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Zuccaro + +Release Date: May 2, 2008 [EBook #25285] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DAL CELLULARE A FINALBORGO *** + + + + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano) + + + + + + + + + + PAOLO VALERA + + DAL CELLULARE + A FINALBORGO + + + + ILLUSTRATO DA G. ZUCCARO + + + + Non è quello che si è sofferto noi + quello che più mi pesa, ma quello + che si è fatto soffrire agli altri. + + FEDERICO CONFALONIERI. + + + + MILANO + + + TIPOGRAFIA DEGLI OPERAI (SOC. COOPERATIVA) + + _Corso Vittorio Emanuele_ 12-16 + + 1899 + + + + ALLA + + MIA BUONA MARIA + + + + + +__L'inverniciatore descrive il camerotto di S. Fedele.__ + + +Ho sempre avuto la fortuna di trovare sul cammino della vita dei +simpatizzatori o delle persone che mi volevano bene prima di +conoscermi. Al Cellulare, nello stanzone di «carico e scarico», mi si +registrava e mi si salutava come un personaggio di casa. Mi si +ricordavano episodii della mia vita cui io avevo completamente +dimenticati. Come quello di essere stato alloggiato in una cella come +scrittore scollacciato o come un _égoutier_ della penna. + +Tra gli impiegati che volevano assolutamente essermi utili, era un +giovinetto alto, elegante, con una bella faccia illustrata dai baffi +superbi e chiari e illuminata dalla lucentezza degli occhioni neri in +campo azzurro. L'unghia lunga del mignolo e la cravatta di _foulard_ a +palloncini gialli sul fondo solferino pallido, e i manichini che gli +uscivano candidi dalle maniche, gli davano l'aria di gran signore. + +--Se le occorre qualche cosa non mi dimentichi. + +Lo ringraziai con la voce turbata dalla gentilezza. Era una +consolazione trovare chi non aveva paura di stendervi la mano nelle +giornate di Bava Beccaris. Prima dell'arresto passavo per le vie come +un fantasma che faceva germogliare in coloro che mi conoscevano +un'interrogazione: + +--Come, non è ancora stato arrestato? + +Gli intimi sgusciavano via come ombre. Era in tutti lo spavento di +compromettersi. Se l'imprudenza mi faceva fermare qualche amico, +l'amico diventava smorto e mi diceva, con l'orologio in mano, che +doveva correre in qualche luogo. + +Domandai subito una stanza a pagamento. Era troppo tardi. Le stanze di +lusso erano state tutte prese dai deputati, dai giornalisti e dalle +persone facoltose che mi avevano preceduto. Ma non dovevo +preoccuparmene. L'impiegato che mi voleva bene se ne sarebbe occupato +come di una cosa personale. Per il momento bisognava accomodarsi come +si poteva, perchè il Cellulare non era mai stato così pieno. + +--Ha dei libri? + +--Neppure uno! Mi hanno sorpreso ieri mattina in letto e nella +confusione mi sono dimenticato di insaccocciare un po' di munizione +intellettuale. + +--Non ci pensi, stia tranquillo. Parlerò io al bibliotecario e verrà +immantinenti a portarle volumi che le piaceranno. Dei romanzi che ho +letto io e che le faranno passare le giornate come in un sogno. + +--Di Barrili? + +Uscito dalla stanza della registrazione, passai un cancello di color +oscuro e mi trovai in un ambiente assai diverso. Non c'erano più +riguardi. L'angelo custode mi trattava volgarmente col voi. + +--Tirate fuori tutto ciò che avete nelle tasche! + +Nella stanza della visita mi ingiunse di svestirmi, e di fare presto, +perchè lui non aveva tempo da perdere. + +--Fuori anche le calze, mammalucco! + +Mi palpeggiò gli abiti e la biancheria con la voluttà dell'aguzzino +alla ricerca di qualche cosa nascosta. + +--Che cos'è questo? + +--Un lapis! + +--Vi piacerebbe un lapis! Perchè non l'avete tirato fuori quando ve +l'ho ordinato? + +Non gli risposi neanche. Era anche lui un'autorità del momento. + +Mi condusse di sopra al primo piano, e mi chiuse in una stanza +«intermedia». Le «intermedie» servono per i malviventi di passaggio. +Hanno sei o sette sacconi di paglia in terra, la secchia dell'acqua e +il bugliolo delle evacuazioni nell'angolo. Nei giorni di Bava Beccaris +erano affollate di «rivoluzionarii». + +Non ci volle molto a capire che i miei cinque compagni erano degli +idioti che nessuno sarebbe mai riuscito a intellettualizzare. Erano +stati sorpresi dal ciclone militare, ma tre di loro non sapevano +neppure il significato della parola rivoluzione. Il quarto era un +giovanotto mingherlino che faceva il tintore in una fabbrica a qualche +miglia dalla ripa di porta Ticinese, e che nella giornata di sabato +era andato con degli altri a bere nelle osterie senza pagare e a +domandare dei prestiti a dei fittabili senza l'intenzione di +restituirli. + +--Credevate di fare la rivoluzione? + +--Sì, mi disse egli chiudendo le dita a ventaglio. Facevamo della +rivoluzione! Non creda però che si sia fatto denaro. Finita +l'escursione, avevamo bevuto mezzo litro di vino e ci saremo spartiti +una e cinquanta a testa. + +Il quinto era un ex-cameriere che si occupava più della sua pipa e del +suo ventre che degli avvenimenti che lo avevano mandato in prigione. +Era uno sboccaccione che mi fece sentire più di ogni altro la +ripugnanza per la coabitazione forzata. Egli non aveva riguardi. Si +scaricava delle ventosità nel modo più indecente. + +Il più buono dei tre era un inverniciatore che passeggiava dalla +mattina alla sera coi tacchi ferrati come i piedi dei cavalli, +zufolando, o dando in ismanie per essere stato arrestato senza colpa +alcuna. + +--Si figuri che io non ho saputo della morte di Vittorio Emanuele che +ieri; questo per dirle che non ho nulla di comune con l'uomo politico. +Ero in casa che stavo per andare a dormire. Tra le otto e le otto e +mezza sentii bussare. Chi è? Andai ad aprire. Erano due agenti di +questura in borghese. Mi domandarono se ero il tale. Nossignori, +risposi. Come vi chiamate? Così e così. Venite con noi, che il +questore ha bisogno di parlarvi. Il questore? Non me lo feci dire due +volte. Chi male non fa, paura non ha, va bene? Avevo lavorato tutti i +giorni come nelle altre settimane e alla domenica ero andato col mio +ragazzo a pescare. + +Di che cosa dovevo avere paura? Dissi alla moglie di non inquietarsi +che sarei ritornato subito. Il signor questore non era uno stupido e +sapeva quel che si faceva. Mi buttai in dosso la giacca in fretta e +giù dalle scale con loro. Mi parevano buoni diavoli. Parlavano come +persone dolenti di avere dovuto disturbarmi. Si figurino! Faccio +intanto una passeggiata. Sul corso di porta Magenta mi diedero anzi un +solfanello per la pipa. Piperei tutta la vita. Quando fummo in +questura parlarono con un altro e mi lasciarono dicendo che sarebbero +venuti a prendermi. Con tante cose da fare in quei giorni, si saranno +dimenticati, perchè li aspetto ancora. + +Fatto sta che il nuovo individuo mi disse di vuotarmi le saccocce. Se +non ho niente! Guardi pure. Faccia il comodo suo. Sono uscito di casa +per un momento. D'abitudine non vado mai attorno coi denari in tasca. +Al sabato consegno la settimana alla mia donna e non ci penso altro. +Quando ho il tabacco per la pipa, basta. Non sono mica un beone che +sciupa il sudore di una giornata nelle bettole. Coloro che frequentano +il trani finiscono sempre male. + +Dicevo bene? Sicuro che non avevo niente, aperse l'uscio del primo +camerotto e felicenotte. Non mi disse neppure che chiudeva. In casa +mia, nel casone di via Ochette, siamo in sei e si vive tutti in una +stanza. Si sa, un povero operaio non può fare tanto cogli affitti così +cari. Si figuri che pago più di cento lire all'anno. C'è di buono che +il padrone è una pasta d'uomo. Se non arrivo in tempo non mi butta in +istrada. È un padrone di casa che sa anche lui il vivere del mondo. +Con dei figli che mangiano tanto pane, un povero padre non può sempre +pagare la pigione in giornata. Che cosa dicevo? Parlavo del camerotto. +Un vero castigo di Dio. + +Mi sono trovato in mezzo a un fumo che mi fece chiudere gli occhi e +tossire come un vecchio di sessant'anni. Non ci si vedeva. Era pieno +come un uovo. Gli uni erano addosso agli altri e nessuno poteva +muoversi. Creda a me che non dico bugie. Erano gli uni sugli altri +come le sardine. Fu una vita da cane la notte del mio arresto. L'aria +che si respirava rivoltava lo stomaco. Faceva venire voglia di +vomitare. Nel piccolo spazio tra l'uscio e il tavolazzo, pareva di +essere in una marcita. Gli sputi di tutta quella gente che masticava +il tabacco avevano ridotto il terreno molle e sdrucciolevole. Coi +piedi nelle pozzanghere si stava malaccio. Si sentivano i reumatismi +venire su per le gambe. Non si poteva camminare perchè eravamo in +troppi. Quando tiravo su il piede per poggiarsi sulla gamba, sentivo +il «ciac» della palta che si staccava dalla suola. I muri sudavano. +Era un sudore che restava alle dita come la gomma. Sul tavolazzo non +si stava meglio. I seduti dovevano tenervi le gambe piegate fino agli +occhi con le dita allacciate. Quando c'era qualcuno che aveva bisogno +di spandere acqua, si voleva morire. La tinozza lasciava venir fuori +un odore che asfissiava. + +Non c'era posto, ma il carceriere era un diavolo che non faceva caso a +quello che dicevamo. Apriva e ne cacciava dentro degli altri senza +tanti complimenti. Lui non aveva tempo da perdere. Conosceva nessuno e +trattava tutti alla spiccia. Cinque o sei erano vestiti bene. Si +capiva che dovevano essere persone di considerazione perchè avevano +gli anelli brillantati sulle dita che abbagliavano la vista. Un +signore grosso, col pancione dell'uomo che mangia bene, faceva +compassione. Si asciugava gli occhi e diceva che la sua famiglia +avrebbe pensato male a non vederlo andare a casa. C'erano degli altri +nella stessa condizione. E la mia Margherita? Mi pareva di sentirla +piangere. La vedevo andare alla finestra tutta disperata a cercarmi +giù nell'ombra o all'uscio della scala ogni volta che sentiva i passi +di qualcuno. In dieci anni di matrimonio non ho mai dormito fuori di +casa. E una povera donna che voglia bene al marito si impressiona. + +In pochi nasceva il bisogno di parlare. E quelli che dicevano qualche +cosa era per lamentarsi di essere stati portati via dalle loro +famiglie innocenti. Io ero sempre in piedi che aspettavo il posto +d'uno del tavolato. Mi ero straccato a stare lì senza muovermi. + +Dovevano essere le dodici. La gente del camerotto sembrava sopita nel +tenebrore della lanterna. Si vedevano qua e là teste che precipitavano +sul petto come cariche di piombo. I gruppi appisolati avevano pose che +in altri momenti avrebbero fatto sgangherare dalle risa. Qua e là si +russava come tanti porci. Lungo il corridoio si udivano, in certi +momenti, tonfi o corpi che si urtavano violentemente con delle grida +che morivano dietro gli uscioni. + +Un po' dopo ho dovuto ricaricare la pipa e fumare, per illudermi che +gli individui sulla tinozza erano persone sedute. Venivano via i +miasmi della fogna che mi andavano per la cappa del naso come della +starnutiglia. C'era uno in manica di camicia che non pativa come +pativo io. Mangiava il suo pane senza starnutare. Era già stato in +prigione e ci aveva fatto l'osso. Mi diceva che era uscito ieri +l'altro dal Cellulare e che aspettava la scarcerazione d'ora in ora. +Non era però impaziente. Aveva la sorveglianza e con la sorveglianza +si sta meglio dentro che fuori. Parola d'onore. Dai tredici ai +diciannove anni non aveva fatto altro che uscire per rientrare, +sovente senza guadagnare un centesimo. Gli ho domandato che mestiere +faceva. Parve sorpreso. Sono cose da domandare? _El tirador de +sacchett_. + +Pescava nelle tasche delle signore, mi diceva lui, con una delicatezza +che non disturbava le derubate. Doveva essere un buon diavolo, perchè +raccontava su tutto, come tra vecchi amici. L'ultima volta era stato +côlto in chiesa. Non immaginatevi grandi guadagni, mi diceva. In +chiesa si busca da vivere, ma non si fanno quattrini. Le donne vi +vanno a pregare con la moneta in saccoccia per la scranna e per +qualche povero all'entrata. Non c'è che la signora in via a fare spese +di qualche importanza che vi vada col portamonete gonfio. E poi +credete che si possa continuare a lavorare nello stesso sito? Se vi +ritornate prima di qualche mese vi sentite agguantato da due falsi +divoti che vi aspettavano da un pezzo. È una professione piena di +rischi. Se non fosse tardi, l'avrebbe cambiata da parecchi anni. Ma +adesso c'è e bisogna che vi resti. + +Venni svegliato dal fracasso dell'uscione. Se ne cacciarono dentro +altri cinque o sei, venuti da chi sa dove, a pugni sulla testa e sulle +spalle. Ero così ingarbugliato dal sonno che non ho potuto vedere le +guardie in borghese che pestavano gli arrestati senza misericordia. +Forse avevano ragione. I cinque o sei non mi parevano facce da +galantuomini. Si erano lasciati battere senza dire una parola. Si +tiravano su i calzoni e facevano sparire i pugni dai cappelli, con la +grazia più naturale del mondo. Chi erano? Pochi di buono +indubbiamente. Sono stato arrestato anch'io, ma non mi si è fatto +nulla. Gli agenti non sono poi dei cani, diavolo. Non dànno via per il +gusto di dar via. Siate onesti, se volete essere rispettati. + +Si respirava come i moribondi. Anche quelli seduti incominciavano a +dire che era una vera porcheria chiudere in una stanza lurida tanti +cittadini. L'acqua doveva essere diventata calda come l'orina. Pure si +beveva con piacere perchè c'era una caldura che toglieva il respiro e +c'erano delle ore prima che venisse mattina. Non potete immaginarvi +come mi dispiaceva di non avere avuto cinque centesimi in tasca. +Sognavo l'alba con un bicchierino di grappa. Fa tanto bene quando si +ha i piedi nel sudiciume e si è passata la notte senza dormire. Non so +che cosa si faceva di fuori. Ma di tanto in tanto udivo delle persone +che s'arrabattavano per la muraglia urtate da qualche prepotente che +smanacciava. Erano forse degli altri arrestati che gli agenti +spingevano nei camerotti. + +Alle quattro non si poteva più dormire. Si sentiva il sussurro del +brodo che bolle nella caldaia coperta. Si chiacchierava sottovoce. Si +ragionava sui tumulti di Milano. + +Nessuno sapeva come avevano avuto principio, ma tutti erano d'accordo +nel biasimarli. Perchè avevano fatta la rivoluzione? Si parlava di +morti e feriti come se ci fosse stata una grande battaglia. Ho sentito +cose da far venir su la pelle d'oca. Perchè avevano fatto la +rivoluzione? Era la domanda che si facevano l'un l'altro di tanto in +tanto. Non si stava forse bene? Non erano che i lazzaroni che si +lamentavano. La gente che lavora non ha tempo di pensare a tante +storie. Il lavoro stracca e non lascia il tempo di sentire asinate. +Quando io vado a casa alla sera, mangio la minestra con ingordigia, +faccio la mia pipata con piacere e vado a letto mezzo addormentato. +Gli oziosi vanno in giro e si scaldano la testa. + +Si aperse di nuovo l'uscione con fracasso. L'incaricato pareva in +collera. Povero diavolo, non aveva chiuso occhio in tutta la notte. +Doveva essere sfinito morto. Si fece un'altra infornata. Dicevano che +non c'era più posto. Ma gli agenti provavano il contrario. Cacciavano +su gli arrestati calcandoli alle spalle con sfuriate di parole +porcone. Aspettiamo a biasimare gli agenti. Non si sta su tutta notte +senza perdere la pazienza e non si dicono villanie senza qualche +ragione. L'uscio si richiuse con rabbia. Gli entrati parevano bruti. +Quattro erano malvestiti e dovevano essere vagabondi. Gli altri +avevano l'aria di essere signori. Uno di essi era grosso, piccolo, con +un cappellaccio in testa che faceva paura. Poteva essere un +rivoluzionario. Ho sentito dire che era uno scultore che aveva fatto +la barricata con le sue statue e che aveva messo le mani nel sangue di +un soldato. Pareva abbattuto. Aveva una faccia scolorata che faceva +stremire. Gli altri dovevano essere persone istruite perchè parlavano +con parole difficili. Mi fece colpo la parola lubrico--una parola che +è sempre in bocca del mio padrone quando dà degli ordini agli +spalmatori d'olio. + +Dicevano che il suolo era lubricato, per dire che non si poteva stare +in piedi. Erano stati arrestati a domicilio. Si capiva, dal +tutt'assieme, che erano pesci grossi perchè non si mischiavano con gli +altri. + +Più tardi è entrato un signore con tanto di catena d'oro. Ci disse che +era stato arrestato sullo stradone di Abbiategrasso. Veniva a Milano +in carrettella e non sapeva dei disordini. Gli hanno domandato in che +mondo viveva. Abbiategrasso non era mica in America. Lui era come me. +Non leggeva mai i giornali e ignorava tutto quello che avveniva. Io +sono buono di leggere, ma faccio troppa fatica. Cinque minuti dopo, le +parole mi vanno insieme e mi pare di essere ciocco. Non sono poi +curioso. A me importa proprio niente di sapere gli interessi degli +altri. Ho anche troppo da fare a tirare innanzi la mia baracca, senza +darmi dei grattacapi. + +Dove sono rimasto? Al signore della carrettella. Egli aveva una micca +in saccoccia. Gliela avevano fatta comperare i carabinieri a porta +Ticinese per paura che morisse di fame. Io cominciavo proprio ad aver +fame. Speravo di vedere mia moglie con la sporta. Povera donna. Mi +voleva bene e io rimanevo nel camerotto a perdere il tempo. + +Alla mattina, con un po' d'aria fresca e un po' più di luce, +sembravamo tanti ubbriaconi che avessero passata la notte in un +porcile, o in un acquavitaio che ci avesse rasi come una damigiana. +Eravamo bianchi come i cadaveri. Il più allegro era sempre il +precettato. Egli era rimasto in manica di camicia e con la sua giacca +aveva coperto le gambe di uno sconosciuto che tremava dalla febbre e +dalla paura. Gli ho dato la pipa da spazzare una seconda volta. +All'odore del luogo ci eravamo abituati. Non c'era che l'impazienza di +uscire. Chi doveva correre al lavoro, chi aveva degli affari +importanti e chi si sentiva voglia di sgarbugliarsi gli occhi con del +caffè caldo. Prima delle otto eravamo ricaduti nella disperazione. +Perchè non ci si lasciava andare? C'erano gli scalmanati per l'uscita +che non si lasciavano acquietare se non dicendo loro di rammentarsi +che non avevano da pensare a noi soli. Alle otto venne il carceriere a +domandarci se volevamo qualche cosa. Quasi tutti gli domandarono se +non era tempo di liberarci. Ci disse di fare presto, che lui aveva tre +camerotti zeppi di gente che aveva fame. Allora fu una gara, e il +carceriere dovette pregarli di andare adagio. Chi comandava del caffè +e dei sigari, chi del pane e salame e chi una frittura di fegato col +limone. C'erano signori che si ricordavano del limone in un momento da +strapparsi tutti i capelli dalla testa! Non ci furono che due che non +gli diedero seccature: io e il precettato. Eravamo tutti e due senza +il becco di un centesimo. Venuta la distribuzione, si sono ristorati +come hanno potuto. Mangiavano con le mani e stracciavano il pollastro +coi denti. C'erano di quelli che avrebbero voluto il tovagliolo. +Ringraziate Dio, o brontoloni, si diceva, che avete il fazzoletto. + +Le persone di cuore non possono mangiare senza dividere con coloro che +non mangiano. Io e il precettato abbiamo finito per menare i denti più +degli altri. Della gente buona ce n'è dappertutto. Ci fu quel signore +col cappellaccio, che dicevano avesse fatto la barricata con le +statue, che mi diede il suo vino. Egli non aveva voglia di bere. +Grazie. + +Non so come si faceva a non crepare. Ci mettevamo i gomiti sullo +stomaco per mancanza di posto e tenevamo la mano sulla schiena di +quelli davanti per non buttarci addosso le cose brodose. + +I vestiti più bene offrivano i sigari a quelli che non avevano da +fumare. In pochi minuti eravamo tutti in una nube, l'uno non vedeva il +naso dell'altro. Il fumo purgava il camerotto che alle volte puzzava +come una latrina. Verso le dieci o le undici ore eravamo stufi, stufi, +più che stufi. Non si sapeva niente, nè se ci si lasciava andare, nè +se ci si mandava in qualche luogo. + +Il caldo era diventato eccessivo. Si sgocciolava. Finalmente si aperse +un'altra volta l'uscione e ci si fece uscire a due a due. Fuori +dell'uscita c'erano dei signori in borghese che a certi individui +lasciavano andare degli scapaccioni. Probabilmente li conoscevano. A +me non si è fatto nulla. Chi male non fa, paura non ha. Mi si fece +salire in un carrozzone e mi si condusse qui al Cellulare. Nel +carrozzone credevo proprio di lasciarvi la pelle. Nella mia celletta +eravamo in tre. Ci mancava il respiro. Provai una grande contentezza +quando mi trovai nel cortile del Cellulare. + +Me l'ho scampata bella. Dio non c'è per niente. + + + + +__Il soccorso.__ + + +È una scena piangevole che potete vedere ogni mercoledì e ogni +domenica, tra le dieci e la una, sulla piazzetta Filangeri, dinanzi +l'edificio della sventura sociale. Ma in un giorno o nell'altro non +troverete mai la folla delle giornate di Bava Beccaris, quando ciascun +cittadino aveva paura di non essere più cittadino e ogni donna poteva +essere disgiunta dall'uomo da un ordine imperativo o da una mano +brutale. + +La mia pagina è una fotografia senza ritocchi di una di queste +domeniche. + +L'orologio di un campanile suonava le otto e il sole bruciava le +cervella. Sul piazzale si vedevano alcune carriole cariche di frutta +acerbe o sfatte, di dolci perseguitati dalle mosche e di cose +mangerecce coperte di polvere. Il portone traduceva un corpo di +guardia improvvisato in una città insorta. Un portone coll'andirivieni +della gente che fa paura. C'erano soldati in piedi, soldati che +riposavano sulla paglia sternita nei fianchi, soldati che entravano e +uscivano, soldati che si asciugavano la fronte e si aggiustavano la +giberna sul ventre. Si vedevano andare e venire secondini, guardie di +finanza, delegati, questurini, carabinieri, ufficiali, autorità +carcerarie, autorità militari--tutte persone che ricordavano il +momento, persone dalla faccia feroce, persone che passavano come +ventate di collera, persone pronte a venire alle mani col primo che +avesse detto una corbelleria. + +L'ufficiale di guardia pareva, col pensiero, a spasso. Con la ciarpa +azzurra a tracolla, seduto sulla sedia addossata al pilastro con una +gamba sopra l'altra, si ninnolava buttando in alto il fumo diafano +della sigaretta. + +Le donne giungevano sole e a gruppi con i fagotti, i canestri e le +corbe piene di roba e si appoggiavano al muro della carcere o andavano +ad occupare i sedili di granito della piazzetta o si aggruppavano alle +altre aggruppate nel largo in faccia al bastione. Tra le popolane dal +faccione prosperoso e dalle maniche rimboccate sull'avambraccio +bronzato, c'erano vecchie che si reggevano a mala pena in piedi, teste +che riassumevano la primavera nella chiarezza mattinale e figure dalla +faccia bianca o scolorata che uscivano dalla moltitudine con le loro +vesti e i loro cappelli neri come tante ditte di un ufficio mortuario. + +Imperava il dolore. Ah, se si potesse uscire dal dolore come si esce +dalle porte cittadine! Il dolore distruggeva la ripugnanza delle +vestite bene per le vestite male e assorellava le donne colpite da una +sventura comune. Tutte queste mamme, tutte queste spose, tutte queste +amanti, tutte queste sorelle vedute assieme storcevano il cuore e +facevano venir sulle labbra una parola tragica, una bestemmia brunita +dal rancore, una maledizione che si rompeva nella testa col suono +della lastra di metallo che la martellata manda in frantumi. +Riproducevano l'afflizione, l'ambascia, il dietroscena domestico, il +naufragio femminile, la devozione sublime delle donne affezionate agli +uomini chiusi laggiù, oltre il portone, al di là dei cancelli, negli +sgabuzzini del lugubre edificio imbevuto delle lagrime dell'esercito +della sventura, che ha patito più del Cristo in croce. Nei loro occhi +non era l'ardimento. Nei loro occhi era la stupefazione, lo +sbalordimento, l'umiliazione. Povere donne! Erano donne abbattute, +costernate, vinte dal supremo cordoglio che non le lasciava disfogare +la piena del loro martirio. + +I carrettoni chiusi scompigliavano e buttavano manate di nero sulla tela +lugubre che s'allargava a ogni minuto. I traballamenti delle ruote +andavano sul cuore della moltitudine come fitte che si sprofondavano nelle +ferite palpitanti e sollevavano in tutti il vespaio delle supposizioni. A +ogni sussulto si correva involontariamente col pensiero nelle cellette del +veicolo che accarezzavano l'arrestato come la guaina accarezza la lama, a +palpeggiare gli incassati come se si avesse avuto paura che si fossero +rotta la testa o stessero in lotta coll'ultimo alito di vita. Chi saranno? +E l'interrogazione faceva rabbrividire. Forse saranno dei ladruncoli o dei +rivoluzionari o degli innocenti usciti dalle braccia della famiglia, +rimasta in casa a piangere la loro sciagura! E i veicoli della tortura +scomparivano e lasciavano le donne più avvilite di prima. + +Questa campana! Si aspettava la campana del soccorso, la campana che +doveva far dimenticare ai cellularizzati la smisurata intelligenza +malvagia degli uomini, degli uomini che hanno per idealità il male, la +campana che consolava lo stomaco di chi mangiava poco e male. Fate +presto, in nome del Signore. Spalancate il cancello, prendetevi la +corba delle vivande divenute fredde lungo la strada, divenute +immangiabili aspettando qui sul selciato due ore, tutto un secolo. +Siate buoni, siate caritatevoli con le povere donne trambasciate! + +Il convoglio degli arrestati che veniva verso il Cellulare a piedi +suscitava in ogni seno un orrore indicibile. Non poche donne erano +state obbligate a chiudere gli occhi come quando si riceve un'ondata +di luce in pieno viso. Era una banda che falciava gli ideali di +redenzione più modesti. Sfilavano appaiati ai polsi come individui +usciti da un porcaio o da un sotterraneo, con le ragnatele sulle +spalle, con l'umidore nella gonfiezza sotto gli occhi, con i capelli +irrigiditi in una zuffa spaventosa. Erano laidi, stracciati, dilaniati +dai patimenti. Circondati dai questurini, dai carabinieri e dai +soldati, il loro volto assumeva il colore acceso degli aggressori di +strada che stramazzano i viandanti a coltellate. Alcuni, con gli abiti +che non avevano perduta tutta l'eleganza e con la faccia cadaverica +fino alla fronte, davano l'idea degli insorti còlti sulle barricate +colle mani odoranti la polvere. + +Altri, a piedi nudi, coi gomiti all'aria come le ginocchia, +traducevano la loro vita grama di poveracci che basivano sul +marciapiede e stendevano la mano ai passanti. + +Le donne si lasciavano commuovere. Alcune singhiozzavano e dicevano +che era meglio morire che vedersi trattati come birbaccioni che +avevano fatto del male. Altre si mordevano le labbra e si +scricchiolavano le dita per reprimere la sensazione che dava loro +stille di sudore e faceva loro pulsare le tempie dal disgusto e dalla +furia. + +Non mancavano più che cinque minuti. La calca piegava verso l'entrata. + +La prima fila, spinta dai nuovi venuti che si cercavano un posto al +centro tra le proteste generali, andava più di una volta sul cordone +militare che non si rompeva. + +La ragazzaglia aveva dimenticato la tensione dell'angoscia generale e +si era abbandonata al chiasso, e le donne, le più attempate, che si +straccavano a stare in piedi, mormoravano con la voce piagnolosa. + +Proprio, non si aveva pietà per le donne dei poveri prigionieri. Con tanta +gente che soffre e con tanti soccorsi, la direzione non s'era commossa. +Continuava a ricevere alla stessa ora, nelle stesse ore, come se nulla +fosse avvenuto di straordinario. Inzuccherate il veleno, o signori! Ci +farete penare meno, ci farete! Non ci voleva un gran giudizio per capire +che bisognava far porta un po' prima. Pazienza! pazienza! pazienza! Sì, +pazienza se si avesse avuto il buon senso di mettere alla porta un +cristiano che non strapazzasse tutti come tanti servitori! Ma no! Ci +avevano lasciato quell'anticristo di vecchio sciancato che aveva l'anima +nera con le povere donne. + +Tutte le volte che si doveva passare sotto un volpone di quella fatta +ingrossava il cuore davvero. Era un secondino ripugnante, col collo +che si gonfiava come quello del serpente quando va in collera, con la +faccia ridotta a una grossa cipolla ammaccata. Bastava spremerla per +vederla colare di marcia. Dio non poteva dare del bene a questi mostri +verdi come la bile. Respingeva la gente dilatando la gola e dicendo +parole che facevano andare il sangue in acqua. Pazienza. Si era nelle +sue mani e non c'era che dire. + +Anche quegli altri del soccorso erano buone lane. Non sapevano dove +stava di casa la buona maniera. Bastava non aprir bene il canestro o +avere dimenticato di fare la lista come volevano loro per vederli dar +fuori come vipere. + +--L'ultima volta m'hanno mandata a casa la figlia tutta piangente. Era +uscita dalla coda per isbaglio. Si sa, una povera tosa non può sapere +i regolamenti. L'hanno mandata in fila con un codazzo di rimproveri +come se fosse stata la loro figliuola! Porconi! Non hanno creanza, non +hanno. Ci vorrebbe.... Lo so ben io cosa ci vorrebbe. Acqua in bocca, +che i tempi sono tristi. + +--A me mi è toccato di peggio. Mi hanno lasciato il mio Alberto per +ultimo perchè non aveva la lista scritta. Noi, povera gente, non si ha +tempo di scrivere. Loro hanno un bel dire. Vorrei vederli al nostro +posto. La ragione volete che ve la dica io? Hanno la bocca larga come +quella dei coccodrilli e i denti in gola. Quella è la ragione. Ma i +miei denari li mangio io. Sissignori, li mangio io. C'è già troppo da +fare colle disgrazie che ci manda il Signore, per avere da pensare a +queste sanguisughe che ci beverebbero tutto il sangue in una volta! + +--Se ci fossero delle persone con due dita di testa ci lascierebbero +entrare senza farci fare anticamera e senza buttar all'aria i cesti +come se fosse roba rubata. Tirano fuori tutto, mettono le mani in +tutto, cacciano il risotto nel salame, la torta nello stufato, le +ciliege nell'insalata e l'arrosto nella minestra. Ci vuole dello +stomaco a mangiare il soccorso. + +--Non ditelo a me, per amor del cielo, che ho veduto quello che +voialtri forse non avete veduto. Ho veduto al di là del terzo cancello +come si trattano i cesti. Non ne avete idea. Non ci sarebbe che la +morte che potrebbe farmi dimenticare il disgusto che ho provato in +quella mattina che ho assistito a tanto scempio. Credetelo, in certi +luoghi si ha più considerazione per i torsoli che si gettano ai +maiali. Vuotavano i canestri come se fossero stati sacchi di patate. +Rovesciavano sul tavolo tazzine, piatti, scodelle, tegami, stoviglie, +senza badare se il condimento dell'insalata andava sul minestrone o se +la marmellata si versava sull'arrosto. Erano sgarbati che facevano +venire la rabbia. Ma quando si ha bisogno di loro, bisogna tacere. È +una grande punizione questa che Dio ci ha mandata. Con lo stesso +coltellaccio facevano tutto. Assaggiavano, tagliavano, mettevano +sottosopra. Con lo stesso coltello infarinato e impiastricciato di +intingoli affettavano le pera, rivoltavano la minestra e il risotto, +dimezzavano il pane, facevano in due i limoni, sparavano i polli, +dividevano lo stracotto, mettendosi in bocca ora una fetta di +coratella, ora una striscia di anitra, tra le risate che facevano +male. Riducevano le torte e i pasticci, fatti in casa chissà con +quanti sacrifici, in una condizione compassionevole. Siate poveri +diavoli e vedrete come è dura la vita. Voi state a casa a darvi del +male per mettere assieme un pranzetto come si deve, per il povero +diavolo che avete in prigione, correte come una disperata o prendete +l'omnibus per farglielo mangiare caldo, e poi vedete che tutto va alla +malora, che tutto diventa freddo, che tutto si mescola, le cose +giulebbate con la carne arrostita nel brodo succoso e la cipollata col +fegato nel piatto delle fragole o dei lamponi grossi come le more. +Portate le uova fresche per tirar su lo stomaco a chi ne ha tanto +bisogno e poi venite a sapere che gli sono arrivate in cella +sfracellate, coi tuorli dispersi per le vivande. È una grande +punizione questa che Dio ci ha mandata! Ah sì, non credevo che si +potesse penare tanto a questo mondo! Si fa di tutto per risparmiare i +soldi per un cartoccio di tabacco e al colloquio vi si dice che non +avete cuore di lasciare il vostro uomo senza una pipata per passare il +tempo che non passa mai! + +--I sigari o il tabacco, pazienza. Se non si fuma, non si crepa. A me +è andato perduto il cesto, una volta dopo l'altra, per due o tre +giorni. Se non ci fosse stata una buona guardia, mio marito sarebbe +morto consunto di fame. Con una pagnotta di regalo ha potuto tirar +innanzi e scrivermi per domandarmi se ero morta, se l'avevo +dimenticato. È stato un vero crepacuore. Gli avevo mandato un pranzo +da far risuscitare i morti, un cesto pieno di grazia di Dio, e lui, +povero diavolo, era rimasto in cella a straziare il mio nome onorato +con delle ingiurie che non meritavo. Avete ragione voi, Antonia. È una +grande punizione questa che Dio ci ha mandato! + +Finalmente! I primi rintocchi rovesciarono la folla verso il banco +delle guardie. La gente sgomitava, si sbuttonava, si riversava tenendo +in alto i canestri, protendendo le borse e i fagotti, pregando di +accettare la corba e supplicando gli agenti a essere buoni, che erano +lì da un pezzo con la roba gelata. + +Le guardie non avevano tempo da ascoltare storie. Prima della una +dovevano verificare circa mille soccorsi. Prendevano quelli che +capitavano loro alle mani, senza guardare e senza commuoversi. Chi non +rispondeva sollecitamente alle domande, veniva lasciato col pranzo in +mano. Ogni donna era obbligata a dire, in fretta e in furia, nome e +cognome del detenuto, il numero della cella, se il padre e la madre +erano morti o vivi. + +--Cella 89, Giuseppe Agesilao, del fu Pietro e della vivente Teresa +Baragni. + +--Avete fatta la lista? + +E il braccio di chi non poteva farla vedere, veniva scansato e buttato +dall'altra parte. + +Alla una pomeridiana, le donne giunte tardi o rimaste tra quelle che +non avevano potuto consegnare i fagotti, piangevano dirottamente. + +La campana aveva chiusa la consegna e la campana non aveva budella. + +Era un grande dolore rifare la strada con il mangiare, dopo aver fatto +tanta fatica e avere speso tutto quello che c'era in casa per +consolare i poveri cristi in prigione. + +--Aveva ragione Antonia di dire che era una grande punizione questa +che Dio ci aveva mandato! + + + + +__Il diario di un mese di Cellulare.__ + + +La mia cella è una fornace. Ho il sole sulla muraglia esterna dal +sorgere al tramonto del sole. Subisco una trasudazione che mi snerva. +Preferisco però l'isolamento alla compagnia della stanza intermedia. +Coi miei compagni sarei divenuto uno scemoide. A poco a poco il loro +linguaggio antintellettuale e trivialmente sbracato sarebbe divenuto +il mio. In otto giorni mi ero già abituato a passeggiare +sull'ammattonato fracido dei loro sputacchiamenti. + +Gli _habitués_ del carcere manifestano ogni giorno, alle finestre, i +loro rancori contro i cosidetti rivoluzionari. La polizia ne ha fatte +delle retate e l'autorità carceraria ha dovuto affollarli nelle celle. +Ci accusano di essere gli autori delle loro disgrazie. Dicono che i +giudici, in conseguenza dei tumulti, sono diventati eccessivamente +severi. Coloro che in tempi ordinarii se la sarebbero cavata con delle +settimane o dei mesi, ritornano al Cellulare con degli anni di lavori +forzati e di sorveglianza. + +--La sorveglianza--disse uno di loro--conduce al _domino_ (domicilio +coatto). + +Il capoguardia è uno sbilucione con tanto di pancia. In questo momento +è impossibile dire se egli sia un burbero con del cuore o se sia in +lui l'anima dell'aguzzino. Perchè il personale di custodia è come +invaso dalla paura di riuscire mite. Parla a monosillabi, ha una voce +che sente del carceriere e preferisce dire di no ai detenuti che gli +domandano qualche cosa. Ieri, dopo tanta insistenza, ho ottenuto il +permesso di tagliarmi le unghie vellutate e lunghe. Ma ho dovuto +tagliarmele alla presenza di questo omaccione che rintuzza ogni +desiderio col regolamento. Il suo ufficio è un bugigattolo in faccia +all'ufficio di matricola. È in esso che ho avuto il primo colloquio. +Il capo metteva la sua faccia tra la mia e quella del mio amico. Ci +teneva addosso gli occhi semichiusi e ci interrompeva tutte le volte +che tentavamo di parlare degli avvenimenti e di scambiarci notizie che +sapevano tutti. + +Gli ho ridomandato una cella a pagamento per avere il chiaro alla +sera, la materassa sulla branda e un tavolino con la scranna. + +--Ce ne sarebbero così delle persone che vorrebbero questi comodi! +Abbiamo faticato a trasformare una cella a pagamento per don Davide +Albertario, venuto qui il 24. Con un prete non potevamo fare +diversamente. Con le guardie occupatissime siamo anzi obbligati a +mandarlo al passeggio solo per impedire che qualche mascalzone lo +insulti. Si sa, il Cellulare non è un collegio. + +È suonata la campana che annuncia la distribuzione del pane. I +prigionieri la chiamano la «voce di Dio». È un minuto di +raccoglimento. Le finestre diventano quelle di un edificio disabitato. +Non si sente più un'anima. I detenuti sono all'uscio ad aspettare che +si apra l'usciuolo con la parola che li invade di piacere: «Pane»! Il +distributore che è uno scopino la ripete a ogni pagnotta che passa per +il buco. Lo ricevo anch'io, ma lo passo, _colombando_, al delinquente +vicino alla mia cella che ha sempre fame. È un ragazzo di diciassette +anni, scolorato come un onanista, e già recidivo. L'ultimo furto lo ha +consumato nello studio del capomastro suo padrone. Egli si aspetta il +dibattimento di giorno in giorno. + +La vita carceraria è fatta per imbestiare le persone più buone e più +altamente educate. Dall'oggi all'indomani si passa dal finimento da +tavola alla scodella di terraglia del cane dell'accattone orbo. Non +c'è più biancheria, non ci sono più posate, non ci sono più cristalli, +non ci sono più tondi, più tondini, più fruttiere, più portampolle, +più insalatiere, più portastecchi. Non c'è più che il maiale con un +pezzaccio di legno scavato malamente in fondo. + +Come, o signori, ma io sono un inquisito, sono una persona che deve +essere creduta innocente fino all'ultima parola della Cassazione, e +voi mi punite mettendomi in mano uno scopino disfatto e laido perchè +mi scopi la cella, e voi mi obbligate, con le mie mani abituate ai +guanti, a portare fuori e dentro la mia tana il vasone da notte come +un latrinaio qualunque! No, accidenti, no, mi ribello! capite, mi +ribello! Voi non siete autorizzati a punirmi. Voi dovete rispettare in +me il cittadino anche se fossi uno squartadonne. + +Ho perduto. Mi è toccato proprio scopare e mettere fuori le porcherie +con le mie mani. La guardia al mio no! di stamane se n'è andata +chiudendomi l'uscio sui piedi. Ella mi avrebbe fatto marcire nella +puzza e nel sudiciume. Potevo ringraziare Dio--diceva--che non mi +aveva fatto rapporto. I superiori mi avrebbero convinto che avevo +torto, con dei giorni di pane e acqua. + +Sia fatta la volontà degli altri. Ma se divento io direttore generale +delle carceri!... + +Noiosi! gente noiosa! Sono entrati per la seconda volta i battitori e +mi hanno stordito. Battono i ferri delle finestre con un gusto e con +dei finali che spaccano la testa. Tirlic-tirlac, tirlic-tirlac, +tirlac, tirlac! Tirlic, tirlac, tirlic-tirlac, tirlac, tirlac, tirlac, +tirlac, tirlac, lac, lac, lac, lac, lac! + +Di che cosa avete paura? Come è possibile che io possa segare o +schiantare i bastoni di ferro se mi avete fatto svestire e se vi siete +assicurati che non è a mia disposizione neppure un chiodo? Se le +vostre guardie non sono corrotte, voi potete smettere di sciupare il +tempo e il personale per rintronarmi le orecchie! + +Mi è rimasto in mano il manico del chiccherotto e la terraglia è +andata in frantumi. È come se avessi rotto un caraffa di cristallo +finissimo. C'è tutto il Cellulare sottosopra. + +Il secondino di servizio guardò i cocci con aria di sospetto, fece +un'annotazione e richiuse l'uscio. Rividi lo stesso agente con un +sottocapo, il quale entrò a dare un'occhiatina ai frantumi. + +--Come avete fatto a romperla? + +--Cadde. Me ne faccia dare un'altra a mie spese. + +--Uhm! + +Stamattina sono stato chiamato ad «udienza». Tra le sette e le otto il +direttore viene al centro della carcere, va in una stanza che +partecipa della rotonda lambita dagli esagoni e dà «udienza». + +Coloro che si sono fatti iscrivere e coloro che sono stati iscritti a +loro insaputa, escono dalla cella al suono della campana che chiama a +«udienza», discendono e si fermano sulla punta del raggio, dove +aspettano che Minosse vada in sedia. + +È una mezz'ora che l'ho veduto. + +Il direttore era seduto a un tavolo di cucina, con la faccia sullo +sfogliazzo e le braccia sul tavolo come pesi in riposo. Con una mano +faceva dei segni rossi in margine al nome e con l'altra andava alla +ricerca della pagina. + +--Come avete fatto a romperla? + +--Mi restò il manico in mano. + +Mi entrò negli occhi come per precipitarsi negli abissi della mia +coscienza e risalirne con la bugia in mano. + +--Andate! mi disse. + +Ho saputo dopo che ero stato condannato a pagarla. Non sono i venti o +i trenta centesimi che mi fanno sprecare l'inchiostro. Ma io domando +se è giustizia di farmi pagare un chiccherotto che mi si è dato +slabbrato e pieno di crepe e che aveva servito a chi sa quanti +detenuti. Vi pare, o signor direttore, è giusto che un poveraccio +sconti col digiuno un avvenimento che può avvenire a voi, alle vostre +figlie, alla vostra signora, alla vostra serva, a tutti coloro che +bevono? + +Mi tocca proprio dare dell'animale all'avvocato Guglielmo Gambarotta. +È qui nel mio raggio, sullo stesso piano, ha la cella piena di volumi, +mi ha lasciato supporre che mi avrebbe fatto fare un'indigestione di +libri e poi mi tiene qui a penare e ad aspettarli ad ogni piede che +passa! Che la guardia non abbia voluto prenderli? Ma e la «colomba», +non ha ancora imparato a «colombare»? + +Non ho ancora finito di scrivere l'interrogazione che sono stato +chiamato alla spia da una voce sconosciuta. + +--L'avvocato Gambarotta è uscito. Lo saluta. + +--Chi siete? + +Nessuna risposta. La sua uscita mi lasciò fantasticare. Che si sia +incominciata la scarcerazione degli innocenti? + +Il passeggio è monotono. È come un'altra cella scoperchiata. Il gruppo +dei passeggi è di venti raggi che fanno capo a una rotonda di mattoni, +circondata di pietre, sull'alto della quale è la guardia seduta che +sorveglia i detenuti. In direzione opposta i raggi si slargano fino a +far posto a una filata di otto uomini, l'uno al gomito dell'altro. Il +cancello dalla parte più larga del passeggio ha un lastrone di ferro +che impedisce di vedere il viso di chi passa. I muri divisori sono +alti quattro metri, così che i passeggiatori di un passeggio non +possono vedere, nè capire quello che dicono, i passeggiatori di un +altro. + +In venti raggi passeggiano dagli ottanta ai cento individui. Una volta +che i raggi sono popolati, la guardia discende la scaletta che conduce +alla sua altura con una manata di fidibus, li accende e li +distribuisce, di raggio in raggio, ai fumatori. + +--Fuoco! + +Chiusi tra queste pareti vi accorgete subito che il detenuto che +possegga un pezzo di matita lascia traccia della sua passeggiata, +quantunque sia proibitissimo insudiciare o scrivere sui muri. In +questi segni grafici io non vedo nè il grafomane, nè il delinquente. +Vedo semplicemente l'individuo che dice sul muro quello che non può +dire su un pezzetto di carta. Supponete che un condannato di ieri +possa credere che i suoi amici, oggi o domani, passeranno per lo +stesso passeggio. Non esiterà un minuto a scrivere: «Amici, salute. +Condannato a 14 anni e otto mesi. Uscirò il 1913. Coraggio! Salutatemi +la Nina. Addio.» + +Si è detto che la muraglia è il libro della canaglia, perchè vi si +leggono ideacce che non possono nascere nel cervello dei galantuomini. +È dubbio. Io vorrei vedere costoro per qualche mese o qualche anno +nello stesso ambiente. A nessuno di noi, liberi, viene in mente di +scarabocchiare sui muri i «morte ai _boia_!» State in prigione e vi +vedrete un giorno o l'altro trascinati a manifestare il vostro odio +contro la spia che vi avrà denunciato, o al giudice per salvarsi, o +alla guardia per ingraziarsela, o al direttore per ottenere qualche +favore. Le stesse guardie carcerarie, le quali sovente sono vittime +dello spionaggio, partecipano di questo sentimento che erompe e trova +il suo sfogo sulle muraglie delle casematte, degli ergastoli, dei +bagni di tutto il mondo. In Francia i delatori sono perseguitati sulle +muraglie come in Italia. + +--«Mort aux _vaches_!» + +Ci è toccata la prima ora di passeggio. Si esce volentieri alla +mattina, specialmente quando si ha avuto una notte fosforescente come +quella passata. Non sarebbe mancata che l'imprudenza di un solfanello +per metterci in mezzo alle fiamme. I miei compagni sono quelli di +ieri. + +Passeggiavano col piacere delle persone che godono mezzo mondo a +sentirsi in mezzo all'aria fresca. Il detenuto che ha i capelli ritti +come setole piantate nella testa, spingeva innanzi la faccia per +sentirsela alitare sugli occhi. Andavamo in su e in giù fumacchiando e +sparlando della direzione. + +Un compagno ci raccontava che in un libro, che gli aveva prestato il +cappellano, era detto che al bagno di Tolone i forzati avevano due +arie di un'ora ciascuna. Qui invece ci si lesina anche quella poca ora +regolamentare. + +Col sistema della direzione che ci conta l'ora dal primo tocco della +campana d'uscita al primo tocco della campana d'entrata, il +prigioniero del Cellulare non sta mai a passeggio più di cinquanta +minuti. Non c'è errore e ve lo dimostro. Siamo in un raggio di cento +persone. Ci sono due o tre guardie di servizio. Le celle non si +possono spalancare che tirando indietro il catenaccio. Mettete quattro +o sei mani ad aprirle tutte, e poi ditemi se gli ultimi non devono +uscire otto o dieci minuti dopo. La rientrata ha gli stessi +inconvenienti. Perchè i primi a uscire sono anche i primi a rientrare. +Il regolamento non è oscuro. Dice chiaro e tondo che ci si deve, nei +giorni feriali, «almeno un'ora» e maggior tempo «alla domenica». +Invece alla domenica ci si rubano degli altri minuti. Nei giorni +domenicali non si sta mai a passeggio più di tre quarti d'ora. La +ragione è che si aumentano i servizi con lo stesso personale di +sorveglianza. È facile capire perchè non si protesta. Prima di tutto +non è possibile trovarsi d'accordo in un carcere che ha tanti detenuti +che vanno e vengono in un giorno. Poi si farebbe del male alle guardie +che stanno più male di noi che abbiamo svaligiato o assassinato +qualcuno. Hanno un servizio di diciassette o diciotto ore sulle +ventiquattro e pagano, con le trattenute sullo stipendio ridevole, i +pisolini notturni, e le mancanze che fuori di questo luogo farebbero +storcere le budella dalle risa. + +La barba lunga mi ha sempre fatto schifo. Al largo me la faccio radere +una volta al giorno. In questo periodo di Bava Beccaris ho dovuto +lasciarmela crescere quattordici giorni. I peli mi pungevano come +tante pagliuzze. + +Adesso sono sbarbato e non mi pento. Ma vi so dire che ho passato un +brutto momento. È entrato nella mia cella un uomo che mi pareva avesse +gli occhi lucidi del bevitore. Il suo alito puzzava di grappa e le +maniche della sua giacca sucida erano lastricate del pattume del +mestiere. A ogni movimento sputava in terra la saliva negra della +cicca che egli rivolgeva come un boccone sotto i denti. Mi ha messo al +collo uno straccio sporco come un cencio di cucina. Gli aveva servito +per sbarbare un raggio intiero. A ogni rasoiata sudavo come sotto +un'operazione chirurgica. Avevo sempre paura di vedermi cadere una +sleppa di carne insanguinata. Sbatteva sul pavimento, che avevo reso +lucido con le mie braccia, le ditate della spuma coi peli che si era +accumulata sul suo rasoio. Il suo modo era spiccio. Dalla eminenza +dello zigomo passava per la guancia come una strisciata di rasoio. + +Lascia peli dappertutto, specialmente dove il rasoio non può scorrere +liberamente, come nella pozzetta del mento. + +Mi brucia la pelle della faccia come se fosse stata scorticata e ho +ancora per il naso l'odore putrilaginoso del suo sapone orribile. + + +Stamattina riandavo la canzone: + + C'est aujourd'hui mon jour de barbe + +con piacere. + +Alle undici maledivo il barbitonsore del Cellulare come un rasoio di +punizione. Egli rade e punisce. + +Mi sono messo in corrispondenza con uno _scarpa_ internazionale che ha +la cella al pianterreno. Fu lui che mi scrisse per dirmi che aveva +letto tanti anni sono un mio libro. + +Egli è il Rousseau dei borsaiuoli d'alto rango. Si sbottona senza +reticenze. Egli è quello che è, e non ha bisogno di far misteri con +uno che egli chiama un «dottore sociale». Non ha fatto studii, ma ha +letto e viaggiato molto. In un bigliettino di ieri l'altro mi faceva +sapere che non voleva nè la mia commiserazione, nè il mio compianto. +«Il delitto della vita mi ha frustato e fatto saltare al di là della +sbarra del codice penale, ed io non farò mai sforzo alcuno per +rientrare nell'orbita della legge.» + +Egli è divenuto la mia miniera. Mi sono attaccato a lui con la tenacia +dei cercatori d'oro capitati in una terra aurifera. Per vederci egli +mi scrisse di piegarmi sulle calcagna domattina al passeggio, vicino +alla cancellata, in uno dei primi raggi, o di fare di tutto, con un +pretesto qualunque, per mettermi fra gli ultimi. Indosserà un gilet e +una giacca di velluto di seta e terrà il cappello duro in mano. + +Mi sono stati raccontati gli ultimi particolari di Enrico Corio. Egli +era un tipaccio di giovine che si lasciava concitare dalla libidine +dinanzi la carne del suo sesso. + +Dopo avere straziato il ragazzo fino alla strangolazione lo chiuse, +nel luglio del 1896, in una fogna, credendo di seppellire con esso +anche il delitto. + +Al Cellulare, durante la lunga istruttoria, egli era preoccupatissimo +di farsi credere innocente. Di carattere piuttosto esaltato, dava in +ismanie, spesso, per convincere la guardia di servizio che egli era +veramente mondo di ogni delitto. E quando gli si diceva che se era +innocente non doveva avere paura, finiva per disperare della +giustizia. + +L'accusa non gli impediva di mangiare tutti i giorni con appetito +sempre crescente. + +Occupava la cella 53 del sesto raggio. Terminata l'istruttoria +nell'aprile del 97, e saputo che avrebbe dovuto comparire dinanzi i +giurati, divenne inquieto. Pare che non fosse più sicuro della sua +innocenza. + +Prima si lasciava trasportare e cercava di convincere le guardie che +non sarebbe mica il primo che si manderebbe in galera innocente. La +direzione, che temeva un tentato suicidio, gli mise alla spia una +sorveglianza speciale e gli fece togliere dal letto le lenzuola che +gli potevano servire per appendersi all'inferriata. + +Era domenica, tre giorni prima del processo. In domenica le guardie +sono spostate e sopraccariche di lavori. Il Corio aveva mangiato più +del solito, perchè dopo il pranzo del bettoliniere gli era giunto +anche il soccorso che gli aveva mandato o portato la moglie. Alle tre +del pomeriggio era ancora vivo. La guardia era entrata e lo aveva +sorpreso che stava lavando il fazzoletto senza sapone. Stava appunto +mollificando la tela con la quale intendeva stringersi violentemente +lagola. Alle tre e mezza lo si trovò sdraiato sulla branda, con la +coperta fin su intorno al collo e la testa come affondata nel +guanciale. Pareva addormentato, Il sangue gli aveva ammantata la +faccia di un acceso bruno. Il fazzoletto bagnato con lo stringimento +dell'uomo determinato a morire gli era entrato nella carne e gli si +era perduto sotto il gonfiore. Tagliatogli il laccio tirò una fiatata +che gli sollevò il petto. Egli era ancora tepido. Sul muro col lapis +aveva scritto queste parole commoventi: + +«Moglie mia, muoio innocente. Vieni a trovarmi al cimitero.» + +Alla mattina del lunedì la Corte andò alla sua cella a redigere il +verbale del suo suicidio, e la direzione mandò il cadavere a Musocco. + +Le prove contro di lui erano schiaccianti. Incapace di resistere al +fuoco dei testimoni, volle morire lasciando credere alla persona che +gli era forse ancora cara che egli moriva vittima di un'accusa infame. + +Non si capisce come un edificio di circa mille persone possa tirare +innanzi senza un medico in casa. Una volta passata l'ora della visita +medica, potete essere presi dai dolori di pancia, indemoniati da +un'emicrania, disturbati dai crampi allo stomaco o istitichiti fino +alla soffocazione da qualche porcheria che avete ingollato, non c'è +più cane che si commuova del vostro malanno. + +Pauroso di morire premete il bottoncino, fate cadere la banderuola per +avvertire la guardia che avete bisogno di lei e poi le dite che state +male, molto male. + +--Non sarà niente. Domani mattina fatevi annunciare al medico. + +--Signora guardia, non posso aspettare fino a domani. Mi sento morire +ed ho come un martello nella testa che mi dà degli stiramenti nervosi +fino al collo. Mi faccia la grazia di chiamarmi il medico. Veda come +sudo. Sudo come in un bagno a vapore. Favorisca dirlo al direttore. + +La guardia, se è buona, chiude l'uscio adagino dicendovi di avere +pazienza che domattina sarete uno dei primi. Se è invece di quelle che +fanno il mestieraccio senza sentire i dolori degli altri, vi scuote +con una sfuriata di parole che vi lasciano tramortito e vi chiude +l'uscio in faccia, dicendo che mancherebbe che si desse ascolto a +tutte le frignate. + +--Non dovevate andare in prigione, se eravate ammalato. Andate là che +non morirete. Non è l'anno delle bestie cattive! + +Al passeggio non parlavamo che di ammalati, di medici e di infermieri. +I miei compagni erano d'accordo che non c'è carcere o reclusorio o +ergastolo che abbia un'infermeria che s'avvicini a quella delle +persone libere di due o tre secoli sono. È un'infermeria a celle o a +stanzoni che passa sopra qualsiasi precauzione. + +--Quella a celle deve essere preferibile. + +--Illusione! È un'illusione di credere che quella a celle dia maggiore +sicurezza di quelle a letti a poca distanza l'uno dall'altro. Forse +voi non siete mai stato in infermeria. Io ci sono stato e mi sono +convinto che è migliore quella a stanzoni e a finestroni. Almeno in +uno spazio grandioso, coll'aria che si cambia più rapidamente, si +respira più liberamente e si ha la consolazione di essere con +qualcheduno. + +--Convenite che in quella a sistema cellulare c'è meno pericolo +d'infezione. + +--Illusione, caro mio. Trovate un pretesto qualunque, fatevi condurre +di sopra e scenderete del mio parere. Voi vedrete che le celle +angustissime--larghe per un letto, col passaggio di un uomo che non +sia troppo grosso--sono allineate su due file di un corridoio largo +poco più di un metro. Avete capito? Gli ammalati, divisi dalle pareti, +vivono in uno stesso ambiente e respirano la stessa aria. + +--Con delle malattie contagiose state fresco. + +--Così è del sistema curativo. V'immaginate un medico enciclopedico, +che sa tutto, che non consulta che sè stesso, che si sbarazza in +un'ora di cinquanta o sessanta ammalati raccolti nell'ottagono, alla +presenza di tutte le guardie che vanno e vengono, di tutti i +prigionieri che passano e ripassano, e che deve limitare le sue +ricette a cinque giorni di latte, a delle polverine innocue o al pane +bianco con tre dita di una carne soriana che non si lascia masticare +che dai denti d'acciaio, in quattro dita di brodo così detto o di +minestra così detta al brodo? Volete la mia opinione? Prima di +abbandonarvi al delitto interrogate la vostra salute. Se non siete +sanissimo, curatevi, evitate il pericolo di andare in prigione. + +--Me l'ha detto anche la guardia, stamane. Non dovevate venire in +prigione. + +L'altro, quello coi capelli ritti, fece osservazioni di un altro +genere. + +--Non sono così pessimista, ma convengo che in tutto questo sistema +c'è qualcosa di sbagliato. Vi racconto quello che è avvenuto a me in +otto mesi di prigionia. Ho notato, prima di tutto, che per andare in +infermeria bisogna essere più che moribondi. Il medico è sempre +riluttante a mandarvi in una cella d'infermeria. E io non posso dargli +torto. Una volta che egli vi accorda il permesso di sdraiarvi sulla +branda, si sta meglio nella cella del raggio. In quest'ultima c'è più +luce e aria più pura. Il guaio grave, secondo me, è che se m'annuncio +ammalato mi si punisce sopprimendomi l'ora d'aria. Come, il mio +malessere è forse dovuto alla mancanza di moto e d'aria libera e voi +mi tappate in cella tutte le volte che vado dal medico? + +Al detenuto che non abbia studiato bene il regolamento possono +capitare giornate dolorose. La guardia di servizio tra le sei e le +sette vi domanda: ammalato? qualche volta, salta una cella senza +accorgersene. E spesso registra il trentatrè invece del trentacinque. +Non c'è più rimedio. Bisogna stare attento domattina e suonare se non +la si vede. + +La settimana passata mi sono annunciato ammalato: la guardia mi +rispose: + +--Incominciate a mettere fuori la vostra pulizia--cioè a metter fuori +il catino coll'acqua sporca, il vaso da notte e la spazzatura della +cella. + +Sono ammalato e si esige da me il servizio della pulizia! + +Il quarto compagno è un galeotto. Egli è già stato in galera e ha +fatto il giro di parecchie carceri giudiziarie. + +--L'infermeria carceraria è una nota dolorosissima. A Milano gli +ammalati sono trattati, direi quasi, meglio che negli altri luoghi. Ma +qui e dappertutto ho dovuto convincermi che nei casi d'urgenza si +muore come cani. Vi narrerò due casi che non ho ancora dimenticati. +Ero a Bologna al tempo del processo Luraghi, Favilla, Platner e non so +chi altro. Il Luraghi era alloggiato nella mia stanza con altri e il +Platner dimorava in infermeria perchè sofferente di non so quale +incomodo. Erano le nove di una notte buia. Qualcuno di noi russava e +qualcuno di noi si voltava sui fianchi per addormentarsi. Sentimmo un +grido d'uomo spaventato o d'uomo colto da un malore. + +--Guardia! guardia! + +La guardia non era vicina o era altrove o non sentiva. + +--Guardia! guardia! + +La voce del detenuto era diventata rantolosa. + +--Guardia!... guardia!... + +Dopo un quarto d'ora di questo lamento che ci lacerava il cuore +sentimmo dei passi che andavano verso la cella del disgraziato. + +--Che c'è? gli domandò la guardia. + +--Sono ammalato.... muoio! Signore, fatemi morire! + +--Adesso vado a prendere le chiavi. + +Di notte le chiavi delle carceri sono in direzione. Nessuna guardia +può aprire le celle. La parola lenta e straziante del disgraziato +discendeva dal terzo al primo piano come un gemito che rimescolava il +sangue. + +--Muoio.... + +La guardia era in viaggio. Doveva discendere al piano terreno, passare +una corte che non è mai finita, andare in ufficio, svegliare la +guardia scelta in possesso delle chiavi e rifare la strada e le scale +fino alla cella di colui che moriva. + +Non esagero dicendo che ci vollero venti minuti. Le guardie, abituate +a questi avvenimenti quotidiani o settimanali, ci fanno il callo. + +Mezz'ora dopo sentimmo una moltitudine di piedi che discendeva e +faceva tremare le pareti della scala come gente che portasse un peso +enorme sulle spalle. + +Il mio vicino di letto mi disse sottovoce: + +--Lo portano via! + +Vi fu un momento lugubre per tutta la camerata. Ciascuno era compreso +della notizia e ciascuno pensava che un giorno o l'altro poteva +trovarsi nella stessa condizione. + +All'indomani si seppe che il detenuto era morto. + +Il Luraghi che aveva visto il Platner ci raccontò la scena notturna. + +--Ho veduto stamane il Platner, sbattuto come un individuo che non ha +dormito. Gli chiesi se se si sentiva male. + +--Non sto affatto bene. Stanotte poi non ho potuto chiudere occhio. Ci +hanno portato su, verso le dieci, un uomo quasi morto. Spirò cinque +minuti dopo che l'avevano adagiato sul letto. Morì mandando uno di +quei gridi che restano nelle orecchie per tutta la vita. Pareva una +voce di rame andata a schiantarsi su una pietra della muraglia. Se +dovessi morire così anch'io? Senza un'anima che mi porga un bicchiere +d'acqua o mi lenisca il passaggio dalla vita tribolata alla pace della +tomba con una parola soave? Mi trovai sotto le coltri terrorizzato dal +brivido che mi aveva dato il pensiero triste. Il medico? Egli è venuto +troppo tardi. Passammo la notte a recitare il rosario dei morti. Col +cadavere nella stanza non c'era altro da fare. Dopo la visita lo +portarono nella cappella mortuaria. Povero diavolo! Nessuno sapeva chi +fosse. Morto, aveva assunta un'aria così feroce che mi faceva chiudere +gli occhi. + +Il secondo episodio è identico al primo. Erano forse le dieci. Come al +solito non potevo dormire. Luraghi mi raccontava un incidente del suo +processo. + +--Guardia! guardia! + +Era un grido che usciva da una finestra delle celle disotto. Tra il +grido e la chiave vi fu l'intervallo di una mezz'ora. Sentimmo i +prigionieri della camerata che lo portarono in infermeria. Morì anche +lui, poco dopo, senza sapere di che male moriva. Quando si fece vivo +il medico, il sole era alto e gli ammalati avevano già pregato per la +sua anima da tanto tempo. + +Il Platner rinunciò all'infermeria. + +La sera dopo era tra noi a ripeterci coi colori dell'ambiente quello +che vi ho raccontato in poche parole. + +Ci salutammo colla promessa che all'indomani mi avrebbero spiegato che +cos'era la «pulce». + +Questo sì che fa male! Non posso sentir piangere i ragazzi in +prigione. Perchè li mettono in prigione come gli adulti? + +Ce n'è uno che deve essere in fondo a una camerella sotterranea. +Piange come una disperazione. Il suo lamento arriva nella mia cella +come quello di uno che sia stato male ammazzato in una cantina. Ecco +che grida più forte. Mamma! mamma! Taci, taci, tormento delle mie +viscere, tu mi passi per le orecchie come uno spillone puntuto. +Abbiate pietà di un povero ragazzo. Sentite come piange dirottamente! +Con che voce chiama la mamma! Forse egli ha peccato, forse egli ha +disubbidito, forse egli vi ha insultati, ma pensate ai suoi anni, +perdonategli... Bravo, taci, mi fai tanto bene. Il pianto lo ha vinto. +Probabilmente egli è sdraiato nel sonno. Se vedrò il cappellano farò +di tutto per indurlo a gettarsi ai piedi del direttore. Non è +un'umiliazione, quando si è impotenti, genuflettersi ai piedi della +iena che lo ha rinchiuso. Il cappellano non c'è più. Me ne ricordo +adesso. Egli è stato vittima non so se dell'autorità carceraria o +militare. Peccato, era così buono. Ecco che si risveglia, santo cielo. +Dormi, dormi, perchè morirai a piangere in questo modo. + +--Oh mamma! mamma! oh la mia mamma! + +Carnefici, non capite che vuole la mamma? Lasciatelo andare a casa, +lasciatelo! Siate buoni, sono io che vi prego. + +Che cosa volete che abbia fatto un fanciullo di pochi anni? Bisogna +avere le viscere di ferro per resistere alle sue grida, che vanno al +cuore come tante pugnalate! Potessi aiutarti, ma sono chiuso, +ermeticamente chiuso in un buco. C'è nessuno che senta, che si +commuova? E andai all'uscio e premetti il campanello, e feci cadere la +banderuola. + +--Che volete? + +--Sentite come piange quel ragazzo! + +--Badate ai fatti vostri! + +--La «pulce» è una visita improvvisa. È avvenuta a me nelle carceri di +Bologna. A Bologna nessuno entra nella cella. Chi fa la pulizia sono i +detenuti incaricati dei servigi domestici. Il coperchio del bugliolo +bacia bene e questo vasone da notte rimane chiuso in un buco che ha +l'apertura anche lungo il corridoio esterno. Lo scopino lo porta via e +ve lo rimette senza annoiare i detenuti nella stanza. Acqua, vino, +cibi vengono serviti dal buco dello sportellino. + +Eravamo in quattro. Si fumava. Io penso adesso, quando la Cassazione +mi farà indossare la casacca del recluso, come potrò vivere senza +fumare. Fumo più di quaranta sigarette al giorno. + +Una volta ne fumavo cento. Eravamo dunque in quattro. Non si pensava a +nulla. Si spalancò l'uscio senza darci tempo di buttar via sigarette e +pipe. Entrarono quattro guardie, le quali, dopo averci ingiunto di non +muoverci, ci ordinarono di spogliarci. Nudi ci fecero mettere in +quella parte della stanza dove non era che la parete. Ci passarono le +mani per il corpo dal capo ai piedi, ci guardarono tra le dita, ci +frugarono per i capelli, ci palpeggiarono qua e là, ordinandoci di +alzare le braccia e di fare dei passi. Poi ci passarono minutamente +gli abiti premendoli, piegandoli, dissaccocciandoli, guardando +dappertutto. Terminata questa visita minuziosa, la ricominciarono +guardando negli angoli, sui banchi, dovunque poteva essere nascosto +qualche cosa. + +Sfecero il letto, cacciarono le mani nel pagliericcio, spiegarono la +coperta, sgrupparono i fagotti e misero le mani nei tascapani. Non +trovarono nulla. Pareva proprio che fossero alla ricerca delle pulci. + + + + +__Noterelle del mio amico alla matricola.