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+The Project Gutenberg EBook of Vecchie cadenze e nuove, by Emilio De Marchi
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+
+Title: Vecchie cadenze e nuove
+
+Author: Emilio De Marchi
+
+Release Date: March 3, 2006 [EBook #17905]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK VECCHIE CADENZE E NUOVE ***
+
+
+
+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the
+Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
+(This file was produced from images generously made
+available by Biblioteca Sormani - Milano)
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+ OPERE COMPLETE
+ di EMILIO DE MARCHI
+
+ Volume V.°
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+ VECCHIE CADENZE
+ e NUOVE
+
+
+
+ SECONDA EDIZIONE
+
+
+ LIBRERIA
+ EDITRICE
+ NAZIONALE
+
+
+
+
+
+ PROPRIETÀ LETTERARIA
+
+_Diritti di riproduzione, ristampa, traduzione, riservati per tutti i paesi
+a termini di legge._
+
+
+ Società Lito-Tipografica Lombarda BOLLINI e COLOMBO
+ MILANO--Via A. Kramer, 19
+
+ 1904
+
+
+
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+
+_Al lettore_,
+
+
+Quando nel 1899 usciva per la prima volta sotto forma di Strenna
+(dell'Istituto dei Rachitici) questa raccolta di poesie che ora si
+ripresenta nella serie delle Opere complete di Emilio De-Marchi come
+parte integrante del pensiero e dell'animo suo, il compianto Senatore
+_Gaetano Negri_ che alla profonda intuizione filosofica univa tanta
+genialità artistica e amore per tutte le cose gentili presentava il
+poeta con queste parole:
+
+"_Vecchie cadenze e nuove_", chiama l'Autore la raccolta delle sue
+poesie, volendo farci intendere che, se in alcune di esse, si
+ritrovano le forme e i procedimenti stilistici del tempo vecchio, egli
+non rifugge dagli allettamenti e dalle raffinatezze dello "stil novo"
+ch'egli ode. E sta bene. Ma ciò che ci piace, sopra tutto, è che il
+De-Marchi, e nelle vecchie e nelle nuove cadenze, non abbandona mai
+quel supremo, direi anzi, quell'unico precetto dello scriver bene, e
+in prosa ed in versi, che è di scrivere solo quando "amore spira" e di
+significare a quel modo ch'ei detta dentro. Tutta la differenza, come
+già ci insegnava Dante, fra gli scrittori profondi e gli scrittori
+superficiali, fra gli scrittori che rimangono e quelli che non vivono
+che un'ora di fugace applauso, è tutta qui. Gli uni hanno la sincerità
+dell'ispirazione a cui risponde la sincerità dell'espressione. Gli
+altri non hanno che l'artifizio dell'una e dell'altra. Tutte le
+discussioni d'arte, di scuola, di metodo, non sono che logomachie
+retoriche e pedantesche. Bisogna che le penne, come dice il padre
+Dante, vadano "strette diretro al dittatore" Quando ciò avvenga, tutte
+le cadenze, e vecchie e nuove, sono buone.
+
+"Il De-Marchi divide la sua raccolta in tre parti, ognuna delle quali
+ha un titolo suggestivo. _I segreti pensieri_, la prima, _Le vaganti
+immagini_, la seconda, _Gli intimi sensi_, la terza. Il lettore, nei
+_Segreti pensieri_ e nelle _Vaganti immagini_, segue gli inquieti
+atteggiamenti e il continuo agitarsi dello spirito moderno, davanti a
+problemi a domande, a misteri che ci appaiono tanto più insolubili ed
+oscuri, quanto più viva è la luce con cui l'intelligenza li rischiara
+e li determina; negli _Intimi sensi_ egli risentirà la nota tranquilla
+di un'anima che, nella coscienza del dovere e nella fede degli ideali,
+sa trovar il conforto e la ragione della vita. Nelle due prime parti,
+la varietà e la snellezza dei metri riproducono la prontezza
+dell'impressione e del riflesso che essa suscita nel pensiero; nella
+terza, l'onda pacata del verso sciolto, condotto con classico
+magistero, porta sovra di sè la meditazione serena che armoniosamente
+si svolge con una cadenza misurata e sicura. Fra le belle cose di
+questa ultima parte, sono due componimenti _Le ore della vita_ e
+_Funerale bianco_, che mi sembrano aver un pregio ben singolare di
+poesia e di pensiero. Si sente in quei versi il palpito di un uomo
+che è passato per le prove dolorose della vita, e trasmette agli altri
+la commozione profonda, ma non sconfortante, non disperata, di cui
+serba le tracce indelebili."
+
+
+
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+ PARTE I
+
+ I SEGRETI PENSIERI
+
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+ PRELUDIO
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+
+ CANTA L'USIGNUOLO
+
+
+ _"Benvenuto, vicin, di nuovo in questa
+ Erma dimora, che al lume si accende.
+ Che fu gran tempo spento al pianto mio;
+ Or che la notte la finestra splende,
+ Ove tu preghi su tuoi canti pio,
+ La veglia del giardin non è più mesta._
+
+ _"Il verde delle foglie anche si accende,
+ La paura si dissipa di questa
+ Antica frasca, nido al pianto mio:
+ Brillan le stelle e vanno per la mesta
+ Vôlta del ciel in un circolo pio
+ Intorno ad una che lucida splende._
+
+ _"È vuoto il nido tuo.... è vuoto il mio:
+ La speranza non più nel cor accende
+ Garrule gioie e lieti amori in questa
+ Notte del viver nostro; indarno splende
+ La danza delle stelle... In nota mesta
+ Al tuo risponde il mio querelar pio._
+
+
+
+
+ _"Ma se un raggio di giubilo non splende,
+ Ci conforti, fratel, il cantar pio,
+ Che rompe il duolo della notte mesta.
+ Piangon le mute cose al pianto mio
+ (La nostra sorte altra non è che questa)
+ Nel canto il morto spirito si accende._
+
+ _"S'apron l'ali agli affanni e scioglie il pio
+ Vol la pietà, se una canzone mesta
+ Nell'alta solitudine si accende.
+ Degli alberi al dolor mescolo il mio
+ Dolor canoro ed ogni stella a questa
+ Grazia vedo tremar che in alto splende._
+
+ _"A noi concesse un buono Iddio la mesta
+ Voce del canto onde l'amor si accende.
+ Cantano i cuori amanti al canto mio,
+ E se tu canti, la virtù più splende:
+ Null'altro ufficio agli uomini è più pio,
+ Null'altra sorte è pura come questa"_
+
+
+
+
+ A UNA GIOVINE POETESSA
+
+
+ Quel che nel verso mio matura a stento
+ All'ombra dell'antico biancospino
+ Fiorisce In un momento
+ In mille rose in mezzo al tuo giardino.
+
+ Quel che nel verso mio languido pianto
+ Suona o singhiozza nella notte oscura
+ Esce limpido canto
+ Presso il mattin dalla tua bocca pura.
+
+ Quel che alle carte io chiedo dei poeti
+ E faticosamente intesso al verso,
+ Al ciel, ai campi lieti,
+ Al mar tu strappi armonioso e terso.
+
+ Tu colle mani verginelle infiori,
+ O della vita interprete sincera,
+ I giovinetti amori:
+ Io sol conforto la vecchiezza a sera.
+
+ Piegarsi come salice al tuo pianto
+ Sento il dolore di mia vita oscura,
+ Ma quando ride il canto
+ Del tuo sorriso, rìde la Natura.
+
+ --Oh, cessi alfin--a me dice la gente
+ Una nenia che l'anima ci schianta;
+ A te, musa innocente,
+ Gridan l'altre fanciulle: canta, canta...
+
+
+
+
+ LITANIE VECCHIE
+ E LITANIE NUOVE
+
+
+ Nell'ore languide dei caldi estati,
+ Mentre ronzavano
+ Api e farfalle d'oro nei prati,
+ E nella nitida chiesetta il sole
+ Pingea l'altare,
+ Non altro udivasi che un susurrare
+ Di labbra e un morbido
+ Striscio di suole.
+ Poi nulla, Attonita nel paradiso,
+ Bianca la tonaca e bianco il viso,
+ La pia badessa, dicendo l'_Ave_,
+ In un soave
+ Sonno chiudeva le luci stanche
+ Entro una nuvola di cose bianche.
+ Il rossignolo nella foresta.
+ Facea la siesta.
+ L'aria tacea calida. Solo
+ All'ora inutile un oriolo
+ Metteva il segno
+ Nella sua vecchia cassa di legno.
+
+ * * *
+
+ Cangiano i tempi: crollano i santi
+ Dai pinti portici:
+ Se alcun ne resta, come si vede,
+ Su per i canti,
+ È dell'intonaco più forte il merito
+ Che della fede.
+ Stridon le macchine, stridono i garruli
+ Telai. La grande
+ Anima torna d'un mondo fossile
+ E pei comignoli urla e si spande.
+ Due mila ruote
+ Un soffio, un sibilo
+ Agita, scuote
+ Indemoniate da cento spiriti:
+ Treman le vôlte,
+ Balzan gli scheletri delle sepolte.
+
+ * * *
+
+ I tempi nuovi filano i vecchi,
+ Dai denti striduli degli apparecchi
+ Esce il rosario della felice
+ Età che dice:
+
+ "O Pane, o Pane, o bianco o giallo,
+ Ave boccone!
+ Dal primo fallo d'Adamo e d'Eva
+ Confitto in l'ugola l'uomo solleva.
+ Oggi non basta di un'età casta
+ La salmodia:
+ Sui fusi rotola la litania
+ E l'orazione:
+ Ave, boccone!
+
+ "Te a mattutino, te a mezzogiorno
+ E te a compieta
+ Chiama una gente irrequieta,
+ Che in mezzo ai vortici degli arcolai
+ Tesse la tela dei lunghi guai:
+ Ave, boccone, cotto nel forno!
+
+ "Sudore e lagrime inteneriscono
+ Un pan di cenere e di carbone
+ Che il dente macina della malsana,
+ Macchina umana.
+ Ave, boccone!
+
+ "O Pane, o Pane, o giallo o nero,
+ Tu sol sei vero,
+ _Ave, spes unica_. Se tu ne manchi,
+ Cedono i fianchi, cedon le braccia,
+ E nella macina il cor si schiaccia."
+
+ * * *
+
+ Così risonano nel rombo immenso
+ Del giorno e salgono, monache pie,
+ De' nuovi tempi le litanie
+ In mezzo a nugoli di nero incenso.
+ Ma s'io ritorno per il sentiero
+ Quando la bianca luna si specchia
+ Nei rotti muri del monastero,
+ Mi par d'intendere, o monacelle,
+ Le campanelle
+ Che ancor vi chiamano a salmodia:
+ "_O rosa mistica,
+ O domus aurea,
+ Ave, Maria.._"
+
+ * * *
+
+ A queste note,
+ Che d'una morta speranza parlano,
+ Del cor io sento strider le ruote
+ E sonar l'ora d'una passata
+ Notte stellata.
+
+
+
+
+ IL TELEGRAFO
+ SULLA MONTAGNA
+
+
+ Van per la verde valle e s'inseguono,
+ Salgono il clivo in ordin lento
+ I retti tronchi, la rupe sfidano,
+ Sfidano il vento.
+
+ Carche di folgori dal ciel le nuvole
+ Scendon, ma i tronchi salgono ancora,
+ Traendo il gracile filo, dell'aquila
+ Alla dimora
+
+ Il pie' confitto nella vulcanica
+ Roccia, fedeli soldati all'erta,
+ Dell'uom la scossa alma trascinano
+ Per la deserta
+
+ Region dei turbini, oltre le vergini
+ Cime, alle soglie d'irti ghiacciai,
+ Ove non pose capra selvatica
+ Orma giammai.
+
+ Mentre più candido cade sugli omeri
+ Dell'alpe il verno e tutto tace,
+ Mentre la spuma del fiume rigida
+ Sepolta giace:
+
+ Mentre sopiti dormono i pascoli,
+ Che udir nel maggio mugghiar gli armenti,
+ Sull'agil trama caldo lo spirito
+ Va delle genti,
+
+ Vanno le alate novelle ai popoli,
+ Vanno gli amori. Da lande ignote
+ Escon le insidie e delle lagrime
+ L'aride note.
+
+ Spesso nell'ululo piange dei turbini
+ Un cuor di madre, a cui da sponde
+ Arse pel vuoto sen dello spazio
+ Piange e risponde
+
+ Del caro figlio l'estremo anelito:
+ L'ansie s'inseguono al filo ordite,
+ Urtano i baci estremi e cadono
+ Spesso due vite.
+
+ Cinge la sorda terra una nervea
+ Rete, che spasima e pianto stilla:
+ Palpita il mondo del nostro palpito
+ Alla scintilla.
+
+ Così la Mente d'un invisibile
+ Nume la cieca materia avviva,
+ E a noi da cieli inaccessibili
+ La voce arriva.
+
+ Tolti gli indugi, muore più rapida
+ L'ora felice; ai tardi mali,
+ Tu dei viventi forse il più misero,
+ Hai dato l'ali.
+
+
+
+
+ LA TRASMISSIONE
+ DELLA FORZA ELETTRICA
+
+ _(Paderno-Milano, 29 Settembre 1898)_
+
+
+ L'oziosa cascata di candide piume
+ Vestita, delizia di oziosi poeti,
+ Che versa da secoli dell'acque il volume
+ Scherzose tra i muschi dei ruvidi greti,
+ Dei gelidi laghi la chioma fluente,
+ Dei cieli, dell'iride lo specchio lucente,
+ La liquida ninfa--mirabile gioco!
+ Sprigiona, sfavilla dall'anima il fuoco.
+
+ Quell'acqua che molle sull'alpe beveste
+ Nel cavo del tufo freschissima e chiara,
+ Che lenta trascina nel verde la veste
+ A greggi, a pastori sì limpida e cara,
+ Da viva coscienza d'un subito invasa
+ Scintilla sul desco dell'umile casa,
+ Nel grave silenzio per lungo viaggio
+ Sui bruni miei canti diffonde il suo raggio.
+
+ Non più di remoti destini contenta
+ Agli echi susurra del povero sasso,
+ Non più del molino si abbraccia alla lenta
+ Costanza e alla ruota fa muovere il passo:
+ Percossa da nuova superba parola
+ Lo spirto dell'acque precipita, vola,
+ Divora le tenebre, le macchine invade,
+ Riempie di sibili le morte contrade.
+
+ Così d'una blanda memoria lontano
+ Discende la forza a un giovine cuore,
+ Così la carcassa di morbida mano
+ L'incendio vivifica d'un fervido amore,
+ Così dalle lagrime di muta pupilla
+ La fede d'un nobile coraggio scintilla
+ E scende infocato da pure sorgenti
+ Benevolo e forte il Genio alle genti.
+
+ Rallégrati, Italia!--non più della lorda
+ Fuliggine il limpido tuo cielo si oscura,
+ E manda il comignolo dall'ugola ingorda
+ Di nordica nebbia mal compra sozzura.
+ Per rupi e dirupi, per morbidi clivi
+ Correndo, saltando, tra lauri ed ulivi
+ Discende al tuo popolo da vette lontano
+ Sul raggio del sole men sudicio il pane.
+
+ Sia caro l'augurio! Se ancora feconda
+ Dal sasso deriva sì limpida e piena,
+ Se ancor nelle sabbie de' secoli abbonda,
+ O madre, la pura italica vena,
+ Sia caro l'augurio! l'umano destino
+ Dai cento ruscelli che versa Appennino,
+ Se al ciel non contrasti la sorte nemica,
+ Attenda una luce che vinca l'antica.
+
+ Qui dove dischiuse del morto metallo
+ I sensi e ne trasse gli spiriti ardenti,
+ Qui dove le forze nel ferreo cavallo
+ Più indomite strinse al cenno frementi,
+ Qui dove di nuovo miracolo ardito
+ Disdegna gli spazi del mondo finito
+ E sciolto dai lacci l'ignoto rischiara,
+ L'italico genio i tempi prepara.
+
+
+
+
+ A UN VINCITORE IN UN DUELLO
+
+
+ Or che l'orgoglio è pago e che le strette
+ Corser dei fidi amici e alfin respira
+ La bella, che ti spinse alle vendette,
+
+ Or che pende la spada e cessa l'ira,
+ Che a te discende per antica vena,
+ E rossa la tua gloria il mondo gira,
+
+ A te vien la mia Musa e una serena
+ Notte invoca di stelle all'agitato
+ Spirto sfuggito agli aspri colpi appena.
+
+ Umile ancella essa si pone a lato
+ Del letto, e mentre van ombre e perigli
+ Ti chiama al sonno il canto delicato.
+
+ A nova luce tu al mattino i cigli,
+ O signor, aprirai; ma se ghermiva
+ La morte il core coi feroci artigli,
+
+ A ben più nera e lacrimosa riva
+ Or scenderesti, ove il fratel si duole
+ Della ferita che il tuo ferro apriva.
+
+ Ivi non scende a colorire il sole
+ I soavi desiri e della cara
+ Vita son morte tutte le parole.
+
+ Nella palude senza fine amara,
+ Lugubre navicel, cerca e non trova
+ Ove sbattuta approdi ivi una bara.
+
+ E allora, o ciechi, il dolce amor che giova,
+ Che negli umani affanni il sole accende
+ Di vita in questa così breve prova?
+
+ Perchè da un cieco alto mister si scende
+ In questa valle inermi pellegrini,
+ Se nella rete sua l'odio ci prende?
+
+ Non come esigui e vani moscerini
+ Nascemmo intorno a un lume a far ronzio,
+ Ma per toccare agli ultimi gradini
+
+ D'un sacro tempio, ove il mortal desio
+ Trova riposo, dove l'uom sicuro
+ Di sua coscienza si abbandona in Dio.
+
+ Sia pace dunque, almen nel picciol muro
+ Che c'imprigiona in una mesta sorte,
+ Dove il sangue che cade è fango oscuro.
+
+ Tramontan presto le giornate corte
+ Del vivere ed ancor bianca è la sera,
+ Che già bussa nell'anima la Morte.
+
+ Allor ci sarà buona la preghiera
+ Dell'opra nostra, se con lampa accesa
+ Ci accompagni sull'ultima scogliera;
+
+ L'ira non già, non la fraterna offesa,
+ Non la vendetta, non dell'odio il vanto,
+ Non la minaccia, che sull'urna stesa
+
+ Nella tenebra eterna ulula il pianto.
+
+
+
+
+ ORA DI TEDIO
+
+
+ Non il piangere, no, tedio è il sentire
+ Morire in mezzo al core la speranza:
+ Non il morir, ma il non poter morire,
+ Quando non più che la memoria avanza.
+
+ Non l'onda umana, non la furibonda
+ Tempesta al marinar reca tormento:
+ Ma il deserto del mar senza una sponda,
+ Ma il legno infranto e non un fil di vento.
+
+ Non dir tu che la man stendi per via
+ Che il chieder pane è una miseria infame,
+ È più miseria, è più malinconia
+ Viver tra i vivi e non aver più fame.
+
+ Arder nel fuoco e far dal fuoco uscire
+ Una fiammante idea, gemer in croce
+ E dalla croce il mondo benedire
+ Come Gesù colla morente voce,
+
+ Questa che il cor distrugge od affatica
+ Od altra ancora più nemica sorte
+ Ti salvi dal languir misera ortica,
+ Non morto, no, ma segno della morte.
+
+ Pur ch'io senta il mio cor, fategli intorno
+ Di spine una corona e pur ch'io viva
+ Mi basta il breve luccicar d'un giorno
+ Di grande incendio scintilluzza viva.
+
+
+
+
+ IL TEMPO E LA MANO
+
+
+ Come il Tempo si uccida ah non mel' chiedere,
+ azzimato garzon, ch'io questo solo
+ conosco che la vita è un fil brevissimo
+ d'erba o più breve tra due fili un volo.
+
+ So che l'ora è una goccia, che dal vertice
+ scende al fiume per vie ridenti o cupe;
+ or rugiada d'un fior, or scarsa lagrima
+ ai dolori che spetrano la rupe.
+
+ So che il Tempo tra i doni è il sol che esiguo
+ Iddio comparte a' suoi figliuoli eguale;
+ ma quel che il perde al bell'ordito ingiuria
+ della sua tela povera e mortale.
