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+The Project Gutenberg eBook, Amedeide, by Gabriello Chiabrera
+
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+
+
+
+
+Title: Amedeide
+
+Author: Gabriello Chiabrera
+
+Release Date: February 22, 2005 [eBook #15136]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+
+***START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK AMEDEIDE***
+
+
+Carlo Traverso, Claudio Paganelli and Distributed Proofreaders
+
+
+
+
+
+
+
+AMEDEIDE
+
+
+POEMA EROICO
+
+DI
+
+GABRIELLO CHIABRERA.
+
+
+NUOVA EDIZIONE
+
+
+
+
+Dedicata
+
+A S. S. R. M.
+
+IL RE
+
+CARLO ALBERTO
+
+GENOVA
+
+TIPOGRAFIA DE' FRATELLI PAGANO
+
+Canneto il lungo, Palazzo Raggio, n.º 800.
+
+
+***
+
+1836.
+
+
+
+
+Presso l'Editore VINCENZO CANEPA
+Sotto i Portici dell'Accademia Ligustica.
+
+
+
+
+
+SACRA REALE MAESTÀ
+
+
+L'Augusta Casa de' Sovrani Sabaudi, S.R. Maestà, diede sempre colla
+grandezza di azioni magnanime nobilissimo argomento all'ingegno de'
+Cantori d'Italia.
+
+Gabriele Chiabrera, sommo ornamento delle lettere ne' Vostri Reali
+Dominj, confortato dal favore del Duca Carlo Emanuele, prese a
+celebrare con eroico poema quell'Amedeo che liberò col senno e colle
+armi l'Isola di Rodi. Questo poema era ben degno di ricomparire,
+dopo due secoli, sotto gli auspicj della Reale Maestà Vostra, che
+tutti consacra i suoi pensieri alla felicità de' sudditi ed alla
+gloria del regno; e che si è degnata di permettere, che fregiato
+dell'Augusto nome di Lei, venga nella luce del pubblico. Io lo
+depongo appiè del Trono Reale insieme agli umilissimi sensi del mio
+sommo rispetto
+
+
+ Di V. S. R. M.
+
+ Ubbidientissimo Servitore
+ e fedelissimo Suddito
+ VINCENZO CANEPA Editore.
+
+
+
+
+
+
+AI LETTORI GENTILI
+
+VINCENZO CANEPA
+
+
+Essendomi proposto di mettere nuovamente in luce l'_Amedeide_ di
+Gabriello Chiabrera, pregai il Cav. Don Gio. Batta Spotorno, che tante
+altre premure si era dato per onorare la memoria di quel sommo Poeta,
+scrivendone copiosamente la vita e pubblicandone molte prose inedite,
+a volermi favorire per sua cortesia di preparare, dirigere, ed
+illustrare questa edizione. Ed egli compiacendomi, vuole ch'io
+dichiari, qui sul principio, che ad assumere tal fatica non tanto il
+muove la grandezza del Poeta; ma sì e principalmente, il desiderio
+ossequioso, trattandosi d'un libro onorato del nome dell'Augusto
+Monarca il Re CARLO ALBERTO, di potere in qualche guisa, quanto ad
+uomo oscuro è conceduto, dimostrare la somma sua devozione all'ottimo
+Principe che si degnò confortare con segno onorevolissimo del suo Real
+Patrocinio i piccioli studj di esso P. Spotorno.
+
+Gli argomenti all'Amedeide, che leggerete in questa edizione, sono
+fatica del sig. avvocato G.B. Belloro, savonese, che me gli offerì
+gentilmente; nè io volli ricusare il dono della sua cortesia; troppo
+essendo convenevole che in qualche modo concorra ad una edizione del
+Chiabrera uno almeno degli arcadi savonesi.
+
+
+
+
+
+VITA
+DI GABRIELLO CHIABRERA
+
+SCRITTA
+DAL CAV. P. GIO. BATTA SPOTORNO.
+
+
+Se la nostra Liguria occidentale non avesse di che pregiarsi se non se
+di GABRIELLO CHIABRERA, ragion vorrebbe ch'ella se ne tenesse onorata
+e superba. Perciocchè fu questi il primo che mostrò agl'italiani
+esservi pure un'altra scuola, fuori della provenzale, in cui mirando
+studiosamente si potea venire in fama di poeta meraviglioso; e il
+mostrò con esempj felicissimi sì nel genere grande, sì nel gentile;
+spirando, se così m'è lecito parlare, ne' petti degl'italiani un
+nobile ardimento; e la nostra favella, di timida e rispettosa ch'ella
+era in mezzo alla copia delle voci e de' modi, facendo animosa ed
+altera senza macchiarne l'urbanità e la grazia che le viene dal puro e
+sonante dialetto dell'Arno. Ma questo Poeta non ebbe mai scrittore
+della sua vita; ed egli di se medesimo parlò brevemente, più tosto per
+dire gli onori avuti da Principi grandi e da Sommi Pontefici, che per
+altra cagione. E però non a torto faceva querele il Tiraboschi di
+tanta negligenza. Ond'è che nella Storia Letteraria della Liguria io
+m'ingegnai di stendere minutamente la vita di questo sommo poeta; ed
+ora ne do quasi un compendio, ma corredato di molte notizie, che per
+quegli anni non erano conosciute; cosicchè Egli più non abbia a dirsi
+inonorato in Italia.
+
+GABRIELLO CHIABRERA nacque in Savona il 18 giugno del 1552; e nacque
+quindici giorni ed alcune ore dopo la morte di Gabriello suo padre. La
+famiglia de' Chiabrera, che veramente chiamavasi de' _Zabrera_, e
+latinamente _de Zabreriis_, sembra d'origine spagnuola; e il
+primo a piantarla tra noi fu probabilmente uno di que' militi
+spagnuoli che vennero in Italia nel 1271 con Guglielmo marchese di
+Monferrato, il quale aveva tolto in isposa Beatrice figliuola di
+Alfonso Re di Castiglia. E oggidì sono tuttavia parecchi altri cognomi
+nel Monferrato e nel Piemonte che si palesano d'origine spagnuola. Ma
+qual che fosse l'antica stirpe de' _Zabrera_, questo è certo che
+un Gabriele, _de Zabreriis_ fece un sepolcro a se ed a' suoi
+l'anno 1493 nella chiesa di S. Giacomo vicin di Savona, e ne ornò la
+cappella con una tavola di pittore in quell'età molto prezzato. Da
+questo Gabriele I. venne un Corrado, che di Mariola Fea gentildonna
+savonese generò Gabriele II.; e questi ebbe da Geronima Murasana, pur
+savonese, e figlia del dotto giureconsulto Pier Agostino, Massimo,
+uomo di buone lettere ed amico in Roma di Paolo Manuzio; Gabriele
+III., ossia il nostro poeta, e Laura, data in moglie ad Aurelio Bosco
+Savonese.
+
+La madre del Poeta, rimasa vedova in fresca età, passò ad altre nozze
+con Paolo Gavotti nobile savonese, e di GABRIELLO si tolse la cura
+Margherita sorella del padre di lui, la quale di Ottavio Pavese suo
+marito non aveva prole veruna; ma la tutela del pupillo tenevala
+Giovanni pure fratello del padre, ed esso ancora senza figliuoli.
+Giunto GABRIELLO all'età d'anni nove, fu condotto in Roma, ove
+Giovanni suo zio faceva dimora[1], ed ivi fu nodrito con maestro in
+casa da cui apparò la lingua latina. In quegli anni lo prese una
+febbre, e dopo due anni lo percosse un'altra, che sette mesi lo tenne
+senza sanità e l'inviava a morire etico; onde Giovanni suo zio, per
+farlo giocondo con la compagnia d'altri giovinetti lo mandava alle
+scuole de' PP. Gesuiti; ed ivi prese vigore e fecesi robusto, ed udì
+le lezioni di filosofia, anzi più per trattenimento che per
+apprendere; e così visse fino all'età di venti anni. Ma nel 1572,
+essendo mancato di vita in Roma lo zio Giovanni, esso GABRIELLO andò a
+Savona a vedere e farsi rivedere da' suoi; e fra pochi mesi tornossene
+a Roma.
+
+Quivi avuta occasione di vendere un giardino, che sembra eredità dello
+zio, al Cardinale Luigi Cornaro Camerlengo di S. Chiesa, colse
+l'opportunità di entrare in corte di quel Porporato, e vi stette tre
+anni. In questo, avvenne, che senza sua colpa fu oltraggiato da un
+gentiluomo romano, ed egli vendicossi; nè potendo meno, gli convenne
+di abbandonar Roma, e ridursi alla patria. Del qual avvenimento non
+abbiamo altra notizia, salvo se quella lasciataci dal Poeta, e che si
+è riferita colle sue parole medesime.
+
+In Savona stette molti anni, dividendo il suo tempo tra lo studio
+delle buone lettere, la compagnia di giovani suoi pari, ed eziandio,
+nel vagheggiare una beltà savonese, ch'egli chiama poeticamente _la
+Galatea de' savonesi mari_. Sopra questo innamoramento abbiamo
+l'incomparabile canzone _Per duri monti alpestri_. E ne parla
+slmilmente nel canto VII. dell'_Italia liberata_, dicendo:
+
+ Appena nato, a' duri miei tormenti
+ Sorte volle adoprar la sua fierezza;
+ Mi negò le lusinghe dei parenti,
+ Mi pose in risse, m'involò ricchezza:
+ Amore alfin con le sue fiamme ardenti
+ Servo mi fe' d'una crudel bellezza.
+
+
+Sono pur da leggere queste parole della canzone XXIX. tra le morali
+scritta ad Jacopo Doria:
+
+ Forza d'alta beltà, ch'empie gli amanti
+ Di caro duol, tiranneggiò mia cetra:
+ Oggi che imbianco........
+ ........ altrove ergo i pensieri.
+
+E tuttavia nel CHIABRERA l'amore vestiva un abito gentile, alla
+platonica; e in tutte le sue poesie non è parola che ricordi, non dirò
+le sozzure di certi poeti de' tempi a noi vicini, ma nè anco la
+licenza dell'Aminta e della Gerusalemme.
+
+L'anno del 1584 rallegrò la solitudine del CHIABRERA con l'arrivo in
+Savona della famosa Isabella Andreini, venutavi colla sua compagnia
+comica a farsi udire sulle scene. Il poeta onorò con parecchie
+composizioni il valore dell'attrice, ed essa, che non era donna
+volgare, rispose con rime pregevolissime che abbiamo alle stampe. Ma
+v'ebbero sdegni e combattimenti tra' gentiluomini di Savona. Stavano
+per una parte Ottaviano e Luigi Multedo; per l'altra Benedetto Corsi,
+Giulio e Cesare Pavesi, Ambrogio Salinero e il nostro Poeta; che
+brevemente, al solito, così accenna quella tenzone: «in patria
+incontrò, senza sua colpa, brighe, e rimase leggermente ferito su la
+mano: fece sue vendette, e molti mesi ebbe a stare in bando: quietassi
+poi ogni nimistà, ed egli si godette lungo riposo.» Si compose la
+discordia con un atto di pace rogato in Mulazzano addì 16 aprile 1585,
+ed accettato in Savona dai Multedo il dì 24: il che ne fa conoscere
+che la fazione del CHIABRERA ebbe a ricoverarsi negli antichi dominj
+della R. Casa di Savoja.
+
+Tornato alla quiete della patria, cominciò col fratello Massimo a
+pensare alla propagazione della stirpe; e non avendo quegli voluto
+sottomettersi al legame del matrimonio, fu deliberato che GABRIELLO
+s'eleggesse una sposa. Qui porrò un fatto che parrà novella, e non
+è; vo' dire che il Poeta si teneva per affatturato da qualche
+maliarda o stregone, cosicchè stimavasi non atto al debito
+coniugale; e ne scrisse lunga e mesta lettera a Bernardo Castello
+pittore, suo grande amico, scongiurandolo a veder pure di trovare in
+Genova cerretano o donnicciuola, che valesse a rompere la malìa.
+Qual fosse la risposta del Castello, nol sappiamo. Nè di cotal
+immaginazione del Poeta è da far commedia; chè fin nel secolo XVIII.
+molti libri si scrissero da gravi uomini, e non idioti, a mostrare
+la potenza e le arti meravigliose delle streghe[2]. Finalmente
+piacque al CHIABRERA d'unirsi con una giovinetta d'anni 16, nominata
+Lelia, figliuola di Giulio Pavese gentiluomo di Savona, e della
+signora Marzia di Niccolò Spinola patrizio genovese. Ed ottenuta la
+dispensa dall'impedimento di consanguinità, si celebrò il matrimonio
+nella chiesa de' PP. Cappuccini fuor di Savona il dì 29 luglio del
+1602. GABRIELLO non n'ebbe. prole, ma gliene vennero disturbi ed
+impicci nojosi. Perciocchè Lelia, essendo mancato di vita
+Giangiacomo Pavese fratello di lei, lasciando pupillo un figlio di
+nome Giulio, ne assunse col marito la tutela: di qui molestie di
+conti; pensieri d'educazione; possesso di eredità e nella Liguria, e
+per procuratore in Napoli, dove i Pavesi possedevano beni assai; di
+qui tutte quelle altre noje che sono compagne degli affari
+economici. Ma Lelia, veggendosi senza prole, aveva posto in Giulio
+un affetto sviscerato; e se GABRIELLO non era sollecito a tutto, che
+potesse giovare al nipote, gridava ch'egli era un assassinare il
+pupillo. Questa tutela tornò poscia in danno de' Chiabrera;
+stantechè avendo GABRIELLO donato ogni suo avere alla moglie, Giulio
+venne ad unire in se l'eredità de' Chiabrera e de' Pavesi. Abbiamo
+una lettera del Poeta, scritta nel 1634, ringraziando il Cavaliere
+Cassiano dal Pozzo «per le cortesie compartite a Giulio Pavese mio
+nipote.»
+
+Il piacere delle nozze fu turbato per una sentenza de' tribunali di
+Roma, che GABRIELLO accenna oscuramente; e che noi possiamo con
+maggior chiarezza descrivere. Il Poeta aveva un fratello naturale di
+nome Augusto, che stavasi in Roma, e maneggiava la dote di Lelia, con
+procura in forma legale: ora costui per avere scritto delle
+pasquinate, o come allora dicevano, de' _pasquini_, fu
+condannato, non sappiamo a qual pena, e i beni dati al fisco;
+compresavi la dote di Lelia. Per che GABRIELLO corse a Roma, e con
+mostrare le sue ragioni, e col favore del Cardinale Cinzio
+Aldobrandini, protettore de' letterati, ricoverò con fatiche e spese
+la dote della moglie. Augusto aveva potuto scampare la tempesta
+fuggendo nell'Abruzzo; e di colà scrisse a GABRIELLO nel 1607
+chiedendo danari; ed è questa l'unica notizia che ho trovato di
+costui; e poco monta il saperne più oltre; ch'egli non recò a' suoi
+utilità nè decoro.
+
+Dopo lo sconcio qui rammentato non ebbevi fatto alcuno nella vita del
+CHIABRERA, come uomo privato, che meriti d'avere speciale ricordo:
+visse in patria con riposo, sano in modo che non mai stette in letto,
+salvo due volte per due febbri terzanelle, nè ciascuna di loro passò
+sette parosismi. In questo egli fu assai avventuroso: ma non già
+nell'avere (sono parole di lui), perchè nato ricco, anzi che no,
+disperdendosi la roba per molte disavventure, egli visse, non già
+bisognoso, ma nè tampoco abbondantissimo. Certo è che s'egli non fu
+ricco signore, ebbe quanto s'addice a vivere onorevolmente da
+gentiluomo di provincia. In città s'era comperata, metà dai Ferrero, e
+metà dai Carretto, una casa (1603-1605), ornata di marmi; ed è quella
+che si vede nel vicolo di S. Andrea, ed ha sopra la porta in un
+cartello di marmo queste parole d'Orazio: _nichil est ab omni parte
+beatum_; forse per accennare all'umile contrada in cui era
+fabbricata. Di un suo giardino parla più volte nelle lettere a
+Bernardo Castello. E rifabbricandosi nel 1616 la piccola chiesa di
+S. Lucia, e rimanendovi un poco di scoglio scoperto, il CHIABRERA,
+ottenutolo, lo ricinse di muraglie, e fecevi un piccolo giardino, e
+una loggetta, nella quale fra il giorno si riduceva a far versi, e a
+cianciare con cittadini ed uomini di villa, che di colà per loro
+faccende passano continuo; godendovi pure l'aspetto di Genova, che vi
+si mostra manifestissimo. E perciocchè era vicina alla chiesa di
+S. Lucia, martire siracusana, della quale si professava devotissimo
+per la debolezza della sua vista, cosicchè non poteva scrivere al
+lume, chiamavala _piccola Siracusa_; come puossi vedere nella
+data di molte lettere al Giustiniani. Negli ultimi anni (1632)
+edificò una casa di campagna in Legine, dove possedeva una vigna assai
+vasta; e nella iscrizione, che tuttora vi si legge sulla porta,
+dichiara averla fabbricata _musarum opibus_; cioè con denari
+ritratti dalle sue poesie[3]. Perciocchè il CHIABRERA che aveva
+cominciato a poetare per ozio, e poscia per onore, volle alfine che i
+suoi versi gli fruttassero meglio che sterili applausi; non che
+domandasse contanti; ma piacevagli per un sonetto, o un altro
+componimento, vedersi ricambiato con qualche gentilezza; e tale che
+all'uopo egli potesse permutarla in moneta; come più volte scriveva al
+pittore Castello. E fu talora, che volendo intraprendere un viaggio, e
+stando male a quattrini, nè volendo far debiti in Savona, per certa
+alterezza, volgevasi in Genova alle persone da lui celebrate: siccome
+al P. Abate D. Angelo Grillo, patrizio Gianvincenzo Imperiale; e
+quando i creditori ridomandavano la somma cortesemente prestata, il
+Poeta che non sempre aveva alla mano la moneta, forte si doleva, e
+ricordava l'amicizia, e i versi scritti in encomio del creditore. Ma
+l'Imperiale, uomo vano anzichè gentile, non volle appagarsi di lodi; e
+convenne al CHIABRERA pagarlo con una tavola del Tiziano. Il pittore
+Bernardo Castello, che non dipingeva senz'averne l'indirizzo
+dall'amico Poeta per la composizione, o storia, doveva sempre
+ricambiarne i consigli con qualche disegno di pittore insigne, o con
+un suo lavoro suggerito dal CHIABRERA. Le quali cose si volevano
+accennare, acciocchè si conosca che GABRIELLO aveva di che vivere in
+aurea mediocrità; e infatti, senza le pensioni che gli pagavano il
+Granduca di Toscana e il Duca di Mantova, egli stava nel catasto delle
+taglie per dieci mila scudi; somma rilevante a quel tempo in un
+gentiluomo privato; e veggiamo che la moglie teneva almeno due
+servigiali; e non mancava un servitore al marito.
+
+Ma di un sommo poeta non si deggiono così ricercare le notizie della
+vita domestica, come quelle degli studj e degli onori per essi
+ottenuti. GABRIELLO CHIABRERA, uscito dagli anni della prima
+gioventù, e dalle istituzioni puerili, cominciò a praticare in Roma
+con Paolo Manuzio amico di Massimo suo fratello, e ascoltavalo
+ragionare: poi recandosi alla Sapienza, udiva leggere Marcantonio
+Mureto, ed ebbe con lui familiarità: avvenne poi che Sperone Speroni
+fece stanza in Roma, e con lui domesticamente trattò molti anni; e da
+questi uomini chiarissimi raccoglieva ammaestramenti. Que' sommi
+latinisti, Manuzio e Mureto, gli fecero nascere desiderio di poetare
+nell'antica lingua de' Romani; ma non istette molto ad avvedersi che i
+primi seggi erano già tenuti da uomini famosi; e si volse alla lingua
+italiana; confortatovi eziandio (come si vuol credere) da Sperone
+Speroni. Diedesi dunque a studiare ne' primi fondatori dell'idioma
+toscano, e specialmente in Dante, nel Petrarca, e nel Boccaccio: tra'
+meno antichi pregiò sopra tutti l'Ariosto. Con presidj sì fatti, e
+coll'aggirarsi per la Toscana, venne a tanto di perfezione che sì
+nella poesia, come nella prosa, egli è scrittore pieno di urbanità, di
+grazia non affettata, e così puro che l'Antologia di Firenze, disse
+del suo scrivere quelle parole dell'Alighieri:
+
+ «........ ma Fiorentino
+ Mi sembri veramente quand'io t'odo.»
+
+Allo studio della italiana congiunse quello della lingua greca; e
+tanto s'invaghì della perfezione de' greci poeti, che volendo lodare
+alcuna cosa, come perfetta, era solito dire: _è poesia greca._ Omero
+metteva innanzi a tutti; ed essendovi già fino da que' tempi alcuni
+detrattori dell'altissimo poeta, egli affermava odorare di sciocchezza
+chi non intendeva le bellezze omeriche. Di Pindaro prendeva singolar
+maraviglia. Quanto fosse studioso di Anacreonte, chiaramente appare
+dall'averlo imitato felicemente. In Virgilio lodava il verseggiare
+nobilissimo e il parlar figurato. A Dante dava gran vanto per la
+forza del rappresentare e particoleggiar le cose, le quali egli
+scrisse; ed a Lodovico Ariosto similmente; cui era solito dare il
+titolo di _grande_. Leggeva molto Orazio, e sovente ne cita i detti,
+o li trasporta in italiano con felicità incomparabile: mi serva il
+riportare questo verso,
+
+ Il taciuto valor quasi è viltade,
+
+bellissima versione di quella sentenza che tormentò sempre i
+traduttori del Venosino: _paulum distat inertiae celata virtus_. In
+Orazio commendava la lingua colta, l'eccellenza degli aggiunti, il non
+avere nulla di soverchio, e l'adornarsi di sentenze morali. E siccome
+il nostro CHIABRERA avea pur dato opera agli studj sacri, compiacevasi
+molto del profeta Isaja, ch'è pure sommo poeta; e negli ultimi anni
+aveva in costume di portarlo seco insieme con Dante.
+
+Con tanti presidj ed ammaestramenti, e dotato d'ingegno grande, e
+bramoso di gloria, non poteva il CHIABRERA non levarsi sopra la
+schiera de' poeti, e giungere a tale di altezza, che altri non avesse
+speranza di aggiungerlo. Tentò quasi tutti i generi di poesia, e i più
+felicemente.
+
+Francesco Maria Zanotti, che soli quattro lirici sommi voleva
+riconoscere in Italia, tra questi collocò il CHIABRERA. Scipione
+Maffei riconosce due scuole poetiche in Italia, quella del Petrarca e
+l'altra del CHIABRERA. Antonmaria Salvini affermava niuno meglio del
+nostro poeta aver inteso il carattere sublime di Pindaro e il vezzoso
+d'Anacreonte. Ma parecchie difficoltà fecero contrasto alla gloria
+del CHIABRERA; cosicchè il Muratori con ogni ragione lagnavasi che non
+fosse conosciuto quanto e' meritava. E in primo luogo, lui vivente, si
+contaminava la letteratura colle gonfiezze e i bisticci del secento; e
+perciò coloro che avrebbero dovuto imitarlo, ivano perduti nella pazza
+scuola de' concetti e delle stravaganze: conobbelo il CHIABRERA negli
+ultimi anni; e ne diede cenno nelle sue lettere al Giustiniani. I
+pochi, che bene vedevano la sciocchezza dell'Achillini e de' suoi
+imitatori, non volendo in tutto allontanarsi dall'uso corrotto,
+eleggevano una via di mezzo, attenendosi al Testi, al Filicaja e al
+Guidi; nobili poeti; ma pur di troppo lontani della semplicità degli
+antichi esemplari. Aggiungasi la corruzione de' costumi, entrata
+coll'ozio e l'ignoranza in Italia; onde avvenne che nel secolo XVII
+non più si parlava nè d'Omero, e Virgilio, nè di Dante e di Francesco
+Petrarca, ma dell'Adone, del Pastor Fido, e di altri libri maestri o
+provocatori di lussuria. Finalmente, come notò il M. Maffei
+«quest'autore ricerca studio fondato e fermo, perchè non poco
+difficile è da principio discernere la sua bellezza;» e pochissimi
+sono coloro che vogliano durare la fatica di uno studio poetico
+fondato e fermo. Ma negli ultimi tempi si è cominciato a conoscere
+alquanto meglio il valore del Savonese; e il Monti nella _Proposta_, e
+il Cesari nelle _Bellezze di Dante_ il commendarono con parole sì
+fatte, che più non potevasi.
+
+Nelle Satire, o Sermoni, è il CHIABRERA così eccellente, che può dirsi
+il secondo, dando il primo luogo ad Orazio, com'è convenevole. Di che
+veggasi il bellissimo articolo che ne scrisse Clementino Vannetti
+nelle _Osservazioni_ sopra di Orazio[4]. Nella satira più audace ed
+irosa, si provò d'imitare Archiloco, ma non satisfece a se stesso:
+come dichiara nella vita sua propria; benchè il Guasco, pubblicando
+l'Amedeida minore, promettesse di volerne dare con altri componimenti,
+_le canzoni archiloche_, ossia le satire alla maniera di quel Greco.
+
+Negli epitaffj, chi ama la schiettezza congiunta all'urbanità, non può
+non dar lode segnalata al CHIABRERA. Poche sono l'egloghe che ne
+abbiamo; e degne ch'altri non l'abbia a vile. Ne' ditirambi piacque al
+critico Fioretti ed al Soave; e che piacesse molto al Redi, si può
+argomentare dall'avere saputo quest'illustre Toscano giovarsi del
+CHIABRERA pel suo _Bacco in Toscana_.
+
+La gloria d'essere riguardato come il Pindaro e l'Anacreonte e
+l'Orazio d'Italia, non ritenne il CHIABRERA dal tentare la poesia
+drammatica. Non trovo ch'egli mai si volgesse a scrivere commedie;
+giudicando forse che poco o nulla si potesse aggiungere a quelle de'
+Toscani, che veramente sarebbero perfettissime, se non fossero
+sfacciate. Nelle tragedie, altri amava meglio trarne gli argomenti
+dalle favole antiche, altri da quelle de' romanzi: il CHIABRERA imitò
+i primi nella _Ippodamia_, della quale sono lodati i cori; s'accostò
+a' secondi nell'_Angelica in Ebuda_; e direi ben anco nell'_Erminia_,
+se io ne avessi trovato notizia sicura.
+
+Un'altra maniera di poesia drammatica è la favola pastorale; che
+Torquato Tasso avea levato a tal di perfezione da consigliare i poeti
+a non volere farsi emulatori dell'Aminta. Io non dirò che il CHIABRERA
+possa starsi appetto del Tasso; ma dico d'essere pienamente convinto,
+aver egli il primo seggio, dopo Torquato, tra gli scrittori di favole
+pastorali; e forse a farlo men chiaro, concorrono due pregj, che agli
+occhi de' volgari sono difetti; la semplicità dello stile, puro sempre
+e grazioso, e la modestia del costume; perciocchè, a parlare
+ingenuamente, v'ha non pochi, e talora in vista gravi ed assennati, i
+quali danno lodi egregie a certe composizioni, che forse farebbero
+segno a critiche amare, se in quelle non trovassero di che pascere le
+passioni segrete; e così veggiamo essere avvenuto del _Pastor Fido_;
+ch'è una filza ingegnosa di madrigali e concettini lascivi.
+
+Nella drammatica _spettacolosa_, ossia nell'ordinare scene con pompa e
+varietà di macchine meravigliose, ed a' personaggi che in esse
+deggiono comparire acconciare brevi parole in verso, fu il CHIABRERA
+celebratissimo; e i Medici per ciò il chiamavano a Firenze, e i
+Gonzaga a Mantova; e per questi suoi ingegnosi ritrovamenti ebbe
+pensioni da que' Principi, non per la sua eccellenza nella poesia; chè
+sempre, tra le nazioni molli ed oziose, il piacere de' sensi venne
+anteposto alla illustrazione della mente.
+
+È un altro campo, già tenuto da campioni impareggiabili, e che non
+pertanto invita gli uomini d'alto ingegno ad entrarvi per vaghezza di
+gloria; vo' dire l'epica poesia. Il CHIABRERA in poemetti di poche
+centinaja di versi sciolti, mostrò la grandezza del suo ingegno; sia
+per l'evidenza delle descrizioni, la forza e la rapidità delle azioni,
+sia per l'eleganza dello stile; e per quella maestria nel numero del
+verso, che niuno, dopo di lui, seppe mai pareggiare. Ed eccellente fu
+non meno ne' sacri argomenti che ne' profani. Provossi eziandio in
+poemetti di pochi canti; trattando il soggetto, con legger mutamento,
+e in rima e in versi dalla rima disciolti; come fece nel _Batista_ e
+nella _Giuditta_, o solamente in isciolti, quale il _Foresto_. Ancora,
+d'un episodio trasse un poema; per esempio, _il Ruggiero_ di dieci
+canti, ricavato da un'azione dell'Orlando Furioso. Tentò ancora la
+vera epopea, scrivendo l'_Italia liberata dai Goti_, la _Firenze_, e
+l'_Amedeida_. Tutti e tre hanno pregi grandissimi; e nell'_Italia_
+specialmente il nostro Poeta versò il tesoro dell'urbanità ed eleganza
+toscana ch'egli possedeva maravigliosamente; ma niuno de' tre è
+argomento _popolare_; condizione principalissima negli epici poemi,
+benchè i Retori l'abbiano dimenticata ne' loro precetti. La _Firenze_,
+è minore e maggiore; quest'ultima ha dieci canti in ottava rima.
+L'AMEDEIDE fu dall'Autore pubblicata in canti 23 e ridotta in 10, e in
+questa minor forma, lui morto, data alle stampe.
+
+Nè il CHIABRERA fu solamente poeta sommo: vuolsi pur lodarlo altamente
+come prosatore. Il suo parlare è propriamente fiorentino purissimo; ma
+senza riboboli nè smancerie da pedanti: parvi d'udire una gentil donna
+fiorentina che non abbia letto libri tradotti malamente dal francese,
+nè conversato con uomini che s'estimano letterati solo che possano
+contaminare con modi stranieri il bellissimo idioma dell'Arno. Non ha
+periodi lunghi soverchiamente nè trasposizioni affettate; e dice le
+cose grandi con parole gravi e semplici; le umili con graziose. Nelle
+lettere famigliari è schietto, festivo, felicissimo; e va innanzi a
+tutti gli altri nostri, specialmente in quelle 150 a Pier Giuseppe
+Giustiniani, trovate in Genova, ed impresse in Bologna per gentil
+pensiero del P. Porrata, nobile genovese, della C. di Gesù. Nella
+ristampa fattane in Genova per mio suggerimento, ma condotta contro a'
+miei consigli, per mano altrui, si legge un certo numero di lettere
+inedite, che io ottenni gentilmente da chi avevale trascritte
+dall'archivio di Savona; ma in esse, come distese in istile curiale,
+non apparisce il valore del CHIABRERA. Lodevoli molto sono quelle
+altre, forse un 250, che usciranno colla mia assistenza dai torchj del
+signor Ponthenier. Bellissimi poi sono i dialoghi sull'arte poetica, e
+quello che contiene la sposizione di un sonetto del Petrarca: in essi
+non è la grandezza platonica; sì una nobile semplicità, che vestendo
+leggiadramente una dottrina non volgare, diletta e rapisce.
+Nell'orazione per un nuovo Doge di casa Spinola e negli elogj de'
+letterati coetanei, il CHIABRERA è minore di se. Degno di lui è
+l'elogio di Alessandro Farnese, che con altre egregie prose, ricavate
+per mia cura da' testi a penna, fece stampare il signor Vincenzo
+Canepa nell'anno 1823 in-12. I discorsi all'Accademia degli
+_Addormentati_ di Genova possono dirsi mediocri.
+
+Parmi di avere accennato tutte le composizioni di GABRIELLO CHIABRERA
+così in prosa come in verso; benchè ve n'abbian molte inedite; per
+figura, le lettere al pittore Luciano Borzone, e le poesie varie che
+Benedetto Guasco prometteva di voler mandare alla luce pubblica; ma
+furon parole.
+
+Ora è da far motto degli amici, che n'ebbe molti, e segnalati. Già si
+è detto di P. Manuzio, del Mureto, di Sperone Speroni, del P. Grillo,
+e di Gianvincenzo Imperiale. Aggiungeremo Fulvio Testi, Agostino
+Mascardi, Virginio Cesarmi, Giacomo Filippo Durazzo, e Monsignor
+Ciampoli, il P. Rho Gesuita di Lombardia, il P. Antinori, il
+Cav. Luca Assarino, Mariano Valguarnera, siciliano, il Cicognini, il
+Balducci, Ansaldo Cebà, Giangiacomo Cavalli, poeta sommo nel dialetto
+di Genova, il pittore Cristofano Allori, Lorenzo Fabbri, lucchese, che
+stavasi in Genova, i due fratelli Ambrogio e Giulio Salinero, Pier
+Girolamo Gentile e il P. Alberti, Somasco, tutti e quattro
+savonesi. In Firenze ebbe amici ed ospiti i signori Corsi marchesi di
+Cajazzo; in Genova, Gianfrancesco Brignole Sale marchese di Groppoli,
+e Pier Giuseppe Giustiniani: quest'ultimo signore, degno veramente
+dell'illustre sua stirpe, ebbe col CHIABRERA un'amistà familiare, che
+durò fino alla morte del poeta: l'albergava in sua casa; e tutti gli
+anni il voleva a Fassolo; dove gli aveva fatto apprestare una stanza
+rivolta a mezzodì, e sopra la porta fatto incidere il distico
+seguente:
+
+ Intus agit Gabriel: sacram ne rumpe quietem:
+ Si strepis, ah! periit nil minus Iliade.
+
+Gli onori che il Pindaro Savonese ottenne da' Sovrani d'Italia furon
+grandissimi; ed egli stesso gli ha minutamente descritti nella sua
+vita, che, tranne cotal vanità, è un modello non che d'eleganza, di
+modestia eziandio. Noi dunque nulla ne diremo; accennando solamente
+che per l'anno santo del 1625 Papa Urbano VIII, gli scrisse un breve,
+come si praticava co' principi, invitandolo a Roma: il Poeta andò, e
+fu ricevuto da quel dotto Pontefice con dimostrazioni singolari di
+stima e di affetto. E fu questo, parmi, l'ultimo viaggio del
+CHIABRERA; il quale sempre s'era dilettato di viaggiare; ed aveva
+visitato tutte le corti e le città principali d'Italia; ma soggiorno
+non fece che in due, in Firenze ed in Genova; giacchè a Roma, dopo il
+bando avutone alcun tempo per la rissa dianzi accennata, ebbe sempre
+l'animo avverso. In patria fu similmente onorato e prezzato; benchè io
+non trovi ch'egli fosse mai _Priore degli Anziani_, ch'era la maggior
+dignità che potessero dare i Savonesi a' loro patrizj. Bensì sappiamo
+che fu più volte Oratore a Genova pe' suoi cittadini; cosa che
+piacevagli sommamente, perchè gli dava opportunità di godersi Genova a
+spese di Savona.
+
+Così visse GABRIELLO CHIABRERA fino all'anno 87 della sua vita: mancò
+poco a poco, per vecchiezza anzichè per forza di morbo. Ed essendo
+vivuto mai sempre, come a vero cattolico s'addice, sentendo
+appressarsi il fine del suo vivere, si confessò d'ogni sua colpa al
+P. Garassino, Servita, e ricevette il Viatico e l'Olio Santo dalle
+mani di Benedetto Malfante suo parroco. Confortato in tal guisa dalla
+Religione, si morì il 14 ottobre 1638; e il dì appresso, fu il suo
+cadavere onorevolmente accompagnato alla chiesa di S. Jacopo de'
+Minori Riformati, e nell'arca della sua famiglia deposto; ma nè la
+moglie, benchè agiata ed erede del marito, nè gli amici, nè il Comune
+pensarono mai a onorarne la tomba. Lelia sopravvisse fino al 1647. Il
+testamento del Poeta ha la data del 3 febbrajo 1634; quello della sua
+vedova, del 5 maggio 1640: ambedue ricevuti in Savona dal notajo
+Marcantonio Castellini. Qui porrò fine alle notizie di GABRIELLO
+CHIABRERA, principal vanto di Savona, gloria della Liguria ed
+ornamento d'Italia.
+
+
+
+ANNOTAZIONI ALLA VITA.
+
+
+ [1] Benchè il Chiabrera non dica per qual motivo Giovanni suo zio
+ abitasse in Roma, io credo poter affermare che ciò fosse per ragione
+ di commercio. Certo è che Augusto fratel naturale del Poeta
+ _maneggiava_ in Roma _la dote_ di Lelia; e maneggiare qui significa
+ _mercanteggiare_. Lelia era di casa Pavese; e che i Pavesi eziandio
+ tenessero negozio in Roma, è cosa notissima. Sappiamo similmente che
+ al commercio applicavano nella capitale del mondo cattolico i Siri,
+ ragguardevole famiglia di Albisola. Erano speculazioni commerciali
+ di banco, che non offuscano la nobiltà, secondo che dimostra il
+ Conte Napione nella sua dissert. sulla patria di C. Colombo. Ma il
+ Chiabrera che voleva comparire nelle Corti, non ha parola, da cui si
+ ritragga il negoziare de' suoi, i quali sopperivano coll'industria
+ alla strettezza del nostro territorio. E a dirla schietta, io penso
+ che pure a motivo di negozj fosse in Roma all'età del Chiabrera un
+ ramo degli Spotorno; e l'argomento dal vedere che la casa avevano a
+ Ripa grande, e la sepoltura in S. Francesco a Ripa, come insegnano
+ le iscrizioni che vi si leggono tuttavia.
+
+ [2] Il marchese Maffei nell'_Arte magica dileguata_ riferisce che il
+ dotto P. Lebrun nell'opera _des pratiques superstitieuses_ ebbe
+ fede a colui che gli riferì «come suo padre e sua madre per sette
+ anni erano stati inabili, e che una vecchia ruppe il maleficio e li
+ lasciò liberi.» E qualche chiesa particolare di Francia, non mai la
+ Romana, lasciò trascorrere ne' Rituali diocesani alcun cenno di tali
+ malie per inabilitare gli sposi.
+
+ [3] Molte di queste notizie si trovano nel _Viaggio per la Liguria_
+ del sig. Bertolottì; ma e' le trascrisse assai fedelmente dal tomo
+ IV. della _Storia Letteraria Lig_.
+
+ [4] Abbiamo i _Sermoni_ del Chiabrera corretti sovra d'un testo a
+ penna ed illustrati, Genova, 1833 in-12.º e in-8.º per gentil cura
+ del chiar. Prof. Ab. Rebuffo che intitolò quest'edizione
+ all'illustre suo amico Prof. Bertoloni.
+
+
+
+
+
+AMEDEIDE
+
+POEMA
+
+
+Con gli Argomenti
+
+DELL'AVVOCATO
+
+GIAMBATISTA BELLORO
+
+SAVONESE
+
+
+
+
+CANTO PRIMO
+
+
+ARGOMENTO.
+
+_Di Rodi Angel divino alla difesa
+AMEDEO chiama, e 'l guida in sul naviglio;
+Ma l'empia Aletto allor da tanta impresa
+De' suoi temendo l'ultimo periglio,
+Alla stretta città novella offesa
+Sveglia Ottomano a far, col suo consiglio;
+Ed egli di Sultana il cor piagato,
+La mostra vuol veder del campo armato._
+
+
+I
+
+Musa, ch'alme corone al crine adorno
+Tessi di stelle, e di bei lampi ardenti,
+E dal Cielo, ove fai dolce soggiorno,
+D'ammirabile spirto empi le menti,
+Di' d'AMEDEO, come da Rodi intorno
+Tolse il furor de le nemiche genti,
+Quando a' Cristiani altar porgendo aita
+Il feroce Ottoman trasse di vita.
+
+
+II
+
+E Tu, ch'alto adoprando, ampio sentiero
+T'appresti, o CARLO, a le magion stellanti,
+Mentre pur sali, e nel vïaggio altiero
+Belle orme imprimi, odine lieto i canti;
+Non perchè 'l corso del real pensiero
+Spronar tu deggia del grand'Avo ai vanti;
+Non è mestier: così spedito, e franco
+Voli a le mete eterne unqua non stanco.
+
+
+III
+
+Scorgi sol, ch'agli Eroi sacra corona
+Dassi in Parnaso; e lo sperar sia certo,
+Ch'un dì cetra immortal lungo Elicona
+Temprerà Febo al tuo sì nobil merto:
+Bene alto in terra d'AMEDEO risuona
+Il giusto affanno in guerreggiar sofferto;
+Ma più sublimi inverso il ciel tue lodi
+Allor n'andranno: or dà l'orecchio a Rodi.
+
+
+IV
+
+Chi mosse in prima, e per pietà soccorse
+Quei tanto afflitti, e guerreggiati regni?
+Il gran Batista; Egli ver Dio sen corse
+Forte pregando, e mitigò suoi sdegni.
+Per le colpe di Rodi in ira sorse,
+Ch'avean d'ogni pietà varcati i segni,
+E guardava su lei con fronte carca
+Di ben giusto furor l'alto Monarca.
+
+
+V
+
+Già d'acerbi guerrier tutte cosperse
+Avea l'aspro Ottoman piaggie, o pendici,
+E già sforzando le difese avverse,
+De le mura abbattea gli alti edifici.
+Ma non Giovanni rimirar sofferse
+Senza conforto i popoli infelici,
+E sperando impetrarne alcun perdono,
+Di Dio sen venne a l'ineffabil Trono.
+
+
+VI
+
+Ed ivi ardente, come amore invita,
+Parlò cosparso di pietà ben vera:
+Alto Dio, la cui forza alta infinita
+Non mai per ira i peccator dispera,
+Che 'n lor miseria i Rodiani aita
+Sperin da tua mercè per mia preghiera,
+Etti palese; e s'io per lor procuro,
+Di non spiacerne a Te son ben sicuro.
+
+
+VII
+
+Eterno Redentor, tempra i disdegni,
+E di tua gran bontà cresci gli esempi;
+Non dar popoli tuoi, non dar tuoi regni
+A' tuoi nemici abbominati ed empi;
+Quante rie ferità, quanti atti indegni
+Su gli aitar forniransi, e dentro i Tempi?
+Quante vergini piè verransi a meno?
+Deh Dio, deh stringi a la giustizia il freno.
+
+
+VIII
+
+Così pregando inginocchiato avante
+Del Signor stava a l'immortal presenza,
+E di vera pietà colmo il sembiante
+Tenta per ogni via l'alta clemenza.
+A quel parlar commosso il gran Tonante,
+Rivolse nel pensier nova sentenza,
+E si dispose a dispensar pietate;
+Poi queste fece udir voci beate:
+
+
+IX
+
+In lor gran cecità non mai per certo
+Fian ciechi i peccator, s'a' lor peccati
+Dimanderan perdon col vostro merto,
+O nel colmo del Ciel spirti beati;
+Ed oggi i Rodïan del mal sofferto
+Godranno il fine, e gli avversarj armati
+Vedran sul campo traboccar funesti;
+Con sì fatta pietà preghi porgesti.
+
+
+X
+
+Così diceva, ed il pensier, che chiude
+Nel petto eterno, a Gabriel fa chiaro;
+Scenda di Sciro in su l'arene ignude,
+Ove il grande AMEDEO vinto gittaro
+Di concitato mar tempeste crude,
+Poi ch'i navigli suoi sparsi affondaro;
+Indi per l'ampio mar seco sen vada,
+E poi di Rodi al fin gli apra la strada.
+
+
+XI
+
+Dier lode allor nel Re del mondo intenti
+I gran stuoli de gli Angioli, e dei Santi;
+E gli aurei cerchi de le stelle ardenti,
+E i campi eterni risonaro a i canti.
+Ma veste infra soavi almi concenti
+Fulgidi vanni a fulgido or sembianti
+Quel divin nunzio, e ne fornisce il tergo,
+Ed esce fuor del sempiterno albergo.
+
+
+XII
+
+Qual se poi lungo vagheggiar l'aspetto
+De l'aureo sol, de le stellanti sfere,
+Move aquila superba aspro diletto
+A sanguinar l'unghie ritorte, altiere,
+Sù, le nubi nel ciel fende col petto,
+E 'n un punto quà giù l'aure leggiere,
+E quanto è d'aria infra la terra, e 'l polo
+Sembra solcar, sembra varcar d'un volo;
+
+
+XIII
+
+Tal giù si cala, e le volubil piume
+Rivolge intento a l'arenosa sponda,
+Ove tra salse, e tra cerulee spume
+Il procelloso Egeo Sciro circonda;
+Omai de l'alba rugiadosa il lume
+Indorava del mar l'instabil onda,
+Quando l'Angelo giunse a l'antro ombroso,
+Ove in terra AMEDEO prendea riposo.
+
+
+XIV
+
+Egli lo stuol de' suoi, che 'n mare estinto
+Scorse affondar ne la tempesta rea,
+Pianse dolente, e se medesmo; or vinto
+I nobili occhi in sul mattin chiudea;
+Quì fronte annosa, e lungo crin ritinto
+In molta neve il messaggier prendea,
+E di rigidi manti il busto involve;
+Lo scote, e sveglia, indi la lingua ei solve:
+
+
+XV
+
+O d'arme invitto, e più di cor gentile,
+Germe immortal degl'immortali Eroi,
+Com'è, che d'ozio neghittoso e vile
+Non tuo valor, non tua virtù s'annoi?
+Tu di vil plebe a seguitar lo stile
+Or volgi riposando i pensier tuoi;
+Ma qual poscia in Italia, almo paese,
+Fia sculto marmo a le tue chiare imprese?
+
+
+XVI
+
+Allor di doglia al così dir confuso
+Tragge dal mesto cor lungo sospiro,
+E diceva AMEDEO: del vulgar uso
+L'anima serva a le viltà raggiro?
+Io vago d'ozio? che risplenda, o chiuso
+Stia 'l sole in mar, questa prigion sospiro?
+Ah che quì circonscritto odio la vita,
+E conto ore e momenti a la partita.
+
+
+XVII
+
+Sciolsi spirando in cielo aure serene,
+Del gran Sïon per adorar le mura;
+Ma su per queste inabitate arene
+Ruppe nostri sentier cruda ventura;
+Sì tra fere, e tra boschi il ciel mi tiene,
+Come tu scorgi e 'l lagrimar non cura;
+Così l'onor, di che sperava altiero
+Mio nome incoronarsi, omai dispero.
+
+
+XVIII
+
+Ma tu chi sei? che 'n sì crudel martoro
+Anima afflitta visitar non sdegni?
+Vivi mortale? od immortal fra loro,
+C'han pace eterna in su gli eterni regni?
+Se m'appari celeste, ecco io t'adoro;
+Toglimi, o Santo, a tanti casi indegni;
+O perchè mia memoria indi difenda,
+Sì rei destin la bella Italia intenda.
+
+
+XIX
+
+Così pregava alto gemendo; allora
+Sparse d'eletti fior nembo giocondo
+L'Angelo intorno; e sè di raggi indora,
+Mirabil vista! entro fulgor profondo:
+Dice, o guerrier, del cui gran pregio ancora
+Memoria eterna fia sacrata al mondo,
+A più lieti pensier l'alma rivolta,
+E me messo di Dio verace ascolta.
+
+
+XX
+
+Come risorga il sol, (del mar forniti
+I rischi or son: non paventar sue frodi)
+Pensa al partir; ma ricercar quai liti
+Deggia partendo, di mia bocca or odi;
+Asia, Orïente, eserciti infiniti,
+Arme d'inferno, aspro guerreggian Rodi,
+E mille armate navi, orribil guerra,
+Tutto chiudono il mar, chiudon la terra.
+
+
+XXI
+
+Oppressa da furor barbari ed empi
+Sente omai da vicin l'ultimo pianto;
+Va tu colà; suoi formidabil scempi
+Saran del ciel cura pietosa intanto;
+Là fa scudo a gli altar, fa scudo ai Tempi,
+E di Savoia sempiterna il vanto;
+Così diceva; e di pietate accese
+L'anima fida a le sacrate imprese.
+
+
+XXII
+
+S'invola poscia il volator Divino,
+Qual sparisce per l'aure aureo baleno.
+Tende le palme, e reverente inchino
+Traeva gridi il cavalier dal seno:
+Qual celeste pietà, qual mio destino
+Ti veste l'ali? e giù dal ciel sereno
+A questo afflitto dispensar conforto
+Te quì possente messaggiero ha scorto?
+
+
+XXIII
+
+Deh se ne l'alto ciel fatto hai ritorno,
+Mio pronto cor, deh tua pietà non cele;
+Esponlo, prego, a' piè di Dio; col giorno,
+Qual tu m'impon, dispiegherò le vele;
+Pronto a morir, con mille rischi intorno
+A' cenni suoi combatterò fedele.
+Sì da l'antro deserto, ove ei si serra,
+Volgesi a Dio con le ginocchia in terra.
+
+
+XXIV
+
+Nè così tosto a l'immortal sentiero
+Mosse la fulgida Alba il piè celeste,
+Ch'ei nel fondo del cor sveglia il pensiero,
+Come se stesso a la partenza appreste.
+Su l'erma piaggia non pervien nocchiero;
+Or come troncherà l'aspre foreste?
+Onde bipenne avrà? con quali ingegni
+A far naviglio tesserà quei legni?
+
+
+XXV
+
+In tanto affanno ver la terra inchine
+Ferma le ciglia; e giù nel sen non posa
+Il cor, che vuol, nè può partirsi; alfine
+Ne ritrova la via l'alma animosa;
+Vassene a l'aspre rupi indi vicine
+Là, 've le navi sue l'onda spumosa
+Con lungo assalto tempestando aperse,
+E sovra i liti le lasciò disperse.
+
+
+XXVI
+
+Ivi le travi, che fur scherzo a l'ira
+De l'Oceàno, col pensier misura
+Intentamente; e benchè rotto, ei mira
+Che quasi in stato un battelletto dura;
+Ponvi la mano, e su l'asciutto il tira;
+Poscia fornirlo, e risaldar procura
+Con gli arnesi sdrusciti, e con le sarte,
+Che de la vinta armata il mare ha sparte.
+
+
+XXVII
+
+Ed al fin punta in su la ripa il piede,
+E 'n varando il naviglio ei su v'ascende;
+E poi da terra allontanato il vede,
+Picciola vela agli aquilon distende.
+Ma su la poppa non veduto siede
+L'Angelo seco, ed al governo attende
+Con occhio intento, e per la fragil nave
+Spira su lucida onda aura soave.
+
+
+XXVIII
+
+Nè con sembiante neghittoso e lento
+I gran soccorsi rimirava Aletto,
+Mostro infernal, cui sol pena e tormento
+Di Rodi afflitta empiea di gaudio il petto:
+Volse il pensier per mille parti intento
+A sviarne il campion dal Cielo eletto,
+E quando ella il dispera, aspra s'ingegna
+Di far Rodi espugnar prima ch'ei vegna.
+
+
+XXIX
+
+ Teme del campo a Rodi avverso, teme
+Del Tartareo tiranno aspri destini;
+Nè può mirar da le miserie estreme
+A sua salute i Rodïan vicini.
+Arsa tra queste furie ulula, e freme
+Livida i guardi, invenenata i crini;
+Nè punto cessa intra furori immensi,
+Che su lo strazio de Cristian non pensi.
+
+
+XXX
+
+ Quinci un momento sol non spende in vano;
+Ma di Bostange ella vestì sembianza,
+E volò trasformata ad Ottomano
+Là sotto Rodi in ammirabil stanza:
+Ponsi ivi al petto l'una e l'altra mano,
+E reverente a la real possanza
+La fronte inchina, e le ginocchia piega,
+E con tal voce i suoi pensier dispiega:
+
+
+XXXI
+
+ Perchè dal ferro, e dal travaglio oppressi
+Alcuna requie i tuoi guerrier ristori,
+Già molti dì dal guerreggiar tu cessi,
+E del tuo fiero cor tempri gli ardori;
+Rompi i riposi al campo tuo concessi,
+E con l'armi risveglia i tuoi furori,
+Risvegliali, Ottomano; ecco a gran corso
+Sen viene inverso Rodi alto soccorso.
+
+
+XXXII
+
+A piè de' monti, e fra quelle alpi estreme,
+Onde il Francese inver l'Italia scende,
+Regna AMEDEO, che di virtù supreme
+Quasi un fulgido Sol quivi risplende;
+Forte così, ch'ogni nemico il teme,
+O se spada impugnando egli contende
+Fuor di dorato arcione, o se con asta
+Su corridor spumante altrui contrasta.
+
+
+XXXIII
+
+Deggio forse narrar come possente
+Domò l'orgoglio de' vicin nemici,
+O ne i regni lontan come non lente
+Spiegò l'insegne a sollevar gli amici?
+Che più narrar degg'io? l'inclita gente
+Sempre in guerra ha vibrato arme felici;
+E questi ad emular forte s'accese
+Di tanti avi magnanimi l'imprese.
+
+
+XXXIV
+
+Scoterà forte il tuo sì saldo impero,
+Farassi appoggio a queste debil mura:
+Sorgi, sorgi, Ottoman; tanto guerriero
+Precorri armato, e trïonfar procura.
+Sì disse il mostro, e dileguò leggiero,
+Come rapido augel per l'aria pura,
+E sparsi i nembi, onde egli apparve adorno,
+Ivi stridendo se ne va dintorno.
+
+
+XXXV
+
+Grida Ottomano; e che farà quel forte?
+Alzi l'antenne, e quanto può s'affretti;
+Vengane omai; dure catene, e morte
+Per suo trionfo, il forsennato aspetti.
+Rodi sottrar da miserabil sorte?
+Ardir cotanto de' Cristian ne' petti?
+Perchè non paventar, ch'Europa cada
+Sotto il giusto furor di questa spada?
+
+
+XXXVI
+
+Ma pur da gli atti a reputar costretto
+Ch'oltramondano il messaggier si manda,
+Benchè rigonfio d'alterezza il petto,
+I gran duci del campo a se dimanda.
+A pena han de gli araldi inteso il detto,
+Che corrono ad udir ciò, ch'ei comanda,
+E stan dimessi ad ascoltar sue voci;
+Ed ei sì le formava aspre, e feroci:
+
+
+XXXVII
+
+Rodi soccorso avrà; sì per pietate
+Odo, ch'a' Re cristian vien che ne caglia;
+Ma pria giungano quì lor navi armate
+Certo ella ha da cader per mia battaglia;
+Oggi le turbe io vo' veder schierate;
+Come risorga il Sol vo' che s'assaglia;
+Non sia per gioco mia parola udita;
+Chi non avrà valor, non avrà vita.
+
+
+XXXVIII
+
+Quì fine ei pose a gli orgogliosi accenti;
+E quei dimora ivi non fanno alcuna;
+Ma ver l'insegne le disperse genti
+De' tamburi animosi il suon raguna.
+In tanto sul gran pian mille Sergenti
+Spiegano tenda di real fortuna,
+Di donde rimirar l'alto tiranno
+Debba le turbe, che schierate andranno.
+
+
+XXXIX
+
+Parte di gemme la distinse, parte
+D'oro e di seta, inimitabil mano,
+Ammirabile sì, ch'ivi con l'arte
+Giostrar vedeasi ogni ricchezza in vano;
+Di bianche perle intra zaffiri sparto
+Ondeggia un tranquillissimo oceàno,
+Che i lidi implica; e di tessuto vento
+Il fanno tremolar soffi d'argento.
+
+
+XL
+
+Vedeasi, alto diletto a l'altrui ciglio,
+Argo solcarvi; ed il drappello Acheo
+Travaglia i remi nel mortal periglio
+Per entro i golfi de l'ignoto Egeo:
+Canta su cetra, e di virtù consiglio
+A ciascun porge incoronato Orfeo;
+Quinci liete sen van l'antenne ardite;
+Guardale con stupor l'ampia Anfitrite.
+
+
+XLI
+
+Ver sì gran tenda il gran Signor s'invia;
+Seco Sultana a paro, a par movea;
+Ed Ebräin mille guerrier per via,
+Usata guardia, intorno lor scorgea;
+Purpurea vesta ad Ottoman coprìa
+Il busto fier, che di piropi ardea;
+E cinto su quegli ostri aureo risplende,
+Onde al fianco la spada aurea s'appende.
+
+
+XLII
+
+Di bianchissimi lin turbante altiero,
+Carco di gran tesor, fascia i capelli,
+E tremano su lui, ricco cimiero,
+Gemmate piume di famosi augelli.
+Tale in sembianza minaccioso, e fiero
+Gli occhi volgea per gioventù più belli,
+E spirava nel barbaro ornamento
+Per entro ad ogni cor tema e spavento.
+
+
+XLIII
+
+Ma ne l'anima altrui sol spira amori
+Sultana, e foco di letizia pieno;
+Sì vincea con la chioma i più fin'ori,
+E con la tersa fronte il ciel sereno;
+Rubin le labbra, e su la guancia fiori
+Avea rosati, e d'alabastro il seno;
+Ed in celeste fiamma i guardi accesi
+Con dolce asprezza a rimirar cortesi,
+
+
+XLIV
+
+Cerchio sazio di perle il crin le cinge;
+E ricca in pompa di dorati manti
+Con la candida mano un scettro stringe,
+Che folgora d'elettri, e di diamanti;
+Quinci il fiero Ottoman frena, e sospinge
+Solo col variar de' bei sembianti,
+E sol che vibri de' begli occhi un giro,
+Sforza di quel superbo ogni desiro.
+
+
+XLV
+
+Costei di Regi in glorïosa sorte
+Già nei regni di Lidia i lumi aperse,
+Ma poscia il Turco in guerreggiar più forte
+La grandezza di lor tutta disperse;
+Sultana allor se ne correva a morte
+Per involarsi a le miserie avverse;
+Ma quando ella la destra al ferro porse,
+Ottoman giunse, e sul ferir la scorse.
+
+
+XLVI
+
+A pena scorta, rimirata a pena,
+Siccome lampo gli passò nel core,
+Ed indi gli trascorse in ogni vena
+Fiamma immortal di non provato amore.
+Subito il ferro, e la man bella ei frena,
+E fervido consola il suo dolore,
+E per sua vita ritornar gioiosa
+Di se chiamolla imperatrice, e sposa
+
+
+XLVII
+
+Nè, se l'alba risorge, o 'l carro ardente
+Lava ne l'Ocean Febo dorato,
+Egli arso, egli anelante unqua consente
+Pur da se dilungarsi il viso amato;
+Ed oggi a riguardar l'armata gente
+In real seggio ei la si vuol da lato,
+Perchè del campo ciascun'alma inchina
+Volga le ciglia in lei, come in reina.
+
+
+XLVIII
+
+Musa, che sù nel Ciel sparsa le chiome
+Di sempiterni raggi inclita splendi,
+E l'opre eccelse, che disperse e dome
+Non caschino, dal tempo indi difendi,
+Conta le squadre, e de' lor duci il nome,
+E di che Regni usciti a narrar prendi;
+Che oppressa da l'obblìo spira a fatica
+Quì fra' mortali la memoria antica.
+
+
+XLIX
+
+Le turbe in pria su l'ampio campo andaro,
+Che 'n pace avean per la Cilicia albergo,
+Il fianco cinte di ritorto acciaro,
+E l'arco in pugno, e faretrate il tergo;
+Non d'altro il busto, che di seta armaro;
+Sprezzano i Turchi luminoso usbergo,
+Nè portare elmo in testa han per costume;
+Ma tele attorte, e gran cimier di piume.
+
+
+L
+
+Diciotto insegne tremolando al vento
+Lo squadron folto in trapassar discioglie;
+A se dintorno cinque volte cento
+Ciascuna insegna di pedon raccoglie.
+Guidagli Ebreno; ei già canuto il mento
+Non sbandisce dal cor fervide voglie;
+Ma stima di guerrier vergogna e scorno
+L'alma spirar senza dure armi intorno.
+
+
+LI
+
+Dal genitor sì nobile arte apprese,
+Anima inespugnabile, superba,
+Ch'oltra sedeci lustri in armi spese
+L'etate ad onta de le rughe acerba;
+E sì l'asta vibrò, sì l'arco tese,
+Che suo nome per l'Asia anco si serba;
+Druso appellossi; or di lui fier non manco
+Ebreno appar, benchè rugoso, e bianco.
+
+
+LII
+
+Del vecchio Capitan l'orme seconda
+Alfange il bel, che da le belle ciglia
+Spande luce sì vaga, e sì gioconda,
+Ch'altrui d'amare, e riverir consiglia;
+Pel non avea, che su le guancie asconda
+La fresca rosa, che fiorìa vermiglia,
+E d'or la fronte per lo crin splendea,
+Che pura e tersa, e sovra gli altri ergea.
+
+
+LIII
+
+Pianse la madre il suo partire, e meno,
+Quasi a forza di duol, venne sua vita,
+Ed inondàr mille donzelle il seno
+Piangendo pur quella mortal partita;
+Ei fatto sordo, colà sciolse il freno,
+Ove tromba di morte a l'armi invita:
+Tanto eran giù nel cor sue voglie vaghe
+Tutte illustrarsi d'onorate piaghe.
+
+
+LIV
+
+Venti bandiere ai venti avea suo stuolo,
+Che, lui seguendo, di Panfilia uscìa;
+E trenta quel, ch'abbandonato il suolo
+Fertil di Licia, appresso lor sen gìa;
+Erane Arsace il guidator, che solo
+A bei raggi del sole un occhio aprìa,
+L'altro in battaglia incontrò notte oscura,
+Ed ei per gloria i danni suoi non cura.
+
+
+LV
+
+Fra la barbara turba armi non prese
+A seguir d'Ottoman gli aspri furori
+Anima di costui via più cortese,
+E meno amica d'adunar tesori;
+Nè tra 'l periglio de le dure imprese
+Porsero preghi con più studio i cori
+Per altrui scampo al ciel, nè fer devoti,
+Con più frequenza e con più pompa, i voti.
+
+
+LVI
+
+Ma tutti indarno, e su le piume ai venti
+Dissipati per aria al fin sen giro,
+Che per man d'AMEDEO tra i primi spenti
+Provò l'angoscia del mortal sospiro.
+Pianserlo di Chimèra i gioghi ardenti,
+E mesti di Limèra, ove l'udirò,
+Pianserlo i fonti, e scolorite in viso
+Il piansero le ninfe di Telmiso.
+
+
+LVII
+
+Dietro vien Caria; e rimembrava ancora
+Del gran Sepolcro l'immortal fatica,
+Onde la polve del consorte onora,
+Ben raro esempio, la reina antica;
+Turacano era il duce; a lui non fora
+Sembiante Orso, o Leon, ch'alpe nutrica,
+Tanto è fiero di spirto intra i più fieri;
+Ed avea cinque sopra dieci alfieri.
+
+
+LVIII
+
+Spoglia d'orrido lupo intorno il cinge
+Gemmata l'unghie; ed ha faretra altiera
+Per mirabili smalti, ove si finge
+Tra veneniferi angui aurea Megera;
+Nè sola atroce ella minaccia; Sfinge
+Spande ivi tosco, e fiamme alta Chimera,
+E con lor sembra, che latrar si scerna
+Il can custode de la valle inferna.
+
+
+LIX
+
+Non poca gente indi vestigi imprime,
+Che solca i campi della Lidia, e miete;
+Di varia pompa ella sen va sublime,
+E chiaro il guardo, e le sembianze ha liete;
+Non perchè pria, che da l'äeree cime
+Suoi corsi in grembo a l'Oceàno acquete,
+Sen va Pattòlo intra lucente arena
+Torbido d'or con ammirabil vena;
+
+
+LX
+
+Ma perchè il germe de' suoi regi estinti
+Sultana, armata di beltà divina,
+I crudi orgogli d'Ottomano ha vinti,
+E del suo vincitor vive reina.
+Schiera di cigni, che d'albor dipinti
+I lunghi colli, in sul Caïstro affina
+La voce in sul mattin, sembran costoro;
+Sì van cantando la letizia loro.
+
+
+LXI
+
+Han per iscorta in arme otto stendardi
+Col nome di Giassarte a l'aura stesi,
+Gagliardo in guerreggiar tra' più gagliardi,
+Colmo di spirti in bella gloria accesi.
+Non son l'orme di questi a seguir tardi
+Gli armati, che di Misia hanno i paesi;
+Fur cinque mila; e li conduce Alete,
+Mal sempre acceso d'amorosa sete.
+
+
+LXII
+
+Popol seguìa, ch'abbandonò le rive
+Di Xanto, e d'Ida la selvosa altezza,
+Ove nude mostrar l'antiche dive
+Al mortal guardo l'immortal bellezza;
+È duce Alcasto; di costui non vive
+Braccio, ch'avventi stral con più certezza;
+Quì seco d'armi nove insegne ei mena,
+Nè del Xanto rivide unqua l'arena.
+
+
+LXIII
+
+Ultimi di ciascun mossero il piede
+Numerosi di Ponto abitatori.
+Questi in cura a Bostange Ottoman diede;
+Seco ha cinquanta Capitan minori;
+Bostange per età, per lunga fede
+Godeva in guerra i più sublimi onori,
+Chè là, dove Ottomano oste conduce,
+Sempre in vece di lui nel campo è duce.
+
+
+LXIV
+
+Scita di sangue; per virtù d'ingegno,
+Per lingua scaltra, per gentil sembianti,
+E per opra di man cotanto è degno,
+Ch'a tutti altri guerrier trapassa avanti.
+Tanti, e sì fatti fur di ciascun regno
+I duci sommi, e fur cotanti i fanti;
+Poscia nube di polve al ciel solleva
+Squadra, che freno a' corridor stringeva.
+
+
+LXV
+
+Gli scorge Araspe; ei lungo il mar vermiglio
+Ebbe culla in Arabia, almo paese,
+E bel fu sì, che con l'ardor del ciglio
+In alta fiamma la Reina accese;
+Quinci posto di morte in gran periglio,
+Lunge dal Re geloso a fuggir prese;
+E poscia appo Ottoman cotanto sorse
+Che duce in guerra i cavalieri ei scorse.
+
+
+LXVI
+
+Nè mai per selva trapassar sì fiero
+Centauro in caccia rimirò Tessaglia,
+Come ei su rapidissimo destriero
+Nel polveroso pian move in battaglia;
+Cinto di ricca spada, in atto altiero,
+Fea per l'aria tremar lunga zagaglia,
+Coperto il busto di fregiati argenti;
+E gli altri in campo lo seguian non lenti.
+
+
+LXVII
+
+Son mille, e tutti scelti; arcione, morso,
+Scudo, asta, brando di tesor cosparsi;
+I bei destrier, che li reggean sul dorso,
+Quasi nutriti d'aura, odian fermarsi;
+De' ferri al suon, di sì gran gente al corso,
+L'onda intorno del mar sembrò turbarsi,
+E mugghiò il grembo de le valli erbose,
+E le fronti de' monti alte e selvose.
+
+
+LXVIII
+
+Qual s'avvien, che Vulcan selva divori,
+Quando fra l'arse piante Austro discende;
+Mirasi il ciel sotto i dispersi ardori,
+Ch'orribile a veder, lunge risplende;
+Tal da l'armi dorate aurei splendori
+Il sol quì tragge, e così l'aria accende,
+Che fiammeggiavan di volanti lampi
+Le rive, i colli, le foreste e i campi.
+
+
+LXIX
+
+Sì l'oste in trapassar non men guerriera,
+Ch'altieramente dimostrossi adorna;
+E quando da mostrarsi altri non era,
+Verso i tetti reali il Re sen torna.
+Ma fin, che Febo il carro inchini a sera,
+La plebe i ferri ad apprestar soggiorna
+Dentro le tende, ed hanno i cor conversi
+A via più farli impiagatori, e tersi.
+
+
+FINE DEL PRIMO CANTO.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI
+
+AL CANTO I.
+
+L'anno 1654, per le stampe di Benedetto Guasco si pubblicò in Genova
+in forma di 12 la--Amedeida poema eroico di Gabriello Chiabrera con
+gli argomenti in ottava rima del Forestiero Idrontino e con la vita
+dell'Auttore (_sic_) da lui stesso descritta--Dopo la dedicatoria del
+Guasco a Gio. Francesco Tasso, e dopo l'avviso dello _Stampatore_, si
+leggono le parole seguenti:
+
+«Questo poema esce in luce nella forma, che l'Autore lo compose da
+prima, e vivendo volse, che così appunto si stampasse.»
+
+Come avvenisse che un poema composto dapprima di soli canti dieci,
+qual si legge nell'edizione del Guasco, crescesse fino a canti 23,
+quanti se ne contano in quella del Pavoni, può vedersi nelle lettere
+del Chiabrera a Bernardo Castello, che si stampano dal signor
+Ponthenier.
+
+Avendo promesso di dare in questa nostra edizione l'una e l'altra
+_Amedeide_, e non volendo ingrossare il volume, si è pensato di
+collocare appiè di ogni canto della _maggiore_ tutte le varietà che
+s'incontrano nella minore; notando accuratamente tutto ciò che non è
+in questa e si trova in quella, e riscontrando minutamente l'uno e
+l'altro esemplare per cavarne le varianti.
+
+Nell'Amedeide minore, innanzi al canto primo
+si legge così:
+
+ SOGGETTO DEL POEMA.
+
+ «Che uno Amedeo di Savoja già difendesse Rodi, è fama universale:
+ alcune istorie dicono ch'egli la difendesse da Ottomano Signore de'
+ Turchi; ma qual modo fosse tenuto in difenderla, non si racconta
+ distintamente: come potesse avvenire narrasi in questo poema, per
+ dare diletto a' Lettori.»
+
+Il _Forestiero Idrontino_ che fece gli argomenti all'Amedeida minore,
+è _Andrea Peschiulli_, natìo di Corgliano in terra d'Otranto, e perciò
+detto latinamente _Idrontino_; e stampandosi quegli argomenti in
+Genova, tanto lontana dalla sua patria, con ragione poteva darglisi il
+titolo di _Forestiero_. Fu amico di alcuni Genovesi, e specialmente
+del famoso Padre Angelico Aprosio, che ne fa onorevol memoria nella
+_Biblioteca Aprosiana_ pag. 336 e segg.
+
+ _Argomento del Peschiulli al canto I.
+ dell'Amedeida minore._
+
+ Prega per Rodi il gran Battista, e scende
+ Angelo in Sciro, onde Amedeo ritrove;
+ E 'l famoso Guerrier, poichè l'intende.
+ Inver l'isola oppressa indi si move.
+ Scorgelo Aletto, ed Ottomano accende.
+ Perchè gli assalti alla città rinnove;
+ Ma il fiero Trace a la Sultana a lato
+ Vede prima in gran campo il Campo armato.
+
+Nell'edizione dell'Amedeide maggiore, Genova, Pavoni, 1620, in 4.º
+dopo il frontespizio si legge _il Contenuto del poema_, che
+giudichiamo lavoro del Chiabrera. In esso con poche parole si dà il
+sommario d'ogni canto. Quello del primo dice così:
+
+ «Nel primo canto l'Angelo invita Amedeo a Rodi; il Diavolo ne dà
+ notizia ad Ottomano: egli fa rassegnare; e si parla di Sultana sua
+ Dama.»
+
+_NB._ Ambedue l'edizioni di questo poema leggono Amedeida, non
+_Amedeide_. Non vi hanno varie lezioni nel canto 1.º.
+
+
+_Giudizio dell'Amedeide presentato con data del dì 14 dicembre 1618 al
+Duca Carlo Emanuele I. da Onorato d'Urfé, Gentiluomo francese a'
+servigj della R. Casa di Savoja, Marchese di Valromey, e Cavaliere
+dell'Ordine supremo della SS. Nunziata._
+
+Nel Canto 1º.
+
+1. Non piace al Critico che il Poeta abbia detto, come Dio
+
+ Per le colpe di Rodi in ira sorse,
+ C'avean d'ogni pietà varcato i segni.
+
+«Je voudrois plus tost dire, que les Esprits infernaux....
+susciterent cet Ottoman pour ruiner les habitans et deffaire du tout
+celle sainte Relligion (_des Chev. de S.t Jean_).» Ma il Poeta partì
+da un principio già proclamato dall'Ariosto, per non citar quì Teologi
+ed Ascetici, che cioè le guerre barbare o ingiuste, sono da Dio
+permesse a punire i peccati de' monarchi e de' popoli.
+
+2. Giudica _un peu froide_ la preghiera del Batista, e vorrebbe che
+S. Giovanni avesse numerate ad una ad una le belle imprese fatte da'
+Cavalieri e da farsi.--Forse è vero che la preghiera è un po' fredda;
+ma doveva egli il Batista ricordare a Dio i meriti della milizia di
+Rodi? Forse che Dio ha bisogno di sapere le cose per le parole de'
+Santi?
+
+3. Alla preghiera del Precursore Dio si mosse a pietà. Quì nota il
+Critico: «il faloit que le perdon fui ou devancé, ou suivi de
+repantance et de quelque grande penitance faitte par eux.» Ma è cosa
+verisimile che il Poeta volesse dimostrare quanto sia efficace presso
+Dio la intercessione del Batista.
+
+4. L'Angelo rimproverando Amedeo, che stava in ozio, così gli dice:
+
+ Ma qual poscia in Italia, almo paese,
+ Fia sculto marmo a le tue chiare imprese?
+
+Spiace al Critico, che il Poeta ristringa la gloria d'Amedeo «toutte
+en Italie, qui est, ce me semble, une bien petite partie de la terre.»
+Credo che il Chiabrera, sempre intento ne' suoi versi alla gloria
+d'Italia, volesse far comprendere che ad un Principe che possedeva già
+una bella parte del nostro paese, doveva star a cuore d'esservi
+specialmente onorato.
+
+5. L'Angelo nel suo primo favellare ad Amedeo, ha tutte le apparenze
+d'un uomo; e nondimeno il Duca gli dice:
+
+ Vivi mortale, od immortal....?
+ Se m'appari celeste, ecco io t'adoro.
+
+Quì starei con l'Urfé, e mei perdoni il Poeta.
+
+6. «Les Turcs se razent tous la teste, et ne portent jamais cheveux.»
+Dunque errò il Poeta e in questo canto 1.º e ne' seguenti, dando
+capigliatura ai Turchi.
+
+7. Facendosi a descrivere l'esercito de' Turchi invoca la Musa; di che
+si sdegna l'Urfé, quasi che il poeta volesse _immortaliser les
+Turcs_.--Non merita risposta.
+
+8. «Cette seconde invocation descript la Muse comme la premiere--Crine
+adorno di stelle e di raggi--Et etant touttes deux dans un même chant
+il semble qu'elles ne devoient rien tenir l'une de l'autre.» Ma il
+Chiabrera invoca nuovamente la Musa stessa già invocata nel
+cominciamento.
+
+9. e 10. Il Poeta non conta se non se mille cavalli nell'esercito de'
+Turchi; e non descrive mai nè macchine, nè altri ingegni guerreschi
+che danno bella varietà ai poemi.--Può rispondersi, 1.º che in Rodi
+non doveva trovar luogo molta cavalleria; 2.º che i Turchi allora, e
+alcuni secoli appresso, valevano ben poco nell'arte di maneggiare le
+macchine da guerra.
+
+
+
+
+CANTO II.
+
+
+ARGOMENTO.
+
+_Mentre Folco, onde far Rodi secura,
+Rincora i suoi Fedeli, Angelo eletto,
+Che d'Argomedo ha presa la figura,
+In cheto AMEDEO guida ermo ricetto;
+Ma poi ch'ode colui tale ventura,
+L'esercito rassegna a se soggetto:
+Visita Trasideo la sposa, e veste
+La trapunta da lei candida veste._
+
+
+I
+
+E già per entro il mar l'onde serene
+E d'Aquilon piacevole aura gode
+Il battel d'AMEDEO sì, che l'arene
+Scerne, e su Rodi i fier tumulti Egli ode;
+Come del lungo corso al fin perviene
+L'Angel, che del viaggio era custode,
+L'umida sabbia con la prora fende;
+E sul lito AMEDEO fervido scende.
+
+
+II
+
+Ma forma presa l'invisibil messo
+Di canut'uom, verso il guerrier cammina,
+E quasi romitel fattogli presso
+Salutando umilmente a lui s'inchina:
+Ben quì sia giunto il Cavalier concesso
+Contra Ottoman da la Bontà divina;
+O Signor, lungamente io quì t'aspetto;
+E con dolcezza l'accogliea, ciò detto.
+
+
+III
+
+Rispose il grande Eroe: meco per certo
+Nunzio trattò del gran Monarca eterno,
+Ch'a Rodi andassi; ma che 'l varco aperto
+Esser colà mi deggia io non discerno;
+Fra cotante armi d'Ottoman coperto
+Fia 'l calle mio? prendi ogni risco a scherno:
+L'Angelo giunge; e come l'alte imprese
+Han da fornirsi, il ti farò palese.
+
+
+IV
+
+Or vienne, o Franco; ed ei nel dir non stassi,
+Ma move innanzi le vestigia pronte,
+E per via dura di scoscesi sassi
+Sagliono lenti di Filermo il monte.
+Su l'erto giogo con distorti passi
+Vite s'inalza, ed adombrava un fonte
+Qual di cristal; ma per l'alpestra riva
+Oscura a gl'occhi altrui grotta s'apriva.
+
+
+V
+
+Ermo soggiorno; colà dentro il piede
+Portano a ricercar giusto riposo.
+Di costa ad AMEDEO l'Angelo siede,
+E lo sguardo fisò, come pensoso;
+Poi così cominciò: Prencipe erede
+Di mille Scettri, onde Torin famoso
+D'ogni vera virtute ascende in cima,
+E l'alma Italia alto valor sublima,
+
+
+VI
+
+Il giudicio di Dio, ch'a l'uom s'asconde,
+Oh quanto è eccelso! Al divin Seggio intorno
+Girasi orror di tenebre profonde,
+E lume tal, ch'a gli occhi altrui fa scorno;
+Sua voluntate è mar, che non ha sponde;
+Però de' rai de l'umiltate adorno
+Con silenzio adorando ognun s'acqueti:
+Nè cerchiam la cagion dei gran decreti.
+
+
+VII
+
+L'orgoglioso Ottoman, che i fieri Sciti,
+Usi d'intorno errar, siccome fere,
+Seco ha raccolti, e sì gli scorge arditi,
+Che maneggiano invitti, armi e bandiere,
+A pena d'Asia ha soggiogati i liti,
+Che ne l'Europa vuol guidar sue schiere,
+Palme cercando in esecrabil modi;
+Ed or minaccia, e dà battaglia a Rodi.
+
+
+VIII
+
+Ad essa in guerreggiar fallìa speranza
+Per lo suo scampo; ma gentil pietade
+Preghiera porse a l'eternal possanza,
+Che la coprisse da l'avverse spade.
+La Gran Bontà, che tutti preghi avanza,
+Consente a' Rodïan più lunga etade
+Per fare emenda di lor vita indegna,
+E vuol, che 'l campo Turco oggi si spegna.
+
+
+IX
+
+A sì nobile pregio il Ciel destina
+La tua virtù; tu volgerai dolenti
+I Turchi in fuga; a la crudel ruina
+Tu sottrarrai le Rodïane genti;
+Ma ferma in Ciel la volontà divina,
+Che quì pugnando i giorni tuoi sian spenti,
+E che Signor d'insuperabil spada
+Sopra i nemici, vincitor tu cada.
+
+
+X
+
+Sul fin de le parole affisa il guardo,
+Che d'almi rai divinamente splende
+Verso il guerriero; ed AMEDEO non tardo
+In brevi detti la risposta rende:
+I decreti celesti io non ritardo;
+Qualunque indugio i miei desiri offende:
+Veggasi in questo dì Rodi difesa;
+E la mia vita altieramente è spesa.
+
+
+XI
+
+Tace, e ne gli occhi gli si legge espresso,
+Che già travaglia nei maggior perigli
+Col gran pensier. Giunge l'etereo Messo:
+Oh come da lodar son tuoi consigli;
+Oltra il servire a Dio nulla è concesso
+In questa valle de gli umani esigli,
+Di bene a l'uom: fumo gli scettri, e gli ori;
+I veri onor son nei Divini onori.
+
+
+XII
+
+E se tanto quà giù suole ammirarsi
+De' tuoi Grandi Avi l'immortal virtute,
+Per te non fieno i vanti al mondo scarsi,
+Nè mai le lingue a la tua gloria mute;
+Or senti me: fra' Turchi vinti, e sparsi
+Tu fatti sordo al lor pregar salute;
+Di querele e di duol, per la battaglia,
+Vuolsi così nel Ciel, nulla ti caglia.
+
+
+XIII
+
+E, perchè l'armi tue dure tempeste
+Dianzi sparsero in grembo a l'Oceàno,
+Non moverai, che Messaggier celeste
+Novella spada non ti ponga in mano.
+La giù su quelle piaggie atre e funeste
+Il mortal guardo scorgerà, se 'n vano
+Spera in popoli armati umano ardire,
+Quando del sommo Dio risveglia l'ire.
+
+
+XIV
+
+Più non diss'ei; ma sorridendo sorse
+Del basso seggio, e disparendo a volo
+Scosse le penne luminose, e corse
+Sovra il seren de lo stellante polo.
+Ch'era messo del Ciel tosto s'accorse
+Il Re sublime, onde su l'ermo suolo
+L'inchina umìle, e disïando aspetta
+L'ora dal Cielo a sue fatiche eletta.
+
+
+XV
+
+Intanto al Re de' Cavalier, che 'n petto
+Portan candida Croce, erano avanti,
+Umidi gli occhi, e da l'interno affetto
+Cosparsi di mestizia atti, e sembianti
+Alcimedonte, e Timodemo; eletto
+Di lor ciascun da' Rodïan tremanti
+Per le miserie estreme omai vicine,
+De l'aspra guerra a ripregare il fine.
+
+
+XVI
+
+In lui speranza avean, perchè non meno
+Ognor clemente si mostrò, che forte;
+Già ne la bella Francia, almo terreno,
+Provenza il crebbe in riguardevol sorte;
+Ma così fatto zel rinchiuse in seno,
+Che sprezzò terre, e rifiutò consorte,
+E lontano da' suoi viver sostenne,
+Ed a sacrarsi Cavalier sen venne.
+
+
+XVII
+
+Infra lor gli anni giovenili spese
+Trattando l'armi; e su spalmati legni
+Tale apparì ne le più gravi imprese,
+Che de' nemici sbigottiva i regni;
+In ogni opra d'onor cotanto ascese,
+Che da tergo lasciossi anco i più degni,
+E per maniera tal sua gloria crebbe
+Che l'imperio di tutti a regger ebbe.
+
+
+XVIII
+
+Mentre regnò con disarmata mano
+Il nobil scettro al popol suo fu caro,
+Ed ora in guerreggiar l'aspro Ottomano
+Con virtù non minor veste l'acciaro;
+Conforto dunque non sperando in vano
+Da l'uomo eccelso i Rodïan, mandaro,
+Perch'egli a la città scampo non neghi
+In tal tempo, messaggi a porger preghi.
+
+
+XIX
+
+Essi di sangue, e di ricchezza altieri,
+E scaltri a pien per la virtù de gli anni
+Avean nel tempo rio fissi i pensieri
+A far men gravi de la patria i danni;
+Timodemo dicea: tuoi gran guerrieri,
+Signor, non fia chi di viltà condanni;
+Anzi del chiaro e lor sì nobil vanto
+Eterna fama ha da stancar suo canto.
+
+
+XX
+
+Ha quì tratte Ottoman squadre infinite,
+Chiuse le vie del mar, cinte le mura,
+E tra ceppi, tra fiamme, e tra ferite
+Minaccia fa d'ogni crudel ventura.
+E pur con l'alme, e con le fronti ardite
+Tengono infino ad or Rodi secura,
+Incontra morte coraggiosi e franchi,
+E per vegghiare, e travagliar non stanchi.
+
+
+XXI
+
+Ma senza aita a che cotanto ardire?
+Cadremo al fine; or tu consiglia il core,
+E del barbaro fier contempra l'ire;
+E sottranne con patti al suo furore:
+Se nel risco presente, oltra il morire,
+Di maggior mal non ci turbasse orrore,
+Voce non aprirei; ma quali schermi
+Avran le donne e i pargoletti infermi?
+
+
+XXII
+
+Ah che di sozze abominevol voglie
+Rapina fian: quì la rugosa fronte
+Gemendo abbassa in su le palme, e scioglie
+Giù da le ciglia lagrimando un fonte.
+Mentre il vince così forza di doglie
+A favellar comincia Alcimedonte,
+Non senza affanno; e sì dolor lo strinse,
+Ch'a mezzo il favellar gemiti spinse.
+
+
+XXIII
+
+Miseri noi! cui sole alba non mena,
+Nè chiude a sera in occidente il giorno,
+Che non ci si minacci aspra catena,
+Che duri oltraggi non ci sian dintorno;
+E nostra vita gir di pena in pena,
+Far su le scure tombe atro soggiorno,
+Stillar gli occhi, piangendo i cari ancisi,
+E depor sul ferètro i crin recisi.
+
+
+XXIV
+
+Su ciò volgendo il cor chi fia possente
+In petto non raccor somma pietade?
+Ma quanto più sarà Rodi dolente
+Posta in balìa de le nemiche spade?
+Non daranne Ottoman ne l'ira ardente
+Esempio d'ineffabil crudeltade?
+Non sfogherassi con furori immensi?
+Che ciò si vieti a tua virtù conviensi.
+
+
+XXV
+
+Pensa a la nostra Fe': caro e diletto
+Sempre fu vostro imperio a nostre schiere;
+Ed or non ci pentiam: tranne dal petto
+Alta necessità queste preghiere.
+A questi detti serenò l'aspetto
+E mostrò Folco le sembianze altiere;
+Ma, serbando nel cor la tema ascosta,
+Cotale a' messaggier diede risposta.
+
+
+XXVI
+
+Fedeli, io mossi da Provenza allora,
+Che 'l mento ombra di pel non mi copriva;
+E fin oggi con voi fatto ho dimora,
+De la mia vita omai presso la riva:
+Non mento io, no; fin che vivrommi ancora,
+Meco di voi fia la memoria viva.