__ + +Maggio 1898. + + +So quanto deve avere sofferto in una stanza con degli altri di +un'altra condizione. Ma non ho potuto aiutarla. Dalla sua entrata sono +avvenute cose incredibili. Il personale di custodia è terrorizzato. +Noi scrivanelli non abbiamo più modo di entrare nei raggi dei +politici. L'Astengo se n'è andato. Era un direttore umano. Il suo +delitto è di avere permesso ai più grossi detenuti politici di +pranzare insieme. Siccome non ci sono locali sufficienti e siccome +anche nella cella i prigionieri sono appaiati per mancanza di spazio, +così non si capisce il rigore della direzione carceraria di Roma. +Provvisoriamente ha preso il suo posto l'ispettore De Luca. È uomo di +cuore. Se ce lo lasciano non abbiamo perduto nulla. Ha fatto +migliorare il vitto e non punisce che quelli che vogliono proprio +essere puniti. + +È la prima volta che mi capita di vedere una testa direttiva che +riconosce i diritti dei carcerati. Di solito i direttori dei nostri +giudiziari sono un po' come i direttori delle caserme dei forzati in +Siberia, descritti dal Dostoïewsky--un autore che non mi lascia mai +uscire dalla tristezza. Individui che hanno sempre bisogno di passare +sul regolamento per schiacciare qualcuno o levare qualche cosa a +qualcun altro. + +Ho ricevuto la sua noticina. Si fidi pure. È un uomo che per me +andrebbe nel fuoco. La guardia che sorveglia la sua cella non è +cattiva, ma dice tutto quello che avviene nel suo raggio. È dunque +pericolosa. Non ci sono stanze a pagamento a pagarle un occhio. È +inutile strepitare. Procuri di adattarsi. Sono momenti eccezionali. Il +suo pranzo è andato per due giorni in qualche altra cella. Si consoli +che lo avrà mangiato un povero diavolo. La confusione è inevitabile. +C'è una media di settecento soccorsi al giorno. Si raccomandi alla +madonna perchè non le capiti qualcosa di peggio. Va bene, va bene. Dia +sempre retta ai miei suggerimenti. Io la so più lunga di lei e non lo +dico per vantarmi. Lo dico perchè la mia esperienza è più lunga della +sua. Ascolti attentamente. Un buon prigioniero deve essere sempre +pronto a subire la perquisizione. Ravvolga i miei fogliolini nella +carta incerata che le mando e appenda il sacchetto dove la camicia è +più nascosta. In queste giornate di sorprese è una precauzione +necessaria. + +Sugli arrestati di maggio non posso giovarle molto, perchè una volta +registrati noi non abbiamo più alcuna comunicazione con loro. + +Il giorno sette, cioè sabato, eravamo qui che aspettavamo, di minuto +in minuto, gli arrestati della giornata. Ma non abbiamo registrato che +quattro imputati di delitti comuni, completamente estranei ai tumulti. +Non ricordo bene la data dei primi rivoltosi capitati al cellulare. So +che i primi sono entrati alle sei ore mattina, la seconda o terza +giornata che fosse dei tumulti di Milano. Erano gli arrestati di porta +Ticinese. Sono giunti in uno stato da far pietà ai sassi. Erano stati +trattenuti, nella caserma di S. Eustorgio, più di quarant'ore colle +manette ai polsi. È un po' troppo. Non siamo mica in Russia. La mia +speranza era il dubbio. Non volevo credere che ci fosse gente con +tanto di pelo sullo stomaco. Ho interrogato coloro che li avevano +accompagnati al Cellulare. Il fatto è vero. Le autorità militari, +senza locali adatti, avevano dovuto assicurarsi dei barricatisti con +le manette. Poca gente di buono e fra loro parecchi già noti ai nostri +registri. + +Il grosso convoglio degli arrestati è stato quello di domenica. Parlo +sempre delle quattro giornate. Era accompagnato dal delegato Birondi. +Egli entrò nella nostra stanza smorto che faceva paura. Ci si diceva +che aveva sofferto orribilmente a passare per le vie con tanti +arrestati e cogli ordini severi che avevano soldati e agenti di P. S. +Un _molla! molla!_ di qualche matto al largo poteva far nascere chi sa +che tragedia. Tra gli arrestati c'erano il deputato De Andreis, il +direttore dell'_Italia del Popolo_, l'avvocato Romussi, direttore del +_Secolo_, l'avvocato Federici, Valentini, ex direttore della _Sera_, +Ulisse Cermenati dell'_Italia del Popolo_ e il professore Gilardi del +_Secolo_. + +Lunedì ho registrato gli onorevoli Turati e Bissolati e la dottora +Anna Kuliscioff. + +Il Turati, non appena libero dalle manette, ci disse che non era nuovo +ai nostri registri. Era stato qui, non so quando, a scontare una +sentenza per un reato di stampa. + +L'avvocato Leonida Bissolati, direttore dell'_Avanti!_, parla con la +grazia di una signora altamente educata. È tutt'assieme una faccia +intelligente ammantata di un'ombra spirituale. So che ha tradotto +Carlo Marx con un suo amico cremonese. Ma non ho mai potuto leggerlo. +Non c'è ancora nella nostra biblioteca. Se avrà occasione di vederlo +me lo saluti tanto e gli dica della mia simpatia per lui. + +La dottora venne registrata dopo. Io non l'ho veduta. Ma mi s'è detto +che essa è venuta qui in vestaglia. È stata arrestata alle cinque del +mattino in casa sua e non le si è dato tempo neppure di acconciarsi +alla meglio. La sua guardiana mi ha raccontato che la prima cosa che +fece in cella fu di accendere una sigaretta. Ho saputo che è una +fumatrice instancabile. + +È avvenuto quello che doveva avvenire. Coi continui arresti non +sappiamo più dove mettere gli arrestati. Ieri eravamo 1048. Il numero +eccessivo ha obbligato il direttore a ficcarne, parecchi, tre per +cella, coi pagliericci in terra. Fortuna che non fa troppo caldo. +L'ultimo pesce grosso che registrai fu don Davide Albertario. È alto, +dalle forme erculee. Venne da San Fedele con una comitiva di venti +individui della peggior specie. Quasi tutti recidivi. Per impedire +agli screanzati di dirgli qualche insolenza, il direttore lo manda al +passeggio solo. Mangia bene e riceve il pranzo e la colazione da una +trattoria esterna. Fuma anche lui come un turco. Dopo alcuni giorni +gli concessero, come ai deputati e ai giornalisti, carta, penna e +calamaio. Scrive tutto il giorno ed è sempre in nota per della carta. +Deve essere un grafomane. + +Domenica si sarà accorto che diceva messa un'altra voce. Il cappellano +Enrico Villa è stato sospeso e non può più mettere piede nel carcere. +Al suo posto officiava un frate. Lei sa che io sono religioso e può +darsi che pecchi d'indulgenza. Ma credo che sia impossibile trovare un +cappellano come don Enrico. Era un sacerdote che adempiva al suo +ministero con entusiasmo. Lo si vedeva andare e venire come il moto +perpetuo. Appena uno era in cella, andava a trovarlo, a consolarlo, a +incoraggiarlo. Non lasciava mai alcuno senza libri e diceva a tutti +parole che aiutavano a tirare innanzi la vitaccia del cellularizzato. + +Il nuovo direttore è tra noi come un flagello. Non dissimula. È una +sovrapotenza assoluta, arricchita dalla funzione di punire. È in lui +come una spaventevole rettitudine. Respira il dolore degli altri come +una donna virtuosa la spiritualità dell'incenso. + +La sua vanteria è di essere il direttore che ha fatto mangiare, come +si esprime lui, più cella di rigore ai detenuti di tutti i direttori +d'Italia. Le guardie che vogliono entrare nelle sue grazie devono +dargli ogni mattina prova del loro zelo. Non si sono mai visti tanti +puniti a pane ed acqua come in questi giorni. Se qualcuno si lamenta +dicendo che la sua infrazione non è di quelle punibili col +regolamento, il direttore gli risponde, in modo piuttosto brusco, che +il regolamento interno del carcere lo fa lui, perchè ne è il giudice e +il responsabile. + +Il mio compagno all'ufficio di matricola è stato castigato stamane con +dieci giorni di camicia di forza. La sua mancanza era grave. Aveva +dato uno schiaffo a un collega che lo aveva accusato di poltroneria in +questi giorni che non abbiamo avuto tempo neanche di dormire! Era qui +con me da diciannove mesi. Lavorava come un negro ed era forse, tra +noi, il più intelligente. Dopo un semestre di tirocinio gratis il suo +«stipendio», per un lavoro di diciotto ore sulle ventiquattro, era di +dodici lire il mese. Aspetti a dire che non c'era male. Perchè il +governo, sulle dodici lire guadagnate dal detenuto, se ne prende sette +e venti. Non ho mai capito perchè il governo si trattiene sui guadagni +dei carcerati il sessanta per cento. Per me è una truffa. E lo dirò +sempre anche se si tenterà di convincermi del contrario, come si è già +fatto, mettendomi nella camicia di forza. Rubare al detenuto è il più +delittuoso dei delitti. Non le pare? + +La camicia di forza è di tela grossolana come quelle delle brande dei +soldati e va giù fin quasi alle ginocchia. Gli occhielli per +stringervi il condannato al supplizio corrono per il dorso da una +estremità all'altra. Le maniche non hanno uscita per le mani. Il +supplizio maggiore è intorno al collo. È una tela rigida che lo sega. +Se le guardie incaricate di chiudervi l'individuo non sono umane, la +camicia di forza diventa una vera tortura. Io credevo di non arrivare +alla fine. Vi respiravo con una fatica rantolosa e lo stringimento mi +dava una molestia che mi faceva impazzire. Dopo qualche ora passata +con le braccia legate sulla schiena, come Gesù Cristo, diventai +furioso. Gridavo, mi rotolavo per il suolo della cella buia e +sotterranea con degli sforzi per liberarmi dal camiciotto che mi dava +un tormento spasmodico, ma nessuno veniva a calmarmi o a vedermi. Non +fu che il sonno che mi diede un po' di requie. Molti dei condannati al +camiciotto che sopprime ogni movimento, implorano la commutazione del +castigo. Preferiscono un periodo più lungo di camerella con pane e +acqua alla tela che pigia le carni su sè stesse con intendimenti +assassini. Ma è difficile che si riesca ad ammansare i direttori. La +clemenza non è il loro forte. Ho conosciuto un detenuto, imbestialito +dagli spasimi atroci, che portò via coi denti un pezzo del tavolato +sul quale doveva dormire. + +La maggioranza tace. Essa soffre il supplizio senza mandare un +lamento. Ci sono individui che si farebbero attanagliare piuttosto che +domandare perdono al loro carnefice, come ci sono nature che possono +resistere a tutte le pene dell'inferno. + +Il regolamento è meno scellerato dei loro interpreti. Esso dà dei +riposi anche alla camicia di forza e ingiunge che dopo quarantotto ore +consecutive rimanga inoperosa per ventiquattro. + +Le infrazioni di poco conto, come le infrazioni al silenzio, sono +punite secondo il sistema del direttore. Alcuni--e sono, mi pare, i +più saggi--puniscono con la soppressione del diritto al passeggio per +tre giorni, altri preferiscono dare addosso allo stomaco dei +disgraziati. Diminuiscono loro la razione del pane di trecento grammi +o l'aumentano dello stesso peso sopprimendo loro la minestra. La +diminuzione del cibo del carcerato non è un castigo. È un omicidio. Il +povero diavolo che sconta parecchie di queste sentenze, anche se +rimane in vita, non è più un uomo. È un invalido. Glielo dice uno che +studia l'ambiente da qualche anno. + +La seconda infrazione al regolamento aggiunge alla dieta assassina la +cella di rigore o il rigore del cubicolo o cella sotterranea, dove ero +io quando avevo la camicia di forza. + +Se l'infrazione commessa dal detenuto deve essere punita con più di +dieci giorni, allora si raduna d'urgenza il Consiglio composto del +direttore, del contabile, del capoguardia e del cappellano. +Bisognerebbe essere imbecilli per credere all'indipendenza dei +subordinati di un direttore di carcere. Una volta fatto questo +Consiglio, non si esce che condannati. È inutile che le dica che le +guardie hanno sempre ragione. + +Non so se le hanno detto che sono qui anche Vittorio Luraghi, l'Herra +e l'avvocato Gelmi. Del secondo non le parlo. Mi pare un incosciente. +Non dimentichi che io sono un condannato comune come loro, e che +perciò sento profondamente il loro grido angoscioso di gente finita. +Di me non ho compassione. Se mi risovvengo dei miei trascorsi gli è +per punirmi con una serqua di vituperi. Con gli altri, sono +indulgente. Trovo in ogni loro delitto una scusa. + +Nell'Herra non c'è nulla del Roberto Macaire. Non ne ha nè l'astuzia, +nè l'inquietudine, nè l'audacia. È in cella come un rassegnato. Egli è +caduto come una ragazza che si lascia abbracciare con un bacio +lungo.--Lo aspettiamo alla matricola. Il direttore gli ha promesso un +posto di scrivanello. + +Il Luraghi mi desta una compassione indicibile. Tutte le volte che +posso andare nella cella mi sento riempire gli occhi. Non mi parla mai +dei suoi patimenti. Non mi parla che della sua mamma. Egli la piange +come uno sciagurato che dispera. Mi diceva l'altro giorno che la sua +povera vecchia di ottant'anni è il suo grande tormento. Ha paura di +non poterla più vedere. Perdere i denari, perdere una fortuna nelle +speculazioni bancarie è una cosa che si può anche sopportare. Ma +perdere la mamma che si adora, in prigione, è superiore alle forze del +condannato. Io spero che questo terribile dolore gli sarà risparmiato. + +La sua vita è triste. Non spende per il vitto che una media di due +lire il giorno. Non va mai al passeggio. Gli ho detto più di una volta +che fa male. Che il moto è una necessità dell'esistenza carceraria. Ma +non sono riuscito a smuoverlo. È testardo, è nemico della propria +salute. Un giorno o l'altro lo porteranno in infermeria perchè non +potrà più andarvi con le sue gambe. Fuma e legge avidamente. Il suo +disgusto è per i battitori e per le mani dei secondini che lo +palpeggiano. + +L'avvocato Gelmi è un altro anacoreta che non vuol uscire dal suo +guscio. Non so se sia povero o se voglia tenersi i quattrini. So che +mangia come tutti i prigionieri che non hanno da spendere. Col suo, +non si compera che cinque centesimi di latte. Le confesso che non ha +le mie simpatie, pur essendo in questo luogo. Per me egli è troppo +furbo e i furbi mi spaventano. La mia ripugnanza per lui non mi ha +impedito di domandargli alcune note per il suo libro. Ma egli mi ha +risposto che non potrebbe aderire al mio desiderio che commettendo un +parricidio. Non appena ritornerà tra i vivi, pubblicherà un'opera +intitolata: _La Bancarotta della Giustizia_. La prega di perdonargli +questa gelosia di mestiere, concepibile in un uomo che ha bazzicato +nella redazione di qualche giornale letterario. + +Non si dimentichi delle tre giornate di gozzoviglia carceraria. Sono +tre giornate che si segnano lungo l'anno colla matita rossa. + +Alcuni si preparano la pancia come se dovessero andare a un banchetto. +A Natale, a Pasqua e nel giorno dello Statuto ci si serve un pranzetto +che ci fa venire l'acquolina. Invece di darci la solita _sboba_ +terrosa, ci si porta un piatto di pasta asciutta o un piattone di +risotto giallo fumante, con della cipolla arrostita e annerita che +mette in mente i funghi, con ottanta grammi di carne in umido che +commuove le budella. Di vino non ce n'è che un bicchiere. Ma anche +brusco, per la gola che non beve che acqua, diventa del Falerno o del +Ghemme. Ah, il Ghemme! + +È stato la mia perdizione. Vorrei essere fuori per inaffiarmene il +ventre. Mi piace il Ghemme. Con tre o quattro bicchieri di questo vino +sfido un esercito. + +Fuori di queste giornate, non c'è che l'avvenimento reale che possa +portarci del benessere. + +Va a nozze un principe, o nasce una principessa, o accade al re +qualche cosa che viene celebrato come una gioia nazionale? Il +prigioniero rinasce. Egli vede una sosta nell'applicazione del +regolamento e sogna una diminuzione della pena. Egli è sicuro che si +distribuiranno dei piattoni di risotto e della carne annegata nella +bagna e che verranno probabilmente delle grazie. + +Questa è una delle ragioni per cui in carcere siamo più monarchici del +re. Non è che lui che si ricordi degli afflitti sepolti nelle celle. È +lui che ci diminuisce i tormenti. Pur troppo non sempre. Ma qualche +volta, qualcuno gode di questa sua prerogativa. È il re che ci fa +mangiare un po' meglio quando il suo cuore è in giubilo. E non vi +maraviglierete, o signori increduli, se vi dico che gliene siamo grati +e se aggiungo che più di una volta gridiamo viva il re! viva la +regina! con entusiasmo. + +Stanotte abbiamo avuto un aumento di detenuti senza aprire il portone +d'entrata. È nato un bimbo. Mi dicono che sia belloccio. È sempre +così. I figli dei tribolati sbucano dall'utero fiorenti di salute. +Sembra che le loro madri siano state lì a covarli nella bambagia, +mangiando bene e bevendo meglio. + +La guardiana, che è venuta dabbasso, mi ha assicurato che ha le guance +rosse come una mela e gli occhi azzurrati e lucidi da mangiarseli a +baci. + +La madre è una ragazza di vent'anni, o di circa vent'anni, recidiva, +abituata ai furti domestici. + +Sa far da mangiare, sa stirare, sa rammendare, ma sa anche involare la +roba dei padroni. Non c'è pericolo che se ne vada da una casa senza +lasciarvi il segno delle proprie dita. La colpa è forse del suo amante +che vive, sovente, alle sue spalle. + +Durante la mia breve carriera di _matricolatore_, l'ho registrata nel +librone infame tre volte. Il bimbo, anche se nato nella carcere, non +viene registrato. Il regolamento non permette di mettere a matricola +che i ragazzi superiori ai due anni. Il legislatore deve avere creduto +che, se si può nascere delinquenti, si possono commettere delitti +anche in fasce. Il bimbo della ladra verrà mandato all'ospizio dei +bambini lattanti. + +I questuanti sono una vera piaga. Vanno e ritornano periodicamente, +eternamente. Dicono che qui si sta meglio che fuori. Qui, hanno +l'alloggio e il vitto sicuri. Fuori, sono perseguitati, o inseguiti, o +trattati come cani e agguantati come birbe non appena stendono la mano +o cercano di appollaiarsi in qualche luogo. + +Il maggior contingente degli accattoni lo dà la campagna. Mi è +capitato di registrare dei pezzi di giovinetti che mi facevano venire +sulla lingua una folata di interrogazioni. Ma loro me le portavano via +dicendo che in campagna, d'inverno, non si trova lavoro. E anche +d'inverno, loro, i loro figli e le loro donne, non si dimenticano di +mangiare. + +Dal dicembre del '97 al maggio '98, la questura ce ne ha condotti al +Cellulare una media di quindici al giorno. + +I pretori li condannano da tre giorni a un mese di detenzione. + +C'è per aria qualche cosa di grosso. Da domani non potrò più tenerla +al corrente. Il nostro amico è sospetto e la vigilanza è stata +raddoppiata. Le guardie cambieranno raggio magari ogni giorno. Il loro +posto non lo sapranno che al momento di andare in servizio. Non si +scoraggi e lasci passare la bufera. Dopo vedrà che non mi chiamo mica +quello che mi chiamo per nulla. Mi cambi il nome se non riuscirò a +riallacciare il filo stroncato dal temporale. + + + + +__La pagina intima del processo dei giornalisti.__ + + +Il processo dei ventiquattro è stato chiamato dei giornalisti per fare +del lusso.¹ + + ¹ Il processo dei giornalisti è stato il più strepitoso di tutti i + processi delle Corti militari. I _Tribunali_--divenuti quotidiani + durante lo stato d'assedio--hanno raggiunto, con esso, la massima + tiratura, di 35.000 copie. Col processo dei deputati l'interesse + era diminuito e la tiratura discese alle 10.000. + +In verità, i giornalisti rappresentavano la minoranza. Tanto è vero +che ciascuno di loro leggeva l'atto d'accusa facendo tanto d'occhi. + +--Come, che c'entro io con costoro? + +Si conobbero, o almeno si videro, alle tre del mattino del 15 giugno +1898, nella stanza ove si «caricano e si scaricano» gli arrestati che +vanno e vengono dal Cellulare. Fuori e dentro c'era ressa di +carabinieri silenziosi, tetri, colle mani piene di ferri. Il loro capo +era un capitano con l'occhialino nel cavo dell'orbita, con una cera +accigliata, con due baffi marziali, che passava da una parte +all'altra, col frustino in mano, facendo risuonare gli speroni degli +alti stivali alla scudiera, mentre assisteva all'ammanettamento. + +Romussi pareva un po' più ingrigiato. Era ilare, salutava gli amici e +presentava i polsi al suo ammanettatore con la faccia illuminata dal +sorriso. I carabinieri giovani che adempivano a questo servizio erano +più spietati dei vecchi. Continuavano a dare dei giri anche quando si +diceva loro che i polsi facevano sangue. + +Don Davide era conosciuto da tutti, ma lui, personalmente, non +conosceva che l'avvocato Romussi, Valera e Zavattari. Non si capiva se +era seccato in mezzo a tanti ignoti che lo guardavano come una bestia +rara. Il capitano lo squadrò dal capo ai piedi, gli girò intorno col +fare di un domatore di belve, e si voltò dall'altra parte percotendo +leggermente lo stivalone. Si capiva che l'aveva su coi preti o che ci +aveva gusto a vederne uno nelle peste. + +Don Davide pareva imbronciato. Rispondeva al buon giorno di qualche +amico con la voce grossa di chi è in collera con sè stesso. + +La sua veste talare ambrosiana e il suo paltò di panno nero sentivano +il bisogno di parecchie spazzolate. Indossava la veste, cinta dalla +fascia di seta nera, dal giorno in cui dieci tra carabinieri e soldati +di linea entrarono nella casa paterna di Filighera ad arrestarlo. Il +suo paltò polveroso era stato buttato nell'angolo della cella dal +momento che vi era entrato. + +L'avvocato Bortolo Federici, noto a molti come repubblicano, attirava +l'attenzione di parecchi per il suo cappello Oberdan nero, sopra un +«completo» caffè scuro. Zavattari era abbattuto, dimagrato, colle +guance infossate e biancastre e con le mani che tremavano come se +avesse avuto la febbre. A uno degli arrestati, che gli aveva dato il +buon giorno, rispose che era ammalato, gravemente ammalato e che, se +non lo si lasciava andare presto, sarebbe morto in prigione. Fu una +nota che diffuse un po' di tristezza in coloro che gli erano vicini. I +carrettoni che li portavano al Castello erano nicchie che obbligavano +gli ammanettati a stare con le labbra ai fori della respirazione. + +Smontarono nel cortile ducale pallidi come cadaveri. Il primo a +discendere fu Del Vecchio, un omettino che nessuno, prima dell'accusa, +aveva sospettato che fosse un leone capace di arringare la folla sulle +barricate. Girava gli occhi come trasecolato. Non sapeva trovare una +parola e non seppe trovarla neanche al processo. Accompagnati da molti +carabinieri, si fecero passare in mezzo a due file di soldati e salire +per le scale anguste, al primo e al secondo piano, disperdendoli per +gli stanzoni anticamente occupati dalla Corte degli Sforza. Lungo la +ringhiera del primo piano, avevano messo Chiesi, Seneci, Cermenati, +Federici, Valera, Lallici, Ghiglioni, Romussi. Al secondo piano, +Lazzari, Valsecchi, Zavattari, qualche altro socialista, parecchi +anarchici e il direttore dell'_Osservatore Cattolico_, il quale +occupava la stanza N. 10, colla finestra sul tetto che gli lasciava +entrare l'aria, il vento e la pioggia. Il primo temporale della +seconda notte lo obbligò a salvarsi dall'acqua torrenziale che lo +aveva sorpreso in letto in mutande. + +I buchi al centro degli usci dei ventiquattro processandi permettevano +di andare cogli occhi negli stanzoni in faccia, gremiti di arrestati. +Davano a volte l'impressione di un immenso lazzaretto pieno di +colerosi, e a volte di lunghi corridoi affollati di insorti che +agitavano entusiasticamente i cappelli, i fazzoletti e le mani. + +All'uscio di ciascuno dei ventiquattro, era una sentinella. Al minimo +rumore che la seccava, metteva la bocca al buco e diceva: + +--Eh, fate silenzio o vi mando dentro una pallottola! + +Più di uno degli arrestati, per proteggersi dalla «pallottola», è +stato obbligato a far chiamare il capoposto. Don Davide, che non ha +mai avuto paura di farla a pugni con coloro che lo hanno insultato e +come uomo e come prete, nella sua stanza si sentiva a disagio. Temeva +sempre che un Misdea qualunque o una sentinella che esagerasse nella +consegna lo allungasse cadavere. Una sera, mentre passeggiava fumando +un virginia, una sentinella, che doveva essere anticlericale, +continuava a perseguitarlo dalla _spia_ dicendogli di non fare +fracasso, di buttare via il sigaro che era proibito fumare e di andare +a letto se non voleva che ve lo mandasse lui. + +Il sacerdote, che non aveva angolo che non fosse visibile alla bocca +di fuoco, venne preso da una specie di panico che lo obbligò a +chiamare ad alta voce il capoposto, il quale, per fortuna, era un +chierico. + +I ventiquattro, dopo dieci ore di processo, ritornavano in camera sfiniti +o stracchi morti, mangiavano un boccone e si buttavano sul pagliericcio +con la speranza d'addormentarsi subito e dimenticare ciò che avevano +sentito nella giornata. Le venti o le trenta sentinelle, alla distanza di +pochi passi l'una dall'altra, alle otto precise incominciavano a gridare +con delle voci sgangherate: Sentinella all'ertaaa!--All'erta stooo! +Sentinella all'ertaaa!--All'erta stooo!--Sentinella all'ertaaa!--All'erta +stooo!--Sentinella all'ertaaaaaaaa!--All'erta stoooooooo!--Sentinella +all'ertaaaaaaa!--All'erta stooooooooooooooooo! + +Una voce seguiva l'altra con degli o e degli a larghi che spesso +morivano nell'aria come un'agonia e talvolta si rompevano con un +fracasso che metteva sottosopra il cervello dei detenuti che non +potevano dormire. E dopo dieci o quindici minuti di riposo, +ricominciavano a gettare le voci per lo spazio più sgangherate di +prima. + +Gli accusati si alzavano al suono della campana con le occhiaie della +gente che patisce d'insonnia. Il direttore del _Secolo_, che non può +dormire che al buio e in un luogo tranquillo, tormentato dalle grida +degli incappottati, si voltava e si rivoltava sul giaciglio anche +quando aveva preso un po' di solfonal o di trional. + +Il Chiesi, che non sa leggere in letto perchè gli si chiudono subito +gli occhi, in Castello aveva dei momenti di disperazione perchè non +gli si concedeva il riposo notturno. Ulisse Cermenati, che sa stare +ritto sulle gambe, andava al processo dinoccolato e pieno di sonno, e +Federici raccontava agli amici che accendeva, spengeva e riaccendeva +il lume con dei tentativi di passare la notte leggendo. + +Si credeva che il processo fosse ancora più sommario di quello che è +stato. E ognuno che aveva qualcosa da dire si era alzato nell'ultima +notte prima dell'alba, col permesso del capoguardia, a buttar giù +qualche nota. Alcuni dei ventiquattro avrebbero voluto che si fosse +andati al Tribunale col proposito dell'on. A. Costa, quando era tra +gli arrestati al Cellulare. Lasciarsi trascinare dinanzi il Tribunale +di guerra senza dire una parola. + +Ma quest'idea non ha potuto prevalere, un po' perchè non si +conoscevano tutti, un po' perchè nessuno poteva comunicare coll'altro +e un po' perchè gli accusati appartenevano a diversi partiti in lotta +fra di loro. Valera, andata a male la proposta del silenzio, credeva +che sarebbe stato utile, per suo conto, di servirsi del sistema di O' +Donovan Rossa, cioè di _guadagnar tempo_ e provare, con la lettura dei +documenti sparsi per i libri e per i giornali, che l'Italia era +gravida di socialismo. + +Ma il tampone presidenziale gli è stato messo in bocca tante volte che +dovette sedere come un uomo letteralmente imbavagliato. + +Il sistema di O' Donovan Rossa, il quale, tra parentesi, non era +ancora il capo dei dinamitardi, era di valersi del Tribunale per far +conoscere al popolo la condizione del suo paese e protrarre il giorno +della sentenza con la lettura della storia irlandese attraverso gli +ottantatrè _Acts_ o leggi eccezionali, che avevano coercizzata la +nazione per punirla di domandare con insistenza la libertà che avevano +gli Inglesi. + +Dopo tre giorni il giudice tappò la bocca al feniano, ma il suo +sistema divenne un'arma poderosa nella Camera dei Comuni, ove i +parnellisti costringevano i deputati coercizionisti ad assistere a +delle sedute parlamentari che duravano perfino quarantadue ore e +impedivano ai ministri, per delle settimane e dei mesi, di far votare +i _bills_ che dovevano imbavagliare gli Irlandesi. + +Don Davide, che era sempre stato tenuto separato dagli altri e che +anche al Cellulare si mandava al passeggio da solo, si era preparata +un'autodifesa di circa venti o venticinque fogli da protocollo, per +provare, con grande semplicità, la sua innocenza. Cominciava dal dire +di ignorare il perchè era stato arrestato, carcerato e condotto al +Tribunale, e tirava via affermando che, nè direttamente, nè +indirettamente, aveva mai preso parte ai tumulti. + +«Non solo, diceva egli in terza persona, nè indirettamente, nè +direttamente non ha preso parte a tumulti, ma sempre in vita sua usò +dello scritto e della parola per l'ordine nella religione, maestra di +rispetto, fonte di civiltà e di proprietà. Lo stesso avvocato fiscale +che lo incolpa di _fini speciali_, confessa di non sapere il perchè lo +si perseguita. Fini speciali? Dunque, non connivenze con altri +partiti, ma un'azione solitaria. Quale? Repubblicana, no; socialista, +no; dunque? Distruzione dell'Italia attuale e ricostituzione del poter +temporale del papa; questo, suppone l'accusatore. Ora, questo è +assurdo, perchè don Davide Albertario in proposito ha per programma di +attenersi a quello che gli altri poteri, l'ecclesiastico e il laicale, +concertino tra di loro. + +«Domando dunque, concludeva don Davide, che mi si lasci libero al mio +lavoro benefico, al mio altare, alla mia famiglia. Sono cittadino e +sacerdote e scrittore che ha fatto il suo dovere. Non rapitemi la +libertà. L'onore, nè voi nè nessuno me lo rapiranno giammai. +Rimandatemi al mio luogo di lavoro.» + +Romussi, che, come tutti sanno, è un lavoratore instancabile, si era +alzato alle due antimeridiane a gettar giù cartelle sopra cartelle, +dolendosi, di tanto in tanto, di non avere avuto con sè la collezione +del _Secolo_ per poter documentare la sua vita di giornalista. + +Ciononostante, scrisse un mucchio di cartelle che sono state distrutte +o perdute. + +Al Castello vi doveva essere un raccoglitore di manoscritti. Perchè di +tanto in tanto si sentiva qualcuno dei ventiquattro lamentarsi di +avere smarrito dei foglietti pieni delle idee che intendeva svolgere +al Tribunale militare. Don Davide fu il più sventurato di tutti. +Perchè, oltre all'avere sciupata la fatica per l'autodifesa, trovò che +una mano ignota gli aveva involato dalla valigia un manoscritto +ch'egli aveva preparato nelle lugubri giornate al Cellulare e che +intendeva pubblicare subito dopo la sentenza. Egli ha potuto far avere +a me una di queste cartelle, scritta con una calligrafia quasi +femminile, e piena di parole feroci contro quelli che chiama i suoi +delatori. + +La cosa più noiosa durante gli otto giorni di processo erano le +manette. A tutti noi si mettevano i ferri quando si usciva dalla +stanza per andare al tribunale nel cortile della Rocchetta, quando dal +tribunale si era accompagnati nella stanza a far colazione, quando ci +si riconduceva sul banco degli accusati e quando ci si riconsegnava al +secondino per essere chiusi in prigione fino all'indomani alla stessa +ora. Lungo il passaggio tra un cortile e l'altro, v'era sempre folla. +In quello ducale, era una siepe di ufficiali che amavano vedere da +vicino queste persone pubbliche che avevano scritto delittuosamente +nel giornale socialista, repubblicano, radicale, liberale, cattolico. +In quello della Rocchetta, era la moltitudine, composta di curiosi, di +amici, di preti, di soldati, che sgomitava per mettersi in prima fila +a vedere, salutare, commuoversi, piangere. Si vedevano persone che si +tergevano le lagrime col dorso della mano, persone che agitavano il +cappello per dir loro: coraggio! e persone che levavano in alto le +mani giunte per tradurre la loro desolazione. + +La prima volta che riattraversavano il cortile della Rocchetta per +salire a colazione, vi fu un fotografo che sentiva indubbiamente la +prepotenza della funzione del giornalismo moderno di riprodurre la +vita sociale illustrata. Si staccò da un capannello e si presentò +colla sua macchina sullo stomaco dinanzi i primi due dei ventiquattro, +i quali erano il direttore del Secolo e il direttore dell'_Osservatore +Cattolico_ colle mani legate assieme. Romussi si mise un braccio +attraverso il naso e don Davide si tirò il cappello sugli occhi +voltandosi di fianco--entrambi per tradurre la loro indignazione e per +impedirgli di esercitare la sua professione. Anche adesso che correggo +le bozze mi duole di questo loro scatto antigiornalistico. Perchè ci +hanno soppresso uno dei documenti più preziosi delle giornate di +Bava-Beccaris. Se fossi direttore di giornale vorrei che tutti i miei +corrispondenti avessero l'audacia del fotografo giornalista. Allora +sarei sicuro che il mio quotidiano sarebbe il primo quotidiano +d'Italia. + +Tra la folla degli avvocati accorsi a dare l'ultimo addio ai +condannati, si distingueva il Majno che camminava con l'ombrello in +una mano e il cappello nell'altra, salutando dappertutto: «Addio, +Chiesi, ciao, Federici, coraggio, Romussi, sta allegro, Valera, +arrivederci presto, don Davide, ecc.» + +Nei suoi addii era lo strazio di un avvocato e di un amico reso +impotente dalla legge marziale. + +Questa traversata fu un attimo solenne, indimenticabile che fece +piangere più di uno dei diciannove che ritornarono in camera carichi +di mesi e di anni. + +La Kuliscioff non ha mai partecipato a questi strazi e a queste +consolazioni, perchè la sua residenza rimase sempre al Cellulare. Ne +veniva e vi ritornava in _brougham_, vestita di nero come un funerale. + +Il suo contegno è stato di donna equilibrata. Nelle poche parole che +le si permise di dire, non si occupò che delle sue idee marxiste. Il +resto sembrava per lei estraneo. Di tanto in tanto si assentava per +fumare una sigaretta. + +D'altronde, non era la prima volta che essa passava delle giornate in +prigione. Era già stata nelle carceri parigine e poi per più di due +anni nelle prigioni d'Italia. + +Poche ore dopo la sentenza, gli anarchici vennero mandati a +Finalborgo, e i giornalisti partirono il giorno seguente, cioè alle 11 +della sera del ventitrè. + +Alla Stazione Centrale, c'era una folla enorme ch'era riuscita a +sapere l'ora della partenza. Ma i carabinieri fecero entrare i +condannati dalla parte opposta--evitando di passare sulla prima +piattaforma, piena di amici che volevano salutarci. Tra gli intimi di +Romussi, vi era il professore Pietro Panzeri, direttore dell'Istituto +dei rachitici, che piangeva come un ragazzo. + +Il vagone cellulare era nuovo o pennelleggiato di fresco. Perdeva un +odore di vernice che faceva turare il naso. + +Don Albertario, grosso come era, non riuscì a mettere il piede sul +predellino che aiutato. Nello sforzo gli cadde il cappello da prete: +istintivamente tentò di raccoglierlo, ma si avvide tosto di essere +ammanettato ed alzò gli occhi al cielo. + +Nessuno disse una parola. Pareva che la vita fosse finita sul +montatoio. Ciascuno, ravvolto nel proprio dolore come in un mantello, +sentiva gli strazii delle famiglie che singhiozzavano sotto la +tettoia. + + + + +__In Vagone cellulare.__ + +Viaggio notturno da Milano a Finalborgo la notte dal 24 al 25 giugno +1898. + + +Mentre i carabinieri si preparavano a metterci i ferri per avviarci +alla casa di pena a scontare le sentenze militari, ciascuno di noi +pensava, involontariamente, al carrozzone che ci doveva condurre dal +Castello alla Stazione Centrale. Nessuno di noi aveva potuto +dimenticare la nicchia nella quale, venendo dal Cellulare, aveva +subito, per più di mezz'ora, lo strazio di pencolare tra la vita e la +morte per mancanza d'aria! + +I ferri ci distrassero. I carabinieri adempivano alla funzione di +ammanettarci, incalzati dal «fate presto!» del tenente dei +carabinieri, che ci guardava con la caramella nell'occhio. + +L'ordine era di ammanettarci a _fior di pelle_. E chi si lamentava +riceveva la buona misura di qualche altro giro di vite. Io protestai. +Dissi che non era possibile che ci fosse ordine di stringerci i polsi +fino a farceli sprizzare di sangue. Mi si fece tacere, assicurandomi +che alla stazione mi sarebbero stati allargati. + +Chiusi nel carrozzone, credevamo di morire. C'era un fetore che dava +il capogiro. La cella era angusta, buia, col sedile di legno cosparso +di crostini di pane e coi fori per l'aria che parevano tappati. Il +veicolo ci sballottava in un modo crudele. Quando le ruote +sussultavano sui sassi o attraversavano i binari, ci sembrava che il +carrozzone stesse per rovesciarci sulla strada. + +Non abituati a questi viaggi di punizione, sognavamo il treno. + +Alla stazione ci si fece discendere passandoci sotto l'ascella, a +zig-zag, una catena che ci teneva uno dietro l'altro e ci impediva di +pensare alla fuga. + +Per scappare bisognava che il condannato si trascinasse dietro tutti +gli altri. + +Eravamo così male informati sul trasporto del bestiame di galera, che +credevamo sul serio che ci avrebbero fatti viaggiare in un vagone di +terza classe. Invece fummo disillusi non appena ci trovammo in quella +specie di corridoio lungo due filate di celle. + +A mano a mano che si saliva, si veniva spinti e incassati dal +carabiniere che aspettava il condannato dietro l'uscio. L'operazione +di cellularizzarci veniva fatta in un modo fracassoso. Si schiudevano +gli usci con collera, si bestemmiava contro i catenacci che cigolavano +senza andare avanti o indietro, si ingiungeva il silenzio con degli +imperativi brutali a coloro che volevano sapere dove diavolo ci si +mandava, e si sbattevano sulla faccia gli usci come tanti schiaffi +ribaldi. + +Rimanemmo per qualche minuto sbalorditi. Io mi trovavo in una cella di +mezzo, tra Romussi e don Davide Albertario. Chiesi era in faccia al +direttore del _Secolo_ e io potevo vederlo, attraverso la ferriata, di +profilo. L'avvocato Federici era in una delle prime celle della fila a +destra e gli altri, compresi due che non conoscevo, erano sparsi nelle +celle in fondo. + +Aspettavamo con ansia che venissero a liberarci le mani indolenzite +dal peso del ferro che diventava sempre più enorme. + +Faceva un caldo eccessivo. Nella tana inverniciata il giorno prima, +coll'uscio sulle ginocchia che non ci permetteva nè di allungare, nè +di incavalcare le gambe, si respirava un'aria pestilenziale e si +sudava come in un forno. L'indugio del treno a mettersi in moto era +per noi un vero supplizio. Speravamo che, lanciandosi nello spazio, +folate d'aria sarebbero venute ad attutirci la sete e a rinfrescarci +la faccia. + +Finalmente il treno si era mosso. La lentezza e le prime fermate ci +fecero capire ch'eravamo attaccati a un treno omnibus. Il treno, che +s'incammina adagio adagio e sosta a tutte le stazioni, diventa una +tortura per i poveracci calcati nelle nicchie che lasciano respirare a +disagio e intetrano l'ultima scena dei condannati sulla via della +espiazione. + +Invece delle buffate d'aria fresca che non venivano, nè potevano +venire, perchè il nostro vagone era l'ultimo e aveva le aperture in +faccia a due altri, fummo obbligati a incominciare una lotta disperata +contro l'usciuolo dell'inferriata a scacchi, che si chiudeva e +minacciava di soffocarci a ogni scossa. + +--Signori carabinieri, facciano il piacere di fermarci l'usciuolo! + +I signori carabinieri non potevano essere umani con noi, perchè +avevano ricevuto ordini imperiosi di essere severi e perchè temevano, +a ogni stazione, di trovarsi alla presenza di qualche ufficiale +incaricato di «dare un'occhiata ai polli nella stia». Ma per +l'usciuolo facevano proprio di tutto per inchiodarlo alla parete e +spesso sacramentavano contro la compagnia ferroviaria che si era +dimenticata di configgervi la molla o l'uncino per tenerlo aperto. Di +tanto in tanto veniva qualcuno di loro a sbattercelo indietro con un +sostantivo energico. Ma il più delle volte dovevamo respingerlo noi +con la punta delle dita. + +Alla stazione di Pavia, una voce umana riuscì a intenerirci fino alle +lagrime. + +--Signor Romussi, signor Chiesi, posso fare qualche cosa per loro e +per i loro compagni? + +La persona che parlava era invisibile. Si sentiva solamente che la sua +voce era commossa. + +A così poca distanza, eravamo già tutti stracchi morti per la +posizione incomoda in cui ci teneva la celletta, per i ferri che ci +avevano intormentite le braccia e per l'arsura che ci faceva dire a +ogni minuto: + +--Signori carabinieri, un po' d'acqua! + +La voce dello sconosciuto ci era andata al cuore come una +consolazione. C'era dunque qualcuno che pensava ai poveri diavoli che +soffrivano. Romussi, interpretando il pensiero di tutti, con una voce +che avrebbe impietosito i sassi, disse: + +--Se ci potesse dare una gasosa! + +Lo sconosciuto ci rispose con dei singulti. + +Era troppo tardi. Il ristorante era chiuso e il treno stava per +partire. + +--Addio e coraggio! ci disse lo sconosciuto con degli altri +singhiozzi. + +Lungo questo viaggio indimenticabile ci domandavamo di tanto in tanto +l'un l'altro se eravamo vivi. + +_Chiesi_: Come stai, Fritz? + +_Federici_: Bene. + +--Don Davide, dormite? + +--Magari potessi dormire! + +--Romussi, come ti senti? + +--Maledettamente male. Non avrei mai creduto che il trasporto dei +prigionieri fosse fatto in questo modo. Siamo trattati peggio delle +bestie. + +--Pazienza, che non siamo lontani da Sampierdarena. + +Guardando nelle celle della fila opposta mi si agghiacciava il sangue. +La testa dei cellularizzati che ubbidiva al moto del treno si +delinquentizzava in un modo spaventevole. Pareva la testa di un +mostro. Illuminata dalla luce fosca che tremolava, assumeva +proporzioni spaventevoli. La fronte si allungava sovente con delle +gibbosità che facevano abbassare le palpebre dalla paura. Gli occhi +ingrossavano e venivano alla superficie con una luminosità feroce. La +bocca, sbadigliando, spalancava un abisso circondato da una dentiera +enorme che digrignava come quella di un teschio appeso nella penombra. + +Lazzari sembrava una iena in agguato. + +Lungo le gallerie avevamo il fumo della macchina che entrava nelle +celle a volumi a ubbriacarci e ad avvelenarci le ultime ore. + +--Signori carabinieri, un po' d'acqua. Io muoio dalla sete! + +A Sampierdarena il cuore del brigadiere si lasciò intenerire dalla +voce piangevole dei condannati. + +--Ci faccia dare un caffè, signor brigadiere. Sia buono. + +--Dio gliene renderà merito, gli disse don Davide che tirava il fiato +come un uomo che si sente morire. + +Il carabiniere con la caffettiera in una mano e la chicchera +nell'altra ci conciliò con l'umanità che sembrava composta di tigri. + +Ci si aperse la cella e ce lo si versò in bocca a sorsi, con una +pazienza materna. Bravo carabiniere! + +Discendemmo a Finalmarina come gente scampata a un pericolo. Aprivamo +la bocca per sorseggiare l'aria e ci auguravamo che il reclusorio +fosse lontano lontano per aver tempo di sgranchirci le gambe e di +rimetterci dallo sbalordimento di un vagone che chiamavamo assassino. + +Qualche mese dopo, nella quinta camerata del reclusorio di Finalborgo, +ricordando questo episodio della nostra vita carceraria, i direttori +del _Secolo_, dell'_Osservatore Cattolico_ e dell'_Italia del popolo_ +si strinsero la mano e promisero che, non appena ritornati al largo, +avrebbero intrapresa la campagna contro questa abbominazione che si +chiama vagone cellulare. + + + + +__L'arrivo al Reclusorio.__ + + +Alla stazione di Finalmarina non c'erano che cinque o sei persone, +compresi due preti. Eravamo disfatti. Avevamo gli occhi della gente +che non ha dormito, i capelli spettinati, le guance cadaveriche e le +punte dei baffi piegate come una desolazione. Il sole ci illuminava le +lividure ai polsi che avevano assunto un colore nerastro. Ci si passò +la catena da un braccio all'altro e fiancheggiati dai carabinieri e +seguiti dai facchini coi fagotti, ci avviammo verso il reclusorio. Il +silenzio intristiva la scena. Attraversammo il binario, continuammo +lungo la linea ferroviaria fin quasi all'imboccatura di un tunnel e +voltammo a destra, per lo stradone carrozzabile che i finalborghigiani +chiamano delle «catene», perchè è percorso dai galeotti che vanno e +vengono dalla Casa di pena. + +I carabinieri ci stavano ai panni e ci incalzavano con degli avanti! È +per loro il momento più trepido. Anche legati come cani, potrebbe +saltare in testa a qualcuno di darsi alla fuga. Sprofondavamo i piedi +nella polvere alta, sollevando un pulviscolo che ci imbiancava e ci +andava per la gola e per le nari come un prurito che ci raddoppiava il +malessere. Rasentavamo Capra Zoppa perseguitati da un'arsura +indicibile. Ciascuno di noi sognava una sorsata di latte o un'altra +chicchera di caffè per snebbiarci il cervello. A metà strada, al dorso +di un parapetto, trovammo un giovine che aveva l'aria di un chierico e +piangeva come un ragazzo. Forse sapeva chi eravamo o forse provava una +commozione violenta dinanzi un prete alto e spalluto che passava +incatenato come un grassatore. + +Dopo una ventina di minuti, vedevamo sorgere a destra la torre +quadrata del malaugurato edificio nel quale dovevamo passare tanto +tempo. Svoltammo il ponte, passammo tra mezzo alla folla, infilammo il +viottolo tortuoso a sinistra e, dopo pochi passi, ci trovammo alla +porta del reclusorio di Finalborgo. + +L'entrata è quella di un portone qualunque. Non dà l'impressione di +una tomba di vivi, neppure pensando alle sentinelle di guardia. + +Ci si tolsero i ferri tra due cancelli che inchiudono l'ufficio del +capoguardia e ci si domandò se avevamo bisogno di qualche cosa. + +--Dell'acqua, rispondemmo. + +Ce ne portarono due bottiglie e i secondini, con la premura di +dissetarci, ci diedero l'impressione di persone che non incrudeliscono +col Regolamento. + +Anche colle mani libere, sembravamo galeotti autentici. Romussi, +coll'ala del cappello floscio che gli ombreggiava la faccia +fuligginosa, col solino gualcito e annerito dal sudore e coi baffi +sottosopra, aveva assunto l'aspetto di un uomo feroce. Chiesi, colla +barba e coi capelli impolverati e coi neracci della notte perduta +sotto gli occhi, pareva un capo ciurma invecchiato di dieci anni in +poche ore. Don Davide in un altro luogo avrebbe fatto scompisciare +dalle risa. Aveva l'aria di un Ernani passato attraverso il polverone +della strada. Al margine del cubicolo, colla tesa del tricorno pelosa +e abbandonata dalle stringhe, colla collarina scomparsa sotto il +merinos, col panciotto dai bottoni escoriati pieno di chiazze, colla +veste talare ammantata di polvere e colle scarpe scalcagnate e coperte +d'uno strato bianco, faceva compassione. Sulla sua faccia erano tutti +i patimenti di uno strazio inenarrabile. I carabinieri consegnarono le +buste dei nostri denari al capoguardia, il quale si mise a +registrarle, ci salutarono e noi passammo nello stanzone a pianterreno +intitolato «banchi di rigore». Lo stanzone, colle due finestrucole che +davano sul viottolo, era buio. Col suo immenso lastrone infisso lungo +la parete, cogli anelloni sotto il rialzo dei piedi e al disopra della +testa, faceva rabbrividire. Si vedeva che eravamo proprio in una casa +di pena. Ogni infrazione al regolamento voleva dire andare sul +tavolato di pietra incatenato alle mani e ai piedi. + +Il capoguardia non ci fece cattiva impressione. Era alto, piuttosto +magro, con una voce che faceva sentire il _twang_ americano e con un +accento leggermente meridionale. Valera lo battezzò subito per il +Javert del reclusorio, per un Regolamento ambulante, per il +funzionario che si sarebbe stroncata la vita piuttosto che violarlo. + +E attraverso i mesi che siamo rimasti sotto la sua sorveglianza non +abbiamo avuto occasione di modificare il giudizio valerano. Egli è +rimasto, per tutti noi, l'uomo-regolamento, guidato da uno zinzino di +buon senso. Prima di noi, in altre galere, egli aveva avuto sotto di +sè Amilcare Cipriani e De Felice. + +Per ammazzare il tempo e impedire agli amici di pensare che stavamo +per diventare dei numeri di matricola, mi misi a narrar loro la fuga +del principe Krapotkine dall'ospedale dei detenuti di San Nicola di +Pietroburgo. Fu un grido unanime di protesta. Era una fuga che +sapevano tutti a memoria. Sapevano della stanzetta al terzo piano +dirimpetto all'ospedale, del violino che suonava che la via era libera +e la carrozza di fuori ad aspettarlo, e dei passi guadagnati sulla +sentinella coi famosi due lati del triangolo. + +Entrò il capoguardia mentre don Davide e Federici, dall'alto del +tavolato, cercavano di capire dalla finestruola da che parte +dell'edificio penale ci trovavamo. Egli aveva in mano un opuscolo. + +--Loro sono persone educate. Questo è il Regolamento. Lo leggano e +procurino di non violarlo per non obbligarci a infligger loro delle +punizioni. + +Rientrò il capo con una guardia che portava il misuratore e con +un'altra che aveva sotto il braccio il mastro dei delinquenti. + +--Adesso, dobbiamo registrarli e prendere loro la misura. + +Ci lasciammo registrare e misurare con la docilità delle pecore. Non +eravamo mica in galera per romperci la testa contro gli articoli del +regolamento. Il primo a sottomettersi fu Chiesi e l'ultimo Achille +Ghiglioni, l'uomo terribile che aveva messo sossopra tutto Niguarda +con una Cooperativa di commestibili di trecento o quattrocento lire! + +L'_attraction_, sulla piattaforma del misuratore con l'asta che +discendeva sulla testa, era don Davide, il quale, tra noi, aveva +raggiunto l'altezza massima. Sul misuratore, con le cosce voluminose e +la grandiosità del torace, egli aveva più del granatiere che del +sacerdote. + +Finita questa operazione, ci si annunciò il bagno. Era quello che +desideravamo. Dopo tanti giorni di processo, tante notti passate sul +saccone in terra e un viaggio che ci aveva diminuito di peso, un bagno +era la suprema delle consolazioni corporali. Vi andammo l'uno dopo +l'altro senza ritornare ai «banchi di rigore». + +Il bagno era in un angolo della vasta cucina, ove cuoce la minestra +quotidiana dei condannati, diviso da una coperta appesa a due chiodi. +Ciascuno di noi dovette svestirsi e tuffarsi nell'acqua alla presenza +di una guardia incaricata di tener sempre gli occhi sul recluso. Don +Davide ebbe delle ritrosie. Egli non seppe decidersi a liberarsi degli +ultimi indumenti che quando la guardia si rassegnò a voltare la faccia +dall'altra parte. + + + + +__Filippo Turati.__ + + Il criterio nostro è questo; ogni + provvedimento sarà vano se non sia + assicurata al Paese piena ed intera + libertà: libertà di propaganda, di + pensiero, d'associazione, d'organizzazione, + a tutte le classi della società. + + (_Dal primo discorso alla Camera_). + + +L'ho conosciuto nell'ottanta o nell'ottantuno. Io caricavo l'appendice +della _Plebe_ di Bignami della zavorra umana che scovavo e raccoglievo +negli angiporti e nelle stamberghe, e lui riempiva le colonne di una +terapeutica che inchiudeva, colle spinte e controspinte romagnosiane, +i germi della giustizia sociale. Era forse la prima volta che la +democrazia adulta leggeva in un giornale socialista che la questione +criminale è intimamente connessa colla questione economica. Con un +centinaio di pagine intitolate _Il delitto e la questione sociale_ il +Turati si rivelava un naturalista della scienza penale, un verista che +studiava oggettivamente l'uomo delinquente, un sociologo che accusava +la società di essere «complice impune dei misfatti che freddamente +puniva». Egli credeva fino d'allora che l'ordinamento punitivo fosse +essenzialmente transitorio e che il delitto troverebbe la sua cura in +uno Stato che volesse «a tutti garantito il frutto integrale del +proprio lavoro». + +Il suo cruccio erano i suoi nervi. I nervi non gli davano requie. Non +lo lasciavano dormire, non lo lasciavano lavorare e gli distruggevano +il pensiero di prepararsi un futuro intellettuale. Egli si diceva +sfibrato, fiacco, senza attività cerebrale. Doveva morire. Sarebbe +morto fra due o tre anni o fra due o tre mesi, non lasciando di sè che +«misere strofe» ai suoi cari. Tutti i medici lo avevano abbandonato. +Egli era un nevrastenico. La sua era una nevrosi inguaribile. +Pazienza. E ci salutava commosso e ritornava, sfiduciato, alla sua +villa di S. Croce, a due passi da Como, colle tasche e le valige piene +di libri che aveva comperato dal Dumolard o che gli aveva dato a +prestito il suo e il mio amico intimo Felice Cameroni--il critico che +aveva incominciato a predicare lo zolismo nell'appendice del _Sole_. + +Durante questa battaglia accanita tra lui e il suo sistema nervoso +egli, come il dott. Pascal, si preparava silenziosamente i _dossiers_ +coi quali avrebbe poi intrapresa la campagna per liberare la società +borghese dalle sofferenze sociali. Condannato da una malattia +implacabile, consumava le sue ultime ore nel laboratorio della +putredine sociale a cercare i parassiti distruttori che saccheggiano +l'organismo umano. Morente, sentiva, come Pascal, la voluttà e la +grandiosità della vita, della vita sana, economicamente e moralmente +sana. _Oui, je crois au triomphe final de la vie_. + +Egli leggeva, postillava, ammucchiava note sopra note e maturava nel +cervello allargato dallo studio febbrile la rivista alla quale diede +poi tutta la sua intelligenza. + +Con la tendenza a credersi eternamente ammalato e dotato della +pigrizia del divoratore di libri che non darebbe mai mano alla penna +della produzione, il Turati sarebbe forse divenuto un frutto secco o +rimasto un autore stitico s'egli non avesse potuto fondere la sua +esistenza con quella di una donna capace di agitargli lo spirito cogli +stessi ideali e di piegarlo a un lavoro meno sbandato e più omogeneo. +E questa donna fu Anna Kuliscioff. È lei che lo ha incalzato, che lo +ha fortificato, che lo ha imparadisato. Lei e lui e la _Critica +Sociale_ non si distinguono più. + +La _Critica Sociale_, Filippo Turati e Anna Kuliscioff sono più che un +nome. L'una e l'altro e l'altra si completano. La _Critica Sociale_ è +fatta della loro carne, nutrita del loro ingegno, calda dei loro pensieri. +In essa è la redenzione degli uomini, è la pace nel benessere economico, è +il trionfo della felicità della specie sull'egoismo e sugli interessi +degli individui. La _Critica Sociale_ è stata l'università della +generazione crescente. È dessa che ha dato a quasi tutti noi la «coscienza +sociale». Nata il quindici gennaio 1891, quando il socialismo scientifico +era un lusso per i superuomini delle scienze economiche, fece nascere +nella gioventù la fede nell'uguaglianza di condizione e un bisogno +prepotente di gettarsi negli studi che devono avere per risultato la +sconfitta della borghesia e l'elevazione del proletariato. + +La bibbia di Filippo Turati è il _Capitale_. Non c'è altro di più +nutriente. Dal _Capitale_ si esce uomini completi. Un giorno che gli +si è domandato di dire pubblicamente quale libro avrebbe raccomandato +a chi fosse condannato a portarsi seco in un eremo tre soli volumi, +egli rispose ripetendo tre volte il _Capitale_. Con questo libro che +egli paragona o mette al disopra al _Darwin's Journal_, la gioventù +entra nella vita corazzata di altruismo, con una idea chiara dello +Stato a base di produzione socializzata. Ammiratore convinto del +grande novatore della scienza sociale, egli è, necessariamente, +entusiasta dei socialisti tedeschi--talli erompenti, dice lui, dal +forte ceppo scentifico di Carlo Marx--i quali, con la loro marcia +gloriosa, hanno infuturato il più grande fatto e l'esempio più +significante della storia contemporanea. + +Cresciuto in un ambiente prefettizio--idolatrato dalla mamma--con un +avvenire trionfale nel foro milanese--circondato dagli agi della vita, +egli preferì discendere nell'agone sociale a lottare per l'esistenza +collettiva--a sostenere i diritti dei proletari incatenati agli +anelloni del salario--ad agitare il programma marxista che deve +eliminare dalla società i ricchi e i poveri. + +Lui, coi nervi che gli impedivano un'occupazione costante, si dedicò a +un lavoro febbrile--a un lavoro che aumentava in ragione degli anni--a +un lavoro che lo cacciava dalla redazione sulla piattaforma +pubblica--e dall'angolo del correttore di bozze nel girone +legislativo. + +Perdutamente innamorato dei suoi ideali, egli non sospettava che +sarebbe venuto il giorno in cui i suoi nemici--che sono anche i +nostri--lo avrebbero sorpreso sulla strada e svaligiato di tutto. + +È stato mandato al reclusorio di Pallanza come incitatore di tumulti e +come un demagogo che mette un po' di barricata in ogni frase. Ma non +c'è nessuno che abbia mai sentito come lui tanta avversione per la +turbolenza oratoria che sprona alla battaglia ogni minuto e per i +«discorsi che acclamano la rivoluzione, sovreccitano i sentimenti +delle masse e fanno sbottonare lo stifelius di un delegato di pubblica +sicurezza». No, il _bavardage épouvantable_ degli esaltati non ha mai +fatto parte del suo bagaglio di piattaforma. + +Il socialismo in bocca di costoro non può impensierire alcuno. +Dovrebbe impensierire i suoi nemici quando si ritrae dal palcoscenico +dei teatri diurni per entrare nel laboratorio «a notomizzare col +bisturi della scienza il carcame sociale steso sul tavolaccio della +statistica e della disciplina positiva». Allora sì. Allora gli +statisti dovrebbero proprio incominciare a sentire delle apprensioni. +«Perchè quei miti pensatori, nutriti di cifre e di sillogismi, onesti, +riservati, impeccabili sovente nella vita privata, magari un po' +puritani e un po' quacqueri se se ne gratta la scorza, quei sacerdoti +dell'altruismo, quei mangiatori d'_hascisch_ dell'ideale, hanno più +dinamite nella loro parola e nella scatola ch'è sotto il loro +cappello, che non ne sia nelle tasche dei feniani e nelle cantine di +Pietroburgo: con quest'aggravante che, di cotesta nitroglicerina +spirituale, non c'è doganiere o segugio di polizia dal fiuto fine che +ne possa sentire l'odore e mettervi sopra la zampa. Quando il moderno +Anteo--come il Colaianni definisce il socialismo--che ad ogni caduta +risorge più vigoroso, agguerritosi negli studi e nel raccoglimento, +uscirà in piazza con idee mature e propositi determinati, è allora che +sarà davvero formidabile, quanto prima era innocuo.»¹ + + ¹ _Socialismo e Scienza_ di Filippo Turati. + +Nell'ambiente parlamentare egli era una forza legislativa--una voce +gagliarda che domanda giustizia per gli affamati di pane, di libertà e +di pensiero--un ragionatore che sa disorientare i legislatori +borghesi, i quali non vogliono convincersi che la società degli +sfruttatori s'avvia verso il periodo della sua naturale +decomposizione. Eloquente, con una dizione esatta, egli sa far +ingoiare, con garbo, agli onorevoli tutto quel diavolo che vuole, +spruzzando la sua prosa tersa ed elegante di una ironia e di un +sarcasmo che non trovate se non in bocca degli oratori altamente +educati. + +I discorsi di Sheridan si leggevano una sola volta e si mettevano in +libreria. Quelli di Filippo Turati si leggono e si consultano sovente +come quelli di Burke, perchè sono densi di pensieri, pronunciati in +una lingua che dovrebbe far testo nelle scuole, caldi dell'anima +dell'oratore che vuole condurci ad espropriare la società a beneficio +di tutti. + +Va sulla piattaforma con riluttanza. Preferisce il tavolino di +redazione al palco dinanzi la folla che lo saluta col battimano +fragoroso e lo ascolta a bocca aperta. Nemico dei parolai e degli +smargiassoni che sciolgono i problemi con qualche frase alcoolizzata, +non capisce la piattaforma che quando si ha qualcosa da dire. È una +tolda che lo impensierisce, che lo mette in orgasmo, che lo obbliga a +buttar giù note, a raccogliere fatti, a pulire della prosa che andrà +perduta per l'aria, perduta fino a quando avremo anche noi il +quotidiano che darà il discorso tale e quale è pronunciato. Ma una +volta che egli è in piedi, pieno dell'argomento, il suo discorso esce +come dal libro di un grand'uomo. + +Tutti lo hanno sentito parlare. La sua eloquenza non è l'eloquenza +bolsa che va in giro per il comizio a mendicare gli applausi. È +l'eloquenza di un grande oratore. Qualche volta pare una tempesta di +pensieri. I suoi periodi snodati, brevi, vigorosi si inseguono con un +calore crescente e precipitano sull'uditorio come un uragano +intellettuale. + +La sua penna di giornalista, che gli ha conquistato un mondo di +lettori, è una penna che cesella ed ubbidisce al padrone. Non è mai +sbrigliata anche quando è virulenta o infuria sull'avversario. Produce +uno stile nervoso--uno stile che ti mette sottosopra il sangue--che ti +accarezza--che ti schiaffeggia--che ti intenerisce. Ha immagini +scultorie, grandiose, indimenticabili. + +Adesso che i nervi lo lasciano tranquillo, la sua salute si è +rinvigorita e le sue forze intellettuali si sono triplicate. Egli è +diventato un lavoratore metodico come l'autore dei Rougon-Macquart. Vi +può dire coll'orologio alla mano il manoscritto che vi potrà +consegnare in un mese per un anno di seguito. + +Veste male, non è mai stato vestito bene. Da giovane andava per le vie +coi calzoni che gli lasciavano vedere tutto il corame della scarpa, +con una giacca o un paletot che lo tirava da tutte le parti e un +cappello floscio che lasciava vedere il suo alto disprezzo per la +spazzola e il copricapo nuovo. Il nodo della sua cravatta traduceva +l'uomo che non si guarda mai nello specchio; era mal fatto e andava da +tutte le parti, tranne che sotto il bottone del solino spesso +sgualcito. Parecchi di noi che scrivevamo nella _Farfalla_ lo +credevamo un _bohémien_ eternamente alla caccia di un _louis d'or_ +come gli eroi di Murger. Lo si vedeva e si pensava all'assalto alla +borsa. Ma lui ci stringeva la mano, ci parlava di qualche +pubblicazione e ci salutava senza domandarci nulla. La giornata dopo +che il Giarelli lo aveva fatto diventare celebre presentandolo ai +lettori delia _Ragione_ come autore del _Mago_--un canto che sentiva +del profumo dei suoi anni e che sgretolava il vecchio mondo come il +canto satanico di Carducci--lo pregai di prestarmi un libro. + +--Figurati! + +Mi lasciai trascinare a casa sua con uno stringimento di cuore. Mi +aspettavo di vedermi spalancato l'uscio di un uomo in mare. Credevo di +trovarlo in una soffitta che venisse inaffiata dalla pioggia, con una +dozzina di volumi pieni di ditate untuose per il suolo, con dei fogli +imbrattati di inchiostro su un tavolo che non sta mai quieto, con una +seggiola sventrata, con una camicia sudicia appesa alla parete e un +paio di ciabatte squinternate vicino a un saccone di foglie di +granturco sui cavalletti di legno. + +All'entrata diventai di tutti i colori. La sua casa in via Gesù era di +quelle che respirano il benessere degli inquilini. La portinaia lo +salutò con una mezza riverenza, lo chiamò signor dottore, e gli lasciò +prendere un mucchio di lettere da un casellario che rivelava +l'ambiente signorile. Salimmo per uno scalone, entrammo per l'uscio +aperto da una cameriera e mi trovai coi piedi sul tappeto, in un +salotto sontuoso, circondato da mobili eleganti, cogli occhi che +andavano da una tela di qualche sommità del pennello ai _bibelots_ di +un'_étagère_ superba. + +La mamma non pareva la mamma di un figlio che si trascurava negli +abiti fino all'indecenza. La guardavo e pensavo alla castellana. Alla +signora alta, coi capelli bipartiti come una Madonna, con la faccia +signorilmente lunga, con l'abito nero giù a piombo, illuminato intorno +al collo dal pizzo antico e illustrato al seno da una nidiata di +solitari sepolti nelle trine. Nella penombra del salotto le sue dite +affusolate si muovevano e perdevano faville dappertutto. + +Se avessi qualcosa da amministrare e potessi indurre Filippo Turati a +prendersi cura del mio patrimonio, non esiterei un minuto ad +affidargli la mia amministrazione. In pochi anni sarei sicuro di +andare verso la ricchezza che ride dei rovesci degli altri. Egli è un +ragioniere consumato. Ha l'occhio nell'avvenire ed è di una esattezza +direi quasi scrupolosa. Questa abilità, che in un uomo di cifre +diventerebbe una virtù grandiosa, in lui è un difetto che gli costa +una somma enorme di lavoro intellettuale perduto. Mi sento male quando +vedo il direttore della Critica Sociale scrivere gli indirizzi degli +abbonati, registrare gli incassi, impaccare libri e correre alla posta +carico come un facchino. Ma lui non smetterà mai. Egli chiama tutto +questo una distrazione. Abituato a non darsi al riposo, continuerebbe +a scrivere e diventerebbe prolisso e slavato come un pennivendolo da +ottanta lire il mese. + +Fuma dalla mattina alla sera. Terminata una sigaretta ne accende +un'altra e continua così fino al momento di addormentarsi. + +Alcuni che non lo conoscono bene sospettano in lui il tirchione che si +lascerebbe ammazzare piuttosto che metter fuori un centesimo o offrire +una bibita agli intimi che vanno a trovarlo. È un errore grossolano. +Filippo Turati non è uno sciupone. Ma coloro che frequentano la sua +casa sanno che la sua tavola è sempre popolata di amici e che la sua +mano mette sempre nella mano dei bisognisti dei biglietti di banca. + +Una sola volta l'ho veduto seccato di sapersi all'uscio persone che +hanno bisogno di dirgli una parola. Stava facendo colazione e questi +signori lo avevano fatto smettere sei volte. Alla settima rifiutò di +muoversi. + +--Ah, per oggi basta, perdio! Ditegli che non ci sono, ditegli! + +Poi, dopo qualche boccone, si trovò pentito, + +--Era forse uno che meritava più degli altri. La ragione è che ne ho +troppi. Da un po' di tempo il mio uscio sembra l'uscio del duca +Scotti. + +È buono, generoso, leale, capace di amicizie vere, sentite. Il +socialismo è la sua anima, la sua fede, il suo ideale. Per esso ha +combattuto--per esso soffre--per esso sarà pronto domani e sempre a +morire. + + + + +__Il cubicolo.