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+The Project Gutenberg EBook of Ugo, by Ambrogia Bazzero
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org
+
+
+Title: Ugo
+
+Author: Ambrogia Bazzero
+
+Posting Date: November 12, 2011 [EBook #9641]
+Release Date: January, 2006
+First Posted: October 12, 2003
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UGO ***
+
+
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+
+Produced by Claudio Paganelli, Carlo Traverso, Charles
+Franks and the Online Distributed Proofreading Team.
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+
+
+This book has been completed in cooperation with the Progetto Manuzio,
+http://www.liberliber.it
+
+We thank the "Biblioteca Sormani" di Milano that has provided the images.
+
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+
+
+
+AMBROGIO BAZZERO
+
+
+
+UGO
+
+SCENE DEL SECOLO X
+
+
+PARTE PRIMA
+
+
+
+MILANO
+
+1876
+
+
+
+
+
+ALLA MIA PRIMA AMARISSIMA DELUSIONE
+
+
+
+
+CAPITOLO I.
+
+
+Sulla piazza della _curte_ di ***, di messer Ugo cavaliero, conte di
+Lanciasalda, sui monti di Saluzzo, ad ora di vespro, Guidello,
+trombetto e araldo dell'eccellentissimo signore Adalberto, conte di
+Auriate, lesse il bando pasquale: e così:
+
+"Avvicinandosi il giorno di Pasqua di Resurrezione, ed il nostro
+illustre signore desiderando partecipare coi vassalli dell'inclita
+signorìa la grazia, il gaudio, la letizia avuta e concessa
+dall'onnipotente Signore Iddio, in questo dì per la solennità di
+messer Jesù Salvatore, ha deliberato ed ordinato di ricevere l'omaggio
+dalli gentiluomini predetti. Si gridano i nomi delli cavalieri:
+
+Messere Gisalberto, di messere Ursulo, cavaliero d'_arme_, con
+investitura _per lanceam et vexillum_.
+
+Messere Aginaldo, di messere Luitardo, cavaliero _addobbato_, con
+investitura per tradizione ed omaggio della coppa d'oro.
+
+Messere Baldo, di messere Erimberto, cavaliero d'_arme_, con
+investitura per tradizione ed omaggio delli sproni.
+
+Messere Ildebrandino, di messere Sichelmo, cavaliero a _sprone d'oro_,
+con investitura per tradizione ed omaggio del guanto.
+
+Messere Ugo, di messere Oldrado, cavaliero a _sprone d'oro_, con
+investitura per tradizione ed omaggio dello sparviero.
+
+Il che per la presente ordinazione e mandamento di Sua Celsitudine si
+fa manifesto, a gaudio e consolazione e per speciale partecipazione,
+come è predetto, dell'allegrezza e festività, a laude e gloria
+dell'altissimo Iddio e del nostro glorioso patrono e della celeste
+curia in eterno trionfante.
+
+Signat: _Warinus. Ingus_. Gridata da Guidello, _sono tubæ
+præmisso_...."
+
+Guidello, finita la lettura, prese la pergamena, colla sua funicella
+rossa la assicurò spiegata al bastoncino d'araldo e la levò sopra la
+testa, osservando:--Io dico. Se vi è qualcuno, il quale tacci di
+mislealtà i miei occhi nel leggere, la mia lingua nel parlare, la mia
+intenzione volta a vilipendio di messer Domineddio, del nostro
+avvocato santissimo, della giustizia degli uomini, quello si faccia
+avanti, e purchè sia tale che porti o possa portare speroni d'oro o
+d'argento, alla presenza di un chierico che conosca l'arte della
+lettura, comprovi quanto dica.
+
+Ai piedi della scalea della chiesa, intorno a Guidello, v'erano
+quattro cavalieri cogli scudieri. Ma nessuno parlò.
+
+Per cui l'araldo:--Messeri, allora dichiaro.
+
+Stette un poco, poi si rivolse a un chierico che gli era accanto,
+come_ magister librarius_, e disse:--Recitate.
+
+Fu recitata l'avemaria, e tutti risposero ad alta voce.
+
+All'_amen_ Guidello aggiunse con solennità:--Dichiaro bandita la
+volontà del molto magnifico nostro signore.
+
+Poi, colla destra impugnata una lunghissima tromba, adorna di un
+drappo quadro stemmato:--Messeri,--disse:--fate come di conformità
+agli usi. Voi sapete: quando la tromba dell'araldo suona a festa si
+suole dire _tromba d'argento_. Da valenti messeri adunque--e mise alle
+labbra lo strumento, ne volse la bocca all'insù, e squillò tre volte.
+Intanto i cavalieri diedero mano alle borsucce, e fecero come
+d'usanza: poi se ne andarono.
+
+Guidello si chinò, dicendo:--Tromba di rame--perchè raccolse poche
+monete: acconciò il cordone con un nodo alla militare, in guisa che
+gli si attraversasse alla schiena la tromba e il drappo sventolasse
+come un mantelletto, tolse la pergamena dal bastone, la fece a rotolo,
+e la consegnò al chierico.
+
+Questi interrogò:--Guidello?
+
+L'araldo rispose:--Non si guadagna nemmeno il fiato.
+
+E mossero giù dalla scalea della chiesa. La piazzuola della _curte_
+era deserta. Essi presero ad uscire dalla viuzza fiancheggiata dalle
+casucce dei montanari, oggi boscaiuoli, domani alle giornate d'armi,
+sempre poveri e sempre irosi. Intorno all'edera frusciavano con volo
+tortuoso le nottole; gli usci erano chiusi, gli arconcelli delle
+finestre lucenti di strisce rosse dal sotto in su, che venivano dai
+focolari posti in mezzo alle stanze; sullo sfondo si vedeva una
+montagna già sfumata nella nebbia del crepuscolo.
+
+I nostri due procedevano silenziosi, e, benchè sotto la protezione del
+loro signore, pure affrettavano il passo e sulla punta dei piedi.
+
+E l'uno calava il cappuccetto sulla testa tonsurata e nascondeva la
+pergamena sotto la tonaca, e l'altro storceva una mano all'indietro ad
+assicurarsi che la tromba non percuotesse coll'elsa della spada o col
+pugnale: e quegli guardava sospettoso le pieghe del drappo ventilante
+dallo strumento del compagno, come se da quelle dovesse uscirgli il
+malanno: e questi imprecava il calzolaio che aveva fatto pel chierico
+scarpe così disacconce per suolo sospettato.
+
+Passavano e guardavano. Quelle tavolacce di quercia parevano fatte
+apposta per spalancarsi ad un'insidia: da quegli arconcelli i tizzoni
+che erano sui focolari con maledetta furia potevano essere
+sbattacchiati nella strada. Basta! il santo patrono tenesse buoni i
+_gloria_! Ma la preghiera era smezzata: e l'uno calcolava che con
+quell'antacce si facevano tante aste, coi chiodi tante punte, colle
+toppe tante scuri: e l'altro si ricordava, ai tempi che il padre
+soffiava alla guerresca, e ch'egli giovinetto gli era accanto col
+piffero per imparare a toccare il soldo e le graffiate, si ricordava
+di una certa mistura diabolica che venne giù da una balestriera a
+impegolare i baffi al vecchio trombettiere, e a conciare un povero
+ribaldo come un torcione di resina acceso nelle gazzarre soldatesche.
+Si continuava il _gloria_.... Ah! erano passati da quell'uscio, da
+quelle finestre: si poteva fiatare. Di più: messere il chierico sapeva
+leggere, sapeva pingere le _capitales litteras_ dei messali, cioè le
+iniziali, sapeva a mente i canoni accetti al vescovo di Saluzzo;
+d'armi credeva intendersi sin troppo, dicendo:--A chi le toccano, le
+toccano le ferite e la morte!--Niente altro: pure in quel momento
+nella sua fantasìa staccava tante maglie dall'armerìa del castello e
+tante spade, trovava gagliardi che le vestivano, le impugnavano, e
+moveva contro quelle case di rabbiosi: no, prima alla rôcca di Ugo.
+Messere l'araldo sapeva suonare con voce dolcissima o squarciata:
+Guidello proprio avrebbe voluto essere a fianco del padre, tra un'oste
+poderosa, e dare alle trombe il fragore delle petriere, curve le travi
+sotto ai pesantissimi massi. Ma sì, ma sì! Altro che il cappuccio
+aguzzo a vece di pennacchio da cavaliero: altro che il bastone
+d'araldo in luogo di un buon lanciotto!
+
+Fuori della _curte_ di messer Ugo c'era una cappelletta: qui i due
+fecero un inchino pieno di gratitudine, e da qui cominciarono a
+mettersi l'uno a fianco dell'altro, e salirono per la stradetta, la
+quale, grigiastra, lasciava vedere tante e tante pozzette d'acqua dai
+melanconicissimi riflessi di cielo: erano le orme dei cavalli
+passativi il dì innanzi, dalla _curte_ al castello di messere
+Adalberto. E stradetta e cavalli menavano al sicuro.
+
+Incominciò Guidello:--Dacchè suono la maledetta, vi dico, Ingo, che
+non mi parve mai mi tormentasse le labbra come stassera, sulla scalea.
+Sapete: ieri a mattina, abbiamo pubblicato il bando al castello
+d'Ildebrandino; a dì basso, al ponte levatoio di Baldo; l'altro ieri a
+vespro, alla piazza di Aginaldo. Che si è raccolto? Tanto da poter
+proclamare solennemente, al primo armeggiamento festoso, che il
+cavaliero di Rupemala, quello di Roccanera, e messere della _curte_ di
+santo Uperto, sono fregiati di cortesìa cavalieresca. Dico vero?
+
+--Verissimo, Guidello.
+
+--E sapete: tra voi che avete appreso l'arte della lettura e me che la
+professo a obbedienza del nostro padrone, lasciando da parte la
+cavallerìa, e discorrendo della tascuccia che ogni cristiano ha allato
+se deve camparla, tra noi si è spartito un bel mucchietto.
+
+--E di quelli d'argento.
+
+--Così si dà e si riceve a gloria di messere Domineddio; e così si fa
+differenza tra il vento che buffa alla foresta e il fiato dei
+battezzati.
+
+--Verissimo, Guidello.
+
+--Mi diceva il padre mio, il valente Guidaccio....
+
+--A cui Dio conceda la verace gloria!
+
+---Mi diceva così, nè più, nè manco. E il suo fiato da battezzato, eh!
+Ingo, fu come l'uragano nella tromba, contro ai dannati nella Spagna e
+contro ai miscredenti in Terrasanta, a fianco del padre di messere
+Adalberto, il cavaliero Brunone.
+
+--_Requiem_ in pace!
+
+--A fianco del cavaliero Brunone, lo dicevano della stirpe di
+Tubalcain.
+
+--Santa Maria!
+
+--Quella era voce del padre mio! Quella ci voleva adesso là sulla
+scalea della _curte_ di Ugo, ma ad un patto.
+
+--Tromba d'argento.
+
+--Messere, no: lo strumento suonasse come quelli, dicono, del dì del
+finimondo.
+
+--E le mura di quella rôcca fossero come quelle di Jerico, per virtù
+soprannaturale, che noi possiamo chiedere colla preghiera.
+
+--Così fosse!
+
+--L'altro dubitò, e riprese:--Ed io avrei voluto che la pergamena
+parlasse come la condanna che appiccammo alla porta di Lamberto, il
+ribello a messere il vescovo di Saluzzo. Vi ricordate?
+
+--Voi non ci eravate.
+
+--C'era Gausprando; ma so. A Gambazza sulla destra del Po.
+
+--Chi ci appose il _vidit_ e dichiarò bandita la pergamena? Il nostro
+signore Adalberto istesso, piantando poderosamente un pugnale al luogo
+del suggello. Quella la fu impresa! Di lì a un mese, del castello non
+rimase in piedi che un arco e quello per dire:--Di qui passarono i
+prigionieri!--So che il padre mio ghignava burlescamente e fieramente,
+e so che mi disse:--Figliuolo, quando suoni, ricordati che hai in mano
+tutt'altra cosa che un'azza. Guarda che, stringendo troppo, il rame si
+ammacca, e le ammaccature tra noi soldati le cerchiamo soltanto sul
+petto nudo e non sull'arme e sui bagagli--mi disse. Tant'altre cose mi
+raccomandò, finchè s'ebbe quella seconda impegolata a scuoiargli la
+faccia, e allora mi fece cenno che le labbra arsicce erano buone
+all'avemaria e ai paternostri, lasciò il castello e cercò un
+monistero.
+
+--Se lo conobbi, quel valente Guidaccio!
+
+--E Guidaccio anche lui suonò su quella scalea di Ugo, quando c'era
+ancora, più arcigno di questi, il suo padre Oldrado, che fu quello,
+sapete, il quale aizzò i suoi servi contro l'araldo che bandiva le
+giornate d'armi, sì che quelli a vespero spalancarono usci e finestre,
+e mostrarono scuri da boscaiuoli fra certe manacce rabbiose!
+
+--Rammentate la storia di Guidinga.
+
+--Gesummaria!
+
+Tacquero, perchè vicino era il castello del loro signore, e quel
+discorso, spiato o frainteso, poteva far scricchiolare alla sera
+istessa i cavalletti di tortura.
+
+I due, alla parola del saluzzese che era di guardia, risposero come il
+motto d'ordine portava quel dì: entrarono, salirono una scala, e,
+trovato in capo a un corritoio un paggetto, il quale sonnecchiava su
+un archipanco, Guidello domandò:--Filippuccio, ne attende il nostro
+signore?
+
+Il fanciullo, come se d'intorno agli occhi si togliesse le ragnatele,
+affaccendandosi colle manine, rispose:--Io non credevo che foste per
+ritornare dalla guerra sì tosto.... Ero lontano assai, sulle ginocchia
+della madre mia... là giù.... Ah siete? Il sonno coglie, e si va, si
+va.... Chiedete?
+
+--Ne attende messere Adalberto, e dove?
+
+--Sì, Guidello araldo, e voi, maestro: nella sala della torre.--E li
+precedette nel corritoio fino in fondo, s'arrestò a destra, alzò un
+usciale, e disse:--Sono tornati: a vostra obbedienza, messere.
+
+Al comando:--Siano messi dentro e vattene, Filippuccio--i tre
+atteggiarono la persona alle linee marcatissime della loro
+professione: l'araldo si drizzò dignitoso, come se gridasse un bando,
+l'altro si piegò, come se sfogliasse un messale nella cappella, il
+paggetto si storse, sollevando l'usciale con sforzo per verità degno
+di compassione. Entrarono.
+
+La sala era triste: e, a dire quello che si poteva scorgere alla poca
+luce delle tozze finestre, presentava le muraglie saldissime e nude:
+solo ornamento una statuina di un beato protettore con lancia e
+pastorale, male allogata in una nicchia che pareva una balestriera; e,
+sotto quella, due drappi, tutti a polvere e sudiciume, forse due
+stendardi, forse due coltri mortuarie: v'erano dei seggioloni a masse
+d'ombre così nere da far richiamare alla fantasìa il frate bianco che
+sopra vi stesse nel coro, e un macchinoso tavolaccio, adatto a
+sostenere quello che sosteneva, la potentissima persona di un
+cavaliero.
+
+Messer Adalberto era un uomo nel vigore pieno della età virile:
+mostravasi vestito di panni oscuri: volto verso la porta: e dalla sua
+posizione, da sedere tanto irrequieto, chiaramente può dirsene
+l'indole ruvida e l'attesa impaziente. Nè più, nè manco: erano quelli
+i tempi in cui un cavaliere noverava, come un sellaio, le fibbie e i
+chiodi della sua sella da battaglia e neppure sbagliava in un
+sopranome a quegli arnesi, e forse forse moriva senza tutto avere
+appreso il _paternoster_ dalla bocca della madre o del chierico: tempi
+in cui, io credo, che la natura non si sarebbe messa su via fallata,
+se avesse ai priminati delle famiglie baronali dato a vece di cranio
+addirittura un elmo, a vece di lingua una lama, e per cervello
+qualcosa di bollente che fuori uscisse e fosse mostruoso cimiero. Io
+non so se anche allora i bambinelli si tormentassero colle fasce se
+così fosse stato, non mi sarebbe punto di maraviglia se ancora
+trovassi nelle cronache che la madre di Garmario saluzzese, madonna
+Sandra, torturasse le membra del suo figliuolo, serrandole in una
+bandiera insanguinata, o che il padre di Forcone da Ivrea recasse al
+castello per la bisogna materna della sua moglie Ageltruda la
+soprasberga dell'inimico bucata e ribucata a colpi di spada: l'avo
+Attone da Susa legò con sacramento ai nascituri dal suo Rogerio il
+lembo stracciato a morsi della sozza camicia che vestiva nella _torre
+della fame_. Messer Adalberto era primogenito, ed aveva avuto madre
+come l'ebbe Garmario, padre come quello di Forcone, ed avo della
+taglia di Atto. Finchè vissero i suoi, imparò che nelle sale feudali
+l'agnello santo del perdono ci sta figurato solo per spasso di qualche
+frate dipintore, il quale fa il mestiero, è pagato, e se ne va dal
+ponte: imparò che negli steccati dei giuochi d'arme, se le cadute da
+cavallo v'incarnano gli anelli di maglia nelle membra, perchè la
+lancia dell'avversario vi coglie, è meglio che quelli vadano fino al
+cuore a condensarvi dentro tutto l'odio, e questa vi avesse passato
+fuor fuora, senza accorgervi di provare vergogna! Imparò che le dita
+ci furono date da natura per contare le vendette da farsi: segnar
+croce colla penna è da monaco, tagliare colla spada da cavaliero: si
+vive collo usbergo maledetto, si muore coll'abito immacolato di
+qualche monistero. Insomma tanto e tanto: sicchè, quando dallo
+stanzone dell'armi uscì un feretro, e un altro, e un altro, all'ultimo
+messere Adalberto schiuse la portaccia colle sue mani stesse. Partì,
+per sempre suo padre, messer Brunone: ma venne dentro subito un ospite
+aspettato e vagheggiato: l'orgoglio del comandare! Adalberto se gli
+abbracciò siffattamente, che si trovò tolta la requie di giorno e il
+sonno di notte.
+
+Il cavaliere, divenuto signore, sentì tutta la potenza del suo volere
+e s'ingagliardì tristamente ne' suoi disegni d'impero e di conquisto.
+Si trovò forte per un vastissimo patrimonio. Dal suo castello, sui
+monti di Saluzzo, poteva fino alle cime di Monviso spingere i segugi,
+inseguendo camozzi su terreni suoi: da oriente a Po se sorgevano torri
+di cavalieri, stavano a condizione di ubbidienza a lui; alzavano i
+pennoni degli avi a seconda della investitura dei feudi, a patto
+fastoso dell'omaggio, e a patto più valido di bei mucchi d'oro e di
+giornate d'armi. Su quello adunque che c'era non so chi osasse
+scuotere una lancia adorna di una banderuola di ribellione: a quei
+tempi le idee manco sottomesse di un valentuomo si pagavano a
+slogature di membra, a flagellazioni da ebrei, a carezze d'aguzzino: e
+dico poco; lascio le scuri, le forche, e i quattro cavalli per gli
+squartamenti.
+
+Messer Adalberto fece atto da padrone, riconfermando i feudi e
+ricevendo con bieca superbia l'omaggio. Se non che, siccome da
+desiderio nasce cupidigia, comandare su quello che si ha è molto,
+poter comandare su quello che si vorrebbe avere è moltissimo: il
+cavaliero guardò le armi del padre sepolto, e disse:--Quello scudo
+egli adoperò quando mosse al castello di Baldo. Quel petto ebbe le
+falde smagliate dalla lancia di Aginaldo. Su questa sella messere
+passò vittorioso sui ponti dei nemici!
+
+Guardò le sue armi: lucentissime nei giuochi di guerra e nel giorno
+della festa, quelle non erano da cavaliero: buone solo per chi avesse
+speroni d'argento. L'armatura che si sogna nelle cupide veglie
+dell'ambizione è quella ammaccata, schiodata, fatta nera dalla pece e
+dagli olii bollenti, quella che si sveste la sera dopo il
+combattimento furioso, esclamando:--Datela da riassettare alle mani
+del vinto!
+
+Duri erano i tempi; e così avvenne di Adalberto, come di tutti. Ho
+detto: indole ruvida e attesa impaziente. Comandava: e, per vero dire,
+nessuna differenza metteva tra il ringhiare a un soggetto
+signore:--Messere, mi obbedirete!--e al suo cavallo:--Torci a
+diritta.--Sorrise alla sua spada:--Se vuoi fodero, cercala alla pelle
+di un mio nemico.--Acquetò gli scrupoli di suo fratello
+monaco:--Pensateci: voglio la mia eterna salvazione: pregate o vi
+faccio baciare una medaglia arroventata.--Voleva comandare: e sapeva
+che c'era una rôcca da cui non poteva passare, se non guardandosi alle
+terga, e nel fossato della quale giacevano con poco convenevole
+sepoltura, insaccati nelle ferraglie rose dal tempo, gli avanzi di un
+suo avo Adalberto, il quale v'era andato a conquisto e non a morte da
+stoccate traditore. Sapeva che c'era un altro castello in cui gemeva
+una donna! Per Adalberto non era amore, era furore!
+
+Adalberto bandì a' suoi vassalli le giornate d'armi, poi si fece
+predire la ventura dall'astrologo, e perchè questi sapeva che nel suo
+mestiero bisognava vedere le stelle, come voleva il padrone, per non
+vederle da stare sul cavalletto della tortura, come voleva il
+tormentatore, gliela predisse buona, e così:--Egli è opinione degli
+astrologhi che quando l'animo dell'uomo è spinto al desiderio di
+sapere alcuna cosa in un subito, ciò nasca non da elezione o
+consiglio, ma dall'influsso della costellazione, che in quell'ora si
+ritrova nel cielo. E però se costui domanderà consiglio all'astrologo,
+esso potrà dirgli il vero della cosa che gli domanderà dalla figura
+del cielo fatta in quell'ora della interrogazione, cioè: se l'amico
+assente sia vivo o morto, se l'ambasciatore mandato ritornerà salvo,
+se ritroverà ovvero spedirà prosperamente la cosa per la quale egli è
+stato mandato, se il tempo sarà buono per seminare, tagliare legni per
+le fabbriche, acciocchè non siano mangiati dai tarli e corrotti dalla
+tarma, per cavare il sangue, per tagliare membri, per risanare, per
+prendere medicine, per fondare case, per menare moglie, per comperare,
+per vendere, per vestire nuovi vestimenti, per vendemmiare, per bere
+il vino in pace, per incominciare opera di alchimìa, per mettere putti
+a' maestri, per mutare luogo, per accingersi a viaggio per terra od
+acqua, per far compagnìa, per parlare con uomini di qualunque stato e
+dignità, per trattare negozii, per entrare nei bagni, per torre servi,
+per mandare messi, per andare a caccia nelle selve o nei fiumi. Vostra
+Celsitudine domanda se avrà vittoria nella intrapresa guerresca.
+Questa richiesta non nasce da elezione o consiglio, ma dall'influsso
+della costellazione che in quest'ora si ritrova nel cielo. Ho
+interrogato gli astri: ho interrogato la sorte. La sorte si fa sicura,
+tirando i punti di numero incerto, avendo voltata la faccia nella
+luna, con altre osservanze, dal raccogliere i quali punti si fanno
+quattro figure che si chiamano _matri_, dalle quali si cavano altre
+non poche, e i loro aspetti si nominano con nome dei pianeti, e così
+il rispetto, che hanno fra loro, come li considerano nel cielo.
+Perocchè mentre l'uomo dal desiderio di ricercare le cose future segna
+i punti, egli è venuto a questo per la costellazione della sua
+natività, talchè la forza del cielo guidi la sua mano, talchè non
+faccia nè più nè meno punti di quello che basta al giudicio delle cose
+che ricerchiamo: la quale divinazione si chiama Geomanzìa. Mio
+signore, gli astri e la sorte hanno risposto: vittoria!
+
+Adalberto, prima che l'astrologo fosse a metà della noiosa
+chiaccherata, sbuffando, fece trarre le torri di legno e le macchine
+guerresche, i trabuchi, le manganelle, le petriere; si pose a capo dei
+cavalieri, e colla somma ragione del più forte e del più ladro, mosse
+al castello d'Ildebrandino. Mandò Guidaccio con quaranta lance al
+cavaliero, dicendo: messer Adalberto l'aspettava per la prossima
+Pasqua di Resurrezione all'omaggio: da cavaliero non mancasse: era
+istituito vassallo col guanto da volare gli astori, con molto onore,
+con giuramento.
+
+Il presidio della rôcca era inferiore assai alla scorta dell'araldo:
+per il che messere Ildebrandino, sporgendo il capo tra un merlo e
+l'altro a guardar giù, dovette dirsi:--Sono spacciato!--e tanto
+dovette mordersi le labbra a sangue, che fosse lì lì per scagliare, a
+vece di risposta, il trombetto a gambe levate: pure pensò alla ruina
+di Lamberto, l'oppositore del vescovo di Saluzzo, e, serrato tra le
+quaranta lance, lui stesso sentì il bisogno di guardarsi alle spalle.
+Domandò a Guidaccio:--Messere l'araldo, avete altro a dire?
+
+--Messere sì.
+
+--Vi ascolto.
+
+--Le nostre torri d'assedio e i nostri trabuchi sono fatti colle legna
+dei ribelli vinti: il cavaliero Lamberto, lo rammentate?
+
+--Chi vi disse?
+
+--Il mio signore.
+
+--Il nostro signore è potentissimo--e Ildebrandino, amarissimo, fece
+una reverenza di sommessione, e aggiunse:--È ventura l'essere sotto le
+bandiere del signore, quando si hanno sproni d'oro e fortuna nemica,
+ma anima sempre libera. Suonate la tromba per noi: i nostri figli, ove
+Dio li conceda, spero ricorderanno questi squilli!
+
+Così s'arrese Ildebrandino. Messere Adalberto, quando Guidaccio gli
+ricomparve innanzi, per poco non gli dette la mazza sul capo. Egli
+desiderava l'araldo insultato o peggio, le lance catturate, il ponte
+levatoio alzato a precipizio, inalberato sulle torri lo stendardo,
+tumultuosamente bandita l'oste: invece l'impresa si racconciava, come
+una briga da' frati, con un inchino e un--_Fiat voluntas tua_.
+
+Con tempestoso desiderio Adalberto si fece capo della vanguardia
+delle lance, e, mandato Guidaccio in coda alla torma a fare compagnìa
+all'arnese più disutile, l'astrologo, corse al castello di
+Oldrado.... In quello c'era madonna Guidinga!... Ad Adalberto
+scoppiava il cuore al fragorosissimo segno dell'arme! Fu calato il
+ponte, s'aperse il portone, e venne innanzi un garzonotto tutto in
+bianco, con un bastoncello alzato, il quale proclamò:--Quelle non
+essere le regole delle castella, doversi procedere come l'uso fra
+onorati cavalieri comporta. Passate tre ore da questa dichiarazione,
+mandate pure l'araldo, e noi risponderemo, e mandatelo suonando le
+campanelle dalle torri di legno, noi risponderemo suonando i pifferi
+dalle torri di sasso.--E il garzonotto tanto tenne levato il
+bastoncello bianco, a segno di inviolabilità, sicchè nessuno potè
+coglierlo in fallo, e nessuno per tema di essere tacciato misleale
+alzò la mano su di lui. Ch'ei fosse venuto, insultando, non c'era
+dubbio: ch'ei si partisse sano e salvo, era stizza di tutti, ma norma
+di guerra, la quale tanto più feriva messer Adalberto che aveva
+voluto solo procedere colla forza e senza lealtà.--O Guidinga! o
+schiava di messer Oldrado!--smaniava, tormentandosi, Adalberto.... Ma
+per consiglio dei capitani aspettò... Tre ore sulle brage
+dell'inferno, tre eternità!
+
+Si schiuse tutto il portone, segno d'arresa, e comparve il garzonotto
+in nero, e lesse il bando, per cui--al molto glorioso signore di
+Auriate si calavano le bandiere.--Messere Adalberto galoppò dritto
+nella rôcca, e ambiziosissimo s'impose:--Prima regoliamo la bisogna
+del marito! Venga Oldrado, ed oggi stesso riceverò da lui l'omaggio.
+Questo suo vitupero sarà la più bella gioia per Guidinga!--E,
+scavalcato, passando per la porticina stretta che da un corritoio
+dava nella chiesa solitaria, udì dietro le spalle sbattersi
+irremissibilmente l'antaccia di quercia, si trovò a un tratto
+separato da' suoi capitani, si volse all'indietro e scorse tutto
+buio, si volse all'innanzi, ed ecco in capo al corritoio il paggio
+nero, il quale recava un cuscino nero e s'inchinava rispettoso,
+dicendo:--Messere Oldrado è pronto a prestarvi l'omaggio.--Adalberto
+si contorse molto iroso, irosissimo più che del pericolo, d'avere
+avuto per un momento paura, s'avanzò, e, sotto l'usciale sollevato
+dal paggio, entrò nella chiesa. Quivi trovò Oldrado solo e ritto, in
+aria così beffarda che pareva gli dicesse:--Sono il marito di
+Guidinga: lasciate fare a me! Avete saputo fare voi?--Che in quei
+tempi non si trovasse neppure schermo alle vendette ai piedi degli
+altari, si sa, e si sa che gli accorgimenti per condurre allo scopo i
+giuochi insidiosissimi avevano tutto lo studio delle faccende
+scrupolose. Adalberto doveva ascoltare quell'araldo bianco, vipera
+forse del tradimento? Doveva sgozzarlo! Doveva aspettare le tre ore?
+E rivederlo ancora? Doveva sgozzarlo! E il pronte s'era messo giù, il
+secondo portone spalancato, i porticati apparivano deserti. I
+traditori tutti! Ed egli si era lasciato cogliere! Oh il suo furioso
+amore per Guidinga era di quelli che si spaventano dei mezzi? Ma se
+lo scopo era già per sè stesso tremendo e ineluttabile!... E
+quell'arcone che menava al corritoio, e il coirritoio che menata alla
+chiesa! Che c'era nel corritoio? Una porta inchiovata che valse una
+muraglia: i suoi cavalieri al di là forse erano scannati: egli al di
+qua forse con tutta la irrisione di una vendetta pensata e ripensata
+era tratto all'inganno, e dall'inganno alla morte! O Guidinga!
+Guidinga!
+
+Messere Oldrado era là nella chiesa solo e ritto. Aveva faccia di
+quelle che anche nel sonno mostrano aggrottate le sopraciglia, rugosa
+tenacemente la fronte, aperta la bocca al grido di battaglia, collo da
+far disperare quelli che, per amore di qualche taglia bandita da
+alcuno prepotentaccio vicino, dessero ascolto all'inferno, e
+arrotassero la coltellazza e già preparassero il sacco, come Giuditta
+la gagliarda; torace che portava tre usberghi e poi chiedeva anche il
+quarto, braccia da armaiuolo milanese, gambe le quali se inforcavano
+gli arcioni vi si serravano con tanta saldezza, sì che non ci fosse
+lancia da cavaliero poderoso da allentarle o farle staffeggiare.
+
+--O conte,--disse per il primo Oldrado:--mi accorgo che la cerimonia
+poco soddisfa il vostro amor proprio.
+
+E l'altro:--Messere neppure è da scudiero la insidia.
+
+--Voi sbagliate: non sono armato e mi dichiaro vassallo vostro.
+
+--Consento--con questa risoluzione Adalberto richiamò tutto il suo
+odio;
+
+E Oldrado:--Ed io consento. Udite: un debole cerbiatto tanto fa che un
+giorno o l'altro debba essere dilaniato da uno sparviero: ma gli può
+ficcare attraverso la gola un ossicino da mettergli tanto strozzamento
+da far maledire il pasto.
+
+--Messere, Oldrado, che le azioni vostre mi permettano di chiamarvi
+cavaliere!
+
+--Vi dissi: non sono armato e mi dichiaro vassallo vostro. Volete
+ricevere l'omaggio? O fuggite le pompe?
+
+--Voglio.
+
+--Io pure. Bonello, fatti avanti--comandò Oldrado; e il paggio che si
+era fermato sulla porta, entrò nella chiesa e recò il cuscino. Il
+padrone lo prese, lo depose ai piedi di uno scanno larghissimo, a
+seggio baronale, e invitò Adalberto. Il quale con grande dignità
+s'assise, e le parole furono poche.
+
+--Cavaliero, riconoscete vostro signore Adalberto, conte di Auriate?
+
+--Riconosco.
+
+--A quale istituzione?
+
+--Questo tocca a voi.
+
+--Sì: e giacchè avete parlato di sparviero, sia ad instituzione collo
+sparviero.
+
+--Collo sparviero.
+
+--Giurate.
+
+--Giuro a messere Domineiddio.
+
+Poi spaventoso Adalberto corse per tutto il castello, e, ghignando,
+entrò nella stanza di madonna Guidinga....
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Il signore di Auriate, quando furono introdotti nella sua sala della
+torre Guidello ed Ingo, si levò impazientissimo, interrogando:--E
+così, araldo?
+
+--Con la grazia somma--rispose Guidello:--io ho salve l'ossa, voi la
+onoratezza di cavaliero.
+
+--Come andò?
+
+--Il sagrato ci parve una benedizione del cielo: spiegai il bando e
+diedi l'avviso.
+
+--Chi accorse? Venne Ugo?
+
+--Messere sì, c'era Ugo.
+
+--Dunque?
+
+--Con Ugo, lo scudiero: c'erano messere Ildebrandino, messere
+Aginaldo, messer Baldo, con certi uomini di facce così sinistre!... Il
+chierico bisbigliò un esorcismo di tutto cuore, ed io di tutto cuore
+risposi.
+
+A questo punto anche mastro Ingo entrò interlocutore:--Cavaliero
+potentissimo, mio padrone, vi dico che qui ai vostri comandi scrivo
+quanti malefizi volete, ma quando tirano cert'arie ai quattro
+venti....
+
+Gridò il signore:--Dì su, Guidello.
+
+E l'araldo:--Vi dico: vidi l'Aimone d'Oldrado, con quel ceffo di cane
+rabbioso!
+
+--Chi ti parla di scudieri?--interruppe sdegnosamente il signore:--E
+chi ti dice che quelli siano a sproni d'argento?
+
+--Messere, dico per dire.
+
+--Parla di quei dappochi coi garzoni di falconerìa, e tieni le loro
+imprese per narrare quando i miei servi stregghiano i somieri.
+
+--Fatemi perdono.
+
+--A un patto, Guidello: che la tua mano un dì o l'altro corregga la
+scappata della lingua. Hai capito?
+
+--Presto capito, e presto fatto con l'aiuto del mio santo protettore.
+
+--Dunque c'era Ugo. E disse?
+
+--Nessuno dei cavalieri parlò.
+
+--IL bando fu pubblicato a tutte le castella?
+
+--Messere sì.
+
+--Senti, Guidello, tienti bene nutrito e conserva buon petto. Orvìa--e
+messere prese una borsa dal tavolaccio:--La gola è asciutta: a voi.
+
+--Ecco qui--disse l'araldo e cavò di petto alcune monete di rame, le
+noverò, poi, dandone una metà al chierico che gli stava serrato alle
+coste, cupido come un bracco alla ferma:--Che mi rimane?
+
+--Ma c'è il padrone che pensa. Vanne, Guidello, chiedi a Filippuccio,
+e quegli ti condurrà dove c'è mensa rizzata.
+
+Si mosse con reverenza l'araldo, e si mosse anche il chierico.
+
+--Ingo,--lo trattenne il cavaliero:--restate, chè ho da parlarvi.
+
+Ingo, già stizzito per la paura, per il poco guadagno e per la tolta
+speranza di una cena, fece visino sorridente, e piegò la persona a
+un--V'obbedisco.
+
+--Ho d'uopo--disse il messere:--della vostra saggezza e del vostro
+buon volere.
+
+--Se voi comandate così, mi compiaccio assai: la saggezza a pro di
+ricco e nobilissimo conte, come voi, deve sempre essere accompagnata
+dal buon volere di saperla così ben usata.
+
+--L'astrologo m'è diventato un fanciullo.... Nella vostra camera voi
+avete certi rotoli antichissimi di pergamene.
+
+--Signore sì, certe disquisizioni dei latini.
+
+--L'astrologo non sa suggerirmi.... Erano valenti questi latini?
+
+--Oh pensate, messere, sono i maestri del mondo.
+
+--Sta bene. Che cosa insegnarono?
+
+--Messere, di tutto.
+
+--E a petto di quello che dicono questi maestri nessuno sa schermirsi?
+
+--Ai nostri tempi, no certo. Nell'abbadìa io sentii dire da frate
+Giocondo che noi siamo più rozzi degli ungari, e so che cinque frati
+altro non facevano tutto l'anno che copiare certi e certi codici
+sbiaditi di Cicerone che valevano un archivio e mezzo: e tanto mi
+raccontò l'abbate, che appresi l'arte della lettura per desiderio, poi
+quella della scrittura, ed ora vi dico che mi lagno d'avere soli due
+occhi che bastano a leggere poco, e vorrei che ci fosse un inchiostro
+d'oro fino stemperato per potere con quello scrivere certe sentenze
+antiche, le quali sono la magnificenza istessa di Salomone.
+
+--L'astrologo non sa suggerirmi.... Ingo, dite, e i greci?
+
+--I greci furono popolo artistico e coltissimo.
+
+--Avete rotoli vecchi di quelli?
+
+--Messere, se vorrei averne! Ci fu Platone che scrisse degli Dei, come
+se li vedesse, ci fu Aristotele che disse tanto dell'anima, quanto un
+dottore di santa madre chiesa, ci fu Socrate che morì, bevendo il
+veleno con tanta filosofia....
+
+--E non sapeva farlo bere agli altri?--interruppe Adalberto, così
+mostrando la sua intenzione.
+
+--Socrate era filosofo stupendo. Se vorrei averne di quei rotoli! Ho
+solo un discorso che è un pozzo di sapienza! Se lo vedeste! Un
+manoscritto che mi costò un anno di lavoro nella cella, ma riuscì così
+nitido, così corretto, a facciuole di santi e di beati, che sono cose
+da mettere su un altare, se quel sommo non fosse pagano, e l'anima
+dannata, com'è!
+
+--Non sapevano farlo bere agli altri!--risolse Adalberto:--Ingo, io
+vorrei un greco, un latino, o un dimonio che fosse diverso da quel
+vostro filosofo stupendo.
+
+--Ho capito.
+
+--L'astrologo è diventato un fanciullo. E perchè non vi abbiate a
+pentire, Ingo, d'avere due soli occhi, vi do di che allegrarli a
+sazietà: queste le sono monete d'oro: ma l'oro non stemperatelo in
+inchiostri per onorare di fregi le chiacchere disutili dei morti,
+tenetelo per, voi che siete vivo. Avete capito?
+
+--Ho capito!
+
+
+
+
+CAPITOLO II.
+
+
+Pel giorno di Pasqua di Resurrezíone, nella chiesa del castello
+d'Adalberto, diceva la messa un frate, e ad ascoltarla vi era il
+signore su un seggio, a destra dell'altare maggiore: a sinistra cinque
+cavalieri, in piedi, con più di cinque paggi in seconda linea, e di
+questi chi recava lancia, chi vessillo, chi coppa, e via, a seconda
+dell'omaggio che doveva rendere il proprio padrone. Messer Adalberto,
+perchè in quell'ora si gloriasse di tutta la sua dignità, vestiva una
+maglia lucente, a maniche, cappuccio e falda assai lunga, portava
+strisce di cuoio rinforzate da piastrelle di acciaio intorno alle
+gambe a stringergli i panni ruvidissimi e attorcigliati, scarpe acute
+pure di maglia, e speroni d'oro da combattimento. La spada a croce,
+col cingolo d'arme, e un cerchio comitale di ferro, gli erano accosto
+su un tavolaccio di faggio, sul quale anche si vedevano certe collane
+disusate, gli emblemi della perfetta cavallerìa degli avi, da Brunone
+suo a Sannuto, l'antichissimo fondatore dalla stirpe dei lupi
+d'Auriate. I vassalli comparivano quali in quel dì dovevano, cioè
+spogli di tutte le insegne che accennassero vita guerresca disgiunta
+dalla obbedienza al signore: avevano tonache succinte, corte, aderenti
+alle braccia e al busto, calze strette in gamba, di colore oscuro,
+usatti neri, puntuti, senza calcagni e senza lacciuoli.
+
+Finita la messa, Adalberto si alzò, e fece cenno al maestro Ingo, il
+quale spiegò una pergamena: Guidello, divisato coi colori del suo
+signore, entrò, recando bastone e tromba, e su quello legò il bando
+pubblicato la settimana prima: poi si pose dietro il seggio di
+Adalberto. E questi, appoggiandosi con fierezza ai bracciuoli, si
+drizzò in piedi, come per degnazione, levò la destra all'altezza delle
+teste, quasi per deprimerle, e--Cavalieri,--disse:--quello che lesse
+il nostro araldo è quanto noi pensammo e pensiamo. La festa fu
+celebrata nella chiesa a maggior lode di Dio, il quale ci diede il
+potere.--Queste le parole, ma il pensiero ben diverso.
+
+Il signore sedette, comandò a Guidello, e Guidello gridò i nomi,
+giusta l'ordine della nobiltà più antica. Venne innanzi Gisalberto,
+conducendosi allato due paggi, uno che reggeva la lancia, l'altro il
+vessillo su un'asta ferrata. Poi il cavaliero Ugo....
+
+Questi aveva vesti nere, affatto nere, lo scudo coi propri colori
+ricamato sul petto, gli sproni d'oro ai piedi: chi l'avesse osservato
+bene, come certo notarono i baroni che stavano con lui, avrebbe scorto
+che il suo ampio giustacuore era stretto fìn sotto alla gola, e non
+lasciava vedere la striscia bianca del collare, sì bene una gorgera a
+fìtti anelli d'acciaio, i primi giri della maglia del giaco. Il suo
+volto aveva certe rughe sulla fronte che di sicuro non vi avevano
+impresso gli anni, i quali erano pochissimi; capegli rabbuffati, come
+quelli che di recente si fossero sprigionati di sotto il ferro di un
+elmo; gli occhi che pareva guardassero innanzi l'adempimento di un
+disegno, e chi sa quale, a giudicare dalla pertinace contrazione delle
+labbra. Aveva Ugo uno scudiero, vestito pure di panni neri, un uomo
+dall'aria più spavalda che irata, il quale, porgendo le braccia in
+avanti, recava un cuscino coperto da un drappo colore di lutto.
+Messere Adalberto, durante la messa, aveva bensì cercato di fìggere
+gli occhi sopra Ugo, e di avvezzarsi tanto alla vista di esso, che,
+quando colui gli fosso per comparire innanzi, il sospetto e l'ira non
+trapelassero dalla sua persona, e così potesse accogliere l'omaggio
+colla stessa autorità con cui voleva ricevere gli altri: ma Ugo col
+suo scudiero ad arte tenevasi prima dietro ai cavalieri, poi anche
+dietro ai paggi, nel canto più oscuro, nella posa più dimessa. Aveva
+pensato Adalberto:--E dov'è il maledetto figlio di Oldrado? Forse che
+abbia sdegnato di presentarsi all'invito? O che tema qualche agguato?
+O che invece lo tenda?--e guardava sul tavolaccio la spada,
+rassicurandosi:--Il filo ne è liscio e lucente, messeri, e pare da
+gioco? Verrà giorno in cui sarà dentato come una sega, e insanguinato
+come quello che mi scuoteva innanzi il padre, quando mi disse che le
+merlature delle rôcche vassalle irridono da beffarde!--e qui Adalberto
+procellosamente risognava un assedio, come voleva!... O Dio! nel
+castello di Ugo non c'era più madonna Guidinga!... E messere,
+soffogando gli antichi strazi dell'amore orrendo nella sua ambizione
+infrangibile, saettava d'uno sguardo i cavalieri lì soggetti,
+e--Questo me lo diede il vecchio, e questo, e questo... Oh lasciate
+fare anche a me!--e si tormentava:--E quell'Ugo?--Guarda, guarda:
+l'aveva veduto finalmente! Era là, volto all'altare, appoggiato, come
+stanco, la spalla destra alla parete, tutto in ombra: la quale
+posizione non permetteva che si svelassero i distintivi che aveva sui
+talloni e sul petto. Pure lo sguardo acuto, reso acutissimo dall'odio,
+fece sì che messer Adalberto potesse dal profilo risoluto di Ugo
+leggere, e tanto e così rabbiosamente, che egli si dicesse:--Tal e
+quale il padre suo, quando mi invitò all'instituzione!
+
+Allorché adunque Guidello chiamò messer Ugo di Oldrado da Lanciasalda,
+il cavaliero, tenendosi allato lo scudiere, si fece avanti con un
+certo passo violento che e' pareva movesse incontro al suo cavallo
+sellato per la zuffa, s'arrestò davanti al seggio del signore, come se
+aspettasse clamore di sfida, poi si chinò, e, chinandosi, diede a
+divedere tutt'altra intenzione che quella per cui era stato chiamato,
+toccò con rustica noncuranza le corregge degli sproni, quasi ad
+assicurarsi ch'elle fossero affibbiate. Messer Adalberto intese troppo
+bene, e, seduto com'era, colla persona appoggiata tutta sul bracciuolo
+destro, si storse tutto sul sinistro; ebbe un movimento verso il
+tavolaccio su cui gravava la spada, e guardò lo scudiero. Questi si
+stette ritto dietro il proprio padrone, e per verità tanto alzava il
+cuscino che si sarebbe detto scambiava l'atto della offerta con quello
+consueto di porre l'elmo al cavaliero.
+
+Messer Ugo gli disse:--Offrite, o Bonello.
+
+Adalberto vide il garzonaccio in volto. Ah chi era? Lo sapeva ora! Il
+giovanetto s'era fatto un uomo. Ecco il paggio stesso che recava lo
+stesso cuscino nero, colla stessa aria ribalda, con cui gli aveva
+detto vent'anni prima:--Messer Oldrado è pronto a darvi
+l'omaggio!--Adalberto fissò il garzonaccio. Costui, come se fosse
+ufficio suo l'operare sempre con tristizia, buttò giù dal cuscino il
+drappo, e sporse l'offerta. Intanto Ugo diceva:--Messere, instituzione
+collo sparviero.
+
+Adalberto, prima di ricevere, guardò. Sul cuscino giaceva uno
+sparviero stecchito.
+
+--Messere!--ripetè Ugo.
+
+Il signore allungò la mano, ma la trattenne dal percuotere sul capo di
+Ugo, o dal venire dal sotto in su a gettare il cuscino ed ammaccare la
+faccia dello scudiero: contrasse i pugni ed urlò--Messere, pei
+falconieri disattenti ci sono le verghe dei servi!
+
+--Oh conte, no!--rise allora Ugo colla sicurezza la più aizzante:--Non
+ti apponi bene. Lo sparviero era montano: si trovò di becco forte e
+volle divorarsi un cerbiatto: un ossicino se gli pose attraverso la
+gola, e tanto gli fece male che dovette morirne. Ti ho reso l'omaggio
+mio!--e si levò animoso.
+
+Quando l'araldo chiamò messer Ildebrandino, messer Aginaldo, messer
+Baldo, nè Ildebrandino, nè Aginaldo, nè Baldo, si mossero: si
+strinsero accanto ad Ugo: e davvero fu ventura che essi dovevano
+presentare solo un guanto da astori, una coppa d'oro e gli sproni,
+perchè se si fosse trattato di spada, lancia e vessillo, attesto che
+quelle avrebbero lavorato come il loro uso comporta, e questa avrebbe
+potuto servire di ultima coltre per messere l'infeudante. Pure
+qualcosa di gagliardo, si vide: il guanto cadde sfidatore sulle gambe
+di Adalberto: questi si drizzò come una biscia, l'araldo suonò dalla
+porta nel cortile. Allora i cavalieri non badarono all'altare, e si
+urtarono verso quello per toglierne le due armi già presentate
+all'omaggio: gli scudieri si rimescolarono urlando. Si sarebbe potuto
+fare, ma non si fece, perchè autorevolmente messer Ugo gridò:--Il
+segno è dato da noi: ma l'araldo avvertì di chiuder il portone e di
+chiamare le azze mercenarie!--E Gisalberto e Ildebrandino
+affermarono:--Qui ne vieta di colpire l'onore della cavalleria!--e
+uscirono tutti, frettolosi e tumultuanti, cercando scampo...
+
+E, colle due armi e col pugnale d'Ugo, l'ebbero.
+
+
+
+
+CAPITOLO III.
+
+
+Oldrado di Lanciasalda è conte sconosciuto nelle istorie. Solo qualche
+poeta solitario, il quale si abbia posto tra mano il bordone e in
+testa il cappellaccio da pellegrino, e su per la valle di Po siasi
+arrampicato ad un mestissimo santuario dell'alpi, può aver letto
+quell'unico nome _Oldradus_, su un avello di granito: solo i bimbi del
+sagrestano, innanzi a quella chiesetta, s'inginocchiano vicino al
+luogo della requie... fra le poche ruine di un castello! Il poeta
+nell'impeto della fantasìa avrà interrogato quello squallore, avrà
+evocato la vita, e la polvere giacente inerte si sarà levata a
+potentissimo corpo, e l'anima sarà scesa in quello, come vento
+d'uragano!... Oh recate l'armatura, portate la lancia! Venite,
+vassalli, e inchinatevi all'omaggio, siate corteo alle mense giulive,
+fate ala per le uscite fragorosissime alla caccia! Arrendetevi, o
+nemici: le vostre bandiere serviranno di gualdrappe ai ronzini, i
+vostri nomi suoneranno infimi tra quelli de' servi... Che?... Porgete
+il salterio e cantatemi, o paggi, l'amore del cavaliero!... Era bella?
+Era fastosa? Era tripudiante nella vita delle castella?... Silenzio...
+I puttini del sacrestano s'inginocchiano davanti quell'avello. Perchè
+ancora il mesto e pietoso pensiero?... O bimbi, perchè il suolo è
+erboso lì davanti, perchè l'attenzione al vostro giuochetto infantile
+vuole che stiate sui ginocchi a spiare se la pietruzza, che uno di voi
+getta in alto, cade nelle manine o cade sul terreno... Forse a te,
+fanciulla, a te, maschietto, a voi che apprendeste l'alfabeto sul
+grembo della mamma, forse in quei giorni d'autunno in cui la scuola
+del paese è chiusa, e voi tutto il dì su vi state all'ozio, forse
+capitò sott'occhio quell'_Oldradus_, e voi raccoglieste a stizza ed a
+cattivo augurio, perchè vi rammentò una lettera dimenticata del
+libricciuolo, e un inverno che verrà, e una bacchetta minacciante,
+sempre a stizza ed a cattivo augurio!...
+
+Oldrado fu cavaliero a sperone d'oro. Io non so quando nascesse, nè
+come crescesse. Me lo presento al suo castello, appoggiato ad una
+colonna nella stalla dei cavalli, rivolto ad Ugo, il quale fa porre la
+sella d'arme al suo puledro membruto.
+
+--Tu sai quanto abbisogna ad un conte.
+
+--Messere sì. Conoscere la propria lancia, conoscere il cavallo, non
+conoscere una cosa sola, la paura.
+
+--Ad un cavaliero per farsi con onore porre la propria spada accanto,
+quando venga calato nella buca dei maggiori?
+
+--Avere molti nemici, come diceste voi.
+
+--Basta?
+
+--Averli vinti, come voglio fare io.
+
+--Ricordati che sei di messere Oldrado!--e il padre si strinse con
+amore guerriero il giovane, ed io affermo che vi ponesse la istessa
+forza e la istessa intenzione, che usava, serrandosi al suo cavallo,
+per inseguire un nemico.
+
+Ugo moveva ad un armeggiamento ad armi cortesi, per il che il padre lo
+domandò con scienza sperimentata:--Sai come si chiama il rischio a cui
+tu corri?
+
+--Giuoco.
+
+--Si chiama giuoco, perchè, per quanto tu faccia, non potrai mai
+forare da banda a banda il tuo avversario. Conosci la tua lancia?
+
+--O messer sì. L'asta è fatta col legno folto sulle nostre rupi, e il
+ferro si chiama _da passafuora_: quella è tre volte di lunghezza la
+persona, per attestare che tre virtù sono necessarie a chi la
+maneggia, fortezza nel pensare, fortezza nel fare, perseveranza
+sempre: quello è assicurato da quattro chiovi, per dichiarare che
+quattro sono i nemici da vincere, quelli dell'onore, quelli del nome,
+quelli del potere, quelli della religione.
+
+--Conosci il tuo cavallo?
+
+--Meglio che se fosse mio fratello: è baio sanguigno, balzano della
+staffa, sulla testa segnato di cometa.
+
+--Conosci la paura?
+
+--Voi pure non me la dipingeste, conte, ed io dico che ho troppo bene
+appreso alla scuola vostra.
+
+Ugo, afferrata la criniera dell'animale, stava per saltare in arcioni,
+se non che Oldrado:--Sei pure impaziente! Non vedi che tu, uscendo a
+cavallo di qui, ti romperesti la fronte nell'arco della porta? Chi
+t'ha insegnato a metterti in sella come un indiavolato?
+
+Il giovane superbissimo di questo rimproccio che tornava a tanta sua
+esaltazione, ripose il piede in terra, si fece portare la sua maglia e
+il piastrone del petto, indossò l'una, si affibbiò l'altro, cinse la
+spada che era appiccata alla colonna, e, come si provò saldo,
+disse:--Avete ragione, padre, messer Adalberto non ci viene incontro
+di certo.
+
+E il padre:--Conviene esser leali: neppure fuggo.
+
+L'armeggiamento fu vinto con assai gloria da Ugo, e, quando questi,
+alla sera, stava nello stanzone dell'arme, Oldrado, ruvidamente
+passandogli la mano tra i capegli per disbrogliargli certe ciocche
+grommate di sangue, Oldrado gli parlava:--Ti ho avvertito: figliuolo,
+andavi a giuoco: pure se da quello che tu hai operato devo presagire
+di te e del mio casato, fatti cuore e pensa che il giuoco fu buono.
+Dimmi: chi ti diede questa?--e il padre gli toccava la scalfittura del
+capo.
+
+--Oberto, nipote d'Ildebrandino!
+
+--Oberto, mi dicono lavori assai bene di spada.
+
+--Ed io di lancia! Lo pagai a mille doppi, facendolo staffeggiare al
+primo incontro, ruinandolo giù dalla sella al secondo, schiodandogli
+il piastrone al terzo.
+
+--In oggi sei degno di tuo padre! Ed oggi è deciso che io ti parli
+assai gravemente, e tu mi ascolti con quella reverenza che si conviene
+a chi si accinge a prestare un giuramento. Ti ripeto: figliuolo,
+andavi a giuoco, ma fatti cuore, e pensa che fra poco devi cambiare
+gli speroni d'argento in altri d'oro, e saranno quelli del padre.
+
+Ugo, che per sentirsi dire tali parole avrebbe voluto ritornare dalla
+lizza anche col petto squarciato o la testa fessa, si toccò la
+scalfittura, con atto così rozzo e spietato, che il padre gli
+domandò:--Ugo, che fai?
+
+--Voi mi concedete troppo onore: io ho sofferto poco e non lo merito!
+
+--Oh pensa! pensa, figliuolo mio: non darti cura se l'operato ti pare
+così inferiore al guiderdone: questo, sta sicuro, ti offrirà da fare
+più che tu non creda e più che non comporti il tuo debito. Io condanno
+il tuo capo ad ogni sorta d'affanno, e tu, pronunciando il giuramento,
+avvelenerai le tue labbra con tutta l'amarezza della maledizione e ti
+dilanierai il cuore con lo strazio della vendetta!--lamentò Oldrado.
+
+--Accetto il tormento del corpo e dell'anima, se voi mi credete capace
+di fortissimi fatti!--esultò Ugo.
+
+--Figliuolo, sì, ti saranno cinti... Ma ricordati: non è solo la mano
+scabra del padre che ti porgerà gli sproni: un'altra manina, lenta,
+dilicata, bellissima... La destra di tua madre!--e Oldrado rise con
+tetra ironìa.
+
+--Requie a lei!... Come? Voi non me ne parlaste mai?
+Oggi...?--maravigliò Ugo.
+
+--Perchè sia requie ai morti, vuolsi guerra tra i vivi!
+
+--Padre mio, ditemi! Ed io vi affermo, per la promessa che mi avete
+fatta, che questa sera medesima mostrerò ai vostri nemici ch' io so
+reggere l'armi di messer Oldrado!
+
+--Io ti dirò!
+
+Il figliuolo con piglio militare tolse da un trofeo la spada del
+padre, se la pose innanzi, appoggiò le mani sopramesse al pomo, e levò
+la persona così gagliardamente, che e' parve già cavaliero. Messere
+Oldrado se gli allontanò d'alcuni passi, fece scricchiolare il dossale
+di un seggiolone, poi si alzò e tremendo nella posa, e colla tempesta
+nella voce, incominciò:--Figliuolo, quanti anni hai?
+
+--Voi sapete: venti.
+
+--No, io non so, perchè i tuoi li misurai dall'angoscia, e questa
+degli anni fa secoli! Dici venti, e sarà bene: da venti anni è morta
+tua madre, madonna Guidinga! Ascolti?
+
+--Ascolto.
+
+--E fremi! Qual ricordo hai tu della tua infanzia?
+
+--Rammento una sala deserta, oscura, vastissima e in quella una donna.
+
+--Non era tua madre!--interruppe irosamente Oldrado.
+
+--Sulle sue ginocchia, mi pare... Ma se stavo su quel grembo, ricordo
+che ci stavo piangendo, e se piangevo, lì vicino... schiacciante e
+formidabile, al solo mio agitarmi, una mano guantata di ferro, mi
+sembra mi sorreggesse, dondolandomi, e con aspra cantilena una bocca
+m'invocasse il sonno.
+
+--Tuo padre non sapeva più che fosse carità!
+
+--Rammento i portici paurosi, una cappella sempre parata a lutto, e,
+sotto gli archi, fra i neri drappi, io so di certe strisce
+candidissime, fumose, che mi apparivano innanzi gli occhi... le dita
+come di una larva...
+
+--La _madonna perduta_!--gemette Oldrado, e si fece segno di croce.
+
+--Padre mio, sì, nell'aria c'era qualcosa che mi ammaliava... Io non
+so... Ero fanciullo, e sempre, sempre solo! Amavo il silenzio, la
+notte, la vasta oscurità: tacevo, mi rannicchiavo, affranto sotto il
+peso di un mistero, ficcavo gli occhi nella tenebra... Qualcuno era
+con me!... Chiamavo, spiavo, salutavo!... Perchè fuggi? Ma chi
+fuggiva? Fuggiva per ritornare: ritornava per fuggire... Chi era?
+
+--Ascolta, figliuolo.
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+--Come l'amai! Oh madonna Guidinga! Ella fu dell'invitto Eude, il
+quale, conducendola sposa a questo castello, con lieto seguito di
+baroni, annunziò il suo gaudio nel proclamare che la diletta usciva
+dal portone degli avi per entrare grande signora in quello di un
+cavaliere di Lanciasalda. Eude dall'anima altera e fatta audace colle
+lotte sostenute per conservare la sua indipendenza dalla rapacità dei
+castellani più forti. Guidinga pose il piede in queste sale, e
+sorrise! Ma oh la gioia si andò, come suono di salterio nella
+bufera!... Sorrise! Mi parve bella, immacolata, come le nevi delle
+nostre cime, promettitrice di pace, come un'alba rosata: colle manine
+che dovevano spargere fiori! Aveva diciassett'anni o poco meno. Chi
+era Oldrado? Ella nol conosceva.
+
+Messer Eude le aveva detto:--Lo sposerai--ed ella aveva
+risposto:--Sì,--mestissima, come all'ancella, che sedevale da' piedi,
+toccando l'arpa nei crepuscoli, e che le rimproverava:--Madonna, non
+cantate più le laudi?--come all'ancella rispondeva:--No,
+cara.--Inconscia di tutto, melanconica o gaia, cupida di fantasìe
+ultraterrene, Guidinga conosceva non l'amore, ma l'irrequietudine, e
+questa la sospingeva, la sospingeva nei voli del desiderio... Dove
+aleggiava, sorradendo giardini dalla eterna primavera, la sua mente
+desiosa?
+
+--Chi è il mio sposo?--domandava la gentile al padre, varcando il mio
+ponte.
+
+--Figliuola: i cavalieri della stirpe di Oldrado e le fanciulle della
+mia usarono sempre di darsi la mano, quelli togliendo la destra
+dall'elsa della spada adoperata nel combattimento, queste offrendo la
+ciarpa d'onore al vittorioso. Così si conoscono la prima volta.
+
+--Perchè si ritarda adunque dall'armi? Chi sarà il mio sposo?
+
+--È Oldrado.--Così diceva messer Eude. Lo sposo doveva essere
+vincitore: se vinto, supplicava l'avversario di misericordia, e
+misericordia somma era l'essere ucciso con un solo colpo. Allora la
+sposa dallo steccato funesto passava diritta al monistero, ove
+dichiarava all'abbadessa:--Dio Sapiente ben provvide: piuttostochè
+essere donna di marito fiacco e madre di figli che un dì possano
+seguire l'esempio del padre col vitupero di mia schiatta, piuttosto
+consento ad essere sposa del Signore e madre dei poverelli. Ciò a
+salvazione dell'anima e a soddisfacimento dell'onore. Voglio prendere
+il velo.
+
+Guidinga sorrise ai giovinetti cantori che la salutavano regina della
+beltà, fiore della gentilezza virginea, speranza del signore e dei
+vassalli! Sorrise e fece doni, e si ammantò di bianco, e, a mano del
+padre, attraversando le corti del castello, affollate e rumorose, uscì
+alla spianata, entrò nello steccato, e s'assise al posto eminente.
+
+--Chi è lo sposo?--ridomandò la giovinetta ad Eude.
+
+--Ti dissi.
+
+--Fate cominciare l'armeggiamento.
+
+Figliuolo, in quell'istante io non potei togliere gli sguardi dalla
+sua bellezza delicatissima. Ero tutto serrato nell'armi, e mi sentivo
+soffogare dall'ardore di mostrarmi degno di lei, dalla brama
+perigliosa di cimentarmi con qualunque avversario, dalla preghiera
+sfidatrice che io lanciavo al cielo:--Mandami il piu formidabile
+cavaliere! Io ti giuro che ella, non ravvisandomi dall'armi, mi
+ravviserà dall'imprese superbissime. Ella deve esser mia! Moglie di
+gagliardo guerriero, madre di figli i cui vagiti si mescoleranno agli
+squilli vittoriosi delle trombe paterne!... Vengano, vengano i forti!
+
+Vennero: arnesati, io non li riconobbi: però il mio scudiero Unfrido
+mi disse:--Là è Baldo, questo è Aginaldo, quell'altro il Montanaro.
+Messere, per amore del nostro santo protettore, state saldissimo
+contro Baldo! Messere, l'altro è debole sulle staffe. Il Montanaro
+vien sotto, come un toro inferocito, ma nella furia... Ed io:--Lo
+so.--E pensavo, guardando la bellissima:--O Guidinga, tu attendi! Qui
+vi sono i cavalieri, nessuno ha distintivo nell'armi, e tu non
+conosci! Oh il tuo cuore ti dice: "Vedi! eccolo!" Non lo sai?...
+Vittoria! vittoria! Fra brev'ora lo saprai! Alzerà l'elmo! Lui!
+eccolo! eccolo il trionfante Oldrado!
+
+L'araldo del primo campione gridò:--A cavallo!
+
+Lo scudiero mi susurrò:--Messere, ascoltate un fedele: fate il giro
+dello steccato e fermatevi di là: così non avrete il sole negli occhi.
