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| author | Roger Frank <rfrank@pglaf.org> | 2025-10-15 05:33:33 -0700 |
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You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org + + +Title: Ugo + +Author: Ambrogia Bazzero + +Posting Date: November 12, 2011 [EBook #9641] +Release Date: January, 2006 +First Posted: October 12, 2003 + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UGO *** + + + + +Produced by Claudio Paganelli, Carlo Traverso, Charles +Franks and the Online Distributed Proofreading Team. + + + + + + + + + +This book has been completed in cooperation with the Progetto Manuzio, +http://www.liberliber.it + +We thank the "Biblioteca Sormani" di Milano that has provided the images. + + + + + +AMBROGIO BAZZERO + + + +UGO + +SCENE DEL SECOLO X + + +PARTE PRIMA + + + +MILANO + +1876 + + + + + +ALLA MIA PRIMA AMARISSIMA DELUSIONE + + + + +CAPITOLO I. + + +Sulla piazza della _curte_ di ***, di messer Ugo cavaliero, conte di +Lanciasalda, sui monti di Saluzzo, ad ora di vespro, Guidello, +trombetto e araldo dell'eccellentissimo signore Adalberto, conte di +Auriate, lesse il bando pasquale: e così: + +"Avvicinandosi il giorno di Pasqua di Resurrezione, ed il nostro +illustre signore desiderando partecipare coi vassalli dell'inclita +signorìa la grazia, il gaudio, la letizia avuta e concessa +dall'onnipotente Signore Iddio, in questo dì per la solennità di +messer Jesù Salvatore, ha deliberato ed ordinato di ricevere l'omaggio +dalli gentiluomini predetti. Si gridano i nomi delli cavalieri: + +Messere Gisalberto, di messere Ursulo, cavaliero d'_arme_, con +investitura _per lanceam et vexillum_. + +Messere Aginaldo, di messere Luitardo, cavaliero _addobbato_, con +investitura per tradizione ed omaggio della coppa d'oro. + +Messere Baldo, di messere Erimberto, cavaliero d'_arme_, con +investitura per tradizione ed omaggio delli sproni. + +Messere Ildebrandino, di messere Sichelmo, cavaliero a _sprone d'oro_, +con investitura per tradizione ed omaggio del guanto. + +Messere Ugo, di messere Oldrado, cavaliero a _sprone d'oro_, con +investitura per tradizione ed omaggio dello sparviero. + +Il che per la presente ordinazione e mandamento di Sua Celsitudine si +fa manifesto, a gaudio e consolazione e per speciale partecipazione, +come è predetto, dell'allegrezza e festività, a laude e gloria +dell'altissimo Iddio e del nostro glorioso patrono e della celeste +curia in eterno trionfante. + +Signat: _Warinus. Ingus_. Gridata da Guidello, _sono tubæ +præmisso_...." + +Guidello, finita la lettura, prese la pergamena, colla sua funicella +rossa la assicurò spiegata al bastoncino d'araldo e la levò sopra la +testa, osservando:--Io dico. Se vi è qualcuno, il quale tacci di +mislealtà i miei occhi nel leggere, la mia lingua nel parlare, la mia +intenzione volta a vilipendio di messer Domineddio, del nostro +avvocato santissimo, della giustizia degli uomini, quello si faccia +avanti, e purchè sia tale che porti o possa portare speroni d'oro o +d'argento, alla presenza di un chierico che conosca l'arte della +lettura, comprovi quanto dica. + +Ai piedi della scalea della chiesa, intorno a Guidello, v'erano +quattro cavalieri cogli scudieri. Ma nessuno parlò. + +Per cui l'araldo:--Messeri, allora dichiaro. + +Stette un poco, poi si rivolse a un chierico che gli era accanto, +come_ magister librarius_, e disse:--Recitate. + +Fu recitata l'avemaria, e tutti risposero ad alta voce. + +All'_amen_ Guidello aggiunse con solennità:--Dichiaro bandita la +volontà del molto magnifico nostro signore. + +Poi, colla destra impugnata una lunghissima tromba, adorna di un +drappo quadro stemmato:--Messeri,--disse:--fate come di conformità +agli usi. Voi sapete: quando la tromba dell'araldo suona a festa si +suole dire _tromba d'argento_. Da valenti messeri adunque--e mise alle +labbra lo strumento, ne volse la bocca all'insù, e squillò tre volte. +Intanto i cavalieri diedero mano alle borsucce, e fecero come +d'usanza: poi se ne andarono. + +Guidello si chinò, dicendo:--Tromba di rame--perchè raccolse poche +monete: acconciò il cordone con un nodo alla militare, in guisa che +gli si attraversasse alla schiena la tromba e il drappo sventolasse +come un mantelletto, tolse la pergamena dal bastone, la fece a rotolo, +e la consegnò al chierico. + +Questi interrogò:--Guidello? + +L'araldo rispose:--Non si guadagna nemmeno il fiato. + +E mossero giù dalla scalea della chiesa. La piazzuola della _curte_ +era deserta. Essi presero ad uscire dalla viuzza fiancheggiata dalle +casucce dei montanari, oggi boscaiuoli, domani alle giornate d'armi, +sempre poveri e sempre irosi. Intorno all'edera frusciavano con volo +tortuoso le nottole; gli usci erano chiusi, gli arconcelli delle +finestre lucenti di strisce rosse dal sotto in su, che venivano dai +focolari posti in mezzo alle stanze; sullo sfondo si vedeva una +montagna già sfumata nella nebbia del crepuscolo. + +I nostri due procedevano silenziosi, e, benchè sotto la protezione del +loro signore, pure affrettavano il passo e sulla punta dei piedi. + +E l'uno calava il cappuccetto sulla testa tonsurata e nascondeva la +pergamena sotto la tonaca, e l'altro storceva una mano all'indietro ad +assicurarsi che la tromba non percuotesse coll'elsa della spada o col +pugnale: e quegli guardava sospettoso le pieghe del drappo ventilante +dallo strumento del compagno, come se da quelle dovesse uscirgli il +malanno: e questi imprecava il calzolaio che aveva fatto pel chierico +scarpe così disacconce per suolo sospettato. + +Passavano e guardavano. Quelle tavolacce di quercia parevano fatte +apposta per spalancarsi ad un'insidia: da quegli arconcelli i tizzoni +che erano sui focolari con maledetta furia potevano essere +sbattacchiati nella strada. Basta! il santo patrono tenesse buoni i +_gloria_! Ma la preghiera era smezzata: e l'uno calcolava che con +quell'antacce si facevano tante aste, coi chiodi tante punte, colle +toppe tante scuri: e l'altro si ricordava, ai tempi che il padre +soffiava alla guerresca, e ch'egli giovinetto gli era accanto col +piffero per imparare a toccare il soldo e le graffiate, si ricordava +di una certa mistura diabolica che venne giù da una balestriera a +impegolare i baffi al vecchio trombettiere, e a conciare un povero +ribaldo come un torcione di resina acceso nelle gazzarre soldatesche. +Si continuava il _gloria_.... Ah! erano passati da quell'uscio, da +quelle finestre: si poteva fiatare. Di più: messere il chierico sapeva +leggere, sapeva pingere le _capitales litteras_ dei messali, cioè le +iniziali, sapeva a mente i canoni accetti al vescovo di Saluzzo; +d'armi credeva intendersi sin troppo, dicendo:--A chi le toccano, le +toccano le ferite e la morte!--Niente altro: pure in quel momento +nella sua fantasìa staccava tante maglie dall'armerìa del castello e +tante spade, trovava gagliardi che le vestivano, le impugnavano, e +moveva contro quelle case di rabbiosi: no, prima alla rôcca di Ugo. +Messere l'araldo sapeva suonare con voce dolcissima o squarciata: +Guidello proprio avrebbe voluto essere a fianco del padre, tra un'oste +poderosa, e dare alle trombe il fragore delle petriere, curve le travi +sotto ai pesantissimi massi. Ma sì, ma sì! Altro che il cappuccio +aguzzo a vece di pennacchio da cavaliero: altro che il bastone +d'araldo in luogo di un buon lanciotto! + +Fuori della _curte_ di messer Ugo c'era una cappelletta: qui i due +fecero un inchino pieno di gratitudine, e da qui cominciarono a +mettersi l'uno a fianco dell'altro, e salirono per la stradetta, la +quale, grigiastra, lasciava vedere tante e tante pozzette d'acqua dai +melanconicissimi riflessi di cielo: erano le orme dei cavalli +passativi il dì innanzi, dalla _curte_ al castello di messere +Adalberto. E stradetta e cavalli menavano al sicuro. + +Incominciò Guidello:--Dacchè suono la maledetta, vi dico, Ingo, che +non mi parve mai mi tormentasse le labbra come stassera, sulla scalea. +Sapete: ieri a mattina, abbiamo pubblicato il bando al castello +d'Ildebrandino; a dì basso, al ponte levatoio di Baldo; l'altro ieri a +vespro, alla piazza di Aginaldo. Che si è raccolto? Tanto da poter +proclamare solennemente, al primo armeggiamento festoso, che il +cavaliero di Rupemala, quello di Roccanera, e messere della _curte_ di +santo Uperto, sono fregiati di cortesìa cavalieresca. Dico vero? + +--Verissimo, Guidello. + +--E sapete: tra voi che avete appreso l'arte della lettura e me che la +professo a obbedienza del nostro padrone, lasciando da parte la +cavallerìa, e discorrendo della tascuccia che ogni cristiano ha allato +se deve camparla, tra noi si è spartito un bel mucchietto. + +--E di quelli d'argento. + +--Così si dà e si riceve a gloria di messere Domineddio; e così si fa +differenza tra il vento che buffa alla foresta e il fiato dei +battezzati. + +--Verissimo, Guidello. + +--Mi diceva il padre mio, il valente Guidaccio.... + +--A cui Dio conceda la verace gloria! + +---Mi diceva così, nè più, nè manco. E il suo fiato da battezzato, eh! +Ingo, fu come l'uragano nella tromba, contro ai dannati nella Spagna e +contro ai miscredenti in Terrasanta, a fianco del padre di messere +Adalberto, il cavaliero Brunone. + +--_Requiem_ in pace! + +--A fianco del cavaliero Brunone, lo dicevano della stirpe di +Tubalcain. + +--Santa Maria! + +--Quella era voce del padre mio! Quella ci voleva adesso là sulla +scalea della _curte_ di Ugo, ma ad un patto. + +--Tromba d'argento. + +--Messere, no: lo strumento suonasse come quelli, dicono, del dì del +finimondo. + +--E le mura di quella rôcca fossero come quelle di Jerico, per virtù +soprannaturale, che noi possiamo chiedere colla preghiera. + +--Così fosse! + +--L'altro dubitò, e riprese:--Ed io avrei voluto che la pergamena +parlasse come la condanna che appiccammo alla porta di Lamberto, il +ribello a messere il vescovo di Saluzzo. Vi ricordate? + +--Voi non ci eravate. + +--C'era Gausprando; ma so. A Gambazza sulla destra del Po. + +--Chi ci appose il _vidit_ e dichiarò bandita la pergamena? Il nostro +signore Adalberto istesso, piantando poderosamente un pugnale al luogo +del suggello. Quella la fu impresa! Di lì a un mese, del castello non +rimase in piedi che un arco e quello per dire:--Di qui passarono i +prigionieri!--So che il padre mio ghignava burlescamente e fieramente, +e so che mi disse:--Figliuolo, quando suoni, ricordati che hai in mano +tutt'altra cosa che un'azza. Guarda che, stringendo troppo, il rame si +ammacca, e le ammaccature tra noi soldati le cerchiamo soltanto sul +petto nudo e non sull'arme e sui bagagli--mi disse. Tant'altre cose mi +raccomandò, finchè s'ebbe quella seconda impegolata a scuoiargli la +faccia, e allora mi fece cenno che le labbra arsicce erano buone +all'avemaria e ai paternostri, lasciò il castello e cercò un +monistero. + +--Se lo conobbi, quel valente Guidaccio! + +--E Guidaccio anche lui suonò su quella scalea di Ugo, quando c'era +ancora, più arcigno di questi, il suo padre Oldrado, che fu quello, +sapete, il quale aizzò i suoi servi contro l'araldo che bandiva le +giornate d'armi, sì che quelli a vespero spalancarono usci e finestre, +e mostrarono scuri da boscaiuoli fra certe manacce rabbiose! + +--Rammentate la storia di Guidinga. + +--Gesummaria! + +Tacquero, perchè vicino era il castello del loro signore, e quel +discorso, spiato o frainteso, poteva far scricchiolare alla sera +istessa i cavalletti di tortura. + +I due, alla parola del saluzzese che era di guardia, risposero come il +motto d'ordine portava quel dì: entrarono, salirono una scala, e, +trovato in capo a un corritoio un paggetto, il quale sonnecchiava su +un archipanco, Guidello domandò:--Filippuccio, ne attende il nostro +signore? + +Il fanciullo, come se d'intorno agli occhi si togliesse le ragnatele, +affaccendandosi colle manine, rispose:--Io non credevo che foste per +ritornare dalla guerra sì tosto.... Ero lontano assai, sulle ginocchia +della madre mia... là giù.... Ah siete? Il sonno coglie, e si va, si +va.... Chiedete? + +--Ne attende messere Adalberto, e dove? + +--Sì, Guidello araldo, e voi, maestro: nella sala della torre.--E li +precedette nel corritoio fino in fondo, s'arrestò a destra, alzò un +usciale, e disse:--Sono tornati: a vostra obbedienza, messere. + +Al comando:--Siano messi dentro e vattene, Filippuccio--i tre +atteggiarono la persona alle linee marcatissime della loro +professione: l'araldo si drizzò dignitoso, come se gridasse un bando, +l'altro si piegò, come se sfogliasse un messale nella cappella, il +paggetto si storse, sollevando l'usciale con sforzo per verità degno +di compassione. Entrarono. + +La sala era triste: e, a dire quello che si poteva scorgere alla poca +luce delle tozze finestre, presentava le muraglie saldissime e nude: +solo ornamento una statuina di un beato protettore con lancia e +pastorale, male allogata in una nicchia che pareva una balestriera; e, +sotto quella, due drappi, tutti a polvere e sudiciume, forse due +stendardi, forse due coltri mortuarie: v'erano dei seggioloni a masse +d'ombre così nere da far richiamare alla fantasìa il frate bianco che +sopra vi stesse nel coro, e un macchinoso tavolaccio, adatto a +sostenere quello che sosteneva, la potentissima persona di un +cavaliero. + +Messer Adalberto era un uomo nel vigore pieno della età virile: +mostravasi vestito di panni oscuri: volto verso la porta: e dalla sua +posizione, da sedere tanto irrequieto, chiaramente può dirsene +l'indole ruvida e l'attesa impaziente. Nè più, nè manco: erano quelli +i tempi in cui un cavaliere noverava, come un sellaio, le fibbie e i +chiodi della sua sella da battaglia e neppure sbagliava in un +sopranome a quegli arnesi, e forse forse moriva senza tutto avere +appreso il _paternoster_ dalla bocca della madre o del chierico: tempi +in cui, io credo, che la natura non si sarebbe messa su via fallata, +se avesse ai priminati delle famiglie baronali dato a vece di cranio +addirittura un elmo, a vece di lingua una lama, e per cervello +qualcosa di bollente che fuori uscisse e fosse mostruoso cimiero. Io +non so se anche allora i bambinelli si tormentassero colle fasce se +così fosse stato, non mi sarebbe punto di maraviglia se ancora +trovassi nelle cronache che la madre di Garmario saluzzese, madonna +Sandra, torturasse le membra del suo figliuolo, serrandole in una +bandiera insanguinata, o che il padre di Forcone da Ivrea recasse al +castello per la bisogna materna della sua moglie Ageltruda la +soprasberga dell'inimico bucata e ribucata a colpi di spada: l'avo +Attone da Susa legò con sacramento ai nascituri dal suo Rogerio il +lembo stracciato a morsi della sozza camicia che vestiva nella _torre +della fame_. Messer Adalberto era primogenito, ed aveva avuto madre +come l'ebbe Garmario, padre come quello di Forcone, ed avo della +taglia di Atto. Finchè vissero i suoi, imparò che nelle sale feudali +l'agnello santo del perdono ci sta figurato solo per spasso di qualche +frate dipintore, il quale fa il mestiero, è pagato, e se ne va dal +ponte: imparò che negli steccati dei giuochi d'arme, se le cadute da +cavallo v'incarnano gli anelli di maglia nelle membra, perchè la +lancia dell'avversario vi coglie, è meglio che quelli vadano fino al +cuore a condensarvi dentro tutto l'odio, e questa vi avesse passato +fuor fuora, senza accorgervi di provare vergogna! Imparò che le dita +ci furono date da natura per contare le vendette da farsi: segnar +croce colla penna è da monaco, tagliare colla spada da cavaliero: si +vive collo usbergo maledetto, si muore coll'abito immacolato di +qualche monistero. Insomma tanto e tanto: sicchè, quando dallo +stanzone dell'armi uscì un feretro, e un altro, e un altro, all'ultimo +messere Adalberto schiuse la portaccia colle sue mani stesse. Partì, +per sempre suo padre, messer Brunone: ma venne dentro subito un ospite +aspettato e vagheggiato: l'orgoglio del comandare! Adalberto se gli +abbracciò siffattamente, che si trovò tolta la requie di giorno e il +sonno di notte. + +Il cavaliere, divenuto signore, sentì tutta la potenza del suo volere +e s'ingagliardì tristamente ne' suoi disegni d'impero e di conquisto. +Si trovò forte per un vastissimo patrimonio. Dal suo castello, sui +monti di Saluzzo, poteva fino alle cime di Monviso spingere i segugi, +inseguendo camozzi su terreni suoi: da oriente a Po se sorgevano torri +di cavalieri, stavano a condizione di ubbidienza a lui; alzavano i +pennoni degli avi a seconda della investitura dei feudi, a patto +fastoso dell'omaggio, e a patto più valido di bei mucchi d'oro e di +giornate d'armi. Su quello adunque che c'era non so chi osasse +scuotere una lancia adorna di una banderuola di ribellione: a quei +tempi le idee manco sottomesse di un valentuomo si pagavano a +slogature di membra, a flagellazioni da ebrei, a carezze d'aguzzino: e +dico poco; lascio le scuri, le forche, e i quattro cavalli per gli +squartamenti. + +Messer Adalberto fece atto da padrone, riconfermando i feudi e +ricevendo con bieca superbia l'omaggio. Se non che, siccome da +desiderio nasce cupidigia, comandare su quello che si ha è molto, +poter comandare su quello che si vorrebbe avere è moltissimo: il +cavaliero guardò le armi del padre sepolto, e disse:--Quello scudo +egli adoperò quando mosse al castello di Baldo. Quel petto ebbe le +falde smagliate dalla lancia di Aginaldo. Su questa sella messere +passò vittorioso sui ponti dei nemici! + +Guardò le sue armi: lucentissime nei giuochi di guerra e nel giorno +della festa, quelle non erano da cavaliero: buone solo per chi avesse +speroni d'argento. L'armatura che si sogna nelle cupide veglie +dell'ambizione è quella ammaccata, schiodata, fatta nera dalla pece e +dagli olii bollenti, quella che si sveste la sera dopo il +combattimento furioso, esclamando:--Datela da riassettare alle mani +del vinto! + +Duri erano i tempi; e così avvenne di Adalberto, come di tutti. Ho +detto: indole ruvida e attesa impaziente. Comandava: e, per vero dire, +nessuna differenza metteva tra il ringhiare a un soggetto +signore:--Messere, mi obbedirete!--e al suo cavallo:--Torci a +diritta.--Sorrise alla sua spada:--Se vuoi fodero, cercala alla pelle +di un mio nemico.--Acquetò gli scrupoli di suo fratello +monaco:--Pensateci: voglio la mia eterna salvazione: pregate o vi +faccio baciare una medaglia arroventata.--Voleva comandare: e sapeva +che c'era una rôcca da cui non poteva passare, se non guardandosi alle +terga, e nel fossato della quale giacevano con poco convenevole +sepoltura, insaccati nelle ferraglie rose dal tempo, gli avanzi di un +suo avo Adalberto, il quale v'era andato a conquisto e non a morte da +stoccate traditore. Sapeva che c'era un altro castello in cui gemeva +una donna! Per Adalberto non era amore, era furore! + +Adalberto bandì a' suoi vassalli le giornate d'armi, poi si fece +predire la ventura dall'astrologo, e perchè questi sapeva che nel suo +mestiero bisognava vedere le stelle, come voleva il padrone, per non +vederle da stare sul cavalletto della tortura, come voleva il +tormentatore, gliela predisse buona, e così:--Egli è opinione degli +astrologhi che quando l'animo dell'uomo è spinto al desiderio di +sapere alcuna cosa in un subito, ciò nasca non da elezione o +consiglio, ma dall'influsso della costellazione, che in quell'ora si +ritrova nel cielo. E però se costui domanderà consiglio all'astrologo, +esso potrà dirgli il vero della cosa che gli domanderà dalla figura +del cielo fatta in quell'ora della interrogazione, cioè: se l'amico +assente sia vivo o morto, se l'ambasciatore mandato ritornerà salvo, +se ritroverà ovvero spedirà prosperamente la cosa per la quale egli è +stato mandato, se il tempo sarà buono per seminare, tagliare legni per +le fabbriche, acciocchè non siano mangiati dai tarli e corrotti dalla +tarma, per cavare il sangue, per tagliare membri, per risanare, per +prendere medicine, per fondare case, per menare moglie, per comperare, +per vendere, per vestire nuovi vestimenti, per vendemmiare, per bere +il vino in pace, per incominciare opera di alchimìa, per mettere putti +a' maestri, per mutare luogo, per accingersi a viaggio per terra od +acqua, per far compagnìa, per parlare con uomini di qualunque stato e +dignità, per trattare negozii, per entrare nei bagni, per torre servi, +per mandare messi, per andare a caccia nelle selve o nei fiumi. Vostra +Celsitudine domanda se avrà vittoria nella intrapresa guerresca. +Questa richiesta non nasce da elezione o consiglio, ma dall'influsso +della costellazione che in quest'ora si ritrova nel cielo. Ho +interrogato gli astri: ho interrogato la sorte. La sorte si fa sicura, +tirando i punti di numero incerto, avendo voltata la faccia nella +luna, con altre osservanze, dal raccogliere i quali punti si fanno +quattro figure che si chiamano _matri_, dalle quali si cavano altre +non poche, e i loro aspetti si nominano con nome dei pianeti, e così +il rispetto, che hanno fra loro, come li considerano nel cielo. +Perocchè mentre l'uomo dal desiderio di ricercare le cose future segna +i punti, egli è venuto a questo per la costellazione della sua +natività, talchè la forza del cielo guidi la sua mano, talchè non +faccia nè più nè meno punti di quello che basta al giudicio delle cose +che ricerchiamo: la quale divinazione si chiama Geomanzìa. Mio +signore, gli astri e la sorte hanno risposto: vittoria! + +Adalberto, prima che l'astrologo fosse a metà della noiosa +chiaccherata, sbuffando, fece trarre le torri di legno e le macchine +guerresche, i trabuchi, le manganelle, le petriere; si pose a capo dei +cavalieri, e colla somma ragione del più forte e del più ladro, mosse +al castello d'Ildebrandino. Mandò Guidaccio con quaranta lance al +cavaliero, dicendo: messer Adalberto l'aspettava per la prossima +Pasqua di Resurrezione all'omaggio: da cavaliero non mancasse: era +istituito vassallo col guanto da volare gli astori, con molto onore, +con giuramento. + +Il presidio della rôcca era inferiore assai alla scorta dell'araldo: +per il che messere Ildebrandino, sporgendo il capo tra un merlo e +l'altro a guardar giù, dovette dirsi:--Sono spacciato!--e tanto +dovette mordersi le labbra a sangue, che fosse lì lì per scagliare, a +vece di risposta, il trombetto a gambe levate: pure pensò alla ruina +di Lamberto, l'oppositore del vescovo di Saluzzo, e, serrato tra le +quaranta lance, lui stesso sentì il bisogno di guardarsi alle spalle. +Domandò a Guidaccio:--Messere l'araldo, avete altro a dire? + +--Messere sì. + +--Vi ascolto. + +--Le nostre torri d'assedio e i nostri trabuchi sono fatti colle legna +dei ribelli vinti: il cavaliero Lamberto, lo rammentate? + +--Chi vi disse? + +--Il mio signore. + +--Il nostro signore è potentissimo--e Ildebrandino, amarissimo, fece +una reverenza di sommessione, e aggiunse:--È ventura l'essere sotto le +bandiere del signore, quando si hanno sproni d'oro e fortuna nemica, +ma anima sempre libera. Suonate la tromba per noi: i nostri figli, ove +Dio li conceda, spero ricorderanno questi squilli! + +Così s'arrese Ildebrandino. Messere Adalberto, quando Guidaccio gli +ricomparve innanzi, per poco non gli dette la mazza sul capo. Egli +desiderava l'araldo insultato o peggio, le lance catturate, il ponte +levatoio alzato a precipizio, inalberato sulle torri lo stendardo, +tumultuosamente bandita l'oste: invece l'impresa si racconciava, come +una briga da' frati, con un inchino e un--_Fiat voluntas tua_. + +Con tempestoso desiderio Adalberto si fece capo della vanguardia +delle lance, e, mandato Guidaccio in coda alla torma a fare compagnìa +all'arnese più disutile, l'astrologo, corse al castello di +Oldrado.... In quello c'era madonna Guidinga!... Ad Adalberto +scoppiava il cuore al fragorosissimo segno dell'arme! Fu calato il +ponte, s'aperse il portone, e venne innanzi un garzonotto tutto in +bianco, con un bastoncello alzato, il quale proclamò:--Quelle non +essere le regole delle castella, doversi procedere come l'uso fra +onorati cavalieri comporta. Passate tre ore da questa dichiarazione, +mandate pure l'araldo, e noi risponderemo, e mandatelo suonando le +campanelle dalle torri di legno, noi risponderemo suonando i pifferi +dalle torri di sasso.--E il garzonotto tanto tenne levato il +bastoncello bianco, a segno di inviolabilità, sicchè nessuno potè +coglierlo in fallo, e nessuno per tema di essere tacciato misleale +alzò la mano su di lui. Ch'ei fosse venuto, insultando, non c'era +dubbio: ch'ei si partisse sano e salvo, era stizza di tutti, ma norma +di guerra, la quale tanto più feriva messer Adalberto che aveva +voluto solo procedere colla forza e senza lealtà.--O Guidinga! o +schiava di messer Oldrado!--smaniava, tormentandosi, Adalberto.... Ma +per consiglio dei capitani aspettò... Tre ore sulle brage +dell'inferno, tre eternità! + +Si schiuse tutto il portone, segno d'arresa, e comparve il garzonotto +in nero, e lesse il bando, per cui--al molto glorioso signore di +Auriate si calavano le bandiere.--Messere Adalberto galoppò dritto +nella rôcca, e ambiziosissimo s'impose:--Prima regoliamo la bisogna +del marito! Venga Oldrado, ed oggi stesso riceverò da lui l'omaggio. +Questo suo vitupero sarà la più bella gioia per Guidinga!--E, +scavalcato, passando per la porticina stretta che da un corritoio +dava nella chiesa solitaria, udì dietro le spalle sbattersi +irremissibilmente l'antaccia di quercia, si trovò a un tratto +separato da' suoi capitani, si volse all'indietro e scorse tutto +buio, si volse all'innanzi, ed ecco in capo al corritoio il paggio +nero, il quale recava un cuscino nero e s'inchinava rispettoso, +dicendo:--Messere Oldrado è pronto a prestarvi l'omaggio.--Adalberto +si contorse molto iroso, irosissimo più che del pericolo, d'avere +avuto per un momento paura, s'avanzò, e, sotto l'usciale sollevato +dal paggio, entrò nella chiesa. Quivi trovò Oldrado solo e ritto, in +aria così beffarda che pareva gli dicesse:--Sono il marito di +Guidinga: lasciate fare a me! Avete saputo fare voi?--Che in quei +tempi non si trovasse neppure schermo alle vendette ai piedi degli +altari, si sa, e si sa che gli accorgimenti per condurre allo scopo i +giuochi insidiosissimi avevano tutto lo studio delle faccende +scrupolose. Adalberto doveva ascoltare quell'araldo bianco, vipera +forse del tradimento? Doveva sgozzarlo! Doveva aspettare le tre ore? +E rivederlo ancora? Doveva sgozzarlo! E il pronte s'era messo giù, il +secondo portone spalancato, i porticati apparivano deserti. I +traditori tutti! Ed egli si era lasciato cogliere! Oh il suo furioso +amore per Guidinga era di quelli che si spaventano dei mezzi? Ma se +lo scopo era già per sè stesso tremendo e ineluttabile!... E +quell'arcone che menava al corritoio, e il coirritoio che menata alla +chiesa! Che c'era nel corritoio? Una porta inchiovata che valse una +muraglia: i suoi cavalieri al di là forse erano scannati: egli al di +qua forse con tutta la irrisione di una vendetta pensata e ripensata +era tratto all'inganno, e dall'inganno alla morte! O Guidinga! +Guidinga! + +Messere Oldrado era là nella chiesa solo e ritto. Aveva faccia di +quelle che anche nel sonno mostrano aggrottate le sopraciglia, rugosa +tenacemente la fronte, aperta la bocca al grido di battaglia, collo da +far disperare quelli che, per amore di qualche taglia bandita da +alcuno prepotentaccio vicino, dessero ascolto all'inferno, e +arrotassero la coltellazza e già preparassero il sacco, come Giuditta +la gagliarda; torace che portava tre usberghi e poi chiedeva anche il +quarto, braccia da armaiuolo milanese, gambe le quali se inforcavano +gli arcioni vi si serravano con tanta saldezza, sì che non ci fosse +lancia da cavaliero poderoso da allentarle o farle staffeggiare. + +--O conte,--disse per il primo Oldrado:--mi accorgo che la cerimonia +poco soddisfa il vostro amor proprio. + +E l'altro:--Messere neppure è da scudiero la insidia. + +--Voi sbagliate: non sono armato e mi dichiaro vassallo vostro. + +--Consento--con questa risoluzione Adalberto richiamò tutto il suo +odio; + +E Oldrado:--Ed io consento. Udite: un debole cerbiatto tanto fa che un +giorno o l'altro debba essere dilaniato da uno sparviero: ma gli può +ficcare attraverso la gola un ossicino da mettergli tanto strozzamento +da far maledire il pasto. + +--Messere, Oldrado, che le azioni vostre mi permettano di chiamarvi +cavaliere! + +--Vi dissi: non sono armato e mi dichiaro vassallo vostro. Volete +ricevere l'omaggio? O fuggite le pompe? + +--Voglio. + +--Io pure. Bonello, fatti avanti--comandò Oldrado; e il paggio che si +era fermato sulla porta, entrò nella chiesa e recò il cuscino. Il +padrone lo prese, lo depose ai piedi di uno scanno larghissimo, a +seggio baronale, e invitò Adalberto. Il quale con grande dignità +s'assise, e le parole furono poche. + +--Cavaliero, riconoscete vostro signore Adalberto, conte di Auriate? + +--Riconosco. + +--A quale istituzione? + +--Questo tocca a voi. + +--Sì: e giacchè avete parlato di sparviero, sia ad instituzione collo +sparviero. + +--Collo sparviero. + +--Giurate. + +--Giuro a messere Domineiddio. + +Poi spaventoso Adalberto corse per tutto il castello, e, ghignando, +entrò nella stanza di madonna Guidinga.... + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Il signore di Auriate, quando furono introdotti nella sua sala della +torre Guidello ed Ingo, si levò impazientissimo, interrogando:--E +così, araldo? + +--Con la grazia somma--rispose Guidello:--io ho salve l'ossa, voi la +onoratezza di cavaliero. + +--Come andò? + +--Il sagrato ci parve una benedizione del cielo: spiegai il bando e +diedi l'avviso. + +--Chi accorse? Venne Ugo? + +--Messere sì, c'era Ugo. + +--Dunque? + +--Con Ugo, lo scudiero: c'erano messere Ildebrandino, messere +Aginaldo, messer Baldo, con certi uomini di facce così sinistre!... Il +chierico bisbigliò un esorcismo di tutto cuore, ed io di tutto cuore +risposi. + +A questo punto anche mastro Ingo entrò interlocutore:--Cavaliero +potentissimo, mio padrone, vi dico che qui ai vostri comandi scrivo +quanti malefizi volete, ma quando tirano cert'arie ai quattro +venti.... + +Gridò il signore:--Dì su, Guidello. + +E l'araldo:--Vi dico: vidi l'Aimone d'Oldrado, con quel ceffo di cane +rabbioso! + +--Chi ti parla di scudieri?--interruppe sdegnosamente il signore:--E +chi ti dice che quelli siano a sproni d'argento? + +--Messere, dico per dire. + +--Parla di quei dappochi coi garzoni di falconerìa, e tieni le loro +imprese per narrare quando i miei servi stregghiano i somieri. + +--Fatemi perdono. + +--A un patto, Guidello: che la tua mano un dì o l'altro corregga la +scappata della lingua. Hai capito? + +--Presto capito, e presto fatto con l'aiuto del mio santo protettore. + +--Dunque c'era Ugo. E disse? + +--Nessuno dei cavalieri parlò. + +--IL bando fu pubblicato a tutte le castella? + +--Messere sì. + +--Senti, Guidello, tienti bene nutrito e conserva buon petto. Orvìa--e +messere prese una borsa dal tavolaccio:--La gola è asciutta: a voi. + +--Ecco qui--disse l'araldo e cavò di petto alcune monete di rame, le +noverò, poi, dandone una metà al chierico che gli stava serrato alle +coste, cupido come un bracco alla ferma:--Che mi rimane? + +--Ma c'è il padrone che pensa. Vanne, Guidello, chiedi a Filippuccio, +e quegli ti condurrà dove c'è mensa rizzata. + +Si mosse con reverenza l'araldo, e si mosse anche il chierico. + +--Ingo,--lo trattenne il cavaliero:--restate, chè ho da parlarvi. + +Ingo, già stizzito per la paura, per il poco guadagno e per la tolta +speranza di una cena, fece visino sorridente, e piegò la persona a +un--V'obbedisco. + +--Ho d'uopo--disse il messere:--della vostra saggezza e del vostro +buon volere. + +--Se voi comandate così, mi compiaccio assai: la saggezza a pro di +ricco e nobilissimo conte, come voi, deve sempre essere accompagnata +dal buon volere di saperla così ben usata. + +--L'astrologo m'è diventato un fanciullo.... Nella vostra camera voi +avete certi rotoli antichissimi di pergamene. + +--Signore sì, certe disquisizioni dei latini. + +--L'astrologo non sa suggerirmi.... Erano valenti questi latini? + +--Oh pensate, messere, sono i maestri del mondo. + +--Sta bene. Che cosa insegnarono? + +--Messere, di tutto. + +--E a petto di quello che dicono questi maestri nessuno sa schermirsi? + +--Ai nostri tempi, no certo. Nell'abbadìa io sentii dire da frate +Giocondo che noi siamo più rozzi degli ungari, e so che cinque frati +altro non facevano tutto l'anno che copiare certi e certi codici +sbiaditi di Cicerone che valevano un archivio e mezzo: e tanto mi +raccontò l'abbate, che appresi l'arte della lettura per desiderio, poi +quella della scrittura, ed ora vi dico che mi lagno d'avere soli due +occhi che bastano a leggere poco, e vorrei che ci fosse un inchiostro +d'oro fino stemperato per potere con quello scrivere certe sentenze +antiche, le quali sono la magnificenza istessa di Salomone. + +--L'astrologo non sa suggerirmi.... Ingo, dite, e i greci? + +--I greci furono popolo artistico e coltissimo. + +--Avete rotoli vecchi di quelli? + +--Messere, se vorrei averne! Ci fu Platone che scrisse degli Dei, come +se li vedesse, ci fu Aristotele che disse tanto dell'anima, quanto un +dottore di santa madre chiesa, ci fu Socrate che morì, bevendo il +veleno con tanta filosofia.... + +--E non sapeva farlo bere agli altri?--interruppe Adalberto, così +mostrando la sua intenzione. + +--Socrate era filosofo stupendo. Se vorrei averne di quei rotoli! Ho +solo un discorso che è un pozzo di sapienza! Se lo vedeste! Un +manoscritto che mi costò un anno di lavoro nella cella, ma riuscì così +nitido, così corretto, a facciuole di santi e di beati, che sono cose +da mettere su un altare, se quel sommo non fosse pagano, e l'anima +dannata, com'è! + +--Non sapevano farlo bere agli altri!--risolse Adalberto:--Ingo, io +vorrei un greco, un latino, o un dimonio che fosse diverso da quel +vostro filosofo stupendo. + +--Ho capito. + +--L'astrologo è diventato un fanciullo. E perchè non vi abbiate a +pentire, Ingo, d'avere due soli occhi, vi do di che allegrarli a +sazietà: queste le sono monete d'oro: ma l'oro non stemperatelo in +inchiostri per onorare di fregi le chiacchere disutili dei morti, +tenetelo per, voi che siete vivo. Avete capito? + +--Ho capito! + + + + +CAPITOLO II. + + +Pel giorno di Pasqua di Resurrezíone, nella chiesa del castello +d'Adalberto, diceva la messa un frate, e ad ascoltarla vi era il +signore su un seggio, a destra dell'altare maggiore: a sinistra cinque +cavalieri, in piedi, con più di cinque paggi in seconda linea, e di +questi chi recava lancia, chi vessillo, chi coppa, e via, a seconda +dell'omaggio che doveva rendere il proprio padrone. Messer Adalberto, +perchè in quell'ora si gloriasse di tutta la sua dignità, vestiva una +maglia lucente, a maniche, cappuccio e falda assai lunga, portava +strisce di cuoio rinforzate da piastrelle di acciaio intorno alle +gambe a stringergli i panni ruvidissimi e attorcigliati, scarpe acute +pure di maglia, e speroni d'oro da combattimento. La spada a croce, +col cingolo d'arme, e un cerchio comitale di ferro, gli erano accosto +su un tavolaccio di faggio, sul quale anche si vedevano certe collane +disusate, gli emblemi della perfetta cavallerìa degli avi, da Brunone +suo a Sannuto, l'antichissimo fondatore dalla stirpe dei lupi +d'Auriate. I vassalli comparivano quali in quel dì dovevano, cioè +spogli di tutte le insegne che accennassero vita guerresca disgiunta +dalla obbedienza al signore: avevano tonache succinte, corte, aderenti +alle braccia e al busto, calze strette in gamba, di colore oscuro, +usatti neri, puntuti, senza calcagni e senza lacciuoli. + +Finita la messa, Adalberto si alzò, e fece cenno al maestro Ingo, il +quale spiegò una pergamena: Guidello, divisato coi colori del suo +signore, entrò, recando bastone e tromba, e su quello legò il bando +pubblicato la settimana prima: poi si pose dietro il seggio di +Adalberto. E questi, appoggiandosi con fierezza ai bracciuoli, si +drizzò in piedi, come per degnazione, levò la destra all'altezza delle +teste, quasi per deprimerle, e--Cavalieri,--disse:--quello che lesse +il nostro araldo è quanto noi pensammo e pensiamo. La festa fu +celebrata nella chiesa a maggior lode di Dio, il quale ci diede il +potere.--Queste le parole, ma il pensiero ben diverso. + +Il signore sedette, comandò a Guidello, e Guidello gridò i nomi, +giusta l'ordine della nobiltà più antica. Venne innanzi Gisalberto, +conducendosi allato due paggi, uno che reggeva la lancia, l'altro il +vessillo su un'asta ferrata. Poi il cavaliero Ugo.... + +Questi aveva vesti nere, affatto nere, lo scudo coi propri colori +ricamato sul petto, gli sproni d'oro ai piedi: chi l'avesse osservato +bene, come certo notarono i baroni che stavano con lui, avrebbe scorto +che il suo ampio giustacuore era stretto fìn sotto alla gola, e non +lasciava vedere la striscia bianca del collare, sì bene una gorgera a +fìtti anelli d'acciaio, i primi giri della maglia del giaco. Il suo +volto aveva certe rughe sulla fronte che di sicuro non vi avevano +impresso gli anni, i quali erano pochissimi; capegli rabbuffati, come +quelli che di recente si fossero sprigionati di sotto il ferro di un +elmo; gli occhi che pareva guardassero innanzi l'adempimento di un +disegno, e chi sa quale, a giudicare dalla pertinace contrazione delle +labbra. Aveva Ugo uno scudiero, vestito pure di panni neri, un uomo +dall'aria più spavalda che irata, il quale, porgendo le braccia in +avanti, recava un cuscino coperto da un drappo colore di lutto. +Messere Adalberto, durante la messa, aveva bensì cercato di fìggere +gli occhi sopra Ugo, e di avvezzarsi tanto alla vista di esso, che, +quando colui gli fosso per comparire innanzi, il sospetto e l'ira non +trapelassero dalla sua persona, e così potesse accogliere l'omaggio +colla stessa autorità con cui voleva ricevere gli altri: ma Ugo col +suo scudiero ad arte tenevasi prima dietro ai cavalieri, poi anche +dietro ai paggi, nel canto più oscuro, nella posa più dimessa. Aveva +pensato Adalberto:--E dov'è il maledetto figlio di Oldrado? Forse che +abbia sdegnato di presentarsi all'invito? O che tema qualche agguato? +O che invece lo tenda?--e guardava sul tavolaccio la spada, +rassicurandosi:--Il filo ne è liscio e lucente, messeri, e pare da +gioco? Verrà giorno in cui sarà dentato come una sega, e insanguinato +come quello che mi scuoteva innanzi il padre, quando mi disse che le +merlature delle rôcche vassalle irridono da beffarde!--e qui Adalberto +procellosamente risognava un assedio, come voleva!... O Dio! nel +castello di Ugo non c'era più madonna Guidinga!... E messere, +soffogando gli antichi strazi dell'amore orrendo nella sua ambizione +infrangibile, saettava d'uno sguardo i cavalieri lì soggetti, +e--Questo me lo diede il vecchio, e questo, e questo... Oh lasciate +fare anche a me!--e si tormentava:--E quell'Ugo?--Guarda, guarda: +l'aveva veduto finalmente! Era là, volto all'altare, appoggiato, come +stanco, la spalla destra alla parete, tutto in ombra: la quale +posizione non permetteva che si svelassero i distintivi che aveva sui +talloni e sul petto. Pure lo sguardo acuto, reso acutissimo dall'odio, +fece sì che messer Adalberto potesse dal profilo risoluto di Ugo +leggere, e tanto e così rabbiosamente, che egli si dicesse:--Tal e +quale il padre suo, quando mi invitò all'instituzione! + +Allorché adunque Guidello chiamò messer Ugo di Oldrado da Lanciasalda, +il cavaliero, tenendosi allato lo scudiere, si fece avanti con un +certo passo violento che e' pareva movesse incontro al suo cavallo +sellato per la zuffa, s'arrestò davanti al seggio del signore, come se +aspettasse clamore di sfida, poi si chinò, e, chinandosi, diede a +divedere tutt'altra intenzione che quella per cui era stato chiamato, +toccò con rustica noncuranza le corregge degli sproni, quasi ad +assicurarsi ch'elle fossero affibbiate. Messer Adalberto intese troppo +bene, e, seduto com'era, colla persona appoggiata tutta sul bracciuolo +destro, si storse tutto sul sinistro; ebbe un movimento verso il +tavolaccio su cui gravava la spada, e guardò lo scudiero. Questi si +stette ritto dietro il proprio padrone, e per verità tanto alzava il +cuscino che si sarebbe detto scambiava l'atto della offerta con quello +consueto di porre l'elmo al cavaliero. + +Messer Ugo gli disse:--Offrite, o Bonello. + +Adalberto vide il garzonaccio in volto. Ah chi era? Lo sapeva ora! Il +giovanetto s'era fatto un uomo. Ecco il paggio stesso che recava lo +stesso cuscino nero, colla stessa aria ribalda, con cui gli aveva +detto vent'anni prima:--Messer Oldrado è pronto a darvi +l'omaggio!--Adalberto fissò il garzonaccio. Costui, come se fosse +ufficio suo l'operare sempre con tristizia, buttò giù dal cuscino il +drappo, e sporse l'offerta. Intanto Ugo diceva:--Messere, instituzione +collo sparviero. + +Adalberto, prima di ricevere, guardò. Sul cuscino giaceva uno +sparviero stecchito. + +--Messere!--ripetè Ugo. + +Il signore allungò la mano, ma la trattenne dal percuotere sul capo di +Ugo, o dal venire dal sotto in su a gettare il cuscino ed ammaccare la +faccia dello scudiero: contrasse i pugni ed urlò--Messere, pei +falconieri disattenti ci sono le verghe dei servi! + +--Oh conte, no!--rise allora Ugo colla sicurezza la più aizzante:--Non +ti apponi bene. Lo sparviero era montano: si trovò di becco forte e +volle divorarsi un cerbiatto: un ossicino se gli pose attraverso la +gola, e tanto gli fece male che dovette morirne. Ti ho reso l'omaggio +mio!--e si levò animoso. + +Quando l'araldo chiamò messer Ildebrandino, messer Aginaldo, messer +Baldo, nè Ildebrandino, nè Aginaldo, nè Baldo, si mossero: si +strinsero accanto ad Ugo: e davvero fu ventura che essi dovevano +presentare solo un guanto da astori, una coppa d'oro e gli sproni, +perchè se si fosse trattato di spada, lancia e vessillo, attesto che +quelle avrebbero lavorato come il loro uso comporta, e questa avrebbe +potuto servire di ultima coltre per messere l'infeudante. Pure +qualcosa di gagliardo, si vide: il guanto cadde sfidatore sulle gambe +di Adalberto: questi si drizzò come una biscia, l'araldo suonò dalla +porta nel cortile. Allora i cavalieri non badarono all'altare, e si +urtarono verso quello per toglierne le due armi già presentate +all'omaggio: gli scudieri si rimescolarono urlando. Si sarebbe potuto +fare, ma non si fece, perchè autorevolmente messer Ugo gridò:--Il +segno è dato da noi: ma l'araldo avvertì di chiuder il portone e di +chiamare le azze mercenarie!--E Gisalberto e Ildebrandino +affermarono:--Qui ne vieta di colpire l'onore della cavalleria!--e +uscirono tutti, frettolosi e tumultuanti, cercando scampo... + +E, colle due armi e col pugnale d'Ugo, l'ebbero. + + + + +CAPITOLO III. + + +Oldrado di Lanciasalda è conte sconosciuto nelle istorie. Solo qualche +poeta solitario, il quale si abbia posto tra mano il bordone e in +testa il cappellaccio da pellegrino, e su per la valle di Po siasi +arrampicato ad un mestissimo santuario dell'alpi, può aver letto +quell'unico nome _Oldradus_, su un avello di granito: solo i bimbi del +sagrestano, innanzi a quella chiesetta, s'inginocchiano vicino al +luogo della requie... fra le poche ruine di un castello! Il poeta +nell'impeto della fantasìa avrà interrogato quello squallore, avrà +evocato la vita, e la polvere giacente inerte si sarà levata a +potentissimo corpo, e l'anima sarà scesa in quello, come vento +d'uragano!... Oh recate l'armatura, portate la lancia! Venite, +vassalli, e inchinatevi all'omaggio, siate corteo alle mense giulive, +fate ala per le uscite fragorosissime alla caccia! Arrendetevi, o +nemici: le vostre bandiere serviranno di gualdrappe ai ronzini, i +vostri nomi suoneranno infimi tra quelli de' servi... Che?... Porgete +il salterio e cantatemi, o paggi, l'amore del cavaliero!... Era bella? +Era fastosa? Era tripudiante nella vita delle castella?... Silenzio... +I puttini del sacrestano s'inginocchiano davanti quell'avello. Perchè +ancora il mesto e pietoso pensiero?... O bimbi, perchè il suolo è +erboso lì davanti, perchè l'attenzione al vostro giuochetto infantile +vuole che stiate sui ginocchi a spiare se la pietruzza, che uno di voi +getta in alto, cade nelle manine o cade sul terreno... Forse a te, +fanciulla, a te, maschietto, a voi che apprendeste l'alfabeto sul +grembo della mamma, forse in quei giorni d'autunno in cui la scuola +del paese è chiusa, e voi tutto il dì su vi state all'ozio, forse +capitò sott'occhio quell'_Oldradus_, e voi raccoglieste a stizza ed a +cattivo augurio, perchè vi rammentò una lettera dimenticata del +libricciuolo, e un inverno che verrà, e una bacchetta minacciante, +sempre a stizza ed a cattivo augurio!... + +Oldrado fu cavaliero a sperone d'oro. Io non so quando nascesse, nè +come crescesse. Me lo presento al suo castello, appoggiato ad una +colonna nella stalla dei cavalli, rivolto ad Ugo, il quale fa porre la +sella d'arme al suo puledro membruto. + +--Tu sai quanto abbisogna ad un conte. + +--Messere sì. Conoscere la propria lancia, conoscere il cavallo, non +conoscere una cosa sola, la paura. + +--Ad un cavaliero per farsi con onore porre la propria spada accanto, +quando venga calato nella buca dei maggiori? + +--Avere molti nemici, come diceste voi. + +--Basta? + +--Averli vinti, come voglio fare io. + +--Ricordati che sei di messere Oldrado!--e il padre si strinse con +amore guerriero il giovane, ed io affermo che vi ponesse la istessa +forza e la istessa intenzione, che usava, serrandosi al suo cavallo, +per inseguire un nemico. + +Ugo moveva ad un armeggiamento ad armi cortesi, per il che il padre lo +domandò con scienza sperimentata:--Sai come si chiama il rischio a cui +tu corri? + +--Giuoco. + +--Si chiama giuoco, perchè, per quanto tu faccia, non potrai mai +forare da banda a banda il tuo avversario. Conosci la tua lancia? + +--O messer sì. L'asta è fatta col legno folto sulle nostre rupi, e il +ferro si chiama _da passafuora_: quella è tre volte di lunghezza la +persona, per attestare che tre virtù sono necessarie a chi la +maneggia, fortezza nel pensare, fortezza nel fare, perseveranza +sempre: quello è assicurato da quattro chiovi, per dichiarare che +quattro sono i nemici da vincere, quelli dell'onore, quelli del nome, +quelli del potere, quelli della religione. + +--Conosci il tuo cavallo? + +--Meglio che se fosse mio fratello: è baio sanguigno, balzano della +staffa, sulla testa segnato di cometa. + +--Conosci la paura? + +--Voi pure non me la dipingeste, conte, ed io dico che ho troppo bene +appreso alla scuola vostra. + +Ugo, afferrata la criniera dell'animale, stava per saltare in arcioni, +se non che Oldrado:--Sei pure impaziente! Non vedi che tu, uscendo a +cavallo di qui, ti romperesti la fronte nell'arco della porta? Chi +t'ha insegnato a metterti in sella come un indiavolato? + +Il giovane superbissimo di questo rimproccio che tornava a tanta sua +esaltazione, ripose il piede in terra, si fece portare la sua maglia e +il piastrone del petto, indossò l'una, si affibbiò l'altro, cinse la +spada che era appiccata alla colonna, e, come si provò saldo, +disse:--Avete ragione, padre, messer Adalberto non ci viene incontro +di certo. + +E il padre:--Conviene esser leali: neppure fuggo. + +L'armeggiamento fu vinto con assai gloria da Ugo, e, quando questi, +alla sera, stava nello stanzone dell'arme, Oldrado, ruvidamente +passandogli la mano tra i capegli per disbrogliargli certe ciocche +grommate di sangue, Oldrado gli parlava:--Ti ho avvertito: figliuolo, +andavi a giuoco: pure se da quello che tu hai operato devo presagire +di te e del mio casato, fatti cuore e pensa che il giuoco fu buono. +Dimmi: chi ti diede questa?--e il padre gli toccava la scalfittura del +capo. + +--Oberto, nipote d'Ildebrandino! + +--Oberto, mi dicono lavori assai bene di spada. + +--Ed io di lancia! Lo pagai a mille doppi, facendolo staffeggiare al +primo incontro, ruinandolo giù dalla sella al secondo, schiodandogli +il piastrone al terzo. + +--In oggi sei degno di tuo padre! Ed oggi è deciso che io ti parli +assai gravemente, e tu mi ascolti con quella reverenza che si conviene +a chi si accinge a prestare un giuramento. Ti ripeto: figliuolo, +andavi a giuoco, ma fatti cuore, e pensa che fra poco devi cambiare +gli speroni d'argento in altri d'oro, e saranno quelli del padre. + +Ugo, che per sentirsi dire tali parole avrebbe voluto ritornare dalla +lizza anche col petto squarciato o la testa fessa, si toccò la +scalfittura, con atto così rozzo e spietato, che il padre gli +domandò:--Ugo, che fai? + +--Voi mi concedete troppo onore: io ho sofferto poco e non lo merito! + +--Oh pensa! pensa, figliuolo mio: non darti cura se l'operato ti pare +così inferiore al guiderdone: questo, sta sicuro, ti offrirà da fare +più che tu non creda e più che non comporti il tuo debito. Io condanno +il tuo capo ad ogni sorta d'affanno, e tu, pronunciando il giuramento, +avvelenerai le tue labbra con tutta l'amarezza della maledizione e ti +dilanierai il cuore con lo strazio della vendetta!--lamentò Oldrado. + +--Accetto il tormento del corpo e dell'anima, se voi mi credete capace +di fortissimi fatti!--esultò Ugo. + +--Figliuolo, sì, ti saranno cinti... Ma ricordati: non è solo la mano +scabra del padre che ti porgerà gli sproni: un'altra manina, lenta, +dilicata, bellissima... La destra di tua madre!--e Oldrado rise con +tetra ironìa. + +--Requie a lei!... Come? Voi non me ne parlaste mai? +Oggi...?--maravigliò Ugo. + +--Perchè sia requie ai morti, vuolsi guerra tra i vivi! + +--Padre mio, ditemi! Ed io vi affermo, per la promessa che mi avete +fatta, che questa sera medesima mostrerò ai vostri nemici ch' io so +reggere l'armi di messer Oldrado! + +--Io ti dirò! + +Il figliuolo con piglio militare tolse da un trofeo la spada del +padre, se la pose innanzi, appoggiò le mani sopramesse al pomo, e levò +la persona così gagliardamente, che e' parve già cavaliero. Messere +Oldrado se gli allontanò d'alcuni passi, fece scricchiolare il dossale +di un seggiolone, poi si alzò e tremendo nella posa, e colla tempesta +nella voce, incominciò:--Figliuolo, quanti anni hai? + +--Voi sapete: venti. + +--No, io non so, perchè i tuoi li misurai dall'angoscia, e questa +degli anni fa secoli! Dici venti, e sarà bene: da venti anni è morta +tua madre, madonna Guidinga! Ascolti? + +--Ascolto. + +--E fremi! Qual ricordo hai tu della tua infanzia? + +--Rammento una sala deserta, oscura, vastissima e in quella una donna. + +--Non era tua madre!--interruppe irosamente Oldrado. + +--Sulle sue ginocchia, mi pare... Ma se stavo su quel grembo, ricordo +che ci stavo piangendo, e se piangevo, lì vicino... schiacciante e +formidabile, al solo mio agitarmi, una mano guantata di ferro, mi +sembra mi sorreggesse, dondolandomi, e con aspra cantilena una bocca +m'invocasse il sonno. + +--Tuo padre non sapeva più che fosse carità! + +--Rammento i portici paurosi, una cappella sempre parata a lutto, e, +sotto gli archi, fra i neri drappi, io so di certe strisce +candidissime, fumose, che mi apparivano innanzi gli occhi... le dita +come di una larva... + +--La _madonna perduta_!--gemette Oldrado, e si fece segno di croce. + +--Padre mio, sì, nell'aria c'era qualcosa che mi ammaliava... Io non +so... Ero fanciullo, e sempre, sempre solo! Amavo il silenzio, la +notte, la vasta oscurità: tacevo, mi rannicchiavo, affranto sotto il +peso di un mistero, ficcavo gli occhi nella tenebra... Qualcuno era +con me!... Chiamavo, spiavo, salutavo!... Perchè fuggi? Ma chi +fuggiva? Fuggiva per ritornare: ritornava per fuggire... Chi era? + +--Ascolta, figliuolo. + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +--Come l'amai! Oh madonna Guidinga! Ella fu dell'invitto Eude, il +quale, conducendola sposa a questo castello, con lieto seguito di +baroni, annunziò il suo gaudio nel proclamare che la diletta usciva +dal portone degli avi per entrare grande signora in quello di un +cavaliere di Lanciasalda. Eude dall'anima altera e fatta audace colle +lotte sostenute per conservare la sua indipendenza dalla rapacità dei +castellani più forti. Guidinga pose il piede in queste sale, e +sorrise! Ma oh la gioia si andò, come suono di salterio nella +bufera!... Sorrise! Mi parve bella, immacolata, come le nevi delle +nostre cime, promettitrice di pace, come un'alba rosata: colle manine +che dovevano spargere fiori! Aveva diciassett'anni o poco meno. Chi +era Oldrado? Ella nol conosceva. + +Messer Eude le aveva detto:--Lo sposerai--ed ella aveva +risposto:--Sì,--mestissima, come all'ancella, che sedevale da' piedi, +toccando l'arpa nei crepuscoli, e che le rimproverava:--Madonna, non +cantate più le laudi?--come all'ancella rispondeva:--No, +cara.--Inconscia di tutto, melanconica o gaia, cupida di fantasìe +ultraterrene, Guidinga conosceva non l'amore, ma l'irrequietudine, e +questa la sospingeva, la sospingeva nei voli del desiderio... Dove +aleggiava, sorradendo giardini dalla eterna primavera, la sua mente +desiosa? + +--Chi è il mio sposo?--domandava la gentile al padre, varcando il mio +ponte. + +--Figliuola: i cavalieri della stirpe di Oldrado e le fanciulle della +mia usarono sempre di darsi la mano, quelli togliendo la destra +dall'elsa della spada adoperata nel combattimento, queste offrendo la +ciarpa d'onore al vittorioso. Così si conoscono la prima volta. + +--Perchè si ritarda adunque dall'armi? Chi sarà il mio sposo? + +--È Oldrado.--Così diceva messer Eude. Lo sposo doveva essere +vincitore: se vinto, supplicava l'avversario di misericordia, e +misericordia somma era l'essere ucciso con un solo colpo. Allora la +sposa dallo steccato funesto passava diritta al monistero, ove +dichiarava all'abbadessa:--Dio Sapiente ben provvide: piuttostochè +essere donna di marito fiacco e madre di figli che un dì possano +seguire l'esempio del padre col vitupero di mia schiatta, piuttosto +consento ad essere sposa del Signore e madre dei poverelli. Ciò a +salvazione dell'anima e a soddisfacimento dell'onore. Voglio prendere +il velo. + +Guidinga sorrise ai giovinetti cantori che la salutavano regina della +beltà, fiore della gentilezza virginea, speranza del signore e dei +vassalli! Sorrise e fece doni, e si ammantò di bianco, e, a mano del +padre, attraversando le corti del castello, affollate e rumorose, uscì +alla spianata, entrò nello steccato, e s'assise al posto eminente. + +--Chi è lo sposo?--ridomandò la giovinetta ad Eude. + +--Ti dissi. + +--Fate cominciare l'armeggiamento. + +Figliuolo, in quell'istante io non potei togliere gli sguardi dalla +sua bellezza delicatissima. Ero tutto serrato nell'armi, e mi sentivo +soffogare dall'ardore di mostrarmi degno di lei, dalla brama +perigliosa di cimentarmi con qualunque avversario, dalla preghiera +sfidatrice che io lanciavo al cielo:--Mandami il piu formidabile +cavaliere! Io ti giuro che ella, non ravvisandomi dall'armi, mi +ravviserà dall'imprese superbissime. Ella deve esser mia! Moglie di +gagliardo guerriero, madre di figli i cui vagiti si mescoleranno agli +squilli vittoriosi delle trombe paterne!... Vengano, vengano i forti! + +Vennero: arnesati, io non li riconobbi: però il mio scudiero Unfrido +mi disse:--Là è Baldo, questo è Aginaldo, quell'altro il Montanaro. +Messere, per amore del nostro santo protettore, state saldissimo +contro Baldo! Messere, l'altro è debole sulle staffe. Il Montanaro +vien sotto, come un toro inferocito, ma nella furia... Ed io:--Lo +so.--E pensavo, guardando la bellissima:--O Guidinga, tu attendi! Qui +vi sono i cavalieri, nessuno ha distintivo nell'armi, e tu non +conosci! Oh il tuo cuore ti dice: "Vedi! eccolo!" Non lo sai?... +Vittoria! vittoria! Fra brev'ora lo saprai! Alzerà l'elmo! Lui! +eccolo! eccolo il trionfante Oldrado! + +L'araldo del primo campione gridò:--A cavallo! + +Lo scudiero mi susurrò:--Messere, ascoltate un fedele: fate il giro +dello steccato e fermatevi di là: così non avrete il sole negli occhi. + +Corsi lo steccato: trovai il cavallo, mi serrai su quello. Ad un +tratto mi soccorse un pensiero:--Mi riconoscerà dall'animale +bianco!-ma dai pertugi dell'elmo vidi che Unfrido, il quale ancora mi +era accanto, faceva un certo viso da traditore che mi sapeva +maladettamente, vidi che io non avevo sotto il mio bianco, sibbene un +morello! + +Con l'aiuto d'Iddio, abbattei il primo avversario e il secondo, e lo +steccato così suonò d'applausi. + +Dopo udii che si diceva, non so da chi:--Ma come? Messer Oldrado non +si muove?--È sempre là ritto accanto al suo cavallo bianco.--Era lui +che doveva fare tante prodezze!--Come sapete che è Oldrado? Non si +deve conoscere alcuno nell'armi.--Sì, non conosce chi non vuole. Chi +dei castellani a venti miglia tutt'ingiro ha un bianco come quello? E +poi rispondetemi se quell'armato là non è Oldrado, se dal cavallo si +fa ragione del cavaliero.--Ma vedrete! + +Io mi tormentavo:--Oh perché mi fu cambiato l'animale? Che giuoco c'è +sotto? Ed io non dovevo accorgermi?... Ma Unfrido mi avrebbe dato +l'usbergo che si smagliasse o una lancia fessa, o addirittura una +coltellata alle reni, quando mi vestiva il saio di pelle! Ma il +cavallo me l'avrebbe mutato con uno tristo! E invece questo pare nato +per le mie ginocchia! e l'armi saldissime! Chi ha pagato Unfrido? E +dov'è? Là proprio vicino al mio bianco e tiene la staffa al cavaliero. +Chi è quel cavaliero? Per Dio! quell'animale è tutto fuoco, e crede di +reggere il padrone! Chi è quel cavaliero? + +Facendo il giro dello steccato, passai sotto al seggio di madonna, e +sa il cielo che cosa fantasticai: parvemi che una manina tremante mi +levasse l'elmo, sorretto da' miei polsi febbrili, e due labbra mi +baciassero sussultanti, acclamandomi già vittorioso: mi rizzai sugli +arcioni con grande orgoglio e fui lì lì per gridare:--O vergine, +voglio per te farmi degno di alto onore!--Dimenticai Unfrido e il +bianco mio... No, che non li dimenticai: me li sentii tosto fitti in +cuore ad atroce martirio e per opera tanto villana, che, ti dico, poco +stetti ch'io non balzassi giù ad adoperare sulle schiene la mia spada, +come si usa coi traditori. Senti: proprio sotto a quel palco due +garzoncelli parlavano assai clamorosamente, e volti colla facce +all'insù, perchè madonna ascoltasse. + +Diceva uno:--Chi è lo sposo? + +E l'altro:--Non lo sapete? + +--Costui che passa, a lancia alzata? + +--Oh sì! costui sa fare tanto d'andare ruzzoloni nella polvere, come +un mastino trattato a calci. + +--Come? se vinse i due? + +--In grazia di sortilegio. + +--Dite vero? + +--Vedrete la terza impresa se vorrà essere così scempia: la terza si +corre tra messere dal cavallo morello e quello là dal bianco.-- + +--Chi è quello? + +--Evviva lo sposo! + +Mi sentii le briglie tra mano e la lancia alla staffa, perchè suonò la +tromba. L'ignoto avversario mi venne incontro: alle punte opponemmo lo +scudo, ma nessuno colpì, per il che, scagliate le aste, diemmo mano +alle spade. Era combattimento di due valentissimi... Quando si levava +dalla moltitudine il grido di:--Viva lo sposo!--io l'ascoltavo con +tale tumulto di gioia e di spavento di non meritarmelo, che tempestavo +di braccia, come un fabbro sull'incude, e l'altro addoppiava la furia +verso di me. Maledizione! una volta intesi:--Viva lo sposo!--e fu +contrapposto, parmi, da due vociacce sotto il palco di madonna:--Viva +il cavallo bianco!--Che fossimo in due a meritarci quel grido? Io non +sapevo quale, ma certo si celava insidia! Per il che badavo nel tirare +le botte ad accompagnarle col nome di qualche santo. Figliuolo, potei +finire una litanìa e ancora incominciarla e ancora finirla: pure +nessuno di noi consentiva a cedere, e il giuoco cortese s'avviava ad +essere duello a tutto transito, con grandissima festa degli +spettatori. + +A un tratto l'araldo squillò, come si usa quando si ingiunge di +cessare dall'armi. Nessuno di noi obbedì, tanto eravamo odiosi, e, +menando quegli ultimi colpi, procuravamo con potente ira che fossero i +mortali. Di nuovo la tromba suonò grave, e allora io, tra il dare un +fendente, lui tra il pararlo, ascoltammo queste parole:--Cavalieri, +per la cortesìa della dama.--E noi lasciammo andare le braccia +penzoloni: in quel momento di posa alla tempesta del corpo in me +successe quella dell'anima: il perchè io ruggivo domandandomi:--E chi +è questo dannato?--In lui, credo, succedesse altrettanto, perchè +ascoltai una bestemmia atrocissima verso Dio! Stemmo l'uno contro +l'altro, e, se non era l'araldo a porre il suo bastoncino tra noi, io +dico ci avremmo scambievolmente fatto contro qualunque tradimento. +Eravamo di posizione vicino al palancato di legno e vicinissimo al +palco di madonna. Si alzavano d'ogni intorno le grida: chi parteggiava +per il morello, chi per il bianco, chi per lo sposo, chi per +l'avversario, chi pel sinistro e chi pel dritto. Messer Eude non +poteva restare indifferente a tanta lotta di favori, egli già maestro +di cento feste d'armi e già vecchissimo guerriero in cento battaglie, +si levò... Non so che facesse, tra baroni, perchè io aveva impedita la +veduta dalle gocce di sudore, so che udii anche la sua voce:--Lo sposo +principiò colla offesa e finì colla offesa...--Madonna del cielo! Se +io avessi potuto vedere come si stava Guidinga! Sì, che vidi ad un +tratto, vidi che sventolava una ciarpa! + +Pesti, ansanti, a fatica retti dai cavalli, prendemmo postura +riverente dinnanzi ai gradini della dama, ed ascoltammo l'araldo: +questi proclamò, un giudice, messer Eude. + +Tra il silenzio Eude parlò:--Da valenti cavalieri. Il giuoco fu aperto +con gagliardìa, sostenuto con scienza, finito... No, messeri, finito +non può dirsi: pure io, re d'armi, dichiaro che sia finito, e ognuno +di voi faccia promessa di attenersi al mio detto. L'accanimento mi +piacque! Per il che io dichiaro qui che nessuno dei due combattenti +procedette per virtù occulta: ambidue invitati a comparire innanzi al +seggio della regina. A me è data facoltà di instituire i premi: lo +sposo avrà la ciarpa, il valoroso compagno un bacio di madonna. Così +si potrà dire che l'uno e l'altro avranno bene meritato. + +Noi due avversari, scavalcati, ci demmo la mano, poi a paro venimmo +sotto al palco di Guidinga. + +Ella mosse incontro al mio compagno: egli si levò l'elmo... Era +messere Adalberto!... Guidinga sorrise! + +Eude mostrò grandissima sorpresa, e domandò:--Ma chi aveva cavallo, +bianco? + +-Lo sposo mio!--affermò vivacemente la donzella, e di nuovo sorrise ad +Adalberto, come ad un arcangelo. + +Eude mi tolse l'elmo...--Messere Oldrado!--esclamò, e volto a Guidinga +tristamente:--A lui il bacio: ad Oldrado la ciarpa--Ed io non so come +si tenesse in piedi: + +--Chi aveva cavallo bianco?--domandò la fanciulla dolorosissima. + +Adalberto ricevette il bacio... Era bellissimo il giovane: era +bellissima la giovinetta! Io, sposo, non potevo che piangere! + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + +Qui il cavaliero narratore interruppe il racconto, tormentandosi gli +occhi perché non dessero lagrime; e la luna che entrava dal finestrone +fu riflessa da un guizzo; terribile, la spada di Oldrado negli artigli +di Ugo. + +--Figliuolo, che fai? + +--Vorrei fare quello che non faceste voi!--rampognò trucemente la voce +del figlio. + +--Giudicherai se queste erano parole da dirsi ad un padre! + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + +Adalberto aveva veduto una sola volta Guidinga, ad una caccia, nei +lontani monti di lei, quand'ella era a fianco di Eude: ma una sola +volta bastò per aizzare nell'anima maledetta una passione così rovente +e rodente di desideri, che il cavaliero ghignò di volerla un giorno +nelle sue braccia! + +Inconscia di tutto, melanconica e gaia, inesplicabile e cupida sempre +di fantasie ultraterrene, Guidinga conosceva non l'amore, ma la +tremenda irrequietudine de' suoi sedici anni e delle sue sventure, e +questa la sospingeva nei voli del desiderio... Ella aveva veduto +Adalberto! Dal di della caccia fino a quello dell'armeggiamento era +scorso un anno senza più che l'uno si abbattesse nell'altra: nulla +ella sapeva di lui, neppure il nome: nè mai il padre parlò. Sapeva che +per lui, più notti, il cuore le si era scosso nei tumulti febbrili! +Poi si sentì spossata! Nei sogni l'immagine di Adalberto veniva, ma +coi mesi e coi mesi sempre più sfumata... Ed era vestito di bianco e +per lei sorrideva e piangeva (Adalberto!): ma non aveva profilo; le +linee si perdevano nell'espressione; era una gioia, un dolore +carissimo. E Guidinga sempre più diveniva ansiosa di fantasìe, e +spandeva l'anima sua nella immensità dei cieli, ponendo negli azzurri +l'ideale della vita poeticissima, e là sfavillava di tutte le luci il +suo desiderio, e là la gioia e il dolore avevano tanta voluttà di +dolcezza, quanto mistero l'infinito!... Svegliata dal suo delirio +abituale, nella vita di quaggiù più non trovava cose degne di lei, +provava la noia del cammino dopo lo slancio placidissimo del volo! +Svegliata, più non chiamava lo sposo! Quando il padre Eude le +disse:--Sposerai Oldrado-ella rispose:--Sì--perché certo pensava:--È +lui!... + +--Ma se è lui... perché sciupare colla realtà l'ideale +affascinantissimo che io ho nell'orizzonte tutto mio? E se non è +lui... perché vivere, se questa è vita d'anni e quella sognata è +eterna e sempre inebbriata d'amore?--e disse all'ancella che più non +amava le armonie: la musica è divina e dell'anime blandite dalle +lusinghe dell'ignoto... + +Richiamata alle scosse della esistenza giornaliera, la sua indole fece +sì ch'ella dinnanzi agli occhi portasse sempre un lembo di nebbia +iridescente, la nebbia dai vortici pieni di sogni, la quale, posandosi +sugli oggetti veduti o intraveduti, li rendeva circonfusi di luci +mitissime, li tuffava come nel crepuscolo dileguante di una visione. +Così l'ideale si sfumava col reale: e il volto del padre cavaliere +divenne buono e tutto per lei, la imagine della madre sepolta si +presentava alla culla, o quella dello sposo veniva, veniva, come nei +primi giorni... Che? il viso di messere Adalberto. Guidinga +domandava:--Dov'è lo sposo?--e poi sorrise.--Sarà per me: o _lui_, o +il monistero! E se nell'armeggiamento egli restasse vinto?--E tacque, +fidentissima, con Eude. + +--Messer Adalberto sapeva di struggersi, non sapeva d'essere amato. +Per furore di gelosia giurò (perchè non voleva scoprirsi a lei se non +con atto tale che facesse parlare tutti i cavalieri) giurò di uccidere +me Oldrado e di vituperarmi, insomma in modo che ella fosse non mia, +come l'ebbi richiesta! E che non fosse nemmanco del monistero lascia +fare a lui! Era prontissimo ad ogni sacrilegio. Così si presentò al +giuoco, comperò il mio scudiere, per far credere lo sposo dal cavallo +bianco autore di tante prodezze, mentre poi alla fìne Oldrado doveva +esser trovato morto, e lui colmo di tutto l'onore! E Guidinga... Oh! +fu aiutato dalla fortuna più che non credesse: la decisione del re +d'armi lo ammise al bacio della dama! Si levò l'elmo..; O Signore! +Guidinga guardò il suo volto e il mio!... Guidinga bestemmiò a me +condannato il corpo di lei, ad Adalberto benedettamente dedicava tutta +l'anima!.. Ci sposammo, ma, se a vece della ciarpa a toccare il petto +dalla parte del cuore, a vece della corona di fiori d'arancio sul +capo, ella avesse dato a me tante stoccate, io a lei una corona di +spini, noi avremmo offerto a Dio la espiazione delle nostre peccata! +Guidinga da angiolo divenne, dimonio! + +Dopo nove mesi ella portava sozzamente nelle viscere il beffardo +frutto dell'odiatissimo nostro connubio, e giurava e spergiurava che +perdere madre e figliuolo sarebbe stato opera meritoria. Io la facevo +di continuo guardare. Un giorno ella era presa da strazianti dolori; +io origliavo all'uscio attendendo... A un tratto di fuori al castello +odo un suono di trombe, poi un paggio mi strappa la veste, +gridando:--Messere! messere! i nemici! + +--Chi è? + +--Adalberto! + +O Signore! nel castello so che eravamo male apparecchiati, scarsi +d'uomini e scarsissimi di vettovaglie. Che fare? Oh che tormento fu +quello! Resistere? Il sommo pericolo! Arrenderci? Il vitupero di mia +schiatta!... Guidinga udì quel nome, e nel delirio proruppe:--Adalberto! +tu vieni a togliermi da questo inferno!--Invocava il nimico, ed io +aspettavo da lei uscisse o un bambino un dì destinato ad ascoltare il +testamento del padre, o una bambina che avesse a dare ai figli col latte +il veleno dell'odio! Ringhiavano le trombe al di fuori. Io mi precipitai +dalle scale, ed ecco occorrermi il mio fedele Aimone. + +--Messere, siamo perduti! + +--Per Dio! ditemi! fate qualcosa! + +E quegli dubitava:--Ricorrere alle armi... + +--Ricorriamo al tradimento! E che fece egli con me? Per Dio!--e mi +accordai con lui, e conclusi:--Dammi un pugnale avvelenato, e tu a +tempo sbatti la porticina nel corritoio. + +--Messere sì! + +--Dammi un pugnale avvelenato: e lascia a me la cura di sgozzare +Adalberto! + +In cima allo scalone ascoltai un grido così feroce che mi rivolsi e +temetti di avere alle terga il nominato: guardai e vidi madonna che, +nuda, oscenissima e sanguinante, si rotolava giù di gradino in +gradino... Accorsi, più che per odio a lei, per amore furioso della +creatura che si teneva in seno!... forse già schiacciata per le +violenti percosse! Accorsi e la avvinghiai, ed ella con affanno +straziantissimo, supplicandomi ed imprecandomi:--Messere, salvate +Adalberto! Non fate tradimento! Non fate, per pietà dei sette dolori +santissimi! + +Ed io:--Datemi la mia creatura! + +--Sì! + +--Datemela! + +--Salvatelo! Che vi ha fatto! V'ha fatto troppo! Ma era destino così! +Perdo le viscere! + +--Datemi la mia creatura! + +--Si, vi giuro! Giurate voi di non fare tradimento! + +--Lasciatemi! + +--Ho giurato! E voi siete così sleale! Voi siete cavaliero? Ah so! non +giurate perchè siete dannato nell'altra vita! Non credete in Dio! + +--Madonna! vi giuro! + +--Vieni, o mio Adalberto! Egli non ti uccide!--rincominciò ella nel +delirio, ed io balzai dalla scala!... No! ritornai, e la trasportai +nel suo letto, nel nostro talamo! E stetti al suo fianco, attendendo +l'istante... Oh quelle tre ore!... Nacque il bambino:--sei tu! Entrò +Adalberto nel castello, io gli prestai l'omaggio nella chiesetta. +Quando gli dissi ch'ero disarmato e mi dichiaravo vassallo suo, gittai +il pugnale, perchè avevo giurato a lei! Poi feci aprire la porticina +del corritoio e tutte l'altre delle camere, indovinando il tristo +pensiero di Adalberto. Quando il signore, correndo per il castello, +venne al letto di Guidinga, trovò una morta, senza lume accanto, senza +frate, senza croce fra le mani! + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Così rompeva messer Oldrado il suo racconto. E fremeva:--Però nessuna +occasione fu da me trascurata! Chiamo in testimonio il bianco spettro +di tua madre! Ho ribellato Lamberto, mancai all'omaggio, comparvi al +convito colla spada, feci percuotere l'araldo! Combattei! Ma non ebbi +mai completa ventura, per maledetta condanna! Figliuolo, sei +cavaliero: eccoti gli speroni: figliuolo, sei erede di tutto. Ecco il +mio testamento! + + + + +CAPITOLO IV. + + +Pochi giorni dopo Oldrado, trascinatosi nello stanzone del castello, +cogli occhi smarriti cercava i suoi sproni, e, solissimo, là moriva +percuotendo le sue armi. Un tristissimo malore, toltagli la ragione, +l'aveva tutto disfigurato. Ugo lo volle vedere nel cofano aperto: e +comandò lo si lasciasse giacere due notti ai piedi di quel tremendo +scalone.... Dicono le cronache che vi venisse la _madonna perduta _e +ripetesse la condanna:--Voi non credete in Dio! + +Oldrado fu sepolto. Ugo si fece cupo, angosciosissimo, apparve come la +fiera che tende l'insidia: temette le squille pei poveri trapassati, +e, rammentando certi portici deserti, una cappella sempre parata a +lutto, fingendosi alla fantasìa un dì in cui si sentissero suonare +tutte le trombe del castello, correva al camerotto dell'armi, quasi +attendesse ancora il padre, si travolgeva sul letto nel quale sapeva +lui essere nato, essere morta la madre, interrogando:--È questa la +vita a cui mi dannaste? Che delitto ho commesso prima del mio +nascimento? Perchè nacqui colla maledizione?--e lagrimava +nell'angoscia:--Ho venti anni! E in venti anni tre volte ho sorriso: +quando la prima volta su un'altissima cima vidi all'orizzonte sorgere +il sole, e vidi che avvolgeva anche me ne' suoi raggi: quando suonò la +tromba che mi chiamava all'armi: quando.... Non è riso, è sogghigno! +Ebbene sogghigno oggi in cui mi trovo tanto deserto!... Dicono che ci +sia il mare. Com'è il mare? Dovrebb'essere come l'anima... Com'è +l'anima?--Non aveva mai parlato nè con una donna, nè con un frate, nè +con un amico: e si sentiva rozzo, villano, cattivo, crudele, +fortissimo, libero.... Con economìa di parole si esprimeva:--Mi sento +tormentato! Voglio odiare! E voglio amare! + +Il testamento di Oldrado era confìtto nella memoria e nella volontà di +Ugo.--Vendicati! Sì, e poteva sorridere o sogghignare per la quarta +volta: Adalberto stava sempre chiuso nel suo castello d'Auriate, forte +d'uomini, e scaltrito dall'astrologo. Venisse il giorno in cui Ugo, +battendo l'avello del padre colle calcagna spronate, potesse +dirsi:--Mi ascoltate? Io non ho tempo d'ascoltar voi, se anche mi +narraste le istorie del di là! + +Venne il giorno, sì: quello in cui l'araldo bandì doversi prestare +l'omaggio al signore. Ugo stava ai piedi della chiesa nella sua +_curte_: c'erano pure messer Ildebrandino, Baldo, Aginaldo, e tra gli +scudieri Aimone. I cavalieri ascoltarono, diedero mano alle borsucce, +poi se ne andarono: Ugo, tenendosi vicino Aimone; gli altri dietro, +legati da nessun aperto discorso, pure tacitamente affratellati da un +odio solo. + +Ugo disse allo scudiere:--Il meno che si sarebbe potuto fare? + +--Messere,--rispose questi--dargli a masticare la pergamena. + +--Ah! parli dell'araldo? + +--In quanto a messere...! + +--Ci abbiamo pensato!--attestò Ugo: poi--Aimone, hai conosciuto +Unfrido? Sai com'è morto? + +--Vostro padre lo fece trascinare dall'istesso puledro morello. Ma +perchè dite così? + +--Per avvisare i traditori--Ugo disse ad alta voce. + +--Per Dio! + +Allora, udendo questo, Ildebrandino prese a camminare lesto, in modo +da giungere a pari di Ugo, e aggiunse:--Per avvisare i traditori e i +traditi. + +Ugo, il quale struggevasi nell'ardentissime battaglie dell'anima, e in +quel momento più che mai sentiva amaro l'essersi ingozzata la vergogna +di quel bando, udendo le parole d'Ildelbrandino e notandone il tono, +fu lì lì per gridare ai cavalieri: --Qua la mano e giuriamo +vendetta!--E sarebbe stato ascoltato. Egli conosceva Ildebrandino, +come Ildebrandino conosceva lui: si salutavano cortesemente quando il +raro caso portava che fossero insieme, ma ognuno pensava tra sè:--Se +quel valente mi fosse allato!--e l'uno e l'altro nella sommessione al +comune signore, trovava, anzichè una spinta ad amicarsi ed operare, un +argomento penoso per starsi lontani, sospettando che quegli potesse +dire di questi, e questi di quegli: --Perchè ha sopportata tuo +padre?--Perchè hai sopportato, come un giumento, finora?--Adunque +Ildebrandino fu soddisfatto di aver dato appicco a quella conoscenza +che sperava doversi stringere e mutarsi nella sospirata congiura, +giacchè di Ugo presagiva molto, sapendolo valoroso e bollente. Ed Ugo +fu contentissimo di avere con sua volontà eccitate quelle parole, buon +indizio di tempra inflessibile. + +Si fecero l'uno appresso all'altro, e il loro esempio fu imitato dagli +altri due baroni, messere Baldo e messere Aginaldo: quello un vecchio +ringhioso e impaziente; questo un cavaliero poderoso, guerriero quando +ci fossero petti da passare fuori, non importa se d'amici o di nemici, +cacciatore di lupi audacissimo quando gli mancassero gli uomini. + +Si avvicinarono Ildebrandino ed Ugo, e siccome Aimone stette per porsi +dietro ad essi, Ildebrandino, cogliendo l'occasione di più chiarire il +suo animo e applicando il motto che ci si guadagna ad accarezzare il +cane per il padrone:--Scudiero--disse:--avete capegli bianchi e +l'essere invecchiato presso messere Oldrado so quanto valga. + +Ugo si drizzò tutto, e trovò di concludere così:--O Aimone, imparerai +ad aprire i portoni delle castella. Aimone, non farti scrupolo: quando +portavi a mio padre la lancia pel combattimento ti facevi forse di +dietro? Metti conto che il viaggio può essere lungo. Ma noi ci +incamminiamo. Messere Ildebrandino? + +--Con la grazia d'Iddio--rispose questi. + +--E con la nostra volontà. + +E i due cavalieri sporsero simultaneamente la destra e se la +strinsero. + +Il giorno di Pasqua di Resurrezione già abbiamo veduto come Ugo abbia +fatto e Ildebrandino risposto. + +I cavalieri eruppero dal castello d'Auriate, avviandosi dietro ad Ugo, +e tale era la furia di voler la pugna che si udiva esclamare:--Messer +Aginaldo, che dite?--Dico che vorrà essere ottimo giuoco!--Mandiamo i +paggi per le armi!--Era tempo!--E i nostri montanari sono tutti pronti +e vogliono le prede.--E quelli di Ugo!--Educati da Oldrado!--Orsù! + +Ed Ugo gridava:--Ci vuole unione di consiglio. + +--Dove andiamo ora?--interrogava rabbiosamente Baldo. + +--Se ci attardiamo all'impresa siamo perduti!--gridavano gli altri. + +--Volete combattere oggi?--domandava Ugo. + +--Oggi!--Sì, sì, gli facciamo in tal guisa gli omaggi!--Oggi! + +--Messeri--disse Ugo:--è giorno di Pasqua. + +Aginaldo che non lo ascoltava o non voleva ascoltarlo:--Liberiamo le +nostre castella! Gli avi le tennero sì o no? Più bella giustizia non +si sarà mai resa! Chi è Adalberto? Chi siamo noi? Noi sì siamo i +padroni dei nostri servi, ma noi non siamo servi ad alcuno: egli non +può essere signore di gente libera. + +--Messeri,--ripeteva Ugo:--vogliamo esser leali! + +--C'è tregua fino a che il sole va sotto! Dopo si possono squassare +quante lance si vogliono--diceva Aginaldo. + +--Vero anche questo. + +--E poi che cosa è il combattere? Conseguenza di una sfida che non si +poteva fare? No, è difesa--esclamava il Baldo. + +Qui parlarono di regole d'armi: gridarono, sempre camminando, per +togliersi fuori dalla gittata degli archi saluzzesi, che potevano +essere nascosti tra merlo e merlo o alle feritoie del castello. + +Alla fine Ugo concluse:--Così non si fa alcuna cosa! Unione di +consiglio e d'armi: per quella vuolsi che ognuno esponga recisamente: +per questa che ognuno sappia di quali e quante forze può disporre. E +per l'una e l'altra richiedesi obbedire a un capo. + +Tutti intesero benissimo: Ildebrandino e Aginaldo ardenti di +entusiasmo:--Voi!--cominciarono a gridare:--Voi il capo! Sappiamo come +avete incominciato! Pensiamo come volete finire! + +Egli, a vece di rivolgersi a loro, si volse a Dio, acclamando +solennemente:--L'omaggio deve essere reso a Te solo. Noi non siamo +torme di ribelli, perchè non erano torme di schiavi gli avi nostri ab +antico! Dunque, cavalieri,--strinse Ugo:--dove ci riuniamo? + +--Dite voi.--Dite voi. + +--Più atto ad esplorare i movimenti che potesse fare il conte parmi il +castello di messere Ildebrandino. Assentite, cavaliero? + +--Per la spada di Sichelmo mio! Quando, e' saranno venti anni, venne +Guidaccio sul mio torrione, avevo tutti gli uomini appestati da un +certo pellegrino che ospitai. "Suonate per me: i nostri figli, spero, +ricorderanno questi squilli" dissi. Figli maschi non ho: io voglio +rispondere, io stesso, e con me il mio Oberto! + +--Al castello d'Ildebrandino--disse Ugo.--Mezzogiorno è ancora +lontano. Messere Aginaldo, quanto impiegate dal vostro portone a +quello di Ildebrandino su un buon corridore? + +--Io non ho cavalli grami--morse il cavaliero:--Con qualunque de' miei +in due ore vi sono. + +--Dunque, messeri,--comandò il capo dell'impresa:--fra quattro ore a +Rupemala. + +--Non ho cavalli grami!--incioccò i denti Aginaldo. + +--Non dico questo: ne è caso vi offendiate. Ad andare al vostro +un'ora, a rassegnare le armi e i vassalli un'ora e mezza, un'altra e +mezza dal vostro castello a Rupemala, o forse manco, perchè le vostre +scuderie hanno tanta rinomanza quanto il vostro valore.--Così fu +contento anche messer Aginaldo. + +E si separarono. + +Primo a mettere il piede sul ponte di Rupemala fu Ugo. Aveva tanto +osato e tanto ottenuto in quel giorno, che per ambizione audace, +tentava di cancellarsi dalla mente la memoria del padre e della madre, +lanciandosi colla fantasìa in un combattimento vittorioso, per fare +tutta sua la gloria dell'impresa. Quei fantasmi gli rubavano! E per +Dio! suo l'ardimento, sua la valentìa che gli aveva sottoposti +spontanei anche i vecchi cavalieri, suo l'accorgimento, e suo +l'esito... E se fosse rotta? Oh rotta no, no! Che vitupero!... + +Ugo entrò nel castello, perchè tosto al suo nome si aperse il portone: +fu condotto in una sala d'armi, aspettò poco, osservò molto, +computando quanti uomini si potessero arnesare subito con piastra e +maglia, poi s'inchinò là dove la porta si spalancava. Venne innanzi +messer Ildebrandino coll'usbergo sopra l'abito di pelle: e con lui un +bellissimo giovane di diciotto in diciannove anni, pallido, +aggraziato, più atto, a giudicare dalla sua persona, a toccare il +salterio che a reggere il lanciotto del signore, come voleva il suo +ufficio, e questo appariva dagli sproni d'argento. + +--Oberto,--disse Idebrandino, prendendolo per un braccio:--questi è il +cavaliero Ugo, il quale ti farà degno della sua stretta di mano quando +tu avrai la fascia sull'armi. + +--Non me la faceste promettere?--Oberto interrogò lo zio +coraggiosamente. Si trovava di fronte a quell'Ugo che in un ultimo +gioco l'aveva soperchiato in tre incontri! E quell'Ugo già aveva gli +speroni d'oro! E lo zio, sperimentato cavaliero, s'inchinava a quel +venuto del malanno! + +--Quando messere Ugo lo creda,--disse Ildebrandino. + +--Quando io la meriti!--interruppe Oberto. + +Ugo davvero incominciò ad amarlo. + +Vennero i cavalieri, e furono presi gli accordi per la dimane +Ildebrandino con Oberto sopraintenderebbe alle macchine guerresche: +messer Aginaldo darebbe gli arcieri più abili, coi capitani Guelardo +ed Irnando: Baldo vi unirebbe i suoi savoiardi con Aldigero e +Ugonello, al cavaliero il comando dei cavalli di retroguardia: a +Gisalberto il servizio di esplorazione notte e giorno co' suoi, +Oddone, Eleardo capo dei saluzzesi armati di scuri: Ugo alla testa di +venti valentissime lance regolerebbe le mosse di vanguardia e +d'investimento: e via, e via: i castelli non istarebbero sguerniti: si +lascerebbero armi ed avvisatori in ognuno di essi. + +Come voleva la cortesìa delle usanze, i messeri furono convitati. +Entrarono in una sala assai rozza, ma spaziosa, col tavolo fumante di +mezzi capretti arrostiti, colle seggiolone coperte di pelli di lupi. +Scinsero le spade, rumorosamente gittandole in un mucchio, allentarono +le fibbie delle piastre e delle maglie, si lasciarono andare giù sui +panconi, pure nessuno mise le mani nel tagliere, perchè un posto, e il +più eminente, rimaneva vuoto. Nè attesero a lungo: si sollevò +l'usciale della sala, e un paggio, affacciando mezza persona, +annunziò:--Madonna Imilda. + +Apparve la figliuola di messer Ildebrandino e della morta Adelasia, di +vaga persona e di animatissimo viso, in stretta gonna oscura, cinta su +da uno scheggiale, e coperta il capo dai lati con un velo appuntato: +s'avanzò salutando i convitati, e, al cenno fattole dal padre, +s'assise al suo posto. A destra aveva messer Ugo, a sinistra il suo +parente Oberto. + +Ildebrandino così la salutò:--Valenti, udite: la figliuola mia sa +assai bene di leuto e canta di Carlomagno e dei paladini: operate in +modo che il suo strumento abbia una corda anche per voi; e la sua +bocca una voce per le vostre imprese. Amabilissima figlia, abbiateci +grazia! + +Di poi i convitati presero l'invito non da scherzo, come ai dì nostri, +e se da quegli assalti alle vivande dovevasi trarre augurio per la +domane, in verità era buonissimo. La sola fanciulla non aveva tagliere +dinnanzi e non partecipava all'allegrezza epulona: il che era +richiesto dal suo decoro verginale. + +Ugo guardava... La smorta faccia di Oberto non era faccia che egli si +potesse dipingere incorniciata di maglia, colla bocca che impreca ai +nemici, col naso fiutante la polvere del combattimento, cogli occhi +dai lustri audacissimi... Imilda, melanconica e dolcissima, aveva +l'aureola dei biondi capegli, le labbra dischiuse al canto amoroso, le +nari voluttuosamente ebbre come d'alito profumato, le pupille lente +nel sopore placido delle visioni insidiose. + +Ugo guardava irresistibilmente. Il viso di Imilda gli pareva sfumasse +nelle nebbie di un sogno. Che sogno? Oberto toccava il salterio: ella +cantava le laudette religiose. No! no! Oberto riprendeva lo strumento +e atteggiava la persona al mollissimo abbandono dell'amore.--Per +l'inferno, spezzategli le corde!--Ugo con moto improvviso sorse, e si +cinse la spada, poi ne morse gli elsi con potentissimo affetto. + +--Chi siete?--una e due volte domandò Imilda ad Ugo. + +--Sono il figlio di Guidinga. + +Imilda lo interrogò con un lungo sguardo. Ed Ugo nuovamente +pensando:--Com'è il mare?--si rispose:--Dovrebb'esser come l'anima +quando è in tempesta! Come l'anima quando sorge il sole! + +E veramente per la prima volta sorrise.... + + + + +CAPITOLO V. + + +L'indomani mattina Ugo era capo di un drappelletto di lance in +vanguardia, moveva al castello di Adalberto, e così parlava ad Aroldo, +un capitano di Gisalberto, che gli era accosto:--Io vi dico che la +sorpresa deve riuscire benissimo. Sentite: lo spione che inviammo colà +all'alba ne tornò dicendo essere il portone guardato bensì, ma pure +aperto per dare accesso ai carri che vanno e vengono da' vassalli per +le provvisioni, perocché il messere teme l'assedio. Dunque i pochi +balestrieri di Aginaldo girano per di qua e si presentano sotto le +torri, alla facciata secondaria; là l'offesa, là pure si concentrerà +la difesa, e intanto non vorranno cessare i carri e le carrette di +passare col necessario, tanto più che essendo debole l'investimento +non darà luogo a soverchie precauzioni. Si penserà, state sicuro, al +pericolo avvenire; quello della fame. Quando noi lance avremo il segno +di sbucare dalla selvetta, di rovinare giù al portone... + +--Sentite o non sentite?