+Rodi preposi al mio terren natio;
+Come da me porrassi unqua in oblio?
+
+
+XXVII
+
+Mentre in tal forma il gran Baron consiglia,
+Angel scelto di Rodi a la difesa,
+La crespa fronte, e le canute ciglia
+E d'Argodemo ogni sembianza ha presa;
+Al guardo di costui, gran meraviglia!
+Spazio alcuno in mirar non fa contesa;
+Ma dove di ciascun perde la vista,
+La sua più forza, e più possanza acquista.
+
+
+XXVIII
+
+Quinci è ben noto; or di sì fatto aspetto
+L'Angelo si colora; indi apparìa
+Là, dove Folco nel real suo tetto
+De' suoi l'affanno, e le preghiere udìa;
+Dicegli: d'Ottomano anzi il cospetto
+Pur ora il campo a schiera a schiera uscìa;
+Certo novello orgoglio oggi il commove,
+De gli aspri assalti a ritentar le prove.
+
+
+XXIX
+
+Ma non temete; di vigor ripiene
+L'alme vostre fiammeggino: vicino
+Oggimai veggo farsi a queste arene
+Incontra Turchi un Cavalier divino;
+Per salute di noi ratto sen viene,
+Trascorrendo di mar lungo cammino,
+Il gran guerrier, che di supremo alloro
+La Dora adorna, e la Città del Toro.
+
+
+XXX
+
+Sul fin de le parole ei si disveste
+De l'altrui volto, ed invisibil torna;
+Ma nel suo disparir, lume celeste
+Via più, che 'l sole i regj alberghi adorna;
+Qual se gran lampo tra più ree tempeste
+Balena in antro, ove pastor soggiorna,
+A quei fochi divin tremagli in seno
+L'anima rozza, e di timor vien meno.
+
+
+XXXI
+
+Tal Folco in pria di se medesmo tolto
+Immobilmente stassi; indi ravviva
+Dio ringraziando, la letizia in volto,
+E verso i messaggier le labbra apriva:
+Se per scampo di noi, lunge non molto
+Move il Grande AMEDEO da questa riva,
+Sieno forti le destre, e i cori ardenti,
+E di scitico stral non si paventi.
+
+
+XXXII
+
+Non che sottrarci da fortuna acerba
+Con sì forte guerrier non siam bastanti;
+Ma sentirà nostre armi Asia superba;
+Ma tra catene lasceremla in pianti;
+Qual Savoia ne' suoi virtù riserba,
+Come di quel gran sangue ergansi i vanti,
+È noto, ed ove in mar Febo s'asconde,
+Ed ove il carro d'or tragge da l'onde.
+
+
+XXXIII
+
+Voi la fuor di ragion presa paura
+Ammorzate in altrui con nobil voci,
+Mentre le torri, e l'assalite mura
+Assegno in guardia a Cavalier feroci.
+Tale in sembianza a rimirar secura
+Folco parlava; i Rodïan veloci
+Poi ch'inchinato e reverito l'hanno,
+Van per scemare ai cittadin l'affanno.
+
+
+XXXIV
+
+Ma succinto di spada, altier sen giva
+Il vecchio Folco con breve asta in mano;
+Ed eccitando i Duci ei pria veniva
+Là, v'era in guardia il buon Velasco Ispano.
+Questi correndo il mar di riva in riva
+Alzò ricchi trofei per l'oceano;
+E fra gli Iberi suoi molto s'avanza,
+A cui Folco dicea lieto in sembianza:
+
+
+XXXV
+
+Viensene al fine, e del soccorso giunge
+Fama non vana; a' nostri casi indegni
+Mosse, o Fernando, ed è da noi non lunge
+Il buon Signor de' Savoiardi regni;
+Tu, se di vero onor cura ti punge,
+L'anima infiamma d'animosi sdegni
+Nei novi assalti; e questo debil muro
+Fa contra l'armi d'Ottoman securo,
+
+
+XXXVI
+
+Or ch'ei n'infesta. Le pensose ciglia
+Volge Fernando al suo Sovran Signore
+Posatamente, ed a risponder piglia
+Sponendo altier ciò ch'a lui detta il core:
+Quel, che tuo nobil senno or mi consiglia,
+Non manco il mi consiglia il proprio onore;
+A sua voglia AMEDEO vegna, e non vegna;
+Quì non giammai cadrà la nostra insegna.
+
+
+XXXVII
+
+Lieto lodalo Folco, e quindi i passi
+Rivolge, ed affrettando il piede antico
+Vien, dove tra' Francesi armato stassi,
+Lor cara scorta, l'animoso Enrico;
+Or, che per questi rüinosi sassi
+Vuoi di novo assalirne il fier nemico,
+Che pensi tu? sul combattuto calle
+Costringerassi a rivoltar le spalle?
+
+
+XXXVIII
+
+Tanto sangue fin quì, tanto in battaglia
+Sparso da noi sudor, tanto ardimento,
+Oggi con esso te cotanto vaglia,
+Che non ti prenda d'Ottoman spavento.
+Risponde Enrico: de la morte assaglia
+Spavento un core a le vili opre intento;
+Io m'adornai di questa Croce il petto,
+Perchè di bella gloria ebbi diletto.
+
+
+XXXIX
+
+Così disse egli. Folco oltre cammina
+Là, dove, pregio del suo Tebro eterno,
+II giovine Giordan, progenie Orsina,
+De l'Italica lingua have il governo;
+Sue guancie eran qual rosa mattutina,
+Che d'ostro ride a lo sparir del verno,
+E splende un lume altier negli occhi suoi,
+Onde sono usi fiammeggiar gli Eroi.
+
+
+XL
+
+Ver lui Folco diceva: esser puoi certo,
+Ch'ogni forte guerrier quinci a mille anni
+Invidïando il nostro nobil merto
+Avrà desir di sì lodati affanni;
+E s'a' vostri Romani il varco aperto
+Fu de la gloria in soggiogar tiranni,
+In soffrir pene, in disprezzar perigli,
+Deh non sian di viltà nostri consigli.
+
+
+XLI
+
+E quei risponde: io prontamente attendo
+Le vestigia seguir de gli avi altieri;
+Siasi Ottoman quanto mai fosse orrendo,
+Non fia, che 'n Dio fidando, unqua io disperi.
+Folco sì forte la risposta udendo,
+Verso una porta allor calca i sentieri,
+Onde poteano entrare armi d'aita,
+Ed onde far contra i nemici uscita.
+
+
+XLII
+
+Per quella aspra stagion fido custode
+L'animoso Lancastro ivi s'elesse,
+Che sorto da la culla, in su le prode
+Del bel Tamigi le vestigia impresse;
+Chiaro per gli avi; ma superba lode
+Acquistò, di sua man con l'opre istesse
+Tra' ferri or sotto caldi, or sotto geli
+Stancando il fianco, ed imbiancando i peli.
+
+
+XLIII
+
+A costui Folco favellò: le mura
+Già tutte aperte, e da gli assalti offese,
+Parte pregando ho già lasciate in cura
+Ed a l'Ispano, ed al valor Francese;
+Parte non men di lor farà secura
+Il valor de l'Italiche difese.
+I duci io vidi; e coraggioso e forte
+Trovai ciascuno a vilipender morte.
+
+
+XLIV
+
+Lancastro, alberghi d'oro, alta ricchezza,
+Qual sommo ben non ogni spirto ammira,
+Ed anco in van scettro real si prezza;
+Sì miseria sovente in basso il tira;
+Ma tra rischi di morte oprar fortezza,
+Vincer la rabbia de' nemici, e l'ira,
+E consacrarsi a Dio ciascuno onora;
+Ciò dentro il tuo gran cor faccia dimora.
+
+
+XLV
+
+Rispose: e qual posso incontrar fatica,
+Quale oggi sarà stral, che mi percota,
+O qual m'assalirà spada nemica,
+Ch'altra in guerra simìl non mi sia nota?
+Io da l'etate acerba a questa antica,
+O per prossima piaggia, o per remota,
+Ed in terra, ed in mar vibrate ho l'armi:
+Signor, studio soverchio è 'l rifrancarmi.
+
+
+XLVI
+
+Mentre così dicea, volge animoso
+Lo sguardo acceso di terribil lume,
+E su l'elmo scotea cimier pomposo
+Di fregi d'oro, e di purpuree piume;
+Sembra fra' suoi seguaci olmo frondoso,
+Che trema i verdi rami in ripa al fiume
+Sotto Aquilon. Folco godea, che 'l vede
+Fiero cotanto; indi moveva il piede.
+
+
+XLVII
+
+E venne in mezzo a la città. Raccolto
+Fra' termini, che 'l duce ivi prescrisse,
+Stava gran stuolo in lucide arme avvolto
+Per gir colà, dove chiamarsi udisse.
+Folco ivi giunto, fe' sereno il volto,
+Ed ivi i passi raffrenando, disse,
+Verso color, che con silenzio attenti
+Coglieano il suon degli aspettati accenti:
+
+
+XLVIII
+
+Che ratto in corso a noi difender mova
+Campion di fama, e di virtute altiero,
+Mentre l'aspro Ottoman forze rinnova,
+E schiera turbe ad assalirne, è vero;
+Dunque in tale stagion sia nostra prova
+Mostrar petto robusto, animo fiero,
+E con armata man cercar vittoria,
+O con nobile morte impetrar gloria.
+
+
+XLIX
+
+Così disse egli: un coraggioso ardore
+In quelle squadre stimolava i petti;
+Ed aprendo le labbra Ottario, fuore
+Sospinse altier cotal risposta ai detti:
+Diane assalto Ottoman, ch'al suo furore
+Questi miei fidi a la difesa eletti
+I varchi chiuderan del rotto muro;
+In vece loro alzo la destra, e 'l giuro.
+
+
+L
+
+Gli occhi aperse costui là dove il Reno
+Per sì famosa via lava Costanza,
+Molti anni in guerra esperto, e quinci il freno
+Di quelle armate torme ebbe in possanza.
+Folco al parlar di lealtà ripieno
+Accrebbe dentro il cor nova speranza;
+Poscia i vestigi invìa dentro la reggia,
+Ch'altri cercando ivi trovarlo deggia.
+
+
+LI
+
+E già, lasciando in ciel gli spazj oscuri,
+Chiudeasi il Sol ne le marine Ibere,
+Quando per nova guardia i fier tamburi
+Chiamando van le rassegnate schiere;
+E con sembianti a rimirar securi
+Avvolto in armi a meraviglia altiere,
+Da le cui folte gemme un lume usciva,
+Come di stelle, Trasideo sen giva.
+
+
+LII
+
+A costui di sue grazie il cielo avaro,
+Ben largo fu; diegli real beltate,
+Sì che sul fior di gioventute è chiaro
+Sovra ogni duce infra le squadre armate:
+Avea di Lesbo il regno; e i suoi regnaro
+Per la Tessaglia a le stagioni andate,
+E ne l'orecchie altrui fama spargea,
+Che da l'inclito Achille ei discendea.
+
+
+LIII
+
+Quinci a l'orror de le battaglie volto
+Non tralignò; pien di vigore il petto,
+Fortissimo di man, sul piè disciolto
+Non avea, fuor che d'armi, altro diletto;
+Ma pur d'Amore entro la rete involto
+All'imperio di lui si fe' soggetto,
+E grave piaga volentier sofferse,
+Ch'ammirabile donna in cor gli aperse.
+
+
+LIV
+
+Ella per l'Asia intorno era famosa,
+Non pure in patria, ed appellossi Egina,
+D'Argesto nata, e de la grande Ermosa.
+Suoi nobil pregi ogni superbia inchina;
+E beltà Rodi nominar non osa,
+Ch'a la beltà di lei vada vicina,
+Nè forza di tesor le venìa meno,
+Anzi d'ampie castella aveva il freno.
+
+
+LV
+
+Felice a pien; per Trasideo bramata
+Già da' suoi genitor gli si promise;
+Ma venne il Turco, e la stagione armata
+Celebrare Imenei non gli permise.
+Questa beltà fervidamente amata
+Ei per mirar alquanto in via si mise,
+Dando a gli sguardi suoi, che tempo corto
+Avean di rimirarla, alcun conforto.
+
+
+LVI
+
+Dunque volgendo al caro albergo i passi
+Per varchi chiusi a le straniere genti,
+Ampia sala trovò, per onde vassi
+In loggia aperta a lo spirar dei venti:
+Quì con la vecchia madre Egina stassi
+Splendida in gonna di tessuti argenti,
+E con l'eburnee mani ordiva rete
+Di fila aurate, e di cerulee sete.
+
+
+LVII
+
+Ma come il volto amato ebbe davanti
+In repentino oblìo sparse i lavori,
+Ed agitata ella cangiò sembianti
+Accesa il volto di più bei rossori;
+Nè meno in Trasideo; stile d'amanti;
+Si destaro nel sen geli ed ardori,
+Chè nell'istesso punto or rosso, or bianco
+Interrotti sospir trasse dal fianco.
+
+
+LVIII
+
+Ver lui, che contra lei s'era rivolto,
+Si move Ermosa, e con desir l'abbraccia,
+Ed indi afflitta gli diceva: ascolto
+D'armi orribile suon che 'l cor m'agghiaccia;
+Deh chi sarà nel ciel, che quinci tolto
+L'aspro Ottoman, così dolente il faccia,
+Come gli empi furor del duro Scita
+Empiono di dolor la nostra vita?
+
+
+LIX
+
+Provin, provino, oh Dio! de' nostri affanni
+Il gran martir nei proprj lor perigli,
+Ed al peso sentir de' nostri danni
+Dannati sian lor genitori, e figli;
+Ma te la gioventù de' fervidi anni,
+O speme del mio cor, sì non consigli,
+Che dietro un nome lusinghier di gloria,
+Di te stesso, e di noi perda memoria.
+
+
+LX
+
+Quando lucente, e di metal guernito
+T'avanzerai ne le battaglie orrende
+Rammenta, Trasideo soverchio ardito,
+Di chi piangendo i tuoi ritorni attende.
+Sì parla, e giù dal volto scolorito
+Calda pioggia di lagrime discende;
+Ma non scemando in Trasideo l'ardire,
+Verso le donne amate ei prese a dire:
+
+
+LXI
+
+Guarderà su nel ciel questa mia vita,
+Qual per l'addietro, alta Pietà divina;
+Vuolsi sperar: non lusinghiera aita
+D'uno Italico Eroe fassi vicina.
+Con questi detti a confortarsi invita
+L'anima bella de l'afflitta Egina;
+Ma per conforto in van forma ogni detto:
+Cotanto affanno le conturba il petto.
+
+
+LXII
+
+Ella ver Trasideo rivolge alquanto
+Le vaghe ciglia, indi le affisa in terra,
+E ne' begli occhi le lampeggia il pianto,
+Cui per estrema forza il varco serra;
+Poi dimessa dicea: vivrem mai tanto,
+Che giunga il fin de l'odïata guerra?
+Sì che d'avverse trombe al crudo orrore
+Non ci si scota palpitando il core?
+
+
+LXIII
+
+Che più spero dolente? o che non spero?
+E che dirti degg'io? corri in battaglia;
+Tu de la patria, e tu di noi guerriero
+Posar non dei, quando Ottoman n'assaglia.
+Quì Trasideo non tacque: il tempo è fiero;
+Con torbido furor Marte travaglia
+Nostre speranze; e per trovar salute
+È da provarsi in arme ogni virtute.
+
+
+LXIV
+
+Che fia non so; ben ho fermato in mente
+Anzi fra duri acciar correre a morte,
+Che del crudo Ottoman l'iniqua gente
+Vincitrice mirar dentro a le porte,
+Troverò requie infra le turbe spente:
+Voi, quale aspetti miserabil sorte,
+Eleggo non pensar; tormento immenso
+Troppo suolmi assalir, s'unqua ci penso.
+
+
+LXV
+
+Cotal rivolto a le miserie incerte,
+Egli dicea d'ogni speranza in forse.
+Ella avendo a' sospir le labbra aperte
+Dal nobil cor tale risposta porse:
+Che per lo sangue mio fosser sofferte
+Viltati indegne il Sole unqua non scorse,
+Nè soffrirò, che per innanzi ei scorga,
+Ch'a vil catena queste braccia io porga.
+
+
+LXVI
+
+Diasi Rodi al furor d'aspri nemici,
+Chiudano in porto i vincitor le vele;
+Me già non mireran Frigi, e Cilici
+Portare urne da fonti, e tesser tele.
+Per tal modo schernìa l'ore infelici
+Tra le minaccia d'Ottoman crudele
+La vergine superba; in rimirarla
+Alto agitato Trasideo non parla.
+
+
+LXVII
+
+Ed ella fa recar candida vesta,
+Che lungo studio di Meonia gente
+Fra gangetiche perle avea contesta,
+Giungendo a varia seta oro lucente.
+Era quivi a mirar, ch'empio funesta
+L'onde spumanti del Troian torrente
+Con ampio sangue, e che sdegnoso ancide
+Le Dardanie falangi il gran Pelide.
+
+
+LXVIII
+
+Mirasi poi da gran furor sospinto,
+Che de l'estrema tomba il dono ei nega,
+E sovra lui, che gli ha l'amico estinto,
+Del terribile cor l'ira dispiega;
+I piè trafigge al Cavalier già vinto,
+E tra le rote del gran carro il lega:
+Tre volte intorno a le muraglia ei gira
+De i patrii alberghi, e seco dietro il tira.
+
+
+LXIX
+
+I superbi destrier volve e rivolve,
+Il freno allenta ed implacabil fiede;
+Ettor s'adombra d'una orribil polve,
+E da l'alte sue torri Ecuba il vede.
+Di sì nobile spoglia il busto involve
+Al Cavalier, cui se medesma diede;
+E soggiungea: quì ti sia specchio il vanto,
+Onde il gran sangue tuo splende cotanto.
+
+
+LXX
+
+Sì disse alteramente; indi il sereno
+Volto alquanto turbò, nè più ragiona.
+Trasideo colmo di gran fiamma il seno
+L'amatissima vergine abbandona;
+Diparte, e pur tiensi cotanto a freno
+Contra il dovuto ardir, ch'indi lo sprona,
+Ch'ad ogni passo indietro ei si raggira,
+E le bellezze abbandonate mira.
+
+
+LXXI
+
+Così sen va: poi che le scale ha scese,
+E son de la sua donna i rai disparsi,
+Al domestico albergo i passi stese,
+Ed entra stanza, ove ha per uso armarsi;
+Sceglie ivi scudo, luminoso arnese,
+Ch'a fochi di Damasco ei fe' temprarsi;
+E pronto a Rodi procurar soccorso,
+Ov'era il grande Orsin, drizzava il corso.
+
+
+FINE DEL II. CANTO.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI
+
+AL CANTO II.
+
+
+Il _Contenuto_ del canto 2.º
+
+«Nel canto II. il gran Maestro intende che Amedeo viene a soccorrerlo;
+egli parla co' duci di tutte le nazioni de' Cavalieri; e Trasideo
+visita Egina sua Sposa innanzi che andare alla muraglia a combattere.»
+
+
+Argomento del Peschiulli al canto 2.º dell'Amedeide minore:
+
+ De l'ombroso Filermo infra gli orrori
+ Spada immortal l'Eroe d'Italia aspetta;
+ Affida il Rodian ne' suoi timori
+ Angelo, e Folco i Duci a l'armi alletta.
+ Va Trasideo da gli amorosi ardori
+ Sospinto a visitar la sua diletta;
+ Et ha ricamo in dono, ove Pelide,
+ Gloria d'ago guerriero, Ettore ancide.
+
+
+Osservazioni critiche del Cav. Onorato d'Urfé al canto 2.º
+dell'Amedeide maggiore.
+
+St. 2. «Cette seconde vision de l'Ange est superflue, parce que par la
+premiere il pouvoit faire la mesme chose.»
+
+St. 5 e 29. «Quand l'Ange et l'Ange Custode parle du pays d'Amedee,
+l'un le nomme Turin, et l'autre ny ajoute que la Dora. Il me semble
+que c'est faire tort a la grandeur de son Heros, qui avoit des grandes
+provinces et des grands fleuves, et mesmes des costes de la mer; de
+sorte qu'il fallait nommer plutost les Allobroges ou la Savoye, le Pau
+(_Po_) et la mer ligustique, que non pas une vile (_ville_) de Turin
+et un petit ruisseau comme est la Dora.» Questa osservazione è
+contraria al costume di tutti i Poeti, die sono usi di nominare la
+città capitale, e il fiume, grande o piccolo, che la bagna. Così fece
+ultimamente il Manzoni, che nel 5 _maggio_ nominò l'umile Manzanares,
+non l'Ebro, nè il Tago. E la Savoja non è dimenticata dal Chiabrera;
+perchè nella st. 32 di questo canto, si legge
+
+ Qual Savoja ne' suoi virtù riserba,
+
+ed appresso, st. 35.
+
+ Il buon Signor de' Savojardi regni.
+
+St. 39 «Il dit que l'Orsino etoit chef de la langue italienne et le
+descrit jeune: cela est contro les statuts de l'ordre de ces
+chevaliers, parce que telles charges ne se donnent que par ancienneté,
+et cette ancienneté ne se peut avoir qu'avec l'age.»
+
+Variante del canto 2.º
+
+ _Amedeide magg._ st. 7 L'orgoglioso Ottoman.
+ _...... min. ivi_ Orgoglioso Ottoman.
+
+
+
+
+CANTO III.
+
+
+ARGOMENTO.
+
+_Fan caldi prieghi a Dio le Rodie genti,
+Onde aiti l'esercito Cristiano.
+Contro Amedeo pieno di spirti ardenti
+Prova di guerra far desìa Ottomano:
+Muovonsi l'armi ai bellici cimenti;
+È ferito de' franchi il Capitano:
+Di Fernando per man colpo discende,
+Che morto Alfange in sul terren distende._
+
+
+I
+
+Nè dentro Rodi a l'animosa gente
+Solo veggonsi in mano aste e bandiere:
+Chè volti in verso Dio gli occhi e la mente
+Fansi presso gli altar voti e preghiere.
+Di vecchi infermi popolo dolente,
+E di donzelle impallidite schiere
+Danno a man giunte di pietate esempi,
+E meste vanno a' consecrati tempi.
+
+
+II
+
+Fra lo stuol, che devoto ivi piangea,
+Lui, ch'era di quelle alme a guardia eletto
+Sì verso lor di caritate ardea,
+Che via più, che ciascun lavava il petto.
+Greco di sangue, ebbe per patria Eubea,
+Poi crebbe in Roma, e Doroteo fu detto,
+E poi canuto il crin, bianco le tempie,
+Di Pastor sacro i sommi uffici adempie.
+
+
+III
+
+Chino sul suol con lagrimevol fronte
+Nel Redentor fermava i guardi intenti,
+E giù dal seno a le preghiere pronte
+Apriva il varco tra sospiri ardenti:
+Quella pietà, che di Calvario al monte
+Già ti fece soffrir tanti tormenti,
+Quella nel punto estremo oggi ti pieghi,
+Sì che non lasci al vento i nostri preghi.
+
+
+IV
+
+Mira, che tratti ne l'angustie estreme
+Han da vicino irreparabil danno,
+E che i popoli tuoi fondar sua speme,
+Salvo che 'n tua clemenza, oggi non sanno;
+Ma cresce orgoglio, e minaccevol freme
+Più sempre in guerra l'Ottoman tiranno,
+E tutto gonfio il cor d'empia fierezza,
+Le forze umane e le divine ei sprezza.
+
+
+V
+
+Omai de l'ira tua l'arco disserra,
+Doma il superbo, e 'n sua miseria impari
+A depor l'armi, e non alzarsi in guerra
+Chi del tuo nome eterno odia gli altari:
+O fondator de la non mobil terra,
+Motor de' cieli, e correttor de' mari,
+Odi tua gente, che sospira e grida,
+E colma di cordoglio in te confida.
+
+
+VI
+
+Santi pietosi de l'uman tormento,
+Inchinatevi a lui, che non s'adiri
+Senza pietà: gran Precursor non lento
+Acompagna co' nostri i tuoi sospiri;
+E tu del Paradiso alto ornamento,
+Che sempre scampo a' peccator desiri,
+Oggi al nostro sperar porgi la mano,
+Madre di Dio, non mai chiamata in vano.
+
+
+VII
+
+Per cotal via da' tribolati petti
+Spargeano gridi nel supremo affanno
+Inverso il Cielo, e per quegli ampi tetti
+Voci di pianto e di pietà sen vanno.
+Poscia del tempio i Sacerdoti eletti
+Alternamente a salmeggiar si danno,
+E fan sonar di Dio le glorie sparte
+Con alto stil su le sacrate carte.
+
+
+VIII
+
+Che per entro l'inferno a' suoi desiri
+De gli empi spirti ogni contrasto è vano,
+Nè mai sa ritrovar, salvo martiri,
+S'a lui rubella l'ardimento umano.
+Ei del gran Ciel dà movimento ai giri,
+Ha de la terra i fondamenti in mano;
+Comanda al Sol, che per cammin s'arresti,
+Ed i suoi corsi ad ubbidir son presti.
+
+
+IX
+
+Chi tra i confin de la minuta arena
+All'indomito mar costringe l'onde?
+Chi gli alti abissi in bella calma affrena?
+E chi fa tempestar l'acque profonde?
+Dio l'aspetto de l'aria apre e serena,
+E torbide su lei nubi diffonde,
+Austro addormenta, ed i suoi fiati ei lega,
+Ed ei le piume ad Aquilon dispiega.
+
+
+X
+
+Tabor, fra stuoli morti al pian distesi;
+Rupe d'Oreb fra sitibonda gente,
+Voi vel provaste; intra ferrati arnesi
+Tu tel sentisti, o di Cison torrente:
+Tra gran prodigi non altrove intesi,
+Gran Nilo, i pregi suoi canti dolente;
+E sul terren degli Amorrei fugaci
+Di lui temendo, o Gabäon, non taci.
+
+
+XI
+
+Absorse Faraon l'onda Eritrea,
+Le squadre di Moisè franche varcaro;
+E mentre che di manna ei le pascea,
+Edom, Moabbe e Canäan tremaro.
+Così cantando il coro umìl piangea;
+Nè le fervide note unqua cessaro
+Bench'appellasse con più cupi orrori
+Notte a posarsi i miserabil cori.
+
+
+XII
+
+Ma poi che 'l bel mattin per l'aria pura
+D'oro lucido e d'ostro il ciel dipinge,
+Alle piume Ottoman pronto si fura,
+E veste i regj manti, e 'l brando cinge.
+Allor Bostange, i cui pensier la cura
+Degli aspri assalti vigilar costringe,
+Inchino fassi al gran tiranno appresso;
+E così favellava in suon dimesso:
+
+
+XIII
+
+Sorta da l'Ocëan l'alba lucente
+Ne chiama a l'armi: io tue seguaci schiere
+Spingerò contra l'assediata gente,
+Se così ferma il tuo real volere.
+Gli risponde Ottoman: nel dì presente
+Mostri quanto ha valor, quanto ha potere
+Per la vittoria il mio gran campo: io poi
+Dò Rodi vinta in preda ai furor suoi.
+
+
+XIV
+
+Omai s'atterri; e tenebrosi ardori
+Volino al colmo de' suoi tetti egregi;
+Tolgansi a' templi le reliquie, e gli ori;
+E serbinsi a le donne onte e dispregi.
+Questo supremo dì de' suoi dolori
+Non vo', che risco, o mia fatica il pregi:
+Già così le sue mura ho tratte al piano,
+Che contra lei non fa mestier mia mano.
+
+
+XV
+
+E parmi udir, ch'a' Rodïani aita
+S'appressa omai; ch'uno AMEDEO sen viene.
+Venga quel fier: sia la sua destra ardita
+A farsi rimirar su queste arene.
+Io spogliando a costui l'armi e la vita,
+Tutto inondando il suol de le sue vene,
+Farolio agli altri Re ben chiaro esempio:
+Voi dentro a la Città fate gran scempio.
+
+
+XVI
+
+Sì minaccioso ei favellava; e d'ira
+Versa per gli occhi un duro incendio fuora;
+Poscia in verso i cavalli il passo gira,
+E con Araspe, ed Ebräin dimora.
+Quando non più parlar Bostange il mira,
+Chinando il capo il sommo Duce onora,
+Ed indi parte; e de l'armate schiere
+Favella ai Duci con sembianze altiere.
+
+
+XVII
+
+Ciascuno al fin de le battaglie intento
+Rivesta l'armi; ed infiammate in guerra
+I magnanimi cor d'alto ardimento.
+Hassi a sforzar l'assediata Terra:
+E del popol di Rodi il vigor spento,
+Dissipate le mura, onde ei si serra,
+Il fosso pien, da travagliarsi è poco
+Per entrar con l'insegne, e porla in fuoco.
+
+
+XVIII
+
+Ora in un punto sol vo' che si cinga
+La città d'armi, e 'n guisa tal s'assaglia,
+Ch'Alfange, Alcasto, e Turacan sospinga
+Le turbe tripartite alla battaglia.
+Se gli sforzi primier fia che rispinga
+L'impeto Rodïan da la muraglia,
+Allor Giassarte, e tu feroce Alete,
+Meco gli assalti a rinfrescar sarete.
+
+
+XIX
+
+Ma con Arsace il coraggioso Ebreno
+Torranno a guardia ogni spedito calle,
+Onde tra ferri e fra tumulti appieno
+Secure avran gli assalitor le spalle.
+E già Febo salendo al ciel sereno
+Ogni monte illustrava, ed ogni valle,
+E dentro l'arme i Rodïan ben desti
+Con sommo ardire a guerreggiar son presti.
+
+
+XX
+
+Di nove torri a meraviglia altiere
+Afforzasi di Rodi il muro antico;
+Tre col valor de l'assegnate schiere
+Incontra Alcasto ne difende Enrico;
+E sovra tre Fernando alza bandiere,
+Che l'intrepido Alfange avrà nemico;
+Su l'altre a Turacan, pregio Latino,
+Farà contrasto il giovinetto Orsino.
+
+
+XXI
+
+De' Cavalier su gli onorati petti
+Veggonsi sfavillar candide Croci,
+E vibrare armi in minacciosi aspetti
+Sotto l'insegne i Rodïan feroci.
+Folco nei luoghi a la difesa eletti
+Raggira, provvedendo, i piè veloci:
+Comanda, prega, ed ecco andare in alto
+L'orribil suon de l'aspettato assalto.
+
+
+XXII
+
+Forte eccitando van trombe canore
+L'alme già pronte a la crudel contesa;
+Ed alza strido d'infinito orrore
+La turba al canto di rei bronzi accesa.
+Quale in folta foresta acceso ardore;
+Qual nei campi del ciel nube scoscesa
+Da grave tuon; qual per brumal stagione
+Lungo mugghio di mar sotto aquilone:
+
+
+XXIII
+
+Tal quivi era il rimbombo. Al vento sparsi
+Volan verso le mura i fier stendardi,
+Nè schifano i guerrier nel corso urtarsi,
+Per bella gloria a ben morir non tardi.
+Veggonsi a un tempo mille scale alzarsi,
+Su portarvi le piante i più gagliardi,
+Brandi ed aste vibrar, scoter cimieri,
+E prender mira, e saettare arcieri.
+
+
+XXIV
+
+Pur minacciosi e colmi d'ira i volti,
+Le spade in pugno luminose e terse,
+Stanno sul varco i Rodïan raccolti
+Vendicator de le percosse avverse.
+Molti nel fosso traboccavan; molti
+Salìan le mura già di sangue asperse;
+Chi fier ferìa, chi sul morir piangea:
+D'orribile tumulto il ciel s'empiea.
+
+
+XXV
+
+Tra' coraggiosi, che l'eccelse cime
+Preser del muro, e vi fermar le piante,
+Era Dragutto a riguardar sublime,
+Ne lo stuol d'Ottoman quasi gigante.
+Costui da sommo il capo a le parti ime
+Taglia del collo il Tolosano Argante,
+E sanguinoso in su la terra il lassa;
+E contra gli altri sovra lui sen passa.
+
+
+XXVI
+
+Poi contra Anselmo maneggiò non manco
+La larga spada, e sì tra 'l braccio, e 'l collo
+Accarna il ferro, e giù discende al fianco,
+Che senza più ferir morto lasciollo.
+Al dolente guerrier non usciva anco
+Piuma sul volto; Baldovin creollo,
+Perch'a la patria Angier fosse ornamento;
+E da lei lunge in sul fiorire è spento.
+
+
+XXVII
+
+Mentre a terra cadea, mentre gelato
+Se ne morìa: non vanamente il vedo,
+Eccomi, Anselmo, a la vendetta armato;
+Ver lui gridava l'Angevin Goffredo.
+Nè fu contento al dir, ch'entro il costato
+Caccia a Dragutto un boschereccio spiedo,
+L'ossame frange, e sì crudel sospinge,
+Che nel fegato acceso il ferro tinge.
+
+
+XXVIII
+
+Qual sul tepido Autunno Orso velloso
+Le rozze branche e i rozzi piè fatica,
+E dolci frutti depredar bramoso,
+Su l'alto vien di bella pianta antica,
+Ed ivi ingordo tra le frondi ascoso
+Empie le fauci, e 'l ventre ampio nutrica;
+Spezzansi i rami finalmente, ei cade:
+Rimbombo dan le rusticane strade;
+
+
+XXIX
+
+Tal de lo Scita in traboccando avviene.
+Scorselo Alcasto da lontano, e fiero
+Incendio d'ira gli avvampò le vene,
+E segno dienne, memorando arciero.
+Già l'arco teso infra le mani ei tiene,
+Arco di smalto, arco di fregi altiero,
+Ed una su vi pon tra mille eletta,
+Pregio di sue faretre, empia saetta.
+
+
+XXX
+
+Stava Ridolfo infra lo stuol più folto
+Sventolando d'Enrico alto stendardo,
+Ed avea d'oro il crin, di rose il volto,
+Nato in Bologna a l'Ocëan Piccardo.
+Non prima il rimirò, ch'a lui rivolto
+Alcasto in petto gli fissò lo sguardo,
+Ed a punto ove fermo il guardo ci tenne,
+L'acutissimo strale a ferir venne.
+
+
+XXXI
+
+Per entro l'ossa ha di passar valore;
+I polmon squarcia, e sì la piaga è rea,
+Che ne le tele, onde è fasciato il core
+Via disperge l'umor, che lo ricrea.
+Sparso il volto gentil d'atro pallore,
+Ei tremò su le gambe, indi cadea.
+Miralo Enrico, e per tal modo il mira
+Ch'ei fassi esempio d'implacabil ira.
+
+
+XXXII
+
+Qual su l'Atlante empio Leon, che vinto
+Da dura fame, più s'infiamma al pasto,
+Allor ch'atroce, e più di sangue è tinto
+Il guardo, allor che più 'l ruggito e vasto,
+Se incontra armenti, in mezzo lor sospinto
+Gli sbrana l'unghia, a cui non è contrasto,
+E le tepide membra aspro divora,
+E benchè sazio, ne fa scempio ancora:
+
+
+XXXIII
+
+Tal'era Enrico, ed a pugnar più ria
+La spada ei volge, e Reduano assale.
+Quando quadrel da la faretra uscìa
+D'Alcasto in aria, e sibilò su l'ale;
+Spingeasi al cor, ma s'abbassò per via,
+E nel ginocchio s'internò lo strale,
+E sloga l'osso, onde movendo il passo
+Cadde il guerrier sul manco piede a basso.
+
+
+XXXIV
+
+Presso è Sciriffo; ed egli a' suoi converso
+Gridava: o d'Ottoman squadra possente,
+Mirate in terra, e di suo sangue asperso
+Il capitan de la nemica gente;
+Sfoghisi omai sul popolo disperso
+L'ira dovuta, mia virtù non mente:
+Ecco io per sangue al gran Signor congiunto
+Da voi tra' rischi non giammai disgiunto.
+
+
+XXXV
+
+Egli così diceva. Enrico sorge,
+E mal grado del duolo in piè sostiensi;
+Poi con fiero sembiante ardire ei porge
+A le sue squadre, ed alza gridi immensi:
+Estremo risco a guerreggiar ne scorge,
+A cari figli il Rodïan ripensi,
+Ripensi il Cavalier su la sua gloria,
+E ciascun de la Fè serbi memoria.
+
+
+XXXVI
+
+L'avverso stuol, ch'ode l'orribil voce,
+E tanti intorno lui morti rimira,
+Ritien per la temenza il piè veloce,
+Solo da lunge disfogando l'ira.
+Votano le faretre; ognun feroce
+Sceglie acute quadrella, e l'arco tira
+Sì che repente ad ogni stral nemico
+Segno diventa il valoroso Enrico.
+
+
+XXXVII
+
+Squarciansi de l'usbergo in un momento
+Le ricchissime vesti, onde era chiaro;
+E del cimier, che si crollava al vento
+Lunge le piume dissipate andaro;
+Ma de lo scudo nel temprato argento
+Di tanti dardi penetrò l'acciaro,
+Che nulla più da saettarsi avanza;
+Ed ha di folta selva omai sembianza
+
+
+XXXVIII
+
+Freme il campion, nè da' guerrier s'aspetta
+Prova d'alto valor, ch'ei non adempia;
+Quando il fiero Ismael scoccò saetta
+Da la corda tirata oltra la tempia.
+Verso la destra coscia ella s'affretta
+Del gran Francese, e sì crudel lo scempia
+Che lo trabocca col ginocchio in terra;
+Nè però teme, anzi è più franco in guerra.
+
+
+XXXIX
+
+Mossero allor veloci; un di Roano
+Nacque sul lito, ed appellossi Anglante,
+Nè di lui pronti men Guelfo, e Serrano,
+Chiari in Bretagna, ambo nutriti in Nante.
+Costor forti di cor, forti di mano,
+Al percosso Baron piantansi avante,
+Dando esempio di fede in tempo duro;
+Ma ne l'ardir mal fortunati furo.
+
+
+XL
+
+Chè da lo stuolo in saettar non sazio
+Nembo d'acuti dardi a lor sen vola;
+E tanti di Serran fecero strazio,
+Che ben tosto a la vita egli s'invola;
+Nè di provarsi Anglante ebbe più spazio,
+Si da non pochi gli s'aprì la gola:
+Quattro a Guelfo piagaro il petto, e 'l tergo,
+E trasser l'alma dal mortale albergo.
+
+
+XLI
+
+Ma non per tanto da temenza oppresso
+Lascia ogni Turco l'ardimento in bando,
+E stan da lunge, e fan vedere espresso
+Quanto d'Enrico è paventato il brando:
+Chè non venite a guerreggiar dappresso,
+Femmine d'Asia? egli dicea gridando.
+E pur bramoso di propinquo assalto,
+La nobil spada sollevava in alto.
+
+
+XLII
+
+Quinci fu mosso; e che da spron d'onore
+Ben stimolato ad affrontarlo vada
+Sciriffo il dimostrò: con tal furore
+Egli trascorse, anzi volò la strada.
+Ma non prima giungea, che dentro il core
+Sdegnoso Enrico gli piantò la spada;
+Ivi i nodi de l'anima dissolve,
+E di profondo orror tutto l'involve:
+
+
+XLIII
+
+Poi su lo scudo sanguinoso inchina
+I membri a morte infievoliti, e lassi;
+Ma verso la sua gente ivi vicina
+Preghi facea, perchè fermasse i passi.
+In sì rio tempo un Rodïan cammina
+Là, dove il fiero Folco armato stassi;
+Clinia fu questi, e come avvien, che 'l trove,
+Lo riverisce, ed a parlar poi move:
+
+
+XLIV
+
+Su le torri di Francia il Turco ascende;
+Non che si dia le spalle al fier nemico,
+Pugnasi; ma colà mentre contende,
+Mal sostiensi ferito il forte Enrico:
+Uopo è d'aita. Ove ciò dirlo intende,
+Volge Folco animoso il piede antico,
+E le vestigia sue stuolo seguìa
+Di cento armati, a cui dicea per via:
+
+
+XLV
+
+Non ha Guascogna Cavalier più forte
+Del buono Enrico; a la Valetta il pregio
+Mai non scemò; s'oggi è caduto a morte,
+Prova udirem del suo valore egregio.
+Amici, colpo di contraria sorte
+A verace virtute è nobil fregio;
+Spavento popolar non vi ritegna,
+La Fè, la Patria guerreggiare insegna.
+
+
+XLVI
+
+Con sì nobili detti oltre s'avanza,
+E tra' suoi Franchi si conduce al fine;
+E visto a pena ei fu, ch'alta speranza
+Prese quelle alme a sbigottir vicine:
+Gridaro, ed ebbe quel gridar sembianza
+Di procelloso suon d'onde marine,
+Allor che presso Calpe a l'aer bruno
+Trascorre irato il tridentier Nettuno.
+
+
+XLVII
+
+Così nova risorse aspra battaglia,
+Ed a proprio nemico ognun s'afferra;
+Forte Abdulen contra Olivier si scaglia,
+E fiero Uberto a Soliman fa guerra;
+Amuratto a Rinaldo il braccio taglia
+Che tien la spada, e lo calpesta in terra;
+Carlo fere a Derniso, ove sul fianco
+Ha la faretra; ed ei di duol vien bianco.
+
+
+XLVIII
+
+Fulvio le ciglia ad Acomàte fora,
+Onde fur gli occhi eternamente oscuri,
+E fora il core a Dragomano ancora:
+Tanto il brando cacciò tra gli ossi duri.
+Così feriansi, e s'innalzava ognora
+Ferocissimo suon d'aspri tamburi,
+Ed ognor consigliava a sprezzar morte
+L'altiero fiato de le trombe intorte.
+
+
+XLIX
+
+Quinci tendere gli archi, erger gli scudi
+Ciascun s'affretta e raggirar le spade:
+Chi urta armati, chi ferisce ignudi,
+Chi sorge altier, chi miserabil cade.
+Infra tutti con atti a mirar crudi
+Via più del sangue ostil lava le strade
+Il vecchio Folco: coraggioso sfida
+I fier nemici, ed a' seguaci ei grida:
+
+
+L
+
+Non perdete vigor, saldi le piante,
+Di sdegno il petto, o Cavalieri, empiete;
+Pronti le mani a l'armi, aspri il sembiante,
+Fuggite voi, se me fuggir vedrete.
+Ei sì diceva, e sospingeasi avante.
+Allor chi spada, e chi ferrato abete,
+E chi punta di stral bagnò nel sangue;
+Ma pure il Turco in guerreggiar non langue.
+
+
+LI
+
+Nè meno alzano gridi ire spietate,
+Nè men tra' fieri Duci aspra contesa
+È sopra Rodi intra le schiere armate
+Là, 've dal forte Ispano era difesa.
+Parte per vie nei duri assalti usate
+Pugna la Turca gente in alto ascesa;
+Parte sul muro dissipato a terra,
+Senza scale adoprar, fanno aspra guerra.
+
+
+LII
+
+Quì spirando per gli occhi alto ardimento
+Argine fassi a' Barbari furori
+Fernando, e sta fra mille rischi intento
+Con forte destra a stoccheggiar nei cori:
+Per lui Drausso, ed Alifar fu spento,
+Che ricchi di Panfilia intra Pastori
+Presso le gregge lor per le pendici
+Di Sardimiso esser solean felici.
+
+
+LIII
+
+Come cinghial, cui molti verni alberga
+Vesolo ombroso, ove assalirsi mira,
+Inverso i cacciatori, aspro le terga,
+Dal guardo irato i crudi incendj spira:
+E come incontra il fier, bench'ei disperga
+L'aste ferrate ne l'orribil ira,
+Affretta l'orme, e gli si scaglia addosso
+Con strano ardir l'abbaiator molosso:
+
+
+LIV
+
+Tal sta Fernando, e contra lui per via
+Tal fassi Alfange; ei la faretra in posa
+Lascia sul tergo, e da vicin ferìa
+Sì che romperli il calle altri non osa.
+Pur Diego l'incontrò, Diego d'Urìa,
+Germe tra' più gentil di Sarragosa,
+Di morte sprezzator, pur che si scriva
+Suo nome eterno al suo grande Ebro in riva,
+
+
+LV
+
+In quel momento duro stral pervenne,
+Colpo d'Astorgo, al Cavaliere Ispano;
+Astorgo in mezzo il petto il guardo tenne,
+E sciolse il dardo, e non lo sciolse in vano.
+Ch'al tergo il ferro, e sovra il sen le penne
+Fur del quadrel: Diego cadde sul piano,
+E rimembrando i genitori ei piange.
+Ma verso i Turchi favellava Alfange:
+
+
+LVI
+
+Chi nobile asta, e guadagnar disìa
+Ricche faretre, e di bell'or cimieri,
+Mostri valor, chè per la destra mia
+Ornerallo Ottoman di doni altieri;
+Ma chi codardo feritate oblia,
+Consorte, e figli più veder non speri;
+Or quì lo sbraneran queste mie mani,
+E farò del suo cor convito ai cani.
+
+
+LVII
+
+Nè perchè favellasse il piè ritarda,
+Anzi per entro la Cittate ei monta
+Fervidamente, e disïoso ei guarda,
+S'alcun de' Rodïan seco s'affronta.
+Fernando il vede, e par che d'ira egli arda,
+E de la gente a guerreggiar più pronta
+Ordina squadra bene armata e folta;
+Ed a frenare il Turco ei si rivolta.
+
+
+LVIII
+
+Qual move a' gioghi d'Apennino intorno,
+O sul Taburno il più guerrier de' tori,
+Che sembra i venti minacciar col corno,
+Ch'aure nei piedi, e c'ha negli occhi ardori,
+Tal sotto l'elmo di gran piume adorno,
+E del dorato scudo intra i fulgori
+Ei move. Alfange, che venir lo scerne,
+Sente alquanto gelar sue furie interne.
+
+
+LIX
+
+A se stesso in valor non s'assimiglia
+Su quel dubbio momento; il piè sospende,
+E di ritrarsi quindi ei si consiglia;
+Poscia animoso il suo temer riprende:
+Qual spavento di morte oggi mi piglia?
+Ottoman che dirà, s'unqua l'intende?
+E che dirà costui? parmelo udire,
+Ch'egli innalzi trofeo del mio fuggire:
+
+
+LX
+
+Ah non sia ver giammai. Così contrasta
+Per temenza d'infamia a sua paura.
+Ma lungamente contrastar non basta,
+E fuor sen va dall'occupate mura.
+Scotea Fernando la terribile asta,
+E dietro gli gridava: aurea armatura,
+Alfange, intorno ti vegg'io, ma parmi
+Che di guerrier non abbia altro che l'armi.
+
+
+LXI
+
+Ove ten fuggi? hai sì le piante alate?
+Ferma alquanto a mirar come s'onori
+Spagna nel risco de le schiere armate;
+Ma che? più volte ve l'han detto i Mori.
+Sì rivolto a biasmar tanta viltate,
+Il faceva arrossir de' suoi timori;
+Onde in mezzo del cor sentì fiorire
+Di nobile battaglia alto desire.
+
+
+LXII
+
+Perchè formossi, e co' più fier sembianti,
+E pur con guancie di rossor cosparte,
+Rispose Alfange: io ti consento i vanti
+Perchè la patria te ne insegna l'arte;
+Ma pensa tu, che da' leggiadri amanti
+Or periglio mortal tienti in disparte,
+Nè procuri tra pompe i tuoi diletti
+Col porre in corso, e col frenar ginnetti.
+
+
+LXIII
+
+Hai sugli occhi la morte: alto dolore
+A la ria fama ingombrerà Castiglia,
+Ove le belle dame arse d'amore
+Dal tuo giostrar non rivolgean le ciglia.
+Marran: in questo dir, sdegno, e furore
+Ad impeto di tigre il rassimiglia,
+Ed appressa l'Ispano, e vibra in alto
+La spada, e move a più mortale assalto.
+
+
+LXIV
+
+Cupido di ferir scendea fischiando
+Ver la sinistra tempia il crudo acciaro;
+Ma con la spada avvicinarlo quando
+Fernando il rimirò, favvi riparo;
+Poscia la destra e l'affilato brando
+Volge a colà ferir, dove legaro
+I pieghevoli nervi il busto e 'l braccio;
+Ed ivi il frange, come fragil ghiaccio.
+
+
+LXV
+
+Lunge sul pian da lo spallon reciso,
+Come da fonte, il sangue atro discende;
+Crollasi Alfange, e vien di neve in viso,
+Al fin spossato in sul terren si stende.
+Dardagan, che lo sguardo in lui tien fiso,
+Di sdegno il petto e di pietate accende,
+E corre a lui, ne' cui sembianti mira
+Che l'alma giovinetta ancor non spira.
+
+
+LXVI
+
+Pregio di guerra è dimostrar valore,
+Alfange, ei dice, ove il nemico assaglia;
+Però, se quinci ti corona onore,
+Di piaghe e di morir nulla ti caglia.
+E quei, le ciglia, cui mortale orrore
+Ad ora ad or più scuramente abbaglia,
+Solleva alquanto, e con l'ardire usato
+Rende risposta al Cavaliero amato:
+
+
+LXVII
+
+Vago di gloria e di virtù, sprezzai
+Riposo ed or ne la magion paterna,
+E tra queste armi di cangiar bramai
+Caduca vita a bella fama eterna;
+Or ch'io mi mora, e ch'io mi campi omai
+Sia cura del gran Dio ch'altrui governa:
+Tu, ben ti prego, ad Ottoman fa fede,
+Ch'io non morii dando la fuga al piede.
+
+
+LXVIII
+
+Quì dietro il sangue, che sì largo ei versa,
+L'anima vinta in ver le labbra invìa,
+E di freddo pallor la guancia aspersa,
+Tremando e palpitando ei si morìa.
+Ma ne la patria in grave duol sommersa
+L'antica genitrice il si disìa,
+E stanca il Ciel tutte le notti e i giorni,
+Pregando in van perch'egli a lei sen torni.
+
+
+FINE DEL III CANTO.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI
+
+AL CANTO III.
+
+
+_Osservazioni critiche_
+
+DEL CAV. ONORATO D'URFÈ.
+
+St. 60: «Il dit qu'Alfange est cogneu de Fernande (_sic_) et meme il
+le nomme par son nom, combatant avec lui armé de toutte (_sic_) piece,
+et de meme Alfange le nomme Espagnol; en quoy il y a peu d'aparance
+s'il ne dit quelque chose au paravant qui soit cause qu'ils se
+recognoissent.» Qual maraviglia, che un prode cavaliere spagnuolo sia
+noto per nome ad un capitano de' Turchi, in una età, quando si
+combatteva continuo dagli Spagnuoli contro de' Mori, e quando i Baroni
+cristiani sovente andavano a militare in Oriente contro de' Turchi?
+
+St. 66: «De plus en ce combat il fait qu'un amy d'Alfange luy parla
+fort long tems et en presance de Fernande; et que peut on panser qu'un
+ennemi fasse, dans la chaleur d'un combat, ou l'un et l'autre s'estoit
+blessé.» Ma nell'Amedeide, com'è stampata, non è detto che Fernando
+fosse presente alle parole che Dardagnano dice ad Alfange; le quali si
+stendono per soli qualtro versi, che non durano certamente _fort long
+tems_.
+
+«Faut noter que toutte la description de cet assaut est fort
+ennuyeuse, tant parce qu'il est donné sans ordre ny sans art de
+guerre, que d'aulant qu'il y a fort peu d'incidants qui meritent
+d'estre racontez, et l'enumeration de tant de morts incognus, et
+mesmes (_sic_) tous tuez d'un coup est fort ennuyeuse.
+
+Et encores que Virgile, et au paravant Homere, en ayent quelque fois
+usé, il n'est pas bon de les imiter en ce que lon les a repriz; outre
+que les tems sont fort differants et que le poete y doit faire une
+grande consideration. Outre qu'il n'est pas vrais semblable qu'etant
+armez ils soient tous tuez d'un seul coup.»
+
+Non credo che il Chiabrera possa meritar lode d'intelligenza nell'arte
+militare, essendo veramente senz'ordine e senza strategia la sua
+descrizione dell'assalto dato alla città di Rodi e della difesa che ne
+fanno i Cristiani. Ma vuolsi pur avvertire che i Turchi non avevano
+allora quella cognizione dell'arte del guerreggiare, che ora cercano
+d'apprendere; e tutto facevano con impeto disordinato, supplendo col
+fanatismo e col numero degli uomini al difetto della scienza
+guerresca. E quanto a' Cristiani, non eran neppur essi tattici famosi;
+e il valore individuale, più che la forza delle masse bene ordinate,
+decideva dell'esito delle pugne. Non vorrei che l'Urfé avesse
+giudicato de' tempi di Amedeo colle idee e le arti de' tempi di Carlo
+Emanuele.
+
+Egli è poi certissimo non esser verisimile, che un sol colpo uccidesse
+cavalieri armati di ferro da capo a piedi; ma il Poeta ci fa intendere
+assai volte la ragione perchè un guerriero cadesse al primo colpo
+nemico. Innanzi a tutto diciamo non essere stato mai costume de'
+Turchi, di ricoprirsi con armature di ferro; e perciò dovevano essi
+cadere prestamente sotto le spade e le aste de' forti cristiani. In
+secondo luogo, il Cavaliere cristiano non era invulnerabile; non
+essendo nè potendo essere l'armatura tutta d'un pezzo; e il pregio
+degli arcieri e de' più destri combattitori stava in questo di mirare
+colle saette, e di volgere le punte de' lor ferri, a quelle parti del
+corpo che non aveano riparo nè d'elmo nè d'usbergo, cioè alle
+giunture, dove le commettiture de' pezzi diversi dell'armatura
+lasciano un varco alle punte delle lance, delle spade e degli
+stocchi. E la storia ci fa conoscere che alcuna volta si perdettero
+battaglie per la grande uccisione cagionata dall'accorgimento di
+serrarsi da presso al nemico, e con gli stocchi ferirlo nelle parti
+vitali, ovunque le commettiture lasciavano un piccolo varco all'armi
+di punta.
+
+_Varie Lezioni._
+
+
+ _Amed. magg._ st. 2 E poi canuto crin, bianco le tempia.
+ ......_min._ ivi E per canuto crin bianco le tempia.
+
+La prima lezione è apertamente viziosa, mancando a crin l'articolo che
+noi vi abbiamo restituito, stamp. _il crin_.
+
+
+ _Amed. magg._ st. 3 Di Calvaria al monte.
+ ......_min._ ivi Di Calvario al monte.
+
+Possono stare amendue rettamente.
+
+
+ _Amed. magg._ st. 5 E colma di cordoglio in te confida.
+ ......_min._ ivi E pur da te battuta in te confida.
+
+
+Nell'Amed magg. la st. 7 finisce così:
+
+ E fan sonar di Dio le glorie sparte
+ Con alto stil su le sacrate carte.
+
+
+Poi seguono le st. 8. 9. 10. e 11. e questa si chiude
+co' due versi seguenti:
+
+ Ben che appellasse con più cupi orrori
+ Notte a posarsi i miserabil cori.
+
+Ma nell'Amed. minore, mancano al tutto le st.
+8. 9. 10. e 11, terminando la 7 così come siegue:
+
+ Benchè chiamasse con più cupi orrori
+ Notte a posarsi i miserabil cori.
+
+
+Nell'Amed. min. manca la st. 15 _E parmi udir_ ec.
+
+
+Nella st. 37 dell'Amed. magg. ambedue l'ediz.
+leggono _Bertagna_, idiotismo genovese, che gli operaj
+delle stamperie avranno posto in luogo di _Bretagna_.
+
+Le st. 47 e 48 non si leggono nell'Amed. minore.
+
+ _Amed. magg._ st. 63 marran; in questo dir sdegno e furore.
+ ......_min._ Protervo; in questo dir sdegno e furore.
+
+ _Amed. magg._ st. ult. L'antica genitrice il si disia.
+ ......_min._ st. ult. L'antica genitrice il si desia.
+
+
+Il canto III. nell'Amed. magg. ha st. 68: nella
+min. st. 61.
+
+_Argomento del Peschiulli
+al canto III dell'Amedeide minore._
+
+ Dassi a Rodi battaglia, e i traci arcieri
+ Caggiono a fasci, ove combatte Enrico;
+ Ma, lui piagato, audace opponsi ai fieri
+ Su la rotta muraglia, il Duce antico.
+ Fernando, gloria dei famosi Iberi,
+ Alfange in altra parte ha per nemico;
+ Ma temuto il rampogna, e sì l'offende,
+ Che dispossato in sul terren lo stende.
+
+
+
+
+CANTO IV.
+
+
+ARGOMENTO.
+
+_Infiamma Adrasta i femminili cori
+Di girne a ritrovar l'aspra battaglia;
+E lasciati i domestici lavori
+Molte la van seguendo alla muraglia;
+I detti di Nicandra i lor furori
+A mitigar non han forza che vaglia:
+Mentre parla Erimanto alla diletta,
+Impiaga il braccio a lei crudel saetta._
+
+
+I
+
+Per l'armi intanto, e per l'armata gente
+Così per entro Rodi alto risuona,
+Che men rimbomba, se per l'aria ardente
+La gran porta del ciel fulmina, e tuona;
+Ed a gravi pensier volta la mente
+Quinci Adrasta magnanima ragiona
+Nel tempio, ove le donne afflitte il ciglio
+Facean preghiera nel mortal periglio.
+
+
+II
+
+Pria, ch'io pigli a parlar parmi vedere,
+Che la parola mia sembrerà strana;
+Ond'è giusta ragion farvi sapere,
+Che per lo nascimento io son Spartana.
+Le femmine colà di sangue altiere
+Non disperdono il tempo in tesser lana;
+Nè su trapunti coloriti e vaghi
+Stancansi maneggiando e sete, ed aghi.
+
+
+III
+
+Ma ben sono use di faretra incarco
+Portar sul tergo, ed affinar gli strali,
+E tra foreste insidïando il varco
+Trafigger duramente orsi e cinghiali;
+Nè pur con forza di saetta, e d'arco
+De gli uomini al valor si fanno uguali;
+Ma ciascuna lottando il fianco allena,
+E correndo la terra imprime a pena.
+
+
+IV
+
+Fra tai costumi in tale patria nata,
+Figlia del ben famoso Onesicrito,
+Quì nella terra vostra io fui traslata,
+Ove il forte Cleandro ebbi a marito.
+Non fia la voce mia dunque ammirata
+S'a generosa impresa oggi v'invito;
+E s'io v'accendo a dimostrar virtute,
+Onde forse la patria abbia salute.
+
+
+V
+
+Udite voi come ad ogn'or maggiore
+Rimbombo empie del ciel tutte le bande?
+E che strepito d'armi, e che furore
+Di varie voci orribile si spande?
+Certo che degli assalti aspro è l'orrore,
+E de lo scampo nostro il risco è grande;
+E certo, quanto il mio pensier comprende,
+De l'estrema speranza or si contende.
+
+
+VI
+
+Or perchè dunque disperando stassi,
+E per noi di campar non si tien cura?
+Chè non moviamo, ove si pugna, i passi,
+Tentando farne la Città sicura?
+Colà con dardi, o traboccando sassi,
+Non potrem forse assicurar le mura?
+Non potremo versar vasi bollenti
+Sovra esso il volto a le nemiche genti?
+
+
+VII
+
+Ma vero sia, che nostra man non vaglia
+Far prova d'armi in così gran perigli.
+Fia pur, ch'ogni guerrier ne la battaglia
+Quinci a più travagliar si riconsigli:
+E come non fia ciò? su la muraglia
+Verso le madri mireranno i figli?
+Verso le care donne i car consorti?
+E poscia a loro pro non saran forti?
+
+
+VIII
+
+Potran mirar di noi l'egra vecchiezza
+Condannarsi a dispregi, ed a martiri?
+O lor non peserà, nostra bellezza
+Farsi trastullo a barbari desiri?
+Non crescerà, non doppierà fortezza
+Ogni alma di guerrier come ci miri?
+Non diverrà più coraggiosa? Andiamo:
+Chi ci ritien? che paventiam? che stiamo?
+
+
+IX
+
+Nè queste nostre man fien le primiere,
+Che tra' nemici sian vedute armate;
+Anzi presso ciascun, donne guerriere
+Furo famose a le stagioni andate;
+Veduta fu tra coraggiose schiere
+Magnanima reina in su l'Eufrate
+Andar fra' duri strepiti di Marte
+Ver Babilonia con le chiome sparte.
+
+
+X
+
+Ma che più vi dico io? sul Termodonte
+Non corse già stagion, ch'ogni donzella
+Con le man forti, e con le voglie pronte
+Si coceva sul petto una mammella?
+E con fier guardo in minaccevol fronte
+Esercitava in guerra arco, e quadrella?
+E correr si vedea, come se penne
+Avesse a' piedi, e maneggiar bipenne?
+
+
+XI
+
+Se dunque in tanti lochi, e 'n tanti tempi
+Tra l'armi il nome femminil s'avanza,
+Non dobbiam noi per così chiari esempi
+Tra' rischi avvalorar nostra speranza?
+Non dobbiam per la patria, e per li Tempi
+Vivamente provar nostra possanza?
+E ver nemico tal, che da lui vinte
+Potremo a gran ragion bramarci estinte.
+
+
+XII
+
+Non è quegli Ottoman, ch'a strazio mena?
+Che porta, ovunque giunge, aspra ventura?
+Che vincitor la nobiltà disvena?
+E danna i vili a ria prigione oscura?
+La costui fiera man pietà non frena;
+Ma per le voci di pietà s'indura,
+E da la ferità solo ritiensi
+Allor, che per lussuria infiamma i sensi.
+
+
+XIII
+
+Così diceva; ed al fervor dei detti,
+Ed a' sembianti altier, con che gli espose,
+D'insolito ardimento empieva i petti,
+E le donne, ch'udian, fea coraggiose,
+E già vedeansi sfavillar gli aspetti,
+E già moveansi i piè; quando s'oppose
+La canuta Nicandra a quei pensieri,
+Disconsigliando a donne atti guerrieri.
+
+
+XIV
+
+Costei Massa lasciò, lasciò Carrara,
+E venne pronta ne la Rodia terra
+Presso il figlio Eritreo, di cui ben chiara
+Fama trascorse o fosse in pace, o 'n guerra.
+Visse ei così, ch'a farsi eterno impara,
+S'altri l'imita; al fin sen gìo sotterra,
+Lasciando a' Malaspini alme ghirlande,
+Progenie sua, che a Val di Macra è grande.
+
+
+XV
+
+Ella quì prese a favellar; che dica
+Voce di fama, e se a guerrier furore
+Manifestasse a la stagione antica
+La destra femminil tanto valore,
+Prender non vuò di esaminar fatica;
+Ma ben pensando mi ritorna in core,
+Che la fama quaggiù spesso è verace,
+E che spesso mentendo anco non tace.
+
+
+XVII
+
+Vago pensier di seminar diletti,
+E d'adescare il popolare ingegno,
+Di leggiadre menzogne adombra i detti,
+E della verità trapassa il segno.
+Ma se il molle candor de i nostri petti,
+Se nostra fievolezza a guardar vegno,
+Se 'l mansueto cor, per certo parmi,
+Che vanamente ci voltiamo a l'armi.
+
+
+XVIII
+
+Candide mani a bei ricami usate
+Vibreran ferro? e da le tele ordite
+Trapasserem contra le schiere armate?
+Ah? che sarem soverchiamente ardite.
+Nè se a risco mortal fien rimirate
+Da' nostri cavalier le nostre vite,
+Fia di sdegno maggior loro alma accesa,
+Nè più feroce ne la ria contesa.
+
+
+XIX
+
+Anzi pietate, ed amorosa cura,
+Che suoi cari oblïar non mai sofferse,
+Ammolliran per la crudel ventura
+L'anime fiere, a noi mirar converse.
+Le destre lor, ne la battaglia dura,
+Di barbarico sangue atre e cosperse,
+Per noi coprir da le percosse infeste,
+Incontra Turchi appariran men preste.
+
+
+XX
+
+Ben è ver, ch'Ottoman non frena l'ira,
+Sempre ingordo via più dei nostri danni,
+E del misero dì l'ora desira,
+In che noi tutti a giogo vil condanni.
+Ma dal ciel Dio grandissimo rimira
+Sovra il furor dei perfidi tiranni,
+E con sue forze onnipotenti, eterne
+I loro orgogli e l'alterezza scherne.
+
+
+XXI
+
+Pensate a Faraon fra tante pene
+Già tanto afflitto; ei rote, arme, destrieri
+Già mise in campo per le rosse arene,
+Ed affondò se stesso, e suoi guerrieri.
+Or non men d'Ottoman sperar conviene,
+Se 'l Ciel prende a disdegno i suoi pensieri:
+Ed ei gli prenderà, s'umilemente
+Ne farem verso Dio preghiera ardente.
+
+
+XXII
+
+Dunque de l'aste, e dei guerrieri acciari
+La cura abbandoniam: nostri campioni,
+Nel tempo andato in guerreggiar ben chiari,
+Oggi saranno a noi difender buoni:
+Noi supplicando a' sacrosanti Altari
+Preghiamo il Ciel, ch'a Rodi oggi perdoni
+E sul nostro fallir pietà dimostri;
+Chè questi son gli abbattimenti nostri.
+
+
+XXIII
+
+Ella quì tacque, e lagrimosa il ciglio
+S'atterra, e verso Dio manda preghiere;
+Ed a ben molte fe' mutar consiglio
+Di più trovar le combattute schiere.
+Ma la Spartana nel mortal periglio
+Tien fermo non per tanto il suo volere,
+Ratto movendo il piè ver la muraglia,
+Per colà ritrovar l'aspra battaglia.
+
+
+XXIV
+
+Seco non poche; e dal gentil sembiante
+Vedeansi sfavillar magnanime ire,
+Mentre col passo de le vaghe piante
+Movono in atto di guerriero ardire,
+E sotto bianchi lini aura volante
+Loro rabuffa il crin. Tali apparire
+Sul muro, ove s'impiaga, ove s'ancide,
+Infra 'l comune orror, Folco le vide.
+
+
+XXV
+
+Ei raccolse nel cor gran meraviglia,
+E, mosso inverso lor senza dimora,
+Dice: forse schernisconsi mie ciglia?
+Deh che vegg'io non più veduto ancora?
+Quale d'armi vaghezza oggi vi piglia?
+E chi tanto donzelle oggi avvalora?
+Perchè siete fra noi? Certo io non trassi
+Con alcun messaggiero i vostri passi.
+
+
+XXVI
+
+Adrasta, sparsa d'ardimento il viso,
+De' lor vïaggi la cagion dispiega.
+E Folco allor con un gentil sorriso
+Dalla muraglia a dipartir le prega:
+Che sia colmo d'amore il vostro avviso,
+Certo è senza ragion, s'alcuno il nega;
+Ma non dovete voi scemar le lodi,
+E far vergogna a i difensor di Rodi.
+
+
+XXVII
+
+Dunque a nostra onta nell'età futura
+Udransi i Turchi, e non pur or vantarsi,
+Che per difesa de le patrie mura
+Fosser costrette anco le donne armarsi?
+Non è ragion; ma se da ria ventura
+Può per armata man Rodi salvarsi,
+Cessi l'affanno, e rinfrancato il core,
+Salvarla queste nostre avran valore.
+
+
+XXVIII
+
+Or voi presso gli altar fate ritorno,
+E meste le ginocchia ivi atterrate,
+E pregate il gran Dio, che in questo giorno
+Ci sia Dio di clemenza e di pietate.
+Noi con man pronte moveremo intorno,
+Ed a gli assalti de le turbe armate
+Farem contrasto; incontrarem ferite;
+E porremo in oblìo le nostre vite.
+
+
+XXIX
+
+Udendo il gran Baron, gran reverenza
+Prese le donne; e tutte unite insieme,
+Verso i lasciati altar, fero partenza,
+A colà rinnovar preghiere estreme.
+Ma pure Adrasta non cangiò sentenza;
+Ed a veder, se rimanea più speme
+Per la muraglia a passeggiar si diede;
+Ed Alcimida movea seco il piede.
+
+
+XXX
+
+Alcimida bellissima, cui luce
+Tanto splendor ne l'ammirabil volto,
+Che ad amorosi ceppi ognun conduce
+Senza mai disïar d'esser disciolto,
+Figlia fu di Feralmo, inclito Duce;
+Ei molto in guerra ebbe di gloria, e molto
+Lasciò di disïabile ricchezza;
+Immensa dote a la costei bellezza.
+
+
+XXXI
+
+Di quì tra' Rodïan per lei feriti
+Fur mille cori, e mille petti accesi;
+Ma tutti ardendo rimanean scherniti
+E ne le fiamme lor ben vilipesi.
+Solo fur d'Erimanto i preghi uditi
+Benignamente, ed i sospiri intesi,
+Ed a gli occhi di lui porgea conforto
+Con dolcissimi sguardi, e non a torto.
+
+
+XXXII
+
+In altr'uom, gioventù non mai simile
+Rodi mirò; viso vermiglio e bianco,
+E per nobile sangue aria gentile,
+Ed in robuste membra animo franco.
+Ma perchè tanto onor sembrasse vile,
+La forza del tesor gli venne manco;
+Ed a Creùsa, onde Alcimida nacque,
+II sì povero pregio unqua non piacque.
+
+
+XXXIII
+
+Però mai sempre al suo desir ritrosa
+Serbò la figlia in solitario letto;
+Ed ella il sofferì; perch'amorosa
+Non avea, ch'Erimanto, altro diletto;
+Ed a ben sostener la fiamma ascosa
+Dentro le vene, onde struggeasi il petto,
+Tenea, quando poteva, il guardo intento
+A rimirarlo, e feane il cor contento.
+
+
+XXXIV
+
+Quinci mosse dal tempio, ed ebbe ardire
+D'appressarsi all'assalto; e quinci schiva
+Fu del saggio consiglio al dipartire
+Dianzi, ch'ogni altra donna indi partiva.
+Or mentre secondando il suo desire,
+Pur con Adrasta infra i guerrier sen giva,
+Adrasta vide il figlio, e seco a lato
+Starsi Erimanto, e vagamente armato.
+
+
+XXXV
+
+La gran Spartana giù del nobil seno
+Grida, o Pelasgo; ed ei si volse intorno;
+Ed il sembiante dimostrò sereno
+E di vera fortezza il guardo adorno.
+Ella soggiunge: non ti tenga a freno
+Rimembranza di morte in questo giorno;
+Fa schermo a Rodi da' nemici incendi;
+Pensa al nome di Sparta, onde discendi.
+
+
+XXXVI
+
+A tal detti risposta egli non porge;
+Anzi con forte piede oltra si spinge,
+E nel giovane petto impeto sorge,
+Tal ch'a vittoria, od a morir s'accinge.
+Ma, la sua donna, ove Erimanto scorge,
+A lei s'accosta e di parlar si finge,
+E pur di fiamme disïate, e ree
+Con gli occhi fissi un lungo incendio bee.
+
+
+XXXVII
+
+Poscia diceva: o del mio cor conforto,
+Unico Sole, onde dovea serena
+Farsi mia scura vita, e chi t'ha scorto?
+Certo la man d'Amore or quì ti mena;
+Chè se nei duri assalti io cadrò morto,
+Almen avrò da consolar mia pena;
+Poi che sul punto estremo oggi rimiro
+Chi per me raddolcisce ogni martiro.
+
+
+XXXVIII
+
+Sia di tua madre altiera il cor contento,
+Chè dato non t'avrà povero sposo,
+Quando poco splendor d'oro, e d'argento
+Oscura, appresso lei, merto amoroso;
+Ma se gli occhi rivolgi al mio tormento,
+S'al vivo foco ne le vene ascoso,
+Ove infelice mi consumo e moro,
+Dirai, che tanta fede era tesoro.
+
+
+XXXIX
+
+Or così vada, e se cadrommi in guerra,
+Memoria serba de' miei lunghi affanni,
+E d'un breve sospir degna la terra,
+In cui rinchiuderansi i miei verdi anni;
+E se di questo amor, che 'n me si serra,
+Sarà lingua mortal, che mi condanni
+Come superbo, e che trapassi il segno
+De la modestia, io di perdon son degno.
+
+
+XL
+
+Il pregio singolar di tua bellezza,
+Ove pregio mortal non può salire,
+Mise in cotanto ardor mia giovinezza
+Che di teco sposarmi io presi ardire.
+Ora che d'oro, e che di fral ricchezza
+Altri non mi soverchi, io non vuo' dire;
+Potrai con altri consumar tuoi giorni,
+Che 'l tuo bel volto di più gemme adorni:
+
+
+XLI
+
+Ma ne l'amar, nel procacciarti onore,
+Ne l'inchinar, nel riverirti appieno,
+Al mondo mai non troverassi un core,
+Ch'avanzi questo, che ti serbo in seno.
+O preghi sparsi, o sostenuto ardore,
+O lunga fè mai non venuta a meno,
+O quanti mai non furo in petto umano
+Da me sofferti affanni; e tutti in vano.
+
+
+XLII
+
+Mentre l'arso garzon fa sue querele,
+Tratto a parlar per amoroso duolo,
+Ed ora alza Alcimida al suo fedele
+Gli occhi infiammati, ora gli abbassa al suolo;
+Ecco d'arco acerbissimo crudele
+Venir saetta sibilando a volo,
+Che d'altrui pianto, e di far strazio vaga,
+A la vaga donzella il braccio impiaga.
+
+
+XLIII
+
+Disgorga il sangue, e per l'avorio bianco
+Va de la mano, ed il gentil vermiglio
+Su la guancia rosata indi vien manco,
+E nube di cordoglio adombra il ciglio.
+Il giovinetto allor tragge dal fianco
+Alti sospir nel repentin periglio,
+Ed agitato da la smania atroce
+Percotendosi il petto alza la voce:
+
+
+XLIV
+
+Questa dunque d'Amor fia la pietate,
+Ove han da consolarsi i miei dolori?
+Specchiarmi in queste membra insanguinate,
+E vederle coprir d'atri pallori?
+O dolcissima fronte, o ciglia amate,
+Son pervenuti a fin vostri splendori?
+Non fia, che 'l vostro lume io più rimiri?
+Qual mio fallo mi dà tanti martiri?
+
+
+XLV
+
+Deh chi fa per pietà scorta a mia mano,
+Si ch'io spenga e disperga il crudo arciere!
+Ma lasso me, che quì minaccio in vano,
+Ed ei sen va della percossa altiero.
+Ah! tra spume l'inghiotta aspro Oceàno;
+Ah! pera di dolor sì come io pero.
+Quì tace alquanto, e piange; e poscia grida:
+Queste ultime parole odi, Alcimida:
+
+
+XLVI
+
+Se per l'acerba piaga a te fia tolta
+Vita più lunga, io vo' sperar, ch'andrai
+Su ne l'alto del Cielo, ove raccolta
+Fra' canti eterni, eterno albergo avrai;
+E da quegli almi seggi a noi rivolta
+Co' tuoi begli occhi rimirar potrai
+Come intenso dolor, come infinita
+Fia destinata angoscia a la mia vita.
+
+
+XLVII
+
+Povero d'ogni ben, fuor di sostegno,
+Specchio a gli afflitti io menerò l'etate,
+Ed in odio di me, finchè non vegno
+A presentarmi a' rai di tua beltate;
+Ma se non dassi dal superno regno
+Per un misero cor bando a pietate,
+Deh! scendi a consolar col tuo sereno
+Se non le mie vigilie, i sonni almeno.
+
+
+XLVIII
+
+Volea seguir; ma ne l'eburneo petto
+Prese novo vigor l'alma smarrita;
+Onde la donna a l'amator diletto
+Porge conforto, ed a sperar l'invita:
+Tempra il timor; non conturbar l'aspetto;
+È lieve a sofferir questa ferita;
+Sol fa ch'io gema, e che martir ne senta
+Veder, che 'l vostro cor tanto tormenta.
+
+
+XLIX
+
+Mentre così dicea, fosco diviene
+L'ostro amoroso in su la guancia smorta.
+Allora Adrasta a medicar le pene
+Ritorno far ne la magion conforta;
+Quinci il fievole corpo ella sostiene,
+Quindi parte Erimanto in braccio il porta
+Soavemente; e del comune affanno
+Pensosi e muti per cammin sen vanno.
+
+
+L
+
+Giunti a l'albergo de la donna amata,
+Tiensi Erimanto in su la soglia; e quando
+Son per entrar, la damigella ei guata
+Tra pensier varii, e di se stesso in bando;
+Nè può voce formar, ma s'acommiata
+Altamente gemendo, e sospirando;
+E bestemmiando sua crudel ventura,
+Volge ratto i vestigi in ver le mura.
+
+
+LI
+
+Seco dicea: perchè lo strale odioso
+Ha l'innocente vergine trafitta,
+E non questo mio cor? ch'ei men doglioso,
+E men l'anima mia ne fora afflitta.
+Oh! d'amore quaggiù mar tempestoso,
+Ove rompendo in scoglio ogn'or tragitta.
+Ma chi fia tra' mortali, o tra' celesti,
+Ch'a nostra aita per pietà s'appresti?
+
+
+LII
+
+Vergine bella, che sul Nilo a vôto
+Facesti uscir de l'altrui senno i pregi,
+Ed a l'eterno Dio serbasti il voto
+Tra le minacce di superbi Regi,
+Questa vergine guarda, ed io devoto
+Tue Chiese adornerò d'altari egregi,
+E sovra il Sinaì fermando il piede,
+Farò memoria di sì gran mercede.
+
+
+LIII
+
+Sì nudrendo nel cor mesti pensieri,
+Volgeva i passi; ed a la fin si trova
+Dove Fernando tra' campioni Iberi
+D'orribile battaglia arte rinnova.
+Lor si giunge Erimanto; e tra' più fieri
+Mena la spada, e di morir fa prova.
+Saliano i Turchi impetuosi; e quivi
+Di caldo sangue trascorrean gran rivi.
+
+
+FINE DEL IV CANTO.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI
+
+AL CANTO IV.
+
+
+1. Di questo canto nulla si ha nell'Amedeide
+minore; e niente che ad esso si riferisca, trovo nelle
+osservazioni critiche del Cav. d'Urfé.
+
+2. Gli argomenti del Poeta ai canti III e IV
+sono i seguenti.
+
+ «Nel III il Vescovo fa preghiere a Dio per lo scampo di Rodi; i
+ Turchi danno assalto: della lingua francese è malamente ferito
+ Enrico lor duce; Fernando duce degli Spagnoli (_sic_) amazza Alfange
+ Bassà.»
+
+ «Nel IV le donne di Rodi si muovono per andare alla muraglia:
+ Alcimida parlando con Erimanto suo innamorato, ivi è ferita.»
+
+
+
+
+CANTO V.
+
+
+ARGOMENTO.
+
+_Incomincia di Marte orrido assalto
+Tra le infedeli e le italiane schiere:
+Nell'auree sedi dell'eterno smalto
+Matteo d'un Doria a pro porge preghiere.
+Compie furia infernal quella, che in alto
+Morte, mirando in giù dall'alte sfere,
+A Giordan degli Orsin Iddio destina:
+Ferito Trasideo, tratto è ad Egina._
+
+
+I
+
+In guisa tal scotea torbido Marte
+L'Ispane genti. Su quella ora istessa
+Non men fassi aspra guerra in quella parte,
+ch'a l'Italiche destre era commessa;
+Ivi con asta infra le genti sparte
+Chiama suo stuol, se da gli assalti cessa,
+In su le mura, e Turacan salito,
+Di molti ancisi insanguinava il lito.
+
+
+II
+
+Spense, fra' molti, Artemidor Visconte,
+Di Milan pregio; indi Guiscardo Albano,
+Germe de la Città, che sul bel monte
+Vagheggia il Brembo, ov'ei trascorre il piano;
+Poi nubiloso di furor la fronte
+Con guardo fier, come leone ircano,
+Contra le spade avverse, aspro fremea,
+Ed ad Orcan suo fido alfier dicea:
+
+
+III
+
+Alza la destra, e lo stendardo porta
+Ben oltra, ad onta de la turba indegna.
+E quello alfier come il signor conforta,
+Sospinse i passi, e sollevò l'insegna;
+Ma non sì tosto ha tanta audacia scorta
+Che de Riarj un cavalier si sdegna:
+Costui nacque sul mar, là dov'ei suona
+Battendo il muro a la non vil Savona.
+
+
+IV
+
+Termo appellossi, e di gran spada armato
+Su per le mura sanguinose, immonde,
+Ei percosse ad Ircano il manco lato,
+E caccia il ferro, dove il fiel s'asconde.
+Ratto quei sovra il suol cade gelato,
+E de la piaga fuor sangue diffonde,
+E mentre afflitto in sul morir sospira,
+Pur trabocca dal fiele un fonte d'ira.
+
+
+V
+
+Allor di mille accenti in se discordi
+S'innalza tuon, che tutta l'aria spezza,
+Tuono de' Turchi, ch'a pugnar concordi
+Essempio dan di sanguinosa asprezza.
+Ma tu grande Roman ben ti ricordi
+Nel risco fier, de la natìa fortezza,
+Nè su quell'ore a sommo duol vicine
+Ti prese oblìo de le corone Orsine.
+
+
+VI
+
+Anzi ti stai come caucàsea sponda
+Alzata al ciel presso le rive algose,
+Che giù nel basso centro il piè profonda,
+E sul dosso sostien foreste ombrose:
+Sorge Nettuno imperador de l'onda,
+Esercita su lei l'ire spumose;
+Ma benchè gli aspri fianchi ogn'or percota,
+Ella sprezza gli assalti, e stassi immota.
+
+
+VII
+
+Tal'era il gran Campion. Dal forte essempio
+Mosso è contra nemici alto drappello.
+Primier n'andò vago di far gran scempio
+Il nobil cor del Parmeggian Torello;
+Ma venne d'arco ben lunato ed empio
+Sibilando per aria empio quadrello;
+Ed al pronto guerrier piagò la coscia,
+Che zoppo andarne fu costretto poscia.
+
+
+VIII
+
+Un, che già bevve di Bologna il Reno,
+Nobil Campeggio, a Turacan s'avventa;
+E gli s'avventa uno Speron non meno
+Pianta gentil de l'Antenorea Brenta;
+Ed un cresciuto di Verona in seno
+Non punto contra i ferri il corso allenta:
+Nacque del sangue Fracastoro antico,
+Sangue di Febo e de le muse amico.
+
+
+IX
+
+Pronto ciascun ne la contraria sorte
+Lasciar di sè quaggiù lunga memoria,
+Ed acquistar con onorata morte
+Su per l'Olimpo non caduca gloria,
+Fieri movean; ma di ciascun più forte
+Acciar più forte maneggiava un Doria:
+Era Telefo altier: stringe la spada,
+Ed al rio Turacan rompe la strada.
+
+
+X
+
+Per questo ardir tanti nemici arcieri,
+Quanti su corde tese ebbono strali,
+Tutti contra il Campion spinsero fieri
+A bagnar nel suo sangue il ferro, e l'ali;
+Ma sen giro delusi i lor pensieri:
+Tante percosse in lui non che mortali,
+Anzi fallaci fur per varie guise:
+La Regina del Ciel così commise.
+
+
+XI
+
+Quando su la prima alba al duro assalto
+Sorser le destre de la gente armata,
+Stimolata d'Amor sorse ne l'alto,
+Del sacrato Matteo l'alma bëata;
+Per l'auree strade de l'eterno smalto
+Giunse, dove immortal sede stellata
+Marìa raccoglie, e colà dove ogn'ora
+Da la milizia del gran Ciel s'adora.
+
+
+XII
+
+A Lei, che d'alma caritate ardenti
+Gli occhi volgea, con umiltà si piega,
+E con dolcezza di dimessi accenti
+Divinamente il suo desir le spiega:
+Madre di Dio, s'a l'affannate genti
+Già mai conforto tua pietà non nega,
+Non oblïar la grazïosa usanza;
+Ed or porgi la destra a mia speranza:
+
+
+XIII
+
+La giù di Rodi a la fedel difesa
+Armi veste de' Doria un gran guerriero,
+Che ne l'orror de la sanguigna impresa
+I sommi rischi incontrerà primiero.
+Questi ha ben di pietà l'anima accesa
+Verso ogni nume del celeste impero;
+Ma più con mente immaculata e pura
+A me si volge, e gli onor miei procura.
+
+
+XIV
+
+Ne la città, che di Liguria i mari
+Corregge, alza di marmi altiera mole;
+Ed ivi intorno a' sacrosanti altari
+Appender voto, ed invocarmi ei suole:
+O che sorga la notte, o che rischiari
+L'umide nebbie, ritornando il sole,
+Che mi si cantino inni, ha per costume,
+E ch'ivi eterno mi si nudra il lume.
+
+
+XV
+
+Unica de' mortali egri, dogliosi
+Speme, che 'l mondo di clemenza adorni,
+Ferma sovra esso lui gli occhi pietosi,
+E fa da l'arme altrui schermo a' suoi giorni.
+Sì quel Santo diceva. Altri amorosi
+Spirti raccolti ne i divin soggiorni
+Segno facean de la lor voglia interna;
+Cui diè risposta la Reina eterna:
+
+
+XVI
+
+Se per nulla virtù nel mondo errante
+Fosse quel Duce a gli occhi miei non noto,
+Per ch'io ben lo gradissi, era bastante
+L'affermarsi da te, ch'è tuo devoto.
+Ne l'assalto mortal fermi le piante,
+Che 'l tuo giusto desir non andrà voto:
+Ogni percossa di nemica mano
+Contra la vita sua fia spesa in vano.
+
+
+XVII
+
+Ella così parlò: quinci secura
+Di quel buon cavalier fu la salute,
+Mentre cadean ne la battaglia dura
+Tanti baron tra le saette acute.
+Svegliare intanto Turacan procura
+Entro gli assalitor forza e virtute,
+Ed il suo stuol ne la cittate invìa,
+A cui dincontra il gran Orsin sen gìa.
+
+
+XVIII
+
+Perchè lasciaste, o di Gesù campioni,
+Sul fior de gli anni la paterna sede?
+Non perch'ognun di voi fama incoroni
+Qual difensor de la cristiana fede?
+Eccovi l'ora: a le più ree stagioni
+Vostro nobile voto or vi si chiede.