+
+Corsi lo steccato: trovai il cavallo, mi serrai su quello. Ad un
+tratto mi soccorse un pensiero:--Mi riconoscerà dall'animale
+bianco!-ma dai pertugi dell'elmo vidi che Unfrido, il quale ancora mi
+era accanto, faceva un certo viso da traditore che mi sapeva
+maladettamente, vidi che io non avevo sotto il mio bianco, sibbene un
+morello!
+
+Con l'aiuto d'Iddio, abbattei il primo avversario e il secondo, e lo
+steccato così suonò d'applausi.
+
+Dopo udii che si diceva, non so da chi:--Ma come? Messer Oldrado non
+si muove?--È sempre là ritto accanto al suo cavallo bianco.--Era lui
+che doveva fare tante prodezze!--Come sapete che è Oldrado? Non si
+deve conoscere alcuno nell'armi.--Sì, non conosce chi non vuole. Chi
+dei castellani a venti miglia tutt'ingiro ha un bianco come quello? E
+poi rispondetemi se quell'armato là non è Oldrado, se dal cavallo si
+fa ragione del cavaliero.--Ma vedrete!
+
+Io mi tormentavo:--Oh perché mi fu cambiato l'animale? Che giuoco c'è
+sotto? Ed io non dovevo accorgermi?... Ma Unfrido mi avrebbe dato
+l'usbergo che si smagliasse o una lancia fessa, o addirittura una
+coltellata alle reni, quando mi vestiva il saio di pelle! Ma il
+cavallo me l'avrebbe mutato con uno tristo! E invece questo pare nato
+per le mie ginocchia! e l'armi saldissime! Chi ha pagato Unfrido? E
+dov'è? Là proprio vicino al mio bianco e tiene la staffa al cavaliero.
+Chi è quel cavaliero? Per Dio! quell'animale è tutto fuoco, e crede di
+reggere il padrone! Chi è quel cavaliero?
+
+Facendo il giro dello steccato, passai sotto al seggio di madonna, e
+sa il cielo che cosa fantasticai: parvemi che una manina tremante mi
+levasse l'elmo, sorretto da' miei polsi febbrili, e due labbra mi
+baciassero sussultanti, acclamandomi già vittorioso: mi rizzai sugli
+arcioni con grande orgoglio e fui lì lì per gridare:--O vergine,
+voglio per te farmi degno di alto onore!--Dimenticai Unfrido e il
+bianco mio... No, che non li dimenticai: me li sentii tosto fitti in
+cuore ad atroce martirio e per opera tanto villana, che, ti dico, poco
+stetti ch'io non balzassi giù ad adoperare sulle schiene la mia spada,
+come si usa coi traditori. Senti: proprio sotto a quel palco due
+garzoncelli parlavano assai clamorosamente, e volti colla facce
+all'insù, perchè madonna ascoltasse.
+
+Diceva uno:--Chi è lo sposo?
+
+E l'altro:--Non lo sapete?
+
+--Costui che passa, a lancia alzata?
+
+--Oh sì! costui sa fare tanto d'andare ruzzoloni nella polvere, come
+un mastino trattato a calci.
+
+--Come? se vinse i due?
+
+--In grazia di sortilegio.
+
+--Dite vero?
+
+--Vedrete la terza impresa se vorrà essere così scempia: la terza si
+corre tra messere dal cavallo morello e quello là dal bianco.--
+
+--Chi è quello?
+
+--Evviva lo sposo!
+
+Mi sentii le briglie tra mano e la lancia alla staffa, perchè suonò la
+tromba. L'ignoto avversario mi venne incontro: alle punte opponemmo lo
+scudo, ma nessuno colpì, per il che, scagliate le aste, diemmo mano
+alle spade. Era combattimento di due valentissimi... Quando si levava
+dalla moltitudine il grido di:--Viva lo sposo!--io l'ascoltavo con
+tale tumulto di gioia e di spavento di non meritarmelo, che tempestavo
+di braccia, come un fabbro sull'incude, e l'altro addoppiava la furia
+verso di me. Maledizione! una volta intesi:--Viva lo sposo!--e fu
+contrapposto, parmi, da due vociacce sotto il palco di madonna:--Viva
+il cavallo bianco!--Che fossimo in due a meritarci quel grido? Io non
+sapevo quale, ma certo si celava insidia! Per il che badavo nel tirare
+le botte ad accompagnarle col nome di qualche santo. Figliuolo, potei
+finire una litanìa e ancora incominciarla e ancora finirla: pure
+nessuno di noi consentiva a cedere, e il giuoco cortese s'avviava ad
+essere duello a tutto transito, con grandissima festa degli
+spettatori.
+
+A un tratto l'araldo squillò, come si usa quando si ingiunge di
+cessare dall'armi. Nessuno di noi obbedì, tanto eravamo odiosi, e,
+menando quegli ultimi colpi, procuravamo con potente ira che fossero i
+mortali. Di nuovo la tromba suonò grave, e allora io, tra il dare un
+fendente, lui tra il pararlo, ascoltammo queste parole:--Cavalieri,
+per la cortesìa della dama.--E noi lasciammo andare le braccia
+penzoloni: in quel momento di posa alla tempesta del corpo in me
+successe quella dell'anima: il perchè io ruggivo domandandomi:--E chi
+è questo dannato?--In lui, credo, succedesse altrettanto, perchè
+ascoltai una bestemmia atrocissima verso Dio! Stemmo l'uno contro
+l'altro, e, se non era l'araldo a porre il suo bastoncino tra noi, io
+dico ci avremmo scambievolmente fatto contro qualunque tradimento.
+Eravamo di posizione vicino al palancato di legno e vicinissimo al
+palco di madonna. Si alzavano d'ogni intorno le grida: chi parteggiava
+per il morello, chi per il bianco, chi per lo sposo, chi per
+l'avversario, chi pel sinistro e chi pel dritto. Messer Eude non
+poteva restare indifferente a tanta lotta di favori, egli già maestro
+di cento feste d'armi e già vecchissimo guerriero in cento battaglie,
+si levò... Non so che facesse, tra baroni, perchè io aveva impedita la
+veduta dalle gocce di sudore, so che udii anche la sua voce:--Lo sposo
+principiò colla offesa e finì colla offesa...--Madonna del cielo! Se
+io avessi potuto vedere come si stava Guidinga! Sì, che vidi ad un
+tratto, vidi che sventolava una ciarpa!
+
+Pesti, ansanti, a fatica retti dai cavalli, prendemmo postura
+riverente dinnanzi ai gradini della dama, ed ascoltammo l'araldo:
+questi proclamò, un giudice, messer Eude.
+
+Tra il silenzio Eude parlò:--Da valenti cavalieri. Il giuoco fu aperto
+con gagliardìa, sostenuto con scienza, finito... No, messeri, finito
+non può dirsi: pure io, re d'armi, dichiaro che sia finito, e ognuno
+di voi faccia promessa di attenersi al mio detto. L'accanimento mi
+piacque! Per il che io dichiaro qui che nessuno dei due combattenti
+procedette per virtù occulta: ambidue invitati a comparire innanzi al
+seggio della regina. A me è data facoltà di instituire i premi: lo
+sposo avrà la ciarpa, il valoroso compagno un bacio di madonna. Così
+si potrà dire che l'uno e l'altro avranno bene meritato.
+
+Noi due avversari, scavalcati, ci demmo la mano, poi a paro venimmo
+sotto al palco di Guidinga.
+
+Ella mosse incontro al mio compagno: egli si levò l'elmo... Era
+messere Adalberto!... Guidinga sorrise!
+
+Eude mostrò grandissima sorpresa, e domandò:--Ma chi aveva cavallo,
+bianco?
+
+-Lo sposo mio!--affermò vivacemente la donzella, e di nuovo sorrise ad
+Adalberto, come ad un arcangelo.
+
+Eude mi tolse l'elmo...--Messere Oldrado!--esclamò, e volto a Guidinga
+tristamente:--A lui il bacio: ad Oldrado la ciarpa--Ed io non so come
+si tenesse in piedi:
+
+--Chi aveva cavallo bianco?--domandò la fanciulla dolorosissima.
+
+Adalberto ricevette il bacio... Era bellissimo il giovane: era
+bellissima la giovinetta! Io, sposo, non potevo che piangere!
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+Qui il cavaliero narratore interruppe il racconto, tormentandosi gli
+occhi perché non dessero lagrime; e la luna che entrava dal finestrone
+fu riflessa da un guizzo; terribile, la spada di Oldrado negli artigli
+di Ugo.
+
+--Figliuolo, che fai?
+
+--Vorrei fare quello che non faceste voi!--rampognò trucemente la voce
+del figlio.
+
+--Giudicherai se queste erano parole da dirsi ad un padre!
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+Adalberto aveva veduto una sola volta Guidinga, ad una caccia, nei
+lontani monti di lei, quand'ella era a fianco di Eude: ma una sola
+volta bastò per aizzare nell'anima maledetta una passione così rovente
+e rodente di desideri, che il cavaliero ghignò di volerla un giorno
+nelle sue braccia!
+
+Inconscia di tutto, melanconica e gaia, inesplicabile e cupida sempre
+di fantasie ultraterrene, Guidinga conosceva non l'amore, ma la
+tremenda irrequietudine de' suoi sedici anni e delle sue sventure, e
+questa la sospingeva nei voli del desiderio... Ella aveva veduto
+Adalberto! Dal di della caccia fino a quello dell'armeggiamento era
+scorso un anno senza più che l'uno si abbattesse nell'altra: nulla
+ella sapeva di lui, neppure il nome: nè mai il padre parlò. Sapeva che
+per lui, più notti, il cuore le si era scosso nei tumulti febbrili!
+Poi si sentì spossata! Nei sogni l'immagine di Adalberto veniva, ma
+coi mesi e coi mesi sempre più sfumata... Ed era vestito di bianco e
+per lei sorrideva e piangeva (Adalberto!): ma non aveva profilo; le
+linee si perdevano nell'espressione; era una gioia, un dolore
+carissimo. E Guidinga sempre più diveniva ansiosa di fantasìe, e
+spandeva l'anima sua nella immensità dei cieli, ponendo negli azzurri
+l'ideale della vita poeticissima, e là sfavillava di tutte le luci il
+suo desiderio, e là la gioia e il dolore avevano tanta voluttà di
+dolcezza, quanto mistero l'infinito!... Svegliata dal suo delirio
+abituale, nella vita di quaggiù più non trovava cose degne di lei,
+provava la noia del cammino dopo lo slancio placidissimo del volo!
+Svegliata, più non chiamava lo sposo! Quando il padre Eude le
+disse:--Sposerai Oldrado-ella rispose:--Sì--perché certo pensava:--È
+lui!...
+
+--Ma se è lui... perché sciupare colla realtà l'ideale
+affascinantissimo che io ho nell'orizzonte tutto mio? E se non è
+lui... perché vivere, se questa è vita d'anni e quella sognata è
+eterna e sempre inebbriata d'amore?--e disse all'ancella che più non
+amava le armonie: la musica è divina e dell'anime blandite dalle
+lusinghe dell'ignoto...
+
+Richiamata alle scosse della esistenza giornaliera, la sua indole fece
+sì ch'ella dinnanzi agli occhi portasse sempre un lembo di nebbia
+iridescente, la nebbia dai vortici pieni di sogni, la quale, posandosi
+sugli oggetti veduti o intraveduti, li rendeva circonfusi di luci
+mitissime, li tuffava come nel crepuscolo dileguante di una visione.
+Così l'ideale si sfumava col reale: e il volto del padre cavaliere
+divenne buono e tutto per lei, la imagine della madre sepolta si
+presentava alla culla, o quella dello sposo veniva, veniva, come nei
+primi giorni... Che? il viso di messere Adalberto. Guidinga
+domandava:--Dov'è lo sposo?--e poi sorrise.--Sarà per me: o _lui_, o
+il monistero! E se nell'armeggiamento egli restasse vinto?--E tacque,
+fidentissima, con Eude.
+
+--Messer Adalberto sapeva di struggersi, non sapeva d'essere amato.
+Per furore di gelosia giurò (perchè non voleva scoprirsi a lei se non
+con atto tale che facesse parlare tutti i cavalieri) giurò di uccidere
+me Oldrado e di vituperarmi, insomma in modo che ella fosse non mia,
+come l'ebbi richiesta! E che non fosse nemmanco del monistero lascia
+fare a lui! Era prontissimo ad ogni sacrilegio. Così si presentò al
+giuoco, comperò il mio scudiere, per far credere lo sposo dal cavallo
+bianco autore di tante prodezze, mentre poi alla fìne Oldrado doveva
+esser trovato morto, e lui colmo di tutto l'onore! E Guidinga... Oh!
+fu aiutato dalla fortuna più che non credesse: la decisione del re
+d'armi lo ammise al bacio della dama! Si levò l'elmo..; O Signore!
+Guidinga guardò il suo volto e il mio!... Guidinga bestemmiò a me
+condannato il corpo di lei, ad Adalberto benedettamente dedicava tutta
+l'anima!.. Ci sposammo, ma, se a vece della ciarpa a toccare il petto
+dalla parte del cuore, a vece della corona di fiori d'arancio sul
+capo, ella avesse dato a me tante stoccate, io a lei una corona di
+spini, noi avremmo offerto a Dio la espiazione delle nostre peccata!
+Guidinga da angiolo divenne, dimonio!
+
+Dopo nove mesi ella portava sozzamente nelle viscere il beffardo
+frutto dell'odiatissimo nostro connubio, e giurava e spergiurava che
+perdere madre e figliuolo sarebbe stato opera meritoria. Io la facevo
+di continuo guardare. Un giorno ella era presa da strazianti dolori;
+io origliavo all'uscio attendendo... A un tratto di fuori al castello
+odo un suono di trombe, poi un paggio mi strappa la veste,
+gridando:--Messere! messere! i nemici!
+
+--Chi è?
+
+--Adalberto!
+
+O Signore! nel castello so che eravamo male apparecchiati, scarsi
+d'uomini e scarsissimi di vettovaglie. Che fare? Oh che tormento fu
+quello! Resistere? Il sommo pericolo! Arrenderci? Il vitupero di mia
+schiatta!... Guidinga udì quel nome, e nel delirio proruppe:--Adalberto!
+tu vieni a togliermi da questo inferno!--Invocava il nimico, ed io
+aspettavo da lei uscisse o un bambino un dì destinato ad ascoltare il
+testamento del padre, o una bambina che avesse a dare ai figli col latte
+il veleno dell'odio! Ringhiavano le trombe al di fuori. Io mi precipitai
+dalle scale, ed ecco occorrermi il mio fedele Aimone.
+
+--Messere, siamo perduti!
+
+--Per Dio! ditemi! fate qualcosa!
+
+E quegli dubitava:--Ricorrere alle armi...
+
+--Ricorriamo al tradimento! E che fece egli con me? Per Dio!--e mi
+accordai con lui, e conclusi:--Dammi un pugnale avvelenato, e tu a
+tempo sbatti la porticina nel corritoio.
+
+--Messere sì!
+
+--Dammi un pugnale avvelenato: e lascia a me la cura di sgozzare
+Adalberto!
+
+In cima allo scalone ascoltai un grido così feroce che mi rivolsi e
+temetti di avere alle terga il nominato: guardai e vidi madonna che,
+nuda, oscenissima e sanguinante, si rotolava giù di gradino in
+gradino... Accorsi, più che per odio a lei, per amore furioso della
+creatura che si teneva in seno!... forse già schiacciata per le
+violenti percosse! Accorsi e la avvinghiai, ed ella con affanno
+straziantissimo, supplicandomi ed imprecandomi:--Messere, salvate
+Adalberto! Non fate tradimento! Non fate, per pietà dei sette dolori
+santissimi!
+
+Ed io:--Datemi la mia creatura!
+
+--Sì!
+
+--Datemela!
+
+--Salvatelo! Che vi ha fatto! V'ha fatto troppo! Ma era destino così!
+Perdo le viscere!
+
+--Datemi la mia creatura!
+
+--Si, vi giuro! Giurate voi di non fare tradimento!
+
+--Lasciatemi!
+
+--Ho giurato! E voi siete così sleale! Voi siete cavaliero? Ah so! non
+giurate perchè siete dannato nell'altra vita! Non credete in Dio!
+
+--Madonna! vi giuro!
+
+--Vieni, o mio Adalberto! Egli non ti uccide!--rincominciò ella nel
+delirio, ed io balzai dalla scala!... No! ritornai, e la trasportai
+nel suo letto, nel nostro talamo! E stetti al suo fianco, attendendo
+l'istante... Oh quelle tre ore!... Nacque il bambino:--sei tu! Entrò
+Adalberto nel castello, io gli prestai l'omaggio nella chiesetta.
+Quando gli dissi ch'ero disarmato e mi dichiaravo vassallo suo, gittai
+il pugnale, perchè avevo giurato a lei! Poi feci aprire la porticina
+del corritoio e tutte l'altre delle camere, indovinando il tristo
+pensiero di Adalberto. Quando il signore, correndo per il castello,
+venne al letto di Guidinga, trovò una morta, senza lume accanto, senza
+frate, senza croce fra le mani!
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Così rompeva messer Oldrado il suo racconto. E fremeva:--Però nessuna
+occasione fu da me trascurata! Chiamo in testimonio il bianco spettro
+di tua madre! Ho ribellato Lamberto, mancai all'omaggio, comparvi al
+convito colla spada, feci percuotere l'araldo! Combattei! Ma non ebbi
+mai completa ventura, per maledetta condanna! Figliuolo, sei
+cavaliero: eccoti gli speroni: figliuolo, sei erede di tutto. Ecco il
+mio testamento!
+
+
+
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+CAPITOLO IV.
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+Pochi giorni dopo Oldrado, trascinatosi nello stanzone del castello,
+cogli occhi smarriti cercava i suoi sproni, e, solissimo, là moriva
+percuotendo le sue armi. Un tristissimo malore, toltagli la ragione,
+l'aveva tutto disfigurato. Ugo lo volle vedere nel cofano aperto: e
+comandò lo si lasciasse giacere due notti ai piedi di quel tremendo
+scalone.... Dicono le cronache che vi venisse la _madonna perduta _e
+ripetesse la condanna:--Voi non credete in Dio!
+
+Oldrado fu sepolto. Ugo si fece cupo, angosciosissimo, apparve come la
+fiera che tende l'insidia: temette le squille pei poveri trapassati,
+e, rammentando certi portici deserti, una cappella sempre parata a
+lutto, fingendosi alla fantasìa un dì in cui si sentissero suonare
+tutte le trombe del castello, correva al camerotto dell'armi, quasi
+attendesse ancora il padre, si travolgeva sul letto nel quale sapeva
+lui essere nato, essere morta la madre, interrogando:--È questa la
+vita a cui mi dannaste? Che delitto ho commesso prima del mio
+nascimento? Perchè nacqui colla maledizione?--e lagrimava
+nell'angoscia:--Ho venti anni! E in venti anni tre volte ho sorriso:
+quando la prima volta su un'altissima cima vidi all'orizzonte sorgere
+il sole, e vidi che avvolgeva anche me ne' suoi raggi: quando suonò la
+tromba che mi chiamava all'armi: quando.... Non è riso, è sogghigno!
+Ebbene sogghigno oggi in cui mi trovo tanto deserto!... Dicono che ci
+sia il mare. Com'è il mare? Dovrebb'essere come l'anima... Com'è
+l'anima?--Non aveva mai parlato nè con una donna, nè con un frate, nè
+con un amico: e si sentiva rozzo, villano, cattivo, crudele,
+fortissimo, libero.... Con economìa di parole si esprimeva:--Mi sento
+tormentato! Voglio odiare! E voglio amare!
+
+Il testamento di Oldrado era confìtto nella memoria e nella volontà di
+Ugo.--Vendicati! Sì, e poteva sorridere o sogghignare per la quarta
+volta: Adalberto stava sempre chiuso nel suo castello d'Auriate, forte
+d'uomini, e scaltrito dall'astrologo. Venisse il giorno in cui Ugo,
+battendo l'avello del padre colle calcagna spronate, potesse
+dirsi:--Mi ascoltate? Io non ho tempo d'ascoltar voi, se anche mi
+narraste le istorie del di là!
+
+Venne il giorno, sì: quello in cui l'araldo bandì doversi prestare
+l'omaggio al signore. Ugo stava ai piedi della chiesa nella sua
+_curte_: c'erano pure messer Ildebrandino, Baldo, Aginaldo, e tra gli
+scudieri Aimone. I cavalieri ascoltarono, diedero mano alle borsucce,
+poi se ne andarono: Ugo, tenendosi vicino Aimone; gli altri dietro,
+legati da nessun aperto discorso, pure tacitamente affratellati da un
+odio solo.
+
+Ugo disse allo scudiere:--Il meno che si sarebbe potuto fare?
+
+--Messere,--rispose questi--dargli a masticare la pergamena.
+
+--Ah! parli dell'araldo?
+
+--In quanto a messere...!
+
+--Ci abbiamo pensato!--attestò Ugo: poi--Aimone, hai conosciuto
+Unfrido? Sai com'è morto?
+
+--Vostro padre lo fece trascinare dall'istesso puledro morello. Ma
+perchè dite così?
+
+--Per avvisare i traditori--Ugo disse ad alta voce.
+
+--Per Dio!
+
+Allora, udendo questo, Ildebrandino prese a camminare lesto, in modo
+da giungere a pari di Ugo, e aggiunse:--Per avvisare i traditori e i
+traditi.
+
+Ugo, il quale struggevasi nell'ardentissime battaglie dell'anima, e in
+quel momento più che mai sentiva amaro l'essersi ingozzata la vergogna
+di quel bando, udendo le parole d'Ildelbrandino e notandone il tono,
+fu lì lì per gridare ai cavalieri: --Qua la mano e giuriamo
+vendetta!--E sarebbe stato ascoltato. Egli conosceva Ildebrandino,
+come Ildebrandino conosceva lui: si salutavano cortesemente quando il
+raro caso portava che fossero insieme, ma ognuno pensava tra sè:--Se
+quel valente mi fosse allato!--e l'uno e l'altro nella sommessione al
+comune signore, trovava, anzichè una spinta ad amicarsi ed operare, un
+argomento penoso per starsi lontani, sospettando che quegli potesse
+dire di questi, e questi di quegli: --Perchè ha sopportata tuo
+padre?--Perchè hai sopportato, come un giumento, finora?--Adunque
+Ildebrandino fu soddisfatto di aver dato appicco a quella conoscenza
+che sperava doversi stringere e mutarsi nella sospirata congiura,
+giacchè di Ugo presagiva molto, sapendolo valoroso e bollente. Ed Ugo
+fu contentissimo di avere con sua volontà eccitate quelle parole, buon
+indizio di tempra inflessibile.
+
+Si fecero l'uno appresso all'altro, e il loro esempio fu imitato dagli
+altri due baroni, messere Baldo e messere Aginaldo: quello un vecchio
+ringhioso e impaziente; questo un cavaliero poderoso, guerriero quando
+ci fossero petti da passare fuori, non importa se d'amici o di nemici,
+cacciatore di lupi audacissimo quando gli mancassero gli uomini.
+
+Si avvicinarono Ildebrandino ed Ugo, e siccome Aimone stette per porsi
+dietro ad essi, Ildebrandino, cogliendo l'occasione di più chiarire il
+suo animo e applicando il motto che ci si guadagna ad accarezzare il
+cane per il padrone:--Scudiero--disse:--avete capegli bianchi e
+l'essere invecchiato presso messere Oldrado so quanto valga.
+
+Ugo si drizzò tutto, e trovò di concludere così:--O Aimone, imparerai
+ad aprire i portoni delle castella. Aimone, non farti scrupolo: quando
+portavi a mio padre la lancia pel combattimento ti facevi forse di
+dietro? Metti conto che il viaggio può essere lungo. Ma noi ci
+incamminiamo. Messere Ildebrandino?
+
+--Con la grazia d'Iddio--rispose questi.
+
+--E con la nostra volontà.
+
+E i due cavalieri sporsero simultaneamente la destra e se la
+strinsero.
+
+Il giorno di Pasqua di Resurrezione già abbiamo veduto come Ugo abbia
+fatto e Ildebrandino risposto.
+
+I cavalieri eruppero dal castello d'Auriate, avviandosi dietro ad Ugo,
+e tale era la furia di voler la pugna che si udiva esclamare:--Messer
+Aginaldo, che dite?--Dico che vorrà essere ottimo giuoco!--Mandiamo i
+paggi per le armi!--Era tempo!--E i nostri montanari sono tutti pronti
+e vogliono le prede.--E quelli di Ugo!--Educati da Oldrado!--Orsù!
+
+Ed Ugo gridava:--Ci vuole unione di consiglio.
+
+--Dove andiamo ora?--interrogava rabbiosamente Baldo.
+
+--Se ci attardiamo all'impresa siamo perduti!--gridavano gli altri.
+
+--Volete combattere oggi?--domandava Ugo.
+
+--Oggi!--Sì, sì, gli facciamo in tal guisa gli omaggi!--Oggi!
+
+--Messeri--disse Ugo:--è giorno di Pasqua.
+
+Aginaldo che non lo ascoltava o non voleva ascoltarlo:--Liberiamo le
+nostre castella! Gli avi le tennero sì o no? Più bella giustizia non
+si sarà mai resa! Chi è Adalberto? Chi siamo noi? Noi sì siamo i
+padroni dei nostri servi, ma noi non siamo servi ad alcuno: egli non
+può essere signore di gente libera.
+
+--Messeri,--ripeteva Ugo:--vogliamo esser leali!
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+--C'è tregua fino a che il sole va sotto! Dopo si possono squassare
+quante lance si vogliono--diceva Aginaldo.
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+--Vero anche questo.
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+--E poi che cosa è il combattere? Conseguenza di una sfida che non si
+poteva fare? No, è difesa--esclamava il Baldo.
+
+Qui parlarono di regole d'armi: gridarono, sempre camminando, per
+togliersi fuori dalla gittata degli archi saluzzesi, che potevano
+essere nascosti tra merlo e merlo o alle feritoie del castello.
+
+Alla fine Ugo concluse:--Così non si fa alcuna cosa! Unione di
+consiglio e d'armi: per quella vuolsi che ognuno esponga recisamente:
+per questa che ognuno sappia di quali e quante forze può disporre. E
+per l'una e l'altra richiedesi obbedire a un capo.
+
+Tutti intesero benissimo: Ildebrandino e Aginaldo ardenti di
+entusiasmo:--Voi!--cominciarono a gridare:--Voi il capo! Sappiamo come
+avete incominciato! Pensiamo come volete finire!
+
+Egli, a vece di rivolgersi a loro, si volse a Dio, acclamando
+solennemente:--L'omaggio deve essere reso a Te solo. Noi non siamo
+torme di ribelli, perchè non erano torme di schiavi gli avi nostri ab
+antico! Dunque, cavalieri,--strinse Ugo:--dove ci riuniamo?
+
+--Dite voi.--Dite voi.
+
+--Più atto ad esplorare i movimenti che potesse fare il conte parmi il
+castello di messere Ildebrandino. Assentite, cavaliero?
+
+--Per la spada di Sichelmo mio! Quando, e' saranno venti anni, venne
+Guidaccio sul mio torrione, avevo tutti gli uomini appestati da un
+certo pellegrino che ospitai. "Suonate per me: i nostri figli, spero,
+ricorderanno questi squilli" dissi. Figli maschi non ho: io voglio
+rispondere, io stesso, e con me il mio Oberto!
+
+--Al castello d'Ildebrandino--disse Ugo.--Mezzogiorno è ancora
+lontano. Messere Aginaldo, quanto impiegate dal vostro portone a
+quello di Ildebrandino su un buon corridore?
+
+--Io non ho cavalli grami--morse il cavaliero:--Con qualunque de' miei
+in due ore vi sono.
+
+--Dunque, messeri,--comandò il capo dell'impresa:--fra quattro ore a
+Rupemala.
+
+--Non ho cavalli grami!--incioccò i denti Aginaldo.
+
+--Non dico questo: ne è caso vi offendiate. Ad andare al vostro
+un'ora, a rassegnare le armi e i vassalli un'ora e mezza, un'altra e
+mezza dal vostro castello a Rupemala, o forse manco, perchè le vostre
+scuderie hanno tanta rinomanza quanto il vostro valore.--Così fu
+contento anche messer Aginaldo.
+
+E si separarono.
+
+Primo a mettere il piede sul ponte di Rupemala fu Ugo. Aveva tanto
+osato e tanto ottenuto in quel giorno, che per ambizione audace,
+tentava di cancellarsi dalla mente la memoria del padre e della madre,
+lanciandosi colla fantasìa in un combattimento vittorioso, per fare
+tutta sua la gloria dell'impresa. Quei fantasmi gli rubavano! E per
+Dio! suo l'ardimento, sua la valentìa che gli aveva sottoposti
+spontanei anche i vecchi cavalieri, suo l'accorgimento, e suo
+l'esito... E se fosse rotta? Oh rotta no, no! Che vitupero!...
+
+Ugo entrò nel castello, perchè tosto al suo nome si aperse il portone:
+fu condotto in una sala d'armi, aspettò poco, osservò molto,
+computando quanti uomini si potessero arnesare subito con piastra e
+maglia, poi s'inchinò là dove la porta si spalancava. Venne innanzi
+messer Ildebrandino coll'usbergo sopra l'abito di pelle: e con lui un
+bellissimo giovane di diciotto in diciannove anni, pallido,
+aggraziato, più atto, a giudicare dalla sua persona, a toccare il
+salterio che a reggere il lanciotto del signore, come voleva il suo
+ufficio, e questo appariva dagli sproni d'argento.
+
+--Oberto,--disse Idebrandino, prendendolo per un braccio:--questi è il
+cavaliero Ugo, il quale ti farà degno della sua stretta di mano quando
+tu avrai la fascia sull'armi.
+
+--Non me la faceste promettere?--Oberto interrogò lo zio
+coraggiosamente. Si trovava di fronte a quell'Ugo che in un ultimo
+gioco l'aveva soperchiato in tre incontri! E quell'Ugo già aveva gli
+speroni d'oro! E lo zio, sperimentato cavaliero, s'inchinava a quel
+venuto del malanno!
+
+--Quando messere Ugo lo creda,--disse Ildebrandino.
+
+--Quando io la meriti!--interruppe Oberto.
+
+Ugo davvero incominciò ad amarlo.
+
+Vennero i cavalieri, e furono presi gli accordi per la dimane
+Ildebrandino con Oberto sopraintenderebbe alle macchine guerresche:
+messer Aginaldo darebbe gli arcieri più abili, coi capitani Guelardo
+ed Irnando: Baldo vi unirebbe i suoi savoiardi con Aldigero e
+Ugonello, al cavaliero il comando dei cavalli di retroguardia: a
+Gisalberto il servizio di esplorazione notte e giorno co' suoi,
+Oddone, Eleardo capo dei saluzzesi armati di scuri: Ugo alla testa di
+venti valentissime lance regolerebbe le mosse di vanguardia e
+d'investimento: e via, e via: i castelli non istarebbero sguerniti: si
+lascerebbero armi ed avvisatori in ognuno di essi.
+
+Come voleva la cortesìa delle usanze, i messeri furono convitati.
+Entrarono in una sala assai rozza, ma spaziosa, col tavolo fumante di
+mezzi capretti arrostiti, colle seggiolone coperte di pelli di lupi.
+Scinsero le spade, rumorosamente gittandole in un mucchio, allentarono
+le fibbie delle piastre e delle maglie, si lasciarono andare giù sui
+panconi, pure nessuno mise le mani nel tagliere, perchè un posto, e il
+più eminente, rimaneva vuoto. Nè attesero a lungo: si sollevò
+l'usciale della sala, e un paggio, affacciando mezza persona,
+annunziò:--Madonna Imilda.
+
+Apparve la figliuola di messer Ildebrandino e della morta Adelasia, di
+vaga persona e di animatissimo viso, in stretta gonna oscura, cinta su
+da uno scheggiale, e coperta il capo dai lati con un velo appuntato:
+s'avanzò salutando i convitati, e, al cenno fattole dal padre,
+s'assise al suo posto. A destra aveva messer Ugo, a sinistra il suo
+parente Oberto.
+
+Ildebrandino così la salutò:--Valenti, udite: la figliuola mia sa
+assai bene di leuto e canta di Carlomagno e dei paladini: operate in
+modo che il suo strumento abbia una corda anche per voi; e la sua
+bocca una voce per le vostre imprese. Amabilissima figlia, abbiateci
+grazia!
+
+Di poi i convitati presero l'invito non da scherzo, come ai dì nostri,
+e se da quegli assalti alle vivande dovevasi trarre augurio per la
+domane, in verità era buonissimo. La sola fanciulla non aveva tagliere
+dinnanzi e non partecipava all'allegrezza epulona: il che era
+richiesto dal suo decoro verginale.
+
+Ugo guardava... La smorta faccia di Oberto non era faccia che egli si
+potesse dipingere incorniciata di maglia, colla bocca che impreca ai
+nemici, col naso fiutante la polvere del combattimento, cogli occhi
+dai lustri audacissimi... Imilda, melanconica e dolcissima, aveva
+l'aureola dei biondi capegli, le labbra dischiuse al canto amoroso, le
+nari voluttuosamente ebbre come d'alito profumato, le pupille lente
+nel sopore placido delle visioni insidiose.
+
+Ugo guardava irresistibilmente. Il viso di Imilda gli pareva sfumasse
+nelle nebbie di un sogno. Che sogno? Oberto toccava il salterio: ella
+cantava le laudette religiose. No! no! Oberto riprendeva lo strumento
+e atteggiava la persona al mollissimo abbandono dell'amore.--Per
+l'inferno, spezzategli le corde!--Ugo con moto improvviso sorse, e si
+cinse la spada, poi ne morse gli elsi con potentissimo affetto.
+
+--Chi siete?--una e due volte domandò Imilda ad Ugo.
+
+--Sono il figlio di Guidinga.
+
+Imilda lo interrogò con un lungo sguardo. Ed Ugo nuovamente
+pensando:--Com'è il mare?--si rispose:--Dovrebb'esser come l'anima
+quando è in tempesta! Come l'anima quando sorge il sole!
+
+E veramente per la prima volta sorrise....
+
+
+
+
+CAPITOLO V.
+
+
+L'indomani mattina Ugo era capo di un drappelletto di lance in
+vanguardia, moveva al castello di Adalberto, e così parlava ad Aroldo,
+un capitano di Gisalberto, che gli era accosto:--Io vi dico che la
+sorpresa deve riuscire benissimo. Sentite: lo spione che inviammo colà
+all'alba ne tornò dicendo essere il portone guardato bensì, ma pure
+aperto per dare accesso ai carri che vanno e vengono da' vassalli per
+le provvisioni, perocché il messere teme l'assedio. Dunque i pochi
+balestrieri di Aginaldo girano per di qua e si presentano sotto le
+torri, alla facciata secondaria; là l'offesa, là pure si concentrerà
+la difesa, e intanto non vorranno cessare i carri e le carrette di
+passare col necessario, tanto più che essendo debole l'investimento
+non darà luogo a soverchie precauzioni. Si penserà, state sicuro, al
+pericolo avvenire; quello della fame. Quando noi lance avremo il segno
+di sbucare dalla selvetta, di rovinare giù al portone...
+
+--Sentite o non sentite?--l'interruppe Aroldo:--St, st. Fermate i
+cavalli. Sentite?
+
+--Per l'anima di Oldrado, se è tromba! E i balestrieri non sono ancora
+a posto!--meravigliò Ugo.
+
+S'udì ancora uno squillo venire dalla banda del castello, ed ecco poco
+dopo, alla svolta della strada, di lontano, comparire un gruppo di
+cavalieri, coi pennoncelli spiegati.
+
+Ugo si drizzò sulle staffe e disse a Aroldo:--Guardate che colori sono
+quelli.
+
+--Azzurro e bianco.
+
+--Colori amici. I pennoncelli d'Ildebrandino. Ma come...?
+
+--Tre cavalieri e due paggi da piede... cioè tre cavalli e quattro
+cavalieri. Oh come ci sta a disagio quel messere! Su un animale due
+cavalcatori! Che quella fosse fuga?
+
+--Ma chi diede ordini così? A chi si obbedisce? Suonò forse il mio
+trombetto?--e Ugo tormentavasi e già malediva i nomi degli altri
+capitani.
+
+Avvicinandosi la compagnia, poterono meglio vedere. Aroldo notava e
+riferiva:--Conosco il cavaliero: è Oberto.
+
+--Oberto?--e Ugo diede una rabbiosa strappata di redini al cavallo:
+poi, per non farsi scorgere, accarezzò la criniera dell'animale,
+dicendo:--Con questa furia atterreresti un portone!
+
+--È Oberto con Bonifacio ed Eustachio.
+
+Venivano, venivano: erano a pochi passi: s'arrestarono. Oberto
+trionfalmente scosse la lancia, dicendo ad Ugo:--S'incomincia bene.
+Facciamo suonare la vittoria nostra dalla bocca del nemico! Bonifacio,
+mostrate che caccia si è fatta.
+
+Il nominato saltò d'arcioni, e fece grandi sforzi per trascinare giù
+dalla groppa del suo cavallo quel secondo cavalcatore, un uomo a
+sarcotta discinta, a capo scoperto, il quale colle braccia piegate
+dinnanzi si celava la faccia per vergogna, ed aveva al collo una
+tromba. E dalli e dalli, pesta e ricevi, a conti fatti, il prigioniero
+rotolò giù e fu messo tra due cavalli, intanto che Eustachio dal sacco
+della sella apparecchiava una fune gagliarda... Era Guidello l'araldo!
+
+--Messere,--disse, Oberto ad Ugo coll'aria di chi finalmente parla da
+pari a pari:--lo zio voleva ch'io mi rimanessi alla scorta degli
+artífici militari. I trabuchi e le manganelle li ho anch'io!--e
+diedesi a muovere le braccia, come se rotasse uno spadone.--Mettete i
+tardi e i vecchi alla guardia, i giovani alla battaglia! Dunque mi
+cacciai giù al castello con due cavalieri, venni al ponte: il portone
+era spalancato, e mi spinsi dentro! Trovo l'araldo che voleva dare
+l'avviso dell'agguato: eh!
+
+Ugo non lo lasciò finire è domandò:--Dov'è vostro zio?
+
+--Dunque, Guidello lo afferro alla gola...
+
+--Andate da vostro zio e ditegli che, facendo come fate voi, non si
+guadagnano più gli speroni d'oro. Croce di Dio! chi diede ordini così?
+A chi si obbedisce?
+
+Oberto sbuffò tra i denti:--E messere Ildebrandino non sapeva e non
+doveva essere capo?--e in cuor suo diede tante bestemmie ad Ugo che a
+volersi questi redimere non bastavano le limosine di tutta cristianità
+al santo sepolcro. L'irrequietudine dell'età, la baldanza di
+affrettare quel giorno in cui comandasse a vece d'Ildebrandino, la
+brama di cose nuove, l'inferiorità sua in confronto di Ugo, erano
+dardi fitti nell'anima di Oberto. E l'amore! Messeri sì, l'amore per
+Imilda! E ad Imilda doveva comparire innanzi come uno scudiere
+frustato! allo zio come un traditore dell'impresa! ai duci come
+indegno di cavallerìa! Oh messere Ugo! Ma Ildebrandino non sapeva e
+non doveva essere capo!
+
+--Conducete il prigioniero a Rupemala--aggiunse Ugo:--e fatelo
+guardare.
+
+Il quale Ugo, dopo che ebbe detto ad Aroldo e alle lance che lo
+seguivano:--Corriamo ad avvisare i balestrieri--stringendosi
+fieramente sul cavallo, alla tempesta della corsa per la montagna
+associò una furia di pensieri giù per il precipizio della gelosìa. Se
+un indovino gli avesse detto:--Messere, c'è una donna!--Ugo avrebbe
+risposto:--Quante tratte di corda vuoi per metterti a luogo la
+testaccia?--Eppure! Così bolliva sordamente:--E dire, o giovinettino,
+ch'io ti facevo solo buono a toccare il salterio e a startene sul
+cuscino ai piedi del seggiolone! E mi giuochi di quelle imprese
+arrischiate! Rompi i comandi, ti cacci a dirotta sul terreno nemico,
+con due lance!... Eh se t'avessero chiuso dentro al castello e
+squartato come un traditore? Il tuo coraggio deve piacere! Con due
+lance? E non ti acconci ad ungere le ruote delle manganelle? Altro che
+leuto! Ma sei bello, e suonavi bene lo strumento e t'atteggiavi ai
+piedi del seggiolone! Morte dell'anima mia!--Fremeva Ugo, sentendosi
+addoppiare il cuore da un nuovo tormento:--Madonna Imilda ti guarda e
+canta al tuo suono.... Galoppa, galoppa, o mio morello: stringetemi a
+sangue, o maglie! Perché non si combatte?... Che voglio dirmi? Che
+voglio scoprire in me? Ugo non deve saperlo!... Padre, Guidinga,
+supplicate voi ch'io sia ferito a morte! Suona, Aimone!... Ci sarà
+fragore, pugna, sangue, ma in me sempre una colpa, un rimorso, un
+tristo serpente!... Ugo non deve saperlo! O solo quando Ugo ne rida!
+
+L'audacia di Oberto danneggiò le operazioni militari divisate. I
+balestrieri, i quali con Guelardo s'incamminavano a disporsi, vedute
+le lance con Ugo che movevano verso di loro, credendo che quelle
+avessero dei nemici alle spalle, si diedero alla fuga, precedendole
+nella direzione che quelle avevano preso nel corso, e così
+oltrepassarono la facciata secondaria del castello, poi, trovato il
+terreno scosceso, mutarono cammino e presero a salire la montagna per
+nascondersi nelle macchie, e per quanto le lance gridassero ad
+avvertire Guelardo di ritornare, continuarono scompigliati. Dal rumore
+delle trombe e dalla voce tremenda di Ugo avvisati gli arcieri di
+Adalberto, salirono sulle torri o incominciarono un formidabile
+saettamento.
+
+--È così!--diceva Ugo:--A chi dobbiamo gratitudine per questo
+cominciamento di pessimo augurio?--E fu contento di
+rispondersi:--Vituperato le mille volte quell'Oberto!
+
+
+
+
+CAPITOLO VI.
+
+
+Due dì dopo, di buonissima ora, era incominciato il combattimento
+sotto le mura di Adalberto. Si erano mandati innanzi i balestrieri, i
+valentissimi di messer Aginaldo, con Irnando, coll'ordine di
+principiare l'offesa su un lato per ingannare il nemico, facendogli su
+quello concentrare la difesa: poi venivano le torri e le macchine
+balistiche con robuste travi, e queste dovevano investire dai fianchi
+più deboli: poi cento saluzzesi, forniti di scale e armati di scuri,
+con Eleardo, i quali avevano comando di starsi appiattati nelle
+boscaglie per correre ad un segnale al ponte e al portone: poi i
+cavalli e i fanti: c'erano Ildebrandino con Oberto, Ugo, Aginaldo,
+Gisalberto, Baldo.
+
+Ildebrandino e Oberto stavano colle macchine da un lato verso la
+valle. Ugo dal lato seguente, in direzione del castello
+d'Ildebrandino, e con lui c'erano Gisalberto e Aginaldo. Baldo doveva
+guidare le lance e i fanti.
+
+Ugo, legato il cavallo a un troncone delle moltissime piante, tenevasi
+dietro ad una torre di legno, e badava a rotolare i massi che si
+spaccavano dalla montagna sotto la tempesta di certe azze montanare:
+li rotolava verso la maggiore petriera, e dava loro l'augurio:--Tu
+pari fatto apposta per piombare sull'elmo di Adalberto. Tu se colpisci
+come so io, vali tant'oro quanto pesi!--E via, e via, aiutava, più
+come fante, gli armati d'Ildebrandino, che come capitano della
+spedizione, faceva cuore ad essi:--Da valenti, assestate la trave,
+tirate la fune! Da valenti, giù, giù, giù!--E il colpo partiva. Dopo
+messere levava il volto su ai battifredi, si toglieva l'elmo e lo
+buttava a terra, dicendo:--Sbalestrate anche questo, chè io non temo
+le frecciate!--rialzava la faccia e chiamava:--Vedeste? Più a dritta o
+più a mancina? Quando siamo a tempo! Voglio balzare con voi sul
+battuto! Dite, Aginaldo!
+
+E quelli dall'alto:--La muraglia cede. Dalle balestriere vien giù
+l'inferno, ma i nostri arcieri non indietreggiano di un passo. Santa
+Maria! Seguitate! Su una torre è sbucato Adalberto! Fate avanzare le
+macchine!--E gli armati che erano sul battifredo, si precipitarono giù
+dalle interne scale di esso, perchè fosse più leggiero; e,
+attaccatigli cavalli dai lati, e dietro spinto da Ugo, Aginaldo,
+Gisalberto e da molti fanti, quello si avanzò, tentennando
+maestosamente, fino a dieci passi dal fossato. Arrestatosi, gli armati
+s'incalzarono per salirlo, gridando:-Calate il ponte!--Era il ponte
+una lunghissima tavola, sostenuta da catenoni, la quale si abbassava,
+precisamente come i levatoi, a mettere in comunicazione la piattaforma
+del battifredo colle mura nemiche.
+
+--Calate il ponte!--gridavano ancora Gisalberto e Aginaldo, correndo
+sulle strette scale.
+
+--Maestro Sega, mettete i contrappesi!--comandava Ugo con poderosa
+voce:--Girate le ruote e tendete le corde!--Ma non vedeva il maestro.
+
+Gli armati nell'ardore dell'assalto udirono quel comando, e credendo
+fosse ubbidito, o, a meglio dire, fremendo unicamente per menare le
+mani, erano giunti all'alto. Aginaldo liberò un catenone, poi l'altro,
+nè tenne la fune del ponte perché abbassasse a poco a poco, ma lasciò
+andare. Gisalberto esultava:--Investiamo con impeto!
+
+Al basso Ugo ancora affannosamente minacciava:--I contrappesi o la
+dannazione eterna!--ed ecco ficcando intorno gli occhi, gli venne
+veduto il maestro orrendamente schiacciato nel terreno e dimezzato il
+corpo da una rotaia sanguinosa: una freccia gli era confitta al petto.
+
+--Cavalieri!--ebbe ancora cuore di urlare Ugo:--tenete i catenoni!--ma
+non aveva ancora detto, che ecco la torre barcollò verso la fossa....
+Egli che si stava attaccato ai congegni delle ruote posteriori fu
+balzato a cinque passi sul terreno: la torre con fragore di ruina
+schiantò il ponte contro le mura nemiche, e precipitò nel fossato
+Gisalberto, Aginaldo e quanti armati v'aveva. Nel castello suonarono i
+pifferi a scorno e dalle feritoie i balestrieri levarono grida di
+vittoria... Si scosse Ugo, dolorosissimo, e ancora incerto di quanto
+era accaduto, ancora imprecava:--Maestro, v'hanno pagato per
+tradirci?--Si volse su un fianco e vide gli uomini che, abbandonate le
+petriere e le manganelle, accorrevano animosissimi, giungevano alla
+torre, vi s'arrampicavano come gatti, tentavano di unghiarsi alla
+muraglia: ma la muraglia restava troppo alta e non dava appicco;
+piovevano gli olii e la pece, guizzavano d'alto in basso le punte: e
+chi degli assalitori rifaceva il cammino: chi era incalzato: chi
+incontrato: e chi piombava nella fossa: e chi, avvinghiato al legname,
+si spenzolava!... Intanto sopraggiunsero i fanti e i cavalli che erano
+indietro.
+
+--Avanzate le manganelle! Se il ponte c'è, per Dio! fate la
+breccia!--tuonava Ugo, tentando di rizzarsi dal terreno sul quale lo
+inchiodavano le doglie.
+
+Cominciarono poco più di dodici uomini, incontro alle frecce nemiche,
+a trascinare le macchine e a caricarle di sassi, e a porle da
+assestare i colpi. Presero a farle giuocare: un proietto percuoteva
+nelle mura, l'altro nella torre, sconquassandola e facendola sempre
+più piegare, e i nemici ridacchiavano e ululavano i troppo presti
+assalitori così sfracellati dagli amici.
+
+Ugo, non sapendosi persuadere che fosse desto, così com'era senza
+l'elmo, si tormentò fortemente la faccia, poi si rotolò davanti a una
+pozza d'acqua, e in essa tuffò il capo per averne refrigerio.
+
+Accorrevano in quella Oberto ed Ildebrandino, e venivano dall'altro
+lato del castello, investito dalle petriere e dai trabuchi, a portare
+la trista notizia che troppo deboli erano le macchine, nulla si era
+potuto fare, dalla porta deretana avevano dato il passo ad una banda
+di nemici, combattendoli sì, ma non sperdendoli. Tutti credevano che
+questa masnada fosse venuta alle spalle di Ugo per distruggere le
+torri di legno.
+
+Oberto incominciò a meravigliare:--Come? Qui non ci sono i nemici?--e
+vedendo, alla lontana, Ugo disteso bocconi:--Messere,--disse allo
+zio:--è morto!
+
+--Chi?
+
+--Ugo. Si storce nell'agonìa. Guardate!
+
+Ildebrandino per dolore volse via la faccia esclamando:--Oh la libertà
+delle nostre castella!--e vivamente:--Ma i nemici non sono venuti per
+di qua?
+
+--Tutto non è perduto, messere. Fate lavorare le scuri al ponte!
+
+--Ugo è morto!
+
+--Fate in vostro nome!
+
+E tutti e due galopparono oltre, per un pezzo, verso le macchie: ad un
+tratto ecco sul cammino loro incontro il trombetto di Ugo.
+
+--Che avete?--domandò Ildebrandino.
+
+--Lasciatemi, chè ho grandissima furia!
+
+--Che avete?
+
+--Devo parlare a lui!
+
+--Ugo è morto! Mi riconoscete?
+
+--Morto?
+
+--Morto di punta--confermò energicamente Oberto.
+
+--Santa Madre di Dio!--proruppe il trombetto:--Torno dall'inseguire un
+traditore accorso di lontano, che poco stette mi mettesse lo
+scompiglio nei saluzzesi! "Messere! dov'è Ildebrandino?" gridava egli
+per farci abbandonare l'assalto: "L'ho difeso quanto ho potuto! ho
+difeso madonna! ma il castello d'Ildebrandino è in mano dei nemici!"
+
+Oberto e lo zio furono lì lì per rovesciarlo d'arcioni.
+
+E quegli seguitava:--Ma dite! Il capitano è morto?
+
+--Pensiamo ai vivi--rispose irosamente Oberto.
+
+Lamentò Ildebrandino:--Che si è fatto da Aginaldo? Da Gisalberto?
+Baldo ancora aspetta coi cavalli! Che aspetta?
+
+In quella quattro uomini, gittando l'armi, venivano per la montagna,
+abbandonate le macchine e lasciati vilmente i compagni. Come videro i
+cavalieri e il trombetto Aimone, certo si sentirono a mal punto, il
+perchè due ad alta voce dissero a giustificazione:--Aginaldo e
+Gisalberto sono morti! Aldigero, Ugonello, Oddone, sono fuggiti alla
+valle!--e con artifìcio:--Voi che avete tromba, dove siete stato? Il
+capitano ci mandò in cerca di voi. Presto, suonate! ad avvisare i
+saluzzesi!--e si dispersero nel bosco.
+
+--Dio volesse che fosse come voi dite!--lamentò Aimone.
+
+--Pensiamo ai vivi--replicò Oberto con ambizione:--Due dì fa l'impresa
+fu cominciata da tale che aveva sproni d'argento!
+
+--E con quel tale io la compirò!--comandò lo zio:--Vi faccio cavaliere
+d'arme! Voi sarete tanto valente che sbatterete la testa di Adalberto
+sul ponte di Rupemala a orrendo giuoco dei mastini!--e così
+proclamando in atto di solenne promessa volse il capo nella direzione
+del suo castello. Una nube nerissima, a vortici rigurgitanti, dal
+sotto in su insanguinata da riflessi guizzanti, si levò dal basso del
+monte, roteando nella valle.
+
+--Oberto!--gridò Ildebrandino, afferrando il nipote per un braccio sì
+fortemente che quasi lo fece staffeggiare:--E non diemmo le mazze sul
+capo al malaugurato! Guarda! La masnada era corsa la!
+
+Oberto guardò e non riuscì che a dire:--E potemmo lasciare sola
+Imilda!
+
+Il trombetto si toccò la spada, dicendo, come ad ammansarli col
+pensiero di vendetta:--E affermava dunque il vero quel traditore! Ma
+gli ho pagato l'ambascerìa quanto valeva: tre stoccate sulla testa
+tanto vecchia e tanto pelata! E ancora parlava! "Ho difeso!" E voleva
+dirmi il suo nonme, e lo disse, ed io lo bandirò per vitupero dei
+traditori: Federigo saluzzese.
+
+--Il mio fedelissimo servo!--urlò lldebrandino: e Oberto spronava al
+suo castello.
+
+--Tu l'hai ucciso! Vitupero a te, figlio di bifolchi! Non conosci i
+forti e i fedeli?... Oberto! Oberto! attendimi al tuo fianco!... Tu
+l'hai uccìso? E tu mi tradisci?... Oberto! Oberto! Noi due soli? E i
+nemici quanti saranno? Ah! quelli cui diemmo il passo! E Federigo
+perchè lasciò Imilda? Forse che tutto era già perduto? Ma quelli che
+appiccarono il fuoco, non sono nemici di tutti! Dunque su tutti!...
+Suona la ritirata, o araldo, suona poi a raccolta e muoviamo al
+castello!... Oberto! Oberto! attendici! Saremo più di cento lance!...
+Suonate la ritirata, suonate, messer l'araldo! Suonate, per
+pietà!--Così finiva a supplicare il cavaliere, quasi impazzato, e
+pregava, alzando la mazza, e minacciava a mani giunte, e strappava le
+redini al cavallo per raggiungere Oberto e le strappava per accostarsi
+al trombetto.
+
+Aimone avrebbe le mille volte voluto una freccia a forargli le
+orecchie, piuttosto che quelle parole a straziargli l'anima, e
+chiamava il capitano che lo conducesse al furore di una zuffa,
+così:--Messer Ugo! Ditemi che non è morto! Perchè mi partii dal suo
+fianco? No, fu lui che mi mandò ad Eleardo! Messer Ugo!...
+
+--Suonate, la ritirata!
+
+E l'araldo dolorosissimo:--Oldrado non mi diede mai questo comando!
+
+--Dopo fate a raccolta!... Oberto! Oberto!
+
+--E se messer Ugo tornasse?
+
+--Anche là al mio castello sono i nemici di tutti!
+
+Il trombetto si disse con risoluzione guerresca:--La voce del capitano
+è la tromba: udite la voce--e squillò, verso il monte.
+
+--Che segno è questo?--domandò trepidante il cavaliere.
+
+--Quello che avvisa i saluzzesi di accorrere al portone!--disse
+superbamente l'araldo, e suonò verso la valle, e vide che dopo lo
+squillo si muoveva un drappelletto di cavalieri... Che? Un'insegna?
+Un'insegna quadra di comando. Fosse...?--Era l'insegna dì Ugo. Aimone
+staccò la tromba dalle labbra e guardò. Per una via Ugo veniva. E per
+un'altra Ildebrandino cacciavasi a rovinosa corsa dietro ad Oberto....
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Alla mattina di quel giorno, nel castello d'Ildebrandino, partiti i
+cavalieri, lasciandovi poca scorta, madonna Imilda era scesa nella
+cappella. Oh sì eh'ella aveva grandissimo bisogno di conforto!
+
+--O Signore, o Vergine santissima! Fate che il padre mio mi torni salvo
+dall'armi! Almeno il padre! Oh come vi prego! Tu che sei interceditrice
+potente, e tu che tutto ascolti!... Se ci fosse anche la madre mia a
+pregarvi! Come la vorrei accanto a me!--E Imilda piangeva
+dirottamente:--Ella m'avrebbe salvata da questo tumulto! Vedi, anch'io
+vorrei esser tra l'armi, per udire quel grido:--vittoria!... Vergine
+dolcissima, tu sorridi a me che piango? E tu che sei Dio hai voluto per
+immenso gaudio avere in eterno la madre! A me l'hai tolta! Salvatemi il
+padre, che mi protegga!... Che sarebbe d'Imilda deserta nel castello
+degli avi?... Deserta?... O Signore, per un'altra persona io ti prego,
+per Oberto... Oh ma sarei deserta senza padre, sola nei lunghissimi
+giorni dell'abbandono! Oberto, povero Oberto, da tre notti non ho più
+cucito la tua fascia... Qual tormento, quale dolcezza novissima in me!
+Tu non sai! E se sapessi!... Ma che ho fatto? Che ha detto? Perché basta
+uno sguardo, una compassione, una lagrima?... Una vita infelice!--E
+Imilda fremeva tutta: e taceva, non osando nemmeno a sè stessa
+confessare il grido dell'anima combattuta: poi--A Oberto m'aveva
+promessa il padre: ed ero contenta, e sarei stata tranquilla... O
+Madonna, che voglio dirti? Che vuoi ascoltare? Non so... voglio...
+vorrei... devo, oh sì devo! come cristiana, pregarti per un altro
+cavaliero: devo, come nata da liberi castellani, pregarti per il capo
+dell'impresa! Egli ci rende tutto! Ed è valente, e cortesissimo....
+Perchè sorridi, Vergine santissima? Non so, ma mi sorridi, come mai non
+facesti. Ah perchè anche tu lo scorgi benigna? E fai bene perchè mi fu
+detto ch'egli è infelice. Io sento che è infelicissimo! Non conobbe la
+mamma sua. Tu che sei la mamma di lassù fagli conoscere almanco... una
+sorella del suo dolore! E fammi grazia: disponi sì che ci sia un'altra
+giovinetta, bella e religiosa più di me, la quale preghi per Oberto.
+Così tu potrai esaudirla... Io sono... Io non so!.... Mi trovo
+irrequieta.... Ah tu sai ed esaudisci! Mi trovo tormentata! Amo messer
+Ugo! "Chi siete?" "Sono il figlio di Guidinga"... Ugo!
+
+Imilda era nella cappella da un pezzo e così pregava, quando nella
+corte ecco un grido spaventato, e un altro! Imilda si fa in piedi
+tremante, corre sotto un finestrone aperto.--I nemici!--ascolta la
+voce del vecchio Federigo:--Salvate madonna!--ed ecco ancora:--Fuoco!
+fuoco!
+
+La vergine, come a luogo di rifugio, si butta ai piedi dello altare,
+scongiurando con fiero rimorso:--O Signore, salvate mio padre! Come vi
+ho pregato? È il mio castigo dunque così pronto?--ed ode ancora un
+rumore di pugna, e uno sbattersi fragoroso di porte, e un correre
+affrettato su nelle stanze, e voci diverse, e tra tutte una irosissima
+che comandava:--Balestrate fuoco nelle finestre!--e un'altra:--Se
+tutto arde che ci rimane di bottino?
+
+--Combattete!--gridava Federigo agli uomini del castello:--Giuratemi!
+
+Alla fantasìa della fanciulla si presentò tutto il castello invaso da
+una turba di lupi e da un torrente di fuoco: e qua sotto alle scuri si
+sfasciavano gli usci: e qua si massacravano i servi: qua si sforzavano
+gli scrigni: dappertutto si portava ruina: e le fiamme divampavano più
+e più, alimentate dai cadaveri friggenti: e il fumo soffogava
+assalitori e assaliti. Chi precipitava dalle finestre: e chi dalle
+finestre entrava: chi si trascinava a morire sulla soglia, per avere
+fiato: chi impedito nella fuga o nella corsa di conquisto da qualche
+ferito pregante, gli faceva somma grazia o di una stoccata o di una
+maledizione... Venivano, venivano i furibondi! La camera del padre era
+deserta: lo scalone, il corritoio, lo stanzone dell'arme...--O
+Signore! la fanciulla se li imaginò al lume delle torce incendiarie
+nell'andito lunghissimo che conduceva alla cappella! Venivano,
+venivano!... Almanco le fossero già alle spalle, l'avessero già
+afferrata: ella si sarebbe trascinata all'altare, chiamando la
+Madonna! Ma oh come invece erano lenti e terribili! E che portava quel
+mostro? Dio! la non vedesse! Portava una testa sanguinosa!... O padre!
+O Ugo!...
+
+La povera vergine, esterrefatta dall'atrocissima visione, si rinversò
+con abbandono ai piedi dell'altare.--Non sia vero!--Fu scossa. Di
+nuovo la voce:--Balestrate fuoco nelle finestre!--E un'altra:--Sulle
+vetriere c'è su dipinta la croce: lì è la cappella.--Ancora la
+prima:--Sconficcate le inferriate!
+
+Imilda non ascoltò più, ed aggrappandosi ai gradini, discinse le
+chiome, le scompose, con quelle si velò il volto per pudicizia, poi
+ancora, ma più rassegnata, scongiurò:--E se vuoi mandarmi la morte! fa
+che non sia vergognosa!
+
+In quella al di là della porta del sacro luogo s'udirono due pedate
+affrettatissime e caute, e queste voci, diverse da quelle
+prime:--Capitano, qui c'è la cappella. Gli ori e gli argenti sono
+nostri. Non fate chiasso. Io provvederò--e fu chiusa la porta per di
+fuori e tolta la chiave.
+
+--Voi, Ingo, guarderete le finestre, e l'impresa avrà fruttato
+qualcosa, vi pare?--Dopo più nulla.
+
+Poi nella corte:--Oibò! guardate dal porre mano sulle cose sacre! C'è
+su scomunica di pontefici sommi. Via, dalle inferriate, marmaglia!
+
+Ma più poderosa gridava la voce:--Balestrate fuoco nelle finestre!
+dappertutto!
+
+Madonna Imilda per somma grazia della Vergine santa aveva perduto i
+sensi.
+
+Quando dopo un pezzo risentì l'angoscia della vita, si trovò
+avvinghiata fra le braccia di un cavaliero. Era suo padre? Era Oberto?
+Era un nemico?... Il primo pensiero che le si affacciò fu questo
+tremendo:--Quanto castigo! Almeno Ugo sia morto nella pugna! Ugo
+tristissimo!
+
+La vergine spossata levò la faccia... Oh sì l'angoscia della
+vita!--Sei tu!
+
+Era Ugo il cavaliero.
+
+La cappella ardeva tutta: la porta infiammata vedevasi parte
+cadente, parte squarciata, parte a terra. Al di là ecco la voce
+d'Ildebrandino:--È qui! È salva! Oberto la tua sposa è salva!--Con
+queste parole il vecchio credeva aggiungere maggiore gloria al
+fatto di Ugo: ed adempiva ad una promessa tra la sua donna morta e
+il morto padre di Oberto.
+
+Ugo lanciò uno sguardo alla porta, e parvegli vedere il volto di
+Oberto, lo vide, e parvegli che le fiamme gli fischiassero il pensiero
+di quello:--Imilda nelle braccia di Ugo!
+
+--Sì!--esultò, come Lucifero, il cavaliero tormentato e tormentatore,
+in un minuto solo di trionfale passione e di vendetta! La salvata gli
+avvelenava la faccia coll'alito scottante, e la persona coll'abbandono
+delle membra, insidioso e annuente.
+
+Oberto mosse un passo, ma arretrò soffogato. A quel solo movimento di
+lui, Ugo addoppiò la stretta al corpo d'Imilda, e fu ventura ch'egli
+non inciampasse, ubbriacato dalla malìa di quel peso: poi la spinse
+verso le fiamme, con atroce disegno....
+
+--Di qui passerete un giorno sposa!--lamentò Ugo.
+
+--Può essere la porta che conduca al paradiso o all'inferno!--susurrò
+Imilda.
+
+Oberto mosse un secondo passo.
+
+--Pietà!--stridette Imilda.
+
+--Non sai morire?--tempestò Ugo nell'anima, scagliò a terra l'azza, e
+rise.