--l'interruppe Aroldo:--St, st. Fermate i +cavalli. Sentite? + +--Per l'anima di Oldrado, se è tromba! E i balestrieri non sono ancora +a posto!--meravigliò Ugo. + +S'udì ancora uno squillo venire dalla banda del castello, ed ecco poco +dopo, alla svolta della strada, di lontano, comparire un gruppo di +cavalieri, coi pennoncelli spiegati. + +Ugo si drizzò sulle staffe e disse a Aroldo:--Guardate che colori sono +quelli. + +--Azzurro e bianco. + +--Colori amici. I pennoncelli d'Ildebrandino. Ma come...? + +--Tre cavalieri e due paggi da piede... cioè tre cavalli e quattro +cavalieri. Oh come ci sta a disagio quel messere! Su un animale due +cavalcatori! Che quella fosse fuga? + +--Ma chi diede ordini così? A chi si obbedisce? Suonò forse il mio +trombetto?--e Ugo tormentavasi e già malediva i nomi degli altri +capitani. + +Avvicinandosi la compagnia, poterono meglio vedere. Aroldo notava e +riferiva:--Conosco il cavaliero: è Oberto. + +--Oberto?--e Ugo diede una rabbiosa strappata di redini al cavallo: +poi, per non farsi scorgere, accarezzò la criniera dell'animale, +dicendo:--Con questa furia atterreresti un portone! + +--È Oberto con Bonifacio ed Eustachio. + +Venivano, venivano: erano a pochi passi: s'arrestarono. Oberto +trionfalmente scosse la lancia, dicendo ad Ugo:--S'incomincia bene. +Facciamo suonare la vittoria nostra dalla bocca del nemico! Bonifacio, +mostrate che caccia si è fatta. + +Il nominato saltò d'arcioni, e fece grandi sforzi per trascinare giù +dalla groppa del suo cavallo quel secondo cavalcatore, un uomo a +sarcotta discinta, a capo scoperto, il quale colle braccia piegate +dinnanzi si celava la faccia per vergogna, ed aveva al collo una +tromba. E dalli e dalli, pesta e ricevi, a conti fatti, il prigioniero +rotolò giù e fu messo tra due cavalli, intanto che Eustachio dal sacco +della sella apparecchiava una fune gagliarda... Era Guidello l'araldo! + +--Messere,--disse, Oberto ad Ugo coll'aria di chi finalmente parla da +pari a pari:--lo zio voleva ch'io mi rimanessi alla scorta degli +artífici militari. I trabuchi e le manganelle li ho anch'io!--e +diedesi a muovere le braccia, come se rotasse uno spadone.--Mettete i +tardi e i vecchi alla guardia, i giovani alla battaglia! Dunque mi +cacciai giù al castello con due cavalieri, venni al ponte: il portone +era spalancato, e mi spinsi dentro! Trovo l'araldo che voleva dare +l'avviso dell'agguato: eh! + +Ugo non lo lasciò finire è domandò:--Dov'è vostro zio? + +--Dunque, Guidello lo afferro alla gola... + +--Andate da vostro zio e ditegli che, facendo come fate voi, non si +guadagnano più gli speroni d'oro. Croce di Dio! chi diede ordini così? +A chi si obbedisce? + +Oberto sbuffò tra i denti:--E messere Ildebrandino non sapeva e non +doveva essere capo?--e in cuor suo diede tante bestemmie ad Ugo che a +volersi questi redimere non bastavano le limosine di tutta cristianità +al santo sepolcro. L'irrequietudine dell'età, la baldanza di +affrettare quel giorno in cui comandasse a vece d'Ildebrandino, la +brama di cose nuove, l'inferiorità sua in confronto di Ugo, erano +dardi fitti nell'anima di Oberto. E l'amore! Messeri sì, l'amore per +Imilda! E ad Imilda doveva comparire innanzi come uno scudiere +frustato! allo zio come un traditore dell'impresa! ai duci come +indegno di cavallerìa! Oh messere Ugo! Ma Ildebrandino non sapeva e +non doveva essere capo! + +--Conducete il prigioniero a Rupemala--aggiunse Ugo:--e fatelo +guardare. + +Il quale Ugo, dopo che ebbe detto ad Aroldo e alle lance che lo +seguivano:--Corriamo ad avvisare i balestrieri--stringendosi +fieramente sul cavallo, alla tempesta della corsa per la montagna +associò una furia di pensieri giù per il precipizio della gelosìa. Se +un indovino gli avesse detto:--Messere, c'è una donna!--Ugo avrebbe +risposto:--Quante tratte di corda vuoi per metterti a luogo la +testaccia?--Eppure! Così bolliva sordamente:--E dire, o giovinettino, +ch'io ti facevo solo buono a toccare il salterio e a startene sul +cuscino ai piedi del seggiolone! E mi giuochi di quelle imprese +arrischiate! Rompi i comandi, ti cacci a dirotta sul terreno nemico, +con due lance!... Eh se t'avessero chiuso dentro al castello e +squartato come un traditore? Il tuo coraggio deve piacere! Con due +lance? E non ti acconci ad ungere le ruote delle manganelle? Altro che +leuto! Ma sei bello, e suonavi bene lo strumento e t'atteggiavi ai +piedi del seggiolone! Morte dell'anima mia!--Fremeva Ugo, sentendosi +addoppiare il cuore da un nuovo tormento:--Madonna Imilda ti guarda e +canta al tuo suono.... Galoppa, galoppa, o mio morello: stringetemi a +sangue, o maglie! Perché non si combatte?... Che voglio dirmi? Che +voglio scoprire in me? Ugo non deve saperlo!... Padre, Guidinga, +supplicate voi ch'io sia ferito a morte! Suona, Aimone!... Ci sarà +fragore, pugna, sangue, ma in me sempre una colpa, un rimorso, un +tristo serpente!... Ugo non deve saperlo! O solo quando Ugo ne rida! + +L'audacia di Oberto danneggiò le operazioni militari divisate. I +balestrieri, i quali con Guelardo s'incamminavano a disporsi, vedute +le lance con Ugo che movevano verso di loro, credendo che quelle +avessero dei nemici alle spalle, si diedero alla fuga, precedendole +nella direzione che quelle avevano preso nel corso, e così +oltrepassarono la facciata secondaria del castello, poi, trovato il +terreno scosceso, mutarono cammino e presero a salire la montagna per +nascondersi nelle macchie, e per quanto le lance gridassero ad +avvertire Guelardo di ritornare, continuarono scompigliati. Dal rumore +delle trombe e dalla voce tremenda di Ugo avvisati gli arcieri di +Adalberto, salirono sulle torri o incominciarono un formidabile +saettamento. + +--È così!--diceva Ugo:--A chi dobbiamo gratitudine per questo +cominciamento di pessimo augurio?--E fu contento di +rispondersi:--Vituperato le mille volte quell'Oberto! + + + + +CAPITOLO VI. + + +Due dì dopo, di buonissima ora, era incominciato il combattimento +sotto le mura di Adalberto. Si erano mandati innanzi i balestrieri, i +valentissimi di messer Aginaldo, con Irnando, coll'ordine di +principiare l'offesa su un lato per ingannare il nemico, facendogli su +quello concentrare la difesa: poi venivano le torri e le macchine +balistiche con robuste travi, e queste dovevano investire dai fianchi +più deboli: poi cento saluzzesi, forniti di scale e armati di scuri, +con Eleardo, i quali avevano comando di starsi appiattati nelle +boscaglie per correre ad un segnale al ponte e al portone: poi i +cavalli e i fanti: c'erano Ildebrandino con Oberto, Ugo, Aginaldo, +Gisalberto, Baldo. + +Ildebrandino e Oberto stavano colle macchine da un lato verso la +valle. Ugo dal lato seguente, in direzione del castello +d'Ildebrandino, e con lui c'erano Gisalberto e Aginaldo. Baldo doveva +guidare le lance e i fanti. + +Ugo, legato il cavallo a un troncone delle moltissime piante, tenevasi +dietro ad una torre di legno, e badava a rotolare i massi che si +spaccavano dalla montagna sotto la tempesta di certe azze montanare: +li rotolava verso la maggiore petriera, e dava loro l'augurio:--Tu +pari fatto apposta per piombare sull'elmo di Adalberto. Tu se colpisci +come so io, vali tant'oro quanto pesi!--E via, e via, aiutava, più +come fante, gli armati d'Ildebrandino, che come capitano della +spedizione, faceva cuore ad essi:--Da valenti, assestate la trave, +tirate la fune! Da valenti, giù, giù, giù!--E il colpo partiva. Dopo +messere levava il volto su ai battifredi, si toglieva l'elmo e lo +buttava a terra, dicendo:--Sbalestrate anche questo, chè io non temo +le frecciate!--rialzava la faccia e chiamava:--Vedeste? Più a dritta o +più a mancina? Quando siamo a tempo! Voglio balzare con voi sul +battuto! Dite, Aginaldo! + +E quelli dall'alto:--La muraglia cede. Dalle balestriere vien giù +l'inferno, ma i nostri arcieri non indietreggiano di un passo. Santa +Maria! Seguitate! Su una torre è sbucato Adalberto! Fate avanzare le +macchine!--E gli armati che erano sul battifredo, si precipitarono giù +dalle interne scale di esso, perchè fosse più leggiero; e, +attaccatigli cavalli dai lati, e dietro spinto da Ugo, Aginaldo, +Gisalberto e da molti fanti, quello si avanzò, tentennando +maestosamente, fino a dieci passi dal fossato. Arrestatosi, gli armati +s'incalzarono per salirlo, gridando:-Calate il ponte!--Era il ponte +una lunghissima tavola, sostenuta da catenoni, la quale si abbassava, +precisamente come i levatoi, a mettere in comunicazione la piattaforma +del battifredo colle mura nemiche. + +--Calate il ponte!--gridavano ancora Gisalberto e Aginaldo, correndo +sulle strette scale. + +--Maestro Sega, mettete i contrappesi!--comandava Ugo con poderosa +voce:--Girate le ruote e tendete le corde!--Ma non vedeva il maestro. + +Gli armati nell'ardore dell'assalto udirono quel comando, e credendo +fosse ubbidito, o, a meglio dire, fremendo unicamente per menare le +mani, erano giunti all'alto. Aginaldo liberò un catenone, poi l'altro, +nè tenne la fune del ponte perché abbassasse a poco a poco, ma lasciò +andare. Gisalberto esultava:--Investiamo con impeto! + +Al basso Ugo ancora affannosamente minacciava:--I contrappesi o la +dannazione eterna!--ed ecco ficcando intorno gli occhi, gli venne +veduto il maestro orrendamente schiacciato nel terreno e dimezzato il +corpo da una rotaia sanguinosa: una freccia gli era confitta al petto. + +--Cavalieri!--ebbe ancora cuore di urlare Ugo:--tenete i catenoni!--ma +non aveva ancora detto, che ecco la torre barcollò verso la fossa.... +Egli che si stava attaccato ai congegni delle ruote posteriori fu +balzato a cinque passi sul terreno: la torre con fragore di ruina +schiantò il ponte contro le mura nemiche, e precipitò nel fossato +Gisalberto, Aginaldo e quanti armati v'aveva. Nel castello suonarono i +pifferi a scorno e dalle feritoie i balestrieri levarono grida di +vittoria... Si scosse Ugo, dolorosissimo, e ancora incerto di quanto +era accaduto, ancora imprecava:--Maestro, v'hanno pagato per +tradirci?--Si volse su un fianco e vide gli uomini che, abbandonate le +petriere e le manganelle, accorrevano animosissimi, giungevano alla +torre, vi s'arrampicavano come gatti, tentavano di unghiarsi alla +muraglia: ma la muraglia restava troppo alta e non dava appicco; +piovevano gli olii e la pece, guizzavano d'alto in basso le punte: e +chi degli assalitori rifaceva il cammino: chi era incalzato: chi +incontrato: e chi piombava nella fossa: e chi, avvinghiato al legname, +si spenzolava!... Intanto sopraggiunsero i fanti e i cavalli che erano +indietro. + +--Avanzate le manganelle! Se il ponte c'è, per Dio! fate la +breccia!--tuonava Ugo, tentando di rizzarsi dal terreno sul quale lo +inchiodavano le doglie. + +Cominciarono poco più di dodici uomini, incontro alle frecce nemiche, +a trascinare le macchine e a caricarle di sassi, e a porle da +assestare i colpi. Presero a farle giuocare: un proietto percuoteva +nelle mura, l'altro nella torre, sconquassandola e facendola sempre +più piegare, e i nemici ridacchiavano e ululavano i troppo presti +assalitori così sfracellati dagli amici. + +Ugo, non sapendosi persuadere che fosse desto, così com'era senza +l'elmo, si tormentò fortemente la faccia, poi si rotolò davanti a una +pozza d'acqua, e in essa tuffò il capo per averne refrigerio. + +Accorrevano in quella Oberto ed Ildebrandino, e venivano dall'altro +lato del castello, investito dalle petriere e dai trabuchi, a portare +la trista notizia che troppo deboli erano le macchine, nulla si era +potuto fare, dalla porta deretana avevano dato il passo ad una banda +di nemici, combattendoli sì, ma non sperdendoli. Tutti credevano che +questa masnada fosse venuta alle spalle di Ugo per distruggere le +torri di legno. + +Oberto incominciò a meravigliare:--Come? Qui non ci sono i nemici?--e +vedendo, alla lontana, Ugo disteso bocconi:--Messere,--disse allo +zio:--è morto! + +--Chi? + +--Ugo. Si storce nell'agonìa. Guardate! + +Ildebrandino per dolore volse via la faccia esclamando:--Oh la libertà +delle nostre castella!--e vivamente:--Ma i nemici non sono venuti per +di qua? + +--Tutto non è perduto, messere. Fate lavorare le scuri al ponte! + +--Ugo è morto! + +--Fate in vostro nome! + +E tutti e due galopparono oltre, per un pezzo, verso le macchie: ad un +tratto ecco sul cammino loro incontro il trombetto di Ugo. + +--Che avete?--domandò Ildebrandino. + +--Lasciatemi, chè ho grandissima furia! + +--Che avete? + +--Devo parlare a lui! + +--Ugo è morto! Mi riconoscete? + +--Morto? + +--Morto di punta--confermò energicamente Oberto. + +--Santa Madre di Dio!--proruppe il trombetto:--Torno dall'inseguire un +traditore accorso di lontano, che poco stette mi mettesse lo +scompiglio nei saluzzesi! "Messere! dov'è Ildebrandino?" gridava egli +per farci abbandonare l'assalto: "L'ho difeso quanto ho potuto! ho +difeso madonna! ma il castello d'Ildebrandino è in mano dei nemici!" + +Oberto e lo zio furono lì lì per rovesciarlo d'arcioni. + +E quegli seguitava:--Ma dite! Il capitano è morto? + +--Pensiamo ai vivi--rispose irosamente Oberto. + +Lamentò Ildebrandino:--Che si è fatto da Aginaldo? Da Gisalberto? +Baldo ancora aspetta coi cavalli! Che aspetta? + +In quella quattro uomini, gittando l'armi, venivano per la montagna, +abbandonate le macchine e lasciati vilmente i compagni. Come videro i +cavalieri e il trombetto Aimone, certo si sentirono a mal punto, il +perchè due ad alta voce dissero a giustificazione:--Aginaldo e +Gisalberto sono morti! Aldigero, Ugonello, Oddone, sono fuggiti alla +valle!--e con artifìcio:--Voi che avete tromba, dove siete stato? Il +capitano ci mandò in cerca di voi. Presto, suonate! ad avvisare i +saluzzesi!--e si dispersero nel bosco. + +--Dio volesse che fosse come voi dite!--lamentò Aimone. + +--Pensiamo ai vivi--replicò Oberto con ambizione:--Due dì fa l'impresa +fu cominciata da tale che aveva sproni d'argento! + +--E con quel tale io la compirò!--comandò lo zio:--Vi faccio cavaliere +d'arme! Voi sarete tanto valente che sbatterete la testa di Adalberto +sul ponte di Rupemala a orrendo giuoco dei mastini!--e così +proclamando in atto di solenne promessa volse il capo nella direzione +del suo castello. Una nube nerissima, a vortici rigurgitanti, dal +sotto in su insanguinata da riflessi guizzanti, si levò dal basso del +monte, roteando nella valle. + +--Oberto!--gridò Ildebrandino, afferrando il nipote per un braccio sì +fortemente che quasi lo fece staffeggiare:--E non diemmo le mazze sul +capo al malaugurato! Guarda! La masnada era corsa la! + +Oberto guardò e non riuscì che a dire:--E potemmo lasciare sola +Imilda! + +Il trombetto si toccò la spada, dicendo, come ad ammansarli col +pensiero di vendetta:--E affermava dunque il vero quel traditore! Ma +gli ho pagato l'ambascerìa quanto valeva: tre stoccate sulla testa +tanto vecchia e tanto pelata! E ancora parlava! "Ho difeso!" E voleva +dirmi il suo nonme, e lo disse, ed io lo bandirò per vitupero dei +traditori: Federigo saluzzese. + +--Il mio fedelissimo servo!--urlò lldebrandino: e Oberto spronava al +suo castello. + +--Tu l'hai ucciso! Vitupero a te, figlio di bifolchi! Non conosci i +forti e i fedeli?... Oberto! Oberto! attendimi al tuo fianco!... Tu +l'hai uccìso? E tu mi tradisci?... Oberto! Oberto! Noi due soli? E i +nemici quanti saranno? Ah! quelli cui diemmo il passo! E Federigo +perchè lasciò Imilda? Forse che tutto era già perduto? Ma quelli che +appiccarono il fuoco, non sono nemici di tutti! Dunque su tutti!... +Suona la ritirata, o araldo, suona poi a raccolta e muoviamo al +castello!... Oberto! Oberto! attendici! Saremo più di cento lance!... +Suonate la ritirata, suonate, messer l'araldo! Suonate, per +pietà!--Così finiva a supplicare il cavaliere, quasi impazzato, e +pregava, alzando la mazza, e minacciava a mani giunte, e strappava le +redini al cavallo per raggiungere Oberto e le strappava per accostarsi +al trombetto. + +Aimone avrebbe le mille volte voluto una freccia a forargli le +orecchie, piuttosto che quelle parole a straziargli l'anima, e +chiamava il capitano che lo conducesse al furore di una zuffa, +così:--Messer Ugo! Ditemi che non è morto! Perchè mi partii dal suo +fianco? No, fu lui che mi mandò ad Eleardo! Messer Ugo!... + +--Suonate, la ritirata! + +E l'araldo dolorosissimo:--Oldrado non mi diede mai questo comando! + +--Dopo fate a raccolta!... Oberto! Oberto! + +--E se messer Ugo tornasse? + +--Anche là al mio castello sono i nemici di tutti! + +Il trombetto si disse con risoluzione guerresca:--La voce del capitano +è la tromba: udite la voce--e squillò, verso il monte. + +--Che segno è questo?--domandò trepidante il cavaliere. + +--Quello che avvisa i saluzzesi di accorrere al portone!--disse +superbamente l'araldo, e suonò verso la valle, e vide che dopo lo +squillo si muoveva un drappelletto di cavalieri... Che? Un'insegna? +Un'insegna quadra di comando. Fosse...?--Era l'insegna dì Ugo. Aimone +staccò la tromba dalle labbra e guardò. Per una via Ugo veniva. E per +un'altra Ildebrandino cacciavasi a rovinosa corsa dietro ad Oberto.... + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Alla mattina di quel giorno, nel castello d'Ildebrandino, partiti i +cavalieri, lasciandovi poca scorta, madonna Imilda era scesa nella +cappella. Oh sì eh'ella aveva grandissimo bisogno di conforto! + +--O Signore, o Vergine santissima! Fate che il padre mio mi torni salvo +dall'armi! Almeno il padre! Oh come vi prego! Tu che sei interceditrice +potente, e tu che tutto ascolti!... Se ci fosse anche la madre mia a +pregarvi! Come la vorrei accanto a me!--E Imilda piangeva +dirottamente:--Ella m'avrebbe salvata da questo tumulto! Vedi, anch'io +vorrei esser tra l'armi, per udire quel grido:--vittoria!... Vergine +dolcissima, tu sorridi a me che piango? E tu che sei Dio hai voluto per +immenso gaudio avere in eterno la madre! A me l'hai tolta! Salvatemi il +padre, che mi protegga!... Che sarebbe d'Imilda deserta nel castello +degli avi?... Deserta?... O Signore, per un'altra persona io ti prego, +per Oberto... Oh ma sarei deserta senza padre, sola nei lunghissimi +giorni dell'abbandono! Oberto, povero Oberto, da tre notti non ho più +cucito la tua fascia... Qual tormento, quale dolcezza novissima in me! +Tu non sai! E se sapessi!... Ma che ho fatto? Che ha detto? Perché basta +uno sguardo, una compassione, una lagrima?... Una vita infelice!--E +Imilda fremeva tutta: e taceva, non osando nemmeno a sè stessa +confessare il grido dell'anima combattuta: poi--A Oberto m'aveva +promessa il padre: ed ero contenta, e sarei stata tranquilla... O +Madonna, che voglio dirti? Che vuoi ascoltare? Non so... voglio... +vorrei... devo, oh sì devo! come cristiana, pregarti per un altro +cavaliero: devo, come nata da liberi castellani, pregarti per il capo +dell'impresa! Egli ci rende tutto! Ed è valente, e cortesissimo.... +Perchè sorridi, Vergine santissima? Non so, ma mi sorridi, come mai non +facesti. Ah perchè anche tu lo scorgi benigna? E fai bene perchè mi fu +detto ch'egli è infelice. Io sento che è infelicissimo! Non conobbe la +mamma sua. Tu che sei la mamma di lassù fagli conoscere almanco... una +sorella del suo dolore! E fammi grazia: disponi sì che ci sia un'altra +giovinetta, bella e religiosa più di me, la quale preghi per Oberto. +Così tu potrai esaudirla... Io sono... Io non so!.... Mi trovo +irrequieta.... Ah tu sai ed esaudisci! Mi trovo tormentata! Amo messer +Ugo! "Chi siete?" "Sono il figlio di Guidinga"... Ugo! + +Imilda era nella cappella da un pezzo e così pregava, quando nella +corte ecco un grido spaventato, e un altro! Imilda si fa in piedi +tremante, corre sotto un finestrone aperto.--I nemici!--ascolta la +voce del vecchio Federigo:--Salvate madonna!--ed ecco ancora:--Fuoco! +fuoco! + +La vergine, come a luogo di rifugio, si butta ai piedi dello altare, +scongiurando con fiero rimorso:--O Signore, salvate mio padre! Come vi +ho pregato? È il mio castigo dunque così pronto?--ed ode ancora un +rumore di pugna, e uno sbattersi fragoroso di porte, e un correre +affrettato su nelle stanze, e voci diverse, e tra tutte una irosissima +che comandava:--Balestrate fuoco nelle finestre!--e un'altra:--Se +tutto arde che ci rimane di bottino? + +--Combattete!--gridava Federigo agli uomini del castello:--Giuratemi! + +Alla fantasìa della fanciulla si presentò tutto il castello invaso da +una turba di lupi e da un torrente di fuoco: e qua sotto alle scuri si +sfasciavano gli usci: e qua si massacravano i servi: qua si sforzavano +gli scrigni: dappertutto si portava ruina: e le fiamme divampavano più +e più, alimentate dai cadaveri friggenti: e il fumo soffogava +assalitori e assaliti. Chi precipitava dalle finestre: e chi dalle +finestre entrava: chi si trascinava a morire sulla soglia, per avere +fiato: chi impedito nella fuga o nella corsa di conquisto da qualche +ferito pregante, gli faceva somma grazia o di una stoccata o di una +maledizione... Venivano, venivano i furibondi! La camera del padre era +deserta: lo scalone, il corritoio, lo stanzone dell'arme...--O +Signore! la fanciulla se li imaginò al lume delle torce incendiarie +nell'andito lunghissimo che conduceva alla cappella! Venivano, +venivano!... Almanco le fossero già alle spalle, l'avessero già +afferrata: ella si sarebbe trascinata all'altare, chiamando la +Madonna! Ma oh come invece erano lenti e terribili! E che portava quel +mostro? Dio! la non vedesse! Portava una testa sanguinosa!... O padre! +O Ugo!... + +La povera vergine, esterrefatta dall'atrocissima visione, si rinversò +con abbandono ai piedi dell'altare.--Non sia vero!--Fu scossa. Di +nuovo la voce:--Balestrate fuoco nelle finestre!--E un'altra:--Sulle +vetriere c'è su dipinta la croce: lì è la cappella.--Ancora la +prima:--Sconficcate le inferriate! + +Imilda non ascoltò più, ed aggrappandosi ai gradini, discinse le +chiome, le scompose, con quelle si velò il volto per pudicizia, poi +ancora, ma più rassegnata, scongiurò:--E se vuoi mandarmi la morte! fa +che non sia vergognosa! + +In quella al di là della porta del sacro luogo s'udirono due pedate +affrettatissime e caute, e queste voci, diverse da quelle +prime:--Capitano, qui c'è la cappella. Gli ori e gli argenti sono +nostri. Non fate chiasso. Io provvederò--e fu chiusa la porta per di +fuori e tolta la chiave. + +--Voi, Ingo, guarderete le finestre, e l'impresa avrà fruttato +qualcosa, vi pare?--Dopo più nulla. + +Poi nella corte:--Oibò! guardate dal porre mano sulle cose sacre! C'è +su scomunica di pontefici sommi. Via, dalle inferriate, marmaglia! + +Ma più poderosa gridava la voce:--Balestrate fuoco nelle finestre! +dappertutto! + +Madonna Imilda per somma grazia della Vergine santa aveva perduto i +sensi. + +Quando dopo un pezzo risentì l'angoscia della vita, si trovò +avvinghiata fra le braccia di un cavaliero. Era suo padre? Era Oberto? +Era un nemico?... Il primo pensiero che le si affacciò fu questo +tremendo:--Quanto castigo! Almeno Ugo sia morto nella pugna! Ugo +tristissimo! + +La vergine spossata levò la faccia... Oh sì l'angoscia della +vita!--Sei tu! + +Era Ugo il cavaliero. + +La cappella ardeva tutta: la porta infiammata vedevasi parte +cadente, parte squarciata, parte a terra. Al di là ecco la voce +d'Ildebrandino:--È qui! È salva! Oberto la tua sposa è salva!--Con +queste parole il vecchio credeva aggiungere maggiore gloria al +fatto di Ugo: ed adempiva ad una promessa tra la sua donna morta e +il morto padre di Oberto. + +Ugo lanciò uno sguardo alla porta, e parvegli vedere il volto di +Oberto, lo vide, e parvegli che le fiamme gli fischiassero il pensiero +di quello:--Imilda nelle braccia di Ugo! + +--Sì!--esultò, come Lucifero, il cavaliero tormentato e tormentatore, +in un minuto solo di trionfale passione e di vendetta! La salvata gli +avvelenava la faccia coll'alito scottante, e la persona coll'abbandono +delle membra, insidioso e annuente. + +Oberto mosse un passo, ma arretrò soffogato. A quel solo movimento di +lui, Ugo addoppiò la stretta al corpo d'Imilda, e fu ventura ch'egli +non inciampasse, ubbriacato dalla malìa di quel peso: poi la spinse +verso le fiamme, con atroce disegno.... + +--Di qui passerete un giorno sposa!--lamentò Ugo. + +--Può essere la porta che conduca al paradiso o all'inferno!--susurrò +Imilda. + +Oberto mosse un secondo passo. + +--Pietà!--stridette Imilda. + +--Non sai morire?--tempestò Ugo nell'anima, scagliò a terra l'azza, e +rise. + +E veramente per la prima volta sghignazzò. + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Come Ugo era accorso nella cappella? + +Rifacciamo un po' di cammino, tornando al luogo della battaglia. +Lasciammo Ugo, sbalestrato a terra, vicino alla pozza d'acqua, +stordito ed ammaccato. Quand'egli ebbe levata la persona e guardato +intorno nel bosco folto ed altissimo, vide fanti e cavalli fuggenti +per ogni direzione. Non scorse però nè Ildebrandino nè Oberto che +volavano a Rupemala per un cammino assai basso e nascosto. Il dolore +dell'anima in Ugo la vinse sui dolori del corpo, perch'egli +disperatissimo si diede per riannodare tutta quella gente +scompigliata, ma invano. Gridavano in cento:--Oh quanti morti! Sarà +gran ventura se domani avremo le gole salve dal capestro. Fummo +traditi! Messer Baldo e Ildebrandino già lo dissero. Fummo traditi! + +--E chi il traditore? + +--Traditrice la poca esperienza degli anni in voi. + +--Morire domani? Oh non è meglio cercare oggi un ultimo sforzo di +vittoria e gloriosa vittoria? + +Ma i dispersi erano troppo spaurati dalla gravità del fatto commesso e +dai casi della mattina... Ugo gridava... A un tratto ode uno squillo +di tromba.--Il segnale ai saluzzesi! Suono come questo non può uscire +che dalla tromba di Aimone! Demonio! che suoni di là, dall'altra vita? +Non è più tornato! E chi mi disse ch'è morto?--sclama Ugo, e sorge sul +suo cavallo e rizza l'insegna, e, mostrando la faccia audacissima e +disarmata, chiama intorno a se tre o quattro lance accorrenti, Aroldo, +Bonifacio, Eustachio, trova Aimone, muove alle macchie, scavalca, +solleva i saluzzesi, e solo si precipita al castello.... Che? Nessuno +vorrebbe credere, ma è così! il ponte levatoio calato. Ugo, strappata +la scure a un tardo soldato e datagliela sul capo, si mette a lavorare +contro il portone, con braccia poderosissime, tanto più quanto più +dolorose. Accorrono a lui fanti. L'insidia tremenda! ad un tratto si +scuotono i catenoni e il ponte si solleva. Ugo, perduto l'equilibrio, +piomba all'indietro e per somma sua ventura, siccome non vi era +sbarra, rotola nel fossato. + +I fanti volsero le spalle per fuggire, ma il legno inclinantesi +all'insù li fece sdrucciolare giù al portone, ove tutti in un fascio +si maledirono orrendamente schiacciati. Ugo si abbranca ad uno dei +ritti che sostengono il ponte quando sia calato, e quivi, chiamando e +richiamando, giunge a farsi porgere una lancia da Bonifacio. Appena in +salvo alla riva, non trovando più il suo cavallo, stramazza d'arcione +Aroldo, monta sull'animale di quello, comandando:--Sorprendiamo cogli +arcieri dalla parte della valle! Aimone! Aimone! Dov'è Aimone? Cercate +di lui e dite che suoni a richiamare tutti i duci vicino a me! + +Bonifacio osserva:--È troppo tardi! Qui tutto è perduto! + +--E che? In tutti un impeto solo! + +--Baldo e Ildebrandino vi diranno.... + +--Per Dio! obbediranno! Io solo sono il capo dell'impresa! +Altissimamente lo grido alle castella, io, io! Aroldo, Bonifacio, +Eustachio, non credevo di parlare con gente pari vostra!--Galoppa +verso il terreno raso, ed alza la faccia... Vede un fumo sollevarsi di +lontano.--Il forte d'Ildebrandino! Chi disse di lasciare sguernite le +castella? O Gesù!--e con spronate furiose Ugo lancia il cavallo... In +quale direzione? Pareva che cento demoni strappassero il freno +all'animale, perchè era tormentato innanzi, indietro, a destra, a +sinistra, come una cosa pazza.--Qui tutto è perduto!--ripeteva il +cavaliero straziatissimo le parole di Bonifacio.--Ed io voglio +vittoria! + +--Fugge il messere! Il capo dell'impresa!--fischiano dietro ad Ugo +Bonifazio ed Eustachio: e poco dopo Baldo accorre dalla valle. + +Ugo lancia il cavallo così da averne mozzo il respiro, lancia e +smania! Eccolo al ponte di Ildebrandino: entra nel castello, balza +d'arcioni gridando:--Io voglio combattere i nemici! Qui si raggrupperà +una fortissima pugna! Suonate tutte le trombe! Tutti i duci vicino a +me! + +Gli si presenta a terra un ferito, il quale, giungendo le mani:--Per +amore della croce, abbiatemi misericordia! + +--Dov'è madonna?--supplica Ugo:--Ah!... misericordia a me! + +--Non uccidetemi! + +--Dico di madonna! Madonna! I nemici! + +--Misericordia, gran barone! Il traditore è quello che era all'uscio +della cappella! Ho risparmiato anche il veleno per voi, gran barone! + +Ugo si caccia per le scale e nelle camere, trova nemici predatori e li +combatte. Scompigliati, gli scarsi che avevano tentato la sorpresa, +facile dacchè il castello era poco difeso, sono stretti a sgombrare, +gridando:--È qui Ugo con cento cavalli!--Ugo, giù ancora per lo +scalone, entra nei corridoi incendiati. Oh ecco! vede Ildebrandino ed +Oberto. Incalza Ugo:--Ov'è madonna? + +Quegli meraviglia spaventato:--I morti tornano!--E questi:--Ugo è +risuscitato per mia dannazione!--E tutti e due, facendosi segni di +croce, si danno a fuggire, guardandosi alle spalle. Ugo dolorosamente +li chiama e li richiama per tutti i santi: poi si mette dietro ad +essi, corre, corre... È nella corte ed inciampa. Lo stesso ferito +geme:--Abbiate pietà!--Il cavaliero guarda, e vede che quegli ha sul +petto lo stemma di Adalberto, e sulla testa sanguinosa la tonsura di +chierico. + +E quello:--Fate da cavaliero cristiano! Sono sul sagrato!--Era Ingo +difatti sotto una finestra della cappella. + +Ugo, con subito pensiero religioso, esclama:--Voto una lampada +d'oro alla Vergine di Saluzzo!--e facendo sgabello col corpo del +ferito, s'aggrappa all'inferriata di una finestra aperta, si +strascina su col petto, e ripete:--In luogo sacro voto due lampade +d'oro!--D'improvviso una vampa guizza dal sotto in su ad +infuocargli i capegli, e un globo di fumo gli soffoca il respiro... +Riapre gli occhi: storce la bocca a ricevere aria dalla corte, fa +per balzare... No, prima nell'ardentissimo strazio dell'anima +raddoppia il voto alla Vergine del cielo:--Quattro lampade d'oro, +per quel che ho falto! per quello che voglio fare!--e fìcca gli +occhi dolorosi nella cappella, cercando l'altare a cui drizzare la +destra.... Imilda è là dentro arrovesciata ed immota!... Ugo balza +a terra, strappa di sotto al corpo del ferito un'azza, precipita +dove gli pare debba essere l'ingresso della cappella. L'uscio è in +fìamme! Lo squassa terribilmente. È chiuso! Tempesta colla scure. + +A quell'indiavolare accorrono Ildebrandino ed Oberto. Essi avevano +combattuto gli invasori, ma non avevano trovato Imilda per tutto il +castello, né alcuna cosa saputa di lei. I servi e le ancelle crano +stati uccisi: il povero Federigo più non tornava dal campo di certo. +Accorrono dunque Ildebrandino e Oberto, sclamando:--È proprio lui! Gii +spiriti hanno braccia di nebbia. Questo no, per Dio! + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + +Alla sera di quel medesimo giorno, narrano le cronache: Adalberto, +andando nella sua camera e buttandosi armato sul letto, trovò al +capezzale la fascia che Oldrado aveva riportato nel gioco d'arme, +vent'anni prima, e su quella c'era scritto il numero dei morti e dei +feriti nemici. + +Narrano anche che quello sparviero presentato all'omaggio, sorgesse +dalle ortiche fra cui fu gettato, e apparisse cogli artigli di ferro e +col becco di ferro, vecchio, lontano, lontanissimo, su un monte, ma +ancora pronto a spiccare il volo. + +Queste ciance furono scritte dall'eremita di Malandaggio, un veggente +che la sapeva assai lunga! + + + + +CAPITOLO VII. + + +Morti Aginaldo e Gisalberto: abbandonate le macchine sul campo: +lasciativi i cadaveri insepolti e i feriti inutilmente imploranti +pietà per lo strazio del Calvario: molti uffìziali fuggiti, e +moltissimi soldati corrotti dall'oro e dalle promesse: incendiato il +castello d'Ildebrandino: le cose rotolarono giù con maledetta rapidità +di male. + +Ugo fu ad una voce accusato. Aveva mostrato certo ardimento in +principio: ma quale esperienza in lui? I tempi per ricorrere all'armi +non erano proprio quelli: bisognava aspettare, e Aginaldo già da +cinque anni aveva fìsso un pensiero d'impresa che doveva essere +sicura, Aginaldo sì, sperimentato, risoluto, tenacissimo! Ma il +vecchio aveva saputo aspettare, e ancora avrebbe aspettato, se la +storia di quello sparviero stecchito sul cuscino nero non fosse venuta +a metter le febbre in tutti i polsi. E poi Ugo era fuggito dal campo, +lui proprio che aveva detto a Bonifacio:--Io solo sono il capo +dell'impresa! Altissimamente lo grido alle castella, io, +io!--Ildebrandino e Oberto bastavano soli a liberare Rupemala. Ugo che +aveva fatto? Quante cose sconciate! Quante armi e quanti uomini +perduti! Come aizzato Adalberto! Per Ugo anche l'impresa da farsi fra +dieci anni da quella, l'impresa che doveva proprio riuscire, era +guasta ed anche resa impossibile.--Ma perchè l'avevano ammirato, ed +ubbidito e acclamato capo? + +Ugo dunque fu accusato: il castello di Aginaldo due notti dopo +sorpreso dagli armati di Adalberto, i quali violarono la fierissima +vedova rimasta e poi la serrarono in un monistero a fare penitenza: +assediato il forte di Gisalberto che lasciava due figliuoletti ed +unica guida un maestro d'armi: Baldo ringhiò che sapeva e doveva +resistere da sè, che i suoi capegli bianchì non aveva mai creduto gli +avessero a dare la vergogna somma, e Baldo alzò il ponte levatoio +giurando di voler uccidere Adalberto e il traditore dell'impresa. + +Adalberto, _illustrissimo ed eccelso signore_, dalle torri del suo +castello, con trombe militari, ai gentiluomini dell'_inclita signoria_ +pubblicò un bando con cui poneva prezzo d'oro sulla testa di Ugo, +promettendo perdono a quello o a quelli dei soggetti che gliela +recassero su un bacile vilissimo, nella chiesetta d'Auriate, senza +scorta d'armi, con tonache dì penitenza e corda al collo. Ciò a +commemorare l'omaggio reso tanto bene nel giorno di Pasqua di +Resurrezione. + +Ed Ugo? Ugo, chiuso nel suo castello, ad occhi aperti sognava +sempre di lanciarsi in una cappella ardente, come una fornace, +sognava tutti i supplizi del corpo e dell'anima. Una donna +strideva, brancolando, tra il fumo e le vampe: la cappella era +lunga lunga, e più egli avanzava, più cresceva il lamento.... +Giungeva a lei, l'afferrava, l'alzava: ella chinava il capo sulla +spalla, abbandonatissima: egli si sentiva legato alle gambe, +inciampava, rompeva potenti lacci: ella supplicava:--Strappami da +questo fuoco eterno!--E. da quel fuoco neppure egli poteva uscire. +Crescevano gli strazi:--Strappami!--ella lo supplicava:--Pietà! +pietà del mio tormento del cuore!--Ah! è così ch'ella domandava +pietà? Si! Ugo, che voleva abbandonarla alle fiamme, nulla più +vedeva, nulla sentiva, sentiva solo un bacio rovente... un bacio di +Imilda!--T'amo, t'amo, Imilda! In qual momento te lo dico! M'hai +ascoltata? Sei viva? Chi ti strappò a me? Io ti allentai le mie +braccia? Non so quello che accadde! Ma tu non sei morta? Supplico +Dio, no, no! Quale incertezza!--Ed Ugo, così torturato, sentiva +corrersi per tutte le fibre una potenza di nuova vita: e sorrideva! +Allora ecco alla fantasia il padre, in un tratto, che rampognava +orrendamente:--Perchè ti diedi speroni d'oro? Perche tu fossi +vinto? Già troppo affanno fu nella famiglia di Oldrado per il +serpente della donna! Guardati, Ugo, guardati!--Ed Ugo +piangeva:--Padre, se ella è viva ancora, come si tormenta! Io non +posso odiarla! + +Allora Ugo vedeva l'acqua stagnante di un fossato, tutta sozza di +sangue, putrefatta e fangosa: alla superfìcie venivano a scoppiare con +flaccido gorgoglio e con lentissimi cerchi alcune bolle d'aria: sotto +qualcosa si moveva all'insù: ecco una testa coi capegli impegolati sul +volto da una melma verdiccia. Che? si chinava salutando. Sulla nuca +era aperta e scheggiata: si drizzava e boccheggiava, come quella di un +ferito e di un annegato. Era messer Gisalberto! Quel morto affondava: +qualcosa ancora si dondolava all'insù. Messer Aginaldo quest'altro! E +i due cavalieri a vece di pupille avevano un globo bavoso che colava, +il naso pesto, alle labbra cascanti penzolate le irrequiete code dei +vermi. E i due borbogliavano:--Traditore tu?--.... Ecco Manfredo e +Bello, i figliuoletti di Gisalberto, affamati disperatamente nel +pattume di un sotterraneo e disperatamente imprecanti:--Traditore!--E +madonna Marzia, la vedova, sbattuta a terra da due sozzi ferocissimi, +chiamava la Vergine, e si rannicchiava ululando:--Per te traditore!--E +il vecchio Baldo si armava e ringhiava:--Muoverò al tuo castello!--Poi +Ildebrandino e Oberto: Oberto era il dimonio della gelosìa; +lividissimo, furente, toglieva una ciotola ai cani, in quella sputava, +e in quella poneva la testa di Ugo. Il conte d'Auriate +ridacchiava....--Madonna di Saluzzo, voto dieci lampade +d'oro!--gridava Ugo. Allora di nuovo ecco una cappella ardente, ecco +una donna.... + +--S'io non l'avessi veduta--gridava Ugo:--non l'avrei conosciuta, non +sarei fuggito per lei! E chi è lei? S'io non l'avessi conosciuta? +Cavaliero che combatte senza pensiero di dama è vulgare mercenario! Se +io non l'avessi amata? Ma se era destino, se è destino ch'ella +riaccenda la vendetta! E la vendetta sarà atrocissima su tutti! S'io +non fossi fuggito dal campo? Ma quelli che erano al suo castello non +erano nemici, e non volevo io raggruppare la pugna decisiva?... Se non +ci fosse stata lei! Ma se così era, chi sarebbe ora dinnanzi alla mia +fantasìa orrenda a misurarmi nei deliri dell'affanno? Non la +rabbuffata larva del padre! Non la oscena di Guidinga!... No, no, +voglio vivere e vivere di guerra! Sono vinto, e ancora voglio +sostenere il peso vituperante della vita! Sono disonorato, e non mi +schianto per mia volontà d'abbominio! Sono abbandonato da tutti, e +voglio meditare fortissimi fatti! E impreco colla voluttà della sfida: +"Dammi ancora maggiore tormento!"... Oh se non ci fosse stata lei! +Ella mi supplica nel giorno, nella notte: "Vieni, cercami, fammi +giurare, precipitati e vinci!" La voglio! La voglio mia fosse pure in +mezzo ad un fuoco che per secoli non si spegna! Imilda, dimmi che sei +viva! Ti supplico! + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +E Imilda? Ritorniamo a Rupemala. + +Imilda, in quel momento in cui Ugo aveva riso, senza più una coscienza +al mondo, fu afferrata e salvata da Oberto, spinta fuori della +cappella. Ildebrandino, a cui le vampe vividissime e sibilanti avevano +impedito di vedere gli atti e di ascoltare i gemiti di quelle povere +anime disperate, Ildebrandino abbracciò Ugo, uscito lentamente dalle +fiamme, e volle che Oberto l'abbracciasse, gridando:--Gran mercè! +Nipote mio, questo è un esempio!--Imilda fu trasportata in una camera +e soccorsa. Ugo s'involò dal portone: e nulla a Rupemala si seppe di +lui. + +Il dì dopo, continuando l'incendio, per quanti sforzi si fossero usati +a vincerlo, Ildebrandino decise risolutamente di resistere ad +Adalberto, contendendogli mattone per mattone dell'irreparabile ruina: +e disse ad Oberto:--Qui dobbiamo morire con esempio non unico certo +nella nostra famiglia. Avesti gli sproni d'argento: dunque sii +contento, e ricordati che la ubbidienza agli esperti è grande virtù di +guerra. + +Oberto era tetro. E a quelle parole rise amaramente. + +--So che vuoi dirmi, Oberto. Ti paiono pochi gli sproni? Sii contento: +non a tutti è data l'audacia delle cose fortissime. Hai parlato con +Imilda stamattina? + +--No. + +--No? + +--Ha domandato di me? + +--Sì: e ringrazia Iddio.... + +--Ringrazi messer Ugo. + +--A tutte l'ore! + +--Dannato sia!--imprecò Oberto. + +--Come? Come? Quanto fu valente per noi! Sì!--affermò Ildebrandino. + +--Per la impresa?--rise Oberto, invelenito: guardando lo zio con +degnazione, quasi gli dicesse:--Mi accontenterò io dei vostri giudizi? + +--Oberto, l'hai veduto nelle fiamme? + +--Troppo ho veduto! + +--E per la impresa, tu dici? Ugo ha pugnato, come un forte, e l'amo! +Ma Dio ci maledisse. + +--Perchè c'era lui! + +--Oberto, che hai? La tua ira mi piace! Contro chi?--si accese +Ildebrandino. + +--Contro di voi--ardì Oberto. + +--Ti sono amare queste parole? + +--Zio!--rispose Oberto ad un tratto:--Voglio sposare Imilda, anche +oggi! + +--Quando Ildebrandino consenta--rimproverò lo zio. Allora Oberto con +astio e con ironìa:--Ah volete combattere voi? Ugo sarà con noi?--E, +meditando una offesa verso Ildebrandino e una vendetta contro Ugo, +domandò tra sè stesso:--Venti anni fa, quando Adalberto mosse qui, +come combattè lo zio?... Che gloria!... E voi, messer Ugo, perchè +avete spezzato l'uscio della cappella sacra? Era meglio che Imilda +morisse, là, sola! Volete ch'io parli al vescovo di Saluzzo?--E +Oberto, dopo un silenzio beffardo collo zio, si espresse così:--Fate +che, morendo voi, io abbia un castello, o la memoria di un castello: e +voi le esequie da cristiano. + +--Duri la guerra un mese, duri un anno!--rispose Ildebrandino, offeso +più che mai e più che mai dignitoso:--Perchè mio nipote parla così? +Ch'io non sappia combattere? Ch'io non conosca i valenti? Ebbene, +senza messer Ugo io sfiderò Adalberto. + +Oberto fu contento. + +--Senza Ugo, sì: e mio nipote ascolti:--Ildebrandino andò al fondo di +torre dove sapeva che era stato chiuso Guidello: lo trovò rabbioso di +fame, lo trasse su, lo fece rifocillare, poi lo accommiatò così:--Va, +araldo del malanno, tromba di vergogna. Io ti lascio e ti comando +questo: torna al tuo signore e digli che con Ildebrandino c'è Oberto. +Digli che Oberto vuole un castello per sè e per i suoi: il castello +può essere quello di Adalberto. Madonna Marzia, Manfredo e Bello +domandano vendetta. Che pensi Baldo non so: so che i vili e i +traditori non sono più sotto il suo tetto. Io ti lascio e ti ho +comandato. + +E Ildebrandino e Oberto s'apparecchiarono a disperatissima difesa e a +furioso conquisto. Oberto un giorno disse:--Zio, lasciate ch'io vada a +domandar benedizione al vescovo di Saluzzo. + +Ildebrandino crollò la testa: ma Oberto volle proprio uscire dal +castello. Tornato di lì a poco tempo, con volto soddisfattissimo, +domandò:--Ov'è madonna Imilda?--come se dicesse:--La _mia_! Voglio +sposarla oggi, col piacere suo e con quello di Ugo! + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Madonna Imilda non era più con Ildebrandino. Questi, per toglierla dai +pericoli dell'armi, l'aveva segretamente affidata alla custodia dei +figliuoli del povero Federigo e della vecchia Agnese, e fatta partire +per una casetta di boscaiuoli, lontano, su una delle montagne, che, +con quelle su cui sorgevano le castella dei cavalieri e del signore +Adalberto, formava il contrafforte che si spicca dal Monviso. Questo +contrafforte coll'altro staccatosi dal monte Meidassa chiude la valle +ove nasce il Po: al di qua la valle di Varaita, di là quella del +Pelice, all'apertura Saluzzo. + +Là su stette madonna Imilda, un giorno, e due, e tre... Le diceva la +vecchia Agnese:--Madonna, oggi si combatte. Preghiamo. + +Imilda rispondeva:--C'è un cavaliero che vince sempre e tutto. + +Alla sera venivano sulla montagna i figliuoli di Agnese a portare le +nuove: e le donne domandavano:--Nessuno sa niente? che Imilda è qui? + +--Nessuno. + +--E quel cavaliero? + +I boscaiuoli intendevano di Oberto e rispondevano:--Coll'usbergo è un +san Giorgio. Ma sa niente! + +Oh come pregava Imilda in tutti i momenti!--Madonna del cielo, non +dovevi mandarmelo! Sarei morta su i tuoi gradini e tu mi avresti dato +il paradiso! Non avrei conosciuto l'inferno in questa vita! Amare come +amo io! Come volle Dio che amassi!... E non so nulla di lui! E non oso +domandare di più.... Ma è questo l'amore?... E che mi disse egli +perch'io abbia diritto ad amarlo? Che fece! Vinse il fuoco!... E che +era morire a confronto di questo vivere? Ugo, Ugo cavaliero, Ugo +infelicissimo! Perchè non vieni? Forse che t'hanno ucciso? Forse che +m'hai dimenticata?... Ucciso!... Chi può avere alzato la mano su di +te?... L'anima mia non sa combattere l'incertezza tremenda! Così +disse: "Sono il figlio di Guidinga!" E chi era Guidinga? +Un'innamorata? Ma ella forse fu un angiolo. Io sono condannata in +questa vita e nell'altra.! L'amore cominciò tra le fiamme, e tra le +fiamme inestinguibili sarà eterno tormento!... Pietà, madre dei +pentiti: io non so quello che dico! E tu m'avresti dato il paradiso! +Ma se già mi hai condannata, questo è troppo strazio: e lo spezzarmi +così è indegno di te che tutto puoi. Puoi volere anche in me la +bestemmia.... Non sono io che parlo: è Ugo in me! No, no, Ugo sarebbe +perduto, ed io voglio invece la sua eterna salvazione! Non è Ugo, ti +giuro, ti scongiuro! È il cuore straziato! + +E la vergine una sera si fece raccontare da Agnese i casi di Guidinga. +E Agnese concludeva:--Dite, se la conobbi! Come conosco voi. Giusto, +come voi, la piangeva sempre quando il suo Adalberto era lontano. Voi +perchè piangete? + +--Ho paura!--rispondeva Imilda. + +--Conoscete la fantasma fiammante di bianco? + +--La _madonna perduta_? + +--È l'anima di Guidinga fino al dì del giudizio. + +--È così disperato l'amore! Chi ci resiste?--lamentava Imilda.--Come +reggerò al rimanermi quassù? + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Ugo da quattro giorni, sempre chiuso nel suo castello, si combatteva +atrocemente. + +E così:--Ildebrandino ed Oberto ieri vinsero. I servi prigionieri nel +castello di Aginaldo l'altra notte uccisero il capitano di Adalberto. +Baldo con Manfredo e Bello s'apparecchia a muovere qui per guadagnare +la taglia.... E tu che fai, Ugo? Tu capo dell'impresa, tu redentore, +tu giovanissimo conte!... Se Dio ci faceva vincere! se i morti di là +avessero supplicato coll'ardore delle fiamme! E tu hai pensato ad +essi? Oh i morti ora si levano ferocemente ad imprecarti! E la viva +sorride!... Il padre già dalla culla ti condannava alla vergogna e al +furore, e tu che avresti dovuto maledire la donna, tu per la donna sei +maledetto!... Temi la taglia? Ma che vale la tua testa? Vale oro, non +onore. Temi la morte? Ma che vale la tua vita? Fu già carica d'onte. +Speri la vittoria? Speri l'amore? C'è la morte! Oh questo sì ch'è +strazio ineffabile! E anch'io supplico: "Pietà!" come supplicò Imilda. +Pietà della mia vita! Ecco la vilissima preghiera! Preghiera di +donna!... Sì, ti sogno ancora nella cappella avvampante: giungo a te, +ti stringo: e tu chini il capo sulla mia spalla, ed io ti dico: "Ti +odio!" Ecco l'anima mia, ecco il mio dovere!... Che faccio ora? Io che +mi sento la forza e la ruina dei turbini. Io che voglio uccidere, e +crollare le torri, e sghignazzare fra il suono di cento trombe, e +morire pur che Dio mi ascolti!... Dio non ascolta mai!... È così muto +il sepolcro del padre! È così trista l'ironia del nulla!... Voglio +vita, vita strapotente, ed ogni vita è in queste parole: "Ti odio! +Femmina, ti odio!" O viva, o morta, sii detestata! + + + + +CAPITOLO VIII + + +Una sera (la quinta dal giorno della rotta) Ugo era nella sua cappella +parata a lutto, da tre ore cogli occhi fitti nella croce, colle membra +invase da una febbre crudelissima. + +Finiva appunto di parlarsi così:--Il martirio m'ha addoppiato! +Finalmente! Stanotte istessa vedranno i miei nemici chi è Ugo, quando +vuole e dev'essere il figlio di Oldrado!--Ed ecco ad un tratto, nello +spessore delle pareti, come un rumore di ferri scossi e di ruote +scorrenti: certo indizio che si calava al di fuori il ponte levatoio, +senza squillo di corno e senza parola data e ricambiata. Che era mai? + +Ugo si accigliò: pure continuando ne' suoi pensieri:--Non è giorno di +sabato, nè ora da tregenda.... Giuoco d'imaginazione, via!... Chiamerò +Bonello: ch'egli faccia apparecchiare gli uomini, e, questa notte +istessa vedranno i miei nemici! Ugo ama ed odia una cosa sola: la sua +spada!--e se la cercò al fianco, e non avendola, si morse le labbra. +Impazientissimo andò verso la porta: ed ecco si abbattè con Bonello +che veniva innanzi lentamente e colle mani nascoste dietro le reni. + +--Messere,--disse Bonello:--siete disarmato? + +--Debbo temere i traditori nel mio castello?--rispose fieramente Ugo, +e comandò:--Bonello, fate alzare subito il ponte. + +--Ah voi sapete?--e lo scudiero s'avanzava strisciando sulla parete +che la lampadetta dell'altare lasciava al buio, e vedendo sull'altra +l'ombra della sua persona barcollare gigante, continuava:--Sapete: +tante cose le paiono, ma non sono? + +--Come a dire? + +--Io fui sempre sicuro e fedele. + +--Bonello! + +--Ma sapete quanto vale la vostra testa? Oggi fu triplicato il prezzo. +E voi sapete com'io sia povero diavolo, ad onta dei servigi che ho +fatto ad Oldrado. + +--Tu! tu ami l'oro! Bonello, questo è castigo d'Iddio! Tu puoi! Ma io +ti risparmio il delitto! Ti amò messer Oldrado!--ed Ugo diedesi a +chiamare:--Aimone! Aimone! + +--È inutile, messere. Ho preveduto, è spacciato, e non risponde più. + +--Io non consento, Bonello, che tu perda l'anima in modo così vile! A +me!--e prima che Bonello si muovesse di un passo, Ugo tolse un +candelliere dall'altare e lo rotò come una mazza:--Potrei ucciderti! +Ma nemmanco voglio!--e lo balestrò sul pavimento. + +--Messere, colla taglia che avete sul capo c'è tanto da pagare tutti +gli uomini del castello. Avete pensato? Noi abbiamo pensato. + +--Bonello! m'ammazzi un ribaldo anche pagato da te, ma tu no, no! + +E Bonello, come preso da un rimorso:--Ho giurato a messer Adalberto! + +--Morire così? Voglio vivere per combattere! Scellerato!--ruggì il +cavaliere, e con un lancio balzò all'uscio della cappella, e +furiosamente prese giù per il corritoio:--In questa chiesetta dunque +così mi si pagherebbe il tradimento di Oldrado! + +L'altro sempre a cinque passi gli era dietro bestemmiando:--Ho +giurato! + +Ugo venne nella corte. Tutto era buio, e poco mancò non inciampasse e +fosse trucidato. L'unico luogo che fosse illuminato da una fiaccola +era l'androne della porta: Ugo vi si diresse, cogli occhi invano +cercando un'arma qualunque: vide aperto il portone e calato il ponte, +come era stato fatto per preparare la fuga a Bonello nel caso di colpo +fallito, o per preparare il peggio. Ad un camerotto si affacciarono +gridando dieci o dodici uomini, e minacciando. Ugo ne atterrò due in +un baleno, ma, mentre stava per strappare loro la spada, eccogli +vicinissimo quel grido di condanna:--Ho giurato!--Ugo, abbrividendo, +si scagliò contro Bonello, e in un fascio tutt'e due stramazzarono sul +ponte, e ruzzolarono innanzi sette od otto passi, sì che dalla tavola +di legno vennero al ciglione del fossato. Bonello tentava di adoperare +il pugnale, ma sotto la stretta del signore non poteva: la lotta +divenne accanita per le percosse menate alla cieca. Alla fine Ugo +abbrancò il pugnale. Bonello si svincolò, sorse, e prese a fuggire giù +da una stradetta. Ugo corse, corse, giù, a fiaccacollo per balze, giù, +perdette la traccia dell'altro, precipitò, e cadde rotoloni.... Non +ascoltò più.... Quando si drizzò gridando:--Voglio tornare al mio +castello!--ascoltò dietro, all'insù, già, lontano, queste grida +ubriache:--Viva messer Adalberto!--Ugo si rivolse e vide moltissime +fiaccole che giravano intorno alle sue mura e sparivano a poco a poco +entrando nel portone.--Adalberto è padrone del mio castello!... Il +tradimento era preparato!--disse Ugo, ed imprecò:--Che mi resta? Il +mio odio e il mio amore!--e a vece di scheggiare la testa contro un +masso per finire il martirio, l'alzò superbissima al cielo. + +Due o tre fiaccole venivano giù dalla porta verso la stradetta, e una +voce gridava:--Bonello! Bonello!--e poi:--Si accresce la taglia di due +mucchietti d'oro.... O vivo messer Ugo o morto.... + +Ugo scese senza una direzione per la valle, nella notte oscurissima, +poi s'arrampicò ad un monte, sempre alla cieca, percuotendosi nelle +piante, molte volte cadendo, affondando, squarciandosi i piedi e +legando le gambe nei rovai, e spiando cogli occhi intentissimi, +coll'odorato, colle mani.... + +Camminò, camminò. Ad un tratto gli parve che qualcuno parlasse di +lontano. Egli si protese a terra, ficcò gli occhi nella tenebra, e +scorse tra il nero degli abeti una striscia più chiara che montava, +montava, si perdeva: era una stradetta. Dio sa per dove! Ugo nulla +conosceva. Concentrò tutta l'anima nel senso dell'orecchio: capì che +due uomini armati venivano su parlando tra loro. + +Ugo incominciò ad afferrare queste sole parole:--.... quello che dite +voi è un cavaliere valoroso. Ma l'altro è da sgozzare. + +Avvicinandosi i due interlocutori, Ugo rattenne il fiato: e sentì +distintamente il colloquio: ed eccolo: + +--Chi disse che Ugo era morto per ferro, chi per sasso. E compare a +menar così la scure, rompendo l'uscio della cappella, una cosa sacra. + +--Perdono d'Iddio! + +Ugo, per tacere, si cacciò un pugno in bocca. + +Diceva l'uno:--Adesso c'è su scomunica per tutti. Ohe, non ditelo, +fratello, a mamma Agnese, se no ci troviamo giuntati anche di quel po' +di cena, dopo una giornata d'arme come questa. + +E l'altro:--Messer Oberto non parlò con noi? Si è spento l'incendio, +per grazia della Vergine: perciò fu pubblicato un bando dal duomo di +Saluzzo: con cui Ugo è scomunicato, sette volte sette, noi solo +una.... ed è di troppo! Ma lodiamo Dio! sarà levato il peso dell'anime +nostre solo quando madonna potrà sposare un cristiano leale che paghi +il papa. + +--Dicono d'Oberto. + +Ugo quasi si sgangherò le mascelle. + +Continuava l'uno:--Ed ha di già fatto sacramento al vescovo messer +Oberto. Hai veduto la croce sulla pergamena? + +Diceva l'altro:--Oberto è un cavaliero valoroso. + +E i due si allontanavano. Ugo guardava ed ascoltava. Solo tenebra e +silenzio. Ugo fece per alzarsi e seguire i due uomini, ma non potè! +Così disteso a terra com'era, si cercò alle reni il pugnale per +appuntarselo al petto e poi pregare con religiosi e suicidi +contorcimenti: l'atto della supplicazione, credeva, avrebbe celato a +Dio il delitto. Non trovò l'arma: allora disse:--È volere del cielo +ch'io non muoia così orrendo!--e potè rizzarsi, e salire la +montagna.--O Signore--scongiurava:--fammi capitare a Malandaggio! C'è +un buon romito nella grotta.... Ch'egli mi ribattezzi coll'acqua del +Chiusone!... Nella valle giù.... c'è.... Imilda.... Imilda!... E +voglio fuggirla!... Su, su, su, t'arrampica!... Imilda!--e +vaneggiando:--Su, su!... È pur triste la strada al paradiso!... Sulla +cima m'attende la morte!... + +L'eremita era lontanissimo, oltre la valle del Pelice, nella valle del +Chiusone, sul Malandaggio, tra le Porte e il Villaro. + +In questi pensieri, smarrita ogni traccia di sentiero, errò tutta la +notte.... + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + +Torniamo a Rupemala. + +Oberto e Ildebrandino erano divenuti nemici, come si vide, e i +nemici in casa sono peggiori di quelli coll'armi alla mano. +Ildebrandino pensava:--L'ho colmato di benefizi, come se fosse mio +figlio, e speravo tanto d'Oberto! L'avevo bene cresciuto! "Voglio +Imilda!" Dopo ch'io gliela avevo concessa' Non doveva, non poteva +dire così.... Ma v'è un'offesa maggiore!--Sì, Ildebrandino aveva +udito amarissimamente rinfacciarsi la sua mala fortuna di un tempo, +e fu trafitto da quel dubbio villano: "Fate che, morendo voi, io +abbia un castello o la memoria...." E che aveva soggiunto Oberto? +Le esequie? Ildebrandino aveva capegli grigi: pensò e ripensò, e si +sentì come maledetto.... Quel giorno in cui Oberto tornò da Saluzzo +chiedendo d'Imilda, Ildebrandino rispose:--È _mia_ figlia!--e +veramente provò addoppiato l'amore per lei, già lontana, ma sicura. +Oberta domandò a tutti per sapere qualcosa, ma invano. Allora lodò +lo zio, finse di volersi pacificare con lui, forse per acconciargli +più traditora una certa sorpresa che meditava pel dimane, escì con +lui a cavallo per vedere dove fossero appiattati i nemici; si +rappattumarono un poco, ma sulle loro labbra c'era sempre un'ironia +velenosa, sempre quell'espressione--Lascia fare a me--che si +mostrava più e più, quand'essi volevano ricacciarla. + +All'indomani entrò un frate nel castello e parlò con Oberto, perchè lo +zio era uscito coi balestrieri ad apparecchiare una offesa contro +Adalberto, che continuamente faceva scorrazzare della cavalleria. +Oberto parve assai dimesso, ricevette un rotolo di pergamena dal +frate, e lo accommiatò:--Che messere il vescovo ne faccia grazia! +Speriamo nella Vergine di Saluzzo. Sì, farò ancora limosina al +convento, copiosissima....--Poi tra sè:--Se il papa mi sapesse dire +dov'è Imilda? + +Ad Ildebrandino nulla fu detto. E quel giorno il cavaliero volle +combattere, combattè fino a sera, cessò, e, meditando una certa +impresa per la notte, tornò al suo castello, e sembrò riconciliato con +Oberto, perchè questi gli fu allato sempre, come un prode. +Ildebrandino, cogliendo il momento che Oberto non vedesse, chiamò a +sè, in una torre, i figli del vecchio Federigo e di Agnese, e loro +disse:--Ritornate su alla montagna e portatemi per domani le nuove di +Imilda. + +Oberto che era nella corte, da un pezzo meditabondo, vedendo partire i +due fratelli, credette che si recassero dai vassalli cogli ordini per +la notte: domandò loro:--Dove andate? + +E quelli:--Dove vuole messere. + +--Vuole lui? Non sempre si è obbligati a obbedire noi--istigò +Oberto:--Vuole? + +--Come? + +Oberto mostrò loro la pergamena che aveva in petto, parlò +sommessamente, rivelando una gran cosa accaduta, e concludendo:--Siete +sciolti da ogni giuramento verso lo zio. Obbedite a me che posso +salvar tutti! Ditelo ai soldati. Io voglio comandare a tutti loro, se +ad essi preme il nome di cristiani e la salute dell'anima. + +--Che mistero!--disse uno dei fratelli, avviandosi. + +E l'altro:--Non ditelo a mamma Agnese. E se stanotte il dimonio ci +gioca!--e fece l'atto di segnarsi colla croce, ma si arrestò +lamentando:--Non si può più, e mi trema la mano! + +--Che cosa! Quando gli altri la sapranno! + +I due uscirono dalla porticella di soccorso, e s'incamminarono, taciti +e compunti, alla montagna: e furono proprio quegli armati che Ugo +ascoltò con tanto amore. + +Quella sera, appena Oberto vide Ildebrandino:--Zio--gli disse:--Ho da +parlarvi e da senno. + +--Senti chi vuol parlare da senno!--interruppe lo zio, egli stesso +suonando un corno:--Dobbiamo fare una sorpresa, devo farla. So che una +congrega di demonii deve passare non lontano di qui, colle fiaccole, +per tentare un tradimento al castello di Ugo, so.... Che hai? Orvia, +parla. + +Oberto voleva che maggiore solennità accompagnasse la rivelazione che +aveva a fare, perciò si morse la lingua, dicendo:--A tempo migliore +parleremo. L'auguro per me e per voi. + +Uscirono, trovarono i nemici e combatterono: nullameno i traditori +proseguirono il loro viaggio. Ildebrandino guadagnò una ferita alla +gola, leggera, lo credette, una graffiatura, ma con un certo +bruciore.... Oberto pensò:--Quella proprio che ci voleva per tenermelo +quieto--accompagnò lo zio al castello, lo sdraiò sul suo letto e lo +guardò. Quegli si smarriva negli occhi, borbogliava sordamente, +dicendo:--Niente!--e cominciava però a contorcersi. + +--Messer Ildebrandino,--prese a dire il nipote:--debbo annunziarvi che +il vescovo di Saluzzo.... Non mi ascoltate? + +Non lo ascoltava davvero. + +--Debbo annunziarvi che il vescovo di Saluzzo.... Svegliatevi!... Ma, +ma, zio! Che avete?... Non posso pregare per voi, mi spiace.... +Svegliatevi! Ah, ma com'è questa scalfittura? Che ei si vada +addormentando come un ghiro?... Zio, ditemi, ov'è Imilda?--finì per +comandare:--Ditemi! + +Ildebrandino era assopito: la ferita, d'arma avvelenata, si faceva +livida e gonfia. + +Oberto prorompeva:--Ah la mia vendetta! Perchè cadrà a vuoto? Zio, +zio! Ho tanto fatto, e sì bene!... Ascoltatemi! per poco.... Che mala +fortuna!... S'egli morisse?... Zio! + +Per tutta la notte Oberto trepidò, senza chiamare aiuto d'uomo. +All'alba tolse su lo zio, lo denudò, lo portò nel corritoio, nella +corte, lo pose a terra dinnanzi alle finestre della cappella, e lo +coperse del drappo nero dei morti, ma senza croce, senza un +ramoscello d'olivo, senza una goccia d'acqua, lasciandogli sporgere +i piedi unghiuti e i capegli irti. Poi prese una mazza, e tra una +finestra e l'altra inchiodò la pergamena che aveva avuto il giorno +prima, gettò sullo zio un po' di cenere, e dicendo:--Almeno è morto +scomunicato!--lo stette a guardare un pezzo. + +Ad un tratto il drappo nero si mosse, e dalle pieghe sporse una mano +che ne ghermì la frangia, la strappò, la strappò: apparì fuori il +volto di Ildebrandino, paonazzo, furente, soffogato: gli occhi si +ficcarono sulla pergamena segnata di croci e di grossi caratteri: si +spalancarono, ma furono accecati dalla cenere che vi cadeva dal drappo +sempre più scosso dalle mani febbrili. + +--Zio!--disse Oberto:--è inutile che chiamiate il becchino. Gli +scomunicati come noi giacciono insepolti. + +--Ah sei tu? Oberto!--incominciò Ildebrandino, svegliandosi per poco +dal lungo sopore:--Perchè non so leggere, come un frate? La vedo lì la +condanna, la vedo! Ma nemmeno tu sai leggere: sono contento! + +Oberto si piantò sotto la pergamena, esultando:--Non so leggere, ma io +l'ho dettata al vescovo di Saluzzo. Ugo è scomunicato sette volte +sette: noi una sola: sarà levato il peso all'anime nostre solo quando +un cristiano leale sarà padrone di questo castello. + +Ildebrandino si contorse tutto, gettò il drappo, e fece per rizzarsi: +ma ricadde:--Perchè sono qui?--domandò, e tacque. + +--Voi morite così? + +--Ah Oberto! + +--Morite scomunicato, insepolto? Pensate qual castigo orrendo! +Scomunicato, insepolto! + +--E che a me?--delirò il moribondo:--Vedi tu questo drappo? Nera è la +morte e senza speranza. Nulla sento, nulla ricordo più! + +--Voi dunque morite così? + +--Solo i frati veggono i demoni, solo le donne veggono gli angioli. + +--Le donne? Pensate che Imilda è scomunicata! Dice la pergamena: sarà +levato il peso dell'anime appena ch'ella possa sposare un cristiano +leale che faccia molta limosina. + +--Imilda?--A quel nome Ildebrandino si tirò addosso la coltre col +massimo rispetto: e comandò:--Lasciami, Oberto!... Mi manca la +lena.... Non gettarmi nel pattume! + +--Che bel momento per cercarvi la sposa! È venuto!... + +--Lasciami!... Mia figlia non è qui?... Come si muore senza fede!--e +il vecchio quasi pianse:--Imilda!... Nulla sentivo, nulla ricordavo +più! + +--Desiderereste che Imilda fosse qui? + +--Tu la vuoi sposa?... Ma no! + +--Imilda che dirà di suo padre, che tutti ci volle dannati! Dannati +per lui che moriva! Imilda deve vivere. + +--E volevo vivesse felice!--Ildebrandino era straziato in modo +ineffabile: e pregava:--Dammi la mazza sul capo! No? Dio, fammi +morire!... Morire?... Nella morte c'è un mistero che mi pesa! Sento +adesso: no, no...! Oberto, lasciami: tristo, vituperato, +ingratissimo.... + +--_De profundis clamavi ad te, Domine_. + +Infine Ildebrandino disse:--Va alla casa di Agnese e di Federigo: là è +Imilda.... Affrettati, affrettala!... Prima ch'io muoia!... Fa +limosina coi gioielli di Adelasia mia, prega, fa pregare! Affrettati! +Sposa Imilda, prima ch'io muoia, ah!... O Signore, dammi un po' d'ore +di vita, a costo di qualunque spasimo! Carità! Credo nel Signore!... +Affrettati! + +Oberto corse al monte. + +D'Ildebrandino parliamo per l'ultima volta. Prima che Oberto giungesse +alla casetta di Agnese, egli moriva supplicando:--Carità! +carità!--raggomitolandosi nel drappo, e trascinandosi fino a toccare +una pietra della cappella. Come nel castello si svegliarono gli armati +e come le sentinelle calarono dalle torri, la novella trista passò di +bocca in bocca; tutti si spaventarono orrendamente. Pare che Adalberto +tosto sapesse qualcosa, perchè investì il portone, con pochi fanti, e +s'impadronì del castello. + +Oberto che andava cercando la sposa, perdeva in pochi momenti gli +averi. Pure si sentiva contento, e chiamava:--Imilda! + +Giunto alla casetta potè chiamarla per un bel pezzo:--Imilda, Imilda! +Dov'è Imilda? Voglio! + +Nessuno rispondeva. Che nuovo mistero. + + + + +CAPITOLO IX. + + +Come abbiamo detto, Ugo, smarrita ogni traccia di sentiero, errò tutta +la notte. + +Appena l'alba imbiancò i colmi dei tettucci alle capanne inerpicate su +per le saluzzie Alpi, Ugo si trovò, spossatissimo e irrigidito, +buttato sotto una grotta formata da una rupe stillante. + +Com'egli si era ricovrato là? Non sapeva. Sapeva che intorno c'era una +pace, un silenzio, una tranquillità! Che Dio sia benedetto, sulle alte +cime, lontano dagli uomini, Dio padre della natura!... A venti passi +vedevasi sorgere su uno sfondo di vapori perlacei l'assito posteriore +di una casetta dalle gronde ospitali, dalla povera finestra, dal fumo +lentissimo sfuggente, quasi incenso mattiniero alla crocetta guardiana +del colmo. Chi abitava là dentro?... O gente fortunata, che non +conosci i tormenti dell'anima, vivi lieta, e fai che le tue fanciulle +si levino sempre, cantando, dai giacigli innocenti! Qual pace, sì, +quale silenzio, quale tranquillità! + +--Dove sono?--si domandò Ugo, ma non potè rispondersi. Egli non +conosceva quel luogo: guardò ancora attorno, e sospirò con invidia +quasi religiosa: vide sulla grotta vicino a lui una rozza statuina di +Madonna, vide un abbeveratoio coll'acqua traboccante, vide sette od +otto agnellini. Da un uscio che si aperse nel fianco della casetta +venne sulla gradinata di ciottoloni rotondi una figura di fanciulla, +colla foggia montanara, il volto coperto da un panno: guardò giù la +montagna, poi, non col passo della massaia che solerte si dà alle +bisogne del mattino, andò all'abbeveratoio, cautissima nella rugiada e +fastidiosa. Un agnello venne, ritroso e saltellante, bebbe e +s'allontanò con graziose tresche: ella si diede ad inseguirlo, corse, +venne quasi sotto alla rupe, senza veder Ugo. + +Ugo in quel momento proprio pensava:--Che vita incomincia per me? + +La montanina guardò ancora giù dalla montagna, stette un pezzo come +pensierosa, e, piegando le ginocchia, disse:--Perdonami, madre! Io +devo fuggire!--e stava per muovere il piede: si lasciò scappare questo +lamento:--Non ho ancora pregato stamattina!--e si volse in due passi +alla grotta, verso la statuetta. + +Vide Ugo, si avventò su di lui, supplicando ansiosissima e +dolorosa:--Siete ferito? Siete salvo?--e buttò via il panno dal capo, +lo raccolse per farne una fascia, sollevò la faccia a Dio. Era madonna +Imilda! Quella lì vicino la casa di Agnese. + +Ugo non credette e lanciò innanzi le mani, come per stracciare una +nebbia, gridando:--No! È crudeltà questa illusione! Lasciatemi morire! + +--Morire? morire voi!--ruggì Imilda. Così in lei, straziata sul subito +la gioia affannosa del riabbraccio dalle parole deliranti di lui, +l'amore cupido dell'infinito volle vincere il tempo, soperchiandolo +colla intensità dell'anima. Non si può amare tutta una vita? Si +impazzisce un'ora nella ebbrezza più prepotente e si muore. L'amore +diventa furore.--Ugo! Ugo!--e la vergine se gli gettò in braccio, +ammaliandolo con un modo procacissimo che sfidava Dio e gli +uomini:--Se sapeste che tormento! E vi trovo quassù! Chi ve lo disse +ch'ero qui? E voi volete morire! Ugo mio, io non credevo che tu avessi +a dirmi così! + +--Ma sei proprio tu?--Ugo si storceva come sotto un incubo. + +--Sono io! Non mi senti? Ti bacio, ti mordo, ti voglio! + +--Imilda, la tua faccia è fiamma! + +--E voglio che bruci la tua. Ti discaccio la morte! + +--Io ti strappai al fuoco: tu al fuoco mi rigetti!--E poi, come se Ugo +acquistasse coscienza:--Imilda, fuggimi, per carità! Perchè +incominciare un nuovo tormento? Va! + +--Io fuggivo alla valle--sorrise Imilda:--per te! + +--Che ti dissi? Non dobbiamo vederci più! Se muoio, tu non devi +saperlo: se vivo, ho un giuramento a compiere! Ti supplico: +fuggimi!--Ed Ugo, rizzatosi, spingeva Imilda su quella stessa +stradicciuola per cui Oberto doveva venire, e veniva, per condurre a +Rupemala la sposa a vedere il padre per l'ultima volta:--Fuggimi! Tu +non sai che cosa ho pensato di te! + +Ella trepidò. + +Ed egli:--Affrettati! + +--Non m'ami? + +--.... T'amo, sì! Ma tu qui vedresti un grande tormento! Oldrado e +Guidinga verranno a ghermirmi tra poco!--ed Ugo barcollò. + +--Ugo!--gridò Imilda. + +E fu così potente la voce di lei, che il cavaliere si scosse, +rattenendola e lamentando:--Questa è voce di paradiso! Imilda, non +fuggirmi! Sono nell'affanno immenso! Non fuggirmi dalla terra! + +--Ugo, sono qui avvinghiata a te! Nessuno può rompere questo nodo +fatale! + +--Nessuno? E chi ti dicesse chi io sono? + +--Nessuno! E nessuno lo può dire perchè tu sei Ugo! + +--Io devo dirlo. Sono vinto e vituperato. + +--T'amo! + +--Scomunicato e fuggente. + +--T'amo, e sono tutta tua! + +--Perchè m'ami? Che t'ho fatto per condannarmi così? + +--Ed io che t'ho fatto? + +--Ricordati Guidinga. + +--È così disperato l'amore! Chi ci resiste? + +Imilda nascose Ugo nella grotta, andò nella casetta e fu lietissima +che mamma Agnese non ci fosse, perchè la stava stendendo dei pannilini +in un pratello: i figli di Federigo dormivano ancora, colle membra +rotte dal combattimento: Imilda tolse su del pane, dei cibi, delle +vesti, e con gran cura involò da un pancone un suo cofanetto prezioso. + +Ritornò da Ugo, lo fece rifocillare, lo animò tutto, gli +domandò:--Ugo, sei pronto? + +--A tutto, purchè tu mi baci!--rispose Ugo. + +--Ancora e sempre. + +--Ora mi trovo saldissimo. + +--Dunque decidi di me. + +--Dai morti non ebbi che strazio. Da te viva voglio la felicità! E +qual'è? quella degli agi, dell'ambizione, del potere? Tu non sai com'è +l'anima mia! come amore, memorie, gelosia, impotenza, strapotenza, +come tremendi uragani l'abbiano squassata! Dammi un poco di pace! Io +non so dirti...! Prima di tutto, per la salvazione nostra! andiamo dal +romito di Malandaggio che non ci conosce.... + +--E quegli benedica le nostre nozze. + +--Poi.... O Imilda, ci abbiamo pensato?--Ugo fu come ghermito da un +pensiero. + +--E di che temi dopo? Dio sa che tu sei mio, ch'io sono tua. Se così +volle per tormentarci, questi istanti audacissimi di vita vincono +tutti gli anni! + +--Imilda--dubitava fieramente Ugo:--non posso! non devo! + +--Come mi ami poco! Ma non vedi? Io fuggo anche da mio padre per te! + +--Se vuoi ch'io comandi, comando: fuggiamo!--esultò Ugo. + +--Sì, andremo lontano da Adalberto.... + +--Da Oberto! + +--Da tutti! Senti: ho pregato tanto. Oh lo sa la madre mia. Ugo, in +questo cofanetto ho i suoi gioielli, fuggiamo lontano.... "Chi siete?" +domanderanno. "Siamo esuli." "Di che terra?" E diremo: "Il saracino +Alzor disertò le nostre castella sulla riviera ligure." Fuggiamo +lontano. O mio Ugo, vivremo lontano da tutti! Ci benedica il romito. + +--Affermano i boscaiuoli ch'egli è profeta: ci predirà l'avvenire. + +--Ma chi più profeta del mio cuore? Ascolti, Ugo? Morremo d'amore! + +Tra le vesti Imilda aveva trafugato anche quelle dei figli di Agnese: +Ugo si coperse con quei rozzi panni: Imilda si strinse a lui, +dicendo:--Tu hai pane nella bisaccia? Quando sarà finito, lo +domanderemo ai boscaiuoli, per pietà d'Iddio.--E s'incamminarono sulla +montagna: nel primo torrente in cui s'abbatterono Ugo gettò il suo +saio da cavaliero, e le calze, e gli usatti, esclamando:--Mi sento +buono! + +E montanaro e montanara s'arrampicarono sempre più, sempre più +obliando che c'era un mondo basso nel quale la gente viveva in tanta +guerra, inconsci affatto che c'era un castello con un morto maledetto +e vituperato dai nemici, che c'era una strada sulla quale camminava +Oberto, ringhiando:--Che vita sarà la mia con Imilda? + +Quella di Imilda con Ugo doveva essere.... felice? + + + + +CAPITOLO X. + + +Dal dì che Imilda è fuggita con Ugo è passato un anno, due.... Nulla +più nelle valli, nè a Saluzzo, si seppe di loro.... + +Solo il romito di Malandaggio ci tramandò su certi foglietti certe +notizie, che mi venne fatto rintracciare nell'archivio di Saluzzo. Ma +a che pro? Voi non ci credereste. Ebbene? + +Sulle cime che dominano le valli di Fenestrelle, in cui si sbalza il +torrente Chiusone, il rovaio, spezzandosi nelle forre dagli acuti +ciglioni, dalle frementi profondità, stride cogli spiriti della +mezzanotte, abbattendo, indiavolando, storcendo. È nero il tempo.... +Una donna appare! Chi è?... Ella rompe il lenzuolo nei vepri: ecco +svolazzano i brandelli sibilando. Si squarcia i piedi nei radiconi: +vaporano le pozzette di sangue col verde fumoso delle meteore. Cade: +ghignano le cortecce degli abeti colle boccacce rugose. Si lamenta +collo strido della lupa trafitta: l'alito suo, uscendo dalle labbra, +fuma come torcia di funerale notturno. Fanno tresca allo spettacolo +spirti glauchi, spirti bigi, spirti scialbi. I brandelli sono +lacerati, il vapore turbinato, le cortecce agghiacciate, l'alito +diffuso in nebbia inargentata. Ecco la tormenta! + +Ecco la valanga! La donna ancora rompe il lenzuolo e si scopre +l'oscenissimo fianco.... Chi è? È Guidinga, la morta senza croce fra +le mani. Guidinga rotola le valanghe al Monviso, sghignazza al +Meidassa, le rotola al Glaisa, sghignazza al Genèvre, le rotola al +Chalierton, sghignazza al colle dell'Assietta.... Fanno tresca gli +spirti. + +Prega il buon romito di Malandaggio che veglia tutte le notti e tutte, +perchè sono l'ultime di sua vita, ed a ogni parola di lui ecco un +castigo inflitto da Dio agli spiriti del male: quello colle aliuzze +crepitanti fu impegolato alla resina gocciante da un troncono, quello +punzecchiato colle foglie aghiformi di un pino, l'altro legato colla +coda ad un roveto, l'altro propagginato in una buca di calabroni.... O +Guidinga, o _madonna perduta_, se tu fischi verso qualche casetta di +montanari, è indizio di sventura! + +Su, su, su: là nell'opaca foresta, che si distende a falde scendenti, +come un calderotto di pece riversato dalla montagna su si vede un +lumicino. Pare una favilla minutissima addormentata sull'immensa +fuliggine di una cappa ne' castelli. Può essere un fuoco acceso dai +folletti colle pergamene rubate al vecchio di Malandaggio, o un voto +fatto alla Madonna santissima, da qualche pastore: lume di finestretta +no, perchè le cime dei monti già sono nevose e i boscaiuoli già sono +calati nelle valli: eppure! + +Giù tra i dirupi d'una frana s'ode una voce che dice:--Com'è lontano! + +È voce d'uomo: non è grido di fiera, nè fragore d'acqua travolta, nè +rotta, nè corsìa di vento. + +Chi può essere?... Oh vedi, un pellegrino! + +O pellegrino della notte nera, ove t'inerpichi? Quegli cammina, +cammina. O pellegrino che cammini, perchè t'inerpichi e dove? Forre, +di qua, spaccate boscaglie di là, sentieri taglienti, tempo da lupi, +ora da spiriti: ritorna alla valle. O pellegrino che non ritorni alla +valle, dimmi chi sei? + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + + + +Cammina e cammina. Il pellegrino è arrivato ad una capanna, su, +nell'opaca foresta. + +La finestretta quadra gli sbatte addosso un po' di luce e lo mostra +qual'è, un alpigiano inferraiolato: la portella si apre +sollecitamente: ma oh! questa che spinge la robusta tavola di quercia +non è mano di montanara!... Qua nella stanzuccia di legno ecco appese +le scuri del boscaiuolo, qua due giacigli, una culla di poverissime +lane e nella culla un bambolino, qua entro quattro lastre di pietra +ecco un focolare vampeggiante. + +L'uomo e la donna sfogano nei cupidissimi baci e negli abbracci +potenti la desolazione delle lunghe ore già deserte. + +--Lodato Pio e i santi! O Silverio! + +--Sono qui, o Maria! + +--Tu non venivi mai! + +Egli, pigliando a ciocche i capegli della donna e con quelli facendo +fascia maliarda d'amore al volto irrigidito, egli esclama:--Perchè +così sorridi? + +Ed ella:--Perchè sospiri così? + +--Mia Imilda! + +--Ugo, ti aspettavo tanto! + +Ecco adunque, come racconta il vecchio di Malandaggio, uniti il +cavaliero ardente e la promessa sposa di Oberto, un boscaiuolo e una +montanara, Silverio e Maria. + +Ugo in due anni era cresciuto di corpo, dimagrato di volto, ma sempre +contento, come marito, come padre, senza più gli ardentissimi tormenti +pei deliri d'amante e di figlio. Ugo si volgeva al suo passato, come +tentava di specchiarsi nei rapidi torrenti dell'Alpi: un gran tumulto +che si perdeva, ecco il passato. Imilda a tutte l'ore ringraziava +Iddio: dalla cappella ardente era venuta alla placidissima casetta +della massaia! Imilda attendeva alla sua creaturina, alla capretta, +alla bisogna del pranzo e della cena, cantava sempre fissando il +cielo: e alla sera aspettava il suo Ugo che tornasse dai boschi. Due +anni erano scorsi in pace'. + +--Ugo--dice Imilda, cambiando tutta quella, festa in una scena +placidamente dolorosa:--Dio sa come, anche oggi, fu affannato il tuo +viaggio, con questo gelo, sulle scoscese rive del torrente, senza di +me! Ma la mia solitudine! Oh sei qui: non voglio saper altro, tra le +mie braccia tenaci! Ugo!--E ad un tratto:--Perché dunque stasera +sospiri così? E perché non mi domandi della bimba? + +--Perché non me ne parli?--Ugo tenta quasi schermirsi da tanto amore. +Ugo è triste e combatte per infingersi. + +--Oh come io ti aspettavo, e come t'aspettava anche lei! Non voleva +chiudere gli occhi senza il bacio del babbo.--Imilda, gentile e sagace +interprete, vuole snebbiar la fronte del suo Ugo colle sante labbra +dell'angiolo custode. + +--Dorme? + +--Meglio che se posasse in culla d'oro. Non dici il tuo scherzo d'ogni +sera? + +--Sì....--Ugo sorride, beato e tormentato da quella soave +violenza:--Lascia ch'io la baci, la mia castellanina. + +--Messere, non siate scortese colle belle. Voi la svegliereste a +bacioni....--dice Imilda col tono di una gran dama, regina di venti +damigelle e cento paggetti, sporgendo il labbro inferiore, facendo un +inchino alla culla di legno e porgendo al cavaliero, perchè lo baci, +un lembo della sua gonna di pelli cucite: gioca fanciullescamente e +amorosissamente deridendo il passato: ma poi, fissando Ugo che non +l'asseconda, o l'asseconda come smemorato, poi con dispiacere e quasi +offesa:--A bacioni? No: è lo scherzo d'ogni sera, ma non l'abbiamo +detto.... Tu non l'hai detto celiando, come sempre....--Infine +incertissima:--Che cos'hai, Ugo? + +Ugo con voce addolorata:--Baciala tu per me! + +--Ugo? + +--Imilda, prega il tuo angiolo che nel sonno dica a Dio una parola per +me!--Ugo, pentito di quel lamento che gli è prorotto, piomba in un +silenzio desolato. + +E Imilda meravigliata e trepidante:--Ugo, che c'è? Tu guardi la cuna e +non sorridi? Tu sei pensieroso? Tu m'hai stretto a te, celandomi un +dolore--E con stringicore ineffabile, quasi a scongiurare un +pericolo:--Non sono la tua sposa? E perché l'angiolo nostro preghi per +noi, forse vuoi dire che le nostre orazioni non sono più quelle? + +Ed Ugo affannato, ma sempre più facendosi forza, quasi per non tradire +un segreto:--Le tue sì, le mie.... + +--Che vuoi nascondermi? + +--Lo sai.... Da un pezzo.... Sempre: c'è nelle mie orazioni un +rimorso! + +--C'è nelle mie una dolcezza ineffabile! + +--Imilda, rammenti quel giorno, dopo quello in cui ci sposò il romito? + +--E non ci vedeva Iddio? + +--Senti: quel giorno io spiai i tuoi piedi insanguinati nella corsa +ruinosa, il delicatissimo petto ansante di fatica, gli occhi spossati, +più che d'amore, di travaglio! Io ero vinto, vituperato, scomunicato, +fuggente, e potevo io dirti mia? Ecco il mio rimorso! + +--E sapevo io resistere? Ecco la mia gioia! + +Ed Ugo, titubando:--Ahi da quel giorno ad oggi!--e combattuto:--Non +posso dirti, e come! Mi tormento!--Poi ad una stretta di lei:--T'ho +detto.... il mio rimorso! + +Ma Imilda:--No, no! Tu mi celi qualcosa! È un altro il segreto. E lo +so: stamane sei partito più presto, con un pensiero....--e +pregando:--Dimmi! Fu tanta la pace, che anche il dolore ci giunge +benedetto! + +Ed Ugo risoluto e tremante:--Ebbene ti dirò. Sì, stamane sono partito +prestissimo, sì con un pensiero, una febbre, che mi tormentavano da +due notti. In questi mesi ho obliato, lo sai, ma l'anima talora mi +rigurgitava in petto, e volevo sapere qualcosa! Ressi a lungo, penai, +penai, poi non ressi più. Stamane, scendendo giù per le valli coi +boscaiuoli, boscaiuolo io pure, volli richiedere novelle di coloro che +abbiamo lasciato giù... Dopo due anni! + +--Ah! perchè?--freme Imilda con rimprovero grave:--Perchè? Non ti +bastava il mio amore? + +--O mia donna! passai il Chiusone, venni a Inverso, a san Germano, a +Torre di Luserna.--Ed Ugo rimane, palpitando dolorosamente. + +Sospira Imilda:--La valle del Pelice ov'è il castello di mia madre!--e +china la testa, come pronta a subire il castigo della disubbidienza +del suo Ugo. + +--A Luserna. Più oltre non osai! E come un rozzo villano, +indifferente, per il solo amore di un po' di pane, feci questa +domanda: "O buona gente, volete braccia? Vi è un signore potente, non +lontano di qui, il quale abbisogni di scuri per apparecchiare le travi +alle macchine di guerra? C'è forse quel signore? E come si chiama?" Oh +lo strazio di quella simulazione! + +A questo punto gli accenti divengono procellosi, + +--Hai saputo dunque d'Adalberto? di mio padre! + +--Adalberto è vinto: Oberto è vincitore: Ildebrandino è morto. + +--Morto?--così domandando, Imilda rompe in uno scoppio di pianto. + +--Di altri non seppi. So che il mio tormento è grande, e tu piangi. E +so che Oberto....--Ugo ripete astiosamente, quasi aizzato dalle +memorie:--Oberto! + +--Ebbene? + +--Rizzi il capo a sentire il nome di colui? Oberto è nel mio +castello.... signore potentissimo!--Ed Ugo è straziato dalle sante +lagrime d'Imilda:--E la sposa? mi domandai. Non ha sposa. O Imilda, +s'io non ero il tuo dimonio, tu ora saresti madonna di grande stato, +moglie di Oberto, in belle sale, fra gentile corteo di damigelle. Ma +sei qui, con me!... Perche ho valicato oggi il Chiusone?--e con forza +gioiosa:--Ugo ritorna in me! + +--Ugo!--rimprovera solennemente la donna:.--Dovevi lasciarmi nel fuoco +quel giorno! Non avrei oggi ascoltato questo!... Ugo!... Mio padre! + +--Questo ti grava?--minaccia tristamente Ugo: poi sogghignando:--E sei +serbata ad ascoltare di più! Sappi dunque: che i traditori giungono +dappertutto: e Bonello che un dì fu pagato da Adalberto contro di me, +contro di noi può essere pagato da Oberto.... + +--Oh quel valente, no! Voi che dite così non siete cavaliere!--Imilda +pavida e sdegnosa dell'immenso pericolo ribatte il dubbio col +cuore:--No, no, Ugo! + +E a quest'altro punto la procella si scatena tremenda, e Ugo si +percuote il petto, si rizza furiosissimo, immenso nell'amore e +nell'odio. Imilda si spaventa, e più è spaventata, più subisce il +fascino di lui. + +--Ma sono padre!... Perché ho valicato il Chiusone?... Vedete quella +cuna? Che c'è, che c'è, Dio mio, nel destino perchè la maledizione +debba pesare su quella creatura? e su voi? Tormenta me, se godi di +questa atroce potenza: io faccio sacramento di rendere un giorno agli +uomini quello che essi mi hanno fatto, col furore addoppiante della +vendetta! Ma una donna, una bimba! Ad esse fu dato il cuore per amare, +non per odiare! + +--Ugo, tu bestemmii! Senti: castigo d'Iddio! il vento vuol sfasciare +la capanna! O Signore, la mia cuna! + +--Non temere! Il tristo dono della vita non si ritoglie mai a tempo. +Gioisci? Muori. Ti strazii? La morte invocata non VIENE. Tutto è +martirio! + +--Ugo! Ugo, tu piangi? + +--Se Bonello venisse quassù? + +--Tu hai la scure: io so pregare Iddio. + +--Tu non temi l'ira del cielo, perché tu sai che in cielo Dio è +l'amore: io temo quella degli uomini, perché in terra Dio è l'oro! + +--Ti dissi io: "Ugo, fuggiamo! I boscaiuoli già sono tutti al piano: +qui temo la bufera, la valanga, la morte" ti dissi? + +--Ed io devo supplicarti: fuggiamo! Oggi lo seppi, sì; fu scoperto che +noi siamo quassù: fu giurato il nostro martirio, lo scempio della tua +creaturina, il tuo vitupero, la mia prigionia! + +Bonello, forse domani, o solo col tradimento, o violentissimo con +cento armati, verrà su queste cime, a guadagnare la taglia! Io ho +udito il bando e la promessa in oggi stesso! Fuggiamo, Imilda! + +Imilda è già soggiogata, non si lamenta, non si dibatte, non si +stringe ad Ugo, non prega Dio, ma solo geme col sospiro più +profondo:--E la nostra poverina? + +Quel sospiro soffia in un grande inferno: perché Ugo +bestemmia:--Sempre un rimorso nella mia preghiera! + +Ma Imilda se lo stringe a sè. Quando il boscaiuolo era entrato nella +capanna era Silverio, ora il cavaliero era Ugo. Con Silverio Imilda +amava la pace, con Ugo adorava il passato, il presente, l'avvenire. + +--No, Ugo! Io ti seguii! Non ti seguii: ma ti volli, ti trascinai, ti +inebbriai! Oh com'era il tuo amore? Ch'io non ti abbia poi conosciuto +mai in tanti mesi? Che tu non sii forte come me? + +--Imilda! + +--Come sarà il tuo amore? + +--Sarà come adesso! Ardente, santo, santissimo, pronto a tutto! + + + + +CAPITOLO XI. + + +L'indomani mattina era tempo assai sinistro. Nelle valli di +Fenestrelle stagnava un morto nebbione: i torrenti scrosciavano colle +note basse della loro più tetra solitudine, direcciando dai picchi +squallidissimi, o tra le rupi invetrate di gelo rotando colla schiuma +cinericcia: pendevano secchi e scarmigliati dai ciglioni a squarci gli +arbusti selvatici: gli abeti davano le loro tinte fosche a +quell'immenso cimitero della natura: cadevano foglie e cortecce e rami +e poveri uccelli migranti che non vedevano più cielo: il cielo era una +caligine sola e le montagne, che v'immergevano le cime, mostravano le +loro ossature di macigni profilate di nevi, disegnandosi come bigi +carcami raccosciati o caduti. Era forse il dì de' morti.... La notte +prima era dirupata la valanga? dove? come? Chi l'ha detto? Alla luce +scialba di questa tristissima mattina si sono fugate le imaginose +poesie del giullare della notte.... Dov'è Guidinga? Chi attende?... I +lividi pinnacoli del Monviso, del Meidassa, del Glaisa, del Genèvre, +del Chalierton, dell'Assietta, non conoscono donna alcuna! + +Qual freddo deserto! Eppure non è deserto per Ugo e per Imilda, che +lentamente aprono la porta della loro capanna: quello curvo sotto un +fascio di povere robe, con pochissimi cibi, colla sua scure pesante: +la donna rimbaccuccata in dieci pelli di agnello, non a proteggere +lei, ma la creaturina, che amorosissimamente si aveva al petto. + +Imilda trepidante guarda giù al sentiero per la valle, e, stringendosi +ad Ugo, mostra il viso affannato da una veglia tormentosa, come quella +che, cogli apparecchi non mai decisi, coi dubbi, coi rimpianti, +precedette il tristo giorno di un viaggio verso l'ignoto. Quale +veglia!