dirigendosi verso
+un viale ombrato da folti platani, al coperto dal sole che cadeva a
+piombo sui praticelli. Delle grandi magnolie, in vasi, riempivano
+l'aria di olezzo. Le aiuole spiegavano i loro addobbi di girani, di
+viole, di flussie, mentre le ravanelle; gli anthemi, le cobee, le
+volubili si arrampicavano su per i tralicci verdi del muro e li
+tappezzavano di fiori di oro, di zaffiro e di argento.
+
+La caldura e la luce sembravano risvegliare in quel giovane signore
+una certa animazione; perocchè, forzando il grave suo silenzio,
+chiese:
+
+--Madama, che fate voi apprendere alle figliuole di questo ospizio?
+
+--Mica molto, milord--rispose mistress Grown un poco imbarazzata.
+Imparano a leggere, a scrivere, a cucire--in breve, ciò che può
+occorrere ad una povera famiglia.
+
+--Quale sorte le attende uscendo di qui?
+
+--Le più fortunate divengono cameriere. In generale, si fanno serve od
+operaie.
+
+Lo straniero si tacque.
+
+--La loro sorte non è poi brillante, milord--continuò mistress Grown.
+Ma noi ci studiamo, innanzi tutto, d'impedire che esse cadano nel
+male.
+
+--Sono figlie tutte del popolo?--dimandò lo straniero.
+
+--Lo più sovente, milord. Però, capita talvolta altresì che delle
+persone di una condizione più elevata vengano a nasconder qui il
+frutto della loro vergogna o il malore della loro leggiera condotta.
+Non si dà giammai spiega alcuna. Ond'è che la povera fanciulla, cui si
+destina ad una cucina o ad una manifattura, potrebbe bene avere una
+madre che va a corte ed un padre che siede in Parlamento.
+
+--Non avviene mai che una madre riprenda la sua prole?
+
+--Una sopra dieci mila. Quando una donna à fatto rinculare il
+sentimento della maternità innanzi a quello della vergogna, è ben raro
+che la abbia un ritorno e si corregga. Quasi sempre, la natura à
+perduto la sua partita contro la società.
+
+Lo straniero si tacque di nuovo. Ma mistress Grown, che si accorgeva
+con soddisfazione il ghiaccio cominciare a fondere, e se ne attribuiva
+modestamente il merito, dimandò:
+
+--Milord, desidera egli la statistica dei resultati morali e materiali
+del nostro ospizio--che è lo più considerevole di Londra?
+
+--Grazie, signora--rispose lo straniero. Vogliate dirmi piuttosto il
+nome di quella giovinetta che à recitato il _Gratia_ a desinare.
+
+Mistress Grown guardò fra i due occhi il suo interlocutore, per provar
+di rendersi conto del senso intimo dell'interrogazione. Poi, dopo un
+istante di silenzio, rispose secco, secco:
+
+--Maud, milord.
+
+--Potreste farla venir qui e parlarle, madama?
+
+--E che dovrei io dirle, milord, se me lo permettete?--obbiettò
+mistress Grown, di meglio in meglio stupita.
+
+--Tutto ciò che vorrete, madama--riprese lo straniero;--basta ch'ella
+parli.
+
+--Ah! sclamò la direttrice, osando guardare di nuovo. Vorreste
+interpellarla voi stesso, milord?
+
+--Al contrario--rispose questi con vivacità. Io mi ritiro dietro
+quell'arcata di liane. Io non voglio che udirla.
+
+Mistress Grown salutò profondamente, come qualcuno che si rassegna a
+cosa che gli spiace, ed uscì per andare in cerca della figliuola.
+
+Due minuti dopo, la conduceva Maud della mano.
+
+Lo straniero si nascose infatti dietro il pergolato.
+
+Egli si sforzava di comprimere nel suo seno una specie d'inquietudine,
+che si tradiva fuori per un rianimamento inusitato delle guance ed una
+respirazione più calda e più celere. Le sue pupille, or ora sì opache,
+scintillavano adesso.
+
+Egli avviluppò del suo sguardo la giovinetta, cui mistress Grown
+conduceva.
+
+Se questa degna persona avesse potuto osservarlo, ella sarebbe restata
+sorpresa di trovare tanta vita in un sembiante cui aveva visto un
+momento fa sì placido e freddo, ed una espressione sì strana su dei
+lineamenti che un istante innanzi sembravano estinti.
+
+
+Mistress Grown guidò la ragazza vicino ad un pergolato di clematite,
+come in passeggiando, parlandole con dolcezza, sorridendole con bontà.
+Ella non aveva coscienza di ciò che faceva. Ma pensava che il
+personaggio, il qual le era stato raccomandato di sì alto, e che
+pareva sì colmo di dignità e di distinzione, non poteva pigliarla a
+complice di una cattiva azione. Si prestava quindi adesso con non
+troppa repugnanza ai desiderii dello straniero. Poi una luce le
+traversò per la mente:
+
+--Vorrebb'egli riparare un torto?--si dimandò ella interiormente. È
+troppo giovane, pertanto! Lo si sarebbe incaricato... Di che?
+
+Maud la seguiva, niente affatto sorpresa dell'immenso favore di
+famigliarità cui la direttrice le mostrava. Sembrava così rassegnata,
+che la si sarebbe creduta indifferente. Non sperava ella adunque più
+nulla su questa terra, dove si spera sempre? Ovvero aveva dessa una
+confidenza più illimitata che altrui nell'avvenire?
+
+Chi lo sa?
+
+Una serenità completa regnava sul suo sembiante.
+
+I suoi occhi non esprimevano alcun desìo--se tuttavia non n'era uno
+quel lungo sguardo di cui seguire una rondine, sì alto nel cielo, che
+la si sarebbe detta perduta nello spazio.
+
+--Così che dunque, figliuola mia--diceva mistress Grown, continuando
+la conversazione--voi non avete alcuna preferenza per un mestiere anzi
+che per un altro?
+
+--Dio mio, madama--rispose Maud--io so che debbo il mio tempo ed il
+mio lavoro a colui che mi dà del pane. Ch'egli ne usi allora come
+vorrà.
+
+--Pertanto vi sono lavori più o meno duri, più o meno
+servili--soggiunse la direttrice. Noi abbiamo attitudini diverse,
+vocazioni... Ne avete voi una, figliuola mia?
+
+--A che pro averne una, madama, se io non sono al caso di scegliere?
+Quando non si à neppure ciò che conforta i più piccoli uccelli del
+cielo, i più piccoli insetti dei campi: una madre! sarebbe mai lecito
+avere altri desiderii, madama?
+
+--Chi sa, piccina mia--sclamò mistress Grown, volgendo gli occhi verso
+il traliccio di liane. Non sareste voi la prima creatura abbandonata
+che avrebbe trovato di un tratto una famiglia e l'opulenza.
+
+--Sì madama--replicò Maud--ma Dio è troppo in alto per guardar sovente
+a di sì piccoli atomi e seminare miracoli. O' letto nella Bibbia...
+
+--Come, figlia mia--l'interruppe la direttrice con
+tristezza--disperereste voi dunque della bontà di Dio?
+
+--No, madama. Ma ò paura di averlo stancato a forza di domandargli
+sera e mattino...
+
+--Dei sogni?
+
+--Non ancora, madama: un miracolo!
+
+--Ed avete avuto torto, figliuola mia. La cagion prima dei nostri mali
+sulla terra è la non-rassegnazione.
+
+--Gli è vero, madama. O' avuto torto. Un giorno però voi mi diceste
+che, quando si depositò la mia culla alla porta di questa casa, si
+depositò pure una somma di 500 ghinee--un dono per lo stabilimento.
+
+--Sì. E poi?
+
+--Un altro giorno, madama, mi ricercarono per occuparmi in una casa di
+confezione come cucitrice. Io voleva andarvi. Voi mi diceste allora,
+madama, che si era imposto allo stabilimento, depositandomivi, di non
+disporre di me prima che io non mi avessi compiuto i sedici anni.
+
+--Ebbene, che volete voi conchiudere di codesto?
+
+--Dio mio! l'è chiaro, pertanto. Se vi impedivano di disporre di me,
+si voleva dunque reclamarmi prima di quell'età.
+
+--Ah!
+
+--Io ò terminato i miei diciassette anni, madama--soggiunse Maud con
+abbandono--ed alcuno non è venuto.
+
+--Voi disperate, allora?
+
+--Talvolta, madama. Perchè, ecco lì due anni, che non è scorsa un'ora
+della mia giornata, una sola delle mie notti, in cui io non mi abbia
+delirato di quell'assente. È dessa morta? mi dico. Ebbene, che mi si
+indichi la sua fossa, perchè io mi vada talvolta a piangervi e
+portarvi dei fiori. È dessa povera? io so lavorare; lavorerò per lei.
+È dessa colpevole? io le perdono--di gran cuore le perdono. Arrossisce
+di me? ebbene, che me la si mostri soltanto, ed io andrò alla sua
+porta a vederla passare e benedirla di tutte le forze dell'anima mia.
+Mi à dessa obliata? ma che la mi oblii. Io non le dimando nulla: non
+voglio che vederla una volta sola, una volta, per dare una forma al
+mio sogno implacabile, un obietto al mio amore assetato; per sapere
+ove volgere il mio sguardo nell'orizzonte, su quale testa invocare la
+benedizione di Dio, quale angelo adorare nella mia preghiera. Ò io
+torto, madama, di disperare talvolta, di aspettar sempre, malgrado
+ciò?
+
+Mistress Grown si tacque un istante, non sapendo che rispondere.
+
+Poi sclamò:
+
+--Figliuola mia, è la volontà di Dio: bisogna obbedire.
+
+--Per fermo, madama--replicò Maud sospirando. Nè è Dio che io mi
+accusi. Però, come avviene che Iddio--il quale alimenta così
+amorosamente gli uccelli del cielo; che dà ai fiori ammanto sì bello
+ed alito così profumato; che riveste gli alberi di fresche foglie per
+garantirli contro gli ardori del sole; e che tira delle farfalle da
+immondi bruchi... come avviene, mi domando io, che egli non abbia il
+male se non per le povere creature dell'uomo, come noi, e che ci orbi
+di ciò cui dà ai più miseri esseri della creazione: una madre?
+
+La logica del sentimento è senza pietà. E la finisce per far di Dio un
+mostro, a forza di attribuirgli le più piccole vicissitudini della
+vita.
+
+Se si fosse detto a Maud che non era Dio, ma una società rachitica che
+le rubava lo sguardo benedetto di sua madre, il suo dolore sarebbe
+forse divenuto ateo, trovando che vi era qualcosa al disopra di Dio,
+più potente di Dio: se stesso ed il mondo!
+
+Il giovane forestiero, che restava senza fiatare dietro la spalliera
+di liane, gli occhi inchiodati sulla fanciulla, le orecchie tese, si
+fece avanti di un tratto.
+
+A quell'apparizione inaspettata, Maud si turbò. Divenne di bracia,
+bassò lo sguardo, si ritirò di un passo indietro.
+
+Lo straniero s'avanzò di un'aria grave verso le due donne e le salutò.
+Poi, dirigendosi a mistress Grown, le chiese:
+
+--Madama, sarebb'egli permesso di cavare questa giovinetta da
+quest'ospizio?
+
+Mistress Grown alzò gli occhi su di lui con un certo piglio di
+osservazione, poi rispose lentamente e con gravità:
+
+--Lo si può, milord, conformandosi a certe regole stabilite dai
+fondatori.
+
+--Quali, madama?
+
+--Da prima, milord, è mestieri conoscere il nome della persona che
+piglia a sua carico l'esistenza del trovatello cui le si affida, ed in
+seguito che vuole ella farne.
+
+--In questo caso, madama--riprese con solennità il forestiero--io vi
+dimando questa fanciulla. Io sono il principe Pietro di Lavandall,
+cugino della duchessa di Shetland.
+
+La direttrice e Maud levarono gli occhi attoniti sul principe.
+
+--Come, Vostra Grazia...?--prese a balbuziare mistress Grown
+imbarazzatissima, dopo alcuni minuti di silenzio... Ma... scusi,
+milord... non m'inganno io forse? Vostra Grazia dimanda...
+
+--Io vi dimando, madama, questa giovinetta--rispose il principe
+vivamente agitato.
+
+--Mille grazie per lei, milord--riprese la direttrice. Perocchè gli è,
+senza dubbio, per farne una cameriera della signora principessa di
+Lavandall...
+
+--Punto, madama.
+
+--Ma allora, milord--soggiunse mistress Grown, rivenendo un po' della
+sua sorpresa...--che vorreste voi fare di questa povera orfana?
+
+--Mia moglie, madama. Voglio farne la principessa Pietro di Lavandall.
+
+E ciò dicendo, salutò le due donne e si allontanò di un passo rapido.
+
+--A casa, e ventre a terra--gridò il principe ai suoi lacchè, salendo
+in vettura.
+
+Sentiva che la sua emozione era per sopraffarlo.
+
+
+
+
+II.
+
+Il giorno delle nozze.
+
+
+Il generale principe Paolo di Lavandall era venuto a Parigi nel 1815
+con gli eserciti confederati stranieri.
+
+Alla corte di Luigi XVIII, egli aveva conosciuto Paolina, figlia
+maggiore del duca di Saint-Cassan, amica intima della famosa nipote
+del principe Talleyrand.
+
+Paolina non era così bella che la duchessa di Dino, ma era altrettanto
+ardita ed intraprendente. Si susurrava chiotto chiotto nei saloni che
+ella arrivava dove altre, infinitamente più belle di lei, non
+avrebbero osato collocare neppure una speranza, e che, aggiungendo la
+vivacità caustica del suo spirito e la distinzione delle sue maniere
+ad una solida istruzione, spigolata nell'esilio, ella avrebbe potuto
+pretendere a passare per letterata--se non avesse preferito di essere
+una civetta.
+
+Il principe di Lavandall s'invaghì di lei e la sposò.
+
+E si fece correre il rumore che l'imperatore Alessandro--il quale
+l'aveva veduta a Vienna, in casa del principe di Talleyrand--lo avesse
+spinto alle nozze.
+
+Di questa unione, dopo un anno o due, nacquero due gemelli: Pietro ed
+Alessandro di Lavandall.
+
+Pietro, venendo al mondo il primo, godè del rango di primogenito, e,
+poco dopo, del titolo e dei diritti della sua nascita, alla morte del
+padre.
+
+Quantunque gemelli, i due bambini si rassomigliavano poco.
+
+Al fisico, la dissomiglianza consisteva unicamente nella gradazione
+del colore dei capelli--cui Pietro aveva scuri e Alessandro di un
+biondo dorato--e forse anche nel colorito--cui il primogenito aveva
+pallido ed il cadetto molto animato. Ma al morale, questa
+dissomiglianza era più profonda.
+
+Pietro era un sognatore. Egli amava la solitudine; aveva un carattere
+fermo; un coraggio freddo; una grande tenacità di volontà. E' si
+mostrava poco aperto. Più esatto al compito cui si assegnava egli
+stesso che a quello cui gli si avrebbe voluto imporre. Poi, calmo fino
+alla mollezza.
+
+Alessandro, all'incontro, era rumoroso, metti-brighe, pigro. Sempre
+dietro a gonne di pettegole, con le mani nelle cameriere. Sempre a
+bisdosso di un cavallo, od un fucile alla mano. Abborriva i libri.
+Amava la danza; folleggiava per i piaceri; dava volentieri degli
+scappellotti; e quando non lo si trovava nei boschi a snidare gli
+orsacchi, i lupi, i nidi di aquila, si era certi trovarlo nella sala
+d'armi.
+
+Questa differenza di gusti e di costumi non impediva che i due
+fratelli si amassero teneramente. Però per cagione appunto di questa
+differenza, per spirito di antitesi, il padre--il quale aveva
+identicamente il carattere del suo cadetto--preferiva il primogenito,
+e la madre--la quale, una volta maritata ed allontanata dalla corte,
+era divenuta una donna seria ed ambiziosa--ammattiva pel figlio
+cadetto.
+
+Al suo ritorno da Parigi, il principe Paolo aveva concepito qualche
+sospetto sulle inclinazioni dello tzar Alessandro per sua moglie.
+Erasi quindi dimesso dal servizio militare e si era ritirato nelle sue
+terre. Fu mestieri, per conseguenza, che sua moglie ve lo seguisse e
+vi restasse tanto ch'ei visse.
+
+Dopo la morte di lui, però, la principessa--che aveva subito la
+solitudine come una punizione--prese tosto la risoluzione di recarsi a
+corte, ove la nuova Tzarina, dopo la morte di Alessandro, le aveva
+mantenuto il grado di dama d'onore, ed aveva fatto ammettere suo
+figlio Alessandro come paggio dell'imperatore Nicola.
+
+La principessa Paolina voleva condurre con lei anche il figliuolo
+primogenito.
+
+Pietro, oggimai il principe Pietro, le manifestò il suo desiderio di
+partire per l'Alemagna.
+
+--E che vuoi tu andar a fare in Germania, all'età tua?--dimandò la
+madre.
+
+--Visitare le università e studiare.
+
+--Ah!--sclamò la principessa.
+
+--Ma ad una condizione--riprese il principe Pietro.
+
+--Bravo! ecco delle condizioni, adesso.
+
+--A due condizioni, anzi, se vi piace, madama--continuò il principe.
+
+--E quali? mio signor principe, se tuttavolta degnate
+comunicarle--chiese la principessa, ammiccando di un'aria ironica.
+
+--Primo, di sgabellarmi del mio istitutore, e di viaggiare
+accompagnato da un solo cameriere.
+
+--Benissimo. Quel povero padre Toufferel v'imbarazza dunque, o non sa
+egli abbastanza?
+
+--Sa anzi troppo. Però, io non voglio più gesuiti intorno a me.
+
+--E secondo?
+
+--Secondo, di vivere affatto libero e padrone delle mie azioni. Io so
+chi sono e dove vado.
+
+Queste dimande parvero strane, sopratutto al padre Toufferel--il quale
+governava la testa ed il cuore della principessa, oltre la coscienza
+di lei.
+
+Si oppose un rifiuto perentorio.
+
+Il giovane principe ricusò a sua volta di ricevere ulteriormente il
+gesuita, e protestò a sua madre che non si sarebbe recato a
+Pietroburgo che trascinato dalla forza.
+
+--E perchè?
+
+--Perchè io non voglio disobbedire, come voi disobbedite, madama, ai
+desiderii, agli ultimi ordini di mio padre e del vostro marito e
+signore.
+
+Quest'attitudine colpì la principessa, e diede a riflettere al
+gesuita.
+
+La principessa--che andava alla corte per godere della sua
+libertà--vide di uno sguardo ch'ella vi menerebbe seco un testimone
+uggioso delle sue azioni, e più tardi--quando il giovine principe
+avrebbe raggiunto i suoi diciotto anni, età determinata dal padre per
+la maggiorità di lui--un padrone severo.
+
+Si lasciò dunque piegare.
+
+Il gesuita calcolò più freddamente: che valeva meglio conservare la
+direzione della donna che l'educazione del garzone refrattario.
+
+E Pietro partì per la Germania, il giorno stesso in cui sua madre ed
+il confessore partivano per Pietroburgo.
+
+
+La vita del _buchschaft_ esercitò sopra Pietro come un incanto.
+
+Potendo pagare dei professori liberi, non si sommise alla severa
+disciplina della massoneria delle università germaniche. Non accettò
+dello studente che ciò che gli piacque--vale a dire l'abito, le
+maniere, la vita di studio mista alle dissipazioni, le libere
+aspirazioni, i vaneggiamenti elevati--quella mischianza, insomma, di
+metafisico e di artista che si trova accoppiata negli allievi istruiti
+delle scuole tedesche.
+
+Non s'imbragò guari nè in teologia, nè in diritto, nè in pedagogia.
+S'innamorò invece dello studio della fisiologia, della chimica, della
+fisica. Poi, per una tendenza verso il soprannaturale che gli era
+propria, si cacciò capo giù nelle scienze mistiche e nelle
+speculazioni ermetiche.
+
+Il professore di Tubinga, che lo dirigeva, era forte addentro a queste
+scienze e vi credeva coscientemente.
+
+Il carattere di Pietro, di già sì serio, addivenne quinci in poi più
+grave e più scuro.
+
+Un incidente lo immerse affatto nella tristezza.
+
+Un giorno, a Heidelberg, e' venne a parole con uno dei suoi amici, a
+proposito d'una ragazza incontrata in un ballo. Si batterono alla
+spada. Si batterono da bravi. E sì bravamente, che, al terzo assalto,
+caddero entrambi nel medesimo tempo: Pietro, per svenimento; il suo
+avversario passato fuor fuori.
+
+Ciò fu fatale al giovane principe di Lavandall.
+
+La sua salute si alterò. La sua pallidezza aumentò di giorno in
+giorno. I suoi occhi perdettero il bagliore della giovinezza. Le sue
+guance smagrirono. I suoi lineamenti, completamente alterati,
+divennero di un tratto più maturi. Breve, l'insieme di sua figura
+acquistò un cotal che di strano e di turbato.
+
+E' se ne penetrò, e s'impose per conseguenza un grande riserbo, una
+solitudine quasi completa. Evitò perfino le occasioni delle grandi
+emozioni.
+
+Aveva torto? No.
+
+No, perchè una sera, avendo ceduto all'attrazione di vedere il
+_Wallenstein_ di Schiller, alle ultime scene del dramma, il suo
+cameriere lo raccolse svenuto nel suo palco.
+
+Lasciò dopo di ciò la Germania, ed andò a Parigi.
+
+
+Pietro di Lavandall aveva allora ventitrè anni.
+
+Il dottore di Nubo gli consigliò di abbandonare lo studio, che ruinava
+la sua salute, e di addarsi alla vita elegante ed agli esercizi
+signorili dello _sport_.
+
+Il principe lasciò quindi il nome d'imprestito, assunto in Germania, e
+si recò da suo avolo sotto il suo vero nome.
+
+Il duca di Saint-Cassan presentò il principe alle Tuileries, ed a
+quella parte della aristocrazia francese che aveva accettato la
+monarchia democratica. Per il suo nome però, per il suo titolo, per i
+precedenti di suo padre, egli fu ricercato altresì e carezzato nei
+saloni dell'aristocrazia _ribelle_ del Faubourg Saint-Germain.
+
+La principessa di Lieven lo mise alla moda in mezzo al mondo
+dell'intelligenza.
+
+Il principe di Lavandall era, oltre a ciò, ricchissimo, bel giovane,
+dalle maniere squisite, ma poco inchinevole verso il mondo e che, per
+ciò appunto, rilevava la persona a cui e' si piaceva interessare.
+Aveva un carattere eguale e fermo, e di una elevatezza costante nei
+sentimenti.
+
+In una parola, a ventitrè anni, il signor di Lavandall era ciò che
+addimandasi un uomo serio, con cui è d'uopo contare, sia che prenda
+parte a qualcosa, sia che si astenga.
+
+Infine, era affettuoso nel fondo, ed eccessivamente sensibile.
+
+Il re Luigi Filippo gli dimandò una sera perchè non abbracciasse la
+carriera diplomatica.
+
+--Perchè, sire,--rispose Pietro--il principe di Metternich ed il
+principe di Talleyrand àn fatto della diplomazia una mariuoleria
+elegante, ed i ministri di V. M. un'ingenuità pomposa.
+
+--Ne siete voi ben sicuro?--disse il re, volgendo il dorso senza
+aspettare la replica.
+
+S. M. rinculava innanzi alla spiega della frase _ingénuité pompeuse_,
+troppo, troppo cortigiana!
+
+--Gli è un curioso giovane il vostro parente cosacco, signor
+duca--disse il re al signor di Saint-Cassan.
+
+--Avrebbe spiaciuto a V. M.?--dimandò costui.
+
+--Non bazzica egli dunque il mondo?
+
+--Pochissimo, sire. E ciò che è più singolare, non à contratto alcun
+legame, nè con i giovani della sua età e della sua condizione, nè con
+gente di altra sorte.
+
+--Non à desso un palco agl'Italiani ed all'Opéra?
+
+--Sì, sire. Ma vi si mostra di raro, per qualche minuto solamente, e
+sempre solo.
+
+--Non accetta inviti a pranzo?
+
+--Neppure dal suo ambasciadore.
+
+--Non si mostra ai balli?
+
+--Solo per farvi un atto di presenza indispensabile, e di cui sarebbe
+impossibile astenersi. Ma non balla mai. À pranzato due volte sole al
+club, durante l'inverno, ed è passato tre volte pel Bois.
+
+--À bei cavalli?
+
+--I più belli che si siano veduti mai a Rotten-Row, a Londra.
+
+--Giuoca allora?
+
+--Lo si è visto, all'ambasciata d'Inghilterra, perdere tre o quattro
+mila _luigi_ al whist--parlando di scimie col barone di Humbold,
+assiso accanto a lui.
+
+--Ma allora che si dice di lui?--chiese il re, il quale aveva forse
+una ragione ad un'altra in questa investigazione persistente e minuta.
+
+--La vita del principe, sire--rispose il signor di Saint-Cassan--non à
+nulla di apparente, e quindi nulla che possa dar presa alla maldicenza
+od alle congetture. Le donne sono intrigate di questo mistero che
+traversa i saloni. Gli uomini son tenuti in distanza da quel ghiaccio
+e da quella riserbatezza. Tutto al più, sire, taluno si permette
+dimandarsi a voce bassa: perchè quella specie di misantropia in mezzo
+a tanta opulenza di favori della natura? perchè quell'aria stravolta
+in un sembiante che attira la simpatia? E non si va più innanzi, sire.
+Perchè un conte italiano, la settimana scorsa, essendosi permesso di
+domandargli se non fosse malaticcio--con quel pallore sì intenso e
+quella tristezza sì costante--il principe gli dette del guanto sul
+muso, ed il dì seguente l'uccise in duello, di un colpo di pistola. E,
+cosa strana, sire! egli cadde svenuto nelle braccia del conte di
+Nubo--il quale era nel tempo stesso il suo medico ed il suo unico
+testimone.
+
+Luigi Filippo ne sapeva abbastanza per ricusarlo come segretario
+dell'ambasciata di Russia.
+
+Si era discorso di ciò, pare, alla corte di S. Pietroburgo, e lo si
+era ripetuto nei saloni della principessa di Lieven.
+
+
+Si vide però il principe di Lavandall prolungare, una sera, più tardi
+che di costume, la sua presenza al ballo in casa del duca di
+Luxembourg, e spingere la compiacenza fino a ballare con la signorina
+di Perceval, a cui la duchessa lo aveva presentato.
+
+Il conte di Perceval aveva passato la sua vita nell'emigrazione, vi
+aveva mangiato il resto del suo patrimonio--cui Bonaparte gli aveva
+restituito,--e sciupato con una ballerina la sua parte del _miliardo_,
+cui i Borboni avevano avuto cura di fargli ben pingue, per compensarlo
+della sua fedeltà.
+
+Questo conte non aveva voluto udire a parlare del _ramo cadetto_--gli
+Orléans--e viveva adesso di una _dotazione_ sui fondi secreti di Roma,
+cui il cardinale Lambruschini gli aveva fissata, in considerazione dei
+servizi che aveva resi al partito cattolico.
+
+Il conte di Perceval si era ammogliato, dopo la Ristaurazione, per
+piacere alla signora di Cayla per meglio servire la Congregazione. Di
+questo matrimonio aveva colto, o raccolto, la bella personcina che
+aveva danzato col principe di Lavandall--la signorina Antonietta di
+Perceval.
+
+Senza essere proprio sciocca, madamigella di Perceval--forse per
+timidità esagerata--s'imponeva una grande sobrietà di risposte, un
+grande riserbo di giudizi. Di guisa che passava per fanciulla di poco
+spirito, e desolava coloro i quali, per cortesia, si trovavano
+obbligati a chiaccherare con lei. Malgrado ciò, e forse a causa di
+ciò, dopo quella sera, dovunque Antonietta di Perceval andò, il
+principe russo si mostrò anch'egli.
+
+Secondo la sua abitudine, non prolungava di molto la sua presenza nei
+saloni. Ma, durante il poco tempo che vi restava, alcun'altra persona
+non aveva il privilegio di disputarlo alla signorina di Perceval.
+Breve, le cose giunsero al punto, che si cominciava a dimandarsi se
+non si fosse caduto in inganno nell'apprezzamento dello spirito di
+quella giovinetta.
+
+Di un tratto poi il rumore si sparse, che madamigella di Perceval
+sposava il principe di Lavandall.
+
+--Scherzate voi?
+
+--Il duca di Saint-Cassan à fatto la dimanda di matrimonio ed è stata
+gradita.
+
+--Impossibile.
+
+--Gli è il duca stesso che me lo à detto.
+
+--Ed a me il conte.
+
+I commentari cessarono. Lo stupore però non cessò.
+
+Infrattanto si preparava il cesto da nozze.
+
+La duchessa di Saint-Cassan e la sua cugina, la vecchia contessa di
+Cars, non si accordavano riposo--tanto l'impazienza del giovane
+principe era grande. La domenica seguente si fecero i tre bandi a S.
+Tommaso d'Aquino. Gl'inviti si spiccarono.
+
+Due giorni più tardi, incontrandosi nei saloni dei Faubourg, la gente
+si diceva, di un tuono dolce ed insinuante:
+
+--Non sapete? Il matrimonio di Lavandall è ito in malora.
+
+--Come! rotto?
+
+--Positivamente.
+
+--Impossibile.
+
+--Sì vero, che il principe è partito per Roma.
+
+--Via, via! l'ò visto ieri sera, ed abbiamo anzi parlato dei suoi
+sponsali.
+
+--Ciò può essere. Pertanto, ieri sera stessa, egli ebbe un colloquio
+col suo futuro suocero. La conversazione fu corta e secreta. Dopo che,
+il conte di Perceval, pare, ritirò la sua parola--ed il principe è
+partito stamane.
+
+--Tutto codesto è vero--intervenne a dire il conte di Nubo. Il povero
+conte francese ha rifiutato la mano della sua figliuola al ricco
+principe russo. E questi corre le poste in questo momento sulla strada
+di Marsiglia. Che occorse egli fra quei due uomini? Alcuno nol sa;
+neppure la fidanzata. Alcuno nol saprà mai, forse.
+
+
+Lo scacco subito, i commentari ingiuriosi che ne seguirono e
+circolarono, ferirono al vivo il principe di Lavandall. Visse a Roma
+un anno, senza vedere un'_anima_, tranne papa Gregorio XVI--che era un
+_maiale_--e che lo ricevè una volta ed andò a visitarlo due, nella di
+lui villa vicino Albano.
+
+Il papa vi pranzò anzi, perchè Gregorio amava desinar bene, ed in casa
+Lavandall si faceva lauta mensa.
+
+In questo frattempo, la madre del principe--la quale si era rimaritata
+ad un giovane conte polacco--capitò a Roma ed andò ad istallarsi in
+casa del figlio, verso il Pincio.
+
+Tutto al contrario del principe di Lavandall--che scansava il
+mondo--la madre lo attirava intorno a lei a grossi fiotti.
+
+Il principe Pietro si trovò di nuovo, dunque, malgrado lui, in mezzo
+alla società. La collera, del resto, era passata; il cordoglio si era
+calmato.
+
+Egli cominciò, nonpertanto, a trovare i balli dei principi romani
+insopportabili; i desinari dei cardinali grossolani; gli spettacoli
+stolidi. Le feste di sua madre lo stancavano meno. Imperciocchè, se
+sua madre invitava l'aristocrazia romana e straniera, egli invitava
+nel tempo stesso, da parte sua, gli artisti e gli scienziati.
+
+Ecco come codesto era avvenuto, con grande scandalo delle principesse
+romane--le quali non ricevono gli artisti ed i letterati che nei loro
+_boudoir_, dicesi, in un'altra camera più particolare, dicevan dessi.
+
+Per fare eseguire un busto di suo padre, il principe Pietro aveva
+visitato lo studio di uno scultore francese, Filippo Mortier, che gli
+era stato indicato come uomo di rara abilità. Andando all'_atelier_,
+gli era capitato due o tre volte di non trovarvi lo scultore. Però
+aveva parlato con la sorella di lui, madamigella Aurora--la quale
+pingeva il ritratto in miniatura della principessa di lui madre--oggi
+contessa Soblowiski.
+
+Madamigella Aurora, a vero dire, lasciava molto a desiderare, quanto a
+capacità d'artista. Ma ella pigliava il passo e precedeva di più
+tappe, anche le donzelle le più felicemente dotate, quanto a spirito
+ed a bellezza.
+
+Ella ne aveva più, di entrambi, che tutte le principesse romane fuse
+insieme.
+
+Il principe di Lavandall--forse contrariato la prima volta di non
+incontrare lo scultore e d'incontrare sua madre--ne fu ammaliato la
+seconda volta. Di poi, egli non si recò più allo studio che quando
+Filippo e la principessa non vi erano.
+
+Il principe Pietro invitò alle sue feste lo scultore e la sorella, e
+qualche altro artista di Roma.
+
+Arrivò ciò che era inevitabile.
+
+Il principe--anima tenera ed affettuosa, uomo solitario e di natura
+timida--s'infiammò di madamigella Aurora, la quale, scaltraccia! restò
+ben calma da parte sua. Gli era in ogni modo savio, nel posto di
+quella savia damigella. Imperciocchè, che poteva ella aspettarsi dal
+principe di Lavandall, se non di divenire la sua amica?
+
+Ora, quale non fu il suo stupore quando, un giorno, suo fratello le
+disse:
+
+--Doh! la bella, tu non sai?
+
+--Che mò?
+
+--Indovina.
+
+--Il papa à partorito.
+
+--Ciò si è visto. Meglio ancora che codesto, birbaccia.
+
+--Oh! oh!
+
+--Io ti dò marito.
+
+--N'era tempo, m'immagino.
+
+--Forse. Ma, che mi affoghi, Satana! se tu avessi aspettato ancora
+dieci anni non avresti trovato di meglio.
+
+--Lasciamo i _se avessi_ ed _avresti_, e parla tondo. Con chi mi
+mariti tu? Con Pasquino?
+
+--Ambiziosa! Sali ancora.
+
+--Fino a che piano?
+
+--Scendi al primo.
+
+--Ci siamo. Con chi dunque?
+
+--Col principe di Lavandall.
+
+Aurora scoppiò in un immenso scroscio di riso.
+
+--Gli è pertanto vero, giuro a Dio!--sclamò lo scultore.
+Quell'originale, mica più tardi che stamane, _à avuto l'onore_ di
+dimandarmi la tua mano.
+
+--Destra o manca?
+
+--Ti porti il diavolo.
+
+--E tu?
+
+--Io ò risposto che tu eri la più milensa artista di Roma.
+
+--Insolente. Ed egli?
+
+--Egli à replicato... Indovina.
+
+--Peste sia del tuo indovina!--scoppiò Aurora.
+
+Vi era nello studio un pezzo di specchio. Madamigella Aurora lo
+avvicinò con grande serietà agli occhi suoi, e, dopo aver contemplato
+per alcuni secondi i suoi lineamenti stupendi, soggiunse, di un'aria
+fra il serio ed il comico, imitando la voce del principe:
+
+--E perchè no, al postutto? Egli à risposto: madamigella Aurora è la
+più milensa artista, voi dite, signore? Io me la fumo! Ella è, in ogni
+caso, la più bella fanciulla di Roma.
+
+--Alla lettera, sillaba per sillaba!--sclamò lo scultore.
+
+--Egli à dello spirito, allora--replicò Aurora con la gravità di un
+giudice.
+
+E si lasciò amare.
+
+Chi non avrebbe fatto altrettanto?
+
+Ma, una volta il fratello cacciato dentro nella cosa; una volta il
+motto magico di matrimonio pronunziato; bisognava venire a una
+conclusione. La modesta damigella voleva strombettare il proposito,
+parlare alla madre del principe, riempirne Roma e le _quattro_ parti
+del mondo--come diceva papa Gregorio--che s'intendeva più di _trippe_
+alla milanese che di geografia. Prima di spingere le cose fin lì, il
+principe chiese un colloquio ad Aurora onde comunicarle i suoi
+pensieri.
+
+Il colloquio ebbe luogo.
+
+Fu corto.
+
+L'indomani dicevasi per Roma:
+
+--Il principe di Lavandall è partito stanotte!
+
+La notizia era vera.
+
+Aurora gli aveva negata la sua mano.
+
+Un anno era scorso da questo avvenimento, ed abbiamo visto come il
+principe Pietro di Lavandall, due volte respinto--una volta dal padre
+della fidanzata, una volta dalla fidanzata ella stessa--si fosse
+poscia deciso a cercarsi una moglie in un ospizio di trovatelli--senza
+consultare le inclinazioni della fanciulla.
+
+Una zia del principe era venuta di Alemagna--ove era prima dama
+d'onore della regina di Würtemberg--ed aveva condotta seco la
+giovinetta in Lamagna.
+
+La sovrana l'aveva nobilitata.
+
+Di guisa che, un anno dopo la scena dell'ospizio di Londra, in tutta
+la Parigi aristocratica si ripeteva la notizia che il principe di
+Lavandall sposava la contessa Maud di Walenheim.
+
+Il matrimonio doveva aver luogo a Parigi nella chiesa protestante
+della strada d'Aguesseau.
+
+Tutto era pronto nel palazzo del principe, ove la zia aveva condotto
+la fidanzata.
+
+Si terminava la _toilette_ delle nozze. Gli amici, i parenti,
+riempivano i saloni. Il principe entrò nella camera della zia--ove
+Maud si teneva, attorniata da cameriere--e dimandò che lo si lasciasse
+un istante solo con costei.
+
+La zia e le cameriere uscirono.
+
+Maud si guardava intorno con un'intensa timidità.
+
+Pietro la prese per le mani, la guidò ad un canapè, e, facendola
+sedere, cadde alle ginocchia di lei.
+
+--Maud--diss'egli, riprendendo nelle sue ambe le mani dalla
+fanciulla--angelo mio diletto, ascoltami.
+
+Maud provò a rialzarlo, senza rispondere. Il principe restò e
+continuò:
+
+--Per soddisfare alle leggi del mondo, andremo a presentarci or ora
+innanzi ad un altare, ove un prete benedirà la nostra unione. Ciò vi
+lega, voi, perchè quel prete è il vostro; il Dio di quell'altare è
+quello cui voi adorate e che vi à fatto così bella. Io, non sarò
+legato...
+
+--Perchè dunque, signore?--dimandò Maud timidamente.
+
+--Perchè il dio mio è un altro che il vostro, ed il mio Dio non à
+sacerdoti. Ma gli è dinanzi a voi che io vado a prestar giuramento; io
+vado ad impegnare a voi la mia vita. Accettatemi contessa Maud di
+Walenheim.
+
+--Mio signore, voi avete dunque obliato che mi tiraste dal _Foundling
+hospice_ di Londra?
+
+--Eh! che importa donde io vi abbia cavata, mio bell'angelo!--riprese
+il principe. Le creature come voi vengono dal cielo. Chi si preoccupa
+del luogo ove giaquero le perle e i diamanti che adornano il vostro
+collo? Io vi amo, Maud. Io vi amo tanto quanto una creatura sulla
+terra può amare.
+
+--Grazie--sclamò la giovinetta in uno slancio di riconoscenza,
+levandosi impiedi e rilevando il principe. Voi mi date più che io non
+avrei giammai osato di chiedere, più che non avrei giammai osato
+sperare: grazie, grazie, grazie!
+
+--Io non vi dò nulla--continuò il principe, portando le mani della
+fanciulla sul suo cuore--e non vi domando nulla ancora. Il mio nome,
+le mie ricchezze, il mio cuore, certo, nella bilancia del mondo
+meritano qualche considerazione. Per me, tutto codesto non à valore
+alcuno. Ma voi, vi siete voi dimandata, perchè io mi andassi a cercare
+in una terra straniera, fra le fanciulle abbandonate, la moglie a cui
+volevo dar il mio titolo, la mia opulenza, il mio amore?
+
+--Sovente--rispose la giovinetta.
+
+--E vi rispondeste?
+
+--Io nono ancora nelle tenebre, e...
+
+--E?
+
+--O' paura, ma ò fede: temo, ma credo.
+
+--Ebbene--sclamò il principe--il giorno in cui lo saprete, il giorno
+in cui dovrete giudicarmi, Maud, ve ne supplico a ginocchi, siate
+indulgente. Innanzi di pronunziare la prima parola che vi verrà alla
+bocca, fermatevi, guardate il cielo... e forse mi aprirete le braccia
+e direte: io vi perdono!
+
+--Voi mi spaventate--mormorò la contessa tremando.
+
+--No, figliuola mia. Imperciocchè voi non avete alcun delitto a
+perdonare, neppure una colpa.
+
+--Ma allora?
+
+--Allora vi sovvenga che potrete versare la felicità in una esistenza,
+riparare l'ingiustizia o il gastigo di Dio...e che vi amo. Sì, io vi
+amo.
+
+--Oh! se potessi comprendere!--sclamò Maud con un movimento istintivo
+d'ingenuità.
+
+--Se volete comprendere, e non credere, io mi spiego--rispose il
+principe con impeto. Ma ve ne supplico ancora, abbiate confidenza. O'
+voluto parlarvi per dimandarvi questa grazia. Io transigo sul mistero
+della vostra nascita. Abbiate pietà del dolore della mia vita.
+
+Maud si tacque per due minuti, poi chiese:
+
+--Voi nascondete dunque un segreto?
+
+--Sì.
+
+--Se io avessi una madre, glielo rivelereste voi?
+
+--Senza esitare.
+
+--E quale sarebbe la condotta ch'ella terrebbe in questo caso?
+
+--Un padre mi rifiutò la mano di sua figlia.
+
+--Che condotta, credete voi, terrei io stessa, se mi parlaste?
+
+--Un'altra donna, in una situazione identica, mi respinse.
+
+Seguì un momento di silenzio.
+
+Maud bassò gli occhi, mentre i colori si alternavano sul suo
+sembiante. Poi, alzandosi di un tratto, ella disse con una grande
+solennità, quasi la fosse nata in un castello:
+
+--Principe di Lavandall, voi avete richiesta la mia mano?
+
+--La vostra mano oggi,--rispose il principe con una specie di
+sussulto--domani...
+
+--Il domani appartiene a Dio, signore--replicò la giovinetta di
+un'aria ispirata. Principe di Lavandall, eccovi la mia mano.
+
+--Grazie, angelo del cielo!--sclamò il principe al colmo
+dell'entusiasmo.
+
+--Tutto ciò che una donna può impartire, principe di Lavandall, io ve
+lo dò. Divozione, fedeltà, sommissione, sacrificio, fede... io metto
+tutto ai vostri piedi. Voi m'introducete alla vita. La mia vita, a
+partir da oggi, vi appartiene. Entrando nel vostro focolaio, io non
+lascio nulla dietro a me--nulla, che dei vaneggiamenti! Voi siete
+tutto per me, passato ed avvenire, parenti e sposo, la terra tutta
+intera: mia madre!
+
+--Basta, Maud--fece il principe. Voi obliate però una parola, fra
+tutto codesto. Ora, se questa parola, che voi obliate adesso, la
+ritroverete giammai nel vostro cuore, ditemela! perchè giammai un uomo
+non avrà tanto studiato di sì ben meritarla che me. L'amore non si
+fabbrica, nasce.
+
+E dicendo ciò, prese la mano della sua fidanzata e vi appoggiò per la
+prima volta le labbra.
+
+Poi entrò nel salone con lei.
+
+
+Il viso del principe portava lo stampo di un grande esaltamento. I
+colori vi andavano e venivano come le onde sulle rive dell'Oceano. Un
+sudor freddo perlava la sua fronte. Le sue mani erano madide e
+ghiacciate. Un sordo tremolio alterava la sua voce.
+
+Si andò alla chiesa.
+
+Il principe sollecitava dello sguardo la fine dalla cerimonia. Il
+mondo gli turbinava d'intorno.
+
+Gli sponsali compiuti, i suoi muscoli, la sua anima, si rilassarono.
+Il suo sguardo, sempre commosso, divenne più sereno; la sua
+respirazione più eguale. Stringeva la mano di sua moglie in una
+convulsione di inebriamento.
+
+Il dottore di Nubo, che era naturalmente fra i numerosi invitati, e
+seguiva degli occhi ansiosi le alterazioni di quel viso, trovò modo di
+guizzare fino a lui e di susurrargli all'orecchio:
+
+--State forte contro voi stesso; stecchitevi, principe, e ritornate
+all'istante a casa.
+
+Il principe trascinò quasi sua moglie, e gittandosi nella sua berlina
+di viaggio--che li doveva condurre dritto nella Svizzera--ordinò
+all'intendente:
+
+--Fate il giro dei _boulevards_ esterni, e ritornate al palazzo.
+
+Poi bassò le tendine e cadde ai piedi di Maud. Questa non capiva nulla
+a quell'agitazione, a quelle contraddizioni, ai contrordini. Agitata,
+sorpresa, aspettava.
+
+Il tatto di quella mano di donna amata calmò il principe.
+
+Egli non pronunziò una parola e s'inebriò degli sguardi druidici di
+Maud--la quale, a sua insaputa lo magnetizzava.
+
+Il palazzo di Lavandall--ove il principe non era atteso, dovendo egli
+partire per la Svizzera uscendo di chiesa--era quasi vuoto. Pietro
+condusse la sposa nei suoi appartamenti e chiuse la porta.
+
+Le otto scoccavano.
+
+L'appartamento era rischiarato da un fioco riflesso di luna, che
+penetrava dai balconi. L'aria era imbalsamata del profumo dei fiori
+che riempivano le giardiniere.
+
+Un silenzio completo e fitto regnava tutto intorno. Uno strato di
+neve, spolverato sugli alberi del giardino e sulle aiuole, faceva
+trovar delizioso il soave calore dell'appartamento.
+
+La figura di Maud, tutta vestita di bianco; la sua corona di fiori
+bianchi sulla ricca capigliatura bionda; la pallidezza cui le
+cagionava una strana emozione; la luce bianchiccia della luna che
+cadeva a piombo su lei dall'alto di un balcone, le davano qualche cosa
+di fantastico. Era una delle più belle visioni che avessero mai
+sfiorato l'immaginazione di un poeta.
+
+Il principe di Lavandall la contemplava con occhi febbrili, smarriti;
+era agitato da un brivido straordinario.
+
+Il suo viso era contratto. Le sue labbra, di un pallore spaventevole.
+Egli aprì di un tratto le braccia; allacciò sua moglie in una stretta
+convulsiva; le dette il primo...l'ultimo bacio! sulle labbra. Poi, la
+dietrospinse con un'estrema violenza, facendo uno sforzo terribile per
+snodare le sue braccia dalla vita della giovinetta--che si sentiva
+scricchiolare le ossa, spezzare e soffocare.
+
+Ella andò a cadere sur un divano. Egli stramazzò per terra, svenuto.
+
+Stravolta, smarrita, Maud non pensò neppure a chiamar aiuto.
+
+Aprì il balcone per dar aria.
+
+Un raggio brillante di luna, che si sprigionava da due nuvole, bagnò
+il sembiante del principe.
+
+Maud rinculò spaventata.
+
+Quel sembiante sì nobile testè, quei lineamenti sì belli, erano
+accartocciati da un'orrida convulsione. Le labbra spandevano una
+schiuma livida e sanguinolenta. Gli occhi rotavano ferocemente nelle
+orbite. Tutto il viso si copriva di una pallidezza lurida, piombiccia,
+schifosa a vedere.
+
+Il principe era epiletico¹.
+
+ ¹ Questa malattia non fa tanto orrore in Italia, dove si è visto Pio
+ IX, l'imperator Ferdinando d'Austria e Ferdinando II di Napoli
+ portarla sul trono. Nel resto d'Europa, la è considerata nel senso
+ d'irresistibile repugnanza orrore e disgusto con cui è pinta in
+ questo racconto.
+
+Maud, spaventata, andò a rifugiarsi in un attiguo gabinetto, e pregò.
+
+Due ore dopo, il signor di Lavandall rinvenne in sè. Si guardò
+attorno: era solo in mezzo alla tenebre, e... vedovo!
+
+--Vedovo!--sclamò egli infatti, cercando dello sguardo e del desiderio
+la moglie.
+
+E ricadde nel parossismo.
+
+
+
+
+III.
+
+Al castello di Lavandall.
+
+
+Il giorno che seguì la scena cui abbiamo raccontata, il principe fece
+dimandare alla consorte se poteva riceverlo.
+
+Maud aveva passata la notte--la sua prima notte di nozze--accoccolata
+sur un canapé nel _boudoir_. Le sue cameriere la avevano rilevata,
+all'alba, agghiadata di freddo e di orrore.
+
+Un bagno caldissimo, qualche ora di riposo, le avevano poscia
+restituito un po' di calma. Ma il suo spirito era tuttavia sotto il
+peso dello spavento.
+
+Quando le si annunziò la dimanda di suo marito, un tremor sordo la
+convulse.
+
+Era alzata. Le sue cameriere, stupefatte ed intrigate dal mistero di
+quella strana notte, la circondavano.
+
+Maud fece rispondere al marito che era pronta a riceverlo, e rinviò le
+fanti.
+
+Tranne il pallore un po' più intenso, lo sguardo un po' più vago, la
+pupilla un po' più larga e fosca, e l'andare un po' più affranto,
+alcun'altra traccia non restava della crisi della notte sulla persona
+del principe. Era ridivenuto quel giovane calmo, bello, dalle maniere
+eleganti, che seduceva il mondo.
+
+Vestito come per una visita di mattino ad una persona estranea,
+guantato, cappello in mano, e' si avanzò di un'aria serena e grave nel
+_boudoir_ di sua moglie.
+
+La principessa si levò.
+
+Il suo primo movimento fu di rinculare di un passo. Poi, si precipitò
+incontro a lui.
+
+Il principe la salutò rispettosamente, e, prendendola dalle punte
+delle dita, la ricondusse al _canapé_. Rimarcò che la tremava tutta.
+
+--Madama--disse egli, dopo alcuni istanti di silenzio, unicamente
+turbato dal sibilo della respirazione commossa,--madama, io vengo a
+prendere i vostri ordini. Sono costretto a partir oggi stesso pel
+castello di Lavandall, ove mia madre mi aspetta da qualche giorno, ed
+ove mio fratello arriva stasera. Vengo a dimandarvi ciò che meglio
+gradite: se ritornare a Londra, restare a Parigi o permettermi di
+offrirvi l'ospitalità nella mia dimora.
+
+--Monsignore, rispose Maud, tremando sempre e biascicando--ciò che vi
+dissi ieri, non lo ritratto oggi. Sono la vostra consorte, vi seguirò
+dappertutto.
+
+Il principe salutò e si tacque un momento. Poi riprese:
+
+--Madama, la vita al castello di Lavandall è ben triste, sopratutto
+monotona.
+
+Maud sorrise malinconicamente.
+
+--Un immenso edificio di granito grigiastro, addossato ad una montagna
+sterile, spaziando sur una pianura immensa, alberata, traversata da un
+fiume dalle acque terrose, circondato da villaggi con contadini più o
+meno infelici... ecco il castello!
+
+--Io amo le montagne, amo i boschi, amo i fiumi, amo i
+disgraziati--rispose Maud, bassando gli occhi. Amo sopratutto la
+solitudine.
+
+--La vita che si mena in quella magione--continuò il principe--è delle
+più lugubri. Il signore del luogo detesta e disprezza il mondo; lo
+fugge per conseguenza. Di visite, rarissime. Giammai feste. Non cacce.
+Qualche passeggiata solitaria. Sempre il silenzio. Gli stranieri
+potrebbero dire che la è dimora del rimorso. Altri sanno che la è il
+coviglio del dolore.
+
+Maud si alzò come spinta dall'impeto di un sentimento generoso.
+
+Il principe restò assiso e freddo. E continuò:
+
+--Voi vedete, madama, che vi condannereste al più squallido dei
+chiostri, scegliendo quella residenza.
+
+--La scelgo--rispose Maud, risedendo lentamente.
+
+--Sola, straniera sur una terra straniera, in mezzo a stranieri, ecco,
+madama, ciò che voi sarete nel castello di Lavandall--soggiunse il
+principe, alzandosi a volta sua. Io parto stasera. La vostra servitù
+attende i vostri ordini, madama, per partire o restare, per seguirvi
+dovunque. Il mio notaro vi comunicherà, madama, che da domattina vi è
+una pensione di 200,000 franchi di rendita annua, costituita in vostro
+favore.
+
+--Vi ringrazio, signore--rispose Maud con fierezza, raddrizzandosi
+sulla persona. Io non posso accettarla. Il mio posto è assegnato al
+vostro focolaio. Esso sarà così esiguo che io potrò farmelo; ma vi
+resterò--finchè non me ne avrete scacciata. Dio mel comanda.
+
+--Sta bene--rispose il principe. Addio, madama. Non vedrete più nulla
+che possa cagionarvi ripulsione.
+
+E così parlando, senza aspettare risposta, salutò rispettosamente ed
+uscì.
+
+Maud lo seguì degli occhi; poi si accasciò sul divano e pianse.
+
+Il principe partì la sera alle sette, non menando con sè che il suo
+vecchio intendente, il quale da quindici anni conosceva tutti i suoi
+segreti.
+
+Maud diè congedo alle cameriere che l'avevano trovata la mattina in
+così lagrimevole stato, e partì la sera stessa, alle otto,
+accompagnata da quella fanciulla inglese, cui il principe le aveva
+dato quando la tirò dall'ospizio, e che le si era affezionata. Ella
+condusse seco altresì un maggiordomo, anche inglese, che l'aveva
+seguita da quell'epoca.
+
+Quindici giorni dopo, il principe e la principessa di Lavandall
+entravano insieme al castello. Il principe aveva aspettato Maud ad una
+giornata di distanza dalla sua residenza.
+
+
+Ora, quella residenza non era poi così tetra e desolata come il
+principe l'aveva dipinta a sua moglie. La si sarebbe detta, al
+contrario, un castello reale.
+
+Era tutta costruita in marmo rossastro, vasta, ornata di terrazze che
+sporgevano sur una immensa campagna, bellissima. L'attorniavano dei
+bei giardini con ricche stufe. La popolavano un centinaio o due di
+servi. I mobili erano di un gusto squisito; le tappezzerie
+ricchissime; i quadri preziosi; le curiosità senza numero: tutto
+scelto, insomma, con intelligenza, gusto e conoscenza.
+
+Una foresta di dieci leghe di diametro, ove serpeggiava una riviera
+dalle acque malinconiche e chiare, era gremita di laghetti, come dei
+pezzi di argento gittati sur un verde tappeto.
+
+Il castello dominava, a parecchie leghe d'intorno, un numero di
+piccoli villaggi, con dei _chalets_ dallo stile bisantino, chioschi e
+minareti di stagno, che risplendevano all'aurora ed al tramonto come
+guglie di oro, quando il sipario della nebbia, ondulata come i
+cavalloni del mare, si diradava.
+
+Il clima era dolce. Il cielo profondo e sereno. L'aria pura. La
+contrada poco montuosa, ma non monotona. Perocchè una vegetazione
+vigorosa, animata, da parecchi corsi d'acqua, carezzava lo sguardo per
+una verdura graduata di tutte le tinte.
+
+Un corriere aveva annunziato l'arrivo del signore. Tutti erano dunque
+in trambusto, e trenta mila fiaccole di legno resinoso rischiaravano
+la via al principe ed alla principessa, in mezzo ai loro servi,
+schierati su due file.
+
+Il conte Alessandro venne loro all'incontro.
+
+Erano parecchi anni che i due fratelli non si erano visti, benchè si
+scrivessero ogni settimana, l'uno per raccontare le sue imprese alla
+corte di Nicola, l'altro per minutare la storia della sua anima.
+
+Io dico la storia della sua anima, imperciocchè il principe Pietro non
+partecipò mai nè a sua madre, nè a suo fratello, l'istoria dei suoi
+matrimoni naufragati, nè la storia di Maud.
+
+Questa fanciulla era per tutti (la zia di Alemagna e la regina di
+Würtemberg tranne) la contessa di Walenheim.
+
+Non appena i due fratelli si scorsero, balzarono di vettura e caddero
+l'uno nelle braccia dell'altro.
+
+Restarono qualche minuto così, senza dir verbo.
+
+Infine, Alessandro richiese suo fratello di essere presentato alla
+principessa.
+
+Maud, imbaccuccata in una calda e ricca pelliccia, si teneva
+rannicchiata in uno spigolo della carrozza. Un raggio di Luna, a
+traverso i cristalli degli sportelli, le aleggiava sul viso e ne
+accresceva la pallidezza. Aveva l'aria di una visione.
+
+Quando il principe aprì lo sportello per presentarle suo fratello, un
+fiotto di luce delle fiaccole, che circondavano la vettura, la inondò.
+La visione sembrò arrossire. Un hourrah! eclatante corse su tutta la
+linea, mentre il conte Alessandro diceva di una voce commossa:
+
+--Permettete, madama, al primo dei vostri vassalli di baciare la
+vostra mano.
+
+Quella mano era ghiacciata e tremante.
+
+Alessandro la sentì a traverso il guanto.
+
+Maud rispose semplicemente:
+
+--Grazie, fratello!
+
+Ma i due fratelli avevano tante cose a dirsi; Alessandro aveva tanti
+complimenti a fare a Pietro sulla bellezza della sua consorte;
+bruciava tanto di comunicargli tutt'i suoi progetti, tutti i suoi
+favori alla corte, sopratutto dello tzar... Il principe entrò nel
+coupé del fratello, e Maud continuò il suo viaggio sola.
+
+Ciò colpì Alessandro. Si astenne però di esprimere alcuna
+osservazione.
+
+La loro madre li aspettava sotto la marquise del verone, fra un
+esercito di lacchè e di servi che riempivano l'aria di acclamazioni.
+
+La vista di Maud li abbarbagliò tutti.
+
+E per questa semplice ragione, la giovane principessa spiacque alla
+vedova suocera.
+
+Il principe condusse Maud nell'appartamento di lei, per riposare, per
+prepararsi al banchetto ed alla festa di notte che li aspettavano.
+
+Entrando nella camera da letto, i loro sguardi caddero sur una
+lettera, in un vassoio d'oro, sopra una piccola tavola di malachite.
+Il principe, credendo che quella lettera, la quale li attendeva, fosse
+a lui destinata, la prese. Però, leggendo che l'indirizzo portava il
+nome di Maud, gliela rimise.
+
+Questa l'aprì sbadatamente.
+
+Era una lettera di mistress Grown, che ne conteneva un'altra.
+
+Maud l'aprì, lesse e barcollò.
+
+Il principe rimarcò tutto e non profferì verbo.
+
+Maud gli porse allora ambo le lettere.
+
+Il principe non lesse quella di mistress Grown. Lesse a mezza voce
+l'altra, concepita così:
+
+«Se un dì sarete svanturata ed avrete bisogno di aiuto, scrivete ogni
+primo giorno del mese a mistress Evelyn March, fermo in posta, a
+Londra, e sarete protetta. Siete amata, avvegnachè sembriate
+abbandonata.»
+
+Il principe salutò sua moglie, restituendole la lettera, senza
+soggiunger motto, ed uscì.
+
+Maud gettò la lettera nelle fiamme del focolaio, e, malgrado lei,
+scattò fuori dal suo petto come un grido:
+
+--È troppo tardi!
+
+Il principe l'udì, e volse la testa per osservare sua moglie.
+
+Ella contemplava quasi con gioia la distruzione di quel foglio di
+carta, che la rallegava ad un mondo sconosciuto.
+
+Il principe portò ambe le sue mani al volto, e scomparve dicendo:
+
+--Povero me!
+
+Noi passiamo oltre la descrizione delle feste.
+
+Lo tzar Nicola e la tzarina mandarono un monille di diamanti alla
+giovane sposa, ed un invito pel castello dell'Hermitage.
+
+A cinquanta leghe intorno, la nobiltà russa venne a visitare la nuova
+castellana, e tutti si accomiatarono incantati. Perocchè non è
+mestieri di dire che la storia misteriosa di questi due martiri restò
+sprofondata nei loro cuori.
+
+
+Il carattere del principe Pietro non sorprese alcuno. Alla Corte
+stessa dello tzar erasi favellato dei suoi gusti da scienziato e della
+sua capacità; ciò che aveva occasionato il rumore, lo tzar lo avesse
+in vista per un posto diplomatico. Ma se tutti--e la vecchia
+principessa ella stessa--s'ingannarono, vi eran ben due occhi, i
+quali, non fissandosi mai sovra alcuna cosa, vedevan tutto e vedevano
+a fondo.
+
+Un mese scorse.
+
+Esso era sembrato un'eternità alla vecchia principessa, che l'aveva
+passato mezzo a sbadigliare, mezzo a correr dietro al suo giovano
+marito. Il quale, a volta sua, correva dietro alle giovani contadine
+del principe, quando non era ubbriaco. Questo soffri-amore di una
+civetta di cinquantatre anni, imbalsamata di divozione e d'ambizione,
+avrebbe destato pietà, se non fosse stato ridicolo.
+
+Non avendo dunque ad esercitare nè l'ambizione, nè la civetteria, nè
+la divozione a parata, in quel tetro castello di Lavandall--ove un
+giovane sole esso stesso spegnevasi--la principessa Antonietta parlò
+di ritorno a S. Pietroburgo, onde assistere alle ultime feste della
+stagione.
+
+Il suo figlio primogenito non la ritenne.
+
+Il suo figlio cadetto la sollecitò a partire, promettendole di andarla
+presto a raggiungere.
+
+Ed il conte polacco la rapì quasi, vedendosi sorvegliato da vicino--in
+questa residenza di provincia--dal suo terribile dragone.
+
+Partirono.
+
+Alessandro restò.
+
+Chi lo ritenne?
+
+L'affezione per suo fratello.
+
+Egli ignorava la ragione delle cose; ma aveva tutto indovinato:
+l'amore del principe per sua moglie; la pietà di Maud per suo marito;
+la loro vita solitaria e separata, in quell'appartamento che
+simboleggiava agli sguardi del mondo un nido di amore. Alessandro
+aveva intravisto che un abisso divideva questi due esseri, cui
+scorgevansi traversare insieme il cammino della vita.
+
+Una circostanza però gli porse ben presto il filo di Arianna del
+mistero che lo investiva.
+
+Dopo la cessazione delle feste e la partenza della vecchia
+principessa, la calma rientrò nel castello di Lavandall. E' non vi
+risuonava oggimai che una voce: quella del conte Alessandro. Non altro
+movimento lo turbava che quello cui vi portava il giovane conte con le
+sue cacce perigliose, le sue escursioni nelle vicinanze, i suoi
+fucili, i suoi cani, i suoi cavalli, i suoi compagni di piacere, i
+quali venivano a prenderlo od a tenergli compagnia.
+
+Maud passava come un'ombra bianca e silenziosa in mezzo alla calma, o
+piuttosto al vuoto, che si allargava intorno a lei più sempre e poi
+sempre.
+
+Non eravi attenzione minuta, prevenenza ch'ella sparmiasse a suo
+marito. Indovinava i desiderii di lui ed andava loro incontro. Faceva
+dei miracoli per imparare certi pezzi di Bellini e di Donizzetti, i
+quali le era sembrato toccassero di più il principe nei suoi viaggi
+per Francia ed Italia. Ed ogni sera, dopo il thè, ella lo prendeva
+dolcemente per la mano, si slanciava al piano, e gli modulava, a voce
+bassa, per lui solo solo, l'aria che aveva discifrata nel dì.
+
+Ella divorava la notte i poeti, per recitare a suo marito gli squarci
+i più belli, nelle loro rare passeggiate sulle terrazze del castello,
+od accanto al fuoco, la sera. Ella studiava le scienze naturali, onde
+avere un obietto di conversazione che sembrava più gradevole al
+principe. Ella sapeva far nascere sul suo sembiante un sorriso che non
+era nella sua anima, per offrire un raggio di aurora a quella notte.
+
+Gli è vero che nel suo sguardo Maud portava più sollecitudine che
+tenerezza; che dalla sua conversazione la parola amore era esclusa;
+ch'ella non fece giammai un segno per incoraggiar suo marito a rompere
+la cerchia terribile cui aveva scavata intorno a lei la sua prima
+notte di nozze; ch'ella non fece giammai un'allusione tenera per
+alleviare il supplizio di quel Tantalo; ch'ella non indicò giammai la
+via del cielo a quel dannato. Però, se si fosse scandagliata l'anima
+della giovane donna, vi si sarebbe forse trovato più timidezza che
+avversione.
+
+Il principe le ispirava paura e pietà.
+
+Se l'orrore non vi si fosse mischiato, l'amore vi si sarebbe guizzato.
+
+Il principe, dal lato suo, non provò di nulla per favorire le proferte
+di sua moglie, i primi passi. Egli l'amava alla follia, e perciò
+appunto si mostrava più inesorabile. S'immergeva nella solitudine e
+nello studio. Correva i boschi a cavallo, seguito unicamente da Ivan
+(il servo fedele, che non lo aveva abbandonato da quindici anni),
+esecrando la vista delle umane creature, involandosi a sovvenenze che
+lo stringevan di presso, fuggendosi, fuggendo, reprimendo forse i
+rimorsi di non aver parlato, come parlato aveva ad Aurora Mortier,
+prima del matrimonio.
+
+Egli cercava sottrarsi alla febbre dei desiderii che lo bruciava;
+scappar forse a suo fratello, la di cui gaia e sana giovinezza lo
+gittava in un vortice di delirii.
+
+Il principe avrebbe voluto obliare, e si sentiva di più in più
+attirato, con una vertigine spaventevole, dagli oggetti ch'ei si
+sforzava di estirpare dal suo cuore e dalla sua memoria.
+
+Maud lo fascinava.
+
+Alessandro lo inteneriva.
+
+Il principe passava le sue giornate nella biblioteca del castello,
+toccando a mille libri e non leggendone alcuno.
+
+Parlava poco, talvolta con durezza, con ironia sempre. Ascoltava Maud
+distratto; suo fratello, attentamente. Egli spiava sempre, intento
+all'incognito, all'assente, a quello che sbrigliava la bufera nel
+fondo dell'anima sua ed aleggiava negli spazi infiniti. E' non sarebbe
+stato che una mente malata, se la prudenza, il soffio sì vicino, la
+vista sì abbagliante della sua giovane sposa--che gli svolazzava
+intorno come una nera farfalla--non lo avessero briacato di una
+demenza sensuale.
+
+Quinci la sua malattia s'inciprigniva.
+
+Quando e' la sentiva approssimare, sia che fosse nella sua camera da
+letto, o nel suo gabinetto, o nella sua biblioteca, egli toccava un
+campanello, in un modo convenuto, ed Ivan accorreva ed asserragliava
+le porte, ove egli restava a guardia fino a che la crisi non si fosse
+dissipata.
+
+La consegna era inviolabile.
+
+Ora, egli avvenne un giorno che il conte Alessandro avesse urgente
+uopo di parlare a suo fratello. Ne andò in busca alla biblioteca, ove
+recavasi di ordinario dopo l'asciolvere. Alessandro incontrò Ivan alla
+porta.
+
+--Il principe è qui, Ivan?
+
+--Sì, padrone.
+
+--Apri.
+
+--Non si entra, padrone.
+
+--È egli solo?
+
+--Solo.
+
+--Lavora dunque?
+
+--No.
+
+--Apri.
+
+--Impossibile, padrone.
+
+--È per suo ordine?
+
+--Padrone, sì.
+
+--Che fa egli dunque?
+
+Ivan si tacque.
+
+Alessandro riflettè, poi soggiunse:
+
+--Cotest'ordine riguarda me solo?
+
+--Gli è per tutti, padrone.
+
+--Anche per sua moglie?
+
+--Padrone, sì.
+
+--Ma egli non è ammalato, m'immagino, Ivan?
+
+Ivan non rispose.
+
+Alessandro riflettè, poi domandò:
+
+--Posso tornare più tardi?
+
+--Forse, padrone. Ma gli è meglio che non rivenghiate.
+
+--Che cosa è codesto mistero?
+
+Ivan tacque.
+
+--Gli è la prima volta che mio fratello ti dà quest'ordine?
+
+--L'è una consegna per certe circostanze.
+
+--E se forzassi la consegna, Ivan?
+
+--Padrone, bisognerebbe uccidermi prima. E poscia non sareste contento
+di essere entrato.
+
+--Ne sei tu sicuro?
+
+Ivan restò silenzioso.
+
+--Me ne lamenterò a lui, Ivan, e tu sarai punito.
+
+--Voi gli fareste della pena, padrone.
+
+--Ma se la principessa volesse entrare, glielo impediresti tu
+veramente?
+
+--A lei più che a tutt'altri padrone.
+
+Alessandro si allontanò, pensieroso, ed uscì nel giardino.
+
+Maud vi passeggiava.
+
+
+Essi s'incontrarono di un tratto al gomito di un viale. Per un
+movimento istintivo, entrambi fecero un passo indietro onde evitarsi.
+Poi, arrossendo entrambi, si avanzarono vivamente l'uno all'incontro
+dell'altra, e si stesero la mano.
+
+Seguì un momento di silenzio, camminando sempre verso la porta a vetri
+che immetteva in una sala del castello. Alessandro sforzandosi a
+ridere, disse infine:
+
+--Cognata, io m'immagino che Pietro è in via di scoprir l'elexir della
+giovinezza eterna, perchè egli à piantato alla porta della sua
+biblioteca il suo cerbero Ivan, ed alcuno non entra.
+
+Maud ebbe un brivido che non sfuggì agli occhi dei conte Alessandro.
+
+--Io sono stato or ora mandato via--continuò egli--E se voi vi
+andaste, cognatina, avreste la stessa sorte. Me ne sono informato.
+
+--Io non vi andrò, no--gridò Maud, di una voce che denunziava il
+terrore.
+
+Maud non aveva parlato mai di suo marito con suo cognato. Ella
+ignorava dunque se questi conoscesse o no il segreto della malattia di
+lui. Ella aveva però sospettato talvolta che il fratello e la madre
+dovessero tutto sapere.
+
+--Allora, voi siete a giorno di ciò che egli fa--riprese Alessandro
+con calma. Non parliamone più.
+
+--Ma voi, voi non sapete dunque nulla?--dimandò Maud con ansietà.
+
+--Che dunque, cognatina?
+
+Maud scoppiò di un tratto in una esplosione di lagrime, e fuggì al suo
+appartamento.
+
+Alessandro restò a piè del verone, come una statua. La sua
+immaginazione batteva i campi a ragione di cento mila leghe al minuto.
+
+Una mano si poggiò sul suo braccio.
+
+Il principe--rimesso dell'accesso--si era trascinato al balcone della
+biblioteca per rianimarsi al soffio di una giornata di maggio. Aveva
+visto sua moglie e suo fratello passeggiare. Non aveva udito la loro
+conversazione. Ma lo scoppio di lagrime e la fuga precipitosa di sua
+moglie lo avevano colpito. Uscì dunque e venne a suo fratello.
+
+Questi, sempre assorto, non lo guardò e si lasciò condur via, dietro
+un ciuffo di arbusti, ove erano dei sedili di marmo.
+
+Il principe si assise, in faccia ad un raggio di sole di pieno
+meriggio.
+
+--Alessandro, cosa ài tu detto a Maud per farla piangere e scappar via
+così precipitosamente?--dimandò egli di una voce calma e sorda.
+
+--Che tu non avevi voluto ricevermi... Ma che è dunque?--gridò
+Alessandro prendendo suo fratello fra le braccia. Mio Dio! che è
+dunque? Come sei pallido? come i tuoi lineamenti sono alterati! i tuoi
+capelli sono irti sul capo; i tuoi occhi smarriti, stravolti!... Dio
+mio! Dio mio! la tua camicia, la tua bocca, la tua barba sono
+macchiate di sangue... Pietro, Pietro... cosa è dunque, fratello mio?
+
+--Nulla, Alessandro--rispose il principe provando di sorridere. O'
+avuto un terribile mal di denti ed ò tentato strapparne uno... senza
+riescirvi. Le gengive àn sanguinato... Calmati... e grazie.
+
+--Pietro...--sclamò Alessandro, fissando il suo sguardo scrutinatore
+sul fratello, con un accento di rimprovero. Pietro, tu mi nascondi un
+segreto ch'altri conoscono, perfino un servo. Io credeva che tu mi
+amassi.
+
+Pietro cacciò il capo nelle braccia del fratello, e non rispose
+altrimenti che per un singhiozzare represso.
+
+Alessandro se lo strinse vivamente sul cuore e lo baciò sulla fronte,
+senza turbare il suo silenzio. Infine, il principe si raddrizzò
+bruscamente, e, prendendo il braccio del fratello, sclamò:
+
+--Io non voglio involare alla provvidenza l'ufficio di fare dei
+miseri. Maud sorprese il mio segreto... e tu l'ài vista piangere. Tu
+pure, sarai tu un giorno testimone della mia miseria, ed il dolore
+entrerà nel tuo cuore. Non anticipiamo nulla. Il cordoglio arriva
+sempre troppo presto.
+
+E dicendo ciò, e' tornò di un passo frettoloso nel suo appartamento, e
+vi si rinchiuse fino all'ora del pranzo.
+
+A tavola si vide l'uomo consueto, calmo, composto, elegante... La
+procella era passata, non lasciando altro guasto che quelli cui essa
+aggiungeva ogni dì nel cuore più che nel corpo dello sventurato.
+
+Alessandro però era stato profondamente colpito da quelle mezzè
+rivelazioni della giornata. Egli dava la caccia alle supposizioni le
+più stravaganti, ma sempre lontane dal vero.
+
+E' non si abbassò ad interrogare Ivan.
+
+E' rinunziò a comprendere suo fratello.
+
+Egl'intraprese ad osservare sua cognata.
+
+Alcuno non nasconde un segreto come una donna. Però, se il suo cuore
+vi è implicato, ella à inevitabilmente dei momenti di abbandono in cui
+si tradisce.
+
+
+Se il giovane conte fosse stato un acuto psicologo, le sue
+osservazioni avrebbero presto messo capo ad un risultato. Ma il conte
+Alessandro non aveva persistenza nella sua analisi. Imperciocchè egli
+cominciava sempre per mettere innanzi il cervello, e lo trovava poi
+sempre distanzato dal cuore.
+
+Lo studio di Maud era, gli è vero, fascinante. Ma forse, pure il conte
+Alessandro non fece nulla per scongiurar la magia.
+
+Nell'esploramento di questa miniera misteriosa di un'anima, e' non
+rivenne che diamanti: la purezza, l'ingenuità, il candore,
+l'affezione, la divozione, la pietà, la tenerezza.... Maud cantava
+tutta la solfa della virtù per quel filosofo di venticinque anni, il
+più bel giovane dell'impero russo--«dopo l'imperatore» soggiungevano i
+cortigiani.
+
+La bellezza di Maud era irresistibile. L'insieme lo aveva
+impressionato a prima vista. L'esame dei dettagli lo esaltava adesso.
+
+E' si proponeva di sorprendere negli occhi di sua cognata il secreto
+della desolazione di lei... e si vedeva nascere l'iride! Egli sperava
+strapparle dalle labbra la parola del mistero... e vi vedeva pullulare
+baci che dimandano le ali! E' scandagliava la pallidezza di quel
+sembiante... e vi scorgeva la trasparenza! E' si aspettava a ritrovar
+su quella fronte le stigmate dell'ambascia... e vi leggeva
+l'elevazione della preghiera! La desolata si cangiava in fata; la fata
+cingeva l'aureola di una santa.