+Sì dice, e d'ogni intorno ei si rivolve
+Sparso di sangue, in nembo atro di polve.
+
+
+XIX
+
+Quinci ben pronto a gli ultimi soccorsi
+Con rattissimi passi ognun sen giva.
+Fra tutti primo un cavalier de' Corsi
+Prodotto d'Arno in su la nobil riva,
+Infra color, ch'a morte eran trascorsi,
+E fra la turba in guerreggiar mal viva
+Con intrepido piè giva veloce;
+Quando chiamarsi udì con fievol voce:
+
+
+XX
+
+Bardo, deh posa, e le mie voci ascolta,
+Ben che tempo crudel t'inviti a guerra;
+Breve ho da favellarti. Ei si rivolta,
+E scorge Cosmo de' Capponi in terra;
+Vedegli il busto, e l'armatura involta
+Nel proprio sangue, e ch'omai gli occhi ei serra;
+E segno di virtù palese e certo,
+Vedegli il petto in molte parti aperto.
+
+
+XXI
+
+Chinasi a lui, che tutto inonda il suolo,
+E dice: o pregio di Firenze nostra,
+Il così rimirarti emmi gran duolo;
+Pur verace valor tal mi ti mostra.
+E quei risponde: a morte omai men volo,
+Sia 'l nome mio ne la memoria vostra,
+E fa conto tal'or lungo il bello Arno,
+Che bianca croce io non vestiva indarno.
+
+
+XXII
+
+Questo commetto a la tua nobil fede,
+Perchè lo rechi a' miei consorti: chiaro
+Quì de gli assalti miei parte si vede.
+Si disse; e de lo scudo alzò l'acciaro;
+Sferza di gloria a generoso crede
+Esser può quel metallo; ivi piagaro
+Cento faretre, e del nemico sdegno
+Per cento spade è manifesto il segno.
+
+
+XXIII
+
+Ed ecco alzarsi di più trombe i canti,
+E nove arme ingombrar l'alta muraglia:
+Ciò furo squadre, che spingeansi avanti
+Perchè più forte, e più mortal s'assaglia.
+Bardo diceva allor: Cosmo, rimanti;
+Non mi lascia più quì l'aspra battaglia:
+Tanto farò, quanto per te s'attende,
+Se barbarico stral nol mi contende.
+
+
+XXIV
+
+Ciò detto corse, e con la destra forte
+Forte contrasta a' salitori il varco,
+Là dove a segno d'infallibil morte
+Posto era in terra il Rodïan Nearco:
+L'anima di costui per varie porte
+Già se ne va, sì di ferite è carco,
+Nè più soccorso palpitando aspetta:
+Sì gran stuol di faretre ivi saetta.
+
+
+XXV
+
+Per ciò non teme; anzi 'n dorato acciaro
+Stassi de' Martinenghi il fiero Alberto,
+Chiaro per sangue in fra Bresciani, e chiaro
+Per l'alma Italia d'onorato merto:
+D'elmo, che 'n patria i fabbri suoi tempraro
+La magnanima fronte è ricoperto,
+Su cui di piume alto cimiero ondeggia,
+E con la spada in pugno arde, e lampeggia.
+
+
+XXVI
+
+Era a veder, quale è d'un stagno a i lidi
+Gran nibbio; a l'aie ben talor sen vola,
+Ma de la villanella udendo i gridi
+Non de la chioccia i pargoletti invola;
+Quinci infestando i limacchiosi nidi
+D'attorte bisce il suo digiun consola,
+E col curvo picchiar del becco forte
+Le rane gracidose ei tragge a morte.
+
+
+XXVII
+
+A l'alte prove un Beccarìa presente,
+Nato in Pavia, di fulminar non resta,
+Crudo a veder, qual Mongibello ardente,
+Crudo come Ocèan quando tempesta.
+Seco col grido, e con la man possente
+Un Castiglion le turbe avverse infesta,
+Cui del Sol luminoso a i raggi diede
+La città, che nel Mincio altiera siede.
+
+
+XXVIII
+
+Gonfio di rabbia Turacano intanto
+Le fiere labbra ad alte voci aperse,
+Gridando: ah gran viltà! spazio cotanto
+A dissipar sì poche turbe avverse?
+Voi già di tante palme aveste il vanto;
+Mal le vostre battaglie Asia sofferse;
+Ed ora afflitto, ed affamato stuolo
+Vi romperà de la vittoria il volo?
+
+
+XXIX
+
+ Per questi detti a rinforzar s'appresta
+Folta schiera de' Turchi, e l'arme, e l'ire,
+E le già tronche membra ognun calpesta
+Sordo a querele de l'altrui martire.
+Ma ne l'Orsin magnanimo si desta
+Di vittoria, o di morte alto desire,
+E col sembiante, e con la destra ardita
+I suoi seguaci a famose opre invita.
+
+
+XXX
+
+ Nobil guerrier, che su ne l'alto eletti
+Ha Dio con armi a sostentar sua fede,
+La bella croce, onde segnate i petti
+Vi faccia forza a quì fermare il piede;
+Care son queste piaghe; ogni alma aspetti
+Per alquanto di sangue ampia mercede
+Di celeste corona. E a queste voci
+Va tra' nemici con le man feroci.
+
+
+XXXI
+
+ Al vecchio Alcalde di Laruna taglia
+La destra guancia; indi rivolve il passo,
+E porta ad Affarèo mortal battaglia,
+Nobile abitator d'Alicarnasso;
+Poscia fremendo a Goldeman si scaglia,
+Squarciagli il gozzo; indi col ferro basso
+A Techedel l'epa trafora; ed ambe
+Al rapido Gomel tronca le gambe.
+
+
+XXXII
+
+Sì lo sdegno infiammando, aspro governo
+Ei fa de' Turchi, ed a morir li tragge.
+Gange non mai, s'unqua ha le sponde a scherno,
+Doma sì fier le soggiogate piagge;
+Non s'orgoglioso per orribil verno
+Il gonfiano di pioggia alpi selvagge;
+E per distrutto gel scendendo altiere
+L'accompagnano al mar cento riviere.
+
+
+XXXIII
+
+E già di rotti acciar, d'aste recise,
+Di scudi aperti, di stendardi sparsi,
+Di membra altre spiranti, ed altre ancise
+Sembrano monti d'ogni intorno alzarsi.
+Ma fermàti da lunge in varie guise
+Non sono i Turchi a guerreggiarlo scarsi:
+Piombi, lance, saette, e selci alpestre
+Lanciangli incontra l'adirate destre.
+
+
+XXXIV
+
+Ed ei nol prezza, e contra lor fremente
+Su l'elmo scote le cerulee piume,
+E da gli smalti de lo scudo ardente
+Travolve intorno formidabil lume;
+E fra le torme lacerate e spente
+Guazza nel sangue, onde trascorre un fiume,
+E per tutto col brando aspro s'avventa,
+E da lunge co' gridi altrui sgomenta.
+
+
+XXXV
+
+ Qual fassi entro l'orror d'atra tempesta
+Per ermo calle il peregrin già stanco,
+Se con monti di ghiaccio alta foresta
+Ha da varcar con anelante fianco:
+Tale i turchi si fean, lento s'arresta,
+Non pur l'orgoglio in Turacan vien manco.
+Ma disperando Aletto ulula e mugge,
+Nè sa biasmar chi volge il tergo, e fugge.
+
+
+XXXVI
+
+ In su quel punto dal fulgor profondo,
+Onde Egli avvolto immortalmente bea
+L'alme celesti, il Correttor del mondo
+L'eterno sguardo al grande Orsin volgea:
+Non è forza mortal, che trarlo in fondo
+Esser possa bastante, Egli dicea,
+Nè destra, che più forte abbia la terra,
+Può dargli palma di martirio in guerra.
+
+
+XXXVII
+
+ Ed ei la brama, e da l'immobil core
+Più sempre caldi ne raddoppia i preghi;
+S'ascolti dunque omai: piaga d'onore
+L'anima bella dal mortal disleghi.
+Ei così ferma; e l'infernal furore
+Lascia, ch'Aletto nel gran fatto impieghi;
+E l'orrido demon, quando s'accorse
+De la data balìa, rapido corse.
+
+
+XXXVIII
+
+ Con empia destra non visibil toglie
+Al duce invitto il saettato scudo,
+E de la spada lo disarma, e scioglie
+Da l'elmo il capo, e fa vederlo ignudo.
+Quinci i Turchi infiammati, ognun raccoglie
+Novo ardimento ed in battaglia è crudo.
+Ma Pirro al gran guerrier trafisse il tergo,
+Nè resse a la percossa il forte usbergo.
+
+
+XXXIX
+
+ Giordano allor dal grave duol non vinto
+Diceva: o Dio, non vano amor, non sdegno,
+Non onor popolar l'armi m'han cinto,
+Non cupidigia di tesor, non Regno;
+Pugnai per te: s'io ne rimango estinto,
+L'immensa tua bontà me ne fa degno.
+Quì traboccò: lunge risuona il suolo;
+E Turacan corregli sopra a volo.
+
+
+XL
+
+ Con ferrata asta al cavaliero impiaga
+Di nuovo il petto; indi gridava: o fiero,
+Che 'l tanto sangue, che dintorno allaga,
+Dianzi spargendo te ne andavi altiero,
+Or giaci estinto, e i nostri voti appaga.
+E Giordan rispondea: Turco guerriero,
+Che tra i rischi de l'arme il fianco affanni,
+Deh lascia il culto, e di Macon gl'inganni.
+
+
+XLI
+
+Ei promettendo altrui gaudj supremi
+Vi caccia in fondo di miserie orrende;
+Ma tu, se brami non fallaci premi,
+Corri a la Fè, che 'n Vatican s'apprende.
+Quì rinchiuse le labbra a i detti estremi;
+E su l'Olimpo a trïonfare ascende,
+Ove a' piedi di Dio l'anima grande
+Colse d'eterna gloria auree ghirlande.
+
+
+XLII
+
+Nè fra l'ire de l'armi in lui converse
+Giacque ludibrio a non dovute offese
+Il busto altier; ma fra le turbe avverse
+L'Angelo suo custode in guardia il prese;
+Ei d'alma ambrosia medicollo, e terse
+L'oneste piaghe, e luminoso il rese;
+Ed a sacrarsi lo depose in Roma
+Sul nobil monte, che da lui si noma.
+
+
+XLIII
+
+Qual, senza il buon mastin, pasto diviene
+A lo scannar de gli affamati denti
+Torma d'agnelli, ove talor sen viene
+Lupo notturno intra vellosi armenti:
+Tal senza il grande Eroe mal si sostiene
+L'usato ardir de le cristiane genti;
+Se non, ch'avverso a Turacan sen corre
+De' fier Baglioni il coraggioso Astorre;
+
+
+XLIV
+
+Non scuro lampo di Perugia, degno
+D'allor sul mare, e via più degno in terra;
+Ma dignissimo quì, dove sostegno
+Fassi de l'alme disperate in guerra;
+A l'intrepida man giunge l'ingegno,
+Sì ch'a' barbari stuoli il varco serra,
+Parte col ferro i turchi a terra stende,
+Parte i seguaci suoi col grido accende.
+
+
+XLV
+
+Ah cavalier! dunque dimessi il ciglio
+Andrem per l'Asia vilipesi e schiavi?
+Non risospingerem tanto periglio?
+Ove de' padri? ove il valor degli avi?
+Così d'alta virtù porgea consiglio
+Il buon campion ne i tempi avversi e gravi,
+Nè d'un buon Piccolomini s'affrena
+La destra forte, onde vien pregio a Siena.
+
+
+XLVI
+
+Già di sangue infedel molle il terreno,
+Ed è sparso per lui di membra ancise.
+Ma benchè fier, benchè possente, a pieno
+Atropo di sua vita il fil recise,
+Fra tanti, che salìan scorge Algazeno
+Di quel ferir le memorabil guise;
+E curva l'arco, e 'l tende: indi lo scocca,
+Piagalo in fronte, ed il guerrier trabocca.
+
+
+XLVII
+
+Cresce il tumulto, e la crudel tenzone
+Chiama al periglio i cavalieri eletti;
+Onde v'accorre il Ravegnan Raspone,
+E d'Ancona superba Anzio Ferretti.
+Ch'indi ritiri il piè non è campione:
+Travagliansi le man, spongonsi i petti
+Al crudo acciar, ma Trasideo già privo
+D'ogni vigor se ne languìa mal vivo.
+
+
+XLVIII
+
+Trasideo sorse al primo albore, ed arse,
+Le trombe udendo, e fulminò su i vinti,
+E sordo a preghi inesorabil sparse
+Di sangue il campo, e calpestò gli estinti;
+Poi fra le selci per lo ciel cosparse,
+E fra gli strali da le corde spinti
+Tutto trafitto egli caddeo sul muro,
+Ivi fatto a mirar spettacol duro.
+
+
+XLIX
+
+Macchiansi i crin ne l'atro sangue appresi,
+Ch'a l'oro per l'addietro il pregio han tolto,
+E su le spoglie de i dorati arnesi
+Pure un torbido sangue erra disciolto.
+Gli occhi d'ardor già vivamente accesi
+Omai non apre, e impallidisce il volto;
+E per le parti estreme immobil gela,
+E fuor del petto a gran fatica anela.
+
+
+L
+
+In tale stato duo scudier l'han scorto,
+Ismeno, e Codro; e favellava Ismeno:
+Codro, che direm noi? del tutto è morto,
+O la grande alma anco raccoglie in seno?
+E Codro: ecco ei rispira; abbia conforto,
+A lui medica man non vegna meno,
+Fia forse a la sua vita alcun riparo.
+E su le braccia il grave peso alzare.
+
+
+LI
+
+Indi gemendo tra sospir sen vanno
+Suo signor sostenendo, a passi lenti.
+Ma Trasideo dal sostenuto affanno
+Alza alquanto per via gli occhi dolenti.
+Ravvisa i buon scudier, che 'n braccio l'hanno,
+E dicea lor con interrotti accenti:
+Or come è, che da l'armi io vo lontano?
+Più nulla in guerra ha da sperar mia mano?
+
+
+LII
+
+Dimmi: son forse giunti i dì supremi?
+E trascorre Ottoman dentro le mura?
+Nò; Codro rispondea: soverchio temi;
+Pugnano i cavalieri; Rodi è sicura.
+E quì la forza de i dolori estremi
+Gli occhi di nuovo al gran guerriero oscura,
+E gli toglie il vigor, s'a dire ei prende:
+Ma pure Egina mormorar s'intende.
+
+
+LIII
+
+Quinci il trassero a lei. Con nobil core
+Pensava al punto de l'orribil sorte
+La vergine real, s'unqua il valore
+Del campo Rodïan fosse men forte,
+Come sottrarsi al barbaro furore
+Dovesse, o se con fuga, o se con morte,
+Ferma in non consentir, che mai possente
+Sia sovra lei l'abbominata gente.
+
+
+LIV
+
+Tal su dorato seggio in se romita
+Altieramente i suoi pensier consiglia,
+E del risco mortal nulla smarrita
+A gran pittura ella volgea le ciglia:
+Ivi è, che larga de la nobil vita
+La terra con acciar facea vermiglia
+La Romana Lucrezia, e per diletto
+D'alta onestà si trapassava il petto.
+
+
+LV
+
+Guardavi intenta, e per l'esempio Egina
+Via più sentiasi a le belle opre accesa;
+Quando con Trasideo fatta vicina
+La mesta coppia i suoi dolor palesa;
+E le diceva Ismeno: alta Reina,
+Rodi dal signor nostro ebbe difesa:
+Finalmente cadèo; spirto gli avanza,
+Ed abbiam de lo scampo anco speranza.
+
+
+LVI
+
+Non risponde la donna al dir doglioso:
+Chirurghi chiama, ed a' rimedi è presta;
+E perchè l'egre membra aggian riposo,
+Fa che a tenero letto ei si disvesta;
+Ed ella stessa al moribondo sposo
+Toglie con franca man l'elmo di testa,
+E gli discinge il brando, e 'n tanta pena,
+Cotanto è forte, i suoi cordogli affrena.
+
+
+LVII
+
+Tra così cari uffici alza languente
+Lo sguardo alquanto il cavaliero, e mira
+La bellissima donna, onde repente
+Si disacerba il duol, che lo martira;
+Crescere intorno il cor gli spirti sente;
+Da l'affannato sen largo respira;
+E sotto gli occhi amati ei si rinfranca.
+Tanto, ch'a' detti suoi voce non manca.
+
+
+LVIII
+
+Su l'alte torri, e per la patria armato
+Ritrovai morte, ove cercarla è degno;
+Ed ora a farmi nel morir beato,
+Donna, fra le tue braccia a spirar vegno.
+Così disse egli: e per lo sen piagato
+Il sangue se ne va senza ritegno,
+E del letto cosparge ambe le sponde;
+Ed Egina il rasciuga, indi risponde:
+
+
+LIX
+
+S'unqua varrà studio mortal, se care
+Fian ne l'alto del ciel nostre preghiere,
+Avrà la doglia, che sì forte appare
+Contra lo scampo tuo picciol potere:
+Ma queste piaghe, che a mirar sì chiare
+Al mondo ammireran l'alme guerriere,
+Esserti, o Trasideo, non posson gravi,
+Come a gran successor de' tuoi grandi avi.
+
+
+LX
+
+Io certamente porgo aìta al core
+In tanto affanno, e mi conforto alquanto
+Ripensando, che 'l ciel diemmi a signore,
+Ch'altri nol possa pareggiar col vanto.
+Così tenendo a fren l'aspro dolore
+L'altera donna dava bando al pianto;
+E la turba fedel, ch'ivi dolente
+Ode il parlar, con meraviglia il sente.
+
+
+LXI
+
+Fra l'armi intanto, e ne le ree contese
+Era sul muro lo spettacol fiero
+Più d'ora in or; colà forte s'accese
+D'alto disdegno Emanuel Rovèro.
+Questi gentile a pien, dal sangue scese,
+Che già de' Longobardi ebbono impero;
+E la stanza paterna altier fermava
+Là, 've Tanaro d'Asti i campi lava.
+
+
+LXII
+
+Ma quì sovra elmo luminoso scote
+Argentee piume, ed in corazza ardente
+Con lunga asta serrata aspro percote,
+E tiene a freno d'Ottoman la gente:
+O per gran nobiltate anime note,
+E per virtù, ciascun si volga in mente
+L'antico onor, sospireremlo invano
+Se ne l'armi oggidì langue la mano:
+
+
+LXIII
+
+Sì parla, e va ne la battaglia dura,
+Perchè del suo valor prova si scerna.
+Ma l'Angel, che di Rodi il ben procura,
+Umil parlava a la possanza eterna:
+Mova tua pièta grande oltra misura
+Contra il furor de la malizia inferna
+Di Rodi afflitta la miseria omai,
+E per tua destra si sottragga a' guai.
+
+
+LXIV
+
+Corrono i Turchi minacciando, e lieti
+Omai di certa speme empiono il petto:
+Io non m'oppongo lor, chè tu mel vieti;
+E di tua volontate il cenno aspetto.
+Sì chiedeva di Dio gli alti decreti
+L'Angel di Rodi a la difesa eletto
+In zelo ardendo, e con dimesse fronti
+Pure altri spirti a ripregar son pronti.
+
+
+FINE DEL V CANTO.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI
+
+AL CANTO V.
+
+_Argomento del Poeta, nell'Amedeide maggiore_:
+
+ «Nel V. narrasi l'assalto fra Turchi e fra Italiani: Giordano Orsino
+ lor duce rimane morto; Trasideo pieno di ferite è condotto ad Egina
+ sua sposa.»
+
+«Argomento del Paschiulli al canto IV dell'_Amedeide
+minore_, che in parte corrisponde al V
+della _magg_.
+
+ Dopo chiare prodezze il grande Orsino
+ Cade sui muri, e sale in ciel beato;
+ E Trasideo, quasi a morir vicino,
+ Si rinfranca in veder l'idolo amato.
+ D'arnesi, ove sudò fabbro divino,
+ È per Michel l'Eroe fatale armato,
+ E da procelle accompagnato e lampi
+ Fa di scitica strage orridi i campi.
+
+
+Osservazioni critiche del Cavaliere d'Urfé al canto V.
+
+«Je ne dis rien icy de la remarque que V. A. a faitte fort a propos de
+ce que N. D. sauve le Doria, qu'il favorisse presqu'autant qu'Amedee,
+et plus beaucoup que Folques le grand maistre; ce qui n'est pas
+raisonable et ne le peut excuser, si non qu'il est genevois (vuol dire
+_génois_) aussy bien que l'Auteur.» I poeti epici hanno un
+personaggio, che non è il principale, ma cui danno una grandezza e
+virtù ideale; nè alcuno mai pensò di condannarli con sì grave
+sopracciglio, come fa il censore dell'Amedeide. Bastino gli esempj di
+Turno nell'Eneide e di Rinaldo nella Gerusalemme.
+
+«La longue enumeration des tuez d'un seul coup est si ennuyeuse que le
+lecteur ne se peut empescher d'en desirer la fin; parce il ny voit
+rien de nouveau, et que le plus souvent il ny a que les noms tous
+seuls, et encore des noms si facheux a prononcer qu'il est impossible
+presque de les lire sans y faillir.» Quanto alla parte prima di questa
+censura; cioè alla lunga lista di morti uccisi d'un colpo solo, si è
+già risposto nelle annotazioni al canto III. Se al censore piacque di
+ripeterla, a noi spiace d'annojare i lettori.
+
+Riguardo ai nomi così malagevoli a pronunziare, il signor d'Urfé non è
+giudice competente. A me riesce più facile pronunziare, per es.
+_Orsino_ che _de Bouflers_, _Trasideo_ che _Bouchicaut_ ecc.; ma io
+non conosco come fosse formato il timpano, nè come fatta la lingua
+dell'Urfé.
+
+«Il faut notter qu'il met force noms de maisons qui n'etoient point en
+lumiere en ce temps la, ou pour le moins qui estoient si vils qu'il ne
+pouvoient etre mis au rang ou il s'en sert, comme de Fracastor,
+Caponi, et plusieurs de Savonne; en quoy il fait tord a ceux qu'il
+nomme et qui etoient veritablement illustre (_sic_) en ce temps la.»
+
+Tra le doti egregie dell'animo del Chiabrera, non è ultima quella di
+uno sviscerato amore per la gloria dalla nazione italiana. Guidato da
+sì nobile sentimento volle fingere che all'assedio di Rodi si
+trovassero molti cavalieri italiani; dando loro i cognomi o di qualche
+famiglia per feudi e per guerrieri famosa, come Doria, Orsini e
+Baglioni; o per sommi letterati illustre, siccome Fracastoro e
+Castiglioni. L'amor di patria fecegli introdurre nel poema un Riario
+savonese. L'amicizia gli dettò d'innestarvi un Corsi fiorentino ed uno
+Sperone, padovano: per altre città scelse a piacere tra' cognomi più
+nobili; per es, in Asti i Rovèro, in Ancona i Ferretti. Vero è che non
+tutte queste case erano egualmente famose a' tempi di Amedeo; ma un
+poema non è un albero genealogico.
+
+«Le discours de Codre et de son compagnon, qui parlent si longuement
+entre eux quand ils rencontrent leur maistre en terre est bien
+superflu, car encores que il eust esté mort, tousiours estoit (_sic_)
+ce bien fait d'emporter le corps de leur maistre pour l'enterrer: a
+quoy donq'tant de propos se demandant s'il est en vie et s'ils
+l'emporteront?»
+
+Nell'Amedeide, qual va stampata, tutto il _lungo_ discorso di Codro e
+del compagno è ristretto in meno di cinque versi (V. 50):
+
+ In tale stato duo scudier l'han scorto,
+ Ismeno e Codro; e favellava Ismeno:
+ _Codro, che direm noi? del tutto è morto,
+ O la grand'alma anco raccoglie in seno?_
+ E Codro: _ecco ei respira; abbia conforto,
+ A lui medica man non venga meno:
+ Fia forse alla sua vita alcun riparo._
+ E sulle braccia il grave peso alzaro.»
+
+
+Ma forse nel MS. presentato dal Poeta al Duca il dialogo degli
+scudieri sarà stato più diffuso.
+
+
+_Varianti del canto V, che nella_ minore _è il quarto_.
+
+Mancano alla _minore_ le stanze 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, e
+18; perciocchè dall'ultimo verso della st. 8.
+
+ Sangue di Febo e de le muse amico,
+
+si trapassa alla st. che comincia,
+
+ Quinci ben pronto agli ultimi soccorsi,
+
+che perciò è la 9 nell'_Amed. min_. e la 19 nella _maggiore_.
+
+Nella st. 34 della _magg_.
+
+ _Travolve_ intorno formidabil lume.
+
+
+Ma nella _minore_, st. 24: _Involve_ intorno formidabil lume.
+
+La st. 25 della _min_. finisce in questa guisa:
+
+ Nè pur l'orgoglio in Turacan vien meno;
+ Anzi al gran Cavalier trafigge il tergo,
+ Nè resse alle percossa il forte usbergo.
+
+Seguita poi la st. 26.
+
+ Con ferrat'asta al Cavalier impiaga
+ Di nuovo il fianco ecc.
+
+Al contrario l'_Amed. magg_. ha questa varietà. La st. 35 si termina
+alquanto diversamente:
+
+ Non pur l'orgoglio in Turacan vien meno;
+ Ma disperando Aletto ulula e mugge,
+ Nè sa biasmar chi volge il tergo e fugge.
+
+Appresso si leggono le st. 36, 37, 38 e 39; e quella che nella
+_minore_ è st. 26, nella _maggiore_ è 40:
+
+ Con ferrat'asta al Cavaliero impiaga
+ Di nuovo il petto ecc.
+
+Dopo la st. 60 della _maggiore_ che si chiude
+
+ Ode il parlar, con maraviglia il sente,
+
+si leggono quattro stanze 61--64; e si chiude
+il canto V; dove al contrario nella minore, subito
+dopo il verso allegato, si continua il canto IV:
+
+ Ma verso il campo i lumi eterni inchina
+ Il Re del Ciel ecc.
+
+Di questa stanza e delle seguenti il Poeta formò
+il canto VII. Laonde nulla si ha nell'_Am. piccola_
+di ciò che forma il canto VI della _maggiore_.
+
+
+
+
+CANTO VI.
+
+
+ARGOMENTO.
+
+_Vien d'Ilario AMEDEO presso al ricetto
+Là del Filermo fra l'orrore ombroso:
+Quì di matrona in simulato aspetto,
+Pianti versando in mesto atto e doglioso,
+Gli si fè incontra l'infernale Aletto;
+E 'l ver tenendo in falsi detti ascoso,
+Invan tentò con sue malizie e frodi
+Che gisse il gran Campion lunge da Rodi._
+
+
+I
+
+Aletto in tanto per lo giogo ombroso
+E del Filermo ne l'alpestro orrore
+Scorse AMEDEO, che di pugnar bramoso
+Da travagliarsi in armi attendea l'ore.
+Ei da l'antro selvaggio, ove nascoso
+La notte soggiornò, sen venne fuore
+A guardar, se fra l'orride foreste
+Scender vedeva a sè nunzio celeste.
+
+
+II
+
+Alza la fronte, e per lo ciel tal volta
+E per gli aerei campi il ciglio gira,
+Nè men tal volta de la selva folta
+Tra pianta e pianta intentamente mira;
+Nulla non vede, e via più sempre ascolta
+Fiero rimbombo di minaccia e d'ira,
+E de le trombe eccitatrici i carmi,
+E 'ntorno Rodi ogn'or gridarsi a l'armi.
+
+
+III
+
+Quinci ratto assalir l'infide genti
+Grande gli corre ardore entro a le vene.
+Come Leon se pascolare armenti
+Vede oltre al fiume ne le piaggie armene
+Ben l'unghie indura, e bene arrota i denti,
+E ben farìa sanguigne erbe ed arene;
+Ma pur paventa di superbia carco
+L'ampia riviera, che contrasta il varco.
+
+
+IV
+
+Tal fu del gran guerrier. S'avvampa in seno
+Di dare assalto, ed a pensar poi prende
+Sovra l'Angelo apparso, e' tiensi a freno,
+E, sofferendo, i suoi ritorni attende.
+Così con lenti piè l'ermo terreno
+Va trascorrendo, ed ora sale, or scende
+Fin che trova bagnar l'alpestri sponde
+Dolce ruscel di limpidissime onde.
+
+
+V
+
+In su la destra e su la manca riva
+Foltissime innalzarsi orride e dure
+Quercie vedeansi; e non giammai s'apriva
+Strada a' raggi del sol per l'ombre oscure;
+E di loro ogni tronco al ciel saliva
+Non mai percosso da villana scure,
+Nè mai soleasi al bello orror selvaggio
+Far da' pastori o da gli armenti oltraggio.
+
+
+VI
+
+E non senza ragion: quivi soggiorno
+Già scelse Ilario. Era costui ben chiaro
+Per suoi tesori, e di virtute adorno
+Pregi di nobiltate anco l'ornaro;
+Ma per far più spedito al ciel ritorno,
+Contra gli agi del mondo ebbe riparo
+A l'aspra povertate; e' in questi liti
+Trasse de la sua vita i dì romiti.
+
+
+VII
+
+Ei quì di vimi rusticani un tetto
+Per sè compose; e non usate piume,
+Ispide paglie gli prestavan letto,
+Mentre Febo nel mar chiudeva il lume:
+Furono i manti suoi bigio negletto;
+I cibi l'erba, le bevande il fiume:
+E di mille infelici a sè devoti,
+Umil pregando, egli adempieva i voti.
+
+
+VIII
+
+Mute lingue sciogliea; grazie divine;
+E di febbri cessò ghiacci ed ardori;
+Ed ad ogn'or per quelle strade alpine
+Apparìan zoppi, e divenìan cursori;
+Onde poi giunto de la vita al fine
+Lasciò ver sè tanto amorosi i cori,
+Ch'a dimostrare altrui siccome degno
+Fosse d'altiero onor, si fece segno.
+
+
+IX
+
+Ersero quì di bianca rupe e dura,
+Colonna sposta a' guardi anco lontani,
+Su cui del famoso uom l'aurea figura
+Giunte levava al cielo ambe le mani:
+Ma ne la base non vulgar scultura
+Segna le vie de gli esercizii umani,
+Dando a veder, ch'al gran Signor di sopra
+Servesi or col pensiero ed or con l'opra.
+
+
+X
+
+Vedeasi Elìa, che senza tema alcuna
+L'empio furor di Giesabel sopporta
+Sul monte; ed a nutrir l'alma digiuna
+Il sollecito corbo esca gli porta.
+In altra parte Gedeon raguna
+Sua gente al fiume, ed ivi a ber conforta;
+E de l'immenso stuol sceglie trecento,
+Che di prodezza dier chiaro argomento.
+
+
+XI
+
+Fisso AMEDEO ne la scolpita istoria
+Dal profondo del cor tragge tai detti:
+Felicissimi spirti, a tanta gloria
+Dal monarca del cielo in terra eletti.
+Sì parla; e tuttavia volge in memoria
+Le meraviglie de i divini effetti;
+Ed in quei marmi tien la vista intenta,
+Quando il mostro infernal gli si presenta.
+
+
+XII
+
+S'era l'empio Demon d'intorno tolto
+L'orrore, e via dal crin gli angui fischianti,
+E dimostrava, trasformando il volto,
+Di ben nobile donna atti e sembianti;
+Svelato il seno, e tutto il busto involto
+Avea tra seta di cerulei manti,
+D'abito fra negletta e fra pomposa:
+Ma sovra modo a rimirar dogliosa.
+
+
+XIII
+
+Cotale agli occhi del guerrier scoprirsi
+Determinò ne la remota sede
+Aletto; e di repente indi partirsi
+Sembiante fa, come di lui s'avvede.
+Ed ei, che la mirò quasi pentirsi
+D'avere innanzi a lui fermato il piede
+Volge placidi sguardi; e poi cortese
+In sì fatta maniera a parlar prese:
+
+
+XIV
+
+Non torcere orma, e nel tuo cor speranza
+Ravviva, e sgombra ogni sospetto indegno;
+Ferma; chè di mia destra ogni possanza
+Per lo scampo di Rodi a provar vegno.
+A questo dir non serenò sembianza;
+Pur d'affidarsi il rio Demon fe' segno,
+E quasi in aspro duol fosse sommerso
+Mise alta voce incontro al Ciel converso:
+
+
+XV
+
+Era vantaggio non giammai fondarsi
+Tuoi regii alberghi e tue superbe mura,
+Rodi, s'al mondo acerbamente farsi
+Doveano specchio di crudel ventura.
+O pensier di mia vita al vento sparsi!
+Ma quale alma qua giù vive secura?
+Ciascuno in terra è condannato in guai;
+E fora meglio non ci nascer mai.
+
+
+XVI
+
+Ecco dolenti mi s'accrescon gli anni
+A pianger de' miei regi il sangue morto,
+E bene esperta de gli umani inganni
+Ritrovo angoscia, ove cercai conforto.
+Quì per la forza de gl'interni affanni
+Bagna di caldi pianti il viso smorto,
+E tra lunghi sospir non fa parola.
+Ma quei tormenti il Cavalier consola:
+
+
+XVII
+
+Nobile donna, non largare il freno
+A' gridi, e fra i dolori asciuga il ciglio,
+Che per questo mortal corso terreno
+A ben condursi fa mestier consiglio;
+E se t'ingombra di terrore il seno
+De l'assediata Rodi il fier periglio,
+Esser può, che tuo pianto invan si spanda,
+Chè 'l gran Dio per soccorso oggi mi manda.
+
+
+XVIII
+
+Io non son nulla; ogni mio moto è tardo;
+E non ho spirti a la vittoria pronti:
+Ma per Dio l'uomo fral fassi gagliardo;
+E mille esempi se ne van ben conti:
+Dio regge il mondo; e se raggira un guardo
+Quetansi i venti, e son tremanti i monti,
+E benchè frema, l'arenose sponde
+Non bagna il mar, s'ei lo comanda a l'onde.
+
+
+XIX
+
+Per tanto spera. Ei più non disse. All'ora
+Tenne alquanto il Demon le ciglia immote,
+E poi gridò: se colà su dimora
+Alcuno Dio fra le stellanti rote,
+Nol so; ma se pur v'è, perchè ad ogn'ora
+Le preghiere di noi lascia gir vote?
+Forse ne l'alto egli trïonfa e regna,
+E noi qua giuso riguardar disdegna?
+
+
+XX
+
+Lassa da grave e da mortal ruina
+Sentomi tanto duramente oppressa,
+Che quasi al disperar fatta vicina
+Mi conduco a parlar fuor di me stessa:
+Crebbi in mezzo a' tesor; nacqui reina;
+Ed or d'ogni miseria in fondo messa,
+Per questi boschi, ovunque il piè mi mena,
+Fuggo de' Turchi la crudel catena.
+
+
+XXI
+
+Dunque obbrobrio a la patria, obbrobrio a gli avi
+Camperò schiava? o mie speranze liete,
+E del viver giocondo ore soavi,
+Ove sparite? ed a che fin giungete?
+Ma tu che 'n tempi sì dogliosi e gravi
+Per noi venivi ad arrecar quiete,
+Come indugiasti? e per l'Egeo ritenne
+Qual torbido austro tue velate antenne?
+
+
+XXII
+
+Certo il sembiante e de begli occhi ardenti
+I lampi e gli atti a rimirar celesti
+Creder mi fan, che da l'inique genti
+Il popol Rodïan difeso avresti;
+Or sei giunto ad udir gridi dolenti,
+E de' buon cavalier corpi funesti,
+Altari e chiese depredate ed arse,
+E lor sacre reliquie al vento sparse.
+
+
+XXIII
+
+Così ragiona ingannatore e geme,
+E di lagrime finte inonda il viso,
+E poscia batte ambe le palme insieme
+E nel gran cavalier tien l'occhio fiso.
+Egli ascoltando le querele estreme
+E de la terra il non temuto avviso,
+Alquanto i suoi pensier seco raccoglie
+Non certo a pieno, indi la lingua scioglie:
+
+
+XXIV
+
+Donna, se 'l tuo parlar per me s'intende,
+Rodi è caduta a terra; ascolto il vero?
+Più da' suoi cavalier non si difende?
+Del superbo Ottoman sostien l'impero?
+Quivi Aletto sue frodi a narrar prende:
+Ma ferma il guardo in volto al cavaliero,
+Ben osservando, s'ei consente o nega
+Credenza al ver, mentre le note spiega.
+
+
+XXV
+
+Chi superbo, diss'ella, alza la mente,
+E tra' mortali temerario spera,
+Nè sa, come qua giù fugga repente
+Lunge da noi felicità leggiera,
+Stato oggi al guerreggiar fosse presente,
+Ed al cader de la cittade altiera,
+Che fatto quinci si sarebbe esperto
+Come sia di ciascun lo stato incerto.
+
+
+XXVI
+
+Rodi fulgida d'or, nudrice antica
+D'alme guerriere, e al cui superbo grido
+Non reggeva giammai forza nemica,
+Ove ogni industria, ogni valor fea nido,
+Sparsa è per terra; ed avverrà, che dica
+Nocchier tra l'onde costeggiando il lido:
+L'alta reggia dì Rodi era in quel loco
+Quando il fier Ottoman la diede al foco.
+
+
+XXVII
+
+Signor, da' Rodïan tanta difesa
+Fecesi un tempo, e sì schernîr sua vita,
+Che stanco il Turco di fornir l'impresa
+Omai la speme avea quasi smarrita;
+Ed ecco fama vivamente intesa
+Fu per ciascun, ch'a noi veniva aìta:
+Un Italico re, franco, feroce
+Mosso già s'era a navigar veloce.
+
+
+XXVIII
+
+Regge il Piemonte; e tra guerrieri acciari
+Gode sudando; e sol di gloria ha brama;
+E sangue di mille avi al mondo chiari,
+Chiaro risplende, ed AMEDEO si chiama;
+Or sì fatto campion solcare i mari,
+Ascoltando Ottoman cantar la fama,
+Di prevenir suoi corsi il prese cura;
+Schierò le genti ed assaltò le mura.
+
+
+XXIX
+
+Non sì tosto il mattin l'ombre disperse,
+Che udissi all'armi. Ogni guerrier cristiano
+Intrepido a la morte il petto offerse,
+E vittoria cercò con nobil mano.
+Aspramente pugnossi, al fine aperse
+Varco ne la città l'empio Ottomano
+A' suoi popoli ingordi, onde repente
+Dentro inondò l'abbominevol gente.
+
+
+XXX
+
+Sparsero i Rodïan gemiti e pianti:
+Ma del rio vincitor le man spieiate
+Da per tutto spargean fochi fumanti,
+Non perdonando a le magion sacrate.
+Io, che nel tempio con umìl sembianti
+A la corte del ciel chiedea pietate,
+Fra 'l rimbombo de i gridi e de gli ardori,
+Piena di ghiaccio il cor, men venni fuori.
+
+
+XXXI
+
+Incontro un mio scudier pallido in viso,
+E dimando qual sia nostra ventura.
+Ei mi risponde: è tuo figliuolo anciso;
+Ottoman trïonfante entro le mura.
+Alla fiera novella io presi avviso
+Di serbar la mia vita almen sicura,
+E sovra legno piccioletto ignoto
+Ho cercato del mar seno remoto.
+
+
+XXXII
+
+Vegno qua sù, perchè minor periglio
+Stimai partire entro la notte ombrosa;
+E mentre quì m'ascondo, il mio naviglio
+Ed il nocchier là giù m'attende e posa.
+Così dicendo, annuvolava il ciglio,
+Pianti versando, e si mostrò dogliosa,
+E lungamente sospirava, e come
+Tutta infelice disperdea le chiome.
+
+
+XXXIII
+
+A quegli atti AMEDEO cangia l'aspetto,
+Ed in parti diverse il pensier gira;
+E per qual via deggia avverarsi il detto
+De l'Angel sacro taciturno ammira.
+Ed in quel punto va seguendo Aletto
+Le cominciate frodi; in pria sospira,
+Poi dal preso cordoglio ella si scote
+E franca in voce fa sentir tai note:
+
+
+XXXIV
+
+Chiarissimo Signor, la cui sembianza
+Porge d'ogni virtute alto argomento,
+Poscia che ad impiegar la tua possanza
+Per lo stuol Rodïan stato sei lento,
+Odi quale per noi riman speranza;
+E se lo stato mio teco rammento,
+Ed il mio favellar vien da lontano,
+Non te ne caglia, ch'io non parlo in vano
+
+
+XXXV
+
+Non distante di quì lungo sentiero,
+Samo da non sprezzarsi, isola siede,
+In cui regnò d'ogni virtude altiero
+Argesto, e di lui nacqui unica erede;
+E perchè senza maschi al bello impero,
+Per usanza, la donna anco succede,
+Io di non pochi re mossi le voglie,
+Che gareggiando mi chiedeano a moglie.
+
+
+XXXVI
+
+Ma sovra ognun tra la sì nobil gente
+A' miei parenti rassembrò più degno
+Filippomène; ei di tesor possente
+In Scio già nacque, e ne godeva il regno:
+Vago d'aspetto, e ne le guerre ardente,
+E ne la pace di cortese ingegno:
+Nè men per sangue: eran congiunti seco
+I più chiari signor del popol greco.
+
+
+XXXVII
+
+Sposata io fei giocondo il cor paterno
+Per un figliol d'ogni bellezza adorno:
+Ma, lasciandolo infante, al ciel superno
+L'alma del genitor fece ritorno.
+Pur da me non per tanto ebbe governo
+Tal che fregi d'onor si vide intorno;
+E d'ogni alma virtute apprese l'arte;
+Benchè più forte egli donossi a Marte.
+
+
+
+
+
+XXXVIII
+
+Glauco appellossi; e, come fu sul fiore
+Degli anni suoi più verdi, ebbe desire
+Di porre in Rodi il piè; scola d'onore,
+E reggia d'armi e d'onorato ardire;
+Andovvi; e quivi giunto arco d'amore
+Il costrinse a provar dolce martire;
+Chè Melibea con suoi begli occhi il prese,
+E del giovine incauto il petto accese.
+
+
+
+XXXIX
+
+Di così fatto amor fama trascorse
+Sì ch'intorno a l'Egeo ciascun ne parla;
+Ed a l'animo mio temenza porse
+Non seco proponesse alfin sposarla.
+Mentre dunque poteva, ed era in forse
+La ria ventura, io destinai vietarla.
+Bene avea la fanciulla i pregi suoi:
+Ma bassi assai per adeguarsi a noi.
+
+
+XL
+
+Dunque sciolsi le vele, e fei vedermi
+In Rodi seco, e mie preghiere esposi,
+E con ragion sostenni i sensi infermi,
+E dolcemente a' suoi desir m'opposi.
+Ma mentre io vo cercando indugi e schermi,
+Oh de l'eterno Dio giudicj ascosi!
+Ecco che i miei disegni in un momento
+Spariti son, siccome nebbia al vento.
+
+
+XLI
+
+ Venne Ottomano, e, come suol, spietato
+De la pace ad ogn'or troncò la speme;
+Onde a lui contra, il Rodïano armato
+Oggi è caduto, e seco Glauco insieme.
+Cadde, misera me! nè mi fu dato
+Mirarlo almeno in su quelle ore estreme,
+E ripor le sue membra in nobil marmi,
+Ed ivi, come suolsi, appender l'armi.
+
+
+XLII
+
+ Ah che sul petto d'ogni onor ben degno,
+E sul crin d'oro e su la regia testa
+Sfoga l'empio Ottoman forse il disdegno,
+E da l'iniqua turba or si calpesta!
+Alma ben nata, s'oggi a te non vegno,
+Vedi come qua giù nulla m'arresta,
+Se non se quella, che per te s'aspetta,
+Contra il nemico rio, giusta vendetta.
+
+
+XLIII
+
+ E tu, sommo Campion, che 'l mal presente
+Fosti dal Cielo a divietare eletto,
+Come affermasti; ed a ciò far possente,
+Ben ti confessa il sovrumano aspetto:
+Signor, vientene meco; io navi e gente
+E ciò, che 'n guerra fa mestier, prometto:
+Quanto può Samo, e quanto possa Scio
+Da' cenni pende e da l'arbitrio mio.
+
+
+XIIV
+
+Poi parentadi ed amicizie, quanti
+Veggonsi oggi regnar per l'onda Egea,
+Armi susciteranno e naviganti
+E Lenno e Lesbo e la discosta Eubea.
+Così parlando rinnovava i pianti
+L'odioso spirto: ei tuttavia fingea
+Volto a tentar con le sottil sue frodi,
+Che sen gisse AMEDEO lunge da Rodi.
+
+
+XLV
+
+Ed ei tenendo in cor le voci impresse
+De l'alto messaggier dianzi disceso,
+Seco non sa pensar, come cadesse
+Un regno, che dal Cielo era difeso.
+E pur costei con le sue luci istesse
+Videlo darsi in preda al fuoco acceso;
+E fra 'l sangue de' suoi spenti e dispersi
+Aveva in trista fuga i piè conversi.
+
+
+XLVI
+
+Fra' tai pensieri in sè medesmo ondeggia.
+Alfin non sa voltarsi indi a partire
+Che pria l'eccelso messagger non veggia.
+E verso il mostro ei così prende a dire:
+Non è regno sì forte o nobil reggia.
+Donna, per cui s'adeschi uman desire,
+Che polvere sul pian tosto non cada,
+Se la destra di Dio vibra la spada.
+
+
+XLVII
+
+Ha forse Rodi a la pietade eterna
+Con lunghe colpe sue rotto il confine,
+Onde il sommo Signor, ch'altrui governa,
+Pur con giustizia or la corregge al fine.
+Ma, benchè l'occhio uman poco discerna
+L'alto giudizio e l'azïon divine,
+A dritta ragïon creder conviene
+Ch'anco l'ira di Dio sia nostro bene.
+
+
+XLVIII
+
+Ei talor flagellando in tempi duri
+Di severo Signor prende sembianza,
+Perchè del nostro errar fatti sicuri
+Apprendiamo invocar la sua possanza.
+Or tu, reina, sollevar procuri
+Con arme e con tesor nostra speranza;
+Caduche forze; e per le vie del mondo
+Vuoi fornir tuoi disegni; ed io rispondo:
+
+
+XLIX
+
+Dal ciel venne messaggio; ed ei commise
+Ch'io quì posassi; e ch'Ottomano a terra
+Vedrebbe il campo, per mia man, promise,
+Ch'oggidì Rodi sì terribil serra.
+Ma, fin ch'a me ritorni, ei non permise
+Scender dal monte, o riprovarmi in guerra.
+Egli arme recherìa da soggiogarlo;
+E tutto questo è ver, come ti parlo.
+
+
+L
+
+Se quì dunque soccorsi abbiam sì presti,
+A che cercando gir forze lontane?
+Certo non deesi co' favor celesti
+Porre in bilancia le possanze umane.
+Ei più non ragionava. Aletto a questi
+Detti del gran guerrier mesta rimane;
+E pur con tutto ciò l'anima fiera
+Trar ne l'inganno alfin non si dispera.
+
+
+LI
+
+Chiaro è per sè, che dove Dio s'impiega,
+Non è contrasto: ma sua man possente
+Pur ciascun dì far meraviglie nega,
+Ed ama, che 'n suo pro sudi la gente.
+Deh! vien, Signor, dove costei ti prega;
+Fatti Duce de' nostri; indi repente
+Torna, tonando, ad Ottoman, che prende
+Lungo piacer de i vinti, e non t'attende.
+
+
+LII
+
+Così diss'ella; e non però commove
+Il gran guerrier a di là torre i passi;
+Chè, qual su l'Apennin quercia di Giove
+Contra i soffi di Borea, immobil stassi.
+Veggendo Aletto uscire in van sue prove,
+Indi sparisce rimugghiando, e fassi
+Fra le cresciute rabbie un foco d'ira.
+Ed AMEDEO con meraviglia il mira.
+
+
+FINE DEL VI CANTO.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI
+
+AL CANTO VI.
+
+
+Si è già detto nelle annotazioni al canto V, che nell'_Amedeide
+minore_ nulla si ha di ciò che costituisce il canto VI della
+_maggiore_; e perciò manca l'argomento del Peschiulli. Quello del
+Poeta dice così:
+
+«Aletto con inganni si prova di far partire Amedeo da Rodi; ma
+invano.»
+
+Tre critiche osservazioni trovo nel MS. del cav. d'Urfé; le quali
+cadono sul canto VI.
+
+1. «Je remarque deux choses en la tromperie que le demon veut faire a
+Amedee lorsqu'il se presente a luy; l'une que luy voulant persuader
+que Rodes estoit desja priz, il devoit avoir priz la forme d'un homme
+de qui le nom fust cogneu par reputation et non pas d'une femme du
+tout incognue, que Amedee pouvoit avec raison croire s'en estre fuye
+de peur.» Il critico ha ragione.
+
+2. «Et puisque l'auteur vouloit donner cette forme au demon, il devoit
+aussy y aiouter touttes les choses vray samblables; mais il n'est pas
+vray samblable, qu'une royne telle qu'il (_le demon_) se dit, soit
+aynsi seule parmi les rochers, et mesme ayant sa navire ancree a la
+plage voisine.» È verissimo che la finta regina dice ad Amedeo:
+
+
+ E mentre quì m'ascondo, il mio naviglio
+ Ed il nocchier là già m'attende e posa;
+
+ma trattandosi di _piccoletto legno_, come chi dicesse una gondoletta,
+potea ben essere che nel naviglio si trovasse un solo marinajo; il
+quale, rimanendosi a guardia del legno, non poteva accompagnare la
+regina; che non era poi la regina di Francia, ma di due isolette in
+levante.
+
+3. «Et le discours d'Amedee me samble aussy peu vray samblable, car il
+ny a pas apparence qu'un si sage prence rancontrant une femme exploree
+luy aille dire qu'il vient pour secourir Rhodes, ny moins qu'il
+s'aille vanter que Dieu le mande pour donner ce secours; et puis enfin
+luy descouvre que Dieu luy ait envoyé un Ange pour ce subjet, et luy
+en doive envoyer encores un autre; car ces graces et ces visions se
+doivent celler a cascun, a plus forte raison a une femme et femme
+encores incognue.»
+
+Che le grazie e le visioni si debbano celare, non è sempre vero;
+Raffaele diceva a Tobia, essere bene _rivelare le opere di Dio_.
+Lasciata dunque da un lato la ragione ascetica, non opportunamente
+allegata dal cav. d'Urfé, diremo che il Duca troppo apertamente scopre
+cose importantissime e segrete ad una principessa ignota; la quale,
+partendosi sul _piccoletto legno_, e divulgando il luogo dove Amedeo
+si stava, e i disegni che volgeva nell'animo, avrebbe potuto nuocere
+moltissimo all'impresa del soccorso di Rodi. In somma, in questo canto
+VI. sono versi bellissimi, nobili sentenze, e locuzione elegante; ma
+non è degno di quella mente che il compose, nè di quella scienza che
+sempre apparir debbe in tutte le parti d'un epico poema.
+
+
+
+
+CANTO VII.
+
+
+ARGOMENTO.
+
+_Il Re del Cielo ad AMEDEO destina
+Michele ad arrecar l'armi immortali:
+Pronto egli dalla torre adamantina
+A lui ne scende dibattendo l'ali
+E compie, l'alta volontà divina.
+Se le indossa AMEDEO; con armi tali
+Scende il monte qual turbine di vento,
+E i Turchi ingombra di mortal spavento._
+
+
+I
+
+Ma verso il campo i lumi eterni inchina
+Il Re del Ciel da l'immortal sua sede,
+E certo nunzio al gran guerrier destina
+Scelto campion de l'immutabil fede.
+Guarda per l'ampia regïon divina
+Spirti infiniti, che gli stanno al piede;
+Indi a Michel guerreggiator sublime
+Ne l'armi eterne il suo voler esprime:
+
+
+II
+
+Fendi l'aria, dic'Ei, vola repente
+In sul Filermo, ove AMEDEO soggiorna:
+Armi gli reca; e la fida alma ardente
+A l'armi infiamma; indi qua sù ritorna.
+Perch'a l'orgoglio de l'iniqua gente,
+Ei pugnando la giù, fiacchi le corna,
+Seco gli Angioli fian, cui data è cura
+E di Lui stesso e de le rodie mura.
+
+
+III
+
+Tanto diss'egli: e fiammeggiando ascende
+Michel su l'ali, ove ne l'alto appese
+Serbansi l'armi, sempiterne, orrende,
+Vinte non mai ne le sacrate imprese.
+Torre è nel ciel, ch'inespugnabil splende
+Tra' nembi ardenti, e tra gran fiamme accese,
+E di diaspro insuperabil, scorno
+De gli anni, immensa si dilata intorno.
+
+
+IV
+
+Tanto s'innalza oltra il gran ciel superno,
+Quanto il superno ciel s'alza da terra:
+Copre i gran tetti suoi diamante eterno,
+Diamante eterno apre il suo varco e 'l serra:
+Dentro son l'armi, onde il profondo inferno,
+Onde il rio mondo si conquassa in guerra:
+Eterei dardi, archi fulminei, vaste
+Squame d'usberghi fiammeggianti ed aste.
+
+
+V
+
+Pendon lucidi carri, onde volanti
+Gli Angioli van su per gli eterei campi;
+Scudi fulgidi, brandi, elmi spiranti,
+Da l'oro eterno, inestinguibil vampi.
+Miratisi quivi i fulmini tonanti
+Sparsi di nembi, di fragor, di lampi:
+Armi, di che 'l gran Dio può solo armarsi,
+Splendenti, ardenti, orribili a mirarsi.
+
+
+VI
+
+Or, poi che dentro a l'ampia mole ascese,
+Da Dio sospinto, il messagger beato,
+Scudo, elmo, brando, intra' più scelti, ei prese,
+Onde AMEDEO scenda in battaglia armato,
+E tromba; onde egli a memorande imprese
+Sprona gli eroi con l'immortal suo fiato:
+Sì provveduto, in su l'aeree penne
+Dal sommo olimpo al cavalier sen venne.
+
+
+VII
+
+Passa il cristal, cui pura luce aggiorna,
+E 'l ciel trasvola giù di stella in stella;
+Passa ove accende le volubil corna
+De l'almo sol la vergine sorella;
+Varca il foco e le nubi; indi l'adorna
+Piaggia de l'aria rugiadosa e bella,
+E tra le selve di Filermo ombrose,
+A piè del gran guerrier l'armi depose.
+
+
+VIII
+
+Ivi fra viva luce, onde circonda,
+Orribile a veder, l'ampie foreste
+Con aura soavissima, gioconda,
+Scioglie in voce mortal, spirto celeste:
+L'armi, onde oggi Ottoman tua man confonda,
+Dal ciel ti reco; or tu feroce in queste
+Fulmina omai su le nemiche genti:
+E sta quale alpe al minacciar de' venti.
+
+
+IX
+
+La terra e 'l ciel tramuteransi avanti
+Che 'l fato crolli, ove il gran Dio destina:
+Sì cinto di dïaspri e di diamanti
+Stassi il voler de la virtù divina.
+Così gli dice; e spargli indi davanti:
+Pur come sol, ch'a l'oceàno inchina
+Rapido a sera: ed AMEDEO raggira
+Cupido i lumi, e le grandi armi ammira.
+
+
+X
+
+Qual, se in danze amorose anzi il cospetto
+Esce di duci peregrini e regi,
+Regia donzella, empie di gaudio il petto,
+Mirando sè con ammirabil fregi:
+Tale in petto AMEDEO cresce il diletto,
+In quelle armi guardando, eterei pregi;
+E più s'infiamma a la battaglia; e veste
+L'inclite membra de l'acciar celeste.
+
+
+XI
+
+Impugna il brando fiammeggiante, allaccia
+L'elmo d'almo fulgor giammai non spento,
+E l'ampio scudo fulminoso imbraccia,
+E scende, quasi in mar turbo di vento:
+L'adegua in corso; e l'implacabil faccia
+Michele ingombra di mortal spavento;
+E con sua tromba ad eccitarlo in guerra,
+L'aria scotendo, abbandonò la terra.
+
+
+XII
+
+Ciò rimirava, e stimolando Aletto
+A l'armi infiamma la commossa gente,
+E corre entro ogni vena, entro ogni petto,
+Qual corre lampo entro le nubi ardente;
+Quinci di guerreggiar nuovo diletto
+A' barbari agitati arde la mente.
+Trascorre il mostro, e i cori avvampa e punge:
+Quando tremendo ecco AMEDEO sorgiunge.
+
+
+XIII
+
+Quale il fiume superbo, ove ancor piange
+Cigno sul caso di Fetonte indegno;
+O quale il Nilo sconosciuto o 'l Gange,
+Se 'l freno usato ha de le ripe a sdegno,
+Dilaga orrendo in gran diluvii, e frange
+Ogni argine, ogni sponda, ogni ritegno,
+E biade e selve e ciò, che opponsi intorno,
+Ne porta al mar su l'implacabil corno.
+
+
+XIV
+
+A tal sembianza il cavalier superno
+Ne i campi avversi formidabil fere;
+Ed allor traboccò, preda d'inferno,
+Arsace il forte sotto l'armi altiere;
+Colmo d'orgoglio e di furore interno
+Ei trascorrea tra le seguaci schiere:
+Quando scorge AMEDEO, che orribil scende,
+E nel petto di lui la mira ei prende.
+
+
+XV
+
+Tende con dura mano arco lunato,
+Ove gran smalto, ove grande oro abbonda;
+Ma trascorrendo a vôto il dardo alato
+Poco le voglie de l'arcier seconda.
+AMEDEO l'urta; e nel sinistro lato
+Il brando insuperabile profonda:
+Gelido a morte singhiozzando ei geme:
+Con piè veloce il vincitore il preme.
+
+
+XVI
+
+Indi si scaglia, e con terribil mano
+Asconde il ferro a Baiazetto in seno,
+E percote Giaffer, percote Ismano,
+E fier percote Ariaden non meno,
+Stende Giunusso e Mustafa sul piano,
+Ferratto, Assan, Giesul, cari ad Ebreno,
+Cari ad Arsace, nel cui stuolo altieri
+Parte fur capitani, e parte alfieri.
+
+
+XVII
+
+Ed ecco giù dal ciel fulmini in terra
+Con destra armata d'immortal splendore
+Vibra Dio rimbombando; e i Turchi in guerra
+Tonando e ritonando empie d'orrore.
+Fende le nubi tenebrose, ed erra
+Per l'aria scossa un minaccioso ardore,
+Che tutto occupa il cielo in un momento:
+Tuona ei pur anco: ed ecco orribil vento,
+
+
+XVIII
+
+Che atro nembo di polve alza a le stelle,
+Che ne gli antri profondi agita l'ira
+Del vasto mar, che le foreste svelle,
+Ed isvelte su turbini le gira.
+Come il vulgo infedel tante procelle
+Contra sè volte e 'l folgorar rimira,
+Smarrisce il cor. Ma più terribil stringe
+AMEDEO l'armi, e contra lor si spinge.
+
+
+XIX
+
+Tutto di raggi orribilmente adorno
+Fra' turbati guerrier sangue diffonde,
+E l'alto Dio da l'immortal soggiorno
+Pur tuona, e d'atri nembi il polo asconde.
+A l'immenso fragor mugghiano intorno
+Le valli, i campi, le montagne e l'onde.
+Turbasi l'aria, e ne rimbomba il cielo:
+In fra i Turchi ogni cor s'empie di gelo.
+
+
+XX
+
+Tanto allor di temenza accoglie in seno
+Di Licia il campo, e sì fuggir desira,
+Ch'ei turba d'ogn'intorno, onde non meno
+Il campo de' Cilici a fuggir tira.
+Vede il tumulto, odene i gridi Ebreno,
+E contra lor solo AMEDEO rimira;
+Però s'innaspra, e di mortal disdegno
+Con volto irato e con gridar fa segno.
+
+
+XXI
+
+Poscia a lui da vicino alza la destra,
+Quasi duro villan dura bipenne,
+Quando batte, anelando, elce silvestra,
+Che a nave deggia rinnovar le antenne:
+L'elmo percote; ei come selce alpestra
+Saldo la piaga scitica sostenne.
+Ma l'Italico re tra' lombi spinse
+Punta mortal, ch'immantinente il vinse.
+
+
+XXII
+
+Sbieca le luci oscuramente, e suda
+Freddo sudor, come di neve uscito:
+E nel giù traboccar l'anima cruda,
+Sdegnosa del partir, tragge un muggito.
+Lasso! non ha chi ne la tomba il chiuda;
+Ma sanguinoso rimarrà sul lito
+Privo de' pianti e de gli estremi onori,
+Lungo pasto al digiun d'aspri avoltori.
+
+
+XXIII
+
+Quinci Aletto crudel sul duce anciso
+L'indomito furor non ben consola;
+E di Danastro a sè fingendo il viso
+Verso Alete e Giassarte ella sen vola.
+Grida il mostro infernal: certo è l'avviso:
+Non ascoltate invan la mia parola;
+Mentre quì state ad assalir le mura,
+Mal nostra gente è colà giù sicura.
+
+
+XXIV
+
+Quello, a noi tanto minacciato, move
+AMEDEO l'armi senza fallo altiere:
+Ei sol turba le squadre: or vostre prove
+Siano a lui contra in rinfrancar le schiere.
+Sì grida Aletto, e i cavalier commove,
+E lor giunge a le piante ali leggiere.
+Fiero intanto AMEDEO minaccia e stride,
+E Pirgo e Gorgo ed Acomate ancide.
+
+
+XXV
+
+Era ivi presso Abenamar, che sposo
+Non pria godèo de la bellezza amata,
+Che per legge real mosse doglioso
+Presso l'insegne de la gente armata.
+Or quì l'arco di gemme luminoso
+Depose in terra e la faretra aurata,
+E ginocchiato in ripregar mercede,
+Umil baciava al gran nemico il piede.
+
+
+XXVI
+
+Ei cosparse d'oblìo, ne i gran timori,
+Ch'era figliol del celebrato Alferno,
+Guerrier non privo di sublimi onori,
+E che già di Panfilia ebbe il governo.
+Ivi ei seppe adunar gemme e tesori,
+Onde l'altiero Ebren non l'ebbe a scherno;
+Anzi a la figlia di bellezze eccelse
+Per buon consorte Abenamar ei scelse.
+
+
+XXVII
+
+Ed ella disse in su la ria partita:
+Guarditi in guerra alto favor di Dio;
+Chè, se perviene a fin tua nobil vita,
+Anco fia giunto a riva il viver mio.
+Però membrando la parola udita,
+D'allungarsi l'etate ebbe disìo,
+E formò, tristo e lagrimoso il ciglio,
+Sì fatte note nel mortal periglio:
+
+
+XXVIII
+
+Deh se nel patrio regno ambo i parenti
+Tu pur lasciasti e la gentil consorte,
+Vaglia il nome di lor sì che rammenti
+De' miei, ch'afflitti piangeran mia morte.
+Non son queste saette oggi possenti
+Del campo estinto a ristorar la sorte:
+Asia per te de la vittoria è priva;
+Che monta omai, ch'io di quì fugga, e viva.
+
+
+XXIX
+
+Così diss'egli. Ed AMEDEO, che 'n seno
+Chiudea memoria de' voler divini,
+Per quei preghi al furor non stringe il freno,
+Ma con la manca man gli afferra i crini,
+E colà con l'acciar colpisce appieno
+Ove il petto e la gola han suoi confini.
+Quei supin cade, ed AMEDEO calpesta
+Le fredde membra, e di ferir non resta.
+
+
+XXX
+
+Spense Almorato, Oluzalin percosse,
+E poi Chiausso egli piagò nel fianco,
+Indi Serraffo de la vita scosse,
+Giammai co' dardi in guerreggiar non stanco;
+Su l'arene di sangue umide e rosse,
+Fuggendo, al fier Dragutto il piè vien manco;
+E mentre alzarsi dal terren s'affanna
+Con alta piaga il vincitor lo scanna.
+
+
+XXXI
+
+Mentre de l'altrui vita acerbe prede
+Fa l'alta destra, e 'n guerreggiar non posa,
+L'Angel di Rodi avea fermato il piede,
+Sembiante ad uom, ne la città dogliosa.
+Ivi gridava. Aspro aquilon, che fiede
+Sotto nubilo ciel valle selvosa,
+I sovrumani accenti altrui sembraro;
+Sì ch'a ciascuno il suo parlar fu chiaro:
+
+
+XXXII
+
+Rodj campioni, avvalorate i petti:
+Di quel grande AMEDEO giunta è la spada;
+E seco i turchi a guerreggiar costretti
+Non ch'altro, di fuggir non han pur strada.
+Sì li conforta. E su la fin dei detti
+Ei parve stella, che per l'aria vada,
+Allor che più la notte il ciel n'adorna:
+E cinta d'aure ad AMEDEO sen torna.
+
+
+XXXIII
+
+L'alto campion gir trascorrendo in questa,
+Omai trionfator dei duci spenti,
+Mirava Aletto, e, per crudel tempesta,
+Traboccar d'Ottoman l'armate genti.
+Quindi di sdegno la tartarea testa
+E gonfi di venen scote i serpenti
+Al collo intorno, e rimugghiando gira
+Mille cose nel cor gravido d'ira.
+
+
+XXXIV
+
+Se stessa alfin d'umane membra adorna,
+E va, torbido orror, per l'aure liete,
+Là dove per lo pian poco soggiorna,
+D'AMEDEO ricercando il forte Alete:
+Se prudente pensier non mi distorna,
+Guerrieri invitti, a certa morte andrete;
+Cotanto piove d'immortal valore
+Oggi da l'alto ad AMEDEO nel core.
+
+
+XXXV
+
+Cosparso di pallor bagna la strada
+Arsace, Ebren, del proprio sangue a morte;
+Perchè da solo a sol contra la spada
+Provarsi d'AMEDEO ciascun fu forte.
+Nessun più solo ad assalire il vada:
+Cedete alquanto a la contraria sorte;
+E sì forte uom, come prudenza insegna,
+Con lo sforzo del campo alfin si spegna.
+
+
+XXXVI
+
+Cotal consiglia. E disdegnosa e rea
+Dileguando per aria indi diparte,
+Ed appar là dove Rostange ardea
+D'ira sul campo, e dove ardea Giassarte.
+Ciò, ch'ad Alete ella parlò, dicea
+Quivi ad entrambi. Indi nel ciel cosparte
+Lascia le membra simulate e move,
+E tutti infiamma a sanguinose prove.
+
+
+XXXVII
+
+Agita gli angui, onde ella è cinta, atroci,
+E nel petto de' turchi incendio spira,
+E con suono alto di tartaree voci
+Va risvegliando la vergogna e l'ira:
+Su, suso, anime vil, su su veloci
+Fuggite pur, che 'l vostro re se 'l mira;
+Prezïosa corona, ampia mercede
+Vi promette ei, che sì dappresso il vede.
+
+
+XXXVIII
+
+Allor fra gli altri in minaccevol fronte
+Alete grida al fuggitivo stuolo:
+Non temerete voi, ch'altri racconte,
+Ch'andate in fuga? e che cacciovvi un solo?
+Così parlava disdegnoso. E pronte
+Pur le turbe al fuggir volgonsi a volo
+Impallidite: ma con fier sembianti
+Di nuovo ei corse, e lor parossi avanti.
+
+
+XXXIX
+
+E dice: o fidi a l'ottomana insegna
+E già per l'Asia vincitori altieri,
+Pugnate forti: così far v'insegna
+La chiara fama degli onor primieri.
+Ma l'incauto Imeral, che si disdegna
+Pugnar nascosto tra' lontani arcieri,
+Fra le turbe terribile si scaglia,
+Ed aspra move, e da vicin, battaglia.
+
+
+XL
+
+Fiero di man, fiero di spirto, e chiaro
+Per beltà grande in su l'età fiorita,
+Al cor d'Alete così forte è caro,
+C'ha men cara di lui sua propria vita.
+Costui lucente di gemmato acciaro
+Alza verso AMEDEO la destra ardita,
+E col brando gli assalta il fianco ignudo:
+Ei con la manca oppon l'etereo scudo.
+
+
+XLI
+
+E con la destra irata, ove trapunta
+Fascia d'indiche perle il sen circonda,
+Spigne entro il ricco manto orribil punta,
+E v'imprime ferita ampia e profonda.
+L'anima coraggiosa al varco giunta
+Sen va col sangue, che la terra inonda,
+E mesta abbandonò per modo indegno
+Le membra, in che beltate ebbe il suo regno.
+
+
+XLII
+
+Come chiusi quegli occhi in sonno eterno
+E mira il volto impallidito e scuro,
+Freme Alete così, ch'orrido verno
+È su per l'onde a rimirar men duro.
+Presta a quell'empio, o Regnator superno,
+Presta i fulmini tuoi; non fia sicuro:
+Chè de l'estinta gioventù diletta,
+A mal grado di te, vuò trar vendetta.
+
+
+XLIII
+
+Nel così dir, perchè mortale offenda,
+Avvisa fier là 'v'impiagarlo deggia.
+Ma di quanto furor l'anima accenda
+Ode il gran Dio da la stellante reggia;
+Sorge nell'alto, ed in sembianza orrenda
+Tutto balena il ciel, tutto lampeggia,
+E tra' fulgor di luminose rote
+Fulmini avventa, e l'empio cor percote.
+
+
+XLIV
+
+Qual del gran Po su l'arenose foci
+Al ciel pinte anetrelle alzano l'ali,
+Se fa sovra lo stormo, arcier, veloci
+Da l'arco intorto sibilar gli strali:
+Tali i turchi sen van, dianzi feroci,
+Vinti al tonar de i fulmini immortali.
+AMEDEO freme, e fra le turbe incerte
+Il volto e 'l brando vincitor converte.
+
+
+XLV
+
+Che sembrava egli allor che dentro il petto
+Incendio raccogliea d'ire infinite?
+Voi, ch'avete nel cielo alto ricetto,
+Vergini sacrosante, or sì mei dite.
+Qual, se sdegno a Nettun cangia l'aspetto,
+Teme Glauco e Nerco, teme Anfitrite:
+Ed ei su rote immense aspro fremente
+Conturba intorno il mar col gran tridente:
+
+
+XLVI
+
+Per guisa tal su quell'orribil piano
+L'alto d'Italia cavalier sen giva
+Pien di tempesta, e con terribil mano
+Fiumi di sangue in fra le squadre apriva.
+Ivi fra' tanti per suo scampo in vano
+Rapidamente Boecan fuggiva;
+Ed invan fugge Agazamin; chè 'l corso
+AMEDEO vince, e gli trafigge il dorso.
+
+
+XLVII
+
+Fugge Abdalà, ch'insuperabil'arco
+Ebbe dal padre già famoso arciero,
+Mai sempre invitto: ma ritrova il varco
+De l'atra stige sotto il gran guerriero;
+Piagato il collo traboccava Essarco
+Sul suol sanguigno. Ed AMEDEO leggiero
+Sovra i piè velocissimi, calcando
+Va tronchi e morti, e non dà posa al brando.
+
+
+XLVIII
+
+Fulmina in arme il cavalier sublime,
+E, sparso il volto di disdegno interno,
+Prego non ode, i guerreggianti opprime,
+E fa de' fuggitivi aspro governo.
+Gran selce par, giù da l'alpestri cime,
+Da l'onde spinta e da l'orribil verno,
+Che scote d'Apennin l'ombrose spalle,
+E da lontan fa ribombar la valle.
+
+
+XLIX
+
+Atro sangue mortal dintorno inonda,
+Quasi torrente altier, l'ampia contrada,
+E pur per entro uccisïon profonda
+Tinge AMEDEO la formidabil spada.
+Qual dove fertil pian Cerere imbionda
+Sotto buon mietitor casca la biada:
+Tal quì le turbe impallidite e vinte
+A' colpi del gran re cascano estinte.
+
+
+L
+
+E già nel campo errar sossopra in volta
+Il re de' turchi rimirato avea
+Sue turbe armate, e via più sempre ascolta
+Grido, ch'ogn'ora al cielo alto ascendea;
+Che sia non sa: mille pensier rivolta
+Nel petto acceso, ed in sembianza rea
+E pur con occhio di crudel disdegno,
+Ch'a se ne venga Oronte al fin fa segno.
+
+
+LI
+
+Quei pronto move; ed al signor vicino
+E con rapidi passi in un momento,
+Ivi, la fronte umilemente inchino,
+Ch'a dir prendesse egli aspettava intento.
+Ed irato Ottoman: pur sul mattino
+Per noi vinceasi, onde or tanto spavento?
+Qual larva de le turbe agita il core?
+Cerca, onde sia de' nostri il gran terrore;
+
+
+LII
+
+E mi si scopra. Ei sì dicea turbato.
+Stette ascoltando il cavalier dimesso,
+Ed indi sprona il corridor frenato
+Battendo l'orme in sul sentier commesso.
+Tosto che dentro da lo stuolo armato
+Ei si condusse, a' primi sguardi espresso
+Gli fu, con grave pena oltra ogni essempio,
+De le genti dilette il crudo scempio.
+
+
+LIII
+
+Rimira di battaglia orribil'arte,
+Correre il sangue ed allagare il suolo,
+Mira monti d'estinti, e mira sparte
+Le squadre in fuga e che non pugna un solo;
+Parte s'adira riguardando, parte
+Ingombra il fiero sen pietate e duolo,
+E ferma il corso, e ne la gente ancisa
+Colmo di meraviglia il guardo affisa.
+
+
+LIV
+
+Non altramente da cordoglio è vinto
+Indo bifolco, ove ripone il piede
+Ne l'ampie stalle de l'armento estinto,
+Ch'a l'aer fosco del leon fur prede:
+Vede sbranati i fieri tori, e tinto
+De le squarciate membra il terren vede:
+E sparsa vede al vento ogni sua speme,
+E tra' singulti inconsolabil geme.
+
+
+LV
+
+A tal sembianza in rimirar s'attrista
+Oronte, e grida: ah miserabil sorte!
+Così per noi vittoria oggi s'acquista?
+Ed i trofei sperati oggi son morte?
+Mentre nel così dir volge la vista,
+Scerne Giassarte che terribil, forte
+Porge ne la battaglia in vario corso,
+Ove richiesto è più, saldo soccorso.
+
+
+LVI
+
+Di folta polve è ricoperto, e piove
+Giù per le guancia ampio sudor nel seno,
+E dal petto anelando il fiato move
+Che per molta fatica omai vien meno.
+Ver lui, che di guerrier fa nobil prove
+Oronte volge frettoloso il freno,
+E sollecito i fianchi al destrier punge:
+Ed, o Giassarte, egli gridò da lunge,
+
+
+LVII
+
+Onde il terror, che da vittoria certa
+Si casca in fuga? E quegli a lui vicino:
+Rodi era omai d'ogni suo stato incerta,
+Quando ecco apparve il cavalier latino;
+Non so, se di mortal titolo merta:
+Rassembra a me guerreggiator divino;
+Ei di gran sangue ha tutto sparso il piano;
+E noi le turbe incoraggiamo in vano.
+
+
+LVIII
+
+Arsace incontra lui cadde primiero,
+Aperto il fianco di crudel ferita.
+Cadde a terra trafitto Ebreno il fiero
+E sanguinando il suol sparse la vita.
+L'esercito a fuggir prende il sentiero
+Senza duci: ogni squadra era smarrita.
+Por loro animo in cor non è speranza:
+Omai fuor che morir nulla n'avanza.
+
+
+LIX
+
+Oronte udendo, giù da gli occhi un fonte
+Di caldo pianto distillava, e poscia
+Con la sinistra man batte la fronte,
+E d'acerbo dolor batte la coscia.
+Dunque a l'orecchia d'Ottoman fien conte
+Per me novelle di cotanta angoscia?
+Ch'ogni più gran guerrier di vita è tolto?
+E che 'l campo disperso in fuga è volto?
+
+
+LX
+
+Non darà del gran duol l'aspra novella
+Per certo Oronte; infra miserie tante
+Amo più tosto uscir morto di sella,
+Se gli altri vendicar non son bastante:
+Ma l'avverso campion come s'appella?
+Onde è repente apparso? ha di diamante
+Il fianco? il braccio ha di temprato acciaro,
+Che contra il suo ferir non sia riparo?
+
+
+LXI
+
+Così diceva. A i generosi accenti
+Cotal Giassarte la risposta porse:
+Che soggiunger poss'io? non ti rammenti
+Qual tra noi fama questi dì trascorse?
+Ch'a pro dovea de le rinchiuse genti
+AMEDEO tosto a la battaglia esporse,
+AMEDEO, ch'alto nell'Italia impera,
+Del cielo stirpe glorïosa altiera?
+
+
+LXII
+
+Quì tace. Oronte al cavaliere amico
+Con altiera sembianza a dir prendea:
+Giassarte, io nacqui in Misia, ove il Caìco
+L'onde rivolve, e fu mia patria Elea;
+Per genitori il Ciel diemmi Ulderico
+E la chiara beltà d'Algazarea,
+E mentre a' gradi eccelsi in guerra ascendo,
+De l'alma grazia d'Ottoman quì splendo.
+
+
+LXIII
+
+Non starmi dunque, nè mirar, ch'in vano
+Pugni la plebe, o miserabil mora;
+Provarmi deggio, e racquistar sul piano
+L'alta vittoria non perduta ancora.
+E quì spronava: ma sul fren la mano
+Pongli Giassarte, e fagli far dimora.
+Sporgli volea quella, che dianzi scese
+Voce dal ciel: ma nulla Oronte intese.
+
+
+LXIV
+
+Ch'ove la fuga è più dispersa e folta,
+Ove più risonar sente le strida,
+Colà vibrando l'asta il fren rivolta,
+Ed arso d'ira a' fuggitivi ei grida:
+O dentro un vano orror gente sepolta,
+Chi sbigottiti a sì fuggir vi guida?
+Del popol d'Ottoman sì fatto è l'uso?
+Cangiate il brando a la conocchia, al fuso.
+
+
+LXV
+
+Così l'ingiurie e le parole adopra.
+E trascorrea per la sanguigna strada,
+E già scorgea, ch'ad Agricalte è sopra
+Fiero AMEDEO con la terribil spada.
+A ciò con lo splender di nobil'opra,
+Chiaro volando il nome suo sen vada,
+Costui s'arrischia. Ed AMEDEO la strozza
+Gli fere acerbo, e con l'acciar lo sgozza.
+
+
+LXVI
+
+Subito Oronte in sul destrier si scaglia,
+In foco d'ira fiammeggiando, e crudo
+Avventa di due punte una zagaglia
+Inverso il sen, che 'l vincitore ha nudo;
+Non l'offende però l'aspra battaglia,
+Ch'ei si rinchiuse ne l'immenso scudo,
+Tempra del ciel: ben su per l'aria andaro
+Scossi i rimbombi del superno acciaro.
+
+
+LXVII
+
+Allor scote le briglie, e picca il fianco
+Del gran destriero; e con la destra irata
+Impugna il brando, che dal lato manco
+Pendea ricinto di catena aurata.
+Ma nel buon corridor l'ardir vien manco
+Per l'alta fiamma a non mirarsi usata,
+Che da l'armi celesti in varie rote
+L'aria dintorno co' gran rai percote.
+
+/*
+
+
+LXVIII
+
+Ora restìo sul deretan si posa
+Innalberando; or fa ritroso il corso;
+Or tien la testa sotto il petto ascosa,
+E calci scaglia, e nulla sente il morso.
+Lascia d'Oronte alfin l'alma orgogliosa
+Con lieve salto il rubellante dorso
+Del corsier sbigottito, ed empie il seno
+D'ira, e per gli occhi fuor spande veneno.
+
+
+LXIX
+
+E move l'arme con terribil passo;
+Non diverso a mirar dal crudo orrore
+Di giogo alpestro, che travolve a basso
+Austro piovoso, o d'aquilon furore;
+Pianta il bosco non ha, ch'al gran fracasso
+Non crolli il tronco; e, palpitando il core,
+L'orecchia porge il montanaro intento;
+E lascia l'erba per terror l'armento.
+
+
+LXX
+
+Tale al grande AMEDEO fassi da presso,
+E col furore estremo, onde s'accende,
+Batte lo scudo, e col furore istesso
+L'elmo e 'l cimier ch'immortalmente splende.
+Ma non che di piagar gli sia concesso
+Lui, che l'arnese eterno arma e difende,
+Rintuzza il brando. Ed AMEDEO gli ha posta
+La fiera spada ne la destra costa.
+*/
+
+/*
+
+
+LXXI
+
+Poi ne la tragge, e con la man guerriera
+Immantenente ad assalir si volse
+Il dritto colmo de la testa altiera;
+Ma percotendo non di taglio il colse:
+Pur l'abbatteo; chè la percossa fiera
+L'intronò sì che di se stesso il tolse.
+AMEDEO lascia il fier, ch'estinto crede,
+E su gli altri fugaci affretta il piede.
+
+
+LXXII
+
+Qual su schiera d'augei, che 'n ripa al fiume
+Gode bel sol di boreal stagione,
+Spronato da digiun batte le piume
+Con unghia ingorda il peregrin falcone:
+Tale infra Turchi oltra l'uman costume
+Se stesso avventa l'immortal campione,
+Feroce, atroce; e fa sanguigni i lidi
+Fra pianti avversi, fra dolor, fra gridi.
+*/
+
+
+FINE DEL VII. CANTO.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI
+
+AL CANTO VII.
+
+
+L'argomento del canto VII viene così compendiato dal Poeta: «nel VII
+l'Angelo porta ad Amedeo armi: egli assale il campo de' turchi e lo
+mette in ispavento.»
+
+La prima stanza del canto VII dell'Amedeide maggiore è la 47 del canto
+IV della _minore_, il quale ha termine nella st. 22 del VII della
+_maggiore_ che comincia: _Sbieca le luci_ ec. Il canto V. della
+_minore_, principia con la 24 del settimo della _maggiore_ Quinci
+Aletto crudel ec. Le stanze 26, 27, 47, 50 a 71, non si leggono nella
+_minore_, e quella che nella maggiore è la 72 ed ultima del VII,
+nell'altra è la 25 del V, e dice con diversa lezione così:
+
+ Qual su schiera d'augel, che in ripa al fiume
+ Gode bel sol di boreal stagione,
+ Spronato da digiun batte le piume,
+ Con unghia ingorda il peregrin falcone,
+ Tal infra i turchi, oltra l'uman costume,
+ Se stesso avventa l'immortal campione:
+ Feroce, atroce; _ma tra furie accensa
+ Su 'l risco Aletto d'Ottoman ripensa_.
+
+Le parole scritte in corsivo veggonsi nella maggiore alla st. 14 del
+canto VIII, con qualche varietà di lezione; come a suo luogo diremo.
+
+Le censure di Onorato d'Urfè sono molto prolisse; e perciò ne daremo
+brevemente la sostanza.
+
+Non piace al critico che Amedeo riceva le impenetrabili armi celesti;
+perciocchè «faire faire tous par la force des armes, et par les
+miracles c'est luy (_ad Amedeo_) ravir une grande partie de sa
+gloire.» Osserva che Omero lascia ad Achille _un endroit par ou il
+peut estre blessé_; e che Virgilio non dice che fossero _invincibili_
+le armi temperate nella fucina di Vulcano per Enea. Conchiude il
+Censore: «Adunque io vorrei, per lasciare qualche luogo alla virtù del
+grande Amedeo, dargli quest'armi, mettendo però certe condizioni alla
+forza; come, se l'Angelo gli dicesse: Quest'armi sono così fatte, che
+nulla ti potrà resistere, se tu sei prode, se tua speranza metti in
+Dio, se i tuoi disegni sono tutti ad onore e gloria di lui; se la
+fatica non ti abbatte: se non ti abbandoni alla voluttà ed ai vizj, e
+somiglianti condizioni; perchè in tal guisa, oltre l'elezione di Dio,
+sarebbevi alcuna cosa di proprio, che farebbe crescere in pregio
+l'Eroe.
+
+Nota poi, come cosa fuor d'ogni verisimiglianza, che Amedeo, e
+pressochè tutti gli altri combattenti, uccidono i nemici con un solo
+colpo; tranne Ottomano; la quale cosa non è poi vera così sempre, come
+dice il Cav. d'Urfé, e ne abbiamo già toccato altrove.
+
+St. 21. Canta il poeta che un maomettano ad Amedeo
+
+ L'elmo percote: ei come selce alpestre
+ Saldo la piaga scitica sostenne.
+
+E il censore, rammentato, poco gentilmente invero, l'antico proverbio
+«conviene che il mentitore abbia buona memoria» aggiunge che il
+Chiabrera non ricordando più le armi impenetrabili date ad Amedeo «il
+escrit qu'un turc le frappe sur l'eaulme, et le blesse--saldo la piaga
+scitica sostenne.» Ma forse il poeta usò _piaga_ per _colpo_: benchè
+non mi sovvenga esempio di tal significato.
+
+St. 25-29. Abenamar, vedutosi sul punto di essere ucciso da Amedeo,
+
+ «...l'arco di gemme luminoso
+ Depose in terra e la faretra armata;
+ E ginocchiato in ripregar mercede
+ Umil baciava al gran nemico il piede
+ . . . . . . . . . . . . . . .
+ «...et Amedeo che in seno
+ Chiudea memoria de' voler divini...
+ ...con la manca man gli afferra i crini
+ E colà con l'acciar colpisce appieno,
+ Ove il petto e la gola han suoi confini;
+ Quei supin cade, et Amedeo calpesta
+ Le fredde membra; e di ferir non resta.»
+
+
+In questo luogo il cav. d'Urfè trova degna di grave riprensione la
+crudeltà attribuita ad Amedeo; e dice non vedere nel poema che l'Eroe
+abbia ricevuto ordini divini così severi, che non lascino luogo ad un
+atto di pietà. E il calpestare le membra del nemico ucciso, è fatto
+non degno di alto cavaliere. Ricorda poi che i turchi non nutriscono i
+_crini_; facendosi rader la testa, che cuoprono col turbante. Ma forse
+non è rigorosamente vero, che tutti i maomettani si radano affatto il
+capo. Nel Genovesato si afferma che lasciavano un ciuffo di capegli,
+detto dal volgo nostro _sciscìa_.
