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You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + + + + +Title: Amedeide + +Author: Gabriello Chiabrera + +Release Date: February 22, 2005 [eBook #15136] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + + +***START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK AMEDEIDE*** + + +Carlo Traverso, Claudio Paganelli and Distributed Proofreaders + + + + + + + +AMEDEIDE + + +POEMA EROICO + +DI + +GABRIELLO CHIABRERA. + + +NUOVA EDIZIONE + + + + +Dedicata + +A S. S. R. M. + +IL RE + +CARLO ALBERTO + +GENOVA + +TIPOGRAFIA DE' FRATELLI PAGANO + +Canneto il lungo, Palazzo Raggio, n.º 800. + + +*** + +1836. + + + + +Presso l'Editore VINCENZO CANEPA +Sotto i Portici dell'Accademia Ligustica. + + + + + +SACRA REALE MAESTÀ + + +L'Augusta Casa de' Sovrani Sabaudi, S.R. Maestà, diede sempre colla +grandezza di azioni magnanime nobilissimo argomento all'ingegno de' +Cantori d'Italia. + +Gabriele Chiabrera, sommo ornamento delle lettere ne' Vostri Reali +Dominj, confortato dal favore del Duca Carlo Emanuele, prese a +celebrare con eroico poema quell'Amedeo che liberò col senno e colle +armi l'Isola di Rodi. Questo poema era ben degno di ricomparire, +dopo due secoli, sotto gli auspicj della Reale Maestà Vostra, che +tutti consacra i suoi pensieri alla felicità de' sudditi ed alla +gloria del regno; e che si è degnata di permettere, che fregiato +dell'Augusto nome di Lei, venga nella luce del pubblico. Io lo +depongo appiè del Trono Reale insieme agli umilissimi sensi del mio +sommo rispetto + + + Di V. S. R. M. + + Ubbidientissimo Servitore + e fedelissimo Suddito + VINCENZO CANEPA Editore. + + + + + + +AI LETTORI GENTILI + +VINCENZO CANEPA + + +Essendomi proposto di mettere nuovamente in luce l'_Amedeide_ di +Gabriello Chiabrera, pregai il Cav. Don Gio. Batta Spotorno, che tante +altre premure si era dato per onorare la memoria di quel sommo Poeta, +scrivendone copiosamente la vita e pubblicandone molte prose inedite, +a volermi favorire per sua cortesia di preparare, dirigere, ed +illustrare questa edizione. Ed egli compiacendomi, vuole ch'io +dichiari, qui sul principio, che ad assumere tal fatica non tanto il +muove la grandezza del Poeta; ma sì e principalmente, il desiderio +ossequioso, trattandosi d'un libro onorato del nome dell'Augusto +Monarca il Re CARLO ALBERTO, di potere in qualche guisa, quanto ad +uomo oscuro è conceduto, dimostrare la somma sua devozione all'ottimo +Principe che si degnò confortare con segno onorevolissimo del suo Real +Patrocinio i piccioli studj di esso P. Spotorno. + +Gli argomenti all'Amedeide, che leggerete in questa edizione, sono +fatica del sig. avvocato G.B. Belloro, savonese, che me gli offerì +gentilmente; nè io volli ricusare il dono della sua cortesia; troppo +essendo convenevole che in qualche modo concorra ad una edizione del +Chiabrera uno almeno degli arcadi savonesi. + + + + + +VITA +DI GABRIELLO CHIABRERA + +SCRITTA +DAL CAV. P. GIO. BATTA SPOTORNO. + + +Se la nostra Liguria occidentale non avesse di che pregiarsi se non se +di GABRIELLO CHIABRERA, ragion vorrebbe ch'ella se ne tenesse onorata +e superba. Perciocchè fu questi il primo che mostrò agl'italiani +esservi pure un'altra scuola, fuori della provenzale, in cui mirando +studiosamente si potea venire in fama di poeta meraviglioso; e il +mostrò con esempj felicissimi sì nel genere grande, sì nel gentile; +spirando, se così m'è lecito parlare, ne' petti degl'italiani un +nobile ardimento; e la nostra favella, di timida e rispettosa ch'ella +era in mezzo alla copia delle voci e de' modi, facendo animosa ed +altera senza macchiarne l'urbanità e la grazia che le viene dal puro e +sonante dialetto dell'Arno. Ma questo Poeta non ebbe mai scrittore +della sua vita; ed egli di se medesimo parlò brevemente, più tosto per +dire gli onori avuti da Principi grandi e da Sommi Pontefici, che per +altra cagione. E però non a torto faceva querele il Tiraboschi di +tanta negligenza. Ond'è che nella Storia Letteraria della Liguria io +m'ingegnai di stendere minutamente la vita di questo sommo poeta; ed +ora ne do quasi un compendio, ma corredato di molte notizie, che per +quegli anni non erano conosciute; cosicchè Egli più non abbia a dirsi +inonorato in Italia. + +GABRIELLO CHIABRERA nacque in Savona il 18 giugno del 1552; e nacque +quindici giorni ed alcune ore dopo la morte di Gabriello suo padre. La +famiglia de' Chiabrera, che veramente chiamavasi de' _Zabrera_, e +latinamente _de Zabreriis_, sembra d'origine spagnuola; e il +primo a piantarla tra noi fu probabilmente uno di que' militi +spagnuoli che vennero in Italia nel 1271 con Guglielmo marchese di +Monferrato, il quale aveva tolto in isposa Beatrice figliuola di +Alfonso Re di Castiglia. E oggidì sono tuttavia parecchi altri cognomi +nel Monferrato e nel Piemonte che si palesano d'origine spagnuola. Ma +qual che fosse l'antica stirpe de' _Zabrera_, questo è certo che +un Gabriele, _de Zabreriis_ fece un sepolcro a se ed a' suoi +l'anno 1493 nella chiesa di S. Giacomo vicin di Savona, e ne ornò la +cappella con una tavola di pittore in quell'età molto prezzato. Da +questo Gabriele I. venne un Corrado, che di Mariola Fea gentildonna +savonese generò Gabriele II.; e questi ebbe da Geronima Murasana, pur +savonese, e figlia del dotto giureconsulto Pier Agostino, Massimo, +uomo di buone lettere ed amico in Roma di Paolo Manuzio; Gabriele +III., ossia il nostro poeta, e Laura, data in moglie ad Aurelio Bosco +Savonese. + +La madre del Poeta, rimasa vedova in fresca età, passò ad altre nozze +con Paolo Gavotti nobile savonese, e di GABRIELLO si tolse la cura +Margherita sorella del padre di lui, la quale di Ottavio Pavese suo +marito non aveva prole veruna; ma la tutela del pupillo tenevala +Giovanni pure fratello del padre, ed esso ancora senza figliuoli. +Giunto GABRIELLO all'età d'anni nove, fu condotto in Roma, ove +Giovanni suo zio faceva dimora[1], ed ivi fu nodrito con maestro in +casa da cui apparò la lingua latina. In quegli anni lo prese una +febbre, e dopo due anni lo percosse un'altra, che sette mesi lo tenne +senza sanità e l'inviava a morire etico; onde Giovanni suo zio, per +farlo giocondo con la compagnia d'altri giovinetti lo mandava alle +scuole de' PP. Gesuiti; ed ivi prese vigore e fecesi robusto, ed udì +le lezioni di filosofia, anzi più per trattenimento che per +apprendere; e così visse fino all'età di venti anni. Ma nel 1572, +essendo mancato di vita in Roma lo zio Giovanni, esso GABRIELLO andò a +Savona a vedere e farsi rivedere da' suoi; e fra pochi mesi tornossene +a Roma. + +Quivi avuta occasione di vendere un giardino, che sembra eredità dello +zio, al Cardinale Luigi Cornaro Camerlengo di S. Chiesa, colse +l'opportunità di entrare in corte di quel Porporato, e vi stette tre +anni. In questo, avvenne, che senza sua colpa fu oltraggiato da un +gentiluomo romano, ed egli vendicossi; nè potendo meno, gli convenne +di abbandonar Roma, e ridursi alla patria. Del qual avvenimento non +abbiamo altra notizia, salvo se quella lasciataci dal Poeta, e che si +è riferita colle sue parole medesime. + +In Savona stette molti anni, dividendo il suo tempo tra lo studio +delle buone lettere, la compagnia di giovani suoi pari, ed eziandio, +nel vagheggiare una beltà savonese, ch'egli chiama poeticamente _la +Galatea de' savonesi mari_. Sopra questo innamoramento abbiamo +l'incomparabile canzone _Per duri monti alpestri_. E ne parla +slmilmente nel canto VII. dell'_Italia liberata_, dicendo: + + Appena nato, a' duri miei tormenti + Sorte volle adoprar la sua fierezza; + Mi negò le lusinghe dei parenti, + Mi pose in risse, m'involò ricchezza: + Amore alfin con le sue fiamme ardenti + Servo mi fe' d'una crudel bellezza. + + +Sono pur da leggere queste parole della canzone XXIX. tra le morali +scritta ad Jacopo Doria: + + Forza d'alta beltà, ch'empie gli amanti + Di caro duol, tiranneggiò mia cetra: + Oggi che imbianco........ + ........ altrove ergo i pensieri. + +E tuttavia nel CHIABRERA l'amore vestiva un abito gentile, alla +platonica; e in tutte le sue poesie non è parola che ricordi, non dirò +le sozzure di certi poeti de' tempi a noi vicini, ma nè anco la +licenza dell'Aminta e della Gerusalemme. + +L'anno del 1584 rallegrò la solitudine del CHIABRERA con l'arrivo in +Savona della famosa Isabella Andreini, venutavi colla sua compagnia +comica a farsi udire sulle scene. Il poeta onorò con parecchie +composizioni il valore dell'attrice, ed essa, che non era donna +volgare, rispose con rime pregevolissime che abbiamo alle stampe. Ma +v'ebbero sdegni e combattimenti tra' gentiluomini di Savona. Stavano +per una parte Ottaviano e Luigi Multedo; per l'altra Benedetto Corsi, +Giulio e Cesare Pavesi, Ambrogio Salinero e il nostro Poeta; che +brevemente, al solito, così accenna quella tenzone: «in patria +incontrò, senza sua colpa, brighe, e rimase leggermente ferito su la +mano: fece sue vendette, e molti mesi ebbe a stare in bando: quietassi +poi ogni nimistà, ed egli si godette lungo riposo.» Si compose la +discordia con un atto di pace rogato in Mulazzano addì 16 aprile 1585, +ed accettato in Savona dai Multedo il dì 24: il che ne fa conoscere +che la fazione del CHIABRERA ebbe a ricoverarsi negli antichi dominj +della R. Casa di Savoja. + +Tornato alla quiete della patria, cominciò col fratello Massimo a +pensare alla propagazione della stirpe; e non avendo quegli voluto +sottomettersi al legame del matrimonio, fu deliberato che GABRIELLO +s'eleggesse una sposa. Qui porrò un fatto che parrà novella, e non +è; vo' dire che il Poeta si teneva per affatturato da qualche +maliarda o stregone, cosicchè stimavasi non atto al debito +coniugale; e ne scrisse lunga e mesta lettera a Bernardo Castello +pittore, suo grande amico, scongiurandolo a veder pure di trovare in +Genova cerretano o donnicciuola, che valesse a rompere la malìa. +Qual fosse la risposta del Castello, nol sappiamo. Nè di cotal +immaginazione del Poeta è da far commedia; chè fin nel secolo XVIII. +molti libri si scrissero da gravi uomini, e non idioti, a mostrare +la potenza e le arti meravigliose delle streghe[2]. Finalmente +piacque al CHIABRERA d'unirsi con una giovinetta d'anni 16, nominata +Lelia, figliuola di Giulio Pavese gentiluomo di Savona, e della +signora Marzia di Niccolò Spinola patrizio genovese. Ed ottenuta la +dispensa dall'impedimento di consanguinità, si celebrò il matrimonio +nella chiesa de' PP. Cappuccini fuor di Savona il dì 29 luglio del +1602. GABRIELLO non n'ebbe. prole, ma gliene vennero disturbi ed +impicci nojosi. Perciocchè Lelia, essendo mancato di vita +Giangiacomo Pavese fratello di lei, lasciando pupillo un figlio di +nome Giulio, ne assunse col marito la tutela: di qui molestie di +conti; pensieri d'educazione; possesso di eredità e nella Liguria, e +per procuratore in Napoli, dove i Pavesi possedevano beni assai; di +qui tutte quelle altre noje che sono compagne degli affari +economici. Ma Lelia, veggendosi senza prole, aveva posto in Giulio +un affetto sviscerato; e se GABRIELLO non era sollecito a tutto, che +potesse giovare al nipote, gridava ch'egli era un assassinare il +pupillo. Questa tutela tornò poscia in danno de' Chiabrera; +stantechè avendo GABRIELLO donato ogni suo avere alla moglie, Giulio +venne ad unire in se l'eredità de' Chiabrera e de' Pavesi. Abbiamo +una lettera del Poeta, scritta nel 1634, ringraziando il Cavaliere +Cassiano dal Pozzo «per le cortesie compartite a Giulio Pavese mio +nipote.» + +Il piacere delle nozze fu turbato per una sentenza de' tribunali di +Roma, che GABRIELLO accenna oscuramente; e che noi possiamo con +maggior chiarezza descrivere. Il Poeta aveva un fratello naturale di +nome Augusto, che stavasi in Roma, e maneggiava la dote di Lelia, con +procura in forma legale: ora costui per avere scritto delle +pasquinate, o come allora dicevano, de' _pasquini_, fu +condannato, non sappiamo a qual pena, e i beni dati al fisco; +compresavi la dote di Lelia. Per che GABRIELLO corse a Roma, e con +mostrare le sue ragioni, e col favore del Cardinale Cinzio +Aldobrandini, protettore de' letterati, ricoverò con fatiche e spese +la dote della moglie. Augusto aveva potuto scampare la tempesta +fuggendo nell'Abruzzo; e di colà scrisse a GABRIELLO nel 1607 +chiedendo danari; ed è questa l'unica notizia che ho trovato di +costui; e poco monta il saperne più oltre; ch'egli non recò a' suoi +utilità nè decoro. + +Dopo lo sconcio qui rammentato non ebbevi fatto alcuno nella vita del +CHIABRERA, come uomo privato, che meriti d'avere speciale ricordo: +visse in patria con riposo, sano in modo che non mai stette in letto, +salvo due volte per due febbri terzanelle, nè ciascuna di loro passò +sette parosismi. In questo egli fu assai avventuroso: ma non già +nell'avere (sono parole di lui), perchè nato ricco, anzi che no, +disperdendosi la roba per molte disavventure, egli visse, non già +bisognoso, ma nè tampoco abbondantissimo. Certo è che s'egli non fu +ricco signore, ebbe quanto s'addice a vivere onorevolmente da +gentiluomo di provincia. In città s'era comperata, metà dai Ferrero, e +metà dai Carretto, una casa (1603-1605), ornata di marmi; ed è quella +che si vede nel vicolo di S. Andrea, ed ha sopra la porta in un +cartello di marmo queste parole d'Orazio: _nichil est ab omni parte +beatum_; forse per accennare all'umile contrada in cui era +fabbricata. Di un suo giardino parla più volte nelle lettere a +Bernardo Castello. E rifabbricandosi nel 1616 la piccola chiesa di +S. Lucia, e rimanendovi un poco di scoglio scoperto, il CHIABRERA, +ottenutolo, lo ricinse di muraglie, e fecevi un piccolo giardino, e +una loggetta, nella quale fra il giorno si riduceva a far versi, e a +cianciare con cittadini ed uomini di villa, che di colà per loro +faccende passano continuo; godendovi pure l'aspetto di Genova, che vi +si mostra manifestissimo. E perciocchè era vicina alla chiesa di +S. Lucia, martire siracusana, della quale si professava devotissimo +per la debolezza della sua vista, cosicchè non poteva scrivere al +lume, chiamavala _piccola Siracusa_; come puossi vedere nella +data di molte lettere al Giustiniani. Negli ultimi anni (1632) +edificò una casa di campagna in Legine, dove possedeva una vigna assai +vasta; e nella iscrizione, che tuttora vi si legge sulla porta, +dichiara averla fabbricata _musarum opibus_; cioè con denari +ritratti dalle sue poesie[3]. Perciocchè il CHIABRERA che aveva +cominciato a poetare per ozio, e poscia per onore, volle alfine che i +suoi versi gli fruttassero meglio che sterili applausi; non che +domandasse contanti; ma piacevagli per un sonetto, o un altro +componimento, vedersi ricambiato con qualche gentilezza; e tale che +all'uopo egli potesse permutarla in moneta; come più volte scriveva al +pittore Castello. E fu talora, che volendo intraprendere un viaggio, e +stando male a quattrini, nè volendo far debiti in Savona, per certa +alterezza, volgevasi in Genova alle persone da lui celebrate: siccome +al P. Abate D. Angelo Grillo, patrizio Gianvincenzo Imperiale; e +quando i creditori ridomandavano la somma cortesemente prestata, il +Poeta che non sempre aveva alla mano la moneta, forte si doleva, e +ricordava l'amicizia, e i versi scritti in encomio del creditore. Ma +l'Imperiale, uomo vano anzichè gentile, non volle appagarsi di lodi; e +convenne al CHIABRERA pagarlo con una tavola del Tiziano. Il pittore +Bernardo Castello, che non dipingeva senz'averne l'indirizzo +dall'amico Poeta per la composizione, o storia, doveva sempre +ricambiarne i consigli con qualche disegno di pittore insigne, o con +un suo lavoro suggerito dal CHIABRERA. Le quali cose si volevano +accennare, acciocchè si conosca che GABRIELLO aveva di che vivere in +aurea mediocrità; e infatti, senza le pensioni che gli pagavano il +Granduca di Toscana e il Duca di Mantova, egli stava nel catasto delle +taglie per dieci mila scudi; somma rilevante a quel tempo in un +gentiluomo privato; e veggiamo che la moglie teneva almeno due +servigiali; e non mancava un servitore al marito. + +Ma di un sommo poeta non si deggiono così ricercare le notizie della +vita domestica, come quelle degli studj e degli onori per essi +ottenuti. GABRIELLO CHIABRERA, uscito dagli anni della prima +gioventù, e dalle istituzioni puerili, cominciò a praticare in Roma +con Paolo Manuzio amico di Massimo suo fratello, e ascoltavalo +ragionare: poi recandosi alla Sapienza, udiva leggere Marcantonio +Mureto, ed ebbe con lui familiarità: avvenne poi che Sperone Speroni +fece stanza in Roma, e con lui domesticamente trattò molti anni; e da +questi uomini chiarissimi raccoglieva ammaestramenti. Que' sommi +latinisti, Manuzio e Mureto, gli fecero nascere desiderio di poetare +nell'antica lingua de' Romani; ma non istette molto ad avvedersi che i +primi seggi erano già tenuti da uomini famosi; e si volse alla lingua +italiana; confortatovi eziandio (come si vuol credere) da Sperone +Speroni. Diedesi dunque a studiare ne' primi fondatori dell'idioma +toscano, e specialmente in Dante, nel Petrarca, e nel Boccaccio: tra' +meno antichi pregiò sopra tutti l'Ariosto. Con presidj sì fatti, e +coll'aggirarsi per la Toscana, venne a tanto di perfezione che sì +nella poesia, come nella prosa, egli è scrittore pieno di urbanità, di +grazia non affettata, e così puro che l'Antologia di Firenze, disse +del suo scrivere quelle parole dell'Alighieri: + + «........ ma Fiorentino + Mi sembri veramente quand'io t'odo.» + +Allo studio della italiana congiunse quello della lingua greca; e +tanto s'invaghì della perfezione de' greci poeti, che volendo lodare +alcuna cosa, come perfetta, era solito dire: _è poesia greca._ Omero +metteva innanzi a tutti; ed essendovi già fino da que' tempi alcuni +detrattori dell'altissimo poeta, egli affermava odorare di sciocchezza +chi non intendeva le bellezze omeriche. Di Pindaro prendeva singolar +maraviglia. Quanto fosse studioso di Anacreonte, chiaramente appare +dall'averlo imitato felicemente. In Virgilio lodava il verseggiare +nobilissimo e il parlar figurato. A Dante dava gran vanto per la +forza del rappresentare e particoleggiar le cose, le quali egli +scrisse; ed a Lodovico Ariosto similmente; cui era solito dare il +titolo di _grande_. Leggeva molto Orazio, e sovente ne cita i detti, +o li trasporta in italiano con felicità incomparabile: mi serva il +riportare questo verso, + + Il taciuto valor quasi è viltade, + +bellissima versione di quella sentenza che tormentò sempre i +traduttori del Venosino: _paulum distat inertiae celata virtus_. In +Orazio commendava la lingua colta, l'eccellenza degli aggiunti, il non +avere nulla di soverchio, e l'adornarsi di sentenze morali. E siccome +il nostro CHIABRERA avea pur dato opera agli studj sacri, compiacevasi +molto del profeta Isaja, ch'è pure sommo poeta; e negli ultimi anni +aveva in costume di portarlo seco insieme con Dante. + +Con tanti presidj ed ammaestramenti, e dotato d'ingegno grande, e +bramoso di gloria, non poteva il CHIABRERA non levarsi sopra la +schiera de' poeti, e giungere a tale di altezza, che altri non avesse +speranza di aggiungerlo. Tentò quasi tutti i generi di poesia, e i più +felicemente. + +Francesco Maria Zanotti, che soli quattro lirici sommi voleva +riconoscere in Italia, tra questi collocò il CHIABRERA. Scipione +Maffei riconosce due scuole poetiche in Italia, quella del Petrarca e +l'altra del CHIABRERA. Antonmaria Salvini affermava niuno meglio del +nostro poeta aver inteso il carattere sublime di Pindaro e il vezzoso +d'Anacreonte. Ma parecchie difficoltà fecero contrasto alla gloria +del CHIABRERA; cosicchè il Muratori con ogni ragione lagnavasi che non +fosse conosciuto quanto e' meritava. E in primo luogo, lui vivente, si +contaminava la letteratura colle gonfiezze e i bisticci del secento; e +perciò coloro che avrebbero dovuto imitarlo, ivano perduti nella pazza +scuola de' concetti e delle stravaganze: conobbelo il CHIABRERA negli +ultimi anni; e ne diede cenno nelle sue lettere al Giustiniani. I +pochi, che bene vedevano la sciocchezza dell'Achillini e de' suoi +imitatori, non volendo in tutto allontanarsi dall'uso corrotto, +eleggevano una via di mezzo, attenendosi al Testi, al Filicaja e al +Guidi; nobili poeti; ma pur di troppo lontani della semplicità degli +antichi esemplari. Aggiungasi la corruzione de' costumi, entrata +coll'ozio e l'ignoranza in Italia; onde avvenne che nel secolo XVII +non più si parlava nè d'Omero, e Virgilio, nè di Dante e di Francesco +Petrarca, ma dell'Adone, del Pastor Fido, e di altri libri maestri o +provocatori di lussuria. Finalmente, come notò il M. Maffei +«quest'autore ricerca studio fondato e fermo, perchè non poco +difficile è da principio discernere la sua bellezza;» e pochissimi +sono coloro che vogliano durare la fatica di uno studio poetico +fondato e fermo. Ma negli ultimi tempi si è cominciato a conoscere +alquanto meglio il valore del Savonese; e il Monti nella _Proposta_, e +il Cesari nelle _Bellezze di Dante_ il commendarono con parole sì +fatte, che più non potevasi. + +Nelle Satire, o Sermoni, è il CHIABRERA così eccellente, che può dirsi +il secondo, dando il primo luogo ad Orazio, com'è convenevole. Di che +veggasi il bellissimo articolo che ne scrisse Clementino Vannetti +nelle _Osservazioni_ sopra di Orazio[4]. Nella satira più audace ed +irosa, si provò d'imitare Archiloco, ma non satisfece a se stesso: +come dichiara nella vita sua propria; benchè il Guasco, pubblicando +l'Amedeida minore, promettesse di volerne dare con altri componimenti, +_le canzoni archiloche_, ossia le satire alla maniera di quel Greco. + +Negli epitaffj, chi ama la schiettezza congiunta all'urbanità, non può +non dar lode segnalata al CHIABRERA. Poche sono l'egloghe che ne +abbiamo; e degne ch'altri non l'abbia a vile. Ne' ditirambi piacque al +critico Fioretti ed al Soave; e che piacesse molto al Redi, si può +argomentare dall'avere saputo quest'illustre Toscano giovarsi del +CHIABRERA pel suo _Bacco in Toscana_. + +La gloria d'essere riguardato come il Pindaro e l'Anacreonte e +l'Orazio d'Italia, non ritenne il CHIABRERA dal tentare la poesia +drammatica. Non trovo ch'egli mai si volgesse a scrivere commedie; +giudicando forse che poco o nulla si potesse aggiungere a quelle de' +Toscani, che veramente sarebbero perfettissime, se non fossero +sfacciate. Nelle tragedie, altri amava meglio trarne gli argomenti +dalle favole antiche, altri da quelle de' romanzi: il CHIABRERA imitò +i primi nella _Ippodamia_, della quale sono lodati i cori; s'accostò +a' secondi nell'_Angelica in Ebuda_; e direi ben anco nell'_Erminia_, +se io ne avessi trovato notizia sicura. + +Un'altra maniera di poesia drammatica è la favola pastorale; che +Torquato Tasso avea levato a tal di perfezione da consigliare i poeti +a non volere farsi emulatori dell'Aminta. Io non dirò che il CHIABRERA +possa starsi appetto del Tasso; ma dico d'essere pienamente convinto, +aver egli il primo seggio, dopo Torquato, tra gli scrittori di favole +pastorali; e forse a farlo men chiaro, concorrono due pregj, che agli +occhi de' volgari sono difetti; la semplicità dello stile, puro sempre +e grazioso, e la modestia del costume; perciocchè, a parlare +ingenuamente, v'ha non pochi, e talora in vista gravi ed assennati, i +quali danno lodi egregie a certe composizioni, che forse farebbero +segno a critiche amare, se in quelle non trovassero di che pascere le +passioni segrete; e così veggiamo essere avvenuto del _Pastor Fido_; +ch'è una filza ingegnosa di madrigali e concettini lascivi. + +Nella drammatica _spettacolosa_, ossia nell'ordinare scene con pompa e +varietà di macchine meravigliose, ed a' personaggi che in esse +deggiono comparire acconciare brevi parole in verso, fu il CHIABRERA +celebratissimo; e i Medici per ciò il chiamavano a Firenze, e i +Gonzaga a Mantova; e per questi suoi ingegnosi ritrovamenti ebbe +pensioni da que' Principi, non per la sua eccellenza nella poesia; chè +sempre, tra le nazioni molli ed oziose, il piacere de' sensi venne +anteposto alla illustrazione della mente. + +È un altro campo, già tenuto da campioni impareggiabili, e che non +pertanto invita gli uomini d'alto ingegno ad entrarvi per vaghezza di +gloria; vo' dire l'epica poesia. Il CHIABRERA in poemetti di poche +centinaja di versi sciolti, mostrò la grandezza del suo ingegno; sia +per l'evidenza delle descrizioni, la forza e la rapidità delle azioni, +sia per l'eleganza dello stile; e per quella maestria nel numero del +verso, che niuno, dopo di lui, seppe mai pareggiare. Ed eccellente fu +non meno ne' sacri argomenti che ne' profani. Provossi eziandio in +poemetti di pochi canti; trattando il soggetto, con legger mutamento, +e in rima e in versi dalla rima disciolti; come fece nel _Batista_ e +nella _Giuditta_, o solamente in isciolti, quale il _Foresto_. Ancora, +d'un episodio trasse un poema; per esempio, _il Ruggiero_ di dieci +canti, ricavato da un'azione dell'Orlando Furioso. Tentò ancora la +vera epopea, scrivendo l'_Italia liberata dai Goti_, la _Firenze_, e +l'_Amedeida_. Tutti e tre hanno pregi grandissimi; e nell'_Italia_ +specialmente il nostro Poeta versò il tesoro dell'urbanità ed eleganza +toscana ch'egli possedeva maravigliosamente; ma niuno de' tre è +argomento _popolare_; condizione principalissima negli epici poemi, +benchè i Retori l'abbiano dimenticata ne' loro precetti. La _Firenze_, +è minore e maggiore; quest'ultima ha dieci canti in ottava rima. +L'AMEDEIDE fu dall'Autore pubblicata in canti 23 e ridotta in 10, e in +questa minor forma, lui morto, data alle stampe. + +Nè il CHIABRERA fu solamente poeta sommo: vuolsi pur lodarlo altamente +come prosatore. Il suo parlare è propriamente fiorentino purissimo; ma +senza riboboli nè smancerie da pedanti: parvi d'udire una gentil donna +fiorentina che non abbia letto libri tradotti malamente dal francese, +nè conversato con uomini che s'estimano letterati solo che possano +contaminare con modi stranieri il bellissimo idioma dell'Arno. Non ha +periodi lunghi soverchiamente nè trasposizioni affettate; e dice le +cose grandi con parole gravi e semplici; le umili con graziose. Nelle +lettere famigliari è schietto, festivo, felicissimo; e va innanzi a +tutti gli altri nostri, specialmente in quelle 150 a Pier Giuseppe +Giustiniani, trovate in Genova, ed impresse in Bologna per gentil +pensiero del P. Porrata, nobile genovese, della C. di Gesù. Nella +ristampa fattane in Genova per mio suggerimento, ma condotta contro a' +miei consigli, per mano altrui, si legge un certo numero di lettere +inedite, che io ottenni gentilmente da chi avevale trascritte +dall'archivio di Savona; ma in esse, come distese in istile curiale, +non apparisce il valore del CHIABRERA. Lodevoli molto sono quelle +altre, forse un 250, che usciranno colla mia assistenza dai torchj del +signor Ponthenier. Bellissimi poi sono i dialoghi sull'arte poetica, e +quello che contiene la sposizione di un sonetto del Petrarca: in essi +non è la grandezza platonica; sì una nobile semplicità, che vestendo +leggiadramente una dottrina non volgare, diletta e rapisce. +Nell'orazione per un nuovo Doge di casa Spinola e negli elogj de' +letterati coetanei, il CHIABRERA è minore di se. Degno di lui è +l'elogio di Alessandro Farnese, che con altre egregie prose, ricavate +per mia cura da' testi a penna, fece stampare il signor Vincenzo +Canepa nell'anno 1823 in-12. I discorsi all'Accademia degli +_Addormentati_ di Genova possono dirsi mediocri. + +Parmi di avere accennato tutte le composizioni di GABRIELLO CHIABRERA +così in prosa come in verso; benchè ve n'abbian molte inedite; per +figura, le lettere al pittore Luciano Borzone, e le poesie varie che +Benedetto Guasco prometteva di voler mandare alla luce pubblica; ma +furon parole. + +Ora è da far motto degli amici, che n'ebbe molti, e segnalati. Già si +è detto di P. Manuzio, del Mureto, di Sperone Speroni, del P. Grillo, +e di Gianvincenzo Imperiale. Aggiungeremo Fulvio Testi, Agostino +Mascardi, Virginio Cesarmi, Giacomo Filippo Durazzo, e Monsignor +Ciampoli, il P. Rho Gesuita di Lombardia, il P. Antinori, il +Cav. Luca Assarino, Mariano Valguarnera, siciliano, il Cicognini, il +Balducci, Ansaldo Cebà, Giangiacomo Cavalli, poeta sommo nel dialetto +di Genova, il pittore Cristofano Allori, Lorenzo Fabbri, lucchese, che +stavasi in Genova, i due fratelli Ambrogio e Giulio Salinero, Pier +Girolamo Gentile e il P. Alberti, Somasco, tutti e quattro +savonesi. In Firenze ebbe amici ed ospiti i signori Corsi marchesi di +Cajazzo; in Genova, Gianfrancesco Brignole Sale marchese di Groppoli, +e Pier Giuseppe Giustiniani: quest'ultimo signore, degno veramente +dell'illustre sua stirpe, ebbe col CHIABRERA un'amistà familiare, che +durò fino alla morte del poeta: l'albergava in sua casa; e tutti gli +anni il voleva a Fassolo; dove gli aveva fatto apprestare una stanza +rivolta a mezzodì, e sopra la porta fatto incidere il distico +seguente: + + Intus agit Gabriel: sacram ne rumpe quietem: + Si strepis, ah! periit nil minus Iliade. + +Gli onori che il Pindaro Savonese ottenne da' Sovrani d'Italia furon +grandissimi; ed egli stesso gli ha minutamente descritti nella sua +vita, che, tranne cotal vanità, è un modello non che d'eleganza, di +modestia eziandio. Noi dunque nulla ne diremo; accennando solamente +che per l'anno santo del 1625 Papa Urbano VIII, gli scrisse un breve, +come si praticava co' principi, invitandolo a Roma: il Poeta andò, e +fu ricevuto da quel dotto Pontefice con dimostrazioni singolari di +stima e di affetto. E fu questo, parmi, l'ultimo viaggio del +CHIABRERA; il quale sempre s'era dilettato di viaggiare; ed aveva +visitato tutte le corti e le città principali d'Italia; ma soggiorno +non fece che in due, in Firenze ed in Genova; giacchè a Roma, dopo il +bando avutone alcun tempo per la rissa dianzi accennata, ebbe sempre +l'animo avverso. In patria fu similmente onorato e prezzato; benchè io +non trovi ch'egli fosse mai _Priore degli Anziani_, ch'era la maggior +dignità che potessero dare i Savonesi a' loro patrizj. Bensì sappiamo +che fu più volte Oratore a Genova pe' suoi cittadini; cosa che +piacevagli sommamente, perchè gli dava opportunità di godersi Genova a +spese di Savona. + +Così visse GABRIELLO CHIABRERA fino all'anno 87 della sua vita: mancò +poco a poco, per vecchiezza anzichè per forza di morbo. Ed essendo +vivuto mai sempre, come a vero cattolico s'addice, sentendo +appressarsi il fine del suo vivere, si confessò d'ogni sua colpa al +P. Garassino, Servita, e ricevette il Viatico e l'Olio Santo dalle +mani di Benedetto Malfante suo parroco. Confortato in tal guisa dalla +Religione, si morì il 14 ottobre 1638; e il dì appresso, fu il suo +cadavere onorevolmente accompagnato alla chiesa di S. Jacopo de' +Minori Riformati, e nell'arca della sua famiglia deposto; ma nè la +moglie, benchè agiata ed erede del marito, nè gli amici, nè il Comune +pensarono mai a onorarne la tomba. Lelia sopravvisse fino al 1647. Il +testamento del Poeta ha la data del 3 febbrajo 1634; quello della sua +vedova, del 5 maggio 1640: ambedue ricevuti in Savona dal notajo +Marcantonio Castellini. Qui porrò fine alle notizie di GABRIELLO +CHIABRERA, principal vanto di Savona, gloria della Liguria ed +ornamento d'Italia. + + + +ANNOTAZIONI ALLA VITA. + + + [1] Benchè il Chiabrera non dica per qual motivo Giovanni suo zio + abitasse in Roma, io credo poter affermare che ciò fosse per ragione + di commercio. Certo è che Augusto fratel naturale del Poeta + _maneggiava_ in Roma _la dote_ di Lelia; e maneggiare qui significa + _mercanteggiare_. Lelia era di casa Pavese; e che i Pavesi eziandio + tenessero negozio in Roma, è cosa notissima. Sappiamo similmente che + al commercio applicavano nella capitale del mondo cattolico i Siri, + ragguardevole famiglia di Albisola. Erano speculazioni commerciali + di banco, che non offuscano la nobiltà, secondo che dimostra il + Conte Napione nella sua dissert. sulla patria di C. Colombo. Ma il + Chiabrera che voleva comparire nelle Corti, non ha parola, da cui si + ritragga il negoziare de' suoi, i quali sopperivano coll'industria + alla strettezza del nostro territorio. E a dirla schietta, io penso + che pure a motivo di negozj fosse in Roma all'età del Chiabrera un + ramo degli Spotorno; e l'argomento dal vedere che la casa avevano a + Ripa grande, e la sepoltura in S. Francesco a Ripa, come insegnano + le iscrizioni che vi si leggono tuttavia. + + [2] Il marchese Maffei nell'_Arte magica dileguata_ riferisce che il + dotto P. Lebrun nell'opera _des pratiques superstitieuses_ ebbe + fede a colui che gli riferì «come suo padre e sua madre per sette + anni erano stati inabili, e che una vecchia ruppe il maleficio e li + lasciò liberi.» E qualche chiesa particolare di Francia, non mai la + Romana, lasciò trascorrere ne' Rituali diocesani alcun cenno di tali + malie per inabilitare gli sposi. + + [3] Molte di queste notizie si trovano nel _Viaggio per la Liguria_ + del sig. Bertolottì; ma e' le trascrisse assai fedelmente dal tomo + IV. della _Storia Letteraria Lig_. + + [4] Abbiamo i _Sermoni_ del Chiabrera corretti sovra d'un testo a + penna ed illustrati, Genova, 1833 in-12.º e in-8.º per gentil cura + del chiar. Prof. Ab. Rebuffo che intitolò quest'edizione + all'illustre suo amico Prof. Bertoloni. + + + + + +AMEDEIDE + +POEMA + + +Con gli Argomenti + +DELL'AVVOCATO + +GIAMBATISTA BELLORO + +SAVONESE + + + + +CANTO PRIMO + + +ARGOMENTO. + +_Di Rodi Angel divino alla difesa +AMEDEO chiama, e 'l guida in sul naviglio; +Ma l'empia Aletto allor da tanta impresa +De' suoi temendo l'ultimo periglio, +Alla stretta città novella offesa +Sveglia Ottomano a far, col suo consiglio; +Ed egli di Sultana il cor piagato, +La mostra vuol veder del campo armato._ + + +I + +Musa, ch'alme corone al crine adorno +Tessi di stelle, e di bei lampi ardenti, +E dal Cielo, ove fai dolce soggiorno, +D'ammirabile spirto empi le menti, +Di' d'AMEDEO, come da Rodi intorno +Tolse il furor de le nemiche genti, +Quando a' Cristiani altar porgendo aita +Il feroce Ottoman trasse di vita. + + +II + +E Tu, ch'alto adoprando, ampio sentiero +T'appresti, o CARLO, a le magion stellanti, +Mentre pur sali, e nel vïaggio altiero +Belle orme imprimi, odine lieto i canti; +Non perchè 'l corso del real pensiero +Spronar tu deggia del grand'Avo ai vanti; +Non è mestier: così spedito, e franco +Voli a le mete eterne unqua non stanco. + + +III + +Scorgi sol, ch'agli Eroi sacra corona +Dassi in Parnaso; e lo sperar sia certo, +Ch'un dì cetra immortal lungo Elicona +Temprerà Febo al tuo sì nobil merto: +Bene alto in terra d'AMEDEO risuona +Il giusto affanno in guerreggiar sofferto; +Ma più sublimi inverso il ciel tue lodi +Allor n'andranno: or dà l'orecchio a Rodi. + + +IV + +Chi mosse in prima, e per pietà soccorse +Quei tanto afflitti, e guerreggiati regni? +Il gran Batista; Egli ver Dio sen corse +Forte pregando, e mitigò suoi sdegni. +Per le colpe di Rodi in ira sorse, +Ch'avean d'ogni pietà varcati i segni, +E guardava su lei con fronte carca +Di ben giusto furor l'alto Monarca. + + +V + +Già d'acerbi guerrier tutte cosperse +Avea l'aspro Ottoman piaggie, o pendici, +E già sforzando le difese avverse, +De le mura abbattea gli alti edifici. +Ma non Giovanni rimirar sofferse +Senza conforto i popoli infelici, +E sperando impetrarne alcun perdono, +Di Dio sen venne a l'ineffabil Trono. + + +VI + +Ed ivi ardente, come amore invita, +Parlò cosparso di pietà ben vera: +Alto Dio, la cui forza alta infinita +Non mai per ira i peccator dispera, +Che 'n lor miseria i Rodiani aita +Sperin da tua mercè per mia preghiera, +Etti palese; e s'io per lor procuro, +Di non spiacerne a Te son ben sicuro. + + +VII + +Eterno Redentor, tempra i disdegni, +E di tua gran bontà cresci gli esempi; +Non dar popoli tuoi, non dar tuoi regni +A' tuoi nemici abbominati ed empi; +Quante rie ferità, quanti atti indegni +Su gli aitar forniransi, e dentro i Tempi? +Quante vergini piè verransi a meno? +Deh Dio, deh stringi a la giustizia il freno. + + +VIII + +Così pregando inginocchiato avante +Del Signor stava a l'immortal presenza, +E di vera pietà colmo il sembiante +Tenta per ogni via l'alta clemenza. +A quel parlar commosso il gran Tonante, +Rivolse nel pensier nova sentenza, +E si dispose a dispensar pietate; +Poi queste fece udir voci beate: + + +IX + +In lor gran cecità non mai per certo +Fian ciechi i peccator, s'a' lor peccati +Dimanderan perdon col vostro merto, +O nel colmo del Ciel spirti beati; +Ed oggi i Rodïan del mal sofferto +Godranno il fine, e gli avversarj armati +Vedran sul campo traboccar funesti; +Con sì fatta pietà preghi porgesti. + + +X + +Così diceva, ed il pensier, che chiude +Nel petto eterno, a Gabriel fa chiaro; +Scenda di Sciro in su l'arene ignude, +Ove il grande AMEDEO vinto gittaro +Di concitato mar tempeste crude, +Poi ch'i navigli suoi sparsi affondaro; +Indi per l'ampio mar seco sen vada, +E poi di Rodi al fin gli apra la strada. + + +XI + +Dier lode allor nel Re del mondo intenti +I gran stuoli de gli Angioli, e dei Santi; +E gli aurei cerchi de le stelle ardenti, +E i campi eterni risonaro a i canti. +Ma veste infra soavi almi concenti +Fulgidi vanni a fulgido or sembianti +Quel divin nunzio, e ne fornisce il tergo, +Ed esce fuor del sempiterno albergo. + + +XII + +Qual se poi lungo vagheggiar l'aspetto +De l'aureo sol, de le stellanti sfere, +Move aquila superba aspro diletto +A sanguinar l'unghie ritorte, altiere, +Sù, le nubi nel ciel fende col petto, +E 'n un punto quà giù l'aure leggiere, +E quanto è d'aria infra la terra, e 'l polo +Sembra solcar, sembra varcar d'un volo; + + +XIII + +Tal giù si cala, e le volubil piume +Rivolge intento a l'arenosa sponda, +Ove tra salse, e tra cerulee spume +Il procelloso Egeo Sciro circonda; +Omai de l'alba rugiadosa il lume +Indorava del mar l'instabil onda, +Quando l'Angelo giunse a l'antro ombroso, +Ove in terra AMEDEO prendea riposo. + + +XIV + +Egli lo stuol de' suoi, che 'n mare estinto +Scorse affondar ne la tempesta rea, +Pianse dolente, e se medesmo; or vinto +I nobili occhi in sul mattin chiudea; +Quì fronte annosa, e lungo crin ritinto +In molta neve il messaggier prendea, +E di rigidi manti il busto involve; +Lo scote, e sveglia, indi la lingua ei solve: + + +XV + +O d'arme invitto, e più di cor gentile, +Germe immortal degl'immortali Eroi, +Com'è, che d'ozio neghittoso e vile +Non tuo valor, non tua virtù s'annoi? +Tu di vil plebe a seguitar lo stile +Or volgi riposando i pensier tuoi; +Ma qual poscia in Italia, almo paese, +Fia sculto marmo a le tue chiare imprese? + + +XVI + +Allor di doglia al così dir confuso +Tragge dal mesto cor lungo sospiro, +E diceva AMEDEO: del vulgar uso +L'anima serva a le viltà raggiro? +Io vago d'ozio? che risplenda, o chiuso +Stia 'l sole in mar, questa prigion sospiro? +Ah che quì circonscritto odio la vita, +E conto ore e momenti a la partita. + + +XVII + +Sciolsi spirando in cielo aure serene, +Del gran Sïon per adorar le mura; +Ma su per queste inabitate arene +Ruppe nostri sentier cruda ventura; +Sì tra fere, e tra boschi il ciel mi tiene, +Come tu scorgi e 'l lagrimar non cura; +Così l'onor, di che sperava altiero +Mio nome incoronarsi, omai dispero. + + +XVIII + +Ma tu chi sei? che 'n sì crudel martoro +Anima afflitta visitar non sdegni? +Vivi mortale? od immortal fra loro, +C'han pace eterna in su gli eterni regni? +Se m'appari celeste, ecco io t'adoro; +Toglimi, o Santo, a tanti casi indegni; +O perchè mia memoria indi difenda, +Sì rei destin la bella Italia intenda. + + +XIX + +Così pregava alto gemendo; allora +Sparse d'eletti fior nembo giocondo +L'Angelo intorno; e sè di raggi indora, +Mirabil vista! entro fulgor profondo: +Dice, o guerrier, del cui gran pregio ancora +Memoria eterna fia sacrata al mondo, +A più lieti pensier l'alma rivolta, +E me messo di Dio verace ascolta. + + +XX + +Come risorga il sol, (del mar forniti +I rischi or son: non paventar sue frodi) +Pensa al partir; ma ricercar quai liti +Deggia partendo, di mia bocca or odi; +Asia, Orïente, eserciti infiniti, +Arme d'inferno, aspro guerreggian Rodi, +E mille armate navi, orribil guerra, +Tutto chiudono il mar, chiudon la terra. + + +XXI + +Oppressa da furor barbari ed empi +Sente omai da vicin l'ultimo pianto; +Va tu colà; suoi formidabil scempi +Saran del ciel cura pietosa intanto; +Là fa scudo a gli altar, fa scudo ai Tempi, +E di Savoia sempiterna il vanto; +Così diceva; e di pietate accese +L'anima fida a le sacrate imprese. + + +XXII + +S'invola poscia il volator Divino, +Qual sparisce per l'aure aureo baleno. +Tende le palme, e reverente inchino +Traeva gridi il cavalier dal seno: +Qual celeste pietà, qual mio destino +Ti veste l'ali? e giù dal ciel sereno +A questo afflitto dispensar conforto +Te quì possente messaggiero ha scorto? + + +XXIII + +Deh se ne l'alto ciel fatto hai ritorno, +Mio pronto cor, deh tua pietà non cele; +Esponlo, prego, a' piè di Dio; col giorno, +Qual tu m'impon, dispiegherò le vele; +Pronto a morir, con mille rischi intorno +A' cenni suoi combatterò fedele. +Sì da l'antro deserto, ove ei si serra, +Volgesi a Dio con le ginocchia in terra. + + +XXIV + +Nè così tosto a l'immortal sentiero +Mosse la fulgida Alba il piè celeste, +Ch'ei nel fondo del cor sveglia il pensiero, +Come se stesso a la partenza appreste. +Su l'erma piaggia non pervien nocchiero; +Or come troncherà l'aspre foreste? +Onde bipenne avrà? con quali ingegni +A far naviglio tesserà quei legni? + + +XXV + +In tanto affanno ver la terra inchine +Ferma le ciglia; e giù nel sen non posa +Il cor, che vuol, nè può partirsi; alfine +Ne ritrova la via l'alma animosa; +Vassene a l'aspre rupi indi vicine +Là, 've le navi sue l'onda spumosa +Con lungo assalto tempestando aperse, +E sovra i liti le lasciò disperse. + + +XXVI + +Ivi le travi, che fur scherzo a l'ira +De l'Oceàno, col pensier misura +Intentamente; e benchè rotto, ei mira +Che quasi in stato un battelletto dura; +Ponvi la mano, e su l'asciutto il tira; +Poscia fornirlo, e risaldar procura +Con gli arnesi sdrusciti, e con le sarte, +Che de la vinta armata il mare ha sparte. + + +XXVII + +Ed al fin punta in su la ripa il piede, +E 'n varando il naviglio ei su v'ascende; +E poi da terra allontanato il vede, +Picciola vela agli aquilon distende. +Ma su la poppa non veduto siede +L'Angelo seco, ed al governo attende +Con occhio intento, e per la fragil nave +Spira su lucida onda aura soave. + + +XXVIII + +Nè con sembiante neghittoso e lento +I gran soccorsi rimirava Aletto, +Mostro infernal, cui sol pena e tormento +Di Rodi afflitta empiea di gaudio il petto: +Volse il pensier per mille parti intento +A sviarne il campion dal Cielo eletto, +E quando ella il dispera, aspra s'ingegna +Di far Rodi espugnar prima ch'ei vegna. + + +XXIX + + Teme del campo a Rodi avverso, teme +Del Tartareo tiranno aspri destini; +Nè può mirar da le miserie estreme +A sua salute i Rodïan vicini. +Arsa tra queste furie ulula, e freme +Livida i guardi, invenenata i crini; +Nè punto cessa intra furori immensi, +Che su lo strazio de Cristian non pensi. + + +XXX + + Quinci un momento sol non spende in vano; +Ma di Bostange ella vestì sembianza, +E volò trasformata ad Ottomano +Là sotto Rodi in ammirabil stanza: +Ponsi ivi al petto l'una e l'altra mano, +E reverente a la real possanza +La fronte inchina, e le ginocchia piega, +E con tal voce i suoi pensier dispiega: + + +XXXI + + Perchè dal ferro, e dal travaglio oppressi +Alcuna requie i tuoi guerrier ristori, +Già molti dì dal guerreggiar tu cessi, +E del tuo fiero cor tempri gli ardori; +Rompi i riposi al campo tuo concessi, +E con l'armi risveglia i tuoi furori, +Risvegliali, Ottomano; ecco a gran corso +Sen viene inverso Rodi alto soccorso. + + +XXXII + +A piè de' monti, e fra quelle alpi estreme, +Onde il Francese inver l'Italia scende, +Regna AMEDEO, che di virtù supreme +Quasi un fulgido Sol quivi risplende; +Forte così, ch'ogni nemico il teme, +O se spada impugnando egli contende +Fuor di dorato arcione, o se con asta +Su corridor spumante altrui contrasta. + + +XXXIII + +Deggio forse narrar come possente +Domò l'orgoglio de' vicin nemici, +O ne i regni lontan come non lente +Spiegò l'insegne a sollevar gli amici? +Che più narrar degg'io? l'inclita gente +Sempre in guerra ha vibrato arme felici; +E questi ad emular forte s'accese +Di tanti avi magnanimi l'imprese. + + +XXXIV + +Scoterà forte il tuo sì saldo impero, +Farassi appoggio a queste debil mura: +Sorgi, sorgi, Ottoman; tanto guerriero +Precorri armato, e trïonfar procura. +Sì disse il mostro, e dileguò leggiero, +Come rapido augel per l'aria pura, +E sparsi i nembi, onde egli apparve adorno, +Ivi stridendo se ne va dintorno. + + +XXXV + +Grida Ottomano; e che farà quel forte? +Alzi l'antenne, e quanto può s'affretti; +Vengane omai; dure catene, e morte +Per suo trionfo, il forsennato aspetti. +Rodi sottrar da miserabil sorte? +Ardir cotanto de' Cristian ne' petti? +Perchè non paventar, ch'Europa cada +Sotto il giusto furor di questa spada? + + +XXXVI + +Ma pur da gli atti a reputar costretto +Ch'oltramondano il messaggier si manda, +Benchè rigonfio d'alterezza il petto, +I gran duci del campo a se dimanda. +A pena han de gli araldi inteso il detto, +Che corrono ad udir ciò, ch'ei comanda, +E stan dimessi ad ascoltar sue voci; +Ed ei sì le formava aspre, e feroci: + + +XXXVII + +Rodi soccorso avrà; sì per pietate +Odo, ch'a' Re cristian vien che ne caglia; +Ma pria giungano quì lor navi armate +Certo ella ha da cader per mia battaglia; +Oggi le turbe io vo' veder schierate; +Come risorga il Sol vo' che s'assaglia; +Non sia per gioco mia parola udita; +Chi non avrà valor, non avrà vita. + + +XXXVIII + +Quì fine ei pose a gli orgogliosi accenti; +E quei dimora ivi non fanno alcuna; +Ma ver l'insegne le disperse genti +De' tamburi animosi il suon raguna. +In tanto sul gran pian mille Sergenti +Spiegano tenda di real fortuna, +Di donde rimirar l'alto tiranno +Debba le turbe, che schierate andranno. + + +XXXIX + +Parte di gemme la distinse, parte +D'oro e di seta, inimitabil mano, +Ammirabile sì, ch'ivi con l'arte +Giostrar vedeasi ogni ricchezza in vano; +Di bianche perle intra zaffiri sparto +Ondeggia un tranquillissimo oceàno, +Che i lidi implica; e di tessuto vento +Il fanno tremolar soffi d'argento. + + +XL + +Vedeasi, alto diletto a l'altrui ciglio, +Argo solcarvi; ed il drappello Acheo +Travaglia i remi nel mortal periglio +Per entro i golfi de l'ignoto Egeo: +Canta su cetra, e di virtù consiglio +A ciascun porge incoronato Orfeo; +Quinci liete sen van l'antenne ardite; +Guardale con stupor l'ampia Anfitrite. + + +XLI + +Ver sì gran tenda il gran Signor s'invia; +Seco Sultana a paro, a par movea; +Ed Ebräin mille guerrier per via, +Usata guardia, intorno lor scorgea; +Purpurea vesta ad Ottoman coprìa +Il busto fier, che di piropi ardea; +E cinto su quegli ostri aureo risplende, +Onde al fianco la spada aurea s'appende. + + +XLII + +Di bianchissimi lin turbante altiero, +Carco di gran tesor, fascia i capelli, +E tremano su lui, ricco cimiero, +Gemmate piume di famosi augelli. +Tale in sembianza minaccioso, e fiero +Gli occhi volgea per gioventù più belli, +E spirava nel barbaro ornamento +Per entro ad ogni cor tema e spavento. + + +XLIII + +Ma ne l'anima altrui sol spira amori +Sultana, e foco di letizia pieno; +Sì vincea con la chioma i più fin'ori, +E con la tersa fronte il ciel sereno; +Rubin le labbra, e su la guancia fiori +Avea rosati, e d'alabastro il seno; +Ed in celeste fiamma i guardi accesi +Con dolce asprezza a rimirar cortesi, + + +XLIV + +Cerchio sazio di perle il crin le cinge; +E ricca in pompa di dorati manti +Con la candida mano un scettro stringe, +Che folgora d'elettri, e di diamanti; +Quinci il fiero Ottoman frena, e sospinge +Solo col variar de' bei sembianti, +E sol che vibri de' begli occhi un giro, +Sforza di quel superbo ogni desiro. + + +XLV + +Costei di Regi in glorïosa sorte +Già nei regni di Lidia i lumi aperse, +Ma poscia il Turco in guerreggiar più forte +La grandezza di lor tutta disperse; +Sultana allor se ne correva a morte +Per involarsi a le miserie avverse; +Ma quando ella la destra al ferro porse, +Ottoman giunse, e sul ferir la scorse. + + +XLVI + +A pena scorta, rimirata a pena, +Siccome lampo gli passò nel core, +Ed indi gli trascorse in ogni vena +Fiamma immortal di non provato amore. +Subito il ferro, e la man bella ei frena, +E fervido consola il suo dolore, +E per sua vita ritornar gioiosa +Di se chiamolla imperatrice, e sposa + + +XLVII + +Nè, se l'alba risorge, o 'l carro ardente +Lava ne l'Ocean Febo dorato, +Egli arso, egli anelante unqua consente +Pur da se dilungarsi il viso amato; +Ed oggi a riguardar l'armata gente +In real seggio ei la si vuol da lato, +Perchè del campo ciascun'alma inchina +Volga le ciglia in lei, come in reina. + + +XLVIII + +Musa, che sù nel Ciel sparsa le chiome +Di sempiterni raggi inclita splendi, +E l'opre eccelse, che disperse e dome +Non caschino, dal tempo indi difendi, +Conta le squadre, e de' lor duci il nome, +E di che Regni usciti a narrar prendi; +Che oppressa da l'obblìo spira a fatica +Quì fra' mortali la memoria antica. + + +XLIX + +Le turbe in pria su l'ampio campo andaro, +Che 'n pace avean per la Cilicia albergo, +Il fianco cinte di ritorto acciaro, +E l'arco in pugno, e faretrate il tergo; +Non d'altro il busto, che di seta armaro; +Sprezzano i Turchi luminoso usbergo, +Nè portare elmo in testa han per costume; +Ma tele attorte, e gran cimier di piume. + + +L + +Diciotto insegne tremolando al vento +Lo squadron folto in trapassar discioglie; +A se dintorno cinque volte cento +Ciascuna insegna di pedon raccoglie. +Guidagli Ebreno; ei già canuto il mento +Non sbandisce dal cor fervide voglie; +Ma stima di guerrier vergogna e scorno +L'alma spirar senza dure armi intorno. + + +LI + +Dal genitor sì nobile arte apprese, +Anima inespugnabile, superba, +Ch'oltra sedeci lustri in armi spese +L'etate ad onta de le rughe acerba; +E sì l'asta vibrò, sì l'arco tese, +Che suo nome per l'Asia anco si serba; +Druso appellossi; or di lui fier non manco +Ebreno appar, benchè rugoso, e bianco. + + +LII + +Del vecchio Capitan l'orme seconda +Alfange il bel, che da le belle ciglia +Spande luce sì vaga, e sì gioconda, +Ch'altrui d'amare, e riverir consiglia; +Pel non avea, che su le guancie asconda +La fresca rosa, che fiorìa vermiglia, +E d'or la fronte per lo crin splendea, +Che pura e tersa, e sovra gli altri ergea. + + +LIII + +Pianse la madre il suo partire, e meno, +Quasi a forza di duol, venne sua vita, +Ed inondàr mille donzelle il seno +Piangendo pur quella mortal partita; +Ei fatto sordo, colà sciolse il freno, +Ove tromba di morte a l'armi invita: +Tanto eran giù nel cor sue voglie vaghe +Tutte illustrarsi d'onorate piaghe. + + +LIV + +Venti bandiere ai venti avea suo stuolo, +Che, lui seguendo, di Panfilia uscìa; +E trenta quel, ch'abbandonato il suolo +Fertil di Licia, appresso lor sen gìa; +Erane Arsace il guidator, che solo +A bei raggi del sole un occhio aprìa, +L'altro in battaglia incontrò notte oscura, +Ed ei per gloria i danni suoi non cura. + + +LV + +Fra la barbara turba armi non prese +A seguir d'Ottoman gli aspri furori +Anima di costui via più cortese, +E meno amica d'adunar tesori; +Nè tra 'l periglio de le dure imprese +Porsero preghi con più studio i cori +Per altrui scampo al ciel, nè fer devoti, +Con più frequenza e con più pompa, i voti. + + +LVI + +Ma tutti indarno, e su le piume ai venti +Dissipati per aria al fin sen giro, +Che per man d'AMEDEO tra i primi spenti +Provò l'angoscia del mortal sospiro. +Pianserlo di Chimèra i gioghi ardenti, +E mesti di Limèra, ove l'udirò, +Pianserlo i fonti, e scolorite in viso +Il piansero le ninfe di Telmiso. + + +LVII + +Dietro vien Caria; e rimembrava ancora +Del gran Sepolcro l'immortal fatica, +Onde la polve del consorte onora, +Ben raro esempio, la reina antica; +Turacano era il duce; a lui non fora +Sembiante Orso, o Leon, ch'alpe nutrica, +Tanto è fiero di spirto intra i più fieri; +Ed avea cinque sopra dieci alfieri. + + +LVIII + +Spoglia d'orrido lupo intorno il cinge +Gemmata l'unghie; ed ha faretra altiera +Per mirabili smalti, ove si finge +Tra veneniferi angui aurea Megera; +Nè sola atroce ella minaccia; Sfinge +Spande ivi tosco, e fiamme alta Chimera, +E con lor sembra, che latrar si scerna +Il can custode de la valle inferna. + + +LIX + +Non poca gente indi vestigi imprime, +Che solca i campi della Lidia, e miete; +Di varia pompa ella sen va sublime, +E chiaro il guardo, e le sembianze ha liete; +Non perchè pria, che da l'äeree cime +Suoi corsi in grembo a l'Oceàno acquete, +Sen va Pattòlo intra lucente arena +Torbido d'or con ammirabil vena; + + +LX + +Ma perchè il germe de' suoi regi estinti +Sultana, armata di beltà divina, +I crudi orgogli d'Ottomano ha vinti, +E del suo vincitor vive reina. +Schiera di cigni, che d'albor dipinti +I lunghi colli, in sul Caïstro affina +La voce in sul mattin, sembran costoro; +Sì van cantando la letizia loro. + + +LXI + +Han per iscorta in arme otto stendardi +Col nome di Giassarte a l'aura stesi, +Gagliardo in guerreggiar tra' più gagliardi, +Colmo di spirti in bella gloria accesi. +Non son l'orme di questi a seguir tardi +Gli armati, che di Misia hanno i paesi; +Fur cinque mila; e li conduce Alete, +Mal sempre acceso d'amorosa sete. + + +LXII + +Popol seguìa, ch'abbandonò le rive +Di Xanto, e d'Ida la selvosa altezza, +Ove nude mostrar l'antiche dive +Al mortal guardo l'immortal bellezza; +È duce Alcasto; di costui non vive +Braccio, ch'avventi stral con più certezza; +Quì seco d'armi nove insegne ei mena, +Nè del Xanto rivide unqua l'arena. + + +LXIII + +Ultimi di ciascun mossero il piede +Numerosi di Ponto abitatori. +Questi in cura a Bostange Ottoman diede; +Seco ha cinquanta Capitan minori; +Bostange per età, per lunga fede +Godeva in guerra i più sublimi onori, +Chè là, dove Ottomano oste conduce, +Sempre in vece di lui nel campo è duce. + + +LXIV + +Scita di sangue; per virtù d'ingegno, +Per lingua scaltra, per gentil sembianti, +E per opra di man cotanto è degno, +Ch'a tutti altri guerrier trapassa avanti. +Tanti, e sì fatti fur di ciascun regno +I duci sommi, e fur cotanti i fanti; +Poscia nube di polve al ciel solleva +Squadra, che freno a' corridor stringeva. + + +LXV + +Gli scorge Araspe; ei lungo il mar vermiglio +Ebbe culla in Arabia, almo paese, +E bel fu sì, che con l'ardor del ciglio +In alta fiamma la Reina accese; +Quinci posto di morte in gran periglio, +Lunge dal Re geloso a fuggir prese; +E poscia appo Ottoman cotanto sorse +Che duce in guerra i cavalieri ei scorse. + + +LXVI + +Nè mai per selva trapassar sì fiero +Centauro in caccia rimirò Tessaglia, +Come ei su rapidissimo destriero +Nel polveroso pian move in battaglia; +Cinto di ricca spada, in atto altiero, +Fea per l'aria tremar lunga zagaglia, +Coperto il busto di fregiati argenti; +E gli altri in campo lo seguian non lenti. + + +LXVII + +Son mille, e tutti scelti; arcione, morso, +Scudo, asta, brando di tesor cosparsi; +I bei destrier, che li reggean sul dorso, +Quasi nutriti d'aura, odian fermarsi; +De' ferri al suon, di sì gran gente al corso, +L'onda intorno del mar sembrò turbarsi, +E mugghiò il grembo de le valli erbose, +E le fronti de' monti alte e selvose. + + +LXVIII + +Qual s'avvien, che Vulcan selva divori, +Quando fra l'arse piante Austro discende; +Mirasi il ciel sotto i dispersi ardori, +Ch'orribile a veder, lunge risplende; +Tal da l'armi dorate aurei splendori +Il sol quì tragge, e così l'aria accende, +Che fiammeggiavan di volanti lampi +Le rive, i colli, le foreste e i campi. + + +LXIX + +Sì l'oste in trapassar non men guerriera, +Ch'altieramente dimostrossi adorna; +E quando da mostrarsi altri non era, +Verso i tetti reali il Re sen torna. +Ma fin, che Febo il carro inchini a sera, +La plebe i ferri ad apprestar soggiorna +Dentro le tende, ed hanno i cor conversi +A via più farli impiagatori, e tersi. + + +FINE DEL PRIMO CANTO. + + + + +ANNOTAZIONI + +AL CANTO I. + +L'anno 1654, per le stampe di Benedetto Guasco si pubblicò in Genova +in forma di 12 la--Amedeida poema eroico di Gabriello Chiabrera con +gli argomenti in ottava rima del Forestiero Idrontino e con la vita +dell'Auttore (_sic_) da lui stesso descritta--Dopo la dedicatoria del +Guasco a Gio. Francesco Tasso, e dopo l'avviso dello _Stampatore_, si +leggono le parole seguenti: + +«Questo poema esce in luce nella forma, che l'Autore lo compose da +prima, e vivendo volse, che così appunto si stampasse.» + +Come avvenisse che un poema composto dapprima di soli canti dieci, +qual si legge nell'edizione del Guasco, crescesse fino a canti 23, +quanti se ne contano in quella del Pavoni, può vedersi nelle lettere +del Chiabrera a Bernardo Castello, che si stampano dal signor +Ponthenier. + +Avendo promesso di dare in questa nostra edizione l'una e l'altra +_Amedeide_, e non volendo ingrossare il volume, si è pensato di +collocare appiè di ogni canto della _maggiore_ tutte le varietà che +s'incontrano nella minore; notando accuratamente tutto ciò che non è +in questa e si trova in quella, e riscontrando minutamente l'uno e +l'altro esemplare per cavarne le varianti. + +Nell'Amedeide minore, innanzi al canto primo +si legge così: + + SOGGETTO DEL POEMA. + + «Che uno Amedeo di Savoja già difendesse Rodi, è fama universale: + alcune istorie dicono ch'egli la difendesse da Ottomano Signore de' + Turchi; ma qual modo fosse tenuto in difenderla, non si racconta + distintamente: come potesse avvenire narrasi in questo poema, per + dare diletto a' Lettori.» + +Il _Forestiero Idrontino_ che fece gli argomenti all'Amedeida minore, +è _Andrea Peschiulli_, natìo di Corgliano in terra d'Otranto, e perciò +detto latinamente _Idrontino_; e stampandosi quegli argomenti in +Genova, tanto lontana dalla sua patria, con ragione poteva darglisi il +titolo di _Forestiero_. Fu amico di alcuni Genovesi, e specialmente +del famoso Padre Angelico Aprosio, che ne fa onorevol memoria nella +_Biblioteca Aprosiana_ pag. 336 e segg. + + _Argomento del Peschiulli al canto I. + dell'Amedeida minore._ + + Prega per Rodi il gran Battista, e scende + Angelo in Sciro, onde Amedeo ritrove; + E 'l famoso Guerrier, poichè l'intende. + Inver l'isola oppressa indi si move. + Scorgelo Aletto, ed Ottomano accende. + Perchè gli assalti alla città rinnove; + Ma il fiero Trace a la Sultana a lato + Vede prima in gran campo il Campo armato. + +Nell'edizione dell'Amedeide maggiore, Genova, Pavoni, 1620, in 4.º +dopo il frontespizio si legge _il Contenuto del poema_, che +giudichiamo lavoro del Chiabrera. In esso con poche parole si dà il +sommario d'ogni canto. Quello del primo dice così: + + «Nel primo canto l'Angelo invita Amedeo a Rodi; il Diavolo ne dà + notizia ad Ottomano: egli fa rassegnare; e si parla di Sultana sua + Dama.» + +_NB._ Ambedue l'edizioni di questo poema leggono Amedeida, non +_Amedeide_. Non vi hanno varie lezioni nel canto 1.º. + + +_Giudizio dell'Amedeide presentato con data del dì 14 dicembre 1618 al +Duca Carlo Emanuele I. da Onorato d'Urfé, Gentiluomo francese a' +servigj della R. Casa di Savoja, Marchese di Valromey, e Cavaliere +dell'Ordine supremo della SS. Nunziata._ + +Nel Canto 1º. + +1. Non piace al Critico che il Poeta abbia detto, come Dio + + Per le colpe di Rodi in ira sorse, + C'avean d'ogni pietà varcato i segni. + +«Je voudrois plus tost dire, que les Esprits infernaux.... +susciterent cet Ottoman pour ruiner les habitans et deffaire du tout +celle sainte Relligion (_des Chev. de S.t Jean_).» Ma il Poeta partì +da un principio già proclamato dall'Ariosto, per non citar quì Teologi +ed Ascetici, che cioè le guerre barbare o ingiuste, sono da Dio +permesse a punire i peccati de' monarchi e de' popoli. + +2. Giudica _un peu froide_ la preghiera del Batista, e vorrebbe che +S. Giovanni avesse numerate ad una ad una le belle imprese fatte da' +Cavalieri e da farsi.--Forse è vero che la preghiera è un po' fredda; +ma doveva egli il Batista ricordare a Dio i meriti della milizia di +Rodi? Forse che Dio ha bisogno di sapere le cose per le parole de' +Santi? + +3. Alla preghiera del Precursore Dio si mosse a pietà. Quì nota il +Critico: «il faloit que le perdon fui ou devancé, ou suivi de +repantance et de quelque grande penitance faitte par eux.» Ma è cosa +verisimile che il Poeta volesse dimostrare quanto sia efficace presso +Dio la intercessione del Batista. + +4. L'Angelo rimproverando Amedeo, che stava in ozio, così gli dice: + + Ma qual poscia in Italia, almo paese, + Fia sculto marmo a le tue chiare imprese? + +Spiace al Critico, che il Poeta ristringa la gloria d'Amedeo «toutte +en Italie, qui est, ce me semble, une bien petite partie de la terre.» +Credo che il Chiabrera, sempre intento ne' suoi versi alla gloria +d'Italia, volesse far comprendere che ad un Principe che possedeva già +una bella parte del nostro paese, doveva star a cuore d'esservi +specialmente onorato. + +5. L'Angelo nel suo primo favellare ad Amedeo, ha tutte le apparenze +d'un uomo; e nondimeno il Duca gli dice: + + Vivi mortale, od immortal....? + Se m'appari celeste, ecco io t'adoro. + +Quì starei con l'Urfé, e mei perdoni il Poeta. + +6. «Les Turcs se razent tous la teste, et ne portent jamais cheveux.» +Dunque errò il Poeta e in questo canto 1.º e ne' seguenti, dando +capigliatura ai Turchi. + +7. Facendosi a descrivere l'esercito de' Turchi invoca la Musa; di che +si sdegna l'Urfé, quasi che il poeta volesse _immortaliser les +Turcs_.--Non merita risposta. + +8. «Cette seconde invocation descript la Muse comme la premiere--Crine +adorno di stelle e di raggi--Et etant touttes deux dans un même chant +il semble qu'elles ne devoient rien tenir l'une de l'autre.» Ma il +Chiabrera invoca nuovamente la Musa stessa già invocata nel +cominciamento. + +9. e 10. Il Poeta non conta se non se mille cavalli nell'esercito de' +Turchi; e non descrive mai nè macchine, nè altri ingegni guerreschi +che danno bella varietà ai poemi.--Può rispondersi, 1.º che in Rodi +non doveva trovar luogo molta cavalleria; 2.