__ + + +Passando per il corridoio dei cubicoli, vidi nel secondo Chiesi, nel +terzo Romussi, nel quarto Federici, e nel quinto don Davide. Credo di +essere diventato pallido come un morto. Veduti col viso ai due bastoni +di ferro in croce dell'uscio, mi parvero delle bestie o delle ditte di +un museo di criminali. Le loro facce non erano più che grinte +spaventevoli, con delle mascelle enormi, degli occhi biechi, delle +fronti con tutte le stimmate del delinquente nato. Entrai nel sesto. +Dopo di me, venivano Achille Ghiglioni e Costantino Lazzari. + +Il cubicolo era completamente vuoto. Non vi trovai che una lastra +d'ardesia, larga poco più del corpo d'un uomo, infissa nella parete a +destra. Mi distesi carico di emozioni, chiudendo gli occhi come per +obbliarmi. Sarebbe bastata, una parola qualunque per farmi piangere. +Non avevo paura, ma tutto ciò che si compiva nel silenzio di +quell'attimo mi commoveva fino alla gola. Vi rimasi assopito non so +più quanti minuti. Mi risvegliai spossato. Il cubicolo era così tetro +e angusto che mi ricordai delle camerucce dei famosi forni di Monza, +ove i Visconti avevano scontato i loro mesi di prigionia. Per +muovermi, non avevo che uno spazio di un metro e sessanta di lunghezza +e un metro circa di larghezza. Era alto, con una finestrolina sopra la +porta che riceveva la luce scialba del corridoio chiuso e largo poco +più della tana. Per vederci malamente, dovevo stare cogli occhi alla +inferriata. + +Nessuno dei miei compagni fiatava. Si capiva che attraversavano anche +loro il momento della prostrazione. + +Sentii Chiesi che domandava a Fritz come stava. + +--Bene, grazie. + +Nacque subito il dialogo. + +_Romussi_: Mi pare di essere in un antro. È possibile che ci si +facciano passare degli anni in questo buco? + +_Federici_ lo tranquillava assicurandolo che la segregazione personale +non poteva durare più di un sesto della pena. + +_Romussi_: Saccorotto! Ci dici poco a vivere in questa tana per sette +od otto mesi? Ho tentato di leggere col libro alla ferriata, ma ho +dovuto smettere. Vi avrei lasciata la vista... + +Chiamammo due o tre volte don Davide senza averne risposta. Credevamo +che dormisse. Invece, il povero prete, entrato nel cubicolo, non seppe +più reggere. Pianse dirottamente. Pianse nel silenzio soffocando i +singhiozzi per non farsi sentire dai colleghi, pregando Dio di +aiutarlo in un momento di tanta ambascia. + +Io, che personalmente lo conoscevo da parecchi anni e che durante il +processo avevo ribadita l'amicizia, inquieto del suo silenzio, gridai: + +--Don Davide? Che cosa fate? Dormite? + +Rispose con una voce cavernosa che non dormiva. Non aveva bisogno che +un po' di calma per riaversi da tutte quelle emozioni che stavano per +strangolarlo. + +Fummo sorpresi dalla guardia con le scarpe di cimossa, la quale ci +spiava in agguato. + +--Silenzio! gridò imperiosamente il secondino. + +Mezz'ora dopo venne il direttore a vederci, cubicolo per cubicolo, col +cappello in testa e la voce che sentiva dell'uomo abituato a parlare +coi galeotti. Così fu anche in seguito. Venne sempre nella nostra +camerata col cappello in testa e col linguaggio dell'uomo che vuole +essere temuto e vuole essere considerato un domatore di dannati alla +galera. + +Uscito il direttore dal corridoio, entrò nel cubicolo un pagliericcio +di crine vegetale puntato, assolutamente insufficiente anche per un +corpo mingherlino come quello di Romussi. Mancava ai piedi di mezzo +braccio e bisognava addormentarsi sul fianco e con la faccia al muro, +se non si voleva cadere sull'impiantito. + +--Pane! + +Trasalimmo. + +Era un galeotto con la catena a parecchie maglie, accompagnato da una +guardia, che andava di buco in buco a distribuire la pagnotta. + +Il pane regio--come lo chiamavamo--parve a tutti noi immangiabile. +Dovevamo aver fame, perchè eravamo ancora con l'ultima costoletta e +l'ultimo risotto che avevamo mangiato al Castello. + +Romussi mi fece sapere che aveva divorata la sua pagnotta fino +all'ultima briciola. Coi suoi denti da mastino e il suo apparecchio +digestivo sempre in ordine, ne avrebbe mangiata un'altra. Gli altri la +sbriciolarono. + +--Minestra! + +--Uh! sentii dire. + +Era un uh! che traduceva la nausea. + +Nessuno di noi seppe ingoiare la minestra. + +Guardai che cosa mi aveva scodellato nella gamella. Vidi una pasta che +mi pareva esalasse un non so che di tufaceo e una broda piena di +scandellature gialle alla superficie. Tutto assieme mi faceva recere. + +L'afa del pomeriggio ci rendeva inquieti e ci faceva sentire un +bisogno prepotente di uscire all'aria a vedere un po' di cielo. + +Verso sera, ci si portò una coperta, un fiaschetto d'acqua, un catino +di zinco ed un asciugatoio ruvido a quadrettoni colorati, largo come +un fazzoletto. + +Alle cinque, per noi era notte fatta. Ci augurammo la buona sera. + +Mi adagiai sul pagliericcio nella speranza di addormentarmi. La +tristezza aumentava in ragione della oscurità che andava diffondendosi +nel cubicolo. + +Verso le nove, sentii due mandate all'uscio del portico. + +Era la ronda. + +La ronda è composta di un sottocapo e di due guardie, una delle quali +porta la lanterna fumosa e puzzolente. + +Entra in ogni cubicolo tre volte per notte, sbatte in faccia la luce +della lanterna, da un'occhiata alla finestra e alla ferriata e se ne +va richiudendo l'uscio a chiave. + +Ci vogliono dei mesi prima di abituarsi a queste sorprese notturne. + +Romussi non poteva dormire che con dei narcotici. Gli sbatacchiamenti +gli davano sui nervi. + +Il secondo giorno fu più triste. Ci eravamo alzati all'alba, chiamati +dalla campana come gente che non aveva tempo da perdere e poi ci si +era lasciati nella capponaia a cellucce senza darci un libro, senza +dirci una parola, senza lasciarci sperare che all'indomani saremmo +usciti. + +Bisogna proprio essere aguzzini che gustano la voluttà dell'altrui +sventura, per tenere degli infelici cento e più ore sotto +l'impressione che il sesto della loro sentenza verrà consumata in una +tana senza luce e senz'aria! + +Nel cubicolo siamo rimasti due giorni e mezzo. + +Durante questo primo periodo, non abbiamo visto che un'ombra che passò +dalla nostra cella con una parola per ogni buco: coraggio! + +L'ombra era il cappellano. + +Uscimmo storditi. Ci palpavamo la nuca e guardavamo il cielo come +abbacinati. Erano bastati due giorni e mezzo per solcarci le guance e +imbrutirci come gente che si levasse da una sbornia potentissima. + +Ci scambiammo su per giù gli stessi pensieri. + +--Credetti di morire, sapete. Mancavo d'aria: avevo bisogno di moto e +di luce, sopratutto di luce, sopratutto di moto, sopratutto d'aria. + +Don Davide aveva avuto delle nausee che lo avevano impensierito. + +--Ci fu un momento in cui dovetti raccogliermi e pregare il Signore +Iddio. + +Costantino Lazzari aveva l'aria di uno smemorato. Si palpeggiava il +collo e continuava a battere i piedi in terra come per ridar loro la +circolazione del sangue. + +Ci si condusse al passeggio in un cortiletto che sentiva del luogo. +Non avevamo che uno spazio di pochi passi inquadrato da muraglie +giallognole, scrostate e sbullettate. Col dorso verso la torricella, +dalle finte finestre, che usciva da un angolo dell'edificio, vedevamo +un largo verde di Capra Zoppa. La torricella era triste e ci ricordava +che in essa erano le celle più orribili del reclusorio. + +Al lato opposto della porticina d'entrata del portico, è la muraglia +con le finestruole a mezzaluna e a doppia inferriata, dietro la quale +è una filata di cubicoli. + +Quante volte, durante la passeggiata, abbiamo sentito gli inquilini +dei cubicoli prorompere in pianti dirotti! + +Nella muraglia che taglia il cortile, è un pozzo chiazzato di verde. + +Le due diane dipinte sul muro sono gli orologi solari dei reclusi. +L'una segna il corso del sole dalle 7 del mattino a mezzogiorno, ed ha +per epigrafe: _Sic mea vita fugit!_ Una condanna atroce, dicevamo al +passeggio, per i poveri prigionieri che portano tanti problemi nella +testa, e sono costretti a sciupare il tempo con le mani in mano! +L'altra, adorna dei segni dello zodiaco, si accontenta di avvisare i +galeotti al passeggio che senza sole non serve a niente: _Sine sole, +sileo_. + +Le dita della destra battute sul palmo della mano sinistra di un +sottocapo ci avvertirono che la nostra ora d'aria era terminata. + + + + +__Nella quinta camerata.__ + + +Nella quinta camerata entrammo il 27 giugno 1898. È al primo piano. Vi +si sale curvando la testa nel buco di un enorme cancello di ferro, la +cui porticina è aperta e chiusa a chiave a ogni passaggio di forzati e +di reclusi da un cerbero negli abiti di guardia carceraria. Col piede +nell'antiporto che mette nell'intimità dell'edificio, subite la +sensazione che state per essere perduti nella vasta tomba del +reclusorio. Al margine di tanti stanzoni affollati di numeri di +matricola, non sentite alito di vita. Vi sembra di essere nell'androne +di un convento spopolato. La voce di un vivo diventa sonora e vi fa +rabbrividire. Dal buio dell'antiporto, si sale a tentoni per il buio +pesto di due scale, si riesce in una specie di pianerottolo fosco come +la nebbia e si sbuca in un corridoio chiaro, in fondo al quale è la +quinta camerata a fianco di altre camerate. + +Vi entrammo l'uno dopo l'altro accompagnati da una guardia e da un +sottocapo. L'entrata è un altro cancello di ferro, foderato nella +parte superiore da un lastrone munito di spia, che sopprime il di +fuori fino alla distanza di un mezzo metro da terra. Di modo che i +secondini, accosciati negli angoli, possono assistere ai movimenti dei +piedi, oppure coll'occhio al buco vedere tutti i condannati che escono +dalla rete del regolamento. + +La nostra camerata non ha che la spia nella fodera del cancello. Ma le +altre ne hanno due anche nelle muraglie che le fiancheggiano. + +La guardia le scopre all'insaputa dei reclusi e li sorprende fuori di +posto o a chiacchierare o a giuocare a dama colle pedine di mollica di +pane. + +Di tanto in tanto la udite che ingiunge loro di stare quieti o zitti. + +--Fate silenzio, voi, numero tale, se non volete andare in +«camerella»! + +La guardia di Finalborgo fa il suo dovere senza esagerazione e senza +imbestialire contro la ciurma che ha delinquito. Ma è possibile, dite, +di rimanere in un camerone di settanta o ottanta individui per delle +settimane, per dei mesi, per degli anni, con una mano nell'altra, col +pensiero istupidito, senza mai lasciarsi scappare una parola, +un'interrogazione, un grido che viene su dall'anima in un momento di +crepacuore? No, non è possibile. Me lo disse tutto il personale del +penitenziario di Dublino quando ero là a visitare i dinamitardi e gli +altri condannati alla servitù penale. La lingua non sa acconciarsi +alla paralisi completa. Me lo disse e lo scrisse il principe di +Krapotkine che ha scontato la condanna francese nella _Maison centrale +di Clairvaux_. + +Questo sistema--diceva--è così contrario alla natura umana che non +poteva essere mantenuto che a forza di punizioni. Nei tre anni che +passai a Clairvaux, il sistema era caduto _en désuétude_. Lo si era +abbandonato a poco a poco, a condizione che le conversazioni +all'_atelier_ e alla passeggiata non fossero troppo rumorose. + +Volete un documento che le punizioni non riuscirono, nè riusciranno +mai a far perdere agli inquilini delle carceri l'abitudine di parlare? + +Ero al Cellulare quando il signor Sampò prese il posto del signor +Astengo. I detenuti conversavano senza vedersi, stando alla ferriata +della finestra. Il nuovo direttore si mise a infliggere delle +settimane e dei quindici giorni di pane ed acqua, con l'aggiunta +magari della cella di rigore, ai violatori del silenzio. Credete che +ci sia riuscito? + +Dalla conversazione di finestra in finestra era stato eliminato il +linguaggio stomachevole. Ma il chiacchierìo era rinato pochi giorni +dopo con maggior vigore di prima. E quale castigo, o signori +carcerieri, riuscirebbe mai a tappare la bocca ai prigionieri subito +dopo la sveglia e mentre squilla la campana del silenzio? Voi sentite +mille bocche in una volta che si scambiano dei buon giorno commoventi, +degli addii pieni di cuore, dei saluti che inchiudono il «coraggio!» o +il «non pensarci che passeranno anche questi mesi!»--Ciao, Biscella! + +--Addio, Lumaghin! + +--Giuliano, dormi bene! + +Una sera ci sono cascato anch'io. Un detenuto sopra o vicino alla mia +cella si mise a gridare: + +--Numero tale? + +--Che c'è? + +--Che cosa hai fatto? + +Non risposi. + +--Buona sera. + +--Buona notte. + +Questo semplice dialogo mi fece affiggere sul dorso dell'uscio della +mia cella che il direttore mi aveva punito con dieci giorni di pane ed +acqua! + +Dopo il Cellulare, il Castello e il cubicolo, la quinta camerata +dell'ex convento dei frati, dell'ordine di san Domenico, ci parve un +paradiso. La percorrevamo in lungo e in largo con delle fiatate di +soddisfazione. Finalmente qui si respira! Le pareti erano pulite, +imbiancate di fresco, con del verde che girava tutto intorno a un +metro d'altezza. + +Le due finestre a doppia inferriata, coi famosi cassoni, che non ci +lasciavano vedere dall'alto che un profilo di Capra Zoppa, +diventarono, per noi, delle aperture illimitate che lasciavano entrare +aria a volumi. Le brande lungo il dorso del camerone assunsero la +forma di letti elastici, con dei materassi sprimacciati, sui quali si +poteva adagiare il corpo affranto dai patimenti, con un guanciale +soffice che pareva appena uscito dalle mani del materassaio. + +Guardavamo tutto con compiacenza. Paragonavamo l'asse al disopra delle +brande, che correva lungo la parete, a una elegante guardaroba o a una +comodissima dispensa. Ciascuno di noi aveva un largo spazio per +ammonticchiarvi la biancheria e i libri, per mettervi il catinetto di +zinco, la fiaschetta impagliata, la brocca per bere, la spazzola e la +pettinina, la gamella con inciso il nostro numero di matricola e la +pagnotta che ci avrebbero portata tepida due volte il giorno. Il sole +completava la nostra contentezza. Vi entrava un po' di sbieco dalla +prima finestra e veniva a frangersi sui bastoni di ferro della +seconda, lasciando cadere dei barbagli fino al suolo e portandoci del +calore e della gaiezza che si diffondeva dappertutto. + +La sola noia del luogo erano le mosche--delle mosche grosse come +quelle che vivacchiano intorno ai letami--delle mosche pesanti che +aleggiavano con un ronzìo greve, che parevano sonnolente anche +nell'aria, che si fermavano sul nostro naso, sulle nostre orecchie, +sul nostro collo, sulle nostre labbra, sulle nostre mani, senza paura +di essere schiacciate dalla nostra collera. Si cacciavano via e +ritornavano a noi con una insistenza feroce e con una ostinatezza che +ci faceva perdere la pazienza. Più di una volta fummo obbligati a +rincorrerle e a dar loro una caccia disperata coi fazzoletti, +inseguendole fino alla inferriata. Ma era della fatica sprecata. +Ricomparivano a sciami più inviperite di prima. Erano le nostre arpie. + +In camerata non eravamo più che delle cifre. Gustavo Chiesi era +divenuto il numero 2555, Carlo Romussi il 2556, don Davide Albertario +il 2557, Bortolo Federici il 2558, Paolo Valera il 2559, Costantino +Lazzari il 2560 e Achille Ghiglione il 2561. + +La prima volta che si spalancò il nostro cancello e che entrò un +sottocapo con due galeotti a fare la distribuzione degli asciugatoi e +delle lenzuola, ci fu un po' di confusione. Nessuno era ancora +riuscito a tenersi a mente il proprio numero di matricola e a +convincersi che non eravamo più che dei numeri. + +--2555? + +--Presente! + +A mano a mano che si veniva chiamati, si andava vicino al cancello a +ricevere la «biancheria». Per asciugarci la faccia e tutto il corpo, +ci avevano dato una pezzuola di canape ruvidissima, a rigoni +spaventevoli, a listoni alternati, che andavano dal bigio al +cioccolato--due colori che porto nella testa con orrore. Perchè sono +le striscie che rappresentano la casa di pena e riassumono l'emblema +del reclusorio. Sono i colori della camicia, i colori delle lenzuola, +i colori del saccone, i colori del tascapane, i colori delle mutande, +i colori del berretto, i colori della casacca e i colori dei calzoni. + +Per tutto il tempo della condanna non si vedono che dei _clowns_. +Delle schiene a rigoni, delle braccia a rigoni, delle gambe a striscie +e delle teste col copricapo listato di caffè e di bigio con dei +puntini che paiono tante punzecchiature di pulci. + +Il numero di matricola aveva ingrossato il cuore di alcuni miei +compagni. Romussi si era seduto sul suo sedile di legno con le +lenzuola sulle braccia e l'asciugatoio in mano dicendo: «Saccorotto!» +Don Davide, di temperamento sensibilissimo, che si lascia commuovere, +o trasportare, o abbattere dagli avvenimenti, sarebbe dato fuori a +piangere se non fossimo stati presenti. Gli pareva impossibile, come +diceva lui, che un sacerdote, che indossava la veste talare da +trentasei anni, questa veste, aggiungeva, «che mi fu compagna e amica +nei tempi lieti e tristi», potesse essere diventato il 2557, con la +gamella matricolata e con la branda in una camerata comune ch'egli +doveva calare e piegare al suono di una campana! + +Era inutile abbandonarci alle malinconie. Perchè non eravamo che alla +titillazione del sistema. Ci aspettavano ben altre sorprese. + +Costantino Lazzari si era seduto, come al solito, tra due brande senza +dire una parola. Egli si teneva come isolato. Non aveva confidenza in +alcuno e nel suo angolo era il suo mondo. Se qualcuno lo interrogava, +rispondeva come un mastino irritato. Una volta che gli domandai se +aveva qualche dispiacere, mi rispose di occuparmi delle cose mie! + +--2559? + +--Presente! + +Presi la mia biancheria e me la appesi dando in una risata che mise +quasi tutti di buon umore. + +Noi credevamo che nei penitenziarii i forzati e i reclusi venissero +abbandonati al rimorso dei loro misfatti, e non vedessero che la mano +incaricata di stendere loro dal buco la pagnotta, la minestra e +l'acqua. Invece, in una camerata di galera, si è come in una sala di +ufficio telegrafico. C'è sempre gente che va e viene. Alla mattina, +quando avete ancora gli occhi ingarbugliati, vi dovete mettere sul +guardavoi, nello spazio delle brande, per la «conta». Si spalanca il +cancello ed entrano tre guardie seguite da un sottocapo o da una +guardia scelta che vanno fino in fondo alla muraglia, contando, mentre +passano, uno, due, tre, quattro, cinque, sei e sette. È la consegna +dei reclusi dalla guardia notturna alla guardia diurna. Escono, si +chiude e si schiude di nuovo il cancello per i reclusi che vengono a +portar via il mastello dell'acqua sporca, per il recluso che viene a +prendere il barile dell'acqua, per il forzato che vuota il «bugliolo» +e il pitalone. Il «bugliolo» è il recipiente di legno con coperchio +del liquido puzzolente. Scoperchiandolo, vi sentite in faccia la +tanfata pestifera delle uova putrefatte. Il «pitalone» delle altre +camerate è un enorme mastello che rimane negli angoli e passa per i +corridoi come una cloaca. Nel reclusorio di Finalborgo non ci sono +latrine! Quando si vuotano e passano dinanzi i cancelli, si è come in +mezzo ai bonzoni dei pozzi neri che si scaricano. Il fluido +nauseabondo vi sommerge come in un edificio coperto fino ai coppi di +materie fecali. + +Credete di essere lasciato in pace ed ecco il delinquente che viene +col secchione del latte a mescervene nella brocca cinque centesimi. +Rimane chiuso per cinque minuti e poi si riapre per lasciar entrare il +recluso con la pagnotta. + +--Pane! + +State per mettervi a sedere e si spalanca un'altra volta il cancello. +È il sottocapo che batte le dita della destra sul palmo della sinistra +dicendo: aria! + +Ritornati dal passeggio, viene a farvi visita il forzato della spesa. + +La spesa non durava mai meno di quindici minuti. + +Era la cosa più difficile di questo mondo. Ogni mattina si doveva +sciogliere il problema come si poteva vivere all'indomani con 25 +centesimi, se si era condannati alla reclusione come il 2555 e il +2556, o con 35 centesimi se si era condannati alla detenzione come gli +altri numeri di matricola della nostra camerata. Il 2555 rinunciava di +solito al vino. Un quarto di vino costava nove centesimi. Era del +lusso. E si faceva registrare per due «uova al tegame»--cioè per 22 +centesimi. Il resto lo scialava in frutta. + +Il 2256 non rinunziava alla bibita. Senza una golata di vino non +avrebbe saputo ingoiare tutte le porcherie del bettolino. + +La lista della spesa includeva anche il caffè. Il 2557 e il 2559 +persistettero per più di una mattina a berne mezza razione di cinque +centesimi. Ma dovettero rinunciarvi. Era un'acqua colorata e tepida di +un sapore che faceva fare gli occhiacci. Lo si inghiottiva come una +medicina disgustosa. + +Il 2557 non lasciò mai il suo mezzo litro di vino di 18 centesimi, +anche quando il vino era acre o imbevibile come l'aceto. Egli aveva +uno stomaco di ferro, ma senza una goccia di vino non avrebbe potuto +digerire i piatti del _menu_ carcerario. + +Il nostro piatto di forza erano i gnocchi di dodici centesimi conditi +coll'olio, puah! che sentiva della colatura della lucerna. Il lunedì +avevamo la leccornia di 200 grammi di bue in umido per ventotto +centesimi e di 100 per quattordici. La carne era dura come il corame, +e il 2556 diceva appunto che ci volevano i suoi denti o i denti del +leone per masticarla. Nel sugo pepato, pepatissimo, bisognava +mollificare il pane, guardando altrove e mangiando a occhi chiusi. Il +sugo era una miscela che sapeva di un po' di tutto e che diventava +succolento in ragione dello sgrassamento che si compiva in noi sotto +il regime di una dieta di ferro. + +Non ho veduto sbatterlo via con indignazione che una volta. + +--Aristocratico! aristocraticone! gridammo in coro al 2558. + +--Bravi! guardateci in fondo! + +C'era un semplice scarafaggio in decomposizione! + +Lo regalammo al forzato latrinaio, avvertendolo della nausea in fondo. + +Lo prese come un intingolo regale, leccandosi le dita e curvandosi con +la fraseologia dei ringraziamenti sentiti. Ne avessero tutti i giorni +i galeotti di queste vivande che rifocillano lo stomaco e rincarnano +gli ischeletriti! + +--La nostra sentenza--ci disse--sembrerebbe meno dura. + +Il secondo moto di violenza che ricordo fu quello del 2557. Era una +domenica e indossavamo già la casacca galeottesca. In domenica, in +luogo delia minestra delle undici, c'è la carne e il brodo. Eravamo +seduti al desco. Il 2557 aveva sbocconcellata un po' di pagnotta nel +brodo, come gli altri. In un attimo lo vedemmo alzarsi con un impeto +di revulsione, suggellato da un _porci!_ Egli si era drizzato in piedi +come un fusto d'orgoglio, aveva preso la gamella ed era andato alla +spia del cancello: + +--Dite al signor direttore che non sono un maiale! Questa carne puzza +come una carogna! + +Fu un sottosopra. Siccome, in fondo, volevano tutti bene al 2557, un +po' perchè era un sacerdote, un po' perchè era un bell'uomo, e un po' +perchè era buono, così venne su subito il sottocapo a constatare il +reato d'incipiente putrefazione e a dirgli che gli avrebbe mandato di +sopra una sleppa di manzo eccellente! + +Noi però non gli abbiamo perdonato lo scatto che ci aveva tolto +l'appetito. Il 2555 lo pregò di leggere il «manuale del buon +sacerdote». + +--È doloroso che un secolare vi debba richiamare ai doveri che vi +impone la vostra veste. Mangiate quello che vi portano; siate umile, +siate modesto, siate paziente e perdonate a tutti coloro che vi fanno +del male. Andare sulle furie per un po' di carne «passata», è da uomo +volgare. + +--Avevo fame! capite che avevo fame! Ho 52 anni, sono alto e grosso e +mi tocca mangiare la razione comune, la razione della gente +mingherlina, piccola, senza il mio apparecchio digestivo! È vero o non +è vero che c'è voluto più stoffa per vestirmi? È vero o non è vero che +c'è il supplemento al vitto per gli uomini della mia proporzione anche +nelle caserme? È dunque naturale che mi si dovrebbe trattare con una +dieta diversa. + +--Voi vorreste dei privilegi! + +--Abbasso i privilegi! + +--Privilegio! gridai anch'io. + +--Privilegio! Chi è mingherlino non può mangiare come mangia un uomo +dalle mie proporzioni! + +Anche senza avere l'apparecchio digestivo del 2557, in galera si +patisce la fame pur avendo i mezzi per il sopravitto. Se poi non se ne +hanno, si diminuisce di peso di giorno in giorno. + +Con 600 grammi di pane cento volte inferiore a quello del soldato, e +150 grammi di pasta sempre scellerata, un condannato si sente i crampi +nello stomaco più di una volta in 24 ore. In tutte le camerate si +ripete la stessa storia:--«Ho fame, si ha fame, abbiamo fame.» + +I trentacinque minorenni della nona camerata, quasi in faccia alla +nostra, ci impietosivano. E tutte le volte che potevamo, mandavamo +loro le nostre pagnotte e la nostra minestra. + +Senza le nostre cinque o sei o sette o dieci pagnotte al giorno +avrebbero fatto della fame tutti i giorni. Perdio in prigione si +patisce inesorabilmente la fame. + +Tanto è vero che in prigione si soffre del digiuno prolungato, che il +2556--cioè il direttore del _Secolo_--mi disse, la seconda volta che +fummo al Cellulare, queste testuali parole che trovo registrate nel +mio diario: + +--Una buona novità introdotta dal direttore cav. Codebò è quella di +avere diviso la distribuzione della minestra e del pane. Certi +prigionieri, giovinetti robusti, mangiavano d'un colpo i 600 grammi di +pane, e alla sera si trovavano tormentati dalla fame. Egli pensò di +distribuirlo in due riprese: alle 10 e alle 3. Così pure divise la +minestra quotidiana. I detenuti, con questo sistema, hanno un cibo +caldo, benefico, specialmente d'inverno. + +Ma anche così, si pativa. Con una quantità insufficiente e una qualità +abbominevole non era possibile uscire dal regno della fame. + + + + +__Nequizie regolamentari.__ + +I pasti e le cimici. + + +Gli entusiasmi per la quinta camerata non potevano durare a lungo. +Chiudetemi in un salotto elegante con le inferriate a scacchi e il +cancello di ferro, e vedrete che in pochi giorni i mobili mi +diventeranno odiosi e l'ambiente senza uscita mi incendierà il +cervello e mi ridurrà in un angolo a imbecillire nella mia impotenza. + +_Il silenzio è obbligatorio:_ disteso a caratteri neri sul fondo +bianco della muraglia in faccia al cancello, diveniva, di ora in ora, +odioso e intollerabile per dei giornalisti che avevano passata la vita +tra il chiasso delle redazioni. Era una ingiunzione che ci riduceva a +una ragazzaglia di casa di correzione. + +Vivere con degli amici--e degli intellettuali come i miei compagni--è +una vera consolazione e spesso anche un'istruzione. La loro parola vi +va per le orecchie come una carezza, vi solleva lo spirito abbattuto, +vi distrae e vi porta in mezzo ai ricordi tumultuosi della loro +professione battagliera. Ma sempre, sempre, sempre, senza mai un +minuto di isolamento, diventa, spesso, una pena e una tortura! + +Vi fa male di vedere loro crescere lentamente le unghie sucide senza +aver modo di offrir loro la limettina per tenerle regolate e pulite, e +di assistere a tutto ciò che fuori di galera si fa nel bagno, alla +latrina, nello spogliatoio e nella stanza da letto. E vi sentite +desolati di udire la bestemmia di qualche vostro compagno che aveva +l'abitudine di lavarsi i denti collo spazzolino. + +--Che male ci sarebbe--incominciava a dire qualcuno di noi--se la +direzione mi permettesse uno spazzolino e della polvere e dell'acqua +dentifricia? + +--E che strappo si farebbe al regolamento se io, prete, continuassi a +indossare quella divisa di sacerdote che io credo di non avere +disonorata? + +--Capisco la punizione. + +--Io no, non la capisco. Se capisco qualche cosa è la mia separazione +dalla società che posso avere offesa. La punizione che mi distrugge è +un delitto. E lo griderò dai tetti, o meglio dal giornale, non appena +al largo. + +--Lasciami dire. Io posso capire la punizione. Ti va? Ma la +raffinatezza di sopprimermi le sigarette se ho l'abitudine di fumare, +di mandarmi a dormire all'ora delle galline invece di lasciarmi +lavorare o studiare, di costringermi a stare sul saccone duro come una +pietra per dieci o dodici ore, di non permettermi una locomozione che +mi mantenga sano, di tenermi in piedi con una nutrizione che mi +restituirà alla mia famiglia, e alla società, idiota e incapace di +guadagnarmi l'esistenza? + +--Taci! C'è raffinatezza più diabolica di quella di romperti +violentemente la comunicazione epistolare con tutto il mondo che hai +conosciuto, che conosci, che ti ama e continua a volerti bene, anche +dopo la condanna dei tribunali di guerra? Raffinatezza più triste, più +sciagurata di quella di impedirti di scrivere a tua moglie, a tua +madre, ai tuoi figli, a coloro che ti amano e che ti piangono e che ti +idolatrano, se non una volta ogni tre mesi, se sei alla reclusione, o +una volta al mese, se sei alla detenzione? E anche questa lettera +mensile e trimestrale non è un'altra tortura? Tu non puoi parlare, ti +si dice, che dei tuoi interessi. Non è un interesse dire, per esempio, +ai tuoi di casa di non addolorarsi perchè ti si è mandato alla +reclusione innocente? No, perchè insulteresti la giustizia. Non è un +interesse parlare di ciò che fai e di ciò che vedi, della tua salute, +se stai bene o male? No, perchè il condannato non deve parlare di +quello che avviene nella casa di pena! + +Più di una volta, io e don Davide abbiamo dovuto discendere in +direzione a riprenderci la lettera coll'ordine di riscriverla senza +qualche frase contraria al regolamento. Per due settimane ero stato +malaccio. Mi sentivo debole e non sapevo più digerire la pagnotta e la +pasta del penitenziario. Scrissi nella lettera della mia +indisposizione, aggiungendo «che adesso stavo bene». Si poteva essere +più modesti? La direzione trovò modo di farmela rifare. + +--Non le pare, signor direttore, o signor capo, che questa sia una +notizia di carattere intimo? + +--No, perchè il recluso non deve occuparsi di ciò che avviene nel +reclusorio. + +--Aguzzini! gridai mentalmente. Aguzzini! + +E le lettere che ci pervenivano dal di fuori? Bastava un accenno alla +vita pubblica, un alito dell'agitazione che si faceva a favore dei +condannati, un'allusione a una prossima amnistia, una frase +ministeriale, il pensiero di un deputato, l'opinione di un giornale, +perchè la mano della direzione corresse sul delitto, con la penna +carica di inchiostro a coprire tutto di nero. Ho veduto delle lettere +piene di chiazze, piene di rigoni che sgrammaticavano la dicitura o +sopprimevano le parole che potevano suscitare delle speranze o lasciar +trapelare la commozione pubblica. + +Qualche volta la mano diventava brutale e allora recideva il foglio +alla testa o alle gambe o lo metteva spietatamente in un cassetto +senza neanche dire crepa al numero di matricola al quale era +indirizzato! + +Una scena che avrebbe fatto piangere gli amici, se avessero potuto +mettere l'occhio alla spia della nostra camerata, era quella dei pasti +dei primi tempi. Gli abiti dei sette amici, che aspettavano il +monosillabo della Cassazione per uscire o per indossare la casacca +galeottesca, si erano consumati e malconciati. C'erano delle maniche +sdrucite, dei calzoni sfilacciati agli orli, degli occhielli sfatti o +che si sfacevano, delle ginocchia e dei gomiti lucidi o maculati di +larghi oleosi e dei baveri sui quali si era andata accumulando la +forfora di una cute che nessun parrucchiere spazzolava da un pezzo. + +Don Davide pareva uno di quei preti descritti dal Porta. Colla veste +piena di macchie, colle calze rotte, colle brache stralucide che +perdevano, col nero, dei brandelli, e con la collarina inamidata da +tanto tempo che lasciava vedere il giallo delle trasudazioni del +collo. + +Abituati al tovagliolo e alla posata lucente sul candore diffuso per +la tavola, la mobilia della nostra sala da pranzo si riduceva a una +lunga panca dalla quale sbucavano, di tanto in tanto, gli insetti +rossicci che la povera gente chiama cimici, e a dei sedili di legno +rotondi, le cui capocchie laceravano di frequente i calzoni +dell'avvocato Romussi. Mettevamo la panca vicino alla seconda finestra +e sedevamo quattro da una parte e tre dall'altra. Coi tozzi di pane +sparsi qua e là lungo la panca, colla gamella fumante sul palmo della +mano sinistra, e un moncone di cucchiaio di legno greggio col quale +tentavamo di sbasoffiar via una pasta scondita o condita fino al +disgusto, potevamo essere copiati per un mucchio di pitocchi di +frateria che si scalda lo stomaco colla minestra del convento. + +Ho parlato delle cimici, perchè ne ho trovate dappertutto. Nei +camerotti polizieschi, nelle celle del Cellulare di Milano, nelle +stanze del carcere giudiziario di Genova e nello stanzone del +penitenziario di Finalborgo. Dopo la condanna, il Turati occupava, al +Cellulare, una stanza spaziosa e ariosa nell'esagono del secondo +raggio. Io, De Andreis, Romussi e Federici passavamo parte della +giornata con lui. Nessuno di noi poteva adagiarsi sul suo letto a +pagamento, senza che venissero alla superficie filate di queste +schifose bestioline che fanno pancia col vostro sangue. Mi diceva +Turati che di notte sciupava il tempo con questi puzzolentissimi +insetti che non lo lasciavano dormire. Tre o quattro giorni prima che +andasse alla reclusione, il direttore, impressionato dal suo tormento, +gli fece imbiancare il cellone e passare alle fiamme il letto di +ferro. + +--Ne ho trovate, ci diceva lo scopino incaricato di farli morire col +fuoco, a nidiate. Morivano mandando un'odore pestilenziale che mi dava +le vertigini. + +Un'ora dopo questo nettamento e questa pulitura, ne vedemmo tre che +andavano via, pian piano, per il cuscino! + +Nelle vecchie carceri di Genova non mi sono fermato che 15 ore. Se vi +fossi rimasto di più, ne sarei uscito dissanguato. Venivano fuori a +frotte. + +Il soffitto ne era pieno e negli angoli delle pareti si potevano +prendere a manate. Alla notte, per paura che mi andassero nelle +orecchie, o su per il naso, o in bocca, fui costretto ad alzarmi. Il +letto ne formicolava. Potevo coglierle a manate al buio. Sdraiato non +mi lasciavano quieto. Le mie mani precipitavano sulle gambe, sul +petto, e le rincorrevano per il corpo senza riuscire mai a +liberarmene. Come erano spietate le cimici del carcere giudiziario di +Genova! In questo carcere maledetto, non ebbi coraggio di mangiare, ma +ebbi l'imprudenza di comandare un caffè. Ritirandolo dal buco +dell'uscio me ne caddero tre nella chicchera e due nel piattino. +Buttai via la bevanda dal disgusto. + +Nello stanzone di Finalborgo formicolavano per i cornicioni, si +sorprendevano sulle pareti, si trovavano in letto, nelle screpolature +dei muri, nelle commessure delle finestre, e perfino nelle crepe del +tavolo. + +L'ambiente ha una grande influenza sugli individui. Anche l'uomo +cresciuto nella reggia, nelle tombe penali diventa, a poco a poco, un +porco. Dopo due o tre mesi non è più schifiltoso e non si meraviglia +più di nulla. Si abitua a mangiare le cose meno mangiative o più +repulsive con le i mani, a pulirsi le dite nella giacca, a vedersi gli +orli delle unghie calcate di sudicerie nere, a lavarsi maledettamente +male in un cucchiaio d'acqua senza sentirsi invaso dal malessere, a +considerare i pidocchi come amici di casa e a prendere delicatamente +le cimici senza contorsioni e travolgimenti d'occhi. + +Se volete convincervi che l'ambiente agisce potentemente +sull'individuo, invitate un ex recluso a pranzo. Osservatelo +attentamente quando mangia e lo sorprenderete più di una volta in +flagrante violazione delle regole più comuni della persona allevata +bene. + + + + +__Don Davide Albertario.__ + + +Se il direttore dell'_Osservatore Cattolico_ fosse stato ministro +della chiesa anglicana, a quest'ora egli sarebbe padre di una nidiata +di figli. Perchè le _misses_ non gli avrebbero permesso di consumare +la gioventù nel celibato, in un paese ove il servo di Dio prende +moglie come qualunque altro mortale. + +Fisicamente è più corazziere che sacerdote. È un bell'uomo alto, +spalluto, con un petto che traduce la sua salute di ferro, piantato su +due gambe poderose, che fanno tremare le pareti della quinta camerata +di Finalborgo quand'egli passeggia concitato o disperato di sapersi un +leone in gabbia. La dieta della fame non è riuscita a smagrarlo, o a +chiazzargli di lividure le guance voluminose, o a fargli nascere delle +rughe sulla fronte. I suoi 52 anni sembrano 38. Ha la carnagione di un +prelato in fiore, gli occhioni luminosi che rivelano la bontà del suo +animo ed è dotato di una forza che mi piegava in due non appena mi +mettevo a lottare con lui. + +La sua attività cerebrale è prodigiosa. Non appena gli furono concessi +gli strumenti di lavoro, la sua mano non è stata più quieta. Con una +corrispondenza che avrebbe tenuto occupati tre segretari, egli trovò +modo, in due mesi, di riempire 587 fogli di protocollo, che +rappresentano l'opera sua di prete, di giornalista, di predicatore e +di recluso. Senza essersi completamente sbottonato, come in una +autobiografia, i lettori--se i manoscritti verranno pubblicati--vi +troveranno il polemista che si ferma dove incomincia l'invettiva, il +letterato che si sdraia con compiacimento nel suo letto intellettuale, +l'oratore che ripassa pieno di letizia attraverso le sue orazioni +trionfali, il sacerdote che sta ritto sulla tolda della sua nave +cattolica, agitando il suo programma che si riassume nella formola +«col papa e per il papa». + +È nato nella provincia di Pavia, studiò all'Università +gregoriana--frequentata dagli stranieri che si avviano alla +carriera ecclesiastica. Si laureò in sacra teologia nel 1868, in +diritto canonico nel 1869 e a 23 anni venne consacrato sacerdote +dall'arcivescovo di Milano, mons. Calabiana, unitamente al suo +compagno di infanzia, il padre Zecchi, il noto scrittore della +_Civiltà Cattolica_ e uno dei più insigni oratori della +predicazione sacra. + +L'_Osservatore Cattolico_ si può dire sia stato il suo bimbo adottivo. +Incominciò a volergli bene nel 1869 e continuò ad amarlo e a nutrirlo +col suo ingegno fino al giorno in cui Bava Beccarla mandò i +carabinieri e i soldati ad arrestarlo come un malandrino qualunque +nella casa paterna. + +Io non posso dire di essere un lettore costante di fogli religiosi. Ma +credo che non ci sia in Italia un giornale del partito che possa +essere paragonato al quotidiano di don Davide. È un giornale che sente +tutta la modernità professionale senza perdere del suo concetto +fondamentale, che è la necessità della chiesa cattolica. È redatto +bene, redatto da giovani che lo seminano di idee col ventilabro e che +riempiono le sue colonne di uno stile spigliato, nervoso, che non +lascia mai giù le ali sui guazzi sociali per paura di sporcare chi +legge. È interessante per ogni lettore. Vi trovate l'appendice +drammatica, l'appendice letteraria, l'articolo politico, il +trafiletto, la cronaca, gli avvenimenti internazionali e una larga +piattaforma per i servizi municipali--per le questioni operaie--per i +problemi dell'avvenire. + +L'_Osservatore Cattolico_ è stato condannato nella persona del suo +direttore per queste motivazioni: 1.° perchè ha con fine ironia +combattuta la monarchia; 2.° perchè si è unito ai repubblicani e ai +socialisti e agli anarchici per demolire le istituzioni dello Stato; +3.° perchè ha eccitato all'odio i contadini contro i signori e contro +altre classi sociali; 4.° perchè ha educato il clero alla vita +battagliera invece che alla missione di pace alla quale è destinato da +Cristo. + +--Che c'è di vero, don Davide, in tutto questo? + +--Per capire la portata della motivazione della sentenza che mi ha +relegato per tre anni in questo reclusorio, bisogna conoscere la +natura del mio giornale. L'_Osservatore Cattolico_ è anzitutto un +giornale che si dedica alla propaganda e alla difesa della chiesa +cattolica e del papa. Siccome l'Italia è aderente a questa chiesa, +così si deve ritenere necessaria la religione al bene sociale, per la +vita presente e per la vita futura, come si deve ritenere necessario +che essa sia tenuta in onore e non perda influenza. Questo è il +caposaldo del programma del mio giornale nel rapporto religioso. + +«Nel rapporto politico io, direttore dell'_Osservatore Cattolico_, +sono indifferente alla forma monarchica o repubblicana di governo. Do +la preferenza a quella forma in cui i governanti sono col mio +programma religioso, al quale subordino tutto il resto. Quindi è una +bugia dire che io combatta la monarchia, come è una brutta invenzione +quella di accusarmi di complicità coi repubblicani e socialisti e +anarchici. In un ambiente monarchico io lavoro in mezzo al popolo, +perchè il governo abbia a cessare dall'opposizione contro il papa e +contro la religione e abbia a promuovere la pace religiosa nel paese. + +«Il mio programma sociale è ampio e generoso. Io accetto tutto ciò che +nei postulati del socialismo è compatibile colle dottrine della chiesa +cattolica e mi adopero per attuarlo formando l'opinione in questo +senso. Deploro il concetto fondamentale materialista del socialismo, +deploro che non ammetta le verità cattoliche, perchè il materialismo e +la negazione delle verità cattoliche scavano un abisso tra il +cattolicismo e il socialismo. L'_Osservatore Cattolico_ combatte la +speculazione che impoverisce, combatte l'usura, invoca provvedimenti +di Stato che salvaguardino i diritti e gli interessi delle classi +inferiori e ne migliorino le condizioni. Esso però rifugge dallo Stato +collettivista. Tutto questo vogliamo ottenere con la persuasione della +propaganda pacifica, con la carità generosa, col mezzo delle autorità +e delle leggi. Credetelo, è una calunnia dire che io ecciti all'odio o +alla discordia. + +«Da questo potete argomentare del valore delle motivazioni della +sentenza del Tribunale militare. No, non sussiste la fine ironia +contro la monarchia, non sussiste la congiura con altri partiti contro +le istituzioni, non sussiste l'eccitazione di odio tra le varie classi +sociali, non sussiste l'educazione del clero in senso opposto alla +missione assegnatagli da Cristo. Non sussiste nulla di nulla. Di vero +non c'è che questo: che si è mandato in galera un innocente. + +«Volete una prova che il direttore dell'_Osservatore Cattolico_ non ha +tentato di sviare dal retto sentiero il clero italiano? Da che sono +nella casacca del galeotto, sua santità il papa mi ha mandato la +benedizione più di una volta, e una medaglia d'oro che tengo +carissima, centinaia di vescovi, da ogni parte d'Italia, scrissero a +me e a mia sorella lettere affettuosissime, sacerdoti e vescovi--come +quello di Savona--sono venuti a trovarmi e a ogni distribuzione +postale ricevo, come avete veduto, un mucchio di lettere e di +telegrammi. Se non ci fossero di mezzo i patimenti di questa vitaccia, +che sopprime il sacerdote e distrugge l'uomo, direi che il Tribunale +di guerra mi ha reso un segnalato servigio.» + +L'affezione per sua sorella è nota a tutti coloro che leggono le sue +lettere datate da Finalborgo e indirizzate alla «cara Teresa». Sono +lettere castrate e scritte nella condizione di un uomo che non può +dire quello che sente e che vuole. Ma in esse è il pathos di un'anima +addolorata. C'è la tenerezza di chi soffre della separazione e della +lontananza. E la sorella lo ricambia di pari affetto. La sua assenza è +il suo strazio. Per liberarlo, ha messo sossopra mezzo mondo. Ha +mandato una lunga epistola all'episcopato italiano--ha scritto al +presidente dei ministri e ha fatto bussare, a insaputa del fratello, +fino alle porte reali. + +In mezzo a noi, don Davide, non ha mai fatto sentire il prete. Egli +era un compagno che prendeva parte alla discussione, che si adattava +in un modo mirabile alla vita comune, e che rideva delle nostre risate +come un giovialone che non si ricorda della condanna. + + + + +__I forzati.__ + + +Il «forzato» è colui che sta scontando la sentenza che gli ha inflitto +il vecchio codice. Lo si può dire il martire del bagno penale. Nessuno +ha subito le sue torture. Egli è passato attraverso tutte le sevizie +che sono nel regolamento composto dagli «estratti dei regi bandi del +22 febbraio 1826». Un'infrazione qualunque, come quella, per esempio, +di essere reo di bestemmia o di imprecazione contro l'onore e la +riverenza dovuta alla Maestà di Dio, alla Beatissima Vergine ed a +tutti i santi, lo avrebbe mandato croatescamente sulla panca a +ricevere la punizione di parecchie «bastonate». Tutti noi, compresi i +direttori dei reclusori, possiamo smarrire qualche cosa senza +crederci, per questo, meritevoli di punizioni corporali, non è vero? +Il forzato che perdesse il semplice libretto di «massa» viene invece +disteso sulla pancaccia della bastonata! + +Istigando alla disubbidienza o all'ammutinamento o rivoltandosi contro +i «suoi custodi», il galeotto incorreva «nelle pene corporali +estensibili sino alla morte». + +Il bastonatore era sempre un grandiglione dalle braccia poderose che +faceva divenire alto il sedere con colpi che strappano dei +misericordia! + +L'abito del forzato differisce da quello del recluso. Il forzato a +vita indossa una giacca rossa, porta una callotta verde alta e +rotonda, ed ha sul cuore una striscia nera sulla quale è stampato il +numero di matricola. + +<tb> + +Il forzato a tempo ha la callotta scarlatta e la striscia di un verde +slavato. Se vedete un camerotto o un cortile di queste «facce da +galera», vi sentite correre per la schiena i brividi dello spavento. +Provate gli orrori di sapervi dinanzi ai sanguinarii che hanno fatto a +pezzi le donne, squarciata la gola agli uomini e spaccato il cranio ai +bimbi. Il loro abbigliamento e il loro viso galeottizzato triplicano +la ripugnanza che vi ispirano. + +Non appena il forzato entrava nello stabilimento di pena, gli +completava la _toilette_ il fabbro, un altro collega che gli ribadiva +al malleolo l'anellone di ferro massiccio della catena. Il catenone a +diciotto maglie era così lungo e così pesante che nessun forzato, per +quanto forte, sapeva stare in piedi più di un'ora. + +Uno di questi sventurati di Finalborgo mi descriveva tutta quella +massa di ferro, che il codice gli imponeva di trascinarsi dietro fino +a sentenza finita, con queste parole: + +«La maniglia--come chiama lui l'anellone--era assai diversa da quella +che mi vedete ora. Era un grosso cerchio che mi dava un grande +fastidio. Di giorno mi lacerava le mani a ogni movimento e di notte, +con la parte mal ribadita, mi scorticava l'altro piede tutte le volte +che mi voltavo addormentato. Mi alzavo con la gamba stracca e +indolenzita. + +«Il catenone mi tribolava dalla mattina alla sera. Non sapevo dove +metterlo. Se me lo tiravo sui fianchi, non sapevo reggerlo più di +dieci o quindici minuti. Erano minuti di spasimi. Se me lo tenevo +sospeso con le mani, dovevo abbandonarlo non appena mi dolevano le +braccia. E se me lo ammucchiavo sulla spalla o sul braccio sinistro, +sentivo subito il bisogno di levarmelo. + +«Erano dei quintali che mi indemoniavano. Non era che in terra, seduto +sulla pietra, incatenato al grande anello di ferro confitto nel rialzo +del granito della cella, che potevo trovare un po' di quiete. Con la +maggior parte del peso sul suolo, si poteva tirare il fiato. Ma tutti +noi, di questi ambienti, sappiamo che il moto delle gambe è questione +di vita. Guai al condannato che poltrisca nella disperazione! La sua +sentenza si estingue presto. Egli si avvia col treno lampo al +sepolcro.» + +--E adesso, quest'altra di quasi due chili di ferro, che vi penzola +dalla gamba, vi rompe le scatole? + +--Una catena alla gamba, coll'anello massiccio che non si può rompere +che colla morte o nel giorno in cui avete finito di espiare la pena, è +un tormento senza nome. Quante volte questa catena mi ha fatto pensare +al suicidio! + +<tb> + +Il galeotto di questo straziante periodo, che si chiuse, credo, nel +90, veniva accoppiato con un altro. + +Il compagno di «branca», vale a dire di catena, rimaneva indivisibile +per degli anni e degli anni. Attaccati allo stesso anellone del +macigno, dovevano dividersi, con la noia penosa dell'unione +coercitiva, il peso della catena e seguirsi ogniqualvolta uno si +moveva. + +Se, per esempio, il 387 si alzava, il 130 non poteva rimanere seduto. +Se uno degli infelici aveva dei bisogni urgenti, l'altro si doveva +accosciare rasente il mastello puzzolente e aspettare che facesse i +comodi suoi. I passi di ciascuno dovevano essere studiati, e il +desiderio del 387 doveva essere il desiderio del 130. Immaginatevi, mi +diceva uno di questi forzati, di trovarvi appaiato con un tale che +avesse la diarrea, come è toccato a me per tre mesi! O supponete, voi +che siete educato, che non avete perduto tutto e che aspirate alla +riabilitazione, di essere inchiodato allo stesso anello con un uomo +volgare, magari brutale, magari capace di fracassarvi lo stomaco con +un pugno per una parola mansueta che gli è andata nell'orecchio come +una scudisciata! + +--Ho letto una volta un libraccio che raccontava gli orrori degli +inquisitori spagnoli. Certamente, leggendo, mi si accapponava la +pelle. Ma non credevo che il Gutzman sia riuscito più feroce +dell'inventore della «branca». Essa non vi fa scricchiolare le ossa +contorcendovi, ma a lungo andare vi deturpa e vi masturba la vita +assai più degli ordigni di tortura. Appaiato per degli anni con un +grassatore o un brigante o un omicida! Pensateci un minuto e vi +troverete col capogiro! + +<tb> + +In generale il forzato, come lo abbiamo conosciuto noi, è buono. Nella +zona della espiazione diventa un fratello che si intenerisce dei +vostri dolori e vi rincuora alla speranza. A Finalborgo c'è stato un +tempo in cui adempiva alla funzione pietosa d'infermiere Alfonso +Carbone, un capo brigante che aveva della iena e che mutilava le sue +vittime attorcigliandosi le loro budella intorno la mano. In +infermeria, lo si poteva dire una suora di carità. Si alzava a tutte +le ore, accorreva al letto di chiunque lo chiamasse e faceva di tutto +per alleviare le sofferenze. Un compagno, che aveva passato dieci e +più anni al «Castellaccio», mi raccontava della bontà di Cipriano La +Gala. Egli, Cipriano La Gala, era là a scontare la prima condanna di +dieci anni di isolamento. Fu un modello di condotta. Così +irreprensibile che il direttore, signor Brunellesco, dopo sette anni, +lo fece scatenare e mettere in compagnia di altri quindici galeotti. +In sette anni il La Gala non aveva mai detto una parola alla guardia, +che non fosse di ringraziamento. Nella vita in comune, egli era un +agnello che si prosternava alla volontà del primo o dell'ultimo +galeotto. Durante la sua residenza, non ebbe mai un rapporto, mai un +accento che rivelasse l'eroe di tanti delitti. + +In galera, ho conosciuto gente che sente la fratellanza come non la si +sente all'aria libera. Ho conosciuto forzati che si sono levati il +pane di bocca per darlo a chi aveva più fame di loro. So di un tale +che si è tolto il panciotto, che si era pagato coi suoi denari--perchè +il panciotto è una concessione del direttore o del medico--per +regalarlo a un poveraccio senza fondo di massa, oppresso dalla tosse a +scatti che non perdona. + +La solidarietà per il diritto comune è nel grido di _fuori! fuori!_ di +tutte le camerate, quando i forzati si credono curvati dall'arbitrio e +vittimizzati dagli abusi. Spieghiamoci. Supponete che una guardia sia +tanto cattiva da farvi punire per dei nonnulla o che il pane non sia +che della mota malcotta e indigeribile. In galera non è ammessa la +protesta, nè collettiva, nè individuale. Se voi dite: rifiuto questa +gamella di minestra perchè è immangiabile, siete sicuro che vi si +ordina di portare il vostro materiale lettereccio in magazzino e di +andare diffilati ai banchi di rigore. Se vi fate registrare per +un'«udienza col signor direttore», vi capita, novantanove volte su +cento, che il direttore vi dice che siete un insolente e che fuori, +prima di andare in galera, non mangiavate tanto bene e che per questa +volta vi manda a mangiar meglio nel cubicolo, per una quindicina di +giorni, con l'aggiunta della camicia di forza se osate lamentarvi. + +Sovente alcuni forzati, si sottomettono alle punizioni individuali per +richiamare l'attenzione del direttore su questo o quel sopruso. Ma +quando il sopruso continua con maggiore accanimento e quando il +direttore si ostina a «ignorarlo», allora i forzati perdono la +pazienza e ricorrono alla violenza del _fuori! fuori!_. + + + + +__Un fuori! fuori!__ + + +Uno di questi ammutinamenti è avvenuto poche settimane sono nella casa +di pena di Padova. L'ultimo di Finalborgo è sotto la data del 3 +gennaio 1896. Il direttore Codebò aveva assunta la direzione del +reclusorio nell'ottobre del 1895. Egli vi era andato preceduto dalla +fama di direttore «severissimo», d'un direttore, per esprimermi con la +frase di un forzato, che terrorizzava con una disciplina di ferro. + +Direttore di un reclusorio, egli voleva che imperasse il silenzio +assoluto. Il guaio era che gli inquilini di questo bagno penale--come +lo si chiamava mava prima--erano misti: cioè erano reclusi e forzati. + +I primi, col nuovo codice, devono scontare la condanna senza parlare; +i secondi, col codice vecchio, possono conversare sottovoce tra loro. + +Il reclusorio poi deve essere a celle. E nel reclusorio di Finalborgo +non ci sono che cubicoli, banchi di rigore e celle di punizione in +Torretta. Nei lavorerii in comune avveniva, per esempio, che i reclusi +dovevano tacere e i forzati potevano scambiarsi delle parole +sottovoce. + +Il direttore, per impedire che si mancasse di rispetto al regolamento, +fece affiggere un ordine del giorno il quale ingiungeva di farla +finita col chiasso. Forzati e reclusi lo stracciarono. Il direttore +incominciò allora con le punizioni e i reclusi e i forzati si misero a +gridare e a urlare che gli avrebbero fatto un _fuori! fuori!_ + +La sera prima, i più eccitati si erano scambiati degli abbracci e +salutati con dei baci, dicendosi l'un l'altro: chi sa quando ci +rivedremo! + +Il giorno dopo si trovarono--come dicevano loro--decimati. In ogni +camerata ne mancavano venticinque. Dove erano andati? Erano stati +mandati via o erano in punizione? + +La questione del malcontento generale non era mica limitata al +«silenzio». I reclusi si lamentavano anche per altre cose. Essi +dicevano, per esempio, che era antiumano e contrario all'igiene +affollare i tavolati delle camerate di ottanta pagliericci. «Dormivano +l'uno addosso all'altro come bestie.» Uno--mi si raccontava--che +avesse avuto bisogno di sputare di notte, doveva mettersi sul sedere e +sbattere l'espettorazione al di là dei piedi. + +La direzione persisteva nel mantenere due soli--dico due soli--catini +di zinco, d'un litro e mezzo o due d'acqua ciascuno, per ogni +camerata. Alla mattina era una lotta. Tutti volevano lavarsi nel +recipiente, e invece dovevano contentarsi di una manata d'acqua che +raccoglievano nel cavo delle mani. Questo modo di lavarsi produceva un +altro inconveniente: lasciava le pietre della camerata sempre umide. E +anche la popolazione delle case di pena ha una paura maledetta dei +reumatismi. + +Nel subbuglio entrava anche la biancheria. Si cambiavano loro le +lenzuola ogni quaranta giorni e le camicie lacere e acciabattate a +intervalli di quindici giorni. + +Il _fuori! fuori!_ era sempre in discussione. I più vecchi ricordavano +ai più giovani che tale grido voleva dire una rivolta: e una rivolta +di forzati e reclusi poteva avere delle conseguenze terribilissime. + +Mentre si svolgeva nelle camerate il concetto di limitarsi a una +protesta individuale, si sentirono dei gemiti e delle voci strazianti +che uscivano dai banchi di rigore. + +Il _fuori! fuori!_ fu un fatto compiuto. + +Tutte le camerate furono in piedi. In ciascuna nacque un pandemonio +indescrivibile. Le «asse dei pancacci»--mi diceva uno di +loro--incominciarono a volare da una parte e dall'altra. Si urlava, si +sgolavano ingiurie e si imprecava contro la giustizia. I reclusi +aggiunsero al casaldiavolo il rifiuto della minestra. Nessuno di loro +aveva voluto sporgere la gamella. + +--Datela ai maiali! datela! + +Un quarto d'ora dopo, lo stabilimento era invaso dalla truppa, dai +carabinieri e dall'autorità locale. + +Il direttore, seguito dai soldati, si presentò all'uscio del banco di +rigore per sedare il tumulto. + +I puniti gli risposero scaraventando al buco della spia una fiaschetta +d'acqua. Gli spruzzarono la faccia e lo scalfirono in qualche parte. + +Passò al cancello delle due camerate dei reclusi. Lo ricevettero con +degli urli e dei gesti minacciosi. Lo accusarono di essere «causa di +tutto il male» e lo coprirono di villanie. + +L'eccitamento divenne così intenso che i capitani dei carabinieri e +della fanteria dovettero pregarlo di ritirarsi. + +Gli ufficiali, con delle buone parole, cercavano di calmarli. +Promettevano loro tutto, compresa la giustizia. Ma, mentre riducevano +una camerata alla ragione, le altre davano fuori e strepitavano +dicendo che era meglio morire subito che continuare una «vita infame +come questa». Dappertutto si schiamazzava e si levavano in aria i +pugni come da gente determinata a tutto. + +Qua e là si sentivano voci che domandavano un'inchiesta. + +--Vogliamo la Commissione! Venga una Commissione da Roma! + +A mezzogiorno erano nel reclusorio il prefetto d'Albenga e il sindaco +di Finalborgo. + +Il prefetto parlava loro con grazia. Incominciava i suoi piccoli +discorsi così: Poveri sventurati! Ma li terminava dicendo loro che +aveva pieni poteri civili e militari. + +--Se non farete silenzio, mi varrò di questi diritti. + +Fu come una dichiarazione di guerra. + +Gli occhi dei forzati erano illuminati dalla vendetta. + +Il capitano ordinò il _pronti_ e i _fucili_ si curvarono verso la +regione del petto dei rivoltosi. + +Non ci volle altro. Nacque tra i forzati la gara di voler morir prima. +Ciascuno si cavava la giacca, si sbottonava la camicia e si presentava +ai fucili, gridando: + +--Fuoco! fuoco! + +Il primo di tutti fu Vitale--un forzato siciliano. Sbattuta in terra +la giacca, diede un addio commovente ai compagni, ne baciò qualcuno +stringendoselo al seno, e con un addio generale, un «addio a tutti», +si mise innanzi ai soldati: + +--Voglio essere il primo! Tirate! tirate! Fate fuoco! fate fuoco! + +Coloro che hanno assistito a questa scena mi hanno assicurato che +nessuno aveva mai veduta tanta gente offrire entusiasticamente la vita +grama della galera alle palle militari. + +--Avremo finito di tribolare! Fate fuoco! fate fuoco! + +Ufficiali e soldati rimasero paralizzati. Sarebbe parso loro una +vigliaccheria di tirare sulla moltitudine che voleva morire. + +Il capitano, invece del fuoco, ordinò il pied'armi e si ricominciarono +i discorsi. + +Ci si disse che «eravamo tutti figli d'Italia, figli di una grande e +bella nazione e che anche noi un giorno saremmo stati degni di farne +parte». + +Le parole affettuose passarono sui loro dolori come un balsamo. L'odio +lasciava posto al moto del cuore. + +Le mani dei galeotti irruppero negli applausi e le loro bocche +incominciarono a gridare: Viva l'Italia! Viva l'Italia! + +Ai reclusi venne fatto lo stesso discorso e anche nelle loro camerate +risonarono i battimani e il: Viva l'Italia! + +I soldati rimasero nel reclusorio tre giorni e i caporioni passarono +sotto consiglio e andarono ai banchi di rigore per qualche mese. Dopo +vennero quasi tutti traslocati in case di pena, ove la reclusione si +svolge in tutto il rigore. + +Il risultato è chiaro: il _fuori! fuori!_ fa delle vittime e lascia +gli altri in una condizione peggiore di prima. + +In galera non si protesta: si muore. + + + + +__L'influenza dei sanguinarii.