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+The Project Gutenberg EBook of Dal cellulare a Finalborgo, by Paolo Valera
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+
+Title: Dal cellulare a Finalborgo
+
+Author: Paolo Valera
+
+Illustrator: G. Zuccaro
+
+Release Date: May 2, 2008 [EBook #25285]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DAL CELLULARE A FINALBORGO ***
+
+
+
+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the
+Online Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net
+(This file was produced from images generously made
+available by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano)
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+ PAOLO VALERA
+
+ DAL CELLULARE
+ A FINALBORGO
+
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+
+ ILLUSTRATO DA G. ZUCCARO
+
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+ Non è quello che si è sofferto noi
+ quello che più mi pesa, ma quello
+ che si è fatto soffrire agli altri.
+
+ FEDERICO CONFALONIERI.
+
+
+
+ MILANO
+
+
+ TIPOGRAFIA DEGLI OPERAI (SOC. COOPERATIVA)
+
+ _Corso Vittorio Emanuele_ 12-16
+
+ 1899
+
+
+
+ ALLA
+
+ MIA BUONA MARIA
+
+
+
+
+
+__L'inverniciatore descrive il camerotto di S. Fedele.__
+
+
+Ho sempre avuto la fortuna di trovare sul cammino della vita dei
+simpatizzatori o delle persone che mi volevano bene prima di
+conoscermi. Al Cellulare, nello stanzone di «carico e scarico», mi si
+registrava e mi si salutava come un personaggio di casa. Mi si
+ricordavano episodii della mia vita cui io avevo completamente
+dimenticati. Come quello di essere stato alloggiato in una cella come
+scrittore scollacciato o come un _égoutier_ della penna.
+
+Tra gli impiegati che volevano assolutamente essermi utili, era un
+giovinetto alto, elegante, con una bella faccia illustrata dai baffi
+superbi e chiari e illuminata dalla lucentezza degli occhioni neri in
+campo azzurro. L'unghia lunga del mignolo e la cravatta di _foulard_ a
+palloncini gialli sul fondo solferino pallido, e i manichini che gli
+uscivano candidi dalle maniche, gli davano l'aria di gran signore.
+
+--Se le occorre qualche cosa non mi dimentichi.
+
+Lo ringraziai con la voce turbata dalla gentilezza. Era una
+consolazione trovare chi non aveva paura di stendervi la mano nelle
+giornate di Bava Beccaris. Prima dell'arresto passavo per le vie come
+un fantasma che faceva germogliare in coloro che mi conoscevano
+un'interrogazione:
+
+--Come, non è ancora stato arrestato?
+
+Gli intimi sgusciavano via come ombre. Era in tutti lo spavento di
+compromettersi. Se l'imprudenza mi faceva fermare qualche amico,
+l'amico diventava smorto e mi diceva, con l'orologio in mano, che
+doveva correre in qualche luogo.
+
+Domandai subito una stanza a pagamento. Era troppo tardi. Le stanze di
+lusso erano state tutte prese dai deputati, dai giornalisti e dalle
+persone facoltose che mi avevano preceduto. Ma non dovevo
+preoccuparmene. L'impiegato che mi voleva bene se ne sarebbe occupato
+come di una cosa personale. Per il momento bisognava accomodarsi come
+si poteva, perchè il Cellulare non era mai stato così pieno.
+
+--Ha dei libri?
+
+--Neppure uno! Mi hanno sorpreso ieri mattina in letto e nella
+confusione mi sono dimenticato di insaccocciare un po' di munizione
+intellettuale.
+
+--Non ci pensi, stia tranquillo. Parlerò io al bibliotecario e verrà
+immantinenti a portarle volumi che le piaceranno. Dei romanzi che ho
+letto io e che le faranno passare le giornate come in un sogno.
+
+--Di Barrili?
+
+Uscito dalla stanza della registrazione, passai un cancello di color
+oscuro e mi trovai in un ambiente assai diverso. Non c'erano più
+riguardi. L'angelo custode mi trattava volgarmente col voi.
+
+--Tirate fuori tutto ciò che avete nelle tasche!
+
+Nella stanza della visita mi ingiunse di svestirmi, e di fare presto,
+perchè lui non aveva tempo da perdere.
+
+--Fuori anche le calze, mammalucco!
+
+Mi palpeggiò gli abiti e la biancheria con la voluttà dell'aguzzino
+alla ricerca di qualche cosa nascosta.
+
+--Che cos'è questo?
+
+--Un lapis!
+
+--Vi piacerebbe un lapis! Perchè non l'avete tirato fuori quando ve
+l'ho ordinato?
+
+Non gli risposi neanche. Era anche lui un'autorità del momento.
+
+Mi condusse di sopra al primo piano, e mi chiuse in una stanza
+«intermedia». Le «intermedie» servono per i malviventi di passaggio.
+Hanno sei o sette sacconi di paglia in terra, la secchia dell'acqua e
+il bugliolo delle evacuazioni nell'angolo. Nei giorni di Bava Beccaris
+erano affollate di «rivoluzionarii».
+
+Non ci volle molto a capire che i miei cinque compagni erano degli
+idioti che nessuno sarebbe mai riuscito a intellettualizzare. Erano
+stati sorpresi dal ciclone militare, ma tre di loro non sapevano
+neppure il significato della parola rivoluzione. Il quarto era un
+giovanotto mingherlino che faceva il tintore in una fabbrica a qualche
+miglia dalla ripa di porta Ticinese, e che nella giornata di sabato
+era andato con degli altri a bere nelle osterie senza pagare e a
+domandare dei prestiti a dei fittabili senza l'intenzione di
+restituirli.
+
+--Credevate di fare la rivoluzione?
+
+--Sì, mi disse egli chiudendo le dita a ventaglio. Facevamo della
+rivoluzione! Non creda però che si sia fatto denaro. Finita
+l'escursione, avevamo bevuto mezzo litro di vino e ci saremo spartiti
+una e cinquanta a testa.
+
+Il quinto era un ex-cameriere che si occupava più della sua pipa e del
+suo ventre che degli avvenimenti che lo avevano mandato in prigione.
+Era uno sboccaccione che mi fece sentire più di ogni altro la
+ripugnanza per la coabitazione forzata. Egli non aveva riguardi. Si
+scaricava delle ventosità nel modo più indecente.
+
+Il più buono dei tre era un inverniciatore che passeggiava dalla
+mattina alla sera coi tacchi ferrati come i piedi dei cavalli,
+zufolando, o dando in ismanie per essere stato arrestato senza colpa
+alcuna.
+
+--Si figuri che io non ho saputo della morte di Vittorio Emanuele che
+ieri; questo per dirle che non ho nulla di comune con l'uomo politico.
+Ero in casa che stavo per andare a dormire. Tra le otto e le otto e
+mezza sentii bussare. Chi è? Andai ad aprire. Erano due agenti di
+questura in borghese. Mi domandarono se ero il tale. Nossignori,
+risposi. Come vi chiamate? Così e così. Venite con noi, che il
+questore ha bisogno di parlarvi. Il questore? Non me lo feci dire due
+volte. Chi male non fa, paura non ha, va bene? Avevo lavorato tutti i
+giorni come nelle altre settimane e alla domenica ero andato col mio
+ragazzo a pescare.
+
+Di che cosa dovevo avere paura? Dissi alla moglie di non inquietarsi
+che sarei ritornato subito. Il signor questore non era uno stupido e
+sapeva quel che si faceva. Mi buttai in dosso la giacca in fretta e
+giù dalle scale con loro. Mi parevano buoni diavoli. Parlavano come
+persone dolenti di avere dovuto disturbarmi. Si figurino! Faccio
+intanto una passeggiata. Sul corso di porta Magenta mi diedero anzi un
+solfanello per la pipa. Piperei tutta la vita. Quando fummo in
+questura parlarono con un altro e mi lasciarono dicendo che sarebbero
+venuti a prendermi. Con tante cose da fare in quei giorni, si saranno
+dimenticati, perchè li aspetto ancora.
+
+Fatto sta che il nuovo individuo mi disse di vuotarmi le saccocce. Se
+non ho niente! Guardi pure. Faccia il comodo suo. Sono uscito di casa
+per un momento. D'abitudine non vado mai attorno coi denari in tasca.
+Al sabato consegno la settimana alla mia donna e non ci penso altro.
+Quando ho il tabacco per la pipa, basta. Non sono mica un beone che
+sciupa il sudore di una giornata nelle bettole. Coloro che frequentano
+il trani finiscono sempre male.
+
+Dicevo bene? Sicuro che non avevo niente, aperse l'uscio del primo
+camerotto e felicenotte. Non mi disse neppure che chiudeva. In casa
+mia, nel casone di via Ochette, siamo in sei e si vive tutti in una
+stanza. Si sa, un povero operaio non può fare tanto cogli affitti così
+cari. Si figuri che pago più di cento lire all'anno. C'è di buono che
+il padrone è una pasta d'uomo. Se non arrivo in tempo non mi butta in
+istrada. È un padrone di casa che sa anche lui il vivere del mondo.
+Con dei figli che mangiano tanto pane, un povero padre non può sempre
+pagare la pigione in giornata. Che cosa dicevo? Parlavo del camerotto.
+Un vero castigo di Dio.
+
+Mi sono trovato in mezzo a un fumo che mi fece chiudere gli occhi e
+tossire come un vecchio di sessant'anni. Non ci si vedeva. Era pieno
+come un uovo. Gli uni erano addosso agli altri e nessuno poteva
+muoversi. Creda a me che non dico bugie. Erano gli uni sugli altri
+come le sardine. Fu una vita da cane la notte del mio arresto. L'aria
+che si respirava rivoltava lo stomaco. Faceva venire voglia di
+vomitare. Nel piccolo spazio tra l'uscio e il tavolazzo, pareva di
+essere in una marcita. Gli sputi di tutta quella gente che masticava
+il tabacco avevano ridotto il terreno molle e sdrucciolevole. Coi
+piedi nelle pozzanghere si stava malaccio. Si sentivano i reumatismi
+venire su per le gambe. Non si poteva camminare perchè eravamo in
+troppi. Quando tiravo su il piede per poggiarsi sulla gamba, sentivo
+il «ciac» della palta che si staccava dalla suola. I muri sudavano.
+Era un sudore che restava alle dita come la gomma. Sul tavolazzo non
+si stava meglio. I seduti dovevano tenervi le gambe piegate fino agli
+occhi con le dita allacciate. Quando c'era qualcuno che aveva bisogno
+di spandere acqua, si voleva morire. La tinozza lasciava venir fuori
+un odore che asfissiava.
+
+Non c'era posto, ma il carceriere era un diavolo che non faceva caso a
+quello che dicevamo. Apriva e ne cacciava dentro degli altri senza
+tanti complimenti. Lui non aveva tempo da perdere. Conosceva nessuno e
+trattava tutti alla spiccia. Cinque o sei erano vestiti bene. Si
+capiva che dovevano essere persone di considerazione perchè avevano
+gli anelli brillantati sulle dita che abbagliavano la vista. Un
+signore grosso, col pancione dell'uomo che mangia bene, faceva
+compassione. Si asciugava gli occhi e diceva che la sua famiglia
+avrebbe pensato male a non vederlo andare a casa. C'erano degli altri
+nella stessa condizione. E la mia Margherita? Mi pareva di sentirla
+piangere. La vedevo andare alla finestra tutta disperata a cercarmi
+giù nell'ombra o all'uscio della scala ogni volta che sentiva i passi
+di qualcuno. In dieci anni di matrimonio non ho mai dormito fuori di
+casa. E una povera donna che voglia bene al marito si impressiona.
+
+In pochi nasceva il bisogno di parlare. E quelli che dicevano qualche
+cosa era per lamentarsi di essere stati portati via dalle loro
+famiglie innocenti. Io ero sempre in piedi che aspettavo il posto
+d'uno del tavolato. Mi ero straccato a stare lì senza muovermi.
+
+Dovevano essere le dodici. La gente del camerotto sembrava sopita nel
+tenebrore della lanterna. Si vedevano qua e là teste che precipitavano
+sul petto come cariche di piombo. I gruppi appisolati avevano pose che
+in altri momenti avrebbero fatto sgangherare dalle risa. Qua e là si
+russava come tanti porci. Lungo il corridoio si udivano, in certi
+momenti, tonfi o corpi che si urtavano violentemente con delle grida
+che morivano dietro gli uscioni.
+
+Un po' dopo ho dovuto ricaricare la pipa e fumare, per illudermi che
+gli individui sulla tinozza erano persone sedute. Venivano via i
+miasmi della fogna che mi andavano per la cappa del naso come della
+starnutiglia. C'era uno in manica di camicia che non pativa come
+pativo io. Mangiava il suo pane senza starnutare. Era già stato in
+prigione e ci aveva fatto l'osso. Mi diceva che era uscito ieri
+l'altro dal Cellulare e che aspettava la scarcerazione d'ora in ora.
+Non era però impaziente. Aveva la sorveglianza e con la sorveglianza
+si sta meglio dentro che fuori. Parola d'onore. Dai tredici ai
+diciannove anni non aveva fatto altro che uscire per rientrare,
+sovente senza guadagnare un centesimo. Gli ho domandato che mestiere
+faceva. Parve sorpreso. Sono cose da domandare? _El tirador de
+sacchett_.
+
+Pescava nelle tasche delle signore, mi diceva lui, con una delicatezza
+che non disturbava le derubate. Doveva essere un buon diavolo, perchè
+raccontava su tutto, come tra vecchi amici. L'ultima volta era stato
+côlto in chiesa. Non immaginatevi grandi guadagni, mi diceva. In
+chiesa si busca da vivere, ma non si fanno quattrini. Le donne vi
+vanno a pregare con la moneta in saccoccia per la scranna e per
+qualche povero all'entrata. Non c'è che la signora in via a fare spese
+di qualche importanza che vi vada col portamonete gonfio. E poi
+credete che si possa continuare a lavorare nello stesso sito? Se vi
+ritornate prima di qualche mese vi sentite agguantato da due falsi
+divoti che vi aspettavano da un pezzo. È una professione piena di
+rischi. Se non fosse tardi, l'avrebbe cambiata da parecchi anni. Ma
+adesso c'è e bisogna che vi resti.
+
+Venni svegliato dal fracasso dell'uscione. Se ne cacciarono dentro
+altri cinque o sei, venuti da chi sa dove, a pugni sulla testa e sulle
+spalle. Ero così ingarbugliato dal sonno che non ho potuto vedere le
+guardie in borghese che pestavano gli arrestati senza misericordia.
+Forse avevano ragione. I cinque o sei non mi parevano facce da
+galantuomini. Si erano lasciati battere senza dire una parola. Si
+tiravano su i calzoni e facevano sparire i pugni dai cappelli, con la
+grazia più naturale del mondo. Chi erano? Pochi di buono
+indubbiamente. Sono stato arrestato anch'io, ma non mi si è fatto
+nulla. Gli agenti non sono poi dei cani, diavolo. Non dànno via per il
+gusto di dar via. Siate onesti, se volete essere rispettati.
+
+Si respirava come i moribondi. Anche quelli seduti incominciavano a
+dire che era una vera porcheria chiudere in una stanza lurida tanti
+cittadini. L'acqua doveva essere diventata calda come l'orina. Pure si
+beveva con piacere perchè c'era una caldura che toglieva il respiro e
+c'erano delle ore prima che venisse mattina. Non potete immaginarvi
+come mi dispiaceva di non avere avuto cinque centesimi in tasca.
+Sognavo l'alba con un bicchierino di grappa. Fa tanto bene quando si
+ha i piedi nel sudiciume e si è passata la notte senza dormire. Non so
+che cosa si faceva di fuori. Ma di tanto in tanto udivo delle persone
+che s'arrabattavano per la muraglia urtate da qualche prepotente che
+smanacciava. Erano forse degli altri arrestati che gli agenti
+spingevano nei camerotti.
+
+Alle quattro non si poteva più dormire. Si sentiva il sussurro del
+brodo che bolle nella caldaia coperta. Si chiacchierava sottovoce. Si
+ragionava sui tumulti di Milano.
+
+Nessuno sapeva come avevano avuto principio, ma tutti erano d'accordo
+nel biasimarli. Perchè avevano fatta la rivoluzione? Si parlava di
+morti e feriti come se ci fosse stata una grande battaglia. Ho sentito
+cose da far venir su la pelle d'oca. Perchè avevano fatto la
+rivoluzione? Era la domanda che si facevano l'un l'altro di tanto in
+tanto. Non si stava forse bene? Non erano che i lazzaroni che si
+lamentavano. La gente che lavora non ha tempo di pensare a tante
+storie. Il lavoro stracca e non lascia il tempo di sentire asinate.
+Quando io vado a casa alla sera, mangio la minestra con ingordigia,
+faccio la mia pipata con piacere e vado a letto mezzo addormentato.
+Gli oziosi vanno in giro e si scaldano la testa.
+
+Si aperse di nuovo l'uscione con fracasso. L'incaricato pareva in
+collera. Povero diavolo, non aveva chiuso occhio in tutta la notte.
+Doveva essere sfinito morto. Si fece un'altra infornata. Dicevano che
+non c'era più posto. Ma gli agenti provavano il contrario. Cacciavano
+su gli arrestati calcandoli alle spalle con sfuriate di parole
+porcone. Aspettiamo a biasimare gli agenti. Non si sta su tutta notte
+senza perdere la pazienza e non si dicono villanie senza qualche
+ragione. L'uscio si richiuse con rabbia. Gli entrati parevano bruti.
+Quattro erano malvestiti e dovevano essere vagabondi. Gli altri
+avevano l'aria di essere signori. Uno di essi era grosso, piccolo, con
+un cappellaccio in testa che faceva paura. Poteva essere un
+rivoluzionario. Ho sentito dire che era uno scultore che aveva fatto
+la barricata con le sue statue e che aveva messo le mani nel sangue di
+un soldato. Pareva abbattuto. Aveva una faccia scolorata che faceva
+stremire. Gli altri dovevano essere persone istruite perchè parlavano
+con parole difficili. Mi fece colpo la parola lubrico--una parola che
+è sempre in bocca del mio padrone quando dà degli ordini agli
+spalmatori d'olio.
+
+Dicevano che il suolo era lubricato, per dire che non si poteva stare
+in piedi. Erano stati arrestati a domicilio. Si capiva, dal
+tutt'assieme, che erano pesci grossi perchè non si mischiavano con gli
+altri.
+
+Più tardi è entrato un signore con tanto di catena d'oro. Ci disse che
+era stato arrestato sullo stradone di Abbiategrasso. Veniva a Milano
+in carrettella e non sapeva dei disordini. Gli hanno domandato in che
+mondo viveva. Abbiategrasso non era mica in America. Lui era come me.
+Non leggeva mai i giornali e ignorava tutto quello che avveniva. Io
+sono buono di leggere, ma faccio troppa fatica. Cinque minuti dopo, le
+parole mi vanno insieme e mi pare di essere ciocco. Non sono poi
+curioso. A me importa proprio niente di sapere gli interessi degli
+altri. Ho anche troppo da fare a tirare innanzi la mia baracca, senza
+darmi dei grattacapi.
+
+Dove sono rimasto? Al signore della carrettella. Egli aveva una micca
+in saccoccia. Gliela avevano fatta comperare i carabinieri a porta
+Ticinese per paura che morisse di fame. Io cominciavo proprio ad aver
+fame. Speravo di vedere mia moglie con la sporta. Povera donna. Mi
+voleva bene e io rimanevo nel camerotto a perdere il tempo.
+
+Alla mattina, con un po' d'aria fresca e un po' più di luce,
+sembravamo tanti ubbriaconi che avessero passata la notte in un
+porcile, o in un acquavitaio che ci avesse rasi come una damigiana.
+Eravamo bianchi come i cadaveri. Il più allegro era sempre il
+precettato. Egli era rimasto in manica di camicia e con la sua giacca
+aveva coperto le gambe di uno sconosciuto che tremava dalla febbre e
+dalla paura. Gli ho dato la pipa da spazzare una seconda volta.
+All'odore del luogo ci eravamo abituati. Non c'era che l'impazienza di
+uscire. Chi doveva correre al lavoro, chi aveva degli affari
+importanti e chi si sentiva voglia di sgarbugliarsi gli occhi con del
+caffè caldo. Prima delle otto eravamo ricaduti nella disperazione.
+Perchè non ci si lasciava andare? C'erano gli scalmanati per l'uscita
+che non si lasciavano acquietare se non dicendo loro di rammentarsi
+che non avevano da pensare a noi soli. Alle otto venne il carceriere a
+domandarci se volevamo qualche cosa. Quasi tutti gli domandarono se
+non era tempo di liberarci. Ci disse di fare presto, che lui aveva tre
+camerotti zeppi di gente che aveva fame. Allora fu una gara, e il
+carceriere dovette pregarli di andare adagio. Chi comandava del caffè
+e dei sigari, chi del pane e salame e chi una frittura di fegato col
+limone. C'erano signori che si ricordavano del limone in un momento da
+strapparsi tutti i capelli dalla testa! Non ci furono che due che non
+gli diedero seccature: io e il precettato. Eravamo tutti e due senza
+il becco di un centesimo. Venuta la distribuzione, si sono ristorati
+come hanno potuto. Mangiavano con le mani e stracciavano il pollastro
+coi denti. C'erano di quelli che avrebbero voluto il tovagliolo.
+Ringraziate Dio, o brontoloni, si diceva, che avete il fazzoletto.
+
+Le persone di cuore non possono mangiare senza dividere con coloro che
+non mangiano. Io e il precettato abbiamo finito per menare i denti più
+degli altri. Della gente buona ce n'è dappertutto. Ci fu quel signore
+col cappellaccio, che dicevano avesse fatto la barricata con le
+statue, che mi diede il suo vino. Egli non aveva voglia di bere.
+Grazie.
+
+Non so come si faceva a non crepare. Ci mettevamo i gomiti sullo
+stomaco per mancanza di posto e tenevamo la mano sulla schiena di
+quelli davanti per non buttarci addosso le cose brodose.
+
+I vestiti più bene offrivano i sigari a quelli che non avevano da
+fumare. In pochi minuti eravamo tutti in una nube, l'uno non vedeva il
+naso dell'altro. Il fumo purgava il camerotto che alle volte puzzava
+come una latrina. Verso le dieci o le undici ore eravamo stufi, stufi,
+più che stufi. Non si sapeva niente, nè se ci si lasciava andare, nè
+se ci si mandava in qualche luogo.
+
+Il caldo era diventato eccessivo. Si sgocciolava. Finalmente si aperse
+un'altra volta l'uscione e ci si fece uscire a due a due. Fuori
+dell'uscita c'erano dei signori in borghese che a certi individui
+lasciavano andare degli scapaccioni. Probabilmente li conoscevano. A
+me non si è fatto nulla. Chi male non fa, paura non ha. Mi si fece
+salire in un carrozzone e mi si condusse qui al Cellulare. Nel
+carrozzone credevo proprio di lasciarvi la pelle. Nella mia celletta
+eravamo in tre. Ci mancava il respiro. Provai una grande contentezza
+quando mi trovai nel cortile del Cellulare.
+
+Me l'ho scampata bella. Dio non c'è per niente.
+
+
+
+
+__Il soccorso.__
+
+
+È una scena piangevole che potete vedere ogni mercoledì e ogni
+domenica, tra le dieci e la una, sulla piazzetta Filangeri, dinanzi
+l'edificio della sventura sociale. Ma in un giorno o nell'altro non
+troverete mai la folla delle giornate di Bava Beccaris, quando ciascun
+cittadino aveva paura di non essere più cittadino e ogni donna poteva
+essere disgiunta dall'uomo da un ordine imperativo o da una mano
+brutale.
+
+La mia pagina è una fotografia senza ritocchi di una di queste
+domeniche.
+
+L'orologio di un campanile suonava le otto e il sole bruciava le
+cervella. Sul piazzale si vedevano alcune carriole cariche di frutta
+acerbe o sfatte, di dolci perseguitati dalle mosche e di cose
+mangerecce coperte di polvere. Il portone traduceva un corpo di
+guardia improvvisato in una città insorta. Un portone coll'andirivieni
+della gente che fa paura. C'erano soldati in piedi, soldati che
+riposavano sulla paglia sternita nei fianchi, soldati che entravano e
+uscivano, soldati che si asciugavano la fronte e si aggiustavano la
+giberna sul ventre. Si vedevano andare e venire secondini, guardie di
+finanza, delegati, questurini, carabinieri, ufficiali, autorità
+carcerarie, autorità militari--tutte persone che ricordavano il
+momento, persone dalla faccia feroce, persone che passavano come
+ventate di collera, persone pronte a venire alle mani col primo che
+avesse detto una corbelleria.
+
+L'ufficiale di guardia pareva, col pensiero, a spasso. Con la ciarpa
+azzurra a tracolla, seduto sulla sedia addossata al pilastro con una
+gamba sopra l'altra, si ninnolava buttando in alto il fumo diafano
+della sigaretta.
+
+Le donne giungevano sole e a gruppi con i fagotti, i canestri e le
+corbe piene di roba e si appoggiavano al muro della carcere o andavano
+ad occupare i sedili di granito della piazzetta o si aggruppavano alle
+altre aggruppate nel largo in faccia al bastione. Tra le popolane dal
+faccione prosperoso e dalle maniche rimboccate sull'avambraccio
+bronzato, c'erano vecchie che si reggevano a mala pena in piedi, teste
+che riassumevano la primavera nella chiarezza mattinale e figure dalla
+faccia bianca o scolorata che uscivano dalla moltitudine con le loro
+vesti e i loro cappelli neri come tante ditte di un ufficio mortuario.
+
+Imperava il dolore. Ah, se si potesse uscire dal dolore come si esce
+dalle porte cittadine! Il dolore distruggeva la ripugnanza delle
+vestite bene per le vestite male e assorellava le donne colpite da una
+sventura comune. Tutte queste mamme, tutte queste spose, tutte queste
+amanti, tutte queste sorelle vedute assieme storcevano il cuore e
+facevano venir sulle labbra una parola tragica, una bestemmia brunita
+dal rancore, una maledizione che si rompeva nella testa col suono
+della lastra di metallo che la martellata manda in frantumi.
+Riproducevano l'afflizione, l'ambascia, il dietroscena domestico, il
+naufragio femminile, la devozione sublime delle donne affezionate agli
+uomini chiusi laggiù, oltre il portone, al di là dei cancelli, negli
+sgabuzzini del lugubre edificio imbevuto delle lagrime dell'esercito
+della sventura, che ha patito più del Cristo in croce. Nei loro occhi
+non era l'ardimento. Nei loro occhi era la stupefazione, lo
+sbalordimento, l'umiliazione. Povere donne! Erano donne abbattute,
+costernate, vinte dal supremo cordoglio che non le lasciava disfogare
+la piena del loro martirio.
+
+I carrettoni chiusi scompigliavano e buttavano manate di nero sulla tela
+lugubre che s'allargava a ogni minuto. I traballamenti delle ruote
+andavano sul cuore della moltitudine come fitte che si sprofondavano nelle
+ferite palpitanti e sollevavano in tutti il vespaio delle supposizioni. A
+ogni sussulto si correva involontariamente col pensiero nelle cellette del
+veicolo che accarezzavano l'arrestato come la guaina accarezza la lama, a
+palpeggiare gli incassati come se si avesse avuto paura che si fossero
+rotta la testa o stessero in lotta coll'ultimo alito di vita. Chi saranno?
+E l'interrogazione faceva rabbrividire. Forse saranno dei ladruncoli o dei
+rivoluzionari o degli innocenti usciti dalle braccia della famiglia,
+rimasta in casa a piangere la loro sciagura! E i veicoli della tortura
+scomparivano e lasciavano le donne più avvilite di prima.
+
+Questa campana! Si aspettava la campana del soccorso, la campana che
+doveva far dimenticare ai cellularizzati la smisurata intelligenza
+malvagia degli uomini, degli uomini che hanno per idealità il male, la
+campana che consolava lo stomaco di chi mangiava poco e male. Fate
+presto, in nome del Signore. Spalancate il cancello, prendetevi la
+corba delle vivande divenute fredde lungo la strada, divenute
+immangiabili aspettando qui sul selciato due ore, tutto un secolo.
+Siate buoni, siate caritatevoli con le povere donne trambasciate!
+
+Il convoglio degli arrestati che veniva verso il Cellulare a piedi
+suscitava in ogni seno un orrore indicibile. Non poche donne erano
+state obbligate a chiudere gli occhi come quando si riceve un'ondata
+di luce in pieno viso. Era una banda che falciava gli ideali di
+redenzione più modesti. Sfilavano appaiati ai polsi come individui
+usciti da un porcaio o da un sotterraneo, con le ragnatele sulle
+spalle, con l'umidore nella gonfiezza sotto gli occhi, con i capelli
+irrigiditi in una zuffa spaventosa. Erano laidi, stracciati, dilaniati
+dai patimenti. Circondati dai questurini, dai carabinieri e dai
+soldati, il loro volto assumeva il colore acceso degli aggressori di
+strada che stramazzano i viandanti a coltellate. Alcuni, con gli abiti
+che non avevano perduta tutta l'eleganza e con la faccia cadaverica
+fino alla fronte, davano l'idea degli insorti còlti sulle barricate
+colle mani odoranti la polvere.
+
+Altri, a piedi nudi, coi gomiti all'aria come le ginocchia,
+traducevano la loro vita grama di poveracci che basivano sul
+marciapiede e stendevano la mano ai passanti.
+
+Le donne si lasciavano commuovere. Alcune singhiozzavano e dicevano
+che era meglio morire che vedersi trattati come birbaccioni che
+avevano fatto del male. Altre si mordevano le labbra e si
+scricchiolavano le dita per reprimere la sensazione che dava loro
+stille di sudore e faceva loro pulsare le tempie dal disgusto e dalla
+furia.
+
+Non mancavano più che cinque minuti. La calca piegava verso l'entrata.
+
+La prima fila, spinta dai nuovi venuti che si cercavano un posto al
+centro tra le proteste generali, andava più di una volta sul cordone
+militare che non si rompeva.
+
+La ragazzaglia aveva dimenticato la tensione dell'angoscia generale e
+si era abbandonata al chiasso, e le donne, le più attempate, che si
+straccavano a stare in piedi, mormoravano con la voce piagnolosa.
+
+Proprio, non si aveva pietà per le donne dei poveri prigionieri. Con tanta
+gente che soffre e con tanti soccorsi, la direzione non s'era commossa.
+Continuava a ricevere alla stessa ora, nelle stesse ore, come se nulla
+fosse avvenuto di straordinario. Inzuccherate il veleno, o signori! Ci
+farete penare meno, ci farete! Non ci voleva un gran giudizio per capire
+che bisognava far porta un po' prima. Pazienza! pazienza! pazienza! Sì,
+pazienza se si avesse avuto il buon senso di mettere alla porta un
+cristiano che non strapazzasse tutti come tanti servitori! Ma no! Ci
+avevano lasciato quell'anticristo di vecchio sciancato che aveva l'anima
+nera con le povere donne.
+
+Tutte le volte che si doveva passare sotto un volpone di quella fatta
+ingrossava il cuore davvero. Era un secondino ripugnante, col collo
+che si gonfiava come quello del serpente quando va in collera, con la
+faccia ridotta a una grossa cipolla ammaccata. Bastava spremerla per
+vederla colare di marcia. Dio non poteva dare del bene a questi mostri
+verdi come la bile. Respingeva la gente dilatando la gola e dicendo
+parole che facevano andare il sangue in acqua. Pazienza. Si era nelle
+sue mani e non c'era che dire.
+
+Anche quegli altri del soccorso erano buone lane. Non sapevano dove
+stava di casa la buona maniera. Bastava non aprir bene il canestro o
+avere dimenticato di fare la lista come volevano loro per vederli dar
+fuori come vipere.
+
+--L'ultima volta m'hanno mandata a casa la figlia tutta piangente. Era
+uscita dalla coda per isbaglio. Si sa, una povera tosa non può sapere
+i regolamenti. L'hanno mandata in fila con un codazzo di rimproveri
+come se fosse stata la loro figliuola! Porconi! Non hanno creanza, non
+hanno. Ci vorrebbe.... Lo so ben io cosa ci vorrebbe. Acqua in bocca,
+che i tempi sono tristi.
+
+--A me mi è toccato di peggio. Mi hanno lasciato il mio Alberto per
+ultimo perchè non aveva la lista scritta. Noi, povera gente, non si ha
+tempo di scrivere. Loro hanno un bel dire. Vorrei vederli al nostro
+posto. La ragione volete che ve la dica io? Hanno la bocca larga come
+quella dei coccodrilli e i denti in gola. Quella è la ragione. Ma i
+miei denari li mangio io. Sissignori, li mangio io. C'è già troppo da
+fare colle disgrazie che ci manda il Signore, per avere da pensare a
+queste sanguisughe che ci beverebbero tutto il sangue in una volta!
+
+--Se ci fossero delle persone con due dita di testa ci lascierebbero
+entrare senza farci fare anticamera e senza buttar all'aria i cesti
+come se fosse roba rubata. Tirano fuori tutto, mettono le mani in
+tutto, cacciano il risotto nel salame, la torta nello stufato, le
+ciliege nell'insalata e l'arrosto nella minestra. Ci vuole dello
+stomaco a mangiare il soccorso.
+
+--Non ditelo a me, per amor del cielo, che ho veduto quello che
+voialtri forse non avete veduto. Ho veduto al di là del terzo cancello
+come si trattano i cesti. Non ne avete idea. Non ci sarebbe che la
+morte che potrebbe farmi dimenticare il disgusto che ho provato in
+quella mattina che ho assistito a tanto scempio. Credetelo, in certi
+luoghi si ha più considerazione per i torsoli che si gettano ai
+maiali. Vuotavano i canestri come se fossero stati sacchi di patate.
+Rovesciavano sul tavolo tazzine, piatti, scodelle, tegami, stoviglie,
+senza badare se il condimento dell'insalata andava sul minestrone o se
+la marmellata si versava sull'arrosto. Erano sgarbati che facevano
+venire la rabbia. Ma quando si ha bisogno di loro, bisogna tacere. È
+una grande punizione questa che Dio ci ha mandata. Con lo stesso
+coltellaccio facevano tutto. Assaggiavano, tagliavano, mettevano
+sottosopra. Con lo stesso coltello infarinato e impiastricciato di
+intingoli affettavano le pera, rivoltavano la minestra e il risotto,
+dimezzavano il pane, facevano in due i limoni, sparavano i polli,
+dividevano lo stracotto, mettendosi in bocca ora una fetta di
+coratella, ora una striscia di anitra, tra le risate che facevano
+male. Riducevano le torte e i pasticci, fatti in casa chissà con
+quanti sacrifici, in una condizione compassionevole. Siate poveri
+diavoli e vedrete come è dura la vita. Voi state a casa a darvi del
+male per mettere assieme un pranzetto come si deve, per il povero
+diavolo che avete in prigione, correte come una disperata o prendete
+l'omnibus per farglielo mangiare caldo, e poi vedete che tutto va alla
+malora, che tutto diventa freddo, che tutto si mescola, le cose
+giulebbate con la carne arrostita nel brodo succoso e la cipollata col
+fegato nel piatto delle fragole o dei lamponi grossi come le more.
+Portate le uova fresche per tirar su lo stomaco a chi ne ha tanto
+bisogno e poi venite a sapere che gli sono arrivate in cella
+sfracellate, coi tuorli dispersi per le vivande. È una grande
+punizione questa che Dio ci ha mandata! Ah sì, non credevo che si
+potesse penare tanto a questo mondo! Si fa di tutto per risparmiare i
+soldi per un cartoccio di tabacco e al colloquio vi si dice che non
+avete cuore di lasciare il vostro uomo senza una pipata per passare il
+tempo che non passa mai!
+
+--I sigari o il tabacco, pazienza. Se non si fuma, non si crepa. A me
+è andato perduto il cesto, una volta dopo l'altra, per due o tre
+giorni. Se non ci fosse stata una buona guardia, mio marito sarebbe
+morto consunto di fame. Con una pagnotta di regalo ha potuto tirar
+innanzi e scrivermi per domandarmi se ero morta, se l'avevo
+dimenticato. È stato un vero crepacuore. Gli avevo mandato un pranzo
+da far risuscitare i morti, un cesto pieno di grazia di Dio, e lui,
+povero diavolo, era rimasto in cella a straziare il mio nome onorato
+con delle ingiurie che non meritavo. Avete ragione voi, Antonia. È una
+grande punizione questa che Dio ci ha mandato!
+
+Finalmente! I primi rintocchi rovesciarono la folla verso il banco
+delle guardie. La gente sgomitava, si sbuttonava, si riversava tenendo
+in alto i canestri, protendendo le borse e i fagotti, pregando di
+accettare la corba e supplicando gli agenti a essere buoni, che erano
+lì da un pezzo con la roba gelata.
+
+Le guardie non avevano tempo da ascoltare storie. Prima della una
+dovevano verificare circa mille soccorsi. Prendevano quelli che
+capitavano loro alle mani, senza guardare e senza commuoversi. Chi non
+rispondeva sollecitamente alle domande, veniva lasciato col pranzo in
+mano. Ogni donna era obbligata a dire, in fretta e in furia, nome e
+cognome del detenuto, il numero della cella, se il padre e la madre
+erano morti o vivi.
+
+--Cella 89, Giuseppe Agesilao, del fu Pietro e della vivente Teresa
+Baragni.
+
+--Avete fatta la lista?
+
+E il braccio di chi non poteva farla vedere, veniva scansato e buttato
+dall'altra parte.
+
+Alla una pomeridiana, le donne giunte tardi o rimaste tra quelle che
+non avevano potuto consegnare i fagotti, piangevano dirottamente.
+
+La campana aveva chiusa la consegna e la campana non aveva budella.
+
+Era un grande dolore rifare la strada con il mangiare, dopo aver fatto
+tanta fatica e avere speso tutto quello che c'era in casa per
+consolare i poveri cristi in prigione.
+
+--Aveva ragione Antonia di dire che era una grande punizione questa
+che Dio ci aveva mandato!
+
+
+
+
+__Il diario di un mese di Cellulare.__
+
+
+La mia cella è una fornace. Ho il sole sulla muraglia esterna dal
+sorgere al tramonto del sole. Subisco una trasudazione che mi snerva.
+Preferisco però l'isolamento alla compagnia della stanza intermedia.
+Coi miei compagni sarei divenuto uno scemoide. A poco a poco il loro
+linguaggio antintellettuale e trivialmente sbracato sarebbe divenuto
+il mio. In otto giorni mi ero già abituato a passeggiare
+sull'ammattonato fracido dei loro sputacchiamenti.
+
+Gli _habitués_ del carcere manifestano ogni giorno, alle finestre, i
+loro rancori contro i cosidetti rivoluzionari. La polizia ne ha fatte
+delle retate e l'autorità carceraria ha dovuto affollarli nelle celle.
+Ci accusano di essere gli autori delle loro disgrazie. Dicono che i
+giudici, in conseguenza dei tumulti, sono diventati eccessivamente
+severi. Coloro che in tempi ordinarii se la sarebbero cavata con delle
+settimane o dei mesi, ritornano al Cellulare con degli anni di lavori
+forzati e di sorveglianza.
+
+--La sorveglianza--disse uno di loro--conduce al _domino_ (domicilio
+coatto).
+
+Il capoguardia è uno sbilucione con tanto di pancia. In questo momento
+è impossibile dire se egli sia un burbero con del cuore o se sia in
+lui l'anima dell'aguzzino. Perchè il personale di custodia è come
+invaso dalla paura di riuscire mite. Parla a monosillabi, ha una voce
+che sente del carceriere e preferisce dire di no ai detenuti che gli
+domandano qualche cosa. Ieri, dopo tanta insistenza, ho ottenuto il
+permesso di tagliarmi le unghie vellutate e lunghe. Ma ho dovuto
+tagliarmele alla presenza di questo omaccione che rintuzza ogni
+desiderio col regolamento. Il suo ufficio è un bugigattolo in faccia
+all'ufficio di matricola. È in esso che ho avuto il primo colloquio.
+Il capo metteva la sua faccia tra la mia e quella del mio amico. Ci
+teneva addosso gli occhi semichiusi e ci interrompeva tutte le volte
+che tentavamo di parlare degli avvenimenti e di scambiarci notizie che
+sapevano tutti.
+
+Gli ho ridomandato una cella a pagamento per avere il chiaro alla
+sera, la materassa sulla branda e un tavolino con la scranna.
+
+--Ce ne sarebbero così delle persone che vorrebbero questi comodi!
+Abbiamo faticato a trasformare una cella a pagamento per don Davide
+Albertario, venuto qui il 24. Con un prete non potevamo fare
+diversamente. Con le guardie occupatissime siamo anzi obbligati a
+mandarlo al passeggio solo per impedire che qualche mascalzone lo
+insulti. Si sa, il Cellulare non è un collegio.
+
+È suonata la campana che annuncia la distribuzione del pane. I
+prigionieri la chiamano la «voce di Dio». È un minuto di
+raccoglimento. Le finestre diventano quelle di un edificio disabitato.
+Non si sente più un'anima. I detenuti sono all'uscio ad aspettare che
+si apra l'usciuolo con la parola che li invade di piacere: «Pane»! Il
+distributore che è uno scopino la ripete a ogni pagnotta che passa per
+il buco. Lo ricevo anch'io, ma lo passo, _colombando_, al delinquente
+vicino alla mia cella che ha sempre fame. È un ragazzo di diciassette
+anni, scolorato come un onanista, e già recidivo. L'ultimo furto lo ha
+consumato nello studio del capomastro suo padrone. Egli si aspetta il
+dibattimento di giorno in giorno.
+
+La vita carceraria è fatta per imbestiare le persone più buone e più
+altamente educate. Dall'oggi all'indomani si passa dal finimento da
+tavola alla scodella di terraglia del cane dell'accattone orbo. Non
+c'è più biancheria, non ci sono più posate, non ci sono più cristalli,
+non ci sono più tondi, più tondini, più fruttiere, più portampolle,
+più insalatiere, più portastecchi. Non c'è più che il maiale con un
+pezzaccio di legno scavato malamente in fondo.
+
+Come, o signori, ma io sono un inquisito, sono una persona che deve
+essere creduta innocente fino all'ultima parola della Cassazione, e
+voi mi punite mettendomi in mano uno scopino disfatto e laido perchè
+mi scopi la cella, e voi mi obbligate, con le mie mani abituate ai
+guanti, a portare fuori e dentro la mia tana il vasone da notte come
+un latrinaio qualunque! No, accidenti, no, mi ribello! capite, mi
+ribello! Voi non siete autorizzati a punirmi. Voi dovete rispettare in
+me il cittadino anche se fossi uno squartadonne.
+
+Ho perduto. Mi è toccato proprio scopare e mettere fuori le porcherie
+con le mie mani. La guardia al mio no! di stamane se n'è andata
+chiudendomi l'uscio sui piedi. Ella mi avrebbe fatto marcire nella
+puzza e nel sudiciume. Potevo ringraziare Dio--diceva--che non mi
+aveva fatto rapporto. I superiori mi avrebbero convinto che avevo
+torto, con dei giorni di pane e acqua.
+
+Sia fatta la volontà degli altri. Ma se divento io direttore generale
+delle carceri!...
+
+Noiosi! gente noiosa! Sono entrati per la seconda volta i battitori e
+mi hanno stordito. Battono i ferri delle finestre con un gusto e con
+dei finali che spaccano la testa. Tirlic-tirlac, tirlic-tirlac,
+tirlac, tirlac! Tirlic, tirlac, tirlic-tirlac, tirlac, tirlac, tirlac,
+tirlac, tirlac, lac, lac, lac, lac, lac!
+
+Di che cosa avete paura? Come è possibile che io possa segare o
+schiantare i bastoni di ferro se mi avete fatto svestire e se vi siete
+assicurati che non è a mia disposizione neppure un chiodo? Se le
+vostre guardie non sono corrotte, voi potete smettere di sciupare il
+tempo e il personale per rintronarmi le orecchie!
+
+Mi è rimasto in mano il manico del chiccherotto e la terraglia è
+andata in frantumi. È come se avessi rotto un caraffa di cristallo
+finissimo. C'è tutto il Cellulare sottosopra.
+
+Il secondino di servizio guardò i cocci con aria di sospetto, fece
+un'annotazione e richiuse l'uscio. Rividi lo stesso agente con un
+sottocapo, il quale entrò a dare un'occhiatina ai frantumi.
+
+--Come avete fatto a romperla?
+
+--Cadde. Me ne faccia dare un'altra a mie spese.
+
+--Uhm!
+
+Stamattina sono stato chiamato ad «udienza». Tra le sette e le otto il
+direttore viene al centro della carcere, va in una stanza che
+partecipa della rotonda lambita dagli esagoni e dà «udienza».
+
+Coloro che si sono fatti iscrivere e coloro che sono stati iscritti a
+loro insaputa, escono dalla cella al suono della campana che chiama a
+«udienza», discendono e si fermano sulla punta del raggio, dove
+aspettano che Minosse vada in sedia.
+
+È una mezz'ora che l'ho veduto.
+
+Il direttore era seduto a un tavolo di cucina, con la faccia sullo
+sfogliazzo e le braccia sul tavolo come pesi in riposo. Con una mano
+faceva dei segni rossi in margine al nome e con l'altra andava alla
+ricerca della pagina.
+
+--Come avete fatto a romperla?
+
+--Mi restò il manico in mano.
+
+Mi entrò negli occhi come per precipitarsi negli abissi della mia
+coscienza e risalirne con la bugia in mano.
+
+--Andate! mi disse.
+
+Ho saputo dopo che ero stato condannato a pagarla. Non sono i venti o
+i trenta centesimi che mi fanno sprecare l'inchiostro. Ma io domando
+se è giustizia di farmi pagare un chiccherotto che mi si è dato
+slabbrato e pieno di crepe e che aveva servito a chi sa quanti
+detenuti. Vi pare, o signor direttore, è giusto che un poveraccio
+sconti col digiuno un avvenimento che può avvenire a voi, alle vostre
+figlie, alla vostra signora, alla vostra serva, a tutti coloro che
+bevono?
+
+Mi tocca proprio dare dell'animale all'avvocato Guglielmo Gambarotta.
+È qui nel mio raggio, sullo stesso piano, ha la cella piena di volumi,
+mi ha lasciato supporre che mi avrebbe fatto fare un'indigestione di
+libri e poi mi tiene qui a penare e ad aspettarli ad ogni piede che
+passa! Che la guardia non abbia voluto prenderli? Ma e la «colomba»,
+non ha ancora imparato a «colombare»?
+
+Non ho ancora finito di scrivere l'interrogazione che sono stato
+chiamato alla spia da una voce sconosciuta.
+
+--L'avvocato Gambarotta è uscito. Lo saluta.
+
+--Chi siete?
+
+Nessuna risposta. La sua uscita mi lasciò fantasticare. Che si sia
+incominciata la scarcerazione degli innocenti?
+
+Il passeggio è monotono. È come un'altra cella scoperchiata. Il gruppo
+dei passeggi è di venti raggi che fanno capo a una rotonda di mattoni,
+circondata di pietre, sull'alto della quale è la guardia seduta che
+sorveglia i detenuti. In direzione opposta i raggi si slargano fino a
+far posto a una filata di otto uomini, l'uno al gomito dell'altro. Il
+cancello dalla parte più larga del passeggio ha un lastrone di ferro
+che impedisce di vedere il viso di chi passa. I muri divisori sono
+alti quattro metri, così che i passeggiatori di un passeggio non
+possono vedere, nè capire quello che dicono, i passeggiatori di un
+altro.
+
+In venti raggi passeggiano dagli ottanta ai cento individui. Una volta
+che i raggi sono popolati, la guardia discende la scaletta che conduce
+alla sua altura con una manata di fidibus, li accende e li
+distribuisce, di raggio in raggio, ai fumatori.
+
+--Fuoco!
+
+Chiusi tra queste pareti vi accorgete subito che il detenuto che
+possegga un pezzo di matita lascia traccia della sua passeggiata,
+quantunque sia proibitissimo insudiciare o scrivere sui muri. In
+questi segni grafici io non vedo nè il grafomane, nè il delinquente.
+Vedo semplicemente l'individuo che dice sul muro quello che non può
+dire su un pezzetto di carta. Supponete che un condannato di ieri
+possa credere che i suoi amici, oggi o domani, passeranno per lo
+stesso passeggio. Non esiterà un minuto a scrivere: «Amici, salute.
+Condannato a 14 anni e otto mesi. Uscirò il 1913. Coraggio! Salutatemi
+la Nina. Addio.»
+
+Si è detto che la muraglia è il libro della canaglia, perchè vi si
+leggono ideacce che non possono nascere nel cervello dei galantuomini.
+È dubbio. Io vorrei vedere costoro per qualche mese o qualche anno
+nello stesso ambiente. A nessuno di noi, liberi, viene in mente di
+scarabocchiare sui muri i «morte ai _boia_!» State in prigione e vi
+vedrete un giorno o l'altro trascinati a manifestare il vostro odio
+contro la spia che vi avrà denunciato, o al giudice per salvarsi, o
+alla guardia per ingraziarsela, o al direttore per ottenere qualche
+favore. Le stesse guardie carcerarie, le quali sovente sono vittime
+dello spionaggio, partecipano di questo sentimento che erompe e trova
+il suo sfogo sulle muraglie delle casematte, degli ergastoli, dei
+bagni di tutto il mondo. In Francia i delatori sono perseguitati sulle
+muraglie come in Italia.
+
+--«Mort aux _vaches_!»
+
+Ci è toccata la prima ora di passeggio. Si esce volentieri alla
+mattina, specialmente quando si ha avuto una notte fosforescente come
+quella passata. Non sarebbe mancata che l'imprudenza di un solfanello
+per metterci in mezzo alle fiamme. I miei compagni sono quelli di
+ieri.
+
+Passeggiavano col piacere delle persone che godono mezzo mondo a
+sentirsi in mezzo all'aria fresca. Il detenuto che ha i capelli ritti
+come setole piantate nella testa, spingeva innanzi la faccia per
+sentirsela alitare sugli occhi. Andavamo in su e in giù fumacchiando e
+sparlando della direzione.
+
+Un compagno ci raccontava che in un libro, che gli aveva prestato il
+cappellano, era detto che al bagno di Tolone i forzati avevano due
+arie di un'ora ciascuna. Qui invece ci si lesina anche quella poca ora
+regolamentare.
+
+Col sistema della direzione che ci conta l'ora dal primo tocco della
+campana d'uscita al primo tocco della campana d'entrata, il
+prigioniero del Cellulare non sta mai a passeggio più di cinquanta
+minuti. Non c'è errore e ve lo dimostro. Siamo in un raggio di cento
+persone. Ci sono due o tre guardie di servizio. Le celle non si
+possono spalancare che tirando indietro il catenaccio. Mettete quattro
+o sei mani ad aprirle tutte, e poi ditemi se gli ultimi non devono
+uscire otto o dieci minuti dopo. La rientrata ha gli stessi
+inconvenienti. Perchè i primi a uscire sono anche i primi a rientrare.
+Il regolamento non è oscuro. Dice chiaro e tondo che ci si deve, nei
+giorni feriali, «almeno un'ora» e maggior tempo «alla domenica».
+Invece alla domenica ci si rubano degli altri minuti. Nei giorni
+domenicali non si sta mai a passeggio più di tre quarti d'ora. La
+ragione è che si aumentano i servizi con lo stesso personale di
+sorveglianza. È facile capire perchè non si protesta. Prima di tutto
+non è possibile trovarsi d'accordo in un carcere che ha tanti detenuti
+che vanno e vengono in un giorno. Poi si farebbe del male alle guardie
+che stanno più male di noi che abbiamo svaligiato o assassinato
+qualcuno. Hanno un servizio di diciassette o diciotto ore sulle
+ventiquattro e pagano, con le trattenute sullo stipendio ridevole, i
+pisolini notturni, e le mancanze che fuori di questo luogo farebbero
+storcere le budella dalle risa.
+
+La barba lunga mi ha sempre fatto schifo. Al largo me la faccio radere
+una volta al giorno. In questo periodo di Bava Beccaris ho dovuto
+lasciarmela crescere quattordici giorni. I peli mi pungevano come
+tante pagliuzze.
+
+Adesso sono sbarbato e non mi pento. Ma vi so dire che ho passato un
+brutto momento. È entrato nella mia cella un uomo che mi pareva avesse
+gli occhi lucidi del bevitore. Il suo alito puzzava di grappa e le
+maniche della sua giacca sucida erano lastricate del pattume del
+mestiere. A ogni movimento sputava in terra la saliva negra della
+cicca che egli rivolgeva come un boccone sotto i denti. Mi ha messo al
+collo uno straccio sporco come un cencio di cucina. Gli aveva servito
+per sbarbare un raggio intiero. A ogni rasoiata sudavo come sotto
+un'operazione chirurgica. Avevo sempre paura di vedermi cadere una
+sleppa di carne insanguinata. Sbatteva sul pavimento, che avevo reso
+lucido con le mie braccia, le ditate della spuma coi peli che si era
+accumulata sul suo rasoio. Il suo modo era spiccio. Dalla eminenza
+dello zigomo passava per la guancia come una strisciata di rasoio.
+
+Lascia peli dappertutto, specialmente dove il rasoio non può scorrere
+liberamente, come nella pozzetta del mento.
+
+Mi brucia la pelle della faccia come se fosse stata scorticata e ho
+ancora per il naso l'odore putrilaginoso del suo sapone orribile.
+
+
+Stamattina riandavo la canzone:
+
+ C'est aujourd'hui mon jour de barbe
+
+con piacere.
+
+Alle undici maledivo il barbitonsore del Cellulare come un rasoio di
+punizione. Egli rade e punisce.
+
+Mi sono messo in corrispondenza con uno _scarpa_ internazionale che ha
+la cella al pianterreno. Fu lui che mi scrisse per dirmi che aveva
+letto tanti anni sono un mio libro.
+
+Egli è il Rousseau dei borsaiuoli d'alto rango. Si sbottona senza
+reticenze. Egli è quello che è, e non ha bisogno di far misteri con
+uno che egli chiama un «dottore sociale». Non ha fatto studii, ma ha
+letto e viaggiato molto. In un bigliettino di ieri l'altro mi faceva
+sapere che non voleva nè la mia commiserazione, nè il mio compianto.
+«Il delitto della vita mi ha frustato e fatto saltare al di là della
+sbarra del codice penale, ed io non farò mai sforzo alcuno per
+rientrare nell'orbita della legge.»
+
+Egli è divenuto la mia miniera. Mi sono attaccato a lui con la tenacia
+dei cercatori d'oro capitati in una terra aurifera. Per vederci egli
+mi scrisse di piegarmi sulle calcagna domattina al passeggio, vicino
+alla cancellata, in uno dei primi raggi, o di fare di tutto, con un
+pretesto qualunque, per mettermi fra gli ultimi. Indosserà un gilet e
+una giacca di velluto di seta e terrà il cappello duro in mano.
+
+Mi sono stati raccontati gli ultimi particolari di Enrico Corio. Egli
+era un tipaccio di giovine che si lasciava concitare dalla libidine
+dinanzi la carne del suo sesso.
+
+Dopo avere straziato il ragazzo fino alla strangolazione lo chiuse,
+nel luglio del 1896, in una fogna, credendo di seppellire con esso
+anche il delitto.
+
+Al Cellulare, durante la lunga istruttoria, egli era preoccupatissimo
+di farsi credere innocente. Di carattere piuttosto esaltato, dava in
+ismanie, spesso, per convincere la guardia di servizio che egli era
+veramente mondo di ogni delitto. E quando gli si diceva che se era
+innocente non doveva avere paura, finiva per disperare della
+giustizia.
+
+L'accusa non gli impediva di mangiare tutti i giorni con appetito
+sempre crescente.
+
+Occupava la cella 53 del sesto raggio. Terminata l'istruttoria
+nell'aprile del 97, e saputo che avrebbe dovuto comparire dinanzi i
+giurati, divenne inquieto. Pare che non fosse più sicuro della sua
+innocenza.
+
+Prima si lasciava trasportare e cercava di convincere le guardie che
+non sarebbe mica il primo che si manderebbe in galera innocente. La
+direzione, che temeva un tentato suicidio, gli mise alla spia una
+sorveglianza speciale e gli fece togliere dal letto le lenzuola che
+gli potevano servire per appendersi all'inferriata.
+
+Era domenica, tre giorni prima del processo. In domenica le guardie
+sono spostate e sopraccariche di lavori. Il Corio aveva mangiato più
+del solito, perchè dopo il pranzo del bettoliniere gli era giunto
+anche il soccorso che gli aveva mandato o portato la moglie. Alle tre
+del pomeriggio era ancora vivo. La guardia era entrata e lo aveva
+sorpreso che stava lavando il fazzoletto senza sapone. Stava appunto
+mollificando la tela con la quale intendeva stringersi violentemente
+lagola. Alle tre e mezza lo si trovò sdraiato sulla branda, con la
+coperta fin su intorno al collo e la testa come affondata nel
+guanciale. Pareva addormentato, Il sangue gli aveva ammantata la
+faccia di un acceso bruno. Il fazzoletto bagnato con lo stringimento
+dell'uomo determinato a morire gli era entrato nella carne e gli si
+era perduto sotto il gonfiore. Tagliatogli il laccio tirò una fiatata
+che gli sollevò il petto. Egli era ancora tepido. Sul muro col lapis
+aveva scritto queste parole commoventi:
+
+«Moglie mia, muoio innocente. Vieni a trovarmi al cimitero.»
+
+Alla mattina del lunedì la Corte andò alla sua cella a redigere il
+verbale del suo suicidio, e la direzione mandò il cadavere a Musocco.
+
+Le prove contro di lui erano schiaccianti. Incapace di resistere al
+fuoco dei testimoni, volle morire lasciando credere alla persona che
+gli era forse ancora cara che egli moriva vittima di un'accusa infame.
+
+Non si capisce come un edificio di circa mille persone possa tirare
+innanzi senza un medico in casa. Una volta passata l'ora della visita
+medica, potete essere presi dai dolori di pancia, indemoniati da
+un'emicrania, disturbati dai crampi allo stomaco o istitichiti fino
+alla soffocazione da qualche porcheria che avete ingollato, non c'è
+più cane che si commuova del vostro malanno.
+
+Pauroso di morire premete il bottoncino, fate cadere la banderuola per
+avvertire la guardia che avete bisogno di lei e poi le dite che state
+male, molto male.
+
+--Non sarà niente. Domani mattina fatevi annunciare al medico.
+
+--Signora guardia, non posso aspettare fino a domani. Mi sento morire
+ed ho come un martello nella testa che mi dà degli stiramenti nervosi
+fino al collo. Mi faccia la grazia di chiamarmi il medico. Veda come
+sudo. Sudo come in un bagno a vapore. Favorisca dirlo al direttore.
+
+La guardia, se è buona, chiude l'uscio adagino dicendovi di avere
+pazienza che domattina sarete uno dei primi. Se è invece di quelle che
+fanno il mestieraccio senza sentire i dolori degli altri, vi scuote
+con una sfuriata di parole che vi lasciano tramortito e vi chiude
+l'uscio in faccia, dicendo che mancherebbe che si desse ascolto a
+tutte le frignate.
+
+--Non dovevate andare in prigione, se eravate ammalato. Andate là che
+non morirete. Non è l'anno delle bestie cattive!
+
+Al passeggio non parlavamo che di ammalati, di medici e di infermieri.
+I miei compagni erano d'accordo che non c'è carcere o reclusorio o
+ergastolo che abbia un'infermeria che s'avvicini a quella delle
+persone libere di due o tre secoli sono. È un'infermeria a celle o a
+stanzoni che passa sopra qualsiasi precauzione.
+
+--Quella a celle deve essere preferibile.
+
+--Illusione! È un'illusione di credere che quella a celle dia maggiore
+sicurezza di quelle a letti a poca distanza l'uno dall'altro. Forse
+voi non siete mai stato in infermeria. Io ci sono stato e mi sono
+convinto che è migliore quella a stanzoni e a finestroni. Almeno in
+uno spazio grandioso, coll'aria che si cambia più rapidamente, si
+respira più liberamente e si ha la consolazione di essere con
+qualcheduno.
+
+--Convenite che in quella a sistema cellulare c'è meno pericolo
+d'infezione.
+
+--Illusione, caro mio. Trovate un pretesto qualunque, fatevi condurre
+di sopra e scenderete del mio parere. Voi vedrete che le celle
+angustissime--larghe per un letto, col passaggio di un uomo che non
+sia troppo grosso--sono allineate su due file di un corridoio largo
+poco più di un metro. Avete capito? Gli ammalati, divisi dalle pareti,
+vivono in uno stesso ambiente e respirano la stessa aria.
+
+--Con delle malattie contagiose state fresco.
+
+--Così è del sistema curativo. V'immaginate un medico enciclopedico,
+che sa tutto, che non consulta che sè stesso, che si sbarazza in
+un'ora di cinquanta o sessanta ammalati raccolti nell'ottagono, alla
+presenza di tutte le guardie che vanno e vengono, di tutti i
+prigionieri che passano e ripassano, e che deve limitare le sue
+ricette a cinque giorni di latte, a delle polverine innocue o al pane
+bianco con tre dita di una carne soriana che non si lascia masticare
+che dai denti d'acciaio, in quattro dita di brodo così detto o di
+minestra così detta al brodo? Volete la mia opinione? Prima di
+abbandonarvi al delitto interrogate la vostra salute. Se non siete
+sanissimo, curatevi, evitate il pericolo di andare in prigione.
+
+--Me l'ha detto anche la guardia, stamane. Non dovevate venire in
+prigione.
+
+L'altro, quello coi capelli ritti, fece osservazioni di un altro
+genere.
+
+--Non sono così pessimista, ma convengo che in tutto questo sistema
+c'è qualcosa di sbagliato. Vi racconto quello che è avvenuto a me in
+otto mesi di prigionia. Ho notato, prima di tutto, che per andare in
+infermeria bisogna essere più che moribondi. Il medico è sempre
+riluttante a mandarvi in una cella d'infermeria. E io non posso dargli
+torto. Una volta che egli vi accorda il permesso di sdraiarvi sulla
+branda, si sta meglio nella cella del raggio. In quest'ultima c'è più
+luce e aria più pura. Il guaio grave, secondo me, è che se m'annuncio
+ammalato mi si punisce sopprimendomi l'ora d'aria. Come, il mio
+malessere è forse dovuto alla mancanza di moto e d'aria libera e voi
+mi tappate in cella tutte le volte che vado dal medico?
+
+Al detenuto che non abbia studiato bene il regolamento possono
+capitare giornate dolorose. La guardia di servizio tra le sei e le
+sette vi domanda: ammalato? qualche volta, salta una cella senza
+accorgersene. E spesso registra il trentatrè invece del trentacinque.
+Non c'è più rimedio. Bisogna stare attento domattina e suonare se non
+la si vede.
+
+La settimana passata mi sono annunciato ammalato: la guardia mi
+rispose:
+
+--Incominciate a mettere fuori la vostra pulizia--cioè a metter fuori
+il catino coll'acqua sporca, il vaso da notte e la spazzatura della
+cella.
+
+Sono ammalato e si esige da me il servizio della pulizia!
+
+Il quarto compagno è un galeotto. Egli è già stato in galera e ha
+fatto il giro di parecchie carceri giudiziarie.
+
+--L'infermeria carceraria è una nota dolorosissima. A Milano gli
+ammalati sono trattati, direi quasi, meglio che negli altri luoghi. Ma
+qui e dappertutto ho dovuto convincermi che nei casi d'urgenza si
+muore come cani. Vi narrerò due casi che non ho ancora dimenticati.
+Ero a Bologna al tempo del processo Luraghi, Favilla, Platner e non so
+chi altro. Il Luraghi era alloggiato nella mia stanza con altri e il
+Platner dimorava in infermeria perchè sofferente di non so quale
+incomodo. Erano le nove di una notte buia. Qualcuno di noi russava e
+qualcuno di noi si voltava sui fianchi per addormentarsi. Sentimmo un
+grido d'uomo spaventato o d'uomo colto da un malore.
+
+--Guardia! guardia!
+
+La guardia non era vicina o era altrove o non sentiva.
+
+--Guardia! guardia!
+
+La voce del detenuto era diventata rantolosa.
+
+--Guardia!... guardia!...
+
+Dopo un quarto d'ora di questo lamento che ci lacerava il cuore
+sentimmo dei passi che andavano verso la cella del disgraziato.
+
+--Che c'è? gli domandò la guardia.
+
+--Sono ammalato.... muoio! Signore, fatemi morire!
+
+--Adesso vado a prendere le chiavi.
+
+Di notte le chiavi delle carceri sono in direzione. Nessuna guardia
+può aprire le celle. La parola lenta e straziante del disgraziato
+discendeva dal terzo al primo piano come un gemito che rimescolava il
+sangue.
+
+--Muoio....
+
+La guardia era in viaggio. Doveva discendere al piano terreno, passare
+una corte che non è mai finita, andare in ufficio, svegliare la
+guardia scelta in possesso delle chiavi e rifare la strada e le scale
+fino alla cella di colui che moriva.
+
+Non esagero dicendo che ci vollero venti minuti. Le guardie, abituate
+a questi avvenimenti quotidiani o settimanali, ci fanno il callo.
+
+Mezz'ora dopo sentimmo una moltitudine di piedi che discendeva e
+faceva tremare le pareti della scala come gente che portasse un peso
+enorme sulle spalle.
+
+Il mio vicino di letto mi disse sottovoce:
+
+--Lo portano via!
+
+Vi fu un momento lugubre per tutta la camerata. Ciascuno era compreso
+della notizia e ciascuno pensava che un giorno o l'altro poteva
+trovarsi nella stessa condizione.
+
+All'indomani si seppe che il detenuto era morto.
+
+Il Luraghi che aveva visto il Platner ci raccontò la scena notturna.
+
+--Ho veduto stamane il Platner, sbattuto come un individuo che non ha
+dormito. Gli chiesi se se si sentiva male.
+
+--Non sto affatto bene. Stanotte poi non ho potuto chiudere occhio. Ci
+hanno portato su, verso le dieci, un uomo quasi morto. Spirò cinque
+minuti dopo che l'avevano adagiato sul letto. Morì mandando uno di
+quei gridi che restano nelle orecchie per tutta la vita. Pareva una
+voce di rame andata a schiantarsi su una pietra della muraglia. Se
+dovessi morire così anch'io? Senza un'anima che mi porga un bicchiere
+d'acqua o mi lenisca il passaggio dalla vita tribolata alla pace della
+tomba con una parola soave? Mi trovai sotto le coltri terrorizzato dal
+brivido che mi aveva dato il pensiero triste. Il medico? Egli è venuto
+troppo tardi. Passammo la notte a recitare il rosario dei morti. Col
+cadavere nella stanza non c'era altro da fare. Dopo la visita lo
+portarono nella cappella mortuaria. Povero diavolo! Nessuno sapeva chi
+fosse. Morto, aveva assunta un'aria così feroce che mi faceva chiudere
+gli occhi.
+
+Il secondo episodio è identico al primo. Erano forse le dieci. Come al
+solito non potevo dormire. Luraghi mi raccontava un incidente del suo
+processo.
+
+--Guardia! guardia!
+
+Era un grido che usciva da una finestra delle celle disotto. Tra il
+grido e la chiave vi fu l'intervallo di una mezz'ora. Sentimmo i
+prigionieri della camerata che lo portarono in infermeria. Morì anche
+lui, poco dopo, senza sapere di che male moriva. Quando si fece vivo
+il medico, il sole era alto e gli ammalati avevano già pregato per la
+sua anima da tanto tempo.
+
+Il Platner rinunciò all'infermeria.
+
+La sera dopo era tra noi a ripeterci coi colori dell'ambiente quello
+che vi ho raccontato in poche parole.
+
+Ci salutammo colla promessa che all'indomani mi avrebbero spiegato che
+cos'era la «pulce».
+
+Questo sì che fa male! Non posso sentir piangere i ragazzi in
+prigione. Perchè li mettono in prigione come gli adulti?
+
+Ce n'è uno che deve essere in fondo a una camerella sotterranea.
+Piange come una disperazione. Il suo lamento arriva nella mia cella
+come quello di uno che sia stato male ammazzato in una cantina. Ecco
+che grida più forte. Mamma! mamma! Taci, taci, tormento delle mie
+viscere, tu mi passi per le orecchie come uno spillone puntuto.
+Abbiate pietà di un povero ragazzo. Sentite come piange dirottamente!
+Con che voce chiama la mamma! Forse egli ha peccato, forse egli ha
+disubbidito, forse egli vi ha insultati, ma pensate ai suoi anni,
+perdonategli... Bravo, taci, mi fai tanto bene. Il pianto lo ha vinto.
+Probabilmente egli è sdraiato nel sonno. Se vedrò il cappellano farò
+di tutto per indurlo a gettarsi ai piedi del direttore. Non è
+un'umiliazione, quando si è impotenti, genuflettersi ai piedi della
+iena che lo ha rinchiuso. Il cappellano non c'è più. Me ne ricordo
+adesso. Egli è stato vittima non so se dell'autorità carceraria o
+militare. Peccato, era così buono. Ecco che si risveglia, santo cielo.
+Dormi, dormi, perchè morirai a piangere in questo modo.
+
+--Oh mamma! mamma! oh la mia mamma!
+
+Carnefici, non capite che vuole la mamma? Lasciatelo andare a casa,
+lasciatelo! Siate buoni, sono io che vi prego.
+
+Che cosa volete che abbia fatto un fanciullo di pochi anni? Bisogna
+avere le viscere di ferro per resistere alle sue grida, che vanno al
+cuore come tante pugnalate! Potessi aiutarti, ma sono chiuso,
+ermeticamente chiuso in un buco. C'è nessuno che senta, che si
+commuova? E andai all'uscio e premetti il campanello, e feci cadere la
+banderuola.
+
+--Che volete?
+
+--Sentite come piange quel ragazzo!
+
+--Badate ai fatti vostri!
+
+--La «pulce» è una visita improvvisa. È avvenuta a me nelle carceri di
+Bologna. A Bologna nessuno entra nella cella. Chi fa la pulizia sono i
+detenuti incaricati dei servigi domestici. Il coperchio del bugliolo
+bacia bene e questo vasone da notte rimane chiuso in un buco che ha
+l'apertura anche lungo il corridoio esterno. Lo scopino lo porta via e
+ve lo rimette senza annoiare i detenuti nella stanza. Acqua, vino,
+cibi vengono serviti dal buco dello sportellino.
+
+Eravamo in quattro. Si fumava. Io penso adesso, quando la Cassazione
+mi farà indossare la casacca del recluso, come potrò vivere senza
+fumare. Fumo più di quaranta sigarette al giorno.