+
+Che distanza dalle voluttuose bellezze che l'avevano inebriato alla
+corte di Pietroburgo! Queste gli inoculavano la febbre; Maud,
+l'estasi.
+
+Maud metteva in evitare suo cognato la sollecitudine cui questi
+metteva ad incontrarla. Ella non usciva sola nel giardino, nel parco,
+a cavallo, in visita per soccorrere ai bisogni dei suoi servi, che
+quando il conte Alessandro era partito per la caccia o in visita
+presso i vicini. Ella voleva sfuggire le spieghe ulteriori sul conto
+di suo marito: ecco tutto.
+
+Aveva dessa compresa altra cosa?
+
+Ella aveva potuto avere un'intuizione, un sogno forse; ma non altro
+indizio che questi.
+
+Ah! se ella avesse potuto interrogare suo marito che era sì
+penetrante!
+
+Che abisso, infrattanto, in questo povero cuore torturato!
+
+Il principe di Lavandall diveniva ogni giorno più misantropo. Gli era
+perchè gli accessi della sua malattia, lungi dal distanzarsi, si
+rapprossimavano?
+
+Ogni qualsiasi cosa lo stancava adesso. Ogni piccola emozione lo
+scuoteva, al punto ch'ei non poteva più tollerare le corte
+conversazioni accanto al fuoco, dopo il desinare, ed i bricioli di
+musica cui Maud gli regalava all'ora del thè, come per lo avanti.
+
+Adesso, dopo il pranzo, il principe si ritirava nelle sue stanze.
+
+Maud lo imitava.
+
+Il conte Alessandro passava le sue serate come poteva.
+
+Talvolta però, alzandosi da tavola, il principe diceva al fratello:
+
+--Vuoi che andiamo a prendere una tazza di thè da lei, se non la
+scomodiamo poi troppo?
+
+L'invito era un gaudio per il giovane conte; un ordine per la moglie.
+Ma la riunione non si prolungava mai al di là delle nove.
+
+Maud ed Alessandro vedevano bene che la salute del principe si
+alterava di peggio in peggio; che lo spirito di lui era più colpito,
+che la melanconia lo divorava.
+
+Un giorno, Alessandro gli propose di fare un viaggio in Francia;
+andare alle acque in Germania. Gli occhi del principe corruscarono, e
+non rispose.
+
+La vita diveniva intollerabile. Ora, se Maud aveva il dovere di subirla
+e l'abitudine di soffrirla, quali erano le ragioni--dimandavasi il
+principe--per le quali il giovane conte vi si sottometteva? Perchè non
+ritornava egli alla corte, piuttosto che proporre distrazioni di
+viaggio? Che interesse aveva egli a restare in quel soggiorno di
+cordoglio e di ombre--lui cui le feste invocavano, cui l'amore agognava,
+cui il favore del sovrano attirava?
+
+Il principe Pietro trovavasi una sera sotto l'imperio di queste
+riflessioni, prendendo il thè da sua moglie, in compagnia di suo
+fratello, quando e' credette sorprendere, e sorprese di fatto, uno
+sguardo di intelligenza in fra le due giovani persone.
+
+Lo sguardo del conte era intenerito; quello di Maud, spaventato.
+
+E si facevano segno.
+
+Il fatto è che la fisonomia del principe si scomponeva a vista; che i
+suoi occhi addiventavano orribilmente stralunati; che un pallore
+cinereo si diluiva sul suo sembiante; che la sua bocca contorcevasi;
+ch'e' tremava tutto; che sforzavasi di aggraffarsi alla tavola, al
+seggiolone; che, una parola agonizzava a rantolo nella sua strozza.
+
+Maud diceva degli occhi al conte: chiamate Ivan!
+
+Il conte si sentiva il cuore compreso di una pietà senza limite per
+suo fratello, cui egli tanto amava e cui vedeva tanto soffrire.
+
+Il principe colse quello sguardo e cadde di peso sul solare, innanzi
+che suo fratello gli aprisse le braccia.
+
+Maud gettò un grido di terrore e fuggì.
+
+Il conte Alessandro possedeva adesso il segreto di quel disastro di
+famiglia. Egli rilevò suo fratello che si dimenava nelle convulsioni,
+e lo depose sur una _dormeuse_. Poi e' corse a chiudere gli usci, e
+fece chiamare Ivan.
+
+Ivan venne. Ed ambo assistettero con amore la povera creatura perduta
+in tanta sciagura.
+
+Alessandro restò presso di suo fratello tutto il tempo che le
+convulsioni durarono. Quando però la crisi si calmò, e' si ritrasse,
+onde non umiliarlo di sua presenza al ritorno dei sensi. Egli entrò
+nel gabinetto vicino, per sortire, e si fermò sulla soglia.
+
+E' vide Maud a ginocchio, che pregava, suffusa, annegata nelle
+lacrime, gli occhi rivolti al cielo.
+
+Il conte non seppe dominare la sua commozione. Fece un passo verso di
+lei, le cadde accanto in ginocchio e prendendole la mano gliela baciò.
+
+Quel bacio era una rivelazione, una confessione, una catastrofe: esso
+risuonò.
+
+Il principe sentillo ribalzare sul suo cuore, e levò la testa--sotto
+il peso ancora della mano della malattia.
+
+E non potè sollevare il suo corpo. Ma e' vide suo fratello traversare
+la camera, senza volger la testa dal lato suo, e partir precipitoso.
+
+
+
+
+IV.
+
+Le spiegazioni.
+
+
+Una settimana passò.
+
+Il principe non uscì dai suoi appartamenti. Altri che Ivan non vi fu
+ammesso. A Maud e ad Alessandro, che andavano ogni giorni a chiedere
+nuove di lui, il laconico guardiano rispondeva invariabilmente:
+
+--Meglio, ma non ancora in istato di ricevere.
+
+Infine, un mattino, quando il conte si presentò per udire il
+bollettino ordinario sulla salute di suo fratello, Ivan gli disse:
+
+--Il principe sta bene. Egli è uscito or ora a cavallo, e vi prega,
+padrone, di andarlo a raggiungere nello sboscato del lago.
+
+--Non à detto altro?
+
+--No, padrone.
+
+Alessandro uscì, preoccupato.
+
+Qualche minuto dopo saliva a cavallo.
+
+Era una bella giornata in sul finire di maggio. Faceva ancor freddo
+come in febbraio a Palermo, ma la neve aveva fuso. Gli alberi delle
+foreste si coprivano di giovani foglie. Il sole svestiva le sue ultime
+nuvole e si alzava sereno e pomposo. Le viole smaltavano le macchie.
+Gli uccelli, disgelati, provavano melodie--per accertarsi che il
+freddo del verno non li aveva arraucati. Il cielo era puro, ma di un
+turchino grigiastro, ove una brezza tagliente ed uggiosa sforzavasi a
+connettere dei lembi di nuvole bianche.
+
+Le bestie, magre e sporche, che aveano passato l'inverno negli stabbi,
+covavano i campi e la foreste di uno sguardo gaudioso, tosando qui un
+ciuffo di giovani erbe, decapitando là le cime degli arbusti. Il
+contadino, la contadina, sollecitavansi a dimandare alla terra la
+sussistenza del nuovo anno. Tutto spirava la giovinezza, la gioia, la
+pletora della vita che spandesi al di fuori. Un soffio di amore
+avviluppava la creazione, che sembrava palpitare e sorridere.
+
+Un uomo solo trascinavasi quivi, tetro e freddo come le notti della
+Siberia: il principe di Lavandall.
+
+Egli aveva legato il suo cavallo ad un cespo, ed erasi assiso sur un
+tronco di albero, alle sponde del lago.
+
+Il lago azzurro corruscava, sotto i raggi del sole, come un monile di
+diamanti alle faci di una festa. Il principe contemplava il respirare
+delle onde; ma non scorgeva nulla. Imbaccucato in ampia pellicia, egli
+meditava, o piuttosto continuava il vaneggiamento che l'assorbiva da
+otto giorni. E' non si accorse neppure dell'arrivo di suo fratello.
+
+Il conte Alessandro, da che scorselo da lontano, accelerò il passo,
+discese da cavallo, ed avanzò verso il principe, gridando:
+
+--Eccomi qui, Pietro.
+
+Il principe fece una mossa come qualcuno che si risveglia di
+soprassalto, e fissò il suo sguardo freddamente violento e acuto sul
+sembiante aperto del giovane.
+
+Il conte gli aveva tesa la mano.
+
+E' non toccolla.
+
+--Pietro--disse il conte un po' sconcertato dell'attitudine sinistra
+di suo fratello--mi avete fatto avvertire di venirvi a trovar qui.
+Sono felice di vedervi.
+
+E stese di nuovo la destra, cui il principe si astenne dallo
+stringere.
+
+--Conte Alessandro di Lavandall--sclamò egli infine di una voce lenta
+e cavernosa--avevate desiderato di conoscere il mistero della mia
+vita. L'avete conosciuto; l'avete visto.
+
+--Fratello--mormorò il conte mettendosi le mani sul volto--io ne sono
+annientato.
+
+--Io pure--continuò il principe senza porre mente alle parole del
+fratello--io pure, io, voleva sapere. O' saputo; ò visto.
+
+Alessandro impallidì e traballò.
+
+--Ebbene--soggiunse il principe--poichè vi aveste il malanno di
+avvicinare le vostre labbra a questa coppa di fango e di lagrime,
+cioncatela tutta, fino alla belletta. Sappiatevi il resto.
+
+Alessandro incrocciò le braccia sul petto, e restò impiedi, lo sguardo
+al suolo, l'aria costernata.
+
+--Io sono un misero--sclamò il principe di una voce sorda e
+concentrata. A venticinque anni, colmo di tutti i favori della
+fortuna, io desidero la morte. Mi dicono avvenente; son di gran
+nascimento; sono ricco... e fo orrore! Io invidio la sorte del
+mendicante ebreo, cui i cani mordono all'uscio nostro: e' non è che
+povero! Io mi ebbi bello ad interrogare la scienza. Questa cortigiana,
+non à sorriso per la sventura. Essa civetta con le piccole malattie.
+Biascica nonsensi, in presenza di quei castighi fatali che si
+addimandano tisi, apoplessia, epilessia, gotta, ed il resto. Mi son
+tuffato nello studio, nelle feste, nei viaggi, nei pericoli i più
+insensati, onde, almeno, obliare. In capo a tutto ò trovato
+quest'orrido spettro... Ed il mondo sclama sul mio passaggio: che à
+dunque fatto quest'uomo alla Provvidenza per strapparlo lo scrigno
+delle felicità?!
+
+--Ah! se sapessero!...--mormorò Alessandro.
+
+--Proprio così; perocchè, quando si seppe, il ritornello cangiò. Il
+tempo delle prove arrivò. Pensai ad ammogliarmi.
+
+Alessandro abbrividì.
+
+Il principe avvertì quel sussulto.
+
+--Incontrai nei saloni di Parigi una stolidella, figlia di un conte
+mendicante, debosciato, spia della corte di Roma, strumento dei
+gesuiti. Io non avrei voluto toccare della punta delle dita la
+donzella, della punta dei piedi il padre. La chiesi in matrimonio e
+feci la corte al sacripante. Tutto vola sulle ali di oro, cui io
+appicco all'affare, e gli sponsali si fissano. Io condussi il padre
+nel suo gabinetto, e gli dissi:
+
+«--Conte, ò un segreto a rivelarvi.
+
+«--Che dunque?--sclamò il facchino--Sareste voi che avete ucciso
+l'imperatore Alessandro?
+
+«--E se ciò fosse?--risposi io, facendomi violenza per non
+schiaffeggiarlo--mi rifiuteresti voi la vostra figliuola?
+
+«--Io direi--replicò il conte--uccidete lo tzar Nicola.... Questo
+cancella quello. E vi consegnerei mia figlia.
+
+«--Voi mi confortate--ripresi io con un sorriso di sprezzo non
+dissimulato. Ma io sono meno colpevole di così. Il mio segreto è
+questo: io sono epilettico.
+
+Il conte si alzò e salutò.
+
+«--Principe mio--diss'egli--se io avessi a fare ad un borghese
+arricchito, ad un plebeo liscivato alla _savonnette à vilain_, a cui
+io avessi promesso mia figlia per ragione dei suoi scudi, io direi:
+Puah!--E chiamerei il mio lacchè per ordinargli: Riconduci il signore!
+
+«--Bene--sussurai io fremendo--ed a me che dite voi, signor conte?
+
+«--Principe--continuò egli--voi sapete che io non amo mica mia figlia
+alla follia. Malgrado ciò, io ò la coscienza di dirvi: principe,
+permettetemi che io ritiri la mia parola. L'epilessia in Francia fa
+orrore. Essa è considerata come una malattia ridicola ad un tempo che
+sordida.»
+
+--Noi non seppimo mai nulla di codesto--osservò Alessandro.
+
+--Vel celarono. Tutta Parigi conobbe che io aveva toccato un rifiuto
+da quel conte alle piccole limosine. Viaggiai. Conobbi a Roma un'altra
+giovinetta. Ella era bella, figlia del popolo, artista, senza
+pregiudizi, povera, piana di spirito.... Al posto mio, altri avrebbe
+provato di farsi di lei una ganza. E perchè no? Kaunitz diceva a Maria
+Teresa: che ogni donna diviene ganza dell'uomo che può sborsarne il
+prezzo. Io aveva il prezzo di Aurora Mortier. La dimandai, al
+contrario, in matrimonio. Questa volta non mi diressi ai parenti, ma a
+lei stessa, alla persona interessata:
+
+«--Mio bell'angelo--le dissi--questo fiore, che vi sembra sì bello, à
+un intacco; esso è stato morsicato da un bruco. Io sono epilettico.
+
+«Aurora rinculò all'altra estremità dello studio, e gridò:
+
+«--Giammai, principe, giammai! Io non mi caccierò mai in fra le
+braccia di un uomo che, volendomi dare un bacio, può spezzarmi la
+spina dorsale in un accesso di convulsione.»
+
+--Insolente!--sclamò Alessandro.
+
+--Ella aveva ragione--riprese il principe sospirando. Non è mancato di
+un mezzo secondo che codesto non sia capitato alla mia ultima.
+
+--Alla principessa Maud?--sclamò Alessandro rabbrividendo.
+
+--Sai tu ove ò io raccolto codesta principessa, conte Alessandro? Io
+mi dissi: l'aristocrazia non vuol di me; la borghesia non vuol di me;
+scandagliamo il nulla. Proviamo di una di quelle creature che non ànno
+nè padre, nè madre, che sono figlie della deboscia, della miseria,
+dell'onta, dell'adulterio, del delitto... chi lo sa? L'è la schiuma
+delle sentine delle grandi città. Ebbene, io discesi in un ospizio di
+trovatelli e ne cavai questo cencio.
+
+--Quella stella!--gridò Alessandro con fermezza.
+
+Il principe non fece attenzione a questo grido, e continuò.
+
+--Con costei fui più generoso che con le altre. Le dissi che una
+grande sventura pesava sul capo mio. Le dissi che io era stato repulso
+due volte. Mi offersi a rivelarle tutto. La supplicai ginocchioni di
+non giudicarmi innanzi di udirmi... Io l'ò amata... io l'amo... Le ò
+offerto la libertà, la ricchezza... Le ò detto di fuggirmi, di andar a
+vivere ove ella volesse, dove la vita potesse essere per lei un cielo
+stallato di gioie... Ella à voluto restare.
+
+--Ed è questo il suo delitto? obbiettò Alessandro. Ella à fatto il suo
+dovere.
+
+--Ella à voluto restare, ma la cortina di velluto della sua camera è
+per me più intraversabile che il mare dei poli. Essa ci separa, come
+un cratere, dall'ora prima. Maud à voluto restare, ma come uno
+scherno, come una provocazione, come un rimorso, come un rimprovero,
+come una vendetta, come un supplizio. Ella à voluto restare per
+scavare a questo dannato un inferno più profondo dell'inferno--gridò
+il principe, alzandosi. Voi avete spaventata la mia agonia col rumor
+dei vostri baci... Ed io rivivo per punire.
+
+Egli aspettava forse una risposta, poichè si fermò, essendo tremante
+per tutte le membra.
+
+Il conte Alessandro, pallido come un chiaro di luna, si tacque.
+
+Il principe riprese, di voce solenne:
+
+--Io ti fo giudice adesso. Se io sono colpevole verso quella donna,
+vendicala ed uccidimi. Se non lo sono, tu mi oltraggiasti. Ti aspetto
+dunque domani, qui. L'uno di noi debbe restarvi.
+
+E terminando queste parole, il principe Pietro di Lavandall snodò la
+briglia del suo cavallo, lo montò e partì al galoppo.
+
+Il conte Alessandro rimase per qualche istante immerso nella più
+profonda preoccupazione, poi si allontanò.
+
+
+Il principe Pietro aveva tutto preparato per lo scioglimento di questo
+lugubre dramma.
+
+Maud partirebbe l'indomani, a mezzodì, precedendolo sempre di una tappa.
+La sua cameriera ed il suo intendente inglese l'accompagnerebbero. Ivan
+resterebbe presso di lei, fino a che il principe non li avesse raggiunti
+al villaggio d'Imazoff, a quattro leghe dal castello.
+
+--Ivan--gli disse il principe--con te io non ò, fortunatamente,
+bisogno di parafrasi per spiegarmi, nè di rettorica per persuadere. Da
+quindici anni da che vivi meco, ti sei identificato alla mia persona.
+Tu provi i miei dolori. Tu comprendi le mie sofferenze. Tu indovini i
+miei pensieri. Tu udisti come me ciò che occorse nel _boudoir_ di mia
+moglie, mentre io mi torceva negli artigli del male, Ivan, io mi batto
+domani con mio fratello... Se io muoio... ella non deve vivere.
+
+--Padrone, codesto duello è desso inevitabile?
+
+--Inevitabile! Noi non possiamo più vivere insieme in questo mondo.
+
+--La vostra decisione è dessa irrevocabile, padrone?
+
+--Irrevocabile! Se sarà dunque mio fratello e non io che andrà a
+raggiungervi al villaggio d'Imazoff, apri la berlina di mia moglie,
+annunziale la mia morte, e bruciale le cervella di un colpo di
+pistola. Tu non avrai in seguito a presentare ai tuoi giudici che la
+lettera cui ti dò. L'imperatore ti farà grazia. Io ti fo ricco e
+libero.
+
+--Padrone, tutto codesto è inutile: io avrò due pistole. I vostri
+ordini saranno compiuti.
+
+Il principe l'abbracciò e sclamò:
+
+--Sii benedetto, figlio! Perchè Dio, che le à dato tante cose, non le
+dette altresì la metà della tua anima?
+
+Ivan uscì.
+
+Il principe passò la sera a scrivere, a bruciare, a mettere in ordine
+carte. E' non volle ricevere sua moglie--a cui Ivan aveva trasmesso
+l'ordine della partenza per l'indomani.
+
+Tutto ciò erasi passato presso il principe con una semplicità
+spaventevole. Nè la sua voce nè quella di Ivan non sembravano più
+commosse in quei preparativi di omicidio, che se si fosse trattato di
+una caccia ai colombi. Non quesiti, non discussioni, non dubbi, non
+esitamento, non rimorso: uccidila; sì!
+
+Il conte Alessandro--il quale aveva compreso, alla voce di suo
+fratello, ch'ei si trovava in faccia di una fatalità inesorabile--non
+provò neppure di distornarla o di rimpicciolirla. Egli indovinò che
+ogni sforzo cui avrebbe fatto per piegare il destino, lo avrebbe anzi
+aggravato. Ritornò dunque al castello, pranzò nel suo appartamento e
+si coricò.
+
+Il sonno non si presentò al suo primo appello. Ma il conte l'invocò
+con un _bol_ di _punch_: ed il sonno obbedì.
+
+Il giovane, d'altronde, aveva la coscienza in pace.
+
+E' non fu mica lo stesso della principessa Maud.
+
+Parecchie circostanze avevano concorso a cangiare in un'angoscia
+mortale l'ansietà in cui l'aveva gittato l'ordine di quella partenza
+precipitata.--Suo marito gliel'aveva fatto ingiungere dal suo
+maggiordomo.
+
+Ivan, che aveva l'attaccamento il più vivo per Maud, dopo aver
+compiuto la commissione del suo padrone, le era caduto a ginocchio ai
+piedi, e baciandole la mano, con un intenerimento profondo aveva
+soggiunto:
+
+--Voi mi perdonerete, padrona: io debbo obbedire.
+
+Poi soffocato dai singhiozzi, si era precipitato fuori della camera.
+
+Maud avendo mandato la sua cameriera a dimandare a suo marito se la
+poteva recarsi da lui, Sarah aveva visto sur un canapè, nella
+biblioteca del principe, una scatola a pistole, e due spade. Tom
+Barcley, il suo intendente, trovandosi nel cortile quando il conte
+Alessandro era rientrato, aveva rimarcato che la figura di lui era
+estremamente pallida, disfatta, stravolta. E Maud avendo, su questa
+osservazione, mandato questo stesso intendente a dimandare al conte se
+egli non fosse malato, Alessandro aveva risposto, di una voce
+interrotta dalla commozione:
+
+--Dite a mia cognata di pregare per me!
+
+A tutte queste circostanze arrogevasi quella voce interna che
+addimandasi presentimento, e che in certi organismi nervosi acquista
+la lucidità della profezia.
+
+Maud, natura sognatrice, possedeva questo attributo di seconda vista,
+e la era affatto _donna_, come quasi tutte le inglesi.
+
+Le donne del Continente àn tutte, più o meno, delle fibre virili!
+
+Maud comprese che qualche cosa di terribile aleggiava nell'aria; e la
+sua disperazione aumentavasi, avendo coscienza di non poter nulla
+scongiurare.
+
+Ah! se ella avesse potuto veder suo marito ed aprirgli il suo cuore!
+
+Ella passò dunque la notte impiedi, ora a piangere ora a
+pregare--mentre Sarah compieva qualche preparativo di viaggio.
+
+L'alba la sorprese accovacciata sur un _canapé_, in uno stato di
+annientamento completo.
+
+Sara supplicolla di andare a prendere qualche ora di riposo, prima
+della partenza.
+
+Maud si slanciò ad un balcone che sporgeva sulla grande spianata del
+castello, ed incollò ai vetri il suo viso allividito dal freddo.
+
+Alle dieci, ella vide uscire la _briska_ del conte Alessandro, e
+dirigersi verso la foresta.
+
+Al punto stesso, Ivan, eccessivamente pallido ed agitato, venne a
+ricordarle, in nome del di lei marito, che a mezzodì una berlina di
+viaggio sarebbe nel cortile, e che ella doveva recarsi ad aspettare il
+principe nel villaggio d'Imazoff.
+
+La vettura del conte Alessandro portava i due fratelli allo sboscato.
+
+Poco dopo usciva Ivan, conducendo due cavalli sellati, carichi di un
+fascio avvilupato in una coverta da viaggio. Tutte le disposizioni
+erano state prese dal principe.
+
+
+Giunta ad un certo punto della foresta, la vettura si fermò, ed i due
+fratelli discesero.
+
+--Aspettate qui--disse Alessandro al lacchè.
+
+Ed andò a raggiungere il principe che precedettelo a piedi.
+
+Essi non scambiarono una parola.
+
+Non una parola si erano detto nella _briska_.
+
+Spuntando sullo sboscato, scorsero Ivan che vi spuntava da un altro
+viale, galoppando a briglia sciolta.
+
+Alessandro sospirò.
+
+Pietro fece un ghigno di sprezzo.
+
+Quando Ivan ebbe raggiunto il luogo indicato dal principe, e' discese
+e legò i cavalli ad un vecchio abete morto, dai rami scorticati,
+imbianchiti, senza foglie, che tremavano e risuonavano alla brezza
+come le ossa di uno scheletro, a cui l'abete somigliava.
+
+Due cavalli! uno per Ivan, l'altro per il sopravvivente. La _briska_,
+pel cadavere!
+
+Poi Ivan svolse la coverta, e pose sur essa le due pistole e le due
+spade.
+
+I due fratelli si approssimarono.
+
+Il primogenito, le mani conserte dietro il dorso. Il cadetto, le
+braccia incrociate sul petto.
+
+Quando furono giunti al sito dove Ivan li aspettava, fermaronsi, e si
+trovarono l'uno rimpetto all'altro.
+
+Erano in una specie di aia di qualche centinaio di piedi di diametro,
+circondata da un gruppo di rocce bianche, arrotondate--le quali di
+lontano si sarebbero prese per una mandria di vacche della Campania
+che fa la siesta, tosando viole e bruiere; o per dei cranii di Titani,
+seminati sur un campo.
+
+Gli era quasi un circo. Ed il vecchio abete, che avea l'aria di una
+forca, gli dava un aspetto sinistro.
+
+Nonpertanto, il sole svegliava tutt'i canti della natura: terra e
+cielo palpitavano di vita!
+
+Ivan risalì a cavallo, ed andò a costituirsi carceriere di Maud,
+aspettando di esserne l'assassino.
+
+I due fratelli restarono un momento a squadrarsi, in silenzio; poi il
+principe proruppe:
+
+--Ebbene, m'ài tu giudicato, conte di Lavandall?
+
+--No--rispose Alessandro.
+
+--No?--riprese il principe. Pertanto tu ài avuto tutta una notte per
+deliberare.
+
+--È vero. Epperò non è il tempo che mi è mancato.
+
+--E che dunque?
+
+--Non si giudica ascoltando il solo accusatore.
+
+--Chi ti à impedito di ascoltare altresì l'accusata?
+
+--La paura di trovarti colpevole e di condannarti.
+
+--Grazie. Io non ti aveva mica dimandata mercè--sclamò il principe con
+disprezzo.
+
+--Ed io non dimando mica ad essere giudice--rispose il conte con
+calma. Amo meglio rimettermene al giudizio di Dio.
+
+--Scegli le armi allora--replicò il principe.
+
+--Principe, voi siete stato malato, la vostra mano trema. Io non posso
+scegliere la pistola: avrei troppi vantaggi.
+
+--Che ciò non ti sconcerti. La mia malattia mi riguarda.
+
+--Scelgo dunque la spada--disse Alessandro, prendendo quella che gli
+era dinanzi.
+
+--Sia--sclamò il principe. Dammi l'altra.
+
+--Le condizioni?--dimandò Alessandro.
+
+--Alcuna. La morte d'uno dei due.
+
+--Pietro, vuoi tu ascoltarmi un minuto?
+
+--In guardia--gridò il principe mettendosi in guardia. Nella nostra
+famiglia non v'àn vigliacchi.
+
+--Un solo minuto--replicò il conte--una sola parola...
+
+--In guardia, ti dico--gridò il principe di nuovo, fendendosi.
+
+Alessandro si pose in guardia, e lasciò l'assalto al principe.
+
+Questi era destro, lesto, abile; ma la sua mano vacillava per
+debolezza. Alessandro parò. Avrebbe potuto disarmare a piacere ed
+uccidere suo fratello: nol volle. Non volle neppur troppo stancarlo.
+Fece una finta di _coupé_, ma assai larga, per lasciare il suo petto
+scoverto. Il principe allungò un colpo dritto, e forò suo fratello da
+banda a banda.
+
+Alessandro cadde.
+
+Il principe abbandonò la guardia della spada, volse le spalle, salì a
+cavallo e mormorò:
+
+--All'altra, adesso.
+
+E disparve.
+
+Un minuto dopo, chiamava i famigliari del conte con la _briska_.
+
+Venti minuti dopo, giungeva al villaggio d'Imazoff, dove Maud
+l'aspettava nella berlina.
+
+Quando ella vide arrivar suo marito, il sembiante stravolto, lo
+sguardo feroce, gli occhi fuori dell'orbita, tremante di tutte le
+membra, comprese che un avvenimento tragico erasi compiuto, e svenne.
+
+Il principe, avvicinandosi alla berlina ed aprendola, per annunziare a
+sua moglie l'assassinio cui veniva di commettere, non trovò che un
+corpo agghiacciato nelle braccia della cameriera.
+
+Egli rinchiuse precipitosamente la vettura, e gridò ai postiglioni:
+
+--Guida tripla: strada di Francia.
+
+Poi entrò nell'altra berlina con Ivan, e seguì.
+
+
+
+
+V.
+
+Once again.
+
+
+Dopo gli avvenimenti cui venghiamo di raccontare rapidamente, compiuti
+di un modo non meno rapido, non restava più posto, nel cuore del
+principe ed in quello di sua moglie, che per due sentimenti egualmente
+estremi: un odio feroce ed un amore forsennato.
+
+In queste regioni tropicali dell'anima non è possibile che l'uragano.
+
+Il principe fissò la sua dimora nelle vicinanze di Parigi, a
+Saint-Germain.
+
+Molti mesi scorsero.
+
+Il tempo però, il cangiamento di cielo e di residenza non produssero
+alcuna mutazione nella sua vita. Gli era lo stesso vuoto, la stessa
+solitudine, lo stesso silenzio, la stessa disperata tristezza che al
+castello di Lavandall. I domestici francesi, cui il principe aveva
+ingaggiati, non penetravano nell'atmosfera della famiglia. Perocchè
+Ivan sapeva che quella gente, i cui costumi son quasi sempre ignobili,
+si costituisce sempre giudice severo dei padroni. Ivan d'altronde
+bastava al principe; Sarah e Rosa bastavano alla principessa.
+
+Un solo straniero frequentava il castello--ed ancora e' poteva passare
+per un vecchio amico: il dottore conte di Nubo. La salute del
+principe, ed oggimai la salute di Maud altresì avevan reso questa
+intrusione indispensabile.
+
+Maud era attaccata da una malattia di languore.
+
+Questo intervento di Dio nello scioglimento dell'opera sinistra del
+principe di Lavandall avrebbe dovuto illuminarlo, calmarlo,
+soddisfarlo in tutt'i casi. E' non ne fu che più esasperato. Non aveva
+egli detto: «All'altra, adesso?» Dio lo rubava di tutta la parte che
+vi prendeva. E' si decise allora a sorpassarlo in celerità.
+
+Ma in Francia non era esattamente come nel fondo di una provincia
+russa, in un castello, innanzi la porta del quale la legge rincula,
+ove il padrone à, di fatto, dritto di vita e di morte.
+
+In Francia si è permalosi della forma... si mette una bilancia nella
+mano della giustizia--affinchè dessa pesi bene quanto vale il ricco e
+quanto poco vale il povero! Si dice che la legge è cieca. Cieca è
+dessa: perchè segue un cane, il quale sa bene di qual dente morder la
+carne e di quale l'osso.
+
+Il principe non aveva d'uopo di andare in busca dello strumento che
+doveva compiere la sua bisogna. Lo aveva sotto la mano--semplicissimo,
+destrissimo, opportunissimo: voglio dire il dottore di Nubo.
+
+Non trattavasi che di trovare un metodo.
+
+Chi cerca, finisce sempre per trovare.
+
+Ma il principe aveva fretta: e' soccombeva sotto il peso della sua
+anima! Ed il dottore non ne aveva punto, perocchè, per lui, non
+solamente il tempo era oro, ma era pure un parafulmini.
+
+Gli era questo, del resto, il solo punto di discordanza tra questo
+cuore e questo cervello malati.
+
+Eppure, nè il principe, nè il dottore non aveva profferto un sol motto
+sull'obbietto!
+
+Vi era compenetrazione di spirito: ecco tutto.
+
+Se Maud fosse stata una donna italiana, la avrebbe provocato una
+spiega. Se fosse stata una francese, l'avrebbe fatta capitare. Donna
+essenzialmente inglese, la si taceva e moriva.
+
+Non è che la non formasse il progetto di abbordare un giorno con suo
+marito lo scandaglio della loro esistenza. Ogni notte, nelle sue
+interminabili insonnie, suffuse di lagrime, ella dicevasi: Domani
+parlerò!
+
+Infatti, la dimane arrivava; Maud aggiustavasi per quanto bella
+poteva; sforzavasi di risuscitare il sorriso sulle labbra
+diciannovenne, ed andava a picchiar all'uscio del principe.
+
+Abitualmente, non era ricevuta.
+
+Ma, una volta sopra dieci, l'inesorabile Russo l'ammetteva alla sua
+presenza.
+
+All'aspetto di quell'uomo, la parola spirava sulle labbra di Maud, il
+sorriso tramutavasi in singhiozzo.
+
+Il principe era irriconoscibile.
+
+A ventisei anni, sembrava caduco. Gli stessi suoi capelli si
+brizzolavano. I suoi occhi, vitrei, si affossavano ogni giorno di più
+nelle orbite, come spaventati della luce. Le sue guance, scavate,
+ingiallivano. La sua fronte, sì pura, solcavasi di rughe intralciate.
+Solo la sua bocca, ardente di febbre, pareva bruttata di sangue.
+
+Egli pure era attaccato da consunzione. Ma questa malattia, che
+abbelliva Maud dandole il diafano dei serafini della Chiesa,
+difformava il principe. E' trasudava la tisi dell'anima!
+
+La vista di quella ruina turbava la ragione di Maud. Ella
+attribuivaselo.
+
+D'altra parte, la vista di sua moglie metteva il colmo alla
+disperazione del principe.
+
+--Sono io--dicevasi egli--che ò cominciato la distruzione di questa
+bell'opera di Dio, e che vado a compierla. Io, che sarei morto ai suoi
+piedi, come un giusto, per ottenerne un solo sguardo di pietà! Io le
+fo orrore. Io sento sprigionarsi da tutta la sua persona un fluido che
+mi respinge. Io mi consumo alla sua contemplazione, e mi spegno. Dio
+mio! poteva un uomo dare ad una donna più vaste prove di amore che io
+ne diedi a costei? Io ò ucciso mio fratello, per causa di lei... Però,
+se le parlassi ancora? Io vorrei strapparle almeno questa parola: Ti
+odio! Sopra una donna che odia si à una presa. La si può infine
+attirare, domare, tenerla. Un'ipocrita, come costei, è uno spettro che
+sfugge quando credesi di afferrarlo. Sì: che la mi dica almeno: Io ti
+odio! Ciò sarebbe un balsamo per la mia coscienza. Io potrei
+rispondere: Continua, tu fai bene; consuma la tua opera e muori con la
+gioia dei demonii... Ebbene, saggierò ancora una volta. Condannato,
+dimanderò una dilazione. Che io mi arrivi almeno a comprenderla!
+
+Questa risoluzione presa, il principe spiò un'occasione propizia.
+Trattavasi conoscere l'ultimo verbo del suo destino.
+
+L'era una bella mattina di ottobre. Il principe, steso sur un
+_voltaire_, s'inebriava di sole innanzi ad un balcone che sporgeva sul
+giardino, centellando una tazza di thè e bruciando un sigaretto. Sulle
+sue ginocchia, nascosto a mezzo da una veste da camera di nero
+velluto, poggiava aperto un volume delle opere di Humboldt.
+
+Ivan introdusse il dottore di Nubo ed avvicinò una poltrona.
+
+--Prendereste una tazza di thè, dottore!
+
+--Perchè no? Vengo d'asciolvere al _Pavillon d'Henri IV_, con una
+delle vostre vecchie conoscenze, principe.
+
+--Le mie conoscenze sono tutte vecchie oggimai, dottore. Chi dunque?
+
+--Il conte di Perceval.
+
+--Non è ancor morto?
+
+--Lui morto? per chi lo prendete voi? È più giovane adesso che a
+trent'anni. Anzi, a quest'ora, tutta Parigi si occupa di lui.
+
+--Parigi è ben amabile. Che à egli fatto? Si è ralligato agli Orléans?
+Sarebbe divenuto onest'uomo? È entrato ai gesuiti?
+
+--Meglio, meglio che tutto ciò, principe. Io credo, _tout bonnement_,
+ch'e' si eserciti la mano all'assassinio.
+
+--Diavolo!--sclamò il principe. Cotesto debb'essere allora assai
+piccante.
+
+--Io non conosco ancora tutt'i dettagli della cosa. Me ne informerò e
+ve li conterò un altro giorno. So vagamente ch'egli è implicato nel
+suicidio di un _rat_ dell'_Opera_, cui intratteneva. Questa donzella
+si sarebbe suicidata per un poeta, un romanziere, un giornalista,
+qualche cosa come codesto--un tal Sergio di Linsac. In realtà, e' pare
+che il conte di Perceval non aveva presa la ballerina che per
+sottrarle non so quali cambiali del marchese di Caboul.
+
+--Il marchese... di Caboul!
+
+--Già, il quale non è altro che il R. P. Buzelin, dello stabilimento
+dei gesuiti alla Rue des Postes--il convertitore dei RR. PP. nel mondo
+galante. Ora, io m'immagino, che il conte di Perceval à furacchiato la
+figlioccia per furacchiarle le carte, e che dà oggi alla bisogna il
+nome e l'aria di suicidio. Questo birbo di conte è uomo di spirito,
+diascoli!
+
+--Proprio così--sclamò il principe ghignando.
+
+--E' sa che, in ogni cosa, il metodo è tutto. Ebbene, egli à trovato
+un metodo che converrebbe a non poche genti... oneste.
+
+-Ciò potrebbe esser vero--rispose il principe, lentamente, scandendo
+le parole ed inchiodando lo sguardo sullo sguardo impassibile del
+dottore di Nubo. Poi soggiunse:
+
+--Dottore, volete voi fare un giro di passeggiata pel giardino? Datemi
+il braccio.
+
+Il sembiante del dottore restò sereno, ed il suo cuore battè di
+soddisfazione.
+
+E' non aveva raccontato l'aneddoto del conte di Perceval per nulla.
+Quella parabola significava: i tempi sono maturi; io sono pronto:
+finiamola!
+
+E si rigioiva, accorgendosi che il principe l'aveva compresa così.
+
+Il dottore possedeva infine questo metodo--questo metodo ch'egli
+cercava da tre mesi.
+
+Poi, egli aveva premura. E' doveva recarsi in Svizzera. Aveva perduto
+una trentina di mille franchi al giuoco, al _club_. Aveva sottoscritto
+per un certo numero di azioni in un'intrapresa di scavi di carbon
+fossile, che prometteva molto. Aveva insomma bisogno di danari.
+
+Gli onorari della sua professione lo facevano vivere come un nabab. Ma
+quelli onorari--che formavano una bella somma alla fine
+dell'anno--arrivavano gocciolo a gocciolo.
+
+Ed il dottore abbisognava di centomila franchi in una manata.
+
+Ora, non si dà una tale somma per ricuperar la salute. La si dà per un
+delitto.
+
+--Un delitto!... l'è un metodo. Val desso la pena per darsi moina?
+
+Facendo queste riflessioni, vedendo di già le sue mani nei scrigni del
+principe di Lavandall, il dottore di Nubo l'accompagnò nel giardino.
+
+Faceva ancor tepido. Vi erano ancora abbastanza fiori, insetti,
+uccelli, per distrarli... per ascoltarli forse. Il principe
+s'intromise sotto una volta di pampani violetti che copriva un viale
+finamente sabbiato. Di un tratto, e' si fermò.
+
+Il dottore irradiava internamente.
+
+--Conte di Nubo--disse il principe--vi sentite voi capace di parlarmi
+francamente, da gentiluomo e non da dottore, che si crede obbligato di
+adoperare la speranza--e quindi la menzogna--come un mezzo di
+terapeutica?
+
+--Se l'esigete, principe, io sono pronto.
+
+--Ebbene--continuò il principe--voi vedete a che stato ne sono
+ridotto. Io lo sento, meglio pure che voi nol vediate. Malgrado ciò,
+io vi dimando: Posso io ancora guarire?
+
+--Dell'epilessia?... no, principe mio--rispose il dottore.
+
+--Gli è lungo tempo che ò preso il mio partito su codesto--replicò il
+principe di una voce sorda. Ma la consunzione?
+
+--Il resto non mi scoraggia mica ancora--riprese il dottore.
+
+--Perchè?
+
+--Perchè vi è in voi un principio di atrofia della vita fisica,
+occasionata dall'esorbitante assorbimento della vita morale. L'anima
+vi divora. Bisogna dunque soddisfarla... o ucciderla. Io non afferro
+le cause di questa mancanza di equilibrio tra le due funzioni, il di
+cui esercizio parallelo costituisce la vita normale e la salute. Io
+non vi domando di penetrare nei ripostigli intimi del vostro cuore.
+Voi avete, ad ogni modo, dei pensieri, dei desideri, dei progetti, che
+vi rodono. Voi perdete il fiato camminando verso un fine;... e gli è
+così che il vostro corpo si spossa, che la lampa della vostra vita
+fumiga e soffoca la luce.
+
+--Ciò è possibile--sclamò il principe, riflettendo e parlando a sè
+stesso.
+
+--Ora, non vi sono che due modi, come vel dicevo testè--continuò il
+dottore--per ricostruire la vostra salute relativa.
+
+--Quali?
+
+--O noi cominciamo a vannare, ad analizzare uno ad uno i fenomeni, le
+cause, le idee, le ansietà che vi consumano, e scartiamo questo,
+addolciamo quello, diamo soddisfazione da un canto, calmiamo
+dall'altro...
+
+--Ovvero?
+
+--Ovvero... sopprimiamo di un colpo il focolaio dell'insurrezione
+interna, la quale à ingenerato l'anarchia nelle vostre funzioni
+fisiologiche, e l'anemia.
+
+--Hum!--fece il principe riflettendo.
+
+--Sopprimere l'anima--continuò il dottore--sopprimere la coscienza,
+sopprimere i rimorsi, sopprimere gli scrupoli, sopprimere il dubbio,
+disoppannare la vita, in una parola, della sua parte morale e ridurla
+ad una semplice funzione fisica...
+
+--Si potrebbe egli?
+
+--Ciò si può. Ed allora la guarigione si ottiene subito e radicale. Il
+primo mezzo è più lungo e più incerto.
+
+--Ciò si può, dite voi? Si può dunque obliterare il pensiero?
+
+--Sopprimete la causa che produce l'eretismo di questo pensiero, e voi
+l'avrete ridotto, se non all'impotenza, almeno all'innocuità. Tutto,
+del resto, dipende da voi, dalla dose di volontà che potrete
+sviluppare, dai mezzi impiegati al trattamento.
+
+--Potreste voi dilucidare codesta teoria con un esempio, dottore?
+
+--Ma! prendiamo giustamente per esempio quel conte di Perceval, di cui
+parlavamo or ora. Supponghiamo che egli si sia trovato in presenza di
+un ordine del generale dei gesuiti che gli abbia detto: Bisogna
+ricuperare, ad ogni costo, le carte firmate dal Padre Buzelin, sotto
+il falso nome di marchese di Caboul: l'onore della Società lo esige.
+
+--Ebbene?
+
+--Ebbene, se il conte di Perceval avesse avuto in lui la preponderanza
+della vita morale, e' sarebbe caduto in un'ansietà che lo avrebbe
+condotto al sepolcro.
+
+--Perchè ciò?
+
+--Perchè? ma, strappar delle cambiali, pel valore di 150,000 franchi,
+dalle mani di madamigella Verray, soppannata dal suo amante Sergio di
+Linsac... avrebbe valso altrettanto che strappare una lacca di montone
+dagli artigli d'una tigre o di una lionessa. Rubargliele? la coscienza
+insorge. Truffargliele? l'onore protesta. Sedurre la giovine
+ballerina? Perceval era troppo vecchio... e d'altronde, non si
+seducono mai 150,000 franchi. Interessarla, con la virtù, all'onore
+della Compagnia di Gesù? Ester era ebrea...
+
+--Infatti...
+
+--Ed ecco lì il conte a struggersi, ad ammagrire, esitando tra il
+dubbio, il rimorso, la coscienza, la lealtà, la divozione, l'amore che
+la giovane _drôlesse_ gl'inspirava... ed il resto. Che fa desso?
+
+--Che fa? sì, che fa desso?
+
+--In luogo d'intraprendere la sua guarigione mediante il
+soddisfacimento di tutte queste esigenze della sua anima, egli
+sopprime la causa. Sopprime l'anima... ed uccide la fanciulla,
+scientificamente, facendola passare come la si fosse suicidata.
+
+--Ciò è ancora oscuro--sclamò il principe--ma non importa. Noi
+ritorneremo su di questa teoria medicinale. Ora, ditemi, avete voi
+visto la principessa?
+
+--Non ancora, stamane.
+
+--Che pensate voi del suo stato?
+
+--Ella può guarire. In lei, l'è pure il morale che invade il fisico.
+Però, come nell'organizzazione della principessa il fisico è più
+sviluppato che il morale, dando, dal lato vostro, un po' di
+soddisfazione a questo, aiutando io il fisico con mezzi terapeutici,
+l'equilibrio si può ristabilire.
+
+--A maraviglia.
+
+--Io fo costruire adesso un apparecchio, a cui vado a sottomettere la
+principessa, ed ò grande speranza nel successo. Ma ritorniamo a voi,
+principe...
+
+--Non vi torniamo più, per oggi--interruppe il principe, uscendo dal
+viale per rientrare nel castello. Sono stanco. Ò colte le vostre idee
+e le mediterò.
+
+Il dottore, evidentemente contrariato da questo brusco congedo, si
+recò agli appartamenti della principessa.
+
+--Questo miserabile mi assicura che io posso guarire, che ella può
+guarire--pensò il principe passeggiando lentamente nel suo gabinetto.
+Proviamo allora. Ad ogni modo, ò in mano lo scioglimento.
+
+
+La sera che seguì, Maud, con uno stupore che lambiva il terrore, vide
+entrare da lei, senza essere annunziato, il principe Pietro, che le
+disse:
+
+--Amica mia, volete voi darmi una tazza di _the_ presso di voi? Mi
+sento meglio stasera e vengo a passare qualche istante con voi.
+
+Maud, senza rispondere, sollecitossi ad avvicinargli un seggio.
+
+Il principe lo respinse e soggiunse:
+
+--Mica qui. Questa stanza è troppo grande: uno vi si perde, non vi si
+vede l'un l'altro. Venite nel vostro _boudoir_.
+
+Ed offrendo il braccio a sua moglie, senza aspettare il consentimento
+di lei, la condusse in un gabinetto attiguo, rischiarato da una
+semplice lampada di alabastro.
+
+Il _boudoir_ era tappezzato di raso giacinto a fiori bianchi. Il fuoco
+brillava nel camino. L'aria era tiepida e profumata da guastade di
+fiori. Là, il piano. Ad un angolo, una tavola a lavoro. Dei pastelli
+sulle mura. Uno spiro d'innocenza, di pudore, di felicità, di vergine
+amore in tutta quell'atmosfera di alba.
+
+Dio vi sarebbe venuto a visitare Maria--senza mandarle un messaggiero!
+
+--Sarah, servite il _the_ qui--disse il principe, ed andate ad
+aspettare madama nella sua camera da letto.
+
+Nulla non potrebbe esprimere lo stupore, il terrore di Maud e di Sarah
+vedendo i preamboli del principe, il quale aveva l'aria d'imporre,
+anzi che di dimandare un colloquio.
+
+Sembrava gaio. La sua salute appariva più solida; il suo spirito, più
+sereno. E' fece perfino dei complimenti a sua moglie, a proposito di
+un pastello, cui vide sur un cavalletto, e sur un ricamo che giaceva
+sur un divano. Ma non appena il _the_ fu servito, ed i domestici si
+furono ritirati, il principe si levò dal posto, cui aveva preso a
+fianco di sua moglie, sul canapè, e cominciò a passeggiar lentamente
+per la stanza--ricadendo nel suo silenzio e nelle sue tenebre.
+
+Alla fine, e' s'avvicinò alla principessa e proruppe--scattando come
+un uomo che si decide di un tratto:
+
+--Maud, io sono stato troppo duro verso di te: perdonami.
+
+Questa sottomissione, questa confessione dalla parte di un uomo come
+il principe, e nella situazione di lui, stupirono più che non
+toccarono la giovane inglese.
+
+Ella rimase disorientata, e ne pianse.
+
+Il principe se ne avvide, ma non si scoraggiò.
+
+--Maud--continuò egli--io non ti chiedo ancora nulla. Io so che non
+isveglio in te se non ripulsione e terrore. Ma, ài tu riflettuto alla
+mia condotta? Ti sei tu dimandato: Quale è la vita di questo dannato
+alla porta del paradiso?
+
+--Io mel sono dimandato e mel dimando ogni dì, principe.
+
+--E...?
+
+--E... non vi ò compreso.
+
+--Non mi à compreso!...--gridò il principe coprendosi il viso di ambo
+le mani. Tu non ài dunque capito il mio supplizio? Tu non ài capito il
+vuoto dell'anima mia, la solitudine delle mie interminabili giornate,
+la disperazione delle mie notti senza sonno? Tu non ài capito che il
+mio sangue, a ventisei anni, bruciava; che la mia ragione smarrivasi
+nel delirio dei sogni? Tu non ài capito che io poteva amare, che io
+poteva esser geloso, che io poteva temere, che io poteva essere
+assetato di te--cui io vedeva passare innanzi ai miei occhi il giorno
+e traversare i miei sogni la notte come una visione fantastica? Tu non
+ài compreso che io dimandava a te ciò cui non dimandavo più a Dio:
+grazia!--grazia per la sventura di cui la fatalità mi aveva colpito?
+Tu non ài compreso che io ti amava, che lo ti circondava del rispetto
+di una regina, di una adorazione di angelo, e che giorno e notte io mi
+trascinava alla tua porta, chiedendoti perdono, mercè? Non ti aveva io
+detto: Aspetta prima di colpire, ascolta prima di giudicare, respingi
+le impressioni subite, ed apri il cuore alla pietà?
+
+--Signore mio Dio!--sclamò Maud--mi avreste voi dunque trovata dura?
+
+--Tu sei stata crudele--gridò il principe, cangiando il tuono della
+sua voce.
+
+--Giammai--replicò Maud con calma.
+
+--Ove eri tu, quando l'angelo del male mi toccava del suo
+dito?--replicò il principe con forza. Tu eri fuggita! Chi era al mio
+capezzale, quando io mi attorcigliavo sull'aculeo della vendetta di un
+Dio sinistro? un servo! Il letto dell'infermo, cui tu avresti dovuto
+confortare, era vedovo. La camera del paziente era orba di quella
+consolazione che si chiama la donna. Io non aveva madre, non sorella,
+non moglie... Che facevi tu, quando io mi dibatteva nell'agonìa?... Io
+ò udito il rumore dei baci.
+
+--No, no--gridò Maud.
+
+--No? Io l'ò udito, e non sono stato solo ad udirlo... Ed ò vendicato
+l'insulto.
+
+Maud ruppe in gemiti, e le sue parole si spersero in un singhiozzo di
+disperazione.
+
+--Io amava mio fratello--continuò il principe sciogliendo in lagrima
+anch'egli--e l'ò ucciso. Di', ora, di', donna, quale creatura mortale
+poteva darti prove di un amore più forsennato? E adesso, che io pur mi
+muoio, io mi trascino ai tuoi piedi e ti dico: oblìo tutto... abbi
+pietà di me!
+
+--Gli è da Dio, principe, che dovete implorare pietà--replicò Maud di
+una voce commossa--perchè avete commesso il delitto di Caino.
+
+--Ancora? ancora?--gridò il principe. Maud, non ritornare giammai più
+su codesto. Io non sarei sempre padrone della mia ragione. Non
+chiudete l'orecchio a questo ultimo grido dell'anima mia. Io ò bisogno
+di dimenticare. Io ò la volontà di vivere. A ventisei anni, la terra à
+ancora delle rose, la donna à ancora dei baci, la testa à ancora delle
+ambizioni, il mondo offre ancora delle seduzioni, delle soddisfazioni,
+dei sorrisi... Maud... orsù Maud, viaggiamo. Prestami le tue braccia
+per riposare la mia testa condannata. Apri il tuo cuore alla voce del
+mio cuore. Sii donna... sii moglie! Lasciami vaneggiare del cielo sul
+seno tuo... o lasciamivi nascondere il viso per piangere e per
+morirvi.
+
+Ed e' cadeva in ginocchio innanzi a lei, innalzando verso lei le sue
+mani supplichevoli.
+
+Il momento era decisivo.
+
+Dio pronunziava la sentenza.
+
+--Principe--sclamò Maud, vedendo i lineamenti di suo marito alterarsi
+rapidamente--calmatevi. Non vi fate guadagnare, sopraffare da
+un'emozione fatale. Voi guarirete. Dio mi ascolterà alla fine: voi
+guarirete.
+
+Ed alzandosi, ella stese le mani al marito per aiutarlo a rilevarsi.
+E' la guardò come pietrificato; e levandosi solo, lentamente,
+solennemente, soggiunse:
+
+--Io sono giudicato. Non temete nulla, signora, dalla mia emozione.
+Guardatemi... essa è passata. Addio, signora. Non sono riescito; ma
+non mi pento del passo che ò fatto. Io soffocava sotto il pondo delle
+cose cui vi ò confessate. Mi sento alleviato, ora che ò acquietato il
+convincimento che vi àn dei sentimenti invincibili. Io non sapevo che
+un poco di pietà, un poco di amore, fossero un tesoro sì immenso. Io
+pensavo di aver fatto qualcosa per meritarlo: io era un vanaglorioso.
+Bisogna ricominciare. Ricominciare! Ma se sapessi almeno che, dove,
+come? Credetemi, signora, io non ò più proprio nulla: ò dato
+tutto--tutto! Ciò non è bastato. Mi ritiro... Addio!
+
+--Principe--gridò Maud--nel nome di Dio onnipotente, calmatevi.
+
+--Su via, forzato--continuò il principe senza più fare attenzione a
+sua moglie--su via, galeotto, alla tua catena, ai tuoi giorni senza
+luce, alle tue notti piene di vampe, ai tuoi vaneggiamenti, ai tuoi
+rimorsi, ai tuoi delirii, alla tua sete di vita, alla tua
+disperazione. Marcia, corri, va ad accoccolarti sul tuo giaciglio di
+carboni ardenti, e rumina, che tua moglie à un cuore... ma per altrui!
+che tu sei Caino! che tu sei solo in mezzo al mondo che ti respinge!
+che tu sei orrido! che tu sei un lebbroso! che tu sei un dannato!
+Marcia... bevi il tuo fiele e la tua belletta fino all'imo; consumati,
+muori come un paria... e silenzio... Silenzio! che alcuno non si
+avvegga della tua respirazione oppressa, del tuo polso accelerato, dei
+tuoi occhi infiammati di voglie, dei tuoi labbri assetati di baci...
+resta mogio, calmo, placati... tu li spaventi... La parola fatale
+trema sulla loro bocca... guarda... tu li volgi in fuga... e' si
+turano le orecchie... stornano lo sguardo... orribile! orribile!...
+non è vero, madama? Ebbene, addio... Vi gradirebbe, madama, che io mi
+esilii nelle Indie? I _fakirs_, madama, non avranno la stessa paura,
+la stessa ripulsione che voi: essi mimeggiano la cosa, essi!
+
+--Principe, principe--gridò la giovinetta--se un giorno sarete assai
+calmo...
+
+--Oh! certo, madama, certo, se io fossi saggio voi mi fareste dono di
+un giocatolo, di uno zuccherino... come al vostro _Polly_ che gnignola
+sì bene il _God save the Queen_. Ebbene, sì, io sarò calmo un giorno;
+ma allora, non vi dirò più, madama, come vi dicevo or ora: Io vi amo,
+io vi voglio, io ò assassinato per voi, io vi ò cavata fuori da un
+ospizio donde voi sareste uscita una serva, ed ò fatto di voi una
+delle stelle dell'aristocrazia d'Europa. Io divengo folle per voi,
+diventerò forse delinquente... no, no, io non vi dirò più codesto,
+madama, il giorno in cui sarò calmo. Voi non correrete più il rischio,
+allora, di vedermi epilettico; ma io mi sovverrò e vi dirò: Adultera,
+tu ami tuo cognato!
+
+Maud si precipitò verso il principe per rattenerlo, per parlargli...
+E' la respinse sul divano e fuggì.
+
+La crisi aveva raggiunto il suo apogeo.
+
+
+Maud era vinta.
+
+Ella aveva preso una risoluzione.
+
+Il dì seguente ella fece chiamare Ivan, per sapere se il principe
+fosse in istato di riceverla.
+
+Ivan la supplicò di non vederlo quel dì. Il principe era ancora
+spossato dalle emozioni della notte.
+
+Il terzo giorno Maud fece ripetere la dimanda.
+
+Ivan rinnovò la medesima preghiera, e le disse che quando gli sarebbe
+sembrato che il momento fosse opportuno, sarebbe venuto ad
+annunziarglielo.
+
+Passarono infatti cinque giorni.
+
+Il mattino del sesto, Ivan andò a dire alla principessa:
+
+--Venite. Oggi è calmo. Egli à parlato lungo tempo col dottore, ed io
+gli ò rimesso delle lettere. E' può lavorare; potrà dunque
+intrattenersi con madama la principessa.
+
+Maud traversò immediatamente il gran salone ed andò a picchiare alla
+porta del gabinetto del principe.
+
+Io dovrei dire del suo laboratorio. Perocchè, le tre o quattro stanze
+occupate dal principe eran zeppe di libri, di macchine di fisica e di
+chimica, e di oggetti di storia naturale di ogni specie.
+
+Il dottore di Nubo avevagli fatto comprare le collezioni che da
+cinquant'anni accumulava uno dei fisiologhi e naturalisti più rinomati
+di Francia, morto testè.
+
+Il principe, leggendo sempre e disuggellando le sue lettere, senza
+levare il capo disse:
+
+--Entrate.
+
+E' non scorse Maud.
+
+Ella si trascinò fino a lui.
+
+Di un tratto, ella videlo tremare come un uomo che esce da un bagno
+ghiacciato, riconoscendo il carattere di una lettera e provando ad
+aprirla con violenza.
+
+Vi riescì alla fine e lesse.
+
+Poi, levandosi di soprassalto, egli andava a prorompere non so in
+quale esclamazione, quando vide innanzi a lui Maud, impiedi, gli occhi
+devaricati da stupore e da terrore.
+
+--Ah!--gridò il principe con una veemenza spaventevole--ah! voi venite
+per apprendere sue nuove!... Ebbene, infame... eccone.
+
+E ciò dicendo, gittò la lettera sul viso della moglie.
+
+Di più in più attonita, spaventata, Maud raccolse la lettera e lesse,
+a suo turno, ad alta voce:
+
+
+ Parigi, Hôtel du Rhin, 3 novembre.
+ «Fratello,
+
+«Io non sono morto. Gli è a ricominciare. Io amo sempre Maud.
+
+ «ALESSANDRO.»
+
+La lettera cadde dalle mani di lei. Maud fuggì gridando, in inglese:
+
+--_Once again! once again!_--ancora una volta!
+
+Il principe si accasciò come fulminato sulla sua seggiola e sclamò:
+
+--Ella pure l'ama sempre!... Ebbene, sia; _Once again!_
+
+
+
+
+VI.
+
+Il grido del sangue.
+
+
+Il conte Alessandro aveva ricevuto un colpo di spada che gli aveva
+traversato le costole ed il lobo inferiore del polmone destro, poi
+aveva lambito il diafragma ed eragli uscito nel dorso. La ferita era
+due volte mortale.
+
+Eppure, era guarito.
+
+Il suo cocchiere russo ed il suo cameriere francese, che erano sulla
+_briska_, lo avevano trasportato al castello, credendolo morto, e si
+era mandato in cerca di un chirurgo, piuttosto per constatare il
+decesso, che per medicar la ferita.
+
+In una cittaduzza--a qualche versta dal castello di
+Lavandall--dimorava il dottore Taddeo Varnetrahler. Questo Tedesco,
+che aveva sposato una Russa, scienziato profondo, aveva fatto le
+campagne del 1813, 1814 e 1815 con gli eserciti sassoni e prussiani.
+Egli era accorso. Aveva fasciato il ferito. Aveva udito attentamente
+le poche parole cui il conte gli aveva diretto, a voce morente, ed
+aveva dichiarato che il caso era mortale. In seguito di che, aveva
+allontanati dalla camera tutt'i domestici del castello, ed erasi
+installato al capezzale del moribondo, assistito solo dal cameriere
+francese.
+
+Tre giorni dopo, si era convenevolmente seppellita nella cappella del
+castello una cassa lunga, ornata di velluto, ripiena di vecchi
+scartafacci--che erano passati pel cadavere del conte Alessandro.
+
+Quanto a costui, la notte precedente era stato trasportato, sur una
+barella, al castello del conte Alessio di Rumanzowski, a quattro
+verste dal castello di Lavandall.
+
+Il giovane amico e sua moglie--una bella polacca--aiutati dal dottore,
+avean celato e salvato il conte Alessandro, cui tutta la Russia
+credeva morto. Egli era deciso a ricominciare, se guariva. Non voleva
+però attirar sul fratello l'imputazione terribile di questo
+accanimento ad ucciderlo.
+
+Tutto gli era riescito a voglia.
+
+Ed ora, eccolo ad aspettare all'Hôtel du Rhin l'ultimo motto del suo
+destino.
+
+Era pronto ancora una volta a lasciarsi uccidere...
+
+Il suo cameriere entrò ed annunciò:
+
+--La signora principessa Maud di Lavandall.
+
+
+Ella si era recata la mattina nell'appartamento di suo marito per
+dirgli questa parola magica:
+
+--Io t'amo!
+
+Il conte Alessandro si collocava di nuovo tra il principe e lei come
+un abisso.
+
+Ritornata in camera, dopo la scena cui abbiamo raccontata alla fine
+del capitolo precedente, ella aveva dato ordine per la sua carrozza,
+e, d'un tratto, era venuta a Parigi.
+
+Il conte Alessandro, steso per un divano, leggeva il _Débats_,
+aspettando Ivan, il principe stesso, i testimoni di lui, perfino il
+diavolo, anzi che la principessa.
+
+E' non poteva credere agli occhi suoi vedendo in piedi innanzi a lui
+quella grande e pallida figura--tanto cangiata in sei mesi! Vestita
+tutta di nero, quasi portasse il lutto alla sua bellezza, alla sua
+giovinezza, alla sua felicità! E' corse pertanto verso di lei, che era
+restata sulla soglia, e cadendo a ginocchio le baciò i lembi della
+veste, coma ad una madonna.
+
+--Conte--disse Maud alla fine--voi siete il cattivo genio della vostra
+casa. Dio vi perdoni! Perchè rivenite?
+
+--Avreste voi desiderato, madama, che io fossi restato nel sepolcro?
+
+--Conte, voi sapete che io, men ch'altri, non posso avere un tal
+desiderio. Voi siete stato il mio solo amico, in quella casa ove
+vostro fratello mi aveva introdotta ed ove e' mi trattava come
+straniera.
+
+--Ebbene, madama--riprese il conte--io sorgo dalla tomba per venire a
+proclamare innanzi a Dio, ed innanzi a mio fratello, che vi amo... E
+poi morire, se posso.
+
+--Conte--rispose Maud, quasi affogata, tendendogli le mani per
+rilevarlo--se io avessi il diritto di dimandarvi una grazia, io vi
+direi: Lasciate Parigi oggi stesso, in questo punto, in questo istante
+stesso... Ogni minuto che passa può contenere una catastrofe... E se
+una confessione può accelerare codesta partenza, io non esito a farla,
+a voi, a voi il primo: Io amo mio marito!
+
+Il conte Alessandro vacillò; poi soggiunse con calma:
+
+--Io non invidio a mio fratello questa bontà di Dio. E' non n'à altra!
+
+--Oh! sì, egli è ben sventurato... sclamò Maud... E l'è colpa mia. Io
+non ò osato. Io non ò saputo vincere il terrore, la repugnanza, che la
+sua malattia mi cagiona. Io l'ò amato, pertanto, dal primo giorno. La
+nobiltà del suo carattere, la sua delicatezza, la sua modestia, mi
+toccarono... Poi, quella sera fatale arrivò. Io ne abbrividisco
+ancora... Era la notte, in una sala rischiarata unicamente dalla luna.
+Io sentii le sue braccia avvinghiarsi alla mia vita, stringermi,
+comprimermi, ribadirsi sulla mia carne e sulle mie ossa come due
+serpenti... La mia respirazione soffocavasi. I miei occhi schiattavano
+dalle mie orbite... La voce mi mancava per gridare... Le mie costole
+scricchiolavano... Un secondo ancora, e la mia spina dorsale era
+spezzata in due... Egli dovette vedere il mio spavento. E' dovè
+sentire il male orribile che mi facea. E' dovette accorgersi che
+andava ad uccidermi nel suo abbracciamento di morte, perchè fece uno
+sforzo terribile per snodare le sue braccia e rigettarmi lontano,
+mentre egli cadeva sul tappeto... Io lo vidi allora torcersi nella sua
+orrida convulsione: io compresi...
+
+--Sventurati!
+
+--E dopo, ogni qualvolta l'ò visto avvicinarsi a me, lo stesso terrore
+mi à presa. Ei se n'è avvisto. À rispettato il mio spavento, e si è
+ingannato sulla natura della mia repulsione. Noi siamo restati
+stranieri. Ma la mia anima gli era unita; tutta la mia vita è un
+pensiero di lui. Il corpo lo fugge; il cuore lo appella. Ma io sono
+codarda.
+
+--Perchè, madama, mi fate voi queste confessioni, cui non vi domando?
+
+--Perchè, conte, voi vi siete ingannato quando avete portato su me
+degli sguardi che mi offendevano. Forse, io fui imprudente. Io mi
+lamentai, io mostrai, più che vero non era, allontanamento per lo
+sventurato che si disperava nelle spire della gelosia... Ve ne domando
+perdono. Io aveva bisogno di sfogo; e nella solitudine, io credeva
+poter cercare il cuore di un fratello per riposarmi.
+
+--Vi ò io indirizzato mai una parola che abbia smentito il fratello a
+cui voi v'indirizzaste, Maud?
+
+--No.
+
+--Ebbene, quando si risuscita da una tomba e che si viene per farsi
+uccidere, si à il dritto di proclamare il Dio cui si adora, la ragione
+del martirio.
+
+--Ma io vi replico ch'io l'amo--gridò la principessa sporgendo le mani
+da supplicante. Come sia ciò avvenuto, nol so. La prima impressione è
+riapparsa. La paura, il disgusto, che solo mi allontanavano da lui,
+sono stati vinti dalla pietà di una sì grande sventura. Quando ò visto
+quest'uomo a non chiedermi giammai nulla; non volgermi alcun
+rimprovero; comprendere la lotta che si compieva in me; rispettare la
+mia debolezza; non varcar mai la soglia di una porta lasciata sempre
+aperta; adorarmi in silenzio; soffrire la tortura dei desiderii senza
+dolersene; rassegnarsi, attendere, circondarmi della sua
+protezione--cui voi avete dovuto trovare terribile--deperire, ma non
+uccidermi, credendomi colpevole, come vi aveva ucciso... quando l'ò
+visto supplicarmi, delirar di passione, attirar sulla sua testa il
+fulmine del suo male a forza di amarmi, sopraffatto dall'emozione, cui
+la mia vista cagionavagli sempre... ebbene, fratello, io che l'amavo
+di già nella profondità del mio cuore; io che non osavo, per
+timidezza, per rispetto, per sciocchezza, forse, rivelarmi a lui, far
+eco alla sua passione... io ne sono folle adesso fino all'impudenza.
+Io non soggiungo più nulla... o piuttosto, io non soggiungo che un
+motto: Partite, vivete, siate felice! La nostra ora, a noi, è certa.
+Possiate sovvenirvi di noi senza rimorso e senza rancore.
+
+--Io amava una donna; io adoro un angelo!--sclamò il conte
+accasciandosi sur una seggiola o nascondendo il capo nelle mani, per
+piangere.
+
+La principessa lo contemplò, avendo anch'ella gli occhi ottenebrati
+dalle lagrime. Poi senza rispondere, si ritirò indietreggiando,
+sollevò la portiera e scomparve.
+
+Discese le scale precipitosamente ed andò a cascare nella sua
+carrozza, dicendo ai lacchè:
+
+--Al palazzo, e presto!
+
+Ella non rimarcò ch'un altro coupè, egualmente alle armi ed alla
+livrea di Lavandall, aspettava alla porta, e che due occhi di fuoco
+spiavano dietro i cristalli.
+
+
+Quando la principessa fu partita, Ivan si avvicinò allo sportello e
+dimandò gli ordini del principe.
+
+Il principe era venuto all'_Hôtel du Rhin_ per parlare a suo fratello.
+Avendo scorto alla porta la carrozza di sua moglie, erasi fermato ed
+aveva aspettato. Ma, aspettando, aveva cangiato avviso. E' non volle
+più discendere, non volle veder più suo fratello. E' disse dunque ad
+Ivan:
+
+--Dal dottore di Nubo.
+
+La distanza della piazza Vendôme alla via di Lille non è lunga. Egli
+capitò dal dottore in uno stato di frenesia.
+
+Il dottore stava per uscire.
+
+Il principe entrò dritto nel gabinetto di lui, prese un foglio e
+scrisse:
+
+
+«Domani, alle 8, alla Porta Maillot. Siatevi solo col vostro medico e
+le vostre armi. Non padrini.
+
+ «PIETRO DI LAVANDALL.»
+
+
+Il principe si volse in seguito al dottore di Nubo e gli disse:
+
+--Domani, io mi batto in duello. Passerò a prendervi alle 7. Voi
+sarete il mio secondo ed il mio medico.
+
+--Con chi vi battete voi, principe?--dimandò il dottore, un po'
+imbarazzato.
+
+--Con mio fratello--rispose il principe. Voi volevate conoscere il
+veleno segreto che rodeva la mia vita, eccolo: Mio fratello ama mia
+moglie--che non è stata giammai mia moglie--e che l'ama pure. Io
+credeva averlo ucciso in Russia. Egli risuscita per venirmi a dire «Io
+amo Maud. Bisogna ricominciare.» Capite, adesso? Noi ricomincieremo. A
+domani.
+
+--Ma, principe--balbettò il dottore--non vi sarebbe dunque modo...
+
+Il principe lo fulminò del suo sguardo carico di disdegno, di
+disprezzo e di alterigia, e replicò:
+
+--A domani. Io vi domando i vostri servigi in caso di disgrazia; non i
+vostri consigli e la vostra mediazione. Verrete voi?
+
+--Sono ai vostri ordini, principe--sclamò il dottore.
+
+Il principe di Lavandall partì, ripassò per la piazza Vendôme e mandò
+Ivan a lasciare la lettera alla porta del conte Alessandro, poi
+rientrò al palazzo tardi.
+
+Maud era a letto. L'emozioni della giornata l'avevano di molto
+stancata.
+
+Sarah e Tom andarono per nuove. Ivan, al solito, si tacque. Il
+cocchiere del principe raccontò l'itinerario e dettagliò le stazioni.
+
+Un lampo traversò lo spirito di Maud, udendo che suo marito l'aveva
+attesa alla porta dell'Hôtel du Rhin; ch'era poi ito dal dottore; e
+che Ivan aveva portato una lettera al conte Alessandro. Ella fu lì lì
+per alzarsi e recarsi da suo marito. La timidezza, la paura, il
+rispetto di sè, la modestia la ritennero.
+
+Sempre la stessa!
+
+--Lo vedrò domani--si disse ella.
+
+Ed invocò il sonno, che non venne.
+
+Domani!
+
+
+L'indomani, alle 6, il principe ed Ivan erano partiti dal palazzo e
+galoppavano sulla strada di Parigi.
+
+Alle 7, erano alla porta del dottore di Nubo.
+
+Alle 8, alla Porta Maillot.
+
+Una carrozza, dalla livrea e dalle armi dal conte Alessandro, li
+aspettava.
+
+--À sete del mio sangue!--mormorò il principe--mi à preceduto.
+
+La vettura si fermò.
+
+Un uomo vestito di nero uscì allora dal _coupé_ del conte Alessandro e
+venne ad Ivan, il quale era disceso subito dalla predella del
+cocchiere.
+
+L'uomo a nero mostrò una lettera, ed insieme si presentarono al
+principe per rimettergliela.
+
+Il principe era profondamente assorto e tristissimo.
+
+Cadeva una acqueruggiola fina, penetrante, fredda, che rendeva il
+tempo scuro, il cielo insipido. Gli alberi avevan perduto il loro
+manto e mostravano le loro ossa nere, che tremolavano sotto la fredda
+brezza. Il luogo era solitario. Tutto ciò stingeva sul carattere di
+già sì malinconico del principe di Lavandall, e l'affettava.
+
+E' prese la lettera senza guardarla, meccanicamente. Il suo spirito
+vagava altrove.
+
+L'impressione del freddo, che gli occasionava lo sportello aperto del
+coupè, lo richiamò alla realtà. Egli avvicinò allora la lettera ai
+suoi occhi e fece un movimento di sorpresa.
+
+--Chiudi dunque codesto sportello,--gridò egli ad Ivan, tirandolo nel
+tempo stesso a sè con violenza.
+
+Poi, e' si volse al dottore e soggiunse:
+
+--Cosa è codesto? Egli scrive adesso? E' non è dunque qui.
+
+--È il conte Alessandro che scrive?--dimandò il dottore.
+
+--Egli stesso--rispose il principe, spiegando la lettera e guardandola
+anco prima di leggerla.
+
+Infine egli lesse a mezza voce, come avrebbe fatto se fosse stato
+solo:
+
+ «Fratello....
+
+--Fratello!--gridò il principe--fratello ancora...!
+
+«Io era sul punto di partire e di rendermi al tuo appello. Ò avuto
+paura... Ò avuto paura che quando tu mi avessi ucciso, e che tu avessi
+poscia saputo la verità, ne saresti stato sventurato per tutta la
+vita.»
+
+--Tutta la vita!--commentò il principe--In quanti mesi, in quanti
+giorni ciò può consistere, dottore? Egli dice: sventurato! Sarei io
+dunque felice, dottore, senza avvedermene?
+
+--Tutto codesto non tien che a voi, principe mio--rispose il dottore.
+
+«Tu sai che io non mi spavento alla vista di una spada...»
+
+--Se lo so!--gridò il principe. Crede egli dunque che io non compresi
+ch'e' poteva uccidermi l'altra volta, e ch'e' fece a posta un
+movimento per precipitarsi sulla mia spada? La paura non è di casa
+nostra.
+
+«Ma oggi, io non sono ancor pronto. Delle visioni, dell'emozioni, il
+sovvenire di nostro padre, le memorie della nostra infanzia sì
+tenera... Te ne ricordi tu, Pietro? I nostri bei giorni di està, a
+correre nella foresta... le lunghe nostre notti d'inverno, passate
+sulle ginocchia del nostro nobile padre, che ci raccontava le
+battaglie di Napoleone, l'incendio di Kremlin, la campagna di Russia,
+Waterloo, e mille aneddoti degli tzar Paolo ed Alessandro?... Ebbene,
+no, oggi è impossibile. Tutto ciò mi assedia nella mia camera. Io non
+posso uscire...»
+
+Il principe leggeva di una voce soffocata dalle lagrime; i singhiozzi
+lo strangolavano. Non pertanto, continuò:
+
+«Ti domando un giorno di sosta. Che cosa è un giorno? Tu ài aspettato
+tanto tempo. Dimani, io sono ai tuoi ordini. Io ti aspetterò ove tu mi
+aspetti adesso. Tu ài avuto tanti anni di debolezza per me. Viziami un
+giorno ancora. Cosa è due volte dodici ore? Oh! se io potessi dirti
+addio!... Ma no: il destino ci spinge. A rivederci domani.