+
+E veramente per la prima volta sghignazzò.
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Come Ugo era accorso nella cappella?
+
+Rifacciamo un po' di cammino, tornando al luogo della battaglia.
+Lasciammo Ugo, sbalestrato a terra, vicino alla pozza d'acqua,
+stordito ed ammaccato. Quand'egli ebbe levata la persona e guardato
+intorno nel bosco folto ed altissimo, vide fanti e cavalli fuggenti
+per ogni direzione. Non scorse però nè Ildebrandino nè Oberto che
+volavano a Rupemala per un cammino assai basso e nascosto. Il dolore
+dell'anima in Ugo la vinse sui dolori del corpo, perch'egli
+disperatissimo si diede per riannodare tutta quella gente
+scompigliata, ma invano. Gridavano in cento:--Oh quanti morti! Sarà
+gran ventura se domani avremo le gole salve dal capestro. Fummo
+traditi! Messer Baldo e Ildebrandino già lo dissero. Fummo traditi!
+
+--E chi il traditore?
+
+--Traditrice la poca esperienza degli anni in voi.
+
+--Morire domani? Oh non è meglio cercare oggi un ultimo sforzo di
+vittoria e gloriosa vittoria?
+
+Ma i dispersi erano troppo spaurati dalla gravità del fatto commesso e
+dai casi della mattina... Ugo gridava... A un tratto ode uno squillo
+di tromba.--Il segnale ai saluzzesi! Suono come questo non può uscire
+che dalla tromba di Aimone! Demonio! che suoni di là, dall'altra vita?
+Non è più tornato! E chi mi disse ch'è morto?--sclama Ugo, e sorge sul
+suo cavallo e rizza l'insegna, e, mostrando la faccia audacissima e
+disarmata, chiama intorno a se tre o quattro lance accorrenti, Aroldo,
+Bonifacio, Eustachio, trova Aimone, muove alle macchie, scavalca,
+solleva i saluzzesi, e solo si precipita al castello.... Che? Nessuno
+vorrebbe credere, ma è così! il ponte levatoio calato. Ugo, strappata
+la scure a un tardo soldato e datagliela sul capo, si mette a lavorare
+contro il portone, con braccia poderosissime, tanto più quanto più
+dolorose. Accorrono a lui fanti. L'insidia tremenda! ad un tratto si
+scuotono i catenoni e il ponte si solleva. Ugo, perduto l'equilibrio,
+piomba all'indietro e per somma sua ventura, siccome non vi era
+sbarra, rotola nel fossato.
+
+I fanti volsero le spalle per fuggire, ma il legno inclinantesi
+all'insù li fece sdrucciolare giù al portone, ove tutti in un fascio
+si maledirono orrendamente schiacciati. Ugo si abbranca ad uno dei
+ritti che sostengono il ponte quando sia calato, e quivi, chiamando e
+richiamando, giunge a farsi porgere una lancia da Bonifacio. Appena in
+salvo alla riva, non trovando più il suo cavallo, stramazza d'arcione
+Aroldo, monta sull'animale di quello, comandando:--Sorprendiamo cogli
+arcieri dalla parte della valle! Aimone! Aimone! Dov'è Aimone? Cercate
+di lui e dite che suoni a richiamare tutti i duci vicino a me!
+
+Bonifacio osserva:--È troppo tardi! Qui tutto è perduto!
+
+--E che? In tutti un impeto solo!
+
+--Baldo e Ildebrandino vi diranno....
+
+--Per Dio! obbediranno! Io solo sono il capo dell'impresa!
+Altissimamente lo grido alle castella, io, io! Aroldo, Bonifacio,
+Eustachio, non credevo di parlare con gente pari vostra!--Galoppa
+verso il terreno raso, ed alza la faccia... Vede un fumo sollevarsi di
+lontano.--Il forte d'Ildebrandino! Chi disse di lasciare sguernite le
+castella? O Gesù!--e con spronate furiose Ugo lancia il cavallo... In
+quale direzione? Pareva che cento demoni strappassero il freno
+all'animale, perchè era tormentato innanzi, indietro, a destra, a
+sinistra, come una cosa pazza.--Qui tutto è perduto!--ripeteva il
+cavaliero straziatissimo le parole di Bonifacio.--Ed io voglio
+vittoria!
+
+--Fugge il messere! Il capo dell'impresa!--fischiano dietro ad Ugo
+Bonifazio ed Eustachio: e poco dopo Baldo accorre dalla valle.
+
+Ugo lancia il cavallo così da averne mozzo il respiro, lancia e
+smania! Eccolo al ponte di Ildebrandino: entra nel castello, balza
+d'arcioni gridando:--Io voglio combattere i nemici! Qui si raggrupperà
+una fortissima pugna! Suonate tutte le trombe! Tutti i duci vicino a
+me!
+
+Gli si presenta a terra un ferito, il quale, giungendo le mani:--Per
+amore della croce, abbiatemi misericordia!
+
+--Dov'è madonna?--supplica Ugo:--Ah!... misericordia a me!
+
+--Non uccidetemi!
+
+--Dico di madonna! Madonna! I nemici!
+
+--Misericordia, gran barone! Il traditore è quello che era all'uscio
+della cappella! Ho risparmiato anche il veleno per voi, gran barone!
+
+Ugo si caccia per le scale e nelle camere, trova nemici predatori e li
+combatte. Scompigliati, gli scarsi che avevano tentato la sorpresa,
+facile dacchè il castello era poco difeso, sono stretti a sgombrare,
+gridando:--È qui Ugo con cento cavalli!--Ugo, giù ancora per lo
+scalone, entra nei corridoi incendiati. Oh ecco! vede Ildebrandino ed
+Oberto. Incalza Ugo:--Ov'è madonna?
+
+Quegli meraviglia spaventato:--I morti tornano!--E questi:--Ugo è
+risuscitato per mia dannazione!--E tutti e due, facendosi segni di
+croce, si danno a fuggire, guardandosi alle spalle. Ugo dolorosamente
+li chiama e li richiama per tutti i santi: poi si mette dietro ad
+essi, corre, corre... È nella corte ed inciampa. Lo stesso ferito
+geme:--Abbiate pietà!--Il cavaliero guarda, e vede che quegli ha sul
+petto lo stemma di Adalberto, e sulla testa sanguinosa la tonsura di
+chierico.
+
+E quello:--Fate da cavaliero cristiano! Sono sul sagrato!--Era Ingo
+difatti sotto una finestra della cappella.
+
+Ugo, con subito pensiero religioso, esclama:--Voto una lampada
+d'oro alla Vergine di Saluzzo!--e facendo sgabello col corpo del
+ferito, s'aggrappa all'inferriata di una finestra aperta, si
+strascina su col petto, e ripete:--In luogo sacro voto due lampade
+d'oro!--D'improvviso una vampa guizza dal sotto in su ad
+infuocargli i capegli, e un globo di fumo gli soffoca il respiro...
+Riapre gli occhi: storce la bocca a ricevere aria dalla corte, fa
+per balzare... No, prima nell'ardentissimo strazio dell'anima
+raddoppia il voto alla Vergine del cielo:--Quattro lampade d'oro,
+per quel che ho falto! per quello che voglio fare!--e fìcca gli
+occhi dolorosi nella cappella, cercando l'altare a cui drizzare la
+destra.... Imilda è là dentro arrovesciata ed immota!... Ugo balza
+a terra, strappa di sotto al corpo del ferito un'azza, precipita
+dove gli pare debba essere l'ingresso della cappella. L'uscio è in
+fìamme! Lo squassa terribilmente. È chiuso! Tempesta colla scure.
+
+A quell'indiavolare accorrono Ildebrandino ed Oberto. Essi avevano
+combattuto gli invasori, ma non avevano trovato Imilda per tutto il
+castello, né alcuna cosa saputa di lei. I servi e le ancelle crano
+stati uccisi: il povero Federigo più non tornava dal campo di certo.
+Accorrono dunque Ildebrandino e Oberto, sclamando:--È proprio lui! Gii
+spiriti hanno braccia di nebbia. Questo no, per Dio!
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+Alla sera di quel medesimo giorno, narrano le cronache: Adalberto,
+andando nella sua camera e buttandosi armato sul letto, trovò al
+capezzale la fascia che Oldrado aveva riportato nel gioco d'arme,
+vent'anni prima, e su quella c'era scritto il numero dei morti e dei
+feriti nemici.
+
+Narrano anche che quello sparviero presentato all'omaggio, sorgesse
+dalle ortiche fra cui fu gettato, e apparisse cogli artigli di ferro e
+col becco di ferro, vecchio, lontano, lontanissimo, su un monte, ma
+ancora pronto a spiccare il volo.
+
+Queste ciance furono scritte dall'eremita di Malandaggio, un veggente
+che la sapeva assai lunga!
+
+
+
+
+CAPITOLO VII.
+
+
+Morti Aginaldo e Gisalberto: abbandonate le macchine sul campo:
+lasciativi i cadaveri insepolti e i feriti inutilmente imploranti
+pietà per lo strazio del Calvario: molti uffìziali fuggiti, e
+moltissimi soldati corrotti dall'oro e dalle promesse: incendiato il
+castello d'Ildebrandino: le cose rotolarono giù con maledetta rapidità
+di male.
+
+Ugo fu ad una voce accusato. Aveva mostrato certo ardimento in
+principio: ma quale esperienza in lui? I tempi per ricorrere all'armi
+non erano proprio quelli: bisognava aspettare, e Aginaldo già da
+cinque anni aveva fìsso un pensiero d'impresa che doveva essere
+sicura, Aginaldo sì, sperimentato, risoluto, tenacissimo! Ma il
+vecchio aveva saputo aspettare, e ancora avrebbe aspettato, se la
+storia di quello sparviero stecchito sul cuscino nero non fosse venuta
+a metter le febbre in tutti i polsi. E poi Ugo era fuggito dal campo,
+lui proprio che aveva detto a Bonifacio:--Io solo sono il capo
+dell'impresa! Altissimamente lo grido alle castella, io,
+io!--Ildebrandino e Oberto bastavano soli a liberare Rupemala. Ugo che
+aveva fatto? Quante cose sconciate! Quante armi e quanti uomini
+perduti! Come aizzato Adalberto! Per Ugo anche l'impresa da farsi fra
+dieci anni da quella, l'impresa che doveva proprio riuscire, era
+guasta ed anche resa impossibile.--Ma perchè l'avevano ammirato, ed
+ubbidito e acclamato capo?
+
+Ugo dunque fu accusato: il castello di Aginaldo due notti dopo
+sorpreso dagli armati di Adalberto, i quali violarono la fierissima
+vedova rimasta e poi la serrarono in un monistero a fare penitenza:
+assediato il forte di Gisalberto che lasciava due figliuoletti ed
+unica guida un maestro d'armi: Baldo ringhiò che sapeva e doveva
+resistere da sè, che i suoi capegli bianchì non aveva mai creduto gli
+avessero a dare la vergogna somma, e Baldo alzò il ponte levatoio
+giurando di voler uccidere Adalberto e il traditore dell'impresa.
+
+Adalberto, _illustrissimo ed eccelso signore_, dalle torri del suo
+castello, con trombe militari, ai gentiluomini dell'_inclita signoria_
+pubblicò un bando con cui poneva prezzo d'oro sulla testa di Ugo,
+promettendo perdono a quello o a quelli dei soggetti che gliela
+recassero su un bacile vilissimo, nella chiesetta d'Auriate, senza
+scorta d'armi, con tonache dì penitenza e corda al collo. Ciò a
+commemorare l'omaggio reso tanto bene nel giorno di Pasqua di
+Resurrezione.
+
+Ed Ugo? Ugo, chiuso nel suo castello, ad occhi aperti sognava
+sempre di lanciarsi in una cappella ardente, come una fornace,
+sognava tutti i supplizi del corpo e dell'anima. Una donna
+strideva, brancolando, tra il fumo e le vampe: la cappella era
+lunga lunga, e più egli avanzava, più cresceva il lamento....
+Giungeva a lei, l'afferrava, l'alzava: ella chinava il capo sulla
+spalla, abbandonatissima: egli si sentiva legato alle gambe,
+inciampava, rompeva potenti lacci: ella supplicava:--Strappami da
+questo fuoco eterno!--E. da quel fuoco neppure egli poteva uscire.
+Crescevano gli strazi:--Strappami!--ella lo supplicava:--Pietà!
+pietà del mio tormento del cuore!--Ah! è così ch'ella domandava
+pietà? Si! Ugo, che voleva abbandonarla alle fiamme, nulla più
+vedeva, nulla sentiva, sentiva solo un bacio rovente... un bacio di
+Imilda!--T'amo, t'amo, Imilda! In qual momento te lo dico! M'hai
+ascoltata? Sei viva? Chi ti strappò a me? Io ti allentai le mie
+braccia? Non so quello che accadde! Ma tu non sei morta? Supplico
+Dio, no, no! Quale incertezza!--Ed Ugo, così torturato, sentiva
+corrersi per tutte le fibre una potenza di nuova vita: e sorrideva!
+Allora ecco alla fantasia il padre, in un tratto, che rampognava
+orrendamente:--Perchè ti diedi speroni d'oro? Perche tu fossi
+vinto? Già troppo affanno fu nella famiglia di Oldrado per il
+serpente della donna! Guardati, Ugo, guardati!--Ed Ugo
+piangeva:--Padre, se ella è viva ancora, come si tormenta! Io non
+posso odiarla!
+
+Allora Ugo vedeva l'acqua stagnante di un fossato, tutta sozza di
+sangue, putrefatta e fangosa: alla superfìcie venivano a scoppiare con
+flaccido gorgoglio e con lentissimi cerchi alcune bolle d'aria: sotto
+qualcosa si moveva all'insù: ecco una testa coi capegli impegolati sul
+volto da una melma verdiccia. Che? si chinava salutando. Sulla nuca
+era aperta e scheggiata: si drizzava e boccheggiava, come quella di un
+ferito e di un annegato. Era messer Gisalberto! Quel morto affondava:
+qualcosa ancora si dondolava all'insù. Messer Aginaldo quest'altro! E
+i due cavalieri a vece di pupille avevano un globo bavoso che colava,
+il naso pesto, alle labbra cascanti penzolate le irrequiete code dei
+vermi. E i due borbogliavano:--Traditore tu?--.... Ecco Manfredo e
+Bello, i figliuoletti di Gisalberto, affamati disperatamente nel
+pattume di un sotterraneo e disperatamente imprecanti:--Traditore!--E
+madonna Marzia, la vedova, sbattuta a terra da due sozzi ferocissimi,
+chiamava la Vergine, e si rannicchiava ululando:--Per te traditore!--E
+il vecchio Baldo si armava e ringhiava:--Muoverò al tuo castello!--Poi
+Ildebrandino e Oberto: Oberto era il dimonio della gelosìa;
+lividissimo, furente, toglieva una ciotola ai cani, in quella sputava,
+e in quella poneva la testa di Ugo. Il conte d'Auriate
+ridacchiava....--Madonna di Saluzzo, voto dieci lampade
+d'oro!--gridava Ugo. Allora di nuovo ecco una cappella ardente, ecco
+una donna....
+
+--S'io non l'avessi veduta--gridava Ugo:--non l'avrei conosciuta, non
+sarei fuggito per lei! E chi è lei? S'io non l'avessi conosciuta?
+Cavaliero che combatte senza pensiero di dama è vulgare mercenario! Se
+io non l'avessi amata? Ma se era destino, se è destino ch'ella
+riaccenda la vendetta! E la vendetta sarà atrocissima su tutti! S'io
+non fossi fuggito dal campo? Ma quelli che erano al suo castello non
+erano nemici, e non volevo io raggruppare la pugna decisiva?... Se non
+ci fosse stata lei! Ma se così era, chi sarebbe ora dinnanzi alla mia
+fantasìa orrenda a misurarmi nei deliri dell'affanno? Non la
+rabbuffata larva del padre! Non la oscena di Guidinga!... No, no,
+voglio vivere e vivere di guerra! Sono vinto, e ancora voglio
+sostenere il peso vituperante della vita! Sono disonorato, e non mi
+schianto per mia volontà d'abbominio! Sono abbandonato da tutti, e
+voglio meditare fortissimi fatti! E impreco colla voluttà della sfida:
+"Dammi ancora maggiore tormento!"... Oh se non ci fosse stata lei!
+Ella mi supplica nel giorno, nella notte: "Vieni, cercami, fammi
+giurare, precipitati e vinci!" La voglio! La voglio mia fosse pure in
+mezzo ad un fuoco che per secoli non si spegna! Imilda, dimmi che sei
+viva! Ti supplico!
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+E Imilda? Ritorniamo a Rupemala.
+
+Imilda, in quel momento in cui Ugo aveva riso, senza più una coscienza
+al mondo, fu afferrata e salvata da Oberto, spinta fuori della
+cappella. Ildebrandino, a cui le vampe vividissime e sibilanti avevano
+impedito di vedere gli atti e di ascoltare i gemiti di quelle povere
+anime disperate, Ildebrandino abbracciò Ugo, uscito lentamente dalle
+fiamme, e volle che Oberto l'abbracciasse, gridando:--Gran mercè!
+Nipote mio, questo è un esempio!--Imilda fu trasportata in una camera
+e soccorsa. Ugo s'involò dal portone: e nulla a Rupemala si seppe di
+lui.
+
+Il dì dopo, continuando l'incendio, per quanti sforzi si fossero usati
+a vincerlo, Ildebrandino decise risolutamente di resistere ad
+Adalberto, contendendogli mattone per mattone dell'irreparabile ruina:
+e disse ad Oberto:--Qui dobbiamo morire con esempio non unico certo
+nella nostra famiglia. Avesti gli sproni d'argento: dunque sii
+contento, e ricordati che la ubbidienza agli esperti è grande virtù di
+guerra.
+
+Oberto era tetro. E a quelle parole rise amaramente.
+
+--So che vuoi dirmi, Oberto. Ti paiono pochi gli sproni? Sii contento:
+non a tutti è data l'audacia delle cose fortissime. Hai parlato con
+Imilda stamattina?
+
+--No.
+
+--No?
+
+--Ha domandato di me?
+
+--Sì: e ringrazia Iddio....
+
+--Ringrazi messer Ugo.
+
+--A tutte l'ore!
+
+--Dannato sia!--imprecò Oberto.
+
+--Come? Come? Quanto fu valente per noi! Sì!--affermò Ildebrandino.
+
+--Per la impresa?--rise Oberto, invelenito: guardando lo zio con
+degnazione, quasi gli dicesse:--Mi accontenterò io dei vostri giudizi?
+
+--Oberto, l'hai veduto nelle fiamme?
+
+--Troppo ho veduto!
+
+--E per la impresa, tu dici? Ugo ha pugnato, come un forte, e l'amo!
+Ma Dio ci maledisse.
+
+--Perchè c'era lui!
+
+--Oberto, che hai? La tua ira mi piace! Contro chi?--si accese
+Ildebrandino.
+
+--Contro di voi--ardì Oberto.
+
+--Ti sono amare queste parole?
+
+--Zio!--rispose Oberto ad un tratto:--Voglio sposare Imilda, anche
+oggi!
+
+--Quando Ildebrandino consenta--rimproverò lo zio. Allora Oberto con
+astio e con ironìa:--Ah volete combattere voi? Ugo sarà con noi?--E,
+meditando una offesa verso Ildebrandino e una vendetta contro Ugo,
+domandò tra sè stesso:--Venti anni fa, quando Adalberto mosse qui,
+come combattè lo zio?... Che gloria!... E voi, messer Ugo, perchè
+avete spezzato l'uscio della cappella sacra? Era meglio che Imilda
+morisse, là, sola! Volete ch'io parli al vescovo di Saluzzo?--E
+Oberto, dopo un silenzio beffardo collo zio, si espresse così:--Fate
+che, morendo voi, io abbia un castello, o la memoria di un castello: e
+voi le esequie da cristiano.
+
+--Duri la guerra un mese, duri un anno!--rispose Ildebrandino, offeso
+più che mai e più che mai dignitoso:--Perchè mio nipote parla così?
+Ch'io non sappia combattere? Ch'io non conosca i valenti? Ebbene,
+senza messer Ugo io sfiderò Adalberto.
+
+Oberto fu contento.
+
+--Senza Ugo, sì: e mio nipote ascolti:--Ildebrandino andò al fondo di
+torre dove sapeva che era stato chiuso Guidello: lo trovò rabbioso di
+fame, lo trasse su, lo fece rifocillare, poi lo accommiatò così:--Va,
+araldo del malanno, tromba di vergogna. Io ti lascio e ti comando
+questo: torna al tuo signore e digli che con Ildebrandino c'è Oberto.
+Digli che Oberto vuole un castello per sè e per i suoi: il castello
+può essere quello di Adalberto. Madonna Marzia, Manfredo e Bello
+domandano vendetta. Che pensi Baldo non so: so che i vili e i
+traditori non sono più sotto il suo tetto. Io ti lascio e ti ho
+comandato.
+
+E Ildebrandino e Oberto s'apparecchiarono a disperatissima difesa e a
+furioso conquisto. Oberto un giorno disse:--Zio, lasciate ch'io vada a
+domandar benedizione al vescovo di Saluzzo.
+
+Ildebrandino crollò la testa: ma Oberto volle proprio uscire dal
+castello. Tornato di lì a poco tempo, con volto soddisfattissimo,
+domandò:--Ov'è madonna Imilda?--come se dicesse:--La _mia_! Voglio
+sposarla oggi, col piacere suo e con quello di Ugo!
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Madonna Imilda non era più con Ildebrandino. Questi, per toglierla dai
+pericoli dell'armi, l'aveva segretamente affidata alla custodia dei
+figliuoli del povero Federigo e della vecchia Agnese, e fatta partire
+per una casetta di boscaiuoli, lontano, su una delle montagne, che,
+con quelle su cui sorgevano le castella dei cavalieri e del signore
+Adalberto, formava il contrafforte che si spicca dal Monviso. Questo
+contrafforte coll'altro staccatosi dal monte Meidassa chiude la valle
+ove nasce il Po: al di qua la valle di Varaita, di là quella del
+Pelice, all'apertura Saluzzo.
+
+Là su stette madonna Imilda, un giorno, e due, e tre... Le diceva la
+vecchia Agnese:--Madonna, oggi si combatte. Preghiamo.
+
+Imilda rispondeva:--C'è un cavaliero che vince sempre e tutto.
+
+Alla sera venivano sulla montagna i figliuoli di Agnese a portare le
+nuove: e le donne domandavano:--Nessuno sa niente? che Imilda è qui?
+
+--Nessuno.
+
+--E quel cavaliero?
+
+I boscaiuoli intendevano di Oberto e rispondevano:--Coll'usbergo è un
+san Giorgio. Ma sa niente!
+
+Oh come pregava Imilda in tutti i momenti!--Madonna del cielo, non
+dovevi mandarmelo! Sarei morta su i tuoi gradini e tu mi avresti dato
+il paradiso! Non avrei conosciuto l'inferno in questa vita! Amare come
+amo io! Come volle Dio che amassi!... E non so nulla di lui! E non oso
+domandare di più.... Ma è questo l'amore?... E che mi disse egli
+perch'io abbia diritto ad amarlo? Che fece! Vinse il fuoco!... E che
+era morire a confronto di questo vivere? Ugo, Ugo cavaliero, Ugo
+infelicissimo! Perchè non vieni? Forse che t'hanno ucciso? Forse che
+m'hai dimenticata?... Ucciso!... Chi può avere alzato la mano su di
+te?... L'anima mia non sa combattere l'incertezza tremenda! Così
+disse: "Sono il figlio di Guidinga!" E chi era Guidinga?
+Un'innamorata? Ma ella forse fu un angiolo. Io sono condannata in
+questa vita e nell'altra.! L'amore cominciò tra le fiamme, e tra le
+fiamme inestinguibili sarà eterno tormento!... Pietà, madre dei
+pentiti: io non so quello che dico! E tu m'avresti dato il paradiso!
+Ma se già mi hai condannata, questo è troppo strazio: e lo spezzarmi
+così è indegno di te che tutto puoi. Puoi volere anche in me la
+bestemmia.... Non sono io che parlo: è Ugo in me! No, no, Ugo sarebbe
+perduto, ed io voglio invece la sua eterna salvazione! Non è Ugo, ti
+giuro, ti scongiuro! È il cuore straziato!
+
+E la vergine una sera si fece raccontare da Agnese i casi di Guidinga.
+E Agnese concludeva:--Dite, se la conobbi! Come conosco voi. Giusto,
+come voi, la piangeva sempre quando il suo Adalberto era lontano. Voi
+perchè piangete?
+
+--Ho paura!--rispondeva Imilda.
+
+--Conoscete la fantasma fiammante di bianco?
+
+--La _madonna perduta_?
+
+--È l'anima di Guidinga fino al dì del giudizio.
+
+--È così disperato l'amore! Chi ci resiste?--lamentava Imilda.--Come
+reggerò al rimanermi quassù?
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Ugo da quattro giorni, sempre chiuso nel suo castello, si combatteva
+atrocemente.
+
+E così:--Ildebrandino ed Oberto ieri vinsero. I servi prigionieri nel
+castello di Aginaldo l'altra notte uccisero il capitano di Adalberto.
+Baldo con Manfredo e Bello s'apparecchia a muovere qui per guadagnare
+la taglia.... E tu che fai, Ugo? Tu capo dell'impresa, tu redentore,
+tu giovanissimo conte!... Se Dio ci faceva vincere! se i morti di là
+avessero supplicato coll'ardore delle fiamme! E tu hai pensato ad
+essi? Oh i morti ora si levano ferocemente ad imprecarti! E la viva
+sorride!... Il padre già dalla culla ti condannava alla vergogna e al
+furore, e tu che avresti dovuto maledire la donna, tu per la donna sei
+maledetto!... Temi la taglia? Ma che vale la tua testa? Vale oro, non
+onore. Temi la morte? Ma che vale la tua vita? Fu già carica d'onte.
+Speri la vittoria? Speri l'amore? C'è la morte! Oh questo sì ch'è
+strazio ineffabile! E anch'io supplico: "Pietà!" come supplicò Imilda.
+Pietà della mia vita! Ecco la vilissima preghiera! Preghiera di
+donna!... Sì, ti sogno ancora nella cappella avvampante: giungo a te,
+ti stringo: e tu chini il capo sulla mia spalla, ed io ti dico: "Ti
+odio!" Ecco l'anima mia, ecco il mio dovere!... Che faccio ora? Io che
+mi sento la forza e la ruina dei turbini. Io che voglio uccidere, e
+crollare le torri, e sghignazzare fra il suono di cento trombe, e
+morire pur che Dio mi ascolti!... Dio non ascolta mai!... È così muto
+il sepolcro del padre! È così trista l'ironia del nulla!... Voglio
+vita, vita strapotente, ed ogni vita è in queste parole: "Ti odio!
+Femmina, ti odio!" O viva, o morta, sii detestata!
+
+
+
+
+CAPITOLO VIII
+
+
+Una sera (la quinta dal giorno della rotta) Ugo era nella sua cappella
+parata a lutto, da tre ore cogli occhi fitti nella croce, colle membra
+invase da una febbre crudelissima.
+
+Finiva appunto di parlarsi così:--Il martirio m'ha addoppiato!
+Finalmente! Stanotte istessa vedranno i miei nemici chi è Ugo, quando
+vuole e dev'essere il figlio di Oldrado!--Ed ecco ad un tratto, nello
+spessore delle pareti, come un rumore di ferri scossi e di ruote
+scorrenti: certo indizio che si calava al di fuori il ponte levatoio,
+senza squillo di corno e senza parola data e ricambiata. Che era mai?
+
+Ugo si accigliò: pure continuando ne' suoi pensieri:--Non è giorno di
+sabato, nè ora da tregenda.... Giuoco d'imaginazione, via!... Chiamerò
+Bonello: ch'egli faccia apparecchiare gli uomini, e, questa notte
+istessa vedranno i miei nemici! Ugo ama ed odia una cosa sola: la sua
+spada!--e se la cercò al fianco, e non avendola, si morse le labbra.
+Impazientissimo andò verso la porta: ed ecco si abbattè con Bonello
+che veniva innanzi lentamente e colle mani nascoste dietro le reni.
+
+--Messere,--disse Bonello:--siete disarmato?
+
+--Debbo temere i traditori nel mio castello?--rispose fieramente Ugo,
+e comandò:--Bonello, fate alzare subito il ponte.
+
+--Ah voi sapete?--e lo scudiero s'avanzava strisciando sulla parete
+che la lampadetta dell'altare lasciava al buio, e vedendo sull'altra
+l'ombra della sua persona barcollare gigante, continuava:--Sapete:
+tante cose le paiono, ma non sono?
+
+--Come a dire?
+
+--Io fui sempre sicuro e fedele.
+
+--Bonello!
+
+--Ma sapete quanto vale la vostra testa? Oggi fu triplicato il prezzo.
+E voi sapete com'io sia povero diavolo, ad onta dei servigi che ho
+fatto ad Oldrado.
+
+--Tu! tu ami l'oro! Bonello, questo è castigo d'Iddio! Tu puoi! Ma io
+ti risparmio il delitto! Ti amò messer Oldrado!--ed Ugo diedesi a
+chiamare:--Aimone! Aimone!
+
+--È inutile, messere. Ho preveduto, è spacciato, e non risponde più.
+
+--Io non consento, Bonello, che tu perda l'anima in modo così vile! A
+me!--e prima che Bonello si muovesse di un passo, Ugo tolse un
+candelliere dall'altare e lo rotò come una mazza:--Potrei ucciderti!
+Ma nemmanco voglio!--e lo balestrò sul pavimento.
+
+--Messere, colla taglia che avete sul capo c'è tanto da pagare tutti
+gli uomini del castello. Avete pensato? Noi abbiamo pensato.
+
+--Bonello! m'ammazzi un ribaldo anche pagato da te, ma tu no, no!
+
+E Bonello, come preso da un rimorso:--Ho giurato a messer Adalberto!
+
+--Morire così? Voglio vivere per combattere! Scellerato!--ruggì il
+cavaliere, e con un lancio balzò all'uscio della cappella, e
+furiosamente prese giù per il corritoio:--In questa chiesetta dunque
+così mi si pagherebbe il tradimento di Oldrado!
+
+L'altro sempre a cinque passi gli era dietro bestemmiando:--Ho
+giurato!
+
+Ugo venne nella corte. Tutto era buio, e poco mancò non inciampasse e
+fosse trucidato. L'unico luogo che fosse illuminato da una fiaccola
+era l'androne della porta: Ugo vi si diresse, cogli occhi invano
+cercando un'arma qualunque: vide aperto il portone e calato il ponte,
+come era stato fatto per preparare la fuga a Bonello nel caso di colpo
+fallito, o per preparare il peggio. Ad un camerotto si affacciarono
+gridando dieci o dodici uomini, e minacciando. Ugo ne atterrò due in
+un baleno, ma, mentre stava per strappare loro la spada, eccogli
+vicinissimo quel grido di condanna:--Ho giurato!--Ugo, abbrividendo,
+si scagliò contro Bonello, e in un fascio tutt'e due stramazzarono sul
+ponte, e ruzzolarono innanzi sette od otto passi, sì che dalla tavola
+di legno vennero al ciglione del fossato. Bonello tentava di adoperare
+il pugnale, ma sotto la stretta del signore non poteva: la lotta
+divenne accanita per le percosse menate alla cieca. Alla fine Ugo
+abbrancò il pugnale. Bonello si svincolò, sorse, e prese a fuggire giù
+da una stradetta. Ugo corse, corse, giù, a fiaccacollo per balze, giù,
+perdette la traccia dell'altro, precipitò, e cadde rotoloni.... Non
+ascoltò più.... Quando si drizzò gridando:--Voglio tornare al mio
+castello!--ascoltò dietro, all'insù, già, lontano, queste grida
+ubriache:--Viva messer Adalberto!--Ugo si rivolse e vide moltissime
+fiaccole che giravano intorno alle sue mura e sparivano a poco a poco
+entrando nel portone.--Adalberto è padrone del mio castello!... Il
+tradimento era preparato!--disse Ugo, ed imprecò:--Che mi resta? Il
+mio odio e il mio amore!--e a vece di scheggiare la testa contro un
+masso per finire il martirio, l'alzò superbissima al cielo.
+
+Due o tre fiaccole venivano giù dalla porta verso la stradetta, e una
+voce gridava:--Bonello! Bonello!--e poi:--Si accresce la taglia di due
+mucchietti d'oro.... O vivo messer Ugo o morto....
+
+Ugo scese senza una direzione per la valle, nella notte oscurissima,
+poi s'arrampicò ad un monte, sempre alla cieca, percuotendosi nelle
+piante, molte volte cadendo, affondando, squarciandosi i piedi e
+legando le gambe nei rovai, e spiando cogli occhi intentissimi,
+coll'odorato, colle mani....
+
+Camminò, camminò. Ad un tratto gli parve che qualcuno parlasse di
+lontano. Egli si protese a terra, ficcò gli occhi nella tenebra, e
+scorse tra il nero degli abeti una striscia più chiara che montava,
+montava, si perdeva: era una stradetta. Dio sa per dove! Ugo nulla
+conosceva. Concentrò tutta l'anima nel senso dell'orecchio: capì che
+due uomini armati venivano su parlando tra loro.
+
+Ugo incominciò ad afferrare queste sole parole:--.... quello che dite
+voi è un cavaliere valoroso. Ma l'altro è da sgozzare.
+
+Avvicinandosi i due interlocutori, Ugo rattenne il fiato: e sentì
+distintamente il colloquio: ed eccolo:
+
+--Chi disse che Ugo era morto per ferro, chi per sasso. E compare a
+menar così la scure, rompendo l'uscio della cappella, una cosa sacra.
+
+--Perdono d'Iddio!
+
+Ugo, per tacere, si cacciò un pugno in bocca.
+
+Diceva l'uno:--Adesso c'è su scomunica per tutti. Ohe, non ditelo,
+fratello, a mamma Agnese, se no ci troviamo giuntati anche di quel po'
+di cena, dopo una giornata d'arme come questa.
+
+E l'altro:--Messer Oberto non parlò con noi? Si è spento l'incendio,
+per grazia della Vergine: perciò fu pubblicato un bando dal duomo di
+Saluzzo: con cui Ugo è scomunicato, sette volte sette, noi solo
+una.... ed è di troppo! Ma lodiamo Dio! sarà levato il peso dell'anime
+nostre solo quando madonna potrà sposare un cristiano leale che paghi
+il papa.
+
+--Dicono d'Oberto.
+
+Ugo quasi si sgangherò le mascelle.
+
+Continuava l'uno:--Ed ha di già fatto sacramento al vescovo messer
+Oberto. Hai veduto la croce sulla pergamena?
+
+Diceva l'altro:--Oberto è un cavaliero valoroso.
+
+E i due si allontanavano. Ugo guardava ed ascoltava. Solo tenebra e
+silenzio. Ugo fece per alzarsi e seguire i due uomini, ma non potè!
+Così disteso a terra com'era, si cercò alle reni il pugnale per
+appuntarselo al petto e poi pregare con religiosi e suicidi
+contorcimenti: l'atto della supplicazione, credeva, avrebbe celato a
+Dio il delitto. Non trovò l'arma: allora disse:--È volere del cielo
+ch'io non muoia così orrendo!--e potè rizzarsi, e salire la
+montagna.--O Signore--scongiurava:--fammi capitare a Malandaggio! C'è
+un buon romito nella grotta.... Ch'egli mi ribattezzi coll'acqua del
+Chiusone!... Nella valle giù.... c'è.... Imilda.... Imilda!... E
+voglio fuggirla!... Su, su, su, t'arrampica!... Imilda!--e
+vaneggiando:--Su, su!... È pur triste la strada al paradiso!... Sulla
+cima m'attende la morte!...
+
+L'eremita era lontanissimo, oltre la valle del Pelice, nella valle del
+Chiusone, sul Malandaggio, tra le Porte e il Villaro.
+
+In questi pensieri, smarrita ogni traccia di sentiero, errò tutta la
+notte....
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+Torniamo a Rupemala.
+
+Oberto e Ildebrandino erano divenuti nemici, come si vide, e i
+nemici in casa sono peggiori di quelli coll'armi alla mano.
+Ildebrandino pensava:--L'ho colmato di benefizi, come se fosse mio
+figlio, e speravo tanto d'Oberto! L'avevo bene cresciuto! "Voglio
+Imilda!" Dopo ch'io gliela avevo concessa' Non doveva, non poteva
+dire così.... Ma v'è un'offesa maggiore!--Sì, Ildebrandino aveva
+udito amarissimamente rinfacciarsi la sua mala fortuna di un tempo,
+e fu trafitto da quel dubbio villano: "Fate che, morendo voi, io
+abbia un castello o la memoria...." E che aveva soggiunto Oberto?
+Le esequie? Ildebrandino aveva capegli grigi: pensò e ripensò, e si
+sentì come maledetto.... Quel giorno in cui Oberto tornò da Saluzzo
+chiedendo d'Imilda, Ildebrandino rispose:--È _mia_ figlia!--e
+veramente provò addoppiato l'amore per lei, già lontana, ma sicura.
+Oberta domandò a tutti per sapere qualcosa, ma invano. Allora lodò
+lo zio, finse di volersi pacificare con lui, forse per acconciargli
+più traditora una certa sorpresa che meditava pel dimane, escì con
+lui a cavallo per vedere dove fossero appiattati i nemici; si
+rappattumarono un poco, ma sulle loro labbra c'era sempre un'ironia
+velenosa, sempre quell'espressione--Lascia fare a me--che si
+mostrava più e più, quand'essi volevano ricacciarla.
+
+All'indomani entrò un frate nel castello e parlò con Oberto, perchè lo
+zio era uscito coi balestrieri ad apparecchiare una offesa contro
+Adalberto, che continuamente faceva scorrazzare della cavalleria.
+Oberto parve assai dimesso, ricevette un rotolo di pergamena dal
+frate, e lo accommiatò:--Che messere il vescovo ne faccia grazia!
+Speriamo nella Vergine di Saluzzo. Sì, farò ancora limosina al
+convento, copiosissima....--Poi tra sè:--Se il papa mi sapesse dire
+dov'è Imilda?
+
+Ad Ildebrandino nulla fu detto. E quel giorno il cavaliero volle
+combattere, combattè fino a sera, cessò, e, meditando una certa
+impresa per la notte, tornò al suo castello, e sembrò riconciliato con
+Oberto, perchè questi gli fu allato sempre, come un prode.
+Ildebrandino, cogliendo il momento che Oberto non vedesse, chiamò a
+sè, in una torre, i figli del vecchio Federigo e di Agnese, e loro
+disse:--Ritornate su alla montagna e portatemi per domani le nuove di
+Imilda.
+
+Oberto che era nella corte, da un pezzo meditabondo, vedendo partire i
+due fratelli, credette che si recassero dai vassalli cogli ordini per
+la notte: domandò loro:--Dove andate?
+
+E quelli:--Dove vuole messere.
+
+--Vuole lui? Non sempre si è obbligati a obbedire noi--istigò
+Oberto:--Vuole?
+
+--Come?
+
+Oberto mostrò loro la pergamena che aveva in petto, parlò
+sommessamente, rivelando una gran cosa accaduta, e concludendo:--Siete
+sciolti da ogni giuramento verso lo zio. Obbedite a me che posso
+salvar tutti! Ditelo ai soldati. Io voglio comandare a tutti loro, se
+ad essi preme il nome di cristiani e la salute dell'anima.
+
+--Che mistero!--disse uno dei fratelli, avviandosi.
+
+E l'altro:--Non ditelo a mamma Agnese. E se stanotte il dimonio ci
+gioca!--e fece l'atto di segnarsi colla croce, ma si arrestò
+lamentando:--Non si può più, e mi trema la mano!
+
+--Che cosa! Quando gli altri la sapranno!
+
+I due uscirono dalla porticella di soccorso, e s'incamminarono, taciti
+e compunti, alla montagna: e furono proprio quegli armati che Ugo
+ascoltò con tanto amore.
+
+Quella sera, appena Oberto vide Ildebrandino:--Zio--gli disse:--Ho da
+parlarvi e da senno.
+
+--Senti chi vuol parlare da senno!--interruppe lo zio, egli stesso
+suonando un corno:--Dobbiamo fare una sorpresa, devo farla. So che una
+congrega di demonii deve passare non lontano di qui, colle fiaccole,
+per tentare un tradimento al castello di Ugo, so.... Che hai? Orvia,
+parla.
+
+Oberto voleva che maggiore solennità accompagnasse la rivelazione che
+aveva a fare, perciò si morse la lingua, dicendo:--A tempo migliore
+parleremo. L'auguro per me e per voi.
+
+Uscirono, trovarono i nemici e combatterono: nullameno i traditori
+proseguirono il loro viaggio. Ildebrandino guadagnò una ferita alla
+gola, leggera, lo credette, una graffiatura, ma con un certo
+bruciore.... Oberto pensò:--Quella proprio che ci voleva per tenermelo
+quieto--accompagnò lo zio al castello, lo sdraiò sul suo letto e lo
+guardò. Quegli si smarriva negli occhi, borbogliava sordamente,
+dicendo:--Niente!--e cominciava però a contorcersi.
+
+--Messer Ildebrandino,--prese a dire il nipote:--debbo annunziarvi che
+il vescovo di Saluzzo.... Non mi ascoltate?
+
+Non lo ascoltava davvero.
+
+--Debbo annunziarvi che il vescovo di Saluzzo.... Svegliatevi!... Ma,
+ma, zio! Che avete?... Non posso pregare per voi, mi spiace....
+Svegliatevi! Ah, ma com'è questa scalfittura? Che ei si vada
+addormentando come un ghiro?... Zio, ditemi, ov'è Imilda?--finì per
+comandare:--Ditemi!
+
+Ildebrandino era assopito: la ferita, d'arma avvelenata, si faceva
+livida e gonfia.
+
+Oberto prorompeva:--Ah la mia vendetta! Perchè cadrà a vuoto? Zio,
+zio! Ho tanto fatto, e sì bene!... Ascoltatemi! per poco.... Che mala
+fortuna!... S'egli morisse?... Zio!
+
+Per tutta la notte Oberto trepidò, senza chiamare aiuto d'uomo.
+All'alba tolse su lo zio, lo denudò, lo portò nel corritoio, nella
+corte, lo pose a terra dinnanzi alle finestre della cappella, e lo
+coperse del drappo nero dei morti, ma senza croce, senza un
+ramoscello d'olivo, senza una goccia d'acqua, lasciandogli sporgere
+i piedi unghiuti e i capegli irti. Poi prese una mazza, e tra una
+finestra e l'altra inchiodò la pergamena che aveva avuto il giorno
+prima, gettò sullo zio un po' di cenere, e dicendo:--Almeno è morto
+scomunicato!--lo stette a guardare un pezzo.
+
+Ad un tratto il drappo nero si mosse, e dalle pieghe sporse una mano
+che ne ghermì la frangia, la strappò, la strappò: apparì fuori il
+volto di Ildebrandino, paonazzo, furente, soffogato: gli occhi si
+ficcarono sulla pergamena segnata di croci e di grossi caratteri: si
+spalancarono, ma furono accecati dalla cenere che vi cadeva dal drappo
+sempre più scosso dalle mani febbrili.
+
+--Zio!--disse Oberto:--è inutile che chiamiate il becchino. Gli
+scomunicati come noi giacciono insepolti.
+
+--Ah sei tu? Oberto!--incominciò Ildebrandino, svegliandosi per poco
+dal lungo sopore:--Perchè non so leggere, come un frate? La vedo lì la
+condanna, la vedo! Ma nemmeno tu sai leggere: sono contento!
+
+Oberto si piantò sotto la pergamena, esultando:--Non so leggere, ma io
+l'ho dettata al vescovo di Saluzzo. Ugo è scomunicato sette volte
+sette: noi una sola: sarà levato il peso all'anime nostre solo quando
+un cristiano leale sarà padrone di questo castello.
+
+Ildebrandino si contorse tutto, gettò il drappo, e fece per rizzarsi:
+ma ricadde:--Perchè sono qui?--domandò, e tacque.
+
+--Voi morite così?
+
+--Ah Oberto!
+
+--Morite scomunicato, insepolto? Pensate qual castigo orrendo!
+Scomunicato, insepolto!
+
+--E che a me?--delirò il moribondo:--Vedi tu questo drappo? Nera è la
+morte e senza speranza. Nulla sento, nulla ricordo più!
+
+--Voi dunque morite così?
+
+--Solo i frati veggono i demoni, solo le donne veggono gli angioli.
+
+--Le donne? Pensate che Imilda è scomunicata! Dice la pergamena: sarà
+levato il peso dell'anime appena ch'ella possa sposare un cristiano
+leale che faccia molta limosina.
+
+--Imilda?--A quel nome Ildebrandino si tirò addosso la coltre col
+massimo rispetto: e comandò:--Lasciami, Oberto!... Mi manca la
+lena.... Non gettarmi nel pattume!
+
+--Che bel momento per cercarvi la sposa! È venuto!...
+
+--Lasciami!... Mia figlia non è qui?... Come si muore senza fede!--e
+il vecchio quasi pianse:--Imilda!... Nulla sentivo, nulla ricordavo
+più!
+
+--Desiderereste che Imilda fosse qui?
+
+--Tu la vuoi sposa?... Ma no!
+
+--Imilda che dirà di suo padre, che tutti ci volle dannati! Dannati
+per lui che moriva! Imilda deve vivere.
+
+--E volevo vivesse felice!--Ildebrandino era straziato in modo
+ineffabile: e pregava:--Dammi la mazza sul capo! No? Dio, fammi
+morire!... Morire?... Nella morte c'è un mistero che mi pesa! Sento
+adesso: no, no...! Oberto, lasciami: tristo, vituperato,
+ingratissimo....
+
+--_De profundis clamavi ad te, Domine_.
+
+Infine Ildebrandino disse:--Va alla casa di Agnese e di Federigo: là è
+Imilda.... Affrettati, affrettala!... Prima ch'io muoia!... Fa
+limosina coi gioielli di Adelasia mia, prega, fa pregare! Affrettati!
+Sposa Imilda, prima ch'io muoia, ah!... O Signore, dammi un po' d'ore
+di vita, a costo di qualunque spasimo! Carità! Credo nel Signore!...
+Affrettati!
+
+Oberto corse al monte.
+
+D'Ildebrandino parliamo per l'ultima volta. Prima che Oberto giungesse
+alla casetta di Agnese, egli moriva supplicando:--Carità!
+carità!--raggomitolandosi nel drappo, e trascinandosi fino a toccare
+una pietra della cappella. Come nel castello si svegliarono gli armati
+e come le sentinelle calarono dalle torri, la novella trista passò di
+bocca in bocca; tutti si spaventarono orrendamente. Pare che Adalberto
+tosto sapesse qualcosa, perchè investì il portone, con pochi fanti, e
+s'impadronì del castello.
+
+Oberto che andava cercando la sposa, perdeva in pochi momenti gli
+averi. Pure si sentiva contento, e chiamava:--Imilda!
+
+Giunto alla casetta potè chiamarla per un bel pezzo:--Imilda, Imilda!
+Dov'è Imilda? Voglio!
+
+Nessuno rispondeva. Che nuovo mistero.
+
+
+
+
+CAPITOLO IX.
+
+
+Come abbiamo detto, Ugo, smarrita ogni traccia di sentiero, errò tutta
+la notte.
+
+Appena l'alba imbiancò i colmi dei tettucci alle capanne inerpicate su
+per le saluzzie Alpi, Ugo si trovò, spossatissimo e irrigidito,
+buttato sotto una grotta formata da una rupe stillante.
+
+Com'egli si era ricovrato là? Non sapeva. Sapeva che intorno c'era una
+pace, un silenzio, una tranquillità! Che Dio sia benedetto, sulle alte
+cime, lontano dagli uomini, Dio padre della natura!... A venti passi
+vedevasi sorgere su uno sfondo di vapori perlacei l'assito posteriore
+di una casetta dalle gronde ospitali, dalla povera finestra, dal fumo
+lentissimo sfuggente, quasi incenso mattiniero alla crocetta guardiana
+del colmo. Chi abitava là dentro?... O gente fortunata, che non
+conosci i tormenti dell'anima, vivi lieta, e fai che le tue fanciulle
+si levino sempre, cantando, dai giacigli innocenti! Qual pace, sì,
+quale silenzio, quale tranquillità!
+
+--Dove sono?--si domandò Ugo, ma non potè rispondersi. Egli non
+conosceva quel luogo: guardò ancora attorno, e sospirò con invidia
+quasi religiosa: vide sulla grotta vicino a lui una rozza statuina di
+Madonna, vide un abbeveratoio coll'acqua traboccante, vide sette od
+otto agnellini. Da un uscio che si aperse nel fianco della casetta
+venne sulla gradinata di ciottoloni rotondi una figura di fanciulla,
+colla foggia montanara, il volto coperto da un panno: guardò giù la
+montagna, poi, non col passo della massaia che solerte si dà alle
+bisogne del mattino, andò all'abbeveratoio, cautissima nella rugiada e
+fastidiosa. Un agnello venne, ritroso e saltellante, bebbe e
+s'allontanò con graziose tresche: ella si diede ad inseguirlo, corse,
+venne quasi sotto alla rupe, senza veder Ugo.
+
+Ugo in quel momento proprio pensava:--Che vita incomincia per me?
+
+La montanina guardò ancora giù dalla montagna, stette un pezzo come
+pensierosa, e, piegando le ginocchia, disse:--Perdonami, madre! Io
+devo fuggire!--e stava per muovere il piede: si lasciò scappare questo
+lamento:--Non ho ancora pregato stamattina!--e si volse in due passi
+alla grotta, verso la statuetta.
+
+Vide Ugo, si avventò su di lui, supplicando ansiosissima e
+dolorosa:--Siete ferito? Siete salvo?--e buttò via il panno dal capo,
+lo raccolse per farne una fascia, sollevò la faccia a Dio. Era madonna
+Imilda! Quella lì vicino la casa di Agnese.
+
+Ugo non credette e lanciò innanzi le mani, come per stracciare una
+nebbia, gridando:--No! È crudeltà questa illusione! Lasciatemi morire!
+
+--Morire? morire voi!--ruggì Imilda. Così in lei, straziata sul subito
+la gioia affannosa del riabbraccio dalle parole deliranti di lui,
+l'amore cupido dell'infinito volle vincere il tempo, soperchiandolo
+colla intensità dell'anima. Non si può amare tutta una vita? Si
+impazzisce un'ora nella ebbrezza più prepotente e si muore. L'amore
+diventa furore.--Ugo! Ugo!--e la vergine se gli gettò in braccio,
+ammaliandolo con un modo procacissimo che sfidava Dio e gli
+uomini:--Se sapeste che tormento! E vi trovo quassù! Chi ve lo disse
+ch'ero qui? E voi volete morire! Ugo mio, io non credevo che tu avessi
+a dirmi così!
+
+--Ma sei proprio tu?--Ugo si storceva come sotto un incubo.
+
+--Sono io! Non mi senti? Ti bacio, ti mordo, ti voglio!
+
+--Imilda, la tua faccia è fiamma!
+
+--E voglio che bruci la tua. Ti discaccio la morte!
+
+--Io ti strappai al fuoco: tu al fuoco mi rigetti!--E poi, come se Ugo
+acquistasse coscienza:--Imilda, fuggimi, per carità! Perchè
+incominciare un nuovo tormento? Va!
+
+--Io fuggivo alla valle--sorrise Imilda:--per te!
+
+--Che ti dissi? Non dobbiamo vederci più! Se muoio, tu non devi
+saperlo: se vivo, ho un giuramento a compiere! Ti supplico:
+fuggimi!--Ed Ugo, rizzatosi, spingeva Imilda su quella stessa
+stradicciuola per cui Oberto doveva venire, e veniva, per condurre a
+Rupemala la sposa a vedere il padre per l'ultima volta:--Fuggimi! Tu
+non sai che cosa ho pensato di te!
+
+Ella trepidò.
+
+Ed egli:--Affrettati!
+
+--Non m'ami?
+
+--.... T'amo, sì! Ma tu qui vedresti un grande tormento! Oldrado e
+Guidinga verranno a ghermirmi tra poco!--ed Ugo barcollò.
+
+--Ugo!--gridò Imilda.
+
+E fu così potente la voce di lei, che il cavaliere si scosse,
+rattenendola e lamentando:--Questa è voce di paradiso! Imilda, non
+fuggirmi! Sono nell'affanno immenso! Non fuggirmi dalla terra!
+
+--Ugo, sono qui avvinghiata a te! Nessuno può rompere questo nodo
+fatale!
+
+--Nessuno? E chi ti dicesse chi io sono?
+
+--Nessuno! E nessuno lo può dire perchè tu sei Ugo!
+
+--Io devo dirlo. Sono vinto e vituperato.
+
+--T'amo!
+
+--Scomunicato e fuggente.
+
+--T'amo, e sono tutta tua!
+
+--Perchè m'ami? Che t'ho fatto per condannarmi così?
+
+--Ed io che t'ho fatto?
+
+--Ricordati Guidinga.
+
+--È così disperato l'amore! Chi ci resiste?
+
+Imilda nascose Ugo nella grotta, andò nella casetta e fu lietissima
+che mamma Agnese non ci fosse, perchè la stava stendendo dei pannilini
+in un pratello: i figli di Federigo dormivano ancora, colle membra
+rotte dal combattimento: Imilda tolse su del pane, dei cibi, delle
+vesti, e con gran cura involò da un pancone un suo cofanetto prezioso.
+
+Ritornò da Ugo, lo fece rifocillare, lo animò tutto, gli
+domandò:--Ugo, sei pronto?
+
+--A tutto, purchè tu mi baci!--rispose Ugo.
+
+--Ancora e sempre.
+
+--Ora mi trovo saldissimo.
+
+--Dunque decidi di me.
+
+--Dai morti non ebbi che strazio. Da te viva voglio la felicità! E
+qual'è? quella degli agi, dell'ambizione, del potere? Tu non sai com'è
+l'anima mia! come amore, memorie, gelosia, impotenza, strapotenza,
+come tremendi uragani l'abbiano squassata! Dammi un poco di pace! Io
+non so dirti...! Prima di tutto, per la salvazione nostra! andiamo dal
+romito di Malandaggio che non ci conosce....
+
+--E quegli benedica le nostre nozze.
+
+--Poi.... O Imilda, ci abbiamo pensato?--Ugo fu come ghermito da un
+pensiero.
+
+--E di che temi dopo? Dio sa che tu sei mio, ch'io sono tua. Se così
+volle per tormentarci, questi istanti audacissimi di vita vincono
+tutti gli anni!
+
+--Imilda--dubitava fieramente Ugo:--non posso! non devo!
+
+--Come mi ami poco! Ma non vedi? Io fuggo anche da mio padre per te!
+
+--Se vuoi ch'io comandi, comando: fuggiamo!--esultò Ugo.
+
+--Sì, andremo lontano da Adalberto....
+
+--Da Oberto!
+
+--Da tutti! Senti: ho pregato tanto. Oh lo sa la madre mia. Ugo, in
+questo cofanetto ho i suoi gioielli, fuggiamo lontano.... "Chi siete?"
+domanderanno. "Siamo esuli." "Di che terra?" E diremo: "Il saracino
+Alzor disertò le nostre castella sulla riviera ligure." Fuggiamo
+lontano. O mio Ugo, vivremo lontano da tutti! Ci benedica il romito.
+
+--Affermano i boscaiuoli ch'egli è profeta: ci predirà l'avvenire.
+
+--Ma chi più profeta del mio cuore? Ascolti, Ugo? Morremo d'amore!
+
+Tra le vesti Imilda aveva trafugato anche quelle dei figli di Agnese:
+Ugo si coperse con quei rozzi panni: Imilda si strinse a lui,
+dicendo:--Tu hai pane nella bisaccia? Quando sarà finito, lo
+domanderemo ai boscaiuoli, per pietà d'Iddio.--E s'incamminarono sulla
+montagna: nel primo torrente in cui s'abbatterono Ugo gettò il suo
+saio da cavaliero, e le calze, e gli usatti, esclamando:--Mi sento
+buono!
+
+E montanaro e montanara s'arrampicarono sempre più, sempre più
+obliando che c'era un mondo basso nel quale la gente viveva in tanta
+guerra, inconsci affatto che c'era un castello con un morto maledetto
+e vituperato dai nemici, che c'era una strada sulla quale camminava
+Oberto, ringhiando:--Che vita sarà la mia con Imilda?
+
+Quella di Imilda con Ugo doveva essere.... felice?
+
+
+
+
+CAPITOLO X.
+
+
+Dal dì che Imilda è fuggita con Ugo è passato un anno, due.... Nulla
+più nelle valli, nè a Saluzzo, si seppe di loro....
+
+Solo il romito di Malandaggio ci tramandò su certi foglietti certe
+notizie, che mi venne fatto rintracciare nell'archivio di Saluzzo. Ma
+a che pro? Voi non ci credereste. Ebbene?
+
+Sulle cime che dominano le valli di Fenestrelle, in cui si sbalza il
+torrente Chiusone, il rovaio, spezzandosi nelle forre dagli acuti
+ciglioni, dalle frementi profondità, stride cogli spiriti della
+mezzanotte, abbattendo, indiavolando, storcendo. È nero il tempo....
+Una donna appare! Chi è?... Ella rompe il lenzuolo nei vepri: ecco
+svolazzano i brandelli sibilando. Si squarcia i piedi nei radiconi:
+vaporano le pozzette di sangue col verde fumoso delle meteore. Cade:
+ghignano le cortecce degli abeti colle boccacce rugose. Si lamenta
+collo strido della lupa trafitta: l'alito suo, uscendo dalle labbra,
+fuma come torcia di funerale notturno. Fanno tresca allo spettacolo
+spirti glauchi, spirti bigi, spirti scialbi. I brandelli sono
+lacerati, il vapore turbinato, le cortecce agghiacciate, l'alito
+diffuso in nebbia inargentata. Ecco la tormenta!
+
+Ecco la valanga! La donna ancora rompe il lenzuolo e si scopre
+l'oscenissimo fianco.... Chi è? È Guidinga, la morta senza croce fra
+le mani. Guidinga rotola le valanghe al Monviso, sghignazza al
+Meidassa, le rotola al Glaisa, sghignazza al Genèvre, le rotola al
+Chalierton, sghignazza al colle dell'Assietta.... Fanno tresca gli
+spirti.
+
+Prega il buon romito di Malandaggio che veglia tutte le notti e tutte,
+perchè sono l'ultime di sua vita, ed a ogni parola di lui ecco un
+castigo inflitto da Dio agli spiriti del male: quello colle aliuzze
+crepitanti fu impegolato alla resina gocciante da un troncono, quello
+punzecchiato colle foglie aghiformi di un pino, l'altro legato colla
+coda ad un roveto, l'altro propagginato in una buca di calabroni.... O
+Guidinga, o _madonna perduta_, se tu fischi verso qualche casetta di
+montanari, è indizio di sventura!
+
+Su, su, su: là nell'opaca foresta, che si distende a falde scendenti,
+come un calderotto di pece riversato dalla montagna su si vede un
+lumicino. Pare una favilla minutissima addormentata sull'immensa
+fuliggine di una cappa ne' castelli. Può essere un fuoco acceso dai
+folletti colle pergamene rubate al vecchio di Malandaggio, o un voto
+fatto alla Madonna santissima, da qualche pastore: lume di finestretta
+no, perchè le cime dei monti già sono nevose e i boscaiuoli già sono
+calati nelle valli: eppure!
+
+Giù tra i dirupi d'una frana s'ode una voce che dice:--Com'è lontano!
+
+È voce d'uomo: non è grido di fiera, nè fragore d'acqua travolta, nè
+rotta, nè corsìa di vento.
+
+Chi può essere?... Oh vedi, un pellegrino!
+
+O pellegrino della notte nera, ove t'inerpichi? Quegli cammina,
+cammina. O pellegrino che cammini, perchè t'inerpichi e dove? Forre,
+di qua, spaccate boscaglie di là, sentieri taglienti, tempo da lupi,
+ora da spiriti: ritorna alla valle. O pellegrino che non ritorni alla
+valle, dimmi chi sei?
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+
+
+Cammina e cammina. Il pellegrino è arrivato ad una capanna, su,
+nell'opaca foresta.
+
+La finestretta quadra gli sbatte addosso un po' di luce e lo mostra
+qual'è, un alpigiano inferraiolato: la portella si apre
+sollecitamente: ma oh! questa che spinge la robusta tavola di quercia
+non è mano di montanara!... Qua nella stanzuccia di legno ecco appese
+le scuri del boscaiuolo, qua due giacigli, una culla di poverissime
+lane e nella culla un bambolino, qua entro quattro lastre di pietra
+ecco un focolare vampeggiante.
+
+L'uomo e la donna sfogano nei cupidissimi baci e negli abbracci
+potenti la desolazione delle lunghe ore già deserte.
+
+--Lodato Pio e i santi! O Silverio!
+
+--Sono qui, o Maria!
+
+--Tu non venivi mai!
+
+Egli, pigliando a ciocche i capegli della donna e con quelli facendo
+fascia maliarda d'amore al volto irrigidito, egli esclama:--Perchè
+così sorridi?
+
+Ed ella:--Perchè sospiri così?
+
+--Mia Imilda!
+
+--Ugo, ti aspettavo tanto!
+
+Ecco adunque, come racconta il vecchio di Malandaggio, uniti il
+cavaliero ardente e la promessa sposa di Oberto, un boscaiuolo e una
+montanara, Silverio e Maria.
+
+Ugo in due anni era cresciuto di corpo, dimagrato di volto, ma sempre
+contento, come marito, come padre, senza più gli ardentissimi tormenti
+pei deliri d'amante e di figlio. Ugo si volgeva al suo passato, come
+tentava di specchiarsi nei rapidi torrenti dell'Alpi: un gran tumulto
+che si perdeva, ecco il passato. Imilda a tutte l'ore ringraziava
+Iddio: dalla cappella ardente era venuta alla placidissima casetta
+della massaia! Imilda attendeva alla sua creaturina, alla capretta,
+alla bisogna del pranzo e della cena, cantava sempre fissando il
+cielo: e alla sera aspettava il suo Ugo che tornasse dai boschi. Due
+anni erano scorsi in pace'.
+
+--Ugo--dice Imilda, cambiando tutta quella, festa in una scena
+placidamente dolorosa:--Dio sa come, anche oggi, fu affannato il tuo
+viaggio, con questo gelo, sulle scoscese rive del torrente, senza di
+me! Ma la mia solitudine! Oh sei qui: non voglio saper altro, tra le
+mie braccia tenaci! Ugo!--E ad un tratto:--Perché dunque stasera
+sospiri così? E perché non mi domandi della bimba?
+
+--Perché non me ne parli?--Ugo tenta quasi schermirsi da tanto amore.
+Ugo è triste e combatte per infingersi.
+
+--Oh come io ti aspettavo, e come t'aspettava anche lei! Non voleva
+chiudere gli occhi senza il bacio del babbo.--Imilda, gentile e sagace
+interprete, vuole snebbiar la fronte del suo Ugo colle sante labbra
+dell'angiolo custode.
+
+--Dorme?
+
+--Meglio che se posasse in culla d'oro. Non dici il tuo scherzo d'ogni
+sera?
+
+--Sì....--Ugo sorride, beato e tormentato da quella soave
+violenza:--Lascia ch'io la baci, la mia castellanina.
+
+--Messere, non siate scortese colle belle. Voi la svegliereste a
+bacioni....--dice Imilda col tono di una gran dama, regina di venti
+damigelle e cento paggetti, sporgendo il labbro inferiore, facendo un
+inchino alla culla di legno e porgendo al cavaliero, perchè lo baci,
+un lembo della sua gonna di pelli cucite: gioca fanciullescamente e
+amorosissamente deridendo il passato: ma poi, fissando Ugo che non
+l'asseconda, o l'asseconda come smemorato, poi con dispiacere e quasi
+offesa:--A bacioni? No: è lo scherzo d'ogni sera, ma non l'abbiamo
+detto.... Tu non l'hai detto celiando, come sempre....--Infine
+incertissima:--Che cos'hai, Ugo?