+
+ Chè nel tessuto (e questo anche conoscere
+ i consigli mi diedero materni)
+ può ricamare ognun d'eterne istorie
+ con operosa man i segni eterni.
+
+ La Mano e l'opra, o mio fanciullo, innalzano
+ argin non breve al cieco andar del fiume,
+ nè tutto quel che s'inabissa perdesi
+ in oscuro mistero o in vane spume.
+
+ Il Tempo passa, ma restìo sul margine
+ siede il pensier del navigante. Ancora
+ il fuoco vive del lontan crepuscolo,
+ mentre già nasce la novella aurora.
+
+ De' morti amori ancor le rose ridono
+ nelle canzoni e la pietade ordita
+ prega nel sacro arredo a cui la gracile
+ man della Santa consumò le dita.
+
+ Il Tempo passa, ma nel marmo candida
+ palpita ancora calda alle percosse
+ la bella Ninfa, che stancò di Fidia
+ la mano e i morti popoli commosse.
+
+ Non men se l'ardua chiave intrudi ed agiti
+ nei giri arcani di ferrato scrigno,
+ senti del morto fabbro uscir lo spirito,
+ che ti parla così dal vecchio ordigno:
+
+ "Vivi nell'opra tua, garzon, se il vivere
+ ti piace e il viver breve anche t'è grave:
+ o in marmo o in tela o in un pensier recondito
+ o di mestizia in un lavor soave
+
+ "agita i giorni del tuo Tempo e semina
+ nella speranza i frutti del tuo cuore.
+ D'una pianta vitale all'ombra pallida
+ di cento vite rigermoglia il fiore."
+
+
+
+
+ "PER QUARANT'ANNI PARROCO"
+
+
+ Questa nel vecchio sasso
+ D'un uom la storia, o grande Machiavello!
+ Ignoto oltre il cancello
+ Giace sepolto in un coi morti il tumulo
+ Nell'erba folta antica,
+ Che ondeggia ai colpi rigidi del vento:
+ E va l'amara ortica
+ Per l'obliato muro a piacimento.
+
+ Costui di stridi e lagrime
+ Non fe' sua gioia, nè macchiò le mani
+ Nel vil sangue del popolo,
+ Come sta scritto dei più chiari eroi:
+ Non arse ville, nè gli piacque il mobile
+ Trofeo dei penzolanti corpi umani,
+ Come si legge ne' volumi tuoi:
+ Non dei tiranni coll'oblique insidie
+ Il pallido coraggio
+ Sostenne e i nappi taciti di morte,
+ O crebbe illustre di natura oltraggio;
+ Povero prete, il suo latin col povero
+ Divise e il poco pane e l'umil sorte.
+
+ Di carte filosofiche
+ Non consumò nè raddoppiò volumi:
+ Nè dal suo labbro balbettante uscirono
+ Dell'eloquenza i fiumi
+ D'oziosi grandi alto sollazzo e noia:
+ Predicò, benedisse, al capo languido
+ De' morenti arrecò l'ultima gioia,
+ Pregando a sè l'eguale in l'ultim'ora:
+ Cultor d'umili cose
+ Come chi per amor veglia e lavora
+ Nel picciol orto egli incurvò le pallide
+ Mani tra i rovi e suscitò le rose.
+
+ Se non parlan di lui le larghe pagine
+ Che il volgo bacia ed ama,
+ Se della rauca fama
+ Non vola alto il clangor, nostra è l'ingiuria:
+ Nostra che il falso orniamo
+ Ed ai superbi alziam templi di lauro,
+ Mentre la dolce ai vivi
+ Virtù nemmen sepolta adombra un ramo
+ Di lagrimosi ulivi.
+
+ Taccia l'insulsa istoria!
+ Tu sola, o santa poesia, sei vera,
+ Che il vivo senso delle morte cose
+ E i tenui affetti susciti
+ In mezzo all'ombre, ai sassi, alle nemiche
+ Care al Silenzio e d'ogni ben gelose
+ Invidiose ortiche.
+ Ove manchi il sospiro di Natura,
+ Irrigidite larve e di cuor vuote
+ Stan le passate immagini
+ Di questa labil vita, che si oscura
+ Di giorno in giorno in disperato oblìo.
+ Amor, luce di Dio, le scalda e scuote.
+
+ Sia gloria e luce all'ignorato atleta:
+ Se mai del pianto egli schiarì le torbide
+ Fonti e dei vivi alleggerì le spalle,
+ Per quante sciolse dalla rozza creta
+ De' suoi fratelli mistiche farfalle,
+ Per quel che disse e tacque
+ E che non scrisse, o grande Machiavello,
+ Al vergognoso avello
+ Sia pace e luce e gloria!
+
+ Di lui qual altro fu maggior poeta,
+ Di lui che tanto umano
+ Spirito strinse nelle sacre dita?
+ Che val la morta mano
+ D'un re che impugna un'asta irruginita
+ Di fronte a questa carità serena
+ Che dei più ciechi osò guidare i passi?
+
+ Restino ai grandi i sassi;
+ Egli altro onor non brama
+ Di quel che colla man leggiera e piena
+ In mezzo all'erbe il grato april ricama.
+
+
+
+
+ L'AGNELLINO DORME
+
+
+ Nell'ombra alta del frassino
+ Dove più l'erba è molle,
+ Dorme i sogni innocenti:
+
+ Sogna la balza morbida,
+ Il verde ampio del colle,
+ I giochi e l'acque garrule e lucenti.
+
+ Accanto bruca e vigila
+ La madre e sparsa giace
+ La greggia in suo riposo:
+
+ Mentre un sonar di fistole
+ Sveglia nell'erma pace
+ Dell'imminente sasso il Nume ascoso.
+
+ Dormi, agnellino! Il semplice
+ Spirto frattanto ignori
+ Quel che prepara il cielo....
+
+ Or or giunse alla bettola
+ E cionca tra i pastori
+ Cieco d'un occhio un uom dal rosso pelo.
+
+ Tonda la faccia ed ilare,
+ Nude le braccia, a sghembo
+ Sul ciglio alza il cappello;
+
+ Mentre affilato luccica
+ Nel rovesciato lembo
+ Di sanguinosa tunica il coltello.
+
+ Sogna, agnellino, e dissipi
+ L'alterne orrende voci
+ A te pietoso il vento,
+
+ Perchè non scenda al misero
+ Tuo cor dei patti atroci
+ Nel traboccar dei nappi lo spavento.
+
+ Il sangue tuo discendere
+ Dovrà prezzo del vino,
+ Ma tu, lieto, nol sai....
+
+ Se non è dato il leggere
+ Nel prossimo destino,
+ Meglio è sognar così come tu fai.
+
+ Perchè superbo e misero
+ Cerco al saper atroce
+ Dell'avvenir la sorte?
+
+ Passan le liete immagini
+ All'ombra della croce,
+ Che sulla culla ci piantò la morte.
+
+
+
+
+ IL CONTADINO
+
+ CANTILENA
+
+
+ Di nostra vita sparge lentamente
+ Il mesto pan, più caro al ciel che agli uomini,
+ Il contadin paziente.
+ Al gelo, al sole, al monte, al colle, al piano
+ Si muove egual la bionda spiga a tessere
+ Del contadin la mano.
+ Quando beati sulla prima aurora
+ Sognano i ricchi nelle piume morbide,
+ Il contadin lavora.
+ Se avvampa agosto torrido la testa,
+ A freschi lidi i cittadini emigrano:
+ Il contadino resta.
+ Se la gragnuola stermina o più rara
+ Fa la messe, Epulone il ciel bestemmia:
+ Il contadin ripara.
+ Mentre dei campi, alle sfrenate voglie
+ D'una bella, il signor i frutti sperpera,
+ Il contadin raccoglie.
+ Raccoglie e pane e vino e biade e strame
+ Agli uomini e alle bestie e spesso, ah misero!
+ Il contadino ha fame.
+ Se di fortuna cangia la bandiera,
+ Fatti feroci i fortunati stridono:
+ Il contadino spera.
+ Mentre di Dio la provvidenza nega
+ Sardanapalo in suo supremo orgoglio,
+ Il contadino prega,
+ Per molte vie tu ville a te procacci,
+ O tesorier, ma non avanza fabbriche
+ Il contadin nè stracci.
+ Quando sente d'aver compiute l'ore
+ Di sua giornata, all'ospedal si strascica
+ Il contadino e muore.
+ Han sulle fosse i re della fortuna
+ Croci di marmo, di bronzo e di porfido;
+ Il contadin nessuna.
+
+
+
+
+ CONCA ALPINA
+
+
+ Dentro il còncavo
+ Della rupe umido seno,
+ Non più grande
+ D'una coppa il tuo s'espande
+ Specchio lucido sereno.
+
+ Il ciel nitido
+ Vi discioglie l'oltremare:
+ S'arde in ciel rossa una nuvola
+ Sangue pare.
+
+ Bella a sera
+ Nel tuo freddo orror ferrigno,
+ Quando incombe la bufera,
+ Quando trema sul macigno
+ Un sottil candor lunare.
+
+ Pari a questa
+ Piccioletta anima mia
+ La tua conca all'armonia
+ Apri tutta dì natura.
+
+ Sotto i brividi
+ Della rigida tempesta
+ Senti il gelo
+ Che t'invade e che t'indura,
+ Umil conca d'acqua pura
+ Presso il cielo.
+
+
+
+
+ IL ROSARIO DELLA NONNA
+
+
+ Pende dal chiodo sul guancial, di grani
+ fitto il rosario della nonna mia:
+ pende e sui sonni miei torbidi o vani
+ l'ombra distende pia:
+
+ Fanciullo, il tintinnir mi piacque e il lento
+ volger di questa coronina antica;
+ e ancor quando la tocco ancor ne sento
+ uscir la voce amica
+
+ dei cari giorni e dei misteri santi,
+ che stanno ora confitti al vecchio muro:
+ che non temon di dotti e di pedanti
+ il perfido scongiuro.
+
+ Serban le perle le ancor calde impronte
+ delle tue dita, o nonna, ove passasti,
+ quando inchinata al tuo Signor la fronte
+ de' tuoi pensier più casti
+
+ gli svelavi i tesori intimi, arcani;
+ onde non morti ancor dopo molt'anni
+ come piccoli cor battono i grani
+ pieni dei santi affanni.
+
+ Forse già tutte consumò le nude
+ ossa la terra e accanto al sasso pio
+ della tua tomba già forse si schiude
+ un fior che non è mio;
+
+ ma quel che fu tuo spirito immortale
+ palpita e vive in questo scapolare,
+ che il ciel congiunge colla terra e vale
+ per me più d'ogni altare.
+
+ Presso qui sta di gravi opere denso
+ un armadio di libri, che raduna
+ in poco il mare della scienza immenso
+ che sta sotto la luna;
+
+ che la ragione delle cose amara
+ mi distilla nel cerebro e l'essenza
+ com'acido purifica e rischiara
+ della volgar coscienza;
+
+ a cui, del capo urtando al vecchio legno,
+ chiedo la notte e chiedo il dì la sorte
+ del viver mio, ma invan chiedo.--ed un segno
+ che plachi un po' la morte:
+
+ chè tutt'insieme il venerando stuolo
+ non fa più breccia, quando il cuore assale,
+ di quel che faccia lento un vermiciuolo
+ nel logoro scaffale....
+
+ Ma tu, sol che ti tocchi, una dolcezza
+ versi che definir non san le scuole:
+ scintilla amor e passa una carezza
+ su tutto ciò che duole.
+
+ Morremo e immota in suo rigor di sasso
+ starà dei saggi la ragion superba:
+ tu, povera umiltà, col picciol passo,
+ ove più dura e acerba
+
+ scende la via, sorreggi il piede e il fianco
+ alla languida vita; e sull'eterna
+ scala ove trema il pellegrin più stanco
+ innalzi una lucerna.
+
+
+
+
+ LA CAPRA ED IO
+
+
+ Sovra la rupe aerea,
+ Dove non giunge mai
+ Foglio di stampa od orma d'esattore,
+ Soli tra spini e cardi
+ Tra le nebbie emergenti e i scialbi sassi
+ Siamo una capra ed io.
+
+ Non prati, non ovili,
+ Ma solamente burroni scoscesi
+ Fra cui serpeggia e luccica
+ Al sol d'un'acqua povera la striscia:
+ Intorno alto il silenzio
+ Scende nel lento scendere del giorno.
+
+ Io lei rimiro ed essa
+ Sui piè diritta e rigida
+ Guarda il borghese ignoto che la guarda
+ E non sappiam che dire.
+ Qual scienza mai d'una barbara capra
+ Intese i biascicati sillogismi?
+ Del mio scarso viatico
+ Porgo alla bestia un morsellin di pane,
+ Che lieta il muso sporge
+ E mangia e ancor ne chiede: io la cornuta
+ Testa carezzo, chè già sento un nuovo
+ Affetto entrarmi in seno.
+
+ O sacra forza d'un boccon di pane!
+ Già in fondo agli occhi gialli
+ Io veggo il lento fluttuar di un'anima
+ Che mi ringrazia; parmi
+ Che anche un pensier si snodi
+ Tra la cornuta e l'uomo.
+
+ Un picciol suon non più che di zanzara
+ È degli umani il dire
+ In riva al mar ch'ogni pensiero asconde.
+ Meglio parla il silenzio
+ Degli occhi che una luce a noi riflettono
+ Degli infiniti flutti.
+
+ "--Amici entrambi del deserto, i cari
+ Verdi cerchiamo e l'ombre
+ Dei più segreti boschi;
+ Guardar nel fondo degli abissi e i cieli
+ Correr col guardo è giubilo
+ Comune---essa mi dice s'io l'intendo.--
+
+ "Se de' belati tuoi, fratel, l'ascoso
+ Senso non colgo, la pietà del cuore
+ Sento nel pan che dài.
+ Una sola bontà forse ne spinge
+ Per i sassi del mondo
+ Verso un fonte che scioglie i tristi arcani.
+
+ "Rotta questa di carne e d'unghie e d'ossa
+ Compagine diversa,
+ Nel ben comune scioglierem le voglie
+ Or impedite, e cara
+ In altri mondi men ricchi di mali
+ Sarà di questo incontro la memoria.
+
+ "Però ti prego, o senza-corni, stendi
+ La mano alla mammella
+ E un po' del latte mio spremi a ristoro
+ Della riarsa sete:
+ Chè più del pane è dolce
+ Il beneficio che si rende altrui."
+
+ Obbediente all'amoroso invito
+ Porsi la mano e molle
+ Trassi alle labbra il tiepido tesoro.
+ Povera capra, addio!
+ Se Dio tien nota, ci vedremo all'ultimo
+ Di Giosafat in qualche ombra romita.
+
+ Perchè ride, marchesa?
+ Se tra gli umani irsuti arido è spesso
+ Il favellar e il vivere
+ Qual colpa n'ha la capra?
+ Qual colpa il servo suo quando all'altero
+ Riso non ride e l'anima non trova?
+
+
+
+
+ LA FANCIULLA BENEFICA
+
+
+ Quando tu scendi al poveretto albergo
+ in man recando del tuo cor la manna,
+ ogni misero a te guarda e sorride
+ come ad angelo suo.
+
+ La madre cui la voce acuta strazia
+ del bambinel, che invan le batte il seno,
+ ti saluta:--Da qual discesa a noi
+ scala celeste, o buona?
+
+ Cercano i fantolini, alto levando
+ le mani picciolette, onde dal tergo
+ ti si spicchino l'ale e donde al crine
+ tanto splendor ti venga,
+
+ inebriati al suon delle soavi
+ parole. Ed io, quando tu passi, anch'io
+ cerco, ma invan, dei molli piè la molle
+ orma nel fango impressa:
+
+ chè un alito ti porta tra le case
+ e per le vie correnti, un caldo affanno
+ ti accende ai mali altrui, sì che non pesa
+ a te la tua persona.
+
+ --Addio--ti gridan dalla soglia i ciechi
+ padri che ascoltan trasognati il sole
+ sulla morta pupilla.--Addio fanciulla,
+ bella siccome il sole!
+
+ In tua beltà tu scendi entro gli spiriti
+ chiusi nell'ombra, vision lucente,
+ scendi e vi lasci un pio calor di santo
+ raggio che d'alto piove.
+
+ Dal capezzal di gravi morbi afflitto
+ ti chiama e bianca a te volge la testa
+ la moribonda, quando vai pietosa
+ tra i molti letti in fila.
+
+ Sì, tu, come la mite entra di luna
+ luce per le finestre, ai molti mali
+ rechi un sorriso e ancor più dolce mesci
+ ai pianti umili il pianto.
+
+ Bontà, raggio di Dio, passa le pietre,
+ trapassa i cuori nel dolor sepolti,
+ di lei vivono i morti e in lei non muore
+ chi sen riveste e cinge.
+
+ Tu, perchè buona, fatta già sicura
+ tra noi mortali dubitosi e tardi
+ cammini innanzi e colla mano accesa
+ a noi rompi la via;
+
+ si che possiamo nella triste valle
+ credere a un raggio dell'eterna Luce
+ e sul tuo piede rintracciar la meta
+ delle lontane cose.
+
+
+
+
+ IL FIUME E LA VITA
+
+
+ Tu scorri e vai, tu fiume, alto sonando,
+ Tra i rochi sassi nel silenzio vai:
+ Donde partisti e quando
+ E dove e perchè vai forse che il sai?
+
+ Tu mi risvegli e ti sento passare
+ Pieno di pianti nel frigido letto:
+ Alzo la testa, e se attendo mi pare
+ Che meco pianga, o vecchio poveretto,
+ Perchè sei stanco di dover andare.
+
+ Mentre riposa ciascuna persona,
+ Tu sol non cessi dal lungo tuo guaio:
+ Fai nel passar una romba che suona
+ Come il girar d'un immenso arcolaio,
+ A cui la testa lenta si abbandona.
+
+ E lento mi abbandono sul guanciale,
+ Tornando ai sogni in cui tu piangi ancora.
+ Qual forza ne trascina entro il fatale
+ Corso del tempo e mai senza dimora
+ Uomini e fiumi in un destin uguale?
+
+ Tu scorri e vai, tu fiume, alto sonando
+ Tra i rochi sassi nel silenzio vai:
+ Che vai tu domandando?
+ Segui tua forza che non resta mai.
+
+ * * *
+
+ Nell'ombra d'un altissimo mistero
+ Nato dal pianto di fonte romita,
+ Sceso saltando per picciol sentiero
+ (Che per noi prende il nome della Vita)
+ Di balza in balza con rumor leggiero
+
+ Garrulo strepitasti, o fresco umore,
+ Di giovinezza tua cérulo e molle,
+ Ora questo baciando ora quel fiore
+ In un bel gioco tra le verdi zolle
+ (Che per noi prende il nome dell'Amore).
+
+ Dai caldi soli poi fatto vorace,
+ Più che d'acque lucente di tue spume,
+ Sprezzasti il verde dell'antica pace
+ Per penetrar gli abissi, avido fiume,
+ Portando guerra come ai forti piace.
+
+ Così si ruppe il giovanil tormento
+ Di questo cor contro le sorti cupe
+ Del viver, nè temette lo spavento
+ Che mugge ai piedi dell'aerea rupe,
+ Quando si sparse la gran forza al vento.
+
+ Tu scorri e vai, tu fiume, alto sonando,
+ Tra i rochi sassi nel silenzio vai:
+ Precipitar amando
+ È legge antica che non cangia mai.
+
+ * * *
+
+ Fatta più saggia l'anima si stende
+ In più docile corso. Ama la riva
+ Dei campi ove più densa erra e discende
+ L'ombra dei salci e la canzon giuliva:
+ E lieta dona quel che lieta prende.
+
+ L'estate in noi si specchia e corre l'onda
+ In mezzo ai fiori e in mezzo all'erbe piena:
+ L'opra dell'uomo placida seconda
+ Quando ai molini le sue forze mena,
+ O d'antica città bacia la sponda.
+
+ I neri ponti dagli archi fuggenti,
+ Gli ardui castelli e le ruvide mura
+ Senton l'istorie delle vecchie genti,
+ O sacro fiume, entro la notte oscura
+ Uscir dall'ombre de' tuoi fiotti lenti.