+
+ «Tuo fratello
+
+ «ALESSANDRO.»
+
+
+Il principe restò come abbacinato alla lettura di questa lettera.
+Senza avvedersene, egli la stringeva e la gualciva nella sua mano
+destra, la foggiava a pallottola, mentre grattavasi dolce dolce la
+fronte della sinistra.
+
+Infine fece un movimento vivissimo, passò la testa fuori lo sportello
+e gridò ad Ivan:
+
+--A casa, al galoppo.
+
+Partirono come il vento.
+
+Arrivarono senza schiudere le labbra.
+
+
+Sarah fermò il dottore al varco, nell'anticamera, e lo chiamò per
+visitare la sua padrona, la quale, dal mattino passava da sincope in
+sincope.
+
+Il principe andò a gittarsi sur un canapè nel suo gabinetto,
+annientato dalle emozioni.
+
+Maud, che aveva letto la prima lettera del conte Alessandro, il dì
+innanzi, indovinava perchè suo marito fosse uscito e partito per
+Parigi, alle sei del mattino.
+
+Ella svenne quando questa notizia le fu annunziata, e non ritornò alla
+vita che per svenire di nuovo. Una carrozza era andata a prendere il
+dottore di Nubo a Parigi, ed era tornata vuota, con la nuova che il
+principe era venuto a menarlo via alle sette. Le convulsioni di Maud
+divennero più intense.
+
+Ella sentì il dottore entrare nella sua camera, e, levandosi di uno
+slancio su i suoi origlieri, gridò:
+
+--Ebbene! egli l'à ucciso?
+
+--Non vi è alcuno di morto, madama. Rassicuratevi--disse il dottore
+con un sorriso grazioso. Ed ò la persuasione che non vi sarà più
+alcuno in questa incomoda situazione.
+
+--Dio vi ascolti, dottore!--sclamò Maud ricadendo su i guanciali.
+
+Il conte di Nubo ordinò dei calmanti, dette speranze, disse qualche
+motto gaio, ed entrò nel gabinetto del principe.
+
+Questi aveva svolta la lettera di suo fratello, l'aveva riletta, e
+l'aveva spiegata larga larga innanzi a lui.
+
+Scorgendo il dottore, levossi e dimandò vivamente:
+
+--Ebbene?
+
+--L'è seria--rispose il dottore. I fenomeni si complicano. Al
+deperimento si aggiungono ora le sincopi. Ma io la guarirò.
+
+Il principe gl'inchiodò addosso i suoi sguardi carichi di odio, lo
+afferrò pei polsi e susurrò di una voce sorda:
+
+--La deve morire... Io non voglio uccidere mio fratello... no, non lo
+voglio!
+
+Il dottore conte di Nubo salutò profondamente, e senza replicar verbo
+uscì.
+
+
+
+
+VII.
+
+Una prescrizione verbale.
+
+
+Maud non rivide più suo marito.
+
+Troppo debole per alzarsi, ella lo fece chiamare il giorno stesso
+nella sua camera, poi il dì seguente; poi il quarto giorno.
+
+Il principe non ascoltò quella voce, non obbedì a quell'appello.
+
+Il quinto giorno e' partì per Nizza.
+
+Il dottore di Nubo gli aveva ordinato di andare a prendere dei bagni
+di sole nelle contrade del mezzodì. Il dottore gli aveva inoltre
+promesso di andarlo a trovare e di recarsi insieme a lui in Svizzera.
+
+Infrattanto, il principe aveva preparato un ordine di 150,000 franchi
+sul suo banchiere per il dottore. Ma questi aveva respinto l'ordine,
+preferendo ricevere quella somma di mano a mano, nel gabinetto.
+
+_Honni soit qui mal y pense!_
+
+Il principe pagava al medico certi apparecchi che questi aveva fatti
+costruire da un fabbricante di macchine di fisica, per i quali
+apparecchi il dottore di Nubo promettevasi di salvare la principessa
+Maud di Lavandall.
+
+Ciò ci autorizza a pensare che il principe aveva ritirata la sentenza
+fatale con la quale aveva condannata sua moglie--alla fine del
+capitolo precedente.
+
+Il conte Alessandro era ritornato in Russia.
+
+Egli aveva ricevuto il giorno stesso un dispaccio del conte di
+Nesselrode, che lo chiamava, a nome dello Tzar.
+
+Questa partenza aveva forse deciso il principe di Lavandall a lasciar
+Maud sola oramai nella sua residenza di Saint-Germain.
+
+Noi che sappiamo le cose di una sorgente più autentica, noi diciamo
+che il conte Alessandro era tornato a Pietroburgo ed il principe
+Pietro erasi recato a Nizza.
+
+Ma i giornali di Parigi, che san tutto ed un poco di più, e che sono
+sempre ben ragguagliati, raccontarono la storia in un altro modo.
+
+Il conte Alessandro non era restato a Parigi che tre giorni e non
+aveva messo il piede fuori dall'Hôtel du Rhin. Ma il _Corsaire_ lo
+aveva snidato. Questo giornale aveva anzi ricevuto comunicazione della
+storia sì drammatica dei due fratelli e di Maud, e sollecitavasi a
+portarla a cognizione dei Parigini--i quali aman tanto le forti
+emozioni--soggiungendo fedelmente l'episodio del duello fallito; la
+ragione di questo contrattempo; e come il conte Alessandro, essendo
+subitamente fuggito per non aumentare la desolazione di sua cognata,
+che lo amava, il terribile principe lo inseguisse per obbligarlo a
+battersi.
+
+Tutti i giornali avevano riportato l'aneddoto sinistro di questo
+Otello russo, e non si sa come, un di quei giornali era caduto nelle
+mani di Maud, la quale non leggeva mai giornali.
+
+Bisogna credere che quello stordito dottore di Nubo, il quale ne aveva
+sempre le tasche zeppe e li seminava da pertutto, avesse lasciato
+cader quel numero del _Corsaire_ nella camera dell'ammalata--cavando
+una lettera del principe cui aveva ricevuta da Nizza e che voleva
+leggerle.
+
+Ed in vero, la cosa ne valeva la pena. Imperciocchè il principe
+dimandava ragguagli sulla salute di sua moglie, con un'immensa
+tenerezza.
+
+E' scriveva che egli andava sempre più male, perchè quel clima, troppo
+ossigenato, non convenivagli punto, e chiamava il dottore appo di
+lui--quando la salute di sua moglie gli permetterebbe di lasciarla
+senza pericolo, anzi di condurgliela, se le forze di lei le
+consentissero di viaggiare, ed il cielo d'Italia potesse facilitarne
+la guarigione.
+
+Questa lettera fece rivivere Maud. Ella rise perfin del _Corsaire_,
+quando vi lesse l'istoria del principe che dava la caccia a suo
+fratello.
+
+Povera donna! ella conservò perfino il giornale per divertirne suo
+marito, quando la sarebbe a Nizza; perocchè ella proponevasi di
+andarvi il più presto possibile.
+
+La grande parola, cui ella aveva a dire a suo marito: Io ti amo! la
+soffocava oggimai.
+
+--La mia malattia è qui--diceva ella picchiandosi il cuore--questa
+confessione mi opprime. Quando ne sarò scarica, io mi rileverò. Io
+sarò guarita.
+
+La malattia della principessa--il dottore lo à detto--era una
+consunzione lenta per appoverimento di forze, una malattia di
+languore, a cui s'erano congiunte le sincopi. Ma le sincopi erano
+cessate, e non restava adesso che a rilevare questo organismo
+spossato.
+
+Il dottore di Nubo aveva sopperito a ciò, e non senza successo. Ma, se
+mestieri è di confessarlo, la lettera del principe da Nizza aveva
+avuto la metà più di efficacia che il trattamento medicale.
+
+Quale era questo trattamento?
+
+Semplicissimo.
+
+Il dottore di Nubo aveva sottomessa la principessa all'azione
+elettro-galvanica. Egli aveva creduto opportuno di servirsi della pila
+di Volta--nè più, nè meno--con le modifiche ch'essa aveva
+posteriormente subite e quali erano note verso il 1840.
+
+Il dottore aveva preferito la pila alla vecchia bottiglia di Leyde.
+
+Una circostanza aveva forse contribuito a questa scelta, o avevagli
+suggerito quell'idea.
+
+Abbiamo già detto che il principe di Lavandall occupavasi di scienze
+naturali. E' lavorava sopratutto in chimica, e si dava di preferenza
+alla decomposizione dei metalli.
+
+Quest'uomo non aveva in sua vita che uno scopo--e lo si comprende
+senza stento:--trovare un rimedio per l'epilessia.
+
+Egli considerava questa malattia come un difetto di equilibrio tra le
+parti metalliche che entrano nella composizione dei fluidi del nostro
+corpo. Sotto certe combinazioni, a certi stati, in certe condizioni
+del magnetismo terrestre, queste parti metalliche del nostro corpo, di
+già alterate nel loro stato di ossidamento, ricevevano una scossa: ed
+ecco la convulsione epilettica! Ristabilire dunque l'equilibrio tra
+questi elementi metallici, onde sottrarli all'azione elettro-magnetica
+del globo, o metterli in condizione di sostenerne l'influenza; ecco il
+rimedio contro l'epilessia!
+
+Il principe intendeva quindi alla scomposizione dei metalli, per
+ridurli direi quasi ad essenza, affinchè la loro miscela alla _sève_
+del corpo fosse immediata ed immancabile.
+
+A questo effetto, egli erasi munito di potenti apparecchi elettrici.
+
+Il dottore di Nubo gli aveva fatto costruire una serie di pile
+voltaiche, la di cui forza variava--da quella di un colpo di pugno a
+quella del fulmine.
+
+La serie n. 10 uccideva un bue sul fatto, in un secondo.
+
+Il dottore di Nubo aveva poi fatto costruire, per uso della
+principessa, una serie simile di queste pile--somiglianti per la
+forma, diverse affatto per la forza. Imperocchè, la serie n. 1
+produceva appena un brivido; la seria n. 5, un forte buffetto; la
+serie n. 10, una viva scossa.
+
+La principessa prendeva un bagno elettrico due volte al dì, per mezzo
+di un rheoforo--una specia di mezzaluna che metteva in comunicazione i
+due poli della pila metallica mediante la catena--e toccava il corpo
+della principessa con le sue due estremità: l'una applicata al cuore,
+l'altra al cervelletto.
+
+Ogni cinque giorni, ella saliva di una serie.
+
+L'esperimento essendo benissimo riescito, il trattamento era fisso.
+
+Maud si sentiva sollevata per bene.
+
+Le sue forze si rialzavano. La sua vita cominciava a risbocciare più
+rapidamente.
+
+Ella si levava di letto adesso, ed un raggio di sole rallegrando il
+giorno, ella si trascinava verso un balcone per andare ad imbeversene.
+
+Il sole è un sì gran rimedio per i convalescenti! Gli è forse perchè
+la luce è combustione incandescente metallica?
+
+Ella andava a sedersi nel suo _boudoir_ per ricevere le scosse
+elettriche. Disponeva ella stessa l'apparecchio; teneva ella stessa i
+rheofori appoggiati al suo petto. Poteva leggere adesso. Cominciava a
+pigliare un po' di alimenti. Sostenendosi al braccio di Sarah, faceva
+il giro del suo appartamento, digeriva già un po' di pesce ed un
+biscotto di _arrowroot_ in qualche goccia di vino delle Canarie.
+
+Ella era nel rapimento. Ed il dottore partiva dal palazzetto,
+fregandosi le mani dopo ogni visita.
+
+Si era alla scossa della serie n. 8.
+
+La guarigione consideravasi dunque ormai come assicurata, la cura
+regolata. Il dottore annunziò quindi un mattino alla principessa
+ch'egli andava a lasciarla, per una settimana o due. E' le mostrò
+un'altra lettera del principe, nella quale e' manifestava sempre la
+stessa sollecitudine tenerissima per sua moglie e la speranza di
+averla al più presto possibile accanto a lui.
+
+Egli pressava il dottore di andarlo a vedere, perchè sentiva
+sicuramente che l'aria di Nizza non gli era propizia e credeva che
+quella di Pisa o di Palermo potesse meglio convenirgli.
+
+Parlando di ciò, il dottore che aveva preso l'asciolvere nel _Pavillon
+d'Henri IV_ ed aveva forse mangiato troppe ostriche, espresso il
+desiderio di avere una tazza di the--di quel the oro, che veniva loro
+dritto dalle canove dell'imperatore della Cina.
+
+Sarah si recò immediatamente al tinello per apparecchiarglielo.
+
+Il dottore continuò, infrattanto, a dare alla principessa le sue
+ultime istruzioni--cui ella doveva seguire durante l'assenza di lui--e
+le variazioni che poteva portare nel trattamento.
+
+--Quanto alle variazioni, io credo madama, che non dovete pensar guari
+a farne--eccetto una forse, cui ci è consigliata dal successo stesso
+del rimedio adoperato.
+
+--Quale, dottore?...--dimandò Maud.
+
+--L'è semplicissimo: aumentare l'azione dei medesimi rimedi per avere
+un'efficacia più accelerata.
+
+--Infatti. Io comprendo ciò. E che dovrei fare, allora?
+
+--Io credo, però, che prima del mio ritorno voi non potrete tentar
+nulla di ben potente. Trattasi semplicemente di accrescere la forza
+del vostro apparecchio elettrico; ed è d'uopo che io sia lì per
+intendermi, a questo proposito, col costruttore della pila.
+
+--Ma, Dio mio, dottore ciò tirerà troppo per le lunghe. E voi sapete
+come io brucio di recarmi il più presto possibile presso di mio
+marito. Io vado perfino a scrivergli una lunga lettera, che vi
+consegnerò domani, e voi gliela rimetterete. Io mi auguro che gli
+faccia altrettanto bene che ne fanno, a me, le lettera ch'egli vi
+scrive.
+
+--Ma, a proposito, principessa--sclamò il dottore come illuminato da
+un'idea--il nome di vostro marito, cui invocate, fa sovvenirmi di una
+particolarità cui avevo perduta di vista.
+
+--Vale a dire?--dimandò la principessa con ansietà.
+
+--Ma! voi avete dovuto rimarcarlo voi stessa parecchie volte,
+m'immagino.
+
+--Che dunque?
+
+--Che vostro marito à nel suo gabinetto un apparecchio di pile
+voltaiche esattamente come il vostro, tranne che è di un grado di
+forza più potente.
+
+--Appunto--sclamò la principessa--credo di avere ciò visto.
+
+--Esso l'è certo, perchè il principe ne usa anch'egli, a mio consiglio,
+avvegnachè con minore beneficio. La forza della scossa essendo calcolata
+in ragione del sistema nervoso di un uomo, è più considerevole--ed essa
+è opportunissima alla circostanza ed allo stato in cui voi siete. Voi
+non avete, dunque, che a far uso dell'apparecchio di vostro marito, come
+è desso allistato per numero di ordine, e tenervene là, fino al mio
+ritorno.
+
+--Avete ragione, dottore. Farò prendermi quell'apparecchio.
+
+--Terminate dapprima tutta la serie del vostro. Quando vi sarete
+servita del vostro n. 10, sostituitelo con la serie, dello stesso
+numero, dell'apparecchio del principe.
+
+--Sì, grazia: farò ciò.
+
+--Bisogna mettervi codesto per iscritto, onde non l'obliate?
+
+--Obliare!--sclamò la principessa.--State tranquillo, dottore,
+un'ammalata non oblia nulla, allorchè ella tiene alla vita quanto io
+vi tengo.
+
+--Sia. Ci siamo bene intesi.
+
+Il dottore abbreviò le istruzioni--sollecito ch'egli era di sorbire il
+the profumato che Sarah servivagli. E' parlò allora d'altre cose.
+
+--Sapete voi, principessa--diss'egli--che Parigi si occupa di voi?
+
+--Di me!--sclamò Maud con sorpresa.
+
+--Dovrei dire di vostro marito e di vostro cognato.
+
+--E che dice essa, la vostra Parigi, dottore? Ne sa dessa più di voi e
+più di me?
+
+--E' pare, madama.
+
+--Allora, dottore, io sarei incantata di apprenderlo, a volta mia.
+
+--Ebbene, principessa, non più tardi che ieri, il _Corsaire_ diceva
+che il principe di Lavandall segue alla pista suo fratello, in Siberia
+a quest'ora, in via per la Cina forse, prendendo sempre i cavalli che
+questi vien di lasciare all'ultima tappa.
+
+--L'è desso terribile, ciò, dottore--sclamò Maud sorridendo. L'è del
+Byron o del Poe.
+
+--E si soggiunse, principessa, per colmo d'informazioni infallibili,
+che voi morite di dolore e di disperazione, e che io, vostro medico, ò
+delle grandi inquietudini sullo stato dal vostro spirito.
+
+--Ma ciò l'è infame!--gridò Maud. Dottore, bisognerebbe far smentire
+codeste stolidezze.
+
+--Voi v'immaginate questo, madama?--rispose il dottore di un'aria
+attristata. Non ci crederebbero punto. Crederebbero, al contrario, che
+la novella è verissima, ed i miei colleghi direbbero che io mi fo
+della _réclame_!... Ah! la libertà della stampa! che tossico!
+
+--Ma che fare, allora?
+
+--Nulla affatto. Il _Corsaire_ sarà profondamente ridicolo fra due
+mesi, quando vi vedranno brillare nei saloni di Parigi, appoggiata al
+braccio di vostro marito. Tutto al più, madama, se ciò vi aggradisce,
+io schernirò un poco al club il direttore di questo giornale sulle sue
+storie, e lo consiglierò ad attingere le sue nuove ad una sorgente
+meglio ragguagliata.
+
+--Fatelo, dottore, perchè e' vogliono renderci dei _lions_; e voi
+sapete che noi amiamo traversare il mondo senza rumore.
+
+Il dì seguente, il dottore venne per la sua visita di congedo, e non
+trovò nulla ad aggiungere, nè a cangiare alle istruzioni della
+vigilia.
+
+Maud gli dette una lettera per suo marito, cui aveva avuto la forza di
+scrivere, ed ove ella diceva infine quella parola tanto agognata dal
+principe, tanto pura nel cuore della giovane donna. Ella confessava di
+amarlo.
+
+Amarlo! ciò avrebbe potuto sembrare una menzogna, e di già il principe
+Pietro la reputava un'ipocrita.
+
+Allora Maud gli raccontava tutte le fasi che la sua passione aveva
+traversate, tutte le crisi che aveva subite, a come, infine, di un
+tratto, questa passione anonima--o piuttosto che aveva preso tutte la
+maschere--erasi trovata amore.
+
+L'accento di questa lettera era così semplice, sì vero, sì toccante,
+ch'e' sarebbe stato impossibile di scorgervi un dissimulamento. Il
+bagliore era così abbarbagliante, ch'e' sarebbe stato d'uopo esser di
+macigno per non esserne rischiarato, riscaldato, trasportato.
+
+Il dottore non sospettava guari che macchina infernale e' rinchiudeva
+nel suo portafogli!¹
+
+ ¹ Vedere: _Diana_, seconda serie dei _Suicidi di Parigi_.
+
+Qualche giorno dopo, e' partì.
+
+Era verso la fine di novembre. La stagione diventava fredda e
+pluviosa. Non più caldo sole; non più canto di uccelli; non più
+farfalle e fiori nel giardino il giorno, e stelle nel cielo la notte.
+
+Maud, che abbisognava di tutte queste cose--che sono il sorriso della
+natura--era triste; e la loro assenza diminuiva altresì l'efficacia
+dei suoi bagni elettrici. Ella si cacciava nelle stufe per vedervi
+ancora delle foglie e dei fiori e saturarsi dei loro languidi profumi.
+
+Come tutte le inglesi, ella folleggiava per i profumi.
+
+Il profumo è il bacio, nella creazione.
+
+Ella sosteneva di già la scossa della sua serie n. 10.
+
+Il quinto giorno, Maud si rese nel gabinetto di suo marito e vi cercò
+l'apparecchio cui il dottore le aveva indicato. Ma era troppo pesante
+per le sue forze. Chiamò un domestico, segnalò la cassa delle pile
+alla scritta n. 10, e gli ordinò di trasportarla nel suo _boudoir_.
+
+Fu obbedita all'istante.
+
+Ella precedè il domestico.
+
+Questi rimpiazzò la serie n. 10 della principessa con quella n. 10 del
+principe, ed uscì.
+
+La giornata scorse nella tristezza e nel silenzio.
+
+Sarah era andata a Parigi per far delle compere. Ella ritornò la sera,
+portando un numero del _Corsaire_, nel quale si raccontava, che il
+dottor conte di Nubo era partito per la Svizzera e che il dottore
+Pinel l'aveva rimpiazzato presso della principessa di Lavandall, la di
+cui ragione dava segni di smarrimento funesto--dopo una lettera
+ricevuta dalla Russia.
+
+Maud, profondamente abbattuta, gettò il giornale nel fuoco.
+
+Ah! i giornalisti non sanno che colpi terribili e' portano sovente
+sopra taluni, quando mandan giù certe novelle con indifferenza, per
+disannoiare tal'altri!
+
+--Ma che ò fatto io dunque a questa gente perversa--sclamò
+Maud--perchè mi calunnia così?
+
+Povero moscherino!
+
+Ella non sospettava punto qual diabolico ragno tesseva intorno a lei i
+fili del suo destino!
+
+Il dottore di Nubo, che seminava dovunque gli aneddoti, lasciavane
+cadere altresì al _club_ senza farvi attenzione forse. Ed il direttore
+del _Corsaire_ spigolava senza gridargli: guarda!
+
+E gli è così, che la sventurata giovane malata passava nel dominio
+pubblico, per la noncuranza dell'uno, per la avidità di novelle della
+_high-life_ dell'altro.
+
+Ma era poi leggierezza, non curanza, quella del dottore conte di Nubo?
+Eh! eh!
+
+Maud andò a letto, ma non chiuse palpebra per tutta la notte. Ella
+sollecitava più che mai il momento di volare presso suo marito, onde
+metter termine a questi odiosi rumori.
+
+L'indomani, per buona ventura, il dì sorse bello, e Maud contemplò la
+vita al colore dei raggi del sole.
+
+Ella si levò a mezzodì e passò nel suo _boudoir_.
+
+Era quivi che la prendeva la sua colazione, prima di ricevere la
+scossa elettrica.
+
+Ella mangiò quel mattino senza appetito, a causa della notte passata
+nell'insonnia.
+
+Sarah trovolla più pallida, gli occhi velati, le orbite offuscate e
+più incavate. La non disse nulla, però, per non attristarla.
+
+Maud s'impressionava sempre, apprendendo che l'andava più male. A
+venti anni! vedere, a venti anni, la morte che si avanza a passo
+lento, cauto, guardingo, da traditrice!... Maud bevve un uovo fresco,
+prese una cucchiaiata di _gelée_ ed un boccone di petto di beccaccia.
+Poi, si allungò sulla _dormeuse_.
+
+Sarah, impiedi innanzi a lei, attendeva l'ordine di darle le due fila
+della pila.
+
+Maud si taceva. Si sarebbe detto che l'avesse obliata. Il suo spirito
+spaziava altrove, batteva i campi, saltava dall'ospizio di Londra al
+castello di Lavandall, dalla villa di Saint-Germain a Nizza, dal
+principe Pietro al conte Alessandro. Aveva bisogno di dormire. L'odore
+dei fiori le faceva male... E poi, di un tratto, ella si vide come se
+fosse divenuta folle... Gettò un grido. Allora, ella si accorse di
+Sarah che aspettava.
+
+--Fa presto dunque, _my dear_,--ella sclamò. Finiamola. O' sonno.
+
+Sarah obbedì.
+
+Maud prese i due fili dei due poli della pila; li riunì nella sua mano
+all'asta dei rheofori; la scintilla si sprigionò; la scossa ebbe luogo
+e si comunicò al cervelletto ed al cuore.
+
+Maud gettò un grido, e si arrovesciò fulminata sul tappeto.
+
+Sarah si precipitò verso la sua padrona e la rialzò.
+
+Maud era morta...
+
+
+Qualche giorno dopo, il _Corsaire_ scriveva: «Noi eravamo ben
+ragguagliati sulla situazione mentale della giovane principessa di
+Lavandall. Ella si è suicidata colla macchina elettrica. La si dice
+vittima di un amore disperato.»
+
+Un mese dopo, il dottore di Nubo ritornava dalla Svizzera, e portava
+la notizia, che il principe di Lavandall, avendo tentato l'ascensione
+del Monte Bianco, era caduto in un abisso di ghiaccio, da cui non lo
+si era potuto cavare. Era un accidente, un suicidio, ovvero...?
+
+Il dottore lo accompagnava!
+
+Il conte Alessandro divenne il principe Alessandro di Lavandall.
+
+
+FINE DELL'EPISODIO SECONDO.
+
+
+
+
+
+VITALIANA
+
+EPISODIO TERZO
+
+
+
+
+I.
+
+Una confessione come ve n'àn poche.
+
+
+Vogliate entrare, se non vi è discaro.
+
+Noi siamo nella cappella del castello, il mattino del mercoledì santo.
+
+Un prete aspettava innanzi l'altare, dalle otto del mattino, per
+cominciare la messa.
+
+Erano già le nove.
+
+Ingualdrappato da capo a piedi; il viso rivolto al lato della porta;
+le spalle appoggiate al corno del Vangelo; quel paziente ecclesiastico
+sembrava abituato alla sua posizione, a que' ritardi, alla vista del
+luogo.
+
+Egli guardava dunque con indifferenza suprema i marmi, le colonne, le
+sculture, le dorature, i balaustri, le tribune, gli stucchi, i vetri
+dipinti, i merletti delle ogive, le nervature, i rosoni della
+cappella--che si sarebbero detti un oggetto da oreficeria, talmente
+erano ricchi, eleganti, minutini--di quell'architettura rococò
+insomma, della seconda metà del XVII secolo, protetta dai gesuiti.
+
+Il prete applicava i suoi occhi senza sguardo sopra una madonna di
+Alfonso Cano, e sbadigliava. Egli portava poi quelli occhi carichi di
+noia sopra un martire del Ribera, e cominciava una seconda tappa di
+sbadigli; e di tappa in tappa, e' trascinava quello sguardo senza lume
+da una Santa Agnese di Velasquez ad una Santa Lucia di Ribalta, da un
+santo inquisitore di Zurbaran ad altri santi e ad altre sante del
+Domenichino, del Caravaggio, del Guido.--E non era neppur rapito da
+una splendida carola d'angeli dell'Albano.
+
+Il brav'uomo si sarebbe addormentato, se un mozzoncello di paggio,
+trasformato per la bisogna in chierico, non gli avesse di tanto in
+tanto pizzicato i polpacci a sottecchi, e non l'avesse fatto di tempo
+in tempo trasalire.
+
+Allora e' sospirava, e guardava il bel masso d'iride che il sole,
+filtrando a traverso il rosone a vetri colorati sulla porta, stampava
+nel mezzo della cappella.
+
+Come la primavera inneggiava al di fuori! Che brezza tiepida in que'
+bei viali del parco--mentre che egli aggrinzava su quell'altare di
+marmo ove il buon Dio, egli stesso, doveva trovarsi a disagio! Come
+gli insetti e gli uccelli erano liberi sotto quella volta di
+cielo--mentre che egli--unto del Signore e bisunto del mondo--montava
+la guardia sotto quella volta di stucco e di legno, ed aspettava, e
+doveva aspettare chi sa ancora per quanto tempo!
+
+La cappella era vuota.
+
+Tranne il prete ed il paggio, una lampada di oro che oscillava, ed una
+polvere di oro, che formicolava in quel raggio di sole guizzato al di
+dentro, nulla movevasi, nè dava segno di vita.
+
+Il rumore indietreggiava, pieno di riverenza o di paura.
+
+Un inginocchiatoio, coverto di velluto cremisi, a fiordalisi, indicava
+che qualcuno doveva venire.
+
+Poi, non una sedia, non una panca per chichessia. Quella cappella era
+un gabinetto privato, ove il buon Dio si recava per uso di qualche
+essere privilegiato, esclusivamente.
+
+La porta che conduceva al di fuori era chiusa. Le tendine di seta
+verde delle tribune erano abbassate. Una portiera in velluto paonazzo,
+ornata di frange e di nappe d'oro, mascherava una porta laterale.
+
+Il prete volgeva lo sguardo da quel lato con più persistenza ed
+ansietà, che verso i capolavori d'arte, i quali popolavano il luogo.
+
+Infine, alle nove e mezzo, quella cortina si mosse, una mano,
+appartenente ad un corpo che si tirava indietro, la sollevò, a lasciò
+passare il personaggio aspettato.
+
+Questi era un uomo di taglia mezzana, di aspetto insignificante, di
+uno scialbo fuligginoso, dagli occhi vitrei. Era calvo, tranne alle
+tempie, ove si rizzava qualche ciocca di capelli rossastri. Non un
+pelo sul volto. Le labbra rientrate, e la bocca ermeticamente serrata.
+
+In tutti i suoi lineamenti non aveva di saliente che gli zigomi--i
+quali si arrampicavano verso l'insù della fronte--e le orecchie, che
+davan giù verso la mascella inferiore, come quelle del cane. Le narici
+erano feroci--ed eran desse la sola cosa che parlasse in quella figura
+allampanata.
+
+Portava sul capo un berretto di velluto nero, cui levò entrando in
+cappella, ed avviluppavasi in un lungo zamberlucco da camera di
+velluto violetto.
+
+Su questo, brillava l'ordine del Toson d'oro. E con codesto, delle
+pantofole ai piedi ed una pezzuola bianca attorno al collo¹.
+
+ ¹ Si direbbe che si dipinga qui Ferdinando VII di Spagna.
+ (_N. dell'Editore_).
+
+Un gesuita, che lo seguiva a due passi in dietro, s'inginocchiò alla
+sua sinistra, alla medesima distanza, mentre che egli, con la sua aria
+vecchiotta, s'installava a comodo sull'inginocchiatoio. Ed il prete
+dell'altare volgeva il dorso e dava principio alla messa.
+
+Il sembiante del gesuita contrastava singolarmente con quello del
+personaggio del Toson d'oro.
+
+Quel reverendo era pallido anch'egli, ma di quella pallidezza biliosa,
+cui cagionano lo studio, la reclusione, l'ambizione, le forti passioni
+tenute a briglia, il sangue che brucia senza ossigeno, mediante il
+sistema dei fumivori--di quella pallidezza fatale, insomma, la quale è
+il prodotto del consumo spontaneo, e che inverniciò tanti visi di
+grandi uomini e di uomini terribili;--la pallidezza di Dante, di
+Napoleone, di Filippo II, di S. Domenico e di Fouquier Tinville.
+
+Era alto e magro, e di già un poco curvo, quantunque non avesse che
+circa cinquant'anni. La sua fronte calva si elevava alta. I suoi occhi
+profondi e neri fiammeggiavano. Il suo naso aquilino respirava le
+tempeste. Le sue labbra fine e pallide, ornate di un falso sorriso,
+denunziavano l'astuzia. Dai larghi denti, spaziati, acuti, indicavano
+istinti poco umani. Contrariamente alle regole del suo ordine, portava
+la testa alta, e guardava dritto innanzi a sè.
+
+Gli è vero, che nella sua prima gioventù quel padre era stato dragone.
+E' si chiamava allora il conte di Landrolle. Si chiama adesso il padre
+d'Ebro.
+
+Aveva disertato da Napoleone a Waterloo, al seguito di Bourmont.
+
+La messa, che scivolava allo spiccio, passava per sopra al suo capo.
+E' non ne aveva bisogno. Azzeccava invece il suo sguardo sull'uomo dal
+Toson d'oro, il quale sembrava più attento e più divoto di lui.
+
+Quando il prete si fu comunicato, il gesuita si avvicinò
+all'inginocchiatoio. L'uomo che l'occupava fe' segno della testa di
+non aver d'uopo del ministero di lui. Si alzò infatti ed andò a
+comunicarsi all'altare.
+
+Di ritorno al suo posto, e' parve più fervente. Il gesuita, più
+inquieto.
+
+Infine, la messa terminò. Il prete rientrò in sacrestia, ed il
+personaggio in veste da camera si levò. Il gesuita si precipitò per
+rialzare la portiera dell'uscio, lo lasciò passare e lo seguì.
+
+Il personaggio dal Toson d'oro non manifestò di avvedersi di quegli
+atti di deferenza. E' camminò dritto, traversando qualche sala ove
+zonzavano parecchi lacchè, affrettati ad aprire le porte.
+
+Il gesuita seguiva in silenzio.
+
+Arrivati in una galleria dove si aprivano più porte, il padre d'Ebro
+s'inchinò profondamente dietro il personaggio che lo precedeva, quasi
+per pigliare commiato da lui. Allora questi si volse e gli fe' segno
+di continuare a seguirlo.
+
+Il gesuita girò il manubrio della porta. Il personaggio entrò in una
+camera da letto, la traversò ed andò a sedere in un gabinetto da
+lavoro o da preghiera.
+
+Quel ricovero, le di cui finestre sporgevano sul giardino, era
+tappezzato di raso cilestre a gigli d'oro. Sul muro, al fondo,
+penzolava un grande crocifisso di avorio, ed ai piedi di questo un
+inginocchiatoio di ebano. Vicino alla finestra, era uno scrittoio con
+qualche libro di sopra. A lato, un piccolo stipo incrostato di
+tartaruga. Dietro, un divano molto comodo, in velluto, ed un
+seggiolone innanzi lo scrittoio, stemmato a corona.
+
+L'uomo dal Toson d'oro andò a sdraiarsi sul divano ed indicò al
+gesuita di tirare il campanello.
+
+Questi toccò un bottone e restò impiedi.
+
+Due minuti dopo, un lacchè, seguito da due gentiluomini con una chiave
+d'oro sul dorso, portò sur un vassoio d'oro una tazza di porcellana
+ripiena di cioccolatte. Il personaggio la prese, e di un gesto ordinò
+a quella gente di uscire.
+
+Il gesuita restava sempre impiedi, vicino alla porta.
+
+Quando il cioccolatte fu sorbito, il personaggio porse la tazza al
+gesuita, additandogli di posarla sullo scrittoio, e disse:
+
+--Prendete quel seggio e sedete lì, in faccia a me.
+
+--Mille grazie, sire--mormorò il padre d'Ebro.
+
+Egli era in presenza di sua maestà, re Taddeo IX.
+
+--O' a parlarvi--disse costui, dopo qualche minuto di silenzio.
+
+--Sono sempre agli ordini di vostra maestà.
+
+--Fate attenzione, padre mio, chè vi parlo in confessione.
+
+Il padre d'Ebro si alzò, s'inchinò, e si riassise.
+
+--Voi vi occupate, padre mio, degli affari della mia anima. Ma voi non
+vi astenete di darmi altresì dei consigli sulla condotta del mio
+governo.
+
+--Quando V. M. mi fa la grazia di esprimerne il desiderio...
+
+--E sovente pure, senza che io lo desideri e senza ch'io ve lo
+domandi.
+
+Il gesuita abbassò il capo, astenendosi dal rispondere.
+
+La voce del re sembrava severa.
+
+--Ora--continuò Taddeo IX--io vi consulto sopra un caso grave--grave
+per la mia coscienza d'uomo, pel mio onore di cavaliere, per il mio
+dovere di re.
+
+--Vostra maestà può contare sulla mia lealtà senza limiti, e su i miei
+consigli--quali piacerà al nostro divino Redentore di inspirarmeli.
+
+--Padre d'Ebro, vi siete voi giammai preoccupato della situazione del
+mio regno?
+
+--Sire, dopo il regno del cielo--di cui mi sforzo appianare la via a
+V. M., e cui mi arrabatto a conquistare per me--io non ò che un
+pensiero: la grandezza, la pace, la sicurezza... e la buona direzione
+del reggimento di V. M. nelle viste del Signore.
+
+--Io sono vedovo, padre mio--sclamò il re sospirando.
+
+--Il signore ha detto nel libro della _Sapienza_: «Le amarezze dal
+vedovo parlano al Signore dell'integrità del suo cuore.»
+
+--Non ò figliuoli.
+
+--Vostra maestà à di già professato con Giob: _Dominus dedit, Dominus
+abstulit!_
+
+--Ad ogni modo, Egli avrebbe meglio fatto di lasciarmeli--di lasciarli
+vivere, se veramente dati E' me li aveva. Ma io ò dei dubbi su questi
+avvenimenti, cui è inutile di mettere in chiaro oggidì.
+
+Il P. d'Ebro abbassò gli occhi e si tacque.
+
+Il re continuò:
+
+--Ora, che avverrà del mio trono, dopo la mia morte? Ecco la mia
+preoccupazione. È mestieri che io lo lasci a mio fratello--vale a
+dire, all'uomo che io odio di più in questo mondo.
+
+--Sire--osservò il P. d'Ebro timidamente--il Signore proibisce l'odio,
+e la Chiesa non ordina di odiare che il peccato.
+
+--Pertanto, bisogna ad ogni costo--dovess'io proclamar la
+Repubblica--che quell'uomo non mi succeda.
+
+--Sire, le leggi fondamentali della Corona sono inesorabili su questo
+punto. Esse assicurano la successione a vostro fratello, se V. M. non
+avrà prole.
+
+--Inezie! Chi à fatto quelle leggi? Gli Stati della nazione ed un
+altro re, che non era neppure dei miei antenati. Ebbene, che cosa è un
+re?
+
+--Sire, l'_Ecclesiastico_ à detto: «Dov'è la parola del re, quivi è la
+potenza. E chi può dirgli: cosa fai tu? Chi tiene il comando non può
+far male; ed il cuore di un uomo saggio distingue bene il tempo ed il
+giudizio.» Tale è il re.
+
+--Io abrogherò la legge allora, e farò per il meglio.
+
+--Sire, lo spirito del male non si rassegna giammai al bene, senza
+procurare di tuffarlo prima nella desolazione. Il principe di Tebe
+potrebbe cagionar dei malanni.
+
+--Gli è precisamente codesto che sveglia le mie angustie. I popoli
+sono diventati infami: essi pensano e giudicano!
+
+--Vostra Maestà è ancora giovane--insinuò il P. d'Ebro--e Dio semina
+l'avvenire. Ma l'uomo crea pure gli avvenimenti... e li corregge.
+
+--Gli è appunto ciò cui penso da qualche settimana.
+
+--Allora, V. M. troverà certamente la soluzione del problema... ed io
+supplicherò Dio che la rischiari.
+
+--Non vi è mestieri di tanta luce, padre mio. Io non ò che quattro
+cose a fare. Primo: invertire l'ordine della successione...
+
+--Gli Stati della nazione non lo consentirebbero, forse; ed e' sarebbe
+pericoloso farne senza.
+
+--Lo veggo anch'io. E perciò, ò messo da parte questa misura. Secondo:
+decretar la Repubblica, a partire dall'indomani dalla mia morte.
+
+--Sire, non si rispetta sempre la volontà dei re defunti. Poi, la
+Repubblica, che assassina i re e rovescia gli altari, è abbominevole
+agli occhi di Dio.
+
+--Ed ecco perchè ò messo da banda anche codesto mezzo. Terzo, allora:
+fare uccidere mio fratello.
+
+Il gesuita non interloquì.
+
+Il re continuò:
+
+--Infine, riammogliarmi.
+
+--E perchè no, sire? Vostra Maestà non à che cinquant'anni.
+
+--Lo so. Ma cosa è l'età, cui annunzia un almanacco, se l'età, cui Dio
+infonde nel sangue, avanza del doppio? Io ò cento anni. Tutto è morto
+in me. Un nuovo matrimonio non migliorerebbe la situazione del mio
+regno e le condizioni della mia famiglia.
+
+--Sire, voi obliate che Dio fa dei miracoli, o ch'Ei fa fiorire i rami
+disseccati.
+
+--Io conosco qualcuno che farebbe di codesti miracoli senza ricorrere
+a Dio--e lo si vede più spesso che la morale nol consentirebbe. No,
+padre mio, non vi è resurrezione in questa materia. Quando l'olio è
+consunto, la lampada muore, e nulla la ralluma. Io ò tentato tutto,
+del resto, ed avrei dato nove decimi del mio regno a chi mi avesse
+presentato un elixir della vita.
+
+--Sire, non bisogna scoraggiarsi giammai, quando si mette confidenza
+in Dio. Il signore à detto: «Io sono il forte!»
+
+Re Taddeo conservò un silenzio pensieroso per qualche minuto, poi
+soggiunse:
+
+--Padre mio, ove la scienza non arriva, ove la fede non basta, non
+trovate voi, non intravedete voi un altro mezzo?
+
+--Sire--rispose il padre d'Ebro--io non oso nulla intravedere.
+
+--Nondimanco, nella Bibbia, ove si attingono tanti consigli, ove
+s'incontrano tanti esempi, ove si cercano tanti espedienti e tante
+consolazioni, la soluzione dei dubbi che uccidono il mio riposo deve
+pur trovarsi consacrata.
+
+--Sire, tutto è nella Bibbia. Solo occorre saperla interrogare. Che V.
+M. degni di mettermi sulla traccia, affinchè io le riveli la volontà
+di Dio.
+
+--Ma, padre mio, gli è chiaro pertanto cosa io mi cerchi! Io voglio un
+successore al mio trono. Bisogna che n'abbia uno, che me se ne
+fabbrichi uno...
+
+--Sire, posso osare comprendervi?
+
+--Osate, osate, padre d'Ebro. Io voglio un successore... e la pace
+della mia coscienza. I pregiudizi degli uomini mi toccano poco, se la
+voce di Dio mi rassicura. Altri si son pure trovati nella medesima
+situazione, padre mio.
+
+--Sire, poichè la M. V. mi ordina di aprire i libri santi, io oso
+leggervi?
+
+--E cosa vi leggete voi?
+
+--Nella Bibbia, sire, l'analogia è una chiave. Si parla di una _radice
+di Jesse_ e s'intende Gesù. Geremia parla della _Regina coeli_, e la
+s'intende Maria. Ebbene...
+
+--Ebbene?
+
+--Sara non aveva figliuoli da Abramo. Ella introdusse nella camera
+nuziale la schiava Agar. Rachele non aveva prole da Giacobbe. Ella
+permise alla sua fante Balah di entrare nel suo talamo. Lia, per la
+medesima ragione, gli presentò la sua schiava Zilpah. E quella stessa
+Rachele permise alla sua sorella Lia di rivedere suo marito, per
+qualche ramo di mandragora.
+
+--Basta--sclamò Taddeo IX. Gli è ciò che io voleva sapere. E cosa
+avvenne dei figli di quelle schiave, padre mio?
+
+--Essi furono servitori di Dio, antenati di Gesù Cristo, patriarchi,
+capi di tribù--che erano i re d'allora...
+
+--Padre d'Ebro--riprese il re--e se io seguissi l'esempio di quelle
+madri, di quelle mogli di patriarchi, troverei io grazia agli occhi
+del Signore? Potrei io dirgli: Io ò agito giusta i consigli di uno dei
+tuoi preti? La mia coscienza di cristiano può restare calma? Potrei io
+dirmi: Io ò compiuto il mio dovere di re!... ed andarmi a riposare nel
+Signore?
+
+--Sire, io vi parlo in nome di Dio. Se egli vi à colpito--per uno dei
+suoi secreti inscandagliabili--della più crudele delle sue piaghe: la
+sterilità!... gli è ch'egli esigeva da V. M. la più grave delle
+espiazioni: quella dell'umiltà! Dio non poteva pensare a castigare i
+vostri popoli, che sono innocenti. Ora, il principe di Tebe sarebbe un
+castigo. La repubblica, la guerra civile. Una sostituzione mediante un
+ramo collaterale... Dio non può permettere codesto. Adorate la sua
+mano. Dio non adottò egli Saul, e dopo Saul Davide, in pregiudizio
+della discendenza del suo profeta? E perchè? Perchè gli Anziani del
+suo popolo dicevano a Samuele: «Guarda dunque! tu sei vecchio ed i
+tuoi figliuoli non vanno sulla tua strada; dacci un re che ci governi
+a modo delle altre nazioni.» Samuele fece quanto potè, e disse tutto
+ciò che seppe immaginare per distoglierli da quella determinazione.
+Gli Anziani tennero sodo, ed ebbero il loro re. Ora, se Samuele
+preferì un guardiano di asine, ed in seguito un guardiano di capre ai
+suoi proprii figliuoli--egli, Samuele, che faceva l'usura, dava mano
+alla corruzione e pervertiva la giustizia--di quanto un figliuolo di
+regina, nato _dal cuore_ di V. M. non dovrebbe essere più gradito agli
+occhi del Signore, che questo successore obbligato, il quale
+cagionerebbe la ruina della nazione?
+
+--Grazie, padre mio--disse il re. Io ò preso il mio partito. Voi mi
+avete convinto... e voi ne siete responsabile innanzi a Dio.
+
+Il P. d'Ebro s'inchinò di un'aria piena di umiltà. Il re si levò e gli
+domandò:
+
+--Padre d'Ebro, voi che leggete tante cose nelle Scritture Sante, vi
+avete voi giammai incontrato un qualche passo che si rapporti a re, i
+quali avrebbero ucciso dei profeti infedeli? E' mi sembra che codesto
+debba esservi pure.
+
+--Sire--sclamò il P. d'Ebro impallidendo--ciò vi è per l'appunto.
+Ma...
+
+--Padre mio, parleremo del _ma_ un'altra volta. Riflettete al testo,
+per il momento. La confessione è finita.
+
+Il padre d'Ebro salutò umilmente ed escì.
+
+Il re suonò.
+
+Un ciambellano apparve.
+
+--Il marchese delle Antilles--ordinò il re.
+
+
+Due settimane dopo, il marchese delle Antilles era mandato in
+ambasciata straordinaria presso re Claudio III--onde negoziare un
+trattato di commercio e navigazione con suo cugino, il re Taddeo IX!
+
+
+
+
+II.
+
+Un mandato come... non se ne da sovente.
+
+
+Il marchese delle Antilles era arrivato nella capitale del re Claudio
+III, portatore di un dispaccio del ministro degli affari esteri, che
+lo accreditava qual negoziatore di un trattato di commercio, poi di
+una lettera del suo padrone pel re.
+
+Questa lettera, quando S. M. Claudio III riescì a decifrarla, lo turbò
+considerevolmente.
+
+Da prima, essa era di una scrittura che avrebbe dato l'itterizia al
+più intrepido paleografo. In seguito, essa era lunghissima. Infine le
+cose che conteneva sembravano singolarmente sorprendenti.
+
+Sua Maestà credette di aver mal compreso e fece chiamare il principe
+di Celle, suo ministro degli esteri, a cui la comunicò, non senza
+qualche esitare--quantunque il principe fosse un vecchio e fedel
+servitore della sua casa.
+
+La conferenza tra il re ed il ministro durò parecchie ore, ma nulla ne
+traspirò.
+
+La sera, S. M. fece venire nel suo gabinetto sua figlia--la
+principessa Bianca.
+
+Il dì seguente, il principe di Celle chiamò nel suo il duca di Balbek
+suo nipote.
+
+Claudio III era un uomo precocemente caduco.
+
+Sempre malescio, sempre uggioso, sempre bisbetico, sorrideva di raro,
+benchè avesse il sorriso grazioso. Parlava pochissimo. Molto crudele,
+perchè divoto--divoto, perchè crudele.
+
+Claudio III simulava e dissimulava come un lacchè--tanto e' temeva di
+cessare di esser padrone!
+
+Sua Maestà amava molto i suoi figli--quantunque e' si avesse tutte le
+ragioni per dubitare della sua paternità assoluta.
+
+Aveva sempre paura: di sua madre--che aveva provato di avvelenarlo; di
+suo fratello--che aveva voluto cacciarlo dal trono; del suo
+popolo--che covava una rivoluzione; di sua moglie--di cui contrariava
+le inclinazioni; di suo cugino--che ruminava cercargli briga; dei
+cospiratori--che tramavano contro la sua vita; della malattia--che lo
+teneva sempre sotto la sua punta. La sua gioia, adunque, era in far
+dei meschini.
+
+Aveva nondimeno il sembiante dolce, la parola lusinghiera, le maniere
+graziosamente squisite, un tantin di spirito, ed era mastro nell'arte
+del tornire in legno¹.
+
+ ¹ Si direbbe, a questo ritratto, che si tratti di Francesco I di Napoli.
+ (_N. dell'Editore_)
+
+--Figlia mia--disse egli alla principessa Bianca la sera, quando la
+gli ebbe baciato la mano--ò dovuto contrariarti in questi ultimi
+giorni nel tuo divertimento favorito, perchè tu avevi cagionato dei
+malanni. I miei imbecilli sudditi capirebbero, senza fiatare, che
+venti mila di loro perissero in una battaglia. Essi non saprebbero
+persuadersi che una principessa possa, per sbaglio, uccidere un
+bracchiere per un cinghiale. Nondimeno, il tuo medico mi à detto
+stamane che la tua salute esigeva questi esercizi violenti e che il
+riposo t'impallidiva. Ti accordo dunque di nuovo il permesso di
+correre i boschi. Solamente, ti azzecco ai fianchi un cavaliere di
+compagnia, il quale temperi la tua foga.
+
+--Grazie, babbo--rispose la principessa baciando questa volta suo
+padre sulla fronte. Se codesto cavaliere cui mi cucite alla gonna è un
+vecchierello, io lo stancherò, lo sfiaterò... lo farò crepare in tre
+giorni.
+
+--So pur troppo che tu sei una brigantessa--rispose il re. E
+prevedendo precisamente codesto, io ti ò destinato un Mentore di
+venticinque anni: il duca di Balbek.
+
+--Alla buon'ora! Lo farò sventrare allora da un cinghiale--sclamò,
+ridendo, la principessa.
+
+--Sono contento vederti gaia, cara fanciulla--riprese il re. Abbiamo
+così poco tempo a restare insieme!
+
+--Che dite voi, sire?
+
+--Io mi sento più malato che mai. D'altronde, figlia mia, tu sei in
+una età da marito, e da un giorno all'altro...
+
+--Io non sono mica impaziente, babbo...
+
+--Sì: ma altri potrebbe ben esserlo. Per bacco! quando si è vedovi, e
+si àn cinquant'anni e non successione assicurata, si capisce la
+premura e le precauzioni...
+
+--Voi dite, babbo, cinquant'anni?
+
+--Sì, è una supposizione. Infine, bisogna esser preparati a tutto.
+Quando si vuole un successore ad ogni costo, è mestieri mettersi in
+misura: e quando lo si è, dire: io son pronta! In questo caso, non si
+va a badare se tu abbia o no fretta. È la cosa stessa che urge e
+indica la precipitazione. Buona sera, Diana cacciatrice. Non essere
+schifiltosa come la tua santa protettrice. La pruderie era buona per i
+pagani e per le dee... non per le regine che debbono arrivare al trono
+con una successione bella ed assicurata... assicurata ad ogni costo!
+Buona sera.
+
+
+Se vi è qualcuno che abbia più spirito di Voltaire e di _tout le
+monde_, gli è sicuramente una figlietta a maritare--fosse ella pure
+una principessa. Bianca comprese il latino di suo padre--latino, del
+resto, che non aveva mica bisogno di dizionario.
+
+
+Altra fu la conversazione del principe di Celle con suo nipote, il
+duca di Balbek.
+
+--Riceverai--disse il principe--oggi stesso forse, il brevetto che ti
+nomina cavaliere di compagnia della principessa Bianca. Sei tu
+fortunato! gaglioffo!
+
+--Proprio!--sclamò il duca di Balbek. Solamente, io vorrei che si
+definissero le mie funzioni presso di quella principessa. Perocchè, in
+realtà, io non ne vedo mica altra che quella di avere un grifo di
+cinghiale piantato nel ventre, o di vedere le budella di lei appese ai
+rami di un cervo.
+
+--Avresti tu preferito che ti destinassero ad allacciare il suo busto,
+od a porgerle l'asciugatoio all'uscita del bagno?
+
+--Io non vedo nulla di disonorevole in codeste funzioni. E se desse
+fan parte del mio ufficio, io mi vi rassegno senza mormorare.
+
+--Ebbene, no, signor mio monello--replicò il ministro. Tu devi
+accompagnar Sua Altezza nelle escursioni ch'ella predilige,
+preservarla dai pericoli, e farle trovare la natura incantevole.
+
+--Ecco ciò che è impossibile. Io, io non amo la natura. Io preferisco
+una lucerna che fumiga ad uno spuntare di aurora. Io comprendo una
+cisterna, perfino un cetriuolo, ma non comprendo un paesaggio.
+
+--La comprensione ti verrà. La difficoltà della tua parte è tutta nel
+cominciare. Sarà d'uopo di un tatto squisito, cui tu non ài.
+Imperciocchè, non è già nelle guardie del corpo che s'imparano le
+delicatezze ed i pigolii degli innamorati da _boudoir_.
+
+--Ma, fate attenzione, zio, voi confondete i generi. Sotto un nome
+pulito, io non sono in realtà che un bracchiere, il quale riceverà i
+colpi, i bufoli, i cinghiali, i contadini--che si avvicineranno senza
+etichetta a S. A.; la rialzerà se cade di cavallo; le indicherà la
+strada ed i viali nelle foreste; prenderà a suo conto tutti gli
+sbagli, tutte le disgrazie della caccia--incluse le archibugiate che
+si smarriscono ed uccidono un villano per un lepre.
+
+--Esattamente. L'è codesta la parte brutta delle tue funzioni. Ora, e'
+non incombe che a te, se ài spirito, di rilevarla, e di ciò che è un
+mestiere di domestico fare la delizia di un cavaliere elegante.
+
+--Ma voi obliate, dunque, che io ò per le mani un'Altezza, una figlia
+di re, una principessa del sangue.
+
+--Tu puoi anche aggiungere la fidanzata di un re. Ma, silenzio! Questo
+l'è un segreto di Stato cui ti rivelo, conosciuto adesso unicamente da
+S. M. e da me.
+
+--Eccomi allora più domestico che giammai!
+
+--Comincio ad accorgermi che ebbi torto di indicarti per codesto posto
+superbo, perchè tu sei un vigliacco o un imbecille.
+
+--Ed io comincio a comprendere che voi non dite tutto ciò che pensate,
+e che gironzate attorno a qualcosa.
+
+--Io non gironzo, ma cammino dritto. La principessa Bianca è
+bellissima. Non vi è dunque nulla da stupire che la si dimandi in
+matrimonio, e che perfino dei pretendenti slombati ed affranti si
+mettano su i ranghi. Un cavaliere di compagnia che avesse dello
+spirito potrebbe, in una situazione simile, far molta via. Gli è un
+gironzare questo?
+
+--L'è peggio che un gironzare: l'è un affondarsi. Ed innanzi tutto, mi
+parlate voi da zio, in questo momento, o da ministro di S. M. Claudio
+III?
+
+--Come tu voi. Ma ponghiamo che io ti parli da ministro, non fosse che
+per obbligarti al secreto: che conclusione ne cavi tu?
+
+--Allora, io prego Vostra Eccellenza di farmi l'onore di darmi delle
+istruzioni precise; perocchè, che io capisca o no, sono deciso a non
+capir così subito.
+
+--Meglio vale allora che io faccia rivocare il decreto, e che lo
+intitoli a qualcuno che abbia intelletto più svelto.
+
+--Prego V. E. di riflettere ch'e' non trattasi qui di una quistione
+d'intelletto, ma di una consegna. Se io mi determino ad operare per
+mio proprio conto, vedrò cosa avrò a fare. Se debbo funzionare per
+conto altrui, ò il diritto, mi penso, che mi si spieghino gli ordini.
+
+--Ai tempi miei, i giovani non facevan mica tante moine par piacere
+alle belle giovinette. Ed ò anche visto, quando ero in Russia, dei
+belli e forti garzoni mettersi a subbisso per acchiappare un sorriso
+della vecchia Tzarina. È vero che noi eravamo allevati allora dai
+gesuiti, e che oggi sono dei pedanti che vi abbrutiscono in ciò che
+addimandasi un liceo, un collegio, un'accademia, un'università. Ai
+miei tempi l'era naturalissimo che un marito di cinquant'anni, che si
+permetteva una moglie di vent'anni, si desse altresì un coadiutore per
+la confezione della famiglia. Il posto di cicisbeo, e perfino di
+abbatino, era allora pesante, ma onorevole ed ambito--ed un padre si
+sarebbe creduto disonorato se avesse appreso che il suo figliuolo era
+proprio di lui.
+
+--Ahimè! Eccellenza, l'è una disgrazia. Ma, ai giorni nostri, non si
+fanno in collaborazione che i _vaudevilles_ per il teatro. I figliuoli
+in accomandita ed in Compagnia Anonima esistono tuttavia, ma non sono
+riconosciuti dal Codice Civile--e monna polizia si mischia di quella
+gentilezza che chiamasi un adulterio.
+
+--Vattene allora, e sii un semplice bracchiere.
+
+--Io non dico codesto. Io desidero solamente che si specifichino le
+mie attribuzioni, onde non fuorviare. Si può esser colpevoli. Non è
+permesso di essere stolido o ridicolo, se si sbaglia.
+
+--Tu sei di una probità miracolosa! Vado a farti nominare direttore
+della Banca. Ma ammettiamo, per ipotesi--per scandagliare i gradi
+della tua modestia e della tua virtù--che ti si dica: Vi è un marito
+che vuole un successore ad ogni costo, e che non è sicuro di sè: vuoi
+tu associarti all'opera sua? Che risponderesti tu a questa proposta
+filantropica?
+
+--Eccomi qui. Ma ad una condizione, anzi a due.
+
+--Va là!... la donna è bella e giovane...
+
+--Monta poco, fosse ella altresì regina o qualcosa di simile. Se non
+si trattasse che di una borghese... Ma con dei re? cattera! Essi ànno
+sempre in tasca una corda per impiccare, ed in bocca una menzogna per
+sconfessare ciò che non gradiscono.
+
+--Che professore di logica! Gli è vero che non vi è nulla di così
+concludente che la paura. Vediamo dunque codeste condizioni.
+
+--Da prima, vorrei che V. Eccellenza mi desse la commissione con una
+lettera ministeriale in buona regola...
+
+Il ministro si lasciò andare ad un grande scoppio d'ilarità, e non
+rispose. Il duca soggiunse:
+
+--In seguito, che mi si nomini ad un'ambasciata, a Vienna, a Madrid, a
+Parigi, non importa dove, ma che io possa tenermi lontano dagli Stati
+del re clemente ed adorato, Claudio III.
+
+--E poi ancora?
+
+--Ecco tutto. Ed io prometto di fare le cose a dovere.
+
+--Veramente, io sono sbalordito di tanta stolidezza ed oltracotanza!
+Ma tu vivi dunque nel regno della luna, eh!
+
+--Se ciò fosse, non avrei dimandato nulla di nulla, ed avrei regalato,
+senza farmeli dimandare, dei figliuoli ed anche dei nipoti a chiunque
+avesse una bella moglie. Ma noi siamo nel regno di S. M. Claudio
+III--subillo ciò all'orecchio di mio zio--negli Stati di un re, dove
+il tradimento è una massima di governo; ove l'arbitrio, la ferocia, la
+bugia, la dissimulazione, la perfidia, sono degli strumenti di regno.
+Dimani, che per una ragione qualunque la cosa fallisca; che non se
+n'abbia più d'uopo; che si sappia; che dispiaccia; che riesca
+altrimenti da ciò che si aspetta... ed eccomi lì compromesso ed
+afforcato. Non si risparmiano gli uomini cui si caricano di tali
+secreti e di tali funzioni. Ebbene, io voglio tenermi al coperto di
+codesti colpi di soppiatto. Io voglio, innanzi tutto, essere lontano
+di qui; provare, in seguito, se mi si accusa di fellonia, che io
+obbedii agli ordini che avevo ricevuti. Io separo in ciò la parte
+dell'uomo da quella del funzionario. Io compirò la prima parte per
+modo che non vi sieno reclami; eseguirò la seconda nel senso preciso
+delle istruzioni.
+
+--Ài tu finito, leguleio, casista? Tu non comprendi mica dunque che
+guazzi nell'assurdo?
+
+--Niente affatto. Vostra Eccellenza non dà ella dunque delle
+istruzioni minute ai suoi agenti diplomatici? Il viaggiatore che vuole
+abbordare nei paesi a governo sospettoso non si munisce egli forse di
+un passaporto? Il mio passaporto è l'ambasciata. Io sono un agente
+diplomatico di una categoria non peranco classificata, ma le cui
+funzioni sono delle più delicate. Mi date voi, sì o no, una missione?
+Se me la date, esigo il mandato. Io non sono mica di coloro cui un
+ministro o un re si propone sconfessare o spezzare, se la missione
+volge male. Voi rifiutate la lettera ministeriale? dunque voi meditate
+un tradimento.
+
+--Tu vuoi dei documenti? dunque tu vuoi trafficarne. Non vedi tu,
+idiota, che una scritta simile nelle tue mani sarebbe una sentenza di
+morte contro di te? Non è, no, per fartene un parafulmine che tu
+cerchi codesto. Chi andrà a dimandarti conto di ciò che avvenne nel
+fondo di un folto macchione, o nelle serate di un _boudoir_, se non si
+desidera di meglio che ciò abbia luogo ed il più presto possibile? Chi
+t'impedisce di ritirarti, se incontri ostacoli? Chi t'impedisce di
+pigliar delle precauzioni prima d'impegnarti? Il pericolo sarebbe
+desso nel successo? Ma, non ti si dà una missione simile per mancarla.
+Lo scritto che tu dimandi non è dunque per la tua sicurezza.
+
+--Lo è per l'appunto.
+
+--No. Esso sarebbe invece un giorno una tentazione forse per la tua
+cupidità, per un cattivo pensiero qualunque. Tu non rifletti dunque
+che si vorrebbe forse un giorno spacciarsi di un uomo che possiede di
+tali secreti, di tali documenti? Tu avresti una pistola carica e
+sempre armata, la bocca volta al tuo cuore. Tu saresti sempre in
+pericolo di morte, o in misura di commettere un'infamia, un
+tradimento, cui si vorrebbe impedire.
+
+--Io so bene che avrei in poter mio una macchina infernale la quale
+potrebbe annientarmi ad ogni istante. Però io mi piaccio a lottare
+contro il pericolo ed a dimesticare il serpente a sonaglio ed il
+tigre. Io avrei ogni interesse a non mai mercanteggiare di quel
+documento. Chi potrebbe pagarlo? Contro chi ne trafficherei io? Contro
+mio figlio, che sarebbe sur un trono? Ma bisognerebbe essere idiota.
+Io voglio un attestato della mia partecipazione a questa grande opera,
+non per farmene una spada, ma un origliere. Voglio poter dire: sono
+padre! Non sarei giammai tanto assurdo per dire: ecco lì un bastardo!
+mi comprendete voi, Eccellenza?
+
+--Io comprendo che tu sei un indegno furfante, che ti trovi in gambe
+nel bene o nel male. Ma ti sembra desso possibile che io mi indirizzi
+al re per domandargli l'autorizzazione di una simile lettera
+ministeriale? Un'ambasciata, dopo dei servizi di questo genere, resi a
+due sovrani, si concepisce, si scusa. Si perdona la tracotanza della
+tua dimanda. Si promette. Si accorda. Posso anzi prendere questo
+impegno, perchè il posto di Parigi va a vacare quanto prima. Ma le
+istruzioni scritte?... Tu sei pazzo, tre volte pazzo, goffo, tre volte
+goffo.
+
+--Non è mestieri, zio, che dimandiate al re l'autorizzazione di darmi
+le mie istruzioni per iscritto. Ciò entra nelle attribuzioni del
+ministro. Altri si contenterebbero di averle verbali. Altri,
+semplicemente indicate nell'ombra dei sotto-intesi, come voi fate al
+presente. Altri vi afferrerebbero a mezza parola e si lancerebbero
+all'avventura testa giù, a loro rischio e periglio. Io, io sono leale:
+voglio che il mio ufficio mi sia formulato in iscritto. Il re vi ci à
+di già autorizzato, significandovi l'intento ed accettando l'uomo. I
+dettagli sono l'opera del ministro, come qualunque altro semplice
+regolamento. Riflettetevi. Io accetto il mandato. Poi, al momento in
+cui io sarò pronto per metterlo in atto, verrò a reclamarlo, secondo
+la formula che vi presenterò. Non temete nulla. Ma mettetemi al
+sicuro. Noi siamo tutti complici. Noi abbiamo dunque lo stesso diritto
+alla sicurezza e lo stesso dovere del silenzio. Perchè reclamate voi
+la parte del lione e la facoltà esclusiva di potermi un giorno tradire
+ed impiccare?
+
+--Va, balordo, gli è di già troppo di chiacchiere per una semplice
+ipotesi--cui ò proposta per scandagliare il tuo carattere ed il tuo
+spirito.
+
+--Zio, dite a Sua Eccellenza che la ringrazio; che le farò onore; che
+sarò fedele e cavaliere; che il documento cui esigo non sarà giammai
+una lettera di cambio, ma forse, un giorno, una semplice credenziale;
+e ch'ella può lasciarmela con confidenza. I duchi di Balbek non
+tradirono mai: voi lo sapete.
+
+--Tu vuoi dunque collocarti a piacere nella gola del lione? Si subisce
+il pericolo. Ma non se ne fa la sua aria respirabile, il suo pane
+quotidiano. Va, rifletti a tua volta ed abbi la fortuna di riescire.
+Dimentica il funzionario e sii il duca di Balbek. Una tanta bellezza!
+venti anni?... Io andrei a farle la corte nel cratere del Vesuvio.
+
+
+Due giorni dopo, il barone di Luci portava a re Taddeo IX la risposta
+autografa di suo cugino, re Claudio III.
+
+E l'_hallali_ risuonava nelle foreste!
+
+L'_hallali_!
+
+
+
+
+III.
+
+Ove si apprende: che tutto è bene ciò che riesce bene.
+
+
+La principessa Bianca, dicevano i cortigiani, è una Minerva, come se
+ne veggono ancora le statue nei Musei. Suo padre l'aveva chiamata
+Diana. Forse, ei sarebbe restato più nel vero se la si fosse
+addimandata una Venere contadina!¹
+
+ ¹ Non vi pare d'intravedere qui la regina Cristina di Spagna?
+ (_N. dell'Editore_)
+
+La statura s'innalzava un poco al di sopra della mezzana, ma bene
+assisa sulle groppe e solidamente costrutta. Nell'insieme, svelta ed
+armoniosa. Non si appiccava l'epiteto di piccino nè ai suoi piedi, nè
+alle sue mani; ma le sue mani seducevano, i suoi piedi provocavano.
+
+Io mi sono sempre dimandato perchè dei piedi graziosi, piccoli,
+inarcati, elastici, provocassero, solleticassero. Che mi si parli
+delle labbra, io lo comprendo. Delle labbra rosse, leggiermente umide,
+a pelle fina, a palpitazione soave, a polpa attraente--delle labbra,
+insomma, come quelle della principessa Bianca--sono un focolaio di
+amore a getto continuo, che danno i brividi. Que' piccoli denti--che
+debbono morsicchiare sì bene--sembrano una frangia tagliata in un
+petalo di magnolia! Quegli occhi neri, grandi, lucenti, che vi
+avviluppano e vi penetrano; che riverberano l'infinito; che rivelano
+l'abisso; ove il piacere è re; ove l'amore è tiranno... appiccano
+l'incendio dovunque si posano, la disperazione dovunque passano, fanno
+paura se s'inalberano, uccidono se diventano languenti. Le
+sopracciglia che li coprono scoppiettano scintille se si aggrottano.
+
+La fronte di Bianca non è alta, ma levigata e candida e si perde nelle
+onde infinite di una capigliatura nera e vellutata--che morde il
+freno, lo rode ed irrompe--correndo dietro alle carezze della brezza
+ed ai raggi del sole.
+
+La sua fiera narice è crudele e voluttuosa, altera e provocatrice. Il
+soffio che l'agita, in passando, è elettrico.
+
+La vita, esuberante, lussuosa, irresistibile, inebriante, impetuosa,
+esigente, scoppia da tutti i suoi lineamenti. Il color vivo delle sue
+guance la rivela. Bianca invita al festino degli dei, che inizia alla
+beatitudine, ma che uccide se vi vi si tuffa con abbandono. Chi non
+vorrebbe morire su quel petto, la bocca applicata a quel collo serico
+e bianco--il serpente dell'Eden?
+
+Malgrado la vivacità e l'agilità della principessa, il suo portamento
+era reale. La sua voce, un po' ruvida, commoveva. Il suo gesto, breve
+e vivo, era eloquente. Il suo andare seduceva. Assisa, era volgare; in
+piedi, imponeva; a cavallo, vi trasportava come una fanfara di guerra.
+Negli addobbi comuni delle donne ella era triviale. Su di lei i
+gioielli smorfiavano; il fiore appassiva; la _gaze_ si screpolava. Il
+velluto, la seta la rimpicciolivano. Bisognava vederla nel suo costume
+virile di amazzone per ammirarla nella sua apoteosi. Ella rivelava
+l'androgenia dell'anima.
+
+Nulla di più goffo se ella danzava. A ginocchio, un libro alla mano,
+nella cappella, alla messa, era disperatamente ridicola e meschina. Un
+bicchiere alla mano, a tavola, ella avrebbe fatto scoppiare Arianna di
+gelosia.
+
+Non pertanto, ella suonava bene il piano, il quale sotto la sua mano
+potente scoppiettava come una frusta, scintillava, espettorava dei
+suoni come colpi di pistola. Laonde ella non suonava mai sempre che
+arie guerresche, inni spietati, sinfonie tempestose, finali gremiti di
+antitesi ed orripilanti.
+
+Il piacere che l'ubbriacava era la caccia. Nei castelli reali si
+trovava un registro zeppo zeppo di più migliaia di pezzi di grosso
+selvaggiume ucciso dalla principessa Bianca. Si erano bene astenuti
+però d'iscrivervi altresì che ella aveva morti per sbaglio cinque o
+sei picchieri e parecchi contadini e guardacaccia. Il sangue, compreso
+il suo proprio, l'intimidiva poco.
+
+Malgrado ciò, era sensibile alle lagrime, e gli atti generosi la
+facevano singhiozzare. Un uomo ucciso la colpiva; un fiore appassito
+l'inteneriva. Leggeva di raro; ma se prendeva un libro, era sempre un
+poeta: Schiller, Byron, Hugo, Köerner, Zorillas... Sapeva tutte le
+lingue.
+
+Una principessa non è dessa una piuma, cui il vento deve un giorno
+trasportare Dio sa su quale riva?
+
+Il moto era per lei la vita; il riposo la spegneva. Aveva l'audacia di
+un uomo; la volontà di bronzo... di una donna.
+
+Eccola adesso sur un ginetto andaluso nei viali della foresta.
+
+Quindici giorni di reclusione le davano il farnetico del movimento.
+
+Il suo occhio si dilatava, le sue narici si gonfiavano, il suo seno si
+apriva. I suoi colori, un istante impalliditi, rifluivano trionfanti.
+La sua testa sfidava il nugoleto che si granulava di fulmine e
+s'imbeveva di uragano. La sua voce scoppiava e balzava.
+
+I suoi fratelli e gl'invitati a quella caccia erano restati indietro,
+lontani, spauriti. I bracchieri, sperperati nella macchia, nei mille
+sentieri della foresta.
+
+Un solo cavaliere, il duca di Balbek, si teneva ai suoi fianchi,
+attaccato al suo abito, gualcendo sovente la sua amazzone in quella
+corsa scapigliata. I loro cavalli erano ebbri di demenza. Tutto è
+fiamma intorno a loro: il pelo dei cavalli, i ferri dei piedi, gli
+occhi dei padroni, l'aria del cielo... tutto tramanda scintille! Lo
+spazio è un abisso: assorbe, attira, porta via, trasporta--dove Dio
+mise dei piedi, esso attacca delle ali.
+
+Ove van dessi? verso il limite illimitato: in niun luogo! Avanti! poi
+avanti! avanti sempre!
+
+
+Una frana a picco li ferma infine.
+
+Bianca dà in un pazzo riso.
+
+Il duca cava il suo cappello e saluta.
+
+--Mica male!--sclama la principessa. Per un primo saggio ve la siete
+tirata bene. Promettete qualcosa.
+
+--Non sono io l'ombra?--rispose il duca. Il corpo mi trasporta
+nell'orbita sua. Ove è il merito che Vostra Altezza mi fa l'onore di
+rilevare?
+
+--Ritorniamo. La bufera bufonchia. Se il nuvolo crepa voi andrete a
+pigliare un cimorro; ne ò paura!
+
+--Altezza, io non mi incatarro che al lume dei doppieri.
+
+--In questo caso non vi accimorrerete mai al mio seguito. Voi non
+andate dunque mai al ballo, voi? mai allo spettacolo?
+
+--O' bisogno di ben foderarmi di flanelle, se par avventura sono
+obbligato di andarvi.
+
+Rivennero su i loro passi e traversarono i cedui.
+
+Era la fine di maggio. La natura fremeva ancora del suo immenso andare
+in amore--ciò che si armonizzava completamente con l'espressione di
+aspettativa appassionata cui la giovane coppia portava negli sguardi.
+
+Camminavano adesso fianco a fianco, a passo lento, in silenzio. E'
+cercavano forse un finale spontaneo, che perdesse quell'impronta _per
+ordine_, cui l'una aveva compreso nelle parole di suo padre, l'altro
+in quelle di suo zio. Il corpo era stanco della corsa sfrenata;
+l'anima dominava. All'agitazione tumultuosa succedeva il meditare
+ondulante. Galleggiavano nel vago.
+
+La natura cantava sotto gli abbracciari del sole che divenivano più
+incalzanti. La cervia, sbalordita dal rumore cui la caccia spandeva
+lontano, si ritirava nei suoi folti appartati. Il caprioletto
+saltellava intorno ai cavalli. Il daino bramiva.
+
+La caccia del giorno era ai lepri, ai conigli, agli uccelli, di cui si
+compiè un'abbattagione.
+
+La volpe, cauta e curiosa, si teneva in distanza, l'occhio al fucile
+che pendeva dall'arcione di Bianca ed alla carabina che riposava sulla
+coscia del duca. Su i picchi delle roccie lontane, il lupo, assiso
+sulle sue lacche, faceva sentinella, inquieto ma grave, portando le
+sue orecchie puntute verso tutte le direzioni delle brezze che
+stuzzicavano l'aere sonnolento. Nel profondo dei boschi si udiva il
+grugnare sordo del quarteruolo e del vecchio solitario, che meditavano
+un'irruzione subdola, ma non osavano rischiarla.
+
+Che gaiezza poi nei rami! Che cinguettìo, che garrito, che gorgheggi,
+che saltellare, che strepito di ali, che beccheggiare, che lascivia!
+Che negghianza negli uni, che inquietudini per la casa negli altri!