--Ma è proprio vero che fuggiamo? Che mio padre è morto? Quante +cose con noi si dovrebbero portare! Quali? Ma il fardello sempre +cresce! Questa veste è necessaria? proprio? Se il freddo, se la +bimba.... Eravamo tanto tranquilli! Non si può pensare! Che succederà? +Abbiamo preso tutto. Tutto? Quell'oggetto qualunque è lì nella +casetta: non c'è fatica a staccarlo, aumenta di poco il peso al +fardello, lo porterò io, e potrebbe divenirci il più necessario: lo +portiamo sì o no? Lo abbiamo lasciato! Torniamo: si va: si ritorna.... +Quell'oggetto è forse inutile. Se si potesse avere una culla! Dove +andremo, o Dio? Che abbiamo fatto?... Quale figlia fui rispetto a mio +padre?... Uno spavento grandissimo stringe sempre d'attorno la +casetta: i nemici, i pugnali, il tradimento! O Dio Signore! Passerà la +notte. Ma che non passi! Qui l'ore un giorno erano felici: di qui +dobbiamo esulare! Non passi e sia l'ultima in pace!--Fra l'angoscia, i +dolori dell'amore e l'amore dei dolori, è passata! E _bisogna_ +fuggire. Imilda ha la mano tremante sulla porta, la tocca, e, come se +quella fosse di legno benedetto, la bacia, si fa segno di croce: esce, +e guarda giù. Sospira quasi liberata da un gran dubbio, il peggiore, +dicendo:--Bonello non viene! + +Ugo tace. Ugo stette per tutta la notte senza pronunciare una parola. + +La capanna aveva al suo lato posteriore l'orticello e una stalletta +con un finestrino a terra. Ugo e Imilda, uscendo per la porta +dinnanzi, senza nulla più vedere, incominciarono a salire il monte.... +Si udì un belato.... La capra della massaia sporgeva dal finestrino +sull'erba il muso gemmato di brina, cogli occhioni sbarrati, col +campanaccio che suonava con grave lamento: levò la testa.... Addio! + +I fuggitivi sentirono quel belato: ma nessuno ebbe tanta forza da +aprir bocca.... Addio, santa e tranquilla casetta dell'amore! Da te +ancora esce una voce per noi! E noi ritorneremo?... O travi, cui +recise e inchiodò la mano del boscaiuolo nelle lucenti mattine di +primavera, o travi, quanti ricordi ci sorridono nell'anima!... Due +anni prima, dopo il tormentoso esulare di giorni e di notti, dopo la +benedizione del romito di Malandaggio, dopo mille paure e troppe +gioie, al primo giungere su quelle cime sicure, Imilda era caduta +affannosissimamente nelle braccia di Ugo, aveva avuto da lui tanti +baci, quant'erano stelle nel cielo, a salutarli felici, ed aveva +incominciato a susurrare:--Ti ricordi com'erano fiacche le corde del +mio liuto?... Sai, non sento più suoni, nè più vedo.... Eppure la mia +mamma Adelasia anche lei mi diceva di volermi bene!... Ugo, che cosa +sono le stelle? Fuochi o anime che si adorano? Bisogna proprio morire +per diventar stelle? Quei fuochi palpitano, quell'anime baciano, ma +non hanno braccia per stringere forte forte.... Stringi!... L'edera e +la quercia sono cose di questa terra, e come sono felici!... Ugo, che +cosa dirà la Madonna santissima? Ma io l'ho sempre pregata: e, +pregandola, non sapevo che lei, una notte, la dovesse arrossire!... La +Madonna è su, su, su, lontana! Tu sei qui! Stelle, Madonne, baci, +fiori, sorrisi.... tutto io sogno. Tu non sei un sogno?... Un giorno +ti sognai bello, arcangelo mio, e coll'ali fiammanti e colla lancia +del trionfo.... Ora ti sento mio: e ti strapperei l'ali, per paura che +tu mi fuggissi! Ed ora sei vinto!... Ieri, l'altrieri, mi pareva di +morire nell'imaginarmi le gioie del tuo amore, ora vivo di vita +addoppiata!... Tu mi credi moribonda perchè ho il seno discinto e +ansante?... Voglio dirti...! Ricominciamo... il pellegrinaggio dove +vuoi, per giungere ancora qui, alla prima notte di nozze, per non +veder più stelle, nè cielo, nè sante protezioni, per cadere ancora +qui, e dirti ancora che sei mio!... Ricominciamo il pellegrinaggio.... +Su, su.... Eppure! mi alzo, dò un passo, non ho più forza e +ripiombo!--Aveva finito a susurrare così, e aveva dormito sotto un +padiglione di frasche, avvinta alla persona del suo cavaliero, +odorando l'effluvio dell'erbe aromatiche su cui posavano l'api: la +luna l'aveva vestita come d'una coltre di serico bianco, e, fra i +mille bisbigli del vastissimo silenzio, lì vicino il gemitìo d'un +ruscelletto le preparava nella schiuma iridescente le fuggitive perle +alle sue nozze. S'era svegliata, più stanca, soffogandosi gli occhi +leziosamente e domandando:--Dove sono?--per sentirsi rispondere:--Sei +ancora sul mio petto!--E sul petto di Ugo ella, che nel castello +d'Ildebrandino aveva vissuto dei giorni solitari e freddi come una +monaca, ella ad ora diveniva poetessa gentile, ad ora fremente, come +una sibilla, insaziata di baci e audace nelle profezie, ad ora +bambina, ingenua, tranquillissima, secondo i sonni della notte. Quando +Ugo, felice e infelice, le aveva detto:--O Imilda, qui su queste rupi +è morto tutto il mondo per noi! Qui siamo soli, e possiamo esser soli +per un secolo! Io scenderò giù giù coi boscaiuoli al lavoro....--No, +no!--ella aveva supplicato:--Rimani sempre con me!--poi aveva sorriso +sprezzantemente al cofanetto dei gioielli, soggiungendo:--Sì, tu +lavorerai e avremo il pane de' montanari, e lavorerò anch'io.--Ti +grava la solitudine? Monti e monti, e cielo e silenzi e voli d'aquile +superbe: intorno a te è il deserto.--Il deserto? Ugo, facciamo un +mondo, siamo creatori: monti e monti, e cielo e silenzi e Dio sparso +dappertutto: tra questo mistero facciamoci una casetta; vuoi nominarla +castello, romitorio, reggia, monistero, o mondo? Sia come vuoi: da +questi picchi noi pregheremo e regneremo.... Che? Ameremo! ecco la +idea della divinità.--Imilda aveva scelto il luogo per la casetta, con +grande importanza ciarlando della maggiore o minore probabilità dei +venti molesti, prevedendo l'inverno col caldo dell'amore (ma non +l'inverno vero!), occupandosi della comunicazione col ruscello, con un +prato fiorito per la preghiera del mattino, e col sentiero che +conducesse giù alla prima vallicella, e giù ancora e giù e giù a +qualche lontana capanna d'anima viva: e pel luogo aveva tratto placido +augurio da un sogno che aveva fatto.... Era sposa da tre o quattro +giorni e già amava le cose piccine, i fiorelli, le erbucce, simulava +la vocina capricciosa e la pronuncia ingenua, temeva le api; poi +riposava molto, cantava un'antica canzone, tutt'altro che +cavalleresca, lenta, sempre a ritornello, affrettava sempre più +l'opera della casetta, senza più chiamarla colle voci poetiche ma +volendola sicura e bella e pulita, desiderava una capretta da mungere, +con tanto latte e tanto pelo, pregava a notte, arrossiva dinnanzi a +Ugo. Spesso, quand'egli lavorava a tagliare, ad inchiodare, a +connettere, ella sedeva silenziosa, e finiva con un rimorso +castissimo:--Mi spiace ch'io non possa aiutarti!--e temeva +l'inverno.... Con scrupolo delicato si toglieva di collo la medaglia +della madre, dicendo:--Tu assisterai al battesimo.... Ma che? l'acqua +che ne manda Iddio nei ruscelli è tutta benedetta!--In quei primi mesi +dell'idillio il cielo era azzurro con cento azzurri, splendido, +diafano, e colla vita del suo sole, colla poesia della luna e delle +stelle, pioveva smeraldi alle selve, porpore alle rupi d'occidente, +diamanti all'acque, paci alle vallee, e amore a tutta la natura: tutto +bisbigliava, tutto si incoloriva, tutto scaldava, tutto fremeva.... +Ugo calava giù alle capanne dei boscaiuoli a lavorare, a guadagnarsi +le provvisioni, mostrava la crocetta che gli aveva dato il romito di +Malandaggio, si spacciava come uno che fosse tornato a' propri monti +dopo avere lavorato in Francia, senza parenti, solo, solissimo: giù +l'aria gli pareva più greve: i pochi aspetti degli uomini lo +conturbavano: quando risaliva alla sua donna non si volgeva più a +fissare la direzione delle sue terre, del suo castello, de' suoi +nemici. Dopo tanta passione, la pace sola aveva padroneggiata l'anima +sua desiosissima! Ugo si ricordava d'avere visto nascere il sole da +un'alta vetta, quando si sentiva rozzo, villano, cattivo, crudele, +fortissimo, libero: ma Ugo non rammentava più quello che aveva +operato.--Ho fatto il mio dovere, ed ecco la mia pace!--si diceva, non +cercando l'eccelse cime per indovinare coll'anima cupida di mistero, +per indovinare affannosamente il vasto sogno de' suoi deliri, +l'infinito! Egli, nato da un Oldrado che era precipitato nel nulla e +sempre aveva taciuto all'evocazione del figliuolo spronato, e da una +Guidinga che, colla potenza dei mali spiriti, aveva centuplicato +l'anima perversa dopo morte, una _madonna perduta_ che aveva +ascoltato, ascoltava, e doveva ascoltare fino al dì dell'universale +giudizio le supplicazioni dei montanari:--Non rotolate la +valanga!--Ascoltava, ma non esaudiva. E doveva essere castigata, dopo +quel giorno ultimo dell'uman genere, nei secoli dei secoli dei secoli! +Che cos'è la morte? Come si posa? Come si rivive? Oldrado aveva +finito? Perché Guidinga sghignazzava sempre? Cos'è l'anima? il +mistero? la condanna in vita e nell'avello? l'occulto delitto che si +sconta? Ma pure vi sono i gaudenti, i tripudianti, gli epuloni?--Ugo +non sapeva leggere, e poi allora c'erano pochi libri che sapessero +persuadere alle belle cose. Ugo parlava male, pensava male, senza +legame, senza logica, e soffriva peggio; di questo si accorgeva. Aveva +patito e patito! Che importava a lui dei grammatici e dei logici +paffuti? Ugo aveva avuto poca vita per la sua anima procellosa: eppure +era già stanco: amava ed odiava!--In questa prima parte del nostro +racconto il carattere d'Ugo l'abbiamo tracciato sconnesso, a sbalzi, +tristamente indecifrato, come i foglietti dell'archivio di Saluzzo +volevano, riferendo quelli unicamente le date e poche parole di quegli +avvenimenti descritti da noi: la colpa non fu nostra: l'analisi ci +avrebbe ghiacciato la penna fra le mani: né il romito di Malandaggio +fu più felice di noi: confessiamo che, seguendolo passo passo e +colorendo il nostro Ugo sul suo, dovemmo gettare il calamaio e la +carta. Nella seconda parte del nostro racconto, dopo di averci ben +pensato, speriamo di accontentare quei pochi che a ragione ci +domandano:--Chi è questo Ugo?--Ugo non cercava più l'eccelse cime per +indovinare il mare, ma si chinava dimesso alla sua donna per sentirsi +replicare:--Ho bisogno.... Abbiamo bisogno di poco: tanto così! +Guarda: una casettina!--e Imilda diceva cose che uscivano da una +bocca, si ascoltavano da un orecchio, e domandava altre cose che si +misuravano colle mani, si toccavano, si mangiavano.... La vita +reale!--Nell'infinito sognato nelle notti temporalesche dell'anima, o +Dio o il mare o il mistero, c'è lo squallore del silenzio e sempre nel +povero cuore l'insoddisfatto bisogno dell'ali: ma invece, sotto +quattro travi lontane da tutti, se c'è Imilda che dica:--Ti amo!--c'è +nell'uomo, che anche creda Imilda immortale, il dovere sacrosanto di +domandarle:--Siamo soli. Hai fame? hai sete? Dimmi che vuoi! Il mio +amore starà nel risparmiarti, più che mi sarà dato, i sacrifici. Tu +devi vivere! Ti darò da mangiare, da bere, da difenderti dal freddo; +io sarò il tuo servo.--Alla poetica baldanza, solitaria, indagatrice, +spossatrice, per la vita del pensiero, succede per la vita del cuore, +per cagione della donna, una catena di obblighi concreti, santi, +prosaici e poetici, legata alla terra: una catena che avvince due +amanti di carne ed ossa, ma pure amantissimi. Vedendo _lei_ che morde +un frutto procuratole da noi, noi esultiamo di pienissima gioia. +Dio-mistero ha troppo inghiottito l'anima nostra: troppo la disperse +il mare: noi non siamo più noi.... Ma Imilda _voleva_ una casetta. E +fu fatta.... O travi, sì ripeto, o travi cui recise e inchiodò la mano +del boscaiuolo nelle lucenti mattine di primavera! O finestretta, che +parevi fatta apposta per la castellanina nascitura! Panca di bianco +abete, su cui gli sposi sedendo, ai loro desideri avevano per +calendario i fiori del pratello e per gnomone i fusti eretti dei pini! +Addio! O porta, che sì ti chiudevi gelosamente anche in certe ore di +giorno, e contro cui veniva importunissima a battere la testa la +capretta: o porta, che eri aperta da una manina fattasi tremante! +Addio!... E tu, scure, che spaccavi i tronchi, che carezzasti le +assicelle a connettere la culla, che là alla parete di legno baciavi +l'ulivo della pace! Voi, pietre del focolare, su cui posava a +tradimento quel piedino, liscio come cigno! Voi, misteri divinissimi +di gaudi, di tripudi, d'amore, di baldanze, di sfinimenti! Addio!... +Imilda _voleva_ una creaturina, a cui rendere placidissimi i baci, +ch'ella, roventi, riceveva da Ugo. Imilda fu beata: sentì il dolce +peso, i cari sussulti, la vita addoppiata da una vita arcana, il +rigoglio del seno, i santi dolori e il premio di gioie: Imilda fu +superba.... O capretta, capretta pezzata di bianco e di nero, che al +vagito della bimba rispondesti col belato tremulo e insistente! Addio! + +I fuggitivi mossero pochi passi e si rivolsero.... O bambinella, +là dentro alla capanna tu saresti cresciuta la figlia di Maria la +montanara e di Silverio il boscaiuolo. Ugo e Imilda avevano presi +questi nomi. Senti, bella innocente, sì, saresti cresciuta e il +massimo tesoro sarebbe stato l'oro de' tuoi capegli, baciati da +mamma e da babbo. Senti, bellissima ritrosa: un dì, col grembiale +della festa, col viso sorridente di tutti i giorni, tu saresti +andata giù alla chiesuola della valle. Oh qual pace!... Ti colori +in volto? Dillo alla mamma che non lo vedi quel giovinetto che +cantava, cantava nei boschi, e non canta più!... Ma sì! sì, n'è +vero che canterete insieme? La ninnananna accanto ad una +culla.... Chi è nato? Se è un maschietto mettetegli in nome +Silverio: s'è una piccina, Maria.... E con voi la famiglia dei +boscaiuoli si continua nella casetta che fece il nonno di sue +mani, davanti al focolare che segnò la nonna colla croce... Il +nonno? la nonna? Non ci son più. Dio li abbia in pace. Sì, ma è +un pezzo che son morti.... I nonni diventano bisnonni, e i +bisnonni gli arcavoli, e.... Passarono gli anni, gli anni, gli +anni, eh! Non passò l'acqua del torrente? Non le nevi sulle cime? +Passarono le gioie e i dolori.... E poi?... Noi poveri morti +preghiamo Dio che ci lasci tornare un minuto ai nostri cari: e +torniamo alla capanna, che ci pare quella sì e no, e domandiamo +alla gente che c'è:--Chi siete?--Boscaiuoli.--Lui come si +chiama?--Enzo si chiama.--Lei?--Agnese.--Non si chiamano Silverio +e Maria?--No.--....Oh come? Anche il nome si è perduto! E noi +vogliamo raccontare di noi, e incominciamo a raccontare, ma siamo +interrotti: così:--O buona gente, voi non sapete l'istoria? C'era +una volta in questa casetta....--Le si è rifatto ancora il +tetto l'anno scorso.--C'era una massaia che aveva in nome +Maria....--L'uscio vecchio schiodato dall'uragano s'è messo nuovo +con tavole robuste.--E un boscaiuolo c'era chiamato mastro +Silverio, e una piccina. E dovete sapere che lui.... Vi dico +l'istoria di un conte, di un capitano, di un famoso che ha patito +tanto e....--Quanti anni sono passati? Che ci importa?... O buoni +vecchietti che veniste su a cantare le vecchie storie, volete le +limosine? Chi siete? + +Quanti anni sono passati? È venuto l'oblìo!... Io non so quanti anni, +ma sono passati in pace, in pace, in pace!... O bimba, saluta la +nostra casetta! Noi fuggiamo! Addio!,.. Addio!... + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +I fuggitivi si rivolsero ancora. Valicato un torrente profondo e +rabbiosissimo su un ponticello di legno, che Ugo aveva gittato un +giorno dall'una all'altra dell'aspre rive, un unico troncone +barcollante, Ugo e Imilda s'allontanavano più che potevano lentamente, +tenendo alle alture di sinistra, inverso Francia! Oh la capanna +presentava il lato più bruno, su cui s'appoggiava la stalletta di +strame bigio e l'abbeveratoio muscoso: dinnanzi a quello, ed era il +più caro perché aveva un balconcino di quattr'assi a buchi tondi, +fatto apposta e apposta ornato di un prunello selvatico per la +massaìna, c'era l'orto ricinto da tanti scheggioni ammucchiati.... +Dalla stalletta chiusa, per la finestruccia, come prima, la capra +sporgeva la testa.... S'udì ancora un belato.... + +Imilda, che seguiva Ugo alla lontana, colla testa chinata, +stringendo la bambina, non resse più allo schianto del cuore, si +arrestò, volse indietro la faccia, e chiamando:--Ugo! +Ugo!--lamentò due volte:--Quella povera bestiuola pare la ci +saluti!... Perché non l'abbiamo condotta con noi? Ella forse +cerca la padroncina.... + +Ugo per tre passi finse di non intendere: quando udì il sospiro dì +Imilda e un nuovo belato gemebondo, dovette fermarsi: e disse:--Quando +troverà la casa vuota! + +Incominciò Imilda con un dolce rimprovero, ma pure felicissima +di sgroppare a lui colla parola il muto dolore di quei +momenti:--Volgiamoci indietro!... Ugo, io credevo che tu la +conducessi con noi, e perciò stamane non me ne ho preso +pensiero... ma.... + +--Non la volle venire--rispose Ugo forse per iscusa. + +--Perchè? Se è così obbediente! Se è la nostra amica da due anni! Con +me, Ugo, la verrà: le mostrerò un poco di fieno nelle mie mani. + +--Tu vuoi che noi torniamo ancora là? Oh, Imilda, risparmiaci il +dolore! + +Pensò Imilda un poco, e poi timidamente:--Ebbene ci andrò sola: tu +attendimi qui. + +--Lasciala! + +--Poverina! + +--Sul cammino ci sarà d'impaccio; di qua, di là sbandandosi.... Dove +trovare un filo d'erba? + +--Ella ci sarà sempre accosto, e poi....--Imilda si scosse vivamente a +un tratto, giungendo le mani sopra la sua creaturina:--Sì, Ugo, questo +pensiero me lo manda la provvidenza! Senti: per due, per tre giorni... +forse più... io non so dove e come andremo... e tu non m'hai +detto....--e la gentilissima s'affisava in Ugo, collo sguardo quasi +dicendogli:--Perchè hai taciuto tutta la notte? Che amore il tuo nei +tristi momenti? + +--Dove andremo? Imilda!--Ugo si compresse fieramente il cuore, come se +in esso sentisse il serpe di un rimorso. Non sapeva quale passo; quale +cima, quale direzione scegliere: dappertutto squallore, ostacoli, +morte! E bisognava fuggire! Un pensiero gli era venuto: scendere +diritto alle sue valli, al suo castello per pietà d'Imilda, e.... + +--La nostra piccina potrebbe domandarci.... Le nostre provvisioni +nella capanna erano già troppo scarse: ora che abbiamo con noi?... +Ugo, se il mio seno si inaridisse?--e Imilda straziata nell'anima sua, +ma coll'aria rassegnata sul volto, e quasi umile da chiedere +perdono:--Ugo, forse per lo spavento di questa notte...? Oh no, il +Signore è buono!--e, già fidente, si scoperse il seno: se diede un +brivido, fu brivido d'amore: perché la baciò la bimba, le sorrise con +invito soave di madre e se la strinse: la bimba aprì gli occhi, sembrò +spaurata di non trovarsi nella sua culla, ma in quella grigia +solitudine, agitò le manine, posò la testina, tentò suggere le +mammelle, e vagì.--Sono già inaridite!--pianse Imilda, volgendosi a +Ugo, alla bimba, a Dio. Poi, già fidentissima, ricorse al primo +pensiero:--Ugo, questa è ispirazione della provvidenza! Conduciamo con +noi la capra: almeno la nostra creaturina avrà del latte, non morrà di +fame. + +All'atroce dubbio s'era mescolato un raggio di speranza. Almeno per un +giorno, o due, la bimba non morrà di fame! E poi? + +Imilda incalzava:--Tu, Ugo, deponi il fardello. La capra sarà la sua +vita. + +--Sì--disse Ugo: e il suo volto a un tratto s'illuminò d'immenso +affetto.--Andrò alla capanna. Voglio quella povera bestiuola. + +E Imilda con dolce violenza:--No! Con te non la volle venire e non +verrà. E poi tu vedresti ancora quelle pareti!--e, sorridendo, con +tutta l'aureola santa di una mamma:--Io voglio ancora baciare quella +culla. Sì, Ugo: tu non sai. Staccando la creaturina dal mio seno, ho +fatto un voto. Per questo Dio ci vede e tu devi sperare. + +--Un voto? + +--Credi tu in me? Ho pregato il cielo, e noi ritroveremo un tetto, una +culla, del pane, e i nostri giorni felici! + +--Imilda! E il tuo voto? + +--Devo pregare in luogo santo. Ebbene? Nella capanna abbiamo +abbandonato un altare di gioie e di memorie.... Ugo, lasciami tornare +là.... + +--Se hai speranza! + +--Speranza e fede. Deponi il fardello, pigliati la bimba, ma non farle +prender freddo, ve'--e la mamma si spogliò delle pelli con studio +d'amore soave, e fra esse avvolse la bimba, e gaiamente +scherzando:--Sta qui. La mamma? Sai, è andata a prenderti la nutrice. +Tu sei figlia di gran signori e i signori sono allevati da petti +venduti. Noi ti diamo una nutrice da imperatori e da regine.... Fammi +un bacio, inviziatella, un altro, un altro, un altro. T'ho scaldata a +baci? + +Ugo da tanto amore si lasciò soggiogare: disse di sì, depose il +fardello e la scure: si trovò la bimba sul petto. Quell'alito +innocente, tranquillo, purissimo, come l'olezzo dei fiori, parve gli +penetrasse al cuore, refrigerando la piaga che v'aveva, più e più +squarciata dall'immensa passione: la mente sua che prima in un caos +tumultuante rifletteva, per così dire, quel cielo uggioso, quella +natura squallida, senza avere un pensiero distinto, tutta +presentimenti e tristezze, la mente accolse una idea di pace. Imilda +l'aveva guardato negli occhi, e nelle pupille della donna c'era più +che lo sguardo della madre e della moglie. Ugo fremette +dolcissimamente, e, quasi meravigliato di sè, vezzeggiò la bimba, con +garbi fanciulleschi, come nei giorni felici, e sorridendo spiò Imilda +che si allontanava.... Quante memorie, sì, ma quante speranze rinate! +Quando l'uomo, anche perseguitato dal più perverso destino, ha con sè +i suoi tesori, una donna, una creaturina, che gli hanno ridato una +pace e una fede gentile! Sì, quali e quante speranze! Ugo in quello +sterminato deserto si sentì a un tratto contento.... + +--Bada al ponte!--Ugo gridò dietro a Imilda. Imilda era al ponte: la +si volse, come dicendo:--Sta tranquillo!--si fece il segno della +croce, passò al di sopra delle acque fragorose, e lesta lesta fu alla +capanna. Quanto avrà pianto e sorriso! Quanto avrà pregato per Ugo, +per la figlia, per lei! E, solissima, finalmente avrà supplicato--O +padre! o padre, mi perdona!... Padre, ero nata da te, ma ero nata per +l'amore!... Non mi guardi più? + +Ugo, non trovandosi per un momento Imilda al fianco, provò d'amarla +doppiamente.--O mia donna!--proruppe:--La mia grande sventura è la mia +ventura! Sì, se gli uomini mi condannarono alla fuga, alla solitudine, +all'esiglio, la mia stella mi concesse la ferma, la piena, l'unica +vita dell'affetto! Come ho amato! Come amo! Laggiù in mezzo agli +uomini, all'armi, alla potenza, avrei provato tutto lo squallore del +deserto! Trista era l'anima mia più che l'avello dei morti! Volevo +vivere e morivo, volevo morire e vivevo! L'odio e l'amore!... In poco +tempo s'era squassata l'anima mia.... Quassù ho dimenticato i miei +nemici, i miei più fieri, Oldrado e Guidinga, il mio fìerissimo Ugo ho +dimenticato, e sono Silverio.... O mia donna! Che cos'è Dio? l'anima? +il bene? Io non so: so che tu sei il mio Dio, l'anima mia, il mio +bene! Tu il mio riposo!... Vieni, ch'io ti voglio: e con un +ardentissimo bacio voglio sul tuo cuore suggellare le care speranze +che ti allietano questi dirupi dell'esiglio!... Quando in me vedi il +boscaiuolo, eccomi pronto a sfidare la valanga, fosse pure per +coglierti un solo filo d'erba che ami: quando in me ricordi e +compiangi e susciti il cavaliere, eccomi, armato come vedesti, audace +senza l'elmo, insignito di sproni d'oro, tremendo figlio d'una +traditrice e di un tradito, non quale fui, meschino in confronto alla +tempesta che mi ruggeva in petto, ma quale avrei voluto essere, +eccomi.... come un paggio a' tuoi piedi.... e tu comanda! Tu non +comandi mai, Imilda! Tu desideri, tu guardi, tu baci.... Tu mi hai +donato una bimba.... O fanciullina mia, non sai come si chiami tuo +babbo? Silverio? Ugo? Si chiama felice: e ti basti. E qual vita ebbe? +Nessuno mai te lo racconterà, perché andremo in terra straniera: noi +taceremo gli strazi di un dì, perchè non turbino le famigliari gioie +della nostra povertà!... C'è Bonello? c'è Oberto? c'è Adalberto +laggiù? Io, fuggendoli, li oblìo!... O fanciullina, che so del mio +ieri, del nostro domani? So che ti amo, ti bacio, e ti supplico:--Tu +chiuderai gli occhi a tuo padre!--O mia donna! o mia bimba!... È +triste momento questo, ma io non so perché provo nell'anima unicamente +l'amore! Perché? Imilda ha fatto un voto. E per quello sento d'amarvi +_sette volte sette_, come porta la mia scomunica! Ed ecco il mio +premio! + +Imilda dall'orticello tornava colla capretta. Quali erano i suoi +pensieri? La capretta le era dinnanzi irrequieta di contentezza: lei +dietro tenendole fanciullescamente una funicella al collare e +canterellando, quasi per dire al suo Ugo:--Ho veduto quelle pareti: +senti, ma non soffro! Sii contento, Mio Ugo, ti voglio tanto bene!--e +quasi ancora per dire alla bimba:--Odi la mia canzone? Ti voglio tutto +il mio amore!-- + +Imilda giungeva al torrente. Ugo guardò sorridendo.... Imilda e la +bestiuola erano a mezzo del ponte: Imilda si fece il segno dì croce: +la capretta in quel momento, ravvisando la bimba, per molta gioia +diede un lancio all'innanzi, saltando sul ciglione diruto. La donna fu +trascinata da quella con troppa furia su quel tronco stretto e +vacillante. Ugo vide due braccia agitarsi, rinculare la capra, poi +sollevarsi un turbinìo di schiuma.... E il ponte era deserto! + +In quell'attimo Ugo tese spaventosamente le mani, sforzo d'aiuto +inutile e pericolo per la bimba, la quale poco stette gli sfuggisse e +cadesse: poi s'avventò, rugghiando, al torrente.... La capra e la +donna erano scomparse per sempre! + +Giù, giù, al basso, là dove le acque sbalzate a piombo si +travolgevano, diguazzandosi nella spuma occhiuta, là i massi +rattenevano come un fascio sanguinoso. L'ingorgo avvenuto in quella +orrenda chiusura faceva rigurgitare le nuove acque cadenti, finché +queste ebbero forza di spazzare: allora quel fascio, trafitto, +affondato, aggirato fu spinto sull'orlo, straziato, poi di nuovo giù +di balza in balza, di scheggione in scheggione, ora per diritto, ora +per traverso.... Avrà avuto la mollissima quiete del galleggiare +addormentata solo alla valle, dove il torrente si spiana e bisbiglia +d'amore prima di mescersi all'ondoso Chiusone. Imilda! + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +L'immensa pietà fece sì che Ugo avesse l'immensa ferocia della belva. + +Perché la capra con lei? Perché non la bimba? Non era sua madre +quella? Ugo fu per travoltolarsi furiosamente nella forra +imprecando--Sia con suo padre!--ma in quel momento il dimonio dello +scherno costrinse le pupille del tormentato a guardare la santissima +casetta dell'amore.... + +--Che mi resta?--domandò Ugo con disperazione atroce. + +Ugo credeva d'avere in vita sua già sorriso e già sghignazzato! Ma +verissimamente allora per la prima volta sorrise e sghignazzò.... + +Sotto alle sue strette feroci la bimba vagì rabbiosamente. Erano due +mesi che Ugo e Imilda dalle labbra di lei aspettavano con ansia +d'amore quei primi suoni balbettati con cui s'invoca la mamma. In quel +momento, amorosissima tra i goccioloni di pianto che venivano giù per +le guance a pozzettine, la boccuccia farfogliò:--Mem.... mme.... + +Che minuto di paradiso per un padre! per uno sposo!--Bonello! Bonello! +vieni e uccidila sotto i miei occhi, e uccidi me!--supplicava il +cavaliero, più che pazzo, andando incontro a un invisibile supplizio, +e, più che indemoniato, retrocedendo, fuggendo, tentando divincolarsi +disperatamente e ruggendo contro i lividi dirupi e per le selve +desolate:--Imilda! Imilda!--e più supplicava:--Venite! O Bonello! o +Dio! o il dimenio!.. Datemi la mia donna!--e dieci volte lasciò la +bimba sugli scheggioni, e, come uno spettro, piombò di spaccatura in +spaccatura al torrente, ma invano, sdrucciolando sui fianchi gelati +dei massi e cadendo a precipizio: e di là dalle profondità sorde e +strepitanti, violastro, insanguinato, inzuppato, s'inerpicava con ogni +tormento a ricercare la bimba.... Non glie l'avevano rubata? Sì o +no?.. E perdendo le tracce della sua _via crucis_ nell'inestricabile +labirinto degli orridi ciglioni gemeva come una lupa trafitta lungi +dal covo, e s'aunghiava, s'inerpicava, s'inerpicava, e giù avventavasi +ancora.... + +Intorno c'era il deserto. Stette per più di un'ora avvinghiato a un +arbusto a spini, tormentando i piedi nel fondo scheggioso di un'acqua +ghiacciata, sporgendo il capo da una caverna nerissima su un abisso +senza misura e senza colore, e speculò giù la valle, le valli, +implorando da quell'ultimo lembo di cielo che vedeva all'orizzonte, e +diceva il cielo della sua patria, implorando il Dio tristissimo del +suo castello e la ferocia de' suoi nemici vivi.... Nessuno veniva, nè +Adalberto, nè Oberto, nè Baldo, nè i vili prezzolati! + +Tornò su alla bimba. Intorno c'era il deserto. In quel cielo +caliginoso sentiva il vuoto e non osava guardare: dalla immensa natura +gli si stringeva intorno formidabile il regno del silenzio e della +morte.... Nessuno veniva. Chi doveva accorgersi di lui? Chi poteva +ascoltarlo da una vetta eccelsa? Ugo impugnò la scure, e volle +simulare il fragore della bufera, spaccando i massi, a trarne +scintille di sotto il ghiaccio, a farne volare le scheggie agli abissi +e al cielo, spaccando, indiavolando, ululando, rotolandosi e +piangendo....--Ho squarciato l'uscio della cappella! Così sono entrato +in paradiso! Così mi spalancassi il baratro! + +Infine Ugo sghignazzò con un subito pensiero:--Ah! vedrò se i morti, +almanco i morti sono ancora in ispirito, e se hanno pietà, quanto +strazio essi ebbero dai vivi!--strinse la bimba, stette un pezzo +ancora aspettando dalla valle e dalle cime, poi d'improvviso scagliò +lungi la scure e il fardello, e s'inerpicò sulla montagna.... Per +dove? + +Ugo camminò, e camminò, e camminò.... + +Al morire del giorno egli vagolava in mezzo alle nevi crepitanti sotto +i suoi passi incalzati, senza più sentiero, insanguinato e fradicio le +mille volte, lui e la bimba: a tratto gittandosi carpone, a tratto +balzando sulle rocce.... Ove c'era una vallicella, la appariva +squarciata e striata da una grande ruina di macigni rotolati: le +boscaglie divelte, il terreno sommosso, trascinato, franato: non un +filo d'erba: qua e là enormi solchi, nuovi torrenti deviati, fra gli +scheggioni e le zolle ferrigne. Nell'aria rombava sempre come il +fragore d'un diluvio, la nebbia a strappi turbinava sui picchi, il +cielo sembrava quello che i dannati debbono vedere dallo inferno. +Calava la sera. Ugo giungeva ove quella valle castigata s'addentrava +in una piegatura rocciosa del monte. Vide quelle mostruose tracce di +distruzione, respirò quell'aria, odorò quelle brume, e ritto, +stupendo, supplicatore e sfidatore, prese la bambina sotto le ascelle, +alzò le braccia quanto potè, come chi faccia offerta a un grande +altare.... Era venuto a luogo di salvamento, oh sì! Intese +dov'era.--Udite!--quasi cantò, sinistramente, come l'araldo di una +sfida a quel deserto portentoso:--Udite, udite il giullare che si +chiamò Ugo conte di Lanciasalda!... Laggiù alla valle il torrente +mette nel Chiusone, oltre ancora il Chiusone nel Pelice, oltre ancora +il Pelice nel Po. Verrai al Po nativo, o Imilda! Oh non scendi cullata +tra le foglie di rose! Non attorci le bionde trecce ai fiori +tremolanti alla superficie delle acque, nè sveli le bellissime membra +addormite di voluttà, come una dolce suicida!--e ai vagiti della +bimba, aspro come una tromba di guerra:--Chi vedendoti, o Imilda, +dica: "Questa è sventura" ascolti una voce d'uragano, così: "L'odio +dell'uomo prepara ben altre vendette che quelle del destino!" Chi, +vedendoti, si faccia segno di croce, preghi per sè e per i suoi, non +per te...! Verrai al Po nativo, o Imilda! Un giorno anch'io scenderò +per quelle valli e il boscaiuolo Silverio sarà ridiventato Ugo il +cavaliero! Ugo il cavaliero!--e squassò la testa, e si chinò al +destino che gli sghignazzava dalle punte dell'Assietta. + +Tacque, poi, come aspettando una risposta, più alzò la bimba, +gridando:--O Guidinga, rotola la valanga per me! Come un giorno dallo +scalone hai rotolato il tuo corpo per te! + +E camminò ancora, ancora:--O Guidinga, guardate per cui vi chiamo! Una +bambina che stride! + +Ancora:--O _madonna perduta_, ho gli sproni d'oro! + +Al passo dell'Assietta, erto, lugubre di vastissimo silenzio, desolato +da un cielo implacabile, irto di spettrali pinete, Ugo aspettò la +morte. Neve, deserto, immobilità: tanto ascoltano i vivi, come i +trapassati. + +Ugo, gettatosi sul terreno, sdrucciolando sui ghiacci, senza più +pregare, si strinse furiosamente la bimba: strisciò: venne innanzi a +battere allo spiraglio di un gran masso spaccato e guardò giù per +quella balestriera.... Al di là vide l'altro versante del monte: giù +le capanne mostravano i tettucci di pietra allineati sul ciglio di un +torrentello: giù un paese, giù la valle con in fondo incertissimamente +due macchie di borgate sulla striscia fumosa di un fiume. Il paese era +Meana: e le borgate Susa e Bussoleno. + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Ugo stette senza più coscienza, percosso e rannicchiato contro il +macigno. Si svegliò e gemette: scosse la bimba: era morta? Ugo giacque +ancora, e sognò la ghiacciata requie dell'avello, sognò il regno +pallido dei morti, e vide come un grande cimitero coperto da un unico +lenzuolo funerario. Solo il cuore gli dava tormento: e si +diceva:--Ecco i vermi lo forano: i vermi? Questi che martellano così +sono avoltoi di rapina!--Sentiva un che di tepido sul volto; al petto +si stringeva qualcosa, e andava susurrando:--I morti almeno credono +all'angiolo della resurrezione! Ecco che coll'ala mi scalda la fronte! +Ma com'è penetrato nell'avello? Qui sono alla _curte_, con mio +padre.... Lui si sfa, ma è tutto freddo e orrendo.... Che cos'ho al +petto?... La mia fascia dell'armi?... Vorrei sapere che sarà scritto +su questa pietra.... Pietra? Ma io non giaccio sotto! io sono portato +dall'acque di un fiume che va alla valle, al mare. Chi mi scalda? Sono +quelle ciocche di capegli di donna che ho tanto baciate!...--Infine +provò un freddo solo: sparvero le visioni: e fu come sepolto.... + +Ugo si svegliò. Egli aveva ficcato la persona nella spaccatura della +rupe: nel togliersi di là, ancora guardò giù e alla prima luna, che +splendeva bugiarda di lontano, vide proprio Susa e Bussoleno.... + +Ma che? Santa Maria! lungo la Dora strisciavano sì e no nel vapore +denso e radente certi e certi fuochi.... Di sopra al suo capo il cielo +era sempre livido e brumoso e freddissimo. + +--Se là ci fosse guerra!--ringhiò Ugo, e si rizzò, scosse la bimba, +con grand'ansia e con grande tormento vide ch'ella era viva: allora +prese a discendere dal colle dell'Assietta verso quella valle. + +Cammina, e cammina.... Aveva fame. Se egli avesse avuto quello +sparviero stecchito presentato all'omaggio! Picchia a una capanna, è +deserta: a un'altra, è deserta: a un'altra, è deserta: tutte deserte. +Nemmanco la provvidenza ha pietà, perchè sul monte comincia la neve a +cadere a fiocca a fiocca, e s'addensa il nebbione: di lontano sparisce +la luna. + +Ugo si precipita giù, giù, giù.... + +Giunge a Meana. Là vi è una cappelletta dei poveri morti, un arcuccio +soffogato in un pattume con cinque o sei crani grotteschi. Ugo, per la +nessuna pietà che i morti ebbero per lui, insulta quegli avanzi, +imbrattandoli coll'istessa poltiglia che loro serve di guanciale: +raschia la terra e trova una mano ricisa di fresco. La mano ha le dita +volte al basso, verso Susa. + +--Accetto l'augurio!--dice Ugo, inconscio di ciò che lo aspetti, e si +leva: svoltando dietro la cappella con troppa furia poco sta che non +ischiacci la bambina: ed ecco trova raccosciati sulla roccia +consacrata un uomo e una donna. Sono vivi? sono morti? Che fanno?... +L'aria è buia. + +--Chi siete?-domanda Ugo. + +I due sobbalzano spaventati, lo guardano, poi sembrano rassicurarsi, +piangendo. + +--Chi siete? + +E l'uomo:--Fuggite, o cristiano, se avete lena! Fuggite! Non cercate +di nessuno! Noi abbiamo fallato il cammino.... e ci siamo rassegnati a +morire qui! + +--Come? Che vi accadde?--ridomanda Ugo, già fiutando l'odore del +combattimento. Ma con chi c'era guerra? perchè? Qual rumore era giunto +agli alti picchi del suo nascondiglio? + +E la donna:--Ah! voi siete di quelli scampati già da ieri e non +sapete! Ben faceste. O Signore!--e col massimo affanno, ripiombando e +facendosi segno di croce:--Oggi Alzor è alla Dora! + +--Alzor?--meraviglia spaventosamente Ugo. Ugo sapeva che da tempo il +padre gli aveva detto che quel Saracino era calato di Provenza per +ghermire la lontana, lontanissìma Genova: poi i casi di Ugo e il +rumore della guerra contro Adalberto avevano fatto tacere nelle valli +ogni altra novella d'armi. In due anni, da due o tre boscaiuoli, +romiti come lui che non varcavano le loro selve, Ugo aveva udito che +Casale era minacciata, e suonava un gran nome di dimonio, Alzor: ma +Casale era lontano, eh! Poi più nulla. Solamente il giorno prima, +quando aveva passato celeremente il Chiusone, spinto da un sogno +inquieto che aveva fatto, quando aveva chiesto:--C'è forse un signore +potente, il quale abbisogni di braccia per apparecchiare le travi alle +macchine di guerra?--aveva saputo che Adalberto s'armava. Aveva +sfuggito ogni casa, pure aveva chiesto, tormentosamente simulando, ad +alcuni valligiani le novelle della sua rocca e di quella di Imilda, +ma, ingozzandole amare, nulla più aveva potuto né chiedere troppo +attento, né ascoltare da quei disattenti. Solo per caso udì, sul +piazzaletto di una tavernaccia, un ribaldo bandire una nuova taglia di +sei in sei mesi sulla testa di Ugo, per comando di Oberto, promettendo +i tre mucchietti d'oro di prammatica. La gente quasi rideva. Ugo? +Andatelo a prendere! Dove sarà? Solo il banditore aveva +detto:--Bonello ci penserà: sa tutto: domani Bonello giura che +guadagna la taglia. Ai monti!--e tant'altre cose.--Ugo era fuggito, +aveva rivalicato il Chiusone, s'arrampicava alla capanna. Adalberto +s'armava ancora? Contro chi? Certo contro i vassalli ancora. Ugo nulla +sapeva: quindi quasi domandò a se stesso:--Alzor? il saraceno? Come? +Egli già qui? + +E l'uomo alla cappelletta:--Mi difesi! Ho sette ferite! All'ultimo +m'ebbi mozza la mano. Venni qui a seppellirla in luogo consacrato. +Laggiù in oggi ogni misfatto è permesso: è divenuta terra di saracini +la nostra. Perché siete fuggito voi, ieri, al momento del supremo +pericolo? + +E la donna:--Fuggite nella valle del Chiusone! Fuggite, se avete un +bambino, e se quello è ancora vivo tra le vostre braccia. Io fui +madre! + +Ugo ridomanda:--Ma come? + +E l'uomo:--Che giorno d'estrema ruina! Ma il sire di Saluzzo e quello +di Susa resisteranno ancora! Io sarò con essi! Donna, lasciami! Io +voglio essere con essi! + +E la donna:--O Signore, perchè non mi avete uccisa insieme al mio +bambino? + +Ugo, ancora chiedendo:--Ma come?--e non avendo risposta da quegli +impazzati dal dolore, che continuavano a crederlo un fuggitivo, Ugo +muove il passo innanzi, dicendo:--V'è battaglia dunque? + +E l'uomo:--Alzor ci piombò con un lancio da liopardo! O Signore nostro +Jesù, per la fede sacratissima del tuo vangelo, ti supplico, ti +supplichiamo! Ora ti veggo, o montanaro. Sei pronto tu? Ma non hai la +scure neanche tu? Su, istessamente: adopreremo scheggioni di rupi! Su! +su, su, tutti alla riscossa, da Susa con messer Oberto capitano e con +Adalberto!--e l'uomo si alzò, barcollando. + +--Oberto? Adalberto? Ancora sono vivi? Non li straziò oggi il +saracino?--imprecò terribilmente Ugo. + +--La Iddio mercè, tanta sventura non è ancora avvenuta!--lamentò +l'uomo, e fraintendendolo, s'accese nel furore di Ugo:--Da Susa a +Saluzzo cogli altri migliori duci, Taizzone, Agobardo, Fulberto, +insomma da Susa a Saluzzo si vuol resistere, per la gloria di Maria +santissima! Su, su, su! Una spada!... Se non avessi mozza la destra! +Se non avessi la donna che mi trascina alla viltà! + +E la donna:--Non eravamo rassegnati a morire qui? + +--E Oberto, Adalberto?--ridomanda Ugo potentemente. + +E l'uomo:--Sapranno resistere! Oh se sapranno!...--e dopo una tremenda +pausa:--Se pure un traditore non schiude al saracino i passi delle +valli, girando dietro l'alpi e abbattendo ad una ad una le castella +vassalle a quei valorosi! + +--Ah!--geme Ugo con suono ineffabile. + +L'uomo si caccia a piangere, lasciandosi andar giù sul terreno fino ad +insozzarsi di mota la fronte. + +Ugo fatale invidia quella posizione di massimo avvilimento, ma i suoi +muscoli s'inturgidano, la persona si leva audace: egli è invaso da un +tremito spaventoso e inciocca i denti pel ribrezzo della febbre. + +Succede un momento di terribile ansia. + +Poi Ugo, guardando giù, oltre la valle, quei fuochi di guerra, +interroga cupamente:--Messere, o barone o boscaiuolo, che cercate voi? + +--Io la vendetta!--esulta l'uomo e rizza la testa. + +--E la vorreste? + +--A qualunque costo!--ma l'uomo ricade agonizzando. Ed Ugo con spasimo +satanico di gioia:--Sono straziato io più di voi! Io voglio la +vendetta, a qualunque costo! Diceste che laggiù in oggi è terra di +pagani ed ogni misfatto è permesso? Vi auguro di morire! Morite, qui, +subito! Non ascolterete l'atrocissimo delitto! + +Ugo precipita dalla montagna, e alla bambina famelica dà a suggere le +proprie labbra lorde di sangue e di bava.... + + + + +CAPITOLO XII. + + +Alzor, nato dalla stirpe di Maometto, fremebondo di sterminata +ambizione di conquista, audace per giovanissima anima e crudele e +insaziato, era uscito profeticamente da' suoi deserti di sabbia e di +sole, aveva predato l'Egitto, la Numidia, il regno de' Mauri, e, +tragittato il mare, co' suoi tigri di soldati aveva rotti i Goti e i +confratelli Arabi di Spagna. Dalla Spagna era piombato in Provenza, di +Provenza, per sommo castigo di Dio, in Italia. Qui giurò nel nome di +Maometto di piantare il suo seggio fatale. + +Il luogo di Frassineto serba incerte e guerresche tradizioni intorno a +queste orde di miscredenti. Negli _Annali d'Italia_ il Muratori cita +all'anno DCCCXXXIII Frodoardo cronista (in Ch. T. II Rer. Franc. +Du-Chesne): i Saraceni abitanti in Frassineto _meatus Alpium occupant, +atque vicina quaeque depraedantur_. All'anno DCCCCXL Frodoardo ancora +dice che "una gran brigata d'Inglesi e Franzesi, incamminata per +devozione a Roma, fu costretta a tornarsene indietro, _occisis corum +nonnullis a Saracenis. Nec potuti Alpes transire propter Saracenos, +qui Vicum Monasterii Sancti Mauritii occupaverunt_. Se qui è indicato +il Monastero Agaunense di S. Maurizio ne' Vallesi, avevano dilatato +ben lungi quegli Infedeli assassini di strada il loro potere". Segue +ancora il Muratori, all'anno DCCCCXLI: "Circa questi tempi più che mai +infierivano i Saraceni abitanti in Frassineto ai confini dell'Italia e +della Provenza (Liut., lib. 5, n. 4). Studiava il Re Ugo la maniera di +snidare quei crudeli masnadieri, e conoscendo di mancargli le forze +per mare, giacchè in quei tempi gli Imperatori e Re d'Italia poco +attendevano ad avere armate navali, prese la risoluzione d'inviare +ambasciatori a Costantino e Romano Imperadori de' Greci, per pregarli +di volere a lui somministrare una competente flotta di navi con fuoco +greco, acciocché mentr'egli per terra andasse ad assalir quei barbari +ne' loro siti alpestri, esse incendiassero i legni dei mori, ed +impedissero, che non venisse loro soccorso dalla Spagna." E Frodoardo +ancora, all'anno DCCCCXLII: _Idem vero Rex Hugo Saracenos de Fraxinedo +eorum munitione desperdere conabatur_. Osserva il Muratori: "Pertanto +dovrebbe appartenere all'anno presente ciò che scrive Liutprando (lib. +50, n. 5). Cioè che avendo Romano Imperadore inviato uno stuolo di +navi a requisizione del Re Ugo, questi le incamminò per mare a +Frassineto. L'arrivo d'esse colà, e il dare alle fiamme tutte le +barche dei Saraceni che quivi si trovarono, fu quasi un punto stesso. +Ugo nel medesimo tempo arrivò per terra a Frassineto colla sua armata. +Pertanto non si fidando i Barbari di quella lor fortezza, +l'abbandonarono e tutti si ridussero sul Monte Moro, dove il Re li +assediò. Avrebbe potuto prenderli vivi, o trucidarli tutti: ma per un +esecrabil tiro di politica se ne astenne. Tremava egli di paura, che +Berengario, già marchese d'Ivrea, fuggito in Germania, non +sopravenisse in Italia con qualche ammasso di Tedeschi e Franzesi. +Però licenziata la flotta dei Greci, capitolò con gli assediati +Saraceni di metterli nelle montagne che dividono l'Italia dalla +Suevia, acciocchè gli servissero di antemurale, caso mai che +Berengario tentasse di calare con gente armata in Italia. Non è a noi +facile l'indicare il sito, dove a costoro fu assegnata l'abitazione. +Solamente sappiamo, che a moltissimi cristiani, i quali incautamente +vollero passare per quelle parti, tolta fu la vita da quei malandrini: +iì che accrebbe l'odio e la mormorazione degli Italiani contro di +questo Re Ugo, il quale lasciò la vita a tanti scellerati, affinchè +potessero levarla a tanti altri innocenti...." + +Abbiamo voluto citare questo fatto di Ugo per soggiungere che un altro +Ugo, non re certamente, ma una figura bieca che la tradizione ci dice +senza certezza cavaliere e boscaiuolo, un altro Ugo, non nelle grandi +pagine del Muratori, ma sulle cartapecore sibilline del romito di +Malandaggio, appare di nefastissimo nome ai cristiani e agli abitanti +delle valli intorno a Saluzzo. Quando è morto il romito? Quando +veramente è vissuto quell'Ugo? Nessuna data è certa. Anche la +tradizione è morta da un pezzo. Frassineto ebbe delle leggende, e sono +svanite: Malandaggio ebbe un romito vecchio che scrisse e che morì, e +un altro che misteriosamente gli successe, che non aveva scritto, +perché aveva operato, e non scrisse perché ancora operò prima di +morire.... + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Non ci intrichiamo nella storia a stabilire date o a fissare il +progresso di questi Saraceni, ma pel romanzo accettiamo la tradizione. + +Più breve d'ogni cronista, e senza mettere date, eloquentissimo, il +romito che scrisse lasciò questa memoria:--Cadde Genova, cadde Casale, +cadde Torino. Alzor è alla Dora! + +Alzor era alla Dora. Una sera di un giorno vittorioso egli aveva posto +l'alloggiamento in un Santuario della Vergine. Fulgente di gioia, +gloriosissimo e temuto, sontuosamente vestito, colla spada ricurva e +con un pennacchio di diamanti, egli sedeva sui gradini dell'altare +maggiore: gli incensi cristiani e e gli aromi insidiosissimi degli +_harem_ intorno a lui spandevano tepori e profumi: uno schiavo di +Provenza suonava l'organo da flato: vampeggiavano per scherno sulle +fredde lastre dei morti due grandi cataste di pino olente: danzavano +seminude, procaci e velenose, o si raccosciavano sui sacri paramenti, +afflosciate dalla voluttà, venti schiave diverse, dalla nerissima alla +bronzina, alla candida rosata. Alzor banchettava: servivano a lui e +alle femmine i vasi d'oro e d'argento, che aveva predato nella sua +corsa di conquista, e per abiti si buttavano indosso le _planetas de +coco e toalias cum frixio_, opere plumarie, e _crysoclava et vela +holoserica, de basilisci, fundatum de alithinum_, della Soria, di +Costantinopoli, della Persia, dell'Egitto, le cose insomma che +troviamo nelle cronache dell'evo medio, e gli ornamenti, come +_inaures, anulos, dextralia et perselides, monilia olfactoria, acus, +specula_. Dall'Africa e dalla Spagna aveva rubato cortinaggi, addobbi, +_tapetia belluata_, che Sempre trascinava con sé, profumandoli coi +nettari e insozzandoli col sangue, letti di voluttà e coltri pei +moribondi. + +Alzor, dice il romito, calpestava una veste della santa Madonna di +Provenza, _vestem chrysoclavam ex auro gemmisque confectam, habentem +historiam Virginis cum facibus accensis mirifice comtam_. Alzor +giaceva trionfalmente sui cuscini palpitanti di otto o dieci +ardentissime more: Alzor, al principio dell'orgia, s'era circondato di +cento armati fedeli: aveva il carnefice al fianco, e pure a fianco un +bardo ispirato della sua razza che cantava le vittorie di quel giorno +e la somma protezione di Maometto:--O felice, o potente, o caldo, o +amato, o pasciuto, o protetto dal profeta, Alzor! Tu hai Dio, il +denaro, la donna, la spada, la vittoria. Preghi coll'ardore del nostro +sole adorato: getti le gioie e gli ori come il villano getta la +semente: le donne si sdraiano su tuoi tappeti e muoiono di voluttà, +felici se il loro ultimo sospiro ti rinfocola un nuovo tripudio: la +tua spada è più possente e più curva del grand'arco dei cieli; +insanguinata, si gemma: nè sul tuo acciaio s'annubila il riflesso +mesto del tramonto.... Il tramonto? Chi dirà questa parola? + +Alzor aveva già fatto un cenno al carnefice. + +Continuava il bardo:--La vittoria, la gloria, il regno! Esulta, o +Alzor!... Esulta!... Noi ti adoriamo! + +Ricominciava l'orgia, e Alzor era felice. Sì, aveva Dio, il denaro, la +donna, la spada, la vittoria! Felicissimo! + +Udite strano contrasto. Quella sera, in quell'ora di beatitudine +smodata, a un tratto entrò nella chiesa un montanaro. + +Egli era lacero e scarmigliato, insozzato, puzzolente e sinistro. Cupo +come una belva famelica, livido pel freddo, custode rabbiosissimo di +un fardelletto di pelli, si drizzò, camminando sui tappeti, le sete, +le coppe rovesciate e gli ori, fra le donne nude, al riverbero del +fuoco, fra il fumo degli incensi e delle dapi, fra il canto del bardo, +si drizzò verso Alzor. + +Cessò l'orgia. + +--Chi sei tu?--domanda l'audacissimo Saracino. Le sue guardie gli si +stringono appresso: il carnefice ghigna: ma più maledette ghignano le +femmine insaziate.... + +Il montanaro pare nè vegga nè ascolti. + +--Chi sei tu?--ridomanda Alzor:--Non temo l'insidia! Si scuote allora +l'uomo e grida profondamente:--E tu chi sei? + +--Io un eletto del profeta. + +--Io un castigato da Dio. + +E Alzor già infastidito:--Ebbene? Che cerchi qui? + +--La mia vendetta! + +Vieppiù si stringono le guardie: e le donne ancora, svegliandosi +briache, superano in protervia crudele il carnefice. E Alzor +discacciandolo:--Vanne! + +Ma il montanaro ruggisce:--No! + +--No! no!--supplicano intorno le schiave, avide di sangue, + +--Ebbene parla--comanda Alzor. + +--Io parlerò! Tu sei potente, o Alzor! Osanna! Ma tu hai fallato se +credi di resistere nel piano alla colleganza dei signori da Saluzzo a +Susa. + +--Parla. + +--Io parlerò!... Tu sarai vittorioso, o Alzor!--esulta il montanaro, +stringendo il suo fardelletto come se fossevi correlazione tra la sua +mente e quello:--Si. Io ti apro i passi delle valli: lungo la Dora ti +conduco in valle del Chiusone, là sorprendi quelle rocche che sono +vassalle al sire di Susa: poi ti slanci improvviso dai monti sopra +Saluzzo, senza che dalla Dora Taizzone, Agobardo, Fulberto, possano +mandare aiuto ai collegati.--Poi, sfavillante orrendamente in volto, +colla gioia di un profeta:--Nella valle del Po vi sono le castella di +un Adalberto, di un Oberto, di un Baldo. Se vinci, come ti giuro che +vincerai, mi dai que' tre prigionieri? Alzor fece circondare l'uomo +dagli armati: credette sì e no: e disse:--Vuoi altri patti?. + +--Hai tu ancelle?--sospirò il montanaro, quasi emettendo un alito di +fuoco. + +--Il sorriso dell'amore è più bello fra l'armi. Vedi le mie conquiste! +Ho egiziane, numide, maure e gote, arabe, spagnuole, provenzali, +serpenti contìnui di continue voluttà. Uomo, non guardarle! Ti +comando. Sei tu, cristiano, che aspiri al mio paradiso? Ascolta: ho +anche l'aguzzino. + +--Non ascolto! Ma supplico!--gemette il montanaro:--Tu hai ancelle: +cerca il seno più ardente, e, fammi somma carità, lascia che il latte +sia succiato da chi muore di fame! Ho qui una bambina morente! + +--Che? i vagiti fra l'armi? + +Allora il montanaro, facendosi pensoso e sciogliendo il fardelletto, +mostrò una creaturina già quasi paonazza, un piccolo mostro di dolore: +e disse:--Su questa bambina, nata da conti illustri, c'è su +copiosissima taglia ove sia consegnata ancora viva in valle di Po, a +Lanciasalda. Se vuoi, là ti aspetterò, e la ventura è tua. + +--Cristiano, quante castella vale?--domandò Alzor che intendeva sotto +quelle poche parole nascondersi un gran mistero di fatti. + +--Tre castella. Ma mi darai i tre prigionieri. + +--Ho da pagare Almor, Zanata, Zullik, rapacissimi. I soldati vogliono +posa, i duci oro. + +--T'offro guerra breve e tesori. + +--Cristiano, ciò che hai detto è conforme a verità? + +--Interroga il profeta. + +--Il profeta non risponde: mi risponderà la tua testa. + +E il montanaro si piegò tutto come se sopra il suo capo gravasse una +catena di ferro. Erano anella e anella di delitti: era la catena del +destino. + +Ed Alzor, sorgendo e ributtando una egizia che gli si avvinghiava +pregando, comandò:--Suonate le chiarine e i timballi. + +L'uomo baciò la figlia: poi la vide suggere da un seno +avidissimamente: poi si volse ad Alzor:--Io sarò con te! + + + + + + + + + + +End of the Project Gutenberg EBook of Ugo, by Ambrogia Bazzero + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UGO *** + +***** This file should be named 9641-8.txt or 9641-8.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + https://www.gutenberg.org/9/6/4/9641/ + +Produced by Claudio Paganelli, Carlo Traverso, Charles +Franks and the Online Distributed Proofreading Team. + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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Redistribution is +subject to the trademark license, especially commercial +redistribution. + + + +*** START: FULL LICENSE *** + +THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE +PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK + +To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free +distribution of electronic works, by using or distributing this work +(or any other work associated in any way with the phrase "Project +Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project +Gutenberg-tm License (available with this file or online at +https://gutenberg.org/license). + + +Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm +electronic works + +1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm +electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to +and accept all the terms of this license and intellectual property +(trademark/copyright) agreement. 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It exists +because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from +people in all walks of life. + +Volunteers and financial support to provide volunteers with the +assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's +goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will +remain freely available for generations to come. In 2001, the Project +Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure +and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. +To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation +and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 +and the Foundation web page at https://www.pglaf.org. + + +Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive +Foundation + +The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit +501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the +state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal +Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification +number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at +https://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent +permitted by U.S. federal laws and your state's laws. + +The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. +Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered +throughout numerous locations. Its business office is located at +809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email +business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact +information can be found at the Foundation's web site and official +page at https://pglaf.org + +For additional contact information: + Dr. Gregory B. Newby + Chief Executive and Director + gbnewby@pglaf.org + + +Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg +Literary Archive Foundation + +Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide +spread public support and donations to carry out its mission of +increasing the number of public domain and licensed works that can be +freely distributed in machine readable form accessible by the widest +array of equipment including outdated equipment. Many small donations +($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt +status with the IRS. + +The Foundation is committed to complying with the laws regulating +charities and charitable donations in all 50 states of the United +States. 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Thus, we do not necessarily +keep eBooks in compliance with any particular paper edition. + + +Most people start at our Web site which has the main PG search facility: + + https://www.gutenberg.org + +This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, +including how to make donations to the Project Gutenberg Literary +Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to +subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. diff --git a/9641-8.zip b/9641-8.zip Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..7eb9022 --- /dev/null +++ b/9641-8.zip diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6312041 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This eBook, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. 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Do not change or edit the +header without written permission. + +Please read the "legal small print," and other information about the +eBook and Project Gutenberg at the bottom of this file. Included is +important information about your specific rights and restrictions in +how the file may be used. You can also find out about how to make a +donation to Project Gutenberg, and how to get involved. + + +**Welcome To The World of Free Plain Vanilla Electronic Texts** + +**eBooks Readable By Both Humans and By Computers, Since 1971** + +*****These eBooks Were Prepared By Thousands of Volunteers!***** + + +Title: Ugo + +Author: Ambrogio Bazzero + +Release Date: January, 2006 [EBook #9641] +[This file was first posted on October 12, 2003] + +Edition: 10 + +Language: Italian + +Character set encoding: US-ASCII + +*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK, UGO *** + + + + + + + + +Claudio Paganelli, Carlo Traverso, Charles Franks +and the Online Distributed Proofreading Team. + +This book has been completed in cooperation with the Progetto Manuzio, +http://www.liberliber.it + +We thank the "Biblioteca Sormani" di Milano that has provided the images. + + + + + + +AMBROGIO BAZZERO + + + +UGO + +SCENE DEL SECOLO X + + +PARTE PRIMA + + + +MILANO + +1876 + + + + + +ALLA MIA PRIMA AMARISSIMA DELUSIONE + + + + +CAPITOLO I. + + +Sulla piazza della _curte_ di ***, di messer Ugo cavaliero, conte di +Lanciasalda, sui monti di Saluzzo, ad ora di vespro, Guidello, +trombetto e araldo dell'eccellentissimo signore Adalberto, conte di +Auriate, lesse il bando pasquale: e cosi`: + +"Avvicinandosi il giorno di Pasqua di Resurrezione, ed il nostro +illustre signore desiderando partecipare coi vassalli dell'inclita +signoria la grazia, il gaudio, la letizia avuta e concessa +dall'onnipotente Signore Iddio, in questo di` per la solennita` di +messer Jesu` Salvatore, ha deliberato ed ordinato di ricevere l'omaggio +dalli gentiluomini predetti. Si gridano i nomi delli cavalieri: + +Messere Gisalberto, di messere Ursulo, cavaliero d'_arme_, con +investitura _per lanceam et vexillum_. + +Messere Aginaldo, di messere Luitardo, cavaliero _addobbato_, con +investitura per tradizione ed omaggio della coppa d'oro. + +Messere Baldo, di messere Erimberto, cavaliero d'_arme_, con +investitura per tradizione ed omaggio delli sproni. + +Messere Ildebrandino, di messere Sichelmo, cavaliero a _sprone d'oro_, +con investitura per tradizione ed omaggio del guanto. + +Messere Ugo, di messere Oldrado, cavaliero a _sprone d'oro_, con +investitura per tradizione ed omaggio dello sparviero. + +Il che per la presente ordinazione e mandamento di Sua Celsitudine si +fa manifesto, a gaudio e consolazione e per speciale partecipazione, +come e` predetto, dell'allegrezza e festivita`, a laude e gloria +dell'altissimo Iddio e del nostro glorioso patrono e della celeste +curia in eterno trionfante. + +Signat: _Warinus. Ingus_. Gridata da Guidello, _sono tubae +praemisso_...." + +Guidello, finita la lettura, prese la pergamena, colla sua funicella +rossa la assicuro` spiegata al bastoncino d'araldo e la levo` sopra la +testa, osservando:--Io dico. Se vi e` qualcuno, il quale tacci di +mislealta` i miei occhi nel leggere, la mia lingua nel parlare, la mia +intenzione volta a vilipendio di messer Domineddio, del nostro +avvocato santissimo, della giustizia degli uomini, quello si faccia +avanti, e purche` sia tale che porti o possa portare speroni d'oro o +d'argento, alla presenza di un chierico che conosca l'arte della +lettura, comprovi quanto dica. + +Ai piedi della scalea della chiesa, intorno a Guidello, v'erano +quattro cavalieri cogli scudieri. Ma nessuno parlo`. + +Per cui l'araldo:--Messeri, allora dichiaro. + +Stette un poco, poi si rivolse a un chierico che gli era accanto, +come_ magister librarius_, e disse:--Recitate. + +Fu recitata l'avemaria, e tutti risposero ad alta voce. + +All'_amen_ Guidello aggiunse con solennita`:--Dichiaro bandita la +volonta` del molto magnifico nostro signore. + +Poi, colla destra impugnata una lunghissima tromba, adorna di un +drappo quadro stemmato:--Messeri,--disse:--fate come di conformita` +agli usi. Voi sapete: quando la tromba dell'araldo suona a festa si +suole dire _tromba d'argento_. Da valenti messeri adunque--e mise alle +labbra lo strumento, ne volse la bocca all'insu`, e squillo` tre volte. +Intanto i cavalieri diedero mano alle borsucce, e fecero come +d'usanza: poi se ne andarono. + +Guidello si chino`, dicendo:--Tromba di rame--perche` raccolse poche +monete: acconcio` il cordone con un nodo alla militare, in guisa che +gli si attraversasse alla schiena la tromba e il drappo sventolasse +come un mantelletto, tolse la pergamena dal bastone, la fece a rotolo, +e la consegno` al chierico. + +Questi interrogo`:--Guidello? + +L'araldo rispose:--Non si guadagna nemmeno il fiato. + +E mossero giu` dalla scalea della chiesa. La piazzuola della _curte_ +era deserta. Essi presero ad uscire dalla viuzza fiancheggiata dalle +casucce dei montanari, oggi boscaiuoli, domani alle giornate d'armi, +sempre poveri e sempre irosi. Intorno all'edera frusciavano con volo +tortuoso le nottole; gli usci erano chiusi, gli arconcelli delle +finestre lucenti di strisce rosse dal sotto in su, che venivano dai +focolari posti in mezzo alle stanze; sullo sfondo si vedeva una +montagna gia` sfumata nella nebbia del crepuscolo. + +I nostri due procedevano silenziosi, e, benche` sotto la protezione del +loro signore, pure affrettavano il passo e sulla punta dei piedi. + +E l'uno calava il cappuccetto sulla testa tonsurata e nascondeva la +pergamena sotto la tonaca, e l'altro storceva una mano all'indietro ad +assicurarsi che la tromba non percuotesse coll'elsa della spada o col +pugnale: e quegli guardava sospettoso le pieghe del drappo ventilante +dallo strumento del compagno, come se da quelle dovesse uscirgli il +malanno: e questi imprecava il calzolaio che aveva fatto pel chierico +scarpe cosi` disacconce per suolo sospettato. + +Passavano e guardavano. Quelle tavolacce di quercia parevano fatte +apposta per spalancarsi ad un'insidia: da quegli arconcelli i tizzoni +che erano sui focolari con maledetta furia potevano essere +sbattacchiati nella strada. Basta! il santo patrono tenesse buoni i +_gloria_! Ma la preghiera era smezzata: e l'uno calcolava che con +quell'antacce si facevano tante aste, coi chiodi tante punte, colle +toppe tante scuri: e l'altro si ricordava, ai tempi che il padre +soffiava alla guerresca, e ch'egli giovinetto gli era accanto col +piffero per imparare a toccare il soldo e le graffiate, si ricordava +di una certa mistura diabolica che venne giu` da una balestriera a +impegolare i baffi al vecchio trombettiere, e a conciare un povero +ribaldo come un torcione di resina acceso nelle gazzarre soldatesche. +Si continuava il _gloria_.... Ah! erano passati da quell'uscio, da +quelle finestre: si poteva fiatare. Di piu`: messere il chierico sapeva +leggere, sapeva pingere le _capitales litteras_ dei messali, cioe` le +iniziali, sapeva a mente i canoni accetti al vescovo di Saluzzo; +d'armi credeva intendersi sin troppo, dicendo:--A chi le toccano, le +toccano le ferite e la morte!--Niente altro: pure in quel momento +nella sua fantasia staccava tante maglie dall'armeria del castello e +tante spade, trovava gagliardi che le vestivano, le impugnavano, e +moveva contro quelle case di rabbiosi: no, prima alla rocca di Ugo. +Messere l'araldo sapeva suonare con voce dolcissima o squarciata: +Guidello proprio avrebbe voluto essere a fianco del padre, tra un'oste +poderosa, e dare alle trombe il fragore delle petriere, curve le travi +sotto ai pesantissimi massi. Ma si`, ma si`! Altro che il cappuccio +aguzzo a vece di pennacchio da cavaliero: altro che il bastone +d'araldo in luogo di un buon lanciotto! + +Fuori della _curte_ di messer Ugo c'era una cappelletta: qui i due +fecero un inchino pieno di gratitudine, e da qui cominciarono a +mettersi l'uno a fianco dell'altro, e salirono per la stradetta, la +quale, grigiastra, lasciava vedere tante e tante pozzette d'acqua dai +melanconicissimi riflessi di cielo: erano le orme dei cavalli +passativi il di` innanzi, dalla _curte_ al castello di messere +Adalberto. E stradetta e cavalli menavano al sicuro. + +Incomincio` Guidello:--Dacche` suono la maledetta, vi dico, Ingo, che +non mi parve mai mi tormentasse le labbra come stassera, sulla scalea. +Sapete: ieri a mattina, abbiamo pubblicato il bando al castello +d'Ildebrandino; a di` basso, al ponte levatoio di Baldo; l'altro ieri a +vespro, alla piazza di Aginaldo. Che si e` raccolto? Tanto da poter +proclamare solennemente, al primo armeggiamento festoso, che il +cavaliero di Rupemala, quello di Roccanera, e messere della _curte_ di +santo Uperto, sono fregiati di cortesia cavalieresca. Dico vero? + +--Verissimo, Guidello. + +--E sapete: tra voi che avete appreso l'arte della lettura e me che la +professo a obbedienza del nostro padrone, lasciando da parte la +cavalleria, e discorrendo della tascuccia che ogni cristiano ha allato +se deve camparla, tra noi si e` spartito un bel mucchietto. + +--E di quelli d'argento. + +--Cosi` si da` e si riceve a gloria di messere Domineddio; e cosi` si fa +differenza tra il vento che buffa alla foresta e il fiato dei +battezzati. + +--Verissimo, Guidello. + +--Mi diceva il padre mio, il valente Guidaccio.... + +--A cui Dio conceda la verace gloria! + +---Mi diceva cosi`, ne` piu`, ne` manco. E il suo fiato da battezzato, eh! +Ingo, fu come l'uragano nella tromba, contro ai dannati nella Spagna e +contro ai miscredenti in Terrasanta, a fianco del padre di messere +Adalberto, il cavaliero Brunone. + +--_Requiem_ in pace! + +--A fianco del cavaliero Brunone, lo dicevano della stirpe di +Tubalcain. + +--Santa Maria! + +--Quella era voce del padre mio! Quella ci voleva adesso la` sulla +scalea della _curte_ di Ugo, ma ad un patto. + +--Tromba d'argento. + +--Messere, no: lo strumento suonasse come quelli, dicono, del di` del +finimondo. + +--E le mura di quella rocca fossero come quelle di Jerico, per virtu` +soprannaturale, che noi possiamo chiedere colla preghiera. + +--Cosi` fosse! + +--L'altro dubito`, e riprese:--Ed io avrei voluto che la pergamena +parlasse come la condanna che appiccammo alla porta di Lamberto, il +ribello a messere il vescovo di Saluzzo. Vi ricordate? + +--Voi non ci eravate. + +--C'era Gausprando; ma so. A Gambazza sulla destra del Po. + +--Chi ci appose il _vidit_ e dichiaro` bandita la pergamena? Il nostro +signore Adalberto istesso, piantando poderosamente un pugnale al luogo +del suggello. Quella la fu impresa! Di li` a un mese, del castello non +rimase in piedi che un arco e quello per dire:--Di qui passarono i +prigionieri!--So che il padre mio ghignava burlescamente e fieramente, +e so che mi disse:--Figliuolo, quando suoni, ricordati che hai in mano +tutt'altra cosa che un'azza. Guarda che, stringendo troppo, il rame si +ammacca, e le ammaccature tra noi soldati le cerchiamo soltanto sul +petto nudo e non sull'arme e sui bagagli--mi disse. Tant'altre cose mi +raccomando`, finche` s'ebbe quella seconda impegolata a scuoiargli la +faccia, e allora mi fece cenno che le labbra arsicce erano buone +all'avemaria e ai paternostri, lascio` il castello e cerco` un +monistero. + +--Se lo conobbi, quel valente Guidaccio! + +--E Guidaccio anche lui suono` su quella scalea di Ugo, quando c'era +ancora, piu` arcigno di questi, il suo padre Oldrado, che fu quello, +sapete, il quale aizzo` i suoi servi contro l'araldo che bandiva le +giornate d'armi, si` che quelli a vespero spalancarono usci e finestre, +e mostrarono scuri da boscaiuoli fra certe manacce rabbiose! + +--Rammentate la storia di Guidinga. + +--Gesummaria! + +Tacquero, perche` vicino era il castello del loro signore, e quel +discorso, spiato o frainteso, poteva far scricchiolare alla sera +istessa i cavalletti di tortura. + +I due, alla parola del saluzzese che era di guardia, risposero come il +motto d'ordine portava quel di`: entrarono, salirono una scala, e, +trovato in capo a un corritoio un paggetto, il quale sonnecchiava su +un archipanco, Guidello domando`:--Filippuccio, ne attende il nostro +signore? + +Il fanciullo, come se d'intorno agli occhi si togliesse le ragnatele, +affaccendandosi colle manine, rispose:--Io non credevo che foste per +ritornare dalla guerra si` tosto.... Ero lontano assai, sulle ginocchia +della madre mia... la` giu`.... Ah siete? Il sonno coglie, e si va, si +va.... Chiedete? + +--Ne attende messere Adalberto, e dove? + +--Si`, Guidello araldo, e voi, maestro: nella sala della torre.--E li +precedette nel corritoio fino in fondo, s'arresto` a destra, alzo` un +usciale, e disse:--Sono tornati: a vostra obbedienza, messere. + +Al comando:--Siano messi dentro e vattene, Filippuccio--i tre +atteggiarono la persona alle linee marcatissime della loro +professione: l'araldo si drizzo` dignitoso, come se gridasse un bando, +l'altro si piego`, come se sfogliasse un messale nella cappella, il +paggetto si storse, sollevando l'usciale con sforzo per verita` degno +di compassione. Entrarono. + +La sala era triste: e, a dire quello che si poteva scorgere alla poca +luce delle tozze finestre, presentava le muraglie saldissime e nude: +solo ornamento una statuina di un beato protettore con lancia e +pastorale, male allogata in una nicchia che pareva una balestriera; e, +sotto quella, due drappi, tutti a polvere e sudiciume, forse due +stendardi, forse due coltri mortuarie: v'erano dei seggioloni a masse +d'ombre cosi` nere da far richiamare alla fantasia il frate bianco che +sopra vi stesse nel coro, e un macchinoso tavolaccio, adatto a +sostenere quello che sosteneva, la potentissima persona di un +cavaliero. + +Messer Adalberto era un uomo nel vigore pieno della eta` virile: +mostravasi vestito di panni oscuri: volto verso la porta: e dalla sua +posizione, da sedere tanto irrequieto, chiaramente puo` dirsene +l'indole ruvida e l'attesa impaziente. Ne` piu`, ne` manco: erano quelli +i tempi in cui un cavaliere noverava, come un sellaio, le fibbie e i +chiodi della sua sella da battaglia e neppure sbagliava in un +sopranome a quegli arnesi, e forse forse moriva senza tutto avere +appreso il _paternoster_ dalla bocca della madre o del chierico: tempi +in cui, io credo, che la natura non si sarebbe messa su via fallata, +se avesse ai priminati delle famiglie baronali dato a vece di cranio +addirittura un elmo, a vece di lingua una lama, e per cervello +qualcosa di bollente che fuori uscisse e fosse mostruoso cimiero. Io +non so se anche allora i bambinelli si tormentassero colle fasce se +cosi` fosse stato, non mi sarebbe punto di maraviglia se ancora +trovassi nelle cronache che la madre di Garmario saluzzese, madonna +Sandra, torturasse le membra del suo figliuolo, serrandole in una +bandiera insanguinata, o che il padre di Forcone da Ivrea recasse al +castello per la bisogna materna della sua moglie Ageltruda la +soprasberga dell'inimico bucata e ribucata a colpi di spada: l'avo +Attone da Susa lego` con sacramento ai nascituri dal suo Rogerio il +lembo stracciato a morsi della sozza camicia che vestiva nella _torre +della fame_. Messer Adalberto era primogenito, ed aveva avuto madre +come l'ebbe Garmario, padre come quello di Forcone, ed avo della +taglia di Atto. Finche` vissero i suoi, imparo` che nelle sale feudali +l'agnello santo del perdono ci sta figurato solo per spasso di qualche +frate dipintore, il quale fa il mestiero, e` pagato, e se ne va dal +ponte: imparo` che negli steccati dei giuochi d'arme, se le cadute da +cavallo v'incarnano gli anelli di maglia nelle membra, perche` la +lancia dell'avversario vi coglie, e` meglio che quelli vadano fino al +cuore a condensarvi dentro tutto l'odio, e questa vi avesse passato +fuor fuora, senza accorgervi di provare vergogna! Imparo` che le dita +ci furono date da natura per contare le vendette da farsi: segnar +croce colla penna e` da monaco, tagliare colla spada da cavaliero: si +vive collo usbergo maledetto, si muore coll'abito immacolato di +qualche monistero. Insomma tanto e tanto: sicche`, quando dallo +stanzone dell'armi usci` un feretro, e un altro, e un altro, all'ultimo +messere Adalberto schiuse la portaccia colle sue mani stesse. Parti`, +per sempre suo padre, messer Brunone: ma venne dentro subito un ospite +aspettato e vagheggiato: l'orgoglio del comandare! Adalberto se gli +abbraccio` siffattamente, che si trovo` tolta la requie di giorno e il +sonno di notte. + +Il cavaliere, divenuto signore, senti` tutta la potenza del suo volere +e s'ingagliardi` tristamente ne' suoi disegni d'impero e di conquisto. +Si trovo` forte per un vastissimo patrimonio. Dal suo castello, sui +monti di Saluzzo, poteva fino alle cime di Monviso spingere i segugi, +inseguendo camozzi su terreni suoi: da oriente a Po se sorgevano torri +di cavalieri, stavano a condizione di ubbidienza a lui; alzavano i +pennoni degli avi a seconda della investitura dei feudi, a patto +fastoso dell'omaggio, e a patto piu` valido di bei mucchi d'oro e di +giornate d'armi. Su quello adunque che c'era non so chi osasse +scuotere una lancia adorna di una banderuola di ribellione: a quei +tempi le idee manco sottomesse di un valentuomo si pagavano a +slogature di membra, a flagellazioni da ebrei, a carezze d'aguzzino: e +dico poco; lascio le scuri, le forche, e i quattro cavalli per gli +squartamenti. + +Messer Adalberto fece atto da padrone, riconfermando i feudi e +ricevendo con bieca superbia l'omaggio. Se non che, siccome da +desiderio nasce cupidigia, comandare su quello che si ha e` molto, +poter comandare su quello che si vorrebbe avere e` moltissimo: il +cavaliero guardo` le armi del padre sepolto, e disse:--Quello scudo +egli adopero` quando mosse al castello di Baldo. Quel petto ebbe le +falde smagliate dalla lancia di Aginaldo. Su questa sella messere +passo` vittorioso sui ponti dei nemici! + +Guardo` le sue armi: lucentissime nei giuochi di guerra e nel giorno +della festa, quelle non erano da cavaliero: buone solo per chi avesse +speroni d'argento. L'armatura che si sogna nelle cupide veglie +dell'ambizione e` quella ammaccata, schiodata, fatta nera dalla pece e +dagli olii bollenti, quella che si sveste la sera dopo il +combattimento furioso, esclamando:--Datela da riassettare alle mani +del vinto! + +Duri erano i tempi; e cosi` avvenne di Adalberto, come di tutti. Ho +detto: indole ruvida e attesa impaziente. Comandava: e, per vero dire, +nessuna differenza metteva tra il ringhiare a un soggetto +signore:--Messere, mi obbedirete!--e al suo cavallo:--Torci a +diritta.--Sorrise alla sua spada:--Se vuoi fodero, cercala alla pelle +di un mio nemico.--Acqueto` gli scrupoli di suo fratello +monaco:--Pensateci: voglio la mia eterna salvazione: pregate o vi +faccio baciare una medaglia arroventata.--Voleva comandare: e sapeva +che c'era una rocca da cui non poteva passare, se non guardandosi alle +terga, e nel fossato della quale giacevano con poco convenevole +sepoltura, insaccati nelle ferraglie rose dal tempo, gli avanzi di un +suo avo Adalberto, il quale v'era andato a conquisto e non a morte da +stoccate traditore. Sapeva che c'era un altro castello in cui gemeva +una donna! Per Adalberto non era amore, era furore! + +Adalberto bandi` a' suoi vassalli le giornate d'armi, poi si fece +predire la ventura dall'astrologo, e perche` questi sapeva che nel suo +mestiero bisognava vedere le stelle, come voleva il padrone, per non +vederle da stare sul cavalletto della tortura, come voleva il +tormentatore, gliela predisse buona, e cosi`:--Egli e` opinione degli +astrologhi che quando l'animo dell'uomo e` spinto al desiderio di +sapere alcuna cosa in un subito, cio` nasca non da elezione o +consiglio, ma dall'influsso della costellazione, che in quell'ora si +ritrova nel cielo. E pero` se costui domandera` consiglio all'astrologo, +esso potra` dirgli il vero della cosa che gli domandera` dalla figura +del cielo fatta in quell'ora della interrogazione, cioe`: se l'amico +assente sia vivo o morto, se l'ambasciatore mandato ritornera` salvo, +se ritrovera` ovvero spedira` prosperamente la cosa per la quale egli e` +stato mandato, se il tempo sara` buono per seminare, tagliare legni per +le fabbriche, acciocche` non siano mangiati dai tarli e corrotti dalla +tarma, per cavare il sangue, per tagliare membri, per risanare, per +prendere medicine, per fondare case, per menare moglie, per comperare, +per vendere, per vestire nuovi vestimenti, per vendemmiare, per bere +il vino in pace, per incominciare opera di alchimia, per mettere putti +a' maestri, per mutare luogo, per accingersi a viaggio per terra od +acqua, per far compagnia, per parlare con uomini di qualunque stato e +dignita`, per trattare negozii, per entrare nei bagni, per torre servi, +per mandare messi, per andare a caccia nelle selve o nei fiumi. Vostra +Celsitudine domanda se avra` vittoria nella intrapresa guerresca. +Questa richiesta non nasce da elezione o consiglio, ma dall'influsso +della costellazione che in quest'ora si ritrova nel cielo. Ho +interrogato gli astri: ho interrogato la sorte. La sorte si fa sicura, +tirando i punti di numero incerto, avendo voltata la faccia nella +luna, con altre osservanze, dal raccogliere i quali punti si fanno +quattro figure che si chiamano _matri_, dalle quali si cavano altre +non poche, e i loro aspetti si nominano con nome dei pianeti, e cosi` +il rispetto, che hanno fra loro, come li considerano nel cielo. +Perocche` mentre l'uomo dal desiderio di ricercare le cose future segna +i punti, egli e` venuto a questo per la costellazione della sua +nativita`, talche` la forza del cielo guidi la sua mano, talche` non +faccia ne` piu` ne` meno punti di quello che basta al giudicio delle cose +che ricerchiamo: la quale divinazione si chiama Geomanzia. Mio +signore, gli astri e la sorte hanno risposto: vittoria! + +Adalberto, prima che l'astrologo fosse a meta` della noiosa +chiaccherata, sbuffando, fece trarre le torri di legno e le macchine +guerresche, i trabuchi, le manganelle, le petriere; si pose a capo dei +cavalieri, e colla somma ragione del piu` forte e del piu` ladro, mosse +al castello d'Ildebrandino. Mando` Guidaccio con quaranta lance al +cavaliero, dicendo: messer Adalberto l'aspettava per la prossima +Pasqua di Resurrezione all'omaggio: da cavaliero non mancasse: era +istituito vassallo col guanto da volare gli astori, con molto onore, +con giuramento. + +Il presidio della rocca era inferiore assai alla scorta dell'araldo: +per il che messere Ildebrandino, sporgendo il capo tra un merlo e +l'altro a guardar giu`, dovette dirsi:--Sono spacciato!--e tanto +dovette mordersi le labbra a sangue, che fosse li` li` per scagliare, a +vece di risposta, il trombetto a gambe levate: pure penso` alla ruina +di Lamberto, l'oppositore del vescovo di Saluzzo, e, serrato tra le +quaranta lance, lui stesso senti` il bisogno di guardarsi alle spalle. +Domando` a Guidaccio:--Messere l'araldo, avete altro a dire? + +--Messere si`. + +--Vi ascolto. + +--Le nostre torri d'assedio e i nostri trabuchi sono fatti colle legna +dei ribelli vinti: il cavaliero Lamberto, lo rammentate? + +--Chi vi disse? + +--Il mio signore. + +--Il nostro signore e` potentissimo--e Ildebrandino, amarissimo, fece +una reverenza di sommessione, e aggiunse:--E` ventura l'essere sotto le +bandiere del signore, quando si hanno sproni d'oro e fortuna nemica, +ma anima sempre libera. Suonate la tromba per noi: i nostri figli, ove +Dio li conceda, spero ricorderanno questi squilli! + +Cosi` s'arrese Ildebrandino. Messere Adalberto, quando Guidaccio gli +ricomparve innanzi, per poco non gli dette la mazza sul capo. Egli +desiderava l'araldo insultato o peggio, le lance catturate, il ponte +levatoio alzato a precipizio, inalberato sulle torri lo stendardo, +tumultuosamente bandita l'oste: invece l'impresa si racconciava, come +una briga da' frati, con un inchino e un--_Fiat voluntas tua_. + +Con tempestoso desiderio Adalberto si fece capo della vanguardia +delle lance, e, mandato Guidaccio in coda alla torma a fare compagnia +all'arnese piu` disutile, l'astrologo, corse al castello di +Oldrado.... In quello c'era madonna Guidinga!... Ad Adalberto +scoppiava il cuore al fragorosissimo segno dell'arme! Fu calato il +ponte, s'aperse il portone, e venne innanzi un garzonotto tutto in +bianco, con un bastoncello alzato, il quale proclamo`:--Quelle non +essere le regole delle castella, doversi procedere come l'uso fra +onorati cavalieri comporta. Passate tre ore da questa dichiarazione, +mandate pure l'araldo, e noi risponderemo, e mandatelo suonando le +campanelle dalle torri di legno, noi risponderemo suonando i pifferi +dalle torri di sasso.--E il garzonotto tanto tenne levato il +bastoncello bianco, a segno di inviolabilita`, sicche` nessuno pote` +coglierlo in fallo, e nessuno per tema di essere tacciato misleale +alzo` la mano su di lui. Ch'ei fosse venuto, insultando, non c'era +dubbio: ch'ei si partisse sano e salvo, era stizza di tutti, ma norma +di guerra, la quale tanto piu` feriva messer Adalberto che aveva +voluto solo procedere colla forza e senza lealta`.--O Guidinga! o +schiava di messer Oldrado!--smaniava, tormentandosi, Adalberto.... Ma +per consiglio dei capitani aspetto`... Tre ore sulle brage +dell'inferno, tre eternita`! + +Si schiuse tutto il portone, segno d'arresa, e comparve il garzonotto +in nero, e lesse il bando, per cui--al molto glorioso signore di +Auriate si calavano le bandiere.--Messere Adalberto galoppo` dritto +nella rocca, e ambiziosissimo s'impose:--Prima regoliamo la bisogna +del marito! Venga Oldrado, ed oggi stesso ricevero` da lui l'omaggio. +Questo suo vitupero sara` la piu` bella gioia per Guidinga!--E, +scavalcato, passando per la porticina stretta che da un corritoio +dava nella chiesa solitaria, udi` dietro le spalle sbattersi +irremissibilmente l'antaccia di quercia, si trovo` a un tratto +separato da' suoi capitani, si volse all'indietro e scorse tutto +buio, si volse all'innanzi, ed ecco in capo al corritoio il paggio +nero, il quale recava un cuscino nero e s'inchinava rispettoso, +dicendo:--Messere Oldrado e` pronto a prestarvi l'omaggio.--Adalberto +si contorse molto iroso, irosissimo piu` che del pericolo, d'avere +avuto per un momento paura, s'avanzo`, e, sotto l'usciale sollevato +dal paggio, entro` nella chiesa. Quivi trovo` Oldrado solo e ritto, in +aria cosi` beffarda che pareva gli dicesse:--Sono il marito di +Guidinga: lasciate fare a me! Avete saputo fare voi?