+
+St. 66. Narra il poeta che Oronte
+
+ Avventa di due punte una zagaglia
+ Inverso il sen che 'l vincitore ha nudo.
+
+«Je ne say pas (dice il critico) commant il l'arme de toutte piece, et
+puis qu'il die qu'il a le flanc et le sein nud.» Sarà una distrazione
+del Chiabrera.
+
+
+
+
+CANTO VIII.
+
+
+ARGOMENTO.
+
+_In ruinosa fuga il piè rivolve
+L'oste infedel: grida Bostange invano.
+Ma l'empia Furia che trovar risolve
+Scampo a salvar l'esercito ottomano,
+In un momento d'ombra oscura involve
+L'aria serena, e tutto abbuja il piano.
+Ne va Folco a incontrar il sommo Duce,
+E dentro la città seco il conduce._
+
+
+I
+
+In sì torbido tempo indomito erra
+Bostange, e, pien d'ardir le membra antiche,
+Garrisce i suoi, che ne la dubbia guerra
+Non osano aspettar l'armi nemiche:
+Tornate in Asia, e da la patria terra
+Quì mandate a soffrir vostre fatiche
+Stuolo di donne, o cavalier codardi,
+Ch'elle più forte avventeranno i dardi.
+
+
+II
+
+Così ne i vinti cor va rinforzando
+L'ardir caduto, e con terribil guardo
+Vibra dintorno trascorrendo il brando,
+Saldo sul fianco, e sovra i piè non tardo;
+Errando scerne, che gittava Urgando
+Del già feroce Alete il gran stendardo,
+E che per l'orme de l'ignobil via
+Appresso il vile alfier lo stuol sen gìa.
+
+
+III
+
+Sozzo infamato, egli dal cor profondo
+Grida ver lui, che lo stendardo abbatte,
+Così si lascia ogni virtute al fondo?
+Uomo in grado d'onor così combatte?
+Che pera il giorno, che nascesti al mondo,
+E la ria madre, che ti diede il latte.
+E tanto di furor gridando ei s'empie
+Che con l'elso a l'alfier batte le tempie.
+
+
+IV
+
+Nè meno a gli altri incontra aspro si sdegna;
+Ma dice: il brando ha da recarvi aìta:
+Fuggite in van; cotesta fuga indegna
+Con esso un palo vi torrà di vita.
+Ma non per tanto rinfrancar s'ingegna
+La turba indarno; ella sen va smarrita,
+Nè prego ascolta, nè conforto aspetta;
+E pur Bostange intorno i passi affretta.
+
+
+V
+
+Errando avviensi, ove del duol sofferto
+Fatto avea 'l fiero Oronte in sè ritorno,
+Ed a l'aure serene il guardo aperto
+Il rivolgea pien di vergogna e scorno.
+Da lunge il Duce di sua vista incerto,
+S'appressa ove il guerrier facea soggiorno,
+E quando in ravvisarlo errar non puote,
+Apre il varco del petto a cotai note:
+
+
+VI
+
+Oronte, guerreggiando unqua mirasti
+Sembiante assalto? ove virtù mortale
+Sembra, che 'n campo contrastar non basti,
+E contra l'armi d'un guerrier sia frale?
+Ma dimmi, come ne l'assalto entrasti?
+Come nullo altro in su l'arcione assale
+Con forte destra gli avversarj teco?
+E la tua piaga alcun periglio ha seco?
+
+
+VII
+
+Sì Bostange dicea. L'altro solleva
+Dal polveroso suolo, ove è disteso,
+Il fianco infermo, e con la man stringeva
+Il sangue, che venìa dal fianco offeso.
+Risponde poi: mentre a fuggir prendeva
+La turba quì, n'ebbe il tumulto inteso
+Il signor nostro; e de le genti ancise
+Ch'io ricercassi la cagion, commise.
+
+
+VIII
+
+Onde io quì venni: ed, o Bostange, oh quanto
+Per noi raccolgo suscitarsi affanno!
+Come estinto rimansi il nostro vanto!
+In fumo i nostri onor come sen vanno!
+Giorno eterno di duol, giorno di pianto,
+Giorno dove il morir fia 'l minor danno;
+E tu pur chiedi, se mia piaga è forte?
+Avessemi ella già condotto a morte.
+
+
+IX
+
+Quivi lo sguardo nel guerrier rivolto
+Spinse dietro le voci alto sospiro;
+E Bostange si diè con saldo volto
+A di lui consolar l'aspro martiro:
+Quale hai dal fianco sospirar disciolto?
+E dal tuo mesto cor quai note usciro?
+Uomo, ch'imbianca guerreggiando il crine,
+Non sa che de gli assalti è dubbio il fine?
+
+
+X
+
+Rimembra, Oronte, ed indivina a pieno
+Per le passate le stagion future:
+Pria ch'Asia d'Ottoman soffrisse il freno
+Quante ore volser sanguinose e dure?
+Così di Rodi n'avverrà non meno:
+Oggi d'un lampeggiar vane paure
+Empiono a queste turbe il cor di ghiaccio,
+Dimane avranno invitto il petto e 'l braccio.
+
+
+XI
+
+Tu le piaghe a saldar, come è dovuto,
+Ritorna, e del morir lascia il pensiero;
+Pensa a l'acquisto del vigor perduto
+Per farti poi de la vittoria altiero.
+E già de gli scudier col pronto aiuto
+In sella il fa salir del buon destriero;
+Poi dolce l'accommiata, e 'n varia parte
+La fuga affrena de le genti sparte.
+
+
+XII
+
+Ma sprona Oronte, e, studïando il passo,
+Del campo afflitto immantenente è fuora,
+E colà torna infievolito e lasso
+Ove il suo re tra' cavalier dimora;
+Fattosi da vicin col capo basso,
+Poi ch'è disceso dal destrier, l'onora;
+E mentre egli la lingua a dir sciogliea,
+Dal fianco il sangue tuttavia scendea.
+
+
+XIII
+
+Signor, posto in oblìo l'antico onore,
+Langue il tuo campo da temenza oppresso;
+E di quello AMEDEO l'opprime orrore
+Per solo scampo a' Rodïan concesso;
+Ma non de' duci tuoi langue il valore:
+Dirà di lor virtù, lor sangue istesso,
+Mal grado de' cristian, nel caso avverso,
+Ciò che dice di me, questo ch'io verso.
+
+
+XIV
+
+Tace, e con occhi di furor turbati
+Stassi Ottoman a riguardarlo alquanto;
+E via più sempre da gli stuol fugati
+Cresceva il grido ed il tumulto intanto.
+Sentelo il Turco, e con sembianti irati
+Volto a i Baran, c'ha reverenti a canto,
+Armi chiedea. Ma ne le furie accensa
+Aletto sovra lui forte ripensa.
+
+
+XV
+
+Poi batte l'ali, e de gli aerei regni
+Va tra gli umidi campi in un momento,
+Là dove rei demon tra rei disdegni
+Errano intenti ne l'altrui tormento;
+Però che 'l dì, che de gli spirti indegni
+Si vendicò nel ciel l'empio ardimento,
+E da l'eccelso olimpo ebbono bando,
+Per varie parti fur dispersi errando.
+
+
+XVI
+
+Verrà stagion, che l'universo intenda
+Terribil tromba di giudicj estremi
+Nel ciel sonarsi, e quindi ogni alma attenda
+Per sè miserie sempiterne, o premi:
+Allor sotterra ne la fiamma orrenda,
+Allor nel fondo de gli orror supremi
+Rinchiuderansi fulminati, allora
+Faran nel centro, e senza fin, dimora.
+
+
+XVII
+
+In tanto ognun per mille vie procura
+Che 'n ogni alma il peccar cresca diletto.
+Ora a quegli empi, che per l'aria oscura
+Han loro albergo, favellava Aletto:
+Già sprezzar l'armi, abbandonar le mura
+Era poc'anzi il Rodïan costretto;
+Già nulla di suo scampo avea speranza:
+Cotanto io crebbi ad Ottoman possanza.
+
+
+XVIII
+
+Quando AMEDEO fin da l'Italia corse
+E scese in Rodi ad arrecar salute,
+Ove gli amici così fier soccorse,
+Che son le glorie d'Ottoman perdute.
+Chi sia costui, ch'a noi contrario sorse,
+Qual ne la destra sua splenda virtute,
+Io nol dirò: del Vatican devoto,
+A grande onta di noi, pur troppo è noto.
+
+
+XIX
+
+O de l'orride nubi, o de' sonori
+Turbini al mondo eccitator famosi,
+Densate nebbie, e con più cupi orrori
+Gli almi raggi del sol volgami ascosi:
+Se 'n terra ad AMEDEO gli aspri furori
+Destra non è, che d'interromper osi,
+Voi sì misero giorno omai spegnete,
+Onde il campo de' Turchi aggia quiete.
+
+
+XX
+
+Fiera fremendo a questi detti a pena
+Ella il fin pose, che l'orribil stuolo,
+Come sua furia scelerata il mena,
+Su gli spazj di Rodi affretta il volo.
+Ed ecco perturbar l'aria serena,
+Ecco tempesta minacciarsi al suolo,
+Ed in un punto abominevol ombra
+Il cielo afflitto oscuramente ingombra.
+
+
+XXI
+
+Quanti torbidi nembi austro governa
+L'odiosa squadra in su quei campi aduna;
+Stende uggia folta; e d'atra nebbia inferna
+Abbuia l'aura, e più che pece imbruna;
+S'annotta sì, che de la fiamma eterna
+De l'aureo sol luce non splende alcuna
+Per l'orror tetro; indi si finge Aletto
+Le membra e l'armi e d'Ebräin l'aspetto.
+
+
+XXII
+
+E dove ardente il corridore ei sprona,
+Ottoman giunge, e, serenando il ciglio,
+Parla: Febo de' tuoi l'armi abbandona;
+Or di riposo è via miglior consiglio;
+Diman le trombe a novo assalto suona,
+Come il dì sorga in sul mattin vermiglio;
+Allor mia destra in guerreggiar fia teco.
+Sparve ciò detto, e va per l'aer cieco.
+
+
+XXIII
+
+A l'ammonir del tenebroso nume
+Placasi il Turco, e, raggirando il freno,
+Impon il suon, c'ha di raccor costume,
+E fra le tende aspetta il dì sereno.
+Ma, poi ch'a l'armi sue vien manco il lume,
+Da la pugna AMEDEO cessa non meno,
+E per mezzo il dolor, ch'alto s'udìa
+De' Turchi oppressi a la città s'invìa.
+
+
+XXIV
+
+Subito allor su le percosse mura
+L'Angel di Rodi protettor discende,
+E del greco Argilan presa figura,
+Col vecchio Folco a favellare ei prende:
+Ecco che sorta omai la notte oscura
+Rodi pur con le tenebre difende,
+E chiamano le trombe saracine
+I fieri Turchi a riposarsi al fine.
+
+
+XXV
+
+Nè men l'alto AMEDEO, che 'n sì brev'ora
+Ha percossa de' Tartari la spene,
+Da l'armi cessa, e fino a nova aurora
+Per teco starsi a la città sen viene.
+Tu movi incontra e riverente onora
+La fortissima destra, a cui s'attiene
+Nostra salute. E così detto sparve,
+E del ciel messo, disparendo, apparve.
+
+
+XXVI
+
+Udito il messaggier nulla altro aspetta
+Folco, nè sente quel parlare in vano:
+Ma de' gran duci suoi schiera diletta
+Seco s'aggiunge, il buon Velasco ispano,
+Il Baglione, il Brisacco; indi s'affretta
+Il rege invitto ad incontrar sul piano:
+Come fu da vicin, le guardie apriro
+La ferrea porta; e quei gran duci usciro.
+
+
+XXVII
+
+Ma fuor de la città corto cammino
+Segnaro d'orma le robuste piante,
+Che quasi su l'uscir fatto vicino
+Lo splendor de l'Italia ebber davante:
+Ei sotto l'elmo dell'acciar divino
+Sfavillava in magnanimo sembiante,
+E con le membra del rio sangue asperse
+Nobile vista e sovra umana offerse.
+
+
+XXVIII
+
+La destra porge caramente, e poi
+L'inchina: e dice il Rodïano appresso:
+Inclito sangue de' più forti eroi,
+Per nostro scampo a noi dal Ciel concesso,
+Se, pugnando Ottoman, da' furor suoi
+Doveva in guerra rimanermi oppresso,
+Io per far scherno a la miseria rea
+Qual miglior destra unqua invocar potea?
+
+
+XXIX
+
+Certo a l'orecchie altrui chiara memoria
+Nel mondo fia, ch'a noi porgendo aita,
+Rompesse d'Ottoman tanta vittoria,
+E s'affannasse così nobil vita.
+Così diss'egli. Ed AMEDEO: la gloria,
+S'a me pur ne verrà, verrà gradita,
+Poscia che per decreto io m'affatico
+Del Cielo, a scampo di cotanto amico.
+
+
+XXX
+
+Sì brevemente al Rodïan risponde;
+Poi rinova, d'amor la fronte adorno,
+Accoglienze dolcissime, gioconde;
+Ed indi fanno a la città ritorno.
+In tanto il suo venir fama diffonde
+Con spesse voci; ed a le porte intorno
+Già per tutto si spande il popol folto,
+Di veder vago il gran guerriero in volto.
+
+
+XXXI
+
+Gioioso incontro; qual veggiam, se il lume
+Rimena il sol de la fiorita estate,
+Che di volar gioconde han per costume
+Presso de l'aureo re l'api dorate;
+Con lui ne i campi erbosi, o lungo il fiume,
+O vanno intorno da le cere amate;
+Tal vanno i Rodïan, dove a grande agio
+Posi AMEDEO dentro il real palagio.
+
+
+XXXII
+
+Entrano presso l'immortal campione
+I sommi duci in quel sovran soggiorno,
+Che di trofei, di spoglie e di corone
+È la gran corte e le gran scale adorno;
+Là su giunto AMEDEO l'armi depone
+In chiusa stanza, ed a lui poscia intorno
+Sono i guerrieri; e de' guerrieri il duce
+In ampia sala con sua man l'adduce.
+
+
+XXXIII
+
+Ivi il cibaro; ove la voglia accesa
+De' cibi è spenta, il Rodïan ragiona:
+Non perchè picciol regno a sua difesa
+Ponga in sudor la tua gentil persona,
+Fia che di ciò, come di vile impresa,
+A te deggia venir vile corona,
+E deggia il mondo e la cristiana fede
+A l'altiera tua man scarsa mercede.
+
+
+XXXIV
+
+Chè noi quì posti a militar per questa
+Isola angusta, e custodir suoi liti,
+Fatti siam, come sponda a la tempesta
+Che possa uscir da faretrati sciti;
+I quai non più ladron per la foresta
+Predano biade, o peregrin smarriti;
+Ma seguendo Ottoman, che 'n loro regna,
+Alzano al ciel non vilipesa insegna.
+
+
+XXXV
+
+Ei, poste a fren le regïon bitine
+Tra ferro e fiamma, in che pugnò primiero,
+Allargò dentro l'Asia il suo confine,
+Noi minacciando di superbo impero:
+Or con mille nocchier l'onde marine
+Ingombra, e verso noi prende il sentiero;
+Perchè, Rodi abbattuta, una battaglia
+Il varco gli apra, onde l'Europa assaglia.
+
+
+XXXVI
+
+E noi quì lunge ad ogni aita, e stretti
+Per dura fame in sì guardati mari,
+A Dio sacriamo sanguinosi i petti,
+Stancando l'aste ed i nemici acciari;
+Ma tu, ch'a nostro scampo il corso affretti,
+Chi ti conduce? e di qual parte appari?
+Come fra le nostre arme oggi ti trovi?
+Senza scorta di noi certo non movi?
+
+
+XXXVII
+
+Gli risponde AMEDEO: per l'Occidente
+Erano a pena i vostri affanni intesi;
+Quando la tomba del gran Dio vivente
+Peregrinando a visitare io presi.
+Sciolsi, e per entro il mar l'onda fremente
+Mi fu seconda, e gli aquilon cortesi,
+Fin che nei campi dell'Egeo pervenni;
+Quivi d'alte procelle ira sostenni.
+
+
+XXXVIII
+
+Tre giorni in mezzo a le tempeste oscure
+Corsi là dove il turbine mi mena.
+A Sciro ruppi finalmente; e pure
+Giunsi notando in su l'asciutta arena:
+Quivi tra scogli e tra foreste oscure
+Trassi più giorni solitario in pena.
+Mossi indi al fin: ma ch'a trovarvi io vegna
+Dal ciel disceso messaggier m'insegna.
+
+
+XXXIX
+
+Tacque; ed incontra le sue nobil voci
+Folco dicea: dunque da noi lontano
+Vada ogni tema; i turbini veloci
+La sommergano in fondo a l'oceàno.
+Tu struggerai gli eserciti feroci
+Invitto, altier; fia di tua nobil mano
+Ottoman servo: or ne i silenzj ombrosi
+De l'alma notte il tuo valor riposi.
+
+
+XL
+
+Sì disse; e'n questa appar Lancastro inglese,
+Al cui valor la rodïana porta
+Commessa fu per le guerriere imprese;
+Ed egli ad un guerrier faceva scorta.
+Il guerrier su le giubbe al piè distese
+Lega con cinto d'or spada ritorta,
+E volge intorno al crin candida tela,
+Ed il sovran de le due labbra impela.
+
+
+XLI
+
+Ne l'aspetto di lui splende beltate,
+Ed era il viver suo lunge non molto
+Da' dieci lustri; e pur la lunga etate
+Con poche rughe gli solcava il volto.
+Ora a i Baron, che ne le sedi aurate
+Riposavano a mensa, ei fu rivolto;
+E chino ambe le man sul sen si pose;
+E 'n questi detti i suoi pensieri espose:
+
+
+XLII
+
+Il così fatto arnese, onde m'adorno,
+E più l'uscir da l'ottomane tende,
+Ove palesemente io fo soggiorno,
+Che Turco io sia testimonianza rende:
+Ma non debbo tacere in questo giorno,
+Che da' cristian l'origin mia discende,
+A ciò che più lontan d'ogni sospetto
+V'entri nel cor ciò, che da me fia detto.
+
+
+XLIII
+
+Or voi dell'ascoltar fatemi degno,
+Nè v'incresca raccor quanto ragiono,
+Securi a pien che io mi conduco e vegno
+De lo scampo di Rodi a farvi dono.
+Ch'ei dovesse parlar fecero segno
+Ambo quei grandi: ed ei soggiunse: io sono
+In fra ciascun, che de la grazia altiero
+Sen vada d'Ottoman, forse il primiero.
+
+
+XLIV
+
+Strano ad udir; ma le terrene genti
+Hanno di vita lagrimosa, o lieta
+Specchi a vicenda, onde a le umane menti
+Nulla temer, nulla sperar si vieta.
+Ora io deggio narrar, che miei parenti
+D'Italia usciro, e dimoraro in Creta:
+Quì dal grembo materno a la stess'ora
+Con un altro fratel men venni fuora.
+
+
+XLV
+
+Nove anni a pena in ciel Febo rivolse,
+Ch'andò la genitrice a l'ore estreme;
+Quinci di Creta il genitor si tolse,
+Perch'ebbe in Cipro d'avanzarsi speme:
+Dunque su legno, che primier disciolse
+Fidò se stesso, e noi suoi figli insieme,
+E non grande tesor: solcammo i mari,
+E fummo colti da' ladron corsari.
+
+
+XLVI
+
+Vennesi a l'arme, e con terribil core
+Travagliossi ciascun per sua salute:
+Ma, contrastando a barbaro furore,
+Non ebber peregrin pari virtute:
+Tratti furo i robusti a l'ultime ore,
+Nostre persone al ferro, indi vendute
+Ad un turco baron, nei cui servigi
+Molto sudammo ne i paesi frigi.
+
+
+XLVII
+
+II mio fratel, cui la città straniera
+Cangiò suo nome, ed appellollo Alcmano,
+Si dilettò fin da l'età primiera
+Di schermire da' morbi il corpo umano:
+Erba non era in giogo alpin, non era
+Suco salubre in solitario piano,
+Nè pregiate acque di riposto fonte,
+Ch'a l'industria di lui non fosser conte.
+
+
+XLVIII
+
+Lunga stagione in questi studj spese;
+Poscia a' popoli infermi egli sovvenne;
+Glorïoso si fe'; d'ogni paese
+Il suo bel nome a la notizia venne.
+E l'istesso Ottoman, come l'intese,
+A se chiamollo, ed in gran pregio il tenne,
+E quale avesse in lui dimostrò fede;
+Che de la vita sua cura gli diede.
+
+
+XLIX
+
+Sì caro al gran signor pormi in oblìo
+Fraterna carità non gli sofferse;
+Ma volto ad innalzar lo stato mio
+A la grazia real strada m'aperse.
+Colto opportuno tempo al suo disìo
+Dunque me servo ad Ottomano offerse,
+E sì degno mi fe', che notte e giorno
+A la persona sua dimoro intorno.
+
+
+L
+
+Posso a mia voglia entrar le regie tende,
+Nè, s'altri il divietasse, il passo arresto:
+Quando il re vegghia; e s'ei riposo prende,
+Non meno il servo, e le sue membra io vesto:
+Disiderio d'onor sì non m'accende
+Ch'io menta; quanto parlo è manifesto:
+Pregio di ventate apprezzo ed amo:
+Son noto a tutti; Agitercan mi chiamo.
+
+
+LI
+
+E non per tanto, s'appo voi sicuro
+Fia mio soggiorno, e, se miei merti avranno
+Appo voi grazia, io fo promessa, e giuro
+Che segherò la gola al fìer tiranno.
+Così fatto parlar sembrò ben duro
+A' Rodïan poi che sentito l'hanno;
+E co' sembianti lor segno ne fero;
+Onde soggiunse il cavalier straniero:
+
+
+LII
+
+Atto stimate d'ascoltarsi indegno
+Questa vendetta, che di far prometto,
+E forse incontra me d'aspro disdegno
+E di repentino odio empiete il petto:
+Ma quando il torto, che sì fier sostegno
+Da l'iniquo Ottoman, per me fia detto,
+Forse in voi cesserà la meraviglia.
+Quì tace alquanto, e poscia a dire ei piglia.
+
+
+FINE DEL CANTO VIII.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI
+
+AL CANTO VIII.
+
+
+Argomento del Poeta: «Nel VIII (_sic_) Aletto addensa l'aria in modo,
+che si cessa dal combattere: Amedeo entra nella città.»
+
+Nella st. 14 dice il Chiabrera:
+
+ Sentelo il Turco, e con sembianti irati
+ Volto a i Baron c'ha reverenti a canto ec.
+
+E il cav. d'Urfe' nota: «je ne say commant il puisse attribuer ce nom
+aux Turcs, qui n'ont point non seulement de ces titres de marquis
+contes ny barons, mais qui n'ont pas mesme celuy de noblesse.» Ha
+ragione il critico, ove il vocabolo _barone_ si voglia intendere nel
+senso feudale dell'occidente; ma le parole pigliano assai volte un
+senso più largo che non avevano a principio: così _Marchese_
+propriamente significava Governatore civile e militare di una vasta
+provincia su i confini d'un grande impero: _Conte_ voleva dire
+Governatore d'una città e provincia; ed ora sono puramente titoli
+d'onore. Ed anche si potrebbe dimostrare storicamente, che i
+Maomettani, se non hanno de' _Baroni_, hanno però de' feudatarj, che
+possono in nostra favella meritare quel titolo. Ma non occorre dir
+altro su questo proposito, sapendosi che _Barone_ ne' poemi italiani
+significa un capitano di alto grado nell'esercito.
+
+Comincia alla stanza 40 un episodio; intorno al quale furono proposte
+alcune opposizioni. Ad una porta di Rodi, della quale aveva la guardia
+Lancastro inglese, si presenta Agitercano; che, avendo ricevuta una
+grave ingiuria da Ottomano, viene ad offerirsi a' Cristiani,
+promettendo di uccidere il Signore de' Turchi. Lancastro introduce
+Agitercano, e lo presenta a Folco Gran Mastro di Rodi. Parve al Duca
+di Savoja, udendo leggere il poema, che Lancastro avesse trasgredito
+le regole della guerra, introducendo nella città, in tempo
+dell'oppugnazione, un incognito che veniva dal campo nemico,
+senz'averne prima ottenuta facoltà dal capitano supremo. Il cav.
+d'Urfé trova ragionevole, ed a buon dritto, l'osservazione del Duca;
+ed aggiunge che il Poeta «devoit avoir fait faire a ce Turc quelque
+chose en vengeance de l'offance de la quelle il se plaignoit,» E
+veramente non facendo più nulla questo Agitercano, l'episodio non è
+collegato col poema; e senz'avere la bellezza di quello di Olindo e
+Sofronia del Tasso, ne ha il principale difetto. Un episodio che si
+può stralciare senza che il poema ne riceva danno, è contrario alle
+leggi della poesia.
+
+Ma l'Urfé propone un'altra censura, che risguarda alla moralità; ed è
+questa, che il Poeta doveva trovare l'incontro di mostrarci punito
+Agitercano del suo tradimento «pour montrer que Dieu punit toujours
+les traistres, et mesmes ceux qui pour quelque occasion qui ce soit
+veulent attanter a la vie de leur prince souvrain.»--Perciocchè,
+seguita a dire il critico, debbe il poeta sopra ogni cosa studiarsi
+ognora di proporre degli esempj di rimunerazione e di castigamento
+delle virtù e de' vizj, per allettare a quelle, e da questi
+allontanare i leggitori.» Sentenza degna di cavaliere cristiano!
+Com'ebbe Agitercano palesato il disegno di uccidere Ottomano, veggendo
+Amedeo che il Gran Mastro non faceva risposta, così prese a dire al
+traditore (canto IX 32):
+
+ «... Guerrier, le tue ragioni intendo;
+ L'opra del Re fu scellerata e rea:
+ Il tuo disegno io volentier commendo;
+ Ma non vo' che di pregio e che di gloria
+ Si scemi con tua man nostra vittoria.»
+
+La qual risposta parve al cav. d'Urfé _une chose un peu estrange_: «Il
+me semble qu'une telle action ne devoit point estre avouee pour bonne
+par un si grand Prince.»
+
+Nell'Amedeide minore non si legge parola di quest'episodio di
+Agitercano.
+
+
+
+
+CANTO IX.
+
+
+ARGOMENTO.
+
+_Ode d'Ifigenia la trista istoria,
+E d'Alcmano AMEDEO: ma niega poi
+Che Agitercan rapisca a lui la gloria
+(Come promette co' disegni suoi,
+Uccidendo Ottoman) della vittoria.
+Folco a veder va gli impiagati Eroi;
+E, lor soavi compartendo accenti,
+Ne puote serenar le afflitte menti._
+
+
+I
+
+Già sposò mio fratel per sua ventura,
+E per sua disventura una donzella,
+La qual formando s'ingegnò natura,
+Ch'avesse con ragion titol di bella;
+Taccio, che la sua treccia era ambra pura,
+Ed ogni sguardo suo fulgida stella,
+Rubin le labbra, e che di bel sereno
+Splendea la fronte e d'alabastro il seno.
+
+
+II
+
+Se movea passo, o se facea soggiorno,
+S'a detti, o s'a sospir la bocca aprìa,
+Posasse gli occhi, o li girasse intorno,
+Seco era gentilezza e leggiadrìa;
+E, se 'n nobile danza, abito adorno
+O domestici manti ella vestìa,
+Lasciava in dubbio altrui, quando maggiore
+Fosse di sua beltà l'almo splendore.
+
+
+III
+
+E queste doti eccelse e questi vanti,
+Di che pregiolla il cielo, incoronava
+Con una fè non mai veduta avanti,
+Onde gioconda il suo consorte amava:
+Ella da' cenni suoi, da' suoi sembianti
+Pendeva, i detti suoi soli ascoltava:
+Per tal modo in costei vedeansi insieme
+Somma virtù, nè men bellezze estreme.
+
+
+IV
+
+Or mentre il suo fratel söavemente
+Per sì fatta cagion mena la vita;
+Ecco caso avvenire, onde repente
+Sommerse tutti noi pena infinita:
+Un giorno in Prusia la più nobil gente
+Ottoman lieto a festeggiare invita,
+Bramoso d'onorar duci fenici
+Ch'indi facean cammin sì come amici.
+
+
+V
+
+Fessi di donne memorabil danza:
+Altra ammirossi per serene ciglia,
+Chi d'abito gentil, chi di sembianza,
+E chi di leggiadrìa diè meraviglia.
+Ma come ogni chiarezza in cielo avanza
+Febo, quando il precorre alba vermiglia;
+Per cotal guisa ogni beltà famosa
+Ivi del mio german vinse la sposa.
+
+
+VI
+
+Allo splender di quella luce altiera
+Ratto si volse ognun, come ella apparse;
+Ma guardolla Ottoman per tal maniera
+Che da prima lodolla, e poscia n'arse:
+Si danzò, si gioì, giunse la sera,
+E con doglia d'ognuno il sol disparse:
+Stassi Ottomano alquanto, e poscia invìa
+Bagon suo messo a la cognata mia.
+
+
+VII
+
+Perle, cui già nudrì l'onda eritrea,
+E forza d'or, che l'universo apprezza,
+Recolle in dono. Indi così dicea,
+Per adescar la feminil vaghezza:
+Recarti ei stesso questi don volea
+Ottoman per ornar la tua bellezza,
+Onde l'imperio suo si rende adorno:
+Ma poi volle serbarsi ad altro giorno.
+
+
+VIII
+
+Or manda me, ch'a nome suo t'onori,
+Onde la speme tua rimanga certa
+Che de' reali altissimi favori
+Per me ti faccia non bugiarda offerta.
+Felice te, che 'n sì sublimi amori
+Trovi la via senza cercarla aperta,
+E grazie godi, che per nulla etate
+S'affidò disïare altra beltate.
+
+
+IX
+
+Ifigenìa, che del parlare intese
+L'occulto fin, tale risposta diede:
+Troppo altamente il gran signor cortese
+Ad una vil sua serva usa mercede:
+Ma non mi dir, che meraviglia il prese
+De la scura beltà, che 'n me si vede;
+Ch'egli usato a mirarne alme ed altiere,
+D'una sì fral non può sentir piacere.
+
+
+X
+
+E qual mi sia, sai ben, ch'al mio consorte
+Mi lega d'Imeneo salda promessa,
+Sì che nol debbo ingiurïar sì forte;
+Ma non meno amar lui, ch'ami me stessa.
+Quì tacque. E visto per sì nobil sorte
+Mostrar la donna la sua voglia espressa,
+Fu stupido Bagon: poscia raccolse
+I suoi pensieri, indi la lingua sciolse:
+
+
+XI
+
+Forse avvien, che di me vergogna prendi;
+O ch'al mio favellar non dai credenza:
+Ma per mia bocca quelle cose intendi
+Ch'avria detto Ottomano in tua presenza.
+Or la cagione, onde al mio dir contendi,
+E che narrasti, è popolar sentenza,
+Ed indegna di te, nel cui bel petto
+E senno ed accortezza han suo ricetto.
+
+
+XII
+
+Qual sì felice fia per l'Orïente
+Alma, o sì paga degli uman desiri,
+Che per invidia non divenga ardente,
+Quando alle tue grandezze ella rimiri?
+Tu su le voglie d'Ottoman possente
+Sì ch'ubbidisca del tuo guardo ai giri?
+Sì che cangi color per tuoi sembianti?
+Sì che venga di ghiaccio a te davanti?
+
+
+XIII
+
+Sommo trïonfo di beltà, nè mai
+Visto fra noi; ma di tesori immensi
+Per ogni tempo il pieno arbitrio avrai,
+E fia tua sola man che li dispensi.
+Che di cotanto onor biasmar giammai
+Ti deggia Alcman, torto gli fai, sel pensi
+Ei come saggio sa, che 'l nostro bene
+Ne la grazia del re por si conviene.
+
+
+XIV
+
+Nè questo detto io vo' tenerti ascoso;
+D'Ottoman l'alma a disdegnarsi è presta.
+Ed io vorrei, pria che 'l suo cor sdegnoso,
+Incontrare un leon per la foresta.
+Sì disse lusinghiero e minaccioso;
+Ma non d'Ifigenìa la mente onesta
+Per forza di speranza e di spavento
+Scosse dal suo gentil proponimento.
+
+
+XV
+
+Ella con franca voce il fea sicuro
+Ch'ogni artificio s'adoprava invano:
+Era qualunque strazio a lei men duro,
+Che caricar di tanta infamia Alcmano,
+Credi Bagon; con veritade il giuro;
+Tanto del re non può donar la mano,
+Ch'a lui mi venda: e l'or, ch'oggi mi porgi,
+Io lo reputo vil; ben te n'accorgi.
+
+
+XVI
+
+Sia tuo; serbalo teco; io tel consegno:
+E tu del gran Signor tempra le voglie,
+Ed affatica il conosciuto ingegno
+Ad ammorzar l'ardor che 'n se raccoglie.
+Visto, ch'ella d'amar prende disdegno
+Sì fortemente, il messo indi si toglie;
+E noi creder dobbiam, ch'egli dicesse
+Poscia al tiranno fier quanto successe.
+
+
+XVII
+
+Finse Ottoman di disïar piacere
+Una giornata in caccia; e sul mattino
+Mosse con pochi a perseguir le fere,
+Per entro un bosco a la città vicino.
+Quivi lasciò de le seguaci schiere
+L'usata corte, e travïò camino,
+E, trapassando per lo folto, disse
+Co' cenni al mio fratel, che lo seguisse.
+
+
+XVIII
+
+Ed ei seguillo. Come seco il vede,
+Gli dimostra Ottoman volto giocondo,
+E seco parla, fin c'ha posto il piede
+In su la riva d'un vallon profondo.
+Come l'ebbe colà, spinta gli diede
+E traboccollo: non pervenne al fondo
+Il corpo infelicissimo, che spento
+Spirò la vita, e la disperse al vento.
+
+
+XIX
+
+Fornì la caccia; e sul fornir del giorno
+Ognuno il piè rivolse a le sue case:
+Torna ognun: solo Alcman non fa ritorno;
+E quinci Ifigenìa trista rimase.
+Spedì messaggi a ricercarlo intorno
+Ove lui ritrovar si persuase;
+E nulla fu del risaperne. Intanto
+Fingeasi in cor varie cagion di pianto.
+
+
+XX
+
+Mentre languisce, e ch'ella un dì sostiene
+Col sonno il cor da l'amarezza vinto,
+Ecco, che su l'aurora a lei sen viene
+In sogno l'ombra del consorte estinto.
+Ah che le ciglia sue non fur serene,
+Nè di neve, nè d'ostro il viso tinto!
+Nè ver lei sfavillava al modo usato
+La bella luce del sembiante amato.
+
+
+XXI
+
+Rabbuffato le chiome, il sguardo mesto,
+D'orrida pallidezza afflitto il volto,
+Ed il busto di piaghe atro e funesto,
+E di sangue e d'orror tutto era involto;
+E le diceva: il tuo consorte è questo:
+Io così sotto il ciel giaccio insepolto
+Esposto a saziar belve affamate,
+S'aiuto non mi vien da tua pietate.
+
+
+XXII
+
+Ottoman stesso ingiurioso ed empio,
+M'uccise. E quivi le solinghe rive,
+Ove sofferse il non temuto scempio,
+E come gli avvenisse a pien descrive.
+A l'esecrabile atto oltra ogni essempio
+Apre le luci di più viver schive
+La donna; e l'ombra apparsa più non vede;
+Sol pensa a quello annunzio, e vero il crede.
+
+
+XXIII
+
+E, poi che sorse il sol su l'emispero,
+Vien meco: Alcmano a ritrovare andiamo,
+Mi dice. Ed io con lei calco il sentiero,
+Ed in brev'ora la foresta entriamo;
+Molto cercammo, ed oh spettacol fiero!
+Al fine in scura valle il ritroviamo
+Tutto sanguigno, e le sue membra ancise,
+Sbranate e lacerate in varie guise.
+
+
+XXIV
+
+Subito fummo, io da mestizia oppresso,
+Gelido il petto, e con le ciglia immote,
+A lei di favellar non fu concesso:
+Cotanto pianto l'inondò le gote.
+Poi grida: e pur non ingannevol messo
+A me venisti, e vere fur tue note?
+E quivi di pallor copre l'aspetto,
+Stracciando i crini, e percotendo il petto.
+
+
+XXV
+
+Poscia narrommi d'Ottoman l'amore
+Nato fra balli, e che Bagon propose;
+I doni, i preghi ad ammollirle il core,
+E ciò che disdegnando ella rispose:
+Narrommi ancor, che sul notturno orrore
+Alcmano istesso i suoi martiri espose.
+Io stimai, ch'ei giungesse a quella morte
+Per cagion de l'amor de la consorte.
+
+
+XXVI
+
+E però senno giudicai frodarsi
+Con simulato cor tanta sventura,
+Che la colpa del re manifestarsi
+Mal nostra vita renderìa sicura.
+Dunque fra i pianti e fra i sospiri sparsi
+Pensammo come porsi in sepoltura
+Dovesse il corpo sfortunato; e poi
+Di lui non far parola unqua fra noi.
+
+
+XXVII
+
+Così dove men sodo era il terreno
+De l'ima valle ivi per noi s'aperse,
+Ed Alcman vi si pose, indi non meno
+De lo stesso terren si ricoperse.
+Ma chi giammai potrìa narrare a pieno
+Di che misere lagrime t'asperse?
+Al mesto loco alfin volgemmo il tergo,
+E tornammo dolenti al patrio albergo.
+
+
+XXVIII
+
+Dopo due giorni tra mortale affanno
+Secretamente Ifigenìa mi chiama;
+Ben nel volto di lei fuor d'ogni inganno
+Si conoscea del suo morir la brama.
+Ella mi disse: il perfido tiranno
+Questa bellezza miserabil ama;
+E, per ch'era a sue colpe impedimento
+Il tuo fratello, il traditor l'ha spento.
+
+
+XXIX
+
+Contrastare a la barbara vaghezza
+Di sì fiero uom qual sarìa mai bastante?
+Ma non vogl'io, che de la mia bellezza,
+Trattone Alcmano, altri si veggia amante:
+Dunque sul primo fior di giovinezza
+D'ognuno a gli occhi io mi torrò davante:
+Ho bevuto venen: tu se potrai
+Vendica i nostri incomparabil guai.
+
+
+XXX
+
+Poichè così parlommi, in tempo breve
+Abbassar gli occhi, e scolorir si mira;
+E sparsa di sudor come di neve
+Tutta si scote palpitando e spira.
+Sì fatto oltraggio perdonarsi deve?
+A torto mi lamento? ingiusta è l'ira?
+O pur debbo cercar con ogni ingegno
+Scacciar dal mondo il regnatore indegno?
+
+
+XXXI
+
+Trarlo di vita io ben potei sovente
+Con questa man: ma dove poi salvarmi?
+Or s'io l'uccido, infra la vostra gente,
+Consentendolo voi, posso ritrarmi;
+Ucciderollo, e di sue membra spente
+Al fin godrò: voi moverete l'armi.
+E sbigottito e sfortunato campo
+E senza re, quale indi aver può scampo?
+
+
+XXXII
+
+Quì fa punto al parlar, nè più dicea
+Agitercano. Ed AMEDEO, vedendo
+Che Folco a quel parlar non rispondea,
+Disse: guerrier, le tue ragioni intendo;
+L'opra del re fu scelerata e rea;
+Il tuo disdegno io volentier commendo:
+Ma non vuò, che di pregio e che di gloria
+Si scemi con tua man nostra vittoria.
+
+
+XXXIII
+
+Non ti dar pena, e, fin che sparga i rai
+Dimane il sol per l'universo, aspetta;
+Che con la morte d'Ottoman vedrai
+Farsi di tutti voi degna vendetta.
+Cotal diede risposta. E quando omai
+Al mezzo del cammin notte s'affretta
+Sì che cagion di riposarsi porge,
+Il vecchio Folco da la sedia sorge.
+
+
+XXXIV
+
+E rivolto de Turchi al cavaliero
+Ei così gli dicea lieto in sembianza:
+Che di' tu d'Ottoman? qual fa pensiero?
+De la nostra vittoria ha più speranza?
+Quei risponde: Ottoman superbo, altiero
+Ne i suoi disdegni e ne i furor s'avanza,
+E non sa sbigottir: ben la sua gente
+Sorpresa da timor fassi dolente.
+
+
+XXXV
+
+Ma non per tanto hai da temer: s'attende
+Con non picciole navi alta reina;
+Ella fra' Colchi impera, in armi splende,
+E viene ad affrettar vostra ruina.
+Come cosa, che 'n gioco altri si prende
+Ascoltandolo Folco oltra cammina;
+E pur con voci e con fattezze liete
+Sen giva a ritrovar stanze secrete.
+
+
+XXXVI
+
+AMEDEO seco: ei di sua man l'adduce
+Là ove le membra col dormir ristori;
+Stanza real, che 'n tenebre riluce,
+Sì tutta d'ostri ella è fornita e d'ori.
+Posa AMEDEO; solo di Rodi il duce
+Vegghia più parte de' notturni orrori,
+Ben provvedendo a la città mal forte
+Ed a' sommi guerrier piagati a morte.
+
+
+XXXVII
+
+Verso i tetti d'Enrico i passi ei torse,
+E non pochi guerrier gli vanno appresso;
+Pervenuto colà tosto s'accorse,
+Ch'a lui poco di vita era concesso;
+Sì vinto gli occhi, e di pallor gli scorse
+Ambe le labbra, e tutto il volto impresso:
+Sì palpitava, e per sì picciol via
+Dal travagliato sen lo spirto uscìa.
+
+
+XXXVIII
+
+Vicino al cavalier fermossi in piede
+Folco, e gli disse: tra' funesti acciari,
+In verso il ciel de la tua nobil fede,
+Ecco che i segni a rimirar son chiari.
+Per te di gloria a divenire erede
+In mezzo l'armi ogni ben nato impari;
+E ti fia gaudio: i cavalier sublimi
+Corrono a' rischi ed a la morte i primi.
+
+
+XXXIX
+
+Quì tacque Folco. E raccogliendo al fiato
+Ben lentamente, e ravvivando il volto
+Enrico favellò: stanco e piagato
+Da l'assalite mura oggi fui tolto:
+Poscia nulla seppi io del nostro stato.
+Signor, che fia di noi? sarà disciolto
+Il barbarico assedio? abbiam possanza?
+A che segno riman nostra speranza?
+
+
+XL
+
+E Folco rispondea: rinfranca il core;
+Sono al barbaro stuol chiuse le porte:
+Noi da le mura lo spingemmo, e fuore
+La spada d'AMEDEO gli trasse a morte.
+Quì soverchiando del mortal dolore
+L'estrema angoscia a favellar fu forte
+Con più chiarezza, e poteo far palese
+L'interno gaudio il cavalier francese.
+
+
+XLI
+
+Chiudansi a posta lor questi occhi; omai
+Il viver di qua giù lieto abbandono;
+E se poco potei, se poco oprai,
+Folco, in servigio tuo, cheggio perdono.
+Poscia cedendo de le piaghe a' guai
+Fornì del suo parlar l'ultimo suono,
+Ed agghiacciando il sangue in ogni vena
+Tragge un lento sospir, ch'a morte il mena.
+
+
+XLII
+
+Fra le turbe dolenti a piè del letto
+Stava d'Enrico un ben gentil nipote,
+Poco sovra due lustri, altier d'aspetto,
+Inanellato il crin, bianco le gote;
+E mentre ei piagne, e da l'acceso petto
+Con fervidi sospir l'aria percote,
+Folco a lui si rivolse in quegli affanni;
+E confortò l'infermità de gli anni.
+
+
+XLIII
+
+E così gli dicea: cessa il tormento,
+Nobil fanciul, che ti destini a Marte,
+E sappi che 'l cordoglio e lo spavento
+Da le scole di lui vanno in disparte:
+Le ferite del zio, che piagni spento
+Ti siano specchio; indi raccogli l'arte
+De le battaglie, e fian di gloria adorni
+Se con tal pregio forniran tuoi giorni.
+
+
+XLIV
+
+Così 'l fanciullo avvalorar procura;
+Poi verso Trasideo prende sua via:
+Ma quale avesse il grande Orsin ventura
+Da' cavalier, che lo seguiano ei spia;
+E risponde il Baglion: sovra le mura
+Io lo mirai ne la battaglia ria
+Col ferro in man fra le nemiche schiere
+Da prima fulminar, poscia cadere.
+
+
+XLV
+
+Ma tramontando il sol, quando rispinti
+Furo i Turchi costretti alfin ritrarsi,
+Fattolo ricercar fra i corpi estinti.
+Ivi non fu concesso unqua trovarsi
+Con occhi gravi e di mestizia vinti,
+Udendo Folco, dimostrò turbarsi;
+E diceva: al maggior dei nostri amici
+Non si daran d'amor gli estremi uffici?
+
+
+XLVI
+
+A l'ingiurie del vento e de la pioggia
+Il nobil busto gitteran quei cani?
+E già feansi dal tetto ove s'alloggia
+Il piagato baron poco lontani.
+Come ivi giunse, immantenente poggia
+Folco del ricco albergo a i primi piani,
+Ed ivi fassi incontra, ove l'inchina
+Con esso Ermosa la leggiadra Egina.
+
+
+XLVII
+
+Chiede da l'alte donne, ed indi intese
+Sovra il dolor da Trasideo sofferto,
+Che da molte percosse egli s'offese;
+Ma non per tanto, che suo scampo è certo;
+Onde con esso lor sen va cortese
+A trovare il guerrier di sì gran merto,
+E con sembianze di allegrezza asperse
+Primier le labbra a favellargli aperse.
+
+
+XLVIII
+
+E seco s'allegrò, che fosser frali
+State l'armi nemiche, onde ei s'afflisse;
+Ma che del pregio suo palme immortali
+Fama nel mondo tesserìa, gli disse.
+Rispose Trasideo: l'ore mortali
+Non fu veduto mai ch'altri fuggisse,
+E de l'uomo caduco il viver breve
+Rendere eterno col valor si deve.
+
+
+XLIX
+
+Tu su l'ultima età con chiari essempi
+Infiammasti a la pugna il desir mio,
+E ne la pugna difendeansi i tempi,
+I sacri altar, le leggi alme di Dio:
+Lascio di dir, ch'io ritoglieva a scempi
+Donna sola, per cui viver disio,
+Per cui le piaghe numerose e gravi
+Che soffersi in pugnar mi son soavi.
+
+
+L
+
+Or se quinci avverrà, ch'onor men vegna,
+È la mercè, che da gli affanni attendo.
+Per gloria anelo, e così far m'insegna
+Il nome di quel grande, onde discendo.
+Quì tacque e teme non dolor sostegna
+Folco il guerrier più lungamente udendo;
+Però non dà risposta, e s'accommiata,
+E fa ritorno a sua magione usata.
+
+
+LI
+
+Di colà manda l'onorata gente
+Seco venuta a ristorarsi alquanto,
+Ed ei si disciogliea l'elmo lucente,
+E l'aureo brando si togliea da canto.
+Ma pure al grande Orsin volge la mente,
+E ne le ciglia non ritiene il pianto:
+Alfin sul letto a ricercar riposo
+Le membra adagia, e tuttavia pensoso.
+
+
+LII
+
+Nè così tosto nel silenzio avvolto,
+Dolce requie d'altrui, sonno l'adombra,
+Che del caro campion dal corpo sciolto
+Rapidamente gli s'offerse l'ombra;
+Rideano i guardi, sfavillava il volto,
+E l'alma fronte era d'affanno sgombra:
+Le piaghe, onde sgorgò di sangue un fiume
+Pareano a rimirar fonte di lume.
+
+
+LIII
+
+Egli diceva: estremamente ho caro,
+Anima grande, che di me ti caglia;
+Ma de' miei giorni, ch'a l'occaso andaro,
+Nulla, se prezzi il ver, pena t'assaglia:
+Le membra ancise da nemico acciaro,
+Tolte per man del ciel da la muraglia,
+Son date in Roma a la pietà paterna;
+E l'alma gode alma letizia eterna.
+
+
+LIV
+
+Folco, son fosche nebbie i carri altieri,
+E già del Tebro i sì famosi allori
+Appo quei che ne l'alto a' suoi guerrieri
+Il grandissimo Dio comparte onori:
+Esperto il dico; i detti miei son veri:
+Tu fanne certi de' seguaci i cori,
+Perchè, spendendo l'animose vite,
+Aggiano per tesor le sue ferite.
+
+
+LV
+
+Così diceva, e non d'umani accenti,
+Tant'era caro, rassembrava il dire.
+Indi si scorse fra bei lampi ardenti,
+Tornando al ciel, come balen sparire;
+Di repentino oblio sparge i tormenti
+Folco ascoltando, ed un novel gioire
+Par che nel petto afflitto al duol succeda,
+E tutta volta era del sonno in preda.
+
+
+FINE DEL IX CANTO.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI
+
+AL CANTO IX.
+
+
+L'argomento in prosa dice così:
+
+«Nel IX. Agitercano Turco si offere di uccidere Ottomano; et Amedeo
+non l'accetta. Il Gran Maestro visita Enrico e Trasideo feriti.»
+
+L'episodio di Agitercano avendo principio nel canto VIII. è da vedere
+quanto si è detto nelle annotazioni a quel canto.
+
+Il Cav. d'Urfè ha due sole censure pel IX.
+
+Aveva detto il Poeta, che Ottomano, condotto Alemano
+
+ «In sulla riva d'un vallon profondo,
+ Come l'ebbe colà, spinta gli diede
+ E trabocollo......»
+
+«Il me samble (_parla il Critico_) que quand Ottoman tue Alcmane ce
+soit une chose contraire a ce que les grans Turcs ont accoutumé de
+faire, parce que leur ordinaire est de le faire faire par autre;
+touttefois s'il se peut excuser sur la colere, je m'en remets au
+jugement d'autruy, et mesme s'il y a subjet de colere, puisqu'il
+estoit blessé et que mesme il dit que le sang couloit encore, et que
+Alcmane le dit luy mesme a Ottoman.»
+
+Quanto al fare che Ottomano uccida l'infelice di sua mano propria,
+vero è che i gran Signori de' Turchi si servono in cotali uccisioni
+del braccio altrui; ma quì trattavasi di materia gelosa, e in ispecie
+nell'Oriente, ed in un secolo non ancora guasto dalla mollezza; e però
+il far trucidare Alemano alla scoperta, sarebbe stato come un far
+pubblica l'onta di una fiamma disonesta.
+
+L'altra parte della censura, ingenuamente dichiaro ch'io non
+l'intendo. Può essere che il Chiabrera mutasse alcuna cosa nel dare
+alle stampe il poema; e da ciò verrebbe l'oscurità della critica fatta
+sul manuscritto. Più chiara è questa che segue.
+
+«En ce chant on ne voit presque rien que des songes et des apparitions
+d'esprits, et des discours des démons entre-eux qui sont du tout trop
+ordinaires, comme V. A. a bien remarqué.»
+
+Questo difetto tolse il Poeta riducendo l'Amedeida a soli dieci canti;
+e ordinando che fosse pubblicata lui morto. Ma su questo poema convien
+leggere le lettere del Chiabrera a Bernardo Castello, che si stampano
+dal sig. Ponthenier; essendo in esse la storia minutissima
+dell'Amedeida.
+
+
+
+
+CANTO X.
+
+
+ARGOMENTO.
+
+_Prende le forme di Licasta, e muove
+Così la Furia di Sultana al letto;
+Onde ella di distor faccia sue prove
+Dal desio di pugnar il Re diletto.
+Prega essa; ma pregar nulla ha che giove,
+Nè ardore ammorza nel guerriero petto.
+La Furia allor da le tartaree grotte
+I figli tragge dell'eterna notte._
+
+
+I
+
+Ma carco d'armi il natural riposo
+Schifa ne l'ombra taciturna, e bruna
+Ottoman fiero, e su quel dì pensoso
+A se davanti i sommi Duci aduna;
+Ivi con guardo turbido, focoso
+Da prima voce non esprime alcuna;
+Poi con sembianza tal, ch'a rimirarla
+Porgea spavento, apre la bocca, e parla.
+
+
+II
+
+Senza che sporlo favellando io tenti
+Creder per voi si po, che quì v'aspetto
+Per alto sublimar vostri ardimenti,
+E la virtù, che vi sfavilla in petto;
+Ah cani, ah cervi a sola fuga intenti;
+Anco il piè vi conduce al mio cospetto?
+Tornate a me così sconfitti in guerra?
+Oltre, vil schiavi, ad abitar sotterra.
+
+
+III
+
+Degnati in campo al più sublime onore,
+Scelti fra tanti a dilatar l'Impero,
+Dovevate fuggir colmi d'orrore
+Non per altre arme, che d'un sol guerriero?
+Or sì come dal mar l'alba vien fuore
+Pur di ratto fuggir fate pensiero,
+Perchè di gente tal possa vantarmi,
+Eterna infamia del mestier de l'armi?
+
+
+IV
+
+Tal minacciava; e da la fronte oscura
+Per gli occhi fiamma sfavillava intorno,
+Gelidi i capitan d'alta paura
+A le tende ciascun fa suo ritorno;
+Quivi, presaga di più rea ventura,
+La vinta plebe al trapassato giorno
+Volgea la mente, e tra' più rei martiri
+Bestemmia d'Ottoman gli empi desiri.
+
+
+V
+
+Non è chi terga elmi sanguigni, o studi
+Ne l'ampio vallo disfrenar destrieri;
+L'aste vedresti, e gl'ingemmati scudi
+In folta polve, e i ricchi arnesi altieri;
+Erra fremendo orrida Aletto, e crudi
+Giù ne l'alma infernal nudre pensieri,
+Gli aspidi vibra in su la fronte atroce,
+Ed ivi errando se ne va veloce.
+
+
+VI
+
+Ella, che sa quanto languisce, e quanto
+Ne le vene Ottoman chiude d'ardore,
+Creder non vuol, che di Sultana al pianto
+Non pieghi alfine intenerito il core.
+Dunque sen vola; e su per l'aria intanto
+Lascia il sembiante, e l'infernal terrore,
+Fassi Licasta, ch'a Sultana in culla
+Diè la mammella, e la nudrì fanciulla.
+
+
+VII
+
+La nobil donna lagrimava, e mesta
+Sola traeva guai sul regio letto,
+E de l'interno duol nube funesta
+Turbava l'aria del sereno aspetto;
+La manca mano ha sotto l'aurea testa,
+La destra in su l'avorio del bel petto;
+Sì stava, di gran mal quasi indivina,
+Quando il rio mostro da vicin l'inchina.
+
+
+VIII
+
+E dice: abbandonata quì dimori,
+Ed apri al pianto, ed a' sospir le porte,
+Ma schernendo Ottoman gli altrui timori
+Contra il grande AMEDEO s'appresta a morte;
+Certo, che fra le piaghe, e fra i dolori
+Andranne al ciel re coraggioso, e forte,
+Specchio ad altrui de la virtute umana;
+Ma pensa tu, che fia di te, Sultana.
+
+
+IX
+
+Tolta dal regno a dispietate genti
+Cotanto offese, e vincitrici in mano,
+Onde a' tuoi duri oltraggi, onde a' tormenti
+Sperar mercè potrai se non invano?
+Dunque non versar quì pianti e lamenti,
+Anzi lavane i piedi ad Ottomano
+Inginocchiata, e fa che posta ei miri
+La beltà, ch'egli adora, in gran martiri.
+
+
+X
+
+Al così favellar doglia profonda
+D'alto gelo a Sultana empie le vene;
+Indi si scote; e su l'eburnea sponda
+L'afflitta guancia con le man sostiene:
+Oh per me, disse alfine, ora gioconda,
+Se come a far m'accinsi, uscia di pene
+Col ferro allor che 'l genitor mio sparse
+L'alma canuta, e che la patria s'arse.
+
+
+XI
+
+Che quel dì mi togliesse a scempio indegno,
+Ch'Ottoman di mio mal prendesse cura,
+Acerbo fu d'alcun demon disdegno,
+Che quì mi serba a più crudel ventura;
+Ch'ei torni in Asia tuttavia m'ingegno
+Per comune salute, ed ei s'indura,
+E sprezza quanto il ciel chiaro predice
+Per ambedue d'atroce, e d'infelice.
+
+
+XII
+
+Tu di', ch'io pianga, e che l'angoscia io versi,
+Ch'io mi strugga dolente al suo cospetto;
+Oh non del mio dolor tutto il cospersi?
+Non mi vide egli a se morir sul petto?
+Omai preveggo i Rodian perversi
+De le miserie mie farsi diletto;
+Certo è così, ma schernirogli almeno
+O con coltello, o con mortal veneno.
+
+
+XIII
+
+Cotal diss'ella, e giù dal fianco svelte
+Sospiri ardenti; e per lo sen le scende
+Caldo ruscel di lagrime novelle;
+Allora il mostro a così dir le prende:
+Reina, anco dal cielo, e da le stelle
+S'armato è di prudenza uom si difende;
+Rinova i preghi; a la tua nobil vita
+Giugne soccorso d'immortale aita.
+
+
+XIV
+
+Indi per foschi nembi, atro sentiero,
+La simulata imagine sen vola,
+Come per soffio d'aquilon leggiero
+Ratto a lo sguardo altrui nube s'invola;
+Ma la donna real, ch'entro 'l pensiero
+De la finta nudrice ha la parola,
+Speme avvivando, si rinfranca, e move
+A far co' preghi suoi l'ultime prove.
+
+
+XV
+
+Lascia le piume, ed abbandona ogni arte.
+Onde con pompa sue bellezze onori;
+Nulla su' manti suoi gemma comparte,
+Nulla s'asperge di soavi odori;
+Le belle chiome al vento ivano sparte
+Argomento a mirar d'alti dolori;
+Nè del bel collo al puro latte intorno
+Giransi perle, onde fiammeggi adorno.
+
+
+XVI
+
+Così veloce ad Ottoman sen riede,
+E col bel guardo di mestizia pieno
+Fiso il rimira, e gli si getta al piede,
+E vinta di dolor quasi vien meno:
+Egli in foco sen va come la vede,
+L'alza da terra, e la si stringe al seno,
+E stan gemendo, e palpitando alquanto;
+Sultana alfine apre le porte al pianto;
+
+
+XVII
+
+Percote il petto, e con la man dolente
+Le bende straccia, indi le chiome aurate,
+Poi con singulti fece udire ardente,
+Il suono afflitto de le voci amate:
+Ne l'empio risco, e nel gran mal presente
+Deh risorga, Ottoman, l'alta pietate,
+Che nel petto real da prima sorse
+Mirando me di me medesma in forse.
+
+
+XVIII
+
+Volgiti addietro, e ti rammenta il giorno,
+Che Lidia in guerra soggiogata ardea,
+Allor ch'a' vinti si girava intorno
+Tra sangue e foco ogni miseria rea,
+Io per tor la mia vita a scempio, a scorno
+Quel giorno a morte volentier correa,
+Stringea la spada, e già feriami il petto,
+Quando il ciel ti condusse al mio cospetto.
+
+
+XIX
+
+Vittorioso intra gli acciar funesti
+Movevi intento a le nemiche offese,
+Ma non prima lo sguardo in me volgesti,
+Che di mio stato alta pietà t'accese;
+Corresti, e l'arme di mia man traesti,
+Prendesti meco a favellar cortese,
+Comandando a ciascun, che 'n ogni loco
+Cessasse il sangue, e s'affrenasse il foco.
+
+
+XX
+
+Poco alfin ti sembrò, che scampo avesse
+La serva tua da miserabil morte,
+Che 'l tuo nobile cor tosto m'elesse,
+Infinita mercè, per sua consorte;
+Indi per l'Asia a le reine istesse
+Beata apparvi, e s'ammirò mia sorte,
+Che nel corso degli anni un picciol punto
+Non fosse il fianco mio dal tuo disgiunto.
+
+
+XXI
+
+Io ne le liete, io ne le sorti avverse
+Sempre in terra ed in mar fra le tue schiere;
+La bella asta real per me si terse;
+Adornossi il cimier di piume altiere;
+E se nel corpo tuo piaga s'aperse
+Le labbra mie la ti baciar primiere,
+E sempre, che 'n sudor tornasti avvolto
+Fur queste man che t'asciugaro il volto.
+
+
+XXII
+
+Or lassa ove t'offesi? ove cotanti
+Error commisi, che da me lontano
+Rivolgi il cor sì, che mi struggo in pianti
+Te pur pregando, e mi distruggo invano?
+Forse tra scogli, e turbini sonanti
+Ti produsse, Ottoman, l'empio Oceano?
+Ch'a te non cal, che fra i Latin schernita
+Tragga in dolor la miserabil vita?
+
+
+XXIII
+
+Quì tra lunghi sospir china l'adorno
+Suo guardo a terra moribonda, e geme;
+Ed egli arso d'amore, arso di scorno,
+Tra molli pianti inesorabil freme;
+E grida: a te dure catene intorno?
+Tu n'andrai serva a le miserie estreme?
+Sultana d'Ottoman tanto temesti?
+Unqua voce sì ria formar potesti?
+
+
+XXIV
+
+Certo, ch'infra Latin porrai le piante,
+Ma colà giù fra lor ti vo' reina;
+Vogl'io, ch'a' cenni tuoi cangi sembiante,
+E corra Italia tributaria inchina;
+Roma fra sette colli arsa, fumante
+De gli eserciti tuoi farò rapina,
+Ed in lei marmi sacrerotti eterni;
+Cotali avrai per me catene e scherni.
+
+
+XXV
+
+Quì tacque; ed ella con sembianza oscura
+Per grave duolo a così dir riprese:
+Mentr'io timida il cor su tua ventura
+Dianzi piangea, dal cielo ombra discese,
+Ch'a' tuoi guerrier battaglia avversa e dura,
+E duro fin de l'animose imprese,
+Ed a gli assalti tuoi pianto predisse,
+Se quinci il campo tuo lunge non gisse.
+
+
+XXVI
+
+Che possa l'asta d'Ottoman fe' chiaro
+Asia, dicea, dove ei fermò l'impero,
+Ove, se regi le provincie armaro,
+Per loro morte ei più divenne altiero;
+Or sotto Rodi egli cadrà; riparo
+Altro non è, che rimutar pensiero;
+Corri, Sultana, a dipartirsi il prega;
+Miseri voi, se 'l tuo pregar nol piega.
+
+
+XXVII
+
+Così dicendo se n'andò co' venti,
+E rivolando al ciel subito sparse,
+Ed io son quì; tu le minacce senti,
+Senti, che d'alto messaggier m'apparse:
+Or che farai? deh se gli strali ardenti
+Più stanti al fianco, e se l'incendio, ch'arse
+Per me tuo core, or più t'avvampa il petto,
+Al celeste voler non far disdetto.
+
+
+XXVIII
+
+Mira, ch'a pianger teco oggi non vegno
+Per leggiera cagion con tante pene;
+Piango la vita tua, piango il tuo regno,
+Piango ogni mio conforto, ogni mio bene:
+Onde, se non da te, scampo, e sostegno?
+Onde refugio alcun sperar conviene?
+Ove ho da riparar? quale speranza
+In tanti mali a la mia vita avanza?
+
+
+XXIX
+
+Padre non ho, ch'antivedendo i danni
+Di vita uscì, tanto dolore il vinse
+Per tue battaglie; e sul fiorir de gli anni
+Tre miei fratelli la tua spada estinse;
+La madre oppressa per cotanti affanni
+Al nobil collo un duro laccio avvinse;
+Gli amici o che dispersi, o che sotterra
+Pur mandommegli allor forza di guerra.
+
+
+XXX
+
+Oh fra tante miserie alfin beata,
+Se 'ntra le fiamme de la patria, vinta,
+Battuta, vilipesa, incatenata
+Come nemica era a morir sospinta:
+Fossi, misera me, foss'io non nata,
+Foss'io tra fasce ne la culla estinta,
+Se 'l pianto scherni onde ti lavo i piedi,
+E se del cielo a messaggier non credi,
+
+
+XXXI
+
+Ove torci la fronte? ove i sembianti?
+Il carissimo sguardo ove raggiri?
+Quì non son mostri; inginocchiata avanti
+Hai Sultana, che sparge alti sospiri.
+Diceva ancor, ma lo sgorgar de i pianti
+Tra singulti interrotto, e tra sospiri
+Il vigor tolse; e sì l'angoscia crebbe
+Ch'ella a più favellar forza non ebbe.
+
+
+XXXII
+
+Irta le chiome, pallida, gelata
+Palpitando riman tra viva e morta;
+Sovra aureo letto di sudor bagnata
+Stuol di vergini serve indi la porta;
+Ma per lei da martir tanto agitata
+Il feroce Ottoman si disconforta
+E si contrista sì, che non ha posa
+Ne le gran fiamme sue l'alma amorosa.
+
+
+XXXIII
+
+Scuotesi tutto; e l'empio duol del core
+Per mille guise gli apparisce in volto;
+Pietà di lei, suo natural furore
+Il turban sì, che di se stesso è tolto;
+Poi che di guerra, e che pensier d'amore
+L'ha lungamente alfin volto, e rivolto,
+Tragge un sospiro, e con la destra segna
+Ch'Ebrain sì diletto a lui sen vegna.
+
+
+XXXIV
+
+Corre il buon servo, ed al tiranno avante
+S'atterra; ei l'alza, e la sinistra pone
+Sul caro tergo; indi in real sembiante
+Incomincia con lui grave sermone:
+Sultana, come donna, e come amante,
+Ha de' sospetti suoi molta cagione,
+Ma perch'al suo voler pronto m'inchini
+Aggiunge segni, e messaggier divini.
+
+
+XXXV
+
+Turbami, che da se lunge non spinga
+De l'acerbo mio fin tanti sospetti;
+Ch'ella per suo cordoglio il mal si finga,
+E che mia morte, e mia miseria aspetti;
+Duolmi che 'n van tanto dolor la stringa;
+Ma debbo dar de' miei nemici a i petti
+Le spalle in guerra? e s'a pugnar mi chiede
+Giusta cagion, volgere in fuga il piede?
+
+
+XXXVI
+
+Fia, che l'Asia di me tanta viltate,
+O pur l'Europa, cui minaccio, intenda?
+Varchi, Ebraino, a la futura etate
+Arte miglior, che d'Ottoman s'apprenda;
+Uscirò, pugnerò; mia feritate
+Mia destra, il nome mio m'armi e difenda;
+Contra ogni cavalier non son possente?
+Or ciò che prendo a favellar pon mente.
+
+
+XXXVII
+
+Quanta nel petto mio fiamma dimora
+Per l'altiera beltà, ch'Amor m'offerse
+Quando Sultana appena vista ancora
+Con l'afflitta sembianza il cor m'aperse,
+Io non dirò: tu meco fosti, allora
+Nulla del caso mio ti si coperse;
+Ben per altra cagion dirti potrei
+Non furo ardor da pareggiarsi a' miei.
+
+
+XXXVIII
+
+Ed or che presso le fatiche estreme
+O vincere, o morir m'accingo in armi,
+Non mi turba la morte, o ciò che insieme
+Sul punto del morir possa incontrarmi;
+Solamente, o fedel, per me si teme
+Che de l'alta beltà possa spogliarmi
+Troppo avversa battaglia; e solo ho cura
+Dopo il mio fin de la costei ventura.
+
+
+XXXIX
+
+Che fia di me, se giù per l'ombra inferna
+Fra re guerrieri ed amorosi accolto
+Udrò, ch'altri ne goda, o pur che scherna
+Con indegni servigi il suo bel volto?
+Ah colà tra gli abissi atra caverna
+Mi s'apra innanzi, e d'ogni orror più folto
+Tutto m'involga, e non ritrovi via,
+Per impiagarmi il cor, fama sì ria.
+
+
+LX
+
+Che per la morte mia d'ogni mio bene
+Alcuno altro amator faccia rapina?
+O per onta di me d'aspre catene
+Gravi perversa man la mia reina?
+Ella goda qua suso aure serene
+Fin ch'io godo del ciel l'aura divina;
+S'incontra il mio valor miseria indegna
+Ovunque son per gir meco sen vegna.
+
+
+XLI
+
+Tanto vogl'io, tanto Ebrain richiede
+Per estremo conforto a' casi duri
+L'antico tuo signor; s'ami la fede,
+Fa, che ben cauto i miei desir procuri;
+Non ingombri tuo cor vana mercede;
+Pronto disponti a ciò; vuo' che tu giuri,
+Che s'io rimango ne la pugna oppresso,
+Sultana per tua man verrammi appresso.
+
+
+XLII
+
+Sì disse: e di dolor grave i sembianti
+Fiso lo sguardo in Ebrain volgea;
+L'antico servo se n'andava in pianti,
+E con singulti al suo signor dicea:
+Non sorga giorno di dolor cotanti;
+Ma se pur ne verrà stagion sì rea,
+Di questo tuo desir vivi sicuro;
+Mio solo Re, per ogni fe' tel giuro.
+
+
+XLIII
+
+Quì tacque: ed Ottoman, come dolente,
+Torna a le piume, e ne l'orribil guerra
+I duci estinti rivolgendo in mente
+In tra duri pensier gli occhi non serra:
+Così molto vegghiò; pur finalmente
+Sonno lo sforza lusingando, ed erra
+Per lo petto agitato alma quiete,
+Ch'ogni aspra cura gli sommerge in Lete.
+
+
+XLIV
+
+Ma breve fu, che non biondeggia ancora
+Dentro l'orror, che tutto il ciel coperse,
+Cinta di rose la novella aurora,
+Ch'egli si scosse, e le palpebre aperse;
+E pur si volve, e col pensier dimora
+Su per le squadre in guerreggiar disperse,
+E del fin de la guerra omai dubbioso
+Rigira in mille parti il cor pensoso.
+
+
+XLV
+
+Che dee far egli? alto campion contende
+Sì, che Rodi atterrar non è speranza;
+Se quinci ne i suoi regni a tornar prende,
+Quel suo ritorno ha di fuggir sembianza;
+Fra se diceva: or l'universo attende
+Quanto mia forza in arme oltra s'avanza,
+E se col mio furor son van gli schermi,
+E nel più nobil corso udrà cadermi?
+
+
+XLVI
+
+Sparsa è la fama; ed omai l'Asia crede,
+Che per me giaccia il Rodiano oppresso,
+E colà porterò repente il piede
+Di mie vergogne messaggiero io stesso?
+Facciami il ciel d'altra memoria erede;
+Questa io rifiuto: ad AMEDEO concesso
+Sia fornir contra me tutti i desiri,
+Ma ch'io volga le spalle, unqua nol miri.
+
+
+XLVII
+
+In cotal guisa favellando ei veste
+D'usata pompa il regio busto, e guarda
+Che chiude l'alba ancor l'uscio celeste,
+E d'ira par, che per l'indugio egli arda;
+Torna a le piume, e pur le ciglia ha deste,
+Onde tra quei riposi ei più non tarda;
+Va per le tende, e perturbato in faccia
+Con interrotto suon duolsi e minaccia.
+
+
+XLVIII
+
+Obbrobrio d'Asia, a la stagione eletta
+Per la vittoria ogni guerrier paventa?
+Meglio era lor..... ma di costui vendetta
+Prima farò, che i Rodian sostenta:
+Oh se questo arco incontra lui saetta!
+Oh se con cento piaghe aspro il tormenta!
+E se lupo a le tane esca sel porti?
+Sì forsennando avvien ch'ei si conforti.
+
+
+XLIX
+
+Ma dal rabbioso cor voci spietate
+Spargeva Aletto, e sì terribil freme,
+Che da la fronte, e da le ciglia irate
+Fiamma rinversa, e rio veneno insieme;
+Spento Ottoman, spente sue squadre armate
+Quì rimiro oggi mai, spenta ogni speme,
+E che si possa far, quinci m'adiro,
+Per opra nostra a suo favor, non miro.
+
+
+L
+
+L'aer qua giù contra i furori inferni
+Tutto è ripien di messaggier celesti,
+E dal colmo del ciel fulmini eterni,
+Dianzi il vedemmo, a rimbombar son presti:
+O noi nati a soffrir tormenti e scherni!
+Ella nel così dir par che tempesti,
+Sì d'atra spuma ambe le labbra asperge,
+E 'n furor novo il rio demon s'immerge.
+
+
+LI
+
+Di tanti suoi desir non ben sicuro
+Volge in un sol pensier cose infinite;
+Al fin va, dove al ciel stellante e puro
+Asfaltide diffonde alta mefite;
+Quinci si scaglia più che l'ombre oscuro
+Per l'ombre oscure a la città di Dite,
+E batte in quegli orror non mai sereni
+L'ali infette di serpi e di veneni.
+
+
+LII
+
+Varca Cocito ed Acheronte immondo,
+Varca di Stige i gorghi atri e bollenti,
+E s'innabissa al Tartaro profondo
+Tra fier rimbombi de le fiamme ardenti:
+D'Erebo quivi è tenebroso il fondo;
+Stanza eterna di pianti e di tormenti;
+Quivi al fin scorge de' tartarei chiostri
+L'aspro rettor tra formidabil mostri.
+
+
+LIII
+
+Per l'ima tomba al sommo Olimpo avversa,
+Ove giammai pietà non segna l'orme,
+Fremea su l'empia turba arsa e sommersa
+Orrendo, immenso, tenebroso, informe;
+Versa ardor da mille occhi, ardore ei versa
+Da mille petti in mille orribil forme,
+E da ben mille bocche orribil tuona;
+A lui s'inchina Aletto, indi ragiona:
+
+
+LIV
+
+O de gli orrendi e tenebrosi imperi
+Arbitro incontrastabile, sovrano,
+Io de l'ardir de' Rodïan guerrieri
+A te quì scendo messaggier non vano;
+Non vinti, no, che coraggiosi, altieri
+Danno assalto di morte ad Ottomano
+Insuperbiti: ognun minaccia e freme,
+E di salute, e di vittoria han speme.
+
+
+LV
+
+Di lor presso ch'estinti alta speranza
+Giunse AMEDEO, che di Savoia in fronte
+Porta corona, e di sua gran possanza
+Van mille prove glorïose e conte;
+Pur io su Rodi a l'infernale usanza
+Volea rinovellar tormenti ed onte,
+E farla campo a falciator di biada,
+E vibrasse AMEDEO l'asta e la spada:
+
+
+LVI
+
+Se non che duci eccelsi, eccelse schiere
+A' Turchi incontro armi superne han prese,
+E fan volar da le stellanti sfere
+Nembi sonanti di saette accese;
+Non han cotanto i miei furor potere
+Sì che di tutto il Ciel stanchi l'offese,
+Ma se tu la grand'alma empi di sdegno,
+E gridi a l'arme, io pur ne bramo il segno.
+
+
+LVII
+
+Sì dice Aletto; e l'infernal tiranno
+L'unghie affocate in se rivolve, e i denti,
+E con atroce, alto anelar d'affanno
+Cosparge intorno opache nubi ardenti;
+Cotal divien, che 'n rimirar ne tranno
+Novo, immenso dolor l'alme dolenti;
+Ed egli impria per formidabil rabbia
+A pena infuriato apre le labbia:
+
+
+LVIII
+
+Diffonde poscia minaccioso, orrendo
+Fragor, che turba l'ampia valle inferna,
+Che fa tremare il Tartaro tremendo,
+Che scuote i campi de la notte eterna;
+Prorompe al fin sulfureggiando, ardendo
+In vasti accenti la procella interna,
+E sgorga fuor l'irrefrenabil ira;
+Colmo d'orrore ogni demonio il mira.
+
+
+LIX
+
+Dunque, diss'ei, ne l'alto Olimpo ardente
+Valsi a tentar l'inaccessibil sorte,
+Ed or caduco ardir di mortal gente
+Su l'ima terra a contrastarmi è forte?
+Io poi d'orrore, io poi d'ardor possente?
+Io de l'inferno re? re de la morte?
+Che re? che 'nferno? io non mi scorgo intorno
+Altro, che sprezzo obbrobrioso e scorno:
+
+
+LX
+
+Essi re lui, che va superbo in terra
+D'eterna aver sul Vatican sua sede,
+Che trionfa di noi, ch'a noi fa guerra,
+Che rompe il corso a le tartaree prede,
+Ei le porte del ciel serra e disserra,
+Sacransi l'orme, ove egli imprime il piede,
+Noi detti rei, detti essecrabil mostri;
+Non regni, no; son vil sepolcri i nostri.
+
+
+LXI
+
+Se sostenga AMEDEO forza divina,
+O nol sostenga, oggi a pensar non vegno;
+Ma poi, ch'al pescador Rodi s'inchina,
+Ardo ver lei d'aspro immortal disdegno;
+E s'orrenda tentarsi alta ruina,
+Scuoter de l'onde, e de la terra il regno,
+Al fin s'è forza traboccarsi al fondo
+Per lei domar, traboccherovvi il mondo.
+
+
+LXII
+
+Ma non tanto sudor, non tanto affanno
+Convien, che Rodi in soggiogar mi prenda,
+Che per recarle addosso ultimo danno
+Con cotanto di sforzo oggi io contenda;
+A terra sparse le sue torri andranno,
+V'andranno, e Pier s'ei sa, se le difenda;
+Or tu d'anime inferne arma uno stuolo
+E contra lei te ne ritorna a volo.
+
+
+LXIII
+
+Quinci le squadre a straziar più pronte,
+E qual s'agita più larva sdegnosa,
+Aletto aduna di Cocito al fonte
+Rapidamente; e di venen spumosa,
+E d'accesi serpenti irta la fronte
+Gonfiale con sue strida; indi non posa,
+Ma con rimbombo d'odiose voci
+Prende a cercar quelle provincie atroci.
+
+
+LXIV
+
+Piomba là, 've tra fiamme, alta riviera
+Sulfureo spuma il Flegetonte eterno,
+E trova armata infuriar Megera
+Tra' più rei mostri, e tormentar l'inferno:
+O tra spirti feroci aspra guerriera,
+Le dice, incontro al regnator superno,
+O pronta sempre a traversar la strada,
+Onde in cielo a bearsi alma non vada;
+
+
+LXV
+
+Tu pur di ferri, e di ceraste intorte
+Flagelli intorno a l'infocate arene;
+Ma quanti quì de la tartarea corte
+Ministri son, rinnovator di pene?
+In tanto a novo scempio, a nova morte
+Sorgon lassù fra lor l'armi terrene,
+Nè pria porrà nel mar Febo la chioma,
+Che n'andrà Rodi o vincitrice, o doma.
+
+
+LXVI
+
+Qual per noi danno unqua maggior, quali onte,
+Che s'a' Turchi de l'Asia il fren si tolle?
+O che se mai del Vaticano il monte
+Suo nome in Asia, e la sua legge estolle?
+Diceva ancor, ma di Megera in fronte
+De gli atri abissi il rio venen ribolle,
+E la dura alma, a l'universo infesta,
+In fra turbini d'ira alto tempesta.
+
+
+LXVII
+
+E s'affretta a gridar: fin che ne l'alto
+Le stelle, ove pugnammo, in giro andranno,
+L'armi e le forze, onde l'inferno esalto
+Mai sempre infeste al Vatican saranno:
+Gonfi, gonfi le trombe; al fiero assalto
+L'insegne spieghi il Rodïan tiranno:
+Questo infra i giorni tenebrosi, acerbi
+Vogl'io, che Rodi eternamente il serbi.
+
+
+LXVIII
+
+Ella nel così dir batte le piume,
+E con l'empia compagna il volo stende,
+E là sen van dove de l'arso fiume
+Su l'aspra riva ogni demon l'attende;
+Ivi con strida a l'infernal costume
+Alto commove le falangi orrende,
+E de la rabbia, onde hanno gonfio il petto,
+Lor cresce il foco imperversando Aletto.
+
+
+LXIX
+
+Sì provveduta a l'infernal soggiorno
+Rivolge il tergo bestemmiando, e fiera
+Fa contra Rodi a guerreggiar ritorno
+La Furia rapidissima, leggiera;
+A pena ella apparia, che 'l volto adorno
+De l'auree stelle, e tutto il ciel s'annera,
+Tanto de gli atri abissi a lei van dietro
+Puzzo ed orror caliginoso e tetro.
+
+
+FINE DEL X CANTO.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI
+
+AL CANTO X.
+
+
+L'argomento dell'Autore dice così: «Nel X Sultana prega Ottomano a
+lasciare l'impresa di Rodi: Aletto ritorna all'inferno, e mena squadre
+di diavoli per soccorrere i Turchi.»
+
+Due sono le censure del Cavaliere d'Urfè sul canto X. La prima è una
+ripetizione di quella dianzi riportata appiè del IX: «Ce chant est
+aussy tout plein d'esprits; et je ne say pourquoy Aletto qui fait
+ranforcer le combat et l'assaut contre Rhody, fait ce qu'elle peut
+pour persuader la Sultane de faire partir Ottoman et laisser le siège:
+il samble, qu'il y ayt de la contradiction.» Non v'ha contraddizione
+di sorta. Al trionfo de' Turchi o conveniva che Rodi fosse espugnata,
+o che Ottomano si ritirasse prima che una di lui sconfitta potesse
+rendere più gloriosi e più forti i Cristiani. Aletto perciò adopera
+due mezzi, che pajono l'un l'altro contrarj; ma che tendono pure ad un
+fine medesimo; ch'è quello o di espugnar Rodi, dovesse pure andarvi la
+vita di Ottomano, o di farlo risolvere a ritirarsi avanti che fosse
+vinto con danno e vergogna de' Musulmani.
+
+L'altra critica annotazione dell'Urfè può dar motivo di risa al nostro
+secolo; ma era cosa molto seria nei tempi del Chiabrera: «L'Auteur dit
+que Sangario estoit magicien; et touttefois touttes les choses qu'il
+lui attribue en descrivant cet homme ne sont que celles d'un sorcier,
+qui est de gresler, faire la tempeste et l'orage, faire mal au bestail
+et samblables: et il faut noter qu'il y a grande differance du sorcier
+au magicien, car le magicien fait ses sortileges avec art, et le
+sorcier ne fait que les maux que le Diable luy donne a faire, et par
+des choses les quelles luy mesme n'entend pas.» Nel secolo XVIII il
+Tartarotti con un libro pieno di erudite citazioni si sforzò di
+difendere altra cosa essere l'arte magica, ed altra la stregheria;
+negando questa, e quell'altra ammettendo. Contro a questo libro del
+Tartarotti pubblicò il Marchese Maffei due operette, _l'Arte magica
+dileguata, e l'Arte magica distrutta_; ed avendo il Tartarotti, e con
+lui molti altri scrittori, combattuto in difesa della Magia, pubblicò
+finalmente l'_Arte magica annichilata_. Noi rimettiamo i dilettanti di
+stregherie e di magiche frodi a' libri degli autori citati;
+aggiungendo solamente che la stregheria ammessa così seriamente dal
+cav. d'Urfè, è negata dall'Ab. Tartarotti, che ammette solamente la
+magia. Così che a difesa del Chiabrera dovrem dire ch'egli un secolo
+prima del Tartarotti pensò doversi attribuire alla magia tutte le
+operazioni che altri ripartivano tra la magia e la stregheria.
+
+N.B. Nella st. 8 di questo canto X ambedue l'edizioni hanno--ma
+schermendo Ottoman ec.--Noi abbiamo stampato _schernendo_, sembrandone
+che così richiedesse il contesto. Alla st. 13 dove l'ediz. prima legge
+_trova le piume_, la seconda ha invece _torna a le piume_.
+
+
+
+
+CANTO XI.
+
+
+ARGOMENTO.
+
+_Sultana d'Ottoman volta allo scampo
+Sangario invoca, e gli esecrati incanti;
+Ei di battaglia a scongiurar sul campo
+Va i morti corpi, quivi oprar suoi vanti:
+Surge un estinto nel tracciato campo
+Degli incantati al suon magici canti;
+All'annunzio di quello, offre sua vita
+Per dare al re la bella Irene aita._
+
+
+I
+
+E pur Sultana in quel notturno orrore
+Con fervido pensier cerca ogni strada
+Perchè tra gli aspri assalti il suo signore
+Soverchio ardito in guerreggiar non cada:
+De gli annunzj del Ciel prende timore,
+E teme d'AMEDEO l'invitta spada.
+Così molto rivolve il cor dolente;
+Al fin Sangario le ritorna in mente.
+
+
+II
+
+Costui scorse del sole il primo aspetto,
+E di sua vita le stagion novelle
+Trasse sul Nilo; ed ivi ebbe diletto
+Osservando il girar de l'auree stelle;
+Al fine empio divenne, e volse il petto
+A gli inganni de l'ombre a Dio rubelle,
+E ne l'arte infernal trascorse avanti,
+Maestro rio d'abbominati incanti.
+
+
+III
+
+Poi giunse in Asia; a sua gran fama intento
+Quivi Ottoman d'ogni favore il degna;
+Or con sì fatto mago il suo tormento
+Sultana afflitta consigliar disegna:
+Quinci manda Arimeo, che 'n un momento
+Comandi a lui, perch'egli a lei sen vegna;
+Ed Arimeo trovollo, ove rinchiuso
+Lunge da gli altri essercitarsi era uso.
+
+
+IV
+
+Colà su l'ora, che più folta e scura
+La notte al colmo de' suoi corsi ascende,
+Artefice crudel spende ogni cura
+Ne la malvagità de l'opre orrende;
+Toglie corpi infelici a sepoltura,
+E di sanguigne membra empie le tende,
+E da loro unghie egli disvelle e chiome,
+E di cento demoni invoca il nome.
+
+
+V
+
+Quinci è forte a sfiorir de i pregi amati
+Gentil beltà sì che si prenda a scherno,
+E guastando per via parti aspettati
+Infecondare altrui l'alvo materno;
+Quinci rompe de l'anno i corsi usati
+Ed usa a le stagion cangiar governo,
+E cosparge per l'aria umidi nembi,
+E de l'umide nubi asciuga i grembi.
+
+
+VI
+
+Mentr'egli col favor de l'orrida ombra
+Ne gli studi essecrabili s'avanza,
+Arimeo giunge, e di timor s'ingombra
+In su l'entrar de la terribil stanza;
+Sì folto ciglio ambe le luci adombra
+Al mago, e così fosca ha la sembianza,
+E sì bieca la vista e venenosa
+Che sofferirla il messaggier non osa.