+Che spanto di pietre preziose negli occhi, nelle ali, nelle goliere,
+nei ciuffetti, nei pennacchi! Quei fiori dell'aria si abbandonavano ad
+un baccanale sfrenato. Quei piccoli bellimbusti tormentavano la
+quercia grave e screpolata dal fulmine, l'acero che protesta, l'elce
+che si stecchisce, l'olmo che cede, l'abete che si dondola realmente,
+il pino che se ne burla, l'agrifoglio che dà la berta, il biancospino
+che ride in mancanza di meglio, il ginepro, il cipresso, il larice, il
+tasso, che vanno in bestia. Quegli audacelli pigiavano sopra tutti;
+facevan peggio che salivare sulla faccia di quegli esseri secolari e
+serii, i quali, incappellati come i Grandi di Spagna innanzi al re,
+portavano il capo alto innanzi agli aquiloni.
+
+Un olezzo indefinito si spandeva nell'aria e la saturava. Esso si
+esalava di dovunque: dalle thuye, che si schieravano in battaglia
+intorno ai grandi alberi; dai budleya ai grappoli di fiori azzurri;
+dalle piccole deutzie al loro nevigato di fiori di argento;
+dagl'indigoferi che sparpagliavano i loro getti di porpora, dai _rhus_
+che lasciavan folleggiare i venti lascivi nella loro bionde
+capigliature inanellate; dai _vitex_ che innalzavano le loro lunghe
+spighe di fiori cilestri. Che irradiamento animato! Che invasione di
+vita! I viali ombreggiati, cui la principessa Bianca ed il suo
+cavaliere traversavano, sembravano degli squarci in un mare di
+smeraldo. La foresta era una sirena.
+
+La natura fondeva i colori, i profumi, le voci, le scintille, i
+sentimenti ed i gradi.
+
+Si aspettava Bianca ed il duca per asciolvere e tornare al castello.
+
+Si era ucciso una montagna di lepri, di conigli, di palombi, di merli,
+qualche riccio, qualche istrice, qualche scoiattolo, molti fagiani. Si
+era ucciso per uccidere. Imperciocchè tutto ciò, in quella stagione,
+non valeva nulla. Non era la caccia, era l'assassinio. Quanti amori
+interrotti? Quanti orfani condannati a perire?
+
+Bianca non aveva scaricato il suo fucile. Ella non era venuta per dar
+mano a quel massacro, ma per bagnarsi nell'aria aperta, dopo una
+settimana di città e di castello. Le sue guance, del resto,
+rifiorivano: la si vedeva di nuovo vivace e splendida.
+
+
+L'indomani ella ricominciò. L'aveva ordinato il medico--e la
+principessa rispettava la scienza! Poi, il giorno dopo, e poi i giorni
+seguenti.
+
+Il duca di Balbek l'accompagnava sempre.
+
+Ed io mi penso che l'uomo cominciava a soppiantare il funzionario.
+
+Gli staffieri ed i bracchieri, che li seguivano in distanza, li
+smarrivano talvolta nel laberinto dei folti e nei sentieri della
+foresta, cui gli stessi guardacaccia visitavano di raro.
+
+La coppia fortunata cominciava per un galoppo vertiginoso, e quando si
+trovava immersa, sola, nella solitudine discreta, nei siti ove la
+natura libera si lasciava andare alla sua deboscia di creazione,
+rallentava il passo e scambiava qualche proposito.
+
+La parola era misurata: lo sguardo indiscreto.
+
+Poi, tutto di un tratto, Bianca partiva come un lampo, o faceva
+inalberare il suo cavallo sul suo compagno, e rideva; o si lanciava
+nelle terre paludose per inzaccherare il suo cavaliere--il quale si
+spaventava se la vedeva affondare.
+
+E quanti accidenti in quelle scappatucce!
+
+Ieri, l'era l'amazzone--che, appiccata ad un arbusto, aveva scoverto
+una gamba ammirabile! Oggi, l'è una bigonia che la spettina e le
+scioglie le trecce, cui bisogna dar opera a rannodare. Talvolta, era
+una robinia che le strappava la frusta dei suoi artigli rosati.
+Tal'altra, una betulla che le solcava il viso, e bisognava
+rinfrescarlo con una pezzuola intrisa nell'acqua.
+
+--Che punto di vista magnifico. Voi non lo ammirate, voi?
+
+--Altezza, io trovo che la natura è sciocca in tutte le sue
+manifestazioni, eccetto...
+
+--Eccetto?
+
+--La donna.
+
+--Voglio arrampicarmi su quelle roccie, ove potrò trovare un nido di
+sparviero. Aiutatemi a smontare.
+
+Ed il duca la riceveva sul suo petto.
+
+--Aiutatemi adesso a rimontare a cavallo.
+
+Ed il duca la prendeva nelle sue braccia, adagiava il di lei piede
+nella staffa, aggiustava, o disordinava l'amazzone.
+
+--Oh! come quella glycina bleu è bella ed olezza bene! Andate a
+cogliermela.
+
+Ed il duca correva, e le cacciava poi dentro al busto il grappolo del
+fiore colto.
+
+--To'! quel filo di ruscelletto mi dà sete.
+
+Ed il duca le prestava la sua spalla per saltar di cavallo. Ed ella
+toglieva i guanti, si stendeva lunga lunga alla ripa del rivolo,
+attingeva l'acqua nel cavo delle sue palme, beveva, si refrigerava il
+sembiante e...
+
+--Bravo! ò perduto la mia pezzuola. Prestatemi la vostra, duca.
+
+E poi a galoppare di nuovo. E dei motti interrotti: e degli
+impallidimenti subiti; e dei brividi indiscreti ad un tatto
+accidentale; ed un respirare oppresso e bruciante, quando si era di
+troppo vicini; e dei languori traditori, delle risposte vaghe, degli
+sguardi petulanti, delle reticenze eloquenti!!!
+
+Una settimana sorvolò così.
+
+Quanto cammino compiuto, ma quanta distanza ancora!
+
+Non pertanto, il vaso si empiva, l'acqua saliva sempre e sempre, ad
+ogni passeggiata, ad ogni costa, in tutti gli angiporti della foresta
+ove si scambiava una occhiata, una parola. L'acqua saliva e saliva--ma
+gocciola a gocciola.
+
+Una gocciola ancora!
+
+Tuttavia, non mai un motto galante, non mai un'allusione. La parola
+sarebbe stato un delitto di lesa maestà, poichè la situazione era sì
+augusta.
+
+L'amore non è parlamentare.
+
+Gli antenati di S. M. Claudio III erano stati cacciatori.
+
+La loro capitale era circondata di residenze di caccia l'una più bella
+dell'altra. Ve n'era una dozzina, tutte ricche di cacciagioni,
+pittoresche, confortevoli, deliziose. Era la sola cosa che fosse reale
+nella dinastia e nel regno!
+
+Oltre quelle foreste, quei parchi, quei palazzi di caccia vicino alla
+città, ve n'erano poi altri più lontani, altri al centro stesso della
+contrada. Vi si facevano dei viaggi, e vi si restava delle settimane.
+
+
+Un mattino, la principessa Bianca fu presa da un desiderio imprevisto
+di andare a cacciare i piccioni in quella bella residenza di Lacerta,
+che è la Versailles di re Claudio.
+
+Bianca ed il suo cavaliere salirono in sedia di posta e vi arrivarono
+alle nove.
+
+Due ore di viaggio, l'uno in faccia all'altra!
+
+Si parlò poco.
+
+L'occhio sembrava carico di procella. Chi sa se oggi non si darà
+battaglia!
+
+Ma presto, in sella. Il sole carica: i suoi raggi sferzano; maggio
+spira. In via. Si servirà l'asciolvere nello _châlet_, ove re Zebulone
+IV cucinava i suoi _salmis_, confezionava le sue appetitose
+_gibelottes_. Che si attenda quivi. Avanti... avanti!
+
+Ed il galoppo furibondo e scarmigliato cominciava.
+
+Chi potrebbe seguire Bianca, che sembra pigliare le ali!
+
+Ella s'ingolfa nel macchione; traversa le chiarelle, ove il duca la
+rivede, e galoppa al suo seguito. Volge a sinistra; sale sur un poggio
+e si ferma in una crocevia che rassomiglia alla rosa dei venti. Il
+duca la raggiunge. Ella s'immette in un sentiero coverto e sbocca in
+una specie di valle magica.
+
+L'ombra di un pino, come un obelisco, segnava mezzodì sur una roccia.
+
+In mezzo a quel guazzabuglio di pini, di cedri, di abeti, di
+criptomerie che si rizzano svelte e spigliate come colonne, si sarebbe
+creduto trovarsi nella moschea di Cordova--di cui si è fatta una
+cattedrale! Il sole, a traverso i rami, zebbrava il suolo di rabeschi
+fantastici. La mandevillea, dai grossi mazzi di fiori bianchi che
+olezzano il gelsomino, invadeva quelle colonne. La phylophora, dai
+pampani lucenti, circondava le loro basi e si slanciava in pergole. La
+maurandia, dai fiori purpurei, ed il phoseolus, dai fiori rosei
+carichi di profumo, spiegavano le loro cortine. Un ruscello
+accompagnava della sua sordina i gorgheggi dei rosignuoli, le
+improvvisazioni alla diavola di una folla di piccoli uccelli che si
+apparecchiavano a fare la loro siesta. Il suolo era tappezzato di una
+giovane felce tenera e fresca.
+
+--Quest'alfana mi à stanca--sclamò Bianca.--Vorrei riposarmi un
+istante e dar la caccia alle farfalle, alle sponde di quell'acqua.
+
+Il duca le porse il braccio. Ella si lasciò cadere in braccia a
+lui--tanto sembrava affaticata! Si assise sur un cespo di erbe, ed il
+duca legò i cavalli ad un albero.
+
+Il silenzio della voce umana era completo. Il brulichìo indistinto
+della natura era un narcotico. Sul loro capo, le tortorelle, poco
+pudiche e poco intimorite, ricambiavano dei lunghi, lunghi baci. La
+freschezza soave ed imbalsamata insinuava il languore.
+
+Il duca si assise a fianco di Bianca.
+
+Ella impallidì.
+
+La sua respirazione divenne a balzi. Le sue labbra si scolorarono. Le
+sue narici si dilatarono. I suoi occhi si velarono come il cielo negli
+istanti che precedono la bufera. Sembrava accasciarsi. Il sonno la
+guadagnava. Avrebbe voluto levarsi; ma quello sforzo la ravvicinò al
+duca, che si era collocato ad una certa distanza, discreto.
+
+--Il mio ducato per un tappeto!--sclamò costui di una voce velata.
+
+Bianca sorrise.
+
+La di lei testa s'inchinò sulla spalla di Balbek, che si abbassò.
+
+Gli aliti si confusero. Gli occhi si chiusero. I capelli dell'una
+sfioravano il viso dell'altro....
+
+Come ciò avvenne? Per quale contorsione di collo ebbe ciò luogo? Nol
+so. Ma la bocca dell'uno si trovò contro la bocca dell'altra.
+
+Bianca dormiva.
+
+Le loro labbra tremolarono. Un rumore sordo, come una foglia di rosa
+che si squarci, ne seguì. Quelle due bocche restarono così a ricamare,
+per tutto il tempo che l'assopimento di Bianca durò.
+
+Infine, ella si svegliò in sussulto e gridò:
+
+--Guarda! io ò dunque dormito?
+
+--Altezza, sì--e profondissimamente ancora!
+
+--Fa sì caldo! si sogna in piedi. Ed io credo di aver sognato...
+
+--Delle cose spaventevoli, Altezza?
+
+--Non so. Siete voi poeta, duca?
+
+--Che! vi sarebbero ancora dei poeti, dopo che non vi sono più delle
+Margherite di Scozia?
+
+--Come! Vi sarebbero ancora degli Alain Chartier, che meritino di
+essere baciati sulla bocca dalle principesse... attempatelle?
+
+--Io credo, Altezza, che qualunque uomo che dica ad una donna: Io
+t'amo! sia più poeta di messer Dante e di lord Byron, e meriti questa
+ricompensa. Del resto, ogni poesia non è che un ribiascico di questa
+strofa divina.
+
+--L'avete voi mai cantata codesta strofa, duca!
+
+--Io non l'aveva cantata ancora.
+
+La principessa si alzò di un lancio e risalì a cavallo, appoggiandosi
+appena al braccio del duca.
+
+Ella tirò un colpo di fucile e partì al galoppo.
+
+Arrivata al crocicchio, Bianca tirò un altro colpo ed ordinò a Balbek
+di fare altrettanto. Poco dopo uno dei bracchieri comparve
+all'estremità di un viale.
+
+La principessa entrò in un sentiero, al passo, ed il bracchiere la
+raggiunse.
+
+Si seguì quella via.
+
+Il silenzio era completo.
+
+Bianca sembrava offesa; il duca affranto. E camminava dietro,
+apostrofando il suo cavallo.
+
+Quella parte della foresta era scura e bassa. Delle roccie bianche,
+seminate qua e là, le davano l'aria di un carnaio di giganti, che
+avrebbero lasciato quivi delle ossa senza espressione. Il suolo era
+dell'ocra rossa. Dei serpenti solcavano le sabbie del sentiero. Delle
+gazzere davan la berta ai cavalieri e cominciavano una chiacchierata
+poco animata con uno stuolo di cornacchie in sentinella all'apice di
+un masso. Un pugno di piche si cacciò nella partita ed ingarbugliò la
+conversazione.
+
+--Mastro Alain Chartier in prosa, capite voi ciò che quelli amabili
+piumiferi ci vogliono dire?
+
+--Altezza, io m'immagino che quelle bestie irriverenti si burlino un
+poco del prossimo.
+
+--Davvero! E che dicon esse dunque?
+
+--Semplicemente questo: Oh! come il duca è brutto! oh! come la
+principessa è sirena!
+
+--E voi non mandate loro una carica di piombo?
+
+--Magari no! Quelle spiritose bestie ànno ragione.
+
+Si volse a sinistra, ed un quadro maraviglioso si presentò ai loro
+sguardi.
+
+Il viale metteva capo al lembo di un burrone. Di fronte, si rizzava
+altissimo uno scoglio rossastro a foggia di mitra, sormontato da un
+picco, come il corno dei dogi di Venezia. Un torrente scendeva ad
+infrangersi contro quel corno, e l'acqua, così respinta, si gettava in
+due nappi, a destra ed a sinistra, formando due cascate, che
+ricadevano da una altezza di cento piedi in una valle, e si riunivano.
+La parabola che descrivevano quelle due cascate formava come due archi
+che fiancheggiavano la roccia, e le due tese d'acqua rassomigliavano a
+due anse di un'anfora--un'anfora alla forma di una mitra episcopale.
+Un vapore di polvere di diamanti la covriva. Il sole l'animava e ne
+faceva un nembo d'iride.
+
+Il Cristo, sul Tabor, ebbe a trasfigurarsi così.
+
+--Oh! come è bello!--sclamò il duca, guardando il viso di Bianca, e
+per conseguenza volgendo le spalle alle cascate.
+
+Bianca partì in uno scroscio di riso e disse:
+
+--Piede a terra, allora, mastro Alain.
+
+Lo staffiere prese i cavalli. La principessa si appoggiò al braccio
+del duca, e cominciò a discendere il burrone.
+
+--Aprite dunque il vostro paracqua--diss'ella;--noi andiamo...
+
+--A traversare il mar Rosso a piede secco, ma al capo
+innondato--soggiunse il duca.
+
+Passarono infatti sotto la parabola della cascata, a destra, avendo
+sulla testa quella vôlta di cristallo soffusa di luce. Salirono
+qualche scaglione tagliato nella roccia, poi entrarono sotto una
+specie di galleria che forava il masso di lungo a lungo.
+
+Quando furono al centro, si trovarono in una camera pellicciata di
+quercia. Un ovale, chiuso da un doppio cristallo, sporgendo sur una
+piccola piattaforma, rischiarava il luogo. L'ovale aprivasi in fronte
+alla roccia e dominava tutta la vallea percorsa dal torrente--il quale
+ricadeva in piccola cascata fino all'immenso bacino del parco, innanzi
+al castello. Dalle due porte aperte, a destra ed a manca, vedevansi le
+cortine di acqua delle due cascate.
+
+Il sole del pomeriggio rischiarava la stanza. Il rumore della caduta
+d'acqua era ammortito. I giuochi di luce, di faccia e di lato,
+producevano dei bagliori magici, in mezzo alle _cannas indicas_ dalle
+larghe foglie, dai fiori gialli e scarlatti che ostruivano un poco
+l'entrata della vôlta, e le cobee e le campanule che sbocciavano
+intorno all'ovale.
+
+--Signor duca di Balbek--parlò la principessa Bianca, con una dignità
+tragica, che faceva fremere la deliziosa pelugine del suo labbro
+superiore;--io v'invito a colazione dopo domani, qui, con me; una
+colazione di due uova, che voi porterete nelle vostre saccocce, e di
+quattro biscotti, che io caccerò nelle mie.
+
+--Mille grazie, Altezza. E che il buon Dio sia assai clemente e
+grazioso per mandarci del _dessert_ dalla sua tavola.
+
+--Voi siete un ghiottoncello, signor duca!...
+
+
+La colazione ebbe luogo.
+
+E due settimane dopo, fu celebrato il matrimonio della principessa
+Bianca con sua maestà Taddeo IX--rappresentato dal marchese delle
+Antilles.
+
+
+
+
+IV.
+
+Ove si vede che chi comanda non suda.
+
+
+Cinque anni sono scorsi dall'asciolvere della principessa Bianca col
+duca di Balbek nella galleria delle due cascate.
+
+Grandi avvenimenti sono occorsi.
+
+Claudio III è morto.
+
+Il duca di Balbek è ambasciatore di suo figlio, re Comodo V, presso la
+Corte delle Tuileries¹.
+
+ ¹ Scommettiamo che qui si tratta di Ferdinando II di Napoli,
+ fratello di Cristina.
+ (_Nota dell'Editore_)
+
+La principessa Bianca à sposato re Taddeo IX, il cui regno à subito
+gravi prove.
+
+Il principe Alessandro di Lavandall è sempre incaricato
+dall'imperatore Nicola di quelle funzioni misteriose che toccavano al
+mondo dei saloni di Parigi, alla polizia politica ed all'alto intrigo
+diplomatico. E' scriveva sempre allo czar di quei ghiotti spacci, cui
+Federico II, Caterina II, Luigi XVIII gustavano con tanto appetito--la
+_petite presse_ all'uso delle teste coronate!
+
+Un mattino dell'anno.... non mi ricordo bene la data. Ma M. Guizot era
+ministro, ovvero M. Thiers--uno, insomma, dei due grandi piloti che
+condussero la dinastia di Orléans al di là della Manica! Un mattino,
+dunque, di questo ricordevole anno, il principe di Lavandall
+passeggiava nella sua sala d'armi.
+
+Erano le nove del mattino.
+
+Egli aveva fatto due ore di ginnastica alla spada col suo maestro
+d'armi, ed in quel momento percorreva in lungo ed in largo la sala,
+per dare l'ultimo acume a quell'appetito della colazione sì ben
+preparato dalla scherma. Un monte di giornali, più o meno sberleffatti
+da una matita rossa, giacevano sur un divano, e due o tre altri sur
+una seggiola, marcati all'inchiostro nero e postillati.
+
+Il principe era avvolto in una vesta da camera di _cachemire_ grigio,
+e si baloccava colla cordella turchina che l'azzeccava alla vita. Era
+distratto e camminava a gran passi, borbottando qualche cosa. Poi
+tuffava le mani nelle sue grandi tasche e ne tirava fuori, per la
+terza volta, un dispaccio, cui leggeva facendo dei musoni singolari,
+sclamando con dispetto:
+
+--Sì, sì, vi ci vorrei ben vedere, voi signor conte di Nesselrode! Gli
+è facile dar degli ordini, i piedi stesi sugli alari del camino...
+
+E soggiungeva altra roba, forse meno riverente pel suo ministro, cui
+perciò appunto non articolava chiaro, e che restava in istato di
+ringhio indistinto.
+
+In quel momento, un domestico annunziò il signor conte Sergio di
+Linsac.
+
+Il principe fece un segno della testa, ed il signor di Linsac entrò.
+
+Non era avariato di molto, dopo l'assassinio di Regina. Sarebbe forse
+perchè il rimorso non è ruggine che rode alla superficie, ma trivella
+che fora in dentro?
+
+Vi sono dei dolori che sono una maschera; altri che sono un'anima.
+
+Per espiare il sospetto--di cui aveva vituperata Regina--il signor di
+Linsac si era forse imposto il bazzicare intorno al principe di
+Lavandall. Il principe, dal lato suo, onde risarcirlo in qualche modo,
+gli aveva procurato una sovvenzione annua di 30,000 franchi dalla
+Russia, per il suo giornale _Les Deux Europes_: perocchè vi sono dei
+rimorsi gentiluomini.
+
+Il fatto è, che il demone dell'ambizione aveva acciuffato M. di
+Linsac, e che egli voleva arrivare ad ogni costo, arrivare a tutto.
+
+La fortuna del signor Thiers lo aveva abbarbagliato. Voleva dunque
+esser deputato, pari, ministro, ambasciatore, tutto ciò che la sua
+ardente immaginazione di romanziere gli pingeva come una sorgente di
+ricchezza e di piaceri. Si era gittato perciò a corpo perduto nel
+giornalismo conservatore.
+
+Il signor Guizot lo pagava e sprezzava largamente. Si serviva dello
+stile pomposo e vuoto, della coscienza senza fede, del cuore senza
+principii di questa spugna politica, per coltivare la parte più
+ignominiosa della sua politica secreta. Era però pronto sempre a
+spezzarlo, se la necessità lo imponeva, dicendogli: Vi ò pagato per
+codesto!
+
+Come il principe di Lavandall, il signor di Linsac è adesso un po'
+calvo sul vertice della fronte, cui le rughe delle cure, delle brame,
+dell'ambizione, dei disinganni invadevano. Come il principe, egli à
+preso quel certo impinguare, cui danno l'età, il comodo, un poco di
+pigrizia, la vita molle, le amiche rinnovellate a punto--da tenere il
+desiderio in piedi senza la pena degli stimolanti, cui la calma dei
+sensi e la saturazione dei piaceri spiegano. Come il principe, egli
+aveva acquistato quella pallidezza che segue al serio del
+pensiero--quella pallidezza sana che indica il lavoro dell'anima, non
+quella pallidezza mordace che ne indica la combustione e la rovina.
+Come il principe, egli aveva l'occhio spento, il labbro inferiore un
+po' abbattuto, qualche grinza intorno agli occhi, la barba
+rasa--tranne i baffi--i movimenti gravi.
+
+L'uno e l'altro portavano la testa alta, guardavan dritto innanzi a
+loro, ascoltavano bene, stavano in guardia, parlando. Come il
+principe, il signor di Linsac scherza col sorriso--quello spasimo che
+implica nelle sue pieghe Dio e Satana--le due metà, o piuttosto le due
+facce del Tutto.
+
+Entrambi sono graziosi e falsi, seducenti e perfidi, pensan nero e
+dicon rosa--ciò che non li impedisce di esser generosi, sempre
+gentiluomini--anche nel vizio--sempre eleganti. Entrambi infine odiano
+profondamente, squisitamente--ed odian forse lo stesso uomo:
+l'assassino vero di Regina! Ed entrambi dissimulano quell'odio con la
+precauzione sinistra di una donna di trent'anni, cui si derubò del suo
+amore.
+
+Per gl'Iddii! pazienza, mio principe; pazienza, mio Proteo! il dottor
+di Nubo non à forse neppure sessant'anni!
+
+
+A quest'ora il signor di Linsac veniva a dimandare la sua parola
+d'ordine, per non so quale polemica cui aveva impegnata in favore
+della Gallizia e di Cracovia.
+
+--Arrivate a proposito, signor di Linsac--disse il principe. O'
+qualche cosa a chiedervi. So che posso contare sulla vostra
+discrezione.
+
+--Lo potete, principe mio. Ma voi sapete altresì che io amo poco le
+confidenze, le quali sono come le macchie di olio: si spandono e si
+tradiscono sempre da sè sole!
+
+--Non temete nulla. Non è mica una confidenza che io vi fo; è un
+consulto che vi dimando. Non siete voi ancora romanziere, fra linea e
+linea, bordeggiando fra il diplomatico dell'avvenire ed il pubblicista
+di oggidì? Ma, da prima, prendete quei due giornali su quella sedia.
+Leggerete ciò che è segnato all'inchiostro. Vi risponderete,
+aggiungendo: che, quantunque dato dal _Journal Français de Francfort_
+e dalla _Gazzetta d'Augsbourg_, voi avreste della pena a credere a
+quelle notizie, se, trattandosi di una perfidia, la mano del principe
+di Metternich non vi fosse mischiata.
+
+--Quel caro principe! m'à fatto rispondere al mio ultimo articolo dal
+signor di Gentz: che per lo innanzi, la Russia aveva dei giornalisti
+assassini--i quali uccidevano una reputazione--e che adesso la assolda
+dei facchini--i quali marciano pesanti nella melma ed inzaccherano le
+genti.
+
+--E voi avete risposto?
+
+--Che non s'inzacchera l'oro. E tutte le Corti d'Europa sanno che il
+principe di Metternich non è che un luigi di oro!
+
+--Alessandro ne sapeva qualcosa. Napoleone ed il re di Napoli essi
+pure. Vada! Voi passerete in seguito dal mio segretario, il quale vi
+darà un embrione di articolo, cui ricamerete in guisa da non vedervisi
+che scintille; in sostanza, nè cane nè lupo. Debbo dirvi, a questo
+proposito, che si è contenti di voi, e che lo Czar legge i vostri
+articoli. La vostra pensione sarà aumentata.
+
+Il signor di Linsac s'inchinò.
+
+Il principe continuò:
+
+--Vi associo ora alla soluzione di un problema, cui il conte di
+Nesselrode mi propone, o, meglio, cui il nostro ambasciatore a Roma à
+posto.
+
+--Diavolo! Ed io che sono così smilzo matematico!--sclamò Sergio,
+sorridendo.
+
+--Ed io dunque?--riprese il principe. Ma insomma, il problema dato,
+bisogna pure risolverlo. Ecco di che si tratta. L'ambasciatore
+d'Austria a Roma possiede, non so come, tre documenti, di un valore
+incalcolabile, cui la Corte di Torino vorrebbe avere. E' sembra si
+riferiscano al modo con cui Carlo Alberto arrivò al trono, a
+detrimento del duca di Modena. L'ambasciadore di Sardegna a
+Pietroburgo à interessato lo Czar all'acquisto di quelle carte, e Sua
+Maestà Imperiale ne à incaricato il suo ambasciadore a Roma. Voi
+vedete chiara la cosa, n'è vero?
+
+--Perfettamente.
+
+--Bene. Ora, come vi condurreste voi per ottenere quei documenti? Per
+alcuna considerazione al mondo, l'ambasciadore d'Austria non vorrebbe
+disfarsene.
+
+--Ma! se egli non vuole darli, io non veggo che un mezzo:
+pigliarglieli.
+
+--Alto là, signore!--sclamò il principe aggrottando. Cedesti
+procedimenti sono buoni per quei governi di mascalzoni che voi
+chiamate _parlamentari_, e per quei ministri saltimbanchi che vanno a
+farsi assolvere delle loro stoltezze e delle loro infamie da quella
+masnada d'idioti cui voi addimandate una maggioranza. Maggioranza!
+Poffardio! come se in questo mondo la scienza, la probità, l'onore
+fossero la dote del più gran numero, e l'imbecillità una anomalia
+minima! I piedi valgono dunque meglio della testa, perchè son due,
+mentre la testa è sola?
+
+--Cosa volete, principe mio,--sclamò Linsac sorridendo,--quei
+gnoccoloni di Inglesi ci ànno importato ciò... con la scienza
+abbominevole del _confortable_, il libero cambio, la vita a buon
+patto, ed il _beefsteak saignant_.
+
+--Voi avete mal capito l'Inghilterra. Colà, la maggioranza non è, in
+sostanza, che la minoranza. Vi à dunque tanta gente che possa spendere
+250,000 franchi per cavarsi il solletico di andare a gridare per sei
+mesi, durante cinque anni--se non arrivano accidenti--in un bazar di
+coscienze? Ma infine, se appo di voi involar delle carte può essere
+scusato da ciò che voi chiamate ragione di Stato, in quella Corte
+autocratica, che i vostri giornali dell'opposizione calunniano ogni
+mattino, da quel despota di tutte le Russie, di cui i vostri mariuoli
+a penna di acciaio fanno un tiranno da tragedia, un atto simile
+sarebbe ricompensato dello _knout_ e dei lavori forzati nelle miniere
+dell'Ural. Scartate dunque codesto mezzo.
+
+--Allora, principe mio, è mestieri comprar quelle carte a
+quell'ambasciadore.
+
+--Per lui, valgono dei milioni.
+
+--Se non si tratta che di codesto, la soluzione è bella e trovata.
+
+--In che modo?
+
+--Ma! l'è una legge economica semplicissima che vi indica il vostro
+metodo.
+
+--Spiegatevi.
+
+--Ecco qui. Ora, voi avete bisogno di comprare e l'ambasciatore non
+vuol vendere. Egli mantiene, per conseguenza, il prezzo alto. Bisogna
+dunque creare un insieme di circostanze, mediante le quali voi mettete
+l'ambasciatore nella necessità di vendere. È chiaro.
+
+--Per bacco! l'è vero codesto. L'uovo di Colombo rappresenterà sempre
+la sua parte!
+
+--Eh! mio Dio, sì, principe. E...
+
+La conversazione fu interrotta dall'entrata precipitosa di un
+domestico che rimise al principe una carta di visita.
+
+--All'istante--sclamò il principe. M. di Linsac ò bisogno di parlarvi.
+Vogliate aspettarmi o ritornare fra due ore.
+
+--Ritornerò, principe--disse Sergio, salutando ed uscendo.
+
+Il principe di Lavandall entrò nella sua camera per indossare una
+redingote, poi si recò al salone.
+
+Aveva letto sulla carta di visita: _Le prince de Thébes_!¹.
+
+ ¹ Non si tratterebbe desso di D. Carlos, fratello di Ferdinando VII?
+ (_N. dell'Editore_)
+
+Era dunque il fratello di S. M. Taddeo IX che lo aspettava.
+
+
+Il principe di Tebe aveva una figura atroce--ciò che non significa
+assolutamente una figura laida. Era verde come un pappagallo; ne aveva
+l'aria maliziosa. I suoi occhi erano grandi; ma il suo sguardo feroce.
+Le sue labbra erano rosse; ma desse svelavano gli istinti degli
+animali carnivori. La sua bocca era piccola, bella, voluttuosa; ma se
+ne paventava il morsicare più che il bacio. I suoi capelli erano neri;
+ma si rizzavano come stecchi da per tutto e sfidavano le leggi del
+pettine. Le sue mani erano piccoline; ma si aggrinzavano in uno stato
+di agitazione perenne: lo si sarebbe detto un cavaliere d'industria!
+La sua taglia era pieghevole e fina; ma teneva meno dell'ondulazione
+graziosa della donna, che dello slancio della pantera. La sua fronte
+era alta; ma poi indietreggiava bruscamente come quella degli animali
+della razza felina. La sua statura era piccola; ma il suo portamento
+era così altero che ne imponeva come un gigante.
+
+Guai a chi si fidava alla dolcezza della sua voce, alle carezze della
+sua parola, all'eleganza de' suoi gesti, alla gentilezza delle sue
+maniere, all'assicuranza del suo attaccamento, alle melodie del suo
+amore e della sua amicizia! Il principe di Tebe era Tartufe soppannato
+da Cartouche--un duca d'Alba azzimato in Wilberforce! Lo si poteva
+paragonare a quei bei guanti cui faceva preparare Caterina dei Medici:
+mortali per chi li metteva! o a quelle lettere di amore che inviavano
+certe patrizie italiane del XVI secolo: che avvelenavano gli sgraziati
+che le aprivano!
+
+Quante storie non si raccontavano sugli amori del principe di Tebe,
+tutti terminati con l'assassinio?
+
+Gli è vero, però, che erano i gesuiti i quali mettevano in
+circolazione tutto codesto.
+
+Il principe di Tebe, steso sur un canapè, contemplava, la voluttà
+negli occhi, un _martirio di S. Sebastiano_ di Annibale Caracci,
+quando il principe di Lavandall gli si avvicinò e gli disse:
+
+--Dimando mille scuse a Vostra Altezza Reale se ò avuta la sfortuna di
+farla aspettare. Mi trovavo nella mia sala d'armi...
+
+--Non importa--interruppe il principe di Tebe.
+
+--Perchè Vostra Altezza, d'altronde, non mi à fatto l'onore di
+chiamarmi presso di sè?
+
+--Perchè io sono in un albergo,--e la camere d'albergo ànno tutte
+delle orecchie. Ora, io ò a parlare con voi di cose che, anche in
+questo vasto salone, esito a comunicarvi.
+
+--Vostra Altezza può favellare senza tema. Nonpertanto, se Vostra
+Altezza desidera intrattenersi meco in un gabinetto più solitario ed
+appartato, avrò l'onore di mostrarle il cammino.
+
+--Sì: credo che ciò sia meglio. Quando si vuol essere un po' sicuri
+del silenzio, meglio vale veder le parole palpitare sulle labbra anzi
+che udirle.
+
+Il principe di Lavandall si alzò e condusse il fratello del re Taddeo
+in un gabinetto che sporgeva sul giardino, vicino al suo gabinetto di
+lavoro--ove egli si ritirava per redigere i suoi dispacci particolari
+allo Czar.
+
+L'era una stanzuccia ottagona, tappezzata di lampasso verde, guarnita
+di una biblioteca, con un divano comodissimo per meditare, due
+seggioloni e quattro quadri: i ritratti di Nicola e della czarina a
+mezzo busto, un'_Anima_ di Scheffer, ed un clown impiedi innanzi ad un
+piccolo cadavere, di quell'Hamlet della pittura che chiamasi
+Delacroix.
+
+Il principe di Tebe si allungò sul divano, fece segno al signor di
+Lavandall di sedersi rimpetto a lui e disse, dopo qualche minuto di
+silenzio:
+
+--Arrivo dalla Russia.
+
+--Lo so, monsignore, io vi aspettava.
+
+--Il conte di Nesselrode vi à scritto, allora, di che si tratta.
+
+--O' ricevuta la lettera del Gran Cancelliere questa mattina stessa.
+
+--Sì. Gli avevo detto che mi sarei trattenuto qualche giorno a Vienna.
+Ma, dopo un abboccamento col signor di Metternich, l'impazienza mi à
+soverchiato, e sono partito la notte stessa.
+
+--Il Cancelliere austriaco parteciperebbe anch'egli ai segreti di
+Vostra Altezza?
+
+--Oh! no. Egli li avrebbe venduti.
+
+--Sono ai vostri ordini, monsignore. Ma non nascondo a V. A. che
+l'intrapresa è arduissima.
+
+--Lo so anch'io.
+
+--Tanto più che non si è neppur sicuri che quelle carte esistano
+ancora.
+
+--Ciò è certo: esse esistono.
+
+--Sarei indiscreto se domandassi a V. A. come ella ne ebbe la
+rivelazione!
+
+--Per il mezzo lo più sicuro: dal padre d'Ebro, confessore di mio
+fratello.
+
+--Possibile?
+
+--L'è così. Io vado a raccontarvi tutto; ma procediamo con ordine.
+
+
+
+
+V.
+
+Il seguito della colazione di Bianca e di Balbek.
+
+
+--Io pass'oltre a tutto ciò che i gazzettieri àn raccontato di questa
+storia nei libelli e nei giornali--favellò Tebe. Voi avete dovuto
+leggere tutto codesto.
+
+--L'ò letto, Altezza.
+
+--Allora voi saprete che tra mio fratello e me fuvvi mai sempre la più
+cattiva intelligenza. Sarebbe perchè mia madre, quando era incinta di
+mio fratello, si annoiava dei sermoni di un gesuita, e quando era
+incinta di me, si divertiva con un ciambellano saltimbanco? Dio lo sa.
+Il fatto è, che mio fratello non à saputo mai tollerarmi.
+
+--Tutti i gabinetti di Europa non ignorano codesto.
+
+--Bene. A ciò si aggiunsero le insinuazioni dei confessori e dei
+cortigiani. Sua Maestà si lamentava di un'indigestione? io l'aveva
+avvelenata! Sua Maestà aveva mal dormito? gli è ch'ella aveva creduto
+vedere l'ombra mia tra il muro e le cortine del letto! Le truppe di S.
+M. erano state battute? io aveva comunicato i piani strategici al
+nemico! I sudditi di S. M. si querelavano del suo malgoverno? ero io
+che li ammutinava. I figli di S. M. erano morti? era io che aveva
+dovuto soffiare su di loro il germe della morte! Infine, se S. M. non
+poteva più avere dei figliuoli, l'era io che lo aveva fatto sfinire da
+una ganza al mio servizio. Breve: io era il dio Siva del regno e del
+re Taddeo. Io metteva paura alla gente in cocolla e in livrea, che mi
+aveva tanto oltraggiato--e sapeva che io mi sovveniva e che non avrei
+mai perdonato. Bisognava dunque cacciarmi da parte ad ogni costo. E
+s'inspirò al re l'idea di un nuovo matrimonio.
+
+--Ma, se Sua Maestà non aveva più prole!
+
+--Sì, e perciò appunto si decisero a quelle nuove nozze. Ma la gente
+che commetteva questo misfatto non era mica di quella che si ferma a
+mezzo cammino. Da quando in poi, del resto, è stato necessario di fare
+i suoi propri bimbi? Una sola cosa sembrò urgente in questa
+circostanza: Trovare un suocero condiscendente ed una moglie complice.
+Si avevano le due cose sotto la mano, al di là di ogni desiderio. Il
+padre d'Ebro compose, S. M. Taddeo copiò una lettera per re Claudio
+III.
+
+--Vostra Altezza l'à dunque letta?
+
+--Ne ò avuto la copia in poter mio, dalla mano stessa del P. d'Ebro.
+Essa suonava così:
+
+
+ «_Caro cugino_,
+
+«Io scrivo a V. M. un'altra lettera per mezzo dei miei ministri. Con
+questa, io mi indirizzo direttamente al figlio del fratello di mio
+padre. Gli è dire, che io desidero che il mio grido di uomo trovi
+un'eco nel cuore del parente, o che vi resti sepolto.
+
+«Io sono in presenza della crisi la più spinosa del mio regno, sì
+pieno di accidenti. Io traverso il ponte dell'avvenire: affronto la
+questione della successione, in presenza dalla quale la Provvidenza
+divina à voluto collocarmi per provarmi--ripigliandosi i figliuoli che
+impartiti mi aveva. Se avessi avuto, per compenso, in questo immenso
+disastro, l'affetto di mio fratello, mi sarei forse consolato di un
+dolore che uccide perfino i più forti. Ma l'Europa intiera,
+sgraziatamente, sa come la mano del Signore à posato gravemente sulla
+mia casa, anche da questo lato, ed à appreso i pericoli che ò corsi.
+Non ò avuto prove materiali sufficienti. O' però la certezza morale,
+che quel fratello snaturato à attentato parecchie volte alla mia vita.
+E sono convinto, che la mia vita non cesserà di essere in pericolo
+contro quelle aggressioni, se non il giorno in cui io mi avrò una
+successione legittima diretta.
+
+«Ecco quali considerazioni--oltre quelle dei miei popoli, della pace o
+della gloria della religione--mi ànno deciso ad implorare l'aiuto del
+Signore per un secondo matrimonio. Io tento Iddio. Imperocchè,
+quantunque la mia età di 54 anni non sia eccessiva, per l'opera
+satanica del principe di Tebe io posso considerarmi come estinto alla
+vita. Un matrimonio, sì, può consolare le tenerezze dei miei ultimi
+anni; ma, ohimè! esso non farà riverdire il ceppo fulminato della mia
+dinastia.
+
+«Ora, l'è codesto che io voglio--a qualunque prezzo--ed è per codesto
+che io mi indirizzo a Vostra Maestà.
+
+«Voi padre, non vorrete forse comprendermi; voi, fratello, esiterete
+forse. Aiutatemi come amico, come re, come uomo che va al soccorso di
+un uomo minacciato. Fate vostra la mia causa, il mio desiderio, la mia
+speranza, ed aggiungerei quasi la vendetta della natura e della morale
+oltraggiata. Vi dimando in matrimonio la vostra figlia maggiore, la
+principessa Bianca.
+
+«Il suo carattere virile sarà opportuno alla lotta, dopo la mia morte.
+Il suo spirito elevato braverà il sacrifizio, innanzi al quale, io lo
+so, una donna volgare rinculerebbe, ma che pertanto è indispensabile
+onde dare come erede del mio trono il figliuolo di mia moglie.
+
+«Ora, chi peserà queste ragioni di Stato? chi indovinerà questi
+sentimenti di un uomo curvato sotto il peso del suo dovere? chi
+distinguerà, in mezzo alle apparenze equivoche, la voce della
+coscienza che ispira i martiri, e chi farà gradire i miei voti alla
+principessa, se non voi che, re, conoscete i doveri cui impone la
+corona; che, padre, valuterete il trono sul quale vostra figlia verrà
+a sedere? Come parente, voi vi affliggerete del mio scorruccio e dei
+miei malanni domestici; come amico, vi addirete a portar soccorso alla
+mia miseria. Sì: mi occorre un erede a qualunque costo--ed è per
+questo che, malgrado le infermità dalla mia persona, vi dimando vostra
+figlia. A voi, che non mi siete straniero, nè per sangue nè per cuore,
+ò bisogno soggiunger altro?
+
+«Al momento in cui tutto sarà pronto ed assicurato--se consentite a
+venirmi in aiuto per cavarmi fuori di questa crisi--non avrete che ad
+ordinare al marchese delle Antilles di aprire il dispaccio suggellato
+di cui l'ò munito, ed ei farà la dimanda ufficiale della mano della
+principessa Bianca. Se mi negate il vostro soccorso, non ne rimango
+mica meno l'amico di V. M., del di cui spirito e saggezza ò una così
+grande considerazione.
+
+«Voglia Iddio ispirarvi, cugino mio, e farvi comprendere il vostro
+dovere di padre, con la medesima amplitudine ed il medesimo
+disinteresse che io comprendo quello di re, di uomo e di amico.»
+
+--Che abbominevole guazzabuglio!--sclamò il principe di Lavandall. Se
+Vostra Altezza non me l'avesse detto, lo avrei indovinato che quella
+scritta usciva da un'officina clericale, ed era stata mandata da un
+sovrano.
+
+--Ebbene, quest'infame lettera ebbe il suo effetto. Si dètte alla
+donzella il duca di Balbek per cavaliere di compagnia, ed il re
+Claudio rispose per un'epistola sul medesimo tono e stile.
+
+--Vostra Altezza non à la copia della risposta?
+
+--Sì, e della medesima mano del padre d'Ebro. Ma non me la ricordo
+mica così bene che l'altra. Diceva, in sostanza: che S. M. Taddeo
+poteva contare che l'appello alla sua affezione non resterebbe senza
+effetto, poichè trattavasi non solamente di consolare e rassicurare un
+parente, ma di punire uno scellerato--lo scellerato ero io--e di
+salvare una dinastia; che S. M. Claudio III accomoderebbe le cose di
+maniera che tutto fosse salvo: l'onore, la dignità, gl'interessi della
+successione, il segreto, il rispetto alla morale ed alla religione,
+l'augusta serenità del padre e dello sposo; che S. M. Taddeo, per la
+sua condotta disinteressata e piena di nobiltà, onorava la corona--la
+quale diveniva doppiamente divina, e per la benedizione di Dio, e per
+il sacrificio e l'umiltà dell'uomo, che s'inchinava innanzi al gastigo
+della Provvidenza, da cui si apparecchiava il rimedio nel tempo stesso
+che apriva la piaga...
+
+E così, per quattro pagine zeppe zeppe.
+
+--Quale di quelle due lettere è più vigliacca, e chi di quel padre o
+di quello sposo è più infame agli occhi di Vostra Altezza?
+
+--Si valgono: la scelta sarebbe impossibile. Ma il risultato di tutto
+ciò non si fece attendere. Il duca di Balbek però, innanzi di mettersi
+all'opera seriamente, esigette, per iscritto, il mandato di cooperare
+ad assicurare la successione del re Taddeo. Suo zio, ministro del re
+Claudio, gli rilasciò questo attestato--come pure la copia autentica
+della lettera di re Taddeo e della risposta di re Claudio. E gli è
+precisamente questo documento essenziale dell'affare, cui non ò, e che
+mi occorre. Le lettere dei due re, copiate da un gesuita disgraziato,
+non ànno alcun valore morale: possono essere falsificate. Però, queste
+medesime, scritte, copiate da un ministro degli affari stranieri, e
+munite dei suggelli dello Stato, quella lettera ministeriale che
+autorizza l'impresa del duca di Balbek... ecco ciò che è capitale.
+
+--Ma in che modo Vostra Altezza à avuto cognizione e comunicazione di
+questi documenti?
+
+--Vado a dirvelo. Il matrimonio fu dunque manipolato e precipitato.
+Sei settimane dopo la sua partenza, il marchese delle Antilles,
+ritornando alla Corte del suo padrone, gli annunziava, e conduceva la
+sposa ed il successore. Mio fratello si recò, incognito, alla
+frontiera dei suoi Stati, all'incontro della regina. La bellezza di
+costei lo abbarbagliò--disse egli.--Egli pretestò dunque che la
+giovane donna dovesse essere stanca del viaggio; ordinò che si facesse
+sosta, e, contrariamente alla severa etichetta della nostra Corte, il
+matrimonio fu consacrato e consumato nel luogo stesso. Il domani,
+l'ispezione della camera nuziale ebbe luogo secondo l'uso: tutto era
+in regola! Il processo verbale, cui gli ufficiali speciali del regno
+redassero, è depositato negli archivi dello Stato. Capite? tutto era
+in regola! Dopo questo tratto di genio della giovane regina, non era
+più mestieri di disperare di nulla. Se si fosse esatto l'intervenzione
+dello Spirito Santo nella faccenda, ella lo avrebbe esibito, a suo
+carico e discarico, come operatore.
+
+--Il duca di Balbek era sempre della partita?
+
+--Non ne avevano più bisogno. Per il momento, il re bastava. Laonde,
+quando, qualche mese dopo, la gravidanza della regina fu ufficialmente
+annunciata, alcuno non ne sembrò stupito. Quella donna era così bella!
+E poi, sì modesta, sì casta, così pia, così riserbata...! Ella fuggiva
+le feste; non visitava che ospizi e spedali, le chiese, sopratutto i
+conventi di donne ed i santuari miracolosi. Passava una grande parte
+del suo tempo fuori della capitale, nelle residenze reali di caccia e
+di riposo. I sudditi felici di S. M. Taddeo IX sapevano appena che si
+avessero una regina.
+
+--Che abilità sovrana!
+
+--Ascoltate ancora. Infrattanto i mesi passavano, l'ora dello
+snodamento avvicinava. Quell'uomo, quella donna, per re e regina che
+si fossero, non potevano aggiungere un secondo al tempo, nè rinculare
+di un minuto il giorno dello sgravo. Bisognava, non pertanto, rubare
+al tempo tre settimane o un mese. Non bastava poi al re di aver un
+erede. Gli occorreva, per giunta, un figlio maschio. Per forzare la
+mano di Dio in questa opera, dal primo giorno in cui un sospetto di
+gravidanza puntò, la regina cominciò a bazzicar le immagini miracolose
+che s'incaricano della bisogna. Ella corse tutti i romitaggi. Ma
+restava ancora lo più insigne. Lo si serbò per l'ultimo--tanto più che
+era il più lontano. Nelle montagne, lì, presso alla frontiera, vi è un
+convento di religiose di Sant'Orsola, annidato in un vecchio castello
+a cui si è addossato una chiesa. Il re è badessa di nascita di quelle
+religiose, ed à un appartamento nel convento. Nella chiesa, una
+madonna della Scala fa miracoli, e, a seconda della dimanda, gratifica
+garzoncelli, e li sostituisce alle ragazze, dall'alto dei cieli.
+
+--Ecco lì una vergine che non à mica considerazioni pel suo
+sesso!--sclamò Lavandall.
+
+--Ella se ne permette ben altro, eh! A sei chilometri di distanza, si
+trova un parco reale, con una foresta che si prolunga fin sotto le
+mura del giardino delle religiose--le quali ànno diritto di caccia nel
+bosco reale. Era il settimo mese dopo l'arrivo della regina nel regno.
+Ella si recò allora al Torrente dei Pini--ove ella cacciava
+negl'intervalli delle sue preghiere alla madonna della Scala. Al
+principio dell'ottavo mese, il re si rese anch'egli in quella
+residenza per cercarvi la regina, benedetta a dovere, e ricondurla
+nella capitale, dove ella avea il dovere di fare il suo parto--in
+presenza della Corte, dei corpi dello Stato, e della diplomazia.
+
+--Che opulenza di sguardi per una giovine donna, in quella situazione
+delicata!
+
+--Ebbene, la fatalità opinò esattamente come voi, forse, caro
+principe: perocchè essa volle evitare quella deboscia di occhi alla
+bella e giovane regina. Il fatto fu che, mentre un giorno ella
+cacciava quasi sola--lasciandosi dietro e ben lontano il suo seguito,
+secondo la sua consuetudine--il suo cavallo si abbattè a qualche
+centinaio di passi dal verziere delle religiose. La regina si trovò
+coricata per terra, ed il suo cavallo si allontanò al galoppo. Alla
+vista del destriero della regina corrente solo, gli staffieri ed i
+_grooms_ di S. M., che l'avevano perduta di vista nei viali della
+boscaglia, si spaventarono. Si precipitarono tutti verso il luogo ove
+ella era scomparsa. E si finì per scoprirla, per terra, svenuta,
+pallidissima, ed un cotal poco sgraffiata qua e là.
+
+--Che donna di genio! à conquistato la corona.
+
+--Ne sareste voi innamorato, principe?
+
+--Ne sareste voi geloso, monsignore?
+
+--Quasi. La paura fu grande nel servidorame. Si raccolse la regina,
+cui si trasportò immediatamente nel convento, e si corse ad avvertire
+il re della disgrazia successa. S. M. sembrò fulminata. Credette tutto
+perduto. Si mandò a cercare il medico del villaggio vicino--il quale
+non potè giungere che molto tardi il dì seguente. La notte però la
+regina fu presa dalle doglie di un parto accelerato dalla caduta. L'è
+un aborto, dicevan tutti--senza escluderne la vecchia cameriera, anche
+un po' levatrice--cui la regina aveva condotta dal suo paese--e
+compreso il medico, il quale in tutto codesto non vide che i pranzi ed
+i scudi reali. Il re si desolava,--dicevasi. Il neonato non sarebbe
+vitale. La regina correva grossi rischi. Gli empi! Essi contavano per
+nulla l'intervento della Vergine della Scala in quel malore! Non era
+stata ella, probabilmente, che aveva aiutato la regina a discendere di
+cavallo, quando alcuno non la vedeva? Non era stata forse ella che
+aveva scudisciato il ginnetto, il quale era partito al galoppo? Non
+era stata forse ella che aveva fregate le gengive della regina, e del
+sangue che ne aveva estratto le aveva maculato le mani ed il
+sembiante? Non era dessa che le aveva consigliato di ritenere il
+respiro, per diventar pallida, e tutto il resto di quell'opera
+miracolosa che si compiè col parto felice della sua reale divota?
+Andate dunque, in una disgrazia simile, a preoccuparvi dell'etichetta,
+e del corpo diplomatico, e dei corpi dello Stato, i quali dovevano
+essere le levatrici del successore del re Taddeo! La commedia era
+finita. Viva la regina!
+
+--Poffardio! che pezzo di attrice!
+
+--Ora, voi sapete il resto, che è storia: rivoluzione, guerra civile,
+Costituzione, esigenze del Parlamento, incameramento dei beni
+ecclesiastici, espulsione dei gesuiti... tutto per assicurare ad un
+bimbo intruso¹ la successione della corona che mi era dovuta. Questo
+guazzabuglio, come di ragione, à stomacato papa Gregorio XVI; à messo
+in forte collera i Reverendi Padri. Di quivi, Sua Santità à
+autorizzato il P. di Ebro a parlare, a rivelare gli stessi segreti
+della confessione--trattandosi del bene della religione. Ed ecco come
+io ò ricevuto a Roma, al Gesù, comunicazione di questi documenti e
+conoscenza dei fatti e degli atti.
+
+ ¹ Non sarebbe piuttosto _ad una bimba intrusa_--Isabella?
+ (_Nota dell'Editore_)
+
+--Nulla mi stupisce adesso. E con codesti ausiliari io non dispero di
+nulla...
+
+--Voi avete ben ragione. Però, bisogna che sappiate che i RR. PP. ànno
+di già fatto delle ricerche inutili. I documenti in questione non
+sono, e' sembra, presso il duca di Balbek. Si è rimuginato dovunque in
+casa sua, si pensa--dovunque, almeno, l'occhio di un lacchè e la mano
+di un ladro possono giungere. Le ricerche sono state infruttuose. Al
+palazzo dell'ambasciata non vi è nulla. Ora, come non è probabile che
+quelle carte fossero state distrutte; come il duca di Balbek non è un
+sere a disfarsene per nulla; come non le gli si strapperanno che dopo
+una resistenza disperata... la partita cui impegniamo diventa
+terribile. Nondimeno, dovessimo noi mettere il fuoco ai quattro
+cantoni di Parigi, quelle carte mi occorrono. Bisogna che io le
+depositi nella cancelleria russa a Pietroburgo, dove tutta la
+diplomazia straniera potrà consultarne e verificarne l'autenticità,
+prima che io dia la battaglia suprema a mio fratello ed al successore
+cui à fabbricato per frustrarmi del trono. Cosa pensate voi fare,
+principe?
+
+--Altezza, non ne so ancora nulla.
+
+--Io parto per l'Inghilterra. Se avrò del danaro, ve ne manderò.
+
+--Ve ne sarà forse bisogno. Noi abbiamo a fare con un nemico
+formidabile--il duca di Balbek, soppannato da un compare terribile, il
+dottore di Nubo. La battaglia cui andiamo a presentare a quelle
+volpi-tigri sarà rude. Piaccia a Dio che, se vi debba esser del
+sangue, non vi siano almeno delitti.
+
+--Principe--disse il sire di Tebe levandosi--sangue e delitto sono
+parole che non ànno un significato assoluto, e non ispaventano che gli
+spiriti piccoli e le coscienze di già punticce. Il delitto e
+l'assassinio, alla fin fine, non ricadono su coloro che se ne
+macchiano, ma su coloro che li provocano. La giustizia umana borbotta
+come barbogia.
+
+--E strangola come brigante, Altezza--in Francia almeno, dove si è
+inventata quell'assurda infamia che addimandasi eguaglianza. Ma noi
+non ne siamo ancora lì. Noi vaneggiamo, in lontananza, dei grandi
+drammi e delle grandi peripezie, per arrivar forse ad una soluzione
+che può esser delle più semplici. Lasciatemi dapprima ispezionare il
+campo di battaglia e scandagliare le forze del nemico. Poi, farsa o
+tragedia, ci si troverà pronti a tutto.
+
+--Punto di scrupoli, principe! Con galeotti, gallonati o coronati,
+tutto è permesso. L'infamia è una necessità, e talvolta un dovere.
+
+Il principe di Tebe uscì. Il suo aspetto era addivenuto orrido
+pronunziando le ultime parole.
+
+Il principe Lavandall lo accompagnò in silenzio, gli occhi
+bassi--sotto quello sguardo che distillava sangue.
+
+Quando ritornò nel suo gabinetto, vi trovò Sergio di Linsac che lo
+aspettava.
+
+--Ebbene?--sclamò il principe, esprimendo con tutta la sua persona una
+pressante interrogazione.
+
+Sergio di Linsac sorrise e si fregò le mani di un'aria soddisfatta.
+
+
+
+
+VI.
+
+Un po' delle cose del duca di Balbek.
+
+
+Il duca di Landolles, emigrato rientrato e rallegato a Bonaparte
+imperatore, aveva maritato le sue due figlie con due generali: l'una
+al conte di Saint-Alleux--morto da una granata a Waterloo; l'altra al
+conte di Muge--riavvicinato ai Borboni ed ucciso in Africa da
+Abdel-Kader.
+
+Il duca di Landolles, avendo mangiato ai giuochi di Frascati ciò che
+gli restava della sua fortuna, non aveva dato in dote alle figliuole
+che la loro bellezza.
+
+I due generali, non avendo avuto l'opportunità di raccogliere un po'
+di dovizie, non avevano legato alle loro vedove che la pensione di
+diritto per vivere, e l'intrigo per prosperare.
+
+Il conte d'Alleux aveva lasciato un figliuolo, raccomandandolo alla
+protezione di suo fratello, vescovo allora, ed in seguito arcivescovo
+e cardinale.
+
+Il conte di Muge aveva lasciato una ragazza, raccomandandola alle cure
+di sua sorella, superiora al _Sacré-Coeur_.
+
+I due militari avevano un'assai mediocre stima del carattere delle
+loro mogli.
+
+Il piccolo conte d'Alleux si chiamava Adriano.
+
+La piccola contessa di Muge si chiamava Vitaliana.
+
+I due fanciulli erano belli. Le due madri sapevano per esperienza che
+la bellezza è un capitale, di cui il numero di zeri che segue l'unità
+è indeterminato. Quella due donne accorte sapevano anche di più:
+sapevano che la bellezza è la locomotiva del mondo--mi scusi l'oro,
+che se ne crede il re! I due fanciulli erano dunque per le loro madri
+due cambiali tirate sulla società, cui elleno si promettevano scontare
+abilmente.
+
+Bisognava però attender per codesto. Imperciocchè non si colloca una
+figliuola prima di sedici anni; non si fa regalo di un'ereditiera ad
+un bel giovanotto, il quale non abbia almeno raggiunto i suoi
+diciannove o venti anni.
+
+Lo zio e la zia complicavano la situazione. Perocchè il cardinale si
+metteva in misura di tagliare un abate nel figlio di suo fratello, per
+perfezionarlo in seguito e cavarne un vescovo. La superiora del
+_Sacré-Coeur_ voleva tenersi sua nipote al convento, onde innalzarla
+poi fin non so dove--al suo posto forse, quando ella morrebbe, o a
+quello d'una santa del paradiso. Per conseguenza, Adriano era allevato
+al seminario di _Saint-Sulpice_, e Vitaliana nello splendido
+stabilimento della strada di Varenne.
+
+Le loro madri li visitavano durante tutto l'anno. Ma i due cugini non
+si vedevano altrimenti che nel tempo delle vacanze.
+
+Si videro così, per quattro o cinque anni, quasi tutti i giorni, nelle
+sei settimane che passavano presso le loro madri--Adriano smorfiando
+la messa; Vitaliana la maestra della classe--regalandosi copia
+d'immagini; raccontandosi parecchi tratti e propositi e parecchie
+storie di famiglia dei loro compagni reciproci; rivedendosi con
+gaudio; separandosi con tristezza; promettendosi di scriversi, ed
+aggiornando altri spassi all'anno venturo.
+
+Adriano toccò così i diciotto anni.
+
+Vitaliana i sedici.
+
+Essi si avevano scambiato fin là dei baci senza importanza, come
+avevano cambiati i loro volanti, i loro palloni, i loro giuocatoli, le
+immagini benedette, i piccoli libri pii, i libri da messa legati in
+rosso e dorati ai tagli. Ma quando si separarono quest'anno, quando si
+abbracciarono par dirsi: a rivederci! Vitaliana imporporì fino al
+bianco degli occhi, Adriano impallidì fino alle labbra--quelle ciliege
+inalterabili. Poi, e' si guardarono ancora, rivolgendosi, ed entrambi
+asciugarono una lagrima in silenzio.
+
+Adriano ritornò al seminario.
+
+Vitaliana restò in casa di sua madre, perchè la zia del _Sacré-Coeur_
+era morta, e la contessa di Muge si curava poco di fare di sua figlia
+una maestrina o una beata.
+
+La contessa di Muge non essendo ricca, non si prodigava per feste che
+esigevano un lusso esorbitante ed una immensa varietà di _toilette_.
+Quest'abile donna si mostrava unicamente ai balli delle Tuileries ed a
+quelli dell'ambasciate d'Inghilterra, di Russia e di Austria--cinque o
+sei sere nell'anno.
+
+Ella metteva questa parsimonia sul conto della sua fierezza e del suo
+disdegno pel piccolo mondo alla maschera aristocratica. In quei balli,
+d'altronde, ella incontrava ciò che ella voleva. Come ella poi si
+spacciava per malata--e perciò non avendo tempo a perdere--si decise a
+presentare quest'anno Vitaliana nel mondo.
+
+Vitaliana era troppo giovane d'anni; ma l'adolescente aveva di già le
+forme della donna--quantunque tutta magrolina ancora e scolorata dallo
+spossamento della crescenza.
+
+Madama di Muge non ebbe certo a lagnarsi dell'effetto che produsse
+Vitaliana alle Tuileries, ove ella l'esibì per la prima volta. Tutti
+gli occhi, tutte le lenti si diressero sulla giovinetta, e ciascuno
+dimandò al vicino:
+
+--Conoscete voi, signore, il nome di quella fanciulla?
+
+Pochi la conoscevano. E coloro che sapevano chi ella fosse, non
+ignoravano probabilmente pure il carattere della madre, lo stato della
+possidenza e la loro posizione sociale. Di guisa che, quell'anno, non
+svolazzarono intorno alla bella figliuola che dei ballerini e degli
+stranieri.
+
+Un solo uomo considerevole invitò Vitaliana a ballare e cicalò con lei
+qualche istante dell'opera del _Conte d'Ory_ e della _Favorita_.
+Costui fu il duca di Balbek, uno dei _lions_ del mondo parigino.
+Vitaliana rispose--arrossendo un po' della sua ignoranza--che ella non
+era ancora stata nè agl'_Italiani_, nè all'_Opera_.
+
+
+L'anno passò così.
+
+Era il secondo anno dell'ambasciata del duca di Balbek a Parigi, ove
+egli teneva già il bordone della _fashion_ e sguazzava nella più alte
+regioni dell'ebrietà dei suoi successi.
+
+--La campagna è stata cattiva! sì--disse la contessa di Muge,
+ritirandosi nella sua terra a primavera. Nonpertanto ò provato le
+armi. Esse sono buone.
+
+Ed ella contemplava sua figlia con gli occhi di un mercante di schiavi
+in Oriente.
+
+L'aria delle montagne dei Vosges, ove si trovava il piccolo castello
+della contessa--ella lo addimandava così--fu di un effetto prodigioso
+per Vitaliana. Il suo sviluppo si compiè: l'abbozzo divenne opera. Non
+una delle promesse aveva fallito. Nessuna dalle speranze di una madre
+ambiziosa era stata tradita. Non una delle opulenze annunziate, che
+non si fosse lussuosamente realizzata. Non un gioiello che non
+divenisse un tesoro. Quando la contessa di Alleux e suo figlio vennero
+al castello di Muge, essi restarono abbarbagliati dallo splendore che
+Vitaliana aveva acquistato in sei mesi.
+
+La contessa di Alleux se ne compiacque.
+
+Adriano ne pianse di furto.
+
+Questa volta i due cugini si trattarono infinitamente con più riserbo.
+Non si abbracciarono più.
+
+Vitaliana raccontò ad Adriano tutto ciò che ella aveva visto nel mondo
+l'inverno scorso; il numero di volte che aveva ballato; il nome de'
+suoi cavalieri: i propositi che le avevano susurrato all'orecchio--ma
+ciò con molte reticenze--in uno, quella grande festa della vita che si
+presenta ad ogni fanciulla come un incanto di fate, e che, qualche
+anno più tardi, termina talvolta così lugubremente.
+
+Durante quei racconti alle piume d'oro, ai profumi stupefacenti, Adriano
+si taceva, ed i colori si alternavano sul suo viso. Non osò questa volta
+dar la replica con le sue storie di seminario e con i suoi
+vagheggiamenti di--non più lontano che l'anno scorso!--sciorinarla da
+vescovo in una messa pontificale! Egli massacrava invece Vitaliana di
+mazzetti, cui andava a frugacchiare sotto i cespugli della montagna, di
+farfalle, cui dava la caccia nelle praterie, e di ogni specie d'insetti
+ai colori brillanti, cui acchiappava al volo come un'allodola.
+
+Aveva cura però di ripigliare tutt'i fiori cui Vitaliana aveva
+appassiti, sia nei suoi capelli, sia nel suo busto; d'impossessarsi di
+quanto Vitaliana avesse toccato; di bere di nascosto nel bicchiere di
+lei; di raccogliere le briciole di fettuccia, gli stracci, i fogli di
+carta scritti, tutto ciò che Vitaliana aveva sfiorato e che svolazzava
+sotto la finestra della camera da letto di lei--spiando perfino il
+capello cui la brezza le involava quand'ella si pettinava.
+
+Poi, egli faceva sul piano dei prodigi, per ricordarsi, per inventare,
+se occorreva, per suonare tale aria, tale sinfonia, tal duetto cui
+Vitaliana preferiva. Se la sua mano, se il suo piede toccavano la
+veste stessa di sua cugina, Adriano allibiva, aveva i brividi. Egli
+smagriva, scoloriva. Non dormiva più la notte. Mangiava appena.
+Insomma, era proprio tempo che il mese di novembre arrivasse e
+mettesse termine alle vacanze.
+
+Quando i due cugini si abbracciarono per dirsi addio--Addio! disse
+Adriano, mentre Vitaliana diceva: All'anno venturo!--Quando le labbra
+di Adriano toccarono le guance di Vitaliana, questa si sentì scorrere
+lungo la spina dorsale un fluido incognito, il quale le rivelò che
+ella era donna, e dette una forma ai sogni nebulosi che agitavano
+talvolta le sue notti.
+
+Adriano le aveva inoculato quella scintilla negli occhi, quel languore
+nella parola, quel formicolare nelle labbra, quella elettricità divina
+del bacio, quell'irradiamento della respirazione, quel flusso e
+riflusso del sangue luccicante di pagliette di oro, quel brivido
+inebbriante, quel delirio stellato che chiamasi amore, voluttà--e che
+Dante riassume in una parola: _indiare_!
+
+Poi non si rividero più. E forse in quel cuore, ove aveva regnato
+Adriano, restò una ferita, ed in quello, ove aveva regnato Vitaliana,
+una cicatrice.
+
+L'inverno giunse.
+
+I balli cominciarono.
+
+Vitaliana rientrò nel mondo al primo ballo delle Tuileries.
+
+L'effetto che vi produsse fu immenso. Ella ecclissò tutto ciò che
+l'Inghilterra, la Polonia, la Francia avevano riunito di quei fiori di
+stufa, il cui splendore appanna le stelle.
+
+Questa volta non furono più i giovanotti che ronzarono intorno a lei.
+Erano gli uomini, dallo sguardo concentrato e stupefatto, che le si
+avvicinarono tremando. Gli era il _blasé_ che risuscitava; il
+milionario che sperava; il potente che dimandava grazie; la forza che
+si trovava impotente; il desiderio che si sentiva delirio; la vita
+seria che vagava atterrita intorno a quel filtro dei cieli--il quale
+si presentava con l'innocenza dell'olezzo di una rosa, il bagliore
+grave di una perla, la soavità di un'alba di primavera, la neghiazza
+divina della verginità--quel candore che ignora sè stesso, cui si
+scorge nell'angelo del Cimabue e nelle madonne dell'Angelico.
+
+All'istante in cui il duca di Balbek la distinse, di un varco fu a
+lei.
+
+Egli infieriva di orgoglio per aver scoverto, indovinato, profetizzato
+Vitaliana nel superbo embrione dell'anno precedente. Questa vanità
+sola sarebbe bastata per infiammarlo.
+
+E' s'impossessò della giovinetta per tutta la sera.
+
+Vitaliana non ne sembrò punto tòcca.
+
+Ma sua madre vedeva tutto, s'informava, calcolava.
+
+Il generale di Hauteville presentò il duca alla contessa di Muge.
+
+Questa lo accolse con una grazia squisita, ma dall'alto. Si parlò di
+frascherie. Il duca di Balbek aveva uno spirito triviale--reso brutto
+dalla fatuità e sformato dallo sforzo cui faceva per metterlo in
+evidenza.
+
+Non si à mai così poco spirito che quando si piglia a partito di
+mostrarne dovizia. Questo fiore spontaneo, sì delicato, diviene
+scialbo o eteroclito, come tutti quei prodotti scipiti di cui il
+giardiniere sollecita lo sboccio.
+
+La contessa non commise lo sbaglio di mostrarsi al secondo ballo della
+Corte ed a quello dell'ambasciata di Russia.
+
+Ella non apparve, che come baleno, al ballo dell'ambasciata d'Austria.
+Ma si mostrò in tutto il suo splendore in quello dell'ambasciata
+d'Inghilterra--perchè ebbe l'accorgimento d'impegnare tutt'i suoi
+parenti, della più alta aristocrazia del Faubourg, a non mancarvi--e
+trovò per Vitaliana una _toilette_ d'una semplicità e d'un'eleganza
+che trasformava quella fanciulla in cherubino.
+
+Il colpo che ella voleva portare ferì di punta.
+
+Il duca di Balbek dimandò alla contessa l'onore di presentarsi a lei.
+
+Due mesi dopo, Vitaliana era duchessa di Balbek.
+
+
+Ella entrava nella vita con un'immagine negli occhi; un _rêve_ nel
+cuore; un sentimento profondo del suo dovere; una stima che lambiva
+l'idolatria per la persona, pel carattere, per la dignità, per la
+virtù di suo marito. Ella non lo amava, ma lo venerava.
+
+Egli la _desiderava_ più che qualunque altra cosa.
+
+A capo di un anno, ella fu madre.
+
+Ella era madre a diciotto anni. Ma niuna vergine aveva più di serenità
+nello sguardo, più freschezza nelle labbra. La sua innocenza in tutte
+le emanazioni dell'anima, il suo pudore in tutto il portamento della
+persona, facevano di lei una madonna.
+
+Ecco la sua aureola, ed ecco il suo torto.
+
+Si sarebbe dimandato, malgrado ciò, se ella era felice o noncurante;
+se era insensibile o ipocrita. Imperciocchè, in generale, quelle
+quietudini profonde sono raramente sincere, se non ànno l'idiotismo
+per base.
+
+Un giorno suo marito le dimandò, folleggiando con i capelli di lei:
+
+--Vitaliana, che diresti se ti raccontassero, per esempio... che io
+ò... perdonami la parola... una ganza?
+
+--Non so troppo--rispose la giovane. Ma io credo che sarei affatto
+sorpresa che tu non ne avessi che una.
+
+--Come sorpresa?--sclamò il duca. Tu non mi ami dunque? Tu non sei
+mica gelosa?
+
+--Io ò sempre pensato, amico mio, che la gelosia fosse una rivolta di
+amor proprio, anzichè un'esplosione di amore. Otello era un negro
+egoista.
+
+Un altro giorno il duca le disse:
+
+--Tu ti devi annoiare sovente di codesta vita un po' solitaria, a cui
+la mia posizione nel mondo ed il ritiro di tua madre col figliuolo
+alla campagna ti condannano.
+
+--Tu sai che il tuo mondo non mi seduce enormemente--rispose
+Vitaliana--e che i saloni mi attirano mediocrissimamente. Io non ò
+spirito quanto occorre per regnare. E, d'altronde, sono restata, in
+fondo in fondo, la pensionaria del _Sacré-Coeur_.
+
+--L'è vero.
+
+--E poi, credi tu, caro, che i più spiritosi dei nostri poeti, Victor
+Hugo, Musset, Dumas, che so io, Balzac, egli stesso, potrebbero dirmi
+altra cosa che me ne dicono il mio specchio od i miei fiori? L'uno mi
+piaggia così compiacentemente; gli altri m'incantano. Se tu sapessi
+come cantano quei piccoli birboncelli lì, quando mi veggono zonzar per
+la stufa!
+
+Tre o quattro giorni dopo il colloquio del principe di Tebe con il
+principe di Lavandall, a colazione, il duca le disse:
+
+--A proposito, sai tu, piccina mia, chi ò intraveduto ieri sera?
+
+--No.
+
+--Tuo cugino, il conte d'Alleux.
+
+--Povero Adriano! deve essere ben triste dopo la morte di sua madre.
+
+--In fede mia, mica troppo!
+
+--Oh sì! egli l'amava tanto!
+
+--È possibile. Ciò però non impedisce che io lo abbia veduto per
+qualche minuto in un palco ai _Français_ contar fronzoli ad una
+giovane bellezza, quasi sola.
+
+--Come! una prefazione di abate nel palco di una bella ai _Français_?
+
+--Gli è che e' non è più l'abate cui vedemmo piangere ai funerali di
+sua madre, nei mesi scorsi. La larva è scoppiata, ed à sprigionato uno
+zerbino dei più graziosi e dei più eleganti. O' pensato un istante
+d'ingannarmi. Ma egli mi à salutato della testa, sbirciandomi. Era ben
+desso.
+
+--E' non sarà dunque più vescovo, allora?
+
+La conversazione fu interrotta dall'arrivo di una lettera. Il duca la
+prese, dimandò a sua moglie il permesso di aprirla e lesse:
+
+
+ «_Caro duca_,
+
+«Devo presentare nel mondo una mia giovane parente di una _eclatante_
+bellezza. Ora, come voi siete il _lion_ dei nostri lioncini parigini
+della moda, vi dimando quale giorno sarete libero per venire al mio
+ballo, onde io lo assegni, e lo indichi in seguito agli ambasciatori
+di Russia, di Spagna e di Turchia, ed ai nostri signori del Faubourg.
+Fatemi la grazia di una parola di risposta, ecc., ecc...
+
+ «AUGUSTA THIBAULT.»
+
+
+--Chi à portata questa lettera?--dimandò il duca al lacchè.
+
+--Una specie di messere, che aspetta la risposta.
+
+--Fatelo aspettare.
+
+E Pradau non dimandava di meglio che aspettare.
+
+
+
+
+VII.
+
+L'estetica della livrea insegnata nell'anticamera.
+
+
+Egli aveva bello chiamarsi Pradau, come si era chiamato di cento altri
+nomi in Russia, in Polonia, in Austria, in Turchia, in Italia. Egli
+aveva bello azzeccarsi delle basette troppo scure, dei capelli neri
+con una cresta a mo' di Luigi Filippo, a bellettarsi come il famoso
+duca di Brunswick... Egli non si sottrarrà ai nostri sguardi come a
+quelli della polizia. Egli sarà per noi ciò che è: il babbo Tob, il
+capo degli zingari. Egli non è meno adesso, che quando si chiamava
+babbo Timoteo, l'intendente di madama Augusta Thibault.
+
+Egli non à perfezionato il suo carattere, e non à aumentato nella
+nostra stima, in proporzione che à aumentato la sua fortuna, i suoi
+talenti, le sue relazioni sociali.
+
+Aspettando la risposta dell'ambasciadore, e' chiese di dir buongiorno
+a M. Claret, l'intendente del duca di Balbek, cui egli aveva
+_incontrato nel mondo_.
+
+E' chiacchiera adesso con quel degno uomo. Di che?
+
+Ascoltatelo, se vi piace. Messer Tob è sempre istruttivo come i
+libercoli pii dei RR. PP. dalla Società di Gesù.
+
+Passiamo i complimenti e le informazioni piene d'interesse sulla
+salute di M.^me* Claret.