+
+ Le sente del poeta il mesto cuore,
+ Che ripieno di spiriti e leggende
+ Evoca i tempi e fa riscoccar l'ore
+ De' giorni morti, mentre il corso scende
+ Nella barca che porta il suo dolore.
+
+ Tu scorri e vai, tu fiume, alto sonando,
+ Tra i rochi sassi nel silenzio vai:
+ Proceder forte oprando
+ Questo ti salvi se di più non hai.
+
+ * * *
+
+ Alle città siccome fresca vena
+ Scendi di vita a rinnovar la forza,
+ L'acqua tua lava il fango che avvelena
+ Le dimore dei vivi e l'aria ammorza
+ De' giorni tristi e della calda arena.
+
+ Così sognai recar, fiume regale,
+ Ai pigri affanni l'onda de' miei canti
+ Come tu scendi in tuo furor fatale:
+ Così coi versi flagellar sonanti
+ Il fango che sugli uomini più sale.
+
+ Gran sogno, ohimè... Già l'onda, ohimè si lagna
+ D'esser poca allo sdegno... ohimè, già stanca
+ Nella maremma s'impaluda e stagna
+ L'acqua morta che pullula e che manca...
+ Già della morte il mare mi guadagna.
+
+ Tu scorri e vai, tu fiume, alto sonando,
+ Tra i rochi sassi nel silenzio vai:
+ Senza cercare il quando
+ Andiamo al fine che non manca mai.
+
+
+
+
+ AD UN GENEROSO SIGNORE
+
+
+ Mugge dall'ampio casolar la mandra,
+ Che bianco fiume a te versa di latte,
+ Donde poi tragge il tuo castaldo un aureo
+ Fiume al palagio: ma ti sforzi invano
+ Esser contento. Oh perchè mai si adira
+ Coscienza quasi vergognosa e freme
+ Il cor, quando tu vedi a un pigro nume
+ Fumar dell'opra altrui la valle e il piano?
+
+ Balzan veloci i tuoi cavalli al caldo
+ Schioccare delle ferze e corre il suono
+ De' tuoi cocchi tra i pallidi tuguri,
+ Ove il popol si annida, ultimo gregge.
+ Ma se dall'alto ai neri tetti il guardo
+ Volgi, che stanno come pietre al sole,
+ Ah delle cose il tuo pensier ravvisa
+ L'intimo error e la spietata legge.
+
+ Non versa a te l'oblìo della menzogna
+ Il vin che invecchia nelle oscure celle,
+ Dolce vendemmia degli antichi tralci,
+ Che ruppe ai padri il tedio doloroso:
+ Nè al gioco cerchi o alla superflua mensa
+ O al tripudio di Venere danzante,
+ Come de' pari tuoi l'agile sciame,
+ Contro all'acerba Idea sonno e riposo.
+
+ No, tu sei giusto. L'armonia del vero
+ Suona com'arpa dall'esatte corde
+ Nel tuo spirto magnanimo ed aperto
+ Al caldi venti dell'affetto. Il trono
+ Su cui ti diede di seder la sorte
+ Non per stolto dominio, e ben lo sai,
+ Fu a te largito o per sollazzo al volgo,
+ Ma sol per esser regalmente buono.
+
+ Tu sai come maturi entro il suo solco
+ L'opra dell'uomo, che non dorme al rezzo:
+ Sai come, esempio al pigro, anzi rampogna,
+ Il miel dall'arnia che più freme fili:
+ Rompe il sasso la stilla e schiude il ferro
+ Alla marmoree ninfe il passo e il volo:
+ Sai come scorra, spola entro il traliccio,
+ L'umana volontà dagli aurei fili.
+
+ Già di natura tra i più fitti arcani
+ Leggesti fanciulletto, allor che in traccia
+ Dei boschi andando e dei deserti monti,
+ T'era saggia maestra la formica.
+ Allor ti apparve l'inquieto affanno
+ Delle cose operanti ed il segreto
+ Della Vita, che a palmo invidia a palmo
+ Il campo al ferreo piè della Nemica.
+
+ Fu tuo dolor la stretta onde si duole
+ Nella viscida ragna il moscherino
+ E del morente grillo entro la tana
+ Miserasti tu placido la sorte:
+ Tu non del tuo, ma del dolore altrui
+ Doloroso ti muovi e guardi e temi
+ Non il tuo danno, ma l'ingiuria e il fato
+ Che all'umil giusto fa men giusto il forte.
+
+ Già con medica man indi mirasti
+ Degli anni in sul fiorir (quando più scorre
+ Amore ai sensi rugiadoso e molle)
+ A far incontro al Mal colpi leggiadri:
+ Sì che l'opra si spande, e come il sole
+ Spazza la nebbia in fondo alla palude,
+ È luce ove tu scendi, è vita, è pace,
+ È perdono, è sorriso almo di madri.
+
+ E a te letizia corre incontro e ride,
+ Se dal palagio tra gli scossi campi
+ Al lavor de' tuoi servi arrechi il dono
+ Della parola che le voglie esorta.
+ Oprar con loro anche t'è bello e senti,
+ Quando poi siedi co' tuoi figli a mensa,
+ Uscir dal pane un pio savor di fame
+ Ai denti ignoto della gente morta.
+
+
+
+
+ IL CANTONIERE
+
+
+ Col suon corrente la muta frangono
+ notte le ruote. Accusa il fischio
+ spaventevol la macchina che arriva,
+ che brace e fumo vomita.
+
+ Passan sui piani, ove la candida
+ neve dimora, le calde macchie
+ del sangue, che dall'orbite i fanali
+ biechi nell'ombra versano.
+
+ Passa ed il lento sonno e la tiepida
+ dolcezza rompe dei baci, o tenera
+ sposa, che voli al sospirato amplesso,
+ un bianco lume vivido,
+
+ che getta un rapido saluto e rapido
+ cade nel perso aere.... Morbida
+ reclini in seno al tuo diletto e sogni
+ nella rapita immagine,
+
+ una casetta sogni di candide
+ nevi coperta e un fuoco e un palpito
+ d'amor nella silente erma campagna
+ e senza fine un giubilo;
+
+ una casetta che april di glicini
+ circondi e irraggi il sol di fulgidi
+ eliotropi sull'orlo d'una verde
+ ombrosa solitudine!
+
+ Stan nelle valli coi bruni vertici
+ al ciel le chiese; lucenti si aprono
+ agli ozî dei palagi l'alte porte;
+ le ville ai poggi ridono:
+
+ Gridano i borghi vivi del fremito
+ dell'arte: Invidia agita ed Odio
+ le case sparse nel fecondo piano,
+ che al mio fuggir s'involano:
+
+ Tu, guardiano, pago alla povera
+ capanna, al segno fisso, propizio
+ genio custode dei destini erranti,
+ ai nostri sogni vigili:
+
+ ai nostri affanni vigili: e principi
+ rendi e tesori securi ai popoli,
+ tu la coscienza che giammai non dorme,
+ tu dell'amor un palpito.
+
+ Passan le genti innanzi e sfuggono
+ come ombre labili in acqua tremula:
+ nei carri alati van gemiti e canti,
+ vanno le cure e tornano;
+
+ pazze alla meta le voglie corrono,
+ corron sdraiate molli e trionfano
+ le viaggianti vanità più stolte;
+ tu sol, tu resti assiduo.
+
+ Al raggio fervido del sole, al perfido
+ urlar del vento, ai geli, al piovere
+ dell'irte nevi, a te pur sempre eguale,
+ la tua bandiera sventoli.
+
+ Non gloria il drappo ne l'aria sventola
+ (non è di sangue lordo e di lagrime)
+ non rauca stride la cornetta a segno
+ di morte.... Al ben degli uomini
+
+ sacra d'un uomo sta la miseria,
+ sacro il dovere che sorge rigido
+ contro la fame. Ignoto ai vivi e al tempo
+ di te che resta?--Un numero.
+
+
+
+
+ A UN VECCHIO CROCIFISSO
+
+
+ O buon Gesù, che invecchi sulla croce,
+ Scendi, ripiglia la tua veste bianca;
+ Vedi l'umanità, che a te la stanca
+ Mano distende e stanca alza la voce.
+
+ Il morto capo sgombra dall'incenso
+ In cui ti celi all'occhio dei meschini;
+ Dalle valli, dai monti e dai confini
+ Ultimi ascolta un singhiozzar immenso.
+
+ Scendi dal legno e le stecchite braccia
+ Sciogli, a stringere il mondo un'altra volta,
+ La tua greggia, o pastor, che va disciolta,
+ Teneramente al cor stringi ed allaccia.
+
+ Non vedi il nembo presso all'orizzonte
+ Già grave d'odio annuvolar la terra?
+ Dall'odio seminato urla la guerra
+ E volge sangue della vita il fonte.
+
+ Indarno il lento cantico di pace
+ Mandano i sacerdoti alla tua croce,
+ Chè rauca è fatta al chèrico la voce
+ E ignoto il libro tuo nel tempio giace.
+
+ Regna avarizia dei potenti in cuore
+ Famelica, e di lacrime si pasce:
+ Onde mal nasce e invidia già chi nasce
+ Il sonno a quel che affaticato muore.
+
+ Scendi; ritorna nella veste bianca
+ O del pietoso Amor biondo profeta!
+ Anche una volta l'aspre voglie accheta,
+ Sfamaci, o Padre, poi che il pan ci manca.
+
+ Sull'orme tue risorgeran gli ulivi
+ E stilleran dalle tue man gli unguenti
+ Dietro al profeta torneran le genti,
+ Recando in braccio i pargoli giulivi,
+
+ Vieni nel tuo splendor mite, siccome
+ Il dì che andasti placido sul mare;
+ Il popol vieni, Amico, a consolare,
+ Che mal si segna nel tuo santo nome.
+
+
+
+
+
+ PARTE II
+
+ LE VAGANTI IMMAGINI
+
+
+
+
+ CANTILENE DI NATALE
+
+
+ I.
+
+ Vorrei, se fossi il Re delle magìe,
+ Stender stanotte un bianco ampio mantello
+ Di neve sopra i tetti e per le vie
+ E in ogni casa alzare un focherello.
+
+ Al suon di pastorali melodie
+ Andrei pel mondo in groppa a un asinello
+ A scongiurar gli affanni e l'altre arpie,
+ Che stridono l'ingiuria al poverello.
+
+ Tornar farei gli arcangeli dei morti
+ A rendere alle madri lagrimanti
+ Con un sorriso i pargoli risorti;
+
+ E a quanti sono derelitti amanti,
+ A quanti sono generosi e forti
+ Farei nel core gli amorosi incanti.
+
+
+ II.
+
+ Allora, o verga magica, vorrei
+ Stender lunga una tavola imbandita
+ A fiori, a lumi, a lucidi trofei,
+ Colma d'ogni allegrezza più squisita.
+
+ E Siri e Turchi ed Arabi e Giudei,
+ Misti al popol di Cristo che ne invita,
+ E ciechi e vecchi logori vedrei
+ Inebriarsi a una seconda vita.
+
+ O festa lunga fino all'orizzonte!
+ Verrian dal mar le navi pellegrine,
+ Verrian dai campi i miseri e dal monte,
+
+ Verrian gli afflitti e l'anime meschine,
+ Ch'han la vergogna ed il delitto in fronte,
+ A chieder grazia, disciogliendo il crine.
+
+
+ III.
+
+ Al nuovo cenno si aprirebbe il coro
+ Del paradiso e giù dagli sgabelli
+ Vedrei scendere i santi in veste d'oro
+ Luminose le barbe ed i capelli.
+
+ In litania d'amor, nel concistoro
+ S'udrian cantar cogli esuli fratelli:
+ IN TERRA PAX, IN TERRA PAX... e a loro
+ Dal cimiter rispondere gli avelli.
+
+ E rose e perle e di mille colori
+ Le gioie spargerei sul mio cammino,
+ Adornando di lauro ogni stamberga.
+
+ Quando il gallo cantasse a mattutino,
+ Vedreste, o bimbi, un gran giardino a fiori,
+ E tramutato il mondo in Norimberga.
+
+
+ IV.
+
+ Stanotte a mezzanotte, quando spunta
+ La dicembrina luna,
+ Andiam, devoti amici, sulla punta
+ De' piedi a meditar presso una cuna.
+
+ Nel tenero sorriso
+ De' bimbi che riposano
+ È in terra un luccicar di paradiso.
+
+ A mezzanotte fra tintinni e canti
+ Per una liscia scalinata d'oro,
+ Scende nei sogni loro
+ Iddio con tutti i santi.
+
+ * * *
+
+ Se Dio tu cerchi invan nella morente
+ Speranza dei mortali,
+ E stanche in ciel va dibattendo l'ali
+ La superba ragion che il dubbio espia,
+ Oh credi almeno a questa poesia!
+ Fin che sorride un piccol innocente
+ Nei sogni della culla,
+ È Dio che dolcemente
+ Colla ragion dei padri si trastulla.
+
+
+
+
+ LA CHIESETTA
+
+
+ Sul sasso ignuda sta, carca le spalle
+ D'anni e di doglie la chiesetta antica;
+ Dal fondo guarda a lei tutta la valle,
+ Come tu pensi alla lontana amica.
+ Apresi a stento un praticel davanti
+ Tra gli orli dell'abisso e il vecchio muro,
+ Che le scosse sentì di non so quanti
+ Secoli e sta di sua bontà sicuro,
+ Una sola è la squilla, agli echi tutti
+ Nota del monte e povero è l'altare;
+ Un Cristo piange il suo dolor dai brutti
+ Occhi tra ceri stanchi d'aspettare.
+ Aspetta stanco anch'esso un cataletto
+ Che un qualche morto a scuoterlo si muova;
+ Per l'ampia soglia luminoso e schietto
+ Entra il sol, entra il vento, entra la piova,
+ Entra del fieno l'alito e dei fiori,
+ Entran le rondinelle, entrano i cuori.
+
+
+
+
+ CANZONETTE DI PRIMAVERA
+
+
+ I.
+
+ La bella primavera, o cittadini,
+ Di violette adorna,
+ Ecco tra noi ritorna.
+ April l'accoglierà ne' suoi giardini
+ E sotto i pergolati
+ Di fresco inghirlandati,
+
+ Uscite ad incontrarla, o quanti siete
+ Belle fanciulle e quanti
+ Desiderosi amanti:
+ E voi, che vecchi stanchi, non potete
+ Discendere le scale,
+ Correte al davanzale.
+
+ Ella sen vien di molli aure vestita
+ Nel rugiadosi umori
+ Il sen colmo di fiorì:
+ E dove passa colle rosee dita
+ Crolla le siepi e scioglie
+ Del mandorlo le foglie.
+
+ S'increspa il flutto e brilla
+ Bianco nel prato il torrentel; sul clivo
+ S'illumina ogni villa.
+ Andiamo ad incontrare,
+ O cittadini, in lungo stuol giulivo
+ Le rondini sul mare.
+
+
+ II.
+
+ Di raggi d'oro il sole
+ Rallegra le finestre:
+ E dalle stalle fuggono le fole,
+ Che le comari al novellar maestre
+ Allungan, quando fiocca,
+ Sul filo della rocca.
+
+ S'apre il mattin. D'argento,
+ Fanciulla, è l'alba e ride:
+ Tu la mantiglia sciorinando al vento,
+ Scoti la polve e le lusinghe infide,
+ Che in mezzo a false rose
+ Il carneval vi pose.
+
+ O mio dolore assorto,
+ O miei pensieri bruni,
+ Itene fuor, libratevi nell'orto
+ A far bisbiglio tra le siepi e i pruni:
+ E vi trasformi il sole
+ In rose ed in viole.
+
+
+
+
+ LASCIAMOLE VOLAR....
+
+ _Alle allieve del Collegio Bianchi-Morand
+ l'ultimo giorno di scuola._
+
+
+ Apriamo le finestre oggi a costoro,
+ Apriam la gabbia d'oro,
+ Lasciamole volar queste figliuole
+ All'aria, al verde, al sole.
+
+ Già troppo le vedemmo gli occhi inchini
+ Sui vecchi libri e sui gualciti lini
+ A tessere la vita
+ Rinchiusa e scolorita.
+
+ Mal tornan le viole
+ Entro il recinto oscuro,
+ Lenta si svolge abbarbicata al muro
+ L'edera senza sole.
+
+ Oggi le chiaman dall'erbose rive
+ Dai margini fioriti a larghi gridi
+ Dai numerosi lidi
+ Del mar, dalle cascate fuggitive
+
+ Le liberali voci di natura
+ A respirar la pura
+ Energia della vita tutta quanta
+ Che gioca, ride, canta.
+
+ Lasciamole volar. Le selve, i piani
+ Han bisogno di voci allegre e oneste
+ Ahimè! già troppo meste
+ Son le giornate dei lavori umani....
+
+ Queste alle selve, ai monti
+ Vadano, il crin fiorito
+ Degli altri uccelli al gorgheggiante invito
+ A farsi belle a specchio delle fonti
+
+ Nel sangue che scintilla
+ Più vivo balza il cor che lo riceve
+ Divina è la pupilla
+ Che più lembi di ciel dischiude e beve:
+
+ Quanto rapì nella stagione oscura
+ Il pigro e curvo inverno,
+ Col suo tesoro eterno
+ A cento a cento renderà natura.
+
+ Il sol che pinge i fiori
+ Il mar che mai non posa
+ Ritornerà sui languidi pallori
+ Il bel color di rosa.
+
+ A lor che un giorno soffriran la guerra
+ Dei torbidi elementi
+ Giovi produrre le radici in terra
+ Profonde e dar tutta la chioma ai venti.
+
+ A lor che un giorno forniranno i nidi
+ Nei verdi amplessi ai teneri usignuoli
+ Tornin benigni i soli
+ Tornin le brezze degli aperti lidi.
+
+ Lieto trionfo nostro
+ Sarà quel dì che sulle belle gote
+ Vedrem stampato in rubiconde note
+ Quel che scriviamo in troppo nero inchiostro.
+
+ Volate dunque ad imparar la grande
+ Storia che parla e vive
+ Nelle libere cose. Iddìo la spande
+ Nell'universo e in mezzo al cor la scrive.
+
+ Nell'ampia scuola ove il saper si stende
+ Del ciel, nel libro aperto di natura
+ Ragiona una scrittura
+ Che molte cose insegna a chi la intende;
+
+ Per gli stellati numeri si svolve
+ Una dottrina arcana
+ Che tutta passa della scienza umana
+ La radunata polve.
+
+ Questa dolce sapienza or dunque cada
+ A voi nel grembo e vi rinfreschi i cuori
+ Siccome la rugiada
+ Che rende sul mattin l'anima ai fiori
+
+ Volate dunque e sia festoso sciame
+ Di rondinelle ai grandi voli esperte;
+ Se del saper vi pungerà la fame
+ Qui troverete le finestre aperte.
+
+
+
+
+ I CONSIGLI DEL VECCHIO MARINAJO
+
+
+ Che la tua nave o figlio abbia buon legno,
+ Che ben si regga sui fasciati fianchi,
+ E scarsa all'uopo ove una cosa manchi:
+
+ Dico la forza natural del core,
+ Che guarda le tempeste, e soffre, oblia
+ La noia e il male dell'incerta via.
+
+ Vero padron dell'acqua e degli scogli
+ Solo è colui che nel _voler_ ripone
+ Dell'arrivar la scienza e la ragione.
+
+ Questo più che il timon, più che le vele,
+ Più che la scienza delle astruse stelle
+ Ti caverà dal sen delle procelle.
+
+ Nè per rumor di ciel, nè per incanto
+ Che dalle rive a te mandi l'invito
+ Tu dalla rotta non piegar d'un dito,
+
+ Ma sempre va dentro la notte oscura
+ Col lume a prora della vecchia fede,
+ Ch'oltre la notte e le tempeste vede.
+
+ Stolto è infierir coll'onda o contro i sassi
+ O colle rauche spume. Avanti! aspetta
+ A far dal lido una miglior vendetta!
+
+ L'agili brezze, i molli increspamenti
+ E gli abbracci del mar, sono pei forti:
+ Restano i cataletti agli altri morti.
+
+ È il mare, il mare il campo di battaglia;
+ Morti ci culla e ci porta alla sponda
+ L'irrequieto palpito dell'onda.
+
+ Il pigro no, meschin, nè il sonnecchiante
+ Non l'incostante o il pazzo arrischi il mare,
+ Ai vili resta il bere o l'affogare.