__ + +Il Frezza e i «mozzi» nostri amici. + + +In galera, anche se siete superbiosi o illustri, diventate così +piccini che, in meno di due mesi, non ricordate più se eravate +qualcuno. L'ambiente e i compagni vi sfasciano e vi disperdono il +passato e vi mettono sur una base d'eguaglianza sulla quale i +livellatori del tempo cromwelliano non troverebbero da ridire. + +Tra voi e gli assassini della Carcano di via Torino non può essere che +questa differenza: che se non siete sanguinarii come lo Zanzottera e +il Coturno, non dominate la camerata e non suscitate l'ammirazione dei +vostri colleghi di catena che idolatrano il coraggio infuturato nelle +pagine dei delitti celebri. + +I sanguinarii, raccontando i romanzi della loro vita, crescono di fama +ogni giorno, diventano temuti e assumono, sovente, il posto di «capo +di società»--il posto più eminente al quale possa aspirare chi indossa +la casacca del forzato. Perchè il «capo di società» è l'arbitro o il +despota dei «paesani» o dei «patriotti». + +È lui che scioglie le contese e che ordina il boycottaggio di questo o +quel galeotto sospetto di delazione o di essere il confidente di +qualche agente di custodia. Quando il «capo di società» sussurra +all'orecchio degli altri il nome del «traditore», lo sciagurato si +trova in una condizione peggiore del landlord crudele in Irlanda. Egli +non solo subisce l'isolamento del coleroso, ma è respinto da tutte le +camerate. + +Le autorità del penitenziario sono obbligate a curvare la fronte +dinanzi a questa sentenza invisibile che infligge al malnato una +specie di ostracismo sociale. E quando non vogliono sottomettersi alla +legge galeottesca, avviene sempre qualche inaffiata di sangue. Mi +spiego con una di queste tragedie che si è svolta nel bagno di +Castellaccio nel 1880. Due galeotti--un abruzzese e uno di Terra di +Lavoro--vennero assunti come «mozzi», cioè come persone di servizio. +Una spia tra i «mozzi» diventa, in un bagno, una vera disgrazia in +famiglia, mi diceva uno dei miei amici forzati, ora in un altro bagno. +Nessuno si arrischia più a mandare un addio a un «paesano» nella +camerata in faccia. + +L'odio per la spia è il sentimento che signoreggia tutti gli altri. In +ogni galera e in ogni carcere giudiziario voi trovate sulle pareti, +sui cancelli, lungo i corridoi e per i muri dei raggi di passeggio un +solo pensiero che nessun direttore è mai riescito a far cancellare, +questo:--Morte ai _boia_! I _boia_, cioè le spie, cioè i Petito, non +hanno quartiere. Sono considerati dei rognosi e presi a pugni e spesso +a coltellate. Dove è uno di loro, l'ergastolano o il recluso o il +detenuto non è più tranquillo. La sua vita rimane un tormento +spasmodico fino alla sua scomparsa. Chi l'uccide diventa un eroe ed ha +l'applauso generale, perfino, spesso, dei secondini che disprezzano le +spie. + +Francescone, della provincia di Caserta e Topino, di non so più dove, +vennero incaricati di «accomodare la faccenda.» E costoro, senza giri +fraseologici, proposero ai due «sospetti» il dilemma: o di smettere di +fare il «mozzo»--occupazione che dava loro modo di fare la spia--o di +prepararsi a morire. + +I due mozzi che si credevano protetti dal personale del bagno, non +vollero credere alla sentenza e tirarono innanzi a fare il loro +mestiere. La cosa non andò per le lunghe. I due sanguinarii, con un +pezzo di cerchio di mastello, si erano preparati due ferri +affilatissimi. Il giorno in cui, nel cortile di passeggio, capitarono +loro tra i piedi, non esitarono un attimo. Piombarono sulle «spie» a +guisa di due «leoni». Una di esse cadde in terra come un sacco di +cenci. Era morta. L'altra, ferita mortalmente, si contorceva e +boccheggiava nel proprio sangue. + +Il Francescone credo che sia ancora nel bagno Dalghera di Finalborgo, +col numero di matricola 2031. + +L'influenza del sangue, tra i criminali, la trovate pure nei «delitti +di camerata». I delitti di camerata si limitano a tre: amori +turpi--scoppi di odio personale--e vendette covate a lungo. + +I primi possono infiammare o eccitare i galeotti fino +all'omicidio--l'odio personale può erompere con una morsicata che +mangi via il naso o strappi fuori un orecchio o lasci un guazzo +sanguinoso nel collo--e la vendetta--specialmente tra i delinquenti +del Mezzogiorno, quali erano quelli di Finalborgo--si compie quasi +sempre con lo «sfiguramento». Vale a dire facendovi uno sberleffo che +vi renda orribili tutta la vita, come la celebre fioraia milanese +scomparsa dalla scena col viso illustrato dal rasoio di un malnato. + +Nel bagno di Castellaccio, per esempio--diceva il mio informatore che +aveva passata la gioventù in parecchi bagni--le «tagliatine di faccia» +erano avvenimenti quotidiani. + +Mi pregava però di credere che coloro che si «abbandonavano a questi +brutti scherzi» erano tutti «avanzi di galera». + +--E voi credete che queste esplosioni di collera malvagia elevino gli +autori di qualche gradino sugli altri? + +--Senza dubbio. Sarà qualche volta anche per paura. Ma è certo che +questi misfatti, se non hanno, s'intende, la disapprovazione della +maggioranza e dei cosidetti capi di società, costituiscono, più che un +merito, una prodezza che dà dell'influenza in mezzo ai compagni. + +«Ve ne posso dare la prova, rimanendo qui dove siamo. Voi sapete che +in questo reclusorio, due anni sono, la moltitudine dei condannati era +composta di napoletani e di siciliani. Per una ragione o per l'altra +erano nati, tra loro, odii implacabili. Una popolazione aveva giurato +di estinguere l'altra. Mancavano loro le armi. Ma c'era un fabbro. E +questo fabbro calabrese, che li armò tutti di uno spuntone micidiale, +entrò nella testa dei galeotti come un dio. Non c'era più che lui. Lo +si venerava e coloro che potevano gli baciavano la mano con la quale +aveva fabbricato gli strumenti da sventrarsi l'un l'altro. + +--Avvenne poi lo scontro? + +--Sono stati armati sette mesi, aspettando tutti i giorni un'occhiata, +o un gesto, o una parola per rovesciarsi, napoletani contro siciliani. +Ma i capi di società che avevano dato ordine di guardarsi bene dal +provocare qualcuno della parte nemica, evitarono il disastro di un +conflitto inaudito rimandandolo di settimana in settimana. Io ne +rabbrividisco ancora. + +«Il Natale del 96 dissipò ogni malinteso. I capi si rappattumarono, e +i siciliani e i napoletani si abbracciarono per organizzare il fuori! +fuori! + +--So che c'è qui anche il Frezza, l'assassino di Raffaele Sonzogno, il +direttore della _Capitale_ di Roma. + +--C'era. È partito, qualche giorno prima del vostro arrivo, per il +bagno, credo, di Civitavecchia. + +--Che tipo era? + +--Un tipo ignorante. In ventisei o ventisette anni di galera, è +rimasto l'imbecille del processo. La sua mania era di credersi un +personaggio politico--un uomo che aveva «fatto il colpo» per ordine di +Garibaldi. + +«Mentre tutti noi, che disprezziamo il sicario, gli dicevamo che non +era che un vile accoltellatore che ammazza per una somma qualunque. +Qualche volta si sentiva umiliato e qualche volta scattava con una +caterva di improperii! + +--Diceva mai nulla di Luciani? + +--Ch'era contento di sapere che portava la catena come lui. Quando era +abbattuto e si sentiva stufo di questa vita che non gli dava mai un +barlume di speranza, lo chiamava la sua «disgrazia». Senza l'amico del +Paino dell'Olmo, egli diceva che non sarebbe mai andato all'ergastolo. + + + + +__Callegari Sante.__ + + +Il Callegari Sante, uno studente di scultura, di diciassette anni, che +fece parte del cosidetto «processo dei giornalisti», si è trovato nel +vagone cellulare che lo conduceva a scontare i suoi diciotto mesi di +casa di correzione, con il Frezza. «La nostra prima tappa, mi disse +questo minorenne, doveva essere Bologna. I miei compagni di viaggio +erano quasi tutti condannati per reati comuni. Nelle celle del vagone +mi parevano tante bestie. Parecchi di loro erano usciti dal reclusorio +di Finalborgo ed erano sulla strada dei penitenziarii sparsi per +l'Italia meridionale. Vicino alla mia cella era un certo Frezza, del +quale non avevo mai sentito il nome--nome che ignorerei forse ancora, +s'egli non mi si fosse rivelato per l'uccisore del povero Sonzogno. +Quantunque separato, sentivo un bisogno prepotente di scappare lontano +da questo ributtante assassino. Ma ero legato come un salame e nessuno +dei carabinieri mi avrebbe cambiato cella. Durante il viaggio non fece +che parlare. Quanto più si andava innanzi, tanto più mi diventava +interessante. + +--Non credi ch'egli abbia voluto personeggiare il Frezza? Perchè avevo +sentito dire o letto in qualche giornale che era morto. + +--Può darsi anche questo, ma non credo. Per quale ragione mi avrebbe +infinocchiato, se io non lo conoscevo e se fra qualche ora ci saremmo +separati per non vederci più mai? + +--Continua. + +--A suo modo mi svolse il dramma, persistendo a ribadire il chiodo che +il suo delitto era politico. + +«Prima di arrivare a Pesaro, ove dovevamo fare tappa, perchè +viaggiavamo tutti per «corrispondenza», il Frezza mi si era palesato +per un individuo d'animo piuttosto mite. Le dirò un fatto il quale +prova che è in lui un fondaccio morale. Dall'altra parte della sua +cella era una ragazza condannata per i tumulti nei dintorni di +Bologna. Io non potevo vederla. Era ciarliera e un po' licenziosa. +Diceva parole poco convenienti alla età sua. Il Frezza le fece una +predica. Pareva un padre che desse una lavata di capo alla propria +figlia! + +«Tra il vagone cellulare e la carcere di sosta, mi trovai accoppiato +con questo sciagurato. È piuttosto alto che basso, è snello ed ha un +non so che sulla grinta che pare della malizia diffusa sulla faccia di +tutti i galeotti. + +«Mi raccontava che aveva lasciato il bagno penale di Finalborgo e che +la sua nuova destinazione era Barletta. + +«--Questo, mi disse, è il mio dodicesimo trasloco in trent'anni di +bagno! + +«Lungo il viaggio mi offerse continuamente del suo pane e del suo +salame. + +--Quanto tempo impiegasti da Milano a Urbino? + +--Sette giorni per un viaggio di dodici ore! A Urbino entrai nella R. +Casa di correzione--un grande edificio che pare un palazzo, situato +nella parte più alta della città--e, tutto sommato, non mi trovai +male. Ero il numero 362. Quando me lo cucirono al camiciotto mi parve +di sentire l'ago entrare nel mio cuore. Che impressione diventare un +numero! Questo stabilimento--come lo chiamano la direzione e gli +inquilini--ha parecchie officine, quattro dormitorii, in ciascuno dei +quali dormono trentaquattro corrigendi, e due vasti cortili per il +passeggio. Ci mandavano a dormire alle sette e ci facevano alzare alle +sette. Era la cosa più noiosa della casa di correzione. Dodici ore di +letto duro come il macigno, quando si è giovani, sono troppe. Prima +della campana io stavo là supino, ad occhi aperti, colle gambe +impazienti di sdrucciolare dal letto. + +--Non vi si facevan fare gli esercizi militari? + +--Sì, tre volte la settimana. + +«I miei compagni erano tutti minorenni e tutt'altro che simpatici. + +«Mi consideravano, per le mie idee, un ladro. Dicevano che volevo la +roba degli altri. Erano sboccaccioni che mi facevano schifo. Sono +esseri degradati, depravati, rotti a tutti i vizi. Mi accapigliai con +uno di loro che mi insultava e andai in cella di rigore, dove mi si +indossò la camicia di forza per alcune ore. Al mio avversario la +lasciarono per alcuni giorni. + +«Del direttore posso dire tutto il bene. Egli mi procurò i mezzi di +stare in esercizio, facendomi lavorare come scultore in legno. Riuscii +a fare il busto di Raffaello ed altri lavori lodati dal «capo +officina» e dallo stesso direttore. Il capo officina, prima che me ne +andassi, volle baciarmi. Tenendomi tra le sue braccia continuava a +dirmi di non dimenticarlo e di dire a mia madre che nella casa dei +corrigendi avevo trovato «una brava persona, onesta e degna del mio +affetto!» + +«Il nostro vitto era come quello, probabilmente, delle altre carceri. +Una pagnotta nera e una minestra che aveva tutti i sapori, all'infuori +di quello della nostra minestra. Il Natale lo passammo maledettamente +male. Ci aggiunsero al solito vitto un boccone di carne che non +m'invogliava ad averne dell'altra, e un quarto di litro di vino che mi +bruciava la gola.» + + + + +__Studio galeottesco.__ + + +L'uguaglianza di trattamento non impediva ai forzati di avere una +grande simpatia per gli inquilini della quinta camerata e di +manifestarla tutte le volte che capitava loro l'occasione. Alla +mattina e alla sera, per esempio, venti o trenta forzati addetti ai +lavori del reclusorio passeggiavano nel cortile sotto le nostre +finestre. Il tintinnìo delle loro catene ci chiamava al davanzale, +cogli occhi tra il cassone e la ferriata. E loro, passeggiando, con +dei cenni rapidi, con degli inchini che nessuno, all'infuori di noi, +poteva avvertire, con dei palpeggiamenti di berretta che parevan +grattamenti di capo, con dei rovesci d'occhi che mi andavano al cuore, +o dei movimenti di labbra che sfuggivano alla sorveglianza, ci +salutavano, ci davano il buon giorno e la buona sera, ci infondevano +coraggio e ci traducevano la loro impotenza a fare qualche cosa per +noi. + +La loro passeggiata era per me uno studio. Notavo il loro modo di +andare in su e in giù e chiamavo Romussi e don Davide Albertario a +constatare che il loro passo rivelava il galeotto. Dimostravo loro +come un Jean Valjean avrebbe potuto essere scoperto dal segugio di +polizia anche vent'anni dopo, vestito con eleganza, in una sala +immensa affollata di signori che la percorressero conversando. + +Si vedeva che il piede, il quale aveva l'anellone della catena appesa +al fianco o attorcigliata intorno la caviglia, indugiava uno zinzino +più dell'altro a muoversi, e sfiorava assai più il suolo del sinistro, +come se l'uno dei due fosse carico di piombo. Aggiungevo un'altra +osservazione sui passi. Nei passi è l'uomo che è stato in branca, cioè +incatenato con un altro per degli anni e costretto a esercitare le +gambe in uno spazio di pochi metri. Contraggono un'abitudine +indimenticabile. Adesso che sono disgiunti e che è a loro disposizione +un terreno venti volte più lungo e più largo della cella, consumano +l'ora di passeggio come prima, gomito contro gomito, con un movimento +di tre o quattro passi avanti e indietro, voltandosi come quando erano +appaiati, cioè senza urtarsi e senza spostarsi. + +I tipi di forzati, che abbiamo conosciuto più da vicino e che possiamo +presentare al pubblico come nostri amici, erano i «mozzi» o coloro che +adempivano alle funzioni domestiche. Il 129 era il latrinaio--un +galeotto che riassumeva il suo delitto come un grande artista. Si +passava la mano sulla fronte e lo paragonava a «un temporale», a «una +notte buia», a «una tempesta». Fu l'uragano dei sensi che gli fece +recidere la gola alla padrona ch'egli serviva come cocchiere a +Ferrara. Egli la voleva o viva o morta. E se la baciò durante il +«temporale» tepida ancora di vita, con gli occhi spalancati che pareva +una strega. Egli è ormai tranquillo e non pensa più, come gli altri, a +rientrare nel mondo dal quale venne scacciato. Per lui, «stare qui o +altrove, è lo stesso. In qualche luogo, mi diceva, bisogna stare». + +Veduto da vicino, con gli occhi nelle buche della sua faccia massiccia +e larga, si prova la repulsione di chi si sente a tu per tu con un +sanguinario. Dalle sue linee facciali sbuca il violento, ghiotto +dell'altro sesso. Ha delle occhiate diaboliche, lambite dalle +rughettine che infittiscono e si gonfiano quando spalanca la bocca per +la risata che pare uno scroscio. Le sue mandibole voluminose +completano l'orrore con la zucca enorme, calva alla superficie, +leggermente schiacciata alle pareti. + +Intorno alle sue labbra carnose, è diffuso il cinismo che si prolunga +fino alla radice del naso, dove incomincia una fronte spaziosa, +fuggente, giallognola, la quale si increspa ogni volta che parla. Ha +le gambe arcuate e ha sempre fame. Tutte le volte che veniva nella +nostra camerata gli davamo parecchie pagnotte. + +Veduto da lontano, immobile, nel sole, con le mani sulle reni e le +pupille velate o addormentate nel fondo cristallino, ha l'aria di un +uomo impagliato. + +Un altro tipo curioso sotto parecchi aspetti, era l'infermiere che +veniva nella nostra camerata nei pomeriggi della caldura a inaffiarla +di acido antisettico per tentare di salvarci dalle mosche inique e +dalle cimici implacabili. È un forzato di cuore, che si trova in +galera per avere creduto nella fedeltà della sua donna. È piccolo, +tozzo, giallastro, con una fronte bassa, rugosa e senza fughe, con +delle pupille che stanno spegnendosi nelle occhiaie fonde, con un naso +camuso, delle guance che incominciano a piegarsi e a incresparsi come +cortine vecchie e una bocca che spalanca una voragine di fuoco pallido +e lascia vedere le gengive quasi sguernite. + +Non ci fu ammalato che non mi abbia parlato con entusiasmo di questa +perla di condannato che nessun direttore o capo guardia è mai riuscito +a punire in ventisette anni di carriera dolorosa. Me lo si +raccomandava dicendomi che in infermeria, senza di lui, si poteva +morire. + +Egli è una suora di carità, un fratello che va dovunque si soffre. +Accorre al letto degli infermi con sollecitudine materna, si alza di +notte se qualcuno si sente male, e, con quel poco che il medico mette +a sua disposizione, cerca di lenire i dolori altrui. Avete la schiena +tormentata dai reumatismi? È la sua mano che viene a battervela, a +spalmarvela di una goccia d'olio come un allievo del professor +Panzeri, o a pennelleggiarvela magari con della tintura di iodio, se +ne ha nell'armadio e se il medico lo ha ordinato. Avete un dente che +vi strazia? Eccolo pronto con la tenaglia. Non è un cavadenti di +professione, ma ha la praticaccia del frate che sdenta il pubblico +senza passare gli esami. + +Per provare la bontà del 193, non ho da citare che tre testimoni che +non lo dimenticheranno facilmente. Gaspare Giucchetto, minorenne, +Giovanni Vedani, di 32 anni, e Angelo Vanoni di Luino, come il Vedani, +e padre di tanti figli. + +Il primo aveva ricevuto una palla al petto con lesione, pare, al +polmone; il secondo era stato colpito allo stinco, e il terzo aveva lo +stomaco perforato da due proiettili--uno dei quali gli è rimasto nel +corpo. Io li ho veduti in infermeria, subito dopo il loro arrivo. + +Erano giunti a Finalborgo in una condizione da commuovere le pietre. +Straziati dai dolori, con le ferite ancora aperte e col Vedani che non +poteva e non può, credo, neppure oggi,¹ stare in piedi, perchè la +ferita continua a produrre materia purulenta. In una infermeria, dove +non ci sono che dei letti, una cassetta di polverine, un vasetto di +tintura di iodio e della liquirizia per i catarri stomacali e le tossi +che non lasciano dormire, anche un infermiere come il 193 non può fare +molto. Ma li curava da cristiano, lavando, fasciando loro le ferite, +aiutandoli a mangiare, curvandosi a ogni minuto per spostare la gamba +al Vedani, la testa al Giucchetto e le spalle al Vanoni, il quale +Vanoni era diventato tetro, perseguitato dal pensiero che il suo +polmone fosse stato toccato dal proiettile. Mi diceva che «si sentiva +il polmone in sussulto». + + ¹ Questo capitolo fu scritto prima del secondo indulto. + +Il Gaspare Giucchetto portava il numero di matricola 2749; il Giovanni +Vedani il 2731, e l'Angelo Vanoni il 2747. + +Don Davide Albertario non è stato in infermeria che quattro o cinque +giorni a trangugiare due o tre drastici per liberarsi da una tenia che +noi chiamavamo, per ridere, un «serpente boa». + +Il direttore dell'_Osservatore Cattolico_ ritornò nella quinta +camerata pieno di entusiasmo per il 193 che lo aveva curato come una +madre. Gli stava alle calcagna quando era in piedi, gli andava intorno +quando era nell'altra stanza a scrivere e sedeva di notte, per delle +ore, vicino al suo letto, a vegliare i suoi movimenti. + +Il 193 è vecchio, e nelle mani della giustizia dal 25 luglio 1873 e la +sua condotta è sempre stata irreprensibile. Se io fossi nel ministro +di grazia e giustizia direi: basta! E lo lascerei andare al suo paese +di Ariano di Puglia, a morire in santa pace, sotto gli occhi di sua +sorella, che gli vuol bene, tanto bene. + +Il nostro barbiere era un altro omicida, condannato a trent'anni. Nel +reclusorio sembrava mite, gentile, afflitto soltanto di trovarsi in +mezzo a tanta zavorra umana. Era pallido, emaciato, colle sfumature, +intorno gli occhi, degli individui che portano nei polmoni i bacilli +della morte. I suoi colpettini di tosse mi davano la sensazione penosa +di essere accanto a un moribondo. La sua faccia era repulsiva per la +carne scrofolosa gualcita dal coltello anatomico, per le contrazioni +che gli avevano lasciato il segno sulle guance scarne e sulle palpebre +rosse e senza peli. + +Ci considerava uomini superiori e ci radeva con una delicatezza +femminile, raccontandoci sovente il suo amore sventurato. + +A diciannove anni si era ammogliato con una giovane che ne aveva +diciotto. Dopo la cerimonia nuziale la sposa gli raccontò che un +altro--un «civile»--l'aveva delibata a tredici. Fu una notte +burrascosa quella della sua confessione. La poveretta gli buttava le +braccia al collo piangendo dirottamente e gli domandava perdono. La +colpa non era stata sua. A tredici anni non si ha la testa e una +ragazza si lascia saccheggiare della verginità come un viandante dai +malandrini. Lui la consolò con una sfuriata di baci, impromettendosi +di obbligare il «civile» a farle la dote. Chi rompe paga, era la sua +morale. All'indomani andò a trovare il «ganzo» e a dirgli come stavano +le cose. Il «civile» promise di pagare. Ma i denari non venivano mai. +Allora ritornò a ripicchiare allo stesso uscio e a esigere la +promessa. Il «civile» gli rise in faccia. + +--Adesso che l'hai, tientila! + +Gli «calò una benda sugli occhi» e lo uccise come un dissoluto +malvagio. + +--Il mio dolore massimo è di essere stato creduto capace di +premeditare il delitto. + +«Ero andato da lui per riscuotere, non per ammazzarlo. Il mio fu un +impeto di passione. Lo dissi al presidente del mio processo. + +Ora ne era pentito. Non potendo andare dalla famiglia, come fra +Cristoforo, a domandarle perdono, le mandò una lettera bagnata delle +sue lagrime. + +--La famiglia mi ha perdonato, il parroco del mio paese lo ha fatto +sapere a tutti dal pulpito, ma il governo tace ancora. Ah, è duro il +governo coi poveri condannati! Una volta che siamo pentiti dovrebbe +permetterci di riabilitarci. Invece ci lascia morire in galera o ci +manda fuori quando non siamo più che dei carcami da ricoveri. + +«Porto la catena e la giacca rossa da diciannove anni e morirò forse +in galera. Sia fatta la volontà di Dio! Ma mi dispiace, credano, di +non rivedere più il mio paese! + +E il dolore gli fece sputare del catarro sanguinoso. + +Il sei settembre, il giorno in cui ci rase i baffi, era commosso come +un minorenne perduto nel buco di una cella di rigore. Egli sapeva che +cosa volevano dire questi crepacuori. Nei baffi era l'uomo. Radendoli, +radeva il cittadino e non lasciava dietro il rasoio che un numero di +matricola. + +Eravamo in sette e l'operazione durò più di un'ora. Andammo uno dietro +l'altro dal barbitonsore, senza dirci una parola. Ciascuno di noi +sembrava compreso del sacrificio, tranne forse Gustavo Chiesi, il +quale conservò sempre l'attitudine dello stoico. Sotto il rasoio a più +d'uno di noi si riempirono gli occhi. Federici e don Davide furono del +numero. Non si aveva paura, nessuno pensava alla paura, ma l'emozione, +più forte di tutti, rompeva la diga. + +Mentre mi si radeva, con la guardia carceraria seduta in faccia, mi +venivano le lagrime in bocca come a un bimbo sculacciato! + +--Coraggio! diceva a ciascuno di noi il barbiere. I baffi e la barba +ricresceranno più vigorosi di prima. + +--E voi, don Davide, gli domandai qualche giorno dopo, perchè avete +pianto, se non avete mai avuto baffi e se vi facevate radere il labbro +superiore anche prima? + +--Perchè mi si infliggeva una punizione infamante. Perchè mi si +riduceva il 2557. + +Dall'emozione profonda passammo all'ilarità clamorosa. A mano a mano +che uno di noi rientrava nel camerone con la faccia galeottizzata, si +scoppiava in una risata sonora. Sembravamo dei mostri. Salve le +proporzioni individuali e la voce, potevamo benissimo scambiarci per +dei galeotti sconosciuti. + +Il solo che non avesse alterato la figura era il sacerdote. Gli altri +pareva che fossero stati in un'altra stanza a truccarsi o a cambiarsi +la testa. + +Gustavo Chiesi, grasso e grosso, aveva del frate Melitone. Il buon +Suzzani--che si chiamava, con compiacenza, «compagno di Carlo +Marx»--aveva assunta l'aria d'un abatino pieno di modestia. Costantino +Lazzari era uscito dalle mani del parrucchiere una edizione +peggiorata. L'avvocato Federici si era trasformato in un santocchione +che sginocchia pelle chiese. Ghiglione era ritornato in mezzo a noi +come un uccello di rapina. Il suo naso lungo si era prolungato e la +punta appariva più adunca di prima. I peli scomparsi dalla guancia +sinistra gli avevano lasciato all'aria una prominenza che gli +delinquentizzava la faccia. + +Il nostro barbiere è nato sotto una cattiva stella. Egli ci sbarbava +direi quasi con orgoglio. Considerava il sabato il più bel giorno +della sua vita, perchè poteva scambiare qualche parola con noi. Ma +venne il giorno triste della partenza. Il direttore lo aveva destinato +per il reclusorio di Finalmarina. Trovò modo di venirci a salutare. +Strinse la mano a ciascuno di noi con la voce che tremava. Addio, si +ricordino di me, del povero barbiere pentito del suo fallo. E lo +sentimmo che si allontanava col singhiozzo che egli tentava di +soffocare nel fazzoletto a quadrettoni. + + + + +__Il condannato in traduzione.__ + + +Il mio viaggio da Finalborgo a Milano, per subire un altro processo, +mi ha dato modo di studiare una delle pagine più dolorose della +vitaccia del bestiame che passa da una galera all'altra. + +Ricordo tutto, come se fosse adesso. Era il 27 luglio, una giornata +afosa. Io e alcuni abitanti della quinta camerata stavamo con la +gamella capovolta, sul mastello dell'acqua sporca, per lasciar colare +la pasta dalla brodaglia maculata di scandellature. + +Entrò il sottocapo Osmiani a scompigliarci. Era l'uomo più serio del +personale di custodia. Non sciupava parole. Ci chiamava guardando in +terra e tenendo l'indice della sinistra in alto. + +--2559! + +--Presente! + +Ero già pronto. Mi lasciai baciare teneramente dagli amici, presi il +fagotto sotto il braccio e uscii con la gola rasa di commozione. Per +evitare il disastro di una gita galeottesca avevo fatto di tutto. +Avevo detto al direttore che soffrivo e che non ero in grado di +rimettermi in un vagone cellulare. Ma non ci fu verso. Il medico, dopo +avermi palpeggiato, come se fossi stato di straccio, mi trovò +sanissimo. + +Il mio compagno di viaggio era uno della «rivoluzione». Egli era stato +côlto in piazza di Luino durante i tumulti e condannato dal tribunale +militare a sei anni di reclusione. + +--Vi rincresce? + +--Sì, perchè sono innocente e perchè ero l'aiuto dei miei genitori. + +Facemmo la strada a piedi. I veicoli ci empivano gli occhi e la bocca +di polverone bianco e la gente voltava via la faccia inorridita. Un +nugolo di studentesse sull'omnibus a giardiniera ci fece venire le +vampe della vergogna alla faccia. + +--Come sono brutti! + +E non avevano torto. Il più bel giovine d'Italia, che esca da un +reclusorio, spaventa. In pochi mesi il reclusorio te lo rende +irriconoscibile. + +Eravamo giunti tre quarti d'ora prima del treno. Ne ero contentissimo. +Era dell'aria fresca guadagnata. I carabinieri, invece di chiuderci +nella stanza di sicurezza, ci lasciarono sul margine del binario della +stazione. Grazie! Ebbi tempo di fumare tre sigarette. In questo +frattempo, vennero alla mia volta alcuni signori a domandarmi se ero +il tale. + +--Sissignori, risposi a colui che mi aveva interrogato. + +I signori si tolsero il cappello e si curvarono leggermente. + +--Scusino, dissi loro, commosso; ma io non li conosco. + +--Non importa. Noi sappiamo chi è lei. + +Rimasero lungo il binario fino alla partenza del treno, salutandomi +con un'altra scappellata. + +Il vagone cellulare del mio secondo viaggio apparteneva al tipo +vecchio. Era composto di venti celle, divise da un piccolo corridoio +longitudinale, con un largo all'entrata per i rappresentanti dell'arma +regia. + +Una volta entrati, si è sommersi nella penombra anche col sole allo +zenit, perchè non ci sono finestre alle pareti dei fianchi. + +La cella era più angusta e più nauseosa di quella che mi aveva +condotto nel reclusorio. Col sedile di legno e con le pareti +insudiciate di sputacchi e di mucillaggine nasale, mi sentivo in una +cassa da morto in piedi, con un traversino sotto il sedere. Il legno +mi accarezzava dappertutto. I piedi stavano più male. Si trovavano +sopra uno strato molle e viscido e non potevo alzarli. Per quanto +facessi, non riuscivo a tener su le ginocchia sull'uscio. Si respirava +l'atmosfera riscaldata dall'alito dei detenuti. Lo sfiatatoio era il +contrario di un conduttore d'aria. Si crepava dal caldo e i malviventi +imploravano un sorso d'acqua. Non so da dove venivano perchè a tutte +le stazioni se ne caricavano e in alcune se ne scaricavano. + +Il brigadiere che aveva in consegna le stie, era un uomo tarchiato con +una faccia da simpaticone. Quando gli si diceva di essere buono e di +provvedere gli assetati di un fiasco d'acqua, andava sulle furie +dicendo che non voleva essere buono. I buoni non facevano carriera e +lui era già sulla lista dei futuri marescialli. + +--Consideratemi cattivo e mi troverete buonissimo. + +E io, davvero, ero della sua opinione. In fondo alla mia nicchia, lo +consideravo uno di quegli arnesi di sentina che godono a far patire la +gente tribolata, come godevano i carabinieri dell'Andalusia del +1893-94, i quali davano pane e merluzzo ai morenti di sete e nerbate a +coloro che desistevano dal correre intorno la stanza giorno e notte! + +Un po' più in là, dovetti ricredermi. Egli non era la iena che +supponevo. A una stazione intorno il collo della riviera di levante, +si era lasciato impietosire da tutte le voci che gli dicevano: + +--Sia buono, signor brigadiere! + +E mi ha fatto piacere. Perchè è sempre una consolazione sapere che un +uomo rinsavisce o si stanca del piacere di torturare gli impotenti. + +Il brigadiere fece discendere il carabiniere a riempire il fiasco e +ordinò che se ne desse una golata a ciascuno. + +Per dissetarvi, il carabiniere è obbligato ad aprire la cella con un +catenaccio che cigola dalla ruggine e non scorre che con dei calci, e +a versarvi l'acqua in gola. Se il carabiniere non è gentile, il +liquido gorgoglia, trabocca dalle labbra e va giù a biscia per lo +stomaco. Io avevo sete, ma non ho voluto suggere al cannello comune. +Pensavo alla infezione. Ma ho dovuto pentirmene. Un'ora dopo mi sarei +lasciato inaffiare il gorgozzule anche da un cannello imbrattato dalle +labbra di una generazione! + +Lungo il tragitto è avvenuta una delle solite scene stomachevoli di +questi trasporti. Un poveraccio in traduzione si sentiva incalzato da +una urgenza corporale. + +--Signor brigadiere, mi faccia smanettare che non ne posso proprio +più. + +--Fate silenzio o vi metterò le catene ai piedi! + +Sul pavimento della celluccia, sono gli anelli infissi nel pavimento +per incatenare i furiosi o i pericolosi o i prepotenti. + +Il galeotto torturato dai dolori di pancia era vicino alla mia cella. +Udivo che si moveva e si lamentava. + +Qualche minuto dopo, l'ambiente era pestifero. Il miserabile si era +sgravato come aveva potuto. + +Gli inquilini gli diedero dell'animale a braccio di panno e del porco +senza fine, ma lui si difese dicendo che si fa presto a rimproverare +quando non si è nella stessa condizione. + +I discorsi che si facevano erano noiosissimi. I condannati non si +occupano che di pane, di reclusori, di regolamenti, di minestra, di +punizioni, di guardie buone e cattive e di direttori con o senza peli +sullo stomaco. Per me, erano però discorsi utilissimi. Perchè mi +rivelavano la vita intima del detenuto. Il mio _vis-à-vis_, per +esempio, raccontava che le giornate di traduzione volevano dire, per +loro, la fame completa. + +«Di solito, diceva, ci si fa partire dal carcere alle quattro +antimeridiane con una pagnotta di seicento grammi di pane stantio, e +nessuno pensa più a noi se non all'indomani per darci un'altra +pagnotta e rimetterci in viaggio. Se la si dimenticasse nel vagone o +la si perdesse mentre si va dall'omnibus al vagone, felicenotte. +Bisognerebbe rimanere digiuni fino all'altra distribuzione. Non si +capisce perchè il trasloco da una galera all'altra faccia perdere il +diritto alla minestra. + +«La gente onesta che viaggia tutto il giorno, quando arriva, si mette +a tavola e si ristora con dell'acqua fresca sulla faccia e un buon +pranzo inaffiato bene. Noi galeotti arriviamo, ci si registra e ci si +chiude in una stanzaccia con quattro o cinque pagliericci in terra. +Tutta la nostra consolazione è un secchio d'acqua nell'angolo, stato +riempito magari il giorno prima. Quando sono nel penitenziario ho +diritto, coi miei denari, a una spesa di cose mangerecce di +venticinque centesimi. Perchè il viaggio mi fa perdere questo +diritto?» + +E il condannato concluse dicendo che le giornate di traduzione sono, +per il ventre del recluso, le più desolanti. Lo si dimentica. + +A Genova ci si fece discendere dopo che il treno si era vuotato. Ci +dovevano essere, col nostro, altri vagoni cellulari, perchè la +«catena» si era ingrossata. Potevamo essere una cinquantina, compresa +una reclusa. La donna, che aveva le mani slegate, non era trattenuta +dal giro della catena comune. Ci seguiva. Era una donna brutta, +bassotta, con tanti capelli neri e con le labbra sottili della +sanguinaria. La maggioranza era in borghese, in viaggio per la casa di +espiazione. I reclusi, col loro abito carnevalesco, colorivano la +scena, e i galeotti, col tintinnìo della catena che penzolava loro dal +fianco, la intetravano. Tutti assieme, circondati da un nugolo di +carabinieri, facevamo paura. Sembravamo il rifiuto delle classi +sociali. Una banda di ladri e di assassini stati colti con le mani nel +sangue delle vittime. C'erano grinte che facevano rabbrividire anche +me che vi avevo fatto l'occhio. + +Fuori della stazione ci aspettava una folla enorme. Passammo tra i +commenti degli spettatori e filammo, in linea, per tre o quattrocento +passi, fin dove ci aspettavano i veicoli. + +Le vetture erano meno crudeli delle carrozze cellulari. Erano omnibus +lunghi, a giardiniera, col tendone che giungeva a filo dell'orlo del +veicolo. Col tendone legato alla sponda, non potevamo vedere, +curvandoci, che i sassi o le pietre della strada e il lucido del mare +conturbato quando lo rasentavamo. Eravamo pigiati, quasi l'uno +sull'altro, ma rinfrescati, di tanto in tanto, da una buffata d'aria +marina. + +L'impressione che si subiva era però più spaventevole di quella di +essere chiusi nel carrozzone cellulare. Perchè quando il veicolo +passava sui sassi metteva in rivoluzione le budella e quando sterzava +pareva che stesse per riversarci nella via sottostante o nel mare. + +A un certo punto, i cavalli smisero il trotto. La salita era divenuta +faticosa e i vetturali facevano schioccare la frusta. Nessuno dei miei +colleghi aveva mai fatto tappa al carcere giudiziario di Genova e così +nessuno sapeva se era lontano o vicino. Dalla salita, credevamo tutti +che fosse fuori, lontano qualche miglio dalla cinta cittadina. Mentre +si facevano queste supposizioni, sentimmo le voci che fermarono i +cavalli. + +La discesa fu più difficile. Uscendo dal buio, col fagotto nella mano +legata con l'altra, e la catena intorno all'ascella tirata da quelli +che precedono e seguono, si mette il piede sul predellino con la paura +di scavigliare o di ruzzolare sul selciato. + +Nella luce dei lampioni foschi e delle fiamme libere dei becchi a gas +delle botteghe che sembravano cave, ero come disorientato. Ci volle +uno strappo di catena per convincermi che facevo parte del convoglio +di galera. La via era ripida e tortuosa. Si saliva lentamente e si +passava attraverso ondate di luce sfacciata. La gente del quartiere +non sembrava interessata di una «catena» che indubbiamente +assomigliava alle altre degli altri giorni. Le donne rimanevano sedute +in terra, dinanzi la porta delle loro abitazioni o sul gradino +all'entrata dei loro negozi, e gli uomini, in manica di camicia, +continuavano a pipare e a chiacchierare tra di loro senza degnarci di +un'occhiata. Carichi del fagotto, con la catenella che tirava ora +indietro e ora innanzi, si saliva sudando. Al secondo svolto di via, +incontrammo due portatrici con due pesi enormi sul capo che facevano +tremolare i loro fianchi possenti. Non abituato a vedere le teste +femminili calcate alla superficie da un quintale di roba, mi parve di +passare attraverso un popolo barbaro che delle donne facesse dei +ronzini. + +Arrivai in faccia a un portone spalancato e sormontato dallo stemma +del carcere giudiziario, con la lingua che penzolava dai denti come +quella di un cane. Ero digiuno, con la bocca secca. La lingua mi +sembrava un pezzo di carne dalla pelle ruvida in bocca come un +castigo. A sinistra dell'entrata, era un tubetto di ottone che usciva +arcuato dal muro e lasciava cadere una colonnuccia d'acqua. Il rumore +della caduta sulla pietra decompose la catena. Malgrado gli ordini +imperiosi dei carabinieri che avevano fretta di sbarazzarsi di noi per +andare a cena, nessuno volle muoversi prima di essersi saziato di +acqua fresca. Quando venne la mia volta, rimasi disilluso. Per la mia +bocca, era un'acqua di un sapore marcioso. Dopo una risciacquata e una +golata, la buttai in terra come se fosse stato un liquido avvelenato. +Puah! + +Lo smanettamento, la consegna delle buste coi denari e la +registrazione dei detenuti durò una buona mezz'ora. I viaggiatori +sembravano stracchi morti. Nessuno diceva una parola. Qualcuno +sbocconcellava la pagnotta e qualche altro rimaneva in piedi. Io fui +l'ultimo, perchè mi ero posto dietro tutti, sulla panca in giro dello +stanzone immenso. Mi si conosceva di nome e questo mi suscitava la +speranza che avrei potuto indurli a farmi comperare qualche vivanda +per la cena. Ma era troppo tardi. Erano quasi le nove. E i detenuti, a +quest'ora, dovevano avere la pancia piena. Se avessero potuto +aiutarmi, lo avrebbero fatto volentieri. La sola cosa, che potevano +fare per me, era di mettermi in una stanza solo e di offrirmi un +bicchiere d'acqua fresca con del limone del loro fiasco. Accettai +tutto con dei grazie e mi lasciai condurre di sopra da un secondino +che mi aperse e mi chiuse in una stanza. + +Delle cimici che divoravano il soffitto, annerivano le pareti e +muovevano il pagliericcio, ho già parlato. + + + + +__Anna Kuliscioff.__ + + +È una donna nuova. Imbevuta di idee proibite, uscì dalla società dello +czar come una rivoltosa che non ha paura di stroncare i legami che la +legano al mondo pieno di pregiudizi e di ingiustizie. Fortificata +dall'esempio delle nichiliste delle classi superiori del suo tempo, le +quali abbandonavano la casa paterna come le mogli del teatro di Ibsen +abbandonano la casa maritale, Anna Kuliscioff, consumato il periodo +della propaganda pratica per la campagna russa, si avviò verso +l'esilio, con l'anima piena di negazioni, con la fede nell'avvenire, +determinata a compiere la sua evoluzione intellettuale in mezzo alla +gente latina in lotta per la rigenerazione sociale. + +La Kuliscioff è stata la prima nichilista che ho conosciuto. Le venni +presentato da Benoit Malon, a Lugano, quando il comunardo scriveva, se +mi ricordo bene, la _Revue Socialiste_, l'organo massimo, in allora, +delle alte intelligenze dell'emigrazione rivoluzionaria. + +La Kuliscioff poteva essere intorno ai venti anni. Mi parve una +vergine slava. Con una testa da madonna, con la carnagione bianca +imporporata di salute, con le trecce lunghe, di un biondo luminoso, +per le spalle, mi faceva pensare alle donne graziose dei +preraffaelliti che in quei giorni ammiravo come uno narcotizzato dai +loro colori. + +Malon parlava, e io mi perdevo negli occhi della nichilista, inondati +di quella malinconia che va al cuore come una nota soave, al punto da +farmi riprendere da una voce grave--una voce che mi insegnava che un +socialista non deve contemplare una signorina viva come si farebbe con +una figura sulla tela di un pittore illustre. + +Seppi dopo molte cose di lei. Della sua agitazione, dei suoi studi, +della sua prigionia, del suo sfratto dall'Italia, dei suoi amori, +della _Rivista Internazionale del Socialismo_ ch'essa pubblicava con +Costa, della nascita della sua Andreina, delle sue tribolazioni, della +sua laurea di dottora, della sua unione con Turati, della sua malattia +crudele, ma non la vidi più che nel '95, cooperatrice e collaboratrice +della _Critica Sociale_. + +Nel '78 il mio pensiero si genufletteva alla bellezza. Oggi, esso, si +inchina alla pensatrice. + +Migliaia di donne, in mezzo agli uragani della sua esistenza +fortunosa, sarebbero naufragate cento volte. Anna Kuliscioff è sempre +rimasta in faccia alle procelle come una sfida. Dagli avvenimenti che +volevano inghiottirla, usciva sempre più forte, più saggia, più +preparata a sgomberare la società del passato per far largo +all'avvenire. + +Neppure la sua malattia implacabile seppe vincerla. Di tanto in tanto +si diffonde, tra gli amici, una notizia funebre. La Kuliscioff sta +male--la Kuliscioff ha poco da vivere--la Kuliscioff è in fine di +vita. E poi non se ne sa più nulla. Non si parla più del suo male +implacabile. La si rivede, con la sigaretta in bocca, al tavolino +dell'amministrazione o della redazione a lavorare come una negra. +Avveniva, su per giù, la stessa cosa con la Harriet Martineau--la +grande giornalista inglese del tempo chartista. Questa collaboratrice +del _Daily News_ era così sicura di essere agli sgoccioli della vita, +che in un momento disperato si mise a scrivere la propria +autobiografia, incominciando dall'ultimo capitolo per paura di non +finirla. + +La Martineau ebbe tempo di completarla e di lasciarla negli armadi +dell'editore per venti anni. Per venti anni i suoi amici si +aspettavano, ogni mattina, di leggere nei giornali la fine della +giornalista che ha prodotto più di ogni altro uomo del suo tempo. + +Nel '98 è capitato alla Kuliscioff quello che un secolo prima era +capitato a madame Roland. Di vedersi svegliata all'alba dagli agenti +di pubblica sicurezza e di andarsene in prigione nella vestaglia. + +Nelle poche parole ch'essa pronunciò dinanzi il Tribunale militare è +tutta la donna che ho presentato. Compendiano il suo cuore, la sua +modestia e il suo carattere. Leggetele, vi troverete la indifferenza +tragica per tutto ciò che riguarda l'imputata--la serenità della +martire che crede, che persiste a credere, che crederà sempre che nel +socialismo sia la rigenerazione sociale. + +«La mia azione nel partito socialista era molto limitata e molto +modesta. Se verranno fuori dei fatti a mio carico io ne assumo fin +d'ora la responsabilità. Io sono socialista da quasi 25 anni, ma in +Italia non feci nessuna propaganda, sia per una certa delicatezza +verso un paese presso il quale sono ospitata, sia per la paura di +essere sfrattata. Io sono poi invalida da un anno, e sono obbligata a +rimanere sempre in casa. In questa condizione come volete che io sia +in caso di fare propaganda?» + +In letteratura io e la Kuliscioff siamo divisi da un abisso. Ella, se +l'ho capita bene, sente ancora dell'affezione per la vita romanzesca +intessuta dalla fantasia dell'autore e drappeggiata nella fraseologia +che non lascia esalare i cattivi odori dell'ambiente. Io sono più +rude. Spalanco tutte le porte, discendo in qualunque fogna e mi servo +del linguaggio dei personaggi che riproduco. Il mio temperamento mi +trascina ad essere sincero in ogni manifestazione della vita senza +preoccuparmi se farò smettere di leggere o chiudere il libro anche +agli amici che mi vogliono bene. + +La ragione di questo nostro dissenso letterario è che in fondo alla +Kuliscioff è rimasto un po' d'idealismo e un po' di misticismo. Ella +dà la preferenza al libro che lascia vivere qualche illusione e che +non svergina o smaga brutalmente chi legge, e crede alla immortalità +dell'anima. Non mi meraviglierei domani di saperla spiritista. + +Sul terreno delle questioni economiche essa torreggia. E il futuro +storico del socialismo italiano lascerebbe un gran vuoto nel suo +lavoro s'egli non ci dicesse l'influenza che questa donna ha +esercitato sul movimento di quest'ultimi venti anni. + +Nel resto la Kuliscioff è donna capace di grandi amori e di odii +inestinguibili.¹ + + ¹ Non conoscevo la lettera che la Kuliscioff scrisse in carcere. Ne + taglio via due brani, perchè documentano il mio profilo e + ribadiscono in tutto la convinzione che la dottora congiunge a + un'alta intelligenza un carattere adamantino. + + «Sentite, caro Prampolini: voi sapete che non sono ipocondriaca, + che non sono portata all'esagerazione dei miei malanni fisici, + anzi sono fatalista e piuttosto fiduciosa della mia resistenza. + Ho tante volte visto vicina la morte e le ho sempre resistito: + perchè dovrei proprio morire in questi due anni? + + «Ma, dall'altro lato, sono osservatrice e sono medico. Vedo che + i sintomi dell'idremia si aggravano: temo che il medico, per + rassicurarmi, non mi dica tutta la verità, asserendo che non vi + siano alterazioni renali. Caso mai, dunque, che il mio stato si + aggravasse, lascio a voi, a Leonida la tutela della mia dignità. + Vi prego a mani giunte di opporvi a qualunque passo che si + volesse fare per ottenere la mia libertà con una grazia + personale o con un indulto speciale. Impedite a chicchessia, per + amor di chicchessia, fosse anche mia figlia, che mi sia fatta + un'offesa morale. Se dovessi conquistare la libertà a questo + prezzo, sarei tanto avvilita, tanto diminuita, tanto degradata, + che nulla mi sarebbe la libertà, l'affetto pei miei cari, + l'affetto degli amici buoni. Questa, caro Prampolini, è l'unica + preghiera che rivolgo agli amici, prima che si rinchiuda la + nostra tomba.» + + + + +__Gli ultimi giorni dei deputati e dei giornalisti al Cellulare.__ + + +Turati, De Andreis, Romussi, Federici e Valera si sono riveduti, dopo +tante noie, con dei baci, degli abbracci e delle strette di mano, nel +_cellone_ esagonale B, numero 2, del secondo raggio. Gli ultimi tre +erano giunti dal reclusorio di Finalborgo e i due deputati erano +ancora sbalorditi dai dodici anni di reclusione che aveva inflitto +loro il Tribunale militare. + +La loro vita era piuttosto agitata. Si alzavano, alla mattina, +mezz'ora prima dell'alba e ciascheduno nella propria cella, dopo il +caffè, si metteva al lavoro. Turati aveva sempre un mucchio di lettere +da scrivere e un numero infinito di Riviste da leggere; Romussi, il +quale sdrucciolava dal letto sempre di buon umore, era sommerso nelle +opere di Carlo Cattaneo, del quale stava facendo uno studio; De +Andreis, l'uomo che non pensava mai alla condanna, aveva del lavoro +fin sopra i capelli. Leggeva dei poeti inglesi, tedeschi e +francesi---tre lingue ch'egli deve sapere benissimo--studiava o +piuttosto correggeva il suo latino con lo Schultz alla mano e dedicava +parecchie ore a un lavoro di elettricità che deve avere veduto la luce +prima che gli abbiano spalancate le porte del reclusorio di +Alessandria. Federici si nutriva di storia e negli intervalli +rileggeva l'opera massima di Giuseppe Ferrari, del quale è sempre +stato ammiratore fervente. Valera studiava o fingeva di studiare il +tedesco e passava attraverso la _Social England_ di Traill--volumi che +incominciano col Conquistatore e finiscono col regno della regina +Vittoria, e danno una pittura esatta della vita intima e pubblica di +un popolo che non ha più freni nè per la penna del giornale e del +libro nè per la lingua della piattaforma. + +Alle otto antimeridiane, si trovavano tutti nel raggio del +passeggio--un raggio angustissimo--si davano il buon giorno, si +dicevano se avevano dormito bene o male--la maggioranza pativa di +insonnia--si comunicavano le notizie portate loro dalle ultime visite +e dalle ultime lettere e poi incominciavano la conversazione, la quale +era sempre interessante anche quando, per ridere, discutevano della +possibilità di una evasione, citando quelle storiche di Napoleone III, +di Rochefort, dei prigionieri politici della monarchia di luglio, di +Krapotkine, di Bakunine, ecc., ecc. + +Ritornavano in cella a lavorare per un paio d'ore e poi, alle undici, +ciascheduno usciva con la sedia, col tovagliolo, con la forchetta e +col cucchiaio di legno e andava a far colazione nel _cellone_ +turatiano. + +La loro colazione alla _forchetta_ era modestissima. Quando non +ordinavano il risotto alla certosina o la polenta col fegato in +comune, Romussi mangiava i tagliatelli al sugo e la costoletta +coll'osso, Turati un piatto di carne e due uova strapazzate, De +Andreis vi aggiungeva un po' di gorgonzola, Federici faceva precedere +al pollo o al fegato la zuppa alla pavese e Valera alternava le uova +al tegame con la pasta al burro, ben cotta. + +La discussione si animava bevendo qualche bicchiere di vino buono +delle bottiglie che mandavano gli amici, mangiando dei dolci che +inviavano la mamma di Turati, o la signora di Federici o di Romussi--e +fumando le sigarette che trovavano un po' dappertutto. Qualche volta +capitavano loro, durante la giornata, dei cestelli di frutta fresca, +dei panettoni che obbligavano De Andreis a mettere sul tavolo la +bottiglia di barolo che Turati dimenticava nell'angolo. + +Il deputato di Milano non voleva mai bere. Egli diceva che gli astemi +vivono più a lungo e sani come corni. Ma si insisteva e lui beveva, +versandoselo in gola come una medicina che gli faceva stralunare gli +occhi. + +Il discorso eterno era la Cassazione che li teneva sugli aghi. Ma +facciano presto! + +Mandateci in galera, dicevano, ma fate presto in nome di Dio! + +Nessuno si lasciava cullare dalla speranza che magistrati dell'alto +tribunale avrebbero accolto il ricorso. Tuttavia, quando andava Majno +a trovare qualcuno di loro, rinasceva la discussione con un po' di +fede. + +--Me l'ha detto lui adesso! Egli si crede, legalmente, in una botte di +ferro. + +--Volete che Majno non sappia quello che dice? + +De Andreis faceva il suo solito risolino e voltava le pagine del libro +che aveva fra le mani. Per lui, erano chiacchiere inutili. E si +metteva a sviluppare il suo programma di condannato a dodici anni con +una indifferenza che faceva scappare la pazienza a Turati, il quale +non voleva assolutamente diventare un eroe della casa di pena. + +Dodici anni sono lunghi, eterni, sono la vita di un uomo! È un errore, +aggiungeva il Turati, credere che si possa lavorare serenamente in +queste condizioni, quando si manca di tutto, quando si deve vivere in +un buco ove si soffoca d'estate e si gela d'inverno, con venticinque +centesimi al giorno! + +Romussi metteva sul tappeto la questione del viaggio. Egli, che si +ricordava del vagone cellulare che lo aveva condotto a Finalborgo con +degli scotimenti di testa, vedeva avvicinarsi il giorno della partenza +con orrore. + +Gli rincresceva di lasciarsi chiudere in quella specie di cassa da +morto. Ma non avrebbe ceduto. No, non avrebbe ceduto! Se il Governo +voleva disonorarsi, tanto peggio per lui. E andava sotto la finestra a +dare delle puntate di scarpa nel muro. + +--No, no, e poi no! non mi lascerò commuovere dalle lagrime di mia +moglie e di mia figlia. Non voglio andare nel vagone a mie spese per +salvare Pelloux dall'infamia di trattare i giornalisti come +delinquenti comuni! + +--Ci lasceremo tagliare i baffi e indossare l'abito del recluso? + +La Kuliscioff, che Turati vedeva spesso nella stanza dei colloqui +speciali, era determinata a sostenere una battaglia in favore +dell'abito del condannato politico. Essa aveva già detto al +capoguardia che nessuna guardiana avrebbe osato metterle le mani +addosso per farle indossare la veste abbominevole della reclusa. + +Federici non ne era molto interessato. Egli diceva che non si +disonoravano i condannati politici indossando la toletta del +condannato comune. Sono quelli che la impongono loro che si +disonorano. La preoccupazione sua era piuttosto se si dovesse lasciare +sola la Kuliscioff a sostenere la lotta per l'abito. Valera ricordava +che anche i deputati irlandesi, ai tempi delle ultime leggi +eccezionali, erano divisi su questa questione. Il più accanito fu +O'Brien--l'ex direttore dell'_United Ireland_, Egli la considerava una +grande battaglia politica e la sostenne non lasciandosi svestire che +dopo lotte disperate tra lui e gli aguzzini di Kilmainham--prigione di +Dublino. Ci vollero otto carcerieri a strappargli la giacca ed il +panciotto. E i calzoni, otto giorni. Egli stette otto giorni in cella, +in camicia, senza coperta e senza pagliericcio d'inverno, a costo di +crepare di freddo e di starnuti. + +Ma poi ha dovuto finire per lasciarsi vestire come gli altri. +Mandeville, il quale ha voluto imitarlo, è uscito sconquassato dai +pugni ed è morto. E gli altri deputati--Hooper, Sheehy e Carew--che +non hanno resistito come O'Brien, dopo il pugilato in carcere, non +sono stati più loro. Anche al Parlamento non si son fatti più sentire +che come votanti. L'amico Michele Davitt, che è ora alla Camera dei +Comuni ed è stato alla servitù penale, come feniano, per sette anni, +non dava alcuna importanza agli sforzi di O'Brien. Mi raccontava che +era del tempo sciupato. L'Irlanda aveva altro da fare che occuparsi +dei calzoni di O'Brien! + +A mano a mano che si avvicinavano alla decisione della Cassazione, i +colloqui si succedevano ai colloqui in un modo straordinario. Erano +parenti, amici, compagni di lavoro che andavano al Cellulare come in +processione. Pei condannati, era uno strazio. Passavano da un +abbraccio all'altro commossi della commozione altrui. Toccava ai +condannati far coraggio ai visitatori! Il Turati risaliva qualche +volta sfatto. + +--È un supplizio. A momenti, mi facevano piangere! + +Romussi, più di una volta, entrava nel cellone colle lagrime negli +occhi. + +Federici rientrava e si metteva a passeggiare colle mani imbracciate. +De Andreis invece si toglieva la giacca--lui non stava mai che in +maniche di camicia--la metteva con cura sul letto di Turati, accendeva +una sigaretta e ricominciava a mandare a memoria delle declinazioni +latine! + +Il giorno in cui si seppe l'esito della Cassazione mangiarono con +maggior appetito senza punto discuterlo. Lo sapevano anche prima. Il +ricorso per loro non era stato che un modo per guadagnar tempo e per +aderire alla volontà dei parenti e degli amici che volevano che si +andasse fino in fondo. Il dolore comune erano le centocinquanta lire! + +--Queste sì, disse De Andreis, che sono state sciupate! + +--Rubate! dicevo io. + +Dopo la parola della Cassazione fu davvero una pena. Nessuno era +riuscito a dir loro il giorno della partenza e ogni sera si separavano +coll'ambascia di non rivedersi più per del tempo. + +--Ci manderanno assieme? + +Turati aveva una pallida speranza di rimanere al Cellulare con la +compagna della sua vita o di andare a Pallanza, dove la sua buona +mamma avrebbe potuto andarlo a vedere di tanto in tanto senza fare un +lungo viaggio. Romussi aveva paura di ritornare a Finalborgo, un luogo +maledettamente umido, lontano da Milano, ove gli sarebbero ritornati i +dolori artritici. Federici era considerato il fortunato dei fortunati. +Lui aveva già scontato quattro mesi dei dodici che gli avevano +appioppati e lo avrebbero lasciato a Milano, senza dubbio, a far +compagnia al Maffi, il quale era entrato a fare il sesto nel cellone +da pochi giorni. Forse non lo si sarebbe neppure galeottizzato. + +--Te fortunato! gli dicevano. + +Di giorno in giorno, ne passarono dodici. Dodici giorni di ansie +crudeli. Facevano il pacco alla sera, dopo essersi salutati con un +abbraccio fraterno, e lo sfacevano alla mattina, ricominciando il +lavoro di suggestionarsi l'un l'altro. + +L'ultima sera, disperati di non partire mai e determinati a non +pensare più alla partenza, si proposero di mangiare tutti assieme il +pollo alla cacciatora. + +--Allora, disse Romussi, vedrete che ci manderanno via. Il pollo alla +cacciatora è sempre stato l'ordine di partenza. In Castello abbiamo +ordinato il pollo alla cacciatora e ci hanno fatto partire prima di +mangiarlo. Lo abbiamo comandato a Finalborgo e ci hanno rinviati a +Milano. + +Alle due e mezzo della notte del 4 settembre il capoguardia andò nelle +celle dei condannati politici a dir loro di alzarsi in fretta che si +doveva partire. + +Alle tre si trovavano nell'ottagono Romussi, De Andreis, Federici e +Valera. + +La cella di Turati era illuminata. + +Vennero ammanettati e cellularizzati nell'omnibus che li aspettava. + +Alla stazione centrale si fecero prima uscire De Andreis e Romussi. + +Quando discesero dal predellino della vettura Valera e Federici, gli +altri due erano scomparsi. + +Turati lo si fece partire per Pallanza mezz'ora dopo, in un omnibus +piccolo, che lo aspettava nello stesso cortile. + +Egli si era portato via il materiale per scrivere un libro sul +socialismo italiano. Ma poi, ricordatosi della sua idea fissa, che in +galera non si scrive, smise l'idea per rimpinzarsi di libri. + + + + +__La «colomba» e il linguaggio dei detenuti.__ + + +La «colomba» e il linguaggio dei detenuti non si possono capire bene +che dopo sei mesi di cella in una casa di pena o in un carcere +giudiziario, dove la voce degli inquilini è perseguitata dalle +punizioni che macerano lo stomaco e riducono in una tana sotterranea +come tanti animali. + +Una volta che siete passati attraverso questo periodo di segregazione +completa, con le guardie di custodia quasi sempre in agguato per +sorprendervi in flagrante violazione del regolamento, voi entrate nel +periodo di adattamento e incominciate a imparare tutte le astuzie che +vi aiutano a modificare la disciplina antisociale che impera +nell'ambiente dei reclusi. + +La preparazione alla vita carceraria, nell'isolamento senza +interruzione, vi ha resi più sensibili. + +La caduta di un fazzoletto vi fa trasalire come il chiavone che entri +nella toppa. Ci sono momenti in cui vi pare di poter sentire le +pulsazioni del cuore degli individui che abitano ai fianchi della +vostra abitazione. L'udito vi si raffina in un modo che nessuna zampa +di gatto può avvicinarsi all'uscio a vostra insaputa. A furia di +ascoltare le pedate dell'individuo che vi passeggia sulla testa, siete +in grado di distinguere il suo stato d'animo, di indovinare quando il +suo pensiero è tranquillo o rassegnato o quand'esso è sottosopra o +imperversa per il suo cervello come una tempesta. + +Un addio sommesso, uscito da una di quelle buche che chiamano +finestre, vi giunge all'orecchio con tutti i larghi della voce +squillante e sonora. L'alito diventa, per il recluso, un suono. Un +suono dolce, un suono che va giù a remigarvi nell'anima come un +notturno tenero ed elegiaco di Chopin. + +Dotati di questa percezione, voi sentite nell'aria la voce di un +sepolto come un'armonia lamentosa uscita da un organo toccato da una +mano raffinata. È lui che chiama in aiuto la vostra «colomba», perchè +ha bisogno di sapere o di comunicarvi una notizia, perchè i crampi del +suo stomaco lo obbligano a cercarvi un tozzo della vostra pagnotta, +perchè ha una voglia matta di accendere la pipa o il sigaro, o perchè +desidera farvi leggere un giornale che gli è riuscito di avere per la +via della via. + +La «colomba» è una funicella o un attorcigliamento di stracci, di +striscie di fazzoletti o di camicie, o di liste di lana o di panno +sfilacciate. Tutto è buono, purchè si riesca a mettere assieme una +specie di corda lunga tre piani di Cellulare. Per coloro che sono +condannati in un carcere giudiziario e quindi senza biancheria +propria, la «colomba» diventa un problema che non può sciogliere che +la pazienza o qualche detenuto sotto processo capace di regalarvi il +materiale per farla. + +Con la pazienza potete rarefare il tessuto della coperta del letto, +del pagliericcio, dell'asciugamano, del fazzoletto e magari degli +abiti che indossate. + +Una volta che siete padroni di una «colomba», voi potete mettervi tra +i prigionieri, diremo così, agiati. Voi possedete un tesoro che vi +permette di comunicare con tutte le finestre della facciata +dell'edificio che vi ospita e delle facciate degli altri raggi +congiunti col vostro. + +Mi spiego con un esempio. + +Supponete che io occupi una cella al primo piano di un ambiente di +cento finestre. Le finestre sentono dell'aguzzino. Vedute all'esterno, +sembrano grandi buche da lettere incorniciate in un rialzo di granito. +All'interno, spaventano il novizio. Hanno l'inferriata staccata dal +pietrone che si protende in fuori e impedisce di vedere le altre +finestre e di agguantare la funicella che penzolasse dinanzi. + +Io ho un solfanello e tutti gli altri miei colleghi della mala vita +vogliono fumare. Il solfanello del buon prigioniero deve sempre essere +di legno. Con uno spillo, del quale un vecchio frequentatore di +carcere deve essere munito, a costo di nasconderselo nella pelle, lo +apro in quattro. + +Metto i tre quarti nel ripostiglio più recondito della cella, e mi +servo dell'altro per accendere un po' di lisca ravvolta in un +mucchietto di filacce per impedirgli di divampare. Con poco solfo +sulla capocchia, sarei un cretino se mi dimenticassi dell'esperienza +dei miei colleghi. La quale è che non si deve mai passare allo +sfregamento senza prima avere strofinato ben bene un bottone di +metallo o un chiodo delle scarpe o un legno qualunque. + +Sfregando leggermente sulla parte calda o infocata voi potete +scommettere che farete pipare tutti. + +I miei amici del Cellulare sono tutti pronti e non aspettano che il +segnale che può essere uno starnuto, o un colpo di tosse, o anche una +battuta di mano. + +Accendo il mio virginia, tossisco, metto fuori dalla finestra la +scopetta e aspetto la fune dalla finestra del terzo piano +perpendicolare alla mia. Tutto ciò avviene in un modo rapidissimo. +Alla estremità della «colomba» è un peso o un sasso nel sacchetto o +nel mucchietto di cenci. Lo tiro a me con la scopetta, vi lego il +sacchetto con la lisca che fumacchia internamente adagio adagio, sale, +si ferma alla seconda finestra ove è atteso, riprende la via e +scompare nella cella di colui che mi ha lasciato giù la fune. + +Costui se ne serve e poi getta il sacchetto attaccato alla fune sulla +scopetta della cella a fianco. + +È questo il movimento più difficile della «colomba». Ma la mano +abituata vi riesce al primo colpo. + +Il compagno che l'ha presa ne stacca il sacchetto dalla funicella che +viene ritirata, lo appende alla sua «colomba», se ne serve e lo lascia +cadere dalla prima alla seconda finestra, ove sosta come accenditoio e +riprende la discesa per fermarsi alla terza finestra dove avviene la +stessa operazione di staccarlo da una «colomba» per attaccarlo a +un'altra e gettarlo sullo scopino della finestra a fianco. + +Mi sono servito dell'esempio più difficile. Gli esempi facili sono con +le finestre sopra o sotto o a fianco della mia. Se non ci sono le +_piantelle_ (guardie) nel cortile che adocchiano, io sono sicuro, con +la «colomba», di soccorrere e di poter essere soccorso. + +Il linguaggio dei detenuti è di una semplicità alfabetica. Lo si +impara in mezzo minuto. Ma non si può servirsene che dopo avere +esercitato i pugni sulla parete per dei mesi. + +Le lettere dell'alfabeto del prigioniero sono ventuna e ciascuna di +esse corrisponde a un numero: + + a b c d e f g h i l m n o p q r s t u v z. + 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21. + +Io e un altro siamo in due celle divise da un muro. Non ci conosciamo, +non ci siamo mai visti e forse non ci vedremo mai. Ma l'uno desidera +di sapere chi è l'altro e tutt'e due vogliamo narrarci la storia dei +nostri delitti. + +Se io batto undici volte, voi avrete capito che ho battuto una m, +mentre se non do che tre colpi avrò segnato il c. + +Sono io che invito il compagno dell'altra cella a fare conoscenza o a +parlare con me. + +Incomincio con una sfuriata di pugni che pare traduca dell'allegria. + +Egli mi risponde con altrettante battute precipitate che rappresentano +il saluto. + +Lo interrogo con due colpi secchi e serrati che vogliono dire: sei +pronto? + +Egli mi risponde con due battute l'una dietro l'altra che equivalgono +a «sono pronto, parla». + +Supponete ch'io voglia domandargli: + +--Chi sei? + +Batto prima tre colpi, poi otto, poi nove, poi diciassette, poi +cinque, poi nove. Tra una lettera e l'altra c'è una pausa per dar +tempo al mio compagno di battere due colpi e farmi sapere che ha +capito. + +In meno di dieci minuti io, colla rapidità delle battute, posso fargli +sapere chi sono, che cosa ho fatto, quante volte sono stato +condannato, se ho L'amante, se sono ammogliato, quando finirà la mia +sentenza e in che modo uscirò senza finirla. + +La conversazione termina sempre con una sfuriata di battute da una +parte e dall'altra, come uno scambio di saluti. + +Mi sono spiegato? + +Di sera, verso l'ora della campana, le muraglie delle celle diventano +i nostri pianoforti. I nostri pugni sprigionano fughe commosse, +preludii che vanno nel sangue come tessuti di tenerezza, arie, duetti, +finali che si diffondono nella grandiosità dell'ombra, come una +fusione di poesia e di musica. + + + + +__Note autobiografiche del deputato Luigi De Andreis.¹__ + + ¹ Il deputato De Andreis non poteva farmi piacere maggiore di + autorizzarmi a pubblicare le sue note, messe assieme al Cellulare + per il tenente Giglio, suo avvocato militare. Non è che l'uomo + forte che sappia fotografarsi per il pubblico. In un centinaio di + righe egli ci ha dato, direi quasi, il romanzo del ragazzo + povero. Senza enfasi e senza una frase che trascini alla + commozione, egli ti fa piangere. Ti mette in una stamberga dove è + tutta una famiglia che muore di fame. Con un periodo ti rivela la + disuguaglianza tragica tra i bimbi dei ricchi e i bimbi dei + poveri. Da una parte figli che nascono nella batista, che si + sviluppano suggendo al seno di nutrici superbe, che crescono + circondati dalle cure delle bambinaie, tra una carezza e l'altra + delle mamme, in ambienti principeschi. Dall'altra figli che + sbucano dall'utero materno e cadono in una bracciata di stracci. + Le madri straziate dalla miseria non possono dar loro il + capezzolo che negli intervalli della vita ladra. Svezzati, non + c'è più per loro che il rifiuto di qualche buona donna, o la + scodella odiosa dell'asilo. La società è loro matrigna. Li + punisce non appena, nati. Li condanna alle astinenze, alle + privazioni, agli orrori della carità cittadina o pubblica. + + De Andreis dalla società monarchica non ebbe che calci. Essa nun + gli ha dato nulla. Lo ha trattato come e peggio di un mendicante. + È alla sua tenacia ch'egli deve la sua liberazione. È a sè stesso + ch'egli deve l'uscita dai rigagnoli dell'esistenza plebea. È con + uno sforzo supremo che il pitocco è salito all'altezza del + laureato, alla sommità del legislatore, alla grandiosità del + popolarizzatore di scienze. + + Egli è autore di due manualetti pratici, pubblicati dalla Società + Editrice Sonzogno: _Manualetto di Elettricità_ e _I raggi X_. + + Di lui mi ricorderò tutte le volte che sarò sulla piattaforma a + convincere i cittadini che i figli devono essere del Comune. + + +Sono nato il 29 dicembre 1857. + +Mancato presto il padre, Giuseppe, rimase la sola madre, Gadda +Teodolinda, senza alcun mezzo, con sette figli, di cui il maggiore +aveva poco più di 14 anni. Anche i più grandicelli non avevano nessun +mestiere; perchè poco prima della mia nascita, la mia famiglia era +venuta a Milano da Solbiate Olona, dove mio padre era agente di +campagna. + +Non so come non siamo morti tutti di fame! Tutti i miei fratelli buoni +a qualche cosa furono messi a lavoro, senza scuola od altro +insegnamento. + +Io e mio fratello Benedetto, nato nel 1855, eravamo troppo piccoli per +poter essere messi a bottega. + +Appena in età (credo a quattro o cinque anni) fui accettato all'Asilo +Infantile posto sul corso Garibaldi (ora Laura Mantegazza, dal nome +della fondatrice, madre del senatore Paolo Mantegazza); avevo almeno +la minestra a mezzogiorno, e una vesticciuola; alle scarpe spesso +dovevano pensare i benefattori straordinari; molte volte, dopo la +minestra del mezzogiorno, non c'era più nulla fino al mezzogiorno +dell'indomani, tranne qualche pezzo di pagnotta che mi veniva dato dai +vicini, un po' meno poveri di noi. + +Finiti gli anni dell'Asilo infantile, fui ammesso al Conservatorio +della Puerizia, dove pure avevo la minestra e la _blouse_. Un vecchio +dottore dell'Ospedale Maggiore, il dott. Adamoli, mi conobbe come +dottore dei poveri; ebbe pietà della mia miseria e fu meravigliato del +mio amore allo studio; perciò la famiglia ebbe da lui qualche +soccorso. Dovevo restare al Conservatorio tre anni, ma vi rimasi, per +grazia, un quarto, per usufruire del nutrimento. Ne uscii nel 1868. + +Il fratello maggiore, Giovanni, era morto nel 1866, a Custoza, +caporale nel 65.