+
+--Io ve lo affermo, M. Claret, voi dovete cambiare il cameriere del
+vostro padrone, per l'onore della casa e per rispetto di voi stesso.
+
+--Ma, signore, il duca è contento del suo cameriere.
+
+--Ciò si può--io anzi lo comprendo. Ma noi, noi non ne siamo mica
+contenti. Egli abbassa la nostra classe.
+
+--Che mi dite voi dunque, _père_ Pradau?
+
+--Mio Dio, sì: nè più, nè meno! Quando io mi sono deciso--io,
+cittadino libero del bel regno di Francia e di Navarra, ad entrare
+nell'ordine sociale detto--molto impertinentemente e molto
+impropriamente--dei domestici, io ò studiato la legge fondamentale e
+costituzionale di questa classe--i nostri principii dell'89, a noi,
+che!
+
+--Spiegatevi un poco più chiaro, _père_ Pradau.
+
+--E voi state attento M. Claret. I nostri antenati ci avevano legato
+delle tradizioni eccellenti, cui la _monarchia borghese_ ci à fatto
+perdere. Perocchè la legittimità dei lacchè à naufragato nelle
+giornate di luglio con la monarchia legittima del ramo primogenito.
+
+--Ciò potrebbe ben essere, _père_ Pradau.
+
+--Ciò è, M. Claret. Un grande spirito del secolo scorso, un
+gentiluomo, il signor di Montesquieu à detto in qualche parte¹:
+«Questo corpo dei lacchè è più rispettabile in Francia che altrove:
+egli è un semenzaio di grandi signori; ricolma i vuoti degli altri
+stati. Queglino che lo compongono, prendono il posto dei Grandi
+sgraziati, dei magistrati ruinati, dei gentiluomini uccisi nei furori
+della guerra, e quando non possono supplire da sè stessi, rilevano
+tutte le grandi case per mezzo delle loro figlie, le quali sono come
+una specie di fumiere che ingrassa le terre montagnose ed aride.»
+
+ ¹ _Lettres Persanes_.
+
+--Catteri! catteri! che l'è bello!--sclamò M. Claret.
+
+--Non è vero?--riprese lo zio Pradau. Ma non deploriamo più
+codesto--avvegnachè avessimo a rassegnarci, con rammarico, a non più
+battere le scolte di notte; a non più bastonare il borghese; a non far
+comunella con lo studente, ed a fare, in virtù d'un principio passato
+in consuetudine, i figliuoli dei nostri padroni.
+
+--Eh eh! mica sovente, _père_ Pradau.
+
+--Di chi la colpa? Una cosa non pertanto era restata in piedi in
+questa ruina delle istituzioni dei nostri padri: che il domestico
+avrebbe servito il meno possibile il suo padrone e si sarebbe fatto il
+più possibile servire da lui. Un articolo essenziale della nostra
+_Carta_ non era stato mai violato--ed i nostri confratelli dell'altro
+lato dalla Manica, quei perfidi Albionesi, vi tengon sodo--quello, che
+interdice d'invadere sulle funzioni del suo collega. Consultate a
+questo proposito la storia. Io leggeva, non à guari, in un vecchio
+libro, che un re di Spagna--un Filippo o un Ferdinando, non mi ricordo
+più quale--assiso vicino al camino, dimandò un giorno ad un duca di
+Lermes di mettere un ceppo nel focolaio.
+
+--Un ceppo nel focolaio!
+
+--Sissignore. Il duca di Lermes obbedisce. Il ceppo si infiamma. Il re
+à troppo caldo alle sue gambe e chiede al duca di scostare la sua
+seggiola.--Mi scusi, sire, risponde il duca di Lermes, gli è il conte
+di Lemos che à il diritto di toccare la seggiola di Vostra Maestà. Si
+cerca il conte di Lemos. Egli è alla caccia. Il re si abbrustola
+infrattanto, ma non osa più ordinare al duca di Lermes di allontanarlo
+dal camino. Il duca non osa invadere le funzioni del conte di Lemos.
+Sì bene che, quando questi ritornò dalla caccia, le gambe del re erano
+rosolate come una costoletta--e ne morì. Ecco come si conducevano i
+nostri padri; ecco l'esempio dei nostri antenati!¹
+
+ ¹ Père Pradau ignorava che negli Stati Uniti questi rispettabili
+ funzionari non si chiamano neppure più _servi_, ma _helps_--ajuto,
+ ajutante.
+
+--Come è nobile codesto, birbo ch'io sono!
+
+--Ebbene, io ò visto--visto dei miei occhi, dei miei propri occhi, M.
+Claret--io ò visto mastro Robert, alla porta dell'Opera, in presenza
+di noi tutti, aprir lo sportello del _coupé_ del duca, bassare la
+staffa, raccoglier per terra non so che cosa, e gridare al cocchiere:
+A casa! Nome di un conte! se codestui à l'anima di un lacchè, che
+indossi la livrea.
+
+--Voi avete ragione, zio Pradau--scoppiò M. Claret, indignato.
+
+--Se ò ragione! ma dimani quel birbo consentirà a rimpiazzarvi come
+intendente, M. Claret, come maestro di casa, se il padrone
+gliel'ordina.
+
+--Oh ve'! Io vi prometto che vado a lavargli il capo per bene.
+
+--Bisogna mandarlo via corto corto, e senz'altro, M. Claret. Io
+m'incarico di trovargli del pane. Ma io ò bisogno del suo posto, io:
+quel posto mi fa d'uopo.
+
+--Come! voi dite...
+
+--Che quel posto mi fa d'uopo.
+
+--Oh! per esempio! Non vi basta dunque quello che avete?
+
+--_Maitre d'hôtel_ di madama Thibault! Pouah! Gli è buono per
+guadagnar danari, codesto.
+
+--Catterone! Ma io credo che il re è alle Tuileries per la stessa
+ragione.
+
+--Sì: danari della sua intelligenza, non un salario.
+
+--Quanto vi rende il vostro posto?
+
+--Sei mila franchi l'anno, compresi i regali--ma i benefizi sugli
+affari, in più.
+
+--Corna di un bue! e voi sollecitate il posto di cameriere, che vi
+darebbe due cento franchi al mese?
+
+--E per ciò appunto io li rifiuto. Voi mi farete l'onore, M. Claret,
+di comprare ogni mese con i miei onorari un abito alle vostre
+figliuole o a madama Claret.
+
+--Ma voi fabbricate dunque dei _vaudevilles_, _père_ Pradau?
+
+--Io fabbrico castelli, M. Claret. Statemi ad udire. Io sono
+ambizioso. Io ò di già dieci mila lire di rendita, e me ne occorrono
+ventiquattro.
+
+--Nè più, nè meno?
+
+--Meglio ancora. Io voglio comprare nel Berri un castello, vicino a
+quello del conte di Vixelles--che mi ricusò un giorno un posto di
+domestico in casa sua. Voglio vederlo a cacciare sulle mie terre
+costui, a desinare alla mia tavola con la sua moglie e la sua
+progenie, e venire, cappello in mano, a sollecitare il mio voto nelle
+elezioni.
+
+--Il tutto mediante...?
+
+--Ventiquattro o trenta mila lire di rendita, cui io avrò, cui noi
+avremo, M. Claret.
+
+--Voi dite _noi_, _père_ Pradau?
+
+--Come! credevate voi dunque che io fossi così egoista di mangiar solo
+e di lasciare i miei amici razzolar nelle ossa?
+
+--Per esempio! no: ma...
+
+--Ascoltatemi bene, M. Claret, e comprendetemi bene. Che cosa sono io
+adesso? L'intendente di una donna che è il tratto di unione tra le
+belle donzelle ed i ricchi signori. Noi facciamo eccellenti affari,
+fuori dubbio. Ultimamente ancora, abbiamo trasferito Fernandina a
+Raizet pascià.
+
+--Cosa è Fernandina, _père_ Pradau, una giumenta?
+
+--Ma donde cascate voi, M. Claret, che non avete udito parlare, o
+visto, la più bella figliuola di Parigi? quattro cavalli a un landau
+giallo e nero, come quello dell'ambasciatore d'Austria; due lacchè a
+parrucca incipriata e bastone in mano; e cocchiere inglese, di dugento
+cinquanta chilogrammi in predella; piccolo _hôtel_ nella _rue des
+Vignes_; palco all'Opera; pranzi di gala due volte la settimana; e...
+feste di notte a tutto bordone.
+
+--Capisco!
+
+--Me ne congratulo! Bene, codesto ci à profittato ottanta mila
+franchi. Tutte le mie spese ed anticipazioni rimborsate, abbiamo avuto
+un beneficio netto di trenta mila franchi--ventisei per madama
+Thibault, quattro per me--oltre il cinque per cento sulle
+somministrazioni, ecc., ecc., totale 10,000 franchi di parte mia.
+
+--Ed ambizionate un posto di 200 franchi al mese?
+
+--Appunto! Noi abbiamo avuto questo affare col Turco l'està passata.
+Ne annaspiamo uno con la Russia in questo momento, ed ecco perchè io
+sono qui con un invito pel vostro duca, il quale è Sultano in quei
+paraggi. Ma quanto tempo mi bisognerà desso, senza parlare del
+sacrifizio dalla mia considerazione, per mettere insieme la somma che
+costituisce la mia rendita? Ebbene, io posso guadagnar codesto in un
+anno.
+
+--Voi dite, _père_ Pradau!
+
+--Conoscete voi quel bell'edifizio circondato da colonne nella strada
+Vivienne?
+
+--Voi intendete parlare della Borsa, mi immagino?
+
+--Sissignore, M. Claret. Orbene, la mia rendita e la vostra sono in
+quel palazzo dei miracoli.
+
+--Hum! _père_ Pradau, io ò udito delle storie su quel luogo lì...
+
+--Bazzecole! Tutto dipende dal colore delle mani che vi si portano. Ma
+infine, ecco il mio affare. Io lascio in deposito al mio agente di
+cambio un capitale di...--mettiamo 100. Egli mi lascia fare delle
+operazioni, tutto al più per 150 o 200. Perchè? Perchè io lo conosco,
+e perchè egli sa non esser io che un piccolo funzionario in casa di
+una dama la quale à un _bazar_ dove à luogo qualcosa che si chiama:
+una _sauterie_, un pranzo in piccolo comitato, un _raout_, un ballo,
+infine, per i grandi colpi, come nell'occasione attuale. Benissimo.
+Mettete ora che, invece di essermi un così piccolo sere, io mi
+appartenga alla diplomazia. L'orizzonte si allarga di cinquecento
+leghe. Io giuoco ciò che voglio. Non mi si dimanderà neppure la
+_copertura_. Debbo io confessarlo? Si crederà che io giuochi per conto
+del padrone. Ciò si è visto. Ad ogni modo, si crederà che io metta a
+partito i secreti del padrone. Infatti, ci vuol proprio del genio, eh!
+per dire, senza posarvi su, annodando la cravatta od ungendo di pomata
+il ciuffo del signor duca: To'! la Borsa à bassato ieri; essa basserà
+ancora oggi, scommetto!--Tu credi, imbecille?--risponde il duca.--L'è
+fatta. Giuoco al rialzo.
+
+--L'è curioso davvero ciò che voi dite mo', zio Pradau! Io non ci
+aveva giammai pensato.
+
+--Credete voi, M. Claret, che gli uomini di genio s'incontrino così
+per le vie come i poliziotti, eh? Ebbene, quando io ò estorto una
+parola, quando io ò annasato un tantino nei dispacci, e colto una
+frase alle porte, io vi dico: M. Claret, oggi vi sarà rialzo. Io
+rischio cinquantamila franchi; volete rischiarne dieci, voi--voi che
+siete padre di famiglia? Noi giuochiamo, e la pecunia viene.
+
+--O se ne va.
+
+--Qualche volta. Ma noi paghiamo. Ciò allecca il mio amico agente di
+cambio. Io piagnucolo presso il duca, a proposito della perdita che ò
+subita. Egli s'intenerisce, mi regala del triplo imbecille, e si
+lascia sfuggire un motto che sembra senza conseguenza. Io l'acciuffo a
+volo. Giuoco questa volta cento mila franchi, voi trenta mila. La
+messa è finita. Viva il duca!
+
+--Babbo Pradau, voi avete la mia stima!
+
+--Voglio il posto, M. Claret, la vostra confidenza e la vostra
+amicizia: ecco tutto. Mi avete voi capito? Io non ò secreti per voi.
+Voi avete delle ragazze a maritare o a mettere al Conservatorio, e dei
+biricchini a ficcar nel collegio. Noi siamo cristiani al postutto, che
+diavolo! Ebbene, si va più spiccio della sorte che con i rosicchi sui
+conti e gli sconti dei fornitori. E rileviamo, per l'intelligenza, la
+dignità del _lacchè_, come dicono i gonzi. Sappiatelo, M. Claret, io
+medito di scrivere un libro, nel mio castello del Berri, _Sui doveri
+dei padroni ed i diritti dei servitori_--nel quale io proverò: che noi
+siamo dei funzionari pubblici, e che abbiamo diritto ad una pensione
+di ritiro--a pigliare da una tassa speciale pei domestici, pagata dai
+padroni--ciò che costituirà un fondo a parte al Gran Libro, destinato
+alle pensioni. Vedrete, vedrete, M. Claret. Ma per condurre a termine
+tutto codesto, è mestieri che lo pigli il mio rango nella diplomazia.
+
+--Oh! io comprendo perfettamente ciò.
+
+--Bisogna moralizzare i padroni, mio caro, se vogliamo costituire la
+nostra indipendenza. Essi ci danno del _tu_, per l'epa del diavolo! Ci
+chiamano col nostro nome di battesimo, e qualche volta _animale_! Essi
+dimenticano perfino talvolta di dire: se vi piace! Oh! eh! I nostri
+padri àn dunque presa la Bastiglia per nulla? E la livrea, ah! Noi
+siamo in un carnevale perpetuo, noi altri, noi siamo degli arlecchini
+all'anno.
+
+--Come a dire?
+
+--La nostra livrea è la nostra gogna. E la parrucca, poi? E con
+questo, una parrucca di stoppa, bianca della farina che il vento ci
+caccia negli occhi e ci accieca, e nel naso e ci fa starnutire dodici
+ore al giorno! Mi pare che basti che ci accimorrino con li scarpini,
+le calze di seta e le brache corte. Essi non ànno nemmeno pietà se un
+famigliare à le gambe arcate, con quei mezzicalzoni di peluscio rosso
+o giallo canario! Se fossero almeno colori seri! Vi si azzima in
+pappagallo! Basti così, cospettaccio! D'oggi innanzi, noi esigiamo
+degli uniformi di lanciere. Eh! che ne dite, M. Claret, di lanciere o
+di ussaro?
+
+--Io inchino forte alla veste da camera. Essa è più comoda. Io ò
+saggiato l'uniforme alla guardia nazionale--e non mi sorride una
+maledetta. Ma, infine, vada pure per il lanciere. Io amo la Polonia...
+a digiuno.
+
+--Allora, caro M. Claret, l'è un affare inteso. Ma, del resto, dopo
+dimani sera io verrò a pigliarvi con la vostra signora e le signorine,
+ed andremo alla _Porte Saint-Martin_. Avrò un palco. E chiacchiereremo
+di nuovo. Ve lo ripeto: lascio il salario per le spese di _toilette_
+delle vostre piccole, e v'invito a partecipare alle mie operazioni,
+quando vorrete e nelle proporzioni che vi piacerà.
+
+--Sì, sì, _père_ Pradau, io ò afferrato tutte le vostre combinazioni e
+le trovo ammirabili. Ma lasciatemi preparare un pretesto che mi
+giustifichi agli occhi del duca, se mando via Roberto e vi sostituisco
+a lui.
+
+--Ciò è giusto. Ciò è, anzi, convenevole. Bisogna rispettarci, se
+vogliamo farci rispettare dai padroni. Anche io non voglio perdere la
+commissione che mi riviene sul collocamento che madama Augusta medita
+probabilmente.
+
+--Ma cosa l'è insomma codesta agenzia, zio Pradau?
+
+--Ma! avete voi udito a parlar mai dell'agenzia di M. Foy?
+
+--Oh! sì: ò letto ciò spessissimo negli annunzi dei giornali¹.
+
+ ¹ Agenzia di matrimoni.
+
+--Ebbene l'è la casa Foy, il matrimonio in meno--alla chiesa e al
+Municipio. Ecco tutto. Noi diamo una festa, secondo l'importanza
+della cosa. Tutto ciò che vi è di ricco e di nobile viene ad
+approvvigionarsi da noi. Noi prendiamo iscrizione delle damigelle che
+vogliono o principiare o divenir assennate; ne scrutiniamo bene la
+morale; esaminiamo le loro bellezze, la loro istruzione, la loro
+educazione. Perocchè noi non presentiamo in mercato che fior di roba,
+con garentia e stampo di fabbrica.
+
+--Ma, l'è da fior di galantuomini, codesto!
+
+--Le persone s'incontrano, si parlano, si esaminano; si consulta la
+scritta del prezzo nell'_album_ sulla tavola, per ordine alfabetico e
+ritratto. Si vede la lista delle spese, poi... E poi si getta il
+moccichino. Una parola detta all'orecchio di madama Augusta basta.
+Nulla di più leale in commercio. Mercanzia per ogni gusto. Nulla al
+disotto di 36,000 franchi di onorario l'anno--oltre i regali che sono
+volontari, ed una somma per l'installamento primo. Non un motto che
+non sia decente. Alle Tuileries si è meno permalosi. E che eleganza!
+che tatto squisito! che spirito in ogni concetto, in ogni sguardo! che
+gusto! che di aristocrazia nelle maniere! Oh! se gli ambasciatori e le
+duchesse potessero venire ad istruirsi da noi! Insomma, l'è la
+parrocchia dei baci--ma un vescovo crederebbe trovarsi nel pensionato
+delle suore di Picpus!
+
+--In fede mia! codesto è proprio superbo.
+
+--Lo credo bene. E perciò ci si scrive dalle cinque parti del mondo
+per essere inscritta e presentata, e ci si manda il ritratto,
+guarentito rassomigliante per atto di notaro. Che collezione! Qualche
+volta noi facciamo delle anticipazioni, per dei soggetti il di cui
+successo è infallibile. Si può consultar _gratis_ i nostri registri ed
+il nostro album. Nulla di sospetto e di meschino. Il signore che non
+giustifichi di avere un titolo e di posseder per lo meno 150,000
+franchi a ruminare in un anno, non è ammesso nelle nostre riunioni.
+L'età cui preferiamo per i candidati è al di là dei trent'anni. Chi ne
+à meno di venticinque è escluso dalla morale, non vi pare?
+
+--Ma un'istituzione simile meriterebbe un incoraggiamento del governo,
+io vi dico.
+
+--Pouah! questo governo taccagno! Ah! parlatemi dunque degli _altri_!¹
+
+ ¹ Il conte di Chambord e gli antenati.
+
+La conversazione fu interrotta precisamente da M. Robert, il quale
+portava la risposta del duca.
+
+Altra derogazione agli occhi dello zio Tob, il quale non rifletteva
+che egli stesso aveva derogato peggio ancora.
+
+--Allora è convenuto, M. Claret, non è vero?--disse Tob alzandosi.
+
+--Che diamine! noi siamo degli uomini, zio Pradau.
+
+--A dopo domani. Se non posso spicciarmi alle sette e mezzo, manderò
+il viglietto del palco nella giornata, ed andrò a porgere i miei
+ossequi alle signore nella serata.
+
+--Saranno desse contente, perdinci!
+
+--Me lo immagino. Frederik rappresenta _Don Cèsar de-Bazan_.
+
+--Superbo!
+
+--I miei complimenti alla famiglia, ed a rivederci.
+
+--Mille grazie, ed a rivedervi, _père_ Pradau.
+
+Come quella dimora aveva l'aspetto calmo! Come tutto vi sembrava
+regolare, in ordine, puro, felice! Come le passioni vi erano umane, i
+desiderii sereni, l'andamento normale, i sentimenti sociali!
+
+M. Claret andava ad introdurvi l'ex capo degli zingari!
+
+Il duca di Balbek aveva accettato, e fissato il ballo di Augusta al 29
+novembre.
+
+
+
+
+VIII.
+
+Il ballo del 29 novembre e la prefazione.
+
+
+La sera del 29 novembre giunse.
+
+Alle nove della sera, un piccolo _coupé_ si fermò innanzi ad una porta
+nella via Blanche. Un signore ne scese, salì al terzo piano, suonò.
+Una ragazza aprì, ed annunziò:
+
+--L'è il signore.
+
+Sergio di Linsac--era desso--entrò, cappello in testa, dritto dritto
+nella camera da letto.
+
+La cameriera, che gli aveva aperto, lo seguì, per continuare a
+prestare la sua assistenza alla padrona, la quale era in via di
+terminare la sua _toilette_.
+
+Era di già pettinata, e Luisa le infilava le calze.
+
+--Non ti aspettavo--disse Morella, la padrona della dimora. Vieni tu
+per qualcosa?
+
+--Lo credo bene. Vengo a passare in rivista l'esercito, ispezionare le
+armi ed aggiungervi questo cannone alla Paixant.
+
+E, ciò dicendo, le presentava un ferretto di diamanti a foggia di
+stella.
+
+--L'è proprio bello--sclamò Morella. E vado a collocarlo, all'istante,
+nel suo empireo.
+
+--La tua fronte l'ecclissa, Morella--rispose Sergio, baciandola.
+
+--Tanto meglio se l'è così. Ne saresti tu già ai concettini, con me?
+
+--Come? tu dici ciò all'uomo che ti à presentato il tuo bastone di
+maresciallo?
+
+--Di meglio: che mi à cacciato nella mischia per guadagnare la
+battaglia. Come trovi tu questa veste?
+
+--Giammai demonio non prese meglio le penne di cherubino.
+
+--Lasciami in pace con le tue inezie di demoni e di cherubini. Sono io
+bella?
+
+--Ahimè!
+
+--L'insieme è armonioso!
+
+--Irresistibile.
+
+--Se indicassi l'ombra appena di un neo, qui, in giù della guancia...
+per fare osservare come essa si arrotonda soavemente sulla mascella
+inferiore?
+
+--Non aggiungere nulla di nulla. Vattene, Luisa. L'è finita. L'è
+perfetta. Dio sarebbe geloso, o innamorato, dell'opera sua--se fosse
+la sua!
+
+--Insomma?--chiese Morella, quando la cameriera fu uscita.
+
+--Morella, io non tenterò più di piegarti.
+
+--E fai bene. Ti dicono, pertanto, uomo di spirito! Scrivi dei libri
+che pretendono rivelare il cuore umano! Esci dunque dall'assurdo. Io
+non ò che diciannove anni. Non ò, per conseguenza, che undici anni
+innanzi a me, per occuparmi di altro che di amore. Ritorna quando avrò
+trent'anni. Vedremo allora. Ma inocularmi adesso quella melanconia!
+grazie: la sbiada il colorito.
+
+--Tu menti in questo momento. Io so, e ciò ti basti, che tu ami
+altrove.
+
+--In ogni modo, ciò sarebbe per conto mio proprio. Ma non ritorniamo
+su queste tristezze. Puoi tu spendere dugento mila franchi l'anno per
+me? No. Vattene allora! Tutto è detto. Io ammagrisco al regime di 2000
+franchi al mese. Tu mi ài fatto un ospizio, con codesto, e non un
+altare. Ora, la natura non mi à regalati questi occhi qui, questa
+bocca, questa testa, questo collo, questo seno, questa vita, tutto
+questo splendore, in una parola, per metterlo milensamente a codesta
+pietanza da invalido. Io non intendo che due cose: o degli stivaletti
+squarciati trascinati nel fango, o una costellazione. Gli stivaletti
+squarciati sono una sventura; un terzo piano nella strada Blanche è
+una dappocaggine. Parliamo dunque d'altro.
+
+--Allora, l'è un addio per sempre?
+
+--T'inganni, Sergio. Io non dimenticherò giammai che tu mi prendesti
+piccola contadina d'Arles, e che mi ài fatta ciò che sono. Io ti debbo
+tutto: gusto, parlantina, ambizione, istruzione, scienza della
+bellezza, aspirazione, poesia, conoscenza del mondo. Io era forse una
+perla; tu ne ài fatto un gioiello, un monile. Io resto tua amica, tua
+obbligata. Lasciami adesso collocare a modo mio il capitale che Dio mi
+à dato: la bellezza e l'amore! ed il capitale che tu vi ài aggiunto:
+l'arte! Io conosco il valore di ciò che posseggo, ora.
+
+--Non far dell'usura, almeno.
+
+--Tu dici codesto, tu? Come! Si danno 2000 franchi ogni sera alla
+Grisi, per una cabaletta, senza menar scalpori, e si trova enorme se
+io domando la metà di quel prezzo? Ma cosa è dunque un gorgheggio in
+paragone di un bacio di queste labbra, vedi! di queste labbra, il cui
+soffio è come la parola di Gesù a Lazzaro: vivi! In verità, gli uomini
+sono idioti!
+
+--Morella--osservò Sergio, dopo un momento di riflessivo silenzio--io
+sono felice della scelta che ò fatto e dell'ispirazione che ò avuta.
+Tu mi farai onore; ed io non dubito del successo. Terrai il tuo posto
+con bravura. Io ti rimpiangerò sempre, ma meno se sei fortunata.
+
+--Parliamo d'affari allora, e formola le istruzioni che vieni a darmi.
+Tu ài detto che io entrava nella carriera della diplomazia?
+
+--Vi sei di già.
+
+--Che io era al servizio di un'Altezza, da cui il sotto ambasciadore
+di Russia teneva il suo mandato?
+
+--Te lo confermo.
+
+--Che io doveva ammaliare un bel giovane?
+
+--Egli è anzi troppo bello--ed io ò paura che tu ne diventi amorosa e
+che ci tradisca.
+
+--Decisamente, tu ài una cattiva opinione di me. Rassicurati, allora:
+io amo di già. Non se ne amano due alla volta.
+
+--Tu l'ami dunque davvero?
+
+--Al punto, che io non mi lamenterei degli stivaletti rotti per
+andarlo a vedere.
+
+--Lo compiango: tu ne farai un idiota.
+
+--Ciò mi riguarda. Io pretendo farne un angelo del paradiso. Ma dimmi
+il nome della vittima che gittate nei miei artigli.
+
+--È il duca di Balbek.
+
+--Lo conosco... e l'odio.
+
+--Come ciò?
+
+--Un quindici giorni fa, io era sola--sola in un palco agl'_Italiani_.
+Quasi rimpetto a me, quel duca aveva passato la sera con una giovane e
+bella fanciulla--che debbe essere probabilmente sua moglie. Egli mi
+aveva sbirciato tutto quel tempo, quantunque io torcessi sempre il
+capo con dispetto. Scendendo la scala, per azzardo, mi trovai innanzi
+a loro. La giovane mise il piede sulla mia veste. Io mi volsi. Ella mi
+disse graziosamente: Mille scuse, signora! Allora quel facchino di
+duca le mormorò all'orecchio--ma non sì basso che io non l'udissi: Non
+tanta cortesia con quelle creature! La giovane indietreggiò, quasi si
+avesse toccato un colubro. Io li squadrai entrambi con insolenza, e
+dimandai al vicino: Chi conosce qui questo pezzo di tanghero?
+
+--Zitto! fe' qualcuno: gli è il duca di Balbek, ambasciadore di un re
+non so dove! Essi erano passati; ma avevano dovuto udire il mio motto.
+
+--Questo precedente è spiacevole.
+
+--Dite, propizio. Allora?
+
+--Ebbene, figlietta mia, vendicati in questo caso. Te lo abbandoniamo,
+corpo ed anima. Impadronisciti di lui, fatti amare, e... divoralo!
+
+--Egli sarà dunque al ballo?
+
+--Si dà il ballo per farvi incontrare. Il principe di Lavandall ti
+farà la corte per isvegliare l'emulazione di quello sciocco. Tu farai
+trionfare il duca sul principe.
+
+--Ed in seguito?
+
+--In seguito, tu sarai riserbata, ma non respingerai le proposizioni.
+
+--Le farà desso codeste proposizioni?
+
+--Il tuo specchio non ti dice dunque ch'ei non sarà mica il solo a
+fartene? Però, egli deve essere l'eletto--vedessi tu ai tuoi piedi il
+duca di Orléans od il barone di Rothschild.
+
+--Sta bene. Quale è poi la mia missione?
+
+--Amor mio, tu sei un graffio che noi gettiamo su quell'uomo. Noi non
+abbiamo che uno scopo: ridurlo alla miseria. I mezzi ti riguardano.
+Dugento mila franchi di premio per te, se riesci. Noi ti lanciamo su
+di lui come Dio sguinzagliò Satana sopra Giobbe.
+
+--E poi?
+
+--Poi... io non ne so mica più di te.
+
+--Che fortuna può egli avere?
+
+--Oh! e' non è ricco. Se tu gli estrarrai cinquecento mila franchi in
+oro dal cuore, e' sarà lì per depositare le armi.
+
+--Non tregua?
+
+--Neppur di un secondo. Tu sei una macchina che lo à preso nel suo
+addentellato, e da cui Dio stesso non lo potria più distrigare. Pompa,
+pompa, pompa sempre.
+
+--E quando sarà tapino come un tapino irlandese?
+
+--Ti comunicherò gli ordini che mi si impartiranno. Ricordati solo,
+che tu non sei mica una volontà, ma una fatalità.
+
+--Che parte debbo io assumere?
+
+--Osserva le manie dell'uomo, e decidi. Ma non mi sembra avere colui
+dei gusti che olezzino l'ideale. Tu sarai baccante. E ciò lo
+trasporterà.
+
+--Riserbo ciò per colpo di grazia, quando vedrò il sangue schiumar
+sulle sue labbra. Andiam per gradi. L'è detto. Ecco tutto. Le undici e
+mezzo. Me ne vado.
+
+--Non importa! io ò dei rimorsi. Io so che in queste trame sataniche i
+pesci cani si aprono sempre una via e che l'è sempre la povera
+mosca--la donna! che soccombe. Dio ti sia in aiuto, Morella. Io ti
+amo.
+
+--Va a metter ciò in versi: l'è grazioso. Ma non esser inquieto per
+me, no: io sono di acciaio--mi si può torcere, ma non spezzare.
+
+--Io mi sovvengo di un'altra vittima. Addio.
+
+
+Il ballo di madama Thibault si componeva di due categorie di persone:
+gli attori e gli spettatori.
+
+Gli attori erano una ventina di giovani dei due sessi, cui alcuno non
+conosceva ed alcuno non curava conoscere--i ballerini. Le damigelle
+erano state scelte di una bruttezza sufficiente per non far macchia e
+servire di rilievo alle vere bellezze.
+
+Questo coro della festa era vestito di bianco, senza gioielli, con
+qualche fiore nei capelli, ed ecco tutto.
+
+Non vi era da sbagliarci sul suo ufficio.
+
+La categoria degli spettatori era altra cosa. Lo zio Pradau li aveva
+dipinti con esattezza.
+
+Madama Thibault abitava adesso un padiglione in fondo ad una corte,
+nel Faubourg St. Honorè. Al padiglione si annetteva un piccolo
+giardino. E tutto ciò era ricco e civettuolo.
+
+I saloni, o piuttosto la Borsa, eran già stivati di gente, quando
+Morella arrivò.
+
+La stessa parola spruzzò, nel medesimo tempo, da tutte le labbra: Ecco
+la regina!
+
+Infatti, Morella era alta abbastanza per spiegare l'eleganza squisita
+della sua taglia, ma non troppo per imporre, come una Semiramide di
+Opéra. Il suo colorito aveva quella pallidezza bianca ed abbagliante,
+piena di salute, che indica l'armonia delle funzioni della vita, la
+perfezione degli organi. Una pelle vellutata e fina, simigliante
+all'alito di una bambina che dorme. Il suo lungo sguardo nero era
+impregnato di languore, ma si animava per raggi, e dava delle scosse
+come una macchina elettrica. Nulla poteva eguagliare la freschezza, la
+grazia, la soavità della sua bocca, ove la voluttà sorgeva come Venere
+dalla schiuma del mare. La sua fronte, alta, levigata, bianca come
+l'Olimpo di Omero, sarebbe stata davvero il trono di un'anima--se
+Morella ne avesse avuta una. Il suo sorriso un po' lento penetrava
+come l'odore della magnolia. Il suo collo, il suo petto, le sue
+braccia nude allumavano gli sguardi e scoloravano i sembianti. Satana
+vi scoppiettava con la sua muta furibonda di desiderii.
+
+Morella era una provocazione. Ove ella poggiava lo sguardo, feriva;
+ove ella fermava la sua volontà, prostrava.
+
+Come contrasto a quella provocazione--che sembrava emanar da lei
+involontariamente--le sue maniere erano dolci, molli, gravi: la
+cimbalina di Dio si rivelava in sibarita!
+
+La sua voce era armoniosa, ma si lasciava dietro le vibrazioni che
+seguono una corda che si spezza.
+
+In una parola, Morella sarebbesi detta una cattiva azione della
+provvidenza. Era un calappio, come la _datura strammonio_--il di lui
+fiore incanta lo sguardo ed uccide.
+
+Si danzava già in un salone.
+
+In un gabinetto, taluni, fra cui il dottore di Nubo, giocavano al
+_baccarat_ a tutto vapore.
+
+Sotto il pretesto del caldo e della folla, una mezza dozzina di
+odalische--le men belle, tariffate al di sopra dei 60,000 franchi
+l'anno--si erano ritirate in un altro salone che dava sul giardino.
+Una dozzina di uomini--i quali avevano quasi tutti passato il capo
+fatale dei quarant'anni--folleggiavano intorno a quelle bellezze--alle
+quali madama Thibault li aveva presentati.
+
+Il duca di Balbek trascinava uno sguardo noncurante su quello
+splendido mazzetto, meditando un attacco sopra una magnifica Polacca,
+la quale, a sua volta, lo avviluppava del suo sorriso. Il principe di
+Lavandall stuzzicava i lunghi ricci neri di una giovine _miss_
+irlandese, che aveva l'aria innocente di Eva nel paradiso.
+
+In quel momento si udì nei due saloni una specie di brulichìo?
+paragonabile a quello della brezza nelle foglie della foresta.
+
+Tutti gli sguardi si volsero verso la porta.
+
+Era Morella che entrava, e madama Thibault che si precipitava al suo
+incontro.
+
+L'effetto, l'ò detto, fu completo.
+
+Il primo che sollecitò a dimandare di essere presentato, fu il
+principe di Lavandall. Il duca di Balbek, che l'aveva riconosciuta, e
+si rammentava la scena agl'_Italiani_, arrossì.
+
+Morella fece vista di non scorgerlo.
+
+--Ahimè! madamigella--le susurrò il principe--ora che vi vedo,
+rimpiango di non essere la fortunata vittima che i vostri sguardi
+debbono immolare.
+
+--Che ciò non vi arresti, mio principe--disse Morella ridendo; io sono
+di forza da farne due delle vittime.
+
+--Non si potrebbe trovare un modo di transazione, madamigella?
+
+--Oh! no, caro principe. Non v'è che i piccoli bancarottieri che
+transigano. Io, io fo saltar la banca, netto, o pago a cassa aperta.
+
+La padrona della casa presentò il duca di Balbek.
+
+--Madamigella--disse costui--v'ànno salutato, entrando, del nome di
+regina. Permettete ad uno dei vostri umili sudditi di mettere ai
+vostri piedi la sua sincera divozione.
+
+--Vedi mo'! e' sembra che il signor duca abbia un dizionario secondo
+le latitudini parigine: la _creatura_ dei _Bouffes_ è _regina qui_!
+Cosa sarei nel mio palazzetto, signor duca?
+
+--Permettetemi che vada a dirvelo, ed a farvi le mie scuse.
+
+--E perchè no qui? Il signor di Lavandall è buon giudice.
+
+--Io sono troppo vecchio, madamigella, per entrare in questa mischia.
+Non si corre più quando si à la podagra. Siete voi fortunato, signor
+duca!
+
+--Adagio, signore, adagio, non cercate svignarvela. Io sono pigra, io:
+amo la podagra.
+
+E dicendo ciò, Morella salutò leggiermente il duca di Balbek--il quale
+restò pietrificato--e condusse il principe nel giardino. Ma cinque
+minuti dopo, rientrarono, e M. di Lavandall le presentò il conte di
+Kormoff suo amico.
+
+Morella si assise sur un canapè, con il conte, vicin vicino al duca di
+Balbek, cui volse il dorso.
+
+--Parola d'onore, madamigella--disse il conte rispondendo ad una
+dimanda della giovane donna--il freddo di Siberia è un pregiudizio
+europeo. In ogni caso, io m'impegno a percorrerla, senza pelliccia, in
+_toilette_ da ballo, in pien gennaio, se voi siete a fianco a me.
+
+--E si dice che i Cosacchi sono dei barbari! ma essi fan quasi quasi
+dei madrigali. Gli è vero che il signor conte non è ambasciatore di un
+re, per avere il diritto di essere insolente--soggiunse Morella a voce
+alta.
+
+Il signor di Balbek si contorceva e taceva.
+
+Morella riprese il braccio del principe di Lavandall, per fare un giro
+nella sala di danza.
+
+Il duca si alzò anch'egli e la seguì lentamente, di lontano.
+
+L'ambasciatore di Spagna, che si trovava a fianco a lui con la
+Polacca, gli disse sorridendo:
+
+--Caro duca, il Russo vi dà scacco e matto: lasciate la partita.
+
+--Non l'ò impegnata: non posso dunque lasciarla.
+
+--Allora, non impegnatela. Le donne ammattiscono per le mine
+dell'Oural.
+
+--Voi avete ragione forse, marchese. Ma ben sovente, elleno si servono
+delle mine per comprarsi degli aranci.
+
+Morella, che trovavasi innanzi a lui, l'udì e domandò al principe di
+Lavandall:
+
+--Principe, se vi dessero a scegliere tra un orso ed un pappagallo,
+quale dei due scegliereste voi?
+
+--Se io fossi donna, il pappagallo.
+
+E dicendo ciò, le presentò lord Warland--al braccio di cui la
+confidò--essendo stato chiamato dall'ambasciatore di Turchia, che
+volle presentargli Fernandina--un'altra regina del ballo che faceva il
+suo ingresso.
+
+Ora lord Warland non parlava il francese e Morella non capiva
+l'inglese. Lord Warland era parecchie volte milionario ed aveva la
+rabbia di parlare alle belle donne--egli che poteva vantarsi di essere
+uno degli uomini i più brutti di Europa!--di cui era fiero, del resto.
+Infatti disse:
+
+--_Mademoiselle, all the ladies fly away from me. You are the first
+one, this evening, who consents to take my arm. I was wrong not to
+come here wrapped in a mantle of banknotes_.
+
+Morella l'ascoltava a grandi occhi aperti.
+
+Il duca di Balbek, che le era vicino, sorrise. Morella lo vide, gli si
+volse e gli chiese:
+
+--Il signore vorrebbe farmi l'onore, se comprende l'inglese, di
+tradurmi codesto?
+
+--Milord à detto, madamigella--rispose il duca salutando--che tutte le
+dame lo fuggono, e che voi siete la prima che abbiate consentito ad
+accettare il suo braccio. E milord aggiunse: che egli à avuto torto di
+non venire qui avviluppato in un mantello di banconote.
+
+--Milord, voi avete fatto benissimo, al contrario--rimbeccò
+Morella--avreste potuto correre il pericolo di pigliar fuoco.
+
+Milord guardò il duca, a sua volta, per pregarlo di tradurre la
+risposta--e rise a scoppiare quando il duca gli disse:
+
+_--You have done well, because you could have taken fire_.
+
+Lord Warland si allontanò fregandosi le mani e ridendo sempre.
+
+Il duca di Balbek offerse allora il suo braccio a Morella.
+
+Ella non l'accettò ed andò a sedere sur un divano. Il duca le si mise
+a lato.
+
+--Voi siete dunque inesorabile, madamigella?
+
+--Per i delitti no, signor duca; per le sciocchezze, sempre. Un
+delitto può avere della grandezza; la sciocchezza è infallibilmente
+meschina.
+
+--Io ò potuto aver ben torto, madamigella e non mi scuso. Ma, in tutti
+i casi, voi ne conservate un rancore côrso. Vi siete burlata di me
+tutta la sera.
+
+--I piccoli ànno anch'essi il loro giorno, signor ambasciatore. Però,
+al postutto, che v'importa il mio risentimento?... Sono io...
+l'imperatrice delle Russie, io?
+
+--La Russia vi apparisce sotto tutte le forme, madamigella. Vi siete
+voi stata?
+
+--No: ma essa mi colpisce. La Francia, l'Alemagna, l'Inghilterra,
+l'Italia, la Spagna si rassomigliano più o meno. La Russia è la
+Russia. Essa vi aspira come l'immensità del mistero. Ed i Russi,
+signore, sono tutto ciò che vorrete--eccetto meschini! Il profilo del
+loro paese si imprime forse nello sguardo loro dalla nascita, e vi
+lascia l'immagine del vago e del colosso.
+
+--È da molto che conoscete il principe di Lavandall?
+
+--L'ò visto stasera per la prima volta. Ma e' mi sembra che noi
+fossimo amici da dieci anni. Egli è il solo uomo che io mi abbia
+distinto qui.
+
+--Davvero?
+
+--Sì: e convenitene pur voi. Il signor di Lavandall ed il signor
+Kormoff sono qualcuno qui: noi siamo il genere umano--chiunque! Si
+sente che sono di già partiti. Essi àn lasciato qui un vuoto.
+
+--Voi siete così invaghita dei Cosacchi, madamigella, che io sento
+dover rinunziare a piacervi.
+
+--Rinunziare, signore, implica qualche cosa che significa cominciare.
+Ebbene, non cominciate. I Cosacchi danno forse lo _knout_ ad una
+donna. Non la chiamano cantoniera!
+
+--Ancora?
+
+--Ma! voi non esistete ancora per me che sotto questo aspetto. Ah!
+ecco lì l'Inglese. Bisogna che io lo bisticci un tantino.
+
+--In inglese?
+
+--E poi? Vedete! gli è adesso un'ora dopo la mezzanotte. Ad un'ora e
+venticinque minuti, prima che io me ne vada, il mio inglese parlerà
+francese come Victor Hugo. Quell'uomo mi garba.
+
+--A causa del suo mantello?
+
+--E perchè no? Non à quel suo mantello chi vuole, signor duca. Ma la
+sua bruttezza mi fascina. Eh sì! la bellezza? ne ò pieni gli occhi:
+l'è tutto specchi in casa mia! La mediocrità? pouah! Il mio
+proprietario à domandato di sposarmi, presentandomi il suo ultimo
+ricevo del fitto. Fare dei figliuoli e rosicchiare 30,000 franchi
+l'anno con lui, per quarant'anni! Piuttosto la Senna! Se il volgare mi
+avesse sedotto, signore, sarei restata a confezionar cappellini ad
+Arles.
+
+--Ah! voi siete di Arles?
+
+--La donna non è di alcun paese. Ella è bella o brutta--del cielo o
+dell'inferno. Allora, fra otto giorni, tutta Parigi conoscerà il mio
+Inglese. Che se ne vada; ognuno sclamerà: guarda! l'inglese è partito
+dunque? Che noi ce ne andassimo, alcuno non se ne accorgerà.
+
+Il dottor Nubo entrò allora nel salone e venne a salutare il duca.
+Egli squadrò fisamente Morella e disse:
+
+--Che tigre reale! Gli è per questo che io sentiva l'odore di carne
+fresca. Attento a voi, caro duca.
+
+--Io non sono una scienziata in storia naturale--rimbeccò Morella, con
+un sorriso grazioso, ma che aveva gli artigli di acciaio. Vedendovi,
+però, signore, io m'immagino contemplare uno di quei vecchi vasi di
+Faenza degli speziali di una volta--quei vasi il di cui smalto
+abbarbagliava, i di cui geroglifici intrigavano, e che contenevano
+delle droghe velenose, talvolta della vipere.
+
+--Benissimo, benissimo, piccina. Tu ài la stoffa per divenire una
+duchessa.
+
+--Voi siete terribile, madamigella--osservò Balbek. Vi si punge e voi
+ferite a morte.
+
+--Oh! si à dunque la vita così tenera qui?
+
+--Addio, madamigella. Io non oso neppure pregarvi di cessare la guerra
+contro un vinto.
+
+--Davvero, signor duca? Bah! Il principe di Lavandall, lui, mi avrebbe
+forse abbracciata o strangolata.
+
+Il duca uscì come un lampo dal salone, trasportando nel cuore
+quest'ultima freccia avvelenata.
+
+
+L'indomani, Morella aspettava il duca, alle due.
+
+La sua previsione era giusta.
+
+All'una e mezzo egli sonava alla sua porta.
+
+Il destino lo spingeva.
+
+
+
+
+IX.
+
+Vitaliana.
+
+
+Che idillio! che primavera intorno a Vitaliana!
+
+Ella ignorava tutto--forse perchè non si curava di nulla.
+
+Il matrimonio era stato per lei un mandato impostole da sua madre, cui
+ella compieva. Il suo cuore era restato estraneo a quel mercato.
+
+Ella non portava nella ragion sociale del duca di Balbek che la sua
+bellezza, la sua virtù, ed un centinaio di mille franchi, alla morte
+di sua madre. Ella non doveva dunque nulla al di là--oltre
+l'adempimento del suo dovere. Ridotta a questo còmpito, ella vi si era
+assiepata bravamente, la calma negli occhi, il sorriso sulle labbra.
+Ella non era risponsabile innanzi al mondo dalla sua vita inferma--e
+forse delle lagrime del suo cuore! Che importava, del resto, al mondo
+che vi fosse in quel seno una festa o un lutto! Basta che,
+scollacciato con arte e splendido--vale dire quasi nudo--esso
+abbagliasse gli sguardi nei balli, e che alcun uomo, il duca tranne,
+non potesse dire: Io l'ò sfiorato delle mie labbra!
+
+Vitaliana si era formata un'idea esagerata del carattere, della
+dignità, dell'onore, della posizione sociale, delle funzioni di suo
+marito. Ed aveva proporzionato a quest'idea il sentimento del suo
+dovere.
+
+Le donne, d'ordinario, misurano la loro colpa alla loro propria
+dignità. Forse che, se il carattere del marito fosse preso per
+campione, l'adulterio sarebbe più raro--per la semplice ragione che
+nel marito non vi è solamente l'uomo, ma il cittadino.
+
+Vitaliana comprendeva così la virtù coniugale.
+
+D'altra banda, ella avrebbe creduto mancare alla probità del contratto
+conducendosi diversamente. Imperciocchè ella considerava suo marito
+come l'incarnazione la più elevata dell'onore.
+
+Appena se ella s'informava di ciò che il duca di Balbek era stato nel
+suo paese.
+
+Ella non s'inquietava punto di ciò ch'egli faceva a Parigi.
+
+E' le sembrava naturalissimo che re Claudio III avesse investito
+dell'ambasciata di Francia un così bel cavaliere.
+
+E' le sembrava impossibile che un gentiluomo, incaricato di quelle
+funzioni, non ne avesse calcolato l'alta responsabilità, e che non
+fosse stimato e rispettato. Perchè allora interrogar delle bocche, le
+quali, in questa circostanza, non risponderebbero invariabilmente che
+con la piaggieria od il denigramento?
+
+Vitaliana non leggeva giornali, d'altronde. E quando la si mostrava,
+raramente ancora, nel mondo, ella spandeva intorno a lei tal profumo
+di purità, raggiava di tanta bellezza, che non si scorgeva quel
+piccolo duca--più che non si scorge una mosca sulla cornice, quando si
+contempla il quadro della Trasfigurazione.
+
+Librata dunque sopra tutte quelle nuvole, la serenità di Vitaliana era
+eterna come quella del firmamento.
+
+Vitaliana era una creatura diafana.
+
+Se fossimo a Firenze, io vi direi: Andate a visitare al palazzo Pitti
+la vergine di Murillo, a fianco alla Madonna della Seggiola di
+Raffaello: ecco Vitaliana!
+
+Ella incarnava quella concezione divina del pittore spagnolo.
+
+S'incontra qualcuna di quelle figure sotto il cielo brumoso
+dell'Inghilterra--e vi credete, per un istante, su i minareti di
+Stambul, in una notte di luna piena. Quelle nature sono inaffiate di
+raggi di stelle: vi si vede circolar l'anima!
+
+I grandi occhi cinerei di Vitaliana, allo sguardo sì lontano, sì
+profondo, sì serico, sì dolce e cristallino--se venivan fuori dal vago
+infinito in cui sembravano immersi, dovunque si fissavano, facevan
+nascere dei gigli--come racconta la leggenda degli occhi di Gesù. Si
+sarebbe detto che v'inondassero di foglie di rosa. Il desiderio
+prendeva le ali della preghiera! La sua fronte si distaccava, come la
+mezzaluna nel cielo, tra le sue sopracciglia scure ed i suoi capelli
+d'oro, che la coronavano come una regina.
+
+Tutto era armonia in quel viso--non di quella armonia della bellezza
+greca che è della geometria--ma di quella melodia del canti italiani,
+che sono un fiore dell'aria. Quell'espressione eterea si comunicava
+persino alla sua bocca--le cui labbra delicate e rosee riflettevano la
+voluttà della stamina pel pistillo. Si sentiva che era mestieri un
+serafino per coglierle un bacio senza appannarla.
+
+La sua statura era media. Le sue forme, delicate. La sua vita poteva
+essere chiusa fra due mani di donna. Il suo collo, un po' lungo,
+sosteneva una testa alta, senza fierezza, e la faceva sembrare più
+grande che in effetto non era. Quando mostrava il suo piede, sì
+infantile, sì petulante, si provava il desiderio irresistibile di
+baciarlo.
+
+Vitaliana era una di quelle creature, cui Dio si lascia talvolta
+scappare per ricompensare, per incoraggiare coloro che credono ad
+un'anima al di fuori della materia; per consolare coloro che credono
+alla perfettibilità della materia--qui fango, là raggio; qui ventre,
+là pensiero: Tiberio e Capri, Gesù al Taborre!
+
+
+Nel palazzo dell'ambasciata, nella strada dell'Università ella si era
+riserbata due stanze: una camera da letto piccolina, ed un grande
+_boudoir_, sporgenti entrambi sur una immensa terrazza, di cui aveva
+fatto una stufa.
+
+Ecco il suo mondo! il ritiro ove ella s'isolava.
+
+La camera coniugale era altrove.
+
+Nella sua, ella ridiventava vergine, si apparteneva, era sè stessa,
+era Vitaliana. Negli altri appartamenti, alloggiava la _duchessa_, ove
+il duca e la società la reclamavano.
+
+La tappezzeria di quelle due camere era ricca e semplice. La stanza da
+letto era in raso rosa pallida, a nappe di seta bianca. Il _boudoir_,
+in damasco bleu, a nappe di nero ed oro. Il suo letto, in legno di
+radice di lauro, con dei medaglioni in lapislazzuli, era steso sotto
+una tenda che lo celava chiudendosi. Una riduzione del S. Agostino e
+della Francesca da Rimini di Scheffer, erano i soli quadri della
+stanza da letto.
+
+Nel _boudoir_, oltre gli altri mobili in legno giallastro, vi era un
+piano; e sulle mura il ritratto di suo padre e due pastelli di
+Angelica Kauffman.
+
+Poi, dei fiori dovunque.
+
+Vitaliana non era _musicienne_--vale a dire, uno di quei generali
+dottissimi in strategica che perdono tutte le battaglie. Ella
+interpetrava un pezzo di musica, se non lo leggeva sempre
+correntemente.
+
+Adorava i fiori. Tra i fiori e lei eravi comunicazione d'anima ed
+anima. Ella entrava nella sua stufa come la mano dell'abbate Listz
+poggia sul piano: per risvegliarvi la vita. Sarebbesi detto che i
+fiori la sentissero, la conoscessero.
+
+Questo scambio di magnetismo tra una bella giovane donna ed un bel
+fresco fiore non è stato ancora sottomesso alle osservazioni dinamiche
+e microscopiche, e notato--ma esiste. Fu presentito da Van Swieten--un
+grande medico olandese del secolo passato. Aspetta il suo Darwin.
+
+Vitaliana era per i fiori un raggio di sole o la rugiada. Que' che
+appassivano, trovavano ancora abbastanza di alito per dirle: addio! I
+rigogliosi cantavano; i bottoni sboccianti, folleggiavano: l'odore
+addiventava profumo, il colore, spanto! Vitaliana aveva sempre un
+motto a dire, un consiglio o una carezza a dare a ciascuno di loro. Il
+suo sorriso era un'evocazione. Tutte quelle stelle fiammeggiavano al
+suo riflesso.
+
+--Benissimo, benissimo!--diceva ella sorridendo ad un _hyocroma_, il
+cui fiore a tubo scarlatto e bleu sbocciava pien di salute. Si vede
+bene che fai buona compagnia col tuo vicino, la cui foglia verde
+argentea riposa lo sguardo! Vedete mo', come queste povere _lavatere_
+si annoiano! La loro rosa impallidisce troppo: ingialliscono. Sareste
+voi tristi perchè questi _cestrums_ ai petali d'oro se ne vanno? Non
+affliggetevi giammai se i grandi passano: essi ebbero i loro dì di
+splendore... Alla buon'ora! mie piccole _svensonie_! Voi gorgheggiate
+delle vostre testoline bianche, rose e porpuree! Svegliatemi dunque un
+tantino codesti _conoclynii_, il cui azzurro si spessisce; codeste
+_bigonie_, i cui tubi scarlatti ed i fiori soffocano la coccarda lilà
+del loro corsaletto...
+
+Poi ella inaffiava le _stewie_ e le _vinee_, dal fiore bianco e rosa;
+faceva la belloccia con quella varietà di _lantane_, delle _boule de
+neige_; si ricreava come una pazzerella con la sua bella collezione di
+_vervine_ e di _veroniche_: volteggiava come una farfalla in mezzo
+alle _iridi_ ed ai _phlox_, che avevano saccheggiato l'arco baleno.
+Ella camminava, correva, rideva, devastava, s'imboscava contro
+gl'insetti malfattori, rimuoveva la terra dalle sue mani--mani che
+avrebbero fatto impallidir di gelosia perfino Caterina dei
+Medici--tanto erano belle! S'impazientava contro i giardinieri;
+prendeva una piccola roncola per mondare gli arbusti; legava un ramo
+ribelle; raccoglieva le foglie morte.
+
+Un mattino verso la fine del mese di dicembre, Vitaliana veniva dal
+terminare l'ispezione della sua stufa, quando Maria, la sua cameriera,
+entrò ad annunziare la visita del conte Alleux.
+
+Ella fece un movimento di sorpresa, ed il sangue rifluì al di lei
+viso. Si rimise però subito e disse:
+
+--Introducilo lì, nel mio _boudoir_.
+
+Adriano di Alleux era l'ingrandimento di Vitaliana di Muge.
+
+Avevano ambedue preso dalle loro madri. Il medesimo colorito della
+pelle; il medesimo druidico degli occhi; il garbo medesimo della
+bocca; il medesimo portamento elegante e svelto; la medesima vita
+elastica; la stessa elevazione della testa. Solamente, in Adriano,
+tutto codesto era più fosco, più accentuato, meglio consistente, più
+robusto, più virile. Ciò che era bellezza in Vitaliana, diveniva
+grazia in Adriano; ciò che era soavità nella donna, si chiamava forza
+nel giovane. L'espressione verginale di Vitaliana prendeva l'aria
+d'indifferenza o di voluttà in suo cugino.
+
+Il suo naso era un po' più grosso, ma per la sue leggiera curvatura
+dava al di lui viso un certo che di fierezza. Non portava barba,
+eccetto due baffetti fini, rilevati a punta, e così lunghi che
+piaciuto era loro di crescere.
+
+Lo si trovava un po' stecchito. Ma ciò proveniva dalla ritenuta cui
+s'imponeva--per tenersi dritto e rompere così l'abitudine, contratta
+al seminario, di portare la testa in giù. La sua voce era melodiosa
+come quella di Vitaliana. Il suo sorriso, quando era vero--perchè
+abusava del riso sarcastico--irraggiava come quello della cugina. Era
+alto ed elegantissimo, ma senza affettazione.
+
+Una viva commozione si pinse sul suo sembiante quando vide Vitaliana
+impiedi, sulla soglia del balcone che si apriva nella stufa.
+
+La cugina aveva arrossito udendo il nomo di lui; il cugino impallidì
+alla di lei vista. Alcuno dei due non favellò. Si contemplarono
+reciprocamente: Adriano, con fascino; Vitaliana, con stupore.
+
+Per uscir d'imbarazzo, e nascondere il suo turbamento, questa sclamò
+di un accento gioioso:
+
+--Ebbene, signore abate, vi siete dunque fermato a mezza via del
+vostro vescovato? Che disgrazia! promettevate un così santo vescovo!
+Il nostro caro zio, il cardinale, ne sarebbe immagrito di un quarto di
+tonnellata per gelosia.
+
+--Può smagrire di una tonnellata tutta intera, senza nulla perdere
+nella considerazione della cristianità!--rise Adriano. Ma veggo con
+contento che tu sei gaia... perdono, che madama la duchessa è gaia. Io
+mi aspettavo a tutt'altro.
+
+--Ah! voi venite dunque per vedermi piangere!
+
+--No: per consolarvi.
+
+--Consolarmi di che? della perdita della battaglia di Waterloo?
+
+--Tu sei dunque felice, Vitaliana?--riprese Adriano dopo un istante di
+silenzio, ed offrendole il braccio per passeggiarla nella stufa.
+
+--Ma chi à potuto ispirarti l'idea che io nol fossi? L'avresti tu
+letto nella _Gazette de France_--che mi manda, dicono, ogni domenica,
+alla messa di S. Tommaso d'Aquino, dove io non ò mai messo il piede?
+Tu non rispondi?
+
+--Non una nuvola in casa tua, dunque? tuo marito ti ama...?
+
+--To'! tu mi rammenti che sono quasi otto giorni che non l'ò visto.
+Quel povero Carlo è così occupato! Negozia, da circa un mese, un
+trattato di commercio con l'ambasciatore d'Inghilterra, che à la gotta
+ed abita ancora Chantilly. E' pare che codesti ambasciatori lavorino
+come dei fabbricatori. I governi ed i popoli sono così esigenti!
+
+--Proprio.
+
+--L'è pur così. Ma con codesto, voi non mi dite mica, signorino,
+perchè avete rinunziato a quel delizioso mestiere di vescovo, cui, in
+un accesso di divotamento alle miserie dell'umanità, avevate scelto.
+Ti ricordi tu quanto mi spaventavi parlando di andarti a fare rosolare
+un po' le costole, per atteggiarti a martire! Come ti avrei io bene
+adorato sur un altare, con un coperchio di casseruola sul capo ed un
+piumaccio, millantantesi palma, nella mano!
+
+--Vitaliana, tuo marito ti ama? ami tu tuo marito?
+
+--Che razza di questioni stupide mi indirizzi tu là, Adriano... no,
+signor conte di Alleux? Voi v'immaginate dunque che io andrei a dirvi:
+Signore, io non amo mio marito!... signore, mio marito è infedele...
+quando anche ciò fosse?
+
+--Gli è, Vitaliana, perchè tua madre è assente, tu sei sola, ed io
+sono in questo momento il capo della nostra famiglia--e perciò il tuo
+sostegno nella sventura. Avresti tu preferito che, in questa
+circostanza, io mi fossi tenuto in disparte... perchè... infine, io ò
+creduto che il mio dovere...
+
+--Ma tu vaneggi dunque? Che circostanza? Di che intendi tu parlare? Di
+qual sostegno sogni tu? Il mio sostegno è mio marito. Se vi è un
+dovere per qualcuno, qui, gli è per me, che debbo rispettare il nome
+che porto, e l'uomo che me lo à dato--come egli lo rispetta e come
+egli lo porta, altamente, con dignità e con onore. Tu parli d'amore. È
+desso indispensabile alla felicità di una famiglia? Si è mai definito
+cosa sia l'amare un marito? Io leggo tante cose su codesto, che vi
+perdo il mio istinto. Io non so se ami o no mio marito. Lo rispetto, e
+ciò val meglio. Siete voi soddisfatto adesso, signor abate d'Alleux?
+
+--Ora mettiamo--solamente per ipotesi--che tuo marito fosse un uomo
+indegno...
+
+--Alto là! Io vi vieto, signor conte, di spingere più in là vostra
+ipotesi, antitesi, parentesi, e tutto ciò che vorrete. Io non mi curo
+di fabbricare castelli in Ispagna. Li troverò un giorno forse belli ed
+impiedi. Sarà tempo allora di pensarvi. Ed io non esiterei lungamente
+a pigliare il mio partito--siatene sicuro. Io non comprendo il dovere
+senza il correttivo, o l'equilibrio, del diritto. Io non mi rassegno
+alla teoria del sagrifizio per la donna e la libertà per l'uomo. Ma,
+insomma, cosa ài tu, Adriano? Perchè sei tu venuto a vedermi qui, dopo
+tre anni di separazione? Perchè non sei tu venuto innanzi--quando ài
+barattato la guarnacca del seminarista con la livrea del mondo? Tu non
+ài dunque nulla a dirmi? Tu non eri, pertanto, mica troppo goffo da
+abate. Quei mustacchi ti danno l'aria di un caporale in gazzurra.
+
+--Dio mio, che vuoi tu? Son venuto perchè ò sognato che tuo marito era
+infedele; che aveva una ganza adorabilmente bella, abbominevolmente
+perversa; che tu lo sapevi; che tu eri infelice; che tu avevi forse
+bisogno di consiglio, di protezione, di vendicatore... E che so io,
+Vitaliana? Tu non ài che una parola a dire... Veggo che è un sogno, ma
+desso mi perseguita... L'è forse l'abitudine... L'è quella
+inqualificabile educazione di seminarista, in cui non si presenta agli
+occhi di quei tapini che delle immagini di donne--S. Ginevrina, S.
+Filomena, S. Tecla, S. Pantofola, la Vergine Immacolata, la Vergine
+col Bambino, la Vergine col vecchio marito... e sempre delle donne e
+delle vergini! A sedici anni, si sogna, si sogna di tutta quella roba.
+La s'incarna meglio che le stupide immagini del libro di divozioni; vi
+si mette su la tale fanciulla, la giovane sorella, la giovane cugina
+che si è vista alle vacanze, che si è incontrata al passeggio... ed
+alla grazia di Dio! Oh, sì, Vitaliana, io ti ò ben messa in discordie
+con la Vergine Maria, vah! Io non l'ò adorata e pregata giammai che
+sotto le tue forme. Io non so se ella debba esserne lusingata o
+uggiata... Ed ecco perchè... Ma di che parlavamo noi dunque? Ch'era
+bello--n'è vero, Vitaliana?--quel tempo di nostra infanzia! Quanti
+progetti! quante tenerezze! quale avvenire di porpora e di oro ai
+lembi dell'orizzonte...! Così, dunque, tu sei proprio felice?
+
+--Orsù, Adriano, non farmi mica dire ciò che io non ò detto! Io sono
+tranquilla. Io ò presa l'assisa del duca di Balbek, e la rispetto, e
+la fo rispettare. Il padrone non l'indossa degnamente anch'egli?
+Sarebbe una cattiva azione maculargli la veste d'armellino ch'egli
+porta così fieramente. Allora, a che pro i rimpianti, i desiderii, le
+allucinazioni di quel guanciale--sul quale si poggia la testa
+facendosene un Taborre, e cui si lascia bagnato di lagrime?
+L'adolescenza non conta: l'è un fiore strano e qualche volta ridicolo,
+che stuona nel mazzo dei fiori della vita. La si abbevera di Santo
+Padre, di padre Lacordaire, di abate Lammenais, di Sacro-Cuore, di S.
+Luigi di Gonzaga, di S. Questi, di S. Codesto... Fortunatamente che
+quella roba è bruttissima, orridissima, a che vi si può sostituire ciò
+che si è visto in casa di sua madre, ciò che si vede talvolta di qua e
+di là. Sii sicuro, Adriano, che vi à mica male di uomini nel mondo che
+debbon essere forse in collera contro il _Sacré-Coeur_. Ma dove mette
+capo tutto ciò? Ad un marito!! Il marito è il diamante nel monile
+delle donne. Io conosco pertanto delle gonze che preferiscono il
+fiore.
+
+--E cosa l'è il fiore, nel monile, nell'addobbo di una donna?
+
+--L'è il sogno che non si realizzerà giammai--perchè l'è il vitupero.
+Ora, togliete ad una donna il rispetto, e voi avrete tolta l'aureola a
+Dio. L'immagino diviene statua o quadro. Ma io ritorno al tuo saione
+di chierico, monsignor d'Alleux. Perchè l'ài tu gettato alla fiumana?
+
+--Io riprendo la mia ipotesi. E se il tuo zibellino fosse contaminato?
+Se tu t'imponessi una idolatria che è una ciurmeria? Se l'idolo cui tu
+credi di alabastro, fosse di mota? Se il ricovero, che tu reputi una
+chiesa, fosse una taverna? Se altri non venerasse l'alleanza, il nome,
+il contratto, il dovere che tu veneri? Se tu fossi la Vestale di un
+satiro!... Vediamo... l'è un'ipotesi, bada...
+
+--Tu ài avuto torto, Adriano, di non restare abate! Tu insinui il
+veleno nel cuore con tanta unzione...! Che vescovo saresti tu
+riescito!... Ebbene, io sono la mia propria Vestale. Io mi sono
+formato un empireo che à forse altresì dei nugoli; ma io chiudo gli
+occhi per non seguirli nel loro saltabeccare fantastico. Che il mio
+idolo sia d'oro o di selice, io non consumo il suo altare--e per
+fortuna e' non mi fatica esigendo le mie preghiere. Tu vieni a
+vedermi, dopo due o tre anni di ecclissi--seminarista trasformato in
+zerbino--per propormi un logogrifo che gocciola la perfidia... In fede
+mia! io avrei preferito conservare quel sovvenire d'infanzia che mi ti
+rappresentava come un monello di sacristia. Io vedo così poco mio
+marito, così di raro il mondo... Credete voi, signor conte d'Alleux,
+che non vi sia altra cosa da dire ad una donna che si cretinizza nella
+solitudine?
+
+--Tu dici, Vitaliana?
+
+--Non confondere: cretina non vuol mica dire infelice. Per traduzione
+libera, posso permetterti, vaneggiatrice. Quando si vive in mezzo a
+quel mondo--soggiunse Vitaliana indicando i suoi fiori--se si ànno
+altre aspirazioni, sono forse delle follie. In ogni caso, gli è
+imprudente di andare a cacciare degl'iddii broglioni nella cappella di
+un credente.
+
+--Io so tutto codesto, Vitaliana--rispose Adriano con calma--perocchè
+da dieci anni io m'inebriò della tua felicità; da un anno, io la
+sorveglio con la gelosia della disperazione. Tu non m'ài visto; ma io
+era là, sempre là, alla tua porta, dietro ai tuoi passi, riguardando
+il cielo della notte cui tu guardavi; avendo in uggia la luce del
+giorno che t'inondava dei suoi raggi immodesti. Io restava lì, al mio
+posto, sentinella di Dio, quivi ribadito dal cuore, dicendomi: Forse
+ella avrà bisogno di me! Non à più padre, non à fratelli; non à che
+me. Tu non m'ài visto finora. Se vengo oggidì, gli è che... io mi son
+creduto affrancato dalla catena di quel culto immacolato che mi ero
+prefisso; gli è che il circolo magico è stato rotto; gli è che io non
+mi credo più obbligato di restare all'uscio di una chiesa, di cui si
+fa una bisca; gli è che io mi son detto: ella è sola, ella piange, ma
+non osa implorare sua madre; Ella non ardisce gettare un grido, ma
+ella à bisogno di me. Ed eccomi qua....
+
+--Ed ecco là la porta, signor conte di Alleux; perocchè voi avete
+presa la mia per quella del manicomio di Charenton. Addio.
+
+--Ancora una parola allora, Vitaliana. Sappiate tutto, poichè non
+dobbiamo più rivederci... Sì, io sono pazzo. Io ò rappresentato una
+piccola commedia per assicurarmi che tu eri felice. Ora, io lo so. Io
+lo vedo. Come l'è bello qui! come l'è dolce! Vi si corrige perfino la
+volontà di Dio, che manda la pioggia ed il sole, che ordina a quelle
+foglie di cadere l'inverno, ed a quei fiori di sbocciare a primavera.
+Non mancano che quei piccoli uccellini dei Tropici, azzimati
+dall'iride, sotto questi Tropici al carbon fossile che tu ài creato
+qui. Come si deve dormir con delizia in questa gabbia d'oro! Come si
+deve impinguare con beatitudine in questo nido del silenzio! Vi si
+diviene devoto per fermo! Come dunque non adorare la mano di Dio che
+manda il sorriso e le lagrime, quando si è circondati da tante belle
+opere della sua mano? Come si deve ben digerire andando a zonzo per
+questa valle di lagrime! Si esce di qui come un vasetto di pomata ai
+mille fiori! Si debbe aver voglia di abbracciar il suo portinaio, per
+dare sfogo ai sentimenti filantropici ed umanitari, cui questo Sahara
+della pace, ben nutrita e ben fiorita, debbe infiltrare nel cuore...
+
+--Adriano, termina codeste buffonerie, e conchiudi.
+
+--A proposito, ma io vorrei stringere la mano al duca, prima che me ne
+vada.
+
+--Vado a fargli annunciare che tu sei qui--se egli è nei suoi
+appartamenti.
+
+--Allora, siamo intesi. Tutto è santo qui; tu sei felice; tu non ài
+bisogno di me; tu ti culli sur una pelugine di bianche nuvole:
+rispetto all'armellino! Addio!
+
+
+Vitaliana restava immobile, gli occhi fissi alla porta del suo
+_boudoir_, donde ella vedeva suo marito venire alla loro volta.
+
+Maria lo precedeva.
+
+Il duca parve un poco confuso alla vista di Adriano, cui egli aveva
+talvolta incontrato nel mondo, ma giammai presso di sua moglie. Cambiò
+con lui qualche complimento, mentre la cameriera susurrava a
+Vitaliana:
+
+--Il signor duca dimanda i diamanti di madama.
+
+--Perchè vuoi tu quei diamanti, Carlo?
+
+--Ah! mia cara, il 31 di questo mese l'ambasciatore d'Austria
+comincierà i balli della stagione. Ora, e' non è conveniente che ti
+veggano quest'anno con i medesimi gioielli dell'anno scorso e
+dell'anno precedente. Quelle dame si burlerebbero di te e di me. Non
+potendo cangiarli, ò parlato con Froment Maurice, onde ne varii la
+montatura. Sarà splendida. Io vado da quella parte. Gli porto quelle
+gioie onde dargli il tempo di comporre dei capi d'opera.
+
+Adriano aveva udito quelle spiegazioni, gli occhi sbarrati, diventando
+ora di porpora ed ora pallido.
+
+--Ma egli non à ancora restituito i due monili di perle e di smeraldi,
+cui e' doveva montar pure sur un altro modello--osservò Vitaliana.
+
+--Perchè aspetta i diamanti per armonizzare tutte le gioie--rispose il
+duca.
+
+--Prendili dunque. Tu lo sai bene, io lascio di gran cuore alle
+Inglesi ed alle Russe questa esibizione di gioielleria su i loro seni
+e nei capelli. Io preferisco i fiori.
+
+--Lo so. Venite a vederci più spesso, cugino--soggiunse il duca
+stringendo la mano di Adriano ed uscendo seguito da Maria.
+
+Adriano s'inclinò assai leggiermente, senza nulla rispondere, poi
+azzeccò i suoi occhi brillanti sulla cugina, che sembrava inquieta, e
+fece due o tre passi per allontanarsi in silenzio.
+
+D'un tratto, però, egli si rivolse; si avvicinò vivamente a Vitaliana;
+prese le mani, cui bruciò del suo contatto, e gridò:
+
+--Vitaliana, posso dirtelo adesso: Io ti amo!
+
+E senza attendere risposta veruna, applicò le sue labbra sulle labbra
+della cugina, vi depose un bacio--che alla giovane donna sembrò un
+morso--ed uscì precipitosamente, senza voltarsi.
+
+
+Vitaliana restò come annientata.
+
+
+Il duca correva sul lastrico di Parigi, portando via i diamanti di sua
+moglie.
+
+
+
+
+X.
+
+Il duca di Balbek.
+
+
+Il duca di Balbek era guardia del corpo.
+
+Un servizio reso a due sovrani ne aveva fatto un diplomatico.
+
+La condiscendenza di un ministro, suo parente, si era prestata a far
+destinare questo diplomatico all'ambasciata di Parigi.
+
+Il favore e la compiacenza avevan potuto conferire la funzione, ma non
+crear l'uomo.
+
+A quell'epoca, re Comodo era in delicatezza con la Rivoluzione di
+luglio.
+
+Di tutti i principi, quegli che meno conosceva la Francia era quel re.
+Quegli che la conosceva peggio, era il suo ministro--il quale l'aveva
+vista ai più bei tempi della luna di mele di madama de Cayla.
+
+Re e ministro s'immaginavano una Francia, in cui le Maintenon e le
+Pompadour menavano ancora gli affari, il governo, il re; bistrattavano
+i suoi consiglieri e davano del tu alla politica.
+
+Essi facevano questo _sorite_ mirobolante: a Parigi, la donna è
+regina; quale che siasi la sua condizione, però, ella à un signore.
+Ammesso l'aforismo che: _foemina quid quid est propter uterum est_, il
+padrone che mena la donna mena per conseguenza la Francia. Se mandiamo
+dunque colà un bel giovane, suddito di S. M. Comodo V, che
+s'impadronisca dello spirito di quelle regine che regnano e governano,
+S. M. Comodo V sarà di fatto re di Francia.
+
+Esaltati da questa logica, re Comodo V ed il principe di Celle videro
+nella nomina del duca di Balbek all'ambasciata di Parigi, non solo il
+prezzo di un servizio reso, ma un atto di eccellente politica.
+
+Il duca di Balbek si recò dunque alla Corte delle Tuileries con la
+missione di fare della diplomazia di alcova; di preoccuparsi poco dei
+ministri, molto delle loro ganze, delle ganze-padroni, e delle
+padronesse dei padroni. Tutta la sua abilità doveva consistere nella
+scelta, ed, al peggio andare, in salvar la capra ed i cavoli: divenire
+il favorito di tutte senza offenderne alcuna!
+
+Munito di queste istruzioni _ad aures_, il duca di Balbek giunse a
+Parigi.
+
+L'altitudine delle sue funzioni lo inebriava.
+
+Gli si avrebbe potuto augurare un poco più di penetrazione, uno
+spirito più pronto e più fino, un'istruzione più sostanziale, delle
+maniere più scelte, un'aria da più gran-signore. Ma, a parte ciò, e'
+non poteva negarsi che il duca non fosse bravamente attagliato alla
+sua parte.
+
+Lo si addimandava, nei saloni: l'Antinoo! È vero che si soggiungeva:
+dell'Auvergne! Ma che importa! dell'Auvergne o della Bauce, un
+bell'uomo è sempre un bell'uomo.
+
+Il duca era il meglio pettinato di tutti quei signori del corpo
+diplomatico. Alcuno non portava come lui un abito assestato alla vita.