+
+Una volta ne fumavo cento. Eravamo dunque in quattro. Non si pensava a
+nulla. Si spalancò l'uscio senza darci tempo di buttar via sigarette e
+pipe. Entrarono quattro guardie, le quali, dopo averci ingiunto di non
+muoverci, ci ordinarono di spogliarci. Nudi ci fecero mettere in
+quella parte della stanza dove non era che la parete. Ci passarono le
+mani per il corpo dal capo ai piedi, ci guardarono tra le dita, ci
+frugarono per i capelli, ci palpeggiarono qua e là, ordinandoci di
+alzare le braccia e di fare dei passi. Poi ci passarono minutamente
+gli abiti premendoli, piegandoli, dissaccocciandoli, guardando
+dappertutto. Terminata questa visita minuziosa, la ricominciarono
+guardando negli angoli, sui banchi, dovunque poteva essere nascosto
+qualche cosa.
+
+Sfecero il letto, cacciarono le mani nel pagliericcio, spiegarono la
+coperta, sgrupparono i fagotti e misero le mani nei tascapani. Non
+trovarono nulla. Pareva proprio che fossero alla ricerca delle pulci.
+
+
+
+
+__Noterelle del mio amico alla matricola.__
+
+Maggio 1898.
+
+
+So quanto deve avere sofferto in una stanza con degli altri di
+un'altra condizione. Ma non ho potuto aiutarla. Dalla sua entrata sono
+avvenute cose incredibili. Il personale di custodia è terrorizzato.
+Noi scrivanelli non abbiamo più modo di entrare nei raggi dei
+politici. L'Astengo se n'è andato. Era un direttore umano. Il suo
+delitto è di avere permesso ai più grossi detenuti politici di
+pranzare insieme. Siccome non ci sono locali sufficienti e siccome
+anche nella cella i prigionieri sono appaiati per mancanza di spazio,
+così non si capisce il rigore della direzione carceraria di Roma.
+Provvisoriamente ha preso il suo posto l'ispettore De Luca. È uomo di
+cuore. Se ce lo lasciano non abbiamo perduto nulla. Ha fatto
+migliorare il vitto e non punisce che quelli che vogliono proprio
+essere puniti.
+
+È la prima volta che mi capita di vedere una testa direttiva che
+riconosce i diritti dei carcerati. Di solito i direttori dei nostri
+giudiziari sono un po' come i direttori delle caserme dei forzati in
+Siberia, descritti dal Dostoïewsky--un autore che non mi lascia mai
+uscire dalla tristezza. Individui che hanno sempre bisogno di passare
+sul regolamento per schiacciare qualcuno o levare qualche cosa a
+qualcun altro.
+
+Ho ricevuto la sua noticina. Si fidi pure. È un uomo che per me
+andrebbe nel fuoco. La guardia che sorveglia la sua cella non è
+cattiva, ma dice tutto quello che avviene nel suo raggio. È dunque
+pericolosa. Non ci sono stanze a pagamento a pagarle un occhio. È
+inutile strepitare. Procuri di adattarsi. Sono momenti eccezionali. Il
+suo pranzo è andato per due giorni in qualche altra cella. Si consoli
+che lo avrà mangiato un povero diavolo. La confusione è inevitabile.
+C'è una media di settecento soccorsi al giorno. Si raccomandi alla
+madonna perchè non le capiti qualcosa di peggio. Va bene, va bene. Dia
+sempre retta ai miei suggerimenti. Io la so più lunga di lei e non lo
+dico per vantarmi. Lo dico perchè la mia esperienza è più lunga della
+sua. Ascolti attentamente. Un buon prigioniero deve essere sempre
+pronto a subire la perquisizione. Ravvolga i miei fogliolini nella
+carta incerata che le mando e appenda il sacchetto dove la camicia è
+più nascosta. In queste giornate di sorprese è una precauzione
+necessaria.
+
+Sugli arrestati di maggio non posso giovarle molto, perchè una volta
+registrati noi non abbiamo più alcuna comunicazione con loro.
+
+Il giorno sette, cioè sabato, eravamo qui che aspettavamo, di minuto
+in minuto, gli arrestati della giornata. Ma non abbiamo registrato che
+quattro imputati di delitti comuni, completamente estranei ai tumulti.
+Non ricordo bene la data dei primi rivoltosi capitati al cellulare. So
+che i primi sono entrati alle sei ore mattina, la seconda o terza
+giornata che fosse dei tumulti di Milano. Erano gli arrestati di porta
+Ticinese. Sono giunti in uno stato da far pietà ai sassi. Erano stati
+trattenuti, nella caserma di S. Eustorgio, più di quarant'ore colle
+manette ai polsi. È un po' troppo. Non siamo mica in Russia. La mia
+speranza era il dubbio. Non volevo credere che ci fosse gente con
+tanto di pelo sullo stomaco. Ho interrogato coloro che li avevano
+accompagnati al Cellulare. Il fatto è vero. Le autorità militari,
+senza locali adatti, avevano dovuto assicurarsi dei barricatisti con
+le manette. Poca gente di buono e fra loro parecchi già noti ai nostri
+registri.
+
+Il grosso convoglio degli arrestati è stato quello di domenica. Parlo
+sempre delle quattro giornate. Era accompagnato dal delegato Birondi.
+Egli entrò nella nostra stanza smorto che faceva paura. Ci si diceva
+che aveva sofferto orribilmente a passare per le vie con tanti
+arrestati e cogli ordini severi che avevano soldati e agenti di P. S.
+Un _molla! molla!_ di qualche matto al largo poteva far nascere chi sa
+che tragedia. Tra gli arrestati c'erano il deputato De Andreis, il
+direttore dell'_Italia del Popolo_, l'avvocato Romussi, direttore del
+_Secolo_, l'avvocato Federici, Valentini, ex direttore della _Sera_,
+Ulisse Cermenati dell'_Italia del Popolo_ e il professore Gilardi del
+_Secolo_.
+
+Lunedì ho registrato gli onorevoli Turati e Bissolati e la dottora
+Anna Kuliscioff.
+
+Il Turati, non appena libero dalle manette, ci disse che non era nuovo
+ai nostri registri. Era stato qui, non so quando, a scontare una
+sentenza per un reato di stampa.
+
+L'avvocato Leonida Bissolati, direttore dell'_Avanti!_, parla con la
+grazia di una signora altamente educata. È tutt'assieme una faccia
+intelligente ammantata di un'ombra spirituale. So che ha tradotto
+Carlo Marx con un suo amico cremonese. Ma non ho mai potuto leggerlo.
+Non c'è ancora nella nostra biblioteca. Se avrà occasione di vederlo
+me lo saluti tanto e gli dica della mia simpatia per lui.
+
+La dottora venne registrata dopo. Io non l'ho veduta. Ma mi s'è detto
+che essa è venuta qui in vestaglia. È stata arrestata alle cinque del
+mattino in casa sua e non le si è dato tempo neppure di acconciarsi
+alla meglio. La sua guardiana mi ha raccontato che la prima cosa che
+fece in cella fu di accendere una sigaretta. Ho saputo che è una
+fumatrice instancabile.
+
+È avvenuto quello che doveva avvenire. Coi continui arresti non
+sappiamo più dove mettere gli arrestati. Ieri eravamo 1048. Il numero
+eccessivo ha obbligato il direttore a ficcarne, parecchi, tre per
+cella, coi pagliericci in terra. Fortuna che non fa troppo caldo.
+L'ultimo pesce grosso che registrai fu don Davide Albertario. È alto,
+dalle forme erculee. Venne da San Fedele con una comitiva di venti
+individui della peggior specie. Quasi tutti recidivi. Per impedire
+agli screanzati di dirgli qualche insolenza, il direttore lo manda al
+passeggio solo. Mangia bene e riceve il pranzo e la colazione da una
+trattoria esterna. Fuma anche lui come un turco. Dopo alcuni giorni
+gli concessero, come ai deputati e ai giornalisti, carta, penna e
+calamaio. Scrive tutto il giorno ed è sempre in nota per della carta.
+Deve essere un grafomane.
+
+Domenica si sarà accorto che diceva messa un'altra voce. Il cappellano
+Enrico Villa è stato sospeso e non può più mettere piede nel carcere.
+Al suo posto officiava un frate. Lei sa che io sono religioso e può
+darsi che pecchi d'indulgenza. Ma credo che sia impossibile trovare un
+cappellano come don Enrico. Era un sacerdote che adempiva al suo
+ministero con entusiasmo. Lo si vedeva andare e venire come il moto
+perpetuo. Appena uno era in cella, andava a trovarlo, a consolarlo, a
+incoraggiarlo. Non lasciava mai alcuno senza libri e diceva a tutti
+parole che aiutavano a tirare innanzi la vitaccia del cellularizzato.
+
+Il nuovo direttore è tra noi come un flagello. Non dissimula. È una
+sovrapotenza assoluta, arricchita dalla funzione di punire. È in lui
+come una spaventevole rettitudine. Respira il dolore degli altri come
+una donna virtuosa la spiritualità dell'incenso.
+
+La sua vanteria è di essere il direttore che ha fatto mangiare, come
+si esprime lui, più cella di rigore ai detenuti di tutti i direttori
+d'Italia. Le guardie che vogliono entrare nelle sue grazie devono
+dargli ogni mattina prova del loro zelo. Non si sono mai visti tanti
+puniti a pane ed acqua come in questi giorni. Se qualcuno si lamenta
+dicendo che la sua infrazione non è di quelle punibili col
+regolamento, il direttore gli risponde, in modo piuttosto brusco, che
+il regolamento interno del carcere lo fa lui, perchè ne è il giudice e
+il responsabile.
+
+Il mio compagno all'ufficio di matricola è stato castigato stamane con
+dieci giorni di camicia di forza. La sua mancanza era grave. Aveva
+dato uno schiaffo a un collega che lo aveva accusato di poltroneria in
+questi giorni che non abbiamo avuto tempo neanche di dormire! Era qui
+con me da diciannove mesi. Lavorava come un negro ed era forse, tra
+noi, il più intelligente. Dopo un semestre di tirocinio gratis il suo
+«stipendio», per un lavoro di diciotto ore sulle ventiquattro, era di
+dodici lire il mese. Aspetti a dire che non c'era male. Perchè il
+governo, sulle dodici lire guadagnate dal detenuto, se ne prende sette
+e venti. Non ho mai capito perchè il governo si trattiene sui guadagni
+dei carcerati il sessanta per cento. Per me è una truffa. E lo dirò
+sempre anche se si tenterà di convincermi del contrario, come si è già
+fatto, mettendomi nella camicia di forza. Rubare al detenuto è il più
+delittuoso dei delitti. Non le pare?
+
+La camicia di forza è di tela grossolana come quelle delle brande dei
+soldati e va giù fin quasi alle ginocchia. Gli occhielli per
+stringervi il condannato al supplizio corrono per il dorso da una
+estremità all'altra. Le maniche non hanno uscita per le mani. Il
+supplizio maggiore è intorno al collo. È una tela rigida che lo sega.
+Se le guardie incaricate di chiudervi l'individuo non sono umane, la
+camicia di forza diventa una vera tortura. Io credevo di non arrivare
+alla fine. Vi respiravo con una fatica rantolosa e lo stringimento mi
+dava una molestia che mi faceva impazzire. Dopo qualche ora passata
+con le braccia legate sulla schiena, come Gesù Cristo, diventai
+furioso. Gridavo, mi rotolavo per il suolo della cella buia e
+sotterranea con degli sforzi per liberarmi dal camiciotto che mi dava
+un tormento spasmodico, ma nessuno veniva a calmarmi o a vedermi. Non
+fu che il sonno che mi diede un po' di requie. Molti dei condannati al
+camiciotto che sopprime ogni movimento, implorano la commutazione del
+castigo. Preferiscono un periodo più lungo di camerella con pane e
+acqua alla tela che pigia le carni su sè stesse con intendimenti
+assassini. Ma è difficile che si riesca ad ammansare i direttori. La
+clemenza non è il loro forte. Ho conosciuto un detenuto, imbestialito
+dagli spasimi atroci, che portò via coi denti un pezzo del tavolato
+sul quale doveva dormire.
+
+La maggioranza tace. Essa soffre il supplizio senza mandare un
+lamento. Ci sono individui che si farebbero attanagliare piuttosto che
+domandare perdono al loro carnefice, come ci sono nature che possono
+resistere a tutte le pene dell'inferno.
+
+Il regolamento è meno scellerato dei loro interpreti. Esso dà dei
+riposi anche alla camicia di forza e ingiunge che dopo quarantotto ore
+consecutive rimanga inoperosa per ventiquattro.
+
+Le infrazioni di poco conto, come le infrazioni al silenzio, sono
+punite secondo il sistema del direttore. Alcuni--e sono, mi pare, i
+più saggi--puniscono con la soppressione del diritto al passeggio per
+tre giorni, altri preferiscono dare addosso allo stomaco dei
+disgraziati. Diminuiscono loro la razione del pane di trecento grammi
+o l'aumentano dello stesso peso sopprimendo loro la minestra. La
+diminuzione del cibo del carcerato non è un castigo. È un omicidio. Il
+povero diavolo che sconta parecchie di queste sentenze, anche se
+rimane in vita, non è più un uomo. È un invalido. Glielo dice uno che
+studia l'ambiente da qualche anno.
+
+La seconda infrazione al regolamento aggiunge alla dieta assassina la
+cella di rigore o il rigore del cubicolo o cella sotterranea, dove ero
+io quando avevo la camicia di forza.
+
+Se l'infrazione commessa dal detenuto deve essere punita con più di
+dieci giorni, allora si raduna d'urgenza il Consiglio composto del
+direttore, del contabile, del capoguardia e del cappellano.
+Bisognerebbe essere imbecilli per credere all'indipendenza dei
+subordinati di un direttore di carcere. Una volta fatto questo
+Consiglio, non si esce che condannati. È inutile che le dica che le
+guardie hanno sempre ragione.
+
+Non so se le hanno detto che sono qui anche Vittorio Luraghi, l'Herra
+e l'avvocato Gelmi. Del secondo non le parlo. Mi pare un incosciente.
+Non dimentichi che io sono un condannato comune come loro, e che
+perciò sento profondamente il loro grido angoscioso di gente finita.
+Di me non ho compassione. Se mi risovvengo dei miei trascorsi gli è
+per punirmi con una serqua di vituperi. Con gli altri, sono
+indulgente. Trovo in ogni loro delitto una scusa.
+
+Nell'Herra non c'è nulla del Roberto Macaire. Non ne ha nè l'astuzia,
+nè l'inquietudine, nè l'audacia. È in cella come un rassegnato. Egli è
+caduto come una ragazza che si lascia abbracciare con un bacio
+lungo.--Lo aspettiamo alla matricola. Il direttore gli ha promesso un
+posto di scrivanello.
+
+Il Luraghi mi desta una compassione indicibile. Tutte le volte che
+posso andare nella cella mi sento riempire gli occhi. Non mi parla mai
+dei suoi patimenti. Non mi parla che della sua mamma. Egli la piange
+come uno sciagurato che dispera. Mi diceva l'altro giorno che la sua
+povera vecchia di ottant'anni è il suo grande tormento. Ha paura di
+non poterla più vedere. Perdere i denari, perdere una fortuna nelle
+speculazioni bancarie è una cosa che si può anche sopportare. Ma
+perdere la mamma che si adora, in prigione, è superiore alle forze del
+condannato. Io spero che questo terribile dolore gli sarà risparmiato.
+
+La sua vita è triste. Non spende per il vitto che una media di due
+lire il giorno. Non va mai al passeggio. Gli ho detto più di una volta
+che fa male. Che il moto è una necessità dell'esistenza carceraria. Ma
+non sono riuscito a smuoverlo. È testardo, è nemico della propria
+salute. Un giorno o l'altro lo porteranno in infermeria perchè non
+potrà più andarvi con le sue gambe. Fuma e legge avidamente. Il suo
+disgusto è per i battitori e per le mani dei secondini che lo
+palpeggiano.
+
+L'avvocato Gelmi è un altro anacoreta che non vuol uscire dal suo
+guscio. Non so se sia povero o se voglia tenersi i quattrini. So che
+mangia come tutti i prigionieri che non hanno da spendere. Col suo,
+non si compera che cinque centesimi di latte. Le confesso che non ha
+le mie simpatie, pur essendo in questo luogo. Per me egli è troppo
+furbo e i furbi mi spaventano. La mia ripugnanza per lui non mi ha
+impedito di domandargli alcune note per il suo libro. Ma egli mi ha
+risposto che non potrebbe aderire al mio desiderio che commettendo un
+parricidio. Non appena ritornerà tra i vivi, pubblicherà un'opera
+intitolata: _La Bancarotta della Giustizia_. La prega di perdonargli
+questa gelosia di mestiere, concepibile in un uomo che ha bazzicato
+nella redazione di qualche giornale letterario.
+
+Non si dimentichi delle tre giornate di gozzoviglia carceraria. Sono
+tre giornate che si segnano lungo l'anno colla matita rossa.
+
+Alcuni si preparano la pancia come se dovessero andare a un banchetto.
+A Natale, a Pasqua e nel giorno dello Statuto ci si serve un pranzetto
+che ci fa venire l'acquolina. Invece di darci la solita _sboba_
+terrosa, ci si porta un piatto di pasta asciutta o un piattone di
+risotto giallo fumante, con della cipolla arrostita e annerita che
+mette in mente i funghi, con ottanta grammi di carne in umido che
+commuove le budella. Di vino non ce n'è che un bicchiere. Ma anche
+brusco, per la gola che non beve che acqua, diventa del Falerno o del
+Ghemme. Ah, il Ghemme!
+
+È stato la mia perdizione. Vorrei essere fuori per inaffiarmene il
+ventre. Mi piace il Ghemme. Con tre o quattro bicchieri di questo vino
+sfido un esercito.
+
+Fuori di queste giornate, non c'è che l'avvenimento reale che possa
+portarci del benessere.
+
+Va a nozze un principe, o nasce una principessa, o accade al re
+qualche cosa che viene celebrato come una gioia nazionale? Il
+prigioniero rinasce. Egli vede una sosta nell'applicazione del
+regolamento e sogna una diminuzione della pena. Egli è sicuro che si
+distribuiranno dei piattoni di risotto e della carne annegata nella
+bagna e che verranno probabilmente delle grazie.
+
+Questa è una delle ragioni per cui in carcere siamo più monarchici del
+re. Non è che lui che si ricordi degli afflitti sepolti nelle celle. È
+lui che ci diminuisce i tormenti. Pur troppo non sempre. Ma qualche
+volta, qualcuno gode di questa sua prerogativa. È il re che ci fa
+mangiare un po' meglio quando il suo cuore è in giubilo. E non vi
+maraviglierete, o signori increduli, se vi dico che gliene siamo grati
+e se aggiungo che più di una volta gridiamo viva il re! viva la
+regina! con entusiasmo.
+
+Stanotte abbiamo avuto un aumento di detenuti senza aprire il portone
+d'entrata. È nato un bimbo. Mi dicono che sia belloccio. È sempre
+così. I figli dei tribolati sbucano dall'utero fiorenti di salute.
+Sembra che le loro madri siano state lì a covarli nella bambagia,
+mangiando bene e bevendo meglio.
+
+La guardiana, che è venuta dabbasso, mi ha assicurato che ha le guance
+rosse come una mela e gli occhi azzurrati e lucidi da mangiarseli a
+baci.
+
+La madre è una ragazza di vent'anni, o di circa vent'anni, recidiva,
+abituata ai furti domestici.
+
+Sa far da mangiare, sa stirare, sa rammendare, ma sa anche involare la
+roba dei padroni. Non c'è pericolo che se ne vada da una casa senza
+lasciarvi il segno delle proprie dita. La colpa è forse del suo amante
+che vive, sovente, alle sue spalle.
+
+Durante la mia breve carriera di _matricolatore_, l'ho registrata nel
+librone infame tre volte. Il bimbo, anche se nato nella carcere, non
+viene registrato. Il regolamento non permette di mettere a matricola
+che i ragazzi superiori ai due anni. Il legislatore deve avere creduto
+che, se si può nascere delinquenti, si possono commettere delitti
+anche in fasce. Il bimbo della ladra verrà mandato all'ospizio dei
+bambini lattanti.
+
+I questuanti sono una vera piaga. Vanno e ritornano periodicamente,
+eternamente. Dicono che qui si sta meglio che fuori. Qui, hanno
+l'alloggio e il vitto sicuri. Fuori, sono perseguitati, o inseguiti, o
+trattati come cani e agguantati come birbe non appena stendono la mano
+o cercano di appollaiarsi in qualche luogo.
+
+Il maggior contingente degli accattoni lo dà la campagna. Mi è
+capitato di registrare dei pezzi di giovinetti che mi facevano venire
+sulla lingua una folata di interrogazioni. Ma loro me le portavano via
+dicendo che in campagna, d'inverno, non si trova lavoro. E anche
+d'inverno, loro, i loro figli e le loro donne, non si dimenticano di
+mangiare.
+
+Dal dicembre del '97 al maggio '98, la questura ce ne ha condotti al
+Cellulare una media di quindici al giorno.
+
+I pretori li condannano da tre giorni a un mese di detenzione.
+
+C'è per aria qualche cosa di grosso. Da domani non potrò più tenerla
+al corrente. Il nostro amico è sospetto e la vigilanza è stata
+raddoppiata. Le guardie cambieranno raggio magari ogni giorno. Il loro
+posto non lo sapranno che al momento di andare in servizio. Non si
+scoraggi e lasci passare la bufera. Dopo vedrà che non mi chiamo mica
+quello che mi chiamo per nulla. Mi cambi il nome se non riuscirò a
+riallacciare il filo stroncato dal temporale.
+
+
+
+
+__La pagina intima del processo dei giornalisti.__
+
+
+Il processo dei ventiquattro è stato chiamato dei giornalisti per fare
+del lusso.¹
+
+ ¹ Il processo dei giornalisti è stato il più strepitoso di tutti i
+ processi delle Corti militari. I _Tribunali_--divenuti quotidiani
+ durante lo stato d'assedio--hanno raggiunto, con esso, la massima
+ tiratura, di 35.000 copie. Col processo dei deputati l'interesse
+ era diminuito e la tiratura discese alle 10.000.
+
+In verità, i giornalisti rappresentavano la minoranza. Tanto è vero
+che ciascuno di loro leggeva l'atto d'accusa facendo tanto d'occhi.
+
+--Come, che c'entro io con costoro?
+
+Si conobbero, o almeno si videro, alle tre del mattino del 15 giugno
+1898, nella stanza ove si «caricano e si scaricano» gli arrestati che
+vanno e vengono dal Cellulare. Fuori e dentro c'era ressa di
+carabinieri silenziosi, tetri, colle mani piene di ferri. Il loro capo
+era un capitano con l'occhialino nel cavo dell'orbita, con una cera
+accigliata, con due baffi marziali, che passava da una parte
+all'altra, col frustino in mano, facendo risuonare gli speroni degli
+alti stivali alla scudiera, mentre assisteva all'ammanettamento.
+
+Romussi pareva un po' più ingrigiato. Era ilare, salutava gli amici e
+presentava i polsi al suo ammanettatore con la faccia illuminata dal
+sorriso. I carabinieri giovani che adempivano a questo servizio erano
+più spietati dei vecchi. Continuavano a dare dei giri anche quando si
+diceva loro che i polsi facevano sangue.
+
+Don Davide era conosciuto da tutti, ma lui, personalmente, non
+conosceva che l'avvocato Romussi, Valera e Zavattari. Non si capiva se
+era seccato in mezzo a tanti ignoti che lo guardavano come una bestia
+rara. Il capitano lo squadrò dal capo ai piedi, gli girò intorno col
+fare di un domatore di belve, e si voltò dall'altra parte percotendo
+leggermente lo stivalone. Si capiva che l'aveva su coi preti o che ci
+aveva gusto a vederne uno nelle peste.
+
+Don Davide pareva imbronciato. Rispondeva al buon giorno di qualche
+amico con la voce grossa di chi è in collera con sè stesso.
+
+La sua veste talare ambrosiana e il suo paltò di panno nero sentivano
+il bisogno di parecchie spazzolate. Indossava la veste, cinta dalla
+fascia di seta nera, dal giorno in cui dieci tra carabinieri e soldati
+di linea entrarono nella casa paterna di Filighera ad arrestarlo. Il
+suo paltò polveroso era stato buttato nell'angolo della cella dal
+momento che vi era entrato.
+
+L'avvocato Bortolo Federici, noto a molti come repubblicano, attirava
+l'attenzione di parecchi per il suo cappello Oberdan nero, sopra un
+«completo» caffè scuro. Zavattari era abbattuto, dimagrato, colle
+guance infossate e biancastre e con le mani che tremavano come se
+avesse avuto la febbre. A uno degli arrestati, che gli aveva dato il
+buon giorno, rispose che era ammalato, gravemente ammalato e che, se
+non lo si lasciava andare presto, sarebbe morto in prigione. Fu una
+nota che diffuse un po' di tristezza in coloro che gli erano vicini. I
+carrettoni che li portavano al Castello erano nicchie che obbligavano
+gli ammanettati a stare con le labbra ai fori della respirazione.
+
+Smontarono nel cortile ducale pallidi come cadaveri. Il primo a
+discendere fu Del Vecchio, un omettino che nessuno, prima dell'accusa,
+aveva sospettato che fosse un leone capace di arringare la folla sulle
+barricate. Girava gli occhi come trasecolato. Non sapeva trovare una
+parola e non seppe trovarla neanche al processo. Accompagnati da molti
+carabinieri, si fecero passare in mezzo a due file di soldati e salire
+per le scale anguste, al primo e al secondo piano, disperdendoli per
+gli stanzoni anticamente occupati dalla Corte degli Sforza. Lungo la
+ringhiera del primo piano, avevano messo Chiesi, Seneci, Cermenati,
+Federici, Valera, Lallici, Ghiglioni, Romussi. Al secondo piano,
+Lazzari, Valsecchi, Zavattari, qualche altro socialista, parecchi
+anarchici e il direttore dell'_Osservatore Cattolico_, il quale
+occupava la stanza N. 10, colla finestra sul tetto che gli lasciava
+entrare l'aria, il vento e la pioggia. Il primo temporale della
+seconda notte lo obbligò a salvarsi dall'acqua torrenziale che lo
+aveva sorpreso in letto in mutande.
+
+I buchi al centro degli usci dei ventiquattro processandi permettevano
+di andare cogli occhi negli stanzoni in faccia, gremiti di arrestati.
+Davano a volte l'impressione di un immenso lazzaretto pieno di
+colerosi, e a volte di lunghi corridoi affollati di insorti che
+agitavano entusiasticamente i cappelli, i fazzoletti e le mani.
+
+All'uscio di ciascuno dei ventiquattro, era una sentinella. Al minimo
+rumore che la seccava, metteva la bocca al buco e diceva:
+
+--Eh, fate silenzio o vi mando dentro una pallottola!
+
+Più di uno degli arrestati, per proteggersi dalla «pallottola», è
+stato obbligato a far chiamare il capoposto. Don Davide, che non ha
+mai avuto paura di farla a pugni con coloro che lo hanno insultato e
+come uomo e come prete, nella sua stanza si sentiva a disagio. Temeva
+sempre che un Misdea qualunque o una sentinella che esagerasse nella
+consegna lo allungasse cadavere. Una sera, mentre passeggiava fumando
+un virginia, una sentinella, che doveva essere anticlericale,
+continuava a perseguitarlo dalla _spia_ dicendogli di non fare
+fracasso, di buttare via il sigaro che era proibito fumare e di andare
+a letto se non voleva che ve lo mandasse lui.
+
+Il sacerdote, che non aveva angolo che non fosse visibile alla bocca
+di fuoco, venne preso da una specie di panico che lo obbligò a
+chiamare ad alta voce il capoposto, il quale, per fortuna, era un
+chierico.
+
+I ventiquattro, dopo dieci ore di processo, ritornavano in camera sfiniti
+o stracchi morti, mangiavano un boccone e si buttavano sul pagliericcio
+con la speranza d'addormentarsi subito e dimenticare ciò che avevano
+sentito nella giornata. Le venti o le trenta sentinelle, alla distanza di
+pochi passi l'una dall'altra, alle otto precise incominciavano a gridare
+con delle voci sgangherate: Sentinella all'ertaaa!--All'erta stooo!
+Sentinella all'ertaaa!--All'erta stooo!--Sentinella all'ertaaa!--All'erta
+stooo!--Sentinella all'ertaaaaaaaa!--All'erta stoooooooo!--Sentinella
+all'ertaaaaaaa!--All'erta stooooooooooooooooo!
+
+Una voce seguiva l'altra con degli o e degli a larghi che spesso
+morivano nell'aria come un'agonia e talvolta si rompevano con un
+fracasso che metteva sottosopra il cervello dei detenuti che non
+potevano dormire. E dopo dieci o quindici minuti di riposo,
+ricominciavano a gettare le voci per lo spazio più sgangherate di
+prima.
+
+Gli accusati si alzavano al suono della campana con le occhiaie della
+gente che patisce d'insonnia. Il direttore del _Secolo_, che non può
+dormire che al buio e in un luogo tranquillo, tormentato dalle grida
+degli incappottati, si voltava e si rivoltava sul giaciglio anche
+quando aveva preso un po' di solfonal o di trional.
+
+Il Chiesi, che non sa leggere in letto perchè gli si chiudono subito
+gli occhi, in Castello aveva dei momenti di disperazione perchè non
+gli si concedeva il riposo notturno. Ulisse Cermenati, che sa stare
+ritto sulle gambe, andava al processo dinoccolato e pieno di sonno, e
+Federici raccontava agli amici che accendeva, spengeva e riaccendeva
+il lume con dei tentativi di passare la notte leggendo.
+
+Si credeva che il processo fosse ancora più sommario di quello che è
+stato. E ognuno che aveva qualcosa da dire si era alzato nell'ultima
+notte prima dell'alba, col permesso del capoguardia, a buttar giù
+qualche nota. Alcuni dei ventiquattro avrebbero voluto che si fosse
+andati al Tribunale col proposito dell'on. A. Costa, quando era tra
+gli arrestati al Cellulare. Lasciarsi trascinare dinanzi il Tribunale
+di guerra senza dire una parola.
+
+Ma quest'idea non ha potuto prevalere, un po' perchè non si
+conoscevano tutti, un po' perchè nessuno poteva comunicare coll'altro
+e un po' perchè gli accusati appartenevano a diversi partiti in lotta
+fra di loro. Valera, andata a male la proposta del silenzio, credeva
+che sarebbe stato utile, per suo conto, di servirsi del sistema di O'
+Donovan Rossa, cioè di _guadagnar tempo_ e provare, con la lettura dei
+documenti sparsi per i libri e per i giornali, che l'Italia era
+gravida di socialismo.
+
+Ma il tampone presidenziale gli è stato messo in bocca tante volte che
+dovette sedere come un uomo letteralmente imbavagliato.
+
+Il sistema di O' Donovan Rossa, il quale, tra parentesi, non era
+ancora il capo dei dinamitardi, era di valersi del Tribunale per far
+conoscere al popolo la condizione del suo paese e protrarre il giorno
+della sentenza con la lettura della storia irlandese attraverso gli
+ottantatrè _Acts_ o leggi eccezionali, che avevano coercizzata la
+nazione per punirla di domandare con insistenza la libertà che avevano
+gli Inglesi.
+
+Dopo tre giorni il giudice tappò la bocca al feniano, ma il suo
+sistema divenne un'arma poderosa nella Camera dei Comuni, ove i
+parnellisti costringevano i deputati coercizionisti ad assistere a
+delle sedute parlamentari che duravano perfino quarantadue ore e
+impedivano ai ministri, per delle settimane e dei mesi, di far votare
+i _bills_ che dovevano imbavagliare gli Irlandesi.
+
+Don Davide, che era sempre stato tenuto separato dagli altri e che
+anche al Cellulare si mandava al passeggio da solo, si era preparata
+un'autodifesa di circa venti o venticinque fogli da protocollo, per
+provare, con grande semplicità, la sua innocenza. Cominciava dal dire
+di ignorare il perchè era stato arrestato, carcerato e condotto al
+Tribunale, e tirava via affermando che, nè direttamente, nè
+indirettamente, aveva mai preso parte ai tumulti.
+
+«Non solo, diceva egli in terza persona, nè indirettamente, nè
+direttamente non ha preso parte a tumulti, ma sempre in vita sua usò
+dello scritto e della parola per l'ordine nella religione, maestra di
+rispetto, fonte di civiltà e di proprietà. Lo stesso avvocato fiscale
+che lo incolpa di _fini speciali_, confessa di non sapere il perchè lo
+si perseguita. Fini speciali? Dunque, non connivenze con altri
+partiti, ma un'azione solitaria. Quale? Repubblicana, no; socialista,
+no; dunque? Distruzione dell'Italia attuale e ricostituzione del poter
+temporale del papa; questo, suppone l'accusatore. Ora, questo è
+assurdo, perchè don Davide Albertario in proposito ha per programma di
+attenersi a quello che gli altri poteri, l'ecclesiastico e il laicale,
+concertino tra di loro.
+
+«Domando dunque, concludeva don Davide, che mi si lasci libero al mio
+lavoro benefico, al mio altare, alla mia famiglia. Sono cittadino e
+sacerdote e scrittore che ha fatto il suo dovere. Non rapitemi la
+libertà. L'onore, nè voi nè nessuno me lo rapiranno giammai.
+Rimandatemi al mio luogo di lavoro.»
+
+Romussi, che, come tutti sanno, è un lavoratore instancabile, si era
+alzato alle due antimeridiane a gettar giù cartelle sopra cartelle,
+dolendosi, di tanto in tanto, di non avere avuto con sè la collezione
+del _Secolo_ per poter documentare la sua vita di giornalista.
+
+Ciononostante, scrisse un mucchio di cartelle che sono state distrutte
+o perdute.
+
+Al Castello vi doveva essere un raccoglitore di manoscritti. Perchè di
+tanto in tanto si sentiva qualcuno dei ventiquattro lamentarsi di
+avere smarrito dei foglietti pieni delle idee che intendeva svolgere
+al Tribunale militare. Don Davide fu il più sventurato di tutti.
+Perchè, oltre all'avere sciupata la fatica per l'autodifesa, trovò che
+una mano ignota gli aveva involato dalla valigia un manoscritto
+ch'egli aveva preparato nelle lugubri giornate al Cellulare e che
+intendeva pubblicare subito dopo la sentenza. Egli ha potuto far avere
+a me una di queste cartelle, scritta con una calligrafia quasi
+femminile, e piena di parole feroci contro quelli che chiama i suoi
+delatori.
+
+La cosa più noiosa durante gli otto giorni di processo erano le
+manette. A tutti noi si mettevano i ferri quando si usciva dalla
+stanza per andare al tribunale nel cortile della Rocchetta, quando dal
+tribunale si era accompagnati nella stanza a far colazione, quando ci
+si riconduceva sul banco degli accusati e quando ci si riconsegnava al
+secondino per essere chiusi in prigione fino all'indomani alla stessa
+ora. Lungo il passaggio tra un cortile e l'altro, v'era sempre folla.
+In quello ducale, era una siepe di ufficiali che amavano vedere da
+vicino queste persone pubbliche che avevano scritto delittuosamente
+nel giornale socialista, repubblicano, radicale, liberale, cattolico.
+In quello della Rocchetta, era la moltitudine, composta di curiosi, di
+amici, di preti, di soldati, che sgomitava per mettersi in prima fila
+a vedere, salutare, commuoversi, piangere. Si vedevano persone che si
+tergevano le lagrime col dorso della mano, persone che agitavano il
+cappello per dir loro: coraggio! e persone che levavano in alto le
+mani giunte per tradurre la loro desolazione.
+
+La prima volta che riattraversavano il cortile della Rocchetta per
+salire a colazione, vi fu un fotografo che sentiva indubbiamente la
+prepotenza della funzione del giornalismo moderno di riprodurre la
+vita sociale illustrata. Si staccò da un capannello e si presentò
+colla sua macchina sullo stomaco dinanzi i primi due dei ventiquattro,
+i quali erano il direttore del Secolo e il direttore dell'_Osservatore
+Cattolico_ colle mani legate assieme. Romussi si mise un braccio
+attraverso il naso e don Davide si tirò il cappello sugli occhi
+voltandosi di fianco--entrambi per tradurre la loro indignazione e per
+impedirgli di esercitare la sua professione. Anche adesso che correggo
+le bozze mi duole di questo loro scatto antigiornalistico. Perchè ci
+hanno soppresso uno dei documenti più preziosi delle giornate di
+Bava-Beccaris. Se fossi direttore di giornale vorrei che tutti i miei
+corrispondenti avessero l'audacia del fotografo giornalista. Allora
+sarei sicuro che il mio quotidiano sarebbe il primo quotidiano
+d'Italia.
+
+Tra la folla degli avvocati accorsi a dare l'ultimo addio ai
+condannati, si distingueva il Majno che camminava con l'ombrello in
+una mano e il cappello nell'altra, salutando dappertutto: «Addio,
+Chiesi, ciao, Federici, coraggio, Romussi, sta allegro, Valera,
+arrivederci presto, don Davide, ecc.»
+
+Nei suoi addii era lo strazio di un avvocato e di un amico reso
+impotente dalla legge marziale.
+
+Questa traversata fu un attimo solenne, indimenticabile che fece
+piangere più di uno dei diciannove che ritornarono in camera carichi
+di mesi e di anni.
+
+La Kuliscioff non ha mai partecipato a questi strazi e a queste
+consolazioni, perchè la sua residenza rimase sempre al Cellulare. Ne
+veniva e vi ritornava in _brougham_, vestita di nero come un funerale.
+
+Il suo contegno è stato di donna equilibrata. Nelle poche parole che
+le si permise di dire, non si occupò che delle sue idee marxiste. Il
+resto sembrava per lei estraneo. Di tanto in tanto si assentava per
+fumare una sigaretta.
+
+D'altronde, non era la prima volta che essa passava delle giornate in
+prigione. Era già stata nelle carceri parigine e poi per più di due
+anni nelle prigioni d'Italia.
+
+Poche ore dopo la sentenza, gli anarchici vennero mandati a
+Finalborgo, e i giornalisti partirono il giorno seguente, cioè alle 11
+della sera del ventitrè.
+
+Alla Stazione Centrale, c'era una folla enorme ch'era riuscita a
+sapere l'ora della partenza. Ma i carabinieri fecero entrare i
+condannati dalla parte opposta--evitando di passare sulla prima
+piattaforma, piena di amici che volevano salutarci. Tra gli intimi di
+Romussi, vi era il professore Pietro Panzeri, direttore dell'Istituto
+dei rachitici, che piangeva come un ragazzo.
+
+Il vagone cellulare era nuovo o pennelleggiato di fresco. Perdeva un
+odore di vernice che faceva turare il naso.
+
+Don Albertario, grosso come era, non riuscì a mettere il piede sul
+predellino che aiutato. Nello sforzo gli cadde il cappello da prete:
+istintivamente tentò di raccoglierlo, ma si avvide tosto di essere
+ammanettato ed alzò gli occhi al cielo.
+
+Nessuno disse una parola. Pareva che la vita fosse finita sul
+montatoio. Ciascuno, ravvolto nel proprio dolore come in un mantello,
+sentiva gli strazii delle famiglie che singhiozzavano sotto la
+tettoia.
+
+
+
+
+__In Vagone cellulare.__
+
+Viaggio notturno da Milano a Finalborgo la notte dal 24 al 25 giugno
+1898.
+
+
+Mentre i carabinieri si preparavano a metterci i ferri per avviarci
+alla casa di pena a scontare le sentenze militari, ciascuno di noi
+pensava, involontariamente, al carrozzone che ci doveva condurre dal
+Castello alla Stazione Centrale. Nessuno di noi aveva potuto
+dimenticare la nicchia nella quale, venendo dal Cellulare, aveva
+subito, per più di mezz'ora, lo strazio di pencolare tra la vita e la
+morte per mancanza d'aria!
+
+I ferri ci distrassero. I carabinieri adempivano alla funzione di
+ammanettarci, incalzati dal «fate presto!» del tenente dei
+carabinieri, che ci guardava con la caramella nell'occhio.
+
+L'ordine era di ammanettarci a _fior di pelle_. E chi si lamentava
+riceveva la buona misura di qualche altro giro di vite. Io protestai.
+Dissi che non era possibile che ci fosse ordine di stringerci i polsi
+fino a farceli sprizzare di sangue. Mi si fece tacere, assicurandomi
+che alla stazione mi sarebbero stati allargati.
+
+Chiusi nel carrozzone, credevamo di morire. C'era un fetore che dava
+il capogiro. La cella era angusta, buia, col sedile di legno cosparso
+di crostini di pane e coi fori per l'aria che parevano tappati. Il
+veicolo ci sballottava in un modo crudele. Quando le ruote
+sussultavano sui sassi o attraversavano i binari, ci sembrava che il
+carrozzone stesse per rovesciarci sulla strada.
+
+Non abituati a questi viaggi di punizione, sognavamo il treno.
+
+Alla stazione ci si fece discendere passandoci sotto l'ascella, a
+zig-zag, una catena che ci teneva uno dietro l'altro e ci impediva di
+pensare alla fuga.
+
+Per scappare bisognava che il condannato si trascinasse dietro tutti
+gli altri.
+
+Eravamo così male informati sul trasporto del bestiame di galera, che
+credevamo sul serio che ci avrebbero fatti viaggiare in un vagone di
+terza classe. Invece fummo disillusi non appena ci trovammo in quella
+specie di corridoio lungo due filate di celle.
+
+A mano a mano che si saliva, si veniva spinti e incassati dal
+carabiniere che aspettava il condannato dietro l'uscio. L'operazione
+di cellularizzarci veniva fatta in un modo fracassoso. Si schiudevano
+gli usci con collera, si bestemmiava contro i catenacci che cigolavano
+senza andare avanti o indietro, si ingiungeva il silenzio con degli
+imperativi brutali a coloro che volevano sapere dove diavolo ci si
+mandava, e si sbattevano sulla faccia gli usci come tanti schiaffi
+ribaldi.
+
+Rimanemmo per qualche minuto sbalorditi. Io mi trovavo in una cella di
+mezzo, tra Romussi e don Davide Albertario. Chiesi era in faccia al
+direttore del _Secolo_ e io potevo vederlo, attraverso la ferriata, di
+profilo. L'avvocato Federici era in una delle prime celle della fila a
+destra e gli altri, compresi due che non conoscevo, erano sparsi nelle
+celle in fondo.
+
+Aspettavamo con ansia che venissero a liberarci le mani indolenzite
+dal peso del ferro che diventava sempre più enorme.
+
+Faceva un caldo eccessivo. Nella tana inverniciata il giorno prima,
+coll'uscio sulle ginocchia che non ci permetteva nè di allungare, nè
+di incavalcare le gambe, si respirava un'aria pestilenziale e si
+sudava come in un forno. L'indugio del treno a mettersi in moto era
+per noi un vero supplizio. Speravamo che, lanciandosi nello spazio,
+folate d'aria sarebbero venute ad attutirci la sete e a rinfrescarci
+la faccia.
+
+Finalmente il treno si era mosso. La lentezza e le prime fermate ci
+fecero capire ch'eravamo attaccati a un treno omnibus. Il treno, che
+s'incammina adagio adagio e sosta a tutte le stazioni, diventa una
+tortura per i poveracci calcati nelle nicchie che lasciano respirare a
+disagio e intetrano l'ultima scena dei condannati sulla via della
+espiazione.
+
+Invece delle buffate d'aria fresca che non venivano, nè potevano
+venire, perchè il nostro vagone era l'ultimo e aveva le aperture in
+faccia a due altri, fummo obbligati a incominciare una lotta disperata
+contro l'usciuolo dell'inferriata a scacchi, che si chiudeva e
+minacciava di soffocarci a ogni scossa.
+
+--Signori carabinieri, facciano il piacere di fermarci l'usciuolo!
+
+I signori carabinieri non potevano essere umani con noi, perchè
+avevano ricevuto ordini imperiosi di essere severi e perchè temevano,
+a ogni stazione, di trovarsi alla presenza di qualche ufficiale
+incaricato di «dare un'occhiata ai polli nella stia». Ma per
+l'usciuolo facevano proprio di tutto per inchiodarlo alla parete e
+spesso sacramentavano contro la compagnia ferroviaria che si era
+dimenticata di configgervi la molla o l'uncino per tenerlo aperto. Di
+tanto in tanto veniva qualcuno di loro a sbattercelo indietro con un
+sostantivo energico. Ma il più delle volte dovevamo respingerlo noi
+con la punta delle dita.
+
+Alla stazione di Pavia, una voce umana riuscì a intenerirci fino alle
+lagrime.
+
+--Signor Romussi, signor Chiesi, posso fare qualche cosa per loro e
+per i loro compagni?
+
+La persona che parlava era invisibile. Si sentiva solamente che la sua
+voce era commossa.
+
+A così poca distanza, eravamo già tutti stracchi morti per la
+posizione incomoda in cui ci teneva la celletta, per i ferri che ci
+avevano intormentite le braccia e per l'arsura che ci faceva dire a
+ogni minuto:
+
+--Signori carabinieri, un po' d'acqua!
+
+La voce dello sconosciuto ci era andata al cuore come una
+consolazione. C'era dunque qualcuno che pensava ai poveri diavoli che
+soffrivano. Romussi, interpretando il pensiero di tutti, con una voce
+che avrebbe impietosito i sassi, disse:
+
+--Se ci potesse dare una gasosa!
+
+Lo sconosciuto ci rispose con dei singulti.
+
+Era troppo tardi. Il ristorante era chiuso e il treno stava per
+partire.
+
+--Addio e coraggio! ci disse lo sconosciuto con degli altri
+singhiozzi.
+
+Lungo questo viaggio indimenticabile ci domandavamo di tanto in tanto
+l'un l'altro se eravamo vivi.
+
+_Chiesi_: Come stai, Fritz?
+
+_Federici_: Bene.
+
+--Don Davide, dormite?
+
+--Magari potessi dormire!
+
+--Romussi, come ti senti?
+
+--Maledettamente male. Non avrei mai creduto che il trasporto dei
+prigionieri fosse fatto in questo modo. Siamo trattati peggio delle
+bestie.
+
+--Pazienza, che non siamo lontani da Sampierdarena.
+
+Guardando nelle celle della fila opposta mi si agghiacciava il sangue.
+La testa dei cellularizzati che ubbidiva al moto del treno si
+delinquentizzava in un modo spaventevole. Pareva la testa di un
+mostro. Illuminata dalla luce fosca che tremolava, assumeva
+proporzioni spaventevoli. La fronte si allungava sovente con delle
+gibbosità che facevano abbassare le palpebre dalla paura. Gli occhi
+ingrossavano e venivano alla superficie con una luminosità feroce. La
+bocca, sbadigliando, spalancava un abisso circondato da una dentiera
+enorme che digrignava come quella di un teschio appeso nella penombra.
+
+Lazzari sembrava una iena in agguato.
+
+Lungo le gallerie avevamo il fumo della macchina che entrava nelle
+celle a volumi a ubbriacarci e ad avvelenarci le ultime ore.
+
+--Signori carabinieri, un po' d'acqua. Io muoio dalla sete!
+
+A Sampierdarena il cuore del brigadiere si lasciò intenerire dalla
+voce piangevole dei condannati.
+
+--Ci faccia dare un caffè, signor brigadiere. Sia buono.
+
+--Dio gliene renderà merito, gli disse don Davide che tirava il fiato
+come un uomo che si sente morire.
+
+Il carabiniere con la caffettiera in una mano e la chicchera
+nell'altra ci conciliò con l'umanità che sembrava composta di tigri.
+
+Ci si aperse la cella e ce lo si versò in bocca a sorsi, con una
+pazienza materna. Bravo carabiniere!
+
+Discendemmo a Finalmarina come gente scampata a un pericolo. Aprivamo
+la bocca per sorseggiare l'aria e ci auguravamo che il reclusorio
+fosse lontano lontano per aver tempo di sgranchirci le gambe e di
+rimetterci dallo sbalordimento di un vagone che chiamavamo assassino.
+
+Qualche mese dopo, nella quinta camerata del reclusorio di Finalborgo,
+ricordando questo episodio della nostra vita carceraria, i direttori
+del _Secolo_, dell'_Osservatore Cattolico_ e dell'_Italia del popolo_
+si strinsero la mano e promisero che, non appena ritornati al largo,
+avrebbero intrapresa la campagna contro questa abbominazione che si
+chiama vagone cellulare.
+
+
+
+
+__L'arrivo al Reclusorio.__
+
+
+Alla stazione di Finalmarina non c'erano che cinque o sei persone,
+compresi due preti. Eravamo disfatti. Avevamo gli occhi della gente
+che non ha dormito, i capelli spettinati, le guance cadaveriche e le
+punte dei baffi piegate come una desolazione. Il sole ci illuminava le
+lividure ai polsi che avevano assunto un colore nerastro. Ci si passò
+la catena da un braccio all'altro e fiancheggiati dai carabinieri e
+seguiti dai facchini coi fagotti, ci avviammo verso il reclusorio. Il
+silenzio intristiva la scena. Attraversammo il binario, continuammo
+lungo la linea ferroviaria fin quasi all'imboccatura di un tunnel e
+voltammo a destra, per lo stradone carrozzabile che i finalborghigiani
+chiamano delle «catene», perchè è percorso dai galeotti che vanno e
+vengono dalla Casa di pena.
+
+I carabinieri ci stavano ai panni e ci incalzavano con degli avanti! È
+per loro il momento più trepido. Anche legati come cani, potrebbe
+saltare in testa a qualcuno di darsi alla fuga. Sprofondavamo i piedi
+nella polvere alta, sollevando un pulviscolo che ci imbiancava e ci
+andava per la gola e per le nari come un prurito che ci raddoppiava il
+malessere. Rasentavamo Capra Zoppa perseguitati da un'arsura
+indicibile. Ciascuno di noi sognava una sorsata di latte o un'altra
+chicchera di caffè per snebbiarci il cervello. A metà strada, al dorso
+di un parapetto, trovammo un giovine che aveva l'aria di un chierico e
+piangeva come un ragazzo. Forse sapeva chi eravamo o forse provava una
+commozione violenta dinanzi un prete alto e spalluto che passava
+incatenato come un grassatore.
+
+Dopo una ventina di minuti, vedevamo sorgere a destra la torre
+quadrata del malaugurato edificio nel quale dovevamo passare tanto
+tempo. Svoltammo il ponte, passammo tra mezzo alla folla, infilammo il
+viottolo tortuoso a sinistra e, dopo pochi passi, ci trovammo alla
+porta del reclusorio di Finalborgo.
+
+L'entrata è quella di un portone qualunque. Non dà l'impressione di
+una tomba di vivi, neppure pensando alle sentinelle di guardia.
+
+Ci si tolsero i ferri tra due cancelli che inchiudono l'ufficio del
+capoguardia e ci si domandò se avevamo bisogno di qualche cosa.
+
+--Dell'acqua, rispondemmo.
+
+Ce ne portarono due bottiglie e i secondini, con la premura di
+dissetarci, ci diedero l'impressione di persone che non incrudeliscono
+col Regolamento.
+
+Anche colle mani libere, sembravamo galeotti autentici. Romussi,
+coll'ala del cappello floscio che gli ombreggiava la faccia
+fuligginosa, col solino gualcito e annerito dal sudore e coi baffi
+sottosopra, aveva assunto l'aspetto di un uomo feroce. Chiesi, colla
+barba e coi capelli impolverati e coi neracci della notte perduta
+sotto gli occhi, pareva un capo ciurma invecchiato di dieci anni in
+poche ore. Don Davide in un altro luogo avrebbe fatto scompisciare
+dalle risa. Aveva l'aria di un Ernani passato attraverso il polverone
+della strada. Al margine del cubicolo, colla tesa del tricorno pelosa
+e abbandonata dalle stringhe, colla collarina scomparsa sotto il
+merinos, col panciotto dai bottoni escoriati pieno di chiazze, colla
+veste talare ammantata di polvere e colle scarpe scalcagnate e coperte
+d'uno strato bianco, faceva compassione. Sulla sua faccia erano tutti
+i patimenti di uno strazio inenarrabile. I carabinieri consegnarono le
+buste dei nostri denari al capoguardia, il quale si mise a
+registrarle, ci salutarono e noi passammo nello stanzone a pianterreno
+intitolato «banchi di rigore». Lo stanzone, colle due finestrucole che
+davano sul viottolo, era buio. Col suo immenso lastrone infisso lungo
+la parete, cogli anelloni sotto il rialzo dei piedi e al disopra della
+testa, faceva rabbrividire. Si vedeva che eravamo proprio in una casa
+di pena. Ogni infrazione al regolamento voleva dire andare sul
+tavolato di pietra incatenato alle mani e ai piedi.
+
+Il capoguardia non ci fece cattiva impressione. Era alto, piuttosto
+magro, con una voce che faceva sentire il _twang_ americano e con un
+accento leggermente meridionale. Valera lo battezzò subito per il
+Javert del reclusorio, per un Regolamento ambulante, per il
+funzionario che si sarebbe stroncata la vita piuttosto che violarlo.
+
+E attraverso i mesi che siamo rimasti sotto la sua sorveglianza non
+abbiamo avuto occasione di modificare il giudizio valerano. Egli è
+rimasto, per tutti noi, l'uomo-regolamento, guidato da uno zinzino di
+buon senso. Prima di noi, in altre galere, egli aveva avuto sotto di
+sè Amilcare Cipriani e De Felice.
+
+Per ammazzare il tempo e impedire agli amici di pensare che stavamo
+per diventare dei numeri di matricola, mi misi a narrar loro la fuga
+del principe Krapotkine dall'ospedale dei detenuti di San Nicola di
+Pietroburgo. Fu un grido unanime di protesta. Era una fuga che
+sapevano tutti a memoria. Sapevano della stanzetta al terzo piano
+dirimpetto all'ospedale, del violino che suonava che la via era libera
+e la carrozza di fuori ad aspettarlo, e dei passi guadagnati sulla
+sentinella coi famosi due lati del triangolo.
+
+Entrò il capoguardia mentre don Davide e Federici, dall'alto del
+tavolato, cercavano di capire dalla finestruola da che parte
+dell'edificio penale ci trovavamo. Egli aveva in mano un opuscolo.
+
+--Loro sono persone educate. Questo è il Regolamento. Lo leggano e
+procurino di non violarlo per non obbligarci a infligger loro delle
+punizioni.
+
+Rientrò il capo con una guardia che portava il misuratore e con
+un'altra che aveva sotto il braccio il mastro dei delinquenti.
+
+--Adesso, dobbiamo registrarli e prendere loro la misura.
+
+Ci lasciammo registrare e misurare con la docilità delle pecore. Non
+eravamo mica in galera per romperci la testa contro gli articoli del
+regolamento. Il primo a sottomettersi fu Chiesi e l'ultimo Achille
+Ghiglioni, l'uomo terribile che aveva messo sossopra tutto Niguarda
+con una Cooperativa di commestibili di trecento o quattrocento lire!
+
+L'_attraction_, sulla piattaforma del misuratore con l'asta che
+discendeva sulla testa, era don Davide, il quale, tra noi, aveva
+raggiunto l'altezza massima. Sul misuratore, con le cosce voluminose e
+la grandiosità del torace, egli aveva più del granatiere che del
+sacerdote.
+
+Finita questa operazione, ci si annunciò il bagno. Era quello che
+desideravamo. Dopo tanti giorni di processo, tante notti passate sul
+saccone in terra e un viaggio che ci aveva diminuito di peso, un bagno
+era la suprema delle consolazioni corporali. Vi andammo l'uno dopo
+l'altro senza ritornare ai «banchi di rigore».
+
+Il bagno era in un angolo della vasta cucina, ove cuoce la minestra
+quotidiana dei condannati, diviso da una coperta appesa a due chiodi.
+Ciascuno di noi dovette svestirsi e tuffarsi nell'acqua alla presenza
+di una guardia incaricata di tener sempre gli occhi sul recluso. Don
+Davide ebbe delle ritrosie. Egli non seppe decidersi a liberarsi degli
+ultimi indumenti che quando la guardia si rassegnò a voltare la faccia
+dall'altra parte.
+
+
+
+
+__Filippo Turati.__
+
+ Il criterio nostro è questo; ogni
+ provvedimento sarà vano se non sia
+ assicurata al Paese piena ed intera
+ libertà: libertà di propaganda, di
+ pensiero, d'associazione, d'organizzazione,
+ a tutte le classi della società.
+
+ (_Dal primo discorso alla Camera_).
+
+
+L'ho conosciuto nell'ottanta o nell'ottantuno. Io caricavo l'appendice
+della _Plebe_ di Bignami della zavorra umana che scovavo e raccoglievo
+negli angiporti e nelle stamberghe, e lui riempiva le colonne di una
+terapeutica che inchiudeva, colle spinte e controspinte romagnosiane,
+i germi della giustizia sociale. Era forse la prima volta che la
+democrazia adulta leggeva in un giornale socialista che la questione
+criminale è intimamente connessa colla questione economica. Con un
+centinaio di pagine intitolate _Il delitto e la questione sociale_ il
+Turati si rivelava un naturalista della scienza penale, un verista che
+studiava oggettivamente l'uomo delinquente, un sociologo che accusava
+la società di essere «complice impune dei misfatti che freddamente
+puniva». Egli credeva fino d'allora che l'ordinamento punitivo fosse
+essenzialmente transitorio e che il delitto troverebbe la sua cura in
+uno Stato che volesse «a tutti garantito il frutto integrale del
+proprio lavoro».
+
+Il suo cruccio erano i suoi nervi. I nervi non gli davano requie. Non
+lo lasciavano dormire, non lo lasciavano lavorare e gli distruggevano
+il pensiero di prepararsi un futuro intellettuale. Egli si diceva
+sfibrato, fiacco, senza attività cerebrale. Doveva morire. Sarebbe
+morto fra due o tre anni o fra due o tre mesi, non lasciando di sè che
+«misere strofe» ai suoi cari. Tutti i medici lo avevano abbandonato.
+Egli era un nevrastenico. La sua era una nevrosi inguaribile.
+Pazienza. E ci salutava commosso e ritornava, sfiduciato, alla sua
+villa di S. Croce, a due passi da Como, colle tasche e le valige piene
+di libri che aveva comperato dal Dumolard o che gli aveva dato a
+prestito il suo e il mio amico intimo Felice Cameroni--il critico che
+aveva incominciato a predicare lo zolismo nell'appendice del _Sole_.
+
+Durante questa battaglia accanita tra lui e il suo sistema nervoso
+egli, come il dott. Pascal, si preparava silenziosamente i _dossiers_
+coi quali avrebbe poi intrapresa la campagna per liberare la società
+borghese dalle sofferenze sociali. Condannato da una malattia
+implacabile, consumava le sue ultime ore nel laboratorio della
+putredine sociale a cercare i parassiti distruttori che saccheggiano
+l'organismo umano. Morente, sentiva, come Pascal, la voluttà e la
+grandiosità della vita, della vita sana, economicamente e moralmente
+sana. _Oui, je crois au triomphe final de la vie_.
+
+Egli leggeva, postillava, ammucchiava note sopra note e maturava nel
+cervello allargato dallo studio febbrile la rivista alla quale diede
+poi tutta la sua intelligenza.
+
+Con la tendenza a credersi eternamente ammalato e dotato della
+pigrizia del divoratore di libri che non darebbe mai mano alla penna
+della produzione, il Turati sarebbe forse divenuto un frutto secco o
+rimasto un autore stitico s'egli non avesse potuto fondere la sua
+esistenza con quella di una donna capace di agitargli lo spirito cogli
+stessi ideali e di piegarlo a un lavoro meno sbandato e più omogeneo.
+E questa donna fu Anna Kuliscioff. È lei che lo ha incalzato, che lo
+ha fortificato, che lo ha imparadisato. Lei e lui e la _Critica
+Sociale_ non si distinguono più.
+
+La _Critica Sociale_, Filippo Turati e Anna Kuliscioff sono più che un
+nome. L'una e l'altro e l'altra si completano. La _Critica Sociale_ è
+fatta della loro carne, nutrita del loro ingegno, calda dei loro pensieri.
+In essa è la redenzione degli uomini, è la pace nel benessere economico, è
+il trionfo della felicità della specie sull'egoismo e sugli interessi
+degli individui. La _Critica Sociale_ è stata l'università della
+generazione crescente. È dessa che ha dato a quasi tutti noi la «coscienza
+sociale». Nata il quindici gennaio 1891, quando il socialismo scientifico
+era un lusso per i superuomini delle scienze economiche, fece nascere
+nella gioventù la fede nell'uguaglianza di condizione e un bisogno
+prepotente di gettarsi negli studi che devono avere per risultato la
+sconfitta della borghesia e l'elevazione del proletariato.
+
+La bibbia di Filippo Turati è il _Capitale_. Non c'è altro di più
+nutriente. Dal _Capitale_ si esce uomini completi. Un giorno che gli
+si è domandato di dire pubblicamente quale libro avrebbe raccomandato
+a chi fosse condannato a portarsi seco in un eremo tre soli volumi,
+egli rispose ripetendo tre volte il _Capitale_. Con questo libro che
+egli paragona o mette al disopra al _Darwin's Journal_, la gioventù
+entra nella vita corazzata di altruismo, con una idea chiara dello
+Stato a base di produzione socializzata. Ammiratore convinto del
+grande novatore della scienza sociale, egli è, necessariamente,
+entusiasta dei socialisti tedeschi--talli erompenti, dice lui, dal
+forte ceppo scentifico di Carlo Marx--i quali, con la loro marcia
+gloriosa, hanno infuturato il più grande fatto e l'esempio più
+significante della storia contemporanea.
+
+Cresciuto in un ambiente prefettizio--idolatrato dalla mamma--con un
+avvenire trionfale nel foro milanese--circondato dagli agi della vita,
+egli preferì discendere nell'agone sociale a lottare per l'esistenza
+collettiva--a sostenere i diritti dei proletari incatenati agli
+anelloni del salario--ad agitare il programma marxista che deve
+eliminare dalla società i ricchi e i poveri.
+
+Lui, coi nervi che gli impedivano un'occupazione costante, si dedicò a
+un lavoro febbrile--a un lavoro che aumentava in ragione degli anni--a
+un lavoro che lo cacciava dalla redazione sulla piattaforma
+pubblica--e dall'angolo del correttore di bozze nel girone
+legislativo.
+
+Perdutamente innamorato dei suoi ideali, egli non sospettava che
+sarebbe venuto il giorno in cui i suoi nemici--che sono anche i
+nostri--lo avrebbero sorpreso sulla strada e svaligiato di tutto.
+
+È stato mandato al reclusorio di Pallanza come incitatore di tumulti e
+come un demagogo che mette un po' di barricata in ogni frase. Ma non
+c'è nessuno che abbia mai sentito come lui tanta avversione per la
+turbolenza oratoria che sprona alla battaglia ogni minuto e per i
+«discorsi che acclamano la rivoluzione, sovreccitano i sentimenti
+delle masse e fanno sbottonare lo stifelius di un delegato di pubblica
+sicurezza». No, il _bavardage épouvantable_ degli esaltati non ha mai
+fatto parte del suo bagaglio di piattaforma.
+
+Il socialismo in bocca di costoro non può impensierire alcuno.
+Dovrebbe impensierire i suoi nemici quando si ritrae dal palcoscenico
+dei teatri diurni per entrare nel laboratorio «a notomizzare col
+bisturi della scienza il carcame sociale steso sul tavolaccio della
+statistica e della disciplina positiva». Allora sì. Allora gli
+statisti dovrebbero proprio incominciare a sentire delle apprensioni.
+«Perchè quei miti pensatori, nutriti di cifre e di sillogismi, onesti,
+riservati, impeccabili sovente nella vita privata, magari un po'
+puritani e un po' quacqueri se se ne gratta la scorza, quei sacerdoti
+dell'altruismo, quei mangiatori d'_hascisch_ dell'ideale, hanno più
+dinamite nella loro parola e nella scatola ch'è sotto il loro
+cappello, che non ne sia nelle tasche dei feniani e nelle cantine di
+Pietroburgo: con quest'aggravante che, di cotesta nitroglicerina
+spirituale, non c'è doganiere o segugio di polizia dal fiuto fine che
+ne possa sentire l'odore e mettervi sopra la zampa. Quando il moderno
+Anteo--come il Colaianni definisce il socialismo--che ad ogni caduta
+risorge più vigoroso, agguerritosi negli studi e nel raccoglimento,
+uscirà in piazza con idee mature e propositi determinati, è allora che
+sarà davvero formidabile, quanto prima era innocuo.»¹
+
+ ¹ _Socialismo e Scienza_ di Filippo Turati.
+
+Nell'ambiente parlamentare egli era una forza legislativa--una voce
+gagliarda che domanda giustizia per gli affamati di pane, di libertà e
+di pensiero--un ragionatore che sa disorientare i legislatori
+borghesi, i quali non vogliono convincersi che la società degli
+sfruttatori s'avvia verso il periodo della sua naturale
+decomposizione. Eloquente, con una dizione esatta, egli sa far
+ingoiare, con garbo, agli onorevoli tutto quel diavolo che vuole,
+spruzzando la sua prosa tersa ed elegante di una ironia e di un
+sarcasmo che non trovate se non in bocca degli oratori altamente
+educati.
+
+I discorsi di Sheridan si leggevano una sola volta e si mettevano in
+libreria. Quelli di Filippo Turati si leggono e si consultano sovente
+come quelli di Burke, perchè sono densi di pensieri, pronunciati in
+una lingua che dovrebbe far testo nelle scuole, caldi dell'anima
+dell'oratore che vuole condurci ad espropriare la società a beneficio
+di tutti.
+
+Va sulla piattaforma con riluttanza. Preferisce il tavolino di
+redazione al palco dinanzi la folla che lo saluta col battimano
+fragoroso e lo ascolta a bocca aperta. Nemico dei parolai e degli
+smargiassoni che sciolgono i problemi con qualche frase alcoolizzata,
+non capisce la piattaforma che quando si ha qualcosa da dire. È una
+tolda che lo impensierisce, che lo mette in orgasmo, che lo obbliga a
+buttar giù note, a raccogliere fatti, a pulire della prosa che andrà
+perduta per l'aria, perduta fino a quando avremo anche noi il
+quotidiano che darà il discorso tale e quale è pronunciato. Ma una
+volta che egli è in piedi, pieno dell'argomento, il suo discorso esce
+come dal libro di un grand'uomo.
+
+Tutti lo hanno sentito parlare. La sua eloquenza non è l'eloquenza
+bolsa che va in giro per il comizio a mendicare gli applausi. È
+l'eloquenza di un grande oratore. Qualche volta pare una tempesta di
+pensieri. I suoi periodi snodati, brevi, vigorosi si inseguono con un
+calore crescente e precipitano sull'uditorio come un uragano
+intellettuale.
+
+La sua penna di giornalista, che gli ha conquistato un mondo di
+lettori, è una penna che cesella ed ubbidisce al padrone. Non è mai
+sbrigliata anche quando è virulenta o infuria sull'avversario. Produce
+uno stile nervoso--uno stile che ti mette sottosopra il sangue--che ti
+accarezza--che ti schiaffeggia--che ti intenerisce. Ha immagini
+scultorie, grandiose, indimenticabili.
+
+Adesso che i nervi lo lasciano tranquillo, la sua salute si è
+rinvigorita e le sue forze intellettuali si sono triplicate. Egli è
+diventato un lavoratore metodico come l'autore dei Rougon-Macquart. Vi
+può dire coll'orologio alla mano il manoscritto che vi potrà
+consegnare in un mese per un anno di seguito.
+
+Veste male, non è mai stato vestito bene. Da giovane andava per le vie
+coi calzoni che gli lasciavano vedere tutto il corame della scarpa,
+con una giacca o un paletot che lo tirava da tutte le parti e un
+cappello floscio che lasciava vedere il suo alto disprezzo per la
+spazzola e il copricapo nuovo. Il nodo della sua cravatta traduceva
+l'uomo che non si guarda mai nello specchio; era mal fatto e andava da
+tutte le parti, tranne che sotto il bottone del solino spesso
+sgualcito. Parecchi di noi che scrivevamo nella _Farfalla_ lo
+credevamo un _bohémien_ eternamente alla caccia di un _louis d'or_
+come gli eroi di Murger. Lo si vedeva e si pensava all'assalto alla
+borsa. Ma lui ci stringeva la mano, ci parlava di qualche
+pubblicazione e ci salutava senza domandarci nulla. La giornata dopo
+che il Giarelli lo aveva fatto diventare celebre presentandolo ai
+lettori delia _Ragione_ come autore del _Mago_--un canto che sentiva
+del profumo dei suoi anni e che sgretolava il vecchio mondo come il
+canto satanico di Carducci--lo pregai di prestarmi un libro.
+
+--Figurati!
+
+Mi lasciai trascinare a casa sua con uno stringimento di cuore. Mi
+aspettavo di vedermi spalancato l'uscio di un uomo in mare. Credevo di
+trovarlo in una soffitta che venisse inaffiata dalla pioggia, con una
+dozzina di volumi pieni di ditate untuose per il suolo, con dei fogli
+imbrattati di inchiostro su un tavolo che non sta mai quieto, con una
+seggiola sventrata, con una camicia sudicia appesa alla parete e un
+paio di ciabatte squinternate vicino a un saccone di foglie di
+granturco sui cavalletti di legno.
+
+All'entrata diventai di tutti i colori. La sua casa in via Gesù era di
+quelle che respirano il benessere degli inquilini. La portinaia lo
+salutò con una mezza riverenza, lo chiamò signor dottore, e gli lasciò
+prendere un mucchio di lettere da un casellario che rivelava
+l'ambiente signorile. Salimmo per uno scalone, entrammo per l'uscio
+aperto da una cameriera e mi trovai coi piedi sul tappeto, in un
+salotto sontuoso, circondato da mobili eleganti, cogli occhi che
+andavano da una tela di qualche sommità del pennello ai _bibelots_ di
+un'_étagère_ superba.
+
+La mamma non pareva la mamma di un figlio che si trascurava negli
+abiti fino all'indecenza. La guardavo e pensavo alla castellana. Alla
+signora alta, coi capelli bipartiti come una Madonna, con la faccia
+signorilmente lunga, con l'abito nero giù a piombo, illuminato intorno
+al collo dal pizzo antico e illustrato al seno da una nidiata di
+solitari sepolti nelle trine. Nella penombra del salotto le sue dite
+affusolate si muovevano e perdevano faville dappertutto.
+
+Se avessi qualcosa da amministrare e potessi indurre Filippo Turati a
+prendersi cura del mio patrimonio, non esiterei un minuto ad
+affidargli la mia amministrazione. In pochi anni sarei sicuro di
+andare verso la ricchezza che ride dei rovesci degli altri. Egli è un
+ragioniere consumato. Ha l'occhio nell'avvenire ed è di una esattezza
+direi quasi scrupolosa. Questa abilità, che in un uomo di cifre
+diventerebbe una virtù grandiosa, in lui è un difetto che gli costa
+una somma enorme di lavoro intellettuale perduto. Mi sento male quando
+vedo il direttore della Critica Sociale scrivere gli indirizzi degli
+abbonati, registrare gli incassi, impaccare libri e correre alla posta
+carico come un facchino. Ma lui non smetterà mai. Egli chiama tutto
+questo una distrazione. Abituato a non darsi al riposo, continuerebbe
+a scrivere e diventerebbe prolisso e slavato come un pennivendolo da
+ottanta lire il mese.