º che i Turchi allora, e +alcuni secoli appresso, valevano ben poco nell'arte di maneggiare le +macchine da guerra. + + + + +CANTO II. + + +ARGOMENTO. + +_Mentre Folco, onde far Rodi secura, +Rincora i suoi Fedeli, Angelo eletto, +Che d'Argomedo ha presa la figura, +In cheto AMEDEO guida ermo ricetto; +Ma poi ch'ode colui tale ventura, +L'esercito rassegna a se soggetto: +Visita Trasideo la sposa, e veste +La trapunta da lei candida veste._ + + +I + +E già per entro il mar l'onde serene +E d'Aquilon piacevole aura gode +Il battel d'AMEDEO sì, che l'arene +Scerne, e su Rodi i fier tumulti Egli ode; +Come del lungo corso al fin perviene +L'Angel, che del viaggio era custode, +L'umida sabbia con la prora fende; +E sul lito AMEDEO fervido scende. + + +II + +Ma forma presa l'invisibil messo +Di canut'uom, verso il guerrier cammina, +E quasi romitel fattogli presso +Salutando umilmente a lui s'inchina: +Ben quì sia giunto il Cavalier concesso +Contra Ottoman da la Bontà divina; +O Signor, lungamente io quì t'aspetto; +E con dolcezza l'accogliea, ciò detto. + + +III + +Rispose il grande Eroe: meco per certo +Nunzio trattò del gran Monarca eterno, +Ch'a Rodi andassi; ma che 'l varco aperto +Esser colà mi deggia io non discerno; +Fra cotante armi d'Ottoman coperto +Fia 'l calle mio? prendi ogni risco a scherno: +L'Angelo giunge; e come l'alte imprese +Han da fornirsi, il ti farò palese. + + +IV + +Or vienne, o Franco; ed ei nel dir non stassi, +Ma move innanzi le vestigia pronte, +E per via dura di scoscesi sassi +Sagliono lenti di Filermo il monte. +Su l'erto giogo con distorti passi +Vite s'inalza, ed adombrava un fonte +Qual di cristal; ma per l'alpestra riva +Oscura a gl'occhi altrui grotta s'apriva. + + +V + +Ermo soggiorno; colà dentro il piede +Portano a ricercar giusto riposo. +Di costa ad AMEDEO l'Angelo siede, +E lo sguardo fisò, come pensoso; +Poi così cominciò: Prencipe erede +Di mille Scettri, onde Torin famoso +D'ogni vera virtute ascende in cima, +E l'alma Italia alto valor sublima, + + +VI + +Il giudicio di Dio, ch'a l'uom s'asconde, +Oh quanto è eccelso! Al divin Seggio intorno +Girasi orror di tenebre profonde, +E lume tal, ch'a gli occhi altrui fa scorno; +Sua voluntate è mar, che non ha sponde; +Però de' rai de l'umiltate adorno +Con silenzio adorando ognun s'acqueti: +Nè cerchiam la cagion dei gran decreti. + + +VII + +L'orgoglioso Ottoman, che i fieri Sciti, +Usi d'intorno errar, siccome fere, +Seco ha raccolti, e sì gli scorge arditi, +Che maneggiano invitti, armi e bandiere, +A pena d'Asia ha soggiogati i liti, +Che ne l'Europa vuol guidar sue schiere, +Palme cercando in esecrabil modi; +Ed or minaccia, e dà battaglia a Rodi. + + +VIII + +Ad essa in guerreggiar fallìa speranza +Per lo suo scampo; ma gentil pietade +Preghiera porse a l'eternal possanza, +Che la coprisse da l'avverse spade. +La Gran Bontà, che tutti preghi avanza, +Consente a' Rodïan più lunga etade +Per fare emenda di lor vita indegna, +E vuol, che 'l campo Turco oggi si spegna. + + +IX + +A sì nobile pregio il Ciel destina +La tua virtù; tu volgerai dolenti +I Turchi in fuga; a la crudel ruina +Tu sottrarrai le Rodïane genti; +Ma ferma in Ciel la volontà divina, +Che quì pugnando i giorni tuoi sian spenti, +E che Signor d'insuperabil spada +Sopra i nemici, vincitor tu cada. + + +X + +Sul fin de le parole affisa il guardo, +Che d'almi rai divinamente splende +Verso il guerriero; ed AMEDEO non tardo +In brevi detti la risposta rende: +I decreti celesti io non ritardo; +Qualunque indugio i miei desiri offende: +Veggasi in questo dì Rodi difesa; +E la mia vita altieramente è spesa. + + +XI + +Tace, e ne gli occhi gli si legge espresso, +Che già travaglia nei maggior perigli +Col gran pensier. Giunge l'etereo Messo: +Oh come da lodar son tuoi consigli; +Oltra il servire a Dio nulla è concesso +In questa valle de gli umani esigli, +Di bene a l'uom: fumo gli scettri, e gli ori; +I veri onor son nei Divini onori. + + +XII + +E se tanto quà giù suole ammirarsi +De' tuoi Grandi Avi l'immortal virtute, +Per te non fieno i vanti al mondo scarsi, +Nè mai le lingue a la tua gloria mute; +Or senti me: fra' Turchi vinti, e sparsi +Tu fatti sordo al lor pregar salute; +Di querele e di duol, per la battaglia, +Vuolsi così nel Ciel, nulla ti caglia. + + +XIII + +E, perchè l'armi tue dure tempeste +Dianzi sparsero in grembo a l'Oceàno, +Non moverai, che Messaggier celeste +Novella spada non ti ponga in mano. +La giù su quelle piaggie atre e funeste +Il mortal guardo scorgerà, se 'n vano +Spera in popoli armati umano ardire, +Quando del sommo Dio risveglia l'ire. + + +XIV + +Più non diss'ei; ma sorridendo sorse +Del basso seggio, e disparendo a volo +Scosse le penne luminose, e corse +Sovra il seren de lo stellante polo. +Ch'era messo del Ciel tosto s'accorse +Il Re sublime, onde su l'ermo suolo +L'inchina umìle, e disïando aspetta +L'ora dal Cielo a sue fatiche eletta. + + +XV + +Intanto al Re de' Cavalier, che 'n petto +Portan candida Croce, erano avanti, +Umidi gli occhi, e da l'interno affetto +Cosparsi di mestizia atti, e sembianti +Alcimedonte, e Timodemo; eletto +Di lor ciascun da' Rodïan tremanti +Per le miserie estreme omai vicine, +De l'aspra guerra a ripregare il fine. + + +XVI + +In lui speranza avean, perchè non meno +Ognor clemente si mostrò, che forte; +Già ne la bella Francia, almo terreno, +Provenza il crebbe in riguardevol sorte; +Ma così fatto zel rinchiuse in seno, +Che sprezzò terre, e rifiutò consorte, +E lontano da' suoi viver sostenne, +Ed a sacrarsi Cavalier sen venne. + + +XVII + +Infra lor gli anni giovenili spese +Trattando l'armi; e su spalmati legni +Tale apparì ne le più gravi imprese, +Che de' nemici sbigottiva i regni; +In ogni opra d'onor cotanto ascese, +Che da tergo lasciossi anco i più degni, +E per maniera tal sua gloria crebbe +Che l'imperio di tutti a regger ebbe. + + +XVIII + +Mentre regnò con disarmata mano +Il nobil scettro al popol suo fu caro, +Ed ora in guerreggiar l'aspro Ottomano +Con virtù non minor veste l'acciaro; +Conforto dunque non sperando in vano +Da l'uomo eccelso i Rodïan, mandaro, +Perch'egli a la città scampo non neghi +In tal tempo, messaggi a porger preghi. + + +XIX + +Essi di sangue, e di ricchezza altieri, +E scaltri a pien per la virtù de gli anni +Avean nel tempo rio fissi i pensieri +A far men gravi de la patria i danni; +Timodemo dicea: tuoi gran guerrieri, +Signor, non fia chi di viltà condanni; +Anzi del chiaro e lor sì nobil vanto +Eterna fama ha da stancar suo canto. + + +XX + +Ha quì tratte Ottoman squadre infinite, +Chiuse le vie del mar, cinte le mura, +E tra ceppi, tra fiamme, e tra ferite +Minaccia fa d'ogni crudel ventura. +E pur con l'alme, e con le fronti ardite +Tengono infino ad or Rodi secura, +Incontra morte coraggiosi e franchi, +E per vegghiare, e travagliar non stanchi. + + +XXI + +Ma senza aita a che cotanto ardire? +Cadremo al fine; or tu consiglia il core, +E del barbaro fier contempra l'ire; +E sottranne con patti al suo furore: +Se nel risco presente, oltra il morire, +Di maggior mal non ci turbasse orrore, +Voce non aprirei; ma quali schermi +Avran le donne e i pargoletti infermi? + + +XXII + +Ah che di sozze abominevol voglie +Rapina fian: quì la rugosa fronte +Gemendo abbassa in su le palme, e scioglie +Giù da le ciglia lagrimando un fonte. +Mentre il vince così forza di doglie +A favellar comincia Alcimedonte, +Non senza affanno; e sì dolor lo strinse, +Ch'a mezzo il favellar gemiti spinse. + + +XXIII + +Miseri noi! cui sole alba non mena, +Nè chiude a sera in occidente il giorno, +Che non ci si minacci aspra catena, +Che duri oltraggi non ci sian dintorno; +E nostra vita gir di pena in pena, +Far su le scure tombe atro soggiorno, +Stillar gli occhi, piangendo i cari ancisi, +E depor sul ferètro i crin recisi. + + +XXIV + +Su ciò volgendo il cor chi fia possente +In petto non raccor somma pietade? +Ma quanto più sarà Rodi dolente +Posta in balìa de le nemiche spade? +Non daranne Ottoman ne l'ira ardente +Esempio d'ineffabil crudeltade? +Non sfogherassi con furori immensi? +Che ciò si vieti a tua virtù conviensi. + + +XXV + +Pensa a la nostra Fe': caro e diletto +Sempre fu vostro imperio a nostre schiere; +Ed or non ci pentiam: tranne dal petto +Alta necessità queste preghiere. +A questi detti serenò l'aspetto +E mostrò Folco le sembianze altiere; +Ma, serbando nel cor la tema ascosta, +Cotale a' messaggier diede risposta. + + +XXVI + +Fedeli, io mossi da Provenza allora, +Che 'l mento ombra di pel non mi copriva; +E fin oggi con voi fatto ho dimora, +De la mia vita omai presso la riva: +Non mento io, no; fin che vivrommi ancora, +Meco di voi fia la memoria viva. +Rodi preposi al mio terren natio; +Come da me porrassi unqua in oblio? + + +XXVII + +Mentre in tal forma il gran Baron consiglia, +Angel scelto di Rodi a la difesa, +La crespa fronte, e le canute ciglia +E d'Argodemo ogni sembianza ha presa; +Al guardo di costui, gran meraviglia! +Spazio alcuno in mirar non fa contesa; +Ma dove di ciascun perde la vista, +La sua più forza, e più possanza acquista. + + +XXVIII + +Quinci è ben noto; or di sì fatto aspetto +L'Angelo si colora; indi apparìa +Là, dove Folco nel real suo tetto +De' suoi l'affanno, e le preghiere udìa; +Dicegli: d'Ottomano anzi il cospetto +Pur ora il campo a schiera a schiera uscìa; +Certo novello orgoglio oggi il commove, +De gli aspri assalti a ritentar le prove. + + +XXIX + +Ma non temete; di vigor ripiene +L'alme vostre fiammeggino: vicino +Oggimai veggo farsi a queste arene +Incontra Turchi un Cavalier divino; +Per salute di noi ratto sen viene, +Trascorrendo di mar lungo cammino, +Il gran guerrier, che di supremo alloro +La Dora adorna, e la Città del Toro. + + +XXX + +Sul fin de le parole ei si disveste +De l'altrui volto, ed invisibil torna; +Ma nel suo disparir, lume celeste +Via più, che 'l sole i regj alberghi adorna; +Qual se gran lampo tra più ree tempeste +Balena in antro, ove pastor soggiorna, +A quei fochi divin tremagli in seno +L'anima rozza, e di timor vien meno. + + +XXXI + +Tal Folco in pria di se medesmo tolto +Immobilmente stassi; indi ravviva +Dio ringraziando, la letizia in volto, +E verso i messaggier le labbra apriva: +Se per scampo di noi, lunge non molto +Move il Grande AMEDEO da questa riva, +Sieno forti le destre, e i cori ardenti, +E di scitico stral non si paventi. + + +XXXII + +Non che sottrarci da fortuna acerba +Con sì forte guerrier non siam bastanti; +Ma sentirà nostre armi Asia superba; +Ma tra catene lasceremla in pianti; +Qual Savoia ne' suoi virtù riserba, +Come di quel gran sangue ergansi i vanti, +È noto, ed ove in mar Febo s'asconde, +Ed ove il carro d'or tragge da l'onde. + + +XXXIII + +Voi la fuor di ragion presa paura +Ammorzate in altrui con nobil voci, +Mentre le torri, e l'assalite mura +Assegno in guardia a Cavalier feroci. +Tale in sembianza a rimirar secura +Folco parlava; i Rodïan veloci +Poi ch'inchinato e reverito l'hanno, +Van per scemare ai cittadin l'affanno. + + +XXXIV + +Ma succinto di spada, altier sen giva +Il vecchio Folco con breve asta in mano; +Ed eccitando i Duci ei pria veniva +Là, v'era in guardia il buon Velasco Ispano. +Questi correndo il mar di riva in riva +Alzò ricchi trofei per l'oceano; +E fra gli Iberi suoi molto s'avanza, +A cui Folco dicea lieto in sembianza: + + +XXXV + +Viensene al fine, e del soccorso giunge +Fama non vana; a' nostri casi indegni +Mosse, o Fernando, ed è da noi non lunge +Il buon Signor de' Savoiardi regni; +Tu, se di vero onor cura ti punge, +L'anima infiamma d'animosi sdegni +Nei novi assalti; e questo debil muro +Fa contra l'armi d'Ottoman securo, + + +XXXVI + +Or ch'ei n'infesta. Le pensose ciglia +Volge Fernando al suo Sovran Signore +Posatamente, ed a risponder piglia +Sponendo altier ciò ch'a lui detta il core: +Quel, che tuo nobil senno or mi consiglia, +Non manco il mi consiglia il proprio onore; +A sua voglia AMEDEO vegna, e non vegna; +Quì non giammai cadrà la nostra insegna. + + +XXXVII + +Lieto lodalo Folco, e quindi i passi +Rivolge, ed affrettando il piede antico +Vien, dove tra' Francesi armato stassi, +Lor cara scorta, l'animoso Enrico; +Or, che per questi rüinosi sassi +Vuoi di novo assalirne il fier nemico, +Che pensi tu? sul combattuto calle +Costringerassi a rivoltar le spalle? + + +XXXVIII + +Tanto sangue fin quì, tanto in battaglia +Sparso da noi sudor, tanto ardimento, +Oggi con esso te cotanto vaglia, +Che non ti prenda d'Ottoman spavento. +Risponde Enrico: de la morte assaglia +Spavento un core a le vili opre intento; +Io m'adornai di questa Croce il petto, +Perchè di bella gloria ebbi diletto. + + +XXXIX + +Così disse egli. Folco oltre cammina +Là, dove, pregio del suo Tebro eterno, +II giovine Giordan, progenie Orsina, +De l'Italica lingua have il governo; +Sue guancie eran qual rosa mattutina, +Che d'ostro ride a lo sparir del verno, +E splende un lume altier negli occhi suoi, +Onde sono usi fiammeggiar gli Eroi. + + +XL + +Ver lui Folco diceva: esser puoi certo, +Ch'ogni forte guerrier quinci a mille anni +Invidïando il nostro nobil merto +Avrà desir di sì lodati affanni; +E s'a' vostri Romani il varco aperto +Fu de la gloria in soggiogar tiranni, +In soffrir pene, in disprezzar perigli, +Deh non sian di viltà nostri consigli. + + +XLI + +E quei risponde: io prontamente attendo +Le vestigia seguir de gli avi altieri; +Siasi Ottoman quanto mai fosse orrendo, +Non fia, che 'n Dio fidando, unqua io disperi. +Folco sì forte la risposta udendo, +Verso una porta allor calca i sentieri, +Onde poteano entrare armi d'aita, +Ed onde far contra i nemici uscita. + + +XLII + +Per quella aspra stagion fido custode +L'animoso Lancastro ivi s'elesse, +Che sorto da la culla, in su le prode +Del bel Tamigi le vestigia impresse; +Chiaro per gli avi; ma superba lode +Acquistò, di sua man con l'opre istesse +Tra' ferri or sotto caldi, or sotto geli +Stancando il fianco, ed imbiancando i peli. + + +XLIII + +A costui Folco favellò: le mura +Già tutte aperte, e da gli assalti offese, +Parte pregando ho già lasciate in cura +Ed a l'Ispano, ed al valor Francese; +Parte non men di lor farà secura +Il valor de l'Italiche difese. +I duci io vidi; e coraggioso e forte +Trovai ciascuno a vilipender morte. + + +XLIV + +Lancastro, alberghi d'oro, alta ricchezza, +Qual sommo ben non ogni spirto ammira, +Ed anco in van scettro real si prezza; +Sì miseria sovente in basso il tira; +Ma tra rischi di morte oprar fortezza, +Vincer la rabbia de' nemici, e l'ira, +E consacrarsi a Dio ciascuno onora; +Ciò dentro il tuo gran cor faccia dimora. + + +XLV + +Rispose: e qual posso incontrar fatica, +Quale oggi sarà stral, che mi percota, +O qual m'assalirà spada nemica, +Ch'altra in guerra simìl non mi sia nota? +Io da l'etate acerba a questa antica, +O per prossima piaggia, o per remota, +Ed in terra, ed in mar vibrate ho l'armi: +Signor, studio soverchio è 'l rifrancarmi. + + +XLVI + +Mentre così dicea, volge animoso +Lo sguardo acceso di terribil lume, +E su l'elmo scotea cimier pomposo +Di fregi d'oro, e di purpuree piume; +Sembra fra' suoi seguaci olmo frondoso, +Che trema i verdi rami in ripa al fiume +Sotto Aquilon. Folco godea, che 'l vede +Fiero cotanto; indi moveva il piede. + + +XLVII + +E venne in mezzo a la città. Raccolto +Fra' termini, che 'l duce ivi prescrisse, +Stava gran stuolo in lucide arme avvolto +Per gir colà, dove chiamarsi udisse. +Folco ivi giunto, fe' sereno il volto, +Ed ivi i passi raffrenando, disse, +Verso color, che con silenzio attenti +Coglieano il suon degli aspettati accenti: + + +XLVIII + +Che ratto in corso a noi difender mova +Campion di fama, e di virtute altiero, +Mentre l'aspro Ottoman forze rinnova, +E schiera turbe ad assalirne, è vero; +Dunque in tale stagion sia nostra prova +Mostrar petto robusto, animo fiero, +E con armata man cercar vittoria, +O con nobile morte impetrar gloria. + + +XLIX + +Così disse egli: un coraggioso ardore +In quelle squadre stimolava i petti; +Ed aprendo le labbra Ottario, fuore +Sospinse altier cotal risposta ai detti: +Diane assalto Ottoman, ch'al suo furore +Questi miei fidi a la difesa eletti +I varchi chiuderan del rotto muro; +In vece loro alzo la destra, e 'l giuro. + + +L + +Gli occhi aperse costui là dove il Reno +Per sì famosa via lava Costanza, +Molti anni in guerra esperto, e quinci il freno +Di quelle armate torme ebbe in possanza. +Folco al parlar di lealtà ripieno +Accrebbe dentro il cor nova speranza; +Poscia i vestigi invìa dentro la reggia, +Ch'altri cercando ivi trovarlo deggia. + + +LI + +E già, lasciando in ciel gli spazj oscuri, +Chiudeasi il Sol ne le marine Ibere, +Quando per nova guardia i fier tamburi +Chiamando van le rassegnate schiere; +E con sembianti a rimirar securi +Avvolto in armi a meraviglia altiere, +Da le cui folte gemme un lume usciva, +Come di stelle, Trasideo sen giva. + + +LII + +A costui di sue grazie il cielo avaro, +Ben largo fu; diegli real beltate, +Sì che sul fior di gioventute è chiaro +Sovra ogni duce infra le squadre armate: +Avea di Lesbo il regno; e i suoi regnaro +Per la Tessaglia a le stagioni andate, +E ne l'orecchie altrui fama spargea, +Che da l'inclito Achille ei discendea. + + +LIII + +Quinci a l'orror de le battaglie volto +Non tralignò; pien di vigore il petto, +Fortissimo di man, sul piè disciolto +Non avea, fuor che d'armi, altro diletto; +Ma pur d'Amore entro la rete involto +All'imperio di lui si fe' soggetto, +E grave piaga volentier sofferse, +Ch'ammirabile donna in cor gli aperse. + + +LIV + +Ella per l'Asia intorno era famosa, +Non pure in patria, ed appellossi Egina, +D'Argesto nata, e de la grande Ermosa. +Suoi nobil pregi ogni superbia inchina; +E beltà Rodi nominar non osa, +Ch'a la beltà di lei vada vicina, +Nè forza di tesor le venìa meno, +Anzi d'ampie castella aveva il freno. + + +LV + +Felice a pien; per Trasideo bramata +Già da' suoi genitor gli si promise; +Ma venne il Turco, e la stagione armata +Celebrare Imenei non gli permise. +Questa beltà fervidamente amata +Ei per mirar alquanto in via si mise, +Dando a gli sguardi suoi, che tempo corto +Avean di rimirarla, alcun conforto. + + +LVI + +Dunque volgendo al caro albergo i passi +Per varchi chiusi a le straniere genti, +Ampia sala trovò, per onde vassi +In loggia aperta a lo spirar dei venti: +Quì con la vecchia madre Egina stassi +Splendida in gonna di tessuti argenti, +E con l'eburnee mani ordiva rete +Di fila aurate, e di cerulee sete. + + +LVII + +Ma come il volto amato ebbe davanti +In repentino oblìo sparse i lavori, +Ed agitata ella cangiò sembianti +Accesa il volto di più bei rossori; +Nè meno in Trasideo; stile d'amanti; +Si destaro nel sen geli ed ardori, +Chè nell'istesso punto or rosso, or bianco +Interrotti sospir trasse dal fianco. + + +LVIII + +Ver lui, che contra lei s'era rivolto, +Si move Ermosa, e con desir l'abbraccia, +Ed indi afflitta gli diceva: ascolto +D'armi orribile suon che 'l cor m'agghiaccia; +Deh chi sarà nel ciel, che quinci tolto +L'aspro Ottoman, così dolente il faccia, +Come gli empi furor del duro Scita +Empiono di dolor la nostra vita? + + +LIX + +Provin, provino, oh Dio! de' nostri affanni +Il gran martir nei proprj lor perigli, +Ed al peso sentir de' nostri danni +Dannati sian lor genitori, e figli; +Ma te la gioventù de' fervidi anni, +O speme del mio cor, sì non consigli, +Che dietro un nome lusinghier di gloria, +Di te stesso, e di noi perda memoria. + + +LX + +Quando lucente, e di metal guernito +T'avanzerai ne le battaglie orrende +Rammenta, Trasideo soverchio ardito, +Di chi piangendo i tuoi ritorni attende. +Sì parla, e giù dal volto scolorito +Calda pioggia di lagrime discende; +Ma non scemando in Trasideo l'ardire, +Verso le donne amate ei prese a dire: + + +LXI + +Guarderà su nel ciel questa mia vita, +Qual per l'addietro, alta Pietà divina; +Vuolsi sperar: non lusinghiera aita +D'uno Italico Eroe fassi vicina. +Con questi detti a confortarsi invita +L'anima bella de l'afflitta Egina; +Ma per conforto in van forma ogni detto: +Cotanto affanno le conturba il petto. + + +LXII + +Ella ver Trasideo rivolge alquanto +Le vaghe ciglia, indi le affisa in terra, +E ne' begli occhi le lampeggia il pianto, +Cui per estrema forza il varco serra; +Poi dimessa dicea: vivrem mai tanto, +Che giunga il fin de l'odïata guerra? +Sì che d'avverse trombe al crudo orrore +Non ci si scota palpitando il core? + + +LXIII + +Che più spero dolente? o che non spero? +E che dirti degg'io? corri in battaglia; +Tu de la patria, e tu di noi guerriero +Posar non dei, quando Ottoman n'assaglia. +Quì Trasideo non tacque: il tempo è fiero; +Con torbido furor Marte travaglia +Nostre speranze; e per trovar salute +È da provarsi in arme ogni virtute. + + +LXIV + +Che fia non so; ben ho fermato in mente +Anzi fra duri acciar correre a morte, +Che del crudo Ottoman l'iniqua gente +Vincitrice mirar dentro a le porte, +Troverò requie infra le turbe spente: +Voi, quale aspetti miserabil sorte, +Eleggo non pensar; tormento immenso +Troppo suolmi assalir, s'unqua ci penso. + + +LXV + +Cotal rivolto a le miserie incerte, +Egli dicea d'ogni speranza in forse. +Ella avendo a' sospir le labbra aperte +Dal nobil cor tale risposta porse: +Che per lo sangue mio fosser sofferte +Viltati indegne il Sole unqua non scorse, +Nè soffrirò, che per innanzi ei scorga, +Ch'a vil catena queste braccia io porga. + + +LXVI + +Diasi Rodi al furor d'aspri nemici, +Chiudano in porto i vincitor le vele; +Me già non mireran Frigi, e Cilici +Portare urne da fonti, e tesser tele. +Per tal modo schernìa l'ore infelici +Tra le minaccia d'Ottoman crudele +La vergine superba; in rimirarla +Alto agitato Trasideo non parla. + + +LXVII + +Ed ella fa recar candida vesta, +Che lungo studio di Meonia gente +Fra gangetiche perle avea contesta, +Giungendo a varia seta oro lucente. +Era quivi a mirar, ch'empio funesta +L'onde spumanti del Troian torrente +Con ampio sangue, e che sdegnoso ancide +Le Dardanie falangi il gran Pelide. + + +LXVIII + +Mirasi poi da gran furor sospinto, +Che de l'estrema tomba il dono ei nega, +E sovra lui, che gli ha l'amico estinto, +Del terribile cor l'ira dispiega; +I piè trafigge al Cavalier già vinto, +E tra le rote del gran carro il lega: +Tre volte intorno a le muraglia ei gira +De i patrii alberghi, e seco dietro il tira. + + +LXIX + +I superbi destrier volve e rivolve, +Il freno allenta ed implacabil fiede; +Ettor s'adombra d'una orribil polve, +E da l'alte sue torri Ecuba il vede. +Di sì nobile spoglia il busto involve +Al Cavalier, cui se medesma diede; +E soggiungea: quì ti sia specchio il vanto, +Onde il gran sangue tuo splende cotanto. + + +LXX + +Sì disse alteramente; indi il sereno +Volto alquanto turbò, nè più ragiona. +Trasideo colmo di gran fiamma il seno +L'amatissima vergine abbandona; +Diparte, e pur tiensi cotanto a freno +Contra il dovuto ardir, ch'indi lo sprona, +Ch'ad ogni passo indietro ei si raggira, +E le bellezze abbandonate mira. + + +LXXI + +Così sen va: poi che le scale ha scese, +E son de la sua donna i rai disparsi, +Al domestico albergo i passi stese, +Ed entra stanza, ove ha per uso armarsi; +Sceglie ivi scudo, luminoso arnese, +Ch'a fochi di Damasco ei fe' temprarsi; +E pronto a Rodi procurar soccorso, +Ov'era il grande Orsin, drizzava il corso. + + +FINE DEL II. CANTO. + + + + +ANNOTAZIONI + +AL CANTO II. + + +Il _Contenuto_ del canto 2.º + +«Nel canto II. il gran Maestro intende che Amedeo viene a soccorrerlo; +egli parla co' duci di tutte le nazioni de' Cavalieri; e Trasideo +visita Egina sua Sposa innanzi che andare alla muraglia a combattere.» + + +Argomento del Peschiulli al canto 2.º dell'Amedeide minore: + + De l'ombroso Filermo infra gli orrori + Spada immortal l'Eroe d'Italia aspetta; + Affida il Rodian ne' suoi timori + Angelo, e Folco i Duci a l'armi alletta. + Va Trasideo da gli amorosi ardori + Sospinto a visitar la sua diletta; + Et ha ricamo in dono, ove Pelide, + Gloria d'ago guerriero, Ettore ancide. + + +Osservazioni critiche del Cav. Onorato d'Urfé al canto 2.º +dell'Amedeide maggiore. + +St. 2. «Cette seconde vision de l'Ange est superflue, parce que par la +premiere il pouvoit faire la mesme chose.» + +St. 5 e 29. «Quand l'Ange et l'Ange Custode parle du pays d'Amedee, +l'un le nomme Turin, et l'autre ny ajoute que la Dora. Il me semble +que c'est faire tort a la grandeur de son Heros, qui avoit des grandes +provinces et des grands fleuves, et mesmes des costes de la mer; de +sorte qu'il fallait nommer plutost les Allobroges ou la Savoye, le Pau +(_Po_) et la mer ligustique, que non pas une vile (_ville_) de Turin +et un petit ruisseau comme est la Dora.» Questa osservazione è +contraria al costume di tutti i Poeti, die sono usi di nominare la +città capitale, e il fiume, grande o piccolo, che la bagna. Così fece +ultimamente il Manzoni, che nel 5 _maggio_ nominò l'umile Manzanares, +non l'Ebro, nè il Tago. E la Savoja non è dimenticata dal Chiabrera; +perchè nella st. 32 di questo canto, si legge + + Qual Savoja ne' suoi virtù riserba, + +ed appresso, st. 35. + + Il buon Signor de' Savojardi regni. + +St. 39 «Il dit que l'Orsino etoit chef de la langue italienne et le +descrit jeune: cela est contro les statuts de l'ordre de ces +chevaliers, parce que telles charges ne se donnent que par ancienneté, +et cette ancienneté ne se peut avoir qu'avec l'age.» + +Variante del canto 2.º + + _Amedeide magg._ st. 7 L'orgoglioso Ottoman. + _...... min. ivi_ Orgoglioso Ottoman. + + + + +CANTO III. + + +ARGOMENTO. + +_Fan caldi prieghi a Dio le Rodie genti, +Onde aiti l'esercito Cristiano. +Contro Amedeo pieno di spirti ardenti +Prova di guerra far desìa Ottomano: +Muovonsi l'armi ai bellici cimenti; +È ferito de' franchi il Capitano: +Di Fernando per man colpo discende, +Che morto Alfange in sul terren distende._ + + +I + +Nè dentro Rodi a l'animosa gente +Solo veggonsi in mano aste e bandiere: +Chè volti in verso Dio gli occhi e la mente +Fansi presso gli altar voti e preghiere. +Di vecchi infermi popolo dolente, +E di donzelle impallidite schiere +Danno a man giunte di pietate esempi, +E meste vanno a' consecrati tempi. + + +II + +Fra lo stuol, che devoto ivi piangea, +Lui, ch'era di quelle alme a guardia eletto +Sì verso lor di caritate ardea, +Che via più, che ciascun lavava il petto. +Greco di sangue, ebbe per patria Eubea, +Poi crebbe in Roma, e Doroteo fu detto, +E poi canuto il crin, bianco le tempie, +Di Pastor sacro i sommi uffici adempie. + + +III + +Chino sul suol con lagrimevol fronte +Nel Redentor fermava i guardi intenti, +E giù dal seno a le preghiere pronte +Apriva il varco tra sospiri ardenti: +Quella pietà, che di Calvario al monte +Già ti fece soffrir tanti tormenti, +Quella nel punto estremo oggi ti pieghi, +Sì che non lasci al vento i nostri preghi. + + +IV + +Mira, che tratti ne l'angustie estreme +Han da vicino irreparabil danno, +E che i popoli tuoi fondar sua speme, +Salvo che 'n tua clemenza, oggi non sanno; +Ma cresce orgoglio, e minaccevol freme +Più sempre in guerra l'Ottoman tiranno, +E tutto gonfio il cor d'empia fierezza, +Le forze umane e le divine ei sprezza. + + +V + +Omai de l'ira tua l'arco disserra, +Doma il superbo, e 'n sua miseria impari +A depor l'armi, e non alzarsi in guerra +Chi del tuo nome eterno odia gli altari: +O fondator de la non mobil terra, +Motor de' cieli, e correttor de' mari, +Odi tua gente, che sospira e grida, +E colma di cordoglio in te confida. + + +VI + +Santi pietosi de l'uman tormento, +Inchinatevi a lui, che non s'adiri +Senza pietà: gran Precursor non lento +Acompagna co' nostri i tuoi sospiri; +E tu del Paradiso alto ornamento, +Che sempre scampo a' peccator desiri, +Oggi al nostro sperar porgi la mano, +Madre di Dio, non mai chiamata in vano. + + +VII + +Per cotal via da' tribolati petti +Spargeano gridi nel supremo affanno +Inverso il Cielo, e per quegli ampi tetti +Voci di pianto e di pietà sen vanno. +Poscia del tempio i Sacerdoti eletti +Alternamente a salmeggiar si danno, +E fan sonar di Dio le glorie sparte +Con alto stil su le sacrate carte. + + +VIII + +Che per entro l'inferno a' suoi desiri +De gli empi spirti ogni contrasto è vano, +Nè mai sa ritrovar, salvo martiri, +S'a lui rubella l'ardimento umano. +Ei del gran Ciel dà movimento ai giri, +Ha de la terra i fondamenti in mano; +Comanda al Sol, che per cammin s'arresti, +Ed i suoi corsi ad ubbidir son presti. + + +IX + +Chi tra i confin de la minuta arena +All'indomito mar costringe l'onde? +Chi gli alti abissi in bella calma affrena? +E chi fa tempestar l'acque profonde? +Dio l'aspetto de l'aria apre e serena, +E torbide su lei nubi diffonde, +Austro addormenta, ed i suoi fiati ei lega, +Ed ei le piume ad Aquilon dispiega. + + +X + +Tabor, fra stuoli morti al pian distesi; +Rupe d'Oreb fra sitibonda gente, +Voi vel provaste; intra ferrati arnesi +Tu tel sentisti, o di Cison torrente: +Tra gran prodigi non altrove intesi, +Gran Nilo, i pregi suoi canti dolente; +E sul terren degli Amorrei fugaci +Di lui temendo, o Gabäon, non taci. + + +XI + +Absorse Faraon l'onda Eritrea, +Le squadre di Moisè franche varcaro; +E mentre che di manna ei le pascea, +Edom, Moabbe e Canäan tremaro. +Così cantando il coro umìl piangea; +Nè le fervide note unqua cessaro +Bench'appellasse con più cupi orrori +Notte a posarsi i miserabil cori. + + +XII + +Ma poi che 'l bel mattin per l'aria pura +D'oro lucido e d'ostro il ciel dipinge, +Alle piume Ottoman pronto si fura, +E veste i regj manti, e 'l brando cinge. +Allor Bostange, i cui pensier la cura +Degli aspri assalti vigilar costringe, +Inchino fassi al gran tiranno appresso; +E così favellava in suon dimesso: + + +XIII + +Sorta da l'Ocëan l'alba lucente +Ne chiama a l'armi: io tue seguaci schiere +Spingerò contra l'assediata gente, +Se così ferma il tuo real volere. +Gli risponde Ottoman: nel dì presente +Mostri quanto ha valor, quanto ha potere +Per la vittoria il mio gran campo: io poi +Dò Rodi vinta in preda ai furor suoi. + + +XIV + +Omai s'atterri; e tenebrosi ardori +Volino al colmo de' suoi tetti egregi; +Tolgansi a' templi le reliquie, e gli ori; +E serbinsi a le donne onte e dispregi. +Questo supremo dì de' suoi dolori +Non vo', che risco, o mia fatica il pregi: +Già così le sue mura ho tratte al piano, +Che contra lei non fa mestier mia mano. + + +XV + +E parmi udir, ch'a' Rodïani aita +S'appressa omai; ch'uno AMEDEO sen viene. +Venga quel fier: sia la sua destra ardita +A farsi rimirar su queste arene. +Io spogliando a costui l'armi e la vita, +Tutto inondando il suol de le sue vene, +Farolio agli altri Re ben chiaro esempio: +Voi dentro a la Città fate gran scempio. + + +XVI + +Sì minaccioso ei favellava; e d'ira +Versa per gli occhi un duro incendio fuora; +Poscia in verso i cavalli il passo gira, +E con Araspe, ed Ebräin dimora. +Quando non più parlar Bostange il mira, +Chinando il capo il sommo Duce onora, +Ed indi parte; e de l'armate schiere +Favella ai Duci con sembianze altiere. + + +XVII + +Ciascuno al fin de le battaglie intento +Rivesta l'armi; ed infiammate in guerra +I magnanimi cor d'alto ardimento. +Hassi a sforzar l'assediata Terra: +E del popol di Rodi il vigor spento, +Dissipate le mura, onde ei si serra, +Il fosso pien, da travagliarsi è poco +Per entrar con l'insegne, e porla in fuoco. + + +XVIII + +Ora in un punto sol vo' che si cinga +La città d'armi, e 'n guisa tal s'assaglia, +Ch'Alfange, Alcasto, e Turacan sospinga +Le turbe tripartite alla battaglia. +Se gli sforzi primier fia che rispinga +L'impeto Rodïan da la muraglia, +Allor Giassarte, e tu feroce Alete, +Meco gli assalti a rinfrescar sarete. + + +XIX + +Ma con Arsace il coraggioso Ebreno +Torranno a guardia ogni spedito calle, +Onde tra ferri e fra tumulti appieno +Secure avran gli assalitor le spalle. +E già Febo salendo al ciel sereno +Ogni monte illustrava, ed ogni valle, +E dentro l'arme i Rodïan ben desti +Con sommo ardire a guerreggiar son presti. + + +XX + +Di nove torri a meraviglia altiere +Afforzasi di Rodi il muro antico; +Tre col valor de l'assegnate schiere +Incontra Alcasto ne difende Enrico; +E sovra tre Fernando alza bandiere, +Che l'intrepido Alfange avrà nemico; +Su l'altre a Turacan, pregio Latino, +Farà contrasto il giovinetto Orsino. + + +XXI + +De' Cavalier su gli onorati petti +Veggonsi sfavillar candide Croci, +E vibrare armi in minacciosi aspetti +Sotto l'insegne i Rodïan feroci. +Folco nei luoghi a la difesa eletti +Raggira, provvedendo, i piè veloci: +Comanda, prega, ed ecco andare in alto +L'orribil suon de l'aspettato assalto. + + +XXII + +Forte eccitando van trombe canore +L'alme già pronte a la crudel contesa; +Ed alza strido d'infinito orrore +La turba al canto di rei bronzi accesa. +Quale in folta foresta acceso ardore; +Qual nei campi del ciel nube scoscesa +Da grave tuon; qual per brumal stagione +Lungo mugghio di mar sotto aquilone: + + +XXIII + +Tal quivi era il rimbombo. Al vento sparsi +Volan verso le mura i fier stendardi, +Nè schifano i guerrier nel corso urtarsi, +Per bella gloria a ben morir non tardi. +Veggonsi a un tempo mille scale alzarsi, +Su portarvi le piante i più gagliardi, +Brandi ed aste vibrar, scoter cimieri, +E prender mira, e saettare arcieri. + + +XXIV + +Pur minacciosi e colmi d'ira i volti, +Le spade in pugno luminose e terse, +Stanno sul varco i Rodïan raccolti +Vendicator de le percosse avverse. +Molti nel fosso traboccavan; molti +Salìan le mura già di sangue asperse; +Chi fier ferìa, chi sul morir piangea: +D'orribile tumulto il ciel s'empiea. + + +XXV + +Tra' coraggiosi, che l'eccelse cime +Preser del muro, e vi fermar le piante, +Era Dragutto a riguardar sublime, +Ne lo stuol d'Ottoman quasi gigante. +Costui da sommo il capo a le parti ime +Taglia del collo il Tolosano Argante, +E sanguinoso in su la terra il lassa; +E contra gli altri sovra lui sen passa. + + +XXVI + +Poi contra Anselmo maneggiò non manco +La larga spada, e sì tra 'l braccio, e 'l collo +Accarna il ferro, e giù discende al fianco, +Che senza più ferir morto lasciollo. +Al dolente guerrier non usciva anco +Piuma sul volto; Baldovin creollo, +Perch'a la patria Angier fosse ornamento; +E da lei lunge in sul fiorire è spento. + + +XXVII + +Mentre a terra cadea, mentre gelato +Se ne morìa: non vanamente il vedo, +Eccomi, Anselmo, a la vendetta armato; +Ver lui gridava l'Angevin Goffredo. +Nè fu contento al dir, ch'entro il costato +Caccia a Dragutto un boschereccio spiedo, +L'ossame frange, e sì crudel sospinge, +Che nel fegato acceso il ferro tinge. + + +XXVIII + +Qual sul tepido Autunno Orso velloso +Le rozze branche e i rozzi piè fatica, +E dolci frutti depredar bramoso, +Su l'alto vien di bella pianta antica, +Ed ivi ingordo tra le frondi ascoso +Empie le fauci, e 'l ventre ampio nutrica; +Spezzansi i rami finalmente, ei cade: +Rimbombo dan le rusticane strade; + + +XXIX + +Tal de lo Scita in traboccando avviene. +Scorselo Alcasto da lontano, e fiero +Incendio d'ira gli avvampò le vene, +E segno dienne, memorando arciero. +Già l'arco teso infra le mani ei tiene, +Arco di smalto, arco di fregi altiero, +Ed una su vi pon tra mille eletta, +Pregio di sue faretre, empia saetta. + + +XXX + +Stava Ridolfo infra lo stuol più folto +Sventolando d'Enrico alto stendardo, +Ed avea d'oro il crin, di rose il volto, +Nato in Bologna a l'Ocëan Piccardo. +Non prima il rimirò, ch'a lui rivolto +Alcasto in petto gli fissò lo sguardo, +Ed a punto ove fermo il guardo ci tenne, +L'acutissimo strale a ferir venne. + + +XXXI + +Per entro l'ossa ha di passar valore; +I polmon squarcia, e sì la piaga è rea, +Che ne le tele, onde è fasciato il core +Via disperge l'umor, che lo ricrea. +Sparso il volto gentil d'atro pallore, +Ei tremò su le gambe, indi cadea. +Miralo Enrico, e per tal modo il mira +Ch'ei fassi esempio d'implacabil ira. + + +XXXII + +Qual su l'Atlante empio Leon, che vinto +Da dura fame, più s'infiamma al pasto, +Allor ch'atroce, e più di sangue è tinto +Il guardo, allor che più 'l ruggito e vasto, +Se incontra armenti, in mezzo lor sospinto +Gli sbrana l'unghia, a cui non è contrasto, +E le tepide membra aspro divora, +E benchè sazio, ne fa scempio ancora: + + +XXXIII + +Tal'era Enrico, ed a pugnar più ria +La spada ei volge, e Reduano assale. +Quando quadrel da la faretra uscìa +D'Alcasto in aria, e sibilò su l'ale; +Spingeasi al cor, ma s'abbassò per via, +E nel ginocchio s'internò lo strale, +E sloga l'osso, onde movendo il passo +Cadde il guerrier sul manco piede a basso. + + +XXXIV + +Presso è Sciriffo; ed egli a' suoi converso +Gridava: o d'Ottoman squadra possente, +Mirate in terra, e di suo sangue asperso +Il capitan de la nemica gente; +Sfoghisi omai sul popolo disperso +L'ira dovuta, mia virtù non mente: +Ecco io per sangue al gran Signor congiunto +Da voi tra' rischi non giammai disgiunto. + + +XXXV + +Egli così diceva. Enrico sorge, +E mal grado del duolo in piè sostiensi; +Poi con fiero sembiante ardire ei porge +A le sue squadre, ed alza gridi immensi: +Estremo risco a guerreggiar ne scorge, +A cari figli il Rodïan ripensi, +Ripensi il Cavalier su la sua gloria, +E ciascun de la Fè serbi memoria. + + +XXXVI + +L'avverso stuol, ch'ode l'orribil voce, +E tanti intorno lui morti rimira, +Ritien per la temenza il piè veloce, +Solo da lunge disfogando l'ira. +Votano le faretre; ognun feroce +Sceglie acute quadrella, e l'arco tira +Sì che repente ad ogni stral nemico +Segno diventa il valoroso Enrico. + + +XXXVII + +Squarciansi de l'usbergo in un momento +Le ricchissime vesti, onde era chiaro; +E del cimier, che si crollava al vento +Lunge le piume dissipate andaro; +Ma de lo scudo nel temprato argento +Di tanti dardi penetrò l'acciaro, +Che nulla più da saettarsi avanza; +Ed ha di folta selva omai sembianza + + +XXXVIII + +Freme il campion, nè da' guerrier s'aspetta +Prova d'alto valor, ch'ei non adempia; +Quando il fiero Ismael scoccò saetta +Da la corda tirata oltra la tempia. +Verso la destra coscia ella s'affretta +Del gran Francese, e sì crudel lo scempia +Che lo trabocca col ginocchio in terra; +Nè però teme, anzi è più franco in guerra. + + +XXXIX + +Mossero allor veloci; un di Roano +Nacque sul lito, ed appellossi Anglante, +Nè di lui pronti men Guelfo, e Serrano, +Chiari in Bretagna, ambo nutriti in Nante. +Costor forti di cor, forti di mano, +Al percosso Baron piantansi avante, +Dando esempio di fede in tempo duro; +Ma ne l'ardir mal fortunati furo. + + +XL + +Chè da lo stuolo in saettar non sazio +Nembo d'acuti dardi a lor sen vola; +E tanti di Serran fecero strazio, +Che ben tosto a la vita egli s'invola; +Nè di provarsi Anglante ebbe più spazio, +Si da non pochi gli s'aprì la gola: +Quattro a Guelfo piagaro il petto, e 'l tergo, +E trasser l'alma dal mortale albergo. + + +XLI + +Ma non per tanto da temenza oppresso +Lascia ogni Turco l'ardimento in bando, +E stan da lunge, e fan vedere espresso +Quanto d'Enrico è paventato il brando: +Chè non venite a guerreggiar dappresso, +Femmine d'Asia? egli dicea gridando. +E pur bramoso di propinquo assalto, +La nobil spada sollevava in alto. + + +XLII + +Quinci fu mosso; e che da spron d'onore +Ben stimolato ad affrontarlo vada +Sciriffo il dimostrò: con tal furore +Egli trascorse, anzi volò la strada. +Ma non prima giungea, che dentro il core +Sdegnoso Enrico gli piantò la spada; +Ivi i nodi de l'anima dissolve, +E di profondo orror tutto l'involve: + + +XLIII + +Poi su lo scudo sanguinoso inchina +I membri a morte infievoliti, e lassi; +Ma verso la sua gente ivi vicina +Preghi facea, perchè fermasse i passi. +In sì rio tempo un Rodïan cammina +Là, dove il fiero Folco armato stassi; +Clinia fu questi, e come avvien, che 'l trove, +Lo riverisce, ed a parlar poi move: + + +XLIV + +Su le torri di Francia il Turco ascende; +Non che si dia le spalle al fier nemico, +Pugnasi; ma colà mentre contende, +Mal sostiensi ferito il forte Enrico: +Uopo è d'aita. Ove ciò dirlo intende, +Volge Folco animoso il piede antico, +E le vestigia sue stuolo seguìa +Di cento armati, a cui dicea per via: + + +XLV + +Non ha Guascogna Cavalier più forte +Del buono Enrico; a la Valetta il pregio +Mai non scemò; s'oggi è caduto a morte, +Prova udirem del suo valore egregio. +Amici, colpo di contraria sorte +A verace virtute è nobil fregio; +Spavento popolar non vi ritegna, +La Fè, la Patria guerreggiare insegna. + + +XLVI + +Con sì nobili detti oltre s'avanza, +E tra' suoi Franchi si conduce al fine; +E visto a pena ei fu, ch'alta speranza +Prese quelle alme a sbigottir vicine: +Gridaro, ed ebbe quel gridar sembianza +Di procelloso suon d'onde marine, +Allor che presso Calpe a l'aer bruno +Trascorre irato il tridentier Nettuno. + + +XLVII + +Così nova risorse aspra battaglia, +Ed a proprio nemico ognun s'afferra; +Forte Abdulen contra Olivier si scaglia, +E fiero Uberto a Soliman fa guerra; +Amuratto a Rinaldo il braccio taglia +Che tien la spada, e lo calpesta in terra; +Carlo fere a Derniso, ove sul fianco +Ha la faretra; ed ei di duol vien bianco. + + +XLVIII + +Fulvio le ciglia ad Acomàte fora, +Onde fur gli occhi eternamente oscuri, +E fora il core a Dragomano ancora: +Tanto il brando cacciò tra gli ossi duri. +Così feriansi, e s'innalzava ognora +Ferocissimo suon d'aspri tamburi, +Ed ognor consigliava a sprezzar morte +L'altiero fiato de le trombe intorte. + + +XLIX + +Quinci tendere gli archi, erger gli scudi +Ciascun s'affretta e raggirar le spade: +Chi urta armati, chi ferisce ignudi, +Chi sorge altier, chi miserabil cade. +Infra tutti con atti a mirar crudi +Via più del sangue ostil lava le strade +Il vecchio Folco: coraggioso sfida +I fier nemici, ed a' seguaci ei grida: + + +L + +Non perdete vigor, saldi le piante, +Di sdegno il petto, o Cavalieri, empiete; +Pronti le mani a l'armi, aspri il sembiante, +Fuggite voi, se me fuggir vedrete. +Ei sì diceva, e sospingeasi avante. +Allor chi spada, e chi ferrato abete, +E chi punta di stral bagnò nel sangue; +Ma pure il Turco in guerreggiar non langue. + + +LI + +Nè meno alzano gridi ire spietate, +Nè men tra' fieri Duci aspra contesa +È sopra Rodi intra le schiere armate +Là, 've dal forte Ispano era difesa. +Parte per vie nei duri assalti usate +Pugna la Turca gente in alto ascesa; +Parte sul muro dissipato a terra, +Senza scale adoprar, fanno aspra guerra. + + +LII + +Quì spirando per gli occhi alto ardimento +Argine fassi a' Barbari furori +Fernando, e sta fra mille rischi intento +Con forte destra a stoccheggiar nei cori: +Per lui Drausso, ed Alifar fu spento, +Che ricchi di Panfilia intra Pastori +Presso le gregge lor per le pendici +Di Sardimiso esser solean felici. + + +LIII + +Come cinghial, cui molti verni alberga +Vesolo ombroso, ove assalirsi mira, +Inverso i cacciatori, aspro le terga, +Dal guardo irato i crudi incendj spira: +E come incontra il fier, bench'ei disperga +L'aste ferrate ne l'orribil ira, +Affretta l'orme, e gli si scaglia addosso +Con strano ardir l'abbaiator molosso: + + +LIV + +Tal sta Fernando, e contra lui per via +Tal fassi Alfange; ei la faretra in posa +Lascia sul tergo, e da vicin ferìa +Sì che romperli il calle altri non osa. +Pur Diego l'incontrò, Diego d'Urìa, +Germe tra' più gentil di Sarragosa, +Di morte sprezzator, pur che si scriva +Suo nome eterno al suo grande Ebro in riva, + + +LV + +In quel momento duro stral pervenne, +Colpo d'Astorgo, al Cavaliere Ispano; +Astorgo in mezzo il petto il guardo tenne, +E sciolse il dardo, e non lo sciolse in vano. +Ch'al tergo il ferro, e sovra il sen le penne +Fur del quadrel: Diego cadde sul piano, +E rimembrando i genitori ei piange. +Ma verso i Turchi favellava Alfange: + + +LVI + +Chi nobile asta, e guadagnar disìa +Ricche faretre, e di bell'or cimieri, +Mostri valor, chè per la destra mia +Ornerallo Ottoman di doni altieri; +Ma chi codardo feritate oblia, +Consorte, e figli più veder non speri; +Or quì lo sbraneran queste mie mani, +E farò del suo cor convito ai cani. + + +LVII + +Nè perchè favellasse il piè ritarda, +Anzi per entro la Cittate ei monta +Fervidamente, e disïoso ei guarda, +S'alcun de' Rodïan seco s'affronta. +Fernando il vede, e par che d'ira egli arda, +E de la gente a guerreggiar più pronta +Ordina squadra bene armata e folta; +Ed a frenare il Turco ei si rivolta. + + +LVIII + +Qual move a' gioghi d'Apennino intorno, +O sul Taburno il più guerrier de' tori, +Che sembra i venti minacciar col corno, +Ch'aure nei piedi, e c'ha negli occhi ardori, +Tal sotto l'elmo di gran piume adorno, +E del dorato scudo intra i fulgori +Ei move. Alfange, che venir lo scerne, +Sente alquanto gelar sue furie interne. + + +LIX + +A se stesso in valor non s'assimiglia +Su quel dubbio momento; il piè sospende, +E di ritrarsi quindi ei si consiglia; +Poscia animoso il suo temer riprende: +Qual spavento di morte oggi mi piglia? +Ottoman che dirà, s'unqua l'intende? +E che dirà costui? parmelo udire, +Ch'egli innalzi trofeo del mio fuggire: + + +LX + +Ah non sia ver giammai. Così contrasta +Per temenza d'infamia a sua paura. +Ma lungamente contrastar non basta, +E fuor sen va dall'occupate mura. +Scotea Fernando la terribile asta, +E dietro gli gridava: aurea armatura, +Alfange, intorno ti vegg'io, ma parmi +Che di guerrier non abbia altro che l'armi. + + +LXI + +Ove ten fuggi? hai sì le piante alate? +Ferma alquanto a mirar come s'onori +Spagna nel risco de le schiere armate; +Ma che? più volte ve l'han detto i Mori. +Sì rivolto a biasmar tanta viltate, +Il faceva arrossir de' suoi timori; +Onde in mezzo del cor sentì fiorire +Di nobile battaglia alto desire. + + +LXII + +Perchè formossi, e co' più fier sembianti, +E pur con guancie di rossor cosparte, +Rispose Alfange: io ti consento i vanti +Perchè la patria te ne insegna l'arte; +Ma pensa tu, che da' leggiadri amanti +Or periglio mortal tienti in disparte, +Nè procuri tra pompe i tuoi diletti +Col porre in corso, e col frenar ginnetti. + + +LXIII + +Hai sugli occhi la morte: alto dolore +A la ria fama ingombrerà Castiglia, +Ove le belle dame arse d'amore +Dal tuo giostrar non rivolgean le ciglia. +Marran: in questo dir, sdegno, e furore +Ad impeto di tigre il rassimiglia, +Ed appressa l'Ispano, e vibra in alto +La spada, e move a più mortale assalto. + + +LXIV + +Cupido di ferir scendea fischiando +Ver la sinistra tempia il crudo acciaro; +Ma con la spada avvicinarlo quando +Fernando il rimirò, favvi riparo; +Poscia la destra e l'affilato brando +Volge a colà ferir, dove legaro +I pieghevoli nervi il busto e 'l braccio; +Ed ivi il frange, come fragil ghiaccio. + + +LXV + +Lunge sul pian da lo spallon reciso, +Come da fonte, il sangue atro discende; +Crollasi Alfange, e vien di neve in viso, +Al fin spossato in sul terren si stende. +Dardagan, che lo sguardo in lui tien fiso, +Di sdegno il petto e di pietate accende, +E corre a lui, ne' cui sembianti mira +Che l'alma giovinetta ancor non spira. + + +LXVI + +Pregio di guerra è dimostrar valore, +Alfange, ei dice, ove il nemico assaglia; +Però, se quinci ti corona onore, +Di piaghe e di morir nulla ti caglia. +E quei, le ciglia, cui mortale orrore +Ad ora ad or più scuramente abbaglia, +Solleva alquanto, e con l'ardire usato +Rende risposta al Cavaliero amato: + + +LXVII + +Vago di gloria e di virtù, sprezzai +Riposo ed or ne la magion paterna, +E tra queste armi di cangiar bramai +Caduca vita a bella fama eterna; +Or ch'io mi mora, e ch'io mi campi omai +Sia cura del gran Dio ch'altrui governa: +Tu, ben ti prego, ad Ottoman fa fede, +Ch'io non morii dando la fuga al piede. + + +LXVIII + +Quì dietro il sangue, che sì largo ei versa, +L'anima vinta in ver le labbra invìa, +E di freddo pallor la guancia aspersa, +Tremando e palpitando ei si morìa. +Ma ne la patria in grave duol sommersa +L'antica genitrice il si disìa, +E stanca il Ciel tutte le notti e i giorni, +Pregando in van perch'egli a lei sen torni. + + +FINE DEL III CANTO. + + + + +ANNOTAZIONI + +AL CANTO III. + + +_Osservazioni critiche_ + +DEL CAV. ONORATO D'URFÈ. + +St. 60: «Il dit qu'Alfange est cogneu de Fernande (_sic_) et meme il +le nomme par son nom, combatant avec lui armé de toutte (_sic_) piece, +et de meme Alfange le nomme Espagnol; en quoy il y a peu d'aparance +s'il ne dit quelque chose au paravant qui soit cause qu'ils se +recognoissent.» Qual maraviglia, che un prode cavaliere spagnuolo sia +noto per nome ad un capitano de' Turchi, in una età, quando si +combatteva continuo dagli Spagnuoli contro de' Mori, e quando i Baroni +cristiani sovente andavano a militare in Oriente contro de' Turchi? + +St. 66: «De plus en ce combat il fait qu'un amy d'Alfange luy parla +fort long tems et en presance de Fernande; et que peut on panser qu'un +ennemi fasse, dans la chaleur d'un combat, ou l'un et l'autre s'estoit +blessé.» Ma nell'Amedeide, com'è stampata, non è detto che Fernando +fosse presente alle parole che Dardagnano dice ad Alfange; le quali si +stendono per soli qualtro versi, che non durano certamente _fort long +tems_. + +«Faut noter que toutte la description de cet assaut est fort +ennuyeuse, tant parce qu'il est donné sans ordre ny sans art de +guerre, que d'aulant qu'il y a fort peu d'incidants qui meritent +d'estre racontez, et l'enumeration de tant de morts incognus, et +mesmes (_sic_) tous tuez d'un coup est fort ennuyeuse. + +Et encores que Virgile, et au paravant Homere, en ayent quelque fois +usé, il n'est pas bon de les imiter en ce que lon les a repriz; outre +que les tems sont fort differants et que le poete y doit faire une +grande consideration. Outre qu'il n'est pas vrais semblable qu'etant +armez ils soient tous tuez d'un seul coup.» + +Non credo che il Chiabrera possa meritar lode d'intelligenza nell'arte +militare, essendo veramente senz'ordine e senza strategia la sua +descrizione dell'assalto dato alla città di Rodi e della difesa che ne +fanno i Cristiani. Ma vuolsi pur avvertire che i Turchi non avevano +allora quella cognizione dell'arte del guerreggiare, che ora cercano +d'apprendere; e tutto facevano con impeto disordinato, supplendo col +fanatismo e col numero degli uomini al difetto della scienza +guerresca. E quanto a' Cristiani, non eran neppur essi tattici famosi; +e il valore individuale, più che la forza delle masse bene ordinate, +decideva dell'esito delle pugne. Non vorrei che l'Urfé avesse +giudicato de' tempi di Amedeo colle idee e le arti de' tempi di Carlo +Emanuele. + +Egli è poi certissimo non esser verisimile, che un sol colpo uccidesse +cavalieri armati di ferro da capo a piedi; ma il Poeta ci fa intendere +assai volte la ragione perchè un guerriero cadesse al primo colpo +nemico. Innanzi a tutto diciamo non essere stato mai costume de' +Turchi, di ricoprirsi con armature di ferro; e perciò dovevano essi +cadere prestamente sotto le spade e le aste de' forti cristiani. In +secondo luogo, il Cavaliere cristiano non era invulnerabile; non +essendo nè potendo essere l'armatura tutta d'un pezzo; e il pregio +degli arcieri e de' più destri combattitori stava in questo di mirare +colle saette, e di volgere le punte de' lor ferri, a quelle parti del +corpo che non aveano riparo nè d'elmo nè d'usbergo, cioè alle +giunture, dove le commettiture de' pezzi diversi dell'armatura +lasciano un varco alle punte delle lance, delle spade e degli +stocchi. E la storia ci fa conoscere che alcuna volta si perdettero +battaglie per la grande uccisione cagionata dall'accorgimento di +serrarsi da presso al nemico, e con gli stocchi ferirlo nelle parti +vitali, ovunque le commettiture lasciavano un piccolo varco all'armi +di punta. + +_Varie Lezioni._ + + + _Amed. magg._ st. 2 E poi canuto crin, bianco le tempia. + ......_min._ ivi E per canuto crin bianco le tempia. + +La prima lezione è apertamente viziosa, mancando a crin l'articolo che +noi vi abbiamo restituito, stamp. _il crin_. + + + _Amed. magg._ st. 3 Di Calvaria al monte. + ......_min._ ivi Di Calvario al monte. + +Possono stare amendue rettamente. + + + _Amed. magg._ st. 5 E colma di cordoglio in te confida. + ......_min._ ivi E pur da te battuta in te confida. + + +Nell'Amed magg. la st. 7 finisce così: + + E fan sonar di Dio le glorie sparte + Con alto stil su le sacrate carte. + + +Poi seguono le st. 8. 9. 10. e 11. e questa si chiude +co' due versi seguenti: + + Ben che appellasse con più cupi orrori + Notte a posarsi i miserabil cori. + +Ma nell'Amed. minore, mancano al tutto le st. +8. 9. 10. e 11, terminando la 7 così come siegue: + + Benchè chiamasse con più cupi orrori + Notte a posarsi i miserabil cori. + + +Nell'Amed. min. manca la st. 15 _E parmi udir_ ec. + + +Nella st. 37 dell'Amed. magg. ambedue l'ediz. +leggono _Bertagna_, idiotismo genovese, che gli operaj +delle stamperie avranno posto in luogo di _Bretagna_. + +Le st. 47 e 48 non si leggono nell'Amed. minore. + + _Amed. magg._ st. 63 marran; in questo dir sdegno e furore. + ......_min._ Protervo; in questo dir sdegno e furore. + + _Amed. magg._ st. ult. L'antica genitrice il si disia. + ......_min._ st. ult. L'antica genitrice il si desia. + + +Il canto III. nell'Amed. magg. ha st. 68: nella +min. st. 61. + +_Argomento del Peschiulli +al canto III dell'Amedeide minore._ + + Dassi a Rodi battaglia, e i traci arcieri + Caggiono a fasci, ove combatte Enrico; + Ma, lui piagato, audace opponsi ai fieri + Su la rotta muraglia, il Duce antico. + Fernando, gloria dei famosi Iberi, + Alfange in altra parte ha per nemico; + Ma temuto il rampogna, e sì l'offende, + Che dispossato in sul terren lo stende. + + + + +CANTO IV. + + +ARGOMENTO. + +_Infiamma Adrasta i femminili cori +Di girne a ritrovar l'aspra battaglia; +E lasciati i domestici lavori +Molte la van seguendo alla muraglia; +I detti di Nicandra i lor furori +A mitigar non han forza che vaglia: +Mentre parla Erimanto alla diletta, +Impiaga il braccio a lei crudel saetta._ + + +I + +Per l'armi intanto, e per l'armata gente +Così per entro Rodi alto risuona, +Che men rimbomba, se per l'aria ardente +La gran porta del ciel fulmina, e tuona; +Ed a gravi pensier volta la mente +Quinci Adrasta magnanima ragiona +Nel tempio, ove le donne afflitte il ciglio +Facean preghiera nel mortal periglio. + + +II + +Pria, ch'io pigli a parlar parmi vedere, +Che la parola mia sembrerà strana; +Ond'è giusta ragion farvi sapere, +Che per lo nascimento io son Spartana. +Le femmine colà di sangue altiere +Non disperdono il tempo in tesser lana; +Nè su trapunti coloriti e vaghi +Stancansi maneggiando e sete, ed aghi. + + +III + +Ma ben sono use di faretra incarco +Portar sul tergo, ed affinar gli strali, +E tra foreste insidïando il varco +Trafigger duramente orsi e cinghiali; +Nè pur con forza di saetta, e d'arco +De gli uomini al valor si fanno uguali; +Ma ciascuna lottando il fianco allena, +E correndo la terra imprime a pena. + + +IV + +Fra tai costumi in tale patria nata, +Figlia del ben famoso Onesicrito, +Quì nella terra vostra io fui traslata, +Ove il forte Cleandro ebbi a marito. +Non fia la voce mia dunque ammirata +S'a generosa impresa oggi v'invito; +E s'io v'accendo a dimostrar virtute, +Onde forse la patria abbia salute. + + +V + +Udite voi come ad ogn'or maggiore +Rimbombo empie del ciel tutte le bande? +E che strepito d'armi, e che furore +Di varie voci orribile si spande? +Certo che degli assalti aspro è l'orrore, +E de lo scampo nostro il risco è grande; +E certo, quanto il mio pensier comprende, +De l'estrema speranza or si contende. + + +VI + +Or perchè dunque disperando stassi, +E per noi di campar non si tien cura? +Chè non moviamo, ove si pugna, i passi, +Tentando farne la Città sicura? +Colà con dardi, o traboccando sassi, +Non potrem forse assicurar le mura? +Non potremo versar vasi bollenti +Sovra esso il volto a le nemiche genti? + + +VII + +Ma vero sia, che nostra man non vaglia +Far prova d'armi in così gran perigli. +Fia pur, ch'ogni guerrier ne la battaglia +Quinci a più travagliar si riconsigli: +E come non fia ciò? su la muraglia +Verso le madri mireranno i figli? +Verso le care donne i car consorti? +E poscia a loro pro non saran forti? + + +VIII + +Potran mirar di noi l'egra vecchiezza +Condannarsi a dispregi, ed a martiri? +O lor non peserà, nostra bellezza +Farsi trastullo a barbari desiri? +Non crescerà, non doppierà fortezza +Ogni alma di guerrier come ci miri? +Non diverrà più coraggiosa? Andiamo: +Chi ci ritien? che paventiam? che stiamo? + + +IX + +Nè queste nostre man fien le primiere, +Che tra' nemici sian vedute armate; +Anzi presso ciascun, donne guerriere +Furo famose a le stagioni andate; +Veduta fu tra coraggiose schiere +Magnanima reina in su l'Eufrate +Andar fra' duri strepiti di Marte +Ver Babilonia con le chiome sparte. + + +X + +Ma che più vi dico io? sul Termodonte +Non corse già stagion, ch'ogni donzella +Con le man forti, e con le voglie pronte +Si coceva sul petto una mammella? +E con fier guardo in minaccevol fronte +Esercitava in guerra arco, e quadrella? +E correr si vedea, come se penne +Avesse a' piedi, e maneggiar bipenne? + + +XI + +Se dunque in tanti lochi, e 'n tanti tempi +Tra l'armi il nome femminil s'avanza, +Non dobbiam noi per così chiari esempi +Tra' rischi avvalorar nostra speranza? +Non dobbiam per la patria, e per li Tempi +Vivamente provar nostra possanza? +E ver nemico tal, che da lui vinte +Potremo a gran ragion bramarci estinte. + + +XII + +Non è quegli Ottoman, ch'a strazio mena? +Che porta, ovunque giunge, aspra ventura? +Che vincitor la nobiltà disvena? +E danna i vili a ria prigione oscura? +La costui fiera man pietà non frena; +Ma per le voci di pietà s'indura, +E da la ferità solo ritiensi +Allor, che per lussuria infiamma i sensi. + + +XIII + +Così diceva; ed al fervor dei detti, +Ed a' sembianti altier, con che gli espose, +D'insolito ardimento empieva i petti, +E le donne, ch'udian, fea coraggiose, +E già vedeansi sfavillar gli aspetti, +E già moveansi i piè; quando s'oppose +La canuta Nicandra a quei pensieri, +Disconsigliando a donne atti guerrieri. + + +XIV + +Costei Massa lasciò, lasciò Carrara, +E venne pronta ne la Rodia terra +Presso il figlio Eritreo, di cui ben chiara +Fama trascorse o fosse in pace, o 'n guerra. +Visse ei così, ch'a farsi eterno impara, +S'altri l'imita; al fin sen gìo sotterra, +Lasciando a' Malaspini alme ghirlande, +Progenie sua, che a Val di Macra è grande. + + +XV + +Ella quì prese a favellar; che dica +Voce di fama, e se a guerrier furore +Manifestasse a la stagione antica +La destra femminil tanto valore, +Prender non vuò di esaminar fatica; +Ma ben pensando mi ritorna in core, +Che la fama quaggiù spesso è verace, +E che spesso mentendo anco non tace. + + +XVII + +Vago pensier di seminar diletti, +E d'adescare il popolare ingegno, +Di leggiadre menzogne adombra i detti, +E della verità trapassa il segno. +Ma se il molle candor de i nostri petti, +Se nostra fievolezza a guardar vegno, +Se 'l mansueto cor, per certo parmi, +Che vanamente ci voltiamo a l'armi. + + +XVIII + +Candide mani a bei ricami usate +Vibreran ferro? e da le tele ordite +Trapasserem contra le schiere armate? +Ah? che sarem soverchiamente ardite. +Nè se a risco mortal fien rimirate +Da' nostri cavalier le nostre vite, +Fia di sdegno maggior loro alma accesa, +Nè più feroce ne la ria contesa. + + +XIX + +Anzi pietate, ed amorosa cura, +Che suoi cari oblïar non mai sofferse, +Ammolliran per la crudel ventura +L'anime fiere, a noi mirar converse. +Le destre lor, ne la battaglia dura, +Di barbarico sangue atre e cosperse, +Per noi coprir da le percosse infeste, +Incontra Turchi appariran men preste. + + +XX + +Ben è ver, ch'Ottoman non frena l'ira, +Sempre ingordo via più dei nostri danni, +E del misero dì l'ora desira, +In che noi tutti a giogo vil condanni. +Ma dal ciel Dio grandissimo rimira +Sovra il furor dei perfidi tiranni, +E con sue forze onnipotenti, eterne +I loro orgogli e l'alterezza scherne. + + +XXI + +Pensate a Faraon fra tante pene +Già tanto afflitto; ei rote, arme, destrieri +Già mise in campo per le rosse arene, +Ed affondò se stesso, e suoi guerrieri. +Or non men d'Ottoman sperar conviene, +Se 'l Ciel prende a disdegno i suoi pensieri: +Ed ei gli prenderà, s'umilemente +Ne farem verso Dio preghiera ardente. + + +XXII + +Dunque de l'aste, e dei guerrieri acciari +La cura abbandoniam: nostri campioni, +Nel tempo andato in guerreggiar ben chiari, +Oggi saranno a noi difender buoni: +Noi supplicando a' sacrosanti Altari +Preghiamo il Ciel, ch'a Rodi oggi perdoni +E sul nostro fallir pietà dimostri; +Chè questi son gli abbattimenti nostri. + + +XXIII + +Ella quì tacque, e lagrimosa il ciglio +S'atterra, e verso Dio manda preghiere; +Ed a ben molte fe' mutar consiglio +Di più trovar le combattute schiere. +Ma la Spartana nel mortal periglio +Tien fermo non per tanto il suo volere, +Ratto movendo il piè ver la muraglia, +Per colà ritrovar l'aspra battaglia. + + +XXIV + +Seco non poche; e dal gentil sembiante +Vedeansi sfavillar magnanime ire, +Mentre col passo de le vaghe piante +Movono in atto di guerriero ardire, +E sotto bianchi lini aura volante +Loro rabuffa il crin. Tali apparire +Sul muro, ove s'impiaga, ove s'ancide, +Infra 'l comune orror, Folco le vide. + + +XXV + +Ei raccolse nel cor gran meraviglia, +E, mosso inverso lor senza dimora, +Dice: forse schernisconsi mie ciglia? +Deh che vegg'io non più veduto ancora? +Quale d'armi vaghezza oggi vi piglia? +E chi tanto donzelle oggi avvalora? +Perchè siete fra noi? Certo io non trassi +Con alcun messaggiero i vostri passi. + + +XXVI + +Adrasta, sparsa d'ardimento il viso, +De' lor vïaggi la cagion dispiega. +E Folco allor con un gentil sorriso +Dalla muraglia a dipartir le prega: +Che sia colmo d'amore il vostro avviso, +Certo è senza ragion, s'alcuno il nega; +Ma non dovete voi scemar le lodi, +E far vergogna a i difensor di Rodi. + + +XXVII + +Dunque a nostra onta nell'età futura +Udransi i Turchi, e non pur or vantarsi, +Che per difesa de le patrie mura +Fosser costrette anco le donne armarsi? +Non è ragion; ma se da ria ventura +Può per armata man Rodi salvarsi, +Cessi l'affanno, e rinfrancato il core, +Salvarla queste nostre avran valore. + + +XXVIII + +Or voi presso gli altar fate ritorno, +E meste le ginocchia ivi atterrate, +E pregate il gran Dio, che in questo giorno +Ci sia Dio di clemenza e di pietate. +Noi con man pronte moveremo intorno, +Ed a gli assalti de le turbe armate +Farem contrasto; incontrarem ferite; +E porremo in oblìo le nostre vite. + + +XXIX + +Udendo il gran Baron, gran reverenza +Prese le donne; e tutte unite insieme, +Verso i lasciati altar, fero partenza, +A colà rinnovar preghiere estreme. +Ma pure Adrasta non cangiò sentenza; +Ed a veder, se rimanea più speme +Per la muraglia a passeggiar si diede; +Ed Alcimida movea seco il piede. + + +XXX + +Alcimida bellissima, cui luce +Tanto splendor ne l'ammirabil volto, +Che ad amorosi ceppi ognun conduce +Senza mai disïar d'esser disciolto, +Figlia fu di Feralmo, inclito Duce; +Ei molto in guerra ebbe di gloria, e molto +Lasciò di disïabile ricchezza; +Immensa dote a la costei bellezza. + + +XXXI + +Di quì tra' Rodïan per lei feriti +Fur mille cori, e mille petti accesi; +Ma tutti ardendo rimanean scherniti +E ne le fiamme lor ben vilipesi. +Solo fur d'Erimanto i preghi uditi +Benignamente, ed i sospiri intesi, +Ed a gli occhi di lui porgea conforto +Con dolcissimi sguardi, e non a torto. + + +XXXII + +In altr'uom, gioventù non mai simile +Rodi mirò; viso vermiglio e bianco, +E per nobile sangue aria gentile, +Ed in robuste membra animo franco. +Ma perchè tanto onor sembrasse vile, +La forza del tesor gli venne manco; +Ed a Creùsa, onde Alcimida nacque, +II sì povero pregio unqua non piacque. + + +XXXIII + +Però mai sempre al suo desir ritrosa +Serbò la figlia in solitario letto; +Ed ella il sofferì; perch'amorosa +Non avea, ch'Erimanto, altro diletto; +Ed a ben sostener la fiamma ascosa +Dentro le vene, onde struggeasi il petto, +Tenea, quando poteva, il guardo intento +A rimirarlo, e feane il cor contento. + + +XXXIV + +Quinci mosse dal tempio, ed ebbe ardire +D'appressarsi all'assalto; e quinci schiva +Fu del saggio consiglio al dipartire +Dianzi, ch'ogni altra donna indi partiva. +Or mentre secondando il suo desire, +Pur con Adrasta infra i guerrier sen giva, +Adrasta vide il figlio, e seco a lato +Starsi Erimanto, e vagamente armato. + + +XXXV + +La gran Spartana giù del nobil seno +Grida, o Pelasgo; ed ei si volse intorno; +Ed il sembiante dimostrò sereno +E di vera fortezza il guardo adorno. +Ella soggiunge: non ti tenga a freno +Rimembranza di morte in questo giorno; +Fa schermo a Rodi da' nemici incendi; +Pensa al nome di Sparta, onde discendi. + + +XXXVI + +A tal detti risposta egli non porge; +Anzi con forte piede oltra si spinge, +E nel giovane petto impeto sorge, +Tal ch'a vittoria, od a morir s'accinge. +Ma, la sua donna, ove Erimanto scorge, +A lei s'accosta e di parlar si finge, +E pur di fiamme disïate, e ree +Con gli occhi fissi un lungo incendio bee. + + +XXXVII + +Poscia diceva: o del mio cor conforto, +Unico Sole, onde dovea serena +Farsi mia scura vita, e chi t'ha scorto? +Certo la man d'Amore or quì ti mena; +Chè se nei duri assalti io cadrò morto, +Almen avrò da consolar mia pena; +Poi che sul punto estremo oggi rimiro +Chi per me raddolcisce ogni martiro. + + +XXXVIII + +Sia di tua madre altiera il cor contento, +Chè dato non t'avrà povero sposo, +Quando poco splendor d'oro, e d'argento +Oscura, appresso lei, merto amoroso; +Ma se gli occhi rivolgi al mio tormento, +S'al vivo foco ne le vene ascoso, +Ove infelice mi consumo e moro, +Dirai, che tanta fede era tesoro. + + +XXXIX + +Or così vada, e se cadrommi in guerra, +Memoria serba de' miei lunghi affanni, +E d'un breve sospir degna la terra, +In cui rinchiuderansi i miei verdi anni; +E se di questo amor, che 'n me si serra, +Sarà lingua mortal, che mi condanni +Come superbo, e che trapassi il segno +De la modestia, io di perdon son degno. + + +XL + +Il pregio singolar di tua bellezza, +Ove pregio mortal non può salire, +Mise in cotanto ardor mia giovinezza +Che di teco sposarmi io presi ardire. +Ora che d'oro, e che di fral ricchezza +Altri non mi soverchi, io non vuo' dire; +Potrai con altri consumar tuoi giorni, +Che 'l tuo bel volto di più gemme adorni: + + +XLI + +Ma ne l'amar, nel procacciarti onore, +Ne l'inchinar, nel riverirti appieno, +Al mondo mai non troverassi un core, +Ch'avanzi questo, che ti serbo in seno. +O preghi sparsi, o sostenuto ardore, +O lunga fè mai non venuta a meno, +O quanti mai non furo in petto umano +Da me sofferti affanni; e tutti in vano. + + +XLII + +Mentre l'arso garzon fa sue querele, +Tratto a parlar per amoroso duolo, +Ed ora alza Alcimida al suo fedele +Gli occhi infiammati, ora gli abbassa al suolo; +Ecco d'arco acerbissimo crudele +Venir saetta sibilando a volo, +Che d'altrui pianto, e di far strazio vaga, +A la vaga donzella il braccio impiaga. + + +XLIII + +Disgorga il sangue, e per l'avorio bianco +Va de la mano, ed il gentil vermiglio +Su la guancia rosata indi vien manco, +E nube di cordoglio adombra il ciglio. +Il giovinetto allor tragge dal fianco +Alti sospir nel repentin periglio, +Ed agitato da la smania atroce +Percotendosi il petto alza la voce: + + +XLIV + +Questa dunque d'Amor fia la pietate, +Ove han da consolarsi i miei dolori? +Specchiarmi in queste membra insanguinate, +E vederle coprir d'atri pallori? +O dolcissima fronte, o ciglia amate, +Son pervenuti a fin vostri splendori? +Non fia, che 'l vostro lume io più rimiri? +Qual mio fallo mi dà tanti martiri? + + +XLV + +Deh chi fa per pietà scorta a mia mano, +Si ch'io spenga e disperga il crudo arciere! +Ma lasso me, che quì minaccio in vano, +Ed ei sen va della percossa altiero. +Ah! tra spume l'inghiotta aspro Oceàno; +Ah! pera di dolor sì come io pero. +Quì tace alquanto, e piange; e poscia grida: +Queste ultime parole odi, Alcimida: + + +XLVI + +Se per l'acerba piaga a te fia tolta +Vita più lunga, io vo' sperar, ch'andrai +Su ne l'alto del Cielo, ove raccolta +Fra' canti eterni, eterno albergo avrai; +E da quegli almi seggi a noi rivolta +Co' tuoi begli occhi rimirar potrai +Come intenso dolor, come infinita +Fia destinata angoscia a la mia vita. + + +XLVII + +Povero d'ogni ben, fuor di sostegno, +Specchio a gli afflitti io menerò l'etate, +Ed in odio di me, finchè non vegno +A presentarmi a' rai di tua beltate; +Ma se non dassi dal superno regno +Per un misero cor bando a pietate, +Deh! scendi a consolar col tuo sereno +Se non le mie vigilie, i sonni almeno. + + +XLVIII + +Volea seguir; ma ne l'eburneo petto +Prese novo vigor l'alma smarrita; +Onde la donna a l'amator diletto +Porge conforto, ed a sperar l'invita: +Tempra il timor; non conturbar l'aspetto; +È lieve a sofferir questa ferita; +Sol fa ch'io gema, e che martir ne senta +Veder, che 'l vostro cor tanto tormenta. + + +XLIX + +Mentre così dicea, fosco diviene +L'ostro amoroso in su la guancia smorta. +Allora Adrasta a medicar le pene +Ritorno far ne la magion conforta; +Quinci il fievole corpo ella sostiene, +Quindi parte Erimanto in braccio il porta +Soavemente; e del comune affanno +Pensosi e muti per cammin sen vanno. + + +L + +Giunti a l'albergo de la donna amata, +Tiensi Erimanto in su la soglia; e quando +Son per entrar, la damigella ei guata +Tra pensier varii, e di se stesso in bando; +Nè può voce formar, ma s'acommiata +Altamente gemendo, e sospirando; +E bestemmiando sua crudel ventura, +Volge ratto i vestigi in ver le mura. + + +LI + +Seco dicea: perchè lo strale odioso +Ha l'innocente vergine trafitta, +E non questo mio cor? ch'ei men doglioso, +E men l'anima mia ne fora afflitta. +Oh! d'amore quaggiù mar tempestoso, +Ove rompendo in scoglio ogn'or tragitta. +Ma chi fia tra' mortali, o tra' celesti, +Ch'a nostra aita per pietà s'appresti? + + +LII + +Vergine bella, che sul Nilo a vôto +Facesti uscir de l'altrui senno i pregi, +Ed a l'eterno Dio serbasti il voto +Tra le minacce di superbi Regi, +Questa vergine guarda, ed io devoto +Tue Chiese adornerò d'altari egregi, +E sovra il Sinaì fermando il piede, +Farò memoria di sì gran mercede. + + +LIII + +Sì nudrendo nel cor mesti pensieri, +Volgeva i passi; ed a la fin si trova +Dove Fernando tra' campioni Iberi +D'orribile battaglia arte rinnova. +Lor si giunge Erimanto; e tra' più fieri +Mena la spada, e di morir fa prova. +Saliano i Turchi impetuosi; e quivi +Di caldo sangue trascorrean gran rivi. + + +FINE DEL IV CANTO. + + + + +ANNOTAZIONI + +AL CANTO IV. + + +1. Di questo canto nulla si ha nell'Amedeide +minore; e niente che ad esso si riferisca, trovo nelle +osservazioni critiche del Cav. d'Urfé. + +2. Gli argomenti del Poeta ai canti III e IV +sono i seguenti. + + «Nel III il Vescovo fa preghiere a Dio per lo scampo di Rodi; i + Turchi danno assalto: della lingua francese è malamente ferito + Enrico lor duce; Fernando duce degli Spagnoli (_sic_) amazza Alfange + Bassà.» + + «Nel IV le donne di Rodi si muovono per andare alla muraglia: + Alcimida parlando con Erimanto suo innamorato, ivi è ferita.» + + + + +CANTO V. + + +ARGOMENTO. + +_Incomincia di Marte orrido assalto +Tra le infedeli e le italiane schiere: +Nell'auree sedi dell'eterno smalto +Matteo d'un Doria a pro porge preghiere. +Compie furia infernal quella, che in alto +Morte, mirando in giù dall'alte sfere, +A Giordan degli Orsin Iddio destina: +Ferito Trasideo, tratto è ad Egina._ + + +I + +In guisa tal scotea torbido Marte +L'Ispane genti. Su quella ora istessa +Non men fassi aspra guerra in quella parte, +ch'a l'Italiche destre era commessa; +Ivi con asta infra le genti sparte +Chiama suo stuol, se da gli assalti cessa, +In su le mura, e Turacan salito, +Di molti ancisi insanguinava il lito. + + +II + +Spense, fra' molti, Artemidor Visconte, +Di Milan pregio; indi Guiscardo Albano, +Germe de la Città, che sul bel monte +Vagheggia il Brembo, ov'ei trascorre il piano; +Poi nubiloso di furor la fronte +Con guardo fier, come leone ircano, +Contra le spade avverse, aspro fremea, +Ed ad Orcan suo fido alfier dicea: + + +III + +Alza la destra, e lo stendardo porta +Ben oltra, ad onta de la turba indegna. +E quello alfier come il signor conforta, +Sospinse i passi, e sollevò l'insegna; +Ma non sì tosto ha tanta audacia scorta +Che de Riarj un cavalier si sdegna: +Costui nacque sul mar, là dov'ei suona +Battendo il muro a la non vil Savona. + + +IV + +Termo appellossi, e di gran spada armato +Su per le mura sanguinose, immonde, +Ei percosse ad Ircano il manco lato, +E caccia il ferro, dove il fiel s'asconde. +Ratto quei sovra il suol cade gelato, +E de la piaga fuor sangue diffonde, +E mentre afflitto in sul morir sospira, +Pur trabocca dal fiele un fonte d'ira. + + +V + +Allor di mille accenti in se discordi +S'innalza tuon, che tutta l'aria spezza, +Tuono de' Turchi, ch'a pugnar concordi +Essempio dan di sanguinosa asprezza. +Ma tu grande Roman ben ti ricordi +Nel risco fier, de la natìa fortezza, +Nè su quell'ore a sommo duol vicine +Ti prese oblìo de le corone Orsine. + + +VI + +Anzi ti stai come caucàsea sponda +Alzata al ciel presso le rive algose, +Che giù nel basso centro il piè profonda, +E sul dosso sostien foreste ombrose: +Sorge Nettuno imperador de l'onda, +Esercita su lei l'ire spumose; +Ma benchè gli aspri fianchi ogn'or percota, +Ella sprezza gli assalti, e stassi immota. + + +VII + +Tal'era il gran Campion. Dal forte essempio +Mosso è contra nemici alto drappello. +Primier n'andò vago di far gran scempio +Il nobil cor del Parmeggian Torello; +Ma venne d'arco ben lunato ed empio +Sibilando per aria empio quadrello; +Ed al pronto guerrier piagò la coscia, +Che zoppo andarne fu costretto poscia. + + +VIII + +Un, che già bevve di Bologna il Reno, +Nobil Campeggio, a Turacan s'avventa; +E gli s'avventa uno Speron non meno +Pianta gentil de l'Antenorea Brenta; +Ed un cresciuto di Verona in seno +Non punto contra i ferri il corso allenta: +Nacque del sangue Fracastoro antico, +Sangue di Febo e de le muse amico. + + +IX + +Pronto ciascun ne la contraria sorte +Lasciar di sè quaggiù lunga memoria, +Ed acquistar con onorata morte +Su per l'Olimpo non caduca gloria, +Fieri movean; ma di ciascun più forte +Acciar più forte maneggiava un Doria: +Era Telefo altier: stringe la spada, +Ed al rio Turacan rompe la strada. + + +X + +Per questo ardir tanti nemici arcieri, +Quanti su corde tese ebbono strali, +Tutti contra il Campion spinsero fieri +A bagnar nel suo sangue il ferro, e l'ali; +Ma sen giro delusi i lor pensieri: +Tante percosse in lui non che mortali, +Anzi fallaci fur per varie guise: +La Regina del Ciel così commise. + + +XI + +Quando su la prima alba al duro assalto +Sorser le destre de la gente armata, +Stimolata d'Amor sorse ne l'alto, +Del sacrato Matteo l'alma bëata; +Per l'auree strade de l'eterno smalto +Giunse, dove immortal sede stellata +Marìa raccoglie, e colà dove ogn'ora +Da la milizia del gran Ciel s'adora. + + +XII + +A Lei, che d'alma caritate ardenti +Gli occhi volgea, con umiltà si piega, +E con dolcezza di dimessi accenti +Divinamente il suo desir le spiega: +Madre di Dio, s'a l'affannate genti +Già mai conforto tua pietà non nega, +Non oblïar la grazïosa usanza; +Ed or porgi la destra a mia speranza: + + +XIII + +La giù di Rodi a la fedel difesa +Armi veste de' Doria un gran guerriero, +Che ne l'orror de la sanguigna impresa +I sommi rischi incontrerà primiero. +Questi ha ben di pietà l'anima accesa +Verso ogni nume del celeste impero; +Ma più con mente immaculata e pura +A me si volge, e gli onor miei procura. + + +XIV + +Ne la città, che di Liguria i mari +Corregge, alza di marmi altiera mole; +Ed ivi intorno a' sacrosanti altari +Appender voto, ed invocarmi ei suole: +O che sorga la notte, o che rischiari +L'umide nebbie, ritornando il sole, +Che mi si cantino inni, ha per costume, +E ch'ivi eterno mi si nudra il lume. + + +XV + +Unica de' mortali egri, dogliosi +Speme, che 'l mondo di clemenza adorni, +Ferma sovra esso lui gli occhi pietosi, +E fa da l'arme altrui schermo a' suoi giorni. +Sì quel Santo diceva. Altri amorosi +Spirti raccolti ne i divin soggiorni +Segno facean de la lor