+
+
+VII
+
+Ei si ferma da lunge, e gli occhi bassi
+Da lui rivolve, ed a sì dir gli prende:
+Vuolti Sultana; or meco movi i passi,
+Là, 've bramosa il tuo venire attende.
+Dentro la tenda ria pigro non stassi
+Come il desir de la regina intende
+Sangario, e col messaggio a lei s'affretta,
+Ed a lei giunto il suo parlare aspetta.
+
+
+VIII
+
+Ella di pianti nubilosa il ciglio,
+E punta il cor d'inconsolabil duolo,
+Scolora in su la guancia il bel vermiglio,
+Ed indi scioglie a questi detti il volo:
+Mirabile maestro, il cui consiglio
+Ne i gravi affanni è mio refugio solo,
+Ed a cui di spiar non è chi vieti
+De l'inferno e del ciel gli alti secreti;
+
+
+IX
+
+Se mai tuo spirto in su l'Olimpo ascese
+A misurar de l'auree stelle i segni,
+E s'affannando per eccelse imprese
+Mai scongiurasti de l'abisso i regni;
+Oggi del tuo saper siami cortese,
+E l'alma tua più che giammai s'ingegni,
+E di quanto ella può nulla mi neghi,
+Ch'altissima cagion fa, che ten preghi.
+
+
+X
+
+Già tu saper ben dei, come Ottomano
+Soggiogava di Rodi omai l'impero,
+Quando improvviso, e per cammin lontano
+Venne da l'alma Italia alto guerriero,
+E con atroce incontrastabil mano
+Come fece di sangue ogni sentiero,
+E chiudendo per noi la strada aperta
+Oggi ne rende la vittoria incerta.
+
+
+XI
+
+Di quì s'infiamma, ed a lo sdegno il freno
+Ottoman scioglie, e guerreggiar destina,
+Nè vuol, che per altrui gli venga meno
+La palma al suo valor tanto vicina;
+Mentr'ei sì di furor rigonfia il seno,
+A me dianzi discese ombra divina,
+E con certo parlar fe' manifesto
+Il fin di queste guerre empio e funesto.
+
+
+XII
+
+Consiglionne di quì partir veloce
+E così torsi a le miserie crude;
+Io pregai del mio re l'alma feroce,
+Ed ebbe il mio pregar nulla virtude;
+Chiude gli occhi al mio pianto, ed a mia voce
+Ognor l'orecchie inesorabil chiude,
+Sì che sperar non so, che a i casi rei
+Altri 'l sappia involar, se tu non sei.
+
+
+XIII
+
+Movi, Sangario, e ne l'orribil sorte
+Salda la fede, e l'arti tue sian pronte;
+Ed imprimi quei segni, onde sei forte
+Scotere i campi, e di Cocito il fonte;
+Rimira, ch'Ottoman sen corre a morte:
+Deh togli a l'Asia e le miserie e l'onte,
+E ti caglia di me, cui si riserba
+Più ch'ad altro mortal miseria acerba.
+
+
+XIV
+
+Sangario volto a que' begli occhi aspersi
+Di caldo pianto, ch'a pietate invita,
+Rispose: quando a' Rodïan dispersi
+Cantò la fama, che verrebbe aita,
+Io con gli studi miei l'alma conversi
+A bene esaminar la voce udita,
+Saper bramando qual nemico fosse,
+Che sì da lunge i nostri cor percosse.
+
+
+XV
+
+E risposto mi fu, che dal confine
+De l'alma Italia appariria guerriero
+Con la cui nobil destra armi divine
+A Rodi afflitta manterrian l'impero;
+Io chiedei molto, e molto intesi; al fine,
+Vincer le costui forze è van pensiero,
+E s'altri soverchiar spera suo vanto,
+Erede fia d'incomparabil pianto.
+
+
+XVI
+
+Muto rimasi, e palpitommi il core,
+E ciò sentendo ebbi di ghiaccio il petto;
+Ed ora il mio timor fassi maggiore
+Quando cotanto mal vienti predetto;
+Duolmi, che 'l grande ardir del tuo signore
+Abbia di quì pugnar sì gran diletto;
+Chè la vaghezza de gli uman pensieri
+Sovente a gran tormento apre i sentieri.
+
+
+XVII
+
+Ma non per tanto e sacri rombi, e rote
+Composte a' vampi di sulfurei fumi,
+Ed al senno mortale erbe non note,
+Colte per opra di tartarei numi,
+Spenderò tutte, e l'ineffabil note
+Onde ne i corsi lor fermansi i fiumi,
+Ed a' lumi del cielo erranti e fissi
+Darò travaglio, e stancherò gli abissi.
+
+
+XVIII
+
+Tacquesi a tanto; e la reina allora
+Con sembiante gentil grazie gli rende,
+E fra nobili detti, onde l'onora,
+D'alte promesse a caricarlo prende;
+Ma Sangario colà non fa dimora,
+Anzi ritorna a le rinchiuse tende,
+E d'esecrati arnesi ei si provvede,
+Poi sul campo dei morti affretta il piede.
+
+
+XIX
+
+Ivi, somma pietate al guardo umano,
+Scannato in terra canuto uom rimira,
+E da gli altri cadaveri lontano
+Infra duo fochi di cipresso il tira:
+Poi supin lo distende, indi sul piano
+Ben sette volte a lui dintorno ei gira
+Vibrando con la destra un orrido angue,
+Ma spande con la manca onda di sangue.
+
+
+XX
+
+E grida orrendo: o del più basso inferno
+Squallidi campi e tenebrosi orrori,
+E del fier Flegetonte incendio eterno,
+E del golfo leteo zolfi e bollori,
+Spirti, che di Pluton siete al governo,
+E tu Pluton, che ne i profondi ardori
+Tormento assegni, e dai supplicio a gli empi,
+E cresci ognor di feritate esempi;
+
+
+XXI
+
+Se pur d'atrocità sommo diletto
+Sempre ho nel cor; s'a scongiurar non vegno
+Che di furia infernal non gonfi il petto,
+E le leggi del ciel non prenda a sdegno,
+Infra voi mio desir non sia negletto,
+Numi possenti del tartareo regno,
+Ma siavi a grado, e questo incanto udite
+Fatto con tanto studio, ombre di Dite.
+
+
+XXII
+
+Batta le piume, e la prigion profonda
+L'anima di costui lasci a' miei preghi,
+E ne l'esangui fibre ella s'asconda,
+E le venture d'Ottoman dispieghi;
+S'avvien, ch'al gran signor vita gioconda
+E di più quì regnar spazio si neghi,
+Lecito sia, che per sua voce intenda
+Quale a scampo di lui può farsi emenda.
+
+
+XXIII
+
+Così dicea; ma l'infelice estinto
+Le membra a quel suo dir nulla non mosse.
+Allor Sangario ambe le guancie è tinto
+D'atro pallore, e le pupille ha rosse;
+Muto riguarda, e da furor sospinto
+Calcò pria lo scannato, indi il percosse
+Con le vipere ree, che 'n man stringea,
+E con gridi, e latrati alto dicea:
+
+
+XXIV
+
+Posasi il mondo, ed in pregarvi io solo
+M'affanno, e tutto ciò vien, che non vaglia
+Sì mal m'udite, e pur n'andreste a volo,
+A scongiuri di Colco e di Tessaglia;
+Torme cadute da l'etereo polo,
+Fia mai, che di mio studio a voi non caglia?
+Onde l'orgoglio? or così poco è noto
+Il valor de' miei carmi, Atropo e Cloto?
+
+
+XXV
+
+Forse spargete la mia voce a i venti,
+Nè sonvi a cor le mie vergogne e l'onte,
+Perchè tempro con voi soavi accenti?
+Nè so gridar? nè le minaccie ho pronte?
+Ah Persefone ria, non ti rammenti
+Quando a te col mio dir cangio la fronte?
+E che, se forte a scongiurarlo prendo,
+Costringo al mio voler l'Erebo orrendo?
+
+
+XXVI
+
+Non pose fine al favellar, che sorto
+Scorse l'uom spento e 'n guisa tal s'offerse,
+Che sembrava a mirar tra vivo e morto
+Di sì fatto colore ei si coperse;
+Era sanguigno i crin, lo sguardo torto,
+La fronte oscura; e sì le labbra aperse
+Che, qual fischio per l'aria udir si suole,
+Ferian l'orecchie altrui le sue parole.
+
+
+XXVII
+
+E dice: a che 'l tuo cor cotanto or freme?
+Perchè minacci? e di gridar non resti?
+O te crudel, che dopo l'ore estreme
+I miseri svenati anco molesti;
+Cadrà 'l popolo turco, e seco insieme
+Questi campi Ottoman farà funesti
+Del proprio sangue dilagati e sparsi
+Pria che dimane il sol veggia corcarsi.
+
+
+XXVIII
+
+Egli scampo non ha; tutta è fornita
+La speranza di voi, se per pietade
+Vergine non espon sua propria vita,
+E se stessa uccidendo ella non cade,
+Come dal petto fìer la voce uscita
+Nunzia fu de l'atroce crudeltade,
+Fece in aria volar strida dogliose,
+Indi il morto cadeo, nè più rispose.
+
+
+XXIX
+
+Poi che da l'ombra ria Sangario colse
+Esser la morte d'Ottoman vicina,
+E quale era il rifugio, ei si rivolse
+A farne saggio il cor de la regina;
+Ella ben pronta il suo venir raccolse,
+Ma da gli atti di lui duol s'indivina
+Onde non può tacer tosto che vede
+Quegli occhi foschi, e disiosa chiede:
+
+
+XXX
+
+Che rechi tu? l'oscurità del ciglio,
+E l'affanno, che 'n faccia io ti rimiro
+Danmi certezza del mortal periglio,
+E de l'immenso danno, ond'io sospiro.
+O del grande Ottoman fiero consiglio,
+Ostinato ad ogn'or nel mio martiro?
+Sara pur ver, che ne gli strazj acerbi
+Per me nulla pietate il Ciel riserbi?
+
+
+XXXI
+
+Mentre si lascia in preda a fier cordogli,
+Sangario le dicea: perchè t'affanni?
+In van da gli atti miei pena raccogli,
+Falso argomenti, e te medesma inganni;
+Reina, dal timor l'alma disciogli,
+Chè non è stella in Ciel, che ti condanni,
+Anzi a tua vita ritrovar conforto
+Aperto varco e non fallace ho scorto.
+
+
+XXXII
+
+Indi il secreto inferno ei le dispiega
+E quale scampo ad Ottomano avanza,
+E varj detti accortamente impiega,
+Per forte sollevar la sua speranza;
+Ella gli occhi dogliosi a terra piega,
+Tutta vinta d'angoscia a la sembianza,
+E stette immota alquanto, indi si scosse,
+E poi la fronte con la man percosse.
+
+
+XXXIII
+
+Ululi l'Asia, ella diceva, e i canti
+Oblii dolente, e tutta a brun si vesta,
+Ed ogni sposa co' più rei sembianti
+Omai de l'aureo crin rada la testa;
+Qual fra miserie, e fra dolor cotanti
+Ora puossi aspettar salvo funesta?
+E qual con Ottoman, che corre a morte
+Non ci s'appresta miserabil sorte?
+
+
+XXXIV
+
+A lo scampo di lui propensi aita
+Se verginella al suo morir succede;
+Se donna si chiedeva, era mia vita
+Ben pronta ad offerir l'estrema fede:
+Ah che nostra salute oggi è schernita;
+Una vergine a morte ecco si chiede
+Che trovar non sapremo, ed io che presta
+A morir mi sarei, non son richiesta.
+
+
+XXXV
+
+Or chi verrà che nostre colpe emendi?
+Come in ciel placherassi il fier disdegno?
+Chi chiuderà la strada a casi orrendi?
+Da qual possanza aspetterem sostegno?
+Ottoman, tu sei morto; in van contendi,
+Rodi fia de' tuoi giorni ultimo segno;
+Sì grida; e tratta a le sì nove pene
+Ver lei sen venne, e presentossi Irene.
+
+
+XXXVI
+
+Costei nacque reina, ed a Sultana
+Poi crebbe in seno, a lei minor sorella,
+Bella così, ch'ogni bellezza umana
+Perdeva in paragon nome di bella;
+E ne l'aria del volto umile e piana
+Ogni sguardo di lei sembrava stella
+Che scintillando intra notturni orrori
+Vibri in cielo seren raggi maggiori.
+
+
+XXXVII
+
+Era sul terzo lustro, e ne l'aspetto
+Le rideva il bel fior di gioventute,
+Ma per eccelso cor nudriva in petto
+Saldo desir d'ogni maggior virtute;
+Or quando udì ciò che Sangario ha detto,
+Del sovrano signor per la salute,
+Intenerita di Sultana al duolo,
+Franca disciolse a questi detti il volo.
+
+
+XXXVIII
+
+E disse: o del mio cor cara germana,
+Ed o cara reina, onde disperi?
+Perchè cotanti guai? mira, Sultana,
+Che di troppo spavento empi i pensieri;
+Se da Sangario vien fama non vana
+Sottrarremo Ottomano a' casi fieri,
+Che per farti felice alto diletto
+Sarammi il sangue riversar dal petto.
+
+
+XXXIX
+
+Ella così dicea: ma prende a sdegno
+Sultana quel parlar, come l'ascolta,
+E mesta sì, che non può stare a segno,
+Gli occhi ora in terra, ed or al ciel rivolta;
+Pera Ottoman; vada sossopra il regno,
+Ed io nel mio dolor stiami sepolta,
+Io via più di ciascun, per cui sola una
+Guasta i pregi de l'Asia empia fortuna.
+
+
+XL
+
+Per me di fiera guerra orribile arte
+Arma di Rodi il campo in questi giorni,
+Che se del gaudio suo non fossi a parte,
+Forano d'Ottoman lieti i ritorni;
+E d'altrui si vedran le vene sparte
+Perchè regia corona il crin m'adorni?
+Tale offerta s'udrà? tu, che l'intendi
+O celeste pietà non te ne offendi?
+
+
+XLI
+
+Deh come lieta, e del mio ben gioiosa
+Verrebbe l'Asia a rimirarmi intenta
+Veggendomi apparir vittoriosa
+Col voto altier de la sorella spenta?
+Qual non sarà per me vista sdegnosa?
+O qual fìa lingua a bestemmiarmi lenta?
+Chi da me lunge non torrà suoi passi?
+Per certo anco le fere, ed anco i sassi.
+
+
+XLII
+
+Ella così contrasta; e non per tanto
+Ne la nobile impresa Irene è forte,
+E soggiungea: non invidiar mio vanto;
+Io son fermata di condurmi a morte,
+Or tu disgombra il duol, disgombra il pianto,
+E l'incauto pensier volgi a tua sorte,
+Acerbissima sì, ch'ella ti mena;
+S'io nol divieto, a miserabil pena.
+
+
+XLIII
+
+Dono i miei giorni a queste squadre armate;
+E perchè l'Asia nostra alma s'onori;
+E perchè sian di te l'ore beate
+Godendo i regni, e d'Ottoman gli amori,
+Le rimembranze, che ciascuna etate
+Per chiara fama ascolterà maggiori
+Il grido, il rimbombar de i pregi miei
+Fiami quel ben, che più vivendo avrei.
+
+
+XLIV
+
+De l'umano passaggio i dì son corti;
+Solo n'eterna, e ne mantien virtute;
+Vivete lieti, e ne i maggior conforti
+Me rammentate, onde vi vien salute.
+Sultana a quel parlar sembianti smorti,
+Occhi avea tenebrosi, e labbra mute,
+Venuta a men nel duol che la trafisse,
+Allora Irene in ver Sangario disse:
+
+
+XLV
+
+Mentre che di se stessa il duol la toglie,
+Ed ogni senso passion le fura,
+Andiam; chè le sue strida, e le sue doglie
+La morte a sofferir mi farian dura;
+Tu de l'inferno ad appagar le voglie
+Con l'arte occulta, e col saper procura,
+Io darò 'l sangue, e serberovvi in vita
+Il gran signor con la mortal ferita.
+
+
+XLVI
+
+Ciò disse a pena, e con altier sembianti
+Trasporta il piè fuor de le regie tende
+Succinta in gonna d'or, che di diamanti
+E di gran perle variata splende;
+Allor Sangario le trapassa avanti,
+E d'atra pece sette faci accende,
+E va nel campo ove giaceansi estinti
+De la battaglia, e vincitori e vinti.
+
+
+XLVII
+
+Quivi tra mille brandi un ferro scelse
+Ancor stillante, e con dimessi accenti
+Da l'immondo terren l'erba divelse,
+Ed impresse su lui segni possenti;
+Poscia rivolto in ver le stelle eccelse,
+E verso i regni de l'inferno ardenti
+Col mormorio, che più tra' maghi è forte,
+L'alta donzella consegnava a morte.
+
+
+XLVIII
+
+Al fin le porge il ferro; ed ella franca
+Pur col bel guardo a rimirar sereno
+Strinselo ne la destra, e con la manca
+I ricchi manti si squarciò dal seno;
+Mostrò quel petto, che se l'alpe imbianca
+Candida neve in paragon vien meno;
+Indi le belle ciglia al ciel converse,
+E poi le labbra a questi detti aperse:
+
+
+XLIX
+
+Se 'n vece sua, perch'Ottoman non mora,
+Alma trafitta volentier s'accetta,
+Questa, che per mia man sen vola fuora,
+Numi eterni del ciel, non sia negletta;
+Plachinsi vostri sdegni, e da quest'ora
+Sovra Rodi per noi scenda vendetta,
+Nè vestigio di gloria in lei rimanga,
+E sotto il giogo turco ululi, e pianga.
+
+
+L
+
+Regni Sultana; e ne la patria terra
+Non pure il pregio suo sen vada altiero,
+Ma di quanto l'Egeo nel grembo serra
+Al legnaggio di lei si faccia impero;
+Ei tenda l'arco, e minacciando in guerra
+Italia il tremi, e l'orgoglioso Ibero;
+Questo cheggio da voi, questo dimando,
+E con queste preghiere il sangue spando.
+
+
+LI
+
+Fornito il dir, de l'essecrabil spada
+Pon l'else in terra, e con crudel furore
+Sovra lei s'abbandona, e fa che vada
+L'orrida punta a ritrovarle il core;
+L'alma, che se ne uscì per l'empia strada,
+Le guancie asperse di mortal pallore,
+E quegli occhi ammorzò, ch'al mondo furo
+Lampi di viva luce, un nembo oscuro.
+
+
+LII
+
+Tepido ancora, e de le piaghe molle
+Era il bel corpo, e sanguinava il lito,
+Quando tra forti turbini s'estolle
+Ed a gli amici sguardi ecco è rapito;
+Froda fu di demon, che mostrar volle
+Esser l'atto terribile gradito,
+E che s'era adempiuto il fier decreto,
+Ed il cor di Sangario indi fu lieto.
+
+
+LIII
+
+Ei calcando il sentier rapidamente
+A la tenda real fece ritorno,
+Che vicina a' zafir de l'Orïente
+Omai l'aurora precorreva il giorno;
+E già guerniti d'arme, inclita gente,
+Erano i duci ad Ottomano intorno,
+Ed ei volto a gli assalti omai vicini,
+Sbandito il sonno, abbandonava i lini.
+
+
+LIV
+
+Ivi disse del re l'ore perverse,
+E ciò che per suo scampo il ciel promise;
+E ch'a morte magnanima s'offerse
+La bella Irene e di sua man s'ancise.
+Verso il nunzio crudel l'alme converse
+Teneano i Turchi in miserabil guise,
+E 'l sovrano signor, come l'intese,
+Tra pietoso ed irato, a parlar prese:
+
+
+LV
+
+Omai di Rodi soggiogar l'impero
+Posso a mia voglia, ed oscurar sua gloria,
+Ma gioir poco, e poco andarne altiero
+Mio nome unqua potrà per la vittoria,
+Che non sol ci costò sangue guerriero
+Ne l'universo durerà memoria
+Lasso, ma si dirà, ch'io fui costretto
+Di real donna a lacerare il petto.
+
+
+LVI
+
+Ah che nulla ne seppi; e certo in vano
+Per me salvar ti condannasti a morte;
+Nè permesso l'avrei, ch'era mia mano
+D'ogni nemico a trionfar ben forte;
+Ma se tu sul fiorir per Ottomano
+Non paventasti formidabil sorte,
+Che dee fare egli intra Cristiani armato,
+Perch'al nome di te non sembri ingrato?
+
+
+LVII
+
+Poi che Rodi atterrata, e di sue mura
+Fia cosparso l'incendio oltra le stelle;
+Vecchi ed infanti entro prigione oscura,
+E fian le madri vilipese ancelle,
+Io per vendetta di tua morte dura
+Scannerò con mia man cento donzelle,
+Ed ergerò sepolcro, in cui si miri
+Lunga memoria di tuoi bei martiri.
+
+
+LVIII
+
+Non mento, Irene, i Rodïan dolori
+Con altra prova affermeran mio detto;
+E tu ben lunge da gli umani errori
+Discerni appien quanto richiudo in petto;
+Sì dice; e va dove i notturni orrori
+Suoi Sultana passar sovra aureo letto;
+Ivi seco disfoga i casi amari
+Finchè l'ore notturne il sol rischiari.
+
+
+FINE DEL CANTO XI.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI
+
+AL CANTO XI.
+
+
+L'argomento del poeta è brevissimo:--Nel XI si sacrifica Irene sorella
+di Sultana per lo scampo di Ottomano.--Ma le osservazioni critiche del
+Cav. d'Urfé sono copiose. Nota in primo luogo che il poeta «descrit
+l'habitation de Sangario, comme si c'estoit en sa propre demeure avec
+les paremants et horreurs qui sont dans les effroyables cavernes de
+telles gens.» La qual cosa sembra non convenevole al censore; perchè
+cioè _ils sont devant de Rhodes_, non già nella patria di Sangario, il
+quale _nacque sul Nilo, poi giunse in Asia_ ed ottenne _il favore_ di
+Ottomano. La censura è verissima; se non che nella stampa non si trova
+la descrizione della casa del Mago e de' _paramenti_ che orribilmente
+l'ornavano. Vero è che il Poeta dice l'_orribil stanza_ parlando del
+luogo, nel quale chiudevasi Sangario per operare i suoi studj di
+magia; ma oltre che il Chiabrera non fa descrizione di paramenti,
+ognuno ben vede che il mago doveva avere una tenda, o trabacca, o cosa
+simile, dov'esercitarsi ne' suoi incantesimi. Adunque diremo che il
+Poeta togliesse dall'opera sua quella descrizione che giustamente
+spiaceva al censore.
+
+Seguita a dire il Cav. d'Urfé che «la Sultane parle a Sangario de
+l'action que Amedee avoit fait le mesme jour comme s'il y avoit des
+mois et des annees; _venne de l'alma Italia; fece di_ _sangue ogni
+sentiero_.» L'osservazione è giustissima; e duolmi che il Chiabrera
+non abbia tolto dal poema questa dissonanza; nè anche nel MS. che
+lasciò emendato per la seconda edizione.
+
+La terza censura riprende il Poeta per avere mal conosciute le regole
+de' magici scongiuri: «Sangario au commancemant de sa coniuration
+outrage le Demon qu'il invoque et l'appelle cruel et meschant, ce qui
+n'est pas suivant le reigles de samblables enchanteurs, qui au
+contraire les louent toujours.» Io confesso la mia ignoranza assoluta
+del cerimoniale de' Maghi quando parlano a' demonj; ma dico che nel
+poema, qual è nella stampa, non veggio che Sangario sul bel principio
+manchi di rispetto a' signori del regno tenebroso; che anzi li prega e
+dà loro il titolo di _Numi possenti_. Forse il MS. venne riformato dal
+Chiabrera, dopo d'aver imparato, dal suo censore il Galateo de'
+diavoli.
+
+Profonda è l'osservazione seguente, per coloro che riguardassero le
+magiche frodi come un'arte vera fondata sopra regole sicure: «Mais il
+faut noter icy une chose; que je ne say comme l'Auteur a osé mettre
+les paroles mesmes des quelles le magicien se sert; chose qui est
+encores sans exemple, car c'est aprandre a faire le mesme sortilege.
+Et tous les autres poetes qui en ont parlé, s'ils mettent les
+circostances et les choses qu'ils font, ils ne mettent point les
+parolles, mais disent seulement, il murmura certains vers ou certaines
+parolles; et s'ils mettent les parolles, ils passent sous silance les
+circostances, mais celuy cy a mis touttes le deux. Et ce qui est cause
+que cela ne se doit pas, c'est que ou lon aprand (_sic_) a etre
+sourcier si la recette est vraye; ou bien si quelque curieux la
+vouloit espreuver et ne le trouvant pas vray (_sic_), il peut
+convaincre l'auteur de faux.»
+
+Veramente io penso che non dorrebbe gran cosa al Poeta d'esser
+convinto di falso in arti magiche; ma se il Chiabrera voleva
+introdurre magie nell'Amedeide, doveva conformarsi a ciò, che secondo
+l'opinione di coloro che prestano fede a' sortilegj e simili sciocche
+ribalderie, è proprio dell'arte magica; specialmente avendone gli
+esempj d'altri poeti.
+
+Un'altra censura non sarà quì trascritta, perchè nel poema stampato
+non apparisce la contraddizione notata dal Cav. d'Urfè; ed è la
+seguente: Irene s'offre a morire per placare gli spiriti infernali; ma
+nell'atto di darsi la morte prega gli spiriti celesti ad esser paghi
+di tal sacrifizio. Se così era nel MS. ottimamente fece il Poeta a
+riformare questa parte dell'opera.
+
+Ma, soggiunge l'Urfè: il Demonio che inventò l'artifìzio di far morire
+una Vergine vittima agli Dei, era molto ignorante, non sapendo che i
+Turchi adorano un solo Dio, e non fanno sagrifizj agli Spiriti
+infernali. Questa osservazione non è da porsi in dispregio.
+
+E ciò stesso diciamo della seguente: vassene Sangario a cercare un
+morto nel luogo dove il dì avanti s'era combattuto; nè il Poeta parla
+di sentinelle, che guardassero il campo; cosa troppo contraria alle
+regole di buona guerra. Si potrebbe rispondere che i Turchi d'allora
+non sapevano, o non curavano tutte le minutezze della nostra
+disciplina militare; ma sarebbe risposta da non farne conto;
+perciocchè i Rodiani, specialmente essendo smantellata la città, e il
+campo ad essa vicino, non potevano rimanere senza guardie in faccia al
+nemico; secondo che ottimamente considera il censore.
+
+Trascriverò l'ultima osservazione: «De plus, il fait que Ireine se tue
+elle mesme, qui est une chose inacoutumee et qui n'a iamais esté ditte
+que la victime se tua soy mesme.» Qui altri potrebbe dire, che non si
+trattava precisamente di un sagrifizio in tutto il rigore teologico
+ossia liturgico (che anche le false religioni hanno certe loro
+credenze e cerimonie fedelmente mantenute), ma sì di far morire una
+vergine, della quale i demonj chiedevano la morte per salvare
+Ottomano. Come che sia, non piace nè a me pure, quella Irene che da se
+medesima s'uccide. Vorrem noi dire che il Poeta pensasse con ciò di
+far meglio risaltare l'eroismo della vergine?
+
+È degno di osservazione che nel sec. XVI, anzi nel 1555 due
+protestanti inglesi, cioè il chimico Devi ed un Kellay suo compagno,
+avevano posto nuovamente in uso la sacrilega superstizione di tentare
+per mezzo de' cadaveri di conoscere le cose occulte; come si può
+vedere in una operetta del Gaspari intorno le avventure di Francesco
+Pucci.
+
+NB. Nella st. 10 dì questo canto XI dove l'ediz. prima legge:
+
+ Come fece di sangue ogni sentiero,
+
+nella ediz. 2. è--Come sparse di sangue ec.--
+
+
+
+
+CANTO XII
+
+
+ARGOMENTO.
+
+_Dona al figlio un abbraccio e alla consorte
+Alceo pria di recarsi alla battaglia,
+Chiaman dell'armi alla dubbiosa sorte
+Le trombe, e i Rodj vanno alla muraglia;
+Pugnar con AMEDEO fuor delle porte
+Va, cui avvien che maggior gloria caglia,
+Esce Ottomano anch'ei dall'altra parte
+Sul piano che i due eserciti comparte._
+
+
+I
+
+Non prima sorge tra' bei fior cosparsi
+L'alba nel cielo rugiadosa il seno,
+Nè pria comincia al suo venir sgombrarsi
+L'ombra, ch'umida avvolse il ciel sereno,
+Che dentro Rodi ed i guerrieri armarsi
+Imponsi, e porsi i corridori al freno;
+Van già dintorno a risvegliar le schiere,
+E feriscono il ciel trombe guerriere.
+
+
+II
+
+Femine e vecchi, abbandonata etate,
+Mal atti al peso de' guerrieri acciari,
+Volgonsi al tempio a ricercar pietate,
+Dio supplicando appo i sacrati altari;
+E tra fanciulle di bellezza ornate,
+E che d'alta onestà pregi avean chiari,
+Mover con la consorte allor si vide
+Astidamante successor d'Alcide.
+
+
+III
+
+Poi che dannato, ed al parente estinto
+Pagò sue pene sostenendo esiglio,
+A suo mal grado abbandonò Tirinto
+Tlepolemo d'Alcide inclito figlio;
+Molto per varia via spinto e rispinto,
+Al fin Rodi abitar prese consiglio;
+Quivi dal lungo error fermò suoi piedi
+Gran genitor di numerosi eredi.
+
+
+IV
+
+Trascorre il tempo, e tra l'arene altieri
+Diedero di virtute eccelsi segni,
+E ne i giorni de l'ozio, e nei guerrieri
+Di non usata gloria apparver degni;
+Forti di braccio e sovra i piè leggieri
+Rivolsero in stupor d'Elide i regni;
+Fier lottatori, e fur sue glorie note
+De gli aurei carri in raggirar le rote.
+
+
+V
+
+E quando il sole ad onorar s'accese
+Rodi, ed il gran colosso a l'aria ella erse,
+Corse la nobil gente a l'alte imprese,
+Ed immensa ricchezza ivi disperse;
+Da sì fatti avi Astidamante scese,
+Nè giammai Rodi tralignar lo scerse
+In bella pace da gli antichi onori,
+E colse in guerra i più sublimi allori.
+
+
+VI
+
+Ma ne l'ore presenti infermo il fianco,
+E tra le crespe scolorito il volto,
+E curvo il tergo, e su le guancie bianco,
+De la spada guerriera iva disciolto;
+Or mentre affaticava il piede stanco,
+Ver duo giovani figli il guardo ha volto,
+Coppia, che 'n armi intrepida e sicura
+Amava morte per l'amabil mura.
+
+
+VII
+
+Dicea: vecchiezza del morir vicina,
+Non pure a guerreggiar le vie mi serra,
+Ma questi omeri miei sì forte inchina,
+Ch'altro non mi riman, che gir sotterra;
+Voi de la patria a la mortal ruina
+Siate sostegno, e travagliate in guerra,
+Voi sprezzate animosi archi e ferite,
+Ed ornate i begli anni, onde fiorite.
+
+
+VIII
+
+Mirate ben, che singolar bellezza
+Nel vostro sangue onestamente splende;
+Serva fia d'ogni barbara vaghezza,
+Se per vostra virtù non si difende.
+Quivi nobile ardir di giovinezza
+Fervidamente in Telamon s'accende;
+Ultimo fu di lor, che gli occhi aprisse
+Nascendo al mondo; ei diè risposta e disse:
+
+
+IX
+
+Non s'apriranno i barbareschi arcieri
+Quì dentro il varco; il lor sperar fia vano,
+Noi s'apriran giammai; folli pensieri
+Va nudrendo nel cor l'empio Ottomano;
+Noi certamente di vittoria altieri
+Pregi riporterem con nobil mano,
+O ciascuno di noi caderà spento,
+Carico il sen di cento piaghe e cento.
+
+
+X
+
+Memorabile ardir farà palese,
+Che da te prole non uscì codarda.
+Alza la madre, ove ciò dirlo intese,
+Le palme al cielo, ed a sì dir non tarda;
+Sieno, o beata, ne le tue difese
+Questi innocenti, e sovra noi riguarda,
+Madre di Dio, che 'l Creator lattasti:
+Son vani al tuo voler tutti i contrasti.
+
+
+XI
+
+Com'ella tacque; e che la madre udiro
+Mesta parlar su la stagion sì fiera,
+Le vergini il bel volto impallidiro,
+Qual vaga rosa che sfiorisce a sera;
+Timide poi co' genitor sen giro
+In verso il tempio a rinnovar preghiera,
+Nè pigro Telamon con fier sembiante
+Ove le trombe udia mosse le piante.
+
+
+XII
+
+E lo seguiva Alceo; ma su le soglie
+E del palagio in su l'uscir l'aspetta
+Col figlio in braccio la dolente moglie
+Ben caramente del suo cor diletta;
+Nè d'argento, nè d'or fregiate spoglie
+Ella ha d'intorno; ella apparia negletta
+Sì come il risco e la stagion chiedea;
+E pur nei suoi dolor beltà splendea.
+
+
+XIII
+
+E lui mirando con l'usbergo intorno
+Presto tra ferri a le battaglie estreme,
+Riga di caldi rivi il viso adorno,
+E tra sospir rompe le voci e geme;
+Allor ferma i vestigi, e fa soggiorno
+Con essa alquanto a consolarsi insieme,
+E chiudendo nel petto Alceo la pena
+In su la fronte i suoi dolor serena.
+
+
+XIV
+
+E le dicea: perchè la guancia oscuri,
+E fai sì distillar gli occhi dolenti?
+Omai son franchi de la patria i muri;
+Non sospirar; dà la temenza a i venti;
+Oggi fra casi lagrimosi e duri
+Vedrai per terra gli avversarj spenti,
+E de' Turchi superbi il fiero orgoglio
+Farsi a' popoli d'Asia aspro cordoglio.
+
+
+XV
+
+Esser non può, che d'AMEDEO la spada
+Non vinca, ed a bagnar l'ampia campagna
+Sotto il suo braccio ogni Bassà non cada,
+Sì del favor celeste ei s'accompagna;
+Ma ben pote accader, ch'a morte io vada
+E tra' nostri guerrier spento io rimagna;
+Chè di valor cercando alma corona,
+A nullo i rischi suoi Marte perdona.
+
+
+XVI
+
+E s'avverrà che ne la pugna io mora,
+Vò che di questo core i preghi intenda,
+Sì che nei manti vedovili ancora,
+Del comune figliuol cura ti prenda;
+E se 'l verace ardor, che m'innamora
+Può sì, che la tua fede anco s'accenda,
+Siedanti in mezzo a l'alma i desir miei,
+Nè condurre al tuo letto altri Imenei.
+
+
+XVII
+
+Sì disse, e come de gli amanti è stile
+Fuor de le ciglia sfavillava ardore,
+E Cassinice più che mai gentile
+Con questi detti fe' palese il core:
+Se 'n Rodi al sangue tuo sangue simile,
+E pari al tuo valor fosse valore,
+Ben potresti temer, non da te sciolta
+Mi dessi a l'altrui fede un'altra volta.
+
+
+XVIII
+
+Ma se de gli altrui mal non mai digiuna
+Fia che la guerra a' miei desir ti tolga,
+Al mondo non riman sembianza alcuna
+Di peregrino merto, ov'io mi volga;
+Tolta da gli altrui guardi, in vesta bruna,
+Sarà stanza d'orror che mi raccolga,
+In cui sempre di te rivolta al nome
+Spoglierò 'l capo mio di queste chiome.
+
+
+XIX
+
+Giuro la fiamma di quel sol superna,
+Che tutte di quaggiù l'opre rimira,
+Giuro di Dio la forza alta ed eterna,
+Onde ei già fu creato, onde ei si gira,
+D'Alceo vivrommi, e non sarà ch'io scherna
+La giusta fede, che 'l tuo cor desira;
+S'altro chiudi nel sen, fammelo aperto;
+Di questo, onde mi preghi, esser dei certo.
+
+
+XX
+
+A questi detti Alceo soggiunse: avvegna
+Che debba oggi Ottoman perder suo vanto,
+E mirarsi atterrar ciascuna insegna,
+Di forza ha l'asta d'AMEDEO cotanto,
+Par tuttavia, che paventar convegna
+Non trovi un giorno Rodi ultimo pianto,
+E sotto Turchi non trabocchi al fine,
+Sì l'armi impetuose ella ha vicine.
+
+
+XXI
+
+Donna, se di mia scorta il Ciel ti priva,
+Cresci l'unico erede; indi lontano
+Fuggi, e di Rodi il precipizio schiva,
+Ben certo a i guardi del giudicio umano;
+Italia cerca, e de la Dora in riva
+Riposa il piè su l'ammirabil piano,
+Ove sotto buon scettro a ciascuna ora
+Il valor cresce e la virtù s'onora.
+
+
+XXII
+
+Sì parla, e 'n braccio da la madre prende
+Il caro germe; ed ei rivolto al lume,
+Che da l'elmo paterno intorno splende
+Pargoleggiando ne trattò le piume;
+Alceo lo bacia, indi a la madre il rende:
+E non è, disse, di fanciul costume
+Trastullando affisar ferri sì tersi;
+O ce lo guardi il ciel da' casi avversi.
+
+/*
+
+
+XXIII
+
+Fornito il favellar, cinto di brando
+Così sen va, ch'a pena segna il suolo;
+Falcon men pronto alza le ciglia, quando
+Il buon maestro gli discioglie il volo;
+Rimansi Cassinice, e sospirando
+Giù per le guancie ella rinversa il duolo,
+E fin ch'appare intentamente il guarda,
+Poscia a le stanze ritornar non tarda.
+
+
+XXIV
+
+In tanto de le trombe al suono acuto,
+Sì tosto che di Febo è sorto il lume,
+Folco dei fieri acciar non fa rifiuto,
+Intrepido de' vecchi oltra il costume;
+Copre di nobil'elmo il crin canuto,
+Cui sopra fan cimier candide piume,
+Onde scosse da l'aure a l'altrui vista
+Non più vaghezza, che terror s'acquista.
+
+
+XXV
+
+Occupa il colmo, e tra le penne ascosa
+Siede sirena a riguardar tranquilla;
+D'ambo i lati sul mar sorge spumosa
+Fra mostri latrator Cariddi, e Scilla;
+E l'aspre belve, e più la piaggia ondosa
+Lunge di gemme e di tesor sfavilla,
+E vibra intorno rai tra vampe accese
+Di perle e di diamanti, altiero arnese.
+*/
+/*
+
+
+XXVI
+
+Portollo Armadio; ei de' ladroni avari
+Già fu gran duce, e l'albergò Cirene,
+Ove auree spoglie de' predati mari
+Solea spiegar su le sicure arene;
+Folco scelto campion contra i corsari,
+Vincitor di costui troncò le vene,
+E diede i membri sparsi al mar profondo,
+Ed alzò su l'antenne il teschio immondo.
+
+
+XXVII
+
+I legni armati, onde patì gran scempi
+Per lungo spazio de' Cristiani il regno,
+A Rodi ei trasse, singolari essempi
+Ad infiammar l'altrui guerriero ingegno;
+Le vinte insegne ei ne fe' dono a i tempi
+Perchè di sua pietà fossero segno,
+Ma l'alterezza de l'elmetto egregio
+Appo sè riservò, come suo pregio.
+
+
+XXVIII
+
+Di questo armossi immantenente, e crebbe
+La sembianza real col gran cimiero;
+Poi diede ai braccio immenso scudo, e l'ebbe.
+Dal Re che di Bizanzio avea l'impero;
+Per favella mortal mal si potrebbe
+Narrar di quel metallo il magistero;
+Il buon Bronzin, cui di tale arte lece
+Corre ogni allor, con ogni studio il fece.
+*/
+/*
+
+
+XXIX
+
+Porsenna in arme la città di Marte
+Con numerose squadre ivi circonda;
+Rompe i legami, e tra le guardie sparte
+Viensene Clelia a la paterna sponda,
+La magnanima vergine con arte
+De la mano e del piè percote l'onda,
+E sospende per l'aria il crin lucente,
+E soggioga il furor del gran torrente.
+
+
+XXX
+
+Non lunge Orazio altier, perchè non cada
+Sotto rio stuol di regnator perverso,
+Solo sul ponte a la natia contrada
+Scudo si fa contra il furore avverso;
+Lui ricerca ogni lancia ed ogni spada,
+In lui d'ogni arco è 'l saettar converso;
+A lui vola ogni pietra, ed ei non teme
+Piaga, nè morte, e formidabil freme.
+
+
+XXXI
+
+Tal fa lo scudo; ed a gli umani sguardi
+Vibrare armi lo stuol, ch'ivi fremea,
+Splendere il foco, trasvolare i dardi,
+E il fiume in corso mormorar parea;
+Poscia i suoi fidi ad arrecar non tardi
+La spada fur, che 'n reverenza avea,
+E cui sacrò con venerabil mano
+L'alto, che pastor siede in Vaticano.
+*/
+/*
+
+
+XXXII
+
+Così guarnito ei fa mirarsi, ed erra
+Dintorno, e vangli i cavalier da lato;
+E tuttavia de la rinchiusa terra
+Di bellicose trombe udiasi il fiato;
+Ne l'ora stessa a rinnovar la guerra
+AMEDEO sorge, e si dimostra armato;
+Fangli dintorno i cavalier corona;
+Ei saluta cortese, indi ragiona:
+
+
+XXXIII
+
+Guerrier sacrati; e tu di Rodi al regno
+D'armi altiero maestro e di consiglio,
+Ecco a' cenni di te pronto ne vegno
+Or che s'innalza il bel mattin vermiglio;
+Di salde torri io non vo' far sostegno
+A nostra speme nel mortal periglio,
+Nè trar da larghe fosse io voglio scampo,
+Anzi pugnar per la vittoria in campo.
+
+
+XXXIV
+
+Or chi sofferse guerreggiando offesa,
+Rimanga, ed esca la robusta gente
+Meco a pugnar ne la sì pia contesa;
+Dio sovra i suoi rimirerà clemente,
+Risponde Folco; e qual sublime impresa
+Non fia la destra a terminar possente,
+Da cui per duri oltraggi aspra vendetta,
+E Rodi in don sua libertate aspetta?
+*/
+
+
+XXXV
+
+Indi a' suoi duci egli parlò: prendete
+Ciò che di forte in Rodi oggi dimora
+Per mover guerra, e nel gran pian scendete,
+Che de gli assalti omai vicina è l'ora;
+Altro dirvi non deggio, usi voi siete
+A la virtù, che vostri nomi onora;
+Ed io, sì come è degno, ho da provarmi
+Con esso voi nel grande orror de l'armi.
+
+
+XXXVI
+
+Mentr'ei così dicea, scorge un scudiero
+Per lui tener gran corridore a freno,
+Che da le nari spande il fiato altiero,
+E col ferrato piè zappa il terreno;
+E dice: in questo giorno odio il destriero,
+E vo', ch'ognun di voi l'odi non meno,
+Instrumento di fuga; i nostri schermi
+Siano le man ben pronte, i piè ben fermi.
+
+
+XXXVII
+
+Allor seicento ivi rauna appena
+Il buon Velasco; e 'l successor d'Enrico
+Brisacco novecento altri ne mena;
+E de l'armi turchesche aspro nemico
+Mille a sua voglia Astor Baglione affrena.
+In vece de l'Orsin; Lancastro antico
+Con picciol schiera de le porte ha cura,
+E stassi Ottario a custodir le mura.
+
+
+XXXVIII
+
+Nè su le piume risonare intorno
+Sentono d'arme i coraggiosi inviti,
+Che dentro i valli al ritornar del giorno
+Tornano a l'armi i sagittarj sciti;
+Corrono entro il reale ampio soggiorno
+I duci sommi a la sembianza arditi,
+E stanno avanti ad Ottoman, ch'ardente
+Armi dimanda indomito, fremente.
+
+
+XXXIX
+
+Altri il busto real d'ostro, che splende
+Chiaro più tra' Fenici, umil circonda
+Sì che dal collo in sul ginocchio scende,
+E d'aurei fregi, e di gran gemme abbonda;
+Altri l'ostro superbo a cinger prende;
+Indi la spada, onde di sangue immonda
+Corse per l'Asia ogni riviera, ed anco
+Onde Rodi tremò, gli appende al fianco.
+
+
+XL
+
+L'acciar temprossi ne la Siria terra
+Con lungo studio, e tra' miglior si scelse;
+E d'oro, e di diaspro ove ei si serra,
+Diaspro, ed or per nobile arte è l'else;
+Poscia su l'elmo, alto ornamento in guerra,
+Penne di più colori ergono eccelse,
+Penne, cui rimirar senza paura
+Alma di cavalier non è secura.
+
+
+XLI
+
+Tra le superbe piume aspro minaccia
+Guerrier centauro di piropo acceso,
+Che col vigor de le robuste braccia
+Saetta strai sul fulgido arco teso;
+Sì nobile arme sotto il mento allaccia,
+Onde ne vada il capo altier difeso,
+Indi ampio scudo gli si porge al fine,
+Che 'n temprarsi stancò regie fucine.
+
+
+XLII
+
+Saldi diamanti al lucido orlo intorno
+Splendeano ardenti, e dentro lor rinchiusa,
+Dorato mostro e di gran gemme adorno,
+Vedeasi atroce minacciar Medusa;
+Acciar sì forte e sì pomposo il giorno
+De' maggior rischi rivestirsi egli usa;
+Però con questo a le dubbiose prove
+Contra AMEDEO fuor de la tenda or move.
+
+
+XLIII
+
+Pronto è 'l destriero, ed ei feroce ascende
+Sovra il dorato arcion d'un leggier salto;
+Ed il buon corridor tutto s'accende,
+Che 'l Re conosce, al sanguinoso assalto;
+Rivolge il guardo minaccioso, tende
+L'orecchie, sbalza i piè ferrati in alto,
+Alza i nitriti, e di canuta spuma
+Il morso imbianca, e da le nari ei fuma.
+
+
+XLIV
+
+Leardo era di pel, gli estremi crini
+E la gran coda colorito a nero;
+Aquila in cielo, e per lo mar delfini
+Seco perdeano in divorar sentiero;
+Fulmine ei si dicea fra' Saracini;
+Crebbe a l'onda d'Eufrate, Armeno impero
+E per uso di Regi indi ritolto,
+Splendea fra gemme a meraviglia involto,
+
+
+XLV
+
+Perla, che già nel sen l'Indo Oceano
+Nudrì più scelta, ove riponsi il piede
+Orna la staffa, e fiammeggiar lontano
+Fra lampi di smeraldo il fren si vede;
+D'oro è la sella, e per industre mano
+Di rubin sparsa, cui terribil sede
+Il gran tiranno, e co' più rei sembianti
+Così grida i Bassà ch'avea davanti:
+
+
+XLVI
+
+O non nati per l'armi a cinger spada,
+Ma sotto sferze a travagliare un remo
+In duri ceppi, ora ciascun sen vada,
+E conti altrui, s'io sbigottisco e tremo;
+Io sol vo' farmi a Rodi oggi la strada,
+Io sol provarmi nel periglio estremo;
+Toglietevi di mano ed archi e strali:
+Ah lacci poco essercitati e pali!
+
+
+XLVII
+
+Indi sen esce, e sul gran pian comparte
+L'ordin de la battaglia; al manco lato
+Pon Turacano, al destro il fier Giassarte;
+Bostange al mezzo, e 'l fiero Alcasto ha dato,
+I cavalieri a l'una e l'altra parte;
+Così comanda, e ne l'acciar gemmato
+Sul gemmato destrier lunge risplende,
+E gli stuoli schierati a guardar prende.
+
+
+XLVIII
+
+Volgesi or quindi, or quinci, e d'ogni tromba
+Onor gli fan le Saracine genti,
+Sì che la terra intorno, e 'l ciel rimbomba,
+E rimbombano in mar l'onde frementi;
+Ed ei sen va, qual di selvosa tomba
+Esce antico leon, ch'or vibra i denti,
+Or spiega l'unghie, se ruggito ei traggie
+Tremano i monti, e le cinisie piaggie.
+
+
+XLIX
+
+Ed ei dicea: fedeli, il cui valore
+Ha tanti in Asia empi tiranni oppressi,
+Che dansi a vostra man pregi d'onore
+Per alcun tempo a nessun mai concessi,
+A nove glorie rivolgete il core,
+Eccovi innanzi i Rodiani istessi
+Che più volte da voi sconfitti furo
+Pur su questa campagna e su quel muro.
+
+
+L
+
+Nè d'AMEDEO cura vi prenda, io solo
+A quella destra foltamente ardita
+Darò gastigo, o fuggirassi a volo,
+O perderà la temeraria vita;
+Vuò, che 'l veggiate palpitar sul suolo
+Sotto il dolor de la mortai ferita,
+E vi sia gioco sorridendo il vanto,
+Che dentro Rodi il fa prezzar cotanto.
+
+
+LI
+
+A sì feroci detti il varco apriva
+Giocondo in volto, e d'ogni intorno egli erra;
+E dovunque sul campo egli sen giva,
+Nessun le labbra a le sue glorie serra:
+Viva Ottoman, nuovo Alessandro, viva
+La spada sua, ch'ha da domar la terra,
+Monarca altier, soggiogator de' Regi,
+Che 'l sommo Dio sovra ciascuno il pregi.
+
+
+LII
+
+Così gridaro, ed oltra Rodi intesi
+Ben lunge i gridi fur, tanto gli alzaro,
+E tutti il petto a la vittoria accesi
+L'ozio via men, che la battaglia han caro;
+Già tirano le corde a gli archi tesi,
+Ed a le spade d'affilato acciaro
+Han le man sovra gli elsi; ogni asta è scossa,
+Ed è presto ogni piede a prender mossa.
+
+
+LIII
+
+In tanto Folco in belle spoglie ardente
+I suoi seguaci a ben disporre attende;
+Ei li congiunge a ripa, ove un torrente
+Tra sassi dissipati aspro discende;
+Quivi lo stuol de la non molta gente
+A' Turchi in fronte quanto può distende;
+Sta Spagna al destro, Italia al lato manco,
+E nel mezzo ripone il popol franco.
+
+
+LIV
+
+Ed allora AMEDEO pronto soccorso
+Porge con note di sublime ardire:
+Incliti cavalier, volgete il corso
+Contra quegli empi, e saziate l'ire;
+Petto non volgeran, che 'l dì trascorso
+Ciascuno apprese a sol dover fuggire;
+Spengasi omai l'aspro Ottoman, lui vinto
+Casca de l'Asia ogni potere estinto.
+
+
+LV
+
+Il forte acciar, che vi fiammeggia in mano
+Non pur quì lascerà Rodi sicura,
+Ma sgombrerà di doglia il gran Giordano,
+Ma farà franche di Sion le mura;
+Quale in battaglia a l'ardimento umano
+Fu proposta giammai simil ventura?
+Su, che n'aspetta di Sion sul monte
+Celeste lauro a coronar la fronte.
+
+
+LVI
+
+Mentre dicea, da le belle armi intorno
+Spargeasi incendio di divin fulgori;
+E qual di tersi raggi Espero adorno
+Appar nel grembo de' notturni orrori,
+Tale apparia; ma ripensando al giorno
+Ove in guerra ei versò tanti furori,
+Gelano i Turchi in rimirarli, e sanno
+Ben divinarsi il non lontano affanno.
+
+
+LVII
+
+Ma le parole, e de' lor duci i volti,
+E del grande Ottoman gli alti sembianti,
+E cotanti stendardi a l'aura sciolti,
+E 'l suon de l'armi, e de le trombe i canti,
+Possono sì, ch'a la temenza tolti
+E fanti e cavalier spingonsi avanti,
+Nè sul campo i Cristiani han tardo il piede,
+E già fra loro il suoi sparir si vede.
+
+
+LVIII
+
+Oltra misura coraggiosi e crudi
+Par che con ali a piè ciascun s'affretti;
+E nel primiero incontro urtansi scudi,
+Percotonsi corazze, apronsi elmetti;
+E quinci insanguinando i brandi ignudi
+Sforzansi penetrar per entro i petti
+Profondamente, e ne la furia immensa
+Ciascun minaccia, e sul morir non pensa.
+
+
+FINE DEL XII CANTO.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI
+
+AL CANTO XII.
+
+
+In quattro parole ne ha racchiuso l'argomento il Poeta medesimo: «Nel
+XII fassi battaglia fra Turchi e fra Rodiani.»
+
+Nella st. 28 per indicare l'Imperatore di Costantinopoli, si dice--il
+Re che di Bisanzio avea l'impero--Spiace al Cav. d'Urfè questo titolo
+di Re dato ad un Imperatore, dicendo che i titoli si possono
+accrescere, non già scemare; ma è censura troppo sottile; nè un canto
+poetico è un diploma.
+
+Meno spregevole è l'osservazione che siegue: «Les armes d'Ottoman sont
+descrittes trop au long et les choses qu'il y met ne sont d'aucune
+substance pour le poeme, estant presque touttes des fables et choses
+assez triviales.» Per altro nella stampa, la descrizione delle armi
+non empie quattro stanze, e perciò non può dirsi troppo lunga; e se
+non è di sostanza, è d'ornamento al poema. È vero che anche il cavallo
+e gli arnesi che il coprono e l'adornano, hanno qui la propria
+descrizione; ma questa similmente è breve, e i versi sono bellissimi.
+
+Aggiunge il critico una più severa osservazione, che daremo
+succintamente, perchè il poema stampato in questa parte sembra non
+rispondere esattamente al manuscritto esaminato dal Cav. d'Urfè.
+
+In primo luogo trova esser contrario ad ogni principio dell'arte
+militare il rappresentar Folco, comandante della piazza stretta
+d'assedio, che ne esce fuora a ordinare le schiere per la battaglia
+campale. Ed è verissimo, comunemente parlando, che il comandante
+supremo d'una piazza non esce in persona; ma chi ne assicura che tal
+regola non possa avere le sue eccezioni? E parmi che qualche esempio
+se ne legga nella guerra del 1813.
+
+Rimprovera in secondo luogo al Poeta, che faccia restare la città di
+Rodi _quasi priva_ di difensori; ed anche in questo trova giustamente
+un errore d'arte militare; ma nella stampa non si vede quest'abbaglio
+così manifesto, come forse appariva nel testo a penna.
+
+Finalmente; non sa darsi pace il censore veggendo due o tre mila
+cristiani presentar battaglia a 74 mila ottomani. Ma i poeti fanno di
+questi prodigj, e de' maggiori: e poi, non è nuovo che pochi drappelli
+d'europei abbiano l'audacia di venire a cimento con eserciti
+d'orientali. La storia della Grecia antica può servire d'esempio. Ed
+anche si vuol notare che i cristiani erano stretti dalla necessità ad
+accettar la pugna; e che la vicinanza della città di Rodi gli
+assicurava in qualche modo, coprendo un lato del loro piccolo
+esercito; e offerendo un luogo di ritirata in caso di sventura.
+
+
+
+
+CANTO XIII.
+
+
+ARGOMENTO.
+
+_Ancide l'invincibile AMEDEO
+Turacan, e le schiere a lui soggette;
+Da Belïàl consolasi Asmodeo,
+E van cercando alle a fuggir costrette
+Turbe uno scampo; denso turbo e reo
+Di polve contro alle Cristiane elette
+Genti spingean; ma Dio dall'alto mira,
+Ed il turbo infernal già più non spira._
+
+
+I
+
+Nel fier tumulto Turacan s'accorse
+Al gran cimier, che d'ogni intorno alluma
+Ove AMEDEO travaglia in armi; e sorse
+Tale ira in lui, che da le labbra ei spuma;
+E troppo osando colà giù sen corse
+Con quel desio, ch'altrui le piante impiuma,
+E fra gran gemme egli apparia nel campo
+Quale in nubilo ciel fulgido lampo.
+
+
+II
+
+La pompa e l'ira onde a pugnar si mosse
+Ratto al grande AMEDEO fisse in pensiero,
+Che pur de i Turchi il gran tiranno ei fosse:
+E contra andogli oltra ogni creder fiero.
+Turacano da lunge aspro 'l percosse,
+Che molto al corso rimanea sentiero
+Quando fece volar terribil ferro,
+Onde in punta s'armava asta di cerro.
+
+
+III
+
+L'asta sen vola a voto; ei s'appresenta,
+Nè sol l'aspetto d'AMEDEO sostiene,
+Anzi assalto gli dà, ma indarno il tenta,
+Sì forte con la spada egli il previene;
+Piagalo ne la gola, e non s'allenta,
+Che dentro il petto gli secò le vene,
+Ond'egli traboccò gonfio di rabbia,
+E diè di morso a la nemica sabbia.
+
+
+IV
+
+Infra i seguaci a vendicar lui pronti,
+Corsevi squadra di valore altiera,
+Usa già fra le selve, usa fra i monti
+Orribil farsi ad ogni orribil fera;
+In vece d'elmo ad inasprir le fronti
+Portano teschio di crudel pantera,
+E de la varia spoglia intorno cinti
+Fra gli altri risplendean quasi dipinti.
+
+
+V
+
+Giù dal profondo cor ciascun sospira,
+Batte la fronte lagrimoso e geme,
+Ma pur dove cader pallido il mira
+Infuriato Mustafà ne freme:
+Veggia mendici, a lor medesmi in ira,
+I figli, e serva di lussurie estreme
+La moglie, ei grida, da digiun costretta
+Chi del caro signor non fa vendetta.
+
+
+VI
+
+Cotal dicendo alza la spada, e crudo
+AMEDEO strigne; ei che 'l furor discerne
+Al ferir, che ne vien porge lo scudo,
+Così l'offesa, e la minaccia scherne;
+Ma dove quel selvaggio il corpo ha nudo
+Caccia l'acciaro entro le parti interne,
+E prima il ventre, e poi le reni impiaga;
+Quei cade, e 'l campo di suo sangue allaga.
+
+
+VII
+
+Ma la spada AMEDEO fatta vermiglia
+Ver gli altri volse, ed a Rustan percote
+L'orrida testa, intra l'irsute ciglia
+Cala il tepido ferro oltra le gote;
+Lungo singhiozzo e sanguinoso il piglia;
+Vassene a terra; ivi le gambe ei scote,
+E fatto in sul morir tutto di gelo
+Con gli occhi cerca, e non ritrova il cielo.
+
+
+VIII
+
+Allor per gran dolor quasi rabbioso:
+Celebino empio, ah rio Macon, dicea;
+Non Dio, ma se pur Dio, Dio neghittoso,
+Saziati appien di nostra angoscia rea;
+Il ferro intanto di ferir bramoso
+Verso la fronte al gran guerrier scendea
+Folgoreggiando; ma su l'elmo al fine
+Non resse in penetrar tempre divine.
+
+
+IX
+
+In mille scheggie se ne va qual vetro.
+Spigne allora AMEDEO l'armata mano;
+E quei dal cor, come ei la trasse indietro,
+Rivi di sangue disgorgò lontano;
+Freddo a toccarsi, a rimirarsi tetro
+Caddeo repente, e fe' sonare il piano
+Qual alto pin, ch'al fulminar trabocchi,
+E morte oscura gli volò ne gli occhi.
+
+
+X
+
+In sì forte tumulto oltre si spigne
+Sinan da Tarfe già canuto in guerra,
+Cresciuto in su le ripe, onde si strigne
+Ermo, che ricco d'or sì nobile erra;
+AMEDEO con lo scudo il risospigne
+Feroce urtando, e quei trabocca in terra;
+Ivi AMEDEO l'impiaga, ove è diviso
+L'un ciglio e l'altro, e quei rimansi anciso.
+
+
+XI
+
+Giunge Chendemo; ei già felice albergo
+Faceva in Tarso ove pescar solea,
+Poscia bramoso d'or vestendo usbergo
+In se provò, s'avara voglia è rea;
+Ratto per l'alta man trafitto il tergo
+Ei ferma il piè, che sì leggier correa;
+Ma nol fermava il vincitor, che forte
+Caraman fere, e lo conduce a morte.
+
+
+XII
+
+Allunga il braccio, e la temuta spada
+Interna fier ne la sinistra tempia,
+E spezza l'osso, e per sanguina strada
+Va nel cerebro, e tutto il cranio scempia;
+Forza è, che l'infelice a terra cada
+E del nemico i desiderj adempia;
+Or quì freme Megera, e 'n fier furore
+Rugge di rabbia e infellonisce il core.
+
+
+XIII
+
+Sferza ogni petto infuriando, e fiede
+De' Turchi a dentro il cor, fiamma infernale
+Sparge e strider che le procelle eccede
+Gridando in suono a' fieri tuoni eguale:
+Un sol nemico, ognun di voi sel vede,
+Una spada soletta oggi v'assale,
+Nè s'ardisce per voi, salvo fuggire?
+E d'innalzar più gli occhi avrete ardire?
+
+
+XIV
+
+Mille minacce allor, mille rivolte
+Son piaghe incontro al gran guerrier, ma vane
+Molte ne fa l'elmo divino, molte
+Lo scudo invitto a le percosse umane,
+Molte da gli archi e da la mira tolte
+L'Angel faceva indi volar lontane,
+Molte non manco che per l'aria scerne
+Con destri salti il cavalier ne scherne.
+
+
+XV
+
+Sì da gli strali e da le spade aita
+Cercano indarno, e 'n trascorrendo il piano
+Col gran ferro divin toglie di vita
+Olfan, Zulemo, Beregir, Giorano,
+Giaffer, Pirgo, Azamor; quinci smarrita
+Fugge la turba la terribil mano,
+E fatta al suono de le trombe sorda,
+Nè di fè, nè d'onor non si ricorda.
+
+
+XVI
+
+Qual s'orba tigre a le caucasee sponde
+Le gregge affronta, o là vicino al Gange
+Empia col morso, empia con l'unghie immonde
+Mille gole apre e mille fianchi frange;
+Rimugghiano le selve alte e profonde
+A l'atro scempio e 'l pastorel ne piange;
+Sangue intanto funesta ampio la terra,
+Tal feroce AMEDEO s'inaspra in guerra.
+
+
+XVII
+
+Sparso intorno di lampi e di fulgori
+Vibra ne i petti altrui l'arme lucenti,
+Crudo a mirar, come leon, che fuori
+Dal chiuso vien de i lacerati armenti;
+Versa dai torbidi occhi aspri furori,
+Divampa, freme, alto dibatte i denti,
+E de la vita il don contende e niega,
+E tronca le man giunte, onde altri il prega.
+
+
+XVIII
+
+Quinci di Turacan su quello instante
+Mal sommersa in terror fugge ogni schiera;
+E quando ad altro oprar non è bastante,
+Lor fassi scorta inverso il mar Megera;
+Mettesi in mente quella turba errante
+Por su le navi, e sì camparla spera;
+Ma non per tanto con volubil piede
+A non molti AMEDEO fuggir concede.
+
+
+XIX
+
+Aspro in valore ed in furor s'avanza,
+Nè punto allenta la mortal battaglia,
+Anzi di tuono ardente a la sembianza
+Vince l'anima altrui pria che l'assaglia,
+Tal soggiogando in guerra ogni possanza
+Fende le lucide armi, i corpi taglia,
+Infrange l'ossa, e d'atro sangue involto
+Calca de gli atterrati il petto e 'l volto.
+
+
+XX
+
+Sì dietro a i vinti egli sen corre a volo
+Pure a le piaghe, ed a gli strazj intento.
+Ivi fra tanti insanguinava il suolo
+Usucassano impallidito e spento;
+E sovra lui, come sommerso in duolo,
+Innalzava un demon strano lamento,
+Lamento tal, quale a demon conviene,
+E bestemmiando inacerbia sue pene.
+
+
+XXI
+
+Scorgelo un altro de lo stuolo inferno,
+E gridava ver lui con guardi irati:
+Asmodeo sì possente, or che discerno?
+Ove lasci sepolti i pregi usati?
+Fassi in guerra di Turchi aspro governo,
+E tu quì piangi neghittoso e guati?
+Nè per salute lor svegli l'ingegno?
+Ora è ciò prova d'infernal disdegno?
+
+
+XXII
+
+Io, benchè indarno procurar vittoria
+Oggi mai possa d'Ottomano a l'armi,
+Vuò tal de l'opre mie lasciar memoria,
+Che Lucifero almen deggia lodarmi,
+Gli risponde Asmodeo; s'odi l'istoria
+Ond'io contristo il cor, non che biasmarmi,
+Anzi compiangerai, s'oggi quì piango,
+Di sì caro desir privo rimango.
+
+
+XXIII
+
+Quì tacque, e dicea poi: di gemme e d'ori
+Fa ben superba in Caria i suoi soggiorni
+Carme, ch'accende co' begli occhi i cori,
+Nè men gli accende co' sembianti adorni;
+Costei fra le delizie e fra gli amori
+Trasse de la sua vita i primi giorni,
+E sormontando a la più salda etate,
+Sempre fu liberal di sua beltate.
+
+
+XXIV
+
+Di tutto ciò ch'a medicare il volto
+Per arte femminile ha maggior vanti
+Ella ebbe il fior ne le sue man raccolto,
+Piacevole esca per novelli amanti;
+Nè di ciò ben contenta, il pensier volto
+Le vidi ad opre de gli occulti incanti,
+E quivi io me l'offersi, ed in più modi
+Fei serva sua bellezza a le mie frodi.
+
+
+XXV
+
+Ove ella disiommi, al primo detto
+De gli scongiuri suoi pronto volai,
+E poi dentro aureo anel quasi costretto
+Or le diedi risposta, or le parlai;
+Per modo alfin la soggiogai, che 'l petto
+Senza incendio d'amor non fu giammai,
+Ed invogliata di desir perversi
+Entro un mar di lascivia io la sommersi.
+
+
+XXVI
+
+Volsersi gli anni, ed al natio paese
+Un suo figliastro ritornò d'essiglio,
+Forte in campo d'amor ne le contese,
+Vivace il guardo, il volto avea vermiglio;
+Veder d'ambedue lor l'anime accese
+A me sembrava non vulgar consiglio;
+Lei mossi, ed a lui contra ella s'accinse,
+E lusingando finalmente il vinse.
+
+
+XXVII
+
+Mentre gioconda e consolata appieno
+Volgea la vita in dilettevol sorte,
+Grave spavento contristolle il seno
+Oltraggiando ad ogn'or tanto il consorte;
+Ma breve fu, ch'ella temprò veneno,
+E glielo porse, e lo condusse a morte;
+Femmina al mondo d'ardimenti egregi
+E degna che fra noi sempre si pregi.
+
+
+XXVIII
+
+Posta in sua libertà via più s'accende,
+E salvo che diletti, altro non pensa;
+Infra giochi, e fra danze il giorno spende,
+E fra vin generosi a nobil mensa,
+Ma l'ore che nel ciel Febo non splende
+Fra delizie più care ella dispensa;
+Sì fatte leggi io prescriveva a Carme,
+Quando Ottoman sonò la tromba a l'arme.
+
+
+XXIX
+
+Sotto l'insegne del signor feroce
+La fiera gioventù mosse le piante,
+Nè fra 'l comune ardor manco veloce
+Volle mostrarsi di costei l'amante;
+Ella percossa di cordoglio atroce
+Sparse caldi sospir, cangiò sembiante,
+Stracciò le chiome d'or con dura mano,
+Fece preghi e lamenti, e tutto in vano.
+
+
+XXX
+
+Poichè piegar non valse i rei pensieri
+Troppo ostinati a la crudel partita,
+Mi scongiurò, che tra' Rodian guerrieri
+Prendessi a guardia così nobil vita;
+Io gliene diedi fè. Duci, nocchieri
+Godono il vento ch'a partire invita;
+Giungesi in Rodi, e quì fra tanti ancisi
+Vivo lo conservai, come promisi.
+
+
+XXXI
+
+Ma poco dianzi, quasi ria tempesta,
+AMEDEO forte a nostri danni è sorto,
+E per entro la strage atra e funesta
+Il mio fedel, come tu vedi, è morto.
+Non mi dannar s'io fremo; in questa testa
+Per me si perde non leggier conforto,
+Così pronto e veloce ei trascorrea
+Ad ogni atrocità, quando il movea.
+
+
+XXXII
+
+E forse lei, che di costui fia priva
+Incontra me s'infiammerà di sdegno,
+E de' consigli miei venuta schiva
+Ad opre oneste volgerà l'ingegno:
+Ah pera il dì, che su la Rodia riva
+Ottoman venne a dilatar suo regno,
+Sì dicea con parole aspre e dogliose
+A Belial; ma Belial rispose:
+
+
+XXXIII
+
+E che sento io? che di tua bocca ascolto?
+Quale è tuo cor, chè sì trascorre ed erra?
+Devesi altri turbar poco, nè molto
+Quando un guerreggiator trabocca in guerra?
+Il tuo fedel, che da la vita è tolto,
+Pur nostro servo ne riman sotterra
+Sposto a le fiamme eterne ed a i martiri;
+Or non son questi alfin nostri desiri?
+
+
+XXXIV
+
+Carme tosto saprà torsi ai tormenti,
+E nudrendo nel cor novella arsura
+Diverrà vaga d'amator viventi
+Schernendo di costui la sepoltura;
+In van teco vaneggi, in van paventi,
+L'impudicizia sua troppo è secura;
+Se co' stimoli tuoi punto la desti,
+Farai caderla in più malvagi incesti.
+
+
+XXXV
+
+Or le memorie lor copri d'obblio;
+Ed incontro al valor de i campi avversi
+Aggiungi i tuoi furori al furor mio
+A pro de' Turchi, che sen van dispersi.
+Megera di salvarli ebbe disio,
+E verso l'Oceano hagli conversi;
+Ma per la fuga lor, come si vede,
+L'orribile AMEDEO non ferma il piede.
+
+
+XXXVI
+
+Su, movi, e dispieghiamo ali leggiere
+Là 've stan d'Ottoman legni infiniti,
+Ed a raccor le fuggitive schiere
+Lievi battelli raduniamo a i liti.
+Così sen vanno; in tanto aste e bandiere,
+Torme di cavalier spenti e feriti
+Cadean sul piano, e si vedeano in corso
+Molti destrier senza rettor sul dorso.
+
+
+XXXVII
+
+Più nulla tromba con la voce orrenda
+L'aria dintorno altieramente scuote;
+E perchè de le turbe il cor s'accenda
+Gli aspri tamburi nulla man percote.
+Gridano i duci; ma non è ch'attenda
+Alcun guerriero a l'animose note;
+I cor tremanti, impalliditi i volti,
+E son tutti a la fuga i piè rivolti.
+
+
+XXXVIII
+
+In questo punto, ch'a la turca gente
+Di sua salute ogni sentier si toglie,
+Scorge Megera, e giù nel cor dolente
+Più sdegno cresce, e più furor raccoglie;
+Per le spumose labbra un mugghio ardente
+Dal petto arrabbiatissimo discioglie,
+E da lo sguardo spaventoso e fosco
+Schizzano gli occhi immedicabil tosco.
+
+
+XXXIX
+
+Ponsi le mani in su la testa e forte
+Straccia le serpi, che rigonfie ed empie
+Fischiano d'ira; ed in più groppi attorte
+Armano il crin de l'infocate tempie;
+Pensa de' Turchi a divietar la morte,
+Ma non ben de' pensieri alcun s'adempie;
+Fra tanti rifiutati al fin solo uno
+Al fierissimo cor sembra opportuno.
+
+
+XL
+
+Ella sul campo, ove l'eccelse prove
+Son d'AMEDEO, tutto di nebbia involve,
+E sveglia vento procelloso e move
+In contra il gran Campion nembi di polve;
+Qual se per giogo alpin grandina e piove,
+E l'aria in neve aspro aquilon risolve,
+Vinto per via da la brumal tempesta,
+Chiudendo gli occhi, il peregrin s'arresta.
+
+
+XLI
+
+In tal modo il guerrier ferma le piante
+Intenebrato da la sparsa arena,
+E da le tante piaghe e da le tante
+Morti la destra, ed il fier brando affrena;
+Ma la furia infernal cangiò sembiante,
+E stretta intorno a se l'aria serena,
+Quasi di corpo uman si ricoperse,
+E quale è Megapente, altrui s'offerse.
+
+
+XLII
+
+Costui sul Gange in India ebbe gran pregi,
+E di bugiarda santità fu chiaro
+E sen fuggì, perch'annunziando a' regi
+La lor malvagità, forte l'odiaro;
+Quinci trattò di Ponto i duci egregi,
+Ed a la fine in Caria ebbe riparo,
+Donde movendo le velate antenne
+Con gli esserciti a Rodi egli sen venne.
+
+
+XLIII
+
+Quì fatto singolar d'alto sapere,
+Le glorie sue presso ciascun son note;
+Costui simiglia il mostro, e tra le schiere
+Del morto Turacan trova il nipote;
+Giovin superbo, che le chiome ha nere,
+E che di negro pelo empie le gote,
+E ch'orgoglioso, e che soverchio osando
+Non tende l'arco, e non si cinge il brando.
+
+
+XLIV
+
+Sol fra le turbe e fra l'orror di Marte
+Con fulgida bipenne entra in battaglia,
+Che parte punge orribilmente, parte
+Con sottil filo orribilmente taglia;
+Sparso il ferro è di fregi e tale è l'arte
+Che d'altre arme il lavor non gli s'agguaglia;
+Era il manico avorio, e 'n varj modi
+Ben stelleggiato di dorati chiodi.
+
+
+XLV
+
+A sì fatto guerrier fassi d'appresso
+L'atra Megera, e gli dicea: Tirinto,
+In questo giorno da l'infamia oppresso
+Il nostro pregio rimarrassi estinto.
+Io mi credea, che 'l Rodïan concesso
+A noi fosse oggi incatenato e vinto,
+E con le turbe lor spente e mal vive
+Saldare il danno de le patrie rive.
+
+
+XLVI
+
+Ma noi fuggiamo, e femminil spavento
+N'empie le vene, e tutto il cor n'agghiaccia;
+Or dove dileguò nostro ardimento?
+Non abbiam spirto in sen? non abbiam braccia?
+Mira la forza de l'orribil vento,
+Ch'al nemico crudel percote in faccia,
+È soccorso del ciel; stringiam la spada,
+Ed apriamo a vittoria omai la strada.
+
+
+XLVII
+
+Così gli disse, e rinfrescogli in petto
+La rimembranza de l'usato ardire,
+Onde il prese di guerra alto diletto,
+E d'acerba vendetta ebbe disire.
+Già tutto sparso di furor l'aspetto
+Dentro le ciglia ha le minacce e l'ire,
+Gonfio di lena il fianco, il piè non tardo,
+E 'l polso de le man via più gagliardo.
+
+
+XLVIII
+
+Per cotal guisa indomito, focoso
+Verso Tersandro a lui vicin favella,
+Tersandro d'Atalanta amato sposo,
+Al già fier Turacan sola sorella;
+Quel, che da gli occhi nostri or s'è nascoso
+L'indiano Megapente in van s'appella;
+Egli è messaggio sovrauman, chè tali
+Non si movono andando i piè mortali.
+
+
+XLIX
+
+Ed io repente a le sue voci acceso
+Sentomi franco, ed ho guerriero il core,
+E l'usato vigor non m'è conteso,
+Anzi a la destra mia cresce il valore.
+Gli risponde Tersandro: hai ben compreso;
+Anch'io di me medesmo or son maggiore,
+Ho le piante leggiere, il braccio ho saldo,
+E via più che l'usato il petto è caldo.
+
+
+L
+
+Proviamci a l'armi, e d'acquistar si tenti
+L'alta vittoria ad Ottoman dovuta;
+Non disperiam, che tra l'armate genti
+De la guerra il tenor spesso si muta.
+Udendo il cavalier sì fatti accenti,
+Nessun periglio di morir rifiuta,
+Vago de l'opre e de gli essempi altieri,
+Cotanto arde Megera i suoi pensieri.
+
+
+LI
+
+Ed ella vola, e suoi veneni spande
+Fra le turbe oggimai senza possanza,
+Che rivolte a fuggir per varie bande,
+Solo han posta ne i piè la lor speranza;
+Ciascun la spada d'AMEDEO sì grande,
+Ciascun volge in pensier l'alta sembianza
+De l'orribile Eroe, quando li trova
+Il mostro inferno, e rinfrancargli prova.
+
+
+LII
+
+Parla a Cefiso, a Foroneo ragiona,
+Agita Trasimede, agita Eurota;
+Gente, che di valor porta corona,
+E che del duce morto era devota:
+Deh come è, che virtù sì n'abbandona?
+Come è, che 'l nostro acciar più non percota?
+Squadra di premi e d'ogni onor ben degna,
+De le vostre minacce or vi sovvegna.
+
+
+LIII
+
+Quando di Caria si sciogliean le sarte,
+Rodi a le vostre destre era vil guerra,
+Per le labbra di voi le voci sparte
+Volean d'Europa soggiogar la terra;
+Italia, Roma, il popolo di Marte,
+Ciò, che da' sette colli entro si serra
+Allor si riponeva in fiamme e 'n pianti,
+Ed ora in lungo obblio son posti i vanti?
+
+
+LIV
+
+Perchè non sento quì l'altiere voci,
+E non rimiro le sembianze istesse?
+Rimembrate quei dì tanto feroci;
+Io dimando ora a voi vostre promesse.
+Per questi gridi divenute atroci
+Le turbe dianzi da viltate oppresse
+Stringonsi vivamente a le lor scorte,
+Da se sgombrando il vil pensier di morte.
+
+
+LV
+
+Qual fieri lupi entro selvaggia sponda,
+In cui fer scempio di lanoso armento,
+Sen vanno addrappellati, ove bella onda
+Spande con mormorio fonte d'argento;
+Orribil vista! d'atro sangue gronda
+L'ingorda bocca, e ne rosseggia il mento,
+Ardono gli occhi, e l'arator lontano
+Guarda tremante; egli bestemmia in vano.
+
+
+LVI
+
+Cotal moveano, e con sembianze orrende
+Ciascun per gli occhi sfavillava d'ira;
+Ma dal gran seggio, ove immortai risplende
+Il sempiterno Creator sel mira,
+Nè pria col cenno a comandarlo prende,
+Che il turbo inferno più quà giù non spira,
+E sul mosso terren posa l'arena,
+E l'aria per lo ciel fassi serena.
+
+
+LVII
+
+Ed ecco in alto un fiammeggiar profondo
+Correa di tuoni orribile infinito;
+Traggo al rimbombo l'Ocean dal fondo
+De gli antri spaziosi ampio muggito;
+Tutto si scuote il ciel, si scuote il mondo,
+Si scuote infra gli abissi il gran Cocito;
+Ed orrendo AMEDEO spegne e minaccia
+Il campo avverso, e ne la fuga il caccia.
+
+
+FINE DEL CANTO XIII.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI
+
+AL CANTO XIII.
+
+
+«Nel XIII. si continua di narrare la battaglia.» In queste pochissime
+parole strinse il Chiabrera l'argomento del Canto.
+
+Il cavaliere d'Urfè nota in primo luogo, che non doveva il Poeta far
+combattere i due eserciti, quanto si stendono quasi due canti--sans
+qu'Amedee y soit.--Questo difetto sarà stato nel MS; ma non è nella
+stampa; dove il verso 3 della st. I ci rappresenta _Amedeo_ che si
+_travaglia in armi_; e nella st. 5 il veggiamo ferire a morte uno de'
+turchi più. valenti, nominato _Mustafà_. Che anzi il critico stesso,
+dimenticando ciò che dianzi avea detto, ripete l'osservazione già
+fatta ne' canti precedenti «que tous les combats d'Amedee sont
+commancez et finis d'un seul coup» Se non che allora così scrisse
+generalmente di tutti gli scontri d'un guerriero contro dell'altro; e
+qui rinnova la querela in modo speciale per Amedeo. A dire il vero,
+non può negarsi che i singolari combattimenti descritti dal Tasso con
+tanta varietà di avvolgimenti e di ferite, non sieno spettacolo più
+bello e più gradito che non i colpi mortali del Duca di Savoja; ma si
+potrebbe dire non meno, che l'Autore della Gerusalemme trasportò in
+Palestina e tra' combattenti le finte pugne delle giostre che vedeva
+in Ferrara alla corte degli Estensi.
+
+Assai ragionevole mi sembra un'altra obbiezione del critico; ed è
+quella che cade sopra le stanze 20. 21. e seg.: »Le discours d'Asmodee
+est (leg. _et_) de Belial seroit plus propre d'estre omis, parce qu'il
+ne sert de rien au poeme et sinon a faire parler des demons, qui ne
+sont que trop ordinaires en cet oeuvre, et mesmes qu'ils ne doivent
+iamais estre represantez que pour chose entierement necessaire.»
+
+
+
+
+CANTO XIV.
+
+
+ARGOMENTO.
+
+_Reina a Coleo, i suoi guida Anacarsi,
+In favor d'Ottomano, all'alta impresa:
+Quì fatta amante osò di vezzi armarsi,
+E al core d'AMEDEO far dolce offesa;
+Ma le lusinghe e i vezzi furon scarsi,
+E al core d'AMEDEO fece difesa
+L'alma grazia del Dio che lo seconda;
+Però la stolta si affondò nell'onda._
+
+
+I
+
+Mentre più sempre a le terribil prove
+Vibrando l'armi il gran Guerrier s'accende,
+Ognor d'anime turche un nembo piove
+Giù ne l'abisso intra le fiamme orrende.
+Sì fatto strazio a riguardar commove
+Tutto l'inferno, e meraviglia il prende;
+E Tesifone ria chiaro argomenta
+Mal d'Ottoman per quella turba spenta.
+
+
+II
+
+Dice il demon: corsi già son duo mesi
+Che forte a Rodi si guerreggia intorno,
+E de' Turchi fra noi veggio discesi
+Più che 'n tutti quei tempi in questo giorno;
+Or da qual asta i Cristian difesi
+Son colà su, ch'ad Ottoman fan scorno
+Sì feramente? ed han la man sì forte
+Che le falangi sue traggono a morte?
+
+
+III
+
+Dunque fia ver, come diceva Aletto,
+Ch'a prò di Rodi il Correttor superno
+Aggia per la vittoria un duce eletto?
+E costui fa de' Turchi un tal governo?
+Vederlo io vuò; quinci riarsa il petto
+E gonfia di furor lascia l'inferno,
+E vien de l'aria a contristare il lume,
+E sopra Rodi al fin ferma le piume.
+
+
+IV
+
+Vede colà, nè senza sdegno il vede,
+Del sangue turco rosseggiare il piano,
+E che tremando rivolgeva il piede
+Da l'invitto AMEDEO ciascun lontano;
+Ella n'arrabbia, ed a tentar si diede
+Come quel scempio ella non vegga in vano;
+Ed ecco da vicin visto le venne
+Piegarsi in porto più velate antenne.
+
+
+V
+
+Eran dodici prore, altieri legni,
+Tutte di smalti variate e d'ori,
+In cui vegghiando più famosi ingegni
+Impressero d'avorio almi lavori;
+Quivi di Colco abbandonati i regni
+Son mille scelti infra guerrier migliori
+Che a fatica di Marte usino armarsi,
+E la Reina lor detta Anacarsi.
+
+
+VI
+
+Costei già di Caffà tra le foreste
+Si spose a morte; ivi salvò la vita
+Perchè da l'unghie de le belve infeste,
+Mirabil cosa a dir, fu reverita;
+Questa salute sua grazia celeste
+Si reputò, come ella fu sentita;
+E parto tanto singolar nutrire
+In cor di nobile uom sorse desire.
+
+
+VII
+
+Quinci cresceasi, e con paterna cura
+Ne la città; ma non rivolse a pena
+Dieci anni il Sol, ch'ella a ciascun si fura,
+E tra solinghi boschi il viver mena,
+Tutta gioconda ivi le membra indura
+Sotto freddo rigor d'aria serena,
+E sempre che da l'alto il mondo accese
+La gran lampa di Febo in gioco il prese.
+
+
+VIII
+
+Era suo studio travagliare in corso
+Per silvestre cammin cerva leggiera
+E cerviero atterrare, e piagare orso,
+Terror de' boschi, non fallace arciera;
+E de l'orride spoglie ornava il dorso,
+E quasi di trofeo ne giva altiera,
+Nè men per l'ampie valli era possente
+A soggiogar notando ogni torrente.
+
+
+IX
+
+Per tal modo se stessa ella consiglia
+Passar nascosta la fiorita etate;
+Ma s'alcun la mirò, che meraviglia
+In raccontar di lei l'alma beltate!
+Di quì mossa la Fama un volo piglia
+E narra l'eccellenze altrui celate,
+E tanto de la donna i pregi spande,
+Che varco le s'aperse a venir grande.
+
+
+X
+
+A' popoli di Colco il fren reggea
+Autumedon ne le stagioni istesse,
+E per moglie al figliuol, che solo avea,
+Donna cotanto celebrata elesse;
+Dunque fra l'erme balze in che vivea
+Spedì messaggi e suo desiro espresse.
+Tosto Anacarsi a quel pregar s'inclina,
+Colpa stimando il non si far reina:
+
+
+XI
+
+Pronta mettesi in strada, e quando omai
+Era al seggio real lunge non molto
+Udì, come del Sol perdendo i rai
+Il promesso consorte era sepolto;
+Non sbigottissi, anzi sforzando i guai
+Del vecchio Autumedon s'offerse al volto;
+Ed ei vistala tal fece disegno
+Di dirla erede, e di lasciarle il regno.
+
+
+XII
+
+Nè fu pentito; ebbe Anacarsi in mano
+Quinci lo scettro, e con sì gran valore
+Il resse poi, che sofferirlo strano
+Non parve a Colco, anzi gli parve onore.
+Di sua real virtù presso e lontano
+Si sparse grido, e n'infiammaro il core
+D'ardentissimo amor principi e regi;
+Ma si voltò di castitate a i pregi.
+
+
+XIII
+
+Sdegnò compagni, e solitario letto
+Era suo voto; i giusti altrui pensieri
+Onorar con mercede ebbe diletto,
+E mostrava al malvagio atti severi;
+Sovente armava di corazza il petto,
+Ed ergeva su l'elmo alti cimieri,
+E tra le squadre de' nemici sparte
+Vibrò vittoriosa asta di Marte.