+
+Fuma dalla mattina alla sera. Terminata una sigaretta ne accende
+un'altra e continua così fino al momento di addormentarsi.
+
+Alcuni che non lo conoscono bene sospettano in lui il tirchione che si
+lascerebbe ammazzare piuttosto che metter fuori un centesimo o offrire
+una bibita agli intimi che vanno a trovarlo. È un errore grossolano.
+Filippo Turati non è uno sciupone. Ma coloro che frequentano la sua
+casa sanno che la sua tavola è sempre popolata di amici e che la sua
+mano mette sempre nella mano dei bisognisti dei biglietti di banca.
+
+Una sola volta l'ho veduto seccato di sapersi all'uscio persone che
+hanno bisogno di dirgli una parola. Stava facendo colazione e questi
+signori lo avevano fatto smettere sei volte. Alla settima rifiutò di
+muoversi.
+
+--Ah, per oggi basta, perdio! Ditegli che non ci sono, ditegli!
+
+Poi, dopo qualche boccone, si trovò pentito,
+
+--Era forse uno che meritava più degli altri. La ragione è che ne ho
+troppi. Da un po' di tempo il mio uscio sembra l'uscio del duca
+Scotti.
+
+È buono, generoso, leale, capace di amicizie vere, sentite. Il
+socialismo è la sua anima, la sua fede, il suo ideale. Per esso ha
+combattuto--per esso soffre--per esso sarà pronto domani e sempre a
+morire.
+
+
+
+
+__Il cubicolo.__
+
+
+Passando per il corridoio dei cubicoli, vidi nel secondo Chiesi, nel
+terzo Romussi, nel quarto Federici, e nel quinto don Davide. Credo di
+essere diventato pallido come un morto. Veduti col viso ai due bastoni
+di ferro in croce dell'uscio, mi parvero delle bestie o delle ditte di
+un museo di criminali. Le loro facce non erano più che grinte
+spaventevoli, con delle mascelle enormi, degli occhi biechi, delle
+fronti con tutte le stimmate del delinquente nato. Entrai nel sesto.
+Dopo di me, venivano Achille Ghiglioni e Costantino Lazzari.
+
+Il cubicolo era completamente vuoto. Non vi trovai che una lastra
+d'ardesia, larga poco più del corpo d'un uomo, infissa nella parete a
+destra. Mi distesi carico di emozioni, chiudendo gli occhi come per
+obbliarmi. Sarebbe bastata, una parola qualunque per farmi piangere.
+Non avevo paura, ma tutto ciò che si compiva nel silenzio di
+quell'attimo mi commoveva fino alla gola. Vi rimasi assopito non so
+più quanti minuti. Mi risvegliai spossato. Il cubicolo era così tetro
+e angusto che mi ricordai delle camerucce dei famosi forni di Monza,
+ove i Visconti avevano scontato i loro mesi di prigionia. Per
+muovermi, non avevo che uno spazio di un metro e sessanta di lunghezza
+e un metro circa di larghezza. Era alto, con una finestrolina sopra la
+porta che riceveva la luce scialba del corridoio chiuso e largo poco
+più della tana. Per vederci malamente, dovevo stare cogli occhi alla
+inferriata.
+
+Nessuno dei miei compagni fiatava. Si capiva che attraversavano anche
+loro il momento della prostrazione.
+
+Sentii Chiesi che domandava a Fritz come stava.
+
+--Bene, grazie.
+
+Nacque subito il dialogo.
+
+_Romussi_: Mi pare di essere in un antro. È possibile che ci si
+facciano passare degli anni in questo buco?
+
+_Federici_ lo tranquillava assicurandolo che la segregazione personale
+non poteva durare più di un sesto della pena.
+
+_Romussi_: Saccorotto! Ci dici poco a vivere in questa tana per sette
+od otto mesi? Ho tentato di leggere col libro alla ferriata, ma ho
+dovuto smettere. Vi avrei lasciata la vista...
+
+Chiamammo due o tre volte don Davide senza averne risposta. Credevamo
+che dormisse. Invece, il povero prete, entrato nel cubicolo, non seppe
+più reggere. Pianse dirottamente. Pianse nel silenzio soffocando i
+singhiozzi per non farsi sentire dai colleghi, pregando Dio di
+aiutarlo in un momento di tanta ambascia.
+
+Io, che personalmente lo conoscevo da parecchi anni e che durante il
+processo avevo ribadita l'amicizia, inquieto del suo silenzio, gridai:
+
+--Don Davide? Che cosa fate? Dormite?
+
+Rispose con una voce cavernosa che non dormiva. Non aveva bisogno che
+un po' di calma per riaversi da tutte quelle emozioni che stavano per
+strangolarlo.
+
+Fummo sorpresi dalla guardia con le scarpe di cimossa, la quale ci
+spiava in agguato.
+
+--Silenzio! gridò imperiosamente il secondino.
+
+Mezz'ora dopo venne il direttore a vederci, cubicolo per cubicolo, col
+cappello in testa e la voce che sentiva dell'uomo abituato a parlare
+coi galeotti. Così fu anche in seguito. Venne sempre nella nostra
+camerata col cappello in testa e col linguaggio dell'uomo che vuole
+essere temuto e vuole essere considerato un domatore di dannati alla
+galera.
+
+Uscito il direttore dal corridoio, entrò nel cubicolo un pagliericcio
+di crine vegetale puntato, assolutamente insufficiente anche per un
+corpo mingherlino come quello di Romussi. Mancava ai piedi di mezzo
+braccio e bisognava addormentarsi sul fianco e con la faccia al muro,
+se non si voleva cadere sull'impiantito.
+
+--Pane!
+
+Trasalimmo.
+
+Era un galeotto con la catena a parecchie maglie, accompagnato da una
+guardia, che andava di buco in buco a distribuire la pagnotta.
+
+Il pane regio--come lo chiamavamo--parve a tutti noi immangiabile.
+Dovevamo aver fame, perchè eravamo ancora con l'ultima costoletta e
+l'ultimo risotto che avevamo mangiato al Castello.
+
+Romussi mi fece sapere che aveva divorata la sua pagnotta fino
+all'ultima briciola. Coi suoi denti da mastino e il suo apparecchio
+digestivo sempre in ordine, ne avrebbe mangiata un'altra. Gli altri la
+sbriciolarono.
+
+--Minestra!
+
+--Uh! sentii dire.
+
+Era un uh! che traduceva la nausea.
+
+Nessuno di noi seppe ingoiare la minestra.
+
+Guardai che cosa mi aveva scodellato nella gamella. Vidi una pasta che
+mi pareva esalasse un non so che di tufaceo e una broda piena di
+scandellature gialle alla superficie. Tutto assieme mi faceva recere.
+
+L'afa del pomeriggio ci rendeva inquieti e ci faceva sentire un
+bisogno prepotente di uscire all'aria a vedere un po' di cielo.
+
+Verso sera, ci si portò una coperta, un fiaschetto d'acqua, un catino
+di zinco ed un asciugatoio ruvido a quadrettoni colorati, largo come
+un fazzoletto.
+
+Alle cinque, per noi era notte fatta. Ci augurammo la buona sera.
+
+Mi adagiai sul pagliericcio nella speranza di addormentarmi. La
+tristezza aumentava in ragione della oscurità che andava diffondendosi
+nel cubicolo.
+
+Verso le nove, sentii due mandate all'uscio del portico.
+
+Era la ronda.
+
+La ronda è composta di un sottocapo e di due guardie, una delle quali
+porta la lanterna fumosa e puzzolente.
+
+Entra in ogni cubicolo tre volte per notte, sbatte in faccia la luce
+della lanterna, da un'occhiata alla finestra e alla ferriata e se ne
+va richiudendo l'uscio a chiave.
+
+Ci vogliono dei mesi prima di abituarsi a queste sorprese notturne.
+
+Romussi non poteva dormire che con dei narcotici. Gli sbatacchiamenti
+gli davano sui nervi.
+
+Il secondo giorno fu più triste. Ci eravamo alzati all'alba, chiamati
+dalla campana come gente che non aveva tempo da perdere e poi ci si
+era lasciati nella capponaia a cellucce senza darci un libro, senza
+dirci una parola, senza lasciarci sperare che all'indomani saremmo
+usciti.
+
+Bisogna proprio essere aguzzini che gustano la voluttà dell'altrui
+sventura, per tenere degli infelici cento e più ore sotto
+l'impressione che il sesto della loro sentenza verrà consumata in una
+tana senza luce e senz'aria!
+
+Nel cubicolo siamo rimasti due giorni e mezzo.
+
+Durante questo primo periodo, non abbiamo visto che un'ombra che passò
+dalla nostra cella con una parola per ogni buco: coraggio!
+
+L'ombra era il cappellano.
+
+Uscimmo storditi. Ci palpavamo la nuca e guardavamo il cielo come
+abbacinati. Erano bastati due giorni e mezzo per solcarci le guance e
+imbrutirci come gente che si levasse da una sbornia potentissima.
+
+Ci scambiammo su per giù gli stessi pensieri.
+
+--Credetti di morire, sapete. Mancavo d'aria: avevo bisogno di moto e
+di luce, sopratutto di luce, sopratutto di moto, sopratutto d'aria.
+
+Don Davide aveva avuto delle nausee che lo avevano impensierito.
+
+--Ci fu un momento in cui dovetti raccogliermi e pregare il Signore
+Iddio.
+
+Costantino Lazzari aveva l'aria di uno smemorato. Si palpeggiava il
+collo e continuava a battere i piedi in terra come per ridar loro la
+circolazione del sangue.
+
+Ci si condusse al passeggio in un cortiletto che sentiva del luogo.
+Non avevamo che uno spazio di pochi passi inquadrato da muraglie
+giallognole, scrostate e sbullettate. Col dorso verso la torricella,
+dalle finte finestre, che usciva da un angolo dell'edificio, vedevamo
+un largo verde di Capra Zoppa. La torricella era triste e ci ricordava
+che in essa erano le celle più orribili del reclusorio.
+
+Al lato opposto della porticina d'entrata del portico, è la muraglia
+con le finestruole a mezzaluna e a doppia inferriata, dietro la quale
+è una filata di cubicoli.
+
+Quante volte, durante la passeggiata, abbiamo sentito gli inquilini
+dei cubicoli prorompere in pianti dirotti!
+
+Nella muraglia che taglia il cortile, è un pozzo chiazzato di verde.
+
+Le due diane dipinte sul muro sono gli orologi solari dei reclusi.
+L'una segna il corso del sole dalle 7 del mattino a mezzogiorno, ed ha
+per epigrafe: _Sic mea vita fugit!_ Una condanna atroce, dicevamo al
+passeggio, per i poveri prigionieri che portano tanti problemi nella
+testa, e sono costretti a sciupare il tempo con le mani in mano!
+L'altra, adorna dei segni dello zodiaco, si accontenta di avvisare i
+galeotti al passeggio che senza sole non serve a niente: _Sine sole,
+sileo_.
+
+Le dita della destra battute sul palmo della mano sinistra di un
+sottocapo ci avvertirono che la nostra ora d'aria era terminata.
+
+
+
+
+__Nella quinta camerata.__
+
+
+Nella quinta camerata entrammo il 27 giugno 1898. È al primo piano. Vi
+si sale curvando la testa nel buco di un enorme cancello di ferro, la
+cui porticina è aperta e chiusa a chiave a ogni passaggio di forzati e
+di reclusi da un cerbero negli abiti di guardia carceraria. Col piede
+nell'antiporto che mette nell'intimità dell'edificio, subite la
+sensazione che state per essere perduti nella vasta tomba del
+reclusorio. Al margine di tanti stanzoni affollati di numeri di
+matricola, non sentite alito di vita. Vi sembra di essere nell'androne
+di un convento spopolato. La voce di un vivo diventa sonora e vi fa
+rabbrividire. Dal buio dell'antiporto, si sale a tentoni per il buio
+pesto di due scale, si riesce in una specie di pianerottolo fosco come
+la nebbia e si sbuca in un corridoio chiaro, in fondo al quale è la
+quinta camerata a fianco di altre camerate.
+
+Vi entrammo l'uno dopo l'altro accompagnati da una guardia e da un
+sottocapo. L'entrata è un altro cancello di ferro, foderato nella
+parte superiore da un lastrone munito di spia, che sopprime il di
+fuori fino alla distanza di un mezzo metro da terra. Di modo che i
+secondini, accosciati negli angoli, possono assistere ai movimenti dei
+piedi, oppure coll'occhio al buco vedere tutti i condannati che escono
+dalla rete del regolamento.
+
+La nostra camerata non ha che la spia nella fodera del cancello. Ma le
+altre ne hanno due anche nelle muraglie che le fiancheggiano.
+
+La guardia le scopre all'insaputa dei reclusi e li sorprende fuori di
+posto o a chiacchierare o a giuocare a dama colle pedine di mollica di
+pane.
+
+Di tanto in tanto la udite che ingiunge loro di stare quieti o zitti.
+
+--Fate silenzio, voi, numero tale, se non volete andare in
+«camerella»!
+
+La guardia di Finalborgo fa il suo dovere senza esagerazione e senza
+imbestialire contro la ciurma che ha delinquito. Ma è possibile, dite,
+di rimanere in un camerone di settanta o ottanta individui per delle
+settimane, per dei mesi, per degli anni, con una mano nell'altra, col
+pensiero istupidito, senza mai lasciarsi scappare una parola,
+un'interrogazione, un grido che viene su dall'anima in un momento di
+crepacuore? No, non è possibile. Me lo disse tutto il personale del
+penitenziario di Dublino quando ero là a visitare i dinamitardi e gli
+altri condannati alla servitù penale. La lingua non sa acconciarsi
+alla paralisi completa. Me lo disse e lo scrisse il principe di
+Krapotkine che ha scontato la condanna francese nella _Maison centrale
+di Clairvaux_.
+
+Questo sistema--diceva--è così contrario alla natura umana che non
+poteva essere mantenuto che a forza di punizioni. Nei tre anni che
+passai a Clairvaux, il sistema era caduto _en désuétude_. Lo si era
+abbandonato a poco a poco, a condizione che le conversazioni
+all'_atelier_ e alla passeggiata non fossero troppo rumorose.
+
+Volete un documento che le punizioni non riuscirono, nè riusciranno
+mai a far perdere agli inquilini delle carceri l'abitudine di parlare?
+
+Ero al Cellulare quando il signor Sampò prese il posto del signor
+Astengo. I detenuti conversavano senza vedersi, stando alla ferriata
+della finestra. Il nuovo direttore si mise a infliggere delle
+settimane e dei quindici giorni di pane ed acqua, con l'aggiunta
+magari della cella di rigore, ai violatori del silenzio. Credete che
+ci sia riuscito?
+
+Dalla conversazione di finestra in finestra era stato eliminato il
+linguaggio stomachevole. Ma il chiacchierìo era rinato pochi giorni
+dopo con maggior vigore di prima. E quale castigo, o signori
+carcerieri, riuscirebbe mai a tappare la bocca ai prigionieri subito
+dopo la sveglia e mentre squilla la campana del silenzio? Voi sentite
+mille bocche in una volta che si scambiano dei buon giorno commoventi,
+degli addii pieni di cuore, dei saluti che inchiudono il «coraggio!» o
+il «non pensarci che passeranno anche questi mesi!»--Ciao, Biscella!
+
+--Addio, Lumaghin!
+
+--Giuliano, dormi bene!
+
+Una sera ci sono cascato anch'io. Un detenuto sopra o vicino alla mia
+cella si mise a gridare:
+
+--Numero tale?
+
+--Che c'è?
+
+--Che cosa hai fatto?
+
+Non risposi.
+
+--Buona sera.
+
+--Buona notte.
+
+Questo semplice dialogo mi fece affiggere sul dorso dell'uscio della
+mia cella che il direttore mi aveva punito con dieci giorni di pane ed
+acqua!
+
+Dopo il Cellulare, il Castello e il cubicolo, la quinta camerata
+dell'ex convento dei frati, dell'ordine di san Domenico, ci parve un
+paradiso. La percorrevamo in lungo e in largo con delle fiatate di
+soddisfazione. Finalmente qui si respira! Le pareti erano pulite,
+imbiancate di fresco, con del verde che girava tutto intorno a un
+metro d'altezza.
+
+Le due finestre a doppia inferriata, coi famosi cassoni, che non ci
+lasciavano vedere dall'alto che un profilo di Capra Zoppa,
+diventarono, per noi, delle aperture illimitate che lasciavano entrare
+aria a volumi. Le brande lungo il dorso del camerone assunsero la
+forma di letti elastici, con dei materassi sprimacciati, sui quali si
+poteva adagiare il corpo affranto dai patimenti, con un guanciale
+soffice che pareva appena uscito dalle mani del materassaio.
+
+Guardavamo tutto con compiacenza. Paragonavamo l'asse al disopra delle
+brande, che correva lungo la parete, a una elegante guardaroba o a una
+comodissima dispensa. Ciascuno di noi aveva un largo spazio per
+ammonticchiarvi la biancheria e i libri, per mettervi il catinetto di
+zinco, la fiaschetta impagliata, la brocca per bere, la spazzola e la
+pettinina, la gamella con inciso il nostro numero di matricola e la
+pagnotta che ci avrebbero portata tepida due volte il giorno. Il sole
+completava la nostra contentezza. Vi entrava un po' di sbieco dalla
+prima finestra e veniva a frangersi sui bastoni di ferro della
+seconda, lasciando cadere dei barbagli fino al suolo e portandoci del
+calore e della gaiezza che si diffondeva dappertutto.
+
+La sola noia del luogo erano le mosche--delle mosche grosse come
+quelle che vivacchiano intorno ai letami--delle mosche pesanti che
+aleggiavano con un ronzìo greve, che parevano sonnolente anche
+nell'aria, che si fermavano sul nostro naso, sulle nostre orecchie,
+sul nostro collo, sulle nostre labbra, sulle nostre mani, senza paura
+di essere schiacciate dalla nostra collera. Si cacciavano via e
+ritornavano a noi con una insistenza feroce e con una ostinatezza che
+ci faceva perdere la pazienza. Più di una volta fummo obbligati a
+rincorrerle e a dar loro una caccia disperata coi fazzoletti,
+inseguendole fino alla inferriata. Ma era della fatica sprecata.
+Ricomparivano a sciami più inviperite di prima. Erano le nostre arpie.
+
+In camerata non eravamo più che delle cifre. Gustavo Chiesi era
+divenuto il numero 2555, Carlo Romussi il 2556, don Davide Albertario
+il 2557, Bortolo Federici il 2558, Paolo Valera il 2559, Costantino
+Lazzari il 2560 e Achille Ghiglione il 2561.
+
+La prima volta che si spalancò il nostro cancello e che entrò un
+sottocapo con due galeotti a fare la distribuzione degli asciugatoi e
+delle lenzuola, ci fu un po' di confusione. Nessuno era ancora
+riuscito a tenersi a mente il proprio numero di matricola e a
+convincersi che non eravamo più che dei numeri.
+
+--2555?
+
+--Presente!
+
+A mano a mano che si veniva chiamati, si andava vicino al cancello a
+ricevere la «biancheria». Per asciugarci la faccia e tutto il corpo,
+ci avevano dato una pezzuola di canape ruvidissima, a rigoni
+spaventevoli, a listoni alternati, che andavano dal bigio al
+cioccolato--due colori che porto nella testa con orrore. Perchè sono
+le striscie che rappresentano la casa di pena e riassumono l'emblema
+del reclusorio. Sono i colori della camicia, i colori delle lenzuola,
+i colori del saccone, i colori del tascapane, i colori delle mutande,
+i colori del berretto, i colori della casacca e i colori dei calzoni.
+
+Per tutto il tempo della condanna non si vedono che dei _clowns_.
+Delle schiene a rigoni, delle braccia a rigoni, delle gambe a striscie
+e delle teste col copricapo listato di caffè e di bigio con dei
+puntini che paiono tante punzecchiature di pulci.
+
+Il numero di matricola aveva ingrossato il cuore di alcuni miei
+compagni. Romussi si era seduto sul suo sedile di legno con le
+lenzuola sulle braccia e l'asciugatoio in mano dicendo: «Saccorotto!»
+Don Davide, di temperamento sensibilissimo, che si lascia commuovere,
+o trasportare, o abbattere dagli avvenimenti, sarebbe dato fuori a
+piangere se non fossimo stati presenti. Gli pareva impossibile, come
+diceva lui, che un sacerdote, che indossava la veste talare da
+trentasei anni, questa veste, aggiungeva, «che mi fu compagna e amica
+nei tempi lieti e tristi», potesse essere diventato il 2557, con la
+gamella matricolata e con la branda in una camerata comune ch'egli
+doveva calare e piegare al suono di una campana!
+
+Era inutile abbandonarci alle malinconie. Perchè non eravamo che alla
+titillazione del sistema. Ci aspettavano ben altre sorprese.
+
+Costantino Lazzari si era seduto, come al solito, tra due brande senza
+dire una parola. Egli si teneva come isolato. Non aveva confidenza in
+alcuno e nel suo angolo era il suo mondo. Se qualcuno lo interrogava,
+rispondeva come un mastino irritato. Una volta che gli domandai se
+aveva qualche dispiacere, mi rispose di occuparmi delle cose mie!
+
+--2559?
+
+--Presente!
+
+Presi la mia biancheria e me la appesi dando in una risata che mise
+quasi tutti di buon umore.
+
+Noi credevamo che nei penitenziarii i forzati e i reclusi venissero
+abbandonati al rimorso dei loro misfatti, e non vedessero che la mano
+incaricata di stendere loro dal buco la pagnotta, la minestra e
+l'acqua. Invece, in una camerata di galera, si è come in una sala di
+ufficio telegrafico. C'è sempre gente che va e viene. Alla mattina,
+quando avete ancora gli occhi ingarbugliati, vi dovete mettere sul
+guardavoi, nello spazio delle brande, per la «conta». Si spalanca il
+cancello ed entrano tre guardie seguite da un sottocapo o da una
+guardia scelta che vanno fino in fondo alla muraglia, contando, mentre
+passano, uno, due, tre, quattro, cinque, sei e sette. È la consegna
+dei reclusi dalla guardia notturna alla guardia diurna. Escono, si
+chiude e si schiude di nuovo il cancello per i reclusi che vengono a
+portar via il mastello dell'acqua sporca, per il recluso che viene a
+prendere il barile dell'acqua, per il forzato che vuota il «bugliolo»
+e il pitalone. Il «bugliolo» è il recipiente di legno con coperchio
+del liquido puzzolente. Scoperchiandolo, vi sentite in faccia la
+tanfata pestifera delle uova putrefatte. Il «pitalone» delle altre
+camerate è un enorme mastello che rimane negli angoli e passa per i
+corridoi come una cloaca. Nel reclusorio di Finalborgo non ci sono
+latrine! Quando si vuotano e passano dinanzi i cancelli, si è come in
+mezzo ai bonzoni dei pozzi neri che si scaricano. Il fluido
+nauseabondo vi sommerge come in un edificio coperto fino ai coppi di
+materie fecali.
+
+Credete di essere lasciato in pace ed ecco il delinquente che viene
+col secchione del latte a mescervene nella brocca cinque centesimi.
+Rimane chiuso per cinque minuti e poi si riapre per lasciar entrare il
+recluso con la pagnotta.
+
+--Pane!
+
+State per mettervi a sedere e si spalanca un'altra volta il cancello.
+È il sottocapo che batte le dita della destra sul palmo della sinistra
+dicendo: aria!
+
+Ritornati dal passeggio, viene a farvi visita il forzato della spesa.
+
+La spesa non durava mai meno di quindici minuti.
+
+Era la cosa più difficile di questo mondo. Ogni mattina si doveva
+sciogliere il problema come si poteva vivere all'indomani con 25
+centesimi, se si era condannati alla reclusione come il 2555 e il
+2556, o con 35 centesimi se si era condannati alla detenzione come gli
+altri numeri di matricola della nostra camerata. Il 2555 rinunciava di
+solito al vino. Un quarto di vino costava nove centesimi. Era del
+lusso. E si faceva registrare per due «uova al tegame»--cioè per 22
+centesimi. Il resto lo scialava in frutta.
+
+Il 2256 non rinunziava alla bibita. Senza una golata di vino non
+avrebbe saputo ingoiare tutte le porcherie del bettolino.
+
+La lista della spesa includeva anche il caffè. Il 2557 e il 2559
+persistettero per più di una mattina a berne mezza razione di cinque
+centesimi. Ma dovettero rinunciarvi. Era un'acqua colorata e tepida di
+un sapore che faceva fare gli occhiacci. Lo si inghiottiva come una
+medicina disgustosa.
+
+Il 2557 non lasciò mai il suo mezzo litro di vino di 18 centesimi,
+anche quando il vino era acre o imbevibile come l'aceto. Egli aveva
+uno stomaco di ferro, ma senza una goccia di vino non avrebbe potuto
+digerire i piatti del _menu_ carcerario.
+
+Il nostro piatto di forza erano i gnocchi di dodici centesimi conditi
+coll'olio, puah! che sentiva della colatura della lucerna. Il lunedì
+avevamo la leccornia di 200 grammi di bue in umido per ventotto
+centesimi e di 100 per quattordici. La carne era dura come il corame,
+e il 2556 diceva appunto che ci volevano i suoi denti o i denti del
+leone per masticarla. Nel sugo pepato, pepatissimo, bisognava
+mollificare il pane, guardando altrove e mangiando a occhi chiusi. Il
+sugo era una miscela che sapeva di un po' di tutto e che diventava
+succolento in ragione dello sgrassamento che si compiva in noi sotto
+il regime di una dieta di ferro.
+
+Non ho veduto sbatterlo via con indignazione che una volta.
+
+--Aristocratico! aristocraticone! gridammo in coro al 2558.
+
+--Bravi! guardateci in fondo!
+
+C'era un semplice scarafaggio in decomposizione!
+
+Lo regalammo al forzato latrinaio, avvertendolo della nausea in fondo.
+
+Lo prese come un intingolo regale, leccandosi le dita e curvandosi con
+la fraseologia dei ringraziamenti sentiti. Ne avessero tutti i giorni
+i galeotti di queste vivande che rifocillano lo stomaco e rincarnano
+gli ischeletriti!
+
+--La nostra sentenza--ci disse--sembrerebbe meno dura.
+
+Il secondo moto di violenza che ricordo fu quello del 2557. Era una
+domenica e indossavamo già la casacca galeottesca. In domenica, in
+luogo delia minestra delle undici, c'è la carne e il brodo. Eravamo
+seduti al desco. Il 2557 aveva sbocconcellata un po' di pagnotta nel
+brodo, come gli altri. In un attimo lo vedemmo alzarsi con un impeto
+di revulsione, suggellato da un _porci!_ Egli si era drizzato in piedi
+come un fusto d'orgoglio, aveva preso la gamella ed era andato alla
+spia del cancello:
+
+--Dite al signor direttore che non sono un maiale! Questa carne puzza
+come una carogna!
+
+Fu un sottosopra. Siccome, in fondo, volevano tutti bene al 2557, un
+po' perchè era un sacerdote, un po' perchè era un bell'uomo, e un po'
+perchè era buono, così venne su subito il sottocapo a constatare il
+reato d'incipiente putrefazione e a dirgli che gli avrebbe mandato di
+sopra una sleppa di manzo eccellente!
+
+Noi però non gli abbiamo perdonato lo scatto che ci aveva tolto
+l'appetito. Il 2555 lo pregò di leggere il «manuale del buon
+sacerdote».
+
+--È doloroso che un secolare vi debba richiamare ai doveri che vi
+impone la vostra veste. Mangiate quello che vi portano; siate umile,
+siate modesto, siate paziente e perdonate a tutti coloro che vi fanno
+del male. Andare sulle furie per un po' di carne «passata», è da uomo
+volgare.
+
+--Avevo fame! capite che avevo fame! Ho 52 anni, sono alto e grosso e
+mi tocca mangiare la razione comune, la razione della gente
+mingherlina, piccola, senza il mio apparecchio digestivo! È vero o non
+è vero che c'è voluto più stoffa per vestirmi? È vero o non è vero che
+c'è il supplemento al vitto per gli uomini della mia proporzione anche
+nelle caserme? È dunque naturale che mi si dovrebbe trattare con una
+dieta diversa.
+
+--Voi vorreste dei privilegi!
+
+--Abbasso i privilegi!
+
+--Privilegio! gridai anch'io.
+
+--Privilegio! Chi è mingherlino non può mangiare come mangia un uomo
+dalle mie proporzioni!
+
+Anche senza avere l'apparecchio digestivo del 2557, in galera si
+patisce la fame pur avendo i mezzi per il sopravitto. Se poi non se ne
+hanno, si diminuisce di peso di giorno in giorno.
+
+Con 600 grammi di pane cento volte inferiore a quello del soldato, e
+150 grammi di pasta sempre scellerata, un condannato si sente i crampi
+nello stomaco più di una volta in 24 ore. In tutte le camerate si
+ripete la stessa storia:--«Ho fame, si ha fame, abbiamo fame.»
+
+I trentacinque minorenni della nona camerata, quasi in faccia alla
+nostra, ci impietosivano. E tutte le volte che potevamo, mandavamo
+loro le nostre pagnotte e la nostra minestra.
+
+Senza le nostre cinque o sei o sette o dieci pagnotte al giorno
+avrebbero fatto della fame tutti i giorni. Perdio in prigione si
+patisce inesorabilmente la fame.
+
+Tanto è vero che in prigione si soffre del digiuno prolungato, che il
+2556--cioè il direttore del _Secolo_--mi disse, la seconda volta che
+fummo al Cellulare, queste testuali parole che trovo registrate nel
+mio diario:
+
+--Una buona novità introdotta dal direttore cav. Codebò è quella di
+avere diviso la distribuzione della minestra e del pane. Certi
+prigionieri, giovinetti robusti, mangiavano d'un colpo i 600 grammi di
+pane, e alla sera si trovavano tormentati dalla fame. Egli pensò di
+distribuirlo in due riprese: alle 10 e alle 3. Così pure divise la
+minestra quotidiana. I detenuti, con questo sistema, hanno un cibo
+caldo, benefico, specialmente d'inverno.
+
+Ma anche così, si pativa. Con una quantità insufficiente e una qualità
+abbominevole non era possibile uscire dal regno della fame.
+
+
+
+
+__Nequizie regolamentari.__
+
+I pasti e le cimici.
+
+
+Gli entusiasmi per la quinta camerata non potevano durare a lungo.
+Chiudetemi in un salotto elegante con le inferriate a scacchi e il
+cancello di ferro, e vedrete che in pochi giorni i mobili mi
+diventeranno odiosi e l'ambiente senza uscita mi incendierà il
+cervello e mi ridurrà in un angolo a imbecillire nella mia impotenza.
+
+_Il silenzio è obbligatorio:_ disteso a caratteri neri sul fondo
+bianco della muraglia in faccia al cancello, diveniva, di ora in ora,
+odioso e intollerabile per dei giornalisti che avevano passata la vita
+tra il chiasso delle redazioni. Era una ingiunzione che ci riduceva a
+una ragazzaglia di casa di correzione.
+
+Vivere con degli amici--e degli intellettuali come i miei compagni--è
+una vera consolazione e spesso anche un'istruzione. La loro parola vi
+va per le orecchie come una carezza, vi solleva lo spirito abbattuto,
+vi distrae e vi porta in mezzo ai ricordi tumultuosi della loro
+professione battagliera. Ma sempre, sempre, sempre, senza mai un
+minuto di isolamento, diventa, spesso, una pena e una tortura!
+
+Vi fa male di vedere loro crescere lentamente le unghie sucide senza
+aver modo di offrir loro la limettina per tenerle regolate e pulite, e
+di assistere a tutto ciò che fuori di galera si fa nel bagno, alla
+latrina, nello spogliatoio e nella stanza da letto. E vi sentite
+desolati di udire la bestemmia di qualche vostro compagno che aveva
+l'abitudine di lavarsi i denti collo spazzolino.
+
+--Che male ci sarebbe--incominciava a dire qualcuno di noi--se la
+direzione mi permettesse uno spazzolino e della polvere e dell'acqua
+dentifricia?
+
+--E che strappo si farebbe al regolamento se io, prete, continuassi a
+indossare quella divisa di sacerdote che io credo di non avere
+disonorata?
+
+--Capisco la punizione.
+
+--Io no, non la capisco. Se capisco qualche cosa è la mia separazione
+dalla società che posso avere offesa. La punizione che mi distrugge è
+un delitto. E lo griderò dai tetti, o meglio dal giornale, non appena
+al largo.
+
+--Lasciami dire. Io posso capire la punizione. Ti va? Ma la
+raffinatezza di sopprimermi le sigarette se ho l'abitudine di fumare,
+di mandarmi a dormire all'ora delle galline invece di lasciarmi
+lavorare o studiare, di costringermi a stare sul saccone duro come una
+pietra per dieci o dodici ore, di non permettermi una locomozione che
+mi mantenga sano, di tenermi in piedi con una nutrizione che mi
+restituirà alla mia famiglia, e alla società, idiota e incapace di
+guadagnarmi l'esistenza?
+
+--Taci! C'è raffinatezza più diabolica di quella di romperti
+violentemente la comunicazione epistolare con tutto il mondo che hai
+conosciuto, che conosci, che ti ama e continua a volerti bene, anche
+dopo la condanna dei tribunali di guerra? Raffinatezza più triste, più
+sciagurata di quella di impedirti di scrivere a tua moglie, a tua
+madre, ai tuoi figli, a coloro che ti amano e che ti piangono e che ti
+idolatrano, se non una volta ogni tre mesi, se sei alla reclusione, o
+una volta al mese, se sei alla detenzione? E anche questa lettera
+mensile e trimestrale non è un'altra tortura? Tu non puoi parlare, ti
+si dice, che dei tuoi interessi. Non è un interesse dire, per esempio,
+ai tuoi di casa di non addolorarsi perchè ti si è mandato alla
+reclusione innocente? No, perchè insulteresti la giustizia. Non è un
+interesse parlare di ciò che fai e di ciò che vedi, della tua salute,
+se stai bene o male? No, perchè il condannato non deve parlare di
+quello che avviene nella casa di pena!
+
+Più di una volta, io e don Davide abbiamo dovuto discendere in
+direzione a riprenderci la lettera coll'ordine di riscriverla senza
+qualche frase contraria al regolamento. Per due settimane ero stato
+malaccio. Mi sentivo debole e non sapevo più digerire la pagnotta e la
+pasta del penitenziario. Scrissi nella lettera della mia
+indisposizione, aggiungendo «che adesso stavo bene». Si poteva essere
+più modesti? La direzione trovò modo di farmela rifare.
+
+--Non le pare, signor direttore, o signor capo, che questa sia una
+notizia di carattere intimo?
+
+--No, perchè il recluso non deve occuparsi di ciò che avviene nel
+reclusorio.
+
+--Aguzzini! gridai mentalmente. Aguzzini!
+
+E le lettere che ci pervenivano dal di fuori? Bastava un accenno alla
+vita pubblica, un alito dell'agitazione che si faceva a favore dei
+condannati, un'allusione a una prossima amnistia, una frase
+ministeriale, il pensiero di un deputato, l'opinione di un giornale,
+perchè la mano della direzione corresse sul delitto, con la penna
+carica di inchiostro a coprire tutto di nero. Ho veduto delle lettere
+piene di chiazze, piene di rigoni che sgrammaticavano la dicitura o
+sopprimevano le parole che potevano suscitare delle speranze o lasciar
+trapelare la commozione pubblica.
+
+Qualche volta la mano diventava brutale e allora recideva il foglio
+alla testa o alle gambe o lo metteva spietatamente in un cassetto
+senza neanche dire crepa al numero di matricola al quale era
+indirizzato!
+
+Una scena che avrebbe fatto piangere gli amici, se avessero potuto
+mettere l'occhio alla spia della nostra camerata, era quella dei pasti
+dei primi tempi. Gli abiti dei sette amici, che aspettavano il
+monosillabo della Cassazione per uscire o per indossare la casacca
+galeottesca, si erano consumati e malconciati. C'erano delle maniche
+sdrucite, dei calzoni sfilacciati agli orli, degli occhielli sfatti o
+che si sfacevano, delle ginocchia e dei gomiti lucidi o maculati di
+larghi oleosi e dei baveri sui quali si era andata accumulando la
+forfora di una cute che nessun parrucchiere spazzolava da un pezzo.
+
+Don Davide pareva uno di quei preti descritti dal Porta. Colla veste
+piena di macchie, colle calze rotte, colle brache stralucide che
+perdevano, col nero, dei brandelli, e con la collarina inamidata da
+tanto tempo che lasciava vedere il giallo delle trasudazioni del
+collo.
+
+Abituati al tovagliolo e alla posata lucente sul candore diffuso per
+la tavola, la mobilia della nostra sala da pranzo si riduceva a una
+lunga panca dalla quale sbucavano, di tanto in tanto, gli insetti
+rossicci che la povera gente chiama cimici, e a dei sedili di legno
+rotondi, le cui capocchie laceravano di frequente i calzoni
+dell'avvocato Romussi. Mettevamo la panca vicino alla seconda finestra
+e sedevamo quattro da una parte e tre dall'altra. Coi tozzi di pane
+sparsi qua e là lungo la panca, colla gamella fumante sul palmo della
+mano sinistra, e un moncone di cucchiaio di legno greggio col quale
+tentavamo di sbasoffiar via una pasta scondita o condita fino al
+disgusto, potevamo essere copiati per un mucchio di pitocchi di
+frateria che si scalda lo stomaco colla minestra del convento.
+
+Ho parlato delle cimici, perchè ne ho trovate dappertutto. Nei
+camerotti polizieschi, nelle celle del Cellulare di Milano, nelle
+stanze del carcere giudiziario di Genova e nello stanzone del
+penitenziario di Finalborgo. Dopo la condanna, il Turati occupava, al
+Cellulare, una stanza spaziosa e ariosa nell'esagono del secondo
+raggio. Io, De Andreis, Romussi e Federici passavamo parte della
+giornata con lui. Nessuno di noi poteva adagiarsi sul suo letto a
+pagamento, senza che venissero alla superficie filate di queste
+schifose bestioline che fanno pancia col vostro sangue. Mi diceva
+Turati che di notte sciupava il tempo con questi puzzolentissimi
+insetti che non lo lasciavano dormire. Tre o quattro giorni prima che
+andasse alla reclusione, il direttore, impressionato dal suo tormento,
+gli fece imbiancare il cellone e passare alle fiamme il letto di
+ferro.
+
+--Ne ho trovate, ci diceva lo scopino incaricato di farli morire col
+fuoco, a nidiate. Morivano mandando un'odore pestilenziale che mi dava
+le vertigini.
+
+Un'ora dopo questo nettamento e questa pulitura, ne vedemmo tre che
+andavano via, pian piano, per il cuscino!
+
+Nelle vecchie carceri di Genova non mi sono fermato che 15 ore. Se vi
+fossi rimasto di più, ne sarei uscito dissanguato. Venivano fuori a
+frotte.
+
+Il soffitto ne era pieno e negli angoli delle pareti si potevano
+prendere a manate. Alla notte, per paura che mi andassero nelle
+orecchie, o su per il naso, o in bocca, fui costretto ad alzarmi. Il
+letto ne formicolava. Potevo coglierle a manate al buio. Sdraiato non
+mi lasciavano quieto. Le mie mani precipitavano sulle gambe, sul
+petto, e le rincorrevano per il corpo senza riuscire mai a
+liberarmene. Come erano spietate le cimici del carcere giudiziario di
+Genova! In questo carcere maledetto, non ebbi coraggio di mangiare, ma
+ebbi l'imprudenza di comandare un caffè. Ritirandolo dal buco
+dell'uscio me ne caddero tre nella chicchera e due nel piattino.
+Buttai via la bevanda dal disgusto.
+
+Nello stanzone di Finalborgo formicolavano per i cornicioni, si
+sorprendevano sulle pareti, si trovavano in letto, nelle screpolature
+dei muri, nelle commessure delle finestre, e perfino nelle crepe del
+tavolo.
+
+L'ambiente ha una grande influenza sugli individui. Anche l'uomo
+cresciuto nella reggia, nelle tombe penali diventa, a poco a poco, un
+porco. Dopo due o tre mesi non è più schifiltoso e non si meraviglia
+più di nulla. Si abitua a mangiare le cose meno mangiative o più
+repulsive con le i mani, a pulirsi le dite nella giacca, a vedersi gli
+orli delle unghie calcate di sudicerie nere, a lavarsi maledettamente
+male in un cucchiaio d'acqua senza sentirsi invaso dal malessere, a
+considerare i pidocchi come amici di casa e a prendere delicatamente
+le cimici senza contorsioni e travolgimenti d'occhi.
+
+Se volete convincervi che l'ambiente agisce potentemente
+sull'individuo, invitate un ex recluso a pranzo. Osservatelo
+attentamente quando mangia e lo sorprenderete più di una volta in
+flagrante violazione delle regole più comuni della persona allevata
+bene.
+
+
+
+
+__Don Davide Albertario.__
+
+
+Se il direttore dell'_Osservatore Cattolico_ fosse stato ministro
+della chiesa anglicana, a quest'ora egli sarebbe padre di una nidiata
+di figli. Perchè le _misses_ non gli avrebbero permesso di consumare
+la gioventù nel celibato, in un paese ove il servo di Dio prende
+moglie come qualunque altro mortale.
+
+Fisicamente è più corazziere che sacerdote. È un bell'uomo alto,
+spalluto, con un petto che traduce la sua salute di ferro, piantato su
+due gambe poderose, che fanno tremare le pareti della quinta camerata
+di Finalborgo quand'egli passeggia concitato o disperato di sapersi un
+leone in gabbia. La dieta della fame non è riuscita a smagrarlo, o a
+chiazzargli di lividure le guance voluminose, o a fargli nascere delle
+rughe sulla fronte. I suoi 52 anni sembrano 38. Ha la carnagione di un
+prelato in fiore, gli occhioni luminosi che rivelano la bontà del suo
+animo ed è dotato di una forza che mi piegava in due non appena mi
+mettevo a lottare con lui.
+
+La sua attività cerebrale è prodigiosa. Non appena gli furono concessi
+gli strumenti di lavoro, la sua mano non è stata più quieta. Con una
+corrispondenza che avrebbe tenuto occupati tre segretari, egli trovò
+modo, in due mesi, di riempire 587 fogli di protocollo, che
+rappresentano l'opera sua di prete, di giornalista, di predicatore e
+di recluso. Senza essersi completamente sbottonato, come in una
+autobiografia, i lettori--se i manoscritti verranno pubblicati--vi
+troveranno il polemista che si ferma dove incomincia l'invettiva, il
+letterato che si sdraia con compiacimento nel suo letto intellettuale,
+l'oratore che ripassa pieno di letizia attraverso le sue orazioni
+trionfali, il sacerdote che sta ritto sulla tolda della sua nave
+cattolica, agitando il suo programma che si riassume nella formola
+«col papa e per il papa».
+
+È nato nella provincia di Pavia, studiò all'Università
+gregoriana--frequentata dagli stranieri che si avviano alla
+carriera ecclesiastica. Si laureò in sacra teologia nel 1868, in
+diritto canonico nel 1869 e a 23 anni venne consacrato sacerdote
+dall'arcivescovo di Milano, mons. Calabiana, unitamente al suo
+compagno di infanzia, il padre Zecchi, il noto scrittore della
+_Civiltà Cattolica_ e uno dei più insigni oratori della
+predicazione sacra.
+
+L'_Osservatore Cattolico_ si può dire sia stato il suo bimbo adottivo.
+Incominciò a volergli bene nel 1869 e continuò ad amarlo e a nutrirlo
+col suo ingegno fino al giorno in cui Bava Beccarla mandò i
+carabinieri e i soldati ad arrestarlo come un malandrino qualunque
+nella casa paterna.
+
+Io non posso dire di essere un lettore costante di fogli religiosi. Ma
+credo che non ci sia in Italia un giornale del partito che possa
+essere paragonato al quotidiano di don Davide. È un giornale che sente
+tutta la modernità professionale senza perdere del suo concetto
+fondamentale, che è la necessità della chiesa cattolica. È redatto
+bene, redatto da giovani che lo seminano di idee col ventilabro e che
+riempiono le sue colonne di uno stile spigliato, nervoso, che non
+lascia mai giù le ali sui guazzi sociali per paura di sporcare chi
+legge. È interessante per ogni lettore. Vi trovate l'appendice
+drammatica, l'appendice letteraria, l'articolo politico, il
+trafiletto, la cronaca, gli avvenimenti internazionali e una larga
+piattaforma per i servizi municipali--per le questioni operaie--per i
+problemi dell'avvenire.
+
+L'_Osservatore Cattolico_ è stato condannato nella persona del suo
+direttore per queste motivazioni: 1.° perchè ha con fine ironia
+combattuta la monarchia; 2.° perchè si è unito ai repubblicani e ai
+socialisti e agli anarchici per demolire le istituzioni dello Stato;
+3.° perchè ha eccitato all'odio i contadini contro i signori e contro
+altre classi sociali; 4.° perchè ha educato il clero alla vita
+battagliera invece che alla missione di pace alla quale è destinato da
+Cristo.
+
+--Che c'è di vero, don Davide, in tutto questo?
+
+--Per capire la portata della motivazione della sentenza che mi ha
+relegato per tre anni in questo reclusorio, bisogna conoscere la
+natura del mio giornale. L'_Osservatore Cattolico_ è anzitutto un
+giornale che si dedica alla propaganda e alla difesa della chiesa
+cattolica e del papa. Siccome l'Italia è aderente a questa chiesa,
+così si deve ritenere necessaria la religione al bene sociale, per la
+vita presente e per la vita futura, come si deve ritenere necessario
+che essa sia tenuta in onore e non perda influenza. Questo è il
+caposaldo del programma del mio giornale nel rapporto religioso.
+
+«Nel rapporto politico io, direttore dell'_Osservatore Cattolico_,
+sono indifferente alla forma monarchica o repubblicana di governo. Do
+la preferenza a quella forma in cui i governanti sono col mio
+programma religioso, al quale subordino tutto il resto. Quindi è una
+bugia dire che io combatta la monarchia, come è una brutta invenzione
+quella di accusarmi di complicità coi repubblicani e socialisti e
+anarchici. In un ambiente monarchico io lavoro in mezzo al popolo,
+perchè il governo abbia a cessare dall'opposizione contro il papa e
+contro la religione e abbia a promuovere la pace religiosa nel paese.
+
+«Il mio programma sociale è ampio e generoso. Io accetto tutto ciò che
+nei postulati del socialismo è compatibile colle dottrine della chiesa
+cattolica e mi adopero per attuarlo formando l'opinione in questo
+senso. Deploro il concetto fondamentale materialista del socialismo,
+deploro che non ammetta le verità cattoliche, perchè il materialismo e
+la negazione delle verità cattoliche scavano un abisso tra il
+cattolicismo e il socialismo. L'_Osservatore Cattolico_ combatte la
+speculazione che impoverisce, combatte l'usura, invoca provvedimenti
+di Stato che salvaguardino i diritti e gli interessi delle classi
+inferiori e ne migliorino le condizioni. Esso però rifugge dallo Stato
+collettivista. Tutto questo vogliamo ottenere con la persuasione della
+propaganda pacifica, con la carità generosa, col mezzo delle autorità
+e delle leggi. Credetelo, è una calunnia dire che io ecciti all'odio o
+alla discordia.
+
+«Da questo potete argomentare del valore delle motivazioni della
+sentenza del Tribunale militare. No, non sussiste la fine ironia
+contro la monarchia, non sussiste la congiura con altri partiti contro
+le istituzioni, non sussiste l'eccitazione di odio tra le varie classi
+sociali, non sussiste l'educazione del clero in senso opposto alla
+missione assegnatagli da Cristo. Non sussiste nulla di nulla. Di vero
+non c'è che questo: che si è mandato in galera un innocente.
+
+«Volete una prova che il direttore dell'_Osservatore Cattolico_ non ha
+tentato di sviare dal retto sentiero il clero italiano? Da che sono
+nella casacca del galeotto, sua santità il papa mi ha mandato la
+benedizione più di una volta, e una medaglia d'oro che tengo
+carissima, centinaia di vescovi, da ogni parte d'Italia, scrissero a
+me e a mia sorella lettere affettuosissime, sacerdoti e vescovi--come
+quello di Savona--sono venuti a trovarmi e a ogni distribuzione
+postale ricevo, come avete veduto, un mucchio di lettere e di
+telegrammi. Se non ci fossero di mezzo i patimenti di questa vitaccia,
+che sopprime il sacerdote e distrugge l'uomo, direi che il Tribunale
+di guerra mi ha reso un segnalato servigio.»
+
+L'affezione per sua sorella è nota a tutti coloro che leggono le sue
+lettere datate da Finalborgo e indirizzate alla «cara Teresa». Sono
+lettere castrate e scritte nella condizione di un uomo che non può
+dire quello che sente e che vuole. Ma in esse è il pathos di un'anima
+addolorata. C'è la tenerezza di chi soffre della separazione e della
+lontananza. E la sorella lo ricambia di pari affetto. La sua assenza è
+il suo strazio. Per liberarlo, ha messo sossopra mezzo mondo. Ha
+mandato una lunga epistola all'episcopato italiano--ha scritto al
+presidente dei ministri e ha fatto bussare, a insaputa del fratello,
+fino alle porte reali.
+
+In mezzo a noi, don Davide, non ha mai fatto sentire il prete. Egli
+era un compagno che prendeva parte alla discussione, che si adattava
+in un modo mirabile alla vita comune, e che rideva delle nostre risate
+come un giovialone che non si ricorda della condanna.
+
+
+
+
+__I forzati.__
+
+
+Il «forzato» è colui che sta scontando la sentenza che gli ha inflitto
+il vecchio codice. Lo si può dire il martire del bagno penale. Nessuno
+ha subito le sue torture. Egli è passato attraverso tutte le sevizie
+che sono nel regolamento composto dagli «estratti dei regi bandi del
+22 febbraio 1826». Un'infrazione qualunque, come quella, per esempio,
+di essere reo di bestemmia o di imprecazione contro l'onore e la
+riverenza dovuta alla Maestà di Dio, alla Beatissima Vergine ed a
+tutti i santi, lo avrebbe mandato croatescamente sulla panca a
+ricevere la punizione di parecchie «bastonate». Tutti noi, compresi i
+direttori dei reclusori, possiamo smarrire qualche cosa senza
+crederci, per questo, meritevoli di punizioni corporali, non è vero?
+Il forzato che perdesse il semplice libretto di «massa» viene invece
+disteso sulla pancaccia della bastonata!
+
+Istigando alla disubbidienza o all'ammutinamento o rivoltandosi contro
+i «suoi custodi», il galeotto incorreva «nelle pene corporali
+estensibili sino alla morte».
+
+Il bastonatore era sempre un grandiglione dalle braccia poderose che
+faceva divenire alto il sedere con colpi che strappano dei
+misericordia!
+
+L'abito del forzato differisce da quello del recluso. Il forzato a
+vita indossa una giacca rossa, porta una callotta verde alta e
+rotonda, ed ha sul cuore una striscia nera sulla quale è stampato il
+numero di matricola.
+
+<tb>
+
+Il forzato a tempo ha la callotta scarlatta e la striscia di un verde
+slavato. Se vedete un camerotto o un cortile di queste «facce da
+galera», vi sentite correre per la schiena i brividi dello spavento.
+Provate gli orrori di sapervi dinanzi ai sanguinarii che hanno fatto a
+pezzi le donne, squarciata la gola agli uomini e spaccato il cranio ai
+bimbi. Il loro abbigliamento e il loro viso galeottizzato triplicano
+la ripugnanza che vi ispirano.
+
+Non appena il forzato entrava nello stabilimento di pena, gli
+completava la _toilette_ il fabbro, un altro collega che gli ribadiva
+al malleolo l'anellone di ferro massiccio della catena. Il catenone a
+diciotto maglie era così lungo e così pesante che nessun forzato, per
+quanto forte, sapeva stare in piedi più di un'ora.
+
+Uno di questi sventurati di Finalborgo mi descriveva tutta quella
+massa di ferro, che il codice gli imponeva di trascinarsi dietro fino
+a sentenza finita, con queste parole:
+
+«La maniglia--come chiama lui l'anellone--era assai diversa da quella
+che mi vedete ora. Era un grosso cerchio che mi dava un grande
+fastidio. Di giorno mi lacerava le mani a ogni movimento e di notte,
+con la parte mal ribadita, mi scorticava l'altro piede tutte le volte
+che mi voltavo addormentato. Mi alzavo con la gamba stracca e
+indolenzita.
+
+«Il catenone mi tribolava dalla mattina alla sera. Non sapevo dove
+metterlo. Se me lo tiravo sui fianchi, non sapevo reggerlo più di
+dieci o quindici minuti. Erano minuti di spasimi. Se me lo tenevo
+sospeso con le mani, dovevo abbandonarlo non appena mi dolevano le
+braccia. E se me lo ammucchiavo sulla spalla o sul braccio sinistro,
+sentivo subito il bisogno di levarmelo.
+
+«Erano dei quintali che mi indemoniavano. Non era che in terra, seduto
+sulla pietra, incatenato al grande anello di ferro confitto nel rialzo
+del granito della cella, che potevo trovare un po' di quiete. Con la
+maggior parte del peso sul suolo, si poteva tirare il fiato. Ma tutti
+noi, di questi ambienti, sappiamo che il moto delle gambe è questione
+di vita. Guai al condannato che poltrisca nella disperazione! La sua
+sentenza si estingue presto. Egli si avvia col treno lampo al
+sepolcro.»
+
+--E adesso, quest'altra di quasi due chili di ferro, che vi penzola
+dalla gamba, vi rompe le scatole?
+
+--Una catena alla gamba, coll'anello massiccio che non si può rompere
+che colla morte o nel giorno in cui avete finito di espiare la pena, è
+un tormento senza nome. Quante volte questa catena mi ha fatto pensare
+al suicidio!
+
+<tb>
+
+Il galeotto di questo straziante periodo, che si chiuse, credo, nel
+90, veniva accoppiato con un altro.
+
+Il compagno di «branca», vale a dire di catena, rimaneva indivisibile
+per degli anni e degli anni. Attaccati allo stesso anellone del
+macigno, dovevano dividersi, con la noia penosa dell'unione
+coercitiva, il peso della catena e seguirsi ogniqualvolta uno si
+moveva.
+
+Se, per esempio, il 387 si alzava, il 130 non poteva rimanere seduto.
+Se uno degli infelici aveva dei bisogni urgenti, l'altro si doveva
+accosciare rasente il mastello puzzolente e aspettare che facesse i
+comodi suoi. I passi di ciascuno dovevano essere studiati, e il
+desiderio del 387 doveva essere il desiderio del 130. Immaginatevi, mi
+diceva uno di questi forzati, di trovarvi appaiato con un tale che
+avesse la diarrea, come è toccato a me per tre mesi! O supponete, voi
+che siete educato, che non avete perduto tutto e che aspirate alla
+riabilitazione, di essere inchiodato allo stesso anello con un uomo
+volgare, magari brutale, magari capace di fracassarvi lo stomaco con
+un pugno per una parola mansueta che gli è andata nell'orecchio come
+una scudisciata!
+
+--Ho letto una volta un libraccio che raccontava gli orrori degli
+inquisitori spagnoli. Certamente, leggendo, mi si accapponava la
+pelle. Ma non credevo che il Gutzman sia riuscito più feroce
+dell'inventore della «branca». Essa non vi fa scricchiolare le ossa
+contorcendovi, ma a lungo andare vi deturpa e vi masturba la vita
+assai più degli ordigni di tortura. Appaiato per degli anni con un
+grassatore o un brigante o un omicida! Pensateci un minuto e vi
+troverete col capogiro!
+
+<tb>
+
+In generale il forzato, come lo abbiamo conosciuto noi, è buono. Nella
+zona della espiazione diventa un fratello che si intenerisce dei
+vostri dolori e vi rincuora alla speranza. A Finalborgo c'è stato un
+tempo in cui adempiva alla funzione pietosa d'infermiere Alfonso
+Carbone, un capo brigante che aveva della iena e che mutilava le sue
+vittime attorcigliandosi le loro budella intorno la mano. In
+infermeria, lo si poteva dire una suora di carità. Si alzava a tutte
+le ore, accorreva al letto di chiunque lo chiamasse e faceva di tutto
+per alleviare le sofferenze. Un compagno, che aveva passato dieci e
+più anni al «Castellaccio», mi raccontava della bontà di Cipriano La
+Gala. Egli, Cipriano La Gala, era là a scontare la prima condanna di
+dieci anni di isolamento. Fu un modello di condotta. Così
+irreprensibile che il direttore, signor Brunellesco, dopo sette anni,
+lo fece scatenare e mettere in compagnia di altri quindici galeotti.
+In sette anni il La Gala non aveva mai detto una parola alla guardia,
+che non fosse di ringraziamento. Nella vita in comune, egli era un
+agnello che si prosternava alla volontà del primo o dell'ultimo
+galeotto. Durante la sua residenza, non ebbe mai un rapporto, mai un
+accento che rivelasse l'eroe di tanti delitti.
+
+In galera, ho conosciuto gente che sente la fratellanza come non la si
+sente all'aria libera. Ho conosciuto forzati che si sono levati il
+pane di bocca per darlo a chi aveva più fame di loro. So di un tale
+che si è tolto il panciotto, che si era pagato coi suoi denari--perchè
+il panciotto è una concessione del direttore o del medico--per
+regalarlo a un poveraccio senza fondo di massa, oppresso dalla tosse a
+scatti che non perdona.
+
+La solidarietà per il diritto comune è nel grido di _fuori! fuori!_ di
+tutte le camerate, quando i forzati si credono curvati dall'arbitrio e
+vittimizzati dagli abusi. Spieghiamoci. Supponete che una guardia sia
+tanto cattiva da farvi punire per dei nonnulla o che il pane non sia
+che della mota malcotta e indigeribile. In galera non è ammessa la
+protesta, nè collettiva, nè individuale. Se voi dite: rifiuto questa
+gamella di minestra perchè è immangiabile, siete sicuro che vi si
+ordina di portare il vostro materiale lettereccio in magazzino e di
+andare diffilati ai banchi di rigore. Se vi fate registrare per
+un'«udienza col signor direttore», vi capita, novantanove volte su
+cento, che il direttore vi dice che siete un insolente e che fuori,
+prima di andare in galera, non mangiavate tanto bene e che per questa
+volta vi manda a mangiar meglio nel cubicolo, per una quindicina di
+giorni, con l'aggiunta della camicia di forza se osate lamentarvi.
+
+Sovente alcuni forzati, si sottomettono alle punizioni individuali per
+richiamare l'attenzione del direttore su questo o quel sopruso. Ma
+quando il sopruso continua con maggiore accanimento e quando il
+direttore si ostina a «ignorarlo», allora i forzati perdono la
+pazienza e ricorrono alla violenza del _fuori! fuori!_.
+
+
+
+
+__Un fuori! fuori!__
+
+
+Uno di questi ammutinamenti è avvenuto poche settimane sono nella casa
+di pena di Padova. L'ultimo di Finalborgo è sotto la data del 3
+gennaio 1896. Il direttore Codebò aveva assunta la direzione del
+reclusorio nell'ottobre del 1895. Egli vi era andato preceduto dalla
+fama di direttore «severissimo», d'un direttore, per esprimermi con la
+frase di un forzato, che terrorizzava con una disciplina di ferro.
+
+Direttore di un reclusorio, egli voleva che imperasse il silenzio
+assoluto. Il guaio era che gli inquilini di questo bagno penale--come
+lo si chiamava mava prima--erano misti: cioè erano reclusi e forzati.
+
+I primi, col nuovo codice, devono scontare la condanna senza parlare;
+i secondi, col codice vecchio, possono conversare sottovoce tra loro.
+
+Il reclusorio poi deve essere a celle. E nel reclusorio di Finalborgo
+non ci sono che cubicoli, banchi di rigore e celle di punizione in
+Torretta. Nei lavorerii in comune avveniva, per esempio, che i reclusi
+dovevano tacere e i forzati potevano scambiarsi delle parole
+sottovoce.
+
+Il direttore, per impedire che si mancasse di rispetto al regolamento,
+fece affiggere un ordine del giorno il quale ingiungeva di farla
+finita col chiasso. Forzati e reclusi lo stracciarono. Il direttore
+incominciò allora con le punizioni e i reclusi e i forzati si misero a
+gridare e a urlare che gli avrebbero fatto un _fuori! fuori!_
+
+La sera prima, i più eccitati si erano scambiati degli abbracci e
+salutati con dei baci, dicendosi l'un l'altro: chi sa quando ci
+rivedremo!
+
+Il giorno dopo si trovarono--come dicevano loro--decimati. In ogni
+camerata ne mancavano venticinque. Dove erano andati? Erano stati
+mandati via o erano in punizione?
+
+La questione del malcontento generale non era mica limitata al
+«silenzio». I reclusi si lamentavano anche per altre cose. Essi
+dicevano, per esempio, che era antiumano e contrario all'igiene
+affollare i tavolati delle camerate di ottanta pagliericci. «Dormivano
+l'uno addosso all'altro come bestie.» Uno--mi si raccontava--che
+avesse avuto bisogno di sputare di notte, doveva mettersi sul sedere e
+sbattere l'espettorazione al di là dei piedi.
+
+La direzione persisteva nel mantenere due soli--dico due soli--catini
+di zinco, d'un litro e mezzo o due d'acqua ciascuno, per ogni
+camerata. Alla mattina era una lotta. Tutti volevano lavarsi nel
+recipiente, e invece dovevano contentarsi di una manata d'acqua che
+raccoglievano nel cavo delle mani. Questo modo di lavarsi produceva un
+altro inconveniente: lasciava le pietre della camerata sempre umide. E
+anche la popolazione delle case di pena ha una paura maledetta dei
+reumatismi.
+
+Nel subbuglio entrava anche la biancheria. Si cambiavano loro le
+lenzuola ogni quaranta giorni e le camicie lacere e acciabattate a
+intervalli di quindici giorni.
+
+Il _fuori! fuori!_ era sempre in discussione. I più vecchi ricordavano
+ai più giovani che tale grido voleva dire una rivolta: e una rivolta
+di forzati e reclusi poteva avere delle conseguenze terribilissime.
+
+Mentre si svolgeva nelle camerate il concetto di limitarsi a una
+protesta individuale, si sentirono dei gemiti e delle voci strazianti
+che uscivano dai banchi di rigore.
+
+Il _fuori! fuori!_ fu un fatto compiuto.
+
+Tutte le camerate furono in piedi. In ciascuna nacque un pandemonio
+indescrivibile. Le «asse dei pancacci»--mi diceva uno di
+loro--incominciarono a volare da una parte e dall'altra. Si urlava, si
+sgolavano ingiurie e si imprecava contro la giustizia. I reclusi
+aggiunsero al casaldiavolo il rifiuto della minestra. Nessuno di loro
+aveva voluto sporgere la gamella.
+
+--Datela ai maiali! datela!
+
+Un quarto d'ora dopo, lo stabilimento era invaso dalla truppa, dai
+carabinieri e dall'autorità locale.
+
+Il direttore, seguito dai soldati, si presentò all'uscio del banco di
+rigore per sedare il tumulto.
+
+I puniti gli risposero scaraventando al buco della spia una fiaschetta
+d'acqua. Gli spruzzarono la faccia e lo scalfirono in qualche parte.
+
+Passò al cancello delle due camerate dei reclusi. Lo ricevettero con
+degli urli e dei gesti minacciosi. Lo accusarono di essere «causa di
+tutto il male» e lo coprirono di villanie.
+
+L'eccitamento divenne così intenso che i capitani dei carabinieri e
+della fanteria dovettero pregarlo di ritirarsi.
+
+Gli ufficiali, con delle buone parole, cercavano di calmarli.
+Promettevano loro tutto, compresa la giustizia. Ma, mentre riducevano
+una camerata alla ragione, le altre davano fuori e strepitavano
+dicendo che era meglio morire subito che continuare una «vita infame
+come questa». Dappertutto si schiamazzava e si levavano in aria i
+pugni come da gente determinata a tutto.
+
+Qua e là si sentivano voci che domandavano un'inchiesta.
+
+--Vogliamo la Commissione! Venga una Commissione da Roma!
+
+A mezzogiorno erano nel reclusorio il prefetto d'Albenga e il sindaco
+di Finalborgo.
+
+Il prefetto parlava loro con grazia. Incominciava i suoi piccoli
+discorsi così: Poveri sventurati! Ma li terminava dicendo loro che
+aveva pieni poteri civili e militari.
+
+--Se non farete silenzio, mi varrò di questi diritti.
+
+Fu come una dichiarazione di guerra.
+
+Gli occhi dei forzati erano illuminati dalla vendetta.
+
+Il capitano ordinò il _pronti_ e i _fucili_ si curvarono verso la
+regione del petto dei rivoltosi.
+
+Non ci volle altro. Nacque tra i forzati la gara di voler morir prima.
+Ciascuno si cavava la giacca, si sbottonava la camicia e si presentava
+ai fucili, gridando:
+
+--Fuoco! fuoco!
+
+Il primo di tutti fu Vitale--un forzato siciliano. Sbattuta in terra
+la giacca, diede un addio commovente ai compagni, ne baciò qualcuno
+stringendoselo al seno, e con un addio generale, un «addio a tutti»,
+si mise innanzi ai soldati:
+
+--Voglio essere il primo! Tirate! tirate! Fate fuoco! fate fuoco!
+
+Coloro che hanno assistito a questa scena mi hanno assicurato che
+nessuno aveva mai veduta tanta gente offrire entusiasticamente la vita
+grama della galera alle palle militari.
+
+--Avremo finito di tribolare! Fate fuoco! fate fuoco!
+
+Ufficiali e soldati rimasero paralizzati. Sarebbe parso loro una
+vigliaccheria di tirare sulla moltitudine che voleva morire.
+
+Il capitano, invece del fuoco, ordinò il pied'armi e si ricominciarono
+i discorsi.
+
+Ci si disse che «eravamo tutti figli d'Italia, figli di una grande e
+bella nazione e che anche noi un giorno saremmo stati degni di farne
+parte».
+
+Le parole affettuose passarono sui loro dolori come un balsamo. L'odio
+lasciava posto al moto del cuore.
+
+Le mani dei galeotti irruppero negli applausi e le loro bocche
+incominciarono a gridare: Viva l'Italia! Viva l'Italia!
+
+Ai reclusi venne fatto lo stesso discorso e anche nelle loro camerate
+risonarono i battimani e il: Viva l'Italia!
+
+I soldati rimasero nel reclusorio tre giorni e i caporioni passarono
+sotto consiglio e andarono ai banchi di rigore per qualche mese. Dopo
+vennero quasi tutti traslocati in case di pena, ove la reclusione si
+svolge in tutto il rigore.
+
+Il risultato è chiaro: il _fuori! fuori!_ fa delle vittime e lascia
+gli altri in una condizione peggiore di prima.
+
+In galera non si protesta: si muore.
+
+
+
+
+__L'influenza dei sanguinarii.__
+
+Il Frezza e i «mozzi» nostri amici.
+
+
+In galera, anche se siete superbiosi o illustri, diventate così
+piccini che, in meno di due mesi, non ricordate più se eravate
+qualcuno. L'ambiente e i compagni vi sfasciano e vi disperdono il
+passato e vi mettono sur una base d'eguaglianza sulla quale i
+livellatori del tempo cromwelliano non troverebbero da ridire.
+
+Tra voi e gli assassini della Carcano di via Torino non può essere che
+questa differenza: che se non siete sanguinarii come lo Zanzottera e
+il Coturno, non dominate la camerata e non suscitate l'ammirazione dei
+vostri colleghi di catena che idolatrano il coraggio infuturato nelle
+pagine dei delitti celebri.
+
+I sanguinarii, raccontando i romanzi della loro vita, crescono di fama
+ogni giorno, diventano temuti e assumono, sovente, il posto di «capo
+di società»--il posto più eminente al quale possa aspirare chi indossa
+la casacca del forzato. Perchè il «capo di società» è l'arbitro o il
+despota dei «paesani» o dei «patriotti».
+
+È lui che scioglie le contese e che ordina il boycottaggio di questo o
+quel galeotto sospetto di delazione o di essere il confidente di
+qualche agente di custodia. Quando il «capo di società» sussurra
+all'orecchio degli altri il nome del «traditore», lo sciagurato si
+trova in una condizione peggiore del landlord crudele in Irlanda. Egli
+non solo subisce l'isolamento del coleroso, ma è respinto da tutte le
+camerate.
+
+Le autorità del penitenziario sono obbligate a curvare la fronte
+dinanzi a questa sentenza invisibile che infligge al malnato una
+specie di ostracismo sociale. E quando non vogliono sottomettersi alla
+legge galeottesca, avviene sempre qualche inaffiata di sangue. Mi
+spiego con una di queste tragedie che si è svolta nel bagno di
+Castellaccio nel 1880. Due galeotti--un abruzzese e uno di Terra di
+Lavoro--vennero assunti come «mozzi», cioè come persone di servizio.
+Una spia tra i «mozzi» diventa, in un bagno, una vera disgrazia in
+famiglia, mi diceva uno dei miei amici forzati, ora in un altro bagno.
+Nessuno si arrischia più a mandare un addio a un «paesano» nella
+camerata in faccia.
+
+L'odio per la spia è il sentimento che signoreggia tutti gli altri. In
+ogni galera e in ogni carcere giudiziario voi trovate sulle pareti,
+sui cancelli, lungo i corridoi e per i muri dei raggi di passeggio un
+solo pensiero che nessun direttore è mai riescito a far cancellare,
+questo:--Morte ai _boia_! I _boia_, cioè le spie, cioè i Petito, non
+hanno quartiere. Sono considerati dei rognosi e presi a pugni e spesso
+a coltellate. Dove è uno di loro, l'ergastolano o il recluso o il
+detenuto non è più tranquillo. La sua vita rimane un tormento
+spasmodico fino alla sua scomparsa. Chi l'uccide diventa un eroe ed ha
+l'applauso generale, perfino, spesso, dei secondini che disprezzano le
+spie.
+
+Francescone, della provincia di Caserta e Topino, di non so più dove,
+vennero incaricati di «accomodare la faccenda.» E costoro, senza giri
+fraseologici, proposero ai due «sospetti» il dilemma: o di smettere di
+fare il «mozzo»--occupazione che dava loro modo di fare la spia--o di
+prepararsi a morire.
+
+I due mozzi che si credevano protetti dal personale del bagno, non
+vollero credere alla sentenza e tirarono innanzi a fare il loro
+mestiere. La cosa non andò per le lunghe. I due sanguinarii, con un
+pezzo di cerchio di mastello, si erano preparati due ferri
+affilatissimi. Il giorno in cui, nel cortile di passeggio, capitarono
+loro tra i piedi, non esitarono un attimo. Piombarono sulle «spie» a
+guisa di due «leoni». Una di esse cadde in terra come un sacco di
+cenci. Era morta. L'altra, ferita mortalmente, si contorceva e
+boccheggiava nel proprio sangue.