+
+Ugo con voce addolorata:--Baciala tu per me!
+
+--Ugo?
+
+--Imilda, prega il tuo angiolo che nel sonno dica a Dio una parola per
+me!--Ugo, pentito di quel lamento che gli è prorotto, piomba in un
+silenzio desolato.
+
+E Imilda meravigliata e trepidante:--Ugo, che c'è? Tu guardi la cuna e
+non sorridi? Tu sei pensieroso? Tu m'hai stretto a te, celandomi un
+dolore--E con stringicore ineffabile, quasi a scongiurare un
+pericolo:--Non sono la tua sposa? E perché l'angiolo nostro preghi per
+noi, forse vuoi dire che le nostre orazioni non sono più quelle?
+
+Ed Ugo affannato, ma sempre più facendosi forza, quasi per non tradire
+un segreto:--Le tue sì, le mie....
+
+--Che vuoi nascondermi?
+
+--Lo sai.... Da un pezzo.... Sempre: c'è nelle mie orazioni un
+rimorso!
+
+--C'è nelle mie una dolcezza ineffabile!
+
+--Imilda, rammenti quel giorno, dopo quello in cui ci sposò il romito?
+
+--E non ci vedeva Iddio?
+
+--Senti: quel giorno io spiai i tuoi piedi insanguinati nella corsa
+ruinosa, il delicatissimo petto ansante di fatica, gli occhi spossati,
+più che d'amore, di travaglio! Io ero vinto, vituperato, scomunicato,
+fuggente, e potevo io dirti mia? Ecco il mio rimorso!
+
+--E sapevo io resistere? Ecco la mia gioia!
+
+Ed Ugo, titubando:--Ahi da quel giorno ad oggi!--e combattuto:--Non
+posso dirti, e come! Mi tormento!--Poi ad una stretta di lei:--T'ho
+detto.... il mio rimorso!
+
+Ma Imilda:--No, no! Tu mi celi qualcosa! È un altro il segreto. E lo
+so: stamane sei partito più presto, con un pensiero....--e
+pregando:--Dimmi! Fu tanta la pace, che anche il dolore ci giunge
+benedetto!
+
+Ed Ugo risoluto e tremante:--Ebbene ti dirò. Sì, stamane sono partito
+prestissimo, sì con un pensiero, una febbre, che mi tormentavano da
+due notti. In questi mesi ho obliato, lo sai, ma l'anima talora mi
+rigurgitava in petto, e volevo sapere qualcosa! Ressi a lungo, penai,
+penai, poi non ressi più. Stamane, scendendo giù per le valli coi
+boscaiuoli, boscaiuolo io pure, volli richiedere novelle di coloro che
+abbiamo lasciato giù... Dopo due anni!
+
+--Ah! perchè?--freme Imilda con rimprovero grave:--Perchè? Non ti
+bastava il mio amore?
+
+--O mia donna! passai il Chiusone, venni a Inverso, a san Germano, a
+Torre di Luserna.--Ed Ugo rimane, palpitando dolorosamente.
+
+Sospira Imilda:--La valle del Pelice ov'è il castello di mia madre!--e
+china la testa, come pronta a subire il castigo della disubbidienza
+del suo Ugo.
+
+--A Luserna. Più oltre non osai! E come un rozzo villano,
+indifferente, per il solo amore di un po' di pane, feci questa
+domanda: "O buona gente, volete braccia? Vi è un signore potente, non
+lontano di qui, il quale abbisogni di scuri per apparecchiare le travi
+alle macchine di guerra? C'è forse quel signore? E come si chiama?" Oh
+lo strazio di quella simulazione!
+
+A questo punto gli accenti divengono procellosi,
+
+--Hai saputo dunque d'Adalberto? di mio padre!
+
+--Adalberto è vinto: Oberto è vincitore: Ildebrandino è morto.
+
+--Morto?--così domandando, Imilda rompe in uno scoppio di pianto.
+
+--Di altri non seppi. So che il mio tormento è grande, e tu piangi. E
+so che Oberto....--Ugo ripete astiosamente, quasi aizzato dalle
+memorie:--Oberto!
+
+--Ebbene?
+
+--Rizzi il capo a sentire il nome di colui? Oberto è nel mio
+castello.... signore potentissimo!--Ed Ugo è straziato dalle sante
+lagrime d'Imilda:--E la sposa? mi domandai. Non ha sposa. O Imilda,
+s'io non ero il tuo dimonio, tu ora saresti madonna di grande stato,
+moglie di Oberto, in belle sale, fra gentile corteo di damigelle. Ma
+sei qui, con me!... Perche ho valicato oggi il Chiusone?--e con forza
+gioiosa:--Ugo ritorna in me!
+
+--Ugo!--rimprovera solennemente la donna:.--Dovevi lasciarmi nel fuoco
+quel giorno! Non avrei oggi ascoltato questo!... Ugo!... Mio padre!
+
+--Questo ti grava?--minaccia tristamente Ugo: poi sogghignando:--E sei
+serbata ad ascoltare di più! Sappi dunque: che i traditori giungono
+dappertutto: e Bonello che un dì fu pagato da Adalberto contro di me,
+contro di noi può essere pagato da Oberto....
+
+--Oh quel valente, no! Voi che dite così non siete cavaliere!--Imilda
+pavida e sdegnosa dell'immenso pericolo ribatte il dubbio col
+cuore:--No, no, Ugo!
+
+E a quest'altro punto la procella si scatena tremenda, e Ugo si
+percuote il petto, si rizza furiosissimo, immenso nell'amore e
+nell'odio. Imilda si spaventa, e più è spaventata, più subisce il
+fascino di lui.
+
+--Ma sono padre!... Perché ho valicato il Chiusone?... Vedete quella
+cuna? Che c'è, che c'è, Dio mio, nel destino perchè la maledizione
+debba pesare su quella creatura? e su voi? Tormenta me, se godi di
+questa atroce potenza: io faccio sacramento di rendere un giorno agli
+uomini quello che essi mi hanno fatto, col furore addoppiante della
+vendetta! Ma una donna, una bimba! Ad esse fu dato il cuore per amare,
+non per odiare!
+
+--Ugo, tu bestemmii! Senti: castigo d'Iddio! il vento vuol sfasciare
+la capanna! O Signore, la mia cuna!
+
+--Non temere! Il tristo dono della vita non si ritoglie mai a tempo.
+Gioisci? Muori. Ti strazii? La morte invocata non VIENE. Tutto è
+martirio!
+
+--Ugo! Ugo, tu piangi?
+
+--Se Bonello venisse quassù?
+
+--Tu hai la scure: io so pregare Iddio.
+
+--Tu non temi l'ira del cielo, perché tu sai che in cielo Dio è
+l'amore: io temo quella degli uomini, perché in terra Dio è l'oro!
+
+--Ti dissi io: "Ugo, fuggiamo! I boscaiuoli già sono tutti al piano:
+qui temo la bufera, la valanga, la morte" ti dissi?
+
+--Ed io devo supplicarti: fuggiamo! Oggi lo seppi, sì; fu scoperto che
+noi siamo quassù: fu giurato il nostro martirio, lo scempio della tua
+creaturina, il tuo vitupero, la mia prigionia!
+
+Bonello, forse domani, o solo col tradimento, o violentissimo con
+cento armati, verrà su queste cime, a guadagnare la taglia! Io ho
+udito il bando e la promessa in oggi stesso! Fuggiamo, Imilda!
+
+Imilda è già soggiogata, non si lamenta, non si dibatte, non si
+stringe ad Ugo, non prega Dio, ma solo geme col sospiro più
+profondo:--E la nostra poverina?
+
+Quel sospiro soffia in un grande inferno: perché Ugo
+bestemmia:--Sempre un rimorso nella mia preghiera!
+
+Ma Imilda se lo stringe a sè. Quando il boscaiuolo era entrato nella
+capanna era Silverio, ora il cavaliero era Ugo. Con Silverio Imilda
+amava la pace, con Ugo adorava il passato, il presente, l'avvenire.
+
+--No, Ugo! Io ti seguii! Non ti seguii: ma ti volli, ti trascinai, ti
+inebbriai! Oh com'era il tuo amore? Ch'io non ti abbia poi conosciuto
+mai in tanti mesi? Che tu non sii forte come me?
+
+--Imilda!
+
+--Come sarà il tuo amore?
+
+--Sarà come adesso! Ardente, santo, santissimo, pronto a tutto!
+
+
+
+
+CAPITOLO XI.
+
+
+L'indomani mattina era tempo assai sinistro. Nelle valli di
+Fenestrelle stagnava un morto nebbione: i torrenti scrosciavano colle
+note basse della loro più tetra solitudine, direcciando dai picchi
+squallidissimi, o tra le rupi invetrate di gelo rotando colla schiuma
+cinericcia: pendevano secchi e scarmigliati dai ciglioni a squarci gli
+arbusti selvatici: gli abeti davano le loro tinte fosche a
+quell'immenso cimitero della natura: cadevano foglie e cortecce e rami
+e poveri uccelli migranti che non vedevano più cielo: il cielo era una
+caligine sola e le montagne, che v'immergevano le cime, mostravano le
+loro ossature di macigni profilate di nevi, disegnandosi come bigi
+carcami raccosciati o caduti. Era forse il dì de' morti.... La notte
+prima era dirupata la valanga? dove? come? Chi l'ha detto? Alla luce
+scialba di questa tristissima mattina si sono fugate le imaginose
+poesie del giullare della notte.... Dov'è Guidinga? Chi attende?... I
+lividi pinnacoli del Monviso, del Meidassa, del Glaisa, del Genèvre,
+del Chalierton, dell'Assietta, non conoscono donna alcuna!
+
+Qual freddo deserto! Eppure non è deserto per Ugo e per Imilda, che
+lentamente aprono la porta della loro capanna: quello curvo sotto un
+fascio di povere robe, con pochissimi cibi, colla sua scure pesante:
+la donna rimbaccuccata in dieci pelli di agnello, non a proteggere
+lei, ma la creaturina, che amorosissimamente si aveva al petto.
+
+Imilda trepidante guarda giù al sentiero per la valle, e, stringendosi
+ad Ugo, mostra il viso affannato da una veglia tormentosa, come quella
+che, cogli apparecchi non mai decisi, coi dubbi, coi rimpianti,
+precedette il tristo giorno di un viaggio verso l'ignoto. Quale
+veglia!--Ma è proprio vero che fuggiamo? Che mio padre è morto? Quante
+cose con noi si dovrebbero portare! Quali? Ma il fardello sempre
+cresce! Questa veste è necessaria? proprio? Se il freddo, se la
+bimba.... Eravamo tanto tranquilli! Non si può pensare! Che succederà?
+Abbiamo preso tutto. Tutto? Quell'oggetto qualunque è lì nella
+casetta: non c'è fatica a staccarlo, aumenta di poco il peso al
+fardello, lo porterò io, e potrebbe divenirci il più necessario: lo
+portiamo sì o no? Lo abbiamo lasciato! Torniamo: si va: si ritorna....
+Quell'oggetto è forse inutile. Se si potesse avere una culla! Dove
+andremo, o Dio? Che abbiamo fatto?... Quale figlia fui rispetto a mio
+padre?... Uno spavento grandissimo stringe sempre d'attorno la
+casetta: i nemici, i pugnali, il tradimento! O Dio Signore! Passerà la
+notte. Ma che non passi! Qui l'ore un giorno erano felici: di qui
+dobbiamo esulare! Non passi e sia l'ultima in pace!--Fra l'angoscia, i
+dolori dell'amore e l'amore dei dolori, è passata! E _bisogna_
+fuggire. Imilda ha la mano tremante sulla porta, la tocca, e, come se
+quella fosse di legno benedetto, la bacia, si fa segno di croce: esce,
+e guarda giù. Sospira quasi liberata da un gran dubbio, il peggiore,
+dicendo:--Bonello non viene!
+
+Ugo tace. Ugo stette per tutta la notte senza pronunciare una parola.
+
+La capanna aveva al suo lato posteriore l'orticello e una stalletta
+con un finestrino a terra. Ugo e Imilda, uscendo per la porta
+dinnanzi, senza nulla più vedere, incominciarono a salire il monte....
+Si udì un belato.... La capra della massaia sporgeva dal finestrino
+sull'erba il muso gemmato di brina, cogli occhioni sbarrati, col
+campanaccio che suonava con grave lamento: levò la testa.... Addio!
+
+I fuggitivi sentirono quel belato: ma nessuno ebbe tanta forza da
+aprir bocca.... Addio, santa e tranquilla casetta dell'amore! Da te
+ancora esce una voce per noi! E noi ritorneremo?... O travi, cui
+recise e inchiodò la mano del boscaiuolo nelle lucenti mattine di
+primavera, o travi, quanti ricordi ci sorridono nell'anima!... Due
+anni prima, dopo il tormentoso esulare di giorni e di notti, dopo la
+benedizione del romito di Malandaggio, dopo mille paure e troppe
+gioie, al primo giungere su quelle cime sicure, Imilda era caduta
+affannosissimamente nelle braccia di Ugo, aveva avuto da lui tanti
+baci, quant'erano stelle nel cielo, a salutarli felici, ed aveva
+incominciato a susurrare:--Ti ricordi com'erano fiacche le corde del
+mio liuto?... Sai, non sento più suoni, nè più vedo.... Eppure la mia
+mamma Adelasia anche lei mi diceva di volermi bene!... Ugo, che cosa
+sono le stelle? Fuochi o anime che si adorano? Bisogna proprio morire
+per diventar stelle? Quei fuochi palpitano, quell'anime baciano, ma
+non hanno braccia per stringere forte forte.... Stringi!... L'edera e
+la quercia sono cose di questa terra, e come sono felici!... Ugo, che
+cosa dirà la Madonna santissima? Ma io l'ho sempre pregata: e,
+pregandola, non sapevo che lei, una notte, la dovesse arrossire!... La
+Madonna è su, su, su, lontana! Tu sei qui! Stelle, Madonne, baci,
+fiori, sorrisi.... tutto io sogno. Tu non sei un sogno?... Un giorno
+ti sognai bello, arcangelo mio, e coll'ali fiammanti e colla lancia
+del trionfo.... Ora ti sento mio: e ti strapperei l'ali, per paura che
+tu mi fuggissi! Ed ora sei vinto!... Ieri, l'altrieri, mi pareva di
+morire nell'imaginarmi le gioie del tuo amore, ora vivo di vita
+addoppiata!... Tu mi credi moribonda perchè ho il seno discinto e
+ansante?... Voglio dirti...! Ricominciamo... il pellegrinaggio dove
+vuoi, per giungere ancora qui, alla prima notte di nozze, per non
+veder più stelle, nè cielo, nè sante protezioni, per cadere ancora
+qui, e dirti ancora che sei mio!... Ricominciamo il pellegrinaggio....
+Su, su.... Eppure! mi alzo, dò un passo, non ho più forza e
+ripiombo!--Aveva finito a susurrare così, e aveva dormito sotto un
+padiglione di frasche, avvinta alla persona del suo cavaliero,
+odorando l'effluvio dell'erbe aromatiche su cui posavano l'api: la
+luna l'aveva vestita come d'una coltre di serico bianco, e, fra i
+mille bisbigli del vastissimo silenzio, lì vicino il gemitìo d'un
+ruscelletto le preparava nella schiuma iridescente le fuggitive perle
+alle sue nozze. S'era svegliata, più stanca, soffogandosi gli occhi
+leziosamente e domandando:--Dove sono?--per sentirsi rispondere:--Sei
+ancora sul mio petto!--E sul petto di Ugo ella, che nel castello
+d'Ildebrandino aveva vissuto dei giorni solitari e freddi come una
+monaca, ella ad ora diveniva poetessa gentile, ad ora fremente, come
+una sibilla, insaziata di baci e audace nelle profezie, ad ora
+bambina, ingenua, tranquillissima, secondo i sonni della notte. Quando
+Ugo, felice e infelice, le aveva detto:--O Imilda, qui su queste rupi
+è morto tutto il mondo per noi! Qui siamo soli, e possiamo esser soli
+per un secolo! Io scenderò giù giù coi boscaiuoli al lavoro....--No,
+no!--ella aveva supplicato:--Rimani sempre con me!--poi aveva sorriso
+sprezzantemente al cofanetto dei gioielli, soggiungendo:--Sì, tu
+lavorerai e avremo il pane de' montanari, e lavorerò anch'io.--Ti
+grava la solitudine? Monti e monti, e cielo e silenzi e voli d'aquile
+superbe: intorno a te è il deserto.--Il deserto? Ugo, facciamo un
+mondo, siamo creatori: monti e monti, e cielo e silenzi e Dio sparso
+dappertutto: tra questo mistero facciamoci una casetta; vuoi nominarla
+castello, romitorio, reggia, monistero, o mondo? Sia come vuoi: da
+questi picchi noi pregheremo e regneremo.... Che? Ameremo! ecco la
+idea della divinità.--Imilda aveva scelto il luogo per la casetta, con
+grande importanza ciarlando della maggiore o minore probabilità dei
+venti molesti, prevedendo l'inverno col caldo dell'amore (ma non
+l'inverno vero!), occupandosi della comunicazione col ruscello, con un
+prato fiorito per la preghiera del mattino, e col sentiero che
+conducesse giù alla prima vallicella, e giù ancora e giù e giù a
+qualche lontana capanna d'anima viva: e pel luogo aveva tratto placido
+augurio da un sogno che aveva fatto.... Era sposa da tre o quattro
+giorni e già amava le cose piccine, i fiorelli, le erbucce, simulava
+la vocina capricciosa e la pronuncia ingenua, temeva le api; poi
+riposava molto, cantava un'antica canzone, tutt'altro che
+cavalleresca, lenta, sempre a ritornello, affrettava sempre più
+l'opera della casetta, senza più chiamarla colle voci poetiche ma
+volendola sicura e bella e pulita, desiderava una capretta da mungere,
+con tanto latte e tanto pelo, pregava a notte, arrossiva dinnanzi a
+Ugo. Spesso, quand'egli lavorava a tagliare, ad inchiodare, a
+connettere, ella sedeva silenziosa, e finiva con un rimorso
+castissimo:--Mi spiace ch'io non possa aiutarti!--e temeva
+l'inverno.... Con scrupolo delicato si toglieva di collo la medaglia
+della madre, dicendo:--Tu assisterai al battesimo.... Ma che? l'acqua
+che ne manda Iddio nei ruscelli è tutta benedetta!--In quei primi mesi
+dell'idillio il cielo era azzurro con cento azzurri, splendido,
+diafano, e colla vita del suo sole, colla poesia della luna e delle
+stelle, pioveva smeraldi alle selve, porpore alle rupi d'occidente,
+diamanti all'acque, paci alle vallee, e amore a tutta la natura: tutto
+bisbigliava, tutto si incoloriva, tutto scaldava, tutto fremeva....
+Ugo calava giù alle capanne dei boscaiuoli a lavorare, a guadagnarsi
+le provvisioni, mostrava la crocetta che gli aveva dato il romito di
+Malandaggio, si spacciava come uno che fosse tornato a' propri monti
+dopo avere lavorato in Francia, senza parenti, solo, solissimo: giù
+l'aria gli pareva più greve: i pochi aspetti degli uomini lo
+conturbavano: quando risaliva alla sua donna non si volgeva più a
+fissare la direzione delle sue terre, del suo castello, de' suoi
+nemici. Dopo tanta passione, la pace sola aveva padroneggiata l'anima
+sua desiosissima! Ugo si ricordava d'avere visto nascere il sole da
+un'alta vetta, quando si sentiva rozzo, villano, cattivo, crudele,
+fortissimo, libero: ma Ugo non rammentava più quello che aveva
+operato.--Ho fatto il mio dovere, ed ecco la mia pace!--si diceva, non
+cercando l'eccelse cime per indovinare coll'anima cupida di mistero,
+per indovinare affannosamente il vasto sogno de' suoi deliri,
+l'infinito! Egli, nato da un Oldrado che era precipitato nel nulla e
+sempre aveva taciuto all'evocazione del figliuolo spronato, e da una
+Guidinga che, colla potenza dei mali spiriti, aveva centuplicato
+l'anima perversa dopo morte, una _madonna perduta_ che aveva
+ascoltato, ascoltava, e doveva ascoltare fino al dì dell'universale
+giudizio le supplicazioni dei montanari:--Non rotolate la
+valanga!--Ascoltava, ma non esaudiva. E doveva essere castigata, dopo
+quel giorno ultimo dell'uman genere, nei secoli dei secoli dei secoli!
+Che cos'è la morte? Come si posa? Come si rivive? Oldrado aveva
+finito? Perché Guidinga sghignazzava sempre? Cos'è l'anima? il
+mistero? la condanna in vita e nell'avello? l'occulto delitto che si
+sconta? Ma pure vi sono i gaudenti, i tripudianti, gli epuloni?--Ugo
+non sapeva leggere, e poi allora c'erano pochi libri che sapessero
+persuadere alle belle cose. Ugo parlava male, pensava male, senza
+legame, senza logica, e soffriva peggio; di questo si accorgeva. Aveva
+patito e patito! Che importava a lui dei grammatici e dei logici
+paffuti? Ugo aveva avuto poca vita per la sua anima procellosa: eppure
+era già stanco: amava ed odiava!--In questa prima parte del nostro
+racconto il carattere d'Ugo l'abbiamo tracciato sconnesso, a sbalzi,
+tristamente indecifrato, come i foglietti dell'archivio di Saluzzo
+volevano, riferendo quelli unicamente le date e poche parole di quegli
+avvenimenti descritti da noi: la colpa non fu nostra: l'analisi ci
+avrebbe ghiacciato la penna fra le mani: né il romito di Malandaggio
+fu più felice di noi: confessiamo che, seguendolo passo passo e
+colorendo il nostro Ugo sul suo, dovemmo gettare il calamaio e la
+carta. Nella seconda parte del nostro racconto, dopo di averci ben
+pensato, speriamo di accontentare quei pochi che a ragione ci
+domandano:--Chi è questo Ugo?--Ugo non cercava più l'eccelse cime per
+indovinare il mare, ma si chinava dimesso alla sua donna per sentirsi
+replicare:--Ho bisogno.... Abbiamo bisogno di poco: tanto così!
+Guarda: una casettina!--e Imilda diceva cose che uscivano da una
+bocca, si ascoltavano da un orecchio, e domandava altre cose che si
+misuravano colle mani, si toccavano, si mangiavano.... La vita
+reale!--Nell'infinito sognato nelle notti temporalesche dell'anima, o
+Dio o il mare o il mistero, c'è lo squallore del silenzio e sempre nel
+povero cuore l'insoddisfatto bisogno dell'ali: ma invece, sotto
+quattro travi lontane da tutti, se c'è Imilda che dica:--Ti amo!--c'è
+nell'uomo, che anche creda Imilda immortale, il dovere sacrosanto di
+domandarle:--Siamo soli. Hai fame? hai sete? Dimmi che vuoi! Il mio
+amore starà nel risparmiarti, più che mi sarà dato, i sacrifici. Tu
+devi vivere! Ti darò da mangiare, da bere, da difenderti dal freddo;
+io sarò il tuo servo.--Alla poetica baldanza, solitaria, indagatrice,
+spossatrice, per la vita del pensiero, succede per la vita del cuore,
+per cagione della donna, una catena di obblighi concreti, santi,
+prosaici e poetici, legata alla terra: una catena che avvince due
+amanti di carne ed ossa, ma pure amantissimi. Vedendo _lei_ che morde
+un frutto procuratole da noi, noi esultiamo di pienissima gioia.
+Dio-mistero ha troppo inghiottito l'anima nostra: troppo la disperse
+il mare: noi non siamo più noi.... Ma Imilda _voleva_ una casetta. E
+fu fatta.... O travi, sì ripeto, o travi cui recise e inchiodò la mano
+del boscaiuolo nelle lucenti mattine di primavera! O finestretta, che
+parevi fatta apposta per la castellanina nascitura! Panca di bianco
+abete, su cui gli sposi sedendo, ai loro desideri avevano per
+calendario i fiori del pratello e per gnomone i fusti eretti dei pini!
+Addio! O porta, che sì ti chiudevi gelosamente anche in certe ore di
+giorno, e contro cui veniva importunissima a battere la testa la
+capretta: o porta, che eri aperta da una manina fattasi tremante!
+Addio!... E tu, scure, che spaccavi i tronchi, che carezzasti le
+assicelle a connettere la culla, che là alla parete di legno baciavi
+l'ulivo della pace! Voi, pietre del focolare, su cui posava a
+tradimento quel piedino, liscio come cigno! Voi, misteri divinissimi
+di gaudi, di tripudi, d'amore, di baldanze, di sfinimenti! Addio!...
+Imilda _voleva_ una creaturina, a cui rendere placidissimi i baci,
+ch'ella, roventi, riceveva da Ugo. Imilda fu beata: sentì il dolce
+peso, i cari sussulti, la vita addoppiata da una vita arcana, il
+rigoglio del seno, i santi dolori e il premio di gioie: Imilda fu
+superba.... O capretta, capretta pezzata di bianco e di nero, che al
+vagito della bimba rispondesti col belato tremulo e insistente! Addio!
+
+I fuggitivi mossero pochi passi e si rivolsero.... O bambinella,
+là dentro alla capanna tu saresti cresciuta la figlia di Maria la
+montanara e di Silverio il boscaiuolo. Ugo e Imilda avevano presi
+questi nomi. Senti, bella innocente, sì, saresti cresciuta e il
+massimo tesoro sarebbe stato l'oro de' tuoi capegli, baciati da
+mamma e da babbo. Senti, bellissima ritrosa: un dì, col grembiale
+della festa, col viso sorridente di tutti i giorni, tu saresti
+andata giù alla chiesuola della valle. Oh qual pace!... Ti colori
+in volto? Dillo alla mamma che non lo vedi quel giovinetto che
+cantava, cantava nei boschi, e non canta più!... Ma sì! sì, n'è
+vero che canterete insieme? La ninnananna accanto ad una
+culla.... Chi è nato? Se è un maschietto mettetegli in nome
+Silverio: s'è una piccina, Maria.... E con voi la famiglia dei
+boscaiuoli si continua nella casetta che fece il nonno di sue
+mani, davanti al focolare che segnò la nonna colla croce... Il
+nonno? la nonna? Non ci son più. Dio li abbia in pace. Sì, ma è
+un pezzo che son morti.... I nonni diventano bisnonni, e i
+bisnonni gli arcavoli, e.... Passarono gli anni, gli anni, gli
+anni, eh! Non passò l'acqua del torrente? Non le nevi sulle cime?
+Passarono le gioie e i dolori.... E poi?... Noi poveri morti
+preghiamo Dio che ci lasci tornare un minuto ai nostri cari: e
+torniamo alla capanna, che ci pare quella sì e no, e domandiamo
+alla gente che c'è:--Chi siete?--Boscaiuoli.--Lui come si
+chiama?--Enzo si chiama.--Lei?--Agnese.--Non si chiamano Silverio
+e Maria?--No.--....Oh come? Anche il nome si è perduto! E noi
+vogliamo raccontare di noi, e incominciamo a raccontare, ma siamo
+interrotti: così:--O buona gente, voi non sapete l'istoria? C'era
+una volta in questa casetta....--Le si è rifatto ancora il
+tetto l'anno scorso.--C'era una massaia che aveva in nome
+Maria....--L'uscio vecchio schiodato dall'uragano s'è messo nuovo
+con tavole robuste.--E un boscaiuolo c'era chiamato mastro
+Silverio, e una piccina. E dovete sapere che lui.... Vi dico
+l'istoria di un conte, di un capitano, di un famoso che ha patito
+tanto e....--Quanti anni sono passati? Che ci importa?... O buoni
+vecchietti che veniste su a cantare le vecchie storie, volete le
+limosine? Chi siete?
+
+Quanti anni sono passati? È venuto l'oblìo!... Io non so quanti anni,
+ma sono passati in pace, in pace, in pace!... O bimba, saluta la
+nostra casetta! Noi fuggiamo! Addio!,.. Addio!...
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+I fuggitivi si rivolsero ancora. Valicato un torrente profondo e
+rabbiosissimo su un ponticello di legno, che Ugo aveva gittato un
+giorno dall'una all'altra dell'aspre rive, un unico troncone
+barcollante, Ugo e Imilda s'allontanavano più che potevano lentamente,
+tenendo alle alture di sinistra, inverso Francia! Oh la capanna
+presentava il lato più bruno, su cui s'appoggiava la stalletta di
+strame bigio e l'abbeveratoio muscoso: dinnanzi a quello, ed era il
+più caro perché aveva un balconcino di quattr'assi a buchi tondi,
+fatto apposta e apposta ornato di un prunello selvatico per la
+massaìna, c'era l'orto ricinto da tanti scheggioni ammucchiati....
+Dalla stalletta chiusa, per la finestruccia, come prima, la capra
+sporgeva la testa.... S'udì ancora un belato....
+
+Imilda, che seguiva Ugo alla lontana, colla testa chinata,
+stringendo la bambina, non resse più allo schianto del cuore, si
+arrestò, volse indietro la faccia, e chiamando:--Ugo!
+Ugo!--lamentò due volte:--Quella povera bestiuola pare la ci
+saluti!... Perché non l'abbiamo condotta con noi? Ella forse
+cerca la padroncina....
+
+Ugo per tre passi finse di non intendere: quando udì il sospiro dì
+Imilda e un nuovo belato gemebondo, dovette fermarsi: e disse:--Quando
+troverà la casa vuota!
+
+Incominciò Imilda con un dolce rimprovero, ma pure felicissima
+di sgroppare a lui colla parola il muto dolore di quei
+momenti:--Volgiamoci indietro!... Ugo, io credevo che tu la
+conducessi con noi, e perciò stamane non me ne ho preso
+pensiero... ma....
+
+--Non la volle venire--rispose Ugo forse per iscusa.
+
+--Perchè? Se è così obbediente! Se è la nostra amica da due anni! Con
+me, Ugo, la verrà: le mostrerò un poco di fieno nelle mie mani.
+
+--Tu vuoi che noi torniamo ancora là? Oh, Imilda, risparmiaci il
+dolore!
+
+Pensò Imilda un poco, e poi timidamente:--Ebbene ci andrò sola: tu
+attendimi qui.
+
+--Lasciala!
+
+--Poverina!
+
+--Sul cammino ci sarà d'impaccio; di qua, di là sbandandosi.... Dove
+trovare un filo d'erba?
+
+--Ella ci sarà sempre accosto, e poi....--Imilda si scosse vivamente a
+un tratto, giungendo le mani sopra la sua creaturina:--Sì, Ugo, questo
+pensiero me lo manda la provvidenza! Senti: per due, per tre giorni...
+forse più... io non so dove e come andremo... e tu non m'hai
+detto....--e la gentilissima s'affisava in Ugo, collo sguardo quasi
+dicendogli:--Perchè hai taciuto tutta la notte? Che amore il tuo nei
+tristi momenti?
+
+--Dove andremo? Imilda!--Ugo si compresse fieramente il cuore, come se
+in esso sentisse il serpe di un rimorso. Non sapeva quale passo; quale
+cima, quale direzione scegliere: dappertutto squallore, ostacoli,
+morte! E bisognava fuggire! Un pensiero gli era venuto: scendere
+diritto alle sue valli, al suo castello per pietà d'Imilda, e....
+
+--La nostra piccina potrebbe domandarci.... Le nostre provvisioni
+nella capanna erano già troppo scarse: ora che abbiamo con noi?...
+Ugo, se il mio seno si inaridisse?--e Imilda straziata nell'anima sua,
+ma coll'aria rassegnata sul volto, e quasi umile da chiedere
+perdono:--Ugo, forse per lo spavento di questa notte...? Oh no, il
+Signore è buono!--e, già fidente, si scoperse il seno: se diede un
+brivido, fu brivido d'amore: perché la baciò la bimba, le sorrise con
+invito soave di madre e se la strinse: la bimba aprì gli occhi, sembrò
+spaurata di non trovarsi nella sua culla, ma in quella grigia
+solitudine, agitò le manine, posò la testina, tentò suggere le
+mammelle, e vagì.--Sono già inaridite!--pianse Imilda, volgendosi a
+Ugo, alla bimba, a Dio. Poi, già fidentissima, ricorse al primo
+pensiero:--Ugo, questa è ispirazione della provvidenza! Conduciamo con
+noi la capra: almeno la nostra creaturina avrà del latte, non morrà di
+fame.
+
+All'atroce dubbio s'era mescolato un raggio di speranza. Almeno per un
+giorno, o due, la bimba non morrà di fame! E poi?
+
+Imilda incalzava:--Tu, Ugo, deponi il fardello. La capra sarà la sua
+vita.
+
+--Sì--disse Ugo: e il suo volto a un tratto s'illuminò d'immenso
+affetto.--Andrò alla capanna. Voglio quella povera bestiuola.
+
+E Imilda con dolce violenza:--No! Con te non la volle venire e non
+verrà. E poi tu vedresti ancora quelle pareti!--e, sorridendo, con
+tutta l'aureola santa di una mamma:--Io voglio ancora baciare quella
+culla. Sì, Ugo: tu non sai. Staccando la creaturina dal mio seno, ho
+fatto un voto. Per questo Dio ci vede e tu devi sperare.
+
+--Un voto?
+
+--Credi tu in me? Ho pregato il cielo, e noi ritroveremo un tetto, una
+culla, del pane, e i nostri giorni felici!
+
+--Imilda! E il tuo voto?
+
+--Devo pregare in luogo santo. Ebbene? Nella capanna abbiamo
+abbandonato un altare di gioie e di memorie.... Ugo, lasciami tornare
+là....
+
+--Se hai speranza!
+
+--Speranza e fede. Deponi il fardello, pigliati la bimba, ma non farle
+prender freddo, ve'--e la mamma si spogliò delle pelli con studio
+d'amore soave, e fra esse avvolse la bimba, e gaiamente
+scherzando:--Sta qui. La mamma? Sai, è andata a prenderti la nutrice.
+Tu sei figlia di gran signori e i signori sono allevati da petti
+venduti. Noi ti diamo una nutrice da imperatori e da regine.... Fammi
+un bacio, inviziatella, un altro, un altro, un altro. T'ho scaldata a
+baci?
+
+Ugo da tanto amore si lasciò soggiogare: disse di sì, depose il
+fardello e la scure: si trovò la bimba sul petto. Quell'alito
+innocente, tranquillo, purissimo, come l'olezzo dei fiori, parve gli
+penetrasse al cuore, refrigerando la piaga che v'aveva, più e più
+squarciata dall'immensa passione: la mente sua che prima in un caos
+tumultuante rifletteva, per così dire, quel cielo uggioso, quella
+natura squallida, senza avere un pensiero distinto, tutta
+presentimenti e tristezze, la mente accolse una idea di pace. Imilda
+l'aveva guardato negli occhi, e nelle pupille della donna c'era più
+che lo sguardo della madre e della moglie. Ugo fremette
+dolcissimamente, e, quasi meravigliato di sè, vezzeggiò la bimba, con
+garbi fanciulleschi, come nei giorni felici, e sorridendo spiò Imilda
+che si allontanava.... Quante memorie, sì, ma quante speranze rinate!
+Quando l'uomo, anche perseguitato dal più perverso destino, ha con sè
+i suoi tesori, una donna, una creaturina, che gli hanno ridato una
+pace e una fede gentile! Sì, quali e quante speranze! Ugo in quello
+sterminato deserto si sentì a un tratto contento....
+
+--Bada al ponte!--Ugo gridò dietro a Imilda. Imilda era al ponte: la
+si volse, come dicendo:--Sta tranquillo!--si fece il segno della
+croce, passò al di sopra delle acque fragorose, e lesta lesta fu alla
+capanna. Quanto avrà pianto e sorriso! Quanto avrà pregato per Ugo,
+per la figlia, per lei! E, solissima, finalmente avrà supplicato--O
+padre! o padre, mi perdona!... Padre, ero nata da te, ma ero nata per
+l'amore!... Non mi guardi più?
+
+Ugo, non trovandosi per un momento Imilda al fianco, provò d'amarla
+doppiamente.--O mia donna!--proruppe:--La mia grande sventura è la mia
+ventura! Sì, se gli uomini mi condannarono alla fuga, alla solitudine,
+all'esiglio, la mia stella mi concesse la ferma, la piena, l'unica
+vita dell'affetto! Come ho amato! Come amo! Laggiù in mezzo agli
+uomini, all'armi, alla potenza, avrei provato tutto lo squallore del
+deserto! Trista era l'anima mia più che l'avello dei morti! Volevo
+vivere e morivo, volevo morire e vivevo! L'odio e l'amore!... In poco
+tempo s'era squassata l'anima mia.... Quassù ho dimenticato i miei
+nemici, i miei più fieri, Oldrado e Guidinga, il mio fìerissimo Ugo ho
+dimenticato, e sono Silverio.... O mia donna! Che cos'è Dio? l'anima?
+il bene? Io non so: so che tu sei il mio Dio, l'anima mia, il mio
+bene! Tu il mio riposo!... Vieni, ch'io ti voglio: e con un
+ardentissimo bacio voglio sul tuo cuore suggellare le care speranze
+che ti allietano questi dirupi dell'esiglio!... Quando in me vedi il
+boscaiuolo, eccomi pronto a sfidare la valanga, fosse pure per
+coglierti un solo filo d'erba che ami: quando in me ricordi e
+compiangi e susciti il cavaliere, eccomi, armato come vedesti, audace
+senza l'elmo, insignito di sproni d'oro, tremendo figlio d'una
+traditrice e di un tradito, non quale fui, meschino in confronto alla
+tempesta che mi ruggeva in petto, ma quale avrei voluto essere,
+eccomi.... come un paggio a' tuoi piedi.... e tu comanda! Tu non
+comandi mai, Imilda! Tu desideri, tu guardi, tu baci.... Tu mi hai
+donato una bimba.... O fanciullina mia, non sai come si chiami tuo
+babbo? Silverio? Ugo? Si chiama felice: e ti basti. E qual vita ebbe?
+Nessuno mai te lo racconterà, perché andremo in terra straniera: noi
+taceremo gli strazi di un dì, perchè non turbino le famigliari gioie
+della nostra povertà!... C'è Bonello? c'è Oberto? c'è Adalberto
+laggiù? Io, fuggendoli, li oblìo!... O fanciullina, che so del mio
+ieri, del nostro domani? So che ti amo, ti bacio, e ti supplico:--Tu
+chiuderai gli occhi a tuo padre!--O mia donna! o mia bimba!... È
+triste momento questo, ma io non so perché provo nell'anima unicamente
+l'amore! Perché? Imilda ha fatto un voto. E per quello sento d'amarvi
+_sette volte sette_, come porta la mia scomunica! Ed ecco il mio
+premio!
+
+Imilda dall'orticello tornava colla capretta. Quali erano i suoi
+pensieri? La capretta le era dinnanzi irrequieta di contentezza: lei
+dietro tenendole fanciullescamente una funicella al collare e
+canterellando, quasi per dire al suo Ugo:--Ho veduto quelle pareti:
+senti, ma non soffro! Sii contento, Mio Ugo, ti voglio tanto bene!--e
+quasi ancora per dire alla bimba:--Odi la mia canzone? Ti voglio tutto
+il mio amore!--
+
+Imilda giungeva al torrente. Ugo guardò sorridendo.... Imilda e la
+bestiuola erano a mezzo del ponte: Imilda si fece il segno dì croce:
+la capretta in quel momento, ravvisando la bimba, per molta gioia
+diede un lancio all'innanzi, saltando sul ciglione diruto. La donna fu
+trascinata da quella con troppa furia su quel tronco stretto e
+vacillante. Ugo vide due braccia agitarsi, rinculare la capra, poi
+sollevarsi un turbinìo di schiuma.... E il ponte era deserto!
+
+In quell'attimo Ugo tese spaventosamente le mani, sforzo d'aiuto
+inutile e pericolo per la bimba, la quale poco stette gli sfuggisse e
+cadesse: poi s'avventò, rugghiando, al torrente.... La capra e la
+donna erano scomparse per sempre!
+
+Giù, giù, al basso, là dove le acque sbalzate a piombo si
+travolgevano, diguazzandosi nella spuma occhiuta, là i massi
+rattenevano come un fascio sanguinoso. L'ingorgo avvenuto in quella
+orrenda chiusura faceva rigurgitare le nuove acque cadenti, finché
+queste ebbero forza di spazzare: allora quel fascio, trafitto,
+affondato, aggirato fu spinto sull'orlo, straziato, poi di nuovo giù
+di balza in balza, di scheggione in scheggione, ora per diritto, ora
+per traverso.... Avrà avuto la mollissima quiete del galleggiare
+addormentata solo alla valle, dove il torrente si spiana e bisbiglia
+d'amore prima di mescersi all'ondoso Chiusone. Imilda!
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+L'immensa pietà fece sì che Ugo avesse l'immensa ferocia della belva.
+
+Perché la capra con lei? Perché non la bimba? Non era sua madre
+quella? Ugo fu per travoltolarsi furiosamente nella forra
+imprecando--Sia con suo padre!--ma in quel momento il dimonio dello
+scherno costrinse le pupille del tormentato a guardare la santissima
+casetta dell'amore....
+
+--Che mi resta?--domandò Ugo con disperazione atroce.
+
+Ugo credeva d'avere in vita sua già sorriso e già sghignazzato! Ma
+verissimamente allora per la prima volta sorrise e sghignazzò....
+
+Sotto alle sue strette feroci la bimba vagì rabbiosamente. Erano due
+mesi che Ugo e Imilda dalle labbra di lei aspettavano con ansia
+d'amore quei primi suoni balbettati con cui s'invoca la mamma. In quel
+momento, amorosissima tra i goccioloni di pianto che venivano giù per
+le guance a pozzettine, la boccuccia farfogliò:--Mem.... mme....
+
+Che minuto di paradiso per un padre! per uno sposo!--Bonello! Bonello!
+vieni e uccidila sotto i miei occhi, e uccidi me!--supplicava il
+cavaliero, più che pazzo, andando incontro a un invisibile supplizio,
+e, più che indemoniato, retrocedendo, fuggendo, tentando divincolarsi
+disperatamente e ruggendo contro i lividi dirupi e per le selve
+desolate:--Imilda! Imilda!--e più supplicava:--Venite! O Bonello! o
+Dio! o il dimenio!.. Datemi la mia donna!--e dieci volte lasciò la
+bimba sugli scheggioni, e, come uno spettro, piombò di spaccatura in
+spaccatura al torrente, ma invano, sdrucciolando sui fianchi gelati
+dei massi e cadendo a precipizio: e di là dalle profondità sorde e
+strepitanti, violastro, insanguinato, inzuppato, s'inerpicava con ogni
+tormento a ricercare la bimba.... Non glie l'avevano rubata? Sì o
+no?.. E perdendo le tracce della sua _via crucis_ nell'inestricabile
+labirinto degli orridi ciglioni gemeva come una lupa trafitta lungi
+dal covo, e s'aunghiava, s'inerpicava, s'inerpicava, e giù avventavasi
+ancora....
+
+Intorno c'era il deserto. Stette per più di un'ora avvinghiato a un
+arbusto a spini, tormentando i piedi nel fondo scheggioso di un'acqua
+ghiacciata, sporgendo il capo da una caverna nerissima su un abisso
+senza misura e senza colore, e speculò giù la valle, le valli,
+implorando da quell'ultimo lembo di cielo che vedeva all'orizzonte, e
+diceva il cielo della sua patria, implorando il Dio tristissimo del
+suo castello e la ferocia de' suoi nemici vivi.... Nessuno veniva, nè
+Adalberto, nè Oberto, nè Baldo, nè i vili prezzolati!
+
+Tornò su alla bimba. Intorno c'era il deserto. In quel cielo
+caliginoso sentiva il vuoto e non osava guardare: dalla immensa natura
+gli si stringeva intorno formidabile il regno del silenzio e della
+morte.... Nessuno veniva. Chi doveva accorgersi di lui? Chi poteva
+ascoltarlo da una vetta eccelsa? Ugo impugnò la scure, e volle
+simulare il fragore della bufera, spaccando i massi, a trarne
+scintille di sotto il ghiaccio, a farne volare le scheggie agli abissi
+e al cielo, spaccando, indiavolando, ululando, rotolandosi e
+piangendo....--Ho squarciato l'uscio della cappella! Così sono entrato
+in paradiso! Così mi spalancassi il baratro!
+
+Infine Ugo sghignazzò con un subito pensiero:--Ah! vedrò se i morti,
+almanco i morti sono ancora in ispirito, e se hanno pietà, quanto
+strazio essi ebbero dai vivi!--strinse la bimba, stette un pezzo
+ancora aspettando dalla valle e dalle cime, poi d'improvviso scagliò
+lungi la scure e il fardello, e s'inerpicò sulla montagna.... Per
+dove?
+
+Ugo camminò, e camminò, e camminò....
+
+Al morire del giorno egli vagolava in mezzo alle nevi crepitanti sotto
+i suoi passi incalzati, senza più sentiero, insanguinato e fradicio le
+mille volte, lui e la bimba: a tratto gittandosi carpone, a tratto
+balzando sulle rocce.... Ove c'era una vallicella, la appariva
+squarciata e striata da una grande ruina di macigni rotolati: le
+boscaglie divelte, il terreno sommosso, trascinato, franato: non un
+filo d'erba: qua e là enormi solchi, nuovi torrenti deviati, fra gli
+scheggioni e le zolle ferrigne. Nell'aria rombava sempre come il
+fragore d'un diluvio, la nebbia a strappi turbinava sui picchi, il
+cielo sembrava quello che i dannati debbono vedere dallo inferno.
+Calava la sera. Ugo giungeva ove quella valle castigata s'addentrava
+in una piegatura rocciosa del monte. Vide quelle mostruose tracce di
+distruzione, respirò quell'aria, odorò quelle brume, e ritto,
+stupendo, supplicatore e sfidatore, prese la bambina sotto le ascelle,
+alzò le braccia quanto potè, come chi faccia offerta a un grande
+altare.... Era venuto a luogo di salvamento, oh sì! Intese
+dov'era.--Udite!--quasi cantò, sinistramente, come l'araldo di una
+sfida a quel deserto portentoso:--Udite, udite il giullare che si
+chiamò Ugo conte di Lanciasalda!... Laggiù alla valle il torrente
+mette nel Chiusone, oltre ancora il Chiusone nel Pelice, oltre ancora
+il Pelice nel Po. Verrai al Po nativo, o Imilda! Oh non scendi cullata
+tra le foglie di rose! Non attorci le bionde trecce ai fiori
+tremolanti alla superficie delle acque, nè sveli le bellissime membra
+addormite di voluttà, come una dolce suicida!--e ai vagiti della
+bimba, aspro come una tromba di guerra:--Chi vedendoti, o Imilda,
+dica: "Questa è sventura" ascolti una voce d'uragano, così: "L'odio
+dell'uomo prepara ben altre vendette che quelle del destino!" Chi,
+vedendoti, si faccia segno di croce, preghi per sè e per i suoi, non
+per te...! Verrai al Po nativo, o Imilda! Un giorno anch'io scenderò
+per quelle valli e il boscaiuolo Silverio sarà ridiventato Ugo il
+cavaliero! Ugo il cavaliero!--e squassò la testa, e si chinò al
+destino che gli sghignazzava dalle punte dell'Assietta.
+
+Tacque, poi, come aspettando una risposta, più alzò la bimba,
+gridando:--O Guidinga, rotola la valanga per me! Come un giorno dallo
+scalone hai rotolato il tuo corpo per te!
+
+E camminò ancora, ancora:--O Guidinga, guardate per cui vi chiamo! Una
+bambina che stride!
+
+Ancora:--O _madonna perduta_, ho gli sproni d'oro!
+
+Al passo dell'Assietta, erto, lugubre di vastissimo silenzio, desolato
+da un cielo implacabile, irto di spettrali pinete, Ugo aspettò la
+morte. Neve, deserto, immobilità: tanto ascoltano i vivi, come i
+trapassati.
+
+Ugo, gettatosi sul terreno, sdrucciolando sui ghiacci, senza più
+pregare, si strinse furiosamente la bimba: strisciò: venne innanzi a
+battere allo spiraglio di un gran masso spaccato e guardò giù per
+quella balestriera.... Al di là vide l'altro versante del monte: giù
+le capanne mostravano i tettucci di pietra allineati sul ciglio di un
+torrentello: giù un paese, giù la valle con in fondo incertissimamente
+due macchie di borgate sulla striscia fumosa di un fiume. Il paese era
+Meana: e le borgate Susa e Bussoleno.
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Ugo stette senza più coscienza, percosso e rannicchiato contro il
+macigno. Si svegliò e gemette: scosse la bimba: era morta? Ugo giacque
+ancora, e sognò la ghiacciata requie dell'avello, sognò il regno
+pallido dei morti, e vide come un grande cimitero coperto da un unico
+lenzuolo funerario. Solo il cuore gli dava tormento: e si
+diceva:--Ecco i vermi lo forano: i vermi? Questi che martellano così
+sono avoltoi di rapina!--Sentiva un che di tepido sul volto; al petto
+si stringeva qualcosa, e andava susurrando:--I morti almeno credono
+all'angiolo della resurrezione! Ecco che coll'ala mi scalda la fronte!
+Ma com'è penetrato nell'avello? Qui sono alla _curte_, con mio
+padre.... Lui si sfa, ma è tutto freddo e orrendo.... Che cos'ho al
+petto?... La mia fascia dell'armi?... Vorrei sapere che sarà scritto
+su questa pietra.... Pietra? Ma io non giaccio sotto! io sono portato
+dall'acque di un fiume che va alla valle, al mare. Chi mi scalda? Sono
+quelle ciocche di capegli di donna che ho tanto baciate!...--Infine
+provò un freddo solo: sparvero le visioni: e fu come sepolto....
+
+Ugo si svegliò. Egli aveva ficcato la persona nella spaccatura della
+rupe: nel togliersi di là, ancora guardò giù e alla prima luna, che
+splendeva bugiarda di lontano, vide proprio Susa e Bussoleno....
+
+Ma che? Santa Maria! lungo la Dora strisciavano sì e no nel vapore
+denso e radente certi e certi fuochi.... Di sopra al suo capo il cielo
+era sempre livido e brumoso e freddissimo.
+
+--Se là ci fosse guerra!--ringhiò Ugo, e si rizzò, scosse la bimba,
+con grand'ansia e con grande tormento vide ch'ella era viva: allora
+prese a discendere dal colle dell'Assietta verso quella valle.
+
+Cammina, e cammina.... Aveva fame. Se egli avesse avuto quello
+sparviero stecchito presentato all'omaggio! Picchia a una capanna, è
+deserta: a un'altra, è deserta: a un'altra, è deserta: tutte deserte.
+Nemmanco la provvidenza ha pietà, perchè sul monte comincia la neve a
+cadere a fiocca a fiocca, e s'addensa il nebbione: di lontano sparisce
+la luna.
+
+Ugo si precipita giù, giù, giù....
+
+Giunge a Meana. Là vi è una cappelletta dei poveri morti, un arcuccio
+soffogato in un pattume con cinque o sei crani grotteschi. Ugo, per la
+nessuna pietà che i morti ebbero per lui, insulta quegli avanzi,
+imbrattandoli coll'istessa poltiglia che loro serve di guanciale:
+raschia la terra e trova una mano ricisa di fresco. La mano ha le dita
+volte al basso, verso Susa.
+
+--Accetto l'augurio!--dice Ugo, inconscio di ciò che lo aspetti, e si
+leva: svoltando dietro la cappella con troppa furia poco sta che non
+ischiacci la bambina: ed ecco trova raccosciati sulla roccia
+consacrata un uomo e una donna. Sono vivi? sono morti? Che fanno?...
+L'aria è buia.
+
+--Chi siete?-domanda Ugo.
+
+I due sobbalzano spaventati, lo guardano, poi sembrano rassicurarsi,
+piangendo.
+
+--Chi siete?
+
+E l'uomo:--Fuggite, o cristiano, se avete lena! Fuggite! Non cercate
+di nessuno! Noi abbiamo fallato il cammino.... e ci siamo rassegnati a
+morire qui!
+
+--Come? Che vi accadde?--ridomanda Ugo, già fiutando l'odore del
+combattimento. Ma con chi c'era guerra? perchè? Qual rumore era giunto
+agli alti picchi del suo nascondiglio?
+
+E la donna:--Ah! voi siete di quelli scampati già da ieri e non
+sapete! Ben faceste. O Signore!--e col massimo affanno, ripiombando e
+facendosi segno di croce:--Oggi Alzor è alla Dora!
+
+--Alzor?--meraviglia spaventosamente Ugo. Ugo sapeva che da tempo il
+padre gli aveva detto che quel Saracino era calato di Provenza per
+ghermire la lontana, lontanissìma Genova: poi i casi di Ugo e il
+rumore della guerra contro Adalberto avevano fatto tacere nelle valli
+ogni altra novella d'armi. In due anni, da due o tre boscaiuoli,
+romiti come lui che non varcavano le loro selve, Ugo aveva udito che
+Casale era minacciata, e suonava un gran nome di dimonio, Alzor: ma
+Casale era lontano, eh! Poi più nulla. Solamente il giorno prima,
+quando aveva passato celeremente il Chiusone, spinto da un sogno
+inquieto che aveva fatto, quando aveva chiesto:--C'è forse un signore
+potente, il quale abbisogni di braccia per apparecchiare le travi alle
+macchine di guerra?--aveva saputo che Adalberto s'armava. Aveva
+sfuggito ogni casa, pure aveva chiesto, tormentosamente simulando, ad
+alcuni valligiani le novelle della sua rocca e di quella di Imilda,
+ma, ingozzandole amare, nulla più aveva potuto né chiedere troppo
+attento, né ascoltare da quei disattenti. Solo per caso udì, sul
+piazzaletto di una tavernaccia, un ribaldo bandire una nuova taglia di
+sei in sei mesi sulla testa di Ugo, per comando di Oberto, promettendo
+i tre mucchietti d'oro di prammatica. La gente quasi rideva. Ugo?
+Andatelo a prendere! Dove sarà? Solo il banditore aveva
+detto:--Bonello ci penserà: sa tutto: domani Bonello giura che
+guadagna la taglia. Ai monti!--e tant'altre cose.--Ugo era fuggito,
+aveva rivalicato il Chiusone, s'arrampicava alla capanna. Adalberto
+s'armava ancora? Contro chi? Certo contro i vassalli ancora. Ugo nulla
+sapeva: quindi quasi domandò a se stesso:--Alzor? il saraceno? Come?
+Egli già qui?
+
+E l'uomo alla cappelletta:--Mi difesi! Ho sette ferite! All'ultimo
+m'ebbi mozza la mano. Venni qui a seppellirla in luogo consacrato.
+Laggiù in oggi ogni misfatto è permesso: è divenuta terra di saracini
+la nostra. Perché siete fuggito voi, ieri, al momento del supremo
+pericolo?
+
+E la donna:--Fuggite nella valle del Chiusone! Fuggite, se avete un
+bambino, e se quello è ancora vivo tra le vostre braccia. Io fui
+madre!
+
+Ugo ridomanda:--Ma come?
+
+E l'uomo:--Che giorno d'estrema ruina! Ma il sire di Saluzzo e quello
+di Susa resisteranno ancora! Io sarò con essi! Donna, lasciami! Io
+voglio essere con essi!
+
+E la donna:--O Signore, perchè non mi avete uccisa insieme al mio
+bambino?
+
+Ugo, ancora chiedendo:--Ma come?--e non avendo risposta da quegli
+impazzati dal dolore, che continuavano a crederlo un fuggitivo, Ugo
+muove il passo innanzi, dicendo:--V'è battaglia dunque?
+
+E l'uomo:--Alzor ci piombò con un lancio da liopardo! O Signore nostro
+Jesù, per la fede sacratissima del tuo vangelo, ti supplico, ti
+supplichiamo! Ora ti veggo, o montanaro. Sei pronto tu? Ma non hai la
+scure neanche tu? Su, istessamente: adopreremo scheggioni di rupi! Su!
+su, su, tutti alla riscossa, da Susa con messer Oberto capitano e con
+Adalberto!--e l'uomo si alzò, barcollando.
+
+--Oberto? Adalberto? Ancora sono vivi? Non li straziò oggi il
+saracino?--imprecò terribilmente Ugo.
+
+--La Iddio mercè, tanta sventura non è ancora avvenuta!--lamentò
+l'uomo, e fraintendendolo, s'accese nel furore di Ugo:--Da Susa a
+Saluzzo cogli altri migliori duci, Taizzone, Agobardo, Fulberto,
+insomma da Susa a Saluzzo si vuol resistere, per la gloria di Maria
+santissima! Su, su, su! Una spada!... Se non avessi mozza la destra!
+Se non avessi la donna che mi trascina alla viltà!
+
+E la donna:--Non eravamo rassegnati a morire qui?
+
+--E Oberto, Adalberto?--ridomanda Ugo potentemente.
+
+E l'uomo:--Sapranno resistere! Oh se sapranno!...--e dopo una tremenda
+pausa:--Se pure un traditore non schiude al saracino i passi delle
+valli, girando dietro l'alpi e abbattendo ad una ad una le castella
+vassalle a quei valorosi!
+
+--Ah!--geme Ugo con suono ineffabile.
+
+L'uomo si caccia a piangere, lasciandosi andar giù sul terreno fino ad
+insozzarsi di mota la fronte.
+
+Ugo fatale invidia quella posizione di massimo avvilimento, ma i suoi
+muscoli s'inturgidano, la persona si leva audace: egli è invaso da un
+tremito spaventoso e inciocca i denti pel ribrezzo della febbre.
+
+Succede un momento di terribile ansia.
+
+Poi Ugo, guardando giù, oltre la valle, quei fuochi di guerra,
+interroga cupamente:--Messere, o barone o boscaiuolo, che cercate voi?
+
+--Io la vendetta!--esulta l'uomo e rizza la testa.
+
+--E la vorreste?
+
+--A qualunque costo!--ma l'uomo ricade agonizzando. Ed Ugo con spasimo
+satanico di gioia:--Sono straziato io più di voi! Io voglio la
+vendetta, a qualunque costo! Diceste che laggiù in oggi è terra di
+pagani ed ogni misfatto è permesso? Vi auguro di morire! Morite, qui,
+subito! Non ascolterete l'atrocissimo delitto!
+
+Ugo precipita dalla montagna, e alla bambina famelica dà a suggere le
+proprie labbra lorde di sangue e di bava....
+
+
+
+
+CAPITOLO XII.
+
+
+Alzor, nato dalla stirpe di Maometto, fremebondo di sterminata
+ambizione di conquista, audace per giovanissima anima e crudele e
+insaziato, era uscito profeticamente da' suoi deserti di sabbia e di
+sole, aveva predato l'Egitto, la Numidia, il regno de' Mauri, e,
+tragittato il mare, co' suoi tigri di soldati aveva rotti i Goti e i
+confratelli Arabi di Spagna. Dalla Spagna era piombato in Provenza, di
+Provenza, per sommo castigo di Dio, in Italia. Qui giurò nel nome di
+Maometto di piantare il suo seggio fatale.
+
+Il luogo di Frassineto serba incerte e guerresche tradizioni intorno a
+queste orde di miscredenti. Negli _Annali d'Italia_ il Muratori cita
+all'anno DCCCXXXIII Frodoardo cronista (in Ch. T. II Rer. Franc.
+Du-Chesne): i Saraceni abitanti in Frassineto _meatus Alpium occupant,
+atque vicina quaeque depraedantur_. All'anno DCCCCXL Frodoardo ancora
+dice che "una gran brigata d'Inglesi e Franzesi, incamminata per
+devozione a Roma, fu costretta a tornarsene indietro, _occisis corum
+nonnullis a Saracenis. Nec potuti Alpes transire propter Saracenos,
+qui Vicum Monasterii Sancti Mauritii occupaverunt_. Se qui è indicato
+il Monastero Agaunense di S. Maurizio ne' Vallesi, avevano dilatato
+ben lungi quegli Infedeli assassini di strada il loro potere". Segue
+ancora il Muratori, all'anno DCCCCXLI: "Circa questi tempi più che mai
+infierivano i Saraceni abitanti in Frassineto ai confini dell'Italia e
+della Provenza (Liut., lib. 5, n. 4). Studiava il Re Ugo la maniera di
+snidare quei crudeli masnadieri, e conoscendo di mancargli le forze
+per mare, giacchè in quei tempi gli Imperatori e Re d'Italia poco
+attendevano ad avere armate navali, prese la risoluzione d'inviare
+ambasciatori a Costantino e Romano Imperadori de' Greci, per pregarli
+di volere a lui somministrare una competente flotta di navi con fuoco
+greco, acciocché mentr'egli per terra andasse ad assalir quei barbari
+ne' loro siti alpestri, esse incendiassero i legni dei mori, ed
+impedissero, che non venisse loro soccorso dalla Spagna." E Frodoardo
+ancora, all'anno DCCCCXLII: _Idem vero Rex Hugo Saracenos de Fraxinedo
+eorum munitione desperdere conabatur_. Osserva il Muratori: "Pertanto
+dovrebbe appartenere all'anno presente ciò che scrive Liutprando (lib.
+50, n. 5). Cioè che avendo Romano Imperadore inviato uno stuolo di
+navi a requisizione del Re Ugo, questi le incamminò per mare a
+Frassineto. L'arrivo d'esse colà, e il dare alle fiamme tutte le
+barche dei Saraceni che quivi si trovarono, fu quasi un punto stesso.
+Ugo nel medesimo tempo arrivò per terra a Frassineto colla sua armata.
+Pertanto non si fidando i Barbari di quella lor fortezza,
+l'abbandonarono e tutti si ridussero sul Monte Moro, dove il Re li
+assediò. Avrebbe potuto prenderli vivi, o trucidarli tutti: ma per un
+esecrabil tiro di politica se ne astenne. Tremava egli di paura, che
+Berengario, già marchese d'Ivrea, fuggito in Germania, non
+sopravenisse in Italia con qualche ammasso di Tedeschi e Franzesi.
+Però licenziata la flotta dei Greci, capitolò con gli assediati
+Saraceni di metterli nelle montagne che dividono l'Italia dalla
+Suevia, acciocchè gli servissero di antemurale, caso mai che
+Berengario tentasse di calare con gente armata in Italia. Non è a noi
+facile l'indicare il sito, dove a costoro fu assegnata l'abitazione.
+Solamente sappiamo, che a moltissimi cristiani, i quali incautamente
+vollero passare per quelle parti, tolta fu la vita da quei malandrini:
+iì che accrebbe l'odio e la mormorazione degli Italiani contro di
+questo Re Ugo, il quale lasciò la vita a tanti scellerati, affinchè
+potessero levarla a tanti altri innocenti...."
+
+Abbiamo voluto citare questo fatto di Ugo per soggiungere che un altro
+Ugo, non re certamente, ma una figura bieca che la tradizione ci dice
+senza certezza cavaliere e boscaiuolo, un altro Ugo, non nelle grandi
+pagine del Muratori, ma sulle cartapecore sibilline del romito di
+Malandaggio, appare di nefastissimo nome ai cristiani e agli abitanti
+delle valli intorno a Saluzzo. Quando è morto il romito? Quando
+veramente è vissuto quell'Ugo? Nessuna data è certa. Anche la
+tradizione è morta da un pezzo. Frassineto ebbe delle leggende, e sono
+svanite: Malandaggio ebbe un romito vecchio che scrisse e che morì, e
+un altro che misteriosamente gli successe, che non aveva scritto,
+perché aveva operato, e non scrisse perché ancora operò prima di
+morire....