--Che in quei +tempi non si trovasse neppure schermo alle vendette ai piedi degli +altari, si sa, e si sa che gli accorgimenti per condurre allo scopo i +giuochi insidiosissimi avevano tutto lo studio delle faccende +scrupolose. Adalberto doveva ascoltare quell'araldo bianco, vipera +forse del tradimento? Doveva sgozzarlo! Doveva aspettare le tre ore? +E rivederlo ancora? Doveva sgozzarlo! E il pronte s'era messo giu`, il +secondo portone spalancato, i porticati apparivano deserti. I +traditori tutti! Ed egli si era lasciato cogliere! Oh il suo furioso +amore per Guidinga era di quelli che si spaventano dei mezzi? Ma se +lo scopo era gia` per se` stesso tremendo e ineluttabile!... E +quell'arcone che menava al corritoio, e il coirritoio che menata alla +chiesa! Che c'era nel corritoio? Una porta inchiovata che valse una +muraglia: i suoi cavalieri al di la` forse erano scannati: egli al di +qua forse con tutta la irrisione di una vendetta pensata e ripensata +era tratto all'inganno, e dall'inganno alla morte! O Guidinga! +Guidinga! + +Messere Oldrado era la` nella chiesa solo e ritto. Aveva faccia di +quelle che anche nel sonno mostrano aggrottate le sopraciglia, rugosa +tenacemente la fronte, aperta la bocca al grido di battaglia, collo da +far disperare quelli che, per amore di qualche taglia bandita da +alcuno prepotentaccio vicino, dessero ascolto all'inferno, e +arrotassero la coltellazza e gia` preparassero il sacco, come Giuditta +la gagliarda; torace che portava tre usberghi e poi chiedeva anche il +quarto, braccia da armaiuolo milanese, gambe le quali se inforcavano +gli arcioni vi si serravano con tanta saldezza, si` che non ci fosse +lancia da cavaliero poderoso da allentarle o farle staffeggiare. + +--O conte,--disse per il primo Oldrado:--mi accorgo che la cerimonia +poco soddisfa il vostro amor proprio. + +E l'altro:--Messere neppure e` da scudiero la insidia. + +--Voi sbagliate: non sono armato e mi dichiaro vassallo vostro. + +--Consento--con questa risoluzione Adalberto richiamo` tutto il suo +odio; + +E Oldrado:--Ed io consento. Udite: un debole cerbiatto tanto fa che un +giorno o l'altro debba essere dilaniato da uno sparviero: ma gli puo` +ficcare attraverso la gola un ossicino da mettergli tanto strozzamento +da far maledire il pasto. + +--Messere, Oldrado, che le azioni vostre mi permettano di chiamarvi +cavaliere! + +--Vi dissi: non sono armato e mi dichiaro vassallo vostro. Volete +ricevere l'omaggio? O fuggite le pompe? + +--Voglio. + +--Io pure. Bonello, fatti avanti--comando` Oldrado; e il paggio che si +era fermato sulla porta, entro` nella chiesa e reco` il cuscino. Il +padrone lo prese, lo depose ai piedi di uno scanno larghissimo, a +seggio baronale, e invito` Adalberto. Il quale con grande dignita` +s'assise, e le parole furono poche. + +--Cavaliero, riconoscete vostro signore Adalberto, conte di Auriate? + +--Riconosco. + +--A quale istituzione? + +--Questo tocca a voi. + +--Si`: e giacche` avete parlato di sparviero, sia ad instituzione collo +sparviero. + +--Collo sparviero. + +--Giurate. + +--Giuro a messere Domineiddio. + +Poi spaventoso Adalberto corse per tutto il castello, e, ghignando, +entro` nella stanza di madonna Guidinga.... + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Il signore di Auriate, quando furono introdotti nella sua sala della +torre Guidello ed Ingo, si levo` impazientissimo, interrogando:--E +cosi`, araldo? + +--Con la grazia somma--rispose Guidello:--io ho salve l'ossa, voi la +onoratezza di cavaliero. + +--Come ando`? + +--Il sagrato ci parve una benedizione del cielo: spiegai il bando e +diedi l'avviso. + +--Chi accorse? Venne Ugo? + +--Messere si`, c'era Ugo. + +--Dunque? + +--Con Ugo, lo scudiero: c'erano messere Ildebrandino, messere +Aginaldo, messer Baldo, con certi uomini di facce cosi` sinistre!... Il +chierico bisbiglio` un esorcismo di tutto cuore, ed io di tutto cuore +risposi. + +A questo punto anche mastro Ingo entro` interlocutore:--Cavaliero +potentissimo, mio padrone, vi dico che qui ai vostri comandi scrivo +quanti malefizi volete, ma quando tirano cert'arie ai quattro +venti.... + +Grido` il signore:--Di` su, Guidello. + +E l'araldo:--Vi dico: vidi l'Aimone d'Oldrado, con quel ceffo di cane +rabbioso! + +--Chi ti parla di scudieri?--interruppe sdegnosamente il signore:--E +chi ti dice che quelli siano a sproni d'argento? + +--Messere, dico per dire. + +--Parla di quei dappochi coi garzoni di falconeria, e tieni le loro +imprese per narrare quando i miei servi stregghiano i somieri. + +--Fatemi perdono. + +--A un patto, Guidello: che la tua mano un di` o l'altro corregga la +scappata della lingua. Hai capito? + +--Presto capito, e presto fatto con l'aiuto del mio santo protettore. + +--Dunque c'era Ugo. E disse? + +--Nessuno dei cavalieri parlo`. + +--IL bando fu pubblicato a tutte le castella? + +--Messere si`. + +--Senti, Guidello, tienti bene nutrito e conserva buon petto. Orvia--e +messere prese una borsa dal tavolaccio:--La gola e` asciutta: a voi. + +--Ecco qui--disse l'araldo e cavo` di petto alcune monete di rame, le +novero`, poi, dandone una meta` al chierico che gli stava serrato alle +coste, cupido come un bracco alla ferma:--Che mi rimane? + +--Ma c'e` il padrone che pensa. Vanne, Guidello, chiedi a Filippuccio, +e quegli ti condurra` dove c'e` mensa rizzata. + +Si mosse con reverenza l'araldo, e si mosse anche il chierico. + +--Ingo,--lo trattenne il cavaliero:--restate, che` ho da parlarvi. + +Ingo, gia` stizzito per la paura, per il poco guadagno e per la tolta +speranza di una cena, fece visino sorridente, e piego` la persona a +un--V'obbedisco. + +--Ho d'uopo--disse il messere:--della vostra saggezza e del vostro +buon volere. + +--Se voi comandate cosi`, mi compiaccio assai: la saggezza a pro di +ricco e nobilissimo conte, come voi, deve sempre essere accompagnata +dal buon volere di saperla cosi` ben usata. + +--L'astrologo m'e` diventato un fanciullo.... Nella vostra camera voi +avete certi rotoli antichissimi di pergamene. + +--Signore si`, certe disquisizioni dei latini. + +--L'astrologo non sa suggerirmi.... Erano valenti questi latini? + +--Oh pensate, messere, sono i maestri del mondo. + +--Sta bene. Che cosa insegnarono? + +--Messere, di tutto. + +--E a petto di quello che dicono questi maestri nessuno sa schermirsi? + +--Ai nostri tempi, no certo. Nell'abbadia io sentii dire da frate +Giocondo che noi siamo piu` rozzi degli ungari, e so che cinque frati +altro non facevano tutto l'anno che copiare certi e certi codici +sbiaditi di Cicerone che valevano un archivio e mezzo: e tanto mi +racconto` l'abbate, che appresi l'arte della lettura per desiderio, poi +quella della scrittura, ed ora vi dico che mi lagno d'avere soli due +occhi che bastano a leggere poco, e vorrei che ci fosse un inchiostro +d'oro fino stemperato per potere con quello scrivere certe sentenze +antiche, le quali sono la magnificenza istessa di Salomone. + +--L'astrologo non sa suggerirmi.... Ingo, dite, e i greci? + +--I greci furono popolo artistico e coltissimo. + +--Avete rotoli vecchi di quelli? + +--Messere, se vorrei averne! Ci fu Platone che scrisse degli Dei, come +se li vedesse, ci fu Aristotele che disse tanto dell'anima, quanto un +dottore di santa madre chiesa, ci fu Socrate che mori`, bevendo il +veleno con tanta filosofia.... + +--E non sapeva farlo bere agli altri?--interruppe Adalberto, cosi` +mostrando la sua intenzione. + +--Socrate era filosofo stupendo. Se vorrei averne di quei rotoli! Ho +solo un discorso che e` un pozzo di sapienza! Se lo vedeste! Un +manoscritto che mi costo` un anno di lavoro nella cella, ma riusci` cosi` +nitido, cosi` corretto, a facciuole di santi e di beati, che sono cose +da mettere su un altare, se quel sommo non fosse pagano, e l'anima +dannata, com'e`! + +--Non sapevano farlo bere agli altri!--risolse Adalberto:--Ingo, io +vorrei un greco, un latino, o un dimonio che fosse diverso da quel +vostro filosofo stupendo. + +--Ho capito. + +--L'astrologo e` diventato un fanciullo. E perche` non vi abbiate a +pentire, Ingo, d'avere due soli occhi, vi do di che allegrarli a +sazieta`: queste le sono monete d'oro: ma l'oro non stemperatelo in +inchiostri per onorare di fregi le chiacchere disutili dei morti, +tenetelo per, voi che siete vivo. Avete capito? + +--Ho capito! + + + + +CAPITOLO II. + + +Pel giorno di Pasqua di Resurrezione, nella chiesa del castello +d'Adalberto, diceva la messa un frate, e ad ascoltarla vi era il +signore su un seggio, a destra dell'altare maggiore: a sinistra cinque +cavalieri, in piedi, con piu` di cinque paggi in seconda linea, e di +questi chi recava lancia, chi vessillo, chi coppa, e via, a seconda +dell'omaggio che doveva rendere il proprio padrone. Messer Adalberto, +perche` in quell'ora si gloriasse di tutta la sua dignita`, vestiva una +maglia lucente, a maniche, cappuccio e falda assai lunga, portava +strisce di cuoio rinforzate da piastrelle di acciaio intorno alle +gambe a stringergli i panni ruvidissimi e attorcigliati, scarpe acute +pure di maglia, e speroni d'oro da combattimento. La spada a croce, +col cingolo d'arme, e un cerchio comitale di ferro, gli erano accosto +su un tavolaccio di faggio, sul quale anche si vedevano certe collane +disusate, gli emblemi della perfetta cavalleria degli avi, da Brunone +suo a Sannuto, l'antichissimo fondatore dalla stirpe dei lupi +d'Auriate. I vassalli comparivano quali in quel di` dovevano, cioe` +spogli di tutte le insegne che accennassero vita guerresca disgiunta +dalla obbedienza al signore: avevano tonache succinte, corte, aderenti +alle braccia e al busto, calze strette in gamba, di colore oscuro, +usatti neri, puntuti, senza calcagni e senza lacciuoli. + +Finita la messa, Adalberto si alzo`, e fece cenno al maestro Ingo, il +quale spiego` una pergamena: Guidello, divisato coi colori del suo +signore, entro`, recando bastone e tromba, e su quello lego` il bando +pubblicato la settimana prima: poi si pose dietro il seggio di +Adalberto. E questi, appoggiandosi con fierezza ai bracciuoli, si +drizzo` in piedi, come per degnazione, levo` la destra all'altezza delle +teste, quasi per deprimerle, e--Cavalieri,--disse:--quello che lesse +il nostro araldo e` quanto noi pensammo e pensiamo. La festa fu +celebrata nella chiesa a maggior lode di Dio, il quale ci diede il +potere.--Queste le parole, ma il pensiero ben diverso. + +Il signore sedette, comando` a Guidello, e Guidello grido` i nomi, +giusta l'ordine della nobilta` piu` antica. Venne innanzi Gisalberto, +conducendosi allato due paggi, uno che reggeva la lancia, l'altro il +vessillo su un'asta ferrata. Poi il cavaliero Ugo.... + +Questi aveva vesti nere, affatto nere, lo scudo coi propri colori +ricamato sul petto, gli sproni d'oro ai piedi: chi l'avesse osservato +bene, come certo notarono i baroni che stavano con lui, avrebbe scorto +che il suo ampio giustacuore era stretto fin sotto alla gola, e non +lasciava vedere la striscia bianca del collare, si` bene una gorgera a +fitti anelli d'acciaio, i primi giri della maglia del giaco. Il suo +volto aveva certe rughe sulla fronte che di sicuro non vi avevano +impresso gli anni, i quali erano pochissimi; capegli rabbuffati, come +quelli che di recente si fossero sprigionati di sotto il ferro di un +elmo; gli occhi che pareva guardassero innanzi l'adempimento di un +disegno, e chi sa quale, a giudicare dalla pertinace contrazione delle +labbra. Aveva Ugo uno scudiero, vestito pure di panni neri, un uomo +dall'aria piu` spavalda che irata, il quale, porgendo le braccia in +avanti, recava un cuscino coperto da un drappo colore di lutto. +Messere Adalberto, durante la messa, aveva bensi` cercato di figgere +gli occhi sopra Ugo, e di avvezzarsi tanto alla vista di esso, che, +quando colui gli fosso per comparire innanzi, il sospetto e l'ira non +trapelassero dalla sua persona, e cosi` potesse accogliere l'omaggio +colla stessa autorita` con cui voleva ricevere gli altri: ma Ugo col +suo scudiero ad arte tenevasi prima dietro ai cavalieri, poi anche +dietro ai paggi, nel canto piu` oscuro, nella posa piu` dimessa. Aveva +pensato Adalberto:--E dov'e` il maledetto figlio di Oldrado? Forse che +abbia sdegnato di presentarsi all'invito? O che tema qualche agguato? +O che invece lo tenda?--e guardava sul tavolaccio la spada, +rassicurandosi:--Il filo ne e` liscio e lucente, messeri, e pare da +gioco? Verra` giorno in cui sara` dentato come una sega, e insanguinato +come quello che mi scuoteva innanzi il padre, quando mi disse che le +merlature delle rocche vassalle irridono da beffarde!--e qui Adalberto +procellosamente risognava un assedio, come voleva!... O Dio! nel +castello di Ugo non c'era piu` madonna Guidinga!... E messere, +soffogando gli antichi strazi dell'amore orrendo nella sua ambizione +infrangibile, saettava d'uno sguardo i cavalieri li` soggetti, +e--Questo me lo diede il vecchio, e questo, e questo... Oh lasciate +fare anche a me!--e si tormentava:--E quell'Ugo?--Guarda, guarda: +l'aveva veduto finalmente! Era la`, volto all'altare, appoggiato, come +stanco, la spalla destra alla parete, tutto in ombra: la quale +posizione non permetteva che si svelassero i distintivi che aveva sui +talloni e sul petto. Pure lo sguardo acuto, reso acutissimo dall'odio, +fece si` che messer Adalberto potesse dal profilo risoluto di Ugo +leggere, e tanto e cosi` rabbiosamente, che egli si dicesse:--Tal e +quale il padre suo, quando mi invito` all'instituzione! + +Allorche' adunque Guidello chiamo` messer Ugo di Oldrado da Lanciasalda, +il cavaliero, tenendosi allato lo scudiere, si fece avanti con un +certo passo violento che e' pareva movesse incontro al suo cavallo +sellato per la zuffa, s'arresto` davanti al seggio del signore, come se +aspettasse clamore di sfida, poi si chino`, e, chinandosi, diede a +divedere tutt'altra intenzione che quella per cui era stato chiamato, +tocco` con rustica noncuranza le corregge degli sproni, quasi ad +assicurarsi ch'elle fossero affibbiate. Messer Adalberto intese troppo +bene, e, seduto com'era, colla persona appoggiata tutta sul bracciuolo +destro, si storse tutto sul sinistro; ebbe un movimento verso il +tavolaccio su cui gravava la spada, e guardo` lo scudiero. Questi si +stette ritto dietro il proprio padrone, e per verita` tanto alzava il +cuscino che si sarebbe detto scambiava l'atto della offerta con quello +consueto di porre l'elmo al cavaliero. + +Messer Ugo gli disse:--Offrite, o Bonello. + +Adalberto vide il garzonaccio in volto. Ah chi era? Lo sapeva ora! Il +giovanetto s'era fatto un uomo. Ecco il paggio stesso che recava lo +stesso cuscino nero, colla stessa aria ribalda, con cui gli aveva +detto vent'anni prima:--Messer Oldrado e` pronto a darvi +l'omaggio!--Adalberto fisso` il garzonaccio. Costui, come se fosse +ufficio suo l'operare sempre con tristizia, butto` giu` dal cuscino il +drappo, e sporse l'offerta. Intanto Ugo diceva:--Messere, instituzione +collo sparviero. + +Adalberto, prima di ricevere, guardo`. Sul cuscino giaceva uno +sparviero stecchito. + +--Messere!--ripete` Ugo. + +Il signore allungo` la mano, ma la trattenne dal percuotere sul capo di +Ugo, o dal venire dal sotto in su a gettare il cuscino ed ammaccare la +faccia dello scudiero: contrasse i pugni ed urlo`--Messere, pei +falconieri disattenti ci sono le verghe dei servi! + +--Oh conte, no!--rise allora Ugo colla sicurezza la piu` aizzante:--Non +ti apponi bene. Lo sparviero era montano: si trovo` di becco forte e +volle divorarsi un cerbiatto: un ossicino se gli pose attraverso la +gola, e tanto gli fece male che dovette morirne. Ti ho reso l'omaggio +mio!--e si levo` animoso. + +Quando l'araldo chiamo` messer Ildebrandino, messer Aginaldo, messer +Baldo, ne` Ildebrandino, ne` Aginaldo, ne` Baldo, si mossero: si +strinsero accanto ad Ugo: e davvero fu ventura che essi dovevano +presentare solo un guanto da astori, una coppa d'oro e gli sproni, +perche` se si fosse trattato di spada, lancia e vessillo, attesto che +quelle avrebbero lavorato come il loro uso comporta, e questa avrebbe +potuto servire di ultima coltre per messere l'infeudante. Pure +qualcosa di gagliardo, si vide: il guanto cadde sfidatore sulle gambe +di Adalberto: questi si drizzo` come una biscia, l'araldo suono` dalla +porta nel cortile. Allora i cavalieri non badarono all'altare, e si +urtarono verso quello per toglierne le due armi gia` presentate +all'omaggio: gli scudieri si rimescolarono urlando. Si sarebbe potuto +fare, ma non si fece, perche` autorevolmente messer Ugo grido`:--Il +segno e` dato da noi: ma l'araldo avverti` di chiuder il portone e di +chiamare le azze mercenarie!--E Gisalberto e Ildebrandino +affermarono:--Qui ne vieta di colpire l'onore della cavalleria!--e +uscirono tutti, frettolosi e tumultuanti, cercando scampo... + +E, colle due armi e col pugnale d'Ugo, l'ebbero. + + + + +CAPITOLO III. + + +Oldrado di Lanciasalda e` conte sconosciuto nelle istorie. Solo qualche +poeta solitario, il quale si abbia posto tra mano il bordone e in +testa il cappellaccio da pellegrino, e su per la valle di Po siasi +arrampicato ad un mestissimo santuario dell'alpi, puo` aver letto +quell'unico nome _Oldradus_, su un avello di granito: solo i bimbi del +sagrestano, innanzi a quella chiesetta, s'inginocchiano vicino al +luogo della requie... fra le poche ruine di un castello! Il poeta +nell'impeto della fantasia avra` interrogato quello squallore, avra` +evocato la vita, e la polvere giacente inerte si sara` levata a +potentissimo corpo, e l'anima sara` scesa in quello, come vento +d'uragano!... Oh recate l'armatura, portate la lancia! Venite, +vassalli, e inchinatevi all'omaggio, siate corteo alle mense giulive, +fate ala per le uscite fragorosissime alla caccia! Arrendetevi, o +nemici: le vostre bandiere serviranno di gualdrappe ai ronzini, i +vostri nomi suoneranno infimi tra quelli de' servi... Che?... Porgete +il salterio e cantatemi, o paggi, l'amore del cavaliero!... Era bella? +Era fastosa? Era tripudiante nella vita delle castella?... Silenzio... +I puttini del sacrestano s'inginocchiano davanti quell'avello. Perche` +ancora il mesto e pietoso pensiero?... O bimbi, perche` il suolo e` +erboso li` davanti, perche` l'attenzione al vostro giuochetto infantile +vuole che stiate sui ginocchi a spiare se la pietruzza, che uno di voi +getta in alto, cade nelle manine o cade sul terreno... Forse a te, +fanciulla, a te, maschietto, a voi che apprendeste l'alfabeto sul +grembo della mamma, forse in quei giorni d'autunno in cui la scuola +del paese e` chiusa, e voi tutto il di` su vi state all'ozio, forse +capito` sott'occhio quell'_Oldradus_, e voi raccoglieste a stizza ed a +cattivo augurio, perche` vi rammento` una lettera dimenticata del +libricciuolo, e un inverno che verra`, e una bacchetta minacciante, +sempre a stizza ed a cattivo augurio!... + +Oldrado fu cavaliero a sperone d'oro. Io non so quando nascesse, ne` +come crescesse. Me lo presento al suo castello, appoggiato ad una +colonna nella stalla dei cavalli, rivolto ad Ugo, il quale fa porre la +sella d'arme al suo puledro membruto. + +--Tu sai quanto abbisogna ad un conte. + +--Messere si`. Conoscere la propria lancia, conoscere il cavallo, non +conoscere una cosa sola, la paura. + +--Ad un cavaliero per farsi con onore porre la propria spada accanto, +quando venga calato nella buca dei maggiori? + +--Avere molti nemici, come diceste voi. + +--Basta? + +--Averli vinti, come voglio fare io. + +--Ricordati che sei di messere Oldrado!--e il padre si strinse con +amore guerriero il giovane, ed io affermo che vi ponesse la istessa +forza e la istessa intenzione, che usava, serrandosi al suo cavallo, +per inseguire un nemico. + +Ugo moveva ad un armeggiamento ad armi cortesi, per il che il padre lo +domando` con scienza sperimentata:--Sai come si chiama il rischio a cui +tu corri? + +--Giuoco. + +--Si chiama giuoco, perche`, per quanto tu faccia, non potrai mai +forare da banda a banda il tuo avversario. Conosci la tua lancia? + +--O messer si`. L'asta e` fatta col legno folto sulle nostre rupi, e il +ferro si chiama _da passafuora_: quella e` tre volte di lunghezza la +persona, per attestare che tre virtu` sono necessarie a chi la +maneggia, fortezza nel pensare, fortezza nel fare, perseveranza +sempre: quello e` assicurato da quattro chiovi, per dichiarare che +quattro sono i nemici da vincere, quelli dell'onore, quelli del nome, +quelli del potere, quelli della religione. + +--Conosci il tuo cavallo? + +--Meglio che se fosse mio fratello: e` baio sanguigno, balzano della +staffa, sulla testa segnato di cometa. + +--Conosci la paura? + +--Voi pure non me la dipingeste, conte, ed io dico che ho troppo bene +appreso alla scuola vostra. + +Ugo, afferrata la criniera dell'animale, stava per saltare in arcioni, +se non che Oldrado:--Sei pure impaziente! Non vedi che tu, uscendo a +cavallo di qui, ti romperesti la fronte nell'arco della porta? Chi +t'ha insegnato a metterti in sella come un indiavolato? + +Il giovane superbissimo di questo rimproccio che tornava a tanta sua +esaltazione, ripose il piede in terra, si fece portare la sua maglia e +il piastrone del petto, indosso` l'una, si affibbio` l'altro, cinse la +spada che era appiccata alla colonna, e, come si provo` saldo, +disse:--Avete ragione, padre, messer Adalberto non ci viene incontro +di certo. + +E il padre:--Conviene esser leali: neppure fuggo. + +L'armeggiamento fu vinto con assai gloria da Ugo, e, quando questi, +alla sera, stava nello stanzone dell'arme, Oldrado, ruvidamente +passandogli la mano tra i capegli per disbrogliargli certe ciocche +grommate di sangue, Oldrado gli parlava:--Ti ho avvertito: figliuolo, +andavi a giuoco: pure se da quello che tu hai operato devo presagire +di te e del mio casato, fatti cuore e pensa che il giuoco fu buono. +Dimmi: chi ti diede questa?--e il padre gli toccava la scalfittura del +capo. + +--Oberto, nipote d'Ildebrandino! + +--Oberto, mi dicono lavori assai bene di spada. + +--Ed io di lancia! Lo pagai a mille doppi, facendolo staffeggiare al +primo incontro, ruinandolo giu` dalla sella al secondo, schiodandogli +il piastrone al terzo. + +--In oggi sei degno di tuo padre! Ed oggi e` deciso che io ti parli +assai gravemente, e tu mi ascolti con quella reverenza che si conviene +a chi si accinge a prestare un giuramento. Ti ripeto: figliuolo, +andavi a giuoco, ma fatti cuore, e pensa che fra poco devi cambiare +gli speroni d'argento in altri d'oro, e saranno quelli del padre. + +Ugo, che per sentirsi dire tali parole avrebbe voluto ritornare dalla +lizza anche col petto squarciato o la testa fessa, si tocco` la +scalfittura, con atto cosi` rozzo e spietato, che il padre gli +domando`:--Ugo, che fai? + +--Voi mi concedete troppo onore: io ho sofferto poco e non lo merito! + +--Oh pensa! pensa, figliuolo mio: non darti cura se l'operato ti pare +cosi` inferiore al guiderdone: questo, sta sicuro, ti offrira` da fare +piu` che tu non creda e piu` che non comporti il tuo debito. Io condanno +il tuo capo ad ogni sorta d'affanno, e tu, pronunciando il giuramento, +avvelenerai le tue labbra con tutta l'amarezza della maledizione e ti +dilanierai il cuore con lo strazio della vendetta!--lamento` Oldrado. + +--Accetto il tormento del corpo e dell'anima, se voi mi credete capace +di fortissimi fatti!--esulto` Ugo. + +--Figliuolo, si`, ti saranno cinti... Ma ricordati: non e` solo la mano +scabra del padre che ti porgera` gli sproni: un'altra manina, lenta, +dilicata, bellissima... La destra di tua madre!--e Oldrado rise con +tetra ironia. + +--Requie a lei!... Come? Voi non me ne parlaste mai? +Oggi...?--maraviglio` Ugo. + +--Perche` sia requie ai morti, vuolsi guerra tra i vivi! + +--Padre mio, ditemi! Ed io vi affermo, per la promessa che mi avete +fatta, che questa sera medesima mostrero` ai vostri nemici ch' io so +reggere l'armi di messer Oldrado! + +--Io ti diro`! + +Il figliuolo con piglio militare tolse da un trofeo la spada del +padre, se la pose innanzi, appoggio` le mani sopramesse al pomo, e levo` +la persona cosi` gagliardamente, che e' parve gia` cavaliero. Messere +Oldrado se gli allontano` d'alcuni passi, fece scricchiolare il dossale +di un seggiolone, poi si alzo` e tremendo nella posa, e colla tempesta +nella voce, incomincio`:--Figliuolo, quanti anni hai? + +--Voi sapete: venti. + +--No, io non so, perche` i tuoi li misurai dall'angoscia, e questa +degli anni fa secoli! Dici venti, e sara` bene: da venti anni e` morta +tua madre, madonna Guidinga! Ascolti? + +--Ascolto. + +--E fremi! Qual ricordo hai tu della tua infanzia? + +--Rammento una sala deserta, oscura, vastissima e in quella una donna. + +--Non era tua madre!--interruppe irosamente Oldrado. + +--Sulle sue ginocchia, mi pare... Ma se stavo su quel grembo, ricordo +che ci stavo piangendo, e se piangevo, li` vicino... schiacciante e +formidabile, al solo mio agitarmi, una mano guantata di ferro, mi +sembra mi sorreggesse, dondolandomi, e con aspra cantilena una bocca +m'invocasse il sonno. + +--Tuo padre non sapeva piu` che fosse carita`! + +--Rammento i portici paurosi, una cappella sempre parata a lutto, e, +sotto gli archi, fra i neri drappi, io so di certe strisce +candidissime, fumose, che mi apparivano innanzi gli occhi... le dita +come di una larva... + +--La _madonna perduta_!--gemette Oldrado, e si fece segno di croce. + +--Padre mio, si`, nell'aria c'era qualcosa che mi ammaliava... Io non +so... Ero fanciullo, e sempre, sempre solo! Amavo il silenzio, la +notte, la vasta oscurita`: tacevo, mi rannicchiavo, affranto sotto il +peso di un mistero, ficcavo gli occhi nella tenebra... Qualcuno era +con me!... Chiamavo, spiavo, salutavo!... Perche` fuggi? Ma chi +fuggiva? Fuggiva per ritornare: ritornava per fuggire... Chi era? + +--Ascolta, figliuolo. + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +--Come l'amai! Oh madonna Guidinga! Ella fu dell'invitto Eude, il +quale, conducendola sposa a questo castello, con lieto seguito di +baroni, annunzio` il suo gaudio nel proclamare che la diletta usciva +dal portone degli avi per entrare grande signora in quello di un +cavaliere di Lanciasalda. Eude dall'anima altera e fatta audace colle +lotte sostenute per conservare la sua indipendenza dalla rapacita` dei +castellani piu` forti. Guidinga pose il piede in queste sale, e +sorrise! Ma oh la gioia si ando`, come suono di salterio nella +bufera!... Sorrise! Mi parve bella, immacolata, come le nevi delle +nostre cime, promettitrice di pace, come un'alba rosata: colle manine +che dovevano spargere fiori! Aveva diciassett'anni o poco meno. Chi +era Oldrado? Ella nol conosceva. + +Messer Eude le aveva detto:--Lo sposerai--ed ella aveva +risposto:--Si`,--mestissima, come all'ancella, che sedevale da' piedi, +toccando l'arpa nei crepuscoli, e che le rimproverava:--Madonna, non +cantate piu` le laudi?--come all'ancella rispondeva:--No, +cara.--Inconscia di tutto, melanconica o gaia, cupida di fantasie +ultraterrene, Guidinga conosceva non l'amore, ma l'irrequietudine, e +questa la sospingeva, la sospingeva nei voli del desiderio... Dove +aleggiava, sorradendo giardini dalla eterna primavera, la sua mente +desiosa? + +--Chi e` il mio sposo?--domandava la gentile al padre, varcando il mio +ponte. + +--Figliuola: i cavalieri della stirpe di Oldrado e le fanciulle della +mia usarono sempre di darsi la mano, quelli togliendo la destra +dall'elsa della spada adoperata nel combattimento, queste offrendo la +ciarpa d'onore al vittorioso. Cosi` si conoscono la prima volta. + +--Perche` si ritarda adunque dall'armi? Chi sara` il mio sposo? + +--E` Oldrado.--Cosi` diceva messer Eude. Lo sposo doveva essere +vincitore: se vinto, supplicava l'avversario di misericordia, e +misericordia somma era l'essere ucciso con un solo colpo. Allora la +sposa dallo steccato funesto passava diritta al monistero, ove +dichiarava all'abbadessa:--Dio Sapiente ben provvide: piuttostoche` +essere donna di marito fiacco e madre di figli che un di` possano +seguire l'esempio del padre col vitupero di mia schiatta, piuttosto +consento ad essere sposa del Signore e madre dei poverelli. Cio` a +salvazione dell'anima e a soddisfacimento dell'onore. Voglio prendere +il velo. + +Guidinga sorrise ai giovinetti cantori che la salutavano regina della +belta`, fiore della gentilezza virginea, speranza del signore e dei +vassalli! Sorrise e fece doni, e si ammanto` di bianco, e, a mano del +padre, attraversando le corti del castello, affollate e rumorose, usci` +alla spianata, entro` nello steccato, e s'assise al posto eminente. + +--Chi e` lo sposo?--ridomando` la giovinetta ad Eude. + +--Ti dissi. + +--Fate cominciare l'armeggiamento. + +Figliuolo, in quell'istante io non potei togliere gli sguardi dalla +sua bellezza delicatissima. Ero tutto serrato nell'armi, e mi sentivo +soffogare dall'ardore di mostrarmi degno di lei, dalla brama +perigliosa di cimentarmi con qualunque avversario, dalla preghiera +sfidatrice che io lanciavo al cielo:--Mandami il piu formidabile +cavaliere! Io ti giuro che ella, non ravvisandomi dall'armi, mi +ravvisera` dall'imprese superbissime. Ella deve esser mia! Moglie di +gagliardo guerriero, madre di figli i cui vagiti si mescoleranno agli +squilli vittoriosi delle trombe paterne!... Vengano, vengano i forti! + +Vennero: arnesati, io non li riconobbi: pero` il mio scudiero Unfrido +mi disse:--La` e` Baldo, questo e` Aginaldo, quell'altro il Montanaro. +Messere, per amore del nostro santo protettore, state saldissimo +contro Baldo! Messere, l'altro e` debole sulle staffe. Il Montanaro +vien sotto, come un toro inferocito, ma nella furia... Ed io:--Lo +so.--E pensavo, guardando la bellissima:--O Guidinga, tu attendi! Qui +vi sono i cavalieri, nessuno ha distintivo nell'armi, e tu non +conosci! Oh il tuo cuore ti dice: "Vedi! eccolo!" Non lo sai?... +Vittoria! vittoria! Fra brev'ora lo saprai! Alzera` l'elmo! Lui! +eccolo! eccolo il trionfante Oldrado! + +L'araldo del primo campione grido`:--A cavallo! + +Lo scudiero mi susurro`:--Messere, ascoltate un fedele: fate il giro +dello steccato e fermatevi di la`: cosi` non avrete il sole negli occhi. + +Corsi lo steccato: trovai il cavallo, mi serrai su quello. Ad un +tratto mi soccorse un pensiero:--Mi riconoscera` dall'animale +bianco!-ma dai pertugi dell'elmo vidi che Unfrido, il quale ancora mi +era accanto, faceva un certo viso da traditore che mi sapeva +maladettamente, vidi che io non avevo sotto il mio bianco, sibbene un +morello! + +Con l'aiuto d'Iddio, abbattei il primo avversario e il secondo, e lo +steccato cosi` suono` d'applausi. + +Dopo udii che si diceva, non so da chi:--Ma come? Messer Oldrado non +si muove?--E` sempre la` ritto accanto al suo cavallo bianco.--Era lui +che doveva fare tante prodezze!--Come sapete che e` Oldrado? Non si +deve conoscere alcuno nell'armi.--Si`, non conosce chi non vuole. Chi +dei castellani a venti miglia tutt'ingiro ha un bianco come quello? E +poi rispondetemi se quell'armato la` non e` Oldrado, se dal cavallo si +fa ragione del cavaliero.--Ma vedrete! + +Io mi tormentavo:--Oh perche' mi fu cambiato l'animale? Che giuoco c'e` +sotto? Ed io non dovevo accorgermi?... Ma Unfrido mi avrebbe dato +l'usbergo che si smagliasse o una lancia fessa, o addirittura una +coltellata alle reni, quando mi vestiva il saio di pelle! Ma il +cavallo me l'avrebbe mutato con uno tristo! E invece questo pare nato +per le mie ginocchia! e l'armi saldissime! Chi ha pagato Unfrido? E +dov'e`? La` proprio vicino al mio bianco e tiene la staffa al cavaliero. +Chi e` quel cavaliero? Per Dio! quell'animale e` tutto fuoco, e crede di +reggere il padrone! Chi e` quel cavaliero? + +Facendo il giro dello steccato, passai sotto al seggio di madonna, e +sa il cielo che cosa fantasticai: parvemi che una manina tremante mi +levasse l'elmo, sorretto da' miei polsi febbrili, e due labbra mi +baciassero sussultanti, acclamandomi gia` vittorioso: mi rizzai sugli +arcioni con grande orgoglio e fui li` li` per gridare:--O vergine, +voglio per te farmi degno di alto onore!--Dimenticai Unfrido e il +bianco mio... No, che non li dimenticai: me li sentii tosto fitti in +cuore ad atroce martirio e per opera tanto villana, che, ti dico, poco +stetti ch'io non balzassi giu` ad adoperare sulle schiene la mia spada, +come si usa coi traditori. Senti: proprio sotto a quel palco due +garzoncelli parlavano assai clamorosamente, e volti colla facce +all'insu`, perche` madonna ascoltasse. + +Diceva uno:--Chi e` lo sposo? + +E l'altro:--Non lo sapete? + +--Costui che passa, a lancia alzata? + +--Oh si`! costui sa fare tanto d'andare ruzzoloni nella polvere, come +un mastino trattato a calci. + +--Come? se vinse i due? + +--In grazia di sortilegio. + +--Dite vero? + +--Vedrete la terza impresa se vorra` essere cosi` scempia: la terza si +corre tra messere dal cavallo morello e quello la` dal bianco.-- + +--Chi e` quello? + +--Evviva lo sposo! + +Mi sentii le briglie tra mano e la lancia alla staffa, perche` suono` la +tromba. L'ignoto avversario mi venne incontro: alle punte opponemmo lo +scudo, ma nessuno colpi`, per il che, scagliate le aste, diemmo mano +alle spade. Era combattimento di due valentissimi... Quando si levava +dalla moltitudine il grido di:--Viva lo sposo!--io l'ascoltavo con +tale tumulto di gioia e di spavento di non meritarmelo, che tempestavo +di braccia, come un fabbro sull'incude, e l'altro addoppiava la furia +verso di me. Maledizione! una volta intesi:--Viva lo sposo!--e fu +contrapposto, parmi, da due vociacce sotto il palco di madonna:--Viva +il cavallo bianco!--Che fossimo in due a meritarci quel grido? Io non +sapevo quale, ma certo si celava insidia! Per il che badavo nel tirare +le botte ad accompagnarle col nome di qualche santo. Figliuolo, potei +finire una litania e ancora incominciarla e ancora finirla: pure +nessuno di noi consentiva a cedere, e il giuoco cortese s'avviava ad +essere duello a tutto transito, con grandissima festa degli +spettatori. + +A un tratto l'araldo squillo`, come si usa quando si ingiunge di +cessare dall'armi. Nessuno di noi obbedi`, tanto eravamo odiosi, e, +menando quegli ultimi colpi, procuravamo con potente ira che fossero i +mortali. Di nuovo la tromba suono` grave, e allora io, tra il dare un +fendente, lui tra il pararlo, ascoltammo queste parole:--Cavalieri, +per la cortesia della dama.--E noi lasciammo andare le braccia +penzoloni: in quel momento di posa alla tempesta del corpo in me +successe quella dell'anima: il perche` io ruggivo domandandomi:--E chi +e` questo dannato?--In lui, credo, succedesse altrettanto, perche` +ascoltai una bestemmia atrocissima verso Dio! Stemmo l'uno contro +l'altro, e, se non era l'araldo a porre il suo bastoncino tra noi, io +dico ci avremmo scambievolmente fatto contro qualunque tradimento. +Eravamo di posizione vicino al palancato di legno e vicinissimo al +palco di madonna. Si alzavano d'ogni intorno le grida: chi parteggiava +per il morello, chi per il bianco, chi per lo sposo, chi per +l'avversario, chi pel sinistro e chi pel dritto. Messer Eude non +poteva restare indifferente a tanta lotta di favori, egli gia` maestro +di cento feste d'armi e gia` vecchissimo guerriero in cento battaglie, +si levo`... Non so che facesse, tra baroni, perche` io aveva impedita la +veduta dalle gocce di sudore, so che udii anche la sua voce:--Lo sposo +principio` colla offesa e fini` colla offesa...--Madonna del cielo! Se +io avessi potuto vedere come si stava Guidinga! Si`, che vidi ad un +tratto, vidi che sventolava una ciarpa! + +Pesti, ansanti, a fatica retti dai cavalli, prendemmo postura +riverente dinnanzi ai gradini della dama, ed ascoltammo l'araldo: +questi proclamo`, un giudice, messer Eude. + +Tra il silenzio Eude parlo`:--Da valenti cavalieri. Il giuoco fu aperto +con gagliardia, sostenuto con scienza, finito... No, messeri, finito +non puo` dirsi: pure io, re d'armi, dichiaro che sia finito, e ognuno +di voi faccia promessa di attenersi al mio detto. L'accanimento mi +piacque! Per il che io dichiaro qui che nessuno dei due combattenti +procedette per virtu` occulta: ambidue invitati a comparire innanzi al +seggio della regina. A me e` data facolta` di instituire i premi: lo +sposo avra` la ciarpa, il valoroso compagno un bacio di madonna. Cosi` +si potra` dire che l'uno e l'altro avranno bene meritato. + +Noi due avversari, scavalcati, ci demmo la mano, poi a paro venimmo +sotto al palco di Guidinga. + +Ella mosse incontro al mio compagno: egli si levo` l'elmo... Era +messere Adalberto!... Guidinga sorrise! + +Eude mostro` grandissima sorpresa, e domando`:--Ma chi aveva cavallo, +bianco? + +-Lo sposo mio!--affermo` vivacemente la donzella, e di nuovo sorrise ad +Adalberto, come ad un arcangelo. + +Eude mi tolse l'elmo...--Messere Oldrado!--esclamo`, e volto a Guidinga +tristamente:--A lui il bacio: ad Oldrado la ciarpa--Ed io non so come +si tenesse in piedi: + +--Chi aveva cavallo bianco?--domando` la fanciulla dolorosissima. + +Adalberto ricevette il bacio... Era bellissimo il giovane: era +bellissima la giovinetta! Io, sposo, non potevo che piangere! + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + +Qui il cavaliero narratore interruppe il racconto, tormentandosi gli +occhi perche' non dessero lagrime; e la luna che entrava dal finestrone +fu riflessa da un guizzo; terribile, la spada di Oldrado negli artigli +di Ugo. + +--Figliuolo, che fai? + +--Vorrei fare quello che non faceste voi!--rampogno` trucemente la voce +del figlio. + +--Giudicherai se queste erano parole da dirsi ad un padre! + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + +Adalberto aveva veduto una sola volta Guidinga, ad una caccia, nei +lontani monti di lei, quand'ella era a fianco di Eude: ma una sola +volta basto` per aizzare nell'anima maledetta una passione cosi` rovente +e rodente di desideri, che il cavaliero ghigno` di volerla un giorno +nelle sue braccia! + +Inconscia di tutto, melanconica e gaia, inesplicabile e cupida sempre +di fantasie ultraterrene, Guidinga conosceva non l'amore, ma la +tremenda irrequietudine de' suoi sedici anni e delle sue sventure, e +questa la sospingeva nei voli del desiderio... Ella aveva veduto +Adalberto! Dal di della caccia fino a quello dell'armeggiamento era +scorso un anno senza piu` che l'uno si abbattesse nell'altra: nulla +ella sapeva di lui, neppure il nome: ne` mai il padre parlo`. Sapeva che +per lui, piu` notti, il cuore le si era scosso nei tumulti febbrili! +Poi si senti` spossata! Nei sogni l'immagine di Adalberto veniva, ma +coi mesi e coi mesi sempre piu` sfumata... Ed era vestito di bianco e +per lei sorrideva e piangeva (Adalberto!): ma non aveva profilo; le +linee si perdevano nell'espressione; era una gioia, un dolore +carissimo. E Guidinga sempre piu` diveniva ansiosa di fantasie, e +spandeva l'anima sua nella immensita` dei cieli, ponendo negli azzurri +l'ideale della vita poeticissima, e la` sfavillava di tutte le luci il +suo desiderio, e la` la gioia e il dolore avevano tanta volutta` di +dolcezza, quanto mistero l'infinito!... Svegliata dal suo delirio +abituale, nella vita di quaggiu` piu` non trovava cose degne di lei, +provava la noia del cammino dopo lo slancio placidissimo del volo! +Svegliata, piu` non chiamava lo sposo! Quando il padre Eude le +disse:--Sposerai Oldrado-ella rispose:--Si`--perche' certo pensava:--E` +lui!... + +--Ma se e` lui... perche' sciupare colla realta` l'ideale +affascinantissimo che io ho nell'orizzonte tutto mio? E se non e` +lui... perche' vivere, se questa e` vita d'anni e quella sognata e` +eterna e sempre inebbriata d'amore?--e disse all'ancella che piu` non +amava le armonie: la musica e` divina e dell'anime blandite dalle +lusinghe dell'ignoto... + +Richiamata alle scosse della esistenza giornaliera, la sua indole fece +si` ch'ella dinnanzi agli occhi portasse sempre un lembo di nebbia +iridescente, la nebbia dai vortici pieni di sogni, la quale, posandosi +sugli oggetti veduti o intraveduti, li rendeva circonfusi di luci +mitissime, li tuffava come nel crepuscolo dileguante di una visione. +Cosi` l'ideale si sfumava col reale: e il volto del padre cavaliere +divenne buono e tutto per lei, la imagine della madre sepolta si +presentava alla culla, o quella dello sposo veniva, veniva, come nei +primi giorni... Che? il viso di messere Adalberto. Guidinga +domandava:--Dov'e` lo sposo?--e poi sorrise.--Sara` per me: o _lui_, o +il monistero! E se nell'armeggiamento egli restasse vinto?--E tacque, +fidentissima, con Eude. + +--Messer Adalberto sapeva di struggersi, non sapeva d'essere amato. +Per furore di gelosia giuro` (perche` non voleva scoprirsi a lei se non +con atto tale che facesse parlare tutti i cavalieri) giuro` di uccidere +me Oldrado e di vituperarmi, insomma in modo che ella fosse non mia, +come l'ebbi richiesta! E che non fosse nemmanco del monistero lascia +fare a lui! Era prontissimo ad ogni sacrilegio. Cosi` si presento` al +giuoco, compero` il mio scudiere, per far credere lo sposo dal cavallo +bianco autore di tante prodezze, mentre poi alla fine Oldrado doveva +esser trovato morto, e lui colmo di tutto l'onore! E Guidinga... Oh! +fu aiutato dalla fortuna piu` che non credesse: la decisione del re +d'armi lo ammise al bacio della dama! Si levo` l'elmo..; O Signore! +Guidinga guardo` il suo volto e il mio!... Guidinga bestemmio` a me +condannato il corpo di lei, ad Adalberto benedettamente dedicava tutta +l'anima!.. Ci sposammo, ma, se a vece della ciarpa a toccare il petto +dalla parte del cuore, a vece della corona di fiori d'arancio sul +capo, ella avesse dato a me tante stoccate, io a lei una corona di +spini, noi avremmo offerto a Dio la espiazione delle nostre peccata! +Guidinga da angiolo divenne, dimonio! + +Dopo nove mesi ella portava sozzamente nelle viscere il beffardo +frutto dell'odiatissimo nostro connubio, e giurava e spergiurava che +perdere madre e figliuolo sarebbe stato opera meritoria. Io la facevo +di continuo guardare. Un giorno ella era presa da strazianti dolori; +io origliavo all'uscio attendendo... A un tratto di fuori al castello +odo un suono di trombe, poi un paggio mi strappa la veste, +gridando:--Messere! messere! i nemici! + +--Chi e`? + +--Adalberto! + +O Signore! nel castello so che eravamo male apparecchiati, scarsi +d'uomini e scarsissimi di vettovaglie. Che fare? Oh che tormento fu +quello! Resistere? Il sommo pericolo! Arrenderci? Il vitupero di mia +schiatta!... Guidinga udi` quel nome, e nel delirio proruppe:--Adalberto! +tu vieni a togliermi da questo inferno!--Invocava il nimico, ed io +aspettavo da lei uscisse o un bambino un di` destinato ad ascoltare il +testamento del padre, o una bambina che avesse a dare ai figli col latte +il veleno dell'odio! Ringhiavano le trombe al di fuori. Io mi precipitai +dalle scale, ed ecco occorrermi il mio fedele Aimone. + +--Messere, siamo perduti! + +--Per Dio! ditemi! fate qualcosa! + +E quegli dubitava:--Ricorrere alle armi... + +--Ricorriamo al tradimento! E che fece egli con me? Per Dio!--e mi +accordai con lui, e conclusi:--Dammi un pugnale avvelenato, e tu a +tempo sbatti la porticina nel corritoio. + +--Messere si`! + +--Dammi un pugnale avvelenato: e lascia a me la cura di sgozzare +Adalberto! + +In cima allo scalone ascoltai un grido cosi` feroce che mi rivolsi e +temetti di avere alle terga il nominato: guardai e vidi madonna che, +nuda, oscenissima e sanguinante, si rotolava giu` di gradino in +gradino... Accorsi, piu` che per odio a lei, per amore furioso della +creatura che si teneva in seno!... forse gia` schiacciata per le +violenti percosse! Accorsi e la avvinghiai, ed ella con affanno +straziantissimo, supplicandomi ed imprecandomi:--Messere, salvate +Adalberto! Non fate tradimento! Non fate, per pieta` dei sette dolori +santissimi! + +Ed io:--Datemi la mia creatura! + +--Si`! + +--Datemela! + +--Salvatelo! Che vi ha fatto! V'ha fatto troppo! Ma era destino cosi`! +Perdo le viscere! + +--Datemi la mia creatura! + +--Si, vi giuro! Giurate voi di non fare tradimento! + +--Lasciatemi! + +--Ho giurato! E voi siete cosi` sleale! Voi siete cavaliero? Ah so! non +giurate perche` siete dannato nell'altra vita! Non credete in Dio! + +--Madonna! vi giuro! + +--Vieni, o mio Adalberto! Egli non ti uccide!--rincomincio` ella nel +delirio, ed io balzai dalla scala!... No! ritornai, e la trasportai +nel suo letto, nel nostro talamo! E stetti al suo fianco, attendendo +l'istante... Oh quelle tre ore!... Nacque il bambino:--sei tu! Entro` +Adalberto nel castello, io gli prestai l'omaggio nella chiesetta. +Quando gli dissi ch'ero disarmato e mi dichiaravo vassallo suo, gittai +il pugnale, perche` avevo giurato a lei! Poi feci aprire la porticina +del corritoio e tutte l'altre delle camere, indovinando il tristo +pensiero di Adalberto. Quando il signore, correndo per il castello, +venne al letto di Guidinga, trovo` una morta, senza lume accanto, senza +frate, senza croce fra le mani! + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Cosi` rompeva messer Oldrado il suo racconto. E fremeva:--Pero` nessuna +occasione fu da me trascurata! Chiamo in testimonio il bianco spettro +di tua madre! Ho ribellato Lamberto, mancai all'omaggio, comparvi al +convito colla spada, feci percuotere l'araldo! Combattei! Ma non ebbi +mai completa ventura, per maledetta condanna! Figliuolo, sei +cavaliero: eccoti gli speroni: figliuolo, sei erede di tutto. Ecco il +mio testamento! + + + + +CAPITOLO IV. + + +Pochi giorni dopo Oldrado, trascinatosi nello stanzone del castello, +cogli occhi smarriti cercava i suoi sproni, e, solissimo, la` moriva +percuotendo le sue armi. Un tristissimo malore, toltagli la ragione, +l'aveva tutto disfigurato. Ugo lo volle vedere nel cofano aperto: e +comando` lo si lasciasse giacere due notti ai piedi di quel tremendo +scalone.... Dicono le cronache che vi venisse la _madonna perduta _e +ripetesse la condanna:--Voi non credete in Dio! + +Oldrado fu sepolto. Ugo si fece cupo, angosciosissimo, apparve come la +fiera che tende l'insidia: temette le squille pei poveri trapassati, +e, rammentando certi portici deserti, una cappella sempre parata a +lutto, fingendosi alla fantasia un di` in cui si sentissero suonare +tutte le trombe del castello, correva al camerotto dell'armi, quasi +attendesse ancora il padre, si travolgeva sul letto nel quale sapeva +lui essere nato, essere morta la madre, interrogando:--E` questa la +vita a cui mi dannaste? Che delitto ho commesso prima del mio +nascimento? Perche` nacqui colla maledizione?--e lagrimava +nell'angoscia:--Ho venti anni! E in venti anni tre volte ho sorriso: +quando la prima volta su un'altissima cima vidi all'orizzonte sorgere +il sole, e vidi che avvolgeva anche me ne' suoi raggi: quando suono` la +tromba che mi chiamava all'armi: quando.... Non e` riso, e` sogghigno! +Ebbene sogghigno oggi in cui mi trovo tanto deserto!... Dicono che ci +sia il mare. Com'e` il mare? Dovrebb'essere come l'anima... Com'e` +l'anima?--Non aveva mai parlato ne` con una donna, ne` con un frate, ne` +con un amico: e si sentiva rozzo, villano, cattivo, crudele, +fortissimo, libero.... Con economia di parole si esprimeva:--Mi sento +tormentato! Voglio odiare! E voglio amare! + +Il testamento di Oldrado era confitto nella memoria e nella volonta` di +Ugo.--Vendicati! Si`, e poteva sorridere o sogghignare per la quarta +volta: Adalberto stava sempre chiuso nel suo castello d'Auriate, forte +d'uomini, e scaltrito dall'astrologo. Venisse il giorno in cui Ugo, +battendo l'avello del padre colle calcagna spronate, potesse +dirsi:--Mi ascoltate? Io non ho tempo d'ascoltar voi, se anche mi +narraste le istorie del di la`! + +Venne il giorno, si`: quello in cui l'araldo bandi` doversi prestare +l'omaggio al signore. Ugo stava ai piedi della chiesa nella sua +_curte_: c'erano pure messer Ildebrandino, Baldo, Aginaldo, e tra gli +scudieri Aimone. I cavalieri ascoltarono, diedero mano alle borsucce, +poi se ne andarono: Ugo, tenendosi vicino Aimone; gli altri dietro, +legati da nessun aperto discorso, pure tacitamente affratellati da un +odio solo. + +Ugo disse allo scudiere:--Il meno che si sarebbe potuto fare? + +--Messere,--rispose questi--dargli a masticare la pergamena. + +--Ah! parli dell'araldo? + +--In quanto a messere...! + +--Ci abbiamo pensato!--attesto` Ugo: poi--Aimone, hai conosciuto +Unfrido? Sai com'e` morto? + +--Vostro padre lo fece trascinare dall'istesso puledro morello. Ma +perche` dite cosi`? + +--Per avvisare i traditori--Ugo disse ad alta voce. + +--Per Dio! + +Allora, udendo questo, Ildebrandino prese a camminare lesto, in modo +da giungere a pari di Ugo, e aggiunse:--Per avvisare i traditori e i +traditi. + +Ugo, il quale struggevasi nell'ardentissime battaglie dell'anima, e in +quel momento piu` che mai sentiva amaro l'essersi ingozzata la vergogna +di quel bando, udendo le parole d'Ildelbrandino e notandone il tono, +fu li` li` per gridare ai cavalieri: --Qua la mano e giuriamo +vendetta!--E sarebbe stato ascoltato. Egli conosceva Ildebrandino, +come Ildebrandino conosceva lui: si salutavano cortesemente quando il +raro caso portava che fossero insieme, ma ognuno pensava tra se`:--Se +quel valente mi fosse allato!--e l'uno e l'altro nella sommessione al +comune signore, trovava, anziche` una spinta ad amicarsi ed operare, un +argomento penoso per starsi lontani, sospettando che quegli potesse +dire di questi, e questi di quegli: --Perche` ha sopportata tuo +padre?--Perche` hai sopportato, come un giumento, finora?--Adunque +Ildebrandino fu soddisfatto di aver dato appicco a quella conoscenza +che sperava doversi stringere e mutarsi nella sospirata congiura, +giacche` di Ugo presagiva molto, sapendolo valoroso e bollente. Ed Ugo +fu contentissimo di avere con sua volonta` eccitate quelle parole, buon +indizio di tempra inflessibile. + +Si fecero l'uno appresso all'altro, e il loro esempio fu imitato dagli +altri due baroni, messere Baldo e messere Aginaldo: quello un vecchio +ringhioso e impaziente; questo un cavaliero poderoso, guerriero quando +ci fossero petti da passare fuori, non importa se d'amici o di nemici, +cacciatore di lupi audacissimo quando gli mancassero gli uomini. + +Si avvicinarono Ildebrandino ed Ugo, e siccome Aimone stette per porsi +dietro ad essi, Ildebrandino, cogliendo l'occasione di piu` chiarire il +suo animo e applicando il motto che ci si guadagna ad accarezzare il +cane per il padrone:--Scudiero--disse:--avete capegli bianchi e +l'essere invecchiato presso messere Oldrado so quanto valga. + +Ugo si drizzo` tutto, e trovo` di concludere cosi`:--O Aimone, imparerai +ad aprire i portoni delle castella. Aimone, non farti scrupolo: quando +portavi a mio padre la lancia pel combattimento ti facevi forse di +dietro? Metti conto che il viaggio puo` essere lungo. Ma noi ci +incamminiamo. Messere Ildebrandino? + +--Con la grazia d'Iddio--rispose questi. + +--E con la nostra volonta`. + +E i due cavalieri sporsero simultaneamente la destra e se la +strinsero. + +Il giorno di Pasqua di Resurrezione gia` abbiamo veduto come Ugo abbia +fatto e Ildebrandino risposto. + +I cavalieri eruppero dal castello d'Auriate, avviandosi dietro ad Ugo, +e tale era la furia di voler la pugna che si udiva esclamare:--Messer +Aginaldo, che dite?--Dico che vorra` essere ottimo giuoco!--Mandiamo i +paggi per le armi!--Era tempo!--E i nostri montanari sono tutti pronti +e vogliono le prede.--E quelli di Ugo!--Educati da Oldrado!--Orsu`! + +Ed Ugo gridava:--Ci vuole unione di consiglio. + +--Dove andiamo ora?--interrogava rabbiosamente Baldo. + +--Se ci attardiamo all'impresa siamo perduti!--gridavano gli altri. + +--Volete combattere oggi?--domandava Ugo. + +--Oggi!--Si`, si`, gli facciamo in tal guisa gli omaggi!--Oggi! + +--Messeri--disse Ugo:--e` giorno di Pasqua. + +Aginaldo che non lo ascoltava o non voleva ascoltarlo:--Liberiamo le +nostre castella! Gli avi le tennero si` o no? Piu` bella giustizia non +si sara` mai resa! Chi e` Adalberto? Chi siamo noi? Noi si` siamo i +padroni dei nostri servi, ma noi non siamo servi ad alcuno: egli non +puo` essere signore di gente libera. + +--Messeri,--ripeteva Ugo:--vogliamo esser leali! + +--C'e` tregua fino a che il sole va sotto! Dopo si possono squassare +quante lance si vogliono--diceva Aginaldo. + +--Vero anche questo. + +--E poi che cosa e` il combattere? Conseguenza di una sfida che non si +poteva fare? No, e` difesa--esclamava il Baldo. + +Qui parlarono di regole d'armi: gridarono, sempre camminando, per +togliersi fuori dalla gittata degli archi saluzzesi, che potevano +essere nascosti tra merlo e merlo o alle feritoie del castello. + +Alla fine Ugo concluse:--Cosi` non si fa alcuna cosa! Unione di +consiglio e d'armi: per quella vuolsi che ognuno esponga recisamente: +per questa che ognuno sappia di quali e quante forze puo` disporre. E +per l'una e l'altra richiedesi obbedire a un capo. + +Tutti intesero benissimo: Ildebrandino e Aginaldo ardenti di +entusiasmo:--Voi!--cominciarono a gridare:--Voi il capo! Sappiamo come +avete incominciato! Pensiamo come volete finire! + +Egli, a vece di rivolgersi a loro, si volse a Dio, acclamando +solennemente:--L'omaggio deve essere reso a Te solo. Noi non siamo +torme di ribelli, perche` non erano torme di schiavi gli avi nostri ab +antico! Dunque, cavalieri,--strinse Ugo:--dove ci riuniamo? + +--Dite voi.--Dite voi. + +--Piu` atto ad esplorare i movimenti che potesse fare il conte parmi il +castello di messere Ildebrandino. Assentite, cavaliero? + +--Per la spada di Sichelmo mio! Quando, e' saranno venti anni, venne +Guidaccio sul mio torrione, avevo tutti gli uomini appestati da un +certo pellegrino che ospitai. "Suonate per me: i nostri figli, spero, +ricorderanno questi squilli" dissi. Figli maschi non ho: io voglio +rispondere, io stesso, e con me il mio Oberto! + +--Al castello d'Ildebrandino--disse Ugo.--Mezzogiorno e` ancora +lontano. Messere Aginaldo, quanto impiegate dal vostro portone a +quello di Ildebrandino su un buon corridore? + +--Io non ho cavalli grami--morse il cavaliero:--Con qualunque de' miei +in due ore vi sono. + +--Dunque, messeri,--comando` il capo dell'impresa:--fra quattro ore a +Rupemala. + +--Non ho cavalli grami!--inciocco` i denti Aginaldo. + +--Non dico questo: ne e` caso vi offendiate. Ad andare al vostro +un'ora, a rassegnare le armi e i vassalli un'ora e mezza, un'altra e +mezza dal vostro castello a Rupemala, o forse manco, perche` le vostre +scuderie hanno tanta rinomanza quanto il vostro valore.--Cosi` fu +contento anche messer Aginaldo. + +E si separarono. + +Primo a mettere il piede sul ponte di Rupemala fu Ugo. Aveva tanto +osato e tanto ottenuto in quel giorno, che per ambizione audace, +tentava di cancellarsi dalla mente la memoria del padre e della madre, +lanciandosi colla fantasia in un combattimento vittorioso, per fare +tutta sua la gloria dell'impresa. Quei fantasmi gli rubavano! E per +Dio! suo l'ardimento, sua la valentia che gli aveva sottoposti +spontanei anche i vecchi cavalieri, suo l'accorgimento, e suo +l'esito... E se fosse rotta? Oh rotta no, no! Che vitupero!... + +Ugo entro` nel castello, perche` tosto al suo nome si aperse il portone: +fu condotto in una sala d'armi, aspetto` poco, osservo` molto, +computando quanti uomini si potessero arnesare subito con piastra e +maglia, poi s'inchino` la` dove la porta si spalancava. Venne innanzi +messer Ildebrandino coll'usbergo sopra l'abito di pelle: e con lui un +bellissimo giovane di diciotto in diciannove anni, pallido, +aggraziato, piu` atto, a giudicare dalla sua persona, a toccare il +salterio che a reggere il lanciotto del signore, come voleva il suo +ufficio, e questo appariva dagli sproni d'argento. + +--Oberto,--disse Idebrandino, prendendolo per un braccio:--questi e` il +cavaliero Ugo, il quale ti fara` degno della sua stretta di mano quando +tu avrai la fascia sull'armi. + +--Non me la faceste promettere?--Oberto interrogo` lo zio +coraggiosamente. Si trovava di fronte a quell'Ugo che in un ultimo +gioco l'aveva soperchiato in tre incontri! E quell'Ugo gia` aveva gli +speroni d'oro! E lo zio, sperimentato cavaliero, s'inchinava a quel +venuto del malanno! + +--Quando messere Ugo lo creda,--disse Ildebrandino. + +--Quando io la meriti!--interruppe Oberto. + +Ugo davvero incomincio` ad amarlo. + +Vennero i cavalieri, e furono presi gli accordi per la dimane +Ildebrandino con Oberto sopraintenderebbe alle macchine guerresche: +messer Aginaldo darebbe gli arcieri piu` abili, coi capitani Guelardo +ed Irnando: Baldo vi unirebbe i suoi savoiardi con Aldigero e +Ugonello, al cavaliero il comando dei cavalli di retroguardia: a +Gisalberto il servizio di esplorazione notte e giorno co' suoi, +Oddone, Eleardo capo dei saluzzesi armati di scuri: Ugo alla testa di +venti valentissime lance regolerebbe le mosse di vanguardia e +d'investimento: e via, e via: i castelli non istarebbero sguerniti: si +lascerebbero armi ed avvisatori in ognuno di essi. + +Come voleva la cortesia delle usanze, i messeri furono convitati. +Entrarono in una sala assai rozza, ma spaziosa, col tavolo fumante di +mezzi capretti arrostiti, colle seggiolone coperte di pelli di lupi. +Scinsero le spade, rumorosamente gittandole in un mucchio, allentarono +le fibbie delle piastre e delle maglie, si lasciarono andare giu` sui +panconi, pure nessuno mise le mani nel tagliere, perche` un posto, e il +piu` eminente, rimaneva vuoto. Ne` attesero a lungo: si sollevo` +l'usciale della sala, e un paggio, affacciando mezza persona, +annunzio`:--Madonna Imilda. + +Apparve la figliuola di messer Ildebrandino e della morta Adelasia, di +vaga persona e di animatissimo viso, in stretta gonna oscura, cinta su +da uno scheggiale, e coperta il capo dai lati con un velo appuntato: +s'avanzo` salutando i convitati, e, al cenno fattole dal padre, +s'assise al suo posto. A destra aveva messer Ugo, a sinistra il suo +parente Oberto. + +Ildebrandino cosi` la saluto`:--Valenti, udite: la figliuola mia sa +assai bene di leuto e canta di Carlomagno e dei paladini: operate in +modo che il suo strumento abbia una corda anche per voi; e la sua +bocca una voce per le vostre imprese. Amabilissima figlia, abbiateci +grazia! + +Di poi i convitati presero l'invito non da scherzo, come ai di` nostri, +e se da quegli assalti alle vivande dovevasi trarre augurio per la +domane, in verita` era buonissimo. La sola fanciulla non aveva tagliere +dinnanzi e non partecipava all'allegrezza epulona: il che era +richiesto dal suo decoro verginale. + +Ugo guardava... La smorta faccia di Oberto non era faccia che egli si +potesse dipingere incorniciata di maglia, colla bocca che impreca ai +nemici, col naso fiutante la polvere del combattimento, cogli occhi +dai lustri audacissimi... Imilda, melanconica e dolcissima, aveva +l'aureola dei biondi capegli, le labbra dischiuse al canto amoroso, le +nari voluttuosamente ebbre come d'alito profumato, le pupille lente +nel sopore placido delle visioni insidiose. + +Ugo guardava irresistibilmente. Il viso di Imilda gli pareva sfumasse +nelle nebbie di un sogno. Che sogno? Oberto toccava il salterio: ella +cantava le laudette religiose. No! no! Oberto riprendeva lo strumento +e atteggiava la persona al mollissimo abbandono dell'amore.--Per +l'inferno, spezzategli le corde!--Ugo con moto improvviso sorse, e si +cinse la spada, poi ne morse gli elsi con potentissimo affetto. + +--Chi siete?--una e due volte domando` Imilda ad Ugo. + +--Sono il figlio di Guidinga. + +Imilda lo interrogo` con un lungo sguardo. Ed Ugo nuovamente +pensando:--Com'e` il mare?--si rispose:--Dovrebb'esser come l'anima +quando e` in tempesta! Come l'anima quando sorge il sole! + +E veramente per la prima volta sorrise.... + + + + +CAPITOLO V. + + +L'indomani mattina Ugo era capo di un drappelletto di lance in +vanguardia, moveva al castello di Adalberto, e cosi` parlava ad Aroldo, +un capitano di Gisalberto, che gli era accosto:--Io vi dico che la +sorpresa deve riuscire benissimo. Sentite: lo spione che inviammo cola` +all'alba ne torno` dicendo essere il portone guardato bensi`, ma pure +aperto per dare accesso ai carri che vanno e vengono da' vassalli per +le provvisioni, perocche' il messere teme l'assedio. Dunque i pochi +balestrieri di Aginaldo girano per di qua e si presentano sotto le +torri, alla facciata secondaria; la` l'offesa, la` pure si concentrera` +la difesa, e intanto non vorranno cessare i carri e le carrette di +passare col necessario, tanto piu` che essendo debole l'investimento +non dara` luogo a soverchie precauzioni. Si pensera`, state sicuro, al +pericolo avvenire; quello della fame. Quando noi lance avremo il segno +di sbucare dalla selvetta, di rovinare giu` al portone... + +--Sentite o non sentite?--l'interruppe Aroldo:--St, st. Fermate i +cavalli. Sentite? + +--Per l'anima di Oldrado, se e` tromba! E i balestrieri non sono ancora +a posto!--meraviglio` Ugo. + +S'udi` ancora uno squillo venire dalla banda del castello, ed ecco poco +dopo, alla svolta della strada, di lontano, comparire un gruppo di +cavalieri, coi pennoncelli spiegati. + +Ugo si drizzo` sulle staffe e disse a Aroldo:--Guardate che colori sono +quelli. + +--Azzurro e bianco. + +--Colori amici. I pennoncelli d'Ildebrandino. Ma come...? + +--Tre cavalieri e due paggi da piede... cioe` tre cavalli e quattro +cavalieri. Oh come ci sta a disagio quel messere! Su un animale due +cavalcatori! Che quella fosse fuga? + +--Ma chi diede ordini cosi`? A chi si obbedisce? Suono` forse il mio +trombetto?--e Ugo tormentavasi e gia` malediva i nomi degli altri +capitani. + +Avvicinandosi la compagnia, poterono meglio vedere. Aroldo notava e +riferiva:--Conosco il cavaliero: e` Oberto. + +--Oberto?--e Ugo diede una rabbiosa strappata di redini al cavallo: +poi, per non farsi scorgere, accarezzo` la criniera dell'animale, +dicendo:--Con questa furia atterreresti un portone! + +--E` Oberto con Bonifacio ed Eustachio. + +Venivano, venivano: erano a pochi passi: s'arrestarono. Oberto +trionfalmente scosse la lancia, dicendo ad Ugo:--S'incomincia bene. +Facciamo suonare la vittoria nostra dalla bocca del nemico! Bonifacio, +mostrate che caccia si e` fatta. + +Il nominato salto` d'arcioni, e fece grandi sforzi per trascinare giu` +dalla groppa del suo cavallo quel secondo cavalcatore, un uomo a +sarcotta discinta, a capo scoperto, il quale colle braccia piegate +dinnanzi si celava la faccia per vergogna, ed aveva al collo una +tromba. E dalli e dalli, pesta e ricevi, a conti fatti, il prigioniero +rotolo` giu` e fu messo tra due cavalli, intanto che Eustachio dal sacco +della sella apparecchiava una fune gagliarda... Era Guidello l'araldo! + +--Messere,--disse, Oberto ad Ugo coll'aria di chi finalmente parla da +pari a pari:--lo zio voleva ch'io mi rimanessi alla scorta degli +artifici militari. I trabuchi e le manganelle li ho anch'io!--e +diedesi a muovere le braccia, come se rotasse uno spadone.--Mettete i +tardi e i vecchi alla guardia, i giovani alla battaglia! Dunque mi +cacciai giu` al castello con due cavalieri, venni al ponte: il portone +era spalancato, e mi spinsi dentro! Trovo l'araldo che voleva dare +l'avviso dell'agguato: eh! + +Ugo non lo lascio` finire e` domando`:--Dov'e` vostro zio? + +--Dunque, Guidello lo afferro alla gola... + +--Andate da vostro zio e ditegli che, facendo come fate voi, non si +guadagnano piu` gli speroni d'oro. Croce di Dio! chi diede ordini cosi`? +A chi si obbedisce? + +Oberto sbuffo` tra i denti:--E messere Ildebrandino non sapeva e non +doveva essere capo?--e in cuor suo diede tante bestemmie ad Ugo che a +volersi questi redimere non bastavano le limosine di tutta cristianita` +al santo sepolcro. L'irrequietudine dell'eta`, la baldanza di +affrettare quel giorno in cui comandasse a vece d'Ildebrandino, la +brama di cose nuove, l'inferiorita` sua in confronto di Ugo, erano +dardi fitti nell'anima di Oberto. E l'amore! Messeri si`, l'amore per +Imilda! E ad Imilda doveva comparire innanzi come uno scudiere +frustato! allo zio come un traditore dell'impresa! ai duci come +indegno di cavalleria! Oh messere Ugo! Ma Ildebrandino non sapeva e +non doveva essere capo! + +--Conducete il prigioniero a Rupemala--aggiunse Ugo:--e fatelo +guardare. + +Il quale Ugo, dopo che ebbe detto ad Aroldo e alle lance che lo +seguivano:--Corriamo ad avvisare i balestrieri--stringendosi +fieramente sul cavallo, alla tempesta della corsa per la montagna +associo` una furia di pensieri giu` per il precipizio della gelosia. Se +un indovino gli avesse detto:--Messere, c'e` una donna!--Ugo avrebbe +risposto:--Quante tratte di corda vuoi per metterti a luogo la +testaccia?--Eppure! Cosi` bolliva sordamente:--E dire, o giovinettino, +ch'io ti facevo solo buono a toccare il salterio e a startene sul +cuscino ai piedi del seggiolone! E mi giuochi di quelle imprese +arrischiate! Rompi i comandi, ti cacci a dirotta sul terreno nemico, +con due lance!... Eh se t'avessero chiuso dentro al castello e +squartato come un traditore? Il tuo coraggio deve piacere! Con due +lance? E non ti acconci ad ungere le ruote delle manganelle? Altro che +leuto! Ma sei bello, e suonavi bene lo strumento e t'atteggiavi ai +piedi del seggiolone! Morte dell'anima mia!--Fremeva Ugo, sentendosi +addoppiare il cuore da un nuovo tormento:--Madonna Imilda ti guarda e +canta al tuo suono.... Galoppa, galoppa, o mio morello: stringetemi a +sangue, o maglie! Perche' non si combatte?... Che voglio dirmi? Che +voglio scoprire in me? Ugo non deve saperlo!... Padre, Guidinga, +supplicate voi ch'io sia ferito a morte! Suona, Aimone!... Ci sara` +fragore, pugna, sangue, ma in me sempre una colpa, un rimorso, un +tristo serpente!... Ugo non deve saperlo! O solo quando Ugo ne rida! + +L'audacia di Oberto danneggio` le operazioni militari divisate. I +balestrieri, i quali con Guelardo s'incamminavano a disporsi, vedute +le lance con Ugo che movevano verso di loro, credendo che quelle +avessero dei nemici alle spalle, si diedero alla fuga, precedendole +nella direzione che quelle avevano preso nel corso, e cosi` +oltrepassarono la facciata secondaria del castello, poi, trovato il +terreno scosceso, mutarono cammino e presero a salire la montagna per +nascondersi nelle macchie, e per quanto le lance gridassero ad +avvertire Guelardo di ritornare, continuarono scompigliati. Dal rumore +delle trombe e dalla voce tremenda di Ugo avvisati gli arcieri di +Adalberto, salirono sulle torri o incominciarono un formidabile +saettamento. + +--E` cosi`!--diceva Ugo:--A chi dobbiamo gratitudine per questo +cominciamento di pessimo augurio?--E fu contento di +rispondersi:--Vituperato le mille volte quell'Oberto! + + + + +CAPITOLO VI. + + +Due di` dopo, di buonissima ora, era incominciato il combattimento +sotto le mura di Adalberto. Si erano mandati innanzi i balestrieri, i +valentissimi di messer Aginaldo, con Irnando, coll'ordine di +principiare l'offesa su un lato per ingannare il nemico, facendogli su +quello concentrare la difesa: poi venivano le torri e le macchine +balistiche con robuste travi, e queste dovevano investire dai fianchi +piu` deboli: poi cento saluzzesi, forniti di scale e armati di scuri, +con Eleardo, i quali avevano comando di starsi appiattati nelle +boscaglie per correre ad un segnale al ponte e al portone: poi i +cavalli e i fanti: c'erano Ildebrandino con Oberto, Ugo, Aginaldo, +Gisalberto, Baldo. + +Ildebrandino e Oberto stavano colle macchine da un lato verso la +valle. Ugo dal lato seguente, in direzione del castello +d'Ildebrandino, e con lui c'erano Gisalberto e Aginaldo. Baldo doveva +guidare le lance e i fanti. + +Ugo, legato il cavallo a un troncone delle moltissime piante, tenevasi +dietro ad una torre di legno, e badava a rotolare i massi che si +spaccavano dalla montagna sotto la tempesta di certe azze montanare: +li rotolava verso la maggiore petriera, e dava loro l'augurio:--Tu +pari fatto apposta per piombare sull'elmo di Adalberto. Tu se colpisci +come so io, vali tant'oro quanto pesi!--E via, e via, aiutava, piu` +come fante, gli armati d'Ildebrandino, che come capitano della +spedizione, faceva cuore ad essi:--Da valenti, assestate la trave, +tirate la fune! Da valenti, giu`, giu`, giu`!--E il colpo partiva. Dopo +messere levava il volto su ai battifredi, si toglieva l'elmo e lo +buttava a terra, dicendo:--Sbalestrate anche questo, che` io non temo +le frecciate!--rialzava la faccia e chiamava:--Vedeste? Piu` a dritta o +piu` a mancina? Quando siamo a tempo! Voglio balzare con voi sul +battuto! Dite, Aginaldo! + +E quelli dall'alto:--La muraglia cede. Dalle balestriere vien giu` +l'inferno, ma i nostri arcieri non indietreggiano di un passo. Santa +Maria! Seguitate! Su una torre e` sbucato Adalberto! Fate avanzare le +macchine!--E gli armati che erano sul battifredo, si precipitarono giu` +dalle interne scale di esso, perche` fosse piu` leggiero; e, +attaccatigli cavalli dai lati, e dietro spinto da Ugo, Aginaldo, +Gisalberto e da molti fanti, quello si avanzo`, tentennando +maestosamente, fino a dieci passi dal fossato. Arrestatosi, gli armati +s'incalzarono per salirlo, gridando:-Calate il ponte!--Era il ponte +una lunghissima tavola, sostenuta da catenoni, la quale si abbassava, +precisamente come i levatoi, a mettere in comunicazione la piattaforma +del battifredo colle mura nemiche. + +--Calate il ponte!--gridavano ancora Gisalberto e Aginaldo, correndo +sulle strette scale. + +--Maestro Sega, mettete i contrappesi!--comandava Ugo con poderosa +voce:--Girate le ruote e tendete le corde!--Ma non vedeva il maestro. + +Gli armati nell'ardore dell'assalto udirono quel comando, e credendo +fosse ubbidito, o, a meglio dire, fremendo unicamente per menare le +mani, erano giunti all'alto. Aginaldo libero` un catenone, poi l'altro, +ne` tenne la fune del ponte perche' abbassasse a poco a poco, ma lascio` +andare. Gisalberto esultava:--Investiamo con impeto! + +Al basso Ugo ancora affannosamente minacciava:--I contrappesi o la +dannazione eterna!--ed ecco ficcando intorno gli occhi, gli venne +veduto il maestro orrendamente schiacciato nel terreno e dimezzato il +corpo da una rotaia sanguinosa: una freccia gli era confitta al petto. + +--Cavalieri!--ebbe ancora cuore di urlare Ugo:--tenete i catenoni!--ma +non aveva ancora detto, che ecco la torre barcollo` verso la fossa.... +Egli che si stava attaccato ai congegni delle ruote posteriori fu +balzato a cinque passi sul terreno: la torre con fragore di ruina +schianto` il ponte contro le mura nemiche, e precipito` nel fossato +Gisalberto, Aginaldo e quanti armati v'aveva. Nel castello suonarono i +pifferi a scorno e dalle feritoie i balestrieri levarono grida di +vittoria... Si scosse Ugo, dolorosissimo, e ancora incerto di quanto +era accaduto, ancora imprecava:--Maestro, v'hanno pagato per +tradirci?--Si volse su un fianco e vide gli uomini che, abbandonate le +petriere e le manganelle, accorrevano animosissimi, giungevano alla +torre, vi s'arrampicavano come gatti, tentavano di unghiarsi alla +muraglia: ma la muraglia restava troppo alta e non dava appicco; +piovevano gli olii e la pece, guizzavano d'alto in basso le punte: e +chi degli assalitori rifaceva il cammino: chi era incalzato: chi +incontrato: e chi piombava nella fossa: e chi, avvinghiato al legname, +si spenzolava!... Intanto sopraggiunsero i fanti e i cavalli che erano +indietro. + +--Avanzate le manganelle! Se il ponte c'e`, per Dio! fate la +breccia!--tuonava Ugo, tentando di rizzarsi dal terreno sul quale lo +inchiodavano le doglie. + +Cominciarono poco piu` di dodici uomini, incontro alle frecce nemiche, +a trascinare le macchine e a caricarle di sassi, e a porle da +assestare i colpi. Presero a farle giuocare: un proietto percuoteva +nelle mura, l'altro nella torre, sconquassandola e facendola sempre +piu` piegare, e i nemici ridacchiavano e ululavano i troppo presti +assalitori cosi` sfracellati dagli amici. + +Ugo, non sapendosi persuadere che fosse desto, cosi` com'era senza +l'elmo, si tormento` fortemente la faccia, poi si rotolo` davanti a una +pozza d'acqua, e in essa tuffo` il capo per averne refrigerio. + +Accorrevano in quella Oberto ed Ildebrandino, e venivano dall'altro +lato del castello, investito dalle petriere e dai trabuchi, a portare +la trista notizia che troppo deboli erano le macchine, nulla si era +potuto fare, dalla porta deretana avevano dato il passo ad una banda +di nemici, combattendoli si`, ma non sperdendoli. Tutti credevano che +questa masnada fosse venuta alle spalle di Ugo per distruggere le +torri di legno. + +Oberto incomincio` a meravigliare:--Come? Qui non ci sono i nemici?--e +vedendo, alla lontana, Ugo disteso bocconi:--Messere,--disse allo +zio:--e` morto! + +--Chi? + +--Ugo. Si storce nell'agonia. Guardate! + +Ildebrandino per dolore volse via la faccia esclamando:--Oh la liberta` +delle nostre castella!--e vivamente:--Ma i nemici non sono venuti per +di qua? + +--Tutto non e` perduto, messere. Fate lavorare le scuri al ponte! + +--Ugo e` morto! + +--Fate in vostro nome! + +E tutti e due galopparono oltre, per un pezzo, verso le macchie: ad un +tratto ecco sul cammino loro incontro il trombetto di Ugo. + +--Che avete?--domando` Ildebrandino. + +--Lasciatemi, che` ho grandissima furia! + +--Che avete? + +--Devo parlare a lui! + +--Ugo e` morto! Mi riconoscete? + +--Morto? + +--Morto di punta--confermo` energicamente Oberto. + +--Santa Madre di Dio!--proruppe il trombetto:--Torno dall'inseguire un +traditore accorso di lontano, che poco stette mi mettesse lo +scompiglio nei saluzzesi! "Messere! dov'e` Ildebrandino?" gridava egli +per farci abbandonare l'assalto: "L'ho difeso quanto ho potuto! ho +difeso madonna! ma il castello d'Ildebrandino e` in mano dei nemici!" + +Oberto e lo zio furono li` li` per rovesciarlo d'arcioni. + +E quegli seguitava:--Ma dite! Il capitano e` morto? + +--Pensiamo ai vivi--rispose irosamente Oberto. + +Lamento` Ildebrandino:--Che si e` fatto da Aginaldo? Da Gisalberto? +Baldo ancora aspetta coi cavalli! Che aspetta? + +In quella quattro uomini, gittando l'armi, venivano per la montagna, +abbandonate le macchine e lasciati vilmente i compagni. Come videro i +cavalieri e il trombetto Aimone, certo si sentirono a mal punto, il +perche` due ad alta voce dissero a giustificazione:--Aginaldo e +Gisalberto sono morti! Aldigero, Ugonello, Oddone, sono fuggiti alla +valle!--e con artificio:--Voi che avete tromba, dove siete stato? Il +capitano ci mando` in cerca di voi. Presto, suonate! ad avvisare i +saluzzesi!--e si dispersero nel bosco. + +--Dio volesse che fosse come voi dite!--lamento` Aimone. + +--Pensiamo ai vivi--replico` Oberto con ambizione:--Due di` fa l'impresa +fu cominciata da tale che aveva sproni d'argento! + +--E con quel tale io la compiro`!--comando` lo zio:--Vi faccio cavaliere +d'arme! Voi sarete tanto valente che sbatterete la testa di Adalberto +sul ponte di Rupemala a orrendo giuoco dei mastini!--e cosi` +proclamando in atto di solenne promessa volse il capo nella direzione +del suo castello. Una nube nerissima, a vortici rigurgitanti, dal +sotto in su insanguinata da riflessi guizzanti, si levo` dal basso del +monte, roteando nella valle. + +--Oberto!--grido` Ildebrandino, afferrando il nipote per un braccio si` +fortemente che quasi lo fece staffeggiare:--E non diemmo le mazze sul +capo al malaugurato! Guarda! La masnada era corsa la! + +Oberto guardo` e non riusci` che a dire:--E potemmo lasciare sola +Imilda! + +Il trombetto si tocco` la spada, dicendo, come ad ammansarli col +pensiero di vendetta:--E affermava dunque il vero quel traditore! Ma +gli ho pagato l'ambasceria quanto valeva: tre stoccate sulla testa +tanto vecchia e tanto pelata! E ancora parlava! "Ho difeso!" E voleva +dirmi il suo nonme, e lo disse, ed io lo bandiro` per vitupero dei +traditori: Federigo saluzzese. + +--Il mio fedelissimo servo!--urlo` lldebrandino: e Oberto spronava al +suo castello. + +--Tu l'hai ucciso! Vitupero a te, figlio di bifolchi! Non conosci i +forti e i fedeli?... Oberto! Oberto! attendimi al tuo fianco!... Tu +l'hai ucciso? E tu mi tradisci?... Oberto! Oberto! Noi due soli? E i +nemici quanti saranno? Ah! quelli cui diemmo il passo! E Federigo +perche` lascio` Imilda? Forse che tutto era gia` perduto? Ma quelli che +appiccarono il fuoco, non sono nemici di tutti! Dunque su tutti!... +Suona la ritirata, o araldo, suona poi a raccolta e muoviamo al +castello!... Oberto! Oberto! attendici! Saremo piu` di cento lance!... +Suonate la ritirata, suonate, messer l'araldo! Suonate, per +pieta`!--Cosi` finiva a supplicare il cavaliere, quasi impazzato, e +pregava, alzando la mazza, e minacciava a mani giunte, e strappava le +redini al cavallo per raggiungere Oberto e le strappava per accostarsi +al trombetto. + +Aimone avrebbe le mille volte voluto una freccia a forargli le +orecchie, piuttosto che quelle parole a straziargli l'anima, e +chiamava il capitano che lo conducesse al furore di una zuffa, +cosi`:--Messer Ugo! Ditemi che non e` morto! Perche` mi partii dal suo +fianco? No, fu lui che mi mando` ad Eleardo! Messer Ugo!... + +--Suonate, la ritirata! + +E l'araldo dolorosissimo:--Oldrado non mi diede mai questo comando! + +--Dopo fate a raccolta!... Oberto! Oberto! + +--E se messer Ugo tornasse? + +--Anche la` al mio castello sono i nemici di tutti! + +Il trombetto si disse con risoluzione guerresca:--La voce del capitano +e` la tromba: udite la voce--e squillo`, verso il monte. + +--Che segno e` questo?--domando` trepidante il cavaliere. + +--Quello che avvisa i saluzzesi di accorrere al portone!--disse +superbamente l'araldo, e suono` verso la valle, e vide che dopo lo +squillo si muoveva un drappelletto di cavalieri... Che? Un'insegna? +Un'insegna quadra di comando. Fosse...?--Era l'insegna di` Ugo. Aimone +stacco` la tromba dalle labbra e guardo`. Per una via Ugo veniva. E per +un'altra Ildebrandino cacciavasi a rovinosa corsa dietro ad Oberto.... + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Alla mattina di quel giorno, nel castello d'Ildebrandino, partiti i +cavalieri, lasciandovi poca scorta, madonna Imilda era scesa nella +cappella. Oh si` eh'ella aveva grandissimo bisogno di conforto! + +--O Signore, o Vergine santissima! Fate che il padre mio mi torni salvo +dall'armi! Almeno il padre! Oh come vi prego! Tu che sei interceditrice +potente, e tu che tutto ascolti!... Se ci fosse anche la madre mia a +pregarvi! Come la vorrei accanto a me!--E Imilda piangeva +dirottamente:--Ella m'avrebbe salvata da questo tumulto! Vedi, anch'io +vorrei esser tra l'armi, per udire quel grido:--vittoria!... Vergine +dolcissima, tu sorridi a me che piango? E tu che sei Dio hai voluto per +immenso gaudio avere in eterno la madre! A me l'hai tolta! Salvatemi il +padre, che mi protegga!... Che sarebbe d'Imilda deserta nel castello +degli avi?... Deserta?... O Signore, per un'altra persona io ti prego, +per Oberto... Oh ma sarei deserta senza padre, sola nei lunghissimi +giorni dell'abbandono! Oberto, povero Oberto, da tre notti non ho piu` +cucito la tua fascia... Qual tormento, quale dolcezza novissima in me! +Tu non sai! E se sapessi!... Ma che ho fatto? Che ha detto? Perche' basta +uno sguardo, una compassione, una lagrima?... Una vita infelice!--E +Imilda fremeva tutta: e taceva, non osando nemmeno a se` stessa +confessare il grido dell'anima combattuta: poi--A Oberto m'aveva +promessa il padre: ed ero contenta, e sarei stata tranquilla... O +Madonna, che voglio dirti? Che vuoi ascoltare? Non so... voglio... +vorrei... devo, oh si` devo! come cristiana, pregarti per un altro +cavaliero: devo, come nata da liberi castellani, pregarti per il capo +dell'impresa! Egli ci rende tutto! Ed e` valente, e cortesissimo.... +Perche` sorridi, Vergine santissima? Non so, ma mi sorridi, come mai non +facesti. Ah perche` anche tu lo scorgi benigna? E fai bene perche` mi fu +detto ch'egli e` infelice. Io sento che e` infelicissimo! Non conobbe la +mamma sua. Tu che sei la mamma di lassu` fagli conoscere almanco... una +sorella del suo dolore! E fammi grazia: disponi si` che ci sia un'altra +giovinetta, bella e religiosa piu` di me, la quale preghi per Oberto. +Cosi` tu potrai esaudirla... Io sono... Io non so!.... Mi trovo +irrequieta.... Ah tu sai ed esaudisci! Mi trovo tormentata! Amo messer +Ugo! "Chi siete?" "Sono il figlio di Guidinga"... Ugo! + +Imilda era nella cappella da un pezzo e cosi` pregava, quando nella +corte ecco un grido spaventato, e un altro! Imilda si fa in piedi +tremante, corre sotto un finestrone aperto.--I nemici!--ascolta la +voce del vecchio Federigo:--Salvate madonna!--ed ecco ancora:--Fuoco! +fuoco! + +La vergine, come a luogo di rifugio, si butta ai piedi dello altare, +scongiurando con fiero rimorso:--O Signore, salvate mio padre! Come vi +ho pregato? E` il mio castigo dunque cosi` pronto?--ed ode ancora un +rumore di pugna, e uno sbattersi fragoroso di porte, e un correre +affrettato su nelle stanze, e voci diverse, e tra tutte una irosissima +che comandava:--Balestrate fuoco nelle finestre!--e un'altra:--Se +tutto arde che ci rimane di bottino? + +--Combattete!--gridava Federigo agli uomini del castello:--Giuratemi! + +Alla fantasia della fanciulla si presento` tutto il castello invaso da +una turba di lupi e da un torrente di fuoco: e qua sotto alle scuri si +sfasciavano gli usci: e qua si massacravano i servi: qua si sforzavano +gli scrigni: dappertutto si portava ruina: e le fiamme divampavano piu` +e piu`, alimentate dai cadaveri friggenti: e il fumo soffogava +assalitori e assaliti. Chi precipitava dalle finestre: e chi dalle +finestre entrava: chi si trascinava a morire sulla soglia, per avere +fiato: chi impedito nella fuga o nella corsa di conquisto da qualche +ferito pregante, gli faceva somma grazia o di una stoccata o di una +maledizione... Venivano, venivano i furibondi! La camera del padre era +deserta: lo scalone, il corritoio, lo stanzone dell'arme...--O +Signore! la fanciulla se li imagino` al lume delle torce incendiarie +nell'andito lunghissimo che conduceva alla cappella! Venivano, +venivano!... Almanco le fossero gia` alle spalle, l'avessero gia` +afferrata: ella si sarebbe trascinata all'altare, chiamando la +Madonna! Ma oh come invece erano lenti e terribili! E che portava quel +mostro? Dio! la non vedesse! Portava una testa sanguinosa!... O padre! +O Ugo!... + +La povera vergine, esterrefatta dall'atrocissima visione, si rinverso` +con abbandono ai piedi dell'altare.--Non sia vero!--Fu scossa. Di +nuovo la voce:--Balestrate fuoco nelle finestre!--E un'altra:--Sulle +vetriere c'e` su dipinta la croce: li` e` la cappella.--Ancora la +prima:--Sconficcate le inferriate! + +Imilda non ascolto` piu`, ed aggrappandosi ai gradini, discinse le +chiome, le scompose, con quelle si velo` il volto per pudicizia, poi +ancora, ma piu` rassegnata, scongiuro`:--E se vuoi mandarmi la morte! fa +che non sia vergognosa! + +In quella al di la` della porta del sacro luogo s'udirono due pedate +affrettatissime e caute, e queste voci, diverse da quelle +prime:--Capitano, qui c'e` la cappella. Gli ori e gli argenti sono +nostri. Non fate chiasso. Io provvedero`--e fu chiusa la porta per di +fuori e tolta la chiave. + +--Voi, Ingo, guarderete le finestre, e l'impresa avra` fruttato +qualcosa, vi pare?--Dopo piu` nulla. + +Poi nella corte:--Oibo`! guardate dal porre mano sulle cose sacre! C'e` +su scomunica di pontefici sommi. Via, dalle inferriate, marmaglia! + +Ma piu` poderosa gridava la voce:--Balestrate fuoco nelle finestre! +dappertutto! + +Madonna Imilda per somma grazia della Vergine santa aveva perduto i +sensi. + +Quando dopo un pezzo risenti` l'angoscia della vita, si trovo` +avvinghiata fra le braccia di un cavaliero. Era suo padre? Era Oberto? +Era un nemico?... Il primo pensiero che le si affaccio` fu questo +tremendo:--Quanto castigo! Almeno Ugo sia morto nella pugna! Ugo +tristissimo! + +La vergine spossata levo` la faccia... Oh si` l'angoscia della +vita!--Sei tu! + +Era Ugo il cavaliero. + +La cappella ardeva tutta: la porta infiammata vedevasi parte +cadente, parte squarciata, parte a terra. Al di la` ecco la voce +d'Ildebrandino:--E` qui! E` salva! Oberto la tua sposa e` salva!--Con +queste parole il vecchio credeva aggiungere maggiore gloria al +fatto di Ugo: ed adempiva ad una promessa tra la sua donna morta e +il morto padre di Oberto. + +Ugo lancio` uno sguardo alla porta, e parvegli vedere il volto di +Oberto, lo vide, e parvegli che le fiamme gli fischiassero il pensiero +di quello:--Imilda nelle braccia di Ugo! + +--Si`!--esulto`, come Lucifero, il cavaliero tormentato e tormentatore, +in un minuto solo di trionfale passione e di vendetta! La salvata gli +avvelenava la faccia coll'alito scottante, e la persona coll'abbandono +delle membra, insidioso e annuente. + +Oberto mosse un passo, ma arretro` soffogato. A quel solo movimento di +lui, Ugo addoppio` la stretta al corpo d'Imilda, e fu ventura ch'egli +non inciampasse, ubbriacato dalla malia di quel peso: poi la spinse +verso le fiamme, con atroce disegno.... + +--Di qui passerete un giorno sposa!--lamento` Ugo. + +--Puo` essere la porta che conduca al paradiso o all'inferno!--susurro` +Imilda. + +Oberto mosse un secondo passo. + +--Pieta`!--stridette Imilda. + +--Non sai morire?--tempesto` Ugo nell'anima, scaglio` a terra l'azza, e +rise. + +E veramente per la prima volta sghignazzo`. + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Come Ugo era accorso nella cappella? + +Rifacciamo un po' di cammino, tornando al luogo della battaglia. +Lasciammo Ugo, sbalestrato a terra, vicino alla pozza d'acqua, +stordito ed ammaccato. Quand'egli ebbe levata la persona e guardato +intorno nel bosco folto ed altissimo, vide fanti e cavalli fuggenti +per ogni direzione. Non scorse pero` ne` Ildebrandino ne` Oberto che +volavano a Rupemala per un cammino assai basso e nascosto. Il dolore +dell'anima in Ugo la vinse sui dolori del corpo, perch'egli +disperatissimo si diede per riannodare tutta quella gente +scompigliata, ma invano. Gridavano in cento:--Oh quanti morti! Sara` +gran ventura se domani avremo le gole salve dal capestro. Fummo +traditi! Messer Baldo e Ildebrandino gia` lo dissero. Fummo traditi! + +--E chi il traditore? + +--Traditrice la poca esperienza degli anni in voi. + +--Morire domani? Oh non e` meglio cercare oggi un ultimo sforzo di +vittoria e gloriosa vittoria? + +Ma i dispersi erano troppo spaurati dalla gravita` del fatto commesso e +dai casi della mattina... Ugo gridava... A un tratto ode uno squillo +di tromba.--Il segnale ai saluzzesi! Suono come questo non puo` uscire +che dalla tromba di Aimone! Demonio! che suoni di la`, dall'altra vita? +Non e` piu` tornato! E chi mi disse ch'e` morto?--sclama Ugo, e sorge sul +suo cavallo e rizza l'insegna, e, mostrando la faccia audacissima e +disarmata, chiama intorno a se tre o quattro lance accorrenti, Aroldo, +Bonifacio, Eustachio, trova Aimone, muove alle macchie, scavalca, +solleva i saluzzesi, e solo si precipita al castello.... Che? Nessuno +vorrebbe credere, ma e` cosi`! il ponte levatoio calato. Ugo, strappata +la scure a un tardo soldato e datagliela sul capo, si mette a lavorare +contro il portone, con braccia poderosissime, tanto piu` quanto piu` +dolorose. Accorrono a lui fanti. L'insidia tremenda! ad un tratto si +scuotono i catenoni e il ponte si solleva. Ugo, perduto l'equilibrio, +piomba all'indietro e per somma sua ventura, siccome non vi era +sbarra, rotola nel fossato. + +I fanti volsero le spalle per fuggire, ma il legno inclinantesi +all'insu` li fece sdrucciolare giu` al portone, ove tutti in un fascio +si maledirono orrendamente schiacciati. Ugo si abbranca ad uno dei +ritti che sostengono il ponte quando sia calato, e quivi, chiamando e +richiamando, giunge a farsi porgere una lancia da Bonifacio. Appena in +salvo alla riva, non trovando piu` il suo cavallo, stramazza d'arcione +Aroldo, monta sull'animale di quello, comandando:--Sorprendiamo cogli +arcieri dalla parte della valle! Aimone! Aimone! Dov'e` Aimone? Cercate +di lui e dite che suoni a richiamare tutti i duci vicino a me! + +Bonifacio osserva:--E` troppo tardi! Qui tutto e` perduto! + +--E che? In tutti un impeto solo! + +--Baldo e Ildebrandino vi diranno.... + +--Per Dio! obbediranno! Io solo sono il capo dell'impresa! +Altissimamente lo grido alle castella, io, io! Aroldo, Bonifacio, +Eustachio, non credevo di parlare con gente pari vostra!