voglia interna; +Cui diè risposta la Reina eterna: + + +XVI + +Se per nulla virtù nel mondo errante +Fosse quel Duce a gli occhi miei non noto, +Per ch'io ben lo gradissi, era bastante +L'affermarsi da te, ch'è tuo devoto. +Ne l'assalto mortal fermi le piante, +Che 'l tuo giusto desir non andrà voto: +Ogni percossa di nemica mano +Contra la vita sua fia spesa in vano. + + +XVII + +Ella così parlò: quinci secura +Di quel buon cavalier fu la salute, +Mentre cadean ne la battaglia dura +Tanti baron tra le saette acute. +Svegliare intanto Turacan procura +Entro gli assalitor forza e virtute, +Ed il suo stuol ne la cittate invìa, +A cui dincontra il gran Orsin sen gìa. + + +XVIII + +Perchè lasciaste, o di Gesù campioni, +Sul fior de gli anni la paterna sede? +Non perch'ognun di voi fama incoroni +Qual difensor de la cristiana fede? +Eccovi l'ora: a le più ree stagioni +Vostro nobile voto or vi si chiede. +Sì dice, e d'ogni intorno ei si rivolve +Sparso di sangue, in nembo atro di polve. + + +XIX + +Quinci ben pronto a gli ultimi soccorsi +Con rattissimi passi ognun sen giva. +Fra tutti primo un cavalier de' Corsi +Prodotto d'Arno in su la nobil riva, +Infra color, ch'a morte eran trascorsi, +E fra la turba in guerreggiar mal viva +Con intrepido piè giva veloce; +Quando chiamarsi udì con fievol voce: + + +XX + +Bardo, deh posa, e le mie voci ascolta, +Ben che tempo crudel t'inviti a guerra; +Breve ho da favellarti. Ei si rivolta, +E scorge Cosmo de' Capponi in terra; +Vedegli il busto, e l'armatura involta +Nel proprio sangue, e ch'omai gli occhi ei serra; +E segno di virtù palese e certo, +Vedegli il petto in molte parti aperto. + + +XXI + +Chinasi a lui, che tutto inonda il suolo, +E dice: o pregio di Firenze nostra, +Il così rimirarti emmi gran duolo; +Pur verace valor tal mi ti mostra. +E quei risponde: a morte omai men volo, +Sia 'l nome mio ne la memoria vostra, +E fa conto tal'or lungo il bello Arno, +Che bianca croce io non vestiva indarno. + + +XXII + +Questo commetto a la tua nobil fede, +Perchè lo rechi a' miei consorti: chiaro +Quì de gli assalti miei parte si vede. +Si disse; e de lo scudo alzò l'acciaro; +Sferza di gloria a generoso crede +Esser può quel metallo; ivi piagaro +Cento faretre, e del nemico sdegno +Per cento spade è manifesto il segno. + + +XXIII + +Ed ecco alzarsi di più trombe i canti, +E nove arme ingombrar l'alta muraglia: +Ciò furo squadre, che spingeansi avanti +Perchè più forte, e più mortal s'assaglia. +Bardo diceva allor: Cosmo, rimanti; +Non mi lascia più quì l'aspra battaglia: +Tanto farò, quanto per te s'attende, +Se barbarico stral nol mi contende. + + +XXIV + +Ciò detto corse, e con la destra forte +Forte contrasta a' salitori il varco, +Là dove a segno d'infallibil morte +Posto era in terra il Rodïan Nearco: +L'anima di costui per varie porte +Già se ne va, sì di ferite è carco, +Nè più soccorso palpitando aspetta: +Sì gran stuol di faretre ivi saetta. + + +XXV + +Per ciò non teme; anzi 'n dorato acciaro +Stassi de' Martinenghi il fiero Alberto, +Chiaro per sangue in fra Bresciani, e chiaro +Per l'alma Italia d'onorato merto: +D'elmo, che 'n patria i fabbri suoi tempraro +La magnanima fronte è ricoperto, +Su cui di piume alto cimiero ondeggia, +E con la spada in pugno arde, e lampeggia. + + +XXVI + +Era a veder, quale è d'un stagno a i lidi +Gran nibbio; a l'aie ben talor sen vola, +Ma de la villanella udendo i gridi +Non de la chioccia i pargoletti invola; +Quinci infestando i limacchiosi nidi +D'attorte bisce il suo digiun consola, +E col curvo picchiar del becco forte +Le rane gracidose ei tragge a morte. + + +XXVII + +A l'alte prove un Beccarìa presente, +Nato in Pavia, di fulminar non resta, +Crudo a veder, qual Mongibello ardente, +Crudo come Ocèan quando tempesta. +Seco col grido, e con la man possente +Un Castiglion le turbe avverse infesta, +Cui del Sol luminoso a i raggi diede +La città, che nel Mincio altiera siede. + + +XXVIII + +Gonfio di rabbia Turacano intanto +Le fiere labbra ad alte voci aperse, +Gridando: ah gran viltà! spazio cotanto +A dissipar sì poche turbe avverse? +Voi già di tante palme aveste il vanto; +Mal le vostre battaglie Asia sofferse; +Ed ora afflitto, ed affamato stuolo +Vi romperà de la vittoria il volo? + + +XXIX + + Per questi detti a rinforzar s'appresta +Folta schiera de' Turchi, e l'arme, e l'ire, +E le già tronche membra ognun calpesta +Sordo a querele de l'altrui martire. +Ma ne l'Orsin magnanimo si desta +Di vittoria, o di morte alto desire, +E col sembiante, e con la destra ardita +I suoi seguaci a famose opre invita. + + +XXX + + Nobil guerrier, che su ne l'alto eletti +Ha Dio con armi a sostentar sua fede, +La bella croce, onde segnate i petti +Vi faccia forza a quì fermare il piede; +Care son queste piaghe; ogni alma aspetti +Per alquanto di sangue ampia mercede +Di celeste corona. E a queste voci +Va tra' nemici con le man feroci. + + +XXXI + + Al vecchio Alcalde di Laruna taglia +La destra guancia; indi rivolve il passo, +E porta ad Affarèo mortal battaglia, +Nobile abitator d'Alicarnasso; +Poscia fremendo a Goldeman si scaglia, +Squarciagli il gozzo; indi col ferro basso +A Techedel l'epa trafora; ed ambe +Al rapido Gomel tronca le gambe. + + +XXXII + +Sì lo sdegno infiammando, aspro governo +Ei fa de' Turchi, ed a morir li tragge. +Gange non mai, s'unqua ha le sponde a scherno, +Doma sì fier le soggiogate piagge; +Non s'orgoglioso per orribil verno +Il gonfiano di pioggia alpi selvagge; +E per distrutto gel scendendo altiere +L'accompagnano al mar cento riviere. + + +XXXIII + +E già di rotti acciar, d'aste recise, +Di scudi aperti, di stendardi sparsi, +Di membra altre spiranti, ed altre ancise +Sembrano monti d'ogni intorno alzarsi. +Ma fermàti da lunge in varie guise +Non sono i Turchi a guerreggiarlo scarsi: +Piombi, lance, saette, e selci alpestre +Lanciangli incontra l'adirate destre. + + +XXXIV + +Ed ei nol prezza, e contra lor fremente +Su l'elmo scote le cerulee piume, +E da gli smalti de lo scudo ardente +Travolve intorno formidabil lume; +E fra le torme lacerate e spente +Guazza nel sangue, onde trascorre un fiume, +E per tutto col brando aspro s'avventa, +E da lunge co' gridi altrui sgomenta. + + +XXXV + + Qual fassi entro l'orror d'atra tempesta +Per ermo calle il peregrin già stanco, +Se con monti di ghiaccio alta foresta +Ha da varcar con anelante fianco: +Tale i turchi si fean, lento s'arresta, +Non pur l'orgoglio in Turacan vien manco. +Ma disperando Aletto ulula e mugge, +Nè sa biasmar chi volge il tergo, e fugge. + + +XXXVI + + In su quel punto dal fulgor profondo, +Onde Egli avvolto immortalmente bea +L'alme celesti, il Correttor del mondo +L'eterno sguardo al grande Orsin volgea: +Non è forza mortal, che trarlo in fondo +Esser possa bastante, Egli dicea, +Nè destra, che più forte abbia la terra, +Può dargli palma di martirio in guerra. + + +XXXVII + + Ed ei la brama, e da l'immobil core +Più sempre caldi ne raddoppia i preghi; +S'ascolti dunque omai: piaga d'onore +L'anima bella dal mortal disleghi. +Ei così ferma; e l'infernal furore +Lascia, ch'Aletto nel gran fatto impieghi; +E l'orrido demon, quando s'accorse +De la data balìa, rapido corse. + + +XXXVIII + + Con empia destra non visibil toglie +Al duce invitto il saettato scudo, +E de la spada lo disarma, e scioglie +Da l'elmo il capo, e fa vederlo ignudo. +Quinci i Turchi infiammati, ognun raccoglie +Novo ardimento ed in battaglia è crudo. +Ma Pirro al gran guerrier trafisse il tergo, +Nè resse a la percossa il forte usbergo. + + +XXXIX + + Giordano allor dal grave duol non vinto +Diceva: o Dio, non vano amor, non sdegno, +Non onor popolar l'armi m'han cinto, +Non cupidigia di tesor, non Regno; +Pugnai per te: s'io ne rimango estinto, +L'immensa tua bontà me ne fa degno. +Quì traboccò: lunge risuona il suolo; +E Turacan corregli sopra a volo. + + +XL + + Con ferrata asta al cavaliero impiaga +Di nuovo il petto; indi gridava: o fiero, +Che 'l tanto sangue, che dintorno allaga, +Dianzi spargendo te ne andavi altiero, +Or giaci estinto, e i nostri voti appaga. +E Giordan rispondea: Turco guerriero, +Che tra i rischi de l'arme il fianco affanni, +Deh lascia il culto, e di Macon gl'inganni. + + +XLI + +Ei promettendo altrui gaudj supremi +Vi caccia in fondo di miserie orrende; +Ma tu, se brami non fallaci premi, +Corri a la Fè, che 'n Vatican s'apprende. +Quì rinchiuse le labbra a i detti estremi; +E su l'Olimpo a trïonfare ascende, +Ove a' piedi di Dio l'anima grande +Colse d'eterna gloria auree ghirlande. + + +XLII + +Nè fra l'ire de l'armi in lui converse +Giacque ludibrio a non dovute offese +Il busto altier; ma fra le turbe avverse +L'Angelo suo custode in guardia il prese; +Ei d'alma ambrosia medicollo, e terse +L'oneste piaghe, e luminoso il rese; +Ed a sacrarsi lo depose in Roma +Sul nobil monte, che da lui si noma. + + +XLIII + +Qual, senza il buon mastin, pasto diviene +A lo scannar de gli affamati denti +Torma d'agnelli, ove talor sen viene +Lupo notturno intra vellosi armenti: +Tal senza il grande Eroe mal si sostiene +L'usato ardir de le cristiane genti; +Se non, ch'avverso a Turacan sen corre +De' fier Baglioni il coraggioso Astorre; + + +XLIV + +Non scuro lampo di Perugia, degno +D'allor sul mare, e via più degno in terra; +Ma dignissimo quì, dove sostegno +Fassi de l'alme disperate in guerra; +A l'intrepida man giunge l'ingegno, +Sì ch'a' barbari stuoli il varco serra, +Parte col ferro i turchi a terra stende, +Parte i seguaci suoi col grido accende. + + +XLV + +Ah cavalier! dunque dimessi il ciglio +Andrem per l'Asia vilipesi e schiavi? +Non risospingerem tanto periglio? +Ove de' padri? ove il valor degli avi? +Così d'alta virtù porgea consiglio +Il buon campion ne i tempi avversi e gravi, +Nè d'un buon Piccolomini s'affrena +La destra forte, onde vien pregio a Siena. + + +XLVI + +Già di sangue infedel molle il terreno, +Ed è sparso per lui di membra ancise. +Ma benchè fier, benchè possente, a pieno +Atropo di sua vita il fil recise, +Fra tanti, che salìan scorge Algazeno +Di quel ferir le memorabil guise; +E curva l'arco, e 'l tende: indi lo scocca, +Piagalo in fronte, ed il guerrier trabocca. + + +XLVII + +Cresce il tumulto, e la crudel tenzone +Chiama al periglio i cavalieri eletti; +Onde v'accorre il Ravegnan Raspone, +E d'Ancona superba Anzio Ferretti. +Ch'indi ritiri il piè non è campione: +Travagliansi le man, spongonsi i petti +Al crudo acciar, ma Trasideo già privo +D'ogni vigor se ne languìa mal vivo. + + +XLVIII + +Trasideo sorse al primo albore, ed arse, +Le trombe udendo, e fulminò su i vinti, +E sordo a preghi inesorabil sparse +Di sangue il campo, e calpestò gli estinti; +Poi fra le selci per lo ciel cosparse, +E fra gli strali da le corde spinti +Tutto trafitto egli caddeo sul muro, +Ivi fatto a mirar spettacol duro. + + +XLIX + +Macchiansi i crin ne l'atro sangue appresi, +Ch'a l'oro per l'addietro il pregio han tolto, +E su le spoglie de i dorati arnesi +Pure un torbido sangue erra disciolto. +Gli occhi d'ardor già vivamente accesi +Omai non apre, e impallidisce il volto; +E per le parti estreme immobil gela, +E fuor del petto a gran fatica anela. + + +L + +In tale stato duo scudier l'han scorto, +Ismeno, e Codro; e favellava Ismeno: +Codro, che direm noi? del tutto è morto, +O la grande alma anco raccoglie in seno? +E Codro: ecco ei rispira; abbia conforto, +A lui medica man non vegna meno, +Fia forse a la sua vita alcun riparo. +E su le braccia il grave peso alzare. + + +LI + +Indi gemendo tra sospir sen vanno +Suo signor sostenendo, a passi lenti. +Ma Trasideo dal sostenuto affanno +Alza alquanto per via gli occhi dolenti. +Ravvisa i buon scudier, che 'n braccio l'hanno, +E dicea lor con interrotti accenti: +Or come è, che da l'armi io vo lontano? +Più nulla in guerra ha da sperar mia mano? + + +LII + +Dimmi: son forse giunti i dì supremi? +E trascorre Ottoman dentro le mura? +Nò; Codro rispondea: soverchio temi; +Pugnano i cavalieri; Rodi è sicura. +E quì la forza de i dolori estremi +Gli occhi di nuovo al gran guerriero oscura, +E gli toglie il vigor, s'a dire ei prende: +Ma pure Egina mormorar s'intende. + + +LIII + +Quinci il trassero a lei. Con nobil core +Pensava al punto de l'orribil sorte +La vergine real, s'unqua il valore +Del campo Rodïan fosse men forte, +Come sottrarsi al barbaro furore +Dovesse, o se con fuga, o se con morte, +Ferma in non consentir, che mai possente +Sia sovra lei l'abbominata gente. + + +LIV + +Tal su dorato seggio in se romita +Altieramente i suoi pensier consiglia, +E del risco mortal nulla smarrita +A gran pittura ella volgea le ciglia: +Ivi è, che larga de la nobil vita +La terra con acciar facea vermiglia +La Romana Lucrezia, e per diletto +D'alta onestà si trapassava il petto. + + +LV + +Guardavi intenta, e per l'esempio Egina +Via più sentiasi a le belle opre accesa; +Quando con Trasideo fatta vicina +La mesta coppia i suoi dolor palesa; +E le diceva Ismeno: alta Reina, +Rodi dal signor nostro ebbe difesa: +Finalmente cadèo; spirto gli avanza, +Ed abbiam de lo scampo anco speranza. + + +LVI + +Non risponde la donna al dir doglioso: +Chirurghi chiama, ed a' rimedi è presta; +E perchè l'egre membra aggian riposo, +Fa che a tenero letto ei si disvesta; +Ed ella stessa al moribondo sposo +Toglie con franca man l'elmo di testa, +E gli discinge il brando, e 'n tanta pena, +Cotanto è forte, i suoi cordogli affrena. + + +LVII + +Tra così cari uffici alza languente +Lo sguardo alquanto il cavaliero, e mira +La bellissima donna, onde repente +Si disacerba il duol, che lo martira; +Crescere intorno il cor gli spirti sente; +Da l'affannato sen largo respira; +E sotto gli occhi amati ei si rinfranca. +Tanto, ch'a' detti suoi voce non manca. + + +LVIII + +Su l'alte torri, e per la patria armato +Ritrovai morte, ove cercarla è degno; +Ed ora a farmi nel morir beato, +Donna, fra le tue braccia a spirar vegno. +Così disse egli: e per lo sen piagato +Il sangue se ne va senza ritegno, +E del letto cosparge ambe le sponde; +Ed Egina il rasciuga, indi risponde: + + +LIX + +S'unqua varrà studio mortal, se care +Fian ne l'alto del ciel nostre preghiere, +Avrà la doglia, che sì forte appare +Contra lo scampo tuo picciol potere: +Ma queste piaghe, che a mirar sì chiare +Al mondo ammireran l'alme guerriere, +Esserti, o Trasideo, non posson gravi, +Come a gran successor de' tuoi grandi avi. + + +LX + +Io certamente porgo aìta al core +In tanto affanno, e mi conforto alquanto +Ripensando, che 'l ciel diemmi a signore, +Ch'altri nol possa pareggiar col vanto. +Così tenendo a fren l'aspro dolore +L'altera donna dava bando al pianto; +E la turba fedel, ch'ivi dolente +Ode il parlar, con meraviglia il sente. + + +LXI + +Fra l'armi intanto, e ne le ree contese +Era sul muro lo spettacol fiero +Più d'ora in or; colà forte s'accese +D'alto disdegno Emanuel Rovèro. +Questi gentile a pien, dal sangue scese, +Che già de' Longobardi ebbono impero; +E la stanza paterna altier fermava +Là, 've Tanaro d'Asti i campi lava. + + +LXII + +Ma quì sovra elmo luminoso scote +Argentee piume, ed in corazza ardente +Con lunga asta serrata aspro percote, +E tiene a freno d'Ottoman la gente: +O per gran nobiltate anime note, +E per virtù, ciascun si volga in mente +L'antico onor, sospireremlo invano +Se ne l'armi oggidì langue la mano: + + +LXIII + +Sì parla, e va ne la battaglia dura, +Perchè del suo valor prova si scerna. +Ma l'Angel, che di Rodi il ben procura, +Umil parlava a la possanza eterna: +Mova tua pièta grande oltra misura +Contra il furor de la malizia inferna +Di Rodi afflitta la miseria omai, +E per tua destra si sottragga a' guai. + + +LXIV + +Corrono i Turchi minacciando, e lieti +Omai di certa speme empiono il petto: +Io non m'oppongo lor, chè tu mel vieti; +E di tua volontate il cenno aspetto. +Sì chiedeva di Dio gli alti decreti +L'Angel di Rodi a la difesa eletto +In zelo ardendo, e con dimesse fronti +Pure altri spirti a ripregar son pronti. + + +FINE DEL V CANTO. + + + + +ANNOTAZIONI + +AL CANTO V. + +_Argomento del Poeta, nell'Amedeide maggiore_: + + «Nel V. narrasi l'assalto fra Turchi e fra Italiani: Giordano Orsino + lor duce rimane morto; Trasideo pieno di ferite è condotto ad Egina + sua sposa.» + +«Argomento del Paschiulli al canto IV dell'_Amedeide +minore_, che in parte corrisponde al V +della _magg_. + + Dopo chiare prodezze il grande Orsino + Cade sui muri, e sale in ciel beato; + E Trasideo, quasi a morir vicino, + Si rinfranca in veder l'idolo amato. + D'arnesi, ove sudò fabbro divino, + È per Michel l'Eroe fatale armato, + E da procelle accompagnato e lampi + Fa di scitica strage orridi i campi. + + +Osservazioni critiche del Cavaliere d'Urfé al canto V. + +«Je ne dis rien icy de la remarque que V. A. a faitte fort a propos de +ce que N. D. sauve le Doria, qu'il favorisse presqu'autant qu'Amedee, +et plus beaucoup que Folques le grand maistre; ce qui n'est pas +raisonable et ne le peut excuser, si non qu'il est genevois (vuol dire +_génois_) aussy bien que l'Auteur.» I poeti epici hanno un +personaggio, che non è il principale, ma cui danno una grandezza e +virtù ideale; nè alcuno mai pensò di condannarli con sì grave +sopracciglio, come fa il censore dell'Amedeide. Bastino gli esempj di +Turno nell'Eneide e di Rinaldo nella Gerusalemme. + +«La longue enumeration des tuez d'un seul coup est si ennuyeuse que le +lecteur ne se peut empescher d'en desirer la fin; parce il ny voit +rien de nouveau, et que le plus souvent il ny a que les noms tous +seuls, et encore des noms si facheux a prononcer qu'il est impossible +presque de les lire sans y faillir.» Quanto alla parte prima di questa +censura; cioè alla lunga lista di morti uccisi d'un colpo solo, si è +già risposto nelle annotazioni al canto III. Se al censore piacque di +ripeterla, a noi spiace d'annojare i lettori. + +Riguardo ai nomi così malagevoli a pronunziare, il signor d'Urfé non è +giudice competente. A me riesce più facile pronunziare, per es. +_Orsino_ che _de Bouflers_, _Trasideo_ che _Bouchicaut_ ecc.; ma io +non conosco come fosse formato il timpano, nè come fatta la lingua +dell'Urfé. + +«Il faut notter qu'il met force noms de maisons qui n'etoient point en +lumiere en ce temps la, ou pour le moins qui estoient si vils qu'il ne +pouvoient etre mis au rang ou il s'en sert, comme de Fracastor, +Caponi, et plusieurs de Savonne; en quoy il fait tord a ceux qu'il +nomme et qui etoient veritablement illustre (_sic_) en ce temps la.» + +Tra le doti egregie dell'animo del Chiabrera, non è ultima quella di +uno sviscerato amore per la gloria dalla nazione italiana. Guidato da +sì nobile sentimento volle fingere che all'assedio di Rodi si +trovassero molti cavalieri italiani; dando loro i cognomi o di qualche +famiglia per feudi e per guerrieri famosa, come Doria, Orsini e +Baglioni; o per sommi letterati illustre, siccome Fracastoro e +Castiglioni. L'amor di patria fecegli introdurre nel poema un Riario +savonese. L'amicizia gli dettò d'innestarvi un Corsi fiorentino ed uno +Sperone, padovano: per altre città scelse a piacere tra' cognomi più +nobili; per es, in Asti i Rovèro, in Ancona i Ferretti. Vero è che non +tutte queste case erano egualmente famose a' tempi di Amedeo; ma un +poema non è un albero genealogico. + +«Le discours de Codre et de son compagnon, qui parlent si longuement +entre eux quand ils rencontrent leur maistre en terre est bien +superflu, car encores que il eust esté mort, tousiours estoit (_sic_) +ce bien fait d'emporter le corps de leur maistre pour l'enterrer: a +quoy donq'tant de propos se demandant s'il est en vie et s'ils +l'emporteront?» + +Nell'Amedeide, qual va stampata, tutto il _lungo_ discorso di Codro e +del compagno è ristretto in meno di cinque versi (V. 50): + + In tale stato duo scudier l'han scorto, + Ismeno e Codro; e favellava Ismeno: + _Codro, che direm noi? del tutto è morto, + O la grand'alma anco raccoglie in seno?_ + E Codro: _ecco ei respira; abbia conforto, + A lui medica man non venga meno: + Fia forse alla sua vita alcun riparo._ + E sulle braccia il grave peso alzaro.» + + +Ma forse nel MS. presentato dal Poeta al Duca il dialogo degli +scudieri sarà stato più diffuso. + + +_Varianti del canto V, che nella_ minore _è il quarto_. + +Mancano alla _minore_ le stanze 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, e +18; perciocchè dall'ultimo verso della st. 8. + + Sangue di Febo e de le muse amico, + +si trapassa alla st. che comincia, + + Quinci ben pronto agli ultimi soccorsi, + +che perciò è la 9 nell'_Amed. min_. e la 19 nella _maggiore_. + +Nella st. 34 della _magg_. + + _Travolve_ intorno formidabil lume. + + +Ma nella _minore_, st. 24: _Involve_ intorno formidabil lume. + +La st. 25 della _min_. finisce in questa guisa: + + Nè pur l'orgoglio in Turacan vien meno; + Anzi al gran Cavalier trafigge il tergo, + Nè resse alle percossa il forte usbergo. + +Seguita poi la st. 26. + + Con ferrat'asta al Cavalier impiaga + Di nuovo il fianco ecc. + +Al contrario l'_Amed. magg_. ha questa varietà. La st. 35 si termina +alquanto diversamente: + + Non pur l'orgoglio in Turacan vien meno; + Ma disperando Aletto ulula e mugge, + Nè sa biasmar chi volge il tergo e fugge. + +Appresso si leggono le st. 36, 37, 38 e 39; e quella che nella +_minore_ è st. 26, nella _maggiore_ è 40: + + Con ferrat'asta al Cavaliero impiaga + Di nuovo il petto ecc. + +Dopo la st. 60 della _maggiore_ che si chiude + + Ode il parlar, con maraviglia il sente, + +si leggono quattro stanze 61--64; e si chiude +il canto V; dove al contrario nella minore, subito +dopo il verso allegato, si continua il canto IV: + + Ma verso il campo i lumi eterni inchina + Il Re del Ciel ecc. + +Di questa stanza e delle seguenti il Poeta formò +il canto VII. Laonde nulla si ha nell'_Am. piccola_ +di ciò che forma il canto VI della _maggiore_. + + + + +CANTO VI. + + +ARGOMENTO. + +_Vien d'Ilario AMEDEO presso al ricetto +Là del Filermo fra l'orrore ombroso: +Quì di matrona in simulato aspetto, +Pianti versando in mesto atto e doglioso, +Gli si fè incontra l'infernale Aletto; +E 'l ver tenendo in falsi detti ascoso, +Invan tentò con sue malizie e frodi +Che gisse il gran Campion lunge da Rodi._ + + +I + +Aletto in tanto per lo giogo ombroso +E del Filermo ne l'alpestro orrore +Scorse AMEDEO, che di pugnar bramoso +Da travagliarsi in armi attendea l'ore. +Ei da l'antro selvaggio, ove nascoso +La notte soggiornò, sen venne fuore +A guardar, se fra l'orride foreste +Scender vedeva a sè nunzio celeste. + + +II + +Alza la fronte, e per lo ciel tal volta +E per gli aerei campi il ciglio gira, +Nè men tal volta de la selva folta +Tra pianta e pianta intentamente mira; +Nulla non vede, e via più sempre ascolta +Fiero rimbombo di minaccia e d'ira, +E de le trombe eccitatrici i carmi, +E 'ntorno Rodi ogn'or gridarsi a l'armi. + + +III + +Quinci ratto assalir l'infide genti +Grande gli corre ardore entro a le vene. +Come Leon se pascolare armenti +Vede oltre al fiume ne le piaggie armene +Ben l'unghie indura, e bene arrota i denti, +E ben farìa sanguigne erbe ed arene; +Ma pur paventa di superbia carco +L'ampia riviera, che contrasta il varco. + + +IV + +Tal fu del gran guerrier. S'avvampa in seno +Di dare assalto, ed a pensar poi prende +Sovra l'Angelo apparso, e' tiensi a freno, +E, sofferendo, i suoi ritorni attende. +Così con lenti piè l'ermo terreno +Va trascorrendo, ed ora sale, or scende +Fin che trova bagnar l'alpestri sponde +Dolce ruscel di limpidissime onde. + + +V + +In su la destra e su la manca riva +Foltissime innalzarsi orride e dure +Quercie vedeansi; e non giammai s'apriva +Strada a' raggi del sol per l'ombre oscure; +E di loro ogni tronco al ciel saliva +Non mai percosso da villana scure, +Nè mai soleasi al bello orror selvaggio +Far da' pastori o da gli armenti oltraggio. + + +VI + +E non senza ragion: quivi soggiorno +Già scelse Ilario. Era costui ben chiaro +Per suoi tesori, e di virtute adorno +Pregi di nobiltate anco l'ornaro; +Ma per far più spedito al ciel ritorno, +Contra gli agi del mondo ebbe riparo +A l'aspra povertate; e' in questi liti +Trasse de la sua vita i dì romiti. + + +VII + +Ei quì di vimi rusticani un tetto +Per sè compose; e non usate piume, +Ispide paglie gli prestavan letto, +Mentre Febo nel mar chiudeva il lume: +Furono i manti suoi bigio negletto; +I cibi l'erba, le bevande il fiume: +E di mille infelici a sè devoti, +Umil pregando, egli adempieva i voti. + + +VIII + +Mute lingue sciogliea; grazie divine; +E di febbri cessò ghiacci ed ardori; +Ed ad ogn'or per quelle strade alpine +Apparìan zoppi, e divenìan cursori; +Onde poi giunto de la vita al fine +Lasciò ver sè tanto amorosi i cori, +Ch'a dimostrare altrui siccome degno +Fosse d'altiero onor, si fece segno. + + +IX + +Ersero quì di bianca rupe e dura, +Colonna sposta a' guardi anco lontani, +Su cui del famoso uom l'aurea figura +Giunte levava al cielo ambe le mani: +Ma ne la base non vulgar scultura +Segna le vie de gli esercizii umani, +Dando a veder, ch'al gran Signor di sopra +Servesi or col pensiero ed or con l'opra. + + +X + +Vedeasi Elìa, che senza tema alcuna +L'empio furor di Giesabel sopporta +Sul monte; ed a nutrir l'alma digiuna +Il sollecito corbo esca gli porta. +In altra parte Gedeon raguna +Sua gente al fiume, ed ivi a ber conforta; +E de l'immenso stuol sceglie trecento, +Che di prodezza dier chiaro argomento. + + +XI + +Fisso AMEDEO ne la scolpita istoria +Dal profondo del cor tragge tai detti: +Felicissimi spirti, a tanta gloria +Dal monarca del cielo in terra eletti. +Sì parla; e tuttavia volge in memoria +Le meraviglie de i divini effetti; +Ed in quei marmi tien la vista intenta, +Quando il mostro infernal gli si presenta. + + +XII + +S'era l'empio Demon d'intorno tolto +L'orrore, e via dal crin gli angui fischianti, +E dimostrava, trasformando il volto, +Di ben nobile donna atti e sembianti; +Svelato il seno, e tutto il busto involto +Avea tra seta di cerulei manti, +D'abito fra negletta e fra pomposa: +Ma sovra modo a rimirar dogliosa. + + +XIII + +Cotale agli occhi del guerrier scoprirsi +Determinò ne la remota sede +Aletto; e di repente indi partirsi +Sembiante fa, come di lui s'avvede. +Ed ei, che la mirò quasi pentirsi +D'avere innanzi a lui fermato il piede +Volge placidi sguardi; e poi cortese +In sì fatta maniera a parlar prese: + + +XIV + +Non torcere orma, e nel tuo cor speranza +Ravviva, e sgombra ogni sospetto indegno; +Ferma; chè di mia destra ogni possanza +Per lo scampo di Rodi a provar vegno. +A questo dir non serenò sembianza; +Pur d'affidarsi il rio Demon fe' segno, +E quasi in aspro duol fosse sommerso +Mise alta voce incontro al Ciel converso: + + +XV + +Era vantaggio non giammai fondarsi +Tuoi regii alberghi e tue superbe mura, +Rodi, s'al mondo acerbamente farsi +Doveano specchio di crudel ventura. +O pensier di mia vita al vento sparsi! +Ma quale alma qua giù vive secura? +Ciascuno in terra è condannato in guai; +E fora meglio non ci nascer mai. + + +XVI + +Ecco dolenti mi s'accrescon gli anni +A pianger de' miei regi il sangue morto, +E bene esperta de gli umani inganni +Ritrovo angoscia, ove cercai conforto. +Quì per la forza de gl'interni affanni +Bagna di caldi pianti il viso smorto, +E tra lunghi sospir non fa parola. +Ma quei tormenti il Cavalier consola: + + +XVII + +Nobile donna, non largare il freno +A' gridi, e fra i dolori asciuga il ciglio, +Che per questo mortal corso terreno +A ben condursi fa mestier consiglio; +E se t'ingombra di terrore il seno +De l'assediata Rodi il fier periglio, +Esser può, che tuo pianto invan si spanda, +Chè 'l gran Dio per soccorso oggi mi manda. + + +XVIII + +Io non son nulla; ogni mio moto è tardo; +E non ho spirti a la vittoria pronti: +Ma per Dio l'uomo fral fassi gagliardo; +E mille esempi se ne van ben conti: +Dio regge il mondo; e se raggira un guardo +Quetansi i venti, e son tremanti i monti, +E benchè frema, l'arenose sponde +Non bagna il mar, s'ei lo comanda a l'onde. + + +XIX + +Per tanto spera. Ei più non disse. All'ora +Tenne alquanto il Demon le ciglia immote, +E poi gridò: se colà su dimora +Alcuno Dio fra le stellanti rote, +Nol so; ma se pur v'è, perchè ad ogn'ora +Le preghiere di noi lascia gir vote? +Forse ne l'alto egli trïonfa e regna, +E noi qua giuso riguardar disdegna? + + +XX + +Lassa da grave e da mortal ruina +Sentomi tanto duramente oppressa, +Che quasi al disperar fatta vicina +Mi conduco a parlar fuor di me stessa: +Crebbi in mezzo a' tesor; nacqui reina; +Ed or d'ogni miseria in fondo messa, +Per questi boschi, ovunque il piè mi mena, +Fuggo de' Turchi la crudel catena. + + +XXI + +Dunque obbrobrio a la patria, obbrobrio a gli avi +Camperò schiava? o mie speranze liete, +E del viver giocondo ore soavi, +Ove sparite? ed a che fin giungete? +Ma tu che 'n tempi sì dogliosi e gravi +Per noi venivi ad arrecar quiete, +Come indugiasti? e per l'Egeo ritenne +Qual torbido austro tue velate antenne? + + +XXII + +Certo il sembiante e de begli occhi ardenti +I lampi e gli atti a rimirar celesti +Creder mi fan, che da l'inique genti +Il popol Rodïan difeso avresti; +Or sei giunto ad udir gridi dolenti, +E de' buon cavalier corpi funesti, +Altari e chiese depredate ed arse, +E lor sacre reliquie al vento sparse. + + +XXIII + +Così ragiona ingannatore e geme, +E di lagrime finte inonda il viso, +E poscia batte ambe le palme insieme +E nel gran cavalier tien l'occhio fiso. +Egli ascoltando le querele estreme +E de la terra il non temuto avviso, +Alquanto i suoi pensier seco raccoglie +Non certo a pieno, indi la lingua scioglie: + + +XXIV + +Donna, se 'l tuo parlar per me s'intende, +Rodi è caduta a terra; ascolto il vero? +Più da' suoi cavalier non si difende? +Del superbo Ottoman sostien l'impero? +Quivi Aletto sue frodi a narrar prende: +Ma ferma il guardo in volto al cavaliero, +Ben osservando, s'ei consente o nega +Credenza al ver, mentre le note spiega. + + +XXV + +Chi superbo, diss'ella, alza la mente, +E tra' mortali temerario spera, +Nè sa, come qua giù fugga repente +Lunge da noi felicità leggiera, +Stato oggi al guerreggiar fosse presente, +Ed al cader de la cittade altiera, +Che fatto quinci si sarebbe esperto +Come sia di ciascun lo stato incerto. + + +XXVI + +Rodi fulgida d'or, nudrice antica +D'alme guerriere, e al cui superbo grido +Non reggeva giammai forza nemica, +Ove ogni industria, ogni valor fea nido, +Sparsa è per terra; ed avverrà, che dica +Nocchier tra l'onde costeggiando il lido: +L'alta reggia dì Rodi era in quel loco +Quando il fier Ottoman la diede al foco. + + +XXVII + +Signor, da' Rodïan tanta difesa +Fecesi un tempo, e sì schernîr sua vita, +Che stanco il Turco di fornir l'impresa +Omai la speme avea quasi smarrita; +Ed ecco fama vivamente intesa +Fu per ciascun, ch'a noi veniva aìta: +Un Italico re, franco, feroce +Mosso già s'era a navigar veloce. + + +XXVIII + +Regge il Piemonte; e tra guerrieri acciari +Gode sudando; e sol di gloria ha brama; +E sangue di mille avi al mondo chiari, +Chiaro risplende, ed AMEDEO si chiama; +Or sì fatto campion solcare i mari, +Ascoltando Ottoman cantar la fama, +Di prevenir suoi corsi il prese cura; +Schierò le genti ed assaltò le mura. + + +XXIX + +Non sì tosto il mattin l'ombre disperse, +Che udissi all'armi. Ogni guerrier cristiano +Intrepido a la morte il petto offerse, +E vittoria cercò con nobil mano. +Aspramente pugnossi, al fine aperse +Varco ne la città l'empio Ottomano +A' suoi popoli ingordi, onde repente +Dentro inondò l'abbominevol gente. + + +XXX + +Sparsero i Rodïan gemiti e pianti: +Ma del rio vincitor le man spieiate +Da per tutto spargean fochi fumanti, +Non perdonando a le magion sacrate. +Io, che nel tempio con umìl sembianti +A la corte del ciel chiedea pietate, +Fra 'l rimbombo de i gridi e de gli ardori, +Piena di ghiaccio il cor, men venni fuori. + + +XXXI + +Incontro un mio scudier pallido in viso, +E dimando qual sia nostra ventura. +Ei mi risponde: è tuo figliuolo anciso; +Ottoman trïonfante entro le mura. +Alla fiera novella io presi avviso +Di serbar la mia vita almen sicura, +E sovra legno piccioletto ignoto +Ho cercato del mar seno remoto. + + +XXXII + +Vegno qua sù, perchè minor periglio +Stimai partire entro la notte ombrosa; +E mentre quì m'ascondo, il mio naviglio +Ed il nocchier là giù m'attende e posa. +Così dicendo, annuvolava il ciglio, +Pianti versando, e si mostrò dogliosa, +E lungamente sospirava, e come +Tutta infelice disperdea le chiome. + + +XXXIII + +A quegli atti AMEDEO cangia l'aspetto, +Ed in parti diverse il pensier gira; +E per qual via deggia avverarsi il detto +De l'Angel sacro taciturno ammira. +Ed in quel punto va seguendo Aletto +Le cominciate frodi; in pria sospira, +Poi dal preso cordoglio ella si scote +E franca in voce fa sentir tai note: + + +XXXIV + +Chiarissimo Signor, la cui sembianza +Porge d'ogni virtute alto argomento, +Poscia che ad impiegar la tua possanza +Per lo stuol Rodïan stato sei lento, +Odi quale per noi riman speranza; +E se lo stato mio teco rammento, +Ed il mio favellar vien da lontano, +Non te ne caglia, ch'io non parlo in vano + + +XXXV + +Non distante di quì lungo sentiero, +Samo da non sprezzarsi, isola siede, +In cui regnò d'ogni virtude altiero +Argesto, e di lui nacqui unica erede; +E perchè senza maschi al bello impero, +Per usanza, la donna anco succede, +Io di non pochi re mossi le voglie, +Che gareggiando mi chiedeano a moglie. + + +XXXVI + +Ma sovra ognun tra la sì nobil gente +A' miei parenti rassembrò più degno +Filippomène; ei di tesor possente +In Scio già nacque, e ne godeva il regno: +Vago d'aspetto, e ne le guerre ardente, +E ne la pace di cortese ingegno: +Nè men per sangue: eran congiunti seco +I più chiari signor del popol greco. + + +XXXVII + +Sposata io fei giocondo il cor paterno +Per un figliol d'ogni bellezza adorno: +Ma, lasciandolo infante, al ciel superno +L'alma del genitor fece ritorno. +Pur da me non per tanto ebbe governo +Tal che fregi d'onor si vide intorno; +E d'ogni alma virtute apprese l'arte; +Benchè più forte egli donossi a Marte. + + + + + +XXXVIII + +Glauco appellossi; e, come fu sul fiore +Degli anni suoi più verdi, ebbe desire +Di porre in Rodi il piè; scola d'onore, +E reggia d'armi e d'onorato ardire; +Andovvi; e quivi giunto arco d'amore +Il costrinse a provar dolce martire; +Chè Melibea con suoi begli occhi il prese, +E del giovine incauto il petto accese. + + + +XXXIX + +Di così fatto amor fama trascorse +Sì ch'intorno a l'Egeo ciascun ne parla; +Ed a l'animo mio temenza porse +Non seco proponesse alfin sposarla. +Mentre dunque poteva, ed era in forse +La ria ventura, io destinai vietarla. +Bene avea la fanciulla i pregi suoi: +Ma bassi assai per adeguarsi a noi. + + +XL + +Dunque sciolsi le vele, e fei vedermi +In Rodi seco, e mie preghiere esposi, +E con ragion sostenni i sensi infermi, +E dolcemente a' suoi desir m'opposi. +Ma mentre io vo cercando indugi e schermi, +Oh de l'eterno Dio giudicj ascosi! +Ecco che i miei disegni in un momento +Spariti son, siccome nebbia al vento. + + +XLI + + Venne Ottomano, e, come suol, spietato +De la pace ad ogn'or troncò la speme; +Onde a lui contra, il Rodïano armato +Oggi è caduto, e seco Glauco insieme. +Cadde, misera me! nè mi fu dato +Mirarlo almeno in su quelle ore estreme, +E ripor le sue membra in nobil marmi, +Ed ivi, come suolsi, appender l'armi. + + +XLII + + Ah che sul petto d'ogni onor ben degno, +E sul crin d'oro e su la regia testa +Sfoga l'empio Ottoman forse il disdegno, +E da l'iniqua turba or si calpesta! +Alma ben nata, s'oggi a te non vegno, +Vedi come qua giù nulla m'arresta, +Se non se quella, che per te s'aspetta, +Contra il nemico rio, giusta vendetta. + + +XLIII + + E tu, sommo Campion, che 'l mal presente +Fosti dal Cielo a divietare eletto, +Come affermasti; ed a ciò far possente, +Ben ti confessa il sovrumano aspetto: +Signor, vientene meco; io navi e gente +E ciò, che 'n guerra fa mestier, prometto: +Quanto può Samo, e quanto possa Scio +Da' cenni pende e da l'arbitrio mio. + + +XIIV + +Poi parentadi ed amicizie, quanti +Veggonsi oggi regnar per l'onda Egea, +Armi susciteranno e naviganti +E Lenno e Lesbo e la discosta Eubea. +Così parlando rinnovava i pianti +L'odioso spirto: ei tuttavia fingea +Volto a tentar con le sottil sue frodi, +Che sen gisse AMEDEO lunge da Rodi. + + +XLV + +Ed ei tenendo in cor le voci impresse +De l'alto messaggier dianzi disceso, +Seco non sa pensar, come cadesse +Un regno, che dal Cielo era difeso. +E pur costei con le sue luci istesse +Videlo darsi in preda al fuoco acceso; +E fra 'l sangue de' suoi spenti e dispersi +Aveva in trista fuga i piè conversi. + + +XLVI + +Fra' tai pensieri in sè medesmo ondeggia. +Alfin non sa voltarsi indi a partire +Che pria l'eccelso messagger non veggia. +E verso il mostro ei così prende a dire: +Non è regno sì forte o nobil reggia. +Donna, per cui s'adeschi uman desire, +Che polvere sul pian tosto non cada, +Se la destra di Dio vibra la spada. + + +XLVII + +Ha forse Rodi a la pietade eterna +Con lunghe colpe sue rotto il confine, +Onde il sommo Signor, ch'altrui governa, +Pur con giustizia or la corregge al fine. +Ma, benchè l'occhio uman poco discerna +L'alto giudizio e l'azïon divine, +A dritta ragïon creder conviene +Ch'anco l'ira di Dio sia nostro bene. + + +XLVIII + +Ei talor flagellando in tempi duri +Di severo Signor prende sembianza, +Perchè del nostro errar fatti sicuri +Apprendiamo invocar la sua possanza. +Or tu, reina, sollevar procuri +Con arme e con tesor nostra speranza; +Caduche forze; e per le vie del mondo +Vuoi fornir tuoi disegni; ed io rispondo: + + +XLIX + +Dal ciel venne messaggio; ed ei commise +Ch'io quì posassi; e ch'Ottomano a terra +Vedrebbe il campo, per mia man, promise, +Ch'oggidì Rodi sì terribil serra. +Ma, fin ch'a me ritorni, ei non permise +Scender dal monte, o riprovarmi in guerra. +Egli arme recherìa da soggiogarlo; +E tutto questo è ver, come ti parlo. + + +L + +Se quì dunque soccorsi abbiam sì presti, +A che cercando gir forze lontane? +Certo non deesi co' favor celesti +Porre in bilancia le possanze umane. +Ei più non ragionava. Aletto a questi +Detti del gran guerrier mesta rimane; +E pur con tutto ciò l'anima fiera +Trar ne l'inganno alfin non si dispera. + + +LI + +Chiaro è per sè, che dove Dio s'impiega, +Non è contrasto: ma sua man possente +Pur ciascun dì far meraviglie nega, +Ed ama, che 'n suo pro sudi la gente. +Deh! vien, Signor, dove costei ti prega; +Fatti Duce de' nostri; indi repente +Torna, tonando, ad Ottoman, che prende +Lungo piacer de i vinti, e non t'attende. + + +LII + +Così diss'ella; e non però commove +Il gran guerrier a di là torre i passi; +Chè, qual su l'Apennin quercia di Giove +Contra i soffi di Borea, immobil stassi. +Veggendo Aletto uscire in van sue prove, +Indi sparisce rimugghiando, e fassi +Fra le cresciute rabbie un foco d'ira. +Ed AMEDEO con meraviglia il mira. + + +FINE DEL VI CANTO. + + + + +ANNOTAZIONI + +AL CANTO VI. + + +Si è già detto nelle annotazioni al canto V, che nell'_Amedeide +minore_ nulla si ha di ciò che costituisce il canto VI della +_maggiore_; e perciò manca l'argomento del Peschiulli. Quello del +Poeta dice così: + +«Aletto con inganni si prova di far partire Amedeo da Rodi; ma +invano.» + +Tre critiche osservazioni trovo nel MS. del cav. d'Urfé; le quali +cadono sul canto VI. + +1. «Je remarque deux choses en la tromperie que le demon veut faire a +Amedee lorsqu'il se presente a luy; l'une que luy voulant persuader +que Rodes estoit desja priz, il devoit avoir priz la forme d'un homme +de qui le nom fust cogneu par reputation et non pas d'une femme du +tout incognue, que Amedee pouvoit avec raison croire s'en estre fuye +de peur.» Il critico ha ragione. + +2. «Et puisque l'auteur vouloit donner cette forme au demon, il devoit +aussy y aiouter touttes les choses vray samblables; mais il n'est pas +vray samblable, qu'une royne telle qu'il (_le demon_) se dit, soit +aynsi seule parmi les rochers, et mesme ayant sa navire ancree a la +plage voisine.» È verissimo che la finta regina dice ad Amedeo: + + + E mentre quì m'ascondo, il mio naviglio + Ed il nocchier là già m'attende e posa; + +ma trattandosi di _piccoletto legno_, come chi dicesse una gondoletta, +potea ben essere che nel naviglio si trovasse un solo marinajo; il +quale, rimanendosi a guardia del legno, non poteva accompagnare la +regina; che non era poi la regina di Francia, ma di due isolette in +levante. + +3. «Et le discours d'Amedee me samble aussy peu vray samblable, car il +ny a pas apparence qu'un si sage prence rancontrant une femme exploree +luy aille dire qu'il vient pour secourir Rhodes, ny moins qu'il +s'aille vanter que Dieu le mande pour donner ce secours; et puis enfin +luy descouvre que Dieu luy ait envoyé un Ange pour ce subjet, et luy +en doive envoyer encores un autre; car ces graces et ces visions se +doivent celler a cascun, a plus forte raison a une femme et femme +encores incognue.» + +Che le grazie e le visioni si debbano celare, non è sempre vero; +Raffaele diceva a Tobia, essere bene _rivelare le opere di Dio_. +Lasciata dunque da un lato la ragione ascetica, non opportunamente +allegata dal cav. d'Urfé, diremo che il Duca troppo apertamente scopre +cose importantissime e segrete ad una principessa ignota; la quale, +partendosi sul _piccoletto legno_, e divulgando il luogo dove Amedeo +si stava, e i disegni che volgeva nell'animo, avrebbe potuto nuocere +moltissimo all'impresa del soccorso di Rodi. In somma, in questo canto +VI. sono versi bellissimi, nobili sentenze, e locuzione elegante; ma +non è degno di quella mente che il compose, nè di quella scienza che +sempre apparir debbe in tutte le parti d'un epico poema. + + + + +CANTO VII. + + +ARGOMENTO. + +_Il Re del Cielo ad AMEDEO destina +Michele ad arrecar l'armi immortali: +Pronto egli dalla torre adamantina +A lui ne scende dibattendo l'ali +E compie, l'alta volontà divina. +Se le indossa AMEDEO; con armi tali +Scende il monte qual turbine di vento, +E i Turchi ingombra di mortal spavento._ + + +I + +Ma verso il campo i lumi eterni inchina +Il Re del Ciel da l'immortal sua sede, +E certo nunzio al gran guerrier destina +Scelto campion de l'immutabil fede. +Guarda per l'ampia regïon divina +Spirti infiniti, che gli stanno al piede; +Indi a Michel guerreggiator sublime +Ne l'armi eterne il suo voler esprime: + + +II + +Fendi l'aria, dic'Ei, vola repente +In sul Filermo, ove AMEDEO soggiorna: +Armi gli reca; e la fida alma ardente +A l'armi infiamma; indi qua sù ritorna. +Perch'a l'orgoglio de l'iniqua gente, +Ei pugnando la giù, fiacchi le corna, +Seco gli Angioli fian, cui data è cura +E di Lui stesso e de le rodie mura. + + +III + +Tanto diss'egli: e fiammeggiando ascende +Michel su l'ali, ove ne l'alto appese +Serbansi l'armi, sempiterne, orrende, +Vinte non mai ne le sacrate imprese. +Torre è nel ciel, ch'inespugnabil splende +Tra' nembi ardenti, e tra gran fiamme accese, +E di diaspro insuperabil, scorno +De gli anni, immensa si dilata intorno. + + +IV + +Tanto s'innalza oltra il gran ciel superno, +Quanto il superno ciel s'alza da terra: +Copre i gran tetti suoi diamante eterno, +Diamante eterno apre il suo varco e 'l serra: +Dentro son l'armi, onde il profondo inferno, +Onde il rio mondo si conquassa in guerra: +Eterei dardi, archi fulminei, vaste +Squame d'usberghi fiammeggianti ed aste. + + +V + +Pendon lucidi carri, onde volanti +Gli Angioli van su per gli eterei campi; +Scudi fulgidi, brandi, elmi spiranti, +Da l'oro eterno, inestinguibil vampi. +Miratisi quivi i fulmini tonanti +Sparsi di nembi, di fragor, di lampi: +Armi, di che 'l gran Dio può solo armarsi, +Splendenti, ardenti, orribili a mirarsi. + + +VI + +Or, poi che dentro a l'ampia mole ascese, +Da Dio sospinto, il messagger beato, +Scudo, elmo, brando, intra' più scelti, ei prese, +Onde AMEDEO scenda in battaglia armato, +E tromba; onde egli a memorande imprese +Sprona gli eroi con l'immortal suo fiato: +Sì provveduto, in su l'aeree penne +Dal sommo olimpo al cavalier sen venne. + + +VII + +Passa il cristal, cui pura luce aggiorna, +E 'l ciel trasvola giù di stella in stella; +Passa ove accende le volubil corna +De l'almo sol la vergine sorella; +Varca il foco e le nubi; indi l'adorna +Piaggia de l'aria rugiadosa e bella, +E tra le selve di Filermo ombrose, +A piè del gran guerrier l'armi depose. + + +VIII + +Ivi fra viva luce, onde circonda, +Orribile a veder, l'ampie foreste +Con aura soavissima, gioconda, +Scioglie in voce mortal, spirto celeste: +L'armi, onde oggi Ottoman tua man confonda, +Dal ciel ti reco; or tu feroce in queste +Fulmina omai su le nemiche genti: +E sta quale alpe al minacciar de' venti. + + +IX + +La terra e 'l ciel tramuteransi avanti +Che 'l fato crolli, ove il gran Dio destina: +Sì cinto di dïaspri e di diamanti +Stassi il voler de la virtù divina. +Così gli dice; e spargli indi davanti: +Pur come sol, ch'a l'oceàno inchina +Rapido a sera: ed AMEDEO raggira +Cupido i lumi, e le grandi armi ammira. + + +X + +Qual, se in danze amorose anzi il cospetto +Esce di duci peregrini e regi, +Regia donzella, empie di gaudio il petto, +Mirando sè con ammirabil fregi: +Tale in petto AMEDEO cresce il diletto, +In quelle armi guardando, eterei pregi; +E più s'infiamma a la battaglia; e veste +L'inclite membra de l'acciar celeste. + + +XI + +Impugna il brando fiammeggiante, allaccia +L'elmo d'almo fulgor giammai non spento, +E l'ampio scudo fulminoso imbraccia, +E scende, quasi in mar turbo di vento: +L'adegua in corso; e l'implacabil faccia +Michele ingombra di mortal spavento; +E con sua tromba ad eccitarlo in guerra, +L'aria scotendo, abbandonò la terra. + + +XII + +Ciò rimirava, e stimolando Aletto +A l'armi infiamma la commossa gente, +E corre entro ogni vena, entro ogni petto, +Qual corre lampo entro le nubi ardente; +Quinci di guerreggiar nuovo diletto +A' barbari agitati arde la mente. +Trascorre il mostro, e i cori avvampa e punge: +Quando tremendo ecco AMEDEO sorgiunge. + + +XIII + +Quale il fiume superbo, ove ancor piange +Cigno sul caso di Fetonte indegno; +O quale il Nilo sconosciuto o 'l Gange, +Se 'l freno usato ha de le ripe a sdegno, +Dilaga orrendo in gran diluvii, e frange +Ogni argine, ogni sponda, ogni ritegno, +E biade e selve e ciò, che opponsi intorno, +Ne porta al mar su l'implacabil corno. + + +XIV + +A tal sembianza il cavalier superno +Ne i campi avversi formidabil fere; +Ed allor traboccò, preda d'inferno, +Arsace il forte sotto l'armi altiere; +Colmo d'orgoglio e di furore interno +Ei trascorrea tra le seguaci schiere: +Quando scorge AMEDEO, che orribil scende, +E nel petto di lui la mira ei prende. + + +XV + +Tende con dura mano arco lunato, +Ove gran smalto, ove grande oro abbonda; +Ma trascorrendo a vôto il dardo alato +Poco le voglie de l'arcier seconda. +AMEDEO l'urta; e nel sinistro lato +Il brando insuperabile profonda: +Gelido a morte singhiozzando ei geme: +Con piè veloce il vincitore il preme. + + +XVI + +Indi si scaglia, e con terribil mano +Asconde il ferro a Baiazetto in seno, +E percote Giaffer, percote Ismano, +E fier percote Ariaden non meno, +Stende Giunusso e Mustafa sul piano, +Ferratto, Assan, Giesul, cari ad Ebreno, +Cari ad Arsace, nel cui stuolo altieri +Parte fur capitani, e parte alfieri. + + +XVII + +Ed ecco giù dal ciel fulmini in terra +Con destra armata d'immortal splendore +Vibra Dio rimbombando; e i Turchi in guerra +Tonando e ritonando empie d'orrore. +Fende le nubi tenebrose, ed erra +Per l'aria scossa un minaccioso ardore, +Che tutto occupa il cielo in un momento: +Tuona ei pur anco: ed ecco orribil vento, + + +XVIII + +Che atro nembo di polve alza a le stelle, +Che ne gli antri profondi agita l'ira +Del vasto mar, che le foreste svelle, +Ed isvelte su turbini le gira. +Come il vulgo infedel tante procelle +Contra sè volte e 'l folgorar rimira, +Smarrisce il cor. Ma più terribil stringe +AMEDEO l'armi, e contra lor si spinge. + + +XIX + +Tutto di raggi orribilmente adorno +Fra' turbati guerrier sangue diffonde, +E l'alto Dio da l'immortal soggiorno +Pur tuona, e d'atri nembi il polo asconde. +A l'immenso fragor mugghiano intorno +Le valli, i campi, le montagne e l'onde. +Turbasi l'aria, e ne rimbomba il cielo: +In fra i Turchi ogni cor s'empie di gelo. + + +XX + +Tanto allor di temenza accoglie in seno +Di Licia il campo, e sì fuggir desira, +Ch'ei turba d'ogn'intorno, onde non meno +Il campo de' Cilici a fuggir tira. +Vede il tumulto, odene i gridi Ebreno, +E contra lor solo AMEDEO rimira; +Però s'innaspra, e di mortal disdegno +Con volto irato e con gridar fa segno. + + +XXI + +Poscia a lui da vicino alza la destra, +Quasi duro villan dura bipenne, +Quando batte, anelando, elce silvestra, +Che a nave deggia rinnovar le antenne: +L'elmo percote; ei come selce alpestra +Saldo la piaga scitica sostenne. +Ma l'Italico re tra' lombi spinse +Punta mortal, ch'immantinente il vinse. + + +XXII + +Sbieca le luci oscuramente, e suda +Freddo sudor, come di neve uscito: +E nel giù traboccar l'anima cruda, +Sdegnosa del partir, tragge un muggito. +Lasso! non ha chi ne la tomba il chiuda; +Ma sanguinoso rimarrà sul lito +Privo de' pianti e de gli estremi onori, +Lungo pasto al digiun d'aspri avoltori. + + +XXIII + +Quinci Aletto crudel sul duce anciso +L'indomito furor non ben consola; +E di Danastro a sè fingendo il viso +Verso Alete e Giassarte ella sen vola. +Grida il mostro infernal: certo è l'avviso: +Non ascoltate invan la mia parola; +Mentre quì state ad assalir le mura, +Mal nostra gente è colà giù sicura. + + +XXIV + +Quello, a noi tanto minacciato, move +AMEDEO l'armi senza fallo altiere: +Ei sol turba le squadre: or vostre prove +Siano a lui contra in rinfrancar le schiere. +Sì grida Aletto, e i cavalier commove, +E lor giunge a le piante ali leggiere. +Fiero intanto AMEDEO minaccia e stride, +E Pirgo e Gorgo ed Acomate ancide. + + +XXV + +Era ivi presso Abenamar, che sposo +Non pria godèo de la bellezza amata, +Che per legge real mosse doglioso +Presso l'insegne de la gente armata. +Or quì l'arco di gemme luminoso +Depose in terra e la faretra aurata, +E ginocchiato in ripregar mercede, +Umil baciava al gran nemico il piede. + + +XXVI + +Ei cosparse d'oblìo, ne i gran timori, +Ch'era figliol del celebrato Alferno, +Guerrier non privo di sublimi onori, +E che già di Panfilia ebbe il governo. +Ivi ei seppe adunar gemme e tesori, +Onde l'altiero Ebren non l'ebbe a scherno; +Anzi a la figlia di bellezze eccelse +Per buon consorte Abenamar ei scelse. + + +XXVII + +Ed ella disse in su la ria partita: +Guarditi in guerra alto favor di Dio; +Chè, se perviene a fin tua nobil vita, +Anco fia giunto a riva il viver mio. +Però membrando la parola udita, +D'allungarsi l'etate ebbe disìo, +E formò, tristo e lagrimoso il ciglio, +Sì fatte note nel mortal periglio: + + +XXVIII + +Deh se nel patrio regno ambo i parenti +Tu pur lasciasti e la gentil consorte, +Vaglia il nome di lor sì che rammenti +De' miei, ch'afflitti piangeran mia morte. +Non son queste saette oggi possenti +Del campo estinto a ristorar la sorte: +Asia per te de la vittoria è priva; +Che monta omai, ch'io di quì fugga, e viva. + + +XXIX + +Così diss'egli. Ed AMEDEO, che 'n seno +Chiudea memoria de' voler divini, +Per quei preghi al furor non stringe il freno, +Ma con la manca man gli afferra i crini, +E colà con l'acciar colpisce appieno +Ove il petto e la gola han suoi confini. +Quei supin cade, ed AMEDEO calpesta +Le fredde membra, e di ferir non resta. + + +XXX + +Spense Almorato, Oluzalin percosse, +E poi Chiausso egli piagò nel fianco, +Indi Serraffo de la vita scosse, +Giammai co' dardi in guerreggiar non stanco; +Su l'arene di sangue umide e rosse, +Fuggendo, al fier Dragutto il piè vien manco; +E mentre alzarsi dal terren s'affanna +Con alta piaga il vincitor lo scanna. + + +XXXI + +Mentre de l'altrui vita acerbe prede +Fa l'alta destra, e 'n guerreggiar non posa, +L'Angel di Rodi avea fermato il piede, +Sembiante ad uom, ne la città dogliosa. +Ivi gridava. Aspro aquilon, che fiede +Sotto nubilo ciel valle selvosa, +I sovrumani accenti altrui sembraro; +Sì ch'a ciascuno il suo parlar fu chiaro: + + +XXXII + +Rodj campioni, avvalorate i petti: +Di quel grande AMEDEO giunta è la spada; +E seco i turchi a guerreggiar costretti +Non ch'altro, di fuggir non han pur strada. +Sì li conforta. E su la fin dei detti +Ei parve stella, che per l'aria vada, +Allor che più la notte il ciel n'adorna: +E cinta d'aure ad AMEDEO sen torna. + + +XXXIII + +L'alto campion gir trascorrendo in questa, +Omai trionfator dei duci spenti, +Mirava Aletto, e, per crudel tempesta, +Traboccar d'Ottoman l'armate genti. +Quindi di sdegno la tartarea testa +E gonfi di venen scote i serpenti +Al collo intorno, e rimugghiando gira +Mille cose nel cor gravido d'ira. + + +XXXIV + +Se stessa alfin d'umane membra adorna, +E va, torbido orror, per l'aure liete, +Là dove per lo pian poco soggiorna, +D'AMEDEO ricercando il forte Alete: +Se prudente pensier non mi distorna, +Guerrieri invitti, a certa morte andrete; +Cotanto piove d'immortal valore +Oggi da l'alto ad AMEDEO nel core. + + +XXXV + +Cosparso di pallor bagna la strada +Arsace, Ebren, del proprio sangue a morte; +Perchè da solo a sol contra la spada +Provarsi d'AMEDEO ciascun fu forte. +Nessun più solo ad assalire il vada: +Cedete alquanto a la contraria sorte; +E sì forte uom, come prudenza insegna, +Con lo sforzo del campo alfin si spegna. + + +XXXVI + +Cotal consiglia. E disdegnosa e rea +Dileguando per aria indi diparte, +Ed appar là dove Rostange ardea +D'ira sul campo, e dove ardea Giassarte. +Ciò, ch'ad Alete ella parlò, dicea +Quivi ad entrambi. Indi nel ciel cosparte +Lascia le membra simulate e move, +E tutti infiamma a sanguinose prove. + + +XXXVII + +Agita gli angui, onde ella è cinta, atroci, +E nel petto de' turchi incendio spira, +E con suono alto di tartaree voci +Va risvegliando la vergogna e l'ira: +Su, suso, anime vil, su su veloci +Fuggite pur, che 'l vostro re se 'l mira; +Prezïosa corona, ampia mercede +Vi promette ei, che sì dappresso il vede. + + +XXXVIII + +Allor fra gli altri in minaccevol fronte +Alete grida al fuggitivo stuolo: +Non temerete voi, ch'altri racconte, +Ch'andate in fuga? e che cacciovvi un solo? +Così parlava disdegnoso. E pronte +Pur le turbe al fuggir volgonsi a volo +Impallidite: ma con fier sembianti +Di nuovo ei corse, e lor parossi avanti. + + +XXXIX + +E dice: o fidi a l'ottomana insegna +E già per l'Asia vincitori altieri, +Pugnate forti: così far v'insegna +La chiara fama degli onor primieri. +Ma l'incauto Imeral, che si disdegna +Pugnar nascosto tra' lontani arcieri, +Fra le turbe terribile si scaglia, +Ed aspra move, e da vicin, battaglia. + + +XL + +Fiero di man, fiero di spirto, e chiaro +Per beltà grande in su l'età fiorita, +Al cor d'Alete così forte è caro, +C'ha men cara di lui sua propria vita. +Costui lucente di gemmato acciaro +Alza verso AMEDEO la destra ardita, +E col brando gli assalta il fianco ignudo: +Ei con la manca oppon l'etereo scudo. + + +XLI + +E con la destra irata, ove trapunta +Fascia d'indiche perle il sen circonda, +Spigne entro il ricco manto orribil punta, +E v'imprime ferita ampia e profonda. +L'anima coraggiosa al varco giunta +Sen va col sangue, che la terra inonda, +E mesta abbandonò per modo indegno +Le membra, in che beltate ebbe il suo regno. + + +XLII + +Come chiusi quegli occhi in sonno eterno +E mira il volto impallidito e scuro, +Freme Alete così, ch'orrido verno +È su per l'onde a rimirar men duro. +Presta a quell'empio, o Regnator superno, +Presta i fulmini tuoi; non fia sicuro: +Chè de l'estinta gioventù diletta, +A mal grado di te, vuò trar vendetta. + + +XLIII + +Nel così dir, perchè mortale offenda, +Avvisa fier là 'v'impiagarlo deggia. +Ma di quanto furor l'anima accenda +Ode il gran Dio da la stellante reggia; +Sorge nell'alto, ed in sembianza orrenda +Tutto balena il ciel, tutto lampeggia, +E tra' fulgor di luminose rote +Fulmini avventa, e l'empio cor percote. + + +XLIV + +Qual del gran Po su l'arenose foci +Al ciel pinte anetrelle alzano l'ali, +Se fa sovra lo stormo, arcier, veloci +Da l'arco intorto sibilar gli strali: +Tali i turchi sen van, dianzi feroci, +Vinti al tonar de i fulmini immortali. +AMEDEO freme, e fra le turbe incerte +Il volto e 'l brando vincitor converte. + + +XLV + +Che sembrava egli allor che dentro il petto +Incendio raccogliea d'ire infinite? +Voi, ch'avete nel cielo alto ricetto, +Vergini sacrosante, or sì mei dite. +Qual, se sdegno a Nettun cangia l'aspetto, +Teme Glauco e Nerco, teme Anfitrite: +Ed ei su rote immense aspro fremente +Conturba intorno il mar col gran tridente: + + +XLVI + +Per guisa tal su quell'orribil piano +L'alto d'Italia cavalier sen giva +Pien di tempesta, e con terribil mano +Fiumi di sangue in fra le squadre apriva. +Ivi fra' tanti per suo scampo in vano +Rapidamente Boecan fuggiva; +Ed invan fugge Agazamin; chè 'l corso +AMEDEO vince, e gli trafigge il dorso. + + +XLVII + +Fugge Abdalà, ch'insuperabil'arco +Ebbe dal padre già famoso arciero, +Mai sempre invitto: ma ritrova il varco +De l'atra stige sotto il gran guerriero; +Piagato il collo traboccava Essarco +Sul suol sanguigno. Ed AMEDEO leggiero +Sovra i piè velocissimi, calcando +Va tronchi e morti, e non dà posa al brando. + + +XLVIII + +Fulmina in arme il cavalier sublime, +E, sparso il volto di disdegno interno, +Prego non ode, i guerreggianti opprime, +E fa de' fuggitivi aspro governo. +Gran selce par, giù da l'alpestri cime, +Da l'onde spinta e da l'orribil verno, +Che scote d'Apennin l'ombrose spalle, +E da lontan fa ribombar la valle. + + +XLIX + +Atro sangue mortal dintorno inonda, +Quasi torrente altier, l'ampia contrada, +E pur per entro uccisïon profonda +Tinge AMEDEO la formidabil spada. +Qual dove fertil pian Cerere imbionda +Sotto buon mietitor casca la biada: +Tal quì le turbe impallidite e vinte +A' colpi del gran re cascano estinte. + + +L + +E già nel campo errar sossopra in volta +Il re de' turchi rimirato avea +Sue turbe armate, e via più sempre ascolta +Grido, ch'ogn'ora al cielo alto ascendea; +Che sia non sa: mille pensier rivolta +Nel petto acceso, ed in sembianza rea +E pur con occhio di crudel disdegno, +Ch'a se ne venga Oronte al fin fa segno. + + +LI + +Quei pronto move; ed al signor vicino +E con rapidi passi in un momento, +Ivi, la fronte umilemente inchino, +Ch'a dir prendesse egli aspettava intento. +Ed irato Ottoman: pur sul mattino +Per noi vinceasi, onde or tanto spavento? +Qual larva de le turbe agita il core? +Cerca, onde sia de' nostri il gran terrore; + + +LII + +E mi si scopra. Ei sì dicea turbato. +Stette ascoltando il cavalier dimesso, +Ed indi sprona il corridor frenato +Battendo l'orme in sul sentier commesso. +Tosto che dentro da lo stuolo armato +Ei si condusse, a' primi sguardi espresso +Gli fu, con grave pena oltra ogni essempio, +De le genti dilette il crudo scempio. + + +LIII + +Rimira di battaglia orribil'arte, +Correre il sangue ed allagare il suolo, +Mira monti d'estinti, e mira sparte +Le squadre in fuga e che non pugna un solo; +Parte s'adira riguardando, parte +Ingombra il fiero sen pietate e duolo, +E ferma il corso, e ne la gente ancisa +Colmo di meraviglia il guardo affisa. + + +LIV + +Non altramente da cordoglio è vinto +Indo bifolco, ove ripone il piede +Ne l'ampie stalle de l'armento estinto, +Ch'a l'aer fosco del leon fur prede: +Vede sbranati i fieri tori, e tinto +De le squarciate membra il terren vede: +E sparsa vede al vento ogni sua speme, +E tra' singulti inconsolabil geme. + + +LV + +A tal sembianza in rimirar s'attrista +Oronte, e grida: ah miserabil sorte! +Così per noi vittoria oggi s'acquista? +Ed i trofei sperati oggi son morte? +Mentre nel così dir volge la vista, +Scerne Giassarte che terribil, forte +Porge ne la battaglia in vario corso, +Ove richiesto è più, saldo soccorso. + + +LVI + +Di folta polve è ricoperto, e piove +Giù per le guancia ampio sudor nel seno, +E dal petto anelando il fiato move +Che per molta fatica omai vien meno. +Ver lui, che di guerrier fa nobil prove +Oronte volge frettoloso il freno, +E sollecito i fianchi al destrier punge: +Ed, o Giassarte, egli gridò da lunge, + + +LVII + +Onde il terror, che da vittoria certa +Si casca in fuga? E quegli a lui vicino: +Rodi era omai d'ogni suo stato incerta, +Quando ecco apparve il cavalier latino; +Non so, se di mortal titolo merta: +Rassembra a me guerreggiator divino; +Ei di gran sangue ha tutto sparso il piano; +E noi le turbe incoraggiamo in vano. + + +LVIII + +Arsace incontra lui cadde primiero, +Aperto il fianco di crudel ferita. +Cadde a terra trafitto Ebreno il fiero +E sanguinando il suol sparse la vita. +L'esercito a fuggir prende il sentiero +Senza duci: ogni squadra era smarrita. +Por loro animo in cor non è speranza: +Omai fuor che morir nulla n'avanza. + + +LIX + +Oronte udendo, giù da gli occhi un fonte +Di caldo pianto distillava, e poscia +Con la sinistra man batte la fronte, +E d'acerbo dolor batte la coscia. +Dunque a l'orecchia d'Ottoman fien conte +Per me novelle di cotanta angoscia? +Ch'ogni più gran guerrier di vita è tolto? +E che 'l campo disperso in fuga è volto? + + +LX + +Non darà del gran duol l'aspra novella +Per certo Oronte; infra miserie tante +Amo più tosto uscir morto di sella, +Se gli altri vendicar non son bastante: +Ma l'avverso campion come s'appella? +Onde è repente apparso? ha di diamante +Il fianco? il braccio ha di temprato acciaro, +Che contra il suo ferir non sia riparo? + + +LXI + +Così diceva. A i generosi accenti +Cotal Giassarte la risposta porse: +Che soggiunger poss'io? non ti rammenti +Qual tra noi fama questi dì trascorse? +Ch'a pro dovea de le rinchiuse genti +AMEDEO tosto a la battaglia esporse, +AMEDEO, ch'alto nell'Italia impera, +Del cielo stirpe glorïosa altiera? + + +LXII + +Quì tace. Oronte al cavaliere amico +Con altiera sembianza a dir prendea: +Giassarte, io nacqui in Misia, ove il Caìco +L'onde rivolve, e fu mia patria Elea; +Per genitori il Ciel diemmi Ulderico +E la chiara beltà d'Algazarea, +E mentre a' gradi eccelsi in guerra ascendo, +De l'alma grazia d'Ottoman quì splendo. + + +LXIII + +Non starmi dunque, nè mirar, ch'in vano +Pugni la plebe, o miserabil mora; +Provarmi deggio, e racquistar sul piano +L'alta vittoria non perduta ancora. +E quì spronava: ma sul fren la mano +Pongli Giassarte, e fagli far dimora. +Sporgli volea quella, che dianzi scese +Voce dal ciel: ma nulla Oronte intese. + + +LXIV + +Ch'ove la fuga è più dispersa e folta, +Ove più risonar sente le strida, +Colà vibrando l'asta il fren rivolta, +Ed arso d'ira a' fuggitivi ei grida: +O dentro un vano orror gente sepolta, +Chi sbigottiti a sì fuggir vi guida? +Del popol d'Ottoman sì fatto è l'uso? +Cangiate il brando a la conocchia, al fuso. + + +LXV + +Così l'ingiurie e le parole adopra. +E trascorrea per la sanguigna strada, +E già scorgea, ch'ad Agricalte è sopra +Fiero AMEDEO con la terribil spada. +A ciò con lo splender di nobil'opra, +Chiaro volando il nome suo sen vada, +Costui s'arrischia. Ed AMEDEO la strozza +Gli fere acerbo, e con l'acciar lo sgozza. + + +LXVI + +Subito Oronte in sul destrier si scaglia, +In foco d'ira fiammeggiando, e crudo +Avventa di due punte una zagaglia +Inverso il sen, che 'l vincitore ha nudo; +Non l'offende però l'aspra battaglia, +Ch'ei si rinchiuse ne l'immenso scudo, +Tempra del ciel: ben su per l'aria andaro +Scossi i rimbombi del superno acciaro. + + +LXVII + +Allor scote le briglie, e picca il fianco +Del gran destriero; e con la destra irata +Impugna il brando, che dal lato manco +Pendea ricinto di catena aurata. +Ma nel buon corridor l'ardir vien manco +Per l'alta fiamma a non mirarsi usata, +Che da l'armi celesti in varie rote +L'aria dintorno co' gran rai percote. + +/* + + +LXVIII + +Ora restìo sul deretan si posa +Innalberando; or fa ritroso il corso; +Or tien la testa sotto il petto ascosa, +E calci scaglia, e nulla sente il morso. +Lascia d'Oronte alfin l'alma orgogliosa +Con lieve salto il rubellante dorso +Del corsier sbigottito, ed empie il seno +D'ira, e per gli occhi fuor spande veneno. + + +LXIX + +E move l'arme con terribil passo; +Non diverso a mirar dal crudo orrore +Di giogo alpestro, che travolve a basso +Austro piovoso, o d'aquilon furore; +Pianta il bosco non ha, ch'al gran fracasso +Non crolli il tronco; e, palpitando il core, +L'orecchia porge il montanaro intento; +E lascia l'erba per terror l'armento. + + +LXX + +Tale al grande AMEDEO fassi da presso, +E col furore estremo, onde s'accende, +Batte lo scudo, e col furore istesso +L'elmo e 'l cimier ch'immortalmente splende. +Ma non che di piagar gli sia concesso +Lui, che l'arnese eterno arma e difende, +Rintuzza il brando. Ed AMEDEO gli ha posta +La fiera spada ne la destra costa. +*/ + +/* + + +LXXI + +Poi ne la tragge, e con la man guerriera +Immantenente ad assalir si volse +Il dritto colmo de la testa altiera; +Ma percotendo non di taglio il colse: +Pur l'abbatteo; chè la percossa fiera +L'intronò sì che di se stesso il tolse. +AMEDEO lascia il fier, ch'estinto crede, +E su gli altri fugaci affretta il piede. + + +LXXII + +Qual su schiera d'augei, che 'n ripa al fiume +Gode bel sol di boreal stagione, +Spronato da digiun batte le piume +Con unghia ingorda il peregrin falcone: +Tale infra Turchi oltra l'uman costume +Se stesso avventa l'immortal campione, +Feroce, atroce; e fa sanguigni i lidi +Fra pianti avversi, fra dolor, fra gridi. +*/ + + +FINE DEL VII. CANTO. + + + + +ANNOTAZIONI + +AL CANTO VII. + + +L'argomento del canto VII viene così compendiato dal Poeta: «nel VII +l'Angelo porta ad Amedeo armi: egli assale il campo de' turchi e lo +mette in ispavento.» + +La prima stanza del canto VII dell'Amedeide maggiore è la 47 del canto +IV della _minore_, il quale ha termine nella st. 22 del VII della +_maggiore_ che comincia: _Sbieca le luci_ ec. Il canto V. della +_minore_, principia con la 24 del settimo della _maggiore_ Quinci +Aletto crudel ec. Le stanze 26, 27, 47, 50 a 71, non si leggono nella +_minore_, e quella che nella maggiore è la 72 ed ultima del VII, +nell'altra è la 25 del V, e dice con diversa lezione così: + + Qual su schiera d'augel, che in ripa al fiume + Gode bel sol di boreal stagione, + Spronato da digiun batte le piume, + Con unghia ingorda il peregrin falcone, + Tal infra i turchi, oltra l'uman costume, + Se stesso avventa l'immortal campione: + Feroce, atroce; _ma tra furie accensa + Su 'l risco Aletto d'Ottoman ripensa_. + +Le parole scritte in corsivo veggonsi nella maggiore alla st. 14 del +canto VIII, con qualche varietà di lezione; come a suo luogo diremo. + +Le censure di Onorato d'Urfè sono molto prolisse; e perciò ne daremo +brevemente la sostanza. + +Non piace al critico che Amedeo riceva le impenetrabili armi celesti; +perciocchè «faire faire tous par la force des armes, et par les +miracles c'est luy (_ad Amedeo_) ravir une grande partie de sa +gloire.» Osserva che Omero lascia ad Achille _un endroit par ou il +peut estre blessé_; e che Virgilio non dice che fossero _invincibili_ +le armi temperate nella fucina di Vulcano per Enea. Conchiude il +Censore: «Adunque io vorrei, per lasciare qualche luogo alla virtù del +grande Amedeo, dargli quest'armi, mettendo però certe condizioni alla +forza; come, se l'Angelo gli dicesse: Quest'armi sono così fatte, che +nulla ti potrà resistere, se tu sei prode, se tua speranza metti in +Dio, se i tuoi disegni sono tutti ad onore e gloria di lui; se la +fatica non ti abbatte: se non ti abbandoni alla voluttà ed ai vizj, e +somiglianti condizioni; perchè in tal guisa, oltre l'elezione di Dio, +sarebbevi alcuna cosa di proprio, che farebbe crescere in pregio +l'Eroe. + +Nota poi, come cosa fuor d'ogni verisimiglianza, che Amedeo, e +pressochè tutti gli altri combattenti, uccidono i nemici con un solo +colpo; tranne Ottomano; la quale cosa non è poi vera così sempre, come +dice il Cav. d'Urfé, e ne abbiamo già toccato altrove. + +St. 21. Canta il poeta che un maomettano ad Amedeo + + L'elmo percote: ei come selce alpestre + Saldo la piaga scitica sostenne. + +E il censore, rammentato, poco gentilmente invero, l'antico proverbio +«conviene che il mentitore abbia buona memoria» aggiunge che il +Chiabrera non ricordando più le armi impenetrabili date ad Amedeo «il +escrit qu'un turc le frappe sur l'eaulme, et le blesse--saldo la piaga +scitica sostenne.» Ma forse il poeta usò _piaga_ per _colpo_: benchè +non mi sovvenga esempio di tal significato. + +St. 25-29. Abenamar, vedutosi sul punto di essere ucciso da Amedeo, + + «...l'arco di gemme luminoso + Depose in terra e la faretra armata; + E ginocchiato in ripregar mercede + Umil baciava al gran nemico il piede + . . . . . . . . . . . . . . . + «...et Amedeo che in seno + Chiudea memoria de' voler divini... + ...con la manca man gli afferra i crini + E colà con l'acciar colpisce appieno, + Ove il petto e la gola han suoi confini; + Quei supin cade, et Amedeo calpesta + Le fredde membra; e di ferir non resta.» + + +In questo luogo il cav. d'Urfè trova degna di grave riprensione la +crudeltà attribuita