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Non ci intrichiamo nella storia a stabilire date o a fissare il
+progresso di questi Saraceni, ma pel romanzo accettiamo la tradizione.
+
+Più breve d'ogni cronista, e senza mettere date, eloquentissimo, il
+romito che scrisse lasciò questa memoria:--Cadde Genova, cadde Casale,
+cadde Torino. Alzor è alla Dora!
+
+Alzor era alla Dora. Una sera di un giorno vittorioso egli aveva posto
+l'alloggiamento in un Santuario della Vergine. Fulgente di gioia,
+gloriosissimo e temuto, sontuosamente vestito, colla spada ricurva e
+con un pennacchio di diamanti, egli sedeva sui gradini dell'altare
+maggiore: gli incensi cristiani e e gli aromi insidiosissimi degli
+_harem_ intorno a lui spandevano tepori e profumi: uno schiavo di
+Provenza suonava l'organo da flato: vampeggiavano per scherno sulle
+fredde lastre dei morti due grandi cataste di pino olente: danzavano
+seminude, procaci e velenose, o si raccosciavano sui sacri paramenti,
+afflosciate dalla voluttà, venti schiave diverse, dalla nerissima alla
+bronzina, alla candida rosata. Alzor banchettava: servivano a lui e
+alle femmine i vasi d'oro e d'argento, che aveva predato nella sua
+corsa di conquista, e per abiti si buttavano indosso le _planetas de
+coco e toalias cum frixio_, opere plumarie, e _crysoclava et vela
+holoserica, de basilisci, fundatum de alithinum_, della Soria, di
+Costantinopoli, della Persia, dell'Egitto, le cose insomma che
+troviamo nelle cronache dell'evo medio, e gli ornamenti, come
+_inaures, anulos, dextralia et perselides, monilia olfactoria, acus,
+specula_. Dall'Africa e dalla Spagna aveva rubato cortinaggi, addobbi,
+_tapetia belluata_, che Sempre trascinava con sé, profumandoli coi
+nettari e insozzandoli col sangue, letti di voluttà e coltri pei
+moribondi.
+
+Alzor, dice il romito, calpestava una veste della santa Madonna di
+Provenza, _vestem chrysoclavam ex auro gemmisque confectam, habentem
+historiam Virginis cum facibus accensis mirifice comtam_. Alzor
+giaceva trionfalmente sui cuscini palpitanti di otto o dieci
+ardentissime more: Alzor, al principio dell'orgia, s'era circondato di
+cento armati fedeli: aveva il carnefice al fianco, e pure a fianco un
+bardo ispirato della sua razza che cantava le vittorie di quel giorno
+e la somma protezione di Maometto:--O felice, o potente, o caldo, o
+amato, o pasciuto, o protetto dal profeta, Alzor! Tu hai Dio, il
+denaro, la donna, la spada, la vittoria. Preghi coll'ardore del nostro
+sole adorato: getti le gioie e gli ori come il villano getta la
+semente: le donne si sdraiano su tuoi tappeti e muoiono di voluttà,
+felici se il loro ultimo sospiro ti rinfocola un nuovo tripudio: la
+tua spada è più possente e più curva del grand'arco dei cieli;
+insanguinata, si gemma: nè sul tuo acciaio s'annubila il riflesso
+mesto del tramonto.... Il tramonto? Chi dirà questa parola?
+
+Alzor aveva già fatto un cenno al carnefice.
+
+Continuava il bardo:--La vittoria, la gloria, il regno! Esulta, o
+Alzor!... Esulta!... Noi ti adoriamo!
+
+Ricominciava l'orgia, e Alzor era felice. Sì, aveva Dio, il denaro, la
+donna, la spada, la vittoria! Felicissimo!
+
+Udite strano contrasto. Quella sera, in quell'ora di beatitudine
+smodata, a un tratto entrò nella chiesa un montanaro.
+
+Egli era lacero e scarmigliato, insozzato, puzzolente e sinistro. Cupo
+come una belva famelica, livido pel freddo, custode rabbiosissimo di
+un fardelletto di pelli, si drizzò, camminando sui tappeti, le sete,
+le coppe rovesciate e gli ori, fra le donne nude, al riverbero del
+fuoco, fra il fumo degli incensi e delle dapi, fra il canto del bardo,
+si drizzò verso Alzor.
+
+Cessò l'orgia.
+
+--Chi sei tu?--domanda l'audacissimo Saracino. Le sue guardie gli si
+stringono appresso: il carnefice ghigna: ma più maledette ghignano le
+femmine insaziate....
+
+Il montanaro pare nè vegga nè ascolti.
+
+--Chi sei tu?--ridomanda Alzor:--Non temo l'insidia! Si scuote allora
+l'uomo e grida profondamente:--E tu chi sei?
+
+--Io un eletto del profeta.
+
+--Io un castigato da Dio.
+
+E Alzor già infastidito:--Ebbene? Che cerchi qui?
+
+--La mia vendetta!
+
+Vieppiù si stringono le guardie: e le donne ancora, svegliandosi
+briache, superano in protervia crudele il carnefice. E Alzor
+discacciandolo:--Vanne!
+
+Ma il montanaro ruggisce:--No!
+
+--No! no!--supplicano intorno le schiave, avide di sangue,
+
+--Ebbene parla--comanda Alzor.
+
+--Io parlerò! Tu sei potente, o Alzor! Osanna! Ma tu hai fallato se
+credi di resistere nel piano alla colleganza dei signori da Saluzzo a
+Susa.
+
+--Parla.
+
+--Io parlerò!... Tu sarai vittorioso, o Alzor!--esulta il montanaro,
+stringendo il suo fardelletto come se fossevi correlazione tra la sua
+mente e quello:--Si. Io ti apro i passi delle valli: lungo la Dora ti
+conduco in valle del Chiusone, là sorprendi quelle rocche che sono
+vassalle al sire di Susa: poi ti slanci improvviso dai monti sopra
+Saluzzo, senza che dalla Dora Taizzone, Agobardo, Fulberto, possano
+mandare aiuto ai collegati.--Poi, sfavillante orrendamente in volto,
+colla gioia di un profeta:--Nella valle del Po vi sono le castella di
+un Adalberto, di un Oberto, di un Baldo. Se vinci, come ti giuro che
+vincerai, mi dai que' tre prigionieri? Alzor fece circondare l'uomo
+dagli armati: credette sì e no: e disse:--Vuoi altri patti?.
+
+--Hai tu ancelle?--sospirò il montanaro, quasi emettendo un alito di
+fuoco.
+
+--Il sorriso dell'amore è più bello fra l'armi. Vedi le mie conquiste!
+Ho egiziane, numide, maure e gote, arabe, spagnuole, provenzali,
+serpenti contìnui di continue voluttà. Uomo, non guardarle! Ti
+comando. Sei tu, cristiano, che aspiri al mio paradiso? Ascolta: ho
+anche l'aguzzino.
+
+--Non ascolto! Ma supplico!--gemette il montanaro:--Tu hai ancelle:
+cerca il seno più ardente, e, fammi somma carità, lascia che il latte
+sia succiato da chi muore di fame! Ho qui una bambina morente!
+
+--Che? i vagiti fra l'armi?
+
+Allora il montanaro, facendosi pensoso e sciogliendo il fardelletto,
+mostrò una creaturina già quasi paonazza, un piccolo mostro di dolore:
+e disse:--Su questa bambina, nata da conti illustri, c'è su
+copiosissima taglia ove sia consegnata ancora viva in valle di Po, a
+Lanciasalda. Se vuoi, là ti aspetterò, e la ventura è tua.
+
+--Cristiano, quante castella vale?--domandò Alzor che intendeva sotto
+quelle poche parole nascondersi un gran mistero di fatti.
+
+--Tre castella. Ma mi darai i tre prigionieri.
+
+--Ho da pagare Almor, Zanata, Zullik, rapacissimi. I soldati vogliono
+posa, i duci oro.
+
+--T'offro guerra breve e tesori.
+
+--Cristiano, ciò che hai detto è conforme a verità?
+
+--Interroga il profeta.
+
+--Il profeta non risponde: mi risponderà la tua testa.
+
+E il montanaro si piegò tutto come se sopra il suo capo gravasse una
+catena di ferro. Erano anella e anella di delitti: era la catena del
+destino.
+
+Ed Alzor, sorgendo e ributtando una egizia che gli si avvinghiava
+pregando, comandò:--Suonate le chiarine e i timballi.
+
+L'uomo baciò la figlia: poi la vide suggere da un seno
+avidissimamente: poi si volse ad Alzor:--Io sarò con te!
+
+
+
+
+
+
+
+
+
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+The Project Gutenberg EBook of Ugo, by Ambrogio Bazzero
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+Title: Ugo
+
+Author: Ambrogio Bazzero
+
+Release Date: January, 2006 [EBook #9641]
+[This file was first posted on October 12, 2003]
+
+Edition: 10
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: US-ASCII
+
+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK, UGO ***
+
+
+
+
+
+
+
+
+Claudio Paganelli, Carlo Traverso, Charles Franks
+and the Online Distributed Proofreading Team.
+
+This book has been completed in cooperation with the Progetto Manuzio,
+http://www.liberliber.it
+
+We thank the "Biblioteca Sormani" di Milano that has provided the images.
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+
+AMBROGIO BAZZERO
+
+
+
+UGO
+
+SCENE DEL SECOLO X
+
+
+PARTE PRIMA
+
+
+
+MILANO
+
+1876
+
+
+
+
+
+ALLA MIA PRIMA AMARISSIMA DELUSIONE
+
+
+
+
+CAPITOLO I.
+
+
+Sulla piazza della _curte_ di ***, di messer Ugo cavaliero, conte di
+Lanciasalda, sui monti di Saluzzo, ad ora di vespro, Guidello,
+trombetto e araldo dell'eccellentissimo signore Adalberto, conte di
+Auriate, lesse il bando pasquale: e cosi`:
+
+"Avvicinandosi il giorno di Pasqua di Resurrezione, ed il nostro
+illustre signore desiderando partecipare coi vassalli dell'inclita
+signoria la grazia, il gaudio, la letizia avuta e concessa
+dall'onnipotente Signore Iddio, in questo di` per la solennita` di
+messer Jesu` Salvatore, ha deliberato ed ordinato di ricevere l'omaggio
+dalli gentiluomini predetti. Si gridano i nomi delli cavalieri:
+
+Messere Gisalberto, di messere Ursulo, cavaliero d'_arme_, con
+investitura _per lanceam et vexillum_.
+
+Messere Aginaldo, di messere Luitardo, cavaliero _addobbato_, con
+investitura per tradizione ed omaggio della coppa d'oro.
+
+Messere Baldo, di messere Erimberto, cavaliero d'_arme_, con
+investitura per tradizione ed omaggio delli sproni.
+
+Messere Ildebrandino, di messere Sichelmo, cavaliero a _sprone d'oro_,
+con investitura per tradizione ed omaggio del guanto.
+
+Messere Ugo, di messere Oldrado, cavaliero a _sprone d'oro_, con
+investitura per tradizione ed omaggio dello sparviero.
+
+Il che per la presente ordinazione e mandamento di Sua Celsitudine si
+fa manifesto, a gaudio e consolazione e per speciale partecipazione,
+come e` predetto, dell'allegrezza e festivita`, a laude e gloria
+dell'altissimo Iddio e del nostro glorioso patrono e della celeste
+curia in eterno trionfante.
+
+Signat: _Warinus. Ingus_. Gridata da Guidello, _sono tubae
+praemisso_...."
+
+Guidello, finita la lettura, prese la pergamena, colla sua funicella
+rossa la assicuro` spiegata al bastoncino d'araldo e la levo` sopra la
+testa, osservando:--Io dico. Se vi e` qualcuno, il quale tacci di
+mislealta` i miei occhi nel leggere, la mia lingua nel parlare, la mia
+intenzione volta a vilipendio di messer Domineddio, del nostro
+avvocato santissimo, della giustizia degli uomini, quello si faccia
+avanti, e purche` sia tale che porti o possa portare speroni d'oro o
+d'argento, alla presenza di un chierico che conosca l'arte della
+lettura, comprovi quanto dica.
+
+Ai piedi della scalea della chiesa, intorno a Guidello, v'erano
+quattro cavalieri cogli scudieri. Ma nessuno parlo`.
+
+Per cui l'araldo:--Messeri, allora dichiaro.
+
+Stette un poco, poi si rivolse a un chierico che gli era accanto,
+come_ magister librarius_, e disse:--Recitate.
+
+Fu recitata l'avemaria, e tutti risposero ad alta voce.
+
+All'_amen_ Guidello aggiunse con solennita`:--Dichiaro bandita la
+volonta` del molto magnifico nostro signore.
+
+Poi, colla destra impugnata una lunghissima tromba, adorna di un
+drappo quadro stemmato:--Messeri,--disse:--fate come di conformita`
+agli usi. Voi sapete: quando la tromba dell'araldo suona a festa si
+suole dire _tromba d'argento_. Da valenti messeri adunque--e mise alle
+labbra lo strumento, ne volse la bocca all'insu`, e squillo` tre volte.
+Intanto i cavalieri diedero mano alle borsucce, e fecero come
+d'usanza: poi se ne andarono.
+
+Guidello si chino`, dicendo:--Tromba di rame--perche` raccolse poche
+monete: acconcio` il cordone con un nodo alla militare, in guisa che
+gli si attraversasse alla schiena la tromba e il drappo sventolasse
+come un mantelletto, tolse la pergamena dal bastone, la fece a rotolo,
+e la consegno` al chierico.
+
+Questi interrogo`:--Guidello?
+
+L'araldo rispose:--Non si guadagna nemmeno il fiato.
+
+E mossero giu` dalla scalea della chiesa. La piazzuola della _curte_
+era deserta. Essi presero ad uscire dalla viuzza fiancheggiata dalle
+casucce dei montanari, oggi boscaiuoli, domani alle giornate d'armi,
+sempre poveri e sempre irosi. Intorno all'edera frusciavano con volo
+tortuoso le nottole; gli usci erano chiusi, gli arconcelli delle
+finestre lucenti di strisce rosse dal sotto in su, che venivano dai
+focolari posti in mezzo alle stanze; sullo sfondo si vedeva una
+montagna gia` sfumata nella nebbia del crepuscolo.
+
+I nostri due procedevano silenziosi, e, benche` sotto la protezione del
+loro signore, pure affrettavano il passo e sulla punta dei piedi.
+
+E l'uno calava il cappuccetto sulla testa tonsurata e nascondeva la
+pergamena sotto la tonaca, e l'altro storceva una mano all'indietro ad
+assicurarsi che la tromba non percuotesse coll'elsa della spada o col
+pugnale: e quegli guardava sospettoso le pieghe del drappo ventilante
+dallo strumento del compagno, come se da quelle dovesse uscirgli il
+malanno: e questi imprecava il calzolaio che aveva fatto pel chierico
+scarpe cosi` disacconce per suolo sospettato.
+
+Passavano e guardavano. Quelle tavolacce di quercia parevano fatte
+apposta per spalancarsi ad un'insidia: da quegli arconcelli i tizzoni
+che erano sui focolari con maledetta furia potevano essere
+sbattacchiati nella strada. Basta! il santo patrono tenesse buoni i
+_gloria_! Ma la preghiera era smezzata: e l'uno calcolava che con
+quell'antacce si facevano tante aste, coi chiodi tante punte, colle
+toppe tante scuri: e l'altro si ricordava, ai tempi che il padre
+soffiava alla guerresca, e ch'egli giovinetto gli era accanto col
+piffero per imparare a toccare il soldo e le graffiate, si ricordava
+di una certa mistura diabolica che venne giu` da una balestriera a
+impegolare i baffi al vecchio trombettiere, e a conciare un povero
+ribaldo come un torcione di resina acceso nelle gazzarre soldatesche.
+Si continuava il _gloria_.... Ah! erano passati da quell'uscio, da
+quelle finestre: si poteva fiatare. Di piu`: messere il chierico sapeva
+leggere, sapeva pingere le _capitales litteras_ dei messali, cioe` le
+iniziali, sapeva a mente i canoni accetti al vescovo di Saluzzo;
+d'armi credeva intendersi sin troppo, dicendo:--A chi le toccano, le
+toccano le ferite e la morte!--Niente altro: pure in quel momento
+nella sua fantasia staccava tante maglie dall'armeria del castello e
+tante spade, trovava gagliardi che le vestivano, le impugnavano, e
+moveva contro quelle case di rabbiosi: no, prima alla rocca di Ugo.
+Messere l'araldo sapeva suonare con voce dolcissima o squarciata:
+Guidello proprio avrebbe voluto essere a fianco del padre, tra un'oste
+poderosa, e dare alle trombe il fragore delle petriere, curve le travi
+sotto ai pesantissimi massi. Ma si`, ma si`! Altro che il cappuccio
+aguzzo a vece di pennacchio da cavaliero: altro che il bastone
+d'araldo in luogo di un buon lanciotto!
+
+Fuori della _curte_ di messer Ugo c'era una cappelletta: qui i due
+fecero un inchino pieno di gratitudine, e da qui cominciarono a
+mettersi l'uno a fianco dell'altro, e salirono per la stradetta, la
+quale, grigiastra, lasciava vedere tante e tante pozzette d'acqua dai
+melanconicissimi riflessi di cielo: erano le orme dei cavalli
+passativi il di` innanzi, dalla _curte_ al castello di messere
+Adalberto. E stradetta e cavalli menavano al sicuro.
+
+Incomincio` Guidello:--Dacche` suono la maledetta, vi dico, Ingo, che
+non mi parve mai mi tormentasse le labbra come stassera, sulla scalea.
+Sapete: ieri a mattina, abbiamo pubblicato il bando al castello
+d'Ildebrandino; a di` basso, al ponte levatoio di Baldo; l'altro ieri a
+vespro, alla piazza di Aginaldo. Che si e` raccolto? Tanto da poter
+proclamare solennemente, al primo armeggiamento festoso, che il
+cavaliero di Rupemala, quello di Roccanera, e messere della _curte_ di
+santo Uperto, sono fregiati di cortesia cavalieresca. Dico vero?
+
+--Verissimo, Guidello.
+
+--E sapete: tra voi che avete appreso l'arte della lettura e me che la
+professo a obbedienza del nostro padrone, lasciando da parte la
+cavalleria, e discorrendo della tascuccia che ogni cristiano ha allato
+se deve camparla, tra noi si e` spartito un bel mucchietto.
+
+--E di quelli d'argento.
+
+--Cosi` si da` e si riceve a gloria di messere Domineddio; e cosi` si fa
+differenza tra il vento che buffa alla foresta e il fiato dei
+battezzati.
+
+--Verissimo, Guidello.
+
+--Mi diceva il padre mio, il valente Guidaccio....
+
+--A cui Dio conceda la verace gloria!
+
+---Mi diceva cosi`, ne` piu`, ne` manco. E il suo fiato da battezzato, eh!
+Ingo, fu come l'uragano nella tromba, contro ai dannati nella Spagna e
+contro ai miscredenti in Terrasanta, a fianco del padre di messere
+Adalberto, il cavaliero Brunone.
+
+--_Requiem_ in pace!
+
+--A fianco del cavaliero Brunone, lo dicevano della stirpe di
+Tubalcain.
+
+--Santa Maria!
+
+--Quella era voce del padre mio! Quella ci voleva adesso la` sulla
+scalea della _curte_ di Ugo, ma ad un patto.
+
+--Tromba d'argento.
+
+--Messere, no: lo strumento suonasse come quelli, dicono, del di` del
+finimondo.
+
+--E le mura di quella rocca fossero come quelle di Jerico, per virtu`
+soprannaturale, che noi possiamo chiedere colla preghiera.
+
+--Cosi` fosse!
+
+--L'altro dubito`, e riprese:--Ed io avrei voluto che la pergamena
+parlasse come la condanna che appiccammo alla porta di Lamberto, il
+ribello a messere il vescovo di Saluzzo. Vi ricordate?
+
+--Voi non ci eravate.
+
+--C'era Gausprando; ma so. A Gambazza sulla destra del Po.
+
+--Chi ci appose il _vidit_ e dichiaro` bandita la pergamena? Il nostro
+signore Adalberto istesso, piantando poderosamente un pugnale al luogo
+del suggello. Quella la fu impresa! Di li` a un mese, del castello non
+rimase in piedi che un arco e quello per dire:--Di qui passarono i
+prigionieri!--So che il padre mio ghignava burlescamente e fieramente,
+e so che mi disse:--Figliuolo, quando suoni, ricordati che hai in mano
+tutt'altra cosa che un'azza. Guarda che, stringendo troppo, il rame si
+ammacca, e le ammaccature tra noi soldati le cerchiamo soltanto sul
+petto nudo e non sull'arme e sui bagagli--mi disse. Tant'altre cose mi
+raccomando`, finche` s'ebbe quella seconda impegolata a scuoiargli la
+faccia, e allora mi fece cenno che le labbra arsicce erano buone
+all'avemaria e ai paternostri, lascio` il castello e cerco` un
+monistero.
+
+--Se lo conobbi, quel valente Guidaccio!
+
+--E Guidaccio anche lui suono` su quella scalea di Ugo, quando c'era
+ancora, piu` arcigno di questi, il suo padre Oldrado, che fu quello,
+sapete, il quale aizzo` i suoi servi contro l'araldo che bandiva le
+giornate d'armi, si` che quelli a vespero spalancarono usci e finestre,
+e mostrarono scuri da boscaiuoli fra certe manacce rabbiose!
+
+--Rammentate la storia di Guidinga.
+
+--Gesummaria!
+
+Tacquero, perche` vicino era il castello del loro signore, e quel
+discorso, spiato o frainteso, poteva far scricchiolare alla sera
+istessa i cavalletti di tortura.
+
+I due, alla parola del saluzzese che era di guardia, risposero come il
+motto d'ordine portava quel di`: entrarono, salirono una scala, e,
+trovato in capo a un corritoio un paggetto, il quale sonnecchiava su
+un archipanco, Guidello domando`:--Filippuccio, ne attende il nostro
+signore?
+
+Il fanciullo, come se d'intorno agli occhi si togliesse le ragnatele,
+affaccendandosi colle manine, rispose:--Io non credevo che foste per
+ritornare dalla guerra si` tosto.... Ero lontano assai, sulle ginocchia
+della madre mia... la` giu`.... Ah siete? Il sonno coglie, e si va, si
+va.... Chiedete?
+
+--Ne attende messere Adalberto, e dove?
+
+--Si`, Guidello araldo, e voi, maestro: nella sala della torre.--E li
+precedette nel corritoio fino in fondo, s'arresto` a destra, alzo` un
+usciale, e disse:--Sono tornati: a vostra obbedienza, messere.
+
+Al comando:--Siano messi dentro e vattene, Filippuccio--i tre
+atteggiarono la persona alle linee marcatissime della loro
+professione: l'araldo si drizzo` dignitoso, come se gridasse un bando,
+l'altro si piego`, come se sfogliasse un messale nella cappella, il
+paggetto si storse, sollevando l'usciale con sforzo per verita` degno
+di compassione. Entrarono.
+
+La sala era triste: e, a dire quello che si poteva scorgere alla poca
+luce delle tozze finestre, presentava le muraglie saldissime e nude:
+solo ornamento una statuina di un beato protettore con lancia e
+pastorale, male allogata in una nicchia che pareva una balestriera; e,
+sotto quella, due drappi, tutti a polvere e sudiciume, forse due
+stendardi, forse due coltri mortuarie: v'erano dei seggioloni a masse
+d'ombre cosi` nere da far richiamare alla fantasia il frate bianco che
+sopra vi stesse nel coro, e un macchinoso tavolaccio, adatto a
+sostenere quello che sosteneva, la potentissima persona di un
+cavaliero.
+
+Messer Adalberto era un uomo nel vigore pieno della eta` virile:
+mostravasi vestito di panni oscuri: volto verso la porta: e dalla sua
+posizione, da sedere tanto irrequieto, chiaramente puo` dirsene
+l'indole ruvida e l'attesa impaziente. Ne` piu`, ne` manco: erano quelli
+i tempi in cui un cavaliere noverava, come un sellaio, le fibbie e i
+chiodi della sua sella da battaglia e neppure sbagliava in un
+sopranome a quegli arnesi, e forse forse moriva senza tutto avere
+appreso il _paternoster_ dalla bocca della madre o del chierico: tempi
+in cui, io credo, che la natura non si sarebbe messa su via fallata,
+se avesse ai priminati delle famiglie baronali dato a vece di cranio
+addirittura un elmo, a vece di lingua una lama, e per cervello
+qualcosa di bollente che fuori uscisse e fosse mostruoso cimiero. Io
+non so se anche allora i bambinelli si tormentassero colle fasce se
+cosi` fosse stato, non mi sarebbe punto di maraviglia se ancora
+trovassi nelle cronache che la madre di Garmario saluzzese, madonna
+Sandra, torturasse le membra del suo figliuolo, serrandole in una
+bandiera insanguinata, o che il padre di Forcone da Ivrea recasse al
+castello per la bisogna materna della sua moglie Ageltruda la
+soprasberga dell'inimico bucata e ribucata a colpi di spada: l'avo
+Attone da Susa lego` con sacramento ai nascituri dal suo Rogerio il
+lembo stracciato a morsi della sozza camicia che vestiva nella _torre
+della fame_. Messer Adalberto era primogenito, ed aveva avuto madre
+come l'ebbe Garmario, padre come quello di Forcone, ed avo della
+taglia di Atto. Finche` vissero i suoi, imparo` che nelle sale feudali
+l'agnello santo del perdono ci sta figurato solo per spasso di qualche
+frate dipintore, il quale fa il mestiero, e` pagato, e se ne va dal
+ponte: imparo` che negli steccati dei giuochi d'arme, se le cadute da
+cavallo v'incarnano gli anelli di maglia nelle membra, perche` la
+lancia dell'avversario vi coglie, e` meglio che quelli vadano fino al
+cuore a condensarvi dentro tutto l'odio, e questa vi avesse passato
+fuor fuora, senza accorgervi di provare vergogna! Imparo` che le dita
+ci furono date da natura per contare le vendette da farsi: segnar
+croce colla penna e` da monaco, tagliare colla spada da cavaliero: si
+vive collo usbergo maledetto, si muore coll'abito immacolato di
+qualche monistero. Insomma tanto e tanto: sicche`, quando dallo
+stanzone dell'armi usci` un feretro, e un altro, e un altro, all'ultimo
+messere Adalberto schiuse la portaccia colle sue mani stesse. Parti`,
+per sempre suo padre, messer Brunone: ma venne dentro subito un ospite
+aspettato e vagheggiato: l'orgoglio del comandare! Adalberto se gli
+abbraccio` siffattamente, che si trovo` tolta la requie di giorno e il
+sonno di notte.
+
+Il cavaliere, divenuto signore, senti` tutta la potenza del suo volere
+e s'ingagliardi` tristamente ne' suoi disegni d'impero e di conquisto.
+Si trovo` forte per un vastissimo patrimonio. Dal suo castello, sui
+monti di Saluzzo, poteva fino alle cime di Monviso spingere i segugi,
+inseguendo camozzi su terreni suoi: da oriente a Po se sorgevano torri
+di cavalieri, stavano a condizione di ubbidienza a lui; alzavano i
+pennoni degli avi a seconda della investitura dei feudi, a patto
+fastoso dell'omaggio, e a patto piu` valido di bei mucchi d'oro e di
+giornate d'armi. Su quello adunque che c'era non so chi osasse
+scuotere una lancia adorna di una banderuola di ribellione: a quei
+tempi le idee manco sottomesse di un valentuomo si pagavano a
+slogature di membra, a flagellazioni da ebrei, a carezze d'aguzzino: e
+dico poco; lascio le scuri, le forche, e i quattro cavalli per gli
+squartamenti.
+
+Messer Adalberto fece atto da padrone, riconfermando i feudi e
+ricevendo con bieca superbia l'omaggio. Se non che, siccome da
+desiderio nasce cupidigia, comandare su quello che si ha e` molto,
+poter comandare su quello che si vorrebbe avere e` moltissimo: il
+cavaliero guardo` le armi del padre sepolto, e disse:--Quello scudo
+egli adopero` quando mosse al castello di Baldo. Quel petto ebbe le
+falde smagliate dalla lancia di Aginaldo. Su questa sella messere
+passo` vittorioso sui ponti dei nemici!
+
+Guardo` le sue armi: lucentissime nei giuochi di guerra e nel giorno
+della festa, quelle non erano da cavaliero: buone solo per chi avesse
+speroni d'argento. L'armatura che si sogna nelle cupide veglie
+dell'ambizione e` quella ammaccata, schiodata, fatta nera dalla pece e
+dagli olii bollenti, quella che si sveste la sera dopo il
+combattimento furioso, esclamando:--Datela da riassettare alle mani
+del vinto!
+
+Duri erano i tempi; e cosi` avvenne di Adalberto, come di tutti. Ho
+detto: indole ruvida e attesa impaziente. Comandava: e, per vero dire,
+nessuna differenza metteva tra il ringhiare a un soggetto
+signore:--Messere, mi obbedirete!--e al suo cavallo:--Torci a
+diritta.--Sorrise alla sua spada:--Se vuoi fodero, cercala alla pelle
+di un mio nemico.--Acqueto` gli scrupoli di suo fratello
+monaco:--Pensateci: voglio la mia eterna salvazione: pregate o vi
+faccio baciare una medaglia arroventata.--Voleva comandare: e sapeva
+che c'era una rocca da cui non poteva passare, se non guardandosi alle
+terga, e nel fossato della quale giacevano con poco convenevole
+sepoltura, insaccati nelle ferraglie rose dal tempo, gli avanzi di un
+suo avo Adalberto, il quale v'era andato a conquisto e non a morte da
+stoccate traditore. Sapeva che c'era un altro castello in cui gemeva
+una donna! Per Adalberto non era amore, era furore!
+
+Adalberto bandi` a' suoi vassalli le giornate d'armi, poi si fece
+predire la ventura dall'astrologo, e perche` questi sapeva che nel suo
+mestiero bisognava vedere le stelle, come voleva il padrone, per non
+vederle da stare sul cavalletto della tortura, come voleva il
+tormentatore, gliela predisse buona, e cosi`:--Egli e` opinione degli
+astrologhi che quando l'animo dell'uomo e` spinto al desiderio di
+sapere alcuna cosa in un subito, cio` nasca non da elezione o
+consiglio, ma dall'influsso della costellazione, che in quell'ora si
+ritrova nel cielo. E pero` se costui domandera` consiglio all'astrologo,
+esso potra` dirgli il vero della cosa che gli domandera` dalla figura
+del cielo fatta in quell'ora della interrogazione, cioe`: se l'amico
+assente sia vivo o morto, se l'ambasciatore mandato ritornera` salvo,
+se ritrovera` ovvero spedira` prosperamente la cosa per la quale egli e`
+stato mandato, se il tempo sara` buono per seminare, tagliare legni per
+le fabbriche, acciocche` non siano mangiati dai tarli e corrotti dalla
+tarma, per cavare il sangue, per tagliare membri, per risanare, per
+prendere medicine, per fondare case, per menare moglie, per comperare,
+per vendere, per vestire nuovi vestimenti, per vendemmiare, per bere
+il vino in pace, per incominciare opera di alchimia, per mettere putti
+a' maestri, per mutare luogo, per accingersi a viaggio per terra od
+acqua, per far compagnia, per parlare con uomini di qualunque stato e
+dignita`, per trattare negozii, per entrare nei bagni, per torre servi,
+per mandare messi, per andare a caccia nelle selve o nei fiumi. Vostra
+Celsitudine domanda se avra` vittoria nella intrapresa guerresca.
+Questa richiesta non nasce da elezione o consiglio, ma dall'influsso
+della costellazione che in quest'ora si ritrova nel cielo. Ho
+interrogato gli astri: ho interrogato la sorte. La sorte si fa sicura,
+tirando i punti di numero incerto, avendo voltata la faccia nella
+luna, con altre osservanze, dal raccogliere i quali punti si fanno
+quattro figure che si chiamano _matri_, dalle quali si cavano altre
+non poche, e i loro aspetti si nominano con nome dei pianeti, e cosi`
+il rispetto, che hanno fra loro, come li considerano nel cielo.
+Perocche` mentre l'uomo dal desiderio di ricercare le cose future segna
+i punti, egli e` venuto a questo per la costellazione della sua
+nativita`, talche` la forza del cielo guidi la sua mano, talche` non
+faccia ne` piu` ne` meno punti di quello che basta al giudicio delle cose
+che ricerchiamo: la quale divinazione si chiama Geomanzia. Mio
+signore, gli astri e la sorte hanno risposto: vittoria!
+
+Adalberto, prima che l'astrologo fosse a meta` della noiosa
+chiaccherata, sbuffando, fece trarre le torri di legno e le macchine
+guerresche, i trabuchi, le manganelle, le petriere; si pose a capo dei
+cavalieri, e colla somma ragione del piu` forte e del piu` ladro, mosse
+al castello d'Ildebrandino. Mando` Guidaccio con quaranta lance al
+cavaliero, dicendo: messer Adalberto l'aspettava per la prossima
+Pasqua di Resurrezione all'omaggio: da cavaliero non mancasse: era
+istituito vassallo col guanto da volare gli astori, con molto onore,
+con giuramento.
+
+Il presidio della rocca era inferiore assai alla scorta dell'araldo:
+per il che messere Ildebrandino, sporgendo il capo tra un merlo e
+l'altro a guardar giu`, dovette dirsi:--Sono spacciato!--e tanto
+dovette mordersi le labbra a sangue, che fosse li` li` per scagliare, a
+vece di risposta, il trombetto a gambe levate: pure penso` alla ruina
+di Lamberto, l'oppositore del vescovo di Saluzzo, e, serrato tra le
+quaranta lance, lui stesso senti` il bisogno di guardarsi alle spalle.
+Domando` a Guidaccio:--Messere l'araldo, avete altro a dire?
+
+--Messere si`.
+
+--Vi ascolto.
+
+--Le nostre torri d'assedio e i nostri trabuchi sono fatti colle legna
+dei ribelli vinti: il cavaliero Lamberto, lo rammentate?
+
+--Chi vi disse?
+
+--Il mio signore.
+
+--Il nostro signore e` potentissimo--e Ildebrandino, amarissimo, fece
+una reverenza di sommessione, e aggiunse:--E` ventura l'essere sotto le
+bandiere del signore, quando si hanno sproni d'oro e fortuna nemica,
+ma anima sempre libera. Suonate la tromba per noi: i nostri figli, ove
+Dio li conceda, spero ricorderanno questi squilli!
+
+Cosi` s'arrese Ildebrandino. Messere Adalberto, quando Guidaccio gli
+ricomparve innanzi, per poco non gli dette la mazza sul capo. Egli
+desiderava l'araldo insultato o peggio, le lance catturate, il ponte
+levatoio alzato a precipizio, inalberato sulle torri lo stendardo,
+tumultuosamente bandita l'oste: invece l'impresa si racconciava, come
+una briga da' frati, con un inchino e un--_Fiat voluntas tua_.
+
+Con tempestoso desiderio Adalberto si fece capo della vanguardia
+delle lance, e, mandato Guidaccio in coda alla torma a fare compagnia
+all'arnese piu` disutile, l'astrologo, corse al castello di
+Oldrado.... In quello c'era madonna Guidinga!... Ad Adalberto
+scoppiava il cuore al fragorosissimo segno dell'arme! Fu calato il
+ponte, s'aperse il portone, e venne innanzi un garzonotto tutto in
+bianco, con un bastoncello alzato, il quale proclamo`:--Quelle non
+essere le regole delle castella, doversi procedere come l'uso fra
+onorati cavalieri comporta. Passate tre ore da questa dichiarazione,
+mandate pure l'araldo, e noi risponderemo, e mandatelo suonando le
+campanelle dalle torri di legno, noi risponderemo suonando i pifferi
+dalle torri di sasso.--E il garzonotto tanto tenne levato il
+bastoncello bianco, a segno di inviolabilita`, sicche` nessuno pote`
+coglierlo in fallo, e nessuno per tema di essere tacciato misleale
+alzo` la mano su di lui. Ch'ei fosse venuto, insultando, non c'era
+dubbio: ch'ei si partisse sano e salvo, era stizza di tutti, ma norma
+di guerra, la quale tanto piu` feriva messer Adalberto che aveva
+voluto solo procedere colla forza e senza lealta`.--O Guidinga! o
+schiava di messer Oldrado!--smaniava, tormentandosi, Adalberto.... Ma
+per consiglio dei capitani aspetto`... Tre ore sulle brage
+dell'inferno, tre eternita`!
+
+Si schiuse tutto il portone, segno d'arresa, e comparve il garzonotto
+in nero, e lesse il bando, per cui--al molto glorioso signore di
+Auriate si calavano le bandiere.--Messere Adalberto galoppo` dritto
+nella rocca, e ambiziosissimo s'impose:--Prima regoliamo la bisogna
+del marito! Venga Oldrado, ed oggi stesso ricevero` da lui l'omaggio.
+Questo suo vitupero sara` la piu` bella gioia per Guidinga!--E,
+scavalcato, passando per la porticina stretta che da un corritoio
+dava nella chiesa solitaria, udi` dietro le spalle sbattersi
+irremissibilmente l'antaccia di quercia, si trovo` a un tratto
+separato da' suoi capitani, si volse all'indietro e scorse tutto
+buio, si volse all'innanzi, ed ecco in capo al corritoio il paggio
+nero, il quale recava un cuscino nero e s'inchinava rispettoso,
+dicendo:--Messere Oldrado e` pronto a prestarvi l'omaggio.--Adalberto
+si contorse molto iroso, irosissimo piu` che del pericolo, d'avere
+avuto per un momento paura, s'avanzo`, e, sotto l'usciale sollevato
+dal paggio, entro` nella chiesa. Quivi trovo` Oldrado solo e ritto, in
+aria cosi` beffarda che pareva gli dicesse:--Sono il marito di
+Guidinga: lasciate fare a me! Avete saputo fare voi?--Che in quei
+tempi non si trovasse neppure schermo alle vendette ai piedi degli
+altari, si sa, e si sa che gli accorgimenti per condurre allo scopo i
+giuochi insidiosissimi avevano tutto lo studio delle faccende
+scrupolose. Adalberto doveva ascoltare quell'araldo bianco, vipera
+forse del tradimento? Doveva sgozzarlo! Doveva aspettare le tre ore?
+E rivederlo ancora? Doveva sgozzarlo! E il pronte s'era messo giu`, il
+secondo portone spalancato, i porticati apparivano deserti. I
+traditori tutti! Ed egli si era lasciato cogliere! Oh il suo furioso
+amore per Guidinga era di quelli che si spaventano dei mezzi? Ma se
+lo scopo era gia` per se` stesso tremendo e ineluttabile!... E
+quell'arcone che menava al corritoio, e il coirritoio che menata alla
+chiesa! Che c'era nel corritoio? Una porta inchiovata che valse una
+muraglia: i suoi cavalieri al di la` forse erano scannati: egli al di
+qua forse con tutta la irrisione di una vendetta pensata e ripensata
+era tratto all'inganno, e dall'inganno alla morte! O Guidinga!
+Guidinga!
+
+Messere Oldrado era la` nella chiesa solo e ritto. Aveva faccia di
+quelle che anche nel sonno mostrano aggrottate le sopraciglia, rugosa
+tenacemente la fronte, aperta la bocca al grido di battaglia, collo da
+far disperare quelli che, per amore di qualche taglia bandita da
+alcuno prepotentaccio vicino, dessero ascolto all'inferno, e
+arrotassero la coltellazza e gia` preparassero il sacco, come Giuditta
+la gagliarda; torace che portava tre usberghi e poi chiedeva anche il
+quarto, braccia da armaiuolo milanese, gambe le quali se inforcavano
+gli arcioni vi si serravano con tanta saldezza, si` che non ci fosse
+lancia da cavaliero poderoso da allentarle o farle staffeggiare.
+
+--O conte,--disse per il primo Oldrado:--mi accorgo che la cerimonia
+poco soddisfa il vostro amor proprio.
+
+E l'altro:--Messere neppure e` da scudiero la insidia.
+
+--Voi sbagliate: non sono armato e mi dichiaro vassallo vostro.
+
+--Consento--con questa risoluzione Adalberto richiamo` tutto il suo
+odio;
+
+E Oldrado:--Ed io consento. Udite: un debole cerbiatto tanto fa che un
+giorno o l'altro debba essere dilaniato da uno sparviero: ma gli puo`
+ficcare attraverso la gola un ossicino da mettergli tanto strozzamento
+da far maledire il pasto.
+
+--Messere, Oldrado, che le azioni vostre mi permettano di chiamarvi
+cavaliere!
+
+--Vi dissi: non sono armato e mi dichiaro vassallo vostro. Volete
+ricevere l'omaggio? O fuggite le pompe?
+
+--Voglio.
+
+--Io pure. Bonello, fatti avanti--comando` Oldrado; e il paggio che si
+era fermato sulla porta, entro` nella chiesa e reco` il cuscino. Il
+padrone lo prese, lo depose ai piedi di uno scanno larghissimo, a
+seggio baronale, e invito` Adalberto. Il quale con grande dignita`
+s'assise, e le parole furono poche.
+
+--Cavaliero, riconoscete vostro signore Adalberto, conte di Auriate?
+
+--Riconosco.
+
+--A quale istituzione?
+
+--Questo tocca a voi.
+
+--Si`: e giacche` avete parlato di sparviero, sia ad instituzione collo
+sparviero.
+
+--Collo sparviero.
+
+--Giurate.
+
+--Giuro a messere Domineiddio.
+
+Poi spaventoso Adalberto corse per tutto il castello, e, ghignando,
+entro` nella stanza di madonna Guidinga....
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Il signore di Auriate, quando furono introdotti nella sua sala della
+torre Guidello ed Ingo, si levo` impazientissimo, interrogando:--E
+cosi`, araldo?
+
+--Con la grazia somma--rispose Guidello:--io ho salve l'ossa, voi la
+onoratezza di cavaliero.
+
+--Come ando`?
+
+--Il sagrato ci parve una benedizione del cielo: spiegai il bando e
+diedi l'avviso.
+
+--Chi accorse? Venne Ugo?
+
+--Messere si`, c'era Ugo.
+
+--Dunque?
+
+--Con Ugo, lo scudiero: c'erano messere Ildebrandino, messere
+Aginaldo, messer Baldo, con certi uomini di facce cosi` sinistre!... Il
+chierico bisbiglio` un esorcismo di tutto cuore, ed io di tutto cuore
+risposi.
+
+A questo punto anche mastro Ingo entro` interlocutore:--Cavaliero
+potentissimo, mio padrone, vi dico che qui ai vostri comandi scrivo
+quanti malefizi volete, ma quando tirano cert'arie ai quattro
+venti....
+
+Grido` il signore:--Di` su, Guidello.
+
+E l'araldo:--Vi dico: vidi l'Aimone d'Oldrado, con quel ceffo di cane
+rabbioso!
+
+--Chi ti parla di scudieri?--interruppe sdegnosamente il signore:--E
+chi ti dice che quelli siano a sproni d'argento?
+
+--Messere, dico per dire.
+
+--Parla di quei dappochi coi garzoni di falconeria, e tieni le loro
+imprese per narrare quando i miei servi stregghiano i somieri.
+
+--Fatemi perdono.
+
+--A un patto, Guidello: che la tua mano un di` o l'altro corregga la
+scappata della lingua. Hai capito?
+
+--Presto capito, e presto fatto con l'aiuto del mio santo protettore.
+
+--Dunque c'era Ugo. E disse?
+
+--Nessuno dei cavalieri parlo`.
+
+--IL bando fu pubblicato a tutte le castella?
+
+--Messere si`.
+
+--Senti, Guidello, tienti bene nutrito e conserva buon petto. Orvia--e
+messere prese una borsa dal tavolaccio:--La gola e` asciutta: a voi.
+
+--Ecco qui--disse l'araldo e cavo` di petto alcune monete di rame, le
+novero`, poi, dandone una meta` al chierico che gli stava serrato alle
+coste, cupido come un bracco alla ferma:--Che mi rimane?
+
+--Ma c'e` il padrone che pensa. Vanne, Guidello, chiedi a Filippuccio,
+e quegli ti condurra` dove c'e` mensa rizzata.
+
+Si mosse con reverenza l'araldo, e si mosse anche il chierico.
+
+--Ingo,--lo trattenne il cavaliero:--restate, che` ho da parlarvi.
+
+Ingo, gia` stizzito per la paura, per il poco guadagno e per la tolta
+speranza di una cena, fece visino sorridente, e piego` la persona a
+un--V'obbedisco.
+
+--Ho d'uopo--disse il messere:--della vostra saggezza e del vostro
+buon volere.
+
+--Se voi comandate cosi`, mi compiaccio assai: la saggezza a pro di
+ricco e nobilissimo conte, come voi, deve sempre essere accompagnata
+dal buon volere di saperla cosi` ben usata.
+
+--L'astrologo m'e` diventato un fanciullo.... Nella vostra camera voi
+avete certi rotoli antichissimi di pergamene.
+
+--Signore si`, certe disquisizioni dei latini.
+
+--L'astrologo non sa suggerirmi.... Erano valenti questi latini?
+
+--Oh pensate, messere, sono i maestri del mondo.
+
+--Sta bene. Che cosa insegnarono?
+
+--Messere, di tutto.
+
+--E a petto di quello che dicono questi maestri nessuno sa schermirsi?
+
+--Ai nostri tempi, no certo. Nell'abbadia io sentii dire da frate
+Giocondo che noi siamo piu` rozzi degli ungari, e so che cinque frati
+altro non facevano tutto l'anno che copiare certi e certi codici
+sbiaditi di Cicerone che valevano un archivio e mezzo: e tanto mi
+racconto` l'abbate, che appresi l'arte della lettura per desiderio, poi
+quella della scrittura, ed ora vi dico che mi lagno d'avere soli due
+occhi che bastano a leggere poco, e vorrei che ci fosse un inchiostro
+d'oro fino stemperato per potere con quello scrivere certe sentenze
+antiche, le quali sono la magnificenza istessa di Salomone.
+
+--L'astrologo non sa suggerirmi.... Ingo, dite, e i greci?
+
+--I greci furono popolo artistico e coltissimo.
+
+--Avete rotoli vecchi di quelli?
+
+--Messere, se vorrei averne! Ci fu Platone che scrisse degli Dei, come
+se li vedesse, ci fu Aristotele che disse tanto dell'anima, quanto un
+dottore di santa madre chiesa, ci fu Socrate che mori`, bevendo il
+veleno con tanta filosofia....
+
+--E non sapeva farlo bere agli altri?--interruppe Adalberto, cosi`
+mostrando la sua intenzione.
+
+--Socrate era filosofo stupendo. Se vorrei averne di quei rotoli! Ho
+solo un discorso che e` un pozzo di sapienza! Se lo vedeste! Un
+manoscritto che mi costo` un anno di lavoro nella cella, ma riusci` cosi`
+nitido, cosi` corretto, a facciuole di santi e di beati, che sono cose
+da mettere su un altare, se quel sommo non fosse pagano, e l'anima
+dannata, com'e`!
+
+--Non sapevano farlo bere agli altri!--risolse Adalberto:--Ingo, io
+vorrei un greco, un latino, o un dimonio che fosse diverso da quel
+vostro filosofo stupendo.
+
+--Ho capito.
+
+--L'astrologo e` diventato un fanciullo. E perche` non vi abbiate a
+pentire, Ingo, d'avere due soli occhi, vi do di che allegrarli a
+sazieta`: queste le sono monete d'oro: ma l'oro non stemperatelo in
+inchiostri per onorare di fregi le chiacchere disutili dei morti,
+tenetelo per, voi che siete vivo. Avete capito?
+
+--Ho capito!
+
+
+
+
+CAPITOLO II.
+
+
+Pel giorno di Pasqua di Resurrezione, nella chiesa del castello
+d'Adalberto, diceva la messa un frate, e ad ascoltarla vi era il
+signore su un seggio, a destra dell'altare maggiore: a sinistra cinque
+cavalieri, in piedi, con piu` di cinque paggi in seconda linea, e di
+questi chi recava lancia, chi vessillo, chi coppa, e via, a seconda
+dell'omaggio che doveva rendere il proprio padrone. Messer Adalberto,
+perche` in quell'ora si gloriasse di tutta la sua dignita`, vestiva una
+maglia lucente, a maniche, cappuccio e falda assai lunga, portava
+strisce di cuoio rinforzate da piastrelle di acciaio intorno alle
+gambe a stringergli i panni ruvidissimi e attorcigliati, scarpe acute
+pure di maglia, e speroni d'oro da combattimento. La spada a croce,
+col cingolo d'arme, e un cerchio comitale di ferro, gli erano accosto
+su un tavolaccio di faggio, sul quale anche si vedevano certe collane
+disusate, gli emblemi della perfetta cavalleria degli avi, da Brunone
+suo a Sannuto, l'antichissimo fondatore dalla stirpe dei lupi
+d'Auriate. I vassalli comparivano quali in quel di` dovevano, cioe`
+spogli di tutte le insegne che accennassero vita guerresca disgiunta
+dalla obbedienza al signore: avevano tonache succinte, corte, aderenti
+alle braccia e al busto, calze strette in gamba, di colore oscuro,
+usatti neri, puntuti, senza calcagni e senza lacciuoli.
+
+Finita la messa, Adalberto si alzo`, e fece cenno al maestro Ingo, il
+quale spiego` una pergamena: Guidello, divisato coi colori del suo
+signore, entro`, recando bastone e tromba, e su quello lego` il bando
+pubblicato la settimana prima: poi si pose dietro il seggio di
+Adalberto. E questi, appoggiandosi con fierezza ai bracciuoli, si
+drizzo` in piedi, come per degnazione, levo` la destra all'altezza delle
+teste, quasi per deprimerle, e--Cavalieri,--disse:--quello che lesse
+il nostro araldo e` quanto noi pensammo e pensiamo. La festa fu
+celebrata nella chiesa a maggior lode di Dio, il quale ci diede il
+potere.--Queste le parole, ma il pensiero ben diverso.
+
+Il signore sedette, comando` a Guidello, e Guidello grido` i nomi,
+giusta l'ordine della nobilta` piu` antica. Venne innanzi Gisalberto,
+conducendosi allato due paggi, uno che reggeva la lancia, l'altro il
+vessillo su un'asta ferrata. Poi il cavaliero Ugo....
+
+Questi aveva vesti nere, affatto nere, lo scudo coi propri colori
+ricamato sul petto, gli sproni d'oro ai piedi: chi l'avesse osservato
+bene, come certo notarono i baroni che stavano con lui, avrebbe scorto
+che il suo ampio giustacuore era stretto fin sotto alla gola, e non
+lasciava vedere la striscia bianca del collare, si` bene una gorgera a
+fitti anelli d'acciaio, i primi giri della maglia del giaco. Il suo
+volto aveva certe rughe sulla fronte che di sicuro non vi avevano
+impresso gli anni, i quali erano pochissimi; capegli rabbuffati, come
+quelli che di recente si fossero sprigionati di sotto il ferro di un
+elmo; gli occhi che pareva guardassero innanzi l'adempimento di un
+disegno, e chi sa quale, a giudicare dalla pertinace contrazione delle
+labbra. Aveva Ugo uno scudiero, vestito pure di panni neri, un uomo
+dall'aria piu` spavalda che irata, il quale, porgendo le braccia in
+avanti, recava un cuscino coperto da un drappo colore di lutto.
+Messere Adalberto, durante la messa, aveva bensi` cercato di figgere
+gli occhi sopra Ugo, e di avvezzarsi tanto alla vista di esso, che,
+quando colui gli fosso per comparire innanzi, il sospetto e l'ira non
+trapelassero dalla sua persona, e cosi` potesse accogliere l'omaggio
+colla stessa autorita` con cui voleva ricevere gli altri: ma Ugo col
+suo scudiero ad arte tenevasi prima dietro ai cavalieri, poi anche
+dietro ai paggi, nel canto piu` oscuro, nella posa piu` dimessa. Aveva
+pensato Adalberto:--E dov'e` il maledetto figlio di Oldrado? Forse che
+abbia sdegnato di presentarsi all'invito? O che tema qualche agguato?
+O che invece lo tenda?--e guardava sul tavolaccio la spada,
+rassicurandosi:--Il filo ne e` liscio e lucente, messeri, e pare da
+gioco? Verra` giorno in cui sara` dentato come una sega, e insanguinato
+come quello che mi scuoteva innanzi il padre, quando mi disse che le
+merlature delle rocche vassalle irridono da beffarde!--e qui Adalberto
+procellosamente risognava un assedio, come voleva!... O Dio! nel
+castello di Ugo non c'era piu` madonna Guidinga!... E messere,
+soffogando gli antichi strazi dell'amore orrendo nella sua ambizione
+infrangibile, saettava d'uno sguardo i cavalieri li` soggetti,
+e--Questo me lo diede il vecchio, e questo, e questo... Oh lasciate
+fare anche a me!--e si tormentava:--E quell'Ugo?--Guarda, guarda:
+l'aveva veduto finalmente! Era la`, volto all'altare, appoggiato, come
+stanco, la spalla destra alla parete, tutto in ombra: la quale
+posizione non permetteva che si svelassero i distintivi che aveva sui
+talloni e sul petto. Pure lo sguardo acuto, reso acutissimo dall'odio,
+fece si` che messer Adalberto potesse dal profilo risoluto di Ugo
+leggere, e tanto e cosi` rabbiosamente, che egli si dicesse:--Tal e
+quale il padre suo, quando mi invito` all'instituzione!
+
+Allorche' adunque Guidello chiamo` messer Ugo di Oldrado da Lanciasalda,
+il cavaliero, tenendosi allato lo scudiere, si fece avanti con un
+certo passo violento che e' pareva movesse incontro al suo cavallo
+sellato per la zuffa, s'arresto` davanti al seggio del signore, come se
+aspettasse clamore di sfida, poi si chino`, e, chinandosi, diede a
+divedere tutt'altra intenzione che quella per cui era stato chiamato,
+tocco` con rustica noncuranza le corregge degli sproni, quasi ad
+assicurarsi ch'elle fossero affibbiate. Messer Adalberto intese troppo
+bene, e, seduto com'era, colla persona appoggiata tutta sul bracciuolo
+destro, si storse tutto sul sinistro; ebbe un movimento verso il
+tavolaccio su cui gravava la spada, e guardo` lo scudiero. Questi si
+stette ritto dietro il proprio padrone, e per verita` tanto alzava il
+cuscino che si sarebbe detto scambiava l'atto della offerta con quello
+consueto di porre l'elmo al cavaliero.
+
+Messer Ugo gli disse:--Offrite, o Bonello.
+
+Adalberto vide il garzonaccio in volto. Ah chi era? Lo sapeva ora! Il
+giovanetto s'era fatto un uomo. Ecco il paggio stesso che recava lo
+stesso cuscino nero, colla stessa aria ribalda, con cui gli aveva
+detto vent'anni prima:--Messer Oldrado e` pronto a darvi
+l'omaggio!--Adalberto fisso` il garzonaccio. Costui, come se fosse
+ufficio suo l'operare sempre con tristizia, butto` giu` dal cuscino il
+drappo, e sporse l'offerta. Intanto Ugo diceva:--Messere, instituzione
+collo sparviero.
+
+Adalberto, prima di ricevere, guardo`. Sul cuscino giaceva uno
+sparviero stecchito.
+
+--Messere!--ripete` Ugo.
+
+Il signore allungo` la mano, ma la trattenne dal percuotere sul capo di
+Ugo, o dal venire dal sotto in su a gettare il cuscino ed ammaccare la
+faccia dello scudiero: contrasse i pugni ed urlo`--Messere, pei
+falconieri disattenti ci sono le verghe dei servi!
+
+--Oh conte, no!--rise allora Ugo colla sicurezza la piu` aizzante:--Non
+ti apponi bene. Lo sparviero era montano: si trovo` di becco forte e
+volle divorarsi un cerbiatto: un ossicino se gli pose attraverso la
+gola, e tanto gli fece male che dovette morirne. Ti ho reso l'omaggio
+mio!--e si levo` animoso.
+
+Quando l'araldo chiamo` messer Ildebrandino, messer Aginaldo, messer
+Baldo, ne` Ildebrandino, ne` Aginaldo, ne` Baldo, si mossero: si
+strinsero accanto ad Ugo: e davvero fu ventura che essi dovevano
+presentare solo un guanto da astori, una coppa d'oro e gli sproni,
+perche` se si fosse trattato di spada, lancia e vessillo, attesto che
+quelle avrebbero lavorato come il loro uso comporta, e questa avrebbe
+potuto servire di ultima coltre per messere l'infeudante. Pure
+qualcosa di gagliardo, si vide: il guanto cadde sfidatore sulle gambe
+di Adalberto: questi si drizzo` come una biscia, l'araldo suono` dalla
+porta nel cortile. Allora i cavalieri non badarono all'altare, e si
+urtarono verso quello per toglierne le due armi gia` presentate
+all'omaggio: gli scudieri si rimescolarono urlando. Si sarebbe potuto
+fare, ma non si fece, perche` autorevolmente messer Ugo grido`:--Il
+segno e` dato da noi: ma l'araldo avverti` di chiuder il portone e di
+chiamare le azze mercenarie!--E Gisalberto e Ildebrandino
+affermarono:--Qui ne vieta di colpire l'onore della cavalleria!--e
+uscirono tutti, frettolosi e tumultuanti, cercando scampo...
+
+E, colle due armi e col pugnale d'Ugo, l'ebbero.
+
+
+
+
+CAPITOLO III.
+
+
+Oldrado di Lanciasalda e` conte sconosciuto nelle istorie. Solo qualche
+poeta solitario, il quale si abbia posto tra mano il bordone e in
+testa il cappellaccio da pellegrino, e su per la valle di Po siasi
+arrampicato ad un mestissimo santuario dell'alpi, puo` aver letto
+quell'unico nome _Oldradus_, su un avello di granito: solo i bimbi del
+sagrestano, innanzi a quella chiesetta, s'inginocchiano vicino al
+luogo della requie... fra le poche ruine di un castello! Il poeta
+nell'impeto della fantasia avra` interrogato quello squallore, avra`
+evocato la vita, e la polvere giacente inerte si sara` levata a
+potentissimo corpo, e l'anima sara` scesa in quello, come vento
+d'uragano!... Oh recate l'armatura, portate la lancia! Venite,
+vassalli, e inchinatevi all'omaggio, siate corteo alle mense giulive,
+fate ala per le uscite fragorosissime alla caccia! Arrendetevi, o
+nemici: le vostre bandiere serviranno di gualdrappe ai ronzini, i
+vostri nomi suoneranno infimi tra quelli de' servi... Che?... Porgete
+il salterio e cantatemi, o paggi, l'amore del cavaliero!... Era bella?
+Era fastosa? Era tripudiante nella vita delle castella?... Silenzio...
+I puttini del sacrestano s'inginocchiano davanti quell'avello. Perche`
+ancora il mesto e pietoso pensiero?... O bimbi, perche` il suolo e`
+erboso li` davanti, perche` l'attenzione al vostro giuochetto infantile
+vuole che stiate sui ginocchi a spiare se la pietruzza, che uno di voi
+getta in alto, cade nelle manine o cade sul terreno... Forse a te,
+fanciulla, a te, maschietto, a voi che apprendeste l'alfabeto sul
+grembo della mamma, forse in quei giorni d'autunno in cui la scuola
+del paese e` chiusa, e voi tutto il di` su vi state all'ozio, forse
+capito` sott'occhio quell'_Oldradus_, e voi raccoglieste a stizza ed a
+cattivo augurio, perche` vi rammento` una lettera dimenticata del
+libricciuolo, e un inverno che verra`, e una bacchetta minacciante,
+sempre a stizza ed a cattivo augurio!...
+
+Oldrado fu cavaliero a sperone d'oro. Io non so quando nascesse, ne`
+come crescesse. Me lo presento al suo castello, appoggiato ad una
+colonna nella stalla dei cavalli, rivolto ad Ugo, il quale fa porre la
+sella d'arme al suo puledro membruto.
+
+--Tu sai quanto abbisogna ad un conte.
+
+--Messere si`. Conoscere la propria lancia, conoscere il cavallo, non
+conoscere una cosa sola, la paura.
+
+--Ad un cavaliero per farsi con onore porre la propria spada accanto,
+quando venga calato nella buca dei maggiori?
+
+--Avere molti nemici, come diceste voi.
+
+--Basta?
+
+--Averli vinti, come voglio fare io.
+
+--Ricordati che sei di messere Oldrado!--e il padre si strinse con
+amore guerriero il giovane, ed io affermo che vi ponesse la istessa
+forza e la istessa intenzione, che usava, serrandosi al suo cavallo,
+per inseguire un nemico.
+
+Ugo moveva ad un armeggiamento ad armi cortesi, per il che il padre lo
+domando` con scienza sperimentata:--Sai come si chiama il rischio a cui
+tu corri?
+
+--Giuoco.
+
+--Si chiama giuoco, perche`, per quanto tu faccia, non potrai mai
+forare da banda a banda il tuo avversario. Conosci la tua lancia?
+
+--O messer si`. L'asta e` fatta col legno folto sulle nostre rupi, e il
+ferro si chiama _da passafuora_: quella e` tre volte di lunghezza la
+persona, per attestare che tre virtu` sono necessarie a chi la
+maneggia, fortezza nel pensare, fortezza nel fare, perseveranza
+sempre: quello e` assicurato da quattro chiovi, per dichiarare che
+quattro sono i nemici da vincere, quelli dell'onore, quelli del nome,
+quelli del potere, quelli della religione.
+
+--Conosci il tuo cavallo?
+
+--Meglio che se fosse mio fratello: e` baio sanguigno, balzano della
+staffa, sulla testa segnato di cometa.
+
+--Conosci la paura?
+
+--Voi pure non me la dipingeste, conte, ed io dico che ho troppo bene
+appreso alla scuola vostra.
+
+Ugo, afferrata la criniera dell'animale, stava per saltare in arcioni,
+se non che Oldrado:--Sei pure impaziente! Non vedi che tu, uscendo a
+cavallo di qui, ti romperesti la fronte nell'arco della porta? Chi
+t'ha insegnato a metterti in sella come un indiavolato?
+
+Il giovane superbissimo di questo rimproccio che tornava a tanta sua
+esaltazione, ripose il piede in terra, si fece portare la sua maglia e
+il piastrone del petto, indosso` l'una, si affibbio` l'altro, cinse la
+spada che era appiccata alla colonna, e, come si provo` saldo,
+disse:--Avete ragione, padre, messer Adalberto non ci viene incontro
+di certo.
+
+E il padre:--Conviene esser leali: neppure fuggo.
+
+L'armeggiamento fu vinto con assai gloria da Ugo, e, quando questi,
+alla sera, stava nello stanzone dell'arme, Oldrado, ruvidamente
+passandogli la mano tra i capegli per disbrogliargli certe ciocche
+grommate di sangue, Oldrado gli parlava:--Ti ho avvertito: figliuolo,
+andavi a giuoco: pure se da quello che tu hai operato devo presagire
+di te e del mio casato, fatti cuore e pensa che il giuoco fu buono.
+Dimmi: chi ti diede questa?--e il padre gli toccava la scalfittura del
+capo.
+
+--Oberto, nipote d'Ildebrandino!
+
+--Oberto, mi dicono lavori assai bene di spada.
+
+--Ed io di lancia! Lo pagai a mille doppi, facendolo staffeggiare al
+primo incontro, ruinandolo giu` dalla sella al secondo, schiodandogli
+il piastrone al terzo.
+
+--In oggi sei degno di tuo padre! Ed oggi e` deciso che io ti parli
+assai gravemente, e tu mi ascolti con quella reverenza che si conviene
+a chi si accinge a prestare un giuramento. Ti ripeto: figliuolo,
+andavi a giuoco, ma fatti cuore, e pensa che fra poco devi cambiare
+gli speroni d'argento in altri d'oro, e saranno quelli del padre.