+Aveva inventato un taglio di collarini che aveva messo in frega il
+jockey-club. Il nodo della sua cravatta era l'avvenimento di tutti i
+giorni--e formava la disperazione dello stesso M. de Talleyrand, che
+viveva ancora, ed aveva sempre, come si sa, delle grandi pretensioni
+su questo arnese. Si occupava con assiduità della riforma del
+cappello--ed uno de' suoi _attachés_ andava giornalmente alla
+biblioteca Richelieu per consultare, al proposito, i classici greci e
+romani.
+
+I suoi mustacchi lunghi e folti, sur una faccia pallida, gli
+meritavano la più profonda considerazione dei segretari e degli
+_attachés_ di ambasciate in massa: un segreto doveva nicchiare in fra
+quei peli! Che vi pare?
+
+Di più, il duca di Balbek era poeta. I gesuiti gli avevano insegnato a
+manipolare un epigramma latino ed un acrostico greco--per fino una
+barcarola. Meglio ancora, egli sapeva far della cucina, come danzava
+la _gavotte_--ed il fu nostro illustre amico, Dumas padre, gli doveva
+la ricetta della sua famosa insalata ai trentasette ingredienti.
+
+Possedeva, oltre a ciò, copia di piccole abilità di società per
+divertire le dame alla campagna. Tagliava nella carta degli arabeschi
+deliziosi; immaginava delle sciarade in azione; inventava dei piccoli
+giuochi; guidava il _cotillon_, introducendovi mille graziosi scherzi;
+eseguiva una moltitudine d'ingegnosi _tours_ con le carte, e faceva
+delle audacissime manipolazioni con esse--perchè le sue mani erano più
+svelte ohe il suo cervello.
+
+Come non lo si sarebbe adorato?
+
+Al _turf_ e' non restava indietro ad alcuno.
+
+Giuocava poi con audacia, e mangiava come un vescovo.
+
+Per un'ex guardia del corpo, egli era forse un po' mal pratico di armi
+e del maneggiarle. Ma egli sapeva dissimulare questo difetto nella sua
+corazza, usando mediocrissimamente del suo spirito, poco aguzzato, e
+mostrandosi, a proposito, poco versato nella comprensione delle
+malizie della lingua francese.
+
+Del resto, aveva grande cura della dignità della sua persona;
+nascondeva i suoi colpetti con abilità; usava della più delicata
+discrezione; portava benissimo la testa alta nelle circostanze
+segnalate; onorava il suo nome e la sua buona nascita; rispettava le
+convenienze e le apparenze; non usciva mai dal medio dei suoi eguali;
+non perdeva giammai la calma; e sapeva forse darsi, come Enrico IV, il
+sangue freddo nel pericolo.
+
+Il duca di Balbek fece sensazione al suo apparire nei saloni di
+Parigi. Non conoscendo ancora il suo teatro, seppe dissimulare. La sua
+mal pratica passò per riserbo; i suoi difetti per originalità.
+
+Eccetto quel lampo della regina Bianca--che era passata innanzi agli
+occhi suoi come una visione--egli aveva bazzicato fin qui delle
+bellezze da caserma. Le dame del suo paese gli avevano mostrato il
+sesso, ma non gli avevano rivelato la donna. Restò dunque abbagliato,
+quasi stupidito, quando nei saloni di Parigi, si trovò faccia a faccia
+con quell'irradiamento formidabile. I suoi vantaggi fisici gli
+appianavano la via: il fiore tendeva il collo al giardiniere per
+essere colto!
+
+La sua avvenenza era di quella che stupiscono l'anima e turbano il
+sangue. La giovinetta vaneggiava; la giovane donna ammirava; la donna
+tra i trenta e quarant'anni bruciava: raggio pel cuore; torcia per la
+carne.
+
+Il duca non potè però scegliere.
+
+Doveva amare secondo gli spacci in cifre che riceveva dal suo ministro
+degli affari stranieri--a cui egli pingeva la galleria di quelle
+sultane. Gli toccarono dunque due donne mature, che passavano per
+onnipotenti alla Corte e nella massoneria diplomatica.
+
+Ma con ciò, quelle tigri affamate di carne fresca erano gelose.
+
+Per respirare un profumo di giovinezza, Balbek volle ammogliarsi.
+
+Quelle _pieuvres_ gli gittarono fra le braccia una vergine!
+
+Esse sapevano ciò che facevano.
+
+Un chiaro di luna, a quell'uomo che aveva sete del sole dei Tropici!
+
+L'innocenza di Vitaliana non fu dunque per lui un'antitesi, ma una
+deluizione. Psiche faceva comprendere Medea. Ebe sottolineava Arianna.
+
+Questa politica di femmina riescì. Il signor di Balbek amò sua moglie
+come una giovane sorella, e la trovò scipita. Si limitò allora a
+rispettarla moltissimo, a venerarla quasi--talmente la ingenua
+ignoranza di lei glie ne imponeva!
+
+
+In quella specie di crepuscolo dal cuore e di spossamento forzato dei
+sensi, senza piacere, senza incanto, senza visione, Morella si
+presentò.
+
+Se il duca non era stomacato delle sue ganze di quarant'anni, ne era
+per lo meno sopraffatto. Il suo palato, dalla forte tempera, poteva
+gustare quelle dapi pimentate; ma quel pimento solo, quel pimento
+sempre, aveva finito per attutirlo--tanto più che quelle Saffi
+politiche lo avevano compromesso, e, lungi dall'aiutarlo nel far gli
+affari del suo sovrano, si erano servite di lui per avanzar quelli del
+cardinale Lambruschini.
+
+Un riposo s'imponeva fatalmente.
+
+Vitaliana non aveva imparato--come quasi tutte le donne della serafica
+legione--che ella doveva essere non la _moglie_ ma l'_innamorata_ di
+suo marito.
+
+La politica interna per la gaiezza dei lari domestici l'è in codesto.
+E, codesto è tutta la scienza del cuore, quantunque non ne abbia le
+specie.
+
+In quello stato di nausea morale e fisica, il possesso di Morella
+sembrò al duca una resurrezione. Usciva dalla tomba delle sue
+cortigiane da stufa, alla pelle rinzaffata, cui era mestieri osservare
+ad una luce sapientemente moderata, e menar ventre a terra, senza
+contare le tappe.
+
+Qui la parte cangiava.
+
+Il duca amava.
+
+Fin là, lo avevano amato e carezzato.
+
+E' si ritrovava uomo adesso, giovane, al suo posto. L'amore aveva
+delle angosce e delle delizie vere, delle esigenze spontanee: il fiore
+dava il suo olezzo e non andava a cercare una gocciola di essenze agli
+alberelli del profumiere.
+
+Morella rilevava da lui.
+
+E poi, che di giovinezza, che di freschezza! Come quelle labbra
+dovevano rimbalzare! Come quei denti dovevano mordere ed infiltrar
+nella piaga della scintilla degli iddii! Come quegli occhi insolenti
+provocavano, tramandavano un effluvio di voluttà, si spegnevano
+dolcemente nel languore dell'amore, scoppiettavano una bufera
+insensata! Quale _féerie_ quella maga andava dessa a svolgere?
+
+Qui l'antitesi esisteva.
+
+Morella resisteva.
+
+Ella sapeva ciò che portava in quella comunione d'incanti.
+
+Bisognava conquistarla, perchè la non si dava: la s'insorgeva. Ella
+poteva scegliere. Il principe di Lavandall non era forse ai suoi
+piedi?
+
+Per Morella, Balbek entrava poi nei misteri di quella vita parigina,
+di cui aveva letto tante cose nei romanzi, udito tanti racconti
+mostruosi di grandezza e d'infamia. Quel precipizio del mondo opaco
+parigino à delle vertigini di angelo, delle stigmate di demonio, ove
+il malescio soccombe, il forte si ritempera e dice, rialzandosi: ò
+vissuto!
+
+L'avvenire resta solcato di questi fulmini. L'anima à fissato i suoi
+vaneggiamenti. Per Morella, Balbek--quel guardia del corpo
+smarrito--riceveva il suo battesimo del mondo. Faceva le sue prove per
+divenir rosacroce. Entrava nella fossa ai lioni.
+
+Morella si apriva innanzi a lui come un abisso che l'assorbiva. Era il
+soffio del ciclone che lo menava via, o l'attrazione magica dell'amore
+che l'incendiava del suo alito?
+
+D'altronde, tutto era stato preparato con squisita scienza:
+l'incontro, l'attitudine di Morella, il desiderio acuminato
+dell'emulazione, il dispetto spronato dal disdegno, la gelosia
+distillata prima dell'amore. Quel cavaliere, che sembrava tutto armato
+d'acciaio e si credeva corazzato, si sentiva d'incontro ad una spada
+che forava le sue ferraglie come un corpetto di velluto.
+
+Molte volte egli aveva, per lo innanzi, abbrividito--sospettando di
+essere stato preso in una rete infernale di amore--ma aveva poscia
+guizzato infra le maghe.
+
+Eccolo adesso nella rete agli anelli di ferro di Vulcano, dalla quale
+Marte istesso non si spastoia.
+
+Riassumiamo.
+
+Quel diplomatico d'avventura giungeva a Parigi ingenuo; con delle idee
+ingenue; disarmato; al disotto del suo ufficio; il capo zeppo di
+illusioni. Delle donne spossate si erano servite di lui per attingerne
+una trasfusione di sangue giovane ed ossigenato, e lo avevano
+svaligiato dei suoi sensi. Dopo questa prova, e' si trovava: il corpo
+assopito, l'anima esaltata, la devastazione nello spirito, il vuoto
+nel cuore, adorando sua moglie come una madonna, a ginocchio innanzi
+ad una cortigiana che lo acciuffava della mano glaciale della
+fatalità.
+
+Il duca di Balbek fece a Morella tre visite. Ebbe con lei tre lunghi
+colloqui--ove la sua esaltazione, un po' teatrale da prima, aveva
+finito per pigliar le proporzioni della demenza.
+
+Morella non l'incoraggiò, ma lo disperò--facendogli leggere i
+biglietti che il principe di Lavandall le scriveva, tre volte al dì,
+dichiarandole che l'amava... a credito illimitato!
+
+Alla fine, essa capitolò e disse:
+
+--Voi lo volete, signor duca? sia pure. Ma ascoltatemi e ricordatevi
+questo qui.
+
+--Se me ne ricorderò!
+
+--Io ò dei bisogni di regina. Amore, piacere, ambizione, aspirazioni,
+lusso, follia... io sento tutto, do tutto, impongo tutto, esigo tutto
+senza limiti. Chi vuol di me, deve essere tutto a me--che io lo
+inabissi nel baratri o che lo innalzi nel cielo. Avete voi delle ali,
+signore? Io mi chiamo vertigine. Io non conto col tempo. Di tutte la
+cose, io addiziono l'intensità.
+
+--Tu ài ragione.
+
+--Voi dovrete conoscere la storia di quel banchiere tedesco,
+che--avendo ricevuto Carlo V in casa sua--allumò il fuoco della camera
+imperiale con le lettere di cambio firmate da S. M. e ne intrattenne
+le fiamme con legno di cannella. Io farnetico di Carlo V. Gusto forte
+il banchiere. Se vi spaventate, gli è ancor tempo di ritirarvi.
+
+--Tu credi, bella mia?
+
+--Ciò vi riguarda. M'àn narrato che la nobiltà del vostro paese vive
+tutto un anno di un uovo--e si nutrisce di _eccellenza_! Io, io
+arrabbio per un _beefsteak_, il quale sanguini una miniera di Siberia.
+Ed al _dessert_, se l'è d'uopo... l'aspide di Cleopatra in un piatto
+di fichi di Corinto! Dite, siete voi pronto a tutto, signor duca?
+Nella coppa che io allestisco vi saran forse delle perle fuse... ma
+chi la cionca, si sente dio di poi. Dio per un'ora! Vi par desso corto
+e troppo caro?
+
+--Morella--rispose il duca con una voce resa solenne dalla
+disperazione o dall'estasi--mi dimandassi tu i capelli di mia moglie,
+io glieli taglierei per farne un cuscino ai tuoi piedi.
+
+Morella, di un colpo di mano, sciolse le sue treccie, ed inondò il
+duca di una capigliatura che avrebbe meritato di essere allogata fra
+gli astri--come la chioma di Berenice. Il contatto, il profumo,
+l'elettricità di quelle ciocche febbrili fecero abbrividire il
+duca--che le baciò e vi si soffuse.
+
+--Guarda, se io ò bisogno dei capelli di tua moglie--disse ella.
+D'altronde, essi non son mica dello stesso colore che i
+miei--soggiunse Morella ghignando--per farmene delle false trecce.
+
+--Tu ài messo le tue condizioni, Morella--rispose il duca. Io le
+accetto. Ascolta le mie, adesso. Esse si riassumono in tre parole; io
+sono geloso! Tu mi divorerai, senza dubbio; ma forse pure io ti
+ucciderò.
+
+Morella saltò impiedi e si strinse la testa del duca sul petto.
+
+--Tu sei un uomo!--gridò dessa. Io ti amerò.
+
+Il duca impallidì, e si alzò a sua volta, attirandosi Morella nelle
+braccia.
+
+Ella si svincolò, facendo un salto indietro, e disse con solennità:
+
+--Qui... no. Io non sono mica un'adultera! Tutto quanto tu vedi in
+casa mia appartiene ad un altro. Metteresti tu una livrea cui io ò
+gittata ai cenci vecchi?
+
+--Un altro?--domandò Balbek, aggrottando le sopracciglia. Chi dunque?
+
+--Signor duca,--rispose Morella, sedendo,--sappiatevelo, fin dal bel
+prima. In casa mia, due cose sono incognite: il passato ed il padrone.
+Non vi volgete indietro per cercar dei fantasimi, liquefatti, fusi
+nello spazio. Guardate innanzi a voi, procurate di ricamare un
+avvenire per quanto potrete più luminoso, ed obbedite. D'altronde, se
+io vi fo la parte che taglio a me stessa; se v'incateno al mio proprio
+destino--che sia un trono di astri o un desinare di arsenico--di che
+vi lamentate voi dunque?
+
+--Di che?
+
+--Sì: di che? Voi venite. Io non vi chiamo, per Dio! Ma bandite le
+nuvole dalla vostra fronte: voi entrate in un cuore nuovo. Gli uomini
+che lascian ruine sono pochi; che devastano, son rari.... Ed io non ne
+ò quasi conosciuto. Tutto al più, se ne intraveggo uno dopo il ballo
+dei giorni scorsi.
+
+Il duca, comprendendo l'allusione, uscì precipitosamente.
+
+Egli era di già preso nell'addentellato, e portava via la freccia
+nella ferita.
+
+Morella respirò e ricadde sul canapè come affranta di fatica. La sua
+parte eccedeva. Poco dopo, ella si assise ad una tavola, e scrisse a
+M. di Linsac:
+
+
+«Cher ami, lo tengo. Che volete che ne faccia? Un misero? lo è di già.
+Un disgraziato? gli è impossibile--poichè debbo lasciargli pigliare
+l'amore di cui paga il prezzo. Egli è sciocco, ma giovane, bello e
+confidente.
+
+«Fate attenzione!
+
+«Ciò potrebbe disarmarmi--ed avendo cominciato dal giocare le vostre
+carte, potrei finire per giocare le mie.
+
+«Gli è dunque indispensabile che io sappia dove andiamo, non fosse che
+per accorciare la via. Ove volete voi arrivare? Condurlo all'inferno
+per la strada del paradiso--ciò che io dovrei fare--mi sembra una
+ispirazione di troppo degni briganti. Voi non potete voler codesto.
+Che volete voi dunque? Che debbo io fare?
+
+«Io sloggio. Ti lascio qui i tuoi ninnoli ed il tuo legname per la tua
+nuova pensionaria.
+
+ «MORELLA».
+
+
+Il giorno stesso, il duca di Balbek si mise a correr Parigi per
+trovare una nicchia a Morella.
+
+Fece dei miracoli di attività--e lo si capisce del resto.
+
+Comprò a nome della contessa Morella di Miraflores una palazzina nel
+rione di Beaujon--civettuola come un'ingenua e quasi nascosta nei
+boschetti d'alberi; in una strada che si chiamò più tardi dal nome di
+quel sovrano dei romanzieri di tutti i tempi e di tutti i paesi:
+Balzac! Il mistero gli conveniva; perocchè la cattiva azione cui
+commetteva lo fascinava ma gli pesava.
+
+Il giorno seguente, uno dei primi tappezzieri di Parigi mobiliò la
+palazzina con eleganza e ricchezza, e v'installò una fante ed
+un'eccellente cuoca del Perigord.
+
+Il duca, dal canto suo, comprò un piccolo _coupè_ ed un _pony_
+irlandese--i due formando un veicolo simile ad una rondine--e di cui
+un bel cocchiere inglese incipriato moderava l'ardore.
+
+Il duca non aveva quella sessantina di mille franchi cui spendeva in
+ventiquattro ore. Il suo feudo di Balbek, come il nome lo indica, era
+in _partibus infidelium_: una sovvenenza anzi che una rendita. Gli
+onorarii di ambasciatore, oberati di spese, non oltrepassavano i
+100,000 franchi. Egli spendeva molto usando senza limite del credito
+parigino--uno dei più allocchi crediti europei.
+
+Il dottor di Nubo venne in suo soccorso in questa lotta titanica del
+desiderio contro l'ostacolo di una cassa vuota, e la riempì del danaro
+degli usurai.
+
+Madama Augusta Thibault fu il banchiere misterioso del dottore, il
+quale, prestando il suo nome, toccò un doppio sconto.
+
+Questo sforzo di volontà, sostenuto da un concorso amichevole, ebbe un
+pieno successo.
+
+Alle quattro, tutto era pronto per ricevere la fata del luogo. Di
+guisa che, alle cinque, lo zio Pradau--insediato di già a cameriere
+del duca--potè portare alla contessa Morella di Miraflores la lettera
+seguente--scritta dal suo padrone, ma ispirata probabilmente dal
+dottore. Imperciocchè, quelle delicatezze non erano nè nello spirito
+nazionale, nè nel carattere, nè nell'educazione, nè nella tempera
+dell'anima del giovane diplomatico.
+
+
+«Madama la contessa, il vostro notaro, _maitre_ Tressard--via di
+Provenza, 54--mi à favorito or ora l'indirizzo del vostro _hôtel_, e
+mi apprende che voi vi pranzerete stasera. Volete voi, madama, farmi
+l'onore di serbarmi un posto alla vostra tavola? Avrei gran piacere di
+baciarvi la mano--ed è la sola ora della sera di cui posso disporre.
+Tolgo ad imprestito il vostro _coupé_ per andarvi a pigliare.
+
+«Ai vostri piedi, madama.
+
+ «CARLO DE BALBEK.»
+
+
+Leggendo questa lettera, un sorriso raggiante illuminò il sembiante di
+Morella. Quell'_ouate_ di acciaio sembrava tocca!
+
+Era forse l'interesse? Mai no. Era l'artista che godeva del suo
+trionfo. Era l'amor proprio che cantava nel suo cuore.
+
+Divinità terribile! delle vittime umane s'immolano sul tuo altare.
+
+In quell'istesso istante, la cameriera entrò e le rimise una lettera
+di Sergio di Linsac--imprudente per un aspirante diplomatico--in cui
+egli rispondeva con queste due parole sinistre:
+
+
+«Continua. Sempre innanzi, e non guardar indietro a te. Ecco tutto.»
+
+
+--Sempre innanzi!--mormorò Morella lentamente. Fino al bagno o alla
+pistola del suicidio? Sia. Bah! Non è desso un assioma convenuto che
+noi altre siamo delle _infami_?
+
+
+
+
+XI.
+
+In cui si vede come si abborracciano i paradisi.
+
+
+Il secondo mese del connubio del duca di Balbek con Morella toccava a
+fine.
+
+I teatri e le passeggiate di Parigi avevan visto di tempo in tempo
+Morella apparire e passar come una cometa, ma alcuno non aveva saputo
+quale dio o quale demonio trascinasse ella nell'orbita sua, o le desse
+impulso.
+
+Il duca di Balbek era restato nell'ombra--che si preoccupasse del suo
+nome, della dignità di sua moglie, o del riserbo impostogli dal suo
+ufficio di diplomatico, poco monta.
+
+Il signor di Linsac aveva custodito Morella per circa due anni in una
+specie di gabbia incantata, cui egli indorava del suo spirito non
+potendo indorarla dei suoi _luigi_: madama di Maintenon che serviva un
+aneddoto per rimpiazzare un arrosto!
+
+Morella vi si era formata--osservando il mondo per spiragli, che lo
+rivelavano molto e le facevano indovinare molto più ancora. Ella
+arrivava dunque quasi sconosciuta e si levava sull'orizzonte della
+vita elegante di Parigi come una girandola in una festa. Fissava gli
+sguardi; spronava le brame.
+
+Non vi fu che una voce: Chi è dessa? a cui è dessa?
+
+E tutti ad invidiare il fortunato sultano che accendeva quel sole
+nelle notti del suo _harem_.
+
+Era egli felice quel sultano?
+
+Forse sì.
+
+La morte per congelazione non à dessa le sue voluttà? La forca non à
+anche dessa le sue delizie? La felicità è dessa altra cosa che lo
+stordimento?
+
+Dante à scritto sulla porta del suo inferno: «Lasciate ogni speranza.»
+
+Avrebbe dovuto scrivere sulla porta del paradiso: Lasciate ogni
+memoria, o voi che entrate! La gioia è l'oblio.
+
+Il duca di Balbek, come i gaudenti romani che depositavano sulla
+soglia del _triclinium_ le nere preoccupazioni, _atræ curæ_,
+traversava le procelle, e, dominando le regioni delle nuvole, si
+trovava in presenza di Morella--l'azzurro vertiginoso di cui
+s'inebriava!
+
+Se egli fosse stato un'anima nel mondo, soffrendo qui, arrossendo
+colà, sopraffatto da angosce nel suo palazzo, alle prese col destino
+dovunque, ricevendolo nella sua camera, Morella, questa Circe, ne
+avrebbe fatto un senso.
+
+Il primo che inventò l'anima aveva dovuto essere supremamente
+infelice, onde avere poi quella divina intuizione!
+
+In realtà, quale era la situazione del duca?
+
+Il principe di Lavandall riceveva sulla sua vittima, quasi ogni
+giorno, due rapporti: l'uno da madama Thibault, proveniente da Pradau;
+l'altro, dal signor di Linsac, scritto da Morella.
+
+--Timoteo--diceva Augusta a Tob, o Pradau--tu mi annaspi là un
+_brogliamini_, ove io non veggo nè testa, nè coda. Bisogna pertanto
+bene che io mi vi raccapezzi.
+
+--Non temete nulla, madama. Altri possono smarrirsi; voi vi troverete
+sempre. Voi avete la tavola pitagorica nel sangue.
+
+--Imbecille! non è mica di tavola o di stipi che è questione, ma delle
+tue storie.
+
+--Voi volete dire della mia conversazione? Per esempio! voi sareste la
+prima che non ne gustereste il profumo. Il duca, lui, ne fa le sue
+feste. Egli mi consulta. La finezza del mio spirito lo penetra. Io mi
+aspetto ch'e' mi dimandi un giorno che io gli detti i suoi dispacci!
+Io gli ò fatto rimarcare che l'ambasciadore d'Inghilterra à la vista
+cortissima e che quello di Prussia è sordo. Quando io lo tengo dal
+naso, radendogli la barba, e' sente la mia superiorità morale. Il
+naso, madama? Ma desso è l'indice--di cui il cervello è la sfera.
+Impugno l'indice, l'ora si ferma.
+
+--Ài tu finito, animale?
+
+--O' letto in uno zibaldone che un poeta italiano à chiamato la donna
+_animale grazioso e benigno_. E' sognava di voi, madama! Il duca mi
+rispetta. Io gli spiego il listino della Borsa, scolpendo il nodo
+della sua cravatta. Ah! se egli mi ascoltasse, come io lo ascolto, e
+calpestasse le mie pedate! Io ò guadagnato trentadue mila franchi.
+Egli à cento cinquanta mila franchi di debito.
+
+--Tu esageri.
+
+--Madama, voi ignorate l'ottica dell'anticamera. Sappiate, che si
+addiziona nell'anticamera, mentre si moltiplica o si sottrae nella
+camera da letto. Noi abbiamo dunque decomposto il duca in cifre, ed
+abbiamo ottenuto i resultati seguenti. Al signor Claret, il maestro di
+casa, 80,000 franchi--per due mesi e mezzo di spese che egli à
+avanzate; a diversi fornitori del signore e della signora--per fatture
+non pagate--10000 franchi. Ora io, io aggiungo--dallo estratto delle
+carte del duca che ò percorse: 40,000 franchi, al dottore di Nubo--per
+danari prestati; 30,000 franchi gioielli di madama, messi al Monte di
+Pietà; 10,000 franchi, dovuti a gioiellieri--per gioie somministrate,
+e che non son mica venute al palazzo dell'ambasciata; 25,000 franchi,
+reclamati con un viglietto compitissimo da M. De Lionne, agente di
+cambio--per non so quale operazione... ed altre somme dovute qua e là.
+Eh! snocciolate la coronella e conchiudete con un _gloria patri_.
+
+--Il duca deve dunque tutte codeste somme?
+
+--Egli deve tutte quelle somme; che perciò? Il debito, madama, è la
+considerazione dell'uomo. Un uomo senza debiti, è un Dio senza altare:
+chi crede in lui? E quindi, bisogna vedere le udienze che noi diamo
+ogni mattino! Un mercante porta desso la sua nota? M. Claret lo chiama
+un bottegaro, e minaccia di pagarlo e ritirargli le somministrazioni.
+Un sarto viene a reclamare il suo avere? Io gli ordino una mezza
+dozzina di brache e due o tre soprabiti, per farlo aspettare.
+L'orefice manda il suo conto? Il duca lo sferza della sua migliore
+prosa, e dimanda un monile, un braccialetto, un anello--ciò che ispira
+confidenza al negoziante. Bisogna vederli, eh! Quei segugi--che dan la
+caccia ad un piccolo debitore fino alla _morgue_, fino alla fossa nel
+cimitero--restano come allocchiti alla porta dell'ambasciata. Ma,
+_c'est egal_! noi passiamo dei terribili quarti d'ora.
+
+--Come a dire?
+
+--Eh! giuochiamo il _whist_ al club con fortuna--ciò che ci permette
+di azzittire le voci le più stridenti. Ma la fortuna si stanca
+talvolta: e questa mattina avevamo per tutto tesoro al palazzo 13
+franchi e 45 centesimi. E su codesto gli è arrivato un vaso di fiori
+per madama la duchessa, che costava 97 franchi! È stato d'uopo che
+Maria, la cameriera, rovistasse nei peduli delle sue calze per pagare.
+
+--La cameriera?
+
+--Sissignora! Io non so come ciò avvenga, ma quella ragazza à sempre
+dei quattrini, quando trattasi di pagare qualche cosa per madama. Non
+pertanto, l'è una ragazza savia--eccetto che va ogni domenica a messa,
+ove resta talvolta tre o quattro ore. Io non conosco di pievano così
+lungo in la bisogna.
+
+--Alla messa! alla messa?--obbiettò madama Thibault. E la duchessa?
+
+--La duchessa? Vedete! il nostro _hôtel_ è una strana residenza, in
+fede mia! Mentre che in un appartamento gli aquiloni infuriano e
+fischiano, in un altro il sole e l'azzurro non si velano giammai di
+nuvole. Appo il duca, l'ansietà terribile dell'uomo alle prese con i
+bisogni, con i creditori, con le passioni; dell'uomo obbligato a
+mentire ad ogni istante per non pagare i debiti; che si ruina, che si
+disonora, che subisce tutto le torture, tutti gli affronti dal
+mercante--balbuziando ogni specie di scusa; che nasconde la lepre
+della sua anima sotto i suoi _crachats_; che si vede eternamente
+innanzi lo spettro della giustizia--la quale l'obbliga a pagare--e di
+bisogni infiniti, i quali l'obbligano a contrattar nuovi debiti. Appo
+la duchessa, tutto è serenità e candore. Ella ignora tutto ciò che à
+luogo in casa sua. Non si avvede di nulla--neppure che, da due mesi,
+ella non à visto suo marito tre volte!
+
+--Il duca non l'ama dunque?
+
+--Ecco ciò che io non sono giunto ancora a sbrogliare. Quando gli
+affari di Stato mi daranno un po' di tregua, intraprenderò questo
+subietto. Ma come volete che io mi prodighi adesso ad interrogarlo su
+queste minuzie, quando io ò il tempo appena di estorquergli i
+tradimenti di quel botolo di Metternich, i segreti di quel mastro di
+astuzie di Nesselrode, e di farlo pronunciare sulle intraprese del
+signor Thiers e del signor Guizot? Dietro questi informi, io mi reco
+alla Borsa e vi fo l'alto e basso. Mi vi mettono a partito--ve lo
+giuro! Io li forvio e smarrisco con delicatezza. Ma dò ordini a
+proposito, ed il _père Claret_ mi adora come un dio. Il duca à perduto
+grosso ieri. L'ò visto rientrare un momento in casa, alle cinque, e mi
+aveva l'aria di un impiccato. Però l'è colpa sua.
+
+--Come ciò?
+
+--Il mattino egli era di cattivo umore, di cattiva grazia. È sempre
+così quando capita in visita il dottore di Nubo. Io aveva bisogno di
+farlo chiacchierare, perocchè io meditava un colpo di _hausse_ alla
+Borsa. Io gli fo dunque, vestendolo, un nodo di cravatta mostruoso,
+con una punta che gli solleticava il naso e lo faceva starnutire.
+Guardandosi nello specchio, egli grida: Che diavolo ài tu affazzonato
+qui, idiota? Io rispondo: Mille scuse, eccellenza; oggi io non ò il
+capo a me. Mi lasciai tentare ieri sera, e diedi l'ordine al mio
+agente di cambio di comperarmi tre mila franchi, al rialzo.
+
+--Non desolarti tanto, imbecille, perchè la tua sciocchezza potrebbe
+forse riescirti come tutte le sciocchezze.
+
+--Era vero ciò ch'egli diceva?
+
+--No. Ma io sollecitai a spicciarmi di lui per correre alla Borsa.
+Arrivai alle 2. Cerco il mio agente di cambio per dargli l'ordine, lo
+spio, ascolto, m'informo, interrogo... Che è, che non è? in cinque
+minuti i fondi avevan bassato di 3 franchi, in seguito ad un dispaccio
+ricevuto dal signor Rothschild sugli affari di Spagna! Il duca, come
+il dottore, avevano probabilmente giuocato al rialzo. Perocchè, per lo
+innanzi, il dottore veniva ad annasare le notizie e giuocava solo, ora
+giuocano insieme.
+
+--Questa perdita sarebbe quindi ad aggiunger al debito di 150,000
+franchi. Ma, a proposito: ài tu guardato per le carte cui avevo detto
+di scovrire?
+
+--Pena perduta, madama. Io, ò frugato dappertutto ove ò potuto--anche
+nel suo scrittoio particolare. Non ò avuto il tempo di leggere tutte
+quelle cartacce--di cui una parte è anche in cifra. Ma il colpo
+d'occhio che vi ò gettato non mi à nulla fatto scovrire che si
+riferisca al matrimonio del re Taddeo IX. Tutti quelli scritti sono
+zeppi di maldicenza contro la Corte, il governo, i ministri della
+Francia; di esecrazione contro la stampa libera, e di diatribe contro
+i rivoluzionari di Parigi e di Londra--i quali, sia detto in passando,
+si spiano a chi meglio meglio, reciprocamente. Ecco tutto.
+
+--Credi tu avere rimuginato dovunque?
+
+--Sì--eccetto un piccolo mobile che è a capo del suo letto, che à una
+toppa a secreto, conosciuto dalla duchessa sola forse, ed ove il duca
+chiude i suoi _crachats_, i suoi danari, e tutto ciò che à di
+prezioso. In passato, le gioie della duchessa erano anche conservate
+lì; poi, ella le confidò a Maria e le conserva nel suo appartamento...
+
+Augusta riassumeva queste conversazioni col suo ex-intendente e le
+comunicava al principe di Lavandall.
+
+
+Dal lato suo, Morella scriveva a Sergio di Linsac dei vigliettini come
+questi qui:
+
+
+«Avvisate se volete: il mio malato à la vita dura. «M.»--Martedì.
+
+
+«Giovedì.--Una goliera di 7000 fr. Il duca era raggiante donandomela.
+Eran dunque delle fibre della sua anima ch'egli mi dava. Ne ebbi
+pietà.
+
+ «M.»
+
+
+«Sabato.--Dieci mila franchi per le spese di casa. Lasciandoli sul mio
+caminetto, la sua mano tremava. Io lo guardava nello specchio. Poi,
+dei baci frenetici che ànno decorticato le mie labbra. Si inebria. Io
+non resisto più: voi lo volete. Io tappezzo la strada del suo suicidio
+di foglie di rosa e di incantesimo.
+
+ «M.»
+
+
+«Lunedì.--Ebbrezza folle... ed uno scheggiale di diamanti. L'ò trovato
+bello, ed ò abbracciato il donatore. Se mi avessi un cuore di
+ricambio, glielo confiderei. Mi fa pietà. La pietà è la grande porta
+dell'amore. Poi, delle lunghe, lunghe distrazioni, e dei pallori
+sùbiti. La lettura del giornale della sera lo à fatto abbrividire. Non
+à guardato che il listino della Borsa.
+
+ «M.»
+
+
+«Venerdì.--Un _cashmire_ di 6000 fr., che io ò scelto al _Persan_.
+Entriamo nella regione del credito, m'immagino. Si fa mandare le note
+all'ambasciata, e compera a nome di sua moglie. Sera e notte di
+soprassalti. Mi à servito dei _calembours_, perlati di lagrime! Il
+delirio dei suoi abbracci è convulsivo. Che agonia--sopra un motivo di
+_valzer_!
+
+ «M.»
+
+
+«Domenica.--Primo rifiuto. Avevo domandato _une rivière_. Ò tenuto il
+broncio fino all'una del mattino. Disperazione lacerante. Ò avuto
+pietà, all'alba. Egli è pazzo.
+
+ «M.»
+
+
+«Giovedì.--Ò la _rivière_ di diamanti. L'è forse l'ultima goccia di
+sangue del suo cuore. Cangiate di carnefice. Positivamente, io non
+terrei più. Egli non à più un gioiello sopra di lui. Io fiuto la
+miseria. La sua anima è una ruina, un precipizio. Che à dunque egli
+fatto che lo soffochiate con questa catena di serpenti a
+sonaglio--cullandolo fra le carezze?
+
+ «M.»
+
+
+«Domenica.--Altro rifiuto. Avevo domandato una casa di campagna, che è
+a vendere nel parco di Madrid. Aveva l'agonia nella voce; Gesù
+dimandava da bere. Ò tenuto sodo nel mio broncio. È partito alle 8 del
+mattino. La sua calma mi à spaventato. L'ò richiamato e baciato. Una
+lagrima è caduta sulle mie guance. È la prima volta che lo mi lasci
+vedere. La miseria è estrema. Date il colpo di grazia, o io metto giù
+le armi. Io mi credeva altra. Ahimè! ò il vizio spavaldo.
+
+ «M.»
+
+
+«Martedì.--Un terzo rifiuto. Finiamola. Ieri sera, egli non aveva che
+cinque franchi nella borsa. Partì alle dieci per rendersi al _club_, e
+non è ritornato nella notte. Non ride più; non parla più. Si tuffa nel
+mio amore come se si inabissasse nel fondo del mare per perirvi.
+Clarence, annegato in una botte di malvagìa! Finiamola! Finiamola!
+Voglio uccidere, ma non leccare il sangue dell'assassinio.
+
+ «M.»
+
+
+I voti di Morella restavano senz'eco. Le si ingiungeva, al contrario,
+di raddoppiare le sue imposizioni, le sue esigenze, e sopratutto le
+sue carezze.
+
+Lo scopo degli agenti del principe di Tebe era di ridurre il duca di
+Balbek al limite dell'indigenza, accollarlo al disonore. Allora il
+principe di Lavandall, munito di pieni poteri dal principe di Tebe ed
+autorizzato dal conte di Nesselrode, si presenterebbe a lui e
+negozierebbe la vendita delle carte tanto sospirate.
+
+
+Questo piano infernale doveva avere uno scioglimento imprevisto.
+
+Ma s'insistè; e si raddoppiò anzi di accanimento. Qualche giorno dopo
+l'ultimo viglietto di Morella, questa ricevè la lettera seguente del
+principe di Lavandall:
+
+
+ «_Signora contessa_,
+
+«Son proprio desolato del malanno, cui ieri ò mancato poco di
+commettere, al _Bois de Boulogne_. Ve ne dimando mille scuse. Ò
+cacciato via il cocchiere. Ma, d'altra banda, è desso possibile che un
+astro come voi si nicchi in un veicolo il quale non si distingue da un
+_fiacre endimanché_ che per la livrea ridicola di cui il cocchiere è
+azzimato? Per riparare a quella stupida malavvertenza non oso, madama,
+offrirvi una _calèche_ a due cavalli inglesi ed un cocchiere a cipria,
+un _hôtel_ ai _Champs Elysées_, 120,000 franchi l'anno per
+intrattenere tutto codesto. Vogliate degnare, madama la contessa,
+d'incoraggiarmi, e voi farete di me il più felice dei vostri sudditi.
+
+ «Principe ALESS. DI LAVANDALL.»
+
+
+Questa lettera arrivava a proposito del calesse del principe, che
+aveva addentato un tantino il _coupé_ di Morella al _Bois de
+Boulogne_--si dava a credere. La galanteria del Russo si spiegava
+naturalmente.
+
+Morella fece trovare questa lettera sul poggio del caminetto. Il duca,
+che conosceva la scrittura e le armi del principe, di cui era geloso,
+afferrò la lettera in un lancio, mentre Morella si dibatteva per
+riprendergliela.
+
+Balbek divenne eccessivamente pallido, gualcì convulsivamente la
+lettera. Nel tempo stesso, le sue unghie allividivano i polsi della
+sua amante.
+
+--Che ài tu risposto?--dimandò egli infine, tremando di tutta la
+persona, lasciandosi andare, malgrado suo, sur un seggiolo e tirando a
+sè Morella, che cadde a ginocchio.
+
+--Non ò risposto ancora--ella balbutì.
+
+--Che risponderai tu?--riprese il duca di una voce che somigliava ad
+un singhiozzo.
+
+Morella, forte commossa, esitò. Non sapeva se dovesse gittarsi al
+collo di quel meschino, confessargli tutto, abbracciarlo, ovvero se
+dovesse dargli il colpo di grazia.
+
+Il duca ebbe la dappocaggine di ripetere la domanda non un accento di
+collera.
+
+Allora Morella sillabò lentamente:
+
+--Risponderò che accetto.
+
+Il duca si alzò, rilevando Morella ancora ai suoi piedi, e gettolla
+sul seggiolone. E' passeggiò in silenzio per qualche minuto nella
+camera, infine sclamò, come parlando a sè stesso:
+
+--Al postutto, perchè non accetterebbe dessa? Un rifiuto, darebbe a
+supporre un cuore; e costei non è che un baratro. A che titolo potrei
+io pretendere d'imporle una simile perdita? Perchè io l'amo? Io la amo
+per me: dunque l'è un balzello per lei: dunque occorre un'indennità;
+dunque...
+
+--Che vi piaccia di ferneticare, io non posso impedirlo--osservò
+Morella. Ma che mi insultiate così... voi non avete, io non ve ne dò
+il diritto.
+
+--Morella, una grazia--mormorò il duca fermandosi innanzi a lei.
+
+--Voi siete assurdo.
+
+--Ti domando una settimana di respiro.
+
+--Per che fare?
+
+--Fra quattro giorni vi sarà ballo dal principe di Lavandall. È venuto
+di persona a pregare la duchessa di assistervi. Ella vuole andarvi.
+Credi tu che io non debba almanco questo a quella povera abbandonata?
+Ò bisogno di esser tranquillo per questi quattro giorni. Ò le mie
+ragioni per questo. Dopo, tu deciderai del mio destino--forse del mio
+onore e della mia vita.
+
+--Accettato!--e non più una parola su codesto--gridò Morella di una
+voce soffocata, gettando la lettera del principe nel fuoco.
+
+Il duca non fiatò motto in tutta la sera. Borbottava delle
+interiezioni fra sè. Si sarebbe detto che ruminasse una grande
+risoluzione.
+
+Alle 10, partì ed andò a terminare la serata con Vitaliana--la quale
+non capiva nulla alla tenerezza infinita che le mostrava suo marito.
+
+Era il rimorso del ritorno o il dilaceramento dell'addio?
+
+
+Il duca trattò Vitaliana come Morella.
+
+Vitaliana, confusa, fuori di sè, abbagliata, colpita, intravide degli
+orizzonti d'amore sconosciuti, e _réva_--vaneggiò!
+
+L'indomani, alle 9, il dottore di Nubo si presentò.
+
+Il duca di Balbek si trovò rigettato nella realtà del suo disastro.
+
+--Ebbene?--domandò il duca abbordandolo con un'ansietà terribile.
+
+--Tutto precipita--rispose il dottore. Dio à scatenato Satana sopra
+Giobbe, ed egli suona l'_hallali_.
+
+--Da banda le metafore e la Storia Sacra. Mi portate voi danaro?
+
+--Vi porto, al contrario, dei rifiuti e degli intimi a pagamento.
+
+Il duca sorrise a far fremere.
+
+--I vostri ebrei--egli urlò--chiudon dunque la cassa?
+
+--E ne gettano la chiave alla fiumana. Non un centesimo di più, ad
+alcun prezzo. Shylok non accetta neppur più la libbra di carne dalla
+parte del cuore.
+
+--À ragione. È la sola carne che io non mi abbia più.
+
+--Voi sarete felice, quando codesta millanteria sarà una verità.
+
+--L'agente di cambio accord'egli la dilazione dimandata?
+
+--Se dinanzi, a mezzodì, non è pagato, ci traduce innanzi ai
+tribunali.
+
+--L'è una minaccia?
+
+--No, perocchè vi potrebbe essere qualcuno dei vostri colleghi che gli
+salda il nostro debito a questa condizione.
+
+--Ed il conte di Muys? L'avete visto! Consent'egli ad aspettare?
+
+--Egli dice--io vengo adesso di casa sua--che i debiti di giuoco si
+pagano sul tavolo o si saldano con la spada. Chi attende, deroga; e
+che egli è di vecchia razza. Per conseguenza, se non riceve in
+giornata, o domani, i quindici mila franchi che gli dovete, egli vi
+schiaffeggerà al club, in presenza di tutti. Bisogna vederlo! Si è
+sempre più ruvidi con gl'intermediari che col soggetto principale.
+
+--Io mi annego!--sclamò il duca alzandosi.
+
+--Ne ò ben paura--proseguì il dottore con calma. Al club, si à l'aria
+di sospettare che la nostra buona fortuna al giuoco non è sempre di
+buona lega. Ci sorvegliano. Anche questa risorsa si dissecca per
+qualche tempo. Occorre, anzi, perdere e pagare.
+
+--Insomma, ditelo di un motto solo; voi mi portate una corda per
+impiccarmi!
+
+--In ogni caso c'impiccheremo insieme; perocchè voi mi avete attirato
+nel vostro abisso. Ma--rimarcò di Nubo, voi non avete altro scampo,
+altra possibilità di salute?
+
+--A meno che voi non mi consigliaste di svaligiare i viandanti o di
+trafficare di mia moglie.
+
+--Non mi avete voi parlato un giorno, per allettarmi a venirvi in
+aiuto, di non so che carte cui possedevate, che valevano milioni?
+
+--Io non vi ò mentito. Io possedo quel tesoro. Ma, giustamente perchè
+quelle carte valgono milioni, non bisogna sciuparle per dei soldi.
+
+--Caspita! Dugento mila franchi di debito non sono poi così mica
+_soldi_ che voi vi piacciate a ribassarli. Ma infine, se quelle carte
+ànno nel grembo dei milioni, perchè non le obblighereste voi ad
+espettorarli?
+
+--Perchè chi deve espettorarli--poichè espettorazione vi à--non è in
+misura di ciò fare. Quelle carte interessano la regina Bianca e suo
+cognato, il principe di Tebe. La regina non può nulla in questo
+momento. Il principe è più povero di noi. La regina non può al
+presente comperar quelle carte. Il principe ne darebbe un boccon di
+pane--perchè gli è tutto ciò ch'e' possiede. Fra un anno o due, quei
+documenti saranno una miniera. I gallioni arrivano alla morte di
+Taddeo IX.
+
+--Allora, bisogna liquidare ed aspettare.
+
+--Si liquida pagando. Avete voi un mezzo per pagare?
+
+--No. A meno che...
+
+--A meno che?--obiettò il duca.
+
+Il dottore si alzò per partire borbottando:
+
+--No: voi nol fareste. Ciò sarebbe assurdo.
+
+--Ma infine, che cosa--dimandò il duca.
+
+--Che cosa?--ripetè il dottore lentamente, camminando verso l'uscio.
+
+--Dite dunque?
+
+--Ebbene,--sclamò il dottore, volgendo il bottone della porta...
+
+Tob, che aveva ascoltato questa conversazione alla toppa, dovè
+allontanarsi e non udì le ultime parole.
+
+Vide partire il dottore, ed il suo padrone, restato sulla soglia come
+pietrificato, accompagnarlo d'uno sguardo senza vista, gli occhi
+sbarrati o smarriti.
+
+Quando il duca ebbe richiusa la porta, Tob ritornò al suo
+osservatorio. Tenne il suo occhio incollato al buco della toppa un'ora
+al meno. Poi rinculò come sbigottito, allampanato. Si fregò gli occhi,
+dubitando quasi di avere ben visto. Ritornò al posto, guardò ancora,
+sembrò turbatissimo... e corse fuggendo da madama Thibault.
+
+Qualche minuto dopo, questa mandava il suo lacchè di sala al principe
+di Lavandall con una lettera urgentissima.
+
+Leggendo quella lettera, il principe trasalì sulla sedia. Un lampo
+strano traversò la sua figura. Si riassise. Appoggiò la sua fronte
+alle sue mani per riflettere con più comodo.
+
+Qualche minuto di poi, e' parve aver presa una decisione, perchè
+scrisse due lettere a due suoi amici, il conte di Kormoff ed il
+principe di Storkine.
+
+Forse pure li invitava alla sua festa--e niente altro che questo!
+
+
+Alle dieci della sera, Vitaliana era di già pronta. Sembrava
+felice--bianca, bella come un angelo che presenta a Dio un'anima cui à
+salvata! Pensava ella forse che a quella festa rivedrebbe Adriano, il
+quale, dopo la sua confessione ed il suo bacio, non aveva più dato
+segno di vita?
+
+Il duca di Balbek, lui, era orribilmente pallido e sembrava
+annientato, come uomo che marcia al patibolo.
+
+La sua ora era suonata. Egli l'aveva udita suonare come i rintocchi di
+funerale.
+
+
+
+
+XII.
+
+Il colpo di grazia.
+
+
+Le feste del principe di Lavandall erano le più ricercate di Parigi, a
+causa della scelta squisita dei suoi invitati, la ricchezza e
+sopratutto l'eleganza che vi regnavano. I balli delle Tuileries erano
+deserti, se coincidevano con quelli del principe. L'aristocrazia del
+Faubourg, che non andava dal re, si pigiava nei saloni del diplomatico
+russo. Se si parlava di una bella dama, questa quistione inevitabile
+era posta:
+
+--È dessa una delle fate dell'_hôtel_ di Lavandall?
+
+Un artista, un autore, che vi era invitato, mostrava la lettera del
+principe come un poeta mostra una lettera di Victor Hugo. Era un
+diploma che dava delle ali. Essere stato al ballo del principe,
+costituiva una patente di nobiltà. Si era sicuri incontrare in quel
+salone tutto quanto Parigi possedeva di legittimamente illustre. Si
+contavano le intrusioni come una verruca sul viso di una ballerina.
+
+Questa spia di grande nobiltà ecclissava il re!
+
+Quando Vitaliana vi giunse, le sale ridondavano di gente.
+
+Il principe le andò incontro e le offerse il braccio per condurla nel
+salone principale.
+
+Il dottore di Nubo era probabilmente all'agguato del duca di Balbek,
+perchè, vedendolo, lo seguì lentamente fino a che non l'ebbe ridotto
+nel vano di un balcone.
+
+E' gli disse un motto in italiano.
+
+Il duca rispose con un segno di testa e sguizzò in mezzo ai capannelli
+risplendenti di diamanti, di cordoni e di _crachats_.
+
+Vitaliana proiettò il suo sguardo comprensivo nelle sale ch'ella
+traversò, ed infine, in mezzo ad un gruppo di _attachés_ e di altri
+giovani gentiluomini alla moda, scorse il conte di Alleux.
+
+Adriano arrossì.
+
+Vitaliana impallidì.
+
+Ma dessa continuò il suo andare, quasi avesse percorso la via sacra
+dei trionfatori.
+
+Adriano non si mosse, avvegnachè si volgesse per nascondere l'itto di
+quello sguardo, che andava ad impiantarsi nel suo cuore.
+
+Il nugolo di quei giovanotti si sciolse, e presero tutti a svolazzare
+intorno a Vitaliana, chi per salutarla, chi per invitarla a danzare.
+
+L'era un bagliore, alla lettera, quell'insieme di bellezze, di fiori,
+di pietre preziose. Si vedevano dei flotti di _gaze_ e di luccicamenti
+ondulare come i flutti ad ogni movimento, traversare come un vapore,
+scintillare come il mare, in quelle notti di luna piena quando questa
+si culla, la state, nel golfo addormentato di Bengala.
+
+Vi si respirava due profumi divini: quello della donna e quello della
+giovinezza. Ogni salone era un mazzetto che rideva e cantava in mille
+spanti.
+
+Vitaliana si staccava su quella bianchezza, iridata di tutti i fuochi
+dell'opala, come un fiocco di bianca nuvola sopra un cielo imporporato
+dagli ultimi baci del sole.
+
+Pertanto, ella non aveva che una _toilette_ di donzella: dei festoni
+di _gaze_ grigio perla, rilevati da ciuffi di brughiera bianca, e dei
+fiori nei capelli. Ella non aveva neppur udito suo marito--il quale
+accusava Froment Maurice di mancar di parola per la nuova montatura
+dei suoi diamanti!
+
+Quel seno nudo, quel collo senza ornamenti, quella fronte alta e pura
+scintillavano sotto quegli sguardi assetati. Si sarebbe detto che quel
+petto e quel collo si fossero impregnati delle perle e dei diamanti
+assenti.
+
+Ella avanzava come un cigno sur un lago, e lo stormo dei giovanotti
+farfallava intorno a lei.
+
+Il più sollecito a farsi presentare dal principe di Lavandall fu lord
+Warland. Egli le disse immediatamente:
+
+--_Dare I beg the favour, madame, to dance the first waltzer with
+you_?
+
+--_With great pleasure, milord_--rispose Vitaliana con un sorriso.
+
+Lord Warland sembrò straordinariamente rapito di trovare
+quell'incantevole duchessa che gli rispondeva nella sola lingua
+conosciuta da lui, o, piuttosto, che egli osasse parlare. Si lanciò
+allora a tutto galoppo nella conversazione, cui milord ci permetterà
+di tradurre in italiano--in italiano, così infelice per la
+conversazione!
+
+--Scusatemi, signora, se l'è una indiscrezione. Siete voi nata in
+Francia o in Inghilterra?
+
+--In Francia, milord, a Parigi stessa, a tre numeri da questo _hôtel_.
+
+--Allora, madama, o io sono forzato a credere alla metempsicosi,
+ovvero voi avete smarrita la via venendo dal cielo.
+
+--Come ciò, milord?
+
+--Eh! Dio vi aveva inviata dall'altro lato della Manica, Il raggio di
+sole che vi portava vi trasbordò sul suolo di Francia.
+
+--Come io non posso supporvi capace di commettere dei concettini,
+debbo protestare, milord, contro il vostro invadimento britannico.
+Guardate dunque intorno a voi.
+
+--Sì: l'è pieno di bellezze europee. Voi... voi siete una transfuga
+dal cielo--o dal mio paese.
+
+--Voi credete dunque, milord, che le bellezze europee sono una
+mercanzia di scarto, cui Dio lascia cadere sul continente, riserbando
+per l'Isola la prima scelta--assolutamente come voi fate per i vostri
+prodotti dell'India?
+
+--Sensate, madama. Io aveva sempre creduto che il fiore valesse meno
+del diamante. Voi venite stassera a confondere i diamanti e li
+umiliate col fiore. Ecco ciò che è la mercanzia di scarto e di prima
+scelta!
+
+--Decisamente, milord, voi nascondete un poeta sotto la pelle di un
+gran signore... Bisogna disdoppiarvi: il cumulo è interdetto.
+
+--Io non domanderei nulla di meglio, se potessi acchiappar nel
+vestiario una maschera più confortevole.
+
+--Ah! gli è forse vero. Nella fretta, milord, voi vi siete azzimato di
+una figura un zinzino a l'azzardo. Ma, supponete che io mi sia una
+fata che potessi sbrogliarvi: quale sarebbe la maschera che voi
+preferireste fra questi cascantelli che ci circondano?
+
+--Vorrei potar dire: quella che voi scegliereste, madama! Ma, come la
+vostra scelta è fatta, io vi do il campione del mio desio. Gli è quel
+giovanotto femminino e pensieroso, che vi contemplava di sotto
+quell'arco di porta incontro a noi.
+
+--Come! quella fanciulla mancata, che à dei mustacchelli a crocco? Ve
+lo accordo, milord. Gli è il conte di Alleux, mio cugino... e non vi
+felicito del vostro gusto.
+
+--Perchè mo', madama?
+
+--Perchè se un uomo, per isventura, è destinato ad essere... come dire
+ciò?
+
+--Ad essere un aborto, per esempio.
+
+--Milord, voi siete troppo duro per voi stesso.
+
+--Continuate, madama.
+
+--Ebbene, allora val meglio essere un aborto maschio che femmina.
+
+In quel momento, Adriano, vedendosi sotto lo sguardo di sua cugina e
+del suo cavaliere, si avvicinò per salutare Vitaliana. Questa fece un
+leggiero saluto con molta gravità, senza rispondere; ma le labbra di
+lei tremarono come sotto il brivido di un bacio invisibile.
+
+Lord Warland l'osservava, e disse:
+
+--Non importa, madama, io preferisco l'aborto femminile che voi
+disdegnate.
+
+--Davvero, milord, voi siete poco ambizioso--rispose Vitaliana
+sollecitamente, volgendo le spalle a suo cugino, che s'allontanò lento
+lento, senza aggiungere sillaba.
+
+Il waltzer ricominciò. Lord Warland e Vitaliana scomparvero nel
+turbine.
+
+--Il waltzer fa comprendere ciò che è la donna--disse milord: esso fa
+della vertigine un piacere di dei.
+
+--Anche quando quella donna pesa una tonnellata e mezzo, come
+madamigella di Paray, che balla con mio cugino? Quel povero Adriano
+respira come una foca.
+
+--Siete voi ben sicura che egli ansi, madama? Io credo ch'egli
+nasconda un sospiro sotto un anelito--ciò che arriva sempre quando si
+valsa all'intenzione di un'altra.
+
+Vitaliana non rispose. Si rimisero a valsare.
+
+Quando si fermarono per riposare, lord Warland dimandò:
+
+--Andrete voi al ballo dell'ambasciatore d'Inghilterra, martedì
+prossimo, duchessa?
+
+--Non credete voi dunque, milord--rispose Vitaliana ridendo--ch'ei
+sarebbe una imprudenza per una transfuga?
+
+--Oh! perdono, madama: vi si celebrerebbe, al contrario, il ritorno
+della figliuola smarrita.
+
+--Io penso, milord, che non ò, per il momento, alcuna voglia di
+ritornare.
+
+--State in guardia, duchessa. Se lord Palmerston vi vede mai, egli
+sarebbe capace di dichiarare la guerra alla Francia.
+
+--Bravo! non abbiamo noi M. Guizot, milord, che sarebbe capace di
+pagarvi delle indennità?
+
+--Le indennità ànno del buono, madama, ed alcuno non fa loro il muso.
+E voi vedrete, madama, che vostro cugino, dopo avere volteggiato con
+una balena, vorrà volare con un'allodola, e verrà ad invitarvi.
+Indennità!
+
+--Il conte di Alleux non è poi tanto Inglese in fatto d'indennità,
+milord--rispose Vitaliana slanciandosi di nuovo.
+
+Quando lord Warland l'ebbe ricondotta ad un canapè, un gruppo di
+giovanotti si avvicinò a Vitaliana per invitarla.
+
+
+Adriano non lasciò il suo posto. Sembrava anzi che avesse scelto un
+alto, fra due giri di walzer, per andare a salutare sua cugina, onde
+compiere un dovere verso di lei agli occhi del mondo, ma evitare le
+spieghe.
+
+Ciò non impedì che Vitaliana si lasciasse fascinare da tutte le
+provocazioni della festa.
+
+Tutto ciò che vi era di più elegante per nascita, distinzione, grazia,
+svolazzò intorno a lei. Le donne, esse stesse, si sentivano disarmate
+in presenza di quella figura, la quale aveva tutte le seduzioni
+dell'adolescenza e non uno dei provocamenti della donna che à
+morsicato al frutto della vita.
+
+Vitaliana, che aveva di ordinario poco spirito, si elettrizzava in
+mezzo a quel battibecco scintillante di sguardi bramosi, di motti
+squisiti ed aguzzati a punta d'oro, di lumi, di profumi, di bagliori,
+di gioie; in quella mischia di spalle nude, di petti alitanti, di
+occhi avidi, di _gazes_ fiammeggianti--che nel turbinio della danza
+sembrano ali--; di quella musica che scoppiettava come lo _champagne_
+e dava le stesse prismatiche ebbrezze. Ella ballò un po' per sè
+stessa, molto per gli altri.
+
+Imperocchè si è implacabili, in un ballo, per le belle signorine.
+Bisogna ch'elleno espiino la divinità della bellezza, e che, la pelle
+madida, la respirazione fiaccata, i piedi ammaccati, le loro penne di
+angelo gualcite, le facciano infine invidiare l'abbandono della
+fanciulla brutta e scartata.
+
+Quel folleggiamento durò fino alle due del mattino, quando il principe
+di Lavandall venne a rilevare Vitaliana--dandole il braccio per
+passeggiare nei saloni, nella stufa illuminata di tratto in tratto con
+fuochi elettrici. Il principe la introdusse in seguito, per farla
+respirare un po' in disparte, in un piccolo _boudoir_, la di cui porta
+era chiusa, e dove quattro persone giuocavano.
+
+Il duca di Balbek non ballava quasi più, eccetto il _quadrille_
+offiziale, a cui non poteva sottrarsi. Non essendo parlatore, essendo
+confinato, per ragione di Stato, alla tratta delle bellezze mature
+della diplomazia e della Corte, non gli restava altra risorsa nelle
+serate, ove le convenienze lo chiamavano, che quella del giuoco.
+
+Il giuoco, del resto, lo attirava; perocchè egli era costruito per le
+forti emozioni anzi che per le delicate.
+
+Da qualche tempo, d'altronde, il giuoco era divenuto uno degli
+articoli del suo bilancio di reddito, e, malgrado le variazioni
+inevitabili, era ancora molto produttivo. In ogni caso, avesse egli
+avuto ripugnanza per le carte, il conte di Nubo, suo medico, si
+sarebbe addato a vincerla. Perocchè, non appena il duca compariva in
+un casino od in un salone, il dottore sollecitava a metter su una
+tavola da _whist_, e peggio ancora.
+
+Infatti, abbiamo visto che di Nubo lo attendeva.
+
+L'ambasciatore d'Inghilterra e l'ambasciatore di Prussia--che
+gustavano anche essi considerevolmente una partita di _whist_--non
+dimandavano meglio che cedere all'invito del principe di Lavandall, il
+quale, per divertire i suoi ospiti, andava incontro alle loro
+inclinazioni.
+
+Ora, come lord Westmoreland era miopissimo, ed il conte di Tonningen
+era soggetto a distrazioni, il principe Lavandall fece preparare il
+loro tavolo verde in un salottino particolare, ove, la porta chiusa, i
+giuocatori non sarebbero stati distolti dai curiosi che fan di
+ordinario galleria intorno alle tavole a _whist_.
+
+Eccoli dunque istallati, il duca di Balbek giuocando con
+l'ambasciatore di Prussia, ed il dottore avendo per _partener_ quello
+d'Inghilterra.
+
+Il duca ed il dottore giuocavano così in certi saloni, perchè, alla
+fine della serata, liquidavano tra loro benefizi e perdite. Al club,
+al contrario, erano sempre _partener_.
+
+
+La sorte si era mostrata neutra. Le partite si erano succedute e
+moltiplicate, ma con poca differenza dalle due parti. Le perdite si
+equilibravano quasi.
+
+--Gli assalti di sala d'armi son belli--diceva il dottore forbendo i
+suoi occhiali--ma, è d'uopo convenirne, gli occhi si stancano a
+seguire quelle punte di fioretto che cercano inesorabilmente il vostro
+petto.
+
+--Gli è vero!--sclamò lord Westmoreland, nettando a sua volta le sue
+lenti.
+
+--Se respirassimo un istante dopo questa partita--riprese il dottore,
+con quella famigliarità comoda che i medici pigliano dovunque
+naturalmente.
+
+--Possiamo cessare, dottore, se siete stanco--interloquì Balbek.
+
+--Si riposa pure--replicò il dottore--cangiando di occupazione. Un
+giro di _pharaon_ ci rinfrancherebbe altrettanto. Che ne dite voi,
+milord? Ciò vi va, signor conte?
+
+--Perfettamente--risposero i due ambasciadori.
+
+--E voi, signor duca, gradite voi la proposta?
+
+Or, come la proposta era di già stata gradita tre giorni innanzi, il
+duca di Balbek non l'oppugnò.
+
+In fatti si andava a cangiar di giuoco, quando il principe di
+Lavandall entrò. E, poco dopo, il conte di Kormoff ed il principe di
+Storkine venivano a prendere da lui commiato, partendo entrambi il dì
+seguente per le Russie.
+
+--Non potreste voi, signori, aspettare ancora un quarto d'ora? Avrei
+una piccola commissione a darvi per madama di Nesselrode. Ma bisogna
+che io comunichi innanzi tutto a milord Westmoreland ed al signor
+conte di Tonningen un dispaccio che mi àn rimesso or ora, dalla parte
+di M. Guizot. Come voi lo troverete probabilmente pure in rientrando,
+mi sollecito a comunicarvelo qui.
+
+--Sì, sì--dissero i due ambasciadori.
+
+--Son desolato, signor duca e signor dottore, d'interrompere la vostra
+partita per cinque minuti. Ma, se voi il permettete, signori, spero
+che M. di Kormoff ed il signor principe di Storkine vorranno farmi il
+piacere di tener le carte per cinque minuti.
+
+--Io prego anzi uno di quei signori di occupare il mio posto
+definitivamente--disse lord Westmoreland. Io mi ritiro, dopo.
+
+--Ed io pure--soggiunse il conte prussiano. E sarei grato a quegli di
+quei signori che vorrà rimpiazzarmi.
+
+--Con piacere--risposero i due signori russi.
+
+I tre diplomatici uscirono.
+
+--Solo--continuò il conte Kormoff con un certo imbarazzo--io sono un
+detestabile giuocatore di _whist_, ed imporrò una rude pazienza al mio
+_partener_.
+
+--Ma, in questo caso--osservò il dottore--noi potremmo giuocare il
+giuoco che vi piacerà più, signori. Non siamo già condannati al
+_whist_ forzato, che io sappia. Che ne dite voi, signor duca?
+
+--Sono agli ordini del signor conte di Kormoff e del suo amico.
+
+--Il principe di Storkine--fece il conte, presentando il suo
+compatriotta.
+
+Si salutarono e si assidero.
+
+--Giuochiamo allora un giuoco che anche le donne ed i fanciulli
+conoscono e non disdegnano: il _baccarat_. La proposizione vi
+disgrada, signori?--proseguì il dottore sorridendo.
+
+--Niente affatto--risposero i tre altri signori, sorridendo del pari.
+
+Il dottore allungò la mano ad una tavola e vi prese 10 mazzi di carte,
+cui aprì ed ammonticchiò sulla tavola.
+
+Il giuoco cominciò.
+
+Si era al più vivo delle poste quando la porta del gabinetto si aprì
+dolcemente ed il principe di Lavandall v'introdusse Vitaliana, onde
+sottrarla agli inviti che la avevano di già stanca.
+
+Il principe, appoggiando al suo braccio la giovane donna, si collocò
+dietro al duca di Balbek, il quale non si accorse forse neppure della
+presenza di sua moglie--talmente il demonio del giuoco lo trasportava
+in quel momento.
+
+D'altronde, il suo giro di pigliar la mano arrivava. La fortuna gli
+aveva di già sorriso, perchè aveva innanzi a sè un mucchietto assai
+spesso di marche, d'oro e di polizze da banco.
+
+Prese le carte.
+
+--Si dice, signori, che, al _club_ di Mosca sopratutto, si giuoca
+molto al lanzichenecco--chiese il dottore ai due Russi. È vero?
+
+Mentre il principe ed il conte rispondevano volgendosi verso il
+dottore, il duca di Balbek prendeva le carte--soffiandosi previamente
+il naso.
+
+Vitaliana, però, che aveva gli occhi sopra di suo marito--al pari del
+principe di Lavandall, probabilmente--rimarcò qualche cosa cui non
+comprese. Perocchè, volgendosi al principe, le dimandò a voce bassa:
+
+--Che fa egli dunque?
+
+Il principe di Lavandall scostò Vitaliana, rinculando verso la porta
+del gabinetto. Lo aprì, uscì, lo chiuse a chiave dietro a lui, e
+trascinò Vitaliana in una stanza appartata.
+
+--Voi avete dimandato, duchessa--mormorò il principe a voce bassa: che
+fa egli dunque?
+
+--Sì--rispose Vitaliana, commossa dell'aria che prendeva il
+diplomatico russo.
+
+--Ebbene, duchessa, vostro marito ruba.
+
+--Signore!--gridò Vitaliana, tremando di tutte le sue membra come se
+fosse entrata in un bagno gelato.
+
+--Vostro marito ruba al giuoco--replicò il principe con delle lagrime
+nella voce. Ma abbiate calma, madama, silenzio! Partite. Io vado ad
+impedire uno scandalo ed un clamore forse.
+
+Vitaliana fuggì verso la porta, tremando di più in più, trascinando il
+principe. Questi fece chiamare la carrozza del duca di Balbek ed
+accompagnò la duchessa fino allo sportello, susurrandole all'orecchio:
+
+--Per l'amor di Dio, signora duchessa, silenzio con chiunque--sopra
+tutto con vostro marito. Io accomoderò la cosa ed avrò l'onore di
+presentarmi da voi domani, per comunicarvi il resto.
+
+Vitaliana fuggì, ringraziando il principe, degli occhi
+bruciati--perchè vi sono delle lagrime che rientrano ed appiccano il
+fuoco al cuore.
+
+Ella andò a cercare asilo nel suo appartamento, chiudendosi a chiave.
+
+
+Il principe di Lavandall ritornò al piccolo salone, giusto al momento
+in cui una scena delle più tragiche cominciava.
+
+Il duca aveva una fortuna insolente. Aveva passato dieci o dodici
+volte, ed un monticello considerevole di _luigi_, di viglietti di
+banca, di gettoni, denunziava il suo successo. La vena continuava. Il
+vento gonfiava tutte le vele del suo naviglio conquistatore. Non
+restava più un soldo nè avanti nè in tasca dei suoi avversari.
+
+Di un tratto, la mano del conte di Kormoff, a destra, e quella del
+principe di Storkine, a sinistra, afferrarono i due polsi del duca di
+Balbek e, levandosi, i due personaggi gridarono di una medesima voce:
+
+--Signore, voi rubate!
+
+Il duca di Balbek restò pietrificato. I suoi polsi non battevano più.
+La sua voce si estinse. Solo, il suo labbro inferiore tremolò.
+
+--Noi abbiamo cominciato con dieci giuochi di carte. Ora andremo a
+contare quanti ve ne sono colà, poi a frugarvi. Se ci siamo ingannati,
+noi siamo a vostra disposizione per dimandarvi scusa o darvi
+soddisfazione dell'insulto.
+
+Il duca di Balbek tacevasi sempre.
+
+Lo sguardo del principe di Lavandall pietrificava a sua volta il
+dottore di Nubo, e gl'impediva di far un segno, un gesto, un moto che
+potesse salvare il suo complice, o piuttosto la sua vittima.
+
+Imperciocchè era desso che aveva consigliato quell'infamia al duca di
+Balbek, e Tob, che aveva visto costui preparare la carte, aveva poscia
+dato l'allarme.
+
+Il principe di Storkine andava a procedere alla verifica delle carte,
+quando il duca, ritrovando infine la parola, balbutì di una voce
+estinta:
+
+--L'è inutile, signori. Che mi volete voi?
+
+--Come!--gridò il conte di Kormoff.
+
+Il principe di Lavandall s'interpose, interrompendolo, e disse:
+
+--Adagio. Il più insultato qui, sono io. Mi occorre una riparazione
+eclatante. Scegliete, signore,--aggiunse egli, indirizzandosi a Balbek
+con piglio altero: O io apro questa porta e convoco tutti qui, per
+constatare che l'ambasciatore di Commodo V ruba al giuoco, o fo
+chiamare la polizia e vi consegno alla giustizia; o voi andrete a
+scrivere qui--e noi la firmeremo tutti--una dichiarazione, che voi
+avete rubato al giuoco in casa mia.
+
+Un momento di silenzio seguì questa sentenza omicida.
+
+Tutti gli sguardi s'inchiodarono sul viso cadaverico del disgraziato,
+cui i due pugni di ferro dei signori Russi tenevano ribadito sulla sua
+sedia.
+
+E' disse, in fine, di una voce cavernosa:
+
+--Se scrivo, che uso farete della mia dichiarazione?
+
+--La conserverò, per restituirvela forse, quando sarete corretto.
+
+E dicendo ciò, il principe metteva innanzi al duca un foglio di carta
+ed un calamaio; ed i due Russi lasciavano le sue mani libere.
+
+Il duca conservò ancora il silenzio per qualche istante, poi ghermì
+una penna e di una voce ferma sclamò:
+
+--Dettate.
+
+--Vi è là una pistola, signore, se preferite bruciarvi le cervella nel
+giardino, innanzi a noi.
+
+--Dettate dunque!--gridò il duca con collera.
+
+Lavandall dettò, Balbek scrisse:
+
+«Io dichiaro, in presenza dei sottoscritti, di aver rubato al giuoco
+in casa del principe di Lavandall, oggi,» ecc., ecc.
+
+--Firmate.
+
+--L'è fatto.
+
+--Firmiamo a nostra volta.
+
+Tutti firmarono.
+
+Lavandall prese la scritta ed uscì con i suoi amici.
+
+Il dottore restò, impiedi, all'altra estremità della tavola,
+silenzioso, freddo, calmo, increspando quasi il suo sembiante di una
+smorfia che somigliava ad un sorriso.
+
+Il duca pareva inchiodato alla sua sedia, gli occhi devaricati,
+accoccati a quella somma di 50 o 60 mila franchi innanzi a lui, senza
+vederla.
+
+Di botto poi, come se si svegliasse di soprassalto, ei balzò in piedi,
+e volle fuggire, senza toccar nulla.
+
+--E Morella!--sclamò il dottore.
+
+Ciò fu come una parola magica. Il duca si precipitò sul danaro, lo
+tuffò nelle sue tasche e fuggì correndo.
+
+Egli errò tutta la notte, a piedi, nelle strade di Parigi. Alle otto
+del mattino, si trovò innanzi l'uscio di Morella.
+
+Il duca portava la mano al bottone del campanello, quando il dottore
+di Nubo, uscendo dalla carrozza, gli si avvicinò e gli disse:
+
+--Entriamo.
+
+
+
+
+XIII.
+
+Una fine di capitolo, cui le signorine... leggeranno di soppiatto.
+
+
+Il dì dopo, a mezzogiorno, il conte di Nubo si presentò al palazzo di
+Lavandall, e parlò a lungo col principe.
+
+Uscendo di là, il dottore se ne andò di galoppo dall'agente di cambio.
+
+Il principe si presentò al palazzo del duca di Balbek, e prese motto
+della duchessa.
+
+Il fine del principe era restato lo stesso; ma aveva cangiato il piano
+di attacco.
+
+Voleva ad ogni costo ottenere le carte del duca di Balbek.
+
+Lo aveva gittato nella trappola di Morella per obbligarlo a vendere, e
+vendere a prezzo più mite.
+
+L'avea ruinato per mezzo dell'amore. E si approntava già a mettergli
+l'asta alla gola per la vendita, quando Tob udì la conversazione del
+duca e del dottore--il quale pingeva lo stato miserabile dei fatti
+loro.
+
+Tob intravide lo spediente infame cui andava a sperimentarsi. Osservò
+il duca, dopo la partenza del dottore, e lo vide accomodare due
+giuochi di carte, poi esercitarsi a cacciarseli in tasca e cavarneli
+fuori, come un giuocatore di bossoli.
+
+Questa rivelazione fu per il principe di Lavandall uno spiracolo di
+luce.
+
+Preparò il tranello in casa: ed i due signori russi furono suoi
+complici.
+
+Aveva ricevuto la mattina stessa un dispaccio del principe di Tebe--di
+cui parleremo più tardi--e fu questo stesso dispaccio, cui innanzi al
+duca ed al dottore e' disse d'aver ricevuto dal Guizot, e cui comunicò
+ai due diplomatici.
+
+La dichiarazione del duca, cui possedeva adesso, gli consigliava
+un'altra tattica.
+
+Con un uomo che aveva preferito di addossarsi una patente di ladro,
+anzichè mandarsi le cervella alle nuvole, non era più a far capitale
+di strappargli le scritte concernenti la successione di re Taddeo, per
+modi facili. Avrebbe rimbeccato, resistito, tenuto duro fino
+all'ultimo estremo.
+
+Quando in un gentiluomo la voce dell'onore è divenuta muta, quando
+egli à indietreggiato dal duello e dal suicidio, non si à altra presa
+su di lui--tranne che mediante il Codice penale.
+
+Il Lavandall non rinunziava di servirsi della dichiarazione del duca
+direttamente con lui, per tutti i modi. Egli voleva però mettere a
+partito, anzi tratto, un successo che gli sembrava più probabile, e
+meno rude a cogliere: il terrore della duchessa.
+
+Vitaliana lo aspettava.
+
+Ella non aveva chiuso occhio in tutta la notte.
+
+I suoi occhi, tutti rossi, cerchiati di livido, attestavano ch'ella
+aveva pianto lunghe e lunghe ore. La sua pallidezza, rilevata ancora
+da un vestimento a nero come per un giorno di funerale, denunziava
+l'agone interno sostenuto. Ma la calma, di presente, delle sue
+palpebre e della sua fronte, la contrazione delle sue labbra
+indicavano nel tempo stesso agli osservatori, che ella aveva preso una
+risoluzione.