+
+ Sempre arriva chi vuole, e sempre vuole
+ Chi sull'antenna innalza una speranza
+ E nel pensier di chi l'aspetta avanza.
+
+
+
+
+ IL MAESTRO CONTENTO
+
+
+ Purchè d'inverno il fuoco non mi manchi
+ E un botticel nell'angol del camino,
+ Mi creda, professor, rinuncio ai banchi
+ Dove lei spiega il greco ed il latino.
+
+ Che vuole? l'aria è pura alla campagna
+ E sdrucciola dai monti imbalsamata:
+ Il sole, grazia a Dio, non si sparagna
+ Nell'abbaino un tanto la fiammata:
+
+ Ma schiara i muri ed entra da padrone
+ Ad asciugar i travicci tarlati,
+ Scaldando l'ali d'oro a una legione
+ Di farfalle, che brillano sui prati.
+
+ Esco al mattin, ove qua e là si perde
+ Un sentierol che mena alla ventura
+ Fra due file di salici e nel verde
+ Delle foglie che fremon la frescura.
+
+ Vado lungo il sentier, la mente e il cuore
+ Che svolazzano via secondo l'estro,
+ Finchè dal campanil, sonando, l'ore
+ A scuola non invitino il maestro.
+
+ Ritorno e avvien talvolta che da un denso
+ Cespuglio io tragga i renitenti fuori.
+ Ma del cespuglio, quando ben ci penso,
+ Siam noi le spine ed essi sono i fiori.
+
+ Son cento insieme, ma trecento, mille
+ Se parlano e fra tanto ondeggiamento
+ Di teste bionde spiccan le pupille,
+ Come lucciole in campo di frumento.
+
+ E quando al cicalìo segue la pia
+ Cantilena al gran Padre dei bambini,
+ È inutil, professor, ch'ella mi stia
+ A citarmi i suoi Greci e i suoi Latini;
+
+ Allora provo--e piango--un senso nuovo
+ Come se navigassi in un gran mare....
+ Un non so che, mi scusi, che non trovo
+ Nei libri che m'han fatto studiare.
+
+ Fra quei piccini dalle mani ladre,
+ Dai musi tinti e che non taccion mai,
+ Vi son di quei che chiamano la madre
+ Ita lontana, assai lontana, assai....
+
+ Vi son cervelli modellati a stampo
+ Dei crani d'una volta e ingegni vivi
+ In cui divin guizza talora un lampo....
+ È il pan che manca che li fa cattivi.
+
+ Io penso (se tra i banchi una lacuna
+ Ricorda un saggio che morì giocando)
+ Che mal si resta a specular la bruna
+ Ora di morte e a ritardarne il quando.
+
+ Bello il morir, quando s'ignora il mondo,
+ Piegando come un uccellin la testa.
+ E il funeral, spettacolo giocondo,
+ Si fa con fiori e le campane a festa.
+
+ Qui nel mio seggio in legno di castagno
+ Io sono quel che son, nè i birbi sanno
+ Che sol trecento e trentatre guadagno
+ Lirette magre quanto lungo è l'anno.
+
+ Non sanno i punti che nel vecchio tema
+ Dello sdruscito ferraiol ricamo:
+ E note son che valgono il poema,
+ Come fa lei coi classici, mettiamo.
+
+ A sera il luogo è bello entro un tranquillo
+ Vïal divago al cimiter pian piano;
+ Brillan le stelle, si riscuote il grillo
+ E dei fanciulli il chiasso da lontano.
+
+ Sì, quando un giorno essi diranno (il volto
+ Fisso al cancello l'uno all'altro in spalla)
+ --L'han sepolto laggiù, l'hanno sepolto....--
+ Io dal cespuglio balzerò farfalla.
+
+
+
+
+ LA VILLETTA CHIUSA
+
+
+ Chiusa e muta ogni finestra
+ Sta il casino abbandonato
+ Nel giardin giallo di foglie:
+ Il novembre sulle soglie
+ E sul verde assiderato
+ Pioggia e neve insiem balestra.
+
+ La vagante e già si spessa
+ Di profumi ampia liana
+ Cade affranta lungo il muro:
+ Nel bacin di marmo puro
+ Più non mesce la fontana
+ L'onda a specchio di sè stessa.
+
+ Freddo versa l'occidente
+ Un chiaror quasi lunare
+ Sul balcone delle rose:
+ Stanno immemori le cose
+ Tra i lenzuoli ad aspettare
+ Nell'interno oscuro, algente.
+
+ Tornerà l'aprile in fiore,
+ Sarà lieta ancor la gronda
+ De' tuoi gridi, o rondinella:
+ Al balcone ancor più bella
+ Tornerai, signora bionda,
+ Al fiorir d'un nuovo amore.
+
+ Ma in un cuore già fiorito,
+ Se il crudel dubbio si avanza,
+ E la fe' muore di gelo,
+ Più non torna amico il cielo,
+ Più non si apre alla speranza
+ Un'amore intirizzito.
+
+
+
+
+ DOPO LA PIOGGIA
+
+
+ Fra i corni della Grigna apresi e pare
+ Una scena di mare umido il ciel:
+ E l'aria vaporosa
+ Come sul corpo di novella sposa
+ Cinge alla vetta rugiadosa un vel.
+
+ Scendon le nubi che trasporta il vento,
+ Lasciando un lento strascico regal
+ Che s'imporpora al sole:
+ Si screzia nel color delle viole
+ Il trasparente lembo boreal.
+
+ Dentro le valli a corsa si allontana
+ E si rintana il carro aspro dei tuon.
+ Qui salta ilare il fonte
+ Che fa la barba bianca al vecchio monte,
+ Empiendo il sasso d'un pazzo frastuon.
+
+ O ristorati dall'iniquo caldo,
+ O di smeraldo prati, o vigne, o bel
+ Poggio di folti ulivi,
+ Alfin vi vedo morbidi e giulivi
+ Della frescura che a voi diede il ciel.
+
+ Io no, che sempre sitibondo e roco,
+ Dall'alto invoco un refrigerio al cor;
+ Ma per mutar di vento,
+ Raccolto appena il desiderio, sento
+ Che torna in polve il desiderio ancor.
+
+
+
+
+ IL FUNERALE DEL POVERO
+
+
+ Il morto passa in mezzo al rumor grande
+ Della città, che brulica e non sente
+ La voce che dal feretro si spande...
+ Ad altre cose ha da pensar la gente.
+
+ La gente?--butta la spregiata creta
+ Nell'angolo dei cocci e passa via.
+ Oh ch'io ti segua, io sol, zoppo poeta,
+ Col mio rosario e colla fede mia:
+
+ "Ave, corpo mortal, in cui piangea
+ Tra duri ceppi l'anima divina,
+ O rozzo vaso d'un'eterna Idea,
+ O diroccato altar, ave, o rovina!
+
+ "Ave, spirto immortale, che s'inciela
+ A terger l'ali in più sereni amori.
+ O sfuggita da sozza ragnatela
+ Farfalla nata per gli eterni fiori.
+
+ "Tu scendesti una notte al lume bianco
+ Degli astri in mezzo ai campi, ove ti accolse
+ La madre poverina entro il suo fianco;
+ Poi de' suoi baci tiepidi ti avvolse....
+
+ "Era di sangue e latte il picciol viso,
+ La bocca era una frugola vermiglia:
+ Il cor nel dolce mar degli occhi fiso,
+ Tutta stringendo in te la sua famiglia,
+
+ "Contemplò la tua mamma una gioconda
+ Serenità che valica i confini
+ Della mente e che i sensi umani innonda:
+ Amor ti sprimacciò gli stracci lini.
+
+ "Di tua magrezza vergognoso al sole
+ Quindi posando sul materno petto,
+ Nel bel canto imparasti le parole
+ Che schiudono le porte all'intelletto.
+
+ "Poi corresti, fanciul, scalzo nel giallo
+ Frumento a fare l'eco alla cicala,
+ E a te dalla cascina ilare il gallo
+ Rispondea starnazzando sulla scala.
+
+ "Natura, al poverin sempre gentile,
+ T'empiè di bacche le siepi e di more,
+ Nè ti rifiutò del lieto aprile
+ Un bel raggio e d'un prato il più bel fiore.
+
+ "Te respinto dagli usci alfin raccoglie
+ Nelle sue braccia e t'offre un cataletto
+ Entro un lettuccio squallido di foglie
+ Pur dianzi cadute a farti il letto.
+
+ "E ancora, o Madre pia, culli i tuoi morti
+ A un modo istesso e il nome non ne chiedi;
+ Di pratoline e di virgulti smorti
+ A tutti una ghirlanda alfin concedi.
+
+ "Ave, corpo mortal, in cui piangea
+ Tra duri ceppi l'Anima divina,
+ O rozzo vaso d'un'eterna Idea,
+ O diroccato altar, ave, o rovina!
+
+
+
+
+ IL FABBRO
+
+
+ Tra i muti casolari odi frequente
+ il suono che rimbalza sull'incude:
+ è Bellincion, che colle braccia nude
+ batte il ferro rovente.
+
+ Ei sta fosco Vulcan da mane a sera
+ al mantice, al martel, alla tenaglia:
+ batte, inchioda, arroventa, il ferro scaglia
+ rosso nell'acqua nera.
+
+ Copron serrami e toppe aspre e ferraglie
+ l'affumicata volta della muda:
+ ansa la vampa sulla carne ignuda
+ le sue stridente scaglie.
+
+ Grida al compagno e cade in una dura
+ danza la solfa delle salde braccia:
+ tuona il martel, che rompere minaccia
+ le costole a natura.
+
+ Se il vino canta e scalda il sentimento,
+ piomban sì giusti i colpi del martello,
+ che la torre merlata del castello
+ balla sul fondamento.
+
+ Quindi egli siede ai caldi occhi del sole
+ sull'uscio e in così grasse risa il pane
+ accompagna che fuggono lontane
+ le donne alle sue fole.
+
+ Oppur si piglia in braccio o sui ginocchi
+ un suo vezzoso bambinel di latte:
+ e le morbide incudini gli batte,
+ soffiandogli negli occhi.
+
+ Dell'uom barbuto e nero il picciol fiore
+ mitiga i sensi e le parole audaci:
+ scendon spesse carezze e scendon baci
+ che fan rovente il cuore.
+
+
+
+
+ I VECCHIETTI
+
+
+ --Quanti anni son passati, Anselmo? venti
+ trent'anni che si viene insiem noi due
+ a goder questo fresco?
+ --Se ti senti
+ ancor padrone delle gambe tue,
+ o che importano i venti ed i trent'anni?
+ ognun si aggiusta colle forze sue.
+ --Sta ben! ma Giovannin non è Giovanni;
+ e settant'anni sulla gobba un peso
+ sono, che pesa settecento affanni.
+ --Settanta è un bel fardello, ben inteso...
+ --Or ti zoppica il pie'....
+ --Ti manca il fiato:
+ --L'occhio ti trema dalla luce offeso:
+ --Lo ragazze non sanno che sei nato:
+ --D'accordo.... le ragazze. Oh che vorresti
+ che inseguissero quello ch'è scappato?
+ --Di dosso, gua', ti cascano le vesti:
+ --E gli scalini? un sito non c'è dove
+ non sian tropp'alti, orribili, molesti.
+ --Se fai di camminar tre o quattro prove,
+ sudi in gennaio e ghiacci sotto il sole;
+ è brutto quando è bello e quando piove.
+ --Per me il difficil sta nelle parole:
+ penso a curato e dico cardinale,
+ e la gente non sa quel ch'uno vuole.
+ --E le gazzette?
+ --Se le stampan male!
+ --E quel che stampan?
+ --È l'ira di Dio
+ d'ogni ordine politico e morale.
+ --Non è che un litigar sul tuo sul mio,
+ di cani e gatti un odio vergognoso.
+ --E le leggi?
+ --Le leggi un arruffìo.
+ --Davanti a questo vivere odioso,
+ se l'impiccarsi un'eresia non fosse,
+ cosa indegna d'un uomo religioso,
+ guarda m'impicc.... uh! uh!
+ --Gianni, che tosse!
+ e che ci fai?
+ --È un mese che la curo.
+ --Provasti le pastiglie Delafosse?
+ --Fanno bene?
+ --È il rimedio più sicuro.
+ --Dove si piglian?
+ --Sai, quello speziale
+ che sta vicino a San Giovan sul Muro...
+ --Corro. Non vo' che invecchi, io, questo male.
+
+
+
+
+ LE DUE POESIE
+
+
+ --Buon dì, signor Maestro.
+ --Bravo, sei tu, Marcello?
+ e a quando queste nozze?
+ --A quando? Iddìo lo sa.
+ Son disperato e temo già d'esser fritto e bello
+ spacciato.
+ --O che mi dici?
+ --Che l'è un'iniquità.
+ S'è messa sui puntigli, mi fa le brutte scene:
+ dice che non mi vuole e non vuol dir perchè.
+ --Un caso grave insomma. Però tu le vuoi bene.
+ --Lo cerchi come il mio un altro ben, se c'è.
+ --Ci vai?
+ --La non mi guarda.
+ --Scrivi una bella lettera,
+ in cui le tue ragioni esponi come va.
+ Le dici che tu l'ami, che sol disposto.. eccetera..
+ a far ogni promessa.
+ --Sta bene, ma c'è un ma.
+ Lei sa come si scrive noi dotti poverini:
+ il nome o bene o male, un te lo mette giù;
+ ma il core ti s'impiglia in mezzo a quegli uncini
+ per poco che tu voglia estenderti di più.
+ Se lei me la scrivesse la lettera?
+ --Ti pare?
+ e che le devo dire?
+ --Ma scriverla per me.
+ --S'intende, la tua Lisa non te la vo' rubare.
+ --Le dica che fa male, che una ragion non c'è,
+ Le dica che non dormo da dieci notti intere,
+ che così non la posso durare un pezzo ancor;
+ che se proprio si ostina e non mi vuol vedere
+ io.... io.... per quanto è vero che credo nel Signor,
+ io che ho già la febbre e l'anima avvilita
+ uno di questi giorni una pazzia farò:
+ o che mi ammazzo...
+ --Aspetta che trovo una matita;
+ --o ammazzo lei, capisce?
+ --Lisa? ammazzarla? oibò!
+ --Se buono sono e tenero, non c'è ragion, perdio,
+ che come un can soffrire mi facciano così:
+ e se c'è qualche terzo che tocca ciò ch'è mio,
+ scriva pure che come mi vede adesso qui,
+ non ho paura. Venga colle ragioni sue,
+ foss'anche il brigadiere, in un campo quaggiù,
+ Scriva che, se li trovo, li ammazzo tutti e due,
+ come due can' li ammazzo.
+ --È amor questo, Gesù?
+ O falso è Metastasio od io son rimbambito
+ senza capir un'acca di quel che sia l'amor.
+ --Ora però ha capito.
+ --Capito, arcicapito.
+ --Li ammazzo tutt'e due.
+ --_Accetta, o bella, un fior!_
+ --Se non mi farà piangere, morir di crepacuore,
+ se ancora la mi stende con cortesia la man,
+ non più vino e bestemmie, ma sol casa ed amore
+ sarò per lei, paziente, onesto cristian:
+ dica che tutti gli angeli non valgono un capello
+ della mia Lisa e un bacio di lei vale per me
+ il sol, il paradiso....
+ --... la luna... Tu bel bello
+ mi fai scrivere un libro.
+ --Ma lei saprà cos'è
+ questo tormento e a lei non manca la grammatica,
+ E Dio la benedica, Maestro; tornerò.
+ --Addio: ma in queste cose che conta è più la pratica,
+ la pratica, la pratica, ahimè, che più non ho.
+
+
+ O divo Metastasio, ed io son rimbambito,
+ credendo che una cosa fosse così così
+ tra il chiaro della luna e il giùggiolo candito,
+ Amore... C'ingannammo: e t'ingannai, Mimì.
+ Perdona alla grammatica, perdona anche ai poeti,
+ mia vecchia, e facciam voti che si rinasca ancor.
+ Ma se si torna a nascere, restiamo analfabeti,
+ perchè l'altra non guasti la poesia del cuor.
+
+
+
+
+ LA SARTINA
+
+
+ --Aiuto, aiuto, olà... di quà... correte,
+ S'è buttata nell'acqua una ragazza.
+ --O poverina! com'ha fatto? è pazza?
+ --Sarà la storia solita, sapete.
+
+ --La portan fuori.
+ --Bravo il bersagliere!
+ --È morta?
+ --Vuol spirare ogni momento.
+ Indietro.... per di quà... fate piacere,
+ Oh signor benedetto, che spavento!
+
+ --L'avete vista?
+ --O Vergine dolorata,
+ Ha un viso bianco come un pannolino.
+ Fa la sartina ed era innamorata
+ D'un zerbinotto.
+ --È morta?
+ --Il signorino,
+
+ Quando fu stufo ha dato un bel saluto
+ (È la solita storia!) alla biondina.
+ --Per divertirsi è buona la sartina,
+ Ma si sposa il vestito di velluto.
+
+ --Gliel'ha scritto.
+ --E la Clelia?
+ --Nulla ha detto.
+ Pareva anzi, a vederla, indifferente:
+ Se il traditor le aveva il pugnaletto
+ Ficcato in core, che ci fa la gente?
+
+ --Stette tranquilla tutto il giorno. A scuola
+ Andò siccome il solito: non dette
+ Alcun segno di smanie o di vendette,
+ E a casa non ne disse una parola.
+
+ --Cenò colla sua mamma; e quando questa
+ Fu andata a letto, scese sullo spalto
+ Ch'era già buio e raccolta la vesta,
+ Si buttò dentro l'acqua con un salto.
+
+
+
+
+ ANGELINA
+
+ PER NOZZE
+
+
+ Madonna, a cui degli Angeli è il bel nome
+ e l'innocente riso,
+ s'io possedessi il delicato stile,
+ onde vanno lodate ancor le chiome
+ di Laura e lo saranno eternamente,
+ farìa di voi, Madonna innamorata,
+ innamorar la gente.
+
+ Un lieto spiritel d'amor gentile
+ saltò nel core a Quei che in voi si specchia
+ come in sua dolce stella;
+ mentre che passa il giovinetto aprile,
+ ite al trionfo dell'amor, voi bella
+ ed egli forte di virtute onesta;
+ ite e vi accolga nel suo caldo raggio
+ padre fecondo il Maggio.
+
+ Se ciò Ragione con Amor comanda,
+ altro non resta a noi
+ che il coglier fiori e fare una ghirlanda.
+
+
+
+ MARIA
+
+ PER NOZZE
+
+ ..........................................
+ O ridente Maria, picciolo albergo
+ come alveare ove l'industria e l'arte
+ alzan piccioli lari, ove si accosta
+ il desiderio a mendicar sommesso
+ e frettoloso vi fiammeggia il sole,
+ queste le nostre case. Alla finestra
+ ove per uso sederai traendo
+ il filo entro la chiara onda del giorno
+ l'ore vedrai discendere graziose
+ come foglie da scossi alberi al vento
+ sulla tua testa e sul tuo cuor, Maria,
+ e te beata!--il cielo innanzi aperto
+ una picciola selva ivi raccolta
+ sul davanzal e giù nel sottoposto
+ giardin il verde tremulo che sale
+ dolce al guardo teatro e alla speranza:
+ Il saltellar, il cicalar perduto
+ dei passeri sul tetto allor che accade
+ pien di pace il meriggio; e il suon d'un passo
+ che ritorna improvviso a te le care
+ queste saranno ripetute gioie
+ che, traboccando, non sa dar la spuma
+ del profano piacer.
+
+ Altre dell'ara
+ domestica languir lascian la fiamma
+ vestali dissipate: ad altre il gioco
+ piace e la mesta vanità di un'ora
+ agitata ove più ferve il periglio
+ men di pugnar che d'esser vinte altere:
+ Tu, sacrata dal pio raggio materno,
+ uscita or or dalle materne dita,
+ farai tua festa il governar, succinta
+ Penelope al mattin, in pria che l'ora
+ entri a rider d'entrambi: e poi col canto
+ non meno sgombrerai dagli occhi altrui
+ che dagli angoli intorno la tristezza:
+ finchè non torni ripercosso in molte
+ labbra il tuo riso tenero nascente
+ a far la casa risonar del padre,
+ come al sol che li scalda alzano i nidi
+ un mormorio che tutto agita il bosco.