ad Amedeo; e dice non vedere nel poema che l'Eroe +abbia ricevuto ordini divini così severi, che non lascino luogo ad un +atto di pietà. E il calpestare le membra del nemico ucciso, è fatto +non degno di alto cavaliere. Ricorda poi che i turchi non nutriscono i +_crini_; facendosi rader la testa, che cuoprono col turbante. Ma forse +non è rigorosamente vero, che tutti i maomettani si radano affatto il +capo. Nel Genovesato si afferma che lasciavano un ciuffo di capegli, +detto dal volgo nostro _sciscìa_. + +St. 66. Narra il poeta che Oronte + + Avventa di due punte una zagaglia + Inverso il sen che 'l vincitore ha nudo. + +«Je ne say pas (dice il critico) commant il l'arme de toutte piece, et +puis qu'il die qu'il a le flanc et le sein nud.» Sarà una distrazione +del Chiabrera. + + + + +CANTO VIII. + + +ARGOMENTO. + +_In ruinosa fuga il piè rivolve +L'oste infedel: grida Bostange invano. +Ma l'empia Furia che trovar risolve +Scampo a salvar l'esercito ottomano, +In un momento d'ombra oscura involve +L'aria serena, e tutto abbuja il piano. +Ne va Folco a incontrar il sommo Duce, +E dentro la città seco il conduce._ + + +I + +In sì torbido tempo indomito erra +Bostange, e, pien d'ardir le membra antiche, +Garrisce i suoi, che ne la dubbia guerra +Non osano aspettar l'armi nemiche: +Tornate in Asia, e da la patria terra +Quì mandate a soffrir vostre fatiche +Stuolo di donne, o cavalier codardi, +Ch'elle più forte avventeranno i dardi. + + +II + +Così ne i vinti cor va rinforzando +L'ardir caduto, e con terribil guardo +Vibra dintorno trascorrendo il brando, +Saldo sul fianco, e sovra i piè non tardo; +Errando scerne, che gittava Urgando +Del già feroce Alete il gran stendardo, +E che per l'orme de l'ignobil via +Appresso il vile alfier lo stuol sen gìa. + + +III + +Sozzo infamato, egli dal cor profondo +Grida ver lui, che lo stendardo abbatte, +Così si lascia ogni virtute al fondo? +Uomo in grado d'onor così combatte? +Che pera il giorno, che nascesti al mondo, +E la ria madre, che ti diede il latte. +E tanto di furor gridando ei s'empie +Che con l'elso a l'alfier batte le tempie. + + +IV + +Nè meno a gli altri incontra aspro si sdegna; +Ma dice: il brando ha da recarvi aìta: +Fuggite in van; cotesta fuga indegna +Con esso un palo vi torrà di vita. +Ma non per tanto rinfrancar s'ingegna +La turba indarno; ella sen va smarrita, +Nè prego ascolta, nè conforto aspetta; +E pur Bostange intorno i passi affretta. + + +V + +Errando avviensi, ove del duol sofferto +Fatto avea 'l fiero Oronte in sè ritorno, +Ed a l'aure serene il guardo aperto +Il rivolgea pien di vergogna e scorno. +Da lunge il Duce di sua vista incerto, +S'appressa ove il guerrier facea soggiorno, +E quando in ravvisarlo errar non puote, +Apre il varco del petto a cotai note: + + +VI + +Oronte, guerreggiando unqua mirasti +Sembiante assalto? ove virtù mortale +Sembra, che 'n campo contrastar non basti, +E contra l'armi d'un guerrier sia frale? +Ma dimmi, come ne l'assalto entrasti? +Come nullo altro in su l'arcione assale +Con forte destra gli avversarj teco? +E la tua piaga alcun periglio ha seco? + + +VII + +Sì Bostange dicea. L'altro solleva +Dal polveroso suolo, ove è disteso, +Il fianco infermo, e con la man stringeva +Il sangue, che venìa dal fianco offeso. +Risponde poi: mentre a fuggir prendeva +La turba quì, n'ebbe il tumulto inteso +Il signor nostro; e de le genti ancise +Ch'io ricercassi la cagion, commise. + + +VIII + +Onde io quì venni: ed, o Bostange, oh quanto +Per noi raccolgo suscitarsi affanno! +Come estinto rimansi il nostro vanto! +In fumo i nostri onor come sen vanno! +Giorno eterno di duol, giorno di pianto, +Giorno dove il morir fia 'l minor danno; +E tu pur chiedi, se mia piaga è forte? +Avessemi ella già condotto a morte. + + +IX + +Quivi lo sguardo nel guerrier rivolto +Spinse dietro le voci alto sospiro; +E Bostange si diè con saldo volto +A di lui consolar l'aspro martiro: +Quale hai dal fianco sospirar disciolto? +E dal tuo mesto cor quai note usciro? +Uomo, ch'imbianca guerreggiando il crine, +Non sa che de gli assalti è dubbio il fine? + + +X + +Rimembra, Oronte, ed indivina a pieno +Per le passate le stagion future: +Pria ch'Asia d'Ottoman soffrisse il freno +Quante ore volser sanguinose e dure? +Così di Rodi n'avverrà non meno: +Oggi d'un lampeggiar vane paure +Empiono a queste turbe il cor di ghiaccio, +Dimane avranno invitto il petto e 'l braccio. + + +XI + +Tu le piaghe a saldar, come è dovuto, +Ritorna, e del morir lascia il pensiero; +Pensa a l'acquisto del vigor perduto +Per farti poi de la vittoria altiero. +E già de gli scudier col pronto aiuto +In sella il fa salir del buon destriero; +Poi dolce l'accommiata, e 'n varia parte +La fuga affrena de le genti sparte. + + +XII + +Ma sprona Oronte, e, studïando il passo, +Del campo afflitto immantenente è fuora, +E colà torna infievolito e lasso +Ove il suo re tra' cavalier dimora; +Fattosi da vicin col capo basso, +Poi ch'è disceso dal destrier, l'onora; +E mentre egli la lingua a dir sciogliea, +Dal fianco il sangue tuttavia scendea. + + +XIII + +Signor, posto in oblìo l'antico onore, +Langue il tuo campo da temenza oppresso; +E di quello AMEDEO l'opprime orrore +Per solo scampo a' Rodïan concesso; +Ma non de' duci tuoi langue il valore: +Dirà di lor virtù, lor sangue istesso, +Mal grado de' cristian, nel caso avverso, +Ciò che dice di me, questo ch'io verso. + + +XIV + +Tace, e con occhi di furor turbati +Stassi Ottoman a riguardarlo alquanto; +E via più sempre da gli stuol fugati +Cresceva il grido ed il tumulto intanto. +Sentelo il Turco, e con sembianti irati +Volto a i Baran, c'ha reverenti a canto, +Armi chiedea. Ma ne le furie accensa +Aletto sovra lui forte ripensa. + + +XV + +Poi batte l'ali, e de gli aerei regni +Va tra gli umidi campi in un momento, +Là dove rei demon tra rei disdegni +Errano intenti ne l'altrui tormento; +Però che 'l dì, che de gli spirti indegni +Si vendicò nel ciel l'empio ardimento, +E da l'eccelso olimpo ebbono bando, +Per varie parti fur dispersi errando. + + +XVI + +Verrà stagion, che l'universo intenda +Terribil tromba di giudicj estremi +Nel ciel sonarsi, e quindi ogni alma attenda +Per sè miserie sempiterne, o premi: +Allor sotterra ne la fiamma orrenda, +Allor nel fondo de gli orror supremi +Rinchiuderansi fulminati, allora +Faran nel centro, e senza fin, dimora. + + +XVII + +In tanto ognun per mille vie procura +Che 'n ogni alma il peccar cresca diletto. +Ora a quegli empi, che per l'aria oscura +Han loro albergo, favellava Aletto: +Già sprezzar l'armi, abbandonar le mura +Era poc'anzi il Rodïan costretto; +Già nulla di suo scampo avea speranza: +Cotanto io crebbi ad Ottoman possanza. + + +XVIII + +Quando AMEDEO fin da l'Italia corse +E scese in Rodi ad arrecar salute, +Ove gli amici così fier soccorse, +Che son le glorie d'Ottoman perdute. +Chi sia costui, ch'a noi contrario sorse, +Qual ne la destra sua splenda virtute, +Io nol dirò: del Vatican devoto, +A grande onta di noi, pur troppo è noto. + + +XIX + +O de l'orride nubi, o de' sonori +Turbini al mondo eccitator famosi, +Densate nebbie, e con più cupi orrori +Gli almi raggi del sol volgami ascosi: +Se 'n terra ad AMEDEO gli aspri furori +Destra non è, che d'interromper osi, +Voi sì misero giorno omai spegnete, +Onde il campo de' Turchi aggia quiete. + + +XX + +Fiera fremendo a questi detti a pena +Ella il fin pose, che l'orribil stuolo, +Come sua furia scelerata il mena, +Su gli spazj di Rodi affretta il volo. +Ed ecco perturbar l'aria serena, +Ecco tempesta minacciarsi al suolo, +Ed in un punto abominevol ombra +Il cielo afflitto oscuramente ingombra. + + +XXI + +Quanti torbidi nembi austro governa +L'odiosa squadra in su quei campi aduna; +Stende uggia folta; e d'atra nebbia inferna +Abbuia l'aura, e più che pece imbruna; +S'annotta sì, che de la fiamma eterna +De l'aureo sol luce non splende alcuna +Per l'orror tetro; indi si finge Aletto +Le membra e l'armi e d'Ebräin l'aspetto. + + +XXII + +E dove ardente il corridore ei sprona, +Ottoman giunge, e, serenando il ciglio, +Parla: Febo de' tuoi l'armi abbandona; +Or di riposo è via miglior consiglio; +Diman le trombe a novo assalto suona, +Come il dì sorga in sul mattin vermiglio; +Allor mia destra in guerreggiar fia teco. +Sparve ciò detto, e va per l'aer cieco. + + +XXIII + +A l'ammonir del tenebroso nume +Placasi il Turco, e, raggirando il freno, +Impon il suon, c'ha di raccor costume, +E fra le tende aspetta il dì sereno. +Ma, poi ch'a l'armi sue vien manco il lume, +Da la pugna AMEDEO cessa non meno, +E per mezzo il dolor, ch'alto s'udìa +De' Turchi oppressi a la città s'invìa. + + +XXIV + +Subito allor su le percosse mura +L'Angel di Rodi protettor discende, +E del greco Argilan presa figura, +Col vecchio Folco a favellare ei prende: +Ecco che sorta omai la notte oscura +Rodi pur con le tenebre difende, +E chiamano le trombe saracine +I fieri Turchi a riposarsi al fine. + + +XXV + +Nè men l'alto AMEDEO, che 'n sì brev'ora +Ha percossa de' Tartari la spene, +Da l'armi cessa, e fino a nova aurora +Per teco starsi a la città sen viene. +Tu movi incontra e riverente onora +La fortissima destra, a cui s'attiene +Nostra salute. E così detto sparve, +E del ciel messo, disparendo, apparve. + + +XXVI + +Udito il messaggier nulla altro aspetta +Folco, nè sente quel parlare in vano: +Ma de' gran duci suoi schiera diletta +Seco s'aggiunge, il buon Velasco ispano, +Il Baglione, il Brisacco; indi s'affretta +Il rege invitto ad incontrar sul piano: +Come fu da vicin, le guardie apriro +La ferrea porta; e quei gran duci usciro. + + +XXVII + +Ma fuor de la città corto cammino +Segnaro d'orma le robuste piante, +Che quasi su l'uscir fatto vicino +Lo splendor de l'Italia ebber davante: +Ei sotto l'elmo dell'acciar divino +Sfavillava in magnanimo sembiante, +E con le membra del rio sangue asperse +Nobile vista e sovra umana offerse. + + +XXVIII + +La destra porge caramente, e poi +L'inchina: e dice il Rodïano appresso: +Inclito sangue de' più forti eroi, +Per nostro scampo a noi dal Ciel concesso, +Se, pugnando Ottoman, da' furor suoi +Doveva in guerra rimanermi oppresso, +Io per far scherno a la miseria rea +Qual miglior destra unqua invocar potea? + + +XXIX + +Certo a l'orecchie altrui chiara memoria +Nel mondo fia, ch'a noi porgendo aita, +Rompesse d'Ottoman tanta vittoria, +E s'affannasse così nobil vita. +Così diss'egli. Ed AMEDEO: la gloria, +S'a me pur ne verrà, verrà gradita, +Poscia che per decreto io m'affatico +Del Cielo, a scampo di cotanto amico. + + +XXX + +Sì brevemente al Rodïan risponde; +Poi rinova, d'amor la fronte adorno, +Accoglienze dolcissime, gioconde; +Ed indi fanno a la città ritorno. +In tanto il suo venir fama diffonde +Con spesse voci; ed a le porte intorno +Già per tutto si spande il popol folto, +Di veder vago il gran guerriero in volto. + + +XXXI + +Gioioso incontro; qual veggiam, se il lume +Rimena il sol de la fiorita estate, +Che di volar gioconde han per costume +Presso de l'aureo re l'api dorate; +Con lui ne i campi erbosi, o lungo il fiume, +O vanno intorno da le cere amate; +Tal vanno i Rodïan, dove a grande agio +Posi AMEDEO dentro il real palagio. + + +XXXII + +Entrano presso l'immortal campione +I sommi duci in quel sovran soggiorno, +Che di trofei, di spoglie e di corone +È la gran corte e le gran scale adorno; +Là su giunto AMEDEO l'armi depone +In chiusa stanza, ed a lui poscia intorno +Sono i guerrieri; e de' guerrieri il duce +In ampia sala con sua man l'adduce. + + +XXXIII + +Ivi il cibaro; ove la voglia accesa +De' cibi è spenta, il Rodïan ragiona: +Non perchè picciol regno a sua difesa +Ponga in sudor la tua gentil persona, +Fia che di ciò, come di vile impresa, +A te deggia venir vile corona, +E deggia il mondo e la cristiana fede +A l'altiera tua man scarsa mercede. + + +XXXIV + +Chè noi quì posti a militar per questa +Isola angusta, e custodir suoi liti, +Fatti siam, come sponda a la tempesta +Che possa uscir da faretrati sciti; +I quai non più ladron per la foresta +Predano biade, o peregrin smarriti; +Ma seguendo Ottoman, che 'n loro regna, +Alzano al ciel non vilipesa insegna. + + +XXXV + +Ei, poste a fren le regïon bitine +Tra ferro e fiamma, in che pugnò primiero, +Allargò dentro l'Asia il suo confine, +Noi minacciando di superbo impero: +Or con mille nocchier l'onde marine +Ingombra, e verso noi prende il sentiero; +Perchè, Rodi abbattuta, una battaglia +Il varco gli apra, onde l'Europa assaglia. + + +XXXVI + +E noi quì lunge ad ogni aita, e stretti +Per dura fame in sì guardati mari, +A Dio sacriamo sanguinosi i petti, +Stancando l'aste ed i nemici acciari; +Ma tu, ch'a nostro scampo il corso affretti, +Chi ti conduce? e di qual parte appari? +Come fra le nostre arme oggi ti trovi? +Senza scorta di noi certo non movi? + + +XXXVII + +Gli risponde AMEDEO: per l'Occidente +Erano a pena i vostri affanni intesi; +Quando la tomba del gran Dio vivente +Peregrinando a visitare io presi. +Sciolsi, e per entro il mar l'onda fremente +Mi fu seconda, e gli aquilon cortesi, +Fin che nei campi dell'Egeo pervenni; +Quivi d'alte procelle ira sostenni. + + +XXXVIII + +Tre giorni in mezzo a le tempeste oscure +Corsi là dove il turbine mi mena. +A Sciro ruppi finalmente; e pure +Giunsi notando in su l'asciutta arena: +Quivi tra scogli e tra foreste oscure +Trassi più giorni solitario in pena. +Mossi indi al fin: ma ch'a trovarvi io vegna +Dal ciel disceso messaggier m'insegna. + + +XXXIX + +Tacque; ed incontra le sue nobil voci +Folco dicea: dunque da noi lontano +Vada ogni tema; i turbini veloci +La sommergano in fondo a l'oceàno. +Tu struggerai gli eserciti feroci +Invitto, altier; fia di tua nobil mano +Ottoman servo: or ne i silenzj ombrosi +De l'alma notte il tuo valor riposi. + + +XL + +Sì disse; e'n questa appar Lancastro inglese, +Al cui valor la rodïana porta +Commessa fu per le guerriere imprese; +Ed egli ad un guerrier faceva scorta. +Il guerrier su le giubbe al piè distese +Lega con cinto d'or spada ritorta, +E volge intorno al crin candida tela, +Ed il sovran de le due labbra impela. + + +XLI + +Ne l'aspetto di lui splende beltate, +Ed era il viver suo lunge non molto +Da' dieci lustri; e pur la lunga etate +Con poche rughe gli solcava il volto. +Ora a i Baron, che ne le sedi aurate +Riposavano a mensa, ei fu rivolto; +E chino ambe le man sul sen si pose; +E 'n questi detti i suoi pensieri espose: + + +XLII + +Il così fatto arnese, onde m'adorno, +E più l'uscir da l'ottomane tende, +Ove palesemente io fo soggiorno, +Che Turco io sia testimonianza rende: +Ma non debbo tacere in questo giorno, +Che da' cristian l'origin mia discende, +A ciò che più lontan d'ogni sospetto +V'entri nel cor ciò, che da me fia detto. + + +XLIII + +Or voi dell'ascoltar fatemi degno, +Nè v'incresca raccor quanto ragiono, +Securi a pien che io mi conduco e vegno +De lo scampo di Rodi a farvi dono. +Ch'ei dovesse parlar fecero segno +Ambo quei grandi: ed ei soggiunse: io sono +In fra ciascun, che de la grazia altiero +Sen vada d'Ottoman, forse il primiero. + + +XLIV + +Strano ad udir; ma le terrene genti +Hanno di vita lagrimosa, o lieta +Specchi a vicenda, onde a le umane menti +Nulla temer, nulla sperar si vieta. +Ora io deggio narrar, che miei parenti +D'Italia usciro, e dimoraro in Creta: +Quì dal grembo materno a la stess'ora +Con un altro fratel men venni fuora. + + +XLV + +Nove anni a pena in ciel Febo rivolse, +Ch'andò la genitrice a l'ore estreme; +Quinci di Creta il genitor si tolse, +Perch'ebbe in Cipro d'avanzarsi speme: +Dunque su legno, che primier disciolse +Fidò se stesso, e noi suoi figli insieme, +E non grande tesor: solcammo i mari, +E fummo colti da' ladron corsari. + + +XLVI + +Vennesi a l'arme, e con terribil core +Travagliossi ciascun per sua salute: +Ma, contrastando a barbaro furore, +Non ebber peregrin pari virtute: +Tratti furo i robusti a l'ultime ore, +Nostre persone al ferro, indi vendute +Ad un turco baron, nei cui servigi +Molto sudammo ne i paesi frigi. + + +XLVII + +II mio fratel, cui la città straniera +Cangiò suo nome, ed appellollo Alcmano, +Si dilettò fin da l'età primiera +Di schermire da' morbi il corpo umano: +Erba non era in giogo alpin, non era +Suco salubre in solitario piano, +Nè pregiate acque di riposto fonte, +Ch'a l'industria di lui non fosser conte. + + +XLVIII + +Lunga stagione in questi studj spese; +Poscia a' popoli infermi egli sovvenne; +Glorïoso si fe'; d'ogni paese +Il suo bel nome a la notizia venne. +E l'istesso Ottoman, come l'intese, +A se chiamollo, ed in gran pregio il tenne, +E quale avesse in lui dimostrò fede; +Che de la vita sua cura gli diede. + + +XLIX + +Sì caro al gran signor pormi in oblìo +Fraterna carità non gli sofferse; +Ma volto ad innalzar lo stato mio +A la grazia real strada m'aperse. +Colto opportuno tempo al suo disìo +Dunque me servo ad Ottomano offerse, +E sì degno mi fe', che notte e giorno +A la persona sua dimoro intorno. + + +L + +Posso a mia voglia entrar le regie tende, +Nè, s'altri il divietasse, il passo arresto: +Quando il re vegghia; e s'ei riposo prende, +Non meno il servo, e le sue membra io vesto: +Disiderio d'onor sì non m'accende +Ch'io menta; quanto parlo è manifesto: +Pregio di ventate apprezzo ed amo: +Son noto a tutti; Agitercan mi chiamo. + + +LI + +E non per tanto, s'appo voi sicuro +Fia mio soggiorno, e, se miei merti avranno +Appo voi grazia, io fo promessa, e giuro +Che segherò la gola al fìer tiranno. +Così fatto parlar sembrò ben duro +A' Rodïan poi che sentito l'hanno; +E co' sembianti lor segno ne fero; +Onde soggiunse il cavalier straniero: + + +LII + +Atto stimate d'ascoltarsi indegno +Questa vendetta, che di far prometto, +E forse incontra me d'aspro disdegno +E di repentino odio empiete il petto: +Ma quando il torto, che sì fier sostegno +Da l'iniquo Ottoman, per me fia detto, +Forse in voi cesserà la meraviglia. +Quì tace alquanto, e poscia a dire ei piglia. + + +FINE DEL CANTO VIII. + + + + +ANNOTAZIONI + +AL CANTO VIII. + + +Argomento del Poeta: «Nel VIII (_sic_) Aletto addensa l'aria in modo, +che si cessa dal combattere: Amedeo entra nella città.» + +Nella st. 14 dice il Chiabrera: + + Sentelo il Turco, e con sembianti irati + Volto a i Baron c'ha reverenti a canto ec. + +E il cav. d'Urfe' nota: «je ne say commant il puisse attribuer ce nom +aux Turcs, qui n'ont point non seulement de ces titres de marquis +contes ny barons, mais qui n'ont pas mesme celuy de noblesse.» Ha +ragione il critico, ove il vocabolo _barone_ si voglia intendere nel +senso feudale dell'occidente; ma le parole pigliano assai volte un +senso più largo che non avevano a principio: così _Marchese_ +propriamente significava Governatore civile e militare di una vasta +provincia su i confini d'un grande impero: _Conte_ voleva dire +Governatore d'una città e provincia; ed ora sono puramente titoli +d'onore. Ed anche si potrebbe dimostrare storicamente, che i +Maomettani, se non hanno de' _Baroni_, hanno però de' feudatarj, che +possono in nostra favella meritare quel titolo. Ma non occorre dir +altro su questo proposito, sapendosi che _Barone_ ne' poemi italiani +significa un capitano di alto grado nell'esercito. + +Comincia alla stanza 40 un episodio; intorno al quale furono proposte +alcune opposizioni. Ad una porta di Rodi, della quale aveva la guardia +Lancastro inglese, si presenta Agitercano; che, avendo ricevuta una +grave ingiuria da Ottomano, viene ad offerirsi a' Cristiani, +promettendo di uccidere il Signore de' Turchi. Lancastro introduce +Agitercano, e lo presenta a Folco Gran Mastro di Rodi. Parve al Duca +di Savoja, udendo leggere il poema, che Lancastro avesse trasgredito +le regole della guerra, introducendo nella città, in tempo +dell'oppugnazione, un incognito che veniva dal campo nemico, +senz'averne prima ottenuta facoltà dal capitano supremo. Il cav. +d'Urfé trova ragionevole, ed a buon dritto, l'osservazione del Duca; +ed aggiunge che il Poeta «devoit avoir fait faire a ce Turc quelque +chose en vengeance de l'offance de la quelle il se plaignoit,» E +veramente non facendo più nulla questo Agitercano, l'episodio non è +collegato col poema; e senz'avere la bellezza di quello di Olindo e +Sofronia del Tasso, ne ha il principale difetto. Un episodio che si +può stralciare senza che il poema ne riceva danno, è contrario alle +leggi della poesia. + +Ma l'Urfé propone un'altra censura, che risguarda alla moralità; ed è +questa, che il Poeta doveva trovare l'incontro di mostrarci punito +Agitercano del suo tradimento «pour montrer que Dieu punit toujours +les traistres, et mesmes ceux qui pour quelque occasion qui ce soit +veulent attanter a la vie de leur prince souvrain.»--Perciocchè, +seguita a dire il critico, debbe il poeta sopra ogni cosa studiarsi +ognora di proporre degli esempj di rimunerazione e di castigamento +delle virtù e de' vizj, per allettare a quelle, e da questi +allontanare i leggitori.» Sentenza degna di cavaliere cristiano! +Com'ebbe Agitercano palesato il disegno di uccidere Ottomano, veggendo +Amedeo che il Gran Mastro non faceva risposta, così prese a dire al +traditore (canto IX 32): + + «... Guerrier, le tue ragioni intendo; + L'opra del Re fu scellerata e rea: + Il tuo disegno io volentier commendo; + Ma non vo' che di pregio e che di gloria + Si scemi con tua man nostra vittoria.» + +La qual risposta parve al cav. d'Urfé _une chose un peu estrange_: «Il +me semble qu'une telle action ne devoit point estre avouee pour bonne +par un si grand Prince.» + +Nell'Amedeide minore non si legge parola di quest'episodio di +Agitercano. + + + + +CANTO IX. + + +ARGOMENTO. + +_Ode d'Ifigenia la trista istoria, +E d'Alcmano AMEDEO: ma niega poi +Che Agitercan rapisca a lui la gloria +(Come promette co' disegni suoi, +Uccidendo Ottoman) della vittoria. +Folco a veder va gli impiagati Eroi; +E, lor soavi compartendo accenti, +Ne puote serenar le afflitte menti._ + + +I + +Già sposò mio fratel per sua ventura, +E per sua disventura una donzella, +La qual formando s'ingegnò natura, +Ch'avesse con ragion titol di bella; +Taccio, che la sua treccia era ambra pura, +Ed ogni sguardo suo fulgida stella, +Rubin le labbra, e che di bel sereno +Splendea la fronte e d'alabastro il seno. + + +II + +Se movea passo, o se facea soggiorno, +S'a detti, o s'a sospir la bocca aprìa, +Posasse gli occhi, o li girasse intorno, +Seco era gentilezza e leggiadrìa; +E, se 'n nobile danza, abito adorno +O domestici manti ella vestìa, +Lasciava in dubbio altrui, quando maggiore +Fosse di sua beltà l'almo splendore. + + +III + +E queste doti eccelse e questi vanti, +Di che pregiolla il cielo, incoronava +Con una fè non mai veduta avanti, +Onde gioconda il suo consorte amava: +Ella da' cenni suoi, da' suoi sembianti +Pendeva, i detti suoi soli ascoltava: +Per tal modo in costei vedeansi insieme +Somma virtù, nè men bellezze estreme. + + +IV + +Or mentre il suo fratel söavemente +Per sì fatta cagion mena la vita; +Ecco caso avvenire, onde repente +Sommerse tutti noi pena infinita: +Un giorno in Prusia la più nobil gente +Ottoman lieto a festeggiare invita, +Bramoso d'onorar duci fenici +Ch'indi facean cammin sì come amici. + + +V + +Fessi di donne memorabil danza: +Altra ammirossi per serene ciglia, +Chi d'abito gentil, chi di sembianza, +E chi di leggiadrìa diè meraviglia. +Ma come ogni chiarezza in cielo avanza +Febo, quando il precorre alba vermiglia; +Per cotal guisa ogni beltà famosa +Ivi del mio german vinse la sposa. + + +VI + +Allo splender di quella luce altiera +Ratto si volse ognun, come ella apparse; +Ma guardolla Ottoman per tal maniera +Che da prima lodolla, e poscia n'arse: +Si danzò, si gioì, giunse la sera, +E con doglia d'ognuno il sol disparse: +Stassi Ottomano alquanto, e poscia invìa +Bagon suo messo a la cognata mia. + + +VII + +Perle, cui già nudrì l'onda eritrea, +E forza d'or, che l'universo apprezza, +Recolle in dono. Indi così dicea, +Per adescar la feminil vaghezza: +Recarti ei stesso questi don volea +Ottoman per ornar la tua bellezza, +Onde l'imperio suo si rende adorno: +Ma poi volle serbarsi ad altro giorno. + + +VIII + +Or manda me, ch'a nome suo t'onori, +Onde la speme tua rimanga certa +Che de' reali altissimi favori +Per me ti faccia non bugiarda offerta. +Felice te, che 'n sì sublimi amori +Trovi la via senza cercarla aperta, +E grazie godi, che per nulla etate +S'affidò disïare altra beltate. + + +IX + +Ifigenìa, che del parlare intese +L'occulto fin, tale risposta diede: +Troppo altamente il gran signor cortese +Ad una vil sua serva usa mercede: +Ma non mi dir, che meraviglia il prese +De la scura beltà, che 'n me si vede; +Ch'egli usato a mirarne alme ed altiere, +D'una sì fral non può sentir piacere. + + +X + +E qual mi sia, sai ben, ch'al mio consorte +Mi lega d'Imeneo salda promessa, +Sì che nol debbo ingiurïar sì forte; +Ma non meno amar lui, ch'ami me stessa. +Quì tacque. E visto per sì nobil sorte +Mostrar la donna la sua voglia espressa, +Fu stupido Bagon: poscia raccolse +I suoi pensieri, indi la lingua sciolse: + + +XI + +Forse avvien, che di me vergogna prendi; +O ch'al mio favellar non dai credenza: +Ma per mia bocca quelle cose intendi +Ch'avria detto Ottomano in tua presenza. +Or la cagione, onde al mio dir contendi, +E che narrasti, è popolar sentenza, +Ed indegna di te, nel cui bel petto +E senno ed accortezza han suo ricetto. + + +XII + +Qual sì felice fia per l'Orïente +Alma, o sì paga degli uman desiri, +Che per invidia non divenga ardente, +Quando alle tue grandezze ella rimiri? +Tu su le voglie d'Ottoman possente +Sì ch'ubbidisca del tuo guardo ai giri? +Sì che cangi color per tuoi sembianti? +Sì che venga di ghiaccio a te davanti? + + +XIII + +Sommo trïonfo di beltà, nè mai +Visto fra noi; ma di tesori immensi +Per ogni tempo il pieno arbitrio avrai, +E fia tua sola man che li dispensi. +Che di cotanto onor biasmar giammai +Ti deggia Alcman, torto gli fai, sel pensi +Ei come saggio sa, che 'l nostro bene +Ne la grazia del re por si conviene. + + +XIV + +Nè questo detto io vo' tenerti ascoso; +D'Ottoman l'alma a disdegnarsi è presta. +Ed io vorrei, pria che 'l suo cor sdegnoso, +Incontrare un leon per la foresta. +Sì disse lusinghiero e minaccioso; +Ma non d'Ifigenìa la mente onesta +Per forza di speranza e di spavento +Scosse dal suo gentil proponimento. + + +XV + +Ella con franca voce il fea sicuro +Ch'ogni artificio s'adoprava invano: +Era qualunque strazio a lei men duro, +Che caricar di tanta infamia Alcmano, +Credi Bagon; con veritade il giuro; +Tanto del re non può donar la mano, +Ch'a lui mi venda: e l'or, ch'oggi mi porgi, +Io lo reputo vil; ben te n'accorgi. + + +XVI + +Sia tuo; serbalo teco; io tel consegno: +E tu del gran Signor tempra le voglie, +Ed affatica il conosciuto ingegno +Ad ammorzar l'ardor che 'n se raccoglie. +Visto, ch'ella d'amar prende disdegno +Sì fortemente, il messo indi si toglie; +E noi creder dobbiam, ch'egli dicesse +Poscia al tiranno fier quanto successe. + + +XVII + +Finse Ottoman di disïar piacere +Una giornata in caccia; e sul mattino +Mosse con pochi a perseguir le fere, +Per entro un bosco a la città vicino. +Quivi lasciò de le seguaci schiere +L'usata corte, e travïò camino, +E, trapassando per lo folto, disse +Co' cenni al mio fratel, che lo seguisse. + + +XVIII + +Ed ei seguillo. Come seco il vede, +Gli dimostra Ottoman volto giocondo, +E seco parla, fin c'ha posto il piede +In su la riva d'un vallon profondo. +Come l'ebbe colà, spinta gli diede +E traboccollo: non pervenne al fondo +Il corpo infelicissimo, che spento +Spirò la vita, e la disperse al vento. + + +XIX + +Fornì la caccia; e sul fornir del giorno +Ognuno il piè rivolse a le sue case: +Torna ognun: solo Alcman non fa ritorno; +E quinci Ifigenìa trista rimase. +Spedì messaggi a ricercarlo intorno +Ove lui ritrovar si persuase; +E nulla fu del risaperne. Intanto +Fingeasi in cor varie cagion di pianto. + + +XX + +Mentre languisce, e ch'ella un dì sostiene +Col sonno il cor da l'amarezza vinto, +Ecco, che su l'aurora a lei sen viene +In sogno l'ombra del consorte estinto. +Ah che le ciglia sue non fur serene, +Nè di neve, nè d'ostro il viso tinto! +Nè ver lei sfavillava al modo usato +La bella luce del sembiante amato. + + +XXI + +Rabbuffato le chiome, il sguardo mesto, +D'orrida pallidezza afflitto il volto, +Ed il busto di piaghe atro e funesto, +E di sangue e d'orror tutto era involto; +E le diceva: il tuo consorte è questo: +Io così sotto il ciel giaccio insepolto +Esposto a saziar belve affamate, +S'aiuto non mi vien da tua pietate. + + +XXII + +Ottoman stesso ingiurioso ed empio, +M'uccise. E quivi le solinghe rive, +Ove sofferse il non temuto scempio, +E come gli avvenisse a pien descrive. +A l'esecrabile atto oltra ogni essempio +Apre le luci di più viver schive +La donna; e l'ombra apparsa più non vede; +Sol pensa a quello annunzio, e vero il crede. + + +XXIII + +E, poi che sorse il sol su l'emispero, +Vien meco: Alcmano a ritrovare andiamo, +Mi dice. Ed io con lei calco il sentiero, +Ed in brev'ora la foresta entriamo; +Molto cercammo, ed oh spettacol fiero! +Al fine in scura valle il ritroviamo +Tutto sanguigno, e le sue membra ancise, +Sbranate e lacerate in varie guise. + + +XXIV + +Subito fummo, io da mestizia oppresso, +Gelido il petto, e con le ciglia immote, +A lei di favellar non fu concesso: +Cotanto pianto l'inondò le gote. +Poi grida: e pur non ingannevol messo +A me venisti, e vere fur tue note? +E quivi di pallor copre l'aspetto, +Stracciando i crini, e percotendo il petto. + + +XXV + +Poscia narrommi d'Ottoman l'amore +Nato fra balli, e che Bagon propose; +I doni, i preghi ad ammollirle il core, +E ciò che disdegnando ella rispose: +Narrommi ancor, che sul notturno orrore +Alcmano istesso i suoi martiri espose. +Io stimai, ch'ei giungesse a quella morte +Per cagion de l'amor de la consorte. + + +XXVI + +E però senno giudicai frodarsi +Con simulato cor tanta sventura, +Che la colpa del re manifestarsi +Mal nostra vita renderìa sicura. +Dunque fra i pianti e fra i sospiri sparsi +Pensammo come porsi in sepoltura +Dovesse il corpo sfortunato; e poi +Di lui non far parola unqua fra noi. + + +XXVII + +Così dove men sodo era il terreno +De l'ima valle ivi per noi s'aperse, +Ed Alcman vi si pose, indi non meno +De lo stesso terren si ricoperse. +Ma chi giammai potrìa narrare a pieno +Di che misere lagrime t'asperse? +Al mesto loco alfin volgemmo il tergo, +E tornammo dolenti al patrio albergo. + + +XXVIII + +Dopo due giorni tra mortale affanno +Secretamente Ifigenìa mi chiama; +Ben nel volto di lei fuor d'ogni inganno +Si conoscea del suo morir la brama. +Ella mi disse: il perfido tiranno +Questa bellezza miserabil ama; +E, per ch'era a sue colpe impedimento +Il tuo fratello, il traditor l'ha spento. + + +XXIX + +Contrastare a la barbara vaghezza +Di sì fiero uom qual sarìa mai bastante? +Ma non vogl'io, che de la mia bellezza, +Trattone Alcmano, altri si veggia amante: +Dunque sul primo fior di giovinezza +D'ognuno a gli occhi io mi torrò davante: +Ho bevuto venen: tu se potrai +Vendica i nostri incomparabil guai. + + +XXX + +Poichè così parlommi, in tempo breve +Abbassar gli occhi, e scolorir si mira; +E sparsa di sudor come di neve +Tutta si scote palpitando e spira. +Sì fatto oltraggio perdonarsi deve? +A torto mi lamento? ingiusta è l'ira? +O pur debbo cercar con ogni ingegno +Scacciar dal mondo il regnatore indegno? + + +XXXI + +Trarlo di vita io ben potei sovente +Con questa man: ma dove poi salvarmi? +Or s'io l'uccido, infra la vostra gente, +Consentendolo voi, posso ritrarmi; +Ucciderollo, e di sue membra spente +Al fin godrò: voi moverete l'armi. +E sbigottito e sfortunato campo +E senza re, quale indi aver può scampo? + + +XXXII + +Quì fa punto al parlar, nè più dicea +Agitercano. Ed AMEDEO, vedendo +Che Folco a quel parlar non rispondea, +Disse: guerrier, le tue ragioni intendo; +L'opra del re fu scelerata e rea; +Il tuo disdegno io volentier commendo: +Ma non vuò, che di pregio e che di gloria +Si scemi con tua man nostra vittoria. + + +XXXIII + +Non ti dar pena, e, fin che sparga i rai +Dimane il sol per l'universo, aspetta; +Che con la morte d'Ottoman vedrai +Farsi di tutti voi degna vendetta. +Cotal diede risposta. E quando omai +Al mezzo del cammin notte s'affretta +Sì che cagion di riposarsi porge, +Il vecchio Folco da la sedia sorge. + + +XXXIV + +E rivolto de Turchi al cavaliero +Ei così gli dicea lieto in sembianza: +Che di' tu d'Ottoman? qual fa pensiero? +De la nostra vittoria ha più speranza? +Quei risponde: Ottoman superbo, altiero +Ne i suoi disdegni e ne i furor s'avanza, +E non sa sbigottir: ben la sua gente +Sorpresa da timor fassi dolente. + + +XXXV + +Ma non per tanto hai da temer: s'attende +Con non picciole navi alta reina; +Ella fra' Colchi impera, in armi splende, +E viene ad affrettar vostra ruina. +Come cosa, che 'n gioco altri si prende +Ascoltandolo Folco oltra cammina; +E pur con voci e con fattezze liete +Sen giva a ritrovar stanze secrete. + + +XXXVI + +AMEDEO seco: ei di sua man l'adduce +Là ove le membra col dormir ristori; +Stanza real, che 'n tenebre riluce, +Sì tutta d'ostri ella è fornita e d'ori. +Posa AMEDEO; solo di Rodi il duce +Vegghia più parte de' notturni orrori, +Ben provvedendo a la città mal forte +Ed a' sommi guerrier piagati a morte. + + +XXXVII + +Verso i tetti d'Enrico i passi ei torse, +E non pochi guerrier gli vanno appresso; +Pervenuto colà tosto s'accorse, +Ch'a lui poco di vita era concesso; +Sì vinto gli occhi, e di pallor gli scorse +Ambe le labbra, e tutto il volto impresso: +Sì palpitava, e per sì picciol via +Dal travagliato sen lo spirto uscìa. + + +XXXVIII + +Vicino al cavalier fermossi in piede +Folco, e gli disse: tra' funesti acciari, +In verso il ciel de la tua nobil fede, +Ecco che i segni a rimirar son chiari. +Per te di gloria a divenire erede +In mezzo l'armi ogni ben nato impari; +E ti fia gaudio: i cavalier sublimi +Corrono a' rischi ed a la morte i primi. + + +XXXIX + +Quì tacque Folco. E raccogliendo al fiato +Ben lentamente, e ravvivando il volto +Enrico favellò: stanco e piagato +Da l'assalite mura oggi fui tolto: +Poscia nulla seppi io del nostro stato. +Signor, che fia di noi? sarà disciolto +Il barbarico assedio? abbiam possanza? +A che segno riman nostra speranza? + + +XL + +E Folco rispondea: rinfranca il core; +Sono al barbaro stuol chiuse le porte: +Noi da le mura lo spingemmo, e fuore +La spada d'AMEDEO gli trasse a morte. +Quì soverchiando del mortal dolore +L'estrema angoscia a favellar fu forte +Con più chiarezza, e poteo far palese +L'interno gaudio il cavalier francese. + + +XLI + +Chiudansi a posta lor questi occhi; omai +Il viver di qua giù lieto abbandono; +E se poco potei, se poco oprai, +Folco, in servigio tuo, cheggio perdono. +Poscia cedendo de le piaghe a' guai +Fornì del suo parlar l'ultimo suono, +Ed agghiacciando il sangue in ogni vena +Tragge un lento sospir, ch'a morte il mena. + + +XLII + +Fra le turbe dolenti a piè del letto +Stava d'Enrico un ben gentil nipote, +Poco sovra due lustri, altier d'aspetto, +Inanellato il crin, bianco le gote; +E mentre ei piagne, e da l'acceso petto +Con fervidi sospir l'aria percote, +Folco a lui si rivolse in quegli affanni; +E confortò l'infermità de gli anni. + + +XLIII + +E così gli dicea: cessa il tormento, +Nobil fanciul, che ti destini a Marte, +E sappi che 'l cordoglio e lo spavento +Da le scole di lui vanno in disparte: +Le ferite del zio, che piagni spento +Ti siano specchio; indi raccogli l'arte +De le battaglie, e fian di gloria adorni +Se con tal pregio forniran tuoi giorni. + + +XLIV + +Così 'l fanciullo avvalorar procura; +Poi verso Trasideo prende sua via: +Ma quale avesse il grande Orsin ventura +Da' cavalier, che lo seguiano ei spia; +E risponde il Baglion: sovra le mura +Io lo mirai ne la battaglia ria +Col ferro in man fra le nemiche schiere +Da prima fulminar, poscia cadere. + + +XLV + +Ma tramontando il sol, quando rispinti +Furo i Turchi costretti alfin ritrarsi, +Fattolo ricercar fra i corpi estinti. +Ivi non fu concesso unqua trovarsi +Con occhi gravi e di mestizia vinti, +Udendo Folco, dimostrò turbarsi; +E diceva: al maggior dei nostri amici +Non si daran d'amor gli estremi uffici? + + +XLVI + +A l'ingiurie del vento e de la pioggia +Il nobil busto gitteran quei cani? +E già feansi dal tetto ove s'alloggia +Il piagato baron poco lontani. +Come ivi giunse, immantenente poggia +Folco del ricco albergo a i primi piani, +Ed ivi fassi incontra, ove l'inchina +Con esso Ermosa la leggiadra Egina. + + +XLVII + +Chiede da l'alte donne, ed indi intese +Sovra il dolor da Trasideo sofferto, +Che da molte percosse egli s'offese; +Ma non per tanto, che suo scampo è certo; +Onde con esso lor sen va cortese +A trovare il guerrier di sì gran merto, +E con sembianze di allegrezza asperse +Primier le labbra a favellargli aperse. + + +XLVIII + +E seco s'allegrò, che fosser frali +State l'armi nemiche, onde ei s'afflisse; +Ma che del pregio suo palme immortali +Fama nel mondo tesserìa, gli disse. +Rispose Trasideo: l'ore mortali +Non fu veduto mai ch'altri fuggisse, +E de l'uomo caduco il viver breve +Rendere eterno col valor si deve. + + +XLIX + +Tu su l'ultima età con chiari essempi +Infiammasti a la pugna il desir mio, +E ne la pugna difendeansi i tempi, +I sacri altar, le leggi alme di Dio: +Lascio di dir, ch'io ritoglieva a scempi +Donna sola, per cui viver disio, +Per cui le piaghe numerose e gravi +Che soffersi in pugnar mi son soavi. + + +L + +Or se quinci avverrà, ch'onor men vegna, +È la mercè, che da gli affanni attendo. +Per gloria anelo, e così far m'insegna +Il nome di quel grande, onde discendo. +Quì tacque e teme non dolor sostegna +Folco il guerrier più lungamente udendo; +Però non dà risposta, e s'accommiata, +E fa ritorno a sua magione usata. + + +LI + +Di colà manda l'onorata gente +Seco venuta a ristorarsi alquanto, +Ed ei si disciogliea l'elmo lucente, +E l'aureo brando si togliea da canto. +Ma pure al grande Orsin volge la mente, +E ne le ciglia non ritiene il pianto: +Alfin sul letto a ricercar riposo +Le membra adagia, e tuttavia pensoso. + + +LII + +Nè così tosto nel silenzio avvolto, +Dolce requie d'altrui, sonno l'adombra, +Che del caro campion dal corpo sciolto +Rapidamente gli s'offerse l'ombra; +Rideano i guardi, sfavillava il volto, +E l'alma fronte era d'affanno sgombra: +Le piaghe, onde sgorgò di sangue un fiume +Pareano a rimirar fonte di lume. + + +LIII + +Egli diceva: estremamente ho caro, +Anima grande, che di me ti caglia; +Ma de' miei giorni, ch'a l'occaso andaro, +Nulla, se prezzi il ver, pena t'assaglia: +Le membra ancise da nemico acciaro, +Tolte per man del ciel da la muraglia, +Son date in Roma a la pietà paterna; +E l'alma gode alma letizia eterna. + + +LIV + +Folco, son fosche nebbie i carri altieri, +E già del Tebro i sì famosi allori +Appo quei che ne l'alto a' suoi guerrieri +Il grandissimo Dio comparte onori: +Esperto il dico; i detti miei son veri: +Tu fanne certi de' seguaci i cori, +Perchè, spendendo l'animose vite, +Aggiano per tesor le sue ferite. + + +LV + +Così diceva, e non d'umani accenti, +Tant'era caro, rassembrava il dire. +Indi si scorse fra bei lampi ardenti, +Tornando al ciel, come balen sparire; +Di repentino oblio sparge i tormenti +Folco ascoltando, ed un novel gioire +Par che nel petto afflitto al duol succeda, +E tutta volta era del sonno in preda. + + +FINE DEL IX CANTO. + + + + +ANNOTAZIONI + +AL CANTO IX. + + +L'argomento in prosa dice così: + +«Nel IX. Agitercano Turco si offere di uccidere Ottomano; et Amedeo +non l'accetta. Il Gran Maestro visita Enrico e Trasideo feriti.» + +L'episodio di Agitercano avendo principio nel canto VIII. è da vedere +quanto si è detto nelle annotazioni a quel canto. + +Il Cav. d'Urfè ha due sole censure pel IX. + +Aveva detto il Poeta, che Ottomano, condotto Alemano + + «In sulla riva d'un vallon profondo, + Come l'ebbe colà, spinta gli diede + E trabocollo......» + +«Il me samble (_parla il Critico_) que quand Ottoman tue Alcmane ce +soit une chose contraire a ce que les grans Turcs ont accoutumé de +faire, parce que leur ordinaire est de le faire faire par autre; +touttefois s'il se peut excuser sur la colere, je m'en remets au +jugement d'autruy, et mesme s'il y a subjet de colere, puisqu'il +estoit blessé et que mesme il dit que le sang couloit encore, et que +Alcmane le dit luy mesme a Ottoman.» + +Quanto al fare che Ottomano uccida l'infelice di sua mano propria, +vero è che i gran Signori de' Turchi si servono in cotali uccisioni +del braccio altrui; ma quì trattavasi di materia gelosa, e in ispecie +nell'Oriente, ed in un secolo non ancora guasto dalla mollezza; e però +il far trucidare Alemano alla scoperta, sarebbe stato come un far +pubblica l'onta di una fiamma disonesta. + +L'altra parte della censura, ingenuamente dichiaro ch'io non +l'intendo. Può essere che il Chiabrera mutasse alcuna cosa nel dare +alle stampe il poema; e da ciò verrebbe l'oscurità della critica fatta +sul manuscritto. Più chiara è questa che segue. + +«En ce chant on ne voit presque rien que des songes et des apparitions +d'esprits, et des discours des démons entre-eux qui sont du tout trop +ordinaires, comme V. A. a bien remarqué.» + +Questo difetto tolse il Poeta riducendo l'Amedeida a soli dieci canti; +e ordinando che fosse pubblicata lui morto. Ma su questo poema convien +leggere le lettere del Chiabrera a Bernardo Castello, che si stampano +dal sig. Ponthenier; essendo in esse la storia minutissima +dell'Amedeida. + + + + +CANTO X. + + +ARGOMENTO. + +_Prende le forme di Licasta, e muove +Così la Furia di Sultana al letto; +Onde ella di distor faccia sue prove +Dal desio di pugnar il Re diletto. +Prega essa; ma pregar nulla ha che giove, +Nè ardore ammorza nel guerriero petto. +La Furia allor da le tartaree grotte +I figli tragge dell'eterna notte._ + + +I + +Ma carco d'armi il natural riposo +Schifa ne l'ombra taciturna, e bruna +Ottoman fiero, e su quel dì pensoso +A se davanti i sommi Duci aduna; +Ivi con guardo turbido, focoso +Da prima voce non esprime alcuna; +Poi con sembianza tal, ch'a rimirarla +Porgea spavento, apre la bocca, e parla. + + +II + +Senza che sporlo favellando io tenti +Creder per voi si po, che quì v'aspetto +Per alto sublimar vostri ardimenti, +E la virtù, che vi sfavilla in petto; +Ah cani, ah cervi a sola fuga intenti; +Anco il piè vi conduce al mio cospetto? +Tornate a me così sconfitti in guerra? +Oltre, vil schiavi, ad abitar sotterra. + + +III + +Degnati in campo al più sublime onore, +Scelti fra tanti a dilatar l'Impero, +Dovevate fuggir colmi d'orrore +Non per altre arme, che d'un sol guerriero? +Or sì come dal mar l'alba vien fuore +Pur di ratto fuggir fate pensiero, +Perchè di gente tal possa vantarmi, +Eterna infamia del mestier de l'armi? + + +IV + +Tal minacciava; e da la fronte oscura +Per gli occhi fiamma sfavillava intorno, +Gelidi i capitan d'alta paura +A le tende ciascun fa suo ritorno; +Quivi, presaga di più rea ventura, +La vinta plebe al trapassato giorno +Volgea la mente, e tra' più rei martiri +Bestemmia d'Ottoman gli empi desiri. + + +V + +Non è chi terga elmi sanguigni, o studi +Ne l'ampio vallo disfrenar destrieri; +L'aste vedresti, e gl'ingemmati scudi +In folta polve, e i ricchi arnesi altieri; +Erra fremendo orrida Aletto, e crudi +Giù ne l'alma infernal nudre pensieri, +Gli aspidi vibra in su la fronte atroce, +Ed ivi errando se ne va veloce. + + +VI + +Ella, che sa quanto languisce, e quanto +Ne le vene Ottoman chiude d'ardore, +Creder non vuol, che di Sultana al pianto +Non pieghi alfine intenerito il core. +Dunque sen vola; e su per l'aria intanto +Lascia il sembiante, e l'infernal terrore, +Fassi Licasta, ch'a Sultana in culla +Diè la mammella, e la nudrì fanciulla. + + +VII + +La nobil donna lagrimava, e mesta +Sola traeva guai sul regio letto, +E de l'interno duol nube funesta +Turbava l'aria del sereno aspetto; +La manca mano ha sotto l'aurea testa, +La destra in su l'avorio del bel petto; +Sì stava, di gran mal quasi indivina, +Quando il rio mostro da vicin l'inchina. + + +VIII + +E dice: abbandonata quì dimori, +Ed apri al pianto, ed a' sospir le porte, +Ma schernendo Ottoman gli altrui timori +Contra il grande AMEDEO s'appresta a morte; +Certo, che fra le piaghe, e fra i dolori +Andranne al ciel re coraggioso, e forte, +Specchio ad altrui de la virtute umana; +Ma pensa tu, che fia di te, Sultana. + + +IX + +Tolta dal regno a dispietate genti +Cotanto offese, e vincitrici in mano, +Onde a' tuoi duri oltraggi, onde a' tormenti +Sperar mercè potrai se non invano? +Dunque non versar quì pianti e lamenti, +Anzi lavane i piedi ad Ottomano +Inginocchiata, e fa che posta ei miri +La beltà, ch'egli adora, in gran martiri. + + +X + +Al così favellar doglia profonda +D'alto gelo a Sultana empie le vene; +Indi si scote; e su l'eburnea sponda +L'afflitta guancia con le man sostiene: +Oh per me, disse alfine, ora gioconda, +Se come a far m'accinsi, uscia di pene +Col ferro allor che 'l genitor mio sparse +L'alma canuta, e che la patria s'arse. + + +XI + +Che quel dì mi togliesse a scempio indegno, +Ch'Ottoman di mio mal prendesse cura, +Acerbo fu d'alcun demon disdegno, +Che quì mi serba a più crudel ventura; +Ch'ei torni in Asia tuttavia m'ingegno +Per comune salute, ed ei s'indura, +E sprezza quanto il ciel chiaro predice +Per ambedue d'atroce, e d'infelice. + + +XII + +Tu di', ch'io pianga, e che l'angoscia io versi, +Ch'io mi strugga dolente al suo cospetto; +Oh non del mio dolor tutto il cospersi? +Non mi vide egli a se morir sul petto? +Omai preveggo i Rodian perversi +De le miserie mie farsi diletto; +Certo è così, ma schernirogli almeno +O con coltello, o con mortal veneno. + + +XIII + +Cotal diss'ella, e giù dal fianco svelte +Sospiri ardenti; e per lo sen le scende +Caldo ruscel di lagrime novelle; +Allora il mostro a così dir le prende: +Reina, anco dal cielo, e da le stelle +S'armato è di prudenza uom si difende; +Rinova i preghi; a la tua nobil vita +Giugne soccorso d'immortale aita. + + +XIV + +Indi per foschi nembi, atro sentiero, +La simulata imagine sen vola, +Come per soffio d'aquilon leggiero +Ratto a lo sguardo altrui nube s'invola; +Ma la donna real, ch'entro 'l pensiero +De la finta nudrice ha la parola, +Speme avvivando, si rinfranca, e move +A far co' preghi suoi l'ultime prove. + + +XV + +Lascia le piume, ed abbandona ogni arte. +Onde con pompa sue bellezze onori; +Nulla su' manti suoi gemma comparte, +Nulla s'asperge di soavi odori; +Le belle chiome al vento ivano sparte +Argomento a mirar d'alti dolori; +Nè del bel collo al puro latte intorno +Giransi perle, onde fiammeggi adorno. + + +XVI + +Così veloce ad Ottoman sen riede, +E col bel guardo di mestizia pieno +Fiso il rimira, e gli si getta al piede, +E vinta di dolor quasi vien meno: +Egli in foco sen va come la vede, +L'alza da terra, e la si stringe al seno, +E stan gemendo, e palpitando alquanto; +Sultana alfine apre le porte al pianto; + + +XVII + +Percote il petto, e con la man dolente +Le bende straccia, indi le chiome aurate, +Poi con singulti fece udire ardente, +Il suono afflitto de le voci amate: +Ne l'empio risco, e nel gran mal presente +Deh risorga, Ottoman, l'alta pietate, +Che nel petto real da prima sorse +Mirando me di me medesma in forse. + + +XVIII + +Volgiti addietro, e ti rammenta il giorno, +Che Lidia in guerra soggiogata ardea, +Allor ch'a' vinti si girava intorno +Tra sangue e foco ogni miseria rea, +Io per tor la mia vita a scempio, a scorno +Quel giorno a morte volentier correa, +Stringea la spada, e già feriami il petto, +Quando il ciel ti condusse al mio cospetto. + + +XIX + +Vittorioso intra gli acciar funesti +Movevi intento a le nemiche offese, +Ma non prima lo sguardo in me volgesti, +Che di mio stato alta pietà t'accese; +Corresti, e l'arme di mia man traesti, +Prendesti meco a favellar cortese, +Comandando a ciascun, che 'n ogni loco +Cessasse il sangue, e s'affrenasse il foco. + + +XX + +Poco alfin ti sembrò, che scampo avesse +La serva tua da miserabil morte, +Che 'l tuo nobile cor tosto m'elesse, +Infinita mercè, per sua consorte; +Indi per l'Asia a le reine istesse +Beata apparvi, e s'ammirò mia sorte, +Che nel corso degli anni un picciol punto +Non fosse il fianco mio dal tuo disgiunto. + + +XXI + +Io ne le liete, io ne le sorti avverse +Sempre in terra ed in mar fra le tue schiere; +La bella asta real per me si terse; +Adornossi il cimier di piume altiere; +E se nel corpo tuo piaga s'aperse +Le labbra mie la ti baciar primiere, +E sempre, che 'n sudor tornasti avvolto +Fur queste man che t'asciugaro il volto. + + +XXII + +Or lassa ove t'offesi? ove cotanti +Error commisi, che da me lontano +Rivolgi il cor sì, che mi struggo in pianti +Te pur pregando, e mi distruggo invano? +Forse tra scogli, e turbini sonanti +Ti produsse, Ottoman, l'empio Oceano? +Ch'a te non cal, che fra i Latin schernita +Tragga in dolor la miserabil vita? + + +XXIII + +Quì tra lunghi sospir china l'adorno +Suo guardo a terra moribonda, e geme; +Ed egli arso d'amore, arso di scorno, +Tra molli pianti inesorabil freme; +E grida: a te dure catene intorno? +Tu n'andrai serva a le miserie estreme? +Sultana d'Ottoman tanto temesti? +Unqua voce sì ria formar potesti? + + +XXIV + +Certo, ch'infra Latin porrai le piante, +Ma colà giù fra lor ti vo' reina; +Vogl'io, ch'a' cenni tuoi cangi sembiante, +E corra Italia tributaria inchina; +Roma fra sette colli arsa, fumante +De gli eserciti tuoi farò rapina, +Ed in lei marmi sacrerotti eterni; +Cotali avrai per me catene e scherni. + + +XXV + +Quì tacque; ed ella con sembianza oscura +Per grave duolo a così dir riprese: +Mentr'io timida il cor su tua ventura +Dianzi piangea, dal cielo ombra discese, +Ch'a' tuoi guerrier battaglia avversa e dura, +E duro fin de l'animose imprese, +Ed a gli assalti tuoi pianto predisse, +Se quinci il campo tuo lunge non gisse. + + +XXVI + +Che possa l'asta d'Ottoman fe' chiaro +Asia, dicea, dove ei fermò l'impero, +Ove, se regi le provincie armaro, +Per loro morte ei più divenne altiero; +Or sotto Rodi egli cadrà; riparo +Altro non è, che rimutar pensiero; +Corri, Sultana, a dipartirsi il prega; +Miseri voi, se 'l tuo pregar nol piega. + + +XXVII + +Così dicendo se n'andò co' venti, +E rivolando al ciel subito sparse, +Ed io son quì; tu le minacce senti, +Senti, che d'alto messaggier m'apparse: +Or che farai? deh se gli strali ardenti +Più stanti al fianco, e se l'incendio, ch'arse +Per me tuo core, or più t'avvampa il petto, +Al celeste voler non far disdetto. + + +XXVIII + +Mira, ch'a pianger teco oggi non vegno +Per leggiera cagion con tante pene; +Piango la vita tua, piango il tuo regno, +Piango ogni mio conforto, ogni mio bene: +Onde, se non da te, scampo, e sostegno? +Onde refugio alcun sperar conviene? +Ove ho da riparar? quale speranza +In tanti mali a la mia vita avanza? + + +XXIX + +Padre non ho, ch'antivedendo i danni +Di vita uscì, tanto dolore il vinse +Per tue battaglie; e sul fiorir de gli anni +Tre miei fratelli la tua spada estinse; +La madre oppressa per cotanti affanni +Al nobil collo un duro laccio avvinse; +Gli amici o che dispersi, o che sotterra +Pur mandommegli allor forza di guerra. + + +XXX + +Oh fra tante miserie alfin beata, +Se 'ntra le fiamme de la patria, vinta, +Battuta, vilipesa, incatenata +Come nemica era a morir sospinta: +Fossi, misera me, foss'io non nata, +Foss'io tra fasce ne la culla estinta, +Se 'l pianto scherni onde ti lavo i piedi, +E se del cielo a messaggier non credi, + + +XXXI + +Ove torci la fronte? ove i sembianti? +Il carissimo sguardo ove raggiri? +Quì non son mostri; inginocchiata avanti +Hai Sultana, che sparge alti sospiri. +Diceva ancor, ma lo sgorgar de i pianti +Tra singulti interrotto, e tra sospiri +Il vigor tolse; e sì l'angoscia crebbe +Ch'ella a più favellar forza non ebbe. + + +XXXII + +Irta le chiome, pallida, gelata +Palpitando riman tra viva e morta; +Sovra aureo letto di sudor bagnata +Stuol di vergini serve indi la porta; +Ma per lei da martir tanto agitata +Il feroce Ottoman si disconforta +E si contrista sì, che non ha posa +Ne le gran fiamme sue l'alma amorosa. + + +XXXIII + +Scuotesi tutto; e l'empio duol del core +Per mille guise gli apparisce in volto; +Pietà di lei, suo natural furore +Il turban sì, che di se stesso è tolto; +Poi che di guerra, e che pensier d'amore +L'ha lungamente alfin volto, e rivolto, +Tragge un sospiro, e con la destra segna +Ch'Ebrain sì diletto a lui sen vegna. + + +XXXIV + +Corre il buon servo, ed al tiranno avante +S'atterra; ei l'alza, e la sinistra pone +Sul caro tergo; indi in real sembiante +Incomincia con lui grave sermone: +Sultana, come donna, e come amante, +Ha de' sospetti suoi molta cagione, +Ma perch'al suo voler pronto m'inchini +Aggiunge segni, e messaggier divini. + + +XXXV + +Turbami, che da se lunge non spinga +De l'acerbo mio fin tanti sospetti; +Ch'ella per suo cordoglio il mal si finga, +E che mia morte, e mia miseria aspetti; +Duolmi che 'n van tanto dolor la stringa; +Ma debbo dar de' miei nemici a i petti +Le spalle in guerra? e s'a pugnar mi chiede +Giusta cagion, volgere in fuga il piede? + + +XXXVI + +Fia, che l'Asia di me tanta viltate, +O pur l'Europa, cui minaccio, intenda? +Varchi, Ebraino, a la futura etate +Arte miglior, che d'Ottoman s'apprenda; +Uscirò, pugnerò; mia feritate +Mia destra, il nome mio m'armi e difenda; +Contra ogni cavalier non son possente? +Or ciò che prendo a favellar pon mente. + + +XXXVII + +Quanta nel petto mio fiamma dimora +Per l'altiera beltà, ch'Amor m'offerse +Quando Sultana appena vista ancora +Con l'afflitta sembianza il cor m'aperse, +Io non dirò: tu meco fosti, allora +Nulla del caso mio ti si coperse; +Ben per altra cagion dirti potrei +Non furo ardor da pareggiarsi a' miei. + + +XXXVIII + +Ed or che presso le fatiche estreme +O vincere, o morir m'accingo in armi, +Non mi turba la morte, o ciò che insieme +Sul punto del morir possa incontrarmi; +Solamente, o fedel, per me si teme +Che de l'alta beltà possa spogliarmi +Troppo avversa battaglia; e solo ho cura +Dopo il mio fin de la costei ventura. + + +XXXIX + +Che fia di me, se giù per l'ombra inferna +Fra re guerrieri ed amorosi accolto +Udrò, ch'altri ne goda, o pur che scherna +Con indegni servigi il suo bel volto? +Ah colà tra gli abissi atra caverna +Mi s'apra innanzi, e d'ogni orror più folto +Tutto m'involga, e non ritrovi via, +Per impiagarmi il cor, fama sì ria. + + +LX + +Che per la morte mia d'ogni mio bene +Alcuno altro amator faccia rapina? +O per onta di me d'aspre catene +Gravi perversa man la mia reina? +Ella goda qua suso aure serene +Fin ch'io godo del ciel l'aura divina; +S'incontra il mio valor miseria indegna +Ovunque son per gir meco sen vegna. + + +XLI + +Tanto vogl'io, tanto Ebrain richiede +Per estremo conforto a' casi duri +L'antico tuo signor; s'ami la fede, +Fa, che ben cauto i miei desir procuri; +Non ingombri tuo cor vana mercede; +Pronto disponti a ciò; vuo' che tu giuri, +Che s'io rimango ne la pugna oppresso, +Sultana per tua man verrammi appresso. + + +XLII + +Sì disse: e di dolor grave i sembianti +Fiso lo sguardo in Ebrain volgea; +L'antico servo se n'andava in pianti, +E con singulti al suo signor dicea: +Non sorga giorno di dolor cotanti; +Ma se pur ne verrà stagion sì rea, +Di questo tuo desir vivi sicuro; +Mio solo Re, per ogni fe' tel giuro. + + +XLIII + +Quì tacque: ed Ottoman, come dolente, +Torna a le piume, e ne l'orribil guerra +I duci estinti rivolgendo in mente +In tra duri pensier gli occhi non serra: +Così molto vegghiò; pur finalmente +Sonno lo sforza lusingando, ed erra +Per lo petto agitato alma quiete, +Ch'ogni aspra cura gli sommerge in Lete. + + +XLIV + +Ma breve fu, che non biondeggia ancora +Dentro l'orror, che tutto il ciel coperse, +Cinta di rose la novella aurora, +Ch'egli si scosse, e le palpebre aperse; +E pur si volve, e col pensier dimora +Su per le squadre in guerreggiar disperse, +E del fin de la guerra omai dubbioso +Rigira in mille parti il cor pensoso. + + +XLV + +Che dee far egli? alto campion contende +Sì, che Rodi atterrar non è speranza; +Se quinci ne i suoi regni a tornar prende, +Quel suo ritorno ha di fuggir sembianza; +Fra se diceva: or l'universo attende +Quanto mia forza in arme oltra s'avanza, +E se col mio furor son van gli schermi, +E nel più nobil corso udrà cadermi? + + +XLVI + +Sparsa è la fama; ed omai l'Asia crede, +Che per me giaccia il Rodiano oppresso, +E colà porterò repente il piede +Di mie vergogne messaggiero io stesso? +Facciami il ciel d'altra memoria erede; +Questa io rifiuto: ad AMEDEO concesso +Sia fornir contra me tutti i desiri, +Ma ch'io volga le spalle, unqua nol miri. + + +XLVII + +In cotal guisa favellando ei veste +D'usata pompa il regio busto, e guarda +Che chiude l'alba ancor l'uscio celeste, +E d'ira par, che per l'indugio egli arda; +Torna a le piume, e pur le ciglia ha deste, +Onde tra quei riposi ei più non tarda; +Va per le tende, e perturbato in faccia +Con interrotto suon duolsi e minaccia. + + +XLVIII + +Obbrobrio d'Asia, a la stagione eletta +Per la vittoria ogni guerrier paventa? +Meglio era lor..... ma di costui vendetta +Prima farò, che i Rodian sostenta: +Oh se questo arco incontra lui saetta! +Oh se con cento piaghe aspro il tormenta! +E se lupo a le tane esca sel porti? +Sì forsennando avvien ch'ei si conforti. + + +XLIX + +Ma dal rabbioso cor voci spietate +Spargeva Aletto, e sì terribil freme, +Che da la fronte, e da le ciglia irate +Fiamma rinversa, e rio veneno insieme; +Spento Ottoman, spente sue squadre armate +Quì rimiro oggi mai, spenta ogni speme, +E che si possa far, quinci m'adiro, +Per opra nostra a suo favor, non miro. + + +L + +L'aer qua giù contra i furori inferni +Tutto è ripien di messaggier celesti, +E dal colmo del ciel fulmini eterni, +Dianzi il vedemmo, a rimbombar son presti: +O noi nati a soffrir tormenti e scherni! +Ella nel così dir par che tempesti, +Sì d'atra spuma ambe le labbra asperge, +E 'n furor novo il rio demon s'immerge. + + +LI + +Di tanti suoi desir non ben sicuro +Volge in un sol pensier cose infinite; +Al fin va, dove al ciel stellante e puro +Asfaltide diffonde alta mefite; +Quinci si scaglia più che l'ombre oscuro +Per l'ombre oscure a la città di Dite, +E batte in quegli orror non mai sereni +L'ali infette di serpi e di veneni. + + +LII + +Varca Cocito ed Acheronte immondo, +Varca di Stige i gorghi atri e bollenti, +E s'innabissa al Tartaro profondo +Tra fier rimbombi de le fiamme ardenti: +D'Erebo quivi è tenebroso il fondo; +Stanza eterna di pianti e di tormenti; +Quivi al fin scorge de' tartarei chiostri +L'aspro rettor tra formidabil mostri. + + +LIII + +Per l'ima tomba al sommo Olimpo avversa, +Ove giammai pietà non segna l'orme, +Fremea su l'empia turba arsa e sommersa +Orrendo, immenso, tenebroso, informe; +Versa ardor da mille occhi, ardore ei versa +Da mille petti in mille orribil forme, +E da ben mille bocche orribil tuona; +A lui s'inchina Aletto, indi ragiona: + + +LIV + +O de gli orrendi e tenebrosi imperi +Arbitro incontrastabile, sovrano, +Io de l'ardir de' Rodïan guerrieri +A te quì scendo messaggier non vano; +Non vinti, no, che coraggiosi, altieri +Danno assalto di morte ad Ottomano +Insuperbiti: ognun minaccia e freme, +E di salute, e di vittoria han speme. + + +LV + +Di lor presso ch'estinti alta speranza +Giunse AMEDEO, che di Savoia in fronte +Porta corona, e di sua gran possanza +Van mille prove glorïose e conte; +Pur io su Rodi a l'infernale usanza +Volea rinovellar tormenti ed onte, +E farla campo a falciator di biada, +E vibrasse AMEDEO l'asta e la spada: + + +LVI + +Se non che duci eccelsi, eccelse schiere +A' Turchi incontro armi superne han prese, +E fan volar da le stellanti sfere +Nembi sonanti di saette accese; +Non han cotanto i miei furor potere +Sì che di tutto il Ciel stanchi l'offese, +Ma se tu la grand'alma empi di sdegno, +E gridi a l'arme, io pur ne bramo il segno. + + +LVII + +Sì dice Aletto; e l'infernal tiranno +L'unghie affocate in se rivolve, e i denti, +E con atroce, alto anelar d'affanno +Cosparge intorno opache nubi ardenti; +Cotal divien, che 'n rimirar ne tranno +Novo, immenso dolor l'alme dolenti; +Ed egli impria per formidabil rabbia +A pena infuriato apre le labbia: + + +LVIII + +Diffonde poscia minaccioso, orrendo +Fragor, che turba l'ampia valle inferna, +Che fa tremare il Tartaro tremendo, +Che scuote i campi de la notte eterna; +Prorompe al fin sulfureggiando, ardendo +In vasti accenti la procella interna, +E sgorga fuor l'irrefrenabil ira; +Colmo d'orrore ogni demonio il mira. + + +LIX + +Dunque, diss'ei, ne l'alto Olimpo ardente +Valsi a tentar l'inaccessibil sorte, +Ed or caduco ardir di mortal gente +Su l'ima terra a contrastarmi è forte? +Io poi d'orrore, io poi d'ardor possente? +Io de l'inferno re? re de la morte? +Che re? che 'nferno? io non mi scorgo intorno +Altro, che sprezzo obbrobrioso e scorno: + + +LX + +Essi re lui, che va superbo in terra +D'eterna aver sul Vatican sua sede, +Che trionfa di noi, ch'a noi fa guerra, +Che rompe il corso a le tartaree prede, +Ei le porte del ciel serra e disserra, +Sacransi l'orme, ove egli imprime il piede, +Noi detti rei, detti essecrabil mostri; +Non regni, no; son vil sepolcri i nostri. + + +LXI + +Se sostenga AMEDEO forza divina, +O nol sostenga, oggi a pensar non vegno; +Ma poi, ch'al pescador Rodi s'inchina, +Ardo ver lei d'aspro immortal disdegno; +E s'orrenda tentarsi alta ruina, +Scuoter de l'onde, e de la terra il regno, +Al fin s'è forza traboccarsi al fondo +Per lei domar, traboccherovvi il mondo. + + +LXII + +Ma non tanto sudor, non tanto affanno +Convien, che Rodi in soggiogar mi prenda, +Che per recarle addosso ultimo danno +Con cotanto di sforzo oggi io contenda; +A terra sparse le sue torri andranno, +V'andranno, e Pier s'ei sa, se le difenda; +Or tu d'anime inferne arma uno stuolo +E contra lei te ne ritorna a volo. + + +LXIII + +Quinci le squadre a straziar più pronte, +E qual s'agita più larva sdegnosa, +Aletto aduna di Cocito al fonte +Rapidamente; e di venen spumosa, +E d'accesi serpenti irta la fronte +Gonfiale con sue strida; indi non posa, +Ma con rimbombo d'odiose voci +Prende a cercar quelle provincie atroci. + + +LXIV + +Piomba là, 've tra fiamme, alta riviera +Sulfureo spuma il Flegetonte eterno, +E trova armata infuriar Megera +Tra' più rei mostri, e tormentar l'inferno: +O tra spirti feroci aspra guerriera, +Le dice, incontro al regnator superno, +O pronta sempre a traversar la strada, +Onde in cielo a bearsi alma non vada; + + +LXV + +Tu pur di ferri, e di ceraste intorte +Flagelli intorno a l'infocate arene; +Ma quanti quì de la tartarea corte +Ministri son, rinnovator di pene? +In tanto a novo scempio, a nova morte +Sorgon lassù fra lor l'armi terrene, +Nè pria porrà nel mar Febo la chioma, +Che n'andrà Rodi o vincitrice, o doma. + + +LXVI + +Qual per noi danno unqua maggior, quali onte, +Che s'a' Turchi de l'Asia il fren si tolle? +O che se mai del Vaticano il monte +Suo nome in Asia, e la sua legge estolle? +Diceva ancor, ma di Megera in fronte +De gli atri abissi il rio venen ribolle, +E la dura alma, a l'universo infesta, +In fra turbini d'ira alto tempesta. + + +LXVII + +E s'affretta a gridar: fin che ne l'alto +Le stelle, ove pugnammo, in giro andranno, +L'armi e le forze, onde l'inferno esalto +Mai sempre infeste al Vatican saranno: +Gonfi, gonfi le trombe; al fiero assalto +L'insegne spieghi il Rodïan tiranno: +Questo infra i giorni tenebrosi, acerbi +Vogl'io, che Rodi eternamente il serbi. + + +LXVIII + +Ella nel così dir batte le piume, +E con l'empia compagna il volo stende, +E là sen van dove de l'arso fiume +Su l'aspra riva ogni demon l'attende; +Ivi con strida a l'infernal costume +Alto commove le falangi orrende, +E de la rabbia, onde hanno gonfio il petto, +Lor cresce il foco imperversando Aletto. + + +LXIX + +Sì provveduta a l'infernal soggiorno +Rivolge il tergo bestemmiando, e fiera +Fa contra Rodi a guerreggiar ritorno +La Furia rapidissima, leggiera; +A pena ella apparia, che 'l volto adorno +De l'auree stelle, e tutto il ciel s'annera, +Tanto de gli atri abissi a lei van dietro +Puzzo ed orror caliginoso e tetro. + + +FINE DEL X CANTO. + + + + +ANNOTAZIONI + +AL CANTO X. + + +L'argomento dell'Autore dice così: «Nel X Sultana prega Ottomano a +lasciare l'impresa di Rodi: Aletto ritorna all'inferno, e mena squadre +di diavoli per soccorrere i Turchi.» + +Due sono le censure del Cavaliere d'Urfè sul canto X. La prima è una +ripetizione di quella dianzi riportata appiè del IX: «Ce chant est +aussy tout plein d'esprits; et je ne say pourquoy Aletto qui fait +ranforcer le combat et l'assaut contre Rhody, fait ce qu'elle peut +pour persuader la Sultane de faire partir Ottoman et laisser le siège: +il samble, qu'il y ayt de la contradiction.» Non v'ha contraddizione +di sorta. Al trionfo de' Turchi o conveniva che Rodi fosse espugnata, +o che Ottomano si ritirasse prima che una di lui sconfitta potesse +rendere più gloriosi e più forti i Cristiani. Aletto perciò adopera +due mezzi, che pajono l'un l'altro contrarj; ma che tendono pure ad un +fine medesimo; ch'è quello o di espugnar Rodi, dovesse pure andarvi la +vita di Ottomano, o di farlo risolvere a ritirarsi avanti che fosse +vinto con danno e vergogna de' Musulmani. + +L'altra critica annotazione dell'Urfè può dar motivo di risa al nostro +secolo; ma era cosa molto seria nei tempi del Chiabrera: «L'Auteur dit +que Sangario estoit magicien; et touttefois touttes les choses qu'il +lui attribue en descrivant cet homme ne sont que celles d'un sorcier, +qui est de gresler, faire la tempeste et l'orage, faire mal au bestail +et samblables: et il faut noter qu'il y a grande differance du sorcier +au magicien, car le magicien fait ses sortileges avec art, et le +sorcier ne fait que les maux que le Diable luy donne a faire, et par +des choses les quelles luy mesme n'entend pas.» Nel secolo XVIII il +Tartarotti con un libro pieno di erudite citazioni si sforzò di +difendere altra cosa essere l'arte magica, ed altra la stregheria; +negando questa, e quell'altra ammettendo. Contro a questo libro del +Tartarotti pubblicò il Marchese Maffei due operette, _l'Arte magica +dileguata, e l'Arte magica distrutta_; ed avendo il Tartarotti, e con +lui molti altri scrittori, combattuto in difesa della Magia, pubblicò +finalmente l'_Arte magica annichilata_. Noi rimettiamo i dilettanti di +stregherie e di magiche frodi a' libri degli autori citati; +aggiungendo solamente che la stregheria ammessa così seriamente dal +cav. d'Urfè, è negata dall'Ab. Tartarotti, che ammette solamente la +magia. Così che a difesa del Chiabrera dovrem dire ch'egli un secolo +prima del Tartarotti pensò doversi attribuire alla magia tutte le +operazioni che altri ripartivano tra la magia e la stregheria. + +N.B. Nella st. 8 di questo canto X ambedue l'edizioni hanno--ma +schermendo Ottoman ec.