--Galoppa +verso il terreno raso, ed alza la faccia... Vede un fumo sollevarsi di +lontano.--Il forte d'Ildebrandino! Chi disse di lasciare sguernite le +castella? O Gesu`!--e con spronate furiose Ugo lancia il cavallo... In +quale direzione? Pareva che cento demoni strappassero il freno +all'animale, perche` era tormentato innanzi, indietro, a destra, a +sinistra, come una cosa pazza.--Qui tutto e` perduto!--ripeteva il +cavaliero straziatissimo le parole di Bonifacio.--Ed io voglio +vittoria! + +--Fugge il messere! Il capo dell'impresa!--fischiano dietro ad Ugo +Bonifazio ed Eustachio: e poco dopo Baldo accorre dalla valle. + +Ugo lancia il cavallo cosi` da averne mozzo il respiro, lancia e +smania! Eccolo al ponte di Ildebrandino: entra nel castello, balza +d'arcioni gridando:--Io voglio combattere i nemici! Qui si raggruppera` +una fortissima pugna! Suonate tutte le trombe! Tutti i duci vicino a +me! + +Gli si presenta a terra un ferito, il quale, giungendo le mani:--Per +amore della croce, abbiatemi misericordia! + +--Dov'e` madonna?--supplica Ugo:--Ah!... misericordia a me! + +--Non uccidetemi! + +--Dico di madonna! Madonna! I nemici! + +--Misericordia, gran barone! Il traditore e` quello che era all'uscio +della cappella! Ho risparmiato anche il veleno per voi, gran barone! + +Ugo si caccia per le scale e nelle camere, trova nemici predatori e li +combatte. Scompigliati, gli scarsi che avevano tentato la sorpresa, +facile dacche` il castello era poco difeso, sono stretti a sgombrare, +gridando:--E` qui Ugo con cento cavalli!--Ugo, giu` ancora per lo +scalone, entra nei corridoi incendiati. Oh ecco! vede Ildebrandino ed +Oberto. Incalza Ugo:--Ov'e` madonna? + +Quegli meraviglia spaventato:--I morti tornano!--E questi:--Ugo e` +risuscitato per mia dannazione!--E tutti e due, facendosi segni di +croce, si danno a fuggire, guardandosi alle spalle. Ugo dolorosamente +li chiama e li richiama per tutti i santi: poi si mette dietro ad +essi, corre, corre... E` nella corte ed inciampa. Lo stesso ferito +geme:--Abbiate pieta`!--Il cavaliero guarda, e vede che quegli ha sul +petto lo stemma di Adalberto, e sulla testa sanguinosa la tonsura di +chierico. + +E quello:--Fate da cavaliero cristiano! Sono sul sagrato!--Era Ingo +difatti sotto una finestra della cappella. + +Ugo, con subito pensiero religioso, esclama:--Voto una lampada +d'oro alla Vergine di Saluzzo!--e facendo sgabello col corpo del +ferito, s'aggrappa all'inferriata di una finestra aperta, si +strascina su col petto, e ripete:--In luogo sacro voto due lampade +d'oro!--D'improvviso una vampa guizza dal sotto in su ad +infuocargli i capegli, e un globo di fumo gli soffoca il respiro... +Riapre gli occhi: storce la bocca a ricevere aria dalla corte, fa +per balzare... No, prima nell'ardentissimo strazio dell'anima +raddoppia il voto alla Vergine del cielo:--Quattro lampade d'oro, +per quel che ho falto! per quello che voglio fare!--e ficca gli +occhi dolorosi nella cappella, cercando l'altare a cui drizzare la +destra.... Imilda e` la` dentro arrovesciata ed immota!... Ugo balza +a terra, strappa di sotto al corpo del ferito un'azza, precipita +dove gli pare debba essere l'ingresso della cappella. L'uscio e` in +fiamme! Lo squassa terribilmente. E` chiuso! Tempesta colla scure. + +A quell'indiavolare accorrono Ildebrandino ed Oberto. Essi avevano +combattuto gli invasori, ma non avevano trovato Imilda per tutto il +castello, ne' alcuna cosa saputa di lei. I servi e le ancelle crano +stati uccisi: il povero Federigo piu` non tornava dal campo di certo. +Accorrono dunque Ildebrandino e Oberto, sclamando:--E` proprio lui! Gii +spiriti hanno braccia di nebbia. Questo no, per Dio! + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + +Alla sera di quel medesimo giorno, narrano le cronache: Adalberto, +andando nella sua camera e buttandosi armato sul letto, trovo` al +capezzale la fascia che Oldrado aveva riportato nel gioco d'arme, +vent'anni prima, e su quella c'era scritto il numero dei morti e dei +feriti nemici. + +Narrano anche che quello sparviero presentato all'omaggio, sorgesse +dalle ortiche fra cui fu gettato, e apparisse cogli artigli di ferro e +col becco di ferro, vecchio, lontano, lontanissimo, su un monte, ma +ancora pronto a spiccare il volo. + +Queste ciance furono scritte dall'eremita di Malandaggio, un veggente +che la sapeva assai lunga! + + + + +CAPITOLO VII. + + +Morti Aginaldo e Gisalberto: abbandonate le macchine sul campo: +lasciativi i cadaveri insepolti e i feriti inutilmente imploranti +pieta` per lo strazio del Calvario: molti uffiziali fuggiti, e +moltissimi soldati corrotti dall'oro e dalle promesse: incendiato il +castello d'Ildebrandino: le cose rotolarono giu` con maledetta rapidita` +di male. + +Ugo fu ad una voce accusato. Aveva mostrato certo ardimento in +principio: ma quale esperienza in lui? I tempi per ricorrere all'armi +non erano proprio quelli: bisognava aspettare, e Aginaldo gia` da +cinque anni aveva fisso un pensiero d'impresa che doveva essere +sicura, Aginaldo si`, sperimentato, risoluto, tenacissimo! Ma il +vecchio aveva saputo aspettare, e ancora avrebbe aspettato, se la +storia di quello sparviero stecchito sul cuscino nero non fosse venuta +a metter le febbre in tutti i polsi. E poi Ugo era fuggito dal campo, +lui proprio che aveva detto a Bonifacio:--Io solo sono il capo +dell'impresa! Altissimamente lo grido alle castella, io, +io!--Ildebrandino e Oberto bastavano soli a liberare Rupemala. Ugo che +aveva fatto? Quante cose sconciate! Quante armi e quanti uomini +perduti! Come aizzato Adalberto! Per Ugo anche l'impresa da farsi fra +dieci anni da quella, l'impresa che doveva proprio riuscire, era +guasta ed anche resa impossibile.--Ma perche` l'avevano ammirato, ed +ubbidito e acclamato capo? + +Ugo dunque fu accusato: il castello di Aginaldo due notti dopo +sorpreso dagli armati di Adalberto, i quali violarono la fierissima +vedova rimasta e poi la serrarono in un monistero a fare penitenza: +assediato il forte di Gisalberto che lasciava due figliuoletti ed +unica guida un maestro d'armi: Baldo ringhio` che sapeva e doveva +resistere da se`, che i suoi capegli bianchi` non aveva mai creduto gli +avessero a dare la vergogna somma, e Baldo alzo` il ponte levatoio +giurando di voler uccidere Adalberto e il traditore dell'impresa. + +Adalberto, _illustrissimo ed eccelso signore_, dalle torri del suo +castello, con trombe militari, ai gentiluomini dell'_inclita signoria_ +pubblico` un bando con cui poneva prezzo d'oro sulla testa di Ugo, +promettendo perdono a quello o a quelli dei soggetti che gliela +recassero su un bacile vilissimo, nella chiesetta d'Auriate, senza +scorta d'armi, con tonache di` penitenza e corda al collo. Cio` a +commemorare l'omaggio reso tanto bene nel giorno di Pasqua di +Resurrezione. + +Ed Ugo? Ugo, chiuso nel suo castello, ad occhi aperti sognava +sempre di lanciarsi in una cappella ardente, come una fornace, +sognava tutti i supplizi del corpo e dell'anima. Una donna +strideva, brancolando, tra il fumo e le vampe: la cappella era +lunga lunga, e piu` egli avanzava, piu` cresceva il lamento.... +Giungeva a lei, l'afferrava, l'alzava: ella chinava il capo sulla +spalla, abbandonatissima: egli si sentiva legato alle gambe, +inciampava, rompeva potenti lacci: ella supplicava:--Strappami da +questo fuoco eterno!--E. da quel fuoco neppure egli poteva uscire. +Crescevano gli strazi:--Strappami!--ella lo supplicava:--Pieta`! +pieta` del mio tormento del cuore!--Ah! e` cosi` ch'ella domandava +pieta`? Si! Ugo, che voleva abbandonarla alle fiamme, nulla piu` +vedeva, nulla sentiva, sentiva solo un bacio rovente... un bacio di +Imilda!--T'amo, t'amo, Imilda! In qual momento te lo dico! M'hai +ascoltata? Sei viva? Chi ti strappo` a me? Io ti allentai le mie +braccia? Non so quello che accadde! Ma tu non sei morta? Supplico +Dio, no, no! Quale incertezza!--Ed Ugo, cosi` torturato, sentiva +corrersi per tutte le fibre una potenza di nuova vita: e sorrideva! +Allora ecco alla fantasia il padre, in un tratto, che rampognava +orrendamente:--Perche` ti diedi speroni d'oro? Perche tu fossi +vinto? Gia` troppo affanno fu nella famiglia di Oldrado per il +serpente della donna! Guardati, Ugo, guardati!--Ed Ugo +piangeva:--Padre, se ella e` viva ancora, come si tormenta! Io non +posso odiarla! + +Allora Ugo vedeva l'acqua stagnante di un fossato, tutta sozza di +sangue, putrefatta e fangosa: alla superficie venivano a scoppiare con +flaccido gorgoglio e con lentissimi cerchi alcune bolle d'aria: sotto +qualcosa si moveva all'insu`: ecco una testa coi capegli impegolati sul +volto da una melma verdiccia. Che? si chinava salutando. Sulla nuca +era aperta e scheggiata: si drizzava e boccheggiava, come quella di un +ferito e di un annegato. Era messer Gisalberto! Quel morto affondava: +qualcosa ancora si dondolava all'insu`. Messer Aginaldo quest'altro! E +i due cavalieri a vece di pupille avevano un globo bavoso che colava, +il naso pesto, alle labbra cascanti penzolate le irrequiete code dei +vermi. E i due borbogliavano:--Traditore tu?--.... Ecco Manfredo e +Bello, i figliuoletti di Gisalberto, affamati disperatamente nel +pattume di un sotterraneo e disperatamente imprecanti:--Traditore!--E +madonna Marzia, la vedova, sbattuta a terra da due sozzi ferocissimi, +chiamava la Vergine, e si rannicchiava ululando:--Per te traditore!--E +il vecchio Baldo si armava e ringhiava:--Muovero` al tuo castello!--Poi +Ildebrandino e Oberto: Oberto era il dimonio della gelosia; +lividissimo, furente, toglieva una ciotola ai cani, in quella sputava, +e in quella poneva la testa di Ugo. Il conte d'Auriate +ridacchiava....--Madonna di Saluzzo, voto dieci lampade +d'oro!--gridava Ugo. Allora di nuovo ecco una cappella ardente, ecco +una donna.... + +--S'io non l'avessi veduta--gridava Ugo:--non l'avrei conosciuta, non +sarei fuggito per lei! E chi e` lei? S'io non l'avessi conosciuta? +Cavaliero che combatte senza pensiero di dama e` vulgare mercenario! Se +io non l'avessi amata? Ma se era destino, se e` destino ch'ella +riaccenda la vendetta! E la vendetta sara` atrocissima su tutti! S'io +non fossi fuggito dal campo? Ma quelli che erano al suo castello non +erano nemici, e non volevo io raggruppare la pugna decisiva?... Se non +ci fosse stata lei! Ma se cosi` era, chi sarebbe ora dinnanzi alla mia +fantasia orrenda a misurarmi nei deliri dell'affanno? Non la +rabbuffata larva del padre! Non la oscena di Guidinga!... No, no, +voglio vivere e vivere di guerra! Sono vinto, e ancora voglio +sostenere il peso vituperante della vita! Sono disonorato, e non mi +schianto per mia volonta` d'abbominio! Sono abbandonato da tutti, e +voglio meditare fortissimi fatti! E impreco colla volutta` della sfida: +"Dammi ancora maggiore tormento!"... Oh se non ci fosse stata lei! +Ella mi supplica nel giorno, nella notte: "Vieni, cercami, fammi +giurare, precipitati e vinci!" La voglio! La voglio mia fosse pure in +mezzo ad un fuoco che per secoli non si spegna! Imilda, dimmi che sei +viva! Ti supplico! + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +E Imilda? Ritorniamo a Rupemala. + +Imilda, in quel momento in cui Ugo aveva riso, senza piu` una coscienza +al mondo, fu afferrata e salvata da Oberto, spinta fuori della +cappella. Ildebrandino, a cui le vampe vividissime e sibilanti avevano +impedito di vedere gli atti e di ascoltare i gemiti di quelle povere +anime disperate, Ildebrandino abbraccio` Ugo, uscito lentamente dalle +fiamme, e volle che Oberto l'abbracciasse, gridando:--Gran merce`! +Nipote mio, questo e` un esempio!--Imilda fu trasportata in una camera +e soccorsa. Ugo s'involo` dal portone: e nulla a Rupemala si seppe di +lui. + +Il di` dopo, continuando l'incendio, per quanti sforzi si fossero usati +a vincerlo, Ildebrandino decise risolutamente di resistere ad +Adalberto, contendendogli mattone per mattone dell'irreparabile ruina: +e disse ad Oberto:--Qui dobbiamo morire con esempio non unico certo +nella nostra famiglia. Avesti gli sproni d'argento: dunque sii +contento, e ricordati che la ubbidienza agli esperti e` grande virtu` di +guerra. + +Oberto era tetro. E a quelle parole rise amaramente. + +--So che vuoi dirmi, Oberto. Ti paiono pochi gli sproni? Sii contento: +non a tutti e` data l'audacia delle cose fortissime. Hai parlato con +Imilda stamattina? + +--No. + +--No? + +--Ha domandato di me? + +--Si`: e ringrazia Iddio.... + +--Ringrazi messer Ugo. + +--A tutte l'ore! + +--Dannato sia!--impreco` Oberto. + +--Come? Come? Quanto fu valente per noi! Si`!--affermo` Ildebrandino. + +--Per la impresa?--rise Oberto, invelenito: guardando lo zio con +degnazione, quasi gli dicesse:--Mi accontentero` io dei vostri giudizi? + +--Oberto, l'hai veduto nelle fiamme? + +--Troppo ho veduto! + +--E per la impresa, tu dici? Ugo ha pugnato, come un forte, e l'amo! +Ma Dio ci maledisse. + +--Perche` c'era lui! + +--Oberto, che hai? La tua ira mi piace! Contro chi?--si accese +Ildebrandino. + +--Contro di voi--ardi` Oberto. + +--Ti sono amare queste parole? + +--Zio!--rispose Oberto ad un tratto:--Voglio sposare Imilda, anche +oggi! + +--Quando Ildebrandino consenta--rimprovero` lo zio. Allora Oberto con +astio e con ironia:--Ah volete combattere voi? Ugo sara` con noi?--E, +meditando una offesa verso Ildebrandino e una vendetta contro Ugo, +domando` tra se` stesso:--Venti anni fa, quando Adalberto mosse qui, +come combatte` lo zio?... Che gloria!... E voi, messer Ugo, perche` +avete spezzato l'uscio della cappella sacra? Era meglio che Imilda +morisse, la`, sola! Volete ch'io parli al vescovo di Saluzzo?--E +Oberto, dopo un silenzio beffardo collo zio, si espresse cosi`:--Fate +che, morendo voi, io abbia un castello, o la memoria di un castello: e +voi le esequie da cristiano. + +--Duri la guerra un mese, duri un anno!--rispose Ildebrandino, offeso +piu` che mai e piu` che mai dignitoso:--Perche` mio nipote parla cosi`? +Ch'io non sappia combattere? Ch'io non conosca i valenti? Ebbene, +senza messer Ugo io sfidero` Adalberto. + +Oberto fu contento. + +--Senza Ugo, si`: e mio nipote ascolti:--Ildebrandino ando` al fondo di +torre dove sapeva che era stato chiuso Guidello: lo trovo` rabbioso di +fame, lo trasse su, lo fece rifocillare, poi lo accommiato` cosi`:--Va, +araldo del malanno, tromba di vergogna. Io ti lascio e ti comando +questo: torna al tuo signore e digli che con Ildebrandino c'e` Oberto. +Digli che Oberto vuole un castello per se` e per i suoi: il castello +puo` essere quello di Adalberto. Madonna Marzia, Manfredo e Bello +domandano vendetta. Che pensi Baldo non so: so che i vili e i +traditori non sono piu` sotto il suo tetto. Io ti lascio e ti ho +comandato. + +E Ildebrandino e Oberto s'apparecchiarono a disperatissima difesa e a +furioso conquisto. Oberto un giorno disse:--Zio, lasciate ch'io vada a +domandar benedizione al vescovo di Saluzzo. + +Ildebrandino crollo` la testa: ma Oberto volle proprio uscire dal +castello. Tornato di li` a poco tempo, con volto soddisfattissimo, +domando`:--Ov'e` madonna Imilda?--come se dicesse:--La _mia_! Voglio +sposarla oggi, col piacere suo e con quello di Ugo! + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Madonna Imilda non era piu` con Ildebrandino. Questi, per toglierla dai +pericoli dell'armi, l'aveva segretamente affidata alla custodia dei +figliuoli del povero Federigo e della vecchia Agnese, e fatta partire +per una casetta di boscaiuoli, lontano, su una delle montagne, che, +con quelle su cui sorgevano le castella dei cavalieri e del signore +Adalberto, formava il contrafforte che si spicca dal Monviso. Questo +contrafforte coll'altro staccatosi dal monte Meidassa chiude la valle +ove nasce il Po: al di qua la valle di Varaita, di la` quella del +Pelice, all'apertura Saluzzo. + +La` su stette madonna Imilda, un giorno, e due, e tre... Le diceva la +vecchia Agnese:--Madonna, oggi si combatte. Preghiamo. + +Imilda rispondeva:--C'e` un cavaliero che vince sempre e tutto. + +Alla sera venivano sulla montagna i figliuoli di Agnese a portare le +nuove: e le donne domandavano:--Nessuno sa niente? che Imilda e` qui? + +--Nessuno. + +--E quel cavaliero? + +I boscaiuoli intendevano di Oberto e rispondevano:--Coll'usbergo e` un +san Giorgio. Ma sa niente! + +Oh come pregava Imilda in tutti i momenti!--Madonna del cielo, non +dovevi mandarmelo! Sarei morta su i tuoi gradini e tu mi avresti dato +il paradiso! Non avrei conosciuto l'inferno in questa vita! Amare come +amo io! Come volle Dio che amassi!... E non so nulla di lui! E non oso +domandare di piu`.... Ma e` questo l'amore?... E che mi disse egli +perch'io abbia diritto ad amarlo? Che fece! Vinse il fuoco!... E che +era morire a confronto di questo vivere? Ugo, Ugo cavaliero, Ugo +infelicissimo! Perche` non vieni? Forse che t'hanno ucciso? Forse che +m'hai dimenticata?... Ucciso!... Chi puo` avere alzato la mano su di +te?... L'anima mia non sa combattere l'incertezza tremenda! Cosi` +disse: "Sono il figlio di Guidinga!" E chi era Guidinga? +Un'innamorata? Ma ella forse fu un angiolo. Io sono condannata in +questa vita e nell'altra.! L'amore comincio` tra le fiamme, e tra le +fiamme inestinguibili sara` eterno tormento!... Pieta`, madre dei +pentiti: io non so quello che dico! E tu m'avresti dato il paradiso! +Ma se gia` mi hai condannata, questo e` troppo strazio: e lo spezzarmi +cosi` e` indegno di te che tutto puoi. Puoi volere anche in me la +bestemmia.... Non sono io che parlo: e` Ugo in me! No, no, Ugo sarebbe +perduto, ed io voglio invece la sua eterna salvazione! Non e` Ugo, ti +giuro, ti scongiuro! E` il cuore straziato! + +E la vergine una sera si fece raccontare da Agnese i casi di Guidinga. +E Agnese concludeva:--Dite, se la conobbi! Come conosco voi. Giusto, +come voi, la piangeva sempre quando il suo Adalberto era lontano. Voi +perche` piangete? + +--Ho paura!--rispondeva Imilda. + +--Conoscete la fantasma fiammante di bianco? + +--La _madonna perduta_? + +--E` l'anima di Guidinga fino al di` del giudizio. + +--E` cosi` disperato l'amore! Chi ci resiste?--lamentava Imilda.--Come +reggero` al rimanermi quassu`? + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Ugo da quattro giorni, sempre chiuso nel suo castello, si combatteva +atrocemente. + +E cosi`:--Ildebrandino ed Oberto ieri vinsero. I servi prigionieri nel +castello di Aginaldo l'altra notte uccisero il capitano di Adalberto. +Baldo con Manfredo e Bello s'apparecchia a muovere qui per guadagnare +la taglia.... E tu che fai, Ugo? Tu capo dell'impresa, tu redentore, +tu giovanissimo conte!... Se Dio ci faceva vincere! se i morti di la` +avessero supplicato coll'ardore delle fiamme! E tu hai pensato ad +essi? Oh i morti ora si levano ferocemente ad imprecarti! E la viva +sorride!... Il padre gia` dalla culla ti condannava alla vergogna e al +furore, e tu che avresti dovuto maledire la donna, tu per la donna sei +maledetto!... Temi la taglia? Ma che vale la tua testa? Vale oro, non +onore. Temi la morte? Ma che vale la tua vita? Fu gia` carica d'onte. +Speri la vittoria? Speri l'amore? C'e` la morte! Oh questo si` ch'e` +strazio ineffabile! E anch'io supplico: "Pieta`!" come supplico` Imilda. +Pieta` della mia vita! Ecco la vilissima preghiera! Preghiera di +donna!... Si`, ti sogno ancora nella cappella avvampante: giungo a te, +ti stringo: e tu chini il capo sulla mia spalla, ed io ti dico: "Ti +odio!" Ecco l'anima mia, ecco il mio dovere!... Che faccio ora? Io che +mi sento la forza e la ruina dei turbini. Io che voglio uccidere, e +crollare le torri, e sghignazzare fra il suono di cento trombe, e +morire pur che Dio mi ascolti!... Dio non ascolta mai!... E` cosi` muto +il sepolcro del padre! E` cosi` trista l'ironia del nulla!... Voglio +vita, vita strapotente, ed ogni vita e` in queste parole: "Ti odio! +Femmina, ti odio!" O viva, o morta, sii detestata! + + + + +CAPITOLO VIII + + +Una sera (la quinta dal giorno della rotta) Ugo era nella sua cappella +parata a lutto, da tre ore cogli occhi fitti nella croce, colle membra +invase da una febbre crudelissima. + +Finiva appunto di parlarsi cosi`:--Il martirio m'ha addoppiato! +Finalmente! Stanotte istessa vedranno i miei nemici chi e` Ugo, quando +vuole e dev'essere il figlio di Oldrado!--Ed ecco ad un tratto, nello +spessore delle pareti, come un rumore di ferri scossi e di ruote +scorrenti: certo indizio che si calava al di fuori il ponte levatoio, +senza squillo di corno e senza parola data e ricambiata. Che era mai? + +Ugo si acciglio`: pure continuando ne' suoi pensieri:--Non e` giorno di +sabato, ne` ora da tregenda.... Giuoco d'imaginazione, via!... Chiamero` +Bonello: ch'egli faccia apparecchiare gli uomini, e, questa notte +istessa vedranno i miei nemici! Ugo ama ed odia una cosa sola: la sua +spada!--e se la cerco` al fianco, e non avendola, si morse le labbra. +Impazientissimo ando` verso la porta: ed ecco si abbatte` con Bonello +che veniva innanzi lentamente e colle mani nascoste dietro le reni. + +--Messere,--disse Bonello:--siete disarmato? + +--Debbo temere i traditori nel mio castello?--rispose fieramente Ugo, +e comando`:--Bonello, fate alzare subito il ponte. + +--Ah voi sapete?--e lo scudiero s'avanzava strisciando sulla parete +che la lampadetta dell'altare lasciava al buio, e vedendo sull'altra +l'ombra della sua persona barcollare gigante, continuava:--Sapete: +tante cose le paiono, ma non sono? + +--Come a dire? + +--Io fui sempre sicuro e fedele. + +--Bonello! + +--Ma sapete quanto vale la vostra testa? Oggi fu triplicato il prezzo. +E voi sapete com'io sia povero diavolo, ad onta dei servigi che ho +fatto ad Oldrado. + +--Tu! tu ami l'oro! Bonello, questo e` castigo d'Iddio! Tu puoi! Ma io +ti risparmio il delitto! Ti amo` messer Oldrado!--ed Ugo diedesi a +chiamare:--Aimone! Aimone! + +--E` inutile, messere. Ho preveduto, e` spacciato, e non risponde piu`. + +--Io non consento, Bonello, che tu perda l'anima in modo cosi` vile! A +me!--e prima che Bonello si muovesse di un passo, Ugo tolse un +candelliere dall'altare e lo roto` come una mazza:--Potrei ucciderti! +Ma nemmanco voglio!--e lo balestro` sul pavimento. + +--Messere, colla taglia che avete sul capo c'e` tanto da pagare tutti +gli uomini del castello. Avete pensato? Noi abbiamo pensato. + +--Bonello! m'ammazzi un ribaldo anche pagato da te, ma tu no, no! + +E Bonello, come preso da un rimorso:--Ho giurato a messer Adalberto! + +--Morire cosi`? Voglio vivere per combattere! Scellerato!--ruggi` il +cavaliere, e con un lancio balzo` all'uscio della cappella, e +furiosamente prese giu` per il corritoio:--In questa chiesetta dunque +cosi` mi si pagherebbe il tradimento di Oldrado! + +L'altro sempre a cinque passi gli era dietro bestemmiando:--Ho +giurato! + +Ugo venne nella corte. Tutto era buio, e poco manco` non inciampasse e +fosse trucidato. L'unico luogo che fosse illuminato da una fiaccola +era l'androne della porta: Ugo vi si diresse, cogli occhi invano +cercando un'arma qualunque: vide aperto il portone e calato il ponte, +come era stato fatto per preparare la fuga a Bonello nel caso di colpo +fallito, o per preparare il peggio. Ad un camerotto si affacciarono +gridando dieci o dodici uomini, e minacciando. Ugo ne atterro` due in +un baleno, ma, mentre stava per strappare loro la spada, eccogli +vicinissimo quel grido di condanna:--Ho giurato!--Ugo, abbrividendo, +si scaglio` contro Bonello, e in un fascio tutt'e due stramazzarono sul +ponte, e ruzzolarono innanzi sette od otto passi, si` che dalla tavola +di legno vennero al ciglione del fossato. Bonello tentava di adoperare +il pugnale, ma sotto la stretta del signore non poteva: la lotta +divenne accanita per le percosse menate alla cieca. Alla fine Ugo +abbranco` il pugnale. Bonello si svincolo`, sorse, e prese a fuggire giu` +da una stradetta. Ugo corse, corse, giu`, a fiaccacollo per balze, giu`, +perdette la traccia dell'altro, precipito`, e cadde rotoloni.... Non +ascolto` piu`.... Quando si drizzo` gridando:--Voglio tornare al mio +castello!--ascolto` dietro, all'insu`, gia`, lontano, queste grida +ubriache:--Viva messer Adalberto!--Ugo si rivolse e vide moltissime +fiaccole che giravano intorno alle sue mura e sparivano a poco a poco +entrando nel portone.--Adalberto e` padrone del mio castello!... Il +tradimento era preparato!--disse Ugo, ed impreco`:--Che mi resta? Il +mio odio e il mio amore!--e a vece di scheggiare la testa contro un +masso per finire il martirio, l'alzo` superbissima al cielo. + +Due o tre fiaccole venivano giu` dalla porta verso la stradetta, e una +voce gridava:--Bonello! Bonello!--e poi:--Si accresce la taglia di due +mucchietti d'oro.... O vivo messer Ugo o morto.... + +Ugo scese senza una direzione per la valle, nella notte oscurissima, +poi s'arrampico` ad un monte, sempre alla cieca, percuotendosi nelle +piante, molte volte cadendo, affondando, squarciandosi i piedi e +legando le gambe nei rovai, e spiando cogli occhi intentissimi, +coll'odorato, colle mani.... + +Cammino`, cammino`. Ad un tratto gli parve che qualcuno parlasse di +lontano. Egli si protese a terra, ficco` gli occhi nella tenebra, e +scorse tra il nero degli abeti una striscia piu` chiara che montava, +montava, si perdeva: era una stradetta. Dio sa per dove! Ugo nulla +conosceva. Concentro` tutta l'anima nel senso dell'orecchio: capi` che +due uomini armati venivano su parlando tra loro. + +Ugo incomincio` ad afferrare queste sole parole:--.... quello che dite +voi e` un cavaliere valoroso. Ma l'altro e` da sgozzare. + +Avvicinandosi i due interlocutori, Ugo rattenne il fiato: e senti` +distintamente il colloquio: ed eccolo: + +--Chi disse che Ugo era morto per ferro, chi per sasso. E compare a +menar cosi` la scure, rompendo l'uscio della cappella, una cosa sacra. + +--Perdono d'Iddio! + +Ugo, per tacere, si caccio` un pugno in bocca. + +Diceva l'uno:--Adesso c'e` su scomunica per tutti. Ohe, non ditelo, +fratello, a mamma Agnese, se no ci troviamo giuntati anche di quel po' +di cena, dopo una giornata d'arme come questa. + +E l'altro:--Messer Oberto non parlo` con noi? Si e` spento l'incendio, +per grazia della Vergine: percio` fu pubblicato un bando dal duomo di +Saluzzo: con cui Ugo e` scomunicato, sette volte sette, noi solo +una.... ed e` di troppo! Ma lodiamo Dio! sara` levato il peso dell'anime +nostre solo quando madonna potra` sposare un cristiano leale che paghi +il papa. + +--Dicono d'Oberto. + +Ugo quasi si sganghero` le mascelle. + +Continuava l'uno:--Ed ha di gia` fatto sacramento al vescovo messer +Oberto. Hai veduto la croce sulla pergamena? + +Diceva l'altro:--Oberto e` un cavaliero valoroso. + +E i due si allontanavano. Ugo guardava ed ascoltava. Solo tenebra e +silenzio. Ugo fece per alzarsi e seguire i due uomini, ma non pote`! +Cosi` disteso a terra com'era, si cerco` alle reni il pugnale per +appuntarselo al petto e poi pregare con religiosi e suicidi +contorcimenti: l'atto della supplicazione, credeva, avrebbe celato a +Dio il delitto. Non trovo` l'arma: allora disse:--E` volere del cielo +ch'io non muoia cosi` orrendo!--e pote` rizzarsi, e salire la +montagna.--O Signore--scongiurava:--fammi capitare a Malandaggio! C'e` +un buon romito nella grotta.... Ch'egli mi ribattezzi coll'acqua del +Chiusone!... Nella valle giu`.... c'e`.... Imilda.... Imilda!... E +voglio fuggirla!... Su, su, su, t'arrampica!... Imilda!--e +vaneggiando:--Su, su!... E` pur triste la strada al paradiso!... Sulla +cima m'attende la morte!... + +L'eremita era lontanissimo, oltre la valle del Pelice, nella valle del +Chiusone, sul Malandaggio, tra le Porte e il Villaro. + +In questi pensieri, smarrita ogni traccia di sentiero, erro` tutta la +notte.... + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + +Torniamo a Rupemala. + +Oberto e Ildebrandino erano divenuti nemici, come si vide, e i +nemici in casa sono peggiori di quelli coll'armi alla mano. +Ildebrandino pensava:--L'ho colmato di benefizi, come se fosse mio +figlio, e speravo tanto d'Oberto! L'avevo bene cresciuto! "Voglio +Imilda!" Dopo ch'io gliela avevo concessa' Non doveva, non poteva +dire cosi`.... Ma v'e` un'offesa maggiore!--Si`, Ildebrandino aveva +udito amarissimamente rinfacciarsi la sua mala fortuna di un tempo, +e fu trafitto da quel dubbio villano: "Fate che, morendo voi, io +abbia un castello o la memoria...." E che aveva soggiunto Oberto? +Le esequie? Ildebrandino aveva capegli grigi: penso` e ripenso`, e si +senti` come maledetto.... Quel giorno in cui Oberto torno` da Saluzzo +chiedendo d'Imilda, Ildebrandino rispose:--E` _mia_ figlia!--e +veramente provo` addoppiato l'amore per lei, gia` lontana, ma sicura. +Oberta domando` a tutti per sapere qualcosa, ma invano. Allora lodo` +lo zio, finse di volersi pacificare con lui, forse per acconciargli +piu` traditora una certa sorpresa che meditava pel dimane, esci` con +lui a cavallo per vedere dove fossero appiattati i nemici; si +rappattumarono un poco, ma sulle loro labbra c'era sempre un'ironia +velenosa, sempre quell'espressione--Lascia fare a me--che si +mostrava piu` e piu`, quand'essi volevano ricacciarla. + +All'indomani entro` un frate nel castello e parlo` con Oberto, perche` lo +zio era uscito coi balestrieri ad apparecchiare una offesa contro +Adalberto, che continuamente faceva scorrazzare della cavalleria. +Oberto parve assai dimesso, ricevette un rotolo di pergamena dal +frate, e lo accommiato`:--Che messere il vescovo ne faccia grazia! +Speriamo nella Vergine di Saluzzo. Si`, faro` ancora limosina al +convento, copiosissima....--Poi tra se`:--Se il papa mi sapesse dire +dov'e` Imilda? + +Ad Ildebrandino nulla fu detto. E quel giorno il cavaliero volle +combattere, combatte` fino a sera, cesso`, e, meditando una certa +impresa per la notte, torno` al suo castello, e sembro` riconciliato con +Oberto, perche` questi gli fu allato sempre, come un prode. +Ildebrandino, cogliendo il momento che Oberto non vedesse, chiamo` a +se`, in una torre, i figli del vecchio Federigo e di Agnese, e loro +disse:--Ritornate su alla montagna e portatemi per domani le nuove di +Imilda. + +Oberto che era nella corte, da un pezzo meditabondo, vedendo partire i +due fratelli, credette che si recassero dai vassalli cogli ordini per +la notte: domando` loro:--Dove andate? + +E quelli:--Dove vuole messere. + +--Vuole lui? Non sempre si e` obbligati a obbedire noi--istigo` +Oberto:--Vuole? + +--Come? + +Oberto mostro` loro la pergamena che aveva in petto, parlo` +sommessamente, rivelando una gran cosa accaduta, e concludendo:--Siete +sciolti da ogni giuramento verso lo zio. Obbedite a me che posso +salvar tutti! Ditelo ai soldati. Io voglio comandare a tutti loro, se +ad essi preme il nome di cristiani e la salute dell'anima. + +--Che mistero!--disse uno dei fratelli, avviandosi. + +E l'altro:--Non ditelo a mamma Agnese. E se stanotte il dimonio ci +gioca!--e fece l'atto di segnarsi colla croce, ma si arresto` +lamentando:--Non si puo` piu`, e mi trema la mano! + +--Che cosa! Quando gli altri la sapranno! + +I due uscirono dalla porticella di soccorso, e s'incamminarono, taciti +e compunti, alla montagna: e furono proprio quegli armati che Ugo +ascolto` con tanto amore. + +Quella sera, appena Oberto vide Ildebrandino:--Zio--gli disse:--Ho da +parlarvi e da senno. + +--Senti chi vuol parlare da senno!--interruppe lo zio, egli stesso +suonando un corno:--Dobbiamo fare una sorpresa, devo farla. So che una +congrega di demonii deve passare non lontano di qui, colle fiaccole, +per tentare un tradimento al castello di Ugo, so.... Che hai? Orvia, +parla. + +Oberto voleva che maggiore solennita` accompagnasse la rivelazione che +aveva a fare, percio` si morse la lingua, dicendo:--A tempo migliore +parleremo. L'auguro per me e per voi. + +Uscirono, trovarono i nemici e combatterono: nullameno i traditori +proseguirono il loro viaggio. Ildebrandino guadagno` una ferita alla +gola, leggera, lo credette, una graffiatura, ma con un certo +bruciore.... Oberto penso`:--Quella proprio che ci voleva per tenermelo +quieto--accompagno` lo zio al castello, lo sdraio` sul suo letto e lo +guardo`. Quegli si smarriva negli occhi, borbogliava sordamente, +dicendo:--Niente!--e cominciava pero` a contorcersi. + +--Messer Ildebrandino,--prese a dire il nipote:--debbo annunziarvi che +il vescovo di Saluzzo.... Non mi ascoltate? + +Non lo ascoltava davvero. + +--Debbo annunziarvi che il vescovo di Saluzzo.... Svegliatevi!... Ma, +ma, zio! Che avete?... Non posso pregare per voi, mi spiace.... +Svegliatevi! Ah, ma com'e` questa scalfittura? Che ei si vada +addormentando come un ghiro?... Zio, ditemi, ov'e` Imilda?--fini` per +comandare:--Ditemi! + +Ildebrandino era assopito: la ferita, d'arma avvelenata, si faceva +livida e gonfia. + +Oberto prorompeva:--Ah la mia vendetta! Perche` cadra` a vuoto? Zio, +zio! Ho tanto fatto, e si` bene!... Ascoltatemi! per poco.... Che mala +fortuna!... S'egli morisse?... Zio! + +Per tutta la notte Oberto trepido`, senza chiamare aiuto d'uomo. +All'alba tolse su lo zio, lo denudo`, lo porto` nel corritoio, nella +corte, lo pose a terra dinnanzi alle finestre della cappella, e lo +coperse del drappo nero dei morti, ma senza croce, senza un +ramoscello d'olivo, senza una goccia d'acqua, lasciandogli sporgere +i piedi unghiuti e i capegli irti. Poi prese una mazza, e tra una +finestra e l'altra inchiodo` la pergamena che aveva avuto il giorno +prima, getto` sullo zio un po' di cenere, e dicendo:--Almeno e` morto +scomunicato!--lo stette a guardare un pezzo. + +Ad un tratto il drappo nero si mosse, e dalle pieghe sporse una mano +che ne ghermi` la frangia, la strappo`, la strappo`: appari` fuori il +volto di Ildebrandino, paonazzo, furente, soffogato: gli occhi si +ficcarono sulla pergamena segnata di croci e di grossi caratteri: si +spalancarono, ma furono accecati dalla cenere che vi cadeva dal drappo +sempre piu` scosso dalle mani febbrili. + +--Zio!--disse Oberto:--e` inutile che chiamiate il becchino. Gli +scomunicati come noi giacciono insepolti. + +--Ah sei tu? Oberto!--incomincio` Ildebrandino, svegliandosi per poco +dal lungo sopore:--Perche` non so leggere, come un frate? La vedo li` la +condanna, la vedo! Ma nemmeno tu sai leggere: sono contento! + +Oberto si pianto` sotto la pergamena, esultando:--Non so leggere, ma io +l'ho dettata al vescovo di Saluzzo. Ugo e` scomunicato sette volte +sette: noi una sola: sara` levato il peso all'anime nostre solo quando +un cristiano leale sara` padrone di questo castello. + +Ildebrandino si contorse tutto, getto` il drappo, e fece per rizzarsi: +ma ricadde:--Perche` sono qui?--domando`, e tacque. + +--Voi morite cosi`? + +--Ah Oberto! + +--Morite scomunicato, insepolto? Pensate qual castigo orrendo! +Scomunicato, insepolto! + +--E che a me?--deliro` il moribondo:--Vedi tu questo drappo? Nera e` la +morte e senza speranza. Nulla sento, nulla ricordo piu`! + +--Voi dunque morite cosi`? + +--Solo i frati veggono i demoni, solo le donne veggono gli angioli. + +--Le donne? Pensate che Imilda e` scomunicata! Dice la pergamena: sara` +levato il peso dell'anime appena ch'ella possa sposare un cristiano +leale che faccia molta limosina. + +--Imilda?--A quel nome Ildebrandino si tiro` addosso la coltre col +massimo rispetto: e comando`:--Lasciami, Oberto!... Mi manca la +lena.... Non gettarmi nel pattume! + +--Che bel momento per cercarvi la sposa! E` venuto!... + +--Lasciami!... Mia figlia non e` qui?... Come si muore senza fede!--e +il vecchio quasi pianse:--Imilda!... Nulla sentivo, nulla ricordavo +piu`! + +--Desiderereste che Imilda fosse qui? + +--Tu la vuoi sposa?... Ma no! + +--Imilda che dira` di suo padre, che tutti ci volle dannati! Dannati +per lui che moriva! Imilda deve vivere. + +--E volevo vivesse felice!--Ildebrandino era straziato in modo +ineffabile: e pregava:--Dammi la mazza sul capo! No? Dio, fammi +morire!... Morire?... Nella morte c'e` un mistero che mi pesa! Sento +adesso: no, no...! Oberto, lasciami: tristo, vituperato, +ingratissimo.... + +--_De profundis clamavi ad te, Domine_. + +Infine Ildebrandino disse:--Va alla casa di Agnese e di Federigo: la` e` +Imilda.... Affrettati, affrettala!... Prima ch'io muoia!... Fa +limosina coi gioielli di Adelasia mia, prega, fa pregare! Affrettati! +Sposa Imilda, prima ch'io muoia, ah!... O Signore, dammi un po' d'ore +di vita, a costo di qualunque spasimo! Carita`! Credo nel Signore!... +Affrettati! + +Oberto corse al monte. + +D'Ildebrandino parliamo per l'ultima volta. Prima che Oberto giungesse +alla casetta di Agnese, egli moriva supplicando:--Carita`! +carita`!--raggomitolandosi nel drappo, e trascinandosi fino a toccare +una pietra della cappella. Come nel castello si svegliarono gli armati +e come le sentinelle calarono dalle torri, la novella trista passo` di +bocca in bocca; tutti si spaventarono orrendamente. Pare che Adalberto +tosto sapesse qualcosa, perche` investi` il portone, con pochi fanti, e +s'impadroni` del castello. + +Oberto che andava cercando la sposa, perdeva in pochi momenti gli +averi. Pure si sentiva contento, e chiamava:--Imilda! + +Giunto alla casetta pote` chiamarla per un bel pezzo:--Imilda, Imilda! +Dov'e` Imilda? Voglio! + +Nessuno rispondeva. Che nuovo mistero. + + + + +CAPITOLO IX. + + +Come abbiamo detto, Ugo, smarrita ogni traccia di sentiero, erro` tutta +la notte. + +Appena l'alba imbianco` i colmi dei tettucci alle capanne inerpicate su +per le saluzzie Alpi, Ugo si trovo`, spossatissimo e irrigidito, +buttato sotto una grotta formata da una rupe stillante. + +Com'egli si era ricovrato la`? Non sapeva. Sapeva che intorno c'era una +pace, un silenzio, una tranquillita`! Che Dio sia benedetto, sulle alte +cime, lontano dagli uomini, Dio padre della natura!... A venti passi +vedevasi sorgere su uno sfondo di vapori perlacei l'assito posteriore +di una casetta dalle gronde ospitali, dalla povera finestra, dal fumo +lentissimo sfuggente, quasi incenso mattiniero alla crocetta guardiana +del colmo. Chi abitava la` dentro?... O gente fortunata, che non +conosci i tormenti dell'anima, vivi lieta, e fai che le tue fanciulle +si levino sempre, cantando, dai giacigli innocenti! Qual pace, si`, +quale silenzio, quale tranquillita`! + +--Dove sono?--si domando` Ugo, ma non pote` rispondersi. Egli non +conosceva quel luogo: guardo` ancora attorno, e sospiro` con invidia +quasi religiosa: vide sulla grotta vicino a lui una rozza statuina di +Madonna, vide un abbeveratoio coll'acqua traboccante, vide sette od +otto agnellini. Da un uscio che si aperse nel fianco della casetta +venne sulla gradinata di ciottoloni rotondi una figura di fanciulla, +colla foggia montanara, il volto coperto da un panno: guardo` giu` la +montagna, poi, non col passo della massaia che solerte si da` alle +bisogne del mattino, ando` all'abbeveratoio, cautissima nella rugiada e +fastidiosa. Un agnello venne, ritroso e saltellante, bebbe e +s'allontano` con graziose tresche: ella si diede ad inseguirlo, corse, +venne quasi sotto alla rupe, senza veder Ugo. + +Ugo in quel momento proprio pensava:--Che vita incomincia per me? + +La montanina guardo` ancora giu` dalla montagna, stette un pezzo come +pensierosa, e, piegando le ginocchia, disse:--Perdonami, madre! Io +devo fuggire!--e stava per muovere il piede: si lascio` scappare questo +lamento:--Non ho ancora pregato stamattina!--e si volse in due passi +alla grotta, verso la statuetta. + +Vide Ugo, si avvento` su di lui, supplicando ansiosissima e +dolorosa:--Siete ferito? Siete salvo?--e butto` via il panno dal capo, +lo raccolse per farne una fascia, sollevo` la faccia a Dio. Era madonna +Imilda! Quella li` vicino la casa di Agnese. + +Ugo non credette e lancio` innanzi le mani, come per stracciare una +nebbia, gridando:--No! E` crudelta` questa illusione! Lasciatemi morire! + +--Morire? morire voi!--ruggi` Imilda. Cosi` in lei, straziata sul subito +la gioia affannosa del riabbraccio dalle parole deliranti di lui, +l'amore cupido dell'infinito volle vincere il tempo, soperchiandolo +colla intensita` dell'anima. Non si puo` amare tutta una vita? Si +impazzisce un'ora nella ebbrezza piu` prepotente e si muore. L'amore +diventa furore.--Ugo! Ugo!--e la vergine se gli getto` in braccio, +ammaliandolo con un modo procacissimo che sfidava Dio e gli +uomini:--Se sapeste che tormento! E vi trovo quassu`! Chi ve lo disse +ch'ero qui? E voi volete morire! Ugo mio, io non credevo che tu avessi +a dirmi cosi`! + +--Ma sei proprio tu?--Ugo si storceva come sotto un incubo. + +--Sono io! Non mi senti? Ti bacio, ti mordo, ti voglio! + +--Imilda, la tua faccia e` fiamma! + +--E voglio che bruci la tua. Ti discaccio la morte! + +--Io ti strappai al fuoco: tu al fuoco mi rigetti!--E poi, come se Ugo +acquistasse coscienza:--Imilda, fuggimi, per carita`! Perche` +incominciare un nuovo tormento? Va! + +--Io fuggivo alla valle--sorrise Imilda:--per te! + +--Che ti dissi? Non dobbiamo vederci piu`! Se muoio, tu non devi +saperlo: se vivo, ho un giuramento a compiere! Ti supplico: +fuggimi!--Ed Ugo, rizzatosi, spingeva Imilda su quella stessa +stradicciuola per cui Oberto doveva venire, e veniva, per condurre a +Rupemala la sposa a vedere il padre per l'ultima volta:--Fuggimi! Tu +non sai che cosa ho pensato di te! + +Ella trepido`. + +Ed egli:--Affrettati! + +--Non m'ami? + +--.... T'amo, si`! Ma tu qui vedresti un grande tormento! Oldrado e +Guidinga verranno a ghermirmi tra poco!--ed Ugo barcollo`. + +--Ugo!--grido` Imilda. + +E fu cosi` potente la voce di lei, che il cavaliere si scosse, +rattenendola e lamentando:--Questa e` voce di paradiso! Imilda, non +fuggirmi! Sono nell'affanno immenso! Non fuggirmi dalla terra! + +--Ugo, sono qui avvinghiata a te! Nessuno puo` rompere questo nodo +fatale! + +--Nessuno? E chi ti dicesse chi io sono? + +--Nessuno! E nessuno lo puo` dire perche` tu sei Ugo! + +--Io devo dirlo. Sono vinto e vituperato. + +--T'amo! + +--Scomunicato e fuggente. + +--T'amo, e sono tutta tua! + +--Perche` m'ami? Che t'ho fatto per condannarmi cosi`? + +--Ed io che t'ho fatto? + +--Ricordati Guidinga. + +--E` cosi` disperato l'amore! Chi ci resiste? + +Imilda nascose Ugo nella grotta, ando` nella casetta e fu lietissima +che mamma Agnese non ci fosse, perche` la stava stendendo dei pannilini +in un pratello: i figli di Federigo dormivano ancora, colle membra +rotte dal combattimento: Imilda tolse su del pane, dei cibi, delle +vesti, e con gran cura involo` da un pancone un suo cofanetto prezioso. + +Ritorno` da Ugo, lo fece rifocillare, lo animo` tutto, gli +domando`:--Ugo, sei pronto? + +--A tutto, purche` tu mi baci!--rispose Ugo. + +--Ancora e sempre. + +--Ora mi trovo saldissimo. + +--Dunque decidi di me. + +--Dai morti non ebbi che strazio. Da te viva voglio la felicita`! E +qual'e`? quella degli agi, dell'ambizione, del potere? Tu non sai com'e` +l'anima mia! come amore, memorie, gelosia, impotenza, strapotenza, +come tremendi uragani l'abbiano squassata! Dammi un poco di pace! Io +non so dirti...! Prima di tutto, per la salvazione nostra! andiamo dal +romito di Malandaggio che non ci conosce.... + +--E quegli benedica le nostre nozze. + +--Poi.... O Imilda, ci abbiamo pensato?--Ugo fu come ghermito da un +pensiero. + +--E di che temi dopo? Dio sa che tu sei mio, ch'io sono tua. Se cosi` +volle per tormentarci, questi istanti audacissimi di vita vincono +tutti gli anni! + +--Imilda--dubitava fieramente Ugo:--non posso! non devo! + +--Come mi ami poco! Ma non vedi? Io fuggo anche da mio padre per te! + +--Se vuoi ch'io comandi, comando: fuggiamo!--esulto` Ugo. + +--Si`, andremo lontano da Adalberto.... + +--Da Oberto! + +--Da tutti! Senti: ho pregato tanto. Oh lo sa la madre mia. Ugo, in +questo cofanetto ho i suoi gioielli, fuggiamo lontano.... "Chi siete?" +domanderanno. "Siamo esuli." "Di che terra?" E diremo: "Il saracino +Alzor diserto` le nostre castella sulla riviera ligure." Fuggiamo +lontano. O mio Ugo, vivremo lontano da tutti! Ci benedica il romito. + +--Affermano i boscaiuoli ch'egli e` profeta: ci predira` l'avvenire. + +--Ma chi piu` profeta del mio cuore? Ascolti, Ugo? Morremo d'amore! + +Tra le vesti Imilda aveva trafugato anche quelle dei figli di Agnese: +Ugo si coperse con quei rozzi panni: Imilda si strinse a lui, +dicendo:--Tu hai pane nella bisaccia? Quando sara` finito, lo +domanderemo ai boscaiuoli, per pieta` d'Iddio.--E s'incamminarono sulla +montagna: nel primo torrente in cui s'abbatterono Ugo getto` il suo +saio da cavaliero, e le calze, e gli usatti, esclamando:--Mi sento +buono! + +E montanaro e montanara s'arrampicarono sempre piu`, sempre piu` +obliando che c'era un mondo basso nel quale la gente viveva in tanta +guerra, inconsci affatto che c'era un castello con un morto maledetto +e vituperato dai nemici, che c'era una strada sulla quale camminava +Oberto, ringhiando:--Che vita sara` la mia con Imilda? + +Quella di Imilda con Ugo doveva essere.... felice? + + + + +CAPITOLO X. + + +Dal di` che Imilda e` fuggita con Ugo e` passato un anno, due.... Nulla +piu` nelle valli, ne` a Saluzzo, si seppe di loro.... + +Solo il romito di Malandaggio ci tramando` su certi foglietti certe +notizie, che mi venne fatto rintracciare nell'archivio di Saluzzo. Ma +a che pro? Voi non ci credereste. Ebbene? + +Sulle cime che dominano le valli di Fenestrelle, in cui si sbalza il +torrente Chiusone, il rovaio, spezzandosi nelle forre dagli acuti +ciglioni, dalle frementi profondita`, stride cogli spiriti della +mezzanotte, abbattendo, indiavolando, storcendo. E` nero il tempo.... +Una donna appare! Chi e`?... Ella rompe il lenzuolo nei vepri: ecco +svolazzano i brandelli sibilando. Si squarcia i piedi nei radiconi: +vaporano le pozzette di sangue col verde fumoso delle meteore. Cade: +ghignano le cortecce degli abeti colle boccacce rugose. Si lamenta +collo strido della lupa trafitta: l'alito suo, uscendo dalle labbra, +fuma come torcia di funerale notturno. Fanno tresca allo spettacolo +spirti glauchi, spirti bigi, spirti scialbi. I brandelli sono +lacerati, il vapore turbinato, le cortecce agghiacciate, l'alito +diffuso in nebbia inargentata. Ecco la tormenta! + +Ecco la valanga! La donna ancora rompe il lenzuolo e si scopre +l'oscenissimo fianco.... Chi e`? E` Guidinga, la morta senza croce fra +le mani. Guidinga rotola le valanghe al Monviso, sghignazza al +Meidassa, le rotola al Glaisa, sghignazza al Genevre, le rotola al +Chalierton, sghignazza al colle dell'Assietta.... Fanno tresca gli +spirti. + +Prega il buon romito di Malandaggio che veglia tutte le notti e tutte, +perche` sono l'ultime di sua vita, ed a ogni parola di lui ecco un +castigo inflitto da Dio agli spiriti del male: quello colle aliuzze +crepitanti fu impegolato alla resina gocciante da un troncono, quello +punzecchiato colle foglie aghiformi di un pino, l'altro legato colla +coda ad un roveto, l'altro propagginato in una buca di calabroni.... O +Guidinga, o _madonna perduta_, se tu fischi verso qualche casetta di +montanari, e` indizio di sventura! + +Su, su, su: la` nell'opaca foresta, che si distende a falde scendenti, +come un calderotto di pece riversato dalla montagna su si vede un +lumicino. Pare una favilla minutissima addormentata sull'immensa +fuliggine di una cappa ne' castelli. Puo` essere un fuoco acceso dai +folletti colle pergamene rubate al vecchio di Malandaggio, o un voto +fatto alla Madonna santissima, da qualche pastore: lume di finestretta +no, perche` le cime dei monti gia` sono nevose e i boscaiuoli gia` sono +calati nelle valli: eppure! + +Giu` tra i dirupi d'una frana s'ode una voce che dice:--Com'e` lontano! + +E` voce d'uomo: non e` grido di fiera, ne` fragore d'acqua travolta, ne` +rotta, ne` corsia di vento. + +Chi puo` essere?... Oh vedi, un pellegrino! + +O pellegrino della notte nera, ove t'inerpichi? Quegli cammina, +cammina. O pellegrino che cammini, perche` t'inerpichi e dove? Forre, +di qua, spaccate boscaglie di la`, sentieri taglienti, tempo da lupi, +ora da spiriti: ritorna alla valle. O pellegrino che non ritorni alla +valle, dimmi chi sei? + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + + + +Cammina e cammina. Il pellegrino e` arrivato ad una capanna, su, +nell'opaca foresta. + +La finestretta quadra gli sbatte addosso un po' di luce e lo mostra +qual'e`, un alpigiano inferraiolato: la portella si apre +sollecitamente: ma oh! questa che spinge la robusta tavola di quercia +non e` mano di montanara!... Qua nella stanzuccia di legno ecco appese +le scuri del boscaiuolo, qua due giacigli, una culla di poverissime +lane e nella culla un bambolino, qua entro quattro lastre di pietra +ecco un focolare vampeggiante. + +L'uomo e la donna sfogano nei cupidissimi baci e negli abbracci +potenti la desolazione delle lunghe ore gia` deserte. + +--Lodato Pio e i santi! O Silverio! + +--Sono qui, o Maria! + +--Tu non venivi mai! + +Egli, pigliando a ciocche i capegli della donna e con quelli facendo +fascia maliarda d'amore al volto irrigidito, egli esclama:--Perche` +cosi` sorridi? + +Ed ella:--Perche` sospiri cosi`? + +--Mia Imilda! + +--Ugo, ti aspettavo tanto! + +Ecco adunque, come racconta il vecchio di Malandaggio, uniti il +cavaliero ardente e la promessa sposa di Oberto, un boscaiuolo e una +montanara, Silverio e Maria. + +Ugo in due anni era cresciuto di corpo, dimagrato di volto, ma sempre +contento, come marito, come padre, senza piu` gli ardentissimi tormenti +pei deliri d'amante e di figlio. Ugo si volgeva al suo passato, come +tentava di specchiarsi nei rapidi torrenti dell'Alpi: un gran tumulto +che si perdeva, ecco il passato. Imilda a tutte l'ore ringraziava +Iddio: dalla cappella ardente era venuta alla placidissima casetta +della massaia! Imilda attendeva alla sua creaturina, alla capretta, +alla bisogna del pranzo e della cena, cantava sempre fissando il +cielo: e alla sera aspettava il suo Ugo che tornasse dai boschi. Due +anni erano scorsi in pace'. + +--Ugo--dice Imilda, cambiando tutta quella, festa in una scena +placidamente dolorosa:--Dio sa come, anche oggi, fu affannato il tuo +viaggio, con questo gelo, sulle scoscese rive del torrente, senza di +me! Ma la mia solitudine! Oh sei qui: non voglio saper altro, tra le +mie braccia tenaci! Ugo!--E ad un tratto:--Perche' dunque stasera +sospiri cosi`? E perche' non mi domandi della bimba? + +--Perche' non me ne parli?--Ugo tenta quasi schermirsi da tanto amore. +Ugo e` triste e combatte per infingersi. + +--Oh come io ti aspettavo, e come t'aspettava anche lei! Non voleva +chiudere gli occhi senza il bacio del babbo.--Imilda, gentile e sagace +interprete, vuole snebbiar la fronte del suo Ugo colle sante labbra +dell'angiolo custode. + +--Dorme? + +--Meglio che se posasse in culla d'oro. Non dici il tuo scherzo d'ogni +sera? + +--Si`....--Ugo sorride, beato e tormentato da quella soave +violenza:--Lascia ch'io la baci, la mia castellanina. + +--Messere, non siate scortese colle belle. Voi la svegliereste a +bacioni....--dice Imilda col tono di una gran dama, regina di venti +damigelle e cento paggetti, sporgendo il labbro inferiore, facendo un +inchino alla culla di legno e porgendo al cavaliero, perche` lo baci, +un lembo della sua gonna di pelli cucite: gioca fanciullescamente e +amorosissamente deridendo il passato: ma poi, fissando Ugo che non +l'asseconda, o l'asseconda come smemorato, poi con dispiacere e quasi +offesa:--A bacioni? No: e` lo scherzo d'ogni sera, ma non l'abbiamo +detto.... Tu non l'hai detto celiando, come sempre....--Infine +incertissima:--Che cos'hai, Ugo? + +Ugo con voce addolorata:--Baciala tu per me! + +--Ugo? + +--Imilda, prega il tuo angiolo che nel sonno dica a Dio una parola per +me!--Ugo, pentito di quel lamento che gli e` prorotto, piomba in un +silenzio desolato. + +E Imilda meravigliata e trepidante:--Ugo, che c'e`? Tu guardi la cuna e +non sorridi? Tu sei pensieroso? Tu m'hai stretto a te, celandomi un +dolore--E con stringicore ineffabile, quasi a scongiurare un +pericolo:--Non sono la tua sposa? E perche' l'angiolo nostro preghi per +noi, forse vuoi dire che le nostre orazioni non sono piu` quelle? + +Ed Ugo affannato, ma sempre piu` facendosi forza, quasi per non tradire +un segreto:--Le tue si`, le mie.... + +--Che vuoi nascondermi? + +--Lo sai.... Da un pezzo.... Sempre: c'e` nelle mie orazioni un +rimorso! + +--C'e` nelle mie una dolcezza ineffabile! + +--Imilda, rammenti quel giorno, dopo quello in cui ci sposo` il romito? + +--E non ci vedeva Iddio? + +--Senti: quel giorno io spiai i tuoi piedi insanguinati nella corsa +ruinosa, il delicatissimo petto ansante di fatica, gli occhi spossati, +piu` che d'amore, di travaglio! Io ero vinto, vituperato, scomunicato, +fuggente, e potevo io dirti mia? Ecco il mio rimorso! + +--E sapevo io resistere? Ecco la mia gioia! + +Ed Ugo, titubando:--Ahi da quel giorno ad oggi!--e combattuto:--Non +posso dirti, e come! Mi tormento!--Poi ad una stretta di lei:--T'ho +detto.... il mio rimorso! + +Ma Imilda:--No, no! Tu mi celi qualcosa! E` un altro il segreto. E lo +so: stamane sei partito piu` presto, con un pensiero....--e +pregando:--Dimmi! Fu tanta la pace, che anche il dolore ci giunge +benedetto! + +Ed Ugo risoluto e tremante:--Ebbene ti diro`. Si`, stamane sono partito +prestissimo, si` con un pensiero, una febbre, che mi tormentavano da +due notti. In questi mesi ho obliato, lo sai, ma l'anima talora mi +rigurgitava in petto, e volevo sapere qualcosa! Ressi a lungo, penai, +penai, poi non ressi piu`. Stamane, scendendo giu` per le valli coi +boscaiuoli, boscaiuolo io pure, volli richiedere novelle di coloro che +abbiamo lasciato giu`... Dopo due anni! + +--Ah! perche`?--freme Imilda con rimprovero grave:--Perche`? Non ti +bastava il mio amore? + +--O mia donna! passai il Chiusone, venni a Inverso, a san Germano, a +Torre di Luserna.--Ed Ugo rimane, palpitando dolorosamente. + +Sospira Imilda:--La valle del Pelice ov'e` il castello di mia madre!--e +china la testa, come pronta a subire il castigo della disubbidienza +del suo Ugo. + +--A Luserna. Piu` oltre non osai! E come un rozzo villano, +indifferente, per il solo amore di un po' di pane, feci questa +domanda: "O buona gente, volete braccia? Vi e` un signore potente, non +lontano di qui, il quale abbisogni di scuri per apparecchiare le travi +alle macchine di guerra? C'e` forse quel signore? E come si chiama?" Oh +lo strazio di quella simulazione! + +A questo punto gli accenti divengono procellosi, + +--Hai saputo dunque d'Adalberto? di mio padre! + +--Adalberto e` vinto: Oberto e` vincitore: Ildebrandino e` morto. + +--Morto?--cosi` domandando, Imilda rompe in uno scoppio di pianto. + +--Di altri non seppi. So che il mio tormento e` grande, e tu piangi. E +so che Oberto....--Ugo ripete astiosamente, quasi aizzato dalle +memorie:--Oberto! + +--Ebbene? + +--Rizzi il capo a sentire il nome di colui? Oberto e` nel mio +castello.... signore potentissimo!--Ed Ugo e` straziato dalle sante +lagrime d'Imilda:--E la sposa? mi domandai. Non ha sposa. O Imilda, +s'io non ero il tuo dimonio, tu ora saresti madonna di grande stato, +moglie di Oberto, in belle sale, fra gentile corteo di damigelle. Ma +sei qui, con me!... Perche ho valicato oggi il Chiusone?--e con forza +gioiosa:--Ugo ritorna in me! + +--Ugo!--rimprovera solennemente la donna:.--Dovevi lasciarmi nel fuoco +quel giorno! Non avrei oggi ascoltato questo!... Ugo!... Mio padre! + +--Questo ti grava?--minaccia tristamente Ugo: poi sogghignando:--E sei +serbata ad ascoltare di piu`! Sappi dunque: che i traditori giungono +dappertutto: e Bonello che un di` fu pagato da Adalberto contro di me, +contro di noi puo` essere pagato da Oberto.... + +--Oh quel valente, no! Voi che dite cosi` non siete cavaliere!--Imilda +pavida e sdegnosa dell'immenso pericolo ribatte il dubbio col +cuore:--No, no, Ugo! + +E a quest'altro punto la procella si scatena tremenda, e Ugo si +percuote il petto, si rizza furiosissimo, immenso nell'amore e +nell'odio. Imilda si spaventa, e piu` e` spaventata, piu` subisce il +fascino di lui. + +--Ma sono padre!... Perche' ho valicato il Chiusone?... Vedete quella +cuna? Che c'e`, che c'e`, Dio mio, nel destino perche` la maledizione +debba pesare su quella creatura? e su voi? Tormenta me, se godi di +questa atroce potenza: io faccio sacramento di rendere un giorno agli +uomini quello che essi mi hanno fatto, col furore addoppiante della +vendetta! Ma una donna, una bimba! Ad esse fu dato il cuore per amare, +non per odiare! + +--Ugo, tu bestemmii! Senti: castigo d'Iddio! il vento vuol sfasciare +la capanna! O Signore, la mia cuna! + +--Non temere! Il tristo dono della vita non si ritoglie mai a tempo. +Gioisci? Muori. Ti strazii? La morte invocata non VIENE. Tutto e` +martirio! + +--Ugo! Ugo, tu piangi? + +--Se Bonello venisse quassu`? + +--Tu hai la scure: io so pregare Iddio. + +--Tu non temi l'ira del cielo, perche' tu sai che in cielo Dio e` +l'amore: io temo quella degli uomini, perche' in terra Dio e` l'oro! + +--Ti dissi io: "Ugo, fuggiamo! I boscaiuoli gia` sono tutti al piano: +qui temo la bufera, la valanga, la morte" ti dissi? + +--Ed io devo supplicarti: fuggiamo! Oggi lo seppi, si`; fu scoperto che +noi siamo quassu`: fu giurato il nostro martirio, lo scempio della tua +creaturina, il tuo vitupero, la mia prigionia! + +Bonello, forse domani, o solo col tradimento, o violentissimo con +cento armati, verra` su queste cime, a guadagnare la taglia! Io ho +udito il bando e la promessa in oggi stesso! Fuggiamo, Imilda! + +Imilda e` gia` soggiogata, non si lamenta, non si dibatte, non si +stringe ad Ugo, non prega Dio, ma solo geme col sospiro piu` +profondo:--E la nostra poverina? + +Quel sospiro soffia in un grande inferno: perche' Ugo +bestemmia:--Sempre un rimorso nella mia preghiera! + +Ma Imilda se lo stringe a se`. Quando il boscaiuolo era entrato nella +capanna era Silverio, ora il cavaliero era Ugo. Con Silverio Imilda +amava la pace, con Ugo adorava il passato, il presente, l'avvenire. + +--No, Ugo! Io ti seguii! Non ti seguii: ma ti volli, ti trascinai, ti +inebbriai! Oh com'era il tuo amore? Ch'io non ti abbia poi conosciuto +mai in tanti mesi? Che tu non sii forte come me? + +--Imilda! + +--Come sara` il tuo amore? + +--Sara` come adesso! Ardente, santo, santissimo, pronto a tutto! + + + + +CAPITOLO XI. + + +L'indomani mattina era tempo assai sinistro. Nelle valli di +Fenestrelle stagnava un morto nebbione: i torrenti scrosciavano colle +note basse della loro piu` tetra solitudine, direcciando dai picchi +squallidissimi, o tra le rupi invetrate di gelo rotando colla schiuma +cinericcia: pendevano secchi e scarmigliati dai ciglioni a squarci gli +arbusti selvatici: gli abeti davano le loro tinte fosche a +quell'immenso cimitero della natura: cadevano foglie e cortecce e rami +e poveri uccelli migranti che non vedevano piu` cielo: il cielo era una +caligine sola e le montagne, che v'immergevano le cime, mostravano le +loro ossature di macigni profilate di nevi, disegnandosi come bigi +carcami raccosciati o caduti. Era forse il di` de' morti.... La notte +prima era dirupata la valanga? dove? come? Chi l'ha detto? Alla luce +scialba di questa tristissima mattina si sono fugate le imaginose +poesie del giullare della notte.... Dov'e` Guidinga? Chi attende?... I +lividi pinnacoli del Monviso, del Meidassa, del Glaisa, del Genevre, +del Chalierton, dell'Assietta, non conoscono donna alcuna! + +Qual freddo deserto! Eppure non e` deserto per Ugo e per Imilda, che +lentamente aprono la porta della loro capanna: quello curvo sotto un +fascio di povere robe, con pochissimi cibi, colla sua scure pesante: +la donna rimbaccuccata in dieci pelli di agnello, non a proteggere +lei, ma la creaturina, che amorosissimamente si aveva al petto. + +Imilda trepidante guarda giu` al sentiero per la valle, e, stringendosi +ad Ugo, mostra il viso affannato da una veglia tormentosa, come quella +che, cogli apparecchi non mai decisi, coi dubbi, coi rimpianti, +precedette il tristo giorno di un viaggio verso l'ignoto. Quale +veglia!--Ma e` proprio vero che fuggiamo? Che mio padre e` morto? Quante +cose con noi si dovrebbero portare! Quali? Ma il fardello sempre +cresce! Questa veste e` necessaria? proprio? Se il freddo, se la +bimba.... Eravamo tanto tranquilli! Non si puo` pensare! Che succedera`? +Abbiamo preso tutto. Tutto? Quell'oggetto qualunque e` li` nella +casetta: non c'e` fatica a staccarlo, aumenta di poco il peso al +fardello, lo portero` io, e potrebbe divenirci il piu` necessario: lo +portiamo si` o no? Lo abbiamo lasciato! Torniamo: si va: si ritorna.... +Quell'oggetto e` forse inutile. Se si potesse avere una culla! Dove +andremo, o Dio? Che abbiamo fatto?... Quale figlia fui rispetto a mio +padre?... Uno spavento grandissimo stringe sempre d'attorno la +casetta: i nemici, i pugnali, il tradimento! O Dio Signore! Passera` la +notte. Ma che non passi! Qui l'ore un giorno erano felici: di qui +dobbiamo esulare! Non passi e sia l'ultima in pace!--Fra l'angoscia, i +dolori dell'amore e l'amore dei dolori, e` passata! E _bisogna_ +fuggire. Imilda ha la mano tremante sulla porta, la tocca, e, come se +quella fosse di legno benedetto, la bacia, si fa segno di croce: esce, +e guarda giu`. Sospira quasi liberata da un gran dubbio, il peggiore, +dicendo:--Bonello non viene! + +Ugo tace. Ugo stette per tutta la notte senza pronunciare una parola. + +La capanna aveva al suo lato posteriore l'orticello e una stalletta +con un finestrino a terra. Ugo e Imilda, uscendo per la porta +dinnanzi, senza nulla piu` vedere, incominciarono a salire il monte.... +Si udi` un belato.... La capra della massaia sporgeva dal finestrino +sull'erba il muso gemmato di brina, cogli occhioni sbarrati, col +campanaccio che suonava con grave lamento: levo` la testa.... Addio! + +I fuggitivi sentirono quel belato: ma nessuno ebbe tanta forza da +aprir bocca.... Addio, santa e tranquilla casetta dell'amore! Da te +ancora esce una voce per noi! E noi ritorneremo?... O travi, cui +recise e inchiodo` la mano del boscaiuolo nelle lucenti mattine di +primavera, o travi, quanti ricordi ci sorridono nell'anima!... Due +anni prima, dopo il tormentoso esulare di giorni e di notti, dopo la +benedizione del romito di Malandaggio, dopo mille paure e troppe +gioie, al primo giungere su quelle cime sicure, Imilda era caduta +affannosissimamente nelle braccia di Ugo, aveva avuto da lui tanti +baci, quant'erano stelle nel cielo, a salutarli felici, ed aveva +incominciato a susurrare:--Ti ricordi com'erano fiacche le corde del +mio liuto?... Sai, non sento piu` suoni, ne` piu` vedo.... Eppure la mia +mamma Adelasia anche lei mi diceva di volermi bene!... Ugo, che cosa +sono le stelle? Fuochi o anime che si adorano? Bisogna proprio morire +per diventar stelle? Quei fuochi palpitano, quell'anime baciano, ma +non hanno braccia per stringere forte forte.... Stringi!... L'edera e +la quercia sono cose di questa terra, e come sono felici!... Ugo, che +cosa dira` la Madonna santissima? Ma io l'ho sempre pregata: e, +pregandola, non sapevo che lei, una notte, la dovesse arrossire!... La +Madonna e` su, su, su, lontana! Tu sei qui! Stelle, Madonne, baci, +fiori, sorrisi.... tutto io sogno. Tu non sei un sogno?... Un giorno +ti sognai bello, arcangelo mio, e coll'ali fiammanti e colla lancia +del trionfo.... Ora ti sento mio: e ti strapperei l'ali, per paura che +tu mi fuggissi! Ed ora sei vinto!... Ieri, l'altrieri, mi pareva di +morire nell'imaginarmi le gioie del tuo amore, ora vivo di vita +addoppiata!... Tu mi credi moribonda perche` ho il seno discinto e +ansante?... Voglio dirti...! Ricominciamo... il pellegrinaggio dove +vuoi, per giungere ancora qui, alla prima notte di nozze, per non +veder piu` stelle, ne` cielo, ne` sante protezioni, per cadere ancora +qui, e dirti ancora che sei mio!... Ricominciamo il pellegrinaggio.... +Su, su.... Eppure! mi alzo, do` un passo, non ho piu` forza e +ripiombo!--Aveva finito a susurrare cosi`, e aveva dormito sotto un +padiglione di frasche, avvinta alla persona del suo cavaliero, +odorando l'effluvio dell'erbe aromatiche su cui posavano l'api: la +luna l'aveva vestita come d'una coltre di serico bianco, e, fra i +mille bisbigli del vastissimo silenzio, li` vicino il gemitio d'un +ruscelletto le preparava nella schiuma iridescente le fuggitive perle +alle sue nozze. S'era svegliata, piu` stanca, soffogandosi gli occhi +leziosamente e domandando:--Dove sono?--per sentirsi rispondere:--Sei +ancora sul mio petto!--E sul petto di Ugo ella, che nel castello +d'Ildebrandino aveva vissuto dei giorni solitari e freddi come una +monaca, ella ad ora diveniva poetessa gentile, ad ora fremente, come +una sibilla, insaziata di baci e audace nelle profezie, ad ora +bambina, ingenua, tranquillissima, secondo i sonni della notte. Quando +Ugo, felice e infelice, le aveva detto:--O Imilda, qui su queste rupi +e` morto tutto il mondo per noi! Qui siamo soli, e possiamo esser soli +per un secolo! Io scendero` giu` giu` coi boscaiuoli al lavoro....--No, +no!--ella aveva supplicato:--Rimani sempre con me!--poi aveva sorriso +sprezzantemente al cofanetto dei gioielli, soggiungendo:--Si`, tu +lavorerai e avremo il pane de' montanari, e lavorero` anch'io.--Ti +grava la solitudine? Monti e monti, e cielo e silenzi e voli d'aquile +superbe: intorno a te e` il deserto.--Il deserto? Ugo, facciamo un +mondo, siamo creatori: monti e monti, e cielo e silenzi e Dio sparso +dappertutto: tra questo mistero facciamoci una casetta; vuoi nominarla +castello, romitorio, reggia, monistero, o mondo? Sia come vuoi: da +questi picchi noi pregheremo e regneremo.... Che? Ameremo! ecco la +idea della divinita`.--Imilda aveva scelto il luogo per la casetta, con +grande importanza ciarlando della maggiore o minore probabilita` dei +venti molesti, prevedendo l'inverno col caldo dell'amore (ma non +l'inverno vero!), occupandosi della comunicazione col ruscello, con un +prato fiorito per la preghiera del mattino, e col sentiero che +conducesse giu` alla prima vallicella, e giu` ancora e giu` e giu` a +qualche lontana capanna d'anima viva: e pel luogo aveva tratto placido +augurio da un sogno che aveva fatto.... Era sposa da tre o quattro +giorni e gia` amava le cose piccine, i fiorelli, le erbucce, simulava +la vocina capricciosa e la pronuncia ingenua, temeva le api; poi +riposava molto, cantava un'antica canzone, tutt'altro che +cavalleresca, lenta, sempre a ritornello, affrettava sempre piu` +l'opera della casetta, senza piu` chiamarla colle voci poetiche ma +volendola sicura e bella e pulita, desiderava una capretta da mungere, +con tanto latte e tanto pelo, pregava a notte, arrossiva dinnanzi a +Ugo. Spesso, quand'egli lavorava a tagliare, ad inchiodare, a +connettere, ella sedeva silenziosa, e finiva con un rimorso +castissimo:--Mi spiace ch'io non possa aiutarti!--e temeva +l'inverno.... Con scrupolo delicato si toglieva di collo la medaglia +della madre, dicendo:--Tu assisterai al battesimo.... Ma che? l'acqua +che ne manda Iddio nei ruscelli e` tutta benedetta!--In quei primi mesi +dell'idillio il cielo era azzurro con cento azzurri, splendido, +diafano, e colla vita del suo sole, colla poesia della luna e delle +stelle, pioveva smeraldi alle selve, porpore alle rupi d'occidente, +diamanti all'acque, paci alle vallee, e amore a tutta la natura: tutto +bisbigliava, tutto si incoloriva, tutto scaldava, tutto fremeva.... +Ugo calava giu` alle capanne dei boscaiuoli a lavorare, a guadagnarsi +le provvisioni, mostrava la crocetta che gli aveva dato il romito di +Malandaggio, si spacciava come uno che fosse tornato a' propri monti +dopo avere lavorato in Francia, senza parenti, solo, solissimo: giu` +l'aria gli pareva piu` greve: i pochi aspetti degli uomini lo +conturbavano: quando risaliva alla sua donna non si volgeva piu` a +fissare la direzione delle sue terre, del suo castello, de' suoi +nemici. Dopo tanta passione, la pace sola aveva padroneggiata l'anima +sua desiosissima! Ugo si ricordava d'avere visto nascere il sole da +un'alta vetta, quando si sentiva rozzo, villano, cattivo, crudele, +fortissimo, libero: ma Ugo non rammentava piu` quello che aveva +operato.--Ho fatto il mio dovere, ed ecco la mia pace!--si diceva, non +cercando l'eccelse cime per indovinare coll'anima cupida di mistero, +per indovinare affannosamente il vasto sogno de' suoi deliri, +l'infinito! Egli, nato da un Oldrado che era precipitato nel nulla e +sempre aveva taciuto all'evocazione del figliuolo spronato, e da una +Guidinga che, colla potenza dei mali spiriti, aveva centuplicato +l'anima perversa dopo morte, una _madonna perduta_ che aveva +ascoltato, ascoltava, e doveva ascoltare fino al di` dell'universale +giudizio le supplicazioni dei montanari:--Non rotolate la +valanga!--Ascoltava, ma non esaudiva. E doveva essere castigata, dopo +quel giorno ultimo dell'uman genere, nei secoli dei secoli dei secoli! +Che cos'e` la morte? Come si posa? Come si rivive? Oldrado aveva +finito? Perche' Guidinga sghignazzava sempre? Cos'e` l'anima? il +mistero? la condanna in vita e nell'avello? l'occulto delitto che si +sconta? Ma pure vi sono i gaudenti, i tripudianti, gli epuloni?--Ugo +non sapeva leggere, e poi allora c'erano pochi libri che sapessero +persuadere alle belle cose. Ugo parlava male, pensava male, senza +legame, senza logica, e soffriva peggio; di questo si accorgeva. Aveva +patito e patito! Che importava a lui dei grammatici e dei logici +paffuti? Ugo aveva avuto poca vita per la sua anima procellosa: eppure +era gia` stanco: amava ed odiava!--In questa prima parte del nostro +racconto il carattere d'Ugo l'abbiamo tracciato sconnesso, a sbalzi, +tristamente indecifrato, come i foglietti dell'archivio di Saluzzo +volevano, riferendo quelli unicamente le date e poche parole di quegli +avvenimenti descritti da noi: la colpa non fu nostra: l'analisi ci +avrebbe ghiacciato la penna fra le mani: ne' il romito di Malandaggio +fu piu` felice di noi: confessiamo che, seguendolo passo passo e +colorendo il nostro Ugo sul suo, dovemmo gettare il calamaio e la +carta. Nella seconda parte del nostro racconto, dopo di averci ben +pensato, speriamo di accontentare quei pochi che a ragione ci +domandano:--Chi e` questo Ugo?--Ugo non cercava piu` l'eccelse cime per +indovinare il mare, ma si chinava dimesso alla sua donna per sentirsi +replicare:--Ho bisogno.... Abbiamo bisogno di poco: tanto cosi`! +Guarda: una casettina!--e Imilda diceva cose che uscivano da una +bocca, si ascoltavano da un orecchio, e domandava altre cose che si +misuravano colle mani, si toccavano, si mangiavano.... La vita +reale!--Nell'infinito sognato nelle notti temporalesche dell'anima, o +Dio o il mare o il mistero, c'e` lo squallore del silenzio e sempre nel +povero cuore l'insoddisfatto bisogno dell'ali: ma invece, sotto +quattro travi lontane da tutti, se c'e` Imilda che dica:--Ti amo!--c'e` +nell'uomo, che anche creda Imilda immortale, il dovere sacrosanto di +domandarle:--Siamo soli. Hai fame? hai sete? Dimmi che vuoi! Il mio +amore stara` nel risparmiarti, piu` che mi sara` dato, i sacrifici. Tu +devi vivere! Ti daro` da mangiare, da bere, da difenderti dal freddo; +io saro` il tuo servo.--Alla poetica baldanza, solitaria, indagatrice, +spossatrice, per la vita del pensiero, succede per la vita del cuore, +per cagione della donna, una catena di obblighi concreti, santi, +prosaici e poetici, legata alla terra: una catena che avvince due +amanti di carne ed ossa, ma pure amantissimi. Vedendo _lei_ che morde +un frutto procuratole da noi, noi esultiamo di pienissima gioia. +Dio-mistero ha troppo inghiottito l'anima nostra: troppo la disperse +il mare: noi non siamo piu` noi.... Ma Imilda _voleva_ una casetta. E +fu fatta.... O travi, si` ripeto, o travi cui recise e inchiodo` la mano +del boscaiuolo nelle lucenti mattine di primavera! O finestretta, che +parevi fatta apposta per la castellanina nascitura! Panca di bianco +abete, su cui gli sposi sedendo, ai loro desideri avevano per +calendario i fiori del pratello e per gnomone i fusti eretti dei pini! +Addio! O porta, che si` ti chiudevi gelosamente anche in certe ore di +giorno, e contro cui veniva importunissima a battere la testa la +capretta: o porta, che eri aperta da una manina fattasi tremante! +Addio!... E tu, scure, che spaccavi i tronchi, che carezzasti le +assicelle a connettere la culla, che la` alla parete di legno baciavi +l'ulivo della pace! Voi, pietre del focolare, su cui posava a +tradimento quel piedino, liscio come cigno! Voi, misteri divinissimi +di gaudi, di tripudi, d'amore, di baldanze, di sfinimenti! Addio!... +Imilda _voleva_ una creaturina, a cui rendere placidissimi i baci, +ch'ella, roventi, riceveva da Ugo. Imilda fu beata: senti` il dolce +peso, i cari sussulti, la vita addoppiata da una vita arcana, il +rigoglio del seno, i santi dolori e il premio di gioie: Imilda fu +superba.... O capretta, capretta pezzata di bianco e di nero, che al +vagito della bimba rispondesti col belato tremulo e insistente! Addio! + +I fuggitivi mossero pochi passi e si rivolsero.... O bambinella, +la` dentro alla capanna tu saresti cresciuta la figlia di Maria la +montanara e di Silverio il boscaiuolo. Ugo e Imilda avevano presi +questi nomi. Senti, bella innocente, si`, saresti cresciuta e il +massimo tesoro sarebbe stato l'oro de' tuoi capegli, baciati da +mamma e da babbo. Senti, bellissima ritrosa: un di`, col grembiale +della festa, col viso sorridente di tutti i giorni, tu saresti +andata giu` alla chiesuola della valle. Oh qual pace!... Ti colori +in volto? Dillo alla mamma che non lo vedi quel giovinetto che +cantava, cantava nei boschi, e non canta piu`!... Ma si`! si`, n'e` +vero che canterete insieme? La ninnananna accanto ad una +culla.... Chi e` nato? Se e` un maschietto mettetegli in nome +Silverio: s'e` una piccina, Maria.... E con voi la famiglia dei +boscaiuoli si continua nella casetta che fece il nonno di sue +mani, davanti al focolare che segno` la nonna colla croce... Il +nonno? la nonna? Non ci son piu`. Dio li abbia in pace. Si`, ma e` +un pezzo che son morti.... I nonni diventano bisnonni, e i +bisnonni gli arcavoli, e.... Passarono gli anni, gli anni, gli +anni, eh! Non passo` l'acqua del torrente? Non le nevi sulle cime? +Passarono le gioie e i dolori.... E poi?... Noi poveri morti +preghiamo Dio che ci lasci tornare un minuto ai nostri cari: e +torniamo alla capanna, che ci pare quella si` e no, e domandiamo +alla gente che c'e`:--Chi siete?--Boscaiuoli.--Lui come si +chiama?--Enzo si chiama.--Lei?--Agnese.--Non si chiamano Silverio +e Maria?--No.--....Oh come? Anche il nome si e` perduto! E noi +vogliamo raccontare di noi, e incominciamo a raccontare, ma siamo +interrotti: cosi`:--O buona gente, voi non sapete l'istoria? C'era +una volta in questa casetta....--Le si e` rifatto ancora il +tetto l'anno scorso.--C'era una massaia che aveva in nome +Maria....--L'uscio vecchio schiodato dall'uragano s'e` messo nuovo +con tavole robuste.--E un boscaiuolo c'era chiamato mastro +Silverio, e una piccina. E dovete sapere che lui.... Vi dico +l'istoria di un conte, di un capitano, di un famoso che ha patito +tanto e....--Quanti anni sono passati? Che ci importa?... O buoni +vecchietti che veniste su a cantare le vecchie storie, volete le +limosine? Chi siete? + +Quanti anni sono passati? E` venuto l'oblio!... Io non so quanti anni, +ma sono passati in pace, in pace, in pace!... O bimba, saluta la +nostra casetta! Noi fuggiamo! Addio!,.. Addio!... + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +I fuggitivi si rivolsero ancora. Valicato un torrente profondo e +rabbiosissimo su un ponticello di legno, che Ugo aveva gittato un +giorno dall'una all'altra dell'aspre rive, un unico troncone +barcollante, Ugo e Imilda s'allontanavano piu` che potevano lentamente, +tenendo alle alture di sinistra, inverso Francia! Oh la capanna +presentava il lato piu` bruno, su cui s'appoggiava la stalletta di +strame bigio e l'abbeveratoio muscoso: dinnanzi a quello, ed era il +piu` caro perche' aveva un balconcino di quattr'assi a buchi tondi, +fatto apposta e apposta ornato di un prunello selvatico per la +massaina, c'era l'orto ricinto da tanti scheggioni ammucchiati.... +Dalla stalletta chiusa, per la finestruccia, come prima, la capra +sporgeva la testa.... S'udi` ancora un belato.... + +Imilda, che seguiva Ugo alla lontana, colla testa chinata, +stringendo la bambina, non resse piu` allo schianto del cuore, si +arresto`, volse indietro la faccia, e chiamando:--Ugo! +Ugo!--lamento` due volte:--Quella povera bestiuola pare la ci +saluti!... Perche' non l'abbiamo condotta con noi? Ella forse +cerca la padroncina.... + +Ugo per tre passi finse di non intendere: quando udi` il sospiro di` +Imilda e un nuovo belato gemebondo, dovette fermarsi: e disse:--Quando +trovera` la casa vuota! + +Incomincio` Imilda con un dolce rimprovero, ma pure felicissima +di sgroppare a lui colla parola il muto dolore di quei +momenti:--Volgiamoci indietro!... Ugo, io credevo che tu la +conducessi con noi, e percio` stamane non me ne ho preso +pensiero... ma.... + +--Non la volle venire--rispose Ugo forse per iscusa. + +--Perche`? Se e` cosi` obbediente! Se e` la nostra amica da due anni! Con +me, Ugo, la verra`: le mostrero` un poco di fieno nelle mie mani. + +--Tu vuoi che noi torniamo ancora la`? Oh, Imilda, risparmiaci il +dolore! + +Penso` Imilda un poco, e poi timidamente:--Ebbene ci andro` sola: tu +attendimi qui. + +--Lasciala! + +--Poverina! + +--Sul cammino ci sara` d'impaccio; di qua, di la` sbandandosi.... Dove +trovare un filo d'erba? + +--Ella ci sara` sempre accosto, e poi....--Imilda si scosse vivamente a +un tratto, giungendo le mani sopra la sua creaturina:--Si`, Ugo, questo +pensiero me lo manda la provvidenza! Senti: per due, per tre giorni... +forse piu`... io non so dove e come andremo... e tu non m'hai +detto....--e la gentilissima s'affisava in Ugo, collo sguardo quasi +dicendogli:--Perche` hai taciuto tutta la notte? Che amore il tuo nei +tristi momenti? + +--Dove andremo? Imilda!--Ugo si compresse fieramente il cuore, come se +in esso sentisse il serpe di un rimorso. Non sapeva quale passo; quale +cima, quale direzione scegliere: dappertutto squallore, ostacoli, +morte! E bisognava fuggire! Un pensiero gli era venuto: scendere +diritto alle sue valli, al suo castello per pieta` d'Imilda, e.... + +--La nostra piccina potrebbe domandarci.... Le nostre provvisioni +nella capanna erano gia` troppo scarse: ora che abbiamo con noi?... +Ugo, se il mio seno si inaridisse?--e Imilda straziata nell'anima sua, +ma coll'aria rassegnata sul volto, e quasi umile da chiedere +perdono:--Ugo, forse per lo spavento di questa notte...? Oh no, il +Signore e` buono!--e, gia` fidente, si scoperse il seno: se diede un +brivido, fu brivido d'amore: perche' la bacio` la bimba, le sorrise con +invito soave di madre e se la strinse: la bimba apri` gli occhi, sembro` +spaurata di non trovarsi nella sua culla, ma in quella grigia +solitudine, agito` le manine, poso` la testina, tento` suggere le +mammelle, e vagi`.--Sono gia` inaridite!--pianse Imilda, volgendosi a +Ugo, alla bimba, a Dio. Poi, gia` fidentissima, ricorse al primo +pensiero:--Ugo, questa e` ispirazione della provvidenza! Conduciamo con +noi la capra: almeno la nostra creaturina avra` del latte, non morra` di +fame. + +All'atroce dubbio s'era mescolato un raggio di speranza. Almeno per un +giorno, o due, la bimba non morra` di fame! E poi? + +Imilda incalzava:--Tu, Ugo, deponi il fardello. La capra sara` la sua +vita. + +--Si`--disse Ugo: e il suo volto a un tratto s'illumino` d'immenso +affetto.--Andro` alla capanna. Voglio quella povera bestiuola. + +E Imilda con dolce violenza:--No! Con te non la volle venire e non +verra`. E poi tu vedresti ancora quelle pareti!--e, sorridendo, con +tutta l'aureola santa di una mamma:--Io voglio ancora baciare quella +culla. Si`, Ugo: tu non sai. Staccando la creaturina dal mio seno, ho +fatto un voto. Per questo Dio ci vede e tu devi sperare. + +--Un voto? + +--Credi tu in me? Ho pregato il cielo, e noi ritroveremo un tetto, una +culla, del pane, e i nostri giorni felici! + +--Imilda! E il tuo voto? + +--Devo pregare in luogo santo. Ebbene? Nella capanna abbiamo +abbandonato un altare di gioie e di memorie.... Ugo, lasciami tornare +la`.... + +--Se hai speranza! + +--Speranza e fede. Deponi il fardello, pigliati la bimba, ma non farle +prender freddo, ve'--e la mamma si spoglio` delle pelli con studio +d'amore soave, e fra esse avvolse la bimba, e gaiamente +scherzando:--Sta qui. La mamma? Sai, e` andata a prenderti la nutrice. +Tu sei figlia di gran signori e i signori sono allevati da petti +venduti. Noi ti diamo una nutrice da imperatori e da regine.... Fammi +un bacio, inviziatella, un altro, un altro, un altro. T'ho scaldata a +baci? + +Ugo da tanto amore si lascio` soggiogare: disse di si`, depose il +fardello e la scure: si trovo` la bimba sul petto. Quell'alito +innocente, tranquillo, purissimo, come l'olezzo dei fiori, parve gli +penetrasse al cuore, refrigerando la piaga che v'aveva, piu` e piu` +squarciata dall'immensa passione: la mente sua che prima in un caos +tumultuante rifletteva, per cosi` dire, quel cielo uggioso, quella +natura squallida, senza avere un pensiero distinto, tutta +presentimenti e tristezze, la mente accolse una idea di pace. Imilda +l'aveva guardato negli occhi, e nelle pupille della donna c'era piu` +che lo sguardo della madre e della moglie. Ugo fremette +dolcissimamente, e, quasi meravigliato di se`, vezzeggio` la bimba, con +garbi fanciulleschi, come nei giorni felici, e sorridendo spio` Imilda +che si allontanava.... Quante memorie, si`, ma quante speranze rinate! +Quando l'uomo, anche perseguitato dal piu` perverso destino, ha con se` +i suoi tesori, una donna, una creaturina, che gli hanno ridato una +pace e una fede gentile! Si`, quali e quante speranze! Ugo in quello +sterminato deserto si senti` a un tratto contento.... + +--Bada al ponte!--Ugo grido` dietro a Imilda. Imilda era al ponte: la +si volse, come dicendo:--Sta tranquillo!--si fece il segno della +croce, passo` al di sopra delle acque fragorose, e lesta lesta fu alla +capanna. Quanto avra` pianto e sorriso! Quanto avra` pregato per Ugo, +per la figlia, per lei! E, solissima, finalmente avra` supplicato--O +padre! o padre, mi perdona!... Padre, ero nata da te, ma ero nata per +l'amore!... Non mi guardi piu`? + +Ugo, non trovandosi per un momento Imilda al fianco, provo` d'amarla +doppiamente.--O mia donna!--proruppe:--La mia grande sventura e` la mia +ventura! Si`, se gli uomini mi condannarono alla fuga, alla solitudine, +all'esiglio, la mia stella mi concesse la ferma, la piena, l'unica +vita dell'affetto! Come ho amato! Come amo! Laggiu` in mezzo agli +uomini, all'armi, alla potenza, avrei provato tutto lo squallore del +deserto! Trista era l'anima mia piu` che l'avello dei morti! Volevo +vivere e morivo, volevo morire e vivevo! L'odio e l'amore!... In poco +tempo s'era squassata l'anima mia.... Quassu` ho dimenticato i miei +nemici, i miei piu` fieri, Oldrado e Guidinga, il mio fierissimo Ugo ho +dimenticato, e sono Silverio.... O mia donna! Che cos'e` Dio? l'anima? +il bene? Io non so: so che tu sei il mio Dio, l'anima mia, il mio +bene! Tu il mio riposo!... Vieni, ch'io ti voglio: e con un +ardentissimo bacio voglio sul tuo cuore suggellare le care speranze +che ti allietano questi dirupi dell'esiglio!... Quando in me vedi il +boscaiuolo, eccomi pronto a sfidare la valanga, fosse pure per +coglierti un solo filo d'erba che ami: quando in me ricordi e +compiangi e susciti il cavaliere, eccomi, armato come vedesti, audace +senza l'elmo, insignito di sproni d'oro, tremendo figlio d'una +traditrice e di un tradito, non quale fui, meschino in confronto alla +tempesta che mi ruggeva in petto, ma quale avrei voluto essere, +eccomi.... come un paggio a' tuoi piedi.... e tu comanda! Tu non +comandi mai, Imilda! Tu desideri, tu guardi, tu baci.... Tu mi hai +donato una bimba.... O fanciullina mia, non sai come si chiami tuo +babbo? Silverio? Ugo? Si chiama felice: e ti basti. E qual vita ebbe? +Nessuno mai te lo raccontera`, perche' andremo in terra straniera: noi +taceremo gli strazi di un di`, perche` non turbino le famigliari gioie +della nostra poverta`!... C'e` Bonello? c'e` Oberto? c'e` Adalberto +laggiu`? Io, fuggendoli, li oblio!... O fanciullina, che so del mio +ieri, del nostro domani? So che ti amo, ti bacio, e ti supplico:--Tu +chiuderai gli occhi a tuo padre!--O mia donna! o mia bimba!... E` +triste momento questo, ma io non so perche' provo nell'anima unicamente +l'amore! Perche'? Imilda ha fatto un voto. E per quello sento d'amarvi +_sette volte sette_, come porta la mia scomunica! Ed ecco il mio +premio! + +Imilda dall'orticello tornava colla capretta. Quali erano i suoi +pensieri? La capretta le era dinnanzi irrequieta di contentezza: lei +dietro tenendole fanciullescamente una funicella al collare e +canterellando, quasi per dire al suo Ugo:--Ho veduto quelle pareti: +senti, ma non soffro! Sii contento, Mio Ugo, ti voglio tanto bene!--e +quasi ancora per dire alla bimba:--Odi la mia canzone? Ti voglio tutto +il mio amore!