+
+
+
+
+ L'ACQUA E IL SASSO
+
+
+ Dice l'Acqua al Sasso:--Io garrula
+ Rompo al monte gli aspri fianchi,
+ Fresca scendo ai campi, agli aridi
+ Cespuglietti, ai fiori stanchi:
+ Di mia voce apro il silenzio
+ Delle valli e rido al cielo:
+ Sempre lieta ad un'incognita
+ Meta io scivolo ed anelo.
+ Quando mai tu muovi un passo?
+ Nel mio corso io sono il simbolo
+ Del progresso che si avanza....
+
+ --Ed io sono la Costanza!--
+ In suo cor brontola il Sasso.
+
+
+
+
+ IL SORRISO
+
+ (_Duetto per Mandolino e Chitarra_)
+
+
+ IL MANDOLINO - Ridi, sorridi, Carolina: il riso
+ Al cuore è un elisir soave....
+ LA CHITARRA - e buon.
+
+ IL MANDOLINO - Più dei colori di un lieto viso,
+ Più che la pallida malinconia,
+ Che l'occhio ottenebra talvolta a sera
+ Della pensosa padrona mia,
+ Più che la bionda treccia o la nera.
+ O Carolina, amo il sorriso,
+ Ridi, sorridi, mentre è primavera
+ LA CHITARRA - Chi tardi ride ride fuor di ton.
+
+ IL MANDOLINO - Se come morbide piume le nude
+ Mani trascorrono alla carezza
+ E fanno spesso pallido il viso,
+ Come sul mare vivida brezza,
+ Che i flutti increspa, erra il Sorriso
+ E il mar dell'anima agita, schiude.
+ Ridi, sorridi e lascia che l'ebbrezza
+ Dello spirito scorra..
+ LA CHITARRA - in lieto suon.
+
+ IL MANDOLINO - Altri di Venere vanti le rose
+ E il pie' che candido il marmo imita,
+ O vanti i glauchi occhi di mare.
+ Sol nel sorriso scorre la vita
+ E rider senti tutte e parlare
+ Quante già furono donne amorose.
+ Ridi, sorridi e lasciati adorare.
+ LA CHITARRA - Chi non ride è una mummia od un birbon
+
+
+
+
+ PREDICHETTA
+
+
+ --Sì, vivremo al di là, belle signore,
+ Del ciel a tutti aperta è la gran strada,
+ Ma non si deve credere
+ Che bastino i rosari o che si vada
+ In carrozza alla casa del Signore.
+
+ E non basta tienimeli, ve l'assicuro,
+ Il far di magro e d'olio, o al Santo Padre
+ Mandar ricami e ninnoli
+ O a rischio di parere più leggiadre
+ Vestirsi la quaresima di scuro.
+
+ Perchè possa al di là viver ciascuno
+ È della fede mia primo argomento
+ Che è d'uopo saper vivere
+ Molto bene al di quà, fare per cento
+ Il bene e non vantarsene per uno.
+
+ Chi sè confronta spesso al poverello
+ E sol per sè non si condisce il pane
+ Costui potrà risorgere
+ Nell'alba luminosa del domane,
+ Che preludia ad un vivere più bello.
+
+ Chi si contenta perchè mai di pianto
+ Fe' spargere una stilla e tutto ha sciolto
+ Verso il fratello il debito
+ In fredda pace dormirà sepolto,
+ Ma l'alba non vedrà del Giorno santo.
+
+ Sol chi dai cuori toglier sa le spine
+ E ristorar gli inariditi steli
+ O sa pietoso scorrere
+ Sull'umano fallir.... quei rompe i cieli
+ E schiude il tempo che non ha più fine.
+
+ Voi non vivrete bigottine avare,
+ Che offrendo al _Sacrè Coeur_ l'essenza e il fiore
+ Dei vostri oziosi spiriti,
+ Or cercate all'altar, ora all'amore
+ Un passatempo che non sia volgare.
+
+ Chi troppo il corpo suo carezza e loda
+ Non andrà tra gli spiriti immortali
+ Che a Dio fan corte e gloria;
+ All'alto volo si domandan ali
+ Che Parigi non mise ancor di moda.
+
+
+
+
+
+ FESTE E GLORIE
+
+
+
+
+ BRINDISI DEI TIPOGRAFI
+
+ FERRAGOSTO
+
+
+ Stampiam nel vivido
+ Color del vino
+ L'allegro brindisi;
+ L'ore s'affoghino
+ Del reo destino
+ In fondo al calice.
+
+ _Coro_ Stampiam col vino.
+
+ Un giorno i monaci
+ Sopra i salteri
+ Alluminavano
+ I larghi margini
+ Curvi e severi
+ Coi volti pallidi.
+
+ _Coro_ Sopra i salteri.
+
+
+ Taceano i gotici
+ Archi, o soltanto
+ Le malinconiche
+ Ore del vespero
+ Rompeva il canto
+ Tetro di Davide.
+
+ _Coro_ Sia lieto il canto.
+
+
+ Ecco di Guttemberg
+ L'arte risplende!
+ Come dal Sinai
+ In nuove tavole
+ Ecco discende
+ La legge ai popoli.
+
+ _Coro_ Onore a Guttemberg.
+
+
+ Scosse dal magico
+ Spirto inquïeto
+ Dal chiostro fuggono
+ Sciolte le lettere
+ Dell'alfabeto
+ In nozze libere.
+
+ _Coro_ Dal chiostro fuggono
+
+
+ Si sbigottiro
+ Alla malìa
+ I vecchi secoli:
+ E si difesero
+ Con una pia
+ Giaculatoria.
+
+ _Coro_ Si sbigottirono
+
+
+ Noi di fuligine
+ Suffusi e forti,
+ Urtiam le macchine,
+ Che acute strillano
+ Destando i morti
+ Dentro la polvere.
+
+ _Coro_ Sorgono i morti.
+
+
+ Ai colpi cedono
+ Della tempesta
+ I monti. Ai ruderi
+ Cedono i ruderi:
+ Il _libro_ resta
+ Tempio granitico.
+
+ _Coro_ Il libro resta.
+
+
+ Cedono al vecchio,
+ Che gli anni fila,
+ Sfingi e Piramidi,
+ Ed è l'_Iliade_
+ De' suoi tremila
+ Anni ancor giovane.
+
+ _Coro_ Cantiam l'_Iliade_
+
+
+ Stampiam nel vivido
+ Sangue latino
+ La bella Italia
+ Cinta di lauro.
+ Stampiam col vino
+ Viva l'Italia.
+
+ _Coro_ Viva l'Italia!
+
+
+ Stampiam sugli angoli
+ Del Bel Paese
+ Dei nostri martiri
+ Che trapassarono,
+ Le sante imprese,
+ Le glorie, il numero.
+
+ _Coro_ Onore ai martiri!
+
+
+ Al lieto applauso
+ L'ombre usciranno
+ Del vecchio Panfilo,
+ Degli Aldi a bevere
+ Il vin dell'anno
+ Nuovo in un brindisi.
+
+ _Coro_ Sia gloria a Panfilo
+
+
+ Dei nostri pargoli
+ Nel bel candore
+ Stampiam la vergine
+ Fede coi teneri
+ Baci.--L'amore
+ Stampiam nell'anima.
+
+ _Coro_ Stampiam l'amore.
+
+
+
+
+ A VICTOR HUGO
+
+ SALMO
+
+ _Anno 1885_
+
+
+ Tu muori, o te felice, ultimo vate,
+ A cui sorrise eterna giovinetta
+ La gloria, a cui sorride oggi la morte.
+
+ Bello è il morir ove chi passa incontri
+ Già festeggianti sull'aperta via
+ Le create speranze pellegrine.
+
+ Ahi tristo se allo spegnersi del sole
+ Non si ralluma una segreta lampa
+ Nella cella del cor! Piomba la creta
+
+ Negli abissi dell'umida spelonca
+ Ove regna la morte e si dissolve
+ Anche l'amore al crepitar dell'ossa.
+
+ A Te i campi si schiudon della luce,
+ A Te l'azzurro padiglion del cielo,
+ E il fluttuante mar dell'infinito.
+
+ Dalla soglia del mondo anche dipartono
+ Teco i fantasmi del tuo santo core:
+ E come nebbia in un baglior di sole
+
+ Volano teco ove in lor patria stanno
+ I sogni e stanno l'anime fanciulle
+ Delle belle fanciulle e degli eroi.
+
+ Ecco vengon dai gotici segreti
+ Di_ Nostra Donna_ le vaganti istorie,
+ Teco vengon le mitiche leggende
+
+ Cozzanti nel rumor aspro dell'armi
+ E i regi e le fortune alte di Francia
+ E il pianto e il core dell'afflitto Reno.
+
+ A Te vengono incontro in un sereno
+ Nembo di fiori e di farfalle i bimbi
+ Come a padre gentil--Salve--gridando,
+
+ --Candido vecchio, o coronato araldo
+ Della pace, o signor del dolce canto,
+ Che porti in ciel la voce della terra.
+
+ --Noi siamo i sogni, le speranze, gli astri,
+ Che tu chiamavi coi notturni inviti,
+ O poeta, noi siamo gl'Ideali.
+
+ --Noi, se ci prega un pio col mesto canto,
+ Scendiam nei solchi arsi dal sol e siamo
+ Ai solchi la rugiada mattutina.
+
+ --Noi scendiamo alla culla ove sospira
+ L'orfanello ed entriam larve ridenti
+ Nella rete dei suoi teneri sonni.
+
+ --Obbedienti al delicato incanto
+ Delle tue dita scorrerem di fiori
+ A seminar la terra, e di sorrisi,
+
+ --Finchè ritornerà sopra i gradini
+ Del tempo l'armonia della tua cetra
+ Finchè un sospir mandi dal cor Natura--
+
+ O vivi, o gente altera ed infeconda,
+ Più amor non freme nell'umana selva?
+ Ahi, la voce di Lui spinta dal vento
+
+ Come una voce d'organo si perde
+ Nei silenzi del ciel!--Col suo poeta
+ Muore un raggio di Dio sopra la terra.
+
+
+
+
+ ALL'ITALIA
+
+
+ Madre ritorna, Italia,
+ Madre de' figli tuoi,
+ Lascia l'amor de' fatui
+ Ed adiposi eroi,
+ Che di lor ciancie assordano
+ I monti, i lidi, i piani:
+ Dai baci onde son viscide
+ Asciugati le mani.
+
+ Non più rugosa suocera
+ Di trapassati tempi
+ Vantar ti senta i palpiti
+ E gli ammuffiti esempi;
+ Ma d'una gente libera
+ Che i campi suoi lavora,
+ In guarnellin più semplice,
+ Ringiovanita nuora,
+
+ Ti vegga al sole, all'aria
+ Nude le spalle e bruna
+ Tra messi d'oro e pampini
+ Coglier la tua fortuna.
+ Così forse pel Tevere
+ Di sangue ancor non rea
+ Venne l'antica Ausonia
+ Ad incontrar Enea.
+
+ Il vecchio elmo di Scipio,
+ Che ti stracciò la chioma,
+ Lascia alla morta polvere
+ Dell'infeconda Roma.
+ Sorgi, fanciulla, al tenero
+ Sospir d'un nuovo amore
+ Di nuove nozze a tessere
+ La veste tricolore.
+
+ Stesa la mano al vomero,
+ Cinta di fiori e spiche,
+ L'opere tue vendemmia
+ Sulle memorie antiche:
+ Forte dall'urne esauste
+ Di mutola rovina
+ Il risonante spirito
+ Aliti la fucina.
+
+ Se della lenta gondola
+ Già il dondolar ti piacque,
+ Dal lido a lidi incogniti
+ Ti chiama il ciel dell'acque
+ Novellamente a stendere
+ Le forti reti d'oro,
+ Che ad asciugar Venezia
+ Appese al Bucintoro.
+
+ Più che del flauto il morbido
+ Suon della luna ai rai,
+ Ti sia dolce la musica
+ De' striduli telai,
+ Sì che procace e cariche
+ D'oro le mani, il rude
+ Vicin non torni a ridere
+ Di tue bellezze ignude;
+
+ Nè de' tuoi cenci, o misera,
+ Schifi il tesoro immondo,
+ Che il freddo aspro sparpaglia
+ Per l'ampie vie del mondo:
+ Nè più muoia di lagrime
+ Sommersa la parola,
+ Che lieta nasce a Portici
+ Canzone o barcarola.
+
+ Ch'io vegga, ove la querula
+ Rana la morte insulta,
+ Uscir dai rovi indomiti
+ Della maremma inculta
+ Al tocco della giovane
+ Tua man gli aranci in fiore...
+ Oh chi mi vieta un agile
+ Sogno, un sospir d'amore?
+
+ Voi no, nell'armi attoniti
+ Irruginiti eroi,
+ Voi no, rochi di fatue
+ Ciancie... Chi parla a voi?
+ Ai baldi, ai forti, ai vergini
+ Cuori distende il canto
+ Oggi il poeta e mormora
+ Un requie al camposanto.
+
+
+
+
+ ODE A VERDI
+
+ _Febbraio 1887_.
+
+
+ Se ricordi, il luogo è questo
+ Dove un giorno al suon di spade
+ Saltellanti per le strade,
+ E fra pali insanguinati,
+ Dei Crociati
+ Intonasti il pio lamento,
+ Che le cento
+ Dell'Italia torri scosse,
+ Ed i morti sobbalzare
+ Fece all'orlo delle fosse.
+
+ Era pien di gridi il vento,
+ Pieno il mare:
+ E venìa per le lontane
+ Terre il suon delle campane
+ Calde ancor della battaglia.
+ O momento!
+ Il cader delle tue note
+ Era maglio che percote,
+ Era incendio entro la paglia.
+
+ Morta è l'aria. Più non viene
+ De' tuoi numeri prigione
+ Mista al suon delle catene
+ D'Israello la canzone.
+ Tace il monte e tace Scilla
+ Che balzò, divino Araldo,
+ Del tuo Vespero alla squilla.
+ Chiuso è il cielo. Sui gradini
+ Dell'altar spenta è la face
+ Dell'Idea
+ Che agli italici destini
+ Nel crepuscolo splendea.
+ Nella cenere dei morti
+ Vedi i gelidi risorti
+ Ricercar, se sopravanza,
+ Una brace
+ Per accender la speranza.
+
+ "Dare, avere--avere e dare"
+ Ecco l'inno che borbotta
+ Or la gente al santo Affare
+ Curva e ghiotta
+ Sul messale a conteggiare;
+ A noi figli di mercanti
+ Bella musica è il tintinno
+ Del marengo quando rotola
+ Nella ciotola.
+
+ "Dare, avere--avere e dare"
+ Questo è il santo intercalare,
+ Questo è l'inno,
+ Che prostrato gracchia il coro
+ Fra gl'incensi al vitel d'oro.
+
+ Già nel tempio, ove solea
+ Sparger fiori ed ire sante
+ La bell'arte, una platea
+ Fescennina adora inchina
+ L'Elefante.
+ Cerco invan pudor di gota
+ Ove ignuda salta e strilla
+ una gallica sibilla
+ A sè stessa sola ignota.
+
+ Se dal ciel ove dimori
+ Nella luce benedetta
+ Della gloria, in mezzo ai cuori
+ Non ci scagli una saetta,
+ O Signor degli alti canti,
+ Una gente di mercanti,
+ Che non canta e che non prega,
+ Farà tempio la bottega.
+
+ Ma tu puoi, tu che raccogli,
+ Eco eterna di natura
+ Nella mano
+ Il fragor dell'uragano;
+ Tu che togli
+ Alle selve, al mar, all'etra
+ L'armonia che scande i cieli;
+ E tra i fili della cetra
+ Tu che Dio soffermi e sveli;
+ Tu che cinto d'alti canti
+ Quest'erranti
+ Muse ancor ritorni a noi;
+ Sì, tu puoi,
+ Stretta in man l'antica tromba,
+ Trarne un suon aspro di rame,
+ Che ci tolga dallo strame,
+ Che ci svelga dalla tomba.
+
+ La coscienza antica e sorda
+ Più non ha che questa lenta
+ Delle sette ultima corda:
+ Se a temprar l'affetto e il canto
+ Una mano non si attenta,
+ Onde scorra agile e pia
+ Della vita l'armonia,
+ Sul liuto, ahimè! del core
+ Il dolor va senza pianto,
+ Senza voce erra l'amore.
+
+
+
+
+ ALLA TOMBA
+ DI RE VITTORIO EMANUELE II
+
+ CAVALCATA
+
+ _Anno 1885_
+
+
+ Vidi apparir sulla strada romana
+ Che le rovine del Foro discende,
+ Su scalpitanti cavalli una strana
+ Torma di spirti, il fior delle leggende.
+
+ Uscian dall'urne ove giacciono i morti
+ Quale ciascuno il tempo seppellì:
+ Chiusi nell'armi venivano e forti
+ Entro i sereni splendori del dì.
+
+ Quanti mietè paladini la spada,
+ Quanti del Cedron riempion la valle,
+ Quanti ne vide la bella contrada
+ D'Adige e Po, Normandia, Roncisvalle.
+
+ Quanti portaron la lancia in torneo
+ Dell'armi degni e degli sproni d'or,
+ Passano tutti in trionfal corteo
+ Sotto l'arco di Tito Imperator.
+
+ Viene con lor Carlo Magno di bruno
+ Ferro coperto, imperator sovrano,
+ E secolui catafratto ciascuno
+ Che strinse la quirina aquila in mano.
+
+ Cesare vidi e Traiano che tante
+ Armi distese e nel marmo effigiò,
+ E molle nella porpora fiammante
+ Quei che all'Imperio le leggi dettò.
+
+ Viene con lor su tedeschi cavalli
+ Ezio terror dell'Unnica rapina,
+ E Stilicon che sugli ultimi valli
+ Vide spirare la virtù latina.
+
+ E dietro ancor la selvaggia coorte
+ Seguo sonando dei barbari re,
+ Con Berengario primo a cui la sorte
+ La corona di ferro indarno diè.
+
+ Ecco sen vien Arduino d'Ivrea
+ Dentro il cappuccio del suo mesto sajo,
+ Ma le vive speranze ond'egli ardea
+ Mandan dagli occhi bagliori d'acciajo.
+
+ Passano cento, ne seguono cento,
+ Dai campi sorgono e dalle città:
+ Passati gli elmetti d'or del cinquecento,
+ Sforza, Ferruccio, Gaston di Foà.
+
+ Le variopinte tue divise ancora
+ Vidi e le piume e i kolbacchi di pelo,
+ Che scongiurar una terribil ora,
+ Eugenio, quando respinta dal cielo
+
+ Roma tremò che non vedesse il corno
+ Della fatal mezzaluna e gridò.
+ Ma da Belgrado non fe' più ritorno
+ Chi la tua spada, o Savoia, provò.
+
+ Ride di luce il ciel sopra la strada
+ Che le rovine del Foro discende,
+ Ecco un rullo che par fulgor che cada,
+ È la Gran Guardia che mai non si arrende.
+
+ Viene ancor esso e non agita il ciglio
+ Placido il Grande Imperator crudel:
+ E il bel delle battaglie Angel vermiglio
+ Incalza i Mille e ne fiammeggia il ciel.
+
+ Tanta immortale semenza di prodi,
+ Che nel sol mattutin s'agita, parmi
+ Un trionfo di Numi.--Lontan odi
+ Al Panteon salir l'onda dell'armi.
+
+ E mille voci di sotterra uscite
+ Alzano il grido: "Salute, o gran Re!
+ Noi di tre storie larve impallidite
+ Come a signore ci prostriamo a te.
+
+ Salve, o gran Re, nella tomba securo,
+ O dell'Italia paladino amante.
+ Al suo dolor le tue lagrime furo
+ Non men dell'opre gloriose e sante.
+
+ Per te fu vista una virtù risorta
+ Distender l'ali cinta dell'allor,
+ E d'una gente che pareva morta
+ Sangue stillar l'inaridito cor.
+
+ Pria che l'amor del tuo popolo e prima
+ Che cessi il verde onor della tua gloria
+ Nel mar sommersa andrà l'ultima cima
+ Dell'Appennin, o mentirà la Storia".