--Noi abbiamo stampato _schernendo_, sembrandone +che così richiedesse il contesto. Alla st. 13 dove l'ediz. prima legge +_trova le piume_, la seconda ha invece _torna a le piume_. + + + + +CANTO XI. + + +ARGOMENTO. + +_Sultana d'Ottoman volta allo scampo +Sangario invoca, e gli esecrati incanti; +Ei di battaglia a scongiurar sul campo +Va i morti corpi, quivi oprar suoi vanti: +Surge un estinto nel tracciato campo +Degli incantati al suon magici canti; +All'annunzio di quello, offre sua vita +Per dare al re la bella Irene aita._ + + +I + +E pur Sultana in quel notturno orrore +Con fervido pensier cerca ogni strada +Perchè tra gli aspri assalti il suo signore +Soverchio ardito in guerreggiar non cada: +De gli annunzj del Ciel prende timore, +E teme d'AMEDEO l'invitta spada. +Così molto rivolve il cor dolente; +Al fin Sangario le ritorna in mente. + + +II + +Costui scorse del sole il primo aspetto, +E di sua vita le stagion novelle +Trasse sul Nilo; ed ivi ebbe diletto +Osservando il girar de l'auree stelle; +Al fine empio divenne, e volse il petto +A gli inganni de l'ombre a Dio rubelle, +E ne l'arte infernal trascorse avanti, +Maestro rio d'abbominati incanti. + + +III + +Poi giunse in Asia; a sua gran fama intento +Quivi Ottoman d'ogni favore il degna; +Or con sì fatto mago il suo tormento +Sultana afflitta consigliar disegna: +Quinci manda Arimeo, che 'n un momento +Comandi a lui, perch'egli a lei sen vegna; +Ed Arimeo trovollo, ove rinchiuso +Lunge da gli altri essercitarsi era uso. + + +IV + +Colà su l'ora, che più folta e scura +La notte al colmo de' suoi corsi ascende, +Artefice crudel spende ogni cura +Ne la malvagità de l'opre orrende; +Toglie corpi infelici a sepoltura, +E di sanguigne membra empie le tende, +E da loro unghie egli disvelle e chiome, +E di cento demoni invoca il nome. + + +V + +Quinci è forte a sfiorir de i pregi amati +Gentil beltà sì che si prenda a scherno, +E guastando per via parti aspettati +Infecondare altrui l'alvo materno; +Quinci rompe de l'anno i corsi usati +Ed usa a le stagion cangiar governo, +E cosparge per l'aria umidi nembi, +E de l'umide nubi asciuga i grembi. + + +VI + +Mentr'egli col favor de l'orrida ombra +Ne gli studi essecrabili s'avanza, +Arimeo giunge, e di timor s'ingombra +In su l'entrar de la terribil stanza; +Sì folto ciglio ambe le luci adombra +Al mago, e così fosca ha la sembianza, +E sì bieca la vista e venenosa +Che sofferirla il messaggier non osa. + + +VII + +Ei si ferma da lunge, e gli occhi bassi +Da lui rivolve, ed a sì dir gli prende: +Vuolti Sultana; or meco movi i passi, +Là, 've bramosa il tuo venire attende. +Dentro la tenda ria pigro non stassi +Come il desir de la regina intende +Sangario, e col messaggio a lei s'affretta, +Ed a lei giunto il suo parlare aspetta. + + +VIII + +Ella di pianti nubilosa il ciglio, +E punta il cor d'inconsolabil duolo, +Scolora in su la guancia il bel vermiglio, +Ed indi scioglie a questi detti il volo: +Mirabile maestro, il cui consiglio +Ne i gravi affanni è mio refugio solo, +Ed a cui di spiar non è chi vieti +De l'inferno e del ciel gli alti secreti; + + +IX + +Se mai tuo spirto in su l'Olimpo ascese +A misurar de l'auree stelle i segni, +E s'affannando per eccelse imprese +Mai scongiurasti de l'abisso i regni; +Oggi del tuo saper siami cortese, +E l'alma tua più che giammai s'ingegni, +E di quanto ella può nulla mi neghi, +Ch'altissima cagion fa, che ten preghi. + + +X + +Già tu saper ben dei, come Ottomano +Soggiogava di Rodi omai l'impero, +Quando improvviso, e per cammin lontano +Venne da l'alma Italia alto guerriero, +E con atroce incontrastabil mano +Come fece di sangue ogni sentiero, +E chiudendo per noi la strada aperta +Oggi ne rende la vittoria incerta. + + +XI + +Di quì s'infiamma, ed a lo sdegno il freno +Ottoman scioglie, e guerreggiar destina, +Nè vuol, che per altrui gli venga meno +La palma al suo valor tanto vicina; +Mentr'ei sì di furor rigonfia il seno, +A me dianzi discese ombra divina, +E con certo parlar fe' manifesto +Il fin di queste guerre empio e funesto. + + +XII + +Consiglionne di quì partir veloce +E così torsi a le miserie crude; +Io pregai del mio re l'alma feroce, +Ed ebbe il mio pregar nulla virtude; +Chiude gli occhi al mio pianto, ed a mia voce +Ognor l'orecchie inesorabil chiude, +Sì che sperar non so, che a i casi rei +Altri 'l sappia involar, se tu non sei. + + +XIII + +Movi, Sangario, e ne l'orribil sorte +Salda la fede, e l'arti tue sian pronte; +Ed imprimi quei segni, onde sei forte +Scotere i campi, e di Cocito il fonte; +Rimira, ch'Ottoman sen corre a morte: +Deh togli a l'Asia e le miserie e l'onte, +E ti caglia di me, cui si riserba +Più ch'ad altro mortal miseria acerba. + + +XIV + +Sangario volto a que' begli occhi aspersi +Di caldo pianto, ch'a pietate invita, +Rispose: quando a' Rodïan dispersi +Cantò la fama, che verrebbe aita, +Io con gli studi miei l'alma conversi +A bene esaminar la voce udita, +Saper bramando qual nemico fosse, +Che sì da lunge i nostri cor percosse. + + +XV + +E risposto mi fu, che dal confine +De l'alma Italia appariria guerriero +Con la cui nobil destra armi divine +A Rodi afflitta manterrian l'impero; +Io chiedei molto, e molto intesi; al fine, +Vincer le costui forze è van pensiero, +E s'altri soverchiar spera suo vanto, +Erede fia d'incomparabil pianto. + + +XVI + +Muto rimasi, e palpitommi il core, +E ciò sentendo ebbi di ghiaccio il petto; +Ed ora il mio timor fassi maggiore +Quando cotanto mal vienti predetto; +Duolmi, che 'l grande ardir del tuo signore +Abbia di quì pugnar sì gran diletto; +Chè la vaghezza de gli uman pensieri +Sovente a gran tormento apre i sentieri. + + +XVII + +Ma non per tanto e sacri rombi, e rote +Composte a' vampi di sulfurei fumi, +Ed al senno mortale erbe non note, +Colte per opra di tartarei numi, +Spenderò tutte, e l'ineffabil note +Onde ne i corsi lor fermansi i fiumi, +Ed a' lumi del cielo erranti e fissi +Darò travaglio, e stancherò gli abissi. + + +XVIII + +Tacquesi a tanto; e la reina allora +Con sembiante gentil grazie gli rende, +E fra nobili detti, onde l'onora, +D'alte promesse a caricarlo prende; +Ma Sangario colà non fa dimora, +Anzi ritorna a le rinchiuse tende, +E d'esecrati arnesi ei si provvede, +Poi sul campo dei morti affretta il piede. + + +XIX + +Ivi, somma pietate al guardo umano, +Scannato in terra canuto uom rimira, +E da gli altri cadaveri lontano +Infra duo fochi di cipresso il tira: +Poi supin lo distende, indi sul piano +Ben sette volte a lui dintorno ei gira +Vibrando con la destra un orrido angue, +Ma spande con la manca onda di sangue. + + +XX + +E grida orrendo: o del più basso inferno +Squallidi campi e tenebrosi orrori, +E del fier Flegetonte incendio eterno, +E del golfo leteo zolfi e bollori, +Spirti, che di Pluton siete al governo, +E tu Pluton, che ne i profondi ardori +Tormento assegni, e dai supplicio a gli empi, +E cresci ognor di feritate esempi; + + +XXI + +Se pur d'atrocità sommo diletto +Sempre ho nel cor; s'a scongiurar non vegno +Che di furia infernal non gonfi il petto, +E le leggi del ciel non prenda a sdegno, +Infra voi mio desir non sia negletto, +Numi possenti del tartareo regno, +Ma siavi a grado, e questo incanto udite +Fatto con tanto studio, ombre di Dite. + + +XXII + +Batta le piume, e la prigion profonda +L'anima di costui lasci a' miei preghi, +E ne l'esangui fibre ella s'asconda, +E le venture d'Ottoman dispieghi; +S'avvien, ch'al gran signor vita gioconda +E di più quì regnar spazio si neghi, +Lecito sia, che per sua voce intenda +Quale a scampo di lui può farsi emenda. + + +XXIII + +Così dicea; ma l'infelice estinto +Le membra a quel suo dir nulla non mosse. +Allor Sangario ambe le guancie è tinto +D'atro pallore, e le pupille ha rosse; +Muto riguarda, e da furor sospinto +Calcò pria lo scannato, indi il percosse +Con le vipere ree, che 'n man stringea, +E con gridi, e latrati alto dicea: + + +XXIV + +Posasi il mondo, ed in pregarvi io solo +M'affanno, e tutto ciò vien, che non vaglia +Sì mal m'udite, e pur n'andreste a volo, +A scongiuri di Colco e di Tessaglia; +Torme cadute da l'etereo polo, +Fia mai, che di mio studio a voi non caglia? +Onde l'orgoglio? or così poco è noto +Il valor de' miei carmi, Atropo e Cloto? + + +XXV + +Forse spargete la mia voce a i venti, +Nè sonvi a cor le mie vergogne e l'onte, +Perchè tempro con voi soavi accenti? +Nè so gridar? nè le minaccie ho pronte? +Ah Persefone ria, non ti rammenti +Quando a te col mio dir cangio la fronte? +E che, se forte a scongiurarlo prendo, +Costringo al mio voler l'Erebo orrendo? + + +XXVI + +Non pose fine al favellar, che sorto +Scorse l'uom spento e 'n guisa tal s'offerse, +Che sembrava a mirar tra vivo e morto +Di sì fatto colore ei si coperse; +Era sanguigno i crin, lo sguardo torto, +La fronte oscura; e sì le labbra aperse +Che, qual fischio per l'aria udir si suole, +Ferian l'orecchie altrui le sue parole. + + +XXVII + +E dice: a che 'l tuo cor cotanto or freme? +Perchè minacci? e di gridar non resti? +O te crudel, che dopo l'ore estreme +I miseri svenati anco molesti; +Cadrà 'l popolo turco, e seco insieme +Questi campi Ottoman farà funesti +Del proprio sangue dilagati e sparsi +Pria che dimane il sol veggia corcarsi. + + +XXVIII + +Egli scampo non ha; tutta è fornita +La speranza di voi, se per pietade +Vergine non espon sua propria vita, +E se stessa uccidendo ella non cade, +Come dal petto fìer la voce uscita +Nunzia fu de l'atroce crudeltade, +Fece in aria volar strida dogliose, +Indi il morto cadeo, nè più rispose. + + +XXIX + +Poi che da l'ombra ria Sangario colse +Esser la morte d'Ottoman vicina, +E quale era il rifugio, ei si rivolse +A farne saggio il cor de la regina; +Ella ben pronta il suo venir raccolse, +Ma da gli atti di lui duol s'indivina +Onde non può tacer tosto che vede +Quegli occhi foschi, e disiosa chiede: + + +XXX + +Che rechi tu? l'oscurità del ciglio, +E l'affanno, che 'n faccia io ti rimiro +Danmi certezza del mortal periglio, +E de l'immenso danno, ond'io sospiro. +O del grande Ottoman fiero consiglio, +Ostinato ad ogn'or nel mio martiro? +Sara pur ver, che ne gli strazj acerbi +Per me nulla pietate il Ciel riserbi? + + +XXXI + +Mentre si lascia in preda a fier cordogli, +Sangario le dicea: perchè t'affanni? +In van da gli atti miei pena raccogli, +Falso argomenti, e te medesma inganni; +Reina, dal timor l'alma disciogli, +Chè non è stella in Ciel, che ti condanni, +Anzi a tua vita ritrovar conforto +Aperto varco e non fallace ho scorto. + + +XXXII + +Indi il secreto inferno ei le dispiega +E quale scampo ad Ottomano avanza, +E varj detti accortamente impiega, +Per forte sollevar la sua speranza; +Ella gli occhi dogliosi a terra piega, +Tutta vinta d'angoscia a la sembianza, +E stette immota alquanto, indi si scosse, +E poi la fronte con la man percosse. + + +XXXIII + +Ululi l'Asia, ella diceva, e i canti +Oblii dolente, e tutta a brun si vesta, +Ed ogni sposa co' più rei sembianti +Omai de l'aureo crin rada la testa; +Qual fra miserie, e fra dolor cotanti +Ora puossi aspettar salvo funesta? +E qual con Ottoman, che corre a morte +Non ci s'appresta miserabil sorte? + + +XXXIV + +A lo scampo di lui propensi aita +Se verginella al suo morir succede; +Se donna si chiedeva, era mia vita +Ben pronta ad offerir l'estrema fede: +Ah che nostra salute oggi è schernita; +Una vergine a morte ecco si chiede +Che trovar non sapremo, ed io che presta +A morir mi sarei, non son richiesta. + + +XXXV + +Or chi verrà che nostre colpe emendi? +Come in ciel placherassi il fier disdegno? +Chi chiuderà la strada a casi orrendi? +Da qual possanza aspetterem sostegno? +Ottoman, tu sei morto; in van contendi, +Rodi fia de' tuoi giorni ultimo segno; +Sì grida; e tratta a le sì nove pene +Ver lei sen venne, e presentossi Irene. + + +XXXVI + +Costei nacque reina, ed a Sultana +Poi crebbe in seno, a lei minor sorella, +Bella così, ch'ogni bellezza umana +Perdeva in paragon nome di bella; +E ne l'aria del volto umile e piana +Ogni sguardo di lei sembrava stella +Che scintillando intra notturni orrori +Vibri in cielo seren raggi maggiori. + + +XXXVII + +Era sul terzo lustro, e ne l'aspetto +Le rideva il bel fior di gioventute, +Ma per eccelso cor nudriva in petto +Saldo desir d'ogni maggior virtute; +Or quando udì ciò che Sangario ha detto, +Del sovrano signor per la salute, +Intenerita di Sultana al duolo, +Franca disciolse a questi detti il volo. + + +XXXVIII + +E disse: o del mio cor cara germana, +Ed o cara reina, onde disperi? +Perchè cotanti guai? mira, Sultana, +Che di troppo spavento empi i pensieri; +Se da Sangario vien fama non vana +Sottrarremo Ottomano a' casi fieri, +Che per farti felice alto diletto +Sarammi il sangue riversar dal petto. + + +XXXIX + +Ella così dicea: ma prende a sdegno +Sultana quel parlar, come l'ascolta, +E mesta sì, che non può stare a segno, +Gli occhi ora in terra, ed or al ciel rivolta; +Pera Ottoman; vada sossopra il regno, +Ed io nel mio dolor stiami sepolta, +Io via più di ciascun, per cui sola una +Guasta i pregi de l'Asia empia fortuna. + + +XL + +Per me di fiera guerra orribile arte +Arma di Rodi il campo in questi giorni, +Che se del gaudio suo non fossi a parte, +Forano d'Ottoman lieti i ritorni; +E d'altrui si vedran le vene sparte +Perchè regia corona il crin m'adorni? +Tale offerta s'udrà? tu, che l'intendi +O celeste pietà non te ne offendi? + + +XLI + +Deh come lieta, e del mio ben gioiosa +Verrebbe l'Asia a rimirarmi intenta +Veggendomi apparir vittoriosa +Col voto altier de la sorella spenta? +Qual non sarà per me vista sdegnosa? +O qual fìa lingua a bestemmiarmi lenta? +Chi da me lunge non torrà suoi passi? +Per certo anco le fere, ed anco i sassi. + + +XLII + +Ella così contrasta; e non per tanto +Ne la nobile impresa Irene è forte, +E soggiungea: non invidiar mio vanto; +Io son fermata di condurmi a morte, +Or tu disgombra il duol, disgombra il pianto, +E l'incauto pensier volgi a tua sorte, +Acerbissima sì, ch'ella ti mena; +S'io nol divieto, a miserabil pena. + + +XLIII + +Dono i miei giorni a queste squadre armate; +E perchè l'Asia nostra alma s'onori; +E perchè sian di te l'ore beate +Godendo i regni, e d'Ottoman gli amori, +Le rimembranze, che ciascuna etate +Per chiara fama ascolterà maggiori +Il grido, il rimbombar de i pregi miei +Fiami quel ben, che più vivendo avrei. + + +XLIV + +De l'umano passaggio i dì son corti; +Solo n'eterna, e ne mantien virtute; +Vivete lieti, e ne i maggior conforti +Me rammentate, onde vi vien salute. +Sultana a quel parlar sembianti smorti, +Occhi avea tenebrosi, e labbra mute, +Venuta a men nel duol che la trafisse, +Allora Irene in ver Sangario disse: + + +XLV + +Mentre che di se stessa il duol la toglie, +Ed ogni senso passion le fura, +Andiam; chè le sue strida, e le sue doglie +La morte a sofferir mi farian dura; +Tu de l'inferno ad appagar le voglie +Con l'arte occulta, e col saper procura, +Io darò 'l sangue, e serberovvi in vita +Il gran signor con la mortal ferita. + + +XLVI + +Ciò disse a pena, e con altier sembianti +Trasporta il piè fuor de le regie tende +Succinta in gonna d'or, che di diamanti +E di gran perle variata splende; +Allor Sangario le trapassa avanti, +E d'atra pece sette faci accende, +E va nel campo ove giaceansi estinti +De la battaglia, e vincitori e vinti. + + +XLVII + +Quivi tra mille brandi un ferro scelse +Ancor stillante, e con dimessi accenti +Da l'immondo terren l'erba divelse, +Ed impresse su lui segni possenti; +Poscia rivolto in ver le stelle eccelse, +E verso i regni de l'inferno ardenti +Col mormorio, che più tra' maghi è forte, +L'alta donzella consegnava a morte. + + +XLVIII + +Al fin le porge il ferro; ed ella franca +Pur col bel guardo a rimirar sereno +Strinselo ne la destra, e con la manca +I ricchi manti si squarciò dal seno; +Mostrò quel petto, che se l'alpe imbianca +Candida neve in paragon vien meno; +Indi le belle ciglia al ciel converse, +E poi le labbra a questi detti aperse: + + +XLIX + +Se 'n vece sua, perch'Ottoman non mora, +Alma trafitta volentier s'accetta, +Questa, che per mia man sen vola fuora, +Numi eterni del ciel, non sia negletta; +Plachinsi vostri sdegni, e da quest'ora +Sovra Rodi per noi scenda vendetta, +Nè vestigio di gloria in lei rimanga, +E sotto il giogo turco ululi, e pianga. + + +L + +Regni Sultana; e ne la patria terra +Non pure il pregio suo sen vada altiero, +Ma di quanto l'Egeo nel grembo serra +Al legnaggio di lei si faccia impero; +Ei tenda l'arco, e minacciando in guerra +Italia il tremi, e l'orgoglioso Ibero; +Questo cheggio da voi, questo dimando, +E con queste preghiere il sangue spando. + + +LI + +Fornito il dir, de l'essecrabil spada +Pon l'else in terra, e con crudel furore +Sovra lei s'abbandona, e fa che vada +L'orrida punta a ritrovarle il core; +L'alma, che se ne uscì per l'empia strada, +Le guancie asperse di mortal pallore, +E quegli occhi ammorzò, ch'al mondo furo +Lampi di viva luce, un nembo oscuro. + + +LII + +Tepido ancora, e de le piaghe molle +Era il bel corpo, e sanguinava il lito, +Quando tra forti turbini s'estolle +Ed a gli amici sguardi ecco è rapito; +Froda fu di demon, che mostrar volle +Esser l'atto terribile gradito, +E che s'era adempiuto il fier decreto, +Ed il cor di Sangario indi fu lieto. + + +LIII + +Ei calcando il sentier rapidamente +A la tenda real fece ritorno, +Che vicina a' zafir de l'Orïente +Omai l'aurora precorreva il giorno; +E già guerniti d'arme, inclita gente, +Erano i duci ad Ottomano intorno, +Ed ei volto a gli assalti omai vicini, +Sbandito il sonno, abbandonava i lini. + + +LIV + +Ivi disse del re l'ore perverse, +E ciò che per suo scampo il ciel promise; +E ch'a morte magnanima s'offerse +La bella Irene e di sua man s'ancise. +Verso il nunzio crudel l'alme converse +Teneano i Turchi in miserabil guise, +E 'l sovrano signor, come l'intese, +Tra pietoso ed irato, a parlar prese: + + +LV + +Omai di Rodi soggiogar l'impero +Posso a mia voglia, ed oscurar sua gloria, +Ma gioir poco, e poco andarne altiero +Mio nome unqua potrà per la vittoria, +Che non sol ci costò sangue guerriero +Ne l'universo durerà memoria +Lasso, ma si dirà, ch'io fui costretto +Di real donna a lacerare il petto. + + +LVI + +Ah che nulla ne seppi; e certo in vano +Per me salvar ti condannasti a morte; +Nè permesso l'avrei, ch'era mia mano +D'ogni nemico a trionfar ben forte; +Ma se tu sul fiorir per Ottomano +Non paventasti formidabil sorte, +Che dee fare egli intra Cristiani armato, +Perch'al nome di te non sembri ingrato? + + +LVII + +Poi che Rodi atterrata, e di sue mura +Fia cosparso l'incendio oltra le stelle; +Vecchi ed infanti entro prigione oscura, +E fian le madri vilipese ancelle, +Io per vendetta di tua morte dura +Scannerò con mia man cento donzelle, +Ed ergerò sepolcro, in cui si miri +Lunga memoria di tuoi bei martiri. + + +LVIII + +Non mento, Irene, i Rodïan dolori +Con altra prova affermeran mio detto; +E tu ben lunge da gli umani errori +Discerni appien quanto richiudo in petto; +Sì dice; e va dove i notturni orrori +Suoi Sultana passar sovra aureo letto; +Ivi seco disfoga i casi amari +Finchè l'ore notturne il sol rischiari. + + +FINE DEL CANTO XI. + + + + +ANNOTAZIONI + +AL CANTO XI. + + +L'argomento del poeta è brevissimo:--Nel XI si sacrifica Irene sorella +di Sultana per lo scampo di Ottomano.--Ma le osservazioni critiche del +Cav. d'Urfé sono copiose. Nota in primo luogo che il poeta «descrit +l'habitation de Sangario, comme si c'estoit en sa propre demeure avec +les paremants et horreurs qui sont dans les effroyables cavernes de +telles gens.» La qual cosa sembra non convenevole al censore; perchè +cioè _ils sont devant de Rhodes_, non già nella patria di Sangario, il +quale _nacque sul Nilo, poi giunse in Asia_ ed ottenne _il favore_ di +Ottomano. La censura è verissima; se non che nella stampa non si trova +la descrizione della casa del Mago e de' _paramenti_ che orribilmente +l'ornavano. Vero è che il Poeta dice l'_orribil stanza_ parlando del +luogo, nel quale chiudevasi Sangario per operare i suoi studj di +magia; ma oltre che il Chiabrera non fa descrizione di paramenti, +ognuno ben vede che il mago doveva avere una tenda, o trabacca, o cosa +simile, dov'esercitarsi ne' suoi incantesimi. Adunque diremo che il +Poeta togliesse dall'opera sua quella descrizione che giustamente +spiaceva al censore. + +Seguita a dire il Cav. d'Urfé che «la Sultane parle a Sangario de +l'action que Amedee avoit fait le mesme jour comme s'il y avoit des +mois et des annees; _venne de l'alma Italia; fece di_ _sangue ogni +sentiero_.» L'osservazione è giustissima; e duolmi che il Chiabrera +non abbia tolto dal poema questa dissonanza; nè anche nel MS. che +lasciò emendato per la seconda edizione. + +La terza censura riprende il Poeta per avere mal conosciute le regole +de' magici scongiuri: «Sangario au commancemant de sa coniuration +outrage le Demon qu'il invoque et l'appelle cruel et meschant, ce qui +n'est pas suivant le reigles de samblables enchanteurs, qui au +contraire les louent toujours.» Io confesso la mia ignoranza assoluta +del cerimoniale de' Maghi quando parlano a' demonj; ma dico che nel +poema, qual è nella stampa, non veggio che Sangario sul bel principio +manchi di rispetto a' signori del regno tenebroso; che anzi li prega e +dà loro il titolo di _Numi possenti_. Forse il MS. venne riformato dal +Chiabrera, dopo d'aver imparato, dal suo censore il Galateo de' +diavoli. + +Profonda è l'osservazione seguente, per coloro che riguardassero le +magiche frodi come un'arte vera fondata sopra regole sicure: «Mais il +faut noter icy une chose; que je ne say comme l'Auteur a osé mettre +les paroles mesmes des quelles le magicien se sert; chose qui est +encores sans exemple, car c'est aprandre a faire le mesme sortilege. +Et tous les autres poetes qui en ont parlé, s'ils mettent les +circostances et les choses qu'ils font, ils ne mettent point les +parolles, mais disent seulement, il murmura certains vers ou certaines +parolles; et s'ils mettent les parolles, ils passent sous silance les +circostances, mais celuy cy a mis touttes le deux. Et ce qui est cause +que cela ne se doit pas, c'est que ou lon aprand (_sic_) a etre +sourcier si la recette est vraye; ou bien si quelque curieux la +vouloit espreuver et ne le trouvant pas vray (_sic_), il peut +convaincre l'auteur de faux.» + +Veramente io penso che non dorrebbe gran cosa al Poeta d'esser +convinto di falso in arti magiche; ma se il Chiabrera voleva +introdurre magie nell'Amedeide, doveva conformarsi a ciò, che secondo +l'opinione di coloro che prestano fede a' sortilegj e simili sciocche +ribalderie, è proprio dell'arte magica; specialmente avendone gli +esempj d'altri poeti. + +Un'altra censura non sarà quì trascritta, perchè nel poema stampato +non apparisce la contraddizione notata dal Cav. d'Urfè; ed è la +seguente: Irene s'offre a morire per placare gli spiriti infernali; ma +nell'atto di darsi la morte prega gli spiriti celesti ad esser paghi +di tal sacrifizio. Se così era nel MS. ottimamente fece il Poeta a +riformare questa parte dell'opera. + +Ma, soggiunge l'Urfè: il Demonio che inventò l'artifìzio di far morire +una Vergine vittima agli Dei, era molto ignorante, non sapendo che i +Turchi adorano un solo Dio, e non fanno sagrifizj agli Spiriti +infernali. Questa osservazione non è da porsi in dispregio. + +E ciò stesso diciamo della seguente: vassene Sangario a cercare un +morto nel luogo dove il dì avanti s'era combattuto; nè il Poeta parla +di sentinelle, che guardassero il campo; cosa troppo contraria alle +regole di buona guerra. Si potrebbe rispondere che i Turchi d'allora +non sapevano, o non curavano tutte le minutezze della nostra +disciplina militare; ma sarebbe risposta da non farne conto; +perciocchè i Rodiani, specialmente essendo smantellata la città, e il +campo ad essa vicino, non potevano rimanere senza guardie in faccia al +nemico; secondo che ottimamente considera il censore. + +Trascriverò l'ultima osservazione: «De plus, il fait que Ireine se tue +elle mesme, qui est une chose inacoutumee et qui n'a iamais esté ditte +que la victime se tua soy mesme.» Qui altri potrebbe dire, che non si +trattava precisamente di un sagrifizio in tutto il rigore teologico +ossia liturgico (che anche le false religioni hanno certe loro +credenze e cerimonie fedelmente mantenute), ma sì di far morire una +vergine, della quale i demonj chiedevano la morte per salvare +Ottomano. Come che sia, non piace nè a me pure, quella Irene che da se +medesima s'uccide. Vorrem noi dire che il Poeta pensasse con ciò di +far meglio risaltare l'eroismo della vergine? + +È degno di osservazione che nel sec. XVI, anzi nel 1555 due +protestanti inglesi, cioè il chimico Devi ed un Kellay suo compagno, +avevano posto nuovamente in uso la sacrilega superstizione di tentare +per mezzo de' cadaveri di conoscere le cose occulte; come si può +vedere in una operetta del Gaspari intorno le avventure di Francesco +Pucci. + +NB. Nella st. 10 dì questo canto XI dove l'ediz. prima legge: + + Come fece di sangue ogni sentiero, + +nella ediz. 2. è--Come sparse di sangue ec.-- + + + + +CANTO XII + + +ARGOMENTO. + +_Dona al figlio un abbraccio e alla consorte +Alceo pria di recarsi alla battaglia, +Chiaman dell'armi alla dubbiosa sorte +Le trombe, e i Rodj vanno alla muraglia; +Pugnar con AMEDEO fuor delle porte +Va, cui avvien che maggior gloria caglia, +Esce Ottomano anch'ei dall'altra parte +Sul piano che i due eserciti comparte._ + + +I + +Non prima sorge tra' bei fior cosparsi +L'alba nel cielo rugiadosa il seno, +Nè pria comincia al suo venir sgombrarsi +L'ombra, ch'umida avvolse il ciel sereno, +Che dentro Rodi ed i guerrieri armarsi +Imponsi, e porsi i corridori al freno; +Van già dintorno a risvegliar le schiere, +E feriscono il ciel trombe guerriere. + + +II + +Femine e vecchi, abbandonata etate, +Mal atti al peso de' guerrieri acciari, +Volgonsi al tempio a ricercar pietate, +Dio supplicando appo i sacrati altari; +E tra fanciulle di bellezza ornate, +E che d'alta onestà pregi avean chiari, +Mover con la consorte allor si vide +Astidamante successor d'Alcide. + + +III + +Poi che dannato, ed al parente estinto +Pagò sue pene sostenendo esiglio, +A suo mal grado abbandonò Tirinto +Tlepolemo d'Alcide inclito figlio; +Molto per varia via spinto e rispinto, +Al fin Rodi abitar prese consiglio; +Quivi dal lungo error fermò suoi piedi +Gran genitor di numerosi eredi. + + +IV + +Trascorre il tempo, e tra l'arene altieri +Diedero di virtute eccelsi segni, +E ne i giorni de l'ozio, e nei guerrieri +Di non usata gloria apparver degni; +Forti di braccio e sovra i piè leggieri +Rivolsero in stupor d'Elide i regni; +Fier lottatori, e fur sue glorie note +De gli aurei carri in raggirar le rote. + + +V + +E quando il sole ad onorar s'accese +Rodi, ed il gran colosso a l'aria ella erse, +Corse la nobil gente a l'alte imprese, +Ed immensa ricchezza ivi disperse; +Da sì fatti avi Astidamante scese, +Nè giammai Rodi tralignar lo scerse +In bella pace da gli antichi onori, +E colse in guerra i più sublimi allori. + + +VI + +Ma ne l'ore presenti infermo il fianco, +E tra le crespe scolorito il volto, +E curvo il tergo, e su le guancie bianco, +De la spada guerriera iva disciolto; +Or mentre affaticava il piede stanco, +Ver duo giovani figli il guardo ha volto, +Coppia, che 'n armi intrepida e sicura +Amava morte per l'amabil mura. + + +VII + +Dicea: vecchiezza del morir vicina, +Non pure a guerreggiar le vie mi serra, +Ma questi omeri miei sì forte inchina, +Ch'altro non mi riman, che gir sotterra; +Voi de la patria a la mortal ruina +Siate sostegno, e travagliate in guerra, +Voi sprezzate animosi archi e ferite, +Ed ornate i begli anni, onde fiorite. + + +VIII + +Mirate ben, che singolar bellezza +Nel vostro sangue onestamente splende; +Serva fia d'ogni barbara vaghezza, +Se per vostra virtù non si difende. +Quivi nobile ardir di giovinezza +Fervidamente in Telamon s'accende; +Ultimo fu di lor, che gli occhi aprisse +Nascendo al mondo; ei diè risposta e disse: + + +IX + +Non s'apriranno i barbareschi arcieri +Quì dentro il varco; il lor sperar fia vano, +Noi s'apriran giammai; folli pensieri +Va nudrendo nel cor l'empio Ottomano; +Noi certamente di vittoria altieri +Pregi riporterem con nobil mano, +O ciascuno di noi caderà spento, +Carico il sen di cento piaghe e cento. + + +X + +Memorabile ardir farà palese, +Che da te prole non uscì codarda. +Alza la madre, ove ciò dirlo intese, +Le palme al cielo, ed a sì dir non tarda; +Sieno, o beata, ne le tue difese +Questi innocenti, e sovra noi riguarda, +Madre di Dio, che 'l Creator lattasti: +Son vani al tuo voler tutti i contrasti. + + +XI + +Com'ella tacque; e che la madre udiro +Mesta parlar su la stagion sì fiera, +Le vergini il bel volto impallidiro, +Qual vaga rosa che sfiorisce a sera; +Timide poi co' genitor sen giro +In verso il tempio a rinnovar preghiera, +Nè pigro Telamon con fier sembiante +Ove le trombe udia mosse le piante. + + +XII + +E lo seguiva Alceo; ma su le soglie +E del palagio in su l'uscir l'aspetta +Col figlio in braccio la dolente moglie +Ben caramente del suo cor diletta; +Nè d'argento, nè d'or fregiate spoglie +Ella ha d'intorno; ella apparia negletta +Sì come il risco e la stagion chiedea; +E pur nei suoi dolor beltà splendea. + + +XIII + +E lui mirando con l'usbergo intorno +Presto tra ferri a le battaglie estreme, +Riga di caldi rivi il viso adorno, +E tra sospir rompe le voci e geme; +Allor ferma i vestigi, e fa soggiorno +Con essa alquanto a consolarsi insieme, +E chiudendo nel petto Alceo la pena +In su la fronte i suoi dolor serena. + + +XIV + +E le dicea: perchè la guancia oscuri, +E fai sì distillar gli occhi dolenti? +Omai son franchi de la patria i muri; +Non sospirar; dà la temenza a i venti; +Oggi fra casi lagrimosi e duri +Vedrai per terra gli avversarj spenti, +E de' Turchi superbi il fiero orgoglio +Farsi a' popoli d'Asia aspro cordoglio. + + +XV + +Esser non può, che d'AMEDEO la spada +Non vinca, ed a bagnar l'ampia campagna +Sotto il suo braccio ogni Bassà non cada, +Sì del favor celeste ei s'accompagna; +Ma ben pote accader, ch'a morte io vada +E tra' nostri guerrier spento io rimagna; +Chè di valor cercando alma corona, +A nullo i rischi suoi Marte perdona. + + +XVI + +E s'avverrà che ne la pugna io mora, +Vò che di questo core i preghi intenda, +Sì che nei manti vedovili ancora, +Del comune figliuol cura ti prenda; +E se 'l verace ardor, che m'innamora +Può sì, che la tua fede anco s'accenda, +Siedanti in mezzo a l'alma i desir miei, +Nè condurre al tuo letto altri Imenei. + + +XVII + +Sì disse, e come de gli amanti è stile +Fuor de le ciglia sfavillava ardore, +E Cassinice più che mai gentile +Con questi detti fe' palese il core: +Se 'n Rodi al sangue tuo sangue simile, +E pari al tuo valor fosse valore, +Ben potresti temer, non da te sciolta +Mi dessi a l'altrui fede un'altra volta. + + +XVIII + +Ma se de gli altrui mal non mai digiuna +Fia che la guerra a' miei desir ti tolga, +Al mondo non riman sembianza alcuna +Di peregrino merto, ov'io mi volga; +Tolta da gli altrui guardi, in vesta bruna, +Sarà stanza d'orror che mi raccolga, +In cui sempre di te rivolta al nome +Spoglierò 'l capo mio di queste chiome. + + +XIX + +Giuro la fiamma di quel sol superna, +Che tutte di quaggiù l'opre rimira, +Giuro di Dio la forza alta ed eterna, +Onde ei già fu creato, onde ei si gira, +D'Alceo vivrommi, e non sarà ch'io scherna +La giusta fede, che 'l tuo cor desira; +S'altro chiudi nel sen, fammelo aperto; +Di questo, onde mi preghi, esser dei certo. + + +XX + +A questi detti Alceo soggiunse: avvegna +Che debba oggi Ottoman perder suo vanto, +E mirarsi atterrar ciascuna insegna, +Di forza ha l'asta d'AMEDEO cotanto, +Par tuttavia, che paventar convegna +Non trovi un giorno Rodi ultimo pianto, +E sotto Turchi non trabocchi al fine, +Sì l'armi impetuose ella ha vicine. + + +XXI + +Donna, se di mia scorta il Ciel ti priva, +Cresci l'unico erede; indi lontano +Fuggi, e di Rodi il precipizio schiva, +Ben certo a i guardi del giudicio umano; +Italia cerca, e de la Dora in riva +Riposa il piè su l'ammirabil piano, +Ove sotto buon scettro a ciascuna ora +Il valor cresce e la virtù s'onora. + + +XXII + +Sì parla, e 'n braccio da la madre prende +Il caro germe; ed ei rivolto al lume, +Che da l'elmo paterno intorno splende +Pargoleggiando ne trattò le piume; +Alceo lo bacia, indi a la madre il rende: +E non è, disse, di fanciul costume +Trastullando affisar ferri sì tersi; +O ce lo guardi il ciel da' casi avversi. + +/* + + +XXIII + +Fornito il favellar, cinto di brando +Così sen va, ch'a pena segna il suolo; +Falcon men pronto alza le ciglia, quando +Il buon maestro gli discioglie il volo; +Rimansi Cassinice, e sospirando +Giù per le guancie ella rinversa il duolo, +E fin ch'appare intentamente il guarda, +Poscia a le stanze ritornar non tarda. + + +XXIV + +In tanto de le trombe al suono acuto, +Sì tosto che di Febo è sorto il lume, +Folco dei fieri acciar non fa rifiuto, +Intrepido de' vecchi oltra il costume; +Copre di nobil'elmo il crin canuto, +Cui sopra fan cimier candide piume, +Onde scosse da l'aure a l'altrui vista +Non più vaghezza, che terror s'acquista. + + +XXV + +Occupa il colmo, e tra le penne ascosa +Siede sirena a riguardar tranquilla; +D'ambo i lati sul mar sorge spumosa +Fra mostri latrator Cariddi, e Scilla; +E l'aspre belve, e più la piaggia ondosa +Lunge di gemme e di tesor sfavilla, +E vibra intorno rai tra vampe accese +Di perle e di diamanti, altiero arnese. +*/ +/* + + +XXVI + +Portollo Armadio; ei de' ladroni avari +Già fu gran duce, e l'albergò Cirene, +Ove auree spoglie de' predati mari +Solea spiegar su le sicure arene; +Folco scelto campion contra i corsari, +Vincitor di costui troncò le vene, +E diede i membri sparsi al mar profondo, +Ed alzò su l'antenne il teschio immondo. + + +XXVII + +I legni armati, onde patì gran scempi +Per lungo spazio de' Cristiani il regno, +A Rodi ei trasse, singolari essempi +Ad infiammar l'altrui guerriero ingegno; +Le vinte insegne ei ne fe' dono a i tempi +Perchè di sua pietà fossero segno, +Ma l'alterezza de l'elmetto egregio +Appo sè riservò, come suo pregio. + + +XXVIII + +Di questo armossi immantenente, e crebbe +La sembianza real col gran cimiero; +Poi diede ai braccio immenso scudo, e l'ebbe. +Dal Re che di Bizanzio avea l'impero; +Per favella mortal mal si potrebbe +Narrar di quel metallo il magistero; +Il buon Bronzin, cui di tale arte lece +Corre ogni allor, con ogni studio il fece. +*/ +/* + + +XXIX + +Porsenna in arme la città di Marte +Con numerose squadre ivi circonda; +Rompe i legami, e tra le guardie sparte +Viensene Clelia a la paterna sponda, +La magnanima vergine con arte +De la mano e del piè percote l'onda, +E sospende per l'aria il crin lucente, +E soggioga il furor del gran torrente. + + +XXX + +Non lunge Orazio altier, perchè non cada +Sotto rio stuol di regnator perverso, +Solo sul ponte a la natia contrada +Scudo si fa contra il furore avverso; +Lui ricerca ogni lancia ed ogni spada, +In lui d'ogni arco è 'l saettar converso; +A lui vola ogni pietra, ed ei non teme +Piaga, nè morte, e formidabil freme. + + +XXXI + +Tal fa lo scudo; ed a gli umani sguardi +Vibrare armi lo stuol, ch'ivi fremea, +Splendere il foco, trasvolare i dardi, +E il fiume in corso mormorar parea; +Poscia i suoi fidi ad arrecar non tardi +La spada fur, che 'n reverenza avea, +E cui sacrò con venerabil mano +L'alto, che pastor siede in Vaticano. +*/ +/* + + +XXXII + +Così guarnito ei fa mirarsi, ed erra +Dintorno, e vangli i cavalier da lato; +E tuttavia de la rinchiusa terra +Di bellicose trombe udiasi il fiato; +Ne l'ora stessa a rinnovar la guerra +AMEDEO sorge, e si dimostra armato; +Fangli dintorno i cavalier corona; +Ei saluta cortese, indi ragiona: + + +XXXIII + +Guerrier sacrati; e tu di Rodi al regno +D'armi altiero maestro e di consiglio, +Ecco a' cenni di te pronto ne vegno +Or che s'innalza il bel mattin vermiglio; +Di salde torri io non vo' far sostegno +A nostra speme nel mortal periglio, +Nè trar da larghe fosse io voglio scampo, +Anzi pugnar per la vittoria in campo. + + +XXXIV + +Or chi sofferse guerreggiando offesa, +Rimanga, ed esca la robusta gente +Meco a pugnar ne la sì pia contesa; +Dio sovra i suoi rimirerà clemente, +Risponde Folco; e qual sublime impresa +Non fia la destra a terminar possente, +Da cui per duri oltraggi aspra vendetta, +E Rodi in don sua libertate aspetta? +*/ + + +XXXV + +Indi a' suoi duci egli parlò: prendete +Ciò che di forte in Rodi oggi dimora +Per mover guerra, e nel gran pian scendete, +Che de gli assalti omai vicina è l'ora; +Altro dirvi non deggio, usi voi siete +A la virtù, che vostri nomi onora; +Ed io, sì come è degno, ho da provarmi +Con esso voi nel grande orror de l'armi. + + +XXXVI + +Mentr'ei così dicea, scorge un scudiero +Per lui tener gran corridore a freno, +Che da le nari spande il fiato altiero, +E col ferrato piè zappa il terreno; +E dice: in questo giorno odio il destriero, +E vo', ch'ognun di voi l'odi non meno, +Instrumento di fuga; i nostri schermi +Siano le man ben pronte, i piè ben fermi. + + +XXXVII + +Allor seicento ivi rauna appena +Il buon Velasco; e 'l successor d'Enrico +Brisacco novecento altri ne mena; +E de l'armi turchesche aspro nemico +Mille a sua voglia Astor Baglione affrena. +In vece de l'Orsin; Lancastro antico +Con picciol schiera de le porte ha cura, +E stassi Ottario a custodir le mura. + + +XXXVIII + +Nè su le piume risonare intorno +Sentono d'arme i coraggiosi inviti, +Che dentro i valli al ritornar del giorno +Tornano a l'armi i sagittarj sciti; +Corrono entro il reale ampio soggiorno +I duci sommi a la sembianza arditi, +E stanno avanti ad Ottoman, ch'ardente +Armi dimanda indomito, fremente. + + +XXXIX + +Altri il busto real d'ostro, che splende +Chiaro più tra' Fenici, umil circonda +Sì che dal collo in sul ginocchio scende, +E d'aurei fregi, e di gran gemme abbonda; +Altri l'ostro superbo a cinger prende; +Indi la spada, onde di sangue immonda +Corse per l'Asia ogni riviera, ed anco +Onde Rodi tremò, gli appende al fianco. + + +XL + +L'acciar temprossi ne la Siria terra +Con lungo studio, e tra' miglior si scelse; +E d'oro, e di diaspro ove ei si serra, +Diaspro, ed or per nobile arte è l'else; +Poscia su l'elmo, alto ornamento in guerra, +Penne di più colori ergono eccelse, +Penne, cui rimirar senza paura +Alma di cavalier non è secura. + + +XLI + +Tra le superbe piume aspro minaccia +Guerrier centauro di piropo acceso, +Che col vigor de le robuste braccia +Saetta strai sul fulgido arco teso; +Sì nobile arme sotto il mento allaccia, +Onde ne vada il capo altier difeso, +Indi ampio scudo gli si porge al fine, +Che 'n temprarsi stancò regie fucine. + + +XLII + +Saldi diamanti al lucido orlo intorno +Splendeano ardenti, e dentro lor rinchiusa, +Dorato mostro e di gran gemme adorno, +Vedeasi atroce minacciar Medusa; +Acciar sì forte e sì pomposo il giorno +De' maggior rischi rivestirsi egli usa; +Però con questo a le dubbiose prove +Contra AMEDEO fuor de la tenda or move. + + +XLIII + +Pronto è 'l destriero, ed ei feroce ascende +Sovra il dorato arcion d'un leggier salto; +Ed il buon corridor tutto s'accende, +Che 'l Re conosce, al sanguinoso assalto; +Rivolge il guardo minaccioso, tende +L'orecchie, sbalza i piè ferrati in alto, +Alza i nitriti, e di canuta spuma +Il morso imbianca, e da le nari ei fuma. + + +XLIV + +Leardo era di pel, gli estremi crini +E la gran coda colorito a nero; +Aquila in cielo, e per lo mar delfini +Seco perdeano in divorar sentiero; +Fulmine ei si dicea fra' Saracini; +Crebbe a l'onda d'Eufrate, Armeno impero +E per uso di Regi indi ritolto, +Splendea fra gemme a meraviglia involto, + + +XLV + +Perla, che già nel sen l'Indo Oceano +Nudrì più scelta, ove riponsi il piede +Orna la staffa, e fiammeggiar lontano +Fra lampi di smeraldo il fren si vede; +D'oro è la sella, e per industre mano +Di rubin sparsa, cui terribil sede +Il gran tiranno, e co' più rei sembianti +Così grida i Bassà ch'avea davanti: + + +XLVI + +O non nati per l'armi a cinger spada, +Ma sotto sferze a travagliare un remo +In duri ceppi, ora ciascun sen vada, +E conti altrui, s'io sbigottisco e tremo; +Io sol vo' farmi a Rodi oggi la strada, +Io sol provarmi nel periglio estremo; +Toglietevi di mano ed archi e strali: +Ah lacci poco essercitati e pali! + + +XLVII + +Indi sen esce, e sul gran pian comparte +L'ordin de la battaglia; al manco lato +Pon Turacano, al destro il fier Giassarte; +Bostange al mezzo, e 'l fiero Alcasto ha dato, +I cavalieri a l'una e l'altra parte; +Così comanda, e ne l'acciar gemmato +Sul gemmato destrier lunge risplende, +E gli stuoli schierati a guardar prende. + + +XLVIII + +Volgesi or quindi, or quinci, e d'ogni tromba +Onor gli fan le Saracine genti, +Sì che la terra intorno, e 'l ciel rimbomba, +E rimbombano in mar l'onde frementi; +Ed ei sen va, qual di selvosa tomba +Esce antico leon, ch'or vibra i denti, +Or spiega l'unghie, se ruggito ei traggie +Tremano i monti, e le cinisie piaggie. + + +XLIX + +Ed ei dicea: fedeli, il cui valore +Ha tanti in Asia empi tiranni oppressi, +Che dansi a vostra man pregi d'onore +Per alcun tempo a nessun mai concessi, +A nove glorie rivolgete il core, +Eccovi innanzi i Rodiani istessi +Che più volte da voi sconfitti furo +Pur su questa campagna e su quel muro. + + +L + +Nè d'AMEDEO cura vi prenda, io solo +A quella destra foltamente ardita +Darò gastigo, o fuggirassi a volo, +O perderà la temeraria vita; +Vuò, che 'l veggiate palpitar sul suolo +Sotto il dolor de la mortai ferita, +E vi sia gioco sorridendo il vanto, +Che dentro Rodi il fa prezzar cotanto. + + +LI + +A sì feroci detti il varco apriva +Giocondo in volto, e d'ogni intorno egli erra; +E dovunque sul campo egli sen giva, +Nessun le labbra a le sue glorie serra: +Viva Ottoman, nuovo Alessandro, viva +La spada sua, ch'ha da domar la terra, +Monarca altier, soggiogator de' Regi, +Che 'l sommo Dio sovra ciascuno il pregi. + + +LII + +Così gridaro, ed oltra Rodi intesi +Ben lunge i gridi fur, tanto gli alzaro, +E tutti il petto a la vittoria accesi +L'ozio via men, che la battaglia han caro; +Già tirano le corde a gli archi tesi, +Ed a le spade d'affilato acciaro +Han le man sovra gli elsi; ogni asta è scossa, +Ed è presto ogni piede a prender mossa. + + +LIII + +In tanto Folco in belle spoglie ardente +I suoi seguaci a ben disporre attende; +Ei li congiunge a ripa, ove un torrente +Tra sassi dissipati aspro discende; +Quivi lo stuol de la non molta gente +A' Turchi in fronte quanto può distende; +Sta Spagna al destro, Italia al lato manco, +E nel mezzo ripone il popol franco. + + +LIV + +Ed allora AMEDEO pronto soccorso +Porge con note di sublime ardire: +Incliti cavalier, volgete il corso +Contra quegli empi, e saziate l'ire; +Petto non volgeran, che 'l dì trascorso +Ciascuno apprese a sol dover fuggire; +Spengasi omai l'aspro Ottoman, lui vinto +Casca de l'Asia ogni potere estinto. + + +LV + +Il forte acciar, che vi fiammeggia in mano +Non pur quì lascerà Rodi sicura, +Ma sgombrerà di doglia il gran Giordano, +Ma farà franche di Sion le mura; +Quale in battaglia a l'ardimento umano +Fu proposta giammai simil ventura? +Su, che n'aspetta di Sion sul monte +Celeste lauro a coronar la fronte. + + +LVI + +Mentre dicea, da le belle armi intorno +Spargeasi incendio di divin fulgori; +E qual di tersi raggi Espero adorno +Appar nel grembo de' notturni orrori, +Tale apparia; ma ripensando al giorno +Ove in guerra ei versò tanti furori, +Gelano i Turchi in rimirarli, e sanno +Ben divinarsi il non lontano affanno. + + +LVII + +Ma le parole, e de' lor duci i volti, +E del grande Ottoman gli alti sembianti, +E cotanti stendardi a l'aura sciolti, +E 'l suon de l'armi, e de le trombe i canti, +Possono sì, ch'a la temenza tolti +E fanti e cavalier spingonsi avanti, +Nè sul campo i Cristiani han tardo il piede, +E già fra loro il suoi sparir si vede. + + +LVIII + +Oltra misura coraggiosi e crudi +Par che con ali a piè ciascun s'affretti; +E nel primiero incontro urtansi scudi, +Percotonsi corazze, apronsi elmetti; +E quinci insanguinando i brandi ignudi +Sforzansi penetrar per entro i petti +Profondamente, e ne la furia immensa +Ciascun minaccia, e sul morir non pensa. + + +FINE DEL XII CANTO. + + + + +ANNOTAZIONI + +AL CANTO XII. + + +In quattro parole ne ha racchiuso l'argomento il Poeta medesimo: «Nel +XII fassi battaglia fra Turchi e fra Rodiani.» + +Nella st. 28 per indicare l'Imperatore di Costantinopoli, si dice--il +Re che di Bisanzio avea l'impero--Spiace al Cav. d'Urfè questo titolo +di Re dato ad un Imperatore, dicendo che i titoli si possono +accrescere, non già scemare; ma è censura troppo sottile; nè un canto +poetico è un diploma. + +Meno spregevole è l'osservazione che siegue: «Les armes d'Ottoman sont +descrittes trop au long et les choses qu'il y met ne sont d'aucune +substance pour le poeme, estant presque touttes des fables et choses +assez triviales.» Per altro nella stampa, la descrizione delle armi +non empie quattro stanze, e perciò non può dirsi troppo lunga; e se +non è di sostanza, è d'ornamento al poema. È vero che anche il cavallo +e gli arnesi che il coprono e l'adornano, hanno qui la propria +descrizione; ma questa similmente è breve, e i versi sono bellissimi. + +Aggiunge il critico una più severa osservazione, che daremo +succintamente, perchè il poema stampato in questa parte sembra non +rispondere esattamente al manuscritto esaminato dal Cav. d'Urfè. + +In primo luogo trova esser contrario ad ogni principio dell'arte +militare il rappresentar Folco, comandante della piazza stretta +d'assedio, che ne esce fuora a ordinare le schiere per la battaglia +campale. Ed è verissimo, comunemente parlando, che il comandante +supremo d'una piazza non esce in persona; ma chi ne assicura che tal +regola non possa avere le sue eccezioni? E parmi che qualche esempio +se ne legga nella guerra del 1813. + +Rimprovera in secondo luogo al Poeta, che faccia restare la città di +Rodi _quasi priva_ di difensori; ed anche in questo trova giustamente +un errore d'arte militare; ma nella stampa non si vede quest'abbaglio +così manifesto, come forse appariva nel testo a penna. + +Finalmente; non sa darsi pace il censore veggendo due o tre mila +cristiani presentar battaglia a 74 mila ottomani. Ma i poeti fanno di +questi prodigj, e de' maggiori: e poi, non è nuovo che pochi drappelli +d'europei abbiano l'audacia di venire a cimento con eserciti +d'orientali. La storia della Grecia antica può servire d'esempio. Ed +anche si vuol notare che i cristiani erano stretti dalla necessità ad +accettar la pugna; e che la vicinanza della città di Rodi gli +assicurava in qualche modo, coprendo un lato del loro piccolo +esercito; e offerendo un luogo di ritirata in caso di sventura. + + + + +CANTO XIII. + + +ARGOMENTO. + +_Ancide l'invincibile AMEDEO +Turacan, e le schiere a lui soggette; +Da Belïàl consolasi Asmodeo, +E van cercando alle a fuggir costrette +Turbe uno scampo; denso turbo e reo +Di polve contro alle Cristiane elette +Genti spingean; ma Dio dall'alto mira, +Ed il turbo infernal già più non spira._ + + +I + +Nel fier tumulto Turacan s'accorse +Al gran cimier, che d'ogni intorno alluma +Ove AMEDEO travaglia in armi; e sorse +Tale ira in lui, che da le labbra ei spuma; +E troppo osando colà giù sen corse +Con quel desio, ch'altrui le piante impiuma, +E fra gran gemme egli apparia nel campo +Quale in nubilo ciel fulgido lampo. + + +II + +La pompa e l'ira onde a pugnar si mosse +Ratto al grande AMEDEO fisse in pensiero, +Che pur de i Turchi il gran tiranno ei fosse: +E contra andogli oltra ogni creder fiero. +Turacano da lunge aspro 'l percosse, +Che molto al corso rimanea sentiero +Quando fece volar terribil ferro, +Onde in punta s'armava asta di cerro. + + +III + +L'asta sen vola a voto; ei s'appresenta, +Nè sol l'aspetto d'AMEDEO sostiene, +Anzi assalto gli dà, ma indarno il tenta, +Sì forte con la spada egli il previene; +Piagalo ne la gola, e non s'allenta, +Che dentro il petto gli secò le vene, +Ond'egli traboccò gonfio di rabbia, +E diè di morso a la nemica sabbia. + + +IV + +Infra i seguaci a vendicar lui pronti, +Corsevi squadra di valore altiera, +Usa già fra le selve, usa fra i monti +Orribil farsi ad ogni orribil fera; +In vece d'elmo ad inasprir le fronti +Portano teschio di crudel pantera, +E de la varia spoglia intorno cinti +Fra gli altri risplendean quasi dipinti. + + +V + +Giù dal profondo cor ciascun sospira, +Batte la fronte lagrimoso e geme, +Ma pur dove cader pallido il mira +Infuriato Mustafà ne freme: +Veggia mendici, a lor medesmi in ira, +I figli, e serva di lussurie estreme +La moglie, ei grida, da digiun costretta +Chi del caro signor non fa vendetta. + + +VI + +Cotal dicendo alza la spada, e crudo +AMEDEO strigne; ei che 'l furor discerne +Al ferir, che ne vien porge lo scudo, +Così l'offesa, e la minaccia scherne; +Ma dove quel selvaggio il corpo ha nudo +Caccia l'acciaro entro le parti interne, +E prima il ventre, e poi le reni impiaga; +Quei cade, e 'l campo di suo sangue allaga. + + +VII + +Ma la spada AMEDEO fatta vermiglia +Ver gli altri volse, ed a Rustan percote +L'orrida testa, intra l'irsute ciglia +Cala il tepido ferro oltra le gote; +Lungo singhiozzo e sanguinoso il piglia; +Vassene a terra; ivi le gambe ei scote, +E fatto in sul morir tutto di gelo +Con gli occhi cerca, e non ritrova il cielo. + + +VIII + +Allor per gran dolor quasi rabbioso: +Celebino empio, ah rio Macon, dicea; +Non Dio, ma se pur Dio, Dio neghittoso, +Saziati appien di nostra angoscia rea; +Il ferro intanto di ferir bramoso +Verso la fronte al gran guerrier scendea +Folgoreggiando; ma su l'elmo al fine +Non resse in penetrar tempre divine. + + +IX + +In mille scheggie se ne va qual vetro. +Spigne allora AMEDEO l'armata mano; +E quei dal cor, come ei la trasse indietro, +Rivi di sangue disgorgò lontano; +Freddo a toccarsi, a rimirarsi tetro +Caddeo repente, e fe' sonare il piano +Qual alto pin, ch'al fulminar trabocchi, +E morte oscura gli volò ne gli occhi. + + +X + +In sì forte tumulto oltre si spigne +Sinan da Tarfe già canuto in guerra, +Cresciuto in su le ripe, onde si strigne +Ermo, che ricco d'or sì nobile erra; +AMEDEO con lo scudo il risospigne +Feroce urtando, e quei trabocca in terra; +Ivi AMEDEO l'impiaga, ove è diviso +L'un ciglio e l'altro, e quei rimansi anciso. + + +XI + +Giunge Chendemo; ei già felice albergo +Faceva in Tarso ove pescar solea, +Poscia bramoso d'or vestendo usbergo +In se provò, s'avara voglia è rea; +Ratto per l'alta man trafitto il tergo +Ei ferma il piè, che sì leggier correa; +Ma nol fermava il vincitor, che forte +Caraman fere, e lo conduce a morte. + + +XII + +Allunga il braccio, e la temuta spada +Interna fier ne la sinistra tempia, +E spezza l'osso, e per sanguina strada +Va nel cerebro, e tutto il cranio scempia; +Forza è, che l'infelice a terra cada +E del nemico i desiderj adempia; +Or quì freme Megera, e 'n fier furore +Rugge di rabbia e infellonisce il core. + + +XIII + +Sferza ogni petto infuriando, e fiede +De' Turchi a dentro il cor, fiamma infernale +Sparge e strider che le procelle eccede +Gridando in suono a' fieri tuoni eguale: +Un sol nemico, ognun di voi sel vede, +Una spada soletta oggi v'assale, +Nè s'ardisce per voi, salvo fuggire? +E d'innalzar più gli occhi avrete ardire? + + +XIV + +Mille minacce allor, mille rivolte +Son piaghe incontro al gran guerrier, ma vane +Molte ne fa l'elmo divino, molte +Lo scudo invitto a le percosse umane, +Molte da gli archi e da la mira tolte +L'Angel faceva indi volar lontane, +Molte non manco che per l'aria scerne +Con destri salti il cavalier ne scherne. + + +XV + +Sì da gli strali e da le spade aita +Cercano indarno, e 'n trascorrendo il piano +Col gran ferro divin toglie di vita +Olfan, Zulemo, Beregir, Giorano, +Giaffer, Pirgo, Azamor; quinci smarrita +Fugge la turba la terribil mano, +E fatta al suono de le trombe sorda, +Nè di fè, nè d'onor non si ricorda. + + +XVI + +Qual s'orba tigre a le caucasee sponde +Le gregge affronta, o là vicino al Gange +Empia col morso, empia con l'unghie immonde +Mille gole apre e mille fianchi frange; +Rimugghiano le selve alte e profonde +A l'atro scempio e 'l pastorel ne piange; +Sangue intanto funesta ampio la terra, +Tal feroce AMEDEO s'inaspra in guerra. + + +XVII + +Sparso intorno di lampi e di fulgori +Vibra ne i petti altrui l'arme lucenti, +Crudo a mirar, come leon, che fuori +Dal chiuso vien de i lacerati armenti; +Versa dai torbidi occhi aspri furori, +Divampa, freme, alto dibatte i denti, +E de la vita il don contende e niega, +E tronca le man giunte, onde altri il prega. + + +XVIII + +Quinci di Turacan su quello instante +Mal sommersa in terror fugge ogni schiera; +E quando ad altro oprar non è bastante, +Lor fassi scorta inverso il mar Megera; +Mettesi in mente quella turba errante +Por su le navi, e sì camparla spera; +Ma non per tanto con volubil piede +A non molti AMEDEO fuggir concede. + + +XIX + +Aspro in valore ed in furor s'avanza, +Nè punto allenta la mortal battaglia, +Anzi di tuono ardente a la sembianza +Vince l'anima altrui pria che l'assaglia, +Tal soggiogando in guerra ogni possanza +Fende le lucide armi, i corpi taglia, +Infrange l'ossa, e d'atro sangue involto +Calca de gli atterrati il petto e 'l volto. + + +XX + +Sì dietro a i vinti egli sen corre a volo +Pure a le piaghe, ed a gli strazj intento. +Ivi fra tanti insanguinava il suolo +Usucassano impallidito e spento; +E sovra lui, come sommerso in duolo, +Innalzava un demon strano lamento, +Lamento tal, quale a demon conviene, +E bestemmiando inacerbia sue pene. + + +XXI + +Scorgelo un altro de lo stuolo inferno, +E gridava ver lui con guardi irati: +Asmodeo sì possente, or che discerno? +Ove lasci sepolti i pregi usati? +Fassi in guerra di Turchi aspro governo, +E tu quì piangi neghittoso e guati? +Nè per salute lor svegli l'ingegno? +Ora è ciò prova d'infernal disdegno? + + +XXII + +Io, benchè indarno procurar vittoria +Oggi mai possa d'Ottomano a l'armi, +Vuò tal de l'opre mie lasciar memoria, +Che Lucifero almen deggia lodarmi, +Gli risponde Asmodeo; s'odi l'istoria +Ond'io contristo il cor, non che biasmarmi, +Anzi compiangerai, s'oggi quì piango, +Di sì caro desir privo rimango. + + +XXIII + +Quì tacque, e dicea poi: di gemme e d'ori +Fa ben superba in Caria i suoi soggiorni +Carme, ch'accende co' begli occhi i cori, +Nè men gli accende co' sembianti adorni; +Costei fra le delizie e fra gli amori +Trasse de la sua vita i primi giorni, +E sormontando a la più salda etate, +Sempre fu liberal di sua beltate. + + +XXIV + +Di tutto ciò ch'a medicare il volto +Per arte femminile ha maggior vanti +Ella ebbe il fior ne le sue man raccolto, +Piacevole esca per novelli amanti; +Nè di ciò ben contenta, il pensier volto +Le vidi ad opre de gli occulti incanti, +E quivi io me l'offersi, ed in più modi +Fei serva sua bellezza a le mie frodi. + + +XXV + +Ove ella disiommi, al primo detto +De gli scongiuri suoi pronto volai, +E poi dentro aureo anel quasi costretto +Or le diedi risposta, or le parlai; +Per modo alfin la soggiogai, che 'l petto +Senza incendio d'amor non fu giammai, +Ed invogliata di desir perversi +Entro un mar di lascivia io la sommersi. + + +XXVI + +Volsersi gli anni, ed al natio paese +Un suo figliastro ritornò d'essiglio, +Forte in campo d'amor ne le contese, +Vivace il guardo, il volto avea vermiglio; +Veder d'ambedue lor l'anime accese +A me sembrava non vulgar consiglio; +Lei mossi, ed a lui contra ella s'accinse, +E lusingando finalmente il vinse. + + +XXVII + +Mentre gioconda e consolata appieno +Volgea la vita in dilettevol sorte, +Grave spavento contristolle il seno +Oltraggiando ad ogn'or tanto il consorte; +Ma breve fu, ch'ella temprò veneno, +E glielo porse, e lo condusse a morte; +Femmina al mondo d'ardimenti egregi +E degna che fra noi sempre si pregi. + + +XXVIII + +Posta in sua libertà via più s'accende, +E salvo che diletti, altro non pensa; +Infra giochi, e fra danze il giorno spende, +E fra vin generosi a nobil mensa, +Ma l'ore che nel ciel Febo non splende +Fra delizie più care ella dispensa; +Sì fatte leggi io prescriveva a Carme, +Quando Ottoman sonò la tromba a l'arme. + + +XXIX + +Sotto l'insegne del signor feroce +La fiera gioventù mosse le piante, +Nè fra 'l comune ardor manco veloce +Volle mostrarsi di costei l'amante; +Ella percossa di cordoglio atroce +Sparse caldi sospir, cangiò sembiante, +Stracciò le chiome d'or con dura mano, +Fece preghi e lamenti, e tutto in vano. + + +XXX + +Poichè piegar non valse i rei pensieri +Troppo ostinati a la crudel partita, +Mi scongiurò, che tra' Rodian guerrieri +Prendessi a guardia così nobil vita; +Io gliene diedi fè. Duci, nocchieri +Godono il vento ch'a partire invita; +Giungesi in Rodi, e quì fra tanti ancisi +Vivo lo conservai, come promisi. + + +XXXI + +Ma poco dianzi, quasi ria tempesta, +AMEDEO forte a nostri danni è sorto, +E per entro la strage atra e funesta +Il mio fedel, come tu vedi, è morto. +Non mi dannar s'io fremo; in questa testa +Per me si perde non leggier conforto, +Così pronto e veloce ei trascorrea +Ad ogni atrocità, quando il movea. + + +XXXII + +E forse lei, che di costui fia priva +Incontra me s'infiammerà di sdegno, +E de' consigli miei venuta schiva +Ad opre oneste volgerà l'ingegno: +Ah pera il dì, che su la Rodia riva +Ottoman venne a dilatar suo regno, +Sì dicea con parole aspre e dogliose +A Belial; ma Belial rispose: + + +XXXIII + +E che sento io? che di tua bocca ascolto? +Quale è tuo cor, chè sì trascorre ed erra? +Devesi altri turbar poco, nè molto +Quando un guerreggiator trabocca in guerra? +Il tuo fedel, che da la vita è tolto, +Pur nostro servo ne riman sotterra +Sposto a le fiamme eterne ed a i martiri; +Or non son questi alfin nostri desiri? + + +XXXIV + +Carme tosto saprà torsi ai tormenti, +E nudrendo nel cor novella arsura +Diverrà vaga d'amator viventi +Schernendo di costui la sepoltura; +In van teco vaneggi, in van paventi, +L'impudicizia sua troppo è secura; +Se co' stimoli tuoi punto la desti, +Farai caderla in più malvagi incesti. + + +XXXV + +Or le memorie lor copri d'obblio; +Ed incontro al valor de i campi avversi +Aggiungi i tuoi furori al furor mio +A pro de' Turchi, che sen van dispersi. +Megera di salvarli ebbe disio, +E verso l'Oceano hagli conversi; +Ma per la fuga lor, come si vede, +L'orribile AMEDEO non ferma il piede. + + +XXXVI + +Su, movi, e dispieghiamo ali leggiere +Là 've stan d'Ottoman legni infiniti, +Ed a raccor le fuggitive schiere +Lievi battelli raduniamo a i liti. +Così sen vanno; in tanto aste e bandiere, +Torme di cavalier spenti e feriti +Cadean sul piano, e si vedeano in corso +Molti destrier senza rettor sul dorso. + + +XXXVII + +Più nulla tromba con la voce orrenda +L'aria dintorno altieramente scuote; +E perchè de le turbe il cor s'accenda +Gli aspri tamburi nulla man percote. +Gridano i duci; ma non è ch'attenda +Alcun guerriero a l'animose note; +I cor tremanti, impalliditi i volti, +E son tutti a la fuga i piè rivolti. + + +XXXVIII + +In questo punto, ch'a la turca gente +Di sua salute ogni sentier si toglie, +Scorge Megera, e giù nel cor dolente +Più sdegno cresce, e più furor raccoglie; +Per le spumose labbra un mugghio ardente +Dal petto arrabbiatissimo discioglie, +E da lo sguardo spaventoso e fosco +Schizzano gli occhi immedicabil tosco. + + +XXXIX + +Ponsi le mani in su la testa e forte +Straccia le serpi, che rigonfie ed empie +Fischiano d'ira; ed in più groppi attorte +Armano il crin de l'infocate tempie; +Pensa de' Turchi a divietar la morte, +Ma non ben de' pensieri alcun s'adempie; +Fra tanti rifiutati al fin solo uno +Al fierissimo cor sembra opportuno. + + +XL + +Ella sul campo, ove l'eccelse prove +Son d'AMEDEO, tutto di nebbia involve, +E sveglia vento procelloso e move +In contra il gran Campion nembi di polve; +Qual se per giogo alpin grandina e piove, +E l'aria in neve aspro aquilon risolve, +Vinto per via da la brumal tempesta, +Chiudendo gli occhi, il peregrin s'arresta. + + +XLI + +In tal modo il guerrier ferma le piante +Intenebrato da la sparsa arena, +E da le tante piaghe e da le tante +Morti la destra, ed il fier brando affrena; +Ma la furia infernal cangiò sembiante, +E stretta intorno a se l'aria serena, +Quasi di corpo uman si ricoperse, +E quale è Megapente, altrui s'offerse. + + +XLII + +Costui sul Gange in India ebbe gran pregi, +E di bugiarda santità fu chiaro +E sen fuggì, perch'annunziando a' regi +La lor malvagità, forte l'odiaro; +Quinci trattò di Ponto i duci egregi, +Ed a la fine in Caria ebbe riparo, +Donde movendo le velate antenne +Con gli esserciti a Rodi egli sen venne. + + +XLIII + +Quì fatto singolar d'alto sapere, +Le glorie sue presso ciascun son note; +Costui simiglia il mostro, e tra le schiere +Del morto Turacan trova il nipote; +Giovin superbo, che le chiome ha nere, +E che di negro pelo empie le gote, +E ch'orgoglioso, e che soverchio osando +Non tende l'arco, e non si cinge il brando. + + +XLIV + +Sol fra le turbe e fra l'orror di Marte +Con fulgida bipenne entra in battaglia, +Che parte punge orribilmente, parte +Con sottil filo orribilmente taglia; +Sparso il ferro è di fregi e tale è l'arte +Che d'altre arme il lavor non gli s'agguaglia; +Era il manico avorio, e 'n varj modi +Ben stelleggiato di dorati chiodi. + + +XLV + +A sì fatto guerrier fassi d'appresso +L'atra Megera, e gli dicea: Tirinto, +In questo giorno da l'infamia oppresso +Il nostro pregio rimarrassi estinto. +Io mi credea, che 'l Rodïan concesso +A noi fosse oggi incatenato e vinto, +E con le turbe lor spente e mal vive +Saldare il danno de le patrie rive. + + +XLVI + +Ma noi fuggiamo, e femminil spavento +N'empie le vene, e tutto il cor n'agghiaccia; +Or dove dileguò nostro ardimento? +Non abbiam spirto in sen? non abbiam braccia? +Mira la forza de l'orribil vento, +Ch'al nemico crudel percote in faccia, +È soccorso del ciel; stringiam la spada, +Ed apriamo a vittoria omai la strada. + + +XLVII + +Così gli disse, e rinfrescogli in petto +La rimembranza de l'usato ardire, +Onde il prese di guerra alto diletto, +E d'acerba vendetta ebbe disire. +Già tutto sparso di furor l'aspetto +Dentro le ciglia ha le minacce e l'ire, +Gonfio di lena il fianco, il piè non tardo, +E 'l polso de le man via più gagliardo. + + +XLVIII + +Per cotal guisa indomito, focoso +Verso Tersandro a lui vicin favella, +Tersandro d'Atalanta amato sposo, +Al già fier Turacan sola sorella; +Quel, che da gli occhi nostri or s'è nascoso +L'indiano Megapente in van s'appella; +Egli è messaggio sovrauman, chè tali +Non si movono andando i piè mortali. + + +XLIX + +Ed io repente a le sue voci acceso +Sentomi franco, ed ho guerriero il core, +E l'usato vigor non m'è conteso, +Anzi a la destra mia cresce il valore. +Gli risponde Tersandro: hai ben compreso; +Anch'io di me medesmo or son maggiore, +Ho le piante leggiere, il braccio ho saldo, +E via più che l'usato il petto è caldo. + + +L + +Proviamci a l'armi, e d'acquistar si tenti +L'alta vittoria ad Ottoman dovuta; +Non disperiam, che tra l'armate genti +De la guerra il tenor spesso si muta. +Udendo il cavalier sì fatti accenti, +Nessun periglio di morir rifiuta, +Vago de l'opre e de gli essempi altieri, +Cotanto arde Megera i suoi pensieri. + + +LI + +Ed ella vola, e suoi veneni spande +Fra le turbe oggimai senza possanza, +Che rivolte a fuggir per varie bande, +Solo han posta ne i piè la lor speranza; +Ciascun la spada d'AMEDEO sì grande, +Ciascun volge in pensier l'alta sembianza +De l'orribile Eroe, quando li trova +Il mostro inferno, e rinfrancargli prova. + + +LII + +Parla a Cefiso, a Foroneo ragiona, +Agita Trasimede, agita Eurota; +Gente, che di valor porta corona, +E che del duce morto era devota: +Deh come è, che virtù sì n'abbandona? +Come è, che 'l nostro acciar più non percota? +Squadra di premi e d'ogni onor ben degna, +De le vostre minacce or vi sovvegna. + + +LIII + +Quando di Caria si sciogliean le sarte, +Rodi a le vostre destre era vil guerra, +Per le labbra di voi le voci sparte +Volean d'Europa soggiogar la terra; +Italia, Roma, il popolo di Marte, +Ciò, che da' sette colli entro si serra +Allor si riponeva in fiamme e 'n pianti, +Ed ora in lungo obblio son posti i vanti? + + +LIV + +Perchè non sento quì l'altiere voci, +E non rimiro le sembianze istesse? +Rimembrate quei dì tanto feroci; +Io dimando ora a voi vostre promesse. +Per questi gridi divenute atroci +Le turbe dianzi da viltate oppresse +Stringonsi vivamente a le lor scorte, +Da se sgombrando il vil pensier di morte. + + +LV + +Qual fieri lupi entro selvaggia sponda, +In cui fer scempio di lanoso armento, +Sen vanno addrappellati, ove bella onda +Spande con mormorio fonte d'argento; +Orribil vista! d'atro sangue gronda +L'ingorda bocca, e ne rosseggia il mento, +Ardono gli occhi, e l'arator lontano +Guarda tremante; egli bestemmia in vano. + + +LVI + +Cotal moveano, e con sembianze orrende +Ciascun per gli occhi sfavillava d'ira; +Ma dal gran seggio, ove immortai risplende +Il sempiterno Creator sel mira, +Nè pria col cenno a comandarlo prende, +Che il turbo inferno più quà giù non spira, +E sul mosso terren posa l'arena, +E l'aria per lo ciel fassi serena. + + +LVII + +Ed ecco in alto un fiammeggiar profondo +Correa di tuoni orribile infinito; +Traggo al rimbombo l'Ocean dal fondo +De gli antri spaziosi ampio muggito; +Tutto si scuote il ciel, si scuote il mondo, +Si scuote infra gli abissi il gran Cocito; +Ed orrendo AMEDEO spegne e minaccia +Il campo avverso, e ne la fuga il caccia. + + +FINE DEL CANTO XIII. + + + + +ANNOTAZIONI + +AL CANTO XIII. + + +«Nel XIII. si continua di narrare la battaglia.» In queste pochissime +parole strinse il Chiabrera l'argomento del Canto. + +Il cavaliere d'Urfè nota in primo luogo, che non doveva il Poeta far +combattere i due eserciti, quanto si stendono quasi due canti--sans +qu'Amedee y soit.--Questo difetto sarà stato nel MS; ma non è nella +stampa; dove il verso 3 della st. I ci rappresenta _Amedeo_ che si +_travaglia in armi_; e nella st. 5 il veggiamo ferire a morte uno de' +turchi più. valenti, nominato _Mustafà_. Che anzi il critico stesso, +dimenticando ciò che dianzi avea detto, ripete l'osservazione già +fatta ne' canti precedenti «que tous les combats d'Amedee sont +commancez et finis d'un seul coup» Se non che allora così scrisse +generalmente di tutti gli scontri d'un guerriero contro dell'altro; e +qui rinnova la querela in modo speciale per Amedeo. A dire il vero, +non può negarsi che i singolari combattimenti descritti dal Tasso con +tanta varietà di avvolgimenti e di ferite, non sieno spettacolo più +bello e più gradito che non i colpi mortali del Duca di Savoja; ma si +potrebbe dire non meno, che l'Autore della Gerusalemme trasportò in +Palestina e tra' combattenti le finte pugne delle giostre che vedeva +in Ferrara alla corte degli Estensi. + +Assai ragionevole mi sembra un'altra obbiezione del critico; ed è +quella che cade sopra le stanze 20. 