+
+Ugo, che per sentirsi dire tali parole avrebbe voluto ritornare dalla
+lizza anche col petto squarciato o la testa fessa, si tocco` la
+scalfittura, con atto cosi` rozzo e spietato, che il padre gli
+domando`:--Ugo, che fai?
+
+--Voi mi concedete troppo onore: io ho sofferto poco e non lo merito!
+
+--Oh pensa! pensa, figliuolo mio: non darti cura se l'operato ti pare
+cosi` inferiore al guiderdone: questo, sta sicuro, ti offrira` da fare
+piu` che tu non creda e piu` che non comporti il tuo debito. Io condanno
+il tuo capo ad ogni sorta d'affanno, e tu, pronunciando il giuramento,
+avvelenerai le tue labbra con tutta l'amarezza della maledizione e ti
+dilanierai il cuore con lo strazio della vendetta!--lamento` Oldrado.
+
+--Accetto il tormento del corpo e dell'anima, se voi mi credete capace
+di fortissimi fatti!--esulto` Ugo.
+
+--Figliuolo, si`, ti saranno cinti... Ma ricordati: non e` solo la mano
+scabra del padre che ti porgera` gli sproni: un'altra manina, lenta,
+dilicata, bellissima... La destra di tua madre!--e Oldrado rise con
+tetra ironia.
+
+--Requie a lei!... Come? Voi non me ne parlaste mai?
+Oggi...?--maraviglio` Ugo.
+
+--Perche` sia requie ai morti, vuolsi guerra tra i vivi!
+
+--Padre mio, ditemi! Ed io vi affermo, per la promessa che mi avete
+fatta, che questa sera medesima mostrero` ai vostri nemici ch' io so
+reggere l'armi di messer Oldrado!
+
+--Io ti diro`!
+
+Il figliuolo con piglio militare tolse da un trofeo la spada del
+padre, se la pose innanzi, appoggio` le mani sopramesse al pomo, e levo`
+la persona cosi` gagliardamente, che e' parve gia` cavaliero. Messere
+Oldrado se gli allontano` d'alcuni passi, fece scricchiolare il dossale
+di un seggiolone, poi si alzo` e tremendo nella posa, e colla tempesta
+nella voce, incomincio`:--Figliuolo, quanti anni hai?
+
+--Voi sapete: venti.
+
+--No, io non so, perche` i tuoi li misurai dall'angoscia, e questa
+degli anni fa secoli! Dici venti, e sara` bene: da venti anni e` morta
+tua madre, madonna Guidinga! Ascolti?
+
+--Ascolto.
+
+--E fremi! Qual ricordo hai tu della tua infanzia?
+
+--Rammento una sala deserta, oscura, vastissima e in quella una donna.
+
+--Non era tua madre!--interruppe irosamente Oldrado.
+
+--Sulle sue ginocchia, mi pare... Ma se stavo su quel grembo, ricordo
+che ci stavo piangendo, e se piangevo, li` vicino... schiacciante e
+formidabile, al solo mio agitarmi, una mano guantata di ferro, mi
+sembra mi sorreggesse, dondolandomi, e con aspra cantilena una bocca
+m'invocasse il sonno.
+
+--Tuo padre non sapeva piu` che fosse carita`!
+
+--Rammento i portici paurosi, una cappella sempre parata a lutto, e,
+sotto gli archi, fra i neri drappi, io so di certe strisce
+candidissime, fumose, che mi apparivano innanzi gli occhi... le dita
+come di una larva...
+
+--La _madonna perduta_!--gemette Oldrado, e si fece segno di croce.
+
+--Padre mio, si`, nell'aria c'era qualcosa che mi ammaliava... Io non
+so... Ero fanciullo, e sempre, sempre solo! Amavo il silenzio, la
+notte, la vasta oscurita`: tacevo, mi rannicchiavo, affranto sotto il
+peso di un mistero, ficcavo gli occhi nella tenebra... Qualcuno era
+con me!... Chiamavo, spiavo, salutavo!... Perche` fuggi? Ma chi
+fuggiva? Fuggiva per ritornare: ritornava per fuggire... Chi era?
+
+--Ascolta, figliuolo.
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+--Come l'amai! Oh madonna Guidinga! Ella fu dell'invitto Eude, il
+quale, conducendola sposa a questo castello, con lieto seguito di
+baroni, annunzio` il suo gaudio nel proclamare che la diletta usciva
+dal portone degli avi per entrare grande signora in quello di un
+cavaliere di Lanciasalda. Eude dall'anima altera e fatta audace colle
+lotte sostenute per conservare la sua indipendenza dalla rapacita` dei
+castellani piu` forti. Guidinga pose il piede in queste sale, e
+sorrise! Ma oh la gioia si ando`, come suono di salterio nella
+bufera!... Sorrise! Mi parve bella, immacolata, come le nevi delle
+nostre cime, promettitrice di pace, come un'alba rosata: colle manine
+che dovevano spargere fiori! Aveva diciassett'anni o poco meno. Chi
+era Oldrado? Ella nol conosceva.
+
+Messer Eude le aveva detto:--Lo sposerai--ed ella aveva
+risposto:--Si`,--mestissima, come all'ancella, che sedevale da' piedi,
+toccando l'arpa nei crepuscoli, e che le rimproverava:--Madonna, non
+cantate piu` le laudi?--come all'ancella rispondeva:--No,
+cara.--Inconscia di tutto, melanconica o gaia, cupida di fantasie
+ultraterrene, Guidinga conosceva non l'amore, ma l'irrequietudine, e
+questa la sospingeva, la sospingeva nei voli del desiderio... Dove
+aleggiava, sorradendo giardini dalla eterna primavera, la sua mente
+desiosa?
+
+--Chi e` il mio sposo?--domandava la gentile al padre, varcando il mio
+ponte.
+
+--Figliuola: i cavalieri della stirpe di Oldrado e le fanciulle della
+mia usarono sempre di darsi la mano, quelli togliendo la destra
+dall'elsa della spada adoperata nel combattimento, queste offrendo la
+ciarpa d'onore al vittorioso. Cosi` si conoscono la prima volta.
+
+--Perche` si ritarda adunque dall'armi? Chi sara` il mio sposo?
+
+--E` Oldrado.--Cosi` diceva messer Eude. Lo sposo doveva essere
+vincitore: se vinto, supplicava l'avversario di misericordia, e
+misericordia somma era l'essere ucciso con un solo colpo. Allora la
+sposa dallo steccato funesto passava diritta al monistero, ove
+dichiarava all'abbadessa:--Dio Sapiente ben provvide: piuttostoche`
+essere donna di marito fiacco e madre di figli che un di` possano
+seguire l'esempio del padre col vitupero di mia schiatta, piuttosto
+consento ad essere sposa del Signore e madre dei poverelli. Cio` a
+salvazione dell'anima e a soddisfacimento dell'onore. Voglio prendere
+il velo.
+
+Guidinga sorrise ai giovinetti cantori che la salutavano regina della
+belta`, fiore della gentilezza virginea, speranza del signore e dei
+vassalli! Sorrise e fece doni, e si ammanto` di bianco, e, a mano del
+padre, attraversando le corti del castello, affollate e rumorose, usci`
+alla spianata, entro` nello steccato, e s'assise al posto eminente.
+
+--Chi e` lo sposo?--ridomando` la giovinetta ad Eude.
+
+--Ti dissi.
+
+--Fate cominciare l'armeggiamento.
+
+Figliuolo, in quell'istante io non potei togliere gli sguardi dalla
+sua bellezza delicatissima. Ero tutto serrato nell'armi, e mi sentivo
+soffogare dall'ardore di mostrarmi degno di lei, dalla brama
+perigliosa di cimentarmi con qualunque avversario, dalla preghiera
+sfidatrice che io lanciavo al cielo:--Mandami il piu formidabile
+cavaliere! Io ti giuro che ella, non ravvisandomi dall'armi, mi
+ravvisera` dall'imprese superbissime. Ella deve esser mia! Moglie di
+gagliardo guerriero, madre di figli i cui vagiti si mescoleranno agli
+squilli vittoriosi delle trombe paterne!... Vengano, vengano i forti!
+
+Vennero: arnesati, io non li riconobbi: pero` il mio scudiero Unfrido
+mi disse:--La` e` Baldo, questo e` Aginaldo, quell'altro il Montanaro.
+Messere, per amore del nostro santo protettore, state saldissimo
+contro Baldo! Messere, l'altro e` debole sulle staffe. Il Montanaro
+vien sotto, come un toro inferocito, ma nella furia... Ed io:--Lo
+so.--E pensavo, guardando la bellissima:--O Guidinga, tu attendi! Qui
+vi sono i cavalieri, nessuno ha distintivo nell'armi, e tu non
+conosci! Oh il tuo cuore ti dice: "Vedi! eccolo!" Non lo sai?...
+Vittoria! vittoria! Fra brev'ora lo saprai! Alzera` l'elmo! Lui!
+eccolo! eccolo il trionfante Oldrado!
+
+L'araldo del primo campione grido`:--A cavallo!
+
+Lo scudiero mi susurro`:--Messere, ascoltate un fedele: fate il giro
+dello steccato e fermatevi di la`: cosi` non avrete il sole negli occhi.
+
+Corsi lo steccato: trovai il cavallo, mi serrai su quello. Ad un
+tratto mi soccorse un pensiero:--Mi riconoscera` dall'animale
+bianco!-ma dai pertugi dell'elmo vidi che Unfrido, il quale ancora mi
+era accanto, faceva un certo viso da traditore che mi sapeva
+maladettamente, vidi che io non avevo sotto il mio bianco, sibbene un
+morello!
+
+Con l'aiuto d'Iddio, abbattei il primo avversario e il secondo, e lo
+steccato cosi` suono` d'applausi.
+
+Dopo udii che si diceva, non so da chi:--Ma come? Messer Oldrado non
+si muove?--E` sempre la` ritto accanto al suo cavallo bianco.--Era lui
+che doveva fare tante prodezze!--Come sapete che e` Oldrado? Non si
+deve conoscere alcuno nell'armi.--Si`, non conosce chi non vuole. Chi
+dei castellani a venti miglia tutt'ingiro ha un bianco come quello? E
+poi rispondetemi se quell'armato la` non e` Oldrado, se dal cavallo si
+fa ragione del cavaliero.--Ma vedrete!
+
+Io mi tormentavo:--Oh perche' mi fu cambiato l'animale? Che giuoco c'e`
+sotto? Ed io non dovevo accorgermi?... Ma Unfrido mi avrebbe dato
+l'usbergo che si smagliasse o una lancia fessa, o addirittura una
+coltellata alle reni, quando mi vestiva il saio di pelle! Ma il
+cavallo me l'avrebbe mutato con uno tristo! E invece questo pare nato
+per le mie ginocchia! e l'armi saldissime! Chi ha pagato Unfrido? E
+dov'e`? La` proprio vicino al mio bianco e tiene la staffa al cavaliero.
+Chi e` quel cavaliero? Per Dio! quell'animale e` tutto fuoco, e crede di
+reggere il padrone! Chi e` quel cavaliero?
+
+Facendo il giro dello steccato, passai sotto al seggio di madonna, e
+sa il cielo che cosa fantasticai: parvemi che una manina tremante mi
+levasse l'elmo, sorretto da' miei polsi febbrili, e due labbra mi
+baciassero sussultanti, acclamandomi gia` vittorioso: mi rizzai sugli
+arcioni con grande orgoglio e fui li` li` per gridare:--O vergine,
+voglio per te farmi degno di alto onore!--Dimenticai Unfrido e il
+bianco mio... No, che non li dimenticai: me li sentii tosto fitti in
+cuore ad atroce martirio e per opera tanto villana, che, ti dico, poco
+stetti ch'io non balzassi giu` ad adoperare sulle schiene la mia spada,
+come si usa coi traditori. Senti: proprio sotto a quel palco due
+garzoncelli parlavano assai clamorosamente, e volti colla facce
+all'insu`, perche` madonna ascoltasse.
+
+Diceva uno:--Chi e` lo sposo?
+
+E l'altro:--Non lo sapete?
+
+--Costui che passa, a lancia alzata?
+
+--Oh si`! costui sa fare tanto d'andare ruzzoloni nella polvere, come
+un mastino trattato a calci.
+
+--Come? se vinse i due?
+
+--In grazia di sortilegio.
+
+--Dite vero?
+
+--Vedrete la terza impresa se vorra` essere cosi` scempia: la terza si
+corre tra messere dal cavallo morello e quello la` dal bianco.--
+
+--Chi e` quello?
+
+--Evviva lo sposo!
+
+Mi sentii le briglie tra mano e la lancia alla staffa, perche` suono` la
+tromba. L'ignoto avversario mi venne incontro: alle punte opponemmo lo
+scudo, ma nessuno colpi`, per il che, scagliate le aste, diemmo mano
+alle spade. Era combattimento di due valentissimi... Quando si levava
+dalla moltitudine il grido di:--Viva lo sposo!--io l'ascoltavo con
+tale tumulto di gioia e di spavento di non meritarmelo, che tempestavo
+di braccia, come un fabbro sull'incude, e l'altro addoppiava la furia
+verso di me. Maledizione! una volta intesi:--Viva lo sposo!--e fu
+contrapposto, parmi, da due vociacce sotto il palco di madonna:--Viva
+il cavallo bianco!--Che fossimo in due a meritarci quel grido? Io non
+sapevo quale, ma certo si celava insidia! Per il che badavo nel tirare
+le botte ad accompagnarle col nome di qualche santo. Figliuolo, potei
+finire una litania e ancora incominciarla e ancora finirla: pure
+nessuno di noi consentiva a cedere, e il giuoco cortese s'avviava ad
+essere duello a tutto transito, con grandissima festa degli
+spettatori.
+
+A un tratto l'araldo squillo`, come si usa quando si ingiunge di
+cessare dall'armi. Nessuno di noi obbedi`, tanto eravamo odiosi, e,
+menando quegli ultimi colpi, procuravamo con potente ira che fossero i
+mortali. Di nuovo la tromba suono` grave, e allora io, tra il dare un
+fendente, lui tra il pararlo, ascoltammo queste parole:--Cavalieri,
+per la cortesia della dama.--E noi lasciammo andare le braccia
+penzoloni: in quel momento di posa alla tempesta del corpo in me
+successe quella dell'anima: il perche` io ruggivo domandandomi:--E chi
+e` questo dannato?--In lui, credo, succedesse altrettanto, perche`
+ascoltai una bestemmia atrocissima verso Dio! Stemmo l'uno contro
+l'altro, e, se non era l'araldo a porre il suo bastoncino tra noi, io
+dico ci avremmo scambievolmente fatto contro qualunque tradimento.
+Eravamo di posizione vicino al palancato di legno e vicinissimo al
+palco di madonna. Si alzavano d'ogni intorno le grida: chi parteggiava
+per il morello, chi per il bianco, chi per lo sposo, chi per
+l'avversario, chi pel sinistro e chi pel dritto. Messer Eude non
+poteva restare indifferente a tanta lotta di favori, egli gia` maestro
+di cento feste d'armi e gia` vecchissimo guerriero in cento battaglie,
+si levo`... Non so che facesse, tra baroni, perche` io aveva impedita la
+veduta dalle gocce di sudore, so che udii anche la sua voce:--Lo sposo
+principio` colla offesa e fini` colla offesa...--Madonna del cielo! Se
+io avessi potuto vedere come si stava Guidinga! Si`, che vidi ad un
+tratto, vidi che sventolava una ciarpa!
+
+Pesti, ansanti, a fatica retti dai cavalli, prendemmo postura
+riverente dinnanzi ai gradini della dama, ed ascoltammo l'araldo:
+questi proclamo`, un giudice, messer Eude.
+
+Tra il silenzio Eude parlo`:--Da valenti cavalieri. Il giuoco fu aperto
+con gagliardia, sostenuto con scienza, finito... No, messeri, finito
+non puo` dirsi: pure io, re d'armi, dichiaro che sia finito, e ognuno
+di voi faccia promessa di attenersi al mio detto. L'accanimento mi
+piacque! Per il che io dichiaro qui che nessuno dei due combattenti
+procedette per virtu` occulta: ambidue invitati a comparire innanzi al
+seggio della regina. A me e` data facolta` di instituire i premi: lo
+sposo avra` la ciarpa, il valoroso compagno un bacio di madonna. Cosi`
+si potra` dire che l'uno e l'altro avranno bene meritato.
+
+Noi due avversari, scavalcati, ci demmo la mano, poi a paro venimmo
+sotto al palco di Guidinga.
+
+Ella mosse incontro al mio compagno: egli si levo` l'elmo... Era
+messere Adalberto!... Guidinga sorrise!
+
+Eude mostro` grandissima sorpresa, e domando`:--Ma chi aveva cavallo,
+bianco?
+
+-Lo sposo mio!--affermo` vivacemente la donzella, e di nuovo sorrise ad
+Adalberto, come ad un arcangelo.
+
+Eude mi tolse l'elmo...--Messere Oldrado!--esclamo`, e volto a Guidinga
+tristamente:--A lui il bacio: ad Oldrado la ciarpa--Ed io non so come
+si tenesse in piedi:
+
+--Chi aveva cavallo bianco?--domando` la fanciulla dolorosissima.
+
+Adalberto ricevette il bacio... Era bellissimo il giovane: era
+bellissima la giovinetta! Io, sposo, non potevo che piangere!
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+Qui il cavaliero narratore interruppe il racconto, tormentandosi gli
+occhi perche' non dessero lagrime; e la luna che entrava dal finestrone
+fu riflessa da un guizzo; terribile, la spada di Oldrado negli artigli
+di Ugo.
+
+--Figliuolo, che fai?
+
+--Vorrei fare quello che non faceste voi!--rampogno` trucemente la voce
+del figlio.
+
+--Giudicherai se queste erano parole da dirsi ad un padre!
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+Adalberto aveva veduto una sola volta Guidinga, ad una caccia, nei
+lontani monti di lei, quand'ella era a fianco di Eude: ma una sola
+volta basto` per aizzare nell'anima maledetta una passione cosi` rovente
+e rodente di desideri, che il cavaliero ghigno` di volerla un giorno
+nelle sue braccia!
+
+Inconscia di tutto, melanconica e gaia, inesplicabile e cupida sempre
+di fantasie ultraterrene, Guidinga conosceva non l'amore, ma la
+tremenda irrequietudine de' suoi sedici anni e delle sue sventure, e
+questa la sospingeva nei voli del desiderio... Ella aveva veduto
+Adalberto! Dal di della caccia fino a quello dell'armeggiamento era
+scorso un anno senza piu` che l'uno si abbattesse nell'altra: nulla
+ella sapeva di lui, neppure il nome: ne` mai il padre parlo`. Sapeva che
+per lui, piu` notti, il cuore le si era scosso nei tumulti febbrili!
+Poi si senti` spossata! Nei sogni l'immagine di Adalberto veniva, ma
+coi mesi e coi mesi sempre piu` sfumata... Ed era vestito di bianco e
+per lei sorrideva e piangeva (Adalberto!): ma non aveva profilo; le
+linee si perdevano nell'espressione; era una gioia, un dolore
+carissimo. E Guidinga sempre piu` diveniva ansiosa di fantasie, e
+spandeva l'anima sua nella immensita` dei cieli, ponendo negli azzurri
+l'ideale della vita poeticissima, e la` sfavillava di tutte le luci il
+suo desiderio, e la` la gioia e il dolore avevano tanta volutta` di
+dolcezza, quanto mistero l'infinito!... Svegliata dal suo delirio
+abituale, nella vita di quaggiu` piu` non trovava cose degne di lei,
+provava la noia del cammino dopo lo slancio placidissimo del volo!
+Svegliata, piu` non chiamava lo sposo! Quando il padre Eude le
+disse:--Sposerai Oldrado-ella rispose:--Si`--perche' certo pensava:--E`
+lui!...
+
+--Ma se e` lui... perche' sciupare colla realta` l'ideale
+affascinantissimo che io ho nell'orizzonte tutto mio? E se non e`
+lui... perche' vivere, se questa e` vita d'anni e quella sognata e`
+eterna e sempre inebbriata d'amore?--e disse all'ancella che piu` non
+amava le armonie: la musica e` divina e dell'anime blandite dalle
+lusinghe dell'ignoto...
+
+Richiamata alle scosse della esistenza giornaliera, la sua indole fece
+si` ch'ella dinnanzi agli occhi portasse sempre un lembo di nebbia
+iridescente, la nebbia dai vortici pieni di sogni, la quale, posandosi
+sugli oggetti veduti o intraveduti, li rendeva circonfusi di luci
+mitissime, li tuffava come nel crepuscolo dileguante di una visione.
+Cosi` l'ideale si sfumava col reale: e il volto del padre cavaliere
+divenne buono e tutto per lei, la imagine della madre sepolta si
+presentava alla culla, o quella dello sposo veniva, veniva, come nei
+primi giorni... Che? il viso di messere Adalberto. Guidinga
+domandava:--Dov'e` lo sposo?--e poi sorrise.--Sara` per me: o _lui_, o
+il monistero! E se nell'armeggiamento egli restasse vinto?--E tacque,
+fidentissima, con Eude.
+
+--Messer Adalberto sapeva di struggersi, non sapeva d'essere amato.
+Per furore di gelosia giuro` (perche` non voleva scoprirsi a lei se non
+con atto tale che facesse parlare tutti i cavalieri) giuro` di uccidere
+me Oldrado e di vituperarmi, insomma in modo che ella fosse non mia,
+come l'ebbi richiesta! E che non fosse nemmanco del monistero lascia
+fare a lui! Era prontissimo ad ogni sacrilegio. Cosi` si presento` al
+giuoco, compero` il mio scudiere, per far credere lo sposo dal cavallo
+bianco autore di tante prodezze, mentre poi alla fine Oldrado doveva
+esser trovato morto, e lui colmo di tutto l'onore! E Guidinga... Oh!
+fu aiutato dalla fortuna piu` che non credesse: la decisione del re
+d'armi lo ammise al bacio della dama! Si levo` l'elmo..; O Signore!
+Guidinga guardo` il suo volto e il mio!... Guidinga bestemmio` a me
+condannato il corpo di lei, ad Adalberto benedettamente dedicava tutta
+l'anima!.. Ci sposammo, ma, se a vece della ciarpa a toccare il petto
+dalla parte del cuore, a vece della corona di fiori d'arancio sul
+capo, ella avesse dato a me tante stoccate, io a lei una corona di
+spini, noi avremmo offerto a Dio la espiazione delle nostre peccata!
+Guidinga da angiolo divenne, dimonio!
+
+Dopo nove mesi ella portava sozzamente nelle viscere il beffardo
+frutto dell'odiatissimo nostro connubio, e giurava e spergiurava che
+perdere madre e figliuolo sarebbe stato opera meritoria. Io la facevo
+di continuo guardare. Un giorno ella era presa da strazianti dolori;
+io origliavo all'uscio attendendo... A un tratto di fuori al castello
+odo un suono di trombe, poi un paggio mi strappa la veste,
+gridando:--Messere! messere! i nemici!
+
+--Chi e`?
+
+--Adalberto!
+
+O Signore! nel castello so che eravamo male apparecchiati, scarsi
+d'uomini e scarsissimi di vettovaglie. Che fare? Oh che tormento fu
+quello! Resistere? Il sommo pericolo! Arrenderci? Il vitupero di mia
+schiatta!... Guidinga udi` quel nome, e nel delirio proruppe:--Adalberto!
+tu vieni a togliermi da questo inferno!--Invocava il nimico, ed io
+aspettavo da lei uscisse o un bambino un di` destinato ad ascoltare il
+testamento del padre, o una bambina che avesse a dare ai figli col latte
+il veleno dell'odio! Ringhiavano le trombe al di fuori. Io mi precipitai
+dalle scale, ed ecco occorrermi il mio fedele Aimone.
+
+--Messere, siamo perduti!
+
+--Per Dio! ditemi! fate qualcosa!
+
+E quegli dubitava:--Ricorrere alle armi...
+
+--Ricorriamo al tradimento! E che fece egli con me? Per Dio!--e mi
+accordai con lui, e conclusi:--Dammi un pugnale avvelenato, e tu a
+tempo sbatti la porticina nel corritoio.
+
+--Messere si`!
+
+--Dammi un pugnale avvelenato: e lascia a me la cura di sgozzare
+Adalberto!
+
+In cima allo scalone ascoltai un grido cosi` feroce che mi rivolsi e
+temetti di avere alle terga il nominato: guardai e vidi madonna che,
+nuda, oscenissima e sanguinante, si rotolava giu` di gradino in
+gradino... Accorsi, piu` che per odio a lei, per amore furioso della
+creatura che si teneva in seno!... forse gia` schiacciata per le
+violenti percosse! Accorsi e la avvinghiai, ed ella con affanno
+straziantissimo, supplicandomi ed imprecandomi:--Messere, salvate
+Adalberto! Non fate tradimento! Non fate, per pieta` dei sette dolori
+santissimi!
+
+Ed io:--Datemi la mia creatura!
+
+--Si`!
+
+--Datemela!
+
+--Salvatelo! Che vi ha fatto! V'ha fatto troppo! Ma era destino cosi`!
+Perdo le viscere!
+
+--Datemi la mia creatura!
+
+--Si, vi giuro! Giurate voi di non fare tradimento!
+
+--Lasciatemi!
+
+--Ho giurato! E voi siete cosi` sleale! Voi siete cavaliero? Ah so! non
+giurate perche` siete dannato nell'altra vita! Non credete in Dio!
+
+--Madonna! vi giuro!
+
+--Vieni, o mio Adalberto! Egli non ti uccide!--rincomincio` ella nel
+delirio, ed io balzai dalla scala!... No! ritornai, e la trasportai
+nel suo letto, nel nostro talamo! E stetti al suo fianco, attendendo
+l'istante... Oh quelle tre ore!... Nacque il bambino:--sei tu! Entro`
+Adalberto nel castello, io gli prestai l'omaggio nella chiesetta.
+Quando gli dissi ch'ero disarmato e mi dichiaravo vassallo suo, gittai
+il pugnale, perche` avevo giurato a lei! Poi feci aprire la porticina
+del corritoio e tutte l'altre delle camere, indovinando il tristo
+pensiero di Adalberto. Quando il signore, correndo per il castello,
+venne al letto di Guidinga, trovo` una morta, senza lume accanto, senza
+frate, senza croce fra le mani!
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Cosi` rompeva messer Oldrado il suo racconto. E fremeva:--Pero` nessuna
+occasione fu da me trascurata! Chiamo in testimonio il bianco spettro
+di tua madre! Ho ribellato Lamberto, mancai all'omaggio, comparvi al
+convito colla spada, feci percuotere l'araldo! Combattei! Ma non ebbi
+mai completa ventura, per maledetta condanna! Figliuolo, sei
+cavaliero: eccoti gli speroni: figliuolo, sei erede di tutto. Ecco il
+mio testamento!
+
+
+
+
+CAPITOLO IV.
+
+
+Pochi giorni dopo Oldrado, trascinatosi nello stanzone del castello,
+cogli occhi smarriti cercava i suoi sproni, e, solissimo, la` moriva
+percuotendo le sue armi. Un tristissimo malore, toltagli la ragione,
+l'aveva tutto disfigurato. Ugo lo volle vedere nel cofano aperto: e
+comando` lo si lasciasse giacere due notti ai piedi di quel tremendo
+scalone.... Dicono le cronache che vi venisse la _madonna perduta _e
+ripetesse la condanna:--Voi non credete in Dio!
+
+Oldrado fu sepolto. Ugo si fece cupo, angosciosissimo, apparve come la
+fiera che tende l'insidia: temette le squille pei poveri trapassati,
+e, rammentando certi portici deserti, una cappella sempre parata a
+lutto, fingendosi alla fantasia un di` in cui si sentissero suonare
+tutte le trombe del castello, correva al camerotto dell'armi, quasi
+attendesse ancora il padre, si travolgeva sul letto nel quale sapeva
+lui essere nato, essere morta la madre, interrogando:--E` questa la
+vita a cui mi dannaste? Che delitto ho commesso prima del mio
+nascimento? Perche` nacqui colla maledizione?--e lagrimava
+nell'angoscia:--Ho venti anni! E in venti anni tre volte ho sorriso:
+quando la prima volta su un'altissima cima vidi all'orizzonte sorgere
+il sole, e vidi che avvolgeva anche me ne' suoi raggi: quando suono` la
+tromba che mi chiamava all'armi: quando.... Non e` riso, e` sogghigno!
+Ebbene sogghigno oggi in cui mi trovo tanto deserto!... Dicono che ci
+sia il mare. Com'e` il mare? Dovrebb'essere come l'anima... Com'e`
+l'anima?--Non aveva mai parlato ne` con una donna, ne` con un frate, ne`
+con un amico: e si sentiva rozzo, villano, cattivo, crudele,
+fortissimo, libero.... Con economia di parole si esprimeva:--Mi sento
+tormentato! Voglio odiare! E voglio amare!
+
+Il testamento di Oldrado era confitto nella memoria e nella volonta` di
+Ugo.--Vendicati! Si`, e poteva sorridere o sogghignare per la quarta
+volta: Adalberto stava sempre chiuso nel suo castello d'Auriate, forte
+d'uomini, e scaltrito dall'astrologo. Venisse il giorno in cui Ugo,
+battendo l'avello del padre colle calcagna spronate, potesse
+dirsi:--Mi ascoltate? Io non ho tempo d'ascoltar voi, se anche mi
+narraste le istorie del di la`!
+
+Venne il giorno, si`: quello in cui l'araldo bandi` doversi prestare
+l'omaggio al signore. Ugo stava ai piedi della chiesa nella sua
+_curte_: c'erano pure messer Ildebrandino, Baldo, Aginaldo, e tra gli
+scudieri Aimone. I cavalieri ascoltarono, diedero mano alle borsucce,
+poi se ne andarono: Ugo, tenendosi vicino Aimone; gli altri dietro,
+legati da nessun aperto discorso, pure tacitamente affratellati da un
+odio solo.
+
+Ugo disse allo scudiere:--Il meno che si sarebbe potuto fare?
+
+--Messere,--rispose questi--dargli a masticare la pergamena.
+
+--Ah! parli dell'araldo?
+
+--In quanto a messere...!
+
+--Ci abbiamo pensato!--attesto` Ugo: poi--Aimone, hai conosciuto
+Unfrido? Sai com'e` morto?
+
+--Vostro padre lo fece trascinare dall'istesso puledro morello. Ma
+perche` dite cosi`?
+
+--Per avvisare i traditori--Ugo disse ad alta voce.
+
+--Per Dio!
+
+Allora, udendo questo, Ildebrandino prese a camminare lesto, in modo
+da giungere a pari di Ugo, e aggiunse:--Per avvisare i traditori e i
+traditi.
+
+Ugo, il quale struggevasi nell'ardentissime battaglie dell'anima, e in
+quel momento piu` che mai sentiva amaro l'essersi ingozzata la vergogna
+di quel bando, udendo le parole d'Ildelbrandino e notandone il tono,
+fu li` li` per gridare ai cavalieri: --Qua la mano e giuriamo
+vendetta!--E sarebbe stato ascoltato. Egli conosceva Ildebrandino,
+come Ildebrandino conosceva lui: si salutavano cortesemente quando il
+raro caso portava che fossero insieme, ma ognuno pensava tra se`:--Se
+quel valente mi fosse allato!--e l'uno e l'altro nella sommessione al
+comune signore, trovava, anziche` una spinta ad amicarsi ed operare, un
+argomento penoso per starsi lontani, sospettando che quegli potesse
+dire di questi, e questi di quegli: --Perche` ha sopportata tuo
+padre?--Perche` hai sopportato, come un giumento, finora?--Adunque
+Ildebrandino fu soddisfatto di aver dato appicco a quella conoscenza
+che sperava doversi stringere e mutarsi nella sospirata congiura,
+giacche` di Ugo presagiva molto, sapendolo valoroso e bollente. Ed Ugo
+fu contentissimo di avere con sua volonta` eccitate quelle parole, buon
+indizio di tempra inflessibile.
+
+Si fecero l'uno appresso all'altro, e il loro esempio fu imitato dagli
+altri due baroni, messere Baldo e messere Aginaldo: quello un vecchio
+ringhioso e impaziente; questo un cavaliero poderoso, guerriero quando
+ci fossero petti da passare fuori, non importa se d'amici o di nemici,
+cacciatore di lupi audacissimo quando gli mancassero gli uomini.
+
+Si avvicinarono Ildebrandino ed Ugo, e siccome Aimone stette per porsi
+dietro ad essi, Ildebrandino, cogliendo l'occasione di piu` chiarire il
+suo animo e applicando il motto che ci si guadagna ad accarezzare il
+cane per il padrone:--Scudiero--disse:--avete capegli bianchi e
+l'essere invecchiato presso messere Oldrado so quanto valga.
+
+Ugo si drizzo` tutto, e trovo` di concludere cosi`:--O Aimone, imparerai
+ad aprire i portoni delle castella. Aimone, non farti scrupolo: quando
+portavi a mio padre la lancia pel combattimento ti facevi forse di
+dietro? Metti conto che il viaggio puo` essere lungo. Ma noi ci
+incamminiamo. Messere Ildebrandino?
+
+--Con la grazia d'Iddio--rispose questi.
+
+--E con la nostra volonta`.
+
+E i due cavalieri sporsero simultaneamente la destra e se la
+strinsero.
+
+Il giorno di Pasqua di Resurrezione gia` abbiamo veduto come Ugo abbia
+fatto e Ildebrandino risposto.
+
+I cavalieri eruppero dal castello d'Auriate, avviandosi dietro ad Ugo,
+e tale era la furia di voler la pugna che si udiva esclamare:--Messer
+Aginaldo, che dite?--Dico che vorra` essere ottimo giuoco!--Mandiamo i
+paggi per le armi!--Era tempo!--E i nostri montanari sono tutti pronti
+e vogliono le prede.--E quelli di Ugo!--Educati da Oldrado!--Orsu`!
+
+Ed Ugo gridava:--Ci vuole unione di consiglio.
+
+--Dove andiamo ora?--interrogava rabbiosamente Baldo.
+
+--Se ci attardiamo all'impresa siamo perduti!--gridavano gli altri.
+
+--Volete combattere oggi?--domandava Ugo.
+
+--Oggi!--Si`, si`, gli facciamo in tal guisa gli omaggi!--Oggi!
+
+--Messeri--disse Ugo:--e` giorno di Pasqua.
+
+Aginaldo che non lo ascoltava o non voleva ascoltarlo:--Liberiamo le
+nostre castella! Gli avi le tennero si` o no? Piu` bella giustizia non
+si sara` mai resa! Chi e` Adalberto? Chi siamo noi? Noi si` siamo i
+padroni dei nostri servi, ma noi non siamo servi ad alcuno: egli non
+puo` essere signore di gente libera.
+
+--Messeri,--ripeteva Ugo:--vogliamo esser leali!
+
+--C'e` tregua fino a che il sole va sotto! Dopo si possono squassare
+quante lance si vogliono--diceva Aginaldo.
+
+--Vero anche questo.
+
+--E poi che cosa e` il combattere? Conseguenza di una sfida che non si
+poteva fare? No, e` difesa--esclamava il Baldo.
+
+Qui parlarono di regole d'armi: gridarono, sempre camminando, per
+togliersi fuori dalla gittata degli archi saluzzesi, che potevano
+essere nascosti tra merlo e merlo o alle feritoie del castello.
+
+Alla fine Ugo concluse:--Cosi` non si fa alcuna cosa! Unione di
+consiglio e d'armi: per quella vuolsi che ognuno esponga recisamente:
+per questa che ognuno sappia di quali e quante forze puo` disporre. E
+per l'una e l'altra richiedesi obbedire a un capo.
+
+Tutti intesero benissimo: Ildebrandino e Aginaldo ardenti di
+entusiasmo:--Voi!--cominciarono a gridare:--Voi il capo! Sappiamo come
+avete incominciato! Pensiamo come volete finire!
+
+Egli, a vece di rivolgersi a loro, si volse a Dio, acclamando
+solennemente:--L'omaggio deve essere reso a Te solo. Noi non siamo
+torme di ribelli, perche` non erano torme di schiavi gli avi nostri ab
+antico! Dunque, cavalieri,--strinse Ugo:--dove ci riuniamo?
+
+--Dite voi.--Dite voi.
+
+--Piu` atto ad esplorare i movimenti che potesse fare il conte parmi il
+castello di messere Ildebrandino. Assentite, cavaliero?
+
+--Per la spada di Sichelmo mio! Quando, e' saranno venti anni, venne
+Guidaccio sul mio torrione, avevo tutti gli uomini appestati da un
+certo pellegrino che ospitai. "Suonate per me: i nostri figli, spero,
+ricorderanno questi squilli" dissi. Figli maschi non ho: io voglio
+rispondere, io stesso, e con me il mio Oberto!
+
+--Al castello d'Ildebrandino--disse Ugo.--Mezzogiorno e` ancora
+lontano. Messere Aginaldo, quanto impiegate dal vostro portone a
+quello di Ildebrandino su un buon corridore?
+
+--Io non ho cavalli grami--morse il cavaliero:--Con qualunque de' miei
+in due ore vi sono.
+
+--Dunque, messeri,--comando` il capo dell'impresa:--fra quattro ore a
+Rupemala.
+
+--Non ho cavalli grami!--inciocco` i denti Aginaldo.
+
+--Non dico questo: ne e` caso vi offendiate. Ad andare al vostro
+un'ora, a rassegnare le armi e i vassalli un'ora e mezza, un'altra e
+mezza dal vostro castello a Rupemala, o forse manco, perche` le vostre
+scuderie hanno tanta rinomanza quanto il vostro valore.--Cosi` fu
+contento anche messer Aginaldo.
+
+E si separarono.
+
+Primo a mettere il piede sul ponte di Rupemala fu Ugo. Aveva tanto
+osato e tanto ottenuto in quel giorno, che per ambizione audace,
+tentava di cancellarsi dalla mente la memoria del padre e della madre,
+lanciandosi colla fantasia in un combattimento vittorioso, per fare
+tutta sua la gloria dell'impresa. Quei fantasmi gli rubavano! E per
+Dio! suo l'ardimento, sua la valentia che gli aveva sottoposti
+spontanei anche i vecchi cavalieri, suo l'accorgimento, e suo
+l'esito... E se fosse rotta? Oh rotta no, no! Che vitupero!...
+
+Ugo entro` nel castello, perche` tosto al suo nome si aperse il portone:
+fu condotto in una sala d'armi, aspetto` poco, osservo` molto,
+computando quanti uomini si potessero arnesare subito con piastra e
+maglia, poi s'inchino` la` dove la porta si spalancava. Venne innanzi
+messer Ildebrandino coll'usbergo sopra l'abito di pelle: e con lui un
+bellissimo giovane di diciotto in diciannove anni, pallido,
+aggraziato, piu` atto, a giudicare dalla sua persona, a toccare il
+salterio che a reggere il lanciotto del signore, come voleva il suo
+ufficio, e questo appariva dagli sproni d'argento.
+
+--Oberto,--disse Idebrandino, prendendolo per un braccio:--questi e` il
+cavaliero Ugo, il quale ti fara` degno della sua stretta di mano quando
+tu avrai la fascia sull'armi.
+
+--Non me la faceste promettere?--Oberto interrogo` lo zio
+coraggiosamente. Si trovava di fronte a quell'Ugo che in un ultimo
+gioco l'aveva soperchiato in tre incontri! E quell'Ugo gia` aveva gli
+speroni d'oro! E lo zio, sperimentato cavaliero, s'inchinava a quel
+venuto del malanno!
+
+--Quando messere Ugo lo creda,--disse Ildebrandino.
+
+--Quando io la meriti!--interruppe Oberto.
+
+Ugo davvero incomincio` ad amarlo.
+
+Vennero i cavalieri, e furono presi gli accordi per la dimane
+Ildebrandino con Oberto sopraintenderebbe alle macchine guerresche:
+messer Aginaldo darebbe gli arcieri piu` abili, coi capitani Guelardo
+ed Irnando: Baldo vi unirebbe i suoi savoiardi con Aldigero e
+Ugonello, al cavaliero il comando dei cavalli di retroguardia: a
+Gisalberto il servizio di esplorazione notte e giorno co' suoi,
+Oddone, Eleardo capo dei saluzzesi armati di scuri: Ugo alla testa di
+venti valentissime lance regolerebbe le mosse di vanguardia e
+d'investimento: e via, e via: i castelli non istarebbero sguerniti: si
+lascerebbero armi ed avvisatori in ognuno di essi.
+
+Come voleva la cortesia delle usanze, i messeri furono convitati.
+Entrarono in una sala assai rozza, ma spaziosa, col tavolo fumante di
+mezzi capretti arrostiti, colle seggiolone coperte di pelli di lupi.
+Scinsero le spade, rumorosamente gittandole in un mucchio, allentarono
+le fibbie delle piastre e delle maglie, si lasciarono andare giu` sui
+panconi, pure nessuno mise le mani nel tagliere, perche` un posto, e il
+piu` eminente, rimaneva vuoto. Ne` attesero a lungo: si sollevo`
+l'usciale della sala, e un paggio, affacciando mezza persona,
+annunzio`:--Madonna Imilda.
+
+Apparve la figliuola di messer Ildebrandino e della morta Adelasia, di
+vaga persona e di animatissimo viso, in stretta gonna oscura, cinta su
+da uno scheggiale, e coperta il capo dai lati con un velo appuntato:
+s'avanzo` salutando i convitati, e, al cenno fattole dal padre,
+s'assise al suo posto. A destra aveva messer Ugo, a sinistra il suo
+parente Oberto.
+
+Ildebrandino cosi` la saluto`:--Valenti, udite: la figliuola mia sa
+assai bene di leuto e canta di Carlomagno e dei paladini: operate in
+modo che il suo strumento abbia una corda anche per voi; e la sua
+bocca una voce per le vostre imprese. Amabilissima figlia, abbiateci
+grazia!
+
+Di poi i convitati presero l'invito non da scherzo, come ai di` nostri,
+e se da quegli assalti alle vivande dovevasi trarre augurio per la
+domane, in verita` era buonissimo. La sola fanciulla non aveva tagliere
+dinnanzi e non partecipava all'allegrezza epulona: il che era
+richiesto dal suo decoro verginale.
+
+Ugo guardava... La smorta faccia di Oberto non era faccia che egli si
+potesse dipingere incorniciata di maglia, colla bocca che impreca ai
+nemici, col naso fiutante la polvere del combattimento, cogli occhi
+dai lustri audacissimi... Imilda, melanconica e dolcissima, aveva
+l'aureola dei biondi capegli, le labbra dischiuse al canto amoroso, le
+nari voluttuosamente ebbre come d'alito profumato, le pupille lente
+nel sopore placido delle visioni insidiose.
+
+Ugo guardava irresistibilmente. Il viso di Imilda gli pareva sfumasse
+nelle nebbie di un sogno. Che sogno? Oberto toccava il salterio: ella
+cantava le laudette religiose. No! no! Oberto riprendeva lo strumento
+e atteggiava la persona al mollissimo abbandono dell'amore.--Per
+l'inferno, spezzategli le corde!--Ugo con moto improvviso sorse, e si
+cinse la spada, poi ne morse gli elsi con potentissimo affetto.
+
+--Chi siete?--una e due volte domando` Imilda ad Ugo.
+
+--Sono il figlio di Guidinga.
+
+Imilda lo interrogo` con un lungo sguardo. Ed Ugo nuovamente
+pensando:--Com'e` il mare?--si rispose:--Dovrebb'esser come l'anima
+quando e` in tempesta! Come l'anima quando sorge il sole!
+
+E veramente per la prima volta sorrise....
+
+
+
+
+CAPITOLO V.
+
+
+L'indomani mattina Ugo era capo di un drappelletto di lance in
+vanguardia, moveva al castello di Adalberto, e cosi` parlava ad Aroldo,
+un capitano di Gisalberto, che gli era accosto:--Io vi dico che la
+sorpresa deve riuscire benissimo. Sentite: lo spione che inviammo cola`
+all'alba ne torno` dicendo essere il portone guardato bensi`, ma pure
+aperto per dare accesso ai carri che vanno e vengono da' vassalli per
+le provvisioni, perocche' il messere teme l'assedio. Dunque i pochi
+balestrieri di Aginaldo girano per di qua e si presentano sotto le
+torri, alla facciata secondaria; la` l'offesa, la` pure si concentrera`
+la difesa, e intanto non vorranno cessare i carri e le carrette di
+passare col necessario, tanto piu` che essendo debole l'investimento
+non dara` luogo a soverchie precauzioni. Si pensera`, state sicuro, al
+pericolo avvenire; quello della fame. Quando noi lance avremo il segno
+di sbucare dalla selvetta, di rovinare giu` al portone...
+
+--Sentite o non sentite?--l'interruppe Aroldo:--St, st. Fermate i
+cavalli. Sentite?
+
+--Per l'anima di Oldrado, se e` tromba! E i balestrieri non sono ancora
+a posto!--meraviglio` Ugo.
+
+S'udi` ancora uno squillo venire dalla banda del castello, ed ecco poco
+dopo, alla svolta della strada, di lontano, comparire un gruppo di
+cavalieri, coi pennoncelli spiegati.
+
+Ugo si drizzo` sulle staffe e disse a Aroldo:--Guardate che colori sono
+quelli.
+
+--Azzurro e bianco.
+
+--Colori amici. I pennoncelli d'Ildebrandino. Ma come...?
+
+--Tre cavalieri e due paggi da piede... cioe` tre cavalli e quattro
+cavalieri. Oh come ci sta a disagio quel messere! Su un animale due
+cavalcatori! Che quella fosse fuga?
+
+--Ma chi diede ordini cosi`? A chi si obbedisce? Suono` forse il mio
+trombetto?--e Ugo tormentavasi e gia` malediva i nomi degli altri
+capitani.
+
+Avvicinandosi la compagnia, poterono meglio vedere. Aroldo notava e
+riferiva:--Conosco il cavaliero: e` Oberto.
+
+--Oberto?--e Ugo diede una rabbiosa strappata di redini al cavallo:
+poi, per non farsi scorgere, accarezzo` la criniera dell'animale,
+dicendo:--Con questa furia atterreresti un portone!
+
+--E` Oberto con Bonifacio ed Eustachio.
+
+Venivano, venivano: erano a pochi passi: s'arrestarono. Oberto
+trionfalmente scosse la lancia, dicendo ad Ugo:--S'incomincia bene.
+Facciamo suonare la vittoria nostra dalla bocca del nemico! Bonifacio,
+mostrate che caccia si e` fatta.
+
+Il nominato salto` d'arcioni, e fece grandi sforzi per trascinare giu`
+dalla groppa del suo cavallo quel secondo cavalcatore, un uomo a
+sarcotta discinta, a capo scoperto, il quale colle braccia piegate
+dinnanzi si celava la faccia per vergogna, ed aveva al collo una
+tromba. E dalli e dalli, pesta e ricevi, a conti fatti, il prigioniero
+rotolo` giu` e fu messo tra due cavalli, intanto che Eustachio dal sacco
+della sella apparecchiava una fune gagliarda... Era Guidello l'araldo!
+
+--Messere,--disse, Oberto ad Ugo coll'aria di chi finalmente parla da
+pari a pari:--lo zio voleva ch'io mi rimanessi alla scorta degli
+artifici militari. I trabuchi e le manganelle li ho anch'io!--e
+diedesi a muovere le braccia, come se rotasse uno spadone.--Mettete i
+tardi e i vecchi alla guardia, i giovani alla battaglia! Dunque mi
+cacciai giu` al castello con due cavalieri, venni al ponte: il portone
+era spalancato, e mi spinsi dentro! Trovo l'araldo che voleva dare
+l'avviso dell'agguato: eh!
+
+Ugo non lo lascio` finire e` domando`:--Dov'e` vostro zio?
+
+--Dunque, Guidello lo afferro alla gola...
+
+--Andate da vostro zio e ditegli che, facendo come fate voi, non si
+guadagnano piu` gli speroni d'oro. Croce di Dio! chi diede ordini cosi`?
+A chi si obbedisce?
+
+Oberto sbuffo` tra i denti:--E messere Ildebrandino non sapeva e non
+doveva essere capo?--e in cuor suo diede tante bestemmie ad Ugo che a
+volersi questi redimere non bastavano le limosine di tutta cristianita`
+al santo sepolcro. L'irrequietudine dell'eta`, la baldanza di
+affrettare quel giorno in cui comandasse a vece d'Ildebrandino, la
+brama di cose nuove, l'inferiorita` sua in confronto di Ugo, erano
+dardi fitti nell'anima di Oberto. E l'amore! Messeri si`, l'amore per
+Imilda! E ad Imilda doveva comparire innanzi come uno scudiere
+frustato! allo zio come un traditore dell'impresa! ai duci come
+indegno di cavalleria! Oh messere Ugo! Ma Ildebrandino non sapeva e
+non doveva essere capo!
+
+--Conducete il prigioniero a Rupemala--aggiunse Ugo:--e fatelo
+guardare.
+
+Il quale Ugo, dopo che ebbe detto ad Aroldo e alle lance che lo
+seguivano:--Corriamo ad avvisare i balestrieri--stringendosi
+fieramente sul cavallo, alla tempesta della corsa per la montagna
+associo` una furia di pensieri giu` per il precipizio della gelosia. Se
+un indovino gli avesse detto:--Messere, c'e` una donna!--Ugo avrebbe
+risposto:--Quante tratte di corda vuoi per metterti a luogo la
+testaccia?--Eppure! Cosi` bolliva sordamente:--E dire, o giovinettino,
+ch'io ti facevo solo buono a toccare il salterio e a startene sul
+cuscino ai piedi del seggiolone! E mi giuochi di quelle imprese
+arrischiate! Rompi i comandi, ti cacci a dirotta sul terreno nemico,
+con due lance!... Eh se t'avessero chiuso dentro al castello e
+squartato come un traditore? Il tuo coraggio deve piacere! Con due
+lance? E non ti acconci ad ungere le ruote delle manganelle? Altro che
+leuto! Ma sei bello, e suonavi bene lo strumento e t'atteggiavi ai
+piedi del seggiolone! Morte dell'anima mia!--Fremeva Ugo, sentendosi
+addoppiare il cuore da un nuovo tormento:--Madonna Imilda ti guarda e
+canta al tuo suono.... Galoppa, galoppa, o mio morello: stringetemi a
+sangue, o maglie! Perche' non si combatte?... Che voglio dirmi? Che
+voglio scoprire in me? Ugo non deve saperlo!... Padre, Guidinga,
+supplicate voi ch'io sia ferito a morte! Suona, Aimone!... Ci sara`
+fragore, pugna, sangue, ma in me sempre una colpa, un rimorso, un
+tristo serpente!... Ugo non deve saperlo! O solo quando Ugo ne rida!
+
+L'audacia di Oberto danneggio` le operazioni militari divisate. I
+balestrieri, i quali con Guelardo s'incamminavano a disporsi, vedute
+le lance con Ugo che movevano verso di loro, credendo che quelle
+avessero dei nemici alle spalle, si diedero alla fuga, precedendole
+nella direzione che quelle avevano preso nel corso, e cosi`
+oltrepassarono la facciata secondaria del castello, poi, trovato il
+terreno scosceso, mutarono cammino e presero a salire la montagna per
+nascondersi nelle macchie, e per quanto le lance gridassero ad
+avvertire Guelardo di ritornare, continuarono scompigliati. Dal rumore
+delle trombe e dalla voce tremenda di Ugo avvisati gli arcieri di
+Adalberto, salirono sulle torri o incominciarono un formidabile
+saettamento.
+
+--E` cosi`!--diceva Ugo:--A chi dobbiamo gratitudine per questo
+cominciamento di pessimo augurio?--E fu contento di
+rispondersi:--Vituperato le mille volte quell'Oberto!
+
+
+
+
+CAPITOLO VI.
+
+
+Due di` dopo, di buonissima ora, era incominciato il combattimento
+sotto le mura di Adalberto. Si erano mandati innanzi i balestrieri, i
+valentissimi di messer Aginaldo, con Irnando, coll'ordine di
+principiare l'offesa su un lato per ingannare il nemico, facendogli su
+quello concentrare la difesa: poi venivano le torri e le macchine
+balistiche con robuste travi, e queste dovevano investire dai fianchi
+piu` deboli: poi cento saluzzesi, forniti di scale e armati di scuri,
+con Eleardo, i quali avevano comando di starsi appiattati nelle
+boscaglie per correre ad un segnale al ponte e al portone: poi i
+cavalli e i fanti: c'erano Ildebrandino con Oberto, Ugo, Aginaldo,
+Gisalberto, Baldo.
+
+Ildebrandino e Oberto stavano colle macchine da un lato verso la
+valle. Ugo dal lato seguente, in direzione del castello
+d'Ildebrandino, e con lui c'erano Gisalberto e Aginaldo. Baldo doveva
+guidare le lance e i fanti.
+
+Ugo, legato il cavallo a un troncone delle moltissime piante, tenevasi
+dietro ad una torre di legno, e badava a rotolare i massi che si
+spaccavano dalla montagna sotto la tempesta di certe azze montanare:
+li rotolava verso la maggiore petriera, e dava loro l'augurio:--Tu
+pari fatto apposta per piombare sull'elmo di Adalberto. Tu se colpisci
+come so io, vali tant'oro quanto pesi!--E via, e via, aiutava, piu`
+come fante, gli armati d'Ildebrandino, che come capitano della
+spedizione, faceva cuore ad essi:--Da valenti, assestate la trave,
+tirate la fune! Da valenti, giu`, giu`, giu`!--E il colpo partiva. Dopo
+messere levava il volto su ai battifredi, si toglieva l'elmo e lo
+buttava a terra, dicendo:--Sbalestrate anche questo, che` io non temo
+le frecciate!--rialzava la faccia e chiamava:--Vedeste? Piu` a dritta o
+piu` a mancina? Quando siamo a tempo! Voglio balzare con voi sul
+battuto! Dite, Aginaldo!
+
+E quelli dall'alto:--La muraglia cede. Dalle balestriere vien giu`
+l'inferno, ma i nostri arcieri non indietreggiano di un passo. Santa
+Maria! Seguitate! Su una torre e` sbucato Adalberto! Fate avanzare le
+macchine!--E gli armati che erano sul battifredo, si precipitarono giu`
+dalle interne scale di esso, perche` fosse piu` leggiero; e,
+attaccatigli cavalli dai lati, e dietro spinto da Ugo, Aginaldo,
+Gisalberto e da molti fanti, quello si avanzo`, tentennando
+maestosamente, fino a dieci passi dal fossato. Arrestatosi, gli armati
+s'incalzarono per salirlo, gridando:-Calate il ponte!--Era il ponte
+una lunghissima tavola, sostenuta da catenoni, la quale si abbassava,
+precisamente come i levatoi, a mettere in comunicazione la piattaforma
+del battifredo colle mura nemiche.
+
+--Calate il ponte!--gridavano ancora Gisalberto e Aginaldo, correndo
+sulle strette scale.
+
+--Maestro Sega, mettete i contrappesi!--comandava Ugo con poderosa
+voce:--Girate le ruote e tendete le corde!--Ma non vedeva il maestro.
+
+Gli armati nell'ardore dell'assalto udirono quel comando, e credendo
+fosse ubbidito, o, a meglio dire, fremendo unicamente per menare le
+mani, erano giunti all'alto. Aginaldo libero` un catenone, poi l'altro,
+ne` tenne la fune del ponte perche' abbassasse a poco a poco, ma lascio`
+andare. Gisalberto esultava:--Investiamo con impeto!
+
+Al basso Ugo ancora affannosamente minacciava:--I contrappesi o la
+dannazione eterna!--ed ecco ficcando intorno gli occhi, gli venne
+veduto il maestro orrendamente schiacciato nel terreno e dimezzato il
+corpo da una rotaia sanguinosa: una freccia gli era confitta al petto.
+
+--Cavalieri!--ebbe ancora cuore di urlare Ugo:--tenete i catenoni!--ma
+non aveva ancora detto, che ecco la torre barcollo` verso la fossa....
+Egli che si stava attaccato ai congegni delle ruote posteriori fu
+balzato a cinque passi sul terreno: la torre con fragore di ruina
+schianto` il ponte contro le mura nemiche, e precipito` nel fossato
+Gisalberto, Aginaldo e quanti armati v'aveva. Nel castello suonarono i
+pifferi a scorno e dalle feritoie i balestrieri levarono grida di
+vittoria... Si scosse Ugo, dolorosissimo, e ancora incerto di quanto
+era accaduto, ancora imprecava:--Maestro, v'hanno pagato per
+tradirci?--Si volse su un fianco e vide gli uomini che, abbandonate le
+petriere e le manganelle, accorrevano animosissimi, giungevano alla
+torre, vi s'arrampicavano come gatti, tentavano di unghiarsi alla
+muraglia: ma la muraglia restava troppo alta e non dava appicco;
+piovevano gli olii e la pece, guizzavano d'alto in basso le punte: e
+chi degli assalitori rifaceva il cammino: chi era incalzato: chi
+incontrato: e chi piombava nella fossa: e chi, avvinghiato al legname,
+si spenzolava!... Intanto sopraggiunsero i fanti e i cavalli che erano
+indietro.
+
+--Avanzate le manganelle! Se il ponte c'e`, per Dio! fate la
+breccia!--tuonava Ugo, tentando di rizzarsi dal terreno sul quale lo
+inchiodavano le doglie.
+
+Cominciarono poco piu` di dodici uomini, incontro alle frecce nemiche,
+a trascinare le macchine e a caricarle di sassi, e a porle da
+assestare i colpi. Presero a farle giuocare: un proietto percuoteva
+nelle mura, l'altro nella torre, sconquassandola e facendola sempre
+piu` piegare, e i nemici ridacchiavano e ululavano i troppo presti
+assalitori cosi` sfracellati dagli amici.
+
+Ugo, non sapendosi persuadere che fosse desto, cosi` com'era senza
+l'elmo, si tormento` fortemente la faccia, poi si rotolo` davanti a una
+pozza d'acqua, e in essa tuffo` il capo per averne refrigerio.
+
+Accorrevano in quella Oberto ed Ildebrandino, e venivano dall'altro
+lato del castello, investito dalle petriere e dai trabuchi, a portare
+la trista notizia che troppo deboli erano le macchine, nulla si era
+potuto fare, dalla porta deretana avevano dato il passo ad una banda
+di nemici, combattendoli si`, ma non sperdendoli. Tutti credevano che
+questa masnada fosse venuta alle spalle di Ugo per distruggere le
+torri di legno.
+
+Oberto incomincio` a meravigliare:--Come? Qui non ci sono i nemici?--e
+vedendo, alla lontana, Ugo disteso bocconi:--Messere,--disse allo
+zio:--e` morto!
+
+--Chi?
+
+--Ugo. Si storce nell'agonia. Guardate!
+
+Ildebrandino per dolore volse via la faccia esclamando:--Oh la liberta`
+delle nostre castella!--e vivamente:--Ma i nemici non sono venuti per
+di qua?
+
+--Tutto non e` perduto, messere. Fate lavorare le scuri al ponte!
+
+--Ugo e` morto!
+
+--Fate in vostro nome!
+
+E tutti e due galopparono oltre, per un pezzo, verso le macchie: ad un
+tratto ecco sul cammino loro incontro il trombetto di Ugo.
+
+--Che avete?--domando` Ildebrandino.
+
+--Lasciatemi, che` ho grandissima furia!
+
+--Che avete?
+
+--Devo parlare a lui!
+
+--Ugo e` morto! Mi riconoscete?
+
+--Morto?
+
+--Morto di punta--confermo` energicamente Oberto.
+
+--Santa Madre di Dio!--proruppe il trombetto:--Torno dall'inseguire un
+traditore accorso di lontano, che poco stette mi mettesse lo
+scompiglio nei saluzzesi! "Messere! dov'e` Ildebrandino?" gridava egli
+per farci abbandonare l'assalto: "L'ho difeso quanto ho potuto! ho
+difeso madonna! ma il castello d'Ildebrandino e` in mano dei nemici!"
+
+Oberto e lo zio furono li` li` per rovesciarlo d'arcioni.
+
+E quegli seguitava:--Ma dite! Il capitano e` morto?
+
+--Pensiamo ai vivi--rispose irosamente Oberto.
+
+Lamento` Ildebrandino:--Che si e` fatto da Aginaldo? Da Gisalberto?
+Baldo ancora aspetta coi cavalli! Che aspetta?
+
+In quella quattro uomini, gittando l'armi, venivano per la montagna,
+abbandonate le macchine e lasciati vilmente i compagni. Come videro i
+cavalieri e il trombetto Aimone, certo si sentirono a mal punto, il
+perche` due ad alta voce dissero a giustificazione:--Aginaldo e
+Gisalberto sono morti! Aldigero, Ugonello, Oddone, sono fuggiti alla
+valle!--e con artificio:--Voi che avete tromba, dove siete stato? Il
+capitano ci mando` in cerca di voi. Presto, suonate! ad avvisare i
+saluzzesi!--e si dispersero nel bosco.
+
+--Dio volesse che fosse come voi dite!--lamento` Aimone.
+
+--Pensiamo ai vivi--replico` Oberto con ambizione:--Due di` fa l'impresa
+fu cominciata da tale che aveva sproni d'argento!
+
+--E con quel tale io la compiro`!--comando` lo zio:--Vi faccio cavaliere
+d'arme! Voi sarete tanto valente che sbatterete la testa di Adalberto
+sul ponte di Rupemala a orrendo giuoco dei mastini!--e cosi`
+proclamando in atto di solenne promessa volse il capo nella direzione
+del suo castello. Una nube nerissima, a vortici rigurgitanti, dal
+sotto in su insanguinata da riflessi guizzanti, si levo` dal basso del
+monte, roteando nella valle.
+
+--Oberto!--grido` Ildebrandino, afferrando il nipote per un braccio si`
+fortemente che quasi lo fece staffeggiare:--E non diemmo le mazze sul
+capo al malaugurato! Guarda! La masnada era corsa la!
+
+Oberto guardo` e non riusci` che a dire:--E potemmo lasciare sola
+Imilda!
+
+Il trombetto si tocco` la spada, dicendo, come ad ammansarli col
+pensiero di vendetta:--E affermava dunque il vero quel traditore! Ma
+gli ho pagato l'ambasceria quanto valeva: tre stoccate sulla testa
+tanto vecchia e tanto pelata! E ancora parlava! "Ho difeso!" E voleva
+dirmi il suo nonme, e lo disse, ed io lo bandiro` per vitupero dei
+traditori: Federigo saluzzese.
+
+--Il mio fedelissimo servo!--urlo` lldebrandino: e Oberto spronava al
+suo castello.
+
+--Tu l'hai ucciso! Vitupero a te, figlio di bifolchi! Non conosci i
+forti e i fedeli?... Oberto! Oberto! attendimi al tuo fianco!... Tu
+l'hai ucciso? E tu mi tradisci?... Oberto! Oberto! Noi due soli? E i
+nemici quanti saranno? Ah! quelli cui diemmo il passo! E Federigo
+perche` lascio` Imilda? Forse che tutto era gia` perduto? Ma quelli che
+appiccarono il fuoco, non sono nemici di tutti! Dunque su tutti!...
+Suona la ritirata, o araldo, suona poi a raccolta e muoviamo al
+castello!... Oberto! Oberto! attendici! Saremo piu` di cento lance!...
+Suonate la ritirata, suonate, messer l'araldo! Suonate, per
+pieta`!--Cosi` finiva a supplicare il cavaliere, quasi impazzato, e
+pregava, alzando la mazza, e minacciava a mani giunte, e strappava le
+redini al cavallo per raggiungere Oberto e le strappava per accostarsi
+al trombetto.