+
+ Mentre del canto ancor l'aer risona,
+ Galoppa il bell'esercito pel ciel.
+ Ma Carlo Magno lascia la corona
+ E la spada Bajardo sull'avel.
+
+
+
+
+ I FRATELLI CAIROLI
+
+ _Per l'inaugurazione del monumento Cairoli in Pavia_
+
+ Maggio 1900
+
+
+ Balzan dal bronzo squallidi com'ombre
+ Vaganti in aria bruna
+ Nel silenzio de' cuori e di fortuna.
+
+ Ma vermigli di sangue entro i fulgori
+ Dell'armi, vivi passeggiar la terra
+ A seminar la guerra
+ Delle sorti fatali.
+
+ _Italia, Italia_, era il bel grido. A noi
+ Gente che tace
+ Gridan dal bronzo i giovani immortali
+ _Ah! non sia morte il sonno della Pace!_
+
+
+
+
+
+ PARTE III
+
+ GLI INTIMI SENSI
+
+
+
+
+ SUL CAMPO DELLA BATTAGLIA
+
+
+ I.
+
+ Venimmo al bivio e:--Qui--disse la guida
+ (Un veteran tedesco)--qui si ruppe
+ La legion dei francesi. Entro la fossa,
+ A cui bevono i prati, a cento a cento
+ Incalzati cadevano travolti,
+ Dai nostri. I moribondi brancicando
+ Tiravan dentro i vivi e senza ponte
+ Vi passò lo squadron della Gran Guardia
+ Coi pesanti cavalli. Altri sul posto
+ Disceser dei caduti e novamente
+ Si contrastò, fin che si vide il mucchio
+ Emergere dei morti e far parete
+ Ai combattenti. Allor fu che dal colle
+ La mitraglia tedesca e morti e vivi
+ Spazzò via come volano le stoppie
+ Per il campo al soffiar dell'uragano.
+ Un bel colpo, perdio! ma finalmente
+ Verso sera potè l'imperatore
+ (Che Dio salvi) passar colla sua scorta.
+
+ * * *
+
+ Proseguimmo pel campo. Essa era pallida
+ Come uno spettro e nella mia mettendo
+ La sua mano e coll'altra i lembi sparsi
+ Stringendo della veste:--Ahimè!--proruppe--
+ Non lasciar che mi afferrino codesti
+ Poveri morti!
+
+ * * *
+
+ Il veteran cortese,
+ A cui già sorridea dei quattro marchi
+ Il lucente ideal, seco ci trasse
+ Verso un ponte e:--Di qui--disse segnando
+ Colla man la via lunga che discende
+ La sodaglia--passò dopo la rotta
+ Il sesto fanteria, quando improvviso
+ Si ruppe il ponte al saltar della mina;
+ Pel diavolo, un bel colpo! Ancor si scava
+ E trovan ossa e ciondoli e nell'oro
+ Chiusi sottili ricciolotti d'oro.
+
+ * * *
+
+ La meschina, la man sempre nascosta
+ Nella mia, balbettò tutta tremante:
+ --Quali voci usciran quindi di notte
+ Da queste zolle? e come sboccia ancora
+ Da tanto sangue un fiore?
+
+ * * *
+
+ Il veterano
+ Ci condusse a veder il freddo ossario
+ Che raduna gli avanzi. Ergesi in vetta
+ Al poggio, in mezzo ai pallidi cipressi
+ La smorta cripta, a cui salì per breve
+ Scala color di cenere. Un disteso
+ Leon sta sulla porta e va dicendo:
+ _Qui riposa il valor_. Escono a fregio
+ D'eroico stil sull'orlo delle lunghe
+ Finestre i nudi teschi degli eroi
+ Avidamente per le vuote occhiaie
+ Beventi il sol. Intorno scende e tace
+ La mal colta campagna e tace un bosco
+ Pien di sinistri agguati e di rimorsi.
+ Ella si strinse anche di più vicina
+ Al mio cor timorosa e mentre l'uscio
+ Del buio cimitero cigolava
+ Sui rauchi chiovi a palesar la ridda
+ Degli stinchi, inciampò lì sulla soglia,
+ Quasi in un fiero ed insolente oltraggio
+ Che l'afferrasse:--Oh! lascia ch'io mi sieda--
+ Disse--qui sui gradini all'aria e al sole:
+ Non per questo siam nate.
+
+ * * *
+
+ Il veterano
+ Tutta sapea di quelle tibie infrante
+ L'epica istoria, e ballottando i crani
+ Nella tremula man, tutta mi sciolse
+ La leggenda dell'odio ch'ei ricanta
+ Per quattro marchi ed un bicchier di birra
+ Com'è descritta in violente note
+ Sopra la scorza logora dell'ossa.
+
+
+ II.
+
+ La man levata a maledir proruppi
+ Allor dall'infocata ira travolto:
+ --Il sol piombi feroce su quest'erbe
+ Polverose, nè rivolo discenda,
+ Nè rugiada sull'arida sodaglia
+ A ristorar la maledetta creta,
+ Che di sangue fremente un giorno ingorda
+ S'inebriò. Tal sia. Possa ogni campo,
+ Che vide un giorno scempio scellerato
+ Far di natura e dell'umano affetto,
+ Inaridir così nelle sue glebe!
+ Sia maledetto il pan che da una spiga
+ Sanguigna spremi e possa a' tuoi figliuoli
+ Saper sì triste, che ciascun lo sputi
+ In terra e sia di vermi anche ribrezzo!
+ Non dei nidi di festa, non di molle
+ Usignol suoni il pianto ove il ruggito
+ Corse d'umane belve e scese il ferro
+ La vita a lacerar nei palpitanti
+ Visceri umani!
+
+ * * *
+
+ Consacrato altare
+ È il cuor dei figli al naturale amore,
+ Ove il trofeo dei padri si conserva
+ E pendono le pie vostre corone
+ Sempre verdi di preci e di sospiri,
+ Povere madri; ma vi reca il piombo
+ Rovina e morte. Maledetta taccia
+ L'aria che intese e gli ultimi raccolse
+ Arsi singhiozzi. Rondine non spieghi
+ Per la maligna landa irta di scheltri
+ Le memorie del mar liete e del cielo,
+ Ma sol vi gracchi la nera cornacchia
+ Dai tristi auguri e vagoli l'irsuto
+ Can che la bava della febbre asciuga
+ Nelle amare ginestre. Ove la buona
+ Pietà fu morta, cessi anche il profumo
+ Dei fiori sacri alla pietà dei morti,
+ Dei fiori sacri al crine delle spose,
+ Dei fiori onde l'altar si veste e ride.
+
+ * * *
+
+ A queste mie singhiozzanti parole
+ Essa mi porse lagrimosa il volto
+ E singhiozzando meco:--Oh! non per questo
+ Siam nate--mormorò--non per comporre
+ I figli nostri trucidati e rotti
+ Nell'empia sabbia! non per questo il duolo
+ Del crear ricerchiamo e le vigilie
+ Ansiose delle culle e non di baci
+ Infiniti copriamo i tenui corpi
+ (Divino incanto) e non le picciolette
+ Mani atteggiam nei lacci d'una dolce
+ Preghiera di perdon! non per nutrire
+ Del latte nostro una terra selvaggia
+ Cerchiam l'amore giovinette e tutta
+ Sveliam la grazia dei sorrisi e il sacro
+ Mister della bellezza. O sciagurate!
+ Tutto il tesor dei seminati grani
+ Per le valli del mondo un sol non vale
+ Grano d'amor che germini nel core
+ D'un tuo dolce fratel. Ma se di tante
+ Vedovate il dolor una non pesa
+ Ragion di ferro, e per le figlie nostre
+ Meglio è morir di spasimo nei tetri
+ Asili delle vedove speranze,
+ Maledetta la man che in sen ci pone
+ Il cuore e in mezzo al cor il mesto affanno!
+
+ * * *
+
+ --Viva l'imperator! disse il canuto
+ Veterano: e baciò stretta nel pugno
+ La mercede che a lor frutta la gloria.
+
+
+
+
+ IL CANTO DELLA PIETÀ
+
+
+ Essa diceva il suo dolor. La voce
+ Scaturiva dal cor come un gorgoglio
+ D'acque interrotte, che fan specchio al piede
+ D'una pallida Niobe di marmo.
+ Anch'essa nata era di carne viva
+ La bella donna e quel suo cuor di sasso
+ Avea pur gorgheggiato entro la festa
+ Degli usignoli, quando april dischiude
+ L'anima ai fiori ed escono i profumi
+ Dalle selve com'onda pia d'incenso
+ Verso un gran dio.
+
+ È allor che si diffonde
+ La giovinezza per il mondo e voce
+ La natura non ha che non diventi
+ Armonia sulle corde d'un pensiero
+ Innamorato. Il cor, come rosata
+ Conchiglia tolta ai ceruli misteri
+ Dell'onda, emana un mistico frastuono,
+ Che vien da un'invisibile e ritorna
+ A una sponda invisibile, tra cui
+ Non anco rugge la tempesta umana.
+ E mi dicea come morì travolta
+ Dalla sterile vita in un'angoscia
+ D'oltraggiate speranze, invan stringendo
+ Nella man l'ombra dei fuggenti sogni
+ Fatti quasi rimorsi. E non bagnava
+ Il suo mesto parlar stilla di pianto,
+ Ch'è pur sì dolce a chi racconta i mali:
+ Ma gli occhi aperti e cristallini tutta
+ Rinfrangean la mestizia del deserto,
+ Ove più non ritorna ombra di bella
+ Cosa passata e sol vi regna il nulla
+ Che ripensa sè stesso.
+
+ Allor si ruppe
+ La pietà del mio cor: e col mio pianto
+ Lei piangendo e le gelide di marmo
+ Piccole mani accarezzando, e tutta
+ Spirando su di lei l'anima accesa:
+ --Ch'io senta, dissi, oh ch'io per te ritrovi
+ Il tuo dolor, oh ch'io per te la piena
+ Versi del pianto mio sulle tue mani
+ A riscaldarle: e la mia mano ardente
+ Ti cerchi il cor fatto di pietra e un fiato
+ Passi della pietà che mi distrugge
+ Per le rigide labbra. A desolate
+ Rovine è vita il pio pensier dell'uomo,
+ Che le penetra spesso, onde par quasi
+ Ch'escan le storie più lontane e torni
+ La voce delle cose. Io so che a qualche
+ Simulacro sepolto la carezza
+ D'un amoroso artefice ha potuto
+ La bellezza ridar d'una divina
+ Luce scomparsa e l'immortal sorriso
+ Che fu delizia già del mondo. O estinta
+ Ove scenda la mia che ti carezzi
+ Spiritual pietà, di fibra in fibra
+ Trascorrerà la vita, delle spine
+ Risentirai la punta e colar sangue
+ Vedrò dalle tue carni e gli occhi pregni
+ Farsi di pianto e trasalir le membra
+ Entro i soavi spasimi--soavi
+ Se ci fan questa vita anche una volta
+ Ritrovar sul cammin della speranza.
+ --Nulla può--mi rispose--a un corpo morto
+ Pietrificato in un dolor eterno
+ Dar vita e forza, non s'altri lo ponga
+ Nelle fiamme del sol. In me già spenta
+ È la memoria d'ogni antico sogno
+ E giace il desiderio in un oscuro
+ Angolo come spada irrugginita:
+ Lascia ch'io posi qui sul mio sepolcro
+ Statua dolente di me stessa morta,
+ In fin che il tempo colla lenta ingiuria
+ poco a poco il mio nome cancelli
+ Dalla pietra e la gialla edera stringa
+ Del mio destin la bruna urna caduta.
+
+ * * *
+
+ Così dicendo, aprì gli occhi solenni,
+ Che parver vuoti d'ogni idea e fece
+ Infine al fondo a me tutta palese
+ L'infinita tristezza. Un senso oscuro
+ Quasi di morte allor mi assalse e curvo
+ Sopra i ginocchi, al suo rigido corpo
+ Appoggiato, intonai l'inno del pianto,
+ A cui dal sen delle dolenti cose
+ Mille voci risposero piangendo.
+ Un fremito mandò scossa la selva
+ Pei rami infranti e dei rapiti fiori
+ Si querelò sul margine il cespuglio
+ Delle rose di maggio. In un lamento
+ Singhiozzando la tortora proruppe
+ Dall'alto nido e raccontò l'angoscia
+ Dei rotti amori. E fin dentro le grotte
+ Del cavo tufo risonò la lenta
+ Storia d'oscure lagrime stillanti,
+ Di cui le ortiche pasconsi e s'imbeve
+ L'orrida spina. Dai meandri, in cui
+ S'appiatta il verme, un susurrìo di duoli
+
+ Venne a narrar come si soffra indarno
+ Di vita fin nell'ultime radici
+ Poi che una legge di dolor governa
+ I sostegni del mondo e sol si pasce
+ Di sè stessa natura. Ecco non una
+ In braccio al vento trema arida foglia
+ Senza dolor, non sfiorasi una siepe,
+ Ma quando autunno misero sparpaglia
+ Per le fredde campagne quasi un sciame
+ D'anime stanche, stridono i viali
+ Che le vedon fuggir e lunghe stendono
+ A lor le braccia gli alberi morenti
+ Sopra i bianchi crepuscoli.
+
+ Più triste
+ Sarìa di quest'uman gregge la sorte
+ Nella valle del duol ove non fosse
+ Della pietà la lagrimosa fonte
+ A ristorar le forze inaridite.
+ Forse a rimedio d'immutabil sorte
+ E d'inconsulto error questa nel coro
+ Ci pose un dio di lagrime sorgente,
+ Che sovra i mali ampia trabocca e spegne
+ Di molti mali il furibondo orgoglio.
+ Sgorga la fonte e qual si apre al ristoro
+ Della rugiada un fior consunto, un fiore
+ Torna così di pallida speranza
+ Sulla tomba dell'anima e diffonde
+ Il non morto profumo. Essa è divina
+ E vien da noi questa bontà del pianto,
+ Che benedice alle morenti cose
+ E le morte consacra. Ai colpi acerbi
+ Della forza che strugge, una gentile
+ Forza che sana contrappone e tragge
+ Dall'ingiuria l'amor. Ove non fosse,
+ Nido di serpi il mondo ed esecrata
+ Sorte sarìa la vita e combattuta
+ Ragion l'amor come tra i ciechi armenti;
+ Ma la pietà che stilla e che ti avvolge
+ Di lagrime in un tiepido lavacro
+ Ti fa più bella pensierosa e santa,
+ Alta ti posa sull'altar del duolo
+ Quasi raggiante, e in te fissarsi è luce
+ Al lontan pellegrin ch'erra smarrito
+ Per la sassosa valle e che già teme
+ D'essere morto o faticosamente
+ Conduce il peso dell'inutil vita.
+
+ * * *
+
+ Un vermiglio color corse le guancie,
+ La man che ghiaccia resistea si sciolse
+ In un tiepor di calde rose al sole;
+ Si schiusero le labbra e fatto indarno
+ Argine all'onda che le gonfia il petto,
+ Proruppe il pianto vincitor dei mali.
+
+
+ SOLITUDINE
+ (_Chiaravalle Milanese_)
+
+ Qui si apre in mezzo ai pioppi, nel profumo
+ Del buon fieno, che a mucchi odora al sole,
+ Il mio regno, Tacete! ogni rancore
+ Di voce è spento e va lento per l'aria
+ La fatica degli uomini nel lento
+ Fumo dei campi. Oh quanto egli è soave
+ L'errar su l'orme di sè stessi, ignoti
+ Agli occhi dei saccenti! oh come il filo
+ Dolce si snoda dei pensieri all'ombra
+ Coperta d'una siepe! ecco ti sfugge
+ Di mano il libro che portasti grave
+ Di logorati sillogismi e stai
+ A leggere te stesso.
+
+ Erra a mancina
+ Una garrula allodola: si stende
+ Un vol di corvi a destra, che fan lunga
+ Macchia nel ciel; là svolgasi nel mezzo
+ Una gloria di nuvoli d'argento.
+ Piena di rotte immagini.
+
+ Se l'ora
+ Poi tramonta col sol dietro la rete
+ D'una boscaglia che s'incendia, o suona
+ Un cinguettìo di passeri raccolti,
+ Senti, amico, vibrar come d'un'ala
+ Di farfalla la morbida carezza
+ Sulla carne del cuor. Tu nel languente
+ Crepuscolo t'immergi e ti par quasi
+ Di spegnerti nell'ora che si spegne.
+
+ * * *
+
+ Ma se porgi l'orecchio, è nel tramonto
+ Di quest'ora che parlano le oscure
+ Cose del mondo a chi timido veglia
+ Al lume d'una fede. Odi, son mille
+ E mille voci ch'escono dal campi
+ Ottenebrati, come se uno spirito
+ Pulsasse da ciascun filo dell'erba:
+ E nel passare fremon non so quanti
+ Altri spiriti spessi entro la chioma
+ Delle molli robinie: e luci e stridi
+ Corron per l'aria nera, in cui susurrano
+ Ignoti stillicidî di piangenti
+ Anime che ti chiaman....
+
+ Son le vostre
+ Anime antiche già passate a stormi,
+ Lavoratori della terra, stanchi
+ Di seminare il pan duro nel duro
+ Seno della natura. Or che disciolta
+ È la prigion del corpo e giace in polve
+ La struttura dell'ossa entro il recinto,
+ Che biancheggia laggiù dietro i cipressi,
+ Al morire del dì tornati le voglie
+ Dei buoni spirti a folleggiar tra i solchi,
+ E guizzando ti toccano, o vibrante
+ Anima mia. Mi parlano e rispondo
+ Un pensiero che sdegna il rauco suono
+ Della parola e non sarà mai scritto.
+ Che se per vago error non sbaglia il senso
+ Arcano che mi fa non istraniera
+ Questa tristezza, anch'io fui già del volgo
+ Forse altra volta o cadde alcun dei miei
+ Ne' rotti solchi. O forse in una sola
+ Anima ondeggia il mar delle tristezze
+ E in me percote, mormorando, il flutto
+ D'antichissimi pianti....
+
+ * * *
+
+ Ancor non era
+ Nata in quei giorni, o verde Chiaravalle,
+ Nel dolente pensier d'un cenobita
+ Quest'abbazia, che in mezzo ai prati erompe
+ Gotica mole e par fatto di pietra
+ Malinconico sogno.
+
+ O Chiaravalle,
+ Quante migrar dalle tue chiostre al cielo
+ Consolate colombe e quante ancora
+ Vorrian fermar nelle tue nicchie brune
+ Una pace che fugge! A stento il nido
+ Nelle rovine tue nasconde il picchio,
+ A cui lacera il cor spesso il rimbombo
+ Del cacciator malvagio; e l'ombre stesse
+ Del padri incappucciati (s'egli è vero
+ Che si adunino a notte in mezzo al coro,
+ Quando la luna luccica inquieta
+ A turbare il gran sonno degli avelli)
+ L'ombre dei padri esterefatte balzano
+ Al reo fischiar della macchina nera,
+ Che solca l'orto del convento e versa
+ Bave di foco ed aliti d'inferno
+ Sulla mesta Certosa. O Chiaravalle,
+ Alle tue mura già scende l'insulto
+ Della vita che rugge e che trascina
+ Gli stridenti bisogni. Indarno all'urto
+ Potran dei vivi reggere le antiche
+ Mal sorrette dai santi absidi tue
+ All'incalzar del tempo. Alla cresciuta
+ Prole d'Adamo è scarsa aiola il mondo,
+ Sì che ogni valle ne trabocca e ingombra
+ È d'ogni solitudine l'asilo.
+
+ * * *
+
+ Questi pochi che ancor restano a noi
+ Viottoli deserti assai più cari
+ Ci sian, fratelli, e per le ombrose vôlte
+ Andiam recando i desideri e i sogni
+ Cari agli dei, che il grosso volgo ignora.