+
+All'opposto della credenza comune, le nature deboli sono quelle che si
+decidono più pronte e che prendono risolvimenti più radicali. I
+caratteri forti alternano le fortune della lotta, dell'astuzia,
+dell'ardire, dell'abilità, del coraggio. Essi resistono, calcolano,
+danno un passo innanzi per poi retrocedere; indietreggiano per
+risaltare di un lancio tutti gli ostacoli; dubitano, tasteggiano,
+provano di transigere--in una parola, esitano ed aggiornano la
+decisione. Le nature deboli, non possedendo alcuna di queste risorse
+di resistenza, non veggono di un colpo che i partiti estremi: cedere o
+perire. Si bilica, si pencola un istante tra questi due termini della
+fatalità, poi vi si immerge capo giù, e tutto è detto.
+
+Ora, Vitaliana era una natura debole.
+
+Ella trovavasi nel suo _boudoir_. Leggeva una lettera di sua madre,
+cui il fattorino aveva rimesso testè--e che acchiudeva qualche capelli
+del suo bimbo--quando il principe di Lavandall si fece annunziare.
+
+
+Un sole glorioso attaccava la neve caduta abbondantemente la notte
+precedente.
+
+Lo splendore era dunque doppio.
+
+La porta del balcone, che sporgeva sulla stufa, era aperta.
+
+I raggi, traversando qualcuno dei vetri colorati, aggiungevano le
+vivide tinte di questi ai bagliori animali dei fiori e degli
+arbusti--in foga di vegetazione in quel clima di Senegal. Scintillio
+di colori, di luce, di profumo, di forme squisite e strane, di quegli
+uccelli vegetali della stufa; tutto ciò, di unita ad un sentimento di
+delizie voluttuoso e misterioso, faceva irruzione nel salottino di
+Vitaliana ed incarnava un inno a Dio.
+
+Tutto quivi respirava la felicità. Tutto pareva dire alla fata di quel
+nido di angelo: Godi! Dio ti sorride!
+
+Stesa sopra una _dormeuse_, la lettera di sua madre sul seno, la
+noccolina di capelli sulle labbra, Vitaliana aveva gli occhi a
+tutto... e non nulla scorgeva! Ella si sentiva penetrata di un
+sentimento vago, composto di tutti i dolori e di tutti i terrori cui
+aveva traversato da dodici ore in qua, e di quella calma catalettica
+che infonde la disperazione.
+
+Il principe entrò.
+
+Ella si sollevò.
+
+Il signor di Lavandall le baciò le punte delle dita e si tacque.
+
+La si sarebbe detta una visita di condoglianza.
+
+--Signore--sclamò infine Vitaliana, voi venite ad annunziarmi che il
+disastro è completo?
+
+--Dio mi è testimone, madama--balbettò il principe commosso, o
+sceneggiando la commozione--che, a prezzo della mia vita, io vorrei
+sparmiarvi quello orribile dolore.
+
+Nel tempo stesso, egli presentava a Vitaliana la dichiarazione di suo
+marito e dei testimoni.
+
+Vitaliana la lesse, gli occhi enormemente dilatati e fissi. Poi, la
+carta le cadde dalle mani, e, malgrado lei, malgrado tutto, dei
+singhiozzi le lacerarono il petto.
+
+Il principe si ripostò la scritta in tasca, e prese le mani di
+Vitaliana fra le sue, senza soggiunger verbo.
+
+La procella durò cinque minuti; poi si appaciò di un tratto, come le
+bufere dei Tropici.
+
+Allora, Vitaliana, divenendo estremamente calma, riprese:
+
+--Signore, vengo dal ricevere una lettera di mia madre; ecco i capelli
+del mio figliuolo. Essi sono felici. Signor di Lavandall, siete voi
+padre?
+
+Il principe comprese il significato di quell'appello e rispose:
+
+--Signora, sì. Ma, per sventura, io non sono mica solamente padre, e
+vostro marito non è mica un gentiluomo ordinario. Egli è qui
+ambasciatore di un re, ed io rappresento un imperatore. Gli è dirvi,
+madama, che io non sono punto libero delle mie azioni; che io debbo
+riferire quest'avvenimento all'imperatore--il palazzo del di cui
+ministro è stato vituperato--e che debbo aspettare gli ordini da
+Pietroburgo.
+
+--Vi sarebbe egli permesso di presentire quegli ordini, signor
+principe?
+
+--No, madama. Però, io non oserei incoraggiarvi ad alcuna speranza.
+
+--Se mio padre vivesse, se io mi avessi un fratello, signore, non
+avrei bisogno di supplicarvi. Essi saprebbero il loro dovere: essi
+ucciderebbero il padre per non infamare il figliuolo! Io sono sola nel
+mondo; sono vedova, signor principe... Grazia, grazia pel mio
+figliuolo! bruciate quella carta.
+
+--Impossibile, madama. Voi dimandate il mio onore, la mia sentenza, la
+posizione della mia famiglia, per salvar l'onore di un... di vostro
+marito, madama--il quale non comprenderebbe forse neppure la
+magnitudine del sacrifizio che io farei.
+
+--Voi avete ragione--rispose Vitaliana dopo qualche istante di
+zittire. Un'ultima parola, allora. Principe, credete voi al
+pentimento?
+
+--Io non lo nego.
+
+--Credete voi che il duca di Balbek possa riabilitarsi unque mai di un
+atto, che fu senza dubbio un accesso di follia?
+
+--Un accesso di follia!--mormorò il principe.
+
+--Voi non ammettete la follia. Voi credete alla premeditazione. Siete
+voi dunque convinto che quell'anima è perduta?
+
+--Madama...
+
+--Principe, vi dimando il vostro parere, non mica la vostra pietà. Se
+mia madre fosse qui, ella mi consiglierebbe forse. Scriverle? non si
+confidano di codeste cose alla carta, la quale, presto o tardi,
+tradisce sempre. Io medito un piano di condotta, una determinazione...
+che so io? E sono sola!... Siate mio padre.
+
+Il principe di Lavandall ebbe l'aria di riflettere. La risposta? no.
+Egli considerava che Vitaliana invocava una scusa, invocava le
+circostanze attenuanti, se non per assolvere suo marito, per
+attenuarne almeno il delitto. Ella andava quindi a sfuggirgli di mano.
+Ei non poteva allora contare sull'aiuto di lei. E' si trovava dunque
+di nuovo solo d'incontro al duca.
+
+Ora, occorreva, ad ogni costo, assicurarsi il concorso di Vitaliana.
+Laonde e rispose:
+
+--I dolori reiterati uccidono; i grandi colpi ci mettono a prova. E'
+non sarebbe mica dunque pietà sparmiarvi, duchessa--ora che siete
+sulla breccia della sventura. Ebbene, volete voi sapere ove va il
+danaro cui il duca ruba al giuoco?
+
+--Se lo voglio! l'esigo anzi, principe--o, piuttosto, ve ne supplico.
+
+--Avreste voi il coraggio di vederlo, voi stessa, degli occhi vostri?
+
+--Io non so se ne avrò il coraggio; ma ne ò, certo, la volontà.
+
+--Allora, domani sera, o dopo domani sera, o fra tre giorni--io non
+posso nulla precisare in questo momento--ma vi domando il permesso di
+scrivervi per indicarvi il giorno in cui, tra le undici e la
+mezzanotte, verrò a prendervi. Andremo... e vedrete.
+
+--Posso condurre qualcuno con me?
+
+--Se aveste vostro padre, vostra madre, vostro fratello, io vi direi:
+sicuro! Ma uno straniero ciancia, qualunque sia la sua fedeltà, se non
+un giorno, un altro. Ora, nel posto che occupa vostro marito, lo
+scandalo è sempre funesto. Del resto, voi siete libera.
+
+--Voi avete ragione, principe; Dio ve lo renda. Io sarò pronta.
+
+Il principe partì.
+
+Vitaliana restò a meditare tutto il giorno.
+
+
+Nè quel giorno nè il seguente ella non rivide suo marito.
+
+Il duca era rientrato all'ambasciata per spicciare gli affari, e si
+era informato intorno a sua moglie. Ma, la prima fiata, Maria gli
+rispose che la duchessa era nel bagno e non poteva riceverlo; e la
+seconda, ch'ella era in sullo scrivere a sua madre, e non voleva
+essere disturbata.
+
+Per sorte, il duca non chiedeva mica meglio che non contrariarla.
+
+Il terzo giorno, però, ella lo ricevè.
+
+Vitaliana pensò che la non poteva schermirsi da quella visita, senza
+risvegliar sospetti; tanto più che aveva giusto allora letto un
+viglietto del signor di Lavandall, il quale le significava questo
+semplice motto:
+
+«A stasera, madama!»
+
+Non mai il duca di Balbek si era mostrato a sua moglie più gaudioso.
+Aveva quasi dello spirito! La sua eleganza respirava la felicità.
+Portava nelle pupille un'immagine a dimora fissa, sotto la forma di
+sorriso, che folleggiava nel suo sguardo e gli dava l'aria
+intraprendente.
+
+Vitaliana n'ebbe paura, ed invocò subito alla riscossa un acciacco.
+
+Non v'è che lo coscienze perverse che abbiano un sembiante sì festoso.
+Un manigoldo non retrocede innanzi all'idillio, se lo trova di suo
+pro. Il _carmina proveniunt animo deducta sereno_ è una baggianata
+volgare.
+
+Vitaliana, dagli occhi divaricati, cercò l'infamia sulla faccia di suo
+marito--come Otello cercava il bacio sulla labbra di Desdemona. Non vi
+scorse che l'ebbrezza della pace, e l'impronta del sentimento che il
+mondo non aveva per lui che delle rose!
+
+La visita non durò che tre minuti.
+
+--Si è sempre certi di trovare sua moglie, ahimè!--dicevasi il duca.
+Le Morelle sono, invece, come i giorni di sole nell'inverno
+dell'Inghilterra.
+
+Il cervello di quella bella creatura, d'altra banda, avea, la vigilia,
+partorito di un'idea bizzarra. Vitaliana era dunque anch'ella felice.
+
+Il dottore di Nubo si era guizzato col duca nella palazzina di
+Morella--il dì dopo della festa--per dargli calma, ed avvisare con lui
+al mezzo di scongiurare il pericolo. Però egli aveva, principalmente,
+voluto vederlo prima della ganza, onde impedirgli che affogasse in
+quel baratro tutto il prodotto della sua infamia.
+
+Il dottore desiderava prelevar della somma un qual cosa per dare un
+pizzico di scudi ad ogni creditore, ed insinuar loro così la virtù
+della pazienza.
+
+Riuscì.
+
+Il duca udì ragione.
+
+E' prese 5,000 franchi per lui, ne lasciò 20,000 sul davanzale del
+caminetto di Morella, e rimise il resto al suo Mentore.
+
+Orbene, Morella parve così tôcca di questa gentilezza del suo amante,
+che gli acconciò la sorpresa di una festa--oltre le sue previe
+terribili carezze.
+
+Forse il principe di Lavandall avrebbe potuto reclamare la sua quota
+in questa sùbita inspirazione di Morella; ma non è mo il momento
+d'imbarazzarci in questa investigazione.
+
+Guardate là, invece!
+
+E che vi è desso di straordinario alla fin fine?
+
+Sei persone pranzano.
+
+Noi abbiamo di già intravisti i convitati di Morella. L'è Fernandina,
+che à menato seco il grave ambasciatore del Sultano. L'è la Polacca,
+della festa di madama Augusta, che vi à condotto il suo cagnolino; il
+marchese delle Antilles. Poi, Morella e Balbek.
+
+Tutto è bello, gaio, fresco, giovane--perfino il marchese!--il quale
+s'immerge nella quarantina, maturata anticipatamente, precocemente
+almen d'altri dieci anni, da una marchesa bisbetica come la moglie di
+Socrate.
+
+L'età di un uomo è nelle mani della donna che lo governa.
+
+Un pranzo di sei arcivescovi non sarebbe stato più decente e solenne.
+
+Tre pensionarie del Sacré-Coeur non avrebbero avuto il verbo più
+innocente.
+
+Si sbrigarono vivande squisite, chiacchierando filantropia, e mettendo
+in grave dubbio la fame del proletario--il quale maschera le sue
+rivoluzioni con quella malannata parola di: pane!
+
+Lo scintillio di que' cristalli, di quelle porcellane, di quelle
+argenterie, di quei fiori, era forse melenso in paragone delle sei
+pupille di quelle tre donne--che pur nondimeno le spegnevano sotto il
+languore.
+
+Conoscete voi occhi più micidiali di quelli che sono sì dolci quando
+si muovono?
+
+Le tre donzelle erano scollacciate. Però, misero dell'acqua nel
+vino--sintomo terribile! Nulla che non appartenesse loro--tranne il
+portamento! Nulla che non fosse vero--tranne il sorriso!
+
+Il Turco, gli è vero, si provò, una volta o due alla barzelletta. Ma
+incontrò, in uno sguardo di Fernandina e nell'intenzione di un sorriso
+del marchese delle Antilles, un cotal correttivo, che lo si sarebbe
+detto di poi un novizio dei gesuiti.
+
+--Parola d'onore, Morella--sclamò il duca di Balbek alla fine--si
+pranza da te come alla tavola del re. Il tuo _champagne_ piagnucola. I
+tuoi intingoli sentono la predica della quaresima. I tuoi vini sono
+accimorrati. Facci dunque versare un fiaschetto di _vieux_ gaiezza.
+
+--Voi ne avete pieno il nappo--rispose Morella. Voi non la scorgete
+dunque che quando la si spande sulla nappa?
+
+--Mio caro duca--sclamò il marchese sorridendo--voi siete
+intraprendente.
+
+--E l'è fortuna--osservò la Polacca--senza che, Morella ci darebbe la
+berta a mo' di una Bastille imprendibile.
+
+--Il più difficile--obbiettò il Turco--non è prendere, ma tenere.
+
+--Voi parlate male il francese--ripostò Fernandina. Io v'insegnerò la
+parola propria, che è nel tempo stesso il segreto di quel _tenere_ lì.
+
+Morella interruppe la conversazione, che pigliava mala piega.
+
+--Pascià--diss'ella--avete voi udito il padre Lacordaire, il nostro
+eloquente predicatore?
+
+--Sì--rispose il Turco con gravità--nel _Don Pasquale_!
+
+--E non vi à convertito?
+
+--E' non à gli argomenti di Fernandina.
+
+--Bisogna che io vi presti allora un libro di M. de Lammennais.
+
+--Non ci mancherebbe che codesto--scoppiò Fernandina. Appena se noi
+abbiamo il tempo di studiare la quistione di Oriente nel _Cocu_ di
+Paul de Koch. Che dite voi dei miei dispacci, eh?
+
+--Uhm!--fece il Turco. Mi ci vuole una ballerina per metterci
+l'ortografia.
+
+--Lasciamo la politica--disse il marchese di un tono grave.
+
+--Ne fate voi qualche volta, marchese?--dimandò Morella.
+
+--Uff!--s'intromise la Polonese. Non fate arrossire i segreti di
+gabinetto.
+
+--A proposito--dimandò Morella--sapete voi la gherminella abbominevole
+che lord Warland à praticata ad Ines della Porte Saint-Martin?
+
+--Che dunque?--chiese Balbek. L'avrebbe egli chiamata onesta?
+
+--Quel lord incontrò l'attrice ad un _thè_, in casa di Maddalena
+Borel... voi sapete? la Lionese a cui il banchiere Dehal e Comp. fa
+una pensione di 200,000 fr. l'anno....
+
+--Non v'è che le donne a barba che si abbiano di quelle fortune
+lì--osservò Fernandina.
+
+--Or bene, milord si avvicinò alla piccola Ines e le sussurrò
+all'orecchio: «Mademoiselle, _que fere moá per fere emer moà par vù_.»
+Se un uomo mi avesse indirizzato un simile proposito--continuò
+Morella--io gli avrei risposto: «Bisogna, signore, provarmi codesto
+amore, e non parlarmene mai; non dimandarmi mai nulla; non lasciarmi
+mai nulla desiderare; prevenire tutte le mie volontà...
+
+--Io--interruppe Fernandina--io avrei risposto: «Partite per l'India,
+e mandatemi vostre nuove _assicurate_, per mezzo della Banca di
+Francia.»
+
+--Ed io--sclamò la Polacca--io gli avrei sciorinato: «Siate per lo
+meno lord Palmerston. Io non amo che i grandi uomini di Stato, come
+Talleyrand, Metternich... ed il marchese delle Antilles!»
+
+--Bembè--riprese Morella.--Ma la piccola Ines, che ignorava quanto
+quell'Inglese pesava, gli rispose storditamente: «In _primis_, milord,
+bisognerebbe cangiar di maschera». «_Very well_, disse l'Inglese,
+_what mask vò emer moà_». «Ah! riprese Ines, non importa qual forma vi
+appropriate, milord, voi non potrete che guadagnarci.»
+
+L'Inglese non rispose sillaba e si allontanò.
+
+--Manca di spirito quel milionario lì--osservò Balbek. Io avrei
+risposto: «L'è fatta, carina. Io sono un cronometro che segna sulla
+sfera: mille franchi all'ora! Ne volete, cuor mio?»
+
+--Stando a Parigi--disse il Turco--io le avrei mandato un laccio sotto
+forma di un filo di perle, e le avrei scritto: «Vieni a strangolarti,
+_drolesse_!»
+
+--E voi, signor marchese, che avreste voi fatto?--dimandò Morella al
+marchese delle Antilles, che si taceva.
+
+--Un giorno una ballerina del mio paese m'imberciò un'arguzia presso a
+poco su quel garbo--rispose il marchese. Io me la feci condurre a casa
+e la feci ricevere da' miei palafrenieri.
+
+--E che diss'ella, la vostra ballerina?--dimandarono le tre donne di
+una voce.
+
+--L'era una piccola sciocca. Rispose: «Che io la trattava poi troppo
+come la marchesa!»
+
+--Ebbene--continuò Morella--lord Warland è stato più eteroclito di voi
+tutti. L'indomani, due commissionari si presentarono ad Ines e le
+rimisero una larga cassa da parte di uno straniero, all'albergo
+Meurice. Voi comprenderete che non si rifiuta una cassa sì
+autenticamente listata. Ines sollecitò a farla aprire, e che vi trovò?
+
+--Ma! milord in cioccolatte--sclamò Fernandina.
+
+--Un maiale! disse Morella.
+
+--Vivo.
+
+--Pelato come un uovo, in camicia da notte, porgente un viglietto
+profumato da una zampa, nel quale milord aveva scritto: «Eccomi qui,
+sotto una forma che deve piacervi. Amatemi, mio cuoricino. _Arturo_.»
+
+--E che fece Ines?--sclamarono le due donzelle ad un tempo.
+
+--Che? la fece venire schietto schietto un salsicciaio, gli vendè la
+bestia per 200 franchi, e rispose: «Sì, milord, io vi adoro sotto
+questa forma. Prendete un poco più di lardo e venite ogni giorno.»
+Milord non vi tornò più.
+
+--Perchè Ines andò da lui--osservò il Turco.
+
+--Sotto quale forma?--dimandò il marchese.
+
+--Dell'innocenza, perdinci!--replicò Morella.
+
+
+Il pranzo terminato, Morella alzossi e disse:
+
+--Adesso, signori, io sono la sultana qui, e cesso di essere
+l'anfitrione. Lasciatevi manipolare senza obbiezione, ed obbedite.
+
+Ella tirò allora una corda di campanello, e nel medesimo tempo una
+fanfara invisibile scoppiò.
+
+Accompagnò quindi i tre gentiluomini verso un uscio, e li fece entrar
+di quivi--mentre ella e le altre donne si dirigevano verso una porta
+di rincontro.
+
+Un'ora trascorse.
+
+La fanfara, che fin qui era stata briosa, cangiò di carattere, e
+divenne una melodia dolcissima di violini e violoncelli.
+
+Le porte del salone si apersero.
+
+Quattro immensi specchi riflettevano e moltiplicavano gli oggetti di
+quella stanza. Dei quadri, che avrebbero fatto trovar pudico quello
+della Venere di Tiziano, pendevano alle pareti, nell'intervallo degli
+specchi. Un folto tappeto di Smirne copriva il pavimento. Tutto
+intorno cuscini e divani di damasco rosso. Ai quattro angoli, dei
+vasi, da cui sbocciavan fuori dei _narghileh_, dai quali si poteva
+aspirare a volontà il latakie o lo _hatchich_. Fiori, dovunque era
+posto. In mezzo, un _buffet_ coperto di liquori, di sorbetti, di vini
+deliziosi, di confetture aromatiche.
+
+Una luce viva animava tutto e dava una scintilla ad ogni oggetto.
+
+Delle cassollette invisibili aggiungevano un profumo penetrante a
+quello dei fiori. L'aria aveva, nel tutto suo insieme, irradiamento,
+armonia, olezzo, ripercussione di oggetti: una ubbriachezza
+irresistibile penetrava da tutti i pori. Tutto diceva: «Qui si ama
+fino a morirne!»
+
+Aprendosi, la porta di mezzo dette ingresso a sei giovinette vestite
+da baiadere.
+
+La porta di sinistra lasciò passare i tre gentiluomini--panneggiati in
+un'ampia tunica di _cashmiere_ bianco, coronati, a modo degli antichi
+Romani, di fresche rose, e profumati come una corolla di magnolia.
+
+Dalla porta di destra, entrarono le tre giovani donne--galleggianti in
+una nuvola di _gaze_, trasparente come il vapore dell'alba in Oriente.
+
+Un grido scattò da tutte le bocche. Una percossa mise in fiamma tutti
+gli occhi. Fu un precipitarsi all'incontro gli uni delle altre.
+
+Le braccia si aprirono... Il salone risuonò di uno strepito simile
+alla crepitazione della fiamma dei sarmenti.
+
+Le sei _baiadere_, che avevano in mano vassoi e coppe di cristallo,
+versarono dei sorbetti. Poi, cominciarono una specie di danza, anzi di
+pantomima, dagli atteggiamenti molli e strani--compresi di uno
+sguardo, sentiti come un rimescolamento, e cui alcuna parola non
+potria pingere.
+
+I sei principali personaggi di questo racconto si trovarono presi in
+un circolo che realizzava tutte le tentazioni di S. Antonio. Non si
+distingueva più dove il velo finiva, dove il nudo cominciava.
+
+Gli occhi, striati di lampi, scoppiettavano. Il sorriso provocava. La
+respirazione soffocava la parola.
+
+Morella servì ai suoi ospiti un liquore di oro, il quale sembrò,
+quando lo si ebbe cioncato, un fiotto di lava incanalato nelle vene.
+
+Un'altra carola delle baiadere, più strana ancora, rigettò i tre
+ambasciatori e le loro dame verso i divani, verso i bocchini di ambra
+dei vasi, ove il tabacco e lo _hatchich_ bruciavano.
+
+Alla musica nascosta e soffice che non cessava di suonare, si aggiunse
+adesso una voce vellutata ed artisticamente velata, che respirava
+piuttosto che non cantava una strofa di Anacreonte, tradotta da
+Alfredo di Musset.
+
+Quella strofa imprudente esprimeva, in parola, i voti dei tre uomini.
+Le braccia delle baiadere e delle tre giovani donne si allacciano
+attorno ai tre pascià, per i quali Morella realizzava un delirio delle
+_Mille ed una notte_.
+
+Di un tratto la musica, fin lì così tenera, sì riservata, scoppiò come
+una bordata di cannoni. Essa mise fuoco alle polveri!
+
+Tutti non fecero più ch'uno.
+
+
+Fra la mezzanotte e l'una del mattino, la porta di mezzo nel salone si
+aprì a due imposte, e sulla soglia si fermarono il principe di
+Lavandall e Vitaliana.
+
+Di un solo ammiccare, questa vide tutto. Di un solo urto al cuore,
+ella comprese tutto altresì.
+
+Vitaliana aveva appreso e sentito in un baleno ciò che una donna del
+mondo, a trentasei anni, più non ignora!
+
+L'ebbrietà aleggiava sull'intero quadro, e faceva di quella gioventù,
+or ora piena di vita, come dodici corpi inerti.
+
+Era poi lo _hatchich_?
+
+Il duca di Balbek appoggiava la sua testa sul seno di
+Morella--rovesciata sur un monte di cuscini. A traverso a lui, giaceva
+una baiadera. I tre eran pallidi, in disordine, fuor di sensi: li si
+sarebbe detti avvelenati da un anestasiatico.
+
+--Principe, fate tirare quell'uomo di colà--disse infine Vitaliana,
+indicando a Lavandall suo marito.
+
+Il principe diede un ordine.
+
+I due suoi valletti d'anticamera tolsero via il duca, lo avvilupparono
+in un mantello e lo portarono nel calesse.
+
+Il principe e Vitaliana seguirono.
+
+--Il duca può entrare in palazzo senza esser visto, duchessa?--domandò
+Lavandall.
+
+--No.
+
+--Allora?... In quello stato... Dimani, i domestici... tutta Parigi...
+
+--Comprendo. Fate depositare codesta roba in casa del signor d'Alleux,
+mio cugino, stradale Santa Maria, e riconducetemi all'ambasciata,
+principe.
+
+Parigi, vista a quell'ora, a piedi, à un aspetto singolare.
+
+Il principe dette degli ordini.
+
+Vitaliana si sentiva sì serena oggimai, che la sembrava felice.
+
+Marciavano in silenzio, in grembo ad un vaneggiamento. D'un tratto,
+Vitaliana, si fermò e sclamò:
+
+--Le dietro-scene della vita àn dunque di quegli Eden, principe?
+
+Il signor di Lavandall s'inchinò e tacque.
+
+
+
+
+XIV.
+
+L'artiglieria entra in battaglia.
+
+
+Qualche ora dopo, verso mezzodì, Vitaliana usciva appena dal suo letto
+d'insonnia, quando la sua cameriera entrò e le annunziò che il
+principe di Lavandall aspettava in salone, e dimandava con istanza di
+essere ricevuto per un momento.
+
+Vitaliana non sembrò stupita di quella visita premurosa.
+
+Maria rotolò i capelli della duchessa in una reticella di _chenille_
+amaranto, l'avvolse in una _saute-du-lit_ di _cashmire_ bianco,
+soppannata di raso cilestre, ed andò a pregare il principe di passar
+nel _boudoir_.
+
+Il principe di Lavandall non era certo l'uomo a mancare il quarto
+d'ora che, in tutte le situazioni della vita, danno la vittoria.
+
+Egli aveva osservato Vitaliana la notte precedente ed aveva constatato
+che una rivoluzione radicale, completa, si era operata in lei.
+
+La duchessa e la donna non erano più le stesse. L'orgoglio aveva
+parlato; la natura si era svegliata. L'inviluppo che proteggeva ancora
+la giovane donna e la teneva in istato di fanciulla, s'era squarciato.
+La farfalla pigliava vento.
+
+Il principe aveva constatato, all'ultima parola che era sfuggita dal
+seno della duchessa--malgrado lei--quel grido della vita che nasce! Il
+dramma occulto, cui ogni donna porta nel cuore, arrivava al suo
+snodamento nel cuore di Vitaliana.
+
+L'era dunque l'ora in cui tutte le porte dell'anima sono aperte. Era
+l'ora in cui i giovani desiderii provano le loro ali. Era l'ora in cui
+si ascolta tutto; si comprende tutto; in cui si è generosi. Gli era
+quindi il momento di portar su la piazza di assalto.
+
+--Vi supplico, madama, di volermi perdonare se mi presento ancora a
+voi, e se ò insistito per avere l'onore di parlarvi. Gli è che la cosa
+è di una estrema gravezza. Degnate leggere questo dispaccio.
+
+Era il dispaccio del principe di Tebe, cui aveva letto agli
+ambasciadori di Prussia e d'Inghilterra, salvo l'ultima frase.
+
+Vitaliana lesse:
+
+«Parto questa notte. Fra quindici giorni re Taddeo IX sarà morto--ciò
+è infallibile.--E la successione al suo trono si apre. Io non tradirò
+il mio destino. Fate di ottenere ad ogni costo le carte del duca di
+Balbek.» ecc., ecc.
+
+--Principe, io non comprendo nulla a codesto, tranne che un re muore
+oggi o domani, e che il duca di Balbek à delle carte. Di carte ne à
+tante!
+
+--Io vi spiego tutto di una frase, madama. Il re Taddeo muore domani,
+a giorno fisso! La sua successione sarà disputata, perchè la
+legittimità del suo successore è contestata. La regina Bianca passa
+per adultera: perocchè si è in misura di provare che re Taddeo non
+poteva essere il padre del figlio della regina. Ora, e' pare che il
+duca di Balbek abbia dei documenti che possono decidere la quistione.
+Il principe di Tebe li desidera. La regina Bianca debbe desiderargli
+egualmente. Vengo di apprendere che vostro marito li traffica. Egli si
+appresta a far getto dell'onore di una donna e di una regina; a
+mettere il fuoco della guerra civile in un regno, se non gli sborsa la
+somma enorme cui dimanda di quelle carte.
+
+--Ciò è infame, infame!--gridò Vitaliana, alzandosi.
+
+--Sì, madama, l'è orribile, infatti--riprese il principe. Bisogna
+dunque impedire questo delitto, madama. Noi non sappiamo se la regina
+Bianca è colpevole o no. Ma ella è donna, ella è madre: e ciò basta.
+Bisogna proteggere il suo onore. Signora duchessa, voi siete pure
+donna e madre.
+
+--Che posso io fare, principe? Io sono pronta a tutto.
+
+--Dei documenti come quelli cui possiede il duca di Balbek--continuò
+il principe--non possono restare fra le mani di un particolare,
+soprattutto nelle sue. Perchè, madama, bisogna che voi sappiate tutto.
+Si assicura che il duca fu il complice di quella regina, cui medita di
+disonorare adesso; che quel figliuolo contestato è il suo; e che la di
+lui ambascieria qui è il prezzo di quella complicità. Capite voi,
+madama, un uomo che consegna la donna che si diede a lui e che lo rese
+padre? Capite voi, madama, un uomo che, per una somma di danaro,
+mercanteggia l'onore della donna che l'amò ed il destino del figliuolo
+che la gli diede?
+
+--Dite, principe, dite: che bisogna fare?--gridò Vitaliana, ora
+pallida, ora rossa.
+
+--Ebbene, duchessa, quelle carte non possono essere in sicurtà che in
+mani reali. Io vi lascio la dichiarazione di vostro marito contro
+quelle carte, cui manderò all'imperatore. Lo czar Nicola, padre e
+cavaliere, sovrano prudente e giusto, saprà meglio di chicchessia che
+uso farne, e che valore esse abbiano.
+
+--Io comprendo tutto--disse Vitaliana dopo un momento di
+riflessione--forse anco la catastrofe che mi avvolge. Dovessi io
+mettere il fuoco al palazzo, voi avrete, principe, i documenti che
+chiedete. Ma bisogna che io li trovi io stessa--e vi sono tanti
+cartoni e filze nella cancelleria e nel gabinetto del duca...
+
+--Madama, delle carte come quelle lì non si lasciano esposte nella
+segreteria e neppure nel gabinetto. Quelle carte sono personali del
+duca. Esse non possono dunque rinvenirsi che fra le sue carte
+particolari. Rovistate là dove egli conserva ciò che à di più caro e
+prezioso. Io fo voto che sia tempo ancora onde risparmiare un disastro
+ad una nazione, il vitupero ad una donna, la degradazione ad una
+regina, e l'infamia alla vostra famiglia, duchessa. Ve l'ò detto:
+documenti per documenti. Potrò allora scrivere all'imperatore: ò
+barattato questo per quelle... e mi farò perdonare.
+
+--Comincerò le ricerche oggi stesso, principe, e spero che Dio avrà
+pietà di me. Che ò fatto io per essere messa a queste prove!--gridò
+Vitaliana, mentre le lagrime nuotavanle negli occhi.
+
+--Addio, duchessa--disse Lavandall, alzandosi.--Io sono ai vostri
+ordini.
+
+
+La coppa travasava.
+
+Vitaliana restò un'ora immersa nell'annientamento. Un sospetto aveva
+sfiorato il suo spirito sulle intenzioni del principe di Lavandall. Ma
+ella aveva creduto tutto ciò che colui aveva detto contro suo marito.
+
+Si crede anche l'impossibile, anche l'assurdo delle persone che si
+amano, disprezzano od odiano.
+
+Da tutto quel riflettere pertanto risultava questo: carte per carte!
+Ora, quelle carte salvavano l'onore di due fanciulli. La madre poteva
+essere colpevole; il padre poteva essere infame. Dove era la colpa del
+figliuolo di Bianca e del suo proprio figliuolo? Figlio di un ladro!
+Oh! una madre metterebbe il fuoco al paradiso per cancellar questa
+vergogna, impedirla.
+
+Dimandò a vestirsi.
+
+Due ore dopo, il suo lacchè suonava alla porta del conte di Alleux.
+
+Adriano sapeva di già tutto.
+
+Maria lo teneva al corrente, da un anno in qua, di tutto ciò che
+concerneva la sua padrona.
+
+--Annunziate al signor conte sua cugina, la signora duchessa di
+Balbek--disse il lacchè al domestico di Adriano.
+
+Vitaliana entrò e si trovò in un largo corridoio, ove si aprivano
+quattro porte e cominciava la scala che guidava al piano superiore.
+
+Il domestico, interdetto, non sapeva ove introdurre Vitaliana.
+
+Questa, non volendo aspettare in un corridoio, e vedendo da una porta
+socchiusa alla sua destra, qualche cosa come un salone, vi si cacciò
+dentro di un tratto.
+
+Era infatti il salone, in cui Adriano aveva fatto l'_atelier_ dei suoi
+talenti vari. Imperciocchè vi si vedevano accoccate al muro delle
+panoplie di armi, dei quadri e del briccioli di statue; sur una
+piccola scrivania dei versi incompiuti, dei libri sfogliati qua e là,
+e dei giornali; sopra due cavalletti due poveri schizzi di paesaggio;
+e sur un bel pianoforte a coda, della musica di Mozart.
+
+Vitaliana abbracciò tutto codesto di un solo sguardo, e l'odore del
+tabacco le denunzò in qualche parte delle pipe cui la non vedeva.
+
+Il divano, anch'esso, era occupato da un altro oggetto delle numerose
+capacità di suo cugino--cui Vitaliana non avrebbe mai sospettato in
+casa di un ex-apprendista all'episcopato!
+
+Sul divano si allungava una bella creatura, in veste da camera, come
+in sua propria casa, coricata sul dorso. I piedi un po' in aria, ed
+una sigaretta alla bocca--contemplante con estasi i piccoli nugoli
+bianchi che ella inviava al cielo come baci della sua bocca rosea.
+
+Al fruscio della veste di Vitaliana, l'odalisca del luogo volse gli
+occhi, e gli sguardi stupefatti di Vitaliana e di Morella
+s'incrociarono.
+
+Si riconobbero.
+
+La percossa fu immediata, diretta, a bruciapelo.
+
+Vitaliana restò come immobile, gli occhi devaricati. Morella saltò in
+piedi.
+
+Ella aveva visto Vitaliana nella carrozza di suo marito, al Bois de
+Boulogne.
+
+Vitaliana aveva riportato nei suoi occhi l'immagine dei soggetti della
+festa della notte precedente.
+
+--Or be'!--sclamò Morella, facendosi innanzi, mentre che la duchessa
+rinculava dolcemente verso la porta.
+
+--Scusi--interruppe Vitaliana. Credevo essere in casa del conte di
+Alleux.
+
+--Il conte d'Alleux à un'appendice che non ammette intrusioni, madama
+la duchessa. Che voi venghiate in casa mia, la notte, a reclamar
+vostro marito, io ve ne so grado. Voi mi affrancate. Ma che vanghiate
+a farmi concorrenza qui... alto là!
+
+--Madama, andate ad annunziare al conte di Alleux la duchessa di
+Balbek, sua cugina--disse Vitaliana, fermandosi, di un tono pulito e
+glaciale.
+
+--Codesta taccola è vecchiottella, madama. Se n'è tanto fatto abuso
+nei romanzi e nelle commedie! D'altronde, voi siete tutti cugini nel
+Faubourg.
+
+--Madama, io attendo da cinque minuti, e non ò il tempo di aspettare.
+Vogliate chiamar mio cugino: ò bisogno di parlargli ed a lui solo!
+
+--Volete che vi accompagni nel suo appartamento, di su, madama la
+duchessa? Starete colà più confortevolmente. Vi troverete perfino una
+delle mie _saute-du-lit_.
+
+Vitaliana, a questa proposizione, divenne pallida e rossa nel tempo
+stesso. Si sentiva soffocare. Era stata vilipesa come dama, gualcita
+come donna. Ella volse di botto le spalla a Morella, e si allontanò.
+
+Al punto stesso, Adriano entrò e si trovò viso a viso con le due
+donne.
+
+Di un colpo d'occhio si accorse che una scena veniva di aver luogo. La
+sua apparizione subita l'aveva interrotta, ma la bruciava ancora nelle
+pupille scintillanti di Morella, negli occhi velati di Vitaliana.
+
+Egli portava lo snodamento.
+
+La posizione di Adriano era perigliosa.
+
+La presenza di sua cugina in casa sua, dopo la dichiarazione senza
+equivoco del suo amore, cui le aveva deposta sulle labbra, indicava
+ch'egli era forse più complice che colpevole. In ogni caso, la
+speranza intonava nel suo cuore un inno di trionfo.
+
+La presenza di Morella, in quell'addobbo famigliare, poteva uccidere
+questa speranza gloriosa, provando a Vitaliana che il suo amore non
+era, almeno, uno di quelli che si desolano.
+
+La gelosia di Morella poteva ruinar tutto. La gelosia di Vitaliana, se
+lo amava un sinsino, poteva tutto salvare.
+
+E' doveva ad ogni modo scegliere e sacrificare una di quelle due
+donne, per il momento.
+
+Ma le donne come Morella ànno la vita dura e sono armate da capo a
+piedi! Le donne come Vitaliana perdonano raramente ciò che esse
+chiamano un _simile oltraggio_!
+
+--Adriano--gridò Morella, ringhiando. Tu dovevi per lo meno dirmi che
+ricevevi delle duchesse! Avrei fatto un tocchino di _toilette_.
+
+--Signora--rispose Adriano di un tono calmo, freddo, ma severo--la
+duchessa è mia cugina, ed è la prima volta che mi fa l'onore
+di mettere il piede qui. Ella à probabilmente una ragione
+straordinariamente grave di parlarmi. Noi dobbiamo esser soli.
+
+In questo mentre, Vitaliana si era ritirata in disparte, e guardava
+l'abbozzo di una capra sur un cavalletto.
+
+--Tu mi scacci dunque?--gridò Morella impallidendo.
+
+--Vi riconduco, signora--riprese Adriano. Dappoichè la mia casa è
+stata santificata da quella nobile donna, alcun'altra non vi metterà
+più il piede oggimai. Ve lo prometto.
+
+--Adriano!--sclamò Morella di una voce soffocata. Io non sono mica in
+vena di centellar madrigali. Codesta facezia mi disgrada. Mi avevan
+gittato sotto i piedi il marito di quella donna, senza che io me
+l'avessi cercato. Ella lo à ripescato. Mille grazie. Che se ne vada.
+Qui, tu lo sai, non vi è posto per gli angeli. Io ti amo. Ti amo per
+me, per conto mio. Non ti detti mai un lecco di motivo per lamentarti.
+Tu sei stato la gioia che à addolcito per un anno il mio dovere o la
+mia fatalità... Non si manda a bricioli in un istante codesto, senza
+ragione, solo perchè piace ad una duchessa venire da te. Le duchesse
+non vanno, d'usanza, in casa dei giovanotti. I cugini non sono così
+galanti verso cugine cui non amano. Io resto. Io mi difenderò.
+
+--Vogliate perdonarmi, Vitaliana, questo incontro disgraziato. Poteva
+io prevedere...?
+
+Vitaliana fece un movimento di disgusto e si diresse verso la porta.
+Adriano le si parò dinanzi e soggiunse:
+
+--Ve ne supplico in nome di mia madre: restate. Io conosco già la
+ragione che vi conduce qui. Io sono il vostro solo parente, il vostro
+solo appoggio. Non verrò meno al vostro appello. Se quella donna non
+ci lascia soli, io suono...
+
+--Come?--gridò Morella.
+
+--Signora--sclamò Adriano--rispettate almeno le ruine cui avete
+cagionate. Partite.
+
+--Me ne vado--rispose Morella di una voce sorda. Ma ripetimi che tu mi
+ami, come mel dicevi testè ancora; dimmelo innanzi a quella donna,
+alla quale, se tu non sei che cugino, non debbe guari importare che tu
+mi ami e che io ti ami. Io sono gelosa. So che quella donna è
+virtuosa. Ma io non ò paura che della virtù, io. Il vizio mi rispetta.
+La virtù è audace, intraprendente, e scava degli abissi alla cheta. La
+tua cugina è bella, ma ella non ti ama come ti amo io. Ella à dei
+riguardi a conservare, delle convenienze a rispettare; ella à
+l'ignoranza del candore. Io ò aperte tutte le mie cateratte; ti amo
+come una lupa, e non cederò che quando tutta Parigi sarà contro di me,
+per ella e per te. Salta al mio collo; di', dimmi che mi ami. Io sono
+ancora bella: guarda! Non ò che ventidue anni; non avrò oggimai che te
+solo... Ma parla, parla dunque, ma dimmi....
+
+E Morella apriva le sue braccia, e voleva gittarsi al collo dei
+giovane conte.
+
+Vitaliana si coverse il viso delle mani. Chi sa? Ella tremava d'esser
+vista!--di esser vinta!
+
+Adriano indietreggiò, e, senza dir motto, indicò la porta a Morella.
+
+--Tu mi cacci via, dunque? tu mi cacci davvero?--gridò Morella.
+
+--Addio, signora--rispose Adriano, aprendo la porta.
+
+--Una parola ancora--sclamò Morella, appiccandosi al braccio di
+Adriano. Tu non ignori che io so conservare un secreto. Dimmi che tu
+l'ami. Io so che agli occhi di certi uomini l'amore, nella donna, è
+una incompatibilità radicale. Bisogna che una donna vi divori il cuore
+par segnarvi la sua impronta. Io ti ò fatto lastrico del mio cuore. Mi
+sono precipitata sopra di te tutta intera, anima e corpo, senza
+riserbo, senza domani... Non ò più nulla a darti, nulla ad
+apprenderti... Di', confessa che tu l'ami, ed io parto. Saprò che ò
+naufragato come le altre, e mi rassegnerò. Ciò consola talvolta. Non
+si visitano le tombe per addolcire il dolore della morte? Io non mi
+getterò mica a traverso di quell'amore. Gli è un goffo modo quello
+d'incocciarsi innanzi ad un cuore agghiacciato. Io cedo; ma voglio
+sapere il vero. Tu me lo devi. Tu non mi ài poi comprata, per crederti
+così in diritto d'agir verso di me come verso di una ganza qualunque.
+Il mio amore mi à innalzata fino a te, al tuo livello, alla tua
+taglia. Parla dunque; confessa: Ami tu quella donna?
+
+--Ebbene, sì, da dieci anni--gridò Adriano con collera. Poichè gli è
+mestieri mandarti via per questa parola, io la pronunzio.
+
+Morella non rispose più verbo. Ella si raddrizzò, e la sua statura
+parve ingrandita. Ella trascinò il suo sguardo dall'uomo alla donna e
+dalla donna all'uomo; fece un gesto per ordinare al conte di
+sgomberarle il passo, ed uscì, la testa alta, lentamente, fiera come
+regina.
+
+Adriano si sentì meschino.
+
+Vitaliana, alla confessione dell'amore di suo cugino, era caduta
+accasciata sopra un _tabouret_.
+
+Essi restarono in quell'attitudine, ed in silenzio, per cinque minuti.
+Poi, Vitaliana, rialzandosi, come spinta da una molla, gridò:
+
+--Usciamo di qui.
+
+Adriano la condusse nella sala di rimpetto, che era la sala da pranzo,
+le offerse una sedia vicina al caminetto, e restò in piedi.
+
+--La disgrazia si è abbattuta sopra di me--disse infine Vitaliana. Voi
+siete il solo membro superstite di mia famiglia. Benchè imperdonabili
+siano i torti che vi abbiate verso di me, vengo a consultarvi.
+
+--Io so tutto di già--rispose Adriano umilmente.
+
+--Voi non potete saper tutto. Perocchè vi è, inoltre, la
+premeditazione di un delitto cui vengo di apprendere non sono appena
+due ore.
+
+--E quale?
+
+--Il signor di Balbek à delle carte che riguardano la successione del
+re Taddeo IX, il quale muore dimani. Egli à sotto la mira la regina
+Bianca, con quella carte, e le dice: la borsa o l'onore! Capite voi?
+
+--Ma! e' bisogna impedire codesto infame mercato--gridò Adriano.
+
+--E come? Mi si offre bene di restituirmi la dichiarazione
+abbominevole che egli scrisse in casa del principe di Lavandall.
+
+--Quale dichiarazione?--domandò Adriano?
+
+--Allora non sapete proprio nulla!--sclamò Vitaliana.
+
+E gli raccontò la scena del giuoco.
+
+Quindi continuò:
+
+--Ora mi si dice: carte per carte! Ma dove sono le carte del duca di
+Balbek? Ecco la cosa.
+
+--Nonpertanto bisogna bene ch'esse esistano in qualche sito, dappoichè
+esistono sì bene ch'egli vuol venderle.
+
+--Sì, esistono, ed io sospetto perfino dove esse siano.
+
+--Ma allora...
+
+--Non ne sono mica sicura, però.
+
+--Insomma?
+
+--Ascolta. Gli era nei primi giorni dei nostri sponsali. Un mattino,
+io entrai nella sua camera mentre egli si fregiava delle sue
+decorazioni per andare ad assistere a non so qual matrimonio o
+cerimonia alle Tuileries. Il piccolo mobile in ebano, incrostato in
+oro, che è al suo capezzale, era aperto. Mi avvicinai e scorsi, sotto
+un compartimento semi-aperto, un quadrante in ismalto, ove sono
+segnate tutte le lettere dell'alfabeto. Andavo a toccarlo, quando il
+duca si precipitò su di me e mi allontanò con terrore. Io domandai,
+naturalmente, la ragione di quella grande paura. Allora, egli prese il
+suo bastone, e dalla borchia toccò una lettera nel quadrante.
+All'istante, una mezza dozzina di lame d'acciaio, acute come aghi,
+fine come corde di piano, sprizzarono dal quadrante ed aggraffarono il
+bastone con una forza da trapassarlo.--Tu vedi!--mi diss'egli. Quei
+serpentelli avrebbero morsicato al tuo braccio e ti avrebbero
+inchiodata lì.--Ma allora e' debbe esservi un segreto di
+dentro--sclamai io.--Sì--rispose egli, toccando un punto che fece
+rientrare immediatamente le sei lingue di vipera che avevano ghermito
+il bastone.--Quel quadrante è una toppa. Per aprirla, bisogna toccare
+le lettere che formano un nome.--Quale? domandai io.--Quello di
+Bianca--rispose egli esitando. Io mi accostai allo stipetto, toccai le
+lettere che componevano il nome, ed una tavoletta rientrò, lasciando
+in vista un tiratoio. Il duca conservava quivi i suoi _crachats_, i
+suoi gioielli, i suoi danari, delle cedole di Banca. Un sacchetto in
+velluto violetto attirò i miei sguardi. Lo presi. Egli me lo strappò
+di mano, dicendo:--Sono quivi delle carte di mia madre. E lo rigettò
+nello stipetto, cui chiuse affatto. Ora, quelle carte di sua madre non
+sarebbero desse quelle piuttosto di cui egli ora traffica?
+
+--Gli è evidente.
+
+--Ma il mobile, oltre la toppa a segreto, à una chiave che lo chiude
+di fuori. Io non ò quella chiave, cui il duca porta sempre nelle sue
+tasche.
+
+Adriano riflette qualche poco, poi disse:
+
+--Vitaliana, io veggo in tutto codesto un viluppo di fatti, di
+circostanze, di voglie, di non so che, insomma, cui non afferro bene.
+Egli è impossibile di pigliare una risoluzione istantanea. Bisogna
+considerare le cose ponderatamente. Il duca è infame e capace di
+tutto. Ma gli altri non valgono guari meglio. Vi è forse qui dei gonzi
+e dei gabbatori. I colpevoli sono forse delle vittime. Calma, dunque.
+Lascia che io mi trovi in mezzo a questo garbuglio di dubbi. Lasciami
+scandagliare questo abisso, ove non vedo chiaro, per il momento, che
+una sola naufraga: voi, duchessa; te, Vitaliana.
+
+Adriano provò di pigliar la mano di sua cugina. Ella la ritirò
+vivamente e si alzò.
+
+--Allora--diss'ella--che pensate voi? Che occorre fare?
+
+--Lasciatemi riflettere, questa notte...
+
+Le labbra di Vitaliana si crisparono. Adriano, che se ne avvide, non
+distinse se fosse un sorriso o uno spasimo.
+
+La notte!
+
+Che di cose la notte non doveva dessa rammentare a questa donna, sia
+ch'ella fosse amorosa o gelosa, sia che l'avesse semplicemente
+osservato la bellezza di Morella e la sua intimità con suo cugino!!
+
+Questi riprese:
+
+--Mi permettete voi, madama, di presentarmi in casa vostra, domani?
+
+Vitaliana riflettè, poi disse:
+
+--Al postutto! perchè io sono venuta qui?
+
+--Grazie!--gridò Adriano raggiante. Io vi porterò domani il resultato
+delle mie riflessioni, un piano di condotta fermo, e... il mio
+pentimento, se...
+
+Vitaliana squadrò suo cugino di uno sguardo freddo, severo,
+disdegnoso, e disse:
+
+--Fate chiamare la mia gente.
+
+--Vitaliana...--sclamò Adriano, cadendo in ginocchio.
+
+--Conte d'Alleux, siete aspettato lì su--osservò la duchessa, ed uscì.
+
+Il suo lacchè l'attendeva nel corridoio.
+
+
+
+
+XV.
+
+Una spiega che finisce in una dichiarazione di guerra.
+
+
+Adriano si presentò in casa di sua cugina alle otto del mattino.
+
+E' non ignorava punto che l'ora era indebita, e che Vitaliana non
+poteva riceverlo immediatamente. Ma egli sapeva che la duchessa lo
+avrebbe pregato di aspettare, e che il signor di Balbek aveva passata
+la notte a voltolarsi ai piedi di Morella, che lo scacciava. Ora gli
+era codesto appunto cui Adriano desiderava. Laonde rispose a Maria:
+
+--Ma, attenderò tanto che ella vorrà! Non si solleciti ad alzarsi ed a
+vestirsi. In tutto rigore, d'altronde, posso ritornare fra una coppia
+di ore.
+
+--Mille scuse. Madama prega il signor conte di aspettare. Ella sarà
+pronta in mezz'ora. Era di già sveglia--se tuttavia ella dormì.
+Perocchè madama, adesso, non dorme più!
+
+--Sta bene. Resto. Ma non nel salone, ove si potrebbe stupirsi di
+vedermi di così mattino. Passo dal duca.
+
+--Il duca non è rientrato.
+
+--Attenderò, in ogni modo, nella sua camera, ove posso leggere i
+giornali e fumare.
+
+--Per lo appunto, signore--rispose Maria.
+
+E precedè il conte alla camera da letto del duca.
+
+Tob gli portò i giornali.
+
+Adriano non vide in quella camera che il piccolo mobile cui gli aveva
+indicato Vitaliana.
+
+Accese un sigaro, aprì il _Debats_, e, in leggendo e fumando, cominciò
+a passeggiare.
+
+Si fermava di tratto in tratto per udire i rumori che giungevano fino
+a lui.
+
+Qualche minuto scorse.
+
+Adriano si accostò allora allo stipetto e ne considerò la toppa
+esterna. Si cacciò poscia le mani in tasca e ne cavò fuori due o tre
+mazzi di chiavi, di ogni sorta, cui aveva imprestato dal suo magnano.
+Ne scelse una e la provò nel buco della toppa.
+
+Il buco era troppo piccolo.
+
+Ne prese un'altra, poi una terza, poi una quarta. La quinta infine
+girò, ed il coverchio del mobile si aperse.
+
+Il cuore di Adriano battè con violenza.
+
+Ascoltò di nuovo gli strepiti della casa.
+
+Nulla di allarmante!
+
+Scartò allora la tavoletta che copriva il quadrante, e vide le lettere
+azzurre sullo smalto bianco sorridere alla sua bramosia. Toccò le
+lettere, componendo il nome di Bianca.
+
+Lo stipetto si aprì, e mostrò il taccuino di velluto violetto.
+
+La mano di Adriano trema. Lo prende. Ascolta ancora. L'apre. Ascolta
+novellamente... Ecco le carte! Ne spiega una... e gitta un grosso
+sospiro.
+
+Alla prima parola, indovina che à i documenti tanto desiderati!
+
+Si caccia il taccuino in tasca. Chiude la tavoletta del quadrante.
+Aggiusta quello che lo nasconde. Chiude il coverchio del mobile... e
+pallido, pallidissimo, va a ricadere sur un seggiolone, abbrividito,
+affranto, gli occhi stravolti.
+
+Aveva rubato--e lo sapeva!
+
+Tutta questa scena si era compiuta in tre minuti.
+
+Adriano pensava che l'avesse durato un'ora.
+
+Restò assiso lì per qualche istante.
+
+La vista di quella camera però lo turbava. Tutto gli rimproverava il
+suo delitto. Gli sembrava che il piccolo mobile lo guardasse
+corrucciato, come una vergine insultata, e gli gridasse: ladro! ladro!
+
+Adriano non resse più, e se ne fuggì nel _boudoir_, poi nella stufa di
+Vitaliana.
+
+Respirò!
+
+Nevicava di fuori. Faceva scuro, scuro. Il rovaio fischiava agitando
+vivamente le nervature di ferro della stufa.
+
+Di dentro, gli uccelli-mosca svolazzavano; le farfalle multicolori
+zonzavano; i fiori dei tropici sbocciavano: ma si poteva leggere nel
+loro aspetto il bruno che portavano ad un sole per tanto tempo
+assente.
+
+Adriano si sentì rinfrancato.
+
+Alla fin fine, che aveva egli fatto?
+
+Aveva sottratto dei documenti al duca di Balbek. Ma quell'atto indegno
+aveva uno scopo che era santo.
+
+La morale astratta è assurda!
+
+In mezzo alla gente che si aggirava intorno a Vitaliana, non uno
+sembrava puro al conte di Alleux.
+
+Egli indovinava ciò che non sapeva. Sospettava di quelle cortigiane,
+di quegli ambasciadori, di quei re, di quella regina, di quel principe
+reale, di quei valletti, di quella plebe diplomatica ed
+aristocratica... egli li sospettava tutti più o meno punticci e
+scapitati!
+
+Una sola creatura rimaneva ancora immacolata su quel letamaio:
+Vitaliana. E le si dimandava di rubare le carte segrete di suo marito,
+e di consegnarle ai suoi nemici!
+
+Ella si apparecchiava a commettere quell'atto abbominevole per salvar
+l'onore di suo figlio, innanzi tutto; poi quello di una regina; poi la
+corona di un figliuolo adulterino; poi un popolo dalla guerra civile;
+poi il nome di suo marito--esso stesso, ed il nome cui ella portava.
+Ciò era grave. Ciò tentava quel nobile cuore. Ma il suo atto sarebbe
+desso stato meno un furto per questo?
+
+Ecco la cosa.
+
+Il furto macchierebbe desso quell'anima?
+
+Ecco la quistione.
+
+Adriano ebbe pietà di lei.
+
+--Ella! È mestieri ch'ella arrivi pura nelle mie braccia--si disse
+egli. L'amore purifica sempre, quando è disinteressato di ogni altro
+obietto che l'amore stesso. L'amore non macchia giammai. Nelle mie
+braccia ella non sarà contaminata. Ma se dessa ruba?... Non mai. Se
+codesta necessità è inesorabile... ebbene io la assumerò. Ma quella
+colomba? No: io le risparmierò questa contaminazione.
+
+Ed Adriano rubò le carte.
+
+Il fatto gli pesava... Era inevitabile!
+
+Non si commettono però simili intraprese col cuore calmo e gaio. La
+ragione pertanto zittiva l'istinto.
+
+Infine, per distrarlo, Vitaliana sopraggiunse.
+
+Ella lo condusse, senza dir motto, dritto dritto nella camera di suo
+marito, e gli mostrò lo stipetto di ebano ed oro.
+
+Adriano osservò, non senza balbutire, che il mobile era chiuso, che
+bisognava una chiave... E, tirandosi di tasca un po' di cera, modellò
+il buco della toppa, e ricondusse sua cugina nel _boudoir_.
+
+--O' ben meditato--disse egli.--Tutto codesto è losco, e bisogna
+procedere lentamente. Andrò a vedere il principe di Lavandall in nome
+tuo, come tuo cugino, e cercherò di tirare questo affare in chiaro.
+Calmati. Riposa sopra di me. Il tuo onore e la tua felicità sono miei.
+Proverò di aggiustar tutto senza troppe infamie. E se, in ultimo, sarà
+assolutamente d'uopo di consegnar quelle carte maledette per
+quell'altra satanica carta, io avrò una chiave domani, le prenderò e
+compierò il baratto. Ma per l'amore di Dio, Vitaliana, per l'amore di
+tuo figlio, non intrigarti più in questo brago. Lascia che mi vi tuffi
+io, e mi vi sprofondi; ma tu... resta pura!
+
+Vitaliana sembrava tôcca ed andava a rispondere, quando Maria venne a
+dimandare se madama poteva ricevere il duca, che aveva a parlarle.
+
+Vitaliana interrogò degli occhi suo cugino--il quale, per tutta
+risposta, si alzò ed uscì.
+
+
+Non era stato difficile al duca di Balbek di apprendere il nome del
+mago che lo aveva fatto svegliare in casa del conte di Alleux, quando
+si rammentava con delizia su qual guanciale si era addormentato. Gli
+bastò interrogare Lisa, la cameriera di Morella, la quale,
+descrivendogli le due persone che erano venute a cercarlo, ed il
+colore della livrea dei domestici, gli rivelava e spiegava tutto.
+
+Egli non sospettava però punto che sua moglie sapesse altro che
+quello.
+
+E' non si dissimulava la gravezza di questo fatto agli occhi della
+duchessa; ma aveva la confidenza di farselo perdonare. Laonde si
+presentava a lei di un'aria non punto accasciata.
+
+Egli abbordò anzi le spiegazioni di un tono così alto, che la
+duchessa, negligentemente stesa sul suo canapè, e facendo vista di
+baloccare colle nappe della cordelliera della sua veste da camera,
+aggrottò le sopracciglia.
+
+--Madama, non ò d'uopo di annunziarvi di che io mi venga a parlarvi.
+Se ò procrastinato di un giorno questo colloquio, gli è che ò voluto
+lasciarvi il tempo di riflettere. Domando risposte categoriche.
+
+--Vi ò abituato a darvene d'altre, signore?--rispose Vitaliana.
+
+--No: ne convengo. Fino a ieri non ebbi mai un sol rimprovero ad
+indirizzarvi. Voi avete rispettato il nome che portate...
+
+--Quello di mio padre, signore--l'interruppe Vitaliana.
+
+--Anch'esso. Questo doppio rispetto avrebbe dunque dovuto imporvi una
+condotta più riserbata, ed insegnarvi che la gelosia, essa stessa--la
+quale è una follia--à dei limiti.
+
+--La gelosia?--obbiettò Vitaliana.
+
+--Io non saprei nè riconoscere nè ammettere altro movente. Ma la
+gravità della cosa è forse meno nell'atto esso stesso, che nel luogo,
+nell'ora e nel compagno che sceglieste per compierlo. Esigo dei
+dettagli precisi su tutto codesto, madama.
+
+--_Su tutto codesto_... che cosa, signore? Perocchè, e' mi sembra, che
+voi favelliate da un quarto d'ora, senza mettere il soggetto della
+conversazione.
+
+Il duca, che fin qui era restato in piedi, si assise e disse:
+
+--Voi mi sembrate disposta alla bernìa, signora... ed io nol sono
+punto. Vi domando, allora, innanzi tutto, che specie di relazioni
+coltivate voi col principe di Lavandall?
+
+--Sareste voi disposto a credere, per avventura, ch'egli sia mio
+amante?
+
+--Io non mi spingo fin là. Ma io penso che se n'è ben vicino, quando
+una donna ed un uomo si lasciano andar di conserto alle scappate che
+intraprendeste la notte scorsa.
+
+--Vi sono delle distanze--anche della spessezza di un solo
+capello--che sono un abisso--replicò Vitaliana con disdegno. Io
+conosceva il principe di Lavandall molto prima di conoscervi: la
+principessa è una amica di mia madre e la mia.
+
+--Ciò non dice nulla. Io vi domando questo: Chi vi à detto ove io mi
+era? Come, e perchè il principe di Lavandall si trovava desso con voi?
+
+--Non rispondo alla prima questione. Rispondo alla seconda; che ò
+fatto pregare io il principe di accompagnarmi. Avreste voi preferito
+che andassi tutta sola?
+
+--Sarebbe meglio valso che non foste venuta del tutto. Vi sono dei
+luoghi ove le donne debbono a sè stesse di non mettere il piede. Se io
+mi avessi saputo come la serata doveva terminare, non avrei accettato
+l'invito dell'ambasciadore di Turchia.
+
+--Gli è dunque quel pagano che vi à indotto in peccato, eh? Avrei
+dovuto sospettarlo. Voi eravate dunque presso di lui?
+
+--Eravamo nel suo _presso di lui_ extra-officiale.
+
+--Davvero, signore? Quella Morella, la quale, fra parentesi, è la
+ganza del conte di Alleux...
+
+--Cosa dite voi, signora?--gridò il duca in sussulto.
+
+--Io l'ò incontrata in casa di lui, in veste da camera, nel suo
+studio, ieri, andando ad informarmi se vi eravate rimesso dell'...
+emozioni della notte precedente.
+
+Il duca non rispose più. I suoi occhi fiammeggiavano.
+
+--Quella Morella--riprese Vitaliana facendo mostra di non avvedersi di
+nulla--è dunque la ganza di quel Turco?
+
+--Sì--urlò il duca.
+
+--Guardate mo' come Parigi è cattiva! Si dice, signore, che voi
+incontraste quella donna in un bazar, cui si addimanda un ballo in
+casa di madama Thibault o Thibald... io non so chi; che voi avete
+comprata quella donna--la quale à abbandonato per voi il conte di
+Linsac che la pagava male; che avete messo al Monte di Pietà le mie
+gioie--gioie che mi venivano in grande parte da mia madre; e che avete
+contratto per 200 mila franchi di debiti.
+
+--Mentono!--gridò il duca, impallidendo.
+
+--Mente, chi? O' fatto verificare che i miei diamanti non sono, nè
+furono mai da Fromant Meurice. O' fatto constatare che sono al Monte
+di Pietà. Volete i numeri delle cartelle?
+
+--O' avuto bisogno di danari per delle spese straordinarie cui ò
+avanzato al mio governo. Ma io non mi so render conto, madama,
+dell'inquisizione audace che avete intrapresa sulla mia condotta.
+Quale è il vostro scopo?
+
+--Lo scopo? Ve' mo'... gli è vero! io non ci aveva pensato. Ebbene, se
+ne volete pur uno, eccolo: la curiosità. Eravate sì bello nel vostro
+costume di console romano!
+
+--Madama, vi ripeto che l'era una giovialità imprevista.
+Rappresentavamo una _charade_ in azione. Poi, quel monello di pascià
+ci aveva fatto fumare dello _hatchich_, per dare una festa alla foggia
+del suo harem... che so io? Il marchese delle Antilles ed io ci siamo
+trovati impegolati in quella mascherata. Ma il mio torto--se n'ò
+uno--non spiega il vostro, e voi girate attorno alle mie domande senza
+rispondere.
+
+--Lasciatemi far codesto giro, signore; non mi addossate ad una
+risposta di due parole cui potrei gittarvi alla faccia...
+
+--Voi mi fate trasecolare, madama! Io trovo in bocca vostra una lingua
+che è tutta una rivelazione. Una donna senza macchia non favella così.
+Sono quindi forzato d'insistere--non fosse altro che per cessar di
+dubitare.
+
+--Ebbene, signore, la mia risposta è questa qui: voi mentite.
+
+--Come! Voi osate...
+
+--Morella è la vostra ganza. L'è dessa che à data la festa, ove sono
+intervenuti gli altri due per divertirvi. Non è nè ad una _charade_ nè
+ad una mascherata cui voi partecipavate, ma ad un'orgia. Non era di
+_hatchich_ che voi eravate ubbriaco, nè lo _hatchich_ che vi aveva
+messo in quello stato di annientamento, ma...
+
+Vitaliana si coprì delle due mani la faccia, divenuta di un tratto
+infiammata.
+
+--Basta!--gridò il duca. Vi ànno pervertita. L'è un'immaginazione
+disordinata che erutta tutte quelle immonde supposizioni... Ed il mio
+cuore sanguina, che voi travestiate di una maniera sì inqualificabile
+un'imprudenza cui io non scuso. Non si domanda ad una festa turca il
+_non mi toccare_ di educandelle del _Sacré-Coeur_. La gelosia vi
+fuorvia. Alcuno non m'insegnerà ciò ch'io mi debba...
+
+--E ciò che mi dovete, e ciò che voi dovete a vostro figlio, signore.
+
+--Io non ammetto la lezione, madama. Ciò che vi compromette, ciò che
+compromette il nome del vostro figliuolo sono le vostre scappate, di
+notte, col principe, in una casa dove l'uno non era invitato e dove
+l'altra avrebbe dovuto astenersi di entrare. Ora, io debbo vegliare al
+mio onore, madama. Il mondo è indulgente per le colpe degli uomini;
+implacabile per quelle delle donne.
+
+--Quali sono le colpe che il mondo vi permette, signore? Tradir la
+consorte, darsi una sgualdrina, far dei debiti, giocare, dar i
+gioielli di sua moglie ad una cortigiana... e poi ancora?
+
+--Ebbene, per Dio! tutti fan dei debiti, giocano, ingannano le mogli,
+si accordano più o meno un'amante. Avete voi veduto mai vituperare un
+uomo per codesto? Supponete che io mi abbia fatto come gli altri; che
+io abbia morsicato al frutto proibito; che una donna mi abbia stregato
+e mi abbia fatto commettere qualche storditezza; supponete ciò... Era
+codesta una ragione per farvi correr Parigi, e cacciarvi in casa di
+una donna leggiera, la notte, in compagnia di uno straniero che à fama
+di corruttore di donne? Ecco, ecco, madama, ove è la colpa vera e la
+gravezza, cui io mi risolverò con pena ad obliare.
+
+Vitaliana saltò dal suo canapè, gli occhi quasi stralunati, il viso
+rosso, i lineamenti contratti. La sua voce, tutte le sue membra
+tremavano.
+
+Il duca indietreggiò di un passo.
+
+--Ah!--balbutì Vitaliana--ecco la colpa, dite voi? ecco la colpa cui
+voi non perdonerete che esitando! Ebbene, sappiate che v'ànno altre
+colpe--dei delitti anzi, cui io non perdonerò giammai--ed io vo' ad
+apprenderveli perchè la vostra imprudenza mi riduce allo stremo.
+
+--Madama, madama...
+
+--Voi siete un ladro, signore. Voi avete rubato 60 mila franchi alle
+carte, in casa del principe di Lavandall, ed io vi ò visto, dei miei
+proprii occhi visto. Voi siete un vigliacco, signore, un vigliacco! Vi
+ànno proposto di bruciarvi le cervella nel giardino, e voi avete
+rifiutato...
+
+--Vitaliana!... gridò Balbek interrompendo.
+
+--Voi siete autore della vostra indegnità con premeditazione--continuò
+Vitaliana--perchè voi avete scritto e firmato una dichiarazione di
+ladro, cui io ò letta. Ma, al disopra di tutto ciò, signore, voi siete
+infame, perchè vi proponete di trafficare di non so quali documenti,
+che si riferiscono ad una successione reale, minacciando di
+contaminare una regina che forse è vostra complice; di ruinare un
+fanciullo che forse è vostro figlio; di gettare una nazione nella
+guerra civile--se non vi affogano di oro! Ecco chi voi siete, signore,
+ciò che voi volete, ed i delitti cui nè il mondo, nè io vi perdoneremo
+giammai. Se mio padre fosse vivo, egli vi avrebbe fatto saltare quel
+cervello cui tenete tanto. Che posso io, io? Pregare che non si
+disonori un nome, cui mio figlio ed io portiamo; proporre una
+transazione. Ove sono codeste carte, signore? Ci si dice: onore per
+onore, carte per carte... Ove sono desse? Voi volete farne quattrini,
+e lasciare il nome di vostro figlio infamato!
+
+Il duca era caduto coma fulminato.
+
+Trovando sua moglie così ben ragguagliata sopra tutti i suoi atti,
+egli intravide una correlazione, che traversò il suo spirito come un
+baleno. E' si sapeva infame; cominciava a sospettare s'egli non fosse
+altresì il trastullo di qualcuno!
+
+Pertanto, l'accento, l'attitudine, il viso trasfigurato di sua moglie,
+le accuse terribili cui pronunziava, lo sopraffacevano. Era confuso,
+quel diplomatico! La sfrontatezza lo abbandonava. La scusa stessa
+spirava sulle sue labbra.
+
+Ei rimarcò, tuttavia, che si esagerava la portata dei documenti, cui
+il destino aveva messo nelle sue mani, e che mentivano attribuendogli
+il disegno di mercanteggiarli.
+
+--Io ò visto di questi occhi--soggiunse Vitaliana--uno spaccio del
+principe di Tebe, che ordina di comprare quelle carte ad ogni costo,
+perchè li re Taddeo è morto ieri o deve morire oggi. Lo assassinano
+forse.
+
+--Ma, allora, chi è che vuole quelle carte? che vogliono farne?--gridò
+il duca in un accesso di terrore.
+
+--Le si vogliono bruciare--in uno alla dichiarazione cui avete
+firmata. Vi si vuol mettere nell'impossibilità di fare il male. Si
+vuol salvare l'onore del nome cui porta mio figlio...
+
+--E se rifiuto?
+
+--Che so io! Per togliere ogni credito alle vostre scritte,
+v'infameranno--depositando al _club_ il documento firmato da voi, dal
+dottore di Nubo, dal principe di Lavandall e da due signori russi. Lo
+pubblicheranno nei giornali. Vi schiaffeggeranno. Vi cacceranno di
+dovunque... Oh! padre mio! perchè siete voi morto! Ma suicidatevi
+dunque, suicidatevi, infame... non assassinate così vostro figlio!
+
+Il duca rimase per qualche tempo la fronte nelle mani, la testa
+appoggiata al dorso di una poltrona, senza neppur osar respirare.
+
+Che dramma tempestava nel suo cuore? impossibile sbrogliarlo!
+Fluttuava nel caos. Passioni e dubbi, risoluzioni estreme e
+scoraggiamenti, rimorsi ed odii si allacciavano, si contorcevano.
+Infine, egli uscì lentamente, senza sapere che si facesse, sempre
+assorto.
+
+Entrò nella sua camera; si diresse verso il mobile ove erano le carte;
+l'aprì; scostò la tavoletta; fece scattare le molle della toppa
+secreta; cercò il taccuino violetto; rimestò... ancora; si fregò gli
+occhi; rimosse tutti gli oggetti; visitò tutti gli spigoli; portò le
+mani alla sua testa; vacillò... e cadde sopra una sedia.
+
+Poi si rilevò di un salto, e corse alla duchessa--la quale, la testa
+cacciata fra i cuscini del divano, piangeva.
+
+Il duca la guardò, la contemplò.
+
+Quell'attitudine di annientamento cangiò il diapason della sua voce ed
+il filo delle sue idee--disperse forse i suoi sospetti. Borbottò
+dunque di una voce sorda:
+
+--Ma l'ànno rubate!
+
+--Che?
+
+--Quelle carte. E pertanto, una sola persona al mondo conosceva il
+segreto della toppa: voi, madama!
+
+--Ah! ciò eccede il possibile!--gridò Vitaliana, uscendo con veemenza.
+Voi siete infame fino all'estremo. Ebbene, che l'abisso si apra per
+tutti.
+
+Vestirsi, uscire, salir in un _fiacre_, correre da suo cugino, fare
+irruzione nel suo _atelier_... non fu che uno slancio. In meno di
+un'ora, ella si trovò in faccia del conte di Alleux, e gli gridò:
+
+--Adriano, io ti amo. Eccomi a te!
+
+Adriano gettò un grido ed aprì le braccia.
+
+--No, giammai--gridò di nuovo Vitaliana--rinculando, giammai qui!
+
+E con la stessa esaltazione e la medesima precipitazione che aveva
+messo a venirsi a dare a suo cugino, fuggì di colà e ritornò a
+piangere in casa sua.
+
+Adriano non ebbe nemmanco il tempo di gridarle dietro:
+
+--Io ti amo, Vitaliana!
+
+Egli ricadde sul suo seggio, e, come un uomo che parla in meditando,
+si disse:
+
+--Ed il marito?... Ah!... Ebbene... ella è vedova!
+
+
+
+
+XVI.
+
+Le dighe si rompono.
+
+
+Nelle situazioni estreme, o si diviene idioti o si acquista una
+lucidità ed una prontezza straordinarie delle facoltà.
+
+Il duca di Balbek, avendo il senso morale obliterato, non divenne
+ebete. Perocchè d'ordinario questo stato di spirito è il risultato
+dell'eretismo della coscienza--quando non v'è lesione organica
+materiale che lo determina.
+
+Il duca riconobbe dunque immediatamente la mano che aveva potuto
+sottrarre il suo portafogli violetto dal suo stipetto. Ei ve lo aveva
+visto due giorni innanzi. Le carte erano dunque state prese in sua
+casa, negli ultimi due dì.
+
+I domestici non erano in causa. Essi avrebbero, tutto al più, aperto
+il mobile, ma non avrebbero potuto far agire la molla del
+nascondiglio.
+
+L'artista che aveva inventato quella piccola macchina era a seicento
+leghe da Parigi--perchè quel mobile gli era stato inviato dalla regina
+Bianca. Il duca non aveva comunicato questo segreto che a sua
+moglie--e se n'era immediatamente pentito. La violazione del segreto
+proveniva dunque da lei. La cameriera forse glielo aveva carpito;
+forse i complici di Vitaliana glielo avevano strappato.
+
+Il duca non sospettò un solo istante sua moglie. Ma per i dettagli
+così esatti ch'ella gli aveva ricordato delle azioni di lui, egli non
+poteva più dubitare che sua moglie fosse l'organo di un concerto
+segreto, che la metteva in movimento.
+
+S'informò delle persone venute al palazzo i due ultimi giorni.
+
+Il suo cameriere gli narrò che il conte di Alleux era venuto a parlare
+alla signora, alle otto del mattino; che l'avevano fatto aspettare--e
+che aveva infatti aspettato in camera del duca, fumando e leggendo.
+
+--L'è ben questa!--gridò il duca.
+
+Vitaliana rientrò dopo il suo colpo di testa.