21. e seg.: »Le discours d'Asmodee +est (leg. _et_) de Belial seroit plus propre d'estre omis, parce qu'il +ne sert de rien au poeme et sinon a faire parler des demons, qui ne +sont que trop ordinaires en cet oeuvre, et mesmes qu'ils ne doivent +iamais estre represantez que pour chose entierement necessaire.» + + + + +CANTO XIV. + + +ARGOMENTO. + +_Reina a Coleo, i suoi guida Anacarsi, +In favor d'Ottomano, all'alta impresa: +Quì fatta amante osò di vezzi armarsi, +E al core d'AMEDEO far dolce offesa; +Ma le lusinghe e i vezzi furon scarsi, +E al core d'AMEDEO fece difesa +L'alma grazia del Dio che lo seconda; +Però la stolta si affondò nell'onda._ + + +I + +Mentre più sempre a le terribil prove +Vibrando l'armi il gran Guerrier s'accende, +Ognor d'anime turche un nembo piove +Giù ne l'abisso intra le fiamme orrende. +Sì fatto strazio a riguardar commove +Tutto l'inferno, e meraviglia il prende; +E Tesifone ria chiaro argomenta +Mal d'Ottoman per quella turba spenta. + + +II + +Dice il demon: corsi già son duo mesi +Che forte a Rodi si guerreggia intorno, +E de' Turchi fra noi veggio discesi +Più che 'n tutti quei tempi in questo giorno; +Or da qual asta i Cristian difesi +Son colà su, ch'ad Ottoman fan scorno +Sì feramente? ed han la man sì forte +Che le falangi sue traggono a morte? + + +III + +Dunque fia ver, come diceva Aletto, +Ch'a prò di Rodi il Correttor superno +Aggia per la vittoria un duce eletto? +E costui fa de' Turchi un tal governo? +Vederlo io vuò; quinci riarsa il petto +E gonfia di furor lascia l'inferno, +E vien de l'aria a contristare il lume, +E sopra Rodi al fin ferma le piume. + + +IV + +Vede colà, nè senza sdegno il vede, +Del sangue turco rosseggiare il piano, +E che tremando rivolgeva il piede +Da l'invitto AMEDEO ciascun lontano; +Ella n'arrabbia, ed a tentar si diede +Come quel scempio ella non vegga in vano; +Ed ecco da vicin visto le venne +Piegarsi in porto più velate antenne. + + +V + +Eran dodici prore, altieri legni, +Tutte di smalti variate e d'ori, +In cui vegghiando più famosi ingegni +Impressero d'avorio almi lavori; +Quivi di Colco abbandonati i regni +Son mille scelti infra guerrier migliori +Che a fatica di Marte usino armarsi, +E la Reina lor detta Anacarsi. + + +VI + +Costei già di Caffà tra le foreste +Si spose a morte; ivi salvò la vita +Perchè da l'unghie de le belve infeste, +Mirabil cosa a dir, fu reverita; +Questa salute sua grazia celeste +Si reputò, come ella fu sentita; +E parto tanto singolar nutrire +In cor di nobile uom sorse desire. + + +VII + +Quinci cresceasi, e con paterna cura +Ne la città; ma non rivolse a pena +Dieci anni il Sol, ch'ella a ciascun si fura, +E tra solinghi boschi il viver mena, +Tutta gioconda ivi le membra indura +Sotto freddo rigor d'aria serena, +E sempre che da l'alto il mondo accese +La gran lampa di Febo in gioco il prese. + + +VIII + +Era suo studio travagliare in corso +Per silvestre cammin cerva leggiera +E cerviero atterrare, e piagare orso, +Terror de' boschi, non fallace arciera; +E de l'orride spoglie ornava il dorso, +E quasi di trofeo ne giva altiera, +Nè men per l'ampie valli era possente +A soggiogar notando ogni torrente. + + +IX + +Per tal modo se stessa ella consiglia +Passar nascosta la fiorita etate; +Ma s'alcun la mirò, che meraviglia +In raccontar di lei l'alma beltate! +Di quì mossa la Fama un volo piglia +E narra l'eccellenze altrui celate, +E tanto de la donna i pregi spande, +Che varco le s'aperse a venir grande. + + +X + +A' popoli di Colco il fren reggea +Autumedon ne le stagioni istesse, +E per moglie al figliuol, che solo avea, +Donna cotanto celebrata elesse; +Dunque fra l'erme balze in che vivea +Spedì messaggi e suo desiro espresse. +Tosto Anacarsi a quel pregar s'inclina, +Colpa stimando il non si far reina: + + +XI + +Pronta mettesi in strada, e quando omai +Era al seggio real lunge non molto +Udì, come del Sol perdendo i rai +Il promesso consorte era sepolto; +Non sbigottissi, anzi sforzando i guai +Del vecchio Autumedon s'offerse al volto; +Ed ei vistala tal fece disegno +Di dirla erede, e di lasciarle il regno. + + +XII + +Nè fu pentito; ebbe Anacarsi in mano +Quinci lo scettro, e con sì gran valore +Il resse poi, che sofferirlo strano +Non parve a Colco, anzi gli parve onore. +Di sua real virtù presso e lontano +Si sparse grido, e n'infiammaro il core +D'ardentissimo amor principi e regi; +Ma si voltò di castitate a i pregi. + + +XIII + +Sdegnò compagni, e solitario letto +Era suo voto; i giusti altrui pensieri +Onorar con mercede ebbe diletto, +E mostrava al malvagio atti severi; +Sovente armava di corazza il petto, +Ed ergeva su l'elmo alti cimieri, +E tra le squadre de' nemici sparte +Vibrò vittoriosa asta di Marte. + + +XIV + +Sì fatta donna a navigar si mosse +Per approdar la Rodïana foce +Sì perchè brama il fiero cor commosse +Di farsi nota ad Ottoman feroce, +Sì che le piaggie sue spesso percosse +La gente altiera da la bianca Croce, +La qual veggendo a le vendette esposta, +Di profondarla in duol s'era disposta. + + +XV + +Però da' suoi guerrier tolta ogni posa, +Scender li fea su l'arenosa riva. +Ed ecco che fremente, impetuosa +La perversa Tesifone appariva; +Da la forma de' manti, onde è pomposa, +E da le note, che formarla udiva, +Che vien nemica a' Cristian comprende, +Onde umane sembianze il mostro prende. + + +XVI + +E così le dicea: Regia donzella, +Che d'ogni sommo Re vinci la gloria, +Se quì tu vieni a sanguinar quadrella, +Oh quale al mondo lascerai memoria! +Già su la gente di Macon rubella +Ottien quasi Ottoman piena vittoria, +Mostrando suo valor sotto le mura, +Ma lungo il mare i Turchi hanno sventura. + + +XVII + +Quivi un solo guerrier può tanto avanti, +Che nostri stuoli ha dissipati e sparsi; +Se tu domi costui, sovra i tuoi vanti +Non ha certo Ottoman di che vantarsi. +Rasserena i magnanimi sembianti +Di novello splendor l'alta Anacarsi, +E fa le ciglia di più rai gioconde +Quasi a lieta novella, indi risponde: + + +XVIII + +Perchè l'amore, ed il valor sia chiaro, +De' quali armata a ritrovar vi vegno, +Da tua bocca sentir non ho discaro +De la gente diletta il rischio indegno. +Quì pose fine al dir, poi ch'Aldemaro +A lei venisse con la man fe' segno; +Uom già canuto, tra' guerrieri uffici +Esperto, e primo infra i reali amici. + + +XIX + +A lui dicea: fa ch'a marciar si metta +La gente d'armi, ed a me venga appresso; +Io me ne vo colà dove m'affretta +Questo buon messaggier del campo oppresso. +Ciò detto s'arma di faretra eletta +Fra cento d'oro; ed era l'oro impresso +Di scintillanti stelle in ciel notturno; +Carca poscia la man de l'arco eburno. + + +XX + +Cingesi spada, ed ivi appar scolpito +Cinghial, che i curvi denti empie di spume; +Ma su l'elmo d'acciar, d'oro guernito, +Scotesi verso il ciel bosco di piume; +Ella in gonna succinta, al piè spedito +Noia non fa; Termodonteo costume, +Gonna, ove abbaglia altrui porpora coa, +E gemme nate di rugiada Eoa. + + +XXI + +Tal sen va ratta ove il demon la scorge; +Tigre parea, che belle macchie adorna, +A' Libici pastor temenza porge +S'a far strage d'armento unque ritorna. +Ma non però sì vaga in ciel risorge +L'alba tra varii fior quando s'aggiorna, +Ch'a pregi di costei non ceda molto, +Tanta bellezza le fiorisce in volto. + + +XXII + +Dicea la Furia a lusingarle il core: +Certamente del cielo alto messaggio +Quì de i perigli misurando l'ore +Ha prescritti gli spazj al tuo viaggio; +Chè 'n mezzo l'armi a dimostrar valore +Non ha il popolo nostro oggi coraggio, +E ne la mente sua viltà ricopre +Del tempo andato le lodevoli opre. + + +XXIII + +Pur col primo apparir di tua sembianza +L'afflitto cor gli si farà giocondo; +E qual nemico orgoglio? e qual possanza +Incontro a te non rimarrassi al fondo? +O de' fedeli tuoi salda speranza, +Di chi nascesti, onde venisti al mondo? +Ma ne richieggio in van, chiaro si vede +Ch'alcun nume celeste a noi ti diede. + + +XXIV + +Favellando così, poco lontano +Fecesi al campo, ove confuse insieme +Fuga prendeano, e da la nobil mano +Poco le turbe di salvarsi han speme; +Nube di polve sollevar dal piano, +E percotere il ciel querele estreme +Vede Anacarsi, e ne l'ignobil guerra +Aste, ed insegne ricoprir la terra. + + +XXV + +Quinci parte nel cor s'infiamma d'ira, +Parte al popolo vil porge ardimento, +E lo conforta e lo minaccia; e mira +Alfin, ch'ogni opra va dispersa al vento. +Però ne' gran tumulti il ciglio gira +Se trova il Duce, onde quel campo è spento, +E mentre in varia parte affanna il guardo, +Pon su la cocca immedicabil dardo. + + +XXVI + +Era a veder, quale è cercando il lito +Libico arcier d'aspro leone in caccia, +Che se l'orrida belva alza ruggito +Tra' cari armenti, il pastorel n'agghiaccia, +Ed ei feroce, e ne i perigli ardito +D'insolito vigor sparge la faccia, +E sfavilla per gli occhi e corre al varco, +E disposto al ferir contorce l'arco. + + +XXVII + +Sì la vergine orrenda in varia strada +Cercando il duce le vestigia volve +Fin che vien, dove il campo apre e dirada +Il fortissimo Eroe tra sangue e polve: +Ella mira il vibrar de l'aurea spada, +Come de l'altrui vita i nodi solve, +Come sparge terror; quinci ripiena +Di stupor non usato i colpi affrena. + + +XXVIII + +E poscia in riguardar quale alto ascende +Fulgor da l'elmo, e da lo scudo, e quale +Vivace lampo di bellezza splende +Di lui nel volto a gli immortali eguale, +Isconosciuto affetto il cor le prende +E di nova pietà forza l'assale, +Nè par, che senza universal disdegno +Spegnersi possa un cavalier sì degno. + + +XXIX + +Così dentro commossa empie la mente +Dianzi feroce d'un pensier novello, +Quasi altra da se stessa; indi repente +Disarma l'arco del mortal quadrello, +E placando le ciglia, il raggio ardente +De lo sguardo guerrier torna più bello; +E tale al grande Eroe fassi vicina, +E con regia alterezza a lui s'inchina. + + +XXX + +Rivolto de la donna al gran sembiante +Mansueto AMEDEO prende a mirarla, +E sprezza il campo che fuggia tremante, +Togliendo il corso al piè, per ascoltarla; +Ma la bella Anacarsi in quello istante +Sciogliendo voce Italica gli parla, +Che da Ligura gente infra 'l paese +Già di Caffà quello idioma apprese. + + +XXXI + +Dice: signor, ben crederò, che sorga +Gran meraviglia nel tuo nobil petto +Quando improvviso avvien, ch'oggi tu scorga +Donna infra le battaglie al tuo cospetto, +Ed avverrà, che via maggior ne porga +Il mio pensier, come da me fia detto; +Ma fra grandi è ragion, che 'l mondo veggia +Cose trattarsi, onde stupir sen deggia. + + +XXXII + +Or di me narrerò: come sia nata, +E di che sangue è la notizia oscura, +Tuttavia splendo a sommo seggio alzata +Figliuola di virtute e di ventura; +Mio regno è Colco, e di mia destra armata +Con altrui pianto la memoria dura +Là per la Scizia, e non cadrà per certo +Fin che di guerra non s'invidii al merlo. + + +XXXIII + +Di colà mossi, ed a venir fui presta +Ad Ottoman, per travagliar con l'armi +L'altiera gente al suo gran scettro infesta, +E sì forte signor quinci obbligarmi; +Ma tal prodezza in te si manifesta, +Che 'l pregio d'Ottomano un sogno parmi, +E senza il suo poter la mia possanza +Sollevar fino al ciel prendo speranza. + + +XXXIV + +Che s'a' miei regni legge dar non schivi, +Ed a me stessa, ove non fia, che 'n terra +De' nostri nomi lo splendore arrivi? +E di nostre armi lo spavento in guerra? +Ove il sol cade, ed ove sorge, quivi +Indarno ogni nemico il varco serra, +Ch'abbatterassi; e fra' lamenti sparsi +Rimireransi nostre insegne alzarsi. + + +XXXV + +Nè come cosa vil per te si spregi +Ciò, che da me supponsi al tuo volere; +Credi, che me ne fer ben mille Regi +Arsi da desiderio alte preghiere, +Ed io le rifiutai; titoli egregi, +E di vero valor corone altiere +Ho fin quì ricercato; or che le trovo, +Con alma accesa inverso lor mi movo. + + +XXXVI + +Così diss'ella: e folgoreggia viva +Fiamma da gli occhi suoi mentre li gira +Verso il campione; ed il campion, ch'udiva +Sì fatta offerta, in se medesmo ammira, +E ben fermato di non trarre a riva +Quella opera d'amor, ch'ella desira, +Pensando va, come cortese neghi +A la donna il piacer di che fa preghi. + + +XXXVII + +Onde così parlò: felice appieno +Il grembo di colei, ch'a noi ti diede, +Qualunque è stata; e non felice meno +La patria terra, ove fermasti il piede; +Quale veggio splendor? quale sereno +Che del bel di là su ne può far fede? +E quale oggi beltà splende fra noi +Non vista pria, nè da vedersi poi? + + +XXXVIII + +E s'a ciascuno il tuo valor sovrasta, +E durar teco in arme altri non vale +Cingendo il brando; o s'abbassando l'asta +Su spumante destrier non trovi eguale, +Meraviglia non è; chè non contrasta, +Ad immortal virtù forza mortale; +Ed a vergine tal darsi vittoria +È per l'uom vinto incomparabil gloria. + + +XXXIX + +Di quì certo a ragion sommi guerrieri, +Ed hanno incliti Re l'animo acceso; +E come no? donna, tuoi pregi altieri +Vincono d'ogni donna il pregio inteso; +Ma non convien, che tanto bene io speri +Da sì forte cagion viemmi conteso; +E dolermen dovrei, ma che? non lice +Farsi per ogni via quà giù felice. + + +XL + +Io meco ho sposa, e me la diede Amore, +E di più figli la mia reggia è lieta; +Che si pareggi al tuo non ha valore, +Ma non per tanto i miei desiri acqueta; +Altra sposarne, o dare ad altra il core, +Il Dio grande, ch'adoro il mi divieta; +Ed ei de' falli altrui piglia vendetta, +Però mi scusa, e mie ragioni accetta. + + +XLI + +La vergine real, come orgogliosa, +E da ciascuno ad ammirarsi avvezza, +Quando meno il pensò, quasi vil cosa, +Sentendo disprezzar la sua bellezza, +Vassene fuor di se; pensa sdegnosa +Vendicarsi di lui, che la disprezza, +Pensa preghiera rinnovare ardente, +Ma d'ogni suo pensiero indi si pente. + + +XLII + +Così confusa nè può far parola, +Nè sa tacere, onde s'arrabbia e strugge; +Alfine a gli occhi d'AMEDEO s'invola, +E di lui vergognando ella sen fugge; +Cerca piaggie romite, e quando è sola +Versa dolor, come leon che rugge, +E dal colmo veggendosi caduta +De l'alte glorie sue, vita rifiuta. + + +XLIII + +Dunque, dicea, fra' Rodïan fian conte +Tante mie colpe? ed avverrà ch'uom dica +Le mie preghiere? e le ripulse e l'onte? +E mi predicheran come impudica? +Colui non pur solleverà la fronte +Per l'atterrata gente a lui nemica, +Ch'a se medesmo crescerà gli onori +Per miei derisi, e vilipesi amori? + + +XLIV + +Pera quel giorno, ch'a venir quì presi; +E se pure a tal fin la reggia altiera +Trasportarmi dovea, quando v'ascesi +Per altrui don, pera quel giorno, pera; +Così porto terror? questi paesi +Domo così? così pugno guerriera? +Oh bel trofeo, che vana, e che lasciva +Oggi m'innalzo in su la patria riva! + + +XLV + +Deh che pregai? deh che rivolsi in mente? +Che mi cosparse di veneno il petto? +Forse fu lui, che da la volgar gente +Fra tante meraviglie Amor vien detto? +S'è così fatto Amor veracemente, +Ei fu di tigre, e di leon concetto, +E da perversi mostri ebbe governo, +E bevè per suo latte onda d'inferno. + + +XLVI + +Or che farò? se 'n Colco unqua ritorno, +Da quei Regi il mio biasmo ecco cantarsi; +Se nel Regno di Rodi io fo soggiorno, +Pur oggi i falli miei vi fian cosparsi, +Ed udralli Ottoman; cotanto scorno +Non è da sofferir per Anacarsi; +E se contra il desir stata è mal forte, +Emenda farne le convien con morte. + + +XLVII + +Ma perchè m'abbandono? a che non stringo +La spada, e volgo il piè su quelle arene? +Chè non trovo quell'empio? chè non tingo, +Chè non lavo la man ne le sue vene? +Misera me, che i miei furor lusingo; +Giacciasi estinto, or quale onor men viene? +Ella si vendicò, diran le genti, +De' suoi non accettati abbracciamenti. + + +XLVIII + +No, no; tutt'altro è in van; solo il morire +A tanto affanno, a tanto obbrobrio avanza, +Sì freme, e fra l'asprissimo martire +Omai di forsennata avea sembianza, +Indi con forte piè prende a salire +Rupe deserta, che di belve è stanza, +Le cui sublimi e solitarie sponde +Del mar spumante percotevan l'onde. + + +XLIX + +Quì sta pensosa; e così grida al fine: +Deh perchè di Caffà le selve ombrose +Già mi salvaro e quelle balze alpine? +Ed in quel folto orror le fere ascose +Chè non fero di me strane rapine, +Allor che la mia vita ivi s'espose? +E de le membra con orribil strazio +Loro digiun non rimiraron sazio? + + +L + +Ma non è tempo omai da più gir presso +A sì fatti pensier; le mie giornate +A fin son giunte, o morte, io mi t'appresso, +Raccogli tu le membra egre, affannate, +E se nume è là giù, cui sia commesso +D'un'anima dolente aver pietate, +Voglia d'un prego sol farmi contenta, +Ed è celarmi altrui poi che io sia spenta. + + +LI + +O luce, o sol, che per le vie supreme +Corri tra' rai, d'ogni occhio almo desio; +O scettri, onde gioir tanta ebbi speme, +O reggia, o Colco, ecco io vi dico addio; +Queste, ch'io fo son le parole estreme, +Ch'omai fia ne gli abissi il parlar mio. +Sì disse, e traboccossi; il mare aperse +Con un grave rimbombo, e si sommerse. + + +LII + +Erano intanto a guerreggiar feroci +Fatti al grande AMEDEO poco lontano +Gli esserciti di Colco, e più veloci +Sempre Aldemaro gli scorgea sul piano, +E Tesifone ria con nobil voci +Pur si manifestava in volto umano, +E lor fierezza a mantener più viva +Su la morta Reina ella mentiva. + + +LIII + +Così dicea: deh rinforzate i passi, +Guerrier di Colco, in duro tempo apparsi +Rodi a domar, chè sbigottiti e lassi +I Turchi per lo campo omai son sparsi: +È ver ch'a fronte, e coraggiosa stassi +Contra il fiero AMEDEO l'alta Anacarsi, +È certo ver, ma non è buon consiglio +Lasciar sua vita in sì mortal periglio. + + +LIV + +Così dicendo stimolava i petti; +E non men per la via forte Aldemaro +Al parlar del demon giunge suoi detti: +Popol di Colco in guerreggiar ben chiaro, +Sarà mestier, che voce d'uom v'affretti +In questo tempo a maneggiar l'acciaro? +In questo tempo, ove crudel battaglia +De l'inclita Reina il cor travaglia? + + +LV + +A queste note i cavalieri armati +Movean per la campagna i piè leggieri, +Qual per i colli, o per gli aperti prati +Su rapide orme se ne van levreri, +Quando con strida, o dando il corno a i fiati, +Gli spinge per salvatici sentieri +L'ingordo cacciator, ch'avvampa d'ira +Per lieve cerva che fuggir si mira, + + +LVI + +Tal vien quel stuol, ma da lo stuol converso +De' Turchi in fuga egli è per via percosso +Sì fieramente, che da pria disperso +E fu seco a fuggir poscia commosso; +Acqua di fiume rassembrò, che verso +Il mar sen va tutto agitato e grosso, +Da cui sospinta indietro, al fin spumosa +Ristagna in grembo di campagna erbosa. + + +LVII + +Ma d'AMEDEO via più sfavilla il core, +E più divampa di disdegno in faccia, +E circondato da divin fulgore +Più con orride voci altrui minaccia; +Sembra leon, che per selvaggio orrore, +Secco le fauci, va ruggendo in caccia, +O tuono, ch'arde inaccessibile alpe, +O mar, ch'atroce inonda Abila e Calpe. + + +LVIII + +Infocata Tesifone discerne +Omai di Rodi la vittoria, e dice: +Ecco l'umane, ecco le forze inferne +Uscite indarno; or che tentar più lice? +Ma se con l'armi onnipotenti, eterne +AMEDEO sorge a trionfar felice, +Perchè mirarlo? è meglio andar fra' rei +Là giù dove io pur anco alzo trofei. + + +LIX + +Ciò detto ella ritorna ai campi ardenti +De la profonda region funesta; +Ivi più cruda ognor l'alme dolenti +Un punto sol di tormentar non resta; +Ma tuttavia fra le nemiche genti +Essercita AMEDEO la spada infesta, +Ed elle in fondo di mortale affanno +Null'altro omai, salvo fuggir non sanno. + + +FINE DEL CANTO XIV. + + + + +ANNOTAZIONI + +AL CANTO XIV. + + +L'argomento postovi dal Chiabrera dice così: «Nel XIV viene a soccorso +d'Ottomano Anacarsi reina di Colco; ed essa rifiutata in amore da +AMEDEO, si annega.» + +Nulla si ha nel MS. del cavaliere d'Urfè, che si possa riferire a +questo canto XIV. + + + + +CANTO XV. + + +ARGOMENTO. + +_Ovunque il suo valore lo trasporta +Segue AMEDEO la fuggitiva gente, +E in campo e in mar strage infinita apporta. +A lui che nuota in sul destrier, repente +Megera turba il mar, ma lo conforta, +E 'l tragge al lido, dal celeste oriente +Sceso MAURIZIO il Santo, della chiara +Sua stirpe ei poi l'eccelse glorie impara._ + + +I + +Giungono alfin del mar sonante in riva, +E pur fuggendo gli inimici sdegni +Verso l'armata a nuoto altri sen giva +Gittando l'armi con vili atti indegni; +Ed allor da le navi ecco appariva +Pronto soccorso di più lievi legni +Dal Demon mossi, e verso loro ardente +Caccia AMEDEO la sbigottita gente. + + +II + +Egli a Tomandro d'Ismael figliuolo +Sì percote la fronte a sommo il naso, +Ch'ambe due le pupille in fiero duolo +Furo condotte in repentino occaso, +E quel meschin sul sanguinoso suolo +Con la misera vita orbo rimaso +Forte gridava, e per gli estremi uffici +Chiamava a nome i combattuti amici. + + +III + +Ma diceva AMEDEO: costì rimanti, +Che la consorte non porrassi intorno +Per la vittoria tua pompa di manti, +Nè fregierà di treccie il crine adorno; +Poscia spirando ardir da i fier sembianti +Col sanguinoso acciar trascorre intorno +Quasi procella di rio vento, e d'onda +Su per le spiche de la messe bionda. + + +IV + +Quinci a Techel, ch'a minacciar s'accinge, +La spada volge in ver la bocca; ei stride, +Ma la spada adirata gli rispinge +Le strida ne la gola, indi l'ancide. +Ad Alcanzo la manca, ond'egli stringe +L'arco, ch'armava di quadrel, recide; +Sì che morta ella casca in sul sentiero, +Ed in van duolsi lo storpiato arciero. + + +V + +Poscia in mezzo a la plebe il brando gira, +Ed aspre piaghe rinovella e scempi, +E dove i meno sbigottiti ei mira +Dà con la spada di fortezza essempi; +Come procella, quando il ciel s'adira, +Le biade abbatte in sul terren de gli empi, +Che del gran Dio le leggi hanno in dispregio, +Tal rassembrava il cavaliero egregio. + + +VI + +Incontra Ariovisto ei move in guerra; +E quei si ferma in minaccioso aspetto, +E d'un morto guerrier la picca afferra, +E l'aspra punta gli presenta al petto; +Da sì feroce ardir, che nel cor serra, +Fu tosto il duce a giudicar costretto +Ch'era ben prode, onde colpir nol lassa, +Ma spezzando la picca il cor gli passa. + + +VII + +Ei crolla; ed Azamor la man gli porge +A sostentarlo, e pur trabocca al piano; +Ond'ei si volge ad AMEDEO, che scorge +Sì minacciar con la terribil mano: +Cotanto nel tuo cor d'orgoglio sorge, +Che 'l voler d'Ottoman speri far vano; +Non sai, come ogni Turco il sangue spanda +Pronto a la morte, ove il signor comanda? + + +VIII + +A l'ignoto parlar non dà risposta +Il gran Campion; ma nel pugnar non stanco +L'acerba spada al temerario ha posta, +Che schermir non la sa, nel lato manco; +Passa il ferro mortal tra costa e costa +Vago di sangue, ed Azamor vien bianco, +E la luce del sol perdono gli occhi, +Ed in terra a cader piega i ginocchi. + + +IX + +Sul caldo umor, che la ferita piove, +Tutto si bagna, e nel morir si scuote: +Tal veggiam traboccar quercia di Giove, +Che con bipenne il villanel percote; +Ei del carro talor con travi nove +Vuol ristorar le fracassate rote, +E taglia il piè di pianta aspra, selvaggia, +Ed ella ingombra in sul cader la piaggia. + + +X + +Come toro superbo in riva amena, +Ove fu duce di mugghianti armenti +Sbranato da leon, con larga vena +Riversa sul terren caldi torrenti, +Tal colui sanguinoso in su l'arena +Macchia presso al morir l'arme lucenti; +A lui volge AMEDEO ben ratto il dorso, +E contra i rei nemici affretta il corso. + + +XI + +Impiaga Soliman d'ampia ferita; +Dal ferro ebbe bambin scampo felice, +Chè per medica man venne a la vita, +Sì male il partoria la genitrice; +Ma quì sul colmo de l'età fiorita +A lui scampo simil sperar non lice, +Che trafitto le coste ei casca a terra; +Contra gli altri AMEDEO si move in guerra. + + +XII + +Indi lunge fuggia Rossan non molto, +Che fra' Cilici, ove facea soggiorno, +Sempre di duo begli occhi, e d'un bel volto, +Servo d'Amore, ebbe la fiamma intorno. +E quì tra l'armi in bianca seta involto +D'oro fiammeggia, e di begli ostri adorno, +E pur pomposo d'apparir s'ingegna, +Sì come a' suoi seguaci Amore insegna. + + +XIII + +Mentre questi a fuggir veloce attende, +Ver lui col ferro il gran Guerrier si volve, +E 'l piè quando per l'aria egli il sospende, +Fagli cader su la minuta polve; +Ei sì storpiato in sul terren si stende +Sangue versando, e giù del cor dissolve +Lunghi sospiri, e tre fiate chiama +Ariaden, cui di gran tempo egli ama. + + +XIV + +E quel fedel, che da vicino il sente, +Dietro la voce, che 'l chiamò sen viene, +E dove il rimirò languir dolente +Porgea la man per medicar sue pene; +Ma quei: s'ho nel mio mal saggia la mente, +Nulla di viver più m'avanza spene, +Sì ne la piaga, e nel martir sofferto +Scorgo segnal, che di morir fa certo. + + +XV + +Tu, se riponi entro i Cilici il piede, +Trova la bella donna, al cui bel foco +Con sì fatta possanza Amor mi diede, +Ch'ardere tormentando ebbi per gioco; +Dille, ch'io mi morii, ma che mia fede +Meco se ne verrà per ciascun loco, +Nè prenda a lagrimar sovra il mio stato, +Sol, ch'ella in cor mi serbi, io son beato. + + +XVI + +Sì rivolto a colei, ch'era suo sole, +Cresce il martir de la giornata avversa; +E l'altro al caro suon de le parole +Rivi di pianto per lo sen rinversa; +In tanto par, che di terror sen vole +Anzi al fier braccio d'AMEDEO dispersa +Ogni barbara insegna; ed ei calcando +Va tronchi e morti, e non dà posa al brando. + + +XVII + +Quivi tra' fuggitivi errava altiero +Con forti gridi, e con non fievol mano +Atanagildo in armi aspro guerriero, +E che del grande Araspe era germano; +Costui sedea sul tergo a gran destriero +Sauro di manto, il manco piè balzano, +Ferrigno d'unghia, e come stral veloce, +E fea sentirsi con terribil voce: + + +XVIII + +Poi che virtute in voi così vien manco, +Indarno anco a fuggir siete sì presti; +Per Dio non sarà cor, non sarà fianco, +Ch'a piè nol mi trafigga, e nol calpesti; +Mirate me, se di timor son bianco? +Or non fia di voi tutti un, che s'arresti? +Sì dicea fra le turbe al mar vicine, +Ed incontra AMEDEO si scaglia al fine. + + +XIX + +Lunga zagaglia, che dorata splende, +Scuote per l'aria, e violento sprona; +Con lo scudo AMEDEO se ne difende, +Ch'a le fiere percosse alto risuona, +Poscia l'appressa, e su la tempia il fende, +Nè, benchè a morte crolli, ei l'abbandona, +Ma gli trafora il fianco, e l'alta spada +Non cessa insanguinar fin che non cada. + + +XX + +Poi che disteso il vede, e su l'arena +Vede, ch'ognun nel mar cerca soccorso, +Suoi spirti il vincitor punto non frena, +Ma del voto destrier salta sul dorso, +E spingesi fra lor; vasta balena, +Che per lungo digiun s'avvolge in corso +Ne l'immenso Ocean, fa minor scempi, +Che d'AMEDEO la forza infra quegli empi. + + +XXI + +Indomito la man, feroce il brando, +Fra lampi d'ira fulminoso il ciglio +Trascorre intorno su l'arcion notando +L'armi, e le membra a riguardar vermiglio, +Fracassa i remi, e ne le prore urtando +Non lascia alma fuggir senza periglio; +E già per entro il mar vedeansi absorti +E ferri e spoglie, ed impiagati e morti. + + +XXII + +Qual, se chiudendo in sen ghiaccio rifeo +Cui condensa ad ognor l'aspro Boote +Con esso Arturo ad infestar l'Egeo +Borea le piume formidabil scote; +O quale ad atterrar novo Tifeo +Fulmine piomba da l'eteree rote, +Tal, d'orribili rai sparso l'aspetto, +Ei colma a' Turchi di spavento il petto. + + +XXIII + +Allor, posti in oblio gli usati orgogli, +Sospirano infelici i lor più cari, +E fuor che d'alti pianti, e di cordogli +Non han contra la morte altri ripari; +A quei flebili accenti arene e scogli +S'accordan scossi da sanguigni acciari, +E percossi da lunge, in voci meste, +Rispondono ululando antri e foreste. + + +XXIV + +Ivi è Megera, e rimirando stride, +Ed alto grida il mostro a' suoi converso: +S'AMEDEO non si fuga, o non s'ancide, +Certo è l'imperio d'Ottoman disperso, +O forti, o dell'inferno anime fide, +Deh per vostro valor piombi sommerso, +E sul cielo, e sul mare or che 'l vedete +Col destrier navigar, turbo movete. + + +XXV + +Allor per l'aria, e dell'Egeo sul regno +L'alme scacciate al sommo Dio rubelle +Tal, che de l'uso uman passano il segno, +Sollevano d'intorno aspre procelle; +Già mugghia il mar, già d'implacabil sdegno +La negra onda spumante alza a le stelle, +Già s'addensano i nembi, e già dal volto +De l'aureo sole ogni splendor s'è tolto. + + +XXVI + +Rompe dal chiuso de le nubi oscure +Alto spavento, un minaccioso ardore; +E di tuoni un rimbombo, alte paure, +Accresce i mugghi del marin furore; +Fra quei flutti AMEDEO, poco sicure +Già sentendo le forze al corridore, +Tralascia il freno, e da la sella vota +Scagliasi in grembo al fier Nettuno, e nota. + + +XXVII + +I salsi umori, onde la fronte è molle, +Scuote, e le piume, onde ha la chioma aspersa +Crollando il capo, e quanto può l'estolle, +E soffia incontra la procella avversa; +Così nel mar, che freme irato e bolle, +A le rive la vista ei tien conversa, +E con le man robuste, e con le piante +Facea contrasto a l'Ocean spumante. + + +XXVIII + +Pur nel risco mortal volse la mente +A l'alta aita del celeste regno, +E MAURIZIO appellò, come possente +A ricovrarlo dal periglio indegno; +O gran MAURIZIO, le mie membra spente +Dunque fian schermo del marin disdegno? +Nè tra piaghe d'onor, qual cavaliero, +Ma mi morrò, come vulgar nocchiero? + + +XXIX + +Vaglia teco mia fè, vagliano i voti, +Ch'a tua somma bontate i miei sacraro. +Così pregava il gran Campion, nè voti +Preda de la tempesta i preghi andaro; +Chiaro di pregi eterni in Ciel ben noti, +Ove più di be' rai l'Olimpo è chiaro, +Stava MAURIZIO, e d'ogni intorno avea +Chiara non men la legion Tebea. + + +XXX + +Per quegli eterni alberghi alma infinita +Pace godeva, e ne beava il core, +Premio di quel, che ne la mortal vita +Fra l'empie man seppe soffrir dolore. +Ma ratto a quel pregar per via spedita +Trasvola inestimabile fulgore, +E de l'eterno Re s'inchina al piede, +E sovra i suoi desir grazia gli chiede. + + +XXXI + +Poscia dal tranquillissimo sereno +De gli almi alberghi a l'Ocean discende, +Per tal sembianza ch'augellin via meno +Verso i sicuri nidi a volar prende; +Qual vola in un momento aureo baleno, +Se de l'oscure nubi il grembo fende, +Tal ei volò su i tempestosi flutti +E ne trasse AMEDEO su i lidi asciutti. + + +XXXII + +E così gli dicea: nobil Campione, +Che 'n paesi stranier, tra ferri avversi +Portando a' Rodïan belle corone, +Hai lor nemici in fuga omai conversi, +Se 'n periglio mortal d'aspra tenzone +Da la fronte il sudor largo rinversi, +Se forte anela il sen, non te ne caglia, +Che fia trionfo tuo questa battaglia. + + +XXXIII + +Io messaggio del Ciel, per cui contendi, +Oggi quì mi rivelo a tuo conforto; +Dammi l'orecchio, e ben disposto attendi +A tutto ciò, che favellando apporto: +È ver, che del gran sangue, onde discendi, +Infra mortali non ti pregi a torto, +Di verace valor prencipi altieri, +E fra regie virtù scettri primieri. + + +XXXIV + +Ma per lo corso de' passati tempi +Essi con più fulgor non fur mai chiari, +Che quando con tesoro ersero tempi, +O pur con arme difendeano altari; +Godi ascoltando, e così fatti essempi +Al tuo nobile cor giungano cari, +Ed a seguir i gran cursor da presso +Con la memoria lor sferza te stesso. + + +XXXV + +Che da' Germani errando il bon BERALDO, +BERALDO eccelso, e vostro ceppo antico, +Non men che le man pronte, il petto caldo +Avesse in armi per l'Imperio amico; +Che contra il suo poter non fosse saldo +In contrasto di guerra alcun nemico, +E ch'al suo giogo i mansueti spirti +Corresser di bon grado io non vuò dirti. + + +XXXVI + +Ben ti dirò, che dove armato e forte +Del fier Piemonte l'orgogliose schiere +In val di Moriana ei trasse a morte, +Ed il sangue ondeggiò presso Cerdiere, +Non trascorse d'onor le strade torte, +Gran trofei sollevando al suo potere, +Anzi macchine alzò d'illustri marmi, +Ove a Dio si spargesse incensi e carmi. + + +XXXVII + +Nè per la bella via correndo l'orme +L'alme de i successor furon men pronte; +Che 'l secondo AMEDEO ruppe le torme, +E pose in fuga di Gebenna il conte, +E poi di sacri alberghi altiere forme +Ei del Tamiso fe' mirar sul monte, +Ove devoto il peregrino inchina +De le stelle, e del ciel l'alta Reina. + + +XXXVIII + +Fu chi d'Ambrun per lo pastor sacrato +Già discacciò l'occupator Delfino; +E di Sion il rubellante stato +Ritornò de la Chiesa al fren divino; +Posso nomar chi di bella asta armato +Argine fessi al corso Saracino, +E da la patria s'affannò ben lunge; +Chè l'uom trasvola, ove pietate il punge. + + +XXXIX + +Degg'io parlar de la sacrata Terra +Che da piedi infedeli or si calpesta? +Nè di lei rimembranza in cor si serra? +Nè spirto di Cristian per lei si desta? +Freme Occidente, ed a disfarsi in guerra +Sorgon gli scettri, e l'uno e l'altro infesta, +È di fallace onor ciascuno ingordo, +Ed al divin cieco diventa e sordo. + + +XL + +Grande stupor; ma di sì vil sciocchezza +Non fur per ogni etate infermi i cori, +Ch'Europa un tempo a nobili armi avvezza +Sgombrò Gerusalem d'ombre e d'orrori; +Alme, che peregrine ebber vaghezza +La fronte ornarsi di celesti allori, +Onde via più, che per altrui non s'usa, +Per loro udrassi incomparabil musa. + + +XLI + +Or fra quei sommi duci, onde l'oltraggio +De la patria di Dio non fu sofferto, +Quale aquila su l'ali, al gran viaggio +Cinto di spada se ne corse UBERTO; +Quasi in notturno ciel di stella un raggio +De gli anni infra l'orror splenda suo merto, +E si dilati, e si sollevi come +Sul gran Libano cedro, il suo bel nome. + + +XLII + +Ma segui me con la memoria, e mira +Quando in alta discordia il Vaticano +Sospirò sì, che men nocchier sospira +Sotto avverso aquilon per l'Oceano; +Allor di Pietro il sommo seggio in ira +Fu visto al quarto Enrico, empio germano, +Che versando nel cor dolcezze false, +De la legge di Dio poco gli calse. + + +XLIII + +Ei non sen vide mai tanto raccolto, +Che molto più non dispergesse argento, +Sì che precipitando a freno sciolto +De l'or sacerdotale ebbe talento, +De la man largo, e de la mente stolto +Al manto Imperial non fu contento; +Sprezzò le chiavi eterne, e fece offesa +A la tanto di Dio diletta Chiesa. + + +XLIV + +Le feroci superbie al Cielo avverse +Ben compianse di Roma il gran Pastore, +E con mel di parole il crudo asperse, +Ma via più sempre s'innasprì quel core; +Finalmente a giustizia il varco aperse, +Ed infiammato di superno ardore +Armò la destra, e fe' volarne i tuoni, +Stanco di preghi e d'offerir perdoni. + + +XLV + +Sotto i fulmini sacri umil pensiero +Fece Germania, e scolorì sembianti, +Ed alzò gridi, e diè consiglio al fiero +Di fine imporre a quegli error cotanti; +Ei sazio d'empietà prese il sentiero +Per adorar col bacio i piedi santi, +E lasciata da parte ogni sua possa, +Sen venne al buon Gregorio entro a Canossa. + + +XLVI + +Quivi per nova via strano veneno +Sorse d'inferno, onde bolleano i petti, +Sì ch'allentando a le querele il freno +Di novo udiansi germogliar sospetti; +Ma del vostro AMEDEO non venne meno +L'ardor de l'opre, ed il fervor de i detti, +Sì che valse a ritrar dal calle oblico +Per drittissima strada il fiero Enrico. + + +XLVII + +Egli dicea, come del Tebro in riva +Il vicario di Dio ferma sua sede, +E che per ciascuna alma indi deriva +Certo tenor di non fallibil fede; +Come da sue vestigia altri partiva, +Poneva in via di precipizio il piede; +E come a tanta maestà piegarsi +Era l'arte qua giù d'alto levarsi. + + +XLVIII + +Ben può, dicea, talor nembo d'inferno +Tra l'onde sollevar tempesta oscura, +Ma la nave di Pietro ha tal governo +Che dal rompersi in scoglio ella è sicura; +Con queste note de l'orgoglio interno +Spogliar l'anima incauta egli procura, +E con tanto di forza i preghi porse, +Che l'ingannato de l'error s'accorse. + + +XLIX + +Quinci fu di letizia alma, infinita, +Poco sperata il Vaticano adorno, +Ed aurea pace di qua giù sbandita +Ver la greggia di Dio fece ritorno; +Quinci furo suoi paschi erba fiorita, +Ch'apriva rugiadosa a' colli intorno, +E trasvolò per l'aria aura lucente, +E sen corse di manna ogni torrente. + + +L + +Sì fatto apparve intra virtù sublimi +Il sangue tuo: dietro sì belle scorte +Sul calcato sentier vestigia imprimi, +Che del ciel giungerai dentro le porte; +Servire a Dio sieno i pensier tuoi primi, +Poi fatti caro a la superna corte; +I Santi inverso voi tengono i guardi +Per lo vostro soccorso unqua non tardi. + + +LI + +Io son MAURIZIO; infra le torme ancise +Tu me pregasti, io tue preghiere intesi; +Ricorsi al Rege eterno, ed ei commise +Che fossero tuoi giorni oggi difesi. +Sì disse al gran Campione, indi sorrise +Tra' chiari rai di caritate accesi, +Quasi de le sue glorie ei lieto fosse; +Poscia novellamente a parlar mosse: + + +LII + +Su questa umida arena in van s'arresta +Tua spada omai; tutta la turba è spenta; +Mira, che su la riva atra e funesta, +S'altri non cade morto, almen paventa; +Ma per andar dove Ottoman tempesta, +Tue membra lasse il piede egro sostenta +Debilemente; or fin ch'a te non torno, +Quì non t'incresca far breve soggiorno. + + +FINE DEL CANTO XV. + + + + +ANNOTAZIONI + +AL CANTO XV. + + +«Nel XV Amedeo perseguitando i Turchi che s'imbarcavano, è per +annegarsi in mare; Santo Maurizio il libera dal pericolo.» Quest'è +l'argomento postovi dall'Autore. + +Nella st. 15 l'ediz. prima legge: + + + Tu se riponi entro Cilici il piede; + +Ma l'ediz. 2.ª ci da una miglior lezione, o almeno più chiara: + + Tu, se riponi entro i Cilici il piede. + +Vuol dire _nella Cilicia_. + +Maravigliose prove ci narra il Poeta, st. 1--20, del valore di Amedeo, +il quale urta l'oste nemica, e la sospinge verso il mare a cercarvi +riparo nelle navi: ma il cav. d'Urfè non sa darsi pace di tante +prodezze: »Quand il dit qu'Amedee luy seul poursuit et chasse tant de +milliers d'hommes, ne samble til point qu'il se moque du lecteur?» + +Amedeo vedendo fuggire que' vili »del vôto destrier salta sul dorso» +spingesi fra loro nel mare, e fa scempio de' nemici. E questo ancora +spiace al nostro Censore. »Et quand il le fait entrer a cheval dans la +mer et poursuivre les barques, ne le represante il pas sans jugement?» + +L'inferno, a procacciare scampo a' Maomettani, desta in mare una +orribile procella; ed Amedeo, abbandonato il cavallo, e postosi a +nuoto, invoca nel pericolo estremo il favore di S. Maurizio (st. 28). +Ed il Critico molto severamente ne rimbrotta il Poeta: «Et quand il le +fait plaindre et lamanter de peur de se noyer, ne le fait il pas +faible et perdu de courage? mais quelle action de courage et de +prudence lui attribuet il?» Il critico era scrittore di romanzi; e in +questo genere di libri non vi ha virtù naturale nè eroica; ma tutto è +tolto dalla immaginazione e spinto agli estremi. Il qual difetto parmi +di ravvisare in questo tratto della sua censura; perciocchè sarebbe +stupidezza, non valore, il non sentir dispiacere di morirsi per +naufragio. Il Chiabrera si ricordava dell'Eneide lib. I, non delle +virtù romanzesche. + +S. Maurizio ascolta la preghiera del Duca; discende a consolarlo; e +gli narra le glorie de' principi di Savoja di lui predecessori. Il +cav. d'Urfè con più di ragione condanna questa parte del poema; +adducendone tre motivi; che i fatti degli antenati non dovevano essere +ignoti ad Amedeo; che non v'ha ragione di far palesare da persona +venuta dal Cielo le cose scritte nella memoria degli uomini; che non +era quello il momento di trattenere Amedeo ad udire il racconto di S. +Maurizio. + + + + +CANTO XVI. + + +ARGOMENTO. + +_Desta Megera in Periandro ardire +D'ancidere AMEDEO con uno strale; +Ma rese van l'iniquo suo desire +Angelo eletto, e lo stornò con l'ale: +Perciò l'accolto in sen vuol reo martire +Disfogar contro lui mostro infernale. +Vola in Eden MAURIZIO, e coglie frutto, +Onde in vigore è il gran guerrier ridotto._ + + +I + +Ei così disse: e disparì qual vento +Lasciando ivi soletto il gran Guerriero, +Che de l'alma beata a i detti intento, +Suoi ritorni aspettar facea pensiero; +Volgesi intorno, e che di puro argento +Da vicin trascorrea dritto sentiero +Scorge un ruscello, e per fiorita riva +Che verso l'Oriente al mar sen giva. + + +II + +Mentre che per la via cheto s'affretta +Dipartesi in tre rami, ed un verdeggia +Sì come è verde in su quel suol l'erbetta, +L'altro sì come foco arde e lampeggia; +L'acqua del terzo è così bianca e netta, +Che par ch'a neve pareggiar si deggia +Quando in cima di monte ella discende, +Nè scuro turbo in suo cammin l'offende. + + +III + +Feansi veder su l'una e l'altra sponda +Sette pallidi olivi, e sette allori, +E quattro palme, cui nudria la fronda +Tenor soave di celesti ardori; +Nè prendea sorso de la limpida onda, +Nè trapassando ingiuriava i fiori, +Nè selvaggio animal gonfio di tosco +Era unqua cittadin del picciol bosco. + + +IV + +Ben su l'alto de' rami infra le foglie +Mirar si lascia il Pellican benigno, +Che cotanto d'amor nel petto accoglie, +Ch'ei stesso per amor sel fa sanguigno; +Guardando inverso lui canti discioglie, +Nè stancar se ne sa candido cigno, +E passer solitario a' cari accenti +Disposto è sempre e ne raccheta i venti. + + +V + +Mirabile soggiorno; in lui riposo +Ricercando AMEDEO ripose il piede, +E di MAURIZIO sopra il dir pensoso +Appoggia il fianco ad un bel tronco, e siede; +Ma pur su l'erba, e tra le piante ascoso +Con lo sguardo infernal Megera il vede, +E tra gli orror de la gentil dimora +Pensa di far, che nol temendo ei mora. + + +VI + +Prende fra' Turchi fuggitivi un volo, +E dove è Periandro affrena i passi; +Era costui di Boristen figliuolo, +Supremo arcier fra' popoli Circassi; +E gli dicea: se ti percote il duolo +De' nostri in guerra sbigottiti e lassi, +E dati a morte, e se nel cor disire +Ti sfavilla di gloria, odi il mio dire. + + +VII + +Il grandissimo Duce, al cui furore +Il campo d'Ottoman venuto è manco, +In quel bosco colà trapassa l'ore +Steso su l'erba infievolito e stanco; +Or se a vera virtù risvegli il core, +Vientene meco, e gli saetta il fianco; +Senza risco il farai, ch'ei non attende +Piaga nemica, e sonno forse il prende. + + +VIII + +Brami tu per mercede a tuo diletto +Donarsi schiava una gentil donzella, +La qual su piume d'amoroso letto +Ti sia compagna ne l'età novella? +Farò, che tu l'avrai; ma se nel petto +Chiudi disio di governar castella, +O pur su navi comandar nocchieri, +Giuro, che non fian vôti i tuoi pensieri. + + +IX + +E Periandro rispondeva: è chiaro +Quanto la destra d'AMEDEO feroce +Fulminasse in battaglia; altro riparo +Non fu ver lui, salvo fuggir veloce; +Io, s'egli dorme, o se l'invitto acciaro +Riposar lascia, ascolterò tua voce, +E farò col vigor di questa mano +Che mi deggia pregiar l'alto Ottomano. + + +X + +Premio de l'opra mia non fia ricchezza, +Nè con imperio vuò solcare i mari, +Nè governar città; mio cor non prezza +Il travagliar per disiderj avari; +Se mercè mi si dee, cheggio bellezza, +Onde ho tormenti, ed i tormenti ho cari, +Ed onde afflitto mi consumo in pianto, +E pur per lei del lagrimar mi vanto. + + +XI + +Ella nacque in Bitinia, ed è donzella +Per le cui man Sultana usa adornarsi; +Chiamasi Barce, e non è turca ancella, +Che seco di virtù possa adeguarsi; +Dir, ch'ella sia gentil, ch'ella sia bella, +Che per lei d'infiniti i cor sieno arsi, +È travagliar in van, nessuno il nega; +Sì fatto guiderdon per me si prega. + + +XII + +Ei sì dimostra il suo desire aperto; +Ma che sua voglia rimarrà gioiosa +Il demon lusingando il rende certo, +Indi lo scorge ove AMEDEO riposa; +E gli dicea: ben mille volte esperto +Fu cotesto arco tuo d'opra famosa, +Ma se con esso il gran nemico ancidi, +Arco non fia giammai, che non t'invidi. + + +XIII + +Ecco che da noi volto il tergo espone +A strali, l'ora a saettare invita; +Trafiggi le dure ossa al fier Campione; +Io sarò teco, e porgerotti aita. +Come ha detto fin quì, ratto depone +La forma, onde al Circasso era apparita +L'aspra Megera, ed invisibil torna, +Ma pur da presso al buono arcier soggiorna. + + +XIV + +Ed egli al disparir volve le ciglia +A le parti propinque, a le lontane, +E scendegli nel cor gran meraviglia +Sovra il pensier de l'apparenze strane; +Non per tanto di men fidanza piglia +Che sian state le voci altro, ch'umane, +E fatto lieto a saettar s'accende, +E con bramosa man l'arco riprende. + + +XV + +A gran balena il più duro osso tolse +Il buon maestro del guerrier lavoro, +Ed in lucida pelle indi l'avvolse +D'aspro serpente, e stelleggiolla d'oro; +Saetta sì possente iniqua non sciolse +Da corda tesa sagittario Moro, +Che frale in corso non lasciasse e lenta +Lo stral, che da quest'arco il Turco avventa + + +XVI + +Fu già stagion, che ne la Frigia terra +Fecersi ad Agasirto onori altieri, +Frequentando la tomba, ove ei si serra +Duci in quel Regno per virtù primieri; +Spronossi allor per simulata guerra; +Assalto di piacer, forti destrieri, +Ed in robusta lotta altri sudaro, +Ed inverso le mete altri volaro. + + +XVII + +Ma fra color, ch'esercitar l'ingegno +Solean spingendo le saette a volo, +Toccò più volte Periandro il segno, +E fra cotanti ei vincitor fu solo; +Però di sì bello arco il fece degno +Anzi il cospetto de l'immenso stuolo +La destra d'Ottomano, e per tal pregio +Egli appellossi il Sagittario egregio. + + +XVIII + +E via più che giammai con la man forte +Egli il contorce, e con più studio il tende; +Seco è Megera, e da le chiome attorte +Una disvelle de le serpi orrende, +E perchè deggia far piaga di morte +Molto di tosco in su la punta spende +Del ferro, e ferma ne l'arciero il guardo, +Menando smanie, ch'a scoccar sia tardo. + + +XIX + +Ed ecco scocca, e contra il nobil dorso +Venia bramosa la crudel saetta, +Se non che 'n aria le travolve il corso +De l'Angel d'AMEDEO la guardia eletta, +Ben tempestivo al cavalier soccorso; +Ma l'empio stral, che per cammin s'affretta, +Ronza così, che d'ognintorno gira +AMEDEO gli occhi, e quello arciero ei mira. + + +XX + +Salta rapido in piè, sfodra la spada, +Movegli incontro con sembianza altiera. +Che tua nobile vita allor non cada, +Buon Periandro, il divietò Megera; +Ella, mentre AMEDEO corre la strada, +L'aer condensa, e d'ombra umida e nera +Immantenente il Sagittario involse, +E quinci a l'ira d'AMEDEO lo tolse. + + +XXI + +Quale in campagna cacciator, che infesta +Per belle corna capriol ramoso, +Pieno di disconforto i passi arresta +Se d'occhio il perde infra le selve ascoso; +Cotal sen riede a la gentil foresta +Sul caso occorso il Cavalier pensoso; +Ma rigonfiata d'infernal veneno +Dicea Megera nel terribil seno: + + +XXII + +Che più quì mi travaglio? indarno io spero, +Il Ciel mie frodi ed i miei sforzi abbatte; +Ei più verso AMEDEO volge il pensiero, +Che madre al figlio, cui dispensa il latte; +Meglio è ch'io ver colà prenda il sentiero +Ove Ottomano i Cristian combatte, +E col suo brando a perseguir m'affanni +L'odiata gente; indi spiegava i vanni. + + +XXIII + +Era quivi a mirar come possente +Schermo avea fatto il messaggier superno +A l'alto Duce, e se ne fe' dolente +Leviatàn mostro crudel d'inferno; +Nè forte a rifrenar l'impeto ardente, +Nè la ria furia de l'orgoglio interno, +Con occhio fosco e con sembianze accese +Incontro al buon custode a parlar prese: + + +XXIV + +Alzate i risi, e ricolmate il seno +Di giocondo piacer; vostri desiri +In questo dì ponno fornirsi appieno: +Su, su, vostro trionfo oggi si miri; +D'Ottomano il furor tenete a freno, +E procurate a' suoi crudi martiri; +Il potete adoprar, Dio nol vi nega, +Anzi la destra, ed i suoi tuoni impiega. + + +XXV + +Dianzi ben fur sentiti, e non per tanto +Han sì fatto vigor nostri pensieri, +Ch'al fin di Rodi miserabil pianto +Vuol ragion, che per noi non si disperi; +Di questa iniqua gente avremo il vanto, +E sì lunge trarremo i lor sentieri +Dal sentiero al gran Dio caro e diletto, +Che dargli in nostra forza ei fie costretto. + + +XXVI + +Ed allora in un mar di sangue spento +E ne le fiamme di funesto ardore +Oh come vendicar questo tormento, +Oh come fier vuò consolar queste ore? +Gli altari in foco, e del sacrato argento +Empieransene i grembi al vincitore, +E carchi di catene i lor vestigi +Daransi i Sacerdoti a rei servigi. + + +XXVII + +I primi infanti, nobiltate altiera; +Cresciuti in ostro, e le gentil donzelle +Piangendo in van la libertà primiera +Su strana terra condurransi ancelle; +Quivi a caldo desir di gente fiera +Esporranno il candor de le mammelle, +E con ragion portando invidia a' morti +Tra ceppi il mireran gli egri consorti. + + +XXVIII + +Per simil guisa di Sion sul monte +I casi di costor non son famosi? +Quando del sommo Dio rivolti a l'onte +Piacendo a noi si fero al Cielo odiosi? +Quinci de' Saracin fur le man pronte +In campi aperti, e su per colli ombrosi +A perseguir de la lor fuga il volo, +E fur dispersi, e fur sommersi in duolo. + + +XXIX + +Vide Gierusalem cader sue mura +A spessi colpi di nemici acciari, +E farsi polve per la fiamma oscura +Le torri, di sue turbe alti ripari; +Da l'altrui man non fu magion sicura, +Preda i sacri tesor, preda gli altari; +E s'impressero allor vestigia immonde +Del gran Tabor su le famose sponde. + + +XXX + +Spasimossi ogni cor, non v'ebbe coro, +Salvo dolente, e la letizia tacque, +E sparse al vento le speranze loro, +Stesa per terra la superbia giacque; +Le legna loro essi comprar con oro, +E bevvero per oro un sorso d'acque, +E le ricchezze de la patria sede +Videro trasportarsi a strano erede. + + +XXXI + +Così scacciati da l'amata terra +Ebbon rifugio a l'infinite pene +Quì dentro, ove AMEDEO feroce in guerra +Con la forza del Cielo or li sostiene; +Ma poco andrà, nè mia sentenza or erra, +Che vinti fuggiran da queste arene, +E per noi rubellando a vostra legge +Sdegneran Dio, ch'or li difende e regge. + + +XXXII + +Più non diss'egli, e fe' cotal mirarsi +Che turba altrui con la terribil vista, +E con fetidi fiati arsi e riarsi +Ammorba intorno, e tutta l'aria attrista; +L'Angelo nel fulgor di rai cosparsi, +Lume che 'n cielo alma beata acquista, +Con note e con sembianze alme e gioconde +Al perverso Demon così risponde: + + +XXXIII + +Leviatàn, per lo sentier che pensi +I tuoi consorti de l'inferno andranno; +Ma pensi tu come a color conviensi, +Che d'alcuna bontate arte non sanno; +Vostri desir, vostri furori immensi +D'avanzarsi per via forza non hanno, +Se non v'allenta al piè l'aspra catena +La gran destra di Dio che vi raffrena. + + +XXXIV + +Di quegli antichi dì l'alta vittoria +Non è mostro infernal che non rammenti, +Ma teco volentier ne fo memoria +Per accrescere incendio a' tuoi tormenti; +Creati foste a sempiterna gloria +De l'aureo Olimpo in su le stelle ardenti, +Albergo ove sta Pace in su le porte, +Nè vi lascia appressar pianto, nè morte. + + +XXXV + +Quivi di voi fuor di misura amanti +Il capo gonfio di superbia ergeste, +Ed i lampi ineffabili, tonanti +Armi del gran Monarca, a scherno aveste; +Il vostro duce in su gli ardor stellanti +Voleva opporsi al Regnator celeste; +Volea sì come Dio sue sedi eccelse, +Empio ver lui ch'a tanto onor lo scelse. + + +XXXVI + +Deggioti dir, che del seren le chiare +Piagge perdeste? e ch'abbattuti e vinti +Foste nel centro giù per entro un mare +D'ardor, d'orrore e di fetor sospinti? +E se d'abisso ne le pene amare +Non giacquer vostri pregi affatto estinti, +Certo si religò vostra possanza: +Che dunque a voi per far minacce avanza? + + +XXXVII + +D'aita i Rodïan non fian deserti, +Ma quanti spirti han de l'Olimpo i regni +A farli franchi ne gli assalti incerti +Porranno in prova i mansueti ingegni; +In ogni tempo a l'alme lor scoperti +Per voi saranno i vostri inganni indegni, +E pregherem di Dio l'alta bontate +A non gli scompagnar di sua pietate. + + +XXXVIII + +Forse che de' celesti almi decreti +Fia, che nel mondo a torto obblio li prenda, +E che ne l'opre rie si faccian lieti +Senza prezzar di pentimento emenda; +Se schernendo i saldissimi divieti +S'indureran ne la malizia orrenda, +Allor daransi in man de' suoi nemici +Come a ministri de' divin giudici. + + +XXXIX + +Solo è colpa qua giù del core umano +Quando sviato dal cammin superno +Al verace suo ben fassi lontano; +Malvagio nol può far tutto l'inferno; +Ma ne la pena altrui non splende in vano +L'alma giustizia del Signor eterno, +Che flagellando e tormentando l'empio, +A gli altri peccator proponsi essempio. + + +XL + +Che dunque latri iniquo? onde dal seno +Vanamente ti scoppia il tuon de l'ire? +Inghiotti le tue rabbie, e mordi il freno, +Eterno specchio di sovran martire; +Mira ne l'alto, che lo stuol terreno +È colà succeduto al tuo gioire, +Tu ne l'oscuro Tartaro rimanti, +Ove non sa regnare altro che pianti. + + +XLI + +Mentre così dicea l'alma beata, +Piena di gaudio e tutta luce in viso, +L'aspro Demon fiero digrigna, e guata +Su l'onda e su l'arena il campo anciso; +E certo omai, che de la gente amata +Sia per volare in Asia un mesto avviso, +Forte bestemmia; ivi confuso il lassa, +Ed al grande AMEDEO l'Angel sen passa. + + +XLII + +Era trascorso il buon MAURIZIO intanto +Sì spedito per via verso Oriente, +Che di velocità perderia vanto +Qual cosa più sen va velocemente: +Giunse a l'almo giardin noto cotanto +Per lo gran caso de la prima gente, +In cui per tutti noi cagion di morte +Adam porse l'orecchio a sua consorte. + + +XLIII + +Sul varco eterni messaggieri in mano +Avean spada ed ardor; gran meraviglia, +Per ciascun piede indi tener lontano; +Ma verso lor MAURIZIO a parlar piglia: +Non è s'io volo, il mio volare in vano, +E caduco pensier non mi consiglia, +Anzi vien procacciando il voler mio +Alto pregio a la legge alma di Dio. + + +XLIV + +Ottomano de' Turchi aspro tiranno +Rodi combatte; a sue perverse schiere +Oggi ne la battaglia incontra stanno +Del fedele AMEDEO le forze altiere; +Ed egli vinto dal sofferto affanno +Vien meno a consumar l'opre guerriere, +Però velocemente a voi men vegno +Cercando, onde al guerrier porga sostegno. + + +XLV + +Sì dice, e passa il varco, onde si serra +Quell'orto a gli occhi de' mortali ascoso, +Quell'orto, che per l'onda e per la terra, +E per l'aure del ciel sempre è gioioso; +Vedeasi fiume che trascorre ed erra +Qual puro elettro per lo campo erboso, +Creare uscendo dal giardin giocondo +I quattro fiumi celebrati al mondo. + + +XLVI + +Ed ei soave mormorando intorno +Sveglia bell'aura per lo ciel sereno, +Sereno sì, ch'a l'immortal soggiorno +De' bei raggi del sol non mai vien meno; +Ma chi de l'erbe, onde per tutto adorno +Verdeggia il prato, narrerebbe a pieno? +Vivi smeraldi, nel cui sen cosparsi +Veggonsi alberi mille al cielo alzarsi. + + +XLVII + +Nel mezzo de' bei campi alma sorgea +Pianta, pregio ed onor de l'altre piante, +Che ne' bei frutti suoi virtù chiudea +Da render l'uomo a non morir bastante; +Sorgea presso di lei, membranza rea +Del primo genitor poco costante, +Quella cui di gustar fessi il divieto, +Ma fu posto in obblio l'alto decreto. + + +XLVIII + +Per varj fior tutto s'ingemma il prato, +A le cui lodi umano studio è poco, +Nè comunque rivolga il carro aurato, +Febo ne spoglia il fortunato loco; +Vile appo loro il balsamo odorato, +Ed appo lor da non fiutarsi il croco, +E fieno ombra di fior, tanto fian vinti +Uscendo in paragon, nostri giacinti. + + +XLIX + +Di soave colore altri s'indora, +Altri splende ceruleo, altri appar bianco, +Ma pur ciascun sì vivamente odora, +Che l'umano vigor ne divien franco; +Cogliene alquanti, ed in brevissim'ora +Torna al guerrier ne le vittorie stanco, +E l'esorta MAURIZIO a fornir l'opra, +Che caro il rende al gran Signor di sopra. + + +L + +Nè punto men di quell'odor possente +Tutto l'asperge, onde sfavilla il guardo, +E ristorato il cor nulla non sente +Del sostenuto affanno il piè gagliardo; +Con esso in paragon forano lente +Orme disciolte di veloce pardo; +E tal s'invia dove Ottomano in guerra +Più sempre acerbo i Rodiani atterra. + + +FINE DEL CANTO XVI. + + + + +ANNOTAZIONI + +AL CANTO XVI. + + +L'argomento postovi dall'Autore dice così: «Nel XVI un Demonio parla +con l'Angelo custode d'Amedeo, e dall'Angelo gli si risponde, e si +lascia confuso.» + +Comincia il canto con la descrizione di un luogo amenissimo, in cui è +ricoverato Amedeo. Ma il severo Cav. d'Urfè non si lascia vincere +dalle delizie poetiche; e rimprovera il Chiabrera nella forma +seguente: «Il y a peu d'apparance en la description du lieu qu'Amedee +trouve, estant si beau, si delicieux, et tant de beaux arbres et telle +quantité d'oyseaux si rares, _n_'y ayant apparance qu'ou les armees si +grandes sejournent les lieux soient si bien conservez et le oyseaux si +prives.» È censura da non dispregiare. + +Simil giudizio parmi che si possa pronunziare sopra l'osservazione che +siegue; cioè non essere cosa dicevole che nel tempo che gli altri +combattono, un Cavaliere sì grande e sì prode, si riposi in ameni +boschetti. E vana è la scusa della stanchezza di Amedeo; perciocchè +s'egli poteva correre con prestezza dietro all'arciere nemico ch'era +venuto di soppiatto a ferirlo con saetta, non era così stracco da non +potere andarne al campo, dove la sua presenza doveva essere di momento +grandissimo alla vittoria. Finalmente S. Maurizio ch'era ito nel +paradiso terrestre a provvedere di che ricreare le forze del Duca, +poteva così ristorarlo nel luogo della pugna, come nel bosco +dilettoso. + +La terza ed ultima censura dell'Urfè sul canto XVI sarà qui trascritta +letteralmente: «Le (_sic_) discours de l'Ange custode de Rhodes et de +Leviatan le demon sont si longs qu'ils tiennent une grande partie de +ce chant; et je ne say pourquoy il donne au demon le savoir de +prophetiser la peste qui est depuis avenue a Rhodes, veu que les +Demons ne savent point les choses futures.» Quanto è della lunghezza +de' ragionamenti tra l'Angelo e il Demonio, ha ragione il Censore; +formando essi la parte maggiore del canto; e si può vedere +dall'argomento qui sopra riferito, che il Chiabrera medesimo in quel +dialogo riponeva la somma di questa parte del poema. Non deggio +egualmente lodare l'Urfè dell'avere negato che il Demonio potesse +predire la peste, che non tardò molto a palesarsi in Rodi. I Teologi +concordemente attestano che gli Angeli rubelli, perduta la grazia e la +gloria, non perciò rimasero privi del dono dell'intelligenza che +conviene agli spiriti. Questa dottrina è notissima, e il proverbio +volgare--ne sa più del diavolo--per accennare una somma acutezza +d'ingegno, esprime appunto la dottrina delle scuole teologiche. Nè il +predire una peste vicina è da dirsi profezia; perchè tal flagello ha +le sue cause in disposizioni naturali, che il Demonio conosce meglio e +più presto che l'uomo: e quantunque ogni pestilenza si debba +riconoscere come un flagello permesso o mandato da Dio a nostra +punizione, cotal dottrina verissima non toglie che la causa prossima e +materiale non si deggia trovare o nel cattivo nutrimento, o ne' +miasmi, o in altre disposizioni sì all'uomo interne, com'esterne; di +che lasceremo il discorso a coloro che professano la medicina. + +N. B. Alla st. 13, v. 6. nella stampa si legge _il Circasso_; è un +errore materiale che abbiamo corretto, mettendovi _al Circasso_. + +Nella st. 24, v. 6 si legge «e procurate a' suoi crudi martiri.» Quel +_suoi_ è mal collocato, oscurando il senso: _suoi_ vuol dire _gli +uomini di Ottomano_. + +Al v. 5 della st. 44 si leggeva _vinto del sofferto affanno_: abbiamo +stampato _dal_ per maggior chiarezza, ed anco esattezza. + + + + +CANTO XVII. + + +ARGOMENTO. + +_Rompe le fila de' cristiani armati, +Ed opre Ottoman fa d'alto valore; +De' Saracini stan le Furie a' lati, +E van crescendo a' colpi lor vigore, +Nè minor prova i cavalier crociati +Fanno dell'armi nel marziale ardore; +Chè Folco, e Astor Baglione in varj modi +Vanno allori cogliendo a pro di Rodi._ + + +I + +Già spento il campo, o per fuggir disciolto +Stato saria; ma ne la sorte rea +Che 'n ritonda battaglia ei fosse volto +Il saggio Folco comandato avea; +In cotal guisa raggirando il volto +Con lunghissime picche ei difendea +Per la vittoria a l'inimico i varchi, +Esposto solo al tempestar de gli archi. + + +II + +Tre fiate Ottoman con man ferrata +Di fulgida asta il corridor sospinge, +E tre fiate quella selva armata +D'acutissimo ferro il risospinge; +Quivi Aletto di rabbia arsa infocata +Pure al soccorso d'Ottoman s'accinge, +I metalli sì folti ella dirada, +Ed egli corse ed occupò la strada. + + +II + +Allenta il freno, e su le turbe spente +Del rapido destrier punge la pancia, +Ed al guardo de' popoli fremente +Mostra la punta de l'orribil lancia; +Ora de' Rodian tronca la gente, +Or d'Italia, or di Spagna, ora di Francia, +E pieno il cor d'inestinguibile ira +Cento braccia a lor morte ei si disira. + + +IV + +Nato in Narbona il buon Danese ancide +Piagato in fronte, indi Gusmano atterra; +L'ampia Siviglia il crebbe; ei gli recide +Le ciglia e gli occhi in tetro orror gli serra; +Grison, cui par Sebeto unqua non vide +In maneggiar corsieri incliti in guerra, +Lacerato le fauci anco trabocca, +E sangue e denti gli cadean di bocca. + + +V + +A l'Anguisciola altier rifulse in vano +Il biondo crin per impetrar salute, +Nè per Baldi fermar l'orrida mano +Le lunghissime chiome omai canute; +Scannati entrambo insanguinaro il piano. +Sospirò di colui l'alta virtute +Piacenza in riva il Po, l'ermo Appennino +Pianse costui là, 've s'estolle Urbino. + + +VI + +E gridava Ottomano: ite, mal nati, +Ove celebra Amor dolci imenei; +Ite sparsi di fior, d'ambra odorati, +A giocar canne, a passeggiar tornei; +Non son per vostra man brandi affilati, +Nè sanguinosi acciar; vostri trofei +Sono in danza apparir con chiome attorte; +Quì conviensi incontrar piaghe di morte. + + +VII + +Così gridando in su l'arcion sen vola +Riarsa di furor l'alma sdegnosa, +E ne la man, che tante vite invola, +L'acerbissima lancia unqua non posa; +Tratta appena egli l'ha da l'altrui gola, +Che 'n fondo a l'altrui petto ei l'ha nascosa; +E su monti d'estinti e di feriti +Saltando il buon destrier spande i nitriti. + + +VIII + +Crolla gli orridi crini e i passi volve +Con guardi accesi calpestando intorno +Sì ch'omai carco di sanguigna polve +Le gemme oscura, onde fiammeggia adorno; +Godene Aletto, e di fulgor l'involve +Torbidamente, e seco fa soggiorno +Fremendo, urlando, e diffondendo a' venti, +Suono infernal di spaventosi accenti. + + +IX + +Etna s'avvampa da la tomba oscura +Sembrò 'l rimbombo che dal mostro usciva, +Mugghionne il monte, ne tremar le mura, +Scossesi il suol de la marina riva; +Quì palpitante di percossa dura +Agaffino sul suol già si moriva, +Molle e tinto di sangue e petto e chiome, +Pregio non scuro de' Solari al nome. + + +X + +Nacque in Piemonte, e presso il Po, là dove +Volve non grande ancor la nobile onda, +Comandava a Moretta, onde non move +Vaga di sì bel pian Cerere bionda; +Ma disioso d'onorate prove +Si tolse a l'ozio de la patria sponda +A ciò che fra' mortali oblio nol copra, +E comprò gloria con mirabile opra. + + +XI + +Magnanimo garzon l'angoscia vinse +De l'aspre piaghe, e raccogliendo in seno +I fuggitivi spirti un'asta strinse +Col vigor de la man, che venia meno, +Ottoman passa, ed ei l'acciar sospinse +Nel ventre al corridor; pon sul terreno +Tosto le piante il fier tiranno e rugge, +Ma dal buon vincitor l'alma sen fugge. + + +XII + +Scorse la prova di virtù ben chiara +E di memoria singolar ben degna +Ercole Pio, che la gentil Ferrara +Diede di Rodi a la sacrata insegna: +Ed onde meglio a guerreggiar s'impara? +O chi valor più vivamente insegna? +Volto al fiero Guglielmo ei sì favella, +Che Modenese de Rangon s'appella. + + +XIII + +Ed ei: se morto omai fece ritorno +A' duri assalti, ed illustrò sua fede, +Qual non sarà per noi picciolo scorno +Ove da' rischi si ritiri il piede? +Oh d'un sì fatto ardir mio nome adorno +Vada volando a la paterna sede, +Sì che talor membrando armi e furori +Con meraviglia il cittadin m'onori. + + +XIV + +Sì dice; e sparso d'ardimento il ciglio +Contra l'empio nemico il petto accende, +Lento non più che volator smeriglio +Che su drappel d'alodolette scende; +Nè meno ogni altro nel mortal periglio +Porge a vicenda i belli essempi e prende: +Anzi a la patria procacciando aiuto +Timassarco movea benchè canuto. + + +XV + +Ben del vecchione altier l'aspro sembiante +Seco ha stranio terror, ma le ferite +Non san poscia onorar la man tremante, +Ch'aria piagando se ne van smarrite; +Pur fermando in sul suol salde le piante +Solleva giù dal cor parole ardite, +E dice ad un ch'a lui vicino è fermo, +Ed era lume del real Palermo: + + +XVI + +Fu Valguarnera, ei con faretra al tergo +Arco tendea, che formidabil suona, +E spingea stral, cui non reggeva usbergo; +A costui Timassarco alto ragiona: +Se la virtù, c'ha nel tuo core albergo +Felicità di stral non abbandona, +Sì che trabocchi il gran nemico a terra, +È tua la palma di sì nobil guerra. + + +XVII + +Che dunque badi? e quei risponde ardito: +Tre dardi ho spinti i più crudeli e fieri, +Ma fu da tutti il mio pensier tradito; +Di questo quarto non so ben, che io speri; +Così dicendo fa volar spedito +Quadrel non vile infra maestri arcieri; +Ei ratto andava ad Ottoman nel petto +Ma s'interpose e traviollo Aletto. + + +XVIII + +In quel momento formidabil voci +L'orride squadre d'Acheronte alzaro, +E dal soccorso lor fatti feroci +I Turchi al fine il Rodian sforzaro; +Per l'abbattute picche entrar veloci +Lasciando gli archi, ed impugnar l'acciaro +Con forte man de le ritorte spade, +E piagando correan per varie strade. + + +XIX + +Alto crollando de le piume sparte +I gran cimier su la velata testa +Bostange, Alcasto, e 'l non minor Giassarte +D'uccider mai, mai di ferir non resta; +E quinci appar di sanguinoso Marte +Più crudele sembianza e più funesta, +Di ferri scossi più terribil suono +Più minacciar, più dimandar perdono. + + +XX + +Tra' ferri intanto, e ne l'incendio fiero +De i cor sdegnosi, e tra i superbi accenti +In quella parte, ove più Folco altiero +Co' suoi contrasta a le nemiche genti, +Ragionava Georgo al crudo Alcmero: +Io veggio i Turchi in guerreggiare ardenti +Per modo tal, che la vittoria in breve +Per l'eccelso Ottoman sperar si deve. + + +XXI + +Esposti al ferro ed al furor de l'ire +Ecco sul campo i Rodïan son sparsi +Senza riparo; omai fuga, o morire, +E cosa altra di lor non può sperarsi; +E non senza ragion: soverchio ardire +Sì poco stuolo incontra tanti armarsi, +Ben de i duci nel cor virtù s'avanza, +Ma che? tutto non può mortai possanza. + + +XXII + +Però se prova ne lusinga il core, +Onde nostra memoria in pregio saglia, +Quì con la spada in man non perdiam l'ore, +Che se ne corre a fin l'aspra battaglia; +Co' proprj Turchi, singolare onore, +Alcasto fier noi peregrini agguaglia +Sotto l'insegne, e d'Ottoman l'altezza +Non scarsamente i nostri nomi apprezza. + + +XXIII + +Di cotesto arco, ove leggiadro ingegno +Non poco smalto in adornarlo spese, +Ei di sua propria man ti fece degno; +A me di questa spada ei fu cortese; +Su questi detti ad irritar lo sdegno +De i cavalier ne le guerriere imprese +Colà Bostange trascorrea veloce, +Ed in verso quei duo sciolse la voce: + + +XXIV + +Per tutto infra le squadre omai festante +Al ciel de la vittoria il grido ascende, +E quì di fuggitivi hassi sembiante? +Qual entro a' vostri cor viltà s'accende? +Chè non volgete a ben fuggir le piante +Se le ferite a voi sembrano orrende? +L'altissimo Ottoman stendardi spiega +Per chi sua vita a la virtù non nega. + + +XXV + +Udendo Alcmero il ragionar pungente, +Di disdegno turbò l'aspra presenza, +E rispondea: cosa rivolgi in mente? +E qual di favellar pigli licenza? +Serba tai modi per la vulgar gente, +Perchè con esso me poi farne senza, +Che da lontano a guerreggiar mi mena +Mio libero voler su questa arena. + + +XXVI + +Io nacqui in Libia, ove cocente arsura +Di fortissimo sol percola i liti, +E corsi i campi, e non mi fean paura +Ira di tigri, o di leon ruggiti; +Nè di là vegno a la milizia dura +Perchè ricchezza d'Ottoman m'inviti; +Oro di duce alcun non può comprarmi, +Onor m'appaga ed ei m'invoglia a l'armi. + + +XXVII + +E quì forse d'Anteo la gloria intesa, +E che di lui grido immortai ridica? +Eccelso lottator, la cui contesa +Già fu d'Alcide non umil fatica? +Di sì gran stirpe mia famiglia è scesa; +Ed io non macchio la memoria antica: +Col ferro in pugno ad ogni incontro io basto; +E se son tal racconterallo Alcasto. + + +XXVIII + +Sì parla il Moro e mira il Turco in volto; +Ed ei de l'ire sue fattosi accorto +Dicea: qual d'uom che si disdegni, ascolto +Le voci tue, ma ti disdegni a torto; +Che dove il capitan fra 'l popol folto +A l'opre militar porge conforto, +Non fa vergogna altrui, s'aspro ragiona, +Anzi co' biasmi a la vittoria sprona. + + +XXIX + +Godo, che lo splendor d'alto legnaggio +Sì come affermi a la virtù ti tiri; +Ora al pregio de' tuoi non fare oltraggio, +Ma fa, ch'al sommo de la gloria aspiri; +Favellato fia quì segue il viaggio, +E nel campo Ottoman sveglia i desiri +De la vittoria in ogni cor guerriero; +Parla in tanto Georgo al forte Alcmero: + + +XXX + +Mira di quì poco lontan, là dove +Con le mie dita a gli occhi tuoi fo segno; +Mira il canuto Cavalier, ch'altrove +Non fu per noi veduto anco il più degno; +L'alto sembiante e l'armi sue son prove, +Ch'egli ha di Rodi in suo governo il regno, +Ed argomento ne fa certo ancora +Il drappel dei guerrier, che sì l'onora. + + +XXXI + +Tendi ben l'arco e su la corda incocca +La freccia più mortale impiagatrice, +Chè se per tua faretra egli trabocca +Farai con un sol colpo Asia felice. +Come a Georgo riserrar la bocca +Alcmer discerne, ei la riapre e dice +Rivolgendo le ciglia al ciel superno +Inverso di Maccon, nume d'inferno: + + +XXXII + +Se la percossa, che nel petto invio +Al Re di Rodi, per cammin non erra, +Ma fatta ubbidiente al desir mio +Trapassandogli il cor morto l'afferra, +Maccone, a te tutte le spoglie, ed io +Per te dirommi fortunato in guerra, +Appenderotti la faretra e l'arco, +Ora del tuo favor non m'esser parco. + + +XXXIII + +Tacque, e per gaudio gli sfavilla il guardo, +E giù nel petto il cor gli si commove, +E lo strale più reo sceglie non tardo, +E n'arma l'arco a le bramate prove; +E perch'a morte ei vada, il crudo dardo +Piantar nel cavalier guarda ben dove; +Poi la piaga volar per l'aria lassa, +Ma dal guerrier da lunge ella trapassa. + + +XXXIV + +Sfodra la scimitarra, indi si scaglia +Rapido inverso Folco; ei lo rimira, +Ed incontrato per la via gli taglia +La fierissima man che l'arco tira; +Nè però dà riposo a la battaglia, +Ma gli squarcia i polmoni, ond'ei respira, +Alcmer feroce in fra le pene estreme +Verso Georgo così parla e freme: + + +XXXV + +Ah che de la mia vita il tempo è corso, +E di me la memoria mi tormenta; +Però squarciami il cor, dammi soccorso +Contra la morte ch'a venirne è lenta. +Allor Georgo: ed a che dir sei corso? +Parti ragion, che tai parole io senta, +Ch'offenda te, che te di vita io privi? +Io, ch'amo il viver mio perchè tu vivi. + + +XXXVI + +Rinfranca l'alma; le ferite dure +Condurransi a salute, anco sperarsi +Ben lece onor ne le stagion future; +Chè non è biasmo un cavalier piagarsi. +Alcmer crucciato e con sembianze oscure +Altamente gridava: in chi fidarsi +Deve oggi l'uom, s'egli trabocca in fondo? +Ah che qua giuso è tutto froda il mondo. + + +XXXVII + +Non ho più scampo alcun, meco dimora +Non può far l'alma, ed io riprego in vano; +E perch'afflitto e con angustie io mora +Ecco mi nega un mio fedel sua mano; +Orsù rimanti e non m'udir, ch'or, ora +Verrammi a quì scannar ferro cristiano; +E sotto i colpi lor mi vedrai steso, +E non estinto sol, ma vilipeso. + + +XXXVIII + +Se pur verrammi tal miseria, attendi +Che da l'ombra infernal spirto sdegnoso +Deggia apparirti, e con sembianti orrendi +Mai, nè notte, nè dì, darti riposo. +Georgo rispondea: chiaro comprendi +Se de le pene tue vivo doglioso, +E se tolto da te la vita ho cara, +Da questa mia percossa oggi l'impara. + + +XXXIX + +Nè pose fine al dir, che dentro al seno +La cruda spada per lo core immerse +In fino a l'ultimo else, e sul terreno +Di caldo sangue un largo fiume aperse; +Ed indi a poco infievolito a pieno +Alcmer d'ombra mortal si ricoperse; +Nè su quel punto si faceano altrove +Con ferro atroce meno orribil prove. + + +XL + +Era pugnando il fier Baglione intanto +Fra i turchi acciar di sua salute incerto, +Il cimier scosso, traforato il manto +E l'ampio scudo in cento lochi aperto; +Ma barbaro guerrier non ebbe vanto +Che 'l nobil volto di pallor coperto +Men minacciasse col terribil guardo, +O fosse il brando ad impiagar più tardo. + + +XLI + +Crudo al popolo avverso, e a i duci loro +Apparìa di Perugia il novo Marte, +Quando a lui non lontan giunse Medoro, +D'onorato Imeneo nato a Giassarte; +Egli del pel, ch'esser dovea fin'oro, +Non mostrava le labbra anco cosparte, +Che visto avea d'april l'aura serena +Destare i fior diciotto volte a pena. + + +XLII + +Ebbe per madre Aspasia; ed ella nacque +Del ricco Erimedonte, alto Signore +La, 've 'l monte Sigeo bagnano l'acque, +Cui fama dier l'Agamenonie prore; +Quivi nato a Medoro altro non piacque, +Salvo foreste e boschereccio orrore, +Ed ivi al fier cinghial tessere aguati, +E di molossi fier sentir latrati. + + +XLIII + +Spesso al garzon contra le belve errante +Mostrato fu ne la montagna Idea +L'antica valle, ove di bel sembiante +Il pregio diessi a l'Acidalia Dea; +E spesso rimirò l'ombrose piante +Ove il nome d'Enon Pari scrivea, +Ed ove colma il cor di rei tormenti +Ella pianse la fè dispersa a i venti. + + +XLIV + +Ma sì fatte d'umor