+
+Il Francescone credo che sia ancora nel bagno Dalghera di Finalborgo,
+col numero di matricola 2031.
+
+L'influenza del sangue, tra i criminali, la trovate pure nei «delitti
+di camerata». I delitti di camerata si limitano a tre: amori
+turpi--scoppi di odio personale--e vendette covate a lungo.
+
+I primi possono infiammare o eccitare i galeotti fino
+all'omicidio--l'odio personale può erompere con una morsicata che
+mangi via il naso o strappi fuori un orecchio o lasci un guazzo
+sanguinoso nel collo--e la vendetta--specialmente tra i delinquenti
+del Mezzogiorno, quali erano quelli di Finalborgo--si compie quasi
+sempre con lo «sfiguramento». Vale a dire facendovi uno sberleffo che
+vi renda orribili tutta la vita, come la celebre fioraia milanese
+scomparsa dalla scena col viso illustrato dal rasoio di un malnato.
+
+Nel bagno di Castellaccio, per esempio--diceva il mio informatore che
+aveva passata la gioventù in parecchi bagni--le «tagliatine di faccia»
+erano avvenimenti quotidiani.
+
+Mi pregava però di credere che coloro che si «abbandonavano a questi
+brutti scherzi» erano tutti «avanzi di galera».
+
+--E voi credete che queste esplosioni di collera malvagia elevino gli
+autori di qualche gradino sugli altri?
+
+--Senza dubbio. Sarà qualche volta anche per paura. Ma è certo che
+questi misfatti, se non hanno, s'intende, la disapprovazione della
+maggioranza e dei cosidetti capi di società, costituiscono, più che un
+merito, una prodezza che dà dell'influenza in mezzo ai compagni.
+
+«Ve ne posso dare la prova, rimanendo qui dove siamo. Voi sapete che
+in questo reclusorio, due anni sono, la moltitudine dei condannati era
+composta di napoletani e di siciliani. Per una ragione o per l'altra
+erano nati, tra loro, odii implacabili. Una popolazione aveva giurato
+di estinguere l'altra. Mancavano loro le armi. Ma c'era un fabbro. E
+questo fabbro calabrese, che li armò tutti di uno spuntone micidiale,
+entrò nella testa dei galeotti come un dio. Non c'era più che lui. Lo
+si venerava e coloro che potevano gli baciavano la mano con la quale
+aveva fabbricato gli strumenti da sventrarsi l'un l'altro.
+
+--Avvenne poi lo scontro?
+
+--Sono stati armati sette mesi, aspettando tutti i giorni un'occhiata,
+o un gesto, o una parola per rovesciarsi, napoletani contro siciliani.
+Ma i capi di società che avevano dato ordine di guardarsi bene dal
+provocare qualcuno della parte nemica, evitarono il disastro di un
+conflitto inaudito rimandandolo di settimana in settimana. Io ne
+rabbrividisco ancora.
+
+«Il Natale del 96 dissipò ogni malinteso. I capi si rappattumarono, e
+i siciliani e i napoletani si abbracciarono per organizzare il fuori!
+fuori!
+
+--So che c'è qui anche il Frezza, l'assassino di Raffaele Sonzogno, il
+direttore della _Capitale_ di Roma.
+
+--C'era. È partito, qualche giorno prima del vostro arrivo, per il
+bagno, credo, di Civitavecchia.
+
+--Che tipo era?
+
+--Un tipo ignorante. In ventisei o ventisette anni di galera, è
+rimasto l'imbecille del processo. La sua mania era di credersi un
+personaggio politico--un uomo che aveva «fatto il colpo» per ordine di
+Garibaldi.
+
+«Mentre tutti noi, che disprezziamo il sicario, gli dicevamo che non
+era che un vile accoltellatore che ammazza per una somma qualunque.
+Qualche volta si sentiva umiliato e qualche volta scattava con una
+caterva di improperii!
+
+--Diceva mai nulla di Luciani?
+
+--Ch'era contento di sapere che portava la catena come lui. Quando era
+abbattuto e si sentiva stufo di questa vita che non gli dava mai un
+barlume di speranza, lo chiamava la sua «disgrazia». Senza l'amico del
+Paino dell'Olmo, egli diceva che non sarebbe mai andato all'ergastolo.
+
+
+
+
+__Callegari Sante.__
+
+
+Il Callegari Sante, uno studente di scultura, di diciassette anni, che
+fece parte del cosidetto «processo dei giornalisti», si è trovato nel
+vagone cellulare che lo conduceva a scontare i suoi diciotto mesi di
+casa di correzione, con il Frezza. «La nostra prima tappa, mi disse
+questo minorenne, doveva essere Bologna. I miei compagni di viaggio
+erano quasi tutti condannati per reati comuni. Nelle celle del vagone
+mi parevano tante bestie. Parecchi di loro erano usciti dal reclusorio
+di Finalborgo ed erano sulla strada dei penitenziarii sparsi per
+l'Italia meridionale. Vicino alla mia cella era un certo Frezza, del
+quale non avevo mai sentito il nome--nome che ignorerei forse ancora,
+s'egli non mi si fosse rivelato per l'uccisore del povero Sonzogno.
+Quantunque separato, sentivo un bisogno prepotente di scappare lontano
+da questo ributtante assassino. Ma ero legato come un salame e nessuno
+dei carabinieri mi avrebbe cambiato cella. Durante il viaggio non fece
+che parlare. Quanto più si andava innanzi, tanto più mi diventava
+interessante.
+
+--Non credi ch'egli abbia voluto personeggiare il Frezza? Perchè avevo
+sentito dire o letto in qualche giornale che era morto.
+
+--Può darsi anche questo, ma non credo. Per quale ragione mi avrebbe
+infinocchiato, se io non lo conoscevo e se fra qualche ora ci saremmo
+separati per non vederci più mai?
+
+--Continua.
+
+--A suo modo mi svolse il dramma, persistendo a ribadire il chiodo che
+il suo delitto era politico.
+
+«Prima di arrivare a Pesaro, ove dovevamo fare tappa, perchè
+viaggiavamo tutti per «corrispondenza», il Frezza mi si era palesato
+per un individuo d'animo piuttosto mite. Le dirò un fatto il quale
+prova che è in lui un fondaccio morale. Dall'altra parte della sua
+cella era una ragazza condannata per i tumulti nei dintorni di
+Bologna. Io non potevo vederla. Era ciarliera e un po' licenziosa.
+Diceva parole poco convenienti alla età sua. Il Frezza le fece una
+predica. Pareva un padre che desse una lavata di capo alla propria
+figlia!
+
+«Tra il vagone cellulare e la carcere di sosta, mi trovai accoppiato
+con questo sciagurato. È piuttosto alto che basso, è snello ed ha un
+non so che sulla grinta che pare della malizia diffusa sulla faccia di
+tutti i galeotti.
+
+«Mi raccontava che aveva lasciato il bagno penale di Finalborgo e che
+la sua nuova destinazione era Barletta.
+
+«--Questo, mi disse, è il mio dodicesimo trasloco in trent'anni di
+bagno!
+
+«Lungo il viaggio mi offerse continuamente del suo pane e del suo
+salame.
+
+--Quanto tempo impiegasti da Milano a Urbino?
+
+--Sette giorni per un viaggio di dodici ore! A Urbino entrai nella R.
+Casa di correzione--un grande edificio che pare un palazzo, situato
+nella parte più alta della città--e, tutto sommato, non mi trovai
+male. Ero il numero 362. Quando me lo cucirono al camiciotto mi parve
+di sentire l'ago entrare nel mio cuore. Che impressione diventare un
+numero! Questo stabilimento--come lo chiamano la direzione e gli
+inquilini--ha parecchie officine, quattro dormitorii, in ciascuno dei
+quali dormono trentaquattro corrigendi, e due vasti cortili per il
+passeggio. Ci mandavano a dormire alle sette e ci facevano alzare alle
+sette. Era la cosa più noiosa della casa di correzione. Dodici ore di
+letto duro come il macigno, quando si è giovani, sono troppe. Prima
+della campana io stavo là supino, ad occhi aperti, colle gambe
+impazienti di sdrucciolare dal letto.
+
+--Non vi si facevan fare gli esercizi militari?
+
+--Sì, tre volte la settimana.
+
+«I miei compagni erano tutti minorenni e tutt'altro che simpatici.
+
+«Mi consideravano, per le mie idee, un ladro. Dicevano che volevo la
+roba degli altri. Erano sboccaccioni che mi facevano schifo. Sono
+esseri degradati, depravati, rotti a tutti i vizi. Mi accapigliai con
+uno di loro che mi insultava e andai in cella di rigore, dove mi si
+indossò la camicia di forza per alcune ore. Al mio avversario la
+lasciarono per alcuni giorni.
+
+«Del direttore posso dire tutto il bene. Egli mi procurò i mezzi di
+stare in esercizio, facendomi lavorare come scultore in legno. Riuscii
+a fare il busto di Raffaello ed altri lavori lodati dal «capo
+officina» e dallo stesso direttore. Il capo officina, prima che me ne
+andassi, volle baciarmi. Tenendomi tra le sue braccia continuava a
+dirmi di non dimenticarlo e di dire a mia madre che nella casa dei
+corrigendi avevo trovato «una brava persona, onesta e degna del mio
+affetto!»
+
+«Il nostro vitto era come quello, probabilmente, delle altre carceri.
+Una pagnotta nera e una minestra che aveva tutti i sapori, all'infuori
+di quello della nostra minestra. Il Natale lo passammo maledettamente
+male. Ci aggiunsero al solito vitto un boccone di carne che non
+m'invogliava ad averne dell'altra, e un quarto di litro di vino che mi
+bruciava la gola.»
+
+
+
+
+__Studio galeottesco.__
+
+
+L'uguaglianza di trattamento non impediva ai forzati di avere una
+grande simpatia per gli inquilini della quinta camerata e di
+manifestarla tutte le volte che capitava loro l'occasione. Alla
+mattina e alla sera, per esempio, venti o trenta forzati addetti ai
+lavori del reclusorio passeggiavano nel cortile sotto le nostre
+finestre. Il tintinnìo delle loro catene ci chiamava al davanzale,
+cogli occhi tra il cassone e la ferriata. E loro, passeggiando, con
+dei cenni rapidi, con degli inchini che nessuno, all'infuori di noi,
+poteva avvertire, con dei palpeggiamenti di berretta che parevan
+grattamenti di capo, con dei rovesci d'occhi che mi andavano al cuore,
+o dei movimenti di labbra che sfuggivano alla sorveglianza, ci
+salutavano, ci davano il buon giorno e la buona sera, ci infondevano
+coraggio e ci traducevano la loro impotenza a fare qualche cosa per
+noi.
+
+La loro passeggiata era per me uno studio. Notavo il loro modo di
+andare in su e in giù e chiamavo Romussi e don Davide Albertario a
+constatare che il loro passo rivelava il galeotto. Dimostravo loro
+come un Jean Valjean avrebbe potuto essere scoperto dal segugio di
+polizia anche vent'anni dopo, vestito con eleganza, in una sala
+immensa affollata di signori che la percorressero conversando.
+
+Si vedeva che il piede, il quale aveva l'anellone della catena appesa
+al fianco o attorcigliata intorno la caviglia, indugiava uno zinzino
+più dell'altro a muoversi, e sfiorava assai più il suolo del sinistro,
+come se l'uno dei due fosse carico di piombo. Aggiungevo un'altra
+osservazione sui passi. Nei passi è l'uomo che è stato in branca, cioè
+incatenato con un altro per degli anni e costretto a esercitare le
+gambe in uno spazio di pochi metri. Contraggono un'abitudine
+indimenticabile. Adesso che sono disgiunti e che è a loro disposizione
+un terreno venti volte più lungo e più largo della cella, consumano
+l'ora di passeggio come prima, gomito contro gomito, con un movimento
+di tre o quattro passi avanti e indietro, voltandosi come quando erano
+appaiati, cioè senza urtarsi e senza spostarsi.
+
+I tipi di forzati, che abbiamo conosciuto più da vicino e che possiamo
+presentare al pubblico come nostri amici, erano i «mozzi» o coloro che
+adempivano alle funzioni domestiche. Il 129 era il latrinaio--un
+galeotto che riassumeva il suo delitto come un grande artista. Si
+passava la mano sulla fronte e lo paragonava a «un temporale», a «una
+notte buia», a «una tempesta». Fu l'uragano dei sensi che gli fece
+recidere la gola alla padrona ch'egli serviva come cocchiere a
+Ferrara. Egli la voleva o viva o morta. E se la baciò durante il
+«temporale» tepida ancora di vita, con gli occhi spalancati che pareva
+una strega. Egli è ormai tranquillo e non pensa più, come gli altri, a
+rientrare nel mondo dal quale venne scacciato. Per lui, «stare qui o
+altrove, è lo stesso. In qualche luogo, mi diceva, bisogna stare».
+
+Veduto da vicino, con gli occhi nelle buche della sua faccia massiccia
+e larga, si prova la repulsione di chi si sente a tu per tu con un
+sanguinario. Dalle sue linee facciali sbuca il violento, ghiotto
+dell'altro sesso. Ha delle occhiate diaboliche, lambite dalle
+rughettine che infittiscono e si gonfiano quando spalanca la bocca per
+la risata che pare uno scroscio. Le sue mandibole voluminose
+completano l'orrore con la zucca enorme, calva alla superficie,
+leggermente schiacciata alle pareti.
+
+Intorno alle sue labbra carnose, è diffuso il cinismo che si prolunga
+fino alla radice del naso, dove incomincia una fronte spaziosa,
+fuggente, giallognola, la quale si increspa ogni volta che parla. Ha
+le gambe arcuate e ha sempre fame. Tutte le volte che veniva nella
+nostra camerata gli davamo parecchie pagnotte.
+
+Veduto da lontano, immobile, nel sole, con le mani sulle reni e le
+pupille velate o addormentate nel fondo cristallino, ha l'aria di un
+uomo impagliato.
+
+Un altro tipo curioso sotto parecchi aspetti, era l'infermiere che
+veniva nella nostra camerata nei pomeriggi della caldura a inaffiarla
+di acido antisettico per tentare di salvarci dalle mosche inique e
+dalle cimici implacabili. È un forzato di cuore, che si trova in
+galera per avere creduto nella fedeltà della sua donna. È piccolo,
+tozzo, giallastro, con una fronte bassa, rugosa e senza fughe, con
+delle pupille che stanno spegnendosi nelle occhiaie fonde, con un naso
+camuso, delle guance che incominciano a piegarsi e a incresparsi come
+cortine vecchie e una bocca che spalanca una voragine di fuoco pallido
+e lascia vedere le gengive quasi sguernite.
+
+Non ci fu ammalato che non mi abbia parlato con entusiasmo di questa
+perla di condannato che nessun direttore o capo guardia è mai riuscito
+a punire in ventisette anni di carriera dolorosa. Me lo si
+raccomandava dicendomi che in infermeria, senza di lui, si poteva
+morire.
+
+Egli è una suora di carità, un fratello che va dovunque si soffre.
+Accorre al letto degli infermi con sollecitudine materna, si alza di
+notte se qualcuno si sente male, e, con quel poco che il medico mette
+a sua disposizione, cerca di lenire i dolori altrui. Avete la schiena
+tormentata dai reumatismi? È la sua mano che viene a battervela, a
+spalmarvela di una goccia d'olio come un allievo del professor
+Panzeri, o a pennelleggiarvela magari con della tintura di iodio, se
+ne ha nell'armadio e se il medico lo ha ordinato. Avete un dente che
+vi strazia? Eccolo pronto con la tenaglia. Non è un cavadenti di
+professione, ma ha la praticaccia del frate che sdenta il pubblico
+senza passare gli esami.
+
+Per provare la bontà del 193, non ho da citare che tre testimoni che
+non lo dimenticheranno facilmente. Gaspare Giucchetto, minorenne,
+Giovanni Vedani, di 32 anni, e Angelo Vanoni di Luino, come il Vedani,
+e padre di tanti figli.
+
+Il primo aveva ricevuto una palla al petto con lesione, pare, al
+polmone; il secondo era stato colpito allo stinco, e il terzo aveva lo
+stomaco perforato da due proiettili--uno dei quali gli è rimasto nel
+corpo. Io li ho veduti in infermeria, subito dopo il loro arrivo.
+
+Erano giunti a Finalborgo in una condizione da commuovere le pietre.
+Straziati dai dolori, con le ferite ancora aperte e col Vedani che non
+poteva e non può, credo, neppure oggi,¹ stare in piedi, perchè la
+ferita continua a produrre materia purulenta. In una infermeria, dove
+non ci sono che dei letti, una cassetta di polverine, un vasetto di
+tintura di iodio e della liquirizia per i catarri stomacali e le tossi
+che non lasciano dormire, anche un infermiere come il 193 non può fare
+molto. Ma li curava da cristiano, lavando, fasciando loro le ferite,
+aiutandoli a mangiare, curvandosi a ogni minuto per spostare la gamba
+al Vedani, la testa al Giucchetto e le spalle al Vanoni, il quale
+Vanoni era diventato tetro, perseguitato dal pensiero che il suo
+polmone fosse stato toccato dal proiettile. Mi diceva che «si sentiva
+il polmone in sussulto».
+
+ ¹ Questo capitolo fu scritto prima del secondo indulto.
+
+Il Gaspare Giucchetto portava il numero di matricola 2749; il Giovanni
+Vedani il 2731, e l'Angelo Vanoni il 2747.
+
+Don Davide Albertario non è stato in infermeria che quattro o cinque
+giorni a trangugiare due o tre drastici per liberarsi da una tenia che
+noi chiamavamo, per ridere, un «serpente boa».
+
+Il direttore dell'_Osservatore Cattolico_ ritornò nella quinta
+camerata pieno di entusiasmo per il 193 che lo aveva curato come una
+madre. Gli stava alle calcagna quando era in piedi, gli andava intorno
+quando era nell'altra stanza a scrivere e sedeva di notte, per delle
+ore, vicino al suo letto, a vegliare i suoi movimenti.
+
+Il 193 è vecchio, e nelle mani della giustizia dal 25 luglio 1873 e la
+sua condotta è sempre stata irreprensibile. Se io fossi nel ministro
+di grazia e giustizia direi: basta! E lo lascerei andare al suo paese
+di Ariano di Puglia, a morire in santa pace, sotto gli occhi di sua
+sorella, che gli vuol bene, tanto bene.
+
+Il nostro barbiere era un altro omicida, condannato a trent'anni. Nel
+reclusorio sembrava mite, gentile, afflitto soltanto di trovarsi in
+mezzo a tanta zavorra umana. Era pallido, emaciato, colle sfumature,
+intorno gli occhi, degli individui che portano nei polmoni i bacilli
+della morte. I suoi colpettini di tosse mi davano la sensazione penosa
+di essere accanto a un moribondo. La sua faccia era repulsiva per la
+carne scrofolosa gualcita dal coltello anatomico, per le contrazioni
+che gli avevano lasciato il segno sulle guance scarne e sulle palpebre
+rosse e senza peli.
+
+Ci considerava uomini superiori e ci radeva con una delicatezza
+femminile, raccontandoci sovente il suo amore sventurato.
+
+A diciannove anni si era ammogliato con una giovane che ne aveva
+diciotto. Dopo la cerimonia nuziale la sposa gli raccontò che un
+altro--un «civile»--l'aveva delibata a tredici. Fu una notte
+burrascosa quella della sua confessione. La poveretta gli buttava le
+braccia al collo piangendo dirottamente e gli domandava perdono. La
+colpa non era stata sua. A tredici anni non si ha la testa e una
+ragazza si lascia saccheggiare della verginità come un viandante dai
+malandrini. Lui la consolò con una sfuriata di baci, impromettendosi
+di obbligare il «civile» a farle la dote. Chi rompe paga, era la sua
+morale. All'indomani andò a trovare il «ganzo» e a dirgli come stavano
+le cose. Il «civile» promise di pagare. Ma i denari non venivano mai.
+Allora ritornò a ripicchiare allo stesso uscio e a esigere la
+promessa. Il «civile» gli rise in faccia.
+
+--Adesso che l'hai, tientila!
+
+Gli «calò una benda sugli occhi» e lo uccise come un dissoluto
+malvagio.
+
+--Il mio dolore massimo è di essere stato creduto capace di
+premeditare il delitto.
+
+«Ero andato da lui per riscuotere, non per ammazzarlo. Il mio fu un
+impeto di passione. Lo dissi al presidente del mio processo.
+
+Ora ne era pentito. Non potendo andare dalla famiglia, come fra
+Cristoforo, a domandarle perdono, le mandò una lettera bagnata delle
+sue lagrime.
+
+--La famiglia mi ha perdonato, il parroco del mio paese lo ha fatto
+sapere a tutti dal pulpito, ma il governo tace ancora. Ah, è duro il
+governo coi poveri condannati! Una volta che siamo pentiti dovrebbe
+permetterci di riabilitarci. Invece ci lascia morire in galera o ci
+manda fuori quando non siamo più che dei carcami da ricoveri.
+
+«Porto la catena e la giacca rossa da diciannove anni e morirò forse
+in galera. Sia fatta la volontà di Dio! Ma mi dispiace, credano, di
+non rivedere più il mio paese!
+
+E il dolore gli fece sputare del catarro sanguinoso.
+
+Il sei settembre, il giorno in cui ci rase i baffi, era commosso come
+un minorenne perduto nel buco di una cella di rigore. Egli sapeva che
+cosa volevano dire questi crepacuori. Nei baffi era l'uomo. Radendoli,
+radeva il cittadino e non lasciava dietro il rasoio che un numero di
+matricola.
+
+Eravamo in sette e l'operazione durò più di un'ora. Andammo uno dietro
+l'altro dal barbitonsore, senza dirci una parola. Ciascuno di noi
+sembrava compreso del sacrificio, tranne forse Gustavo Chiesi, il
+quale conservò sempre l'attitudine dello stoico. Sotto il rasoio a più
+d'uno di noi si riempirono gli occhi. Federici e don Davide furono del
+numero. Non si aveva paura, nessuno pensava alla paura, ma l'emozione,
+più forte di tutti, rompeva la diga.
+
+Mentre mi si radeva, con la guardia carceraria seduta in faccia, mi
+venivano le lagrime in bocca come a un bimbo sculacciato!
+
+--Coraggio! diceva a ciascuno di noi il barbiere. I baffi e la barba
+ricresceranno più vigorosi di prima.
+
+--E voi, don Davide, gli domandai qualche giorno dopo, perchè avete
+pianto, se non avete mai avuto baffi e se vi facevate radere il labbro
+superiore anche prima?
+
+--Perchè mi si infliggeva una punizione infamante. Perchè mi si
+riduceva il 2557.
+
+Dall'emozione profonda passammo all'ilarità clamorosa. A mano a mano
+che uno di noi rientrava nel camerone con la faccia galeottizzata, si
+scoppiava in una risata sonora. Sembravamo dei mostri. Salve le
+proporzioni individuali e la voce, potevamo benissimo scambiarci per
+dei galeotti sconosciuti.
+
+Il solo che non avesse alterato la figura era il sacerdote. Gli altri
+pareva che fossero stati in un'altra stanza a truccarsi o a cambiarsi
+la testa.
+
+Gustavo Chiesi, grasso e grosso, aveva del frate Melitone. Il buon
+Suzzani--che si chiamava, con compiacenza, «compagno di Carlo
+Marx»--aveva assunta l'aria d'un abatino pieno di modestia. Costantino
+Lazzari era uscito dalle mani del parrucchiere una edizione
+peggiorata. L'avvocato Federici si era trasformato in un santocchione
+che sginocchia pelle chiese. Ghiglione era ritornato in mezzo a noi
+come un uccello di rapina. Il suo naso lungo si era prolungato e la
+punta appariva più adunca di prima. I peli scomparsi dalla guancia
+sinistra gli avevano lasciato all'aria una prominenza che gli
+delinquentizzava la faccia.
+
+Il nostro barbiere è nato sotto una cattiva stella. Egli ci sbarbava
+direi quasi con orgoglio. Considerava il sabato il più bel giorno
+della sua vita, perchè poteva scambiare qualche parola con noi. Ma
+venne il giorno triste della partenza. Il direttore lo aveva destinato
+per il reclusorio di Finalmarina. Trovò modo di venirci a salutare.
+Strinse la mano a ciascuno di noi con la voce che tremava. Addio, si
+ricordino di me, del povero barbiere pentito del suo fallo. E lo
+sentimmo che si allontanava col singhiozzo che egli tentava di
+soffocare nel fazzoletto a quadrettoni.
+
+
+
+
+__Il condannato in traduzione.__
+
+
+Il mio viaggio da Finalborgo a Milano, per subire un altro processo,
+mi ha dato modo di studiare una delle pagine più dolorose della
+vitaccia del bestiame che passa da una galera all'altra.
+
+Ricordo tutto, come se fosse adesso. Era il 27 luglio, una giornata
+afosa. Io e alcuni abitanti della quinta camerata stavamo con la
+gamella capovolta, sul mastello dell'acqua sporca, per lasciar colare
+la pasta dalla brodaglia maculata di scandellature.
+
+Entrò il sottocapo Osmiani a scompigliarci. Era l'uomo più serio del
+personale di custodia. Non sciupava parole. Ci chiamava guardando in
+terra e tenendo l'indice della sinistra in alto.
+
+--2559!
+
+--Presente!
+
+Ero già pronto. Mi lasciai baciare teneramente dagli amici, presi il
+fagotto sotto il braccio e uscii con la gola rasa di commozione. Per
+evitare il disastro di una gita galeottesca avevo fatto di tutto.
+Avevo detto al direttore che soffrivo e che non ero in grado di
+rimettermi in un vagone cellulare. Ma non ci fu verso. Il medico, dopo
+avermi palpeggiato, come se fossi stato di straccio, mi trovò
+sanissimo.
+
+Il mio compagno di viaggio era uno della «rivoluzione». Egli era stato
+côlto in piazza di Luino durante i tumulti e condannato dal tribunale
+militare a sei anni di reclusione.
+
+--Vi rincresce?
+
+--Sì, perchè sono innocente e perchè ero l'aiuto dei miei genitori.
+
+Facemmo la strada a piedi. I veicoli ci empivano gli occhi e la bocca
+di polverone bianco e la gente voltava via la faccia inorridita. Un
+nugolo di studentesse sull'omnibus a giardiniera ci fece venire le
+vampe della vergogna alla faccia.
+
+--Come sono brutti!
+
+E non avevano torto. Il più bel giovine d'Italia, che esca da un
+reclusorio, spaventa. In pochi mesi il reclusorio te lo rende
+irriconoscibile.
+
+Eravamo giunti tre quarti d'ora prima del treno. Ne ero contentissimo.
+Era dell'aria fresca guadagnata. I carabinieri, invece di chiuderci
+nella stanza di sicurezza, ci lasciarono sul margine del binario della
+stazione. Grazie! Ebbi tempo di fumare tre sigarette. In questo
+frattempo, vennero alla mia volta alcuni signori a domandarmi se ero
+il tale.
+
+--Sissignori, risposi a colui che mi aveva interrogato.
+
+I signori si tolsero il cappello e si curvarono leggermente.
+
+--Scusino, dissi loro, commosso; ma io non li conosco.
+
+--Non importa. Noi sappiamo chi è lei.
+
+Rimasero lungo il binario fino alla partenza del treno, salutandomi
+con un'altra scappellata.
+
+Il vagone cellulare del mio secondo viaggio apparteneva al tipo
+vecchio. Era composto di venti celle, divise da un piccolo corridoio
+longitudinale, con un largo all'entrata per i rappresentanti dell'arma
+regia.
+
+Una volta entrati, si è sommersi nella penombra anche col sole allo
+zenit, perchè non ci sono finestre alle pareti dei fianchi.
+
+La cella era più angusta e più nauseosa di quella che mi aveva
+condotto nel reclusorio. Col sedile di legno e con le pareti
+insudiciate di sputacchi e di mucillaggine nasale, mi sentivo in una
+cassa da morto in piedi, con un traversino sotto il sedere. Il legno
+mi accarezzava dappertutto. I piedi stavano più male. Si trovavano
+sopra uno strato molle e viscido e non potevo alzarli. Per quanto
+facessi, non riuscivo a tener su le ginocchia sull'uscio. Si respirava
+l'atmosfera riscaldata dall'alito dei detenuti. Lo sfiatatoio era il
+contrario di un conduttore d'aria. Si crepava dal caldo e i malviventi
+imploravano un sorso d'acqua. Non so da dove venivano perchè a tutte
+le stazioni se ne caricavano e in alcune se ne scaricavano.
+
+Il brigadiere che aveva in consegna le stie, era un uomo tarchiato con
+una faccia da simpaticone. Quando gli si diceva di essere buono e di
+provvedere gli assetati di un fiasco d'acqua, andava sulle furie
+dicendo che non voleva essere buono. I buoni non facevano carriera e
+lui era già sulla lista dei futuri marescialli.
+
+--Consideratemi cattivo e mi troverete buonissimo.
+
+E io, davvero, ero della sua opinione. In fondo alla mia nicchia, lo
+consideravo uno di quegli arnesi di sentina che godono a far patire la
+gente tribolata, come godevano i carabinieri dell'Andalusia del
+1893-94, i quali davano pane e merluzzo ai morenti di sete e nerbate a
+coloro che desistevano dal correre intorno la stanza giorno e notte!
+
+Un po' più in là, dovetti ricredermi. Egli non era la iena che
+supponevo. A una stazione intorno il collo della riviera di levante,
+si era lasciato impietosire da tutte le voci che gli dicevano:
+
+--Sia buono, signor brigadiere!
+
+E mi ha fatto piacere. Perchè è sempre una consolazione sapere che un
+uomo rinsavisce o si stanca del piacere di torturare gli impotenti.
+
+Il brigadiere fece discendere il carabiniere a riempire il fiasco e
+ordinò che se ne desse una golata a ciascuno.
+
+Per dissetarvi, il carabiniere è obbligato ad aprire la cella con un
+catenaccio che cigola dalla ruggine e non scorre che con dei calci, e
+a versarvi l'acqua in gola. Se il carabiniere non è gentile, il
+liquido gorgoglia, trabocca dalle labbra e va giù a biscia per lo
+stomaco. Io avevo sete, ma non ho voluto suggere al cannello comune.
+Pensavo alla infezione. Ma ho dovuto pentirmene. Un'ora dopo mi sarei
+lasciato inaffiare il gorgozzule anche da un cannello imbrattato dalle
+labbra di una generazione!
+
+Lungo il tragitto è avvenuta una delle solite scene stomachevoli di
+questi trasporti. Un poveraccio in traduzione si sentiva incalzato da
+una urgenza corporale.
+
+--Signor brigadiere, mi faccia smanettare che non ne posso proprio
+più.
+
+--Fate silenzio o vi metterò le catene ai piedi!
+
+Sul pavimento della celluccia, sono gli anelli infissi nel pavimento
+per incatenare i furiosi o i pericolosi o i prepotenti.
+
+Il galeotto torturato dai dolori di pancia era vicino alla mia cella.
+Udivo che si moveva e si lamentava.
+
+Qualche minuto dopo, l'ambiente era pestifero. Il miserabile si era
+sgravato come aveva potuto.
+
+Gli inquilini gli diedero dell'animale a braccio di panno e del porco
+senza fine, ma lui si difese dicendo che si fa presto a rimproverare
+quando non si è nella stessa condizione.
+
+I discorsi che si facevano erano noiosissimi. I condannati non si
+occupano che di pane, di reclusori, di regolamenti, di minestra, di
+punizioni, di guardie buone e cattive e di direttori con o senza peli
+sullo stomaco. Per me, erano però discorsi utilissimi. Perchè mi
+rivelavano la vita intima del detenuto. Il mio _vis-à-vis_, per
+esempio, raccontava che le giornate di traduzione volevano dire, per
+loro, la fame completa.
+
+«Di solito, diceva, ci si fa partire dal carcere alle quattro
+antimeridiane con una pagnotta di seicento grammi di pane stantio, e
+nessuno pensa più a noi se non all'indomani per darci un'altra
+pagnotta e rimetterci in viaggio. Se la si dimenticasse nel vagone o
+la si perdesse mentre si va dall'omnibus al vagone, felicenotte.
+Bisognerebbe rimanere digiuni fino all'altra distribuzione. Non si
+capisce perchè il trasloco da una galera all'altra faccia perdere il
+diritto alla minestra.
+
+«La gente onesta che viaggia tutto il giorno, quando arriva, si mette
+a tavola e si ristora con dell'acqua fresca sulla faccia e un buon
+pranzo inaffiato bene. Noi galeotti arriviamo, ci si registra e ci si
+chiude in una stanzaccia con quattro o cinque pagliericci in terra.
+Tutta la nostra consolazione è un secchio d'acqua nell'angolo, stato
+riempito magari il giorno prima. Quando sono nel penitenziario ho
+diritto, coi miei denari, a una spesa di cose mangerecce di
+venticinque centesimi. Perchè il viaggio mi fa perdere questo
+diritto?»
+
+E il condannato concluse dicendo che le giornate di traduzione sono,
+per il ventre del recluso, le più desolanti. Lo si dimentica.
+
+A Genova ci si fece discendere dopo che il treno si era vuotato. Ci
+dovevano essere, col nostro, altri vagoni cellulari, perchè la
+«catena» si era ingrossata. Potevamo essere una cinquantina, compresa
+una reclusa. La donna, che aveva le mani slegate, non era trattenuta
+dal giro della catena comune. Ci seguiva. Era una donna brutta,
+bassotta, con tanti capelli neri e con le labbra sottili della
+sanguinaria. La maggioranza era in borghese, in viaggio per la casa di
+espiazione. I reclusi, col loro abito carnevalesco, colorivano la
+scena, e i galeotti, col tintinnìo della catena che penzolava loro dal
+fianco, la intetravano. Tutti assieme, circondati da un nugolo di
+carabinieri, facevamo paura. Sembravamo il rifiuto delle classi
+sociali. Una banda di ladri e di assassini stati colti con le mani nel
+sangue delle vittime. C'erano grinte che facevano rabbrividire anche
+me che vi avevo fatto l'occhio.
+
+Fuori della stazione ci aspettava una folla enorme. Passammo tra i
+commenti degli spettatori e filammo, in linea, per tre o quattrocento
+passi, fin dove ci aspettavano i veicoli.
+
+Le vetture erano meno crudeli delle carrozze cellulari. Erano omnibus
+lunghi, a giardiniera, col tendone che giungeva a filo dell'orlo del
+veicolo. Col tendone legato alla sponda, non potevamo vedere,
+curvandoci, che i sassi o le pietre della strada e il lucido del mare
+conturbato quando lo rasentavamo. Eravamo pigiati, quasi l'uno
+sull'altro, ma rinfrescati, di tanto in tanto, da una buffata d'aria
+marina.
+
+L'impressione che si subiva era però più spaventevole di quella di
+essere chiusi nel carrozzone cellulare. Perchè quando il veicolo
+passava sui sassi metteva in rivoluzione le budella e quando sterzava
+pareva che stesse per riversarci nella via sottostante o nel mare.
+
+A un certo punto, i cavalli smisero il trotto. La salita era divenuta
+faticosa e i vetturali facevano schioccare la frusta. Nessuno dei miei
+colleghi aveva mai fatto tappa al carcere giudiziario di Genova e così
+nessuno sapeva se era lontano o vicino. Dalla salita, credevamo tutti
+che fosse fuori, lontano qualche miglio dalla cinta cittadina. Mentre
+si facevano queste supposizioni, sentimmo le voci che fermarono i
+cavalli.
+
+La discesa fu più difficile. Uscendo dal buio, col fagotto nella mano
+legata con l'altra, e la catena intorno all'ascella tirata da quelli
+che precedono e seguono, si mette il piede sul predellino con la paura
+di scavigliare o di ruzzolare sul selciato.
+
+Nella luce dei lampioni foschi e delle fiamme libere dei becchi a gas
+delle botteghe che sembravano cave, ero come disorientato. Ci volle
+uno strappo di catena per convincermi che facevo parte del convoglio
+di galera. La via era ripida e tortuosa. Si saliva lentamente e si
+passava attraverso ondate di luce sfacciata. La gente del quartiere
+non sembrava interessata di una «catena» che indubbiamente
+assomigliava alle altre degli altri giorni. Le donne rimanevano sedute
+in terra, dinanzi la porta delle loro abitazioni o sul gradino
+all'entrata dei loro negozi, e gli uomini, in manica di camicia,
+continuavano a pipare e a chiacchierare tra di loro senza degnarci di
+un'occhiata. Carichi del fagotto, con la catenella che tirava ora
+indietro e ora innanzi, si saliva sudando. Al secondo svolto di via,
+incontrammo due portatrici con due pesi enormi sul capo che facevano
+tremolare i loro fianchi possenti. Non abituato a vedere le teste
+femminili calcate alla superficie da un quintale di roba, mi parve di
+passare attraverso un popolo barbaro che delle donne facesse dei
+ronzini.
+
+Arrivai in faccia a un portone spalancato e sormontato dallo stemma
+del carcere giudiziario, con la lingua che penzolava dai denti come
+quella di un cane. Ero digiuno, con la bocca secca. La lingua mi
+sembrava un pezzo di carne dalla pelle ruvida in bocca come un
+castigo. A sinistra dell'entrata, era un tubetto di ottone che usciva
+arcuato dal muro e lasciava cadere una colonnuccia d'acqua. Il rumore
+della caduta sulla pietra decompose la catena. Malgrado gli ordini
+imperiosi dei carabinieri che avevano fretta di sbarazzarsi di noi per
+andare a cena, nessuno volle muoversi prima di essersi saziato di
+acqua fresca. Quando venne la mia volta, rimasi disilluso. Per la mia
+bocca, era un'acqua di un sapore marcioso. Dopo una risciacquata e una
+golata, la buttai in terra come se fosse stato un liquido avvelenato.
+Puah!
+
+Lo smanettamento, la consegna delle buste coi denari e la
+registrazione dei detenuti durò una buona mezz'ora. I viaggiatori
+sembravano stracchi morti. Nessuno diceva una parola. Qualcuno
+sbocconcellava la pagnotta e qualche altro rimaneva in piedi. Io fui
+l'ultimo, perchè mi ero posto dietro tutti, sulla panca in giro dello
+stanzone immenso. Mi si conosceva di nome e questo mi suscitava la
+speranza che avrei potuto indurli a farmi comperare qualche vivanda
+per la cena. Ma era troppo tardi. Erano quasi le nove. E i detenuti, a
+quest'ora, dovevano avere la pancia piena. Se avessero potuto
+aiutarmi, lo avrebbero fatto volentieri. La sola cosa, che potevano
+fare per me, era di mettermi in una stanza solo e di offrirmi un
+bicchiere d'acqua fresca con del limone del loro fiasco. Accettai
+tutto con dei grazie e mi lasciai condurre di sopra da un secondino
+che mi aperse e mi chiuse in una stanza.
+
+Delle cimici che divoravano il soffitto, annerivano le pareti e
+muovevano il pagliericcio, ho già parlato.
+
+
+
+
+__Anna Kuliscioff.__
+
+
+È una donna nuova. Imbevuta di idee proibite, uscì dalla società dello
+czar come una rivoltosa che non ha paura di stroncare i legami che la
+legano al mondo pieno di pregiudizi e di ingiustizie. Fortificata
+dall'esempio delle nichiliste delle classi superiori del suo tempo, le
+quali abbandonavano la casa paterna come le mogli del teatro di Ibsen
+abbandonano la casa maritale, Anna Kuliscioff, consumato il periodo
+della propaganda pratica per la campagna russa, si avviò verso
+l'esilio, con l'anima piena di negazioni, con la fede nell'avvenire,
+determinata a compiere la sua evoluzione intellettuale in mezzo alla
+gente latina in lotta per la rigenerazione sociale.
+
+La Kuliscioff è stata la prima nichilista che ho conosciuto. Le venni
+presentato da Benoit Malon, a Lugano, quando il comunardo scriveva, se
+mi ricordo bene, la _Revue Socialiste_, l'organo massimo, in allora,
+delle alte intelligenze dell'emigrazione rivoluzionaria.
+
+La Kuliscioff poteva essere intorno ai venti anni. Mi parve una
+vergine slava. Con una testa da madonna, con la carnagione bianca
+imporporata di salute, con le trecce lunghe, di un biondo luminoso,
+per le spalle, mi faceva pensare alle donne graziose dei
+preraffaelliti che in quei giorni ammiravo come uno narcotizzato dai
+loro colori.
+
+Malon parlava, e io mi perdevo negli occhi della nichilista, inondati
+di quella malinconia che va al cuore come una nota soave, al punto da
+farmi riprendere da una voce grave--una voce che mi insegnava che un
+socialista non deve contemplare una signorina viva come si farebbe con
+una figura sulla tela di un pittore illustre.
+
+Seppi dopo molte cose di lei. Della sua agitazione, dei suoi studi,
+della sua prigionia, del suo sfratto dall'Italia, dei suoi amori,
+della _Rivista Internazionale del Socialismo_ ch'essa pubblicava con
+Costa, della nascita della sua Andreina, delle sue tribolazioni, della
+sua laurea di dottora, della sua unione con Turati, della sua malattia
+crudele, ma non la vidi più che nel '95, cooperatrice e collaboratrice
+della _Critica Sociale_.
+
+Nel '78 il mio pensiero si genufletteva alla bellezza. Oggi, esso, si
+inchina alla pensatrice.
+
+Migliaia di donne, in mezzo agli uragani della sua esistenza
+fortunosa, sarebbero naufragate cento volte. Anna Kuliscioff è sempre
+rimasta in faccia alle procelle come una sfida. Dagli avvenimenti che
+volevano inghiottirla, usciva sempre più forte, più saggia, più
+preparata a sgomberare la società del passato per far largo
+all'avvenire.
+
+Neppure la sua malattia implacabile seppe vincerla. Di tanto in tanto
+si diffonde, tra gli amici, una notizia funebre. La Kuliscioff sta
+male--la Kuliscioff ha poco da vivere--la Kuliscioff è in fine di
+vita. E poi non se ne sa più nulla. Non si parla più del suo male
+implacabile. La si rivede, con la sigaretta in bocca, al tavolino
+dell'amministrazione o della redazione a lavorare come una negra.
+Avveniva, su per giù, la stessa cosa con la Harriet Martineau--la
+grande giornalista inglese del tempo chartista. Questa collaboratrice
+del _Daily News_ era così sicura di essere agli sgoccioli della vita,
+che in un momento disperato si mise a scrivere la propria
+autobiografia, incominciando dall'ultimo capitolo per paura di non
+finirla.
+
+La Martineau ebbe tempo di completarla e di lasciarla negli armadi
+dell'editore per venti anni. Per venti anni i suoi amici si
+aspettavano, ogni mattina, di leggere nei giornali la fine della
+giornalista che ha prodotto più di ogni altro uomo del suo tempo.
+
+Nel '98 è capitato alla Kuliscioff quello che un secolo prima era
+capitato a madame Roland. Di vedersi svegliata all'alba dagli agenti
+di pubblica sicurezza e di andarsene in prigione nella vestaglia.
+
+Nelle poche parole ch'essa pronunciò dinanzi il Tribunale militare è
+tutta la donna che ho presentato. Compendiano il suo cuore, la sua
+modestia e il suo carattere. Leggetele, vi troverete la indifferenza
+tragica per tutto ciò che riguarda l'imputata--la serenità della
+martire che crede, che persiste a credere, che crederà sempre che nel
+socialismo sia la rigenerazione sociale.
+
+«La mia azione nel partito socialista era molto limitata e molto
+modesta. Se verranno fuori dei fatti a mio carico io ne assumo fin
+d'ora la responsabilità. Io sono socialista da quasi 25 anni, ma in
+Italia non feci nessuna propaganda, sia per una certa delicatezza
+verso un paese presso il quale sono ospitata, sia per la paura di
+essere sfrattata. Io sono poi invalida da un anno, e sono obbligata a
+rimanere sempre in casa. In questa condizione come volete che io sia
+in caso di fare propaganda?»
+
+In letteratura io e la Kuliscioff siamo divisi da un abisso. Ella, se
+l'ho capita bene, sente ancora dell'affezione per la vita romanzesca
+intessuta dalla fantasia dell'autore e drappeggiata nella fraseologia
+che non lascia esalare i cattivi odori dell'ambiente. Io sono più
+rude. Spalanco tutte le porte, discendo in qualunque fogna e mi servo
+del linguaggio dei personaggi che riproduco. Il mio temperamento mi
+trascina ad essere sincero in ogni manifestazione della vita senza
+preoccuparmi se farò smettere di leggere o chiudere il libro anche
+agli amici che mi vogliono bene.
+
+La ragione di questo nostro dissenso letterario è che in fondo alla
+Kuliscioff è rimasto un po' d'idealismo e un po' di misticismo. Ella
+dà la preferenza al libro che lascia vivere qualche illusione e che
+non svergina o smaga brutalmente chi legge, e crede alla immortalità
+dell'anima. Non mi meraviglierei domani di saperla spiritista.
+
+Sul terreno delle questioni economiche essa torreggia. E il futuro
+storico del socialismo italiano lascerebbe un gran vuoto nel suo
+lavoro s'egli non ci dicesse l'influenza che questa donna ha
+esercitato sul movimento di quest'ultimi venti anni.
+
+Nel resto la Kuliscioff è donna capace di grandi amori e di odii
+inestinguibili.¹
+
+ ¹ Non conoscevo la lettera che la Kuliscioff scrisse in carcere. Ne
+ taglio via due brani, perchè documentano il mio profilo e
+ ribadiscono in tutto la convinzione che la dottora congiunge a
+ un'alta intelligenza un carattere adamantino.
+
+ «Sentite, caro Prampolini: voi sapete che non sono ipocondriaca,
+ che non sono portata all'esagerazione dei miei malanni fisici,
+ anzi sono fatalista e piuttosto fiduciosa della mia resistenza.
+ Ho tante volte visto vicina la morte e le ho sempre resistito:
+ perchè dovrei proprio morire in questi due anni?
+
+ «Ma, dall'altro lato, sono osservatrice e sono medico. Vedo che
+ i sintomi dell'idremia si aggravano: temo che il medico, per
+ rassicurarmi, non mi dica tutta la verità, asserendo che non vi
+ siano alterazioni renali. Caso mai, dunque, che il mio stato si
+ aggravasse, lascio a voi, a Leonida la tutela della mia dignità.
+ Vi prego a mani giunte di opporvi a qualunque passo che si
+ volesse fare per ottenere la mia libertà con una grazia
+ personale o con un indulto speciale. Impedite a chicchessia, per
+ amor di chicchessia, fosse anche mia figlia, che mi sia fatta
+ un'offesa morale. Se dovessi conquistare la libertà a questo
+ prezzo, sarei tanto avvilita, tanto diminuita, tanto degradata,
+ che nulla mi sarebbe la libertà, l'affetto pei miei cari,
+ l'affetto degli amici buoni. Questa, caro Prampolini, è l'unica
+ preghiera che rivolgo agli amici, prima che si rinchiuda la
+ nostra tomba.»
+
+
+
+
+__Gli ultimi giorni dei deputati e dei giornalisti al Cellulare.__
+
+
+Turati, De Andreis, Romussi, Federici e Valera si sono riveduti, dopo
+tante noie, con dei baci, degli abbracci e delle strette di mano, nel
+_cellone_ esagonale B, numero 2, del secondo raggio. Gli ultimi tre
+erano giunti dal reclusorio di Finalborgo e i due deputati erano
+ancora sbalorditi dai dodici anni di reclusione che aveva inflitto
+loro il Tribunale militare.
+
+La loro vita era piuttosto agitata. Si alzavano, alla mattina,
+mezz'ora prima dell'alba e ciascheduno nella propria cella, dopo il
+caffè, si metteva al lavoro. Turati aveva sempre un mucchio di lettere
+da scrivere e un numero infinito di Riviste da leggere; Romussi, il
+quale sdrucciolava dal letto sempre di buon umore, era sommerso nelle
+opere di Carlo Cattaneo, del quale stava facendo uno studio; De
+Andreis, l'uomo che non pensava mai alla condanna, aveva del lavoro
+fin sopra i capelli. Leggeva dei poeti inglesi, tedeschi e
+francesi---tre lingue ch'egli deve sapere benissimo--studiava o
+piuttosto correggeva il suo latino con lo Schultz alla mano e dedicava
+parecchie ore a un lavoro di elettricità che deve avere veduto la luce
+prima che gli abbiano spalancate le porte del reclusorio di
+Alessandria. Federici si nutriva di storia e negli intervalli
+rileggeva l'opera massima di Giuseppe Ferrari, del quale è sempre
+stato ammiratore fervente. Valera studiava o fingeva di studiare il
+tedesco e passava attraverso la _Social England_ di Traill--volumi che
+incominciano col Conquistatore e finiscono col regno della regina
+Vittoria, e danno una pittura esatta della vita intima e pubblica di
+un popolo che non ha più freni nè per la penna del giornale e del
+libro nè per la lingua della piattaforma.
+
+Alle otto antimeridiane, si trovavano tutti nel raggio del
+passeggio--un raggio angustissimo--si davano il buon giorno, si
+dicevano se avevano dormito bene o male--la maggioranza pativa di
+insonnia--si comunicavano le notizie portate loro dalle ultime visite
+e dalle ultime lettere e poi incominciavano la conversazione, la quale
+era sempre interessante anche quando, per ridere, discutevano della
+possibilità di una evasione, citando quelle storiche di Napoleone III,
+di Rochefort, dei prigionieri politici della monarchia di luglio, di
+Krapotkine, di Bakunine, ecc., ecc.
+
+Ritornavano in cella a lavorare per un paio d'ore e poi, alle undici,
+ciascheduno usciva con la sedia, col tovagliolo, con la forchetta e
+col cucchiaio di legno e andava a far colazione nel _cellone_
+turatiano.
+
+La loro colazione alla _forchetta_ era modestissima. Quando non
+ordinavano il risotto alla certosina o la polenta col fegato in
+comune, Romussi mangiava i tagliatelli al sugo e la costoletta
+coll'osso, Turati un piatto di carne e due uova strapazzate, De
+Andreis vi aggiungeva un po' di gorgonzola, Federici faceva precedere
+al pollo o al fegato la zuppa alla pavese e Valera alternava le uova
+al tegame con la pasta al burro, ben cotta.
+
+La discussione si animava bevendo qualche bicchiere di vino buono
+delle bottiglie che mandavano gli amici, mangiando dei dolci che
+inviavano la mamma di Turati, o la signora di Federici o di Romussi--e
+fumando le sigarette che trovavano un po' dappertutto. Qualche volta
+capitavano loro, durante la giornata, dei cestelli di frutta fresca,
+dei panettoni che obbligavano De Andreis a mettere sul tavolo la
+bottiglia di barolo che Turati dimenticava nell'angolo.
+
+Il deputato di Milano non voleva mai bere. Egli diceva che gli astemi
+vivono più a lungo e sani come corni. Ma si insisteva e lui beveva,
+versandoselo in gola come una medicina che gli faceva stralunare gli
+occhi.
+
+Il discorso eterno era la Cassazione che li teneva sugli aghi. Ma
+facciano presto!
+
+Mandateci in galera, dicevano, ma fate presto in nome di Dio!
+
+Nessuno si lasciava cullare dalla speranza che magistrati dell'alto
+tribunale avrebbero accolto il ricorso. Tuttavia, quando andava Majno
+a trovare qualcuno di loro, rinasceva la discussione con un po' di
+fede.
+
+--Me l'ha detto lui adesso! Egli si crede, legalmente, in una botte di
+ferro.
+
+--Volete che Majno non sappia quello che dice?
+
+De Andreis faceva il suo solito risolino e voltava le pagine del libro
+che aveva fra le mani. Per lui, erano chiacchiere inutili. E si
+metteva a sviluppare il suo programma di condannato a dodici anni con
+una indifferenza che faceva scappare la pazienza a Turati, il quale
+non voleva assolutamente diventare un eroe della casa di pena.
+
+Dodici anni sono lunghi, eterni, sono la vita di un uomo! È un errore,
+aggiungeva il Turati, credere che si possa lavorare serenamente in
+queste condizioni, quando si manca di tutto, quando si deve vivere in
+un buco ove si soffoca d'estate e si gela d'inverno, con venticinque
+centesimi al giorno!
+
+Romussi metteva sul tappeto la questione del viaggio. Egli, che si
+ricordava del vagone cellulare che lo aveva condotto a Finalborgo con
+degli scotimenti di testa, vedeva avvicinarsi il giorno della partenza
+con orrore.
+
+Gli rincresceva di lasciarsi chiudere in quella specie di cassa da
+morto. Ma non avrebbe ceduto. No, non avrebbe ceduto! Se il Governo
+voleva disonorarsi, tanto peggio per lui. E andava sotto la finestra a
+dare delle puntate di scarpa nel muro.
+
+--No, no, e poi no! non mi lascerò commuovere dalle lagrime di mia
+moglie e di mia figlia. Non voglio andare nel vagone a mie spese per
+salvare Pelloux dall'infamia di trattare i giornalisti come
+delinquenti comuni!
+
+--Ci lasceremo tagliare i baffi e indossare l'abito del recluso?
+
+La Kuliscioff, che Turati vedeva spesso nella stanza dei colloqui
+speciali, era determinata a sostenere una battaglia in favore
+dell'abito del condannato politico. Essa aveva già detto al
+capoguardia che nessuna guardiana avrebbe osato metterle le mani
+addosso per farle indossare la veste abbominevole della reclusa.
+
+Federici non ne era molto interessato. Egli diceva che non si
+disonoravano i condannati politici indossando la toletta del
+condannato comune. Sono quelli che la impongono loro che si
+disonorano. La preoccupazione sua era piuttosto se si dovesse lasciare
+sola la Kuliscioff a sostenere la lotta per l'abito. Valera ricordava
+che anche i deputati irlandesi, ai tempi delle ultime leggi
+eccezionali, erano divisi su questa questione. Il più accanito fu
+O'Brien--l'ex direttore dell'_United Ireland_, Egli la considerava una
+grande battaglia politica e la sostenne non lasciandosi svestire che
+dopo lotte disperate tra lui e gli aguzzini di Kilmainham--prigione di
+Dublino. Ci vollero otto carcerieri a strappargli la giacca ed il
+panciotto. E i calzoni, otto giorni. Egli stette otto giorni in cella,
+in camicia, senza coperta e senza pagliericcio d'inverno, a costo di
+crepare di freddo e di starnuti.
+
+Ma poi ha dovuto finire per lasciarsi vestire come gli altri.
+Mandeville, il quale ha voluto imitarlo, è uscito sconquassato dai
+pugni ed è morto. E gli altri deputati--Hooper, Sheehy e Carew--che
+non hanno resistito come O'Brien, dopo il pugilato in carcere, non
+sono stati più loro. Anche al Parlamento non si son fatti più sentire
+che come votanti. L'amico Michele Davitt, che è ora alla Camera dei
+Comuni ed è stato alla servitù penale, come feniano, per sette anni,
+non dava alcuna importanza agli sforzi di O'Brien. Mi raccontava che
+era del tempo sciupato. L'Irlanda aveva altro da fare che occuparsi
+dei calzoni di O'Brien!
+
+A mano a mano che si avvicinavano alla decisione della Cassazione, i
+colloqui si succedevano ai colloqui in un modo straordinario. Erano
+parenti, amici, compagni di lavoro che andavano al Cellulare come in
+processione. Pei condannati, era uno strazio. Passavano da un
+abbraccio all'altro commossi della commozione altrui. Toccava ai
+condannati far coraggio ai visitatori! Il Turati risaliva qualche
+volta sfatto.
+
+--È un supplizio. A momenti, mi facevano piangere!
+
+Romussi, più di una volta, entrava nel cellone colle lagrime negli
+occhi.
+
+Federici rientrava e si metteva a passeggiare colle mani imbracciate.
+De Andreis invece si toglieva la giacca--lui non stava mai che in
+maniche di camicia--la metteva con cura sul letto di Turati, accendeva
+una sigaretta e ricominciava a mandare a memoria delle declinazioni
+latine!
+
+Il giorno in cui si seppe l'esito della Cassazione mangiarono con
+maggior appetito senza punto discuterlo. Lo sapevano anche prima. Il
+ricorso per loro non era stato che un modo per guadagnar tempo e per
+aderire alla volontà dei parenti e degli amici che volevano che si
+andasse fino in fondo. Il dolore comune erano le centocinquanta lire!
+
+--Queste sì, disse De Andreis, che sono state sciupate!
+
+--Rubate! dicevo io.
+
+Dopo la parola della Cassazione fu davvero una pena. Nessuno era
+riuscito a dir loro il giorno della partenza e ogni sera si separavano
+coll'ambascia di non rivedersi più per del tempo.
+
+--Ci manderanno assieme?
+
+Turati aveva una pallida speranza di rimanere al Cellulare con la
+compagna della sua vita o di andare a Pallanza, dove la sua buona
+mamma avrebbe potuto andarlo a vedere di tanto in tanto senza fare un
+lungo viaggio. Romussi aveva paura di ritornare a Finalborgo, un luogo
+maledettamente umido, lontano da Milano, ove gli sarebbero ritornati i
+dolori artritici. Federici era considerato il fortunato dei fortunati.
+Lui aveva già scontato quattro mesi dei dodici che gli avevano
+appioppati e lo avrebbero lasciato a Milano, senza dubbio, a far
+compagnia al Maffi, il quale era entrato a fare il sesto nel cellone
+da pochi giorni. Forse non lo si sarebbe neppure galeottizzato.
+
+--Te fortunato! gli dicevano.
+
+Di giorno in giorno, ne passarono dodici. Dodici giorni di ansie
+crudeli. Facevano il pacco alla sera, dopo essersi salutati con un
+abbraccio fraterno, e lo sfacevano alla mattina, ricominciando il
+lavoro di suggestionarsi l'un l'altro.
+
+L'ultima sera, disperati di non partire mai e determinati a non
+pensare più alla partenza, si proposero di mangiare tutti assieme il
+pollo alla cacciatora.
+
+--Allora, disse Romussi, vedrete che ci manderanno via. Il pollo alla
+cacciatora è sempre stato l'ordine di partenza. In Castello abbiamo
+ordinato il pollo alla cacciatora e ci hanno fatto partire prima di
+mangiarlo. Lo abbiamo comandato a Finalborgo e ci hanno rinviati a
+Milano.
+
+Alle due e mezzo della notte del 4 settembre il capoguardia andò nelle
+celle dei condannati politici a dir loro di alzarsi in fretta che si
+doveva partire.
+
+Alle tre si trovavano nell'ottagono Romussi, De Andreis, Federici e
+Valera.
+
+La cella di Turati era illuminata.
+
+Vennero ammanettati e cellularizzati nell'omnibus che li aspettava.
+
+Alla stazione centrale si fecero prima uscire De Andreis e Romussi.
+
+Quando discesero dal predellino della vettura Valera e Federici, gli
+altri due erano scomparsi.
+
+Turati lo si fece partire per Pallanza mezz'ora dopo, in un omnibus
+piccolo, che lo aspettava nello stesso cortile.
+
+Egli si era portato via il materiale per scrivere un libro sul
+socialismo italiano. Ma poi, ricordatosi della sua idea fissa, che in
+galera non si scrive, smise l'idea per rimpinzarsi di libri.
+
+
+
+
+__La «colomba» e il linguaggio dei detenuti.__
+
+
+La «colomba» e il linguaggio dei detenuti non si possono capire bene
+che dopo sei mesi di cella in una casa di pena o in un carcere
+giudiziario, dove la voce degli inquilini è perseguitata dalle
+punizioni che macerano lo stomaco e riducono in una tana sotterranea
+come tanti animali.
+
+Una volta che siete passati attraverso questo periodo di segregazione
+completa, con le guardie di custodia quasi sempre in agguato per
+sorprendervi in flagrante violazione del regolamento, voi entrate nel
+periodo di adattamento e incominciate a imparare tutte le astuzie che
+vi aiutano a modificare la disciplina antisociale che impera
+nell'ambiente dei reclusi.
+
+La preparazione alla vita carceraria, nell'isolamento senza
+interruzione, vi ha resi più sensibili.
+
+La caduta di un fazzoletto vi fa trasalire come il chiavone che entri
+nella toppa. Ci sono momenti in cui vi pare di poter sentire le
+pulsazioni del cuore degli individui che abitano ai fianchi della
+vostra abitazione. L'udito vi si raffina in un modo che nessuna zampa
+di gatto può avvicinarsi all'uscio a vostra insaputa. A furia di
+ascoltare le pedate dell'individuo che vi passeggia sulla testa, siete
+in grado di distinguere il suo stato d'animo, di indovinare quando il
+suo pensiero è tranquillo o rassegnato o quand'esso è sottosopra o
+imperversa per il suo cervello come una tempesta.
+
+Un addio sommesso, uscito da una di quelle buche che chiamano
+finestre, vi giunge all'orecchio con tutti i larghi della voce
+squillante e sonora. L'alito diventa, per il recluso, un suono. Un
+suono dolce, un suono che va giù a remigarvi nell'anima come un
+notturno tenero ed elegiaco di Chopin.
+
+Dotati di questa percezione, voi sentite nell'aria la voce di un
+sepolto come un'armonia lamentosa uscita da un organo toccato da una
+mano raffinata. È lui che chiama in aiuto la vostra «colomba», perchè
+ha bisogno di sapere o di comunicarvi una notizia, perchè i crampi del
+suo stomaco lo obbligano a cercarvi un tozzo della vostra pagnotta,
+perchè ha una voglia matta di accendere la pipa o il sigaro, o perchè
+desidera farvi leggere un giornale che gli è riuscito di avere per la
+via della via.
+
+La «colomba» è una funicella o un attorcigliamento di stracci, di
+striscie di fazzoletti o di camicie, o di liste di lana o di panno
+sfilacciate. Tutto è buono, purchè si riesca a mettere assieme una
+specie di corda lunga tre piani di Cellulare. Per coloro che sono
+condannati in un carcere giudiziario e quindi senza biancheria
+propria, la «colomba» diventa un problema che non può sciogliere che
+la pazienza o qualche detenuto sotto processo capace di regalarvi il
+materiale per farla.
+
+Con la pazienza potete rarefare il tessuto della coperta del letto,
+del pagliericcio, dell'asciugamano, del fazzoletto e magari degli
+abiti che indossate.
+
+Una volta che siete padroni di una «colomba», voi potete mettervi tra
+i prigionieri, diremo così, agiati. Voi possedete un tesoro che vi
+permette di comunicare con tutte le finestre della facciata
+dell'edificio che vi ospita e delle facciate degli altri raggi
+congiunti col vostro.
+
+Mi spiego con un esempio.
+
+Supponete che io occupi una cella al primo piano di un ambiente di
+cento finestre. Le finestre sentono dell'aguzzino. Vedute all'esterno,
+sembrano grandi buche da lettere incorniciate in un rialzo di granito.
+All'interno, spaventano il novizio. Hanno l'inferriata staccata dal
+pietrone che si protende in fuori e impedisce di vedere le altre
+finestre e di agguantare la funicella che penzolasse dinanzi.
+
+Io ho un solfanello e tutti gli altri miei colleghi della mala vita
+vogliono fumare. Il solfanello del buon prigioniero deve sempre essere
+di legno. Con uno spillo, del quale un vecchio frequentatore di
+carcere deve essere munito, a costo di nasconderselo nella pelle, lo
+apro in quattro.
+
+Metto i tre quarti nel ripostiglio più recondito della cella, e mi
+servo dell'altro per accendere un po' di lisca ravvolta in un
+mucchietto di filacce per impedirgli di divampare. Con poco solfo
+sulla capocchia, sarei un cretino se mi dimenticassi dell'esperienza
+dei miei colleghi. La quale è che non si deve mai passare allo
+sfregamento senza prima avere strofinato ben bene un bottone di
+metallo o un chiodo delle scarpe o un legno qualunque.
+
+Sfregando leggermente sulla parte calda o infocata voi potete
+scommettere che farete pipare tutti.
+
+I miei amici del Cellulare sono tutti pronti e non aspettano che il
+segnale che può essere uno starnuto, o un colpo di tosse, o anche una
+battuta di mano.
+
+Accendo il mio virginia, tossisco, metto fuori dalla finestra la
+scopetta e aspetto la fune dalla finestra del terzo piano
+perpendicolare alla mia. Tutto ciò avviene in un modo rapidissimo.
+Alla estremità della «colomba» è un peso o un sasso nel sacchetto o
+nel mucchietto di cenci. Lo tiro a me con la scopetta, vi lego il
+sacchetto con la lisca che fumacchia internamente adagio adagio, sale,
+si ferma alla seconda finestra ove è atteso, riprende la via e
+scompare nella cella di colui che mi ha lasciato giù la fune.
+
+Costui se ne serve e poi getta il sacchetto attaccato alla fune sulla
+scopetta della cella a fianco.
+
+È questo il movimento più difficile della «colomba». Ma la mano
+abituata vi riesce al primo colpo.
+
+Il compagno che l'ha presa ne stacca il sacchetto dalla funicella che
+viene ritirata, lo appende alla sua «colomba», se ne serve e lo lascia
+cadere dalla prima alla seconda finestra, ove sosta come accenditoio e
+riprende la discesa per fermarsi alla terza finestra dove avviene la
+stessa operazione di staccarlo da una «colomba» per attaccarlo a
+un'altra e gettarlo sullo scopino della finestra a fianco.
+
+Mi sono servito dell'esempio più difficile. Gli esempi facili sono con
+le finestre sopra o sotto o a fianco della mia. Se non ci sono le
+_piantelle_ (guardie) nel cortile che adocchiano, io sono sicuro, con
+la «colomba», di soccorrere e di poter essere soccorso.
+
+Il linguaggio dei detenuti è di una semplicità alfabetica. Lo si
+impara in mezzo minuto. Ma non si può servirsene che dopo avere
+esercitato i pugni sulla parete per dei mesi.
+
+Le lettere dell'alfabeto del prigioniero sono ventuna e ciascuna di
+esse corrisponde a un numero:
+
+ a b c d e f g h i l m n o p q r s t u v z.
+ 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21.
+
+Io e un altro siamo in due celle divise da un muro. Non ci conosciamo,
+non ci siamo mai visti e forse non ci vedremo mai. Ma l'uno desidera
+di sapere chi è l'altro e tutt'e due vogliamo narrarci la storia dei
+nostri delitti.
+
+Se io batto undici volte, voi avrete capito che ho battuto una m,
+mentre se non do che tre colpi avrò segnato il c.
+
+Sono io che invito il compagno dell'altra cella a fare conoscenza o a
+parlare con me.
+
+Incomincio con una sfuriata di pugni che pare traduca dell'allegria.
+
+Egli mi risponde con altrettante battute precipitate che rappresentano
+il saluto.
+
+Lo interrogo con due colpi secchi e serrati che vogliono dire: sei
+pronto?
+
+Egli mi risponde con due battute l'una dietro l'altra che equivalgono
+a «sono pronto, parla».
+
+Supponete ch'io voglia domandargli:
+
+--Chi sei?
+
+Batto prima tre colpi, poi otto, poi nove, poi diciassette, poi
+cinque, poi nove. Tra una lettera e l'altra c'è una pausa per dar
+tempo al mio compagno di battere due colpi e farmi sapere che ha
+capito.
+
+In meno di dieci minuti io, colla rapidità delle battute, posso fargli
+sapere chi sono, che cosa ho fatto, quante volte sono stato
+condannato, se ho L'amante, se sono ammogliato, quando finirà la mia
+sentenza e in che modo uscirò senza finirla.
+
+La conversazione termina sempre con una sfuriata di battute da una
+parte e dall'altra, come uno scambio di saluti.
+
+Mi sono spiegato?
+
+Di sera, verso l'ora della campana, le muraglie delle celle diventano
+i nostri pianoforti. I nostri pugni sprigionano fughe commosse,
+preludii che vanno nel sangue come tessuti di tenerezza, arie, duetti,
+finali che si diffondono nella grandiosità dell'ombra, come una
+fusione di poesia e di musica.
+
+
+
+
+__Note autobiografiche del deputato Luigi De Andreis.¹__
+
+ ¹ Il deputato De Andreis non poteva farmi piacere maggiore di
+ autorizzarmi a pubblicare le sue note, messe assieme al Cellulare
+ per il tenente Giglio, suo avvocato militare. Non è che l'uomo
+ forte che sappia fotografarsi per il pubblico. In un centinaio di
+ righe egli ci ha dato, direi quasi, il romanzo del ragazzo
+ povero. Senza enfasi e senza una frase che trascini alla
+ commozione, egli ti fa piangere. Ti mette in una stamberga dove è
+ tutta una famiglia che muore di fame. Con un periodo ti rivela la
+ disuguaglianza tragica tra i bimbi dei ricchi e i bimbi dei
+ poveri. Da una parte figli che nascono nella batista, che si
+ sviluppano suggendo al seno di nutrici superbe, che crescono
+ circondati dalle cure delle bambinaie, tra una carezza e l'altra
+ delle mamme, in ambienti principeschi. Dall'altra figli che
+ sbucano dall'utero materno e cadono in una bracciata di stracci.
+ Le madri straziate dalla miseria non possono dar loro il
+ capezzolo che negli intervalli della vita ladra. Svezzati, non
+ c'è più per loro che il rifiuto di qualche buona donna, o la
+ scodella odiosa dell'asilo. La società è loro matrigna. Li
+ punisce non appena, nati. Li condanna alle astinenze, alle
+ privazioni, agli orrori della carità cittadina o pubblica.
+
+ De Andreis dalla società monarchica non ebbe che calci. Essa nun
+ gli ha dato nulla. Lo ha trattato come e peggio di un mendicante.
+ È alla sua tenacia ch'egli deve la sua liberazione. È a sè stesso
+ ch'egli deve l'uscita dai rigagnoli dell'esistenza plebea. È con
+ uno sforzo supremo che il pitocco è salito all'altezza del
+ laureato, alla sommità del legislatore, alla grandiosità del
+ popolarizzatore di scienze.
+
+ Egli è autore di due manualetti pratici, pubblicati dalla Società
+ Editrice Sonzogno: _Manualetto di Elettricità_ e _I raggi X_.
+
+ Di lui mi ricorderò tutte le volte che sarò sulla piattaforma a
+ convincere i cittadini che i figli devono essere del Comune.
+
+
+Sono nato il 29 dicembre 1857.
+
+Mancato presto il padre, Giuseppe, rimase la sola madre, Gadda
+Teodolinda, senza alcun mezzo, con sette figli, di cui il maggiore
+aveva poco più di 14 anni. Anche i più grandicelli non avevano nessun
+mestiere; perchè poco prima della mia nascita, la mia famiglia era
+venuta a Milano da Solbiate Olona, dove mio padre era agente di
+campagna.
+
+Non so come non siamo morti tutti di fame! Tutti i miei fratelli buoni
+a qualche cosa furono messi a lavoro, senza scuola od altro
+insegnamento.
+
+Io e mio fratello Benedetto, nato nel 1855, eravamo troppo piccoli per
+poter essere messi a bottega.