° regg. fanteria; mia sorella s'era maritata, ed era +la maggiore; e quindi continuavano le strettezze. + +All'uscire dal Conservatorio, avrei dovuto mettermi a lavorare; ma +alcuni benefattori, cui la direttrice vantava il mio amore allo +studio, si occuparono di pagare i libri e le spese di cancelleria, +perchè proseguissi gli studi nelle scuole elementari; così feci la +terza e quarta elementare (ora quarta e quinta) dal 68 al 70. +Guadagnavo qualche soldo facendo i cómpiti a qualche compagno, e +vendendo giornali, specialmente nelle vacanze. + +Nel 71, benchè fossi sempre il primo della classe, eravamo ancora al +bivio.--Mio fratello Benedetto, due anni maggiore di me, faceva allora +il 2.° corso tecnico provveduto da un benefattore; lo stesso +benefattore provvide alle spese mie; e così mi iscrissi alla Scuola +tecnica, che seguii, sempre primo, dal 1870 al 1873. Il mio nome è +ancora ricordato alla Scuola tecnica di via Bassano Porrone dai vecchi +professori. + +Intanto però aumentavano le esigenze della vita, poichè il +benefattore, tranne qualche soccorso irregolare, non pensava che alla +scuola. Perciò, durante il secondo anno di scuola tecnica, cominciai a +far da ripetitore a giovanetti delle scuole elementari, nelle ore +serali; e durante il terzo anno (e gli anni dell'Istituto Tecnico che +vennero dopo) guadagnai da vivere dando ripetizioni e lezioni, +specialmente di matematica e scienze affini, a studenti delle scuole +tecniche. + +Finita la Scuola tecnica, ero destinato ad entrare in uno studio +commerciale, come mio fratello Benedetto, ma il mio successo negli +studii e le insistenze e le preghiere del direttore della Scuola +tecnica, signor Vigo Pellizzari, indussero il benefattore a continuare +le spese, e mi iscrissi all'Istituto Tecnico di Santa Marta (ora Carlo +Cattaneo), sezione Fisico-Matematica. Non pagavo nessuna tassa, perchè +raggiungevo sempre il primo posto; e le ripetizioni, benchè mi +costassero enorme fatica, dovendo tutto il giorno attendere alla +scuola, cominciavano a fruttarmi qualche cosa di più. Specialmente +nelle vacanze, quando accorrevano a me molti _bocciati_, per essere +preparati agli esami di ottobre. + +Nel 1877 finii l'Istituto Tecnico, primo tra i licenziati; oramai le +condizioni finanziarie mi imponevano di cessare gli studii per dare +qualche aiuto alla famiglia. Ma poichè ripetutamente si era esposta al +Ministero la necessità di fondare delle borse di studio presso la +Scuola d'applicazione degli Ingegneri, si approfittò dell'occasione +mia speciale, a cui le condizioni famigliari impedivano anche la +possibilità di recarmi a Pavia nel Collegio Ghislieri e, _per la prima +volta e per me personalmente_, fu stabilito un assegno di studio di +600 lire annue dal Ministero d'Istruzione Pubblica. + +Così nel 1877 fui iscritto alla Scuola Preparatoria dell'Istituto +Tecnico Superiore di Milano. + +Le cinquanta lire mensili non sarebbero bastate, alla mia età (20 +anni), se non avessi continuato il lavoro delle lezioni private. +Durante i cinque anni dell'Istituto Tecnico Superiore, in media io +davo alla famiglia 70 lire mensili, pensando per mio conto alle spese +personali e agli abiti. + +E notisi che le condizioni per il sussidio erano gravissime; perchè io +dovevo ottenere, _non in media, ma in ogni singola materia_, almeno +9/10: bastava un _otto_, perchè il sussidio potesse cessare. Pure +superai sempre la misura richiesta, anche negli esami di laurea, in +condizioni specialissime di salute e di preoccupazioni famigliari e +personali. Non discesi mai al disotto di 94%, e in un anno arrivai a +98%. + +Il tempo per le lezioni mancava, perchè l'orario di scuola era +gravissimo (dalle 8 alle 5½ o alle 6); ma mi aiutavo nelle vacanze, +dando perfino cinque lezioni al giorno di calcolo differenziale e +integrale, di geometria proiettiva e descrittiva e di meccanica +razionale. + +Laureato ingegnere nei primi di settembre 1882, agli ultimi dello +stesso mese fui assunto dal professore Colombo come ingegnere +dell'allora Sindacato per l'applicazione dei brevetti Edison: e presso +la Società Edison restai fino ad ora.¹ + + ¹ De Andreis non era ancora condannato. Adesso egli ha aperto + studio per suo conto. + +<tb> + +Dall'82 all'84 attesi alla costruzione dell'officina in via S. +Radegonda, come direttore dei lavori, e alla posa in opera delle +fondazioni delle macchine e delle caldaie. Finita la costruzione del +fabbricato, fui uno degli ingegneri addetti all'officina elettrica, +sotto gli ordini del direttore sig. J. William Lieb, e fui incaricato +in modo speciale delle caldaie e delle macchine a vapore, e +accessorii. Nel 1887 fui incaricato degli impianti elettrici nella +città di Milano.--Nel 1888 fui incaricato degli impianti (previo +progetto e preventivo) d'illuminazione elettrica fuori di Milano. +Citerò tra gli impianti, quelli dei teatri S. Carlo di Napoli e Carlo +Felice di Genova, della città di Cuneo, della città di Ferrara, ecc. + +In una delle mie brevi fermate a Milano allora (poichè specialmente +Napoli e Cuneo mi tennero occupato per quasi tre anni), mi venne +offerta dalla Società Edison la direzione della Società di +illuminazione elettrica di Venezia, a condizioni vantaggiosissime. +Dovetti, con dispiacere del professore Colombo, ringraziare +dell'offerta, per le condizioni specialmente di famiglia: io non avrei +potuto portare mia madre (da tanti anni abituata al quartiere di P. +Garibaldi, e allora sessantacinquenne), in un nuovo elemento, come +Venezia, senza ch'ella ne soffrisse enormemente; e poichè avevamo da +vivere--benchè umilmente--a Milano, rinunciai alla nuova posizione. + +Prima di questo incidente era avvenuta la morte del mio fratello +maggiore, Benedetto. + +Mio fratello, già capo contabile della ditta Carlo Erba, in Milano, a +un certo punto credette di poter lavorare per suo conto come +rappresentante in generi coloniali. L'attività sua, l'intelligenza, +l'onestà, già l'avevano avviato sopra una via promettente, ma tutti i +suoi fondi erano impegnati con una casa di Buenos Aires, la quale, per +la crisi di quello Stato, fallì. Qui a Milano d'altra parte, la firma +per l'acquisto delle merci era di mio fratello; e in un mio colloquio +con lui, senza che lo sapesse la mamma, egli mi espose lo stato suo, +ed io mi accordai con lui per pagare _a poco a poco con lui_ i debiti +_non suoi_. In pochi anni pagammo forse diecimila lire. Ma mio +fratello si ammalò di lavoro e di consunzione, e nel 1889 morì dopo +sei mesi di letto. Non trovai che un centinaio di lire, e più che +_tremila lire di debito restante_ ancora dell'antico. + +Decisi di pagare io _del mio_ i debiti; e li pagai in poco più di un +anno e mezzo, economizzando sulle trasferte e sul mio stipendio di 250 +lire mensili. + +Parecchi amici mi consigliarono di denunciare che mio fratello non +aveva lasciato nessuna eredità, e non pagar nulla. Rifiutai, d'accordo +con la mamma, e pagai tutto. + +Dopo qualche anno le mie condizioni migliorarono nonostante altre e +continue sventure famigliari. + +La Società Edison ebbe sempre maggior fiducia in me, perchè nel 1895 +fui nominato direttore dell'officina d'illuminazione elettrica di +Santa Radegonda, allora la prima officina d'Italia. + +Non abbandonai la direzione dell'officina (che richiedeva vigilanza +notte e giorno), se non dopo la mia elezione a deputato per Ravenna. +Conclusi allora nuovi impegni colla Società Edison, per riservarmi la +libertà di tempo e di lavoro richiesta dall'ufficio parlamentare. + +Intanto però avevo già avviato, appunto per la libertà di tempo e +d'ufficio contrattata, parecchi lavori privati. L'impianto di +Molfetta, nella parte di studio, consulenza e collaudo; l'impianto di +Bisceglie, per consulenza e collaudo; l'impianto di Perugia, per +studio e decisione in unione ai signori ingegneri Zunini e Fera. Ciò +per rispondere all'atto d'accusa che dice ch'io mi sono dato _tutto_ +alla politica. Si può anche rispondere che parecchie volte invece fui +chiamato dalla fiducia del Tribunale di Milano ad eseguire perizie +giudiziarie, nonostante il mio carattere politico. + +<tb> + +Nel 1874 mi inscrissi al partito repubblicano; nel 1876 cominciai ad +apparire in pubblico come oratore. Nel 1882, quasi durante gli esami +di laurea, ebbe luogo un processo mio in Corte d'assise, ed era, non +so se il decimo o il duodecimo. Fui processato anche dopo, e +ultimamente nel 1896 a Milano e Livorno, sempre per delitti di stampa +e sempre assolto. Non fui mai _incriminato_ o _processato_ per i miei +_discorsi_ attraverso l'Italia, in 24 anni di vita politica. + +Nel 1892 mi presentai candidato nel primo Collegio di Milano (Porta +Garibaldi e Porta Nuova); nel 1895 mi ripresentai; fui eletto in +ballottaggio con 155 voti di maggioranza. La Camera ritenne eletto il +mio competitore a primo scrutinio. Nel 1897 caddi a Milano per 60 o 70 +voti, ma riuscii a Ravenna per più di 150 voti. + +Il mio discorso sulla crisi, per cui entrò nel Ministero Rudinì l'on. +Zanardelli, benchè di gravissima opposizione, ebbe gli elogi di tutti, +anche dell'_Italie_! + +Dopo non c'è più nulla, perchè la Camera è sempre stata in riposo, ed +io, anch'io, sono stato messo in riposo, qui al cellulare.¹ + + ¹ Mentre era al cellulare è stato a un pelo per essere fucilato. + + + + +__Rivelazioni di un ergastolano.__ + +(Note all'autore). + + +Voi avete insistito tanto, con tante buone ragioni, che io mi lascio +indurre a prendere la matita. Non so come incominciare. Un uomo, che è +in galera da trentadue anni, deve riuscire per gli altri un ingenuo o +un semplicione. Non ho che una pallida idea della ferrovia. Non ci fui +che da inquisito e da forzato. E, anche come tale, me la ricordo come +un cubicolo di punizione. + +Non saprei del telefono se non ne avessi veduto l'apparecchio in +Direzione, e ignorerei completamente la luce elettrica, se da qualche +mese non ne fosse illuminato lo stabilimento. Pensate, sono vent'anni +che non esco da questa casa. Venti anni che faccio le stesse scale, +che percorro gli stessi corridoi, che incontro, si può dire, le stesse +facce, che mangio la stessa pagnotta e la stessa minestra, che +ubbidisco alle stesse voci e che mi alzo e mi corico al suono della +stessa campana. Ho dimenticato la forma delle lettere. Non ne ricevo +più da un secolo. Mia madre è morta e i pochi che mi scrivevano mi +hanno seppellito nella loro memoria. E mi facevano tanto bene le +lettere! Una lettera era un avvenimento che mi commoveva i nervi +cerebrali in un modo straordinario. La tenevo nella mano trepidante e +la leggevo per una settimana, piangendo, ricordando, facendo sogni di +rivedere tutto ciò che avevo perduto, e poi, sazio, la mettevo con le +altre e ricadevo nell'insensibilità di prima. + +Il passato non ha più alcuna presa su me. Non vivo più di esso e per +esso come nei primi tempi. Non ho più rimpianti, non ho più +aspirazioni. La mia vita è finita, completamente finita. Lo stesso mio +delitto pare diventato il delitto di un altro. Posso rivedere il +sangue che usciva a fiotti dal collo di mia moglie e riudire le sue +ultime grida senza che si accenda il mio polso o si acceleri la +palpitazione del mio cuore. È come se il sangue non fosse stato +versato dalla mano che scrive. Prima, no. Prima, la tragedia mi +metteva sottosopra. + +Non potevo rivedere il cadavere che mi ha galeottizzato, senza +rinfuriare col coltello sulle carni insudiciate dalla concupiscenza +dell'uomo che si ubbriacava tra le sue braccia. Esagitato, come chi +non vede che la colpa dell'altro, giuravo, con la bocca piena di +fiele, che non le avrei mai perdonato. Adesso, non ho più rancori. +Ciascuno di noi ha avuto il suo. Ella è stata ricacciata nell'eternità +in un momento tragico, calda ancora dei baci del suo drudo--io sono +stato condannato alla morte lenta, attraverso i supplizi della casa di +pena. Lui? L'ho lasciato fuggire. Con le mani imbrattate di sangue, +sentivo i suoi passi che correvano verso Serralunga, al di là di un +fosso asciutto, senza punto pensare a rincorrerlo. Sono stato vile. +Dovevo ammazzare anche lui. Anche lui doveva scontare la tresca con la +vita. Non vi pare? Chi s'allaccia alla donna di un altro e fuori della +legge, è un nemico della legge. A che gioverebbe, dite, il matrimonio, +se non proteggesse i coniugi e non li obbligasse ad essersi fedeli a +vicenda? Dovevo sgozzarlo come si sgozzano le galline dopo aver loro +torto il collo, dovevo, allora. È l'unico sentimento di vendetta che +sia rimasto in me più a lungo d'ogni altro. Autore di tutto, +rimpiangevo di non averlo trascinato a partecipare della scena finale. +Adesso? Adesso, potrei sedere sulla stessa panca senza trasalire. +L'amante è come se fosse morto. + +Avete ragione di interrompermi. A voi importa poco il mio stato +d'animo. Voi non volete del condannato che i patimenti, ed eccomi a +compiacervi. + +Sono della provincia di Avellino e nato nel '48. Facevo il massaro, e +il ganzo di mia moglie adultera era il figlio del padrone. La mia +causa durò più di cinque anni e al terzo processo venni condannato +dalle Assisie di Salerno, come da quelle di Avellino e di Benevento, +all'ergastolo. + +La sentenza mi fece l'effetto di una legnata sulla testa. Caddi sul +banco degli accusati come istupidito. I carabinieri mi dovettero +scuotere e trascinare fuori della gabbia. Sono passato, tra la folla +che aspettava di vedermi, con il cervello confuso e gli occhi vitrei. +Erano fissi in terra e non sentivo che le fiamme alle orecchie. Tra un +processo e l'altro, ero obbligato a passare da una prigione all'altra. +Il modo di traduzione, ai miei tempi, era feroce. Ogni prigioniero era +considerato e trattato come un brigante. + +Per andare, per esempio, da Ariano, il mio paese, ad Avellino, mi +facevano fare quattro tappe, in quattro paeselli, dove era la caserma +dei carabinieri, con la camera di sicurezza. La stanza di sicurezza +era un luogo di tortura, buia come una cantina e larga come una tana. +Rimanevo perduto nella foscaggine per dieci minuti senza raccapezzarmi +il luogo. C'era, di solito, una finestrucola all'estremità della +parete rasente il soffitto, armata di due bastoni di ferro in croce, e +un tavolato con una secchia in un angolo. Vi si respirava un'aria +malsana. Il supplizio incominciava quando mi si mandava a dormire. Me +ne ricordo ancora con dei brividi. Mi si faceva sdraiare con i polsi +nei ferri, mi si ordinava di mettere le gambe nei cavi di un rialzo ai +piedi del tavolato, il carabiniere vi calava sopra la stanga che +chiamavano ceppo, la chiudeva baciata al rialzo con un grosso +lucchetto e mi lasciava così fino all'indomani. Ogni movimento +equivaleva a un dolore atroce e a una scorticatura che diventava, con +le ore, ardente. Legato e adagiato in questo modo, non avevo, per i +bisogni corporali, che i calzoni. + +Non ero ancora condannato e potevo essere innocente e già mi si +sottoponeva a un castigo infernale! Mi alzavo dodici ore dopo con le +ossa rotte e le carni indolenzite. Intorno ai malleoli e ai polsi, +erano le strisce lividastre dei tormenti notturni. Mangiavo il pane +che mi davano. Pane che mi si rompeva sotto i denti come un impasto di +terriccio e ghiaia minuta. Nessuno potrà mai descrivere il pane dei +miei tempi. Quello d'oggi, risovvenendomi dell'altro, mi pare del pane +di lusso. L'acqua del secchio era sempre fetida. Pareva attinta in un +pozzo dall'acqua stagnante; qualche volta sentiva della rigovernatura. +Lamentarsi voleva dire inferocire il personale di custodia. Supino sul +tavolato, non m'immaginavo che m'aspettava qualcosa di peggio. + +Nelle carceri di Avellino mi trovavo in una parte dell'edificio +chiamato dei «ferri», perchè non vi mandavano che galeotti o individui +che stavano per diventarlo. Era, tutt'assieme, un corridoio composto +di quattordici o sedici stanzoni, in ciascuno dei quali venivano +chiuse cinque persone. Quando entrai in questo ambiente, c'erano +cinquantotto individui condannati ai lavori forzati a vita, e dodici +alla pena capitale. I condannati a morte facevano pietà. Passavano da +un'ansia all'altra. Ogni mattina, per dei mesi, si aspettavano di +sentirsi dire che il momento di prepararsi era venuto. Io ero +ignorante di legge. Ma dicevo che era una crudeltà senza nome tenere +la gente in questa condizione tanti mesi. Trenta giorni di questo +strazio equivalgono bene all'attimo del cappio che fa vomitare la +vita. + +Di questi infelici, ne conobbi, intimamente, due. Ora l'uno e ora +l'altro mi raccontavano la loro paura di morire. Avevano una grande +speranza nella clemenza di Vittorio Emanuele. E io li aiutavo a +nutrirla. I loro nomi erano Alfonso Minetti e Carmine De Vito. Il +primo aveva accoltellato il padrone a morte, e il secondo aveva fatto +a pezzi una donna con la scure. Una mattina che eravamo al passeggio e +parlavamo appunto della grazia sovrana, venne una guardia a chiamare +il De Vito. + +--Ti vuole il signor direttore. + +Supponevamo che fosse stato chiamato per la comunicazione della +grazia. Ritornò la guardia senza il De Vito a chiamare il Minetti. + +--Ti vuole il signor direttore. + +Non vidi più nè l'uno nè l'altro. Seppi poi che erano stati condotti +in cappella per la preparazione. Quando c'ero io, i sentenziati a +morire venivano legati alle mani e ai piedi per il resto della loro +esistenza, vale a dire per tre giorni e tre notti. Era una precauzione +che impediva loro di sottrarsi alla condanna con qualche atto +insensato. Si dava loro quello che desideravano da mangiare e da bere, +e venivano, più volte nel giorno, consolati dalla parola affettuosa +del sacerdote. Sono però rari i delinquenti che si abbandonano +all'orgia del ventre in cappella. Alfonso assaggiava appena ciò che +gli portavano e Carmine non beveva che della limonata. L'aurora dell'8 +giugno 1875 fu triste. Sentivamo i passi affrettati che andavano e +venivano e i rintocchi che diffondevano il terrore per la carcere. +Tutti quelli della mia camera andarono con me in ginocchio. Pregammo +con fervore fino a giustizia finita. Tutti e due sono andati all'altro +mondo pentiti del loro misfatto. + +Nella carcere di Benevento mi trovai con un altro condannato di +ventidue anni, che aveva mozzato il capo alla ragazza che non voleva +più sposarlo. Si chiamava Muscischio. Respinta la rinnovazione del +processo, venne isolato in una stanza, al cui uscio era stata messa +una guardia che non doveva fare altro che tenerlo d'occhio dalla spia. +Rimase dieci giorni tra la vita e la morte. Venne graziato il +venticinque aprile 1876. Ritornato in mezzo a noi, ci raccontò lo +spasimo che aveva subito in quelle notti e in quei giorni. Ci diceva +che il pensiero di morire non gli dava mai requie, e che, anche quando +la prostrazione gli chiudeva gli occhi, il suo sonno veniva conturbato +dal carnefice, del quale gli pareva sempre di sentire la voce. Durante +il giorno non mangiava cinquecento grammi di pane. Lo rivedemmo +spaventevolmente denutrito. Egli era contento della grazia, ma diceva +che in dieci giorni aveva sofferto assai più che se lo avessero +impiccato dieci volte. + +Finalmente, venne l'ordine della mia destinazione. Il ministro +dell'interno aveva scelto per me il bagno penale di Genova. Non si sa +ancora perchè il delinquente viene mandato a scontare la pena quasi +sempre agli antipodi dal luogo del delitto. La nostra catena era +composta di otto a vita e di tredici a tempo. Parecchi indossavano il +costume del galeotto e parecchi, come me, l'abito, diremo così, +borghese. Non ricordo il nome della nave. Ma sarà difficile che io +dimentichi il viaggio di mare che mi ha convulsionato tutto +l'organismo e mi ha fatto patire le pene dell'inferno. Il tavolato +della camera di sicurezza, paragonato alla stiva, mi diventava un +letto di bambagia. Con l'odore di catrame, si aspirava un'afa che +sentiva di latrina. Pigiati come eravamo, mi pareva di essere in un +affogatoio. I carabinieri non furono certamente umani. + +Ammanettati, ci legarono a due a due al braccio e ci incatenarono +tutti assieme. L'uno non poteva muoversi senza tutti gli altri. +Stivati peggio che i conigli in una conigliera, non vedevamo che le +onde del mare che venivano a frangersi sui vetri dei buchi rotondi. +Qualche volta la nave ballonzolava, piegava come se avesse voluto +rovesciarsi sulle acque agitate e qualche altra saliva rapidamente +alla superficie per affondare di nuovo nei flutti che tentavano di +inghiottirla. Alcuni dei miei compagni si erano già vuotati lo +stomaco, non potendo frenare gli impeti del vomito. Io ne sentivo gli +urti, ma tenevo duro. Parecchi di noi avevano le labbra paonazze e le +orecchie orlate del rosso smorto dei febbricitanti. Dalle +finestrucole, la nave ci dava l'impressione che stesse per sommergere. +Il vento muggiva disperatamente e incalzava i cavalloni che venivano a +schiantarsi sui suoi fianchi come fasci di verghe d'acciaio. Nella +stiva, si moriva. Cedetti e incominciai a recere come tutta la catena. +Senza poterci staccare o avere dei recipienti, ci sbattevamo le +eruzioni gli uni sugli altri, imbrattandoci da far pietà ai sassi. La +notte fu ancora più spaventevole. La nave, violentata da tutte le +parti, pareva in deriva. I venti scatenati le andavano sotto e la +elevavano sui flutti come se avessero voluto scaricarla del suo +carico. La nostra catena incominciava a temere un naufragio. Dovevamo +essere orribili. Seduti o sdraiati nelle chiazze della materia +eruttata, recitavamo tutti dei pater e degli ave domandando perdono a +Dio dei nostri peccati. + +In un momento in cui fummo invasi da un terrore indicibile, chiamammo +il brigadiere all'uscio della stiva e lo pregammo di metterci in +condizione di poterci aiutare con le nostre gambe e con le nostre +braccia in caso di disastro. Lo supplicavamo con tutte le parole +carezzevoli a nostra disposizione. Gli dicevamo che eravamo condannati +a scontare una pena in un ergastolo, non a naufragare in blocco, +legati come un sol uomo. Se non ci dava modo di salvarci, il delitto +del brigadiere sarebbe stato un delitto peggiore del nostro. + +A mano a mano che parlavamo, il terrore ci era entrato fino nel +midollo spinale. Ciascuno di noi gareggiava di vigliaccheria. +Piangevamo e imploravamo la vita come tanti miliardarii attesi sulla +spiaggia dai parenti straziati dal dubbio. Il bastimento, che aveva +tentato di mantenersi in equilibrio con le àncore, pareva avesse rotto +gli ormeggi e fosse in balìa di una corrente che volesse scavargli +l'abisso. + +--Abbia pietà di noi, signor brigadiere, + +--Pezzi d'asini! Tacete o vi farò incatenare i piedi agli anelloni del +pavimento! Siamo qui anche noi e per colpa vostra e non diciamo +niente. Se andrete in fondo non sarà un gran male. Io ho degli ordini +e non posso violarli. Fate dunque silenzio e non rompeteci più le +scatole. Siamo intesi. + +Rimanemmo intontiti. Non credevamo che ci potesse essere un uomo +capace di dirci, in un momento simile, che se anche fossimo annegati +non sarebbe stato un gran male. Nel cervello di molti di noi è passato +il delitto. Se qualcuno di noi fosse stato libero, il brigadiere non +avrebbe potuto finire la frase. Egli sarebbe stato piegato in due e +cacciato in mare da uno dei portelli del naviglio. + +Dopo, al bagno, seppi ch'egli non avrebbe potuto fare altrimenti. Era +la legge che ingiungeva al carabiniere di lasciarci annegare +ammanettati in una prigione durante il naufragio della nave.¹ + + ¹ I lettori crederanno che l'ergastolano esageri. Ma io posso + disilludervi. Quello che avveniva allora avviene anche adesso. Me + lo diceva pochi giorni sono un brigadiere dei carabinieri che si + è proprio trovato in piena tempesta con una catena di condannati. + + --Ero incaricato di condurli da Civitavecchia alla Sardegna. + Partimmo con un mare tranquillo. I forzati erano stati stivati, + incatenati e chiusi nella stiva. La burrasca incominciò nel mezzo + del mar Tirreno con tanta furia da obbligare il capitano a + preparare l'equipaggio a tagliare le corde delle lance di + salvataggio e a dare a ciascun passeggero il salvagente. I miei + forzati strepitavano e domandavano con alte grida di essere + slegati e smanettati. Era una scena da far piangere e, se devo + dire la verità, provai un'emozione che mi inumidì gli occhi. + Tentai di pacificarli con buone parole dicendo che il pericolo + non era così imminente come credevano. Loro mi rispondevano + buttando su tutto ciò che avevano mangiato. Il mare era così + grosso che attraversava il ponte, e innondava l'interno in un + modo così rapido e così frequente da impedire ai marinai di far + lavorare le pompe. Il moto della macchina a vapore non era più + regolare. Lo stantuffo non manovrava più bene e il tubo sul ponte + pareva qualche volta che si piegasse a baciare il mare in lotta + con sè stesso. Quando vidi che il naufragio era imminente andai + dal capitano e ottenni il permesso di togliere loro le catene. + Era tutto quello che si poteva fare in un momento spaventoso come + quello. Loro, i galeotti, urlavano disperatamente, e mi + accusavano di non avere cuore perchè non toglievo loro le + manette. Ma nè io nè il capitano potevamo contentarli. Anche se + fossimo stati arcisicuri del naufragio la legge non ci avrebbe + permesso di essere umani. Eravamo obbligati a lasciarli affogare + ammanettati e chiusi nella stiva. È una legge di ferro, ma legge. + + Non c'è penna che possa narrare che cosa ho sofferto e che cosa + hanno sofferto i forzati lungo la traversata burrascosa. Io + credevo di essere diventato grigio. I galeotti uscirono dalla + stiva lividi e paonazzi come gli annegati. Io non sono + giornalista, ma se lo fossi non starei quieto fino a quando + questo assassinio legale fosse cancellato dai regolamenti che + regolano il trasporto dei forzati per mare. Sono severità penali + che gridano vendetta. + +Siamo stati in mare tre giorni e tre notti. Tre giorni e tre notti di +stiva, in mezzo ai guazzi e alle pozzacce delle porcherie vomitate, +senza lavarci, senza svestirci, senza cavarci le scarpe, con un +mastellone per i bisogni corporali vicino a noi, in mezzo a noi, come +se fosse stato della catena, mangiando di tanto in tanto un boccone di +pane insudiciato e stantio e bevendo nella secchia come il cane che vi +tuffa il muso e ne lambisce il liquido con la lingua! + +Sbarcammo più morti che vivi. Ci guardavamo sulle pietre del porto +come gente che non sapeva più in che mondo vivesse. Avevamo le +occhiaie dei naufragati. Eravamo macilenti, con le facce bianche come +quelle dei cadaveri buttati sulla spiaggia e andavamo via come +poveracci che non sapevano più reggersi in piedi. Che viaggio, oh che +viaggio! Me ne ricorderò per tutta la vita. Sarà e rimarrà l'episodio +più spaventevole della mia esistenza di condannato perpetuo. + +Arrivai al bagno di Genova più morto che vivo. Ci tolsero le manette e +ci slegarono dalla catena che incatenava il braccio dell'uno al +braccio dell'altro. Le mie mani rimasero giù penzoloni come se fossero +state riempite di piombo. Non le sentivo più che come un enorme peso +che mi trascinava verso terra. I ferri m'avevano lasciato un cerchio +profondo e nerastro nelle carni come se i polsi fossero stati nelle +strette della morsa. + +Ero tutto in un'acqua. L'arsura prolungata e il polverone dello +stradale, ci avevano perfino attutita la sete spasmodica che avevamo +in mezzo al solleone. Ma non appena vedemmo i mastelli d'acqua, +divenimmo quasi tutti impazienti di agguantare il boccalino. Ne votai +due, uno dopo l'altro, senza prender fiato. Il terzo non potei +finirlo. Mi parve un'acqua di tinta motosa col sapore dell'acqua +salmastra. + +Al bagno di Genova non arrivavano mai meno di due o tre «catene» al +giorno. Era come il bagno che incatenava i galeotti che dovevano poi +disperdersi in altri bagni. Cogli altri giunti, eravamo più di una +cinquantina. Coloro, che non indossavano ancora il costume del +forzato, vennero vestiti alla presenza di tutti e di una moltitudine +di guardie. Ci si buttavano gli abiti, senza badare se erano adatti +per un gigante o per un nano. A me, come ergastolano, diedero la +berretta verde, la cravatta rossa, la giacca rossa, e i calzoni con +strisce turchine. I calzoni avevano la gamba destra divisa coi bottoni +per la catena. Non riuscii a mettermeli che aiutato da un mozzo che vi +aveva fatta l'abitudine. Vestito da galeotto, dovevo avere l'aria di +un diavolo o di un sanguinario. Lo scarlatto mi ricacciava col +pensiero nel sangue di mia moglie. + +Ci si condusse in un cortilone che gelò il sangue a tutti. Nel mezzo +c'erano due montagne: una di catenoni e una di grossi anelli che +chiamavano maniglie. A destra di questi ferramenti che sospendevano il +respiro, si vedeva una lunga fucina infocata che sparpagliava una +pioggia di faville e incendiava superbamente i battitori del ferro +rovente. Era una scena terribilmente dantesca. Le incudini erano +parecchie. Su alcune precipitavano le mazze che scrostavano il volume +del ferro ardente che incominciava ad assumere una forma, su altre +irrompevano i magli che massellavano i ferri che avevano già assunta +la forma che volevano dar loro. Quando tuffavano nella pila i ferri +che uscivano dalla fucina come pezzi di lava incandescente, e i mozzi +soffiavano col mantice nel bracere, i lavoratori galeottizzati +rimanevano come perduti in una nube bianca e luminosa. I fabbri, per +completare l'orrore dell'inferno, si levavano sui piedi, portando in +alto la mazza, e colle loro braccia poderose si curvavano +violentemente nel fitto dei barbagli che mettevano della brace sulle +loro facce annerite. I sussulti cupi delle catene dei galeotti che +martellavano il ferro mi passavano dalle viscere come un tremuoto. Io +guardavo. Guardavo con gli occhi smarriti nell'incendio, come dinanzi +a uno spettacolo fantastico. + +Furono i mozzi che mi scossero. Era venuta la mia volta. Mi chiamarono +vicino alle due montagne, scelsero un catenone e una maniglia e mi +fecero sedere su uno sgabellotto, vicino all'incudine che si levava un +palmo dal terreno. + +--Non fatemi male, dissi loro. + +--Non fargli male che è di zuccaro! + +E quasi tutti i ferratori--che erano degli altri forzati--scoppiarono +in una risata che mi andò al cuore come un punteruolo. + +--Dammi qua la gamba, piagnolone! + +Mi misero il piede sull'incudine, mi inanellarono il ferro al disopra +della caviglia e poi coi martelli si misero a battere e a ribadire i +chiodi senza pietà alcuna. Avrei giurato che godevano del mio strazio. +A ogni lamento che voleva frenare le brutalità del martello, mi +rispondevano con parolacce che mi facevano male quanto il peso che mi +avevano attaccato al piede. + +--Dammi qui la catena da appendergli all'orologio, disse il ferratore +al mozzo. + +E me la ferrarono all'anello con dei colpi spietati che davano loro +piacere. + +--Basta, basta, Signore Iddio! + +Mi rialzai e prese il mio posto il mio compagno di branca, cioè l'uomo +col quale stavo per essere appaiato chi sa per quanti anni. Ero così +assorbito dalla mia sciagura, che non ebbi uno zinzino di compassione +per il mio futuro fratello di catena. Incatenati l'uno con l'altro, ci +si condusse in un ufficio ove venimmo matricolati, lui col numero +3446, io col numero 3414. + +Il mio compagno di catena era certo Stefano Cristini, della provincia +di Roma, condannato a sedici anni di lavori forzati, il quale rideva e +mi dava la baia perchè piangevo di essere carico di catene che potevo +a mala pena tenere su col braccio o con le braccia. + +--Se fai così, mi disse, staremo assieme poco. Andrai al cimitero +assai prima che finisca la mia sentenza. Caro mio, il pianto è +debolezza d'animo. L'uomo non deve mai perdersi di coraggio. Io ho già +portato le catene per cinque anni nel bagno di Civitavecchia e non +sono morto. Non ci penso neanche a finire i miei sedici anni. Provati +a dire che non c'è rimedio e vedrai che la vita ti diventerà meno +pesante. + +Tre giorni dopo lasciammo il bagno alla Foce con una «catena» di +novantasei persone. L'idea di scappare non poteva venire a nessuno. +Eravamo incatenati come delinquenti che non avessero fatto altro al +mondo che pascersi del sangue della gente macellata con le loro mani. +L'estremità della mia catena a destra era stata attaccata +all'occhiello dell'anellone al piede sinistro dell'altro al mio +fianco. Di modo che il mio piede destro e il piede sinistro del mio +compagno di sventura, dovevano fare passi limitati e avere movimenti +isocroni. Si intende che, oltre a questa precauzione alle gambe, ci +avevano ammanettati fino al gonfiore e passata la catena dall'ascella +dell'uno all'ascella dell'altro, lucchettandocela nella schiena +dell'ultimo in fondo. Coi zigzag ci legarono tutti e novantasei +assieme, lasciandoci appena lo spazio per muoverci e per i passettini. + +Il passo rapido dei primi veniva sentito dagli ultimi e le punte delle +scarpe di una fila andavano sul dorso delle scarpe di un'altra. + +Da questo bagno al Castellaccio c'erano, su per giù, tre chilometri. +Era una strada malagevole che si ascendeva sudando come bestie, sotto +un sole di giugno che scottava fin negli occhi. Perdevamo la lingua +come i cani. I carabinieri che ci circondavano erano quaranta, tutti a +cavallo, armati fino ai denti. Fumavano e si buttavano da una parte +all'altra le birichinate della sera prima con le donne, senza punto +badare al nostro supplizio. L'assieme era lagrimevole. Ci sarebbe +voluto un fotografo. Perchè la penna, per quanto sia addestrata alle +descrizioni minute e sia padrona di un'officina di vocaboli, non +riesce mai a impadronirsi di tutto e a conservare, cogli atteggiamenti +individuali, i colori del quadro grandioso. + +Al Castellaccio ci matricolarono, separando i buoni dai cattivi. Le +coppie che avevano subìte punizioni, venivano mandate nelle stanze a +pian terreno, mentre le altre venivano disperse per i piani superiori. +Il bagno era composto di stanze di sedici persone, con otto +pagliericci da una parte e otto pagliericci dall'altra. Così che non +vi so ancora dire la differenza tra le stanze di sotto e quelle di +sopra. + +La prima cosa spiacevole del Castellaccio, fu la distribuzione degli +utensili di cucina. Invece della gamella, mi si diede una cosa di +legno rotonda, coperta di due dita di muffa, e un pezzaccio di +cucchiaio che pareva stato in una cantina umida per degli anni. Me li +lavai e me li rilavai senza mai far loro perdere l'odore nauseoso +contratto in un ambiente dalle pareti viscide. Un mio compaesano che +si trovava nella stanza, prese a proteggermi e a consolarmi. Si +chiamava Francesco Gentile, stato condannato a vita dal tribunale di +guerra, come brigante che non aveva voluto sottomettersi al governo di +Vittorio Emanuele. Egli aveva fatto parte della banda dello Schiavone, +il capo brigante che avrete sentito nominare. Il Gentile era vecchio, +ma di cuore. I suoi primi consigli sono stati la mia guida. + +--Rispetta tutti e specialmente i tuoi superiori. Procura di farti +amare dal tuo compagno di branca, anche se fosse il peggiore degli +assassini. Perchè senza vincerlo con la tua benevolenza, la vita ti +diventerebbe odiosa e intollerabile. Fatti animo e non lasciarti mai +adescare a far delle confidenze al personale di custodia, se ti preme +di morire nel tuo letto. + +Mi prese a volere così bene che il giorno dopo il mio arrivo mi regalò +un piatto di zinco, una striscia di pelle ovattata per mettermi sotto +la maniglia che mi spellava e mi piagava la noce del piede, e un +panciotto di flanella bianca per salvarmi il petto dai clima +traditore. Il gilet era un sacrificio superiore ai bisogni del +galeotto. Ma il buon vecchio mi pregò di non darmene pensiero, perchè +lui, in sartoria, con gli stratagli, avrebbe saputo farsene un altro. + +Nella prigione di Benevento avevo imparato a consumare il tempo con +dei lavori di carta. In pochi mesi ero riuscito a mettere assieme una +gabbiuccia che regalai a un secondino. Ma al Castellaccio non c'era +proprio nulla da fare. Eravamo condannati ai lavori forzati per +ridere. Tranne i mozzi addetti ai lavori domestici e alcuni fabbri, +non avevamo da lavorare che col catenone che pesava e ci martoriava. +Era una fannullonaggine tormentosa in tutta la camerata. Il mio +compagno di catena, col quale rimasi appaiato trentadue mesi, era un +originale bizzarro che sapeva, di tanto in tanto, farmi ridere con +qualche frizzo o con qualche lepidezza. Col tempo diventava però +noioso. Ignorante come una talpa, era stato preso dalla pazzia del +dantomane. + +Senza capire il sommo poeta, aveva imparato dei canti--specialmente +quelli dei gironi--e me li recitava a ogni quarto d'ora, trascinandomi +sulla riviera del sangue bollente quando avevo voglia di conciliarmi +col genere umano e facendomi lacerare dalle cagne bramose, proprio +nell'ora in cui sentivo il bisogno di una voce pia che mi consolasse e +mi aiutasse a credere che le anime affannate dei cerchi del sepolcro +dei vivi potevano cullarsi ancora nella speranza di un perdono! Non +gli dicevo nulla e fingevo di sorridere sotto la pioggia dei versi che +mi picchiavano il cervello, perchè avevo giurato di non inasprire +colui dal quale non potevo disgiungermi; ma nel silenzio infuriavo e +gli andavo sopra con le verghe a fargli sanguinare le carni. Prostrato +dalla sua voce assassina, dicevo mentalmente: taci! taci! taci! o +«fiera crudele» che io «sono un che piango»! Se volete offendermi, +mandatemi la _Divina Commedia_. Non posso più sentir parlare di Dante. +Se non avessi che i suoi versi in cella, farei voto di non leggere più +mai. Un suo verso mi provoca il vomito. + +Il solo spasso che riuscii a conquistarmi a furia di preghiere e di +sottomissioni, fu quello di fare le calze. Non ridete, perchè facevo +ridere anche il mio compagno di catena, ma io, coi ferri, con la lana +e col cotone, ho passato giornate relativamente tranquille. Tra una +soletta e l'altra, mi si addormentava l'idea che dovevo morire alla +servitù penale. A mano a mano che i miei ferri divenivano abili e +frettolosi, riacquistavo la calma che avevo perduta. Mi confortavo +dicendomi che ce ne erano delle migliaia nella mia condizione, che non +uno di loro disperava di rientrare nel mondo. Il mercante di Genova, +che ci somministrava la lana e il cotone, mi fece sapere che era +contento dei miei calzini. Provai a fare delle calze traforate. Le +prime non erano eleganti, ma in seguito non c'era più nessuno nello +stabilimento che mi potesse tener dietro. Quando si voleva illustrare +la gamba con delle calze scicche, si ricorreva, senza esitazione, al +3414. + +Due anni dopo ero stufo di calze come di Dante. Lavoravo per ammazzare +il tempo. La mia anima trambasciata non era più nel lavoro. Era la +praticaccia che me lo faceva fare ancora con del gusto. Incominciavo a +credere, col mio compagno, che sciupavo il tempo nel mestiere della +vecchia sdentata che assecchisce sotto la cappa del camino. +L'abitudine del movimento aveva resa inutile la mia attenzione. Così +il mio pensiero sbrigliato mi ripiombava, di tanto in tanto, a +filosofare sulla mia incommensurata disgrazia. Maledivo e stramaledivo +il mio difensore governativo, l'avv. Alfonso Alberosa, che mi aveva +strappato dall'ultimo supplizio. Quante volte mi sono augurato ch'egli +fosse stato afono! Non mi avrebbe salvato il collo. Pazienza. Allora +avevo paura di morire. Nel Castellaccio, invece, sognavo la morte. La +privazione della vita, credetelo, non è il massimo dei castighi. La +condanna a vita sì, che è peggiore della morte esasperata, inasprita +dagli ordigni che lacerano e squartano, e lasciano appesi come un +quintale di delinquenza! Beccaria assassino, tu sei stato il più +iniquo degli scrittori penali italiani. La tua è stata una vendetta, +una atroce vendetta. Tu hai voluto sottrarci al carnefice per +inebriarti dei nostri tormenti. Se la libertà individuale perisce alla +porta di questi edifici, perchè hai tu voluto emendarci? Giuseppe De +Maistre, tu sì che sei stato cristiano. Più ancora che cristiano. Tu +sei stato un avvenirista dell'antropologia moderna. Dato che il mio +pensiero sia veramente criminoso, a che risparmiarmi il tratto di +corda? Ben venga la morte che sopprime il pericolo sociale e la +tortura individuale! + +Scusate se mi lascio trasportare. Sono ancora convinto che sarebbe +stato meglio mi si fosse seppellito vivo in un sacco, che non avermi +fatto espiare ventinove anni di galera senza che il sovrano abbia +trovato un minuto per pronunciare la parola perdono. Perdonate, o +signori, a un povero peccatore pentito che ha attraversato tutto +questo periodo senza un'ora di punizione! + +Bisogna essere stati in galera per capire la pagina della condotta +bianca come un giglio. È una pagina tragica. Riassume un secolo di +umiliazioni, un'eternità di esistenza carpone, ai piedi del primo e +dell'ultimo tirannello del bagno penale. Scusate se sono commosso. Le +fonti del mio dolore non sono ancora inaridite. Abbiate la bontà di +credere che in fondo sono migliore del vestiario ridicolo che indosso. +Proprio, davvero, ve lo giuro! + +Voi mi avete raccomandato di non dimenticare le mie conoscenze di +questi ambienti. Il Castellaccio era pieno di briganti. C'erano tutti +i superstiti della banda Schiavone e della banda di Alfonso Carbone. +Costui era di Mombello, della provincia di Avellino, e un buon diavolo +che mi faceva dei favori. Forse avrete sentito parlare di lui. Egli è +stato vittima del generale Pallavicino, il quale, dopo avere messo +sulla sua testa una taglia di tremila lire, gli scrisse che, se si +fosse presentato spontaneamente, avrebbe dato a lui la taglia e lo +avrebbe condannato a qualche anno di esilio. Il Carbone, prima di +darsi alla campagna, ammazzò due fratelli e un compare della stessa +famiglia per vendicare la morte di un suo fratello, ch'egli diceva di +idolatrare. L'assassino di suo fratello era in galera. Covò la +vendetta per cinque anni--la pena alla quale era stato condannato +l'uccisore. Uscito dalla casa penale gli andò sopra con un +coltellaccio e glie lo ficcò nel ventre fino al manico. Il Carbone +parlava di questo omicidio con dei tremiti i quali rivelavano che la +belva aveva ancora sete di quel sangue. + +Il Carbone mi diceva che la sua famiglia era agiata e possidente. Con +lui si presentarono al Pallavicino, che li aspettava per farne una +retata, quattordici della banda--nove dei quali vennero condannati a +morte, cinque a vita e Vincenzo Volpe, minorenne, a venticinque anni. + +I condannati a morte erano: Carbone, Ciavo, Longo, Vertuto, Cozzi, +Palombo, Zorio, Savalino, Perrone. Tutti costoro rimasero per qualche +anno sotto la sentenza capitale. Ogni mattina, per quattro anni, si +toccavano la testa. Graziati da Vittorio Emanuele, vennero al +Castellaccio. + +La crudeltà del Carbone brigante è in uno dei suoi ultimi delitti. +Egli era riuscito a impadronirsi di una spia che aveva tentato di +farlo ghermire dai gendarmi. Avutolo nelle mani, lo buttò a terra a +ceffoni. In terra gli andò sopra coi piedi, calcandoglisi sulla pancia +e lavorandogli il naso e la faccia colle scarpe ferrate. Quando fu +sazio di questi scherzi crudeli, compiuti alla presenza della banda +che sputava sull'infelice tutto ciò che poteva tirar su dalla gola e +lo bruttava con tutte le ingiurie brigantesche, lo fece svestire e +stare in piedi. Il Carbone era seduto. Lo puntava qua e là col +coltello intanto che gli altri indemoniavano sulla schiena e sulle +natiche del paziente. + +Lui, prima di andare a mangiare, gli sprofondò ripetutamente il +coltello nel corpo fino a quando lo vide esalare l'ultimo respiro. +Senza lasciarlo venir freddo, gli fece una larga ferita nel ventre, +raccolse le viscere fumanti e se le attorcigliò a torno il braccio +come un trofeo di vittoria. + +Le spie e i falsi testimoni sono i tipi più esecrati dalla popolazione +degli ergastoli. Mentre ero al Castellaccio c'era un certo Santo +Sterpone, nato a Luccoli, della provincia d'Aquila. Era stato +condannato a venti anni, come omicida, per due false deposizioni. In +galera non poteva darsi pace. Diceva a tutti che era innocente e agli +intimi che non sarebbe molto tranquillo se non dopo avere scannati +quei due cani. Noi lo lasciavamo sfogare e ridevamo dei suoi sogni di +vendetta. + +--Fra venti anni sarai morto o saranno morti i tuoi testimoni. + +Lui ci rispondeva travolgendo gli occhi e mordendosi il labbro. + +Con la buona condotta e con l'intelligenza era diventato scrivanello. +Dal momento che ebbe in mano la penna che lo lasciava girellare per lo +stabilimento, la sua vendetta divenne una fiaccola accesa. Non ebbe +più requie. Pensava a una fuga. Studiò bene i più riposti angoli, si +provvide degli strumenti che lo avrebbero aiutato a demolire e a +segare, e aspettò il momento opportuno. Egli avea notato che a fianco +della stanza numero 4, ove dormiva con altri quattro che uscivano a +lavorare, era la cucina con una porta che egli avrebbe potuto +scardinare e con una serratura che non gli sarebbe stato difficile di +staccare con uno scalpello. + +Eravamo nell'aprile del 1877. Pioveva che Dio la mandava. La pioggia +torrenziale cadeva sui coppi e sulle pietre con un fracasso che +soffocava ogni altro rumore. Con la pioggia era caduta una nebbia che +non lasciava vedere a due passi. + +Al di là dell'uscio della cucina c'era uno spazio, con un alto muro +sul quale signoreggiava il bastione con la garetta nella quale era +accovacciata, indubbiamente, la sentinella. + +Il muro, col consenso dei compagni, era stato trapassato nella +penultima notte. I compagni, all'ultimo momento, ebbero paura. +Sterpone, che delirava di mettere le mani nel sangue dei suoi falsi +accusatori, non esitò un minuto. Spostò i quadrelli, entrò nella +cucina come un gatto, levò l'uscio in un attimo, s'arrampicò sul muro +strisciando fin dietro la garetta, e coi rompimenti del tuono si +lasciò giù dal bastione colla leggerezza e l'agilità dello scoiattolo. + +Andò al suo paese, precipitò sui falsari come una iena e andò a Roma a +lavorare fino a quando venne denunciato da un compaesano che lo +riconobbe. + +Lo rividi a Finalborgo invecchiato, con una sentenza a vita. Era stato +nei bagni di Civitavecchia e di Orbetello ed aveva lavorato, come +compositore di carattere, nella prigione di Regina Cœli di Roma. + +È ancora vivo. Aveva fatto conoscenza con una quindicina di bagni +penali. Lo si può dire l'Ebreo errante della vita galeottesca. + +In sette anni non feci altro che calzette e qualche maglia coi ferri +lunghi. Chiusosi il bagno di Genova, si impiantò da noi una calzoleria +e un lavorerio di tessitura. Imparai a fare il tessitore. + +Non guadagnavo che sei o sette lire il mese, dalle quali dovevo +dedurre il sessanta per cento per il Governo, ma mi piaceva. A poco a +poco finii per amare il telaio come una cosa viva. Il rumore lento e +monotono dei battenti che spingevano l'ordito tra un colpo di spola e +l'altro, suonava al mio orecchio come una melodia che scendeva nel mio +animo esulcerato. + +Il tessuto che si avvolgeva sul cilindro, aveva tutte le mie carezze. +Fu una gioia di pochi mesi. Il subbio, sul quale calcavo il ventre, +finì per darmi una infiammazione intestinale. Dovetti andare in +infermeria e poi ricominciare un altro mestiere. + +Divenni legatore di libri--come si può diventarlo in un luogo dove si +manca di tutto. Come tale mi si mandò nel bagno di San Giuliano. +Ritentai il telaio e ricaddi più ammalato di prima. Qualche mese dopo +mi si trasportò al bagno di Portolongone. Potete immaginarvi che cosa +abbiamo sofferto nella traversata. Avrei preferito la mulilazione del +braccio destro. Eravamo una catena di cento galeotti. Al nostro sbarco +assisteva una folla enorme. Dal porto al bagno, ci sono tre chilometri +tutti di salita, coi margini dello stradone che smottavano sotto i +piedi e facevano pensare ai precipizi. Prima di arrivare all'ergastolo +si passa sotto un arco rozzo. + +L'entrata di questo bagno è tetra. Sente del luogo. Le camere sono +assai più piccole di quelle del Castellaccio e in ciascuna di esse +sono accomodati otto ergastolani. + +Quando vi giunsi era affollatissimo. C'erano mille e cinquecento +condannati. Trovai che l'impressione dell'entrata rispondeva +esattamente alla vita interna. Le camere erano senza tavolaccio e +senza letti da campo. Bisognava dormire sullo strapuntino di cinque +chilogrammi di capecchio--in terra, con un cuscino che pareva per la +testa di una pupattola. Le stanze erano male arieggiate. Avevano una +parvenza di finestra nella vôlta e una porta sempre chiusa. + +Gli ultimi che arrivano subiscono un ozio di mesi e di mesi. O non c'è +posto, o non c'è lavoro, o non si sono ancora studiati i nostri +caratteri. In un modo o nell'altro si rimane neghittosi. + +Il passeggio avveniva sull'alto della terrazza con muraglie così alte +che ci lasciavano come in fondo a una tomba scoperchiata. Non vedevamo +che il cielo sopra le nostre teste. + +C'era anche Cipriani, quello che era stato eletto deputato parecchie +volte. Lo tenevano completamente isolato da noi. Occupava una stanza +da solo, andava all'aria da solo e gli portava la minestra un +sottocapo in una scodella di latta. La sua spesa quotidiana era un +quarto di vino. A Portolongone si beveva il vino dell'isola d'Elba. +Era migliore di quello degli altri bagni. Il Cipriani era mite e +buono. Ma si diceva che era di un carattere fiero, altezzoso e anche +borioso. Voleva quello che voleva e non accettava nulla. + +Signore, abbiate pietà di me! Dopo una lunga malattia che mi lasciò +sperare la fine delle mie tribolazioni, mi incatenarono di nuovo con +una catena di duecento galeotti e ci stivarono in un bastimento per +Finalmarina. + +Non vi dico altro perchè dovrei ripetervi lo strazio e le torture +delle altre volte. Oh, come si soffre, Dio mio, nelle stive dei +bastimenti carichi di galeotti! Vi basti sapere che sulle spiagge mi +pareva o ci pareva di essere usciti da un'orgia di oppio. Eravamo +istupiditi dalla notte spaventevole e ci pareva di non avere più +sangue nelle gambe. + +Voi ve n'andrete presto. Ricordatevi del 3414. Pensate qualche volta a +questo povero diavolo che subisce l'ira della legge da ventotto anni +per avere fatto scomparire dal mondo una donna infedele, una donna che +tradiva il marito, un'adultera. + + _Finalmarina, 24 settembre 1898._ + + 3414. + + + + +__Carlo Romussi.__ + + +Non si sa se la sua mano e la sua testa c'entrino per qualche cosa +nella sua sempiterna attività prodigiosa. Si sa ch'egli è una +macchinetta automobile che riempie un foglio dopo l'altro tutte le +volte che c'è da scrivere. Al suo tavolo di redazione voi vedete +sempre proti e compositori che aspettano originali. + +Supponete ch'egli stia scrivendo un articolo sulla esposizione +artistica. Gli si dice che mancano ancora due pagine a compilare il +numero unico per i bagni. Consegna il manoscritto sull'arte, corre +difilato alla stazione balneare senza rivedere lo stampone per +riattaccare il filo interrotto e pochi minuti dopo riprende l'opuscolo +sui doveri dei cittadini ch'egli deve finire per domani, o la +prefazione agli scritti di Carlo Cattaneo che ha promesso fino da ieri +l'altro. + +Intanto che scrive, passa e ripassa dinanzi il suo tavolo la +popolazione che lavora intorno al giornale e alla casa editoriale. +Impiegati, fattorini, portieri, telegrafiste, traduttori, personaggi +d'amministrazione. Lo si interroga, lo si interrompe, gli si +annunciano visite, gli si rammentano nomi o fatti. Ci sono persone che +hanno bisogno di vedere il signor direttore, amici che vanno a trovare +Romussi, zuppificatori che vogliono infliggergli certe idee su date +questioni, veterani del partito che salgono per stringergli la mano e +interessarsi della sua salute o della salute della sua signora, +archeologi che seggono sulla scranna che trovano per conversare e +buttargli, tra un periodo e l'altro, un monumento storico che è stato +scoperto, o che si minaccia di demolire o che stanno illustrando. Nel +momento in cui si crede stia per incominciare la quiete, entra un +filantropo a squadernargli un progetto che deve commuovere e vuotare +le tasche ai cittadini, o un segretario di qualche circolo o di +qualche associazione operaia che vuole assolutamente ch'egli tenga una +conferenza sul risorgimento del Comune o sulla battaglia di Legnano, o +un disgraziato che è ansioso di leggere stampato il manoscritto che +gli ha portato da tante settimane. + +--E questo mio articolo, signor Romussi! + +--È sul «bancone». C'è tanta materia da perdere la testa. Ecco, veda, +buttiamo via dei telegrammi per mancanza di spazio. + +--Il signor Edoardo Sonzogno lo chiama dabbasso, + +Butta lì la penna, passa dagli usci come una folata di vento che +schiuda e chiuda fracassosamente, ritorna di sopra stropicciandosi le +mani o rosso fino alle tempie, e ricomincia l'articolo su Crispi, +parlando tra lui e il manoscritto, come se stesse dettandolo, spesso +posando la voce più fortemente su una sillaba che su l'altra. + +--L'onorevole Crispi è una vera sfortuna per l'Italia. + +Questa vita quotidiana, capace di ammazzare due o tre uomini, è per +lui un passatempo. Il lavoro ponderoso, quello nel quale è necessario +ch'egli metta i suoi studi e la sua intelligenza, lo fa a casa, mentre +altri dormono o si divertono. Dalle sei alle dieci del mattino e per +parecchie ore del pomeriggio, egli non si occupa che di archeologia, +di storia, di letteratura. Scrive: _Milano nei suoi monumenti_, +_Milano che sfugge_, _Petrarca a Milano_, uno studio sul _Trionfo +della libertà_ di Manzoni, _Sant'Ambrogio_; o mette assieme un volume +di poesie dialettali e italiane che la musa satirica e bernesca +produsse prima e durante le barricate del 1848, eccetera, eccetera, +eccetera, eccetera, eccetera. + +Se sono bene informato, egli è al _Secolo_ da ventinove o trent'anni. +Vi è entrato in un modo curioso. Moneta era alla ricerea di un +redattore che avesse delle qualità giornalistiche e una coltura che +andasse al di là di quella dei soliti giornalisti improvvisati. Un +giorno trovò per la strada Leopoldo Marenco, il romantico del +palcoscenico d'allora. + +--Senta, professore, non saprebbe mica aiutarmi a scovare un giovane +che abbia imparato qualche cosa e facilità di scrivere? + +Il professore di letteratura si passò la mano sulla fronte. + +--Eh, proprio, è difficile. Ne ho conosciuto uno, quello sì... Era un +diavolo che sapeva scrivere drammi, novelle, brani di storia, +biografie... La sua penna andava come il vento. + +--Se è morto non parliamone. + +--È vivo. Ma non so dove sia andato a finire. Aspetti, deve essere a +Pavia. Credo che studii legge. Certamente non vorrà smettere per fare +il giornalista. + +In allora, per spiegare la frase dell'autore della _Celeste_, non +erano che gli scapigliati che si compiacessero di prendere delle +sbornie coll'inchiostro di redazione. Erano giovani pieni di coraggio +e anche d'ingegno o degli studiosi che volevano farsi largo, ma +irregolari nella vita e nel lavoro. Nessun direttore poteva contare +sul loro articolo pel numero di domani. Gli editori pagavano poco o +niente e i giornalisti di professione, come è naturale, non +esistevano. Non esisteva che la bohême chiassosa, buontempona, +nottivaga, capace di annunciare in prima colonna e in corpo dieci che +i redattori avevano orgiato e non potevano quindi scrivere l'articolo +di fondo o l'appendice drammatica! + +Un anno dopo, Moneta rivide il padre del _Falconiere_ e lo ripregò di +procurargli un giovanotto che avesse la stoffa del giornalista. + +--Fra i miei scolari passati e presenti non ne conosco uno. Non potrei +suggerirle che quello dell'anno scorso scorso. Quello là ha tutte le +attitudini per uno scrittore di giornale. Ha una penna pronta, +sollecita, che si piega a tutte le movenze di uno stile facile. Ha +letto molto. È una biblioteca ambulante. + +--Me lo mandi, dunque! + +--Vedrò di cercarne l'indirizzo. + +Un giorno, in cui il pensiero di Moneta era lontano le mille miglia +dal redattore che gli doveva mandare il Marenco, si sentì annunciare +il dottor Carlo Romussi. + +--Passi. + +Fiscamente non gli fece una grande impressione. Non gli si era +presentato che un omino il quale non lasciava supporre in sè tanta +resistenza al lavoro. In due parole s'intesero. Il Romussi faceva +pratica d'avvocato ed accettava volentieri di passare a teatro le +serate come critico d'arte. Moneta voleva qualcosa di più di un +critico d'arte, ma per il momento si accontentava. + +È inutile ch'io dica dei suoi ideali drammatici. Tutti sanno che il +Romussi in arte e in letteratura non è stato figlio del suo tempo. +Egli è entrato nel giornalismo come un vecchio che sente e difende le +glorie virtuose del passato. Assoluto come tutti quelli che credono di +avere il monopolio della verità, ha sempre dato addosso o ignorato la +gioventù che ha portato sul palcoscenico e nel romanzo o sulla tela o +nel marmo la vita con le sue grandezze e coi suoi orrori. Zola fu uno +dei suoi boicottati fino a ier l'altro. La Duse, per lui, è rimasta +un'artistaccia di provincia. Ibsen non gli uscirà mai dalla penna che +come un degenerato del teatro. + +La fortuna del _Secolo_ data dalla guerra franco-germanica. Il Moneta +simpatizzava per la Francia antimperiale e la tiratura salì +vertiginosamente dalle otto alle venticinque mila. Era un trionfo +giornalistico che bisognava conservare migliorando il servizio. E +Moneta assunse, come cronista a ottanta lire il mese, l'avvocato Carlo +Romussi. + +Il suo primo articolo fece scalpore. Gli altri giornali avevano +narrato il giorno antecedente un grave scandalo contro un patrizio +milanese. Moneta, giudizioso e temperato, non volle lasciar correre la +notizia se non dopo essersi informato personalmente che esisteva una +querela e che c'erano i genitori i quali affermavano che la loro +figlia minorenne era stata deflorata da un duca. Romussi non fu che +l'esecutore. Avuto l'incarico dalla direzione, si mise al tavolino a +fianco della vecchia scrivania del direttore e scrisse più di una +colonna colorita, spigliata, nervosa, paragonando il violatore di +fanciulle al Borgia crapulone. Venuta la minaccia di una querela per +diffamazione, e sinceratisi, con le visite mediche, che la ragazza era +_virgo intacta_ il _Secolo_ trangugiò uno di quei rospi vivi che non +lasciano sopravvivere che la buona fede del giornale. + +La cronaca composta di note aride e di fatterelli che facevano +sbadigliare, divenne, nelle mani del Romussi, una rubrica +importantissima. A poco a poco del Broglio del _Pungolo_--il quale +passava per il cronista sommo della Risottopoli per le sue noterelle +patrie e per avere introdotto, tra i fatti cittadini, le notizie che +la questura comunicava a lui solo--non rimase più nulla. La cronaca si +era elevata, Romussi l'aveva intellettualizzata, allungata, +drammatizzata e resa indispensabile. Con lui i pennivendoli più +sfacciati della cronaca cittadina sono stati obbligati a divenire più +prudenti o a frenare la loro ingordigia. + +Egli è ora direttore del _Secolo_, di quasi cento mila copie, ma io, a +costo di farmi lapidare, persisto a credere che sia in lui più l'uomo +di lettere che il giornalista. Chi ha letto i suoi lavori e +specialmente _Milano nei suoi monumenti_--un'opera che quando sarà +terminata rappresenterà la sua gloria--non può venire che a questa +conclusione. Egli è un illustratore passionato. Charles Dickens è +stato il primo direttore del _Daily-News_ a due mila ghinee l'anno. Ma +anche i suoi più grandi ammiratori hanno dovuto convenire che la sua +tendenza era verso l'immortale Pickwick. Romussi è sempre pronto a +buttar giù, lì per lì, qualunque articolo su qualunque soggetto. Ma il +giornalismo moderno non si contenta della _vitesse_ della penna. Esso +esige tutta l'attività di un uomo anche se quest'uomo non scrive mai +un articolo. I più grandi direttori dei più grandi giornali del mondo +scrivono pochissimo. John Dilane, l'autore, si può dire, del _Times_ +dei nostri giorni, non fu mai _a writer_. Non scrisse che qualche +articolo tra un anno e l'altro. Ma i suoi biografi sono concordi nel +dire che egli era il _Times_. + +Carlo Romussi è pieno di cuore, ha ridondanza di affetti ed è un +amico, se vi dà veramente la sua amicizia, prezioso. Egli è capace di +dedicarvi l'esistenza. La sua intimità con Cavallotti, la sua +affezione per Cavallotti, la sua idolatria per Cavallotti sono cose di +ieri. Nessuna donna ha amato il poeta anticesareo coi trasporti del +direttore del _Secolo_. Per degli anni egli non ha veduto che cogli +occhi di lui, non ha palpitato che col cuore di lui e non ha avventato +un'idea politica che non fosse un idea cavallottiana. Ed è stato un +errore. La devozione di Pilorge per Chateaubriand mi commuove. L'uomo +privato può darsi il lusso dell'adorazione. L'uomo pubblico, il +direttore di un giornale, non può sposare un uomo con le sue virtù, +con i suoi difetti, con le sue aspirazioni, con le sue beghe +personali. L'uomo è un individuo, il giornale è una istituzione, è un +veicolo che deve andare in casa di tutti come un informatore. +Cavallotti può odiare il socialismo e i socialisti fin che gli pare e +piace. Il _Secolo_ non può, non deve seguirlo. E con Romussi, +ipnotizzato da Cavallotti, il _Secolo_ ha ignorato per degli anni il +socialismo e i socialisti. Non ne ha più parlato. Per lui non +esistevano o non erano mai esistiti o erano morti. Boicottare un +partito per delle bizze personali vuol dire rendere un cattivo +servizio ai lettori che pagano per essere informati di tutti gli +avvenimenti e alla amministrazione che pubblica il giornale per +arricchire il suo editore o dare grossi dividendi agli azionisti. +Boicottate un uomo pubblico o un partito o una notizia e voi +sopprimerete dei lettori. Il giornale, che non è superiore ai rancori +personali, che non sa essere imparziale cogli amici e coi nemici, che +ha delle antipatie e delle simpatie, che ommette questo fatto ed +esclude quest'altro, perde il diritto a questo nome. Diventa l'organo +di Tizio o di Caio, ma non è più un giornale nel significato +professionale. + +Carlo Romussi è nato a Milano il 10 dicembre 1847. + + + + +__La tristezza di Natale.