+
+Aimone avrebbe le mille volte voluto una freccia a forargli le
+orecchie, piuttosto che quelle parole a straziargli l'anima, e
+chiamava il capitano che lo conducesse al furore di una zuffa,
+cosi`:--Messer Ugo! Ditemi che non e` morto! Perche` mi partii dal suo
+fianco? No, fu lui che mi mando` ad Eleardo! Messer Ugo!...
+
+--Suonate, la ritirata!
+
+E l'araldo dolorosissimo:--Oldrado non mi diede mai questo comando!
+
+--Dopo fate a raccolta!... Oberto! Oberto!
+
+--E se messer Ugo tornasse?
+
+--Anche la` al mio castello sono i nemici di tutti!
+
+Il trombetto si disse con risoluzione guerresca:--La voce del capitano
+e` la tromba: udite la voce--e squillo`, verso il monte.
+
+--Che segno e` questo?--domando` trepidante il cavaliere.
+
+--Quello che avvisa i saluzzesi di accorrere al portone!--disse
+superbamente l'araldo, e suono` verso la valle, e vide che dopo lo
+squillo si muoveva un drappelletto di cavalieri... Che? Un'insegna?
+Un'insegna quadra di comando. Fosse...?--Era l'insegna di` Ugo. Aimone
+stacco` la tromba dalle labbra e guardo`. Per una via Ugo veniva. E per
+un'altra Ildebrandino cacciavasi a rovinosa corsa dietro ad Oberto....
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Alla mattina di quel giorno, nel castello d'Ildebrandino, partiti i
+cavalieri, lasciandovi poca scorta, madonna Imilda era scesa nella
+cappella. Oh si` eh'ella aveva grandissimo bisogno di conforto!
+
+--O Signore, o Vergine santissima! Fate che il padre mio mi torni salvo
+dall'armi! Almeno il padre! Oh come vi prego! Tu che sei interceditrice
+potente, e tu che tutto ascolti!... Se ci fosse anche la madre mia a
+pregarvi! Come la vorrei accanto a me!--E Imilda piangeva
+dirottamente:--Ella m'avrebbe salvata da questo tumulto! Vedi, anch'io
+vorrei esser tra l'armi, per udire quel grido:--vittoria!... Vergine
+dolcissima, tu sorridi a me che piango? E tu che sei Dio hai voluto per
+immenso gaudio avere in eterno la madre! A me l'hai tolta! Salvatemi il
+padre, che mi protegga!... Che sarebbe d'Imilda deserta nel castello
+degli avi?... Deserta?... O Signore, per un'altra persona io ti prego,
+per Oberto... Oh ma sarei deserta senza padre, sola nei lunghissimi
+giorni dell'abbandono! Oberto, povero Oberto, da tre notti non ho piu`
+cucito la tua fascia... Qual tormento, quale dolcezza novissima in me!
+Tu non sai! E se sapessi!... Ma che ho fatto? Che ha detto? Perche' basta
+uno sguardo, una compassione, una lagrima?... Una vita infelice!--E
+Imilda fremeva tutta: e taceva, non osando nemmeno a se` stessa
+confessare il grido dell'anima combattuta: poi--A Oberto m'aveva
+promessa il padre: ed ero contenta, e sarei stata tranquilla... O
+Madonna, che voglio dirti? Che vuoi ascoltare? Non so... voglio...
+vorrei... devo, oh si` devo! come cristiana, pregarti per un altro
+cavaliero: devo, come nata da liberi castellani, pregarti per il capo
+dell'impresa! Egli ci rende tutto! Ed e` valente, e cortesissimo....
+Perche` sorridi, Vergine santissima? Non so, ma mi sorridi, come mai non
+facesti. Ah perche` anche tu lo scorgi benigna? E fai bene perche` mi fu
+detto ch'egli e` infelice. Io sento che e` infelicissimo! Non conobbe la
+mamma sua. Tu che sei la mamma di lassu` fagli conoscere almanco... una
+sorella del suo dolore! E fammi grazia: disponi si` che ci sia un'altra
+giovinetta, bella e religiosa piu` di me, la quale preghi per Oberto.
+Cosi` tu potrai esaudirla... Io sono... Io non so!.... Mi trovo
+irrequieta.... Ah tu sai ed esaudisci! Mi trovo tormentata! Amo messer
+Ugo! "Chi siete?" "Sono il figlio di Guidinga"... Ugo!
+
+Imilda era nella cappella da un pezzo e cosi` pregava, quando nella
+corte ecco un grido spaventato, e un altro! Imilda si fa in piedi
+tremante, corre sotto un finestrone aperto.--I nemici!--ascolta la
+voce del vecchio Federigo:--Salvate madonna!--ed ecco ancora:--Fuoco!
+fuoco!
+
+La vergine, come a luogo di rifugio, si butta ai piedi dello altare,
+scongiurando con fiero rimorso:--O Signore, salvate mio padre! Come vi
+ho pregato? E` il mio castigo dunque cosi` pronto?--ed ode ancora un
+rumore di pugna, e uno sbattersi fragoroso di porte, e un correre
+affrettato su nelle stanze, e voci diverse, e tra tutte una irosissima
+che comandava:--Balestrate fuoco nelle finestre!--e un'altra:--Se
+tutto arde che ci rimane di bottino?
+
+--Combattete!--gridava Federigo agli uomini del castello:--Giuratemi!
+
+Alla fantasia della fanciulla si presento` tutto il castello invaso da
+una turba di lupi e da un torrente di fuoco: e qua sotto alle scuri si
+sfasciavano gli usci: e qua si massacravano i servi: qua si sforzavano
+gli scrigni: dappertutto si portava ruina: e le fiamme divampavano piu`
+e piu`, alimentate dai cadaveri friggenti: e il fumo soffogava
+assalitori e assaliti. Chi precipitava dalle finestre: e chi dalle
+finestre entrava: chi si trascinava a morire sulla soglia, per avere
+fiato: chi impedito nella fuga o nella corsa di conquisto da qualche
+ferito pregante, gli faceva somma grazia o di una stoccata o di una
+maledizione... Venivano, venivano i furibondi! La camera del padre era
+deserta: lo scalone, il corritoio, lo stanzone dell'arme...--O
+Signore! la fanciulla se li imagino` al lume delle torce incendiarie
+nell'andito lunghissimo che conduceva alla cappella! Venivano,
+venivano!... Almanco le fossero gia` alle spalle, l'avessero gia`
+afferrata: ella si sarebbe trascinata all'altare, chiamando la
+Madonna! Ma oh come invece erano lenti e terribili! E che portava quel
+mostro? Dio! la non vedesse! Portava una testa sanguinosa!... O padre!
+O Ugo!...
+
+La povera vergine, esterrefatta dall'atrocissima visione, si rinverso`
+con abbandono ai piedi dell'altare.--Non sia vero!--Fu scossa. Di
+nuovo la voce:--Balestrate fuoco nelle finestre!--E un'altra:--Sulle
+vetriere c'e` su dipinta la croce: li` e` la cappella.--Ancora la
+prima:--Sconficcate le inferriate!
+
+Imilda non ascolto` piu`, ed aggrappandosi ai gradini, discinse le
+chiome, le scompose, con quelle si velo` il volto per pudicizia, poi
+ancora, ma piu` rassegnata, scongiuro`:--E se vuoi mandarmi la morte! fa
+che non sia vergognosa!
+
+In quella al di la` della porta del sacro luogo s'udirono due pedate
+affrettatissime e caute, e queste voci, diverse da quelle
+prime:--Capitano, qui c'e` la cappella. Gli ori e gli argenti sono
+nostri. Non fate chiasso. Io provvedero`--e fu chiusa la porta per di
+fuori e tolta la chiave.
+
+--Voi, Ingo, guarderete le finestre, e l'impresa avra` fruttato
+qualcosa, vi pare?--Dopo piu` nulla.
+
+Poi nella corte:--Oibo`! guardate dal porre mano sulle cose sacre! C'e`
+su scomunica di pontefici sommi. Via, dalle inferriate, marmaglia!
+
+Ma piu` poderosa gridava la voce:--Balestrate fuoco nelle finestre!
+dappertutto!
+
+Madonna Imilda per somma grazia della Vergine santa aveva perduto i
+sensi.
+
+Quando dopo un pezzo risenti` l'angoscia della vita, si trovo`
+avvinghiata fra le braccia di un cavaliero. Era suo padre? Era Oberto?
+Era un nemico?... Il primo pensiero che le si affaccio` fu questo
+tremendo:--Quanto castigo! Almeno Ugo sia morto nella pugna! Ugo
+tristissimo!
+
+La vergine spossata levo` la faccia... Oh si` l'angoscia della
+vita!--Sei tu!
+
+Era Ugo il cavaliero.
+
+La cappella ardeva tutta: la porta infiammata vedevasi parte
+cadente, parte squarciata, parte a terra. Al di la` ecco la voce
+d'Ildebrandino:--E` qui! E` salva! Oberto la tua sposa e` salva!--Con
+queste parole il vecchio credeva aggiungere maggiore gloria al
+fatto di Ugo: ed adempiva ad una promessa tra la sua donna morta e
+il morto padre di Oberto.
+
+Ugo lancio` uno sguardo alla porta, e parvegli vedere il volto di
+Oberto, lo vide, e parvegli che le fiamme gli fischiassero il pensiero
+di quello:--Imilda nelle braccia di Ugo!
+
+--Si`!--esulto`, come Lucifero, il cavaliero tormentato e tormentatore,
+in un minuto solo di trionfale passione e di vendetta! La salvata gli
+avvelenava la faccia coll'alito scottante, e la persona coll'abbandono
+delle membra, insidioso e annuente.
+
+Oberto mosse un passo, ma arretro` soffogato. A quel solo movimento di
+lui, Ugo addoppio` la stretta al corpo d'Imilda, e fu ventura ch'egli
+non inciampasse, ubbriacato dalla malia di quel peso: poi la spinse
+verso le fiamme, con atroce disegno....
+
+--Di qui passerete un giorno sposa!--lamento` Ugo.
+
+--Puo` essere la porta che conduca al paradiso o all'inferno!--susurro`
+Imilda.
+
+Oberto mosse un secondo passo.
+
+--Pieta`!--stridette Imilda.
+
+--Non sai morire?--tempesto` Ugo nell'anima, scaglio` a terra l'azza, e
+rise.
+
+E veramente per la prima volta sghignazzo`.
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Come Ugo era accorso nella cappella?
+
+Rifacciamo un po' di cammino, tornando al luogo della battaglia.
+Lasciammo Ugo, sbalestrato a terra, vicino alla pozza d'acqua,
+stordito ed ammaccato. Quand'egli ebbe levata la persona e guardato
+intorno nel bosco folto ed altissimo, vide fanti e cavalli fuggenti
+per ogni direzione. Non scorse pero` ne` Ildebrandino ne` Oberto che
+volavano a Rupemala per un cammino assai basso e nascosto. Il dolore
+dell'anima in Ugo la vinse sui dolori del corpo, perch'egli
+disperatissimo si diede per riannodare tutta quella gente
+scompigliata, ma invano. Gridavano in cento:--Oh quanti morti! Sara`
+gran ventura se domani avremo le gole salve dal capestro. Fummo
+traditi! Messer Baldo e Ildebrandino gia` lo dissero. Fummo traditi!
+
+--E chi il traditore?
+
+--Traditrice la poca esperienza degli anni in voi.
+
+--Morire domani? Oh non e` meglio cercare oggi un ultimo sforzo di
+vittoria e gloriosa vittoria?
+
+Ma i dispersi erano troppo spaurati dalla gravita` del fatto commesso e
+dai casi della mattina... Ugo gridava... A un tratto ode uno squillo
+di tromba.--Il segnale ai saluzzesi! Suono come questo non puo` uscire
+che dalla tromba di Aimone! Demonio! che suoni di la`, dall'altra vita?
+Non e` piu` tornato! E chi mi disse ch'e` morto?--sclama Ugo, e sorge sul
+suo cavallo e rizza l'insegna, e, mostrando la faccia audacissima e
+disarmata, chiama intorno a se tre o quattro lance accorrenti, Aroldo,
+Bonifacio, Eustachio, trova Aimone, muove alle macchie, scavalca,
+solleva i saluzzesi, e solo si precipita al castello.... Che? Nessuno
+vorrebbe credere, ma e` cosi`! il ponte levatoio calato. Ugo, strappata
+la scure a un tardo soldato e datagliela sul capo, si mette a lavorare
+contro il portone, con braccia poderosissime, tanto piu` quanto piu`
+dolorose. Accorrono a lui fanti. L'insidia tremenda! ad un tratto si
+scuotono i catenoni e il ponte si solleva. Ugo, perduto l'equilibrio,
+piomba all'indietro e per somma sua ventura, siccome non vi era
+sbarra, rotola nel fossato.
+
+I fanti volsero le spalle per fuggire, ma il legno inclinantesi
+all'insu` li fece sdrucciolare giu` al portone, ove tutti in un fascio
+si maledirono orrendamente schiacciati. Ugo si abbranca ad uno dei
+ritti che sostengono il ponte quando sia calato, e quivi, chiamando e
+richiamando, giunge a farsi porgere una lancia da Bonifacio. Appena in
+salvo alla riva, non trovando piu` il suo cavallo, stramazza d'arcione
+Aroldo, monta sull'animale di quello, comandando:--Sorprendiamo cogli
+arcieri dalla parte della valle! Aimone! Aimone! Dov'e` Aimone? Cercate
+di lui e dite che suoni a richiamare tutti i duci vicino a me!
+
+Bonifacio osserva:--E` troppo tardi! Qui tutto e` perduto!
+
+--E che? In tutti un impeto solo!
+
+--Baldo e Ildebrandino vi diranno....
+
+--Per Dio! obbediranno! Io solo sono il capo dell'impresa!
+Altissimamente lo grido alle castella, io, io! Aroldo, Bonifacio,
+Eustachio, non credevo di parlare con gente pari vostra!--Galoppa
+verso il terreno raso, ed alza la faccia... Vede un fumo sollevarsi di
+lontano.--Il forte d'Ildebrandino! Chi disse di lasciare sguernite le
+castella? O Gesu`!--e con spronate furiose Ugo lancia il cavallo... In
+quale direzione? Pareva che cento demoni strappassero il freno
+all'animale, perche` era tormentato innanzi, indietro, a destra, a
+sinistra, come una cosa pazza.--Qui tutto e` perduto!--ripeteva il
+cavaliero straziatissimo le parole di Bonifacio.--Ed io voglio
+vittoria!
+
+--Fugge il messere! Il capo dell'impresa!--fischiano dietro ad Ugo
+Bonifazio ed Eustachio: e poco dopo Baldo accorre dalla valle.
+
+Ugo lancia il cavallo cosi` da averne mozzo il respiro, lancia e
+smania! Eccolo al ponte di Ildebrandino: entra nel castello, balza
+d'arcioni gridando:--Io voglio combattere i nemici! Qui si raggruppera`
+una fortissima pugna! Suonate tutte le trombe! Tutti i duci vicino a
+me!
+
+Gli si presenta a terra un ferito, il quale, giungendo le mani:--Per
+amore della croce, abbiatemi misericordia!
+
+--Dov'e` madonna?--supplica Ugo:--Ah!... misericordia a me!
+
+--Non uccidetemi!
+
+--Dico di madonna! Madonna! I nemici!
+
+--Misericordia, gran barone! Il traditore e` quello che era all'uscio
+della cappella! Ho risparmiato anche il veleno per voi, gran barone!
+
+Ugo si caccia per le scale e nelle camere, trova nemici predatori e li
+combatte. Scompigliati, gli scarsi che avevano tentato la sorpresa,
+facile dacche` il castello era poco difeso, sono stretti a sgombrare,
+gridando:--E` qui Ugo con cento cavalli!--Ugo, giu` ancora per lo
+scalone, entra nei corridoi incendiati. Oh ecco! vede Ildebrandino ed
+Oberto. Incalza Ugo:--Ov'e` madonna?
+
+Quegli meraviglia spaventato:--I morti tornano!--E questi:--Ugo e`
+risuscitato per mia dannazione!--E tutti e due, facendosi segni di
+croce, si danno a fuggire, guardandosi alle spalle. Ugo dolorosamente
+li chiama e li richiama per tutti i santi: poi si mette dietro ad
+essi, corre, corre... E` nella corte ed inciampa. Lo stesso ferito
+geme:--Abbiate pieta`!--Il cavaliero guarda, e vede che quegli ha sul
+petto lo stemma di Adalberto, e sulla testa sanguinosa la tonsura di
+chierico.
+
+E quello:--Fate da cavaliero cristiano! Sono sul sagrato!--Era Ingo
+difatti sotto una finestra della cappella.
+
+Ugo, con subito pensiero religioso, esclama:--Voto una lampada
+d'oro alla Vergine di Saluzzo!--e facendo sgabello col corpo del
+ferito, s'aggrappa all'inferriata di una finestra aperta, si
+strascina su col petto, e ripete:--In luogo sacro voto due lampade
+d'oro!--D'improvviso una vampa guizza dal sotto in su ad
+infuocargli i capegli, e un globo di fumo gli soffoca il respiro...
+Riapre gli occhi: storce la bocca a ricevere aria dalla corte, fa
+per balzare... No, prima nell'ardentissimo strazio dell'anima
+raddoppia il voto alla Vergine del cielo:--Quattro lampade d'oro,
+per quel che ho falto! per quello che voglio fare!--e ficca gli
+occhi dolorosi nella cappella, cercando l'altare a cui drizzare la
+destra.... Imilda e` la` dentro arrovesciata ed immota!... Ugo balza
+a terra, strappa di sotto al corpo del ferito un'azza, precipita
+dove gli pare debba essere l'ingresso della cappella. L'uscio e` in
+fiamme! Lo squassa terribilmente. E` chiuso! Tempesta colla scure.
+
+A quell'indiavolare accorrono Ildebrandino ed Oberto. Essi avevano
+combattuto gli invasori, ma non avevano trovato Imilda per tutto il
+castello, ne' alcuna cosa saputa di lei. I servi e le ancelle crano
+stati uccisi: il povero Federigo piu` non tornava dal campo di certo.
+Accorrono dunque Ildebrandino e Oberto, sclamando:--E` proprio lui! Gii
+spiriti hanno braccia di nebbia. Questo no, per Dio!
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+Alla sera di quel medesimo giorno, narrano le cronache: Adalberto,
+andando nella sua camera e buttandosi armato sul letto, trovo` al
+capezzale la fascia che Oldrado aveva riportato nel gioco d'arme,
+vent'anni prima, e su quella c'era scritto il numero dei morti e dei
+feriti nemici.
+
+Narrano anche che quello sparviero presentato all'omaggio, sorgesse
+dalle ortiche fra cui fu gettato, e apparisse cogli artigli di ferro e
+col becco di ferro, vecchio, lontano, lontanissimo, su un monte, ma
+ancora pronto a spiccare il volo.
+
+Queste ciance furono scritte dall'eremita di Malandaggio, un veggente
+che la sapeva assai lunga!
+
+
+
+
+CAPITOLO VII.
+
+
+Morti Aginaldo e Gisalberto: abbandonate le macchine sul campo:
+lasciativi i cadaveri insepolti e i feriti inutilmente imploranti
+pieta` per lo strazio del Calvario: molti uffiziali fuggiti, e
+moltissimi soldati corrotti dall'oro e dalle promesse: incendiato il
+castello d'Ildebrandino: le cose rotolarono giu` con maledetta rapidita`
+di male.
+
+Ugo fu ad una voce accusato. Aveva mostrato certo ardimento in
+principio: ma quale esperienza in lui? I tempi per ricorrere all'armi
+non erano proprio quelli: bisognava aspettare, e Aginaldo gia` da
+cinque anni aveva fisso un pensiero d'impresa che doveva essere
+sicura, Aginaldo si`, sperimentato, risoluto, tenacissimo! Ma il
+vecchio aveva saputo aspettare, e ancora avrebbe aspettato, se la
+storia di quello sparviero stecchito sul cuscino nero non fosse venuta
+a metter le febbre in tutti i polsi. E poi Ugo era fuggito dal campo,
+lui proprio che aveva detto a Bonifacio:--Io solo sono il capo
+dell'impresa! Altissimamente lo grido alle castella, io,
+io!--Ildebrandino e Oberto bastavano soli a liberare Rupemala. Ugo che
+aveva fatto? Quante cose sconciate! Quante armi e quanti uomini
+perduti! Come aizzato Adalberto! Per Ugo anche l'impresa da farsi fra
+dieci anni da quella, l'impresa che doveva proprio riuscire, era
+guasta ed anche resa impossibile.--Ma perche` l'avevano ammirato, ed
+ubbidito e acclamato capo?
+
+Ugo dunque fu accusato: il castello di Aginaldo due notti dopo
+sorpreso dagli armati di Adalberto, i quali violarono la fierissima
+vedova rimasta e poi la serrarono in un monistero a fare penitenza:
+assediato il forte di Gisalberto che lasciava due figliuoletti ed
+unica guida un maestro d'armi: Baldo ringhio` che sapeva e doveva
+resistere da se`, che i suoi capegli bianchi` non aveva mai creduto gli
+avessero a dare la vergogna somma, e Baldo alzo` il ponte levatoio
+giurando di voler uccidere Adalberto e il traditore dell'impresa.
+
+Adalberto, _illustrissimo ed eccelso signore_, dalle torri del suo
+castello, con trombe militari, ai gentiluomini dell'_inclita signoria_
+pubblico` un bando con cui poneva prezzo d'oro sulla testa di Ugo,
+promettendo perdono a quello o a quelli dei soggetti che gliela
+recassero su un bacile vilissimo, nella chiesetta d'Auriate, senza
+scorta d'armi, con tonache di` penitenza e corda al collo. Cio` a
+commemorare l'omaggio reso tanto bene nel giorno di Pasqua di
+Resurrezione.
+
+Ed Ugo? Ugo, chiuso nel suo castello, ad occhi aperti sognava
+sempre di lanciarsi in una cappella ardente, come una fornace,
+sognava tutti i supplizi del corpo e dell'anima. Una donna
+strideva, brancolando, tra il fumo e le vampe: la cappella era
+lunga lunga, e piu` egli avanzava, piu` cresceva il lamento....
+Giungeva a lei, l'afferrava, l'alzava: ella chinava il capo sulla
+spalla, abbandonatissima: egli si sentiva legato alle gambe,
+inciampava, rompeva potenti lacci: ella supplicava:--Strappami da
+questo fuoco eterno!--E. da quel fuoco neppure egli poteva uscire.
+Crescevano gli strazi:--Strappami!--ella lo supplicava:--Pieta`!
+pieta` del mio tormento del cuore!--Ah! e` cosi` ch'ella domandava
+pieta`? Si! Ugo, che voleva abbandonarla alle fiamme, nulla piu`
+vedeva, nulla sentiva, sentiva solo un bacio rovente... un bacio di
+Imilda!--T'amo, t'amo, Imilda! In qual momento te lo dico! M'hai
+ascoltata? Sei viva? Chi ti strappo` a me? Io ti allentai le mie
+braccia? Non so quello che accadde! Ma tu non sei morta? Supplico
+Dio, no, no! Quale incertezza!--Ed Ugo, cosi` torturato, sentiva
+corrersi per tutte le fibre una potenza di nuova vita: e sorrideva!
+Allora ecco alla fantasia il padre, in un tratto, che rampognava
+orrendamente:--Perche` ti diedi speroni d'oro? Perche tu fossi
+vinto? Gia` troppo affanno fu nella famiglia di Oldrado per il
+serpente della donna! Guardati, Ugo, guardati!--Ed Ugo
+piangeva:--Padre, se ella e` viva ancora, come si tormenta! Io non
+posso odiarla!
+
+Allora Ugo vedeva l'acqua stagnante di un fossato, tutta sozza di
+sangue, putrefatta e fangosa: alla superficie venivano a scoppiare con
+flaccido gorgoglio e con lentissimi cerchi alcune bolle d'aria: sotto
+qualcosa si moveva all'insu`: ecco una testa coi capegli impegolati sul
+volto da una melma verdiccia. Che? si chinava salutando. Sulla nuca
+era aperta e scheggiata: si drizzava e boccheggiava, come quella di un
+ferito e di un annegato. Era messer Gisalberto! Quel morto affondava:
+qualcosa ancora si dondolava all'insu`. Messer Aginaldo quest'altro! E
+i due cavalieri a vece di pupille avevano un globo bavoso che colava,
+il naso pesto, alle labbra cascanti penzolate le irrequiete code dei
+vermi. E i due borbogliavano:--Traditore tu?--.... Ecco Manfredo e
+Bello, i figliuoletti di Gisalberto, affamati disperatamente nel
+pattume di un sotterraneo e disperatamente imprecanti:--Traditore!--E
+madonna Marzia, la vedova, sbattuta a terra da due sozzi ferocissimi,
+chiamava la Vergine, e si rannicchiava ululando:--Per te traditore!--E
+il vecchio Baldo si armava e ringhiava:--Muovero` al tuo castello!--Poi
+Ildebrandino e Oberto: Oberto era il dimonio della gelosia;
+lividissimo, furente, toglieva una ciotola ai cani, in quella sputava,
+e in quella poneva la testa di Ugo. Il conte d'Auriate
+ridacchiava....--Madonna di Saluzzo, voto dieci lampade
+d'oro!--gridava Ugo. Allora di nuovo ecco una cappella ardente, ecco
+una donna....
+
+--S'io non l'avessi veduta--gridava Ugo:--non l'avrei conosciuta, non
+sarei fuggito per lei! E chi e` lei? S'io non l'avessi conosciuta?
+Cavaliero che combatte senza pensiero di dama e` vulgare mercenario! Se
+io non l'avessi amata? Ma se era destino, se e` destino ch'ella
+riaccenda la vendetta! E la vendetta sara` atrocissima su tutti! S'io
+non fossi fuggito dal campo? Ma quelli che erano al suo castello non
+erano nemici, e non volevo io raggruppare la pugna decisiva?... Se non
+ci fosse stata lei! Ma se cosi` era, chi sarebbe ora dinnanzi alla mia
+fantasia orrenda a misurarmi nei deliri dell'affanno? Non la
+rabbuffata larva del padre! Non la oscena di Guidinga!... No, no,
+voglio vivere e vivere di guerra! Sono vinto, e ancora voglio
+sostenere il peso vituperante della vita! Sono disonorato, e non mi
+schianto per mia volonta` d'abbominio! Sono abbandonato da tutti, e
+voglio meditare fortissimi fatti! E impreco colla volutta` della sfida:
+"Dammi ancora maggiore tormento!"... Oh se non ci fosse stata lei!
+Ella mi supplica nel giorno, nella notte: "Vieni, cercami, fammi
+giurare, precipitati e vinci!" La voglio! La voglio mia fosse pure in
+mezzo ad un fuoco che per secoli non si spegna! Imilda, dimmi che sei
+viva! Ti supplico!
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+E Imilda? Ritorniamo a Rupemala.
+
+Imilda, in quel momento in cui Ugo aveva riso, senza piu` una coscienza
+al mondo, fu afferrata e salvata da Oberto, spinta fuori della
+cappella. Ildebrandino, a cui le vampe vividissime e sibilanti avevano
+impedito di vedere gli atti e di ascoltare i gemiti di quelle povere
+anime disperate, Ildebrandino abbraccio` Ugo, uscito lentamente dalle
+fiamme, e volle che Oberto l'abbracciasse, gridando:--Gran merce`!
+Nipote mio, questo e` un esempio!--Imilda fu trasportata in una camera
+e soccorsa. Ugo s'involo` dal portone: e nulla a Rupemala si seppe di
+lui.
+
+Il di` dopo, continuando l'incendio, per quanti sforzi si fossero usati
+a vincerlo, Ildebrandino decise risolutamente di resistere ad
+Adalberto, contendendogli mattone per mattone dell'irreparabile ruina:
+e disse ad Oberto:--Qui dobbiamo morire con esempio non unico certo
+nella nostra famiglia. Avesti gli sproni d'argento: dunque sii
+contento, e ricordati che la ubbidienza agli esperti e` grande virtu` di
+guerra.
+
+Oberto era tetro. E a quelle parole rise amaramente.
+
+--So che vuoi dirmi, Oberto. Ti paiono pochi gli sproni? Sii contento:
+non a tutti e` data l'audacia delle cose fortissime. Hai parlato con
+Imilda stamattina?
+
+--No.
+
+--No?
+
+--Ha domandato di me?
+
+--Si`: e ringrazia Iddio....
+
+--Ringrazi messer Ugo.
+
+--A tutte l'ore!
+
+--Dannato sia!--impreco` Oberto.
+
+--Come? Come? Quanto fu valente per noi! Si`!--affermo` Ildebrandino.
+
+--Per la impresa?--rise Oberto, invelenito: guardando lo zio con
+degnazione, quasi gli dicesse:--Mi accontentero` io dei vostri giudizi?
+
+--Oberto, l'hai veduto nelle fiamme?
+
+--Troppo ho veduto!
+
+--E per la impresa, tu dici? Ugo ha pugnato, come un forte, e l'amo!
+Ma Dio ci maledisse.
+
+--Perche` c'era lui!
+
+--Oberto, che hai? La tua ira mi piace! Contro chi?--si accese
+Ildebrandino.
+
+--Contro di voi--ardi` Oberto.
+
+--Ti sono amare queste parole?
+
+--Zio!--rispose Oberto ad un tratto:--Voglio sposare Imilda, anche
+oggi!
+
+--Quando Ildebrandino consenta--rimprovero` lo zio. Allora Oberto con
+astio e con ironia:--Ah volete combattere voi? Ugo sara` con noi?--E,
+meditando una offesa verso Ildebrandino e una vendetta contro Ugo,
+domando` tra se` stesso:--Venti anni fa, quando Adalberto mosse qui,
+come combatte` lo zio?... Che gloria!... E voi, messer Ugo, perche`
+avete spezzato l'uscio della cappella sacra? Era meglio che Imilda
+morisse, la`, sola! Volete ch'io parli al vescovo di Saluzzo?--E
+Oberto, dopo un silenzio beffardo collo zio, si espresse cosi`:--Fate
+che, morendo voi, io abbia un castello, o la memoria di un castello: e
+voi le esequie da cristiano.
+
+--Duri la guerra un mese, duri un anno!--rispose Ildebrandino, offeso
+piu` che mai e piu` che mai dignitoso:--Perche` mio nipote parla cosi`?
+Ch'io non sappia combattere? Ch'io non conosca i valenti? Ebbene,
+senza messer Ugo io sfidero` Adalberto.
+
+Oberto fu contento.
+
+--Senza Ugo, si`: e mio nipote ascolti:--Ildebrandino ando` al fondo di
+torre dove sapeva che era stato chiuso Guidello: lo trovo` rabbioso di
+fame, lo trasse su, lo fece rifocillare, poi lo accommiato` cosi`:--Va,
+araldo del malanno, tromba di vergogna. Io ti lascio e ti comando
+questo: torna al tuo signore e digli che con Ildebrandino c'e` Oberto.
+Digli che Oberto vuole un castello per se` e per i suoi: il castello
+puo` essere quello di Adalberto. Madonna Marzia, Manfredo e Bello
+domandano vendetta. Che pensi Baldo non so: so che i vili e i
+traditori non sono piu` sotto il suo tetto. Io ti lascio e ti ho
+comandato.
+
+E Ildebrandino e Oberto s'apparecchiarono a disperatissima difesa e a
+furioso conquisto. Oberto un giorno disse:--Zio, lasciate ch'io vada a
+domandar benedizione al vescovo di Saluzzo.
+
+Ildebrandino crollo` la testa: ma Oberto volle proprio uscire dal
+castello. Tornato di li` a poco tempo, con volto soddisfattissimo,
+domando`:--Ov'e` madonna Imilda?--come se dicesse:--La _mia_! Voglio
+sposarla oggi, col piacere suo e con quello di Ugo!
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Madonna Imilda non era piu` con Ildebrandino. Questi, per toglierla dai
+pericoli dell'armi, l'aveva segretamente affidata alla custodia dei
+figliuoli del povero Federigo e della vecchia Agnese, e fatta partire
+per una casetta di boscaiuoli, lontano, su una delle montagne, che,
+con quelle su cui sorgevano le castella dei cavalieri e del signore
+Adalberto, formava il contrafforte che si spicca dal Monviso. Questo
+contrafforte coll'altro staccatosi dal monte Meidassa chiude la valle
+ove nasce il Po: al di qua la valle di Varaita, di la` quella del
+Pelice, all'apertura Saluzzo.
+
+La` su stette madonna Imilda, un giorno, e due, e tre... Le diceva la
+vecchia Agnese:--Madonna, oggi si combatte. Preghiamo.
+
+Imilda rispondeva:--C'e` un cavaliero che vince sempre e tutto.
+
+Alla sera venivano sulla montagna i figliuoli di Agnese a portare le
+nuove: e le donne domandavano:--Nessuno sa niente? che Imilda e` qui?
+
+--Nessuno.
+
+--E quel cavaliero?
+
+I boscaiuoli intendevano di Oberto e rispondevano:--Coll'usbergo e` un
+san Giorgio. Ma sa niente!
+
+Oh come pregava Imilda in tutti i momenti!--Madonna del cielo, non
+dovevi mandarmelo! Sarei morta su i tuoi gradini e tu mi avresti dato
+il paradiso! Non avrei conosciuto l'inferno in questa vita! Amare come
+amo io! Come volle Dio che amassi!... E non so nulla di lui! E non oso
+domandare di piu`.... Ma e` questo l'amore?... E che mi disse egli
+perch'io abbia diritto ad amarlo? Che fece! Vinse il fuoco!... E che
+era morire a confronto di questo vivere? Ugo, Ugo cavaliero, Ugo
+infelicissimo! Perche` non vieni? Forse che t'hanno ucciso? Forse che
+m'hai dimenticata?... Ucciso!... Chi puo` avere alzato la mano su di
+te?... L'anima mia non sa combattere l'incertezza tremenda! Cosi`
+disse: "Sono il figlio di Guidinga!" E chi era Guidinga?
+Un'innamorata? Ma ella forse fu un angiolo. Io sono condannata in
+questa vita e nell'altra.! L'amore comincio` tra le fiamme, e tra le
+fiamme inestinguibili sara` eterno tormento!... Pieta`, madre dei
+pentiti: io non so quello che dico! E tu m'avresti dato il paradiso!
+Ma se gia` mi hai condannata, questo e` troppo strazio: e lo spezzarmi
+cosi` e` indegno di te che tutto puoi. Puoi volere anche in me la
+bestemmia.... Non sono io che parlo: e` Ugo in me! No, no, Ugo sarebbe
+perduto, ed io voglio invece la sua eterna salvazione! Non e` Ugo, ti
+giuro, ti scongiuro! E` il cuore straziato!
+
+E la vergine una sera si fece raccontare da Agnese i casi di Guidinga.
+E Agnese concludeva:--Dite, se la conobbi! Come conosco voi. Giusto,
+come voi, la piangeva sempre quando il suo Adalberto era lontano. Voi
+perche` piangete?
+
+--Ho paura!--rispondeva Imilda.
+
+--Conoscete la fantasma fiammante di bianco?
+
+--La _madonna perduta_?
+
+--E` l'anima di Guidinga fino al di` del giudizio.
+
+--E` cosi` disperato l'amore! Chi ci resiste?--lamentava Imilda.--Come
+reggero` al rimanermi quassu`?
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Ugo da quattro giorni, sempre chiuso nel suo castello, si combatteva
+atrocemente.
+
+E cosi`:--Ildebrandino ed Oberto ieri vinsero. I servi prigionieri nel
+castello di Aginaldo l'altra notte uccisero il capitano di Adalberto.
+Baldo con Manfredo e Bello s'apparecchia a muovere qui per guadagnare
+la taglia.... E tu che fai, Ugo? Tu capo dell'impresa, tu redentore,
+tu giovanissimo conte!... Se Dio ci faceva vincere! se i morti di la`
+avessero supplicato coll'ardore delle fiamme! E tu hai pensato ad
+essi? Oh i morti ora si levano ferocemente ad imprecarti! E la viva
+sorride!... Il padre gia` dalla culla ti condannava alla vergogna e al
+furore, e tu che avresti dovuto maledire la donna, tu per la donna sei
+maledetto!... Temi la taglia? Ma che vale la tua testa? Vale oro, non
+onore. Temi la morte? Ma che vale la tua vita? Fu gia` carica d'onte.
+Speri la vittoria? Speri l'amore? C'e` la morte! Oh questo si` ch'e`
+strazio ineffabile! E anch'io supplico: "Pieta`!" come supplico` Imilda.
+Pieta` della mia vita! Ecco la vilissima preghiera! Preghiera di
+donna!... Si`, ti sogno ancora nella cappella avvampante: giungo a te,
+ti stringo: e tu chini il capo sulla mia spalla, ed io ti dico: "Ti
+odio!" Ecco l'anima mia, ecco il mio dovere!... Che faccio ora? Io che
+mi sento la forza e la ruina dei turbini. Io che voglio uccidere, e
+crollare le torri, e sghignazzare fra il suono di cento trombe, e
+morire pur che Dio mi ascolti!... Dio non ascolta mai!... E` cosi` muto
+il sepolcro del padre! E` cosi` trista l'ironia del nulla!... Voglio
+vita, vita strapotente, ed ogni vita e` in queste parole: "Ti odio!
+Femmina, ti odio!" O viva, o morta, sii detestata!
+
+
+
+
+CAPITOLO VIII
+
+
+Una sera (la quinta dal giorno della rotta) Ugo era nella sua cappella
+parata a lutto, da tre ore cogli occhi fitti nella croce, colle membra
+invase da una febbre crudelissima.
+
+Finiva appunto di parlarsi cosi`:--Il martirio m'ha addoppiato!
+Finalmente! Stanotte istessa vedranno i miei nemici chi e` Ugo, quando
+vuole e dev'essere il figlio di Oldrado!--Ed ecco ad un tratto, nello
+spessore delle pareti, come un rumore di ferri scossi e di ruote
+scorrenti: certo indizio che si calava al di fuori il ponte levatoio,
+senza squillo di corno e senza parola data e ricambiata. Che era mai?
+
+Ugo si acciglio`: pure continuando ne' suoi pensieri:--Non e` giorno di
+sabato, ne` ora da tregenda.... Giuoco d'imaginazione, via!... Chiamero`
+Bonello: ch'egli faccia apparecchiare gli uomini, e, questa notte
+istessa vedranno i miei nemici! Ugo ama ed odia una cosa sola: la sua
+spada!--e se la cerco` al fianco, e non avendola, si morse le labbra.
+Impazientissimo ando` verso la porta: ed ecco si abbatte` con Bonello
+che veniva innanzi lentamente e colle mani nascoste dietro le reni.
+
+--Messere,--disse Bonello:--siete disarmato?
+
+--Debbo temere i traditori nel mio castello?--rispose fieramente Ugo,
+e comando`:--Bonello, fate alzare subito il ponte.
+
+--Ah voi sapete?--e lo scudiero s'avanzava strisciando sulla parete
+che la lampadetta dell'altare lasciava al buio, e vedendo sull'altra
+l'ombra della sua persona barcollare gigante, continuava:--Sapete:
+tante cose le paiono, ma non sono?
+
+--Come a dire?
+
+--Io fui sempre sicuro e fedele.
+
+--Bonello!
+
+--Ma sapete quanto vale la vostra testa? Oggi fu triplicato il prezzo.
+E voi sapete com'io sia povero diavolo, ad onta dei servigi che ho
+fatto ad Oldrado.
+
+--Tu! tu ami l'oro! Bonello, questo e` castigo d'Iddio! Tu puoi! Ma io
+ti risparmio il delitto! Ti amo` messer Oldrado!--ed Ugo diedesi a
+chiamare:--Aimone! Aimone!
+
+--E` inutile, messere. Ho preveduto, e` spacciato, e non risponde piu`.
+
+--Io non consento, Bonello, che tu perda l'anima in modo cosi` vile! A
+me!--e prima che Bonello si muovesse di un passo, Ugo tolse un
+candelliere dall'altare e lo roto` come una mazza:--Potrei ucciderti!
+Ma nemmanco voglio!--e lo balestro` sul pavimento.
+
+--Messere, colla taglia che avete sul capo c'e` tanto da pagare tutti
+gli uomini del castello. Avete pensato? Noi abbiamo pensato.
+
+--Bonello! m'ammazzi un ribaldo anche pagato da te, ma tu no, no!
+
+E Bonello, come preso da un rimorso:--Ho giurato a messer Adalberto!
+
+--Morire cosi`? Voglio vivere per combattere! Scellerato!--ruggi` il
+cavaliere, e con un lancio balzo` all'uscio della cappella, e
+furiosamente prese giu` per il corritoio:--In questa chiesetta dunque
+cosi` mi si pagherebbe il tradimento di Oldrado!
+
+L'altro sempre a cinque passi gli era dietro bestemmiando:--Ho
+giurato!
+
+Ugo venne nella corte. Tutto era buio, e poco manco` non inciampasse e
+fosse trucidato. L'unico luogo che fosse illuminato da una fiaccola
+era l'androne della porta: Ugo vi si diresse, cogli occhi invano
+cercando un'arma qualunque: vide aperto il portone e calato il ponte,
+come era stato fatto per preparare la fuga a Bonello nel caso di colpo
+fallito, o per preparare il peggio. Ad un camerotto si affacciarono
+gridando dieci o dodici uomini, e minacciando. Ugo ne atterro` due in
+un baleno, ma, mentre stava per strappare loro la spada, eccogli
+vicinissimo quel grido di condanna:--Ho giurato!--Ugo, abbrividendo,
+si scaglio` contro Bonello, e in un fascio tutt'e due stramazzarono sul
+ponte, e ruzzolarono innanzi sette od otto passi, si` che dalla tavola
+di legno vennero al ciglione del fossato. Bonello tentava di adoperare
+il pugnale, ma sotto la stretta del signore non poteva: la lotta
+divenne accanita per le percosse menate alla cieca. Alla fine Ugo
+abbranco` il pugnale. Bonello si svincolo`, sorse, e prese a fuggire giu`
+da una stradetta. Ugo corse, corse, giu`, a fiaccacollo per balze, giu`,
+perdette la traccia dell'altro, precipito`, e cadde rotoloni.... Non
+ascolto` piu`.... Quando si drizzo` gridando:--Voglio tornare al mio
+castello!--ascolto` dietro, all'insu`, gia`, lontano, queste grida
+ubriache:--Viva messer Adalberto!--Ugo si rivolse e vide moltissime
+fiaccole che giravano intorno alle sue mura e sparivano a poco a poco
+entrando nel portone.--Adalberto e` padrone del mio castello!... Il
+tradimento era preparato!--disse Ugo, ed impreco`:--Che mi resta? Il
+mio odio e il mio amore!--e a vece di scheggiare la testa contro un
+masso per finire il martirio, l'alzo` superbissima al cielo.
+
+Due o tre fiaccole venivano giu` dalla porta verso la stradetta, e una
+voce gridava:--Bonello! Bonello!--e poi:--Si accresce la taglia di due
+mucchietti d'oro.... O vivo messer Ugo o morto....
+
+Ugo scese senza una direzione per la valle, nella notte oscurissima,
+poi s'arrampico` ad un monte, sempre alla cieca, percuotendosi nelle
+piante, molte volte cadendo, affondando, squarciandosi i piedi e
+legando le gambe nei rovai, e spiando cogli occhi intentissimi,
+coll'odorato, colle mani....
+
+Cammino`, cammino`. Ad un tratto gli parve che qualcuno parlasse di
+lontano. Egli si protese a terra, ficco` gli occhi nella tenebra, e
+scorse tra il nero degli abeti una striscia piu` chiara che montava,
+montava, si perdeva: era una stradetta. Dio sa per dove! Ugo nulla
+conosceva. Concentro` tutta l'anima nel senso dell'orecchio: capi` che
+due uomini armati venivano su parlando tra loro.
+
+Ugo incomincio` ad afferrare queste sole parole:--.... quello che dite
+voi e` un cavaliere valoroso. Ma l'altro e` da sgozzare.
+
+Avvicinandosi i due interlocutori, Ugo rattenne il fiato: e senti`
+distintamente il colloquio: ed eccolo:
+
+--Chi disse che Ugo era morto per ferro, chi per sasso. E compare a
+menar cosi` la scure, rompendo l'uscio della cappella, una cosa sacra.
+
+--Perdono d'Iddio!
+
+Ugo, per tacere, si caccio` un pugno in bocca.
+
+Diceva l'uno:--Adesso c'e` su scomunica per tutti. Ohe, non ditelo,
+fratello, a mamma Agnese, se no ci troviamo giuntati anche di quel po'
+di cena, dopo una giornata d'arme come questa.
+
+E l'altro:--Messer Oberto non parlo` con noi? Si e` spento l'incendio,
+per grazia della Vergine: percio` fu pubblicato un bando dal duomo di
+Saluzzo: con cui Ugo e` scomunicato, sette volte sette, noi solo
+una.... ed e` di troppo! Ma lodiamo Dio! sara` levato il peso dell'anime
+nostre solo quando madonna potra` sposare un cristiano leale che paghi
+il papa.
+
+--Dicono d'Oberto.
+
+Ugo quasi si sganghero` le mascelle.
+
+Continuava l'uno:--Ed ha di gia` fatto sacramento al vescovo messer
+Oberto. Hai veduto la croce sulla pergamena?
+
+Diceva l'altro:--Oberto e` un cavaliero valoroso.
+
+E i due si allontanavano. Ugo guardava ed ascoltava. Solo tenebra e
+silenzio. Ugo fece per alzarsi e seguire i due uomini, ma non pote`!
+Cosi` disteso a terra com'era, si cerco` alle reni il pugnale per
+appuntarselo al petto e poi pregare con religiosi e suicidi
+contorcimenti: l'atto della supplicazione, credeva, avrebbe celato a
+Dio il delitto. Non trovo` l'arma: allora disse:--E` volere del cielo
+ch'io non muoia cosi` orrendo!--e pote` rizzarsi, e salire la
+montagna.--O Signore--scongiurava:--fammi capitare a Malandaggio! C'e`
+un buon romito nella grotta.... Ch'egli mi ribattezzi coll'acqua del
+Chiusone!... Nella valle giu`.... c'e`.... Imilda.... Imilda!... E
+voglio fuggirla!... Su, su, su, t'arrampica!... Imilda!--e
+vaneggiando:--Su, su!... E` pur triste la strada al paradiso!... Sulla
+cima m'attende la morte!...
+
+L'eremita era lontanissimo, oltre la valle del Pelice, nella valle del
+Chiusone, sul Malandaggio, tra le Porte e il Villaro.
+
+In questi pensieri, smarrita ogni traccia di sentiero, erro` tutta la
+notte....
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+Torniamo a Rupemala.
+
+Oberto e Ildebrandino erano divenuti nemici, come si vide, e i
+nemici in casa sono peggiori di quelli coll'armi alla mano.
+Ildebrandino pensava:--L'ho colmato di benefizi, come se fosse mio
+figlio, e speravo tanto d'Oberto! L'avevo bene cresciuto! "Voglio
+Imilda!" Dopo ch'io gliela avevo concessa' Non doveva, non poteva
+dire cosi`.... Ma v'e` un'offesa maggiore!--Si`, Ildebrandino aveva
+udito amarissimamente rinfacciarsi la sua mala fortuna di un tempo,
+e fu trafitto da quel dubbio villano: "Fate che, morendo voi, io
+abbia un castello o la memoria...." E che aveva soggiunto Oberto?
+Le esequie? Ildebrandino aveva capegli grigi: penso` e ripenso`, e si
+senti` come maledetto.... Quel giorno in cui Oberto torno` da Saluzzo
+chiedendo d'Imilda, Ildebrandino rispose:--E` _mia_ figlia!--e
+veramente provo` addoppiato l'amore per lei, gia` lontana, ma sicura.
+Oberta domando` a tutti per sapere qualcosa, ma invano. Allora lodo`
+lo zio, finse di volersi pacificare con lui, forse per acconciargli
+piu` traditora una certa sorpresa che meditava pel dimane, esci` con
+lui a cavallo per vedere dove fossero appiattati i nemici; si
+rappattumarono un poco, ma sulle loro labbra c'era sempre un'ironia
+velenosa, sempre quell'espressione--Lascia fare a me--che si
+mostrava piu` e piu`, quand'essi volevano ricacciarla.
+
+All'indomani entro` un frate nel castello e parlo` con Oberto, perche` lo
+zio era uscito coi balestrieri ad apparecchiare una offesa contro
+Adalberto, che continuamente faceva scorrazzare della cavalleria.
+Oberto parve assai dimesso, ricevette un rotolo di pergamena dal
+frate, e lo accommiato`:--Che messere il vescovo ne faccia grazia!
+Speriamo nella Vergine di Saluzzo. Si`, faro` ancora limosina al
+convento, copiosissima....--Poi tra se`:--Se il papa mi sapesse dire
+dov'e` Imilda?
+
+Ad Ildebrandino nulla fu detto. E quel giorno il cavaliero volle
+combattere, combatte` fino a sera, cesso`, e, meditando una certa
+impresa per la notte, torno` al suo castello, e sembro` riconciliato con
+Oberto, perche` questi gli fu allato sempre, come un prode.
+Ildebrandino, cogliendo il momento che Oberto non vedesse, chiamo` a
+se`, in una torre, i figli del vecchio Federigo e di Agnese, e loro
+disse:--Ritornate su alla montagna e portatemi per domani le nuove di
+Imilda.
+
+Oberto che era nella corte, da un pezzo meditabondo, vedendo partire i
+due fratelli, credette che si recassero dai vassalli cogli ordini per
+la notte: domando` loro:--Dove andate?
+
+E quelli:--Dove vuole messere.
+
+--Vuole lui? Non sempre si e` obbligati a obbedire noi--istigo`
+Oberto:--Vuole?
+
+--Come?
+
+Oberto mostro` loro la pergamena che aveva in petto, parlo`
+sommessamente, rivelando una gran cosa accaduta, e concludendo:--Siete
+sciolti da ogni giuramento verso lo zio. Obbedite a me che posso
+salvar tutti! Ditelo ai soldati. Io voglio comandare a tutti loro, se
+ad essi preme il nome di cristiani e la salute dell'anima.
+
+--Che mistero!--disse uno dei fratelli, avviandosi.
+
+E l'altro:--Non ditelo a mamma Agnese. E se stanotte il dimonio ci
+gioca!--e fece l'atto di segnarsi colla croce, ma si arresto`
+lamentando:--Non si puo` piu`, e mi trema la mano!
+
+--Che cosa! Quando gli altri la sapranno!
+
+I due uscirono dalla porticella di soccorso, e s'incamminarono, taciti
+e compunti, alla montagna: e furono proprio quegli armati che Ugo
+ascolto` con tanto amore.
+
+Quella sera, appena Oberto vide Ildebrandino:--Zio--gli disse:--Ho da
+parlarvi e da senno.
+
+--Senti chi vuol parlare da senno!--interruppe lo zio, egli stesso
+suonando un corno:--Dobbiamo fare una sorpresa, devo farla. So che una
+congrega di demonii deve passare non lontano di qui, colle fiaccole,
+per tentare un tradimento al castello di Ugo, so.... Che hai? Orvia,
+parla.
+
+Oberto voleva che maggiore solennita` accompagnasse la rivelazione che
+aveva a fare, percio` si morse la lingua, dicendo:--A tempo migliore
+parleremo. L'auguro per me e per voi.
+
+Uscirono, trovarono i nemici e combatterono: nullameno i traditori
+proseguirono il loro viaggio. Ildebrandino guadagno` una ferita alla
+gola, leggera, lo credette, una graffiatura, ma con un certo
+bruciore.... Oberto penso`:--Quella proprio che ci voleva per tenermelo
+quieto--accompagno` lo zio al castello, lo sdraio` sul suo letto e lo
+guardo`. Quegli si smarriva negli occhi, borbogliava sordamente,
+dicendo:--Niente!--e cominciava pero` a contorcersi.
+
+--Messer Ildebrandino,--prese a dire il nipote:--debbo annunziarvi che
+il vescovo di Saluzzo.... Non mi ascoltate?
+
+Non lo ascoltava davvero.
+
+--Debbo annunziarvi che il vescovo di Saluzzo.... Svegliatevi!... Ma,
+ma, zio! Che avete?... Non posso pregare per voi, mi spiace....
+Svegliatevi! Ah, ma com'e` questa scalfittura? Che ei si vada
+addormentando come un ghiro?... Zio, ditemi, ov'e` Imilda?--fini` per
+comandare:--Ditemi!
+
+Ildebrandino era assopito: la ferita, d'arma avvelenata, si faceva
+livida e gonfia.
+
+Oberto prorompeva:--Ah la mia vendetta! Perche` cadra` a vuoto? Zio,
+zio! Ho tanto fatto, e si` bene!... Ascoltatemi! per poco.... Che mala
+fortuna!... S'egli morisse?... Zio!
+
+Per tutta la notte Oberto trepido`, senza chiamare aiuto d'uomo.
+All'alba tolse su lo zio, lo denudo`, lo porto` nel corritoio, nella
+corte, lo pose a terra dinnanzi alle finestre della cappella, e lo
+coperse del drappo nero dei morti, ma senza croce, senza un
+ramoscello d'olivo, senza una goccia d'acqua, lasciandogli sporgere
+i piedi unghiuti e i capegli irti. Poi prese una mazza, e tra una
+finestra e l'altra inchiodo` la pergamena che aveva avuto il giorno
+prima, getto` sullo zio un po' di cenere, e dicendo:--Almeno e` morto
+scomunicato!--lo stette a guardare un pezzo.
+
+Ad un tratto il drappo nero si mosse, e dalle pieghe sporse una mano
+che ne ghermi` la frangia, la strappo`, la strappo`: appari` fuori il
+volto di Ildebrandino, paonazzo, furente, soffogato: gli occhi si
+ficcarono sulla pergamena segnata di croci e di grossi caratteri: si
+spalancarono, ma furono accecati dalla cenere che vi cadeva dal drappo
+sempre piu` scosso dalle mani febbrili.
+
+--Zio!--disse Oberto:--e` inutile che chiamiate il becchino. Gli
+scomunicati come noi giacciono insepolti.
+
+--Ah sei tu? Oberto!--incomincio` Ildebrandino, svegliandosi per poco
+dal lungo sopore:--Perche` non so leggere, come un frate? La vedo li` la
+condanna, la vedo! Ma nemmeno tu sai leggere: sono contento!
+
+Oberto si pianto` sotto la pergamena, esultando:--Non so leggere, ma io
+l'ho dettata al vescovo di Saluzzo. Ugo e` scomunicato sette volte
+sette: noi una sola: sara` levato il peso all'anime nostre solo quando
+un cristiano leale sara` padrone di questo castello.
+
+Ildebrandino si contorse tutto, getto` il drappo, e fece per rizzarsi:
+ma ricadde:--Perche` sono qui?--domando`, e tacque.
+
+--Voi morite cosi`?
+
+--Ah Oberto!
+
+--Morite scomunicato, insepolto? Pensate qual castigo orrendo!
+Scomunicato, insepolto!
+
+--E che a me?--deliro` il moribondo:--Vedi tu questo drappo? Nera e` la
+morte e senza speranza. Nulla sento, nulla ricordo piu`!
+
+--Voi dunque morite cosi`?
+
+--Solo i frati veggono i demoni, solo le donne veggono gli angioli.
+
+--Le donne? Pensate che Imilda e` scomunicata! Dice la pergamena: sara`
+levato il peso dell'anime appena ch'ella possa sposare un cristiano
+leale che faccia molta limosina.
+
+--Imilda?--A quel nome Ildebrandino si tiro` addosso la coltre col
+massimo rispetto: e comando`:--Lasciami, Oberto!... Mi manca la
+lena.... Non gettarmi nel pattume!
+
+--Che bel momento per cercarvi la sposa! E` venuto!...
+
+--Lasciami!... Mia figlia non e` qui?... Come si muore senza fede!--e
+il vecchio quasi pianse:--Imilda!... Nulla sentivo, nulla ricordavo
+piu`!
+
+--Desiderereste che Imilda fosse qui?
+
+--Tu la vuoi sposa?... Ma no!
+
+--Imilda che dira` di suo padre, che tutti ci volle dannati! Dannati
+per lui che moriva! Imilda deve vivere.
+
+--E volevo vivesse felice!--Ildebrandino era straziato in modo
+ineffabile: e pregava:--Dammi la mazza sul capo! No? Dio, fammi
+morire!... Morire?... Nella morte c'e` un mistero che mi pesa! Sento
+adesso: no, no...! Oberto, lasciami: tristo, vituperato,
+ingratissimo....
+
+--_De profundis clamavi ad te, Domine_.
+
+Infine Ildebrandino disse:--Va alla casa di Agnese e di Federigo: la` e`
+Imilda.... Affrettati, affrettala!... Prima ch'io muoia!... Fa
+limosina coi gioielli di Adelasia mia, prega, fa pregare! Affrettati!
+Sposa Imilda, prima ch'io muoia, ah!... O Signore, dammi un po' d'ore
+di vita, a costo di qualunque spasimo! Carita`! Credo nel Signore!...
+Affrettati!
+
+Oberto corse al monte.
+
+D'Ildebrandino parliamo per l'ultima volta. Prima che Oberto giungesse
+alla casetta di Agnese, egli moriva supplicando:--Carita`!
+carita`!--raggomitolandosi nel drappo, e trascinandosi fino a toccare
+una pietra della cappella. Come nel castello si svegliarono gli armati
+e come le sentinelle calarono dalle torri, la novella trista passo` di
+bocca in bocca; tutti si spaventarono orrendamente. Pare che Adalberto
+tosto sapesse qualcosa, perche` investi` il portone, con pochi fanti, e
+s'impadroni` del castello.
+
+Oberto che andava cercando la sposa, perdeva in pochi momenti gli
+averi. Pure si sentiva contento, e chiamava:--Imilda!
+
+Giunto alla casetta pote` chiamarla per un bel pezzo:--Imilda, Imilda!
+Dov'e` Imilda? Voglio!
+
+Nessuno rispondeva. Che nuovo mistero.
+
+
+
+
+CAPITOLO IX.
+
+
+Come abbiamo detto, Ugo, smarrita ogni traccia di sentiero, erro` tutta
+la notte.
+
+Appena l'alba imbianco` i colmi dei tettucci alle capanne inerpicate su
+per le saluzzie Alpi, Ugo si trovo`, spossatissimo e irrigidito,
+buttato sotto una grotta formata da una rupe stillante.
+
+Com'egli si era ricovrato la`? Non sapeva. Sapeva che intorno c'era una
+pace, un silenzio, una tranquillita`! Che Dio sia benedetto, sulle alte
+cime, lontano dagli uomini, Dio padre della natura!... A venti passi
+vedevasi sorgere su uno sfondo di vapori perlacei l'assito posteriore
+di una casetta dalle gronde ospitali, dalla povera finestra, dal fumo
+lentissimo sfuggente, quasi incenso mattiniero alla crocetta guardiana
+del colmo. Chi abitava la` dentro?... O gente fortunata, che non
+conosci i tormenti dell'anima, vivi lieta, e fai che le tue fanciulle
+si levino sempre, cantando, dai giacigli innocenti! Qual pace, si`,
+quale silenzio, quale tranquillita`!
+
+--Dove sono?--si domando` Ugo, ma non pote` rispondersi. Egli non
+conosceva quel luogo: guardo` ancora attorno, e sospiro` con invidia
+quasi religiosa: vide sulla grotta vicino a lui una rozza statuina di
+Madonna, vide un abbeveratoio coll'acqua traboccante, vide sette od
+otto agnellini. Da un uscio che si aperse nel fianco della casetta
+venne sulla gradinata di ciottoloni rotondi una figura di fanciulla,
+colla foggia montanara, il volto coperto da un panno: guardo` giu` la
+montagna, poi, non col passo della massaia che solerte si da` alle
+bisogne del mattino, ando` all'abbeveratoio, cautissima nella rugiada e
+fastidiosa. Un agnello venne, ritroso e saltellante, bebbe e
+s'allontano` con graziose tresche: ella si diede ad inseguirlo, corse,
+venne quasi sotto alla rupe, senza veder Ugo.
+
+Ugo in quel momento proprio pensava:--Che vita incomincia per me?
+
+La montanina guardo` ancora giu` dalla montagna, stette un pezzo come
+pensierosa, e, piegando le ginocchia, disse:--Perdonami, madre! Io
+devo fuggire!--e stava per muovere il piede: si lascio` scappare questo
+lamento:--Non ho ancora pregato stamattina!--e si volse in due passi
+alla grotta, verso la statuetta.
+
+Vide Ugo, si avvento` su di lui, supplicando ansiosissima e
+dolorosa:--Siete ferito? Siete salvo?--e butto` via il panno dal capo,
+lo raccolse per farne una fascia, sollevo` la faccia a Dio. Era madonna
+Imilda! Quella li` vicino la casa di Agnese.
+
+Ugo non credette e lancio` innanzi le mani, come per stracciare una
+nebbia, gridando:--No! E` crudelta` questa illusione! Lasciatemi morire!
+
+--Morire? morire voi!--ruggi` Imilda. Cosi` in lei, straziata sul subito
+la gioia affannosa del riabbraccio dalle parole deliranti di lui,
+l'amore cupido dell'infinito volle vincere il tempo, soperchiandolo
+colla intensita` dell'anima. Non si puo` amare tutta una vita? Si
+impazzisce un'ora nella ebbrezza piu` prepotente e si muore. L'amore
+diventa furore.--Ugo! Ugo!--e la vergine se gli getto` in braccio,
+ammaliandolo con un modo procacissimo che sfidava Dio e gli
+uomini:--Se sapeste che tormento! E vi trovo quassu`! Chi ve lo disse
+ch'ero qui? E voi volete morire! Ugo mio, io non credevo che tu avessi
+a dirmi cosi`!
+
+--Ma sei proprio tu?--Ugo si storceva come sotto un incubo.
+
+--Sono io! Non mi senti? Ti bacio, ti mordo, ti voglio!
+
+--Imilda, la tua faccia e` fiamma!
+
+--E voglio che bruci la tua. Ti discaccio la morte!
+
+--Io ti strappai al fuoco: tu al fuoco mi rigetti!--E poi, come se Ugo
+acquistasse coscienza:--Imilda, fuggimi, per carita`! Perche`
+incominciare un nuovo tormento? Va!
+
+--Io fuggivo alla valle--sorrise Imilda:--per te!
+
+--Che ti dissi? Non dobbiamo vederci piu`! Se muoio, tu non devi
+saperlo: se vivo, ho un giuramento a compiere! Ti supplico:
+fuggimi!--Ed Ugo, rizzatosi, spingeva Imilda su quella stessa
+stradicciuola per cui Oberto doveva venire, e veniva, per condurre a
+Rupemala la sposa a vedere il padre per l'ultima volta:--Fuggimi! Tu
+non sai che cosa ho pensato di te!
+
+Ella trepido`.
+
+Ed egli:--Affrettati!
+
+--Non m'ami?
+
+--.... T'amo, si`! Ma tu qui vedresti un grande tormento! Oldrado e
+Guidinga verranno a ghermirmi tra poco!--ed Ugo barcollo`.
+
+--Ugo!--grido` Imilda.
+
+E fu cosi` potente la voce di lei, che il cavaliere si scosse,
+rattenendola e lamentando:--Questa e` voce di paradiso! Imilda, non
+fuggirmi! Sono nell'affanno immenso! Non fuggirmi dalla terra!
+
+--Ugo, sono qui avvinghiata a te! Nessuno puo` rompere questo nodo
+fatale!
+
+--Nessuno? E chi ti dicesse chi io sono?
+
+--Nessuno! E nessuno lo puo` dire perche` tu sei Ugo!
+
+--Io devo dirlo. Sono vinto e vituperato.
+
+--T'amo!
+
+--Scomunicato e fuggente.
+
+--T'amo, e sono tutta tua!
+
+--Perche` m'ami? Che t'ho fatto per condannarmi cosi`?