+
+Appena in età (credo a quattro o cinque anni) fui accettato all'Asilo
+Infantile posto sul corso Garibaldi (ora Laura Mantegazza, dal nome
+della fondatrice, madre del senatore Paolo Mantegazza); avevo almeno
+la minestra a mezzogiorno, e una vesticciuola; alle scarpe spesso
+dovevano pensare i benefattori straordinari; molte volte, dopo la
+minestra del mezzogiorno, non c'era più nulla fino al mezzogiorno
+dell'indomani, tranne qualche pezzo di pagnotta che mi veniva dato dai
+vicini, un po' meno poveri di noi.
+
+Finiti gli anni dell'Asilo infantile, fui ammesso al Conservatorio
+della Puerizia, dove pure avevo la minestra e la _blouse_. Un vecchio
+dottore dell'Ospedale Maggiore, il dott. Adamoli, mi conobbe come
+dottore dei poveri; ebbe pietà della mia miseria e fu meravigliato del
+mio amore allo studio; perciò la famiglia ebbe da lui qualche
+soccorso. Dovevo restare al Conservatorio tre anni, ma vi rimasi, per
+grazia, un quarto, per usufruire del nutrimento. Ne uscii nel 1868.
+
+Il fratello maggiore, Giovanni, era morto nel 1866, a Custoza,
+caporale nel 65.° regg. fanteria; mia sorella s'era maritata, ed era
+la maggiore; e quindi continuavano le strettezze.
+
+All'uscire dal Conservatorio, avrei dovuto mettermi a lavorare; ma
+alcuni benefattori, cui la direttrice vantava il mio amore allo
+studio, si occuparono di pagare i libri e le spese di cancelleria,
+perchè proseguissi gli studi nelle scuole elementari; così feci la
+terza e quarta elementare (ora quarta e quinta) dal 68 al 70.
+Guadagnavo qualche soldo facendo i cómpiti a qualche compagno, e
+vendendo giornali, specialmente nelle vacanze.
+
+Nel 71, benchè fossi sempre il primo della classe, eravamo ancora al
+bivio.--Mio fratello Benedetto, due anni maggiore di me, faceva allora
+il 2.° corso tecnico provveduto da un benefattore; lo stesso
+benefattore provvide alle spese mie; e così mi iscrissi alla Scuola
+tecnica, che seguii, sempre primo, dal 1870 al 1873. Il mio nome è
+ancora ricordato alla Scuola tecnica di via Bassano Porrone dai vecchi
+professori.
+
+Intanto però aumentavano le esigenze della vita, poichè il
+benefattore, tranne qualche soccorso irregolare, non pensava che alla
+scuola. Perciò, durante il secondo anno di scuola tecnica, cominciai a
+far da ripetitore a giovanetti delle scuole elementari, nelle ore
+serali; e durante il terzo anno (e gli anni dell'Istituto Tecnico che
+vennero dopo) guadagnai da vivere dando ripetizioni e lezioni,
+specialmente di matematica e scienze affini, a studenti delle scuole
+tecniche.
+
+Finita la Scuola tecnica, ero destinato ad entrare in uno studio
+commerciale, come mio fratello Benedetto, ma il mio successo negli
+studii e le insistenze e le preghiere del direttore della Scuola
+tecnica, signor Vigo Pellizzari, indussero il benefattore a continuare
+le spese, e mi iscrissi all'Istituto Tecnico di Santa Marta (ora Carlo
+Cattaneo), sezione Fisico-Matematica. Non pagavo nessuna tassa, perchè
+raggiungevo sempre il primo posto; e le ripetizioni, benchè mi
+costassero enorme fatica, dovendo tutto il giorno attendere alla
+scuola, cominciavano a fruttarmi qualche cosa di più. Specialmente
+nelle vacanze, quando accorrevano a me molti _bocciati_, per essere
+preparati agli esami di ottobre.
+
+Nel 1877 finii l'Istituto Tecnico, primo tra i licenziati; oramai le
+condizioni finanziarie mi imponevano di cessare gli studii per dare
+qualche aiuto alla famiglia. Ma poichè ripetutamente si era esposta al
+Ministero la necessità di fondare delle borse di studio presso la
+Scuola d'applicazione degli Ingegneri, si approfittò dell'occasione
+mia speciale, a cui le condizioni famigliari impedivano anche la
+possibilità di recarmi a Pavia nel Collegio Ghislieri e, _per la prima
+volta e per me personalmente_, fu stabilito un assegno di studio di
+600 lire annue dal Ministero d'Istruzione Pubblica.
+
+Così nel 1877 fui iscritto alla Scuola Preparatoria dell'Istituto
+Tecnico Superiore di Milano.
+
+Le cinquanta lire mensili non sarebbero bastate, alla mia età (20
+anni), se non avessi continuato il lavoro delle lezioni private.
+Durante i cinque anni dell'Istituto Tecnico Superiore, in media io
+davo alla famiglia 70 lire mensili, pensando per mio conto alle spese
+personali e agli abiti.
+
+E notisi che le condizioni per il sussidio erano gravissime; perchè io
+dovevo ottenere, _non in media, ma in ogni singola materia_, almeno
+9/10: bastava un _otto_, perchè il sussidio potesse cessare. Pure
+superai sempre la misura richiesta, anche negli esami di laurea, in
+condizioni specialissime di salute e di preoccupazioni famigliari e
+personali. Non discesi mai al disotto di 94%, e in un anno arrivai a
+98%.
+
+Il tempo per le lezioni mancava, perchè l'orario di scuola era
+gravissimo (dalle 8 alle 5½ o alle 6); ma mi aiutavo nelle vacanze,
+dando perfino cinque lezioni al giorno di calcolo differenziale e
+integrale, di geometria proiettiva e descrittiva e di meccanica
+razionale.
+
+Laureato ingegnere nei primi di settembre 1882, agli ultimi dello
+stesso mese fui assunto dal professore Colombo come ingegnere
+dell'allora Sindacato per l'applicazione dei brevetti Edison: e presso
+la Società Edison restai fino ad ora.¹
+
+ ¹ De Andreis non era ancora condannato. Adesso egli ha aperto
+ studio per suo conto.
+
+<tb>
+
+Dall'82 all'84 attesi alla costruzione dell'officina in via S.
+Radegonda, come direttore dei lavori, e alla posa in opera delle
+fondazioni delle macchine e delle caldaie. Finita la costruzione del
+fabbricato, fui uno degli ingegneri addetti all'officina elettrica,
+sotto gli ordini del direttore sig. J. William Lieb, e fui incaricato
+in modo speciale delle caldaie e delle macchine a vapore, e
+accessorii. Nel 1887 fui incaricato degli impianti elettrici nella
+città di Milano.--Nel 1888 fui incaricato degli impianti (previo
+progetto e preventivo) d'illuminazione elettrica fuori di Milano.
+Citerò tra gli impianti, quelli dei teatri S. Carlo di Napoli e Carlo
+Felice di Genova, della città di Cuneo, della città di Ferrara, ecc.
+
+In una delle mie brevi fermate a Milano allora (poichè specialmente
+Napoli e Cuneo mi tennero occupato per quasi tre anni), mi venne
+offerta dalla Società Edison la direzione della Società di
+illuminazione elettrica di Venezia, a condizioni vantaggiosissime.
+Dovetti, con dispiacere del professore Colombo, ringraziare
+dell'offerta, per le condizioni specialmente di famiglia: io non avrei
+potuto portare mia madre (da tanti anni abituata al quartiere di P.
+Garibaldi, e allora sessantacinquenne), in un nuovo elemento, come
+Venezia, senza ch'ella ne soffrisse enormemente; e poichè avevamo da
+vivere--benchè umilmente--a Milano, rinunciai alla nuova posizione.
+
+Prima di questo incidente era avvenuta la morte del mio fratello
+maggiore, Benedetto.
+
+Mio fratello, già capo contabile della ditta Carlo Erba, in Milano, a
+un certo punto credette di poter lavorare per suo conto come
+rappresentante in generi coloniali. L'attività sua, l'intelligenza,
+l'onestà, già l'avevano avviato sopra una via promettente, ma tutti i
+suoi fondi erano impegnati con una casa di Buenos Aires, la quale, per
+la crisi di quello Stato, fallì. Qui a Milano d'altra parte, la firma
+per l'acquisto delle merci era di mio fratello; e in un mio colloquio
+con lui, senza che lo sapesse la mamma, egli mi espose lo stato suo,
+ed io mi accordai con lui per pagare _a poco a poco con lui_ i debiti
+_non suoi_. In pochi anni pagammo forse diecimila lire. Ma mio
+fratello si ammalò di lavoro e di consunzione, e nel 1889 morì dopo
+sei mesi di letto. Non trovai che un centinaio di lire, e più che
+_tremila lire di debito restante_ ancora dell'antico.
+
+Decisi di pagare io _del mio_ i debiti; e li pagai in poco più di un
+anno e mezzo, economizzando sulle trasferte e sul mio stipendio di 250
+lire mensili.
+
+Parecchi amici mi consigliarono di denunciare che mio fratello non
+aveva lasciato nessuna eredità, e non pagar nulla. Rifiutai, d'accordo
+con la mamma, e pagai tutto.
+
+Dopo qualche anno le mie condizioni migliorarono nonostante altre e
+continue sventure famigliari.
+
+La Società Edison ebbe sempre maggior fiducia in me, perchè nel 1895
+fui nominato direttore dell'officina d'illuminazione elettrica di
+Santa Radegonda, allora la prima officina d'Italia.
+
+Non abbandonai la direzione dell'officina (che richiedeva vigilanza
+notte e giorno), se non dopo la mia elezione a deputato per Ravenna.
+Conclusi allora nuovi impegni colla Società Edison, per riservarmi la
+libertà di tempo e di lavoro richiesta dall'ufficio parlamentare.
+
+Intanto però avevo già avviato, appunto per la libertà di tempo e
+d'ufficio contrattata, parecchi lavori privati. L'impianto di
+Molfetta, nella parte di studio, consulenza e collaudo; l'impianto di
+Bisceglie, per consulenza e collaudo; l'impianto di Perugia, per
+studio e decisione in unione ai signori ingegneri Zunini e Fera. Ciò
+per rispondere all'atto d'accusa che dice ch'io mi sono dato _tutto_
+alla politica. Si può anche rispondere che parecchie volte invece fui
+chiamato dalla fiducia del Tribunale di Milano ad eseguire perizie
+giudiziarie, nonostante il mio carattere politico.
+
+<tb>
+
+Nel 1874 mi inscrissi al partito repubblicano; nel 1876 cominciai ad
+apparire in pubblico come oratore. Nel 1882, quasi durante gli esami
+di laurea, ebbe luogo un processo mio in Corte d'assise, ed era, non
+so se il decimo o il duodecimo. Fui processato anche dopo, e
+ultimamente nel 1896 a Milano e Livorno, sempre per delitti di stampa
+e sempre assolto. Non fui mai _incriminato_ o _processato_ per i miei
+_discorsi_ attraverso l'Italia, in 24 anni di vita politica.
+
+Nel 1892 mi presentai candidato nel primo Collegio di Milano (Porta
+Garibaldi e Porta Nuova); nel 1895 mi ripresentai; fui eletto in
+ballottaggio con 155 voti di maggioranza. La Camera ritenne eletto il
+mio competitore a primo scrutinio. Nel 1897 caddi a Milano per 60 o 70
+voti, ma riuscii a Ravenna per più di 150 voti.
+
+Il mio discorso sulla crisi, per cui entrò nel Ministero Rudinì l'on.
+Zanardelli, benchè di gravissima opposizione, ebbe gli elogi di tutti,
+anche dell'_Italie_!
+
+Dopo non c'è più nulla, perchè la Camera è sempre stata in riposo, ed
+io, anch'io, sono stato messo in riposo, qui al cellulare.¹
+
+ ¹ Mentre era al cellulare è stato a un pelo per essere fucilato.
+
+
+
+
+__Rivelazioni di un ergastolano.__
+
+(Note all'autore).
+
+
+Voi avete insistito tanto, con tante buone ragioni, che io mi lascio
+indurre a prendere la matita. Non so come incominciare. Un uomo, che è
+in galera da trentadue anni, deve riuscire per gli altri un ingenuo o
+un semplicione. Non ho che una pallida idea della ferrovia. Non ci fui
+che da inquisito e da forzato. E, anche come tale, me la ricordo come
+un cubicolo di punizione.
+
+Non saprei del telefono se non ne avessi veduto l'apparecchio in
+Direzione, e ignorerei completamente la luce elettrica, se da qualche
+mese non ne fosse illuminato lo stabilimento. Pensate, sono vent'anni
+che non esco da questa casa. Venti anni che faccio le stesse scale,
+che percorro gli stessi corridoi, che incontro, si può dire, le stesse
+facce, che mangio la stessa pagnotta e la stessa minestra, che
+ubbidisco alle stesse voci e che mi alzo e mi corico al suono della
+stessa campana. Ho dimenticato la forma delle lettere. Non ne ricevo
+più da un secolo. Mia madre è morta e i pochi che mi scrivevano mi
+hanno seppellito nella loro memoria. E mi facevano tanto bene le
+lettere! Una lettera era un avvenimento che mi commoveva i nervi
+cerebrali in un modo straordinario. La tenevo nella mano trepidante e
+la leggevo per una settimana, piangendo, ricordando, facendo sogni di
+rivedere tutto ciò che avevo perduto, e poi, sazio, la mettevo con le
+altre e ricadevo nell'insensibilità di prima.
+
+Il passato non ha più alcuna presa su me. Non vivo più di esso e per
+esso come nei primi tempi. Non ho più rimpianti, non ho più
+aspirazioni. La mia vita è finita, completamente finita. Lo stesso mio
+delitto pare diventato il delitto di un altro. Posso rivedere il
+sangue che usciva a fiotti dal collo di mia moglie e riudire le sue
+ultime grida senza che si accenda il mio polso o si acceleri la
+palpitazione del mio cuore. È come se il sangue non fosse stato
+versato dalla mano che scrive. Prima, no. Prima, la tragedia mi
+metteva sottosopra.
+
+Non potevo rivedere il cadavere che mi ha galeottizzato, senza
+rinfuriare col coltello sulle carni insudiciate dalla concupiscenza
+dell'uomo che si ubbriacava tra le sue braccia. Esagitato, come chi
+non vede che la colpa dell'altro, giuravo, con la bocca piena di
+fiele, che non le avrei mai perdonato. Adesso, non ho più rancori.
+Ciascuno di noi ha avuto il suo. Ella è stata ricacciata nell'eternità
+in un momento tragico, calda ancora dei baci del suo drudo--io sono
+stato condannato alla morte lenta, attraverso i supplizi della casa di
+pena. Lui? L'ho lasciato fuggire. Con le mani imbrattate di sangue,
+sentivo i suoi passi che correvano verso Serralunga, al di là di un
+fosso asciutto, senza punto pensare a rincorrerlo. Sono stato vile.
+Dovevo ammazzare anche lui. Anche lui doveva scontare la tresca con la
+vita. Non vi pare? Chi s'allaccia alla donna di un altro e fuori della
+legge, è un nemico della legge. A che gioverebbe, dite, il matrimonio,
+se non proteggesse i coniugi e non li obbligasse ad essersi fedeli a
+vicenda? Dovevo sgozzarlo come si sgozzano le galline dopo aver loro
+torto il collo, dovevo, allora. È l'unico sentimento di vendetta che
+sia rimasto in me più a lungo d'ogni altro. Autore di tutto,
+rimpiangevo di non averlo trascinato a partecipare della scena finale.
+Adesso? Adesso, potrei sedere sulla stessa panca senza trasalire.
+L'amante è come se fosse morto.
+
+Avete ragione di interrompermi. A voi importa poco il mio stato
+d'animo. Voi non volete del condannato che i patimenti, ed eccomi a
+compiacervi.
+
+Sono della provincia di Avellino e nato nel '48. Facevo il massaro, e
+il ganzo di mia moglie adultera era il figlio del padrone. La mia
+causa durò più di cinque anni e al terzo processo venni condannato
+dalle Assisie di Salerno, come da quelle di Avellino e di Benevento,
+all'ergastolo.
+
+La sentenza mi fece l'effetto di una legnata sulla testa. Caddi sul
+banco degli accusati come istupidito. I carabinieri mi dovettero
+scuotere e trascinare fuori della gabbia. Sono passato, tra la folla
+che aspettava di vedermi, con il cervello confuso e gli occhi vitrei.
+Erano fissi in terra e non sentivo che le fiamme alle orecchie. Tra un
+processo e l'altro, ero obbligato a passare da una prigione all'altra.
+Il modo di traduzione, ai miei tempi, era feroce. Ogni prigioniero era
+considerato e trattato come un brigante.
+
+Per andare, per esempio, da Ariano, il mio paese, ad Avellino, mi
+facevano fare quattro tappe, in quattro paeselli, dove era la caserma
+dei carabinieri, con la camera di sicurezza. La stanza di sicurezza
+era un luogo di tortura, buia come una cantina e larga come una tana.
+Rimanevo perduto nella foscaggine per dieci minuti senza raccapezzarmi
+il luogo. C'era, di solito, una finestrucola all'estremità della
+parete rasente il soffitto, armata di due bastoni di ferro in croce, e
+un tavolato con una secchia in un angolo. Vi si respirava un'aria
+malsana. Il supplizio incominciava quando mi si mandava a dormire. Me
+ne ricordo ancora con dei brividi. Mi si faceva sdraiare con i polsi
+nei ferri, mi si ordinava di mettere le gambe nei cavi di un rialzo ai
+piedi del tavolato, il carabiniere vi calava sopra la stanga che
+chiamavano ceppo, la chiudeva baciata al rialzo con un grosso
+lucchetto e mi lasciava così fino all'indomani. Ogni movimento
+equivaleva a un dolore atroce e a una scorticatura che diventava, con
+le ore, ardente. Legato e adagiato in questo modo, non avevo, per i
+bisogni corporali, che i calzoni.
+
+Non ero ancora condannato e potevo essere innocente e già mi si
+sottoponeva a un castigo infernale! Mi alzavo dodici ore dopo con le
+ossa rotte e le carni indolenzite. Intorno ai malleoli e ai polsi,
+erano le strisce lividastre dei tormenti notturni. Mangiavo il pane
+che mi davano. Pane che mi si rompeva sotto i denti come un impasto di
+terriccio e ghiaia minuta. Nessuno potrà mai descrivere il pane dei
+miei tempi. Quello d'oggi, risovvenendomi dell'altro, mi pare del pane
+di lusso. L'acqua del secchio era sempre fetida. Pareva attinta in un
+pozzo dall'acqua stagnante; qualche volta sentiva della rigovernatura.
+Lamentarsi voleva dire inferocire il personale di custodia. Supino sul
+tavolato, non m'immaginavo che m'aspettava qualcosa di peggio.
+
+Nelle carceri di Avellino mi trovavo in una parte dell'edificio
+chiamato dei «ferri», perchè non vi mandavano che galeotti o individui
+che stavano per diventarlo. Era, tutt'assieme, un corridoio composto
+di quattordici o sedici stanzoni, in ciascuno dei quali venivano
+chiuse cinque persone. Quando entrai in questo ambiente, c'erano
+cinquantotto individui condannati ai lavori forzati a vita, e dodici
+alla pena capitale. I condannati a morte facevano pietà. Passavano da
+un'ansia all'altra. Ogni mattina, per dei mesi, si aspettavano di
+sentirsi dire che il momento di prepararsi era venuto. Io ero
+ignorante di legge. Ma dicevo che era una crudeltà senza nome tenere
+la gente in questa condizione tanti mesi. Trenta giorni di questo
+strazio equivalgono bene all'attimo del cappio che fa vomitare la
+vita.
+
+Di questi infelici, ne conobbi, intimamente, due. Ora l'uno e ora
+l'altro mi raccontavano la loro paura di morire. Avevano una grande
+speranza nella clemenza di Vittorio Emanuele. E io li aiutavo a
+nutrirla. I loro nomi erano Alfonso Minetti e Carmine De Vito. Il
+primo aveva accoltellato il padrone a morte, e il secondo aveva fatto
+a pezzi una donna con la scure. Una mattina che eravamo al passeggio e
+parlavamo appunto della grazia sovrana, venne una guardia a chiamare
+il De Vito.
+
+--Ti vuole il signor direttore.
+
+Supponevamo che fosse stato chiamato per la comunicazione della
+grazia. Ritornò la guardia senza il De Vito a chiamare il Minetti.
+
+--Ti vuole il signor direttore.
+
+Non vidi più nè l'uno nè l'altro. Seppi poi che erano stati condotti
+in cappella per la preparazione. Quando c'ero io, i sentenziati a
+morire venivano legati alle mani e ai piedi per il resto della loro
+esistenza, vale a dire per tre giorni e tre notti. Era una precauzione
+che impediva loro di sottrarsi alla condanna con qualche atto
+insensato. Si dava loro quello che desideravano da mangiare e da bere,
+e venivano, più volte nel giorno, consolati dalla parola affettuosa
+del sacerdote. Sono però rari i delinquenti che si abbandonano
+all'orgia del ventre in cappella. Alfonso assaggiava appena ciò che
+gli portavano e Carmine non beveva che della limonata. L'aurora dell'8
+giugno 1875 fu triste. Sentivamo i passi affrettati che andavano e
+venivano e i rintocchi che diffondevano il terrore per la carcere.
+Tutti quelli della mia camera andarono con me in ginocchio. Pregammo
+con fervore fino a giustizia finita. Tutti e due sono andati all'altro
+mondo pentiti del loro misfatto.
+
+Nella carcere di Benevento mi trovai con un altro condannato di
+ventidue anni, che aveva mozzato il capo alla ragazza che non voleva
+più sposarlo. Si chiamava Muscischio. Respinta la rinnovazione del
+processo, venne isolato in una stanza, al cui uscio era stata messa
+una guardia che non doveva fare altro che tenerlo d'occhio dalla spia.
+Rimase dieci giorni tra la vita e la morte. Venne graziato il
+venticinque aprile 1876. Ritornato in mezzo a noi, ci raccontò lo
+spasimo che aveva subito in quelle notti e in quei giorni. Ci diceva
+che il pensiero di morire non gli dava mai requie, e che, anche quando
+la prostrazione gli chiudeva gli occhi, il suo sonno veniva conturbato
+dal carnefice, del quale gli pareva sempre di sentire la voce. Durante
+il giorno non mangiava cinquecento grammi di pane. Lo rivedemmo
+spaventevolmente denutrito. Egli era contento della grazia, ma diceva
+che in dieci giorni aveva sofferto assai più che se lo avessero
+impiccato dieci volte.
+
+Finalmente, venne l'ordine della mia destinazione. Il ministro
+dell'interno aveva scelto per me il bagno penale di Genova. Non si sa
+ancora perchè il delinquente viene mandato a scontare la pena quasi
+sempre agli antipodi dal luogo del delitto. La nostra catena era
+composta di otto a vita e di tredici a tempo. Parecchi indossavano il
+costume del galeotto e parecchi, come me, l'abito, diremo così,
+borghese. Non ricordo il nome della nave. Ma sarà difficile che io
+dimentichi il viaggio di mare che mi ha convulsionato tutto
+l'organismo e mi ha fatto patire le pene dell'inferno. Il tavolato
+della camera di sicurezza, paragonato alla stiva, mi diventava un
+letto di bambagia. Con l'odore di catrame, si aspirava un'afa che
+sentiva di latrina. Pigiati come eravamo, mi pareva di essere in un
+affogatoio. I carabinieri non furono certamente umani.
+
+Ammanettati, ci legarono a due a due al braccio e ci incatenarono
+tutti assieme. L'uno non poteva muoversi senza tutti gli altri.
+Stivati peggio che i conigli in una conigliera, non vedevamo che le
+onde del mare che venivano a frangersi sui vetri dei buchi rotondi.
+Qualche volta la nave ballonzolava, piegava come se avesse voluto
+rovesciarsi sulle acque agitate e qualche altra saliva rapidamente
+alla superficie per affondare di nuovo nei flutti che tentavano di
+inghiottirla. Alcuni dei miei compagni si erano già vuotati lo
+stomaco, non potendo frenare gli impeti del vomito. Io ne sentivo gli
+urti, ma tenevo duro. Parecchi di noi avevano le labbra paonazze e le
+orecchie orlate del rosso smorto dei febbricitanti. Dalle
+finestrucole, la nave ci dava l'impressione che stesse per sommergere.
+Il vento muggiva disperatamente e incalzava i cavalloni che venivano a
+schiantarsi sui suoi fianchi come fasci di verghe d'acciaio. Nella
+stiva, si moriva. Cedetti e incominciai a recere come tutta la catena.
+Senza poterci staccare o avere dei recipienti, ci sbattevamo le
+eruzioni gli uni sugli altri, imbrattandoci da far pietà ai sassi. La
+notte fu ancora più spaventevole. La nave, violentata da tutte le
+parti, pareva in deriva. I venti scatenati le andavano sotto e la
+elevavano sui flutti come se avessero voluto scaricarla del suo
+carico. La nostra catena incominciava a temere un naufragio. Dovevamo
+essere orribili. Seduti o sdraiati nelle chiazze della materia
+eruttata, recitavamo tutti dei pater e degli ave domandando perdono a
+Dio dei nostri peccati.
+
+In un momento in cui fummo invasi da un terrore indicibile, chiamammo
+il brigadiere all'uscio della stiva e lo pregammo di metterci in
+condizione di poterci aiutare con le nostre gambe e con le nostre
+braccia in caso di disastro. Lo supplicavamo con tutte le parole
+carezzevoli a nostra disposizione. Gli dicevamo che eravamo condannati
+a scontare una pena in un ergastolo, non a naufragare in blocco,
+legati come un sol uomo. Se non ci dava modo di salvarci, il delitto
+del brigadiere sarebbe stato un delitto peggiore del nostro.
+
+A mano a mano che parlavamo, il terrore ci era entrato fino nel
+midollo spinale. Ciascuno di noi gareggiava di vigliaccheria.
+Piangevamo e imploravamo la vita come tanti miliardarii attesi sulla
+spiaggia dai parenti straziati dal dubbio. Il bastimento, che aveva
+tentato di mantenersi in equilibrio con le àncore, pareva avesse rotto
+gli ormeggi e fosse in balìa di una corrente che volesse scavargli
+l'abisso.
+
+--Abbia pietà di noi, signor brigadiere,
+
+--Pezzi d'asini! Tacete o vi farò incatenare i piedi agli anelloni del
+pavimento! Siamo qui anche noi e per colpa vostra e non diciamo
+niente. Se andrete in fondo non sarà un gran male. Io ho degli ordini
+e non posso violarli. Fate dunque silenzio e non rompeteci più le
+scatole. Siamo intesi.
+
+Rimanemmo intontiti. Non credevamo che ci potesse essere un uomo
+capace di dirci, in un momento simile, che se anche fossimo annegati
+non sarebbe stato un gran male. Nel cervello di molti di noi è passato
+il delitto. Se qualcuno di noi fosse stato libero, il brigadiere non
+avrebbe potuto finire la frase. Egli sarebbe stato piegato in due e
+cacciato in mare da uno dei portelli del naviglio.
+
+Dopo, al bagno, seppi ch'egli non avrebbe potuto fare altrimenti. Era
+la legge che ingiungeva al carabiniere di lasciarci annegare
+ammanettati in una prigione durante il naufragio della nave.¹
+
+ ¹ I lettori crederanno che l'ergastolano esageri. Ma io posso
+ disilludervi. Quello che avveniva allora avviene anche adesso. Me
+ lo diceva pochi giorni sono un brigadiere dei carabinieri che si
+ è proprio trovato in piena tempesta con una catena di condannati.
+
+ --Ero incaricato di condurli da Civitavecchia alla Sardegna.
+ Partimmo con un mare tranquillo. I forzati erano stati stivati,
+ incatenati e chiusi nella stiva. La burrasca incominciò nel mezzo
+ del mar Tirreno con tanta furia da obbligare il capitano a
+ preparare l'equipaggio a tagliare le corde delle lance di
+ salvataggio e a dare a ciascun passeggero il salvagente. I miei
+ forzati strepitavano e domandavano con alte grida di essere
+ slegati e smanettati. Era una scena da far piangere e, se devo
+ dire la verità, provai un'emozione che mi inumidì gli occhi.
+ Tentai di pacificarli con buone parole dicendo che il pericolo
+ non era così imminente come credevano. Loro mi rispondevano
+ buttando su tutto ciò che avevano mangiato. Il mare era così
+ grosso che attraversava il ponte, e innondava l'interno in un
+ modo così rapido e così frequente da impedire ai marinai di far
+ lavorare le pompe. Il moto della macchina a vapore non era più
+ regolare. Lo stantuffo non manovrava più bene e il tubo sul ponte
+ pareva qualche volta che si piegasse a baciare il mare in lotta
+ con sè stesso. Quando vidi che il naufragio era imminente andai
+ dal capitano e ottenni il permesso di togliere loro le catene.
+ Era tutto quello che si poteva fare in un momento spaventoso come
+ quello. Loro, i galeotti, urlavano disperatamente, e mi
+ accusavano di non avere cuore perchè non toglievo loro le
+ manette. Ma nè io nè il capitano potevamo contentarli. Anche se
+ fossimo stati arcisicuri del naufragio la legge non ci avrebbe
+ permesso di essere umani. Eravamo obbligati a lasciarli affogare
+ ammanettati e chiusi nella stiva. È una legge di ferro, ma legge.
+
+ Non c'è penna che possa narrare che cosa ho sofferto e che cosa
+ hanno sofferto i forzati lungo la traversata burrascosa. Io
+ credevo di essere diventato grigio. I galeotti uscirono dalla
+ stiva lividi e paonazzi come gli annegati. Io non sono
+ giornalista, ma se lo fossi non starei quieto fino a quando
+ questo assassinio legale fosse cancellato dai regolamenti che
+ regolano il trasporto dei forzati per mare. Sono severità penali
+ che gridano vendetta.
+
+Siamo stati in mare tre giorni e tre notti. Tre giorni e tre notti di
+stiva, in mezzo ai guazzi e alle pozzacce delle porcherie vomitate,
+senza lavarci, senza svestirci, senza cavarci le scarpe, con un
+mastellone per i bisogni corporali vicino a noi, in mezzo a noi, come
+se fosse stato della catena, mangiando di tanto in tanto un boccone di
+pane insudiciato e stantio e bevendo nella secchia come il cane che vi
+tuffa il muso e ne lambisce il liquido con la lingua!
+
+Sbarcammo più morti che vivi. Ci guardavamo sulle pietre del porto
+come gente che non sapeva più in che mondo vivesse. Avevamo le
+occhiaie dei naufragati. Eravamo macilenti, con le facce bianche come
+quelle dei cadaveri buttati sulla spiaggia e andavamo via come
+poveracci che non sapevano più reggersi in piedi. Che viaggio, oh che
+viaggio! Me ne ricorderò per tutta la vita. Sarà e rimarrà l'episodio
+più spaventevole della mia esistenza di condannato perpetuo.
+
+Arrivai al bagno di Genova più morto che vivo. Ci tolsero le manette e
+ci slegarono dalla catena che incatenava il braccio dell'uno al
+braccio dell'altro. Le mie mani rimasero giù penzoloni come se fossero
+state riempite di piombo. Non le sentivo più che come un enorme peso
+che mi trascinava verso terra. I ferri m'avevano lasciato un cerchio
+profondo e nerastro nelle carni come se i polsi fossero stati nelle
+strette della morsa.
+
+Ero tutto in un'acqua. L'arsura prolungata e il polverone dello
+stradale, ci avevano perfino attutita la sete spasmodica che avevamo
+in mezzo al solleone. Ma non appena vedemmo i mastelli d'acqua,
+divenimmo quasi tutti impazienti di agguantare il boccalino. Ne votai
+due, uno dopo l'altro, senza prender fiato. Il terzo non potei
+finirlo. Mi parve un'acqua di tinta motosa col sapore dell'acqua
+salmastra.
+
+Al bagno di Genova non arrivavano mai meno di due o tre «catene» al
+giorno. Era come il bagno che incatenava i galeotti che dovevano poi
+disperdersi in altri bagni. Cogli altri giunti, eravamo più di una
+cinquantina. Coloro, che non indossavano ancora il costume del
+forzato, vennero vestiti alla presenza di tutti e di una moltitudine
+di guardie. Ci si buttavano gli abiti, senza badare se erano adatti
+per un gigante o per un nano. A me, come ergastolano, diedero la
+berretta verde, la cravatta rossa, la giacca rossa, e i calzoni con
+strisce turchine. I calzoni avevano la gamba destra divisa coi bottoni
+per la catena. Non riuscii a mettermeli che aiutato da un mozzo che vi
+aveva fatta l'abitudine. Vestito da galeotto, dovevo avere l'aria di
+un diavolo o di un sanguinario. Lo scarlatto mi ricacciava col
+pensiero nel sangue di mia moglie.
+
+Ci si condusse in un cortilone che gelò il sangue a tutti. Nel mezzo
+c'erano due montagne: una di catenoni e una di grossi anelli che
+chiamavano maniglie. A destra di questi ferramenti che sospendevano il
+respiro, si vedeva una lunga fucina infocata che sparpagliava una
+pioggia di faville e incendiava superbamente i battitori del ferro
+rovente. Era una scena terribilmente dantesca. Le incudini erano
+parecchie. Su alcune precipitavano le mazze che scrostavano il volume
+del ferro ardente che incominciava ad assumere una forma, su altre
+irrompevano i magli che massellavano i ferri che avevano già assunta
+la forma che volevano dar loro. Quando tuffavano nella pila i ferri
+che uscivano dalla fucina come pezzi di lava incandescente, e i mozzi
+soffiavano col mantice nel bracere, i lavoratori galeottizzati
+rimanevano come perduti in una nube bianca e luminosa. I fabbri, per
+completare l'orrore dell'inferno, si levavano sui piedi, portando in
+alto la mazza, e colle loro braccia poderose si curvavano
+violentemente nel fitto dei barbagli che mettevano della brace sulle
+loro facce annerite. I sussulti cupi delle catene dei galeotti che
+martellavano il ferro mi passavano dalle viscere come un tremuoto. Io
+guardavo. Guardavo con gli occhi smarriti nell'incendio, come dinanzi
+a uno spettacolo fantastico.
+
+Furono i mozzi che mi scossero. Era venuta la mia volta. Mi chiamarono
+vicino alle due montagne, scelsero un catenone e una maniglia e mi
+fecero sedere su uno sgabellotto, vicino all'incudine che si levava un
+palmo dal terreno.
+
+--Non fatemi male, dissi loro.
+
+--Non fargli male che è di zuccaro!
+
+E quasi tutti i ferratori--che erano degli altri forzati--scoppiarono
+in una risata che mi andò al cuore come un punteruolo.
+
+--Dammi qua la gamba, piagnolone!
+
+Mi misero il piede sull'incudine, mi inanellarono il ferro al disopra
+della caviglia e poi coi martelli si misero a battere e a ribadire i
+chiodi senza pietà alcuna. Avrei giurato che godevano del mio strazio.
+A ogni lamento che voleva frenare le brutalità del martello, mi
+rispondevano con parolacce che mi facevano male quanto il peso che mi
+avevano attaccato al piede.
+
+--Dammi qui la catena da appendergli all'orologio, disse il ferratore
+al mozzo.
+
+E me la ferrarono all'anello con dei colpi spietati che davano loro
+piacere.
+
+--Basta, basta, Signore Iddio!
+
+Mi rialzai e prese il mio posto il mio compagno di branca, cioè l'uomo
+col quale stavo per essere appaiato chi sa per quanti anni. Ero così
+assorbito dalla mia sciagura, che non ebbi uno zinzino di compassione
+per il mio futuro fratello di catena. Incatenati l'uno con l'altro, ci
+si condusse in un ufficio ove venimmo matricolati, lui col numero
+3446, io col numero 3414.
+
+Il mio compagno di catena era certo Stefano Cristini, della provincia
+di Roma, condannato a sedici anni di lavori forzati, il quale rideva e
+mi dava la baia perchè piangevo di essere carico di catene che potevo
+a mala pena tenere su col braccio o con le braccia.
+
+--Se fai così, mi disse, staremo assieme poco. Andrai al cimitero
+assai prima che finisca la mia sentenza. Caro mio, il pianto è
+debolezza d'animo. L'uomo non deve mai perdersi di coraggio. Io ho già
+portato le catene per cinque anni nel bagno di Civitavecchia e non
+sono morto. Non ci penso neanche a finire i miei sedici anni. Provati
+a dire che non c'è rimedio e vedrai che la vita ti diventerà meno
+pesante.
+
+Tre giorni dopo lasciammo il bagno alla Foce con una «catena» di
+novantasei persone. L'idea di scappare non poteva venire a nessuno.
+Eravamo incatenati come delinquenti che non avessero fatto altro al
+mondo che pascersi del sangue della gente macellata con le loro mani.
+L'estremità della mia catena a destra era stata attaccata
+all'occhiello dell'anellone al piede sinistro dell'altro al mio
+fianco. Di modo che il mio piede destro e il piede sinistro del mio
+compagno di sventura, dovevano fare passi limitati e avere movimenti
+isocroni. Si intende che, oltre a questa precauzione alle gambe, ci
+avevano ammanettati fino al gonfiore e passata la catena dall'ascella
+dell'uno all'ascella dell'altro, lucchettandocela nella schiena
+dell'ultimo in fondo. Coi zigzag ci legarono tutti e novantasei
+assieme, lasciandoci appena lo spazio per muoverci e per i passettini.
+
+Il passo rapido dei primi veniva sentito dagli ultimi e le punte delle
+scarpe di una fila andavano sul dorso delle scarpe di un'altra.
+
+Da questo bagno al Castellaccio c'erano, su per giù, tre chilometri.
+Era una strada malagevole che si ascendeva sudando come bestie, sotto
+un sole di giugno che scottava fin negli occhi. Perdevamo la lingua
+come i cani. I carabinieri che ci circondavano erano quaranta, tutti a
+cavallo, armati fino ai denti. Fumavano e si buttavano da una parte
+all'altra le birichinate della sera prima con le donne, senza punto
+badare al nostro supplizio. L'assieme era lagrimevole. Ci sarebbe
+voluto un fotografo. Perchè la penna, per quanto sia addestrata alle
+descrizioni minute e sia padrona di un'officina di vocaboli, non
+riesce mai a impadronirsi di tutto e a conservare, cogli atteggiamenti
+individuali, i colori del quadro grandioso.
+
+Al Castellaccio ci matricolarono, separando i buoni dai cattivi. Le
+coppie che avevano subìte punizioni, venivano mandate nelle stanze a
+pian terreno, mentre le altre venivano disperse per i piani superiori.
+Il bagno era composto di stanze di sedici persone, con otto
+pagliericci da una parte e otto pagliericci dall'altra. Così che non
+vi so ancora dire la differenza tra le stanze di sotto e quelle di
+sopra.
+
+La prima cosa spiacevole del Castellaccio, fu la distribuzione degli
+utensili di cucina. Invece della gamella, mi si diede una cosa di
+legno rotonda, coperta di due dita di muffa, e un pezzaccio di
+cucchiaio che pareva stato in una cantina umida per degli anni. Me li
+lavai e me li rilavai senza mai far loro perdere l'odore nauseoso
+contratto in un ambiente dalle pareti viscide. Un mio compaesano che
+si trovava nella stanza, prese a proteggermi e a consolarmi. Si
+chiamava Francesco Gentile, stato condannato a vita dal tribunale di
+guerra, come brigante che non aveva voluto sottomettersi al governo di
+Vittorio Emanuele. Egli aveva fatto parte della banda dello Schiavone,
+il capo brigante che avrete sentito nominare. Il Gentile era vecchio,
+ma di cuore. I suoi primi consigli sono stati la mia guida.
+
+--Rispetta tutti e specialmente i tuoi superiori. Procura di farti
+amare dal tuo compagno di branca, anche se fosse il peggiore degli
+assassini. Perchè senza vincerlo con la tua benevolenza, la vita ti
+diventerebbe odiosa e intollerabile. Fatti animo e non lasciarti mai
+adescare a far delle confidenze al personale di custodia, se ti preme
+di morire nel tuo letto.
+
+Mi prese a volere così bene che il giorno dopo il mio arrivo mi regalò
+un piatto di zinco, una striscia di pelle ovattata per mettermi sotto
+la maniglia che mi spellava e mi piagava la noce del piede, e un
+panciotto di flanella bianca per salvarmi il petto dai clima
+traditore. Il gilet era un sacrificio superiore ai bisogni del
+galeotto. Ma il buon vecchio mi pregò di non darmene pensiero, perchè
+lui, in sartoria, con gli stratagli, avrebbe saputo farsene un altro.
+
+Nella prigione di Benevento avevo imparato a consumare il tempo con
+dei lavori di carta. In pochi mesi ero riuscito a mettere assieme una
+gabbiuccia che regalai a un secondino. Ma al Castellaccio non c'era
+proprio nulla da fare. Eravamo condannati ai lavori forzati per
+ridere. Tranne i mozzi addetti ai lavori domestici e alcuni fabbri,
+non avevamo da lavorare che col catenone che pesava e ci martoriava.
+Era una fannullonaggine tormentosa in tutta la camerata. Il mio
+compagno di catena, col quale rimasi appaiato trentadue mesi, era un
+originale bizzarro che sapeva, di tanto in tanto, farmi ridere con
+qualche frizzo o con qualche lepidezza. Col tempo diventava però
+noioso. Ignorante come una talpa, era stato preso dalla pazzia del
+dantomane.
+
+Senza capire il sommo poeta, aveva imparato dei canti--specialmente
+quelli dei gironi--e me li recitava a ogni quarto d'ora, trascinandomi
+sulla riviera del sangue bollente quando avevo voglia di conciliarmi
+col genere umano e facendomi lacerare dalle cagne bramose, proprio
+nell'ora in cui sentivo il bisogno di una voce pia che mi consolasse e
+mi aiutasse a credere che le anime affannate dei cerchi del sepolcro
+dei vivi potevano cullarsi ancora nella speranza di un perdono! Non
+gli dicevo nulla e fingevo di sorridere sotto la pioggia dei versi che
+mi picchiavano il cervello, perchè avevo giurato di non inasprire
+colui dal quale non potevo disgiungermi; ma nel silenzio infuriavo e
+gli andavo sopra con le verghe a fargli sanguinare le carni. Prostrato
+dalla sua voce assassina, dicevo mentalmente: taci! taci! taci! o
+«fiera crudele» che io «sono un che piango»! Se volete offendermi,
+mandatemi la _Divina Commedia_. Non posso più sentir parlare di Dante.
+Se non avessi che i suoi versi in cella, farei voto di non leggere più
+mai. Un suo verso mi provoca il vomito.
+
+Il solo spasso che riuscii a conquistarmi a furia di preghiere e di
+sottomissioni, fu quello di fare le calze. Non ridete, perchè facevo
+ridere anche il mio compagno di catena, ma io, coi ferri, con la lana
+e col cotone, ho passato giornate relativamente tranquille. Tra una
+soletta e l'altra, mi si addormentava l'idea che dovevo morire alla
+servitù penale. A mano a mano che i miei ferri divenivano abili e
+frettolosi, riacquistavo la calma che avevo perduta. Mi confortavo
+dicendomi che ce ne erano delle migliaia nella mia condizione, che non
+uno di loro disperava di rientrare nel mondo. Il mercante di Genova,
+che ci somministrava la lana e il cotone, mi fece sapere che era
+contento dei miei calzini. Provai a fare delle calze traforate. Le
+prime non erano eleganti, ma in seguito non c'era più nessuno nello
+stabilimento che mi potesse tener dietro. Quando si voleva illustrare
+la gamba con delle calze scicche, si ricorreva, senza esitazione, al
+3414.
+
+Due anni dopo ero stufo di calze come di Dante. Lavoravo per ammazzare
+il tempo. La mia anima trambasciata non era più nel lavoro. Era la
+praticaccia che me lo faceva fare ancora con del gusto. Incominciavo a
+credere, col mio compagno, che sciupavo il tempo nel mestiere della
+vecchia sdentata che assecchisce sotto la cappa del camino.
+L'abitudine del movimento aveva resa inutile la mia attenzione. Così
+il mio pensiero sbrigliato mi ripiombava, di tanto in tanto, a
+filosofare sulla mia incommensurata disgrazia. Maledivo e stramaledivo
+il mio difensore governativo, l'avv. Alfonso Alberosa, che mi aveva
+strappato dall'ultimo supplizio. Quante volte mi sono augurato ch'egli
+fosse stato afono! Non mi avrebbe salvato il collo. Pazienza. Allora
+avevo paura di morire. Nel Castellaccio, invece, sognavo la morte. La
+privazione della vita, credetelo, non è il massimo dei castighi. La
+condanna a vita sì, che è peggiore della morte esasperata, inasprita
+dagli ordigni che lacerano e squartano, e lasciano appesi come un
+quintale di delinquenza! Beccaria assassino, tu sei stato il più
+iniquo degli scrittori penali italiani. La tua è stata una vendetta,
+una atroce vendetta. Tu hai voluto sottrarci al carnefice per
+inebriarti dei nostri tormenti. Se la libertà individuale perisce alla
+porta di questi edifici, perchè hai tu voluto emendarci? Giuseppe De
+Maistre, tu sì che sei stato cristiano. Più ancora che cristiano. Tu
+sei stato un avvenirista dell'antropologia moderna. Dato che il mio
+pensiero sia veramente criminoso, a che risparmiarmi il tratto di
+corda? Ben venga la morte che sopprime il pericolo sociale e la
+tortura individuale!
+
+Scusate se mi lascio trasportare. Sono ancora convinto che sarebbe
+stato meglio mi si fosse seppellito vivo in un sacco, che non avermi
+fatto espiare ventinove anni di galera senza che il sovrano abbia
+trovato un minuto per pronunciare la parola perdono. Perdonate, o
+signori, a un povero peccatore pentito che ha attraversato tutto
+questo periodo senza un'ora di punizione!
+
+Bisogna essere stati in galera per capire la pagina della condotta
+bianca come un giglio. È una pagina tragica. Riassume un secolo di
+umiliazioni, un'eternità di esistenza carpone, ai piedi del primo e
+dell'ultimo tirannello del bagno penale. Scusate se sono commosso. Le
+fonti del mio dolore non sono ancora inaridite. Abbiate la bontà di
+credere che in fondo sono migliore del vestiario ridicolo che indosso.
+Proprio, davvero, ve lo giuro!
+
+Voi mi avete raccomandato di non dimenticare le mie conoscenze di
+questi ambienti. Il Castellaccio era pieno di briganti. C'erano tutti
+i superstiti della banda Schiavone e della banda di Alfonso Carbone.
+Costui era di Mombello, della provincia di Avellino, e un buon diavolo
+che mi faceva dei favori. Forse avrete sentito parlare di lui. Egli è
+stato vittima del generale Pallavicino, il quale, dopo avere messo
+sulla sua testa una taglia di tremila lire, gli scrisse che, se si
+fosse presentato spontaneamente, avrebbe dato a lui la taglia e lo
+avrebbe condannato a qualche anno di esilio. Il Carbone, prima di
+darsi alla campagna, ammazzò due fratelli e un compare della stessa
+famiglia per vendicare la morte di un suo fratello, ch'egli diceva di
+idolatrare. L'assassino di suo fratello era in galera. Covò la
+vendetta per cinque anni--la pena alla quale era stato condannato
+l'uccisore. Uscito dalla casa penale gli andò sopra con un
+coltellaccio e glie lo ficcò nel ventre fino al manico. Il Carbone
+parlava di questo omicidio con dei tremiti i quali rivelavano che la
+belva aveva ancora sete di quel sangue.
+
+Il Carbone mi diceva che la sua famiglia era agiata e possidente. Con
+lui si presentarono al Pallavicino, che li aspettava per farne una
+retata, quattordici della banda--nove dei quali vennero condannati a
+morte, cinque a vita e Vincenzo Volpe, minorenne, a venticinque anni.
+
+I condannati a morte erano: Carbone, Ciavo, Longo, Vertuto, Cozzi,
+Palombo, Zorio, Savalino, Perrone. Tutti costoro rimasero per qualche
+anno sotto la sentenza capitale. Ogni mattina, per quattro anni, si
+toccavano la testa. Graziati da Vittorio Emanuele, vennero al
+Castellaccio.
+
+La crudeltà del Carbone brigante è in uno dei suoi ultimi delitti.
+Egli era riuscito a impadronirsi di una spia che aveva tentato di
+farlo ghermire dai gendarmi. Avutolo nelle mani, lo buttò a terra a
+ceffoni. In terra gli andò sopra coi piedi, calcandoglisi sulla pancia
+e lavorandogli il naso e la faccia colle scarpe ferrate. Quando fu
+sazio di questi scherzi crudeli, compiuti alla presenza della banda
+che sputava sull'infelice tutto ciò che poteva tirar su dalla gola e
+lo bruttava con tutte le ingiurie brigantesche, lo fece svestire e
+stare in piedi. Il Carbone era seduto. Lo puntava qua e là col
+coltello intanto che gli altri indemoniavano sulla schiena e sulle
+natiche del paziente.
+
+Lui, prima di andare a mangiare, gli sprofondò ripetutamente il
+coltello nel corpo fino a quando lo vide esalare l'ultimo respiro.
+Senza lasciarlo venir freddo, gli fece una larga ferita nel ventre,
+raccolse le viscere fumanti e se le attorcigliò a torno il braccio
+come un trofeo di vittoria.
+
+Le spie e i falsi testimoni sono i tipi più esecrati dalla popolazione
+degli ergastoli. Mentre ero al Castellaccio c'era un certo Santo
+Sterpone, nato a Luccoli, della provincia d'Aquila. Era stato
+condannato a venti anni, come omicida, per due false deposizioni. In
+galera non poteva darsi pace. Diceva a tutti che era innocente e agli
+intimi che non sarebbe molto tranquillo se non dopo avere scannati
+quei due cani. Noi lo lasciavamo sfogare e ridevamo dei suoi sogni di
+vendetta.
+
+--Fra venti anni sarai morto o saranno morti i tuoi testimoni.
+
+Lui ci rispondeva travolgendo gli occhi e mordendosi il labbro.
+
+Con la buona condotta e con l'intelligenza era diventato scrivanello.
+Dal momento che ebbe in mano la penna che lo lasciava girellare per lo
+stabilimento, la sua vendetta divenne una fiaccola accesa. Non ebbe
+più requie. Pensava a una fuga. Studiò bene i più riposti angoli, si
+provvide degli strumenti che lo avrebbero aiutato a demolire e a
+segare, e aspettò il momento opportuno. Egli avea notato che a fianco
+della stanza numero 4, ove dormiva con altri quattro che uscivano a
+lavorare, era la cucina con una porta che egli avrebbe potuto
+scardinare e con una serratura che non gli sarebbe stato difficile di
+staccare con uno scalpello.
+
+Eravamo nell'aprile del 1877. Pioveva che Dio la mandava. La pioggia
+torrenziale cadeva sui coppi e sulle pietre con un fracasso che
+soffocava ogni altro rumore. Con la pioggia era caduta una nebbia che
+non lasciava vedere a due passi.
+
+Al di là dell'uscio della cucina c'era uno spazio, con un alto muro
+sul quale signoreggiava il bastione con la garetta nella quale era
+accovacciata, indubbiamente, la sentinella.
+
+Il muro, col consenso dei compagni, era stato trapassato nella
+penultima notte. I compagni, all'ultimo momento, ebbero paura.
+Sterpone, che delirava di mettere le mani nel sangue dei suoi falsi
+accusatori, non esitò un minuto. Spostò i quadrelli, entrò nella
+cucina come un gatto, levò l'uscio in un attimo, s'arrampicò sul muro
+strisciando fin dietro la garetta, e coi rompimenti del tuono si
+lasciò giù dal bastione colla leggerezza e l'agilità dello scoiattolo.
+
+Andò al suo paese, precipitò sui falsari come una iena e andò a Roma a
+lavorare fino a quando venne denunciato da un compaesano che lo
+riconobbe.
+
+Lo rividi a Finalborgo invecchiato, con una sentenza a vita. Era stato
+nei bagni di Civitavecchia e di Orbetello ed aveva lavorato, come
+compositore di carattere, nella prigione di Regina Cœli di Roma.
+
+È ancora vivo. Aveva fatto conoscenza con una quindicina di bagni
+penali. Lo si può dire l'Ebreo errante della vita galeottesca.
+
+In sette anni non feci altro che calzette e qualche maglia coi ferri
+lunghi. Chiusosi il bagno di Genova, si impiantò da noi una calzoleria
+e un lavorerio di tessitura. Imparai a fare il tessitore.
+
+Non guadagnavo che sei o sette lire il mese, dalle quali dovevo
+dedurre il sessanta per cento per il Governo, ma mi piaceva. A poco a
+poco finii per amare il telaio come una cosa viva. Il rumore lento e
+monotono dei battenti che spingevano l'ordito tra un colpo di spola e
+l'altro, suonava al mio orecchio come una melodia che scendeva nel mio
+animo esulcerato.
+
+Il tessuto che si avvolgeva sul cilindro, aveva tutte le mie carezze.
+Fu una gioia di pochi mesi. Il subbio, sul quale calcavo il ventre,
+finì per darmi una infiammazione intestinale. Dovetti andare in
+infermeria e poi ricominciare un altro mestiere.
+
+Divenni legatore di libri--come si può diventarlo in un luogo dove si
+manca di tutto. Come tale mi si mandò nel bagno di San Giuliano.
+Ritentai il telaio e ricaddi più ammalato di prima. Qualche mese dopo
+mi si trasportò al bagno di Portolongone. Potete immaginarvi che cosa
+abbiamo sofferto nella traversata. Avrei preferito la mulilazione del
+braccio destro. Eravamo una catena di cento galeotti. Al nostro sbarco
+assisteva una folla enorme. Dal porto al bagno, ci sono tre chilometri
+tutti di salita, coi margini dello stradone che smottavano sotto i
+piedi e facevano pensare ai precipizi. Prima di arrivare all'ergastolo
+si passa sotto un arco rozzo.
+
+L'entrata di questo bagno è tetra. Sente del luogo. Le camere sono
+assai più piccole di quelle del Castellaccio e in ciascuna di esse
+sono accomodati otto ergastolani.
+
+Quando vi giunsi era affollatissimo. C'erano mille e cinquecento
+condannati. Trovai che l'impressione dell'entrata rispondeva
+esattamente alla vita interna. Le camere erano senza tavolaccio e
+senza letti da campo. Bisognava dormire sullo strapuntino di cinque
+chilogrammi di capecchio--in terra, con un cuscino che pareva per la
+testa di una pupattola. Le stanze erano male arieggiate. Avevano una
+parvenza di finestra nella vôlta e una porta sempre chiusa.
+
+Gli ultimi che arrivano subiscono un ozio di mesi e di mesi. O non c'è
+posto, o non c'è lavoro, o non si sono ancora studiati i nostri
+caratteri. In un modo o nell'altro si rimane neghittosi.
+
+Il passeggio avveniva sull'alto della terrazza con muraglie così alte
+che ci lasciavano come in fondo a una tomba scoperchiata. Non vedevamo
+che il cielo sopra le nostre teste.
+
+C'era anche Cipriani, quello che era stato eletto deputato parecchie
+volte. Lo tenevano completamente isolato da noi. Occupava una stanza
+da solo, andava all'aria da solo e gli portava la minestra un
+sottocapo in una scodella di latta. La sua spesa quotidiana era un
+quarto di vino. A Portolongone si beveva il vino dell'isola d'Elba.
+Era migliore di quello degli altri bagni. Il Cipriani era mite e
+buono. Ma si diceva che era di un carattere fiero, altezzoso e anche
+borioso. Voleva quello che voleva e non accettava nulla.
+
+Signore, abbiate pietà di me! Dopo una lunga malattia che mi lasciò
+sperare la fine delle mie tribolazioni, mi incatenarono di nuovo con
+una catena di duecento galeotti e ci stivarono in un bastimento per
+Finalmarina.
+
+Non vi dico altro perchè dovrei ripetervi lo strazio e le torture
+delle altre volte. Oh, come si soffre, Dio mio, nelle stive dei
+bastimenti carichi di galeotti! Vi basti sapere che sulle spiagge mi
+pareva o ci pareva di essere usciti da un'orgia di oppio. Eravamo
+istupiditi dalla notte spaventevole e ci pareva di non avere più
+sangue nelle gambe.
+
+Voi ve n'andrete presto. Ricordatevi del 3414. Pensate qualche volta a
+questo povero diavolo che subisce l'ira della legge da ventotto anni
+per avere fatto scomparire dal mondo una donna infedele, una donna che
+tradiva il marito, un'adultera.
+
+ _Finalmarina, 24 settembre 1898._
+
+ 3414.
+
+
+
+
+__Carlo Romussi.__
+
+
+Non si sa se la sua mano e la sua testa c'entrino per qualche cosa
+nella sua sempiterna attività prodigiosa. Si sa ch'egli è una
+macchinetta automobile che riempie un foglio dopo l'altro tutte le
+volte che c'è da scrivere. Al suo tavolo di redazione voi vedete
+sempre proti e compositori che aspettano originali.
+
+Supponete ch'egli stia scrivendo un articolo sulla esposizione
+artistica. Gli si dice che mancano ancora due pagine a compilare il
+numero unico per i bagni. Consegna il manoscritto sull'arte, corre
+difilato alla stazione balneare senza rivedere lo stampone per
+riattaccare il filo interrotto e pochi minuti dopo riprende l'opuscolo
+sui doveri dei cittadini ch'egli deve finire per domani, o la
+prefazione agli scritti di Carlo Cattaneo che ha promesso fino da ieri
+l'altro.
+
+Intanto che scrive, passa e ripassa dinanzi il suo tavolo la
+popolazione che lavora intorno al giornale e alla casa editoriale.
+Impiegati, fattorini, portieri, telegrafiste, traduttori, personaggi
+d'amministrazione. Lo si interroga, lo si interrompe, gli si
+annunciano visite, gli si rammentano nomi o fatti. Ci sono persone che
+hanno bisogno di vedere il signor direttore, amici che vanno a trovare
+Romussi, zuppificatori che vogliono infliggergli certe idee su date
+questioni, veterani del partito che salgono per stringergli la mano e
+interessarsi della sua salute o della salute della sua signora,
+archeologi che seggono sulla scranna che trovano per conversare e
+buttargli, tra un periodo e l'altro, un monumento storico che è stato
+scoperto, o che si minaccia di demolire o che stanno illustrando. Nel
+momento in cui si crede stia per incominciare la quiete, entra un
+filantropo a squadernargli un progetto che deve commuovere e vuotare
+le tasche ai cittadini, o un segretario di qualche circolo o di
+qualche associazione operaia che vuole assolutamente ch'egli tenga una
+conferenza sul risorgimento del Comune o sulla battaglia di Legnano, o
+un disgraziato che è ansioso di leggere stampato il manoscritto che
+gli ha portato da tante settimane.
+
+--E questo mio articolo, signor Romussi!
+
+--È sul «bancone». C'è tanta materia da perdere la testa. Ecco, veda,
+buttiamo via dei telegrammi per mancanza di spazio.
+
+--Il signor Edoardo Sonzogno lo chiama dabbasso,
+
+Butta lì la penna, passa dagli usci come una folata di vento che
+schiuda e chiuda fracassosamente, ritorna di sopra stropicciandosi le
+mani o rosso fino alle tempie, e ricomincia l'articolo su Crispi,
+parlando tra lui e il manoscritto, come se stesse dettandolo, spesso
+posando la voce più fortemente su una sillaba che su l'altra.
+
+--L'onorevole Crispi è una vera sfortuna per l'Italia.
+
+Questa vita quotidiana, capace di ammazzare due o tre uomini, è per
+lui un passatempo. Il lavoro ponderoso, quello nel quale è necessario
+ch'egli metta i suoi studi e la sua intelligenza, lo fa a casa, mentre
+altri dormono o si divertono. Dalle sei alle dieci del mattino e per
+parecchie ore del pomeriggio, egli non si occupa che di archeologia,
+di storia, di letteratura. Scrive: _Milano nei suoi monumenti_,
+_Milano che sfugge_, _Petrarca a Milano_, uno studio sul _Trionfo
+della libertà_ di Manzoni, _Sant'Ambrogio_; o mette assieme un volume
+di poesie dialettali e italiane che la musa satirica e bernesca
+produsse prima e durante le barricate del 1848, eccetera, eccetera,
+eccetera, eccetera, eccetera.
+
+Se sono bene informato, egli è al _Secolo_ da ventinove o trent'anni.
+Vi è entrato in un modo curioso. Moneta era alla ricerea di un
+redattore che avesse delle qualità giornalistiche e una coltura che
+andasse al di là di quella dei soliti giornalisti improvvisati. Un
+giorno trovò per la strada Leopoldo Marenco, il romantico del
+palcoscenico d'allora.
+
+--Senta, professore, non saprebbe mica aiutarmi a scovare un giovane
+che abbia imparato qualche cosa e facilità di scrivere?
+
+Il professore di letteratura si passò la mano sulla fronte.
+
+--Eh, proprio, è difficile. Ne ho conosciuto uno, quello sì... Era un
+diavolo che sapeva scrivere drammi, novelle, brani di storia,
+biografie... La sua penna andava come il vento.
+
+--Se è morto non parliamone.
+
+--È vivo. Ma non so dove sia andato a finire. Aspetti, deve essere a
+Pavia. Credo che studii legge. Certamente non vorrà smettere per fare
+il giornalista.
+
+In allora, per spiegare la frase dell'autore della _Celeste_, non
+erano che gli scapigliati che si compiacessero di prendere delle
+sbornie coll'inchiostro di redazione. Erano giovani pieni di coraggio
+e anche d'ingegno o degli studiosi che volevano farsi largo, ma
+irregolari nella vita e nel lavoro. Nessun direttore poteva contare
+sul loro articolo pel numero di domani. Gli editori pagavano poco o
+niente e i giornalisti di professione, come è naturale, non
+esistevano. Non esisteva che la bohême chiassosa, buontempona,
+nottivaga, capace di annunciare in prima colonna e in corpo dieci che
+i redattori avevano orgiato e non potevano quindi scrivere l'articolo
+di fondo o l'appendice drammatica!
+
+Un anno dopo, Moneta rivide il padre del _Falconiere_ e lo ripregò di
+procurargli un giovanotto che avesse la stoffa del giornalista.
+
+--Fra i miei scolari passati e presenti non ne conosco uno. Non potrei
+suggerirle che quello dell'anno scorso scorso. Quello là ha tutte le
+attitudini per uno scrittore di giornale. Ha una penna pronta,
+sollecita, che si piega a tutte le movenze di uno stile facile. Ha
+letto molto. È una biblioteca ambulante.
+
+--Me lo mandi, dunque!
+
+--Vedrò di cercarne l'indirizzo.
+
+Un giorno, in cui il pensiero di Moneta era lontano le mille miglia
+dal redattore che gli doveva mandare il Marenco, si sentì annunciare
+il dottor Carlo Romussi.
+
+--Passi.
+
+Fiscamente non gli fece una grande impressione. Non gli si era
+presentato che un omino il quale non lasciava supporre in sè tanta
+resistenza al lavoro. In due parole s'intesero. Il Romussi faceva
+pratica d'avvocato ed accettava volentieri di passare a teatro le
+serate come critico d'arte. Moneta voleva qualcosa di più di un
+critico d'arte, ma per il momento si accontentava.
+
+È inutile ch'io dica dei suoi ideali drammatici. Tutti sanno che il
+Romussi in arte e in letteratura non è stato figlio del suo tempo.
+Egli è entrato nel giornalismo come un vecchio che sente e difende le
+glorie virtuose del passato. Assoluto come tutti quelli che credono di
+avere il monopolio della verità, ha sempre dato addosso o ignorato la
+gioventù che ha portato sul palcoscenico e nel romanzo o sulla tela o
+nel marmo la vita con le sue grandezze e coi suoi orrori. Zola fu uno
+dei suoi boicottati fino a ier l'altro. La Duse, per lui, è rimasta
+un'artistaccia di provincia. Ibsen non gli uscirà mai dalla penna che
+come un degenerato del teatro.
+
+La fortuna del _Secolo_ data dalla guerra franco-germanica. Il Moneta
+simpatizzava per la Francia antimperiale e la tiratura salì
+vertiginosamente dalle otto alle venticinque mila. Era un trionfo
+giornalistico che bisognava conservare migliorando il servizio. E
+Moneta assunse, come cronista a ottanta lire il mese, l'avvocato Carlo
+Romussi.
+
+Il suo primo articolo fece scalpore. Gli altri giornali avevano
+narrato il giorno antecedente un grave scandalo contro un patrizio
+milanese. Moneta, giudizioso e temperato, non volle lasciar correre la
+notizia se non dopo essersi informato personalmente che esisteva una
+querela e che c'erano i genitori i quali affermavano che la loro
+figlia minorenne era stata deflorata da un duca. Romussi non fu che
+l'esecutore. Avuto l'incarico dalla direzione, si mise al tavolino a
+fianco della vecchia scrivania del direttore e scrisse più di una
+colonna colorita, spigliata, nervosa, paragonando il violatore di
+fanciulle al Borgia crapulone. Venuta la minaccia di una querela per
+diffamazione, e sinceratisi, con le visite mediche, che la ragazza era
+_virgo intacta_ il _Secolo_ trangugiò uno di quei rospi vivi che non
+lasciano sopravvivere che la buona fede del giornale.
+
+La cronaca composta di note aride e di fatterelli che facevano
+sbadigliare, divenne, nelle mani del Romussi, una rubrica
+importantissima. A poco a poco del Broglio del _Pungolo_--il quale
+passava per il cronista sommo della Risottopoli per le sue noterelle
+patrie e per avere introdotto, tra i fatti cittadini, le notizie che
+la questura comunicava a lui solo--non rimase più nulla. La cronaca si
+era elevata, Romussi l'aveva intellettualizzata, allungata,
+drammatizzata e resa indispensabile. Con lui i pennivendoli più
+sfacciati della cronaca cittadina sono stati obbligati a divenire più
+prudenti o a frenare la loro ingordigia.
+
+Egli è ora direttore del _Secolo_, di quasi cento mila copie, ma io, a
+costo di farmi lapidare, persisto a credere che sia in lui più l'uomo
+di lettere che il giornalista. Chi ha letto i suoi lavori e
+specialmente _Milano nei suoi monumenti_--un'opera che quando sarà
+terminata rappresenterà la sua gloria--non può venire che a questa
+conclusione. Egli è un illustratore passionato. Charles Dickens è
+stato il primo direttore del _Daily-News_ a due mila ghinee l'anno. Ma
+anche i suoi più grandi ammiratori hanno dovuto convenire che la sua
+tendenza era verso l'immortale Pickwick. Romussi è sempre pronto a
+buttar giù, lì per lì, qualunque articolo su qualunque soggetto. Ma il
+giornalismo moderno non si contenta della _vitesse_ della penna. Esso
+esige tutta l'attività di un uomo anche se quest'uomo non scrive mai
+un articolo. I più grandi direttori dei più grandi giornali del mondo
+scrivono pochissimo. John Dilane, l'autore, si può dire, del _Times_
+dei nostri giorni, non fu mai _a writer_. Non scrisse che qualche
+articolo tra un anno e l'altro. Ma i suoi biografi sono concordi nel
+dire che egli era il _Times_.
+
+Carlo Romussi è pieno di cuore, ha ridondanza di affetti ed è un
+amico, se vi dà veramente la sua amicizia, prezioso. Egli è capace di
+dedicarvi l'esistenza. La sua intimità con Cavallotti, la sua
+affezione per Cavallotti, la sua idolatria per Cavallotti sono cose di
+ieri. Nessuna donna ha amato il poeta anticesareo coi trasporti del
+direttore del _Secolo_. Per degli anni egli non ha veduto che cogli
+occhi di lui, non ha palpitato che col cuore di lui e non ha avventato
+un'idea politica che non fosse un idea cavallottiana. Ed è stato un
+errore. La devozione di Pilorge per Chateaubriand mi commuove. L'uomo
+privato può darsi il lusso dell'adorazione. L'uomo pubblico, il
+direttore di un giornale, non può sposare un uomo con le sue virtù,
+con i suoi difetti, con le sue aspirazioni, con le sue beghe
+personali. L'uomo è un individuo, il giornale è una istituzione, è un
+veicolo che deve andare in casa di tutti come un informatore.
+Cavallotti può odiare il socialismo e i socialisti fin che gli pare e
+piace. Il _Secolo_ non può, non deve seguirlo. E con Romussi,
+ipnotizzato da Cavallotti, il _Secolo_ ha ignorato per degli anni il
+socialismo e i socialisti. Non ne ha più parlato. Per lui non
+esistevano o non erano mai esistiti o erano morti. Boicottare un
+partito per delle bizze personali vuol dire rendere un cattivo
+servizio ai lettori che pagano per essere informati di tutti gli
+avvenimenti e alla amministrazione che pubblica il giornale per
+arricchire il suo editore o dare grossi dividendi agli azionisti.
+Boicottate un uomo pubblico o un partito o una notizia e voi
+sopprimerete dei lettori. Il giornale, che non è superiore ai rancori
+personali, che non sa essere imparziale cogli amici e coi nemici, che
+ha delle antipatie e delle simpatie, che ommette questo fatto ed
+esclude quest'altro, perde il diritto a questo nome. Diventa l'organo
+di Tizio o di Caio, ma non è più un giornale nel significato
+professionale.
+
+Carlo Romussi è nato a Milano il 10 dicembre 1847.
+
+
+
+
+__La tristezza di Natale.__
+
+
+Ci siamo alzati, come gli altri giorni, al suono del din din, din dan
+della campana del reclusorio. I miei compagni parevano tante mutrie.
+Rispondevano al buon giorno e agli augurii con dei buon giorno e degli
+augurii secchi, come gente che si sarebbe morsicata se non ci fosse
+stato di mezzo il galateo. Don Davide andò a dire le tre messe alle
+muraglie della cappelletta addossata alla muraglia dell'infermeria,
+dicendo di non aspettarlo che non avrebbe bevuto il caffè al ritorno.
+
+L'intervallo tra il caffè e l'aria fu sepolcrale. Passeggiavamo in su
+e in giù, con le mani sulla schiena, con la faccia rabbuiata e con gli
+occhi che parevano altrove. Il latrinaio, che ci aveva salutati con
+tutti i complimenti che aveva potuto raccogliere la sua testa, rimase
+senza risposta.
+
+--Signori, buon Natale e tanti anni come questi!
+
+Parecchi di noi lo avrebbero sprofondato. Asino porco di un ammazza
+donne, non è buono neanche di essere gentile!
+
+Va all'inferno!
+
+--Aria!
+
+---Ci lasci almeno prendere il caffè, signor sottocapo. Un minuto,
+meno di un minuto.
+
+Il caffè era squisito. Era stato fatto dalla mano maestra del Federici
+che non lo beveva. Don Davide prese la chicchera senza ricordarsi
+dell'ordine che aveva dato. Il moka ci lasciò immusoniti più di prima.