__ + + +Ci siamo alzati, come gli altri giorni, al suono del din din, din dan +della campana del reclusorio. I miei compagni parevano tante mutrie. +Rispondevano al buon giorno e agli augurii con dei buon giorno e degli +augurii secchi, come gente che si sarebbe morsicata se non ci fosse +stato di mezzo il galateo. Don Davide andò a dire le tre messe alle +muraglie della cappelletta addossata alla muraglia dell'infermeria, +dicendo di non aspettarlo che non avrebbe bevuto il caffè al ritorno. + +L'intervallo tra il caffè e l'aria fu sepolcrale. Passeggiavamo in su +e in giù, con le mani sulla schiena, con la faccia rabbuiata e con gli +occhi che parevano altrove. Il latrinaio, che ci aveva salutati con +tutti i complimenti che aveva potuto raccogliere la sua testa, rimase +senza risposta. + +--Signori, buon Natale e tanti anni come questi! + +Parecchi di noi lo avrebbero sprofondato. Asino porco di un ammazza +donne, non è buono neanche di essere gentile! + +Va all'inferno! + +--Aria! + +---Ci lasci almeno prendere il caffè, signor sottocapo. Un minuto, +meno di un minuto. + +Il caffè era squisito. Era stato fatto dalla mano maestra del Federici +che non lo beveva. Don Davide prese la chicchera senza ricordarsi +dell'ordine che aveva dato. Il moka ci lasciò immusoniti più di prima. + +Andammo all'aria come a un funerale. Nel cortile eravamo sbandati. +Ciascuno passeggiava per proprio conto. Pareva che l'uno non volesse +avere contatto con l'altro. Ritornammo nella camerata accigliati e +taciturni. Chiesi sedette sulla branda piegata e si sprofondò in una +_Histoire de la Commune_ illustrata, don Davide si sommerse nel +_Breviarium romanum_ che teneva sempre sul tavolo, Federici aperse il +_Dodo_--un romanzo che riproduce la vita intima inglese e lascia +sentire l'odore della classe che dipinge. Lazzari si rimise sulla +figura che stava disegnando con gli occhi torvi e l'aria di un mastino +che avrebbe addentato il polpaccio del primo che gli si fosse +avvicinato. Suzzani ricominciò a percorrere lo stanzone senza +zuffolare l'inno dei lavoratori, la sua aria favorita che ci regalava +dalla mattina alla sera senza perdere di lena--e Ghiglione, il +tremendo Ghiglione che aveva sobillato con fervore i terrazzani di +Niguarda, si era gettato a capofitto in un manuale di musica da +quindici centesimi. + +La colazione passò nel silenzio. Ciascuno mangiava quello che aveva +ordinato senza dire una parola. La sola cosa in comune fu una +bottiglia della cassetta che ci aveva inviato il buon Quadrio, +direttore della _Valtellina_ di Sondrio. Era un vino eccellente che +non bevevamo da un pezzo. + +--Buono, dissi vuotando il bicchiere. + +Nessuno rispose. Pareva avessi detto loro una insolenza. + +Dopo la colazione entrò il sottocapo con un immenso pacco di lettere e +di biglietti di visita e una manata di telegrammi. Si buttarono loro +sopra come avari che ricuperino il sacco dei denari che credevano +perduto per sempre, e si ingolfarono nella lettura intima senza +lasciar trapelare un pensiero dei tanti pensieri che erano loro +giunti. + +Le sole cose che riferivano erano i saluti o gli augurii nei quali +fossimo compresi tutti od alcuni di noi. + +--Il tale vi saluta tutti! + +--L'Aliprandi saluta anche te, Paolino. + +--Grazie. + +--Il tale augura a tutti buon Natale! + +Tra i tanti telegrammi ricevuti nella giornata ricordo quelli di +Bertolazzi, i quali riuscirono a smutriare qualcuno. + +--Buon Bertolazzi! + +--Buonissimo! + +Lungo l'asse che correva al dorso della parete erano parecchi +panettoni. Furono dessi che incominciarono a dar vita alla +conversazione. + +--Che cosa ce ne facciamo? Non possiamo mangiarceli tutti. + +--E se ne dessimo uno ai poveri forzati? I reclusi del maggio ricevono +qualche cosa, hanno forse ricevuto tutti qualche cosa. Mentre i +perpetui e gli a tempo con la catena, non sono ricordati neppure dai +parenti. Chi ha vergogna di loro e chi li dimentica come individui +morti. E se ne dessimo una fetta a tutti loro? C'è questo del +Mascarini, offelliere di Milano, mandato a don Davide. È grosso come +un cetaceo. + +Federici non si fece ripetere l'interrogazione. Se lo portò sul tavolo +e con una cordicella si mise ad affettarlo. + +--Quanti sono? + +--Ventinove o trenta. + +Incaricammo di distribuirlo don Davide Albertario. Fu una scena +commovente--una scena che inumidì gli occhi di tutti coloro che hanno +potuto essere presenti. I forzati si alzarono in piedi, rimanendo +vicini al loro stramazzo, visibilmente commossi. Era forse la prima +volta in tanti anni che sentivano parole dolci pronunciate da una +persona che li capiva e li compiangeva. + +«A nome dei miei compagni della quinta camerata--disse loro don +Davide--vi dirigo il saluto in questo giorno di pace; come prete, io +vi auguro la benedizione di Gesù Cristo che consoli il vostro cuore: +accettate questo segno dei sentimenti del nostro cuore desideroso del +vostro bene.» E incominciò subito la distribuzione. I volti duri dei +galeotti si ingentilivano. Dal loro occhio scendevano le lagrime. Don +Davide piangeva e noi, che vedevamo tutto dalla nostra cancellata, +eravamo profondamente inteneriti. Si rimaneva a bocca aperta dinanzi +alla commozione di tanti galeotti che avevano scannati gli uomini, +massacrate le donne, fatto in quattro i padroni e distrutte le +famiglie a colpi di coltello. + +Don Davide mi prese sotto il braccio e mi disse: + +--Avete notato che piangevano? Dinanzi al prete vestito d'assassino +come loro, reo solo di avere professata la sua fede con maggiore +sincerità e fervore, si sono sentiti le lagrime agli occhi. Non sono +dunque completamente perduti. Credetemi, l'uomo che ha ancora la +rugiada del cuore, è ancora un essere redimibile. Sembravano degli +agnelli. Perchè non vi sarà maniera di rendere duraturi nell'anima di +quegli sventurati questi nobili sentimenti e di ricondurli alla buona +via? + +«Ve lo giuro sull'anima mia: non dimenticherò mai questo momento del +Natale in galera. È un episodio che mi resterà nella memoria in +eterno. Mi hanno intenerito come un fanciullo. + +--Diamo loro un altro panettone. + +--Se si potesse, figuratevi! + +Durante la giornata abbiamo avuto la visita del capo guardia prima e del +direttore poi. Il primo ci parlò delle sue noie con dei prigionieri +politici nello stabilimento. Per suo conto avrebbe voluto che ci +avessero lasciati andare oggi piuttosto che domani. Non c'era più modo +di aver pace. Parevamo gente in relazione con tutto il mondo. Una volta +non si vedevano i portalettere che per la Direzione. Adesso il +reclusorio è diventato un ufficio postale. Vi arrivano carri di pacchi +postali, furgoni di biglietti di visita, centinaia di vaglia e di +cartoline-vaglia, specialmente per don Davide, mucchi di telegrammi. +Stamattina ne abbiamo ricevuti più di cento. E non sono mica gli altri +che li registrano. Tocca ai poveracci dell'amministrazione. Non c'è più +tempo neanche di mangiare. Si sciupa un paio di scarpe al giorno. Si +sale, si discende e non la si finisce mai. E lui, per compenso, si trova +con le scarpe rotte da pagare. Il bel mestiere che ha scelto! Doveva +fare.... Basta, ora è troppo tardi. Le responsabilità poi sono tutte +sulle sue spalle. Speriamo che oggi la vada bene e non accadano +disordini. Sarebbe lui la vittima. Perchè il capo guardia dovrebbe +essere dappertutto. Dabbasso, a ricevere, a rispondere, a registrare, e +di sopra, con un occhio in ciascuna camerata. Bel mestiere che è fare il +capo guardia con poco più di tre franchi al giorno! Speriamo che tutto +passi via tranquillo e che si lasci fare un po' di Natale anche al capo +guardia... + +--Senta, signor capo guardia, non si potrebbe mica avere qualche +sigaretta di quelle che mi hanno ritirate? + +--Quest'altro, adesso! Vorrebbe la gallina e poi anche l'ovo. Vorrebbe +farmi nascere la rivoluzione. Una sigaretta... guai se si sentisse il +fumo.... Tutti gli altri vorrebbero fumare. Si starebbe freschi. +Mancherebbe che ci fosse anche il permesso della sigaretta per far +diventare il reclusorio uno spaccio di tabacchi. + +Il direttore era stato in tutte le camerate a fare una specie di +predicozzo sui doveri del condannato e a incoraggiare i reclusi a +sperare nella grazia sovrana. Lo ascoltavano in silenzio, in piedi, +tra una branda e l'altra, e lo lasciavano voltar fuori con dei viva +l'amnistia! che forse lo facevano sorridere. + +A noi non disse che qualche parola insignificante e non parlò, con +deferenza, che col Chiesi, il quale sembrava nelle sue grazie. Io lo +vedo ancora passarci in rivista col cappello calcato in testa, col +bavero del paltò alzato e con le mani in tasca. Col suo sguardo truce +e la sua voce da terrorizzatore, non mi invogliava a vederlo, tra noi, +per un pezzo. + +Noi poi, escluso sempre il Chiesi, non avevamo ragione di essergli +riconoscenti. A Federici aveva negato parecchie cose che lo avevano +fatto imbestialire più di una volta. A Lazzari aveva fatto sequestrare +tutti i suoi disegni dopo che erano stati finiti. Tra gli altri eravi +un don Davide vestito da galeotto e alcune guardie alla nostra +cancellata, che avrebbero potuto illustrare qualche pagina del mio +libro. A me non lasciò mai scrivere una lettera senza farmela copiare +e ricopiare per delle inezie o delle parole contrarie al suo gusto +letterario. A don Davide ne fece di quelle da farlo venire di sopra +con gli occhi pieni di pianto. + +Una volta che il direttore dell'_Osservatore Cattolico_ si era +permesso di mettere, per distrazione, le dita sulla scrivania del +direttore, il signor Reoboamo Codebò gli disse in tono grave: + +--2557, tenete giù le mani! + +Un'altra volta.... Ma non ricordo più bene il perchè. So che gli si +doveva comunicare qualche risposta ministeriale a una sua domanda e +che la comunicazione gli era stata fatta in un modo brutale o da +fargli capire ch'egli non era più che un numero di matricola. + +Eravamo nel periodo della fame, quando stavamo in piedi con la +pagnotta e la minestra. Noi eravamo già tutti intorno la panca che ci +serviva da tavola. Ritornò di sopra con la faccia che pareva un +temporale. + +--Che cosa vi è accaduto? + +Stette in forse se mangiare o buttar via la gamella. + +--Mi è accaduto.... Mi è accaduto che mi si è detto chiaro e tondo che +io non devo considerarmi ormai più che il 2557 e io ho dato fuori. +Sissignori, ho dato fuori! Dunque, dissi al direttore, mi considerano +e intendono trattarmi come un vero delinquente? Sia! La prego però di +darmi la carta per scrivere al ministro Pelloux che mi faccia +fucilare! Laggiù non si conosce che cosa sia la dignità umana e io +gliela farò imparare!! + +Noi ci guardammo tutti in faccia come spaventati. Non lo avevamo mai +veduto con gli occhi stralunati e le guance convulsionate dallo +sdegno. + +--Calmatevi, don Davide. + +--Anche il direttore dopo avere veduto che mi aveva indignato mi ha +detto di calmarmi. Non si è più padroni di sè quando ci si dicono +certe cose! + +--Mangiate la minestra che è quasi fredda, e passate sopra alle parole +che vi possono dire in un luogo come questo. + +--Siete o non siete il 2557?--gli diss'io ridendo e facendolo ridere. + +--Lo sono. + +E si mise a manducare. + +La novità del giorno di Natale è stata che abbiamo potuto, per la +prima volta, mangiare sulla tovaglia candida, avere il tovagliolo +candidissimo e servirci dei cucchiai, delle forchette e dei cucchiaini +di metallo. Era della roba che ci aiutava a rientrare nella società +che stavamo per dimenticare. Mancavano a completare la tavola +imbandita i coltelli--arnesi pericolosi per della gente in galera. + +L'allegria era assente. Si iniziò il pranzo con un bicchiere di vino +bianco di botte e con del presciutto tagliato di fresco. Assaggiammo +una minestra stata cotta sul fornello della trattoria esterna e +attaccammo, con qualche appetito, un tacchino di Filighera e dei polli +stati allevati in Liguria, che mandavamo giù tra una forchettata e +l'altra di insalata giovine. Giungemmo al sabaglione dopo avere +vuotate parecchie bottiglie valtellinesi, senza dire una parola che +valesse la pena di essere ricordata sul palinsesto della mia memoria. + +Il pensiero dei miei compagni era probabilmente intorno il collo dei +loro cari. Chiesi pensava alla sua mamma, Federici alla sua signora e +alla sua bimba che spasimava di vedere, don Davide alla sua Teresa, la +sorella che lo idolatra e Suzzani a sua madre che nominava sovente. + +Potevamo star su fino alle dieci. + +Alle otto eravamo tutti a letto. + +Chiesi russava maialescamente da dieci minuti. + + + + +__Gustavo Chiesi.__ + + +Gustavo Chiesi è uscito dalle pagine di Mazzini. Tutto ciò che è regio +non entra nei suoi ideali. Tutto ciò che è frivolo non partecipa della +sua esistenza. Le sue alte aspirazioni sono per una Repubblica di +repubblicani ammodernati dalla vita pubblica. + +In un periodo di specialisti, egli è rimasto l'uomo di una coltura +straordinaria. Volgendosi verso la montagna della sua produzione, si +può credere che egli abbia dato fondo all'universo. Si è occupato, con +competenza, di tutto lo scibile umano. Di storia, di scienza, di +letteratura, di invenzioni, di geografia, d'arte, di navigazione, di +esplorazioni, di musica, di coreografia, di questioni agrarie, di +strategia militare, di industria, di drammatica, di legislazione. Egli +ha biografato mezzo mondo. Da Dante a Cimarosa, da Leonardo da Vinci a +Cavour, a Cantù, a Crispi. Non c'è uomo illustre nella storia e nel +rinascimento patrio che non sia entrato nella sua collezione +illustrata. + +_Self-mademan_ del giornalismo italiano, egli si è scelto un motto +inglese adatto alla sua pertinacia di lavoratore: _time is money_--il +tempo è danaro. Con una testa costantemente in eruzione e convinto che +«la volontà è l'anima dell'ingegno e la vittoria del progresso», egli +resiste al tavolo fino ai crampi nella mano. Passa indifferentemente +da un soggetto all'altro, senza bisogno di sosta. Smette l'articolo +politico e riprende la continuazione dell'appendice, consegna al proto +la pagina critica e si riversa sull'_Italia irredenta_--una +pubblicazione che deve «tener vivo nelle masse il sentimento della +loro nazionalità, il retaggio sacro della lingua, la speranza di una +rivendicazione avvenire». + +È difficile trascinarlo in una conversazione che gli faccia perdere il +tempo e il danaro, ma una volta ch'egli si decida per il riposo, vi +trovate con un _causeur_ nel vero senso della parola, con un uomo il +quale sembra non abbia fatto altro nella vita che occuparsi di salotti +aristocratici o di aneddoti politici o di musica wagneriana. Verso +sera, quando si aspettava la luce elettrica o si flanellava, gli +abitatori della quinta camerata lo ascoltavano tra una meraviglia e +l'altra. + +Pareva Villemesant o Rochefort che stesse dettando le sue memorie. Si +andava dall'Africa--ove era stato due volte come corrispondente del +_Secolo_--al palcoscenico di una prima donna che ha fatto storia--nel +dietroscena di Caprera quando donna Francesca rimase col +generale--alla redazione di un giornale che si ricorda ancora--a un +periodo tumultuoso che egli sapeva rimettere in piedi tale e quale, +colla data, cogli incidenti, cogli attori principali, sceneggiando il +disastro o il trionfo coi colori di una tavolozza arciricca. Un +semplice paesucolo sconosciuto diventava nella sua bocca di un +interesse sommo. Ce lo circondava delle industrie e degli uomini della +regione e ci diceva l'avvenimento che lo aveva reso celebre. + +Pur pensando a Cavallotti quasi balbuziente, dubito che il Chiesi abbia +qualità oratorie. Gli mancano i mezzi vocali e l'inconsapevolezza di +Castelar che sa stare sulla piattaforma con la tranquillità di uno +scrittore a tavolino. + +Il processo del tribunale di guerra è riuscito a propalare assai più +il suo carattere, la sua produzione letteraria, la sua attività +giornalistica. + +Prima, quantunque avesse scritto una ventina di romanzi, descritta +l'Italia da un capo all'altro, il suo nome non era nelle moltitudini +come oggi. Giornalista che aveva nutrito una legione di giornali, gli +mancava la simpatia nazionale che gli ha data una condanna la quale ha +fatto fremere anche coloro che sono agli antipodi de' suoi ideali +politici. + +In Gustavo Chiesi è l'imperturbabilità grandiosa di Danton che dice al +carnefice di mostrare la sua testa al popolo. È rimasto sul banco +degli accusati di un tribunale militare come uno stoico. Se ha aperto +bocca, non è stato per proteggere la sua prosa giornalistica, ma per +salvare i suoi cooperatori e adempiere al dovere di direttore. + +--Io non ho da dire che due brevi cose. + +«Prima, ringrazio i miei difensori per la grande dottrina colla quale +mi hanno difeso. (Era stato difeso dai tenenti Giglio e Corselli). +Secondo, dichiaro sulla mia parola d'onore che il Cermenati si recò a +Pavia e a Piacenza soltanto in qualità di redattore del giornale, e +per nessun'altra ragione.» + +E quando Bacci, il sostituto avvocato generale in missione, escluse +dal numero dei colpevoli Ulisse Cermenati e Arnaldo Seneci, +amministratore dell'_Italia del popolo_, sulla faccia del direttore si +diffuse la consolazione. Egli respirava più liberamente. La reclusione +degli amici gli sarebbe pesata sul cuore come un martirio. + +In galera nessuno lo ha mai sentito lamentarsi. Egli lavorava dalla +mattina alla sera e non sostava che per pensare alla vecchia madre che +lo piangeva disperatamente. + +Pochi idolatrano la famiglia dei genitori e contribuiscono al suo +benessere come Gustavo Chiesi. + +Egli è stato eletto deputato mentre era nel reclusorio di Finalborgo e +Forlì continuerà ad eleggerlo per un pezzo, perchè Gustavo Chiesi non +è di coloro che si abbandonano subito dopo che la giustizia delle +masse ha stravinto la giustizia delle classi. + +Conosciuto, lo si ama per la sua intelligenza, per la sua bontà e per +la saldezza dei suoi principii. + +In questi tempi di uomini di carta pesta, un uomo di bronzo, come +Gustavo Chiesi, diventa, in un ambiente legislativo come il nostro, un +tesoro nazionale. Tiene in piedi anche i legislatori di pasta frolla. + +È dotto, è una biblioteca ambulante ed è una penna incorruttibile che +perseguita i corrotti. + + + + +__A Finalborgo studio degli altri galeotti.__ + + +Ci fu un galeotto che ci disilluse tutti. Era il cuoco del +bettolino--un buon diavolo cogli occhioni pieni di lampeggiamenti e +con le ganasce lardose. Aveva per noi della vera affezione. Coi pochi +centesimi che potevamo spendere, si struggeva per farci mangiare meno +scelleratamente che poteva. Sopratutto era pulito. Ci portava alla +mattina una minestra per venticinque centesimi, la quale, in galera, +potevamo dire buona e delle porzioni di gnocchi di patate che +mandavano in visibilio Romussi. + +--Neanche la mia cuoca saprebbe cucinarli così bene! + +Gustavo Chiesi, che si interessava assai poco della vita del +reclusorio e che giurava, di tanto in tanto, che non avrebbe mai +scritto una riga sulla sua prigionia, aveva della tenerezza per il +cuoco. Ci diceva che, se andava fuori, voleva fare qualche cosa per +lui, perchè lo meritava. Sapevamo che era un fratricida, ma avevamo la +sua parola d'onore ch'egli era innocente. Secondo lui, non fu che il +caso che lo fece trovare nella stanza ove un altro suo fratello +scannava il terzo. In galera poi non si può pretendere di trovare +delle mani immacolate. + +Una mattina che avevamo più fame del solito, lo aspettavamo andando in +su e in giù per la camerata e gettando occhiate per il corridoio +attraverso la spia. + +--Ma questo cuoco? + +Giunse in vece sua un recluso dei fatti di maggio. Che aveva? Era +egli ammalato? Nessuno ne sapeva niente e nessuno ci voleva dire +niente. Alle nostre interrogazioni, si rispondeva con smorfie che +suscitavano una curiosità maggiore. Che cosa gli era capitato? Il +direttore lo aveva condannato a quindici giorni di cella di rigore +e di camicia di forza. Che cosa aveva fatto? Quando lo sapemmo, lo +buttammo tutti idealmente dalla finestra, come si fa con una +persona della quale non si voglia più ricordarsi. Egli si era +appaiato con uno della sua specie. + +Dopo quest'uomo triviale che ci ha trascinati nei bassifondi della +malavita, è una consolazione ritornare alla superficie dove sono +esseri di una morale un po' più sostenuta. + +Il 598 era il modello di tutti quanti ho conosciuti. Egli gode la +fiducia del direttore e non ne abusa. È fedele, è rispettoso, è +astemio e lavora dalla mattina alla sera come un martire. Va da un +corridoio all'altro senz'essere accompagnato dalla guardia. È il solo +che esca tutti i giorni dallo stabilimento--accompagnato, si intende, +dall'agente di custodia--a portare la corrispondenza alla direzione +dei reclusori ed è il solo che vada fino a Finalmarina a prendere i +medicinali. + +Un giorno, mentre il buon Pascotto stava spolverando la lampada della +nostra camerata, gli domandai perchè non scappava. + +--Voi non avete più che dodici anni da fare. Ma pensate che la vita è +breve, accidempoli! Nei vostri panni io non esiterei un minuto. Mi +servirei della casacca per insaccarvi la testa del mio guardiano e +obbligarlo a sciupare del tempo a distrigarsela e poi direi: gambe +mie, aiutatemi! Continuerei a fuggire senza mai voltarmi indietro. + +Non smise neanche di strofinare la lampada. Per lui erano tutte +sciocchezze. Lui non era uomo da lasciarsi scaldare la testa. Prima di +tutto aveva la sua pena da espiare e non intendeva sottrarvisi se non +gli si faceva la grazia. Aveva violata la legge e la legge doveva +essere rispettata. Ai suoi tempi era stato un bulo e anche un +grassatore di strada. Ma adesso aveva fatto giudizio ed era, per lui, +un piacere mantenersi sulla via retta. La fuga poi, per un povero +cristo, era una ridicolaggine. Come si poteva scappare colla catena o +cogli abiti del galeotto?--E quando siete al largo e cercato +dappertutto dagli agenti di polizia, dove andate a nascondervi? La +vita del fuggiasco è più grama di quella del recluso. Credetelo. E +come troverete da mangiare in giro, senza amicizie e senza denari? +Rubando. E io non farò mai più il ladro. + +Egli mi rispondea da uomo emendato, e il mio pensiero incanagliva e +trepidava, preparandosi una fuga clamorosa e spettacolosa. Lui mi +parlava di ridicolaggine e di catena, e io sentivo il mare che si +frangeva fracassosamente sulla spiaggia di Finalmarina. Lui si vedeva +inseguito dai cagnotti sguinzagliati dalla giustizia che non dà +tregua, e io mi gettavo sul mare supino e, a forza di gambe, +raggiungevo la nave straniera che mi accoglieva a bordo a braccia +aperte. Il 598 si vedeva impacciato, perseguitato e morto di fame. Io +mi sentivo libero, sulla piattaforma inglese o americana, circondato +da migliaia di persone che mi salutavano con dei battimani fragorosi e +mi riempivano le tasche di dollari o di sterline udendomi raccontare +le avventure della mia fuga e il periodo della fame de' miei amici +della quinta camerata! + +Il 77 era il lavandaio. Era alto come un palo telegrafico, secco come +il merluzzo e giallognolo come la pelle di un giapponese. Con il suo +collo esile, sormontato da una testa poco voluminosa, con le sue +braccia lunghe appese alle spalle come cose floscie giù rasente il +corpo, con la sua faccia piena di rientrature, pareva uno scheletro +ambulante. + +Gli occhi, nascosti nelle occhiaie profonde sotto le tettoie ossute e +pelose, sembravano focolari di delinquenza. Erano in essi i guizzi del +delitto che facevano passare per la schiena l'aria fredda. + +Tutte le volte che lo guardavo, mi obbligava a liberarmi dai fremiti +che mi suscitava con degli scotimenti di spalle. La sua bocca a culo +di gallina e il suo mento che tirava da sinistra a destra, mi +riassumevano il tipo del luogo. + +Aveva la mano denutrita e le dita lunghe del fantasma. Si movevano +come tentacoli. Prendevano la biancheria sporca con un movimento +meccanico. Sul cuore del 77 era il listone nero del suo trasporto, e +sulla sua testa gibbosa era il berretto giallo a spicchio che lo +incadaveriva. + +Come tutti i sanguinarii, era di modi carezzosi. Parlava con dolcezza +e non si lamentava mai della sua sorte. Una volta che gli domandai se +pensava di rientrare nella vita sociale, mi offerse una presa di +tabacco con una spallata di sprezzo. Pareva volesse dire: Società +ingrata, non avrai le mie ossa! I suoi compagni mi dicevano che era +religiosissimo. Non mangiava mai senza farsi il segno della croce e +non andava mai sulla branda senza prima essersi inginocchiato a +ringraziare il Signore Iddio di averlo mantenuto buono anche in quella +giornata. + +Tra tutti i condannati della quinta camerata preferiva don Davide. Il +sacerdote nel camiciotto del recluso gli faceva sanguinare l'anima. +Non gli pareva giusto che un uomo di «talento», come diceva lui, fosse +in prigione per avere del «talento». + +Don Davide si soffiava il naso sovente a Finalborgo. Aveva preso un +raffreddore che gli era divenuto cronico. E il lavandaio, di nascosto, +gli lavava un fazzoletto al giorno e glielo portava pulito e piegato +come una cosa proibita dal regolamento. + +L'udito del 77 era molto difettoso. + +C'era un recluso che aveva già scontato otto anni e che anche nel saio +della casa di pena non aveva perduto la caratteristica del mestiere +che esercitava prima di essersi intriso le mani nel sangue dei suoi +simili. Lo si vedeva e si pensava al palcoscenico. Egli non poteva +essere che un calcascene. Il suo viso era una ditta teatrale. Una di +quelle facce grassottelle di venticinque anni, con la carne biancastra +della gente che va a letto quando la notte sfittisce, con +l'ombreggiatura per la mezza faccia della barba fitta e nera che ha +subito il contrappelo e con gli occhioni dalle pupille fulgide nella +vivezza lattiginosa che inondano l'assieme di una bontà infinita. + +La sua vita di «scrivanello»--una vita che lo lascia libero tutto il +giorno e gran parte della notte--non gli ha fatto dimenticare che gli +mancano quattro anni, anni che egli chiamava quattro secoli anche +quando gli si diceva che la sua liberazione non poteva essere lontana. + +Le lettere che riceveva dalla famiglia gli rinverdivano le speranze +ogni tre mesi, ma, tra l'una e l'altra del trimestre, aveva dei +momenti neri di ipocondria. Gli pareva che più nessuno pensasse a lui. +Prima che venisse l'indulto me ne fece leggere una la quale gli dava +l'idea che finalmente il sovrano si era commosso del suo stato. Egli +era convinto che S. M. stava per firmare la sua grazia. Ma il giorno +che mi vide partire senza novità per lui, ricadde nella disperazione. + +--«Non mi dimentichi!» mi disse. E dicendolo si asciugava gli occhi, +volgendosi dall'altra parte. «Se posso ritornare a casa, le assicuro +che non mi vedranno più in questi luoghi. L'ho scontata troppo cara +per dimenticare la vita del recluso. Poi ho la mamma e la sorella che +mi vogliono un bene dell'anima. Lei ha letto l'ultima loro lettera e +può dire se hanno del cuore.» + +Di mattina, era addetto al medico. Registrava la medicina da mandarsi +a prendere. Dopo, andava per le camerate a raccogliere le ordinazioni +mangerecce, e nel pomeriggio, fino magari dopo la mezzanotte, rimaneva +con un galeotto perpetuo a preparare gli specchietti del movimento +amministrativo quotidiano. + +Il suo numero di matricola era il 2107. + +Prima dell'attore veniva da noi, col libro della spesa e il calamaio +attaccato per un lembo di pelle al bottone della giacca, uno +scrivanello che aveva ammazzato un carabiniere il quale lo aveva +sorpreso a svaligiare una _carbona_ (casa) fuori di porta Magenta. +L'omicidio gli aveva dato modo di rimanere fuori dalle unghie della +giustizia per parecchi mesi. Ma la gatta, anche dopo una paura +maledetta, va al lardo fin che vi lascia lo zampino. E un bel giorno +lo agguantarono con degli altri ladri o degli altri grassatori e lo +mandarono in galera con una sentenza di vent'anni. + +Era recidivo, qualche _colpo_ gli era andato bene e sapeva adattarsi +all'ambiente in un modo meraviglioso. Quando la direzione non lo +imbestialiva coi conti che gli aveva affidato, non si accorgeva di +essere in un reclusorio. Lasciava l'ufficio verso mezzanotte e dalla +spia della nostra camerata lo rivedevamo al lavoro prima delle +quattro. + +Qualche volta, se la guardia che lo accompagnava non gli era vicino, +gli dicevo che faceva male a lavorare tante ore in un periodo in cui +gli operai che mangiano meglio si agitavano per un orario quotidiano +di otto. Vi ammalerete e andrete al cimitero senza rivedere Milano. + +Mi rispose che stava meglio in ufficio che in infermeria, ove poteva +coricarsi e alzarsi presto senza svegliare alcuno. L'infermeria è uno +stanzone lunghissimo con delle finestre libere dai cassoni e con due +filate di letti quasi sempre vôti. + +--Come, vi lamentate di dormire sulla materassa? + +--Non mi lamento, ma lei non sa.... + +--Datemi del voi, gli dissi celiando. Sapete bene che il regolamento +proibisce ai detenuti di servirsi di un pronome che non sia di seconda +persona plurale. + +--Giusto, voi non sapete che in letto--anche sulla materassa--sto +male. È l'unica cosa alla quale non sono mai riuscito ad abituarmi. Il +galeotto è incatenato alla branda. Ora, mettetevi nella mia posizione, +e vedrete che darete la preferenza al pisolino sulla scranna dello +scrivanello. La lunghezza della catena non mi permette che di mettere +il piede in terra dalla parte dell'anello e di rimanere, se non voglio +scorticarmi, in una posizione supina. Il letto, per me, è una tortura. + +Fu lui che ci iniziò ai pasti dei peperoni, dei pomidori, +dell'insalata di cipolle e di patate coll'aglio e di fagiolini tirati +fuori dalla pasta del convento, quando la minestra era coi fagioli. + +Egli è piuttosto piccolo, con la pelle sulla faccia scura e butterata, +con gli occhi un po' loschi e con le estremità del taglio della bocca +non esattamente equidistanti. È tutt'assieme una figura rapace. + +Lo abbiamo perduto per avere alzato il gomito. Poco abituato a bere, +un giorno era riuscito ad ubbriacarsi. Lo trovai nel letto della +infermeria incatenato alla branda, con la cuffia di cotone bianco +sulla fronte, che stava aspettando la sbriacatura. + +--Che cosa fate? gli domandai. + +--Non ho potuto alzarmi alla solita ora per un po' di vino brusco. +Accidenti al vino brusco! + +All'indomani, o qualche giorno dopo, il direttore lo mandò nell'altro +reclusorio a mia insaputa e io non ho potuto restituirgli lo +Stecchetti che mi aveva imprestato per passare il tempo. + +Lo scrivanello lo sapeva quasi tutto a memoria. + + + + +__Fra i passatempi dei condannati.__ + + +Fra i passatempi dei condannati giornalisti nel Reclusorio v'era pur +quello di mettere in versi i fatti che destavano qualche impressione. +Come saggio pubblico le seguenti strofe di don Albertario. La notte +dal 26 al 27 novembre una libecciata terribile devastò la sponda +ligure e recò gravi danni in mare e in terra. A Finalborgo furono +schiantati alberi, trasportati dal vento comignoli e tetti; il camino +della caldaia a vapore del Reclusorio di Finalborgo venne spezzato a +metà, cadde sull'infermeria del carcere, sprofondò il tetto e, per +prodigio, non schiacciò nei loro lettini gli ammalati. Al mattino si +celebrò il fatto doloroso, con le strofe di don Albertario: + + O cielo di Liguria, o ciel furioso, + E quando, dimmi, la farai finita + A ridonarmi il sol, la nostra vita, + Che tieni dentro al guardaroba ascoso? + + Qui, dal tepido mar, dall'alpi algenti, + Scendon sul lido alla battaglia atroci + Scirocco e Tramontana, e a lor veloci + Schieransi intorno i bellici tormenti. + + Dense le negre nubi e gonfie d'ire + In groppa ai venti stendonsi pel campo; + Il tuono scoppia inseguitor del lampo, + De' mostruosi guerrier folle è l'ardire. + + Dalle cime native il ghiaccio chiede + Borea e lo muta in grandine funesta; + Libeccio intanto del Tifone appresta + L'arma a Scirocco che terribil riede. + + «Pel Simun, rugge, per le arene e il fuoco + «Del genitor deserto, il giuro al cielo, + «In fra le nevi porterò lo sgelo + «E di Borea il mugghiar farassi fioco. + + «Siccome nebbie spersi carovane, + «Come fuscelli sprofondai navigli, + «Ho atterrato i leon quasi conigli; ... , + «Rido del soffio delle Tramontane.» + + Sì dice--e fiero e furibondo attacca + Con Libeccio e Tifon, colle saette + Sferza Aquilon dalle scoscese vette + I suoi guerrieri e lo Scirocco fiacca. + + Le navi trottolâr nell'oceáno, + E in un baleno l'inghiottisce il gorgo; + Crollano torri e case; a Finalborgo + Del fornello il camin vien raso al piano. + + O cielo di Liguria, o mar Tirreno, + E quando l'aure e l'onde tue saranno + Serene e quete ed avrà fine il danno + Orrendo inflitto al dolce lido ameno? + + Non fia sicuro sullo stelo il fiore, + E allo stranier che ti sospira ed ama. + Colle tempeste appagherai la brama + Di qui svernar sul suolo dell'amore? + + Torvo risponde il Ciel: «Allor letizia + «Del suo sorriso abbellirà la terra, + «Quando fien salvi i prigionier di guerra, + «E a splender torni il sol della giustizia. + + «Ma fin che a Finalborgo, tra le pene, + «Giaceranno innocenti, il mar col flutto, + «Col vento il Ciel, semineran tal lutto + «Che in pianto scioglierà fin le catene.» + + + + +__Costantino Lazzari.__ + + +Tra l'ottanta e l'ottantatrè i pionieri del movimento marxista +continuavano a battere il chiodo che, se si voleva organizzare i +mestieri, bisognava costituire un partito puramente operaio, il quale, +a suo tempo, avrebbe potuto trasformarsi in partito socialista +italiano. Parecchi operai, che studiavano e frequentavano i circoli di +studi sociali, si misero a concionare in questo senso, e subito dopo +la morte di Carlo Marx la loro organizzazione si potè dire iniziata. + +Ormai, si disse, l'operaio farà da sè. Chiunque si occupava di +questioni sociali e non aveva i calli del lavoratore alle mani, veniva +considerato una specie d'intruso. Lo si vedeva negli angoli dei +meetings come un rognoso. + +Coi pregiudizi che pullulavano nella testa operaia e con la stampa che +blatterava di progresso e dava eternamente ragione agli intascatori di +lavoro non pagato, senza un giornale che stimolasse, che aiutasse, che +confortasse, che difendesse e che rivelasse la vita che si svolgeva +negli stabilimenti padronali, gli operai non avrebbero potuto tener +duro. + +Un giornale era necessario. Senza di esso sarebbero stati calunniati, +schiacciati. Non si domandarono neanche chi di loro sapeva scrivere o +chi di loro sapeva mettere assieme un foglio qualunque. L'esperienza +li avrebbe fatti andare sulle pedate degli altri. Il loro partito era +nuovo e nuovi dovevano essere gli scrittori. Non si trattava di +scrivere in ghingheri. Si trattava semplicemente di dire chiaro e +tondo che cosa volevano, dove tendevano, a che cosa aspiravano. Non +altro. E il _Fascio Operaio_--voce dei figli del lavoro--il 29 luglio +1883 era già nelle mani del pubblico. Lo scopo della pubblicazione era +condensato in queste parole di Malon stampate a destra, in corpo otto, +sotto il titolo del giornale: «Se non pensano a far da loro gli operai +italiani non saranno mai emancipati.» + +Nel primo articolo intitolato «chi siamo e che cosa vogliamo», +dicevano apertamente che erano «operai nel più stretto senso della +parola, cioè, operai manovali». + +«Siamo i figli di quella immensa moltitudine a cui la vita non è +concessa che a patto di una perenne produzione--di quella classe che +lavora e soffre, senza adeguati compensi--che vede il frutto delle +proprie fatiche aumentare le ricchezze dei capitalisti.» + +L'attività dei redattori del _Fascio Operaio_ era infaticabile. +Restando al lavoro, tenevano conferenze ogni sera, organizzavano la +lega di resistenza ogni volta si trovavano coi compagni, e scrivevano +articoli ogni settimana. In due mesi la «voce dei figli del lavoro» +seppe preparare e inaugurare un Congresso operaio a cui il _Fascio_ +mandava il suo saluto «perchè i congressisti erano puramente dei +lavoratori che si ispiravano alla loro coscienza di lavoratori». +«Siate uomini nuovi, diceva loro. Due siano le vostre stelle polari. +L'eguaglianza di tutti gli uomini in faccia alla giustizia e +l'indipendenza della personalità umana.» + +Il _Fascio Operaio_ discuteva i problemi operai, polemizzava coi +giornali che si occupavano dei redattori e dei loro articoli, +decomponeva, a poco a poco, il Consolato operaio nelle mani dei +romussiani, e attaccava, con qualche violenza, la democrazia al dorso +del _Secolo_, chiamandola «vile». Cavallotti, che fino dai tempi del +_Gazzettino Rosa_ aveva imitato don Margotti, tenendo nella sua casa +il casellario degli uomini pubblici--casellario che se venisse +pubblicato adesso sorprenderebbe molti e susciterebbe polemiche +infinite--si era occupato anche dei redattori del _Fascio_ e +specialmente di Costantino Lazzari, il quale, oltre essere il +redattore capo del Fascio, era l'anima del partito operaio. + +Per capire l'importanza dell'accusa contro Costantino Lazzari, bisogna +ricordarsi che nell'86 Cavallotti aveva già assunto il carattere di +_leader_ parlamentare ed aveva già iniziato il sistema di inseguire e +snidare i corrotti dovunque li trovava o li sapeva. + +Nel salone dei Giardini Pubblici, ove aveva finito di parlare +Cavallotti sulle elezioni generali, non appena il redattore capo del +_Fascio_ si permise di domandare la parola, si sentirono voci +spaventevoli. + +--Fuori le spie! fuori le spie! + +Chi erano le spie? I redattori del _Fascio_. Ma l'indiziato era +Costantino Lazzari. Tanto è vero che nel questionario, che invitava +Cavallotti a dare «risposte categoriche in nome della verità e della +giustizia», c'era questa interrogazione: + +--È giusto paragonare il compagno Lazzari ad un agente di polizia? + +Cavallotti non volle mai smentire l'accusa e non volle mai dire +pubblicamente su quale documento era basata. Ma tutti gli amici +dell'autore di _Anticaglie_ sapevano e sanno che l'accusa era basata +su una ricevuta di cinquecento lire, firmata da Costantino Lazzari, +nelle mani di Nicotera, ministro dell'interno. Chiunque di noi +l'avesse veduta senza cercare altro, non avrebbe potuto venire ad +altra conclusione. Cioè che Costantino Lazzari non aveva schifo dei +fondi segreti. Ma la cosa non è così. E ne parlo appunto per +distruggere una calunnia che perseguita Lazzari da parecchi anni. Non +lo si può dire prudente, questo no. Prendere del danaro per un partito +senza domandare da che parte venga, con la scusa che il denaro non ha +«odore», è un po' arrischiato. Ma in verità Costantino Lazzari entrò +come un sorcio nella trappola. Non sapeva del tranello. Gli si +esibirono cinquecento lire per il partito in un momento elettorale, le +prese, e le consegnò intatte al partito senza curarsi d'altro. Un +fatto consimile è avvenuto tra i socialisti di Londra. I _tories_ +diedero parecchie centinaia di sterline a un _leader_ socialista per +moltiplicare le candidature socialiste tra il candidato _tory_ e il +candidato liberale. Il giuoco era che col terzo candidato i liberali +avrebbero perduto i voti che venivano dati ai socialisti e quindi qua +e là dei collegi. Si gridò al _tory money_, come qui si gridò alla +spia. Ma il _leader_ inglese e il _leader_ italiano poterono salvarsi +mostrando, come Walpole, le mani pulite. + +Dopo questo fatto il _Fascio Operaio_--del quale parlo perchè è come +parlare di Costantino Lazzari--e il partito operaio subirono le +violenze prefettizie e passarono attraverso un uragano indemoniato. Il +Comitato Centrale del partito operaio italiano venne sciolto, il +_Fascio Operaio_ sospeso e la redazione intiera messa sotto chiave al +Cellulare per ottanta giorni. I condannati furono cinque, tra i quali +Costantino Lazzari, a tre mesi di carcere e a trecento lire di multa. + +E il _Fascio Operaio_ risorse, dicendo che «il socialismo è un gigante +che nessuna forza può vincere». + +In Costantino Lazzari è rimasta l'avversione del Fascio Operaio per +gli «intrusi». Un socialista dottore o avvocato o scrittore o +ingegnere o architetto gli fa torcere il viso dall'altra parte. Ha per +tutti costoro un'antipatia invincibile. Li chiama i socialisti dal +panciotto bianco o i socialisti dal _gilé de gess_. + +Si dice che la gratitudine non sia il suo forte. Ma è indubitato +ch'egli, giovanissimo, si è dato la briga di soccorrere la sua +famiglia povera, e di mantenere alle scuole di Milano una sua sorella +e un suo fratello. + +Ha rinunciato alla carriera commerciale per dedicarsi completamente al +socialismo. Ma le vicissitudini dell'esistenza tribolata gli hanno +fatto riprendere la via di prima. Egli è ora commesso viaggiatore. È +stato in prigione più di una volta. Ma i giorni di Finalborgo gli sono +ancora sullo stomaco. Perchè il Lazzari si considera il povero +Fornaretto del processo dei giornalisti. Egli era nell'Umbria ed è +andato in galera per i tumulti di Milano! + +Ha un'istruzione tumultuaria, è un conferenziere improvvisatore, ha +una tendenza sentita verso la misantropia, ed è disgustato degli +uomini e della vita. + +Se dovessi riassumere Lazzari, direi, con Tommaso Grossi, ch'egli è un +«orso mal leccato». + + + + +__Si muore di fame.__ + + +Per ricordarmi di queste giornate negre, ammucchiavo le mie +impressioni sui margini, sui frontispizi e sotto e sopra gli indici +dei libri. Mi servivo di un moncone di lapis che tenevo nascosto tra +il dorso e la legatura di un volume, il quale rimaneva con me giorno e +notte. I libri che giovano di più al prigioniero sono quelli che +offrono più spazio. + +Quelli che hanno cinque o sei pagine bianche prima di arrivare alla +prefazione, che incominciano e finiscono i capitoli con dei vuoti +preziosi, che sono stampati in modo da lasciarvi una linea tra una +riga e l'altra e che terminano in fondo col lusso della entratura. A +me, per esempio, sono stati di grande giovamento la grammatica tedesca +del dottor Friedmann e le _Ascensioni Umane_ del Fogazzaro. Mi hanno +permesso di scrivere un volume su ciascun volume. Se dovessi ritornare +in prigione e qualcuno volesse regalarmi qualche libro, non dimentichi +di dare un'occhiata agli spazi. + +Copio, o meglio completo i periodi coi riempitivi che lasciavo fuori +per economia. + +«Il periodo della fame venne inaugurato stamane, sei settembre. Se lo +avessi saputo prima, ieri sera mi sarei imbottito con un pranzo +luculliano. Non si è mai contenti. Era una giornata che ci aspettavamo +di minuto in minuto, ed ora che è giunta troviamo che è giunta troppo +presto. Io poi, che non ho tanti denari da spendere, non dovrei +tormentarmi con queste seccature di gola. Tanto più che mi rincresce +di stare a tavola cogli amici, che non sono capaci di mangiare in +santa pace il loro pranzo, senza costringermi, con la massima +gentilezza, ad assaggiare un po' di questa o di quella pietanza. +Adesso siamo pari. La nostra mensa è diventata la mensa degli uguali. + +«Che cani! Ci hanno portato via penne, calamai e lapis. Sono venuti a +prendere i libri per registrarli. Ho domandato il permesso di scrivere +una lettera per comunicare agli amici l'avvenimento, ma mi si è detto +che il regolamento non mi autorizza a scriverne che una al mese. +Chiesi, che è alla reclusione, non può scriverne che una ogni tre. A +proposito, egli è alla reclusione, e rimane con noi. Dunque non c'è +differenza che nelle spese e nelle lettere. Lui può spendere +venticinque centesimi e noi, alla detenzione, trentacinque. + +«Non riuscirete mai, signori aguzzini, a farmi capire l'utilità +sociale di impedirci di scrivere per tenerci qui a guardarci l'un +l'altro. Seguitiamo a chiacchierare sulla dieta. Nessuno ha paura. Se +non sono morti quelli con la catena che la subiscono da anni senza +migliorarla col sopravitto, vuol dire che non si muore. + +«Le latrine sono indecenze primitive. Mi sono messo con la faccia alla +ferriata della prima finestra e sono stato lì per recere. Sotto, nel +cortile, è un mastellone nascosto da un murello a curva, che lascia +venir su una puzza velenosa. È il mastellone dei condannati addetti ai +lavori domestici. Il direttore di questa casa di pena deve avere +l'olfatto molto ottuso. In tutto il penitenziario non c'è una latrina. +Ciascuno fa i suoi bisogni come in un bosco. Peggio che in un bosco. +Perchè qui non potete alzarvi e andarvene via. Qui vi si lascia il +mastellone che riceve il materiale di tutta la camerata tutto il +giorno e tutta la notte. Non lo vuotano che alla mattina e nel +pomeriggio. Noi, per fortuna, non siamo che in sette. Immaginatevi il +fetore costante di una camerata di settanta o ottanta individui! C'è +però un guaio anche nella nostra. In alto alla parete sono due +finestrucole che comunicano con una camerata piena di reclusi. Di +notte e di giorno riceviamo la loro atmosfera appestata e siamo +condannati a sentirli trullare come maiali! + +«Non è la prima volta che mangio la pagnotta, ma era un pezzo che non +la sbocconcellavo. Me la hanno portata e mi sono ricordato degli +ultimi tozzi di pane bianco che ho dato al recluso che ci porta il +barile dell'acqua. Come sarebbero buoni, adesso! In un reclusorio non +mi aspetto il pane di fantasia. Ma certamente mi aspetterei un pane +migliore di questo. I cavalli ne mangiano del più buono. Le nostre +sono pagnotte di mollica ammassicciata. Non è la mollica pastosa, +duttile, allungabile, come quella del pane dei signori. È una mollica +friabile, di un colore brunastro e di un sapore sciapito. + +«Ho sempre sentito dire che la crosta solida è un indizio della bontà +del pane; Dev'essere abbondante, fitta, resistente, cotta bene. Questa +è molle, sottile, che si stacca senza fatica, che ritiene la ditata +non appena la premete leggermente. Ha un colore tra il rosso-bruno e +il giallo-dorato. + +«Fanno sul serio. È cessata anche la pulizia domestica. Prima ci +facevano scopare la camerata e lavare la gamella dai galeotti. Adesso +ci si è detto che la cuccagna è finita. Benissimo. Non marciremo +neanche per questo. Il male è che con la minestra condita d'olio la +latta rimane unta. Senza acqua calda ci ungiamo come guatteri e ce le +laviamo male. Ciascuno di noi si è scelta la giornata di pulizia. +Lunedì Lazzari, martedì Federici, mercoledì Valera, giovedì Chiesi, +venerdì Ghiglione, sabato don Davide, domenica Suzzani. È un movimento +igienico. Si puliscono e si mettono a posto i tavoli e si scopa due +volte il giorno. I più volonterosi e i più abili sono indubbiamente +Lazzari e Federici. Entrambi scopano adagio, passano l'arnese sotto le +brande, si fermano a far uscire i crostini dalle commessure tra +mattone e mattone e tra pietra e pietra e si tirano a dietro il +materiale fino in fondo, senza lasciare per la via polvere e briciole. +Scopa bene anche don Davide, ma non con la diligenza degli altri due. +Se al sabato si dimentica del suo turno, il Chiesi, gli grida subito +alle spalle: + +«--Non più privilegi e non più privilegiati! + +«Il Ghiglione, campagnolo, scopa male, lo fa di mala voglia e pulisce +i tavoli come un uomo che si senta umiliato. + +«La direzione di qualunque casa penale vende ogni mese la _Rivista di +discipline carcerarie_, diretta dal Beltrani-Scalia, direttore delle +carceri (ora, come si sa, ha preso il suo posto il Canevelli). Lo +scopo della rivista è pio. È di assistere con delle sottoscrizioni i +figliuoli derelitti dei condannati. Una cosa la quale vi suggerisce +che la società punisce più i figli che i genitori. Perchè mette sotto +chiave i secondi e lascia sulla strada i primi. + +«Le ultime pagine sono occupate dal movimento dei liberati dagli +stabilimenti penali durante il mese. In agosto hanno lasciato uscire +54 uomini e 6 donne per grazia sovrana, 299 uomini e 12 donne per +indulto e 31 maschi e 2 femmine condizionalmente. + +«La tabella dei liberati condizionalmente prova che l'Italia è più +crudele d'ogni altra nazione. L'Inghilterra, punto tenera pei suoi +delinquenti, dà loro modo, colla buona condotta e col lavoro +persistente, di guadagnarsi tre mesi su ogni anno. Conquistandosi il +numero fisso di marchette, il condannato, poniamo, a sei anni, è +sicuro di non rimanere in carcere che quattro anni e mezzo. Il nostro +sistema non assicura nulla al condannato e premia la condotta +incensurata con una lesineria che fa piangere. Deduce, su per giù, da +un anno a un anno e mezzo per ogni dieci anni di galera! + +«Ne scelgo uno. N. A., di Napoli, contadino, condannato a dodici anni, +è uscito a 37 anni, dopo avere scontato una pena di undici anni ed un +mese! + +«Nella stessa tabella si nota che la donna subisce gli stessi rigori. +A. L., di Palermo, entrata nella casa di pena a 38 anni, con una +condanna di vent'anni per omicidio, è uscita dopo una pena di diciotto +di lavori forzati. Che tigri! + +«Aggiungo che la liberazione dei condannati non dovrebbe mai essere +lasciata all'arbitrio del direttore--il quale è, novantanove volte su +cento, parziale e crudele. + +«Non so se dipende dalla dieta. Ma con una dieta scellerata e +insufficiente ho perduto persino la voglia di leggere. In un mese non +sono riuscito a rileggere il primo volume dei _dieci anni_ di Louis +Blanc. Sbadiglio spesso, e spesso, dopo una specie di torsione alla +regione epigastrica, mi istupidisco in un sopore che mi spaventa. I +miei amici di camerata mi dicono che mangio troppo poco e che butto +via troppo sovente la minestra. Non so che farci. È una minestra che +mi ripugna e che non so ingoiare nè asciutta nè col brodo. Ci sono dei +cani liberi che la lascerebbero nella scodella. Ho notato una certa +sonnolenza anche negli altri. Più di una volta ho veduto Federici +fermarsi sulla pagina, coi gomiti sul tavolo e la faccia nelle palme. +Alle undici antimeridiane d'ieri ho sorpreso don Davide che +dormigliava sul breviario. Anche Lazzari subisce la stessa legge di +prostrazione. Rimane assopito per delle ore. Forse è perchè egli legge +troppo di notte. In Chiesi ho notato che la sua respirazione notturna +è diventata più rantolosa. + +«Ci hanno portato di sopra delle lettere piene di cancellature. A noi +che abbiamo il limone per diseppellire le parole dai neracci del +direttore, importa poco. Ma mi piacerebbe che qualcuno, mi rivelasse +l'utilità di queste soppressioni di parole. Una volta che siamo +condannati, che cosa deve importare a voi che qualcuno ci faccia +sapere un breve minuto della vita del mondo dal quale siamo stati +espulsi con tanta violenza? È una cretineria da mettersi con le altre +che si commettono in questi luoghi. + +«Il mio amico Mario Borsa, corrispondente londinese del _Secolo_, mi +manda una rivista mensile per tenermi al corrente dei grandi fatti +europei. Una rivista estera non può impensierire alcuno. Qui +impensierisce. Il direttore mi ha fatto chiamare in direzione per +dirmi che non poteva darmela perchè ci sono in essa articoli che si +occupano di cose che non devo sapere! Suppongo per un minuto che vi +sia qualche narrazione sui fatti di maggio. Nossignore, me la nega +perchè vi è un articolo sulla guerra tra gli Stati Uniti e la Spagna! +Sono o non sono un giornalista? Una società che corregge e non abbia +per compito di mandarmi fuori imbecille, dovrebbe procurarmi, anche a +proprie spese, le riviste ed i giornali che mi dovrebbero tenere al +corrente di tutto ciò che avviene. Non vi pare? Anche al Chiesi hanno +trattenuto delle riviste francesi per le stesse ragioni. Asini! + +«Piove. Quando piove, il condannato perde il diritto all'aria e al +moto delle gambe. Senza uscire dalla gabbia si diventa di umore nero. +È una meraviglia che uno non s'avventi sull'altro. Ci si tiene nella +camerata sino a quando il cielo si rasserena. E in questa regione, +quando incomincia a diluviare, è capace di tirare innanzi senza +interruzione per una settimana. Nella camerata al dorso della nostra +sembrano diventati tanti leticoni indiavolati. Di tanto in tanto +qualcuno si sfoga gridando: aria! In uno stabilimento di tanta gente +ci dovrebbe essere anche il passeggio coperto. Ma non ci si pensa. +Perchè il bestiame in galera può crepare senza inumidire l'occhio +sociale. + +«La visita del medico che abbiamo avuta ieri l'altro mi ha fatto un +effetto strano. Mi parve un uomo incaricato di venire a vedere se +avevamo ancora delle giornate da vivere. Sì, o signori aguzzini, siamo +languidi più di ieri, ma non siamo ancora moribondi. Anche col vitto +insufficiente possiamo vivere degli anni. + +«La nota di ieri è stata un po' baldanzosa. Si indebolisce lentamente +e lentamente mi pare che si perda la memoria. Stamane, parlando degli +affamati americani al polo Nord, non ho saputo rammentarmi il nome del +generale che venne trovato inconscio vicino al cadavere di un nero che +gli era stato fedelissimo. E non me lo ricordo neppure adesso. Questo +fatto mi mette addosso del freddo. Credo che a grado a grado ci +avviamo verso l'abolizione della intelligenza. Usciremo delle pagine +bianche. Non sapremo più neppure di essere stati in prigione! + +«Siamo calati tutti di peso. Il pancione di don Davide è rientrato di +molto. Forse sarà l'effetto della rasatura dei baffi, ma il naso di +ciascuno di noi mi riproduce il naso dell'allampanato. Anche il +Federici è dimagrito. Parla poco e fa dei pisolini ripetuti con pochi +intervalli. A Chiesi si sono formate le scodellette sotto gli occhi. +Il naso di Ghiglione pare il becco adunco dell'aquila. La faccia di +Suzzani è accesa e si è spiritualizzata. Egli mi ha detto che si sente +di tanto in tanto dei dolori dietro l'orecchio destro. Noto tutto +senza spiegare nulla. Lazzari ha avuto degli stringimenti pilorici. +Dorme poco, e durante il sonno parla con delle interiezioni di dolore. + +«A me non passa più nulla. Federici mi ha dato un cucchiaio della sua +magnesia effervescente. Per una concessione speciale egli può +tenersene un vaso e farselo riempire quando è vuoto. Se ne prende una +cucchiaiata ogni mattina in due dita d'acqua. Mi ha fatto bene. Ho +potuto trangugiare la gamella di pasta senza gli impeti di repulsione. +Sento che mi ritornano le forze. Leggo e più rapidamente. Ieri ero +proprio in uno stato compassionevole. Ho dovuto domandare il permesso +di adagiarmi sulla branda. Mi sentivo vicino al deliquio. Sdraiato, +ebbi degli assopimenti leggeri. Mi pareva di essere in decomposizione. +Rimasi più di tre ore col dorso completamente abbandonato allo +stramazzo. Non sentivo più che il languore delle braccia ed un certo +calore insolito alle tempia. + +«Il grido che si muore di fame è nell'aria.--Tutte le camerate ci +fanno chiedere dei bocconi di pane. Noi, che soffriamo un po' tutti di +inedia, mandiamo gli avanzi delle nostre pagnotte ai 35 minorenni +della camerata quasi in faccia alla nostra. Tra loro sono pochissimi +quelli che possono spendere per il sopravitto. Devono essere tutti +poveri o figli di poveri. Don Davide, che ha tra loro il suo chierico, +va a dir messa spesso collo schianto del cuore. Gli rincresce di non +avere sempre un boccone di pane da dargli. Quel ragazzo patisce la +fame sotto la sorveglianza governativa! Se fossi direttore dello +stabilimento butterei via lo stipendio. Non saprei mangiare coi piedi +sotto la tavola senza pensare al battaglione di affamati sotto la mia +custodia. Il grido dei minorenni mi sospenderebbe il boccone in gola. + +«Stanotte sono stato svegliato da un grido acuto di qualcuno che stava +male nella camerata al dorso della nostra. Non ci ha lasciato più +dormire. Aveva il rantolo bronchiale ed emetteva gemiti che si +ripetevano anche dopo che la guardia gli vociava dalla spia: + +--«Fate silenzio, che domani andrete dal medico! + +«Un compagno deve averlo soccorso con una goccia d'acqua. Ho sentito i +suoi piedi nudi che correvano da una parte all'altra. + +«Come deve essere triste morire in questo luogo! + +«La luce misurata dai cassoni alle finestre finisce per indebolirci la +vista. A me si è dilatata la pupilla e Lazzari si lamenta di non avere +un paio d'occhiali. L'indebolimento gli ha come paralizzato i nervi +ottici. + +«Alla domenica c'è sempre speranza di rifarsi lo stomaco con una +gamella di brodo e 250 grammi di carne. È sovente una grande +disillusione. Più di una volta si è obbligati a sbattere via tutto. Il +brodo è grasso con gli occhi dell'olio alla superficie che fanno venir +voglia di vomitare, o è magro come l'acqua bollente. Manca sempre di +sale. Quello di stamane vale un fico secco. La carne è peggiore. La +carne di questa domenica è squamosa, sciapita, dura come il corame. +L'ho voltata e rivoltata sotto i denti senza riuscire a masticarla. +Pazienza, aspetterò quella di domenica ventura. Siamo sotto l'azione +del regime forcaiolo da qualche mese e non abbiamo veduto neppur +l'ombra della commissione. Questi signori, che assumono una carica +così importante e poi la trascurano, meriterebbero un po' di +reclusione. La loro assenza dovrebbe essere considerata un delitto. +Ah, se fossi io il loro giudice! Farei mozzar loro le orecchie come ai +tempi della buona Elisabetta. + +«Il pane di stamane è esecrabile. Sente dell'acido del lievito che ha +tentato di farlo levare prestamente. Mi par di sentire il gesso sotto +i denti. La mollica umida ha qua e là dei punti biancastri che +rivelano la qualità infame della farina. Ghiglione ci consola +dicendoci che prima, quando lo facevano i galeotti nello stabilimento, +era più buono. Adesso, coll'appalto, è malcotto, pesante, +indigeribile. L'indigestione di un pane come questo produce a tutti +noi effetti straordinari. Sembra che ci fermenti nel ventre. Un'ora +dopo ci sentiamo tutti gravidi. Lo si fa con una farina di quarta o +quinta qualità e con poco o nessun glutine. Preferisco ancora la +pagnotta che i signori danno ai cavalli. + +«Anche i galeotti che lo mangiano da tanti anni se ne lamentano e +farebbero un «fuori! fuori!» se non avessero paura di un rincrudimento +di rigore. Sarei contento che una volta o l'altra mi si processasse +per diffamazione. Io non domanderei che la testimonianza dei sei +compagni della quinta camerata e il permesso di citare una cinquantina +di galeotti e un centinaio di reclusi. Proverei come due e due fa +quattro che la qualità del pane è infimissima e che alla reclusione si +imbecillisce dalla fame. Sarebbe uno dei processi più emozionanti di +questo secolo. + +«Ho trovato modo di eliminare la pasta dal mio cibo quotidiano. Non +sapevo mandarne giù che qualche cucchiaiata e con ripugnanza. Un +galeotto mi ha raccontato ch'egli vive da anni con l'insalata di +patate e cipolle. Mi sono messo sulle sue pedate una settimana e non +mi trovo malcontento. Qualche volta mi sento sazio. Le patate +potrebbero però esser più buone. Ne butto via una su tre. Si vede che +sono il rifiuto delle corbe. Quasi tutti ci siamo dati all'insalata di +patate e cipolle. L'olio è troppo cattivo e peserebbe troppo sui miei +trentacinque centesimi. La condisco col sale e coll'aceto. Più di una +volta vi aggiungiamo i fagiuoli che troviamo nella minestra di pasta. +Sono fagiuoli bianchi. Compero pure qualche spicchio d'aglio. Ho +dovuto eliminare definitivamente anche il pane. Non potevo più +ingoiarlo. Abbiamo protestato sovente e qualcuno di noi se ne lamentò +col direttore e col sottocapo. Ma all'indomani ritorna peggio di +prima. C'è stato un giorno che non lo si volle in nessuna camerata. +Molti rifiutanti vennero castigati con della cella di rigore. In +prigione non si sa come fare. Se si protesta si è puniti e se non si +richiama con questa misura l'attenzione dell'autorità carcerarie, si +mangia come bestie. + +«Tutto il mio essere sta in piedi con trentacinque centesimi al +giorno. Ecco come li ho spesi stamane. Ho comperato cinque centesimi +di sapone, dieci di pane bianco, cinque di patate, tre di cipolle, due +d'aglio, tre di sale, cinque di fichi secchi e due di carta per la +pulizia. La carta per i bisogni corporali e il sapone non dovrebbero +essere a spese del condannato. Come? volete educarmi, e mi impedite di +tenermi pulito e di lavarmi come si lavano tutti i cristiani! I fichi +secchi ho dovuto gettarli nelle immondizie che raccogliamo +nell'angolo. Li aprivo, e uscivano i bachi. Don Davide, mi fece +dimenticare i fichi con un motto latino. _Sursum corda. Sit gressus ad +superiora; melius est ascendere_. In alto i cuori. Volgiamo i passi +alle regioni superiori; è miglior cosa salire. + +«Siamo fortunati che non c'è specchio. Ci spaventeremmo. Sento che la +pelle della faccia mi stiracchia da tutte le parti. + +«Ho dovuto comperarmi due centesimi di refe per trasportarmi il +bottone dei calzoni. Senza bretelle, li perdo. Sono diventato magro, +magro. Ho i miei dubbi che si esca tutti. Ho sempre avuto schifo dei +sorci. Ma se ce ne fosse uno abbrustolito lo mangerei con l'appetito +dei parigini durante l'assedio della loro capitale. È strano che non +ci siano topi in questo vecchio edificio. Noi non ne abbiamo mai +veduto uno. Ci sono parecchi gatti. Ma rimangono tutti nel cortile e +sono sotto la protezione di una guardia alta, addetta alle celle di +rigore. Un gatticidio potrebbe costarmi parecchi mesi di cella di +rigore e di camicia di forza. + +«La ciarla si è ammorzata. Non parliamo più tanto. Una lettera +suscitava, settimane sono, una discussione che durava delle ore. +Adesso la si legge e la si lega con le altre. Sembriamo tanti +nevrastenici. La nostra conversazione è diventata monosillabica. Ci +guardiamo difficilmente in faccia. + +«Ho comunicato a Federici i miei timori. Ho paura di uscire idiota. Ci +sono dei momenti in cui sono obbligato a mettermi la mano sulla testa +per paura che mi scappi il pensiero. Egli mi disse che è dovuto alla +mia cocciutaggine di non voler mangiare abbastanza. In carcere bisogna +essere alliatrofago. Inghiottire ogni cosa, anche se ributtante. Con +trentacinque centesimi non si può vivere. E con trentacinque centesimi +mi compero il limone, il sapone, il refe, gli aghi e i bottoni che +perdo. I bottoni sembrano stati attaccati con gli sputi. Son sempre in +terra. Questa mane al passeggio mi sono lustrato le scarpe. Il +sottocapo mi disse che erano indecenti. Erano ormai divenute rosse. + +«Ha ragione Federici. E poi tutti i giorni insalata! Son tre giorni +che mi brucia lo stomaco e non la mangio più con lo stesso piacere. Mi +danno 100 grammi di bue in umido per quattordici centesimi. Ma è +necessario uno stomaco foderato di rame per trangugiarlo. A me ha +provocato la nausea. + +«Ho notato che Federici verso gli ultimi del mese diventa più cupo. +Pare che incominci a pensare al suo colloquio. Non sono che lui e don +Davide che hanno la consolazione di vedere qualcuno che non sia di +questa casa maledetta. Dopo il colloquio con la sua signora, Federici +risale gaio, amico di tutti, coi saluti per tutti. + +«Come mi farebbe bene una goccia di cognac! Mi tirerebbe su lo stomaco +e mi ridarebbe le forze perdute. Il mio corpo deve avere una +calorificazione incompleta. Stanotte mi sentivo freddo. O piuttosto mi +pareva di avere in me un umidore freddo che mi andava dalla radice dei +capelli alle unghie dei piedi. Provavo la sensazione di un organismo +che sta raffreddandosi. Sommerso nell'ombra e nel silenzio +m'intenerivo. Mi sentivo le lagrime in gola e non piangevo. Che cosa +pagherei a essere un fisiologo consumato! Potrei uscire con un diario +completo sulle sensazioni della fame. A me pare che ne risentano tutti +gli organi. Sono spossato dappertutto. Il cervello pare vuoto, la +testa è indolenzita e pesa due volte, le braccia sentono il bisogno di +rimanere adagiate, i polpacci delle gambe paiono carichi di piombo e i +piedi mi danno l'idea che stiano per slogarsi. E tuttavia, dopo i +primi giorni, non ho mai provato le insurrezioni di una fame canina. +Mastico senza piacere come un automa. + +«I miei movimenti sono diventati lenti e faccio fatica a tener aperti +gli occhi. Sono determinato a rifarmi con la pagnotta, ma la mia +determinazione non val nulla dinanzi all'atonia dell'apparecchio +digestivo. La forza digestiva è come interrotta. Ieri sera stavo +facendo il letto e ho dovuto sedere sul materasso due volte. Mi +sembravo vicino al deliquio. Federici è stato buono anche questa +volta. Mi ha dato un cucchiaio di magnesia effervescente. L'ho bevuta +col piacere che da lo champagne. Ho respirato più liberamente. + +«Ghiglione è andato dal medico. Non ci ha detto nulla. È egli +ammalato? Non è ammalato? + +«Vi sono andato anch'io, ma solo per domandargli il permesso di un +bagno. Io mi immergo sempre con piacere nell'acqua. Non capisco come +le persone possano tirare innanzi degli anni senza mai buttarsi +addosso un secchio d'acqua. Pulitevi, se volete star sani! + +«Nessuno dorme profondamente. L'insonnia è generale. Qualcuno parla o +straparla. Stanotte ho dovuto confessare alla guardia scelta di ronda +che stavo proprio male. È andato in infermeria e mi ha portato una +polverina di bismuto e magnesia. È un'infermeria che non ha nulla. +Tutti gli ammalati sono curati con delle polverine di calomelano, di +bismuto e magnesia e di bicarbonato di soda. C'è qualche pennellata di +tintura di iodio per i reumatismi e i dolori acutissimi e basta. Il +cavadenti è un condannato. È un vero miracolo che egli non abbia mai +smascellato qualcuno. Il suo sistema è questo: mette la testa del +paziente sulle ginocchia, gli guarda in bocca, si fa puntare col dito +il dente cariato, l'agguanta con la tenaglia e tira. Spesso, nello +sforzo, si levano in piedi operatore e paziente e l'uno segue l'altro +fino alla parete. A una di queste operazioni era presente don Davide. + +«Siamo salvi o per lo meno siamo salvi per un po' di giorni. La +signora di Federici è riuscita a far passare del cioccolatte. Deve +avere sgelato il cuore della direzione. Federici ha incominciato +subito col distribuirne due pezzi a ciascuno di noi. Mi sentii +immediatamente ristorato. E non ne ho mangiato che uno. Il secondo +sono stato capace di tenerlo in tasca fino alle sei di sera. Poi ho +cominciato a scartocciarlo con l'intenzione di non rosicchiarne che un +angolo e non ho smesso che a tavoletta finita. Ingordo! + +«Ho passato una buona notte e alla mattina mi sono messo a leggere di +gusto. Credendo che fosse permesso a tutti di mangiare del +cioccolatte, ho scritto subito a casa di mandarmene due chilogrammi. +Son stato chiamato dal capo, il quale era incaricato dal direttore di +farmi sapere che il cioccolatte non è nel regolamento. Al Federici +venne dato perchè era giunto come pacco postale e a sua insaputa. Se +giungesse anche a me, a mia insaputa, si potrebbe fare lo stesso. + +«Ci sono state annunciate delle cassette, di biscotti. Sarebbero stati +provvidenziali. Li abbiamo aspettati per due giorni. La direzione ci +ha fatto comunicare che potevamo rimandarli a chi ce li aveva spediti +o regalarli all'ospedale di Finalborgo. Non potendo mangiarli noi, +abbiamo votato per gli ammalati. + +«Federici, ci tiene in piedi col suo cioccolatte. Non appena ci si +porta la pagnotta, egli va da tutti con una tavoletta e li costringe +ad accettarla. Una tavoletta di cioccolatte in galera, nella nostra +condizione, val un tesoro. Pochi se ne disfarebbero con tanta +sollecitudine. Bisogna avere del cuore per compiere sagrifici come +questi. + +«Novità. Ci deve essere qualcuno che lavora per noi. Il periodo della +fame che produce le allucinazioni è finito. È venuto un ordine che ci +permette di spendere settantacinque centesimi al giorno. Abbiamo +subito domandato il permesso di farci fare, a nostre spese, una +minestra collettiva da venticinque centesimi ciascuno. Ci è stata +concessa. + +«Incominciamo a smutriarci. Facciamo delle spanciate di baccalà fritto +per venti centesimi. Beviamo quasi tutti un quarto di vino per nove +centesimi. È brusco, accidenti se è brusco! Io e Lazzari siamo +ritornati al pane bianco. Anche Chiesi e Suzzani si son dati al pane +bianco. Don Davide e Federici resistono e continuano col pane della +casa. Il piatto più buono sono le uova al burro arrostite, per +ventidue centesimi. Vi manca però il burro e se c'è lo vedono appena. +Non poche volte sono putrefatte, ma a lamentarsi ce le cambiano. Ci si +dà una tazza di caffè per dieci centesimi. È una tazza di un +boccalino, ma imbevibile. Io e don Davide abbiamo tenuto duro per +qualche settimana, ma abbiamo dovuto rinunciare anche a questo lusso. +Nella tariffa dei generi in vendita nella dispensa, è stata introdotta +la polenta. Con otto centesimi ce ne danno trecento grammi. È buona. +Con ventisei centesimi di salsiccia in umido e una sleppa di polenta, +inaffiata dal quinto di vino, non si crepa. Mi duole che la +concessione della spesa sia stata accordata alla sola nostra camerata. +E le altre, non sono piene di reclusi stati condannati dagli stessi +tribunali militari per un identico delitto? + +«Sette dicembre. Non si muore più di fame. Il Governo ci ha inviato il +commendatore Berardi a comunicarci personalmente che da oggi possiamo +mangiare e spendere quello che vogliamo noi. Egli è già stato a +comunicare la stessa notizia al Romussi e al De Andreis nel reclusorio +di Alessandria e a Turati in quello di Pallanza. + +«Ecco che cosa mi ha detto: + +--Io sono un ispettore inviato dal Ministero. So che lei adesso non +può spendere che settantacinque centesimi e che questo aumento non le +è stato concesso che pochi giorni sono. Da oggi io posso comunicarle +ch'ella può spendere per il suo vitto cinque o anche dieci lire al +giorno, se lo desidera. Non c'è limite. Se non le piace la cucina del +reclusorio può servirsi dell'osteria o dell'albergo di fuori. Desidera +qualcosa altro? + +«Uno dopo l'altro gli domandammo due _arie_, cioè tre ore di +passeggio. Perchè un'ora sola, lesinata anche quella, non ci dava +esercizio sufficiente per conservarci sani: + +--Concesso, rispose a ciascuno di noi. Desidera qualche cos'altro? + +--Se si potesse fumare qualche sigaretta. + +--Lo domanderò al direttore. Se fossero completamente separati dagli +altri, non esiterei a dire di sì senza interrogarlo. Lei sa che cosa +voglia dire il vizio di fumare. Gli altri che sentissero il fumo +impazzirebbero e farebbero un chiasso indemoniato e non avrebbero +torto. D'altro? + +--Lei sa che noi siamo tutti bevitori di caffè. Se ci permettesse di +comperarci la macchinetta, il caffè, lo zuccaro, lo spirito e di +farcelo quando vogliamo noi, in camerata? + +--Concesso. D'altro? + +--Scusi, se abuso. + +--Faccia, perchè io sono venuto qui per contentarli. + +--Grazie. Senta, ci sono libri che il signor direttore non ci consegna +perchè si ostina a considerarli immorali o pornografici. Lei sa che +noi siamo abituati a leggere tutto. + +--Concessi. D'altro? + +«Mi curvai. Egli mi strinse la mano. Così va fatto.» + +............................................... + +«Sono uscito con l'indulto. L'indulto è una remissione di pena, è un +perdono. Chi ve lo ha domandato? E se non ve l'ho domandato perchè non +mi date il permesso di rifiutarlo? Non so che farmene del vostro +perdono. + +«Sono uscito arciconvinto che nei reclusori italiani si istupidisce la +gente con la fame. + +«Un anno di reclusione, con seicento grammi di pane in due razioni e +due mezze gamelle di pasta in brodo al giorno, basta per ritornare +alla società secchi come chiodi e col cervello completamente +rammollito.» + +PS.