+
+
+XIV
+
+Sì fatta donna a navigar si mosse
+Per approdar la Rodïana foce
+Sì perchè brama il fiero cor commosse
+Di farsi nota ad Ottoman feroce,
+Sì che le piaggie sue spesso percosse
+La gente altiera da la bianca Croce,
+La qual veggendo a le vendette esposta,
+Di profondarla in duol s'era disposta.
+
+
+XV
+
+Però da' suoi guerrier tolta ogni posa,
+Scender li fea su l'arenosa riva.
+Ed ecco che fremente, impetuosa
+La perversa Tesifone appariva;
+Da la forma de' manti, onde è pomposa,
+E da le note, che formarla udiva,
+Che vien nemica a' Cristian comprende,
+Onde umane sembianze il mostro prende.
+
+
+XVI
+
+E così le dicea: Regia donzella,
+Che d'ogni sommo Re vinci la gloria,
+Se quì tu vieni a sanguinar quadrella,
+Oh quale al mondo lascerai memoria!
+Già su la gente di Macon rubella
+Ottien quasi Ottoman piena vittoria,
+Mostrando suo valor sotto le mura,
+Ma lungo il mare i Turchi hanno sventura.
+
+
+XVII
+
+Quivi un solo guerrier può tanto avanti,
+Che nostri stuoli ha dissipati e sparsi;
+Se tu domi costui, sovra i tuoi vanti
+Non ha certo Ottoman di che vantarsi.
+Rasserena i magnanimi sembianti
+Di novello splendor l'alta Anacarsi,
+E fa le ciglia di più rai gioconde
+Quasi a lieta novella, indi risponde:
+
+
+XVIII
+
+Perchè l'amore, ed il valor sia chiaro,
+De' quali armata a ritrovar vi vegno,
+Da tua bocca sentir non ho discaro
+De la gente diletta il rischio indegno.
+Quì pose fine al dir, poi ch'Aldemaro
+A lei venisse con la man fe' segno;
+Uom già canuto, tra' guerrieri uffici
+Esperto, e primo infra i reali amici.
+
+
+XIX
+
+A lui dicea: fa ch'a marciar si metta
+La gente d'armi, ed a me venga appresso;
+Io me ne vo colà dove m'affretta
+Questo buon messaggier del campo oppresso.
+Ciò detto s'arma di faretra eletta
+Fra cento d'oro; ed era l'oro impresso
+Di scintillanti stelle in ciel notturno;
+Carca poscia la man de l'arco eburno.
+
+
+XX
+
+Cingesi spada, ed ivi appar scolpito
+Cinghial, che i curvi denti empie di spume;
+Ma su l'elmo d'acciar, d'oro guernito,
+Scotesi verso il ciel bosco di piume;
+Ella in gonna succinta, al piè spedito
+Noia non fa; Termodonteo costume,
+Gonna, ove abbaglia altrui porpora coa,
+E gemme nate di rugiada Eoa.
+
+
+XXI
+
+Tal sen va ratta ove il demon la scorge;
+Tigre parea, che belle macchie adorna,
+A' Libici pastor temenza porge
+S'a far strage d'armento unque ritorna.
+Ma non però sì vaga in ciel risorge
+L'alba tra varii fior quando s'aggiorna,
+Ch'a pregi di costei non ceda molto,
+Tanta bellezza le fiorisce in volto.
+
+
+XXII
+
+Dicea la Furia a lusingarle il core:
+Certamente del cielo alto messaggio
+Quì de i perigli misurando l'ore
+Ha prescritti gli spazj al tuo viaggio;
+Chè 'n mezzo l'armi a dimostrar valore
+Non ha il popolo nostro oggi coraggio,
+E ne la mente sua viltà ricopre
+Del tempo andato le lodevoli opre.
+
+
+XXIII
+
+Pur col primo apparir di tua sembianza
+L'afflitto cor gli si farà giocondo;
+E qual nemico orgoglio? e qual possanza
+Incontro a te non rimarrassi al fondo?
+O de' fedeli tuoi salda speranza,
+Di chi nascesti, onde venisti al mondo?
+Ma ne richieggio in van, chiaro si vede
+Ch'alcun nume celeste a noi ti diede.
+
+
+XXIV
+
+Favellando così, poco lontano
+Fecesi al campo, ove confuse insieme
+Fuga prendeano, e da la nobil mano
+Poco le turbe di salvarsi han speme;
+Nube di polve sollevar dal piano,
+E percotere il ciel querele estreme
+Vede Anacarsi, e ne l'ignobil guerra
+Aste, ed insegne ricoprir la terra.
+
+
+XXV
+
+Quinci parte nel cor s'infiamma d'ira,
+Parte al popolo vil porge ardimento,
+E lo conforta e lo minaccia; e mira
+Alfin, ch'ogni opra va dispersa al vento.
+Però ne' gran tumulti il ciglio gira
+Se trova il Duce, onde quel campo è spento,
+E mentre in varia parte affanna il guardo,
+Pon su la cocca immedicabil dardo.
+
+
+XXVI
+
+Era a veder, quale è cercando il lito
+Libico arcier d'aspro leone in caccia,
+Che se l'orrida belva alza ruggito
+Tra' cari armenti, il pastorel n'agghiaccia,
+Ed ei feroce, e ne i perigli ardito
+D'insolito vigor sparge la faccia,
+E sfavilla per gli occhi e corre al varco,
+E disposto al ferir contorce l'arco.
+
+
+XXVII
+
+Sì la vergine orrenda in varia strada
+Cercando il duce le vestigia volve
+Fin che vien, dove il campo apre e dirada
+Il fortissimo Eroe tra sangue e polve:
+Ella mira il vibrar de l'aurea spada,
+Come de l'altrui vita i nodi solve,
+Come sparge terror; quinci ripiena
+Di stupor non usato i colpi affrena.
+
+
+XXVIII
+
+E poscia in riguardar quale alto ascende
+Fulgor da l'elmo, e da lo scudo, e quale
+Vivace lampo di bellezza splende
+Di lui nel volto a gli immortali eguale,
+Isconosciuto affetto il cor le prende
+E di nova pietà forza l'assale,
+Nè par, che senza universal disdegno
+Spegnersi possa un cavalier sì degno.
+
+
+XXIX
+
+Così dentro commossa empie la mente
+Dianzi feroce d'un pensier novello,
+Quasi altra da se stessa; indi repente
+Disarma l'arco del mortal quadrello,
+E placando le ciglia, il raggio ardente
+De lo sguardo guerrier torna più bello;
+E tale al grande Eroe fassi vicina,
+E con regia alterezza a lui s'inchina.
+
+
+XXX
+
+Rivolto de la donna al gran sembiante
+Mansueto AMEDEO prende a mirarla,
+E sprezza il campo che fuggia tremante,
+Togliendo il corso al piè, per ascoltarla;
+Ma la bella Anacarsi in quello istante
+Sciogliendo voce Italica gli parla,
+Che da Ligura gente infra 'l paese
+Già di Caffà quello idioma apprese.
+
+
+XXXI
+
+Dice: signor, ben crederò, che sorga
+Gran meraviglia nel tuo nobil petto
+Quando improvviso avvien, ch'oggi tu scorga
+Donna infra le battaglie al tuo cospetto,
+Ed avverrà, che via maggior ne porga
+Il mio pensier, come da me fia detto;
+Ma fra grandi è ragion, che 'l mondo veggia
+Cose trattarsi, onde stupir sen deggia.
+
+
+XXXII
+
+Or di me narrerò: come sia nata,
+E di che sangue è la notizia oscura,
+Tuttavia splendo a sommo seggio alzata
+Figliuola di virtute e di ventura;
+Mio regno è Colco, e di mia destra armata
+Con altrui pianto la memoria dura
+Là per la Scizia, e non cadrà per certo
+Fin che di guerra non s'invidii al merlo.
+
+
+XXXIII
+
+Di colà mossi, ed a venir fui presta
+Ad Ottoman, per travagliar con l'armi
+L'altiera gente al suo gran scettro infesta,
+E sì forte signor quinci obbligarmi;
+Ma tal prodezza in te si manifesta,
+Che 'l pregio d'Ottomano un sogno parmi,
+E senza il suo poter la mia possanza
+Sollevar fino al ciel prendo speranza.
+
+
+XXXIV
+
+Che s'a' miei regni legge dar non schivi,
+Ed a me stessa, ove non fia, che 'n terra
+De' nostri nomi lo splendore arrivi?
+E di nostre armi lo spavento in guerra?
+Ove il sol cade, ed ove sorge, quivi
+Indarno ogni nemico il varco serra,
+Ch'abbatterassi; e fra' lamenti sparsi
+Rimireransi nostre insegne alzarsi.
+
+
+XXXV
+
+Nè come cosa vil per te si spregi
+Ciò, che da me supponsi al tuo volere;
+Credi, che me ne fer ben mille Regi
+Arsi da desiderio alte preghiere,
+Ed io le rifiutai; titoli egregi,
+E di vero valor corone altiere
+Ho fin quì ricercato; or che le trovo,
+Con alma accesa inverso lor mi movo.
+
+
+XXXVI
+
+Così diss'ella: e folgoreggia viva
+Fiamma da gli occhi suoi mentre li gira
+Verso il campione; ed il campion, ch'udiva
+Sì fatta offerta, in se medesmo ammira,
+E ben fermato di non trarre a riva
+Quella opera d'amor, ch'ella desira,
+Pensando va, come cortese neghi
+A la donna il piacer di che fa preghi.
+
+
+XXXVII
+
+Onde così parlò: felice appieno
+Il grembo di colei, ch'a noi ti diede,
+Qualunque è stata; e non felice meno
+La patria terra, ove fermasti il piede;
+Quale veggio splendor? quale sereno
+Che del bel di là su ne può far fede?
+E quale oggi beltà splende fra noi
+Non vista pria, nè da vedersi poi?
+
+
+XXXVIII
+
+E s'a ciascuno il tuo valor sovrasta,
+E durar teco in arme altri non vale
+Cingendo il brando; o s'abbassando l'asta
+Su spumante destrier non trovi eguale,
+Meraviglia non è; chè non contrasta,
+Ad immortal virtù forza mortale;
+Ed a vergine tal darsi vittoria
+È per l'uom vinto incomparabil gloria.
+
+
+XXXIX
+
+Di quì certo a ragion sommi guerrieri,
+Ed hanno incliti Re l'animo acceso;
+E come no? donna, tuoi pregi altieri
+Vincono d'ogni donna il pregio inteso;
+Ma non convien, che tanto bene io speri
+Da sì forte cagion viemmi conteso;
+E dolermen dovrei, ma che? non lice
+Farsi per ogni via quà giù felice.
+
+
+XL
+
+Io meco ho sposa, e me la diede Amore,
+E di più figli la mia reggia è lieta;
+Che si pareggi al tuo non ha valore,
+Ma non per tanto i miei desiri acqueta;
+Altra sposarne, o dare ad altra il core,
+Il Dio grande, ch'adoro il mi divieta;
+Ed ei de' falli altrui piglia vendetta,
+Però mi scusa, e mie ragioni accetta.
+
+
+XLI
+
+La vergine real, come orgogliosa,
+E da ciascuno ad ammirarsi avvezza,
+Quando meno il pensò, quasi vil cosa,
+Sentendo disprezzar la sua bellezza,
+Vassene fuor di se; pensa sdegnosa
+Vendicarsi di lui, che la disprezza,
+Pensa preghiera rinnovare ardente,
+Ma d'ogni suo pensiero indi si pente.
+
+
+XLII
+
+Così confusa nè può far parola,
+Nè sa tacere, onde s'arrabbia e strugge;
+Alfine a gli occhi d'AMEDEO s'invola,
+E di lui vergognando ella sen fugge;
+Cerca piaggie romite, e quando è sola
+Versa dolor, come leon che rugge,
+E dal colmo veggendosi caduta
+De l'alte glorie sue, vita rifiuta.
+
+
+XLIII
+
+Dunque, dicea, fra' Rodïan fian conte
+Tante mie colpe? ed avverrà ch'uom dica
+Le mie preghiere? e le ripulse e l'onte?
+E mi predicheran come impudica?
+Colui non pur solleverà la fronte
+Per l'atterrata gente a lui nemica,
+Ch'a se medesmo crescerà gli onori
+Per miei derisi, e vilipesi amori?
+
+
+XLIV
+
+Pera quel giorno, ch'a venir quì presi;
+E se pure a tal fin la reggia altiera
+Trasportarmi dovea, quando v'ascesi
+Per altrui don, pera quel giorno, pera;
+Così porto terror? questi paesi
+Domo così? così pugno guerriera?
+Oh bel trofeo, che vana, e che lasciva
+Oggi m'innalzo in su la patria riva!
+
+
+XLV
+
+Deh che pregai? deh che rivolsi in mente?
+Che mi cosparse di veneno il petto?
+Forse fu lui, che da la volgar gente
+Fra tante meraviglie Amor vien detto?
+S'è così fatto Amor veracemente,
+Ei fu di tigre, e di leon concetto,
+E da perversi mostri ebbe governo,
+E bevè per suo latte onda d'inferno.
+
+
+XLVI
+
+Or che farò? se 'n Colco unqua ritorno,
+Da quei Regi il mio biasmo ecco cantarsi;
+Se nel Regno di Rodi io fo soggiorno,
+Pur oggi i falli miei vi fian cosparsi,
+Ed udralli Ottoman; cotanto scorno
+Non è da sofferir per Anacarsi;
+E se contra il desir stata è mal forte,
+Emenda farne le convien con morte.
+
+
+XLVII
+
+Ma perchè m'abbandono? a che non stringo
+La spada, e volgo il piè su quelle arene?
+Chè non trovo quell'empio? chè non tingo,
+Chè non lavo la man ne le sue vene?
+Misera me, che i miei furor lusingo;
+Giacciasi estinto, or quale onor men viene?
+Ella si vendicò, diran le genti,
+De' suoi non accettati abbracciamenti.
+
+
+XLVIII
+
+No, no; tutt'altro è in van; solo il morire
+A tanto affanno, a tanto obbrobrio avanza,
+Sì freme, e fra l'asprissimo martire
+Omai di forsennata avea sembianza,
+Indi con forte piè prende a salire
+Rupe deserta, che di belve è stanza,
+Le cui sublimi e solitarie sponde
+Del mar spumante percotevan l'onde.
+
+
+XLIX
+
+Quì sta pensosa; e così grida al fine:
+Deh perchè di Caffà le selve ombrose
+Già mi salvaro e quelle balze alpine?
+Ed in quel folto orror le fere ascose
+Chè non fero di me strane rapine,
+Allor che la mia vita ivi s'espose?
+E de le membra con orribil strazio
+Loro digiun non rimiraron sazio?
+
+
+L
+
+Ma non è tempo omai da più gir presso
+A sì fatti pensier; le mie giornate
+A fin son giunte, o morte, io mi t'appresso,
+Raccogli tu le membra egre, affannate,
+E se nume è là giù, cui sia commesso
+D'un'anima dolente aver pietate,
+Voglia d'un prego sol farmi contenta,
+Ed è celarmi altrui poi che io sia spenta.
+
+
+LI
+
+O luce, o sol, che per le vie supreme
+Corri tra' rai, d'ogni occhio almo desio;
+O scettri, onde gioir tanta ebbi speme,
+O reggia, o Colco, ecco io vi dico addio;
+Queste, ch'io fo son le parole estreme,
+Ch'omai fia ne gli abissi il parlar mio.
+Sì disse, e traboccossi; il mare aperse
+Con un grave rimbombo, e si sommerse.
+
+
+LII
+
+Erano intanto a guerreggiar feroci
+Fatti al grande AMEDEO poco lontano
+Gli esserciti di Colco, e più veloci
+Sempre Aldemaro gli scorgea sul piano,
+E Tesifone ria con nobil voci
+Pur si manifestava in volto umano,
+E lor fierezza a mantener più viva
+Su la morta Reina ella mentiva.
+
+
+LIII
+
+Così dicea: deh rinforzate i passi,
+Guerrier di Colco, in duro tempo apparsi
+Rodi a domar, chè sbigottiti e lassi
+I Turchi per lo campo omai son sparsi:
+È ver ch'a fronte, e coraggiosa stassi
+Contra il fiero AMEDEO l'alta Anacarsi,
+È certo ver, ma non è buon consiglio
+Lasciar sua vita in sì mortal periglio.
+
+
+LIV
+
+Così dicendo stimolava i petti;
+E non men per la via forte Aldemaro
+Al parlar del demon giunge suoi detti:
+Popol di Colco in guerreggiar ben chiaro,
+Sarà mestier, che voce d'uom v'affretti
+In questo tempo a maneggiar l'acciaro?
+In questo tempo, ove crudel battaglia
+De l'inclita Reina il cor travaglia?
+
+
+LV
+
+A queste note i cavalieri armati
+Movean per la campagna i piè leggieri,
+Qual per i colli, o per gli aperti prati
+Su rapide orme se ne van levreri,
+Quando con strida, o dando il corno a i fiati,
+Gli spinge per salvatici sentieri
+L'ingordo cacciator, ch'avvampa d'ira
+Per lieve cerva che fuggir si mira,
+
+
+LVI
+
+Tal vien quel stuol, ma da lo stuol converso
+De' Turchi in fuga egli è per via percosso
+Sì fieramente, che da pria disperso
+E fu seco a fuggir poscia commosso;
+Acqua di fiume rassembrò, che verso
+Il mar sen va tutto agitato e grosso,
+Da cui sospinta indietro, al fin spumosa
+Ristagna in grembo di campagna erbosa.
+
+
+LVII
+
+Ma d'AMEDEO via più sfavilla il core,
+E più divampa di disdegno in faccia,
+E circondato da divin fulgore
+Più con orride voci altrui minaccia;
+Sembra leon, che per selvaggio orrore,
+Secco le fauci, va ruggendo in caccia,
+O tuono, ch'arde inaccessibile alpe,
+O mar, ch'atroce inonda Abila e Calpe.
+
+
+LVIII
+
+Infocata Tesifone discerne
+Omai di Rodi la vittoria, e dice:
+Ecco l'umane, ecco le forze inferne
+Uscite indarno; or che tentar più lice?
+Ma se con l'armi onnipotenti, eterne
+AMEDEO sorge a trionfar felice,
+Perchè mirarlo? è meglio andar fra' rei
+Là giù dove io pur anco alzo trofei.
+
+
+LIX
+
+Ciò detto ella ritorna ai campi ardenti
+De la profonda region funesta;
+Ivi più cruda ognor l'alme dolenti
+Un punto sol di tormentar non resta;
+Ma tuttavia fra le nemiche genti
+Essercita AMEDEO la spada infesta,
+Ed elle in fondo di mortale affanno
+Null'altro omai, salvo fuggir non sanno.
+
+
+FINE DEL CANTO XIV.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI
+
+AL CANTO XIV.
+
+
+L'argomento postovi dal Chiabrera dice così: «Nel XIV viene a soccorso
+d'Ottomano Anacarsi reina di Colco; ed essa rifiutata in amore da
+AMEDEO, si annega.»
+
+Nulla si ha nel MS. del cavaliere d'Urfè, che si possa riferire a
+questo canto XIV.
+
+
+
+
+CANTO XV.
+
+
+ARGOMENTO.
+
+_Ovunque il suo valore lo trasporta
+Segue AMEDEO la fuggitiva gente,
+E in campo e in mar strage infinita apporta.
+A lui che nuota in sul destrier, repente
+Megera turba il mar, ma lo conforta,
+E 'l tragge al lido, dal celeste oriente
+Sceso MAURIZIO il Santo, della chiara
+Sua stirpe ei poi l'eccelse glorie impara._
+
+
+I
+
+Giungono alfin del mar sonante in riva,
+E pur fuggendo gli inimici sdegni
+Verso l'armata a nuoto altri sen giva
+Gittando l'armi con vili atti indegni;
+Ed allor da le navi ecco appariva
+Pronto soccorso di più lievi legni
+Dal Demon mossi, e verso loro ardente
+Caccia AMEDEO la sbigottita gente.
+
+
+II
+
+Egli a Tomandro d'Ismael figliuolo
+Sì percote la fronte a sommo il naso,
+Ch'ambe due le pupille in fiero duolo
+Furo condotte in repentino occaso,
+E quel meschin sul sanguinoso suolo
+Con la misera vita orbo rimaso
+Forte gridava, e per gli estremi uffici
+Chiamava a nome i combattuti amici.
+
+
+III
+
+Ma diceva AMEDEO: costì rimanti,
+Che la consorte non porrassi intorno
+Per la vittoria tua pompa di manti,
+Nè fregierà di treccie il crine adorno;
+Poscia spirando ardir da i fier sembianti
+Col sanguinoso acciar trascorre intorno
+Quasi procella di rio vento, e d'onda
+Su per le spiche de la messe bionda.
+
+
+IV
+
+Quinci a Techel, ch'a minacciar s'accinge,
+La spada volge in ver la bocca; ei stride,
+Ma la spada adirata gli rispinge
+Le strida ne la gola, indi l'ancide.
+Ad Alcanzo la manca, ond'egli stringe
+L'arco, ch'armava di quadrel, recide;
+Sì che morta ella casca in sul sentiero,
+Ed in van duolsi lo storpiato arciero.
+
+
+V
+
+Poscia in mezzo a la plebe il brando gira,
+Ed aspre piaghe rinovella e scempi,
+E dove i meno sbigottiti ei mira
+Dà con la spada di fortezza essempi;
+Come procella, quando il ciel s'adira,
+Le biade abbatte in sul terren de gli empi,
+Che del gran Dio le leggi hanno in dispregio,
+Tal rassembrava il cavaliero egregio.
+
+
+VI
+
+Incontra Ariovisto ei move in guerra;
+E quei si ferma in minaccioso aspetto,
+E d'un morto guerrier la picca afferra,
+E l'aspra punta gli presenta al petto;
+Da sì feroce ardir, che nel cor serra,
+Fu tosto il duce a giudicar costretto
+Ch'era ben prode, onde colpir nol lassa,
+Ma spezzando la picca il cor gli passa.
+
+
+VII
+
+Ei crolla; ed Azamor la man gli porge
+A sostentarlo, e pur trabocca al piano;
+Ond'ei si volge ad AMEDEO, che scorge
+Sì minacciar con la terribil mano:
+Cotanto nel tuo cor d'orgoglio sorge,
+Che 'l voler d'Ottoman speri far vano;
+Non sai, come ogni Turco il sangue spanda
+Pronto a la morte, ove il signor comanda?
+
+
+VIII
+
+A l'ignoto parlar non dà risposta
+Il gran Campion; ma nel pugnar non stanco
+L'acerba spada al temerario ha posta,
+Che schermir non la sa, nel lato manco;
+Passa il ferro mortal tra costa e costa
+Vago di sangue, ed Azamor vien bianco,
+E la luce del sol perdono gli occhi,
+Ed in terra a cader piega i ginocchi.
+
+
+IX
+
+Sul caldo umor, che la ferita piove,
+Tutto si bagna, e nel morir si scuote:
+Tal veggiam traboccar quercia di Giove,
+Che con bipenne il villanel percote;
+Ei del carro talor con travi nove
+Vuol ristorar le fracassate rote,
+E taglia il piè di pianta aspra, selvaggia,
+Ed ella ingombra in sul cader la piaggia.
+
+
+X
+
+Come toro superbo in riva amena,
+Ove fu duce di mugghianti armenti
+Sbranato da leon, con larga vena
+Riversa sul terren caldi torrenti,
+Tal colui sanguinoso in su l'arena
+Macchia presso al morir l'arme lucenti;
+A lui volge AMEDEO ben ratto il dorso,
+E contra i rei nemici affretta il corso.
+
+
+XI
+
+Impiaga Soliman d'ampia ferita;
+Dal ferro ebbe bambin scampo felice,
+Chè per medica man venne a la vita,
+Sì male il partoria la genitrice;
+Ma quì sul colmo de l'età fiorita
+A lui scampo simil sperar non lice,
+Che trafitto le coste ei casca a terra;
+Contra gli altri AMEDEO si move in guerra.
+
+
+XII
+
+Indi lunge fuggia Rossan non molto,
+Che fra' Cilici, ove facea soggiorno,
+Sempre di duo begli occhi, e d'un bel volto,
+Servo d'Amore, ebbe la fiamma intorno.
+E quì tra l'armi in bianca seta involto
+D'oro fiammeggia, e di begli ostri adorno,
+E pur pomposo d'apparir s'ingegna,
+Sì come a' suoi seguaci Amore insegna.
+
+
+XIII
+
+Mentre questi a fuggir veloce attende,
+Ver lui col ferro il gran Guerrier si volve,
+E 'l piè quando per l'aria egli il sospende,
+Fagli cader su la minuta polve;
+Ei sì storpiato in sul terren si stende
+Sangue versando, e giù del cor dissolve
+Lunghi sospiri, e tre fiate chiama
+Ariaden, cui di gran tempo egli ama.
+
+
+XIV
+
+E quel fedel, che da vicino il sente,
+Dietro la voce, che 'l chiamò sen viene,
+E dove il rimirò languir dolente
+Porgea la man per medicar sue pene;
+Ma quei: s'ho nel mio mal saggia la mente,
+Nulla di viver più m'avanza spene,
+Sì ne la piaga, e nel martir sofferto
+Scorgo segnal, che di morir fa certo.
+
+
+XV
+
+Tu, se riponi entro i Cilici il piede,
+Trova la bella donna, al cui bel foco
+Con sì fatta possanza Amor mi diede,
+Ch'ardere tormentando ebbi per gioco;
+Dille, ch'io mi morii, ma che mia fede
+Meco se ne verrà per ciascun loco,
+Nè prenda a lagrimar sovra il mio stato,
+Sol, ch'ella in cor mi serbi, io son beato.
+
+
+XVI
+
+Sì rivolto a colei, ch'era suo sole,
+Cresce il martir de la giornata avversa;
+E l'altro al caro suon de le parole
+Rivi di pianto per lo sen rinversa;
+In tanto par, che di terror sen vole
+Anzi al fier braccio d'AMEDEO dispersa
+Ogni barbara insegna; ed ei calcando
+Va tronchi e morti, e non dà posa al brando.
+
+
+XVII
+
+Quivi tra' fuggitivi errava altiero
+Con forti gridi, e con non fievol mano
+Atanagildo in armi aspro guerriero,
+E che del grande Araspe era germano;
+Costui sedea sul tergo a gran destriero
+Sauro di manto, il manco piè balzano,
+Ferrigno d'unghia, e come stral veloce,
+E fea sentirsi con terribil voce:
+
+
+XVIII
+
+Poi che virtute in voi così vien manco,
+Indarno anco a fuggir siete sì presti;
+Per Dio non sarà cor, non sarà fianco,
+Ch'a piè nol mi trafigga, e nol calpesti;
+Mirate me, se di timor son bianco?
+Or non fia di voi tutti un, che s'arresti?
+Sì dicea fra le turbe al mar vicine,
+Ed incontra AMEDEO si scaglia al fine.
+
+
+XIX
+
+Lunga zagaglia, che dorata splende,
+Scuote per l'aria, e violento sprona;
+Con lo scudo AMEDEO se ne difende,
+Ch'a le fiere percosse alto risuona,
+Poscia l'appressa, e su la tempia il fende,
+Nè, benchè a morte crolli, ei l'abbandona,
+Ma gli trafora il fianco, e l'alta spada
+Non cessa insanguinar fin che non cada.
+
+
+XX
+
+Poi che disteso il vede, e su l'arena
+Vede, ch'ognun nel mar cerca soccorso,
+Suoi spirti il vincitor punto non frena,
+Ma del voto destrier salta sul dorso,
+E spingesi fra lor; vasta balena,
+Che per lungo digiun s'avvolge in corso
+Ne l'immenso Ocean, fa minor scempi,
+Che d'AMEDEO la forza infra quegli empi.
+
+
+XXI
+
+Indomito la man, feroce il brando,
+Fra lampi d'ira fulminoso il ciglio
+Trascorre intorno su l'arcion notando
+L'armi, e le membra a riguardar vermiglio,
+Fracassa i remi, e ne le prore urtando
+Non lascia alma fuggir senza periglio;
+E già per entro il mar vedeansi absorti
+E ferri e spoglie, ed impiagati e morti.
+
+
+XXII
+
+Qual, se chiudendo in sen ghiaccio rifeo
+Cui condensa ad ognor l'aspro Boote
+Con esso Arturo ad infestar l'Egeo
+Borea le piume formidabil scote;
+O quale ad atterrar novo Tifeo
+Fulmine piomba da l'eteree rote,
+Tal, d'orribili rai sparso l'aspetto,
+Ei colma a' Turchi di spavento il petto.
+
+
+XXIII
+
+Allor, posti in oblio gli usati orgogli,
+Sospirano infelici i lor più cari,
+E fuor che d'alti pianti, e di cordogli
+Non han contra la morte altri ripari;
+A quei flebili accenti arene e scogli
+S'accordan scossi da sanguigni acciari,
+E percossi da lunge, in voci meste,
+Rispondono ululando antri e foreste.
+
+
+XXIV
+
+Ivi è Megera, e rimirando stride,
+Ed alto grida il mostro a' suoi converso:
+S'AMEDEO non si fuga, o non s'ancide,
+Certo è l'imperio d'Ottoman disperso,
+O forti, o dell'inferno anime fide,
+Deh per vostro valor piombi sommerso,
+E sul cielo, e sul mare or che 'l vedete
+Col destrier navigar, turbo movete.
+
+
+XXV
+
+Allor per l'aria, e dell'Egeo sul regno
+L'alme scacciate al sommo Dio rubelle
+Tal, che de l'uso uman passano il segno,
+Sollevano d'intorno aspre procelle;
+Già mugghia il mar, già d'implacabil sdegno
+La negra onda spumante alza a le stelle,
+Già s'addensano i nembi, e già dal volto
+De l'aureo sole ogni splendor s'è tolto.
+
+
+XXVI
+
+Rompe dal chiuso de le nubi oscure
+Alto spavento, un minaccioso ardore;
+E di tuoni un rimbombo, alte paure,
+Accresce i mugghi del marin furore;
+Fra quei flutti AMEDEO, poco sicure
+Già sentendo le forze al corridore,
+Tralascia il freno, e da la sella vota
+Scagliasi in grembo al fier Nettuno, e nota.
+
+
+XXVII
+
+I salsi umori, onde la fronte è molle,
+Scuote, e le piume, onde ha la chioma aspersa
+Crollando il capo, e quanto può l'estolle,
+E soffia incontra la procella avversa;
+Così nel mar, che freme irato e bolle,
+A le rive la vista ei tien conversa,
+E con le man robuste, e con le piante
+Facea contrasto a l'Ocean spumante.
+
+
+XXVIII
+
+Pur nel risco mortal volse la mente
+A l'alta aita del celeste regno,
+E MAURIZIO appellò, come possente
+A ricovrarlo dal periglio indegno;
+O gran MAURIZIO, le mie membra spente
+Dunque fian schermo del marin disdegno?
+Nè tra piaghe d'onor, qual cavaliero,
+Ma mi morrò, come vulgar nocchiero?
+
+
+XXIX
+
+Vaglia teco mia fè, vagliano i voti,
+Ch'a tua somma bontate i miei sacraro.
+Così pregava il gran Campion, nè voti
+Preda de la tempesta i preghi andaro;
+Chiaro di pregi eterni in Ciel ben noti,
+Ove più di be' rai l'Olimpo è chiaro,
+Stava MAURIZIO, e d'ogni intorno avea
+Chiara non men la legion Tebea.
+
+
+XXX
+
+Per quegli eterni alberghi alma infinita
+Pace godeva, e ne beava il core,
+Premio di quel, che ne la mortal vita
+Fra l'empie man seppe soffrir dolore.
+Ma ratto a quel pregar per via spedita
+Trasvola inestimabile fulgore,
+E de l'eterno Re s'inchina al piede,
+E sovra i suoi desir grazia gli chiede.
+
+
+XXXI
+
+Poscia dal tranquillissimo sereno
+De gli almi alberghi a l'Ocean discende,
+Per tal sembianza ch'augellin via meno
+Verso i sicuri nidi a volar prende;
+Qual vola in un momento aureo baleno,
+Se de l'oscure nubi il grembo fende,
+Tal ei volò su i tempestosi flutti
+E ne trasse AMEDEO su i lidi asciutti.
+
+
+XXXII
+
+E così gli dicea: nobil Campione,
+Che 'n paesi stranier, tra ferri avversi
+Portando a' Rodïan belle corone,
+Hai lor nemici in fuga omai conversi,
+Se 'n periglio mortal d'aspra tenzone
+Da la fronte il sudor largo rinversi,
+Se forte anela il sen, non te ne caglia,
+Che fia trionfo tuo questa battaglia.
+
+
+XXXIII
+
+Io messaggio del Ciel, per cui contendi,
+Oggi quì mi rivelo a tuo conforto;
+Dammi l'orecchio, e ben disposto attendi
+A tutto ciò, che favellando apporto:
+È ver, che del gran sangue, onde discendi,
+Infra mortali non ti pregi a torto,
+Di verace valor prencipi altieri,
+E fra regie virtù scettri primieri.
+
+
+XXXIV
+
+Ma per lo corso de' passati tempi
+Essi con più fulgor non fur mai chiari,
+Che quando con tesoro ersero tempi,
+O pur con arme difendeano altari;
+Godi ascoltando, e così fatti essempi
+Al tuo nobile cor giungano cari,
+Ed a seguir i gran cursor da presso
+Con la memoria lor sferza te stesso.
+
+
+XXXV
+
+Che da' Germani errando il bon BERALDO,
+BERALDO eccelso, e vostro ceppo antico,
+Non men che le man pronte, il petto caldo
+Avesse in armi per l'Imperio amico;
+Che contra il suo poter non fosse saldo
+In contrasto di guerra alcun nemico,
+E ch'al suo giogo i mansueti spirti
+Corresser di bon grado io non vuò dirti.
+
+
+XXXVI
+
+Ben ti dirò, che dove armato e forte
+Del fier Piemonte l'orgogliose schiere
+In val di Moriana ei trasse a morte,
+Ed il sangue ondeggiò presso Cerdiere,
+Non trascorse d'onor le strade torte,
+Gran trofei sollevando al suo potere,
+Anzi macchine alzò d'illustri marmi,
+Ove a Dio si spargesse incensi e carmi.
+
+
+XXXVII
+
+Nè per la bella via correndo l'orme
+L'alme de i successor furon men pronte;
+Che 'l secondo AMEDEO ruppe le torme,
+E pose in fuga di Gebenna il conte,
+E poi di sacri alberghi altiere forme
+Ei del Tamiso fe' mirar sul monte,
+Ove devoto il peregrino inchina
+De le stelle, e del ciel l'alta Reina.
+
+
+XXXVIII
+
+Fu chi d'Ambrun per lo pastor sacrato
+Già discacciò l'occupator Delfino;
+E di Sion il rubellante stato
+Ritornò de la Chiesa al fren divino;
+Posso nomar chi di bella asta armato
+Argine fessi al corso Saracino,
+E da la patria s'affannò ben lunge;
+Chè l'uom trasvola, ove pietate il punge.
+
+
+XXXIX
+
+Degg'io parlar de la sacrata Terra
+Che da piedi infedeli or si calpesta?
+Nè di lei rimembranza in cor si serra?
+Nè spirto di Cristian per lei si desta?
+Freme Occidente, ed a disfarsi in guerra
+Sorgon gli scettri, e l'uno e l'altro infesta,
+È di fallace onor ciascuno ingordo,
+Ed al divin cieco diventa e sordo.
+
+
+XL
+
+Grande stupor; ma di sì vil sciocchezza
+Non fur per ogni etate infermi i cori,
+Ch'Europa un tempo a nobili armi avvezza
+Sgombrò Gerusalem d'ombre e d'orrori;
+Alme, che peregrine ebber vaghezza
+La fronte ornarsi di celesti allori,
+Onde via più, che per altrui non s'usa,
+Per loro udrassi incomparabil musa.
+
+
+XLI
+
+Or fra quei sommi duci, onde l'oltraggio
+De la patria di Dio non fu sofferto,
+Quale aquila su l'ali, al gran viaggio
+Cinto di spada se ne corse UBERTO;
+Quasi in notturno ciel di stella un raggio
+De gli anni infra l'orror splenda suo merto,
+E si dilati, e si sollevi come
+Sul gran Libano cedro, il suo bel nome.
+
+
+XLII
+
+Ma segui me con la memoria, e mira
+Quando in alta discordia il Vaticano
+Sospirò sì, che men nocchier sospira
+Sotto avverso aquilon per l'Oceano;
+Allor di Pietro il sommo seggio in ira
+Fu visto al quarto Enrico, empio germano,
+Che versando nel cor dolcezze false,
+De la legge di Dio poco gli calse.
+
+
+XLIII
+
+Ei non sen vide mai tanto raccolto,
+Che molto più non dispergesse argento,
+Sì che precipitando a freno sciolto
+De l'or sacerdotale ebbe talento,
+De la man largo, e de la mente stolto
+Al manto Imperial non fu contento;
+Sprezzò le chiavi eterne, e fece offesa
+A la tanto di Dio diletta Chiesa.
+
+
+XLIV
+
+Le feroci superbie al Cielo avverse
+Ben compianse di Roma il gran Pastore,
+E con mel di parole il crudo asperse,
+Ma via più sempre s'innasprì quel core;
+Finalmente a giustizia il varco aperse,
+Ed infiammato di superno ardore
+Armò la destra, e fe' volarne i tuoni,
+Stanco di preghi e d'offerir perdoni.
+
+
+XLV
+
+Sotto i fulmini sacri umil pensiero
+Fece Germania, e scolorì sembianti,
+Ed alzò gridi, e diè consiglio al fiero
+Di fine imporre a quegli error cotanti;
+Ei sazio d'empietà prese il sentiero
+Per adorar col bacio i piedi santi,
+E lasciata da parte ogni sua possa,
+Sen venne al buon Gregorio entro a Canossa.
+
+
+XLVI
+
+Quivi per nova via strano veneno
+Sorse d'inferno, onde bolleano i petti,
+Sì ch'allentando a le querele il freno
+Di novo udiansi germogliar sospetti;
+Ma del vostro AMEDEO non venne meno
+L'ardor de l'opre, ed il fervor de i detti,
+Sì che valse a ritrar dal calle oblico
+Per drittissima strada il fiero Enrico.
+
+
+XLVII
+
+Egli dicea, come del Tebro in riva
+Il vicario di Dio ferma sua sede,
+E che per ciascuna alma indi deriva
+Certo tenor di non fallibil fede;
+Come da sue vestigia altri partiva,
+Poneva in via di precipizio il piede;
+E come a tanta maestà piegarsi
+Era l'arte qua giù d'alto levarsi.
+
+
+XLVIII
+
+Ben può, dicea, talor nembo d'inferno
+Tra l'onde sollevar tempesta oscura,
+Ma la nave di Pietro ha tal governo
+Che dal rompersi in scoglio ella è sicura;
+Con queste note de l'orgoglio interno
+Spogliar l'anima incauta egli procura,
+E con tanto di forza i preghi porse,
+Che l'ingannato de l'error s'accorse.
+
+
+XLIX
+
+Quinci fu di letizia alma, infinita,
+Poco sperata il Vaticano adorno,
+Ed aurea pace di qua giù sbandita
+Ver la greggia di Dio fece ritorno;
+Quinci furo suoi paschi erba fiorita,
+Ch'apriva rugiadosa a' colli intorno,
+E trasvolò per l'aria aura lucente,
+E sen corse di manna ogni torrente.
+
+
+L
+
+Sì fatto apparve intra virtù sublimi
+Il sangue tuo: dietro sì belle scorte
+Sul calcato sentier vestigia imprimi,
+Che del ciel giungerai dentro le porte;
+Servire a Dio sieno i pensier tuoi primi,
+Poi fatti caro a la superna corte;
+I Santi inverso voi tengono i guardi
+Per lo vostro soccorso unqua non tardi.
+
+
+LI
+
+Io son MAURIZIO; infra le torme ancise
+Tu me pregasti, io tue preghiere intesi;
+Ricorsi al Rege eterno, ed ei commise
+Che fossero tuoi giorni oggi difesi.
+Sì disse al gran Campione, indi sorrise
+Tra' chiari rai di caritate accesi,
+Quasi de le sue glorie ei lieto fosse;
+Poscia novellamente a parlar mosse:
+
+
+LII
+
+Su questa umida arena in van s'arresta
+Tua spada omai; tutta la turba è spenta;
+Mira, che su la riva atra e funesta,
+S'altri non cade morto, almen paventa;
+Ma per andar dove Ottoman tempesta,
+Tue membra lasse il piede egro sostenta
+Debilemente; or fin ch'a te non torno,
+Quì non t'incresca far breve soggiorno.
+
+
+FINE DEL CANTO XV.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI
+
+AL CANTO XV.
+
+
+«Nel XV Amedeo perseguitando i Turchi che s'imbarcavano, è per
+annegarsi in mare; Santo Maurizio il libera dal pericolo.» Quest'è
+l'argomento postovi dall'Autore.
+
+Nella st. 15 l'ediz. prima legge:
+
+
+ Tu se riponi entro Cilici il piede;
+
+Ma l'ediz. 2.ª ci da una miglior lezione, o almeno più chiara:
+
+ Tu, se riponi entro i Cilici il piede.
+
+Vuol dire _nella Cilicia_.
+
+Maravigliose prove ci narra il Poeta, st. 1--20, del valore di Amedeo,
+il quale urta l'oste nemica, e la sospinge verso il mare a cercarvi
+riparo nelle navi: ma il cav. d'Urfè non sa darsi pace di tante
+prodezze: »Quand il dit qu'Amedee luy seul poursuit et chasse tant de
+milliers d'hommes, ne samble til point qu'il se moque du lecteur?»
+
+Amedeo vedendo fuggire que' vili »del vôto destrier salta sul dorso»
+spingesi fra loro nel mare, e fa scempio de' nemici. E questo ancora
+spiace al nostro Censore. »Et quand il le fait entrer a cheval dans la
+mer et poursuivre les barques, ne le represante il pas sans jugement?»
+
+L'inferno, a procacciare scampo a' Maomettani, desta in mare una
+orribile procella; ed Amedeo, abbandonato il cavallo, e postosi a
+nuoto, invoca nel pericolo estremo il favore di S. Maurizio (st. 28).
+Ed il Critico molto severamente ne rimbrotta il Poeta: «Et quand il le
+fait plaindre et lamanter de peur de se noyer, ne le fait il pas
+faible et perdu de courage? mais quelle action de courage et de
+prudence lui attribuet il?» Il critico era scrittore di romanzi; e in
+questo genere di libri non vi ha virtù naturale nè eroica; ma tutto è
+tolto dalla immaginazione e spinto agli estremi. Il qual difetto parmi
+di ravvisare in questo tratto della sua censura; perciocchè sarebbe
+stupidezza, non valore, il non sentir dispiacere di morirsi per
+naufragio. Il Chiabrera si ricordava dell'Eneide lib. I, non delle
+virtù romanzesche.
+
+S. Maurizio ascolta la preghiera del Duca; discende a consolarlo; e
+gli narra le glorie de' principi di Savoja di lui predecessori. Il
+cav. d'Urfè con più di ragione condanna questa parte del poema;
+adducendone tre motivi; che i fatti degli antenati non dovevano essere
+ignoti ad Amedeo; che non v'ha ragione di far palesare da persona
+venuta dal Cielo le cose scritte nella memoria degli uomini; che non
+era quello il momento di trattenere Amedeo ad udire il racconto di S.
+Maurizio.
+
+
+
+
+CANTO XVI.
+
+
+ARGOMENTO.
+
+_Desta Megera in Periandro ardire
+D'ancidere AMEDEO con uno strale;
+Ma rese van l'iniquo suo desire
+Angelo eletto, e lo stornò con l'ale:
+Perciò l'accolto in sen vuol reo martire
+Disfogar contro lui mostro infernale.
+Vola in Eden MAURIZIO, e coglie frutto,
+Onde in vigore è il gran guerrier ridotto._
+
+
+I
+
+Ei così disse: e disparì qual vento
+Lasciando ivi soletto il gran Guerriero,
+Che de l'alma beata a i detti intento,
+Suoi ritorni aspettar facea pensiero;
+Volgesi intorno, e che di puro argento
+Da vicin trascorrea dritto sentiero
+Scorge un ruscello, e per fiorita riva
+Che verso l'Oriente al mar sen giva.
+
+
+II
+
+Mentre che per la via cheto s'affretta
+Dipartesi in tre rami, ed un verdeggia
+Sì come è verde in su quel suol l'erbetta,
+L'altro sì come foco arde e lampeggia;
+L'acqua del terzo è così bianca e netta,
+Che par ch'a neve pareggiar si deggia
+Quando in cima di monte ella discende,
+Nè scuro turbo in suo cammin l'offende.
+
+
+III
+
+Feansi veder su l'una e l'altra sponda
+Sette pallidi olivi, e sette allori,
+E quattro palme, cui nudria la fronda
+Tenor soave di celesti ardori;
+Nè prendea sorso de la limpida onda,
+Nè trapassando ingiuriava i fiori,
+Nè selvaggio animal gonfio di tosco
+Era unqua cittadin del picciol bosco.
+
+
+IV
+
+Ben su l'alto de' rami infra le foglie
+Mirar si lascia il Pellican benigno,
+Che cotanto d'amor nel petto accoglie,
+Ch'ei stesso per amor sel fa sanguigno;
+Guardando inverso lui canti discioglie,
+Nè stancar se ne sa candido cigno,
+E passer solitario a' cari accenti
+Disposto è sempre e ne raccheta i venti.
+
+
+V
+
+Mirabile soggiorno; in lui riposo
+Ricercando AMEDEO ripose il piede,
+E di MAURIZIO sopra il dir pensoso
+Appoggia il fianco ad un bel tronco, e siede;
+Ma pur su l'erba, e tra le piante ascoso
+Con lo sguardo infernal Megera il vede,
+E tra gli orror de la gentil dimora
+Pensa di far, che nol temendo ei mora.
+
+
+VI
+
+Prende fra' Turchi fuggitivi un volo,
+E dove è Periandro affrena i passi;
+Era costui di Boristen figliuolo,
+Supremo arcier fra' popoli Circassi;
+E gli dicea: se ti percote il duolo
+De' nostri in guerra sbigottiti e lassi,
+E dati a morte, e se nel cor disire
+Ti sfavilla di gloria, odi il mio dire.
+
+
+VII
+
+Il grandissimo Duce, al cui furore
+Il campo d'Ottoman venuto è manco,
+In quel bosco colà trapassa l'ore
+Steso su l'erba infievolito e stanco;
+Or se a vera virtù risvegli il core,
+Vientene meco, e gli saetta il fianco;
+Senza risco il farai, ch'ei non attende
+Piaga nemica, e sonno forse il prende.
+
+
+VIII
+
+Brami tu per mercede a tuo diletto
+Donarsi schiava una gentil donzella,
+La qual su piume d'amoroso letto
+Ti sia compagna ne l'età novella?
+Farò, che tu l'avrai; ma se nel petto
+Chiudi disio di governar castella,
+O pur su navi comandar nocchieri,
+Giuro, che non fian vôti i tuoi pensieri.
+
+
+IX
+
+E Periandro rispondeva: è chiaro
+Quanto la destra d'AMEDEO feroce
+Fulminasse in battaglia; altro riparo
+Non fu ver lui, salvo fuggir veloce;
+Io, s'egli dorme, o se l'invitto acciaro
+Riposar lascia, ascolterò tua voce,
+E farò col vigor di questa mano
+Che mi deggia pregiar l'alto Ottomano.
+
+
+X
+
+Premio de l'opra mia non fia ricchezza,
+Nè con imperio vuò solcare i mari,
+Nè governar città; mio cor non prezza
+Il travagliar per disiderj avari;
+Se mercè mi si dee, cheggio bellezza,
+Onde ho tormenti, ed i tormenti ho cari,
+Ed onde afflitto mi consumo in pianto,
+E pur per lei del lagrimar mi vanto.
+
+
+XI
+
+Ella nacque in Bitinia, ed è donzella
+Per le cui man Sultana usa adornarsi;
+Chiamasi Barce, e non è turca ancella,
+Che seco di virtù possa adeguarsi;
+Dir, ch'ella sia gentil, ch'ella sia bella,
+Che per lei d'infiniti i cor sieno arsi,
+È travagliar in van, nessuno il nega;
+Sì fatto guiderdon per me si prega.
+
+
+XII
+
+Ei sì dimostra il suo desire aperto;
+Ma che sua voglia rimarrà gioiosa
+Il demon lusingando il rende certo,
+Indi lo scorge ove AMEDEO riposa;
+E gli dicea: ben mille volte esperto
+Fu cotesto arco tuo d'opra famosa,
+Ma se con esso il gran nemico ancidi,
+Arco non fia giammai, che non t'invidi.
+
+
+XIII
+
+Ecco che da noi volto il tergo espone
+A strali, l'ora a saettare invita;
+Trafiggi le dure ossa al fier Campione;
+Io sarò teco, e porgerotti aita.
+Come ha detto fin quì, ratto depone
+La forma, onde al Circasso era apparita
+L'aspra Megera, ed invisibil torna,
+Ma pur da presso al buono arcier soggiorna.
+
+
+XIV
+
+Ed egli al disparir volve le ciglia
+A le parti propinque, a le lontane,
+E scendegli nel cor gran meraviglia
+Sovra il pensier de l'apparenze strane;
+Non per tanto di men fidanza piglia
+Che sian state le voci altro, ch'umane,
+E fatto lieto a saettar s'accende,
+E con bramosa man l'arco riprende.
+
+
+XV
+
+A gran balena il più duro osso tolse
+Il buon maestro del guerrier lavoro,
+Ed in lucida pelle indi l'avvolse
+D'aspro serpente, e stelleggiolla d'oro;
+Saetta sì possente iniqua non sciolse
+Da corda tesa sagittario Moro,
+Che frale in corso non lasciasse e lenta
+Lo stral, che da quest'arco il Turco avventa
+
+
+XVI
+
+Fu già stagion, che ne la Frigia terra
+Fecersi ad Agasirto onori altieri,
+Frequentando la tomba, ove ei si serra
+Duci in quel Regno per virtù primieri;
+Spronossi allor per simulata guerra;
+Assalto di piacer, forti destrieri,
+Ed in robusta lotta altri sudaro,
+Ed inverso le mete altri volaro.
+
+
+XVII
+
+Ma fra color, ch'esercitar l'ingegno
+Solean spingendo le saette a volo,
+Toccò più volte Periandro il segno,
+E fra cotanti ei vincitor fu solo;
+Però di sì bello arco il fece degno
+Anzi il cospetto de l'immenso stuolo
+La destra d'Ottomano, e per tal pregio
+Egli appellossi il Sagittario egregio.
+
+
+XVIII
+
+E via più che giammai con la man forte
+Egli il contorce, e con più studio il tende;
+Seco è Megera, e da le chiome attorte
+Una disvelle de le serpi orrende,
+E perchè deggia far piaga di morte
+Molto di tosco in su la punta spende
+Del ferro, e ferma ne l'arciero il guardo,
+Menando smanie, ch'a scoccar sia tardo.
+
+
+XIX
+
+Ed ecco scocca, e contra il nobil dorso
+Venia bramosa la crudel saetta,
+Se non che 'n aria le travolve il corso
+De l'Angel d'AMEDEO la guardia eletta,
+Ben tempestivo al cavalier soccorso;
+Ma l'empio stral, che per cammin s'affretta,
+Ronza così, che d'ognintorno gira
+AMEDEO gli occhi, e quello arciero ei mira.
+
+
+XX
+
+Salta rapido in piè, sfodra la spada,
+Movegli incontro con sembianza altiera.
+Che tua nobile vita allor non cada,
+Buon Periandro, il divietò Megera;
+Ella, mentre AMEDEO corre la strada,
+L'aer condensa, e d'ombra umida e nera
+Immantenente il Sagittario involse,
+E quinci a l'ira d'AMEDEO lo tolse.
+
+
+XXI
+
+Quale in campagna cacciator, che infesta
+Per belle corna capriol ramoso,
+Pieno di disconforto i passi arresta
+Se d'occhio il perde infra le selve ascoso;
+Cotal sen riede a la gentil foresta
+Sul caso occorso il Cavalier pensoso;
+Ma rigonfiata d'infernal veneno
+Dicea Megera nel terribil seno:
+
+
+XXII
+
+Che più quì mi travaglio? indarno io spero,
+Il Ciel mie frodi ed i miei sforzi abbatte;
+Ei più verso AMEDEO volge il pensiero,
+Che madre al figlio, cui dispensa il latte;
+Meglio è ch'io ver colà prenda il sentiero
+Ove Ottomano i Cristian combatte,
+E col suo brando a perseguir m'affanni
+L'odiata gente; indi spiegava i vanni.
+
+
+XXIII
+
+Era quivi a mirar come possente
+Schermo avea fatto il messaggier superno
+A l'alto Duce, e se ne fe' dolente
+Leviatàn mostro crudel d'inferno;
+Nè forte a rifrenar l'impeto ardente,
+Nè la ria furia de l'orgoglio interno,
+Con occhio fosco e con sembianze accese
+Incontro al buon custode a parlar prese:
+
+
+XXIV
+
+Alzate i risi, e ricolmate il seno
+Di giocondo piacer; vostri desiri
+In questo dì ponno fornirsi appieno:
+Su, su, vostro trionfo oggi si miri;
+D'Ottomano il furor tenete a freno,
+E procurate a' suoi crudi martiri;
+Il potete adoprar, Dio nol vi nega,
+Anzi la destra, ed i suoi tuoni impiega.
+
+
+XXV
+
+Dianzi ben fur sentiti, e non per tanto
+Han sì fatto vigor nostri pensieri,
+Ch'al fin di Rodi miserabil pianto
+Vuol ragion, che per noi non si disperi;
+Di questa iniqua gente avremo il vanto,
+E sì lunge trarremo i lor sentieri
+Dal sentiero al gran Dio caro e diletto,
+Che dargli in nostra forza ei fie costretto.
+
+
+XXVI
+
+Ed allora in un mar di sangue spento
+E ne le fiamme di funesto ardore
+Oh come vendicar questo tormento,
+Oh come fier vuò consolar queste ore?
+Gli altari in foco, e del sacrato argento
+Empieransene i grembi al vincitore,
+E carchi di catene i lor vestigi
+Daransi i Sacerdoti a rei servigi.
+
+
+XXVII
+
+I primi infanti, nobiltate altiera;
+Cresciuti in ostro, e le gentil donzelle
+Piangendo in van la libertà primiera
+Su strana terra condurransi ancelle;
+Quivi a caldo desir di gente fiera
+Esporranno il candor de le mammelle,
+E con ragion portando invidia a' morti
+Tra ceppi il mireran gli egri consorti.
+
+
+XXVIII
+
+Per simil guisa di Sion sul monte
+I casi di costor non son famosi?
+Quando del sommo Dio rivolti a l'onte
+Piacendo a noi si fero al Cielo odiosi?
+Quinci de' Saracin fur le man pronte
+In campi aperti, e su per colli ombrosi
+A perseguir de la lor fuga il volo,
+E fur dispersi, e fur sommersi in duolo.
+
+
+XXIX
+
+Vide Gierusalem cader sue mura
+A spessi colpi di nemici acciari,
+E farsi polve per la fiamma oscura
+Le torri, di sue turbe alti ripari;
+Da l'altrui man non fu magion sicura,
+Preda i sacri tesor, preda gli altari;
+E s'impressero allor vestigia immonde
+Del gran Tabor su le famose sponde.
+
+
+XXX
+
+Spasimossi ogni cor, non v'ebbe coro,
+Salvo dolente, e la letizia tacque,
+E sparse al vento le speranze loro,
+Stesa per terra la superbia giacque;
+Le legna loro essi comprar con oro,
+E bevvero per oro un sorso d'acque,
+E le ricchezze de la patria sede
+Videro trasportarsi a strano erede.
+
+
+XXXI
+
+Così scacciati da l'amata terra
+Ebbon rifugio a l'infinite pene
+Quì dentro, ove AMEDEO feroce in guerra
+Con la forza del Cielo or li sostiene;
+Ma poco andrà, nè mia sentenza or erra,
+Che vinti fuggiran da queste arene,
+E per noi rubellando a vostra legge
+Sdegneran Dio, ch'or li difende e regge.
+
+
+XXXII
+
+Più non diss'egli, e fe' cotal mirarsi
+Che turba altrui con la terribil vista,
+E con fetidi fiati arsi e riarsi
+Ammorba intorno, e tutta l'aria attrista;
+L'Angelo nel fulgor di rai cosparsi,
+Lume che 'n cielo alma beata acquista,
+Con note e con sembianze alme e gioconde
+Al perverso Demon così risponde:
+
+
+XXXIII
+
+Leviatàn, per lo sentier che pensi
+I tuoi consorti de l'inferno andranno;
+Ma pensi tu come a color conviensi,
+Che d'alcuna bontate arte non sanno;
+Vostri desir, vostri furori immensi
+D'avanzarsi per via forza non hanno,
+Se non v'allenta al piè l'aspra catena
+La gran destra di Dio che vi raffrena.
+
+
+XXXIV
+
+Di quegli antichi dì l'alta vittoria
+Non è mostro infernal che non rammenti,
+Ma teco volentier ne fo memoria
+Per accrescere incendio a' tuoi tormenti;
+Creati foste a sempiterna gloria
+De l'aureo Olimpo in su le stelle ardenti,
+Albergo ove sta Pace in su le porte,
+Nè vi lascia appressar pianto, nè morte.
+
+
+XXXV
+
+Quivi di voi fuor di misura amanti
+Il capo gonfio di superbia ergeste,
+Ed i lampi ineffabili, tonanti
+Armi del gran Monarca, a scherno aveste;
+Il vostro duce in su gli ardor stellanti
+Voleva opporsi al Regnator celeste;
+Volea sì come Dio sue sedi eccelse,
+Empio ver lui ch'a tanto onor lo scelse.
+
+
+XXXVI
+
+Deggioti dir, che del seren le chiare
+Piagge perdeste? e ch'abbattuti e vinti
+Foste nel centro giù per entro un mare
+D'ardor, d'orrore e di fetor sospinti?
+E se d'abisso ne le pene amare
+Non giacquer vostri pregi affatto estinti,
+Certo si religò vostra possanza:
+Che dunque a voi per far minacce avanza?
+
+
+XXXVII
+
+D'aita i Rodïan non fian deserti,
+Ma quanti spirti han de l'Olimpo i regni
+A farli franchi ne gli assalti incerti
+Porranno in prova i mansueti ingegni;
+In ogni tempo a l'alme lor scoperti
+Per voi saranno i vostri inganni indegni,
+E pregherem di Dio l'alta bontate
+A non gli scompagnar di sua pietate.
+
+
+XXXVIII
+
+Forse che de' celesti almi decreti
+Fia, che nel mondo a torto obblio li prenda,
+E che ne l'opre rie si faccian lieti
+Senza prezzar di pentimento emenda;
+Se schernendo i saldissimi divieti
+S'indureran ne la malizia orrenda,
+Allor daransi in man de' suoi nemici
+Come a ministri de' divin giudici.
+
+
+XXXIX
+
+Solo è colpa qua giù del core umano
+Quando sviato dal cammin superno
+Al verace suo ben fassi lontano;
+Malvagio nol può far tutto l'inferno;
+Ma ne la pena altrui non splende in vano
+L'alma giustizia del Signor eterno,
+Che flagellando e tormentando l'empio,
+A gli altri peccator proponsi essempio.
+
+
+XL
+
+Che dunque latri iniquo? onde dal seno
+Vanamente ti scoppia il tuon de l'ire?
+Inghiotti le tue rabbie, e mordi il freno,
+Eterno specchio di sovran martire;
+Mira ne l'alto, che lo stuol terreno
+È colà succeduto al tuo gioire,
+Tu ne l'oscuro Tartaro rimanti,
+Ove non sa regnare altro che pianti.
+
+
+XLI
+
+Mentre così dicea l'alma beata,
+Piena di gaudio e tutta luce in viso,
+L'aspro Demon fiero digrigna, e guata
+Su l'onda e su l'arena il campo anciso;
+E certo omai, che de la gente amata
+Sia per volare in Asia un mesto avviso,
+Forte bestemmia; ivi confuso il lassa,
+Ed al grande AMEDEO l'Angel sen passa.
+
+
+XLII
+
+Era trascorso il buon MAURIZIO intanto
+Sì spedito per via verso Oriente,
+Che di velocità perderia vanto
+Qual cosa più sen va velocemente:
+Giunse a l'almo giardin noto cotanto
+Per lo gran caso de la prima gente,
+In cui per tutti noi cagion di morte
+Adam porse l'orecchio a sua consorte.
+
+
+XLIII
+
+Sul varco eterni messaggieri in mano
+Avean spada ed ardor; gran meraviglia,
+Per ciascun piede indi tener lontano;
+Ma verso lor MAURIZIO a parlar piglia:
+Non è s'io volo, il mio volare in vano,
+E caduco pensier non mi consiglia,
+Anzi vien procacciando il voler mio
+Alto pregio a la legge alma di Dio.
+
+
+XLIV
+
+Ottomano de' Turchi aspro tiranno
+Rodi combatte; a sue perverse schiere
+Oggi ne la battaglia incontra stanno
+Del fedele AMEDEO le forze altiere;
+Ed egli vinto dal sofferto affanno
+Vien meno a consumar l'opre guerriere,
+Però velocemente a voi men vegno
+Cercando, onde al guerrier porga sostegno.
+
+
+XLV
+
+Sì dice, e passa il varco, onde si serra
+Quell'orto a gli occhi de' mortali ascoso,
+Quell'orto, che per l'onda e per la terra,
+E per l'aure del ciel sempre è gioioso;
+Vedeasi fiume che trascorre ed erra
+Qual puro elettro per lo campo erboso,
+Creare uscendo dal giardin giocondo
+I quattro fiumi celebrati al mondo.
+
+
+XLVI
+
+Ed ei soave mormorando intorno
+Sveglia bell'aura per lo ciel sereno,
+Sereno sì, ch'a l'immortal soggiorno
+De' bei raggi del sol non mai vien meno;
+Ma chi de l'erbe, onde per tutto adorno
+Verdeggia il prato, narrerebbe a pieno?
+Vivi smeraldi, nel cui sen cosparsi
+Veggonsi alberi mille al cielo alzarsi.
+
+
+XLVII
+
+Nel mezzo de' bei campi alma sorgea
+Pianta, pregio ed onor de l'altre piante,
+Che ne' bei frutti suoi virtù chiudea
+Da render l'uomo a non morir bastante;
+Sorgea presso di lei, membranza rea
+Del primo genitor poco costante,
+Quella cui di gustar fessi il divieto,
+Ma fu posto in obblio l'alto decreto.
+
+
+XLVIII
+
+Per varj fior tutto s'ingemma il prato,
+A le cui lodi umano studio è poco,
+Nè comunque rivolga il carro aurato,
+Febo ne spoglia il fortunato loco;
+Vile appo loro il balsamo odorato,
+Ed appo lor da non fiutarsi il croco,
+E fieno ombra di fior, tanto fian vinti
+Uscendo in paragon, nostri giacinti.
+
+
+XLIX
+
+Di soave colore altri s'indora,
+Altri splende ceruleo, altri appar bianco,
+Ma pur ciascun sì vivamente odora,
+Che l'umano vigor ne divien franco;
+Cogliene alquanti, ed in brevissim'ora
+Torna al guerrier ne le vittorie stanco,
+E l'esorta MAURIZIO a fornir l'opra,
+Che caro il rende al gran Signor di sopra.
+
+
+L
+
+Nè punto men di quell'odor possente
+Tutto l'asperge, onde sfavilla il guardo,
+E ristorato il cor nulla non sente
+Del sostenuto affanno il piè gagliardo;
+Con esso in paragon forano lente
+Orme disciolte di veloce pardo;
+E tal s'invia dove Ottomano in guerra
+Più sempre acerbo i Rodiani atterra.
+
+
+FINE DEL CANTO XVI.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI
+
+AL CANTO XVI.
+
+
+L'argomento postovi dall'Autore dice così: «Nel XVI un Demonio parla
+con l'Angelo custode d'Amedeo, e dall'Angelo gli si risponde, e si
+lascia confuso.»
+
+Comincia il canto con la descrizione di un luogo amenissimo, in cui è
+ricoverato Amedeo. Ma il severo Cav. d'Urfè non si lascia vincere
+dalle delizie poetiche; e rimprovera il Chiabrera nella forma
+seguente: «Il y a peu d'apparance en la description du lieu qu'Amedee
+trouve, estant si beau, si delicieux, et tant de beaux arbres et telle
+quantité d'oyseaux si rares, _n_'y ayant apparance qu'ou les armees si
+grandes sejournent les lieux soient si bien conservez et le oyseaux si
+prives.» È censura da non dispregiare.
+
+Simil giudizio parmi che si possa pronunziare sopra l'osservazione che
+siegue; cioè non essere cosa dicevole che nel tempo che gli altri
+combattono, un Cavaliere sì grande e sì prode, si riposi in ameni
+boschetti. E vana è la scusa della stanchezza di Amedeo; perciocchè
+s'egli poteva correre con prestezza dietro all'arciere nemico ch'era
+venuto di soppiatto a ferirlo con saetta, non era così stracco da non
+potere andarne al campo, dove la sua presenza doveva essere di momento
+grandissimo alla vittoria. Finalmente S. Maurizio ch'era ito nel
+paradiso terrestre a provvedere di che ricreare le forze del Duca,
+poteva così ristorarlo nel luogo della pugna, come nel bosco
+dilettoso.
+
+La terza ed ultima censura dell'Urfè sul canto XVI sarà qui trascritta
+letteralmente: «Le (_sic_) discours de l'Ange custode de Rhodes et de
+Leviatan le demon sont si longs qu'ils tiennent une grande partie de
+ce chant; et je ne say pourquoy il donne au demon le savoir de
+prophetiser la peste qui est depuis avenue a Rhodes, veu que les
+Demons ne savent point les choses futures.» Quanto è della lunghezza
+de' ragionamenti tra l'Angelo e il Demonio, ha ragione il Censore;
+formando essi la parte maggiore del canto; e si può vedere
+dall'argomento qui sopra riferito, che il Chiabrera medesimo in quel
+dialogo riponeva la somma di questa parte del poema. Non deggio
+egualmente lodare l'Urfè dell'avere negato che il Demonio potesse
+predire la peste, che non tardò molto a palesarsi in Rodi. I Teologi
+concordemente attestano che gli Angeli rubelli, perduta la grazia e la
+gloria, non perciò rimasero privi del dono dell'intelligenza che
+conviene agli spiriti. Questa dottrina è notissima, e il proverbio
+volgare--ne sa più del diavolo--per accennare una somma acutezza
+d'ingegno, esprime appunto la dottrina delle scuole teologiche. Nè il
+predire una peste vicina è da dirsi profezia; perchè tal flagello ha
+le sue cause in disposizioni naturali, che il Demonio conosce meglio e
+più presto che l'uomo: e quantunque ogni pestilenza si debba
+riconoscere come un flagello permesso o mandato da Dio a nostra
+punizione, cotal dottrina verissima non toglie che la causa prossima e
+materiale non si deggia trovare o nel cattivo nutrimento, o ne'
+miasmi, o in altre disposizioni sì all'uomo interne, com'esterne; di
+che lasceremo il discorso a coloro che professano la medicina.
+
+N. B. Alla st. 13, v. 6. nella stampa si legge _il Circasso_; è un
+errore materiale che abbiamo corretto, mettendovi _al Circasso_.
+
+Nella st. 24, v. 6 si legge «e procurate a' suoi crudi martiri.» Quel
+_suoi_ è mal collocato, oscurando il senso: _suoi_ vuol dire _gli
+uomini di Ottomano_.
+
+Al v. 5 della st. 44 si leggeva _vinto del sofferto affanno_: abbiamo
+stampato _dal_ per maggior chiarezza, ed anco esattezza.
+
+
+
+
+CANTO XVII.
+
+
+ARGOMENTO.
+
+_Rompe le fila de' cristiani armati,
+Ed opre Ottoman fa d'alto valore;
+De' Saracini stan le Furie a' lati,
+E van crescendo a' colpi lor vigore,
+Nè minor prova i cavalier crociati
+Fanno dell'armi nel marziale ardore;
+Chè Folco, e Astor Baglione in varj modi
+Vanno allori cogliendo a pro di Rodi._
+
+
+I
+
+Già spento il campo, o per fuggir disciolto
+Stato saria; ma ne la sorte rea
+Che 'n ritonda battaglia ei fosse volto
+Il saggio Folco comandato avea;
+In cotal guisa raggirando il volto
+Con lunghissime picche ei difendea
+Per la vittoria a l'inimico i varchi,
+Esposto solo al tempestar de gli archi.
+
+
+II
+
+Tre fiate Ottoman con man ferrata
+Di fulgida asta il corridor sospinge,
+E tre fiate quella selva armata
+D'acutissimo ferro il risospinge;
+Quivi Aletto di rabbia arsa infocata
+Pure al soccorso d'Ottoman s'accinge,
+I metalli sì folti ella dirada,
+Ed egli corse ed occupò la strada.
+
+
+II
+
+Allenta il freno, e su le turbe spente
+Del rapido destrier punge la pancia,
+Ed al guardo de' popoli fremente
+Mostra la punta de l'orribil lancia;
+Ora de' Rodian tronca la gente,
+Or d'Italia, or di Spagna, ora di Francia,
+E pieno il cor d'inestinguibile ira
+Cento braccia a lor morte ei si disira.
+
+
+IV
+
+Nato in Narbona il buon Danese ancide
+Piagato in fronte, indi Gusmano atterra;
+L'ampia Siviglia il crebbe; ei gli recide
+Le ciglia e gli occhi in tetro orror gli serra;
+Grison, cui par Sebeto unqua non vide
+In maneggiar corsieri incliti in guerra,
+Lacerato le fauci anco trabocca,
+E sangue e denti gli cadean di bocca.
+
+
+V
+
+A l'Anguisciola altier rifulse in vano
+Il biondo crin per impetrar salute,
+Nè per Baldi fermar l'orrida mano
+Le lunghissime chiome omai canute;
+Scannati entrambo insanguinaro il piano.
+Sospirò di colui l'alta virtute
+Piacenza in riva il Po, l'ermo Appennino
+Pianse costui là, 've s'estolle Urbino.
+
+
+VI
+
+E gridava Ottomano: ite, mal nati,
+Ove celebra Amor dolci imenei;
+Ite sparsi di fior, d'ambra odorati,
+A giocar canne, a passeggiar tornei;
+Non son per vostra man brandi affilati,
+Nè sanguinosi acciar; vostri trofei
+Sono in danza apparir con chiome attorte;
+Quì conviensi incontrar piaghe di morte.
+
+
+VII
+
+Così gridando in su l'arcion sen vola
+Riarsa di furor l'alma sdegnosa,
+E ne la man, che tante vite invola,
+L'acerbissima lancia unqua non posa;
+Tratta appena egli l'ha da l'altrui gola,
+Che 'n fondo a l'altrui petto ei l'ha nascosa;
+E su monti d'estinti e di feriti
+Saltando il buon destrier spande i nitriti.
+
+
+VIII
+
+Crolla gli orridi crini e i passi volve
+Con guardi accesi calpestando intorno
+Sì ch'omai carco di sanguigna polve
+Le gemme oscura, onde fiammeggia adorno;
+Godene Aletto, e di fulgor l'involve
+Torbidamente, e seco fa soggiorno
+Fremendo, urlando, e diffondendo a' venti,
+Suono infernal di spaventosi accenti.
+
+
+IX
+
+Etna s'avvampa da la tomba oscura
+Sembrò 'l rimbombo che dal mostro usciva,
+Mugghionne il monte, ne tremar le mura,
+Scossesi il suol de la marina riva;
+Quì palpitante di percossa dura
+Agaffino sul suol già si moriva,
+Molle e tinto di sangue e petto e chiome,
+Pregio non scuro de' Solari al nome.
+
+
+X
+
+Nacque in Piemonte, e presso il Po, là dove
+Volve non grande ancor la nobile onda,
+Comandava a Moretta, onde non move
+Vaga di sì bel pian Cerere bionda;
+Ma disioso d'onorate prove
+Si tolse a l'ozio de la patria sponda
+A ciò che fra' mortali oblio nol copra,
+E comprò gloria con mirabile opra.
+
+
+XI
+
+Magnanimo garzon l'angoscia vinse
+De l'aspre piaghe, e raccogliendo in seno
+I fuggitivi spirti un'asta strinse
+Col vigor de la man, che venia meno,
+Ottoman passa, ed ei l'acciar sospinse
+Nel ventre al corridor; pon sul terreno
+Tosto le piante il fier tiranno e rugge,
+Ma dal buon vincitor l'alma sen fugge.
+
+
+XII
+
+Scorse la prova di virtù ben chiara
+E di memoria singolar ben degna
+Ercole Pio, che la gentil Ferrara
+Diede di Rodi a la sacrata insegna:
+Ed onde meglio a guerreggiar s'impara?
+O chi valor più vivamente insegna?
+Volto al fiero Guglielmo ei sì favella,
+Che Modenese de Rangon s'appella.
+
+
+XIII
+
+Ed ei: se morto omai fece ritorno
+A' duri assalti, ed illustrò sua fede,
+Qual non sarà per noi picciolo scorno
+Ove da' rischi si ritiri il piede?
+Oh d'un sì fatto ardir mio nome adorno
+Vada volando a la paterna sede,
+Sì che talor membrando armi e furori
+Con meraviglia il cittadin m'onori.
+
+
+XIV
+
+Sì dice; e sparso d'ardimento il ciglio
+Contra l'empio nemico il petto accende,
+Lento non più che volator smeriglio
+Che su drappel d'alodolette scende;
+Nè meno ogni altro nel mortal periglio
+Porge a vicenda i belli essempi e prende:
+Anzi a la patria procacciando aiuto
+Timassarco movea benchè canuto.
+
+
+XV
+
+Ben del vecchione altier l'aspro sembiante
+Seco ha stranio terror, ma le ferite
+Non san poscia onorar la man tremante,
+Ch'aria piagando se ne van smarrite;
+Pur fermando in sul suol salde le piante
+Solleva giù dal cor parole ardite,
+E dice ad un ch'a lui vicino è fermo,
+Ed era lume del real Palermo:
+
+
+XVI
+
+Fu Valguarnera, ei con faretra al tergo
+Arco tendea, che formidabil suona,
+E spingea stral, cui non reggeva usbergo;
+A costui Timassarco alto ragiona:
+Se la virtù, c'ha nel tuo core albergo
+Felicità di stral non abbandona,
+Sì che trabocchi il gran nemico a terra,
+È tua la palma di sì nobil guerra.
+
+
+XVII
+
+Che dunque badi? e quei risponde ardito:
+Tre dardi ho spinti i più crudeli e fieri,
+Ma fu da tutti il mio pensier tradito;
+Di questo quarto non so ben, che io speri;
+Così dicendo fa volar spedito
+Quadrel non vile infra maestri arcieri;
+Ei ratto andava ad Ottoman nel petto
+Ma s'interpose e traviollo Aletto.
+
+
+XVIII
+
+In quel momento formidabil voci
+L'orride squadre d'Acheronte alzaro,
+E dal soccorso lor fatti feroci
+I Turchi al fine il Rodian sforzaro;
+Per l'abbattute picche entrar veloci
+Lasciando gli archi, ed impugnar l'acciaro
+Con forte man de le ritorte spade,
+E piagando correan per varie strade.
+
+
+XIX
+
+Alto crollando de le piume sparte
+I gran cimier su la velata testa
+Bostange, Alcasto, e 'l non minor Giassarte
+D'uccider mai, mai di ferir non resta;
+E quinci appar di sanguinoso Marte
+Più crudele sembianza e più funesta,
+Di ferri scossi più terribil suono
+Più minacciar, più dimandar perdono.
+
+
+XX
+
+Tra' ferri intanto, e ne l'incendio fiero
+De i cor sdegnosi, e tra i superbi accenti
+In quella parte, ove più Folco altiero
+Co' suoi contrasta a le nemiche genti,
+Ragionava Georgo al crudo Alcmero:
+Io veggio i Turchi in guerreggiare ardenti
+Per modo tal, che la vittoria in breve
+Per l'eccelso Ottoman sperar si deve.
+
+
+XXI
+
+Esposti al ferro ed al furor de l'ire
+Ecco sul campo i Rodïan son sparsi
+Senza riparo; omai fuga, o morire,
+E cosa altra di lor non può sperarsi;
+E non senza ragion: soverchio ardire
+Sì poco stuolo incontra tanti armarsi,
+Ben de i duci nel cor virtù s'avanza,
+Ma che? tutto non può mortai possanza.
+
+
+XXII
+
+Però se prova ne lusinga il core,
+Onde nostra memoria in pregio saglia,
+Quì con la spada in man non perdiam l'ore,
+Che se ne corre a fin l'aspra battaglia;
+Co' proprj Turchi, singolare onore,
+Alcasto fier noi peregrini agguaglia
+Sotto l'insegne, e d'Ottoman l'altezza
+Non scarsamente i nostri nomi apprezza.
+
+
+XXIII
+
+Di cotesto arco, ove leggiadro ingegno
+Non poco smalto in adornarlo spese,
+Ei di sua propria man ti fece degno;
+A me di questa spada ei fu cortese;
+Su questi detti ad irritar lo sdegno
+De i cavalier ne le guerriere imprese
+Colà Bostange trascorrea veloce,
+Ed in verso quei duo sciolse la voce:
+
+
+XXIV
+
+Per tutto infra le squadre omai festante
+Al ciel de la vittoria il grido ascende,
+E quì di fuggitivi hassi sembiante?
+Qual entro a' vostri cor viltà s'accende?
+Chè non volgete a ben fuggir le piante
+Se le ferite a voi sembrano orrende?
+L'altissimo Ottoman stendardi spiega
+Per chi sua vita a la virtù non nega.
+
+
+XXV
+
+Udendo Alcmero il ragionar pungente,
+Di disdegno turbò l'aspra presenza,
+E rispondea: cosa rivolgi in mente?
+E qual di favellar pigli licenza?
+Serba tai modi per la vulgar gente,
+Perchè con esso me poi farne senza,
+Che da lontano a guerreggiar mi mena
+Mio libero voler su questa arena.
+
+
+XXVI
+
+Io nacqui in Libia, ove cocente arsura
+Di fortissimo sol percola i liti,
+E corsi i campi, e non mi fean paura
+Ira di tigri, o di leon ruggiti;
+Nè di là vegno a la milizia dura
+Perchè ricchezza d'Ottoman m'inviti;
+Oro di duce alcun non può comprarmi,
+Onor m'appaga ed ei m'invoglia a l'armi.
+
+
+XXVII
+
+E quì forse d'Anteo la gloria intesa,
+E che di lui grido immortai ridica?
+Eccelso lottator, la cui contesa
+Già fu d'Alcide non umil fatica?
+Di sì gran stirpe mia famiglia è scesa;
+Ed io non macchio la memoria antica:
+Col ferro in pugno ad ogni incontro io basto;
+E se son tal racconterallo Alcasto.
+
+
+XXVIII
+
+Sì parla il Moro e mira il Turco in volto;
+Ed ei de l'ire sue fattosi accorto
+Dicea: qual d'uom che si disdegni, ascolto
+Le voci tue, ma ti disdegni a torto;
+Che dove il capitan fra 'l popol folto
+A l'opre militar porge conforto,
+Non fa vergogna altrui, s'aspro ragiona,
+Anzi co' biasmi a la vittoria sprona.
+
+
+XXIX
+
+Godo, che lo splendor d'alto legnaggio
+Sì come affermi a la virtù ti tiri;
+Ora al pregio de' tuoi non fare oltraggio,
+Ma fa, ch'al sommo de la gloria aspiri;
+Favellato fia quì segue il viaggio,
+E nel campo Ottoman sveglia i desiri
+De la vittoria in ogni cor guerriero;
+Parla in tanto Georgo al forte Alcmero:
+
+
+XXX
+
+Mira di quì poco lontan, là dove
+Con le mie dita a gli occhi tuoi fo segno;
+Mira il canuto Cavalier, ch'altrove
+Non fu per noi veduto anco il più degno;
+L'alto sembiante e l'armi sue son prove,
+Ch'egli ha di Rodi in suo governo il regno,
+Ed argomento ne fa certo ancora
+Il drappel dei guerrier, che sì l'onora.
+
+
+XXXI
+
+Tendi ben l'arco e su la corda incocca
+La freccia più mortale impiagatrice,
+Chè se per tua faretra egli trabocca
+Farai con un sol colpo Asia felice.
+Come a Georgo riserrar la bocca
+Alcmer discerne, ei la riapre e dice
+Rivolgendo le ciglia al ciel superno
+Inverso di Maccon, nume d'inferno:
+
+
+XXXII
+
+Se la percossa, che nel petto invio
+Al Re di Rodi, per cammin non erra,
+Ma fatta ubbidiente al desir mio
+Trapassandogli il cor morto l'afferra,
+Maccone, a te tutte le spoglie, ed io
+Per te dirommi fortunato in guerra,
+Appenderotti la faretra e l'arco,
+Ora del tuo favor non m'esser parco.
+
+
+XXXIII
+
+Tacque, e per gaudio gli sfavilla il guardo,
+E giù nel petto il cor gli si commove,
+E lo strale più reo sceglie non tardo,
+E n'arma l'arco a le bramate prove;
+E perch'a morte ei vada, il crudo dardo
+Piantar nel cavalier guarda ben dove;
+Poi la piaga volar per l'aria lassa,
+Ma dal guerrier da lunge ella trapassa.
+
+
+XXXIV
+
+Sfodra la scimitarra, indi si scaglia
+Rapido inverso Folco; ei lo rimira,
+Ed incontrato per la via gli taglia
+La fierissima man che l'arco tira;
+Nè però dà riposo a la battaglia,
+Ma gli squarcia i polmoni, ond'ei respira,
+Alcmer feroce in fra le pene estreme
+Verso Georgo così parla e freme:
+
+
+XXXV
+
+Ah che de la mia vita il tempo è corso,
+E di me la memoria mi tormenta;
+Però squarciami il cor, dammi soccorso
+Contra la morte ch'a venirne è lenta.
+Allor Georgo: ed a che dir sei corso?
+Parti ragion, che tai parole io senta,
+Ch'offenda te, che te di vita io privi?
+Io, ch'amo il viver mio perchè tu vivi.
+
+
+XXXVI
+
+Rinfranca l'alma; le ferite dure
+Condurransi a salute, anco sperarsi
+Ben lece onor ne le stagion future;
+Chè non è biasmo un cavalier piagarsi.
+Alcmer crucciato e con sembianze oscure
+Altamente gridava: in chi fidarsi
+Deve oggi l'uom, s'egli trabocca in fondo?
+Ah che qua giuso è tutto froda il mondo.
+
+
+XXXVII
+
+Non ho più scampo alcun, meco dimora
+Non può far l'alma, ed io riprego in vano;
+E perch'afflitto e con angustie io mora
+Ecco mi nega un mio fedel sua mano;
+Orsù rimanti e non m'udir, ch'or, ora
+Verrammi a quì scannar ferro cristiano;
+E sotto i colpi lor mi vedrai steso,
+E non estinto sol, ma vilipeso.
+
+
+XXXVIII
+
+Se pur verrammi tal miseria, attendi
+Che da l'ombra infernal spirto sdegnoso
+Deggia apparirti, e con sembianti orrendi
+Mai, nè notte, nè dì, darti riposo.
+Georgo rispondea: chiaro comprendi
+Se de le pene tue vivo doglioso,
+E se tolto da te la vita ho cara,
+Da questa mia percossa oggi l'impara.
+
+
+XXXIX
+
+Nè pose fine al dir, che dentro al seno
+La cruda spada per lo core immerse
+In fino a l'ultimo else, e sul terreno
+Di caldo sangue un largo fiume aperse;
+Ed indi a poco infievolito a pieno
+Alcmer d'ombra mortal si ricoperse;
+Nè su quel punto si faceano altrove
+Con ferro atroce meno orribil prove.
+
+
+XL
+
+Era pugnando il fier Baglione intanto
+Fra i turchi acciar di sua salute incerto,
+Il cimier scosso, traforato il manto
+E l'ampio scudo in cento lochi aperto;
+Ma barbaro guerrier non ebbe vanto
+Che 'l nobil volto di pallor coperto
+Men minacciasse col terribil guardo,
+O fosse il brando ad impiagar più tardo.
+
+
+XLI
+
+Crudo al popolo avverso, e a i duci loro
+Apparìa di Perugia il novo Marte,
+Quando a lui non lontan giunse Medoro,
+D'onorato Imeneo nato a Giassarte;
+Egli del pel, ch'esser dovea fin'oro,
+Non mostrava le labbra anco cosparte,
+Che visto avea d'april l'aura serena
+Destare i fior diciotto volte a pena.
+
+
+XLII
+
+Ebbe per madre Aspasia; ed ella nacque
+Del ricco Erimedonte, alto Signore
+La, 've 'l monte Sigeo bagnano l'acque,
+Cui fama dier l'Agamenonie prore;
+Quivi nato a Medoro altro non piacque,
+Salvo foreste e boschereccio orrore,
+Ed ivi al fier cinghial tessere aguati,
+E di molossi fier sentir latrati.
+
+
+XLIII
+
+Spesso al garzon contra le belve errante
+Mostrato fu ne la montagna Idea
+L'antica valle, ove di bel sembiante
+Il pregio diessi a l'Acidalia Dea;
+E spesso rimirò l'ombrose piante
+Ove il nome d'Enon Pari scrivea,
+Ed ove colma il cor di rei tormenti
+Ella pianse la fè dispersa a i venti.
+
+
+XLIV
+
+Ma sì fatte d'umor memorie antiche
+Dentro il seno del tempo anco ben chiare,
+Benchè per uso a gioventute amiche,
+Al giovinetto cor poco eran care;
+Ben, se mai giunse ne le piaggie apriche
+Ove Scamandro se ne corre al mare,
+Ei chiedeo, come ardesse, ed in qual loco
+L'armata argiva per l'Ettoreo foco;
+
+
+XLV
+
+Spiò, volgendo in petto alti pensieri
+De l'altiere battaglie al suono inteso
+Ove, mirabil preda i gran destrieri
+Tolse Diomede e diè la morte a Beso;
+Ove di Licia tra' miglior guerrieri
+In terra Sarpedon giacque disteso,
+E dove da Nettun si fece audace
+Scampo de' Greci il Telamonio Aiace.