+
+Andammo all'aria come a un funerale. Nel cortile eravamo sbandati.
+Ciascuno passeggiava per proprio conto. Pareva che l'uno non volesse
+avere contatto con l'altro. Ritornammo nella camerata accigliati e
+taciturni. Chiesi sedette sulla branda piegata e si sprofondò in una
+_Histoire de la Commune_ illustrata, don Davide si sommerse nel
+_Breviarium romanum_ che teneva sempre sul tavolo, Federici aperse il
+_Dodo_--un romanzo che riproduce la vita intima inglese e lascia
+sentire l'odore della classe che dipinge. Lazzari si rimise sulla
+figura che stava disegnando con gli occhi torvi e l'aria di un mastino
+che avrebbe addentato il polpaccio del primo che gli si fosse
+avvicinato. Suzzani ricominciò a percorrere lo stanzone senza
+zuffolare l'inno dei lavoratori, la sua aria favorita che ci regalava
+dalla mattina alla sera senza perdere di lena--e Ghiglione, il
+tremendo Ghiglione che aveva sobillato con fervore i terrazzani di
+Niguarda, si era gettato a capofitto in un manuale di musica da
+quindici centesimi.
+
+La colazione passò nel silenzio. Ciascuno mangiava quello che aveva
+ordinato senza dire una parola. La sola cosa in comune fu una
+bottiglia della cassetta che ci aveva inviato il buon Quadrio,
+direttore della _Valtellina_ di Sondrio. Era un vino eccellente che
+non bevevamo da un pezzo.
+
+--Buono, dissi vuotando il bicchiere.
+
+Nessuno rispose. Pareva avessi detto loro una insolenza.
+
+Dopo la colazione entrò il sottocapo con un immenso pacco di lettere e
+di biglietti di visita e una manata di telegrammi. Si buttarono loro
+sopra come avari che ricuperino il sacco dei denari che credevano
+perduto per sempre, e si ingolfarono nella lettura intima senza
+lasciar trapelare un pensiero dei tanti pensieri che erano loro
+giunti.
+
+Le sole cose che riferivano erano i saluti o gli augurii nei quali
+fossimo compresi tutti od alcuni di noi.
+
+--Il tale vi saluta tutti!
+
+--L'Aliprandi saluta anche te, Paolino.
+
+--Grazie.
+
+--Il tale augura a tutti buon Natale!
+
+Tra i tanti telegrammi ricevuti nella giornata ricordo quelli di
+Bertolazzi, i quali riuscirono a smutriare qualcuno.
+
+--Buon Bertolazzi!
+
+--Buonissimo!
+
+Lungo l'asse che correva al dorso della parete erano parecchi
+panettoni. Furono dessi che incominciarono a dar vita alla
+conversazione.
+
+--Che cosa ce ne facciamo? Non possiamo mangiarceli tutti.
+
+--E se ne dessimo uno ai poveri forzati? I reclusi del maggio ricevono
+qualche cosa, hanno forse ricevuto tutti qualche cosa. Mentre i
+perpetui e gli a tempo con la catena, non sono ricordati neppure dai
+parenti. Chi ha vergogna di loro e chi li dimentica come individui
+morti. E se ne dessimo una fetta a tutti loro? C'è questo del
+Mascarini, offelliere di Milano, mandato a don Davide. È grosso come
+un cetaceo.
+
+Federici non si fece ripetere l'interrogazione. Se lo portò sul tavolo
+e con una cordicella si mise ad affettarlo.
+
+--Quanti sono?
+
+--Ventinove o trenta.
+
+Incaricammo di distribuirlo don Davide Albertario. Fu una scena
+commovente--una scena che inumidì gli occhi di tutti coloro che hanno
+potuto essere presenti. I forzati si alzarono in piedi, rimanendo
+vicini al loro stramazzo, visibilmente commossi. Era forse la prima
+volta in tanti anni che sentivano parole dolci pronunciate da una
+persona che li capiva e li compiangeva.
+
+«A nome dei miei compagni della quinta camerata--disse loro don
+Davide--vi dirigo il saluto in questo giorno di pace; come prete, io
+vi auguro la benedizione di Gesù Cristo che consoli il vostro cuore:
+accettate questo segno dei sentimenti del nostro cuore desideroso del
+vostro bene.» E incominciò subito la distribuzione. I volti duri dei
+galeotti si ingentilivano. Dal loro occhio scendevano le lagrime. Don
+Davide piangeva e noi, che vedevamo tutto dalla nostra cancellata,
+eravamo profondamente inteneriti. Si rimaneva a bocca aperta dinanzi
+alla commozione di tanti galeotti che avevano scannati gli uomini,
+massacrate le donne, fatto in quattro i padroni e distrutte le
+famiglie a colpi di coltello.
+
+Don Davide mi prese sotto il braccio e mi disse:
+
+--Avete notato che piangevano? Dinanzi al prete vestito d'assassino
+come loro, reo solo di avere professata la sua fede con maggiore
+sincerità e fervore, si sono sentiti le lagrime agli occhi. Non sono
+dunque completamente perduti. Credetemi, l'uomo che ha ancora la
+rugiada del cuore, è ancora un essere redimibile. Sembravano degli
+agnelli. Perchè non vi sarà maniera di rendere duraturi nell'anima di
+quegli sventurati questi nobili sentimenti e di ricondurli alla buona
+via?
+
+«Ve lo giuro sull'anima mia: non dimenticherò mai questo momento del
+Natale in galera. È un episodio che mi resterà nella memoria in
+eterno. Mi hanno intenerito come un fanciullo.
+
+--Diamo loro un altro panettone.
+
+--Se si potesse, figuratevi!
+
+Durante la giornata abbiamo avuto la visita del capo guardia prima e del
+direttore poi. Il primo ci parlò delle sue noie con dei prigionieri
+politici nello stabilimento. Per suo conto avrebbe voluto che ci
+avessero lasciati andare oggi piuttosto che domani. Non c'era più modo
+di aver pace. Parevamo gente in relazione con tutto il mondo. Una volta
+non si vedevano i portalettere che per la Direzione. Adesso il
+reclusorio è diventato un ufficio postale. Vi arrivano carri di pacchi
+postali, furgoni di biglietti di visita, centinaia di vaglia e di
+cartoline-vaglia, specialmente per don Davide, mucchi di telegrammi.
+Stamattina ne abbiamo ricevuti più di cento. E non sono mica gli altri
+che li registrano. Tocca ai poveracci dell'amministrazione. Non c'è più
+tempo neanche di mangiare. Si sciupa un paio di scarpe al giorno. Si
+sale, si discende e non la si finisce mai. E lui, per compenso, si trova
+con le scarpe rotte da pagare. Il bel mestiere che ha scelto! Doveva
+fare.... Basta, ora è troppo tardi. Le responsabilità poi sono tutte
+sulle sue spalle. Speriamo che oggi la vada bene e non accadano
+disordini. Sarebbe lui la vittima. Perchè il capo guardia dovrebbe
+essere dappertutto. Dabbasso, a ricevere, a rispondere, a registrare, e
+di sopra, con un occhio in ciascuna camerata. Bel mestiere che è fare il
+capo guardia con poco più di tre franchi al giorno! Speriamo che tutto
+passi via tranquillo e che si lasci fare un po' di Natale anche al capo
+guardia...
+
+--Senta, signor capo guardia, non si potrebbe mica avere qualche
+sigaretta di quelle che mi hanno ritirate?
+
+--Quest'altro, adesso! Vorrebbe la gallina e poi anche l'ovo. Vorrebbe
+farmi nascere la rivoluzione. Una sigaretta... guai se si sentisse il
+fumo.... Tutti gli altri vorrebbero fumare. Si starebbe freschi.
+Mancherebbe che ci fosse anche il permesso della sigaretta per far
+diventare il reclusorio uno spaccio di tabacchi.
+
+Il direttore era stato in tutte le camerate a fare una specie di
+predicozzo sui doveri del condannato e a incoraggiare i reclusi a
+sperare nella grazia sovrana. Lo ascoltavano in silenzio, in piedi,
+tra una branda e l'altra, e lo lasciavano voltar fuori con dei viva
+l'amnistia! che forse lo facevano sorridere.
+
+A noi non disse che qualche parola insignificante e non parlò, con
+deferenza, che col Chiesi, il quale sembrava nelle sue grazie. Io lo
+vedo ancora passarci in rivista col cappello calcato in testa, col
+bavero del paltò alzato e con le mani in tasca. Col suo sguardo truce
+e la sua voce da terrorizzatore, non mi invogliava a vederlo, tra noi,
+per un pezzo.
+
+Noi poi, escluso sempre il Chiesi, non avevamo ragione di essergli
+riconoscenti. A Federici aveva negato parecchie cose che lo avevano
+fatto imbestialire più di una volta. A Lazzari aveva fatto sequestrare
+tutti i suoi disegni dopo che erano stati finiti. Tra gli altri eravi
+un don Davide vestito da galeotto e alcune guardie alla nostra
+cancellata, che avrebbero potuto illustrare qualche pagina del mio
+libro. A me non lasciò mai scrivere una lettera senza farmela copiare
+e ricopiare per delle inezie o delle parole contrarie al suo gusto
+letterario. A don Davide ne fece di quelle da farlo venire di sopra
+con gli occhi pieni di pianto.
+
+Una volta che il direttore dell'_Osservatore Cattolico_ si era
+permesso di mettere, per distrazione, le dita sulla scrivania del
+direttore, il signor Reoboamo Codebò gli disse in tono grave:
+
+--2557, tenete giù le mani!
+
+Un'altra volta.... Ma non ricordo più bene il perchè. So che gli si
+doveva comunicare qualche risposta ministeriale a una sua domanda e
+che la comunicazione gli era stata fatta in un modo brutale o da
+fargli capire ch'egli non era più che un numero di matricola.
+
+Eravamo nel periodo della fame, quando stavamo in piedi con la
+pagnotta e la minestra. Noi eravamo già tutti intorno la panca che ci
+serviva da tavola. Ritornò di sopra con la faccia che pareva un
+temporale.
+
+--Che cosa vi è accaduto?
+
+Stette in forse se mangiare o buttar via la gamella.
+
+--Mi è accaduto.... Mi è accaduto che mi si è detto chiaro e tondo che
+io non devo considerarmi ormai più che il 2557 e io ho dato fuori.
+Sissignori, ho dato fuori! Dunque, dissi al direttore, mi considerano
+e intendono trattarmi come un vero delinquente? Sia! La prego però di
+darmi la carta per scrivere al ministro Pelloux che mi faccia
+fucilare! Laggiù non si conosce che cosa sia la dignità umana e io
+gliela farò imparare!!
+
+Noi ci guardammo tutti in faccia come spaventati. Non lo avevamo mai
+veduto con gli occhi stralunati e le guance convulsionate dallo
+sdegno.
+
+--Calmatevi, don Davide.
+
+--Anche il direttore dopo avere veduto che mi aveva indignato mi ha
+detto di calmarmi. Non si è più padroni di sè quando ci si dicono
+certe cose!
+
+--Mangiate la minestra che è quasi fredda, e passate sopra alle parole
+che vi possono dire in un luogo come questo.
+
+--Siete o non siete il 2557?--gli diss'io ridendo e facendolo ridere.
+
+--Lo sono.
+
+E si mise a manducare.
+
+La novità del giorno di Natale è stata che abbiamo potuto, per la
+prima volta, mangiare sulla tovaglia candida, avere il tovagliolo
+candidissimo e servirci dei cucchiai, delle forchette e dei cucchiaini
+di metallo. Era della roba che ci aiutava a rientrare nella società
+che stavamo per dimenticare. Mancavano a completare la tavola
+imbandita i coltelli--arnesi pericolosi per della gente in galera.
+
+L'allegria era assente. Si iniziò il pranzo con un bicchiere di vino
+bianco di botte e con del presciutto tagliato di fresco. Assaggiammo
+una minestra stata cotta sul fornello della trattoria esterna e
+attaccammo, con qualche appetito, un tacchino di Filighera e dei polli
+stati allevati in Liguria, che mandavamo giù tra una forchettata e
+l'altra di insalata giovine. Giungemmo al sabaglione dopo avere
+vuotate parecchie bottiglie valtellinesi, senza dire una parola che
+valesse la pena di essere ricordata sul palinsesto della mia memoria.
+
+Il pensiero dei miei compagni era probabilmente intorno il collo dei
+loro cari. Chiesi pensava alla sua mamma, Federici alla sua signora e
+alla sua bimba che spasimava di vedere, don Davide alla sua Teresa, la
+sorella che lo idolatra e Suzzani a sua madre che nominava sovente.
+
+Potevamo star su fino alle dieci.
+
+Alle otto eravamo tutti a letto.
+
+Chiesi russava maialescamente da dieci minuti.
+
+
+
+
+__Gustavo Chiesi.__
+
+
+Gustavo Chiesi è uscito dalle pagine di Mazzini. Tutto ciò che è regio
+non entra nei suoi ideali. Tutto ciò che è frivolo non partecipa della
+sua esistenza. Le sue alte aspirazioni sono per una Repubblica di
+repubblicani ammodernati dalla vita pubblica.
+
+In un periodo di specialisti, egli è rimasto l'uomo di una coltura
+straordinaria. Volgendosi verso la montagna della sua produzione, si
+può credere che egli abbia dato fondo all'universo. Si è occupato, con
+competenza, di tutto lo scibile umano. Di storia, di scienza, di
+letteratura, di invenzioni, di geografia, d'arte, di navigazione, di
+esplorazioni, di musica, di coreografia, di questioni agrarie, di
+strategia militare, di industria, di drammatica, di legislazione. Egli
+ha biografato mezzo mondo. Da Dante a Cimarosa, da Leonardo da Vinci a
+Cavour, a Cantù, a Crispi. Non c'è uomo illustre nella storia e nel
+rinascimento patrio che non sia entrato nella sua collezione
+illustrata.
+
+_Self-mademan_ del giornalismo italiano, egli si è scelto un motto
+inglese adatto alla sua pertinacia di lavoratore: _time is money_--il
+tempo è danaro. Con una testa costantemente in eruzione e convinto che
+«la volontà è l'anima dell'ingegno e la vittoria del progresso», egli
+resiste al tavolo fino ai crampi nella mano. Passa indifferentemente
+da un soggetto all'altro, senza bisogno di sosta. Smette l'articolo
+politico e riprende la continuazione dell'appendice, consegna al proto
+la pagina critica e si riversa sull'_Italia irredenta_--una
+pubblicazione che deve «tener vivo nelle masse il sentimento della
+loro nazionalità, il retaggio sacro della lingua, la speranza di una
+rivendicazione avvenire».
+
+È difficile trascinarlo in una conversazione che gli faccia perdere il
+tempo e il danaro, ma una volta ch'egli si decida per il riposo, vi
+trovate con un _causeur_ nel vero senso della parola, con un uomo il
+quale sembra non abbia fatto altro nella vita che occuparsi di salotti
+aristocratici o di aneddoti politici o di musica wagneriana. Verso
+sera, quando si aspettava la luce elettrica o si flanellava, gli
+abitatori della quinta camerata lo ascoltavano tra una meraviglia e
+l'altra.
+
+Pareva Villemesant o Rochefort che stesse dettando le sue memorie. Si
+andava dall'Africa--ove era stato due volte come corrispondente del
+_Secolo_--al palcoscenico di una prima donna che ha fatto storia--nel
+dietroscena di Caprera quando donna Francesca rimase col
+generale--alla redazione di un giornale che si ricorda ancora--a un
+periodo tumultuoso che egli sapeva rimettere in piedi tale e quale,
+colla data, cogli incidenti, cogli attori principali, sceneggiando il
+disastro o il trionfo coi colori di una tavolozza arciricca. Un
+semplice paesucolo sconosciuto diventava nella sua bocca di un
+interesse sommo. Ce lo circondava delle industrie e degli uomini della
+regione e ci diceva l'avvenimento che lo aveva reso celebre.
+
+Pur pensando a Cavallotti quasi balbuziente, dubito che il Chiesi abbia
+qualità oratorie. Gli mancano i mezzi vocali e l'inconsapevolezza di
+Castelar che sa stare sulla piattaforma con la tranquillità di uno
+scrittore a tavolino.
+
+Il processo del tribunale di guerra è riuscito a propalare assai più
+il suo carattere, la sua produzione letteraria, la sua attività
+giornalistica.
+
+Prima, quantunque avesse scritto una ventina di romanzi, descritta
+l'Italia da un capo all'altro, il suo nome non era nelle moltitudini
+come oggi. Giornalista che aveva nutrito una legione di giornali, gli
+mancava la simpatia nazionale che gli ha data una condanna la quale ha
+fatto fremere anche coloro che sono agli antipodi de' suoi ideali
+politici.
+
+In Gustavo Chiesi è l'imperturbabilità grandiosa di Danton che dice al
+carnefice di mostrare la sua testa al popolo. È rimasto sul banco
+degli accusati di un tribunale militare come uno stoico. Se ha aperto
+bocca, non è stato per proteggere la sua prosa giornalistica, ma per
+salvare i suoi cooperatori e adempiere al dovere di direttore.
+
+--Io non ho da dire che due brevi cose.
+
+«Prima, ringrazio i miei difensori per la grande dottrina colla quale
+mi hanno difeso. (Era stato difeso dai tenenti Giglio e Corselli).
+Secondo, dichiaro sulla mia parola d'onore che il Cermenati si recò a
+Pavia e a Piacenza soltanto in qualità di redattore del giornale, e
+per nessun'altra ragione.»
+
+E quando Bacci, il sostituto avvocato generale in missione, escluse
+dal numero dei colpevoli Ulisse Cermenati e Arnaldo Seneci,
+amministratore dell'_Italia del popolo_, sulla faccia del direttore si
+diffuse la consolazione. Egli respirava più liberamente. La reclusione
+degli amici gli sarebbe pesata sul cuore come un martirio.
+
+In galera nessuno lo ha mai sentito lamentarsi. Egli lavorava dalla
+mattina alla sera e non sostava che per pensare alla vecchia madre che
+lo piangeva disperatamente.
+
+Pochi idolatrano la famiglia dei genitori e contribuiscono al suo
+benessere come Gustavo Chiesi.
+
+Egli è stato eletto deputato mentre era nel reclusorio di Finalborgo e
+Forlì continuerà ad eleggerlo per un pezzo, perchè Gustavo Chiesi non
+è di coloro che si abbandonano subito dopo che la giustizia delle
+masse ha stravinto la giustizia delle classi.
+
+Conosciuto, lo si ama per la sua intelligenza, per la sua bontà e per
+la saldezza dei suoi principii.
+
+In questi tempi di uomini di carta pesta, un uomo di bronzo, come
+Gustavo Chiesi, diventa, in un ambiente legislativo come il nostro, un
+tesoro nazionale. Tiene in piedi anche i legislatori di pasta frolla.
+
+È dotto, è una biblioteca ambulante ed è una penna incorruttibile che
+perseguita i corrotti.
+
+
+
+
+__A Finalborgo studio degli altri galeotti.__
+
+
+Ci fu un galeotto che ci disilluse tutti. Era il cuoco del
+bettolino--un buon diavolo cogli occhioni pieni di lampeggiamenti e
+con le ganasce lardose. Aveva per noi della vera affezione. Coi pochi
+centesimi che potevamo spendere, si struggeva per farci mangiare meno
+scelleratamente che poteva. Sopratutto era pulito. Ci portava alla
+mattina una minestra per venticinque centesimi, la quale, in galera,
+potevamo dire buona e delle porzioni di gnocchi di patate che
+mandavano in visibilio Romussi.
+
+--Neanche la mia cuoca saprebbe cucinarli così bene!
+
+Gustavo Chiesi, che si interessava assai poco della vita del
+reclusorio e che giurava, di tanto in tanto, che non avrebbe mai
+scritto una riga sulla sua prigionia, aveva della tenerezza per il
+cuoco. Ci diceva che, se andava fuori, voleva fare qualche cosa per
+lui, perchè lo meritava. Sapevamo che era un fratricida, ma avevamo la
+sua parola d'onore ch'egli era innocente. Secondo lui, non fu che il
+caso che lo fece trovare nella stanza ove un altro suo fratello
+scannava il terzo. In galera poi non si può pretendere di trovare
+delle mani immacolate.
+
+Una mattina che avevamo più fame del solito, lo aspettavamo andando in
+su e in giù per la camerata e gettando occhiate per il corridoio
+attraverso la spia.
+
+--Ma questo cuoco?
+
+Giunse in vece sua un recluso dei fatti di maggio. Che aveva? Era
+egli ammalato? Nessuno ne sapeva niente e nessuno ci voleva dire
+niente. Alle nostre interrogazioni, si rispondeva con smorfie che
+suscitavano una curiosità maggiore. Che cosa gli era capitato? Il
+direttore lo aveva condannato a quindici giorni di cella di rigore
+e di camicia di forza. Che cosa aveva fatto? Quando lo sapemmo, lo
+buttammo tutti idealmente dalla finestra, come si fa con una
+persona della quale non si voglia più ricordarsi. Egli si era
+appaiato con uno della sua specie.
+
+Dopo quest'uomo triviale che ci ha trascinati nei bassifondi della
+malavita, è una consolazione ritornare alla superficie dove sono
+esseri di una morale un po' più sostenuta.
+
+Il 598 era il modello di tutti quanti ho conosciuti. Egli gode la
+fiducia del direttore e non ne abusa. È fedele, è rispettoso, è
+astemio e lavora dalla mattina alla sera come un martire. Va da un
+corridoio all'altro senz'essere accompagnato dalla guardia. È il solo
+che esca tutti i giorni dallo stabilimento--accompagnato, si intende,
+dall'agente di custodia--a portare la corrispondenza alla direzione
+dei reclusori ed è il solo che vada fino a Finalmarina a prendere i
+medicinali.
+
+Un giorno, mentre il buon Pascotto stava spolverando la lampada della
+nostra camerata, gli domandai perchè non scappava.
+
+--Voi non avete più che dodici anni da fare. Ma pensate che la vita è
+breve, accidempoli! Nei vostri panni io non esiterei un minuto. Mi
+servirei della casacca per insaccarvi la testa del mio guardiano e
+obbligarlo a sciupare del tempo a distrigarsela e poi direi: gambe
+mie, aiutatemi! Continuerei a fuggire senza mai voltarmi indietro.
+
+Non smise neanche di strofinare la lampada. Per lui erano tutte
+sciocchezze. Lui non era uomo da lasciarsi scaldare la testa. Prima di
+tutto aveva la sua pena da espiare e non intendeva sottrarvisi se non
+gli si faceva la grazia. Aveva violata la legge e la legge doveva
+essere rispettata. Ai suoi tempi era stato un bulo e anche un
+grassatore di strada. Ma adesso aveva fatto giudizio ed era, per lui,
+un piacere mantenersi sulla via retta. La fuga poi, per un povero
+cristo, era una ridicolaggine. Come si poteva scappare colla catena o
+cogli abiti del galeotto?--E quando siete al largo e cercato
+dappertutto dagli agenti di polizia, dove andate a nascondervi? La
+vita del fuggiasco è più grama di quella del recluso. Credetelo. E
+come troverete da mangiare in giro, senza amicizie e senza denari?
+Rubando. E io non farò mai più il ladro.
+
+Egli mi rispondea da uomo emendato, e il mio pensiero incanagliva e
+trepidava, preparandosi una fuga clamorosa e spettacolosa. Lui mi
+parlava di ridicolaggine e di catena, e io sentivo il mare che si
+frangeva fracassosamente sulla spiaggia di Finalmarina. Lui si vedeva
+inseguito dai cagnotti sguinzagliati dalla giustizia che non dà
+tregua, e io mi gettavo sul mare supino e, a forza di gambe,
+raggiungevo la nave straniera che mi accoglieva a bordo a braccia
+aperte. Il 598 si vedeva impacciato, perseguitato e morto di fame. Io
+mi sentivo libero, sulla piattaforma inglese o americana, circondato
+da migliaia di persone che mi salutavano con dei battimani fragorosi e
+mi riempivano le tasche di dollari o di sterline udendomi raccontare
+le avventure della mia fuga e il periodo della fame de' miei amici
+della quinta camerata!
+
+Il 77 era il lavandaio. Era alto come un palo telegrafico, secco come
+il merluzzo e giallognolo come la pelle di un giapponese. Con il suo
+collo esile, sormontato da una testa poco voluminosa, con le sue
+braccia lunghe appese alle spalle come cose floscie giù rasente il
+corpo, con la sua faccia piena di rientrature, pareva uno scheletro
+ambulante.
+
+Gli occhi, nascosti nelle occhiaie profonde sotto le tettoie ossute e
+pelose, sembravano focolari di delinquenza. Erano in essi i guizzi del
+delitto che facevano passare per la schiena l'aria fredda.
+
+Tutte le volte che lo guardavo, mi obbligava a liberarmi dai fremiti
+che mi suscitava con degli scotimenti di spalle. La sua bocca a culo
+di gallina e il suo mento che tirava da sinistra a destra, mi
+riassumevano il tipo del luogo.
+
+Aveva la mano denutrita e le dita lunghe del fantasma. Si movevano
+come tentacoli. Prendevano la biancheria sporca con un movimento
+meccanico. Sul cuore del 77 era il listone nero del suo trasporto, e
+sulla sua testa gibbosa era il berretto giallo a spicchio che lo
+incadaveriva.
+
+Come tutti i sanguinarii, era di modi carezzosi. Parlava con dolcezza
+e non si lamentava mai della sua sorte. Una volta che gli domandai se
+pensava di rientrare nella vita sociale, mi offerse una presa di
+tabacco con una spallata di sprezzo. Pareva volesse dire: Società
+ingrata, non avrai le mie ossa! I suoi compagni mi dicevano che era
+religiosissimo. Non mangiava mai senza farsi il segno della croce e
+non andava mai sulla branda senza prima essersi inginocchiato a
+ringraziare il Signore Iddio di averlo mantenuto buono anche in quella
+giornata.
+
+Tra tutti i condannati della quinta camerata preferiva don Davide. Il
+sacerdote nel camiciotto del recluso gli faceva sanguinare l'anima.
+Non gli pareva giusto che un uomo di «talento», come diceva lui, fosse
+in prigione per avere del «talento».
+
+Don Davide si soffiava il naso sovente a Finalborgo. Aveva preso un
+raffreddore che gli era divenuto cronico. E il lavandaio, di nascosto,
+gli lavava un fazzoletto al giorno e glielo portava pulito e piegato
+come una cosa proibita dal regolamento.
+
+L'udito del 77 era molto difettoso.
+
+C'era un recluso che aveva già scontato otto anni e che anche nel saio
+della casa di pena non aveva perduto la caratteristica del mestiere
+che esercitava prima di essersi intriso le mani nel sangue dei suoi
+simili. Lo si vedeva e si pensava al palcoscenico. Egli non poteva
+essere che un calcascene. Il suo viso era una ditta teatrale. Una di
+quelle facce grassottelle di venticinque anni, con la carne biancastra
+della gente che va a letto quando la notte sfittisce, con
+l'ombreggiatura per la mezza faccia della barba fitta e nera che ha
+subito il contrappelo e con gli occhioni dalle pupille fulgide nella
+vivezza lattiginosa che inondano l'assieme di una bontà infinita.
+
+La sua vita di «scrivanello»--una vita che lo lascia libero tutto il
+giorno e gran parte della notte--non gli ha fatto dimenticare che gli
+mancano quattro anni, anni che egli chiamava quattro secoli anche
+quando gli si diceva che la sua liberazione non poteva essere lontana.
+
+Le lettere che riceveva dalla famiglia gli rinverdivano le speranze
+ogni tre mesi, ma, tra l'una e l'altra del trimestre, aveva dei
+momenti neri di ipocondria. Gli pareva che più nessuno pensasse a lui.
+Prima che venisse l'indulto me ne fece leggere una la quale gli dava
+l'idea che finalmente il sovrano si era commosso del suo stato. Egli
+era convinto che S. M. stava per firmare la sua grazia. Ma il giorno
+che mi vide partire senza novità per lui, ricadde nella disperazione.
+
+--«Non mi dimentichi!» mi disse. E dicendolo si asciugava gli occhi,
+volgendosi dall'altra parte. «Se posso ritornare a casa, le assicuro
+che non mi vedranno più in questi luoghi. L'ho scontata troppo cara
+per dimenticare la vita del recluso. Poi ho la mamma e la sorella che
+mi vogliono un bene dell'anima. Lei ha letto l'ultima loro lettera e
+può dire se hanno del cuore.»
+
+Di mattina, era addetto al medico. Registrava la medicina da mandarsi
+a prendere. Dopo, andava per le camerate a raccogliere le ordinazioni
+mangerecce, e nel pomeriggio, fino magari dopo la mezzanotte, rimaneva
+con un galeotto perpetuo a preparare gli specchietti del movimento
+amministrativo quotidiano.
+
+Il suo numero di matricola era il 2107.
+
+Prima dell'attore veniva da noi, col libro della spesa e il calamaio
+attaccato per un lembo di pelle al bottone della giacca, uno
+scrivanello che aveva ammazzato un carabiniere il quale lo aveva
+sorpreso a svaligiare una _carbona_ (casa) fuori di porta Magenta.
+L'omicidio gli aveva dato modo di rimanere fuori dalle unghie della
+giustizia per parecchi mesi. Ma la gatta, anche dopo una paura
+maledetta, va al lardo fin che vi lascia lo zampino. E un bel giorno
+lo agguantarono con degli altri ladri o degli altri grassatori e lo
+mandarono in galera con una sentenza di vent'anni.
+
+Era recidivo, qualche _colpo_ gli era andato bene e sapeva adattarsi
+all'ambiente in un modo meraviglioso. Quando la direzione non lo
+imbestialiva coi conti che gli aveva affidato, non si accorgeva di
+essere in un reclusorio. Lasciava l'ufficio verso mezzanotte e dalla
+spia della nostra camerata lo rivedevamo al lavoro prima delle
+quattro.
+
+Qualche volta, se la guardia che lo accompagnava non gli era vicino,
+gli dicevo che faceva male a lavorare tante ore in un periodo in cui
+gli operai che mangiano meglio si agitavano per un orario quotidiano
+di otto. Vi ammalerete e andrete al cimitero senza rivedere Milano.
+
+Mi rispose che stava meglio in ufficio che in infermeria, ove poteva
+coricarsi e alzarsi presto senza svegliare alcuno. L'infermeria è uno
+stanzone lunghissimo con delle finestre libere dai cassoni e con due
+filate di letti quasi sempre vôti.
+
+--Come, vi lamentate di dormire sulla materassa?
+
+--Non mi lamento, ma lei non sa....
+
+--Datemi del voi, gli dissi celiando. Sapete bene che il regolamento
+proibisce ai detenuti di servirsi di un pronome che non sia di seconda
+persona plurale.
+
+--Giusto, voi non sapete che in letto--anche sulla materassa--sto
+male. È l'unica cosa alla quale non sono mai riuscito ad abituarmi. Il
+galeotto è incatenato alla branda. Ora, mettetevi nella mia posizione,
+e vedrete che darete la preferenza al pisolino sulla scranna dello
+scrivanello. La lunghezza della catena non mi permette che di mettere
+il piede in terra dalla parte dell'anello e di rimanere, se non voglio
+scorticarmi, in una posizione supina. Il letto, per me, è una tortura.
+
+Fu lui che ci iniziò ai pasti dei peperoni, dei pomidori,
+dell'insalata di cipolle e di patate coll'aglio e di fagiolini tirati
+fuori dalla pasta del convento, quando la minestra era coi fagioli.
+
+Egli è piuttosto piccolo, con la pelle sulla faccia scura e butterata,
+con gli occhi un po' loschi e con le estremità del taglio della bocca
+non esattamente equidistanti. È tutt'assieme una figura rapace.
+
+Lo abbiamo perduto per avere alzato il gomito. Poco abituato a bere,
+un giorno era riuscito ad ubbriacarsi. Lo trovai nel letto della
+infermeria incatenato alla branda, con la cuffia di cotone bianco
+sulla fronte, che stava aspettando la sbriacatura.
+
+--Che cosa fate? gli domandai.
+
+--Non ho potuto alzarmi alla solita ora per un po' di vino brusco.
+Accidenti al vino brusco!
+
+All'indomani, o qualche giorno dopo, il direttore lo mandò nell'altro
+reclusorio a mia insaputa e io non ho potuto restituirgli lo
+Stecchetti che mi aveva imprestato per passare il tempo.
+
+Lo scrivanello lo sapeva quasi tutto a memoria.
+
+
+
+
+__Fra i passatempi dei condannati.__
+
+
+Fra i passatempi dei condannati giornalisti nel Reclusorio v'era pur
+quello di mettere in versi i fatti che destavano qualche impressione.
+Come saggio pubblico le seguenti strofe di don Albertario. La notte
+dal 26 al 27 novembre una libecciata terribile devastò la sponda
+ligure e recò gravi danni in mare e in terra. A Finalborgo furono
+schiantati alberi, trasportati dal vento comignoli e tetti; il camino
+della caldaia a vapore del Reclusorio di Finalborgo venne spezzato a
+metà, cadde sull'infermeria del carcere, sprofondò il tetto e, per
+prodigio, non schiacciò nei loro lettini gli ammalati. Al mattino si
+celebrò il fatto doloroso, con le strofe di don Albertario:
+
+ O cielo di Liguria, o ciel furioso,
+ E quando, dimmi, la farai finita
+ A ridonarmi il sol, la nostra vita,
+ Che tieni dentro al guardaroba ascoso?
+
+ Qui, dal tepido mar, dall'alpi algenti,
+ Scendon sul lido alla battaglia atroci
+ Scirocco e Tramontana, e a lor veloci
+ Schieransi intorno i bellici tormenti.
+
+ Dense le negre nubi e gonfie d'ire
+ In groppa ai venti stendonsi pel campo;
+ Il tuono scoppia inseguitor del lampo,
+ De' mostruosi guerrier folle è l'ardire.
+
+ Dalle cime native il ghiaccio chiede
+ Borea e lo muta in grandine funesta;
+ Libeccio intanto del Tifone appresta
+ L'arma a Scirocco che terribil riede.
+
+ «Pel Simun, rugge, per le arene e il fuoco
+ «Del genitor deserto, il giuro al cielo,
+ «In fra le nevi porterò lo sgelo
+ «E di Borea il mugghiar farassi fioco.
+
+ «Siccome nebbie spersi carovane,
+ «Come fuscelli sprofondai navigli,
+ «Ho atterrato i leon quasi conigli; ... ,
+ «Rido del soffio delle Tramontane.»
+
+ Sì dice--e fiero e furibondo attacca
+ Con Libeccio e Tifon, colle saette
+ Sferza Aquilon dalle scoscese vette
+ I suoi guerrieri e lo Scirocco fiacca.
+
+ Le navi trottolâr nell'oceáno,
+ E in un baleno l'inghiottisce il gorgo;
+ Crollano torri e case; a Finalborgo
+ Del fornello il camin vien raso al piano.
+
+ O cielo di Liguria, o mar Tirreno,
+ E quando l'aure e l'onde tue saranno
+ Serene e quete ed avrà fine il danno
+ Orrendo inflitto al dolce lido ameno?
+
+ Non fia sicuro sullo stelo il fiore,
+ E allo stranier che ti sospira ed ama.
+ Colle tempeste appagherai la brama
+ Di qui svernar sul suolo dell'amore?
+
+ Torvo risponde il Ciel: «Allor letizia
+ «Del suo sorriso abbellirà la terra,
+ «Quando fien salvi i prigionier di guerra,
+ «E a splender torni il sol della giustizia.
+
+ «Ma fin che a Finalborgo, tra le pene,
+ «Giaceranno innocenti, il mar col flutto,
+ «Col vento il Ciel, semineran tal lutto
+ «Che in pianto scioglierà fin le catene.»
+
+
+
+
+__Costantino Lazzari.__
+
+
+Tra l'ottanta e l'ottantatrè i pionieri del movimento marxista
+continuavano a battere il chiodo che, se si voleva organizzare i
+mestieri, bisognava costituire un partito puramente operaio, il quale,
+a suo tempo, avrebbe potuto trasformarsi in partito socialista
+italiano. Parecchi operai, che studiavano e frequentavano i circoli di
+studi sociali, si misero a concionare in questo senso, e subito dopo
+la morte di Carlo Marx la loro organizzazione si potè dire iniziata.
+
+Ormai, si disse, l'operaio farà da sè. Chiunque si occupava di
+questioni sociali e non aveva i calli del lavoratore alle mani, veniva
+considerato una specie d'intruso. Lo si vedeva negli angoli dei
+meetings come un rognoso.
+
+Coi pregiudizi che pullulavano nella testa operaia e con la stampa che
+blatterava di progresso e dava eternamente ragione agli intascatori di
+lavoro non pagato, senza un giornale che stimolasse, che aiutasse, che
+confortasse, che difendesse e che rivelasse la vita che si svolgeva
+negli stabilimenti padronali, gli operai non avrebbero potuto tener
+duro.
+
+Un giornale era necessario. Senza di esso sarebbero stati calunniati,
+schiacciati. Non si domandarono neanche chi di loro sapeva scrivere o
+chi di loro sapeva mettere assieme un foglio qualunque. L'esperienza
+li avrebbe fatti andare sulle pedate degli altri. Il loro partito era
+nuovo e nuovi dovevano essere gli scrittori. Non si trattava di
+scrivere in ghingheri. Si trattava semplicemente di dire chiaro e
+tondo che cosa volevano, dove tendevano, a che cosa aspiravano. Non
+altro. E il _Fascio Operaio_--voce dei figli del lavoro--il 29 luglio
+1883 era già nelle mani del pubblico. Lo scopo della pubblicazione era
+condensato in queste parole di Malon stampate a destra, in corpo otto,
+sotto il titolo del giornale: «Se non pensano a far da loro gli operai
+italiani non saranno mai emancipati.»
+
+Nel primo articolo intitolato «chi siamo e che cosa vogliamo»,
+dicevano apertamente che erano «operai nel più stretto senso della
+parola, cioè, operai manovali».
+
+«Siamo i figli di quella immensa moltitudine a cui la vita non è
+concessa che a patto di una perenne produzione--di quella classe che
+lavora e soffre, senza adeguati compensi--che vede il frutto delle
+proprie fatiche aumentare le ricchezze dei capitalisti.»
+
+L'attività dei redattori del _Fascio Operaio_ era infaticabile.
+Restando al lavoro, tenevano conferenze ogni sera, organizzavano la
+lega di resistenza ogni volta si trovavano coi compagni, e scrivevano
+articoli ogni settimana. In due mesi la «voce dei figli del lavoro»
+seppe preparare e inaugurare un Congresso operaio a cui il _Fascio_
+mandava il suo saluto «perchè i congressisti erano puramente dei
+lavoratori che si ispiravano alla loro coscienza di lavoratori».
+«Siate uomini nuovi, diceva loro. Due siano le vostre stelle polari.
+L'eguaglianza di tutti gli uomini in faccia alla giustizia e
+l'indipendenza della personalità umana.»
+
+Il _Fascio Operaio_ discuteva i problemi operai, polemizzava coi
+giornali che si occupavano dei redattori e dei loro articoli,
+decomponeva, a poco a poco, il Consolato operaio nelle mani dei
+romussiani, e attaccava, con qualche violenza, la democrazia al dorso
+del _Secolo_, chiamandola «vile». Cavallotti, che fino dai tempi del
+_Gazzettino Rosa_ aveva imitato don Margotti, tenendo nella sua casa
+il casellario degli uomini pubblici--casellario che se venisse
+pubblicato adesso sorprenderebbe molti e susciterebbe polemiche
+infinite--si era occupato anche dei redattori del _Fascio_ e
+specialmente di Costantino Lazzari, il quale, oltre essere il
+redattore capo del Fascio, era l'anima del partito operaio.
+
+Per capire l'importanza dell'accusa contro Costantino Lazzari, bisogna
+ricordarsi che nell'86 Cavallotti aveva già assunto il carattere di
+_leader_ parlamentare ed aveva già iniziato il sistema di inseguire e
+snidare i corrotti dovunque li trovava o li sapeva.
+
+Nel salone dei Giardini Pubblici, ove aveva finito di parlare
+Cavallotti sulle elezioni generali, non appena il redattore capo del
+_Fascio_ si permise di domandare la parola, si sentirono voci
+spaventevoli.
+
+--Fuori le spie! fuori le spie!
+
+Chi erano le spie? I redattori del _Fascio_. Ma l'indiziato era
+Costantino Lazzari. Tanto è vero che nel questionario, che invitava
+Cavallotti a dare «risposte categoriche in nome della verità e della
+giustizia», c'era questa interrogazione:
+
+--È giusto paragonare il compagno Lazzari ad un agente di polizia?
+
+Cavallotti non volle mai smentire l'accusa e non volle mai dire
+pubblicamente su quale documento era basata. Ma tutti gli amici
+dell'autore di _Anticaglie_ sapevano e sanno che l'accusa era basata
+su una ricevuta di cinquecento lire, firmata da Costantino Lazzari,
+nelle mani di Nicotera, ministro dell'interno. Chiunque di noi
+l'avesse veduta senza cercare altro, non avrebbe potuto venire ad
+altra conclusione. Cioè che Costantino Lazzari non aveva schifo dei
+fondi segreti. Ma la cosa non è così. E ne parlo appunto per
+distruggere una calunnia che perseguita Lazzari da parecchi anni. Non
+lo si può dire prudente, questo no. Prendere del danaro per un partito
+senza domandare da che parte venga, con la scusa che il denaro non ha
+«odore», è un po' arrischiato. Ma in verità Costantino Lazzari entrò
+come un sorcio nella trappola. Non sapeva del tranello. Gli si
+esibirono cinquecento lire per il partito in un momento elettorale, le
+prese, e le consegnò intatte al partito senza curarsi d'altro. Un
+fatto consimile è avvenuto tra i socialisti di Londra. I _tories_
+diedero parecchie centinaia di sterline a un _leader_ socialista per
+moltiplicare le candidature socialiste tra il candidato _tory_ e il
+candidato liberale. Il giuoco era che col terzo candidato i liberali
+avrebbero perduto i voti che venivano dati ai socialisti e quindi qua
+e là dei collegi. Si gridò al _tory money_, come qui si gridò alla
+spia. Ma il _leader_ inglese e il _leader_ italiano poterono salvarsi
+mostrando, come Walpole, le mani pulite.
+
+Dopo questo fatto il _Fascio Operaio_--del quale parlo perchè è come
+parlare di Costantino Lazzari--e il partito operaio subirono le
+violenze prefettizie e passarono attraverso un uragano indemoniato. Il
+Comitato Centrale del partito operaio italiano venne sciolto, il
+_Fascio Operaio_ sospeso e la redazione intiera messa sotto chiave al
+Cellulare per ottanta giorni. I condannati furono cinque, tra i quali
+Costantino Lazzari, a tre mesi di carcere e a trecento lire di multa.
+
+E il _Fascio Operaio_ risorse, dicendo che «il socialismo è un gigante
+che nessuna forza può vincere».
+
+In Costantino Lazzari è rimasta l'avversione del Fascio Operaio per
+gli «intrusi». Un socialista dottore o avvocato o scrittore o
+ingegnere o architetto gli fa torcere il viso dall'altra parte. Ha per
+tutti costoro un'antipatia invincibile. Li chiama i socialisti dal
+panciotto bianco o i socialisti dal _gilé de gess_.
+
+Si dice che la gratitudine non sia il suo forte. Ma è indubitato
+ch'egli, giovanissimo, si è dato la briga di soccorrere la sua
+famiglia povera, e di mantenere alle scuole di Milano una sua sorella
+e un suo fratello.
+
+Ha rinunciato alla carriera commerciale per dedicarsi completamente al
+socialismo. Ma le vicissitudini dell'esistenza tribolata gli hanno
+fatto riprendere la via di prima. Egli è ora commesso viaggiatore. È
+stato in prigione più di una volta. Ma i giorni di Finalborgo gli sono
+ancora sullo stomaco. Perchè il Lazzari si considera il povero
+Fornaretto del processo dei giornalisti. Egli era nell'Umbria ed è
+andato in galera per i tumulti di Milano!
+
+Ha un'istruzione tumultuaria, è un conferenziere improvvisatore, ha
+una tendenza sentita verso la misantropia, ed è disgustato degli
+uomini e della vita.
+
+Se dovessi riassumere Lazzari, direi, con Tommaso Grossi, ch'egli è un
+«orso mal leccato».
+
+
+
+
+__Si muore di fame.__
+
+
+Per ricordarmi di queste giornate negre, ammucchiavo le mie
+impressioni sui margini, sui frontispizi e sotto e sopra gli indici
+dei libri. Mi servivo di un moncone di lapis che tenevo nascosto tra
+il dorso e la legatura di un volume, il quale rimaneva con me giorno e
+notte. I libri che giovano di più al prigioniero sono quelli che
+offrono più spazio.
+
+Quelli che hanno cinque o sei pagine bianche prima di arrivare alla
+prefazione, che incominciano e finiscono i capitoli con dei vuoti
+preziosi, che sono stampati in modo da lasciarvi una linea tra una
+riga e l'altra e che terminano in fondo col lusso della entratura. A
+me, per esempio, sono stati di grande giovamento la grammatica tedesca
+del dottor Friedmann e le _Ascensioni Umane_ del Fogazzaro. Mi hanno
+permesso di scrivere un volume su ciascun volume. Se dovessi ritornare
+in prigione e qualcuno volesse regalarmi qualche libro, non dimentichi
+di dare un'occhiata agli spazi.
+
+Copio, o meglio completo i periodi coi riempitivi che lasciavo fuori
+per economia.
+
+«Il periodo della fame venne inaugurato stamane, sei settembre. Se lo
+avessi saputo prima, ieri sera mi sarei imbottito con un pranzo
+luculliano. Non si è mai contenti. Era una giornata che ci aspettavamo
+di minuto in minuto, ed ora che è giunta troviamo che è giunta troppo
+presto. Io poi, che non ho tanti denari da spendere, non dovrei
+tormentarmi con queste seccature di gola. Tanto più che mi rincresce
+di stare a tavola cogli amici, che non sono capaci di mangiare in
+santa pace il loro pranzo, senza costringermi, con la massima
+gentilezza, ad assaggiare un po' di questa o di quella pietanza.
+Adesso siamo pari. La nostra mensa è diventata la mensa degli uguali.
+
+«Che cani! Ci hanno portato via penne, calamai e lapis. Sono venuti a
+prendere i libri per registrarli. Ho domandato il permesso di scrivere
+una lettera per comunicare agli amici l'avvenimento, ma mi si è detto
+che il regolamento non mi autorizza a scriverne che una al mese.
+Chiesi, che è alla reclusione, non può scriverne che una ogni tre. A
+proposito, egli è alla reclusione, e rimane con noi. Dunque non c'è
+differenza che nelle spese e nelle lettere. Lui può spendere
+venticinque centesimi e noi, alla detenzione, trentacinque.
+
+«Non riuscirete mai, signori aguzzini, a farmi capire l'utilità
+sociale di impedirci di scrivere per tenerci qui a guardarci l'un
+l'altro. Seguitiamo a chiacchierare sulla dieta. Nessuno ha paura. Se
+non sono morti quelli con la catena che la subiscono da anni senza
+migliorarla col sopravitto, vuol dire che non si muore.
+
+«Le latrine sono indecenze primitive. Mi sono messo con la faccia alla
+ferriata della prima finestra e sono stato lì per recere. Sotto, nel
+cortile, è un mastellone nascosto da un murello a curva, che lascia
+venir su una puzza velenosa. È il mastellone dei condannati addetti ai
+lavori domestici. Il direttore di questa casa di pena deve avere
+l'olfatto molto ottuso. In tutto il penitenziario non c'è una latrina.
+Ciascuno fa i suoi bisogni come in un bosco. Peggio che in un bosco.
+Perchè qui non potete alzarvi e andarvene via. Qui vi si lascia il
+mastellone che riceve il materiale di tutta la camerata tutto il
+giorno e tutta la notte. Non lo vuotano che alla mattina e nel
+pomeriggio. Noi, per fortuna, non siamo che in sette. Immaginatevi il
+fetore costante di una camerata di settanta o ottanta individui! C'è
+però un guaio anche nella nostra. In alto alla parete sono due
+finestrucole che comunicano con una camerata piena di reclusi. Di
+notte e di giorno riceviamo la loro atmosfera appestata e siamo
+condannati a sentirli trullare come maiali!
+
+«Non è la prima volta che mangio la pagnotta, ma era un pezzo che non
+la sbocconcellavo. Me la hanno portata e mi sono ricordato degli
+ultimi tozzi di pane bianco che ho dato al recluso che ci porta il
+barile dell'acqua. Come sarebbero buoni, adesso! In un reclusorio non
+mi aspetto il pane di fantasia. Ma certamente mi aspetterei un pane
+migliore di questo. I cavalli ne mangiano del più buono. Le nostre
+sono pagnotte di mollica ammassicciata. Non è la mollica pastosa,
+duttile, allungabile, come quella del pane dei signori. È una mollica
+friabile, di un colore brunastro e di un sapore sciapito.
+
+«Ho sempre sentito dire che la crosta solida è un indizio della bontà
+del pane; Dev'essere abbondante, fitta, resistente, cotta bene. Questa
+è molle, sottile, che si stacca senza fatica, che ritiene la ditata
+non appena la premete leggermente. Ha un colore tra il rosso-bruno e
+il giallo-dorato.
+
+«Fanno sul serio. È cessata anche la pulizia domestica. Prima ci
+facevano scopare la camerata e lavare la gamella dai galeotti. Adesso
+ci si è detto che la cuccagna è finita. Benissimo. Non marciremo
+neanche per questo. Il male è che con la minestra condita d'olio la
+latta rimane unta. Senza acqua calda ci ungiamo come guatteri e ce le
+laviamo male. Ciascuno di noi si è scelta la giornata di pulizia.
+Lunedì Lazzari, martedì Federici, mercoledì Valera, giovedì Chiesi,
+venerdì Ghiglione, sabato don Davide, domenica Suzzani. È un movimento
+igienico. Si puliscono e si mettono a posto i tavoli e si scopa due
+volte il giorno. I più volonterosi e i più abili sono indubbiamente
+Lazzari e Federici. Entrambi scopano adagio, passano l'arnese sotto le
+brande, si fermano a far uscire i crostini dalle commessure tra
+mattone e mattone e tra pietra e pietra e si tirano a dietro il
+materiale fino in fondo, senza lasciare per la via polvere e briciole.
+Scopa bene anche don Davide, ma non con la diligenza degli altri due.
+Se al sabato si dimentica del suo turno, il Chiesi, gli grida subito
+alle spalle:
+
+«--Non più privilegi e non più privilegiati!
+
+«Il Ghiglione, campagnolo, scopa male, lo fa di mala voglia e pulisce
+i tavoli come un uomo che si senta umiliato.
+
+«La direzione di qualunque casa penale vende ogni mese la _Rivista di
+discipline carcerarie_, diretta dal Beltrani-Scalia, direttore delle
+carceri (ora, come si sa, ha preso il suo posto il Canevelli). Lo
+scopo della rivista è pio. È di assistere con delle sottoscrizioni i
+figliuoli derelitti dei condannati. Una cosa la quale vi suggerisce
+che la società punisce più i figli che i genitori. Perchè mette sotto
+chiave i secondi e lascia sulla strada i primi.
+
+«Le ultime pagine sono occupate dal movimento dei liberati dagli
+stabilimenti penali durante il mese. In agosto hanno lasciato uscire
+54 uomini e 6 donne per grazia sovrana, 299 uomini e 12 donne per
+indulto e 31 maschi e 2 femmine condizionalmente.
+
+«La tabella dei liberati condizionalmente prova che l'Italia è più
+crudele d'ogni altra nazione. L'Inghilterra, punto tenera pei suoi
+delinquenti, dà loro modo, colla buona condotta e col lavoro
+persistente, di guadagnarsi tre mesi su ogni anno. Conquistandosi il
+numero fisso di marchette, il condannato, poniamo, a sei anni, è
+sicuro di non rimanere in carcere che quattro anni e mezzo. Il nostro
+sistema non assicura nulla al condannato e premia la condotta
+incensurata con una lesineria che fa piangere. Deduce, su per giù, da
+un anno a un anno e mezzo per ogni dieci anni di galera!
+
+«Ne scelgo uno. N. A., di Napoli, contadino, condannato a dodici anni,
+è uscito a 37 anni, dopo avere scontato una pena di undici anni ed un
+mese!
+
+«Nella stessa tabella si nota che la donna subisce gli stessi rigori.
+A. L., di Palermo, entrata nella casa di pena a 38 anni, con una
+condanna di vent'anni per omicidio, è uscita dopo una pena di diciotto
+di lavori forzati. Che tigri!
+
+«Aggiungo che la liberazione dei condannati non dovrebbe mai essere
+lasciata all'arbitrio del direttore--il quale è, novantanove volte su
+cento, parziale e crudele.
+
+«Non so se dipende dalla dieta. Ma con una dieta scellerata e
+insufficiente ho perduto persino la voglia di leggere. In un mese non
+sono riuscito a rileggere il primo volume dei _dieci anni_ di Louis
+Blanc. Sbadiglio spesso, e spesso, dopo una specie di torsione alla
+regione epigastrica, mi istupidisco in un sopore che mi spaventa. I
+miei amici di camerata mi dicono che mangio troppo poco e che butto
+via troppo sovente la minestra. Non so che farci. È una minestra che
+mi ripugna e che non so ingoiare nè asciutta nè col brodo. Ci sono dei
+cani liberi che la lascerebbero nella scodella. Ho notato una certa
+sonnolenza anche negli altri. Più di una volta ho veduto Federici
+fermarsi sulla pagina, coi gomiti sul tavolo e la faccia nelle palme.
+Alle undici antimeridiane d'ieri ho sorpreso don Davide che
+dormigliava sul breviario. Anche Lazzari subisce la stessa legge di
+prostrazione. Rimane assopito per delle ore. Forse è perchè egli legge
+troppo di notte. In Chiesi ho notato che la sua respirazione notturna
+è diventata più rantolosa.
+
+«Ci hanno portato di sopra delle lettere piene di cancellature. A noi
+che abbiamo il limone per diseppellire le parole dai neracci del
+direttore, importa poco. Ma mi piacerebbe che qualcuno, mi rivelasse
+l'utilità di queste soppressioni di parole. Una volta che siamo
+condannati, che cosa deve importare a voi che qualcuno ci faccia
+sapere un breve minuto della vita del mondo dal quale siamo stati
+espulsi con tanta violenza? È una cretineria da mettersi con le altre
+che si commettono in questi luoghi.
+
+«Il mio amico Mario Borsa, corrispondente londinese del _Secolo_, mi
+manda una rivista mensile per tenermi al corrente dei grandi fatti
+europei. Una rivista estera non può impensierire alcuno. Qui
+impensierisce. Il direttore mi ha fatto chiamare in direzione per
+dirmi che non poteva darmela perchè ci sono in essa articoli che si
+occupano di cose che non devo sapere! Suppongo per un minuto che vi
+sia qualche narrazione sui fatti di maggio. Nossignore, me la nega
+perchè vi è un articolo sulla guerra tra gli Stati Uniti e la Spagna!
+Sono o non sono un giornalista? Una società che corregge e non abbia
+per compito di mandarmi fuori imbecille, dovrebbe procurarmi, anche a
+proprie spese, le riviste ed i giornali che mi dovrebbero tenere al
+corrente di tutto ciò che avviene. Non vi pare? Anche al Chiesi hanno
+trattenuto delle riviste francesi per le stesse ragioni. Asini!
+
+«Piove. Quando piove, il condannato perde il diritto all'aria e al
+moto delle gambe. Senza uscire dalla gabbia si diventa di umore nero.
+È una meraviglia che uno non s'avventi sull'altro. Ci si tiene nella
+camerata sino a quando il cielo si rasserena. E in questa regione,
+quando incomincia a diluviare, è capace di tirare innanzi senza
+interruzione per una settimana. Nella camerata al dorso della nostra
+sembrano diventati tanti leticoni indiavolati. Di tanto in tanto
+qualcuno si sfoga gridando: aria! In uno stabilimento di tanta gente
+ci dovrebbe essere anche il passeggio coperto. Ma non ci si pensa.
+Perchè il bestiame in galera può crepare senza inumidire l'occhio
+sociale.
+
+«La visita del medico che abbiamo avuta ieri l'altro mi ha fatto un
+effetto strano. Mi parve un uomo incaricato di venire a vedere se
+avevamo ancora delle giornate da vivere. Sì, o signori aguzzini, siamo
+languidi più di ieri, ma non siamo ancora moribondi. Anche col vitto
+insufficiente possiamo vivere degli anni.
+
+«La nota di ieri è stata un po' baldanzosa. Si indebolisce lentamente
+e lentamente mi pare che si perda la memoria. Stamane, parlando degli
+affamati americani al polo Nord, non ho saputo rammentarmi il nome del
+generale che venne trovato inconscio vicino al cadavere di un nero che
+gli era stato fedelissimo. E non me lo ricordo neppure adesso. Questo
+fatto mi mette addosso del freddo. Credo che a grado a grado ci
+avviamo verso l'abolizione della intelligenza. Usciremo delle pagine
+bianche. Non sapremo più neppure di essere stati in prigione!
+
+«Siamo calati tutti di peso. Il pancione di don Davide è rientrato di
+molto. Forse sarà l'effetto della rasatura dei baffi, ma il naso di
+ciascuno di noi mi riproduce il naso dell'allampanato. Anche il
+Federici è dimagrito. Parla poco e fa dei pisolini ripetuti con pochi
+intervalli. A Chiesi si sono formate le scodellette sotto gli occhi.
+Il naso di Ghiglione pare il becco adunco dell'aquila. La faccia di
+Suzzani è accesa e si è spiritualizzata. Egli mi ha detto che si sente
+di tanto in tanto dei dolori dietro l'orecchio destro. Noto tutto
+senza spiegare nulla. Lazzari ha avuto degli stringimenti pilorici.
+Dorme poco, e durante il sonno parla con delle interiezioni di dolore.
+
+«A me non passa più nulla. Federici mi ha dato un cucchiaio della sua
+magnesia effervescente. Per una concessione speciale egli può
+tenersene un vaso e farselo riempire quando è vuoto. Se ne prende una
+cucchiaiata ogni mattina in due dita d'acqua. Mi ha fatto bene. Ho
+potuto trangugiare la gamella di pasta senza gli impeti di repulsione.
+Sento che mi ritornano le forze. Leggo e più rapidamente. Ieri ero
+proprio in uno stato compassionevole. Ho dovuto domandare il permesso
+di adagiarmi sulla branda. Mi sentivo vicino al deliquio. Sdraiato,
+ebbi degli assopimenti leggeri. Mi pareva di essere in decomposizione.
+Rimasi più di tre ore col dorso completamente abbandonato allo
+stramazzo. Non sentivo più che il languore delle braccia ed un certo
+calore insolito alle tempia.
+
+«Il grido che si muore di fame è nell'aria.--Tutte le camerate ci
+fanno chiedere dei bocconi di pane. Noi, che soffriamo un po' tutti di
+inedia, mandiamo gli avanzi delle nostre pagnotte ai 35 minorenni
+della camerata quasi in faccia alla nostra. Tra loro sono pochissimi
+quelli che possono spendere per il sopravitto. Devono essere tutti
+poveri o figli di poveri. Don Davide, che ha tra loro il suo chierico,
+va a dir messa spesso collo schianto del cuore. Gli rincresce di non
+avere sempre un boccone di pane da dargli. Quel ragazzo patisce la
+fame sotto la sorveglianza governativa! Se fossi direttore dello
+stabilimento butterei via lo stipendio. Non saprei mangiare coi piedi
+sotto la tavola senza pensare al battaglione di affamati sotto la mia
+custodia. Il grido dei minorenni mi sospenderebbe il boccone in gola.
+
+«Stanotte sono stato svegliato da un grido acuto di qualcuno che stava
+male nella camerata al dorso della nostra. Non ci ha lasciato più
+dormire. Aveva il rantolo bronchiale ed emetteva gemiti che si
+ripetevano anche dopo che la guardia gli vociava dalla spia:
+
+--«Fate silenzio, che domani andrete dal medico!
+
+«Un compagno deve averlo soccorso con una goccia d'acqua. Ho sentito i
+suoi piedi nudi che correvano da una parte all'altra.
+
+«Come deve essere triste morire in questo luogo!
+
+«La luce misurata dai cassoni alle finestre finisce per indebolirci la
+vista. A me si è dilatata la pupilla e Lazzari si lamenta di non avere
+un paio d'occhiali. L'indebolimento gli ha come paralizzato i nervi
+ottici.
+
+«Alla domenica c'è sempre speranza di rifarsi lo stomaco con una
+gamella di brodo e 250 grammi di carne. È sovente una grande
+disillusione. Più di una volta si è obbligati a sbattere via tutto. Il
+brodo è grasso con gli occhi dell'olio alla superficie che fanno venir
+voglia di vomitare, o è magro come l'acqua bollente. Manca sempre di
+sale. Quello di stamane vale un fico secco. La carne è peggiore. La
+carne di questa domenica è squamosa, sciapita, dura come il corame.
+L'ho voltata e rivoltata sotto i denti senza riuscire a masticarla.
+Pazienza, aspetterò quella di domenica ventura. Siamo sotto l'azione
+del regime forcaiolo da qualche mese e non abbiamo veduto neppur
+l'ombra della commissione. Questi signori, che assumono una carica
+così importante e poi la trascurano, meriterebbero un po' di
+reclusione. La loro assenza dovrebbe essere considerata un delitto.
+Ah, se fossi io il loro giudice! Farei mozzar loro le orecchie come ai
+tempi della buona Elisabetta.
+
+«Il pane di stamane è esecrabile. Sente dell'acido del lievito che ha
+tentato di farlo levare prestamente. Mi par di sentire il gesso sotto
+i denti. La mollica umida ha qua e là dei punti biancastri che
+rivelano la qualità infame della farina. Ghiglione ci consola
+dicendoci che prima, quando lo facevano i galeotti nello stabilimento,
+era più buono. Adesso, coll'appalto, è malcotto, pesante,
+indigeribile. L'indigestione di un pane come questo produce a tutti
+noi effetti straordinari. Sembra che ci fermenti nel ventre. Un'ora
+dopo ci sentiamo tutti gravidi. Lo si fa con una farina di quarta o
+quinta qualità e con poco o nessun glutine. Preferisco ancora la
+pagnotta che i signori danno ai cavalli.
+
+«Anche i galeotti che lo mangiano da tanti anni se ne lamentano e
+farebbero un «fuori! fuori!» se non avessero paura di un rincrudimento
+di rigore. Sarei contento che una volta o l'altra mi si processasse
+per diffamazione. Io non domanderei che la testimonianza dei sei
+compagni della quinta camerata e il permesso di citare una cinquantina
+di galeotti e un centinaio di reclusi. Proverei come due e due fa
+quattro che la qualità del pane è infimissima e che alla reclusione si
+imbecillisce dalla fame. Sarebbe uno dei processi più emozionanti di
+questo secolo.
+
+«Ho trovato modo di eliminare la pasta dal mio cibo quotidiano. Non
+sapevo mandarne giù che qualche cucchiaiata e con ripugnanza. Un
+galeotto mi ha raccontato ch'egli vive da anni con l'insalata di
+patate e cipolle. Mi sono messo sulle sue pedate una settimana e non
+mi trovo malcontento. Qualche volta mi sento sazio. Le patate
+potrebbero però esser più buone. Ne butto via una su tre. Si vede che
+sono il rifiuto delle corbe. Quasi tutti ci siamo dati all'insalata di
+patate e cipolle. L'olio è troppo cattivo e peserebbe troppo sui miei
+trentacinque centesimi. La condisco col sale e coll'aceto. Più di una
+volta vi aggiungiamo i fagiuoli che troviamo nella minestra di pasta.
+Sono fagiuoli bianchi. Compero pure qualche spicchio d'aglio. Ho
+dovuto eliminare definitivamente anche il pane. Non potevo più
+ingoiarlo. Abbiamo protestato sovente e qualcuno di noi se ne lamentò
+col direttore e col sottocapo. Ma all'indomani ritorna peggio di
+prima. C'è stato un giorno che non lo si volle in nessuna camerata.
+Molti rifiutanti vennero castigati con della cella di rigore. In
+prigione non si sa come fare. Se si protesta si è puniti e se non si
+richiama con questa misura l'attenzione dell'autorità carcerarie, si
+mangia come bestie.
+
+«Tutto il mio essere sta in piedi con trentacinque centesimi al
+giorno. Ecco come li ho spesi stamane. Ho comperato cinque centesimi
+di sapone, dieci di pane bianco, cinque di patate, tre di cipolle, due
+d'aglio, tre di sale, cinque di fichi secchi e due di carta per la
+pulizia. La carta per i bisogni corporali e il sapone non dovrebbero
+essere a spese del condannato. Come? volete educarmi, e mi impedite di
+tenermi pulito e di lavarmi come si lavano tutti i cristiani! I fichi
+secchi ho dovuto gettarli nelle immondizie che raccogliamo
+nell'angolo. Li aprivo, e uscivano i bachi. Don Davide, mi fece
+dimenticare i fichi con un motto latino. _Sursum corda. Sit gressus ad
+superiora; melius est ascendere_. In alto i cuori. Volgiamo i passi
+alle regioni superiori; è miglior cosa salire.
+
+«Siamo fortunati che non c'è specchio. Ci spaventeremmo. Sento che la
+pelle della faccia mi stiracchia da tutte le parti.
+
+«Ho dovuto comperarmi due centesimi di refe per trasportarmi il
+bottone dei calzoni. Senza bretelle, li perdo. Sono diventato magro,
+magro. Ho i miei dubbi che si esca tutti. Ho sempre avuto schifo dei
+sorci. Ma se ce ne fosse uno abbrustolito lo mangerei con l'appetito
+dei parigini durante l'assedio della loro capitale. È strano che non
+ci siano topi in questo vecchio edificio. Noi non ne abbiamo mai
+veduto uno. Ci sono parecchi gatti. Ma rimangono tutti nel cortile e
+sono sotto la protezione di una guardia alta, addetta alle celle di
+rigore. Un gatticidio potrebbe costarmi parecchi mesi di cella di
+rigore e di camicia di forza.
+
+«La ciarla si è ammorzata. Non parliamo più tanto. Una lettera
+suscitava, settimane sono, una discussione che durava delle ore.
+Adesso la si legge e la si lega con le altre. Sembriamo tanti
+nevrastenici. La nostra conversazione è diventata monosillabica. Ci
+guardiamo difficilmente in faccia.
+
+«Ho comunicato a Federici i miei timori. Ho paura di uscire idiota. Ci
+sono dei momenti in cui sono obbligato a mettermi la mano sulla testa
+per paura che mi scappi il pensiero. Egli mi disse che è dovuto alla
+mia cocciutaggine di non voler mangiare abbastanza. In carcere bisogna
+essere alliatrofago. Inghiottire ogni cosa, anche se ributtante. Con
+trentacinque centesimi non si può vivere. E con trentacinque centesimi
+mi compero il limone, il sapone, il refe, gli aghi e i bottoni che
+perdo. I bottoni sembrano stati attaccati con gli sputi. Son sempre in
+terra. Questa mane al passeggio mi sono lustrato le scarpe. Il
+sottocapo mi disse che erano indecenti. Erano ormai divenute rosse.
+
+«Ha ragione Federici. E poi tutti i giorni insalata! Son tre giorni
+che mi brucia lo stomaco e non la mangio più con lo stesso piacere. Mi
+danno 100 grammi di bue in umido per quattordici centesimi. Ma è
+necessario uno stomaco foderato di rame per trangugiarlo. A me ha
+provocato la nausea.
+
+«Ho notato che Federici verso gli ultimi del mese diventa più cupo.
+Pare che incominci a pensare al suo colloquio. Non sono che lui e don
+Davide che hanno la consolazione di vedere qualcuno che non sia di
+questa casa maledetta. Dopo il colloquio con la sua signora, Federici
+risale gaio, amico di tutti, coi saluti per tutti.
+
+«Come mi farebbe bene una goccia di cognac! Mi tirerebbe su lo stomaco
+e mi ridarebbe le forze perdute. Il mio corpo deve avere una
+calorificazione incompleta. Stanotte mi sentivo freddo. O piuttosto mi
+pareva di avere in me un umidore freddo che mi andava dalla radice dei
+capelli alle unghie dei piedi. Provavo la sensazione di un organismo
+che sta raffreddandosi. Sommerso nell'ombra e nel silenzio
+m'intenerivo. Mi sentivo le lagrime in gola e non piangevo. Che cosa
+pagherei a essere un fisiologo consumato! Potrei uscire con un diario
+completo sulle sensazioni della fame. A me pare che ne risentano tutti
+gli organi. Sono spossato dappertutto. Il cervello pare vuoto, la
+testa è indolenzita e pesa due volte, le braccia sentono il bisogno di
+rimanere adagiate, i polpacci delle gambe paiono carichi di piombo e i
+piedi mi danno l'idea che stiano per slogarsi. E tuttavia, dopo i
+primi giorni, non ho mai provato le insurrezioni di una fame canina.
+Mastico senza piacere come un automa.
+
+«I miei movimenti sono diventati lenti e faccio fatica a tener aperti
+gli occhi. Sono determinato a rifarmi con la pagnotta, ma la mia
+determinazione non val nulla dinanzi all'atonia dell'apparecchio
+digestivo. La forza digestiva è come interrotta. Ieri sera stavo
+facendo il letto e ho dovuto sedere sul materasso due volte. Mi
+sembravo vicino al deliquio. Federici è stato buono anche questa
+volta. Mi ha dato un cucchiaio di magnesia effervescente. L'ho bevuta
+col piacere che da lo champagne. Ho respirato più liberamente.
+
+«Ghiglione è andato dal medico. Non ci ha detto nulla. È egli
+ammalato? Non è ammalato?
+
+«Vi sono andato anch'io, ma solo per domandargli il permesso di un
+bagno. Io mi immergo sempre con piacere nell'acqua. Non capisco come
+le persone possano tirare innanzi degli anni senza mai buttarsi
+addosso un secchio d'acqua. Pulitevi, se volete star sani!
+
+«Nessuno dorme profondamente. L'insonnia è generale. Qualcuno parla o
+straparla. Stanotte ho dovuto confessare alla guardia scelta di ronda
+che stavo proprio male. È andato in infermeria e mi ha portato una
+polverina di bismuto e magnesia. È un'infermeria che non ha nulla.
+Tutti gli ammalati sono curati con delle polverine di calomelano, di
+bismuto e magnesia e di bicarbonato di soda. C'è qualche pennellata di
+tintura di iodio per i reumatismi e i dolori acutissimi e basta. Il
+cavadenti è un condannato. È un vero miracolo che egli non abbia mai
+smascellato qualcuno. Il suo sistema è questo: mette la testa del
+paziente sulle ginocchia, gli guarda in bocca, si fa puntare col dito
+il dente cariato, l'agguanta con la tenaglia e tira. Spesso, nello
+sforzo, si levano in piedi operatore e paziente e l'uno segue l'altro
+fino alla parete. A una di queste operazioni era presente don Davide.