+
+Passò per parossismi opposti, di onta, di amore, di gelosia, di
+pentimento, di risoluzione: un uragano solcato di pianto, di slanci,
+di progetti, di dispetti! Poi aveva scritto a suo cugino tutto ciò che
+era occorso fra suo marito e lei, l'interrogatorio a cui il duca aveva
+sommesso i domestici, ed il motto che gli era sfuggito.
+
+Vitaliana attribuiva questa attitudine ultima del duca alla gelosia.
+Ella aveva di già interamente obliato le carte ed il resto!
+
+La sua vita nuova datava dalla confessione del suo amore, che aveva
+fatta a suo cugino--ed in quello si riassumeva.
+
+Adriano fu più chiaroveggente.
+
+--Tanto meglio!--sclamò desso. Sarà più presto finita. Se potessi
+soltanto sparmiarmi di ucciderlo!
+
+Si apparecchiava a dare qualche ordine, attendendo da un momento
+all'altro la visita del duca o un messaggio dalla parte di lui, quando
+il conte Sergio di Linsac entrò.
+
+Il signor di Linsac era un pochino zio di Adriano.
+
+--Tu arrivi a proposito, zio--esclamò Adriano. Io ti confisco.
+
+--Io mi pensava che la _Charte vérité_ avesse abolito quella villana
+cosa che addimandasi la confisca.
+
+--Sì--con la medesima _verità_ ch'essa è _statuto_! Ebbene, che ti à
+risposto il signor di Lavandall?
+
+--Ti aspetta alle cinque, stassera, se non ài che semplicemente a
+parlargli; alle due, se ài qualchecosa a rimettergli, dalla parte di
+qualcuno. Cosa dunque macchini tu con quell'alta spia? Ti vorresti tu
+incanagliare nella polizia russa?
+
+--Sta tranquillo, e non domandarmi nulla adesso. Più tardi, ti dirò
+forse tutto. Infrattanto, tu non mi lascerai punto per oggi; mi
+seconderai e mi darai la replica, se qualcosa arriva che mi obblighi a
+rappresentare la commedia.
+
+--Ma io ò bisogno di andare al mio giornale, _petit_.
+
+--Ta! ta! ta! Vado lì lì a scarabocchiarti il tuo _premier-Paris_,
+mentre tu fumi i miei avana, e lo manderò all'ufficio. Sei tu
+contento, brontolone?
+
+--Che vescovo à perduto con te la Chiesa, monello! Saresti stato papa.
+
+L'asciolvere terminava, quando il domestico annunziò il duca di
+Balbek.
+
+--Ah! come arrivate a proposito, cugino--sclamò Adriano, andandogli
+incontro senza però dargli la mano. Andrete ad esser giudice di una
+scommessa che ò fatto con questo mio signor zio--il più difficile
+degli zii che lasciano nulla, morendo, ai nipoti!
+
+--T'inganni, figliuolo--l'interruppe Linsac: ti lascerò i miei debiti
+e le mie pipe.
+
+--Signor Adriano, avrei a parlarvi--rispose il duca di un tono grave.
+
+--L'è un affare di quindici minuti, non più. Usciamo nel giardino, ove
+tutto è pronto. O' scommesso cinquecento franchi con mio zio, che
+sparerò ventiquattro colpi di pistola ed abbatterò, per lo meno,
+ventidue statuette. Ora, come il signor Sergio è cavilloso, siate voi
+giudice dei colpi.
+
+La proposizione del conte di Alleux occasionò probabilmente una certa
+emozione nel duca di Balbek, poichè il suo labbro inferiore fremè e la
+sua fisionomia espresse un doloroso stupore. Ciò malgrado, accettò la
+funzione di giudice cui gli si proponeva, e fu il primo a dirigersi
+verso il giardino.
+
+Il signor di Linsac guardava Adriano di una ciera significativa.
+
+Adriano aveva nel suo giardino un tiro con un bersaglio e dei
+pupattoli sempre allestiti. Prese dunque la sua scatola a pistole e
+cominciò la sperienza.
+
+I ventiquattro colpi furono tirati.
+
+Adriano aveva promesso ventidue _mouches_: ne fece ventiquattro.
+
+L'emozione del duca raddoppiò.
+
+--Ti propongo una rivincita--disse infine Adriano a suo zio. Andremo
+di questo passo in una sala d'armi. Farò dieci assalti col maestro. Se
+egli è Grisier, scommetto i cinquecento franchi che mi devi, che lo
+toccherò cinque volte. Se è con tutt'altro maestro di sala, lo
+_bottonerò_ sette volte.
+
+--Accetto--disse Sergio. Duca, volete voi tenere la scommessa con me?
+
+--Se sono giudice--rispose costui lentamente--non posso esser parte.
+
+--L'è giusto--sclamò Linsac.
+
+--Ebbene--riprese Adriano--andremo a chiacchierare un istante, il duca
+ed io, perchè egli à a parlarmi; poi ci recheremo ove vorrai, zio.
+
+--Andiamo al momento--interruppe il duca. Parleremo di poi, con più
+agio. Il mio _coupé_ è alla porta. D'altronde, non voglio far
+ritardare il cronometro della politica europea--soggiunse quindi,
+stendendo la mano al signor Linsac.
+
+Questi s'inchinò.
+
+--Ahimè! mio caro duca--rispose Sergio--io posso aspettare;
+imperciocchè oggidì non sono più i cronometri che regolano la
+politica, ma le vecchie pendole.
+
+Mezz'ora dopo erano da Grisier.
+
+Un'ora dopo, la scommessa era stata guadagnata.
+
+Adriano aveva toccato il gran maestro sei volte, e parato a
+meraviglia.
+
+Adriano lasciò una cedola di 200 franchi sul caminetto del maestro, e,
+volgendosi a Linsac, gli disse:
+
+--Andrò a prendervi alle cinque, e pranzeremo insieme. Ora, cugino,
+son tutto vostro. Volete parlare in vettura, andare a casa vostra, o
+ritornare alla mia?
+
+--Da voi--rispose il duca.
+
+Quando furono soli, il contegno di Adriano cangiò.
+
+Il suo viso, sì dolce e trasparente, assunse un'aria dura, altera e
+supremamente disdegnosa.
+
+Il duca pareva completamente abbattuto.
+
+--Io vi aspettava--disse Adriano, sedendo--ed avete potuto vedere che
+sono preparato.
+
+--Perchè mi aspettavate voi?--domandò il duca. Voi avete dunque dei
+rimorsi?
+
+--Io mi metto di raro nel caso di averne--replicò Adriano.
+
+--Nel _caso_!--mormorò il duca.--Con gli altri gentiluomini si sa anzi
+tratto quali sono codesti _casi_. Con noi altri, allevati al seminario
+o dai padri gesuiti, codesti casi sono indefiniti e sfuggevoli.
+
+--Voi credete?
+
+--Ditemi, a tutto azzardo, se voi opinate che introdursi in casa di
+qualcuno che è assente, aprire i mobili, pigliarvi un portafogli con
+delle carte, non sia il _caso_ di aver dei rimorsi e di offrire delle
+spieghe.
+
+--Gli è inutile l'andar per circuiti--gridò Adriano con impazienza.
+Precisate i fatti.
+
+--Precisare! Ma e' mi sembra che io mi abbia messo il proposito assai
+chiaramente. Gli è vero, sì o no, che voi siete venuto ieri mattina,
+alle otto, in casa mia?
+
+--Sì. E poi?
+
+--Gli è vero, sì o no, che vi si è fatto attendere nella mia camera da
+letto, a richiesta vostra, per fumare liberamente, avete voi detto?
+
+--Sì. Continuate.
+
+--Continuo, certo, perocchè non vi è che voi che siate entrato in
+quella camera. Ora: siete voi che avete aperto uno stipetto a capo del
+mio letto, e che ne avete tolto un taccuino di velluto violetto, con
+delle carte di Stato?
+
+--Sissignore!--gridò Adriano, levandosi. Conchiudete.
+
+--Ah! voi lo confessate dunque?--borbottò il duca, tremando di
+collera. Siete voi dunque che avete rubate le mie carte!
+
+--Olà!--urlò Adriano. Rubare è una parola che non squarcia mica la
+bocca a voi--a voi che siete abituato alla cosa! Ma non osate
+articolarla più in mia presenza, se volete evitarmi il disgusto di
+schiaffeggiarvi.
+
+--Che cosa è codesto modo di favellare?--osservò il duca atterrito.
+
+--Il modo con cui gli uomini di onore parlano alla gente della vostra
+specie e del vostro calibro. Sì, le conosco tutte le vostre gesta: ciò
+che è occorso la notte del ballo presso il principe di Lavandall; ciò
+che è occorso la notte dell'orgia in casa Morella; i vostri debiti; le
+vostre scroccherie; il furto dei gioielli, che avete commesso in
+pregiudizio di vostra moglie; l'uso cui vi apprestavate a fare dei
+documenti che vi ò presi. Mia cugina andava a soccombere alla
+tentazione di restituir quelle carte contro l'autografo glorioso cui
+avete scritto presso il principe di Lavandall. Carpirvi quel
+portafogli sarebbe forse stata una cattiva azione per vostra moglie.
+Gli era un dovere per me d'impedirle di contaminarsi. Gli è un dovere
+per me d'impedirvi di aggiungere altra infamia all'onta cui avete di
+già sparsa sul capo di vostra moglie e del vostro figliuolo.
+
+--E chi vi à delegato codesto doppio dovere, signore?--dimandò il
+duca.
+
+--Il sangue che mi corre nelle vene. Ma ciò non è tutto ancora. Vi ò
+dato delle spieghe. Ascoltate adesso i miei ordini.
+
+Balbek trasalì.
+
+--I vostri ordini?--borbottò egli sillabando, le labbra tremanti.
+
+--Cui eseguirete come quelli del vostro re. Vi do, per compierli, un
+mese--a partire da questo momento, le 3 e 25 minuti del 7 marzo, fino
+alle 3 a 25 minuti del 7 aprile.
+
+--Vi ascolto--biascicò il duca, più bianco che la sua camicia--e sono
+soprafatto dallo stupore.
+
+--Io non so che uso farò di quelle carte cui vi tolsi. Al contatto di
+quell'immondizia: diplomatici, spie e pretendenti a cui vo' a
+fregarmi, il sentimento del giusto e del vero si perverte. Io non so
+se giungerò a strappare dagli artigli del Russo la dichiarazione
+firmata da voi. Ma l'è questa l'ultima delle mie preoccupazioni.
+Vostra moglie è vedova, da ieri in qua. Vostro figlio sarà, a partir
+da domani, non più il duca di Balbek, ma il conte di Meuge. Che il
+vostro nome resti o no contaminato innanzi al pubblico, ci cale men di
+nulla. Perchè, per noi, non è il mondo che determina il delitto: gli è
+il delitto stesso che ci fa orrore. Che la vostra infamia resti
+nascosta, voi non siete meno, agli occhi nostri, un codardo, un ladro,
+uno scroccone, un brigante che si mette in agguato armato di scritte
+delicate, e grida ad una regina: la borsa o il trono! Noi vi
+disprezziamo. La vostra presenza ci è divenuta intollerabile, ci fa
+nausea. Capite voi questo?
+
+--No. Ma terminate.
+
+--Ebbene, voi avete un mese di tempo per dimandare ed ottenere dal
+vostro governo la vostra rimozione da Parigi. Se, a capo di questo
+tempo, voi non siete scomparso da questa città, solo, senza moglie e
+senza figliuolo, io vi schiaffeggio la sera e vi uccido l'indomani.
+Voi venivate a domandarmi probabilmente un duello. Voi avete visto che
+vi accordo un mese d'esistenza--perchè non voglio imbrattarmi le mani
+di un simile sangue. Ecco.
+
+Il duca, che era stato assiso durante questa scena, si alzò e disse:
+
+--Una parola ancora, per mio governo, signore. Gli è la virtù sdegnata
+_sola_ che vi detta quei propositi?
+
+Adriano si fermò di botto. Era stato colpito in mezzo del petto. Esitò
+un istante a rispondere; poi, senza nulla dire, indicò del dito la
+porta al duca e si assise.
+
+Il signor di Balbek soggiunse:
+
+--Io non rilevo i vostri insulti, signor di Alleux. Voi parlate con lo
+stesso senza scrupoli con cui agite. Noi siamo entrambi allievi della
+Chiesa: ci intendiamo dunque. Io smentisco le indegne supposizioni cui
+avete costrutte sulle mie intenzioni--di trafficare, cioè, delle carte
+cui mi avete involate. Io non iscuso le mie colpe--di cui voi avete
+goduto i frutti nelle braccia della mia ganza. Vedrò, quando l'ora
+sarà opportuna, se conviene di battermi con voi o di premunirmi. Voi
+capite? Poichè voi chiamate _impedire di contaminarsi_ ciò che il
+mondo chiamerebbe _rubare_, io mi permetterò di addimandare
+_premunirmi_ ciò che gli ingenui addimanderebbero _assassinare_.
+
+Il conte sorrise.
+
+Il duca continuò:
+
+--Mia moglie e mio figlio mi riguardano... ed all'uopo vi son perfino
+dei tribunali...
+
+--Vostra moglie è vedova--gridò Adriano andando verso il duca. E se
+voi non vi rassegnate alla vedovanza sociale, cui le avete fatto, io
+m'incarico di far eseguire da Dio la sentenza del mondo. I forzati
+perdono i diritti civili.
+
+E ciò dicendo chiudeva l'uscio del suo salone in faccia al duca.
+
+
+Alle cinque, Adriano entrava nel gabinetto del principe di Lavandall.
+
+--Signor conte--disse il principe di Lavandall--voi siete cugino della
+duchessa di Balbek. Venite altresì in nome di lei?
+
+--No, signore. Io vengo nel nome mio proprio. La duchessa però mi à
+narrato le proposizioni cui le avete fatto, gli accomodamenti che
+avete stabiliti. So tutto, insomma.
+
+--Ne sono lietissimo. Amo meglio trattar con un uomo--continuò il
+principe. Si esce sempre battuti di un negoziato con una donna. Se il
+_diplomatico_ trionfa, l'_uomo_ perde; se il _cavaliere_ si allegra
+del suo successo, il _negoziatore_ ne piglia il bruno. Gli è
+impossibile intendersi, quando non è lecito chiamar le cose del loro
+nome; quando è mestieri far delle perifrasi per spiegarsi, ed
+astenersi dalle proposizioni chiare, brutali: se no, no! Preferisco
+dunque intendermi con voi. Che venite a dirmi?
+
+--Son compiaciuto trovarvi del mio avviso, principe. La duchessa non
+poteva intingere il dito, senza insozzarsi, in questa immonda bisogna.
+Le ò sparmiato questo compito, a sua insaputa. Ecco dunque che vengo a
+dirvi. Voi avevate proposto un baratto: carte per carte! Io vi porto,
+al contrario, quest'offerta: silenzio per silenzio!
+
+--Come ciò?--sclamò il principe.
+
+--Dapprima, signore, è una cosa, che antistà a tutte, a dichiararvi:
+che, cioè, l'onore del signor duca di Balbek non ci riguarda più. Esso
+è a voi: potete sparmiarlo o distruggerlo a vostro talento. Madama di
+Balbek ritorna contessa di Meuge. Suo figlio prende il nome
+dell'avolo. Cosicchè, che voi conserviate, pubblichiate o bruciate la
+dichiarazione del duca, cui possedete, torna per noi completamente lo
+stesso. Noi lo abbiamo cancellato dalla nostra famiglia. Egli potrà
+essere per il mondo puro o riabilitato; per noi, egli sarà mai sempre
+infame.
+
+--E la signora di Balbek consente a codesto?
+
+--Ella lo esige per la prima.
+
+Il principe azzeccò il suo sguardo dritto e profondo sul conte e
+replicò:
+
+--Ne siete voi ben sicuro, signor conte?
+
+--Signore, io non ò l'abitudine di parlare alla ventura. Ciò posto,
+venghiamo agli altri documenti.
+
+--Ebbene?
+
+--Io li ò. Io li ò presi, per impedire che la duchessa li prendesse.
+Conosco il valore di quelle scritte, e l'uso che se ne potrebbe
+cavare...
+
+--Allora?
+
+--Allora, io li conservo--come se mi fossi un sepolcro!
+
+--Ma non è codesto che era stato convenuto con la duchessa.
+
+--Lo so. Ma altresì, io non agisco d'appo i suoi ordini. Ecco il mio
+avviso, signore. Il vostro governo è avverso alla regina Bianca,
+favorevole a quell'abbominevole principe di Tebe--di cui l'elemento
+vitale è il delitto e l'abbrutimento dei popoli per mezzo del clero e
+dalle fraterie. Questi documenti, nelle vostre mani, potrebbero
+servire ad un compito più fatale di quello del duca di Balbek. Egli
+vuole quattrini; voi volete confiscare la libertà di un popolo. Quegli
+mira alla lista civile della regina; voi al trono di lei. Un uomo di
+onore non può dar mano ad alcuna di codeste manovre. Io ò quelle
+indegne carte. Le conservo, le sotterro--se tuttavia non le brucio.
+
+--Ma, signore, le avete lette voi, quelle scritte?
+
+--Sì.
+
+--Allora, voi vi fate complice di una estorsione, di un adulterio, di
+una sostituzione, di un furto, di una prostituzione... che so ancora?
+voi tenete il sacco a coloro che rubano.
+
+--Signore, i due re ed i loro ministri sono stati infami; il duca di
+Balbek--forse il meno colpevole--è stato infame anche egli. La morale
+si vela la faccia in mezzo a quella gente. Io non mi preoccupo ove sia
+la giustizia. Io non calcolo che questo: la regina Bianca è un
+vituperio; il principe di Tebe un flagello. Il vituperio ricade sur
+una regina; il flagello si abbatte sur una nazione. Dei due disastri,
+scelgo il minore. Qual re al mondo, d'altronde, può affermare: questo
+figliuolo è mio? Gli altri lo sospettano; Taddeo IX lo sapeva.
+
+--Conchiudete, signore, se vi aggrada--disse il principe freddamente,
+ma umiliato del suo scacco fino al fondo dell'anima.
+
+--Termino, principe. Ecco dunque l'ultima mia parola: silenzio per
+silenzio--se volete essere generoso. Se no, fate l'uso che vi piace
+dell'autografo del duca. Io fo scomparire le carte di Balbek.
+
+--Signore, avreste voi per avventura un terreno meno assoluto sul
+quale potessimo impegnare un negoziato più logico?
+
+--Signore, io non sono mica diplomatico, e perciò non negozio. Vi
+dovevo una risposta dalla parte di mia cugina, ed una spiegazione da
+_parte mia_. Ve le porto. Esse contrariano forse il _diplomatico_; ma
+io porto nella mia coscienza il convincimento che il _padre_, il
+_marito_, il _gentiluomo_, che sono in voi, non mi sconfesseranno. Me
+ne appello al vostro cuore ed al vostro onore, principe.
+
+Il signor di Lavandall si alzò, senza rispondere, salutò e ricondusse
+il conte di Alleux fino alla porta del suo gabinetto.
+
+La sera, Adriano andò a raccontare a sua cugina tutto ciò che si era
+passato fra lui ed il duca, e fra lui ed il principe.
+
+Vitaliana approvò...
+
+La duchessa si dileguò.
+
+La donna si mostrò allora in tutta la sua potenza.
+
+E la lotta cominciò.
+
+Il fantasma di Morella andava a costare ad Adriano più di cure, che
+non gli era costato di tempo e di pena la conquista di lei.
+
+--Vitaliana--disse infine Adriano partendo--che debbo io sperare?
+
+--Mio povero amico--rispose la duchessa di un accento triste e
+scoraggiato--di' piuttosto: che debbo io temere?
+
+--Io metto tutto nella mia posta--riprese Adriano.
+
+--Me lo immagino bene--replicò Vitaliana. Perocchè io vi metto tutto,
+e, più che tutto, me stessa ed il figlio mio!
+
+Adriano partì, il paradiso negli occhi, lo sgomento nel cuore.
+
+Prevedeva egli?
+
+
+
+
+XVII.
+
+Corbezzoli! Fidatevi dunque dei fiori!
+
+
+Due settimane sono scorse.
+
+Una mattina, a mezzodì, il duca si presentò in casa del dottore di
+Nubo.
+
+Il duca non aveva ancora trent'anni.
+
+Ieri ancora, egli sembrava sì giovane, sì felice! Alcuni giorni di
+quella zona torrida della sventura lo avevano maturato subitamente!
+
+Par di quarant'anni adesso.
+
+Vari capelli bianchi si fan passo sulle sue tempie. È fosco. È
+affranto. Il suo sguardo, capovolto indentro, è velato e tetro. I suoi
+abiti non dinotano la negligenza, ma la gravezza delle preoccupazioni
+dello spirito.
+
+E davvero, gli era impossibile di cumular più disastri sur un capo di
+uomo, in minor tempo e con altrettanto rigore!
+
+Era marito invidiato, padre contento, circondato di una considerazione
+relativa, onorato. Aveva un'amante che gli apriva olimpi incogniti.
+Possedeva un parafulmine che lo metteva al sicuro dalle disgrazie
+della sua corte e dalla ingratitudine della regina Bianca. Poteva
+innalzare ancora la fronte con orgoglio: sua moglie era pura; la sua
+casa casta; la sua fortuna al livello dei suoi bisogni e del suo
+grado.... Tutto codesto si è sprofondato come una valanga! Un bacio di
+donna à creato più ruine che il ciclone nei mari del Sud ed il simoun
+nel deserto!
+
+--Io sono un misero!--sclamò egli infine, essendosi assiso, dopo
+qualche istante di tacere, cui il dottore non interruppe perchè gli
+scandagliava il cranio ed il petto del suo occhio scrutinatore.
+
+--Bah! bah! io sono abituato a quelle frasi--rispose il dottore di un
+tono gaio. Tutti coloro che vengono a consultarmi cominciano per quel
+motto. Come la lingua francese è povera, e lo spirito umano poco
+elastico!
+
+--Il dolore è un grido e non una lingua, dottore--osservò il duca. Voi
+lo ignorate; tanto meglio!
+
+--Che vi càpita, dunque? Io credeva, al contrario, che la calma vi
+ritornasse.
+
+--Io sono agli estremi. Mi affliggono a questi tre abissi: uccidermi,
+lasciarmi uccidere, o assassinare!
+
+Il dottore, forte pensoso, si grattò la fronte, e dimandò lentamente:
+
+--E voi avete scelto?
+
+--Ve lo chieggo a volta mia.
+
+--Insomma, spiegatevi.
+
+--Voi non mi comprendete, dunque? Avete voi mai assaporato la gelosia
+dell'odio?
+
+--Ignoro quella dell'amore--figuratevi! Allora?
+
+--Scandagliate. Voi conoscete una parte dei miei disastri.
+
+--Sopra una parola anticipata della morte del re Taddeo--cui il signor
+di Lavandall si lasciò scappare a disegno--ò guadagnato alla Borsa
+cento mila franchi. I nostri debiti comuni, e quelli di cui aveva
+risposto, addossando le vostre cambiali, sono pagati.
+
+--Non è il danaro che cagiona le mie sventure.
+
+--Morella dunque?
+
+--Morella parte dopo domani per la Turchia, a traverso la Russia, in
+compagnia di parecchi signori. Lord Warland guadagna l'_handicap_.
+Ella finirà per recarsi in Italia, e sposarvi un marchese, un
+ministro, un duca, o che so io.
+
+--Voi non l'amate dunque più?
+
+--Non ne so nulla. Galleggio nella nebbia.
+
+--In questo caso, venite a vedermi quando sarete sboccato nel chiaro.
+
+--Voi non vedete dunque altro nel mondo, voi, che la pecunia e la
+ganza?
+
+--Vi trovate voi altra cosa?
+
+--Io era padre. Mi si viene a dire: voi siete disonorato; il vostro
+figliuolo non porterà più il vostro nome! Ero marito. Mi si dice: voi
+siete infame; vostra moglie è vedova!
+
+--La sentenza è feroce.
+
+--Ora, io amo il mio bambino. Senza proprio amarla, tengo a mia
+moglie. Protesto. Mi si risponde: lascerete Parigi fra un mese, solo,
+ovvero io vi sforzo a battervi in duello e vi uccido.
+
+--Battetevi allora.
+
+--Non mai. Io sono vile. Spiegate ciò. Se mi trovassi alla testa di
+uno squadrone, io mi slancerei il primo sur un quadrato di fanteria,
+sur una batteria. Svenirei, se vedessi una pistola puntata su di me, o
+una puntata di spada volteggiare attorno al mio petto. Io sono affatto
+l'opposto dei nostri Siciliani, i quali ànno il terribile coraggio di
+battersi al duello del coltello, e levano il piede sul campo di
+battaglia, al primo colpo di cannone.
+
+--Sarebbe egli il conte di Alleux che vi accocca quell'intimazione?
+
+--Egli stesso.
+
+--Egli ama dunque vostra moglie?
+
+--Si amano.
+
+--Ne siete voi ben certo, di parte della duchessa?
+
+--La cameriera--che fin qui fu al soldo del conte di Alleux per
+riferirgli tutto ciò che Vitaliana faceva--è passata al soldo mio,
+adesso che il conte viene due volte al giorno ad informarsene da
+Vitaliana ella stessa. Questa cameriera dunque me lo assevera.
+
+--Allora, partite.
+
+--Impossibile. Osservatemi come sono cangiato. La mia vita è un letto
+di aculeo. Dovunque io mi giri, gli è tenebre. Dovunque io mi proponga
+abbordare, gli è l'onta, il delitto o la morte. Non oso più escire, ed
+ò paura di restare a casa. Se veggo un fanciullo nelle vie, il
+singhiozzo, il soffoco mi prendono. Se incontro una coppia felice, le
+lagrime inondano gli occhi miei. Io trovo uno scherno in tutti gli
+accenti. Ogni parola mi sembra un'allusione. Si direbbe che una mano
+invisibile scriva le mie colpe sulla mia fronte, e che ciascuno ve le
+legga. I miei colleghi mi squadrano singolarmente. Morella non mi
+discaccia neppur più; io non esisto più per lei! Sono andato al
+teatro, pensando distrarmi; ò creduto riconoscere che mi avevano messo
+in iscena. Sono andato al ballo della mezza-quaresima; una maschera si
+è avvicinata e mi à detto: «Ai tu incontrato tua moglie?» Evitano al
+club di giocare con me. Io trascino nelle feste un piglio che mette le
+donne in fuga, gli uomini in guardia. All'ultimo ballo delle
+Tuileries, la regina non mi à parlato. E dietro a me, un militare
+chiedeva ad un altro, facendo certo allusione ai casi miei: «Come
+vanno le vostre colombe?»
+
+--Non ne avete dunque mica abbastanza di guai reali, che ve ne create
+tanti con l'immaginazione?--dimandò il dottore.
+
+--L'immaginazione non alloggia in casa mia. Gli è il fatto materiale
+che mi schiaccia. Avevo una posizione: me ne cacciano! Avevo una casa:
+me ne esiliano! Avevo credito: è distrutto! Avevo dei documenti che mi
+potevano permettere di forzare le porte del favore e scongiurare la
+disgrazia: me li ànno rubati! Avevo un'amante: me l'ànno sedotta, e se
+ne vola con l'ultimo mio scudo! Avevo una moglie: si mette al suo
+capezzale una pistola, ed una spada per interdirmene l'approccio. I
+miei famigliari sono spie. La mia casa un Calvario... E, malgrado ciò,
+bisogna che fra due settimane io la lasci!
+
+--Cazzica! se v'incomodate qualcuno!
+
+--Oh! che notti sono le mie, dottore! Vagabondo per Parigi, tanto che
+io non mi caggia spossato. Io cionco senza potermi ubbriacare ed
+obliare! Ritorno a casa inzaccherato, lasso, infetto. Credo che quel
+letto, il quale, ieri ancora mi offriva il sonno, mi tenda le braccia:
+la disperazione vi si apposta, l'insonnia vi sibila di tutti i suoi
+serpenti! Le tenebre sono implacabili: non vi è fantasma che non vi
+sputi le sue furie. Io mi alzo scacciato dall'incubo delle visioni,
+dei desideri, dei delirii, dei rimorsi, della gelosia... tutto il
+mondo dell'inferno si rizza sulla mia fronte! Ed io vo, corro, urto a
+tutti gli angoli, investo tutti i mobili, mi rotolo sul tappeto,
+striscio, mi trascino fino alla porta di lei... Dessa è chiusa! Ella è
+rinchiusa! Ma io odo quella respirazione dolce, calma, eguale,
+talvolta un piccolo gemito... La pace è colà!... forse anco un'anima
+che pronunziò la sua finale sentenza--e trova il riposo nella
+risoluzione estrema. Guardo attraverso il buco della serratura quel
+nido rischiarato da una luce d'ambra... Ecco le sue vesti; ecco la
+_psiche_ che la rifletteva or ora, facendosi bella per un altro; ecco
+le sue calze, le sue pantofole... Ella sogna... delle parole le
+sfuggono dal cuore... Io brucio ed i miei piedi sono nudi, il mio
+petto è nudo, appena se sono coverto... Vado a picchiare? vado a
+chiamare? vado a torcermi alle sue ginocchia e gridare: grazia!?...
+Oh! giammai! Tre parole implacabili sono nella sua bocca: codardo,
+ladro, infame! Me ne fuggo e ritorno nella mia camera per vegliare,
+inabissarmi e riflettere... riflettere che, qualche ora innanzi,
+quella medesima bocca, che à per me propositi sì feroci, diceva ad un
+altro: io ti amo! Ed ecco i miei giorni, ecco le mie notti. E malgrado
+ciò, lo ripeto, notti e giorni sono contati.
+
+--Siete voi deciso a partire?
+
+--No. Li ucciderò.
+
+--Riflettete. Val meglio battervi. Avere una probabilità...
+
+--Alcuna. L'ò visto all'opera.
+
+--Un assassinio, anche nel caso di flagrante delitto, provocherà
+discussioni. La giustizia cava come l'acqua che cade. Essa rimuoverà
+tutto, rimuginerà dovunque, interrogherà tutti: e d'indagine in
+indagine, d'induzione in induzione, si arriverà al gabinetto di
+Lavandall, al salone di Morella. Siete allora perduto senza
+remissione. Ascoltatemi: battetevi o rassegnatevi.
+
+--Io non posso rinunziare a Vitaliana--riprese Balbek dopo un minuto
+di riflessione... Perocchè, l'ò capito, ecco ciò che mi vogliono. Si
+dice: Ci amiamo da dieci anni, ed abbiamo rispettato il vostro onore,
+perchè voi stesso lo rispettavate. L'avete contaminato; ci stimiamo
+affrancati. Nulla c'impegna oggimai a preoccuparcene più che voi non
+ve ne preoccupate. Voi non amate Vitaliana. Ella non vi ama. L'avete
+oltraggiata... Via, dunque, via! Il vostro posto non è più allato di
+lei.
+
+--I colpevoli son sempre logici--osservò il dottore di Nubo.
+
+--Ma io non posso staccarmi da lei. Ella è il mio complemento. Il
+delitto nell'educazione dei gesuiti, presso i quali venni educato, è
+precisamente in questo: ch'essi producono degli uomini che non bastano
+a sè stessi e che ànno il loro complemento altrove. Qui la mano, là la
+lingua; qui il cervello ed il cuore collettivo, là la persona singola!
+
+--Questa è la base e la forza dell'educazione cattolica.
+
+--Orbene, Vitaliana finisce e completa la mia personalità: ella è
+quella, metà del _me_ che colma il vuoto. M'intendete? Io mi
+disonorava fuori; ed avevo l'onore in casa mia! Io ballonzava le
+vecchie baldracche politiche per ragione di Stato, nelle regioni
+superiori; e venivo a prendere un bagno di giovinezza e di purità
+nella mia alcova! Lottavo di menzogne e d'intrighi nel mondo
+officiale; al mio focolaio, trovavo la lingua casta e sincera, il
+sorriso morale! Mi attossicavo di amore adulterato e fatturato presso
+le dame e le cortigiane; la mia ingenua mi disinfettava! Vedevo
+dovunque il culto del diamante; in casa mia, trovavo la religione del
+fiore! La febbre dappertutto; in quel salottino, poco bazzicato, la
+calma! Nel mondo, l'artificio, il belletto, la posa; nei miei lari, la
+semplicità ignorante! Io mi ritemprava qui, per lottare colà; mi
+temperavo là, per piacer qui. Io repugnava al vizio, ma non adoravo la
+virtù. Il delitto mi trovava inabile; l'onore improprio: ero
+incompleto dovunque. Le ganze erano mia moglie; mia moglie, il mio
+rimorso.
+
+--Trista parte per una donna!--sclamò il dottore.
+
+--Ond'è, che le donne se ne stancano. Or bene, io, il quale non sono
+che un istinto stroppiato da casuisti; io aveva trovato la mia
+direzione: perchè mia moglie, essendo il candore stesso, era una luce.
+Questa luce è estinta. Vitaliana non mi seduceva...
+
+--Perchè la bianchezza non è un colore--ed i mariti sono tutti come
+gli Indiani: amano il tatuaggio.
+
+--Io ò corso dietro al tatuaggio come gli altri. Però, in mezzo a quel
+diavolìo di forme, di spezie, e di colori, io sentiva che, se
+Vitaliana non era un'esca, era un riposo. Il riposo è l'aria vitale
+della nature incomplete: me l'ànno involata! Voi sapete come sono
+stato abbattuto dappertutto; in casa Lavandall, in casa Morella, in
+casa mia. Che volete voi che io mi divenga in questa situazione?
+Ricostruite col pensiero il vostro cuore a trent'anni, provate
+d'intendermi, e venite in mio soccorso.
+
+--In che modo?
+
+--Non importa come. Accetto tutto. Funzionario disonorato, padre senza
+figlio, marito senza sposa, signore povero... Che ò fatto io dunque
+perchè tante sventure si precipitino ad una volta sopra di me?
+
+--Che avete voi fatto?--disse di Nubo sogghignando. Ma!... Avete avuto
+l'inaccortezza di trovarvi lì quando la valanga s'è scardinata.
+
+--Non risaliamo più alle cause. Io non veggo oramai che questi quattro
+spettri: battermi, uccidermi, assassinare, bandirmi--abbandonando mia
+moglie nelle braccia di un amante. Fin ad ora ella è pura ancora. Fra
+tre giorni, nol sarà più.
+
+--Chi vi dice codesto?
+
+--La sua cameriera. Gli è dopo dimani l'anniversario dei nostri
+sponsali. La vedova si rimarita--là, nella casa mia stessa, in quel
+nido di rifugio ch'ella s'era costrutto, quando, nelle mie braccia,
+ella sognava dei suoi giorni di vergine! Ora io non ò nè il coraggio
+di battermi, nè quello di uccidermi; non voglio a prezzo alcuno
+lasciarli entrare in quel paradiso. Li ucciderò.
+
+--E poi?
+
+--Poi, poi... Dio crea l'avvenire ed il diavolo lo cavalca. Io
+soffoco. Il pensiero mi rode; il cuore mi divora. Prometeo era un
+Sibarita, paragonato a me. Oh sì! li assassinerò... l'è la mia calma,
+è il sonno che essi ànno estinto negli occhi miei.
+
+--Ascoltatemi un po'. Se venite a me perchè sentite il bisogno di
+esser salassato, io son chirurgo e sono pronto. Se venite per
+intrattenermi dei vostri delirii, voi avete mal preso il vostro tempo.
+Io ò fretta. Il mio editore mi intima di consegnargli un certo
+trattato sui _Fiori_, cui gli ò venduto.
+
+--Avete ragione, signore, io sono uno zotico a venire ad appestare
+l'atmosfera innocente e soave che vi circonda. Il fiore! mille scuse.
+Io non sospettava d'infettare codesta innocenza del mio alito di
+omicida.
+
+--Ebbene, caro duca, non vi abbiate di rimorsi a causa di ciò.
+Imperocchè, ve lo assicuro, io non conosco nulla nella natura che sia
+così assassino che il fiore.
+
+--Scherzate, scherzate...
+
+--No, punto. Dimandatelo alla duchessa, che li conosce i fiori. Quella
+cara dama li ama dessa sempre?
+
+--Sempre.
+
+--Allora dimandatele che cosa è il fiore. Io comprendo che Luigi XIV,
+sì profondamente tenero di sua persona, non li amasse un'acca. Io
+comprendo che quella giovinetta, di cui parla Filippo Salmuth,
+preferisse loro l'odore dei vecchi libri; e quel giureconsulto, perfin
+quello dello stabio! Io comprendo che il famoso medico Paolo Zacchia
+detestasse la rosa; e che quella dama, di cui parla Samuele Lede',
+cadesse in sincope alla vista di una rosa rossa. La natura produce
+certi istinti indicatori, come dessa dota di un grifo il compagno di
+S. Antonio, per scovrire i tartufi. Respirate il salano, lo
+strammonio, il giusquiamo, il papavero, la noce, il sambuco... e voi
+vi addormite. Valmont di Bomare dice che chi sradica la betonia
+diventa ebbro. Il dottore Berton, pingendo dalla natura il _puthos_
+fetido (_draconium foetidum_) contrasse un'oftalmia. Areteo di
+Cappadocia parla di certi fiori che provocano l'accesso
+dell'epilessia. La _Gazette de la Santé_ narra di certi operai che,
+essendosi addormentati in un granaio dove si erano sparse delle radici
+di giusquiamo per bandirne i topi, si svegliarono attinti da stupore e
+cefalgia. E Martino Grunewald assicura che due individui furono
+colpiti da alienazione mentale per aver respirato, in una farmacia a
+Dresda, il fumo dei granelli di questa pianta che vi si bruciavano.
+Barton afferma che il fiore della magnolia glauca occasiona la febbre
+ed accelera i parossismi della gotta. Le emanazioni della _lobelia
+grandiflora_ cagionano, secondo Jacquin, dei soffocamenti. In Creta,
+l'odore dell'_anagyris_ dà la febbre. Il fiore del lauro rosa (_nerium
+oleander_) uccide, se si dorma nella camera ove è rinchiuso.
+
+--Uccide? sclamò il duca raddrizzandosi.
+
+--Uccide--continuò il dottore--come le emanazioni del manzanillo di
+Surinam e della _camoeladia dentata_ di San Domingo. Triller, che à
+scritto un trattato: _De morte ex violarum usu_, racconta di una
+fanciulla trovata morta in un letto da lei cosparso di viole. Nel 1779
+occorse lo stesso accidente ad una dama che si era coricata in una
+camera profumata da mazzi di rose. Le rose uccisero la figlia di
+Nicola I di Salin; e, secondo Kramer, anche un vescovo di Polonia.
+Attesta Mattioli, che un fiore avvelenato uccide chi lo respira. Voi
+sapete come Giovanna d'Albret fu avvelenata con dei guanti
+profumati... Clemente VII fu morto con una torcia cui gli si portava
+dinanzi e che bruciava dell'arsenico. Il famoso Dippel si suicidò di
+questa fatta... E che so ancora! Vedete, dunque, duca, se, scrivendo
+sui fiori, io sguazzo in quell'empireo di azzurro, cui voi credete
+aver contaminato dei vostri delirii di omicida.
+
+Il duca rimase silenzioso, la fronte celata nelle mani. Soffriva
+visibilmente. Si sarebbe detto che lottasse contro il destino.
+
+Infine, si alzò e sclamò con tristezza:
+
+--Voi siete felice! voi raccontate degli aneddoti.
+
+--Be'! egli chiama aneddoti la scienza! Voi credete dunque i nostri
+autori di scienze naturali un branco di romanzieri?...
+
+--Poco divertenti--interruppe il duca. E si vorrebbe darci a credere
+che si vorrebbe sostituire, per suicidarsi, un vaso di fiori al
+carbone tradizionale?
+
+--Esattamente... E voi potete domandarlo alla duchessa.
+
+La connessione di queste due parole, _suicidio_ e _duchessa_, fece
+abbrividire il duca. Quantunque pallido di già, impallidì ancora, e
+balbuziò:
+
+--Mistificatore, va!
+
+Ed uscì.
+
+Il dottore lo accompagnò del suo sguardo fisso e penetrante, e mormorò
+a sua volta:
+
+--Assassino!
+
+
+Il duca di Balbek ritornò al palazzo, e parlò alla cameriera. Poi uscì
+di nuovo, e passò il rimanente del giorno a visitare le stufe di tutti
+i fiorai di Parigi.
+
+
+
+
+XVIII.
+
+La via del cielo... dopo una sosta.
+
+
+Il duca di Balbek aveva sulla morale dalle idee incerte, un carattere
+avvizzito, uno spirito sconcio dall'educazione dei gesuiti: più
+dispetto che angoscia; più gelosia d'amor proprio che di amore. Non
+poteva, per conseguenza, sentir fortemente.
+
+L'abbiam visto infatti stemperarsi in un dolore multiforme,
+melodrammatico, senza coscienza di sè stesso. In quella situazione di
+spirito, egli era capace di tutto: cadere ai piedi di sua moglie,
+arrovesciarla nelle braccia dell'amante ed andarsi a distrarre
+altrove--così bene che di uccider l'una e fare assassinar l'altro.
+Zimbello degli uomini e degli eventi, il duca trattava gli eventi e
+gli uomini come delle fole. La sua posizione miserabile, che avrebbe
+dovuto inspirare una compassione simpatica, non ispirava dunque che
+disprezzo.
+
+Egli divagava.
+
+Tutt'altra però era la situazione morale di Vitaliana.
+
+La sua educazione, al Sacré-Coeur, non era stata più sana e
+corroborante di quella di sua marito presso i RR. PP. Ma la giovine
+donna si rilevava per tre forze divine: la purezza dell'anima, la
+severità del costume, l'amore! Il suo carattere era più fermo perchè
+aveva per base un cuore. Le sue risoluzioni erano nette, perchè un
+abisso separava la condotta di suo marito dalla sua.
+
+I decreti delle coscienze semplici sono irrevocabili: gli è il vaso
+poroso di Orazio che conserva sempre l'odore di cui una volta
+s'imbevve--_quae semel imbuta recens servabit odorem testa diu_!
+
+Sposando quello straniero, cui non amava, Vitaliana gli aveva
+impartito quanto era in poter suo. Il cuore, no.
+
+Il cuore non è in potere di chicchessia. È maggiore di già, nascendo,
+e dispone di sè stesso alla ventura.
+
+Sì, alla ventura: un'allodola passa ed il cuore vola con lei!
+
+Ora, l'allodola era passata, ed il cuore di Vitaliana se n'era ito,
+senza ch'ella se n'avvedesse.
+
+Il dovere, pur nondimeno, la conservò pura.
+
+Ma quando la catastrofe dell'onore di suo marito sopravvenne, ella si
+sorprese a chiedersi: Perchè mi asterrei io, ora che tutto è perduto?
+
+Adriano l'aspettava.
+
+Nel suo impeto subitaneo, Vitaliana non obliò ch'un dettaglio. Ella
+andava a macchiarsi delle medesime zacchere che la rendevano così
+severa all'incontro di suo marito: l'oltraggio all'onore, l'onta
+rovesciata sul nome di cui suo figlio doveva ereditare!
+
+Ella spense forse ogni rimorso dicendosi: io l'amo! Ma chi sa
+se la non si disse altresì, più sommesso: sposerò un giorno
+Adriano!--ovvero: morrò per espiare!
+
+Il fatto è che la si tuffò corpo ed anima in quell'amore.
+
+L'ombra che l'offuscò nei primi giorni fu la sovvenenza di Morella.
+
+Adriano ebbe a lottare lungamente, aspramente, prima che Vitaliana gli
+perdonasse--o che avesse ciera di perdonargli. Egli lottava ancora, al
+periodo a cui è giunta questa storia.
+
+Adriano spiegava ogni mattino la sua scala di Giacobbe; poi, quando
+pensava vedere il suo angelo salire e discenderne, gli era il fantasma
+di Morella che in cima si accoccolava!
+
+La riotta però agonizzava.
+
+La resistenza si affiacchiva sotto il peso di un attacco che
+raddoppiava di vigore.
+
+Vitaliana subiva il fascino e si accasciava.
+
+D'altra banda, ciò che ella aveva intravisto ed infrasentito nel
+salone di Morella, le dava l'insonnia. Ella si sorprendeva perfino a
+vaneggiare, tutta soffusa di vergogna, questo concetto: Perchè mai non
+si attillerebbe l'amore delle medesime feste di cui il vizio si
+satolla?
+
+Adriano passava con lei parte del giorno e tutta la sera.
+
+Sempre pronto, sempre armato moralmente, egli era in sentinella per
+difenderla contro le intraprese di suo marito, cercando col moccolo un
+pretesto per servirsi delle armi--cui il mondo gli accordava--onde
+cavarsi quell'ostacolo dai piedi. Egli s'imbattè più di una fiata nel
+duca, recandosi dalla duchessa. E non gli volge che queste parole
+sinistre:
+
+--Ricordatevene! otto giorni... quindici giorni, sono scorsi!... non
+ve ne restano più che tanti e tanti....
+
+Il duca osservava e passava in silenzio.
+
+Vitaliana, dal lato suo, l'evitava.
+
+La notte, ella si sbarrava a chiave.
+
+Suo marito le faceva orrore.
+
+Il duca provò due volte l'assalto. Vitaliana l'umiliò con motti
+crudelmente implacabili, senza rovello, senza collera, di un accento
+freddo che stillava l'ironia ed il disprezzo.
+
+Il duca si astenne per qualche giorno. Però, il dì che seguì la visita
+del dottore di Nubo, e' gli sembrò che una spiega tra sua moglie e lui
+fosse divenuta inevitabile.
+
+Alle dieci, si recò da lei, nella di lei piccola camera da letto.
+
+Vitaliana veniva di alzarsi in quel punto.
+
+Era avvolta ancora nel suo _peignoir_. I piedi allungati agli alari
+del caminetto, sfogliando qualche giornale, cioncando una tazza di
+cioccolatte--mentre Maria annodava alla presto le di lei magnifiche
+trecce arruffate dall'origliere.
+
+Il duca accostò un _puff_ al camino, e fece un segno di uscire a
+Maria, dicendo nel tempo stesso:
+
+--Quando suonerò, fatemi portar qui una tazza di cioccolatte.
+
+Egli contemplava sua moglie.
+
+Non l'aveva giammai vista così bella!
+
+L'amore, del resto, l'aveva sbocciata.
+
+La scintilla della pupilla di lei era divenuta più audace. Le sue
+labbra, irrigate dalla rugiada dei baci, sembravano più sode e più
+rosse. La sua fronte s'innalzava più alta, più limpida. La pelle si
+era imbevuta di tutto lo splendore cui dà quel fiammeggiamento che
+addimandasi amore. Le sue narici rosse respiravano la voluttà.
+Sembrava ingrandita. La sua eleganza aveva un accento; le sue maniere
+una volontà. Tutto indicava che di quella bella cosa l'amore aveva di
+già fatto qualcuno!
+
+Da tutta quella persona si sprigionava un fluido che inebbriava.
+
+Il duca provava dei fremiti.
+
+La moglie non era ella di già divenuta un'amante?
+
+Il duca girò intorno lo sguardo per quella camera, come per dimandarle
+la prima parola della conversazione.
+
+Ed infatti, ebbe come un tremito guardando il letto.
+
+Vitaliana non fe' sembiante di accorgersi di lui.
+
+Il signor di Balbek sclamò infine, quasi suo malgrado, di una voce
+sorda e commossa:
+
+--Grazia, Vitaliana, grazia!
+
+La giovane sollevò lentamente la fronte dall'Appendice di Alessandro
+Dumas, e, conficcando come una spada il suo sguardo glaciale nell'uomo
+che l'implorava testa giù e visibilmente turbato--rispose:
+
+--Sono il re, io? Ed il re, egli stesso, che può accordare la vita,
+può egli ridare l'onore? Di un ladro, il re può fare un ministro; di
+un vigliacco, un generale, e' può covrir del Toson d'oro un cuore
+disonorato; ma egli non sopprimerà giammai, giammai! il disonore.
+Ecco.
+
+--Io ebbi dei giorni di follia--continuò il duca. Passerò tutta la mia
+vita per farli obliare, per farmeli perdonare.
+
+--Perdonare? giammai!--rispose Vitaliana. L'oblio, l'avete di già.
+Aspetto mia madre per abbandonar questa casa.
+
+--Te ne supplico, Vitaliana, non sprezzarmi affatto, affatto! Non
+perderti irrevocabilmente. Io non tento di attenuare le mie colpe. Ma
+tu non esagerarle per farne un pretesto alle tue. Non ài tu pure
+bisogno d'indulgenza?
+
+--In ogni caso, io non la dimando--replicò Vitaliana. E non riconosco
+oggimai che mia madre, la quale abbia il diritto di farmi delle
+rimostranze.
+
+--Vitaliana, tu ami tuo cugino.
+
+--Da dieci anni.
+
+--Tuo cugino ti ama.
+
+--Da dodici anni.
+
+--Tu lo confessi? Ma non sai tu, o tu oblii, che io posso sfracellar
+quell'amore?
+
+--In che modo? Da gentiluomo? Tu non ti batti. Da marito, per mezzo
+dei tribunali? Tu non sai che il principe di Lavandall mi à mandato il
+tuo autografo graziosamente, e che io l'ò dato a conservare ad
+Adriano?
+
+--Mio Dio! tu sei dunque di già sì pervertita!--sclamò Balbek.
+
+Vitaliana rispose con un gesto di sprezzo.
+
+--Grazia! continuò il duca. Lasciami sperare ancora, lasciati
+piegare...
+
+--Insomma, che volete voi?--interruppe Vitaliana con alterigia. Il
+tempo delle capitolazioni è passato.
+
+--Difatti--osservò il duca levandosi--io me ne avveggo. Vi era al piè
+di questo letto una culla. L'ài fatta sparire. Sei di già adultera
+nell'anima. La culla del nostro bambino ti gridava: grazia!--come me.
+Tu l'ài rotta e gettata al rivendugliolo o nel soffitto.
+
+A quest'appello, la duchessa tremò di tutto il corpo ed impallidì. Si
+tacque un istante, poi mise un grido:
+
+--Il mondo mi giudicherà.
+
+--Vitaliana--continuò il duca--imponimi l'espiamento che tu vorrai; ma
+tirami dall'abisso, e non vi precipitare tu stessa. Se tu vuoi che io
+mi batta con tuo cugino, mi batterò e mi lascerò uccidere. Se vuoi che
+lasciassimo Parigi, partiremo nella settimana.
+
+--Partite allora.
+
+--Solo?
+
+--Che! ma voi credete ancora che vi possa essere al fianco mio un
+posto per voi? Voi non concepite dunque che, se Dio stesso mi
+condannasse a sentire il soffio del vostro alito sul mio sembiante, io
+lo laverei con quelle braci?...
+
+--Lo scorgo bene, madama--biascicò il duca lentamente--se io non
+avessi commesso quelle colpe, voi le avreste inventato per arrivarne a
+codesto.
+
+--Codesto! che?
+
+--Ponvi mente, Vitaliana, sono forse le ultime parole cui t'indirizzo;
+il singhiozzo di agonia di una coscienza e di un cuore! Io ti amo...
+
+Vitaliana portò ambe le mani al suo viso.
+
+--Se non avessimo un figliuolo, ti lascerei libera. Io so che in
+questo rinnovamento continuo di resurrezione nell'universo, la sola
+cosa che non rivive mai, è l'amore. Ma quel figliuolo lì!... Io l'ò di
+già troppo vilipeso con le mie follie: non permetterò mai, no,
+giammai, intendi tu? ch'egli abbia a subire altresì l'obbrobrio di sua
+madre.
+
+--Signore--rispose Vitaliana levandosi anch'ella, di una voce calma ma
+decisa--voi non avete che tre modi per impedirlo: uccidervi, lasciarvi
+uccidere, ucciderci. Scegliete, ed addio. Io dico addio, signore!
+
+Il duca dette un salto ed avvinghiò le mani al collo di sua moglie.
+
+Vitaliana neppure trasalì.
+
+Balbek indietreggiò, tutto ontoso, ed uscì dicendo:
+
+--Mille scuse, madama.
+
+Il dado era tratto?
+
+No, non ancora.
+
+Il duca rivenne su i suoi passi, ed avvicinandosi a sua moglie le
+dimandò:
+
+--Tu mi ài richiamato, Vitaliana?
+
+Questa riapparizione produsse sulla duchessa un tale senso di
+disprezzo e di nausea, che il suo viso ne divenne brutto sotto la
+contrazione dei muscoli. Cercò la risposta cui doveva fare, cercò
+forse le parole; ma, dopo qualche esitamento, ella non seppe che
+trovar questo:
+
+--Dite ai miei famigliari che esco all'una.
+
+Il duca fece vista di non capire l'insulto. Aveva quasi delle lagrime
+agli occhi, e mormorò di una voce lenta e soffocata:
+
+--Ma tu non ti accorgi dunque che io sono geloso? Tu non comprendi
+dunque che, condannandomi senza pietà io posso usare del mio diritto
+di marito oltraggiato ed uccidervi là, a fianco l'un dell'altra, di un
+colpo di pistola--e agghiadar sulle vostre labbra i vostri baci, pel
+giudice d'istruzione? Tu non comprendi dunque che lo scandalo, di cui
+mi minacciate, vi coglie? Tu non comprendi dunque che, avendo le mie
+ragioni per non accettare un duello, io posso impunemente divenire
+assassino? Tu non comprendi dunque che io sono in casa mia, qui; che
+io sono il tuo signore, se voglio; che posso sorprenderti in
+flagrante, schiacciarti come una mosca, e che, poichè voi cospirate
+alla mia rovina, io posso ingoiarvi tutti con me? Rifletti. Vitaliana!
+Tu mi scacci; egli mi provoca; voi siete tutti armati contro me; mi
+rovesciate nella solitudine e nelle tenebre; assassinate il mio
+avvenire; mi orbate di tutto; mi avete tutto preso; mi mettete petto a
+petto con la disperazione--là ove io aveva l'abitudine di vedere mia
+moglie cui amo! voi mi rubate il mio figliuolo; mi fate vedovo della
+peggiore delle vedovanze inframettendo fra mia moglie e me, non una
+tomba, ma un amante! Ponete mente! voi mi tentate troppo, ah! troppo!
+mi accollate forzosamente al delitto. E sei tu, Vitaliana, che sei
+ferocemente la più accanita! Oh! no, no... per pietà, no! Gli è
+impossibile che tu--che ieri ancora eri così immacolata e così
+timida--tu sii divenuta così atrocemente inflessibile e senza onta.
+Gli è impossibile che tu--che ieri ancora non osavi mettere un fiore
+nei tuoi capelli senza consultarmi--abbi adesso quel verbo che
+m'irride, quella volontà che mi dispera, quella decisione inesorabile
+che mi uccide. No, non è possibile un cangiamento sì subito e
+radicale! È mestieri che tu mediti qualcosa di terribile contro te
+stessa, per essere sì insensibile contro il tuo proprio figliuolo.
+Bisogna che la tua calma ed il tuo decreto senza appello abbiano per
+fondo una disperazione muta o un progetto sinistro.... Parla, parla,
+Vitaliana...
+
+Vitaliana, per tutta risposta, interruppe il duca e suonò.
+
+Maria apparve.
+
+Vitaliana le disse:
+
+--Il duca vi dice di fargli servire il cioccolatte nel suo gabinetto.
+E venite a vestirmi.
+
+Balbek uscì, la testa affondata nel petto.
+
+L'ultima parola era stata detta.
+
+
+Il duca aveva forse indovinato.
+
+La sfrontatezza sùbita, la resoluzione irremovibile di Vitaliana erano
+la conseguenza di una decisione suprema presa da lei.
+
+Ella non ne soffiò motto ad alcuno, però. Si seppe il suo pensiero più
+tardi, da una bozza di lettera cui si proponeva indirizzare a sua
+madre, e cui non le indirizzò.
+
+Ella si suicidava, ed uccideva Adriano con lei!
+
+«Un ravvicinamento con mio marito--scriveva ella--mi sembra, più che
+impossibile, inverosimile. Io non mi sento la forza di resistere
+all'attrazione di mio cugino. Ma non so neppure perdonargli
+Morella--di cui colgo i baci caldi ancora, sulle labbra febbrili di
+Adriano. Non so rassegnarmi a morir sola, perchè soffocherei di
+gelosia fin nella mia tomba. D'altronde, ò infravisto, in un paradiso
+d'amore, il frutto proibito, cui voglio mordere di bell'appetito,
+prima di morire--e morir dopo, madre mia, par lavare l'onta di cui
+imbratto il capo di mio figlio.
+
+«Le rimostranze di oggi del fu mio marito mi ànno confermata nella mia
+risoluzione.
+
+«In una parola, madre, voglio morire nelle braccia di Adriano, con
+lui, sfogliando petalo a petalo l'estasi della colpa--se amare n'è una
+agli occhi di Dio...»
+
+Ora, a quell'armellino non venne neppure nel pensiero di suicidarsi
+col véggio al carbone delia crestaina, con la pistola del violento,
+con il tossico della disperazione, col pugnale della premeditazione
+fredda ed eroica.
+
+Ella meditava di una morte che fosse, più che una festa, un'aureola;
+meglio che un inebbriamento, un poema! Si sarebbe annegata in una
+stella, se lo avesse potuto!
+
+Ella vagheggiava dunque di già quella morte deliziosa--cui il dottore
+di Nubo, con una scaltrezza perfida, segnalava al duca come un
+assassinio che non lasciava traccia e che avrebbe potuto passare sotto
+l'insegna giuridica del suicidio.
+
+Ella non tenne però alcun proposito di codesto a suo cugino.
+
+Il duca non concepì neppur l'ombra di un sospetto sulle intenzioni di
+lei.
+
+Vitaliana si uccideva mentre suo marito l'assassinava--e tutto ciò con
+un'inconseguenza, con una leggierezza, con una irriflessione, con una
+frivolezza, cui io mi travaglio forse invano di dipingere onde dare
+un'idea dei caratteri che i clericali formano con la loro educazione
+religiosa.
+
+Il giorno seguente, anniversario del suo matrimonio, Vitaliana si alzò
+alle otto.
+
+Ella aveva la febbre che scoppiettava dappertutto: nei suoi occhi,
+sulle sue guance, dalle sue labbra.
+
+Entrò nella sua stufa, e tagliò tutte quelle ali che volavano verso di
+lei, sbocciando--tutta la luminosa famiglia dei liliaci: tuberose,
+iridi di Firenze, gigli, gionchiglie, ginestre, quegli onagri che
+olezzano solo la notte, mughetti, prugnoli, resede, tigli, gelsomini,
+vaniglie.... tutte quelle anime!
+
+Perocchè, il grande Boherave ne dà una al fiore, e la chiama lo
+_spirito rettore_.
+
+Vitaliana ne colse una bracciata e rientrò con essa nella sua camera.
+
+Si fece vestire di una _toilette_ gaia; diede i suoi ordini a Maria,
+ed uscì alle undici.
+
+Ove andava ella?
+
+Ella andava ad asciolvere con suo cugino--in casa del quale metteva il
+piede per la prima volta dopo che gli aveva confessato il suo amore.
+
+La colazione fu stordita di gaiezza.
+
+Ella tirò alla pistola e tinse di nero i baffetti biondi di Adriano.
+
+Essi uscirono in seguito, e corsero Parigi ed i dintorni, spassandosi
+come fanciulli e scolari.
+
+Alle sette della sera, pranzarono ai _Provençaux_, in un gabinetto
+particolare. Poi entrarono in una _baignoire_, al teatro del _Palais
+Royal_.
+
+Tra le undici e mezzanotte, Vitaliana rientrò sola al palazzo.
+
+
+La giornata del duca di Balbek fu lungi dall'essere così
+divertita--quantunque i due innamorati immaginassero ch'ei si
+ubbriacasse dell'ultima coppa dell'elixir di Morella.
+
+Il duca aveva mandato via Tob, cui aveva sorpreso, qualche giorno
+innanzi, nel suo gabinetto, assiso nel suo seggiolone, a frugare nei
+dispacci, per scontare i segreti di Stato alla Borsa. E' restò dunque
+in casa, nelle sue stanze, ove Maria si guizzava di tratto in tratto
+furtivamente, onde gittargli un motto su ciò che Vitaliana faceva.
+
+Quando questa fu sortita, il duca se ne andò a ronzare per la stufa, a
+volta sua.
+
+Vedendo il giardiniere contristato dalla messe distruttrice che
+Vitaliana vi aveva compiuta, e' lo mandò a comprare dei vasi di fiori
+da un orticoltore.
+
+Andò in seguito, quatto quatto, ad ispezionare il balcone che metteva
+in comunicazione la cameretta da letto di sua moglie con la stufa.
+
+Le persiane erano borrate, per interdire alla luce, all'aria, al
+garrito degli uccelli, di arrivare al nido della duchessa, che
+cominciava a dormire quando l'aurora si risvegliava.
+
+Fu la bisogna di alcuni secondi che di forare, giù nelle imposte, un
+bucherellino con un succhiello, là dove le imposte si connettono,
+affin d'impedire, col mezzo d'una vite, che le si aprissero di
+dentro--se lo si fosse tentato. Poscia riaprì immediatamente il
+balcone ed uscì.
+
+Da un'ora a tre, e' fu un viavai di commissionari che portavano alla
+duchessa, in nome del conte di Alleux, dei magnifici vasi del
+Giappone, riempiti di fiori rari--di cui la stagione, il cielo ed il
+clima di Parigi ebbero forte a stupire.
+
+Si scorse il duca all'_Hôtel des Capucines_--ove andò a comunicare al
+ministro degli affari stranieri non so che nota verbale del suo
+Governo. Lo si rimarcò in seguito al club--ove pranzò e giocò
+gaiamente.
+
+Morella gli fece i suoi addii alle dieci.
+
+Alle undici, egli rientrò all'ambasciata, per la porta secreta del
+giardino e la scaletta a chiocciola che metteva capo alla terrazza
+della stufa, poi per il balcone del boudoir di Vitaliana s'intromise
+in camera sua.
+
+Ma, prima di chiudersi colà, volle cacciare gli occhi nella camera di
+sua moglie.
+
+Si sarebbe creduto al Ceylan, dove, al dire del visconte di Valenza,
+si respirano i profumi a nove leghe di distanza.
+
+Il duca veniva appena di ritirarsi quando Vitaliana arrivò.
+
+
+Ella restò abbarbagliata--talmente l'intelligente cameriera sua
+l'aveva compresa e servita a voglia.
+
+La sua camera sembrava un mazzo di fiori rischiarato dalla luna.
+Perocchè, alle tre o quattro lampade che l'illuminavano, ella aveva
+fatto adattare dei globi di cristallo color cedro. Il balcone era
+chiuso e le cortine abbassate. Sur un _guéridon_ erano delle leccornie
+ed una bottiglia di vin delle Canarie.
+
+Il letto rassomigliava ad un cigno addormentato, il capo nicchiato
+sotto le ali. La _gaze_ che temperava il luccicare del raso color di
+rosa, di cui le mura erano tappezzate, sembrava animata. Perocchè ogni
+movimento le imprimeva quella vermicolazione che si osserva sul seno
+di una giovinetta che dorme--e sogna del suo primo bacio! Le
+porcellane, i cristalli riflettevano la luce argentea delle
+lampade--alla guisa del sorriso del fanciullo--gioia spontanea anzi
+che gaiezza consciente--che rifrange la trasparenza dell'anima. Dove è
+luce e profumo, anima è.
+
+I fiori, essi stessi, smorzavano il loro splendore sfrontato, per non
+disaccordare, in quel medio soave, melodioso, casto, inebbriante come
+quelle notti di luna piena di Delo o di Smirne--ove si crederebbe
+dondolarsi in grembo ad una costellazione.
+
+Maria aveva disposta quella cameretta come Alfonso Karr compone un
+mazzo di fiori.
+
+Vitaliana ne fu rapita.
+
+Ma ella non aveva il tempo di esprimerle la sua ammirazione e la sua
+approvazione.
+
+Si fece svestire alla presto, si avvolse nella sua _douillette_, e la
+mandò a coricarsi.
+
+--Madama la duchessa si corica sola?
+
+--Sola.
+
+--Madama la duchessa à bisogno di qualcos'altra?
+
+--Di nulla.
+
+Maria salutò ed uscì.
+
+Ascoltò un istante alla porta, sorrise, passò alla camera del
+duca--cui trovò chiusa... e si ritirò.
+
+
+
+
+XIX.
+
+Fiat lux
+
+
+La duchessa si lasciò cadere sulla dormeuse.
+
+La sua immaginazione prese in un istante le ali degli angeli e la
+condusse, in pochi secondi, a traverso i suoi anni di giovinetta, poi
+di giovane donna, poi di giovane madre. Il suo passato le formava
+intorno un pianeta. Passava per la via lattea della sua innocenza e si
+elevava verso le altitudini cui i primi raggi dell'aurora
+invermigliano.
+
+Quei fuochi eran quelli del salone di Morella!
+
+Questa memoria imporporò le guance di Vitaliana.
+
+La sua testa bruciava di già. Il suo sangue bolliva ed aveva una tanta
+violenza di flusso e riflusso, che si udivano i battiti del cuore. I
+suoi occhi avevano delle fiamme come quelle dei _punch_, piuttosto
+come quelle di quegli angeli che i primi amarono le figlie dell'uomo.
+Il seno di Vitaliana si gonfiava come il mare sotto le carezze della
+luna; la sua respirazione ardeva.
+
+Psiche era animata!
+
+Sembrava più alta.
+
+Ella poteva dire dell'amore ciò che Ovidio aveva detto
+dell'ispirazione: un Dio è in noi; al suo soffio bruciamo--_est deus
+in nobis, flavente calescimus illo_!
+
+A questo zenit del parossismo del vaneggiamento, o piuttosto
+dell'introspezione, ella ebbe come una scossa e saltò impiedi.
+
+Adriano entrava.
+
+La porta del balcone del suo _boudoir_, di dove il duca era passato,
+era stata lasciata aperta dal padrone della casa.
+
+In un baleno, Vitaliana si precipitò alla porta della sua camera e la
+chiuse.
+
+
+Un quarto d'ora dopo, si sarebbe potuto veder nelle tenebre un
+fantasma alle pupille del tigre, avanzar dolcemente, ritenendo il
+fiato, ammortendo il fruscio del suo strisciare.
+
+Quando il duca--era desso--fu alla porta della camera di sua moglie,
+e' si raddrizzò e spinse il lucchetto esterno.
+
+Con la stessa precauzione, passò nella stufa. Si avvicinò al balcone
+di quella camera fatale, cavò una piccola lanterna cieca--di cui
+proiettò il lume sul buchino che vi aveva praticato la mattina--e vi
+colò dentro una vite cui girò e serrò.
+
+Quindi ritornò alla porta della camera.
+
+Aveva alla mano una pistola, e nello sparato del suo panciotto un
+lungo stile.
+
+La porta era stata chiusa a chiave precipitosamente da Vitaliana.
+Ond'è, ch'egli non poteva veder nulla a traverso il buco della toppa.
+
+Ma udiva tutto.
+
+Accollò quindi il suo orecchio a quel buco della serratura... E le sue
+unghie, come dei graffi di leone, lacerarono la carne del suo petto.
+
+Dio mio! che cosa è la morte, all'indomani di quella notte in cui
+Romeo si attardò fino al canto dell'allodola dell'alba, nella stanza
+di Giulietta! La vita à dessa ancor dei misteri, dei raggi, dei poemi,
+dopo che la bocca di Giulietta à rivelato l'armonia della danza degli
+astri?
+
+Il duca sapeva che quella camera nuziale dell'amore era una tomba... e
+nonpertanto egli invidiava le sue vittime!
+
+E la sue unghie si conficcavano più dentro e più dentro nelle sue
+costole, e sembravano farsi strada verso il cuore, per impedirgli di
+sobbalzare.
+
+Quanto tempo quel dannato rimase egli a quella porta del paradiso?
+
+Egli uscì precipitosamente di nuovo, per la porta segreta donde era
+entrato alle undici, poscia, alle tre del mattino, rientrò per la
+grande porta esterna del palazzo.
+
+Andò dritto alla sua camera, rifiutando il servizio dei suoi
+famigliari.
+
+Il duca ritornò alla porta della camera di sua moglie.
+
+Poco dopo, tutti dormivano nella magione--tranne lui ed Adriano forse!
+
+No, Vitaliana anch'ella vegliava.
+
+Non udite voi quella parole interrotte, quei sospiri che, come bianchi
+cherubini, volano verso Dio; quella solfa profumata, che è un inno
+alle penne d'oro?
+
+Ed il duca lacera e lacera sempre il suo petto che sanguina!
+
+Se lo si avesse potuto mirare, egli avrebbe fatto orrore!...
+
+Che! l'assassino ride?
+
+Quella maschera di carnivoro si crispa.
+
+Egli ode un piccolo grido. Egli ode un rumore, una mano che gira la
+chiave della porta, chiusa al lucchetto di fuori... Egli ode che si va
+al balcone, inchiodato allo zoccolo... Si scuote l'una e l'altro...
+
+Ch'è? una voce... Vieni, Adriano, vieni! Ancora, ancora, vieni...
+Adriano... ò sonno, vieni... ancora, ancora, ancora!...
+
+E le unghie del duca squarciano sempre, fino all'osso, il suo petto
+messo a brani!...
+
+Poi silenzio!...
+
+No, no... un bacio che si accascia... Silenzio!
+
+Silenzio! come nel vacuo!
+
+L'alba spunta.
+
+Il duca va a ritirare la vite dalla porta del balcone, cava il
+lucchetto dalla porta della camera, e va ad appostarsi, la pistola
+alla mano, alla porta della sua camera, dopo aver scomposto il letto
+come vi si fosse coricato.
+
+Le ore scorrono...
+
+Le nove! le dieci...!
+
+Suona il campanello.
+
+Gli si serve una tazza di cioccolatte.
+
+Il valletto guarda il padrone di un'aria strana.
+
+Il duca si mira nello specchio e rincula spaventato!...
+
+Una parte dei suoi capelli erano brizzolati di bianco... I muscoli del
+suo viso erano turgidi e stesi.
+
+Le undici suonarono. Poi mezzodì!
+
+Un sorriso rallentò la tensione dei suoi tratti.
+
+Andò alla scrivania e cominciò un dispaccio!
+
+Maria entrò.
+
+Batteva il tocco.
+
+--Signor duca, madama non à ancora suonato. Giammai ella è restata a
+letto a quest'ora.
+
+--Entrate in camera.
+
+--La porta è chiusa per di dentro.
+
+--Bussate.
+
+--O' bussato. Madama non à risposto.
+
+--Andate a bussar di nuovo, più forte e più forte.
+
+--Io temo di qualche disgrazia.
+
+--Voi temete sempre, voi. Ella si è addormentata tardi, leggendo
+qualche romanzo... e dorme ancora. Ecco tutto.
+
+Alle due, gli è il duca egli stesso che si allarma e forza la porta
+della camera di sua moglie.
+
+La porta cede.
+
+Egli entra: entra il primo; apre il balcone... e rincula--gittando un
+grido che fece accorrere i domestici.
+
+Maria rinchiude la porta.
+
+La cameriera à più pudore del padrone, del marito!
+
+Vitaliana ed Adriano erano morti, bocca a bocca, nelle braccia l'uno
+dell'altra.
+
+ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+Qualche giorno di poi si chiacchierava nei saloni di Parigi. L'uno
+diceva:
+
+--Non sapete dunque? La duchessa di Balbek e suo cugino, il conte di
+Alleux, si sono asfissiati con dei fiori, per disperazione di amore.
+
+--Disperazione!... con dei fiori!
+
+--Alla lettera.
+
+--Ed il duca?
+
+--A' lasciato Parigi. Lo àn trascinato nel suo paese. Si è dovuto
+stentar molto per impedirgli di uccidersi.
+
+--Che disgrazia!--sclamò la contessina di Muys. Il signor di Alleux mi
+aveva invitata pel primo walzer, al ballo dell'ambasciata di Prussia,
+lunedì prossimo!
+
+E ciò fu tutto.
+
+Adriano e Vitaliana si erano suicidati!!
+
+
+FINE
+
+
+
+
+
+Nota del trascrittore: i seguenti refusi sono stati corretti.
+
+ --Oh! dear me! E perchè il signore vorrebbe egli mandarmi[mancarmi]
+ il momento, non iscorgevasi che delle ossa[osas] ammirabilmente
+ Questa famiglia aveva accettato con entusiasmo[entusiamo] le idee
+ i mezzi; ma la ricchezza non faceva che[cha] traversar le sue
+ non aprivasi mai, sporgendo in un piccolo giardino, affittato[affitato]
+ ed il principe restarono a[e] chiacchierare insieme un venti
+ e se non si ascoltasse punto[panto], ma punto? Non si potrebbe
+ Molti signori venuti in visita dalle tre alle cinque[alle tre dalle cinque].
+ innamorato di una principessa[princippesa] russa, la quale faceva mattezze
+ La chiesi in matrimonio[matrimoni] e feci la corte al sacripante. Tutto
+ --Dottore, volete voi fare un giro di passeggiata[passegita] pel
+ dal vedovo parlano al Signore dell'integrità[intergrità] del suo
+ mi toccano[toccono] poco, se la voce di Dio mi rassicura. Altri si
+ dai vitex[vitx] che innalzavano le loro lunghe spighe di
+ betulla[betula] che le solcava il viso, e bisognava rinfrescarlo con
+ Caracci, quando il principe di Lavandall gli si avvicinò[avcinò]
+ e della Favorita[Farorita]. Costui fu il duca di Balbek, uno dei
+ --Cosa è Fernandina, père[perè] Pradau, una giumenta?
+ --Mademoiselle, all the ladies fly away from me. You[Yon]
+ forse lo knout ad una donna. Non la chiamano[chiamamo] cantoniera!
+ --Lasciatemi far codesto[codeste] giro, signore; non mi addossate
+ dell'introspezione[intospezione], ella ebbe come una scossa e saltò
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of I suicidi di Parigi, by
+Ferdinando Petruccelli della Gattina
+
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+that
+
+- You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
+ the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
+ you already use to calculate your applicable taxes. The fee is
+ owed to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he
+ has agreed to donate royalties under this paragraph to the
+ Project Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments
+ must be paid within 60 days following each date on which you
+ prepare (or are legally required to prepare) your periodic tax
+ returns. Royalty payments should be clearly marked as such and
+ sent to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation at the
+ address specified in Section 4, "Information about donations to
+ the Project Gutenberg Literary Archive Foundation."
+
+- You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
+ you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
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+ License. You must require such a user to return or
+ destroy all copies of the works possessed in a physical medium
+ and discontinue all use of and all access to other copies of
+ Project Gutenberg-tm works.
+
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+ money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
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+- You comply with all other terms of this agreement for free
+ distribution of Project Gutenberg-tm works.
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+forth in this agreement, you must obtain permission in writing from
+both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
+Hart, the owner of the Project Gutenberg-tm trademark. Contact the
+Foundation as set forth in Section 3 below.
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+
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+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
+electronic works in formats readable by the widest variety of computers
+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
+http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
+permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at
+809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
+business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
+information can be found at the Foundation's web site and official
+page at http://pglaf.org
+
+For additional contact information:
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+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
+
+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To
+SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
+particular state visit http://pglaf.org
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including checks, online payments and credit card donations.
+To donate, please visit: http://pglaf.org/donate
+
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
+
+Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
+
+
+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
+unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
+keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
+
+
+Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
+
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+
+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
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