--Permettetemi di aggiungere due parole alle note di Finalborgo. +Sono stato perdonato, non è vero? Ma, o signori, o cosa direste se io, +legge, vi mettessi sotto chiave per dei mesi e poi vi perdonassi? C'è +stato un processo, lo so. Non siamo mica stati mandati alla reclusione +così alla cieca. Ci si è detto che avevamo commesso un delitto. Ma +anche noi, o signori, abbiamo detto e ridiciamo che ci si è mandati in +galera innocenti. E se siamo stati mandati in galera innocenti, non +c'è che una via alla riparazione. Rifare il processo, restituirci +quello che ci si è tolto e risarcirci dei danni. Il risarcimento dei +danni vogliamo, o signori, che ci avete mandati in galera e ci avete +lasciati fuori come mendichi che avessero limosinato l'indulto. Non +altro. + + + +__Achille Ghiglioni.__ + + +Sono sicuro che se Achille Ghiglioni dovesse autobiografarsi, si +presenterebbe ai lettori come un uomo senza importanza. Al Castello, +nella stanza lungo il ballatoio che dà sul cortile della Rocchetta +egli, con grande modestia, si meravigliava di trovarsi impigliato nel +processo dei giornalisti. + +Con noi, nella quinta camerata di Finalborgo, è stato il modello degli +uomini industriosi. Si alzava e si metteva al lavoro. In un giorno +egli studiava, senza mai stancarsi, un po' di tedesco, un po' di +olandese, un po' di spagnuolo, un po' di musica, un po' di manuale del +capomastro, un po' di stenografia, un po' di disegno, un po' di +computisteria, un po' di letteratura moderna, un po' di Porta e un po' +di altre cose che non ricordo. + +Egli è entrato ed è uscito un tenace cooperatore. + + + + +__Io e Federici ritorniamo a Finalborgo.__ + + +La «catena» era composta di noi due. Il vagone cellulare era nuovo e +non puzzava di biacca. Le celle erano assai più comode delle altre del +primo viaggio. I carabinieri non sembravano cattivi diavoli. I ferri +erano noiosi, ma non ci pigiavano i polsi come le altre volte. Chiusi +nelle due celle in fondo, l'una in faccia all'altra, vicini alla +finestra del vagone, non mancavamo di qualche boccata d'aria. + +Ricordandomi dei due viaggi, mi dicevo contento. + +--Almeno qui, non si crepa. Mi misi in bocca una sigaretta con un po' +di fatica e con un po' di fatica riuscii ad accendermi Io zolfanello. + +Federici attraversava la tempesta. Era tetro, non diceva nulla e non +rispondeva alle mie interrogazioni, che volevano distrarlo, se non con +dei monosillabi che non invitavano alla conversazione. Forse si +sentiva umiliato a rifare la strada che conduceva a un reclusorio dal +quale era uscito con tanto piacere, dove erano persone che non amava +rivedere o persone con le quali non avrebbe scambiato una parola, gli +fosse costata la lingua. + +Verso Sampierdarena i lineamenti facciali di Federici assunsero una +parvenza di dolcezza. L'uomo stava per convincersi che era inutile +lottare contro l'invisibile. Eravamo nelle mani di sconosciuti che ci +sbalestravano da una parte e dall'altra e bisognava adattarsi. Anche a +me sarebbe piaciuto andare in un altro reclusorio, dove avrei potuto +raccogliere del materiale nuovo, dove avrei potuto fare la vera vita +del galeotto con dei galeotti autentici, dove avrei potuto studiare +tipi che nella quinta camerata non avrei mai trovato. Ma pazienza, +ormai mi hanno abituato a fare la volontà degli altri. + +A Sampierdarena il nostro vagone venne staccato e lasciato fuori dalla +tettoia. C'era un intervallo di due ore e mezza. Era un'altra +punizione che avremmo scontata se i carabinieri non avessero avuto +fame. Avevano appetito, volevano mangiare col sedere sulla scranna, e +dare anche a noi il modo di far colazione più comodamente che +ammanettati nella cella. Ci domandarono se volevamo cavarcela con +qualche cosa di asciutto in cella o se preferivamo di andare alla +sezione dei carabinieri con loro. Io non esitai un minuto a votare per +l'uscita. L'idea di muovermi e di respirare l'aria libera mi metteva +gli aghi nelle gambe. + +L'indugio di un attimo mi diventava un supplizio. Mi faceva salire le +fiamme alla faccia e mi dava l'impressione che soffocavo. Federici era +riluttante. Lui e Romussi, nel viaggio di traduzione, avevano imparato +che per le strade, di giorno, si attira l'attenzione di tutti i +passanti. Vinse l'aria libera. Uscimmo e fummo contenti. La gente +sostava sulle botteghe, i ragazzi ci correvano dietro, i passanti si +fermavano a vederci, alcuni commentavano, ma noi passavamo senza +darcene pensiero. Ormai ci avevamo fatto il callo.--Chi ci conosce ci +conosce e chi non ci conosce felice notte. + +Giunti alla sede dei carabinieri ci si chiuse in uno stambugio buio +più di una cantina, esalante la mefite. Incominciavamo a dolerci di +non essere rimasti in gabbia. + +--Piuttosto che mangiare in questo luogo, preferisco la fame. + +--Anch'io. Ma vedrai che non saranno tanto cani. + +Stavano a farci preparare la tavola. + +Facemmo colazione nella loro cucina, la quale aveva una larga apertura +verso il cortile. Mangiammo due ossi buchi indimenticabili. Erano +eccellenti. Bevemmo del vino eccellentissimo, e facemmo scomparire un +pezzo di formaggio di gorgonzola bianco e un'alzata di uva e pesche +saporitissime. + +--Vogliono anche il caffè? + +--Vada per il caffè! + +--La Cassazione ha parlato e può darsi che questa sia l'ultima +colazione dell'uomo libero. + +--Non pensiamoci. Ce ne sono tanti in galera e non sono morti. + +I carabinieri dicevano anche loro che la bestia non era poi così +brutta come la si dipinge. + +--E poi loro! ci si diceva. Usciranno più presto di quello che +credono. C'è tanta agitazione per il paese. + +--Sembra che non ci siamo che noi in prigione! + +Il maresciallo della caserma era un uomo tarchiato, con una faccia +grossa e grassa da bonaccione. + +--Li condurrò alla stazione in carrozza per non farli passare traverso +la folla. + +--Grazie. + +--Pagheranno la vettura! + +--S'intende. + +Alla stazione venimmo circondati da una moltitudine che aumentava di +minuto in minuto. + +Entrammo in un vagone di terza classe. È stata una vera sorpresa. Non +eravamo mai stati così bene. + +Prima che suonasse il campanello della partenza, un signore ottenne il +permesso di salire sul predellino a stringere la mano a Federici. + +--Faccia buon viaggio. + +--Grazie. + +Il signore era commosso. Federici con le mani legate non aveva potuto +stringergliela come avrebbe voluto. + +--Partenza! + +Il maresciallo ci salutò con un gesto della mano. + +Al reclusorio trovai il capo guardia in collera. + +--Lei si lascia intervistare! + +--Da chi? + +--Lei si lascia intervistare dai giornalisti per dir male del +Reclusorio. + +Mi vennero in mente parecchi giornalisti che erano venuti a trovarmi +nel camerotto indecente della Corte d'Appello di via Clerici. Chi sa +che cosa mi avranno fatto dire! + +--Lei si lamenta! + +--Certamente che io sto meglio fuori. + +--Non doveva entrare se non le piaceva! + +--Non ci sono venuto spontaneamente. + +--E va bene, loro hanno sempre ragione! + +--Mi faccia leggere questa intervista e le dirò se quello che ho detto +è esatto. + +--Gliela farà leggere il direttore! + + + + +__I lavoratori della quinta camerata.__ + + +Erano dei mesi che intisichivamo dietro la speranza che un giorno o +l'altro ci avrebbero restituiti il calamaio e la penna. Senza la +distrazione di vuotarci la testa coll'inchiostro, non sapevamo che +infelicitarci con discussioni pessimistiche o nere fino in fondo. Non +vedevamo che delusione e dolore. Anche quando traluceva qualche lampo, +si finiva per intetrarci o immusonirci assai più che seduti sotto le +finestre di faccia a Capra Zoppa, senza una parola. + +Non ci si proibiva di leggere. Ma si legge male in una camerata e in +una camerata ove gli individui sono padroni di fare quello che +vogliono. Tu leggi, e gli altri chiacchierano. Tu leggi, e due amici +ti passano innanzi e indietro sussurrandoti il coro: + + A casa, a casa, amici, + Ove v'aspettano, + Le vostre spose. + +Tu leggi, e un compagno zufola e rizufola per il lungo e per il largo, +per delle ore, l'_Inno dei lavoratori_ e subito dopo, un altro, te ne +canticchia la prima quartina, ricominciandola con sempre crescente +piacere: + + _Su fratelli, su compagni. + Su venite in fitta schiera, + Sulla libera bandiera + Splende il sol dell'avvenir._ + +Tu leggi, e due altri passeggiano, come in una caserma, o lungo un +corridoio, o nel cortile, con le braccia sulla schiena, battendo i +tacchi, scombussolandoti il pensiero col tremuoto dei piedi. Tu leggi, +ed ecco un animale che si sveglia di soprassalto, con dei versi in +bocca: + + _Me non nato a percuotere + Le dure illustri porte, + Nudo accorrà, ma libero, + Il regno della morte._ + +Tu leggi, e nasce una conversazione che ti prorompe nel cervello come +una gazzarra di voci, ma che finisce per piacerti e uncinarti a +prendervi parte. Tu leggi, e un prigioniero si sbottona e ricorda +aneddoti contemporanei che ti fanno chiudere il libro, tanto sono +interessanti. Tu leggi, e un agente del reclusorio ti chiama dabbasso, +in direzione, per una cosa che ti si poteva dire con un monosillabo, o +anche fra cento anni. Tu leggi, ed entrano i battitori a scomodarti e +a rintronarti le orecchie. Tu leggi, e suona la campana della +distribuzione della minestra e del pane. Tu leggi.... Credetelo, in +una camerata perdete l'illusione di potervi sommergere in un libro per +ritornare alla vita rifocillato di qualche cosa. + +Col permesso di scrivere, il nostro tempo penale si accumulava e si +accorciava rapidamente. Qualche volta si avrebbe voluto che la +giornata di diciassette ore fosse più lunga, per avere modo di +prolungare la gioia del lavoro. C'era tra noi la gara degli operai a +cottimo. Ci si alzava e ciascuno andava al proprio posto. Chiesi e +Federici avevano un tavolo nello spazio in fondo, a fianco della +finestra. Il primo scriveva dalla mattina alla sera, senza mai +smettere che all'ora dei pasti o quando aveva bisogno di stiracchiarsi +le braccia, appendendosi al bastone più alto dell'inferriata. Senza i +libri necessari per un'opera descrittiva, o storica, o politica, egli +si era votato interamente al romanzo--un lavoro, da quello che vedevo, +che non gli costava che la fatica manuale. Non è mai a secco nè di +idee nè di scene. Dotato di un apparecchio digestivo che non gli +annoia il cervello, e arciricco di vocaboli, egli poteva prendere la +penna ad ogni minuto, digiuno o col boccone in bocca, quando pioveva a +diluvio e quando il sole si riversava nella nostra camerata come +un'allegria. Alla mattina riprendeva il filo del racconto senza +neppure degnarsi di leggere l'ultima frase e, dopo la colazione, il +passeggio e il pranzo, ricominciava come se non vi fosse stata +interruzione. Il Sue si popolava il tavolo, sul quale scriveva, di +pupazzi per tenere a mente i personaggi che gli nascevano a mano a +mano che entrava nella intimità del romanzo. Gustavo Chiesi ha potuto +completare _Il Corpo di Ballo_--un romanzo d'ambiente che racchiude +tutta la popolazione del palcoscenico della Scala--senza sciupare più +di alcuni nomi scritti sul cartone dei fogli che produceva. Il suo +modo di composizione è dei più semplici. Incomincia la prima riga e +tira via senza mai voltarsi indietro, cioè senza mai dare un'occhiata +alle cartelle che la sua penna ha ammonticchiato. Non cancella che di +rado, una volta o due alla settimana. Non potendo leggere il suo +manoscritto per la sua calligrafia illeggibile, non lavora di lima che +sulle bozze. Ma è difficile ch'egli si permetta di alterare una frase. +Sul suo stampone non vedete ai margini che poche correzioni o dei +segni che paiono lasciati giù da una mosca che lo abbia percorso con +le zampe umide d'inchiostro. Perchè la frase gli esce limpida, +corretta e brunita, come da una officina. In pochi mesi ha scritto tre +romanzi, letto parecchi volumi e mantenuta una corrispondenza +abbastanza voluminosa. + +Il secondo, cioè Federici, si alzava sempre prima di ogni altro, un +po' perchè amava il pediluvio quotidiano, e un po' perchè gli piaceva +diguazzare del catino più lungamente degli altri. Iniziava i suoi +lavori con una spanciata di verbi inglesi, che egli si trangugiava +tranquillamente, tra un passo e l'altro, fatti colla leggerezza e la +mollezza della gallina che non disturba. Lo si vedeva andare in su e +in giù, rasente le brande, colla grammatica sotto gli occhielli +scintillanti, o chiusa con l'indice tra le pagine, con la sinistra sul +collo della destra o cogli occhi che vagolavano per il soffitto come +quelli dell'inspirato o dell'uomo che manda versi o prosa a memoria. +Dopo la distribuzione del pane, la quale avveniva verso lo ore otto, +sedeva e si metteva di schiena al lavoro di traduzione, divorando un +esercizio dopo l'altro, senza magari dire una parola. + +E noi, fino a quando non si sapeva di che umore si era alzato, ci +guardavamo bene dal buttargli l'amo della ciarla. Perchè, malgrado la +gentilezza e la squisitezza d'animo, il Federici, era il compagno più +difficile della camerata. Non si sapeva mai da che parte pigliarlo. +Proprio nel momento in cui lo credevate il vostro migliore amico, poteva +scattare per un nonnulla o vi poteva tappare la bocca con una di quelle +parole solenni che arrivano alla testa come un pietrone, o vi poteva +isolare per un tempo indeterminato, senza mai accorgersi della vostra +presenza, anche se vi trovavate gomito a gomito o a faccia a faccia, +allo stesso tavolo. Terminato il boicottaggio, risentivate l'amico che +vi dava il buon giorno, che spartiva i suoi cinque centesimi di frutta +con voi, che vi dava, se ne aveva, con la miglior grazia del mondo, un +pezzo del suo cioccolatte eccellentissimo, o che si metteva con voi al +passeggio, ingolfandovi in una conversazione piacevole e spesso +istruttiva. + +Il tempo che gli lasciava l'inglese lo consumava nella lettura. +Leggeva romanzi, filosofia, storia e tutto ciò che di buono gli +capitava tra le mani. In musica mi parve più che un orecchiante o un +buongustaio. Canticchiava sovente le arie popolari o più conosciute +delle opere moderne--sapeva dei pezzi di Wagner come e assai più del +Chiesi che aveva propalato e difeso il maestro di musica dell'avvenire +con uno studio, e correggeva le voci stonate degli altri che volevano +imitarlo. + +Don Davide incominciava dopo la messa. Prima della messa passeggiava +impaziente. Se la guardia, che doveva accompagnarlo nella cappelletta, +ch'egli aveva l'audacia di paragonare a un'oasi nei claustri del +dolore, tardava un po', diventava nervoso. Anche noi, il mattino, non +appena in piedi, sentivamo un bisogno immenso di uscire da uno +stanzone dal quale l'afa se ne andava assai lentamente. Per il 2557 un +minuto diventava un secolo. Percorreva la camerata a passi lunghi, con +le mani sul dorso, sotto la giacca, con la faccia torva. + +Lo si chiamava e si fingeva di credere ch'egli andasse a compiere i +suoi uffici divini fuori del Reclusorio. + +--Don Davide, fate il piacere di comperarmi trenta centesimi di +sigarette virginia. + +--Don Davide, se vedete il pollivendolo, mandateci a casa un'anitra, +sgrassata, come quella della settimana scorsa. + +Don Davide, non dimenticate di passare dall'oste, che siamo senza +vino. + +Don Davide, se trovate del pesce fresco, mandatene a casa una +padellata. + +Rientrava ilare e pieno di scuse. Ci diceva che il pescivendolo era +alla spiaggia, che il tabaccaio era andato alla dispensa e che il +pollivendolo non veniva in paese che tre volte la settimana. + +Si metteva al lavoro senza indugio. Il suo tavolino era tra il +finestrone e la sua branda. Si perdeva su suoi fogli di protocollo +fino a colazione. Durante il lavoro taceva volentieri, ma non andava +in collera se lo si interrompeva e se si faceva di tutto per fargli +perdere del tempo. + +_Chiesi_: Don Davide, come state? + +_Don Davide_: Bene, grazie. + +_Chiesi_: Che cosa supponete che stiano dicendo, in questo momento, De +Andreis e Romussi? + +_Don Davide_: È difficile indovinarlo. + +_Chiesi_: Ve lo dirò io che cosa stanno pensando. Stanno pensando a +una chicchera di caffè buono, magari con una goccia di grappa +buonissima. + +_Don Davide_: Piacerebbe anche a me, adesso, una tazza di caffè caldo +con uno spruzzo di grappa di quella che ho a casa mia, a Filighera! + +Riprendevano il lavoro e poi ricominciavano il dialogo. + +_Don Davide_: Che opinione hai tu questa mattina sull'amnistia? + +_Chiesi_: Conosco Pelloux. È un soldato, ma un soldato che ha sempre +fatto parte della sinistra. È impossibile ch'egli si mangi il passato +in un boccone. Lascerà passare la tempesta per contentare un po' i +fanatici e poi, alla prima occasione, metterà nel discorso reale, per +guadagnare della popolarità al re, l'amnistia. + +Interveniva qualcuno di noi a dire che un soldato non poteva dar torto +ai soldati.--L'amnistia che cosa vorrebbe dire? Che le sentenze +militari sono state ingiuste. E questo un generale non lo può dire. + +_Chiesi_: Tu non conosci Pelloux. Nella sua vita parlamentare ha +dimostrato più di una volta di non essere quello che gli inglesi +chiamano un _martinet_ della caserma. L'esercito non può fargli +dimenticare che c'è della gente che soffre ingiustamente. + +_Don Davide_: Vedremo. + +_Chiesi_: Non sì tratta di voi, don Davide. Voi siete qui per «fini +speciali». + +Don Davide intingeva la penna con un risolino, la piegava dolcemente +sul pezzetto di carta che si teneva a destra, e si rimetteva a +scrivere. Nessuno ha mai potuto leggere una riga dei suoi manoscritti. +Ma dai discorsi si sapeva ch'egli riempiva le pagine di impressioni, +di reminiscenze, di note autobiografiche, di vita giornalistica, di +articoli di polemica e di sfoghi poetici. + +La sua calligrafia non fa mettere gli occhiali. È nitida e arieggia +l'inglesino. Non è quella dello scrittore che va via all'impazzata e +lascia agli altri la briga di capirla. Se il pane terroso non gli +aveva fatto peso o non gli aveva gonfiato il ventre, il pensiero gli +si sgomitolava senza interruzioni. Giornalista col fondaccio +letterario, gli piace, quando non è infuriato dalla rotativa, rifare +il manoscritto, senza toccarlo troppo o levargli la naturalezza della +prosa spontanea. Il suo stile è pastoso, la sua prosa calda, la sua +penna duttile, il suo periodo limpido come un cristallo. Con qualche +predilezione per la frase pariniana, rifugge dalle inversioni del +poeta del _Giorno_, che svogliano il lettore. L'ingiustizia gli scalda +il calamaio e gli fa produrre una prosa vigorosa, senza ridondanze e +senza i plebeismi del Baretti. Con o senza collera egli non è mai +volgare. Il suo ingegno poliedrico fa pensare a don Margotti. La +tendenza sentita negli scritti di don Davide è la mestizia o piuttosto +l'emozione. + +Le tre mila lettere ch'egli ha scritto durante la sua +prigionia--lettere che potrebbero formare, per il pubblico cattolico, +un epistolario interessantissimo--ne sono un documento. Sono in esse +la sua bontà infinita, lo spandimento della sua anima mal rassegnata a +stare in prigione, l'affezione intensa per la gente ch'egli ama e che +lo ama, il perdono incommensurato per tutti gli avversari pentiti che +gli hanno tribolata l'esistenza a 52 anni, proprio quando, diceva lui, +si ha bisogno di un po' di vita buona. + +In prigione non ha mai avuto rimpianti. Egli è sempre stato orgoglioso +del suo passato. Non ha mai avuto che parole d'amore per la sua penna +che l'ha mandato «tra i ferri anzichè adattarsi a mentire e adulare», +come non ha avuto che trasporti per il suo _Osservatore Cattolico_ +«divenutogli più che mai prezioso, ora che gli ha procurato il +carcere, e dato occasione di soffrire per la causa che difende e +dimostrare che seriamente anche in faccia alla morte, la difende e la +difenderà sempre.» + +Costantino Lazzari consolava i suoi ozii forzati nel silenzio, nella +lettura, nel disegno. Taceva per delle ore, leggeva volumi ponderosi +senza sbadigliare, rileggeva i _Promessi Sposi_ con piacere, la _Vita_ +di Benvenuto Cellini direi quasi con entusiasmo e il _Sant'Ambrogio_ +di Romussi, superbamente illustrato, con ammirazione, e disegnava, +disegnava sempre. Disegnava galeotti, secondini, reclusi, frontoni del +reclusorio, compagni di camerata. Copiava danzatrici, madonne, bimbi, +uomini illustri, donne celebri, quello che trovava nelle riviste e nei +libri illustrati. Con la tenacia del volere è potere, dell'uomo che +vuol riuscire ad ogni costo, la sua matita faceva progressi +meravigliosi. Le sue figure prendevano forma, diventavano vive, +assumevano la grazia dell'arte. + +--Perchè non smetti di fare il commesso viaggiatore e non ti dai +interamente al lapis che ti serve così bene e che ti darebbe una vita +meno stentata? + +Perchè era troppo tardi, perchè non aveva fantasia, perchè l'artista, +per essere tale, non deve essere tormentato dai bisogni urgenti della +vita, perchè altri lo precedevano di parecchie miglia. + +Non so s'egli abbia continuato e se continui. So che, se all'abilità +del disegno egli potesse aggiungere la sollecitudine, potrebbe +diventare un giornalista che illustra i suoi e gli articoli degli +altri. Egli non è l'ultimo dei ritrattisti. Ha disegnato un don Davide +seduto, vestito da galeotto, il quale resterà il suo capolavoro di +Finalborgo. Ci ha dato una mezza figura di Chiesi mirabile e un +Suzzani intiero, con la gamella in mano, che non dimenticherò +facilmente. Ma io sciupo le parole come il padre di Cellini che voleva +fare del figlio un suonatore di flauto e di cornetta. Cellini lo +contentava di tanto in tanto, con qualche pifferata. Ma continuava per +la sua strada a cesellare. Così sarà di Costantino. Egli diventerà +tutto fuorchè un artista. + +Le ore della sera erano le più tranquille. Si passava come +dall'inferno al paradiso. Chiesi, Federici e don Davide--il primo in +mezzo e gli altri due in faccia--avevano una lampada a petrolio in +comune sui loro due tavoli riuniti. Noi quattro ci servivamo della +lampaduccia a luce elettrica, la cui poverezza di luce ci faceva +chinare sovente gli occhi, o ci lasciava per dei minuti sotto un +rossore crudele. Migliorammo la nostra condizione quando a furia di +guardarla ci accorgemmo che aveva del filo attorcigliato che ci poteva +servire per allungarla fin quasi al tavolo. + +Tutto sommato, erano ore deliziose. Il chiasso delle camerate vicine +alla nostra cessava con la campana del silenzio. Salvo qualche gola +che sprigionava versi da dannato o qualche voce che dava fuori nel +sonno o qualche disgraziato che manifestava i suoi tormenti fisici con +degli: _oh Signor! femm morì, femm!_, potevamo supporci in un +sepolcro. Si poteva sentire la penna di qualcuno che s'impuntava sulla +carta, o il piede di cimossa di un sottocapo in giro a origliare e a +guardare attraverso i pertugi, o la respirazione di un recluso al di +là della parete, male adagiato. Lo starnuto di Lazzari, fatto a bella +posta per ricordarci che eravamo vivi, ci faceva trasalire o +sussultare come quando si sentono sulle spalle le mani degli +sconosciuti che vi dichiarano in arresto in nome della legge. + +Si lavorava immersi nel lavoro. Chiesi a mettere in iscena i suoi +ballabili, don Davide a scrivere una epistola dopo l'altra per vivere +di ricordi e riallacciare i legami col mondo che lo conosceva, Lazzari +a riprodurre il momento storico dei tre lavoratori con un disegno +grandioso che toccava e ritoccava ogni sera senza dirlo mai finito, +Ghiglione a illustrare le parole di un dizionario tedesco con l'idea +froebeliana che chi legge _Himmel_ accanto a una chiazza di cielo e +_Frau_ dinanzi a una testa di fanciulla, impara una lingua e vapore e +non la dimentica più mai. + +--Come farai, gli domandavo, a illustrare _ich habe kein Geld_? + +--In un modo semplice. Mettendo tra le parole un individuo che si +fruga svogliatamente nelle tasche. + +--Ma il tuo dizionario diventerà una montagna! + +Federici allargava la zona dei suoi studi nella letteratura di altre +lingue, in manica di camicia, senza mai smettere, senza mai aprire +bocca, come se fosse stato obbligato dal regolamento carcerario a +divorarsi un dato numero di pagine, e Giovanni Suzzani si sprofondava +nei romanzi dell'editore Aliprandi, scoppiando talvolta in risate così +plateali e così rumorose che costringevano il secondino di guardia a +buttare per il buco un ordine imperioso: + +--Silenzio! + +In certe sere..... In certe sere nessuno lasciava cadere un libro, +nessuno tossiva, nessuno si muoveva come se avessimo saputo che +avevamo alle spalle gli occhi e le orecchie degli agenti incaricati +della sorveglianza notturna. + +Ci capitava addosso la ronda, col lanternone fumoso, come una sorpresa +che metteva freddo. + +--Sono le dieci! + +Non ce lo facevamo dire due volte. In un minuto spostavamo i tavoli, +mettevamo carta e libri al posto, lasciavamo giù le brande, facevamo +il letto e ci buttavamo sul pagliericcio senza aver modo di cambiare +la camicia. + +Chiesi era sempre il primo a toccare le lenzuola. Adagiato, con la +guancia sul guanciale, incominciava subito a ruggire come una belva +con una palla nella testa. Don Davide non dormiva subito. In letto, +con una coperta che non lo copriva completamente nè da una parte nè +dall'altra, sembrava un enorme cetaceo a mezz'acqua. Si voltava +faticosamente come un pachidermo. Federici si metteva sul fianco, con +un libro in mano, in una posizione da ricevere la luce sulle pagine e +continuava la lettura per un'altra mezz'ora. Poi mi diceva: + +--Ciao, Paolino, dormi bene. + +--Ciao. + +Lazzari, sentone, con gli occhiali che gli aveva prestato l'amico +Scannatopi e che gli davano l'aria di una vecchia in collera, si dava +furiosamente alla lettura, leggendo cento, centocinquanta pagine di un +fiato, lasciandosi magari sorprendere dalla seconda ronda col libro in +mano. + +Dove siamo adesso stiamo assai meglio che nella quinta camerata. Ma +pochi di noi, rientrati in questa vita vertiginosa, rigodranno la pace +delle serate intellettuali del reclusorio di Finalborgo. + +L'uomo è un animale che rimpiange perfino la galera! + + + + +__Ulisse Cermenati.__ + + +Non so se sia in lui il giornalismo nuovo. So che è giovine e che il +giornalismo lo ha stregato. Anche dopo che la professione gli ha fatto +rasentare la porta del reclusorio, non sa staccarsene. Con la penna +del giornalista gli pare di essere più uomo. + +Dal processo è uscito di carattere piuttosto timido. È buono come un +marzapane e ricco al di là delle cento mila lire, ma gli manca +l'audacia giacobina. Tutti i testi, compreso il sindaco di Lecco, ce +lo profilarono con parole che andavano al cuore. Lo stesso Plutarco di +S. Fedele non seppe o non volle adagiarlo nei colori foschi delle +altre biografie. + +Sul banco degli accusati lo consideravamo un problema professionale. +Dalla sua condanna o dalla sua assoluzione si doveva sapere se un +giornale potesse inviare sul teatro di una sommossa i suoi redattori, +senza che la legge dei tribunali militari li considerasse dei +partecipanti côlti con le armi alla mano. + +--Dopo l'assoluzione, gli domandai un giorno che facevamo colazione al +Savini con un amico, che cosa ti è avvenuto? + +--Nulla. Io, Seneci, Zavattari, Del Vecchio, socialista, e Invernizzi, +anarchico, fummo accompagnati a San Fedele da due agenti di P. S. in +borghese, in due carrozze a nostre spese. Nella prima erano Del +Vecchio e Zavattari, nella seconda io e gli altri due. Alla porta +della questura c'era la signora Seneci, colorata dalla morte, che +aspettava il marito con la paura di perderlo un'altra volta. + +L'Invernizzi e il Del Vecchio vennero rinchiusi in un camerotto per +ordine del viceispettore Prina. Zavattari e Seneci vennero rilasciati +dopo le solite formalità. Zavattari, quando l'ispettore Latini gli +fece un'interrogazione, divenne un po' agitato. Non voleva sentire più +niente. Voleva andarsene sui monti e non pensare al brutto sogno +attraverso il quale era passato. Io fui sfrattato dalla provincia di +Milano, entro le ventiquattro ore. + +All'uscita trovai l'ing. Ongania, sindaco di Lecco, e l'avv. Ignazio +Dell'Oro che mi aspettavano. Stavamo per andarcene, quando il +vetturale che mi aveva condotto alla questura mi ricordò la corsa. + +--Dica, e la corsa? + +Non mi si avevano ancora restituiti i denari. Il mio amico sindaco +tirò fuori subito il portafogli. + +_Vetturale_: Scusi, lei è forse uno del processo dei giornalisti? + +--Sissignore. + +Diede una frustata al cavallo e via senza la corsa, + +--Ho anch'io un cuore, diss'egli scappando. + + + + +__L'arresto dei redattori dell'«Italia del Popolo» narrato da un +testimonio.__ + + +A me pare una scena che inchiuda Bava Beccaris. Una di quelle scene +che si svolgono con una rapidità straordinaria, e lasciano dovunque +tracce di un momento che passa alla storia. Rifacendola per il tuo +libro, il mio pensiero si commuove e si contrista come dinanzi una +sventura. Gli è come rivivere l'ora tragica, in cui la stampa si +lasciava strangolare senza neppure il grido della resistenza legale. +Ma non perdiamoci in considerazioni. Tu non ne vuoi. Voialtri del +giornalismo moderno non volete che il fatto nudo e crudo. Io crepo a +digerire i fatti nella prosa arida. Ma sia fatta la volontà di quelli +che sentono l'avvenire del quotidiano diverso dal mio. + +La giornata era il 7 maggio 1898--una giornata piena di sole. I fatti +di Ponte Seveso e di via Napo Torriani avevano fatto scrivere al +direttore dell'_Italia del Popolo_ l'ormai famoso trafiletto +intitolato: «Ne erano assetati». Lo salto senza commenti, perchè tu +non hai bisogno di essere sequestrato. Tu non godi i privilegi del +_Corriere della Sera_, neppure in tempi ordinari. Il _Corriere della +Sera_, il quale nei giorni di Bava Beccaris è stato fratricida, ha +potuto, senza molestia di sorta, darlo e ridarlo, tale e quale, ai +suoi lettori, in tre edizioni consecutive. Il proposito del giornale +di via Soncino Merati non può essere sfuggito ad alcuno. Lo pubblicava +e ripubblicava con l'intenzione assassina di infuriare la mano +militare contro i redattori del giornale di S. Pietro all'Orto. Questa +è storia. + +Potevano essere le quattro e mezzo. Mi sentivo spossato dalla fame e +dal lavoro e la testa confusa dagli avvenimenti. In redazione c'era +stato l'andirivieni della commozione cittadina. Sembrava una sala +d'aspetto. La gente era andata e venuta sbalordita, concitata, +terrorizzata. Gli sconosciuti entravano, raccontavano con la parola +spaventata dal loro spavento o esaltata dalla loro esaltazione e +scomparivano, senza magari lasciarsi mai più vedere. Erano i reporters +spontanei delle giornate tumultuose. + +I locali dell'_Italia del Popolo_ li conosci. Si entrava dal portone +della casa di via S. Pietro all'Orto, si saliva al primo piano, si +passava dallo stanzone amministrativo, si voltava a sinistra, si +entrava nella sala di redazione, e si vedeva il direttore spingendo +l'uscio in fondo alla parete di fronte. + +Il _reportage_ spontaneo era cessato. Nella direzione si trovavano +Chiesi e Federici--in redazione Ulisse Cermenati e l'avvocato +Valentini, il quale, come sai, scriveva, in quei giorni, degli +articoli finanziarii. Il Seneci era dabbasso in tipografia che +lasciava andare a casa gli operai, raccomandando loro di ritornare per +l'edizione di notte. Di fuori, dinanzi il locale di distribuzione, la +folla degli strilloni aspettava con impazienza l'ultima edizione della +giornata. Ne avevano vendute delle bracciate nella mattina e nel +pomeriggio, e s'impromettevano di spacciarne assai più nella sera. Il +pubblico era ansioso di sapere che cosa avveniva, ma la cronaca di +qualunque giornale non gli portava che fatti slegati e non gli diceva +come avevano avuto principio, se erano inanellati e perchè +continuavano. + +La via di S. Pietro all'Orto venne occupata militarmente. Non +pensavamo neanche che si trattasse di noi. Io poi, che avevo dovuto +essere da una parte e dall'altra e mi ero convinto che Milano stava +per diventare una rete di cordoni militari, tirai via a chiacchierare +sui tumulti spaventosi senza badare a ciò che avveniva nella strada. I +fatti ci assorbivano. Come si erano compiuti? Chi li aveva provocati? +C'era stato scambio di fucilate? Chi sarà stato il primo a far fuoco? +Annegavamo nelle supposizioni senza venire in chiaro di nulla. Il +tavolo del cronista rigurgitava di note sanguinose, ma nessuna ci dava +la chiave della giornata. La nostra conversazione venne interrotta da +una moltitudine di piedi che sentivamo venire alla nostra volta. Erano +il viceispettore Prina, il delegato Gislon, e parecchi agenti in +borghese che invadevano gli uffici dell'_Italia del Popolo_. + +Le prime parole che ci dissero furono che il giornale era sequestrato. +Una notizia che ci lasciò tranquilli. Non era la prima volta che ci si +capitava addosso coi sequestri. Ma il Prina non ci permise di tirare +il fiato liberamente, senza aggiungere che era dolente di comunicarci +«la cessazione del giornale fino a nuovo ordine». Il direttore rimase +senza sorpresa. Passammo in stamperia. Assistevano alla scomposizione +del giornale Chiesi, Federici, Cermenati e Seneci. Prima di risalire +negli uffici il Prina diede ordine di non permettere l'uscita ad +alcuno. + +In redazione ci si disse: + +--Ci rincresce, ma siamo incaricati di fare una +perquisizione.--Nessuno di noi rispose. Tanto e tanto il nostro +consenso o la nostra protesta non avrebbe contato per nulla. Si misero +a perquisire. Guardavano nei cassetti del direttore e dei redattori, +leggevano o scorrevano affrettatamente i manoscritti, raccoglievano le +cartelle scritte o incominciate per i tavoli e frugavano e +adocchiavano dappertutto. Intanto che avveniva questa operazione, +Federici si era affacciato alla finestra, proprio nel momento in cui +De Andreis riusciva, nella sua qualità di deputato, a passare il +cordone militare. Si protese e gli disse: + +--Hanno sequestrato il giornale e stanno facendo una perquisizione. +Vieni di sopra. + +Due minuti dopo era anche lui in redazione. Terminata la +perquisizione, il Federici chiese, come di legge, che si facesse il +verbale delle cose sequestrate. Uno dei due funzionarii rispose: + +--Lo faremo in questura, dove abbiamo l'incarico di accompagnarli. +Loro signori sono invitati dal questore per delle comunicazioni. + +_Cermenati_: Allora vuol dire che siamo tutti in arresto. + +_Gislon_: Non abbiamo quest'ordine e non credo ci sia probabilità +d'arresto. + +_De Andreis_: Come deputato protesto per la perquisizione e per la +violazione di domicilio, senza mandato dell'autorità giudiziaria. + +Suggellati i pacchi dei manoscritti sequestrati, il Prina invitò +Chiesi, Federici, Cermenati, l'avvocato Valentini e Seneci ad andare +con loro a S. Fedele. + +Senici, in pantofole, domandò il permesso di mettersi le scarpe. + +--Faccia. + +_De Andreis_: Vengo anch'io. + +_Prina_: Scusi, onorevole, ma io non ho ordini che riguardino lei. + +_De Andreis_: Io voglio andare dove vanno i miei amici. + +_Prina_: Se crede, s'accomodi. + +_Cermenati_: Se non siamo in arresto, noi non vogliamo essere +accompagnati dagli agenti di P. S. + +Il delegato Gislon li fece allontanare. + +In via Soncino Morati, dinanzi l'entrata del _Corriere della Sera_, +incontrammo Colautti. Il Chiesi, incrociando i polsi, gli fece segno +che eravamo in arresto. + +--Ci siamo! + +Colautti rispose, con un gesto, che non poteva essere. + +In S. Paolo, Seneci entrò dal tabaccaio a bere una bibita. Era stato +in tipografia e nel locale di distribuzione tutto il giorno, e aveva +sete. I funzionari non lo aspettarono neanche. Ci raggiunse correndo. +Questo fatto ci lasciò credere che non eravamo in arresto. Che si +tratti solo di dirci che la stampa subirà la censura preventiva da +qualche impiegato di questura? + +In questura ci si lasciò in un'anticamera. + +--Aspettino; saranno ricevuti dal questore non appena sarà libero. + +Aspettammo una buona mezz'ora, facendo mille supposizioni. Annoiati di +essere trattenuti tanto tempo, incominciammo a mormorare. Ma dunque? +Ci prendono per dei domestici, questi signori di questura! Facciano +presto, ci dicano se siamo in arresto, se siamo liberi, e che cosa +vogliono da noi. Entrò un impiegato ad invitarci di andare con lui. + +--Tutti, meno l'onorevole De Andreis. + +De Andreis non voleva saperne di aria libera. Si mise a protestare con +parole vibrate e a dichiarare ch'egli sarebbe andato dove andavano i +suoi amici. E tutti noi, compreso l'on. De Andreis, passammo in +un'altra stanza, dove ci si trattenne un'altra buona mezz'ora. + +Aspettavamo e parlavamo sottovoce. Perchè in questa seconda anticamera +eravamo tenuti d'occhio da un agente in borghese, seduto in mezzo a +noi come un muto. Conversando, si almanaccava sul tempo che ci +avrebbero fatto perdere. Federici manifestava la sua opinione che +anche De Andreis sarebbe stato trattenuto. Qualche altro pregava +quest'ultimo a prendere l'uscio intanto che era libero. + +--Libero ci potrai essere più utile che non chiuso in carcere con noi. + +Fu testardo e rimase. + +Alle sei e mezzo circa entrò un vecchio impiegato a dirci queste +parole: + +--Sono spiacente di comunicar loro che, essendo stato proclamato in +questo momento lo stato d'assedio, loro signori sono tutti in arresto. + +Ci fu un'irruzione di guardie in borghese le quali, senza tanti +complimenti, ci presero per la manica. Protestammo e dicemmo che non +era il modo di trattare persone che non volevano fuggire, e i delegati +ordinarono agli agenti di lasciarci andare. Discendemmo ed entrammo +nell'ufficio del delegato Eula, il quale, per essere sinceri, ci +trattò con la massima gentilezza. Ci sequestrò carte e matite che +avevamo nelle tasche, ci lasciò denari, orologi e anelli e ci fece +firmare il verbale, porgendo ad ognuno la penna. + +--Già che ci deve mandare in guardina, ci potrà mandare anche da +mangiare. + +--Senza dubbio. + +E il delegato promise che ci avrebbe fatto portare qualcosa +dall'Orologio. + +--Devono avere un po' di pazienza, perchè in questo momento ho molte +cose da fare. + +Ci si chiuse nel camerotto riservato alle donne, il quale, secondo +l'espressione dell'Eula, era «il meno peggio». Avevamo fame ma non +aspettammo molto. Tre quarti d'ora dopo si spalancava l'uscio ed +entravano _roast-beef_, un fiasco di vino, del formaggio, della frutta +e delle sigarette. + +Mangiando si chiacchierava e si rideva. + +De Andreis era di opinione che avrebbero montata qualche macchina per +tenerci in prigione. + +Federici fumava disperatamente una sigaretta dopo l'altra per cambiare +l'odore dell'ambiente. + +Chiesi si contentò di dire che avrebbe pagato il conto. + +Un po' più tardi Seneci ci faceva sapere che non aveva mai dormito +così bene. + +--Vi raccomando di ravvolgervi la testa nel fazzoletto, se non volete +che certe bestioline vi vadano nelle orecchie. + +Cermenati si allungò sul tavolato con una frase tragica: + +--Così giovane e già tanto galeotto! + +Qualche minuto dopo, ricordandosi d'essere stato dilettante +drammatico, si drizzò in piedi e si mise a declamare un po' d'Amleto: + + Potesse, oh! questa troppo salda carne + Che mi veste, scomporsi, andar diffusa, + Sfarsi come rugiada! + +Il carceriere, lungo il corridoio, ci impose il silenzio. + +--Signori, faccian silenzio! + +Ci addormentammo. + +Tra le dodici e mezzo e la una venimmo svegliati dal fracasso che si +fece a schiudere l'uscio. Entrarono, tra la sorpresa generale, +l'avvocato Carlo Romussi e il professore Emilio Girardi, accompagnati +dalla guardia carceraria che portava la lanterna fumosa. + +_Romussi_: Ho ottenuto il permesso di venirvi a trovare coll'amico +Girardi. E giacchè ci siamo, vogliamo tenervi compagnia fino a +domattina. + +Girardi andò sul tavolato con un: dio cane! + +Seneci fece loro la raccomandazione del fazzoletto. Romussi ci +raccontò che gli agenti erano andati al _Secolo_ a perquisire la +redazione, a far scomporre il giornale e ad arrestare tutti i +redattori che vi si trovavano. Non vi hanno trovato che il direttore +ed un redattore. Negli uffici vi erano parecchie persone, come +l'Antongini e il Missori. Ma nessuno di loro venne arrestato. +L'episodio storico dell'arresto del direttore del _Secolo_ fu quello +della sedia. + +Romussi era al suo tavolo che scriveva non so più che cosa sulle +ultime notizie. Il delegato, col codazzo dei questurini in borghese, +gli annunciò la perquisizione e credo anche la sospensione del +giornale. Romussi disse qualche parola sulla libertà di stampa e +lasciò che l'uomo di questura andasse a mettere sottosopra il suo +cassetto e a rovistare le carte del tavolo unito a quello di lavoro. +Per la maledetta abitudine di Romussi di accumulare i manoscritti gli +uni sopra gli altri per un anno di seguito, gli sequestrarono un +numero infinito di carte e di lettere, non poche delle quali dovevano +essere di Cavallotti. Suggellati i pacchi e fatto il verbale di +sequestro, Romussi e Girardi vennero invitati in questura. Romussi, +prima d'andarsene, voleva scrivere due righe non so se alla moglie o +ai colleghi. Prima di sedere buttò via la penna con la quale aveva +scritto il delegato, diede un calcio alla sedia, sulla quale era stato +seduto e ordinò al portiere di portarla via subito e di bruciarla. + +--Portamene un'altra e dammi un'altra penna. + +Alla mattina ci svegliammo con le ossa rotte. Avevamo sulla faccia il +colore di una notte trambasciata. Ci eravamo coricati sul tavolazzo, +vestiti come eravamo entrati, e lungo la notte il sonno ci era stato +interrotto centinaia di volte. Dal fracasso degli usci che si aprivano +e si chiudevano, dal trambusto, nel cortile, dei soldati che pareva +arrivassero ogni quarto d'ora, dai piedi che tumultuavano sotto il +portico e dalle voci che giungevano a noi come di gente ammutinata. + +Verso le dieci antimeridiane il delegato Eula ci annunciò che era +giunto l'ordine della traduzione al cellulare. Venimmo chiamati a due +a due, e a due a due venimmo legati, polso a polso, con una catenella, +da un maresciallo dei carabinieri alto e spalluto. Eravamo così +appaiati: Valentini e Chiesi, Seneci e Federici, Cermenati e Romussi, +De Andreis e Girardi. Uscimmo ed entrammo in una folla di circa +ottanta arrestati. + +Il balcone del palazzo di questura era gremito di altri monturati con +alcuni borghesi. Non posso dire se vi era Bava Beccaris, perchè non lo +avevo mai visto neppure sulla fotografia. C'era certamente il +questore. Un uomo magrettino che ha l'aria di essere gobbo. I grandi +gallonati parlavano tra loro e gli uni ci additavano agli altri col +dito puntato verso noi. + +Prima che il convoglio si mettesse in moto, il delegato Birondi disse +a tutti: + +--Non salutino alcuno e non parlino, perchè ho ordini severissimi. + +Eravamo tutti a piedi, circondati dai carabinieri e dai soldati di +cavalleria col revolver in pugno. Qua e là c'erano parecchi +questurini. + +C'incamminammo verso le undici. L'itinerario fu questo: piazza S. +Fedele, piazza della Scala, Santa Margherita, via Mercanti, via Dante, +foro Bonaparte, S. Gerolamo, S. Vittore, via Filangieri. + +Gustavo Chiesi abita in foro Bonaparte 93. I suoi vecchi genitori +erano alla finestra che si asciugavano le lagrime col fazzoletto. +Nessun altro incidente. + +Sai come si è ricevuti al Cellulare. + +De Andreis, il quale si sentiva male per il lungo digiuno, domandò +subito da mangiare. Gli altri lo imitarono. Impolverati, sudati, +passati traverso un'ora piena di pericoli, avevamo una sete da cani +trafelati. L'Astengo, il direttore, ci fece portare dell'acqua con del +fernet dal bettoliniere. + +Ci si separò in tante celle e ci si riunì in un cellone a mangiare. +Mangiammo del salame, della pasta al sugo, dell'arrosto e del +formaggio e bevemmo del vino comune. Eravamo serviti da due scopini e +sorvegliati da due guardie carcerarie. Terminato il pasto, venimmo +visitati dal cappellano, accompagnato dal direttore. Subito dopo +Federici, Cermenati, Seneci, Valentini e De Andreis vennero +cellularizzati in infermeria. Romussi e Chiesi vennero chiusi in celle +separate al secondo raggio. + +Il secondo giorno vedemmo arrivare in infermeria i deputati Turati e +Bissolati. + +Il resto ti è troppo noto perchè io sciupi dell'inchiostro. + + + + +__Al Tribunale di Guerra.__ + +Il primo Atto d'accusa, senza commenti. + + +Ritenuto che dall'esame dei testimoni, dall'interrogatorio degli +imputati e dai documenti esistenti in processo, risulta quanto +appresso: + +Già da tempo i diversi partiti sovversivi, sotto l'egida della libertà +loro concessa, avevano estesa la più attiva propaganda in tutta +Italia; anarchici, socialisti e repubblicani, ostentando un +antagonismo apparente, si trovavano concordi nell'istillare nelle +masse incoscienti l'odio verso le classi più favorite dalla fortuna, +nello screditare l'esercito, le pubbliche amministrazioni, le persone +rivestite di autorità, nel vituperare le istituzioni. I giornali, gli +opuscoli, le riunioni, le conferenze, i comizi di tutti costoro erano +concordi nell'eccitare l'odio di classe, e nel creare ovunque +agitazioni rispondenti ai loro scopi criminosi. + +Questa campagna quasi febbrile si accentuò nel decorso inverno; tutto +era ormai pronto all'azione; si attendeva soltanto l'occasione +propizia che si presentò nel disagio economico delle popolazioni, pel +rincaro del pane. + +Così sulla fine dell'aprile or decorso moti e tumulti cominciarono a +Minervino Murge, a Bari, a Foggia, ed attraverso le Marche e la +Romagna, si propagarono ben presto in diversi piccoli paesi ed in +alcune città della Toscana, proseguendo poi per l'Emilia fino a +Milano, dove dovevano pur troppo avere il loro pieno sviluppo e +cambiarsi in aperta insurrezione. + +In proposito è da notarsi che tutti i moti avvenuti nelle diverse +parti d'Italia non furono fatti improvvisi, isolati, occasionati da +una causa accidentale o locale, ma furono la conseguenza di una lunga +preparazione diretta all'unico scopo di mutare gli ordini +politico-sociali, e della quale erano specialmente creatori ed +istigatori i capi repubblicani e socialisti, appartenenti ai +rispettivi Comitati centrali direttivi residenti in Milano. + +Basta a dimostrare ciò il solo esame del modo uniforme col quale i +moti medesimi si svolsero. + +Infatti, ovunque, facendo a fidanza coi nobili e generosi sentimenti +dell'esercito, erano disumanamente spinti in prima fila contro la +forza armata i ragazzi, poi le donne e per ultimo venivano gli uomini; +ovunque i primi tumulti furono fatti sorgere nei piccoli centri, allo +scopo di attrarvi distaccamenti di truppa e sguarnire le città e +tentarvi poi un colpo di mano. + +E prima di scendere ad indicare le specifiche responsabilità degli +odierni imputati, è altresì utile premettere che Milano fatalmente era +stata prescelta all'azione principale e risolutiva per molte ragioni, +cioè: perchè a Milano la propaganda rivoluzionaria era stata fatta più +attiva e proficua da frequenti riunioni, comizi e conferenze pubbliche +e private tenute dai più influenti, intelligenti, operosi ed energici +capi dei partiti rivoluzionari ivi residenti o convenuti, e col mezzo +dei giornali locali, quali ad esempio _La Lotta di Classe_, il _Popolo +Sovrano_, l'_Italia del Popolo_, il _Secolo_, la _Critica Sociale_, e +per altri scopi speciali l'_Osservatore Cattolico_; perchè in questa +città e nei suoi contorni ingente è il numero degli operai dei grandi +stabilimenti industriali; perchè quivi più che altrove i rivoluzionari +avevano recentemente avuto agio di contarsi e passarsi in rassegna in +occasione dei funerali di Cavallotti e della commemorazione delle +Cinque Giornate; perchè Milano, per la sua posizione geografica, con +minore difficoltà avrebbe potuto isolarsi dal rimanente del regno onde +impedirvi l'arrivo di altra truppa in rinforzo, qualora specialmente +si fosse verificato lo sciopero totale e già pronto dei ferrovieri +uniti in potente lega di resistenza; perche quivi più sollecito +sarebbe stato il soccorso già preparato ed organizzato degli operai e +fuorusciti italiani residenti in Svizzera; ed infine fors'anco perchè, +in caso di insuccesso, con minore difficoltà i capi ed i maggiorenti +avrebbero potuto fuggire e riparare nella vicina, e per loro +ospitalissima, Svizzera, lasciando che i gregari da essi illusi, +ipnotizzati e spinti al macello, scontassero il fio delle loro colpe +nelle prigioni e con la rovina delle famiglie. + +Vero è che nella ricca ex capitale lombarda mancava il disagio +economico assunto altrove a pretesto per tumultuare ed insorgere; ma +era però ovvio che altro potesse trovarsi, ed infatti fu doppiamente +trovato nella disgraziata morte di un giovane figlio di notissimo +deputato e nel richiamo delle classi sotto le armi. + +Ed appunto per questi pretesti nella mattina del 6 maggio +incominciarono dimostrazioni e disordini che divennero poi tumulti e +vere rivolte con devastazioni e saccheggi nei successivi giorni 7, 8 e +9, nei quali le turbe inferocite, dalle strade, dalle barricate, dalle +finestre e dai tetti, trassero contro la truppa e gli agenti della +forza pubblica colpi di fuoco, sassi, tegole e fumaiuoli. + +Finalmente, dopo quattro giorni di fiera lotta, la insurrezione fu +vinta dalla energia delle Autorità superiori militari e dalla +abnegazione e dal coraggio dell'esercito. + +A questi tumulti presero parte attiva _Callegari Sante_, _Castelnuovo +Umberto_, _Cerchiai Alessandro_, _Gabrielli Alfiero_ e _Gruppiola +Francesco_; nel 6 maggio si trovarono al Ponte Seveso ed in via Napo +Torrioni, e nel giorno 7 sul corso di Porta Venezia. + +Costoro sono anarchici e lo confessano; e tali sono pur anco gli altri +imputati _Baldini Domenico_, _Fraschini Giuseppe_ ed _Invernizzi +Pietro_. Tutti facevano attivissima propaganda delle idee del partito; +sono tristi apostoli del disordine e dell'odio sociale ed hanno +pessimi precedenti politici. + +Taluni anche riportarono condanne, cioè il Baldini nel 1893 per +eccitamento all'odio di classe e nel 1894 assegnato al domicilio +coatto; il Fraschini ammonito nel 1889, condannato nel 1891 per +eccitamento all'odio di classe e assegnato nel 1894 al domicilio +coatto; il Gruppiola condannato nel 1897 per apologia di reato; +l'Invernizzi condannato due volte per oltraggio e violenze alla forza +pubblica ed altre due volte per reati di stampa. + +Inoltre il Callegari, coll'istigazione del Cerchiai, nel marzo scorso, +alla commemorazione delle Cinque Giornate, portò la bandiera anarchica +con la scritta «_viva la rivoluzione_.» + +Il detenuto Gustavo Chiesi si distingue fra i repubblicani +intransigenti; è direttore dell'_Italia del Popolo_, sul quale +giornale ogni articolo tende a scalzare il principio di autorità ed a +suscitare nelle masse sentimenti di odio verso il Governo e le +istituzioni. Ispirò e scrisse nel numero del 6 al 7 maggio l'articolo +«_Ne erano assetati_» ove, narrando i fatti avvenuti nel 6 maggio al +Ponte Seveso ed in via Napo Torriani, fra le altre frasi, tutte +dirette a maggiormente eccitare in quei tristi momenti gli animi della +popolazione, si legge: _In tutta la giornata i tutori dell'ordine non +avevano bevuto, avevano sete, sete di sangue, s'intende._ + +Fu visto nella mattina del 7 maggio con l'amico deputato De Andreis in +carrozza a Porta Garibaldi fermarsi ripetutamente a discorrere con +persone del popolo; più tardi si installò negli uffici del giornale da +lui diretto, ricevendo dallo stesso De Andreis, che più volte si era +recato alle barricate del corso porta Venezia, notizie ed episodi. In +quell'ufficio furono più tardi ambedue arrestati insieme all'avvocato +Bortolo Federici, al prof. Stefano Lallici, al pubblicista Ulisse +Cermenati ed all'Arnaldo Seneci, che colà si trovavano riuniti in +comitato quando cominciava a fervere la lotta, con la intenzione +manifesta di dirigerla e dare le istruzioni occorrenti per +proseguirla. Ciò risulta, oltre che dal sopraricordato articolo «_Ne +erano assetati_» da due cartelle manoscritte preparate per una nuova +edizione del giornale, nelle quali sta scritto che il deputato De +Andreis, presso le barricate sul corso di porta Venezia, aveva +protestato contro la violenza dell'Autorità, e si riferiscono +avvenimenti esagerati svoltisi sul Corso medesimo, fra questi un +episodio orribile quanto bugiardo sull'uccisione di un bambino per +opera di un vicebrigadiere. Tale intenzione viene pure confermata +dalla risposta data dal De Andreis presso le barricate suddette al +tenente Patella, che lo scongiurava di interporsi per ottenere la +calma: «_Tenente, ormai è tardi, c'è sangue._» A quella riunione di +repubblicani, invitato, doveva intervenire il deputato Filippo Turati +con altri socialisti. + +Inoltre il Federici, avvocato di molto ingegno, fervente ed efficace +conferenziere, è membro attivissimo della direzione centrale del +partito repubblicano italiano e collaboratore dell'_Italia del +Popolo_. Durante le dimostrazioni tumultuarie del marzo 1896 istigò le +turbe a perseverare nei tumulti sperando _che il soffio di rivolta +manifestatosi a Milano dilagasse preludendo all'avvento_ _ della +repubblica_; nello stesso anno 1896 firmò un _memorandum_ del partito +repubblicano al paese eccitando alla rivolta; e nel 20 marzo u. s. al +monumento delle Cinque Giornate pronunciò un discorso riassunto +dall'_Italia del Popolo_ del 21 al 22 marzo, ove spingeva all'azione e +annunciava che _stavano per suonare le diane dell'ora novella_ e che +_l'ora fatale precipitava_. Cercò di mettere in buono accordo +socialisti e repubblicani. + +Il prof. Lallici, fondatore e presidente del _Circolo repubblicano +irredentista adriatico orientale_, fondò pure un giornale umoristico +repubblicano, _Il Figaro_, che ebbe poca vita a causa di replicati +sequestri. Nell'occasione della commemorazione delle Cinque Giornate +fatta il 20 marzo u. s. si oppose acchè fossero portate le bandiere +con lo scudo di Savoia, e pretese che non fosse suonata la marcia +reale. Nelle dimostrazioni di piazza fu sempre immischiato; accentuò +l'agitazione per il rincaro del pane; e l'opera sua contribuì ad +acuire i sentimenti di ribellione negli adepti del partito +repubblicano in cui milita. + +Il Cermenati, pure repubblicano, fu collaboratore col Chiesi e col +Romussi nei giornali da essi diretti. + +Il Seneci, amministratore dell'_Italia del Popolo_, fece propaganda di +idee repubblicane e scrisse articoli adatti all'indole del giornale da +lui amministrato. + +L'altro imputato, Romussi avv. Carlo, è noto per le sue opinioni +repubblicane e per la sua intimità coi capi più influenti di quel +partito e con Amilcare Cipriani, col quale conferì in Milano circa la +metà dell'aprile scorso; ispirò e dettò nel giornale il _Secolo_, di +cui è direttore, continui e innumerevoli articoli di una deleteria +propaganda contro le autorità e le istituzioni e propugnò sempre una +politica di azione. Basta citare l'ultimo numero dall'8 al 9 maggio, +ove si trovano gli articoli: _A che giovano le perifrasi_, ed il +_Richiamo alle armi della classe 1873_. Ed anche nei suoi discorsi e +nelle sue conferenze predicò sempre con esagerate e false affermazioni +contro l'esercito e tutto ciò che è principio di autorità, non +risparmiando neppure la sacra memoria del re Vittorio Emanuele. + +L'ex deputato Zavattari Pietro, pure arrestato, e ascritto al partito +repubblicano-rivoluzionario, prese parte attiva ai tumulti del 1896; +tentò il connubio dei partiti repubblicano e socialista; coprì varie +cariche nei circoli repubblicani, e il suo nome si lesse in tutti gli +statuti, programmi e manifesti del partito stesso; nell'ultima +agitazione per il rincaro del pane si dette a sobillare i rivoltosi, +ad eccitare i perplessi, e specialmente i facchini di dogana, dei +quali è console. + +L'imputato Costantino Lazzari è audace socialista fra i più pericolosi +e temibili. Fu uno dei primi apostoli del partito e cooperò alla +costituzione di tutti i circoli e delle associazioni. Dotato di +discreto ingegno, lo ha tutto rivolto all'agitazione settaria; è il +vero socialista di mestiere che campa la vita sui contributi che +pagano gli illusi gregari e sui magri lucri dei giornali del partito, +ove iscrive con stile sempre velenoso e ribelle, onde riportò diverse +condanne. Fece attiva propaganda rivoluzionaria specialmente nelle +Marche e Romagna, ed il recente malumore delle popolazioni pel rincaro +del prezzo del pane fu da lui sfruttato a danno dell'ordine pubblico +in Ferrara, Ravenna e Camerino. + +Pure pericoloso propagandista è l'arrestato Gatti Oreste, il quale +cercò sempre distinguersi promuovendo riunioni e prendendo parte a +tutte le manifestazioni pubbliche, nelle quali raccomandava la +disobbedienza e la resistenza alle autorità. + +Fanatico socialista è l'altro Achille Ghiglione, che a Niguarda, ove è +domiciliato, sobillò con fervore quei terrazzani incitandoli alla +resistenza e al disprezzo per le autorità e per i padroni. Ha +istituito altresì in quelle campagne circoli e cooperative con base di +resistenza. + +L'imputato Paolo Valera è uno dei dirigenti del partito socialista +anarchico, ed esercita molta influenza a causa della sua coltura e +delle sue aderenze con tutti i caporioni dei partiti estremi. I suoi +scritti sono sempre violenti ed informati ai più stretti principii +della lotta di classe. Fu più volte condannato, e nel 1884, per +sottrarsi ad una condanna, riparò a Londra, donde tornò nel 1894, dopo +il termine della prescrizione. Successivamente militò nel campo di +azione e negli ultimi di aprile decorso, discutendosi dai socialisti +sulle manifestazioni del Primo Maggio, esso, appoggiato da un forte +gruppo, propugnò il progetto di resistere alle autorità e di fare ad +ogni costo un pubblico corteo. Facile quindi è a dedursi quale debba +essere stato il di lui contegno negli ultimi tumulti. + +Mestierante in politica risultò l'Angelo Oppizio, prima anarchico, poi +repubblicano, ora socialista. Di fenomenale attività nella propaganda, +ha atteso validamente alla costituzione di circoli, ad organizzare e +congressi e riunioni e pubblicare opuscoli, giornali, ecc. Si ingerì +negli scioperi, consigliando la resistenza. In occasione +dell'agitazione per il rincaro del pane tenne concioni spiccanti per +violenza ed eccitamento alla rivolta. Nel 6 maggio, appena scoppiati i +tumulti in via Napo Torriani, fece testamento in vista dei pericoli ai +quali si esponeva; ed infatti risulta che prese parte ai tumulti in +via Galileo unitamente al Turati, e fu arrestato nel 9 maggio a Porta +Monforte durante la mischia. + +L'ingegnere Valsecchi Antonio, altro degli imputati, figura fra i capi +più influenti del partito socialista milanese; a Borghetto, suo paese +di nascita, per la insistente e larga propaganda delle malsane teorie, +fu denunciato per eccitamento all'odio di classe. Dopo il 1894 fu +segretario della Federazione Socialista Milanese; e riportò tre mesi +di condanna di confino come dirigente di diversi circoli. Si mantenne +in relazione coi correligionari di fuori, scrisse sui giornali +socialisti violenti articoli, sempre consigliando pubblicamente la +resistenza, ed eccitando alla ribellione, preparando così il terreno +alla violenta ultima rivolta. + +Di ugual tempra è Ennio Del Vecchio, pure socialista attivo