+
+«Siamo salvi o per lo meno siamo salvi per un po' di giorni. La
+signora di Federici è riuscita a far passare del cioccolatte. Deve
+avere sgelato il cuore della direzione. Federici ha incominciato
+subito col distribuirne due pezzi a ciascuno di noi. Mi sentii
+immediatamente ristorato. E non ne ho mangiato che uno. Il secondo
+sono stato capace di tenerlo in tasca fino alle sei di sera. Poi ho
+cominciato a scartocciarlo con l'intenzione di non rosicchiarne che un
+angolo e non ho smesso che a tavoletta finita. Ingordo!
+
+«Ho passato una buona notte e alla mattina mi sono messo a leggere di
+gusto. Credendo che fosse permesso a tutti di mangiare del
+cioccolatte, ho scritto subito a casa di mandarmene due chilogrammi.
+Son stato chiamato dal capo, il quale era incaricato dal direttore di
+farmi sapere che il cioccolatte non è nel regolamento. Al Federici
+venne dato perchè era giunto come pacco postale e a sua insaputa. Se
+giungesse anche a me, a mia insaputa, si potrebbe fare lo stesso.
+
+«Ci sono state annunciate delle cassette, di biscotti. Sarebbero stati
+provvidenziali. Li abbiamo aspettati per due giorni. La direzione ci
+ha fatto comunicare che potevamo rimandarli a chi ce li aveva spediti
+o regalarli all'ospedale di Finalborgo. Non potendo mangiarli noi,
+abbiamo votato per gli ammalati.
+
+«Federici, ci tiene in piedi col suo cioccolatte. Non appena ci si
+porta la pagnotta, egli va da tutti con una tavoletta e li costringe
+ad accettarla. Una tavoletta di cioccolatte in galera, nella nostra
+condizione, val un tesoro. Pochi se ne disfarebbero con tanta
+sollecitudine. Bisogna avere del cuore per compiere sagrifici come
+questi.
+
+«Novità. Ci deve essere qualcuno che lavora per noi. Il periodo della
+fame che produce le allucinazioni è finito. È venuto un ordine che ci
+permette di spendere settantacinque centesimi al giorno. Abbiamo
+subito domandato il permesso di farci fare, a nostre spese, una
+minestra collettiva da venticinque centesimi ciascuno. Ci è stata
+concessa.
+
+«Incominciamo a smutriarci. Facciamo delle spanciate di baccalà fritto
+per venti centesimi. Beviamo quasi tutti un quarto di vino per nove
+centesimi. È brusco, accidenti se è brusco! Io e Lazzari siamo
+ritornati al pane bianco. Anche Chiesi e Suzzani si son dati al pane
+bianco. Don Davide e Federici resistono e continuano col pane della
+casa. Il piatto più buono sono le uova al burro arrostite, per
+ventidue centesimi. Vi manca però il burro e se c'è lo vedono appena.
+Non poche volte sono putrefatte, ma a lamentarsi ce le cambiano. Ci si
+dà una tazza di caffè per dieci centesimi. È una tazza di un
+boccalino, ma imbevibile. Io e don Davide abbiamo tenuto duro per
+qualche settimana, ma abbiamo dovuto rinunciare anche a questo lusso.
+Nella tariffa dei generi in vendita nella dispensa, è stata introdotta
+la polenta. Con otto centesimi ce ne danno trecento grammi. È buona.
+Con ventisei centesimi di salsiccia in umido e una sleppa di polenta,
+inaffiata dal quinto di vino, non si crepa. Mi duole che la
+concessione della spesa sia stata accordata alla sola nostra camerata.
+E le altre, non sono piene di reclusi stati condannati dagli stessi
+tribunali militari per un identico delitto?
+
+«Sette dicembre. Non si muore più di fame. Il Governo ci ha inviato il
+commendatore Berardi a comunicarci personalmente che da oggi possiamo
+mangiare e spendere quello che vogliamo noi. Egli è già stato a
+comunicare la stessa notizia al Romussi e al De Andreis nel reclusorio
+di Alessandria e a Turati in quello di Pallanza.
+
+«Ecco che cosa mi ha detto:
+
+--Io sono un ispettore inviato dal Ministero. So che lei adesso non
+può spendere che settantacinque centesimi e che questo aumento non le
+è stato concesso che pochi giorni sono. Da oggi io posso comunicarle
+ch'ella può spendere per il suo vitto cinque o anche dieci lire al
+giorno, se lo desidera. Non c'è limite. Se non le piace la cucina del
+reclusorio può servirsi dell'osteria o dell'albergo di fuori. Desidera
+qualcosa altro?
+
+«Uno dopo l'altro gli domandammo due _arie_, cioè tre ore di
+passeggio. Perchè un'ora sola, lesinata anche quella, non ci dava
+esercizio sufficiente per conservarci sani:
+
+--Concesso, rispose a ciascuno di noi. Desidera qualche cos'altro?
+
+--Se si potesse fumare qualche sigaretta.
+
+--Lo domanderò al direttore. Se fossero completamente separati dagli
+altri, non esiterei a dire di sì senza interrogarlo. Lei sa che cosa
+voglia dire il vizio di fumare. Gli altri che sentissero il fumo
+impazzirebbero e farebbero un chiasso indemoniato e non avrebbero
+torto. D'altro?
+
+--Lei sa che noi siamo tutti bevitori di caffè. Se ci permettesse di
+comperarci la macchinetta, il caffè, lo zuccaro, lo spirito e di
+farcelo quando vogliamo noi, in camerata?
+
+--Concesso. D'altro?
+
+--Scusi, se abuso.
+
+--Faccia, perchè io sono venuto qui per contentarli.
+
+--Grazie. Senta, ci sono libri che il signor direttore non ci consegna
+perchè si ostina a considerarli immorali o pornografici. Lei sa che
+noi siamo abituati a leggere tutto.
+
+--Concessi. D'altro?
+
+«Mi curvai. Egli mi strinse la mano. Così va fatto.»
+
+...............................................
+
+«Sono uscito con l'indulto. L'indulto è una remissione di pena, è un
+perdono. Chi ve lo ha domandato? E se non ve l'ho domandato perchè non
+mi date il permesso di rifiutarlo? Non so che farmene del vostro
+perdono.
+
+«Sono uscito arciconvinto che nei reclusori italiani si istupidisce la
+gente con la fame.
+
+«Un anno di reclusione, con seicento grammi di pane in due razioni e
+due mezze gamelle di pasta in brodo al giorno, basta per ritornare
+alla società secchi come chiodi e col cervello completamente
+rammollito.»
+
+PS.--Permettetemi di aggiungere due parole alle note di Finalborgo.
+Sono stato perdonato, non è vero? Ma, o signori, o cosa direste se io,
+legge, vi mettessi sotto chiave per dei mesi e poi vi perdonassi? C'è
+stato un processo, lo so. Non siamo mica stati mandati alla reclusione
+così alla cieca. Ci si è detto che avevamo commesso un delitto. Ma
+anche noi, o signori, abbiamo detto e ridiciamo che ci si è mandati in
+galera innocenti. E se siamo stati mandati in galera innocenti, non
+c'è che una via alla riparazione. Rifare il processo, restituirci
+quello che ci si è tolto e risarcirci dei danni. Il risarcimento dei
+danni vogliamo, o signori, che ci avete mandati in galera e ci avete
+lasciati fuori come mendichi che avessero limosinato l'indulto. Non
+altro.
+
+
+
+__Achille Ghiglioni.__
+
+
+Sono sicuro che se Achille Ghiglioni dovesse autobiografarsi, si
+presenterebbe ai lettori come un uomo senza importanza. Al Castello,
+nella stanza lungo il ballatoio che dà sul cortile della Rocchetta
+egli, con grande modestia, si meravigliava di trovarsi impigliato nel
+processo dei giornalisti.
+
+Con noi, nella quinta camerata di Finalborgo, è stato il modello degli
+uomini industriosi. Si alzava e si metteva al lavoro. In un giorno
+egli studiava, senza mai stancarsi, un po' di tedesco, un po' di
+olandese, un po' di spagnuolo, un po' di musica, un po' di manuale del
+capomastro, un po' di stenografia, un po' di disegno, un po' di
+computisteria, un po' di letteratura moderna, un po' di Porta e un po'
+di altre cose che non ricordo.
+
+Egli è entrato ed è uscito un tenace cooperatore.
+
+
+
+
+__Io e Federici ritorniamo a Finalborgo.__
+
+
+La «catena» era composta di noi due. Il vagone cellulare era nuovo e
+non puzzava di biacca. Le celle erano assai più comode delle altre del
+primo viaggio. I carabinieri non sembravano cattivi diavoli. I ferri
+erano noiosi, ma non ci pigiavano i polsi come le altre volte. Chiusi
+nelle due celle in fondo, l'una in faccia all'altra, vicini alla
+finestra del vagone, non mancavamo di qualche boccata d'aria.
+
+Ricordandomi dei due viaggi, mi dicevo contento.
+
+--Almeno qui, non si crepa. Mi misi in bocca una sigaretta con un po'
+di fatica e con un po' di fatica riuscii ad accendermi Io zolfanello.
+
+Federici attraversava la tempesta. Era tetro, non diceva nulla e non
+rispondeva alle mie interrogazioni, che volevano distrarlo, se non con
+dei monosillabi che non invitavano alla conversazione. Forse si
+sentiva umiliato a rifare la strada che conduceva a un reclusorio dal
+quale era uscito con tanto piacere, dove erano persone che non amava
+rivedere o persone con le quali non avrebbe scambiato una parola, gli
+fosse costata la lingua.
+
+Verso Sampierdarena i lineamenti facciali di Federici assunsero una
+parvenza di dolcezza. L'uomo stava per convincersi che era inutile
+lottare contro l'invisibile. Eravamo nelle mani di sconosciuti che ci
+sbalestravano da una parte e dall'altra e bisognava adattarsi. Anche a
+me sarebbe piaciuto andare in un altro reclusorio, dove avrei potuto
+raccogliere del materiale nuovo, dove avrei potuto fare la vera vita
+del galeotto con dei galeotti autentici, dove avrei potuto studiare
+tipi che nella quinta camerata non avrei mai trovato. Ma pazienza,
+ormai mi hanno abituato a fare la volontà degli altri.
+
+A Sampierdarena il nostro vagone venne staccato e lasciato fuori dalla
+tettoia. C'era un intervallo di due ore e mezza. Era un'altra
+punizione che avremmo scontata se i carabinieri non avessero avuto
+fame. Avevano appetito, volevano mangiare col sedere sulla scranna, e
+dare anche a noi il modo di far colazione più comodamente che
+ammanettati nella cella. Ci domandarono se volevamo cavarcela con
+qualche cosa di asciutto in cella o se preferivamo di andare alla
+sezione dei carabinieri con loro. Io non esitai un minuto a votare per
+l'uscita. L'idea di muovermi e di respirare l'aria libera mi metteva
+gli aghi nelle gambe.
+
+L'indugio di un attimo mi diventava un supplizio. Mi faceva salire le
+fiamme alla faccia e mi dava l'impressione che soffocavo. Federici era
+riluttante. Lui e Romussi, nel viaggio di traduzione, avevano imparato
+che per le strade, di giorno, si attira l'attenzione di tutti i
+passanti. Vinse l'aria libera. Uscimmo e fummo contenti. La gente
+sostava sulle botteghe, i ragazzi ci correvano dietro, i passanti si
+fermavano a vederci, alcuni commentavano, ma noi passavamo senza
+darcene pensiero. Ormai ci avevamo fatto il callo.--Chi ci conosce ci
+conosce e chi non ci conosce felice notte.
+
+Giunti alla sede dei carabinieri ci si chiuse in uno stambugio buio
+più di una cantina, esalante la mefite. Incominciavamo a dolerci di
+non essere rimasti in gabbia.
+
+--Piuttosto che mangiare in questo luogo, preferisco la fame.
+
+--Anch'io. Ma vedrai che non saranno tanto cani.
+
+Stavano a farci preparare la tavola.
+
+Facemmo colazione nella loro cucina, la quale aveva una larga apertura
+verso il cortile. Mangiammo due ossi buchi indimenticabili. Erano
+eccellenti. Bevemmo del vino eccellentissimo, e facemmo scomparire un
+pezzo di formaggio di gorgonzola bianco e un'alzata di uva e pesche
+saporitissime.
+
+--Vogliono anche il caffè?
+
+--Vada per il caffè!
+
+--La Cassazione ha parlato e può darsi che questa sia l'ultima
+colazione dell'uomo libero.
+
+--Non pensiamoci. Ce ne sono tanti in galera e non sono morti.
+
+I carabinieri dicevano anche loro che la bestia non era poi così
+brutta come la si dipinge.
+
+--E poi loro! ci si diceva. Usciranno più presto di quello che
+credono. C'è tanta agitazione per il paese.
+
+--Sembra che non ci siamo che noi in prigione!
+
+Il maresciallo della caserma era un uomo tarchiato, con una faccia
+grossa e grassa da bonaccione.
+
+--Li condurrò alla stazione in carrozza per non farli passare traverso
+la folla.
+
+--Grazie.
+
+--Pagheranno la vettura!
+
+--S'intende.
+
+Alla stazione venimmo circondati da una moltitudine che aumentava di
+minuto in minuto.
+
+Entrammo in un vagone di terza classe. È stata una vera sorpresa. Non
+eravamo mai stati così bene.
+
+Prima che suonasse il campanello della partenza, un signore ottenne il
+permesso di salire sul predellino a stringere la mano a Federici.
+
+--Faccia buon viaggio.
+
+--Grazie.
+
+Il signore era commosso. Federici con le mani legate non aveva potuto
+stringergliela come avrebbe voluto.
+
+--Partenza!
+
+Il maresciallo ci salutò con un gesto della mano.
+
+Al reclusorio trovai il capo guardia in collera.
+
+--Lei si lascia intervistare!
+
+--Da chi?
+
+--Lei si lascia intervistare dai giornalisti per dir male del
+Reclusorio.
+
+Mi vennero in mente parecchi giornalisti che erano venuti a trovarmi
+nel camerotto indecente della Corte d'Appello di via Clerici. Chi sa
+che cosa mi avranno fatto dire!
+
+--Lei si lamenta!
+
+--Certamente che io sto meglio fuori.
+
+--Non doveva entrare se non le piaceva!
+
+--Non ci sono venuto spontaneamente.
+
+--E va bene, loro hanno sempre ragione!
+
+--Mi faccia leggere questa intervista e le dirò se quello che ho detto
+è esatto.
+
+--Gliela farà leggere il direttore!
+
+
+
+
+__I lavoratori della quinta camerata.__
+
+
+Erano dei mesi che intisichivamo dietro la speranza che un giorno o
+l'altro ci avrebbero restituiti il calamaio e la penna. Senza la
+distrazione di vuotarci la testa coll'inchiostro, non sapevamo che
+infelicitarci con discussioni pessimistiche o nere fino in fondo. Non
+vedevamo che delusione e dolore. Anche quando traluceva qualche lampo,
+si finiva per intetrarci o immusonirci assai più che seduti sotto le
+finestre di faccia a Capra Zoppa, senza una parola.
+
+Non ci si proibiva di leggere. Ma si legge male in una camerata e in
+una camerata ove gli individui sono padroni di fare quello che
+vogliono. Tu leggi, e gli altri chiacchierano. Tu leggi, e due amici
+ti passano innanzi e indietro sussurrandoti il coro:
+
+ A casa, a casa, amici,
+ Ove v'aspettano,
+ Le vostre spose.
+
+Tu leggi, e un compagno zufola e rizufola per il lungo e per il largo,
+per delle ore, l'_Inno dei lavoratori_ e subito dopo, un altro, te ne
+canticchia la prima quartina, ricominciandola con sempre crescente
+piacere:
+
+ _Su fratelli, su compagni.
+ Su venite in fitta schiera,
+ Sulla libera bandiera
+ Splende il sol dell'avvenir._
+
+Tu leggi, e due altri passeggiano, come in una caserma, o lungo un
+corridoio, o nel cortile, con le braccia sulla schiena, battendo i
+tacchi, scombussolandoti il pensiero col tremuoto dei piedi. Tu leggi,
+ed ecco un animale che si sveglia di soprassalto, con dei versi in
+bocca:
+
+ _Me non nato a percuotere
+ Le dure illustri porte,
+ Nudo accorrà, ma libero,
+ Il regno della morte._
+
+Tu leggi, e nasce una conversazione che ti prorompe nel cervello come
+una gazzarra di voci, ma che finisce per piacerti e uncinarti a
+prendervi parte. Tu leggi, e un prigioniero si sbottona e ricorda
+aneddoti contemporanei che ti fanno chiudere il libro, tanto sono
+interessanti. Tu leggi, e un agente del reclusorio ti chiama dabbasso,
+in direzione, per una cosa che ti si poteva dire con un monosillabo, o
+anche fra cento anni. Tu leggi, ed entrano i battitori a scomodarti e
+a rintronarti le orecchie. Tu leggi, e suona la campana della
+distribuzione della minestra e del pane. Tu leggi.... Credetelo, in
+una camerata perdete l'illusione di potervi sommergere in un libro per
+ritornare alla vita rifocillato di qualche cosa.
+
+Col permesso di scrivere, il nostro tempo penale si accumulava e si
+accorciava rapidamente. Qualche volta si avrebbe voluto che la
+giornata di diciassette ore fosse più lunga, per avere modo di
+prolungare la gioia del lavoro. C'era tra noi la gara degli operai a
+cottimo. Ci si alzava e ciascuno andava al proprio posto. Chiesi e
+Federici avevano un tavolo nello spazio in fondo, a fianco della
+finestra. Il primo scriveva dalla mattina alla sera, senza mai
+smettere che all'ora dei pasti o quando aveva bisogno di stiracchiarsi
+le braccia, appendendosi al bastone più alto dell'inferriata. Senza i
+libri necessari per un'opera descrittiva, o storica, o politica, egli
+si era votato interamente al romanzo--un lavoro, da quello che vedevo,
+che non gli costava che la fatica manuale. Non è mai a secco nè di
+idee nè di scene. Dotato di un apparecchio digestivo che non gli
+annoia il cervello, e arciricco di vocaboli, egli poteva prendere la
+penna ad ogni minuto, digiuno o col boccone in bocca, quando pioveva a
+diluvio e quando il sole si riversava nella nostra camerata come
+un'allegria. Alla mattina riprendeva il filo del racconto senza
+neppure degnarsi di leggere l'ultima frase e, dopo la colazione, il
+passeggio e il pranzo, ricominciava come se non vi fosse stata
+interruzione. Il Sue si popolava il tavolo, sul quale scriveva, di
+pupazzi per tenere a mente i personaggi che gli nascevano a mano a
+mano che entrava nella intimità del romanzo. Gustavo Chiesi ha potuto
+completare _Il Corpo di Ballo_--un romanzo d'ambiente che racchiude
+tutta la popolazione del palcoscenico della Scala--senza sciupare più
+di alcuni nomi scritti sul cartone dei fogli che produceva. Il suo
+modo di composizione è dei più semplici. Incomincia la prima riga e
+tira via senza mai voltarsi indietro, cioè senza mai dare un'occhiata
+alle cartelle che la sua penna ha ammonticchiato. Non cancella che di
+rado, una volta o due alla settimana. Non potendo leggere il suo
+manoscritto per la sua calligrafia illeggibile, non lavora di lima che
+sulle bozze. Ma è difficile ch'egli si permetta di alterare una frase.
+Sul suo stampone non vedete ai margini che poche correzioni o dei
+segni che paiono lasciati giù da una mosca che lo abbia percorso con
+le zampe umide d'inchiostro. Perchè la frase gli esce limpida,
+corretta e brunita, come da una officina. In pochi mesi ha scritto tre
+romanzi, letto parecchi volumi e mantenuta una corrispondenza
+abbastanza voluminosa.
+
+Il secondo, cioè Federici, si alzava sempre prima di ogni altro, un
+po' perchè amava il pediluvio quotidiano, e un po' perchè gli piaceva
+diguazzare del catino più lungamente degli altri. Iniziava i suoi
+lavori con una spanciata di verbi inglesi, che egli si trangugiava
+tranquillamente, tra un passo e l'altro, fatti colla leggerezza e la
+mollezza della gallina che non disturba. Lo si vedeva andare in su e
+in giù, rasente le brande, colla grammatica sotto gli occhielli
+scintillanti, o chiusa con l'indice tra le pagine, con la sinistra sul
+collo della destra o cogli occhi che vagolavano per il soffitto come
+quelli dell'inspirato o dell'uomo che manda versi o prosa a memoria.
+Dopo la distribuzione del pane, la quale avveniva verso lo ore otto,
+sedeva e si metteva di schiena al lavoro di traduzione, divorando un
+esercizio dopo l'altro, senza magari dire una parola.
+
+E noi, fino a quando non si sapeva di che umore si era alzato, ci
+guardavamo bene dal buttargli l'amo della ciarla. Perchè, malgrado la
+gentilezza e la squisitezza d'animo, il Federici, era il compagno più
+difficile della camerata. Non si sapeva mai da che parte pigliarlo.
+Proprio nel momento in cui lo credevate il vostro migliore amico, poteva
+scattare per un nonnulla o vi poteva tappare la bocca con una di quelle
+parole solenni che arrivano alla testa come un pietrone, o vi poteva
+isolare per un tempo indeterminato, senza mai accorgersi della vostra
+presenza, anche se vi trovavate gomito a gomito o a faccia a faccia,
+allo stesso tavolo. Terminato il boicottaggio, risentivate l'amico che
+vi dava il buon giorno, che spartiva i suoi cinque centesimi di frutta
+con voi, che vi dava, se ne aveva, con la miglior grazia del mondo, un
+pezzo del suo cioccolatte eccellentissimo, o che si metteva con voi al
+passeggio, ingolfandovi in una conversazione piacevole e spesso
+istruttiva.
+
+Il tempo che gli lasciava l'inglese lo consumava nella lettura.
+Leggeva romanzi, filosofia, storia e tutto ciò che di buono gli
+capitava tra le mani. In musica mi parve più che un orecchiante o un
+buongustaio. Canticchiava sovente le arie popolari o più conosciute
+delle opere moderne--sapeva dei pezzi di Wagner come e assai più del
+Chiesi che aveva propalato e difeso il maestro di musica dell'avvenire
+con uno studio, e correggeva le voci stonate degli altri che volevano
+imitarlo.
+
+Don Davide incominciava dopo la messa. Prima della messa passeggiava
+impaziente. Se la guardia, che doveva accompagnarlo nella cappelletta,
+ch'egli aveva l'audacia di paragonare a un'oasi nei claustri del
+dolore, tardava un po', diventava nervoso. Anche noi, il mattino, non
+appena in piedi, sentivamo un bisogno immenso di uscire da uno
+stanzone dal quale l'afa se ne andava assai lentamente. Per il 2557 un
+minuto diventava un secolo. Percorreva la camerata a passi lunghi, con
+le mani sul dorso, sotto la giacca, con la faccia torva.
+
+Lo si chiamava e si fingeva di credere ch'egli andasse a compiere i
+suoi uffici divini fuori del Reclusorio.
+
+--Don Davide, fate il piacere di comperarmi trenta centesimi di
+sigarette virginia.
+
+--Don Davide, se vedete il pollivendolo, mandateci a casa un'anitra,
+sgrassata, come quella della settimana scorsa.
+
+Don Davide, non dimenticate di passare dall'oste, che siamo senza
+vino.
+
+Don Davide, se trovate del pesce fresco, mandatene a casa una
+padellata.
+
+Rientrava ilare e pieno di scuse. Ci diceva che il pescivendolo era
+alla spiaggia, che il tabaccaio era andato alla dispensa e che il
+pollivendolo non veniva in paese che tre volte la settimana.
+
+Si metteva al lavoro senza indugio. Il suo tavolino era tra il
+finestrone e la sua branda. Si perdeva su suoi fogli di protocollo
+fino a colazione. Durante il lavoro taceva volentieri, ma non andava
+in collera se lo si interrompeva e se si faceva di tutto per fargli
+perdere del tempo.
+
+_Chiesi_: Don Davide, come state?
+
+_Don Davide_: Bene, grazie.
+
+_Chiesi_: Che cosa supponete che stiano dicendo, in questo momento, De
+Andreis e Romussi?
+
+_Don Davide_: È difficile indovinarlo.
+
+_Chiesi_: Ve lo dirò io che cosa stanno pensando. Stanno pensando a
+una chicchera di caffè buono, magari con una goccia di grappa
+buonissima.
+
+_Don Davide_: Piacerebbe anche a me, adesso, una tazza di caffè caldo
+con uno spruzzo di grappa di quella che ho a casa mia, a Filighera!
+
+Riprendevano il lavoro e poi ricominciavano il dialogo.
+
+_Don Davide_: Che opinione hai tu questa mattina sull'amnistia?
+
+_Chiesi_: Conosco Pelloux. È un soldato, ma un soldato che ha sempre
+fatto parte della sinistra. È impossibile ch'egli si mangi il passato
+in un boccone. Lascerà passare la tempesta per contentare un po' i
+fanatici e poi, alla prima occasione, metterà nel discorso reale, per
+guadagnare della popolarità al re, l'amnistia.
+
+Interveniva qualcuno di noi a dire che un soldato non poteva dar torto
+ai soldati.--L'amnistia che cosa vorrebbe dire? Che le sentenze
+militari sono state ingiuste. E questo un generale non lo può dire.
+
+_Chiesi_: Tu non conosci Pelloux. Nella sua vita parlamentare ha
+dimostrato più di una volta di non essere quello che gli inglesi
+chiamano un _martinet_ della caserma. L'esercito non può fargli
+dimenticare che c'è della gente che soffre ingiustamente.
+
+_Don Davide_: Vedremo.
+
+_Chiesi_: Non sì tratta di voi, don Davide. Voi siete qui per «fini
+speciali».
+
+Don Davide intingeva la penna con un risolino, la piegava dolcemente
+sul pezzetto di carta che si teneva a destra, e si rimetteva a
+scrivere. Nessuno ha mai potuto leggere una riga dei suoi manoscritti.
+Ma dai discorsi si sapeva ch'egli riempiva le pagine di impressioni,
+di reminiscenze, di note autobiografiche, di vita giornalistica, di
+articoli di polemica e di sfoghi poetici.
+
+La sua calligrafia non fa mettere gli occhiali. È nitida e arieggia
+l'inglesino. Non è quella dello scrittore che va via all'impazzata e
+lascia agli altri la briga di capirla. Se il pane terroso non gli
+aveva fatto peso o non gli aveva gonfiato il ventre, il pensiero gli
+si sgomitolava senza interruzioni. Giornalista col fondaccio
+letterario, gli piace, quando non è infuriato dalla rotativa, rifare
+il manoscritto, senza toccarlo troppo o levargli la naturalezza della
+prosa spontanea. Il suo stile è pastoso, la sua prosa calda, la sua
+penna duttile, il suo periodo limpido come un cristallo. Con qualche
+predilezione per la frase pariniana, rifugge dalle inversioni del
+poeta del _Giorno_, che svogliano il lettore. L'ingiustizia gli scalda
+il calamaio e gli fa produrre una prosa vigorosa, senza ridondanze e
+senza i plebeismi del Baretti. Con o senza collera egli non è mai
+volgare. Il suo ingegno poliedrico fa pensare a don Margotti. La
+tendenza sentita negli scritti di don Davide è la mestizia o piuttosto
+l'emozione.
+
+Le tre mila lettere ch'egli ha scritto durante la sua
+prigionia--lettere che potrebbero formare, per il pubblico cattolico,
+un epistolario interessantissimo--ne sono un documento. Sono in esse
+la sua bontà infinita, lo spandimento della sua anima mal rassegnata a
+stare in prigione, l'affezione intensa per la gente ch'egli ama e che
+lo ama, il perdono incommensurato per tutti gli avversari pentiti che
+gli hanno tribolata l'esistenza a 52 anni, proprio quando, diceva lui,
+si ha bisogno di un po' di vita buona.
+
+In prigione non ha mai avuto rimpianti. Egli è sempre stato orgoglioso
+del suo passato. Non ha mai avuto che parole d'amore per la sua penna
+che l'ha mandato «tra i ferri anzichè adattarsi a mentire e adulare»,
+come non ha avuto che trasporti per il suo _Osservatore Cattolico_
+«divenutogli più che mai prezioso, ora che gli ha procurato il
+carcere, e dato occasione di soffrire per la causa che difende e
+dimostrare che seriamente anche in faccia alla morte, la difende e la
+difenderà sempre.»
+
+Costantino Lazzari consolava i suoi ozii forzati nel silenzio, nella
+lettura, nel disegno. Taceva per delle ore, leggeva volumi ponderosi
+senza sbadigliare, rileggeva i _Promessi Sposi_ con piacere, la _Vita_
+di Benvenuto Cellini direi quasi con entusiasmo e il _Sant'Ambrogio_
+di Romussi, superbamente illustrato, con ammirazione, e disegnava,
+disegnava sempre. Disegnava galeotti, secondini, reclusi, frontoni del
+reclusorio, compagni di camerata. Copiava danzatrici, madonne, bimbi,
+uomini illustri, donne celebri, quello che trovava nelle riviste e nei
+libri illustrati. Con la tenacia del volere è potere, dell'uomo che
+vuol riuscire ad ogni costo, la sua matita faceva progressi
+meravigliosi. Le sue figure prendevano forma, diventavano vive,
+assumevano la grazia dell'arte.
+
+--Perchè non smetti di fare il commesso viaggiatore e non ti dai
+interamente al lapis che ti serve così bene e che ti darebbe una vita
+meno stentata?
+
+Perchè era troppo tardi, perchè non aveva fantasia, perchè l'artista,
+per essere tale, non deve essere tormentato dai bisogni urgenti della
+vita, perchè altri lo precedevano di parecchie miglia.
+
+Non so s'egli abbia continuato e se continui. So che, se all'abilità
+del disegno egli potesse aggiungere la sollecitudine, potrebbe
+diventare un giornalista che illustra i suoi e gli articoli degli
+altri. Egli non è l'ultimo dei ritrattisti. Ha disegnato un don Davide
+seduto, vestito da galeotto, il quale resterà il suo capolavoro di
+Finalborgo. Ci ha dato una mezza figura di Chiesi mirabile e un
+Suzzani intiero, con la gamella in mano, che non dimenticherò
+facilmente. Ma io sciupo le parole come il padre di Cellini che voleva
+fare del figlio un suonatore di flauto e di cornetta. Cellini lo
+contentava di tanto in tanto, con qualche pifferata. Ma continuava per
+la sua strada a cesellare. Così sarà di Costantino. Egli diventerà
+tutto fuorchè un artista.
+
+Le ore della sera erano le più tranquille. Si passava come
+dall'inferno al paradiso. Chiesi, Federici e don Davide--il primo in
+mezzo e gli altri due in faccia--avevano una lampada a petrolio in
+comune sui loro due tavoli riuniti. Noi quattro ci servivamo della
+lampaduccia a luce elettrica, la cui poverezza di luce ci faceva
+chinare sovente gli occhi, o ci lasciava per dei minuti sotto un
+rossore crudele. Migliorammo la nostra condizione quando a furia di
+guardarla ci accorgemmo che aveva del filo attorcigliato che ci poteva
+servire per allungarla fin quasi al tavolo.
+
+Tutto sommato, erano ore deliziose. Il chiasso delle camerate vicine
+alla nostra cessava con la campana del silenzio. Salvo qualche gola
+che sprigionava versi da dannato o qualche voce che dava fuori nel
+sonno o qualche disgraziato che manifestava i suoi tormenti fisici con
+degli: _oh Signor! femm morì, femm!_, potevamo supporci in un
+sepolcro. Si poteva sentire la penna di qualcuno che s'impuntava sulla
+carta, o il piede di cimossa di un sottocapo in giro a origliare e a
+guardare attraverso i pertugi, o la respirazione di un recluso al di
+là della parete, male adagiato. Lo starnuto di Lazzari, fatto a bella
+posta per ricordarci che eravamo vivi, ci faceva trasalire o
+sussultare come quando si sentono sulle spalle le mani degli
+sconosciuti che vi dichiarano in arresto in nome della legge.
+
+Si lavorava immersi nel lavoro. Chiesi a mettere in iscena i suoi
+ballabili, don Davide a scrivere una epistola dopo l'altra per vivere
+di ricordi e riallacciare i legami col mondo che lo conosceva, Lazzari
+a riprodurre il momento storico dei tre lavoratori con un disegno
+grandioso che toccava e ritoccava ogni sera senza dirlo mai finito,
+Ghiglione a illustrare le parole di un dizionario tedesco con l'idea
+froebeliana che chi legge _Himmel_ accanto a una chiazza di cielo e
+_Frau_ dinanzi a una testa di fanciulla, impara una lingua e vapore e
+non la dimentica più mai.
+
+--Come farai, gli domandavo, a illustrare _ich habe kein Geld_?
+
+--In un modo semplice. Mettendo tra le parole un individuo che si
+fruga svogliatamente nelle tasche.
+
+--Ma il tuo dizionario diventerà una montagna!
+
+Federici allargava la zona dei suoi studi nella letteratura di altre
+lingue, in manica di camicia, senza mai smettere, senza mai aprire
+bocca, come se fosse stato obbligato dal regolamento carcerario a
+divorarsi un dato numero di pagine, e Giovanni Suzzani si sprofondava
+nei romanzi dell'editore Aliprandi, scoppiando talvolta in risate così
+plateali e così rumorose che costringevano il secondino di guardia a
+buttare per il buco un ordine imperioso:
+
+--Silenzio!
+
+In certe sere..... In certe sere nessuno lasciava cadere un libro,
+nessuno tossiva, nessuno si muoveva come se avessimo saputo che
+avevamo alle spalle gli occhi e le orecchie degli agenti incaricati
+della sorveglianza notturna.
+
+Ci capitava addosso la ronda, col lanternone fumoso, come una sorpresa
+che metteva freddo.
+
+--Sono le dieci!
+
+Non ce lo facevamo dire due volte. In un minuto spostavamo i tavoli,
+mettevamo carta e libri al posto, lasciavamo giù le brande, facevamo
+il letto e ci buttavamo sul pagliericcio senza aver modo di cambiare
+la camicia.
+
+Chiesi era sempre il primo a toccare le lenzuola. Adagiato, con la
+guancia sul guanciale, incominciava subito a ruggire come una belva
+con una palla nella testa. Don Davide non dormiva subito. In letto,
+con una coperta che non lo copriva completamente nè da una parte nè
+dall'altra, sembrava un enorme cetaceo a mezz'acqua. Si voltava
+faticosamente come un pachidermo. Federici si metteva sul fianco, con
+un libro in mano, in una posizione da ricevere la luce sulle pagine e
+continuava la lettura per un'altra mezz'ora. Poi mi diceva:
+
+--Ciao, Paolino, dormi bene.
+
+--Ciao.
+
+Lazzari, sentone, con gli occhiali che gli aveva prestato l'amico
+Scannatopi e che gli davano l'aria di una vecchia in collera, si dava
+furiosamente alla lettura, leggendo cento, centocinquanta pagine di un
+fiato, lasciandosi magari sorprendere dalla seconda ronda col libro in
+mano.
+
+Dove siamo adesso stiamo assai meglio che nella quinta camerata. Ma
+pochi di noi, rientrati in questa vita vertiginosa, rigodranno la pace
+delle serate intellettuali del reclusorio di Finalborgo.
+
+L'uomo è un animale che rimpiange perfino la galera!
+
+
+
+
+__Ulisse Cermenati.__
+
+
+Non so se sia in lui il giornalismo nuovo. So che è giovine e che il
+giornalismo lo ha stregato. Anche dopo che la professione gli ha fatto
+rasentare la porta del reclusorio, non sa staccarsene. Con la penna
+del giornalista gli pare di essere più uomo.
+
+Dal processo è uscito di carattere piuttosto timido. È buono come un
+marzapane e ricco al di là delle cento mila lire, ma gli manca
+l'audacia giacobina. Tutti i testi, compreso il sindaco di Lecco, ce
+lo profilarono con parole che andavano al cuore. Lo stesso Plutarco di
+S. Fedele non seppe o non volle adagiarlo nei colori foschi delle
+altre biografie.
+
+Sul banco degli accusati lo consideravamo un problema professionale.
+Dalla sua condanna o dalla sua assoluzione si doveva sapere se un
+giornale potesse inviare sul teatro di una sommossa i suoi redattori,
+senza che la legge dei tribunali militari li considerasse dei
+partecipanti côlti con le armi alla mano.
+
+--Dopo l'assoluzione, gli domandai un giorno che facevamo colazione al
+Savini con un amico, che cosa ti è avvenuto?
+
+--Nulla. Io, Seneci, Zavattari, Del Vecchio, socialista, e Invernizzi,
+anarchico, fummo accompagnati a San Fedele da due agenti di P. S. in
+borghese, in due carrozze a nostre spese. Nella prima erano Del
+Vecchio e Zavattari, nella seconda io e gli altri due. Alla porta
+della questura c'era la signora Seneci, colorata dalla morte, che
+aspettava il marito con la paura di perderlo un'altra volta.
+
+L'Invernizzi e il Del Vecchio vennero rinchiusi in un camerotto per
+ordine del viceispettore Prina. Zavattari e Seneci vennero rilasciati
+dopo le solite formalità. Zavattari, quando l'ispettore Latini gli
+fece un'interrogazione, divenne un po' agitato. Non voleva sentire più
+niente. Voleva andarsene sui monti e non pensare al brutto sogno
+attraverso il quale era passato. Io fui sfrattato dalla provincia di
+Milano, entro le ventiquattro ore.
+
+All'uscita trovai l'ing. Ongania, sindaco di Lecco, e l'avv. Ignazio
+Dell'Oro che mi aspettavano. Stavamo per andarcene, quando il
+vetturale che mi aveva condotto alla questura mi ricordò la corsa.
+
+--Dica, e la corsa?
+
+Non mi si avevano ancora restituiti i denari. Il mio amico sindaco
+tirò fuori subito il portafogli.
+
+_Vetturale_: Scusi, lei è forse uno del processo dei giornalisti?
+
+--Sissignore.
+
+Diede una frustata al cavallo e via senza la corsa,
+
+--Ho anch'io un cuore, diss'egli scappando.
+
+
+
+
+__L'arresto dei redattori dell'«Italia del Popolo» narrato da un
+testimonio.__
+
+
+A me pare una scena che inchiuda Bava Beccaris. Una di quelle scene
+che si svolgono con una rapidità straordinaria, e lasciano dovunque
+tracce di un momento che passa alla storia. Rifacendola per il tuo
+libro, il mio pensiero si commuove e si contrista come dinanzi una
+sventura. Gli è come rivivere l'ora tragica, in cui la stampa si
+lasciava strangolare senza neppure il grido della resistenza legale.
+Ma non perdiamoci in considerazioni. Tu non ne vuoi. Voialtri del
+giornalismo moderno non volete che il fatto nudo e crudo. Io crepo a
+digerire i fatti nella prosa arida. Ma sia fatta la volontà di quelli
+che sentono l'avvenire del quotidiano diverso dal mio.
+
+La giornata era il 7 maggio 1898--una giornata piena di sole. I fatti
+di Ponte Seveso e di via Napo Torriani avevano fatto scrivere al
+direttore dell'_Italia del Popolo_ l'ormai famoso trafiletto
+intitolato: «Ne erano assetati». Lo salto senza commenti, perchè tu
+non hai bisogno di essere sequestrato. Tu non godi i privilegi del
+_Corriere della Sera_, neppure in tempi ordinari. Il _Corriere della
+Sera_, il quale nei giorni di Bava Beccaris è stato fratricida, ha
+potuto, senza molestia di sorta, darlo e ridarlo, tale e quale, ai
+suoi lettori, in tre edizioni consecutive. Il proposito del giornale
+di via Soncino Merati non può essere sfuggito ad alcuno. Lo pubblicava
+e ripubblicava con l'intenzione assassina di infuriare la mano
+militare contro i redattori del giornale di S. Pietro all'Orto. Questa
+è storia.
+
+Potevano essere le quattro e mezzo. Mi sentivo spossato dalla fame e
+dal lavoro e la testa confusa dagli avvenimenti. In redazione c'era
+stato l'andirivieni della commozione cittadina. Sembrava una sala
+d'aspetto. La gente era andata e venuta sbalordita, concitata,
+terrorizzata. Gli sconosciuti entravano, raccontavano con la parola
+spaventata dal loro spavento o esaltata dalla loro esaltazione e
+scomparivano, senza magari lasciarsi mai più vedere. Erano i reporters
+spontanei delle giornate tumultuose.
+
+I locali dell'_Italia del Popolo_ li conosci. Si entrava dal portone
+della casa di via S. Pietro all'Orto, si saliva al primo piano, si
+passava dallo stanzone amministrativo, si voltava a sinistra, si
+entrava nella sala di redazione, e si vedeva il direttore spingendo
+l'uscio in fondo alla parete di fronte.
+
+Il _reportage_ spontaneo era cessato. Nella direzione si trovavano
+Chiesi e Federici--in redazione Ulisse Cermenati e l'avvocato
+Valentini, il quale, come sai, scriveva, in quei giorni, degli
+articoli finanziarii. Il Seneci era dabbasso in tipografia che
+lasciava andare a casa gli operai, raccomandando loro di ritornare per
+l'edizione di notte. Di fuori, dinanzi il locale di distribuzione, la
+folla degli strilloni aspettava con impazienza l'ultima edizione della
+giornata. Ne avevano vendute delle bracciate nella mattina e nel
+pomeriggio, e s'impromettevano di spacciarne assai più nella sera. Il
+pubblico era ansioso di sapere che cosa avveniva, ma la cronaca di
+qualunque giornale non gli portava che fatti slegati e non gli diceva
+come avevano avuto principio, se erano inanellati e perchè
+continuavano.
+
+La via di S. Pietro all'Orto venne occupata militarmente. Non
+pensavamo neanche che si trattasse di noi. Io poi, che avevo dovuto
+essere da una parte e dall'altra e mi ero convinto che Milano stava
+per diventare una rete di cordoni militari, tirai via a chiacchierare
+sui tumulti spaventosi senza badare a ciò che avveniva nella strada. I
+fatti ci assorbivano. Come si erano compiuti? Chi li aveva provocati?
+C'era stato scambio di fucilate? Chi sarà stato il primo a far fuoco?
+Annegavamo nelle supposizioni senza venire in chiaro di nulla. Il
+tavolo del cronista rigurgitava di note sanguinose, ma nessuna ci dava
+la chiave della giornata. La nostra conversazione venne interrotta da
+una moltitudine di piedi che sentivamo venire alla nostra volta. Erano
+il viceispettore Prina, il delegato Gislon, e parecchi agenti in
+borghese che invadevano gli uffici dell'_Italia del Popolo_.
+
+Le prime parole che ci dissero furono che il giornale era sequestrato.
+Una notizia che ci lasciò tranquilli. Non era la prima volta che ci si
+capitava addosso coi sequestri. Ma il Prina non ci permise di tirare
+il fiato liberamente, senza aggiungere che era dolente di comunicarci
+«la cessazione del giornale fino a nuovo ordine». Il direttore rimase
+senza sorpresa. Passammo in stamperia. Assistevano alla scomposizione
+del giornale Chiesi, Federici, Cermenati e Seneci. Prima di risalire
+negli uffici il Prina diede ordine di non permettere l'uscita ad
+alcuno.
+
+In redazione ci si disse:
+
+--Ci rincresce, ma siamo incaricati di fare una
+perquisizione.--Nessuno di noi rispose. Tanto e tanto il nostro
+consenso o la nostra protesta non avrebbe contato per nulla. Si misero
+a perquisire. Guardavano nei cassetti del direttore e dei redattori,
+leggevano o scorrevano affrettatamente i manoscritti, raccoglievano le
+cartelle scritte o incominciate per i tavoli e frugavano e
+adocchiavano dappertutto. Intanto che avveniva questa operazione,
+Federici si era affacciato alla finestra, proprio nel momento in cui
+De Andreis riusciva, nella sua qualità di deputato, a passare il
+cordone militare. Si protese e gli disse:
+
+--Hanno sequestrato il giornale e stanno facendo una perquisizione.
+Vieni di sopra.
+
+Due minuti dopo era anche lui in redazione. Terminata la
+perquisizione, il Federici chiese, come di legge, che si facesse il
+verbale delle cose sequestrate. Uno dei due funzionarii rispose:
+
+--Lo faremo in questura, dove abbiamo l'incarico di accompagnarli.
+Loro signori sono invitati dal questore per delle comunicazioni.
+
+_Cermenati_: Allora vuol dire che siamo tutti in arresto.
+
+_Gislon_: Non abbiamo quest'ordine e non credo ci sia probabilità
+d'arresto.
+
+_De Andreis_: Come deputato protesto per la perquisizione e per la
+violazione di domicilio, senza mandato dell'autorità giudiziaria.
+
+Suggellati i pacchi dei manoscritti sequestrati, il Prina invitò
+Chiesi, Federici, Cermenati, l'avvocato Valentini e Seneci ad andare
+con loro a S. Fedele.
+
+Senici, in pantofole, domandò il permesso di mettersi le scarpe.
+
+--Faccia.
+
+_De Andreis_: Vengo anch'io.
+
+_Prina_: Scusi, onorevole, ma io non ho ordini che riguardino lei.
+
+_De Andreis_: Io voglio andare dove vanno i miei amici.
+
+_Prina_: Se crede, s'accomodi.
+
+_Cermenati_: Se non siamo in arresto, noi non vogliamo essere
+accompagnati dagli agenti di P. S.
+
+Il delegato Gislon li fece allontanare.
+
+In via Soncino Morati, dinanzi l'entrata del _Corriere della Sera_,
+incontrammo Colautti. Il Chiesi, incrociando i polsi, gli fece segno
+che eravamo in arresto.
+
+--Ci siamo!
+
+Colautti rispose, con un gesto, che non poteva essere.
+
+In S. Paolo, Seneci entrò dal tabaccaio a bere una bibita. Era stato
+in tipografia e nel locale di distribuzione tutto il giorno, e aveva
+sete. I funzionari non lo aspettarono neanche. Ci raggiunse correndo.
+Questo fatto ci lasciò credere che non eravamo in arresto. Che si
+tratti solo di dirci che la stampa subirà la censura preventiva da
+qualche impiegato di questura?
+
+In questura ci si lasciò in un'anticamera.
+
+--Aspettino; saranno ricevuti dal questore non appena sarà libero.
+
+Aspettammo una buona mezz'ora, facendo mille supposizioni. Annoiati di
+essere trattenuti tanto tempo, incominciammo a mormorare. Ma dunque?
+Ci prendono per dei domestici, questi signori di questura! Facciano
+presto, ci dicano se siamo in arresto, se siamo liberi, e che cosa
+vogliono da noi. Entrò un impiegato ad invitarci di andare con lui.
+
+--Tutti, meno l'onorevole De Andreis.
+
+De Andreis non voleva saperne di aria libera. Si mise a protestare con
+parole vibrate e a dichiarare ch'egli sarebbe andato dove andavano i
+suoi amici. E tutti noi, compreso l'on. De Andreis, passammo in
+un'altra stanza, dove ci si trattenne un'altra buona mezz'ora.
+
+Aspettavamo e parlavamo sottovoce. Perchè in questa seconda anticamera
+eravamo tenuti d'occhio da un agente in borghese, seduto in mezzo a
+noi come un muto. Conversando, si almanaccava sul tempo che ci
+avrebbero fatto perdere. Federici manifestava la sua opinione che
+anche De Andreis sarebbe stato trattenuto. Qualche altro pregava
+quest'ultimo a prendere l'uscio intanto che era libero.
+
+--Libero ci potrai essere più utile che non chiuso in carcere con noi.
+
+Fu testardo e rimase.
+
+Alle sei e mezzo circa entrò un vecchio impiegato a dirci queste
+parole:
+
+--Sono spiacente di comunicar loro che, essendo stato proclamato in
+questo momento lo stato d'assedio, loro signori sono tutti in arresto.
+
+Ci fu un'irruzione di guardie in borghese le quali, senza tanti
+complimenti, ci presero per la manica. Protestammo e dicemmo che non
+era il modo di trattare persone che non volevano fuggire, e i delegati
+ordinarono agli agenti di lasciarci andare. Discendemmo ed entrammo
+nell'ufficio del delegato Eula, il quale, per essere sinceri, ci
+trattò con la massima gentilezza. Ci sequestrò carte e matite che
+avevamo nelle tasche, ci lasciò denari, orologi e anelli e ci fece
+firmare il verbale, porgendo ad ognuno la penna.
+
+--Già che ci deve mandare in guardina, ci potrà mandare anche da
+mangiare.
+
+--Senza dubbio.
+
+E il delegato promise che ci avrebbe fatto portare qualcosa
+dall'Orologio.
+
+--Devono avere un po' di pazienza, perchè in questo momento ho molte
+cose da fare.
+
+Ci si chiuse nel camerotto riservato alle donne, il quale, secondo
+l'espressione dell'Eula, era «il meno peggio». Avevamo fame ma non
+aspettammo molto. Tre quarti d'ora dopo si spalancava l'uscio ed
+entravano _roast-beef_, un fiasco di vino, del formaggio, della frutta
+e delle sigarette.
+
+Mangiando si chiacchierava e si rideva.
+
+De Andreis era di opinione che avrebbero montata qualche macchina per
+tenerci in prigione.
+
+Federici fumava disperatamente una sigaretta dopo l'altra per cambiare
+l'odore dell'ambiente.
+
+Chiesi si contentò di dire che avrebbe pagato il conto.
+
+Un po' più tardi Seneci ci faceva sapere che non aveva mai dormito
+così bene.
+
+--Vi raccomando di ravvolgervi la testa nel fazzoletto, se non volete
+che certe bestioline vi vadano nelle orecchie.
+
+Cermenati si allungò sul tavolato con una frase tragica:
+
+--Così giovane e già tanto galeotto!
+
+Qualche minuto dopo, ricordandosi d'essere stato dilettante
+drammatico, si drizzò in piedi e si mise a declamare un po' d'Amleto:
+
+ Potesse, oh! questa troppo salda carne
+ Che mi veste, scomporsi, andar diffusa,
+ Sfarsi come rugiada!
+
+Il carceriere, lungo il corridoio, ci impose il silenzio.
+
+--Signori, faccian silenzio!
+
+Ci addormentammo.
+
+Tra le dodici e mezzo e la una venimmo svegliati dal fracasso che si
+fece a schiudere l'uscio. Entrarono, tra la sorpresa generale,
+l'avvocato Carlo Romussi e il professore Emilio Girardi, accompagnati
+dalla guardia carceraria che portava la lanterna fumosa.
+
+_Romussi_: Ho ottenuto il permesso di venirvi a trovare coll'amico
+Girardi. E giacchè ci siamo, vogliamo tenervi compagnia fino a
+domattina.
+
+Girardi andò sul tavolato con un: dio cane!
+
+Seneci fece loro la raccomandazione del fazzoletto. Romussi ci
+raccontò che gli agenti erano andati al _Secolo_ a perquisire la
+redazione, a far scomporre il giornale e ad arrestare tutti i
+redattori che vi si trovavano. Non vi hanno trovato che il direttore
+ed un redattore. Negli uffici vi erano parecchie persone, come
+l'Antongini e il Missori. Ma nessuno di loro venne arrestato.
+L'episodio storico dell'arresto del direttore del _Secolo_ fu quello
+della sedia.
+
+Romussi era al suo tavolo che scriveva non so più che cosa sulle
+ultime notizie. Il delegato, col codazzo dei questurini in borghese,
+gli annunciò la perquisizione e credo anche la sospensione del
+giornale. Romussi disse qualche parola sulla libertà di stampa e
+lasciò che l'uomo di questura andasse a mettere sottosopra il suo
+cassetto e a rovistare le carte del tavolo unito a quello di lavoro.
+Per la maledetta abitudine di Romussi di accumulare i manoscritti gli
+uni sopra gli altri per un anno di seguito, gli sequestrarono un
+numero infinito di carte e di lettere, non poche delle quali dovevano
+essere di Cavallotti. Suggellati i pacchi e fatto il verbale di
+sequestro, Romussi e Girardi vennero invitati in questura. Romussi,
+prima d'andarsene, voleva scrivere due righe non so se alla moglie o
+ai colleghi. Prima di sedere buttò via la penna con la quale aveva
+scritto il delegato, diede un calcio alla sedia, sulla quale era stato
+seduto e ordinò al portiere di portarla via subito e di bruciarla.
+
+--Portamene un'altra e dammi un'altra penna.
+
+Alla mattina ci svegliammo con le ossa rotte. Avevamo sulla faccia il
+colore di una notte trambasciata. Ci eravamo coricati sul tavolazzo,
+vestiti come eravamo entrati, e lungo la notte il sonno ci era stato
+interrotto centinaia di volte. Dal fracasso degli usci che si aprivano
+e si chiudevano, dal trambusto, nel cortile, dei soldati che pareva
+arrivassero ogni quarto d'ora, dai piedi che tumultuavano sotto il
+portico e dalle voci che giungevano a noi come di gente ammutinata.
+
+Verso le dieci antimeridiane il delegato Eula ci annunciò che era
+giunto l'ordine della traduzione al cellulare. Venimmo chiamati a due
+a due, e a due a due venimmo legati, polso a polso, con una catenella,
+da un maresciallo dei carabinieri alto e spalluto. Eravamo così
+appaiati: Valentini e Chiesi, Seneci e Federici, Cermenati e Romussi,
+De Andreis e Girardi. Uscimmo ed entrammo in una folla di circa
+ottanta arrestati.
+
+Il balcone del palazzo di questura era gremito di altri monturati con
+alcuni borghesi. Non posso dire se vi era Bava Beccaris, perchè non lo
+avevo mai visto neppure sulla fotografia. C'era certamente il
+questore. Un uomo magrettino che ha l'aria di essere gobbo. I grandi
+gallonati parlavano tra loro e gli uni ci additavano agli altri col
+dito puntato verso noi.
+
+Prima che il convoglio si mettesse in moto, il delegato Birondi disse
+a tutti:
+
+--Non salutino alcuno e non parlino, perchè ho ordini severissimi.
+
+Eravamo tutti a piedi, circondati dai carabinieri e dai soldati di
+cavalleria col revolver in pugno. Qua e là c'erano parecchi
+questurini.
+
+C'incamminammo verso le undici. L'itinerario fu questo: piazza S.
+Fedele, piazza della Scala, Santa Margherita, via Mercanti, via Dante,
+foro Bonaparte, S. Gerolamo, S. Vittore, via Filangieri.
+
+Gustavo Chiesi abita in foro Bonaparte 93. I suoi vecchi genitori
+erano alla finestra che si asciugavano le lagrime col fazzoletto.
+Nessun altro incidente.
+
+Sai come si è ricevuti al Cellulare.
+
+De Andreis, il quale si sentiva male per il lungo digiuno, domandò
+subito da mangiare. Gli altri lo imitarono. Impolverati, sudati,
+passati traverso un'ora piena di pericoli, avevamo una sete da cani
+trafelati. L'Astengo, il direttore, ci fece portare dell'acqua con del
+fernet dal bettoliniere.
+
+Ci si separò in tante celle e ci si riunì in un cellone a mangiare.
+Mangiammo del salame, della pasta al sugo, dell'arrosto e del
+formaggio e bevemmo del vino comune. Eravamo serviti da due scopini e
+sorvegliati da due guardie carcerarie. Terminato il pasto, venimmo
+visitati dal cappellano, accompagnato dal direttore. Subito dopo
+Federici, Cermenati, Seneci, Valentini e De Andreis vennero
+cellularizzati in infermeria. Romussi e Chiesi vennero chiusi in celle
+separate al secondo raggio.
+
+Il secondo giorno vedemmo arrivare in infermeria i deputati Turati e
+Bissolati.
+
+Il resto ti è troppo noto perchè io sciupi dell'inchiostro.
+
+
+
+
+__Al Tribunale di Guerra.__
+
+Il primo Atto d'accusa, senza commenti.
+
+
+Ritenuto che dall'esame dei testimoni, dall'interrogatorio degli
+imputati e dai documenti esistenti in processo, risulta quanto
+appresso:
+
+Già da tempo i diversi partiti sovversivi, sotto l'egida della libertà
+loro concessa, avevano estesa la più attiva propaganda in tutta
+Italia; anarchici, socialisti e repubblicani, ostentando un
+antagonismo apparente, si trovavano concordi nell'istillare nelle
+masse incoscienti l'odio verso le classi più favorite dalla fortuna,
+nello screditare l'esercito, le pubbliche amministrazioni, le persone
+rivestite di autorità, nel vituperare le istituzioni. I giornali, gli
+opuscoli, le riunioni, le conferenze, i comizi di tutti costoro erano
+concordi nell'eccitare l'odio di classe, e nel creare ovunque
+agitazioni rispondenti ai loro scopi criminosi.
+
+Questa campagna quasi febbrile si accentuò nel decorso inverno; tutto
+era ormai pronto all'azione; si attendeva soltanto l'occasione
+propizia che si presentò nel disagio economico delle popolazioni, pel
+rincaro del pane.
+
+Così sulla fine dell'aprile or decorso moti e tumulti cominciarono a
+Minervino Murge, a Bari, a Foggia, ed attraverso le Marche e la
+Romagna, si propagarono ben presto in diversi piccoli paesi ed in
+alcune città della Toscana, proseguendo poi per l'Emilia fino a
+Milano, dove dovevano pur troppo avere il loro pieno sviluppo e
+cambiarsi in aperta insurrezione.
+
+In proposito è da notarsi che tutti i moti avvenuti nelle diverse
+parti d'Italia non furono fatti improvvisi, isolati, occasionati da
+una causa accidentale o locale, ma furono la conseguenza di una lunga
+preparazione diretta all'unico scopo di mutare gli ordini
+politico-sociali, e della quale erano specialmente creatori ed
+istigatori i capi repubblicani e socialisti, appartenenti ai
+rispettivi Comitati centrali direttivi residenti in Milano.
+
+Basta a dimostrare ciò il solo esame del modo uniforme col quale i
+moti medesimi si svolsero.
+
+Infatti, ovunque, facendo a fidanza coi nobili e generosi sentimenti
+dell'esercito, erano disumanamente spinti in prima fila contro la
+forza armata i ragazzi, poi le donne e per ultimo venivano gli uomini;
+ovunque i primi tumulti furono fatti sorgere nei piccoli centri, allo
+scopo di attrarvi distaccamenti di truppa e sguarnire le città e
+tentarvi poi un colpo di mano.
+
+E prima di scendere ad indicare le specifiche responsabilità degli
+odierni imputati, è altresì utile premettere che Milano fatalmente era
+stata prescelta all'azione principale e risolutiva per molte ragioni,
+cioè: perchè a Milano la propaganda rivoluzionaria era stata fatta più
+attiva e proficua da frequenti riunioni, comizi e conferenze pubbliche
+e private tenute dai più influenti, intelligenti, operosi ed energici
+capi dei partiti rivoluzionari ivi residenti o convenuti, e col mezzo
+dei giornali locali, quali ad esempio _La Lotta di Classe_, il _Popolo
+Sovrano_, l'_Italia del Popolo_, il _Secolo_, la _Critica Sociale_, e
+per altri scopi speciali l'_Osservatore Cattolico_; perchè in questa
+città e nei suoi contorni ingente è il numero degli operai dei grandi
+stabilimenti industriali; perchè quivi più che altrove i rivoluzionari
+avevano recentemente avuto agio di contarsi e passarsi in rassegna in
+occasione dei funerali di Cavallotti e della commemorazione delle
+Cinque Giornate; perchè Milano, per la sua posizione geografica, con
+minore difficoltà avrebbe potuto isolarsi dal rimanente del regno onde
+impedirvi l'arrivo di altra truppa in rinforzo, qualora specialmente
+si fosse verificato lo sciopero totale e già pronto dei ferrovieri
+uniti in potente lega di resistenza; perche quivi più sollecito
+sarebbe stato il soccorso già preparato ed organizzato degli operai e
+fuorusciti italiani residenti in Svizzera; ed infine fors'anco perchè,
+in caso di insuccesso, con minore difficoltà i capi ed i maggiorenti
+avrebbero potuto fuggire e riparare nella vicina, e per loro
+ospitalissima, Svizzera, lasciando che i gregari da essi illusi,
+ipnotizzati e spinti al macello, scontassero il fio delle loro colpe
+nelle prigioni e con la rovina delle famiglie.
+
+Vero è che nella ricca ex capitale lombarda mancava il disagio
+economico assunto altrove a pretesto per tumultuare ed insorgere; ma
+era però ovvio che altro potesse trovarsi, ed infatti fu doppiamente
+trovato nella disgraziata morte di un giovane figlio di notissimo
+deputato e nel richiamo delle classi sotto le armi.
+
+Ed appunto per questi pretesti nella mattina del 6 maggio
+incominciarono dimostrazioni e disordini che divennero poi tumulti e
+vere rivolte con devastazioni e saccheggi nei successivi giorni 7, 8 e
+9, nei quali le turbe inferocite, dalle strade, dalle barricate, dalle
+finestre e dai tetti, trassero contro la truppa e gli agenti della
+forza pubblica colpi di fuoco, sassi, tegole e fumaiuoli.
+
+Finalmente, dopo quattro giorni di fiera lotta, la insurrezione fu
+vinta dalla energia delle Autorità superiori militari e dalla
+abnegazione e dal coraggio dell'esercito.
+
+A questi tumulti presero parte attiva _Callegari Sante_, _Castelnuovo
+Umberto_, _Cerchiai Alessandro_, _Gabrielli Alfiero_ e _Gruppiola
+Francesco_; nel 6 maggio si trovarono al Ponte Seveso ed in via Napo
+Torrioni, e nel giorno 7 sul corso di Porta Venezia.
+
+Costoro sono anarchici e lo confessano; e tali sono pur anco gli altri
+imputati _Baldini Domenico_, _Fraschini Giuseppe_ ed _Invernizzi
+Pietro_. Tutti facevano attivissima propaganda delle idee del partito;
+sono tristi apostoli del disordine e dell'odio sociale ed hanno
+pessimi precedenti politici.
+
+Taluni anche riportarono condanne, cioè il Baldini nel 1893 per
+eccitamento all'odio di classe e nel 1894 assegnato al domicilio
+coatto; il Fraschini ammonito nel 1889, condannato nel 1891 per
+eccitamento all'odio di classe e assegnato nel 1894 al domicilio
+coatto; il Gruppiola condannato nel 1897 per apologia di reato;
+l'Invernizzi condannato due volte per oltraggio e violenze alla forza
+pubblica ed altre due volte per reati di stampa.
+
+Inoltre il Callegari, coll'istigazione del Cerchiai, nel marzo scorso,
+alla commemorazione delle Cinque Giornate, portò la bandiera anarchica
+con la scritta «_viva la rivoluzione_.»
+
+Il detenuto Gustavo Chiesi si distingue fra i repubblicani
+intransigenti; è direttore dell'_Italia del Popolo_, sul quale
+giornale ogni articolo tende a scalzare il principio di autorità ed a
+suscitare nelle masse sentimenti di odio verso il Governo e le
+istituzioni. Ispirò e scrisse nel numero del 6 al 7 maggio l'articolo
+«_Ne erano assetati_» ove, narrando i fatti avvenuti nel 6 maggio al
+Ponte Seveso ed in via Napo Torriani, fra le altre frasi, tutte
+dirette a maggiormente eccitare in quei tristi momenti gli animi della
+popolazione, si legge: _In tutta la giornata i tutori dell'ordine non
+avevano bevuto, avevano sete, sete di sangue, s'intende._
+
+Fu visto nella mattina del 7 maggio con l'amico deputato De Andreis in
+carrozza a Porta Garibaldi fermarsi ripetutamente a discorrere con
+persone del popolo; più tardi si installò negli uffici del giornale da
+lui diretto, ricevendo dallo stesso De Andreis, che più volte si era
+recato alle barricate del corso porta Venezia, notizie ed episodi. In
+quell'ufficio furono più tardi ambedue arrestati insieme all'avvocato
+Bortolo Federici, al prof. Stefano Lallici, al pubblicista Ulisse
+Cermenati ed all'Arnaldo Seneci, che colà si trovavano riuniti in
+comitato quando cominciava a fervere la lotta, con la intenzione
+manifesta di dirigerla e dare le istruzioni occorrenti per
+proseguirla. Ciò risulta, oltre che dal sopraricordato articolo «_Ne
+erano assetati_» da due cartelle manoscritte preparate per una nuova
+edizione del giornale, nelle quali sta scritto che il deputato De
+Andreis, presso le barricate sul corso di porta Venezia, aveva
+protestato contro la violenza dell'Autorità, e si riferiscono
+avvenimenti esagerati svoltisi sul Corso medesimo, fra questi un
+episodio orribile quanto bugiardo sull'uccisione di un bambino per
+opera di un vicebrigadiere. Tale intenzione viene pure confermata
+dalla risposta data dal De Andreis presso le barricate suddette al
+tenente Patella, che lo scongiurava di interporsi per ottenere la
+calma: «_Tenente, ormai è tardi, c'è sangue._» A quella riunione di
+repubblicani, invitato, doveva intervenire il deputato Filippo Turati
+con altri socialisti.
+
+Inoltre il Federici, avvocato di molto ingegno, fervente ed efficace
+conferenziere, è membro attivissimo della direzione centrale del
+partito repubblicano italiano e collaboratore dell'_Italia del
+Popolo_. Durante le dimostrazioni tumultuarie del marzo 1896 istigò le
+turbe a perseverare nei tumulti sperando _che il soffio di rivolta
+manifestatosi a Milano dilagasse preludendo all'avvento_ _ della
+repubblica_; nello stesso anno 1896 firmò un _memorandum_ del partito
+repubblicano al paese eccitando alla rivolta; e nel 20 marzo u. s. al
+monumento delle Cinque Giornate pronunciò un discorso riassunto
+dall'_Italia del Popolo_ del 21 al 22 marzo, ove spingeva all'azione e
+annunciava che _stavano per suonare le diane dell'ora novella_ e che
+_l'ora fatale precipitava_. Cercò di mettere in buono accordo
+socialisti e repubblicani.
+
+Il prof. Lallici, fondatore e presidente del _Circolo repubblicano
+irredentista adriatico orientale_, fondò pure un giornale umoristico
+repubblicano, _Il Figaro_, che ebbe poca vita a causa di replicati
+sequestri. Nell'occasione della commemorazione delle Cinque Giornate
+fatta il 20 marzo u. s. si oppose acchè fossero portate le bandiere
+con lo scudo di Savoia, e pretese che non fosse suonata la marcia
+reale. Nelle dimostrazioni di piazza fu sempre immischiato; accentuò
+l'agitazione per il rincaro del pane; e l'opera sua contribuì ad
+acuire i sentimenti di ribellione negli adepti del partito
+repubblicano in cui milita.
+
+Il Cermenati, pure repubblicano, fu collaboratore col Chiesi e col
+Romussi nei giornali da essi diretti.
+
+Il Seneci, amministratore dell'_Italia del Popolo_, fece propaganda di
+idee repubblicane e scrisse articoli adatti all'indole del giornale da
+lui amministrato.
+
+L'altro imputato, Romussi avv. Carlo, è noto per le sue opinioni
+repubblicane e per la sua intimità coi capi più influenti di quel
+partito e con Amilcare Cipriani, col quale conferì in Milano circa la
+metà dell'aprile scorso; ispirò e dettò nel giornale il _Secolo_, di
+cui è direttore, continui e innumerevoli articoli di una deleteria
+propaganda contro le autorità e le istituzioni e propugnò sempre una
+politica di azione. Basta citare l'ultimo numero dall'8 al 9 maggio,
+ove si trovano gli articoli: _A che giovano le perifrasi_, ed il
+_Richiamo alle armi della classe 1873_. Ed anche nei suoi discorsi e
+nelle sue conferenze predicò sempre con esagerate e false affermazioni
+contro l'esercito e tutto ciò che è principio di autorità, non
+risparmiando neppure la sacra memoria del re Vittorio Emanuele.
+
+L'ex deputato Zavattari Pietro, pure arrestato, e ascritto al partito
+repubblicano-rivoluzionario, prese parte attiva ai tumulti del 1896;
+tentò il connubio dei partiti repubblicano e socialista; coprì varie
+cariche nei circoli repubblicani, e il suo nome si lesse in tutti gli
+statuti, programmi e manifesti del partito stesso; nell'ultima
+agitazione per il rincaro del pane si dette a sobillare i rivoltosi,
+ad eccitare i perplessi, e specialmente i facchini di dogana, dei
+quali è console.
+
+L'imputato Costantino Lazzari è audace socialista fra i più pericolosi
+e temibili. Fu uno dei primi apostoli del partito e cooperò alla
+costituzione di tutti i circoli e delle associazioni. Dotato di
+discreto ingegno, lo ha tutto rivolto all'agitazione settaria; è il
+vero socialista di mestiere che campa la vita sui contributi che
+pagano gli illusi gregari e sui magri lucri dei giornali del partito,
+ove iscrive con stile sempre velenoso e ribelle, onde riportò diverse
+condanne. Fece attiva propaganda rivoluzionaria specialmente nelle
+Marche e Romagna, ed il recente malumore delle popolazioni pel rincaro
+del prezzo del pane fu da lui sfruttato a danno dell'ordine pubblico
+in Ferrara, Ravenna e Camerino.
+
+Pure pericoloso propagandista è l'arrestato Gatti Oreste, il quale
+cercò sempre distinguersi promuovendo riunioni e prendendo parte a
+tutte le manifestazioni pubbliche, nelle quali raccomandava la
+disobbedienza e la resistenza alle autorità.
+
+Fanatico socialista è l'altro Achille Ghiglione, che a Niguarda, ove è
+domiciliato, sobillò con fervore quei terrazzani incitandoli alla
+resistenza e al disprezzo per le autorità e per i padroni. Ha
+istituito altresì in quelle campagne circoli e cooperative con base di
+resistenza.
+
+L'imputato Paolo Valera è uno dei dirigenti del partito socialista
+anarchico, ed esercita molta influenza a causa della sua coltura e
+delle sue aderenze con tutti i caporioni dei partiti estremi. I suoi
+scritti sono sempre violenti ed informati ai più stretti principii
+della lotta di classe. Fu più volte condannato, e nel 1884, per
+sottrarsi ad una condanna, riparò a Londra, donde tornò nel 1894, dopo
+il termine della prescrizione. Successivamente militò nel campo di
+azione e negli ultimi di aprile decorso, discutendosi dai socialisti
+sulle manifestazioni del Primo Maggio, esso, appoggiato da un forte
+gruppo, propugnò il progetto di resistere alle autorità e di fare ad
+ogni costo un pubblico corteo. Facile quindi è a dedursi quale debba
+essere stato il di lui contegno negli ultimi tumulti.