memorie antiche +Dentro il seno del tempo anco ben chiare, +Benchè per uso a gioventute amiche, +Al giovinetto cor poco eran care; +Ben, se mai giunse ne le piaggie apriche +Ove Scamandro se ne corre al mare, +Ei chiedeo, come ardesse, ed in qual loco +L'armata argiva per l'Ettoreo foco; + + +XLV + +Spiò, volgendo in petto alti pensieri +De l'altiere battaglie al suono inteso +Ove, mirabil preda i gran destrieri +Tolse Diomede e diè la morte a Beso; +Ove di Licia tra' miglior guerrieri +In terra Sarpedon giacque disteso, +E dove da Nettun si fece audace +Scampo de' Greci il Telamonio Aiace. + + +XLVI + +Fra tai vaghezze in essercizj duri +Gli anni afforzava de l'inferma etate, +Quando il grande Ottoman trombe e tamburi +Fe' passeggiar per le provincie armate; +Quì reggendo ei, come ciascun procuri +Terger le spade e le saette alate, +E gli scudi indorar, fra tante squadre +Armarsi volle, e seguitare il padre. + + +XLVII + +Ned ei glielo contese; anzi bramoso, +Ch'egli per tempo di valor s'adorni, +Diello in guardia a guerrier, che glorioso +Tra bei sudori ha trapassati i giorni; +Coimbro ei s'appellò, tra monti ascoso +Ei facea riposando i suoi soggiorni, +Già canuto le chiome, e per Giassarte, +Come buon servo, ridonossi a Marte. + + +XLVIII + +A' cenni di costui le piante volve +Medor, nè de la morte avea spavento; +Ma tra gli scossi acciar sparso di polve +Oggi più che giammai mostra ardimento: +Entro giubba di seta il busto involve +Sciamito azzurro, ove serpeggia argento +Ogni parte trapunta in fino al lembo +Di gemme colte a l'Eritreo nel grembo. + + +XLIX + +Sotto vago cimier ch'alto risplende +Per piume, onde airon videsi alato, +La fronte giovenile orna e difende +Sopra le chiome d'or feltro dorato; +Giù da cinto di smalti il brando pende +Ed ha ne la sinistra arco lunato, +E la faretra gli sonava al tergo, +D'acuti strali singolare albergo. + + +L + +Dentro sì ricca pompa egli s'avanza +Correndo fier tra l'affannate genti; +Di leon giovinetto avea sembianza +Non molto esperto a disbranare armenti, +Ma che sentendo ognor più gran possanza +Crescer ne l'unghie e ne gli orribil denti, +Vagheggiando i gran velli aspro minaccia, +E va tra' boschi a riprovarsi in caccia. + + +LI + +Tal fu Medoro, e nel Baglion guardando, +Assaltarlo da presso ebbe desire, +E già stringea ferocemente il brando +Quando Coimbro intepidì quelle ire: +Lascia, diss'ei, tanta vaghezza in bando, +Che per tua man questo è soverchio ardire, +Spesso in guerra a morir la gloria alletta; +Non l'appressar, ma di lontan saetta. + + +LII + +Ed egli ascolta, e non ascolta in vano, +Che tendea l'arco e non moveva il passo. +Astorre il vide, ed inchinò la mano +Verso il terreno, e sollevonne un sasso, +Un sasso tal, ch'altri levar dal piano +Male oserebbe e non venirne lasso, +E l'alto cavalier tal se ne affanna +Qual farebbe in lanciar tronco di canna. + + +LIII + +Vola la rupe e per lo voto calle +Ronza feroce, e tutta l'aria scote, +E nel corso bramato ella non falle, +Che 'n mezzo al petto del garzon percote: +Ei crolla e sul terren batte le spalle, +E di freddo pallor tinge le gote, +E vicino a morir singhiozza sangue, +E cade l'arco da la man che langue. + + +LIV + +Forte al suo traboccar Coimbro stride; +E su quel punto ecco Giassarte apparse, +E su la piaggia riversato il vide, +Ed alto di pietate incendio l'arse; +Se la forza del duol quì non l'ancide, +Dic'ei, mediche man non gli sian scarse; +Coimbro, a la tua fede oggi ne caglia; +Chè me chiama a pugnar l'aspra battaglia. + + +LV + +Posto quì fine al dir stringe la spada +Ricoprendo d'oblio la propria pena, +Ed eccitando i suoi prende la strada +Ove furor contra il Baglione il mena; +Toro sembrò, ch'arso d'amor sen vada +Con adirato piè spargendo arena, +Quando il corno arrotando empio si sdegna, +Ed inverso il rival move l'insegna. + + +LVI + +E di sì torbida ira il cor bolliva +Sotto il caldo del dì, ch'ei non sofferse +I fregi, onde la fronte alto guerniva, +Ma via scagliolli infra le turbe avverse; +Allor fiero da gli occhi incendio usciva, +E le chiome sul collo ivan disperse, +E soffio d'aura ne venia coprendo +In parte il volto e più faceasi orrendo. + + +LVII + +Gridava alto il Baglion: gente diletta, +Chi stringe il brando? o chi la picca afferra? +Questa è battaglia sacra, oggi n'aspetta +Gloria nel ciel, se non vittoria in terra. +Per questi detti infra Cristian s'alletta +Novello ardire e s'inaspria la guerra; +Ma d'altra parte divenendo atroce, +Più che non suol, Giassarte alza la voce: + + +LVIII + +Domaste l'Asia, ed i superbi regi +Condannaste a soffrir dura catena? +Coglieste là di tante palme i pregi +Per dissiparli quì su questa arena, +O d'Orïente vincitori egregi, +Ove viltate, ove timor vi mena? +Non vi cal d'Ottoman? così dicea, +E quinci orrenda la battaglia ardea. + + +FINE DEL CANTO XVII. + + + + +ANNOTAZIONI + +AL CANTO XVII. + + +Il Poeta diede a questo canto l'argomento che siegue: «Nel XVII si +narra la battaglia fra Ottomano e' Rodiani, mentre Amedeo era contra +Turchi in riva al mare.» + +La prima censura del cav. d'Urfè cade sopra un punto di tattica +militare. Perciocchè vedendo Folco, Gran Mastro di Rodi, che i suoi +erano per trovarsi disciolti e costretti a fuggire, ordinò che +formassero un cerchio, ossia una _battaglia ritonda_, e che mostrando +il volto rispingessero colle picche l'assalto de' nemici. È facile il +vedere, che la _battaglia ritonda_ si assomiglia (mutata la figura) al +_bataillon carré_ de' tattici moderni. Ora sentiamo l'osservazione del +critico: «il dit que Foulques avait fait un bataillon de touttes ses +gens tout entourné de piques et en rond, de telle sorte que rien ne le +pouvoit offancer que les fleches: et touttes fois il dit qu'Ottoman a +cheval en tue un grand nombre. Il samble qu'il y aye en cela de la +contradiction.» Ma veramente il poeta attribuisce ad Aletto l'aver +aperto quella selva di picche per dar luogo ad Ottomano d'entrare nel +battaglione ritondo, e fare scempio de' Cristiani; cossicchè non vi ha +errore d'arte militare. + +Aggiunge l'Urfè non essere costume del Gran Signore de' Turchi +l'entrare in battaglia, salvo il caso che v'abbia pericolo d'una +grande sconfitta; e che perciò non doveva il Poeta far combattere +Ottomano in uno scontro, dove non era periglio sì grande. Parmi che il +censore sia troppo severo: a' poeti si debbono dare consigli e +precetti, non porre le pastoje. + +Sottigliezza, non verità, ravviso nell'altra censura del cav. d'Urfè; +dove riprende il Chiabrera per aver fatto che una saetta indirizzata +da Valguarnera ad Ottomano, fosse traviata per cura d'Aletto (st. 17): + + «....... fa volar spedito + Quadrel non vile infra maestri arcieri; + Ei ratto andava ad Ottoman nel petto; + Ma s'interpose e traviollo Aletto.» + +Ciò non è possibile, dice l'Urfè, per non avere il Demonio cotal +possanza; e se il Poeta intendeva imitare Omero, dovea ricordare che +nel Greco sono Dei che fanno di sì fatti portenti, non sono demoni. Ma +secondo la volgar credenza sull'arte magica, uno spirito infernale +poteva operare cose troppo maggiori che non è il deviare una saetta +dalla mira cui l'indirizza l'arciere. + +Con migliore avvedimento scrive il Censore le parole seguenti: «Le +discours d'Alcmar et de Giorgo est trop long et le poete fait quee +Giorgo se tue sans raison, car ne voyant point son ami encores mort, +il devoit le porter en lieu, ou il le peut faire panser, et s'il +mouroit il luy eust esté alors plus permis de se tuer pour la perte de +son amy, ou pour le suivre.» Non perciò approvo che Georgo potesse +uccidersi per seguitare il suo amico; ma, come già dissi, l'Urfè era +scrittore di Romanzi, e la virtù romanzesca non è la verace. + +L'ultima censura non mi piace, dando colpa al poeta di ciò, onde altri +dovrebbe lodarlo; stantechè accennando il Chiabrera la patria e la +casa de' guerrieri si spianava la via ad onorare città e famiglie. +»Alors qu'il nomme quelqu'un, il dit d'ou il est et quel il est et +commant venu en ce lieu, ce qui interromt infiniment le discours; +c'est pourquoy si ce n'est pour un ou deux dans tout un livre, les +poetes ont accoutumé d'en dire fort peu en leur propre personne, mais +la font dire par d'autres, ou aux revues generalles ou en quelque +autre occasion. + + + + +CANTO XVIII. + + +ARGOMENTO. + +_Racconta a Dardagan Panta ferita, +Che per Alfange vendicar ne muore. +Egli della donzella a se gradita +Sente novella; dove il guida amore +Corre a cercarla, e quella trova in vita. +A lui promette Berenice il core, +Se dona morte al sommo Duce Ispano; +Ed egli tosto il fa cadere al piano._ + + +I + +Quivi da l'armi e da lo stuol più folto +Fuggia Seleuco scolorito in faccia +Verso le mura; e pur sul piè disciolto +Fier Dardagan ne la vil fuga il caccia, +E da se per la via lunge non molto +Vede un guerrier, ch'impallidito agghiaccia +Versando sangue, ed irrigando il piano, +Dal braccio, onde recisa era la mano. + + +II + +Siede in sul suolo, et ad un tronco annoso +Di salvatica quercia appoggia il fianco, +E mal reggeva, a rimirar pomposo +Per grande ala di cigno il cimier bianco; +Or visto Dardagan, nel cor doglioso +Gli spirti aduna, che venian già manco, +Indi la lingua nel gran duol dispiega, +E che s'arresti ad ascoltare il prega: + + +III + +Guerrier, se di Maoma il nome adori, +Deh per un tuo consorte il corso affrena, +Chè se teco disfogo i miei dolori, +Sarà men grave del morir la pena. +Ed ei rivolto de le spoglie a gli ori, +Ed a l'angoscia che a morire il mena, +Vinto da la pietà rompe il cammino +Ed a l'egro Campion fassi vicino. + + +IV + +E così gli dicea: sgombra l'affanno, +Che per te non mortal fia la ferita; +E prendi a dir; tuoi desideri avranno +Di vera fede ogni cortese aita; +Qui l'altro fra' sospir ch'al ciel sen vanno +Lentamente soggiunge: odio la vita; +E come sian miei detti al fin venuti, +Non mi saprai dannar, ch'io la rifiuti. + + +V + +Caso dirò, che di tacersi è degno; +Ma perc'ho di morir fermato in mente, +Per mio conforto a favellarne vegno; +Dunque presta al mio dir l'orecchie attente: +Ebbi per patria di Panfilia il regno, +E nacqui in Perga di ben nobil gente, +Donna di gran tesor, Panta è mio nome, +Or moro in Rodi, e narrerotti come. + + +VI + +Reggeva Alfange de le genti armate +In quei paesi a suo volere il freno, +Alfange, a cui ciascun d'alta beltate +Negò trovarsi paragon terreno; +L'alme sembianze, e da ciascun lodate, +Appena viste io pur lodai non meno, +Ed a la vita mia d'aspro tormento +Ciò fu cagion, ma non però men pento. + + +VII + +Un dì d'april, che la stagione acerba +Sen fugge, ed è del Sol più chiaro il lume, +Per le campagne io mi godea su l'erba +L'odor de' prati al mormorar d'un fiume; +Ed ecco in pompa di tesor superba, +Ed in sembianza oltra l'uman costume +Alfange a gran destrier lentava il morso, +Seguendo l'orme d'un bel cervo il corso. + + +VIII + +Ornavano con frange il busto altiero +Su ceruleo tabì nastri gemmati; +Ed in faretra custodiva arciero +Scherzo de le sue man strali ferrati; +Spandea fuor de la bocca il buon destriero +Forte i nitriti e da le nari i fiati, +Falbo di manto, e riposava appena +I piè non stanchi in su l'erbosa arena. + + +IX + +Ma sul volto, onde pel non anco usciva, +Infra gigli fiorian rose novelle, +E da lo sguardo sfavillar sì viva +Luce vedeasi, come in ciel due stelle; +Parean di sua beltà la bella riva +E la bell'onda divenir più belle, +E l'aura vaga gli volava intorno +A far più l'oro de la chioma adorno. + + +X + +A tanta vista io mi rivolsi, e stretto +Tenere il fren non valsi a' miei desiri +Sì, che da me rubella uscì dal petto +L'anima tra gli affanni e tra i sospiri, +E, come dir non so, provai diletto, +E ne l'istesso tempo anco martiri, +E pianti sparsi, e trasformai sembiante +In gran pensieri ora arsa, ora tremante. + + +XI + +Al fine io seco di sposarmi elessi, +Quinci l'immense mie ricchezze offersi, +Ed esposi ver lui preghi dimessi, +Nè furo i suoi pensier da' miei diversi; +Degnommi in somma; ma quei giorni istessi +Erano i duci d'Ottoman conversi +A l'assalto di Rodi, ond'egli pose +Indugio a terminar l'opre amorose. + + +XII + +Così sarpossi, e l'ampie vele alzaro +Lunghi nel mare a ritentar viaggi; +Allora in Asia m'apparì men chiaro +Il Sole, e foschi rimirai suoi raggi; +E solo a' sensi miei vita serbaro +I mandati da lui spessi messaggi, +E col pronto pensier la rimembranza +E la sì cara a gli amator speranza. + + +XIII + +Ma pur le ciglia lagrimose e meste +Portai mai sempre; e vaghe piaggie e liete +Furonmi lassa a rimirar moleste, +Nè da' sonni notturni ebbi quiete; +S'a te l'armi d'Amor son manifeste, +O mai cadesti a l'invisibil rete, +Non mi saprai negar, che non sia forte +Di lontananza il duol come la morte. + + +XIV + +Che far dovea? de le guerriere imprese +Il fine aspetto? la dimora è rea; +Vadone a lui? se mi partia, palese +Vario contrasto apparecchiar vedea. +In cotale stagion dunque si prese +Il consiglio per me, che rimanea; +In militari spoglie io mi rinvolsi, +Ed a la vecchia madre indi mi tolsi. + + +XV + +Chiara di sangue una compagna sola +Eleggo taciturna a mio conforto; +Dassi de' remi in acqua, il legno vola, +Giungo di Rodi lietamente in porto; +Quì d'Alfange dimando, altra parola +Misera non udii, salvo egli è morto; +Ah fossi stata sorda e stata muta, +O sommersa nel mar pria che venuta. + + +XVI + +Velasco, duce de le torme ispane, +Crudo il trafisse; io di morir fermata +Tutto oggi seguitai l'arme ottomane, +Ed era meco la compagna armata; +Fu nostro voto ritrovar quel cane +E co' denti sbranar la carne odiata, +Ed il sangue succhiar de l'empie vene, +E per tal guisa vendicar mie pene. + + +XVII + +Ma ci provammo in van; scura mia vita, +Chè de gli afflitti non ha ben la speme; +Pugnai, ma come vedi empia ferita +E le mie forze, e le mie membra ha sceme; +Così carca di pena aspra infinita +Corro languendo inverso l'ore estreme; +Pur del punto mortal prendo diletto +Che porrammi d'Alfange anzi il cospetto. + + +XVIII + +Così diceva, ed inchinò la fronte +Di dolor grave; e Dardagano allora, +A cui di lei le dignità son conte, +Dolce risponde, e quanto può l'onora: +Donna, mie voglie a te servir son pronte, +Di Panfilia nel regno io fei dimora, +Et ad Alfange il bel vissi devoto, +Fui seco in Perga; non parlasti a vôto. + + +XIX + +È ver che su le mura ei cadde a terra, +Ma cadde carco d'onorati fregi, +E sì fatto morir non spiacque in guerra +In alcun tempo ai sommi Duci e Regi: +Or per segno d'amor, ben che sotterra, +Certo ei non vuol che con la morte il pregi +Rompendo in sul fiorir tuoi giorni acerbi, +Ma che tu viva, e sua memoria serbi. + + +XX + +L'ignota fuga da natii paesi, +E dentro Rodi aver fermato il piede, +Non ti perturbi il petto; alme cortesi +Potran forse biasmare atto di fede? +Tal con accenti di pietate accesi +L'afflitta donna a consolar si diede +Frodando in parte sue miserie; ed ella +Ostinata a morir così favella: + + +XXI + +Di duo desiri la speranza avrei +Cara morendo, ch'a le patrie genti +S'esprimesser veraci i desir miei; +E questi in guerra ch'io soffrii tormenti; +Forse andranno colà d'infamia rei +I miei pensier ch'ebbi d'amore ardenti, +S'a mio danno avverrà, ch'amica lingua +A l'orecchie d'altrui non li distingua. + + +XXII + +E pur da me ne la battaglia dura +Fu la compagna mia dianzi divisa; +Or chi le narrerà l'aspra ventura +De le mie piaghe? ch'io rimasi ancisa? +Deh ritrovarla, o Cavalier, procura, +Se sei pietoso, e del mio duol l'avvisa: +Perchè de la compagna almen si dolga +E le misere membra indi raccolga. + + +XXIII + +Ha purpureo cimier, purpurea vesta +E ne lo scudo l'immortal Fenice; +Senza destrier co' piedi il suol calpesta; +E nacque in Perga; il nome è Berenice. +Qui subita d'amor calda tempesta +Sorge nel petto a Dardagano, e dice: +Non morir, no, le mie preghiere intendi, +Salva te stessa, ed a sperare apprendi. + + +XXIV + +Forse dolce stagione anco ritorna; +Ma Berenice nel guerriero orrore +Come lasciasti tu? dove soggiorna? +Averà scampo dal cristian furore? +Ah che de gli occhi e de la fronte adorna +Son posto in fiamma e mi si stempra il core; +E de le chiome e del bel volto a i rai +Sono i miei spirti inceneriti omai. + + +XXV + +Mentre il Turco dicea, dal dolor vinta +Languia la Donna e già veniasi meno, +Ed in freddo pallor tutta ritinta +Faceasi de la fronte atro il sereno; +E già la luce è ne lo sguardo estinta, +E già s'ammorza il respirar nel seno. +Dardagan fiso la riguarda e piange; +Ella trapassa, e mormorava Alfange. + + +XXVI + +Poco presso la Donna il piè riposa +Sovra il sanguigno suol stesa e gelata +Del Turco cavalier l'alma amorosa +Per fervido desir tutta agitata; +E spesso cangia via, creder non osa +Che sia tra' rischi de la gente armata +La gentil Damigella, e quinci ei prende +A lei cercar fra le disperse tende. + + +XXVII + +Pentesi poscia, e ver colà sen giva +Ove più de la guerra il grido è fiero; +E scorge non lontan, che su la riva +Movea quasi smarrito un cavaliero; +Come fu da vicin, rosso appariva +Ondeggiar su la fronte il gran cimiero, +E d'ostro rosseggiar la sopravesta, +E quinci in Dardagan speme si desta. + + +XXVIII + +Affretta i passi, e de le ciglia il lume +Affisa de lo scudo entro l'acciaro, +E vede ivi dipinto arder le piume +L'augel, c'ha ne la morte il suo riparo; +Allor, come gli amanti han per costume +Fu gelo, ed i suoi spirti in fiamma andaro; +Fermossi, e poscia di se stesso in bando +Rapido in verso lei mosse gridando: + + +XXIX + +O tanto amata, o del mio cor desire, +E qual ventura or mi ti fa presente? +Vaneggio io lasso? o pur del tuo venire +Con esso me l'altrui parlar non mente? +O Berenice. A così fatto dire +La Donna di timor s'empie repente, +E di se stessa gelosia la punge, +Nè sa parlar; ma Dardagan soggiunge: + + +XXX + +Deh qual temenza oggi t'ingombra il core? +Perchè taci con me? chi ti ritiene? +Panta mi rivelò l'atto d'amore +Per cui venisti ignota in queste arene; +Io mi son Dardagan; pensa l'ardore +Che sì forte m'avvampa entro le vene; +E di chi muor per te prendi mercede, +E confidati omai ne la mia fede. + + +XXXI + +Ahi lasso me, fra tante spade e tante, +Perchè nel cor non mi passò ferita? +O d'AMEDEO non traboccando avante +Sotto la fiera man perdei la vita? +Dunque sarò sì sfortunato amante, +E fia la fede mia sì mal gradita, +Ch'oggi per mio conforto, e per tuo scampo +Tu mi rifiuti fra tante arme in campo? + + +XXXII + +La Donna udendo, di stupor non poco +L'anima adempie, indi formò tal note: +Panta quando lasciasti? ed in che loco? +Spavento de' suoi rischi il cor mi scote. +E quegli ardendo in amoroso foco +Le trapassate cose a lei fa note, +Come Panta incontrò, ciò ch'ella disse, +E come de la piaga alfin morisse. + + +XXXIII + +A questo annunzio da cordoglio oppressa +Disciolse Berenice alti sospiri, +E tratta dal dolor fuor di se stessa +Stavasi taciturna infra martiri. +Dardagan tace alquanto, indi non cessa +Di seguir gli ardentissimi desiri, +E raccogliendo i suoi pensier, dislega +Alfin la lingua, e sì lusinga e prega: + + +XXXIV + +Quantunque di pietà spada rubella +Abbia chiusa la strada a' desir vostri, +Pur grandi atti di fede inver la bella +E nobil Donna son per te dimostri, +Qua giuso in terra narreransi, ed ella +Non taceralli ne' superni chiostri; +Però tanta tuo cor doglia non prenda +Del caso occorso, ove non vedi emenda. + + +XXXV + +E se Panta apparì tanto amorosa +Ch'a la patria lasciar dispose il core, +E corse per lo mar via perigliosa, +E de la morte soverchiò l'orrore, +E se tu fosti a lei seguir bramosa +Là, 've sì forte la traeva amore, +Gran miracol parrà, s'oggi disprezza +Pur di lasciarsi amar tua giovinezza. + + +XXXVI + +Ma se la legge appresso te s'onora +Che per ogni mortal detta natura, +Deggio sperar, che tua pietate ancora +Porga a le fiamme mie lieta ventura; +O sempre cara e fortunata l'ora +Che nella mente mia sì fresca dura, +Quando questi occhi a tua beltà conversi +Non mai qua giù nel mondo usa a vedersi. + + +XXXVII + +Ne la bella stagion, che 'l Sol rimena +Più lunghi i giorni, ed ei più caldo appare, +Tu sul vago mattin presso l'arena +In snella prora trascorrevi il mare; +Mormorava nel cielo aura serena +Onde erano a mirar l'onde più chiare, +Il mondo tutto di beltà splendea, +Ma teco posto in paragon perdea. + + +XXXVIII + +Candida era tua gonna, e d'ognintorno +Dispiegava tesor d'aurei lavori, +E di ricchi giacinti un cinto adorno +La stringeva sul sen tra smalti ed ori, +E su le chiome, onde fin oro ha scorno +Spandeva cari odor cerchio di fiori, +E tal con ammirabili sembianti +Lieta formavi ora sorrisi, or canti. + + +XXXIX + +Se 'n quelle spume, e d'Ocean nel regno +Hanno incogniti numi alcun ricetto, +Come affermarsi suol, credere è degno +Ch'allor fosse ciascuno arder costretto; +Io certamente senza alcun ritegno +Corsi a le fiamme, e tutto accesi il petto +E dentro a giocondissimo martiro +Se n'andò la mia vita in un sospiro. + + +XL + +Da indi innanzi non sentii giammai +Ne gli occhi sonno e ne la bocca riso; +Ben portai sempre, e tu medesma il sai, +Scura la fronte e scolorito il viso; +Ed in foco, ed in giel piansi e cercai +Conforto al cor da' tuoi begli occhi anciso; +Sparsi lamenti ognor, querele crebbi +A te chiedendo aita, e mai non l'ebbi. + + +XLI + +Deh, se spedita da gli umani affanni +Passi in prosperità ben lunga etate, +E mal grado al venen de gl'invidi anni +Veggasi rifiorir tua gran beltate, +Ostinato rigor non mi condanni +A sempre tormentar senza pietate, +E non si faccia del mortal mio scempio +A l'alma de gli amanti odioso esempio. + + +XLII + +Al fervido pregar tien Berenice +I fulgidi occhi in Dardagano intenti, +E dopo alquanto apre la bocca e dice, +Mentre colui sparge sospiri ardenti: +Certo il nostro pensier fu mal felice; +Ma non sian pronte a biasimar le genti +Se noi sponemmo ne la guerra ardite +A l'inimico acciar le nostre vite. + + +XLIII + +Che se donzelle, ed a non cinger nate +La spada, ed a pugnar poco guerriere, +Contra ogni belva non per tanto armate +Fummo famose e bene esperte arciere; +Or di questo non più: le membra amate +Vili sul suol non lascerò giacere, +E vedrà procurar l'alma diletta +La sua bramata infra Cristian vendetta. + + +XLIV + +Dunque disponti, ed al guerriero ispano, +Ch'ad Alfange portò l'ora funesta, +Movi all'incontra, e con la nobil mano +Fa traboccar l'abbominata testa; +A sì gran risco non ti poni in vano, +Chè di me conquistar la strada è questa; +Tuo valor gradirò, quando ti caglia +Questa, ch'io dico, esercitar battaglia. + + +XLV + +Allora Dardagan, sparso la faccia +Di novo gaudio, e sfavillando i guardi, +Non può frenarsi, ed a l'Ispan minaccia, +E gli assalti al suo cor sembrano tardi; +Innalza l'arco, e grida: in van procaccia +Schermo contra il ferir di questi dardi; +Del più forte ed acuto il cor gli piago: +Non temer, donna, il tuo desire è pago. + + +XLVI + +Conosco lui, le spoglie onde egli è adorno; +Ho contezza de l'armi, onde risplende, +E so, dove poc'anzi ei fea soggiorno, +E colà tuttavia forse contende; +Ma, s'egli a disparir quinci dintorno +Non veste l'ali ed a volar non prende, +O pur non si sommerge in mezzo a l'onda, +Non fia, ch'oggi a miei guardi ei si nasconda. + + +XLVII + +Così diceva, e con la donna a lato, +Ove la gente combattea s'invia, +E gli occhi volge ad ogni duce armato, +Ed armi e spoglie fissamente spia; +Nè molto va, che 'l cavalier cercato +Da lunge scorge; ei coraggioso apria +Folto stuolo de' Turchi, e si fea strada +A somme glorie con la nobil spada. + + +XLVIII + +Qual vien tra' gioghi d'Apennin canuti +Per molta neve il cacciator gioioso, +S'alfin ritrova de' cinghiali irsuti +L'aspro covil tra dure selve ascoso, +Tal gode il Turco, e de gli strali acuti +Un tinto di licor più venenoso, +Pon su la corda, indi traea dal core +Fervide voci e ripregava amore: + + +XLIX + +Amor, che su per l'alto il volo affretti, +Ed in terra ed in mar dispieghi l'ali, +Sì ch'al nome di te rendi soggetti +Con la faretra eterna i cor mortali, +Amor mio solo nume, odi i miei detti, +E contra quel fellon reggi miei strali, +Perchè sgombrando il cor d'aspri dolori +Più le tue leggi e le tue forze onori. + + +L + +Sì grida, e di grande ira arso le vene +Scocca il fiero quadrel con studio intenso, +Che trasvolando va l'aure serene, +Rivolgendo al suo suono il popol denso; +E finalmente al grande Ispan perviene; +Nè tanto valse de lo scudo immenso +Il terso acciaro e l'interzate cuoia, +Che di quel colpo il cavalier non muoia. + + +LI + +Trafitto a sommo il petto egli trabocca; +E sembrò scoglio, che per lunga etade +Combattuto da l'onde al fin dirocca, +E fa lunge sonar l'erme contrade. +Il Turco a lieti gridi apre la bocca, +E volto a riguardar l'alta beltade +De la donna gentil fatta gioiosa, +Ei non tiene nel cor la fiamma ascosa. + + +LII + +Dicea: nobil cagion de' miei martiri, +Tue giuste voglie ecco appagate or vedi +Per la faretra mia: s'altro desiri +Dal tuo fedele, apri la bocca e chiedi; +Se con nemico duce altro t'adiri, +Te 'l mirerai senza dimora a' piedi +Qui da me tratto a supplicar la vita, +E spegnerollo con mortal ferita. + + +LIII + +Degg'io trapassare alpe? o varcar fiume? +O trascorrer di mare onde spumose? +Tutto farò; di vero amor costume +È superar l'insuperabil cose; +O chiara fronte, e de' begli occhi o lume +Onde avrà la mia vita ore gioiose, +O alma in terra ed immortal sembianza, +Come quì vi ritrovo oltra speranza? + + +LIV + +Non ben duolsi d'Amor l'umano ingegno +Come solo comparta affanni estremi, +Ch'egli al fin con ragion governa il regno, +Ed a chi merta non defrauda i premi. +Così parlava, e che non stava a segno, +Ma vaneggiava ne' piacer supremi, +Vide la bella donna, onde sorrise, +Ed a quel favellar termine mise. + + +LV + +Poi ch'oggi senza Panta il Ciel mi serba, +Dic'ella, in vita lagrimosa e dura, +Scorgimi tu dove ferita acerba +Sparse i begli occhi suoi di nebbia oscura; +Il nobil corpo, che si sta su l'erba, +Chiama da la mia fe' sua sepoltura; +Nè da quest'alma afflitta ella s'oblia. +Ratto ascoltando Dardagan s'invia. + + +FINE DEL XVIII CANTO. + + + + +ANNOTAZIONI + +AL CANTO XVIII. + + +«Nel XVIII si raccontano gli amori di Panta e di Alfange; e di +Dardagano e di Berenice.» Questo è l'argomento postovi dal Poeta. + +Le censure del Cavaliere d'Urfè sovra questo canto sono due. Ecco la +prima: »Pante raconte a Dardaganio (_sic_) sa fortune, estant si +blessée, qu'elle meurt a l'heure mesme: le poete la fait amuser en cet +estat a descrire des choses ou il ny a pas apparance, comme a +particulariser la beauté des habits d'Alfange et de son cheval, ny +ayant pas apparance que se santant deffaillir elle s'amusat a ces +petites choses.» Non ardirei allontanarmi dall'opinione del Critico. + +Trascrivo la seconda: «Le discours long de Dardagonio (_sic_) avec sa +maistresse est hors de temps, car il s'amuse a desduire (leg. +_descrire_) les habits de sa maistresse et la douceur de son chant au +lieu de vanger Pante, d'en aller querir le corps et l'enterrer, ou +faire quelque autre chose conforme au lieu, au temps et la personne.» +È verissimo che Dardagano si piace nel descrivere il vestire e +l'adornarsi il capo di Berenice; ma non trovo che si fermi a parlare +del canto di lei; avendolo appena ricordato nell'ultimo verso della +st. 38: + + Lieta formavi ora sorrisi, or canti. + + + + +CANTO XIX. + + +ARGOMENTO. + +_Sotto mentito volto un demon reo +Prende a Folco narrar fìnta novella, +Che la turba in seguir, cadde AMEDEO, +E fu estinto nel mar dalla procella; +Ma l'inganno infernal nulla poteo, +Che il confortò con l'immortal favella +L'Angelo dell'Eroe: così la speme +Del soccorso vicin, fa ch'ei non teme._ + + +I + +Fiero intanto Ottoman per varia strada +Riversando da gli occhi incendio d'ira. +Vibra nei Rodïan fulminea spada +Là, ve più forte contrastarsi mira; +Ma ch'a terra disperso il popol cada +Sotto il fìer Turco Telamon sospira, +E parte freme, e dentro il petto altiero +Ei così favellava al suo pensiero: + + +II + +Deh che discerno? ogni faretra, ogni asta +Oggi in battaglia a' Rodïan vien meno? +Ed al grande AMEDEO forza non basta +Sì che questo leon si tenga a freno? +Or se per nostro scampo in van contrasta +L'ultimo sforzo del valor terreno, +Ombra oscura di morte oggi mi copra, +Ma procacciando onor per nobil opra. + + +III + +Disse, ed al fianco egli ripose il brando; +E diè di man su la sanguigna riva +A l'armi d'uno arcier, che palpitando +Giacea piagato, e sul morir languiva; +Era di Smirna abitatore, e quando +Spogliar sentissi, egli la bocca apriva, +E sollevando gli occhi omai già spenti, +La voce appena egli spiccò da i denti: + + +IV + +Oh di quale arco intra più forti eletto +Signor diventi, e di che strali egregi? +Se vero Turco sei, prendi diletto +Infra Cristian di saettarne i Regi. +E Telamone: i tuoi consigli accetto, +Moverò con queste armi a sommi pregi, +E s'oggi a segno i miei desiri andranno +Saetteronne il cor del tuo tiranno. + + +V + +Più non disse egli; e l'uno e l'altro corno +Piega de l'arco, e fa volarne il dardo, +Che fende l'aria, e sibilando intorno +Al gran nemico se ne vien non tardo; +Fora di bei tesor lo scudo adorno, +Ma de l'arcier non ubbidisce al guardo, +Che ne l'odiata gola il tenne fiso, +Vedere amando l'avversario anciso. + + +VI + +Quinci fier Telamon la spada afferra, +E sì sen va su la calcata arena, +Che giunge ad Ottoman per fargli guerra, +Che la saetta era posata appena; +Giovine capriol, che rapido erra +Lunge da i can, che 'l cacciator scatena, +Con corso men leggier trascorre l'erba, +Che del timido piede orma non serba. + + +VII + +Tal costui venne, e col lucente acciaro +L'elmo gemmato ad Ottoman percote; +Mille accese faville al cielo andaro, +E sonaro le piaggie indi remote; +I gran diamanti, onde l'elmetto è chiaro, +Il brando, ben che fin, spezzar non pote; +Ben del feroce Re l'animo accese, +Ch'a lui si volse, e sul terren lo stese. + + +VIII + +Spigne l'irata spada, aspro a vedersi; +Piagalo in petto, e sì d'orror l'involve, +Che sul piè Telamon non può tenersi, +Ma cade, e gli occhi per dolor travolve; +Ed ivi i crin via più che l'oro tersi, +Spettacol di pietà, macchia di polve, +E macchia quelle guance, i cui candori +Già di mille donzelle arsero i cori. + + +IX + +Tale albero gentil, che l'aura estiva +E d'un ruscello il mormorar d'argento +Solea nutrire in solitaria riva, +Al crin de le Napee vago ornamento, +S'unqua d'april quando più bel fioriva +Il disperde sul suol rabbia di vento, +Secca le verdi frondi, odor non spira, +E pietà move in chi passando il mira. + + +X + +Mentre in tal guisa di percosse orrende +Cadeano Turchi e Rodïani insieme, +Su quell'orrido strazio il volo stende +Megera atroce, e riguardandol freme. +Ne l'ira acerba, che vostri odii accende, +O de l'antico Adam mal nato seme, +Cadete a morte; e col nostro odio indegno +Saziate alquanto l'infernal disdegno. + + +XI + +Per cotal guisa egli bestemmia, e fiero +Pasceasi il fier demon ne i guerrier morti, +E pure in gran furor volge il pensiero +Si come a' Rodïan tormento apporti. +D'Anteo Mercurial non poco altiero +Fra i cavalier più coraggiosi e forti, +Fabbricossi di nembi il bel sembiante +Ed al gran Folco appresentossi avante. + + +XII + +L'alto AMEDEO, nel cui valor ti fidi, +Ben contra Turchi, egli dicea, fu franco; +Ei caccionne gran turba inverso i lidi, +Le lor vestigia a seguitar non stanco; +Vidi, che 'n fuga ei li disperse e vidi +Che su l'arena gli trafisse, ed anco +Ch'ei si spinse nel mar, folle consiglio, +Che con immenso ardir sempre è periglio. + + +XIII + +Addosso i vinti, che ne gian dolenti +Verso le navi, ei per lo mar trascorse; +Ed ecco, che di nubi e che di venti +Grave tempesta e subitana sorse; +Così tremendo a le nemiche genti +Violenza d'un turbine l'absorse, +Ed a voi senza lui fragil speranza +Per la vittoria e per lo scampo avanza. + + +XIV + +Senza l'invitta spada in van tu studi +Contrasto far ne la tenzon sì dura, +Percossi, infievoliti a casi crudi +Ci condurrà questa giornata oscura; +Suona le trombe, e, se ti par, rinchiudi +Queste poche reliquie entro le mura; +O salva te, ne la cui gran virtute +Rodi confida, e può sperar salute. + + +XV + +Così mentiva; e non aggiunge a queste +Altra parola, e si coprì d'orrore; +E per farsi stimar cosa celeste, +Sparse sul suo sparir l'aura d'ardore. +Turbossi Folco; e ne le ciglia meste +I pensier gravi si leggean del core, +Piangendo il popol suo quasi disperso, +E l'alto pregio d'AMEDEO sommerso. + + +XVI + +Non sa che far de le seguaci schiere, +Se 'n campo dimorar, se dipartire; +In campo dimorar, certo è cadere; +Partirsi, fia con morte anco fuggire; +Se chi parlò, de le superne sfere +Apparve messaggier, non può mentire; +Ma come nel suo dir fian mentitori +Tanti, che d'AMEDEO disser gli onori? + + +XVII + +Tra questi affanni in ver la terra inchina +Tacito il guardo, ed è di duol confuso; +Quando ecco l'Angiol suo gli si avvicina +D'amabile splendor tutto rinchiuso; +E cosparge dintorno aura divina +Tra' mortali a sentirsi odor non uso, +Che 'l cor rinfranca, e ravvivarlo suole, +Indi il volo disciolse a tai parole: + + +XVIII + +Sgombra la tema; e giù del core in fondo, +Stabilissima sia la tua credenza, +E ti rivolgi al Correttor del mondo, +Chè contra il suo voler non è potenza. +Perfido spirto, e de l'abisso immondo, +Apparve poco dianzi a tua presenza, +E come ei fosse de' celesti un nume +L'orribil forma rabbellì di lume. + + +XIX + +Mente, che d'AMEDEO la nobil vita +Giaccia sommersa, e ti sgomenta in vano; +Ben ci spense colà turba infinita, +E di sangue macchiò l'ampio Oceano; +Rado veduta, o fu nel mondo udita +Prova in guerra simil di mortal mano, +Cotanto il sommo Re, che 'n ciel soggiorna, +Il suo campion d'immensa gloria adorna. + + +XX + +Egli feroce, e più che mai possente +Or quì rivolge il piè rapido e lieve; +E come giunga, d'Ottoman la gente +Fia sotto il braccio suo come al sol neve. +Folco, sia fermo il cor, ferma la mente, +Che de la vostra pena il tempo è breve, +E di quel sangue, che per Dio si spande, +Io tel rammento, la mercede è grande. + + +XXI + +Nè di queste battaglie il tempo fiero +Turbar ti deve, o 'l dei raccor per segno +Che 'l Signor sommo de l'eterno impero +Oggi vostra salute aggia a disdegno; +Non è la forma del divin sentiero +Come le strade de l'umano ingegno, +Che Dio per fargli eccelsi e farli chiari +Prova ne le miserie i suoi più cari. + + +XXII + +Su questi detti il suo fulgor nascose +Pur come suol, che disparisca a sera, +Ma sparse incenso, e d'odorate rose +Alma ed incomparabil primavera. +Allor di Folco in ascoltar depose +Ogni preso timor l'anima altiera, +E sul tenor de le parole intese, +Nel magnanimo petto a parlar prese: + + +XXIII + +Qual sarà cor, che di viltà s'offenda +In sommo risco di stagioni armate, +Quando ripensi e del gran Dio comprenda +Sovra i seguaci suoi l'alta bontate? +Ecco è pur verità, ch'Angelo scenda +Inverso me da le magion stellate +E serrando la strada a' nostri danni +Fa manifesti gl'infernali inganni. + + +XXIV + +Come nocchier, che de la chiara Aurora +Volse le negre antenne a i ricchi liti, +E s'attristò ch'a la veloce prora +Torbido euro frenasse i corsi arditi, +Se soffia vento disiato, allora +Alza gli spirti che giacean smarriti, +E crescendo ne l'alma i pensier lieti +Ara i gran campi de l'instabil Teti; + + +XXV + +Tale il buon Folco rasserena in fronte +L'alma cui dianzi afflisse aspro martire, +E le sue squadre a guerreggiar ben pronte +Empie gridando di novello ardire: +Su, cavalier, che se n'andran ben conte +Le vostre prove; ora infiammate l'ire +E reggete furor che stavvi intorno +Fin che 'l forte AMEDEO faccia ritorno. + + +XXVI + +Ei diè lor caccia, e dissipati a pieno, +Parte i Turchi ha sommersi in mezzo l'onda, +Ed or sen viene a noi come baleno +A quì rinovellar strage profonda; +Intanto col valor ch'avete in seno +La patria in sì gran dì fate gioconda, +O vero in sul morir prendiam diletto +Per bella piaga, che ci splenda in petto. + + +XXVII + +Alto così gridava, e tra' bei lampi +Del fiammeggiante scudo ei si rivolta +Là, 've nel pian dei sanguinosi campi +L'aspra turba de' Turchi era più folta; +Nè meno a quel suo dir sembra ch'avvampi +D'ira ogni cavalier, ch'ivi l'ascolta, +Onde al suon de l'acciar che si percote +Rimbombano le piaggie indi remote. + + +XXVIII + +Tal s'a far nave, che l'Egeo spumoso +Deggia sprezzar ne le tempeste oscure, +Vanno boschier su l'Apennin selvoso +Intenti ad atterrar piante più dure, +Allor mentre su' gioghi il bosco ombroso +Geme al ferir de l'arrotata scure, +Alto muggito dan l'alpestri sponde, +Ed eccheggiando ogni antro alto risponde. + + +XXIX + +In altra parte, ove con forte acciaro +Tronca Bostange de' Cristian la vita, +Sen van duo cavalieri a paro a paro, +Col cor superbo e con la destra ardita; +Un colse l'aura, e 'l primo sguardo al chiaro +Sole egli aperse, e fe' nel mondo uscita +La, 've guarda del mar l'alta riviera +Cinta d'ameni colli Udine altiera. + + +XXX + +La schiatta, onde chiarissimo discende +È Colloreto, e non sì tosto crebbe +In gioventù, che per le balze orrende +Orrende belve a sgomentare egli ebbe; +Ma giunto al colmo, ove l'etate ascende, +La finta guerra al fiero spirto increbbe, +E dando pace a' boschi alpestri ed alti +Ornò sue glorie di veraci assalti. + + +XXXI + +Sacrossi in Rodi, e su spalmate prore +Tutte de l'Asia sbigottì le rive, +E de' fieri ladron domo il furore, +Mille lor vele già menò captive; +Or quì col brando in pugno al suo valore +Termine per timor non si prescrive, +Intrepido di core, altier d'aspetto, +E bianco i crin Timoleon fu detto. + + +XXXII + +Fulvio con lui ne la stagion sì rea +S'aggiunse pronto nei perigli illustri, +Nobile cavalier, ch'allor correa +Lo spazio giovenil di sette lustri; +Leggier sul piè, forte di man spargea +Di rose ambe le guancie e di ligustri, +E di lucido pel, vago ornamento, +Quasi di nube d'or, fasciava il mento. + + +XXXIII + +In riva a l'Oglio comandava il padre +Bozolo lieto, di magion Gonzaga, +Magion, che nel sudor d'opre leggiadre +Stancar le membra, ed i pensier s'appaga; +Fu Colonnese infra Latin la madre, +Gente d'imperii e di vittorie vaga, +E forte ei s'affrettava a' pregi eterni +Sferzato il fianco da gli onor paterni. + + +XXXIV + +Gridava ferocissimo in sembianza: +O Cavalier, l'umana vita è frale, +Ed in conviti ed in piacevol danza +Ed in ozio d'amor pur batte l'ale; +Or se morir convien, ch'altro n'avanza, +Salvo con la virtù farsi immortale? +Sì dicendo, fra' Turchi oltra si spigne, +Nè men Timoleon la spada tigne. + + +XXXV + +Come talor scagliosi il curvo dorso +A salto, a salto se ne van delfini +Terror portando col terribil morso +Entro i minuti eserciti marini, +Tal per diversa via volgendo il corso +Sen van quei duo baron tra' Saracini +Pur con le spade in man facendo audaci +Il già perduto cor dei lor seguaci. + + +XXXVI + +Ma là dove del mar trascorre al lito +L'aspro torrente infra l'arene e i sassi, +D'asta crudel la destra man ferito, +Gualtier Vitelli avea fermato i passi, +E benchè sperto e ne i perigli ardito, +Con fronte oscura e tutto grave ei stassi +Perch'al suo campo da' nemici oppresso +Più soccorso prestar non gli è concesso. + + +XXXVII + +Ivi seco vicin prende riposo, +Ambe le gambe stranamente offeso, +Alderan Cibo, e pur sen sta doglioso +Che gli han le piaghe il guerreggiar conteso. +Entrambi udian volar grido orgoglioso +Da i Turchi petti, e da timor sorpreso +Vedeano il campo Rodïan sfidarsi, +Onde i lor volti di pietà son sparsi. + + +XXXVIII + +Qual ricco montanar quando matura +Già splende l'uva, onde gioire ha speme, +Se trabocca da ciel tempesta oscura, +Ei che schermire non la può, ne geme; +Ah che mal da le grandini sicura +Fia la vendemmia; ah che co' venti insieme +Le belle frutte in sul terreno andranno, +E la speranza perirà de l'anno: + + +XXXIX + +Sì fatti in rimirar feansi i guerrieri +Mal atti in guerra a maneggiare acciaro; +Alfin disse al compagno il buon Gualtieri: +O de' grandi avi tuoi germe più chiaro, +Sì come il corso de gli uman pensieri +Erri qua giuso io nuovamente imparo, +Ed oggi fassi la mia mente esperta, +Che mortal vita è di suo stato incerta. + + +XL + +Prencipe quì fra noi d'alta memoria, +Con armi eccelse jeri AMEDEO sen venne, +E la spada vibrò con tanta gloria, +Che 'l campo d'Ottoman poco il sostenne; +Ma nel presente dì l'alta vittoria +Non ci mantien, di che speranza dienne; +E pur s'oggi per noi langue sua mano, +Quanto jer si vinse, sarà vinto in vano. + + +XLI + +Dunque fia ver, che miserabil vegna +Di Rodi il nome? e ch'Ottoman calpesti +A suo pieno voler la nostra insegna? +E l'ordine di noi tanto funesti? +E che per me ne la miseria indegna +Un avversario sol non si molesti? +E perchè de' nemici alcun non cada, +Divietato mi sia stringer la spada? + + +XLII + +Ah non la destra man dianzi ferita +M'avesse stral ne la battaglia rea, +Ma m'avesse quadrel tolta la vita. +Ei così d'ira e di dolor fremea; +L'altro buon cavalier poscia ch'udita +Ha l'amica querela a dir prendea, +Consolando in Gualtier gli aspri tormenti +Con magnanimo suon di dolci accenti: + + +XLIII + +Veggo il risco mortal; Marte travaglia +Con estremo rigor le nostre schiere, +E mal sostiensi omai tanta battaglia +Con la forza de i duci e col sapere; +Io non l'oso negar, ma non ten caglia, +Lo scettro Rodian non può cadere +Poscia che contra il Turco, e l'armi infide +Eroe sì glorioso il Ciel provvide. + + +XLIV + +L'altissimo Signor, che 'n ciel governa, +Tal volta abbassa la mortal possanza +Acciocchè l'uom ne la bontate eterna +Impari di ripor la sua speranza; +Quanto appartiensi a noi, perchè si scerna +Nostro valor, che più d'oprar n'avanza? +Se di battaglia nostre man fur vaghe, +Il narreran le sostenute piaghe. + + +XLV + +Sì fatte note egli formava ancora +Ch'un duce venne, e ne venia con pena, +Sì da la testa, ove il bel crin s'indora +Bagna le guancie sue sanguigna vena, +E turbato Alderan diceva allora: +L'oscura faccia ch'esser suol serena +Oggi a mal giudicar forse m'adduce? +Dimmi: sei tu de' Cesarini il duce? + + +XLVI + +Quei s'inginocchia, e frettoloso immerge +Il volto afflitto ne le limpide onde, +E con le mani diguazzando il terge +E s'innalza ver loro; indi risponde: +Chiari campion per cui l'Italia s'erge +Con gloria tal, che non sfavilla altronde, +Ecco riman, quando più forte schermo +Ne chiedea Rodi, il valor nostro infermo. + + +XLVII + +Quivi disse Gualtier: quando in periglio +Fan di se prova i cavalieri armati, +Deh quale a noi si porgerà consiglio +Da potersi fornir, benchè piagati? +Giunse il Romano: a consigliar non piglio +Ch'escano a guerreggiar duci storpiati +In orribile campo, ove contrasta +Popolo armato di faretra e d'asta. + + +XLVIII + +Ben vi dirò, che con mirabil mano +Ha gran parte de' Turchi in fuga spinta +L'alto AMEDEO, sicchè per lui sul piano +Ed in riva del mar rimansi estinta; +Ma mentre che da noi pugna lontano, +Ottoman quasi nostra gente ha vinta, +Se non se quanto Folco e i duci insieme +Non vengon manco a le speranze estreme. + + +XLIX + +Se puon durar fin che dal mar sen rieda +Il Cavalier, ch'a noi dal Ciel fu scorta, +Fian dati i Turchi de la morte in preda, +E non meno Ottoman con lor fia morto. +Or, perchè l'opra che bramiam succeda, +A noi stessi per noi diasi conforti, +Andiam colà; combatterem co' detti, +Se non co' brandi, co' feroci aspetti. + + +L + +E se buon vi rassembra, ergasi il core, +Porgansi preghi a la bontà divina, +E con voto fedel facciamo onore +Al santo eccelso, che Galizia inchina. +Gualtiero allor dicea: chiaro splendore, +E vivo lampo di virtù latina, +Che dici tu, che da lodar non sia? +Poi fer suoi voti, indi ciascun s'invia. + + +LI + +Ognuno è pronto; e le possanze frali +Del corpo afflitto avvalorar s'ingegna, +E van tra sassi e tra volanti strali +Là dove del Baglion ferma è l'insegna; +Ivi, come gli assalti aspri e mortali +E le percosse disprezzar convegna, +Narravano a' soldati assai smarriti +E col sembiante li faceano arditi. + + +FINE DEL CANTO XIX. + + + + +ANNOTAZIONI + +AL CANTO XIX. + + +Argomento postovi dal Chiabrera: «Nel XIX si continua di narrare la +battaglia fra Ottomano e i Rodiani.» + +La prima censura del Cav. d'Urfè sopra questo canto è tolta dall'arte +militare; ed in questa certamente non era perito il Poeta, benchè +fosse uomo non timido, ed in gioventù avesse non una volta sfoderata +la spada: ma ben altro è un duello, o una rissa, ed altro la +cognizione delle militari ordinanze. Ascoltiamo l'Urfè: »Il fait que +Ottoman vient aux mains avec Telamon sans nulle observation de l'art +militaire, parce qu'ayant dit que Foulques de touttes ses gens avoit +fait un bataillon, commant sans avoir dit qu'il soit ouvert ou +seulemant attaqué, dit il qu'Ottoman vienne aux mains avec Telamon? +Mais il ne faut pas trouver ce combat estrange, car tous les autres +sont faits de mesme.» + +Pieno di bellezze poetiche è questo canto XIX. considerandone le parti +ad una ad una; sia per le descrizioni vive ed evidenti, sia per la +locuzione veramente poetica, e l'armonia del verso; ma il tutto, il +_totum_ di Orazio, non è immune dalla critica dell'Urfè: »Les visions, +discours et apparitions des Esprits contiennent la plus grande partie +de ce chant, qui est une chose bien importune.» Il critico non ha +torto. + + + + +CANTO XX. + + +ARGOMENTO. + +_Ecco AMEDEO, sul campo avverso ei scende, +E trae seco ove passa alta ruina; +Ecco AMEDEO, di guerra le vicende +Mutansi a un tratto. Il guardo a terra inchina, +Il sommo Dio; Michel le nubi fende +Pronto al voler di lui che lo destina; +E tutto dei demon lo stuolo immondo +Nel tartareo cacciò gorgo profondo._ + + +I + +Mentre in lor si raccende alto valore, +Ecco AMEDEO cinto di lampi ardenti, +Pronto al soccorso; ed eccitando il core +Innalza grido di temuti accenti; +L'Angel custode ad avanzar terrore +Più grande intorno fe' portarlo ai venti, +Nè sì tosto per l'aria inteso l'ebbe, +Che l'Angelo di Rodi anch'ei l'accrebbe. + + +II + +Quinci il campo cristian sforza la mano +A vibrare armi, e con gli spirti avviva +Ardir per entro i cor; ma d'Ottomano +Tremò la turba, che 'l rimbombo udiva; +E mugghio d'ira fe' volar lontano +Megera e seco Aletto anco muggiva, +E forsennando ne le rabbie eterne +Seco muggian le legioni inferne. + + +III + +Sì fra i tuoni del ciel, fra le terrene +Voci, fra gli urli de i Demon frementi +Onde le selve intorno, onde l'arene, +Onde i monti tremar, l'arme possenti +AMEDEO move, e non men fier sen viene +Che quando assorda al suo cader le genti +Precipitato da l'orribil sponda +L'Etiopo mar, che poi l'Egitto inonda. + + +IV + +Nè mai rifulse nel trascorso assalto +L'elmo cotanto incontro a i guardi avversi, +Sì chiari lampi da l'etereo smalto, +Pur ch'ei lo scota, se ne van dispersi, +E l'almo brando, s'ei lo vibra in alto, +Rassembra i rai ne l'Ocean ben tersi +Pur d'Orione, e per lo cielo oscuro +Men che lo scudo suo risplende Arturo. + + +V + +Qual, se grembo di nubi umido ombroso +Squarciasi a forza di rinchiusi ardori +Corrono in prima per lo ciel nemboso, +Ma senza danno altrui, tuoni e fulgori; +Poi fulminando, l'Apennin selvoso +Mira tronchi fumar, cader pastori, +E dispersi atterrarsi armenti e gregge, +Ed arse rupi dissiparsi in schegge: + + +VI + +Tal di raggi superni inclito lume +Sorse, e rimbombo da l'Eroe lontano, +Poscia vicino, oltra l'uman costume +Ei folgorò con formidabil mano; +Squarcia le squadre, e fa di sangue un fiume +Correr spumante, e tutto copre il piano +Di tronche membra, e di sbranati arnesi, +E calpesta guerrier sul pian distesi. + + +VII + +A l'orrido Gorgutto egli s'avventa +E 'l cor gli passa col celeste acciaro; +Subito di pallor sozzo diventa, +E ciechi gli occhi in sul morir gelaro; +Egli sul Grago già menò contenta +Sua vita, e stette co' duri orsi al paro, +Al fin pentito di quei rischi indegni +Venne di Rodi a guerreggiar ne i regni. + + +VIII + +Giù ruinando in su la terra appena +Il colpo diè, che sul morir feroce +Ergendo il capo da la bassa arena +Inverso Micalogle alza la voce: +Poscia, che guerreggiando oggi ne mena +A dura morte il Cavaliere atroce, +Deh fin ch'a te nel petto il vigor dura +I cari amici vendicar procura. + + +IX + +Spegni tu l'empio, o Micalogle, e scorno +Fa poi col ferro a quei suoi membri spenti; +Se fai col duro teschio a lor ritorno, +Stella sarai fra le paterne genti. +Sì gonfio d'ira ei fea volare intorno +Per sua vendetta gli animosi accenti; +Nè Micalogle ad ascoltarlo è tardo, +Che tende l'arco e fa volarne il dardo. + + +X + +Indi la destra al manco lato stende +E sfodra il ferro, e spigne innanzi il piede, +E vuol ferir, ma su lo scudo offende, +E senza piaga il fiero acciar sen riede; +L'alto guerrier mena la spada, e fende +Là, 've gli spirti del polmone han sede; +Ei cade a terra; ed AMEDEO calcando +Va tronchi e morti, e non dà posa al brando. + + +XI + +Ben ne l'affanno di sì gran periglio +Giassarte il petto a la viltà non piega, +Ed Alcasto con l'opra e col consiglio +Ferma le turbe; ed or minaccia, or prega; +Nè cessa Araspe; ma turbato il ciglio +Duolsi Bostange, ed anco i pianti impiega: +Miserabile me, con quai sembianti +Apparir deggio ad Ottoman davanti? + + +XII + +Jer fu sì gonfio di minaccia e d'ira +Perchè sembrammo a la vittoria lenti; +Or che farà, se tutto armato mira +Che non siam l'armi a sostener possenti? +Soldati, il vostro duce a voi sospira; +Mirate i pianti, udite i suoi lamenti: +Volete voi, che ne l'etate estrema +Dopo cotanti onor d'un palo io tema? + + +XIII + +Sì parla, e sempre indarno; alta paura +Tragge gli stuoli a più poter fugati; +Parte disperde il piè per la pianura, +Parte vanno a trovar gli ampi steccati: +Ed allora animosi oltra misura +Lor sono al tergo i Rodiani armati; +Quivi pur volto a ritentar contrasto +Dicea Giassarte al sagittario Alcasto: + + +XIV + +Tu, che per arco memorabil splendi, +E ben Rodi il provò su la muraglia, +Per quale assalto il serbi? a che nol tendi? +Ed a costui sì fier non dai battaglia? +Risponde Alcasto: a gran ragion m'accendi; +Ecco io sono a provar quanto ei mi vaglia, +E s'al presente il suo valor fia poco, +Faronne pezzi, o lo porrò sul foco. + + +XV + +Più non parlò, ma tra gli strali esperti +Il più pungente e più crudel scegliea, +Onde commosso Erimedon Lamberti +Campion di Lucca al grande Eroe dicea: +Porgi lo scudo in fuor; tien gli occhi aperti; +Veggo cercar ne la faretra rea +Un turco cavalier lo stral più fiero, +Ed infra loro è singolare arciero. + + +XVI + +Ben tal può dirsi; ei negli assalti in vano +Non scoccò dardo e si colmò d'onore; +Ed arco incurva, che maestra mano +Non fabbricò tra Sciti unqua il migliore. +Soggiunse il grande Eroe: quando in sul piano +Spinto l'avrò pien di mortale orrore, +Tu quell'arco predar serba in memoria, +E fanne eterno testimon di gloria. + + +XVII + +Egli ancor non tacea, quando sen viene +Lo strale ingordo, ma sel prende a scherno +Lo scudo immenso, e' suoi furor sostiene +Con l'alta tempra de lo smalto eterno; +Giassarte ove il mirò, gonfia le vene +E di veneno e di disdegno inferno +Oltra l'usato, e mosso fu stringendo +La scimitarra, a rimirarsi orrendo. + + +XVIII + +Mal fortunato lui; non ebbe ingegno +Che per cotante prove ei s'accorgesse +Com'era il giorno, che 'l divin disdegno +Volea, che 'l pregio d'Ottoman cadesse; +Qual fiume alpestre, cui frenò sostegno +Perchè non fosser le campagne oppresse, +Fracassate le macchine tal volta +Veggiam precipitar l'onda disciolta; + + +XIX + +Tale il guerriero indomito s'avventa +Contra AMEDEO per sanguinosa strada, +Ed alza il braccio ed impiagarlo tenta +Su l'alma fronte, perch'a morte ei vada; +Ma quel Re formidabile appresenta +L'invitta punta de l'eterea spada +Sotto il braccio alto, e ne l'ascella il piaga +E d'atro sangue tutto il fianco allaga. + + +XX + +Era ivi presso, e rimirava intento +Un mostro inferno le mortali imprese, +Misantropo diceasi, e perchè spento +Non fosse il Turco da la terra il prese, +E levato per aria in un momento +Su verde piaggia indi lontan lo stese; +Poscia Astragor, ch'ivi dintorno spiega +Le fetide ali, in queste note ei prega: + + +XXI + +Batti le piume tu, cui manifeste +Son l'erbe ignote a gli intelletti umani, +E suco ne trarrai che le funeste +Percosse chiuda, onde il campion risani; +Quei sen volava, e la sanguigna veste +Pone a spogliar Misantropo le mani, +Ed il sangue tergea de la ferita, +E porgea dolce al cavaliero aita. + + +XXII + +Immantenente ecco Astragor sen riede +Ed ha seco valor d'erbe possenti, +E ne cosparge la percossa, e cede +Ratto l'acerbità di quei tormenti; +Ma d'aspra rabbia inebbriato fiede +L'aria quel mostro di perversi accenti: +Tal tempesta mirare, onde s'affanna +Lo scettro d'Ottoman, chi ci condanna? + + +XXIII + +Dispergonsi le squadre, ogni speranza +Ch'eser possa ne i grandi ecco s'atterra; +E l'istesso Ottoman nulla s'avanza, +Cotanto sorge un sol Cristiano in guerra; +Chi gli presta il valor? tale possanza +Può dargli spirto che nel ciel si serra? +Ma se pure egli è Dio, che sì l'onora, +Non rimaniam di bestemmiarlo ogn'ora. + + +XXIV + +Ei così grida. A le superbe voci +Misantropo risponde: omai t'affrena; +Apparire orgogliosi, esser feroci +Non ogni volta ove bramiam ci mena; +Per altro tempo ed in perigli atroci +Il monarca, che tuona e che balena, +De' cari suoi la dignità sostenne +Ed a noi lassi sofferir convenne. + + +XXV + +Non sai, che la possanza de gli Assiri +Sotto Oloferne tormentò Giudea? +E ch'orribile giogo e di martiri +Formidabile scempio ella temea? +Quando commossa da superni giri +A lor sen venne vedovella Ebrea, +E tante aste ferrate e tanti dardi +Rivolse in fuga col fulgor dei guardi? + + +XXVI + +Col forsennato duce ella sorride, +Per adescarlo sue bellezze adorna, +E dove dee bearlo, ivi l'ancide, +Quinci col fiero teschio a' suoi sen torna. +Ed altra volta Madian non vide +Allor che 'l sol ne l'Ocean soggiorna, +Con poche larve e con trecento soli +Condursi a morte innumerabil stuoli? + + +XXVII + +Già rimirò, perchè da l'ombre involto +L'aspro nemico d'Israel non scampi, +Farsi il dì lungo oltra l'usato molto +Un cavalier di Gabaon ne i campi; +I destrier, che correndo a freno sciolto +Givan per l'alto e diffondeano lampi, +Fermaro il passo, e l'infocate rote, +Volubil sempre, si mostraro immote. + + +XXVIII + +Che più debbo narrar? varco s'aperse +Per entro le voragini profonde +A lo stuol di Mosè; nè si sommerse, +Anzi lieto occupò l'arabe sponde; +Sì disusato oltraggio il mar sofferse, +Che quasi smalto s'induraron l'onde, +Ed ivi asciutto il piè corser destrieri +Ove le vele disciogliean nocchieri. + + +XXIX + +Ciò ch'io racconto, rivelossi a pieno +Al mondo tutto, ed a narrar nol vegno +Perch'io n'aggia diletto, anzi nel seno +Ne sento incendio di mortal disdegno; +Io n'arrabbio così, che 'l ciel sereno +Vorrei far polve, e de le stelle il regno, +Vorrei la terra e 'l mar volger sossopra, +Ma mio voler non posso porre in opra. + + +XXX + +Mentre fra gli esecrabili furori +Gli empi Demoni disfogavan l'ira, +Per virtù de gli incogniti licori +Giassarte da l'angoscia ecco rispira; +Già franco, già del sol gli almi splendori +Con lo sguardo vivace egli rimira, +E ferve il sangue, e si dilegua il ghiaccio +Dal corpo afflitto, e divien forte il braccio. + + +XXXI + +Come addivien se fuor del campo ondoso +Spigne delfin mar travagliato e vento, +Ch'ei si dibatte sul terren sabbioso, +Poi languendo riman sì come spento; +Ma se passando peregrin pietoso +Lo rende a l'acque amate, in un momento +Terge le belle squamme e si ravviva, +E salta lunge da l'odiosa riva; + + +XXXII + +Cotal dell'egro cavalier succede; +Ratto ogni fievolezza ivi abbandona, +Onde il mostro infernal, che forte il vede, +Seco in sembianza d'uom così ragiona: +Vanne colà, dove pietate e fede +Sul punto estremo a travagliarti sprona; +Torna a fugar le Rodïane genti, +Ma di dar guerra ad AMEDEO ritienti. + + +XXXIII + +Ei ben feroce, ei di fortezza adorno +Via molto più che non suol dar natura, +Trascorre folgorando in questo giorno; +Forse altra volta avrà peggior ventura. +Fra questi detti a se sgombrando intorno +Il corpo finto a gli occhi altrui si fura; +E sovra il piè leggier ver quella parte +Ove si pugna se ne va Giassarte. + + +XXXIV + +Intanto sul terren, ch'atro ribagna +Sangue de' Turchi il grande Eroe sì freme, +Che tutto ingombra il ciel di chi si lagna, +Orribile rimbombo, e di chi geme; +Molti ne van destrier per la campagna, +Ed il dorso di lor nessun non preme, +Che i nobili rettor caduti al piano +Fieno aspettati da la patria in vano. + + +XXXV + +Qual torbido torrente allor che scende +Gonfio di spume da montagna alpestra, +O qual è fiamma ove più forte incende +Co' soffi d'aquilon valle silvestra, +Qual fulmine che nube atra scoscende, +Tal rassembrava d'AMEDEO la destra; +Megera il guarda e per furor trabocca +Cerberea spuma da l'orribil bocca. + + +XXXVI + +E dal guardo non manco aspro veneno +Cosparge Aletto, ed a volar non lenta +Trova Megera, e dal terribil seno +Empie parole imperversando avventa: +Pur sotto l'asta d'AMEDEO vien meno +La turca gente o sbigottita, o spenta, +Nè di più rinfrancarla hanno potere +Tante del nostro inferno armate schiere? + + +XXXVII + +Un sol nemico ne soggioga, indegna +Per noi memoria, ah gli si sterpi il core +A brani, a ghiado il traditor si spegna, +Megera; e quì divampa ira e furore; +Megera in ascoltando aspra si sdegna, +Nè per gli occhi travolve ira minore; +Sì fiere si movean l'anime infeste, +Ma raffrenolle il regnator celeste. + + +XXXVIII + +Termine ei fisse a i Rodïan dolori +Pur come piacque al suo volere eterno, +E tante de' demoni ire e furori +Volle serrar nel tenebroso inferno; +Però ne l'alto in fra gli eterei cori +Del numeroso esercito superno +Egli rivolse in ver Michele il guardo, +Unqua suoi cenni ad ubbidir non tardo: + + +XXXIX + +Scendi su Rodi, e fa sentir tua voce, +E i demon scaccia a la prigione orrenda; +Di', che non sia la giù spirto feroce +Sì che di nuovo a le battaglie ascenda; +Michel s'inchina, ed a partir veloce +Stringe grande asta con la man tremenda, +Asta, ch'a braccio altrui vibrar non lice, +Forte, grave, immortal, sterminatrice. + + +XL + +Gran scudo imbraccia a la sua fè commesso; +Pregio immortal, dal gran tonante eterno. +Il dì ch'ei spinse col gran scudo istesso +I rubellanti dal gran ciel superno; +Quivi timor, quivi terrore impresso, +Quivi era orror del tenebroso inferno; +V'era che 'n alto, abbominati esempi, +Ergea gran seggio il regnator de gli empi. + + +XLI + +Ma l'aurea luce, onde è cotanto adorno +Par che repente in tetro orrore ei cange, +Almo trofeo del memorabil giorno +Che 'l cieco abisso ancor bestemmia e piange; +Tra sì belle armi coruscando intorno +Ei rassomiglia il Sol ch'esce dal Gange, +E spiega l'ali da l'etereo polo, +E contra i rei demon sen viene a volo. + + +XLII + +Cosparge per lo ciel voce divina, +Aerei campi dibattendo in giro, +E quasi incendio per foresta alpina +Lunge dintorno i gridi suoi s'udiro: +O con obbrobriosa, alta ruina +Precipitati ad immortal martiro: +Non son per voi l'aure serene e liete; +A vostre orride tombe, empi, scendete. + + +XLIII + +Perduti eternamente, anco mirate +L'aspetto di quei cieli, onde cadeste, +E debellati contrapporvi osate +Pur a quell'armi, onde ogni ben perdeste? +Così gridando in su le piume aurate +Moveva intorno il volator celeste, +E lo guardava orribilmente fiera +Da lunge Aletto e la crudel Megera. + + +XLIV + +Gonfiansi entrambe, e rio furor le accende +Con orgoglio superbo a far difesa; +Ma poi nel petto lor tema discende +Sì che torna di giel l'anima accesa; +Quinci Aletto smarrita a fuggir prende, +Segue Megera, e la bramata impresa +Rimansi ivi deserta, onde d'affanno +E con ringhi e con mugghi aspri sen vanno. + + +XLV + +La dove più gli acherontei bollori +Empiono di fetor gli antri focosi, +Corron per notte di profondi orrori +I fieri spirti in suo cammin dogliosi. +Michel cinto di rai, cinto d'ardori, +Come nel centro rimirogli ascosi, +Ferma le piume, onde fornisce il tergo, +Sopra il sogliar de l'infernale albergo. + + +XLVI + +Ivi sua voce inverso lor conversa, +D'Erebo fa tremar tutte le bande; +Men suona il Nil che 'n precipizio versa +Da l'alto l'onde, e i gran diluvii spande; +Grida: o vil gente al Re del mondo avversa, +Già ne i seggi del ciel felice e grande, +Ed or qua giù sommersa, onde si scerna +Chiaro il valor de la giustizia eterna; + + +XLVII + +Ancor vi sferza empia sciocchezza? e tira +A trattar arme? a ministrare ardori? +Imperversate? il vostro cor desira +Crescer la vita e d'Ottoman gli onori? +Fremete in van; vano è lo sdegno e l'ira; +Rompe fato di Dio vostri furori; +Omai le dure rabbie, omai fornite, +Empi, le furie e 'l gran destin sentite. + + +XLVIII + +Fa sanguinosa e lagrimevol messe +Ferro latin di vostre amiche genti; +Ma quì non sia chi sovvenir l'oppresse +Schiere con opra, o con pensier pur tenti; +Ciascun come pugnò, come cadesse, +I tuoni, l'arme del gran Dio rammenti; +Sì disse: e 'n volto minaccioso e crudo +Vibrò la lancia ed innalzò lo scudo. + + +XLIX + +Veduto avresti a quel suo dir costretti +I superbi inchinar l'arme fatali, +E gonfiar d'ira e di veneno i petti, +Ed avanzar ne gli infiniti mali. +Spiega Michel poi c'ha finiti i detti +Rapido il corso fiammeggiante e l'ali, +E d'aurei nembi risonando intorno +Fa nei campi superni almo ritorno. + + +L + +Tal s'ama strangolare angue squammoso, +L'ali superbe in ver le siepi inchina, +O ver tra fossi ove egli striscia ascoso, +De gl'impennati augei l'alta regina, +Ma di star colà giù sdegna il riposo, +Ch'a le rote del ciel torna vicina +Subitamente, e gloriosa fende +Le nubi avverse, e verso il sole ascende. + + +FINE DEL CANTO XX. + + + + +ANNOTAZIONI + + +AL CANTO XX. + +Argomento del Poeta: «Nel XX. Amedeo ritorna in campo contra Ottomano. +Dio manda l'Angelo che scacci i diavoli dalla tenzone.» + +Niuna osservazione critica sopra questo Canto si trova nel MS. del +Cav. d'Urfè. + + + + +CANTO XXI. + + +ARGOMENTO. + +_Scontransi alfine i duo campioni in guerra, +E terribil fra lor zuffa si stringe; +L'Eterno Nume le bilancie afferra, +E le sorti a pesarne ecco s'accinge; +Tosto il fato d'entrambi si disserra, +Che la colpa Ottomano in giù sospinge; +Onde uscì colpo d'AMEDEO dal brando. +Che cacciò l'altro della vita in bando._ + + +I + +Sul campo intanto e fra le sparse schiere +AMEDEO scorge il gran nemico, e gira +Là dove ei combattea l'orme leggiere +Tutto di gaudio sfavillando e d'ira; +Al fiero corso, a le sembianze altiere +Il conosce Ottoman tosto che 'l mira, +E scote il capo e tra le furie estreme +Solleva un grido minaccioso e freme. + + +II + +Ambe le guancie di disdegno ei tinge, +E d'orribile foco empie ogni vena; +Lampeggia il guardo, e sì furor lo spinge, +Che de' piedi la terra imprime a pena, +Fattosi da vicin la spada stringe; +L'aria di quel fulgor lunge balena +Come se tuona; ed AMEDEO non cessa, +Ma vibra il brando, e l'inimico appressa. + + +III + +Qual, s'a leon devorator d'armenti, +Che pur dianzi scannò su prati erbosi, +Giunge tratto a l'odor de i tori spenti +Affamato leon da gli antri ascosi, +Scagliansi incontra con la spuma a i denti, +Frementi, ardenti, di sbranar bramosi, +E con attorte code aspro veneno +Svegliansi d'ira nel terribil seno; + + +IV + +Tal di quei duo feroci era a mirarsi +L'ammirabile assalto; alto furore +Ora il capo, ora il petto, ora impiagarsi +Gli detta il fianco, e trapassarsi il core; +Da l'armi indarno travagliate sparsi +Volano per lo ciel lampi d'orrore, +E sì fier suon, che da' propinqui move +Monti ogni belva sbigottita altrove. + + +V + +Poscia, che i ferri a penetrar comprende +Vana ogni prova, infellonito e crudo +Ciascun la spada a maneggiare attende +Che impiaghi là dove il nemico è nudo; +Ed ora punge insidioso, or fende, +Ora accenna a l'elmetto, ora a lo scudo, +Or volgendosi a destra, ora a sinistra +La man de l'ira e del furor ministra. + + +VI + +Tra mille finte al fin, tra mille vere, +Dal Turco infuriato esce percossa, +Ch'AMEDEO trova, e ne la coscia il fere +Gagliardo sì, ch'ivi tremar fe' l'ossa; +Tosto che rimirò le vene altiere +La terra far del nobil sangue rossa +Mise alto strido il feritor, che tuono, +Squarciando umida nube ha minor suono. + + +VII + +Rodi non più ne la battaglia avversa +Aver celeste difensor si vanti; +Ecco è pur verità, che sangue ei versa, +E che le membra sue non son diamanti; +Farò ben'io, ch'ella cadrà dispersa, +Se 'n costui spera: con altier sembianti +Così dicea, crudel; per le ferite +Arse incendio AMEDEO d'ire infinite. + + +VIII + +Ne l'armi eterne a la mortal battaglia +Ratto a se vendicar con le man pronte +Contra la forza d'Ottoman si scaglia +Impresso d'odio la terribil fronte, +Sì come tigre, che gli armenti assaglia, +Sì come turbo, che scotendo il monte +Di svelte piante va coprendo i campi, +Sì come orrido tuon, tra nembi e lampi. + + +IX + +D'indomita ira giù nel petto acceso +Verso l'empio nemico alza la spada. +E quegli'alza lo scudo, onde difeso +Fa pur, ch'a vôto il fier ferir sen vada; +Ma da la forza estrema il braccio offeso +Tanto non può valer, che giù non cada +Il grave scudo, a cui levar vien manco; +E riman nudo ad Ottomano il fianco. + + +X + +Mentre riarsi il cor d'empi disdegni +Son trasportati dal furore interno, +E del valore uman varcando i segni +Hanno le piaghe, hanno la morte a scherno, +Dal colmo eccelso degli eterei regni +Chinò l'eterno Dio lo sguardo eterno, +Mirando in Rodi e fuggitivi e spenti, +Nè men de i vincitor l'arme possenti. + + +XI + +E su quel punto alme bilancie ei prese +Splendide d'or con l'infallibil mano, +Ed ivi dentro in un momento appese +Che sperare e temer possa Ottomano; +Sua colpa in giù profondamente scese, +Sì che giustizia egli aspettava in vano, +Se non per pena; in ciò mirando fisse +Dio l'alme ciglia immortalmente, e disse: + + +XII + +Giunto è l'ultimo dì; chiuse le porte +A lui son del perdon; giusto è ch'ei mora; +Ora dunque AMEDEO nel tragga a morte, +Sangue, che tanto le mie leggi onora; +E quinci infonde coraggioso e forte +Spirto, onde l'alto cor più s'avvalora +E contra il Turco a la sua fin d'appresso +Pugna più ch'a mortal non è concesso. + + +XIII + +Ecco la destra, ecco sospinge il piede, +E folgorando con l'acciar celeste +Inverso il petto disarmato il fiede +Orribile di piaghe ampie e funeste: +Come s'Arturo al sommo ciel sen riede +Suscitator di nembi e di tempeste, +Mira nave talvolta in un momento +L'alber fiaccarsi al rinforzar del vento; + + +XIV + +Tal supin casca, e rimbombar fa 'l piano +Il tanto dianzi formidabil Scita; +Sorger tentò, ma fu suo sforzo in vano, +Chè gli toglie il vigor l'ampia ferita. +Bene al campion, non dal morir lontano, +Era pronto a donar l'inferno aita, +Se non che 'l cielo, e i suoi messaggi ei teme; +Però sel guarda bestemmiando, e freme. + + +XV + +Ma verso lui ch'a ripugnar s'accinge +Più il glorioso vincitor s'adira, +E ne la gola il duro acciar gli spinge, +Ed ivi tienlo fin che vivo il mira: +Gli occhi travolve e di pallor si tinge +Freddo Ottoman e sul morir sospira +La cara vita e la fortuna andata, +E via più ch'altro la bellezza amata. + + +XVI + +Intanto Araspe il corridor frenato +Spronava intorno, ed animando giva +Le turbe vinte, onde mirò sul prato +Sanguinoso Ottoman, che si moriva; +Da repentina angoscia alto agitato +Ei l'addita a lo stuol che lui seguiva, +Poi con mugghio dicea d'aspro tormento: +E quale spirto a guerreggiar fia lento? + + +XVII + +Spento giace Ottoman, e chi lo spense +Stagli sopra ridendo: al fin dei detti, +Non più di doglie, che di rabbie immense +Quegli armati fedeli empiono i petti; +Come da selve solitarie e dense +Orridi lupi da digiun costretti +Infra gregge sen van, così veloci +Nè men contra AMEDEO mosser feroci. + + +XVIII + +Ed egli alto gridò, ben che ferito, +Vibrando il brando con altier sembianti: +Empi, nemici al ciel, cotanto ardito +Un sia di voi, che si sospinga avanti. +Sì disse, e fu quel dir per l'aria udito +Qual rimbombo di fulmini tonanti, +Sì l'Angel suo, ch'a lui vicin sen vola +Fe' grande il suon de la mortal parola. + + +XIX + +Ed indi sparso d'aureo nembo ardente +Pur in sembianza incontrastabil fiera +Tende lor contra con la man possente +Arco, che d'ogni scampo altrui dispera; +Arco, di cui minor tende sovente +Arco in ciel di Giunon la messaggiera; +Quei si posero in fuga; ognun s'affretta; +E rimane Ottoman senza vendetta. + + +XX + +Fama intorno ne va; Folco l'ascolta +Per cento bocche, ed a le trombe impone +D'ognintorno sonare alto a raccolta; +Ed ei ratto s'aggiunge al gran campione, +Seco al fin verso Rodi il piè rivolta; +Al fin perviene a la real magione +Ove con molti messaggier si chiama +Fisico altier di peregrina fama. + + +XXI + +Destrissimo di man, di polso forte +E di vista lincea venne Geloo, +Secondo pregio in far contrasto a morte, +Ma non men chiaro, che 'l primier di Coo, +Pur che nobili sian tutte egli ha scorte +L'erbe del suolo Esperio e de l'Eoo; +Ed ogni lor virtù gli fe' palese +Onfale che di lui forte s'accese. + + +XXII + +Costei tra