+
+
+XLVI
+
+Fra tai vaghezze in essercizj duri
+Gli anni afforzava de l'inferma etate,
+Quando il grande Ottoman trombe e tamburi
+Fe' passeggiar per le provincie armate;
+Quì reggendo ei, come ciascun procuri
+Terger le spade e le saette alate,
+E gli scudi indorar, fra tante squadre
+Armarsi volle, e seguitare il padre.
+
+
+XLVII
+
+Ned ei glielo contese; anzi bramoso,
+Ch'egli per tempo di valor s'adorni,
+Diello in guardia a guerrier, che glorioso
+Tra bei sudori ha trapassati i giorni;
+Coimbro ei s'appellò, tra monti ascoso
+Ei facea riposando i suoi soggiorni,
+Già canuto le chiome, e per Giassarte,
+Come buon servo, ridonossi a Marte.
+
+
+XLVIII
+
+A' cenni di costui le piante volve
+Medor, nè de la morte avea spavento;
+Ma tra gli scossi acciar sparso di polve
+Oggi più che giammai mostra ardimento:
+Entro giubba di seta il busto involve
+Sciamito azzurro, ove serpeggia argento
+Ogni parte trapunta in fino al lembo
+Di gemme colte a l'Eritreo nel grembo.
+
+
+XLIX
+
+Sotto vago cimier ch'alto risplende
+Per piume, onde airon videsi alato,
+La fronte giovenile orna e difende
+Sopra le chiome d'or feltro dorato;
+Giù da cinto di smalti il brando pende
+Ed ha ne la sinistra arco lunato,
+E la faretra gli sonava al tergo,
+D'acuti strali singolare albergo.
+
+
+L
+
+Dentro sì ricca pompa egli s'avanza
+Correndo fier tra l'affannate genti;
+Di leon giovinetto avea sembianza
+Non molto esperto a disbranare armenti,
+Ma che sentendo ognor più gran possanza
+Crescer ne l'unghie e ne gli orribil denti,
+Vagheggiando i gran velli aspro minaccia,
+E va tra' boschi a riprovarsi in caccia.
+
+
+LI
+
+Tal fu Medoro, e nel Baglion guardando,
+Assaltarlo da presso ebbe desire,
+E già stringea ferocemente il brando
+Quando Coimbro intepidì quelle ire:
+Lascia, diss'ei, tanta vaghezza in bando,
+Che per tua man questo è soverchio ardire,
+Spesso in guerra a morir la gloria alletta;
+Non l'appressar, ma di lontan saetta.
+
+
+LII
+
+Ed egli ascolta, e non ascolta in vano,
+Che tendea l'arco e non moveva il passo.
+Astorre il vide, ed inchinò la mano
+Verso il terreno, e sollevonne un sasso,
+Un sasso tal, ch'altri levar dal piano
+Male oserebbe e non venirne lasso,
+E l'alto cavalier tal se ne affanna
+Qual farebbe in lanciar tronco di canna.
+
+
+LIII
+
+Vola la rupe e per lo voto calle
+Ronza feroce, e tutta l'aria scote,
+E nel corso bramato ella non falle,
+Che 'n mezzo al petto del garzon percote:
+Ei crolla e sul terren batte le spalle,
+E di freddo pallor tinge le gote,
+E vicino a morir singhiozza sangue,
+E cade l'arco da la man che langue.
+
+
+LIV
+
+Forte al suo traboccar Coimbro stride;
+E su quel punto ecco Giassarte apparse,
+E su la piaggia riversato il vide,
+Ed alto di pietate incendio l'arse;
+Se la forza del duol quì non l'ancide,
+Dic'ei, mediche man non gli sian scarse;
+Coimbro, a la tua fede oggi ne caglia;
+Chè me chiama a pugnar l'aspra battaglia.
+
+
+LV
+
+Posto quì fine al dir stringe la spada
+Ricoprendo d'oblio la propria pena,
+Ed eccitando i suoi prende la strada
+Ove furor contra il Baglione il mena;
+Toro sembrò, ch'arso d'amor sen vada
+Con adirato piè spargendo arena,
+Quando il corno arrotando empio si sdegna,
+Ed inverso il rival move l'insegna.
+
+
+LVI
+
+E di sì torbida ira il cor bolliva
+Sotto il caldo del dì, ch'ei non sofferse
+I fregi, onde la fronte alto guerniva,
+Ma via scagliolli infra le turbe avverse;
+Allor fiero da gli occhi incendio usciva,
+E le chiome sul collo ivan disperse,
+E soffio d'aura ne venia coprendo
+In parte il volto e più faceasi orrendo.
+
+
+LVII
+
+Gridava alto il Baglion: gente diletta,
+Chi stringe il brando? o chi la picca afferra?
+Questa è battaglia sacra, oggi n'aspetta
+Gloria nel ciel, se non vittoria in terra.
+Per questi detti infra Cristian s'alletta
+Novello ardire e s'inaspria la guerra;
+Ma d'altra parte divenendo atroce,
+Più che non suol, Giassarte alza la voce:
+
+
+LVIII
+
+Domaste l'Asia, ed i superbi regi
+Condannaste a soffrir dura catena?
+Coglieste là di tante palme i pregi
+Per dissiparli quì su questa arena,
+O d'Orïente vincitori egregi,
+Ove viltate, ove timor vi mena?
+Non vi cal d'Ottoman? così dicea,
+E quinci orrenda la battaglia ardea.
+
+
+FINE DEL CANTO XVII.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI
+
+AL CANTO XVII.
+
+
+Il Poeta diede a questo canto l'argomento che siegue: «Nel XVII si
+narra la battaglia fra Ottomano e' Rodiani, mentre Amedeo era contra
+Turchi in riva al mare.»
+
+La prima censura del cav. d'Urfè cade sopra un punto di tattica
+militare. Perciocchè vedendo Folco, Gran Mastro di Rodi, che i suoi
+erano per trovarsi disciolti e costretti a fuggire, ordinò che
+formassero un cerchio, ossia una _battaglia ritonda_, e che mostrando
+il volto rispingessero colle picche l'assalto de' nemici. È facile il
+vedere, che la _battaglia ritonda_ si assomiglia (mutata la figura) al
+_bataillon carré_ de' tattici moderni. Ora sentiamo l'osservazione del
+critico: «il dit que Foulques avait fait un bataillon de touttes ses
+gens tout entourné de piques et en rond, de telle sorte que rien ne le
+pouvoit offancer que les fleches: et touttes fois il dit qu'Ottoman a
+cheval en tue un grand nombre. Il samble qu'il y aye en cela de la
+contradiction.» Ma veramente il poeta attribuisce ad Aletto l'aver
+aperto quella selva di picche per dar luogo ad Ottomano d'entrare nel
+battaglione ritondo, e fare scempio de' Cristiani; cossicchè non vi ha
+errore d'arte militare.
+
+Aggiunge l'Urfè non essere costume del Gran Signore de' Turchi
+l'entrare in battaglia, salvo il caso che v'abbia pericolo d'una
+grande sconfitta; e che perciò non doveva il Poeta far combattere
+Ottomano in uno scontro, dove non era periglio sì grande. Parmi che il
+censore sia troppo severo: a' poeti si debbono dare consigli e
+precetti, non porre le pastoje.
+
+Sottigliezza, non verità, ravviso nell'altra censura del cav. d'Urfè;
+dove riprende il Chiabrera per aver fatto che una saetta indirizzata
+da Valguarnera ad Ottomano, fosse traviata per cura d'Aletto (st. 17):
+
+ «....... fa volar spedito
+ Quadrel non vile infra maestri arcieri;
+ Ei ratto andava ad Ottoman nel petto;
+ Ma s'interpose e traviollo Aletto.»
+
+Ciò non è possibile, dice l'Urfè, per non avere il Demonio cotal
+possanza; e se il Poeta intendeva imitare Omero, dovea ricordare che
+nel Greco sono Dei che fanno di sì fatti portenti, non sono demoni. Ma
+secondo la volgar credenza sull'arte magica, uno spirito infernale
+poteva operare cose troppo maggiori che non è il deviare una saetta
+dalla mira cui l'indirizza l'arciere.
+
+Con migliore avvedimento scrive il Censore le parole seguenti: «Le
+discours d'Alcmar et de Giorgo est trop long et le poete fait quee
+Giorgo se tue sans raison, car ne voyant point son ami encores mort,
+il devoit le porter en lieu, ou il le peut faire panser, et s'il
+mouroit il luy eust esté alors plus permis de se tuer pour la perte de
+son amy, ou pour le suivre.» Non perciò approvo che Georgo potesse
+uccidersi per seguitare il suo amico; ma, come già dissi, l'Urfè era
+scrittore di Romanzi, e la virtù romanzesca non è la verace.
+
+L'ultima censura non mi piace, dando colpa al poeta di ciò, onde altri
+dovrebbe lodarlo; stantechè accennando il Chiabrera la patria e la
+casa de' guerrieri si spianava la via ad onorare città e famiglie.
+»Alors qu'il nomme quelqu'un, il dit d'ou il est et quel il est et
+commant venu en ce lieu, ce qui interromt infiniment le discours;
+c'est pourquoy si ce n'est pour un ou deux dans tout un livre, les
+poetes ont accoutumé d'en dire fort peu en leur propre personne, mais
+la font dire par d'autres, ou aux revues generalles ou en quelque
+autre occasion.
+
+
+
+
+CANTO XVIII.
+
+
+ARGOMENTO.
+
+_Racconta a Dardagan Panta ferita,
+Che per Alfange vendicar ne muore.
+Egli della donzella a se gradita
+Sente novella; dove il guida amore
+Corre a cercarla, e quella trova in vita.
+A lui promette Berenice il core,
+Se dona morte al sommo Duce Ispano;
+Ed egli tosto il fa cadere al piano._
+
+
+I
+
+Quivi da l'armi e da lo stuol più folto
+Fuggia Seleuco scolorito in faccia
+Verso le mura; e pur sul piè disciolto
+Fier Dardagan ne la vil fuga il caccia,
+E da se per la via lunge non molto
+Vede un guerrier, ch'impallidito agghiaccia
+Versando sangue, ed irrigando il piano,
+Dal braccio, onde recisa era la mano.
+
+
+II
+
+Siede in sul suolo, et ad un tronco annoso
+Di salvatica quercia appoggia il fianco,
+E mal reggeva, a rimirar pomposo
+Per grande ala di cigno il cimier bianco;
+Or visto Dardagan, nel cor doglioso
+Gli spirti aduna, che venian già manco,
+Indi la lingua nel gran duol dispiega,
+E che s'arresti ad ascoltare il prega:
+
+
+III
+
+Guerrier, se di Maoma il nome adori,
+Deh per un tuo consorte il corso affrena,
+Chè se teco disfogo i miei dolori,
+Sarà men grave del morir la pena.
+Ed ei rivolto de le spoglie a gli ori,
+Ed a l'angoscia che a morire il mena,
+Vinto da la pietà rompe il cammino
+Ed a l'egro Campion fassi vicino.
+
+
+IV
+
+E così gli dicea: sgombra l'affanno,
+Che per te non mortal fia la ferita;
+E prendi a dir; tuoi desideri avranno
+Di vera fede ogni cortese aita;
+Qui l'altro fra' sospir ch'al ciel sen vanno
+Lentamente soggiunge: odio la vita;
+E come sian miei detti al fin venuti,
+Non mi saprai dannar, ch'io la rifiuti.
+
+
+V
+
+Caso dirò, che di tacersi è degno;
+Ma perc'ho di morir fermato in mente,
+Per mio conforto a favellarne vegno;
+Dunque presta al mio dir l'orecchie attente:
+Ebbi per patria di Panfilia il regno,
+E nacqui in Perga di ben nobil gente,
+Donna di gran tesor, Panta è mio nome,
+Or moro in Rodi, e narrerotti come.
+
+
+VI
+
+Reggeva Alfange de le genti armate
+In quei paesi a suo volere il freno,
+Alfange, a cui ciascun d'alta beltate
+Negò trovarsi paragon terreno;
+L'alme sembianze, e da ciascun lodate,
+Appena viste io pur lodai non meno,
+Ed a la vita mia d'aspro tormento
+Ciò fu cagion, ma non però men pento.
+
+
+VII
+
+Un dì d'april, che la stagione acerba
+Sen fugge, ed è del Sol più chiaro il lume,
+Per le campagne io mi godea su l'erba
+L'odor de' prati al mormorar d'un fiume;
+Ed ecco in pompa di tesor superba,
+Ed in sembianza oltra l'uman costume
+Alfange a gran destrier lentava il morso,
+Seguendo l'orme d'un bel cervo il corso.
+
+
+VIII
+
+Ornavano con frange il busto altiero
+Su ceruleo tabì nastri gemmati;
+Ed in faretra custodiva arciero
+Scherzo de le sue man strali ferrati;
+Spandea fuor de la bocca il buon destriero
+Forte i nitriti e da le nari i fiati,
+Falbo di manto, e riposava appena
+I piè non stanchi in su l'erbosa arena.
+
+
+IX
+
+Ma sul volto, onde pel non anco usciva,
+Infra gigli fiorian rose novelle,
+E da lo sguardo sfavillar sì viva
+Luce vedeasi, come in ciel due stelle;
+Parean di sua beltà la bella riva
+E la bell'onda divenir più belle,
+E l'aura vaga gli volava intorno
+A far più l'oro de la chioma adorno.
+
+
+X
+
+A tanta vista io mi rivolsi, e stretto
+Tenere il fren non valsi a' miei desiri
+Sì, che da me rubella uscì dal petto
+L'anima tra gli affanni e tra i sospiri,
+E, come dir non so, provai diletto,
+E ne l'istesso tempo anco martiri,
+E pianti sparsi, e trasformai sembiante
+In gran pensieri ora arsa, ora tremante.
+
+
+XI
+
+Al fine io seco di sposarmi elessi,
+Quinci l'immense mie ricchezze offersi,
+Ed esposi ver lui preghi dimessi,
+Nè furo i suoi pensier da' miei diversi;
+Degnommi in somma; ma quei giorni istessi
+Erano i duci d'Ottoman conversi
+A l'assalto di Rodi, ond'egli pose
+Indugio a terminar l'opre amorose.
+
+
+XII
+
+Così sarpossi, e l'ampie vele alzaro
+Lunghi nel mare a ritentar viaggi;
+Allora in Asia m'apparì men chiaro
+Il Sole, e foschi rimirai suoi raggi;
+E solo a' sensi miei vita serbaro
+I mandati da lui spessi messaggi,
+E col pronto pensier la rimembranza
+E la sì cara a gli amator speranza.
+
+
+XIII
+
+Ma pur le ciglia lagrimose e meste
+Portai mai sempre; e vaghe piaggie e liete
+Furonmi lassa a rimirar moleste,
+Nè da' sonni notturni ebbi quiete;
+S'a te l'armi d'Amor son manifeste,
+O mai cadesti a l'invisibil rete,
+Non mi saprai negar, che non sia forte
+Di lontananza il duol come la morte.
+
+
+XIV
+
+Che far dovea? de le guerriere imprese
+Il fine aspetto? la dimora è rea;
+Vadone a lui? se mi partia, palese
+Vario contrasto apparecchiar vedea.
+In cotale stagion dunque si prese
+Il consiglio per me, che rimanea;
+In militari spoglie io mi rinvolsi,
+Ed a la vecchia madre indi mi tolsi.
+
+
+XV
+
+Chiara di sangue una compagna sola
+Eleggo taciturna a mio conforto;
+Dassi de' remi in acqua, il legno vola,
+Giungo di Rodi lietamente in porto;
+Quì d'Alfange dimando, altra parola
+Misera non udii, salvo egli è morto;
+Ah fossi stata sorda e stata muta,
+O sommersa nel mar pria che venuta.
+
+
+XVI
+
+Velasco, duce de le torme ispane,
+Crudo il trafisse; io di morir fermata
+Tutto oggi seguitai l'arme ottomane,
+Ed era meco la compagna armata;
+Fu nostro voto ritrovar quel cane
+E co' denti sbranar la carne odiata,
+Ed il sangue succhiar de l'empie vene,
+E per tal guisa vendicar mie pene.
+
+
+XVII
+
+Ma ci provammo in van; scura mia vita,
+Chè de gli afflitti non ha ben la speme;
+Pugnai, ma come vedi empia ferita
+E le mie forze, e le mie membra ha sceme;
+Così carca di pena aspra infinita
+Corro languendo inverso l'ore estreme;
+Pur del punto mortal prendo diletto
+Che porrammi d'Alfange anzi il cospetto.
+
+
+XVIII
+
+Così diceva, ed inchinò la fronte
+Di dolor grave; e Dardagano allora,
+A cui di lei le dignità son conte,
+Dolce risponde, e quanto può l'onora:
+Donna, mie voglie a te servir son pronte,
+Di Panfilia nel regno io fei dimora,
+Et ad Alfange il bel vissi devoto,
+Fui seco in Perga; non parlasti a vôto.
+
+
+XIX
+
+È ver che su le mura ei cadde a terra,
+Ma cadde carco d'onorati fregi,
+E sì fatto morir non spiacque in guerra
+In alcun tempo ai sommi Duci e Regi:
+Or per segno d'amor, ben che sotterra,
+Certo ei non vuol che con la morte il pregi
+Rompendo in sul fiorir tuoi giorni acerbi,
+Ma che tu viva, e sua memoria serbi.
+
+
+XX
+
+L'ignota fuga da natii paesi,
+E dentro Rodi aver fermato il piede,
+Non ti perturbi il petto; alme cortesi
+Potran forse biasmare atto di fede?
+Tal con accenti di pietate accesi
+L'afflitta donna a consolar si diede
+Frodando in parte sue miserie; ed ella
+Ostinata a morir così favella:
+
+
+XXI
+
+Di duo desiri la speranza avrei
+Cara morendo, ch'a le patrie genti
+S'esprimesser veraci i desir miei;
+E questi in guerra ch'io soffrii tormenti;
+Forse andranno colà d'infamia rei
+I miei pensier ch'ebbi d'amore ardenti,
+S'a mio danno avverrà, ch'amica lingua
+A l'orecchie d'altrui non li distingua.
+
+
+XXII
+
+E pur da me ne la battaglia dura
+Fu la compagna mia dianzi divisa;
+Or chi le narrerà l'aspra ventura
+De le mie piaghe? ch'io rimasi ancisa?
+Deh ritrovarla, o Cavalier, procura,
+Se sei pietoso, e del mio duol l'avvisa:
+Perchè de la compagna almen si dolga
+E le misere membra indi raccolga.
+
+
+XXIII
+
+Ha purpureo cimier, purpurea vesta
+E ne lo scudo l'immortal Fenice;
+Senza destrier co' piedi il suol calpesta;
+E nacque in Perga; il nome è Berenice.
+Qui subita d'amor calda tempesta
+Sorge nel petto a Dardagano, e dice:
+Non morir, no, le mie preghiere intendi,
+Salva te stessa, ed a sperare apprendi.
+
+
+XXIV
+
+Forse dolce stagione anco ritorna;
+Ma Berenice nel guerriero orrore
+Come lasciasti tu? dove soggiorna?
+Averà scampo dal cristian furore?
+Ah che de gli occhi e de la fronte adorna
+Son posto in fiamma e mi si stempra il core;
+E de le chiome e del bel volto a i rai
+Sono i miei spirti inceneriti omai.
+
+
+XXV
+
+Mentre il Turco dicea, dal dolor vinta
+Languia la Donna e già veniasi meno,
+Ed in freddo pallor tutta ritinta
+Faceasi de la fronte atro il sereno;
+E già la luce è ne lo sguardo estinta,
+E già s'ammorza il respirar nel seno.
+Dardagan fiso la riguarda e piange;
+Ella trapassa, e mormorava Alfange.
+
+
+XXVI
+
+Poco presso la Donna il piè riposa
+Sovra il sanguigno suol stesa e gelata
+Del Turco cavalier l'alma amorosa
+Per fervido desir tutta agitata;
+E spesso cangia via, creder non osa
+Che sia tra' rischi de la gente armata
+La gentil Damigella, e quinci ei prende
+A lei cercar fra le disperse tende.
+
+
+XXVII
+
+Pentesi poscia, e ver colà sen giva
+Ove più de la guerra il grido è fiero;
+E scorge non lontan, che su la riva
+Movea quasi smarrito un cavaliero;
+Come fu da vicin, rosso appariva
+Ondeggiar su la fronte il gran cimiero,
+E d'ostro rosseggiar la sopravesta,
+E quinci in Dardagan speme si desta.
+
+
+XXVIII
+
+Affretta i passi, e de le ciglia il lume
+Affisa de lo scudo entro l'acciaro,
+E vede ivi dipinto arder le piume
+L'augel, c'ha ne la morte il suo riparo;
+Allor, come gli amanti han per costume
+Fu gelo, ed i suoi spirti in fiamma andaro;
+Fermossi, e poscia di se stesso in bando
+Rapido in verso lei mosse gridando:
+
+
+XXIX
+
+O tanto amata, o del mio cor desire,
+E qual ventura or mi ti fa presente?
+Vaneggio io lasso? o pur del tuo venire
+Con esso me l'altrui parlar non mente?
+O Berenice. A così fatto dire
+La Donna di timor s'empie repente,
+E di se stessa gelosia la punge,
+Nè sa parlar; ma Dardagan soggiunge:
+
+
+XXX
+
+Deh qual temenza oggi t'ingombra il core?
+Perchè taci con me? chi ti ritiene?
+Panta mi rivelò l'atto d'amore
+Per cui venisti ignota in queste arene;
+Io mi son Dardagan; pensa l'ardore
+Che sì forte m'avvampa entro le vene;
+E di chi muor per te prendi mercede,
+E confidati omai ne la mia fede.
+
+
+XXXI
+
+Ahi lasso me, fra tante spade e tante,
+Perchè nel cor non mi passò ferita?
+O d'AMEDEO non traboccando avante
+Sotto la fiera man perdei la vita?
+Dunque sarò sì sfortunato amante,
+E fia la fede mia sì mal gradita,
+Ch'oggi per mio conforto, e per tuo scampo
+Tu mi rifiuti fra tante arme in campo?
+
+
+XXXII
+
+La Donna udendo, di stupor non poco
+L'anima adempie, indi formò tal note:
+Panta quando lasciasti? ed in che loco?
+Spavento de' suoi rischi il cor mi scote.
+E quegli ardendo in amoroso foco
+Le trapassate cose a lei fa note,
+Come Panta incontrò, ciò ch'ella disse,
+E come de la piaga alfin morisse.
+
+
+XXXIII
+
+A questo annunzio da cordoglio oppressa
+Disciolse Berenice alti sospiri,
+E tratta dal dolor fuor di se stessa
+Stavasi taciturna infra martiri.
+Dardagan tace alquanto, indi non cessa
+Di seguir gli ardentissimi desiri,
+E raccogliendo i suoi pensier, dislega
+Alfin la lingua, e sì lusinga e prega:
+
+
+XXXIV
+
+Quantunque di pietà spada rubella
+Abbia chiusa la strada a' desir vostri,
+Pur grandi atti di fede inver la bella
+E nobil Donna son per te dimostri,
+Qua giuso in terra narreransi, ed ella
+Non taceralli ne' superni chiostri;
+Però tanta tuo cor doglia non prenda
+Del caso occorso, ove non vedi emenda.
+
+
+XXXV
+
+E se Panta apparì tanto amorosa
+Ch'a la patria lasciar dispose il core,
+E corse per lo mar via perigliosa,
+E de la morte soverchiò l'orrore,
+E se tu fosti a lei seguir bramosa
+Là, 've sì forte la traeva amore,
+Gran miracol parrà, s'oggi disprezza
+Pur di lasciarsi amar tua giovinezza.
+
+
+XXXVI
+
+Ma se la legge appresso te s'onora
+Che per ogni mortal detta natura,
+Deggio sperar, che tua pietate ancora
+Porga a le fiamme mie lieta ventura;
+O sempre cara e fortunata l'ora
+Che nella mente mia sì fresca dura,
+Quando questi occhi a tua beltà conversi
+Non mai qua giù nel mondo usa a vedersi.
+
+
+XXXVII
+
+Ne la bella stagion, che 'l Sol rimena
+Più lunghi i giorni, ed ei più caldo appare,
+Tu sul vago mattin presso l'arena
+In snella prora trascorrevi il mare;
+Mormorava nel cielo aura serena
+Onde erano a mirar l'onde più chiare,
+Il mondo tutto di beltà splendea,
+Ma teco posto in paragon perdea.
+
+
+XXXVIII
+
+Candida era tua gonna, e d'ognintorno
+Dispiegava tesor d'aurei lavori,
+E di ricchi giacinti un cinto adorno
+La stringeva sul sen tra smalti ed ori,
+E su le chiome, onde fin oro ha scorno
+Spandeva cari odor cerchio di fiori,
+E tal con ammirabili sembianti
+Lieta formavi ora sorrisi, or canti.
+
+
+XXXIX
+
+Se 'n quelle spume, e d'Ocean nel regno
+Hanno incogniti numi alcun ricetto,
+Come affermarsi suol, credere è degno
+Ch'allor fosse ciascuno arder costretto;
+Io certamente senza alcun ritegno
+Corsi a le fiamme, e tutto accesi il petto
+E dentro a giocondissimo martiro
+Se n'andò la mia vita in un sospiro.
+
+
+XL
+
+Da indi innanzi non sentii giammai
+Ne gli occhi sonno e ne la bocca riso;
+Ben portai sempre, e tu medesma il sai,
+Scura la fronte e scolorito il viso;
+Ed in foco, ed in giel piansi e cercai
+Conforto al cor da' tuoi begli occhi anciso;
+Sparsi lamenti ognor, querele crebbi
+A te chiedendo aita, e mai non l'ebbi.
+
+
+XLI
+
+Deh, se spedita da gli umani affanni
+Passi in prosperità ben lunga etate,
+E mal grado al venen de gl'invidi anni
+Veggasi rifiorir tua gran beltate,
+Ostinato rigor non mi condanni
+A sempre tormentar senza pietate,
+E non si faccia del mortal mio scempio
+A l'alma de gli amanti odioso esempio.
+
+
+XLII
+
+Al fervido pregar tien Berenice
+I fulgidi occhi in Dardagano intenti,
+E dopo alquanto apre la bocca e dice,
+Mentre colui sparge sospiri ardenti:
+Certo il nostro pensier fu mal felice;
+Ma non sian pronte a biasimar le genti
+Se noi sponemmo ne la guerra ardite
+A l'inimico acciar le nostre vite.
+
+
+XLIII
+
+Che se donzelle, ed a non cinger nate
+La spada, ed a pugnar poco guerriere,
+Contra ogni belva non per tanto armate
+Fummo famose e bene esperte arciere;
+Or di questo non più: le membra amate
+Vili sul suol non lascerò giacere,
+E vedrà procurar l'alma diletta
+La sua bramata infra Cristian vendetta.
+
+
+XLIV
+
+Dunque disponti, ed al guerriero ispano,
+Ch'ad Alfange portò l'ora funesta,
+Movi all'incontra, e con la nobil mano
+Fa traboccar l'abbominata testa;
+A sì gran risco non ti poni in vano,
+Chè di me conquistar la strada è questa;
+Tuo valor gradirò, quando ti caglia
+Questa, ch'io dico, esercitar battaglia.
+
+
+XLV
+
+Allora Dardagan, sparso la faccia
+Di novo gaudio, e sfavillando i guardi,
+Non può frenarsi, ed a l'Ispan minaccia,
+E gli assalti al suo cor sembrano tardi;
+Innalza l'arco, e grida: in van procaccia
+Schermo contra il ferir di questi dardi;
+Del più forte ed acuto il cor gli piago:
+Non temer, donna, il tuo desire è pago.
+
+
+XLVI
+
+Conosco lui, le spoglie onde egli è adorno;
+Ho contezza de l'armi, onde risplende,
+E so, dove poc'anzi ei fea soggiorno,
+E colà tuttavia forse contende;
+Ma, s'egli a disparir quinci dintorno
+Non veste l'ali ed a volar non prende,
+O pur non si sommerge in mezzo a l'onda,
+Non fia, ch'oggi a miei guardi ei si nasconda.
+
+
+XLVII
+
+Così diceva, e con la donna a lato,
+Ove la gente combattea s'invia,
+E gli occhi volge ad ogni duce armato,
+Ed armi e spoglie fissamente spia;
+Nè molto va, che 'l cavalier cercato
+Da lunge scorge; ei coraggioso apria
+Folto stuolo de' Turchi, e si fea strada
+A somme glorie con la nobil spada.
+
+
+XLVIII
+
+Qual vien tra' gioghi d'Apennin canuti
+Per molta neve il cacciator gioioso,
+S'alfin ritrova de' cinghiali irsuti
+L'aspro covil tra dure selve ascoso,
+Tal gode il Turco, e de gli strali acuti
+Un tinto di licor più venenoso,
+Pon su la corda, indi traea dal core
+Fervide voci e ripregava amore:
+
+
+XLIX
+
+Amor, che su per l'alto il volo affretti,
+Ed in terra ed in mar dispieghi l'ali,
+Sì ch'al nome di te rendi soggetti
+Con la faretra eterna i cor mortali,
+Amor mio solo nume, odi i miei detti,
+E contra quel fellon reggi miei strali,
+Perchè sgombrando il cor d'aspri dolori
+Più le tue leggi e le tue forze onori.
+
+
+L
+
+Sì grida, e di grande ira arso le vene
+Scocca il fiero quadrel con studio intenso,
+Che trasvolando va l'aure serene,
+Rivolgendo al suo suono il popol denso;
+E finalmente al grande Ispan perviene;
+Nè tanto valse de lo scudo immenso
+Il terso acciaro e l'interzate cuoia,
+Che di quel colpo il cavalier non muoia.
+
+
+LI
+
+Trafitto a sommo il petto egli trabocca;
+E sembrò scoglio, che per lunga etade
+Combattuto da l'onde al fin dirocca,
+E fa lunge sonar l'erme contrade.
+Il Turco a lieti gridi apre la bocca,
+E volto a riguardar l'alta beltade
+De la donna gentil fatta gioiosa,
+Ei non tiene nel cor la fiamma ascosa.
+
+
+LII
+
+Dicea: nobil cagion de' miei martiri,
+Tue giuste voglie ecco appagate or vedi
+Per la faretra mia: s'altro desiri
+Dal tuo fedele, apri la bocca e chiedi;
+Se con nemico duce altro t'adiri,
+Te 'l mirerai senza dimora a' piedi
+Qui da me tratto a supplicar la vita,
+E spegnerollo con mortal ferita.
+
+
+LIII
+
+Degg'io trapassare alpe? o varcar fiume?
+O trascorrer di mare onde spumose?
+Tutto farò; di vero amor costume
+È superar l'insuperabil cose;
+O chiara fronte, e de' begli occhi o lume
+Onde avrà la mia vita ore gioiose,
+O alma in terra ed immortal sembianza,
+Come quì vi ritrovo oltra speranza?
+
+
+LIV
+
+Non ben duolsi d'Amor l'umano ingegno
+Come solo comparta affanni estremi,
+Ch'egli al fin con ragion governa il regno,
+Ed a chi merta non defrauda i premi.
+Così parlava, e che non stava a segno,
+Ma vaneggiava ne' piacer supremi,
+Vide la bella donna, onde sorrise,
+Ed a quel favellar termine mise.
+
+
+LV
+
+Poi ch'oggi senza Panta il Ciel mi serba,
+Dic'ella, in vita lagrimosa e dura,
+Scorgimi tu dove ferita acerba
+Sparse i begli occhi suoi di nebbia oscura;
+Il nobil corpo, che si sta su l'erba,
+Chiama da la mia fe' sua sepoltura;
+Nè da quest'alma afflitta ella s'oblia.
+Ratto ascoltando Dardagan s'invia.
+
+
+FINE DEL XVIII CANTO.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI
+
+AL CANTO XVIII.
+
+
+«Nel XVIII si raccontano gli amori di Panta e di Alfange; e di
+Dardagano e di Berenice.» Questo è l'argomento postovi dal Poeta.
+
+Le censure del Cavaliere d'Urfè sovra questo canto sono due. Ecco la
+prima: »Pante raconte a Dardaganio (_sic_) sa fortune, estant si
+blessée, qu'elle meurt a l'heure mesme: le poete la fait amuser en cet
+estat a descrire des choses ou il ny a pas apparance, comme a
+particulariser la beauté des habits d'Alfange et de son cheval, ny
+ayant pas apparance que se santant deffaillir elle s'amusat a ces
+petites choses.» Non ardirei allontanarmi dall'opinione del Critico.
+
+Trascrivo la seconda: «Le discours long de Dardagonio (_sic_) avec sa
+maistresse est hors de temps, car il s'amuse a desduire (leg.
+_descrire_) les habits de sa maistresse et la douceur de son chant au
+lieu de vanger Pante, d'en aller querir le corps et l'enterrer, ou
+faire quelque autre chose conforme au lieu, au temps et la personne.»
+È verissimo che Dardagano si piace nel descrivere il vestire e
+l'adornarsi il capo di Berenice; ma non trovo che si fermi a parlare
+del canto di lei; avendolo appena ricordato nell'ultimo verso della
+st. 38:
+
+ Lieta formavi ora sorrisi, or canti.
+
+
+
+
+CANTO XIX.
+
+
+ARGOMENTO.
+
+_Sotto mentito volto un demon reo
+Prende a Folco narrar fìnta novella,
+Che la turba in seguir, cadde AMEDEO,
+E fu estinto nel mar dalla procella;
+Ma l'inganno infernal nulla poteo,
+Che il confortò con l'immortal favella
+L'Angelo dell'Eroe: così la speme
+Del soccorso vicin, fa ch'ei non teme._
+
+
+I
+
+Fiero intanto Ottoman per varia strada
+Riversando da gli occhi incendio d'ira.
+Vibra nei Rodïan fulminea spada
+Là, ve più forte contrastarsi mira;
+Ma ch'a terra disperso il popol cada
+Sotto il fìer Turco Telamon sospira,
+E parte freme, e dentro il petto altiero
+Ei così favellava al suo pensiero:
+
+
+II
+
+Deh che discerno? ogni faretra, ogni asta
+Oggi in battaglia a' Rodïan vien meno?
+Ed al grande AMEDEO forza non basta
+Sì che questo leon si tenga a freno?
+Or se per nostro scampo in van contrasta
+L'ultimo sforzo del valor terreno,
+Ombra oscura di morte oggi mi copra,
+Ma procacciando onor per nobil opra.
+
+
+III
+
+Disse, ed al fianco egli ripose il brando;
+E diè di man su la sanguigna riva
+A l'armi d'uno arcier, che palpitando
+Giacea piagato, e sul morir languiva;
+Era di Smirna abitatore, e quando
+Spogliar sentissi, egli la bocca apriva,
+E sollevando gli occhi omai già spenti,
+La voce appena egli spiccò da i denti:
+
+
+IV
+
+Oh di quale arco intra più forti eletto
+Signor diventi, e di che strali egregi?
+Se vero Turco sei, prendi diletto
+Infra Cristian di saettarne i Regi.
+E Telamone: i tuoi consigli accetto,
+Moverò con queste armi a sommi pregi,
+E s'oggi a segno i miei desiri andranno
+Saetteronne il cor del tuo tiranno.
+
+
+V
+
+Più non disse egli; e l'uno e l'altro corno
+Piega de l'arco, e fa volarne il dardo,
+Che fende l'aria, e sibilando intorno
+Al gran nemico se ne vien non tardo;
+Fora di bei tesor lo scudo adorno,
+Ma de l'arcier non ubbidisce al guardo,
+Che ne l'odiata gola il tenne fiso,
+Vedere amando l'avversario anciso.
+
+
+VI
+
+Quinci fier Telamon la spada afferra,
+E sì sen va su la calcata arena,
+Che giunge ad Ottoman per fargli guerra,
+Che la saetta era posata appena;
+Giovine capriol, che rapido erra
+Lunge da i can, che 'l cacciator scatena,
+Con corso men leggier trascorre l'erba,
+Che del timido piede orma non serba.
+
+
+VII
+
+Tal costui venne, e col lucente acciaro
+L'elmo gemmato ad Ottoman percote;
+Mille accese faville al cielo andaro,
+E sonaro le piaggie indi remote;
+I gran diamanti, onde l'elmetto è chiaro,
+Il brando, ben che fin, spezzar non pote;
+Ben del feroce Re l'animo accese,
+Ch'a lui si volse, e sul terren lo stese.
+
+
+VIII
+
+Spigne l'irata spada, aspro a vedersi;
+Piagalo in petto, e sì d'orror l'involve,
+Che sul piè Telamon non può tenersi,
+Ma cade, e gli occhi per dolor travolve;
+Ed ivi i crin via più che l'oro tersi,
+Spettacol di pietà, macchia di polve,
+E macchia quelle guance, i cui candori
+Già di mille donzelle arsero i cori.
+
+
+IX
+
+Tale albero gentil, che l'aura estiva
+E d'un ruscello il mormorar d'argento
+Solea nutrire in solitaria riva,
+Al crin de le Napee vago ornamento,
+S'unqua d'april quando più bel fioriva
+Il disperde sul suol rabbia di vento,
+Secca le verdi frondi, odor non spira,
+E pietà move in chi passando il mira.
+
+
+X
+
+Mentre in tal guisa di percosse orrende
+Cadeano Turchi e Rodïani insieme,
+Su quell'orrido strazio il volo stende
+Megera atroce, e riguardandol freme.
+Ne l'ira acerba, che vostri odii accende,
+O de l'antico Adam mal nato seme,
+Cadete a morte; e col nostro odio indegno
+Saziate alquanto l'infernal disdegno.
+
+
+XI
+
+Per cotal guisa egli bestemmia, e fiero
+Pasceasi il fier demon ne i guerrier morti,
+E pure in gran furor volge il pensiero
+Si come a' Rodïan tormento apporti.
+D'Anteo Mercurial non poco altiero
+Fra i cavalier più coraggiosi e forti,
+Fabbricossi di nembi il bel sembiante
+Ed al gran Folco appresentossi avante.
+
+
+XII
+
+L'alto AMEDEO, nel cui valor ti fidi,
+Ben contra Turchi, egli dicea, fu franco;
+Ei caccionne gran turba inverso i lidi,
+Le lor vestigia a seguitar non stanco;
+Vidi, che 'n fuga ei li disperse e vidi
+Che su l'arena gli trafisse, ed anco
+Ch'ei si spinse nel mar, folle consiglio,
+Che con immenso ardir sempre è periglio.
+
+
+XIII
+
+Addosso i vinti, che ne gian dolenti
+Verso le navi, ei per lo mar trascorse;
+Ed ecco, che di nubi e che di venti
+Grave tempesta e subitana sorse;
+Così tremendo a le nemiche genti
+Violenza d'un turbine l'absorse,
+Ed a voi senza lui fragil speranza
+Per la vittoria e per lo scampo avanza.
+
+
+XIV
+
+Senza l'invitta spada in van tu studi
+Contrasto far ne la tenzon sì dura,
+Percossi, infievoliti a casi crudi
+Ci condurrà questa giornata oscura;
+Suona le trombe, e, se ti par, rinchiudi
+Queste poche reliquie entro le mura;
+O salva te, ne la cui gran virtute
+Rodi confida, e può sperar salute.
+
+
+XV
+
+Così mentiva; e non aggiunge a queste
+Altra parola, e si coprì d'orrore;
+E per farsi stimar cosa celeste,
+Sparse sul suo sparir l'aura d'ardore.
+Turbossi Folco; e ne le ciglia meste
+I pensier gravi si leggean del core,
+Piangendo il popol suo quasi disperso,
+E l'alto pregio d'AMEDEO sommerso.
+
+
+XVI
+
+Non sa che far de le seguaci schiere,
+Se 'n campo dimorar, se dipartire;
+In campo dimorar, certo è cadere;
+Partirsi, fia con morte anco fuggire;
+Se chi parlò, de le superne sfere
+Apparve messaggier, non può mentire;
+Ma come nel suo dir fian mentitori
+Tanti, che d'AMEDEO disser gli onori?
+
+
+XVII
+
+Tra questi affanni in ver la terra inchina
+Tacito il guardo, ed è di duol confuso;
+Quando ecco l'Angiol suo gli si avvicina
+D'amabile splendor tutto rinchiuso;
+E cosparge dintorno aura divina
+Tra' mortali a sentirsi odor non uso,
+Che 'l cor rinfranca, e ravvivarlo suole,
+Indi il volo disciolse a tai parole:
+
+
+XVIII
+
+Sgombra la tema; e giù del core in fondo,
+Stabilissima sia la tua credenza,
+E ti rivolgi al Correttor del mondo,
+Chè contra il suo voler non è potenza.
+Perfido spirto, e de l'abisso immondo,
+Apparve poco dianzi a tua presenza,
+E come ei fosse de' celesti un nume
+L'orribil forma rabbellì di lume.
+
+
+XIX
+
+Mente, che d'AMEDEO la nobil vita
+Giaccia sommersa, e ti sgomenta in vano;
+Ben ci spense colà turba infinita,
+E di sangue macchiò l'ampio Oceano;
+Rado veduta, o fu nel mondo udita
+Prova in guerra simil di mortal mano,
+Cotanto il sommo Re, che 'n ciel soggiorna,
+Il suo campion d'immensa gloria adorna.
+
+
+XX
+
+Egli feroce, e più che mai possente
+Or quì rivolge il piè rapido e lieve;
+E come giunga, d'Ottoman la gente
+Fia sotto il braccio suo come al sol neve.
+Folco, sia fermo il cor, ferma la mente,
+Che de la vostra pena il tempo è breve,
+E di quel sangue, che per Dio si spande,
+Io tel rammento, la mercede è grande.
+
+
+XXI
+
+Nè di queste battaglie il tempo fiero
+Turbar ti deve, o 'l dei raccor per segno
+Che 'l Signor sommo de l'eterno impero
+Oggi vostra salute aggia a disdegno;
+Non è la forma del divin sentiero
+Come le strade de l'umano ingegno,
+Che Dio per fargli eccelsi e farli chiari
+Prova ne le miserie i suoi più cari.
+
+
+XXII
+
+Su questi detti il suo fulgor nascose
+Pur come suol, che disparisca a sera,
+Ma sparse incenso, e d'odorate rose
+Alma ed incomparabil primavera.
+Allor di Folco in ascoltar depose
+Ogni preso timor l'anima altiera,
+E sul tenor de le parole intese,
+Nel magnanimo petto a parlar prese:
+
+
+XXIII
+
+Qual sarà cor, che di viltà s'offenda
+In sommo risco di stagioni armate,
+Quando ripensi e del gran Dio comprenda
+Sovra i seguaci suoi l'alta bontate?
+Ecco è pur verità, ch'Angelo scenda
+Inverso me da le magion stellate
+E serrando la strada a' nostri danni
+Fa manifesti gl'infernali inganni.
+
+
+XXIV
+
+Come nocchier, che de la chiara Aurora
+Volse le negre antenne a i ricchi liti,
+E s'attristò ch'a la veloce prora
+Torbido euro frenasse i corsi arditi,
+Se soffia vento disiato, allora
+Alza gli spirti che giacean smarriti,
+E crescendo ne l'alma i pensier lieti
+Ara i gran campi de l'instabil Teti;
+
+
+XXV
+
+Tale il buon Folco rasserena in fronte
+L'alma cui dianzi afflisse aspro martire,
+E le sue squadre a guerreggiar ben pronte
+Empie gridando di novello ardire:
+Su, cavalier, che se n'andran ben conte
+Le vostre prove; ora infiammate l'ire
+E reggete furor che stavvi intorno
+Fin che 'l forte AMEDEO faccia ritorno.
+
+
+XXVI
+
+Ei diè lor caccia, e dissipati a pieno,
+Parte i Turchi ha sommersi in mezzo l'onda,
+Ed or sen viene a noi come baleno
+A quì rinovellar strage profonda;
+Intanto col valor ch'avete in seno
+La patria in sì gran dì fate gioconda,
+O vero in sul morir prendiam diletto
+Per bella piaga, che ci splenda in petto.
+
+
+XXVII
+
+Alto così gridava, e tra' bei lampi
+Del fiammeggiante scudo ei si rivolta
+Là, 've nel pian dei sanguinosi campi
+L'aspra turba de' Turchi era più folta;
+Nè meno a quel suo dir sembra ch'avvampi
+D'ira ogni cavalier, ch'ivi l'ascolta,
+Onde al suon de l'acciar che si percote
+Rimbombano le piaggie indi remote.
+
+
+XXVIII
+
+Tal s'a far nave, che l'Egeo spumoso
+Deggia sprezzar ne le tempeste oscure,
+Vanno boschier su l'Apennin selvoso
+Intenti ad atterrar piante più dure,
+Allor mentre su' gioghi il bosco ombroso
+Geme al ferir de l'arrotata scure,
+Alto muggito dan l'alpestri sponde,
+Ed eccheggiando ogni antro alto risponde.
+
+
+XXIX
+
+In altra parte, ove con forte acciaro
+Tronca Bostange de' Cristian la vita,
+Sen van duo cavalieri a paro a paro,
+Col cor superbo e con la destra ardita;
+Un colse l'aura, e 'l primo sguardo al chiaro
+Sole egli aperse, e fe' nel mondo uscita
+La, 've guarda del mar l'alta riviera
+Cinta d'ameni colli Udine altiera.
+
+
+XXX
+
+La schiatta, onde chiarissimo discende
+È Colloreto, e non sì tosto crebbe
+In gioventù, che per le balze orrende
+Orrende belve a sgomentare egli ebbe;
+Ma giunto al colmo, ove l'etate ascende,
+La finta guerra al fiero spirto increbbe,
+E dando pace a' boschi alpestri ed alti
+Ornò sue glorie di veraci assalti.
+
+
+XXXI
+
+Sacrossi in Rodi, e su spalmate prore
+Tutte de l'Asia sbigottì le rive,
+E de' fieri ladron domo il furore,
+Mille lor vele già menò captive;
+Or quì col brando in pugno al suo valore
+Termine per timor non si prescrive,
+Intrepido di core, altier d'aspetto,
+E bianco i crin Timoleon fu detto.
+
+
+XXXII
+
+Fulvio con lui ne la stagion sì rea
+S'aggiunse pronto nei perigli illustri,
+Nobile cavalier, ch'allor correa
+Lo spazio giovenil di sette lustri;
+Leggier sul piè, forte di man spargea
+Di rose ambe le guancie e di ligustri,
+E di lucido pel, vago ornamento,
+Quasi di nube d'or, fasciava il mento.
+
+
+XXXIII
+
+In riva a l'Oglio comandava il padre
+Bozolo lieto, di magion Gonzaga,
+Magion, che nel sudor d'opre leggiadre
+Stancar le membra, ed i pensier s'appaga;
+Fu Colonnese infra Latin la madre,
+Gente d'imperii e di vittorie vaga,
+E forte ei s'affrettava a' pregi eterni
+Sferzato il fianco da gli onor paterni.
+
+
+XXXIV
+
+Gridava ferocissimo in sembianza:
+O Cavalier, l'umana vita è frale,
+Ed in conviti ed in piacevol danza
+Ed in ozio d'amor pur batte l'ale;
+Or se morir convien, ch'altro n'avanza,
+Salvo con la virtù farsi immortale?
+Sì dicendo, fra' Turchi oltra si spigne,
+Nè men Timoleon la spada tigne.
+
+
+XXXV
+
+Come talor scagliosi il curvo dorso
+A salto, a salto se ne van delfini
+Terror portando col terribil morso
+Entro i minuti eserciti marini,
+Tal per diversa via volgendo il corso
+Sen van quei duo baron tra' Saracini
+Pur con le spade in man facendo audaci
+Il già perduto cor dei lor seguaci.
+
+
+XXXVI
+
+Ma là dove del mar trascorre al lito
+L'aspro torrente infra l'arene e i sassi,
+D'asta crudel la destra man ferito,
+Gualtier Vitelli avea fermato i passi,
+E benchè sperto e ne i perigli ardito,
+Con fronte oscura e tutto grave ei stassi
+Perch'al suo campo da' nemici oppresso
+Più soccorso prestar non gli è concesso.
+
+
+XXXVII
+
+Ivi seco vicin prende riposo,
+Ambe le gambe stranamente offeso,
+Alderan Cibo, e pur sen sta doglioso
+Che gli han le piaghe il guerreggiar conteso.
+Entrambi udian volar grido orgoglioso
+Da i Turchi petti, e da timor sorpreso
+Vedeano il campo Rodïan sfidarsi,
+Onde i lor volti di pietà son sparsi.
+
+
+XXXVIII
+
+Qual ricco montanar quando matura
+Già splende l'uva, onde gioire ha speme,
+Se trabocca da ciel tempesta oscura,
+Ei che schermire non la può, ne geme;
+Ah che mal da le grandini sicura
+Fia la vendemmia; ah che co' venti insieme
+Le belle frutte in sul terreno andranno,
+E la speranza perirà de l'anno:
+
+
+XXXIX
+
+Sì fatti in rimirar feansi i guerrieri
+Mal atti in guerra a maneggiare acciaro;
+Alfin disse al compagno il buon Gualtieri:
+O de' grandi avi tuoi germe più chiaro,
+Sì come il corso de gli uman pensieri
+Erri qua giuso io nuovamente imparo,
+Ed oggi fassi la mia mente esperta,
+Che mortal vita è di suo stato incerta.
+
+
+XL
+
+Prencipe quì fra noi d'alta memoria,
+Con armi eccelse jeri AMEDEO sen venne,
+E la spada vibrò con tanta gloria,
+Che 'l campo d'Ottoman poco il sostenne;
+Ma nel presente dì l'alta vittoria
+Non ci mantien, di che speranza dienne;
+E pur s'oggi per noi langue sua mano,
+Quanto jer si vinse, sarà vinto in vano.
+
+
+XLI
+
+Dunque fia ver, che miserabil vegna
+Di Rodi il nome? e ch'Ottoman calpesti
+A suo pieno voler la nostra insegna?
+E l'ordine di noi tanto funesti?
+E che per me ne la miseria indegna
+Un avversario sol non si molesti?
+E perchè de' nemici alcun non cada,
+Divietato mi sia stringer la spada?
+
+
+XLII
+
+Ah non la destra man dianzi ferita
+M'avesse stral ne la battaglia rea,
+Ma m'avesse quadrel tolta la vita.
+Ei così d'ira e di dolor fremea;
+L'altro buon cavalier poscia ch'udita
+Ha l'amica querela a dir prendea,
+Consolando in Gualtier gli aspri tormenti
+Con magnanimo suon di dolci accenti:
+
+
+XLIII
+
+Veggo il risco mortal; Marte travaglia
+Con estremo rigor le nostre schiere,
+E mal sostiensi omai tanta battaglia
+Con la forza de i duci e col sapere;
+Io non l'oso negar, ma non ten caglia,
+Lo scettro Rodian non può cadere
+Poscia che contra il Turco, e l'armi infide
+Eroe sì glorioso il Ciel provvide.
+
+
+XLIV
+
+L'altissimo Signor, che 'n ciel governa,
+Tal volta abbassa la mortal possanza
+Acciocchè l'uom ne la bontate eterna
+Impari di ripor la sua speranza;
+Quanto appartiensi a noi, perchè si scerna
+Nostro valor, che più d'oprar n'avanza?
+Se di battaglia nostre man fur vaghe,
+Il narreran le sostenute piaghe.
+
+
+XLV
+
+Sì fatte note egli formava ancora
+Ch'un duce venne, e ne venia con pena,
+Sì da la testa, ove il bel crin s'indora
+Bagna le guancie sue sanguigna vena,
+E turbato Alderan diceva allora:
+L'oscura faccia ch'esser suol serena
+Oggi a mal giudicar forse m'adduce?
+Dimmi: sei tu de' Cesarini il duce?
+
+
+XLVI
+
+Quei s'inginocchia, e frettoloso immerge
+Il volto afflitto ne le limpide onde,
+E con le mani diguazzando il terge
+E s'innalza ver loro; indi risponde:
+Chiari campion per cui l'Italia s'erge
+Con gloria tal, che non sfavilla altronde,
+Ecco riman, quando più forte schermo
+Ne chiedea Rodi, il valor nostro infermo.
+
+
+XLVII
+
+Quivi disse Gualtier: quando in periglio
+Fan di se prova i cavalieri armati,
+Deh quale a noi si porgerà consiglio
+Da potersi fornir, benchè piagati?
+Giunse il Romano: a consigliar non piglio
+Ch'escano a guerreggiar duci storpiati
+In orribile campo, ove contrasta
+Popolo armato di faretra e d'asta.
+
+
+XLVIII
+
+Ben vi dirò, che con mirabil mano
+Ha gran parte de' Turchi in fuga spinta
+L'alto AMEDEO, sicchè per lui sul piano
+Ed in riva del mar rimansi estinta;
+Ma mentre che da noi pugna lontano,
+Ottoman quasi nostra gente ha vinta,
+Se non se quanto Folco e i duci insieme
+Non vengon manco a le speranze estreme.
+
+
+XLIX
+
+Se puon durar fin che dal mar sen rieda
+Il Cavalier, ch'a noi dal Ciel fu scorta,
+Fian dati i Turchi de la morte in preda,
+E non meno Ottoman con lor fia morto.
+Or, perchè l'opra che bramiam succeda,
+A noi stessi per noi diasi conforti,
+Andiam colà; combatterem co' detti,
+Se non co' brandi, co' feroci aspetti.
+
+
+L
+
+E se buon vi rassembra, ergasi il core,
+Porgansi preghi a la bontà divina,
+E con voto fedel facciamo onore
+Al santo eccelso, che Galizia inchina.
+Gualtiero allor dicea: chiaro splendore,
+E vivo lampo di virtù latina,
+Che dici tu, che da lodar non sia?
+Poi fer suoi voti, indi ciascun s'invia.
+
+
+LI
+
+Ognuno è pronto; e le possanze frali
+Del corpo afflitto avvalorar s'ingegna,
+E van tra sassi e tra volanti strali
+Là dove del Baglion ferma è l'insegna;
+Ivi, come gli assalti aspri e mortali
+E le percosse disprezzar convegna,
+Narravano a' soldati assai smarriti
+E col sembiante li faceano arditi.
+
+
+FINE DEL CANTO XIX.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI
+
+AL CANTO XIX.
+
+
+Argomento postovi dal Chiabrera: «Nel XIX si continua di narrare la
+battaglia fra Ottomano e i Rodiani.»
+
+La prima censura del Cav. d'Urfè sopra questo canto è tolta dall'arte
+militare; ed in questa certamente non era perito il Poeta, benchè
+fosse uomo non timido, ed in gioventù avesse non una volta sfoderata
+la spada: ma ben altro è un duello, o una rissa, ed altro la
+cognizione delle militari ordinanze. Ascoltiamo l'Urfè: »Il fait que
+Ottoman vient aux mains avec Telamon sans nulle observation de l'art
+militaire, parce qu'ayant dit que Foulques de touttes ses gens avoit
+fait un bataillon, commant sans avoir dit qu'il soit ouvert ou
+seulemant attaqué, dit il qu'Ottoman vienne aux mains avec Telamon?
+Mais il ne faut pas trouver ce combat estrange, car tous les autres
+sont faits de mesme.»
+
+Pieno di bellezze poetiche è questo canto XIX. considerandone le parti
+ad una ad una; sia per le descrizioni vive ed evidenti, sia per la
+locuzione veramente poetica, e l'armonia del verso; ma il tutto, il
+_totum_ di Orazio, non è immune dalla critica dell'Urfè: »Les visions,
+discours et apparitions des Esprits contiennent la plus grande partie
+de ce chant, qui est une chose bien importune.» Il critico non ha
+torto.
+
+
+
+
+CANTO XX.
+
+
+ARGOMENTO.
+
+_Ecco AMEDEO, sul campo avverso ei scende,
+E trae seco ove passa alta ruina;
+Ecco AMEDEO, di guerra le vicende
+Mutansi a un tratto. Il guardo a terra inchina,
+Il sommo Dio; Michel le nubi fende
+Pronto al voler di lui che lo destina;
+E tutto dei demon lo stuolo immondo
+Nel tartareo cacciò gorgo profondo._
+
+
+I
+
+Mentre in lor si raccende alto valore,
+Ecco AMEDEO cinto di lampi ardenti,
+Pronto al soccorso; ed eccitando il core
+Innalza grido di temuti accenti;
+L'Angel custode ad avanzar terrore
+Più grande intorno fe' portarlo ai venti,
+Nè sì tosto per l'aria inteso l'ebbe,
+Che l'Angelo di Rodi anch'ei l'accrebbe.
+
+
+II
+
+Quinci il campo cristian sforza la mano
+A vibrare armi, e con gli spirti avviva
+Ardir per entro i cor; ma d'Ottomano
+Tremò la turba, che 'l rimbombo udiva;
+E mugghio d'ira fe' volar lontano
+Megera e seco Aletto anco muggiva,
+E forsennando ne le rabbie eterne
+Seco muggian le legioni inferne.
+
+
+III
+
+Sì fra i tuoni del ciel, fra le terrene
+Voci, fra gli urli de i Demon frementi
+Onde le selve intorno, onde l'arene,
+Onde i monti tremar, l'arme possenti
+AMEDEO move, e non men fier sen viene
+Che quando assorda al suo cader le genti
+Precipitato da l'orribil sponda
+L'Etiopo mar, che poi l'Egitto inonda.
+
+
+IV
+
+Nè mai rifulse nel trascorso assalto
+L'elmo cotanto incontro a i guardi avversi,
+Sì chiari lampi da l'etereo smalto,
+Pur ch'ei lo scota, se ne van dispersi,
+E l'almo brando, s'ei lo vibra in alto,
+Rassembra i rai ne l'Ocean ben tersi
+Pur d'Orione, e per lo cielo oscuro
+Men che lo scudo suo risplende Arturo.
+
+
+V
+
+Qual, se grembo di nubi umido ombroso
+Squarciasi a forza di rinchiusi ardori
+Corrono in prima per lo ciel nemboso,
+Ma senza danno altrui, tuoni e fulgori;
+Poi fulminando, l'Apennin selvoso
+Mira tronchi fumar, cader pastori,
+E dispersi atterrarsi armenti e gregge,
+Ed arse rupi dissiparsi in schegge:
+
+
+VI
+
+Tal di raggi superni inclito lume
+Sorse, e rimbombo da l'Eroe lontano,
+Poscia vicino, oltra l'uman costume
+Ei folgorò con formidabil mano;
+Squarcia le squadre, e fa di sangue un fiume
+Correr spumante, e tutto copre il piano
+Di tronche membra, e di sbranati arnesi,
+E calpesta guerrier sul pian distesi.
+
+
+VII
+
+A l'orrido Gorgutto egli s'avventa
+E 'l cor gli passa col celeste acciaro;
+Subito di pallor sozzo diventa,
+E ciechi gli occhi in sul morir gelaro;
+Egli sul Grago già menò contenta
+Sua vita, e stette co' duri orsi al paro,
+Al fin pentito di quei rischi indegni
+Venne di Rodi a guerreggiar ne i regni.
+
+
+VIII
+
+Giù ruinando in su la terra appena
+Il colpo diè, che sul morir feroce
+Ergendo il capo da la bassa arena
+Inverso Micalogle alza la voce:
+Poscia, che guerreggiando oggi ne mena
+A dura morte il Cavaliere atroce,
+Deh fin ch'a te nel petto il vigor dura
+I cari amici vendicar procura.
+
+
+IX
+
+Spegni tu l'empio, o Micalogle, e scorno
+Fa poi col ferro a quei suoi membri spenti;
+Se fai col duro teschio a lor ritorno,
+Stella sarai fra le paterne genti.
+Sì gonfio d'ira ei fea volare intorno
+Per sua vendetta gli animosi accenti;
+Nè Micalogle ad ascoltarlo è tardo,
+Che tende l'arco e fa volarne il dardo.
+
+
+X
+
+Indi la destra al manco lato stende
+E sfodra il ferro, e spigne innanzi il piede,
+E vuol ferir, ma su lo scudo offende,
+E senza piaga il fiero acciar sen riede;
+L'alto guerrier mena la spada, e fende
+Là, 've gli spirti del polmone han sede;
+Ei cade a terra; ed AMEDEO calcando
+Va tronchi e morti, e non dà posa al brando.
+
+
+XI
+
+Ben ne l'affanno di sì gran periglio
+Giassarte il petto a la viltà non piega,
+Ed Alcasto con l'opra e col consiglio
+Ferma le turbe; ed or minaccia, or prega;
+Nè cessa Araspe; ma turbato il ciglio
+Duolsi Bostange, ed anco i pianti impiega:
+Miserabile me, con quai sembianti
+Apparir deggio ad Ottoman davanti?
+
+
+XII
+
+Jer fu sì gonfio di minaccia e d'ira
+Perchè sembrammo a la vittoria lenti;
+Or che farà, se tutto armato mira
+Che non siam l'armi a sostener possenti?
+Soldati, il vostro duce a voi sospira;
+Mirate i pianti, udite i suoi lamenti:
+Volete voi, che ne l'etate estrema
+Dopo cotanti onor d'un palo io tema?
+
+
+XIII
+
+Sì parla, e sempre indarno; alta paura
+Tragge gli stuoli a più poter fugati;
+Parte disperde il piè per la pianura,
+Parte vanno a trovar gli ampi steccati:
+Ed allora animosi oltra misura
+Lor sono al tergo i Rodiani armati;
+Quivi pur volto a ritentar contrasto
+Dicea Giassarte al sagittario Alcasto:
+
+
+XIV
+
+Tu, che per arco memorabil splendi,
+E ben Rodi il provò su la muraglia,
+Per quale assalto il serbi? a che nol tendi?
+Ed a costui sì fier non dai battaglia?
+Risponde Alcasto: a gran ragion m'accendi;
+Ecco io sono a provar quanto ei mi vaglia,
+E s'al presente il suo valor fia poco,
+Faronne pezzi, o lo porrò sul foco.
+
+
+XV
+
+Più non parlò, ma tra gli strali esperti
+Il più pungente e più crudel scegliea,
+Onde commosso Erimedon Lamberti
+Campion di Lucca al grande Eroe dicea:
+Porgi lo scudo in fuor; tien gli occhi aperti;
+Veggo cercar ne la faretra rea
+Un turco cavalier lo stral più fiero,
+Ed infra loro è singolare arciero.
+
+
+XVI
+
+Ben tal può dirsi; ei negli assalti in vano
+Non scoccò dardo e si colmò d'onore;
+Ed arco incurva, che maestra mano
+Non fabbricò tra Sciti unqua il migliore.
+Soggiunse il grande Eroe: quando in sul piano
+Spinto l'avrò pien di mortale orrore,
+Tu quell'arco predar serba in memoria,
+E fanne eterno testimon di gloria.
+
+
+XVII
+
+Egli ancor non tacea, quando sen viene
+Lo strale ingordo, ma sel prende a scherno
+Lo scudo immenso, e' suoi furor sostiene
+Con l'alta tempra de lo smalto eterno;
+Giassarte ove il mirò, gonfia le vene
+E di veneno e di disdegno inferno
+Oltra l'usato, e mosso fu stringendo
+La scimitarra, a rimirarsi orrendo.
+
+
+XVIII
+
+Mal fortunato lui; non ebbe ingegno
+Che per cotante prove ei s'accorgesse
+Com'era il giorno, che 'l divin disdegno
+Volea, che 'l pregio d'Ottoman cadesse;
+Qual fiume alpestre, cui frenò sostegno
+Perchè non fosser le campagne oppresse,
+Fracassate le macchine tal volta
+Veggiam precipitar l'onda disciolta;
+
+
+XIX
+
+Tale il guerriero indomito s'avventa
+Contra AMEDEO per sanguinosa strada,
+Ed alza il braccio ed impiagarlo tenta
+Su l'alma fronte, perch'a morte ei vada;
+Ma quel Re formidabile appresenta
+L'invitta punta de l'eterea spada
+Sotto il braccio alto, e ne l'ascella il piaga
+E d'atro sangue tutto il fianco allaga.
+
+
+XX
+
+Era ivi presso, e rimirava intento
+Un mostro inferno le mortali imprese,
+Misantropo diceasi, e perchè spento
+Non fosse il Turco da la terra il prese,
+E levato per aria in un momento
+Su verde piaggia indi lontan lo stese;
+Poscia Astragor, ch'ivi dintorno spiega
+Le fetide ali, in queste note ei prega:
+
+
+XXI
+
+Batti le piume tu, cui manifeste
+Son l'erbe ignote a gli intelletti umani,
+E suco ne trarrai che le funeste
+Percosse chiuda, onde il campion risani;
+Quei sen volava, e la sanguigna veste
+Pone a spogliar Misantropo le mani,
+Ed il sangue tergea de la ferita,
+E porgea dolce al cavaliero aita.
+
+
+XXII
+
+Immantenente ecco Astragor sen riede
+Ed ha seco valor d'erbe possenti,
+E ne cosparge la percossa, e cede
+Ratto l'acerbità di quei tormenti;
+Ma d'aspra rabbia inebbriato fiede
+L'aria quel mostro di perversi accenti:
+Tal tempesta mirare, onde s'affanna
+Lo scettro d'Ottoman, chi ci condanna?
+
+
+XXIII
+
+Dispergonsi le squadre, ogni speranza
+Ch'eser possa ne i grandi ecco s'atterra;
+E l'istesso Ottoman nulla s'avanza,
+Cotanto sorge un sol Cristiano in guerra;
+Chi gli presta il valor? tale possanza
+Può dargli spirto che nel ciel si serra?
+Ma se pure egli è Dio, che sì l'onora,
+Non rimaniam di bestemmiarlo ogn'ora.
+
+
+XXIV
+
+Ei così grida. A le superbe voci
+Misantropo risponde: omai t'affrena;
+Apparire orgogliosi, esser feroci
+Non ogni volta ove bramiam ci mena;
+Per altro tempo ed in perigli atroci
+Il monarca, che tuona e che balena,
+De' cari suoi la dignità sostenne
+Ed a noi lassi sofferir convenne.
+
+
+XXV
+
+Non sai, che la possanza de gli Assiri
+Sotto Oloferne tormentò Giudea?
+E ch'orribile giogo e di martiri
+Formidabile scempio ella temea?
+Quando commossa da superni giri
+A lor sen venne vedovella Ebrea,
+E tante aste ferrate e tanti dardi
+Rivolse in fuga col fulgor dei guardi?
+
+
+XXVI
+
+Col forsennato duce ella sorride,
+Per adescarlo sue bellezze adorna,
+E dove dee bearlo, ivi l'ancide,
+Quinci col fiero teschio a' suoi sen torna.
+Ed altra volta Madian non vide
+Allor che 'l sol ne l'Ocean soggiorna,
+Con poche larve e con trecento soli
+Condursi a morte innumerabil stuoli?
+
+
+XXVII
+
+Già rimirò, perchè da l'ombre involto
+L'aspro nemico d'Israel non scampi,
+Farsi il dì lungo oltra l'usato molto
+Un cavalier di Gabaon ne i campi;
+I destrier, che correndo a freno sciolto
+Givan per l'alto e diffondeano lampi,
+Fermaro il passo, e l'infocate rote,
+Volubil sempre, si mostraro immote.
+
+
+XXVIII
+
+Che più debbo narrar? varco s'aperse
+Per entro le voragini profonde
+A lo stuol di Mosè; nè si sommerse,
+Anzi lieto occupò l'arabe sponde;
+Sì disusato oltraggio il mar sofferse,
+Che quasi smalto s'induraron l'onde,
+Ed ivi asciutto il piè corser destrieri
+Ove le vele disciogliean nocchieri.
+
+
+XXIX
+
+Ciò ch'io racconto, rivelossi a pieno
+Al mondo tutto, ed a narrar nol vegno
+Perch'io n'aggia diletto, anzi nel seno
+Ne sento incendio di mortal disdegno;
+Io n'arrabbio così, che 'l ciel sereno
+Vorrei far polve, e de le stelle il regno,
+Vorrei la terra e 'l mar volger sossopra,
+Ma mio voler non posso porre in opra.
+
+
+XXX
+
+Mentre fra gli esecrabili furori
+Gli empi Demoni disfogavan l'ira,
+Per virtù de gli incogniti licori
+Giassarte da l'angoscia ecco rispira;
+Già franco, già del sol gli almi splendori
+Con lo sguardo vivace egli rimira,
+E ferve il sangue, e si dilegua il ghiaccio
+Dal corpo afflitto, e divien forte il braccio.
+
+
+XXXI
+
+Come addivien se fuor del campo ondoso
+Spigne delfin mar travagliato e vento,
+Ch'ei si dibatte sul terren sabbioso,
+Poi languendo riman sì come spento;
+Ma se passando peregrin pietoso
+Lo rende a l'acque amate, in un momento
+Terge le belle squamme e si ravviva,
+E salta lunge da l'odiosa riva;
+
+
+XXXII
+
+Cotal dell'egro cavalier succede;
+Ratto ogni fievolezza ivi abbandona,
+Onde il mostro infernal, che forte il vede,
+Seco in sembianza d'uom così ragiona:
+Vanne colà, dove pietate e fede
+Sul punto estremo a travagliarti sprona;
+Torna a fugar le Rodïane genti,
+Ma di dar guerra ad AMEDEO ritienti.
+
+
+XXXIII
+
+Ei ben feroce, ei di fortezza adorno
+Via molto più che non suol dar natura,
+Trascorre folgorando in questo giorno;
+Forse altra volta avrà peggior ventura.
+Fra questi detti a se sgombrando intorno
+Il corpo finto a gli occhi altrui si fura;
+E sovra il piè leggier ver quella parte
+Ove si pugna se ne va Giassarte.
+
+
+XXXIV
+
+Intanto sul terren, ch'atro ribagna
+Sangue de' Turchi il grande Eroe sì freme,
+Che tutto ingombra il ciel di chi si lagna,
+Orribile rimbombo, e di chi geme;
+Molti ne van destrier per la campagna,
+Ed il dorso di lor nessun non preme,
+Che i nobili rettor caduti al piano
+Fieno aspettati da la patria in vano.
+
+
+XXXV
+
+Qual torbido torrente allor che scende
+Gonfio di spume da montagna alpestra,
+O qual è fiamma ove più forte incende
+Co' soffi d'aquilon valle silvestra,
+Qual fulmine che nube atra scoscende,
+Tal rassembrava d'AMEDEO la destra;
+Megera il guarda e per furor trabocca
+Cerberea spuma da l'orribil bocca.
+
+
+XXXVI
+
+E dal guardo non manco aspro veneno
+Cosparge Aletto, ed a volar non lenta
+Trova Megera, e dal terribil seno
+Empie parole imperversando avventa:
+Pur sotto l'asta d'AMEDEO vien meno
+La turca gente o sbigottita, o spenta,
+Nè di più rinfrancarla hanno potere
+Tante del nostro inferno armate schiere?
+
+
+XXXVII
+
+Un sol nemico ne soggioga, indegna
+Per noi memoria, ah gli si sterpi il core
+A brani, a ghiado il traditor si spegna,
+Megera; e quì divampa ira e furore;
+Megera in ascoltando aspra si sdegna,
+Nè per gli occhi travolve ira minore;
+Sì fiere si movean l'anime infeste,
+Ma raffrenolle il regnator celeste.
+
+
+XXXVIII
+
+Termine ei fisse a i Rodïan dolori
+Pur come piacque al suo volere eterno,
+E tante de' demoni ire e furori
+Volle serrar nel tenebroso inferno;
+Però ne l'alto in fra gli eterei cori
+Del numeroso esercito superno
+Egli rivolse in ver Michele il guardo,
+Unqua suoi cenni ad ubbidir non tardo:
+
+
+XXXIX
+
+Scendi su Rodi, e fa sentir tua voce,
+E i demon scaccia a la prigione orrenda;
+Di', che non sia la giù spirto feroce
+Sì che di nuovo a le battaglie ascenda;
+Michel s'inchina, ed a partir veloce
+Stringe grande asta con la man tremenda,
+Asta, ch'a braccio altrui vibrar non lice,
+Forte, grave, immortal, sterminatrice.
+
+
+XL
+
+Gran scudo imbraccia a la sua fè commesso;
+Pregio immortal, dal gran tonante eterno.
+Il dì ch'ei spinse col gran scudo istesso
+I rubellanti dal gran ciel superno;
+Quivi timor, quivi terrore impresso,
+Quivi era orror del tenebroso inferno;
+V'era che 'n alto, abbominati esempi,
+Ergea gran seggio il regnator de gli empi.
+
+
+XLI
+
+Ma l'aurea luce, onde è cotanto adorno
+Par che repente in tetro orrore ei cange,
+Almo trofeo del memorabil giorno
+Che 'l cieco abisso ancor bestemmia e piange;
+Tra sì belle armi coruscando intorno
+Ei rassomiglia il Sol ch'esce dal Gange,
+E spiega l'ali da l'etereo polo,
+E contra i rei demon sen viene a volo.
+
+
+XLII
+
+Cosparge per lo ciel voce divina,
+Aerei campi dibattendo in giro,
+E quasi incendio per foresta alpina
+Lunge dintorno i gridi suoi s'udiro:
+O con obbrobriosa, alta ruina
+Precipitati ad immortal martiro:
+Non son per voi l'aure serene e liete;
+A vostre orride tombe, empi, scendete.
+
+
+XLIII
+
+Perduti eternamente, anco mirate
+L'aspetto di quei cieli, onde cadeste,
+E debellati contrapporvi osate
+Pur a quell'armi, onde ogni ben perdeste?
+Così gridando in su le piume aurate
+Moveva intorno il volator celeste,
+E lo guardava orribilmente fiera
+Da lunge Aletto e la crudel Megera.
+
+
+XLIV
+
+Gonfiansi entrambe, e rio furor le accende
+Con orgoglio superbo a far difesa;
+Ma poi nel petto lor tema discende
+Sì che torna di giel l'anima accesa;
+Quinci Aletto smarrita a fuggir prende,
+Segue Megera, e la bramata impresa
+Rimansi ivi deserta, onde d'affanno
+E con ringhi e con mugghi aspri sen vanno.
+
+
+XLV
+
+La dove più gli acherontei bollori
+Empiono di fetor gli antri focosi,
+Corron per notte di profondi orrori
+I fieri spirti in suo cammin dogliosi.
+Michel cinto di rai, cinto d'ardori,
+Come nel centro rimirogli ascosi,
+Ferma le piume, onde fornisce il tergo,
+Sopra il sogliar de l'infernale albergo.
+
+
+XLVI
+
+Ivi sua voce inverso lor conversa,
+D'Erebo fa tremar tutte le bande;
+Men suona il Nil che 'n precipizio versa
+Da l'alto l'onde, e i gran diluvii spande;
+Grida: o vil gente al Re del mondo avversa,
+Già ne i seggi del ciel felice e grande,
+Ed or qua giù sommersa, onde si scerna
+Chiaro il valor de la giustizia eterna;
+
+
+XLVII
+
+Ancor vi sferza empia sciocchezza? e tira
+A trattar arme? a ministrare ardori?
+Imperversate? il vostro cor desira
+Crescer la vita e d'Ottoman gli onori?
+Fremete in van; vano è lo sdegno e l'ira;
+Rompe fato di Dio vostri furori;
+Omai le dure rabbie, omai fornite,
+Empi, le furie e 'l gran destin sentite.
+
+
+XLVIII
+
+Fa sanguinosa e lagrimevol messe
+Ferro latin di vostre amiche genti;
+Ma quì non sia chi sovvenir l'oppresse
+Schiere con opra, o con pensier pur tenti;
+Ciascun come pugnò, come cadesse,
+I tuoni, l'arme del gran Dio rammenti;
+Sì disse: e 'n volto minaccioso e crudo
+Vibrò la lancia ed innalzò lo scudo.
+
+
+XLIX
+
+Veduto avresti a quel suo dir costretti
+I superbi inchinar l'arme fatali,
+E gonfiar d'ira e di veneno i petti,
+Ed avanzar ne gli infiniti mali.
+Spiega Michel poi c'ha finiti i detti
+Rapido il corso fiammeggiante e l'ali,
+E d'aurei nembi risonando intorno
+Fa nei campi superni almo ritorno.
+
+
+L
+
+Tal s'ama strangolare angue squammoso,
+L'ali superbe in ver le siepi inchina,
+O ver tra fossi ove egli striscia ascoso,
+De gl'impennati augei l'alta regina,
+Ma di star colà giù sdegna il riposo,
+Ch'a le rote del ciel torna vicina
+Subitamente, e gloriosa fende
+Le nubi avverse, e verso il sole ascende.
+
+
+FINE DEL CANTO XX.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI
+
+
+AL CANTO XX.
+
+Argomento del Poeta: «Nel XX. Amedeo ritorna in campo contra Ottomano.
+Dio manda l'Angelo che scacci i diavoli dalla tenzone.»
+
+Niuna osservazione critica sopra questo Canto si trova nel MS. del
+Cav. d'Urfè.
+
+
+
+
+CANTO XXI.
+
+
+ARGOMENTO.
+
+_Scontransi alfine i duo campioni in guerra,
+E terribil fra lor zuffa si stringe;
+L'Eterno Nume le bilancie afferra,
+E le sorti a pesarne ecco s'accinge;
+Tosto il fato d'entrambi si disserra,
+Che la colpa Ottomano in giù sospinge;
+Onde uscì colpo d'AMEDEO dal brando.
+Che cacciò l'altro della vita in bando._
+
+
+I
+
+Sul campo intanto e fra le sparse schiere
+AMEDEO scorge il gran nemico, e gira
+Là dove ei combattea l'orme leggiere
+Tutto di gaudio sfavillando e d'ira;
+Al fiero corso, a le sembianze altiere
+Il conosce Ottoman tosto che 'l mira,
+E scote il capo e tra le furie estreme
+Solleva un grido minaccioso e freme.
+
+
+II
+
+Ambe le guancie di disdegno ei tinge,
+E d'orribile foco empie ogni vena;
+Lampeggia il guardo, e sì furor lo spinge,
+Che de' piedi la terra imprime a pena,
+Fattosi da vicin la spada stringe;
+L'aria di quel fulgor lunge balena
+Come se tuona; ed AMEDEO non cessa,
+Ma vibra il brando, e l'inimico appressa.
+
+
+III
+
+Qual, s'a leon devorator d'armenti,
+Che pur dianzi scannò su prati erbosi,
+Giunge tratto a l'odor de i tori spenti
+Affamato leon da gli antri ascosi,
+Scagliansi incontra con la spuma a i denti,
+Frementi, ardenti, di sbranar bramosi,
+E con attorte code aspro veneno
+Svegliansi d'ira nel terribil seno;
+
+
+IV
+
+Tal di quei duo feroci era a mirarsi
+L'ammirabile assalto; alto furore
+Ora il capo, ora il petto, ora impiagarsi
+Gli detta il fianco, e trapassarsi il core;
+Da l'armi indarno travagliate sparsi
+Volano per lo ciel lampi d'orrore,
+E sì fier suon, che da' propinqui move
+Monti ogni belva sbigottita altrove.
+
+
+V
+
+Poscia, che i ferri a penetrar comprende
+Vana ogni prova, infellonito e crudo
+Ciascun la spada a maneggiare attende
+Che impiaghi là dove il nemico è nudo;
+Ed ora punge insidioso, or fende,
+Ora accenna a l'elmetto, ora a lo scudo,
+Or volgendosi a destra, ora a sinistra
+La man de l'ira e del furor ministra.
+
+
+VI
+
+Tra mille finte al fin, tra mille vere,
+Dal Turco infuriato esce percossa,
+Ch'AMEDEO trova, e ne la coscia il fere
+Gagliardo sì, ch'ivi tremar fe' l'ossa;
+Tosto che rimirò le vene altiere
+La terra far del nobil sangue rossa
+Mise alto strido il feritor, che tuono,
+Squarciando umida nube ha minor suono.
+
+
+VII
+
+Rodi non più ne la battaglia avversa
+Aver celeste difensor si vanti;
+Ecco è pur verità, che sangue ei versa,
+E che le membra sue non son diamanti;
+Farò ben'io, ch'ella cadrà dispersa,
+Se 'n costui spera: con altier sembianti
+Così dicea, crudel; per le ferite
+Arse incendio AMEDEO d'ire infinite.
+
+
+VIII
+
+Ne l'armi eterne a la mortal battaglia
+Ratto a se vendicar con le man pronte
+Contra la forza d'Ottoman si scaglia
+Impresso d'odio la terribil fronte,
+Sì come tigre, che gli armenti assaglia,
+Sì come turbo, che scotendo il monte
+Di svelte piante va coprendo i campi,
+Sì come orrido tuon, tra nembi e lampi.
+
+
+IX
+
+D'indomita ira giù nel petto acceso
+Verso l'empio nemico alza la spada.
+E quegli'alza lo scudo, onde difeso
+Fa pur, ch'a vôto il fier ferir sen vada;
+Ma da la forza estrema il braccio offeso
+Tanto non può valer, che giù non cada
+Il grave scudo, a cui levar vien manco;
+E riman nudo ad Ottomano il fianco.
+
+
+X
+
+Mentre riarsi il cor d'empi disdegni
+Son trasportati dal furore interno,
+E del valore uman varcando i segni
+Hanno le piaghe, hanno la morte a scherno,
+Dal colmo eccelso degli eterei regni
+Chinò l'eterno Dio lo sguardo eterno,
+Mirando in Rodi e fuggitivi e spenti,
+Nè men de i vincitor l'arme possenti.
+
+
+XI
+
+E su quel punto alme bilancie ei prese
+Splendide d'or con l'infallibil mano,
+Ed ivi dentro in un momento appese
+Che sperare e temer possa Ottomano;
+Sua colpa in giù profondamente scese,
+Sì che giustizia egli aspettava in vano,
+Se non per pena; in ciò mirando fisse
+Dio l'alme ciglia immortalmente, e disse:
+
+
+XII
+
+Giunto è l'ultimo dì; chiuse le porte
+A lui son del perdon; giusto è ch'ei mora;
+Ora dunque AMEDEO nel tragga a morte,
+Sangue, che tanto le mie leggi onora;
+E quinci infonde coraggioso e forte
+Spirto, onde l'alto cor più s'avvalora
+E contra il Turco a la sua fin d'appresso
+Pugna più ch'a mortal non è concesso.
+
+
+XIII
+
+Ecco la destra, ecco sospinge il piede,
+E folgorando con l'acciar celeste
+Inverso il petto disarmato il fiede
+Orribile di piaghe ampie e funeste:
+Come s'Arturo al sommo ciel sen riede
+Suscitator di nembi e di tempeste,
+Mira nave talvolta in un momento
+L'alber fiaccarsi al rinforzar del vento;
+
+
+XIV
+
+Tal supin casca, e rimbombar fa 'l piano
+Il tanto dianzi formidabil Scita;
+Sorger tentò, ma fu suo sforzo in vano,
+Chè gli toglie il vigor l'ampia ferita.
+Bene al campion, non dal morir lontano,
+Era pronto a donar l'inferno aita,
+Se non che 'l cielo, e i suoi messaggi ei teme;
+Però sel guarda bestemmiando, e freme.
+
+
+XV
+
+Ma verso lui ch'a ripugnar s'accinge
+Più il glorioso vincitor s'adira,
+E ne la gola il duro acciar gli spinge,
+Ed ivi tienlo fin che vivo il mira:
+Gli occhi travolve e di pallor si tinge
+Freddo Ottoman e sul morir sospira
+La cara vita e la fortuna andata,
+E via più ch'altro la bellezza amata.
+
+
+XVI
+
+Intanto Araspe il corridor frenato
+Spronava intorno, ed animando giva
+Le turbe vinte, onde mirò sul prato
+Sanguinoso Ottoman, che si moriva;
+Da repentina angoscia alto agitato
+Ei l'addita a lo stuol che lui seguiva,
+Poi con mugghio dicea d'aspro tormento:
+E quale spirto a guerreggiar fia lento?
+
+
+XVII
+
+Spento giace Ottoman, e chi lo spense
+Stagli sopra ridendo: al fin dei detti,
+Non più di doglie, che di rabbie immense
+Quegli armati fedeli empiono i petti;
+Come da selve solitarie e dense
+Orridi lupi da digiun costretti
+Infra gregge sen van, così veloci
+Nè men contra AMEDEO mosser feroci.
+
+
+XVIII
+
+Ed egli alto gridò, ben che ferito,
+Vibrando il brando con altier sembianti:
+Empi, nemici al ciel, cotanto ardito
+Un sia di voi, che si sospinga avanti.
+Sì disse, e fu quel dir per l'aria udito
+Qual rimbombo di fulmini tonanti,
+Sì l'Angel suo, ch'a lui vicin sen vola
+Fe' grande il suon de la mortal parola.
+
+
+XIX
+
+Ed indi sparso d'aureo nembo ardente
+Pur in sembianza incontrastabil fiera
+Tende lor contra con la man possente
+Arco, che d'ogni scampo altrui dispera;
+Arco, di cui minor tende sovente
+Arco in ciel di Giunon la messaggiera;
+Quei si posero in fuga; ognun s'affretta;
+E rimane Ottoman senza vendetta.
+
+
+XX
+
+Fama intorno ne va; Folco l'ascolta
+Per cento bocche, ed a le trombe impone
+D'ognintorno sonare alto a raccolta;
+Ed ei ratto s'aggiunge al gran campione,
+Seco al fin verso Rodi il piè rivolta;
+Al fin perviene a la real magione
+Ove con molti messaggier si chiama
+Fisico altier di peregrina fama.
+
+
+XXI
+
+Destrissimo di man, di polso forte
+E di vista lincea venne Geloo,
+Secondo pregio in far contrasto a morte,
+Ma non men chiaro, che 'l primier di Coo,
+Pur che nobili sian tutte egli ha scorte
+L'erbe del suolo Esperio e de l'Eoo;
+Ed ogni lor virtù gli fe' palese
+Onfale che di lui forte s'accese.