-- + +Imilda giungeva al torrente. Ugo guardo` sorridendo.... Imilda e la +bestiuola erano a mezzo del ponte: Imilda si fece il segno di` croce: +la capretta in quel momento, ravvisando la bimba, per molta gioia +diede un lancio all'innanzi, saltando sul ciglione diruto. La donna fu +trascinata da quella con troppa furia su quel tronco stretto e +vacillante. Ugo vide due braccia agitarsi, rinculare la capra, poi +sollevarsi un turbinio di schiuma.... E il ponte era deserto! + +In quell'attimo Ugo tese spaventosamente le mani, sforzo d'aiuto +inutile e pericolo per la bimba, la quale poco stette gli sfuggisse e +cadesse: poi s'avvento`, rugghiando, al torrente.... La capra e la +donna erano scomparse per sempre! + +Giu`, giu`, al basso, la` dove le acque sbalzate a piombo si +travolgevano, diguazzandosi nella spuma occhiuta, la` i massi +rattenevano come un fascio sanguinoso. L'ingorgo avvenuto in quella +orrenda chiusura faceva rigurgitare le nuove acque cadenti, finche' +queste ebbero forza di spazzare: allora quel fascio, trafitto, +affondato, aggirato fu spinto sull'orlo, straziato, poi di nuovo giu` +di balza in balza, di scheggione in scheggione, ora per diritto, ora +per traverso.... Avra` avuto la mollissima quiete del galleggiare +addormentata solo alla valle, dove il torrente si spiana e bisbiglia +d'amore prima di mescersi all'ondoso Chiusone. Imilda! + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +L'immensa pieta` fece si` che Ugo avesse l'immensa ferocia della belva. + +Perche' la capra con lei? Perche' non la bimba? Non era sua madre +quella? Ugo fu per travoltolarsi furiosamente nella forra +imprecando--Sia con suo padre!--ma in quel momento il dimonio dello +scherno costrinse le pupille del tormentato a guardare la santissima +casetta dell'amore.... + +--Che mi resta?--domando` Ugo con disperazione atroce. + +Ugo credeva d'avere in vita sua gia` sorriso e gia` sghignazzato! Ma +verissimamente allora per la prima volta sorrise e sghignazzo`.... + +Sotto alle sue strette feroci la bimba vagi` rabbiosamente. Erano due +mesi che Ugo e Imilda dalle labbra di lei aspettavano con ansia +d'amore quei primi suoni balbettati con cui s'invoca la mamma. In quel +momento, amorosissima tra i goccioloni di pianto che venivano giu` per +le guance a pozzettine, la boccuccia farfoglio`:--Mem.... mme.... + +Che minuto di paradiso per un padre! per uno sposo!--Bonello! Bonello! +vieni e uccidila sotto i miei occhi, e uccidi me!--supplicava il +cavaliero, piu` che pazzo, andando incontro a un invisibile supplizio, +e, piu` che indemoniato, retrocedendo, fuggendo, tentando divincolarsi +disperatamente e ruggendo contro i lividi dirupi e per le selve +desolate:--Imilda! Imilda!--e piu` supplicava:--Venite! O Bonello! o +Dio! o il dimenio!.. Datemi la mia donna!--e dieci volte lascio` la +bimba sugli scheggioni, e, come uno spettro, piombo` di spaccatura in +spaccatura al torrente, ma invano, sdrucciolando sui fianchi gelati +dei massi e cadendo a precipizio: e di la` dalle profondita` sorde e +strepitanti, violastro, insanguinato, inzuppato, s'inerpicava con ogni +tormento a ricercare la bimba.... Non glie l'avevano rubata? Si` o +no?.. E perdendo le tracce della sua _via crucis_ nell'inestricabile +labirinto degli orridi ciglioni gemeva come una lupa trafitta lungi +dal covo, e s'aunghiava, s'inerpicava, s'inerpicava, e giu` avventavasi +ancora.... + +Intorno c'era il deserto. Stette per piu` di un'ora avvinghiato a un +arbusto a spini, tormentando i piedi nel fondo scheggioso di un'acqua +ghiacciata, sporgendo il capo da una caverna nerissima su un abisso +senza misura e senza colore, e speculo` giu` la valle, le valli, +implorando da quell'ultimo lembo di cielo che vedeva all'orizzonte, e +diceva il cielo della sua patria, implorando il Dio tristissimo del +suo castello e la ferocia de' suoi nemici vivi.... Nessuno veniva, ne` +Adalberto, ne` Oberto, ne` Baldo, ne` i vili prezzolati! + +Torno` su alla bimba. Intorno c'era il deserto. In quel cielo +caliginoso sentiva il vuoto e non osava guardare: dalla immensa natura +gli si stringeva intorno formidabile il regno del silenzio e della +morte.... Nessuno veniva. Chi doveva accorgersi di lui? Chi poteva +ascoltarlo da una vetta eccelsa? Ugo impugno` la scure, e volle +simulare il fragore della bufera, spaccando i massi, a trarne +scintille di sotto il ghiaccio, a farne volare le scheggie agli abissi +e al cielo, spaccando, indiavolando, ululando, rotolandosi e +piangendo....--Ho squarciato l'uscio della cappella! Cosi` sono entrato +in paradiso! Cosi` mi spalancassi il baratro! + +Infine Ugo sghignazzo` con un subito pensiero:--Ah! vedro` se i morti, +almanco i morti sono ancora in ispirito, e se hanno pieta`, quanto +strazio essi ebbero dai vivi!--strinse la bimba, stette un pezzo +ancora aspettando dalla valle e dalle cime, poi d'improvviso scaglio` +lungi la scure e il fardello, e s'inerpico` sulla montagna.... Per +dove? + +Ugo cammino`, e cammino`, e cammino`.... + +Al morire del giorno egli vagolava in mezzo alle nevi crepitanti sotto +i suoi passi incalzati, senza piu` sentiero, insanguinato e fradicio le +mille volte, lui e la bimba: a tratto gittandosi carpone, a tratto +balzando sulle rocce.... Ove c'era una vallicella, la appariva +squarciata e striata da una grande ruina di macigni rotolati: le +boscaglie divelte, il terreno sommosso, trascinato, franato: non un +filo d'erba: qua e la` enormi solchi, nuovi torrenti deviati, fra gli +scheggioni e le zolle ferrigne. Nell'aria rombava sempre come il +fragore d'un diluvio, la nebbia a strappi turbinava sui picchi, il +cielo sembrava quello che i dannati debbono vedere dallo inferno. +Calava la sera. Ugo giungeva ove quella valle castigata s'addentrava +in una piegatura rocciosa del monte. Vide quelle mostruose tracce di +distruzione, respiro` quell'aria, odoro` quelle brume, e ritto, +stupendo, supplicatore e sfidatore, prese la bambina sotto le ascelle, +alzo` le braccia quanto pote`, come chi faccia offerta a un grande +altare.... Era venuto a luogo di salvamento, oh si`! Intese +dov'era.--Udite!--quasi canto`, sinistramente, come l'araldo di una +sfida a quel deserto portentoso:--Udite, udite il giullare che si +chiamo` Ugo conte di Lanciasalda!... Laggiu` alla valle il torrente +mette nel Chiusone, oltre ancora il Chiusone nel Pelice, oltre ancora +il Pelice nel Po. Verrai al Po nativo, o Imilda! Oh non scendi cullata +tra le foglie di rose! Non attorci le bionde trecce ai fiori +tremolanti alla superficie delle acque, ne` sveli le bellissime membra +addormite di volutta`, come una dolce suicida!--e ai vagiti della +bimba, aspro come una tromba di guerra:--Chi vedendoti, o Imilda, +dica: "Questa e` sventura" ascolti una voce d'uragano, cosi`: "L'odio +dell'uomo prepara ben altre vendette che quelle del destino!" Chi, +vedendoti, si faccia segno di croce, preghi per se` e per i suoi, non +per te...! Verrai al Po nativo, o Imilda! Un giorno anch'io scendero` +per quelle valli e il boscaiuolo Silverio sara` ridiventato Ugo il +cavaliero! Ugo il cavaliero!--e squasso` la testa, e si chino` al +destino che gli sghignazzava dalle punte dell'Assietta. + +Tacque, poi, come aspettando una risposta, piu` alzo` la bimba, +gridando:--O Guidinga, rotola la valanga per me! Come un giorno dallo +scalone hai rotolato il tuo corpo per te! + +E cammino` ancora, ancora:--O Guidinga, guardate per cui vi chiamo! Una +bambina che stride! + +Ancora:--O _madonna perduta_, ho gli sproni d'oro! + +Al passo dell'Assietta, erto, lugubre di vastissimo silenzio, desolato +da un cielo implacabile, irto di spettrali pinete, Ugo aspetto` la +morte. Neve, deserto, immobilita`: tanto ascoltano i vivi, come i +trapassati. + +Ugo, gettatosi sul terreno, sdrucciolando sui ghiacci, senza piu` +pregare, si strinse furiosamente la bimba: striscio`: venne innanzi a +battere allo spiraglio di un gran masso spaccato e guardo` giu` per +quella balestriera.... Al di la` vide l'altro versante del monte: giu` +le capanne mostravano i tettucci di pietra allineati sul ciglio di un +torrentello: giu` un paese, giu` la valle con in fondo incertissimamente +due macchie di borgate sulla striscia fumosa di un fiume. Il paese era +Meana: e le borgate Susa e Bussoleno. + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Ugo stette senza piu` coscienza, percosso e rannicchiato contro il +macigno. Si sveglio` e gemette: scosse la bimba: era morta? Ugo giacque +ancora, e sogno` la ghiacciata requie dell'avello, sogno` il regno +pallido dei morti, e vide come un grande cimitero coperto da un unico +lenzuolo funerario. Solo il cuore gli dava tormento: e si +diceva:--Ecco i vermi lo forano: i vermi? Questi che martellano cosi` +sono avoltoi di rapina!--Sentiva un che di tepido sul volto; al petto +si stringeva qualcosa, e andava susurrando:--I morti almeno credono +all'angiolo della resurrezione! Ecco che coll'ala mi scalda la fronte! +Ma com'e` penetrato nell'avello? Qui sono alla _curte_, con mio +padre.... Lui si sfa, ma e` tutto freddo e orrendo.... Che cos'ho al +petto?... La mia fascia dell'armi?... Vorrei sapere che sara` scritto +su questa pietra.... Pietra? Ma io non giaccio sotto! io sono portato +dall'acque di un fiume che va alla valle, al mare. Chi mi scalda? Sono +quelle ciocche di capegli di donna che ho tanto baciate!...--Infine +provo` un freddo solo: sparvero le visioni: e fu come sepolto.... + +Ugo si sveglio`. Egli aveva ficcato la persona nella spaccatura della +rupe: nel togliersi di la`, ancora guardo` giu` e alla prima luna, che +splendeva bugiarda di lontano, vide proprio Susa e Bussoleno.... + +Ma che? Santa Maria! lungo la Dora strisciavano si` e no nel vapore +denso e radente certi e certi fuochi.... Di sopra al suo capo il cielo +era sempre livido e brumoso e freddissimo. + +--Se la` ci fosse guerra!--ringhio` Ugo, e si rizzo`, scosse la bimba, +con grand'ansia e con grande tormento vide ch'ella era viva: allora +prese a discendere dal colle dell'Assietta verso quella valle. + +Cammina, e cammina.... Aveva fame. Se egli avesse avuto quello +sparviero stecchito presentato all'omaggio! Picchia a una capanna, e` +deserta: a un'altra, e` deserta: a un'altra, e` deserta: tutte deserte. +Nemmanco la provvidenza ha pieta`, perche` sul monte comincia la neve a +cadere a fiocca a fiocca, e s'addensa il nebbione: di lontano sparisce +la luna. + +Ugo si precipita giu`, giu`, giu`.... + +Giunge a Meana. La` vi e` una cappelletta dei poveri morti, un arcuccio +soffogato in un pattume con cinque o sei crani grotteschi. Ugo, per la +nessuna pieta` che i morti ebbero per lui, insulta quegli avanzi, +imbrattandoli coll'istessa poltiglia che loro serve di guanciale: +raschia la terra e trova una mano ricisa di fresco. La mano ha le dita +volte al basso, verso Susa. + +--Accetto l'augurio!--dice Ugo, inconscio di cio` che lo aspetti, e si +leva: svoltando dietro la cappella con troppa furia poco sta che non +ischiacci la bambina: ed ecco trova raccosciati sulla roccia +consacrata un uomo e una donna. Sono vivi? sono morti? Che fanno?... +L'aria e` buia. + +--Chi siete?-domanda Ugo. + +I due sobbalzano spaventati, lo guardano, poi sembrano rassicurarsi, +piangendo. + +--Chi siete? + +E l'uomo:--Fuggite, o cristiano, se avete lena! Fuggite! Non cercate +di nessuno! Noi abbiamo fallato il cammino.... e ci siamo rassegnati a +morire qui! + +--Come? Che vi accadde?--ridomanda Ugo, gia` fiutando l'odore del +combattimento. Ma con chi c'era guerra? perche`? Qual rumore era giunto +agli alti picchi del suo nascondiglio? + +E la donna:--Ah! voi siete di quelli scampati gia` da ieri e non +sapete! Ben faceste. O Signore!--e col massimo affanno, ripiombando e +facendosi segno di croce:--Oggi Alzor e` alla Dora! + +--Alzor?--meraviglia spaventosamente Ugo. Ugo sapeva che da tempo il +padre gli aveva detto che quel Saracino era calato di Provenza per +ghermire la lontana, lontanissima Genova: poi i casi di Ugo e il +rumore della guerra contro Adalberto avevano fatto tacere nelle valli +ogni altra novella d'armi. In due anni, da due o tre boscaiuoli, +romiti come lui che non varcavano le loro selve, Ugo aveva udito che +Casale era minacciata, e suonava un gran nome di dimonio, Alzor: ma +Casale era lontano, eh! Poi piu` nulla. Solamente il giorno prima, +quando aveva passato celeremente il Chiusone, spinto da un sogno +inquieto che aveva fatto, quando aveva chiesto:--C'e` forse un signore +potente, il quale abbisogni di braccia per apparecchiare le travi alle +macchine di guerra?--aveva saputo che Adalberto s'armava. Aveva +sfuggito ogni casa, pure aveva chiesto, tormentosamente simulando, ad +alcuni valligiani le novelle della sua rocca e di quella di Imilda, +ma, ingozzandole amare, nulla piu` aveva potuto ne' chiedere troppo +attento, ne' ascoltare da quei disattenti. Solo per caso udi`, sul +piazzaletto di una tavernaccia, un ribaldo bandire una nuova taglia di +sei in sei mesi sulla testa di Ugo, per comando di Oberto, promettendo +i tre mucchietti d'oro di prammatica. La gente quasi rideva. Ugo? +Andatelo a prendere! Dove sara`? Solo il banditore aveva +detto:--Bonello ci pensera`: sa tutto: domani Bonello giura che +guadagna la taglia. Ai monti!--e tant'altre cose.--Ugo era fuggito, +aveva rivalicato il Chiusone, s'arrampicava alla capanna. Adalberto +s'armava ancora? Contro chi? Certo contro i vassalli ancora. Ugo nulla +sapeva: quindi quasi domando` a se stesso:--Alzor? il saraceno? Come? +Egli gia` qui? + +E l'uomo alla cappelletta:--Mi difesi! Ho sette ferite! All'ultimo +m'ebbi mozza la mano. Venni qui a seppellirla in luogo consacrato. +Laggiu` in oggi ogni misfatto e` permesso: e` divenuta terra di saracini +la nostra. Perche' siete fuggito voi, ieri, al momento del supremo +pericolo? + +E la donna:--Fuggite nella valle del Chiusone! Fuggite, se avete un +bambino, e se quello e` ancora vivo tra le vostre braccia. Io fui +madre! + +Ugo ridomanda:--Ma come? + +E l'uomo:--Che giorno d'estrema ruina! Ma il sire di Saluzzo e quello +di Susa resisteranno ancora! Io saro` con essi! Donna, lasciami! Io +voglio essere con essi! + +E la donna:--O Signore, perche` non mi avete uccisa insieme al mio +bambino? + +Ugo, ancora chiedendo:--Ma come?--e non avendo risposta da quegli +impazzati dal dolore, che continuavano a crederlo un fuggitivo, Ugo +muove il passo innanzi, dicendo:--V'e` battaglia dunque? + +E l'uomo:--Alzor ci piombo` con un lancio da liopardo! O Signore nostro +Jesu`, per la fede sacratissima del tuo vangelo, ti supplico, ti +supplichiamo! Ora ti veggo, o montanaro. Sei pronto tu? Ma non hai la +scure neanche tu? Su, istessamente: adopreremo scheggioni di rupi! Su! +su, su, tutti alla riscossa, da Susa con messer Oberto capitano e con +Adalberto!--e l'uomo si alzo`, barcollando. + +--Oberto? Adalberto? Ancora sono vivi? Non li strazio` oggi il +saracino?--impreco` terribilmente Ugo. + +--La Iddio merce`, tanta sventura non e` ancora avvenuta!--lamento` +l'uomo, e fraintendendolo, s'accese nel furore di Ugo:--Da Susa a +Saluzzo cogli altri migliori duci, Taizzone, Agobardo, Fulberto, +insomma da Susa a Saluzzo si vuol resistere, per la gloria di Maria +santissima! Su, su, su! Una spada!... Se non avessi mozza la destra! +Se non avessi la donna che mi trascina alla vilta`! + +E la donna:--Non eravamo rassegnati a morire qui? + +--E Oberto, Adalberto?--ridomanda Ugo potentemente. + +E l'uomo:--Sapranno resistere! Oh se sapranno!...--e dopo una tremenda +pausa:--Se pure un traditore non schiude al saracino i passi delle +valli, girando dietro l'alpi e abbattendo ad una ad una le castella +vassalle a quei valorosi! + +--Ah!--geme Ugo con suono ineffabile. + +L'uomo si caccia a piangere, lasciandosi andar giu` sul terreno fino ad +insozzarsi di mota la fronte. + +Ugo fatale invidia quella posizione di massimo avvilimento, ma i suoi +muscoli s'inturgidano, la persona si leva audace: egli e` invaso da un +tremito spaventoso e inciocca i denti pel ribrezzo della febbre. + +Succede un momento di terribile ansia. + +Poi Ugo, guardando giu`, oltre la valle, quei fuochi di guerra, +interroga cupamente:--Messere, o barone o boscaiuolo, che cercate voi? + +--Io la vendetta!--esulta l'uomo e rizza la testa. + +--E la vorreste? + +--A qualunque costo!--ma l'uomo ricade agonizzando. Ed Ugo con spasimo +satanico di gioia:--Sono straziato io piu` di voi! Io voglio la +vendetta, a qualunque costo! Diceste che laggiu` in oggi e` terra di +pagani ed ogni misfatto e` permesso? Vi auguro di morire! Morite, qui, +subito! Non ascolterete l'atrocissimo delitto! + +Ugo precipita dalla montagna, e alla bambina famelica da` a suggere le +proprie labbra lorde di sangue e di bava.... + + + + +CAPITOLO XII. + + +Alzor, nato dalla stirpe di Maometto, fremebondo di sterminata +ambizione di conquista, audace per giovanissima anima e crudele e +insaziato, era uscito profeticamente da' suoi deserti di sabbia e di +sole, aveva predato l'Egitto, la Numidia, il regno de' Mauri, e, +tragittato il mare, co' suoi tigri di soldati aveva rotti i Goti e i +confratelli Arabi di Spagna. Dalla Spagna era piombato in Provenza, di +Provenza, per sommo castigo di Dio, in Italia. Qui giuro` nel nome di +Maometto di piantare il suo seggio fatale. + +Il luogo di Frassineto serba incerte e guerresche tradizioni intorno a +queste orde di miscredenti. Negli _Annali d'Italia_ il Muratori cita +all'anno DCCCXXXIII Frodoardo cronista (in Ch. T. II Rer. Franc. +Du-Chesne): i Saraceni abitanti in Frassineto _meatus Alpium occupant, +atque vicina quaeque depraedantur_. All'anno DCCCCXL Frodoardo ancora +dice che "una gran brigata d'Inglesi e Franzesi, incamminata per +devozione a Roma, fu costretta a tornarsene indietro, _occisis corum +nonnullis a Saracenis. Nec potuti Alpes transire propter Saracenos, +qui Vicum Monasterii Sancti Mauritii occupaverunt_. Se qui e` indicato +il Monastero Agaunense di S. Maurizio ne' Vallesi, avevano dilatato +ben lungi quegli Infedeli assassini di strada il loro potere". Segue +ancora il Muratori, all'anno DCCCCXLI: "Circa questi tempi piu` che mai +infierivano i Saraceni abitanti in Frassineto ai confini dell'Italia e +della Provenza (Liut., lib. 5, n. 4). Studiava il Re Ugo la maniera di +snidare quei crudeli masnadieri, e conoscendo di mancargli le forze +per mare, giacche` in quei tempi gli Imperatori e Re d'Italia poco +attendevano ad avere armate navali, prese la risoluzione d'inviare +ambasciatori a Costantino e Romano Imperadori de' Greci, per pregarli +di volere a lui somministrare una competente flotta di navi con fuoco +greco, acciocche' mentr'egli per terra andasse ad assalir quei barbari +ne' loro siti alpestri, esse incendiassero i legni dei mori, ed +impedissero, che non venisse loro soccorso dalla Spagna." E Frodoardo +ancora, all'anno DCCCCXLII: _Idem vero Rex Hugo Saracenos de Fraxinedo +eorum munitione desperdere conabatur_. Osserva il Muratori: "Pertanto +dovrebbe appartenere all'anno presente cio` che scrive Liutprando (lib. +50, n. 5). Cioe` che avendo Romano Imperadore inviato uno stuolo di +navi a requisizione del Re Ugo, questi le incammino` per mare a +Frassineto. L'arrivo d'esse cola`, e il dare alle fiamme tutte le +barche dei Saraceni che quivi si trovarono, fu quasi un punto stesso. +Ugo nel medesimo tempo arrivo` per terra a Frassineto colla sua armata. +Pertanto non si fidando i Barbari di quella lor fortezza, +l'abbandonarono e tutti si ridussero sul Monte Moro, dove il Re li +assedio`. Avrebbe potuto prenderli vivi, o trucidarli tutti: ma per un +esecrabil tiro di politica se ne astenne. Tremava egli di paura, che +Berengario, gia` marchese d'Ivrea, fuggito in Germania, non +sopravenisse in Italia con qualche ammasso di Tedeschi e Franzesi. +Pero` licenziata la flotta dei Greci, capitolo` con gli assediati +Saraceni di metterli nelle montagne che dividono l'Italia dalla +Suevia, acciocche` gli servissero di antemurale, caso mai che +Berengario tentasse di calare con gente armata in Italia. Non e` a noi +facile l'indicare il sito, dove a costoro fu assegnata l'abitazione. +Solamente sappiamo, che a moltissimi cristiani, i quali incautamente +vollero passare per quelle parti, tolta fu la vita da quei malandrini: +ii` che accrebbe l'odio e la mormorazione degli Italiani contro di +questo Re Ugo, il quale lascio` la vita a tanti scellerati, affinche` +potessero levarla a tanti altri innocenti...." + +Abbiamo voluto citare questo fatto di Ugo per soggiungere che un altro +Ugo, non re certamente, ma una figura bieca che la tradizione ci dice +senza certezza cavaliere e boscaiuolo, un altro Ugo, non nelle grandi +pagine del Muratori, ma sulle cartapecore sibilline del romito di +Malandaggio, appare di nefastissimo nome ai cristiani e agli abitanti +delle valli intorno a Saluzzo. Quando e` morto il romito? Quando +veramente e` vissuto quell'Ugo? Nessuna data e` certa. Anche la +tradizione e` morta da un pezzo. Frassineto ebbe delle leggende, e sono +svanite: Malandaggio ebbe un romito vecchio che scrisse e che mori`, e +un altro che misteriosamente gli successe, che non aveva scritto, +perche' aveva operato, e non scrisse perche' ancora opero` prima di +morire.... + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Non ci intrichiamo nella storia a stabilire date o a fissare il +progresso di questi Saraceni, ma pel romanzo accettiamo la tradizione. + +Piu` breve d'ogni cronista, e senza mettere date, eloquentissimo, il +romito che scrisse lascio` questa memoria:--Cadde Genova, cadde Casale, +cadde Torino. Alzor e` alla Dora! + +Alzor era alla Dora. Una sera di un giorno vittorioso egli aveva posto +l'alloggiamento in un Santuario della Vergine. Fulgente di gioia, +gloriosissimo e temuto, sontuosamente vestito, colla spada ricurva e +con un pennacchio di diamanti, egli sedeva sui gradini dell'altare +maggiore: gli incensi cristiani e e gli aromi insidiosissimi degli +_harem_ intorno a lui spandevano tepori e profumi: uno schiavo di +Provenza suonava l'organo da flato: vampeggiavano per scherno sulle +fredde lastre dei morti due grandi cataste di pino olente: danzavano +seminude, procaci e velenose, o si raccosciavano sui sacri paramenti, +afflosciate dalla volutta`, venti schiave diverse, dalla nerissima alla +bronzina, alla candida rosata. Alzor banchettava: servivano a lui e +alle femmine i vasi d'oro e d'argento, che aveva predato nella sua +corsa di conquista, e per abiti si buttavano indosso le _planetas de +coco e toalias cum frixio_, opere plumarie, e _crysoclava et vela +holoserica, de basilisci, fundatum de alithinum_, della Soria, di +Costantinopoli, della Persia, dell'Egitto, le cose insomma che +troviamo nelle cronache dell'evo medio, e gli ornamenti, come +_inaures, anulos, dextralia et perselides, monilia olfactoria, acus, +specula_. Dall'Africa e dalla Spagna aveva rubato cortinaggi, addobbi, +_tapetia belluata_, che Sempre trascinava con se', profumandoli coi +nettari e insozzandoli col sangue, letti di volutta` e coltri pei +moribondi. + +Alzor, dice il romito, calpestava una veste della santa Madonna di +Provenza, _vestem chrysoclavam ex auro gemmisque confectam, habentem +historiam Virginis cum facibus accensis mirifice comtam_. Alzor +giaceva trionfalmente sui cuscini palpitanti di otto o dieci +ardentissime more: Alzor, al principio dell'orgia, s'era circondato di +cento armati fedeli: aveva il carnefice al fianco, e pure a fianco un +bardo ispirato della sua razza che cantava le vittorie di quel giorno +e la somma protezione di Maometto:--O felice, o potente, o caldo, o +amato, o pasciuto, o protetto dal profeta, Alzor! Tu hai Dio, il +denaro, la donna, la spada, la vittoria. Preghi coll'ardore del nostro +sole adorato: getti le gioie e gli ori come il villano getta la +semente: le donne si sdraiano su tuoi tappeti e muoiono di volutta`, +felici se il loro ultimo sospiro ti rinfocola un nuovo tripudio: la +tua spada e` piu` possente e piu` curva del grand'arco dei cieli; +insanguinata, si gemma: ne` sul tuo acciaio s'annubila il riflesso +mesto del tramonto.... Il tramonto? Chi dira` questa parola? + +Alzor aveva gia` fatto un cenno al carnefice. + +Continuava il bardo:--La vittoria, la gloria, il regno! Esulta, o +Alzor!... Esulta!... Noi ti adoriamo! + +Ricominciava l'orgia, e Alzor era felice. Si`, aveva Dio, il denaro, la +donna, la spada, la vittoria! Felicissimo! + +Udite strano contrasto. Quella sera, in quell'ora di beatitudine +smodata, a un tratto entro` nella chiesa un montanaro. + +Egli era lacero e scarmigliato, insozzato, puzzolente e sinistro. Cupo +come una belva famelica, livido pel freddo, custode rabbiosissimo di +un fardelletto di pelli, si drizzo`, camminando sui tappeti, le sete, +le coppe rovesciate e gli ori, fra le donne nude, al riverbero del +fuoco, fra il fumo degli incensi e delle dapi, fra il canto del bardo, +si drizzo` verso Alzor. + +Cesso` l'orgia. + +--Chi sei tu?--domanda l'audacissimo Saracino. Le sue guardie gli si +stringono appresso: il carnefice ghigna: ma piu` maledette ghignano le +femmine insaziate.... + +Il montanaro pare ne` vegga ne` ascolti. + +--Chi sei tu?--ridomanda Alzor:--Non temo l'insidia! Si scuote allora +l'uomo e grida profondamente:--E tu chi sei? + +--Io un eletto del profeta. + +--Io un castigato da Dio. + +E Alzor gia` infastidito:--Ebbene? Che cerchi qui? + +--La mia vendetta! + +Vieppiu` si stringono le guardie: e le donne ancora, svegliandosi +briache, superano in protervia crudele il carnefice. E Alzor +discacciandolo:--Vanne! + +Ma il montanaro ruggisce:--No! + +--No! no!--supplicano intorno le schiave, avide di sangue, + +--Ebbene parla--comanda Alzor. + +--Io parlero`! Tu sei potente, o Alzor! Osanna! Ma tu hai fallato se +credi di resistere nel piano alla colleganza dei signori da Saluzzo a +Susa. + +--Parla. + +--Io parlero`!... Tu sarai vittorioso, o Alzor!--esulta il montanaro, +stringendo il suo fardelletto come se fossevi correlazione tra la sua +mente e quello:--Si. Io ti apro i passi delle valli: lungo la Dora ti +conduco in valle del Chiusone, la` sorprendi quelle rocche che sono +vassalle al sire di Susa: poi ti slanci improvviso dai monti sopra +Saluzzo, senza che dalla Dora Taizzone, Agobardo, Fulberto, possano +mandare aiuto ai collegati.--Poi, sfavillante orrendamente in volto, +colla gioia di un profeta:--Nella valle del Po vi sono le castella di +un Adalberto, di un Oberto, di un Baldo. Se vinci, come ti giuro che +vincerai, mi dai que' tre prigionieri? Alzor fece circondare l'uomo +dagli armati: credette si` e no: e disse:--Vuoi altri patti?. + +--Hai tu ancelle?--sospiro` il montanaro, quasi emettendo un alito di +fuoco. + +--Il sorriso dell'amore e` piu` bello fra l'armi. Vedi le mie conquiste! +Ho egiziane, numide, maure e gote, arabe, spagnuole, provenzali, +serpenti continui di continue volutta`. Uomo, non guardarle! Ti +comando. Sei tu, cristiano, che aspiri al mio paradiso? Ascolta: ho +anche l'aguzzino. + +--Non ascolto! Ma supplico!--gemette il montanaro:--Tu hai ancelle: +cerca il seno piu` ardente, e, fammi somma carita`, lascia che il latte +sia succiato da chi muore di fame! Ho qui una bambina morente! + +--Che? i vagiti fra l'armi? + +Allora il montanaro, facendosi pensoso e sciogliendo il fardelletto, +mostro` una creaturina gia` quasi paonazza, un piccolo mostro di dolore: +e disse:--Su questa bambina, nata da conti illustri, c'e` su +copiosissima taglia ove sia consegnata ancora viva in valle di Po, a +Lanciasalda. Se vuoi, la` ti aspettero`, e la ventura e` tua. + +--Cristiano, quante castella vale?--domando` Alzor che intendeva sotto +quelle poche parole nascondersi un gran mistero di fatti. + +--Tre castella. Ma mi darai i tre prigionieri. + +--Ho da pagare Almor, Zanata, Zullik, rapacissimi. I soldati vogliono +posa, i duci oro. + +--T'offro guerra breve e tesori. + +--Cristiano, cio` che hai detto e` conforme a verita`? + +--Interroga il profeta. + +--Il profeta non risponde: mi rispondera` la tua testa. + +E il montanaro si piego` tutto come se sopra il suo capo gravasse una +catena di ferro. Erano anella e anella di delitti: era la catena del +destino. + +Ed Alzor, sorgendo e ributtando una egizia che gli si avvinghiava +pregando, comando`:--Suonate le chiarine e i timballi. + +L'uomo bacio` la figlia: poi la vide suggere da un seno +avidissimamente: poi si volse ad Alzor:--Io saro` con te! + + + + + + + + + + + + + + + + + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK, UGO *** + +This file should be named 7ugox10.txt or 7ugox10.zip +Corrected EDITIONS of our eBooks get a new NUMBER, 7ugox11.txt +VERSIONS based on separate sources get new LETTER, 7ugox10a.txt + +Project Gutenberg eBooks are often created from several printed +editions, all of which are confirmed as Public Domain in the US +unless a copyright notice is included. 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Si gridano i nomi delli cavalieri: + +Messere Gisalberto, di messere Ursulo, cavaliero d'_arme_, con +investitura _per lanceam et vexillum_. + +Messere Aginaldo, di messere Luitardo, cavaliero _addobbato_, con +investitura per tradizione ed omaggio della coppa d'oro. + +Messere Baldo, di messere Erimberto, cavaliero d'_arme_, con +investitura per tradizione ed omaggio delli sproni. + +Messere Ildebrandino, di messere Sichelmo, cavaliero a _sprone d'oro_, +con investitura per tradizione ed omaggio del guanto. + +Messere Ugo, di messere Oldrado, cavaliero a _sprone d'oro_, con +investitura per tradizione ed omaggio dello sparviero. + +Il che per la presente ordinazione e mandamento di Sua Celsitudine si +fa manifesto, a gaudio e consolazione e per speciale partecipazione, +come è predetto, dell'allegrezza e festività, a laude e gloria +dell'altissimo Iddio e del nostro glorioso patrono e della celeste +curia in eterno trionfante. + +Signat: _Warinus. Ingus_. Gridata da Guidello, _sono tubæ +præmisso_...." + +Guidello, finita la lettura, prese la pergamena, colla sua funicella +rossa la assicurò spiegata al bastoncino d'araldo e la levò sopra la +testa, osservando:--Io dico. Se vi è qualcuno, il quale tacci di +mislealtà i miei occhi nel leggere, la mia lingua nel parlare, la mia +intenzione volta a vilipendio di messer Domineddio, del nostro +avvocato santissimo, della giustizia degli uomini, quello si faccia +avanti, e purchè sia tale che porti o possa portare speroni d'oro o +d'argento, alla presenza di un chierico che conosca l'arte della +lettura, comprovi quanto dica. + +Ai piedi della scalea della chiesa, intorno a Guidello, v'erano +quattro cavalieri cogli scudieri. Ma nessuno parlò. + +Per cui l'araldo:--Messeri, allora dichiaro. + +Stette un poco, poi si rivolse a un chierico che gli era accanto, +come_ magister librarius_, e disse:--Recitate. + +Fu recitata l'avemaria, e tutti risposero ad alta voce. + +All'_amen_ Guidello aggiunse con solennità:--Dichiaro bandita la +volontà del molto magnifico nostro signore. + +Poi, colla destra impugnata una lunghissima tromba, adorna di un +drappo quadro stemmato:--Messeri,--disse:--fate come di conformità +agli usi. Voi sapete: quando la tromba dell'araldo suona a festa si +suole dire _tromba d'argento_. Da valenti messeri adunque--e mise alle +labbra lo strumento, ne volse la bocca all'insù, e squillò tre volte. +Intanto i cavalieri diedero mano alle borsucce, e fecero come +d'usanza: poi se ne andarono. + +Guidello si chinò, dicendo:--Tromba di rame--perchè raccolse poche +monete: acconciò il cordone con un nodo alla militare, in guisa che +gli si attraversasse alla schiena la tromba e il drappo sventolasse +come un mantelletto, tolse la pergamena dal bastone, la fece a rotolo, +e la consegnò al chierico. + +Questi interrogò:--Guidello? + +L'araldo rispose:--Non si guadagna nemmeno il fiato. + +E mossero giù dalla scalea della chiesa. La piazzuola della _curte_ +era deserta. Essi presero ad uscire dalla viuzza fiancheggiata dalle +casucce dei montanari, oggi boscaiuoli, domani alle giornate d'armi, +sempre poveri e sempre irosi. Intorno all'edera frusciavano con volo +tortuoso le nottole; gli usci erano chiusi, gli arconcelli delle +finestre lucenti di strisce rosse dal sotto in su, che venivano dai +focolari posti in mezzo alle stanze; sullo sfondo si vedeva una +montagna già sfumata nella nebbia del crepuscolo. + +I nostri due procedevano silenziosi, e, benchè sotto la protezione del +loro signore, pure affrettavano il passo e sulla punta dei piedi. + +E l'uno calava il cappuccetto sulla testa tonsurata e nascondeva la +pergamena sotto la tonaca, e l'altro storceva una mano all'indietro ad +assicurarsi che la tromba non percuotesse coll'elsa della spada o col +pugnale: e quegli guardava sospettoso le pieghe del drappo ventilante +dallo strumento del compagno, come se da quelle dovesse uscirgli il +malanno: e questi imprecava il calzolaio che aveva fatto pel chierico +scarpe così disacconce per suolo sospettato. + +Passavano e guardavano. Quelle tavolacce di quercia parevano fatte +apposta per spalancarsi ad un'insidia: da quegli arconcelli i tizzoni +che erano sui focolari con maledetta furia potevano essere +sbattacchiati nella strada. Basta! il santo patrono tenesse buoni i +_gloria_! Ma la preghiera era smezzata: e l'uno calcolava che con +quell'antacce si facevano tante aste, coi chiodi tante punte, colle +toppe tante scuri: e l'altro si ricordava, ai tempi che il padre +soffiava alla guerresca, e ch'egli giovinetto gli era accanto col +piffero per imparare a toccare il soldo e le graffiate, si ricordava +di una certa mistura diabolica che venne giù da una balestriera a +impegolare i baffi al vecchio trombettiere, e a conciare un povero +ribaldo come un torcione di resina acceso nelle gazzarre soldatesche. +Si continuava il _gloria_.... Ah! erano passati da quell'uscio, da +quelle finestre: si poteva fiatare. Di più: messere il chierico sapeva +leggere, sapeva pingere le _capitales litteras_ dei messali, cioè le +iniziali, sapeva a mente i canoni accetti al vescovo di Saluzzo; +d'armi credeva intendersi sin troppo, dicendo:--A chi le toccano, le +toccano le ferite e la morte!--Niente altro: pure in quel momento +nella sua fantasìa staccava tante maglie dall'armerìa del castello e +tante spade, trovava gagliardi che le vestivano, le impugnavano, e +moveva contro quelle case di rabbiosi: no, prima alla rôcca di Ugo. +Messere l'araldo sapeva suonare con voce dolcissima o squarciata: +Guidello proprio avrebbe voluto essere a fianco del padre, tra un'oste +poderosa, e dare alle trombe il fragore delle petriere, curve le travi +sotto ai pesantissimi massi. Ma sì, ma sì! Altro che il cappuccio +aguzzo a vece di pennacchio da cavaliero: altro che il bastone +d'araldo in luogo di un buon lanciotto! + +Fuori della _curte_ di messer Ugo c'era una cappelletta: qui i due +fecero un inchino pieno di gratitudine, e da qui cominciarono a +mettersi l'uno a fianco dell'altro, e salirono per la stradetta, la +quale, grigiastra, lasciava vedere tante e tante pozzette d'acqua dai +melanconicissimi riflessi di cielo: erano le orme dei cavalli +passativi il dì innanzi, dalla _curte_ al castello di messere +Adalberto. E stradetta e cavalli menavano al sicuro. + +Incominciò Guidello:--Dacchè suono la maledetta, vi dico, Ingo, che +non mi parve mai mi tormentasse le labbra come stassera, sulla scalea. +Sapete: ieri a mattina, abbiamo pubblicato il bando al castello +d'Ildebrandino; a dì basso, al ponte levatoio di Baldo; l'altro ieri a +vespro, alla piazza di Aginaldo. Che si è raccolto? Tanto da poter +proclamare solennemente, al primo armeggiamento festoso, che il +cavaliero di Rupemala, quello di Roccanera, e messere della _curte_ di +santo Uperto, sono fregiati di cortesìa cavalieresca. Dico vero? + +--Verissimo, Guidello. + +--E sapete: tra voi che avete appreso l'arte della lettura e me che la +professo a obbedienza del nostro padrone, lasciando da parte la +cavallerìa, e discorrendo della tascuccia che ogni cristiano ha allato +se deve camparla, tra noi si è spartito un bel mucchietto. + +--E di quelli d'argento. + +--Così si dà e si riceve a gloria di messere Domineddio; e così si fa +differenza tra il vento che buffa alla foresta e il fiato dei +battezzati. + +--Verissimo, Guidello. + +--Mi diceva il padre mio, il valente Guidaccio.... + +--A cui Dio conceda la verace gloria! + +---Mi diceva così, nè più, nè manco. E il suo fiato da battezzato, eh! +Ingo, fu come l'uragano nella tromba, contro ai dannati nella Spagna e +contro ai miscredenti in Terrasanta, a fianco del padre di messere +Adalberto, il cavaliero Brunone. + +--_Requiem_ in pace! + +--A fianco del cavaliero Brunone, lo dicevano della stirpe di +Tubalcain. + +--Santa Maria! + +--Quella era voce del padre mio! Quella ci voleva adesso là sulla +scalea della _curte_ di Ugo, ma ad un patto. + +--Tromba d'argento. + +--Messere, no: lo strumento suonasse come quelli, dicono, del dì del +finimondo. + +--E le mura di quella rôcca fossero come quelle di Jerico, per virtù +soprannaturale, che noi possiamo chiedere colla preghiera. + +--Così fosse! + +--L'altro dubitò, e riprese:--Ed io avrei voluto che la pergamena +parlasse come la condanna che appiccammo alla porta di Lamberto, il +ribello a messere il vescovo di Saluzzo. Vi ricordate? + +--Voi non ci eravate. + +--C'era Gausprando; ma so. A Gambazza sulla destra del Po. + +--Chi ci appose il _vidit_ e dichiarò bandita la pergamena? Il nostro +signore Adalberto istesso, piantando poderosamente un pugnale al luogo +del suggello. Quella la fu impresa! Di lì a un mese, del castello non +rimase in piedi che un arco e quello per dire:--Di qui passarono i +prigionieri!--So che il padre mio ghignava burlescamente e fieramente, +e so che mi disse:--Figliuolo, quando suoni, ricordati che hai in mano +tutt'altra cosa che un'azza. Guarda che, stringendo troppo, il rame si +ammacca, e le ammaccature tra noi soldati le cerchiamo soltanto sul +petto nudo e non sull'arme e sui bagagli--mi disse. Tant'altre cose mi +raccomandò, finchè s'ebbe quella seconda impegolata a scuoiargli la +faccia, e allora mi fece cenno che le labbra arsicce erano buone +all'avemaria e ai paternostri, lasciò il castello e cercò un +monistero. + +--Se lo conobbi, quel valente Guidaccio! + +--E Guidaccio anche lui suonò su quella scalea di Ugo, quando c'era +ancora, più arcigno di questi, il suo padre Oldrado, che fu quello, +sapete, il quale aizzò i suoi servi contro l'araldo che bandiva le +giornate d'armi, sì che quelli a vespero spalancarono usci e finestre, +e mostrarono scuri da boscaiuoli fra certe manacce rabbiose! + +--Rammentate la storia di Guidinga. + +--Gesummaria! + +Tacquero, perchè vicino era il castello del loro signore, e quel +discorso, spiato o frainteso, poteva far scricchiolare alla sera +istessa i cavalletti di tortura. + +I due, alla parola del saluzzese che era di guardia, risposero come il +motto d'ordine portava quel dì: entrarono, salirono una scala, e, +trovato in capo a un corritoio un paggetto, il quale sonnecchiava su +un archipanco, Guidello domandò:--Filippuccio, ne attende il nostro +signore? + +Il fanciullo, come se d'intorno agli occhi si togliesse le ragnatele, +affaccendandosi colle manine, rispose:--Io non credevo che foste per +ritornare dalla guerra sì tosto.... Ero lontano assai, sulle ginocchia +della madre mia... là giù.... Ah siete? Il sonno coglie, e si va, si +va.... Chiedete? + +--Ne attende messere Adalberto, e dove? + +--Sì, Guidello araldo, e voi, maestro: nella sala della torre.--E li +precedette nel corritoio fino in fondo, s'arrestò a destra, alzò un +usciale, e disse:--Sono tornati: a vostra obbedienza, messere. + +Al comando:--Siano messi dentro e vattene, Filippuccio--i tre +atteggiarono la persona alle linee marcatissime della loro +professione: l'araldo si drizzò dignitoso, come se gridasse un bando, +l'altro si piegò, come se sfogliasse un messale nella cappella, il +paggetto si storse, sollevando l'usciale con sforzo per verità degno +di compassione. Entrarono. + +La sala era triste: e, a dire quello che si poteva scorgere alla poca +luce delle tozze finestre, presentava le muraglie saldissime e nude: +solo ornamento una statuina di un beato protettore con lancia e +pastorale, male allogata in una nicchia che pareva una balestriera; e, +sotto quella, due drappi, tutti a polvere e sudiciume, forse due +stendardi, forse due coltri mortuarie: v'erano dei seggioloni a masse +d'ombre così nere da far richiamare alla fantasìa il frate bianco che +sopra vi stesse nel coro, e un macchinoso tavolaccio, adatto a +sostenere quello che sosteneva, la potentissima persona di un +cavaliero. + +Messer Adalberto era un uomo nel vigore pieno della età virile: +mostravasi vestito di panni oscuri: volto verso la porta: e dalla sua +posizione, da sedere tanto irrequieto, chiaramente può dirsene +l'indole ruvida e l'attesa impaziente. Nè più, nè manco: erano quelli +i tempi in cui un cavaliere noverava, come un sellaio, le fibbie e i +chiodi della sua sella da battaglia e neppure sbagliava in un +sopranome a quegli arnesi, e forse forse moriva senza tutto avere +appreso il _paternoster_ dalla bocca della madre o del chierico: tempi +in cui, io credo, che la natura non si sarebbe messa su via fallata, +se avesse ai priminati delle famiglie baronali dato a vece di cranio +addirittura un elmo, a vece di lingua una lama, e per cervello +qualcosa di bollente che fuori uscisse e fosse mostruoso cimiero. Io +non so se anche allora i bambinelli si tormentassero colle fasce se +così fosse stato, non mi sarebbe punto di maraviglia se ancora +trovassi nelle cronache che la madre di Garmario saluzzese, madonna +Sandra, torturasse le membra del suo figliuolo, serrandole in una +bandiera insanguinata, o che il padre di Forcone da Ivrea recasse al +castello per la bisogna materna della sua moglie Ageltruda la +soprasberga dell'inimico bucata e ribucata a colpi di spada: l'avo +Attone da Susa legò con sacramento ai nascituri dal suo Rogerio il +lembo stracciato a morsi della sozza camicia che vestiva nella _torre +della fame_. Messer Adalberto era primogenito, ed aveva avuto madre +come l'ebbe Garmario, padre come quello di Forcone, ed avo della +taglia di Atto. Finchè vissero i suoi, imparò che nelle sale feudali +l'agnello santo del perdono ci sta figurato solo per spasso di qualche +frate dipintore, il quale fa il mestiero, è pagato, e se ne va dal +ponte: imparò che negli steccati dei giuochi d'arme, se le cadute da +cavallo v'incarnano gli anelli di maglia nelle membra, perchè la +lancia dell'avversario vi coglie, è meglio che quelli vadano fino al +cuore a condensarvi dentro tutto l'odio, e questa vi avesse passato +fuor fuora, senza accorgervi di provare vergogna! Imparò che le dita +ci furono date da natura per contare le vendette da farsi: segnar +croce colla penna è da monaco, tagliare colla spada da cavaliero: si +vive collo usbergo maledetto, si muore coll'abito immacolato di +qualche monistero. Insomma tanto e tanto: sicchè, quando dallo +stanzone dell'armi uscì un feretro, e un altro, e un altro, all'ultimo +messere Adalberto schiuse la portaccia colle sue mani stesse. Partì, +per sempre suo padre, messer Brunone: ma venne dentro subito un ospite +aspettato e vagheggiato: l'orgoglio del comandare! Adalberto se gli +abbracciò siffattamente, che si trovò tolta la requie di giorno e il +sonno di notte. + +Il cavaliere, divenuto signore, sentì tutta la potenza del suo volere +e s'ingagliardì tristamente ne' suoi disegni d'impero e di conquisto. +Si trovò forte per un vastissimo patrimonio. Dal suo castello, sui +monti di Saluzzo, poteva fino alle cime di Monviso spingere i segugi, +inseguendo camozzi su terreni suoi: da oriente a Po se sorgevano torri +di cavalieri, stavano a condizione di ubbidienza a lui; alzavano i +pennoni degli avi a seconda della investitura dei feudi, a patto +fastoso dell'omaggio, e a patto più valido di bei mucchi d'oro e di +giornate d'armi. Su quello adunque che c'era non so chi osasse +scuotere una lancia adorna di una banderuola di ribellione: a quei +tempi le idee manco sottomesse di un valentuomo si pagavano a +slogature di membra, a flagellazioni da ebrei, a carezze d'aguzzino: e +dico poco; lascio le scuri, le forche, e i quattro cavalli per gli +squartamenti. + +Messer Adalberto fece atto da padrone, riconfermando i feudi e +ricevendo con bieca superbia l'omaggio. Se non che, siccome da +desiderio nasce cupidigia, comandare su quello che si ha è molto, +poter comandare su quello che si vorrebbe avere è moltissimo: il +cavaliero guardò le armi del padre sepolto, e disse:--Quello scudo +egli adoperò quando mosse al castello di Baldo. Quel petto ebbe le +falde smagliate dalla lancia di Aginaldo. Su questa sella messere +passò vittorioso sui ponti dei nemici! + +Guardò le sue armi: lucentissime nei giuochi di guerra e nel giorno +della festa, quelle non erano da cavaliero: buone solo per chi avesse +speroni d'argento. L'armatura che si sogna nelle cupide veglie +dell'ambizione è quella ammaccata, schiodata, fatta nera dalla pece e +dagli olii bollenti, quella che si sveste la sera dopo il +combattimento furioso, esclamando:--Datela da riassettare alle mani +del vinto! + +Duri erano i tempi; e così avvenne di Adalberto, come di tutti. Ho +detto: indole ruvida e attesa impaziente. Comandava: e, per vero dire, +nessuna differenza metteva tra il ringhiare a un soggetto +signore:--Messere, mi obbedirete!--e al suo cavallo:--Torci a +diritta.--Sorrise alla sua spada:--Se vuoi fodero, cercala alla pelle +di un mio nemico.--Acquetò gli scrupoli di suo fratello +monaco:--Pensateci: voglio la mia eterna salvazione: pregate o vi +faccio baciare una medaglia arroventata.--Voleva comandare: e sapeva +che c'era una rôcca da cui non poteva passare, se non guardandosi alle +terga, e nel fossato della quale giacevano con poco convenevole +sepoltura, insaccati nelle ferraglie rose dal tempo, gli avanzi di un +suo avo Adalberto, il quale v'era andato a conquisto e non a morte da +stoccate traditore. Sapeva che c'era un altro castello in cui gemeva +una donna! Per Adalberto non era amore, era furore! + +Adalberto bandì a' suoi vassalli le giornate d'armi, poi si fece +predire la ventura dall'astrologo, e perchè questi sapeva che nel suo +mestiero bisognava vedere le stelle, come voleva il padrone, per non +vederle da stare sul cavalletto della tortura, come voleva il +tormentatore, gliela predisse buona, e così:--Egli è opinione degli +astrologhi che quando l'animo dell'uomo è spinto al desiderio di +sapere alcuna cosa in un subito, ciò nasca non da elezione o +consiglio, ma dall'influsso della costellazione, che in quell'ora si +ritrova nel cielo. E però se costui domanderà consiglio all'astrologo, +esso potrà dirgli il vero della cosa che gli domanderà dalla figura +del cielo fatta in quell'ora della interrogazione, cioè: se l'amico +assente sia vivo o morto, se l'ambasciatore mandato ritornerà salvo, +se ritroverà ovvero spedirà prosperamente la cosa per la quale egli è +stato mandato, se il tempo sarà buono per seminare, tagliare legni per +le fabbriche, acciocchè non siano mangiati dai tarli e corrotti dalla +tarma, per cavare il sangue, per tagliare membri, per risanare, per +prendere medicine, per fondare case, per menare moglie, per comperare, +per vendere, per vestire nuovi vestimenti, per vendemmiare, per bere +il vino in pace, per incominciare opera di alchimìa, per mettere putti +a' maestri, per mutare luogo, per accingersi a viaggio per terra od +acqua, per far compagnìa, per parlare con uomini di qualunque stato e +dignità, per trattare negozii, per entrare nei bagni, per torre servi, +per mandare messi, per andare a caccia nelle selve o nei fiumi. Vostra +Celsitudine domanda se avrà vittoria nella intrapresa guerresca. +Questa richiesta non nasce da elezione o consiglio, ma dall'influsso +della costellazione che in quest'ora si ritrova nel cielo. Ho +interrogato gli astri: ho interrogato la sorte. La sorte si fa sicura, +tirando i punti di numero incerto, avendo voltata la faccia nella +luna, con altre osservanze, dal raccogliere i quali punti si fanno +quattro figure che si chiamano _matri_, dalle quali si cavano altre +non poche, e i loro aspetti si nominano con nome dei pianeti, e così +il rispetto, che hanno fra loro, come li considerano nel cielo. +Perocchè mentre l'uomo dal desiderio di ricercare le cose future segna +i punti, egli è venuto a questo per la costellazione della sua +natività, talchè la forza del cielo guidi la sua mano, talchè non +faccia nè più nè meno punti di quello che basta al giudicio delle cose +che ricerchiamo: la quale divinazione si chiama Geomanzìa. Mio +signore, gli astri e la sorte hanno risposto: vittoria! + +Adalberto, prima che l'astrologo fosse a metà della noiosa +chiaccherata, sbuffando, fece trarre le torri di legno e le macchine +guerresche, i trabuchi, le manganelle, le petriere; si pose a capo dei +cavalieri, e colla somma ragione del più forte e del più ladro, mosse +al castello d'Ildebrandino. Mandò Guidaccio con quaranta lance al +cavaliero, dicendo: messer Adalberto l'aspettava per la prossima +Pasqua di Resurrezione all'omaggio: da cavaliero non mancasse: era +istituito vassallo col guanto da volare gli astori, con molto onore, +con giuramento. + +Il presidio della rôcca era inferiore assai alla scorta dell'araldo: +per il che messere Ildebrandino, sporgendo il capo tra un merlo e +l'altro a guardar giù, dovette dirsi:--Sono spacciato!--e tanto +dovette mordersi le labbra a sangue, che fosse lì lì per scagliare, a +vece di risposta, il trombetto a gambe levate: pure pensò alla ruina +di Lamberto, l'oppositore del vescovo di Saluzzo, e, serrato tra le +quaranta lance, lui stesso sentì il bisogno di guardarsi alle spalle. +Domandò a Guidaccio:--Messere l'araldo, avete altro a dire? + +--Messere sì. + +--Vi ascolto. + +--Le nostre torri d'assedio e i nostri trabuchi sono fatti colle legna +dei ribelli vinti: il cavaliero Lamberto, lo rammentate? + +--Chi vi disse? + +--Il mio signore. + +--Il nostro signore è potentissimo--e Ildebrandino, amarissimo, fece +una reverenza di sommessione, e aggiunse:--È ventura l'essere sotto le +bandiere del signore, quando si hanno sproni d'oro e fortuna nemica, +ma anima sempre libera. Suonate la tromba per noi: i nostri figli, ove +Dio li conceda, spero ricorderanno questi squilli! + +Così s'arrese Ildebrandino. Messere Adalberto, quando Guidaccio gli +ricomparve innanzi, per poco non gli dette la mazza sul capo. Egli +desiderava l'araldo insultato o peggio, le lance catturate, il ponte +levatoio alzato a precipizio, inalberato sulle torri lo stendardo, +tumultuosamente bandita l'oste: invece l'impresa si racconciava, come +una briga da' frati, con un inchino e un--_Fiat voluntas tua_. + +Con tempestoso desiderio Adalberto si fece capo della vanguardia +delle lance, e, mandato Guidaccio in coda alla torma a fare compagnìa +all'arnese più disutile, l'astrologo, corse al castello di +Oldrado.... In quello c'era madonna Guidinga!... Ad Adalberto +scoppiava il cuore al fragorosissimo segno dell'arme! Fu calato il +ponte, s'aperse il portone, e venne innanzi un garzonotto tutto in +bianco, con un bastoncello alzato, il quale proclamò:--Quelle non +essere le regole delle castella, doversi procedere come l'uso fra +onorati cavalieri comporta. Passate tre ore da questa dichiarazione, +mandate pure l'araldo, e noi risponderemo, e mandatelo suonando le +campanelle dalle torri di legno, noi risponderemo suonando i pifferi +dalle torri di sasso.--E il garzonotto tanto tenne levato il +bastoncello bianco, a segno di inviolabilità, sicchè nessuno potè +coglierlo in fallo, e nessuno per tema di essere tacciato misleale +alzò la mano su di lui. Ch'ei fosse venuto, insultando, non c'era +dubbio: ch'ei si partisse sano e salvo, era stizza di tutti, ma norma +di guerra, la quale tanto più feriva messer Adalberto che aveva +voluto solo procedere colla forza e senza lealtà.--O Guidinga! o +schiava di messer Oldrado!--smaniava, tormentandosi, Adalberto.... Ma +per consiglio dei capitani aspettò... Tre ore sulle brage +dell'inferno, tre eternità! + +Si schiuse tutto il portone, segno d'arresa, e comparve il garzonotto +in nero, e lesse il bando, per cui--al molto glorioso signore di +Auriate si calavano le bandiere.--Messere Adalberto galoppò dritto +nella rôcca, e ambiziosissimo s'impose:--Prima regoliamo la bisogna +del marito! Venga Oldrado, ed oggi stesso riceverò da lui l'omaggio. +Questo suo vitupero sarà la più bella gioia per Guidinga!--E, +scavalcato, passando per la porticina stretta che da un corritoio +dava nella chiesa solitaria, udì dietro le spalle sbattersi +irremissibilmente l'antaccia di quercia, si trovò a un tratto +separato da' suoi capitani, si volse all'indietro e scorse tutto +buio, si volse all'innanzi, ed ecco in capo al corritoio il paggio +nero, il quale recava un cuscino nero e s'inchinava rispettoso, +dicendo:--Messere Oldrado è pronto a prestarvi l'omaggio.--Adalberto +si contorse molto iroso, irosissimo più che del pericolo, d'avere +avuto per un momento paura, s'avanzò, e, sotto l'usciale sollevato +dal paggio, entrò nella chiesa. Quivi trovò Oldrado solo e ritto, in +aria così beffarda che pareva gli dicesse:--Sono il marito di +Guidinga: lasciate fare a me! Avete saputo fare voi?--Che in quei +tempi non si trovasse neppure schermo alle vendette ai piedi degli +altari, si sa, e si sa che gli accorgimenti per condurre allo scopo i +giuochi insidiosissimi avevano tutto lo studio delle faccende +scrupolose. Adalberto doveva ascoltare quell'araldo bianco, vipera +forse del tradimento? Doveva sgozzarlo! Doveva aspettare le tre ore? +E rivederlo ancora? Doveva sgozzarlo! E il pronte s'era messo giù, il +secondo portone spalancato, i porticati apparivano deserti. I +traditori tutti! Ed egli si era lasciato cogliere! Oh il suo furioso +amore per Guidinga era di quelli che si spaventano dei mezzi? Ma se +lo scopo era già per sè stesso tremendo e ineluttabile!... E +quell'arcone che menava al corritoio, e il coirritoio che menata alla +chiesa! Che c'era nel corritoio? Una porta inchiovata che valse una +muraglia: i suoi cavalieri al di là forse erano scannati: egli al di +qua forse con tutta la irrisione di una vendetta pensata e ripensata +era tratto all'inganno, e dall'inganno alla morte! O Guidinga! +Guidinga! + +Messere Oldrado era là nella chiesa solo e ritto. Aveva faccia di +quelle che anche nel sonno mostrano aggrottate le sopraciglia, rugosa +tenacemente la fronte, aperta la bocca al grido di battaglia, collo da +far disperare quelli che, per amore di qualche taglia bandita da +alcuno prepotentaccio vicino, dessero ascolto all'inferno, e +arrotassero la coltellazza e già preparassero il sacco, come Giuditta +la gagliarda; torace che portava tre usberghi e poi chiedeva anche il +quarto, braccia da armaiuolo milanese, gambe le quali se inforcavano +gli arcioni vi si serravano con tanta saldezza, sì che non ci fosse +lancia da cavaliero poderoso da allentarle o farle staffeggiare. + +--O conte,--disse per il primo Oldrado:--mi accorgo che la cerimonia +poco soddisfa il vostro amor proprio. + +E l'altro:--Messere neppure è da scudiero la insidia. + +--Voi sbagliate: non sono armato e mi dichiaro vassallo vostro. + +--Consento--con questa risoluzione Adalberto richiamò tutto il suo +odio; + +E Oldrado:--Ed io consento. Udite: un debole cerbiatto tanto fa che un +giorno o l'altro debba essere dilaniato da uno sparviero: ma gli può +ficcare attraverso la gola un ossicino da mettergli tanto strozzamento +da far maledire il pasto. + +--Messere, Oldrado, che le azioni vostre mi permettano di chiamarvi +cavaliere! + +--Vi dissi: non sono armato e mi dichiaro vassallo vostro. Volete +ricevere l'omaggio? O fuggite le pompe? + +--Voglio. + +--Io pure. Bonello, fatti avanti--comandò Oldrado; e il paggio che si +era fermato sulla porta, entrò nella chiesa e recò il cuscino. Il +padrone lo prese, lo depose ai piedi di uno scanno larghissimo, a +seggio baronale, e invitò Adalberto. Il quale con grande dignità +s'assise, e le parole furono poche. + +--Cavaliero, riconoscete vostro signore Adalberto, conte di Auriate? + +--Riconosco. + +--A quale istituzione? + +--Questo tocca a voi. + +--Sì: e giacchè avete parlato di sparviero, sia ad instituzione collo +sparviero. + +--Collo sparviero. + +--Giurate. + +--Giuro a messere Domineiddio. + +Poi spaventoso Adalberto corse per tutto il castello, e, ghignando, +entrò nella stanza di madonna Guidinga.... + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Il signore di Auriate, quando furono introdotti nella sua sala della +torre Guidello ed Ingo, si levò impazientissimo, interrogando:--E +così, araldo? + +--Con la grazia somma--rispose Guidello:--io ho salve l'ossa, voi la +onoratezza di cavaliero. + +--Come andò? + +--Il sagrato ci parve una benedizione del cielo: spiegai il bando e +diedi l'avviso. + +--Chi accorse? Venne Ugo? + +--Messere sì, c'era Ugo. + +--Dunque? + +--Con Ugo, lo scudiero: c'erano messere Ildebrandino, messere +Aginaldo, messer Baldo, con certi uomini di facce così sinistre!... Il +chierico bisbigliò un esorcismo di tutto cuore, ed io di tutto cuore +risposi. + +A questo punto anche mastro Ingo entrò interlocutore:--Cavaliero +potentissimo, mio padrone, vi dico che qui ai vostri comandi scrivo +quanti malefizi volete, ma quando tirano cert'arie ai quattro +venti.... + +Gridò il signore:--Dì su, Guidello. + +E l'araldo:--Vi dico: vidi l'Aimone d'Oldrado, con quel ceffo di cane +rabbioso! + +--Chi ti parla di scudieri?--interruppe sdegnosamente il signore:--E +chi ti dice che quelli siano a sproni d'argento? + +--Messere, dico per dire. + +--Parla di quei dappochi coi garzoni di falconerìa, e tieni le loro +imprese per narrare quando i miei servi stregghiano i somieri. + +--Fatemi perdono. + +--A un patto, Guidello: che la tua mano un dì o l'altro corregga la +scappata della lingua. Hai capito? + +--Presto capito, e presto fatto con l'aiuto del mio santo protettore. + +--Dunque c'era Ugo. E disse? + +--Nessuno dei cavalieri parlò. + +--IL bando fu pubblicato a tutte le castella? + +--Messere sì. + +--Senti, Guidello, tienti bene nutrito e conserva buon petto. Orvìa--e +messere prese una borsa dal tavolaccio:--La gola è asciutta: a voi. + +--Ecco qui--disse l'araldo e cavò di petto alcune monete di rame, le +noverò, poi, dandone una metà al chierico che gli stava serrato alle +coste, cupido come un bracco alla ferma:--Che mi rimane? + +--Ma c'è il padrone che pensa. Vanne, Guidello, chiedi a Filippuccio, +e quegli ti condurrà dove c'è mensa rizzata. + +Si mosse con reverenza l'araldo, e si mosse anche il chierico. + +--Ingo,--lo trattenne il cavaliero:--restate, chè ho da parlarvi. + +Ingo, già stizzito per la paura, per il poco guadagno e per la tolta +speranza di una cena, fece visino sorridente, e piegò la persona a +un--V'obbedisco. + +--Ho d'uopo--disse il messere:--della vostra saggezza e del vostro +buon volere. + +--Se voi comandate così, mi compiaccio assai: la saggezza a pro di +ricco e nobilissimo conte, come voi, deve sempre essere accompagnata +dal buon volere di saperla così ben usata. + +--L'astrologo m'è diventato un fanciullo.... Nella vostra camera voi +avete certi rotoli antichissimi di pergamene. + +--Signore sì, certe disquisizioni dei latini. + +--L'astrologo non sa suggerirmi.... Erano valenti questi latini? + +--Oh pensate, messere, sono i maestri del mondo. + +--Sta bene. Che cosa insegnarono? + +--Messere, di tutto. + +--E a petto di quello che dicono questi maestri nessuno sa schermirsi? + +--Ai nostri tempi, no certo. Nell'abbadìa io sentii dire da frate +Giocondo che noi siamo più rozzi degli ungari, e so che cinque frati +altro non facevano tutto l'anno che copiare certi e certi codici +sbiaditi di Cicerone che valevano un archivio e mezzo: e tanto mi +raccontò l'abbate, che appresi l'arte della lettura per desiderio, poi +quella della scrittura, ed ora vi dico che mi lagno d'avere soli due +occhi che bastano a leggere poco, e vorrei che ci fosse un inchiostro +d'oro fino stemperato per potere con quello scrivere certe sentenze +antiche, le quali sono la magnificenza istessa di Salomone. + +--L'astrologo non sa suggerirmi.... Ingo, dite, e i greci? + +--I greci furono popolo artistico e coltissimo. + +--Avete rotoli vecchi di quelli? + +--Messere, se vorrei averne! Ci fu Platone che scrisse degli Dei, come +se li vedesse, ci fu Aristotele che disse tanto dell'anima, quanto un +dottore di santa madre chiesa, ci fu Socrate che morì, bevendo il +veleno con tanta filosofia.... + +--E non sapeva farlo bere agli altri?--interruppe Adalberto, così +mostrando la sua intenzione. + +--Socrate era filosofo stupendo. Se vorrei averne di quei rotoli! Ho +solo un discorso che è un pozzo di sapienza! Se lo vedeste! Un +manoscritto che mi costò un anno di lavoro nella cella, ma riuscì così +nitido, così corretto, a facciuole di santi e di beati, che sono cose +da mettere su un altare, se quel sommo non fosse pagano, e l'anima +dannata, com'è! + +--Non sapevano farlo bere agli altri!--risolse Adalberto:--Ingo, io +vorrei un greco, un latino, o un dimonio che fosse diverso da quel +vostro filosofo stupendo. + +--Ho capito. + +--L'astrologo è diventato un fanciullo. E perchè non vi abbiate a +pentire, Ingo, d'avere due soli occhi, vi do di che allegrarli a +sazietà: queste le sono monete d'oro: ma l'oro non stemperatelo in +inchiostri per onorare di fregi le chiacchere disutili dei morti, +tenetelo per, voi che siete vivo. Avete capito? + +--Ho capito! + + + + +CAPITOLO II. + + +Pel giorno di Pasqua di Resurrezíone, nella chiesa del castello +d'Adalberto, diceva la messa un frate, e ad ascoltarla vi era il +signore su un seggio, a destra dell'altare maggiore: a sinistra cinque +cavalieri, in piedi, con più di cinque paggi in seconda linea, e di +questi chi recava lancia, chi vessillo, chi coppa, e via, a seconda +dell'omaggio che doveva rendere il proprio padrone. Messer Adalberto, +perchè in quell'ora si gloriasse di tutta la sua dignità, vestiva una +maglia lucente, a maniche, cappuccio e falda assai lunga, portava +strisce di cuoio rinforzate da piastrelle di acciaio intorno alle +gambe a stringergli i panni ruvidissimi e attorcigliati, scarpe acute +pure di maglia, e speroni d'oro da combattimento. La spada a croce, +col cingolo d'arme, e un cerchio comitale di ferro, gli erano accosto +su un tavolaccio di faggio, sul quale anche si vedevano certe collane +disusate, gli emblemi della perfetta cavallerìa degli avi, da Brunone +suo a Sannuto, l'antichissimo fondatore dalla stirpe dei lupi +d'Auriate. I vassalli comparivano quali in quel dì dovevano, cioè +spogli di tutte le insegne che accennassero vita guerresca disgiunta +dalla obbedienza al signore: avevano tonache succinte, corte, aderenti +alle braccia e al busto, calze strette in gamba, di colore oscuro, +usatti neri, puntuti, senza calcagni e senza lacciuoli. + +Finita la messa, Adalberto si alzò, e fece cenno al maestro Ingo, il +quale spiegò una pergamena: Guidello, divisato coi colori del suo +signore, entrò, recando bastone e tromba, e su quello legò il bando +pubblicato la settimana prima: poi si pose dietro il seggio di +Adalberto. E questi, appoggiandosi con fierezza ai bracciuoli, si +drizzò in piedi, come per degnazione, levò la destra all'altezza delle +teste, quasi per deprimerle, e--Cavalieri,--disse:--quello che lesse +il nostro araldo è quanto noi pensammo e pensiamo. La festa fu +celebrata nella chiesa a maggior lode di Dio, il quale ci diede il +potere.--Queste le parole, ma il pensiero ben diverso. + +Il signore sedette, comandò a Guidello, e Guidello gridò i nomi, +giusta l'ordine della nobiltà più antica. Venne innanzi Gisalberto, +conducendosi allato due paggi, uno che reggeva la lancia, l'altro il +vessillo su un'asta ferrata. Poi il cavaliero Ugo.... + +Questi aveva vesti nere, affatto nere, lo scudo coi propri colori +ricamato sul petto, gli sproni d'oro ai piedi: chi l'avesse osservato +bene, come certo notarono i baroni che stavano con lui, avrebbe scorto +che il suo ampio giustacuore era stretto fìn sotto alla gola, e non +lasciava vedere la striscia bianca del collare, sì bene una gorgera a +fìtti anelli d'acciaio, i primi giri della maglia del giaco. Il suo +volto aveva certe rughe sulla fronte che di sicuro non vi avevano +impresso gli anni, i quali erano pochissimi; capegli rabbuffati, come +quelli che di recente si fossero sprigionati di sotto il ferro di un +elmo; gli occhi che pareva guardassero innanzi l'adempimento di un +disegno, e chi sa quale, a giudicare dalla pertinace contrazione delle +labbra. Aveva Ugo uno scudiero, vestito pure di panni neri, un uomo +dall'aria più spavalda che irata, il quale, porgendo le braccia in +avanti, recava un cuscino coperto da un drappo colore di lutto. +Messere Adalberto, durante la messa, aveva bensì cercato di fìggere +gli occhi sopra Ugo, e di avvezzarsi tanto alla vista di esso, che, +quando colui gli fosso per comparire innanzi, il sospetto e l'ira non +trapelassero dalla sua persona, e così potesse accogliere l'omaggio +colla stessa autorità con cui voleva ricevere gli altri: ma Ugo col +suo scudiero ad arte tenevasi prima dietro ai cavalieri, poi anche +dietro ai paggi, nel canto più oscuro, nella posa più dimessa. Aveva +pensato Adalberto:--E dov'è il maledetto figlio di Oldrado? Forse che +abbia sdegnato di presentarsi all'invito? O che tema qualche agguato? +O che invece lo tenda?--e guardava sul tavolaccio la spada, +rassicurandosi:--Il filo ne è liscio e lucente, messeri, e pare da +gioco? Verrà giorno in cui sarà dentato come una sega, e insanguinato +come quello che mi scuoteva innanzi il padre, quando mi disse che le +merlature delle rôcche vassalle irridono da beffarde!--e qui Adalberto +procellosamente risognava un assedio, come voleva!... O Dio! nel +castello di Ugo non c'era più madonna Guidinga!... E messere, +soffogando gli antichi strazi dell'amore orrendo nella sua ambizione +infrangibile, saettava d'uno sguardo i cavalieri lì soggetti, +e--Questo me lo diede il vecchio, e questo, e questo... Oh lasciate +fare anche a me!--e si tormentava:--E quell'Ugo?--Guarda, guarda: +l'aveva veduto finalmente! Era là, volto all'altare, appoggiato, come +stanco, la spalla destra alla parete, tutto in ombra: la quale +posizione non permetteva che si svelassero i distintivi che aveva sui +talloni e sul petto. Pure lo sguardo acuto, reso acutissimo dall'odio, +fece sì che messer Adalberto potesse dal profilo risoluto di Ugo +leggere, e tanto e così rabbiosamente, che egli si dicesse:--Tal e +quale il padre suo, quando mi invitò all'instituzione! + +Allorché adunque Guidello chiamò messer Ugo di Oldrado da Lanciasalda, +il cavaliero, tenendosi allato lo scudiere, si fece avanti con un +certo passo violento che e' pareva movesse incontro al suo cavallo +sellato per la zuffa, s'arrestò davanti al seggio del signore, come se +aspettasse clamore di sfida, poi si chinò, e, chinandosi, diede a +divedere tutt'altra intenzione che quella per cui era stato chiamato, +toccò con rustica noncuranza le corregge degli sproni, quasi ad +assicurarsi ch'elle fossero affibbiate. Messer Adalberto intese troppo +bene, e, seduto com'era, colla persona appoggiata tutta sul bracciuolo +destro, si storse tutto sul sinistro; ebbe un movimento verso il +tavolaccio su cui gravava la spada, e guardò lo scudiero. Questi si +stette ritto dietro il proprio padrone, e per verità tanto alzava il +cuscino che si sarebbe detto scambiava l'atto della offerta con quello +consueto di porre l'elmo al cavaliero. + +Messer Ugo gli disse:--Offrite, o Bonello. + +Adalberto vide il garzonaccio in volto. Ah chi era? Lo sapeva ora! Il +giovanetto s'era fatto un uomo. Ecco il paggio stesso che recava lo +stesso cuscino nero, colla stessa aria ribalda, con cui gli aveva +detto vent'anni prima:--Messer Oldrado è pronto a darvi +l'omaggio!--Adalberto fissò il garzonaccio. Costui, come se fosse +ufficio suo l'operare sempre con tristizia, buttò giù dal cuscino il +drappo, e sporse l'offerta. Intanto Ugo diceva:--Messere, instituzione +collo sparviero. + +Adalberto, prima di ricevere, guardò. Sul cuscino giaceva uno +sparviero stecchito. + +--Messere!--ripetè Ugo. + +Il signore allungò la mano, ma la trattenne dal percuotere sul capo di +Ugo, o dal venire dal sotto in su a gettare il cuscino ed ammaccare la +faccia dello scudiero: contrasse i pugni ed urlò--Messere, pei +falconieri disattenti ci sono le verghe dei servi! + +--Oh conte, no!--rise allora Ugo colla sicurezza la più aizzante:--Non +ti apponi bene. Lo sparviero era montano: si trovò di becco forte e +volle divorarsi un cerbiatto: un ossicino se gli pose attraverso la +gola, e tanto gli fece male che dovette morirne. Ti ho reso l'omaggio +mio!--e si levò animoso. + +Quando l'araldo chiamò messer Ildebrandino, messer Aginaldo, messer +Baldo, nè Ildebrandino, nè Aginaldo, nè Baldo, si mossero: si +strinsero accanto ad Ugo: e davvero fu ventura che essi dovevano +presentare solo un guanto da astori, una coppa d'oro e gli sproni, +perchè se si fosse trattato di spada, lancia e vessillo, attesto che +quelle avrebbero lavorato come il loro uso comporta, e questa avrebbe +potuto servire di ultima coltre per messere l'infeudante. Pure +qualcosa di gagliardo, si vide: il guanto cadde sfidatore sulle gambe +di Adalberto: questi si drizzò come una biscia, l'araldo suonò dalla +porta nel cortile. Allora i cavalieri non badarono all'altare, e si +urtarono verso quello per toglierne le due armi già presentate +all'omaggio: gli scudieri si rimescolarono urlando. Si sarebbe potuto +fare, ma non si fece, perchè autorevolmente messer Ugo gridò:--Il +segno è dato da noi: ma l'araldo avvertì di chiuder il portone e di +chiamare le azze mercenarie!--E Gisalberto e Ildebrandino +affermarono:--Qui ne vieta di colpire l'onore della cavalleria!--e +uscirono tutti, frettolosi e tumultuanti, cercando scampo... + +E, colle due armi e col pugnale d'Ugo, l'ebbero. + + + + +CAPITOLO III. + + +Oldrado di Lanciasalda è conte sconosciuto nelle istorie. Solo qualche +poeta solitario, il quale si abbia posto tra mano il bordone e in +testa il cappellaccio da pellegrino, e su per la valle di Po siasi +arrampicato ad un mestissimo santuario dell'alpi, può aver letto +quell'unico nome _Oldradus_, su un avello di granito: solo i bimbi del +sagrestano, innanzi a quella chiesetta, s'inginocchiano vicino al +luogo della requie... fra le poche ruine di un castello! Il poeta +nell'impeto della fantasìa avrà interrogato quello squallore, avrà +evocato la vita, e la polvere giacente inerte si sarà levata a +potentissimo corpo, e l'anima sarà scesa in quello, come vento +d'uragano!... Oh recate l'armatura, portate la lancia! Venite, +vassalli, e inchinatevi all'omaggio, siate corteo alle mense giulive, +fate ala per le uscite fragorosissime alla caccia! Arrendetevi, o +nemici: le vostre bandiere serviranno di gualdrappe ai ronzini, i +vostri nomi suoneranno infimi tra quelli de' servi... Che?... Porgete +il salterio e cantatemi, o paggi, l'amore del cavaliero!... Era bella? +Era fastosa? Era tripudiante nella vita delle castella?... Silenzio... +I puttini del sacrestano s'inginocchiano davanti quell'avello. Perchè +ancora il mesto e pietoso pensiero?... O bimbi, perchè il suolo è +erboso lì davanti, perchè l'attenzione al vostro giuochetto infantile +vuole che stiate sui ginocchi a spiare se la pietruzza, che uno di voi +getta in alto, cade nelle manine o cade sul terreno... Forse a te, +fanciulla, a te, maschietto, a voi che apprendeste l'alfabeto sul +grembo della mamma, forse in quei giorni d'autunno in cui la scuola +del paese è chiusa, e voi tutto il dì su vi state all'ozio, forse +capitò sott'occhio quell'_Oldradus_, e voi raccoglieste a stizza ed a +cattivo augurio, perchè vi rammentò una lettera dimenticata del +libricciuolo, e un inverno che verrà, e una bacchetta minacciante, +sempre a stizza ed a cattivo augurio!... + +Oldrado fu cavaliero a sperone d'oro. Io non so quando nascesse, nè +come crescesse. Me lo presento al suo castello, appoggiato ad una +colonna nella stalla dei cavalli, rivolto ad Ugo, il quale fa porre la +sella d'arme al suo puledro membruto. + +--Tu sai quanto abbisogna ad un conte. + +--Messere sì. Conoscere la propria lancia, conoscere il cavallo, non +conoscere una cosa sola, la paura. + +--Ad un cavaliero per farsi con onore porre la propria spada accanto, +quando venga calato nella buca dei maggiori? + +--Avere molti nemici, come diceste voi. + +--Basta? + +--Averli vinti, come voglio fare io. + +--Ricordati che sei di messere Oldrado!--e il padre si strinse con +amore guerriero il giovane, ed io affermo che vi ponesse la istessa +forza e la istessa intenzione, che usava, serrandosi al suo cavallo, +per inseguire un nemico. + +Ugo moveva ad un armeggiamento ad armi cortesi, per il che il padre lo +domandò con scienza sperimentata:--Sai come si chiama il rischio a cui +tu corri? + +--Giuoco. + +--Si chiama giuoco, perchè, per quanto tu faccia, non potrai mai +forare da banda a banda il tuo avversario. Conosci la tua lancia? + +--O messer sì. L'asta è fatta col legno folto sulle nostre rupi, e il +ferro si chiama _da passafuora_: quella è tre volte di lunghezza la +persona, per attestare che tre virtù sono necessarie a chi la +maneggia, fortezza nel pensare, fortezza nel fare, perseveranza +sempre: quello è assicurato da quattro chiovi, per dichiarare che +quattro sono i nemici da vincere, quelli dell'onore, quelli del nome, +quelli del potere, quelli della religione. + +--Conosci il tuo cavallo? + +--Meglio che se fosse mio fratello: è baio sanguigno, balzano della +staffa, sulla testa segnato di cometa. + +--Conosci la paura? + +--Voi pure non me la dipingeste, conte, ed io dico che ho troppo bene +appreso alla scuola vostra. + +Ugo, afferrata la criniera dell'animale, stava per saltare in arcioni, +se non che Oldrado:--Sei pure impaziente! Non vedi che tu, uscendo a +cavallo di qui, ti romperesti la fronte nell'arco della porta? Chi +t'ha insegnato a metterti in sella come un indiavolato? + +Il giovane superbissimo di questo rimproccio che tornava a tanta sua +esaltazione, ripose il piede in terra, si fece portare la sua maglia e +il piastrone del petto, indossò l'una, si affibbiò l'altro, cinse la +spada che era appiccata alla colonna, e, come si provò saldo, +disse:--Avete ragione, padre, messer Adalberto non ci viene incontro +di certo. + +E il padre:--Conviene esser leali: neppure fuggo. + +L'armeggiamento fu vinto con assai gloria da Ugo, e, quando questi, +alla sera, stava nello stanzone dell'arme, Oldrado, ruvidamente +passandogli la mano tra i capegli per disbrogliargli certe ciocche +grommate di sangue, Oldrado gli parlava:--Ti ho avvertito: figliuolo, +andavi a giuoco: pure se da quello che tu hai operato devo presagire +di te e del mio casato, fatti cuore e pensa che il giuoco fu buono. +Dimmi: chi ti diede questa?--e il padre gli toccava la scalfittura del +capo. + +--Oberto, nipote d'Ildebrandino! + +--Oberto, mi dicono lavori assai bene di spada. + +--Ed io di lancia! Lo pagai a mille doppi, facendolo staffeggiare al +primo incontro, ruinandolo giù dalla sella al secondo, schiodandogli +il piastrone al terzo. + +--In oggi sei degno di tuo padre! Ed oggi è deciso che io ti parli +assai gravemente, e tu mi ascolti con quella reverenza che si conviene +a chi si accinge a prestare un giuramento. Ti ripeto: figliuolo, +andavi a giuoco, ma fatti cuore, e pensa che fra poco devi cambiare +gli speroni d'argento in altri d'oro, e saranno quelli del padre. + +Ugo, che per sentirsi dire tali parole avrebbe voluto ritornare dalla +lizza anche col petto squarciato o la testa fessa, si toccò la +scalfittura, con atto così rozzo e spietato, che il padre gli +domandò:--Ugo, che fai? + +--Voi mi concedete troppo onore: io ho sofferto poco e non lo merito! + +--Oh pensa! pensa, figliuolo mio: non darti cura se l'operato ti pare +così inferiore al guiderdone: questo, sta sicuro, ti offrirà da fare +più che tu non creda e più che non comporti il tuo debito. Io condanno +il tuo capo ad ogni sorta d'affanno, e tu, pronunciando il giuramento, +avvelenerai le tue labbra con tutta l'amarezza della maledizione e ti +dilanierai il cuore con lo strazio della vendetta!--lamentò Oldrado. + +--Accetto il tormento del corpo e dell'anima, se voi mi credete capace +di fortissimi fatti!--esultò Ugo. + +--Figliuolo, sì, ti saranno cinti... Ma ricordati: non è solo la mano +scabra del padre che ti porgerà gli sproni: un'altra manina, lenta, +dilicata, bellissima... La destra di tua madre!--e Oldrado rise con +tetra ironìa. + +--Requie a lei!... Come? Voi non me ne parlaste mai? +Oggi...?--maravigliò Ugo. + +--Perchè sia requie ai morti, vuolsi guerra tra i vivi! + +--Padre mio, ditemi! Ed io vi affermo, per la promessa che mi avete +fatta, che questa sera medesima mostrerò ai vostri nemici ch' io so +reggere l'armi di messer Oldrado! + +--Io ti dirò! + +Il figliuolo con piglio militare tolse da un trofeo la spada del +padre, se la pose innanzi, appoggiò le mani sopramesse al pomo, e levò +la persona così gagliardamente, che e' parve già cavaliero. Messere +Oldrado se gli allontanò d'alcuni passi, fece scricchiolare il dossale +di un seggiolone, poi si alzò e tremendo nella posa, e colla tempesta +nella voce, incominciò:--Figliuolo, quanti anni hai? + +--Voi sapete: venti. + +--No, io non so, perchè i tuoi li misurai dall'angoscia, e questa +degli anni fa secoli! Dici venti, e sarà bene: da venti anni è morta +tua madre, madonna Guidinga! Ascolti? + +--Ascolto. + +--E fremi! Qual ricordo hai tu della tua infanzia? + +--Rammento una sala deserta, oscura, vastissima e in quella una donna. + +--Non era tua madre!--interruppe irosamente Oldrado. + +--Sulle sue ginocchia, mi pare... Ma se stavo su quel grembo, ricordo +che ci stavo piangendo, e se piangevo, lì vicino... schiacciante e +formidabile, al solo mio agitarmi, una mano guantata di ferro, mi +sembra mi sorreggesse, dondolandomi, e con aspra cantilena una bocca +m'invocasse il sonno. + +--Tuo padre non sapeva più che fosse carità! + +--Rammento i portici paurosi, una cappella sempre parata a lutto, e, +sotto gli archi, fra i neri drappi, io so di certe strisce +candidissime, fumose, che mi apparivano innanzi gli occhi... le dita +come di una larva... + +--La _madonna perduta_!--gemette Oldrado, e si fece segno di croce. + +--Padre mio, sì, nell'aria c'era qualcosa che mi ammaliava... Io non +so... Ero fanciullo, e sempre, sempre solo! Amavo il silenzio, la +notte, la vasta oscurità: tacevo, mi rannicchiavo, affranto sotto il +peso di un mistero, ficcavo gli occhi nella tenebra... Qualcuno era +con me!... Chiamavo, spiavo, salutavo!... Perchè fuggi? Ma chi +fuggiva? Fuggiva per ritornare: ritornava per fuggire... Chi era? + +--Ascolta, figliuolo. + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +--Come l'amai! Oh madonna Guidinga! Ella fu dell'invitto Eude, il +quale, conducendola sposa a questo castello, con lieto seguito di +baroni, annunziò il suo gaudio nel proclamare che la diletta usciva +dal portone degli avi per entrare grande signora in quello di un +cavaliere di Lanciasalda. Eude dall'anima altera e fatta audace colle +lotte sostenute per conservare la sua indipendenza dalla rapacità dei +castellani più forti. Guidinga pose il piede in queste sale, e +sorrise! Ma oh la gioia si andò, come suono di salterio nella +bufera!... Sorrise! Mi parve bella, immacolata, come le nevi delle +nostre cime, promettitrice di pace, come un'alba rosata: colle manine +che dovevano spargere fiori! Aveva diciassett'anni o poco meno. Chi +era Oldrado? Ella nol conosceva. + +Messer Eude le aveva detto:--Lo sposerai--ed ella aveva +risposto:--Sì,--mestissima, come all'ancella, che sedevale da' piedi, +toccando l'arpa nei crepuscoli, e che le rimproverava:--Madonna, non +cantate più le laudi?--come all'ancella rispondeva:--No, +cara.--Inconscia di tutto, melanconica o gaia, cupida di fantasìe +ultraterrene, Guidinga conosceva non l'amore, ma l'irrequietudine, e +questa la sospingeva, la sospingeva nei voli del desiderio... Dove +aleggiava, sorradendo giardini dalla eterna primavera, la sua mente +desiosa? + +--Chi è il mio sposo?--domandava la gentile al padre, varcando il mio +ponte. + +--Figliuola: i cavalieri della stirpe di Oldrado e le fanciulle della +mia usarono sempre di darsi la mano, quelli togliendo la destra +dall'elsa della spada adoperata nel combattimento, queste offrendo la +ciarpa d'onore al vittorioso. Così si conoscono la prima volta. + +--Perchè si ritarda adunque dall'armi? Chi sarà il mio sposo? + +--È Oldrado.--Così diceva messer Eude. Lo sposo doveva essere +vincitore: se vinto, supplicava l'avversario di misericordia, e +misericordia somma era l'essere ucciso con un solo colpo. Allora la +sposa dallo steccato funesto passava diritta al monistero, ove +dichiarava all'abbadessa:--Dio Sapiente ben provvide: piuttostochè +essere donna di marito fiacco e madre di figli che un dì possano +seguire l'esempio del padre col vitupero di mia schiatta, piuttosto +consento ad essere sposa del Signore e madre dei poverelli. Ciò a +salvazione dell'anima e a soddisfacimento dell'onore. Voglio prendere +il velo. + +Guidinga sorrise ai giovinetti cantori che la salutavano regina della +beltà, fiore della gentilezza virginea, speranza del signore e dei +vassalli! Sorrise e fece doni, e si ammantò di bianco, e, a mano del +padre, attraversando le corti del castello, affollate e rumorose, uscì +alla spianata, entrò nello steccato, e s'assise al posto eminente. + +--Chi è lo sposo?--ridomandò la giovinetta ad Eude. + +--Ti dissi. + +--Fate cominciare l'armeggiamento. + +Figliuolo, in quell'istante io non potei togliere gli sguardi dalla +sua bellezza delicatissima. Ero tutto serrato nell'armi, e mi sentivo +soffogare dall'ardore di mostrarmi degno di lei, dalla brama +perigliosa di cimentarmi con qualunque avversario, dalla preghiera +sfidatrice che io lanciavo al cielo:--Mandami il piu formidabile +cavaliere! Io ti giuro che ella, non ravvisandomi dall'armi, mi +ravviserà dall'imprese superbissime. Ella deve esser mia! Moglie di +gagliardo guerriero, madre di figli i cui vagiti si mescoleranno agli +squilli vittoriosi delle trombe paterne!... Vengano, vengano i forti! + +Vennero: arnesati, io non li riconobbi: però il mio scudiero Unfrido +mi disse:--Là è Baldo, questo è Aginaldo, quell'altro il Montanaro. +Messere, per amore del nostro santo protettore, state saldissimo +contro Baldo! Messere, l'altro è debole sulle staffe. Il Montanaro +vien sotto, come un toro inferocito, ma nella furia... Ed io:--Lo +so.--E pensavo, guardando la bellissima:--O Guidinga, tu attendi! Qui +vi sono i cavalieri, nessuno ha distintivo nell'armi, e tu non +conosci! Oh il tuo cuore ti dice: "Vedi! eccolo!" Non lo sai?... +Vittoria! vittoria! Fra brev'ora lo saprai! Alzerà l'elmo! Lui! +eccolo! eccolo il trionfante Oldrado! + +L'araldo del primo campione gridò:--A cavallo! + +Lo scudiero mi susurrò:--Messere, ascoltate un fedele: fate il giro +dello steccato e fermatevi di là: così non avrete il sole negli occhi. + +Corsi lo steccato: trovai il cavallo, mi serrai su quello. Ad un +tratto mi soccorse un pensiero:--Mi riconoscerà dall'animale +bianco!-ma dai pertugi dell'elmo vidi che Unfrido, il quale ancora mi +era accanto, faceva un certo viso da traditore che mi sapeva +maladettamente, vidi che io non avevo sotto il mio bianco, sibbene un +morello! + +Con l'aiuto d'Iddio, abbattei il primo avversario e il secondo, e lo +steccato così suonò d'applausi. + +Dopo udii che si diceva, non so da chi:--Ma come? Messer Oldrado non +si muove?--È sempre là ritto accanto al suo cavallo bianco.--Era lui +che doveva fare tante prodezze!--Come sapete che è Oldrado? Non si +deve conoscere alcuno nell'armi.--Sì, non conosce chi non vuole. Chi +dei castellani a venti miglia tutt'ingiro ha un bianco come quello? E +poi rispondetemi se quell'armato là non è Oldrado, se dal cavallo si +fa ragione del cavaliero.--Ma vedrete! + +Io mi tormentavo:--Oh perché mi fu cambiato l'animale? Che giuoco c'è +sotto? Ed io non dovevo accorgermi?... Ma Unfrido mi avrebbe dato +l'usbergo che si smagliasse o una lancia fessa, o addirittura una +coltellata alle reni, quando mi vestiva il saio di pelle! Ma il +cavallo me l'avrebbe mutato con uno tristo! E invece questo pare nato +per le mie ginocchia! e l'armi saldissime! Chi ha pagato Unfrido? E +dov'è? Là proprio vicino al mio bianco e tiene la staffa al cavaliero. +Chi è quel cavaliero? Per Dio! quell'animale è tutto fuoco, e crede di +reggere il padrone! Chi è quel cavaliero? + +Facendo il giro dello steccato, passai sotto al seggio di madonna, e +sa il cielo che cosa fantasticai: parvemi che una manina tremante mi +levasse l'elmo, sorretto da' miei polsi febbrili, e due labbra mi +baciassero sussultanti, acclamandomi già vittorioso: mi rizzai sugli +arcioni con grande orgoglio e fui lì lì per gridare:--O vergine, +voglio per te farmi degno di alto onore!--Dimenticai Unfrido e il +bianco mio... No, che non li dimenticai: me li sentii tosto fitti in +cuore ad atroce martirio e per opera tanto villana, che, ti dico, poco +stetti ch'io non balzassi giù ad adoperare sulle schiene la mia spada, +come si usa coi traditori. Senti: proprio sotto a quel palco due +garzoncelli parlavano assai clamorosamente, e volti colla facce +all'insù, perchè madonna ascoltasse. + +Diceva uno:--Chi è lo sposo? + +E l'altro:--Non lo sapete? + +--Costui che passa, a lancia alzata? + +--Oh sì! costui sa fare tanto d'andare ruzzoloni nella polvere, come +un mastino trattato a calci. + +--Come? se vinse i due? + +--In grazia di sortilegio. + +--Dite vero? + +--Vedrete la terza impresa se vorrà essere così scempia: la terza si +corre tra messere dal cavallo morello e quello là dal bianco.-- + +--Chi è quello? + +--Evviva lo sposo! + +Mi sentii le briglie tra mano e la lancia alla staffa, perchè suonò la +tromba. L'ignoto avversario mi venne incontro: alle punte opponemmo lo +scudo, ma nessuno colpì, per il che, scagliate le aste, diemmo mano +alle spade. Era combattimento di due valentissimi... Quando si levava +dalla moltitudine il grido di:--Viva lo sposo!--io l'ascoltavo con +tale tumulto di gioia e di spavento di non meritarmelo, che tempestavo +di braccia, come un fabbro sull'incude, e l'altro addoppiava la furia +verso di me. Maledizione! una volta intesi:--Viva lo sposo!--e fu +contrapposto, parmi, da due vociacce sotto il palco di madonna:--Viva +il cavallo bianco!