+
+Mestierante in politica risultò l'Angelo Oppizio, prima anarchico, poi
+repubblicano, ora socialista. Di fenomenale attività nella propaganda,
+ha atteso validamente alla costituzione di circoli, ad organizzare e
+congressi e riunioni e pubblicare opuscoli, giornali, ecc. Si ingerì
+negli scioperi, consigliando la resistenza. In occasione
+dell'agitazione per il rincaro del pane tenne concioni spiccanti per
+violenza ed eccitamento alla rivolta. Nel 6 maggio, appena scoppiati i
+tumulti in via Napo Torriani, fece testamento in vista dei pericoli ai
+quali si esponeva; ed infatti risulta che prese parte ai tumulti in
+via Galileo unitamente al Turati, e fu arrestato nel 9 maggio a Porta
+Monforte durante la mischia.
+
+L'ingegnere Valsecchi Antonio, altro degli imputati, figura fra i capi
+più influenti del partito socialista milanese; a Borghetto, suo paese
+di nascita, per la insistente e larga propaganda delle malsane teorie,
+fu denunciato per eccitamento all'odio di classe. Dopo il 1894 fu
+segretario della Federazione Socialista Milanese; e riportò tre mesi
+di condanna di confino come dirigente di diversi circoli. Si mantenne
+in relazione coi correligionari di fuori, scrisse sui giornali
+socialisti violenti articoli, sempre consigliando pubblicamente la
+resistenza, ed eccitando alla ribellione, preparando così il terreno
+alla violenta ultima rivolta.
+
+Di ugual tempra è Ennio Del Vecchio, pure socialista attivo nella
+propaganda ed eccitatore all'odio di classe; fu esso pure condannato
+due volte alla pena della multa.
+
+La russa dottoressa Anna Kuliscioff, venuta a Milano nel 1885 dopo
+aver peregrinato per le varie capitali d'Europa e città d'Italia, ebbe
+prima intima relazione col socialista deputato Andrea Costa, poi col
+deputato Filippo Turati, seguendo l'azione di essi. È fervente
+socialista e propagandista efficace quanto tenace; cooperò alla
+costituzione di circoli, pubblicazioni di giornali, di programmi e di
+statuti, figurando indefessamente nei congressi, nelle riunioni, nelle
+pubbliche passeggiate. Nel 1894, come dirigente del partito socialista
+dei lavoratori italiani, fu condannata al confino. Dopo la elezione di
+Filippo Turati a deputato, raddoppiò di attività per la propaganda
+delle teorie socialiste; ed all'intento di mantenere ad esso salda la
+base elettorale del suo collegio, tenne parecchie conferenze pubbliche
+al Circolo Cappellini, cercando di organizzare in lega di resistenza,
+inscrivendoli nel partito, gli operai dello stabilimento Pirelli, i
+quali, perchè ben trattati, avevano fino a questi ultimi tempi
+resistito; e come essa riuscisse nelle sue mire lo prova il fatto che
+già 1200 operai si erano ascritti alla lega, ed imbevuti di massime
+sovversive, di sentimento d'odio, si segnalarono nel primo giorno
+della sommossa a Ponte Seveso e via Napo Torriani, e specialmente le
+donne, sulle quali la Kuliscioff esercitava molto ascendente,
+dimostrarono maggiore ferocia.
+
+Un altro imputato è don Davide Albertario, direttore dell'_Osservatore
+Cattolico_, organo di quel partito clericale intransigente che avversa
+le istituzioni e l'unità della patria; di carattere battagliero e
+violento, sostenne lotte vivissime con quella parte del clero che si
+ispirava a principii temperatamente liberali. La sua condotta poco
+morale, non rispondente alla dignità del sacerdozio, gli valse un
+processo penale per delitto contro il buon costume ed una procedura
+disciplinare per parte della Autorità Ecclesiastica. Tenne conferenze
+consigliando e dirigendo nel senso della più aperta intransigenza
+l'organizzazione clericale. Nella lunga sua carriera giornalistica i
+suoi sforzi furono diretti a far cadere in disprezzo le istituzioni e
+l'Esercito, prendendo di mira la stessa Dinastia, onde ebbe molti
+sequestri per offese alla Sacra Persona del Re ed alla Real Famiglia.
+Divenendo sempre più violento negli ultimi tempi dimostrò tendenza a
+favorire il cambiamento della forma di Governo, e da altra parte si
+faceva banditore di idee democratiche e socialiste, come apparisce
+dall'opuscolo stampato nella tipografia dell'_Osservatore Cattolico_
+col titolo «_Dal Socialismo alla Democrazia Cristiana_», gareggiando
+così col partito repubblicano e socialista nel combattere la Monarchia
+e nel suscitare l'odio di classe. Tale malefica propaganda, esercitata
+continuamente con somma energia e fine arte di polemista, agiva pur
+troppo sulla parte meno colta dei credenti e del clero, e contribuì
+potentemente a formare l'ambiente ostile ed a maturare lo spirito
+della rivolta ora repressa. Nel corrente anno ebbe l'Albertario più
+occasioni per accentuare l'azione del suo giornale contro le
+istituzioni, nel marzo la commemorazione del cinquantenario dello
+Statuto e quella delle Cinque Giornate, poi i moti che scoppiarono in
+diverse località per il rincaro del pane. Questi moti furono
+nell'_Osservatore Cattolico_ malignamente narrati, esagerati,
+commentati; ed a qualche altro giornale che rivelava questa condotta
+intesa a creare imbarazzi alle istituzioni, rispondeva nel numero dal
+6 al 7 maggio: «_Ah canaglie, voi date piombo ai miseri che avete
+affamati, e poi vi lanciate contro i clericali._» Questo fu l'ultimo
+numero, perchè lo stesso giorno scoppiò la rivolta ed il giornale
+sospese le sue pubblicazioni. In tal modo è manifesto che l'Albertario
+divide cogli altri imputati la responsabilità della sommossa.
+
+L'ingegnere Giuseppe De Franceschi fu arrestato e denunciato perchè
+militò nel campo socialista; vi ebbe per l'addietro una parte attiva;
+e più specialmente perchè si ritenne che avesse dato ricetto a
+rivoltosi che tirarono sulla truppa a Porte Monforte nel 9 maggio. Ma
+dalle assunte verifiche risulta che il De Franceschi dopo il 1894, da
+che è proprietario dello stabilimento industriale all'Acquabella, si è
+ritirato dal partito socialista e si è astenuto da ogni manifestazione
+e propaganda. È risultato altresì che soltanto per errore fu ritenuto
+che avesse dato ricovero a rivoltosi nel suo stabilimento, giacchè è
+accertato che costoro si erano invece posti in salvo da una piccola
+via, che rasentando il fabbricato porta ai campi, e che sul momento
+non era stata osservata. Manca quindi a di lui carico ogni
+responsabilità penale.
+
+Il Girardi Emilio, arrestato insieme al Romussi, è redattore del
+_Secolo_, e sebbene militi nel campo repubblicana, non risulta
+peraltro che abbia tenuto pubbliche conferenze ed abbia in qualsiasi
+modo fatto propaganda delle teorie che professa, e non sarebbe
+coinvolto in alcun delitto.
+
+Considerato che dietro le risultanze sopra indicate gli imputali
+_Callegari_, _Castelnuovo_, _Cerchiai_, _Gabrielli_ e _Gruppiola_,
+sarebbero incorsi nei delitti previsti dagli articoli 190, 248 e 252
+del Codice penale--gli imputati _Baldini_, _Fraschini_ e _Invernizzi_
+nel delitto previsto dall'articolo 248--gli imputati _Chiesi_,
+_Federici_, _Lattici_, _Cermenati_, _Seneci_ e _Romussi_ nei delitti
+previsti dagli articoli 64, 77, 118, 120, 134, 246, 248 e 252 del
+Codice penale ed articoli 1 e 2 della Legge 19 luglio 1894 N.
+315--l'imputato _Oppizio_ nei delitti previsti dagli articoli 190 e
+247 del Codice penale--gli imputati _Zavattari_, _Lazzari_, _Gatti_,
+_Ghiglione_, _Valera_, _Valsecchi_, _Del Vecchio_ e _Kuliscioff_ nei
+delitti previsti dagli articoli 118, 120, 135 e 246 del Codice
+penale--e l'imputato _Don Albertario_ nei delitti previsti dagli
+articoli 118, 120, 135, 246 e 247 suddetto e dagli articoli 1 e 2
+della Legge 19 luglio 1894, N. 315.
+
+Considerato che in forza dei Bandi pubblicati dal R. Commissario
+Straordinario in virtù dei pieni poteri accordatigli con R. Decreto 7
+maggio 1898 spetta a questo Tribunale Militare di Guerra la competenza
+a giudicare gli individui suddetti pei delitti a ciascuno di essi
+imputati;
+
+ PER QUESTI MOTIVI
+
+dichiara non farsi luogo a procedere contro l'ingegnere _Giuseppe De
+Franceschi_ e contro il professore _Emilio Girardi_ pei delitti ad
+essi rimproverati ed ordina la loro scarcerazione quando non debbano
+rimanere detenuti per altre cause.
+
+Pronuncia l'accusa contro:
+
+Callegari Sante, Castelnuovo Umberto, Cerchiai Alessandro, Gabrielli
+Alfiero e Gruppiola Francesco Giuseppe; pei delitti previsti dagli
+articoli 190, 248 e 252 del Codice penale per essersi associati in più
+di cinque persone onde commettere delitti contro l'ordine pubblico, le
+persone e le proprietà e per aver usato violenze contro gli agenti
+della forza armata commettendo altresì fatti diretti alla guerra
+civile.
+
+
+ Contro:
+
+Baldini Domenico, Fraschini Giuseppe e Invernizzi Pietro; per il
+delitto previsto dall'articolo 248 per essersi associati in più di
+cinque persone onde commettere delitti contro l'ordine pubblico, le
+persone e le proprietà.
+
+ Contro:
+
+Chiesi Gustavo, Federici Bortolo, Lallici Stefano, Cermenati Ulisse,
+Seneci Arnaldo e Romussi Carlo; pei delitti previsti dagli articoli
+64, 77, 118, 120, 134, 246, 248, 252 Codice penale degli articoli 1 e
+2 della Legge 19 luglio 1894, N. 315, perchè allo scopo finale tra
+loro concertato e stabilito di mutare violentemente la costituzione
+dello Stato e la forma di Governo e far sorgere in armi gli abitanti
+del Regno contro i poteri dello Stato, si associarono fra loro ed
+altri, e coll'istituire e dirigere circoli, comitati, riunioni o leghe
+di resistenza con discorsi e conferenze pubbliche o private e con
+scritti pubblicati per mezzo della stampa, furono causa diretta ed
+immediata della insurrezione, e cooperarono così efficacemente con
+tali mezzi di istigazione alla guerra civile, ai saccheggi ed alle
+devastazioni che ebbero luogo in Milano nei giorni 6-7-8-9 maggio
+ultimo decorso.
+
+ Contro:
+
+Oppizio Angelo, pei delitti previsti dagli articoli 190 e 247 del
+Codice penale, per aver usato violenza contro gli agenti della forza
+armata, ed incitato pubblicamente alla disobbedienza della legge ed
+all'odio fra le varie classi sociali in modo pericoloso per la
+pubblica tranquillità.
+
+ Contro:
+
+Zavattari Pietro Giuseppe, Lazzari Costantino, Gatti Oreste, Ghiglione
+Achille, Valera Paolo, Valsecchi Antonio, Del Vecchio Enrico e
+Kuliscioff Anna; pei delitti previsti dagli articoli 118, 120, 135 e
+246 del Codice penale, per avere pubblicamente eccitato a commettere
+fatti diretti a mutare violentemente la costituzione dello Stato, la
+forma del Governo ed a far sorgere in armi gli abitanti del Regno
+contro i Poteri dello Stato.
+
+ Contro:
+
+Albertario don Davide, pei delitti previsti dagli articoli 118, 120,
+135, 246 e 247 del Cod. penale e 1 e 2 della Legge 19 luglio 1894, N.
+315, per avere specialmente per mezzo di iscritti pubblicati
+nell'_Osservatore Cattolico_ incitato all'odio fra le varie classi
+sociali in modo pericoloso per la pubblica tranquillità, ed a
+commettere fatti diretti a mutare violentemente la costituzione dello
+Stato, la forma del Governo, ed a far sorgere in armi gli abitanti del
+Regno, contro i Poteri dello Stato.
+
+Ordina quindi l'invio dei suddetti 24 accusati avanti il Tribunale
+Militare di Guerra sedente in Milano competente a giudicarli pei
+delitti loro rimproverati rispettivamente.
+
+
+ _Il Sostituto Avvocato Generale Militare in missione_
+ E. BACCI.
+
+
+
+
+__Il secondo Atto d'accusa.__
+
+
+Il Pubblico Ministero nella causa contro:
+
+De Andreis Luigi, fu Giuseppe, d'anni 47, nato e domiciliato in
+Milano, ingegnere; Turati Filippo, fu Pietro, d'anni 39, nato a Canzo,
+domiciliato a Milano, avvocato; Morgari Oddino, fu Paolo, d'anni 33,
+nato a Torino, domiciliato a Roma, pubblicista;
+
+Tutti e tre deputati al Parlamento Nazionale--detenuti ed imputati dei
+delitti previsti dagli articoli 134, 246, 247, 248, e 252 del Codice
+Penale;
+
+Ritenuto che dalla istruita procedura risulta che fino dalla prima
+gioventù i tre imputati De Andreis, Turati e Morgari si dedicarono
+quasi interamente alla politica, e con la loro attività, energia ed
+intelligenza riuscirono ad acquistare grandissima influenza nei
+diversi partiti radicali nei quali militavano;
+
+Infatti il De Andreis, repubblicano intransigente, rivoluzionario fino
+dal 1892, figurò sempre fra i capi e promotori di tutti i comitati e
+circoli repubblicani di Milano, ne fu delegato ai congressi, ed era
+uno dei cinque membri del Comitato centrale repubblicano italiano
+trasferito da Forlì a Milano, e talvolta ne tenne la presidenza; fondò
+poi in ogni porta della città di Milano un circolo repubblicano
+rionale. Oratore violento e demagagico nelle conferenze, nei comizi,
+nelle commemorazioni e dimostrazioni, spingeva le masse alla
+resistenza contro le autorità ed all'azione, che nel 31 gennaio ultimo
+in una commemorazione a Russi annunziava _più vicina di quanto potesse
+immaginare_; ed in altro discorso per le feste del 50.º anniversario
+dello Statuto al monumento di Garibaldi in Milano, disse fra le altre
+cose: «il popolo per ottenere le sue rivendicazioni ha due armi: il
+voto e la _carabina_».
+
+Il Turati, fervente socialista, propugnò con attivissima propaganda le
+dottrine più avanzate del socialismo in Milano e nelle campagne,
+istituendo, anche nei più piccoli paesi, comitati e circoli; attrasse
+nell'orbita del partito la Lega ferroviaria, la Camera del lavoro con
+trenta società operaie e di mutuo soccorso confederate, ed altri
+sodalizi, falsandone la primitiva istituzione. Esso è l'autore
+dell'_Inno dei lavoratori_ divenuto il grido di guerra del partito; è
+direttore della _Critica Sociale_; nella quale rivista, detta
+scientifica, si trova per esempio una nota del seguente tenore: _come
+diavolo mai l'anno scorso venne in mente al Costa di appoggiare la
+proposta d'Imbriani per chiamare l'esercito non Regio, ma Nazionale?
+ma l'esercito è bene che si chiami regio come il lotto, come gli
+impiegati, come la questura, come tutto ciò che vi è di sudicio in
+Italia. Il Costa doveva invece proporre che fosse intitolato regio
+anche il debito pubblico._ (N. 9 del 1.º maggio 1898). È altresì da
+notarsi che in un articolo intitolato «_Il Domani_» contenuto nel N. 6
+del 16 marzo 1896, parlandosi dei gravi moti avvenuti in diverse città
+d'Italia dopo la battaglia di Adua, si preconizzò fin d'allora che
+_Milano, la città cui son volti tutti gli sguardi, sarebbe stata
+l'arena della rivoluzione futura; e si previde che a Milano da 40 a 60
+mila persone d'ogni età, d'ogni sesso si riversino senza intesa nelle
+vie, si addensino al centro, unite da un solo grido, da un solo
+entusiasmo, cui non manca se non chi sappia imprimergli direzione
+rapida e precida per vedere instaurato nel Comune un governo
+provvisorio locale repubblicano_.
+
+Allo stesso Turati si devono l'organizzazione del partito e
+l'indirizzo datogli di odio di classe: illimitata è la influenza che
+esercitava specialmente sulle classi operaie, ed è indubbiamente a
+ritenersi l'anima e la mente del partito socialista rivoluzionario in
+Milano, del quale era il capo riconosciuto ed il rappresentante
+ufficiale nelle occasioni più solenni.
+
+Il Morgari può dirsi fosse nella città e provincia di Torino quasi
+quello che il Turati era in Milano. Abile, instancabile conferenziere
+e propagandista, partecipò a tutte le manifestazioni della vita
+collettivisti del partito: organizzò riunioni, pubblicò programmi,
+circolari ed opuscoli e specialmente uno intitolato: _L'Arte della
+nostra propaganda_ che è un completo manuale da servire pei
+propagandisti, fondatori di circoli e gruppi socialisti.
+
+Alla sua ferrea volontà si deve l'incremento dei socialismo
+rivoluzionario in Piemonte.
+
+Che con tali mezzi di organizzazione e di propaganda i tre imputati,
+insieme e di concerto con altri capi rivoluzionari che si adoprarono
+nello stesso senso nelle altre provincie, riuscirono nei primi mesi
+dell'anno corrente a creare e mantenere in Italia, e specialmente in
+Milano, nei loro affigliati e nelle masse operaie, uno stato di
+continuo eccitamento e di tensione e lo spirito di rivolta, la quale
+quindi per opera loro era pronta a scoppiare ad un sol cenno,
+all'occasione propizia, ed anche per un accidente imprevisto.
+
+Che sebbene repubblicani e socialisti siano discordi nelle teorie e
+nei principii, pure sono pienamente d'accordo nel voler cambiare la
+costituzione dello Stato e la forma del Governo, ed è questo lo scopo
+comune cui miravano i tre imputati e i loro associati con la
+propaganda e l'organizzazione dei partiti. Infatti lo stesso Morgari
+ebbe a dichiarare nelle sue commemorazioni e conferenze: _Essi, i
+socialisti, essere i veri repubblicani, giacchè vogliono la repubblica
+non come fine, ma come mezzo, che apre la via al fine di togliere,
+insieme al re, gli altri piccoli re di officina, di latifondi e di
+banche._
+
+Che oltre a ciò in Milano risiedè fino dopo la sommossa il noto Pietro
+Gori, maestro e riorganizzatore degli anarchici, e sull'appoggio e
+concorso di costoro, sempre pronti al disordine, alla devastazione ed
+al saccheggio, potevasi sicuramente contare, tanto più che col Gori, e
+coll'Amilcare Cipriani (qui di passaggio nell'aprile ultimo decorso),
+e con gli altri anarchici, vivevano i socialisti in buon accordo,
+giacchè di costoro il Morgari dice: _non sono cattiva gente e lavorano
+essi pure per il bene della società; ma credono che l'uomo debba
+essere libero come l'uccello nell'aria, senza alcuna legge, nè
+autorità nè comando, e questo per molto tempo non sarà possibile._
+
+Che inoltre i socialisti avevano sparse le loro malsane, ma
+abbaglianti teorie fra i ferrovieri e si erano concertati coi capi
+della Lega dei ferrovieri medesimi, onde mediante uno sciopero
+generale in occasione di una sommossa fosse ritardato od impedito il
+trasporto della truppa ed il richiamo delle classi in congedo.
+
+Che infine anche oltre i confini dello Stato i capi dei partiti
+sovversivi tutti uniti e concordi avevano spinte le loro mene; ed
+infatti i loro associati predicavano il socialismo e l'anarchia agli
+operai italiani residenti in Svizzera, e con una attiva propaganda
+erano riusciti a tenerli pronti a scendere in Italia al momento
+opportuno per recare aiuto ai compagni rivoltosi.
+
+Che intanto sulla fine dello scorso aprile a causa del disagio
+economico delle popolazioni, del quale i capi dei partiti non
+mancarono di approfittare, cominciarono moti e tumulti in alcuni paesi
+e città dell'Italia meridionale, e a traverso le Marche, le Romagne e
+la Toscana, proseguirono a Parma, Piacenza, Pavia e raggiunsero
+Milano, ove, per le circostanze e le condizioni già esposte, dovevano
+pur troppo avere il loro pieno sviluppo, e cangiarsi in aperta
+insurrezione.
+
+Che infatti nelle ore pomeridiane del 6 maggio al Ponte Seveso ed in
+via Napo Torriani gli operai dello Stabilimento Pirelli si dettero a
+tumultuare sotto vari pretesti e specialmente per l'arresto di un
+individuo che spargeva un manifesto socialista diretto: _ai Cittadini
+lavoratori_; e tali tumulti si cambiarono in rivolta e guerra civile
+con devastazioni e saccheggio nei successivi giorni 7, 8 e 9, nei
+quali le turbe--numerosissime di persone di ogni età e di ogni
+sesso--si riversarono nelle vie, innalzarono alle porte dei diversi
+rioni della città molte barricate, trassero dalle barricate medesime,
+dalle strade, dalle finestre e dai tetti contro la truppa e gli agenti
+della forza pubblica colpi di fuoco, sassi e tegole, con l'intento di
+addensarsi poi al centro unite da un solo grido, da un solo entusiasmo
+ed instaurare nel Comune un governo provvisorio locale repubblicano,
+come appunto aveva preconizzato il Turati nella _Critica Sociale_ fino
+dal 16 marzo 1896, e sarebbero riusciti nei loro disegni senza
+l'energia delle Autorità superiori militari, l'annegazione, il
+coraggio e la disciplina dell'Esercito.
+
+Che le località, nelle quali nella sera del 6 maggio ebbero principio
+i disordini, fanno parte del Collegio di cui l'onorevole Turati è
+deputato, dove esso gode della massima influenza sopra i numerosi
+operai di quegli stabilimenti industriali; e dove nei giorni
+precedenti avevano tenute conferenze alcuni suoi intimi amici e
+compagni di fede, quali la Kuliscioff e il Dell'Avalle.
+
+Che il manifesto: _Cittadini lavoratori_, sparso in quel primo giorno
+e causa dei primi disordini, e firmato: _I Socialisti milanesi_, ed in
+esso si parla _di rivolta della fame e della disperazione, alla quale
+il Governo del Re risponde coll'eccidio scellerato dei supplicanti
+pane e lavoro_, si parla del _militarismo piovra della nazione a
+servizio di alleanze e d'interessi dinastici, di privilegi odiosi_,
+ecc.--Si dice _che il Governo del Re ha_ _preparato quelle rivolte e
+le ha volute; sono opera sua. La responsabilità del sangue che essa
+versa in questi giorni ripiomba tutta sul suo capo_, e dopo altri
+periodi dello stesso genera termina: _Giorni gravi si appressano; è
+tempo che il popolo Italiano rifletta, ricordi ed alfine provveda a sè
+stesso. Il paese, salvi il paese!_ Or bene, si hanno gravi ragioni per
+ritenere che di quel manifesto sparso fra le masse in momento di sì
+grave commozione pubblica sia autore il _Turati_, il quale poi in ogni
+caso deve averlo ispirato e necessariamente conosciuto.
+
+Che durante quei primi disordini il Turati, insieme all'altro capo e
+ben noto socialista _Dino Rondani_, ora latitante, si recò sul posto,
+si impose alle Autorità esigendo la liberazione dell'arrestato, ed
+arringò le turbe raccomandando apparentemente la calma e promettendo
+di unirsi e battersi insieme ad esse in un giorno più propizio.
+
+Che nella mattina successiva lo stesso _Turati_ col _Rondani_ si trovò
+a Porta Venezia quando si innalzavano le barricate, ed infieriva
+maggiormente la lotta, e ad un bravo cittadino che a lui rivolgeva
+preghiera d'interporsi e far cessare un inutile eccidio, rispondeva
+cinicamente: _I cadaveri servono a qualche cosa: sono le pietre
+miliari delle conquiste avvenire del popolo._
+
+Che poco appresso esso ed il Rondani, sempre insieme, si diressero
+alla Stazione centrale ferroviaria, ed ivi introdottisi si trattennero
+a colloquio presso il deposito delle locomotive col noto socialista,
+pur latitante, Giuseppe Mantovani, conduttore ferroviario a riposo,
+segretario del Comitato esecutivo della Lega ferrovieri, il quale
+subito dopo lavorò a tutto uomo per determinare lo sciopero generale
+dei ferrovieri. Infatti nel giorno appresso furono diramate fra i
+ferrovieri medesimi due circolari che eccitavano allo sciopero;--nel
+dì 9 diversi macchinisti e fuochisti si rifiutarono a prestar
+servizio, e firmarono una dichiarazione diretta ad indurre i compagni
+allo stesso rifiuto; e soltanto per l'energia delle Autorità superiori
+e per il pronto accorrere della truppa, fu evitato lo sciopero, le cui
+conseguenze sarebbero state gravissime.
+
+Che in una perquisizione eseguita nel 7 maggio negli uffici del
+giornale _L'Italia del Popolo_ fu trovato e sequestrato un biglietto
+da visita, in cui s'invitava il Turati e compagni socialisti ad una
+riunione coi repubblicani per quel giorno, e sebbene la riunione non
+avesse più luogo, pure rimane il fatto a dimostrare il buon accordo
+fra i repubblicani e socialisti.
+
+Che nella stessa sera del 7 maggio i capi dei diversi partiti sovversivi
+di Milano in numero di circa 20 si riunirono in casa del dott. Ceretti
+Vittorio, ora latitante, e da una di lui lettera-testamento ivi
+rinvenuta si arguisce in modo sicuro la deliberazione presa di
+proseguire nell'insurrezione, che infatti divenne sempre più fiera nei
+giorni successivi.
+
+Che nel giorno 8 maggio il Rondani, il fido compagno del Turati, si
+recò in Svizzera; ed a Brissago, Locarno, Bellinzona e Lugano cercò
+riunire, formare in bande e dirigere al confine i numerosi operai
+italiani per accorrere a Milano in aiuto degli insorti.
+
+Ed anche successivamente costui insieme agli altri fuorusciti ha colà
+raddoppiato nella propaganda e nello spirito settario, collaborando
+nella redazione dei giornali _L'Italia Nuova_ ed _Il Socialista_,
+scrivendo od ispirando articoli della maggiore violenza contro lo
+Stato italiano, le Autorità e L'Esercito.
+
+Che l'imputato Oddino Mogari nel dì 9 maggio da Torino si diresse a
+Milano, ove, dopo lasciata la ferrovia a Magenta, si introdusse in
+modo guardingo e misterioso; vi si trattenne il giorno 10, e nel dì 11
+giunse a Lugano e col Rodani dette opera ad organizzare le bande che
+già si dirigevano al confine; ma poi, al sopraggiungere della truppa,
+egli si allontanò recandosi a Roma, ove fu arrestato nel 14 maggio e
+fu trovato possessore di L. 1740,05. Egli deve pure rispondere avanti
+il Tribunale di Biella di eccitamento all'odio di classe, pel quale
+delitto la Camera dei Deputati autorizzò il provedimento in seduta del
+14 marzo ultimo decorso.
+
+Che infine l'imputato De Andreis è uno dei principali ed assidui
+redattori dell'_Italia del Popolo_, giornale che ebbe sempre di mira
+scalzare il principio di autorità e suscitare nelle masse sentimenti
+di odio verso il Governo e le istituzioni, ed i di cui articoli
+divennero ancor più violenti negli ultimi tempi. Basta infatti leggere
+tutto il numero dal 7 all'8 maggio e specialmente l'articolo
+intitolato «_Ne erano assetati_» ove, narrandosi i fatti avvenuti nel
+6 maggio al Ponte Seveso ed in via Napo Torriani, fra le altre frasi
+tutte dirette a maggiormente eccitare in quei dolorosi momenti gli
+animi della popolazione, si legge: _In tutta la giornata i tutori
+dell'Ordine non avevano bevuto, avevano sete, sete di sangue, si
+intende._
+
+Che nel giorno 7 maggio il De Andreis si recò più volte negli uffici
+di quel giornale; vi portò, per essere pubblicati, episodii svoltisi a
+Porta Venezia, esagerandoli e falsandoli; ed ivi intervenne chiamato
+ad una riunione di amici repubblicani.
+
+Che il De Andreis si trovò a Parma, Piacenza e Pavia, nei giorni in
+cui si verificarono disordini in quelle città. Nella mattina del 7
+maggio era alle barricate di Porta Venezia in Milano, quando più fiera
+ferveva la lotta fra gli insorti e la truppa: vi ritornò nelle ore
+pomeridiane; e al tenente Petella che lo scongiurava ad interporsi per
+ottenere la calma, rispose in tono quasi di sfida: «_Tenente, ormai è
+tardi, vi è sangue._» Inoltre, tanto nella mattina quanto nelle prime
+ore pomeridiane del 7 fu veduto a piedi ed in carrozza in corso
+Garibaldi parlare con diverse persone estranee a quel quartiere,
+mentre appunto vi si stavano costruendo le barricate; e finalmente
+nelle ore pomeridiane dello stesso giorno fu arrestato negli uffici
+dell'_Italia del Popolo_.
+
+Considerando che dietro le risultanze sopra indicate gli imputati De
+Andreis, Turati e Morgari sono incorsi nei delitti previsti dagli
+articoli 134 e 252 del Codice penale.
+
+Considerato che la Camera dei Deputati nella seduta del 9 luglio
+corrente ha accordata l'autorizzazione a procedere contro di essi.
+
+Considerato che in forza dei Bandi pubblicati dal Regio Commissario
+Straordinario di Milano in virtù dei pieni poteri accordatigli col
+Regio Decreto 7 maggio 1898 spetta a questo Tribunale Militare di
+Guerra la competenza a giudicarli,
+
+ PER QUESTI MOTIVI
+
+Visto l'articolo 544 del Codice penale per l'Esercito, pronunzia
+l'accusa contro i deputati De Andreis Luigi, Turati Filippo e Morgari
+Oddino per i delitti previsti dagli articoli 134 e 252 del Codice
+penale comune,--perchè col mezzo di opuscoli, discorsi e conferenze,
+col mezzo dell'istituzione di circoli, comitati, riunioni e leghe di
+resistenza, ed allo scopo concertato e stabilito fra essi ed altri
+capi ora latitanti di partiti sovversivi di mutare violentemente la
+costituzione dello Stato e la forma di Governo, riuscirono a suscitare
+la guerra civile ed a portare la devastazione ed il saccheggio nella
+città di Milano nei giorni 6, 7, 8, e 9 maggio ora decorso, cooperando
+anche immediatamente e direttamente all'azione, e procurando di
+recarvi assistenza ed aiuto.
+
+Ordina quindi l'invio di essi accusati avanti questo Tribunale di
+guerra competente a giudicarli.
+
+ _Milano, addì 17 luglio 1898._
+
+ _Il Sostituto Avvocato Generale Militare in missione_
+ E. BACCI.
+
+
+
+
+__La sentenza contro i deputati.¹__
+
+ ¹ Tolgo questa e la successiva sentenza dai _Tribunali_ di Enrico
+ Valdata--il giornale che, nel periodo del Bava Beccaris, fu,
+ compatibilmente col momento, il più indipendente ed audace.
+
+
+In nome di S. M. Umberto I, per grazia di Dio e volontà della Nazione
+Re d'Italia. Il Tribunale Militare Territoriale di Milano, funzionante
+da Tribunale di Guerra, ha pronunciato la seguente sentenza nella
+causa, contro De Andreis Luigi, fu Giuseppe, di anni 47, nato e
+domiciliato in Milano, ingegnere; Turati Filippo, fu Pietro, d'anni
+39, nato a Canzo, domiciliato a Milano, avvocato; Morgari Oddino, fu
+Paolo, di anni 33, nato a Torino, domiciliato a Roma, pubblicista.
+
+Tutti e tre Deputati al Parlamento Nazionale, detenuti ed imputati dei
+delitti previsti dagli articoli 134 e 252 del Codice penale, perchè
+col mezzo di opuscoli, discorsi e conferenze, col mezzo
+dell'istituzione di circoli, comitati, riunioni e leghe di resistenza,
+ed allo scopo concertato e stabilito tra essi ed altri capi ora
+latitanti di partiti sovversivi di mutare violentemente la
+costituzione dello Stato e la forma di Governo, riuscirono a suscitare
+la guerra civile ed a portare la devastazione ed il saccheggio nella
+città di Milano nei giorni 6, 7, 8 e 9 maggio ora decorso, cooperando
+anche immediatamente e direttamente all'azione, e procurando di
+recarvi assistenza ed aiuto.
+
+Ritenuto in fatto come emerse, al pubblico dibattimento dalla lettura
+dei documenti, dalle deposizioni dei testimoni e dalle dichiarazioni
+degli accusati;
+
+Che sui primi dello scorso mese di maggio, in seguito alle agitazioni
+manifestatesi in varie parti del regno, e sopratutto pei tumulti di
+Pavia, nei quali ebbe a soccombere lo studente Mussi, i vari partiti
+politici sovversivi di Milano si trovavano in uno stato di fermento, e
+bastava una causa qualsiasi per farli scoppiare in aperta rivolta.
+Qui, ove il rincaro del pane non poteva essere causa sufficiente, la
+spinta fu data da un manifesto diretto ai lavoratori italiani, nel
+quale si leggono frasi eccitanti alla ribellione e che stampato nel
+giorno 5 maggio fu divulgato nel pomeriggio del giorno 6 successivo
+nelle località di Ponte Seveso e Napo Torriani, ove maggiore è il
+numero degli operai addetti ai vari stabilimenti industriali colà
+esistenti.
+
+Che quel manifesto essendo stato colpito da sequestro della Procura
+Generale, fu eseguito l'arresto d'uno degli spacciatori, ma alcuni
+operai cominciarono subito a tumultuare ed astenersi dal lavoro,
+reclamando la liberazione dell'arrestato.
+
+Che informato di quanto avveniva in quella località, l'accusato Turati
+vi si recò subito coll'ora condannato in contumacia Dino Rondani e
+parlando agli operai promise d'intromettersi presso le autorità onde
+l'arrestato fosse posto in libertà, e raccomandando loro di rimanere
+tranquilli, disse che quello non era il momento opportuno per scendere
+in piazza, che quel momento lo dovevano scegliere loro, e non la
+questura, e che quando quel momento fosse venuto egli sarebbe stato
+con loro, a fare le fucilate.
+
+Che il Turati recatosi dal Questore, dal Procuratore del Re ed alla
+Prefettura, ripetè con parole certo meno accentuate lo stesso
+concetto, ed ottenne la liberazione dell'arrestato, la quale fu
+concessa nella speranza di evitare mali maggiori. Recatosi nuovamente
+il Turati dagli operai rese conto della sua missione e si allontanò.
+
+Che poco dopo, in una via adiacente, mentre le guardie rientravano
+alla loro caserma, furono accolte da una fitta sassaiola, ed
+intervenuta la truppa fu necessario far uso delle armi. Una guardia di
+P. S. venne uccisa da un colpo di revolver partito dai tumultuanti;
+rimase pure morto un operaio e vi furono diversi feriti.
+
+I tumulti cominciati nella sera ebbero disgraziatamente seguito nel
+mattino del 7; gli operai, parte volontari e parte costretti dai
+compagni, disertarono gli stabilimenti, la rivolta si propagò in varie
+parti della città, sorsero barricate, furono saccheggiati palazzi e
+negozi, ed in quel giorno e nei successivi 8 e 9 la truppa si trovò
+sempre di fronte ai rivoltosi, dovette far uso delle armi e vi furono
+morti e feriti.
+
+Che, premesse queste constatazioni generali, è d'uopo esaminare da
+quale causa ebbero origine i tumulti. Si volle far credere, che quanto
+successe in quei giorni in Milano non fu che un movimento teppistico,
+ma troppi argomenti stanno a provare che fu l'effetto di teorie
+sovversive da lungo tempo instillate negli operai dai vari circoli
+socialisti e repubblicani, i quali tendevano con metodi diversi ad un
+unico fine, quello di mutare violentemente la costituzione politica
+dello Stato.
+
+In altra sentenza in questo Tribunale fu già affermato che i moti
+scoppiarono improvvisamente, che i capi dei vari partiti furono
+sorpresi dagli avvenimenti, e questo giudizio viene ancora confermato
+dalle risultanze di questo dibattimento. Questa è certo l'unica
+ragione per la quale i partiti non hanno potuto prendere accordi
+definitivi, quali dovevano essere nel loro pensiero. Nè la riunione in
+casa del dott. Ceretti, nè il tentato, ma non avvenuto convegno
+all'_Italia del Popolo_ fra repubblicani e socialisti, sono
+sufficienti per provar con certezza l'esistenza di un concerto sul
+mezzi d'esecuzione, ed i nuovi elementi sorti dalla discussione di
+questo processo non sono tali da infondere nel Tribunale una diversa
+convinzione.
+
+Nessun fatto è venuto a dimostrare un accordo fra i tre odierni
+accusati, non constando che nei giorni dei tumulti, ed in quelli che
+li precedettero, si sieno riuniti, se anche per mezzo d'interposte
+persone abbiano potuto concertarsi fra di loro per dirigere l'insorto
+movimento.
+
+Mancando la prova del concerto, rimane ad esaminare quale fu la parte
+che ciascuno di essi ha individualmente preso nella preparazione degli
+avvenimenti e nei giorni della sommossa.
+
+Dai rapporti esistenti in atti consta che il Turati è certo la
+personalità più spiccata ed influente del partito socialista milanese.
+Direttore e redattore della _Critica Sociale_, scrittore nella _Lotta
+di Classe_, fondò circoli socialisti ed attrasse nell'orbita del suo
+partito numerose società di operai, inspirando in essi l'odio di
+classe, e promuovendo leghe di resistenza verso i padroni. Fu già
+condannato per un articolo scritto dopo la condanna di De Felice.
+
+Altra volta lo fu per la pubblicazione di un almanacco socialista e
+nelle dimostrazioni del 1896, parlando al pubblico tumultuante, elogiò
+gli studenti di Pavia, i quali per impedire la partenza di soldati per
+l'Africa avevano svelte le rotaie della ferrovia e fu con quelle
+parole causa dei disordini che poco dopo successero alla Stazione
+centrale.
+
+Nei numerosi suoi scritti trapela sempre il disprezzo per le
+istituzioni e l'esercito. A lui si deve l'_Inno dei lavoratori_,
+divenuto il grido di guerra dei socialisti. È designato quale autore,
+insieme al Rondani, del manifesto ai lavoratori italiani, di cui si è
+sopra parlato. Certo egli ne ebbe conoscenza prima che fosse
+divulgato.
+
+Come già si è detto, nel 6 maggio, volendo raccomandare ai tumultuanti
+la calma e di attendere il momento opportuno, parlò in modo da
+incitare maggiormente, ed il maggiore cav. Montuori, colà comandato
+pel mantenimento dell'ordine, chiese al funzionario di pubblica
+sicurezza che era là in servizio di potere agire o di far ritirare i
+soldati, non volendo che questi assistessero a quelle esortazioni alla
+rivolta.
+
+Nel pomeriggio del successivo giorno 7, in prossimità delle barricate
+di P. Venezia, sentendo l'avv. Cavalla rimproverare alcuni giovinetti
+che si munivano di sassi, osservando loro che era da pazzi esporsi a
+morire in quel modo, il Turati si rivolse a lui aspramente dicendogli
+in tono da poter essere sentito dai rivoltosi: «I cadaveri servono a
+qualche cosa. Essi sono le pietre miliari delle conquiste avvenire del
+popolo»; e chiamato a sè il Rondani, se ne andò con lui, dicendo: «Qui
+nulla più vi è da fare, andiamo a Ponte Seveso.»
+
+Si recò invece alla Stazione centrale, si abboccò col noto Mantovani,
+esso pure condannato in contumacia, e nel giorno successivo si ebbe il
+manifesto ai ferrovieri e poscia il tentato sciopero dei macchinisti e
+fuochisti che potè essere fortunatamente scongiurato.
+
+L'accusato De Andreis, fino dall'epoca in cui era studente, professò
+apertamente opinioni repubblicane, fondò giornali, fece attiva
+propaganda delle sue teorie, coll'istituzione di circoli, conferenze e
+discorsi pubblici, tendenti sempre allo scopo di cambiare
+violentemente alla prima occasione la costituzione politica dello
+Stato, parlando sempre con sarcasmo della persona del Re e della sua
+reale famiglia.
+
+A dimostrare quali sieno sempre state le sue idee, basterà ricordare
+che, avendo il giornale la _Provincia di Parma_ riferito un suo
+discorso fatto in commemorazione della morte di Mazzini, osservava che
+gli aveva fatto dire essere necessaria una _evoluzione_, mentre egli
+intendeva una _rivoluzione_.
+
+Nelle feste cinquantenarie dello Statuto parlando alle Società
+radicali riunite al monumento di Garibaldi, disse che il popolo per
+ottenere le sue rivendicazioni non ha altro mezzo che il voto e la
+carabina. Nei primi giorni dello scorso maggio adempiendo ad un
+incarico avuto dal Comitato centrale repubblicano italiano, del quale
+era uno dei cinque che lo costituiscono, fu, durante i tumulti, a
+Parma, Piacenza e Pavia per osservare quanto vi succedeva.
+
+Era collaboratore ed ispiratore di articoli del giornale l'_Italia del
+Popolo_, organo del partito repubblicano, di quel giornale che nel suo
+numero del 7 maggio, a disordini già cominciati, scriveva che i tutori
+dell'ordine avevano sete di sangue. Nelle cartelle trovate negli
+uffici di quel giornale ve ne era una nella quale stava scritto che il
+De Andreis fin dal mattino si trovava a Porta Venezia per protestare
+contro le violenze dell'autorità.
+
+Sempre nel giorno 7, fu visto in varie località ove vi erano
+rivoltosi. Mentre era in casa, due giovinotti lo andarono a cercare
+per condurlo all'_Italia del Popolo_, ove erano riuniti vari
+repubblicani, e nel recarvisi, lungo il corso Garibaldi, parlò in modo
+sospetto con varie persone estranee a quel quartiere, poco prima che
+vi si erigessero le barricate.
+
+Che verso le ore 15 il De Andreis si trovò sul corso Venezia in un
+punto ove la via era sbarrata dalla truppa ed ivi, avendo chiesto al
+tenente dei Reali Carabinieri cav. Petella di farlo passare avanti,
+questi gli raccomandò d'interporsi per far cessare i disordini, al
+quale invito il De Andreis rispose: «oramai è tardi, vi è sangue».
+
+Che, sebbene a queste parole siasi dall'accusato e da qualche
+testimonio, che pretendeva essersi trovato presente, cercato di dare
+la significazione dell'impossibilità in cui si trovava di far valere
+la sua autorità, pure, pel fatto d'essersi trovato colà ove nessuna
+ragione lo giustificava, e pel modo col quale furono pronunciate le
+parole stesse, lasciano nel Tribunale la convinzione che egli
+approvava la rivolta, tanto che il Petella indignato ebbe a
+rispondergli: «peggio per loro», ed ebbe anche l'idea di arrestarlo,
+ma ciò non fece perchè in quel momento doveva attendere ad urgenti
+incarichi.
+
+Il Morgari è, al pari del Turati, socialista, attivo propagandista del
+suo partito; quando scoppiarono i disordini in Milano, si trovava a
+Torino, di dove partì dopo che i giornali di quella città
+annunaziarono che qui la rivolta era domata. Si fermò a Magenta, prese
+il treno che lasciò prima di giungere a Milano ove entrò a piedi
+inosservato. Egli disse che era venuto per assumere informazioni sui
+moti per conto del giornale l'_Avanti_ e per poterne riferire in una
+seduta dei deputati del suo partito che doveva tenersi a Roma nel
+giorno 12 di quel mese.
+
+Non risulta quanto abbia fatto dalla sera del 9 a tutto il 10; si sa
+che nel giorno 11 era a Lugano di dove andò direttamente a Roma, ed
+ove fu arrestato nel giorno 14.
+
+Ritenuto, per quanto sopra, che la propaganda fatta dal Turati e dal
+De Andreis, nei circoli, colle conferenze, discorsi e pubblicazioni,
+la parte che entrambi hanno preso nei giorni 6 e 7 scorso maggio
+durante i tumulti, e della quale si è sopra parlato, costituiscono
+quel fatto diretto a suscitare la guerra civile ed a portare la
+devastazione, il saccheggio e la strage, contemplato dall'art. 252 del
+Codice penale, e punibile nella specie a senso dell'ultima parte
+dell'articolo stesso, essendosi ottenuto l'intento, perchè essi non
+potevano ignorare quali dovevano essere le conseguenze dell'odio che
+avevano seminato fra le varie classi sociali, epperciò è da ritenersi
+che essi le abbiano volute, e sono quindi da considerarsi come
+cooperatori immediati e come tali penalmente responsabili.
+
+Ma per quanto riguarda il Morgari la sua colpabilità non può ritenersi
+accertata, sebbene il modo col quale si è clandestinamente introdotto
+in città, darebbe a dubitare sul vero scopo della sua venuta.
+
+ PER QUESTI MOTIVI
+
+dichiara non essere sufficientemente accertata la colpabilità del
+Morgari per l'ascrittogli delitto.
+
+Visti gli art. 485, 486 del Codice penale per l'esercito;
+
+Lo assolve ed ordina che sia posto in libertà, ove non sia per altra
+causa detenuto.
+
+Dichiara colpevoli gli accusati Turati Filippo e De Andreis Luigi del
+solo delitto di cui all'art. 252 del Codice penale in correlazione
+all'art. 63.
+
+Visti altresì gli articoli 31, 33, 39 e 40 del Codice stesso,
+
+Li condanna entrambi alla pena d'anni dodici di reclusione,
+all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, all'interdizione legale
+durante l'espiazione della pena e nelle spese di procedimento.
+
+ _Milano, 1.º agosto 1898._
+
+
+
+
+__La sentenza nel processo dei giornalisti.__
+
+
+La sentenza, dopo avere ricordato i titoli di imputazione, continua:
+
+Ritenuto che alla pubblica discussione, per la lettura dei documenti,
+per la deposizione dei testimoni e per le dichiarazioni degli
+accusati, sarebbe risultato in fatto: che da vario tempo si erano
+potentemente costituiti in Milano i partiti repubblicano e socialista,
+che crearono la Camera di Lavoro, vari circoli, associazioni e leghe
+di resistenza, le quali, sotto la parvenza del benessere materiale
+degli operai, dovevano nella mente dei capi essere per loro strumento
+da valersene in una propizia occasione.
+
+Per far propaganda delle loro idee i partiti si valsero dei giornali
+l'_Italia del Popolo_ e il _Secolo_ ed altri ne crearono, quali la
+_Lotta di Classe_, _Il Popolo Sovrano_, la _Critica Sociale_ e tutti
+uniti intrapresero un'attiva campagna sussidiata da frequenti
+conferenze, pubblicazioni di opuscoli e foglietti sovversivi,
+ispiranti negli operai e nei meno abbienti desiderii che non sarebbe
+possibile soddisfare e che lasciavano in essi sentimenti d'odio verso
+le classi più favorite dalla fortuna.
+
+Che a questo odio concorrevano e lo attizzavano alcuni nuclei di
+anarchici i quali non perdevano occasione di pubblici comizi per
+portare in essi la nota del disordine e far propaganda delle loro
+teorie rivoluzionarie.
+
+Che fra i giornali, l'_Osservatore Cattolico_, organo del partito
+clericale intransigente, per aspirazioni diverse da quelle di altri
+giornali, tendeva allo scopo di sconvolgere gli ordini politici,
+vagheggiante restaurazioni che allo Stato attuale sono impossibili.
+
+Che tutti questi partiti, discordi nei principii, ma concordi nel
+fine, si valsero delle poco floride condizioni economiche del Regno
+per esagerare con fosche tinte le sofferenze del popolo, inviperendo
+l'odio fra le varie classi sociali.
+
+Che i tumulti, avvenuti in varie parti del Regno, che si estesero a
+Piacenza e Pavia, agitarono profondamente la classe operaia in Milano,
+e nelle ore pomeridiane del 6 scorso maggio un fatto, che in altre
+circostanze sarebbe rimasto inavvertito, quale fu l'arresto di un
+operaio spacciatore di manifesti sovversivi, determinò i primi tumulti
+a Ponte Seveso e più tardi in via Napo Torriani, durante i quali vi
+furono morti e feriti.
+
+Che quei moti repressi nella sera si ripeterono con maggior audacia ed
+organizzazione nei giorni 7, 8 e 9, estendendosi a tutta la città,
+mutandosi in aperta ribellione, la quale dovette essere repressa dalla
+forza armata con numerose vittime.
+
+Che a disordini già cominciati e nel momento in cui si pubblicava il
+Regio Decreto che poneva, in istato d'assedio la Provincia di Milano,
+l'_Italia del Popolo_, il _Secolo_ e l'_Osservatore Cattolico_, a vece
+di far esclusivamente sentire una parola di pacificazione, scrissero
+articoli violenti, esagerarono i fatti già avvenuti, per cui
+l'Autorità fu obbligata a sopprimerli, ordinando l'arresto dei
+direttori e di alcuni redattori.
+
+Che è ben naturale che ora degli avvenuti disordini ogni partito
+cerchi declinare da sè la responsabilità, tentando far credere che
+quello non fu un moto rivoluzionario, ma solo teppistico al quale
+concorsero i bassi fondi sociali; ma se è giusto ammettere che quel
+moto fu improvviso e che i capi di ogni partito furono sorpresi dagli
+avvenimenti, è fuori di dubbio che colla loro propaganda ne furono la
+causa, riservandosi di trarre profitto da quanto poteva succedere, e
+di ciò ne sono prova il fatto che alcuni capi si trovarono nei luoghi
+dei disordini, il tentato convegno di repubblicani e socialisti negli
+uffici dell'_Italia del Popolo_ mediante l'intromissione dell'avv.
+Garavaglia, e l'avvenuta riunione nella casa del socialista dott.
+Ceretti, entrambi rifugiati in Svizzera.
+
+Che dall'esposizione generale dei fatti passando a stabilire le
+singole responsabilità, è accertato che i primi sette accusati,
+Callegari, Castelnuovo, Cerchiai, Gabrielli, Gruppiola, Baldini e
+Fraschini, nonostante le contrarie affermazioni di essi, sono tutti
+anarchici e non tralasciarono mai sino agli ultimi giorni di far
+propaganda delle loro teorie sovversive.
+
+Il Callegari e il Castelnuovo poi presero parte ai disordini di via
+Napo Torriani ed a Porta Venezia e devono quindi rispondere anche di
+ciò: quanto all'Invernizzi nessuna prova si è raccolta a suo carico e
+deve quindi essere prosciolto.
+
+Ritenuto, per quanto riguarda gli accusati Chiesi, Federici, Lallici,
+Cermenati, Seneci e Zavattari, che tutti ammettono di essere di fede
+repubblicana, ma varie sono le responsabilità e non tutti sono
+responsabili.
+
+Cermenati fu arrestato quale _reporter_ dell'_Italia del Popolo_ ed il
+Seneci quale amministratore dello stesso giornale.
+
+È constatato che quest'ultimo non scrisse mai articoli di colore
+politico; solo si occupò della parte amministrativa e della _réclame_
+e quindi nessuna ingerenza aveva nella redazione. Nulla dell'opera sua
+risulta incriminabile.
+
+Il Cermenati nella sua qualità di redattore giudiziario e teatrale fu
+solo occasionalmente per deficienza di personale mandato dal direttore
+a Piacenza e Pavia per riferire sui fatti che là avvenivano e consta
+che non prese parte alcuna in quelle manifestazioni.
+
+Nella stessa sua qualità fu pure in Milano dove avvennero disordini
+nella sera del 6 e nel mattino del 7 e l'unico fatto che gli si
+addebitava era quello di essere l'autore di due cartelle trovate
+nell'ufficio del giornale, ma una sola fu riconosciuta di suo
+carattere, quella cioè che descriveva fatti avvenuti con tinte meno
+fosche, e non incriminabili. D'altronde lo scritto di quella cartella
+non fu stampato, nè pubblicato.
+
+Lo Zavattari, sebbene appartenga al Comitato repubblicano, non aveva
+altro incarico che quello della contabilità.
+
+Da circa tre anni cessò da ogni agitazione e propaganda; nei giorni in
+cui avvennero i disordini fu sempre al suo posto alla Stazione
+centrale, consigliando la calma, mentre una sua parola avrebbe potuto
+far insorgere i facchini da lui dipendenti sui quali aveva molto
+ascendente. A carico quindi dei tre sunnominati non si riscontra
+reato.
+
+Prescindendo ora dall'esaminare quanto il Chiesi ha potuto fare quale
+direttore dell'_Italia del Popolo_, esso, al pari del Federici, è di
+fede repubblicana.
+
+Si volle che nel mattina del 7 maggio fosse sul corso Garibaldi a
+conferire con varie persone, ma questa circostanza non risultò
+sufficientemente provata.
+
+Che aspirazione sua e del Federici fosse quella di giungere, anche con
+un moto rivoluzionario, all'instaurazione di un governo repubblicano,
+è facile ammetterlo, ma le risultanze della pubblica discussione non
+hanno posto in essere a loro carico alcun elemento sicuro dal quale
+desumere che essi in unione con altri concertassero e stabilissero con
+determinati mezzi di commettere il reato di cui agli art. 118, 120
+Codice penale (fatto diretto a cambiare la forma di governo e a far
+sorgere in armi); nè questo elemento può ravvisarsi nella forse
+tentata, ma non avvenuta riunione di repubblicani e socialisti
+all'_Italia del Popolo_.
+
+Il Chiesi e il Romussi, repubblicano il primo, radicale il secondo,
+negli articoli che da lungo tempo scrivevano sui loro giornali,
+attaccavano continuamente le istituzioni e le autorità, eccitavano
+all'odio di classe e con la lunga serie non interrotta di quegli
+articoli crearono l'ambiente dal quale scaturirono i recenti
+disordini: la loro opera, nella quale si mantennero sino alla
+soppressione dei loro giornali, costituisce il fatto materiale diretto
+a suscitare la guerra civile ed a portare la devastazione ed il
+saccheggio, come pur troppo avvenne, sebbene ciò non fosse in quel
+momento da essi desiderato e sia avvenuto per cause indipendenti dalla
+loro volontà.
+
+Escluso un previo concerto tra il Chiesi ed il Federici ed altri,
+questi non può essere chiamato a rispondere del reato di cui all'art.
+134 Codice penale, in correlazione agli articoli 118 e 120, ma solo di
+istigazione a delinquere commessa mediante discorsi e pubbliche
+conferenze, nelle quali espresse concetti che tendevano a sconvolgere
+gli attuali ordinamenti politici, mantenendosi in questo stato di
+propaganda sino al suo arresto, come emerse dalle lettere a lui
+sequestrate, le quali rivelano che anche in quei giorni era atteso in
+altre città per conferenze repubblicane, e dal fatto ancora della sua
+presenza negli uffici di redazione dell'_Italia del Popolo_ nello
+scorso 7 maggio.
+
+E dello stesso reato deve rispondere anche il prof. Lallici pel fatto
+della costituzione del Circolo Adriatico Orientale d'indole
+prettamente repubblicana e per discorsi in pubbliche riunioni.
+
+Non regge l'eccezione pregiudiziale da lui sollevata d'essere egli pei
+fatti stessi colpito da un Decreto di sfratto, poichè un provvedimento
+di P. S. non può avere effetto di escludere la competenza del
+Tribunale a conoscere dei fatti stessi.
+
+Ritenuto, per quanto riguarda l'Oppizio, che egli, designato quale
+pericoloso socialista, fu arrestato in mezzo ai tumulti e scrisse
+nella sera del 6 il suo testamento dal quale risulta che scendeva in
+piazza, e devesi quindi ritenere che abbia preso parte ai disordini di
+P. Venezia e d'altre località, cade quindi sotto le sanzioni degli
+art. 196, 247 Cod. penale.
+
+Ritenuto in ordine a Lazzari, Gatti, Ghiglione, Valera, Valsecchi e
+signora Kuliscioff che tutti appartengono alla parte militante più
+attiva del socialismo, che tutti sono propagandisti e da molto tempo
+non hanno trascurato occasione di riunioni e conferenze per eccitare
+gli operai e, per parte della signora Kuliscioff, le operaie a
+premunirsi contro i loro padroni, eccitando l'odio di classe,
+preparando il terreno alla rivolta, continuando nell'opera loro fino a
+che la rivolta scoppiò e della quale devono quindi ritenersi in varia
+misura istigatori.
+
+Quanto al Del Vecchio nessuna prova è sorta a suo carico e deve essere
+assolto.
+
+Osservato per ultimo a riguardo di don Albertario che gli articoli del
+giornale da lui diretto gareggiavano cogli altri di violenza così da
+attaccare con sottile ironia la Monarchia e le istituzioni, seminando
+l'odio di classe fra contadini e padroni e fra le altre classi sociali
+e distogliendo buona parte del clero da quell'opera di pacificazione
+che per la sua missione sarebbe destinato a compiere, costituendo in
+tal modo un fomite alla rivolta anche con articoli violenti, quando
+questa era già scoppiata.
+
+Ritenuto che da quanto sopra è detto, essendo accertato che causa
+unica dei torbidi avvenuti in questa città fu l'opera di propaganda e
+sobillazione fattasi nei modi sovra indicati dagli odierni accusati, i
+medesimi devono tutti essere giudicati da questo Tribunale di Guerra
+che, istituito per giudicare i rivoltosi, è competente a conoscere
+tutti i fatti anteriori alla proclamazione dello stato d'assedio, i
+quali abbiano correlazione coi disordini avvenuti ed abbiano ai
+medesimi dato causa in qualunque modo e con qualsiasi mezzo siano
+stati commessi.
+
+ PER QUESTI MOTIVI
+
+dichiara colpevoli Chiesi Gustavo e Romussi Carlo del delitto di cui
+agli art. 64, 252 e 246 Codice penale.
+
+Don Albertario Davide del delitto di cui agli art. 246, 247.
+
+Callegari e Castelnuovo del delitto di cui agli art. 252 e 248,
+tenendo conto dell'età inferiore agli anni 18 pel Callegari ed
+inferiore ai 21 pel Castelnuovo, ammettendo per quest'ultimo le
+attenuanti.
+
+Cerchiai, Gabrielli, Gruppiola, Baldini e Fraschini del delitto di cui
+all'art. 248.
+
+Oppizio del delitto di cui agli art. 190 e 249.
+
+Federici, Lallici, Lazzari, Valera, Valsecchi, Kuliscioff del delitto
+di cui agli art, 246 e 247.
+
+Dichiara non costituire reato i fatti portati a carico di Zavattari,
+Seneci e Cermenati e non provata la reità di Invernizzi e Del Vecchio.
+
+ CONDANNA
+
+Callegari Sante, anni 1 e 6 mesi di detenzione da scontarsi in una
+casa di correzione--Castelnuovo Umberto, anni 2 e mesi 1 di
+reclusione--Cerchiai Alessandro, anni 3 di reclusione e 3 di
+sorveglianza--Gabrielli Alfredo, 10 mesi di reclusione--Gruppiola
+Francesco, 1 anno di reclusione e 3 di sorveglianza--Baldini
+Domenico, anni 3 di reclusione--Fraschini Giuseppe, 1 anno di
+reclusione e 3 di sorveglianza--Chiesi Gustavo, direttore
+dell'_Italia del Popolo_, ad anni 6 di reclusione e 1 di
+sorveglianza--Federici avv. Bortolo, anni 1 di detenzione e L. 1000
+di multa--Romussi avv. Carlo, direttore del _Secolo_, anni 4, mesi 2
+di reclusione e anni 1 di sorveglianza--Lallici prof. Stefano, giorni
+45 di detenzione e L. 50 di multa--Oppizio Angelo, anni 2 di
+reclusione e 2 anni di sorveglianza--Lazzari Costantino, anni 1 di
+detenzione e L. 300 di multa--Gatti Oreste, mesi 2 di detenzione e L.
+50 di multa--Ghiglioni Achille, anni 1 di detenzione e L. 300 di
+multa--Valera Paolo, anni 1 e mesi 6 di detenzione e L. 500 di
+multa--Valsecchi Antonio, mesi 1 di detenzione e L. 50 di
+multa--Kuliscioff Anna, 2 anni di detenzione e L. 1000 di multa--Don
+Davide Albertario, direttore dell'_Osservatorio Cattolico_, 3 anni di
+detenzione e L. 1000 di multa.
+
+ ASSOLTI
+
+Cermenati Ulisse--Del Vecchio Enrico--Invernizzi Pietro--Seneci
+Arnaldo--Zavattari Pietro.
+
+
+
+
+__I giornalisti che assistevano ai processi.__
+
+
+ Foto: 1 Prof. Nicoletti, _stenografo_
+ 2 Tedeschi
+ 3 L. L. Bevacqua
+ 4 Avv. D. Archinti
+ 5 Dott. Giuseppe Bolognesi
+ 6 Italo Bianchi
+ 7 Ing. Giovanni Biadene
+ 8 Cav. Leopoldo Bignami
+ 9 A. G. Bianchi.
+
+
+I giornalisti non sono ammessi ai Tribunali militari che muniti della
+tessera, rilasciata dal Comando del terzo Corpo d'armata. Ne copio una
+per conservare il documento:
+
+ «_Milano, addì 22 maggio 1898._
+
+«Si autorizza il signor Tal dei Tali ad assistere alle udienze del
+Tribunale di Guerra nei locali di S. Angelo e Castello Sforzesco, con
+facoltà di redigere i resoconti dei processi.
+
+«Si avverte che il resoconto dei processi dovrà essere puramente
+oggettivo¹ e sarà presentato per il visto al R. Commissariato, via
+Brera 15.
+
+ ¹ L'essere oggettivo non voleva dire niente. La cancellatura veniva
+ fatta tutte le volte che l'Autorità lo credeva conveniente. Potrei
+ citare gli episodi delle cancellature.
+
+«Una copia del giornale nel quale sarà stampato il resoconto dovrà
+essere spedita al R. Commissariato.
+
+ «_Per il R. Commissario_
+ «IL COLONNELLO RAGNI.»
+
+Conosco quasi tutti i _reporters_ al nostro processo. Il più vecchio è
+probabilmente Leopoldo Bignami, qui per la _Stampa_ di Torino. Quando
+scriveva per il _Pungolo_ di Leone Fortis era fegatoso e io lo
+chiamavo un latrinista della penna. Adesso mi pare si sia modificato.
+Non voglio offendere nessuno. Ma credo che il più illustre tra loro
+sia l'A. G. Bianchi, del _Corriere della Sera_. Da semplice _reporter_
+di fatti cittadini è diventato uno dei più distinti scrittori di
+criminologia. Tra i molti suoi libri, conosco il _Mondo criminale
+italiano_, scritto con Ferrero e Sighele, e il _Romanzo di un
+delinquente nato_. Pochi possono aspirare al suo avvenire. La bontà di
+Giuseppe Bolognesi è proverbiale. È la testa dell'_Associazione
+lombarda dei giornalisti_. Le ha dedicato più tempo che tutti i
+giornalisti presi assieme. Se volete vederlo in collera, toccategli la
+sua istituzione. È cronista della _Lombardia_ (ora del _Tempo_) da
+quindici anni. Qui al Tribunale rappresenta il _Popolo Romano_,
+L'_Adige_, il _Resto del Carlino_ e la _Nazione_. Non conosco l'avv.
+cav. Usigli della _Gazzetta di Venezia_, il giornale più forcaiolo
+d'Italia. Mi si dice che l'Usigli, assistendo al processo, da
+mangia-giornalisti sia diventato uno dei difensori degli imputati. Non
+ho modo di constatarlo. Vedo là in fondo il professore di stenografia
+Nicoletti che lavora senza alzare gli occhi. È lui che stenografa,
+parola per parola, tutto il processo per i _Tribunali_ divenuti
+quotidiani. Il redattore capo della _Perseveranza_ è il cav. Bignami.
+Non so se sia lui che abbia scritto certi trafiletti e certi articoli
+della _Perseveranza_. So che qui è considerato un lebbroso. Non c'è
+alcuno, neppure l'Usigli o il Moschino della _Tribuna_, che gli
+rivolga la parola. Lo si punisce coll'ostracismo. Gli è toccato sedere
+al tavolo dell'ispettore di questura. Se non è lui l'autore delle
+delazioni, doveva rinunciare al posto. Diamine, non si vive di solo
+pane. Mi dicono che il resoconto della _Perseveranza_ lo faccia l'avv.
+Coridori e con una fedeltà che non trovate nelle altre colonne del
+giornale. Il secondo dei fotografati è il Tedeschi della _Provincia di
+Brescia_. L'Italo Bianchi è il cronista della _Sera_. È alto e magro
+più di ogni altro cronista milanese e lo si vede in mezzo agli
+avvenimenti cittadini come un affamato di notizie. È buono e gli si
+vuol bene. Ci sono parecchi caricaturisti, ma non conosco che il
+Biadene. È un ingegnere che si è innamorato del giornalismo. Ha la
+matita pronta e la penna che illustra le sue illustrazioni. Come
+caricaturista non ha ancora trovato la testa che lo faccia diventare
+celebre. Gould, caricaturando quella di Gladstone, è diventato famoso
+in una mattina. Non ricordo il nome dell'artista che è diventato
+mondiale coi tre capelli di Bismark. Al processo il Biadene
+rappresenta i _Tribunali_.
+
+Vedo anche l'avv. Valdata, direttore di questo giornale. È il
+giornalista più coraggioso di queste giornate bestiali. È stato
+chiamato al Comando più d'una volta ed è stato minacciato della
+soppressione e del bavaglio due volte. Ma il direttore non è scappato
+e i _Tribunali_, fino all'ultimo momento della serie quotidiana e, più
+tardi, nei numeri della serie settimanale, non hanno mai cessato di
+mantenersi indipendenti e di far sentire ai Tribunali di guerra che
+razza di zibaldoni erano le loro sentenze.
+
+La _Lombardia_ mi ha fatto l'effetto di una vecchia sdentata. Non ha
+più sangue indosso. Il suo redattore al processo è l'avv. Desiderio
+Archinti. Quegli che gli è vicino è l'avv. Raspi, redattore del
+_Commercio_. So che è liberale. Ma non so dire l'atteggiamento del suo
+giornale, perchè non ho modo di leggerlo. L'altro in fondo è il
+Bevacqua, un buon ragazzo, ma un po' presuntuoso. Rappresenta la
+_Provincia di Como_ ed è il critico teatrale del giornale _La Sera_.
+
+
+
+
+INDICE.
+
+
+ Pag.
+
+ L'inverniciatore descrive il camerotto di S Fedele 7
+ Il soccorso 23
+ Il diario di un mese di Cellulare 35
+ Noterelle del mio amico di matricola, maggio 1898 60
+ La pagina intima del processo dei giornalisti 76
+ In vagone cellulare: viaggio notturno da Milano a Finalborgo
+ la notte dal 24 al 25 giugno 1898 89
+ L'arrivo al Reclusorio 97
+ Filippo Turati 103
+ Il cubicolo 116
+ Nella quinta camerata 124
+ Nequizie regolamentari--I pasti e le cimici 139
+ Don Davide Albertario 147
+ I forzati 154
+ Un fuori! fuori! 161
+ L'influenza dei sanguinari--I Frezza e i «mozzi» nostri amici 168
+ Callegari Sante 174
+ Studio galeottesco 179
+ Il condannato in traduzione 191
+ Anna Kuliscioff 203
+ Gli ultimi giorni dei deputati e dei giornalisti al Cellulare 209
+ La «colomba» e il linguaggio dei detenuti 219
+ Note autobiografiche del deputato Luigi De Andreis 226
+ Rivelazioni di un ergastolano 237
+ Carlo Romussi 270
+ La tristezza di Natale 280
+ Gustavo Chiesi 291
+ A Finalborgo studio degli altri galeotti 297
+ Fra i passatempi dei condannati 307
+ Costantino Lazzari 310
+ Si muore di fame 317
+ Achille Ghiglioni 342
+ Io e Federici ritorniamo a Finalborgo 344
+ I lavoratori della quinta camerata 349
+ Ulisse Cermenati 365
+ L'arresto dei redattori dell'_Italia del Popolo_
+ narrato da un testimonio 368
+ Al Tribunale di Guerra--Il primo Atto d'accusa, senza commenti 381
+ Il secondo Atto d'accusa 392
+ La sentenza contro i deputati 400
+ La sentenza nel processo dei giornalisti 406
+ I giornalisti che assistevano ai processi 412
+
+
+_Proprietà letteraria ed artistica riservata a sensi di legge._
+
+
+
+
+ILLUSTRAZIONI
+
+ ... si aggruppavano alle altre aggruppate nel largo in faccia
+ al bastione. (pag. 24). 25
+
+ ... per liberarmi dal camiciotto che mi dava un tormento
+ spasmodico ... (pag. 67). 69
+
+ .... si veniva spinti e incassati dal carabiniere che aspettava
+ il condannato dietro l'uscio. (pag. 90). 91
+
+ [Filippo Turati] 105
+
+ CARLO ROMUSSI. 137
+
+ [Don Davide Albertario] 149
+
+ ...ha l'aria di un uomo impagliato (pag. 182). 183
+
+ Passammo tra i commenti degli spettatori e filammo, in linea,
+ per tre o quattrocento passi, fin dove ci aspettavano
+ i veicoli. (Pag. 198). 199
+
+ [Anna Kuliscioff] 205
+
+ LUIGI DE ANDREIS. 216
+
+ [1712 - Luigi De Andreis] 229
+
+ ... non vedevamo che le onde del mare che venivano a
+ frangersi sui vetri dei buchi rotondi. (pag. 245). 247
+
+ --Basta, basta, Signore Iddio! (pag. 253). 255
+
+ [Carlo Romussi] 271
+
+ [Gustavo Chiesi] 293
+
+ [Costantino Lazzari] 311
+
+ Sembriamo tanti nevrastenici. La nostra conversazione è
+ diventata monosillabica.... (pag. 332). 333
+
+ [Achille Ghiglioni] 342
+
+ ... Chiesi, Federici e don Davide--il primo in mezzo
+ e gli altri due in faccia--avevano una lampada
+ a petrolio... (pag. 360). 363
+
+ [Ullisse Cermenati] 366
+
+ [I giornalisti che assistevano ai processi] 412
+
+
+
+
+
+
+End of Project Gutenberg's Dal cellulare a Finalborgo, by Paolo Valera
+
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+or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
+work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
+Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
+
+
+Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
+electronic works in formats readable by the widest variety of computers
+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation web page at https://www.pglaf.org.
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
+https://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
+permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at
+809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
+business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
+information can be found at the Foundation's web site and official
+page at https://pglaf.org
+
+For additional contact information:
+ Dr. Gregory B. Newby
+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
+
+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To
+SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
+particular state visit https://pglaf.org
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including including checks, online payments and credit card
+donations. To donate, please visit: https://pglaf.org/donate
+
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
+
+Professor Michael S. Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
+
+
+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
+unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
+keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
+
+
+Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
+
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+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
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+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
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