boschi, e su l'Emonia riva +Incantando abitava erma caverna, +E fama indegna per la terra argiva +Gloriosa la fea ne l'arte inferna; +Ma tempo fu che 'l buon Geloo sen giva +Lunge col piè da la magion paterna +Fuggendo di matrigna empio disdegno, +E colà d'alto onor fu fatto degno. + + +XXIII + +Onfale il vide, e de' suoi be' sembianti +Ardendo ebbe a soffrir pena profonda; +E perch'ei gisse altier fra gli altri amanti +Non pur valor di sconosciuta fronda, +Ma gli volle insegnar forza d'incanti +Onde cangiar potesse il corso a l'onda, +Ed affrettasse ed arrestasse i venti, +E del sole oscurasse i raggi ardenti. + + +XXIV + +Egli gentile appien l'animo tolse +Da quei secreti abbominati e crudi, +E sol de l'erbe a penetrar si volse +Con l'arti di costei vizj e virtudi; +Quinci fu chiaro, e bella fama sciolse +I gridi intorno a celebrar suoi studi, +E se del suo valore unqua diè segno, +Or per lo grande Eroe sforza l'ingegno. + + +XXV + +D'armi e di panni a dispogliarlo attende, +E perchè 'l lasso corpo aggia quiete +Sopra morbide piume egli il distende +Tra fregi d'oro e tra Meonie sete; +Poi preme e terge la ferita, e spende +Ivi intorno licor d'erbe scerete +Che le percosse inacerbir divieta, +Dittamo scelto che fiorisce in Creta. + + +XXVI + +Medicato l'Eroe, prende commiato, +Ed a lui prima, a gli altri poi s'inchina; +Indi il buon Folco al cavalier piagato, +Tutto lieto a mirar, si ravvicina, +E dice: al nostro miserabil stato, +Signor, col braccio tuo forza divina +Termine ha posto, onde ci colma il petto +Un già poco sperato alto diletto. + + +XXVII + +Ma perchè di tuo scampo ecci nel core, +Come è ben giusto, disianza estrema, +Tutto che molto lieve il tuo dolore, +Non poca parte del gioir ci scema; +Pur così ti vuò dir: non ha timore +Il buon Geloo, che tanto o quanto il prema; +Sì che la Dio mercè salva è tua vita, +E di gloria immortai fia la ferita. + + +XXVIII + +O de l'Asia terror, non fia guerriero, +Che di candida croce il petto segni, +In cui per ogni età saldo pensiero +De' tuoi gran merti in mezzo il cor non regni, +Quanto del ciel per l'immortai sentiero +Riguarda il sol tra' luminosi segni, +Ovunque onda di mar percote i lidi, +Faran sonar di tua vittoria i gridi. + + +XXIX + +E quei rende risposta in voce altiera +Posatamente: io maneggiate ho l'armi +Come convenne; or che mi campi o pera, +Al gran voler di Dio debbo quetarmi; +Ma che da Rodi servitù sì fiera +Io facessi lontana ho da vantarmi; +Quivi acciò si riposi, e gli occhi abbassi +Folco il saluta, indi moveva i passi. + + +XXX + +Ma che fuor quelle tende alcun s'arresti +De i cavalier, ch'egli ha da lato impone, +Acciò servigi ad AMEDEO sian presti, +Se forse di servir vegna cagione; +Poscia le squadre armate, e i duci desti +Che sian comanda, e come suol dispone +Guardia fidata a le percosse mura, +E come sempre d'ogni risco ha cura. + + +XXXI + +Ma nel regno infernal, dove circonda +Tartaro sempre tenebroso, e dove +Tra zolfi accesi Flegetonte inonda, +E dove Lete innavigabil move +Su l'estinto Ottoman doglia profonda +Quell'empie turbe a lamentar commove, +E di cordoglio e di bestemmie inferne +Sentonsi alto ulular l'empie caverne. + + +XXXII + +Spirto non è là giù, che contra il forte +Campion non latri; ogni demon sospira +Di Rodi il vanto e d'Ottoman la morte, +E contra il mondo, e contra il ciel s'adira; +Or, quando tanto in nuova rabbia assorte +L'alme dannate il Re tetro rimira +Dentro reggia d'ardor fetida e bruna +Del popol suo gli orridi spirti aduna. + + +XXXIII + +Tra le fiamme di Dite alza veloce +La vasta fronte, onde i demon frementi +Compresso il pianto e l'ulular feroce, +Ne l'aspro Re fermano gli occhi intenti; +Ei torce il guardo folgorante, atroce, +Alto quassa le tempie, empi portenti, +Fulmina d'una bocca accenti orrendi, +E da mille altre atri divampa incendi. + + +XXXIV + +Tanto affanno, diss'ei, tanto quì sento +Sparso dolor, perchè l'ignobil terra +D'isola angusta altri n'usurpi e spento +Caschi un sol Duce e senza biasmo in guerra? +Non di danno sì vil tempra il tormento +Il mondo immenso, e l'Ocean, che 'l serra? +Ove ad un cenno sol tanto reggete, +Che certo Rodi disprezzar potete? + + +XXXV + +Stiasi il vil borgo, e l'alte fiamme accese +Schifi, nè sia furor ch'ora il deprede, +E sian di Pietro memorande imprese +Con tanto sforzo ivi serbar sua fede; +Intanto l'Asia, e l'African paese +Devoto a noi già non cadragli al piede, +Nè fia, che legge altra, che nostra onori, +Nè tempio, o nume altro, che nostro adori. + + +XXXVI + +O de l'Erebo eterno ombre possenti, +Poi sì v'ange di Pier bassa vittoria, +Volgete in cor le tributarie genti +Per l'Oriente, incomparabil gloria; +Qual ivi aitar? quali ivi incensi ardenti? +Qual ivi appar del Vatican memoria? +Frequentansi fra lor culti divini? +Evvi pur un che 'l Crocifisso inchini? + + +XXXVII + +Dite, che Pietro a contrastarmi impero +Colà presuma, e perturbar mia pace, +O questo di Savoia alto guerriero +Poi che de l'armi sue tanto è seguace; +Ma quel mondo ove il Nil torce il sentiero +Quasi infinito, al cui voler soggiace? +E per nobile parte Europa anch'ella +Non è d'inferno ubbidiente ancella? + + +XXXVIII + +Voi de la terra al fin, voi degli immensi +Campi del mar, voi raggirate il freno; +Se lo scettro del ciel per voi non tiensi, +Con sforzo orrendo il combatteste almeno; +Su generosi, alto levate i sensi, +Di magnanimi spirti empiete il seno, +Sgombrisi ogni timor, poco vi caglia, +Divi del mondo, una sì vil battaglia. + + +XXXIX + +Mirate i cerchi de l'abisso, e quante +Gemono al vostro giogo alme funeste, +Tutte per se bramolle il Re stellante, +E voi lor tutte in questo ardor traeste. +Così parlava latrator, mugghiante +Contra l'eccelso tonator celeste, +Quinci obbliando d'Ottoman lo scherno +Volgonsi crudi a tormentar l'inferno. + + +XL + +Nè fama intanto d'Ottomano oscura +Fra' Turchi a susurrar batte le penne, +Ma de la morte sua certa e sicura +Verso Bostange un messaggier sen venne; +Al primo suon de la novella dura +Ebbe tanto dolor, ch'ei nol sostenne; +Poi fassi franco, e ne la pena immensa +Come schernir tanta miseria pensa. + + +XLI + +E tosto a circondar gli ampi steccati +Finchè l'aurora rimenasse il giorno +Manda animoso i capitani armati, +E fa fiero sonar le trombe intorno; +Non contra i Turchi di timor gelati +E privi d'Ottoman, faccia ritorno +La spada d'AMEDEO forte paventa, +E lor ben poco il riposar consenta. + + +XLII + +Poscia premendo in petto i rei pensieri, +Ed i sembianti serenando egli erra +Per ogni parte, e l'alme de' guerrieri +Desta a travagli de l'orribil guerra, +Ed indi i duci de le squadre altieri +Ei chiama, e vanno colà dove in terra +Giaceva il gran signor per indi trarlo, +Ed a le pompe estreme almen serbarlo. + + +XLIII + +Pien Glassarte di duol, pien di tormento, +E pure Araspe di dolor ripieno +Piangeva andando, e seco alto lamento +Il canuto Ebrain facea non meno; +Ma come impallidito, come spento, +Come sparso di sangue il volto e 'l seno, +E come steso il caro Re scorgea +Ciascun di doppia doglia il core empiea. + + +XLIV + +Tacquesi alquanto, indi Bostange: o degno +Ben d'ampio impero, ecco, pur dianzi in core +L'Asia volgevi, e de l'Europa il regno +Come scettri dovuti al tuo valore, +Or vinto, or morto, onde venir sostegno +Deggia a' popoli tuoi contra il furore +Di tanto vincitor ch'aspro s'adira, +Dio lo si sa ch'a sì rio fin ti tira. + + +XLV + +Così piangeva; ed a la man, che viva +Dell'Asia i vinti Re tanto inchinaro, +Ivi disciolta e di fortezza priva, +Tutti in segno d'onor baci donaro; +Dolenti al fin da la dolente riva +Le care membra e riverite alzaro, +E van con esse in ver le regie tende, +E lor sempre nel sen pianto discende. + + +XLVI + +Sultana intanto, i cui pensier confonde +De l'amato signor speme e paura, +A Licasta diceva: omai ne l'onde +Il sol trabocca, e tutto il ciel s'oscura, +E pur de' messaggier nessun risponde +Qual del mio caro Re sia la ventura: +Tanto ha di forza quel latin guerriero, +Che consumi l'assalto un giorno intiero? + + +XLVII + +In tanto affanno ad aspettar più forte +La mia vita non è; movi, nutrice, +Corri, comprendi d'Ottoman la sorte, +E fa certa del ver questa infelice. +Trema la lingua, ambe le guance smorte +Tingonsi di pallor mentre ella dice; +E la vecchia fedel, cui forte incresce +Sì grave duol, del padiglion fuor'esce. + + +XLVIII + +Ogni sembianza tra' guerrier dogliosa, +Ivi mira, ch'ognun lagrime scioglie; +Al fin che 'l Re sotto la man famosa +Cadesse d'AMEDEO chiaro raccoglie. +Traggene guai, ma certa ella non osa +Le novelle recar di sì gran doglie, +E tra' sospir di quella gente mesta +Pur lagrimando a sospirar s'arresta. + + +XLIX + +Di tanti indugi suoi punge più strano +Timor Sultana, e lo sperar le vieta: +Non è, dicea, ch'ella non torni, in vano; +Non si cela ad altrui ventura lieta; +Quinci nel biondo crin la bianca mano +Sospinge, e l'alma in nulla parte acqueta; +Al fin alto gridò: perchè non riede, +Io pur vedrollo; indi moveva il piede. + + +L + +Del grave duolo il vago volto impressa +Va tra l'armate genti; ognun la mira, +E mirarla di duol cotanto oppressa +Più fuor de gli occhi altrui lagrime tira. +Ella ciascun di dimandar non cessa, +Ma tacendo ver lei ciascun sospira; +Pur volge il guardo, ove dolente stassi +Piangendo Alcasto, e colà move i passi. + + +LI + +Quei l'alta donna reverente onora; +Ed ella a lui, che le s'inchina avanti; +Alcasto, il nostro Re dove dimora? +E perchè quì tante querele e pianti? +Il Capitan per la pietate allora +Colma di più dolor voce e sembianti, +Ed a Sultana la miseria indegna +Con modo accorto palesar s'ingegna. + + +LII + +E dice: il tuo signor nel campo uscita +Fece, o Reina, ivi pugnò qual forte; +Al nemico AMEDEO diede ferita, +Ma le battaglie non han stabil sorte; +Tu sai, che per l'onor cara è la vita, +E che pur per l'onor cara è la morte; +Ben verso lui, s'è di mestier soccorso, +Bostange, Araspe e 'l buon Giassarte è corso. + + +LIII + +Non prima il Cavalier tenne la voce, +Ch'ella di nuovi pianti il sen fa molle, +E grida sospirando: ah cor feroce, +Pregai cotanto, ed egli udir non volle; +Pena de le mie colpe; indi veloce +Fuor da gli ampi steccati ella si tolle, +E scorge Araspe, e che ciascun sen viene, +E che le membra d'Ottoman sostiene. + + +LIV + +Fassi al corpo vicina in un momento, +E di pena e di morte è sua sembianza; +Ma quando il vede trapassato e spento +Gridava: o mio conforto, o mia speranza! +E cotanto di forza ebbe il tormento, +Che di più favellar non ha possanza, +Sol bacia il volto, e colà dove aperse +La dura spada ch'AMEDEO v'immerse. + + +LV + +Poi tra l'angoscia, onde si stempra il core, +Il collo abbraccia del signor diletto, +E sì vien da quegli occhi il pianto fuore, +Che 'l viso tutto, e gliene lava il petto; +Tal colmi di mestizia e di dolore +Vanno a le tende del real ricetto, +E grande il morto Re turba accompagna, +Nè di tanti è pur un ch'alto non piagna. + + +LVI + +Come dentro son giunti, ed ella il posa +Sovr'auree sete ed odorate tele, +Indi le piaghe sue mira pensosa, +Indi comincia a rinnovar querele: +O di stato mortal grandezza odiosa! +O spettacol di Regi empio e crudele! +Ed io dannata a miserabil scempio +Perchè ci nacqui d'infelici esempio? + + +LVII + +Visto ho nemici in su la patria riva, +E d'altrui man nostri tesor fur prede, +Spenti i parenti e de lo scettro priva, +D'altro non fui che di miserie erede; +Poscia per Ottoman, ben che captiva, +Altra volta fui posta in regia sede; +Cotanto, o stelle, m'innalzaste, e solo +Per crescer più de' precipizii il duolo. + + +LVIII + +Ah crudeltà, col Ciel forse contesi? +Trassi gli altar con empie fiamme a terra? +O rubella del padre il ferro presi? +O pur contra la patria io mossi in guerra? +Deh spengansi del sol le fiamme accese, +Caschino l'alte stelle omai sotterra, +E travolgasi il mondo in forma nova, +Poi ch'innocente cor pietà non trova. + + +LIX + +Ma se 'l tenore è del mio mal sì forte +Ch'io non deggia aspettar, salvo tormenti, +Con franchezza di cor cerchiam la morte, +Sol refugio de' mesti e de' dolenti; +Tra queste amare voci apre le porte +A caldi pianti, ed a sospiri ardenti, +Straccia le chiome, e a gran furor percote +Pur con ambe le palme ambe le gote. + + +FINE DEL CANTO XXI. + + + + +ANNOTAZIONI + + +AL CANTO XXI. + +«Nel XXI. Amedeo uccide Ottomano; et Amedeo ferito si medica. Sultana +piange sopra Ottomano.» Così l'argomento postovi dal Poeta. + +Il Cav. d'Urfè trova molto da censurare in questo canto. Comincia con +osservare che l'Autore «il fait combattre Amedee et Ottoman sans dire +commant cela pouvoit estre, parceque de croire, qu'Ottoman soit veu +(vu) combattre et mal traitté, et que les siens ne le secourent point +il n'est pas vraysamblable, d'autant que ce n'estoit pas un combat +assigné ny fait avec les assurances d'un coté et d'autre.» E vuol dire +che l'incontro di Amedeo con Ottomano non essendo un combattimento +singolare concertato secondo le regole invariabili dell'antica +cavalleria, per le quali niuno poteva recare soccorso a' combattenti, +è perciò cosa incredibile che i Turchi veggendo il duce loro in +pericolo non si movessero a dargli soccorso. Ma si potrebbe dire in +contrario, che sebbene i due campioni non avessero assegnato nè il +giorno nè il luogo alla pugna, vero è non pertanto, che il dirizzarsi +dell'uno contro dell'altro, lasciando qualunque altra cura degli +eserciti, veniva a costituire _ipso facto_ una singolar tenzone, in +cui altri non si poteva introdurre senza disonorare se medesimo ed i +campioni. E per tal motivo panni al tutto fuor di proposito il +suggerimento del critico: «c'est pourquoy je pense qu'il ent esté fort +a propos de faire que la foule de Turcs voulant secourir Ottoman les +separe mais trop tard pour Ottoman qui meurt incontinant apres des +grands coups receus.» + +Meglio ponderata mi sembra la censura seconda. Finge il Poeta, che +durando tuttora la battaglia tra' due campioni, _l'eterno Dio_, + + «.... alme bilance ei prese + Splendide d'or con infallibil mano, + Et ivi dentro in un momento appese + Che sperare e temer possa Ottomano; + Sua colpa in giù profondamente scese ecc.» + +Ma il Cav. d'Urfè osserva come «la balance que Dieu prand pour savoir +lequel des deux mourra, d'Amedee et d'Ottoman, est une imitation +d'Homere en ce qui est d'Achile et d'Hector, mais ce me samble peu +convenablement apropriee en ce lieu, car Homere dit que les dieux +n'estoient pas resolu lequel devoit vaincre, et en ce combat il n'est +pas ainsy, car puisqu'Amedee avoit les armes invincibles et contre les +quelles rien ne pouvoit resister, il est certain que Dieu avoit desia +(_deja_)* resolu qu'il vincroit.» Ma con pace del Censore, qui si +trattava non se dovesse aver la vittoria Ottomano ed Amedeo, sì se +Ottomano avesse a cadere quel dì precisamente sotto la spada +invincibile del Duca: + + Giunto è l'ultimo dì........ + .................. + Ora dunque Amedeo nel tragga a morte.» + +Quanto al non potere Ottomano resistere alle armi di Amedeo, ciò +vuolsi intendere con alcuna riserva: noi veggiam pure che + + «Dal Turco infuriato esce percossa + Che Amedeo trova e nella coscia il fere + Gagliardo sì, ch'ivi tremar fe l'ossa: + Tosto che rimirò le vene altiere + La terra far del nobil sangue rossa ecc.» + + +Non è dunque da pensare che niun pericolo incorresse Amedeo +combattendo coll'armi temprate dal favore celeste. + +«De plus (continua il Critico) Achile et Hector estoient et l'un et +l'autre soutenus par des dieux partials, ce qui n'est pas en ceux cy; +car l'un qui est Amedee est du tout soustenu de Dieu. De plus la +balance estoit pour peser lequel estoit meilleur: pour le moins il dit +que les coulpes d'Ottoman le firent dessandre en bas: et en cela il +samble qu'il outrage Amedee et sa prud'hommie de le balancer luy qui +est si grand serviteur de Dieu avec un Turc qui en est si grand +ennemi.» Ripeto che nel poema, secondo il testo a stampa, non si +mettono sulla bilancia i meriti di Amedeo e di Ottomano, ma solamente +si determina se le colpe del Turco sieno giunte a quel segno che +provoca il colpo finale della vendetta, ossia giustizia divina. + +«Il dit que les esprits inferneaux pleignoient autour du corps +d'Ottoman; et peu au paravant il avoit dit que l'Ange les avoit par +comandement de Dieu ranfermé tous en enfer, et mesme (XX. st. 38) il +en fait une longue description.» L'ordine dato da Michele agli spiriti +rubelli non era già che più non uscissero d'inferno, ma che più non +osassero portare soccorso agli Ottomani: canto XX. st. 48: + + «Ma quì non sia chi sovvenir l'oppresse + Schiere con opra o con pensier pur tenti.» + +Quantunque le osservazioni critiche dell'Urfè sul canto XXI sieno +assai deboli prese partitamente, tuttavia nel complesso non sono +d'aversi a vile; e concorro di buon grado con esso lui a giudicare +poco avvedutamente introdotto l'episodio delle bilance nella mano di +Dio, trattandosi di cristiani e d'infedeli, e di guerra apertamente +ingiusta dalla parte de' Maomettani. + +L'ultima censura cade sull'arte militare; ed in questa, come si è +detto più volte, il Chiabrera mancava di teoria e di pratica: «Il fait +que les Chrestiens se retirent apres ce combat d'Ottoman dans Rhodes, +sans dire commant les deux armees se separent, et tout aynsi que si +c'estoit une chose fort aysee et de nulle importance. + +N. B. Nella st. 29 si legge: _ma che da Rodi_ ecc. può stare così; ma +forse piacerebbe meglio; _nè che da Rodi_ ecc. + +La st. 58 è difettosa nelle rime, così nell'ediz. in 4.º, come +nell'Amedeida minore (X. 37): si poteva emendare: + + «Trassi gli altar con empie forze a terra? + . . . . . . . . . . . . . . + Deh spengansi del sole i raggi accesi.» + +ma nulla si vuol mutare senza l'autorità de' testi antichi. + + + + +CANTO XXII. + + +ARGOMENTO. + +_De' Saracin gli avanzi insiem raccolti +Tengon fra loro l'ultimo consiglio; +Sorte contraria fa che ognuno ascolti, +Ed apra gli occhi sul comun periglio; +Onde da Rodi a dipartir son volti, +Ed a pigliarne volontario esiglio. +Per Ottoman scioglie ai lamenti il freno +Sultana, e beve poi letal veneno._ + + +I + +Così la vince il gran martir; ma volse +A lo scampo de' suoi Bostange il core +Sul risco estremo, ed i guerrieri accolse +Che nel campo godean grado d'onore; +Guardogli alquanto; indi la lingua sciolse, +Nel profondo del cor chiuse il dolore, +Ed a' mesti baron chiedea consiglio +Con salda voce nel sovran periglio: + + +II + +De le nostre battaglie ove trascorso +Or sia lo stato vel vedete aperto; +Rodi su quel momento ebbe soccorso +Che lo sterminio ella attendea per certo; +Ottoman combattendo a morte è corso; +La plebe vinta, e del martir sofferto +Isbigottita, s'avvalora in vano, +Nè più porgere a' ferri osa la mano. + + +III + +Or quando incontra noi veggiam converse +Tante miserie, e sì gran Duce armarsi, +Ed è per l'uom ne le stagioni avverse +Prova d'alto valor ben consigliarsi, +Che proponete? in questi detti aperse +Le labbra il Cavaliero; ove chetarsi +Mirollo Araspe, alzò la fronte altiera, +Poi sospinse dal cor voce guerriera, + + +IV + +E disse: uscimmo dai paterni tetti +Rodi a domar; taccio i piagati e i morti, +Ma son d'assedio i difensor si stretti, +Che speranza non han che li conforti: +Or qual dunque timor n'ingombra i petti? +Qual gelo i nostri cor rende men forti? +Per lor giunse AMEDEO, forse direte? +Ah vergogna! d'un sol dunque temete? + + +V + +Se cadde il gran Signor, tra' più lodati +Famoso almeno egli cadeo; ma spento +Dimostra a noi contra nemici armati +Se si deggia nutrir pari ardimento; +O per addietro invitti, ora fugati, +Gite in Asia a mostrar vostro spavento; +Là fien de' vostri onor l'aure ripiene; +Io per me vuò morir su queste arene. + + +VI + +Sì colmo Araspe di soverchio ardire +Porgea consiglio e su la guancia sparto +Egli avea fiamme; indi secondo a dire +Con tranquillo parlar sorse Giassarte: +Se di mortal guerriero orgogli ed ire, +E di battaglie esperienza ed arte +Ne chiudesse a vittoria oggi la strada, +Io vorrei l'asta ed adoprar la spada. + + +VII + +Non son nuovo agli assalti, in guerra il pelo +Fatto ho canuto; io mille volte i lidi +Visti ho sanguigni, ed or venir di gelo +Le squadre, or franche sollevare i gridi, +Ma non pertanto contrastar col cielo +Ardimento mortal non mai m'affidi, +Nè sia coraggio d'uom che mi sospinga +Sì che contra il gran Dio la spada io stringa. + + +VIII + +Non prezzo i Cavalier ch'entro si serra +Rodi, non prezzo d'AMEDEO le prove, +Prezzo che s'AMEDEO si move in guerra, +A suo prò l'universo anco si move: +Non rimirate voi scoter la terra? +Che mugghia il mar, che 'l ciel grandina e piove? +Che con terribil suon fulmini avventa? +E che sparso di fiamme altrui sgomenta? + + +IX + +Per lunga fama ed approvata intendo, +Che l'uomo saggio il suo poter misura; +S'altramente vi sembra, io non contendo; +Il morire al mio cor non fa paura. +Di costoro al parlar va trascorrendo +Un mormorio, ma picciol tempo dura, +Che Bostange la destra innanzi stese, +E fe' silenzio ed a sì dire ei prese: + + +X + +Amici, in campo la battaglia alterna +Vittorie e danni; de le guerre i fini +Non son certi giammai; s'altri governa +Il suo consiglio co' voler divini +È fuor di biasmo; che la destra eterna +A la vita mortal ferma i confini, +Nè ci ha giudicio su' giudicii suoi; +Ed oggi, amici, ella è contraria a noi. + + +XI + +Però cediam; con questi avanzi io spero +Tornare in Asia, e ristorando i danni +Al figlio d'Ottoman guardar l'impero +Fin ch'egli giunga de lo scettro agli anni; +Dunque ciascun di voi svegli il pensiero, +E le sue squadre a raunar s'affanni, +E per l'ombra notturna armando i legni +Senza dimora veleggiar s'ingegni. + + +XII + +Tu ver le tende di Sultana andrai, +E palese farai nostra partita +A sua grandezza, e come è giusto avrai +Cura, Ebrain, de la real sua vita. +Così non vil, ma cauto in mezzo a guai +Bostange favellò con fronte ardita, +E sprezzando egualmente ogni riposo +Alcun di quei baron non fu ritroso. + + +XIII + +Ma ciascun mosse, ed al disperso stuolo +La legge del partir fa manifesta, +Che come notte più ricopra il polo +Ogni bandiera a navigar sia presta: +Sì come in lunghe file erra sul suolo, +Nè trasportando salme unqua s'arresta +Di formiche un gran popolo; talmente +Sen giva al mar la comandata gente. + + +XIV + +Solo Ebrain verso Sultana il piede +Volgendo afflitto da sua fè sospinto +L'alta donna trovò che 'n terra siede +Presso il feretro del signore estinto; +Ivi che piange e che sospira ei vede, +E ch'oggimai di morte il viso ha tinto, +E che sommersa nel cordoglio e lassa +Su la sinistra palma il capo abbassa. + + +XV + +Da prima entrando il Cavalier l'inchina, +E seco geme a quel dolor cotanto, +Poscia con lento piè le s'avvicina, +E guarda in terra e stassi immoto alquanto. +Scorgendo il suo fedel l'egra Reina +Stima ch'ei vegna a rasciugarle il pianto, +Nè volendo a sue pene atroci ed empie +Conforto sofferir, scote le tempie. + + +XVI + +Poi dice: indarno movi al mio martire +Racconsolar, ch'ogni conforto ei schiva: +Di Sultana il conforto oggi è morire, +E fora biasmo il rimaner più viva. +Ascoltando Ebrain, che al suo desire +L'addolorata donna il varco apriva, +Discreto da lontan move a tentarla +Con detti oscuri, e sì con essa ei parla. + + +XVII + +Grandemente amerei nel caso indegno +Ragione aver da consolar tua pena; +Ma perder tuo signor, perder tuo regno, +Tra nemici aspettar dura catena, +È tanto affanno che trapassa il segno, +E d'ogni aita a disperar mi mena, +E fa mestier nel così gran dolore +Di forte destra e di non debil core. + + +XVIII + +Ma pur nel mondo ogni minaccia, ogn'ira, +Ogni grave miseria anco sostiensi. +Sì dicendo da lei gli occhi non gira, +Tutto intento a spiar ciò ch'ella pensi. +Ed ella giù nel cor prima sospira, +Soggiunge poscia: di martiri immensi +Altra vivendo non rifiuti il peso, +Ciò non fia certo di Sultana inteso. + + +XIX + +A che deggio, Ebrain, dianzi beata +Via più d'ogni Reina altra terrena, +Farmi al mondo veder serva, legata, +Vinta le braccia e i piè d'aspra catena? +Qui dentro i Rodïan, gente spietata, +Forse ho da trastullar con la mia pena, +E di quì tratta per Italia alfine +Ho da soffrir le ferità latine? + + +XX + +Unqua al fiero AMEDEO vedran le genti +Piegarmi in atto di supremo onore? +E baciar quelle man che fur possenti +Dar percossa di morte al mio signore? +Me, me de l'alto Ciel fulmini ardenti, +Prima traete a l'infernale orrore; +Me, me togliete a l'esecrabii sorte; +A voi mi volgo, io d'Ottoman consorte. + + +XXI + +Così nel caso miserabil, rio +Ella il suo nobil cor mostrava aperto, +Ed ei del suo signor mostra il desio, +E lascia in bando il ragionar coperto: +Vera Regina, e che più dir degg'io? +Su tua miseria il tuo pensiero è certo, +E certo a te sottrai d'alti perigli +Altieramente il tuo gran cor consigli. + + +XXII + +Sultana allor: se la presente sorte, +E se 'l risco vicin di maggior pianti +A farmi dolce reputar la morte +Oggi non fossero, Ebrain, bastanti, +Pur la vita troncarmi esser dee forte +Questo Re che trafitto emmi davanti, +Cui fermamente io so che fui diletta, +E che pur con desio seco m'aspetta. + + +XXIII + +Così diceva, e con l'eburnea mano +Asciuga i lumi nubilosi e mesti; +Cui rispose Ebrain: non credi in vano, +Di creder ciò mille argomenti avesti; +Pur dirne un grande io vuò: dianzi Ottomano +Chiamommi in sul vestir gli acciar funesti, +E disse: io muovo in su l'assalto estremo +Contra AMEDEO, nè de la morte io temo. + + +XXIV + +Temo ben io, che s'egli avvien ch'io mora, +Sultana incontrerà strania ventura, +E sì fatto timor tanto m'accora, +Che del morir la pena è via men dura; +Deh ch'ella meco se ne venga allora, +O diletto Ebrain, seco procura; +A mio nome con lei raddoppia i preghi, +Che 'l segno estremo di sua fè non neghi. + + +XXV + +Qui tacque il servo; e la Reina volse +Il volto impresso di più reo tormento +Verso le membra d'Ottomano, e sciolse +Voce interrotta da mortal lamento: +Ah mio Re, cui nemico empio mi tolse +Quando più n'era il mio desir contento, +Sì poco dunque la mia fede espressi, +Che tu venirne in dubbio unqua dovessi? + + +XXVI + +Qui l'oro straccia de le chiome e 'l seno +Fa risonar de le percosse crude, +Poi comanda: Ebrain, reca veneno, +Che spegner prestamente aggia virtude. +Egli a quel comandar non tiensi a freno: +Sultana allor nel padiglion si chiude, +Ed ivi presso al suo signor s'asside, +E lui guardando alza un sospiro e stride. + + +XXVII + +Chiunque aspira a le grandezze estreme +Più sempre vago di superbo impero, +E giù dal colmo ruinar non teme, +Ne lo stato di noi volga il pensiero; +Per alcun tempo a la mortale speme +Non si rappresentò specchio più vero, +Nè si mostrò come caduca e vana +Sia giuso in terra la possanza umana. + + +XXVIII + +Chi giammai dentro il cor potea fermarsi +Che omai di Rodi vincitor, che omai +Suoi muri in guerra ed abbattuti ed arsi, +Dovessimo incontrar sì fieri guai? +Misera! quai preghiere? e quai non sparsi +Pianti? che non fec'io? che non tentai? +Da quale parte non sperai soccorso? +Anco a numi d'inferno ebbi ricorso. + + +XXIX + +O sul fior de l'età pronta a morire +Per lo scampo di noi, diletta Irene, +Su le tue piaghe, e contra il tuo desire, +Ecco pur ch'Ottoman morte sostiene; +Ma ci veggo dannati a tal martire, +Ed è sì grande il mar di nostre pene, +Che non so con qual senso io mi rimanga, +Irene, e se t'invidii, o se ti pianga. + + +XXX + +Incliti scettri, altieri manti adorni +Son tornati per noi ceppi dolenti: +Oh tra le fasce e su l'april dei giorni +Fossimo al mondo trapassati e spenti, +Ch'oggi il sommo dolor de' nostri scorni +Non faria liete le cristiane genti, +Nè per l'Europa i nostri casi avversi +Darian materia de' Cristiani ai versi. + + +XXXI + +Ottoman, su tua morte alzano il canto, +Me destinando a vil servigio indegno; +Ma nol faran, ch'io vuò morire; intanto +Queste misere chiome io ti consegno; +Di mirra in vece io t'ungerò col pianto; +E tu, mio Re, nol ti recare a sdegno, +Che lo sgorgano gli occhi, onde uscia lume, +Che pure avesti d'apprezzar costume. + + +XXXII + +In questa da gli abissi un mostro apparse +Quasi Ottoman; sotto le ciglia accende +Altiero sguardo, e su le guancie sparse +Di puro latte un vivo minio splende; +Con quel vigor, con quel furore onde arse +Fiero di cor ne le battaglie orrende +A la dolente donna ei si dipinge, +E vaso d'or con la sinistra stringe. + + +XXXIII + +Perchè l'indugio quel suo moto interno +Non queti, e cessi d'ammazzar se stessa, +Adducendo il demon tosco d'inferno, +Verso Sultana ingannator s'appressa: +O dolce del mio cor tormento eterno, +Pena per mio conforto a me concessa, +Perchè contristi sì l'alta beltate +Vientene a me, che tu mi fai pietate. + + +XXXIV + +A questo dir, tutta agitata, ardente +L'afflitta donna sollevossi in piede, +E verso il suo signor mosse repente, +E con tai note a ragionar si diede: +Vaneggio io forse nel gran duol presente? +O senza inganno lo mio sguardo or vede? +Se sei vero Ottoman, perchè ritorni? +Quale è la vita tua? dove soggiorni? + + +XXXV + +Così gridava, e scolorita in faccia +Tra fervidi sospir pianti rinnova, +Ed abbracciarlo vuol, ma con le braccia, +Fuor che vani color, nulla non trova, +Risponde l'ombra, e col suo dir procaccia +Ch'ella animosamente a morir mova: +A che piangi di me, ch'altiero vivo +In lieta parte, e non d'imperj privo? + + +XXXVI + +Fuior del caduco mondo aurei splendori +Ornano campi, ove Regine, e Regi +Di sempiterno gaudio empiono i cori, +Premio dell'armi e degli affanni egregi; +Or se con me goder cotanti onori +Di fragil vita per desio non spregi, +Sugo ti porgo, che d'un sorso solo +Basta il vigore, e te ne vieni a volo. + + +XXXVII + +Cotanto appena il rio demon favella, +Che s'involve di nebbia atra e profonda, +Ma lascia l'oro avvelenato; ed ella +Ponselo a bocca, e tutto il cor n'inonda; +Nè fra tanti martir punto men bella, +Stassi del caro letto in su la sponda; +Ivi del suo signor la destra prende +Con la sua destra, e l'ultim'ora attende. + + +XXXVIII + +Fra pensier varj ora rivolge in mente +Scettri, corone, e quegli onor cotanti, +Onde fu lieta; or la stagion presente, +E l'acerbo dolor, ch'ella ha davanti; +Quando poscia partir l'anima sente, +Compone il busto, e con le man tremanti +Sul volto si dispiega un aureo velo, +E traendo sospir fassi di gelo. + + +XXXIX + +Qual, se candida nube in alto ascesa +Le rose adombra, onde il mattin s'infiora, +Ben rimiriam ch'ella ne langue offesa, +Ma pure è vaga a riguardar l'aurora; +Tal già la guancia di bell'ostro accesa +Sotto freddo candor si discolora, +E di mortal pallor le labbra asperse +Han non so qual beltate anco a vederse. + + +XL + +Quasi non era ancor dal corpo adorno +L'afflitto spirto per sua via partito, +Che facendo Ebrain colà ritorno +D'Ottomano il desir vide fornito; +Pria dal duol vinto fe' sonare intorno +Gemito tal, che rassembrò muggito; +Disse poscia: alto Re, dovunque godi +Vita immortale, il tuo fedele or odi. + + +XLI + +Nel punto estremo di tua morte indegna, +Qual commettesti tu, serbai tua fede; +Ora a te ne verrei; ma ch'io non vegna +Il vuole amor del tuo diletto erede; +E perchè trasportare indi disegna +Le regie membra in ver le navi, ei chiede +E d'ancelle, e di serve il pronto aiuto, +E stassi percotendo il sen canuto. + + +XLII + +Infra la turba lagrimosa e trista, +Ch'al chiamar d'Ebrain mossero il passo, +Venne Licasta, ed a la flebil vista +Ella si feo come insensibil sasso; +E quando a favellar forze racquista, +Gridò gemendo: o del mio viver lasso +E de gli affanni miei solo sostegno, +In quale guisa a ritrovarti vegno? + + +XLIII + +Non son già queste de' miei pregi altieri +Quella che tu nutrivi in me speranze, +Quando fra semplicissimi pensieri +Pargoleggiavi per le regie stanze; +Oh de gli scherzi e de' tuoi dì primieri +Amare e sfortunate rimembranze; +Tu davi al collo mio baci soavi, +E così tra bei vezzi indi parlavi: + + +XLIV + +Allor che stanca e per l'età matura +Volerà del tuo sen l'anima fuori, +Io chiuderotti gli occhi, e 'n sepoltura +Ti spargerò di più soavi odori. +Così dicevi; ma crudel ventura +Che mi sommerge in mar d'aspri dolori, +Or mi fa ricordar fra duri affanni +Come per la speranza altri s'inganni. + + +XLV + +Tu non a me sul fin di mia vecchiezza +Gli occhi componi; io son, che morta omai +Sul tuo più vago fior di giovinezza +Mando sotterra te che tanto amai. +Qual ti farà chiamar la tua grandezza? +Per lo scettro real qual nome avrai? +Ah che se fra' mortali il ver si dice, +Altro nome non è, salvo infelice. + + +XLVI + +Quì fra le turbe a lamentarsi pronte +Ella quasi di duol si venia meno; +Poscia Ebrain con lamentevol fronte +A gridi sciolse ed a querele il freno: +Deh chi de gli occhi miei fa larga fonte +E d'alti pianti oggi m'inonda il seno +Sì che di fede e di dovuto amore +Possa far testimonio al mio signore? + + +XLVII + +Ottoman piango; ed ho nel cor disdegno +Che parcamente i pianti miei sian sparsi; +Ma pur Meandro e di Panfilia il regno +Di martirj e di duol non ti fian scarsi; +Là da' popoli tuoi senza ritegno +Preveggo al tuo morir l'esequie farsi +Con abissi di pianto; ed è ragione, +Poi che perdono in te tante corone. + + +XLVIII + +Chi tra gli allor che le provincie ornaro +Innalzerà vincendo omai trofei? +Ed onde avrassi scampo, onde riparo +Al minacciar de gli avversarii rei? +O di trionfo, o di vittorie chiaro, +Grande Ottoman, dove sparito or sei? +Dove trasporti tu la nostra speme, +Noi quì lasciando infra miserie estreme? + + +XLIX + +Parmi che su ne l'alto il Sol non splenda, +E che seco ogni luce a noi sia tolta, +Onde in profondità di notte orrenda +Si rimanga per sempre Asia sepolta. +Oh del mondo qua giù strana vicenda, +Ecco Europa a gioir quinci è rivolta +Allor ch'ogni speranza avea perduta, +E la nostra allegrezza in duol si muta! + + +L + +Fra questi detti, che si vada al mare +Per prestamente veleggiar procaccia, +Onde a le membra riverite e care +Ciascuno a gara ivi soppon le braccia; +E per tutta la via lagrime amare +Del popolo leal bagnan la faccia, +Nè puossi udir tra le funeste genti +Se non un lungo suon d'aspri lamenti. + + +FINE DEL CANTO XXII. + + + + +ANNOTAZIONI + +AL CANTO XXII. + + +Non poteva farsi argomento più breve di quello postovi dal Poeta: «Nel +XXII. Sultana s'avvelena.» + +Una sola critica osservazione si legge nel ms. del Cav. d'Urfè, ed è +la seguente: «Ce chant est beau et tragique, mais il me samble que les +plaintes de la nourrice et du valet de chambre sont trop longues, +parce qu'aux choses tristes il faut estre brief, parce qu'autremant +l'esprit du lecteur se lasse et s'ennuye grandement.» Ottimo è il +suggerimento del Critico; e fu detto anticamente, niuna cosa +asciugarsi più presto delle lagrime. + + + + +CANTO XXIII. + + +ARGOMENTO. + +_Ove del gran Batista il nome onora +Popol devoto, i Cavalier sen vanno; +Quivi l'Eterno Dio ringrazia e adora +AMEDEO genuflesso; ed ogni affanno +Sgombro da lui con lode in sino allora +Incontro al truce Saracin tiranno +Ricorda Doroteo. Fuggon, ma rotte +Il vasto mar le infide navi inghiotte._ + + +I + +Già trascorrea del ciel l'alto sentiero, +Notte più scura; ed AMEDEO piagato +Vigilando tenea fisso in pensiero +Ciò ch'egli udì dal messaggier beato, +Ch'ei ben de la vittoria andrebbe altiero, +Ma che del viver suo fora troncato +Lo starne in Rodi; onde devoto e forte +S'apparecchiava a la propinqua morte. + + +II + +Sforza il fievole corpo, e sovra il letto +In zelo ardendo le ginocchia piega +E giunge umile ambe le palme al petto, +E sì la lingua inverso Dio dispiega: +Signor, se come il tuo messaggio ha detto +Più de la vita a me spazio si nega, +A tuo grado, o Signor, l'alma si sciolga, +Ma sia tua santa man, che la raccolga. + + +III + +Poi da gli occhi versando un caldo fiume +Largo chiedeva a' falli suoi perdono; +Ed ecco sfavillar mirabil lume, +Di cui s'udia via più mirabil suono; +Il gran Batista ivi battea le piume, +Del santissimo aspetto i fulgor sono +Ch'ivi splendeano; e per divin decreto +Voci formava ad AMEDEO far lieto: + + +IV + +Inclito Eroe, per la cui man sì forte +Sorge, la fè che 'l Vatican sublima, +Acciò splendesse il tuo valor, di morte +Ti si fe' motto del Filermo in cima; +Ma d'altrove morir t'è dato in sorte, +E palme illustri adorneranti prima; +Sveglia l'anima invitta a novi vanti, +Mentir non sanno i messaggier stellanti. + + +V + +Così gli disse; e di licor soavi +Dolce la piaga inonda; ella repente +Salda diviene; e mitigar le gravi +Angoscie, e franco il Cavalier si sente. +Giunse il Batista allor: verso le navi +Affretta il piè la sbigottita gente, +E sarebbe ragion stringer la spada, +Ed a la fuga lor romper la strada. + + +VI + +Ma nol farai; vuole il Monarca eterno +Contra loro agitar l'onde marine; +E poi ch'ad onta del dannato inferno +Rodi de' rischi suoi rimira il fine, +L'armi, ch'avesti tu dal Ciel superno +Io porterolle a le magion divine, +E là ne l'alto serberansi appese +Per darle a' tuoi ne le più gravi imprese. + + +VII + +Non parlo in van; ciò che lassù nei cieli +Dal supremo Signor non mi s'ascose, +Quì consiglia ragion, ch'oggi io riveli; +Ascoltami e gioisci: opre famose +In soggiogar tiranni aspri e crudeli, +In calpestar corone ingiuriose, +Faran pur con queste armi i tuoi sublimi; +Ma duo fra tanti appariranno i primi. + + +VIII + +Nè creder tu ch'entro sanguigno acciaro +De gli aspri assalti a la stagione orrenda +Deggia il nemico aver lungo riparo +Ove a l'incontro un di costor contenda; +L'alme de l'universo il vedran chiaro +Quando avverrà ch'EMANUEL s'accenda, +E che 'n battaglia fier fulmini spanda, +Ingombrando d'orror l'onda normanda. + + +IX + +Fremeran l'armi de l'Europa; ed arsi +Andranno in ira i regnator possenti, +Onde di sangue e di sudor cosparsi +I campi ondeggieran d'atri torrenti, +Ma poi che i grandi altieramente apparsi +Porransi in fuga, o sotto lui fian spenti, +Darà, traendol di dolor profondo, +Quel sommo Eroe leggi di pace al mondo. + + +X + +Succederan de le rie trombe ai crudi +Rimbombi suoni a belle danze eletti, +E de gli usberghi in su le dure incudi +Faransi aratri, e dei dorati elmetti; +Allor le muse, e fioriran gli studi +D'ogni bell'arte nei terribil petti, +E sbandito il furor, porransi in sede +A ben regnar vera Pietate, e Fede. + + +XI + +Nè meno Astrea, che a l'immortal soggiorno +Avea già da la terra i piè rivolti, +Con sue bilancie trascorrendo intorno +Empierà di letizia i seni e i volti; +Sì fatto il vincitor farà ritorno +A gli scettri paterni a lui mal tolti, +Ove innalzando al Ciel sommi trofei +Godrà pregio real d'alti imenei. + + +XII + +Non già così, che l'onorata spada +Non cinga ardente, e 'l viver suo non scherna +Quando in periglio di macchiarsi cada +Del grandissimo Dio la legge eterna; +Quinci a' trionfi s'aprirà la strada +Stringendo a fren più d'una valle inferna, +Tra varchi alpestri e dirupati scogli +Domando atroci, et esecrati orgogli. + + +XIII + +CARLO vien poi, che di Gebenna a gli empi +Mal soffrirà lasciar l'alpi sicure; +CARLO il famoso, che gli altar, che i tempi +Trarrà dal sangue e da le fiamme impure; +Alzerà di pietate incliti esempi, +E di fortezza in quelle etati oscure +Ratto col ferro a procacciar corona +In campo allor che 'l Vatican lo sprona. + + +XIV + +Farà ben saggio da ria turba infesta +Schermo a Saluzzo; e di Durenza il regno +Avrà per aspra ed infernal tempesta +Da la spada real saldo sostegno; +Vinon con asta in man, con elmo in testa +Vedrallo incontra ad empio stuolo indegno +Che sol guardarlo in fronte ivi s'affida, +Poi che fugge il fellon, che 'n campo il guida. + + +XV + +Mal felice è la froda; il sole ardente +Non sì ratto distrugge aria nebbiosa +Come CARLO quei crudi, indi repente +Empie del suo valor l'alpe selvosa, +Isara quivi fulminar lo sente; +Il sente, e geme; ei sul destrier non posa +Fra sparsi infino al Ciel gridi infiniti +Fin che di tronchi non sian carchi i liti. + + +XVI + +Di magnanimo ardir sparso i sembianti +Calcherà dentro il sangue elmi ed usberghi, +Sì ch'al fier brando volgeran tremanti +Le turbe in corso sbigottite i terghi; +Ben dureranno a gli orfanelli infanti +Lunga memoria nei funesti alberghi, +Cui bagneranno in grembo a le nudrici +Con latte di dolor pianti infelici. + + +XVII + +Che più deggio narrarti? immensa istoria +Faransi al mondo i costui fatti egregi, +Nè per gli anni remoti unqua memoria +Fia, che pensando con stupor nol pregi; +Indarno a segno di cotanta gloria +Dispiegheranno Imperadori e Regi +O carchi d'arme, o disarmati il volo; +E scoppierà l'Invidia arsa di duolo. + + +XVIII + +Ove si favellò, le labbra chiuse, +E sparse al suo fulgor nuvoli densi, +Ma di celeste Arabia odor diffuse; +Dolcezza ignota de' mortali ai sensi; +Con basse ciglia, a tanto onor non use, +Che soffersero male i raggi immensi, +Stassi cheto AMEDEO non picciola ora, +E del gran Dio l'alta pietate adora. + + +XIX + +Ma risorta dal mar l'alba celeste +Tingeva di rossor l'aure serene +Quando le membra il Cavalier riveste +Di vigore immortal tutto ripiene; +Nè più lento di lui le ciglia ha deste +Folco, ma ratto a salutarlo viene, +E come su la soglia ha posto il piede, +Fattolo franco, e che passeggia ei vede. + + +XX + +S'arresta e ne l'Eroe fisa le ciglia +Sì come in larve simulate e vane; +E quei soave a favellargli piglia +Quando sì di stupor colmo rimane: +Quale ingombra il tuo cor gran meraviglia? +Non di licor, non di scienze umane +Sconosciuta virtù sano m'ha reso; +Ma di Dio messo per pietà disceso. + + +XXI + +Così ragiona, e ver lui move il passo; +Ma Folco al gran campion più s'avvicina, +E giocondo a mirar, col capo basso +Il ginocchio piegando umil s'inchina; +Dice poscia: è ragion, che 'l corpo lasso +Ti ristori, o Signor, grazia divina, +Poi che per Dio sì travagliarlo godi; +Or l'eterna bontà sempre si lodi. + + +XXII + +Ma del campo infedel, ch'a tua possanza +Jer si sottrasse, oggi che fia? per terra +Correr farai de l'empio stuol ch'avanza +L'odiato sangue, e fornirai la guerra? +Ed AMEDEO: fora di Marte usanza; +Ma di Dio messaggier la via ci serra, +Nè vuol ch'usciamo a più pugnar sul piano, +Spegnerà gli empi l'immortai sua mano. + + +XXIII + +Noi lo spazio del dì, ch'a l'altrui vita +Troncar doveasi, ed a l'assalto estremo, +Lodando la possanza alta infinita, +Ne i sacri templi a consumare andremo. +Sì disse; e da l'albergo ei fa partita; +Subito appresso il Cavalier supremo, +Seguendo i Rodïan l'inclito esempio +Volgono l'orme del Batista al tempio. + + +XXIV + +Ampia nel mezzo a la città sorgea +De' monti eccelsi e de le nubi al paro +La sacrata magion che di Giudea +Quivi giungendo i Cavalier fondaro; +Ella qual neve candida splendea +Infra selci finissimo di Paro; +E per gradi purissimi s'ascende +Scala, che pur di Paro ampia risplende. + + +XXV + +Le ricche porte di fin oro ardente +Sopra soglia di porfido fiammante +Hanno di cedro e d'ebano lucente, +Fregi contesti e d'indico elefante; +Dentro, sudor d'innumerabil gente, +Colonne stan, che fur montagne avante; +Di vaghi marmi è variato il piano, +Lunga vigilia di Dedalea mano. + + +XXVI + +Per l'immensa parete, onde si gira +Il gran Ciel de la macchina superba, +Del Precursor santissimo si mira +La dura vita e la ria morte acerba; +Evvi, che da le turbe il piè ritira +Vago di bere il fiume e pascer l'erba, +Sol di ruvido pel tutto coperto, +Solingo cittadin d'aspro deserto. + + +XXVII + +Poi del Giordano a le paterne sponde +Fassi veder da l'orrida foresta, +Ove gridando infra le turbe immonde +L'erto cammin de la salute appresta; +Evvi, ch'umile al Redentor diffonde +Limpido rio su l'adorata testa; +Evvi, che d'alto il Genitor rimbomba; +Evvi fra lampi d'or l'alma colomba. + + +XXVIII + +Altrove al Re di Galilea s'invia +Là, dove ardor di caritate il mena +A forte biasimar la fiamma ria, +Che suggendolo va di vena in vena; +Ma quei sì dolce le parole udia, +Che pria lo strigne in ceppi, indi lo svena +Tosto che per mercè vergine il chiede, +Che 'n ballo mosse allettatrice il piede. + + +XXIX + +Sì leggiadra le piante ella governa +Quando s'indugia il suon, quando s'affretta, +Che 'l Re commosso da dolcezza interna +Par ch'a sua voglia il guiderdon prometta: +Ella per appagar l'ira materna +Procurava ingiustissima vendetta; +Del gran Battezzator la morte prega; +E ch'ei s'ancida il Galileo non nega. + + +XXX + +Turba di Siri sagittaria scende +De l'uomo giusto a le prigioni oscure; +Egli il collo magnanimo distende, +Sicuro a la carnefice secure; +Sì bipartito da percosse orrende +Fa larga fonte di sue vene pure; +Stassi nel sangue il freddo busto involto; +Il caro capo i rei ministri han tolto. + + +XXXI + +Al fin rinchiuso entro reale argento +L'aspra donzella il si vagheggia; e gode, +Che 'l nobil teschio condennato e spento +Sia di sue danze testimonio e lode, +Ma pur ne gli occhi si leggea tormento +Chiuso nel petto al dispietato Erode; +Sì de la vita e del gran santo estinto +L'ammirabile tempio era dipinto. + + +XXXII + +Ivi non prima i Cavalier crociati +Entrano pronti a gli immortali onori +Che trascorrendo van musici fiati +Per dotta man su gli organi canori; +Varca AMEDEO fra' popoli adunati +Là dove cinto di perpetui ardori +Dentro gran gemme il Redentor si serba +D'infinite ricchezze opra superba. + + +XXXIII + +Sovra ampio altar, cui porpora di Tiro +Fregiata di tesor fascia ogni sponda, +Erta splendea dì Nabateo zafiro +Pur sovra base d'or mole ritonda; +D'alti piropi luminoso giro +Preziose colonne la circonda; +Sovra loro, a mirar gran meraviglia, +Posa cornice di rubin vermiglia. + + +XXXIV + +Quinci s'innalza di topazio ardente +Il tetto, e curvo si rinchiude al fine +Tempestato di perla risplendente, +Puro tesor de l'Eritree marine; +Sul colmo si vedea l'asta possente. +Sacra ne le vittorie alme e divine +La bella croce, onde l'inferno è vinto; +Ed ella rilucea d'alto giacinto. + + +XXXV + +Or l'Italico Re lunga dimora +Quivi fa cinto de' baron più noti +Inginocchiato, e la grande ostia adora, +Fisso nel suo Signor gli occhi devoti; +Da lunge il vulgo; ed ei s'atterra ancora +A Dio sciogliendo, o confermando i voti +Nel risco fatti de la patria; intanto +Ergeasi al Ciel de' Sacerdoti il canto. + + +XXXVI + +Poi che su i sacri altar l'alto mistero, +E fur gli uffici de la Fè forniti, +Doroteo rese grazie al gran guerriero, +E fur di lui cotali accenti uditi: +Or che per la tua man fugge leggiero +L'affanno, onde a ragion fummo smarriti, +Giustissima ragion ne stringe il core +A dar pregio di gloria al tuo valore. + + +XXXVII + +Ma qual fia mai per così larga impresa +Lingua mortale a faticarsi ardita? +Tu de la Fè, tu de gli altar difesa, +Unica tu de Rodïani aita; +La fiamma rea per questi altari accesa +Spegnesti tu; fosti a la debil vita +Di canuti e d'infanti alto riparo; +Ciascuno al fin le forze tue salvaro. + + +XXXVIII + +Nei secoli avvenir, fra sudor tanti, +I rischi tuoi ben d'ogni gloria degni +Quanto grave imporran peso di canti +Ai cari a Febo, ed a' sublimi ingegni? +Ma perchè forse i tuoi mirabil vanti +Quì lungamente d'ascoltar disdegni, +Io reggendo il parlar come conviensi +Cosa dirò, ch'ad ogni Re pertiensi. + + +XXXIX + +In Chiaramonte a la sacrata guerra +S'unirò un tempo i più veraci Eroi; +Ivi Francia, ivi Scozia, ivi Inghilterra, +E l'alma Italia ivi sospinse i suoi. +Del sommo Dio, del suo Vicario in terra +Udiro il prego ubbidienti; e poi +Con mille trombe coraggiosi e fieri +Chiamaro a le belle armi i buon guerrieri. + + +XL + +Gli ampii tesor, che per ben lunga etate +Frenando i suoi desir gli avi serbaro, +S'aperser tutti; ed a le squadre armate +I regni i Re cortesi anco donaro; +Non fu per opra di si gran pietate, +Non fu man scarsa e non fu petto avaro, +E nulla altra vaghezza altrui ritenne, +Ma ciascuno al desir giunse le penne. + + +XLI + +De' figli amore il petto lor non vinse, +Nol vinse amor de le gentil consorti; +Studio del Ciel tutti infiammolli e spinse +In mare e 'n terra a disprezzar le morti: +Ben l'empio inferno in contra lor s'accinse; +Ma nulla fu; chè coraggiosi e forti +Più sempre ebbono l'alme e le man pronte, +E di Sion voller vedere il monte. + + +XLII + +Che fu mirar dentro dorato usbergo +Con aste invitte e fulminose spade +Battere allor de' Saracini il tergo, +E d'atro sangue dilagar le strade? +Qual torna sbigottita al chiuso albergo, +Se da torbido ciel grandine cade, +Vaga schiera d'augei rapidamente, +Cotal vinto fuggì l'empio Oriente. + + +XLIII + +Egli il più forte de le mura scelse +A rinfrancare il suo smarrito ardire, +Ma punto non giovar le torri eccelse +Contra lo sforzo de le nobil ire, +Franse ogni marmo ed ogni porta svelse +Il vincitor; quinci crudel martire, +Grave strido d'orror confuso ed alto +Diè la vittoria e terminò l'assalto. + + +XLIV + +Allor non più di minaccevol canto +L'aer turbava sanguinosa tromba, +Ma con pensier di penitenza e pianto +Tutti adorar la sacrosanta tomba. +Sì vinser quegli Eroi, del cui gran vanto +Sì chiara la memoria anco rimbomba; +Ma pure Europa neghittosa or gode +In gran letargo e 'l rimbombar non ode. + + +XLV + +Spirti, che tra' fulgor d'eterna gloria +Splendete in Cielo a par del sol ben noti, +Vedete voi che debile memoria +Di vostra gran virtù tocca i nipoti? +Lasso, caduta è quì l'alta vittoria, +Chè al peregrin son contrastati i voti, +Nè di Sion può rimirar le mura, +E 'l gran sepolcro è di rei cani usura. + + +XLV + +Mal spiegaro per noi l'inclita insegna, +Mal diero assalto, e trionfar quel giorno, +Se la lor fama gloriosa e degna +Ne dovea partorir vergogna e scorno; +Tanta viltà deh chi sarà che vegna +Omai d'Europa a disgombrar dintorno? +Sì che pensiero ella raccolga in seno +Se non d'onor, de' suoi perigli almeno? + + +XLVII + +Tu, de' cui raggi luminosi, ardenti +Più che Gange del sol gode la Dora, +Come oggi Rodi afflitta, i suoi tormenti +Ti metta in cor Gerusalemme ancora; +Oh che loda! oh che pregio appo le genti +Per cui la croce del gran Dio s'adora, +Se col valor de la tua nobil spada +Al bramato Giordan s'apre la strada? + + +XLVIII + +Allor del Nilo ignoto oltre a la fonte, +Oltra l'Atlante, oltra Boote andranno +Altieramente le tue glorie conte, +Ch'or per mia bocca risonar non sanno; +Ma pur queste d'amore anime pronte +Alzano al Cielo il tuo sofferto affanno, +E sto quasi per dir, che 'n lieti gridi +Fansi ver te queste onde e questi lidi. + + +XLIX + +E se fia mai, che de' reali eredi +Il giustissimo scettro unqua s'infesti, +Di quanti Cavalier vedi, e non vedi, +L'armi fien pronte, e i fieri cor fian presti. +Mentre dicea, ne le dorate sedi +Affermar quei baron veduto avresti; +Quinci AMEDEO dopo i sacrati uffici +Al palagio sen va fra i duci amici. + + +L + +Ed in quel punto si scorgea lontano +I legni infidi da le Rodie arene, +I gran campi varcar de l'Oceano +Con bel volo di vele culiate e piene; +Era il suolo del mar tranquillo e piano +E correan d'ognintorno aure serene, +Nè fosca nube lor faceva oltraggio; +Quando scese di Dio forte messaggio. + + +LI + +Su le piaggie de l'aria almo a mirarsi +Con imperio frenò l'ali veloci, +E spinse tra fulgor di rai cosparsi +Orribil suon di sempiterne voci; +Non fremono cotanto, ove ad armarsi +Chiamano mille trombe i cor feroci, +Se Marte ama versar torbido in guerra +Di sangue un mare e funestar la terra: + + +LII + +Venti, dicea, che da principio venti +Pria che 'n aria vi fosse il soffiar dato +Nulla eravate; e con le man possenti +Dio poi creovvi, e sì vi pose in stato; +Udite, o venti, il suo volere attenti; +Nel mar scendete e con terribil fiato +Gonfiate l'onde e 'n suo cammin dispersi +Siano i perfidi Turchi al fin sommersi. + + +LIII + +Indi sul colmo de l'eteree sfere +Ratto sen va per lo sentier superno, +Là, 've d'Angeli sacri immense schiere +Cantano gloria al gran Monarca eterno; +Ed ecco sorge in su le piume nere +Austro di Libia ad eccitar gran verno +Contra le navi, e dissipate e rotte +Nel grembo irato il vasto Egeo le inghiotte. + + +FINE DEL CANTO XXIII. + + + + +ANNOTAZIONI + +AL CANTO XXIII. + + +L'argomento postovi dal Poeta dice brevemente così: «Amedeo risanato +va coi Rodiani al tempio, e si rendono grazie a Dio per la vittoria.» + +Le osservazioni critiche del Cav. d'Urfè sono molte, ma perchè fatte +sul MS. non più rispondono in tutto al poema, qual si legge in +istampa. Non piace, a cagion d'esempio, al Critico, che l'Autore +faccia «predire par S.t Maurice les actions du Duc Emanuel Philibert +et de V. A. (_del Duca Carlo_ _Emanuele_).... il devoit mettre la +bataille de S.t Maurice, et cela d'autant plus que c'estoit S.t +Maurice qui parloit.» Ora nella stampa la predizione si fa da S. +Giovanni Batista; e molto convenevolmente, essendo il protettore de' +Cavalieri di Rodi. + +Quanto ai fatti che il Chiabrera non fece predire, e che il Critico +suggerisce come degni d'essere predetti, trovasi quello _de la prise +de Monferrat;_ ma il Poeta che si godeva una pensione sulla tesoreria +del Monferrato concedutagli da' Gonzaga, allora principi Sovrani di +questo paese, non doveva toccare una corda così delicata, trattandosi +di fatto recentissimo, con certezza di offendere il Duca del +Monferrato suo benefattore. + +E perciò, tralasciando quelle cose che l'Urfè vorrebbe +nel poema, che sono consigli non critiche, dirò +di due difetti da lui notati in quest'ultimo canto. +Nella St. 6. dice il Batista ad Amedeo: + + L'armi ch'avesti tu dal ciel superno + Io porterolle a le magion divine, + E là ne l'alto serberansi appese + Per darle a' tuoi nelle più gravi imprese. + +E il Critico: «Je trouve aussy que d'avoir osté les armes divines a +Amedee n'est pas bien a propos, parce que jamais Dieu ne nous oste les +graces qui nous l'alt que quelque nostre demerite ne precede... mais +i'eusse voulu les luy laisser, et pour montrer la particuliere +protection qu'il plait a Dieu d'avoir a jamais de la Maison de Savoye, +ie voudroit les luy laisser sa vie durant avec promesse de mettre les +armes invincibles dans la Savoye et les garder la a iamais pour la +conservation et assurance des estats de ses grands et iustes +successeurs.» Confesso il vero, quel ripigliarsi l'armi celesti date +al Duca, non mi sembra invenzione lodevole; ma forse il Poeta non +sapendo dove collocarle degnamente (chè il metterle in Savoja avrebbe +potuto dispiacere a' dominj italiani della R. Casa) si volse al +partito di farle trasportare colà dond'erano venute. + +La censura seconda, ch'è pure l'ultima, cade sopra la chiusa del +poema: i Cristiani vanno con Amedeo al tempio a render grazie +all'Altissimo Iddio per vedersi liberati dal pericolo; benchè i Turchi +o non siano ancora partiti dall'isola, o si trovino sulle navi vicino +a Rodi. E bene osserva il Cav. d'Urfè che la vicinanza d'un nemico +potente mantenendo il pensiero del pericolo, non lascia luogo ad +allegrezza intera e sicura; e che perciò si doveva descrivere in primo +luogo la tempesta che fece perire le navi co' Turchi fuggitivi, e poi +condurre i duci, i soldati e il popolo tutto a ringraziare di tanto +favore il Dio degli eserciti. Questa censura è lodevole, non solamente +per la ragione addotta dal Francese, ma sì per quest'altra, che +chiudendosi il poema col naufragio de' nemici, il fine ha una certa +tristezza, che lascia una sensazione dolorosa negli animi gentili; +dove al contrario, affondate le navi, perduti con esse i Turchi +assalitori, viene il canto di grazie, l'allegrezza della vittoria, la +sicurtà del paese; tutte immagini gioconde che dolcemente si spargono +per l'animo del leggitore, facendogli dimenticare gli sdegni, il +sangue e le rovine della guerra. + +«Voila, Monseigneur, (conchiude il Cav. d'Urfè parlando al Duca) ce +qui me samble de ce poeme qui a la veritè est beau et docte, mais que +ie croy qui plaira plus aux savants qu'au vulgaire: aussi n'est il pas +permis a tous de se servir de la masse d'Hercule.... J'ay remarqué ces +choses a la haste et par le commandement qu'il a pleu a V. A. de m'en +faire, parlant touttefois avec toutte sort de respect d'un si grand +personnage qui est le Seigneur Chiabrera. » + +Il manuscritto, dal quale abbiamo ricavato le critiche, serbasi nella +Civica Biblioteca Berio, ed è copia tutta di mano del dottissimo +Barone Vernazza fatta sull'originale in Torino nel 1791. + + + + +PARALLELO + +DELL'AMEDEIDA MINORE + +COLLA MAGGIORE. + + +L'Amedeida maggiore, ossia quella pubblicata dall'Autore, Genova +1620 in 4.º, è partita in canti 23, ed ha in tutto 1335 stanze: +l'Amedeida minore, cioè quella impressa in Genova dal Guasco, 1654 +in 12.º in soli 10 canti, contiene stanze 667. Non sarebbe senza +qualche diletto l'investigare i motivi che indussero il Poeta a +ridurre alla metà precisamente il suo nobil lavoro; ma la brevità +delle nostre illustrazioni non ci consente di far lungo discorso. +S'egli avverrà mai che sieno date al pubblico le lettere del +Chiabrera a Bernardo Castello, delle quali il diligentissimo signor +Ponthenier incominciò la stampa nel 1834, si avranno in esse molte +notizie sull'accrescimento che o il Poeta o l'altrui desiderio +andavano procacciando all'Amedeida; e chi vorrà tener conto di +non pochi stralciamenti, s'accorgerà che vennero suggeriti +all'irritabile autore da un pensiero di quella vendetta poetica, che +involge nel silenzio i falsi promettitori e gli uomini ingrati. +Consiglio più generoso sarebbe stato il cacciare da se l'iracondia, +e rider degli uomini stolti; ma dovendo il Chiabrera troncare tanta +parte del poema, malagevolmente poteva resistere alla tentazione di +far una forse giusta, ma non leggiadra vendetta. Come che sia, ecco +un parallelo delle due Amedeide, che può tener luogo di ambedue +l'edizioni; stantechè il Poeta nulla mutò dell'elocuzione, nulla +dell'ordine, nulla delle parti fondamentali: troncò de' canti +interi, delle descrizioni, delle dicerie, degli episodj, ma con +avvedimento così sottile, che le cose stralciate si potrebbono +rimettere a' luoghi proprj senza guastare l'Amedeida minore. Per +qual forma il facesse, diciam brevemente. + + +I. Il primo canto della minore è quel desso che si ha nella maggiore. + + +II. Una sola variante si osserva nel canto 2.º della minore, ed è +indicata nelle nostre annotazioni: nel rimanente ambedue l'edizioni si +trovano concordi. + + +III. Il canto 3.º della minore non differisce dal terzo della +maggiore, se non se in questo, che mancano ad esso le stanze 8, 9, 10, +11, 15, 47 e 48 della maggiore. Le poche varianti si leggono +registrate nelle nostre annotazioni. + +N.B. I canti IV. e VI. della maggiore furono soppressi interamente +nella minore. + + +IV. A formare il canto IV. della minore concorsero il V. e il VII. +della maggiore: cioè fu conservato tutto il V, meno le stanze 9-18, +36, 37, 38, 39, e meno le ultime quattro; e i troncamenti furono +compensati con introdurvi le stanze 1-22 del canto VII. Le annotazioni +al canto V. della magg. additano le varianti dei due testi. + + +V. Per comporre il canto V. della minore si adunarono le spoglie dei +canti VII. VIII, e IX. della maggiore. + +Del VII. si ritennero le st. 23-59, meno le st. 26, 27 e 47. La 72. +che nella maggiore diceva, + + Feroce, atroce, e fa sanguigni i lidi + Fra pianti avversi, fra dolor, fra gridi; + +nella minore vedesi racconcia così: + + Feroce, atroce; ma tra furie accensa + Su 'l risco Aletto d'Ottoman ripensa. + +Il canto VIII. diede le st. 15-39. + +Il canto IX. contribuì le st. 36 fino alla 55. ch'è l'ultima del IX. +nella maggiore e del V. nella minore. + +N.B. Il verso della st. 36. canto IX. della magg. + + Amedeo seco: ei di sua man l'adduce, + +trovasi nel V. della min. mutato nel seguente: + + Così dicendo, di sua man l'adduce. + + +VI. Il canto VI. della minore formasi del X. della maggiore, soppresse +in quella le st. 48, 63 e 68, e racconciato il primo verso dell'ultima +nella maniera seguente: + + Così dicendo, a l'infernal soggiorno. + + +VII. Può dirsi che il canto VII. della min. altro non sia, se non se +l'undecimo della maggiore. La differenza consiste nello stralciamento +delle st. 24, 40, 45, 46, 47, 52 e 53; e nelle varietà di lezioni, che +qui si registrano. + +St. 44. _magg._ + + Venuta a men nel duol che la trafisse: + Allora Irene ver Sangario disse: + +nella _min._ + + E venia manco: Irene indi diparte, + E si rinchiude in solitaria parte. + +I primi due versi della st. 48. _magg._ sono così emendati nella +_min._ + + E prende ferro bene acuto, e franca + Pur con lo sguardo ec. + +Similmente vi ha diversa lezione nella st. 54 _magg._ che nella _min._ +si legge: + + Nè così tosto il molle petto aperse, + Che vaga Fama a raccontar si mise + Come a morte magnanima s'offerse + La bella Irene, e di sua man s'uccise. + A nunzio sì crudel ecc. + + +VIII. Quattro canti della maggiore cedettero alcuna parte delle loro +ottave per formare il canto VIII, della minore. + +Il XII. diede le st. 1, 38, 39-48, 51 e 58. Ma la 51. è rifatta nella +_min._ come segue: + + Cotale altier su l'arenosa riva + Giva Ottomano, e fra le schiere egli erra, + E dovunque nel campo egli appariva; + Nessun la bocca a le sue glorie serra; + Et Amedeo da l'altra parte usciva + A franca far la rodiana terra; + E fra gridi magnanimi cosparsi + Fermo alquanto ciascun fa rimirarsi. + +Il primo verso della st. 58 così è scritto nella minore: + + Movonsi poscia a la battaglia, e crudi ecc. + +Dal canto XIII. passarono nell'VIII. della _min._ le stanze 1-19 e +37-41. Il ritratto di Megapente che occupava le tre st. 42, 43, e +parte della 44, trovasi compendiato in una sola: + + Costui fra l'armi e fra l'orror di Marte ecc. + +Le altre st. 44, 45, 46, 55, 56 e 57 sono pure concorse alla +formazione del canto VIII. + +Nulla contribuì il XIV. stralciato interamente. + +Il canto XV. diede le st. 1, 2, 4, 12, 13-32. e la 51. Ma nella 2.ª +della magg. leggevasi _Tomandro_; dove nella min. si legge, e meglio, +_Timandro_. + +Una sola stanza potè salvarsi del canto XVI. per passare nell'VIII. +con questa variante: + + Ma poi cosparge d'un odor possente. + +Per altro tra la st. penultima e l'ultima del canto VIII, della minore +apparisce una lacuna, chi ne considera il senso; ma non sapremmo come +restituire la vera lezione. + + +IX. Anche il canto IX. della minore componsi di brani tolti a diversi +canti della maggiore. + +Il XVII. diede le st. 2-7, 18, 40, 41, 42, 43, 57 e 58. Le due st. 44 +e 46 vennero dal Poeta ristrette in questa forma: + + Ma sì fatte d'amor memorie antiche + Dentro il seno del tempo anco ben chiare, + Benechè per uso a gioventute amiche, + Al giovinetto cor poco eran care: + Quinci lasciando le campagne apriche + Ove Scamandro se ne corre al mare, + Ei venne a Rodi, e fra cotante squadre + Armarsi volle e seguitare il padre. + +La st. 57. varia così nella _minore_: + + Feroce oltra l'etate or quì saetta, + E dal suo segno in discoccar non erra: + Ma gridava il Baglione: oggi n'aspetta ecc. + +Nulla potè contribuire il canto XVIII. troncato al tutto dal poema. + +Il XIX. porgeva le st. 1-35. + +Dal XX. s'ebbero le st. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 35-50. + +Furono tratte dal canto XXI. le st. 1-9, 13, 14 e 15. + + +X. Il canto X. ed ultimo della minore si compone di spoglie rapite a' +tre ultimi della maggiore. + +Dal canto XXI. passaron nel X. la stanza 20; i primi sei versi della +21 e gli ultimi due della 24; le st. 31-40; 42, 43, 44, 45, 46, 47, +48, 49, 50; i primi sei versi della 51, e gli ultimi due della 53; le +st. 54-59. + +Il canto XXII. porse la st. 14. così ritoccata: + + E tosto inverso lei volgendo il piede + Mesto Ebram da la sua fe sospinto; + +la 15; la 19. col primo verso così rifatto: + + A che deggio, Ebrain, dianzi beata; + +la 22 col primo verso racconcio in tal guisa: + + Deh! che dich'io? se la presente sorte + +la 23, la 24, la 25. La seconda metà della st. è così rifatta nella +_minore_: + + Et egli un vaso le ne dà ripieno, + Che tosto de la vita i varchi chiude, + Indi fuore se n'esce. Ella dolente + Così parlò sovra il destin presente: + +Le altre stanze del XXII. conservate nella minore, sono la 30, e la +31. Avvi qualche varietà ne' primi versi della 37, che nella minore si +leggono in tal forma: + + Cotanto appena il rio demon favella, + Che s'involve di nebbia atra e profonda, + Ma lascia l'oro avvelenato, ed ella + Ponselo a bocca, e tutto il sen n'inonda. + +Hannovi senza discrepanza le st. 38 e 39. + +Dal canto XXIII. trasse il Poeta la st. 1. con ritoccarne il verso +primo, + + E già correa del ciel l'alto sentiero; + +e le st. 2, 3, 4, e 5. La 6. ha una variante di molto rilievo: nella +magg. diceva: + + + Per darle a' tuoi nelle più grand'imprese, + +e nella _min._ vi si legge, + + Per darle a' Grandi nelle grav'imprese. + +Appresso si trovano le st. 18, 19, 20, 21, 22 e 23. La 35. sta nella +min. con una leggerissima variante: + + Quì l'italico Re lunga dimora ec. + +Chiudono la minore le st. 50, 51, 52 e 53 che similmente impongono +fine alla maggiore. + + + + +GLI ARGOMENTI + +DI ANDREA PESCHIULLI + +ALL'AMEDEIDA MINORE. + + +La discrepanza già rilevata tra le due edizioni dell'Amedeide, spiega +il motivo perchè non ci fu possibile dare gli argomenti del Peschiulli +nelle annotazioni appiè d'ogni canto di questa nuova edizione. Ma +fedeli alla nostra promessa di raccogliere in un solo volume e la +maggiore e la minore, trascriviamo in questo luogo le ottave molto +lodevoli di quel letterato idrontino. + +Arg. del canto I. vedilo a facc. 28. + » II. » 57. + » III. » 86. + » IV. » 128. + + +Arg. del canto V: + + Irrita i Turchi Aletto, e l'empio Alete + Cade percosso da fulmineo telo; + E d'orrore i Demonj, onde si viete + La morte ai Saracin coprono il cielo + Passa Amedeo dentro le mura, e liete + Voci innalzan colà giubilo e zelo. + Visita Folco i suoi piagali amici, + E di vera pietate empie gli uffici. + + +Arg. del canto VI: + + Fassi Aletto Licasta, e i suoi consigli + Sultana uditi, ad Ottoman s'atterra, + E mesta il volto e lagrimosa i cigli + Pregalo invan d'abbandonar la guerra: + Quindi soccorso ai barbari perigli + Scende la Furia a domandar sotterra: + Riede poi con Megera, e lor va dietro + Puzzo et orror caliginoso e tetro. + + +Arg. del canto VII: + + Narra Sangario a la Reina afflitta, + Dopo scongiuro abbominato e forte, + Che se non cade vergine trafitta, + Fiera minaccia ad Ottoman la sorte. + Odelo Irene, e come altier le ditta + Desio di bella gloria, offresi a morte; + Quindi s'uccide, e in formidabil guisa + Piange il Soldan su la donzella ancisa. + + +Arg. del canto VIII: + + Fassi atroce battaglia: ivi sì fiera + La spada aggira il Cavalier Sovrano, + Che tenta l'implacabile Megera + Sottrarre i Turchi al di lui braccio invano. + Ma quando svena più l'alma guerriera + In mezzo a' flutti dello stuol pagano, + Move l'inferno atra procella, e forse + Colà cadea, ma il cielo a lui soccorse. + + +Arg. del canto IX: + + Tre fiate Ottoman con man ferrata + Di fulgid'asta il corridor sospinge, + E tre di Rodian falange armata + D'Acutissimo ferro il risospinge. + Quivi Aletto di rabbia arsa, infocata, + Pure al soccorso d'Ottoman s'accinge; + I metalli sì folti ella dirada, + Et egli corse et occupò la strada. + + +Arg. del canto X: + + Geme l'inferno, e miserabil more + Sull'estinto Ottoman l'egra Sultana; + E il gran Batista in sul notturno orrore + Scende al Guerrier che vinse in guerra, e il sana + Partono i Traci alfin da Rodi, e l'ore + Trovano amiche, e chiara è l'onda e piana; + Ma sorge verno, e dissipate e rotte + Il tempestoso Egeo le navi inghiotte. + + +FINE. + + + +_V._ PAOLO AMEDEO GIOVANELLI + +Prev. a S. Don. _Rev. Arc._ + +_V._ Per la Stampa MARONE. + + + + +***END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK AMEDEIDE*** + + +******* This file should be named 15136-8.txt or 15136-8.zip ******* + + +This and all associated files of various formats will be found in: +https://www.gutenberg.org/dirs/1/5/1/3/15136 + + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. Special rules, +set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to +copying and distributing Project Gutenberg-tm electronic works to +protect the PROJECT GUTENBERG-tm concept and trademark. Project +Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you +charge for the eBooks, unless you receive specific permission. 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Information about the Project Gutenberg Literary Archive +Foundation + +The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit +501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the +state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal +Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification +number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent +permitted by U.S. federal laws and your state's laws. + +The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. +Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered +throughout numerous locations. Its business office is located at +809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email +business@pglaf.org. 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