+
+
+XXII
+
+Costei tra boschi, e su l'Emonia riva
+Incantando abitava erma caverna,
+E fama indegna per la terra argiva
+Gloriosa la fea ne l'arte inferna;
+Ma tempo fu che 'l buon Geloo sen giva
+Lunge col piè da la magion paterna
+Fuggendo di matrigna empio disdegno,
+E colà d'alto onor fu fatto degno.
+
+
+XXIII
+
+Onfale il vide, e de' suoi be' sembianti
+Ardendo ebbe a soffrir pena profonda;
+E perch'ei gisse altier fra gli altri amanti
+Non pur valor di sconosciuta fronda,
+Ma gli volle insegnar forza d'incanti
+Onde cangiar potesse il corso a l'onda,
+Ed affrettasse ed arrestasse i venti,
+E del sole oscurasse i raggi ardenti.
+
+
+XXIV
+
+Egli gentile appien l'animo tolse
+Da quei secreti abbominati e crudi,
+E sol de l'erbe a penetrar si volse
+Con l'arti di costei vizj e virtudi;
+Quinci fu chiaro, e bella fama sciolse
+I gridi intorno a celebrar suoi studi,
+E se del suo valore unqua diè segno,
+Or per lo grande Eroe sforza l'ingegno.
+
+
+XXV
+
+D'armi e di panni a dispogliarlo attende,
+E perchè 'l lasso corpo aggia quiete
+Sopra morbide piume egli il distende
+Tra fregi d'oro e tra Meonie sete;
+Poi preme e terge la ferita, e spende
+Ivi intorno licor d'erbe scerete
+Che le percosse inacerbir divieta,
+Dittamo scelto che fiorisce in Creta.
+
+
+XXVI
+
+Medicato l'Eroe, prende commiato,
+Ed a lui prima, a gli altri poi s'inchina;
+Indi il buon Folco al cavalier piagato,
+Tutto lieto a mirar, si ravvicina,
+E dice: al nostro miserabil stato,
+Signor, col braccio tuo forza divina
+Termine ha posto, onde ci colma il petto
+Un già poco sperato alto diletto.
+
+
+XXVII
+
+Ma perchè di tuo scampo ecci nel core,
+Come è ben giusto, disianza estrema,
+Tutto che molto lieve il tuo dolore,
+Non poca parte del gioir ci scema;
+Pur così ti vuò dir: non ha timore
+Il buon Geloo, che tanto o quanto il prema;
+Sì che la Dio mercè salva è tua vita,
+E di gloria immortai fia la ferita.
+
+
+XXVIII
+
+O de l'Asia terror, non fia guerriero,
+Che di candida croce il petto segni,
+In cui per ogni età saldo pensiero
+De' tuoi gran merti in mezzo il cor non regni,
+Quanto del ciel per l'immortai sentiero
+Riguarda il sol tra' luminosi segni,
+Ovunque onda di mar percote i lidi,
+Faran sonar di tua vittoria i gridi.
+
+
+XXIX
+
+E quei rende risposta in voce altiera
+Posatamente: io maneggiate ho l'armi
+Come convenne; or che mi campi o pera,
+Al gran voler di Dio debbo quetarmi;
+Ma che da Rodi servitù sì fiera
+Io facessi lontana ho da vantarmi;
+Quivi acciò si riposi, e gli occhi abbassi
+Folco il saluta, indi moveva i passi.
+
+
+XXX
+
+Ma che fuor quelle tende alcun s'arresti
+De i cavalier, ch'egli ha da lato impone,
+Acciò servigi ad AMEDEO sian presti,
+Se forse di servir vegna cagione;
+Poscia le squadre armate, e i duci desti
+Che sian comanda, e come suol dispone
+Guardia fidata a le percosse mura,
+E come sempre d'ogni risco ha cura.
+
+
+XXXI
+
+Ma nel regno infernal, dove circonda
+Tartaro sempre tenebroso, e dove
+Tra zolfi accesi Flegetonte inonda,
+E dove Lete innavigabil move
+Su l'estinto Ottoman doglia profonda
+Quell'empie turbe a lamentar commove,
+E di cordoglio e di bestemmie inferne
+Sentonsi alto ulular l'empie caverne.
+
+
+XXXII
+
+Spirto non è là giù, che contra il forte
+Campion non latri; ogni demon sospira
+Di Rodi il vanto e d'Ottoman la morte,
+E contra il mondo, e contra il ciel s'adira;
+Or, quando tanto in nuova rabbia assorte
+L'alme dannate il Re tetro rimira
+Dentro reggia d'ardor fetida e bruna
+Del popol suo gli orridi spirti aduna.
+
+
+XXXIII
+
+Tra le fiamme di Dite alza veloce
+La vasta fronte, onde i demon frementi
+Compresso il pianto e l'ulular feroce,
+Ne l'aspro Re fermano gli occhi intenti;
+Ei torce il guardo folgorante, atroce,
+Alto quassa le tempie, empi portenti,
+Fulmina d'una bocca accenti orrendi,
+E da mille altre atri divampa incendi.
+
+
+XXXIV
+
+Tanto affanno, diss'ei, tanto quì sento
+Sparso dolor, perchè l'ignobil terra
+D'isola angusta altri n'usurpi e spento
+Caschi un sol Duce e senza biasmo in guerra?
+Non di danno sì vil tempra il tormento
+Il mondo immenso, e l'Ocean, che 'l serra?
+Ove ad un cenno sol tanto reggete,
+Che certo Rodi disprezzar potete?
+
+
+XXXV
+
+Stiasi il vil borgo, e l'alte fiamme accese
+Schifi, nè sia furor ch'ora il deprede,
+E sian di Pietro memorande imprese
+Con tanto sforzo ivi serbar sua fede;
+Intanto l'Asia, e l'African paese
+Devoto a noi già non cadragli al piede,
+Nè fia, che legge altra, che nostra onori,
+Nè tempio, o nume altro, che nostro adori.
+
+
+XXXVI
+
+O de l'Erebo eterno ombre possenti,
+Poi sì v'ange di Pier bassa vittoria,
+Volgete in cor le tributarie genti
+Per l'Oriente, incomparabil gloria;
+Qual ivi aitar? quali ivi incensi ardenti?
+Qual ivi appar del Vatican memoria?
+Frequentansi fra lor culti divini?
+Evvi pur un che 'l Crocifisso inchini?
+
+
+XXXVII
+
+Dite, che Pietro a contrastarmi impero
+Colà presuma, e perturbar mia pace,
+O questo di Savoia alto guerriero
+Poi che de l'armi sue tanto è seguace;
+Ma quel mondo ove il Nil torce il sentiero
+Quasi infinito, al cui voler soggiace?
+E per nobile parte Europa anch'ella
+Non è d'inferno ubbidiente ancella?
+
+
+XXXVIII
+
+Voi de la terra al fin, voi degli immensi
+Campi del mar, voi raggirate il freno;
+Se lo scettro del ciel per voi non tiensi,
+Con sforzo orrendo il combatteste almeno;
+Su generosi, alto levate i sensi,
+Di magnanimi spirti empiete il seno,
+Sgombrisi ogni timor, poco vi caglia,
+Divi del mondo, una sì vil battaglia.
+
+
+XXXIX
+
+Mirate i cerchi de l'abisso, e quante
+Gemono al vostro giogo alme funeste,
+Tutte per se bramolle il Re stellante,
+E voi lor tutte in questo ardor traeste.
+Così parlava latrator, mugghiante
+Contra l'eccelso tonator celeste,
+Quinci obbliando d'Ottoman lo scherno
+Volgonsi crudi a tormentar l'inferno.
+
+
+XL
+
+Nè fama intanto d'Ottomano oscura
+Fra' Turchi a susurrar batte le penne,
+Ma de la morte sua certa e sicura
+Verso Bostange un messaggier sen venne;
+Al primo suon de la novella dura
+Ebbe tanto dolor, ch'ei nol sostenne;
+Poi fassi franco, e ne la pena immensa
+Come schernir tanta miseria pensa.
+
+
+XLI
+
+E tosto a circondar gli ampi steccati
+Finchè l'aurora rimenasse il giorno
+Manda animoso i capitani armati,
+E fa fiero sonar le trombe intorno;
+Non contra i Turchi di timor gelati
+E privi d'Ottoman, faccia ritorno
+La spada d'AMEDEO forte paventa,
+E lor ben poco il riposar consenta.
+
+
+XLII
+
+Poscia premendo in petto i rei pensieri,
+Ed i sembianti serenando egli erra
+Per ogni parte, e l'alme de' guerrieri
+Desta a travagli de l'orribil guerra,
+Ed indi i duci de le squadre altieri
+Ei chiama, e vanno colà dove in terra
+Giaceva il gran signor per indi trarlo,
+Ed a le pompe estreme almen serbarlo.
+
+
+XLIII
+
+Pien Glassarte di duol, pien di tormento,
+E pure Araspe di dolor ripieno
+Piangeva andando, e seco alto lamento
+Il canuto Ebrain facea non meno;
+Ma come impallidito, come spento,
+Come sparso di sangue il volto e 'l seno,
+E come steso il caro Re scorgea
+Ciascun di doppia doglia il core empiea.
+
+
+XLIV
+
+Tacquesi alquanto, indi Bostange: o degno
+Ben d'ampio impero, ecco, pur dianzi in core
+L'Asia volgevi, e de l'Europa il regno
+Come scettri dovuti al tuo valore,
+Or vinto, or morto, onde venir sostegno
+Deggia a' popoli tuoi contra il furore
+Di tanto vincitor ch'aspro s'adira,
+Dio lo si sa ch'a sì rio fin ti tira.
+
+
+XLV
+
+Così piangeva; ed a la man, che viva
+Dell'Asia i vinti Re tanto inchinaro,
+Ivi disciolta e di fortezza priva,
+Tutti in segno d'onor baci donaro;
+Dolenti al fin da la dolente riva
+Le care membra e riverite alzaro,
+E van con esse in ver le regie tende,
+E lor sempre nel sen pianto discende.
+
+
+XLVI
+
+Sultana intanto, i cui pensier confonde
+De l'amato signor speme e paura,
+A Licasta diceva: omai ne l'onde
+Il sol trabocca, e tutto il ciel s'oscura,
+E pur de' messaggier nessun risponde
+Qual del mio caro Re sia la ventura:
+Tanto ha di forza quel latin guerriero,
+Che consumi l'assalto un giorno intiero?
+
+
+XLVII
+
+In tanto affanno ad aspettar più forte
+La mia vita non è; movi, nutrice,
+Corri, comprendi d'Ottoman la sorte,
+E fa certa del ver questa infelice.
+Trema la lingua, ambe le guance smorte
+Tingonsi di pallor mentre ella dice;
+E la vecchia fedel, cui forte incresce
+Sì grave duol, del padiglion fuor'esce.
+
+
+XLVIII
+
+Ogni sembianza tra' guerrier dogliosa,
+Ivi mira, ch'ognun lagrime scioglie;
+Al fin che 'l Re sotto la man famosa
+Cadesse d'AMEDEO chiaro raccoglie.
+Traggene guai, ma certa ella non osa
+Le novelle recar di sì gran doglie,
+E tra' sospir di quella gente mesta
+Pur lagrimando a sospirar s'arresta.
+
+
+XLIX
+
+Di tanti indugi suoi punge più strano
+Timor Sultana, e lo sperar le vieta:
+Non è, dicea, ch'ella non torni, in vano;
+Non si cela ad altrui ventura lieta;
+Quinci nel biondo crin la bianca mano
+Sospinge, e l'alma in nulla parte acqueta;
+Al fin alto gridò: perchè non riede,
+Io pur vedrollo; indi moveva il piede.
+
+
+L
+
+Del grave duolo il vago volto impressa
+Va tra l'armate genti; ognun la mira,
+E mirarla di duol cotanto oppressa
+Più fuor de gli occhi altrui lagrime tira.
+Ella ciascun di dimandar non cessa,
+Ma tacendo ver lei ciascun sospira;
+Pur volge il guardo, ove dolente stassi
+Piangendo Alcasto, e colà move i passi.
+
+
+LI
+
+Quei l'alta donna reverente onora;
+Ed ella a lui, che le s'inchina avanti;
+Alcasto, il nostro Re dove dimora?
+E perchè quì tante querele e pianti?
+Il Capitan per la pietate allora
+Colma di più dolor voce e sembianti,
+Ed a Sultana la miseria indegna
+Con modo accorto palesar s'ingegna.
+
+
+LII
+
+E dice: il tuo signor nel campo uscita
+Fece, o Reina, ivi pugnò qual forte;
+Al nemico AMEDEO diede ferita,
+Ma le battaglie non han stabil sorte;
+Tu sai, che per l'onor cara è la vita,
+E che pur per l'onor cara è la morte;
+Ben verso lui, s'è di mestier soccorso,
+Bostange, Araspe e 'l buon Giassarte è corso.
+
+
+LIII
+
+Non prima il Cavalier tenne la voce,
+Ch'ella di nuovi pianti il sen fa molle,
+E grida sospirando: ah cor feroce,
+Pregai cotanto, ed egli udir non volle;
+Pena de le mie colpe; indi veloce
+Fuor da gli ampi steccati ella si tolle,
+E scorge Araspe, e che ciascun sen viene,
+E che le membra d'Ottoman sostiene.
+
+
+LIV
+
+Fassi al corpo vicina in un momento,
+E di pena e di morte è sua sembianza;
+Ma quando il vede trapassato e spento
+Gridava: o mio conforto, o mia speranza!
+E cotanto di forza ebbe il tormento,
+Che di più favellar non ha possanza,
+Sol bacia il volto, e colà dove aperse
+La dura spada ch'AMEDEO v'immerse.
+
+
+LV
+
+Poi tra l'angoscia, onde si stempra il core,
+Il collo abbraccia del signor diletto,
+E sì vien da quegli occhi il pianto fuore,
+Che 'l viso tutto, e gliene lava il petto;
+Tal colmi di mestizia e di dolore
+Vanno a le tende del real ricetto,
+E grande il morto Re turba accompagna,
+Nè di tanti è pur un ch'alto non piagna.
+
+
+LVI
+
+Come dentro son giunti, ed ella il posa
+Sovr'auree sete ed odorate tele,
+Indi le piaghe sue mira pensosa,
+Indi comincia a rinnovar querele:
+O di stato mortal grandezza odiosa!
+O spettacol di Regi empio e crudele!
+Ed io dannata a miserabil scempio
+Perchè ci nacqui d'infelici esempio?
+
+
+LVII
+
+Visto ho nemici in su la patria riva,
+E d'altrui man nostri tesor fur prede,
+Spenti i parenti e de lo scettro priva,
+D'altro non fui che di miserie erede;
+Poscia per Ottoman, ben che captiva,
+Altra volta fui posta in regia sede;
+Cotanto, o stelle, m'innalzaste, e solo
+Per crescer più de' precipizii il duolo.
+
+
+LVIII
+
+Ah crudeltà, col Ciel forse contesi?
+Trassi gli altar con empie fiamme a terra?
+O rubella del padre il ferro presi?
+O pur contra la patria io mossi in guerra?
+Deh spengansi del sol le fiamme accese,
+Caschino l'alte stelle omai sotterra,
+E travolgasi il mondo in forma nova,
+Poi ch'innocente cor pietà non trova.
+
+
+LIX
+
+Ma se 'l tenore è del mio mal sì forte
+Ch'io non deggia aspettar, salvo tormenti,
+Con franchezza di cor cerchiam la morte,
+Sol refugio de' mesti e de' dolenti;
+Tra queste amare voci apre le porte
+A caldi pianti, ed a sospiri ardenti,
+Straccia le chiome, e a gran furor percote
+Pur con ambe le palme ambe le gote.
+
+
+FINE DEL CANTO XXI.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI
+
+
+AL CANTO XXI.
+
+«Nel XXI. Amedeo uccide Ottomano; et Amedeo ferito si medica. Sultana
+piange sopra Ottomano.» Così l'argomento postovi dal Poeta.
+
+Il Cav. d'Urfè trova molto da censurare in questo canto. Comincia con
+osservare che l'Autore «il fait combattre Amedee et Ottoman sans dire
+commant cela pouvoit estre, parceque de croire, qu'Ottoman soit veu
+(vu) combattre et mal traitté, et que les siens ne le secourent point
+il n'est pas vraysamblable, d'autant que ce n'estoit pas un combat
+assigné ny fait avec les assurances d'un coté et d'autre.» E vuol dire
+che l'incontro di Amedeo con Ottomano non essendo un combattimento
+singolare concertato secondo le regole invariabili dell'antica
+cavalleria, per le quali niuno poteva recare soccorso a' combattenti,
+è perciò cosa incredibile che i Turchi veggendo il duce loro in
+pericolo non si movessero a dargli soccorso. Ma si potrebbe dire in
+contrario, che sebbene i due campioni non avessero assegnato nè il
+giorno nè il luogo alla pugna, vero è non pertanto, che il dirizzarsi
+dell'uno contro dell'altro, lasciando qualunque altra cura degli
+eserciti, veniva a costituire _ipso facto_ una singolar tenzone, in
+cui altri non si poteva introdurre senza disonorare se medesimo ed i
+campioni. E per tal motivo panni al tutto fuor di proposito il
+suggerimento del critico: «c'est pourquoy je pense qu'il ent esté fort
+a propos de faire que la foule de Turcs voulant secourir Ottoman les
+separe mais trop tard pour Ottoman qui meurt incontinant apres des
+grands coups receus.»
+
+Meglio ponderata mi sembra la censura seconda. Finge il Poeta, che
+durando tuttora la battaglia tra' due campioni, _l'eterno Dio_,
+
+ «.... alme bilance ei prese
+ Splendide d'or con infallibil mano,
+ Et ivi dentro in un momento appese
+ Che sperare e temer possa Ottomano;
+ Sua colpa in giù profondamente scese ecc.»
+
+Ma il Cav. d'Urfè osserva come «la balance que Dieu prand pour savoir
+lequel des deux mourra, d'Amedee et d'Ottoman, est une imitation
+d'Homere en ce qui est d'Achile et d'Hector, mais ce me samble peu
+convenablement apropriee en ce lieu, car Homere dit que les dieux
+n'estoient pas resolu lequel devoit vaincre, et en ce combat il n'est
+pas ainsy, car puisqu'Amedee avoit les armes invincibles et contre les
+quelles rien ne pouvoit resister, il est certain que Dieu avoit desia
+(_deja_)* resolu qu'il vincroit.» Ma con pace del Censore, qui si
+trattava non se dovesse aver la vittoria Ottomano ed Amedeo, sì se
+Ottomano avesse a cadere quel dì precisamente sotto la spada
+invincibile del Duca:
+
+ Giunto è l'ultimo dì........
+ ..................
+ Ora dunque Amedeo nel tragga a morte.»
+
+Quanto al non potere Ottomano resistere alle armi di Amedeo, ciò
+vuolsi intendere con alcuna riserva: noi veggiam pure che
+
+ «Dal Turco infuriato esce percossa
+ Che Amedeo trova e nella coscia il fere
+ Gagliardo sì, ch'ivi tremar fe l'ossa:
+ Tosto che rimirò le vene altiere
+ La terra far del nobil sangue rossa ecc.»
+
+
+Non è dunque da pensare che niun pericolo incorresse Amedeo
+combattendo coll'armi temprate dal favore celeste.
+
+«De plus (continua il Critico) Achile et Hector estoient et l'un et
+l'autre soutenus par des dieux partials, ce qui n'est pas en ceux cy;
+car l'un qui est Amedee est du tout soustenu de Dieu. De plus la
+balance estoit pour peser lequel estoit meilleur: pour le moins il dit
+que les coulpes d'Ottoman le firent dessandre en bas: et en cela il
+samble qu'il outrage Amedee et sa prud'hommie de le balancer luy qui
+est si grand serviteur de Dieu avec un Turc qui en est si grand
+ennemi.» Ripeto che nel poema, secondo il testo a stampa, non si
+mettono sulla bilancia i meriti di Amedeo e di Ottomano, ma solamente
+si determina se le colpe del Turco sieno giunte a quel segno che
+provoca il colpo finale della vendetta, ossia giustizia divina.
+
+«Il dit que les esprits inferneaux pleignoient autour du corps
+d'Ottoman; et peu au paravant il avoit dit que l'Ange les avoit par
+comandement de Dieu ranfermé tous en enfer, et mesme (XX. st. 38) il
+en fait une longue description.» L'ordine dato da Michele agli spiriti
+rubelli non era già che più non uscissero d'inferno, ma che più non
+osassero portare soccorso agli Ottomani: canto XX. st. 48:
+
+ «Ma quì non sia chi sovvenir l'oppresse
+ Schiere con opra o con pensier pur tenti.»
+
+Quantunque le osservazioni critiche dell'Urfè sul canto XXI sieno
+assai deboli prese partitamente, tuttavia nel complesso non sono
+d'aversi a vile; e concorro di buon grado con esso lui a giudicare
+poco avvedutamente introdotto l'episodio delle bilance nella mano di
+Dio, trattandosi di cristiani e d'infedeli, e di guerra apertamente
+ingiusta dalla parte de' Maomettani.
+
+L'ultima censura cade sull'arte militare; ed in questa, come si è
+detto più volte, il Chiabrera mancava di teoria e di pratica: «Il fait
+que les Chrestiens se retirent apres ce combat d'Ottoman dans Rhodes,
+sans dire commant les deux armees se separent, et tout aynsi que si
+c'estoit une chose fort aysee et de nulle importance.
+
+N. B. Nella st. 29 si legge: _ma che da Rodi_ ecc. può stare così; ma
+forse piacerebbe meglio; _nè che da Rodi_ ecc.
+
+La st. 58 è difettosa nelle rime, così nell'ediz. in 4.º, come
+nell'Amedeida minore (X. 37): si poteva emendare:
+
+ «Trassi gli altar con empie forze a terra?
+ . . . . . . . . . . . . . .
+ Deh spengansi del sole i raggi accesi.»
+
+ma nulla si vuol mutare senza l'autorità de' testi antichi.
+
+
+
+
+CANTO XXII.
+
+
+ARGOMENTO.
+
+_De' Saracin gli avanzi insiem raccolti
+Tengon fra loro l'ultimo consiglio;
+Sorte contraria fa che ognuno ascolti,
+Ed apra gli occhi sul comun periglio;
+Onde da Rodi a dipartir son volti,
+Ed a pigliarne volontario esiglio.
+Per Ottoman scioglie ai lamenti il freno
+Sultana, e beve poi letal veneno._
+
+
+I
+
+Così la vince il gran martir; ma volse
+A lo scampo de' suoi Bostange il core
+Sul risco estremo, ed i guerrieri accolse
+Che nel campo godean grado d'onore;
+Guardogli alquanto; indi la lingua sciolse,
+Nel profondo del cor chiuse il dolore,
+Ed a' mesti baron chiedea consiglio
+Con salda voce nel sovran periglio:
+
+
+II
+
+De le nostre battaglie ove trascorso
+Or sia lo stato vel vedete aperto;
+Rodi su quel momento ebbe soccorso
+Che lo sterminio ella attendea per certo;
+Ottoman combattendo a morte è corso;
+La plebe vinta, e del martir sofferto
+Isbigottita, s'avvalora in vano,
+Nè più porgere a' ferri osa la mano.
+
+
+III
+
+Or quando incontra noi veggiam converse
+Tante miserie, e sì gran Duce armarsi,
+Ed è per l'uom ne le stagioni avverse
+Prova d'alto valor ben consigliarsi,
+Che proponete? in questi detti aperse
+Le labbra il Cavaliero; ove chetarsi
+Mirollo Araspe, alzò la fronte altiera,
+Poi sospinse dal cor voce guerriera,
+
+
+IV
+
+E disse: uscimmo dai paterni tetti
+Rodi a domar; taccio i piagati e i morti,
+Ma son d'assedio i difensor si stretti,
+Che speranza non han che li conforti:
+Or qual dunque timor n'ingombra i petti?
+Qual gelo i nostri cor rende men forti?
+Per lor giunse AMEDEO, forse direte?
+Ah vergogna! d'un sol dunque temete?
+
+
+V
+
+Se cadde il gran Signor, tra' più lodati
+Famoso almeno egli cadeo; ma spento
+Dimostra a noi contra nemici armati
+Se si deggia nutrir pari ardimento;
+O per addietro invitti, ora fugati,
+Gite in Asia a mostrar vostro spavento;
+Là fien de' vostri onor l'aure ripiene;
+Io per me vuò morir su queste arene.
+
+
+VI
+
+Sì colmo Araspe di soverchio ardire
+Porgea consiglio e su la guancia sparto
+Egli avea fiamme; indi secondo a dire
+Con tranquillo parlar sorse Giassarte:
+Se di mortal guerriero orgogli ed ire,
+E di battaglie esperienza ed arte
+Ne chiudesse a vittoria oggi la strada,
+Io vorrei l'asta ed adoprar la spada.
+
+
+VII
+
+Non son nuovo agli assalti, in guerra il pelo
+Fatto ho canuto; io mille volte i lidi
+Visti ho sanguigni, ed or venir di gelo
+Le squadre, or franche sollevare i gridi,
+Ma non pertanto contrastar col cielo
+Ardimento mortal non mai m'affidi,
+Nè sia coraggio d'uom che mi sospinga
+Sì che contra il gran Dio la spada io stringa.
+
+
+VIII
+
+Non prezzo i Cavalier ch'entro si serra
+Rodi, non prezzo d'AMEDEO le prove,
+Prezzo che s'AMEDEO si move in guerra,
+A suo prò l'universo anco si move:
+Non rimirate voi scoter la terra?
+Che mugghia il mar, che 'l ciel grandina e piove?
+Che con terribil suon fulmini avventa?
+E che sparso di fiamme altrui sgomenta?
+
+
+IX
+
+Per lunga fama ed approvata intendo,
+Che l'uomo saggio il suo poter misura;
+S'altramente vi sembra, io non contendo;
+Il morire al mio cor non fa paura.
+Di costoro al parlar va trascorrendo
+Un mormorio, ma picciol tempo dura,
+Che Bostange la destra innanzi stese,
+E fe' silenzio ed a sì dire ei prese:
+
+
+X
+
+Amici, in campo la battaglia alterna
+Vittorie e danni; de le guerre i fini
+Non son certi giammai; s'altri governa
+Il suo consiglio co' voler divini
+È fuor di biasmo; che la destra eterna
+A la vita mortal ferma i confini,
+Nè ci ha giudicio su' giudicii suoi;
+Ed oggi, amici, ella è contraria a noi.
+
+
+XI
+
+Però cediam; con questi avanzi io spero
+Tornare in Asia, e ristorando i danni
+Al figlio d'Ottoman guardar l'impero
+Fin ch'egli giunga de lo scettro agli anni;
+Dunque ciascun di voi svegli il pensiero,
+E le sue squadre a raunar s'affanni,
+E per l'ombra notturna armando i legni
+Senza dimora veleggiar s'ingegni.
+
+
+XII
+
+Tu ver le tende di Sultana andrai,
+E palese farai nostra partita
+A sua grandezza, e come è giusto avrai
+Cura, Ebrain, de la real sua vita.
+Così non vil, ma cauto in mezzo a guai
+Bostange favellò con fronte ardita,
+E sprezzando egualmente ogni riposo
+Alcun di quei baron non fu ritroso.
+
+
+XIII
+
+Ma ciascun mosse, ed al disperso stuolo
+La legge del partir fa manifesta,
+Che come notte più ricopra il polo
+Ogni bandiera a navigar sia presta:
+Sì come in lunghe file erra sul suolo,
+Nè trasportando salme unqua s'arresta
+Di formiche un gran popolo; talmente
+Sen giva al mar la comandata gente.
+
+
+XIV
+
+Solo Ebrain verso Sultana il piede
+Volgendo afflitto da sua fè sospinto
+L'alta donna trovò che 'n terra siede
+Presso il feretro del signore estinto;
+Ivi che piange e che sospira ei vede,
+E ch'oggimai di morte il viso ha tinto,
+E che sommersa nel cordoglio e lassa
+Su la sinistra palma il capo abbassa.
+
+
+XV
+
+Da prima entrando il Cavalier l'inchina,
+E seco geme a quel dolor cotanto,
+Poscia con lento piè le s'avvicina,
+E guarda in terra e stassi immoto alquanto.
+Scorgendo il suo fedel l'egra Reina
+Stima ch'ei vegna a rasciugarle il pianto,
+Nè volendo a sue pene atroci ed empie
+Conforto sofferir, scote le tempie.
+
+
+XVI
+
+Poi dice: indarno movi al mio martire
+Racconsolar, ch'ogni conforto ei schiva:
+Di Sultana il conforto oggi è morire,
+E fora biasmo il rimaner più viva.
+Ascoltando Ebrain, che al suo desire
+L'addolorata donna il varco apriva,
+Discreto da lontan move a tentarla
+Con detti oscuri, e sì con essa ei parla.
+
+
+XVII
+
+Grandemente amerei nel caso indegno
+Ragione aver da consolar tua pena;
+Ma perder tuo signor, perder tuo regno,
+Tra nemici aspettar dura catena,
+È tanto affanno che trapassa il segno,
+E d'ogni aita a disperar mi mena,
+E fa mestier nel così gran dolore
+Di forte destra e di non debil core.
+
+
+XVIII
+
+Ma pur nel mondo ogni minaccia, ogn'ira,
+Ogni grave miseria anco sostiensi.
+Sì dicendo da lei gli occhi non gira,
+Tutto intento a spiar ciò ch'ella pensi.
+Ed ella giù nel cor prima sospira,
+Soggiunge poscia: di martiri immensi
+Altra vivendo non rifiuti il peso,
+Ciò non fia certo di Sultana inteso.
+
+
+XIX
+
+A che deggio, Ebrain, dianzi beata
+Via più d'ogni Reina altra terrena,
+Farmi al mondo veder serva, legata,
+Vinta le braccia e i piè d'aspra catena?
+Qui dentro i Rodïan, gente spietata,
+Forse ho da trastullar con la mia pena,
+E di quì tratta per Italia alfine
+Ho da soffrir le ferità latine?
+
+
+XX
+
+Unqua al fiero AMEDEO vedran le genti
+Piegarmi in atto di supremo onore?
+E baciar quelle man che fur possenti
+Dar percossa di morte al mio signore?
+Me, me de l'alto Ciel fulmini ardenti,
+Prima traete a l'infernale orrore;
+Me, me togliete a l'esecrabii sorte;
+A voi mi volgo, io d'Ottoman consorte.
+
+
+XXI
+
+Così nel caso miserabil, rio
+Ella il suo nobil cor mostrava aperto,
+Ed ei del suo signor mostra il desio,
+E lascia in bando il ragionar coperto:
+Vera Regina, e che più dir degg'io?
+Su tua miseria il tuo pensiero è certo,
+E certo a te sottrai d'alti perigli
+Altieramente il tuo gran cor consigli.
+
+
+XXII
+
+Sultana allor: se la presente sorte,
+E se 'l risco vicin di maggior pianti
+A farmi dolce reputar la morte
+Oggi non fossero, Ebrain, bastanti,
+Pur la vita troncarmi esser dee forte
+Questo Re che trafitto emmi davanti,
+Cui fermamente io so che fui diletta,
+E che pur con desio seco m'aspetta.
+
+
+XXIII
+
+Così diceva, e con l'eburnea mano
+Asciuga i lumi nubilosi e mesti;
+Cui rispose Ebrain: non credi in vano,
+Di creder ciò mille argomenti avesti;
+Pur dirne un grande io vuò: dianzi Ottomano
+Chiamommi in sul vestir gli acciar funesti,
+E disse: io muovo in su l'assalto estremo
+Contra AMEDEO, nè de la morte io temo.
+
+
+XXIV
+
+Temo ben io, che s'egli avvien ch'io mora,
+Sultana incontrerà strania ventura,
+E sì fatto timor tanto m'accora,
+Che del morir la pena è via men dura;
+Deh ch'ella meco se ne venga allora,
+O diletto Ebrain, seco procura;
+A mio nome con lei raddoppia i preghi,
+Che 'l segno estremo di sua fè non neghi.
+
+
+XXV
+
+Qui tacque il servo; e la Reina volse
+Il volto impresso di più reo tormento
+Verso le membra d'Ottomano, e sciolse
+Voce interrotta da mortal lamento:
+Ah mio Re, cui nemico empio mi tolse
+Quando più n'era il mio desir contento,
+Sì poco dunque la mia fede espressi,
+Che tu venirne in dubbio unqua dovessi?
+
+
+XXVI
+
+Qui l'oro straccia de le chiome e 'l seno
+Fa risonar de le percosse crude,
+Poi comanda: Ebrain, reca veneno,
+Che spegner prestamente aggia virtude.
+Egli a quel comandar non tiensi a freno:
+Sultana allor nel padiglion si chiude,
+Ed ivi presso al suo signor s'asside,
+E lui guardando alza un sospiro e stride.
+
+
+XXVII
+
+Chiunque aspira a le grandezze estreme
+Più sempre vago di superbo impero,
+E giù dal colmo ruinar non teme,
+Ne lo stato di noi volga il pensiero;
+Per alcun tempo a la mortale speme
+Non si rappresentò specchio più vero,
+Nè si mostrò come caduca e vana
+Sia giuso in terra la possanza umana.
+
+
+XXVIII
+
+Chi giammai dentro il cor potea fermarsi
+Che omai di Rodi vincitor, che omai
+Suoi muri in guerra ed abbattuti ed arsi,
+Dovessimo incontrar sì fieri guai?
+Misera! quai preghiere? e quai non sparsi
+Pianti? che non fec'io? che non tentai?
+Da quale parte non sperai soccorso?
+Anco a numi d'inferno ebbi ricorso.
+
+
+XXIX
+
+O sul fior de l'età pronta a morire
+Per lo scampo di noi, diletta Irene,
+Su le tue piaghe, e contra il tuo desire,
+Ecco pur ch'Ottoman morte sostiene;
+Ma ci veggo dannati a tal martire,
+Ed è sì grande il mar di nostre pene,
+Che non so con qual senso io mi rimanga,
+Irene, e se t'invidii, o se ti pianga.
+
+
+XXX
+
+Incliti scettri, altieri manti adorni
+Son tornati per noi ceppi dolenti:
+Oh tra le fasce e su l'april dei giorni
+Fossimo al mondo trapassati e spenti,
+Ch'oggi il sommo dolor de' nostri scorni
+Non faria liete le cristiane genti,
+Nè per l'Europa i nostri casi avversi
+Darian materia de' Cristiani ai versi.
+
+
+XXXI
+
+Ottoman, su tua morte alzano il canto,
+Me destinando a vil servigio indegno;
+Ma nol faran, ch'io vuò morire; intanto
+Queste misere chiome io ti consegno;
+Di mirra in vece io t'ungerò col pianto;
+E tu, mio Re, nol ti recare a sdegno,
+Che lo sgorgano gli occhi, onde uscia lume,
+Che pure avesti d'apprezzar costume.
+
+
+XXXII
+
+In questa da gli abissi un mostro apparse
+Quasi Ottoman; sotto le ciglia accende
+Altiero sguardo, e su le guancie sparse
+Di puro latte un vivo minio splende;
+Con quel vigor, con quel furore onde arse
+Fiero di cor ne le battaglie orrende
+A la dolente donna ei si dipinge,
+E vaso d'or con la sinistra stringe.
+
+
+XXXIII
+
+Perchè l'indugio quel suo moto interno
+Non queti, e cessi d'ammazzar se stessa,
+Adducendo il demon tosco d'inferno,
+Verso Sultana ingannator s'appressa:
+O dolce del mio cor tormento eterno,
+Pena per mio conforto a me concessa,
+Perchè contristi sì l'alta beltate
+Vientene a me, che tu mi fai pietate.
+
+
+XXXIV
+
+A questo dir, tutta agitata, ardente
+L'afflitta donna sollevossi in piede,
+E verso il suo signor mosse repente,
+E con tai note a ragionar si diede:
+Vaneggio io forse nel gran duol presente?
+O senza inganno lo mio sguardo or vede?
+Se sei vero Ottoman, perchè ritorni?
+Quale è la vita tua? dove soggiorni?
+
+
+XXXV
+
+Così gridava, e scolorita in faccia
+Tra fervidi sospir pianti rinnova,
+Ed abbracciarlo vuol, ma con le braccia,
+Fuor che vani color, nulla non trova,
+Risponde l'ombra, e col suo dir procaccia
+Ch'ella animosamente a morir mova:
+A che piangi di me, ch'altiero vivo
+In lieta parte, e non d'imperj privo?
+
+
+XXXVI
+
+Fuior del caduco mondo aurei splendori
+Ornano campi, ove Regine, e Regi
+Di sempiterno gaudio empiono i cori,
+Premio dell'armi e degli affanni egregi;
+Or se con me goder cotanti onori
+Di fragil vita per desio non spregi,
+Sugo ti porgo, che d'un sorso solo
+Basta il vigore, e te ne vieni a volo.
+
+
+XXXVII
+
+Cotanto appena il rio demon favella,
+Che s'involve di nebbia atra e profonda,
+Ma lascia l'oro avvelenato; ed ella
+Ponselo a bocca, e tutto il cor n'inonda;
+Nè fra tanti martir punto men bella,
+Stassi del caro letto in su la sponda;
+Ivi del suo signor la destra prende
+Con la sua destra, e l'ultim'ora attende.
+
+
+XXXVIII
+
+Fra pensier varj ora rivolge in mente
+Scettri, corone, e quegli onor cotanti,
+Onde fu lieta; or la stagion presente,
+E l'acerbo dolor, ch'ella ha davanti;
+Quando poscia partir l'anima sente,
+Compone il busto, e con le man tremanti
+Sul volto si dispiega un aureo velo,
+E traendo sospir fassi di gelo.
+
+
+XXXIX
+
+Qual, se candida nube in alto ascesa
+Le rose adombra, onde il mattin s'infiora,
+Ben rimiriam ch'ella ne langue offesa,
+Ma pure è vaga a riguardar l'aurora;
+Tal già la guancia di bell'ostro accesa
+Sotto freddo candor si discolora,
+E di mortal pallor le labbra asperse
+Han non so qual beltate anco a vederse.
+
+
+XL
+
+Quasi non era ancor dal corpo adorno
+L'afflitto spirto per sua via partito,
+Che facendo Ebrain colà ritorno
+D'Ottomano il desir vide fornito;
+Pria dal duol vinto fe' sonare intorno
+Gemito tal, che rassembrò muggito;
+Disse poscia: alto Re, dovunque godi
+Vita immortale, il tuo fedele or odi.
+
+
+XLI
+
+Nel punto estremo di tua morte indegna,
+Qual commettesti tu, serbai tua fede;
+Ora a te ne verrei; ma ch'io non vegna
+Il vuole amor del tuo diletto erede;
+E perchè trasportare indi disegna
+Le regie membra in ver le navi, ei chiede
+E d'ancelle, e di serve il pronto aiuto,
+E stassi percotendo il sen canuto.
+
+
+XLII
+
+Infra la turba lagrimosa e trista,
+Ch'al chiamar d'Ebrain mossero il passo,
+Venne Licasta, ed a la flebil vista
+Ella si feo come insensibil sasso;
+E quando a favellar forze racquista,
+Gridò gemendo: o del mio viver lasso
+E de gli affanni miei solo sostegno,
+In quale guisa a ritrovarti vegno?
+
+
+XLIII
+
+Non son già queste de' miei pregi altieri
+Quella che tu nutrivi in me speranze,
+Quando fra semplicissimi pensieri
+Pargoleggiavi per le regie stanze;
+Oh de gli scherzi e de' tuoi dì primieri
+Amare e sfortunate rimembranze;
+Tu davi al collo mio baci soavi,
+E così tra bei vezzi indi parlavi:
+
+
+XLIV
+
+Allor che stanca e per l'età matura
+Volerà del tuo sen l'anima fuori,
+Io chiuderotti gli occhi, e 'n sepoltura
+Ti spargerò di più soavi odori.
+Così dicevi; ma crudel ventura
+Che mi sommerge in mar d'aspri dolori,
+Or mi fa ricordar fra duri affanni
+Come per la speranza altri s'inganni.
+
+
+XLV
+
+Tu non a me sul fin di mia vecchiezza
+Gli occhi componi; io son, che morta omai
+Sul tuo più vago fior di giovinezza
+Mando sotterra te che tanto amai.
+Qual ti farà chiamar la tua grandezza?
+Per lo scettro real qual nome avrai?
+Ah che se fra' mortali il ver si dice,
+Altro nome non è, salvo infelice.
+
+
+XLVI
+
+Quì fra le turbe a lamentarsi pronte
+Ella quasi di duol si venia meno;
+Poscia Ebrain con lamentevol fronte
+A gridi sciolse ed a querele il freno:
+Deh chi de gli occhi miei fa larga fonte
+E d'alti pianti oggi m'inonda il seno
+Sì che di fede e di dovuto amore
+Possa far testimonio al mio signore?
+
+
+XLVII
+
+Ottoman piango; ed ho nel cor disdegno
+Che parcamente i pianti miei sian sparsi;
+Ma pur Meandro e di Panfilia il regno
+Di martirj e di duol non ti fian scarsi;
+Là da' popoli tuoi senza ritegno
+Preveggo al tuo morir l'esequie farsi
+Con abissi di pianto; ed è ragione,
+Poi che perdono in te tante corone.
+
+
+XLVIII
+
+Chi tra gli allor che le provincie ornaro
+Innalzerà vincendo omai trofei?
+Ed onde avrassi scampo, onde riparo
+Al minacciar de gli avversarii rei?
+O di trionfo, o di vittorie chiaro,
+Grande Ottoman, dove sparito or sei?
+Dove trasporti tu la nostra speme,
+Noi quì lasciando infra miserie estreme?
+
+
+XLIX
+
+Parmi che su ne l'alto il Sol non splenda,
+E che seco ogni luce a noi sia tolta,
+Onde in profondità di notte orrenda
+Si rimanga per sempre Asia sepolta.
+Oh del mondo qua giù strana vicenda,
+Ecco Europa a gioir quinci è rivolta
+Allor ch'ogni speranza avea perduta,
+E la nostra allegrezza in duol si muta!
+
+
+L
+
+Fra questi detti, che si vada al mare
+Per prestamente veleggiar procaccia,
+Onde a le membra riverite e care
+Ciascuno a gara ivi soppon le braccia;
+E per tutta la via lagrime amare
+Del popolo leal bagnan la faccia,
+Nè puossi udir tra le funeste genti
+Se non un lungo suon d'aspri lamenti.
+
+
+FINE DEL CANTO XXII.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI
+
+AL CANTO XXII.
+
+
+Non poteva farsi argomento più breve di quello postovi dal Poeta: «Nel
+XXII. Sultana s'avvelena.»
+
+Una sola critica osservazione si legge nel ms. del Cav. d'Urfè, ed è
+la seguente: «Ce chant est beau et tragique, mais il me samble que les
+plaintes de la nourrice et du valet de chambre sont trop longues,
+parce qu'aux choses tristes il faut estre brief, parce qu'autremant
+l'esprit du lecteur se lasse et s'ennuye grandement.» Ottimo è il
+suggerimento del Critico; e fu detto anticamente, niuna cosa
+asciugarsi più presto delle lagrime.
+
+
+
+
+CANTO XXIII.
+
+
+ARGOMENTO.
+
+_Ove del gran Batista il nome onora
+Popol devoto, i Cavalier sen vanno;
+Quivi l'Eterno Dio ringrazia e adora
+AMEDEO genuflesso; ed ogni affanno
+Sgombro da lui con lode in sino allora
+Incontro al truce Saracin tiranno
+Ricorda Doroteo. Fuggon, ma rotte
+Il vasto mar le infide navi inghiotte._
+
+
+I
+
+Già trascorrea del ciel l'alto sentiero,
+Notte più scura; ed AMEDEO piagato
+Vigilando tenea fisso in pensiero
+Ciò ch'egli udì dal messaggier beato,
+Ch'ei ben de la vittoria andrebbe altiero,
+Ma che del viver suo fora troncato
+Lo starne in Rodi; onde devoto e forte
+S'apparecchiava a la propinqua morte.
+
+
+II
+
+Sforza il fievole corpo, e sovra il letto
+In zelo ardendo le ginocchia piega
+E giunge umile ambe le palme al petto,
+E sì la lingua inverso Dio dispiega:
+Signor, se come il tuo messaggio ha detto
+Più de la vita a me spazio si nega,
+A tuo grado, o Signor, l'alma si sciolga,
+Ma sia tua santa man, che la raccolga.
+
+
+III
+
+Poi da gli occhi versando un caldo fiume
+Largo chiedeva a' falli suoi perdono;
+Ed ecco sfavillar mirabil lume,
+Di cui s'udia via più mirabil suono;
+Il gran Batista ivi battea le piume,
+Del santissimo aspetto i fulgor sono
+Ch'ivi splendeano; e per divin decreto
+Voci formava ad AMEDEO far lieto:
+
+
+IV
+
+Inclito Eroe, per la cui man sì forte
+Sorge, la fè che 'l Vatican sublima,
+Acciò splendesse il tuo valor, di morte
+Ti si fe' motto del Filermo in cima;
+Ma d'altrove morir t'è dato in sorte,
+E palme illustri adorneranti prima;
+Sveglia l'anima invitta a novi vanti,
+Mentir non sanno i messaggier stellanti.
+
+
+V
+
+Così gli disse; e di licor soavi
+Dolce la piaga inonda; ella repente
+Salda diviene; e mitigar le gravi
+Angoscie, e franco il Cavalier si sente.
+Giunse il Batista allor: verso le navi
+Affretta il piè la sbigottita gente,
+E sarebbe ragion stringer la spada,
+Ed a la fuga lor romper la strada.
+
+
+VI
+
+Ma nol farai; vuole il Monarca eterno
+Contra loro agitar l'onde marine;
+E poi ch'ad onta del dannato inferno
+Rodi de' rischi suoi rimira il fine,
+L'armi, ch'avesti tu dal Ciel superno
+Io porterolle a le magion divine,
+E là ne l'alto serberansi appese
+Per darle a' tuoi ne le più gravi imprese.
+
+
+VII
+
+Non parlo in van; ciò che lassù nei cieli
+Dal supremo Signor non mi s'ascose,
+Quì consiglia ragion, ch'oggi io riveli;
+Ascoltami e gioisci: opre famose
+In soggiogar tiranni aspri e crudeli,
+In calpestar corone ingiuriose,
+Faran pur con queste armi i tuoi sublimi;
+Ma duo fra tanti appariranno i primi.
+
+
+VIII
+
+Nè creder tu ch'entro sanguigno acciaro
+De gli aspri assalti a la stagione orrenda
+Deggia il nemico aver lungo riparo
+Ove a l'incontro un di costor contenda;
+L'alme de l'universo il vedran chiaro
+Quando avverrà ch'EMANUEL s'accenda,
+E che 'n battaglia fier fulmini spanda,
+Ingombrando d'orror l'onda normanda.
+
+
+IX
+
+Fremeran l'armi de l'Europa; ed arsi
+Andranno in ira i regnator possenti,
+Onde di sangue e di sudor cosparsi
+I campi ondeggieran d'atri torrenti,
+Ma poi che i grandi altieramente apparsi
+Porransi in fuga, o sotto lui fian spenti,
+Darà, traendol di dolor profondo,
+Quel sommo Eroe leggi di pace al mondo.
+
+
+X
+
+Succederan de le rie trombe ai crudi
+Rimbombi suoni a belle danze eletti,
+E de gli usberghi in su le dure incudi
+Faransi aratri, e dei dorati elmetti;
+Allor le muse, e fioriran gli studi
+D'ogni bell'arte nei terribil petti,
+E sbandito il furor, porransi in sede
+A ben regnar vera Pietate, e Fede.
+
+
+XI
+
+Nè meno Astrea, che a l'immortal soggiorno
+Avea già da la terra i piè rivolti,
+Con sue bilancie trascorrendo intorno
+Empierà di letizia i seni e i volti;
+Sì fatto il vincitor farà ritorno
+A gli scettri paterni a lui mal tolti,
+Ove innalzando al Ciel sommi trofei
+Godrà pregio real d'alti imenei.
+
+
+XII
+
+Non già così, che l'onorata spada
+Non cinga ardente, e 'l viver suo non scherna
+Quando in periglio di macchiarsi cada
+Del grandissimo Dio la legge eterna;
+Quinci a' trionfi s'aprirà la strada
+Stringendo a fren più d'una valle inferna,
+Tra varchi alpestri e dirupati scogli
+Domando atroci, et esecrati orgogli.
+
+
+XIII
+
+CARLO vien poi, che di Gebenna a gli empi
+Mal soffrirà lasciar l'alpi sicure;
+CARLO il famoso, che gli altar, che i tempi
+Trarrà dal sangue e da le fiamme impure;
+Alzerà di pietate incliti esempi,
+E di fortezza in quelle etati oscure
+Ratto col ferro a procacciar corona
+In campo allor che 'l Vatican lo sprona.
+
+
+XIV
+
+Farà ben saggio da ria turba infesta
+Schermo a Saluzzo; e di Durenza il regno
+Avrà per aspra ed infernal tempesta
+Da la spada real saldo sostegno;
+Vinon con asta in man, con elmo in testa
+Vedrallo incontra ad empio stuolo indegno
+Che sol guardarlo in fronte ivi s'affida,
+Poi che fugge il fellon, che 'n campo il guida.
+
+
+XV
+
+Mal felice è la froda; il sole ardente
+Non sì ratto distrugge aria nebbiosa
+Come CARLO quei crudi, indi repente
+Empie del suo valor l'alpe selvosa,
+Isara quivi fulminar lo sente;
+Il sente, e geme; ei sul destrier non posa
+Fra sparsi infino al Ciel gridi infiniti
+Fin che di tronchi non sian carchi i liti.
+
+
+XVI
+
+Di magnanimo ardir sparso i sembianti
+Calcherà dentro il sangue elmi ed usberghi,
+Sì ch'al fier brando volgeran tremanti
+Le turbe in corso sbigottite i terghi;
+Ben dureranno a gli orfanelli infanti
+Lunga memoria nei funesti alberghi,
+Cui bagneranno in grembo a le nudrici
+Con latte di dolor pianti infelici.
+
+
+XVII
+
+Che più deggio narrarti? immensa istoria
+Faransi al mondo i costui fatti egregi,
+Nè per gli anni remoti unqua memoria
+Fia, che pensando con stupor nol pregi;
+Indarno a segno di cotanta gloria
+Dispiegheranno Imperadori e Regi
+O carchi d'arme, o disarmati il volo;
+E scoppierà l'Invidia arsa di duolo.
+
+
+XVIII
+
+Ove si favellò, le labbra chiuse,
+E sparse al suo fulgor nuvoli densi,
+Ma di celeste Arabia odor diffuse;
+Dolcezza ignota de' mortali ai sensi;
+Con basse ciglia, a tanto onor non use,
+Che soffersero male i raggi immensi,
+Stassi cheto AMEDEO non picciola ora,
+E del gran Dio l'alta pietate adora.
+
+
+XIX
+
+Ma risorta dal mar l'alba celeste
+Tingeva di rossor l'aure serene
+Quando le membra il Cavalier riveste
+Di vigore immortal tutto ripiene;
+Nè più lento di lui le ciglia ha deste
+Folco, ma ratto a salutarlo viene,
+E come su la soglia ha posto il piede,
+Fattolo franco, e che passeggia ei vede.
+
+
+XX
+
+S'arresta e ne l'Eroe fisa le ciglia
+Sì come in larve simulate e vane;
+E quei soave a favellargli piglia
+Quando sì di stupor colmo rimane:
+Quale ingombra il tuo cor gran meraviglia?
+Non di licor, non di scienze umane
+Sconosciuta virtù sano m'ha reso;
+Ma di Dio messo per pietà disceso.
+
+
+XXI
+
+Così ragiona, e ver lui move il passo;
+Ma Folco al gran campion più s'avvicina,
+E giocondo a mirar, col capo basso
+Il ginocchio piegando umil s'inchina;
+Dice poscia: è ragion, che 'l corpo lasso
+Ti ristori, o Signor, grazia divina,
+Poi che per Dio sì travagliarlo godi;
+Or l'eterna bontà sempre si lodi.
+
+
+XXII
+
+Ma del campo infedel, ch'a tua possanza
+Jer si sottrasse, oggi che fia? per terra
+Correr farai de l'empio stuol ch'avanza
+L'odiato sangue, e fornirai la guerra?
+Ed AMEDEO: fora di Marte usanza;
+Ma di Dio messaggier la via ci serra,
+Nè vuol ch'usciamo a più pugnar sul piano,
+Spegnerà gli empi l'immortai sua mano.
+
+
+XXIII
+
+Noi lo spazio del dì, ch'a l'altrui vita
+Troncar doveasi, ed a l'assalto estremo,
+Lodando la possanza alta infinita,
+Ne i sacri templi a consumare andremo.
+Sì disse; e da l'albergo ei fa partita;
+Subito appresso il Cavalier supremo,
+Seguendo i Rodïan l'inclito esempio
+Volgono l'orme del Batista al tempio.
+
+
+XXIV
+
+Ampia nel mezzo a la città sorgea
+De' monti eccelsi e de le nubi al paro
+La sacrata magion che di Giudea
+Quivi giungendo i Cavalier fondaro;
+Ella qual neve candida splendea
+Infra selci finissimo di Paro;
+E per gradi purissimi s'ascende
+Scala, che pur di Paro ampia risplende.
+
+
+XXV
+
+Le ricche porte di fin oro ardente
+Sopra soglia di porfido fiammante
+Hanno di cedro e d'ebano lucente,
+Fregi contesti e d'indico elefante;
+Dentro, sudor d'innumerabil gente,
+Colonne stan, che fur montagne avante;
+Di vaghi marmi è variato il piano,
+Lunga vigilia di Dedalea mano.
+
+
+XXVI
+
+Per l'immensa parete, onde si gira
+Il gran Ciel de la macchina superba,
+Del Precursor santissimo si mira
+La dura vita e la ria morte acerba;
+Evvi, che da le turbe il piè ritira
+Vago di bere il fiume e pascer l'erba,
+Sol di ruvido pel tutto coperto,
+Solingo cittadin d'aspro deserto.
+
+
+XXVII
+
+Poi del Giordano a le paterne sponde
+Fassi veder da l'orrida foresta,
+Ove gridando infra le turbe immonde
+L'erto cammin de la salute appresta;
+Evvi, ch'umile al Redentor diffonde
+Limpido rio su l'adorata testa;
+Evvi, che d'alto il Genitor rimbomba;
+Evvi fra lampi d'or l'alma colomba.
+
+
+XXVIII
+
+Altrove al Re di Galilea s'invia
+Là, dove ardor di caritate il mena
+A forte biasimar la fiamma ria,
+Che suggendolo va di vena in vena;
+Ma quei sì dolce le parole udia,
+Che pria lo strigne in ceppi, indi lo svena
+Tosto che per mercè vergine il chiede,
+Che 'n ballo mosse allettatrice il piede.
+
+
+XXIX
+
+Sì leggiadra le piante ella governa
+Quando s'indugia il suon, quando s'affretta,
+Che 'l Re commosso da dolcezza interna
+Par ch'a sua voglia il guiderdon prometta:
+Ella per appagar l'ira materna
+Procurava ingiustissima vendetta;
+Del gran Battezzator la morte prega;
+E ch'ei s'ancida il Galileo non nega.
+
+
+XXX
+
+Turba di Siri sagittaria scende
+De l'uomo giusto a le prigioni oscure;
+Egli il collo magnanimo distende,
+Sicuro a la carnefice secure;
+Sì bipartito da percosse orrende
+Fa larga fonte di sue vene pure;
+Stassi nel sangue il freddo busto involto;
+Il caro capo i rei ministri han tolto.
+
+
+XXXI
+
+Al fin rinchiuso entro reale argento
+L'aspra donzella il si vagheggia; e gode,
+Che 'l nobil teschio condennato e spento
+Sia di sue danze testimonio e lode,
+Ma pur ne gli occhi si leggea tormento
+Chiuso nel petto al dispietato Erode;
+Sì de la vita e del gran santo estinto
+L'ammirabile tempio era dipinto.
+
+
+XXXII
+
+Ivi non prima i Cavalier crociati
+Entrano pronti a gli immortali onori
+Che trascorrendo van musici fiati
+Per dotta man su gli organi canori;
+Varca AMEDEO fra' popoli adunati
+Là dove cinto di perpetui ardori
+Dentro gran gemme il Redentor si serba
+D'infinite ricchezze opra superba.
+
+
+XXXIII
+
+Sovra ampio altar, cui porpora di Tiro
+Fregiata di tesor fascia ogni sponda,
+Erta splendea dì Nabateo zafiro
+Pur sovra base d'or mole ritonda;
+D'alti piropi luminoso giro
+Preziose colonne la circonda;
+Sovra loro, a mirar gran meraviglia,
+Posa cornice di rubin vermiglia.
+
+
+XXXIV
+
+Quinci s'innalza di topazio ardente
+Il tetto, e curvo si rinchiude al fine
+Tempestato di perla risplendente,
+Puro tesor de l'Eritree marine;
+Sul colmo si vedea l'asta possente.
+Sacra ne le vittorie alme e divine
+La bella croce, onde l'inferno è vinto;
+Ed ella rilucea d'alto giacinto.
+
+
+XXXV
+
+Or l'Italico Re lunga dimora
+Quivi fa cinto de' baron più noti
+Inginocchiato, e la grande ostia adora,
+Fisso nel suo Signor gli occhi devoti;
+Da lunge il vulgo; ed ei s'atterra ancora
+A Dio sciogliendo, o confermando i voti
+Nel risco fatti de la patria; intanto
+Ergeasi al Ciel de' Sacerdoti il canto.
+
+
+XXXVI
+
+Poi che su i sacri altar l'alto mistero,
+E fur gli uffici de la Fè forniti,
+Doroteo rese grazie al gran guerriero,
+E fur di lui cotali accenti uditi:
+Or che per la tua man fugge leggiero
+L'affanno, onde a ragion fummo smarriti,
+Giustissima ragion ne stringe il core
+A dar pregio di gloria al tuo valore.
+
+
+XXXVII
+
+Ma qual fia mai per così larga impresa
+Lingua mortale a faticarsi ardita?
+Tu de la Fè, tu de gli altar difesa,
+Unica tu de Rodïani aita;
+La fiamma rea per questi altari accesa
+Spegnesti tu; fosti a la debil vita
+Di canuti e d'infanti alto riparo;
+Ciascuno al fin le forze tue salvaro.
+
+
+XXXVIII
+
+Nei secoli avvenir, fra sudor tanti,
+I rischi tuoi ben d'ogni gloria degni
+Quanto grave imporran peso di canti
+Ai cari a Febo, ed a' sublimi ingegni?
+Ma perchè forse i tuoi mirabil vanti
+Quì lungamente d'ascoltar disdegni,
+Io reggendo il parlar come conviensi
+Cosa dirò, ch'ad ogni Re pertiensi.
+
+
+XXXIX
+
+In Chiaramonte a la sacrata guerra
+S'unirò un tempo i più veraci Eroi;
+Ivi Francia, ivi Scozia, ivi Inghilterra,
+E l'alma Italia ivi sospinse i suoi.
+Del sommo Dio, del suo Vicario in terra
+Udiro il prego ubbidienti; e poi
+Con mille trombe coraggiosi e fieri
+Chiamaro a le belle armi i buon guerrieri.
+
+
+XL
+
+Gli ampii tesor, che per ben lunga etate
+Frenando i suoi desir gli avi serbaro,
+S'aperser tutti; ed a le squadre armate
+I regni i Re cortesi anco donaro;
+Non fu per opra di si gran pietate,
+Non fu man scarsa e non fu petto avaro,
+E nulla altra vaghezza altrui ritenne,
+Ma ciascuno al desir giunse le penne.
+
+
+XLI
+
+De' figli amore il petto lor non vinse,
+Nol vinse amor de le gentil consorti;
+Studio del Ciel tutti infiammolli e spinse
+In mare e 'n terra a disprezzar le morti:
+Ben l'empio inferno in contra lor s'accinse;
+Ma nulla fu; chè coraggiosi e forti
+Più sempre ebbono l'alme e le man pronte,
+E di Sion voller vedere il monte.
+
+
+XLII
+
+Che fu mirar dentro dorato usbergo
+Con aste invitte e fulminose spade
+Battere allor de' Saracini il tergo,
+E d'atro sangue dilagar le strade?
+Qual torna sbigottita al chiuso albergo,
+Se da torbido ciel grandine cade,
+Vaga schiera d'augei rapidamente,
+Cotal vinto fuggì l'empio Oriente.
+
+
+XLIII
+
+Egli il più forte de le mura scelse
+A rinfrancare il suo smarrito ardire,
+Ma punto non giovar le torri eccelse
+Contra lo sforzo de le nobil ire,
+Franse ogni marmo ed ogni porta svelse
+Il vincitor; quinci crudel martire,
+Grave strido d'orror confuso ed alto
+Diè la vittoria e terminò l'assalto.
+
+
+XLIV
+
+Allor non più di minaccevol canto
+L'aer turbava sanguinosa tromba,
+Ma con pensier di penitenza e pianto
+Tutti adorar la sacrosanta tomba.
+Sì vinser quegli Eroi, del cui gran vanto
+Sì chiara la memoria anco rimbomba;
+Ma pure Europa neghittosa or gode
+In gran letargo e 'l rimbombar non ode.
+
+
+XLV
+
+Spirti, che tra' fulgor d'eterna gloria
+Splendete in Cielo a par del sol ben noti,
+Vedete voi che debile memoria
+Di vostra gran virtù tocca i nipoti?
+Lasso, caduta è quì l'alta vittoria,
+Chè al peregrin son contrastati i voti,
+Nè di Sion può rimirar le mura,
+E 'l gran sepolcro è di rei cani usura.
+
+
+XLV
+
+Mal spiegaro per noi l'inclita insegna,
+Mal diero assalto, e trionfar quel giorno,
+Se la lor fama gloriosa e degna
+Ne dovea partorir vergogna e scorno;
+Tanta viltà deh chi sarà che vegna
+Omai d'Europa a disgombrar dintorno?
+Sì che pensiero ella raccolga in seno
+Se non d'onor, de' suoi perigli almeno?
+
+
+XLVII
+
+Tu, de' cui raggi luminosi, ardenti
+Più che Gange del sol gode la Dora,
+Come oggi Rodi afflitta, i suoi tormenti
+Ti metta in cor Gerusalemme ancora;
+Oh che loda! oh che pregio appo le genti
+Per cui la croce del gran Dio s'adora,
+Se col valor de la tua nobil spada
+Al bramato Giordan s'apre la strada?
+
+
+XLVIII
+
+Allor del Nilo ignoto oltre a la fonte,
+Oltra l'Atlante, oltra Boote andranno
+Altieramente le tue glorie conte,
+Ch'or per mia bocca risonar non sanno;
+Ma pur queste d'amore anime pronte
+Alzano al Cielo il tuo sofferto affanno,
+E sto quasi per dir, che 'n lieti gridi
+Fansi ver te queste onde e questi lidi.
+
+
+XLIX
+
+E se fia mai, che de' reali eredi
+Il giustissimo scettro unqua s'infesti,
+Di quanti Cavalier vedi, e non vedi,
+L'armi fien pronte, e i fieri cor fian presti.
+Mentre dicea, ne le dorate sedi
+Affermar quei baron veduto avresti;
+Quinci AMEDEO dopo i sacrati uffici
+Al palagio sen va fra i duci amici.
+
+
+L
+
+Ed in quel punto si scorgea lontano
+I legni infidi da le Rodie arene,
+I gran campi varcar de l'Oceano
+Con bel volo di vele culiate e piene;
+Era il suolo del mar tranquillo e piano
+E correan d'ognintorno aure serene,
+Nè fosca nube lor faceva oltraggio;
+Quando scese di Dio forte messaggio.
+
+
+LI
+
+Su le piaggie de l'aria almo a mirarsi
+Con imperio frenò l'ali veloci,
+E spinse tra fulgor di rai cosparsi
+Orribil suon di sempiterne voci;
+Non fremono cotanto, ove ad armarsi
+Chiamano mille trombe i cor feroci,
+Se Marte ama versar torbido in guerra
+Di sangue un mare e funestar la terra:
+
+
+LII
+
+Venti, dicea, che da principio venti
+Pria che 'n aria vi fosse il soffiar dato
+Nulla eravate; e con le man possenti
+Dio poi creovvi, e sì vi pose in stato;
+Udite, o venti, il suo volere attenti;
+Nel mar scendete e con terribil fiato
+Gonfiate l'onde e 'n suo cammin dispersi
+Siano i perfidi Turchi al fin sommersi.
+
+
+LIII
+
+Indi sul colmo de l'eteree sfere
+Ratto sen va per lo sentier superno,
+Là, 've d'Angeli sacri immense schiere
+Cantano gloria al gran Monarca eterno;
+Ed ecco sorge in su le piume nere
+Austro di Libia ad eccitar gran verno
+Contra le navi, e dissipate e rotte
+Nel grembo irato il vasto Egeo le inghiotte.
+
+
+FINE DEL CANTO XXIII.
+
+
+
+
+ANNOTAZIONI
+
+AL CANTO XXIII.
+
+
+L'argomento postovi dal Poeta dice brevemente così: «Amedeo risanato
+va coi Rodiani al tempio, e si rendono grazie a Dio per la vittoria.»
+
+Le osservazioni critiche del Cav. d'Urfè sono molte, ma perchè fatte
+sul MS. non più rispondono in tutto al poema, qual si legge in
+istampa. Non piace, a cagion d'esempio, al Critico, che l'Autore
+faccia «predire par S.t Maurice les actions du Duc Emanuel Philibert
+et de V. A. (_del Duca Carlo_ _Emanuele_).... il devoit mettre la
+bataille de S.t Maurice, et cela d'autant plus que c'estoit S.t
+Maurice qui parloit.» Ora nella stampa la predizione si fa da S.
+Giovanni Batista; e molto convenevolmente, essendo il protettore de'
+Cavalieri di Rodi.
+
+Quanto ai fatti che il Chiabrera non fece predire, e che il Critico
+suggerisce come degni d'essere predetti, trovasi quello _de la prise
+de Monferrat;_ ma il Poeta che si godeva una pensione sulla tesoreria
+del Monferrato concedutagli da' Gonzaga, allora principi Sovrani di
+questo paese, non doveva toccare una corda così delicata, trattandosi
+di fatto recentissimo, con certezza di offendere il Duca del
+Monferrato suo benefattore.
+
+E perciò, tralasciando quelle cose che l'Urfè vorrebbe
+nel poema, che sono consigli non critiche, dirò
+di due difetti da lui notati in quest'ultimo canto.
+Nella St. 6. dice il Batista ad Amedeo:
+
+ L'armi ch'avesti tu dal ciel superno
+ Io porterolle a le magion divine,
+ E là ne l'alto serberansi appese
+ Per darle a' tuoi nelle più gravi imprese.
+
+E il Critico: «Je trouve aussy que d'avoir osté les armes divines a
+Amedee n'est pas bien a propos, parce que jamais Dieu ne nous oste les
+graces qui nous l'alt que quelque nostre demerite ne precede... mais
+i'eusse voulu les luy laisser, et pour montrer la particuliere
+protection qu'il plait a Dieu d'avoir a jamais de la Maison de Savoye,
+ie voudroit les luy laisser sa vie durant avec promesse de mettre les
+armes invincibles dans la Savoye et les garder la a iamais pour la
+conservation et assurance des estats de ses grands et iustes
+successeurs.» Confesso il vero, quel ripigliarsi l'armi celesti date
+al Duca, non mi sembra invenzione lodevole; ma forse il Poeta non
+sapendo dove collocarle degnamente (chè il metterle in Savoja avrebbe
+potuto dispiacere a' dominj italiani della R. Casa) si volse al
+partito di farle trasportare colà dond'erano venute.
+
+La censura seconda, ch'è pure l'ultima, cade sopra la chiusa del
+poema: i Cristiani vanno con Amedeo al tempio a render grazie
+all'Altissimo Iddio per vedersi liberati dal pericolo; benchè i Turchi
+o non siano ancora partiti dall'isola, o si trovino sulle navi vicino
+a Rodi. E bene osserva il Cav. d'Urfè che la vicinanza d'un nemico
+potente mantenendo il pensiero del pericolo, non lascia luogo ad
+allegrezza intera e sicura; e che perciò si doveva descrivere in primo
+luogo la tempesta che fece perire le navi co' Turchi fuggitivi, e poi
+condurre i duci, i soldati e il popolo tutto a ringraziare di tanto
+favore il Dio degli eserciti. Questa censura è lodevole, non solamente
+per la ragione addotta dal Francese, ma sì per quest'altra, che
+chiudendosi il poema col naufragio de' nemici, il fine ha una certa
+tristezza, che lascia una sensazione dolorosa negli animi gentili;
+dove al contrario, affondate le navi, perduti con esse i Turchi
+assalitori, viene il canto di grazie, l'allegrezza della vittoria, la
+sicurtà del paese; tutte immagini gioconde che dolcemente si spargono
+per l'animo del leggitore, facendogli dimenticare gli sdegni, il
+sangue e le rovine della guerra.
+
+«Voila, Monseigneur, (conchiude il Cav. d'Urfè parlando al Duca) ce
+qui me samble de ce poeme qui a la veritè est beau et docte, mais que
+ie croy qui plaira plus aux savants qu'au vulgaire: aussi n'est il pas
+permis a tous de se servir de la masse d'Hercule.... J'ay remarqué ces
+choses a la haste et par le commandement qu'il a pleu a V. A. de m'en
+faire, parlant touttefois avec toutte sort de respect d'un si grand
+personnage qui est le Seigneur Chiabrera. »
+
+Il manuscritto, dal quale abbiamo ricavato le critiche, serbasi nella
+Civica Biblioteca Berio, ed è copia tutta di mano del dottissimo
+Barone Vernazza fatta sull'originale in Torino nel 1791.
+
+
+
+
+PARALLELO
+
+DELL'AMEDEIDA MINORE
+
+COLLA MAGGIORE.
+
+
+L'Amedeida maggiore, ossia quella pubblicata dall'Autore, Genova
+1620 in 4.º, è partita in canti 23, ed ha in tutto 1335 stanze:
+l'Amedeida minore, cioè quella impressa in Genova dal Guasco, 1654
+in 12.º in soli 10 canti, contiene stanze 667. Non sarebbe senza
+qualche diletto l'investigare i motivi che indussero il Poeta a
+ridurre alla metà precisamente il suo nobil lavoro; ma la brevità
+delle nostre illustrazioni non ci consente di far lungo discorso.
+S'egli avverrà mai che sieno date al pubblico le lettere del
+Chiabrera a Bernardo Castello, delle quali il diligentissimo signor
+Ponthenier incominciò la stampa nel 1834, si avranno in esse molte
+notizie sull'accrescimento che o il Poeta o l'altrui desiderio
+andavano procacciando all'Amedeida; e chi vorrà tener conto di
+non pochi stralciamenti, s'accorgerà che vennero suggeriti
+all'irritabile autore da un pensiero di quella vendetta poetica, che
+involge nel silenzio i falsi promettitori e gli uomini ingrati.
+Consiglio più generoso sarebbe stato il cacciare da se l'iracondia,
+e rider degli uomini stolti; ma dovendo il Chiabrera troncare tanta
+parte del poema, malagevolmente poteva resistere alla tentazione di
+far una forse giusta, ma non leggiadra vendetta. Come che sia, ecco
+un parallelo delle due Amedeide, che può tener luogo di ambedue
+l'edizioni; stantechè il Poeta nulla mutò dell'elocuzione, nulla
+dell'ordine, nulla delle parti fondamentali: troncò de' canti
+interi, delle descrizioni, delle dicerie, degli episodj, ma con
+avvedimento così sottile, che le cose stralciate si potrebbono
+rimettere a' luoghi proprj senza guastare l'Amedeida minore. Per
+qual forma il facesse, diciam brevemente.
+
+
+I. Il primo canto della minore è quel desso che si ha nella maggiore.
+
+
+II. Una sola variante si osserva nel canto 2.º della minore, ed è
+indicata nelle nostre annotazioni: nel rimanente ambedue l'edizioni si
+trovano concordi.
+
+
+III. Il canto 3.º della minore non differisce dal terzo della
+maggiore, se non se in questo, che mancano ad esso le stanze 8, 9, 10,
+11, 15, 47 e 48 della maggiore. Le poche varianti si leggono
+registrate nelle nostre annotazioni.
+
+N.B. I canti IV. e VI. della maggiore furono soppressi interamente
+nella minore.
+
+
+IV. A formare il canto IV. della minore concorsero il V. e il VII.
+della maggiore: cioè fu conservato tutto il V, meno le stanze 9-18,
+36, 37, 38, 39, e meno le ultime quattro; e i troncamenti furono
+compensati con introdurvi le stanze 1-22 del canto VII. Le annotazioni
+al canto V. della magg. additano le varianti dei due testi.
+
+
+V. Per comporre il canto V. della minore si adunarono le spoglie dei
+canti VII. VIII, e IX. della maggiore.
+
+Del VII. si ritennero le st. 23-59, meno le st. 26, 27 e 47. La 72.
+che nella maggiore diceva,
+
+ Feroce, atroce, e fa sanguigni i lidi
+ Fra pianti avversi, fra dolor, fra gridi;
+
+nella minore vedesi racconcia così:
+
+ Feroce, atroce; ma tra furie accensa
+ Su 'l risco Aletto d'Ottoman ripensa.
+
+Il canto VIII. diede le st. 15-39.
+
+Il canto IX. contribuì le st. 36 fino alla 55. ch'è l'ultima del IX.
+nella maggiore e del V. nella minore.
+
+N.B. Il verso della st. 36. canto IX. della magg.
+
+ Amedeo seco: ei di sua man l'adduce,
+
+trovasi nel V. della min. mutato nel seguente:
+
+ Così dicendo, di sua man l'adduce.
+
+
+VI. Il canto VI. della minore formasi del X. della maggiore, soppresse
+in quella le st. 48, 63 e 68, e racconciato il primo verso dell'ultima
+nella maniera seguente:
+
+ Così dicendo, a l'infernal soggiorno.
+
+
+VII. Può dirsi che il canto VII. della min. altro non sia, se non se
+l'undecimo della maggiore. La differenza consiste nello stralciamento
+delle st. 24, 40, 45, 46, 47, 52 e 53; e nelle varietà di lezioni, che
+qui si registrano.
+
+St. 44. _magg._
+
+ Venuta a men nel duol che la trafisse:
+ Allora Irene ver Sangario disse:
+
+nella _min._
+
+ E venia manco: Irene indi diparte,
+ E si rinchiude in solitaria parte.
+
+I primi due versi della st. 48. _magg._ sono così emendati nella
+_min._
+
+ E prende ferro bene acuto, e franca
+ Pur con lo sguardo ec.
+
+Similmente vi ha diversa lezione nella st. 54 _magg._ che nella _min._
+si legge:
+
+ Nè così tosto il molle petto aperse,
+ Che vaga Fama a raccontar si mise
+ Come a morte magnanima s'offerse
+ La bella Irene, e di sua man s'uccise.
+ A nunzio sì crudel ecc.
+
+
+VIII. Quattro canti della maggiore cedettero alcuna parte delle loro
+ottave per formare il canto VIII, della minore.
+
+Il XII. diede le st. 1, 38, 39-48, 51 e 58. Ma la 51. è rifatta nella
+_min._ come segue:
+
+ Cotale altier su l'arenosa riva
+ Giva Ottomano, e fra le schiere egli erra,
+ E dovunque nel campo egli appariva;
+ Nessun la bocca a le sue glorie serra;
+ Et Amedeo da l'altra parte usciva
+ A franca far la rodiana terra;
+ E fra gridi magnanimi cosparsi
+ Fermo alquanto ciascun fa rimirarsi.
+
+Il primo verso della st. 58 così è scritto nella minore:
+
+ Movonsi poscia a la battaglia, e crudi ecc.
+
+Dal canto XIII. passarono nell'VIII. della _min._ le stanze 1-19 e
+37-41. Il ritratto di Megapente che occupava le tre st. 42, 43, e
+parte della 44, trovasi compendiato in una sola:
+
+ Costui fra l'armi e fra l'orror di Marte ecc.
+
+Le altre st. 44, 45, 46, 55, 56 e 57 sono pure concorse alla
+formazione del canto VIII.
+
+Nulla contribuì il XIV. stralciato interamente.
+
+Il canto XV. diede le st. 1, 2, 4, 12, 13-32. e la 51. Ma nella 2.ª
+della magg. leggevasi _Tomandro_; dove nella min. si legge, e meglio,
+_Timandro_.
+
+Una sola stanza potè salvarsi del canto XVI. per passare nell'VIII.
+con questa variante:
+
+ Ma poi cosparge d'un odor possente.
+
+Per altro tra la st. penultima e l'ultima del canto VIII, della minore
+apparisce una lacuna, chi ne considera il senso; ma non sapremmo come
+restituire la vera lezione.
+
+
+IX. Anche il canto IX. della minore componsi di brani tolti a diversi
+canti della maggiore.
+
+Il XVII. diede le st. 2-7, 18, 40, 41, 42, 43, 57 e 58. Le due st. 44
+e 46 vennero dal Poeta ristrette in questa forma:
+
+ Ma sì fatte d'amor memorie antiche
+ Dentro il seno del tempo anco ben chiare,
+ Benechè per uso a gioventute amiche,
+ Al giovinetto cor poco eran care:
+ Quinci lasciando le campagne apriche
+ Ove Scamandro se ne corre al mare,
+ Ei venne a Rodi, e fra cotante squadre
+ Armarsi volle e seguitare il padre.
+
+La st. 57. varia così nella _minore_:
+
+ Feroce oltra l'etate or quì saetta,
+ E dal suo segno in discoccar non erra:
+ Ma gridava il Baglione: oggi n'aspetta ecc.
+
+Nulla potè contribuire il canto XVIII. troncato al tutto dal poema.
+
+Il XIX. porgeva le st. 1-35.
+
+Dal XX. s'ebbero le st. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 35-50.
+
+Furono tratte dal canto XXI. le st. 1-9, 13, 14 e 15.
+
+
+X. Il canto X. ed ultimo della minore si compone di spoglie rapite a'
+tre ultimi della maggiore.
+
+Dal canto XXI. passaron nel X. la stanza 20; i primi sei versi della
+21 e gli ultimi due della 24; le st. 31-40; 42, 43, 44, 45, 46, 47,
+48, 49, 50; i primi sei versi della 51, e gli ultimi due della 53; le
+st. 54-59.
+
+Il canto XXII. porse la st. 14. così ritoccata:
+
+ E tosto inverso lei volgendo il piede
+ Mesto Ebram da la sua fe sospinto;
+
+la 15; la 19. col primo verso così rifatto:
+
+ A che deggio, Ebrain, dianzi beata;
+
+la 22 col primo verso racconcio in tal guisa:
+
+ Deh! che dich'io? se la presente sorte
+
+la 23, la 24, la 25. La seconda metà della st. è così rifatta nella
+_minore_:
+
+ Et egli un vaso le ne dà ripieno,
+ Che tosto de la vita i varchi chiude,
+ Indi fuore se n'esce. Ella dolente
+ Così parlò sovra il destin presente:
+
+Le altre stanze del XXII. conservate nella minore, sono la 30, e la
+31. Avvi qualche varietà ne' primi versi della 37, che nella minore si
+leggono in tal forma:
+
+ Cotanto appena il rio demon favella,
+ Che s'involve di nebbia atra e profonda,
+ Ma lascia l'oro avvelenato, ed ella
+ Ponselo a bocca, e tutto il sen n'inonda.
+
+Hannovi senza discrepanza le st. 38 e 39.
+
+Dal canto XXIII. trasse il Poeta la st. 1. con ritoccarne il verso
+primo,
+
+ E già correa del ciel l'alto sentiero;
+
+e le st. 2, 3, 4, e 5. La 6. ha una variante di molto rilievo: nella
+magg. diceva:
+
+
+ Per darle a' tuoi nelle più grand'imprese,
+
+e nella _min._ vi si legge,
+
+ Per darle a' Grandi nelle grav'imprese.
+
+Appresso si trovano le st. 18, 19, 20, 21, 22 e 23. La 35. sta nella
+min. con una leggerissima variante:
+
+ Quì l'italico Re lunga dimora ec.
+
+Chiudono la minore le st. 50, 51, 52 e 53 che similmente impongono
+fine alla maggiore.
+
+
+
+
+GLI ARGOMENTI
+
+DI ANDREA PESCHIULLI
+
+ALL'AMEDEIDA MINORE.
+
+
+La discrepanza già rilevata tra le due edizioni dell'Amedeide, spiega
+il motivo perchè non ci fu possibile dare gli argomenti del Peschiulli
+nelle annotazioni appiè d'ogni canto di questa nuova edizione. Ma
+fedeli alla nostra promessa di raccogliere in un solo volume e la
+maggiore e la minore, trascriviamo in questo luogo le ottave molto
+lodevoli di quel letterato idrontino.
+
+Arg. del canto I. vedilo a facc. 28.
+ » II. » 57.
+ » III. » 86.
+ » IV. » 128.
+
+
+Arg. del canto V:
+
+ Irrita i Turchi Aletto, e l'empio Alete
+ Cade percosso da fulmineo telo;
+ E d'orrore i Demonj, onde si viete
+ La morte ai Saracin coprono il cielo
+ Passa Amedeo dentro le mura, e liete
+ Voci innalzan colà giubilo e zelo.
+ Visita Folco i suoi piagali amici,
+ E di vera pietate empie gli uffici.
+
+
+Arg. del canto VI:
+
+ Fassi Aletto Licasta, e i suoi consigli
+ Sultana uditi, ad Ottoman s'atterra,
+ E mesta il volto e lagrimosa i cigli
+ Pregalo invan d'abbandonar la guerra:
+ Quindi soccorso ai barbari perigli
+ Scende la Furia a domandar sotterra:
+ Riede poi con Megera, e lor va dietro
+ Puzzo et orror caliginoso e tetro.
+
+
+Arg. del canto VII:
+
+ Narra Sangario a la Reina afflitta,
+ Dopo scongiuro abbominato e forte,
+ Che se non cade vergine trafitta,
+ Fiera minaccia ad Ottoman la sorte.
+ Odelo Irene, e come altier le ditta
+ Desio di bella gloria, offresi a morte;
+ Quindi s'uccide, e in formidabil guisa
+ Piange il Soldan su la donzella ancisa.
+
+
+Arg. del canto VIII:
+
+ Fassi atroce battaglia: ivi sì fiera
+ La spada aggira il Cavalier Sovrano,
+ Che tenta l'implacabile Megera
+ Sottrarre i Turchi al di lui braccio invano.
+ Ma quando svena più l'alma guerriera
+ In mezzo a' flutti dello stuol pagano,
+ Move l'inferno atra procella, e forse
+ Colà cadea, ma il cielo a lui soccorse.
+
+
+Arg. del canto IX:
+
+ Tre fiate Ottoman con man ferrata
+ Di fulgid'asta il corridor sospinge,
+ E tre di Rodian falange armata
+ D'Acutissimo ferro il risospinge.
+ Quivi Aletto di rabbia arsa, infocata,
+ Pure al soccorso d'Ottoman s'accinge;
+ I metalli sì folti ella dirada,
+ Et egli corse et occupò la strada.
+
+
+Arg. del canto X:
+
+ Geme l'inferno, e miserabil more
+ Sull'estinto Ottoman l'egra Sultana;
+ E il gran Batista in sul notturno orrore
+ Scende al Guerrier che vinse in guerra, e il sana
+ Partono i Traci alfin da Rodi, e l'ore
+ Trovano amiche, e chiara è l'onda e piana;
+ Ma sorge verno, e dissipate e rotte
+ Il tempestoso Egeo le navi inghiotte.
+
+
+FINE.
+
+
+
+_V._ PAOLO AMEDEO GIOVANELLI
+
+Prev. a S. Don. _Rev. Arc._
+
+_V._ Per la Stampa MARONE.
+
+
+
+
+***END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK AMEDEIDE***
+
+
+******* This file should be named 15136-8.txt or 15136-8.zip *******
+
+
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+such as creation of derivative works, reports, performances and
+research. They may be modified and printed and given away--you may do
+practically ANYTHING with public domain eBooks. Redistribution is
+subject to the trademark license, especially commercial
+redistribution.
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+even without complying with the full terms of this agreement. See
+paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
+Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
+and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
+works. See paragraph 1.E below.
+
+1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
+or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
+Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the
+collection are in the public domain in the United States. If an
+individual work is in the public domain in the United States and you are
+located in the United States, we do not claim a right to prevent you from
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+ sent to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation at the
+ address specified in Section 4, "Information about donations to
+ the Project Gutenberg Literary Archive Foundation."
+
+- You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
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+ and discontinue all use of and all access to other copies of
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+ electronic work is discovered and reported to you within 90 days
+ of receipt of the work.
+
+- You comply with all other terms of this agreement for free
+ distribution of Project Gutenberg-tm works.
+
+1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project Gutenberg-tm
+electronic work or group of works on different terms than are set
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+1.F.
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+effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
+public domain works in creating the Project Gutenberg-tm
+collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm electronic
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+is also defective, you may demand a refund in writing without further
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+WARRANTIES OF MERCHANTIBILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
+
+1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
+warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
+If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
+law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
+interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
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+provision of this agreement shall not void the remaining provisions.
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+1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
+trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
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+or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
+work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
+Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
+
+
+Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
+electronic works in formats readable by the widest variety of computers
+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation web page at https://www.gutenberg.org/fundraising/pglaf.
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
+permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at
+809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
+business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
+information can be found at the Foundation's web site and official
+page at https://www.gutenberg.org/about/contact
+
+For additional contact information:
+ Dr. Gregory B. Newby
+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To
+SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
+particular state visit https://www.gutenberg.org/fundraising/donate
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including including checks, online payments and credit card
+donations. To donate, please visit:
+https://www.gutenberg.org/fundraising/donate
+
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
+
+Professor Michael S. Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
+
+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
+unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
+keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
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+Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
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+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
+subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
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+the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org.
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