--Che fossimo in due a meritarci quel grido? Io non +sapevo quale, ma certo si celava insidia! Per il che badavo nel tirare +le botte ad accompagnarle col nome di qualche santo. Figliuolo, potei +finire una litanìa e ancora incominciarla e ancora finirla: pure +nessuno di noi consentiva a cedere, e il giuoco cortese s'avviava ad +essere duello a tutto transito, con grandissima festa degli +spettatori. + +A un tratto l'araldo squillò, come si usa quando si ingiunge di +cessare dall'armi. Nessuno di noi obbedì, tanto eravamo odiosi, e, +menando quegli ultimi colpi, procuravamo con potente ira che fossero i +mortali. Di nuovo la tromba suonò grave, e allora io, tra il dare un +fendente, lui tra il pararlo, ascoltammo queste parole:--Cavalieri, +per la cortesìa della dama.--E noi lasciammo andare le braccia +penzoloni: in quel momento di posa alla tempesta del corpo in me +successe quella dell'anima: il perchè io ruggivo domandandomi:--E chi +è questo dannato?--In lui, credo, succedesse altrettanto, perchè +ascoltai una bestemmia atrocissima verso Dio! Stemmo l'uno contro +l'altro, e, se non era l'araldo a porre il suo bastoncino tra noi, io +dico ci avremmo scambievolmente fatto contro qualunque tradimento. +Eravamo di posizione vicino al palancato di legno e vicinissimo al +palco di madonna. Si alzavano d'ogni intorno le grida: chi parteggiava +per il morello, chi per il bianco, chi per lo sposo, chi per +l'avversario, chi pel sinistro e chi pel dritto. Messer Eude non +poteva restare indifferente a tanta lotta di favori, egli già maestro +di cento feste d'armi e già vecchissimo guerriero in cento battaglie, +si levò... Non so che facesse, tra baroni, perchè io aveva impedita la +veduta dalle gocce di sudore, so che udii anche la sua voce:--Lo sposo +principiò colla offesa e finì colla offesa...--Madonna del cielo! Se +io avessi potuto vedere come si stava Guidinga! Sì, che vidi ad un +tratto, vidi che sventolava una ciarpa! + +Pesti, ansanti, a fatica retti dai cavalli, prendemmo postura +riverente dinnanzi ai gradini della dama, ed ascoltammo l'araldo: +questi proclamò, un giudice, messer Eude. + +Tra il silenzio Eude parlò:--Da valenti cavalieri. Il giuoco fu aperto +con gagliardìa, sostenuto con scienza, finito... No, messeri, finito +non può dirsi: pure io, re d'armi, dichiaro che sia finito, e ognuno +di voi faccia promessa di attenersi al mio detto. L'accanimento mi +piacque! Per il che io dichiaro qui che nessuno dei due combattenti +procedette per virtù occulta: ambidue invitati a comparire innanzi al +seggio della regina. A me è data facoltà di instituire i premi: lo +sposo avrà la ciarpa, il valoroso compagno un bacio di madonna. Così +si potrà dire che l'uno e l'altro avranno bene meritato. + +Noi due avversari, scavalcati, ci demmo la mano, poi a paro venimmo +sotto al palco di Guidinga. + +Ella mosse incontro al mio compagno: egli si levò l'elmo... Era +messere Adalberto!... Guidinga sorrise! + +Eude mostrò grandissima sorpresa, e domandò:--Ma chi aveva cavallo, +bianco? + +-Lo sposo mio!--affermò vivacemente la donzella, e di nuovo sorrise ad +Adalberto, come ad un arcangelo. + +Eude mi tolse l'elmo...--Messere Oldrado!--esclamò, e volto a Guidinga +tristamente:--A lui il bacio: ad Oldrado la ciarpa--Ed io non so come +si tenesse in piedi: + +--Chi aveva cavallo bianco?--domandò la fanciulla dolorosissima. + +Adalberto ricevette il bacio... Era bellissimo il giovane: era +bellissima la giovinetta! Io, sposo, non potevo che piangere! + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + +Qui il cavaliero narratore interruppe il racconto, tormentandosi gli +occhi perché non dessero lagrime; e la luna che entrava dal finestrone +fu riflessa da un guizzo; terribile, la spada di Oldrado negli artigli +di Ugo. + +--Figliuolo, che fai? + +--Vorrei fare quello che non faceste voi!--rampognò trucemente la voce +del figlio. + +--Giudicherai se queste erano parole da dirsi ad un padre! + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + +Adalberto aveva veduto una sola volta Guidinga, ad una caccia, nei +lontani monti di lei, quand'ella era a fianco di Eude: ma una sola +volta bastò per aizzare nell'anima maledetta una passione così rovente +e rodente di desideri, che il cavaliero ghignò di volerla un giorno +nelle sue braccia! + +Inconscia di tutto, melanconica e gaia, inesplicabile e cupida sempre +di fantasie ultraterrene, Guidinga conosceva non l'amore, ma la +tremenda irrequietudine de' suoi sedici anni e delle sue sventure, e +questa la sospingeva nei voli del desiderio... Ella aveva veduto +Adalberto! Dal di della caccia fino a quello dell'armeggiamento era +scorso un anno senza più che l'uno si abbattesse nell'altra: nulla +ella sapeva di lui, neppure il nome: nè mai il padre parlò. Sapeva che +per lui, più notti, il cuore le si era scosso nei tumulti febbrili! +Poi si sentì spossata! Nei sogni l'immagine di Adalberto veniva, ma +coi mesi e coi mesi sempre più sfumata... Ed era vestito di bianco e +per lei sorrideva e piangeva (Adalberto!): ma non aveva profilo; le +linee si perdevano nell'espressione; era una gioia, un dolore +carissimo. E Guidinga sempre più diveniva ansiosa di fantasìe, e +spandeva l'anima sua nella immensità dei cieli, ponendo negli azzurri +l'ideale della vita poeticissima, e là sfavillava di tutte le luci il +suo desiderio, e là la gioia e il dolore avevano tanta voluttà di +dolcezza, quanto mistero l'infinito!... Svegliata dal suo delirio +abituale, nella vita di quaggiù più non trovava cose degne di lei, +provava la noia del cammino dopo lo slancio placidissimo del volo! +Svegliata, più non chiamava lo sposo! Quando il padre Eude le +disse:--Sposerai Oldrado-ella rispose:--Sì--perché certo pensava:--È +lui!... + +--Ma se è lui... perché sciupare colla realtà l'ideale +affascinantissimo che io ho nell'orizzonte tutto mio? E se non è +lui... perché vivere, se questa è vita d'anni e quella sognata è +eterna e sempre inebbriata d'amore?--e disse all'ancella che più non +amava le armonie: la musica è divina e dell'anime blandite dalle +lusinghe dell'ignoto... + +Richiamata alle scosse della esistenza giornaliera, la sua indole fece +sì ch'ella dinnanzi agli occhi portasse sempre un lembo di nebbia +iridescente, la nebbia dai vortici pieni di sogni, la quale, posandosi +sugli oggetti veduti o intraveduti, li rendeva circonfusi di luci +mitissime, li tuffava come nel crepuscolo dileguante di una visione. +Così l'ideale si sfumava col reale: e il volto del padre cavaliere +divenne buono e tutto per lei, la imagine della madre sepolta si +presentava alla culla, o quella dello sposo veniva, veniva, come nei +primi giorni... Che? il viso di messere Adalberto. Guidinga +domandava:--Dov'è lo sposo?--e poi sorrise.--Sarà per me: o _lui_, o +il monistero! E se nell'armeggiamento egli restasse vinto?--E tacque, +fidentissima, con Eude. + +--Messer Adalberto sapeva di struggersi, non sapeva d'essere amato. +Per furore di gelosia giurò (perchè non voleva scoprirsi a lei se non +con atto tale che facesse parlare tutti i cavalieri) giurò di uccidere +me Oldrado e di vituperarmi, insomma in modo che ella fosse non mia, +come l'ebbi richiesta! E che non fosse nemmanco del monistero lascia +fare a lui! Era prontissimo ad ogni sacrilegio. Così si presentò al +giuoco, comperò il mio scudiere, per far credere lo sposo dal cavallo +bianco autore di tante prodezze, mentre poi alla fìne Oldrado doveva +esser trovato morto, e lui colmo di tutto l'onore! E Guidinga... Oh! +fu aiutato dalla fortuna più che non credesse: la decisione del re +d'armi lo ammise al bacio della dama! Si levò l'elmo..; O Signore! +Guidinga guardò il suo volto e il mio!... Guidinga bestemmiò a me +condannato il corpo di lei, ad Adalberto benedettamente dedicava tutta +l'anima!.. Ci sposammo, ma, se a vece della ciarpa a toccare il petto +dalla parte del cuore, a vece della corona di fiori d'arancio sul +capo, ella avesse dato a me tante stoccate, io a lei una corona di +spini, noi avremmo offerto a Dio la espiazione delle nostre peccata! +Guidinga da angiolo divenne, dimonio! + +Dopo nove mesi ella portava sozzamente nelle viscere il beffardo +frutto dell'odiatissimo nostro connubio, e giurava e spergiurava che +perdere madre e figliuolo sarebbe stato opera meritoria. Io la facevo +di continuo guardare. Un giorno ella era presa da strazianti dolori; +io origliavo all'uscio attendendo... A un tratto di fuori al castello +odo un suono di trombe, poi un paggio mi strappa la veste, +gridando:--Messere! messere! i nemici! + +--Chi è? + +--Adalberto! + +O Signore! nel castello so che eravamo male apparecchiati, scarsi +d'uomini e scarsissimi di vettovaglie. Che fare? Oh che tormento fu +quello! Resistere? Il sommo pericolo! Arrenderci? Il vitupero di mia +schiatta!... Guidinga udì quel nome, e nel delirio proruppe:--Adalberto! +tu vieni a togliermi da questo inferno!--Invocava il nimico, ed io +aspettavo da lei uscisse o un bambino un dì destinato ad ascoltare il +testamento del padre, o una bambina che avesse a dare ai figli col latte +il veleno dell'odio! Ringhiavano le trombe al di fuori. Io mi precipitai +dalle scale, ed ecco occorrermi il mio fedele Aimone. + +--Messere, siamo perduti! + +--Per Dio! ditemi! fate qualcosa! + +E quegli dubitava:--Ricorrere alle armi... + +--Ricorriamo al tradimento! E che fece egli con me? Per Dio!--e mi +accordai con lui, e conclusi:--Dammi un pugnale avvelenato, e tu a +tempo sbatti la porticina nel corritoio. + +--Messere sì! + +--Dammi un pugnale avvelenato: e lascia a me la cura di sgozzare +Adalberto! + +In cima allo scalone ascoltai un grido così feroce che mi rivolsi e +temetti di avere alle terga il nominato: guardai e vidi madonna che, +nuda, oscenissima e sanguinante, si rotolava giù di gradino in +gradino... Accorsi, più che per odio a lei, per amore furioso della +creatura che si teneva in seno!... forse già schiacciata per le +violenti percosse! Accorsi e la avvinghiai, ed ella con affanno +straziantissimo, supplicandomi ed imprecandomi:--Messere, salvate +Adalberto! Non fate tradimento! Non fate, per pietà dei sette dolori +santissimi! + +Ed io:--Datemi la mia creatura! + +--Sì! + +--Datemela! + +--Salvatelo! Che vi ha fatto! V'ha fatto troppo! Ma era destino così! +Perdo le viscere! + +--Datemi la mia creatura! + +--Si, vi giuro! Giurate voi di non fare tradimento! + +--Lasciatemi! + +--Ho giurato! E voi siete così sleale! Voi siete cavaliero? Ah so! non +giurate perchè siete dannato nell'altra vita! Non credete in Dio! + +--Madonna! vi giuro! + +--Vieni, o mio Adalberto! Egli non ti uccide!--rincominciò ella nel +delirio, ed io balzai dalla scala!... No! ritornai, e la trasportai +nel suo letto, nel nostro talamo! E stetti al suo fianco, attendendo +l'istante... Oh quelle tre ore!... Nacque il bambino:--sei tu! Entrò +Adalberto nel castello, io gli prestai l'omaggio nella chiesetta. +Quando gli dissi ch'ero disarmato e mi dichiaravo vassallo suo, gittai +il pugnale, perchè avevo giurato a lei! Poi feci aprire la porticina +del corritoio e tutte l'altre delle camere, indovinando il tristo +pensiero di Adalberto. Quando il signore, correndo per il castello, +venne al letto di Guidinga, trovò una morta, senza lume accanto, senza +frate, senza croce fra le mani! + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Così rompeva messer Oldrado il suo racconto. E fremeva:--Però nessuna +occasione fu da me trascurata! Chiamo in testimonio il bianco spettro +di tua madre! Ho ribellato Lamberto, mancai all'omaggio, comparvi al +convito colla spada, feci percuotere l'araldo! Combattei! Ma non ebbi +mai completa ventura, per maledetta condanna! Figliuolo, sei +cavaliero: eccoti gli speroni: figliuolo, sei erede di tutto. Ecco il +mio testamento! + + + + +CAPITOLO IV. + + +Pochi giorni dopo Oldrado, trascinatosi nello stanzone del castello, +cogli occhi smarriti cercava i suoi sproni, e, solissimo, là moriva +percuotendo le sue armi. Un tristissimo malore, toltagli la ragione, +l'aveva tutto disfigurato. Ugo lo volle vedere nel cofano aperto: e +comandò lo si lasciasse giacere due notti ai piedi di quel tremendo +scalone.... Dicono le cronache che vi venisse la _madonna perduta _e +ripetesse la condanna:--Voi non credete in Dio! + +Oldrado fu sepolto. Ugo si fece cupo, angosciosissimo, apparve come la +fiera che tende l'insidia: temette le squille pei poveri trapassati, +e, rammentando certi portici deserti, una cappella sempre parata a +lutto, fingendosi alla fantasìa un dì in cui si sentissero suonare +tutte le trombe del castello, correva al camerotto dell'armi, quasi +attendesse ancora il padre, si travolgeva sul letto nel quale sapeva +lui essere nato, essere morta la madre, interrogando:--È questa la +vita a cui mi dannaste? Che delitto ho commesso prima del mio +nascimento? Perchè nacqui colla maledizione?--e lagrimava +nell'angoscia:--Ho venti anni! E in venti anni tre volte ho sorriso: +quando la prima volta su un'altissima cima vidi all'orizzonte sorgere +il sole, e vidi che avvolgeva anche me ne' suoi raggi: quando suonò la +tromba che mi chiamava all'armi: quando.... Non è riso, è sogghigno! +Ebbene sogghigno oggi in cui mi trovo tanto deserto!... Dicono che ci +sia il mare. Com'è il mare? Dovrebb'essere come l'anima... Com'è +l'anima?--Non aveva mai parlato nè con una donna, nè con un frate, nè +con un amico: e si sentiva rozzo, villano, cattivo, crudele, +fortissimo, libero.... Con economìa di parole si esprimeva:--Mi sento +tormentato! Voglio odiare! E voglio amare! + +Il testamento di Oldrado era confìtto nella memoria e nella volontà di +Ugo.--Vendicati! Sì, e poteva sorridere o sogghignare per la quarta +volta: Adalberto stava sempre chiuso nel suo castello d'Auriate, forte +d'uomini, e scaltrito dall'astrologo. Venisse il giorno in cui Ugo, +battendo l'avello del padre colle calcagna spronate, potesse +dirsi:--Mi ascoltate? Io non ho tempo d'ascoltar voi, se anche mi +narraste le istorie del di là! + +Venne il giorno, sì: quello in cui l'araldo bandì doversi prestare +l'omaggio al signore. Ugo stava ai piedi della chiesa nella sua +_curte_: c'erano pure messer Ildebrandino, Baldo, Aginaldo, e tra gli +scudieri Aimone. I cavalieri ascoltarono, diedero mano alle borsucce, +poi se ne andarono: Ugo, tenendosi vicino Aimone; gli altri dietro, +legati da nessun aperto discorso, pure tacitamente affratellati da un +odio solo. + +Ugo disse allo scudiere:--Il meno che si sarebbe potuto fare? + +--Messere,--rispose questi--dargli a masticare la pergamena. + +--Ah! parli dell'araldo? + +--In quanto a messere...! + +--Ci abbiamo pensato!--attestò Ugo: poi--Aimone, hai conosciuto +Unfrido? Sai com'è morto? + +--Vostro padre lo fece trascinare dall'istesso puledro morello. Ma +perchè dite così? + +--Per avvisare i traditori--Ugo disse ad alta voce. + +--Per Dio! + +Allora, udendo questo, Ildebrandino prese a camminare lesto, in modo +da giungere a pari di Ugo, e aggiunse:--Per avvisare i traditori e i +traditi. + +Ugo, il quale struggevasi nell'ardentissime battaglie dell'anima, e in +quel momento più che mai sentiva amaro l'essersi ingozzata la vergogna +di quel bando, udendo le parole d'Ildelbrandino e notandone il tono, +fu lì lì per gridare ai cavalieri: --Qua la mano e giuriamo +vendetta!--E sarebbe stato ascoltato. Egli conosceva Ildebrandino, +come Ildebrandino conosceva lui: si salutavano cortesemente quando il +raro caso portava che fossero insieme, ma ognuno pensava tra sè:--Se +quel valente mi fosse allato!--e l'uno e l'altro nella sommessione al +comune signore, trovava, anzichè una spinta ad amicarsi ed operare, un +argomento penoso per starsi lontani, sospettando che quegli potesse +dire di questi, e questi di quegli: --Perchè ha sopportata tuo +padre?--Perchè hai sopportato, come un giumento, finora?--Adunque +Ildebrandino fu soddisfatto di aver dato appicco a quella conoscenza +che sperava doversi stringere e mutarsi nella sospirata congiura, +giacchè di Ugo presagiva molto, sapendolo valoroso e bollente. Ed Ugo +fu contentissimo di avere con sua volontà eccitate quelle parole, buon +indizio di tempra inflessibile. + +Si fecero l'uno appresso all'altro, e il loro esempio fu imitato dagli +altri due baroni, messere Baldo e messere Aginaldo: quello un vecchio +ringhioso e impaziente; questo un cavaliero poderoso, guerriero quando +ci fossero petti da passare fuori, non importa se d'amici o di nemici, +cacciatore di lupi audacissimo quando gli mancassero gli uomini. + +Si avvicinarono Ildebrandino ed Ugo, e siccome Aimone stette per porsi +dietro ad essi, Ildebrandino, cogliendo l'occasione di più chiarire il +suo animo e applicando il motto che ci si guadagna ad accarezzare il +cane per il padrone:--Scudiero--disse:--avete capegli bianchi e +l'essere invecchiato presso messere Oldrado so quanto valga. + +Ugo si drizzò tutto, e trovò di concludere così:--O Aimone, imparerai +ad aprire i portoni delle castella. Aimone, non farti scrupolo: quando +portavi a mio padre la lancia pel combattimento ti facevi forse di +dietro? Metti conto che il viaggio può essere lungo. Ma noi ci +incamminiamo. Messere Ildebrandino? + +--Con la grazia d'Iddio--rispose questi. + +--E con la nostra volontà. + +E i due cavalieri sporsero simultaneamente la destra e se la +strinsero. + +Il giorno di Pasqua di Resurrezione già abbiamo veduto come Ugo abbia +fatto e Ildebrandino risposto. + +I cavalieri eruppero dal castello d'Auriate, avviandosi dietro ad Ugo, +e tale era la furia di voler la pugna che si udiva esclamare:--Messer +Aginaldo, che dite?--Dico che vorrà essere ottimo giuoco!--Mandiamo i +paggi per le armi!--Era tempo!--E i nostri montanari sono tutti pronti +e vogliono le prede.--E quelli di Ugo!--Educati da Oldrado!--Orsù! + +Ed Ugo gridava:--Ci vuole unione di consiglio. + +--Dove andiamo ora?--interrogava rabbiosamente Baldo. + +--Se ci attardiamo all'impresa siamo perduti!--gridavano gli altri. + +--Volete combattere oggi?--domandava Ugo. + +--Oggi!--Sì, sì, gli facciamo in tal guisa gli omaggi!--Oggi! + +--Messeri--disse Ugo:--è giorno di Pasqua. + +Aginaldo che non lo ascoltava o non voleva ascoltarlo:--Liberiamo le +nostre castella! Gli avi le tennero sì o no? Più bella giustizia non +si sarà mai resa! Chi è Adalberto? Chi siamo noi? Noi sì siamo i +padroni dei nostri servi, ma noi non siamo servi ad alcuno: egli non +può essere signore di gente libera. + +--Messeri,--ripeteva Ugo:--vogliamo esser leali! + +--C'è tregua fino a che il sole va sotto! Dopo si possono squassare +quante lance si vogliono--diceva Aginaldo. + +--Vero anche questo. + +--E poi che cosa è il combattere? Conseguenza di una sfida che non si +poteva fare? No, è difesa--esclamava il Baldo. + +Qui parlarono di regole d'armi: gridarono, sempre camminando, per +togliersi fuori dalla gittata degli archi saluzzesi, che potevano +essere nascosti tra merlo e merlo o alle feritoie del castello. + +Alla fine Ugo concluse:--Così non si fa alcuna cosa! Unione di +consiglio e d'armi: per quella vuolsi che ognuno esponga recisamente: +per questa che ognuno sappia di quali e quante forze può disporre. E +per l'una e l'altra richiedesi obbedire a un capo. + +Tutti intesero benissimo: Ildebrandino e Aginaldo ardenti di +entusiasmo:--Voi!--cominciarono a gridare:--Voi il capo! Sappiamo come +avete incominciato! Pensiamo come volete finire! + +Egli, a vece di rivolgersi a loro, si volse a Dio, acclamando +solennemente:--L'omaggio deve essere reso a Te solo. Noi non siamo +torme di ribelli, perchè non erano torme di schiavi gli avi nostri ab +antico! Dunque, cavalieri,--strinse Ugo:--dove ci riuniamo? + +--Dite voi.--Dite voi. + +--Più atto ad esplorare i movimenti che potesse fare il conte parmi il +castello di messere Ildebrandino. Assentite, cavaliero? + +--Per la spada di Sichelmo mio! Quando, e' saranno venti anni, venne +Guidaccio sul mio torrione, avevo tutti gli uomini appestati da un +certo pellegrino che ospitai. "Suonate per me: i nostri figli, spero, +ricorderanno questi squilli" dissi. Figli maschi non ho: io voglio +rispondere, io stesso, e con me il mio Oberto! + +--Al castello d'Ildebrandino--disse Ugo.--Mezzogiorno è ancora +lontano. Messere Aginaldo, quanto impiegate dal vostro portone a +quello di Ildebrandino su un buon corridore? + +--Io non ho cavalli grami--morse il cavaliero:--Con qualunque de' miei +in due ore vi sono. + +--Dunque, messeri,--comandò il capo dell'impresa:--fra quattro ore a +Rupemala. + +--Non ho cavalli grami!--incioccò i denti Aginaldo. + +--Non dico questo: ne è caso vi offendiate. Ad andare al vostro +un'ora, a rassegnare le armi e i vassalli un'ora e mezza, un'altra e +mezza dal vostro castello a Rupemala, o forse manco, perchè le vostre +scuderie hanno tanta rinomanza quanto il vostro valore.--Così fu +contento anche messer Aginaldo. + +E si separarono. + +Primo a mettere il piede sul ponte di Rupemala fu Ugo. Aveva tanto +osato e tanto ottenuto in quel giorno, che per ambizione audace, +tentava di cancellarsi dalla mente la memoria del padre e della madre, +lanciandosi colla fantasìa in un combattimento vittorioso, per fare +tutta sua la gloria dell'impresa. Quei fantasmi gli rubavano! E per +Dio! suo l'ardimento, sua la valentìa che gli aveva sottoposti +spontanei anche i vecchi cavalieri, suo l'accorgimento, e suo +l'esito... E se fosse rotta? Oh rotta no, no! Che vitupero!... + +Ugo entrò nel castello, perchè tosto al suo nome si aperse il portone: +fu condotto in una sala d'armi, aspettò poco, osservò molto, +computando quanti uomini si potessero arnesare subito con piastra e +maglia, poi s'inchinò là dove la porta si spalancava. Venne innanzi +messer Ildebrandino coll'usbergo sopra l'abito di pelle: e con lui un +bellissimo giovane di diciotto in diciannove anni, pallido, +aggraziato, più atto, a giudicare dalla sua persona, a toccare il +salterio che a reggere il lanciotto del signore, come voleva il suo +ufficio, e questo appariva dagli sproni d'argento. + +--Oberto,--disse Idebrandino, prendendolo per un braccio:--questi è il +cavaliero Ugo, il quale ti farà degno della sua stretta di mano quando +tu avrai la fascia sull'armi. + +--Non me la faceste promettere?--Oberto interrogò lo zio +coraggiosamente. Si trovava di fronte a quell'Ugo che in un ultimo +gioco l'aveva soperchiato in tre incontri! E quell'Ugo già aveva gli +speroni d'oro! E lo zio, sperimentato cavaliero, s'inchinava a quel +venuto del malanno! + +--Quando messere Ugo lo creda,--disse Ildebrandino. + +--Quando io la meriti!--interruppe Oberto. + +Ugo davvero incominciò ad amarlo. + +Vennero i cavalieri, e furono presi gli accordi per la dimane +Ildebrandino con Oberto sopraintenderebbe alle macchine guerresche: +messer Aginaldo darebbe gli arcieri più abili, coi capitani Guelardo +ed Irnando: Baldo vi unirebbe i suoi savoiardi con Aldigero e +Ugonello, al cavaliero il comando dei cavalli di retroguardia: a +Gisalberto il servizio di esplorazione notte e giorno co' suoi, +Oddone, Eleardo capo dei saluzzesi armati di scuri: Ugo alla testa di +venti valentissime lance regolerebbe le mosse di vanguardia e +d'investimento: e via, e via: i castelli non istarebbero sguerniti: si +lascerebbero armi ed avvisatori in ognuno di essi. + +Come voleva la cortesìa delle usanze, i messeri furono convitati. +Entrarono in una sala assai rozza, ma spaziosa, col tavolo fumante di +mezzi capretti arrostiti, colle seggiolone coperte di pelli di lupi. +Scinsero le spade, rumorosamente gittandole in un mucchio, allentarono +le fibbie delle piastre e delle maglie, si lasciarono andare giù sui +panconi, pure nessuno mise le mani nel tagliere, perchè un posto, e il +più eminente, rimaneva vuoto. Nè attesero a lungo: si sollevò +l'usciale della sala, e un paggio, affacciando mezza persona, +annunziò:--Madonna Imilda. + +Apparve la figliuola di messer Ildebrandino e della morta Adelasia, di +vaga persona e di animatissimo viso, in stretta gonna oscura, cinta su +da uno scheggiale, e coperta il capo dai lati con un velo appuntato: +s'avanzò salutando i convitati, e, al cenno fattole dal padre, +s'assise al suo posto. A destra aveva messer Ugo, a sinistra il suo +parente Oberto. + +Ildebrandino così la salutò:--Valenti, udite: la figliuola mia sa +assai bene di leuto e canta di Carlomagno e dei paladini: operate in +modo che il suo strumento abbia una corda anche per voi; e la sua +bocca una voce per le vostre imprese. Amabilissima figlia, abbiateci +grazia! + +Di poi i convitati presero l'invito non da scherzo, come ai dì nostri, +e se da quegli assalti alle vivande dovevasi trarre augurio per la +domane, in verità era buonissimo. La sola fanciulla non aveva tagliere +dinnanzi e non partecipava all'allegrezza epulona: il che era +richiesto dal suo decoro verginale. + +Ugo guardava... La smorta faccia di Oberto non era faccia che egli si +potesse dipingere incorniciata di maglia, colla bocca che impreca ai +nemici, col naso fiutante la polvere del combattimento, cogli occhi +dai lustri audacissimi... Imilda, melanconica e dolcissima, aveva +l'aureola dei biondi capegli, le labbra dischiuse al canto amoroso, le +nari voluttuosamente ebbre come d'alito profumato, le pupille lente +nel sopore placido delle visioni insidiose. + +Ugo guardava irresistibilmente. Il viso di Imilda gli pareva sfumasse +nelle nebbie di un sogno. Che sogno? Oberto toccava il salterio: ella +cantava le laudette religiose. No! no! Oberto riprendeva lo strumento +e atteggiava la persona al mollissimo abbandono dell'amore.--Per +l'inferno, spezzategli le corde!--Ugo con moto improvviso sorse, e si +cinse la spada, poi ne morse gli elsi con potentissimo affetto. + +--Chi siete?--una e due volte domandò Imilda ad Ugo. + +--Sono il figlio di Guidinga. + +Imilda lo interrogò con un lungo sguardo. Ed Ugo nuovamente +pensando:--Com'è il mare?--si rispose:--Dovrebb'esser come l'anima +quando è in tempesta! Come l'anima quando sorge il sole! + +E veramente per la prima volta sorrise.... + + + + +CAPITOLO V. + + +L'indomani mattina Ugo era capo di un drappelletto di lance in +vanguardia, moveva al castello di Adalberto, e così parlava ad Aroldo, +un capitano di Gisalberto, che gli era accosto:--Io vi dico che la +sorpresa deve riuscire benissimo. Sentite: lo spione che inviammo colà +all'alba ne tornò dicendo essere il portone guardato bensì, ma pure +aperto per dare accesso ai carri che vanno e vengono da' vassalli per +le provvisioni, perocché il messere teme l'assedio. Dunque i pochi +balestrieri di Aginaldo girano per di qua e si presentano sotto le +torri, alla facciata secondaria; là l'offesa, là pure si concentrerà +la difesa, e intanto non vorranno cessare i carri e le carrette di +passare col necessario, tanto più che essendo debole l'investimento +non darà luogo a soverchie precauzioni. Si penserà, state sicuro, al +pericolo avvenire; quello della fame. Quando noi lance avremo il segno +di sbucare dalla selvetta, di rovinare giù al portone... + +--Sentite o non sentite?--l'interruppe Aroldo:--St, st. Fermate i +cavalli. Sentite? + +--Per l'anima di Oldrado, se è tromba! E i balestrieri non sono ancora +a posto!--meravigliò Ugo. + +S'udì ancora uno squillo venire dalla banda del castello, ed ecco poco +dopo, alla svolta della strada, di lontano, comparire un gruppo di +cavalieri, coi pennoncelli spiegati. + +Ugo si drizzò sulle staffe e disse a Aroldo:--Guardate che colori sono +quelli. + +--Azzurro e bianco. + +--Colori amici. I pennoncelli d'Ildebrandino. Ma come...? + +--Tre cavalieri e due paggi da piede... cioè tre cavalli e quattro +cavalieri. Oh come ci sta a disagio quel messere! Su un animale due +cavalcatori! Che quella fosse fuga? + +--Ma chi diede ordini così? A chi si obbedisce? Suonò forse il mio +trombetto?--e Ugo tormentavasi e già malediva i nomi degli altri +capitani. + +Avvicinandosi la compagnia, poterono meglio vedere. Aroldo notava e +riferiva:--Conosco il cavaliero: è Oberto. + +--Oberto?--e Ugo diede una rabbiosa strappata di redini al cavallo: +poi, per non farsi scorgere, accarezzò la criniera dell'animale, +dicendo:--Con questa furia atterreresti un portone! + +--È Oberto con Bonifacio ed Eustachio. + +Venivano, venivano: erano a pochi passi: s'arrestarono. Oberto +trionfalmente scosse la lancia, dicendo ad Ugo:--S'incomincia bene. +Facciamo suonare la vittoria nostra dalla bocca del nemico! Bonifacio, +mostrate che caccia si è fatta. + +Il nominato saltò d'arcioni, e fece grandi sforzi per trascinare giù +dalla groppa del suo cavallo quel secondo cavalcatore, un uomo a +sarcotta discinta, a capo scoperto, il quale colle braccia piegate +dinnanzi si celava la faccia per vergogna, ed aveva al collo una +tromba. E dalli e dalli, pesta e ricevi, a conti fatti, il prigioniero +rotolò giù e fu messo tra due cavalli, intanto che Eustachio dal sacco +della sella apparecchiava una fune gagliarda... Era Guidello l'araldo! + +--Messere,--disse, Oberto ad Ugo coll'aria di chi finalmente parla da +pari a pari:--lo zio voleva ch'io mi rimanessi alla scorta degli +artífici militari. I trabuchi e le manganelle li ho anch'io!--e +diedesi a muovere le braccia, come se rotasse uno spadone.--Mettete i +tardi e i vecchi alla guardia, i giovani alla battaglia! Dunque mi +cacciai giù al castello con due cavalieri, venni al ponte: il portone +era spalancato, e mi spinsi dentro! Trovo l'araldo che voleva dare +l'avviso dell'agguato: eh! + +Ugo non lo lasciò finire è domandò:--Dov'è vostro zio? + +--Dunque, Guidello lo afferro alla gola... + +--Andate da vostro zio e ditegli che, facendo come fate voi, non si +guadagnano più gli speroni d'oro. Croce di Dio! chi diede ordini così? +A chi si obbedisce? + +Oberto sbuffò tra i denti:--E messere Ildebrandino non sapeva e non +doveva essere capo?--e in cuor suo diede tante bestemmie ad Ugo che a +volersi questi redimere non bastavano le limosine di tutta cristianità +al santo sepolcro. L'irrequietudine dell'età, la baldanza di +affrettare quel giorno in cui comandasse a vece d'Ildebrandino, la +brama di cose nuove, l'inferiorità sua in confronto di Ugo, erano +dardi fitti nell'anima di Oberto. E l'amore! Messeri sì, l'amore per +Imilda! E ad Imilda doveva comparire innanzi come uno scudiere +frustato! allo zio come un traditore dell'impresa! ai duci come +indegno di cavallerìa! Oh messere Ugo! Ma Ildebrandino non sapeva e +non doveva essere capo! + +--Conducete il prigioniero a Rupemala--aggiunse Ugo:--e fatelo +guardare. + +Il quale Ugo, dopo che ebbe detto ad Aroldo e alle lance che lo +seguivano:--Corriamo ad avvisare i balestrieri--stringendosi +fieramente sul cavallo, alla tempesta della corsa per la montagna +associò una furia di pensieri giù per il precipizio della gelosìa. Se +un indovino gli avesse detto:--Messere, c'è una donna!--Ugo avrebbe +risposto:--Quante tratte di corda vuoi per metterti a luogo la +testaccia?--Eppure! Così bolliva sordamente:--E dire, o giovinettino, +ch'io ti facevo solo buono a toccare il salterio e a startene sul +cuscino ai piedi del seggiolone! E mi giuochi di quelle imprese +arrischiate! Rompi i comandi, ti cacci a dirotta sul terreno nemico, +con due lance!... Eh se t'avessero chiuso dentro al castello e +squartato come un traditore? Il tuo coraggio deve piacere! Con due +lance? E non ti acconci ad ungere le ruote delle manganelle? Altro che +leuto! Ma sei bello, e suonavi bene lo strumento e t'atteggiavi ai +piedi del seggiolone! Morte dell'anima mia!--Fremeva Ugo, sentendosi +addoppiare il cuore da un nuovo tormento:--Madonna Imilda ti guarda e +canta al tuo suono.... Galoppa, galoppa, o mio morello: stringetemi a +sangue, o maglie! Perché non si combatte?... Che voglio dirmi? Che +voglio scoprire in me? Ugo non deve saperlo!... Padre, Guidinga, +supplicate voi ch'io sia ferito a morte! Suona, Aimone!... Ci sarà +fragore, pugna, sangue, ma in me sempre una colpa, un rimorso, un +tristo serpente!... Ugo non deve saperlo! O solo quando Ugo ne rida! + +L'audacia di Oberto danneggiò le operazioni militari divisate. I +balestrieri, i quali con Guelardo s'incamminavano a disporsi, vedute +le lance con Ugo che movevano verso di loro, credendo che quelle +avessero dei nemici alle spalle, si diedero alla fuga, precedendole +nella direzione che quelle avevano preso nel corso, e così +oltrepassarono la facciata secondaria del castello, poi, trovato il +terreno scosceso, mutarono cammino e presero a salire la montagna per +nascondersi nelle macchie, e per quanto le lance gridassero ad +avvertire Guelardo di ritornare, continuarono scompigliati. Dal rumore +delle trombe e dalla voce tremenda di Ugo avvisati gli arcieri di +Adalberto, salirono sulle torri o incominciarono un formidabile +saettamento. + +--È così!--diceva Ugo:--A chi dobbiamo gratitudine per questo +cominciamento di pessimo augurio?--E fu contento di +rispondersi:--Vituperato le mille volte quell'Oberto! + + + + +CAPITOLO VI. + + +Due dì dopo, di buonissima ora, era incominciato il combattimento +sotto le mura di Adalberto. Si erano mandati innanzi i balestrieri, i +valentissimi di messer Aginaldo, con Irnando, coll'ordine di +principiare l'offesa su un lato per ingannare il nemico, facendogli su +quello concentrare la difesa: poi venivano le torri e le macchine +balistiche con robuste travi, e queste dovevano investire dai fianchi +più deboli: poi cento saluzzesi, forniti di scale e armati di scuri, +con Eleardo, i quali avevano comando di starsi appiattati nelle +boscaglie per correre ad un segnale al ponte e al portone: poi i +cavalli e i fanti: c'erano Ildebrandino con Oberto, Ugo, Aginaldo, +Gisalberto, Baldo. + +Ildebrandino e Oberto stavano colle macchine da un lato verso la +valle. Ugo dal lato seguente, in direzione del castello +d'Ildebrandino, e con lui c'erano Gisalberto e Aginaldo. Baldo doveva +guidare le lance e i fanti. + +Ugo, legato il cavallo a un troncone delle moltissime piante, tenevasi +dietro ad una torre di legno, e badava a rotolare i massi che si +spaccavano dalla montagna sotto la tempesta di certe azze montanare: +li rotolava verso la maggiore petriera, e dava loro l'augurio:--Tu +pari fatto apposta per piombare sull'elmo di Adalberto. Tu se colpisci +come so io, vali tant'oro quanto pesi!--E via, e via, aiutava, più +come fante, gli armati d'Ildebrandino, che come capitano della +spedizione, faceva cuore ad essi:--Da valenti, assestate la trave, +tirate la fune! Da valenti, giù, giù, giù!--E il colpo partiva. Dopo +messere levava il volto su ai battifredi, si toglieva l'elmo e lo +buttava a terra, dicendo:--Sbalestrate anche questo, chè io non temo +le frecciate!--rialzava la faccia e chiamava:--Vedeste? Più a dritta o +più a mancina? Quando siamo a tempo! Voglio balzare con voi sul +battuto! Dite, Aginaldo! + +E quelli dall'alto:--La muraglia cede. Dalle balestriere vien giù +l'inferno, ma i nostri arcieri non indietreggiano di un passo. Santa +Maria! Seguitate! Su una torre è sbucato Adalberto! Fate avanzare le +macchine!--E gli armati che erano sul battifredo, si precipitarono giù +dalle interne scale di esso, perchè fosse più leggiero; e, +attaccatigli cavalli dai lati, e dietro spinto da Ugo, Aginaldo, +Gisalberto e da molti fanti, quello si avanzò, tentennando +maestosamente, fino a dieci passi dal fossato. Arrestatosi, gli armati +s'incalzarono per salirlo, gridando:-Calate il ponte!--Era il ponte +una lunghissima tavola, sostenuta da catenoni, la quale si abbassava, +precisamente come i levatoi, a mettere in comunicazione la piattaforma +del battifredo colle mura nemiche. + +--Calate il ponte!--gridavano ancora Gisalberto e Aginaldo, correndo +sulle strette scale. + +--Maestro Sega, mettete i contrappesi!--comandava Ugo con poderosa +voce:--Girate le ruote e tendete le corde!--Ma non vedeva il maestro. + +Gli armati nell'ardore dell'assalto udirono quel comando, e credendo +fosse ubbidito, o, a meglio dire, fremendo unicamente per menare le +mani, erano giunti all'alto. Aginaldo liberò un catenone, poi l'altro, +nè tenne la fune del ponte perché abbassasse a poco a poco, ma lasciò +andare. Gisalberto esultava:--Investiamo con impeto! + +Al basso Ugo ancora affannosamente minacciava:--I contrappesi o la +dannazione eterna!--ed ecco ficcando intorno gli occhi, gli venne +veduto il maestro orrendamente schiacciato nel terreno e dimezzato il +corpo da una rotaia sanguinosa: una freccia gli era confitta al petto. + +--Cavalieri!--ebbe ancora cuore di urlare Ugo:--tenete i catenoni!--ma +non aveva ancora detto, che ecco la torre barcollò verso la fossa.... +Egli che si stava attaccato ai congegni delle ruote posteriori fu +balzato a cinque passi sul terreno: la torre con fragore di ruina +schiantò il ponte contro le mura nemiche, e precipitò nel fossato +Gisalberto, Aginaldo e quanti armati v'aveva. Nel castello suonarono i +pifferi a scorno e dalle feritoie i balestrieri levarono grida di +vittoria... Si scosse Ugo, dolorosissimo, e ancora incerto di quanto +era accaduto, ancora imprecava:--Maestro, v'hanno pagato per +tradirci?--Si volse su un fianco e vide gli uomini che, abbandonate le +petriere e le manganelle, accorrevano animosissimi, giungevano alla +torre, vi s'arrampicavano come gatti, tentavano di unghiarsi alla +muraglia: ma la muraglia restava troppo alta e non dava appicco; +piovevano gli olii e la pece, guizzavano d'alto in basso le punte: e +chi degli assalitori rifaceva il cammino: chi era incalzato: chi +incontrato: e chi piombava nella fossa: e chi, avvinghiato al legname, +si spenzolava!... Intanto sopraggiunsero i fanti e i cavalli che erano +indietro. + +--Avanzate le manganelle! Se il ponte c'è, per Dio! fate la +breccia!--tuonava Ugo, tentando di rizzarsi dal terreno sul quale lo +inchiodavano le doglie. + +Cominciarono poco più di dodici uomini, incontro alle frecce nemiche, +a trascinare le macchine e a caricarle di sassi, e a porle da +assestare i colpi. Presero a farle giuocare: un proietto percuoteva +nelle mura, l'altro nella torre, sconquassandola e facendola sempre +più piegare, e i nemici ridacchiavano e ululavano i troppo presti +assalitori così sfracellati dagli amici. + +Ugo, non sapendosi persuadere che fosse desto, così com'era senza +l'elmo, si tormentò fortemente la faccia, poi si rotolò davanti a una +pozza d'acqua, e in essa tuffò il capo per averne refrigerio. + +Accorrevano in quella Oberto ed Ildebrandino, e venivano dall'altro +lato del castello, investito dalle petriere e dai trabuchi, a portare +la trista notizia che troppo deboli erano le macchine, nulla si era +potuto fare, dalla porta deretana avevano dato il passo ad una banda +di nemici, combattendoli sì, ma non sperdendoli. Tutti credevano che +questa masnada fosse venuta alle spalle di Ugo per distruggere le +torri di legno. + +Oberto incominciò a meravigliare:--Come? Qui non ci sono i nemici?--e +vedendo, alla lontana, Ugo disteso bocconi:--Messere,--disse allo +zio:--è morto! + +--Chi? + +--Ugo. Si storce nell'agonìa. Guardate! + +Ildebrandino per dolore volse via la faccia esclamando:--Oh la libertà +delle nostre castella!--e vivamente:--Ma i nemici non sono venuti per +di qua? + +--Tutto non è perduto, messere. Fate lavorare le scuri al ponte! + +--Ugo è morto! + +--Fate in vostro nome! + +E tutti e due galopparono oltre, per un pezzo, verso le macchie: ad un +tratto ecco sul cammino loro incontro il trombetto di Ugo. + +--Che avete?--domandò Ildebrandino. + +--Lasciatemi, chè ho grandissima furia! + +--Che avete? + +--Devo parlare a lui! + +--Ugo è morto! Mi riconoscete? + +--Morto? + +--Morto di punta--confermò energicamente Oberto. + +--Santa Madre di Dio!--proruppe il trombetto:--Torno dall'inseguire un +traditore accorso di lontano, che poco stette mi mettesse lo +scompiglio nei saluzzesi! "Messere! dov'è Ildebrandino?" gridava egli +per farci abbandonare l'assalto: "L'ho difeso quanto ho potuto! ho +difeso madonna! ma il castello d'Ildebrandino è in mano dei nemici!" + +Oberto e lo zio furono lì lì per rovesciarlo d'arcioni. + +E quegli seguitava:--Ma dite! Il capitano è morto? + +--Pensiamo ai vivi--rispose irosamente Oberto. + +Lamentò Ildebrandino:--Che si è fatto da Aginaldo? Da Gisalberto? +Baldo ancora aspetta coi cavalli! Che aspetta? + +In quella quattro uomini, gittando l'armi, venivano per la montagna, +abbandonate le macchine e lasciati vilmente i compagni. Come videro i +cavalieri e il trombetto Aimone, certo si sentirono a mal punto, il +perchè due ad alta voce dissero a giustificazione:--Aginaldo e +Gisalberto sono morti! Aldigero, Ugonello, Oddone, sono fuggiti alla +valle!--e con artifìcio:--Voi che avete tromba, dove siete stato? Il +capitano ci mandò in cerca di voi. Presto, suonate! ad avvisare i +saluzzesi!--e si dispersero nel bosco. + +--Dio volesse che fosse come voi dite!--lamentò Aimone. + +--Pensiamo ai vivi--replicò Oberto con ambizione:--Due dì fa l'impresa +fu cominciata da tale che aveva sproni d'argento! + +--E con quel tale io la compirò!--comandò lo zio:--Vi faccio cavaliere +d'arme! Voi sarete tanto valente che sbatterete la testa di Adalberto +sul ponte di Rupemala a orrendo giuoco dei mastini!--e così +proclamando in atto di solenne promessa volse il capo nella direzione +del suo castello. Una nube nerissima, a vortici rigurgitanti, dal +sotto in su insanguinata da riflessi guizzanti, si levò dal basso del +monte, roteando nella valle. + +--Oberto!--gridò Ildebrandino, afferrando il nipote per un braccio sì +fortemente che quasi lo fece staffeggiare:--E non diemmo le mazze sul +capo al malaugurato! Guarda! La masnada era corsa la! + +Oberto guardò e non riuscì che a dire:--E potemmo lasciare sola +Imilda! + +Il trombetto si toccò la spada, dicendo, come ad ammansarli col +pensiero di vendetta:--E affermava dunque il vero quel traditore! Ma +gli ho pagato l'ambascerìa quanto valeva: tre stoccate sulla testa +tanto vecchia e tanto pelata! E ancora parlava! "Ho difeso!" E voleva +dirmi il suo nonme, e lo disse, ed io lo bandirò per vitupero dei +traditori: Federigo saluzzese. + +--Il mio fedelissimo servo!--urlò lldebrandino: e Oberto spronava al +suo castello. + +--Tu l'hai ucciso! Vitupero a te, figlio di bifolchi! Non conosci i +forti e i fedeli?... Oberto! Oberto! attendimi al tuo fianco!... Tu +l'hai uccìso? E tu mi tradisci?... Oberto! Oberto! Noi due soli? E i +nemici quanti saranno? Ah! quelli cui diemmo il passo! E Federigo +perchè lasciò Imilda? Forse che tutto era già perduto? Ma quelli che +appiccarono il fuoco, non sono nemici di tutti! Dunque su tutti!... +Suona la ritirata, o araldo, suona poi a raccolta e muoviamo al +castello!... Oberto! Oberto! attendici! Saremo più di cento lance!... +Suonate la ritirata, suonate, messer l'araldo! Suonate, per +pietà!--Così finiva a supplicare il cavaliere, quasi impazzato, e +pregava, alzando la mazza, e minacciava a mani giunte, e strappava le +redini al cavallo per raggiungere Oberto e le strappava per accostarsi +al trombetto. + +Aimone avrebbe le mille volte voluto una freccia a forargli le +orecchie, piuttosto che quelle parole a straziargli l'anima, e +chiamava il capitano che lo conducesse al furore di una zuffa, +così:--Messer Ugo! Ditemi che non è morto! Perchè mi partii dal suo +fianco? No, fu lui che mi mandò ad Eleardo! Messer Ugo!... + +--Suonate, la ritirata! + +E l'araldo dolorosissimo:--Oldrado non mi diede mai questo comando! + +--Dopo fate a raccolta!... Oberto! Oberto! + +--E se messer Ugo tornasse? + +--Anche là al mio castello sono i nemici di tutti! + +Il trombetto si disse con risoluzione guerresca:--La voce del capitano +è la tromba: udite la voce--e squillò, verso il monte. + +--Che segno è questo?--domandò trepidante il cavaliere. + +--Quello che avvisa i saluzzesi di accorrere al portone!--disse +superbamente l'araldo, e suonò verso la valle, e vide che dopo lo +squillo si muoveva un drappelletto di cavalieri... Che? Un'insegna? +Un'insegna quadra di comando. Fosse...?--Era l'insegna dì Ugo. Aimone +staccò la tromba dalle labbra e guardò. Per una via Ugo veniva. E per +un'altra Ildebrandino cacciavasi a rovinosa corsa dietro ad Oberto.... + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Alla mattina di quel giorno, nel castello d'Ildebrandino, partiti i +cavalieri, lasciandovi poca scorta, madonna Imilda era scesa nella +cappella. Oh sì eh'ella aveva grandissimo bisogno di conforto! + +--O Signore, o Vergine santissima! Fate che il padre mio mi torni salvo +dall'armi! Almeno il padre! Oh come vi prego! Tu che sei interceditrice +potente, e tu che tutto ascolti!... Se ci fosse anche la madre mia a +pregarvi! Come la vorrei accanto a me!--E Imilda piangeva +dirottamente:--Ella m'avrebbe salvata da questo tumulto! Vedi, anch'io +vorrei esser tra l'armi, per udire quel grido:--vittoria!... Vergine +dolcissima, tu sorridi a me che piango? E tu che sei Dio hai voluto per +immenso gaudio avere in eterno la madre! A me l'hai tolta! Salvatemi il +padre, che mi protegga!... Che sarebbe d'Imilda deserta nel castello +degli avi?... Deserta?... O Signore, per un'altra persona io ti prego, +per Oberto... Oh ma sarei deserta senza padre, sola nei lunghissimi +giorni dell'abbandono! Oberto, povero Oberto, da tre notti non ho più +cucito la tua fascia... Qual tormento, quale dolcezza novissima in me! +Tu non sai! E se sapessi!... Ma che ho fatto? Che ha detto? Perché basta +uno sguardo, una compassione, una lagrima?... Una vita infelice!--E +Imilda fremeva tutta: e taceva, non osando nemmeno a sè stessa +confessare il grido dell'anima combattuta: poi--A Oberto m'aveva +promessa il padre: ed ero contenta, e sarei stata tranquilla... O +Madonna, che voglio dirti? Che vuoi ascoltare? Non so... voglio... +vorrei... devo, oh sì devo! come cristiana, pregarti per un altro +cavaliero: devo, come nata da liberi castellani, pregarti per il capo +dell'impresa! Egli ci rende tutto! Ed è valente, e cortesissimo.... +Perchè sorridi, Vergine santissima? Non so, ma mi sorridi, come mai non +facesti. Ah perchè anche tu lo scorgi benigna? E fai bene perchè mi fu +detto ch'egli è infelice. Io sento che è infelicissimo! Non conobbe la +mamma sua. Tu che sei la mamma di lassù fagli conoscere almanco... una +sorella del suo dolore! E fammi grazia: disponi sì che ci sia un'altra +giovinetta, bella e religiosa più di me, la quale preghi per Oberto. +Così tu potrai esaudirla... Io sono... Io non so!.... Mi trovo +irrequieta.... Ah tu sai ed esaudisci! Mi trovo tormentata! Amo messer +Ugo! "Chi siete?" "Sono il figlio di Guidinga"... Ugo! + +Imilda era nella cappella da un pezzo e così pregava, quando nella +corte ecco un grido spaventato, e un altro! Imilda si fa in piedi +tremante, corre sotto un finestrone aperto.--I nemici!--ascolta la +voce del vecchio Federigo:--Salvate madonna!--ed ecco ancora:--Fuoco! +fuoco! + +La vergine, come a luogo di rifugio, si butta ai piedi dello altare, +scongiurando con fiero rimorso:--O Signore, salvate mio padre! Come vi +ho pregato? È il mio castigo dunque così pronto?--ed ode ancora un +rumore di pugna, e uno sbattersi fragoroso di porte, e un correre +affrettato su nelle stanze, e voci diverse, e tra tutte una irosissima +che comandava:--Balestrate fuoco nelle finestre!--e un'altra:--Se +tutto arde che ci rimane di bottino? + +--Combattete!--gridava Federigo agli uomini del castello:--Giuratemi! + +Alla fantasìa della fanciulla si presentò tutto il castello invaso da +una turba di lupi e da un torrente di fuoco: e qua sotto alle scuri si +sfasciavano gli usci: e qua si massacravano i servi: qua si sforzavano +gli scrigni: dappertutto si portava ruina: e le fiamme divampavano più +e più, alimentate dai cadaveri friggenti: e il fumo soffogava +assalitori e assaliti. Chi precipitava dalle finestre: e chi dalle +finestre entrava: chi si trascinava a morire sulla soglia, per avere +fiato: chi impedito nella fuga o nella corsa di conquisto da qualche +ferito pregante, gli faceva somma grazia o di una stoccata o di una +maledizione... Venivano, venivano i furibondi! La camera del padre era +deserta: lo scalone, il corritoio, lo stanzone dell'arme...--O +Signore! la fanciulla se li imaginò al lume delle torce incendiarie +nell'andito lunghissimo che conduceva alla cappella! Venivano, +venivano!... Almanco le fossero già alle spalle, l'avessero già +afferrata: ella si sarebbe trascinata all'altare, chiamando la +Madonna! Ma oh come invece erano lenti e terribili! E che portava quel +mostro? Dio! la non vedesse! Portava una testa sanguinosa!... O padre! +O Ugo!... + +La povera vergine, esterrefatta dall'atrocissima visione, si rinversò +con abbandono ai piedi dell'altare.--Non sia vero!--Fu scossa. Di +nuovo la voce:--Balestrate fuoco nelle finestre!--E un'altra:--Sulle +vetriere c'è su dipinta la croce: lì è la cappella.--Ancora la +prima:--Sconficcate le inferriate! + +Imilda non ascoltò più, ed aggrappandosi ai gradini, discinse le +chiome, le scompose, con quelle si velò il volto per pudicizia, poi +ancora, ma più rassegnata, scongiurò:--E se vuoi mandarmi la morte! fa +che non sia vergognosa! + +In quella al di là della porta del sacro luogo s'udirono due pedate +affrettatissime e caute, e queste voci, diverse da quelle +prime:--Capitano, qui c'è la cappella. Gli ori e gli argenti sono +nostri. Non fate chiasso. Io provvederò--e fu chiusa la porta per di +fuori e tolta la chiave. + +--Voi, Ingo, guarderete le finestre, e l'impresa avrà fruttato +qualcosa, vi pare?--Dopo più nulla. + +Poi nella corte:--Oibò! guardate dal porre mano sulle cose sacre! C'è +su scomunica di pontefici sommi. Via, dalle inferriate, marmaglia! + +Ma più poderosa gridava la voce:--Balestrate fuoco nelle finestre! +dappertutto! + +Madonna Imilda per somma grazia della Vergine santa aveva perduto i +sensi. + +Quando dopo un pezzo risentì l'angoscia della vita, si trovò +avvinghiata fra le braccia di un cavaliero. Era suo padre? Era Oberto? +Era un nemico?... Il primo pensiero che le si affacciò fu questo +tremendo:--Quanto castigo! Almeno Ugo sia morto nella pugna! Ugo +tristissimo! + +La vergine spossata levò la faccia... Oh sì l'angoscia della +vita!--Sei tu! + +Era Ugo il cavaliero. + +La cappella ardeva tutta: la porta infiammata vedevasi parte +cadente, parte squarciata, parte a terra. Al di là ecco la voce +d'Ildebrandino:--È qui! È salva! Oberto la tua sposa è salva!--Con +queste parole il vecchio credeva aggiungere maggiore gloria al +fatto di Ugo: ed adempiva ad una promessa tra la sua donna morta e +il morto padre di Oberto. + +Ugo lanciò uno sguardo alla porta, e parvegli vedere il volto di +Oberto, lo vide, e parvegli che le fiamme gli fischiassero il pensiero +di quello:--Imilda nelle braccia di Ugo! + +--Sì!--esultò, come Lucifero, il cavaliero tormentato e tormentatore, +in un minuto solo di trionfale passione e di vendetta! La salvata gli +avvelenava la faccia coll'alito scottante, e la persona coll'abbandono +delle membra, insidioso e annuente. + +Oberto mosse un passo, ma arretrò soffogato. A quel solo movimento di +lui, Ugo addoppiò la stretta al corpo d'Imilda, e fu ventura ch'egli +non inciampasse, ubbriacato dalla malìa di quel peso: poi la spinse +verso le fiamme, con atroce disegno.... + +--Di qui passerete un giorno sposa!--lamentò Ugo. + +--Può essere la porta che conduca al paradiso o all'inferno!--susurrò +Imilda. + +Oberto mosse un secondo passo. + +--Pietà!--stridette Imilda. + +--Non sai morire?--tempestò Ugo nell'anima, scagliò a terra l'azza, e +rise. + +E veramente per la prima volta sghignazzò. + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Come Ugo era accorso nella cappella? + +Rifacciamo un po' di cammino, tornando al luogo della battaglia. +Lasciammo Ugo, sbalestrato a terra, vicino alla pozza d'acqua, +stordito ed ammaccato. Quand'egli ebbe levata la persona e guardato +intorno nel bosco folto ed altissimo, vide fanti e cavalli fuggenti +per ogni direzione. Non scorse però nè Ildebrandino nè Oberto che +volavano a Rupemala per un cammino assai basso e nascosto. Il dolore +dell'anima in Ugo la vinse sui dolori del corpo, perch'egli +disperatissimo si diede per riannodare tutta quella gente +scompigliata, ma invano. Gridavano in cento:--Oh quanti morti! Sarà +gran ventura se domani avremo le gole salve dal capestro. Fummo +traditi! Messer Baldo e Ildebrandino già lo dissero. Fummo traditi! + +--E chi il traditore? + +--Traditrice la poca esperienza degli anni in voi. + +--Morire domani? Oh non è meglio cercare oggi un ultimo sforzo di +vittoria e gloriosa vittoria? + +Ma i dispersi erano troppo spaurati dalla gravità del fatto commesso e +dai casi della mattina... Ugo gridava... A un tratto ode uno squillo +di tromba.--Il segnale ai saluzzesi! Suono come questo non può uscire +che dalla tromba di Aimone! Demonio! che suoni di là, dall'altra vita? +Non è più tornato! E chi mi disse ch'è morto?--sclama Ugo, e sorge sul +suo cavallo e rizza l'insegna, e, mostrando la faccia audacissima e +disarmata, chiama intorno a se tre o quattro lance accorrenti, Aroldo, +Bonifacio, Eustachio, trova Aimone, muove alle macchie, scavalca, +solleva i saluzzesi, e solo si precipita al castello.... Che? Nessuno +vorrebbe credere, ma è così! il ponte levatoio calato. Ugo, strappata +la scure a un tardo soldato e datagliela sul capo, si mette a lavorare +contro il portone, con braccia poderosissime, tanto più quanto più +dolorose. Accorrono a lui fanti. L'insidia tremenda! ad un tratto si +scuotono i catenoni e il ponte si solleva. Ugo, perduto l'equilibrio, +piomba all'indietro e per somma sua ventura, siccome non vi era +sbarra, rotola nel fossato. + +I fanti volsero le spalle per fuggire, ma il legno inclinantesi +all'insù li fece sdrucciolare giù al portone, ove tutti in un fascio +si maledirono orrendamente schiacciati. Ugo si abbranca ad uno dei +ritti che sostengono il ponte quando sia calato, e quivi, chiamando e +richiamando, giunge a farsi porgere una lancia da Bonifacio. Appena in +salvo alla riva, non trovando più il suo cavallo, stramazza d'arcione +Aroldo, monta sull'animale di quello, comandando:--Sorprendiamo cogli +arcieri dalla parte della valle! Aimone! Aimone! Dov'è Aimone? Cercate +di lui e dite che suoni a richiamare tutti i duci vicino a me! + +Bonifacio osserva:--È troppo tardi! Qui tutto è perduto! + +--E che? In tutti un impeto solo! + +--Baldo e Ildebrandino vi diranno.... + +--Per Dio! obbediranno! Io solo sono il capo dell'impresa! +Altissimamente lo grido alle castella, io, io! Aroldo, Bonifacio, +Eustachio, non credevo di parlare con gente pari vostra!--Galoppa +verso il terreno raso, ed alza la faccia... Vede un fumo sollevarsi di +lontano.--Il forte d'Ildebrandino! Chi disse di lasciare sguernite le +castella? O Gesù!--e con spronate furiose Ugo lancia il cavallo... In +quale direzione? Pareva che cento demoni strappassero il freno +all'animale, perchè era tormentato innanzi, indietro, a destra, a +sinistra, come una cosa pazza.--Qui tutto è perduto!--ripeteva il +cavaliero straziatissimo le parole di Bonifacio.--Ed io voglio +vittoria! + +--Fugge il messere! Il capo dell'impresa!--fischiano dietro ad Ugo +Bonifazio ed Eustachio: e poco dopo Baldo accorre dalla valle. + +Ugo lancia il cavallo così da averne mozzo il respiro, lancia e +smania! Eccolo al ponte di Ildebrandino: entra nel castello, balza +d'arcioni gridando:--Io voglio combattere i nemici! Qui si raggrupperà +una fortissima pugna! Suonate tutte le trombe! Tutti i duci vicino a +me! + +Gli si presenta a terra un ferito, il quale, giungendo le mani:--Per +amore della croce, abbiatemi misericordia! + +--Dov'è madonna?--supplica Ugo:--Ah!... misericordia a me! + +--Non uccidetemi! + +--Dico di madonna! Madonna! I nemici! + +--Misericordia, gran barone! Il traditore è quello che era all'uscio +della cappella! Ho risparmiato anche il veleno per voi, gran barone! + +Ugo si caccia per le scale e nelle camere, trova nemici predatori e li +combatte. Scompigliati, gli scarsi che avevano tentato la sorpresa, +facile dacchè il castello era poco difeso, sono stretti a sgombrare, +gridando:--È qui Ugo con cento cavalli!--Ugo, giù ancora per lo +scalone, entra nei corridoi incendiati. Oh ecco! vede Ildebrandino ed +Oberto. Incalza Ugo:--Ov'è madonna? + +Quegli meraviglia spaventato:--I morti tornano!--E questi:--Ugo è +risuscitato per mia dannazione!--E tutti e due, facendosi segni di +croce, si danno a fuggire, guardandosi alle spalle. Ugo dolorosamente +li chiama e li richiama per tutti i santi: poi si mette dietro ad +essi, corre, corre... È nella corte ed inciampa. Lo stesso ferito +geme:--Abbiate pietà!--Il cavaliero guarda, e vede che quegli ha sul +petto lo stemma di Adalberto, e sulla testa sanguinosa la tonsura di +chierico. + +E quello:--Fate da cavaliero cristiano! Sono sul sagrato!--Era Ingo +difatti sotto una finestra della cappella. + +Ugo, con subito pensiero religioso, esclama:--Voto una lampada +d'oro alla Vergine di Saluzzo!--e facendo sgabello col corpo del +ferito, s'aggrappa all'inferriata di una finestra aperta, si +strascina su col petto, e ripete:--In luogo sacro voto due lampade +d'oro!--D'improvviso una vampa guizza dal sotto in su ad +infuocargli i capegli, e un globo di fumo gli soffoca il respiro... +Riapre gli occhi: storce la bocca a ricevere aria dalla corte, fa +per balzare... No, prima nell'ardentissimo strazio dell'anima +raddoppia il voto alla Vergine del cielo:--Quattro lampade d'oro, +per quel che ho falto! per quello che voglio fare!--e fìcca gli +occhi dolorosi nella cappella, cercando l'altare a cui drizzare la +destra.... Imilda è là dentro arrovesciata ed immota!... Ugo balza +a terra, strappa di sotto al corpo del ferito un'azza, precipita +dove gli pare debba essere l'ingresso della cappella. L'uscio è in +fìamme! Lo squassa terribilmente. È chiuso! Tempesta colla scure. + +A quell'indiavolare accorrono Ildebrandino ed Oberto. Essi avevano +combattuto gli invasori, ma non avevano trovato Imilda per tutto il +castello, né alcuna cosa saputa di lei. I servi e le ancelle crano +stati uccisi: il povero Federigo più non tornava dal campo di certo. +Accorrono dunque Ildebrandino e Oberto, sclamando:--È proprio lui! Gii +spiriti hanno braccia di nebbia. Questo no, per Dio! + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + +Alla sera di quel medesimo giorno, narrano le cronache: Adalberto, +andando nella sua camera e buttandosi armato sul letto, trovò al +capezzale la fascia che Oldrado aveva riportato nel gioco d'arme, +vent'anni prima, e su quella c'era scritto il numero dei morti e dei +feriti nemici. + +Narrano anche che quello sparviero presentato all'omaggio, sorgesse +dalle ortiche fra cui fu gettato, e apparisse cogli artigli di ferro e +col becco di ferro, vecchio, lontano, lontanissimo, su un monte, ma +ancora pronto a spiccare il volo. + +Queste ciance furono scritte dall'eremita di Malandaggio, un veggente +che la sapeva assai lunga! + + + + +CAPITOLO VII. + + +Morti Aginaldo e Gisalberto: abbandonate le macchine sul campo: +lasciativi i cadaveri insepolti e i feriti inutilmente imploranti +pietà per lo strazio del Calvario: molti uffìziali fuggiti, e +moltissimi soldati corrotti dall'oro e dalle promesse: incendiato il +castello d'Ildebrandino: le cose rotolarono giù con maledetta rapidità +di male. + +Ugo fu ad una voce accusato. Aveva mostrato certo ardimento in +principio: ma quale esperienza in lui? I tempi per ricorrere all'armi +non erano proprio quelli: bisognava aspettare, e Aginaldo già da +cinque anni aveva fìsso un pensiero d'impresa che doveva essere +sicura, Aginaldo sì, sperimentato, risoluto, tenacissimo! Ma il +vecchio aveva saputo aspettare, e ancora avrebbe aspettato, se la +storia di quello sparviero stecchito sul cuscino nero non fosse venuta +a metter le febbre in tutti i polsi. E poi Ugo era fuggito dal campo, +lui proprio che aveva detto a Bonifacio:--Io solo sono il capo +dell'impresa! Altissimamente lo grido alle castella, io, +io!--Ildebrandino e Oberto bastavano soli a liberare Rupemala. Ugo che +aveva fatto? Quante cose sconciate! Quante armi e quanti uomini +perduti! Come aizzato Adalberto! Per Ugo anche l'impresa da farsi fra +dieci anni da quella, l'impresa che doveva proprio riuscire, era +guasta ed anche resa impossibile.--Ma perchè l'avevano ammirato, ed +ubbidito e acclamato capo? + +Ugo dunque fu accusato: il castello di Aginaldo due notti dopo +sorpreso dagli armati di Adalberto, i quali violarono la fierissima +vedova rimasta e poi la serrarono in un monistero a fare penitenza: +assediato il forte di Gisalberto che lasciava due figliuoletti ed +unica guida un maestro d'armi: Baldo ringhiò che sapeva e doveva +resistere da sè, che i suoi capegli bianchì non aveva mai creduto gli +avessero a dare la vergogna somma, e Baldo alzò il ponte levatoio +giurando di voler uccidere Adalberto e il traditore dell'impresa. + +Adalberto, _illustrissimo ed eccelso signore_, dalle torri del suo +castello, con trombe militari, ai gentiluomini dell'_inclita signoria_ +pubblicò un bando con cui poneva prezzo d'oro sulla testa di Ugo, +promettendo perdono a quello o a quelli dei soggetti che gliela +recassero su un bacile vilissimo, nella chiesetta d'Auriate, senza +scorta d'armi, con tonache dì penitenza e corda al collo. Ciò a +commemorare l'omaggio reso tanto bene nel giorno di Pasqua di +Resurrezione. + +Ed Ugo? Ugo, chiuso nel suo castello, ad occhi aperti sognava +sempre di lanciarsi in una cappella ardente, come una fornace, +sognava tutti i supplizi del corpo e dell'anima. Una donna +strideva, brancolando, tra il fumo e le vampe: la cappella era +lunga lunga, e più egli avanzava, più cresceva il lamento.... +Giungeva a lei, l'afferrava, l'alzava: ella chinava il capo sulla +spalla, abbandonatissima: egli si sentiva legato alle gambe, +inciampava, rompeva potenti lacci: ella supplicava:--Strappami da +questo fuoco eterno!--E. da quel fuoco neppure egli poteva uscire. +Crescevano gli strazi:--Strappami!--ella lo supplicava:--Pietà! +pietà del mio tormento del cuore!--Ah! è così ch'ella domandava +pietà? Si! Ugo, che voleva abbandonarla alle fiamme, nulla più +vedeva, nulla sentiva, sentiva solo un bacio rovente... un bacio di +Imilda!--T'amo, t'amo, Imilda! In qual momento te lo dico! M'hai +ascoltata? Sei viva? Chi ti strappò a me? Io ti allentai le mie +braccia? Non so quello che accadde! Ma tu non sei morta? Supplico +Dio, no, no! Quale incertezza!--Ed Ugo, così torturato, sentiva +corrersi per tutte le fibre una potenza di nuova vita: e sorrideva! +Allora ecco alla fantasia il padre, in un tratto, che rampognava +orrendamente:--Perchè ti diedi speroni d'oro? Perche tu fossi +vinto? Già troppo affanno fu nella famiglia di Oldrado per il +serpente della donna! Guardati, Ugo, guardati!--Ed Ugo +piangeva:--Padre, se ella è viva ancora, come si tormenta! Io non +posso odiarla! + +Allora Ugo vedeva l'acqua stagnante di un fossato, tutta sozza di +sangue, putrefatta e fangosa: alla superfìcie venivano a scoppiare con +flaccido gorgoglio e con lentissimi cerchi alcune bolle d'aria: sotto +qualcosa si moveva all'insù: ecco una testa coi capegli impegolati sul +volto da una melma verdiccia. Che? si chinava salutando. Sulla nuca +era aperta e scheggiata: si drizzava e boccheggiava, come quella di un +ferito e di un annegato. Era messer Gisalberto! Quel morto affondava: +qualcosa ancora si dondolava all'insù. Messer Aginaldo quest'altro! E +i due cavalieri a vece di pupille avevano un globo bavoso che colava, +il naso pesto, alle labbra cascanti penzolate le irrequiete code dei +vermi. E i due borbogliavano:--Traditore tu?--.... Ecco Manfredo e +Bello, i figliuoletti di Gisalberto, affamati disperatamente nel +pattume di un sotterraneo e disperatamente imprecanti:--Traditore!--E +madonna Marzia, la vedova, sbattuta a terra da due sozzi ferocissimi, +chiamava la Vergine, e si rannicchiava ululando:--Per te traditore!--E +il vecchio Baldo si armava e ringhiava:--Muoverò al tuo castello!--Poi +Ildebrandino e Oberto: Oberto era il dimonio della gelosìa; +lividissimo, furente, toglieva una ciotola ai cani, in quella sputava, +e in quella poneva la testa di Ugo. Il conte d'Auriate +ridacchiava....--Madonna di Saluzzo, voto dieci lampade +d'oro!--gridava Ugo. Allora di nuovo ecco una cappella ardente, ecco +una donna.... + +--S'io non l'avessi veduta--gridava Ugo:--non l'avrei conosciuta, non +sarei fuggito per lei! E chi è lei? S'io non l'avessi conosciuta? +Cavaliero che combatte senza pensiero di dama è vulgare mercenario! Se +io non l'avessi amata? Ma se era destino, se è destino ch'ella +riaccenda la vendetta! E la vendetta sarà atrocissima su tutti! S'io +non fossi fuggito dal campo? Ma quelli che erano al suo castello non +erano nemici, e non volevo io raggruppare la pugna decisiva?... Se non +ci fosse stata lei! Ma se così era, chi sarebbe ora dinnanzi alla mia +fantasìa orrenda a misurarmi nei deliri dell'affanno? Non la +rabbuffata larva del padre! Non la oscena di Guidinga!... No, no, +voglio vivere e vivere di guerra! Sono vinto, e ancora voglio +sostenere il peso vituperante della vita! Sono disonorato, e non mi +schianto per mia volontà d'abbominio! Sono abbandonato da tutti, e +voglio meditare fortissimi fatti! E impreco colla voluttà della sfida: +"Dammi ancora maggiore tormento!"... Oh se non ci fosse stata lei! +Ella mi supplica nel giorno, nella notte: "Vieni, cercami, fammi +giurare, precipitati e vinci!" La voglio! La voglio mia fosse pure in +mezzo ad un fuoco che per secoli non si spegna! Imilda, dimmi che sei +viva! Ti supplico! + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +E Imilda? Ritorniamo a Rupemala. + +Imilda, in quel momento in cui Ugo aveva riso, senza più una coscienza +al mondo, fu afferrata e salvata da Oberto, spinta fuori della +cappella. Ildebrandino, a cui le vampe vividissime e sibilanti avevano +impedito di vedere gli atti e di ascoltare i gemiti di quelle povere +anime disperate, Ildebrandino abbracciò Ugo, uscito lentamente dalle +fiamme, e volle che Oberto l'abbracciasse, gridando:--Gran mercè! +Nipote mio, questo è un esempio!--Imilda fu trasportata in una camera +e soccorsa. Ugo s'involò dal portone: e nulla a Rupemala si seppe di +lui. + +Il dì dopo, continuando l'incendio, per quanti sforzi si fossero usati +a vincerlo, Ildebrandino decise risolutamente di resistere ad +Adalberto, contendendogli mattone per mattone dell'irreparabile ruina: +e disse ad Oberto:--Qui dobbiamo morire con esempio non unico certo +nella nostra famiglia. Avesti gli sproni d'argento: dunque sii +contento, e ricordati che la ubbidienza agli esperti è grande virtù di +guerra. + +Oberto era tetro. E a quelle parole rise amaramente. + +--So che vuoi dirmi, Oberto. Ti paiono pochi gli sproni? Sii contento: +non a tutti è data l'audacia delle cose fortissime. Hai parlato con +Imilda stamattina? + +--No. + +--No? + +--Ha domandato di me? + +--Sì: e ringrazia Iddio.... + +--Ringrazi messer Ugo. + +--A tutte l'ore! + +--Dannato sia!--imprecò Oberto. + +--Come? Come? Quanto fu valente per noi! Sì!--affermò Ildebrandino. + +--Per la impresa?--rise Oberto, invelenito: guardando lo zio con +degnazione, quasi gli dicesse:--Mi accontenterò io dei vostri giudizi? + +--Oberto, l'hai veduto nelle fiamme? + +--Troppo ho veduto! + +--E per la impresa, tu dici? Ugo ha pugnato, come un forte, e l'amo! +Ma Dio ci maledisse. + +--Perchè c'era lui! + +--Oberto, che hai? La tua ira mi piace! Contro chi?--si accese +Ildebrandino. + +--Contro di voi--ardì Oberto. + +--Ti sono amare queste parole? + +--Zio!--rispose Oberto ad un tratto:--Voglio sposare Imilda, anche +oggi! + +--Quando Ildebrandino consenta--rimproverò lo zio. Allora Oberto con +astio e con ironìa:--Ah volete combattere voi? Ugo sarà con noi?--E, +meditando una offesa verso Ildebrandino e una vendetta contro Ugo, +domandò tra sè stesso:--Venti anni fa, quando Adalberto mosse qui, +come combattè lo zio?... Che gloria!... E voi, messer Ugo, perchè +avete spezzato l'uscio della cappella sacra? Era meglio che Imilda +morisse, là, sola! Volete ch'io parli al vescovo di Saluzzo?--E +Oberto, dopo un silenzio beffardo collo zio, si espresse così:--Fate +che, morendo voi, io abbia un castello, o la memoria di un castello: e +voi le esequie da cristiano. + +--Duri la guerra un mese, duri un anno!--rispose Ildebrandino, offeso +più che mai e più che mai dignitoso:--Perchè mio nipote parla così? +Ch'io non sappia combattere? Ch'io non conosca i valenti? Ebbene, +senza messer Ugo io sfiderò Adalberto. + +Oberto fu contento. + +--Senza Ugo, sì: e mio nipote ascolti:--Ildebrandino andò al fondo di +torre dove sapeva che era stato chiuso Guidello: lo trovò rabbioso di +fame, lo trasse su, lo fece rifocillare, poi lo accommiatò così:--Va, +araldo del malanno, tromba di vergogna. Io ti lascio e ti comando +questo: torna al tuo signore e digli che con Ildebrandino c'è Oberto. +Digli che Oberto vuole un castello per sè e per i suoi: il castello +può essere quello di Adalberto. Madonna Marzia, Manfredo e Bello +domandano vendetta. Che pensi Baldo non so: so che i vili e i +traditori non sono più sotto il suo tetto. Io ti lascio e ti ho +comandato. + +E Ildebrandino e Oberto s'apparecchiarono a disperatissima difesa e a +furioso conquisto. Oberto un giorno disse:--Zio, lasciate ch'io vada a +domandar benedizione al vescovo di Saluzzo. + +Ildebrandino crollò la testa: ma Oberto volle proprio uscire dal +castello. Tornato di lì a poco tempo, con volto soddisfattissimo, +domandò:--Ov'è madonna Imilda?--come se dicesse:--La _mia_! Voglio +sposarla oggi, col piacere suo e con quello di Ugo! + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Madonna Imilda non era più con Ildebrandino. Questi, per toglierla dai +pericoli dell'armi, l'aveva segretamente affidata alla custodia dei +figliuoli del povero Federigo e della vecchia Agnese, e fatta partire +per una casetta di boscaiuoli, lontano, su una delle montagne, che, +con quelle su cui sorgevano le castella dei cavalieri e del signore +Adalberto, formava il contrafforte che si spicca dal Monviso. Questo +contrafforte coll'altro staccatosi dal monte Meidassa chiude la valle +ove nasce il Po: al di qua la valle di Varaita, di là quella del +Pelice, all'apertura Saluzzo. + +Là su stette madonna Imilda, un giorno, e due, e tre... Le diceva la +vecchia Agnese:--Madonna, oggi si combatte. Preghiamo. + +Imilda rispondeva:--C'è un cavaliero che vince sempre e tutto. + +Alla sera venivano sulla montagna i figliuoli di Agnese a portare le +nuove: e le donne domandavano:--Nessuno sa niente? che Imilda è qui? + +--Nessuno. + +--E quel cavaliero? + +I boscaiuoli intendevano di Oberto e rispondevano:--Coll'usbergo è un +san Giorgio. Ma sa niente! + +Oh come pregava Imilda in tutti i momenti!--Madonna del cielo, non +dovevi mandarmelo! Sarei morta su i tuoi gradini e tu mi avresti dato +il paradiso! Non avrei conosciuto l'inferno in questa vita! Amare come +amo io! Come volle Dio che amassi!... E non so nulla di lui! E non oso +domandare di più.... Ma è questo l'amore?... E che mi disse egli +perch'io abbia diritto ad amarlo? Che fece! Vinse il fuoco!... E che +era morire a confronto di questo vivere? Ugo, Ugo cavaliero, Ugo +infelicissimo! Perchè non vieni? Forse che t'hanno ucciso? Forse che +m'hai dimenticata?... Ucciso!... Chi può avere alzato la mano su di +te?... L'anima mia non sa combattere l'incertezza tremenda! Così +disse: "Sono il figlio di Guidinga!" E chi era Guidinga? +Un'innamorata? Ma ella forse fu un angiolo. Io sono condannata in +questa vita e nell'altra.! L'amore cominciò tra le fiamme, e tra le +fiamme inestinguibili sarà eterno tormento!... Pietà, madre dei +pentiti: io non so quello che dico! E tu m'avresti dato il paradiso! +Ma se già mi hai condannata, questo è troppo strazio: e lo spezzarmi +così è indegno di te che tutto puoi. Puoi volere anche in me la +bestemmia.... Non sono io che parlo: è Ugo in me! No, no, Ugo sarebbe +perduto, ed io voglio invece la sua eterna salvazione! Non è Ugo, ti +giuro, ti scongiuro! È il cuore straziato! + +E la vergine una sera si fece raccontare da Agnese i casi di Guidinga. +E Agnese concludeva:--Dite, se la conobbi! Come conosco voi. Giusto, +come voi, la piangeva sempre quando il suo Adalberto era lontano. Voi +perchè piangete? + +--Ho paura!--rispondeva Imilda. + +--Conoscete la fantasma fiammante di bianco? + +--La _madonna perduta_? + +--È l'anima di Guidinga fino al dì del giudizio. + +--È così disperato l'amore! Chi ci resiste?--lamentava Imilda.--Come +reggerò al rimanermi quassù? + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Ugo da quattro giorni, sempre chiuso nel suo castello, si combatteva +atrocemente. + +E così:--Ildebrandino ed Oberto ieri vinsero. I servi prigionieri nel +castello di Aginaldo l'altra notte uccisero il capitano di Adalberto. +Baldo con Manfredo e Bello s'apparecchia a muovere qui per guadagnare +la taglia.... E tu che fai, Ugo? Tu capo dell'impresa, tu redentore, +tu giovanissimo conte!... Se Dio ci faceva vincere! se i morti di là +avessero supplicato coll'ardore delle fiamme! E tu hai pensato ad +essi? Oh i morti ora si levano ferocemente ad imprecarti! E la viva +sorride!... Il padre già dalla culla ti condannava alla vergogna e al +furore, e tu che avresti dovuto maledire la donna, tu per la donna sei +maledetto!... Temi la taglia? Ma che vale la tua testa? Vale oro, non +onore. Temi la morte? Ma che vale la tua vita? Fu già carica d'onte. +Speri la vittoria? Speri l'amore? C'è la morte! Oh questo sì ch'è +strazio ineffabile! E anch'io supplico: "Pietà!" come supplicò Imilda. +Pietà della mia vita! Ecco la vilissima preghiera! Preghiera di +donna!... Sì, ti sogno ancora nella cappella avvampante: giungo a te, +ti stringo: e tu chini il capo sulla mia spalla, ed io ti dico: "Ti +odio!" Ecco l'anima mia, ecco il mio dovere!... Che faccio ora? Io che +mi sento la forza e la ruina dei turbini. Io che voglio uccidere, e +crollare le torri, e sghignazzare fra il suono di cento trombe, e +morire pur che Dio mi ascolti!... Dio non ascolta mai!... È così muto +il sepolcro del padre! È così trista l'ironia del nulla!... Voglio +vita, vita strapotente, ed ogni vita è in queste parole: "Ti odio! +Femmina, ti odio!" O viva, o morta, sii detestata! + + + + +CAPITOLO VIII + + +Una sera (la quinta dal giorno della rotta) Ugo era nella sua cappella +parata a lutto, da tre ore cogli occhi fitti nella croce, colle membra +invase da una febbre crudelissima. + +Finiva appunto di parlarsi così:--Il martirio m'ha addoppiato! +Finalmente! Stanotte istessa vedranno i miei nemici chi è Ugo, quando +vuole e dev'essere il figlio di Oldrado!--Ed ecco ad un tratto, nello +spessore delle pareti, come un rumore di ferri scossi e di ruote +scorrenti: certo indizio che si calava al di fuori il ponte levatoio, +senza squillo di corno e senza parola data e ricambiata. Che era mai? + +Ugo si accigliò: pure continuando ne' suoi pensieri:--Non è giorno di +sabato, nè ora da tregenda.... Giuoco d'imaginazione, via!... Chiamerò +Bonello: ch'egli faccia apparecchiare gli uomini, e, questa notte +istessa vedranno i miei nemici! Ugo ama ed odia una cosa sola: la sua +spada!--e se la cercò al fianco, e non avendola, si morse le labbra. +Impazientissimo andò verso la porta: ed ecco si abbattè con Bonello +che veniva innanzi lentamente e colle mani nascoste dietro le reni. + +--Messere,--disse Bonello:--siete disarmato? + +--Debbo temere i traditori nel mio castello?--rispose fieramente Ugo, +e comandò:--Bonello, fate alzare subito il ponte. + +--Ah voi sapete?--e lo scudiero s'avanzava strisciando sulla parete +che la lampadetta dell'altare lasciava al buio, e vedendo sull'altra +l'ombra della sua persona barcollare gigante, continuava:--Sapete: +tante cose le paiono, ma non sono? + +--Come a dire? + +--Io fui sempre sicuro e fedele. + +--Bonello! + +--Ma sapete quanto vale la vostra testa? Oggi fu triplicato il prezzo. +E voi sapete com'io sia povero diavolo, ad onta dei servigi che ho +fatto ad Oldrado. + +--Tu! tu ami l'oro! Bonello, questo è castigo d'Iddio! Tu puoi! Ma io +ti risparmio il delitto! Ti amò messer Oldrado!--ed Ugo diedesi a +chiamare:--Aimone! Aimone! + +--È inutile, messere. Ho preveduto, è spacciato, e non risponde più. + +--Io non consento, Bonello, che tu perda l'anima in modo così vile! A +me!--e prima che Bonello si muovesse di un passo, Ugo tolse un +candelliere dall'altare e lo rotò come una mazza:--Potrei ucciderti! +Ma nemmanco voglio!--e lo balestrò sul pavimento. + +--Messere, colla taglia che avete sul capo c'è tanto da pagare tutti +gli uomini del castello. Avete pensato? Noi abbiamo pensato. + +--Bonello! m'ammazzi un ribaldo anche pagato da te, ma tu no, no! + +E Bonello, come preso da un rimorso:--Ho giurato a messer Adalberto! + +--Morire così? Voglio vivere per combattere! Scellerato!--ruggì il +cavaliere, e con un lancio balzò all'uscio della cappella, e +furiosamente prese giù per il corritoio:--In questa chiesetta dunque +così mi si pagherebbe il tradimento di Oldrado! + +L'altro sempre a cinque passi gli era dietro bestemmiando:--Ho +giurato! + +Ugo venne nella corte. Tutto era buio, e poco mancò non inciampasse e +fosse trucidato. L'unico luogo che fosse illuminato da una fiaccola +era l'androne della porta: Ugo vi si diresse, cogli occhi invano +cercando un'arma qualunque: vide aperto il portone e calato il ponte, +come era stato fatto per preparare la fuga a Bonello nel caso di colpo +fallito, o per preparare il peggio. Ad un camerotto si affacciarono +gridando dieci o dodici uomini, e minacciando. Ugo ne atterrò due in +un baleno, ma, mentre stava per strappare loro la spada, eccogli +vicinissimo quel grido di condanna:--Ho giurato!--Ugo, abbrividendo, +si scagliò contro Bonello, e in un fascio tutt'e due stramazzarono sul +ponte, e ruzzolarono innanzi sette od otto passi, sì che dalla tavola +di legno vennero al ciglione del fossato. Bonello tentava di adoperare +il pugnale, ma sotto la stretta del signore non poteva: la lotta +divenne accanita per le percosse menate alla cieca. Alla fine Ugo +abbrancò il pugnale. Bonello si svincolò, sorse, e prese a fuggire giù +da una stradetta. Ugo corse, corse, giù, a fiaccacollo per balze, giù, +perdette la traccia dell'altro, precipitò, e cadde rotoloni.... Non +ascoltò più.... Quando si drizzò gridando:--Voglio tornare al mio +castello!--ascoltò dietro, all'insù, già, lontano, queste grida +ubriache:--Viva messer Adalberto!--Ugo si rivolse e vide moltissime +fiaccole che giravano intorno alle sue mura e sparivano a poco a poco +entrando nel portone.--Adalberto è padrone del mio castello!... Il +tradimento era preparato!--disse Ugo, ed imprecò:--Che mi resta? Il +mio odio e il mio amore!--e a vece di scheggiare la testa contro un +masso per finire il martirio, l'alzò superbissima al cielo. + +Due o tre fiaccole venivano giù dalla porta verso la stradetta, e una +voce gridava:--Bonello! Bonello!--e poi:--Si accresce la taglia di due +mucchietti d'oro.... O vivo messer Ugo o morto.... + +Ugo scese senza una direzione per la valle, nella notte oscurissima, +poi s'arrampicò ad un monte, sempre alla cieca, percuotendosi nelle +piante, molte volte cadendo, affondando, squarciandosi i piedi e +legando le gambe nei rovai, e spiando cogli occhi intentissimi, +coll'odorato, colle mani.... + +Camminò, camminò. Ad un tratto gli parve che qualcuno parlasse di +lontano. Egli si protese a terra, ficcò gli occhi nella tenebra, e +scorse tra il nero degli abeti una striscia più chiara che montava, +montava, si perdeva: era una stradetta. Dio sa per dove! Ugo nulla +conosceva. Concentrò tutta l'anima nel senso dell'orecchio: capì che +due uomini armati venivano su parlando tra loro. + +Ugo incominciò ad afferrare queste sole parole:--.... quello che dite +voi è un cavaliere valoroso. Ma l'altro è da sgozzare. + +Avvicinandosi i due interlocutori, Ugo rattenne il fiato: e sentì +distintamente il colloquio: ed eccolo: + +--Chi disse che Ugo era morto per ferro, chi per sasso. E compare a +menar così la scure, rompendo l'uscio della cappella, una cosa sacra. + +--Perdono d'Iddio! + +Ugo, per tacere, si cacciò un pugno in bocca. + +Diceva l'uno:--Adesso c'è su scomunica per tutti. Ohe, non ditelo, +fratello, a mamma Agnese, se no ci troviamo giuntati anche di quel po' +di cena, dopo una giornata d'arme come questa. + +E l'altro:--Messer Oberto non parlò con noi? Si è spento l'incendio, +per grazia della Vergine: perciò fu pubblicato un bando dal duomo di +Saluzzo: con cui Ugo è scomunicato, sette volte sette, noi solo +una.... ed è di troppo! Ma lodiamo Dio! sarà levato il peso dell'anime +nostre solo quando madonna potrà sposare un cristiano leale che paghi +il papa. + +--Dicono d'Oberto. + +Ugo quasi si sgangherò le mascelle. + +Continuava l'uno:--Ed ha di già fatto sacramento al vescovo messer +Oberto. Hai veduto la croce sulla pergamena? + +Diceva l'altro:--Oberto è un cavaliero valoroso. + +E i due si allontanavano. Ugo guardava ed ascoltava. Solo tenebra e +silenzio. Ugo fece per alzarsi e seguire i due uomini, ma non potè! +Così disteso a terra com'era, si cercò alle reni il pugnale per +appuntarselo al petto e poi pregare con religiosi e suicidi +contorcimenti: l'atto della supplicazione, credeva, avrebbe celato a +Dio il delitto. Non trovò l'arma: allora disse:--È volere del cielo +ch'io non muoia così orrendo!--e potè rizzarsi, e salire la +montagna.--O Signore--scongiurava:--fammi capitare a Malandaggio! C'è +un buon romito nella grotta.... Ch'egli mi ribattezzi coll'acqua del +Chiusone!... Nella valle giù.... c'è.... Imilda.... Imilda!... E +voglio fuggirla!... Su, su, su, t'arrampica!... Imilda!--e +vaneggiando:--Su, su!... È pur triste la strada al paradiso!... Sulla +cima m'attende la morte!... + +L'eremita era lontanissimo, oltre la valle del Pelice, nella valle del +Chiusone, sul Malandaggio, tra le Porte e il Villaro. + +In questi pensieri, smarrita ogni traccia di sentiero, errò tutta la +notte.... + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + +Torniamo a Rupemala. + +Oberto e Ildebrandino erano divenuti nemici, come si vide, e i +nemici in casa sono peggiori di quelli coll'armi alla mano. +Ildebrandino pensava:--L'ho colmato di benefizi, come se fosse mio +figlio, e speravo tanto d'Oberto! L'avevo bene cresciuto! "Voglio +Imilda!" Dopo ch'io gliela avevo concessa' Non doveva, non poteva +dire così.... Ma v'è un'offesa maggiore!--Sì, Ildebrandino aveva +udito amarissimamente rinfacciarsi la sua mala fortuna di un tempo, +e fu trafitto da quel dubbio villano: "Fate che, morendo voi, io +abbia un castello o la memoria...." E che aveva soggiunto Oberto? +Le esequie? Ildebrandino aveva capegli grigi: pensò e ripensò, e si +sentì come maledetto.... Quel giorno in cui Oberto tornò da Saluzzo +chiedendo d'Imilda, Ildebrandino rispose:--È _mia_ figlia!--e +veramente provò addoppiato l'amore per lei, già lontana, ma sicura. +Oberta domandò a tutti per sapere qualcosa, ma invano. Allora lodò +lo zio, finse di volersi pacificare con lui, forse per acconciargli +più traditora una certa sorpresa che meditava pel dimane, escì con +lui a cavallo per vedere dove fossero appiattati i nemici; si +rappattumarono un poco, ma sulle loro labbra c'era sempre un'ironia +velenosa, sempre quell'espressione--Lascia fare a me--che si +mostrava più e più, quand'essi volevano ricacciarla. + +All'indomani entrò un frate nel castello e parlò con Oberto, perchè lo +zio era uscito coi balestrieri ad apparecchiare una offesa contro +Adalberto, che continuamente faceva scorrazzare della cavalleria. +Oberto parve assai dimesso, ricevette un rotolo di pergamena dal +frate, e lo accommiatò:--Che messere il vescovo ne faccia grazia! +Speriamo nella Vergine di Saluzzo. Sì, farò ancora limosina al +convento, copiosissima....--Poi tra sè:--Se il papa mi sapesse dire +dov'è Imilda? + +Ad Ildebrandino nulla fu detto. E quel giorno il cavaliero volle +combattere, combattè fino a sera, cessò, e, meditando una certa +impresa per la notte, tornò al suo castello, e sembrò riconciliato con +Oberto, perchè questi gli fu allato sempre, come un prode. +Ildebrandino, cogliendo il momento che Oberto non vedesse, chiamò a +sè, in una torre, i figli del vecchio Federigo e di Agnese, e loro +disse:--Ritornate su alla montagna e portatemi per domani le nuove di +Imilda. + +Oberto che era nella corte, da un pezzo meditabondo, vedendo partire i +due fratelli, credette che si recassero dai vassalli cogli ordini per +la notte: domandò loro:--Dove andate? + +E quelli:--Dove vuole messere. + +--Vuole lui? Non sempre si è obbligati a obbedire noi--istigò +Oberto:--Vuole? + +--Come? + +Oberto mostrò loro la pergamena che aveva in petto, parlò +sommessamente, rivelando una gran cosa accaduta, e concludendo:--Siete +sciolti da ogni giuramento verso lo zio. Obbedite a me che posso +salvar tutti! Ditelo ai soldati. Io voglio comandare a tutti loro, se +ad essi preme il nome di cristiani e la salute dell'anima. + +--Che mistero!--disse uno dei fratelli, avviandosi. + +E l'altro:--Non ditelo a mamma Agnese. E se stanotte il dimonio ci +gioca!--e fece l'atto di segnarsi colla croce, ma si arrestò +lamentando:--Non si può più, e mi trema la mano! + +--Che cosa! Quando gli altri la sapranno! + +I due uscirono dalla porticella di soccorso, e s'incamminarono, taciti +e compunti, alla montagna: e furono proprio quegli armati che Ugo +ascoltò con tanto amore. + +Quella sera, appena Oberto vide Ildebrandino:--Zio--gli disse:--Ho da +parlarvi e da senno. + +--Senti chi vuol parlare da senno!--interruppe lo zio, egli stesso +suonando un corno:--Dobbiamo fare una sorpresa, devo farla. So che una +congrega di demonii deve passare non lontano di qui, colle fiaccole, +per tentare un tradimento al castello di Ugo, so.... Che hai? Orvia, +parla. + +Oberto voleva che maggiore solennità accompagnasse la rivelazione che +aveva a fare, perciò si morse la lingua, dicendo:--A tempo migliore +parleremo. L'auguro per me e per voi. + +Uscirono, trovarono i nemici e combatterono: nullameno i traditori +proseguirono il loro viaggio. Ildebrandino guadagnò una ferita alla +gola, leggera, lo credette, una graffiatura, ma con un certo +bruciore.... Oberto pensò:--Quella proprio che ci voleva per tenermelo +quieto--accompagnò lo zio al castello, lo sdraiò sul suo letto e lo +guardò. Quegli si smarriva negli occhi, borbogliava sordamente, +dicendo:--Niente!