+
+
+
+
+ IL CANTO DELL'ULIVO
+
+ _Battaglia di Abba Carima_
+
+
+ Il tuo bel giovinetto Aldo partìa
+ Per la terra dei mali un dì d'aprile,
+ Mentre di rose rubiconde e bianche
+ Fiorìa tutto il giardin: e ancor fiorisce
+ Maggio che lui già d'Africa il deserto
+ Preme sepolto... e non avea vent'anni,
+ Povera madre!--il tremolante bacio
+ Tu non sentisti allor che sull'arcione
+ Ei balzò vigoroso e via si tolse
+ Dalla soglia paterna e dagli sguardi
+ Delle pallide amiche. Oh almen se morta
+ Fossi e discesa innanzi a lui, tu prima
+ Ad aspettarlo sull'oscuro ingresso,
+ Ombra ridente, non vedrei te folle
+ Nella vedova casa andar vagando
+ Senza pianto a cercar, ombra mai viva,
+ L'orme sanguigne del tuo figlio ucciso.
+ Mai non si sazia l'egra fantasia
+ Che si specchia nel reo sogno (se un sogno
+ La reità può vincere del vero)
+ A rinnovar le non mai viste scene
+ Di dolor, di terror, di scempio atroce.
+ Quando dall'ambe quando dagli acuti
+ Inesplorati sassi, ove s'infranse
+ Non la menzogna, ma d'Italia il cuore,
+ Fur visti uscir neri nugoli densi
+ Di vive fiere umane e scender quasi
+ Torrenti nel fragor cupo dell'armi
+ A travolger le candide coorti,
+ Il segreto a cercar della fiorente
+ Lor giovinezza coll'immondo ferro.
+
+ A quest'assalto d'indomati affanni
+ Arde la fronte. Una vampa ti assale,
+ Misera donna, qual di sabbie aduste
+ Pregne di sangue. Nell'odor del sangue
+ Balzi la notte esterefatta e scalza
+ Discendi a supplicar qualche rugiada
+ Dal ciel che brilla immobile sul capo.
+
+ * * *
+
+ Pace, fratelli, alle materne angoscie
+ Pace preghiamo! e se la pace è tolta
+ Alle torbide voglie, alti dal cielo
+ Preghiamo i sonni all'umido guanciale,
+ Fin che sugli occhi placido discenda
+ Come lento crepuscolo l'oblio.
+
+ * * *
+
+ Ecco dorme la madre: e per incanto
+ Dagli assopiti sensi ecco fiorire
+ Una verde vision di spessi ulivi,
+ Tra cui sen viene in veste più che neve,
+ Reggendo il tronco d'una spada infranta,
+ Il suo bel giovinetto Aldo, più bello
+ Dell'Arcangelo in viso e più raggiante.
+
+ "Da una terra di sogni, ove non giunge
+ "Che il sospir delle madri, a te ritorno,
+ "Madre--egli dice.--Ivi l'eterno ulivo
+ "Della pace frondeggia e a te un germoglio
+ "Ne reco intesto a una stillante lama
+ "Prendi, mia cara, e nella sacra terra
+ "De' padri miei la morbida radice
+ "Spargi ed il pianto delle oneste donne
+ "Le sia ruscello. A seminar l'ulivo
+ "Ti porgo il ferro della fredda lama,
+ "Che penetrò quest'ossa e vi si ruppe.
+ "Ove del bianco ramo esce in tenera
+ "Ombra, rinasce il suon delle canzoni,
+ "Danzano i cuori, il negro sen la terra
+ "Schiude al tesoro del crescente pane,
+ "Ritorna il lento faticoso ardire
+ "Del ben oprare, che il furor di pochi
+ "Sgomina spesso e il vaniloquio assorda:
+ "Dell'umano alvear vola il ronzio
+ "Lieto, frequente, a sparger la dolcezza
+ "Che il sacro fiore della vita emana.
+ "Olio stilla il bel ramo e il lume scende
+ "Dalle lampade ai libri, ai miti altari,
+ "Alle nebbie dei secoli. Di questo
+ "Amabile arboscel sparsa la via
+ "Fu di Cristo quel dì che al mondo sparse
+ "La nuova legge, ah non compiuta, e invano
+ "Scritta nel libro, o sacerdoti, e in oro
+ "Scolpita invan nelle marmoree imposte,
+ "Se vivente non sia legge dei cuori.
+ "A voi madri, a voi spose, a voi sorelle,
+ "Serbato è il seminar questa di pace
+ "Viva radice all'ombra dell'amore,
+ "Che per voi crescerà grande coi rami
+ "Sopra le case e le dormenti culle;
+ "Ma non si posi il sacrosanto bacio
+ "Della donna sull'orma empia del sangue,
+ "Nè il dolce amplesso la fatica onori
+ "Di chi sogna lo strazio empio dei corpi
+ "E il fluttuar del sangue e le nequizie
+ "Oscure della Morte.
+
+ "Noi per sempre
+ "Caduti il lacrimar poco ristora,
+ "Ma ne ravviva il pio pensier dei vivi,
+ "Se dal nostro morir tranno argomento
+ "Di futura giustizia. Anche la morte
+ "È un proceder avanti, è un mite sogno
+ "Che rispecchia gli eventi ancor non nati,
+ "Se dalle tombe sanno estrarre i vivi
+ "L'idea sepolta e dispiegarla al sole."
+
+
+
+
+ EVOCAZIONI
+
+
+ I.
+
+ Chi togliere mi può questa possanza
+ Ch'eccita il core delle morte cose?
+ Se un dio si agita in me, ben alla forza
+ Che schiaccia il mondo io mi ribello e balzo
+ Sopra il dolor e là dove trascorsa
+ È poc'anzi la Sfinge scolorita
+ Figlia di morte col massiccio carro,
+ Del mio pensier (io magico poeta)
+ Suscito i fiori e a nuove danze incito
+ Le figlie del mio sogno. Inutilmente
+ Tenta intralciarmi di sua spine il passo
+ L'orrida selva, oppur di sue tristezze
+ Accumulate mi fa cerchio e muro
+ L'ora che passa. Il mio poter s'innalza
+ Incontro al fato e dalla morte chiamo
+ Fonte viva d'immagini viventi.
+ A lor io mi accompagno e vo superbo
+ Del mio corteo, qual simile non ebbe
+ Il gaio re della leggenda Arturo
+ E nessun dei dipinti Saladini,
+ Che di Georgia trassero e di Samo
+ Le più candide spose. Io son tal sire
+ Nell'ampio regno del pensier, che tutte
+ Meco trascino le letizie e i giochi
+ Che infiorano le culle. Io d'ogni bionda
+ Pargoletta che ride esser presumo
+ Fratello e d'ogni bimbo ingenuo amico.
+ Chi può vietar che al core del poeta
+ Scenda la voce e l'innocente invito
+ Dei fanciulli che chiamano? e chi vuole
+ Un amplesso intralciar d'anime amanti?
+
+
+ II
+
+ So che beato estimasi tra i pochi
+ Chi stringe nella man la chiave d'oro,
+ Ch'apre gli scrigni del pensiero e svela
+ Il tesor degli affetti e le riposte
+ Gemme della sapienza.
+
+ Anche beato
+ Chi può del libro rompere i suggelli
+ Che di Natura l'ultime contiene
+ Immobili ragioni e chi alla fonte
+ Può ber della Virtù, dove di quercia
+ Incoronata sta la veneranda
+ Esperienza, che le sempre eguali
+ Leggi ritrae con giusta mano e fila.
+
+ Ma più beato chi del cor dirige
+ I dolci incanti a suscitar le larve
+ Delle remote o spente illusioni,
+ A richiamare i tramontati giorni
+ Nella veste raggiante e sa dei morti
+ Baci evocar le timide fragranze,
+ Come allor che la vita altro non era
+ Che un fior di più nel semplice giardino
+ Di giovinezza. Al rifiorir di queste
+ Essicate memorie, io non so come,
+ Sento che tutta l'anima s'inebria
+ Di savia gioia e sembra che il ricordo,
+ Ombra del ver, scenda del ver più bello.
+
+ Io la serbo nel cor questa parola
+ Ch'apre le fonti alla dolcezza e chiama
+ Tutti gli erranti spiriti che vanno
+ Per la luce e per l'ombra. Ecco, s'io dico
+ Il sacro motto, a me tornan le belle
+ Donne che alla tristezza di Natura
+ Intessero un sorriso e tutte passano
+ A me davanti colla man gittando
+ In mezzo a molti fior frasche d'ulivo:
+ E passan le gentili a te facendo
+ Molle la strada, per la qual tu scendi
+ Estrema, nel dolor cinta, ma in pace
+ Tra le modeste ancelle dell'amore.
+
+ Chi trattener vi può nella leggiera
+ Procession che sfila sotto l'arco
+ Ch'io v'innalzo, o divine visioni?
+ E qual nembo è sì forte che vi possa
+ Sgominar nel pensier che vi rimena
+ In terra? Ancor se il mio voler indugia
+ A ripeter l'incanto, ecco ch'io traggo
+ A me vassalli quanti cavalieri
+ Portar la grazia del valor dipinta
+ Nei bianchi scudi e furono di dame
+ Pallide grazioso patimento:
+ E par che al lor trascorrere risuoni
+ Il rumor del torneo misto ai singhiozzi
+ Delle mandole. E voi dal tempo chiamo
+ E voi governo, ombre sepolte all'ombra
+ Dei vecchi monasteri, illividite
+ Nei passeggiati marmi, invan da mille
+ Anni consunti nelle cripte e spenta
+ Fin nella mente degli scribi illustri,
+ Che di vostr'ombra pascono la scarna
+ Gloria che li fa vivi. E vanno i canti
+ Per l'alte ogive e fremon le dipinte
+ Finestre al pio riverbero che emanano
+ I dischiusi sepolcri. A cento a cento
+ Escono le devote anime bianche
+ Delle mistiche spose a cui fu sposo,
+ Il morto in croce e talamo l'avello.
+
+ * * *
+
+ È questa la virtù, madre, che spesso
+ Mi mena a favellar presso la sponda
+ Del tuo riposo all'ombra d'una tenera
+ Edera affettuosa che ti abbraccia
+ Per amor mio. Colà dove ti è dato
+ Dal ciel per premio di sognar te stessa
+ Nel silenzio campestre, odo la nota
+ Voce che parla. Nel morir del sole
+ Vedo l'immagin tua venir tra l'erbe
+ Folte nel mezzo alla fiammante festa
+ Dei fior di prato, onesta apparizione
+ Più vicina al mio cor che mai non fosti,
+ Come ogni cosa che dal cor germoglia.
+
+ "Il dolce immaginar caro ti sia--
+ --Sento che dici--più che il vero e il fasto
+ Dei chiassosi trionfi. A te sia bello
+ Richiamar quel che fugge e far coi fiori
+ Del tuo pensier ghirlande a' figli tuoi.
+ Altri dai vivi a mendicar si affanni
+ La carità del vivere, o se piace,
+ Un lumicin di fatua gloria errante
+ Entro le stoppie. A te sia pane e luce
+ Il santo giusto che per sè risplende:
+ Nè ti spiaccia seder spesso coi morti
+ Pensoso ad ascoltar quel che la terra
+ Racconta al ciel, a cogliere virgulti
+ Molli di pianto, a riempir le mani
+ Di speranze a chi va senza conforto
+ Per le strade del mondo.
+
+ Alcun t'invidi
+ Nella vecchiezza tua, quando d'intorno
+ Rifiorirà la selva delle belle
+ Cose pensate e nel varcar la soglia
+ Ti verrà dietro l'ultima speranza.
+
+
+
+
+ LE ORE DELLA VITA
+
+
+ Disciolto il vago sogno, esco pei campi
+ sotto la neve e nella nebbia occulti,
+ quasi occulto a me stesso o a me sol noto
+ quanto basta per dir: son un che piango,
+ Per il nudo deserto in ordin mesto
+ mi seguono, lasciando dietro un solco
+ di tristezza nel pian candido, i morti
+ pensieri della vita e quei che all'alba
+ del primo gioco giovanil sereni
+ nunzi di glorie e fantasie di pace
+ all'innocente cor disser le prime
+ insidie e quelli che al maturo senso
+ schiusero il mito delle eterne cose.
+ E seguon lagrimando, angeli vinti
+ nella breve battaglia intorno al vinto
+ lor signore, le rotte ali strisciando
+ alle ruvide spine. Escono al pianto
+ nostro dalla socchiusa urna del Tempo
+ l'Ore cadute, che passar nel regno
+ della mia vita luminose o brune,
+ e ognuna a ricordar alza la voce
+ quel che già fummo.
+
+ * * *
+
+ "Io son--una ricorda--
+ l'ora del Sogno. Io son quella che i casti
+ giorni dipinse e suggerì le rime
+ preludiando all'amor. Se ti rimembri,
+ molto ti piacqui in sul fiorir degli anni,
+ allor che mi traevi ramingando
+ per vie solinghe a ricamar la trama
+ de' reconditi boschi o di solinga
+ tomba a baciar le squallide viole.
+ Nella vergine veste a te le immagini
+ spesso recai, che ti facean dal forte
+ sonno balzar ed allungar la mano
+ a rosei lembi ed a fuggenti chiome.
+
+ * * *
+
+ "Son io--mi dice una seguente voce--
+ l'ali fremente dell'amor son io,
+ Ora che mai si oblia, quella che prima
+ raccolsi sul bocciuol d'un rugiadoso
+ labbro il singhiozzo d'un soave affanno,
+ soave ancora a ricordar. La bella
+ mal renitente a te sporse la bocca
+ molle d'ogni dolcezza, onde fu a lungo
+ inebriata poi, lieta di canti,
+ l'aurora del tuo maggio e a lei men triste
+ degli anni brevi il pallido tramonto.
+
+ * * *
+
+ "Io te guidai per la superba via
+ e forte in man ti equilibrai la spada
+ della Giustizia--un'altra erra dicendo
+ in ton più grave.--Del voler ti cinsi
+ i fianchi il dì della battaglia e l'ira
+ t'armai di solitudine sdegnosa
+ contro il volgo dei mali. Io nelle gare
+ de' vili il core ti sostenni e stetti
+ fiera in disparte a ritemprar la forza
+ dei sacri sdegni. In altro scudo io penso
+ non brami d'esser collocato il giorno
+ che, nudo in terra, ma la fronte al cielo
+ cadrai.
+
+ * * *
+
+ "Deh, non fuggir quel che ti attrista
+ Io, io del tuo Dolor l'Ora più fiera
+ col mio singhiozzo non dovrei nell'ombra
+ rinnovellare i gemiti e gli auguri...
+ (così se stessa una dolente accusa).
+ Al cor molle di gioie e di speranze
+ io stesi il dito acuto e tanto il tenni
+ fin che quasi lo spensi. Amor e fede
+ ne strappai spaventosa e al suol, non morto,
+ ma sanguinante ti lasciai nel sangue
+ della tua vita alla pietà dei buoni
+ umil bersaglio. Ma del ben ti schiusi
+ l'intime fonti e nel tuo pianto immersa
+ i lenti moti dirizzai de' sensi
+ a seguir della logora mestizia
+ i passi tra i bisogni aspri de' miseri,
+ chè scuola è il nostro mal ai mali altrui.
+ Io non già t'insegnai l'orride piaghe
+ a denudar del volgo e a far d'un cencio
+ alta bandiera all'irritante musa,
+ ma dal palagio all'umil tana a dito
+ mostrai qual sia del vivere lo stento
+ e il signorile affanno.
+
+ * * *
+
+ "Ed io, mi guarda,
+ amico, io son la mite Ora che prega,
+ che teco inginocchiata, ove il materno
+ occhio vegliava, il tenero sospiro
+ della Fede sorella al sen raccolsi.
+ Andar senza di me, forte non lieto,
+ sciogliesti poi, nume a te stesso. E ancora
+ sulla soglia ti aspetto ove negletta
+ mi lasciasti, se mai d'una cocente
+ stilla di sangue ti lacrimi il cuore,
+ o se disperazion dai desolati
+ cieli più nera piova. Invan tu speri
+ dimenticarmi. A chi bevve profonda
+ la mia dolcezza in sul mattin, più lunga
+ di me nel vespro tornerà la sete.
+
+ * * *
+
+ "Volgiti lieto al mio chiamar. All'opra
+ sempre desta tu vedi in me la pronta
+ Ora del tuo Lavor, madre a robuste
+ speranze, quella che ai cresciuti danni
+ porsi il ristoro dei raccolti frutti,
+ che all'ombra edificai d'una sicura
+ coscienza del tuo vivere la casa.
+ Sai come al martellar forte e frequente
+ si scosse il tuo vigor: dalle riposte
+ fantasie scaturì qualche non rozzo
+ simulacro e l'idea venne all'incude
+ del sonante lavor docile ancella.
+
+ * * *
+
+ "Ed io son l'Ora del Dover--(sommessa
+ parla un'ultima voce)--umile vissi
+ nella tua vita e taciturna; scarse
+ lodi raccolsi; di ragion ministra
+ me di me stessa mi contento e pago".
+
+ * * *
+
+ Questo dell'Ore che fuggir il grido
+ tra il doloroso e il lieto, a cui tra il lieto
+ risposi e il doloroso:--O mie fedeli,
+ o del mio viver sacre e benedette
+ sorelle, il ricordar dite che giova?
+ voi ben sapete come voli il tempo
+ e in picciol spazio irrigidisca il labbro
+ delle parlanti cose. In aria un segno
+ di voi, di me non resterà più vivo
+ di quanto lasci nel volar la nera
+ rondinella che passa. Ove il più bello
+ ci venga tolto e in particelle, in polve
+ volga di noi la più divina parte,
+ qual gioia il dir: noi fummo? e quale il vanto
+ d'aver coi mali avuta inutil guerra?
+ ogni cosa vien meno e tutto oscura
+ un'estrema d'Oblìo ora che tace
+ sopra gli stessi mali eternamente.
+
+ * * *
+
+ "Non vano esser vissuti!--a me col pieno
+ coro rispondon le vaganti amiche--
+ non vano, ove in gentil opra di bene
+ si perpetui l'affanno. Anche se sciolta
+ e sparsa al vento è la dolente polve,
+ erra come di fior morto il profumo
+ nella stanza dei vivi. A un Nume è sacro,
+ non a sè quell'incenso che dall'ara
+ sale continuo nella oscura cella,
+ nè inutil scende la rugiada all'erbe
+ che poi dissipa il sol. Non a sè stessa
+ edifica la pietra. Al tempio giova
+ non men l'ignoto che sepolto giace
+ coccio sotto le basi e il crisolito
+ ardente che prostrato il volgo adora.
+ Ogni Ora nasce quando è il tempo e ognuna
+ scende dell'infinito Essere in grembo
+ di sua ragione coronata in fronte
+ in una tenue, che all'orecchio sfugge
+ del querulo mortal, vasta armonia.
+ Nulla è vano, fratel. Non la stanchezza
+ che mosse della terra i lenti semi,
+ non il pianto che largo li feconda,
+ non la morte che scioglie e riconduce
+ il mister della vita. Alza la speme,
+ chè a chi vien dietro non è vano il solco
+ di chi prima passò. Migrano a sciami
+ associati gli spiriti, siccome
+ scendon nel freddo tempo in lunga riga
+ gli stornelli a portar salva in più caldo
+ lido del caro stuolo la speranza.
+ Non ognuno per sè, ma ognun sorregge
+ della stirpe il destin colla brav'ala
+ non mai stanca, che tremola all'invito
+ degli spazi del ciel ampi e del mare".
+
+
+
+
+ FUNERALE BIANCO
+
+ IN MORTE DI IDA DONATI
+
+ _luglio 1895._
+
+
+ Giovani amici e giovinette in pianto
+ Precedono il trionfo della Morta
+ Per l'ampie strade. Il ciel ride giulivo,
+ Mentre lenta si avanza la coorte
+ Dal dolor disarmata, a cui la rigida
+ Non conosciuta man ha tolto il vivo
+ Fiore d'una speranza. Erra il profumo
+ Per l'aria delle mille rose bianche,
+ Che per amor di lei voller morire
+ Sulla pallida testa. Il popol scarso
+ Che stette all'ombra delle case in questo
+ Giorno chiaro di festa, al venir lento
+ Guarda del carro, e guarda i fiori e i bianchi
+ Visi delle compagne e--_Addio, mia cara...._
+ Dice ciascuno in cor, chè ognun ritiene
+ Sua figlia ogni fanciulla che si avvia
+ Al camposanto. In ogni giovinetta
+ Vita che muore ognun sente morire
+ Sè stesso, o almen di sè la più ridente
+ Memoria e coll'ignota si accompagna
+ Bara che passa quasi lagrimando.