nella +propaganda ed eccitatore all'odio di classe; fu esso pure condannato +due volte alla pena della multa. + +La russa dottoressa Anna Kuliscioff, venuta a Milano nel 1885 dopo +aver peregrinato per le varie capitali d'Europa e città d'Italia, ebbe +prima intima relazione col socialista deputato Andrea Costa, poi col +deputato Filippo Turati, seguendo l'azione di essi. È fervente +socialista e propagandista efficace quanto tenace; cooperò alla +costituzione di circoli, pubblicazioni di giornali, di programmi e di +statuti, figurando indefessamente nei congressi, nelle riunioni, nelle +pubbliche passeggiate. Nel 1894, come dirigente del partito socialista +dei lavoratori italiani, fu condannata al confino. Dopo la elezione di +Filippo Turati a deputato, raddoppiò di attività per la propaganda +delle teorie socialiste; ed all'intento di mantenere ad esso salda la +base elettorale del suo collegio, tenne parecchie conferenze pubbliche +al Circolo Cappellini, cercando di organizzare in lega di resistenza, +inscrivendoli nel partito, gli operai dello stabilimento Pirelli, i +quali, perchè ben trattati, avevano fino a questi ultimi tempi +resistito; e come essa riuscisse nelle sue mire lo prova il fatto che +già 1200 operai si erano ascritti alla lega, ed imbevuti di massime +sovversive, di sentimento d'odio, si segnalarono nel primo giorno +della sommossa a Ponte Seveso e via Napo Torriani, e specialmente le +donne, sulle quali la Kuliscioff esercitava molto ascendente, +dimostrarono maggiore ferocia. + +Un altro imputato è don Davide Albertario, direttore dell'_Osservatore +Cattolico_, organo di quel partito clericale intransigente che avversa +le istituzioni e l'unità della patria; di carattere battagliero e +violento, sostenne lotte vivissime con quella parte del clero che si +ispirava a principii temperatamente liberali. La sua condotta poco +morale, non rispondente alla dignità del sacerdozio, gli valse un +processo penale per delitto contro il buon costume ed una procedura +disciplinare per parte della Autorità Ecclesiastica. Tenne conferenze +consigliando e dirigendo nel senso della più aperta intransigenza +l'organizzazione clericale. Nella lunga sua carriera giornalistica i +suoi sforzi furono diretti a far cadere in disprezzo le istituzioni e +l'Esercito, prendendo di mira la stessa Dinastia, onde ebbe molti +sequestri per offese alla Sacra Persona del Re ed alla Real Famiglia. +Divenendo sempre più violento negli ultimi tempi dimostrò tendenza a +favorire il cambiamento della forma di Governo, e da altra parte si +faceva banditore di idee democratiche e socialiste, come apparisce +dall'opuscolo stampato nella tipografia dell'_Osservatore Cattolico_ +col titolo «_Dal Socialismo alla Democrazia Cristiana_», gareggiando +così col partito repubblicano e socialista nel combattere la Monarchia +e nel suscitare l'odio di classe. Tale malefica propaganda, esercitata +continuamente con somma energia e fine arte di polemista, agiva pur +troppo sulla parte meno colta dei credenti e del clero, e contribuì +potentemente a formare l'ambiente ostile ed a maturare lo spirito +della rivolta ora repressa. Nel corrente anno ebbe l'Albertario più +occasioni per accentuare l'azione del suo giornale contro le +istituzioni, nel marzo la commemorazione del cinquantenario dello +Statuto e quella delle Cinque Giornate, poi i moti che scoppiarono in +diverse località per il rincaro del pane. Questi moti furono +nell'_Osservatore Cattolico_ malignamente narrati, esagerati, +commentati; ed a qualche altro giornale che rivelava questa condotta +intesa a creare imbarazzi alle istituzioni, rispondeva nel numero dal +6 al 7 maggio: «_Ah canaglie, voi date piombo ai miseri che avete +affamati, e poi vi lanciate contro i clericali._» Questo fu l'ultimo +numero, perchè lo stesso giorno scoppiò la rivolta ed il giornale +sospese le sue pubblicazioni. In tal modo è manifesto che l'Albertario +divide cogli altri imputati la responsabilità della sommossa. + +L'ingegnere Giuseppe De Franceschi fu arrestato e denunciato perchè +militò nel campo socialista; vi ebbe per l'addietro una parte attiva; +e più specialmente perchè si ritenne che avesse dato ricetto a +rivoltosi che tirarono sulla truppa a Porte Monforte nel 9 maggio. Ma +dalle assunte verifiche risulta che il De Franceschi dopo il 1894, da +che è proprietario dello stabilimento industriale all'Acquabella, si è +ritirato dal partito socialista e si è astenuto da ogni manifestazione +e propaganda. È risultato altresì che soltanto per errore fu ritenuto +che avesse dato ricovero a rivoltosi nel suo stabilimento, giacchè è +accertato che costoro si erano invece posti in salvo da una piccola +via, che rasentando il fabbricato porta ai campi, e che sul momento +non era stata osservata. Manca quindi a di lui carico ogni +responsabilità penale. + +Il Girardi Emilio, arrestato insieme al Romussi, è redattore del +_Secolo_, e sebbene militi nel campo repubblicana, non risulta +peraltro che abbia tenuto pubbliche conferenze ed abbia in qualsiasi +modo fatto propaganda delle teorie che professa, e non sarebbe +coinvolto in alcun delitto. + +Considerato che dietro le risultanze sopra indicate gli imputali +_Callegari_, _Castelnuovo_, _Cerchiai_, _Gabrielli_ e _Gruppiola_, +sarebbero incorsi nei delitti previsti dagli articoli 190, 248 e 252 +del Codice penale--gli imputati _Baldini_, _Fraschini_ e _Invernizzi_ +nel delitto previsto dall'articolo 248--gli imputati _Chiesi_, +_Federici_, _Lattici_, _Cermenati_, _Seneci_ e _Romussi_ nei delitti +previsti dagli articoli 64, 77, 118, 120, 134, 246, 248 e 252 del +Codice penale ed articoli 1 e 2 della Legge 19 luglio 1894 N. +315--l'imputato _Oppizio_ nei delitti previsti dagli articoli 190 e +247 del Codice penale--gli imputati _Zavattari_, _Lazzari_, _Gatti_, +_Ghiglione_, _Valera_, _Valsecchi_, _Del Vecchio_ e _Kuliscioff_ nei +delitti previsti dagli articoli 118, 120, 135 e 246 del Codice +penale--e l'imputato _Don Albertario_ nei delitti previsti dagli +articoli 118, 120, 135, 246 e 247 suddetto e dagli articoli 1 e 2 +della Legge 19 luglio 1894, N. 315. + +Considerato che in forza dei Bandi pubblicati dal R. Commissario +Straordinario in virtù dei pieni poteri accordatigli con R. Decreto 7 +maggio 1898 spetta a questo Tribunale Militare di Guerra la competenza +a giudicare gli individui suddetti pei delitti a ciascuno di essi +imputati; + + PER QUESTI MOTIVI + +dichiara non farsi luogo a procedere contro l'ingegnere _Giuseppe De +Franceschi_ e contro il professore _Emilio Girardi_ pei delitti ad +essi rimproverati ed ordina la loro scarcerazione quando non debbano +rimanere detenuti per altre cause. + +Pronuncia l'accusa contro: + +Callegari Sante, Castelnuovo Umberto, Cerchiai Alessandro, Gabrielli +Alfiero e Gruppiola Francesco Giuseppe; pei delitti previsti dagli +articoli 190, 248 e 252 del Codice penale per essersi associati in più +di cinque persone onde commettere delitti contro l'ordine pubblico, le +persone e le proprietà e per aver usato violenze contro gli agenti +della forza armata commettendo altresì fatti diretti alla guerra +civile. + + + Contro: + +Baldini Domenico, Fraschini Giuseppe e Invernizzi Pietro; per il +delitto previsto dall'articolo 248 per essersi associati in più di +cinque persone onde commettere delitti contro l'ordine pubblico, le +persone e le proprietà. + + Contro: + +Chiesi Gustavo, Federici Bortolo, Lallici Stefano, Cermenati Ulisse, +Seneci Arnaldo e Romussi Carlo; pei delitti previsti dagli articoli +64, 77, 118, 120, 134, 246, 248, 252 Codice penale degli articoli 1 e +2 della Legge 19 luglio 1894, N. 315, perchè allo scopo finale tra +loro concertato e stabilito di mutare violentemente la costituzione +dello Stato e la forma di Governo e far sorgere in armi gli abitanti +del Regno contro i poteri dello Stato, si associarono fra loro ed +altri, e coll'istituire e dirigere circoli, comitati, riunioni o leghe +di resistenza con discorsi e conferenze pubbliche o private e con +scritti pubblicati per mezzo della stampa, furono causa diretta ed +immediata della insurrezione, e cooperarono così efficacemente con +tali mezzi di istigazione alla guerra civile, ai saccheggi ed alle +devastazioni che ebbero luogo in Milano nei giorni 6-7-8-9 maggio +ultimo decorso. + + Contro: + +Oppizio Angelo, pei delitti previsti dagli articoli 190 e 247 del +Codice penale, per aver usato violenza contro gli agenti della forza +armata, ed incitato pubblicamente alla disobbedienza della legge ed +all'odio fra le varie classi sociali in modo pericoloso per la +pubblica tranquillità. + + Contro: + +Zavattari Pietro Giuseppe, Lazzari Costantino, Gatti Oreste, Ghiglione +Achille, Valera Paolo, Valsecchi Antonio, Del Vecchio Enrico e +Kuliscioff Anna; pei delitti previsti dagli articoli 118, 120, 135 e +246 del Codice penale, per avere pubblicamente eccitato a commettere +fatti diretti a mutare violentemente la costituzione dello Stato, la +forma del Governo ed a far sorgere in armi gli abitanti del Regno +contro i Poteri dello Stato. + + Contro: + +Albertario don Davide, pei delitti previsti dagli articoli 118, 120, +135, 246 e 247 del Cod. penale e 1 e 2 della Legge 19 luglio 1894, N. +315, per avere specialmente per mezzo di iscritti pubblicati +nell'_Osservatore Cattolico_ incitato all'odio fra le varie classi +sociali in modo pericoloso per la pubblica tranquillità, ed a +commettere fatti diretti a mutare violentemente la costituzione dello +Stato, la forma del Governo, ed a far sorgere in armi gli abitanti del +Regno, contro i Poteri dello Stato. + +Ordina quindi l'invio dei suddetti 24 accusati avanti il Tribunale +Militare di Guerra sedente in Milano competente a giudicarli pei +delitti loro rimproverati rispettivamente. + + + _Il Sostituto Avvocato Generale Militare in missione_ + E. BACCI. + + + + +__Il secondo Atto d'accusa.__ + + +Il Pubblico Ministero nella causa contro: + +De Andreis Luigi, fu Giuseppe, d'anni 47, nato e domiciliato in +Milano, ingegnere; Turati Filippo, fu Pietro, d'anni 39, nato a Canzo, +domiciliato a Milano, avvocato; Morgari Oddino, fu Paolo, d'anni 33, +nato a Torino, domiciliato a Roma, pubblicista; + +Tutti e tre deputati al Parlamento Nazionale--detenuti ed imputati dei +delitti previsti dagli articoli 134, 246, 247, 248, e 252 del Codice +Penale; + +Ritenuto che dalla istruita procedura risulta che fino dalla prima +gioventù i tre imputati De Andreis, Turati e Morgari si dedicarono +quasi interamente alla politica, e con la loro attività, energia ed +intelligenza riuscirono ad acquistare grandissima influenza nei +diversi partiti radicali nei quali militavano; + +Infatti il De Andreis, repubblicano intransigente, rivoluzionario fino +dal 1892, figurò sempre fra i capi e promotori di tutti i comitati e +circoli repubblicani di Milano, ne fu delegato ai congressi, ed era +uno dei cinque membri del Comitato centrale repubblicano italiano +trasferito da Forlì a Milano, e talvolta ne tenne la presidenza; fondò +poi in ogni porta della città di Milano un circolo repubblicano +rionale. Oratore violento e demagagico nelle conferenze, nei comizi, +nelle commemorazioni e dimostrazioni, spingeva le masse alla +resistenza contro le autorità ed all'azione, che nel 31 gennaio ultimo +in una commemorazione a Russi annunziava _più vicina di quanto potesse +immaginare_; ed in altro discorso per le feste del 50.º anniversario +dello Statuto al monumento di Garibaldi in Milano, disse fra le altre +cose: «il popolo per ottenere le sue rivendicazioni ha due armi: il +voto e la _carabina_». + +Il Turati, fervente socialista, propugnò con attivissima propaganda le +dottrine più avanzate del socialismo in Milano e nelle campagne, +istituendo, anche nei più piccoli paesi, comitati e circoli; attrasse +nell'orbita del partito la Lega ferroviaria, la Camera del lavoro con +trenta società operaie e di mutuo soccorso confederate, ed altri +sodalizi, falsandone la primitiva istituzione. Esso è l'autore +dell'_Inno dei lavoratori_ divenuto il grido di guerra del partito; è +direttore della _Critica Sociale_; nella quale rivista, detta +scientifica, si trova per esempio una nota del seguente tenore: _come +diavolo mai l'anno scorso venne in mente al Costa di appoggiare la +proposta d'Imbriani per chiamare l'esercito non Regio, ma Nazionale? +ma l'esercito è bene che si chiami regio come il lotto, come gli +impiegati, come la questura, come tutto ciò che vi è di sudicio in +Italia. Il Costa doveva invece proporre che fosse intitolato regio +anche il debito pubblico._ (N. 9 del 1.º maggio 1898). È altresì da +notarsi che in un articolo intitolato «_Il Domani_» contenuto nel N. 6 +del 16 marzo 1896, parlandosi dei gravi moti avvenuti in diverse città +d'Italia dopo la battaglia di Adua, si preconizzò fin d'allora che +_Milano, la città cui son volti tutti gli sguardi, sarebbe stata +l'arena della rivoluzione futura; e si previde che a Milano da 40 a 60 +mila persone d'ogni età, d'ogni sesso si riversino senza intesa nelle +vie, si addensino al centro, unite da un solo grido, da un solo +entusiasmo, cui non manca se non chi sappia imprimergli direzione +rapida e precida per vedere instaurato nel Comune un governo +provvisorio locale repubblicano_. + +Allo stesso Turati si devono l'organizzazione del partito e +l'indirizzo datogli di odio di classe: illimitata è la influenza che +esercitava specialmente sulle classi operaie, ed è indubbiamente a +ritenersi l'anima e la mente del partito socialista rivoluzionario in +Milano, del quale era il capo riconosciuto ed il rappresentante +ufficiale nelle occasioni più solenni. + +Il Morgari può dirsi fosse nella città e provincia di Torino quasi +quello che il Turati era in Milano. Abile, instancabile conferenziere +e propagandista, partecipò a tutte le manifestazioni della vita +collettivisti del partito: organizzò riunioni, pubblicò programmi, +circolari ed opuscoli e specialmente uno intitolato: _L'Arte della +nostra propaganda_ che è un completo manuale da servire pei +propagandisti, fondatori di circoli e gruppi socialisti. + +Alla sua ferrea volontà si deve l'incremento dei socialismo +rivoluzionario in Piemonte. + +Che con tali mezzi di organizzazione e di propaganda i tre imputati, +insieme e di concerto con altri capi rivoluzionari che si adoprarono +nello stesso senso nelle altre provincie, riuscirono nei primi mesi +dell'anno corrente a creare e mantenere in Italia, e specialmente in +Milano, nei loro affigliati e nelle masse operaie, uno stato di +continuo eccitamento e di tensione e lo spirito di rivolta, la quale +quindi per opera loro era pronta a scoppiare ad un sol cenno, +all'occasione propizia, ed anche per un accidente imprevisto. + +Che sebbene repubblicani e socialisti siano discordi nelle teorie e +nei principii, pure sono pienamente d'accordo nel voler cambiare la +costituzione dello Stato e la forma del Governo, ed è questo lo scopo +comune cui miravano i tre imputati e i loro associati con la +propaganda e l'organizzazione dei partiti. Infatti lo stesso Morgari +ebbe a dichiarare nelle sue commemorazioni e conferenze: _Essi, i +socialisti, essere i veri repubblicani, giacchè vogliono la repubblica +non come fine, ma come mezzo, che apre la via al fine di togliere, +insieme al re, gli altri piccoli re di officina, di latifondi e di +banche._ + +Che oltre a ciò in Milano risiedè fino dopo la sommossa il noto Pietro +Gori, maestro e riorganizzatore degli anarchici, e sull'appoggio e +concorso di costoro, sempre pronti al disordine, alla devastazione ed +al saccheggio, potevasi sicuramente contare, tanto più che col Gori, e +coll'Amilcare Cipriani (qui di passaggio nell'aprile ultimo decorso), +e con gli altri anarchici, vivevano i socialisti in buon accordo, +giacchè di costoro il Morgari dice: _non sono cattiva gente e lavorano +essi pure per il bene della società; ma credono che l'uomo debba +essere libero come l'uccello nell'aria, senza alcuna legge, nè +autorità nè comando, e questo per molto tempo non sarà possibile._ + +Che inoltre i socialisti avevano sparse le loro malsane, ma +abbaglianti teorie fra i ferrovieri e si erano concertati coi capi +della Lega dei ferrovieri medesimi, onde mediante uno sciopero +generale in occasione di una sommossa fosse ritardato od impedito il +trasporto della truppa ed il richiamo delle classi in congedo. + +Che infine anche oltre i confini dello Stato i capi dei partiti +sovversivi tutti uniti e concordi avevano spinte le loro mene; ed +infatti i loro associati predicavano il socialismo e l'anarchia agli +operai italiani residenti in Svizzera, e con una attiva propaganda +erano riusciti a tenerli pronti a scendere in Italia al momento +opportuno per recare aiuto ai compagni rivoltosi. + +Che intanto sulla fine dello scorso aprile a causa del disagio +economico delle popolazioni, del quale i capi dei partiti non +mancarono di approfittare, cominciarono moti e tumulti in alcuni paesi +e città dell'Italia meridionale, e a traverso le Marche, le Romagne e +la Toscana, proseguirono a Parma, Piacenza, Pavia e raggiunsero +Milano, ove, per le circostanze e le condizioni già esposte, dovevano +pur troppo avere il loro pieno sviluppo, e cangiarsi in aperta +insurrezione. + +Che infatti nelle ore pomeridiane del 6 maggio al Ponte Seveso ed in +via Napo Torriani gli operai dello Stabilimento Pirelli si dettero a +tumultuare sotto vari pretesti e specialmente per l'arresto di un +individuo che spargeva un manifesto socialista diretto: _ai Cittadini +lavoratori_; e tali tumulti si cambiarono in rivolta e guerra civile +con devastazioni e saccheggio nei successivi giorni 7, 8 e 9, nei +quali le turbe--numerosissime di persone di ogni età e di ogni +sesso--si riversarono nelle vie, innalzarono alle porte dei diversi +rioni della città molte barricate, trassero dalle barricate medesime, +dalle strade, dalle finestre e dai tetti contro la truppa e gli agenti +della forza pubblica colpi di fuoco, sassi e tegole, con l'intento di +addensarsi poi al centro unite da un solo grido, da un solo entusiasmo +ed instaurare nel Comune un governo provvisorio locale repubblicano, +come appunto aveva preconizzato il Turati nella _Critica Sociale_ fino +dal 16 marzo 1896, e sarebbero riusciti nei loro disegni senza +l'energia delle Autorità superiori militari, l'annegazione, il +coraggio e la disciplina dell'Esercito. + +Che le località, nelle quali nella sera del 6 maggio ebbero principio +i disordini, fanno parte del Collegio di cui l'onorevole Turati è +deputato, dove esso gode della massima influenza sopra i numerosi +operai di quegli stabilimenti industriali; e dove nei giorni +precedenti avevano tenute conferenze alcuni suoi intimi amici e +compagni di fede, quali la Kuliscioff e il Dell'Avalle. + +Che il manifesto: _Cittadini lavoratori_, sparso in quel primo giorno +e causa dei primi disordini, e firmato: _I Socialisti milanesi_, ed in +esso si parla _di rivolta della fame e della disperazione, alla quale +il Governo del Re risponde coll'eccidio scellerato dei supplicanti +pane e lavoro_, si parla del _militarismo piovra della nazione a +servizio di alleanze e d'interessi dinastici, di privilegi odiosi_, +ecc.--Si dice _che il Governo del Re ha_ _preparato quelle rivolte e +le ha volute; sono opera sua. La responsabilità del sangue che essa +versa in questi giorni ripiomba tutta sul suo capo_, e dopo altri +periodi dello stesso genera termina: _Giorni gravi si appressano; è +tempo che il popolo Italiano rifletta, ricordi ed alfine provveda a sè +stesso. Il paese, salvi il paese!_ Or bene, si hanno gravi ragioni per +ritenere che di quel manifesto sparso fra le masse in momento di sì +grave commozione pubblica sia autore il _Turati_, il quale poi in ogni +caso deve averlo ispirato e necessariamente conosciuto. + +Che durante quei primi disordini il Turati, insieme all'altro capo e +ben noto socialista _Dino Rondani_, ora latitante, si recò sul posto, +si impose alle Autorità esigendo la liberazione dell'arrestato, ed +arringò le turbe raccomandando apparentemente la calma e promettendo +di unirsi e battersi insieme ad esse in un giorno più propizio. + +Che nella mattina successiva lo stesso _Turati_ col _Rondani_ si trovò +a Porta Venezia quando si innalzavano le barricate, ed infieriva +maggiormente la lotta, e ad un bravo cittadino che a lui rivolgeva +preghiera d'interporsi e far cessare un inutile eccidio, rispondeva +cinicamente: _I cadaveri servono a qualche cosa: sono le pietre +miliari delle conquiste avvenire del popolo._ + +Che poco appresso esso ed il Rondani, sempre insieme, si diressero +alla Stazione centrale ferroviaria, ed ivi introdottisi si trattennero +a colloquio presso il deposito delle locomotive col noto socialista, +pur latitante, Giuseppe Mantovani, conduttore ferroviario a riposo, +segretario del Comitato esecutivo della Lega ferrovieri, il quale +subito dopo lavorò a tutto uomo per determinare lo sciopero generale +dei ferrovieri. Infatti nel giorno appresso furono diramate fra i +ferrovieri medesimi due circolari che eccitavano allo sciopero;--nel +dì 9 diversi macchinisti e fuochisti si rifiutarono a prestar +servizio, e firmarono una dichiarazione diretta ad indurre i compagni +allo stesso rifiuto; e soltanto per l'energia delle Autorità superiori +e per il pronto accorrere della truppa, fu evitato lo sciopero, le cui +conseguenze sarebbero state gravissime. + +Che in una perquisizione eseguita nel 7 maggio negli uffici del +giornale _L'Italia del Popolo_ fu trovato e sequestrato un biglietto +da visita, in cui s'invitava il Turati e compagni socialisti ad una +riunione coi repubblicani per quel giorno, e sebbene la riunione non +avesse più luogo, pure rimane il fatto a dimostrare il buon accordo +fra i repubblicani e socialisti. + +Che nella stessa sera del 7 maggio i capi dei diversi partiti sovversivi +di Milano in numero di circa 20 si riunirono in casa del dott. Ceretti +Vittorio, ora latitante, e da una di lui lettera-testamento ivi +rinvenuta si arguisce in modo sicuro la deliberazione presa di +proseguire nell'insurrezione, che infatti divenne sempre più fiera nei +giorni successivi. + +Che nel giorno 8 maggio il Rondani, il fido compagno del Turati, si +recò in Svizzera; ed a Brissago, Locarno, Bellinzona e Lugano cercò +riunire, formare in bande e dirigere al confine i numerosi operai +italiani per accorrere a Milano in aiuto degli insorti. + +Ed anche successivamente costui insieme agli altri fuorusciti ha colà +raddoppiato nella propaganda e nello spirito settario, collaborando +nella redazione dei giornali _L'Italia Nuova_ ed _Il Socialista_, +scrivendo od ispirando articoli della maggiore violenza contro lo +Stato italiano, le Autorità e L'Esercito. + +Che l'imputato Oddino Mogari nel dì 9 maggio da Torino si diresse a +Milano, ove, dopo lasciata la ferrovia a Magenta, si introdusse in +modo guardingo e misterioso; vi si trattenne il giorno 10, e nel dì 11 +giunse a Lugano e col Rodani dette opera ad organizzare le bande che +già si dirigevano al confine; ma poi, al sopraggiungere della truppa, +egli si allontanò recandosi a Roma, ove fu arrestato nel 14 maggio e +fu trovato possessore di L. 1740,05. Egli deve pure rispondere avanti +il Tribunale di Biella di eccitamento all'odio di classe, pel quale +delitto la Camera dei Deputati autorizzò il provedimento in seduta del +14 marzo ultimo decorso. + +Che infine l'imputato De Andreis è uno dei principali ed assidui +redattori dell'_Italia del Popolo_, giornale che ebbe sempre di mira +scalzare il principio di autorità e suscitare nelle masse sentimenti +di odio verso il Governo e le istituzioni, ed i di cui articoli +divennero ancor più violenti negli ultimi tempi. Basta infatti leggere +tutto il numero dal 7 all'8 maggio e specialmente l'articolo +intitolato «_Ne erano assetati_» ove, narrandosi i fatti avvenuti nel +6 maggio al Ponte Seveso ed in via Napo Torriani, fra le altre frasi +tutte dirette a maggiormente eccitare in quei dolorosi momenti gli +animi della popolazione, si legge: _In tutta la giornata i tutori +dell'Ordine non avevano bevuto, avevano sete, sete di sangue, si +intende._ + +Che nel giorno 7 maggio il De Andreis si recò più volte negli uffici +di quel giornale; vi portò, per essere pubblicati, episodii svoltisi a +Porta Venezia, esagerandoli e falsandoli; ed ivi intervenne chiamato +ad una riunione di amici repubblicani. + +Che il De Andreis si trovò a Parma, Piacenza e Pavia, nei giorni in +cui si verificarono disordini in quelle città. Nella mattina del 7 +maggio era alle barricate di Porta Venezia in Milano, quando più fiera +ferveva la lotta fra gli insorti e la truppa: vi ritornò nelle ore +pomeridiane; e al tenente Petella che lo scongiurava ad interporsi per +ottenere la calma, rispose in tono quasi di sfida: «_Tenente, ormai è +tardi, vi è sangue._» Inoltre, tanto nella mattina quanto nelle prime +ore pomeridiane del 7 fu veduto a piedi ed in carrozza in corso +Garibaldi parlare con diverse persone estranee a quel quartiere, +mentre appunto vi si stavano costruendo le barricate; e finalmente +nelle ore pomeridiane dello stesso giorno fu arrestato negli uffici +dell'_Italia del Popolo_. + +Considerando che dietro le risultanze sopra indicate gli imputati De +Andreis, Turati e Morgari sono incorsi nei delitti previsti dagli +articoli 134 e 252 del Codice penale. + +Considerato che la Camera dei Deputati nella seduta del 9 luglio +corrente ha accordata l'autorizzazione a procedere contro di essi. + +Considerato che in forza dei Bandi pubblicati dal Regio Commissario +Straordinario di Milano in virtù dei pieni poteri accordatigli col +Regio Decreto 7 maggio 1898 spetta a questo Tribunale Militare di +Guerra la competenza a giudicarli, + + PER QUESTI MOTIVI + +Visto l'articolo 544 del Codice penale per l'Esercito, pronunzia +l'accusa contro i deputati De Andreis Luigi, Turati Filippo e Morgari +Oddino per i delitti previsti dagli articoli 134 e 252 del Codice +penale comune,--perchè col mezzo di opuscoli, discorsi e conferenze, +col mezzo dell'istituzione di circoli, comitati, riunioni e leghe di +resistenza, ed allo scopo concertato e stabilito fra essi ed altri +capi ora latitanti di partiti sovversivi di mutare violentemente la +costituzione dello Stato e la forma di Governo, riuscirono a suscitare +la guerra civile ed a portare la devastazione ed il saccheggio nella +città di Milano nei giorni 6, 7, 8, e 9 maggio ora decorso, cooperando +anche immediatamente e direttamente all'azione, e procurando di +recarvi assistenza ed aiuto. + +Ordina quindi l'invio di essi accusati avanti questo Tribunale di +guerra competente a giudicarli. + + _Milano, addì 17 luglio 1898._ + + _Il Sostituto Avvocato Generale Militare in missione_ + E. BACCI. + + + + +__La sentenza contro i deputati.¹__ + + ¹ Tolgo questa e la successiva sentenza dai _Tribunali_ di Enrico + Valdata--il giornale che, nel periodo del Bava Beccaris, fu, + compatibilmente col momento, il più indipendente ed audace. + + +In nome di S. M. Umberto I, per grazia di Dio e volontà della Nazione +Re d'Italia. Il Tribunale Militare Territoriale di Milano, funzionante +da Tribunale di Guerra, ha pronunciato la seguente sentenza nella +causa, contro De Andreis Luigi, fu Giuseppe, di anni 47, nato e +domiciliato in Milano, ingegnere; Turati Filippo, fu Pietro, d'anni +39, nato a Canzo, domiciliato a Milano, avvocato; Morgari Oddino, fu +Paolo, di anni 33, nato a Torino, domiciliato a Roma, pubblicista. + +Tutti e tre Deputati al Parlamento Nazionale, detenuti ed imputati dei +delitti previsti dagli articoli 134 e 252 del Codice penale, perchè +col mezzo di opuscoli, discorsi e conferenze, col mezzo +dell'istituzione di circoli, comitati, riunioni e leghe di resistenza, +ed allo scopo concertato e stabilito tra essi ed altri capi ora +latitanti di partiti sovversivi di mutare violentemente la +costituzione dello Stato e la forma di Governo, riuscirono a suscitare +la guerra civile ed a portare la devastazione ed il saccheggio nella +città di Milano nei giorni 6, 7, 8 e 9 maggio ora decorso, cooperando +anche immediatamente e direttamente all'azione, e procurando di +recarvi assistenza ed aiuto. + +Ritenuto in fatto come emerse, al pubblico dibattimento dalla lettura +dei documenti, dalle deposizioni dei testimoni e dalle dichiarazioni +degli accusati; + +Che sui primi dello scorso mese di maggio, in seguito alle agitazioni +manifestatesi in varie parti del regno, e sopratutto pei tumulti di +Pavia, nei quali ebbe a soccombere lo studente Mussi, i vari partiti +politici sovversivi di Milano si trovavano in uno stato di fermento, e +bastava una causa qualsiasi per farli scoppiare in aperta rivolta. +Qui, ove il rincaro del pane non poteva essere causa sufficiente, la +spinta fu data da un manifesto diretto ai lavoratori italiani, nel +quale si leggono frasi eccitanti alla ribellione e che stampato nel +giorno 5 maggio fu divulgato nel pomeriggio del giorno 6 successivo +nelle località di Ponte Seveso e Napo Torriani, ove maggiore è il +numero degli operai addetti ai vari stabilimenti industriali colà +esistenti. + +Che quel manifesto essendo stato colpito da sequestro della Procura +Generale, fu eseguito l'arresto d'uno degli spacciatori, ma alcuni +operai cominciarono subito a tumultuare ed astenersi dal lavoro, +reclamando la liberazione dell'arrestato. + +Che informato di quanto avveniva in quella località, l'accusato Turati +vi si recò subito coll'ora condannato in contumacia Dino Rondani e +parlando agli operai promise d'intromettersi presso le autorità onde +l'arrestato fosse posto in libertà, e raccomandando loro di rimanere +tranquilli, disse che quello non era il momento opportuno per scendere +in piazza, che quel momento lo dovevano scegliere loro, e non la +questura, e che quando quel momento fosse venuto egli sarebbe stato +con loro, a fare le fucilate. + +Che il Turati recatosi dal Questore, dal Procuratore del Re ed alla +Prefettura, ripetè con parole certo meno accentuate lo stesso +concetto, ed ottenne la liberazione dell'arrestato, la quale fu +concessa nella speranza di evitare mali maggiori. Recatosi nuovamente +il Turati dagli operai rese conto della sua missione e si allontanò. + +Che poco dopo, in una via adiacente, mentre le guardie rientravano +alla loro caserma, furono accolte da una fitta sassaiola, ed +intervenuta la truppa fu necessario far uso delle armi. Una guardia di +P. S. venne uccisa da un colpo di revolver partito dai tumultuanti; +rimase pure morto un operaio e vi furono diversi feriti. + +I tumulti cominciati nella sera ebbero disgraziatamente seguito nel +mattino del 7; gli operai, parte volontari e parte costretti dai +compagni, disertarono gli stabilimenti, la rivolta si propagò in varie +parti della città, sorsero barricate, furono saccheggiati palazzi e +negozi, ed in quel giorno e nei successivi 8 e 9 la truppa si trovò +sempre di fronte ai rivoltosi, dovette far uso delle armi e vi furono +morti e feriti. + +Che, premesse queste constatazioni generali, è d'uopo esaminare da +quale causa ebbero origine i tumulti. Si volle far credere, che quanto +successe in quei giorni in Milano non fu che un movimento teppistico, +ma troppi argomenti stanno a provare che fu l'effetto di teorie +sovversive da lungo tempo instillate negli operai dai vari circoli +socialisti e repubblicani, i quali tendevano con metodi diversi ad un +unico fine, quello di mutare violentemente la costituzione politica +dello Stato. + +In altra sentenza in questo Tribunale fu già affermato che i moti +scoppiarono improvvisamente, che i capi dei vari partiti furono +sorpresi dagli avvenimenti, e questo giudizio viene ancora confermato +dalle risultanze di questo dibattimento. Questa è certo l'unica +ragione per la quale i partiti non hanno potuto prendere accordi +definitivi, quali dovevano essere nel loro pensiero. Nè la riunione in +casa del dott. Ceretti, nè il tentato, ma non avvenuto convegno +all'_Italia del Popolo_ fra repubblicani e socialisti, sono +sufficienti per provar con certezza l'esistenza di un concerto sul +mezzi d'esecuzione, ed i nuovi elementi sorti dalla discussione di +questo processo non sono tali da infondere nel Tribunale una diversa +convinzione. + +Nessun fatto è venuto a dimostrare un accordo fra i tre odierni +accusati, non constando che nei giorni dei tumulti, ed in quelli che +li precedettero, si sieno riuniti, se anche per mezzo d'interposte +persone abbiano potuto concertarsi fra di loro per dirigere l'insorto +movimento. + +Mancando la prova del concerto, rimane ad esaminare quale fu la parte +che ciascuno di essi ha individualmente preso nella preparazione degli +avvenimenti e nei giorni della sommossa. + +Dai rapporti esistenti in atti consta che il Turati è certo la +personalità più spiccata ed influente del partito socialista milanese. +Direttore e redattore della _Critica Sociale_, scrittore nella _Lotta +di Classe_, fondò circoli socialisti ed attrasse nell'orbita del suo +partito numerose società di operai, inspirando in essi l'odio di +classe, e promuovendo leghe di resistenza verso i padroni. Fu già +condannato per un articolo scritto dopo la condanna di De Felice. + +Altra volta lo fu per la pubblicazione di un almanacco socialista e +nelle dimostrazioni del 1896, parlando al pubblico tumultuante, elogiò +gli studenti di Pavia, i quali per impedire la partenza di soldati per +l'Africa avevano svelte le rotaie della ferrovia e fu con quelle +parole causa dei disordini che poco dopo successero alla Stazione +centrale. + +Nei numerosi suoi scritti trapela sempre il disprezzo per le +istituzioni e l'esercito. A lui si deve l'_Inno dei lavoratori_, +divenuto il grido di guerra dei socialisti. È designato quale autore, +insieme al Rondani, del manifesto ai lavoratori italiani, di cui si è +sopra parlato. Certo egli ne ebbe conoscenza prima che fosse +divulgato. + +Come già si è detto, nel 6 maggio, volendo raccomandare ai tumultuanti +la calma e di attendere il momento opportuno, parlò in modo da +incitare maggiormente, ed il maggiore cav. Montuori, colà comandato +pel mantenimento dell'ordine, chiese al funzionario di pubblica +sicurezza che era là in servizio di potere agire o di far ritirare i +soldati, non volendo che questi assistessero a quelle esortazioni alla +rivolta. + +Nel pomeriggio del successivo giorno 7, in prossimità delle barricate +di P. Venezia, sentendo l'avv. Cavalla rimproverare alcuni giovinetti +che si munivano di sassi, osservando loro che era da pazzi esporsi a +morire in quel modo, il Turati si rivolse a lui aspramente dicendogli +in tono da poter essere sentito dai rivoltosi: «I cadaveri servono a +qualche cosa. Essi sono le pietre miliari delle conquiste avvenire del +popolo»; e chiamato a sè il Rondani, se ne andò con lui, dicendo: «Qui +nulla più vi è da fare, andiamo a Ponte Seveso.» + +Si recò invece alla Stazione centrale, si abboccò col noto Mantovani, +esso pure condannato in contumacia, e nel giorno successivo si ebbe il +manifesto ai ferrovieri e poscia il tentato sciopero dei macchinisti e +fuochisti che potè essere fortunatamente scongiurato. + +L'accusato De Andreis, fino dall'epoca in cui era studente, professò +apertamente opinioni repubblicane, fondò giornali, fece attiva +propaganda delle sue teorie, coll'istituzione di circoli, conferenze e +discorsi pubblici, tendenti sempre allo scopo di cambiare +violentemente alla prima occasione la costituzione politica dello +Stato, parlando sempre con sarcasmo della persona del Re e della sua +reale famiglia. + +A dimostrare quali sieno sempre state le sue idee, basterà ricordare +che, avendo il giornale la _Provincia di Parma_ riferito un suo +discorso fatto in commemorazione della morte di Mazzini, osservava che +gli aveva fatto dire essere necessaria una _evoluzione_, mentre egli +intendeva una _rivoluzione_. + +Nelle feste cinquantenarie dello Statuto parlando alle Società +radicali riunite al monumento di Garibaldi, disse che il popolo per +ottenere le sue rivendicazioni non ha altro mezzo che il voto e la +carabina. Nei primi giorni dello scorso maggio adempiendo ad un +incarico avuto dal Comitato centrale repubblicano italiano, del quale +era uno dei cinque che lo costituiscono, fu, durante i tumulti, a +Parma, Piacenza e Pavia per osservare quanto vi succedeva. + +Era collaboratore ed ispiratore di articoli del giornale l'_Italia del +Popolo_, organo del partito repubblicano, di quel giornale che nel suo +numero del 7 maggio, a disordini già cominciati, scriveva che i tutori +dell'ordine avevano sete di sangue. Nelle cartelle trovate negli +uffici di quel giornale ve ne era una nella quale stava scritto che il +De Andreis fin dal mattino si trovava a Porta Venezia per protestare +contro le violenze dell'autorità. + +Sempre nel giorno 7, fu visto in varie località ove vi erano +rivoltosi. Mentre era in casa, due giovinotti lo andarono a cercare +per condurlo all'_Italia del Popolo_, ove erano riuniti vari +repubblicani, e nel recarvisi, lungo il corso Garibaldi, parlò in modo +sospetto con varie persone estranee a quel quartiere, poco prima che +vi si erigessero le barricate. + +Che verso le ore 15 il De Andreis si trovò sul corso Venezia in un +punto ove la via era sbarrata dalla truppa ed ivi, avendo chiesto al +tenente dei Reali Carabinieri cav. Petella di farlo passare avanti, +questi gli raccomandò d'interporsi per far cessare i disordini, al +quale invito il De Andreis rispose: «oramai è tardi, vi è sangue». + +Che, sebbene a queste parole siasi dall'accusato e da qualche +testimonio, che pretendeva essersi trovato presente, cercato di dare +la significazione dell'impossibilità in cui si trovava di far valere +la sua autorità, pure, pel fatto d'essersi trovato colà ove nessuna +ragione lo giustificava, e pel modo col quale furono pronunciate le +parole stesse, lasciano nel Tribunale la convinzione che egli +approvava la rivolta, tanto che il Petella indignato ebbe a +rispondergli: «peggio per loro», ed ebbe anche l'idea di arrestarlo, +ma ciò non fece perchè in quel momento doveva attendere ad urgenti +incarichi. + +Il Morgari è, al pari del Turati, socialista, attivo propagandista del +suo partito; quando scoppiarono i disordini in Milano, si trovava a +Torino, di dove partì dopo che i giornali di quella città +annunaziarono che qui la rivolta era domata. Si fermò a Magenta, prese +il treno che lasciò prima di giungere a Milano ove entrò a piedi +inosservato. Egli disse che era venuto per assumere informazioni sui +moti per conto del giornale l'_Avanti_ e per poterne riferire in una +seduta dei deputati del suo partito che doveva tenersi a Roma nel +giorno 12 di quel mese. + +Non risulta quanto abbia fatto dalla sera del 9 a tutto il 10; si sa +che nel giorno 11 era a Lugano di dove andò direttamente a Roma, ed +ove fu arrestato nel giorno 14. + +Ritenuto, per quanto sopra, che la propaganda fatta dal Turati e dal +De Andreis, nei circoli, colle conferenze, discorsi e pubblicazioni, +la parte che entrambi hanno preso nei giorni 6 e 7 scorso maggio +durante i tumulti, e della quale si è sopra parlato, costituiscono +quel fatto diretto a suscitare la guerra civile ed a portare la +devastazione, il saccheggio e la strage, contemplato dall'art. 252 del +Codice penale, e punibile nella specie a senso dell'ultima parte +dell'articolo stesso, essendosi ottenuto l'intento, perchè essi non +potevano ignorare quali dovevano essere le conseguenze dell'odio che +avevano seminato fra le varie classi sociali, epperciò è da ritenersi +che essi le abbiano volute, e sono quindi da considerarsi come +cooperatori immediati e come tali penalmente responsabili. + +Ma per quanto riguarda il Morgari la sua colpabilità non può ritenersi +accertata, sebbene il modo col quale si è clandestinamente introdotto +in città, darebbe a dubitare sul vero scopo della sua venuta. + + PER QUESTI MOTIVI + +dichiara non essere sufficientemente accertata la colpabilità del +Morgari per l'ascrittogli delitto. + +Visti gli art. 485, 486 del Codice penale per l'esercito; + +Lo assolve ed ordina che sia posto in libertà, ove non sia per altra +causa detenuto. + +Dichiara colpevoli gli accusati Turati Filippo e De Andreis Luigi del +solo delitto di cui all'art. 252 del Codice penale in correlazione +all'art. 63. + +Visti altresì gli articoli 31, 33, 39 e 40 del Codice stesso, + +Li condanna entrambi alla pena d'anni dodici di reclusione, +all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, all'interdizione legale +durante l'espiazione della pena e nelle spese di procedimento. + + _Milano, 1.º agosto 1898._ + + + + +__La sentenza nel processo dei giornalisti.__ + + +La sentenza, dopo avere ricordato i titoli di imputazione, continua: + +Ritenuto che alla pubblica discussione, per la lettura dei documenti, +per la deposizione dei testimoni e per le dichiarazioni degli +accusati, sarebbe risultato in fatto: che da vario tempo si erano +potentemente costituiti in Milano i partiti repubblicano e socialista, +che crearono la Camera di Lavoro, vari circoli, associazioni e leghe +di resistenza, le quali, sotto la parvenza del benessere materiale +degli operai, dovevano nella mente dei capi essere per loro strumento +da valersene in una propizia occasione. + +Per far propaganda delle loro idee i partiti si valsero dei giornali +l'_Italia del Popolo_ e il _Secolo_ ed altri ne crearono, quali la +_Lotta di Classe_, _Il Popolo Sovrano_, la _Critica Sociale_ e tutti +uniti intrapresero un'attiva campagna sussidiata da frequenti +conferenze, pubblicazioni di opuscoli e foglietti sovversivi, +ispiranti negli operai e nei meno abbienti desiderii che non sarebbe +possibile soddisfare e che lasciavano in essi sentimenti d'odio verso +le classi più favorite dalla fortuna. + +Che a questo odio concorrevano e lo attizzavano alcuni nuclei di +anarchici i quali non perdevano occasione di pubblici comizi per +portare in essi la nota del disordine e far propaganda delle loro +teorie rivoluzionarie. + +Che fra i giornali, l'_Osservatore Cattolico_, organo del partito +clericale intransigente, per aspirazioni diverse da quelle di altri +giornali, tendeva allo scopo di sconvolgere gli ordini politici, +vagheggiante restaurazioni che allo Stato attuale sono impossibili. + +Che tutti questi partiti, discordi nei principii, ma concordi nel +fine, si valsero delle poco floride condizioni economiche del Regno +per esagerare con fosche tinte le sofferenze del popolo, inviperendo +l'odio fra le varie classi sociali. + +Che i tumulti, avvenuti in varie parti del Regno, che si estesero a +Piacenza e Pavia, agitarono profondamente la classe operaia in Milano, +e nelle ore pomeridiane del 6 scorso maggio un fatto, che in altre +circostanze sarebbe rimasto inavvertito, quale fu l'arresto di un +operaio spacciatore di manifesti sovversivi, determinò i primi tumulti +a Ponte Seveso e più tardi in via Napo Torriani, durante i quali vi +furono morti e feriti. + +Che quei moti repressi nella sera si ripeterono con maggior audacia ed +organizzazione nei giorni 7, 8 e 9, estendendosi a tutta la città, +mutandosi in aperta ribellione, la quale dovette essere repressa dalla +forza armata con numerose vittime. + +Che a disordini già cominciati e nel momento in cui si pubblicava il +Regio Decreto che poneva, in istato d'assedio la Provincia di Milano, +l'_Italia del Popolo_, il _Secolo_ e l'_Osservatore Cattolico_, a vece +di far esclusivamente sentire una parola di pacificazione, scrissero +articoli violenti, esagerarono i fatti già avvenuti, per cui +l'Autorità fu obbligata a sopprimerli, ordinando l'arresto dei +direttori e di alcuni redattori. + +Che è ben naturale che ora degli avvenuti disordini ogni partito +cerchi declinare da sè la responsabilità, tentando far credere che +quello non fu un moto rivoluzionario, ma solo teppistico al quale +concorsero i bassi fondi sociali; ma se è giusto ammettere che quel +moto fu improvviso e che i capi di ogni partito furono sorpresi dagli +avvenimenti, è fuori di dubbio che colla loro propaganda ne furono la +causa, riservandosi di trarre profitto da quanto poteva succedere, e +di ciò ne sono prova il fatto che alcuni capi si trovarono nei luoghi +dei disordini, il tentato convegno di repubblicani e socialisti negli +uffici dell'_Italia del Popolo_ mediante l'intromissione dell'avv. +Garavaglia, e l'avvenuta riunione nella casa del socialista dott. +Ceretti, entrambi rifugiati in Svizzera. + +Che dall'esposizione generale dei fatti passando a stabilire le +singole responsabilità, è accertato che i primi sette accusati, +Callegari, Castelnuovo, Cerchiai, Gabrielli, Gruppiola, Baldini e +Fraschini, nonostante le contrarie affermazioni di essi, sono tutti +anarchici e non tralasciarono mai sino agli ultimi giorni di far +propaganda delle loro teorie sovversive. + +Il Callegari e il Castelnuovo poi presero parte ai disordini di via +Napo Torriani ed a Porta Venezia e devono quindi rispondere anche di +ciò: quanto all'Invernizzi nessuna prova si è raccolta a suo carico e +deve quindi essere prosciolto. + +Ritenuto, per quanto riguarda gli accusati Chiesi, Federici, Lallici, +Cermenati, Seneci e Zavattari, che tutti ammettono di essere di fede +repubblicana, ma varie sono le responsabilità e non tutti sono +responsabili. + +Cermenati fu arrestato quale _reporter_ dell'_Italia del Popolo_ ed il +Seneci quale amministratore dello stesso giornale. + +È constatato che quest'ultimo non scrisse mai articoli di colore +politico; solo si occupò della parte amministrativa e della _réclame_ +e quindi nessuna ingerenza aveva nella redazione. Nulla dell'opera sua +risulta incriminabile. + +Il Cermenati nella sua qualità di redattore giudiziario e teatrale fu +solo occasionalmente per deficienza di personale mandato dal direttore +a Piacenza e Pavia per riferire sui fatti che là avvenivano e consta +che non prese parte alcuna in quelle manifestazioni. + +Nella stessa sua qualità fu pure in Milano dove avvennero disordini +nella sera del 6 e nel mattino del 7 e l'unico fatto che gli si +addebitava era quello di essere l'autore di due cartelle trovate +nell'ufficio del giornale, ma una sola fu riconosciuta di suo +carattere, quella cioè che descriveva fatti avvenuti con tinte meno +fosche, e non incriminabili. D'altronde lo scritto di quella cartella +non fu stampato, nè pubblicato. + +Lo Zavattari, sebbene appartenga al Comitato repubblicano, non aveva +altro incarico che quello della contabilità. + +Da circa tre anni cessò da ogni agitazione e propaganda; nei giorni in +cui avvennero i disordini fu sempre al suo posto alla Stazione +centrale, consigliando la calma, mentre una sua parola avrebbe potuto +far insorgere i facchini da lui dipendenti sui quali aveva molto +ascendente. A carico quindi dei tre sunnominati non si riscontra +reato. + +Prescindendo ora dall'esaminare quanto il Chiesi ha potuto fare quale +direttore dell'_Italia del Popolo_, esso, al pari del Federici, è di +fede repubblicana. + +Si volle che nel mattina del 7 maggio fosse sul corso Garibaldi a +conferire con varie persone, ma questa circostanza non risultò +sufficientemente provata. + +Che aspirazione sua e del Federici fosse quella di giungere, anche con +un moto rivoluzionario, all'instaurazione di un governo repubblicano, +è facile ammetterlo, ma le risultanze della pubblica discussione non +hanno posto in essere a loro carico alcun elemento sicuro dal quale +desumere che essi in unione con altri concertassero e stabilissero con +determinati mezzi di commettere il reato di cui agli art. 118, 120 +Codice penale (fatto diretto a cambiare la forma di governo e a far +sorgere in armi); nè questo elemento può ravvisarsi nella forse +tentata, ma non avvenuta riunione di repubblicani e socialisti +all'_Italia del Popolo_. + +Il Chiesi e il Romussi, repubblicano il primo, radicale il secondo, +negli articoli che da lungo tempo scrivevano sui loro giornali, +attaccavano continuamente le istituzioni e le autorità, eccitavano +all'odio di classe e con la lunga serie non interrotta di quegli +articoli crearono l'ambiente dal quale scaturirono i recenti +disordini: la loro opera, nella quale si mantennero sino alla +soppressione dei loro giornali, costituisce il fatto materiale diretto +a suscitare la guerra civile ed a portare la devastazione ed il +saccheggio, come pur troppo avvenne, sebbene ciò non fosse in quel +momento da essi desiderato e sia avvenuto per cause indipendenti dalla +loro volontà. + +Escluso un previo concerto tra il Chiesi ed il Federici ed altri, +questi non può essere chiamato a rispondere del reato di cui all'art. +134 Codice penale, in correlazione agli articoli 118 e 120, ma solo di +istigazione a delinquere commessa mediante discorsi e pubbliche +conferenze, nelle quali espresse concetti che tendevano a sconvolgere +gli attuali ordinamenti politici, mantenendosi in questo stato di +propaganda sino al suo arresto, come emerse dalle lettere a lui +sequestrate, le quali rivelano che anche in quei giorni era atteso in +altre città per conferenze repubblicane, e dal fatto ancora della sua +presenza negli uffici di redazione dell'_Italia del Popolo_ nello +scorso 7 maggio. + +E dello stesso reato deve rispondere anche il prof. Lallici pel fatto +della costituzione del Circolo Adriatico Orientale d'indole +prettamente repubblicana e per discorsi in pubbliche riunioni. + +Non regge l'eccezione pregiudiziale da lui sollevata d'essere egli pei +fatti stessi colpito da un Decreto di sfratto, poichè un provvedimento +di P. S. non può avere effetto di escludere la competenza del +Tribunale a conoscere dei fatti stessi. + +Ritenuto, per quanto riguarda l'Oppizio, che egli, designato quale +pericoloso socialista, fu arrestato in mezzo ai tumulti e scrisse +nella sera del 6 il suo testamento dal quale risulta che scendeva in +piazza, e devesi quindi ritenere che abbia preso parte ai disordini di +P. Venezia e d'altre località, cade quindi sotto le sanzioni degli +art. 196, 247 Cod. penale. + +Ritenuto in ordine a Lazzari, Gatti, Ghiglione, Valera, Valsecchi e +signora Kuliscioff che tutti appartengono alla parte militante più +attiva del socialismo, che tutti sono propagandisti e da molto tempo +non hanno trascurato occasione di riunioni e conferenze per eccitare +gli operai e, per parte della signora Kuliscioff, le operaie a +premunirsi contro i loro padroni, eccitando l'odio di classe, +preparando il terreno alla rivolta, continuando nell'opera loro fino a +che la rivolta scoppiò e della quale devono quindi ritenersi in varia +misura istigatori. + +Quanto al Del Vecchio nessuna prova è sorta a suo carico e deve essere +assolto. + +Osservato per ultimo a riguardo di don Albertario che gli articoli del +giornale da lui diretto gareggiavano cogli altri di violenza così da +attaccare con sottile ironia la Monarchia e le istituzioni, seminando +l'odio di classe fra contadini e padroni e fra le altre classi sociali +e distogliendo buona parte del clero da quell'opera di pacificazione +che per la sua missione sarebbe destinato a compiere, costituendo in +tal modo un fomite alla rivolta anche con articoli violenti, quando +questa era già scoppiata. + +Ritenuto che da quanto sopra è detto, essendo accertato che causa +unica dei torbidi avvenuti in questa città fu l'opera di propaganda e +sobillazione fattasi nei modi sovra indicati dagli odierni accusati, i +medesimi devono tutti essere giudicati da questo Tribunale di Guerra +che, istituito per giudicare i rivoltosi, è competente a conoscere +tutti i fatti anteriori alla proclamazione dello stato d'assedio, i +quali abbiano correlazione coi disordini avvenuti ed abbiano ai +medesimi dato causa in qualunque modo e con qualsiasi mezzo siano +stati commessi. + + PER QUESTI MOTIVI + +dichiara colpevoli Chiesi Gustavo e Romussi Carlo del delitto di cui +agli art. 64, 252 e 246 Codice penale. + +Don Albertario Davide del delitto di cui agli art. 246, 247. + +Callegari e Castelnuovo del delitto di cui agli art. 252 e 248, +tenendo conto dell'età inferiore agli anni 18 pel Callegari ed +inferiore ai 21 pel Castelnuovo, ammettendo per quest'ultimo le +attenuanti. + +Cerchiai, Gabrielli, Gruppiola, Baldini e Fraschini del delitto di cui +all'art. 248. + +Oppizio del delitto di cui agli art. 190 e 249. + +Federici, Lallici, Lazzari, Valera, Valsecchi, Kuliscioff del delitto +di cui agli art, 246 e 247. + +Dichiara non costituire reato i fatti portati a carico di Zavattari, +Seneci e Cermenati e non provata la reità di Invernizzi e Del Vecchio. + + CONDANNA + +Callegari Sante, anni 1 e 6 mesi di detenzione da scontarsi in una +casa di correzione--Castelnuovo Umberto, anni 2 e mesi 1 di +reclusione--Cerchiai Alessandro, anni 3 di reclusione e 3 di +sorveglianza--Gabrielli Alfredo, 10 mesi di reclusione--Gruppiola +Francesco, 1 anno di reclusione e 3 di sorveglianza--Baldini +Domenico, anni 3 di reclusione--Fraschini Giuseppe, 1 anno di +reclusione e 3 di sorveglianza--Chiesi Gustavo, direttore +dell'_Italia del Popolo_, ad anni 6 di reclusione e 1 di +sorveglianza--Federici avv. Bortolo, anni 1 di detenzione e L. 1000 +di multa--Romussi avv. Carlo, direttore del _Secolo_, anni 4, mesi 2 +di reclusione e anni 1 di sorveglianza--Lallici prof. Stefano, giorni +45 di detenzione e L. 50 di multa--Oppizio Angelo, anni 2 di +reclusione e 2 anni di sorveglianza--Lazzari Costantino, anni 1 di +detenzione e L. 300 di multa--Gatti Oreste, mesi 2 di detenzione e L. +50 di multa--Ghiglioni Achille, anni 1 di detenzione e L. 300 di +multa--Valera Paolo, anni 1 e mesi 6 di detenzione e L. 500 di +multa--Valsecchi Antonio, mesi 1 di detenzione e L. 50 di +multa--Kuliscioff Anna, 2 anni di detenzione e L. 1000 di multa--Don +Davide Albertario, direttore dell'_Osservatorio Cattolico_, 3 anni di +detenzione e L. 1000 di multa. + + ASSOLTI + +Cermenati Ulisse--Del Vecchio Enrico--Invernizzi Pietro--Seneci +Arnaldo--Zavattari Pietro. + + + + +__I giornalisti che assistevano ai processi.__ + + + Foto: 1 Prof. Nicoletti, _stenografo_ + 2 Tedeschi + 3 L. L. Bevacqua + 4 Avv. D. Archinti + 5 Dott. Giuseppe Bolognesi + 6 Italo Bianchi + 7 Ing. Giovanni Biadene + 8 Cav. Leopoldo Bignami + 9 A. G. Bianchi. + + +I giornalisti non sono ammessi ai Tribunali militari che muniti della +tessera, rilasciata dal Comando del terzo Corpo d'armata. Ne copio una +per conservare il documento: + + «_Milano, addì 22 maggio 1898._ + +«Si autorizza il signor Tal dei Tali ad assistere alle udienze del +Tribunale di Guerra nei locali di S. Angelo e Castello Sforzesco, con +facoltà di redigere i resoconti dei processi. + +«Si avverte che il resoconto dei processi dovrà essere puramente +oggettivo¹ e sarà presentato per il visto al R. Commissariato, via +Brera 15. + + ¹ L'essere oggettivo non voleva dire niente. La cancellatura veniva + fatta tutte le volte che l'Autorità lo credeva conveniente. Potrei + citare gli episodi delle cancellature. + +«Una copia del giornale nel quale sarà stampato il resoconto dovrà +essere spedita al R. Commissariato. + + «_Per il R. Commissario_ + «IL COLONNELLO RAGNI.» + +Conosco quasi tutti i _reporters_ al nostro processo. Il più vecchio è +probabilmente Leopoldo Bignami, qui per la _Stampa_ di Torino. Quando +scriveva per il _Pungolo_ di Leone Fortis era fegatoso e io lo +chiamavo un latrinista della penna. Adesso mi pare si sia modificato. +Non voglio offendere nessuno. Ma credo che il più illustre tra loro +sia l'A. G. Bianchi, del _Corriere della Sera_. Da semplice _reporter_ +di fatti cittadini è diventato uno dei più distinti scrittori di +criminologia. Tra i molti suoi libri, conosco il _Mondo criminale +italiano_, scritto con Ferrero e Sighele, e il _Romanzo di un +delinquente nato_. Pochi possono aspirare al suo avvenire. La bontà di +Giuseppe Bolognesi è proverbiale. È la testa dell'_Associazione +lombarda dei giornalisti_. Le ha dedicato più tempo che tutti i +giornalisti presi assieme. Se volete vederlo in collera, toccategli la +sua istituzione. È cronista della _Lombardia_ (ora del _Tempo_) da +quindici anni. Qui al Tribunale rappresenta il _Popolo Romano_, +L'_Adige_, il _Resto del Carlino_ e la _Nazione_. Non conosco l'avv. +cav. Usigli della _Gazzetta di Venezia_, il giornale più forcaiolo +d'Italia. Mi si dice che l'Usigli, assistendo al processo, da +mangia-giornalisti sia diventato uno dei difensori degli imputati. Non +ho modo di constatarlo. Vedo là in fondo il professore di stenografia +Nicoletti che lavora senza alzare gli occhi. È lui che stenografa, +parola per parola, tutto il processo per i _Tribunali_ divenuti +quotidiani. Il redattore capo della _Perseveranza_ è il cav. Bignami. +Non so se sia lui che abbia scritto certi trafiletti e certi articoli +della _Perseveranza_. So che qui è considerato un lebbroso. Non c'è +alcuno, neppure l'Usigli o il Moschino della _Tribuna_, che gli +rivolga la parola. Lo si punisce coll'ostracismo. Gli è toccato sedere +al tavolo dell'ispettore di questura. Se non è lui l'autore delle +delazioni, doveva rinunciare al posto. Diamine, non si vive di solo +pane. Mi dicono che il resoconto della _Perseveranza_ lo faccia l'avv. +Coridori e con una fedeltà che non trovate nelle altre colonne del +giornale. Il secondo dei fotografati è il Tedeschi della _Provincia di +Brescia_. L'Italo Bianchi è il cronista della _Sera_. È alto e magro +più di ogni altro cronista milanese e lo si vede in mezzo agli +avvenimenti cittadini come un affamato di notizie. È buono e gli si +vuol bene. Ci sono parecchi caricaturisti, ma non conosco che il +Biadene. È un ingegnere che si è innamorato del giornalismo. Ha la +matita pronta e la penna che illustra le sue illustrazioni. Come +caricaturista non ha ancora trovato la testa che lo faccia diventare +celebre. Gould, caricaturando quella di Gladstone, è diventato famoso +in una mattina. Non ricordo il nome dell'artista che è diventato +mondiale coi tre capelli di Bismark. Al processo il Biadene +rappresenta i _Tribunali_. + +Vedo anche l'avv. Valdata, direttore di questo giornale. È il +giornalista più coraggioso di queste giornate bestiali. È stato +chiamato al Comando più d'una volta ed è stato minacciato della +soppressione e del bavaglio due volte. Ma il direttore non è scappato +e i _Tribunali_, fino all'ultimo momento della serie quotidiana e, più +tardi, nei numeri della serie settimanale, non hanno mai cessato di +mantenersi indipendenti e di far sentire ai Tribunali di guerra che +razza di zibaldoni erano le loro sentenze. + +La _Lombardia_ mi ha fatto l'effetto di una vecchia sdentata. Non ha +più sangue indosso. Il suo redattore al processo è l'avv. Desiderio +Archinti. Quegli che gli è vicino è l'avv. Raspi, redattore del +_Commercio_. So che è liberale. Ma non so dire l'atteggiamento del suo +giornale, perchè non ho modo di leggerlo. L'altro in fondo è il +Bevacqua, un buon ragazzo, ma un po' presuntuoso. Rappresenta la +_Provincia di Como_ ed è il critico teatrale del giornale _La Sera_. + + + + +INDICE. + + + Pag. + + L'inverniciatore descrive il camerotto di S Fedele 7 + Il soccorso 23 + Il diario di un mese di Cellulare 35 + Noterelle del mio amico di matricola, maggio 1898 60 + La pagina intima del processo dei giornalisti 76 + In vagone cellulare: viaggio notturno da Milano a Finalborgo + la notte dal 24 al 25 giugno 1898 89 + L'arrivo al Reclusorio 97 + Filippo Turati 103 + Il cubicolo 116 + Nella quinta camerata 124 + Nequizie regolamentari--I pasti e le cimici 139 + Don Davide Albertario 147 + I forzati 154 + Un fuori! fuori! 161 + L'influenza dei sanguinari--I Frezza e i «mozzi» nostri amici 168 + Callegari Sante 174 + Studio galeottesco 179 + Il condannato in traduzione 191 + Anna Kuliscioff 203 + Gli ultimi giorni dei deputati e dei giornalisti al Cellulare 209 + La «colomba» e il linguaggio dei detenuti 219 + Note autobiografiche del deputato Luigi De Andreis 226 + Rivelazioni di un ergastolano 237 + Carlo Romussi 270 + La tristezza di Natale 280 + Gustavo Chiesi 291 + A Finalborgo studio degli altri galeotti 297 + Fra i passatempi dei condannati 307 + Costantino Lazzari 310 + Si muore di fame 317 + Achille Ghiglioni 342 + Io e Federici ritorniamo a Finalborgo 344 + I lavoratori della quinta camerata 349 + Ulisse Cermenati 365 + L'arresto dei redattori dell'_Italia del Popolo_ + narrato da un testimonio 368 + Al Tribunale di Guerra--Il primo Atto d'accusa, senza commenti 381 + Il secondo Atto d'accusa 392 + La sentenza contro i deputati 400 + La sentenza nel processo dei giornalisti 406 + I giornalisti che assistevano ai processi 412 + + +_Proprietà letteraria ed artistica riservata a sensi di legge._ + + + + +ILLUSTRAZIONI + + ... si aggruppavano alle altre aggruppate nel largo in faccia + al bastione. (pag. 24). 25 + + ... per liberarmi dal camiciotto che mi dava un tormento + spasmodico ... (pag. 67). 69 + + .... si veniva spinti e incassati dal carabiniere che aspettava + il condannato dietro l'uscio. (pag. 90). 91 + + [Filippo Turati] 105 + + CARLO ROMUSSI. 137 + + [Don Davide Albertario] 149 + + ...ha l'aria di un uomo impagliato (pag. 182). 183 + + Passammo tra i commenti degli spettatori e filammo, in linea, + per tre o quattrocento passi, fin dove ci aspettavano + i veicoli. (Pag. 198). 199 + + [Anna Kuliscioff] 205 + + LUIGI DE ANDREIS. 216 + + [1712 - Luigi De Andreis] 229 + + ... non vedevamo che le onde del mare che venivano a + frangersi sui vetri dei buchi rotondi. (pag. 245). 247 + + --Basta, basta, Signore Iddio! (pag. 253). 255 + + [Carlo Romussi] 271 + + [Gustavo Chiesi] 293 + + [Costantino Lazzari] 311 + + Sembriamo tanti nevrastenici. La nostra conversazione è + diventata monosillabica.... (pag. 332). 333 + + [Achille Ghiglioni] 342 + + ... Chiesi, Federici e don Davide--il primo in mezzo + e gli altri due in faccia--avevano una lampada + a petrolio... (pag. 360). 363 + + [Ullisse Cermenati] 366 + + [I giornalisti che assistevano ai processi] 412 + + + + + + +End of Project Gutenberg's Dal cellulare a Finalborgo, by Paolo Valera + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DAL CELLULARE A FINALBORGO *** + +***** This file should be named 25285-8.txt or 25285-8.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + https://www.gutenberg.org/2/5/2/8/25285/ + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the +Online Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net +(This file was produced from images generously made +available by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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It exists +because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from +people in all walks of life. + +Volunteers and financial support to provide volunteers with the +assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg-tm's +goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will +remain freely available for generations to come. In 2001, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure +and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. +To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation +and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 +and the Foundation web page at https://www.pglaf.org. + + +Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive +Foundation + +The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit +501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the +state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal +Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification +number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at +https://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent +permitted by U.S. federal laws and your state's laws. + +The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. +Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered +throughout numerous locations. Its business office is located at +809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email +business@pglaf.org. 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Thus, we do not necessarily +keep eBooks in compliance with any particular paper edition. + + +Most people start at our Web site which has the main PG search facility: + + https://www.gutenberg.org + +This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, +including how to make donations to the Project Gutenberg Literary +Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to +subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. diff --git a/25285-8.zip b/25285-8.zip Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..50c6324 --- /dev/null +++ b/25285-8.zip diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6312041 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This eBook, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. 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