--e cominciava però a contorcersi. + +--Messer Ildebrandino,--prese a dire il nipote:--debbo annunziarvi che +il vescovo di Saluzzo.... Non mi ascoltate? + +Non lo ascoltava davvero. + +--Debbo annunziarvi che il vescovo di Saluzzo.... Svegliatevi!... Ma, +ma, zio! Che avete?... Non posso pregare per voi, mi spiace.... +Svegliatevi! Ah, ma com'è questa scalfittura? Che ei si vada +addormentando come un ghiro?... Zio, ditemi, ov'è Imilda?--finì per +comandare:--Ditemi! + +Ildebrandino era assopito: la ferita, d'arma avvelenata, si faceva +livida e gonfia. + +Oberto prorompeva:--Ah la mia vendetta! Perchè cadrà a vuoto? Zio, +zio! Ho tanto fatto, e sì bene!... Ascoltatemi! per poco.... Che mala +fortuna!... S'egli morisse?... Zio! + +Per tutta la notte Oberto trepidò, senza chiamare aiuto d'uomo. +All'alba tolse su lo zio, lo denudò, lo portò nel corritoio, nella +corte, lo pose a terra dinnanzi alle finestre della cappella, e lo +coperse del drappo nero dei morti, ma senza croce, senza un +ramoscello d'olivo, senza una goccia d'acqua, lasciandogli sporgere +i piedi unghiuti e i capegli irti. Poi prese una mazza, e tra una +finestra e l'altra inchiodò la pergamena che aveva avuto il giorno +prima, gettò sullo zio un po' di cenere, e dicendo:--Almeno è morto +scomunicato!--lo stette a guardare un pezzo. + +Ad un tratto il drappo nero si mosse, e dalle pieghe sporse una mano +che ne ghermì la frangia, la strappò, la strappò: apparì fuori il +volto di Ildebrandino, paonazzo, furente, soffogato: gli occhi si +ficcarono sulla pergamena segnata di croci e di grossi caratteri: si +spalancarono, ma furono accecati dalla cenere che vi cadeva dal drappo +sempre più scosso dalle mani febbrili. + +--Zio!--disse Oberto:--è inutile che chiamiate il becchino. Gli +scomunicati come noi giacciono insepolti. + +--Ah sei tu? Oberto!--incominciò Ildebrandino, svegliandosi per poco +dal lungo sopore:--Perchè non so leggere, come un frate? La vedo lì la +condanna, la vedo! Ma nemmeno tu sai leggere: sono contento! + +Oberto si piantò sotto la pergamena, esultando:--Non so leggere, ma io +l'ho dettata al vescovo di Saluzzo. Ugo è scomunicato sette volte +sette: noi una sola: sarà levato il peso all'anime nostre solo quando +un cristiano leale sarà padrone di questo castello. + +Ildebrandino si contorse tutto, gettò il drappo, e fece per rizzarsi: +ma ricadde:--Perchè sono qui?--domandò, e tacque. + +--Voi morite così? + +--Ah Oberto! + +--Morite scomunicato, insepolto? Pensate qual castigo orrendo! +Scomunicato, insepolto! + +--E che a me?--delirò il moribondo:--Vedi tu questo drappo? Nera è la +morte e senza speranza. Nulla sento, nulla ricordo più! + +--Voi dunque morite così? + +--Solo i frati veggono i demoni, solo le donne veggono gli angioli. + +--Le donne? Pensate che Imilda è scomunicata! Dice la pergamena: sarà +levato il peso dell'anime appena ch'ella possa sposare un cristiano +leale che faccia molta limosina. + +--Imilda?--A quel nome Ildebrandino si tirò addosso la coltre col +massimo rispetto: e comandò:--Lasciami, Oberto!... Mi manca la +lena.... Non gettarmi nel pattume! + +--Che bel momento per cercarvi la sposa! È venuto!... + +--Lasciami!... Mia figlia non è qui?... Come si muore senza fede!--e +il vecchio quasi pianse:--Imilda!... Nulla sentivo, nulla ricordavo +più! + +--Desiderereste che Imilda fosse qui? + +--Tu la vuoi sposa?... Ma no! + +--Imilda che dirà di suo padre, che tutti ci volle dannati! Dannati +per lui che moriva! Imilda deve vivere. + +--E volevo vivesse felice!--Ildebrandino era straziato in modo +ineffabile: e pregava:--Dammi la mazza sul capo! No? Dio, fammi +morire!... Morire?... Nella morte c'è un mistero che mi pesa! Sento +adesso: no, no...! Oberto, lasciami: tristo, vituperato, +ingratissimo.... + +--_De profundis clamavi ad te, Domine_. + +Infine Ildebrandino disse:--Va alla casa di Agnese e di Federigo: là è +Imilda.... Affrettati, affrettala!... Prima ch'io muoia!... Fa +limosina coi gioielli di Adelasia mia, prega, fa pregare! Affrettati! +Sposa Imilda, prima ch'io muoia, ah!... O Signore, dammi un po' d'ore +di vita, a costo di qualunque spasimo! Carità! Credo nel Signore!... +Affrettati! + +Oberto corse al monte. + +D'Ildebrandino parliamo per l'ultima volta. Prima che Oberto giungesse +alla casetta di Agnese, egli moriva supplicando:--Carità! +carità!--raggomitolandosi nel drappo, e trascinandosi fino a toccare +una pietra della cappella. Come nel castello si svegliarono gli armati +e come le sentinelle calarono dalle torri, la novella trista passò di +bocca in bocca; tutti si spaventarono orrendamente. Pare che Adalberto +tosto sapesse qualcosa, perchè investì il portone, con pochi fanti, e +s'impadronì del castello. + +Oberto che andava cercando la sposa, perdeva in pochi momenti gli +averi. Pure si sentiva contento, e chiamava:--Imilda! + +Giunto alla casetta potè chiamarla per un bel pezzo:--Imilda, Imilda! +Dov'è Imilda? Voglio! + +Nessuno rispondeva. Che nuovo mistero. + + + + +CAPITOLO IX. + + +Come abbiamo detto, Ugo, smarrita ogni traccia di sentiero, errò tutta +la notte. + +Appena l'alba imbiancò i colmi dei tettucci alle capanne inerpicate su +per le saluzzie Alpi, Ugo si trovò, spossatissimo e irrigidito, +buttato sotto una grotta formata da una rupe stillante. + +Com'egli si era ricovrato là? Non sapeva. Sapeva che intorno c'era una +pace, un silenzio, una tranquillità! Che Dio sia benedetto, sulle alte +cime, lontano dagli uomini, Dio padre della natura!... A venti passi +vedevasi sorgere su uno sfondo di vapori perlacei l'assito posteriore +di una casetta dalle gronde ospitali, dalla povera finestra, dal fumo +lentissimo sfuggente, quasi incenso mattiniero alla crocetta guardiana +del colmo. Chi abitava là dentro?... O gente fortunata, che non +conosci i tormenti dell'anima, vivi lieta, e fai che le tue fanciulle +si levino sempre, cantando, dai giacigli innocenti! Qual pace, sì, +quale silenzio, quale tranquillità! + +--Dove sono?--si domandò Ugo, ma non potè rispondersi. Egli non +conosceva quel luogo: guardò ancora attorno, e sospirò con invidia +quasi religiosa: vide sulla grotta vicino a lui una rozza statuina di +Madonna, vide un abbeveratoio coll'acqua traboccante, vide sette od +otto agnellini. Da un uscio che si aperse nel fianco della casetta +venne sulla gradinata di ciottoloni rotondi una figura di fanciulla, +colla foggia montanara, il volto coperto da un panno: guardò giù la +montagna, poi, non col passo della massaia che solerte si dà alle +bisogne del mattino, andò all'abbeveratoio, cautissima nella rugiada e +fastidiosa. Un agnello venne, ritroso e saltellante, bebbe e +s'allontanò con graziose tresche: ella si diede ad inseguirlo, corse, +venne quasi sotto alla rupe, senza veder Ugo. + +Ugo in quel momento proprio pensava:--Che vita incomincia per me? + +La montanina guardò ancora giù dalla montagna, stette un pezzo come +pensierosa, e, piegando le ginocchia, disse:--Perdonami, madre! Io +devo fuggire!--e stava per muovere il piede: si lasciò scappare questo +lamento:--Non ho ancora pregato stamattina!--e si volse in due passi +alla grotta, verso la statuetta. + +Vide Ugo, si avventò su di lui, supplicando ansiosissima e +dolorosa:--Siete ferito? Siete salvo?--e buttò via il panno dal capo, +lo raccolse per farne una fascia, sollevò la faccia a Dio. Era madonna +Imilda! Quella lì vicino la casa di Agnese. + +Ugo non credette e lanciò innanzi le mani, come per stracciare una +nebbia, gridando:--No! È crudeltà questa illusione! Lasciatemi morire! + +--Morire? morire voi!--ruggì Imilda. Così in lei, straziata sul subito +la gioia affannosa del riabbraccio dalle parole deliranti di lui, +l'amore cupido dell'infinito volle vincere il tempo, soperchiandolo +colla intensità dell'anima. Non si può amare tutta una vita? Si +impazzisce un'ora nella ebbrezza più prepotente e si muore. L'amore +diventa furore.--Ugo! Ugo!--e la vergine se gli gettò in braccio, +ammaliandolo con un modo procacissimo che sfidava Dio e gli +uomini:--Se sapeste che tormento! E vi trovo quassù! Chi ve lo disse +ch'ero qui? E voi volete morire! Ugo mio, io non credevo che tu avessi +a dirmi così! + +--Ma sei proprio tu?--Ugo si storceva come sotto un incubo. + +--Sono io! Non mi senti? Ti bacio, ti mordo, ti voglio! + +--Imilda, la tua faccia è fiamma! + +--E voglio che bruci la tua. Ti discaccio la morte! + +--Io ti strappai al fuoco: tu al fuoco mi rigetti!--E poi, come se Ugo +acquistasse coscienza:--Imilda, fuggimi, per carità! Perchè +incominciare un nuovo tormento? Va! + +--Io fuggivo alla valle--sorrise Imilda:--per te! + +--Che ti dissi? Non dobbiamo vederci più! Se muoio, tu non devi +saperlo: se vivo, ho un giuramento a compiere! Ti supplico: +fuggimi!--Ed Ugo, rizzatosi, spingeva Imilda su quella stessa +stradicciuola per cui Oberto doveva venire, e veniva, per condurre a +Rupemala la sposa a vedere il padre per l'ultima volta:--Fuggimi! Tu +non sai che cosa ho pensato di te! + +Ella trepidò. + +Ed egli:--Affrettati! + +--Non m'ami? + +--.... T'amo, sì! Ma tu qui vedresti un grande tormento! Oldrado e +Guidinga verranno a ghermirmi tra poco!--ed Ugo barcollò. + +--Ugo!--gridò Imilda. + +E fu così potente la voce di lei, che il cavaliere si scosse, +rattenendola e lamentando:--Questa è voce di paradiso! Imilda, non +fuggirmi! Sono nell'affanno immenso! Non fuggirmi dalla terra! + +--Ugo, sono qui avvinghiata a te! Nessuno può rompere questo nodo +fatale! + +--Nessuno? E chi ti dicesse chi io sono? + +--Nessuno! E nessuno lo può dire perchè tu sei Ugo! + +--Io devo dirlo. Sono vinto e vituperato. + +--T'amo! + +--Scomunicato e fuggente. + +--T'amo, e sono tutta tua! + +--Perchè m'ami? Che t'ho fatto per condannarmi così? + +--Ed io che t'ho fatto? + +--Ricordati Guidinga. + +--È così disperato l'amore! Chi ci resiste? + +Imilda nascose Ugo nella grotta, andò nella casetta e fu lietissima +che mamma Agnese non ci fosse, perchè la stava stendendo dei pannilini +in un pratello: i figli di Federigo dormivano ancora, colle membra +rotte dal combattimento: Imilda tolse su del pane, dei cibi, delle +vesti, e con gran cura involò da un pancone un suo cofanetto prezioso. + +Ritornò da Ugo, lo fece rifocillare, lo animò tutto, gli +domandò:--Ugo, sei pronto? + +--A tutto, purchè tu mi baci!--rispose Ugo. + +--Ancora e sempre. + +--Ora mi trovo saldissimo. + +--Dunque decidi di me. + +--Dai morti non ebbi che strazio. Da te viva voglio la felicità! E +qual'è? quella degli agi, dell'ambizione, del potere? Tu non sai com'è +l'anima mia! come amore, memorie, gelosia, impotenza, strapotenza, +come tremendi uragani l'abbiano squassata! Dammi un poco di pace! Io +non so dirti...! Prima di tutto, per la salvazione nostra! andiamo dal +romito di Malandaggio che non ci conosce.... + +--E quegli benedica le nostre nozze. + +--Poi.... O Imilda, ci abbiamo pensato?--Ugo fu come ghermito da un +pensiero. + +--E di che temi dopo? Dio sa che tu sei mio, ch'io sono tua. Se così +volle per tormentarci, questi istanti audacissimi di vita vincono +tutti gli anni! + +--Imilda--dubitava fieramente Ugo:--non posso! non devo! + +--Come mi ami poco! Ma non vedi? Io fuggo anche da mio padre per te! + +--Se vuoi ch'io comandi, comando: fuggiamo!--esultò Ugo. + +--Sì, andremo lontano da Adalberto.... + +--Da Oberto! + +--Da tutti! Senti: ho pregato tanto. Oh lo sa la madre mia. Ugo, in +questo cofanetto ho i suoi gioielli, fuggiamo lontano.... "Chi siete?" +domanderanno. "Siamo esuli." "Di che terra?" E diremo: "Il saracino +Alzor disertò le nostre castella sulla riviera ligure." Fuggiamo +lontano. O mio Ugo, vivremo lontano da tutti! Ci benedica il romito. + +--Affermano i boscaiuoli ch'egli è profeta: ci predirà l'avvenire. + +--Ma chi più profeta del mio cuore? Ascolti, Ugo? Morremo d'amore! + +Tra le vesti Imilda aveva trafugato anche quelle dei figli di Agnese: +Ugo si coperse con quei rozzi panni: Imilda si strinse a lui, +dicendo:--Tu hai pane nella bisaccia? Quando sarà finito, lo +domanderemo ai boscaiuoli, per pietà d'Iddio.--E s'incamminarono sulla +montagna: nel primo torrente in cui s'abbatterono Ugo gettò il suo +saio da cavaliero, e le calze, e gli usatti, esclamando:--Mi sento +buono! + +E montanaro e montanara s'arrampicarono sempre più, sempre più +obliando che c'era un mondo basso nel quale la gente viveva in tanta +guerra, inconsci affatto che c'era un castello con un morto maledetto +e vituperato dai nemici, che c'era una strada sulla quale camminava +Oberto, ringhiando:--Che vita sarà la mia con Imilda? + +Quella di Imilda con Ugo doveva essere.... felice? + + + + +CAPITOLO X. + + +Dal dì che Imilda è fuggita con Ugo è passato un anno, due.... Nulla +più nelle valli, nè a Saluzzo, si seppe di loro.... + +Solo il romito di Malandaggio ci tramandò su certi foglietti certe +notizie, che mi venne fatto rintracciare nell'archivio di Saluzzo. Ma +a che pro? Voi non ci credereste. Ebbene? + +Sulle cime che dominano le valli di Fenestrelle, in cui si sbalza il +torrente Chiusone, il rovaio, spezzandosi nelle forre dagli acuti +ciglioni, dalle frementi profondità, stride cogli spiriti della +mezzanotte, abbattendo, indiavolando, storcendo. È nero il tempo.... +Una donna appare! Chi è?... Ella rompe il lenzuolo nei vepri: ecco +svolazzano i brandelli sibilando. Si squarcia i piedi nei radiconi: +vaporano le pozzette di sangue col verde fumoso delle meteore. Cade: +ghignano le cortecce degli abeti colle boccacce rugose. Si lamenta +collo strido della lupa trafitta: l'alito suo, uscendo dalle labbra, +fuma come torcia di funerale notturno. Fanno tresca allo spettacolo +spirti glauchi, spirti bigi, spirti scialbi. I brandelli sono +lacerati, il vapore turbinato, le cortecce agghiacciate, l'alito +diffuso in nebbia inargentata. Ecco la tormenta! + +Ecco la valanga! La donna ancora rompe il lenzuolo e si scopre +l'oscenissimo fianco.... Chi è? È Guidinga, la morta senza croce fra +le mani. Guidinga rotola le valanghe al Monviso, sghignazza al +Meidassa, le rotola al Glaisa, sghignazza al Genèvre, le rotola al +Chalierton, sghignazza al colle dell'Assietta.... Fanno tresca gli +spirti. + +Prega il buon romito di Malandaggio che veglia tutte le notti e tutte, +perchè sono l'ultime di sua vita, ed a ogni parola di lui ecco un +castigo inflitto da Dio agli spiriti del male: quello colle aliuzze +crepitanti fu impegolato alla resina gocciante da un troncono, quello +punzecchiato colle foglie aghiformi di un pino, l'altro legato colla +coda ad un roveto, l'altro propagginato in una buca di calabroni.... O +Guidinga, o _madonna perduta_, se tu fischi verso qualche casetta di +montanari, è indizio di sventura! + +Su, su, su: là nell'opaca foresta, che si distende a falde scendenti, +come un calderotto di pece riversato dalla montagna su si vede un +lumicino. Pare una favilla minutissima addormentata sull'immensa +fuliggine di una cappa ne' castelli. Può essere un fuoco acceso dai +folletti colle pergamene rubate al vecchio di Malandaggio, o un voto +fatto alla Madonna santissima, da qualche pastore: lume di finestretta +no, perchè le cime dei monti già sono nevose e i boscaiuoli già sono +calati nelle valli: eppure! + +Giù tra i dirupi d'una frana s'ode una voce che dice:--Com'è lontano! + +È voce d'uomo: non è grido di fiera, nè fragore d'acqua travolta, nè +rotta, nè corsìa di vento. + +Chi può essere?... Oh vedi, un pellegrino! + +O pellegrino della notte nera, ove t'inerpichi? Quegli cammina, +cammina. O pellegrino che cammini, perchè t'inerpichi e dove? Forre, +di qua, spaccate boscaglie di là, sentieri taglienti, tempo da lupi, +ora da spiriti: ritorna alla valle. O pellegrino che non ritorni alla +valle, dimmi chi sei? + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + + + +Cammina e cammina. Il pellegrino è arrivato ad una capanna, su, +nell'opaca foresta. + +La finestretta quadra gli sbatte addosso un po' di luce e lo mostra +qual'è, un alpigiano inferraiolato: la portella si apre +sollecitamente: ma oh! questa che spinge la robusta tavola di quercia +non è mano di montanara!... Qua nella stanzuccia di legno ecco appese +le scuri del boscaiuolo, qua due giacigli, una culla di poverissime +lane e nella culla un bambolino, qua entro quattro lastre di pietra +ecco un focolare vampeggiante. + +L'uomo e la donna sfogano nei cupidissimi baci e negli abbracci +potenti la desolazione delle lunghe ore già deserte. + +--Lodato Pio e i santi! O Silverio! + +--Sono qui, o Maria! + +--Tu non venivi mai! + +Egli, pigliando a ciocche i capegli della donna e con quelli facendo +fascia maliarda d'amore al volto irrigidito, egli esclama:--Perchè +così sorridi? + +Ed ella:--Perchè sospiri così? + +--Mia Imilda! + +--Ugo, ti aspettavo tanto! + +Ecco adunque, come racconta il vecchio di Malandaggio, uniti il +cavaliero ardente e la promessa sposa di Oberto, un boscaiuolo e una +montanara, Silverio e Maria. + +Ugo in due anni era cresciuto di corpo, dimagrato di volto, ma sempre +contento, come marito, come padre, senza più gli ardentissimi tormenti +pei deliri d'amante e di figlio. Ugo si volgeva al suo passato, come +tentava di specchiarsi nei rapidi torrenti dell'Alpi: un gran tumulto +che si perdeva, ecco il passato. Imilda a tutte l'ore ringraziava +Iddio: dalla cappella ardente era venuta alla placidissima casetta +della massaia! Imilda attendeva alla sua creaturina, alla capretta, +alla bisogna del pranzo e della cena, cantava sempre fissando il +cielo: e alla sera aspettava il suo Ugo che tornasse dai boschi. Due +anni erano scorsi in pace'. + +--Ugo--dice Imilda, cambiando tutta quella, festa in una scena +placidamente dolorosa:--Dio sa come, anche oggi, fu affannato il tuo +viaggio, con questo gelo, sulle scoscese rive del torrente, senza di +me! Ma la mia solitudine! Oh sei qui: non voglio saper altro, tra le +mie braccia tenaci! Ugo!--E ad un tratto:--Perché dunque stasera +sospiri così? E perché non mi domandi della bimba? + +--Perché non me ne parli?--Ugo tenta quasi schermirsi da tanto amore. +Ugo è triste e combatte per infingersi. + +--Oh come io ti aspettavo, e come t'aspettava anche lei! Non voleva +chiudere gli occhi senza il bacio del babbo.--Imilda, gentile e sagace +interprete, vuole snebbiar la fronte del suo Ugo colle sante labbra +dell'angiolo custode. + +--Dorme? + +--Meglio che se posasse in culla d'oro. Non dici il tuo scherzo d'ogni +sera? + +--Sì....--Ugo sorride, beato e tormentato da quella soave +violenza:--Lascia ch'io la baci, la mia castellanina. + +--Messere, non siate scortese colle belle. Voi la svegliereste a +bacioni....--dice Imilda col tono di una gran dama, regina di venti +damigelle e cento paggetti, sporgendo il labbro inferiore, facendo un +inchino alla culla di legno e porgendo al cavaliero, perchè lo baci, +un lembo della sua gonna di pelli cucite: gioca fanciullescamente e +amorosissamente deridendo il passato: ma poi, fissando Ugo che non +l'asseconda, o l'asseconda come smemorato, poi con dispiacere e quasi +offesa:--A bacioni? No: è lo scherzo d'ogni sera, ma non l'abbiamo +detto.... Tu non l'hai detto celiando, come sempre....--Infine +incertissima:--Che cos'hai, Ugo? + +Ugo con voce addolorata:--Baciala tu per me! + +--Ugo? + +--Imilda, prega il tuo angiolo che nel sonno dica a Dio una parola per +me!--Ugo, pentito di quel lamento che gli è prorotto, piomba in un +silenzio desolato. + +E Imilda meravigliata e trepidante:--Ugo, che c'è? Tu guardi la cuna e +non sorridi? Tu sei pensieroso? Tu m'hai stretto a te, celandomi un +dolore--E con stringicore ineffabile, quasi a scongiurare un +pericolo:--Non sono la tua sposa? E perché l'angiolo nostro preghi per +noi, forse vuoi dire che le nostre orazioni non sono più quelle? + +Ed Ugo affannato, ma sempre più facendosi forza, quasi per non tradire +un segreto:--Le tue sì, le mie.... + +--Che vuoi nascondermi? + +--Lo sai.... Da un pezzo.... Sempre: c'è nelle mie orazioni un +rimorso! + +--C'è nelle mie una dolcezza ineffabile! + +--Imilda, rammenti quel giorno, dopo quello in cui ci sposò il romito? + +--E non ci vedeva Iddio? + +--Senti: quel giorno io spiai i tuoi piedi insanguinati nella corsa +ruinosa, il delicatissimo petto ansante di fatica, gli occhi spossati, +più che d'amore, di travaglio! Io ero vinto, vituperato, scomunicato, +fuggente, e potevo io dirti mia? Ecco il mio rimorso! + +--E sapevo io resistere? Ecco la mia gioia! + +Ed Ugo, titubando:--Ahi da quel giorno ad oggi!--e combattuto:--Non +posso dirti, e come! Mi tormento!--Poi ad una stretta di lei:--T'ho +detto.... il mio rimorso! + +Ma Imilda:--No, no! Tu mi celi qualcosa! È un altro il segreto. E lo +so: stamane sei partito più presto, con un pensiero....--e +pregando:--Dimmi! Fu tanta la pace, che anche il dolore ci giunge +benedetto! + +Ed Ugo risoluto e tremante:--Ebbene ti dirò. Sì, stamane sono partito +prestissimo, sì con un pensiero, una febbre, che mi tormentavano da +due notti. In questi mesi ho obliato, lo sai, ma l'anima talora mi +rigurgitava in petto, e volevo sapere qualcosa! Ressi a lungo, penai, +penai, poi non ressi più. Stamane, scendendo giù per le valli coi +boscaiuoli, boscaiuolo io pure, volli richiedere novelle di coloro che +abbiamo lasciato giù... Dopo due anni! + +--Ah! perchè?--freme Imilda con rimprovero grave:--Perchè? Non ti +bastava il mio amore? + +--O mia donna! passai il Chiusone, venni a Inverso, a san Germano, a +Torre di Luserna.--Ed Ugo rimane, palpitando dolorosamente. + +Sospira Imilda:--La valle del Pelice ov'è il castello di mia madre!--e +china la testa, come pronta a subire il castigo della disubbidienza +del suo Ugo. + +--A Luserna. Più oltre non osai! E come un rozzo villano, +indifferente, per il solo amore di un po' di pane, feci questa +domanda: "O buona gente, volete braccia? Vi è un signore potente, non +lontano di qui, il quale abbisogni di scuri per apparecchiare le travi +alle macchine di guerra? C'è forse quel signore? E come si chiama?" Oh +lo strazio di quella simulazione! + +A questo punto gli accenti divengono procellosi, + +--Hai saputo dunque d'Adalberto? di mio padre! + +--Adalberto è vinto: Oberto è vincitore: Ildebrandino è morto. + +--Morto?--così domandando, Imilda rompe in uno scoppio di pianto. + +--Di altri non seppi. So che il mio tormento è grande, e tu piangi. E +so che Oberto....--Ugo ripete astiosamente, quasi aizzato dalle +memorie:--Oberto! + +--Ebbene? + +--Rizzi il capo a sentire il nome di colui? Oberto è nel mio +castello.... signore potentissimo!--Ed Ugo è straziato dalle sante +lagrime d'Imilda:--E la sposa? mi domandai. Non ha sposa. O Imilda, +s'io non ero il tuo dimonio, tu ora saresti madonna di grande stato, +moglie di Oberto, in belle sale, fra gentile corteo di damigelle. Ma +sei qui, con me!... Perche ho valicato oggi il Chiusone?--e con forza +gioiosa:--Ugo ritorna in me! + +--Ugo!--rimprovera solennemente la donna:.--Dovevi lasciarmi nel fuoco +quel giorno! Non avrei oggi ascoltato questo!... Ugo!... Mio padre! + +--Questo ti grava?--minaccia tristamente Ugo: poi sogghignando:--E sei +serbata ad ascoltare di più! Sappi dunque: che i traditori giungono +dappertutto: e Bonello che un dì fu pagato da Adalberto contro di me, +contro di noi può essere pagato da Oberto.... + +--Oh quel valente, no! Voi che dite così non siete cavaliere!--Imilda +pavida e sdegnosa dell'immenso pericolo ribatte il dubbio col +cuore:--No, no, Ugo! + +E a quest'altro punto la procella si scatena tremenda, e Ugo si +percuote il petto, si rizza furiosissimo, immenso nell'amore e +nell'odio. Imilda si spaventa, e più è spaventata, più subisce il +fascino di lui. + +--Ma sono padre!... Perché ho valicato il Chiusone?... Vedete quella +cuna? Che c'è, che c'è, Dio mio, nel destino perchè la maledizione +debba pesare su quella creatura? e su voi? Tormenta me, se godi di +questa atroce potenza: io faccio sacramento di rendere un giorno agli +uomini quello che essi mi hanno fatto, col furore addoppiante della +vendetta! Ma una donna, una bimba! Ad esse fu dato il cuore per amare, +non per odiare! + +--Ugo, tu bestemmii! Senti: castigo d'Iddio! il vento vuol sfasciare +la capanna! O Signore, la mia cuna! + +--Non temere! Il tristo dono della vita non si ritoglie mai a tempo. +Gioisci? Muori. Ti strazii? La morte invocata non VIENE. Tutto è +martirio! + +--Ugo! Ugo, tu piangi? + +--Se Bonello venisse quassù? + +--Tu hai la scure: io so pregare Iddio. + +--Tu non temi l'ira del cielo, perché tu sai che in cielo Dio è +l'amore: io temo quella degli uomini, perché in terra Dio è l'oro! + +--Ti dissi io: "Ugo, fuggiamo! I boscaiuoli già sono tutti al piano: +qui temo la bufera, la valanga, la morte" ti dissi? + +--Ed io devo supplicarti: fuggiamo! Oggi lo seppi, sì; fu scoperto che +noi siamo quassù: fu giurato il nostro martirio, lo scempio della tua +creaturina, il tuo vitupero, la mia prigionia! + +Bonello, forse domani, o solo col tradimento, o violentissimo con +cento armati, verrà su queste cime, a guadagnare la taglia! Io ho +udito il bando e la promessa in oggi stesso! Fuggiamo, Imilda! + +Imilda è già soggiogata, non si lamenta, non si dibatte, non si +stringe ad Ugo, non prega Dio, ma solo geme col sospiro più +profondo:--E la nostra poverina? + +Quel sospiro soffia in un grande inferno: perché Ugo +bestemmia:--Sempre un rimorso nella mia preghiera! + +Ma Imilda se lo stringe a sè. Quando il boscaiuolo era entrato nella +capanna era Silverio, ora il cavaliero era Ugo. Con Silverio Imilda +amava la pace, con Ugo adorava il passato, il presente, l'avvenire. + +--No, Ugo! Io ti seguii! Non ti seguii: ma ti volli, ti trascinai, ti +inebbriai! Oh com'era il tuo amore? Ch'io non ti abbia poi conosciuto +mai in tanti mesi? Che tu non sii forte come me? + +--Imilda! + +--Come sarà il tuo amore? + +--Sarà come adesso! Ardente, santo, santissimo, pronto a tutto! + + + + +CAPITOLO XI. + + +L'indomani mattina era tempo assai sinistro. Nelle valli di +Fenestrelle stagnava un morto nebbione: i torrenti scrosciavano colle +note basse della loro più tetra solitudine, direcciando dai picchi +squallidissimi, o tra le rupi invetrate di gelo rotando colla schiuma +cinericcia: pendevano secchi e scarmigliati dai ciglioni a squarci gli +arbusti selvatici: gli abeti davano le loro tinte fosche a +quell'immenso cimitero della natura: cadevano foglie e cortecce e rami +e poveri uccelli migranti che non vedevano più cielo: il cielo era una +caligine sola e le montagne, che v'immergevano le cime, mostravano le +loro ossature di macigni profilate di nevi, disegnandosi come bigi +carcami raccosciati o caduti. Era forse il dì de' morti.... La notte +prima era dirupata la valanga? dove? come? Chi l'ha detto? Alla luce +scialba di questa tristissima mattina si sono fugate le imaginose +poesie del giullare della notte.... Dov'è Guidinga? Chi attende?... I +lividi pinnacoli del Monviso, del Meidassa, del Glaisa, del Genèvre, +del Chalierton, dell'Assietta, non conoscono donna alcuna! + +Qual freddo deserto! Eppure non è deserto per Ugo e per Imilda, che +lentamente aprono la porta della loro capanna: quello curvo sotto un +fascio di povere robe, con pochissimi cibi, colla sua scure pesante: +la donna rimbaccuccata in dieci pelli di agnello, non a proteggere +lei, ma la creaturina, che amorosissimamente si aveva al petto. + +Imilda trepidante guarda giù al sentiero per la valle, e, stringendosi +ad Ugo, mostra il viso affannato da una veglia tormentosa, come quella +che, cogli apparecchi non mai decisi, coi dubbi, coi rimpianti, +precedette il tristo giorno di un viaggio verso l'ignoto. Quale +veglia!--Ma è proprio vero che fuggiamo? Che mio padre è morto? Quante +cose con noi si dovrebbero portare! Quali? Ma il fardello sempre +cresce! Questa veste è necessaria? proprio? Se il freddo, se la +bimba.... Eravamo tanto tranquilli! Non si può pensare! Che succederà? +Abbiamo preso tutto. Tutto? Quell'oggetto qualunque è lì nella +casetta: non c'è fatica a staccarlo, aumenta di poco il peso al +fardello, lo porterò io, e potrebbe divenirci il più necessario: lo +portiamo sì o no? Lo abbiamo lasciato! Torniamo: si va: si ritorna.... +Quell'oggetto è forse inutile. Se si potesse avere una culla! Dove +andremo, o Dio? Che abbiamo fatto?... Quale figlia fui rispetto a mio +padre?... Uno spavento grandissimo stringe sempre d'attorno la +casetta: i nemici, i pugnali, il tradimento! O Dio Signore! Passerà la +notte. Ma che non passi! Qui l'ore un giorno erano felici: di qui +dobbiamo esulare! Non passi e sia l'ultima in pace!--Fra l'angoscia, i +dolori dell'amore e l'amore dei dolori, è passata! E _bisogna_ +fuggire. Imilda ha la mano tremante sulla porta, la tocca, e, come se +quella fosse di legno benedetto, la bacia, si fa segno di croce: esce, +e guarda giù. Sospira quasi liberata da un gran dubbio, il peggiore, +dicendo:--Bonello non viene! + +Ugo tace. Ugo stette per tutta la notte senza pronunciare una parola. + +La capanna aveva al suo lato posteriore l'orticello e una stalletta +con un finestrino a terra. Ugo e Imilda, uscendo per la porta +dinnanzi, senza nulla più vedere, incominciarono a salire il monte.... +Si udì un belato.... La capra della massaia sporgeva dal finestrino +sull'erba il muso gemmato di brina, cogli occhioni sbarrati, col +campanaccio che suonava con grave lamento: levò la testa.... Addio! + +I fuggitivi sentirono quel belato: ma nessuno ebbe tanta forza da +aprir bocca.... Addio, santa e tranquilla casetta dell'amore! Da te +ancora esce una voce per noi! E noi ritorneremo?... O travi, cui +recise e inchiodò la mano del boscaiuolo nelle lucenti mattine di +primavera, o travi, quanti ricordi ci sorridono nell'anima!... Due +anni prima, dopo il tormentoso esulare di giorni e di notti, dopo la +benedizione del romito di Malandaggio, dopo mille paure e troppe +gioie, al primo giungere su quelle cime sicure, Imilda era caduta +affannosissimamente nelle braccia di Ugo, aveva avuto da lui tanti +baci, quant'erano stelle nel cielo, a salutarli felici, ed aveva +incominciato a susurrare:--Ti ricordi com'erano fiacche le corde del +mio liuto?... Sai, non sento più suoni, nè più vedo.... Eppure la mia +mamma Adelasia anche lei mi diceva di volermi bene!... Ugo, che cosa +sono le stelle? Fuochi o anime che si adorano? Bisogna proprio morire +per diventar stelle? Quei fuochi palpitano, quell'anime baciano, ma +non hanno braccia per stringere forte forte.... Stringi!... L'edera e +la quercia sono cose di questa terra, e come sono felici!... Ugo, che +cosa dirà la Madonna santissima? Ma io l'ho sempre pregata: e, +pregandola, non sapevo che lei, una notte, la dovesse arrossire!... La +Madonna è su, su, su, lontana! Tu sei qui! Stelle, Madonne, baci, +fiori, sorrisi.... tutto io sogno. Tu non sei un sogno?... Un giorno +ti sognai bello, arcangelo mio, e coll'ali fiammanti e colla lancia +del trionfo.... Ora ti sento mio: e ti strapperei l'ali, per paura che +tu mi fuggissi! Ed ora sei vinto!... Ieri, l'altrieri, mi pareva di +morire nell'imaginarmi le gioie del tuo amore, ora vivo di vita +addoppiata!... Tu mi credi moribonda perchè ho il seno discinto e +ansante?... Voglio dirti...! Ricominciamo... il pellegrinaggio dove +vuoi, per giungere ancora qui, alla prima notte di nozze, per non +veder più stelle, nè cielo, nè sante protezioni, per cadere ancora +qui, e dirti ancora che sei mio!... Ricominciamo il pellegrinaggio.... +Su, su.... Eppure! mi alzo, dò un passo, non ho più forza e +ripiombo!--Aveva finito a susurrare così, e aveva dormito sotto un +padiglione di frasche, avvinta alla persona del suo cavaliero, +odorando l'effluvio dell'erbe aromatiche su cui posavano l'api: la +luna l'aveva vestita come d'una coltre di serico bianco, e, fra i +mille bisbigli del vastissimo silenzio, lì vicino il gemitìo d'un +ruscelletto le preparava nella schiuma iridescente le fuggitive perle +alle sue nozze. S'era svegliata, più stanca, soffogandosi gli occhi +leziosamente e domandando:--Dove sono?--per sentirsi rispondere:--Sei +ancora sul mio petto!--E sul petto di Ugo ella, che nel castello +d'Ildebrandino aveva vissuto dei giorni solitari e freddi come una +monaca, ella ad ora diveniva poetessa gentile, ad ora fremente, come +una sibilla, insaziata di baci e audace nelle profezie, ad ora +bambina, ingenua, tranquillissima, secondo i sonni della notte. Quando +Ugo, felice e infelice, le aveva detto:--O Imilda, qui su queste rupi +è morto tutto il mondo per noi! Qui siamo soli, e possiamo esser soli +per un secolo! Io scenderò giù giù coi boscaiuoli al lavoro....--No, +no!--ella aveva supplicato:--Rimani sempre con me!--poi aveva sorriso +sprezzantemente al cofanetto dei gioielli, soggiungendo:--Sì, tu +lavorerai e avremo il pane de' montanari, e lavorerò anch'io.--Ti +grava la solitudine? Monti e monti, e cielo e silenzi e voli d'aquile +superbe: intorno a te è il deserto.--Il deserto? Ugo, facciamo un +mondo, siamo creatori: monti e monti, e cielo e silenzi e Dio sparso +dappertutto: tra questo mistero facciamoci una casetta; vuoi nominarla +castello, romitorio, reggia, monistero, o mondo? Sia come vuoi: da +questi picchi noi pregheremo e regneremo.... Che? Ameremo! ecco la +idea della divinità.--Imilda aveva scelto il luogo per la casetta, con +grande importanza ciarlando della maggiore o minore probabilità dei +venti molesti, prevedendo l'inverno col caldo dell'amore (ma non +l'inverno vero!), occupandosi della comunicazione col ruscello, con un +prato fiorito per la preghiera del mattino, e col sentiero che +conducesse giù alla prima vallicella, e giù ancora e giù e giù a +qualche lontana capanna d'anima viva: e pel luogo aveva tratto placido +augurio da un sogno che aveva fatto.... Era sposa da tre o quattro +giorni e già amava le cose piccine, i fiorelli, le erbucce, simulava +la vocina capricciosa e la pronuncia ingenua, temeva le api; poi +riposava molto, cantava un'antica canzone, tutt'altro che +cavalleresca, lenta, sempre a ritornello, affrettava sempre più +l'opera della casetta, senza più chiamarla colle voci poetiche ma +volendola sicura e bella e pulita, desiderava una capretta da mungere, +con tanto latte e tanto pelo, pregava a notte, arrossiva dinnanzi a +Ugo. Spesso, quand'egli lavorava a tagliare, ad inchiodare, a +connettere, ella sedeva silenziosa, e finiva con un rimorso +castissimo:--Mi spiace ch'io non possa aiutarti!--e temeva +l'inverno.... Con scrupolo delicato si toglieva di collo la medaglia +della madre, dicendo:--Tu assisterai al battesimo.... Ma che? l'acqua +che ne manda Iddio nei ruscelli è tutta benedetta!--In quei primi mesi +dell'idillio il cielo era azzurro con cento azzurri, splendido, +diafano, e colla vita del suo sole, colla poesia della luna e delle +stelle, pioveva smeraldi alle selve, porpore alle rupi d'occidente, +diamanti all'acque, paci alle vallee, e amore a tutta la natura: tutto +bisbigliava, tutto si incoloriva, tutto scaldava, tutto fremeva.... +Ugo calava giù alle capanne dei boscaiuoli a lavorare, a guadagnarsi +le provvisioni, mostrava la crocetta che gli aveva dato il romito di +Malandaggio, si spacciava come uno che fosse tornato a' propri monti +dopo avere lavorato in Francia, senza parenti, solo, solissimo: giù +l'aria gli pareva più greve: i pochi aspetti degli uomini lo +conturbavano: quando risaliva alla sua donna non si volgeva più a +fissare la direzione delle sue terre, del suo castello, de' suoi +nemici. Dopo tanta passione, la pace sola aveva padroneggiata l'anima +sua desiosissima! Ugo si ricordava d'avere visto nascere il sole da +un'alta vetta, quando si sentiva rozzo, villano, cattivo, crudele, +fortissimo, libero: ma Ugo non rammentava più quello che aveva +operato.--Ho fatto il mio dovere, ed ecco la mia pace!--si diceva, non +cercando l'eccelse cime per indovinare coll'anima cupida di mistero, +per indovinare affannosamente il vasto sogno de' suoi deliri, +l'infinito! Egli, nato da un Oldrado che era precipitato nel nulla e +sempre aveva taciuto all'evocazione del figliuolo spronato, e da una +Guidinga che, colla potenza dei mali spiriti, aveva centuplicato +l'anima perversa dopo morte, una _madonna perduta_ che aveva +ascoltato, ascoltava, e doveva ascoltare fino al dì dell'universale +giudizio le supplicazioni dei montanari:--Non rotolate la +valanga!--Ascoltava, ma non esaudiva. E doveva essere castigata, dopo +quel giorno ultimo dell'uman genere, nei secoli dei secoli dei secoli! +Che cos'è la morte? Come si posa? Come si rivive? Oldrado aveva +finito? Perché Guidinga sghignazzava sempre? Cos'è l'anima? il +mistero? la condanna in vita e nell'avello? l'occulto delitto che si +sconta? Ma pure vi sono i gaudenti, i tripudianti, gli epuloni?--Ugo +non sapeva leggere, e poi allora c'erano pochi libri che sapessero +persuadere alle belle cose. Ugo parlava male, pensava male, senza +legame, senza logica, e soffriva peggio; di questo si accorgeva. Aveva +patito e patito! Che importava a lui dei grammatici e dei logici +paffuti? Ugo aveva avuto poca vita per la sua anima procellosa: eppure +era già stanco: amava ed odiava!--In questa prima parte del nostro +racconto il carattere d'Ugo l'abbiamo tracciato sconnesso, a sbalzi, +tristamente indecifrato, come i foglietti dell'archivio di Saluzzo +volevano, riferendo quelli unicamente le date e poche parole di quegli +avvenimenti descritti da noi: la colpa non fu nostra: l'analisi ci +avrebbe ghiacciato la penna fra le mani: né il romito di Malandaggio +fu più felice di noi: confessiamo che, seguendolo passo passo e +colorendo il nostro Ugo sul suo, dovemmo gettare il calamaio e la +carta. Nella seconda parte del nostro racconto, dopo di averci ben +pensato, speriamo di accontentare quei pochi che a ragione ci +domandano:--Chi è questo Ugo?--Ugo non cercava più l'eccelse cime per +indovinare il mare, ma si chinava dimesso alla sua donna per sentirsi +replicare:--Ho bisogno.... Abbiamo bisogno di poco: tanto così! +Guarda: una casettina!--e Imilda diceva cose che uscivano da una +bocca, si ascoltavano da un orecchio, e domandava altre cose che si +misuravano colle mani, si toccavano, si mangiavano.... La vita +reale!--Nell'infinito sognato nelle notti temporalesche dell'anima, o +Dio o il mare o il mistero, c'è lo squallore del silenzio e sempre nel +povero cuore l'insoddisfatto bisogno dell'ali: ma invece, sotto +quattro travi lontane da tutti, se c'è Imilda che dica:--Ti amo!--c'è +nell'uomo, che anche creda Imilda immortale, il dovere sacrosanto di +domandarle:--Siamo soli. Hai fame? hai sete? Dimmi che vuoi! Il mio +amore starà nel risparmiarti, più che mi sarà dato, i sacrifici. Tu +devi vivere! Ti darò da mangiare, da bere, da difenderti dal freddo; +io sarò il tuo servo.--Alla poetica baldanza, solitaria, indagatrice, +spossatrice, per la vita del pensiero, succede per la vita del cuore, +per cagione della donna, una catena di obblighi concreti, santi, +prosaici e poetici, legata alla terra: una catena che avvince due +amanti di carne ed ossa, ma pure amantissimi. Vedendo _lei_ che morde +un frutto procuratole da noi, noi esultiamo di pienissima gioia. +Dio-mistero ha troppo inghiottito l'anima nostra: troppo la disperse +il mare: noi non siamo più noi.... Ma Imilda _voleva_ una casetta. E +fu fatta.... O travi, sì ripeto, o travi cui recise e inchiodò la mano +del boscaiuolo nelle lucenti mattine di primavera! O finestretta, che +parevi fatta apposta per la castellanina nascitura! Panca di bianco +abete, su cui gli sposi sedendo, ai loro desideri avevano per +calendario i fiori del pratello e per gnomone i fusti eretti dei pini! +Addio! O porta, che sì ti chiudevi gelosamente anche in certe ore di +giorno, e contro cui veniva importunissima a battere la testa la +capretta: o porta, che eri aperta da una manina fattasi tremante! +Addio!... E tu, scure, che spaccavi i tronchi, che carezzasti le +assicelle a connettere la culla, che là alla parete di legno baciavi +l'ulivo della pace! Voi, pietre del focolare, su cui posava a +tradimento quel piedino, liscio come cigno! Voi, misteri divinissimi +di gaudi, di tripudi, d'amore, di baldanze, di sfinimenti! Addio!... +Imilda _voleva_ una creaturina, a cui rendere placidissimi i baci, +ch'ella, roventi, riceveva da Ugo. Imilda fu beata: sentì il dolce +peso, i cari sussulti, la vita addoppiata da una vita arcana, il +rigoglio del seno, i santi dolori e il premio di gioie: Imilda fu +superba.... O capretta, capretta pezzata di bianco e di nero, che al +vagito della bimba rispondesti col belato tremulo e insistente! Addio! + +I fuggitivi mossero pochi passi e si rivolsero.... O bambinella, +là dentro alla capanna tu saresti cresciuta la figlia di Maria la +montanara e di Silverio il boscaiuolo. Ugo e Imilda avevano presi +questi nomi. Senti, bella innocente, sì, saresti cresciuta e il +massimo tesoro sarebbe stato l'oro de' tuoi capegli, baciati da +mamma e da babbo. Senti, bellissima ritrosa: un dì, col grembiale +della festa, col viso sorridente di tutti i giorni, tu saresti +andata giù alla chiesuola della valle. Oh qual pace!... Ti colori +in volto? Dillo alla mamma che non lo vedi quel giovinetto che +cantava, cantava nei boschi, e non canta più!... Ma sì! sì, n'è +vero che canterete insieme? La ninnananna accanto ad una +culla.... Chi è nato? Se è un maschietto mettetegli in nome +Silverio: s'è una piccina, Maria.... E con voi la famiglia dei +boscaiuoli si continua nella casetta che fece il nonno di sue +mani, davanti al focolare che segnò la nonna colla croce... Il +nonno? la nonna? Non ci son più. Dio li abbia in pace. Sì, ma è +un pezzo che son morti.... I nonni diventano bisnonni, e i +bisnonni gli arcavoli, e.... Passarono gli anni, gli anni, gli +anni, eh! Non passò l'acqua del torrente? Non le nevi sulle cime? +Passarono le gioie e i dolori.... E poi?... Noi poveri morti +preghiamo Dio che ci lasci tornare un minuto ai nostri cari: e +torniamo alla capanna, che ci pare quella sì e no, e domandiamo +alla gente che c'è:--Chi siete?--Boscaiuoli.--Lui come si +chiama?--Enzo si chiama.--Lei?--Agnese.--Non si chiamano Silverio +e Maria?--No.--....Oh come? Anche il nome si è perduto! E noi +vogliamo raccontare di noi, e incominciamo a raccontare, ma siamo +interrotti: così:--O buona gente, voi non sapete l'istoria? C'era +una volta in questa casetta....--Le si è rifatto ancora il +tetto l'anno scorso.--C'era una massaia che aveva in nome +Maria....--L'uscio vecchio schiodato dall'uragano s'è messo nuovo +con tavole robuste.--E un boscaiuolo c'era chiamato mastro +Silverio, e una piccina. E dovete sapere che lui.... Vi dico +l'istoria di un conte, di un capitano, di un famoso che ha patito +tanto e....--Quanti anni sono passati? Che ci importa?... O buoni +vecchietti che veniste su a cantare le vecchie storie, volete le +limosine? Chi siete? + +Quanti anni sono passati? È venuto l'oblìo!... Io non so quanti anni, +ma sono passati in pace, in pace, in pace!... O bimba, saluta la +nostra casetta! Noi fuggiamo! Addio!,.. Addio!... + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +I fuggitivi si rivolsero ancora. Valicato un torrente profondo e +rabbiosissimo su un ponticello di legno, che Ugo aveva gittato un +giorno dall'una all'altra dell'aspre rive, un unico troncone +barcollante, Ugo e Imilda s'allontanavano più che potevano lentamente, +tenendo alle alture di sinistra, inverso Francia! Oh la capanna +presentava il lato più bruno, su cui s'appoggiava la stalletta di +strame bigio e l'abbeveratoio muscoso: dinnanzi a quello, ed era il +più caro perché aveva un balconcino di quattr'assi a buchi tondi, +fatto apposta e apposta ornato di un prunello selvatico per la +massaìna, c'era l'orto ricinto da tanti scheggioni ammucchiati.... +Dalla stalletta chiusa, per la finestruccia, come prima, la capra +sporgeva la testa.... S'udì ancora un belato.... + +Imilda, che seguiva Ugo alla lontana, colla testa chinata, +stringendo la bambina, non resse più allo schianto del cuore, si +arrestò, volse indietro la faccia, e chiamando:--Ugo! +Ugo!--lamentò due volte:--Quella povera bestiuola pare la ci +saluti!... Perché non l'abbiamo condotta con noi? Ella forse +cerca la padroncina.... + +Ugo per tre passi finse di non intendere: quando udì il sospiro dì +Imilda e un nuovo belato gemebondo, dovette fermarsi: e disse:--Quando +troverà la casa vuota! + +Incominciò Imilda con un dolce rimprovero, ma pure felicissima +di sgroppare a lui colla parola il muto dolore di quei +momenti:--Volgiamoci indietro!... Ugo, io credevo che tu la +conducessi con noi, e perciò stamane non me ne ho preso +pensiero... ma.... + +--Non la volle venire--rispose Ugo forse per iscusa. + +--Perchè? Se è così obbediente! Se è la nostra amica da due anni! Con +me, Ugo, la verrà: le mostrerò un poco di fieno nelle mie mani. + +--Tu vuoi che noi torniamo ancora là? Oh, Imilda, risparmiaci il +dolore! + +Pensò Imilda un poco, e poi timidamente:--Ebbene ci andrò sola: tu +attendimi qui. + +--Lasciala! + +--Poverina! + +--Sul cammino ci sarà d'impaccio; di qua, di là sbandandosi.... Dove +trovare un filo d'erba? + +--Ella ci sarà sempre accosto, e poi....--Imilda si scosse vivamente a +un tratto, giungendo le mani sopra la sua creaturina:--Sì, Ugo, questo +pensiero me lo manda la provvidenza! Senti: per due, per tre giorni... +forse più... io non so dove e come andremo... e tu non m'hai +detto....--e la gentilissima s'affisava in Ugo, collo sguardo quasi +dicendogli:--Perchè hai taciuto tutta la notte? Che amore il tuo nei +tristi momenti? + +--Dove andremo? Imilda!--Ugo si compresse fieramente il cuore, come se +in esso sentisse il serpe di un rimorso. Non sapeva quale passo; quale +cima, quale direzione scegliere: dappertutto squallore, ostacoli, +morte! E bisognava fuggire! Un pensiero gli era venuto: scendere +diritto alle sue valli, al suo castello per pietà d'Imilda, e.... + +--La nostra piccina potrebbe domandarci.... Le nostre provvisioni +nella capanna erano già troppo scarse: ora che abbiamo con noi?... +Ugo, se il mio seno si inaridisse?--e Imilda straziata nell'anima sua, +ma coll'aria rassegnata sul volto, e quasi umile da chiedere +perdono:--Ugo, forse per lo spavento di questa notte...? Oh no, il +Signore è buono!--e, già fidente, si scoperse il seno: se diede un +brivido, fu brivido d'amore: perché la baciò la bimba, le sorrise con +invito soave di madre e se la strinse: la bimba aprì gli occhi, sembrò +spaurata di non trovarsi nella sua culla, ma in quella grigia +solitudine, agitò le manine, posò la testina, tentò suggere le +mammelle, e vagì.--Sono già inaridite!--pianse Imilda, volgendosi a +Ugo, alla bimba, a Dio. Poi, già fidentissima, ricorse al primo +pensiero:--Ugo, questa è ispirazione della provvidenza! Conduciamo con +noi la capra: almeno la nostra creaturina avrà del latte, non morrà di +fame. + +All'atroce dubbio s'era mescolato un raggio di speranza. Almeno per un +giorno, o due, la bimba non morrà di fame! E poi? + +Imilda incalzava:--Tu, Ugo, deponi il fardello. La capra sarà la sua +vita. + +--Sì--disse Ugo: e il suo volto a un tratto s'illuminò d'immenso +affetto.--Andrò alla capanna. Voglio quella povera bestiuola. + +E Imilda con dolce violenza:--No! Con te non la volle venire e non +verrà. E poi tu vedresti ancora quelle pareti!--e, sorridendo, con +tutta l'aureola santa di una mamma:--Io voglio ancora baciare quella +culla. Sì, Ugo: tu non sai. Staccando la creaturina dal mio seno, ho +fatto un voto. Per questo Dio ci vede e tu devi sperare. + +--Un voto? + +--Credi tu in me? Ho pregato il cielo, e noi ritroveremo un tetto, una +culla, del pane, e i nostri giorni felici! + +--Imilda! E il tuo voto? + +--Devo pregare in luogo santo. Ebbene? Nella capanna abbiamo +abbandonato un altare di gioie e di memorie.... Ugo, lasciami tornare +là.... + +--Se hai speranza! + +--Speranza e fede. Deponi il fardello, pigliati la bimba, ma non farle +prender freddo, ve'--e la mamma si spogliò delle pelli con studio +d'amore soave, e fra esse avvolse la bimba, e gaiamente +scherzando:--Sta qui. La mamma? Sai, è andata a prenderti la nutrice. +Tu sei figlia di gran signori e i signori sono allevati da petti +venduti. Noi ti diamo una nutrice da imperatori e da regine.... Fammi +un bacio, inviziatella, un altro, un altro, un altro. T'ho scaldata a +baci? + +Ugo da tanto amore si lasciò soggiogare: disse di sì, depose il +fardello e la scure: si trovò la bimba sul petto. Quell'alito +innocente, tranquillo, purissimo, come l'olezzo dei fiori, parve gli +penetrasse al cuore, refrigerando la piaga che v'aveva, più e più +squarciata dall'immensa passione: la mente sua che prima in un caos +tumultuante rifletteva, per così dire, quel cielo uggioso, quella +natura squallida, senza avere un pensiero distinto, tutta +presentimenti e tristezze, la mente accolse una idea di pace. Imilda +l'aveva guardato negli occhi, e nelle pupille della donna c'era più +che lo sguardo della madre e della moglie. Ugo fremette +dolcissimamente, e, quasi meravigliato di sè, vezzeggiò la bimba, con +garbi fanciulleschi, come nei giorni felici, e sorridendo spiò Imilda +che si allontanava.... Quante memorie, sì, ma quante speranze rinate! +Quando l'uomo, anche perseguitato dal più perverso destino, ha con sè +i suoi tesori, una donna, una creaturina, che gli hanno ridato una +pace e una fede gentile! Sì, quali e quante speranze! Ugo in quello +sterminato deserto si sentì a un tratto contento.... + +--Bada al ponte!--Ugo gridò dietro a Imilda. Imilda era al ponte: la +si volse, come dicendo:--Sta tranquillo!--si fece il segno della +croce, passò al di sopra delle acque fragorose, e lesta lesta fu alla +capanna. Quanto avrà pianto e sorriso! Quanto avrà pregato per Ugo, +per la figlia, per lei! E, solissima, finalmente avrà supplicato--O +padre! o padre, mi perdona!... Padre, ero nata da te, ma ero nata per +l'amore!... Non mi guardi più? + +Ugo, non trovandosi per un momento Imilda al fianco, provò d'amarla +doppiamente.--O mia donna!--proruppe:--La mia grande sventura è la mia +ventura! Sì, se gli uomini mi condannarono alla fuga, alla solitudine, +all'esiglio, la mia stella mi concesse la ferma, la piena, l'unica +vita dell'affetto! Come ho amato! Come amo! Laggiù in mezzo agli +uomini, all'armi, alla potenza, avrei provato tutto lo squallore del +deserto! Trista era l'anima mia più che l'avello dei morti! Volevo +vivere e morivo, volevo morire e vivevo! L'odio e l'amore!... In poco +tempo s'era squassata l'anima mia.... Quassù ho dimenticato i miei +nemici, i miei più fieri, Oldrado e Guidinga, il mio fìerissimo Ugo ho +dimenticato, e sono Silverio.... O mia donna! Che cos'è Dio? l'anima? +il bene? Io non so: so che tu sei il mio Dio, l'anima mia, il mio +bene! Tu il mio riposo!... Vieni, ch'io ti voglio: e con un +ardentissimo bacio voglio sul tuo cuore suggellare le care speranze +che ti allietano questi dirupi dell'esiglio!... Quando in me vedi il +boscaiuolo, eccomi pronto a sfidare la valanga, fosse pure per +coglierti un solo filo d'erba che ami: quando in me ricordi e +compiangi e susciti il cavaliere, eccomi, armato come vedesti, audace +senza l'elmo, insignito di sproni d'oro, tremendo figlio d'una +traditrice e di un tradito, non quale fui, meschino in confronto alla +tempesta che mi ruggeva in petto, ma quale avrei voluto essere, +eccomi.... come un paggio a' tuoi piedi.... e tu comanda! Tu non +comandi mai, Imilda! Tu desideri, tu guardi, tu baci.... Tu mi hai +donato una bimba.... O fanciullina mia, non sai come si chiami tuo +babbo? Silverio? Ugo? Si chiama felice: e ti basti. E qual vita ebbe? +Nessuno mai te lo racconterà, perché andremo in terra straniera: noi +taceremo gli strazi di un dì, perchè non turbino le famigliari gioie +della nostra povertà!... C'è Bonello? c'è Oberto? c'è Adalberto +laggiù? Io, fuggendoli, li oblìo!... O fanciullina, che so del mio +ieri, del nostro domani? So che ti amo, ti bacio, e ti supplico:--Tu +chiuderai gli occhi a tuo padre!--O mia donna! o mia bimba!... È +triste momento questo, ma io non so perché provo nell'anima unicamente +l'amore! Perché? Imilda ha fatto un voto. E per quello sento d'amarvi +_sette volte sette_, come porta la mia scomunica! Ed ecco il mio +premio! + +Imilda dall'orticello tornava colla capretta. Quali erano i suoi +pensieri? La capretta le era dinnanzi irrequieta di contentezza: lei +dietro tenendole fanciullescamente una funicella al collare e +canterellando, quasi per dire al suo Ugo:--Ho veduto quelle pareti: +senti, ma non soffro! Sii contento, Mio Ugo, ti voglio tanto bene!--e +quasi ancora per dire alla bimba:--Odi la mia canzone? Ti voglio tutto +il mio amore!-- + +Imilda giungeva al torrente. Ugo guardò sorridendo.... Imilda e la +bestiuola erano a mezzo del ponte: Imilda si fece il segno dì croce: +la capretta in quel momento, ravvisando la bimba, per molta gioia +diede un lancio all'innanzi, saltando sul ciglione diruto. La donna fu +trascinata da quella con troppa furia su quel tronco stretto e +vacillante. Ugo vide due braccia agitarsi, rinculare la capra, poi +sollevarsi un turbinìo di schiuma.... E il ponte era deserto! + +In quell'attimo Ugo tese spaventosamente le mani, sforzo d'aiuto +inutile e pericolo per la bimba, la quale poco stette gli sfuggisse e +cadesse: poi s'avventò, rugghiando, al torrente.... La capra e la +donna erano scomparse per sempre! + +Giù, giù, al basso, là dove le acque sbalzate a piombo si +travolgevano, diguazzandosi nella spuma occhiuta, là i massi +rattenevano come un fascio sanguinoso. L'ingorgo avvenuto in quella +orrenda chiusura faceva rigurgitare le nuove acque cadenti, finché +queste ebbero forza di spazzare: allora quel fascio, trafitto, +affondato, aggirato fu spinto sull'orlo, straziato, poi di nuovo giù +di balza in balza, di scheggione in scheggione, ora per diritto, ora +per traverso.... Avrà avuto la mollissima quiete del galleggiare +addormentata solo alla valle, dove il torrente si spiana e bisbiglia +d'amore prima di mescersi all'ondoso Chiusone. Imilda! + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +L'immensa pietà fece sì che Ugo avesse l'immensa ferocia della belva. + +Perché la capra con lei? Perché non la bimba? Non era sua madre +quella? Ugo fu per travoltolarsi furiosamente nella forra +imprecando--Sia con suo padre!--ma in quel momento il dimonio dello +scherno costrinse le pupille del tormentato a guardare la santissima +casetta dell'amore.... + +--Che mi resta?--domandò Ugo con disperazione atroce. + +Ugo credeva d'avere in vita sua già sorriso e già sghignazzato! Ma +verissimamente allora per la prima volta sorrise e sghignazzò.... + +Sotto alle sue strette feroci la bimba vagì rabbiosamente. Erano due +mesi che Ugo e Imilda dalle labbra di lei aspettavano con ansia +d'amore quei primi suoni balbettati con cui s'invoca la mamma. In quel +momento, amorosissima tra i goccioloni di pianto che venivano giù per +le guance a pozzettine, la boccuccia farfogliò:--Mem.... mme.... + +Che minuto di paradiso per un padre! per uno sposo!--Bonello! Bonello! +vieni e uccidila sotto i miei occhi, e uccidi me!--supplicava il +cavaliero, più che pazzo, andando incontro a un invisibile supplizio, +e, più che indemoniato, retrocedendo, fuggendo, tentando divincolarsi +disperatamente e ruggendo contro i lividi dirupi e per le selve +desolate:--Imilda! Imilda!--e più supplicava:--Venite! O Bonello! o +Dio! o il dimenio!.. Datemi la mia donna!--e dieci volte lasciò la +bimba sugli scheggioni, e, come uno spettro, piombò di spaccatura in +spaccatura al torrente, ma invano, sdrucciolando sui fianchi gelati +dei massi e cadendo a precipizio: e di là dalle profondità sorde e +strepitanti, violastro, insanguinato, inzuppato, s'inerpicava con ogni +tormento a ricercare la bimba.... Non glie l'avevano rubata? Sì o +no?.. E perdendo le tracce della sua _via crucis_ nell'inestricabile +labirinto degli orridi ciglioni gemeva come una lupa trafitta lungi +dal covo, e s'aunghiava, s'inerpicava, s'inerpicava, e giù avventavasi +ancora.... + +Intorno c'era il deserto. Stette per più di un'ora avvinghiato a un +arbusto a spini, tormentando i piedi nel fondo scheggioso di un'acqua +ghiacciata, sporgendo il capo da una caverna nerissima su un abisso +senza misura e senza colore, e speculò giù la valle, le valli, +implorando da quell'ultimo lembo di cielo che vedeva all'orizzonte, e +diceva il cielo della sua patria, implorando il Dio tristissimo del +suo castello e la ferocia de' suoi nemici vivi.... Nessuno veniva, nè +Adalberto, nè Oberto, nè Baldo, nè i vili prezzolati! + +Tornò su alla bimba. Intorno c'era il deserto. In quel cielo +caliginoso sentiva il vuoto e non osava guardare: dalla immensa natura +gli si stringeva intorno formidabile il regno del silenzio e della +morte.... Nessuno veniva. Chi doveva accorgersi di lui? Chi poteva +ascoltarlo da una vetta eccelsa? Ugo impugnò la scure, e volle +simulare il fragore della bufera, spaccando i massi, a trarne +scintille di sotto il ghiaccio, a farne volare le scheggie agli abissi +e al cielo, spaccando, indiavolando, ululando, rotolandosi e +piangendo....--Ho squarciato l'uscio della cappella! Così sono entrato +in paradiso! Così mi spalancassi il baratro! + +Infine Ugo sghignazzò con un subito pensiero:--Ah! vedrò se i morti, +almanco i morti sono ancora in ispirito, e se hanno pietà, quanto +strazio essi ebbero dai vivi!--strinse la bimba, stette un pezzo +ancora aspettando dalla valle e dalle cime, poi d'improvviso scagliò +lungi la scure e il fardello, e s'inerpicò sulla montagna.... Per +dove? + +Ugo camminò, e camminò, e camminò.... + +Al morire del giorno egli vagolava in mezzo alle nevi crepitanti sotto +i suoi passi incalzati, senza più sentiero, insanguinato e fradicio le +mille volte, lui e la bimba: a tratto gittandosi carpone, a tratto +balzando sulle rocce.... Ove c'era una vallicella, la appariva +squarciata e striata da una grande ruina di macigni rotolati: le +boscaglie divelte, il terreno sommosso, trascinato, franato: non un +filo d'erba: qua e là enormi solchi, nuovi torrenti deviati, fra gli +scheggioni e le zolle ferrigne. Nell'aria rombava sempre come il +fragore d'un diluvio, la nebbia a strappi turbinava sui picchi, il +cielo sembrava quello che i dannati debbono vedere dallo inferno. +Calava la sera. Ugo giungeva ove quella valle castigata s'addentrava +in una piegatura rocciosa del monte. Vide quelle mostruose tracce di +distruzione, respirò quell'aria, odorò quelle brume, e ritto, +stupendo, supplicatore e sfidatore, prese la bambina sotto le ascelle, +alzò le braccia quanto potè, come chi faccia offerta a un grande +altare.... Era venuto a luogo di salvamento, oh sì! Intese +dov'era.--Udite!--quasi cantò, sinistramente, come l'araldo di una +sfida a quel deserto portentoso:--Udite, udite il giullare che si +chiamò Ugo conte di Lanciasalda!... Laggiù alla valle il torrente +mette nel Chiusone, oltre ancora il Chiusone nel Pelice, oltre ancora +il Pelice nel Po. Verrai al Po nativo, o Imilda! Oh non scendi cullata +tra le foglie di rose! Non attorci le bionde trecce ai fiori +tremolanti alla superficie delle acque, nè sveli le bellissime membra +addormite di voluttà, come una dolce suicida!--e ai vagiti della +bimba, aspro come una tromba di guerra:--Chi vedendoti, o Imilda, +dica: "Questa è sventura" ascolti una voce d'uragano, così: "L'odio +dell'uomo prepara ben altre vendette che quelle del destino!" Chi, +vedendoti, si faccia segno di croce, preghi per sè e per i suoi, non +per te...! Verrai al Po nativo, o Imilda! Un giorno anch'io scenderò +per quelle valli e il boscaiuolo Silverio sarà ridiventato Ugo il +cavaliero! Ugo il cavaliero!--e squassò la testa, e si chinò al +destino che gli sghignazzava dalle punte dell'Assietta. + +Tacque, poi, come aspettando una risposta, più alzò la bimba, +gridando:--O Guidinga, rotola la valanga per me! Come un giorno dallo +scalone hai rotolato il tuo corpo per te! + +E camminò ancora, ancora:--O Guidinga, guardate per cui vi chiamo! Una +bambina che stride! + +Ancora:--O _madonna perduta_, ho gli sproni d'oro! + +Al passo dell'Assietta, erto, lugubre di vastissimo silenzio, desolato +da un cielo implacabile, irto di spettrali pinete, Ugo aspettò la +morte. Neve, deserto, immobilità: tanto ascoltano i vivi, come i +trapassati. + +Ugo, gettatosi sul terreno, sdrucciolando sui ghiacci, senza più +pregare, si strinse furiosamente la bimba: strisciò: venne innanzi a +battere allo spiraglio di un gran masso spaccato e guardò giù per +quella balestriera.... Al di là vide l'altro versante del monte: giù +le capanne mostravano i tettucci di pietra allineati sul ciglio di un +torrentello: giù un paese, giù la valle con in fondo incertissimamente +due macchie di borgate sulla striscia fumosa di un fiume. Il paese era +Meana: e le borgate Susa e Bussoleno. + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Ugo stette senza più coscienza, percosso e rannicchiato contro il +macigno. Si svegliò e gemette: scosse la bimba: era morta? Ugo giacque +ancora, e sognò la ghiacciata requie dell'avello, sognò il regno +pallido dei morti, e vide come un grande cimitero coperto da un unico +lenzuolo funerario. Solo il cuore gli dava tormento: e si +diceva:--Ecco i vermi lo forano: i vermi? Questi che martellano così +sono avoltoi di rapina!--Sentiva un che di tepido sul volto; al petto +si stringeva qualcosa, e andava susurrando:--I morti almeno credono +all'angiolo della resurrezione! Ecco che coll'ala mi scalda la fronte! +Ma com'è penetrato nell'avello? Qui sono alla _curte_, con mio +padre.... Lui si sfa, ma è tutto freddo e orrendo.... Che cos'ho al +petto?... La mia fascia dell'armi?... Vorrei sapere che sarà scritto +su questa pietra.... Pietra? Ma io non giaccio sotto! io sono portato +dall'acque di un fiume che va alla valle, al mare. Chi mi scalda? Sono +quelle ciocche di capegli di donna che ho tanto baciate!...--Infine +provò un freddo solo: sparvero le visioni: e fu come sepolto.... + +Ugo si svegliò. Egli aveva ficcato la persona nella spaccatura della +rupe: nel togliersi di là, ancora guardò giù e alla prima luna, che +splendeva bugiarda di lontano, vide proprio Susa e Bussoleno.... + +Ma che? Santa Maria! lungo la Dora strisciavano sì e no nel vapore +denso e radente certi e certi fuochi.... Di sopra al suo capo il cielo +era sempre livido e brumoso e freddissimo. + +--Se là ci fosse guerra!--ringhiò Ugo, e si rizzò, scosse la bimba, +con grand'ansia e con grande tormento vide ch'ella era viva: allora +prese a discendere dal colle dell'Assietta verso quella valle. + +Cammina, e cammina.... Aveva fame. Se egli avesse avuto quello +sparviero stecchito presentato all'omaggio! Picchia a una capanna, è +deserta: a un'altra, è deserta: a un'altra, è deserta: tutte deserte. +Nemmanco la provvidenza ha pietà, perchè sul monte comincia la neve a +cadere a fiocca a fiocca, e s'addensa il nebbione: di lontano sparisce +la luna. + +Ugo si precipita giù, giù, giù.... + +Giunge a Meana. Là vi è una cappelletta dei poveri morti, un arcuccio +soffogato in un pattume con cinque o sei crani grotteschi. Ugo, per la +nessuna pietà che i morti ebbero per lui, insulta quegli avanzi, +imbrattandoli coll'istessa poltiglia che loro serve di guanciale: +raschia la terra e trova una mano ricisa di fresco. La mano ha le dita +volte al basso, verso Susa. + +--Accetto l'augurio!--dice Ugo, inconscio di ciò che lo aspetti, e si +leva: svoltando dietro la cappella con troppa furia poco sta che non +ischiacci la bambina: ed ecco trova raccosciati sulla roccia +consacrata un uomo e una donna. Sono vivi? sono morti? Che fanno?... +L'aria è buia. + +--Chi siete?-domanda Ugo. + +I due sobbalzano spaventati, lo guardano, poi sembrano rassicurarsi, +piangendo. + +--Chi siete? + +E l'uomo:--Fuggite, o cristiano, se avete lena! Fuggite! Non cercate +di nessuno! Noi abbiamo fallato il cammino.... e ci siamo rassegnati a +morire qui! + +--Come? Che vi accadde?--ridomanda Ugo, già fiutando l'odore del +combattimento. Ma con chi c'era guerra? perchè? Qual rumore era giunto +agli alti picchi del suo nascondiglio? + +E la donna:--Ah! voi siete di quelli scampati già da ieri e non +sapete! Ben faceste. O Signore!--e col massimo affanno, ripiombando e +facendosi segno di croce:--Oggi Alzor è alla Dora! + +--Alzor?--meraviglia spaventosamente Ugo. Ugo sapeva che da tempo il +padre gli aveva detto che quel Saracino era calato di Provenza per +ghermire la lontana, lontanissìma Genova: poi i casi di Ugo e il +rumore della guerra contro Adalberto avevano fatto tacere nelle valli +ogni altra novella d'armi. In due anni, da due o tre boscaiuoli, +romiti come lui che non varcavano le loro selve, Ugo aveva udito che +Casale era minacciata, e suonava un gran nome di dimonio, Alzor: ma +Casale era lontano, eh! Poi più nulla. Solamente il giorno prima, +quando aveva passato celeremente il Chiusone, spinto da un sogno +inquieto che aveva fatto, quando aveva chiesto:--C'è forse un signore +potente, il quale abbisogni di braccia per apparecchiare le travi alle +macchine di guerra?--aveva saputo che Adalberto s'armava. Aveva +sfuggito ogni casa, pure aveva chiesto, tormentosamente simulando, ad +alcuni valligiani le novelle della sua rocca e di quella di Imilda, +ma, ingozzandole amare, nulla più aveva potuto né chiedere troppo +attento, né ascoltare da quei disattenti. Solo per caso udì, sul +piazzaletto di una tavernaccia, un ribaldo bandire una nuova taglia di +sei in sei mesi sulla testa di Ugo, per comando di Oberto, promettendo +i tre mucchietti d'oro di prammatica. La gente quasi rideva. Ugo? +Andatelo a prendere! Dove sarà? Solo il banditore aveva +detto:--Bonello ci penserà: sa tutto: domani Bonello giura che +guadagna la taglia. Ai monti!--e tant'altre cose.--Ugo era fuggito, +aveva rivalicato il Chiusone, s'arrampicava alla capanna. Adalberto +s'armava ancora? Contro chi? Certo contro i vassalli ancora. Ugo nulla +sapeva: quindi quasi domandò a se stesso:--Alzor? il saraceno? Come? +Egli già qui? + +E l'uomo alla cappelletta:--Mi difesi! Ho sette ferite! All'ultimo +m'ebbi mozza la mano. Venni qui a seppellirla in luogo consacrato. +Laggiù in oggi ogni misfatto è permesso: è divenuta terra di saracini +la nostra. Perché siete fuggito voi, ieri, al momento del supremo +pericolo? + +E la donna:--Fuggite nella valle del Chiusone! Fuggite, se avete un +bambino, e se quello è ancora vivo tra le vostre braccia. Io fui +madre! + +Ugo ridomanda:--Ma come? + +E l'uomo:--Che giorno d'estrema ruina! Ma il sire di Saluzzo e quello +di Susa resisteranno ancora! Io sarò con essi! Donna, lasciami! Io +voglio essere con essi! + +E la donna:--O Signore, perchè non mi avete uccisa insieme al mio +bambino? + +Ugo, ancora chiedendo:--Ma come?--e non avendo risposta da quegli +impazzati dal dolore, che continuavano a crederlo un fuggitivo, Ugo +muove il passo innanzi, dicendo:--V'è battaglia dunque? + +E l'uomo:--Alzor ci piombò con un lancio da liopardo! O Signore nostro +Jesù, per la fede sacratissima del tuo vangelo, ti supplico, ti +supplichiamo! Ora ti veggo, o montanaro. Sei pronto tu? Ma non hai la +scure neanche tu? Su, istessamente: adopreremo scheggioni di rupi! Su! +su, su, tutti alla riscossa, da Susa con messer Oberto capitano e con +Adalberto!--e l'uomo si alzò, barcollando. + +--Oberto? Adalberto? Ancora sono vivi? Non li straziò oggi il +saracino?--imprecò terribilmente Ugo. + +--La Iddio mercè, tanta sventura non è ancora avvenuta!--lamentò +l'uomo, e fraintendendolo, s'accese nel furore di Ugo:--Da Susa a +Saluzzo cogli altri migliori duci, Taizzone, Agobardo, Fulberto, +insomma da Susa a Saluzzo si vuol resistere, per la gloria di Maria +santissima! Su, su, su! Una spada!... Se non avessi mozza la destra! +Se non avessi la donna che mi trascina alla viltà! + +E la donna:--Non eravamo rassegnati a morire qui? + +--E Oberto, Adalberto?--ridomanda Ugo potentemente. + +E l'uomo:--Sapranno resistere! Oh se sapranno!...--e dopo una tremenda +pausa:--Se pure un traditore non schiude al saracino i passi delle +valli, girando dietro l'alpi e abbattendo ad una ad una le castella +vassalle a quei valorosi! + +--Ah!--geme Ugo con suono ineffabile. + +L'uomo si caccia a piangere, lasciandosi andar giù sul terreno fino ad +insozzarsi di mota la fronte. + +Ugo fatale invidia quella posizione di massimo avvilimento, ma i suoi +muscoli s'inturgidano, la persona si leva audace: egli è invaso da un +tremito spaventoso e inciocca i denti pel ribrezzo della febbre. + +Succede un momento di terribile ansia. + +Poi Ugo, guardando giù, oltre la valle, quei fuochi di guerra, +interroga cupamente:--Messere, o barone o boscaiuolo, che cercate voi? + +--Io la vendetta!--esulta l'uomo e rizza la testa. + +--E la vorreste? + +--A qualunque costo!--ma l'uomo ricade agonizzando. Ed Ugo con spasimo +satanico di gioia:--Sono straziato io più di voi! Io voglio la +vendetta, a qualunque costo! Diceste che laggiù in oggi è terra di +pagani ed ogni misfatto è permesso? Vi auguro di morire! Morite, qui, +subito! Non ascolterete l'atrocissimo delitto! + +Ugo precipita dalla montagna, e alla bambina famelica dà a suggere le +proprie labbra lorde di sangue e di bava.... + + + + +CAPITOLO XII. + + +Alzor, nato dalla stirpe di Maometto, fremebondo di sterminata +ambizione di conquista, audace per giovanissima anima e crudele e +insaziato, era uscito profeticamente da' suoi deserti di sabbia e di +sole, aveva predato l'Egitto, la Numidia, il regno de' Mauri, e, +tragittato il mare, co' suoi tigri di soldati aveva rotti i Goti e i +confratelli Arabi di Spagna. Dalla Spagna era piombato in Provenza, di +Provenza, per sommo castigo di Dio, in Italia. Qui giurò nel nome di +Maometto di piantare il suo seggio fatale. + +Il luogo di Frassineto serba incerte e guerresche tradizioni intorno a +queste orde di miscredenti. Negli _Annali d'Italia_ il Muratori cita +all'anno DCCCXXXIII Frodoardo cronista (in Ch. T. II Rer. Franc. +Du-Chesne): i Saraceni abitanti in Frassineto _meatus Alpium occupant, +atque vicina quaeque depraedantur_. All'anno DCCCCXL Frodoardo ancora +dice che "una gran brigata d'Inglesi e Franzesi, incamminata per +devozione a Roma, fu costretta a tornarsene indietro, _occisis corum +nonnullis a Saracenis. Nec potuti Alpes transire propter Saracenos, +qui Vicum Monasterii Sancti Mauritii occupaverunt_. Se qui è indicato +il Monastero Agaunense di S. Maurizio ne' Vallesi, avevano dilatato +ben lungi quegli Infedeli assassini di strada il loro potere". Segue +ancora il Muratori, all'anno DCCCCXLI: "Circa questi tempi più che mai +infierivano i Saraceni abitanti in Frassineto ai confini dell'Italia e +della Provenza (Liut., lib. 5, n. 4). Studiava il Re Ugo la maniera di +snidare quei crudeli masnadieri, e conoscendo di mancargli le forze +per mare, giacchè in quei tempi gli Imperatori e Re d'Italia poco +attendevano ad avere armate navali, prese la risoluzione d'inviare +ambasciatori a Costantino e Romano Imperadori de' Greci, per pregarli +di volere a lui somministrare una competente flotta di navi con fuoco +greco, acciocché mentr'egli per terra andasse ad assalir quei barbari +ne' loro siti alpestri, esse incendiassero i legni dei mori, ed +impedissero, che non venisse loro soccorso dalla Spagna." E Frodoardo +ancora, all'anno DCCCCXLII: _Idem vero Rex Hugo Saracenos de Fraxinedo +eorum munitione desperdere conabatur_. Osserva il Muratori: "Pertanto +dovrebbe appartenere all'anno presente ciò che scrive Liutprando (lib. +50, n. 5). Cioè che avendo Romano Imperadore inviato uno stuolo di +navi a requisizione del Re Ugo, questi le incamminò per mare a +Frassineto. L'arrivo d'esse colà, e il dare alle fiamme tutte le +barche dei Saraceni che quivi si trovarono, fu quasi un punto stesso. +Ugo nel medesimo tempo arrivò per terra a Frassineto colla sua armata. +Pertanto non si fidando i Barbari di quella lor fortezza, +l'abbandonarono e tutti si ridussero sul Monte Moro, dove il Re li +assediò. Avrebbe potuto prenderli vivi, o trucidarli tutti: ma per un +esecrabil tiro di politica se ne astenne. Tremava egli di paura, che +Berengario, già marchese d'Ivrea, fuggito in Germania, non +sopravenisse in Italia con qualche ammasso di Tedeschi e Franzesi. +Però licenziata la flotta dei Greci, capitolò con gli assediati +Saraceni di metterli nelle montagne che dividono l'Italia dalla +Suevia, acciocchè gli servissero di antemurale, caso mai che +Berengario tentasse di calare con gente armata in Italia. Non è a noi +facile l'indicare il sito, dove a costoro fu assegnata l'abitazione. +Solamente sappiamo, che a moltissimi cristiani, i quali incautamente +vollero passare per quelle parti, tolta fu la vita da quei malandrini: +iì che accrebbe l'odio e la mormorazione degli Italiani contro di +questo Re Ugo, il quale lasciò la vita a tanti scellerati, affinchè +potessero levarla a tanti altri innocenti...." + +Abbiamo voluto citare questo fatto di Ugo per soggiungere che un altro +Ugo, non re certamente, ma una figura bieca che la tradizione ci dice +senza certezza cavaliere e boscaiuolo, un altro Ugo, non nelle grandi +pagine del Muratori, ma sulle cartapecore sibilline del romito di +Malandaggio, appare di nefastissimo nome ai cristiani e agli abitanti +delle valli intorno a Saluzzo. Quando è morto il romito? Quando +veramente è vissuto quell'Ugo? Nessuna data è certa. Anche la +tradizione è morta da un pezzo. Frassineto ebbe delle leggende, e sono +svanite: Malandaggio ebbe un romito vecchio che scrisse e che morì, e +un altro che misteriosamente gli successe, che non aveva scritto, +perché aveva operato, e non scrisse perché ancora operò prima di +morire.... + +. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . + + + +Non ci intrichiamo nella storia a stabilire date o a fissare il +progresso di questi Saraceni, ma pel romanzo accettiamo la tradizione. + +Più breve d'ogni cronista, e senza mettere date, eloquentissimo, il +romito che scrisse lasciò questa memoria:--Cadde Genova, cadde Casale, +cadde Torino. Alzor è alla Dora! + +Alzor era alla Dora. Una sera di un giorno vittorioso egli aveva posto +l'alloggiamento in un Santuario della Vergine. Fulgente di gioia, +gloriosissimo e temuto, sontuosamente vestito, colla spada ricurva e +con un pennacchio di diamanti, egli sedeva sui gradini dell'altare +maggiore: gli incensi cristiani e e gli aromi insidiosissimi degli +_harem_ intorno a lui spandevano tepori e profumi: uno schiavo di +Provenza suonava l'organo da flato: vampeggiavano per scherno sulle +fredde lastre dei morti due grandi cataste di pino olente: danzavano +seminude, procaci e velenose, o si raccosciavano sui sacri paramenti, +afflosciate dalla voluttà, venti schiave diverse, dalla nerissima alla +bronzina, alla candida rosata. Alzor banchettava: servivano a lui e +alle femmine i vasi d'oro e d'argento, che aveva predato nella sua +corsa di conquista, e per abiti si buttavano indosso le _planetas de +coco e toalias cum frixio_, opere plumarie, e _crysoclava et vela +holoserica, de basilisci, fundatum de alithinum_, della Soria, di +Costantinopoli, della Persia, dell'Egitto, le cose insomma che +troviamo nelle cronache dell'evo medio, e gli ornamenti, come +_inaures, anulos, dextralia et perselides, monilia olfactoria, acus, +specula_. Dall'Africa e dalla Spagna aveva rubato cortinaggi, addobbi, +_tapetia belluata_, che Sempre trascinava con sé, profumandoli coi +nettari e insozzandoli col sangue, letti di voluttà e coltri pei +moribondi. + +Alzor, dice il romito, calpestava una veste della santa Madonna di +Provenza, _vestem chrysoclavam ex auro gemmisque confectam, habentem +historiam Virginis cum facibus accensis mirifice comtam_. Alzor +giaceva trionfalmente sui cuscini palpitanti di otto o dieci +ardentissime more: Alzor, al principio dell'orgia, s'era circondato di +cento armati fedeli: aveva il carnefice al fianco, e pure a fianco un +bardo ispirato della sua razza che cantava le vittorie di quel giorno +e la somma protezione di Maometto:--O felice, o potente, o caldo, o +amato, o pasciuto, o protetto dal profeta, Alzor! Tu hai Dio, il +denaro, la donna, la spada, la vittoria. Preghi coll'ardore del nostro +sole adorato: getti le gioie e gli ori come il villano getta la +semente: le donne si sdraiano su tuoi tappeti e muoiono di voluttà, +felici se il loro ultimo sospiro ti rinfocola un nuovo tripudio: la +tua spada è più possente e più curva del grand'arco dei cieli; +insanguinata, si gemma: nè sul tuo acciaio s'annubila il riflesso +mesto del tramonto.... Il tramonto? Chi dirà questa parola? + +Alzor aveva già fatto un cenno al carnefice. + +Continuava il bardo:--La vittoria, la gloria, il regno! Esulta, o +Alzor!... Esulta!... Noi ti adoriamo! + +Ricominciava l'orgia, e Alzor era felice. Sì, aveva Dio, il denaro, la +donna, la spada, la vittoria! Felicissimo! + +Udite strano contrasto. Quella sera, in quell'ora di beatitudine +smodata, a un tratto entrò nella chiesa un montanaro. + +Egli era lacero e scarmigliato, insozzato, puzzolente e sinistro. Cupo +come una belva famelica, livido pel freddo, custode rabbiosissimo di +un fardelletto di pelli, si drizzò, camminando sui tappeti, le sete, +le coppe rovesciate e gli ori, fra le donne nude, al riverbero del +fuoco, fra il fumo degli incensi e delle dapi, fra il canto del bardo, +si drizzò verso Alzor. + +Cessò l'orgia. + +--Chi sei tu?--domanda l'audacissimo Saracino. Le sue guardie gli si +stringono appresso: il carnefice ghigna: ma più maledette ghignano le +femmine insaziate.... + +Il montanaro pare nè vegga nè ascolti. + +--Chi sei tu?--ridomanda Alzor:--Non temo l'insidia! Si scuote allora +l'uomo e grida profondamente:--E tu chi sei? + +--Io un eletto del profeta. + +--Io un castigato da Dio. + +E Alzor già infastidito:--Ebbene? Che cerchi qui? + +--La mia vendetta! + +Vieppiù si stringono le guardie: e le donne ancora, svegliandosi +briache, superano in protervia crudele il carnefice. E Alzor +discacciandolo:--Vanne! + +Ma il montanaro ruggisce:--No! + +--No! no!--supplicano intorno le schiave, avide di sangue, + +--Ebbene parla--comanda Alzor. + +--Io parlerò! Tu sei potente, o Alzor! Osanna! Ma tu hai fallato se +credi di resistere nel piano alla colleganza dei signori da Saluzzo a +Susa. + +--Parla. + +--Io parlerò!... Tu sarai vittorioso, o Alzor!--esulta il montanaro, +stringendo il suo fardelletto come se fossevi correlazione tra la sua +mente e quello:--Si. Io ti apro i passi delle valli: lungo la Dora ti +conduco in valle del Chiusone, là sorprendi quelle rocche che sono +vassalle al sire di Susa: poi ti slanci improvviso dai monti sopra +Saluzzo, senza che dalla Dora Taizzone, Agobardo, Fulberto, possano +mandare aiuto ai collegati.--Poi, sfavillante orrendamente in volto, +colla gioia di un profeta:--Nella valle del Po vi sono le castella di +un Adalberto, di un Oberto, di un Baldo. Se vinci, come ti giuro che +vincerai, mi dai que' tre prigionieri? Alzor fece circondare l'uomo +dagli armati: credette sì e no: e disse:--Vuoi altri patti?. + +--Hai tu ancelle?--sospirò il montanaro, quasi emettendo un alito di +fuoco. + +--Il sorriso dell'amore è più bello fra l'armi. Vedi le mie conquiste! +Ho egiziane, numide, maure e gote, arabe, spagnuole, provenzali, +serpenti contìnui di continue voluttà. Uomo, non guardarle! Ti +comando. Sei tu, cristiano, che aspiri al mio paradiso? Ascolta: ho +anche l'aguzzino. + +--Non ascolto! Ma supplico!--gemette il montanaro:--Tu hai ancelle: +cerca il seno più ardente, e, fammi somma carità, lascia che il latte +sia succiato da chi muore di fame! Ho qui una bambina morente! + +--Che? i vagiti fra l'armi? + +Allora il montanaro, facendosi pensoso e sciogliendo il fardelletto, +mostrò una creaturina già quasi paonazza, un piccolo mostro di dolore: +e disse:--Su questa bambina, nata da conti illustri, c'è su +copiosissima taglia ove sia consegnata ancora viva in valle di Po, a +Lanciasalda. Se vuoi, là ti aspetterò, e la ventura è tua. + +--Cristiano, quante castella vale?--domandò Alzor che intendeva sotto +quelle poche parole nascondersi un gran mistero di fatti. + +--Tre castella. Ma mi darai i tre prigionieri. + +--Ho da pagare Almor, Zanata, Zullik, rapacissimi. I soldati vogliono +posa, i duci oro. + +--T'offro guerra breve e tesori. + +--Cristiano, ciò che hai detto è conforme a verità? + +--Interroga il profeta. + +--Il profeta non risponde: mi risponderà la tua testa. + +E il montanaro si piegò tutto come se sopra il suo capo gravasse una +catena di ferro. Erano anella e anella di delitti: era la catena del +destino. + +Ed Alzor, sorgendo e ributtando una egizia che gli si avvinghiava +pregando, comandò:--Suonate le chiarine e i timballi. + +L'uomo baciò la figlia: poi la vide suggere da un seno +avidissimamente: poi si volse ad Alzor:--Io sarò con te! + + + + + + + + + + + + + + + + + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK, UGO *** + +This file should be named 8ugox10.txt or 8ugox10.zip +Corrected EDITIONS of our eBooks get a new NUMBER, 8ugox11.txt +VERSIONS based on separate sources get new LETTER, 8ugox10a.txt + +Project Gutenberg eBooks are often created from several printed +editions, all of which are confirmed as Public Domain in the US +unless a copyright notice is included. Thus, we usually do not +keep eBooks in compliance with any particular paper edition. + +We are now trying to release all our eBooks one year in advance +of the official release dates, leaving time for better editing. +Please be encouraged to tell us about any error or corrections, +even years after the official publication date. + +Please note neither this listing nor its contents are final til +midnight of the last day of the month of any such announcement. +The official release date of all Project Gutenberg eBooks is at +Midnight, Central Time, of the last day of the stated month. A +preliminary version may often be posted for suggestion, comment +and editing by those who wish to do so. + +Most people start at our Web sites at: +http://gutenberg.net or +http://promo.net/pg + +These Web sites include award-winning information about Project +Gutenberg, including how to donate, how to help produce our new +eBooks, and how to subscribe to our email newsletter (free!). + + +Those of you who want to download any eBook before announcement +can get to them as follows, and just download by date. This is +also a good way to get them instantly upon announcement, as the +indexes our cataloguers produce obviously take a while after an +announcement goes out in the Project Gutenberg Newsletter. + +http://www.ibiblio.org/gutenberg/etext05 or +ftp://ftp.ibiblio.org/pub/docs/books/gutenberg/etext05 + +Or /etext04, 03, 02, 01, 00, 99, 98, 97, 96, 95, 94, 93, 92, 92, +91 or 90 + +Just search by the first five letters of the filename you want, +as it appears in our Newsletters. + + +Information about Project Gutenberg (one page) + +We produce about two million dollars for each hour we work. The +time it takes us, a rather conservative estimate, is fifty hours +to get any eBook selected, entered, proofread, edited, copyright +searched and analyzed, the copyright letters written, etc. Our +projected audience is one hundred million readers. If the value +per text is nominally estimated at one dollar then we produce $2 +million dollars per hour in 2002 as we release over 100 new text +files per month: 1240 more eBooks in 2001 for a total of 4000+ +We are already on our way to trying for 2000 more eBooks in 2002 +If they reach just 1-2% of the world's population then the total +will reach over half a trillion eBooks given away by year's end. + +The Goal of Project Gutenberg is to Give Away 1 Trillion eBooks! +This is ten thousand titles each to one hundred million readers, +which is only about 4% of the present number of computer users. + +Here is the briefest record of our progress (* means estimated): + +eBooks Year Month + + 1 1971 July + 10 1991 January + 100 1994 January + 1000 1997 August + 1500 1998 October + 2000 1999 December + 2500 2000 December + 3000 2001 November + 4000 2001 October/November + 6000 2002 December* + 9000 2003 November* +10000 2004 January* + + +The Project Gutenberg Literary Archive Foundation has been created +to secure a future for Project Gutenberg into the next millennium. + +We need your donations more than ever! + +As of February, 2002, contributions are being solicited from people +and organizations in: Alabama, Alaska, Arkansas, Connecticut, +Delaware, District of Columbia, Florida, Georgia, Hawaii, Illinois, +Indiana, Iowa, Kansas, Kentucky, Louisiana, Maine, Massachusetts, +Michigan, Mississippi, Missouri, Montana, Nebraska, Nevada, New +Hampshire, New Jersey, New Mexico, New York, North Carolina, Ohio, +Oklahoma, Oregon, Pennsylvania, Rhode Island, South Carolina, South +Dakota, Tennessee, Texas, Utah, Vermont, Virginia, Washington, West +Virginia, Wisconsin, and Wyoming. + +We have filed in all 50 states now, but these are the only ones +that have responded. + +As the requirements for other states are met, additions to this list +will be made and fund raising will begin in the additional states. +Please feel free to ask to check the status of your state. + +In answer to various questions we have received on this: + +We are constantly working on finishing the paperwork to legally +request donations in all 50 states. If your state is not listed and +you would like to know if we have added it since the list you have, +just ask. + +While we cannot solicit donations from people in states where we are +not yet registered, we know of no prohibition against accepting +donations from donors in these states who approach us with an offer to +donate. + +International donations are accepted, but we don't know ANYTHING about +how to make them tax-deductible, or even if they CAN be made +deductible, and don't have the staff to handle it even if there are +ways. + +Donations by check or money order may be sent to: + + PROJECT GUTENBERG LITERARY ARCHIVE FOUNDATION + 809 North 1500 West + Salt Lake City, UT 84116 + +Contact us if you want to arrange for a wire transfer or payment +method other than by check or money order. + +The Project Gutenberg Literary Archive Foundation has been approved by +the US Internal Revenue Service as a 501(c)(3) organization with EIN +[Employee Identification Number] 64-622154. 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