+ Una spenta dolcezza.
+
+ A questo incanto
+ Giova il saper che bella era e gentile
+ La verginella ora caduta in grembo
+ Alle funebri rose e giova il dire;
+ "Questa che passa avea libata appena
+ La gioia che fa bello ogni sorriso
+ E soave ogni lagrima. Non una
+ Ora bruna volò di triste augurio
+ Intorno al capo giovanil che dorme
+ Senza rughe e senz'ombre. Inesplorato
+ Enigma a lei fu della vita il senso
+ E amor (l'antico tempestoso affanno)
+ Non fu per lei che un sogno mattutino.
+ Col suo pensier il suo bel corpo passa
+ Come puro alabastro al culto eterno
+ Di purissimi spiriti. Non cadde
+ Per forza, no, di vento o di tempesta,
+ Ma come si disfiora un ramoscello
+ Nel chiaro specchio d'un ruscello vivo,
+ Sì che la vita sua continua e scende
+ Di core in core in una fresca idea
+ Di giovinezza".
+
+ * * *
+
+ A quante più leggiadre
+ Candide fantasie passan nei sogni
+ Dei poeti gentili il nome presta
+ E le sembianze un'innocente morta,
+ Che poi ritorna rivestita e ardente
+ Di gloria a noi. Così non cadde il sogno
+ Amoroso di Dante nel trionfo
+ Di Beatrice morta e va soave
+ Nel triste verso il nome di Nerina:
+ Così per voi tra i vivi si perpetua
+ Il culto della Grazia, o a noi rapite
+ Ancor ridenti nell'esiguo fato
+ Di pochi aprili!
+
+ * * *
+
+ Alcun che a notte muta
+ Si smarrì tra gli avelli, ove più folti
+ Erano i gigli nelle nivee tombe,
+ Sentì voci tornar come di canto
+ Dolcissimo e fuggir vide una luce
+ Palpitante nel sasso, in cui rifulge
+ Il nome delle belle adormentate
+ Nel silenzioso oblio.--"Noi siam le vostre
+ Sopite illusioni ma non spente--
+ --Dicevano le voci--e nei scolpiti
+ Nomi fermiamo l'ideal che fugge.
+ Noi la bellezza siam che mai non ebbe
+ Dal tempo insulto o da infedeli amanti,
+ Noi siam la vostra giovinezza immota,
+ O padri stanchi e declinanti, e il vostro
+ Giovine core a custodir siam morte:
+ Per voi serbiamo in ogni tempo un fiore
+ Di bel ricordo e allo scoccar dell'ora
+ Ultima, allor che la speranza cade,
+ Da questi tabernacoli di marmo
+ Angeli vostri usciamo luminose
+ Di nostra luce a rischiarare a voi
+ La tenebrosa via, per cui sì triste
+ È l'andar soli e l'arrivare ignoti".
+
+
+
+
+
+ LAGRIME
+
+ Dopo la morte della figlia Cesarina.
+
+
+
+
+ IL TRISTE RITORNO
+
+
+ Caro è fuggir la stanca afa d'agosto
+ Per voi cercar, e quete ombre dei faggi,
+ Scossi e ridenti al tremolo
+ Rezzo che manda a voi l'umida valle.
+
+ Caro volger le spalle
+ Al fragor della gente e al vasto tedio
+ Che il piano ammorba per trovar voi, care
+ Ombre nere dei pini, sulla via.
+
+ Lasciato indietro il mare
+ Delle cure in tempesta, ecco qui snodasi
+ Dietro il clivo la pace e vien innanzi
+ Sparso di suoni un bel pascolo verde.
+
+ Il sentierol si perde
+ Tra le roccie lassù, lambendo il margine
+ Della chiesetta, albergo alto ed aperto
+ Alle rondini pie. S'incurva al basso
+
+ Dove coll'acque si trastullan l'anatre
+ Un ponticel co' pie' tra sasso e sasso:
+ Ivi il molino innalza
+ Tra verdi spruzzi ed urti il soffio ansante.
+
+ Or non fa l'anno ed io salìa la balza
+ Di questi monti e meco era una tenera
+ Fanciulletta cantante....
+ Or sola è l'ombra mia lungo la via.
+
+ Voi ridete del vostro verde eguale,
+ O prati, o boschi, e sotto all'arco provano
+ L'ali le spesse rondini al ritorno,
+ Che già le chiama il mare.
+
+ Rota e ripete la sua nota il rauco
+ Operoso molin tra l'acque chiare,
+ Che nuovo pane a nuovi figli appresta.
+ Io sol vo stanco e solo
+
+ Cercando invan la mia canzon. In questa
+ Foggia il ritorno è un picciolo morire.
+ O voi, ombre, prendetemi
+ Dei cipressi davanti al muricciolo.
+
+ * * *
+
+ Era cara con lei questa segreta
+ Stradella, che nei campi umile gira,
+ La mattina di maggio e nella queta
+ Ora che il vespro tra gli alberi spira.
+
+ Nella mestizia mia correa giuliva
+ La sua parola come un'acqua chiara
+ Tra lenti sassi garrula si avviva.
+
+ Della tristezza dissipato il fosco
+ Velo, sentivo nella voce cara
+ Rider le cose, gorgheggiare il bosco.
+
+ Ancor tra i campi cerco la segreta
+ Ombra là dove il mio dolor mi attira:
+ Ma tace il torrentel, chiusa è la meta,
+ E un gran tramonto nell'anima spira
+
+ * * *
+
+ Ombre placide e molli, ombre silenti
+ Del bosco, io vi ritrovo e trovo insieme
+ Quel che passò tra voi nell'ore estreme
+ Della mia gioia e de' bei giorni spenti.
+
+ Qualche cosa di mio tra le piangenti
+ Vostre foglie va lieto ed erra e freme,
+ Tal che il mio core, desiando, teme
+ Di rivivere in voi l'ore ridenti.
+
+ Una voce, destando echi lontani,
+ Par che mi chiami in quella parte e in questa
+ Ove più folto perdesi il viale:
+
+ E i passi guida affascinati e vani
+ In mezzo ai tronchi un'agitarsi d'ale
+ Ed il fuggire d'una rosea vesta.
+
+ * * *
+
+ Mentre le luci di mia vita a poco
+ A poco si spegnevano nel muto
+ Crepuscolo degli anni e mentre fioco
+ Moriva il sol di nuvoli involuto,
+
+ Mia cara lampa, io ben sperai che al fuoco
+ Avrei della tua fiamma ancor potuto
+ Toccar le corde coll'antico gioco
+ E cader sul mio povero liuto.
+
+ Alla tua luce avria la stanca mano
+ Scosse l'ultime note e men dolente
+ Saria finito il salmo della vita.
+
+ Or che sei spenta erra la man smarrita
+ Nel desolato buio eternamente
+ A ricercar le vecchie corde invano.
+
+ * * *
+
+ Tutta bianca al tornar del nuovo aprile
+ Fiorìa la siepe e tiepida fluiva
+ Per ogni verde riva
+ La tua fraganza, o violetta smorta.
+
+ Per queste balze andava essa gentile
+ Cogliendo fiori come in un giardino,
+ È morto il biancospino,
+ Morta è la siepe insiem da ch'ella è morta.
+
+ Non più pei freschi rugiadosi seni
+ Di questa valle, ov'ella corse e scese,
+ Ancor dal sole accese
+ Le rosette vedrò che il maggio porta.
+ Aridi e spenti, sol di stecchi pieni,
+ Rivedrò i boschi e serpeggiar le ortiche
+ Nel folto delle spiche:
+ Chè tutto è morto qui da ch'ella è morta.
+
+
+
+
+ VOCE DALL'ALTO
+
+
+ Dalla mia spoglia uscita
+ Or batto l'agil volo,
+ Non in un angol solo
+ Del ciel, com'io credea,
+ Ma vezzeggiata idea
+ Dovunque il tuo pensier mi cerca e brama.
+
+ Nel Dio che a sè mi chiama,
+ Che in ogni stella splende,
+ Lo spirito si accende
+ Della mia vita corta:
+ Seco mi tragge e porta
+ Ovunque il tuo pensier erra e riposa.
+
+ Quel che la bianca rosa
+ Dolce profumo esala
+ Son io: son io dell'ala
+ Il frullo accanto al nido;
+ Son io percossa al lido
+ L'onda che lenta mormora e sospira.
+
+ Nella sua dolce spira
+ Il venticel mi vuole,
+ Senton le mie parole
+ Le foglie scosse e i rami,
+ Tutto che cerchi ed ami
+ Di me racchiude una memoria, un'eco.
+
+ Quando tu piangi, teco
+ Intenerir mi fai:
+ Se al poverel tu dai
+ La tua pietade io sono;
+ Io sono il tuo perdono,
+ Io son di te quel che giammai non muore.
+
+ Strette in un solo amore,
+ Fiamme d'un solo Iddio,
+ Tu sulla terra ed io
+ Dal ciel donde scendea
+ Siamo la stessa Idea,
+ Che vince d'ogni morte ogni furore.
+
+ * * *
+
+ Pianger perchè?--se mia fortuna piangi,
+ Giusto non sei, nè pio,
+ Che tutta nel morir recai finita
+ La gioia di mia vita.
+
+ Pianger perchè?--se il mal che mi fu tolto
+ Piangi, ed accusi Iddio
+ Se per assenzio mi fu dato miele,
+ Il piangere è crudele.
+
+ Pianger perchè?--se questo pianto amaro,
+ Ch'ora ti solca il viso,
+ Non proverò giammai, non è pietosa
+ Invidiabil cosa?
+
+ Pianger perchè?--non dir: Morte ha diviso
+ Di polvere due grani;
+ Ma ricongiunse in suo voler potente
+ La goccia alla sorgente.
+
+ * * *
+
+ Or sai più cose che non t'eran note
+ Prima e che forman la tua scienza nuova:
+ Sai che il dolore quanto più percote
+ Del cor le forze invigorisce e prova.
+
+ Sai che cenere e fumo, ove le vere
+ Cose s'infiamman, son le cose vane:
+ Che come gemma tra le scorie nere
+ Tra i fuggevoli beni amor rimane.
+
+ Sai quanto amari son del pianto i rivi,
+ Che i dolori trascinano del mondo,
+ E quanta forza danno i morti ai vivi
+ A portar la speranza fino in fondo.
+
+ In mezzo al rombo degli umani guai
+ Dolce rifugio sai che aspetta e tace
+ Oltre il Tempo la Morte: ed anche sai
+ Come sorrida un angelo di pace.
+
+
+
+
+ LE VISIONI DEL CIECO
+
+
+ I.
+
+ Solo presso lo scoglio, ove il dolor mi lega,
+ vedo nel vuoto abisso passar gli anni caduti
+ e le cadute cose.
+
+ Giran le spente occhiaie qua e là dentro la bruma
+ dell'ombra che mi serra e, brancicando, ancora
+ qualche fantasma io stringo.
+
+ Nell'addormito spirito, quale su mar deserto
+ repente un alcione candido irrompe, il cieco
+ così della mia tenebra
+
+ Orror fende una donna, uno splendr che i muti
+ segni richiama e suscita delle memorie spente
+ nel gran mar delle lagrime,
+
+ Quale si annuncia candida, qual sorge dalle fonde
+ acque in un riso tremulo che luccica sull'acque
+ e in sen dell'acque specchiasi
+
+ Aurora rinascente, così donna più bella
+ non parve ad occhi vivi. Pei rivoli del pianto
+ tutta m'inebria l'anima.
+
+ Va dalla riva all'ultima onda una via lucente,
+ in cui scende l'immagine bianca ad un dolce invito;
+ onde convien che il gracile
+
+ Corpo io raccolga e rotte l'ultime inerzie, segua
+ la folgorante traccia, in fin che morto io tocchi
+ del mar l'ultima riva.
+
+
+ II.
+
+ Fanno nel cielo bianco i curvi rami
+ della selva, che molta neve ingombra,
+ de' vani, sottilissimi ricami.
+
+ Per i viali della terra, sgombra
+ d'ogni speranza, passa una mortale
+ tristezza, che il candor del suolo adombra.
+
+ Lugubri augelli van sbattendo l'ale
+ contro i gelidi tronchi. Io piango. È questa
+ la morta selva piena d'ogni male.
+
+ Torna la donna in una verde vesta,
+ che tiene un molle ramicello in mano
+ e vien benedicendo la foresta.
+
+ Non cade, no la sua pietade invano
+ nel rigido dolor, ma il segno santo
+ della prudente piccioletta mano
+
+ Alla tristezza scioglie il duro incanto.
+
+
+ III.
+
+ Ogni nebbia si dissipa e prevale
+ il sol che nasce da un bel mar turchino,
+ entro la selva che mutò colore.
+
+ Approdan vele stanche al litorale,
+ donde scendono donne nel giardino,
+ che fa la selva tra le piante in fiore.
+
+ Hanno nel viso le signore sante
+ le soavi memorie e reca ognuna
+ un picciol vaso di preziosa essenza.
+
+ Per i viali muovono le piante
+ senza versar dai corpi ombra veruna
+ come di sogno molle evanescenza.
+
+
+ IV.
+
+ Vanno le donne angeliche nell'alta erba fiorita
+ in lagrime la cenere strisciando di lor veste,
+ E morta, ma ridente nel suo splendor celeste,
+ portano una fanciulla tra i gigli impallidita.
+
+ Di soave tristezza inebriate, il suono
+ mandan le bianche voci. L'anima sofferente
+ le segue umile e casta del pianto alla sorgente,
+ ove le belle attingono la grazia del perdono.
+
+ Presso la soglia candida, da cui l'onda deriva,
+ si prostra il fiero sdegno, l'ira si prostra cieca:
+ più t'immergi nell'acqua che la fontana reca,
+ più la fanciulla morta a te ritorna viva.
+
+ "Io sono la speranza nata dal tuo piacere,
+ ho il sol dentro ai capelli e molte spine ai piedi:
+ io son la pura essenza di quel che pensi e credi,
+ l'anima profumata son delle cose vere.
+
+ "Morta son viva e passo nei sogni del mortale,
+ spargendo colle mani aperte la semente
+ di nuovi sogni. Io sono la bella sorridente,
+ che stillo eterni aromi dai morti fior del male."
+
+
+ V.
+
+ Venian per la selva silente
+ Con passo dolente le donne,
+ Non vive, ma come sottili
+ Fantasmi gentili nel viso.
+ Mi cinser la testa pietose
+ D'un olio di rose soave:
+ Mi tolser la nebbia che ingombra
+ Lo spirto com'ombra letale,
+ E--Figlio--mi dissero--Ave!
+
+ * * *
+
+ Noi siamo le eterne sorelle
+ Noi siamo le belle immortali,
+ Che sciolto il mister della Sfinge,
+ Di morte non spinge la mano.
+ Ci accoglie la selva divina,
+ Che verde sconfina nascosa
+ Ai cupidi sguardi dei vivi
+ Di rose e d'ulivi fiorente:
+ Riposa, riposa, riposa.
+
+ * * *
+
+ Solleva lo sguardo smarrito
+ Ascolta l'invito piacente:
+ Dal monte chi rotola in questa
+ Eterna foresta rivive.
+ Per balze scoscese e dirotte
+ Stancasti la notte: sei vinto.
+ Riposa, riposa, riposa.
+ L'effluvio di rosa immortale
+ Richiami lo spirito estinto.
+
+ * * *
+
+ Chi beve all'eterna fontana
+ Che limpida emana da Dio
+ S'inebria di santa certezza,
+ Gli anelli disprezza di morte.
+ Piantate per sempre le tende,
+ L'affanno distende di un'ora.
+ Ristora nel placido oblìo
+ Lo stanco desìo, dell'alma
+ Le crude ferite ristora.
+
+
+ VI.
+
+ Le belle voci e il vago incantamento
+ Aprir nel sasso la feconda vena,
+ Che corse come un rivolo d'argento.
+ La risorta fanciulla, a cui serena
+ Splendea la pace nel raggiante viso,
+ Mi die' dell'acqua colla mano piena,
+ Reggendomi degli occhi col bel riso.
+
+ * * *
+
+ Inebriare è pallida parola,
+ Se il dolce esprimer vuoi di paradiso,
+ In cui mi trasse la gentil carola.
+ Ma non dirò del sovrumano amplesso
+ Ond'io fui cinto e della bianca stola
+ Che me condusse fuori di me stesso.
+
+ * * *
+
+ S'anco è sognare, o miseri mortali,
+ Questo cieco veder che n'è concesso,
+ Se spento è il sole, resta il cielo all'ali.
+
+
+
+ PREGHIERA
+
+
+ _Quando verrà quel dì... quel dì, Signore,
+ Che vorrete con voi l'anima mia,
+ Fata che presso al letto del dolore
+ Venga a seder la santa Poesia.
+ Essa, che tutti sa di questo cuore
+ I desiderii, colla grazia pia
+ Farà che la tremante ora fatale
+ Passi sotto un bell'arco trionfale.
+
+ Di giovinetti tutti i casti ardori,
+ Che in rima chiusi tante volte e in prosa,
+ I veduti tramonti e i bianchi albori
+ Del cielo ed ogni più ridente cosa,
+ Le fanciullette amate e i baci e i fiori
+ Svaniscon meco in un color di rosa:
+ E nella notte che starà davanti
+ Scenda la luce dei sognati istanti._
+
+
+
+
+ INDICE
+
+ PARTE PRIMA
+
+ _Al lettore_, Pag. 7
+
+
+ I segreti pensieri.
+
+ Preludio: Canta l'usignuolo, " 13
+ A una giovano poetessa, " 15
+ Litanie vecchie e litanie nuove, " 17
+ Il telegrafo sulla montagna, " 21
+ La trasmissione della forza elettrica, " 24
+ A un vincitore in un duello, " 27
+ Ora di tedio, " 30
+ Il tempo e la mano, " 32
+ "Per quarant'anni parroco", " 35
+ L'agnellino dorme, " 39
+ Il contadino--_Cantilena_, " 42
+ Conca alpina, " 44
+ Il rosario della nonna, " 46
+ La capra ed io, " 49
+ La fanciulla benefica, " 53
+ Il fiume e la vita, " 56
+ Ad un generoso signore, " 61
+ Il cantoniere, " 65
+ A un vecchio crocifisso, " 68
+
+
+ PARTE SECONDA
+
+ Le vaganti immagini
+
+ Cantilene di Natale, " 73
+ La chiesetta, " 76
+ Canzonette di primavera, " 77
+ Lasciamole volar, " 79
+ I consigli del vecchio marinaio, " 83
+ Il maestro contento, " 85
+ La villetta chiusa " 89
+ Dopo la pioggia " 91
+ Il funerale del povero " 93
+ Il fabbro " 96
+ I vecchietti " 98
+ Le due poesie " 100
+ La sartina " 103
+ Angelina " 105
+ Maria " 106
+ L'acqua e il sasso " 108
+ Il sorriso " 109
+ Predichetta " 111
+
+ Feste e glorie
+
+ Brindisi dei tipografi " 115
+ A Victor Hugo (salmo) " 120
+ All'Italia " 123
+ Ode a Verdi " 127
+ Alla tomba di Re Vittorio Emmanuele II " 132
+ I fratelli Cairoli " 137
+
+
+
+
+ PARTE TERZA
+
+ Gli Intimi sensi
+
+ Sul campo della battaglia " 141
+ Il canto della pietà " 148
+ Solitudine (Chiaravalle Milanese) " 154
+ Il canto dell'ulivo " 159
+ Evocazioni " 164
+ Le ore della vita " 170
+ Funerale bianco " 178
+
+ Lagrime
+
+ Il triste ritorno " 183
+ Voce dall'alto " 191
+ Le visioni del cieco " 195
+ Preghiera " 203
+
+
+
+
+
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+
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+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
+electronic works in formats readable by the widest variety of computers
+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
+http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
+permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at
+809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
+business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
+information can be found at the Foundation's web site and official
+page at http://pglaf.org
+
+For additional contact information:
+ Dr. Gregory B. Newby
+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To
+SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
+particular state visit http://pglaf.org
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including checks, online payments and credit card
+donations. To donate, please visit: http://pglaf.org/donate
+
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
+
+Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
+
+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
+unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
+keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
+
+Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
+
+ http://www.gutenberg.org
+
+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
+subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
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