+
+--Ed io che t'ho fatto?
+
+--Ricordati Guidinga.
+
+--E` cosi` disperato l'amore! Chi ci resiste?
+
+Imilda nascose Ugo nella grotta, ando` nella casetta e fu lietissima
+che mamma Agnese non ci fosse, perche` la stava stendendo dei pannilini
+in un pratello: i figli di Federigo dormivano ancora, colle membra
+rotte dal combattimento: Imilda tolse su del pane, dei cibi, delle
+vesti, e con gran cura involo` da un pancone un suo cofanetto prezioso.
+
+Ritorno` da Ugo, lo fece rifocillare, lo animo` tutto, gli
+domando`:--Ugo, sei pronto?
+
+--A tutto, purche` tu mi baci!--rispose Ugo.
+
+--Ancora e sempre.
+
+--Ora mi trovo saldissimo.
+
+--Dunque decidi di me.
+
+--Dai morti non ebbi che strazio. Da te viva voglio la felicita`! E
+qual'e`? quella degli agi, dell'ambizione, del potere? Tu non sai com'e`
+l'anima mia! come amore, memorie, gelosia, impotenza, strapotenza,
+come tremendi uragani l'abbiano squassata! Dammi un poco di pace! Io
+non so dirti...! Prima di tutto, per la salvazione nostra! andiamo dal
+romito di Malandaggio che non ci conosce....
+
+--E quegli benedica le nostre nozze.
+
+--Poi.... O Imilda, ci abbiamo pensato?--Ugo fu come ghermito da un
+pensiero.
+
+--E di che temi dopo? Dio sa che tu sei mio, ch'io sono tua. Se cosi`
+volle per tormentarci, questi istanti audacissimi di vita vincono
+tutti gli anni!
+
+--Imilda--dubitava fieramente Ugo:--non posso! non devo!
+
+--Come mi ami poco! Ma non vedi? Io fuggo anche da mio padre per te!
+
+--Se vuoi ch'io comandi, comando: fuggiamo!--esulto` Ugo.
+
+--Si`, andremo lontano da Adalberto....
+
+--Da Oberto!
+
+--Da tutti! Senti: ho pregato tanto. Oh lo sa la madre mia. Ugo, in
+questo cofanetto ho i suoi gioielli, fuggiamo lontano.... "Chi siete?"
+domanderanno. "Siamo esuli." "Di che terra?" E diremo: "Il saracino
+Alzor diserto` le nostre castella sulla riviera ligure." Fuggiamo
+lontano. O mio Ugo, vivremo lontano da tutti! Ci benedica il romito.
+
+--Affermano i boscaiuoli ch'egli e` profeta: ci predira` l'avvenire.
+
+--Ma chi piu` profeta del mio cuore? Ascolti, Ugo? Morremo d'amore!
+
+Tra le vesti Imilda aveva trafugato anche quelle dei figli di Agnese:
+Ugo si coperse con quei rozzi panni: Imilda si strinse a lui,
+dicendo:--Tu hai pane nella bisaccia? Quando sara` finito, lo
+domanderemo ai boscaiuoli, per pieta` d'Iddio.--E s'incamminarono sulla
+montagna: nel primo torrente in cui s'abbatterono Ugo getto` il suo
+saio da cavaliero, e le calze, e gli usatti, esclamando:--Mi sento
+buono!
+
+E montanaro e montanara s'arrampicarono sempre piu`, sempre piu`
+obliando che c'era un mondo basso nel quale la gente viveva in tanta
+guerra, inconsci affatto che c'era un castello con un morto maledetto
+e vituperato dai nemici, che c'era una strada sulla quale camminava
+Oberto, ringhiando:--Che vita sara` la mia con Imilda?
+
+Quella di Imilda con Ugo doveva essere.... felice?
+
+
+
+
+CAPITOLO X.
+
+
+Dal di` che Imilda e` fuggita con Ugo e` passato un anno, due.... Nulla
+piu` nelle valli, ne` a Saluzzo, si seppe di loro....
+
+Solo il romito di Malandaggio ci tramando` su certi foglietti certe
+notizie, che mi venne fatto rintracciare nell'archivio di Saluzzo. Ma
+a che pro? Voi non ci credereste. Ebbene?
+
+Sulle cime che dominano le valli di Fenestrelle, in cui si sbalza il
+torrente Chiusone, il rovaio, spezzandosi nelle forre dagli acuti
+ciglioni, dalle frementi profondita`, stride cogli spiriti della
+mezzanotte, abbattendo, indiavolando, storcendo. E` nero il tempo....
+Una donna appare! Chi e`?... Ella rompe il lenzuolo nei vepri: ecco
+svolazzano i brandelli sibilando. Si squarcia i piedi nei radiconi:
+vaporano le pozzette di sangue col verde fumoso delle meteore. Cade:
+ghignano le cortecce degli abeti colle boccacce rugose. Si lamenta
+collo strido della lupa trafitta: l'alito suo, uscendo dalle labbra,
+fuma come torcia di funerale notturno. Fanno tresca allo spettacolo
+spirti glauchi, spirti bigi, spirti scialbi. I brandelli sono
+lacerati, il vapore turbinato, le cortecce agghiacciate, l'alito
+diffuso in nebbia inargentata. Ecco la tormenta!
+
+Ecco la valanga! La donna ancora rompe il lenzuolo e si scopre
+l'oscenissimo fianco.... Chi e`? E` Guidinga, la morta senza croce fra
+le mani. Guidinga rotola le valanghe al Monviso, sghignazza al
+Meidassa, le rotola al Glaisa, sghignazza al Genevre, le rotola al
+Chalierton, sghignazza al colle dell'Assietta.... Fanno tresca gli
+spirti.
+
+Prega il buon romito di Malandaggio che veglia tutte le notti e tutte,
+perche` sono l'ultime di sua vita, ed a ogni parola di lui ecco un
+castigo inflitto da Dio agli spiriti del male: quello colle aliuzze
+crepitanti fu impegolato alla resina gocciante da un troncono, quello
+punzecchiato colle foglie aghiformi di un pino, l'altro legato colla
+coda ad un roveto, l'altro propagginato in una buca di calabroni.... O
+Guidinga, o _madonna perduta_, se tu fischi verso qualche casetta di
+montanari, e` indizio di sventura!
+
+Su, su, su: la` nell'opaca foresta, che si distende a falde scendenti,
+come un calderotto di pece riversato dalla montagna su si vede un
+lumicino. Pare una favilla minutissima addormentata sull'immensa
+fuliggine di una cappa ne' castelli. Puo` essere un fuoco acceso dai
+folletti colle pergamene rubate al vecchio di Malandaggio, o un voto
+fatto alla Madonna santissima, da qualche pastore: lume di finestretta
+no, perche` le cime dei monti gia` sono nevose e i boscaiuoli gia` sono
+calati nelle valli: eppure!
+
+Giu` tra i dirupi d'una frana s'ode una voce che dice:--Com'e` lontano!
+
+E` voce d'uomo: non e` grido di fiera, ne` fragore d'acqua travolta, ne`
+rotta, ne` corsia di vento.
+
+Chi puo` essere?... Oh vedi, un pellegrino!
+
+O pellegrino della notte nera, ove t'inerpichi? Quegli cammina,
+cammina. O pellegrino che cammini, perche` t'inerpichi e dove? Forre,
+di qua, spaccate boscaglie di la`, sentieri taglienti, tempo da lupi,
+ora da spiriti: ritorna alla valle. O pellegrino che non ritorni alla
+valle, dimmi chi sei?
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+
+
+Cammina e cammina. Il pellegrino e` arrivato ad una capanna, su,
+nell'opaca foresta.
+
+La finestretta quadra gli sbatte addosso un po' di luce e lo mostra
+qual'e`, un alpigiano inferraiolato: la portella si apre
+sollecitamente: ma oh! questa che spinge la robusta tavola di quercia
+non e` mano di montanara!... Qua nella stanzuccia di legno ecco appese
+le scuri del boscaiuolo, qua due giacigli, una culla di poverissime
+lane e nella culla un bambolino, qua entro quattro lastre di pietra
+ecco un focolare vampeggiante.
+
+L'uomo e la donna sfogano nei cupidissimi baci e negli abbracci
+potenti la desolazione delle lunghe ore gia` deserte.
+
+--Lodato Pio e i santi! O Silverio!
+
+--Sono qui, o Maria!
+
+--Tu non venivi mai!
+
+Egli, pigliando a ciocche i capegli della donna e con quelli facendo
+fascia maliarda d'amore al volto irrigidito, egli esclama:--Perche`
+cosi` sorridi?
+
+Ed ella:--Perche` sospiri cosi`?
+
+--Mia Imilda!
+
+--Ugo, ti aspettavo tanto!
+
+Ecco adunque, come racconta il vecchio di Malandaggio, uniti il
+cavaliero ardente e la promessa sposa di Oberto, un boscaiuolo e una
+montanara, Silverio e Maria.
+
+Ugo in due anni era cresciuto di corpo, dimagrato di volto, ma sempre
+contento, come marito, come padre, senza piu` gli ardentissimi tormenti
+pei deliri d'amante e di figlio. Ugo si volgeva al suo passato, come
+tentava di specchiarsi nei rapidi torrenti dell'Alpi: un gran tumulto
+che si perdeva, ecco il passato. Imilda a tutte l'ore ringraziava
+Iddio: dalla cappella ardente era venuta alla placidissima casetta
+della massaia! Imilda attendeva alla sua creaturina, alla capretta,
+alla bisogna del pranzo e della cena, cantava sempre fissando il
+cielo: e alla sera aspettava il suo Ugo che tornasse dai boschi. Due
+anni erano scorsi in pace'.
+
+--Ugo--dice Imilda, cambiando tutta quella, festa in una scena
+placidamente dolorosa:--Dio sa come, anche oggi, fu affannato il tuo
+viaggio, con questo gelo, sulle scoscese rive del torrente, senza di
+me! Ma la mia solitudine! Oh sei qui: non voglio saper altro, tra le
+mie braccia tenaci! Ugo!--E ad un tratto:--Perche' dunque stasera
+sospiri cosi`? E perche' non mi domandi della bimba?
+
+--Perche' non me ne parli?--Ugo tenta quasi schermirsi da tanto amore.
+Ugo e` triste e combatte per infingersi.
+
+--Oh come io ti aspettavo, e come t'aspettava anche lei! Non voleva
+chiudere gli occhi senza il bacio del babbo.--Imilda, gentile e sagace
+interprete, vuole snebbiar la fronte del suo Ugo colle sante labbra
+dell'angiolo custode.
+
+--Dorme?
+
+--Meglio che se posasse in culla d'oro. Non dici il tuo scherzo d'ogni
+sera?
+
+--Si`....--Ugo sorride, beato e tormentato da quella soave
+violenza:--Lascia ch'io la baci, la mia castellanina.
+
+--Messere, non siate scortese colle belle. Voi la svegliereste a
+bacioni....--dice Imilda col tono di una gran dama, regina di venti
+damigelle e cento paggetti, sporgendo il labbro inferiore, facendo un
+inchino alla culla di legno e porgendo al cavaliero, perche` lo baci,
+un lembo della sua gonna di pelli cucite: gioca fanciullescamente e
+amorosissamente deridendo il passato: ma poi, fissando Ugo che non
+l'asseconda, o l'asseconda come smemorato, poi con dispiacere e quasi
+offesa:--A bacioni? No: e` lo scherzo d'ogni sera, ma non l'abbiamo
+detto.... Tu non l'hai detto celiando, come sempre....--Infine
+incertissima:--Che cos'hai, Ugo?
+
+Ugo con voce addolorata:--Baciala tu per me!
+
+--Ugo?
+
+--Imilda, prega il tuo angiolo che nel sonno dica a Dio una parola per
+me!--Ugo, pentito di quel lamento che gli e` prorotto, piomba in un
+silenzio desolato.
+
+E Imilda meravigliata e trepidante:--Ugo, che c'e`? Tu guardi la cuna e
+non sorridi? Tu sei pensieroso? Tu m'hai stretto a te, celandomi un
+dolore--E con stringicore ineffabile, quasi a scongiurare un
+pericolo:--Non sono la tua sposa? E perche' l'angiolo nostro preghi per
+noi, forse vuoi dire che le nostre orazioni non sono piu` quelle?
+
+Ed Ugo affannato, ma sempre piu` facendosi forza, quasi per non tradire
+un segreto:--Le tue si`, le mie....
+
+--Che vuoi nascondermi?
+
+--Lo sai.... Da un pezzo.... Sempre: c'e` nelle mie orazioni un
+rimorso!
+
+--C'e` nelle mie una dolcezza ineffabile!
+
+--Imilda, rammenti quel giorno, dopo quello in cui ci sposo` il romito?
+
+--E non ci vedeva Iddio?
+
+--Senti: quel giorno io spiai i tuoi piedi insanguinati nella corsa
+ruinosa, il delicatissimo petto ansante di fatica, gli occhi spossati,
+piu` che d'amore, di travaglio! Io ero vinto, vituperato, scomunicato,
+fuggente, e potevo io dirti mia? Ecco il mio rimorso!
+
+--E sapevo io resistere? Ecco la mia gioia!
+
+Ed Ugo, titubando:--Ahi da quel giorno ad oggi!--e combattuto:--Non
+posso dirti, e come! Mi tormento!--Poi ad una stretta di lei:--T'ho
+detto.... il mio rimorso!
+
+Ma Imilda:--No, no! Tu mi celi qualcosa! E` un altro il segreto. E lo
+so: stamane sei partito piu` presto, con un pensiero....--e
+pregando:--Dimmi! Fu tanta la pace, che anche il dolore ci giunge
+benedetto!
+
+Ed Ugo risoluto e tremante:--Ebbene ti diro`. Si`, stamane sono partito
+prestissimo, si` con un pensiero, una febbre, che mi tormentavano da
+due notti. In questi mesi ho obliato, lo sai, ma l'anima talora mi
+rigurgitava in petto, e volevo sapere qualcosa! Ressi a lungo, penai,
+penai, poi non ressi piu`. Stamane, scendendo giu` per le valli coi
+boscaiuoli, boscaiuolo io pure, volli richiedere novelle di coloro che
+abbiamo lasciato giu`... Dopo due anni!
+
+--Ah! perche`?--freme Imilda con rimprovero grave:--Perche`? Non ti
+bastava il mio amore?
+
+--O mia donna! passai il Chiusone, venni a Inverso, a san Germano, a
+Torre di Luserna.--Ed Ugo rimane, palpitando dolorosamente.
+
+Sospira Imilda:--La valle del Pelice ov'e` il castello di mia madre!--e
+china la testa, come pronta a subire il castigo della disubbidienza
+del suo Ugo.
+
+--A Luserna. Piu` oltre non osai! E come un rozzo villano,
+indifferente, per il solo amore di un po' di pane, feci questa
+domanda: "O buona gente, volete braccia? Vi e` un signore potente, non
+lontano di qui, il quale abbisogni di scuri per apparecchiare le travi
+alle macchine di guerra? C'e` forse quel signore? E come si chiama?" Oh
+lo strazio di quella simulazione!
+
+A questo punto gli accenti divengono procellosi,
+
+--Hai saputo dunque d'Adalberto? di mio padre!
+
+--Adalberto e` vinto: Oberto e` vincitore: Ildebrandino e` morto.
+
+--Morto?--cosi` domandando, Imilda rompe in uno scoppio di pianto.
+
+--Di altri non seppi. So che il mio tormento e` grande, e tu piangi. E
+so che Oberto....--Ugo ripete astiosamente, quasi aizzato dalle
+memorie:--Oberto!
+
+--Ebbene?
+
+--Rizzi il capo a sentire il nome di colui? Oberto e` nel mio
+castello.... signore potentissimo!--Ed Ugo e` straziato dalle sante
+lagrime d'Imilda:--E la sposa? mi domandai. Non ha sposa. O Imilda,
+s'io non ero il tuo dimonio, tu ora saresti madonna di grande stato,
+moglie di Oberto, in belle sale, fra gentile corteo di damigelle. Ma
+sei qui, con me!... Perche ho valicato oggi il Chiusone?--e con forza
+gioiosa:--Ugo ritorna in me!
+
+--Ugo!--rimprovera solennemente la donna:.--Dovevi lasciarmi nel fuoco
+quel giorno! Non avrei oggi ascoltato questo!... Ugo!... Mio padre!
+
+--Questo ti grava?--minaccia tristamente Ugo: poi sogghignando:--E sei
+serbata ad ascoltare di piu`! Sappi dunque: che i traditori giungono
+dappertutto: e Bonello che un di` fu pagato da Adalberto contro di me,
+contro di noi puo` essere pagato da Oberto....
+
+--Oh quel valente, no! Voi che dite cosi` non siete cavaliere!--Imilda
+pavida e sdegnosa dell'immenso pericolo ribatte il dubbio col
+cuore:--No, no, Ugo!
+
+E a quest'altro punto la procella si scatena tremenda, e Ugo si
+percuote il petto, si rizza furiosissimo, immenso nell'amore e
+nell'odio. Imilda si spaventa, e piu` e` spaventata, piu` subisce il
+fascino di lui.
+
+--Ma sono padre!... Perche' ho valicato il Chiusone?... Vedete quella
+cuna? Che c'e`, che c'e`, Dio mio, nel destino perche` la maledizione
+debba pesare su quella creatura? e su voi? Tormenta me, se godi di
+questa atroce potenza: io faccio sacramento di rendere un giorno agli
+uomini quello che essi mi hanno fatto, col furore addoppiante della
+vendetta! Ma una donna, una bimba! Ad esse fu dato il cuore per amare,
+non per odiare!
+
+--Ugo, tu bestemmii! Senti: castigo d'Iddio! il vento vuol sfasciare
+la capanna! O Signore, la mia cuna!
+
+--Non temere! Il tristo dono della vita non si ritoglie mai a tempo.
+Gioisci? Muori. Ti strazii? La morte invocata non VIENE. Tutto e`
+martirio!
+
+--Ugo! Ugo, tu piangi?
+
+--Se Bonello venisse quassu`?
+
+--Tu hai la scure: io so pregare Iddio.
+
+--Tu non temi l'ira del cielo, perche' tu sai che in cielo Dio e`
+l'amore: io temo quella degli uomini, perche' in terra Dio e` l'oro!
+
+--Ti dissi io: "Ugo, fuggiamo! I boscaiuoli gia` sono tutti al piano:
+qui temo la bufera, la valanga, la morte" ti dissi?
+
+--Ed io devo supplicarti: fuggiamo! Oggi lo seppi, si`; fu scoperto che
+noi siamo quassu`: fu giurato il nostro martirio, lo scempio della tua
+creaturina, il tuo vitupero, la mia prigionia!
+
+Bonello, forse domani, o solo col tradimento, o violentissimo con
+cento armati, verra` su queste cime, a guadagnare la taglia! Io ho
+udito il bando e la promessa in oggi stesso! Fuggiamo, Imilda!
+
+Imilda e` gia` soggiogata, non si lamenta, non si dibatte, non si
+stringe ad Ugo, non prega Dio, ma solo geme col sospiro piu`
+profondo:--E la nostra poverina?
+
+Quel sospiro soffia in un grande inferno: perche' Ugo
+bestemmia:--Sempre un rimorso nella mia preghiera!
+
+Ma Imilda se lo stringe a se`. Quando il boscaiuolo era entrato nella
+capanna era Silverio, ora il cavaliero era Ugo. Con Silverio Imilda
+amava la pace, con Ugo adorava il passato, il presente, l'avvenire.
+
+--No, Ugo! Io ti seguii! Non ti seguii: ma ti volli, ti trascinai, ti
+inebbriai! Oh com'era il tuo amore? Ch'io non ti abbia poi conosciuto
+mai in tanti mesi? Che tu non sii forte come me?
+
+--Imilda!
+
+--Come sara` il tuo amore?
+
+--Sara` come adesso! Ardente, santo, santissimo, pronto a tutto!
+
+
+
+
+CAPITOLO XI.
+
+
+L'indomani mattina era tempo assai sinistro. Nelle valli di
+Fenestrelle stagnava un morto nebbione: i torrenti scrosciavano colle
+note basse della loro piu` tetra solitudine, direcciando dai picchi
+squallidissimi, o tra le rupi invetrate di gelo rotando colla schiuma
+cinericcia: pendevano secchi e scarmigliati dai ciglioni a squarci gli
+arbusti selvatici: gli abeti davano le loro tinte fosche a
+quell'immenso cimitero della natura: cadevano foglie e cortecce e rami
+e poveri uccelli migranti che non vedevano piu` cielo: il cielo era una
+caligine sola e le montagne, che v'immergevano le cime, mostravano le
+loro ossature di macigni profilate di nevi, disegnandosi come bigi
+carcami raccosciati o caduti. Era forse il di` de' morti.... La notte
+prima era dirupata la valanga? dove? come? Chi l'ha detto? Alla luce
+scialba di questa tristissima mattina si sono fugate le imaginose
+poesie del giullare della notte.... Dov'e` Guidinga? Chi attende?... I
+lividi pinnacoli del Monviso, del Meidassa, del Glaisa, del Genevre,
+del Chalierton, dell'Assietta, non conoscono donna alcuna!
+
+Qual freddo deserto! Eppure non e` deserto per Ugo e per Imilda, che
+lentamente aprono la porta della loro capanna: quello curvo sotto un
+fascio di povere robe, con pochissimi cibi, colla sua scure pesante:
+la donna rimbaccuccata in dieci pelli di agnello, non a proteggere
+lei, ma la creaturina, che amorosissimamente si aveva al petto.
+
+Imilda trepidante guarda giu` al sentiero per la valle, e, stringendosi
+ad Ugo, mostra il viso affannato da una veglia tormentosa, come quella
+che, cogli apparecchi non mai decisi, coi dubbi, coi rimpianti,
+precedette il tristo giorno di un viaggio verso l'ignoto. Quale
+veglia!--Ma e` proprio vero che fuggiamo? Che mio padre e` morto? Quante
+cose con noi si dovrebbero portare! Quali? Ma il fardello sempre
+cresce! Questa veste e` necessaria? proprio? Se il freddo, se la
+bimba.... Eravamo tanto tranquilli! Non si puo` pensare! Che succedera`?
+Abbiamo preso tutto. Tutto? Quell'oggetto qualunque e` li` nella
+casetta: non c'e` fatica a staccarlo, aumenta di poco il peso al
+fardello, lo portero` io, e potrebbe divenirci il piu` necessario: lo
+portiamo si` o no? Lo abbiamo lasciato! Torniamo: si va: si ritorna....
+Quell'oggetto e` forse inutile. Se si potesse avere una culla! Dove
+andremo, o Dio? Che abbiamo fatto?... Quale figlia fui rispetto a mio
+padre?... Uno spavento grandissimo stringe sempre d'attorno la
+casetta: i nemici, i pugnali, il tradimento! O Dio Signore! Passera` la
+notte. Ma che non passi! Qui l'ore un giorno erano felici: di qui
+dobbiamo esulare! Non passi e sia l'ultima in pace!--Fra l'angoscia, i
+dolori dell'amore e l'amore dei dolori, e` passata! E _bisogna_
+fuggire. Imilda ha la mano tremante sulla porta, la tocca, e, come se
+quella fosse di legno benedetto, la bacia, si fa segno di croce: esce,
+e guarda giu`. Sospira quasi liberata da un gran dubbio, il peggiore,
+dicendo:--Bonello non viene!
+
+Ugo tace. Ugo stette per tutta la notte senza pronunciare una parola.
+
+La capanna aveva al suo lato posteriore l'orticello e una stalletta
+con un finestrino a terra. Ugo e Imilda, uscendo per la porta
+dinnanzi, senza nulla piu` vedere, incominciarono a salire il monte....
+Si udi` un belato.... La capra della massaia sporgeva dal finestrino
+sull'erba il muso gemmato di brina, cogli occhioni sbarrati, col
+campanaccio che suonava con grave lamento: levo` la testa.... Addio!
+
+I fuggitivi sentirono quel belato: ma nessuno ebbe tanta forza da
+aprir bocca.... Addio, santa e tranquilla casetta dell'amore! Da te
+ancora esce una voce per noi! E noi ritorneremo?... O travi, cui
+recise e inchiodo` la mano del boscaiuolo nelle lucenti mattine di
+primavera, o travi, quanti ricordi ci sorridono nell'anima!... Due
+anni prima, dopo il tormentoso esulare di giorni e di notti, dopo la
+benedizione del romito di Malandaggio, dopo mille paure e troppe
+gioie, al primo giungere su quelle cime sicure, Imilda era caduta
+affannosissimamente nelle braccia di Ugo, aveva avuto da lui tanti
+baci, quant'erano stelle nel cielo, a salutarli felici, ed aveva
+incominciato a susurrare:--Ti ricordi com'erano fiacche le corde del
+mio liuto?... Sai, non sento piu` suoni, ne` piu` vedo.... Eppure la mia
+mamma Adelasia anche lei mi diceva di volermi bene!... Ugo, che cosa
+sono le stelle? Fuochi o anime che si adorano? Bisogna proprio morire
+per diventar stelle? Quei fuochi palpitano, quell'anime baciano, ma
+non hanno braccia per stringere forte forte.... Stringi!... L'edera e
+la quercia sono cose di questa terra, e come sono felici!... Ugo, che
+cosa dira` la Madonna santissima? Ma io l'ho sempre pregata: e,
+pregandola, non sapevo che lei, una notte, la dovesse arrossire!... La
+Madonna e` su, su, su, lontana! Tu sei qui! Stelle, Madonne, baci,
+fiori, sorrisi.... tutto io sogno. Tu non sei un sogno?... Un giorno
+ti sognai bello, arcangelo mio, e coll'ali fiammanti e colla lancia
+del trionfo.... Ora ti sento mio: e ti strapperei l'ali, per paura che
+tu mi fuggissi! Ed ora sei vinto!... Ieri, l'altrieri, mi pareva di
+morire nell'imaginarmi le gioie del tuo amore, ora vivo di vita
+addoppiata!... Tu mi credi moribonda perche` ho il seno discinto e
+ansante?... Voglio dirti...! Ricominciamo... il pellegrinaggio dove
+vuoi, per giungere ancora qui, alla prima notte di nozze, per non
+veder piu` stelle, ne` cielo, ne` sante protezioni, per cadere ancora
+qui, e dirti ancora che sei mio!... Ricominciamo il pellegrinaggio....
+Su, su.... Eppure! mi alzo, do` un passo, non ho piu` forza e
+ripiombo!--Aveva finito a susurrare cosi`, e aveva dormito sotto un
+padiglione di frasche, avvinta alla persona del suo cavaliero,
+odorando l'effluvio dell'erbe aromatiche su cui posavano l'api: la
+luna l'aveva vestita come d'una coltre di serico bianco, e, fra i
+mille bisbigli del vastissimo silenzio, li` vicino il gemitio d'un
+ruscelletto le preparava nella schiuma iridescente le fuggitive perle
+alle sue nozze. S'era svegliata, piu` stanca, soffogandosi gli occhi
+leziosamente e domandando:--Dove sono?--per sentirsi rispondere:--Sei
+ancora sul mio petto!--E sul petto di Ugo ella, che nel castello
+d'Ildebrandino aveva vissuto dei giorni solitari e freddi come una
+monaca, ella ad ora diveniva poetessa gentile, ad ora fremente, come
+una sibilla, insaziata di baci e audace nelle profezie, ad ora
+bambina, ingenua, tranquillissima, secondo i sonni della notte. Quando
+Ugo, felice e infelice, le aveva detto:--O Imilda, qui su queste rupi
+e` morto tutto il mondo per noi! Qui siamo soli, e possiamo esser soli
+per un secolo! Io scendero` giu` giu` coi boscaiuoli al lavoro....--No,
+no!--ella aveva supplicato:--Rimani sempre con me!--poi aveva sorriso
+sprezzantemente al cofanetto dei gioielli, soggiungendo:--Si`, tu
+lavorerai e avremo il pane de' montanari, e lavorero` anch'io.--Ti
+grava la solitudine? Monti e monti, e cielo e silenzi e voli d'aquile
+superbe: intorno a te e` il deserto.--Il deserto? Ugo, facciamo un
+mondo, siamo creatori: monti e monti, e cielo e silenzi e Dio sparso
+dappertutto: tra questo mistero facciamoci una casetta; vuoi nominarla
+castello, romitorio, reggia, monistero, o mondo? Sia come vuoi: da
+questi picchi noi pregheremo e regneremo.... Che? Ameremo! ecco la
+idea della divinita`.--Imilda aveva scelto il luogo per la casetta, con
+grande importanza ciarlando della maggiore o minore probabilita` dei
+venti molesti, prevedendo l'inverno col caldo dell'amore (ma non
+l'inverno vero!), occupandosi della comunicazione col ruscello, con un
+prato fiorito per la preghiera del mattino, e col sentiero che
+conducesse giu` alla prima vallicella, e giu` ancora e giu` e giu` a
+qualche lontana capanna d'anima viva: e pel luogo aveva tratto placido
+augurio da un sogno che aveva fatto.... Era sposa da tre o quattro
+giorni e gia` amava le cose piccine, i fiorelli, le erbucce, simulava
+la vocina capricciosa e la pronuncia ingenua, temeva le api; poi
+riposava molto, cantava un'antica canzone, tutt'altro che
+cavalleresca, lenta, sempre a ritornello, affrettava sempre piu`
+l'opera della casetta, senza piu` chiamarla colle voci poetiche ma
+volendola sicura e bella e pulita, desiderava una capretta da mungere,
+con tanto latte e tanto pelo, pregava a notte, arrossiva dinnanzi a
+Ugo. Spesso, quand'egli lavorava a tagliare, ad inchiodare, a
+connettere, ella sedeva silenziosa, e finiva con un rimorso
+castissimo:--Mi spiace ch'io non possa aiutarti!--e temeva
+l'inverno.... Con scrupolo delicato si toglieva di collo la medaglia
+della madre, dicendo:--Tu assisterai al battesimo.... Ma che? l'acqua
+che ne manda Iddio nei ruscelli e` tutta benedetta!--In quei primi mesi
+dell'idillio il cielo era azzurro con cento azzurri, splendido,
+diafano, e colla vita del suo sole, colla poesia della luna e delle
+stelle, pioveva smeraldi alle selve, porpore alle rupi d'occidente,
+diamanti all'acque, paci alle vallee, e amore a tutta la natura: tutto
+bisbigliava, tutto si incoloriva, tutto scaldava, tutto fremeva....
+Ugo calava giu` alle capanne dei boscaiuoli a lavorare, a guadagnarsi
+le provvisioni, mostrava la crocetta che gli aveva dato il romito di
+Malandaggio, si spacciava come uno che fosse tornato a' propri monti
+dopo avere lavorato in Francia, senza parenti, solo, solissimo: giu`
+l'aria gli pareva piu` greve: i pochi aspetti degli uomini lo
+conturbavano: quando risaliva alla sua donna non si volgeva piu` a
+fissare la direzione delle sue terre, del suo castello, de' suoi
+nemici. Dopo tanta passione, la pace sola aveva padroneggiata l'anima
+sua desiosissima! Ugo si ricordava d'avere visto nascere il sole da
+un'alta vetta, quando si sentiva rozzo, villano, cattivo, crudele,
+fortissimo, libero: ma Ugo non rammentava piu` quello che aveva
+operato.--Ho fatto il mio dovere, ed ecco la mia pace!--si diceva, non
+cercando l'eccelse cime per indovinare coll'anima cupida di mistero,
+per indovinare affannosamente il vasto sogno de' suoi deliri,
+l'infinito! Egli, nato da un Oldrado che era precipitato nel nulla e
+sempre aveva taciuto all'evocazione del figliuolo spronato, e da una
+Guidinga che, colla potenza dei mali spiriti, aveva centuplicato
+l'anima perversa dopo morte, una _madonna perduta_ che aveva
+ascoltato, ascoltava, e doveva ascoltare fino al di` dell'universale
+giudizio le supplicazioni dei montanari:--Non rotolate la
+valanga!--Ascoltava, ma non esaudiva. E doveva essere castigata, dopo
+quel giorno ultimo dell'uman genere, nei secoli dei secoli dei secoli!
+Che cos'e` la morte? Come si posa? Come si rivive? Oldrado aveva
+finito? Perche' Guidinga sghignazzava sempre? Cos'e` l'anima? il
+mistero? la condanna in vita e nell'avello? l'occulto delitto che si
+sconta? Ma pure vi sono i gaudenti, i tripudianti, gli epuloni?--Ugo
+non sapeva leggere, e poi allora c'erano pochi libri che sapessero
+persuadere alle belle cose. Ugo parlava male, pensava male, senza
+legame, senza logica, e soffriva peggio; di questo si accorgeva. Aveva
+patito e patito! Che importava a lui dei grammatici e dei logici
+paffuti? Ugo aveva avuto poca vita per la sua anima procellosa: eppure
+era gia` stanco: amava ed odiava!--In questa prima parte del nostro
+racconto il carattere d'Ugo l'abbiamo tracciato sconnesso, a sbalzi,
+tristamente indecifrato, come i foglietti dell'archivio di Saluzzo
+volevano, riferendo quelli unicamente le date e poche parole di quegli
+avvenimenti descritti da noi: la colpa non fu nostra: l'analisi ci
+avrebbe ghiacciato la penna fra le mani: ne' il romito di Malandaggio
+fu piu` felice di noi: confessiamo che, seguendolo passo passo e
+colorendo il nostro Ugo sul suo, dovemmo gettare il calamaio e la
+carta. Nella seconda parte del nostro racconto, dopo di averci ben
+pensato, speriamo di accontentare quei pochi che a ragione ci
+domandano:--Chi e` questo Ugo?--Ugo non cercava piu` l'eccelse cime per
+indovinare il mare, ma si chinava dimesso alla sua donna per sentirsi
+replicare:--Ho bisogno.... Abbiamo bisogno di poco: tanto cosi`!
+Guarda: una casettina!--e Imilda diceva cose che uscivano da una
+bocca, si ascoltavano da un orecchio, e domandava altre cose che si
+misuravano colle mani, si toccavano, si mangiavano.... La vita
+reale!--Nell'infinito sognato nelle notti temporalesche dell'anima, o
+Dio o il mare o il mistero, c'e` lo squallore del silenzio e sempre nel
+povero cuore l'insoddisfatto bisogno dell'ali: ma invece, sotto
+quattro travi lontane da tutti, se c'e` Imilda che dica:--Ti amo!--c'e`
+nell'uomo, che anche creda Imilda immortale, il dovere sacrosanto di
+domandarle:--Siamo soli. Hai fame? hai sete? Dimmi che vuoi! Il mio
+amore stara` nel risparmiarti, piu` che mi sara` dato, i sacrifici. Tu
+devi vivere! Ti daro` da mangiare, da bere, da difenderti dal freddo;
+io saro` il tuo servo.--Alla poetica baldanza, solitaria, indagatrice,
+spossatrice, per la vita del pensiero, succede per la vita del cuore,
+per cagione della donna, una catena di obblighi concreti, santi,
+prosaici e poetici, legata alla terra: una catena che avvince due
+amanti di carne ed ossa, ma pure amantissimi. Vedendo _lei_ che morde
+un frutto procuratole da noi, noi esultiamo di pienissima gioia.
+Dio-mistero ha troppo inghiottito l'anima nostra: troppo la disperse
+il mare: noi non siamo piu` noi.... Ma Imilda _voleva_ una casetta. E
+fu fatta.... O travi, si` ripeto, o travi cui recise e inchiodo` la mano
+del boscaiuolo nelle lucenti mattine di primavera! O finestretta, che
+parevi fatta apposta per la castellanina nascitura! Panca di bianco
+abete, su cui gli sposi sedendo, ai loro desideri avevano per
+calendario i fiori del pratello e per gnomone i fusti eretti dei pini!
+Addio! O porta, che si` ti chiudevi gelosamente anche in certe ore di
+giorno, e contro cui veniva importunissima a battere la testa la
+capretta: o porta, che eri aperta da una manina fattasi tremante!
+Addio!... E tu, scure, che spaccavi i tronchi, che carezzasti le
+assicelle a connettere la culla, che la` alla parete di legno baciavi
+l'ulivo della pace! Voi, pietre del focolare, su cui posava a
+tradimento quel piedino, liscio come cigno! Voi, misteri divinissimi
+di gaudi, di tripudi, d'amore, di baldanze, di sfinimenti! Addio!...
+Imilda _voleva_ una creaturina, a cui rendere placidissimi i baci,
+ch'ella, roventi, riceveva da Ugo. Imilda fu beata: senti` il dolce
+peso, i cari sussulti, la vita addoppiata da una vita arcana, il
+rigoglio del seno, i santi dolori e il premio di gioie: Imilda fu
+superba.... O capretta, capretta pezzata di bianco e di nero, che al
+vagito della bimba rispondesti col belato tremulo e insistente! Addio!
+
+I fuggitivi mossero pochi passi e si rivolsero.... O bambinella,
+la` dentro alla capanna tu saresti cresciuta la figlia di Maria la
+montanara e di Silverio il boscaiuolo. Ugo e Imilda avevano presi
+questi nomi. Senti, bella innocente, si`, saresti cresciuta e il
+massimo tesoro sarebbe stato l'oro de' tuoi capegli, baciati da
+mamma e da babbo. Senti, bellissima ritrosa: un di`, col grembiale
+della festa, col viso sorridente di tutti i giorni, tu saresti
+andata giu` alla chiesuola della valle. Oh qual pace!... Ti colori
+in volto? Dillo alla mamma che non lo vedi quel giovinetto che
+cantava, cantava nei boschi, e non canta piu`!... Ma si`! si`, n'e`
+vero che canterete insieme? La ninnananna accanto ad una
+culla.... Chi e` nato? Se e` un maschietto mettetegli in nome
+Silverio: s'e` una piccina, Maria.... E con voi la famiglia dei
+boscaiuoli si continua nella casetta che fece il nonno di sue
+mani, davanti al focolare che segno` la nonna colla croce... Il
+nonno? la nonna? Non ci son piu`. Dio li abbia in pace. Si`, ma e`
+un pezzo che son morti.... I nonni diventano bisnonni, e i
+bisnonni gli arcavoli, e.... Passarono gli anni, gli anni, gli
+anni, eh! Non passo` l'acqua del torrente? Non le nevi sulle cime?
+Passarono le gioie e i dolori.... E poi?... Noi poveri morti
+preghiamo Dio che ci lasci tornare un minuto ai nostri cari: e
+torniamo alla capanna, che ci pare quella si` e no, e domandiamo
+alla gente che c'e`:--Chi siete?--Boscaiuoli.--Lui come si
+chiama?--Enzo si chiama.--Lei?--Agnese.--Non si chiamano Silverio
+e Maria?--No.--....Oh come? Anche il nome si e` perduto! E noi
+vogliamo raccontare di noi, e incominciamo a raccontare, ma siamo
+interrotti: cosi`:--O buona gente, voi non sapete l'istoria? C'era
+una volta in questa casetta....--Le si e` rifatto ancora il
+tetto l'anno scorso.--C'era una massaia che aveva in nome
+Maria....--L'uscio vecchio schiodato dall'uragano s'e` messo nuovo
+con tavole robuste.--E un boscaiuolo c'era chiamato mastro
+Silverio, e una piccina. E dovete sapere che lui.... Vi dico
+l'istoria di un conte, di un capitano, di un famoso che ha patito
+tanto e....--Quanti anni sono passati? Che ci importa?... O buoni
+vecchietti che veniste su a cantare le vecchie storie, volete le
+limosine? Chi siete?
+
+Quanti anni sono passati? E` venuto l'oblio!... Io non so quanti anni,
+ma sono passati in pace, in pace, in pace!... O bimba, saluta la
+nostra casetta! Noi fuggiamo! Addio!,.. Addio!...
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+I fuggitivi si rivolsero ancora. Valicato un torrente profondo e
+rabbiosissimo su un ponticello di legno, che Ugo aveva gittato un
+giorno dall'una all'altra dell'aspre rive, un unico troncone
+barcollante, Ugo e Imilda s'allontanavano piu` che potevano lentamente,
+tenendo alle alture di sinistra, inverso Francia! Oh la capanna
+presentava il lato piu` bruno, su cui s'appoggiava la stalletta di
+strame bigio e l'abbeveratoio muscoso: dinnanzi a quello, ed era il
+piu` caro perche' aveva un balconcino di quattr'assi a buchi tondi,
+fatto apposta e apposta ornato di un prunello selvatico per la
+massaina, c'era l'orto ricinto da tanti scheggioni ammucchiati....
+Dalla stalletta chiusa, per la finestruccia, come prima, la capra
+sporgeva la testa.... S'udi` ancora un belato....
+
+Imilda, che seguiva Ugo alla lontana, colla testa chinata,
+stringendo la bambina, non resse piu` allo schianto del cuore, si
+arresto`, volse indietro la faccia, e chiamando:--Ugo!
+Ugo!--lamento` due volte:--Quella povera bestiuola pare la ci
+saluti!... Perche' non l'abbiamo condotta con noi? Ella forse
+cerca la padroncina....
+
+Ugo per tre passi finse di non intendere: quando udi` il sospiro di`
+Imilda e un nuovo belato gemebondo, dovette fermarsi: e disse:--Quando
+trovera` la casa vuota!
+
+Incomincio` Imilda con un dolce rimprovero, ma pure felicissima
+di sgroppare a lui colla parola il muto dolore di quei
+momenti:--Volgiamoci indietro!... Ugo, io credevo che tu la
+conducessi con noi, e percio` stamane non me ne ho preso
+pensiero... ma....
+
+--Non la volle venire--rispose Ugo forse per iscusa.
+
+--Perche`? Se e` cosi` obbediente! Se e` la nostra amica da due anni! Con
+me, Ugo, la verra`: le mostrero` un poco di fieno nelle mie mani.
+
+--Tu vuoi che noi torniamo ancora la`? Oh, Imilda, risparmiaci il
+dolore!
+
+Penso` Imilda un poco, e poi timidamente:--Ebbene ci andro` sola: tu
+attendimi qui.
+
+--Lasciala!
+
+--Poverina!
+
+--Sul cammino ci sara` d'impaccio; di qua, di la` sbandandosi.... Dove
+trovare un filo d'erba?
+
+--Ella ci sara` sempre accosto, e poi....--Imilda si scosse vivamente a
+un tratto, giungendo le mani sopra la sua creaturina:--Si`, Ugo, questo
+pensiero me lo manda la provvidenza! Senti: per due, per tre giorni...
+forse piu`... io non so dove e come andremo... e tu non m'hai
+detto....--e la gentilissima s'affisava in Ugo, collo sguardo quasi
+dicendogli:--Perche` hai taciuto tutta la notte? Che amore il tuo nei
+tristi momenti?
+
+--Dove andremo? Imilda!--Ugo si compresse fieramente il cuore, come se
+in esso sentisse il serpe di un rimorso. Non sapeva quale passo; quale
+cima, quale direzione scegliere: dappertutto squallore, ostacoli,
+morte! E bisognava fuggire! Un pensiero gli era venuto: scendere
+diritto alle sue valli, al suo castello per pieta` d'Imilda, e....
+
+--La nostra piccina potrebbe domandarci.... Le nostre provvisioni
+nella capanna erano gia` troppo scarse: ora che abbiamo con noi?...
+Ugo, se il mio seno si inaridisse?--e Imilda straziata nell'anima sua,
+ma coll'aria rassegnata sul volto, e quasi umile da chiedere
+perdono:--Ugo, forse per lo spavento di questa notte...? Oh no, il
+Signore e` buono!--e, gia` fidente, si scoperse il seno: se diede un
+brivido, fu brivido d'amore: perche' la bacio` la bimba, le sorrise con
+invito soave di madre e se la strinse: la bimba apri` gli occhi, sembro`
+spaurata di non trovarsi nella sua culla, ma in quella grigia
+solitudine, agito` le manine, poso` la testina, tento` suggere le
+mammelle, e vagi`.--Sono gia` inaridite!--pianse Imilda, volgendosi a
+Ugo, alla bimba, a Dio. Poi, gia` fidentissima, ricorse al primo
+pensiero:--Ugo, questa e` ispirazione della provvidenza! Conduciamo con
+noi la capra: almeno la nostra creaturina avra` del latte, non morra` di
+fame.
+
+All'atroce dubbio s'era mescolato un raggio di speranza. Almeno per un
+giorno, o due, la bimba non morra` di fame! E poi?
+
+Imilda incalzava:--Tu, Ugo, deponi il fardello. La capra sara` la sua
+vita.
+
+--Si`--disse Ugo: e il suo volto a un tratto s'illumino` d'immenso
+affetto.--Andro` alla capanna. Voglio quella povera bestiuola.
+
+E Imilda con dolce violenza:--No! Con te non la volle venire e non
+verra`. E poi tu vedresti ancora quelle pareti!--e, sorridendo, con
+tutta l'aureola santa di una mamma:--Io voglio ancora baciare quella
+culla. Si`, Ugo: tu non sai. Staccando la creaturina dal mio seno, ho
+fatto un voto. Per questo Dio ci vede e tu devi sperare.
+
+--Un voto?
+
+--Credi tu in me? Ho pregato il cielo, e noi ritroveremo un tetto, una
+culla, del pane, e i nostri giorni felici!
+
+--Imilda! E il tuo voto?
+
+--Devo pregare in luogo santo. Ebbene? Nella capanna abbiamo
+abbandonato un altare di gioie e di memorie.... Ugo, lasciami tornare
+la`....
+
+--Se hai speranza!
+
+--Speranza e fede. Deponi il fardello, pigliati la bimba, ma non farle
+prender freddo, ve'--e la mamma si spoglio` delle pelli con studio
+d'amore soave, e fra esse avvolse la bimba, e gaiamente
+scherzando:--Sta qui. La mamma? Sai, e` andata a prenderti la nutrice.
+Tu sei figlia di gran signori e i signori sono allevati da petti
+venduti. Noi ti diamo una nutrice da imperatori e da regine.... Fammi
+un bacio, inviziatella, un altro, un altro, un altro. T'ho scaldata a
+baci?
+
+Ugo da tanto amore si lascio` soggiogare: disse di si`, depose il
+fardello e la scure: si trovo` la bimba sul petto. Quell'alito
+innocente, tranquillo, purissimo, come l'olezzo dei fiori, parve gli
+penetrasse al cuore, refrigerando la piaga che v'aveva, piu` e piu`
+squarciata dall'immensa passione: la mente sua che prima in un caos
+tumultuante rifletteva, per cosi` dire, quel cielo uggioso, quella
+natura squallida, senza avere un pensiero distinto, tutta
+presentimenti e tristezze, la mente accolse una idea di pace. Imilda
+l'aveva guardato negli occhi, e nelle pupille della donna c'era piu`
+che lo sguardo della madre e della moglie. Ugo fremette
+dolcissimamente, e, quasi meravigliato di se`, vezzeggio` la bimba, con
+garbi fanciulleschi, come nei giorni felici, e sorridendo spio` Imilda
+che si allontanava.... Quante memorie, si`, ma quante speranze rinate!
+Quando l'uomo, anche perseguitato dal piu` perverso destino, ha con se`
+i suoi tesori, una donna, una creaturina, che gli hanno ridato una
+pace e una fede gentile! Si`, quali e quante speranze! Ugo in quello
+sterminato deserto si senti` a un tratto contento....
+
+--Bada al ponte!--Ugo grido` dietro a Imilda. Imilda era al ponte: la
+si volse, come dicendo:--Sta tranquillo!--si fece il segno della
+croce, passo` al di sopra delle acque fragorose, e lesta lesta fu alla
+capanna. Quanto avra` pianto e sorriso! Quanto avra` pregato per Ugo,
+per la figlia, per lei! E, solissima, finalmente avra` supplicato--O
+padre! o padre, mi perdona!... Padre, ero nata da te, ma ero nata per
+l'amore!... Non mi guardi piu`?
+
+Ugo, non trovandosi per un momento Imilda al fianco, provo` d'amarla
+doppiamente.--O mia donna!--proruppe:--La mia grande sventura e` la mia
+ventura! Si`, se gli uomini mi condannarono alla fuga, alla solitudine,
+all'esiglio, la mia stella mi concesse la ferma, la piena, l'unica
+vita dell'affetto! Come ho amato! Come amo! Laggiu` in mezzo agli
+uomini, all'armi, alla potenza, avrei provato tutto lo squallore del
+deserto! Trista era l'anima mia piu` che l'avello dei morti! Volevo
+vivere e morivo, volevo morire e vivevo! L'odio e l'amore!... In poco
+tempo s'era squassata l'anima mia.... Quassu` ho dimenticato i miei
+nemici, i miei piu` fieri, Oldrado e Guidinga, il mio fierissimo Ugo ho
+dimenticato, e sono Silverio.... O mia donna! Che cos'e` Dio? l'anima?
+il bene? Io non so: so che tu sei il mio Dio, l'anima mia, il mio
+bene! Tu il mio riposo!... Vieni, ch'io ti voglio: e con un
+ardentissimo bacio voglio sul tuo cuore suggellare le care speranze
+che ti allietano questi dirupi dell'esiglio!... Quando in me vedi il
+boscaiuolo, eccomi pronto a sfidare la valanga, fosse pure per
+coglierti un solo filo d'erba che ami: quando in me ricordi e
+compiangi e susciti il cavaliere, eccomi, armato come vedesti, audace
+senza l'elmo, insignito di sproni d'oro, tremendo figlio d'una
+traditrice e di un tradito, non quale fui, meschino in confronto alla
+tempesta che mi ruggeva in petto, ma quale avrei voluto essere,
+eccomi.... come un paggio a' tuoi piedi.... e tu comanda! Tu non
+comandi mai, Imilda! Tu desideri, tu guardi, tu baci.... Tu mi hai
+donato una bimba.... O fanciullina mia, non sai come si chiami tuo
+babbo? Silverio? Ugo? Si chiama felice: e ti basti. E qual vita ebbe?
+Nessuno mai te lo raccontera`, perche' andremo in terra straniera: noi
+taceremo gli strazi di un di`, perche` non turbino le famigliari gioie
+della nostra poverta`!... C'e` Bonello? c'e` Oberto? c'e` Adalberto
+laggiu`? Io, fuggendoli, li oblio!... O fanciullina, che so del mio
+ieri, del nostro domani? So che ti amo, ti bacio, e ti supplico:--Tu
+chiuderai gli occhi a tuo padre!--O mia donna! o mia bimba!... E`
+triste momento questo, ma io non so perche' provo nell'anima unicamente
+l'amore! Perche'? Imilda ha fatto un voto. E per quello sento d'amarvi
+_sette volte sette_, come porta la mia scomunica! Ed ecco il mio
+premio!
+
+Imilda dall'orticello tornava colla capretta. Quali erano i suoi
+pensieri? La capretta le era dinnanzi irrequieta di contentezza: lei
+dietro tenendole fanciullescamente una funicella al collare e
+canterellando, quasi per dire al suo Ugo:--Ho veduto quelle pareti:
+senti, ma non soffro! Sii contento, Mio Ugo, ti voglio tanto bene!--e
+quasi ancora per dire alla bimba:--Odi la mia canzone? Ti voglio tutto
+il mio amore!--
+
+Imilda giungeva al torrente. Ugo guardo` sorridendo.... Imilda e la
+bestiuola erano a mezzo del ponte: Imilda si fece il segno di` croce:
+la capretta in quel momento, ravvisando la bimba, per molta gioia
+diede un lancio all'innanzi, saltando sul ciglione diruto. La donna fu
+trascinata da quella con troppa furia su quel tronco stretto e
+vacillante. Ugo vide due braccia agitarsi, rinculare la capra, poi
+sollevarsi un turbinio di schiuma.... E il ponte era deserto!
+
+In quell'attimo Ugo tese spaventosamente le mani, sforzo d'aiuto
+inutile e pericolo per la bimba, la quale poco stette gli sfuggisse e
+cadesse: poi s'avvento`, rugghiando, al torrente.... La capra e la
+donna erano scomparse per sempre!
+
+Giu`, giu`, al basso, la` dove le acque sbalzate a piombo si
+travolgevano, diguazzandosi nella spuma occhiuta, la` i massi
+rattenevano come un fascio sanguinoso. L'ingorgo avvenuto in quella
+orrenda chiusura faceva rigurgitare le nuove acque cadenti, finche'
+queste ebbero forza di spazzare: allora quel fascio, trafitto,
+affondato, aggirato fu spinto sull'orlo, straziato, poi di nuovo giu`
+di balza in balza, di scheggione in scheggione, ora per diritto, ora
+per traverso.... Avra` avuto la mollissima quiete del galleggiare
+addormentata solo alla valle, dove il torrente si spiana e bisbiglia
+d'amore prima di mescersi all'ondoso Chiusone. Imilda!
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+L'immensa pieta` fece si` che Ugo avesse l'immensa ferocia della belva.
+
+Perche' la capra con lei? Perche' non la bimba? Non era sua madre
+quella? Ugo fu per travoltolarsi furiosamente nella forra
+imprecando--Sia con suo padre!--ma in quel momento il dimonio dello
+scherno costrinse le pupille del tormentato a guardare la santissima
+casetta dell'amore....
+
+--Che mi resta?--domando` Ugo con disperazione atroce.
+
+Ugo credeva d'avere in vita sua gia` sorriso e gia` sghignazzato! Ma
+verissimamente allora per la prima volta sorrise e sghignazzo`....
+
+Sotto alle sue strette feroci la bimba vagi` rabbiosamente. Erano due
+mesi che Ugo e Imilda dalle labbra di lei aspettavano con ansia
+d'amore quei primi suoni balbettati con cui s'invoca la mamma. In quel
+momento, amorosissima tra i goccioloni di pianto che venivano giu` per
+le guance a pozzettine, la boccuccia farfoglio`:--Mem.... mme....
+
+Che minuto di paradiso per un padre! per uno sposo!--Bonello! Bonello!
+vieni e uccidila sotto i miei occhi, e uccidi me!--supplicava il
+cavaliero, piu` che pazzo, andando incontro a un invisibile supplizio,
+e, piu` che indemoniato, retrocedendo, fuggendo, tentando divincolarsi
+disperatamente e ruggendo contro i lividi dirupi e per le selve
+desolate:--Imilda! Imilda!--e piu` supplicava:--Venite! O Bonello! o
+Dio! o il dimenio!.. Datemi la mia donna!--e dieci volte lascio` la
+bimba sugli scheggioni, e, come uno spettro, piombo` di spaccatura in
+spaccatura al torrente, ma invano, sdrucciolando sui fianchi gelati
+dei massi e cadendo a precipizio: e di la` dalle profondita` sorde e
+strepitanti, violastro, insanguinato, inzuppato, s'inerpicava con ogni
+tormento a ricercare la bimba.... Non glie l'avevano rubata? Si` o
+no?.. E perdendo le tracce della sua _via crucis_ nell'inestricabile
+labirinto degli orridi ciglioni gemeva come una lupa trafitta lungi
+dal covo, e s'aunghiava, s'inerpicava, s'inerpicava, e giu` avventavasi
+ancora....
+
+Intorno c'era il deserto. Stette per piu` di un'ora avvinghiato a un
+arbusto a spini, tormentando i piedi nel fondo scheggioso di un'acqua
+ghiacciata, sporgendo il capo da una caverna nerissima su un abisso
+senza misura e senza colore, e speculo` giu` la valle, le valli,
+implorando da quell'ultimo lembo di cielo che vedeva all'orizzonte, e
+diceva il cielo della sua patria, implorando il Dio tristissimo del
+suo castello e la ferocia de' suoi nemici vivi.... Nessuno veniva, ne`
+Adalberto, ne` Oberto, ne` Baldo, ne` i vili prezzolati!
+
+Torno` su alla bimba. Intorno c'era il deserto. In quel cielo
+caliginoso sentiva il vuoto e non osava guardare: dalla immensa natura
+gli si stringeva intorno formidabile il regno del silenzio e della
+morte.... Nessuno veniva. Chi doveva accorgersi di lui? Chi poteva
+ascoltarlo da una vetta eccelsa? Ugo impugno` la scure, e volle
+simulare il fragore della bufera, spaccando i massi, a trarne
+scintille di sotto il ghiaccio, a farne volare le scheggie agli abissi
+e al cielo, spaccando, indiavolando, ululando, rotolandosi e
+piangendo....--Ho squarciato l'uscio della cappella! Cosi` sono entrato
+in paradiso! Cosi` mi spalancassi il baratro!
+
+Infine Ugo sghignazzo` con un subito pensiero:--Ah! vedro` se i morti,
+almanco i morti sono ancora in ispirito, e se hanno pieta`, quanto
+strazio essi ebbero dai vivi!--strinse la bimba, stette un pezzo
+ancora aspettando dalla valle e dalle cime, poi d'improvviso scaglio`
+lungi la scure e il fardello, e s'inerpico` sulla montagna.... Per
+dove?
+
+Ugo cammino`, e cammino`, e cammino`....
+
+Al morire del giorno egli vagolava in mezzo alle nevi crepitanti sotto
+i suoi passi incalzati, senza piu` sentiero, insanguinato e fradicio le
+mille volte, lui e la bimba: a tratto gittandosi carpone, a tratto
+balzando sulle rocce.... Ove c'era una vallicella, la appariva
+squarciata e striata da una grande ruina di macigni rotolati: le
+boscaglie divelte, il terreno sommosso, trascinato, franato: non un
+filo d'erba: qua e la` enormi solchi, nuovi torrenti deviati, fra gli
+scheggioni e le zolle ferrigne. Nell'aria rombava sempre come il
+fragore d'un diluvio, la nebbia a strappi turbinava sui picchi, il
+cielo sembrava quello che i dannati debbono vedere dallo inferno.
+Calava la sera. Ugo giungeva ove quella valle castigata s'addentrava
+in una piegatura rocciosa del monte. Vide quelle mostruose tracce di
+distruzione, respiro` quell'aria, odoro` quelle brume, e ritto,
+stupendo, supplicatore e sfidatore, prese la bambina sotto le ascelle,
+alzo` le braccia quanto pote`, come chi faccia offerta a un grande
+altare.... Era venuto a luogo di salvamento, oh si`! Intese
+dov'era.--Udite!--quasi canto`, sinistramente, come l'araldo di una
+sfida a quel deserto portentoso:--Udite, udite il giullare che si
+chiamo` Ugo conte di Lanciasalda!... Laggiu` alla valle il torrente
+mette nel Chiusone, oltre ancora il Chiusone nel Pelice, oltre ancora
+il Pelice nel Po. Verrai al Po nativo, o Imilda! Oh non scendi cullata
+tra le foglie di rose! Non attorci le bionde trecce ai fiori
+tremolanti alla superficie delle acque, ne` sveli le bellissime membra
+addormite di volutta`, come una dolce suicida!--e ai vagiti della
+bimba, aspro come una tromba di guerra:--Chi vedendoti, o Imilda,
+dica: "Questa e` sventura" ascolti una voce d'uragano, cosi`: "L'odio
+dell'uomo prepara ben altre vendette che quelle del destino!" Chi,
+vedendoti, si faccia segno di croce, preghi per se` e per i suoi, non
+per te...! Verrai al Po nativo, o Imilda! Un giorno anch'io scendero`
+per quelle valli e il boscaiuolo Silverio sara` ridiventato Ugo il
+cavaliero! Ugo il cavaliero!--e squasso` la testa, e si chino` al
+destino che gli sghignazzava dalle punte dell'Assietta.
+
+Tacque, poi, come aspettando una risposta, piu` alzo` la bimba,
+gridando:--O Guidinga, rotola la valanga per me! Come un giorno dallo
+scalone hai rotolato il tuo corpo per te!
+
+E cammino` ancora, ancora:--O Guidinga, guardate per cui vi chiamo! Una
+bambina che stride!
+
+Ancora:--O _madonna perduta_, ho gli sproni d'oro!
+
+Al passo dell'Assietta, erto, lugubre di vastissimo silenzio, desolato
+da un cielo implacabile, irto di spettrali pinete, Ugo aspetto` la
+morte. Neve, deserto, immobilita`: tanto ascoltano i vivi, come i
+trapassati.
+
+Ugo, gettatosi sul terreno, sdrucciolando sui ghiacci, senza piu`
+pregare, si strinse furiosamente la bimba: striscio`: venne innanzi a
+battere allo spiraglio di un gran masso spaccato e guardo` giu` per
+quella balestriera.... Al di la` vide l'altro versante del monte: giu`
+le capanne mostravano i tettucci di pietra allineati sul ciglio di un
+torrentello: giu` un paese, giu` la valle con in fondo incertissimamente
+due macchie di borgate sulla striscia fumosa di un fiume. Il paese era
+Meana: e le borgate Susa e Bussoleno.
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Ugo stette senza piu` coscienza, percosso e rannicchiato contro il
+macigno. Si sveglio` e gemette: scosse la bimba: era morta? Ugo giacque
+ancora, e sogno` la ghiacciata requie dell'avello, sogno` il regno
+pallido dei morti, e vide come un grande cimitero coperto da un unico
+lenzuolo funerario. Solo il cuore gli dava tormento: e si
+diceva:--Ecco i vermi lo forano: i vermi? Questi che martellano cosi`
+sono avoltoi di rapina!--Sentiva un che di tepido sul volto; al petto
+si stringeva qualcosa, e andava susurrando:--I morti almeno credono
+all'angiolo della resurrezione! Ecco che coll'ala mi scalda la fronte!
+Ma com'e` penetrato nell'avello? Qui sono alla _curte_, con mio
+padre.... Lui si sfa, ma e` tutto freddo e orrendo.... Che cos'ho al
+petto?... La mia fascia dell'armi?... Vorrei sapere che sara` scritto
+su questa pietra.... Pietra? Ma io non giaccio sotto! io sono portato
+dall'acque di un fiume che va alla valle, al mare. Chi mi scalda? Sono
+quelle ciocche di capegli di donna che ho tanto baciate!...--Infine
+provo` un freddo solo: sparvero le visioni: e fu come sepolto....
+
+Ugo si sveglio`. Egli aveva ficcato la persona nella spaccatura della
+rupe: nel togliersi di la`, ancora guardo` giu` e alla prima luna, che
+splendeva bugiarda di lontano, vide proprio Susa e Bussoleno....
+
+Ma che? Santa Maria! lungo la Dora strisciavano si` e no nel vapore
+denso e radente certi e certi fuochi.... Di sopra al suo capo il cielo
+era sempre livido e brumoso e freddissimo.
+
+--Se la` ci fosse guerra!--ringhio` Ugo, e si rizzo`, scosse la bimba,
+con grand'ansia e con grande tormento vide ch'ella era viva: allora
+prese a discendere dal colle dell'Assietta verso quella valle.
+
+Cammina, e cammina.... Aveva fame. Se egli avesse avuto quello
+sparviero stecchito presentato all'omaggio! Picchia a una capanna, e`
+deserta: a un'altra, e` deserta: a un'altra, e` deserta: tutte deserte.
+Nemmanco la provvidenza ha pieta`, perche` sul monte comincia la neve a
+cadere a fiocca a fiocca, e s'addensa il nebbione: di lontano sparisce
+la luna.
+
+Ugo si precipita giu`, giu`, giu`....
+
+Giunge a Meana. La` vi e` una cappelletta dei poveri morti, un arcuccio
+soffogato in un pattume con cinque o sei crani grotteschi. Ugo, per la
+nessuna pieta` che i morti ebbero per lui, insulta quegli avanzi,
+imbrattandoli coll'istessa poltiglia che loro serve di guanciale:
+raschia la terra e trova una mano ricisa di fresco. La mano ha le dita
+volte al basso, verso Susa.
+
+--Accetto l'augurio!--dice Ugo, inconscio di cio` che lo aspetti, e si
+leva: svoltando dietro la cappella con troppa furia poco sta che non
+ischiacci la bambina: ed ecco trova raccosciati sulla roccia
+consacrata un uomo e una donna. Sono vivi? sono morti? Che fanno?...
+L'aria e` buia.
+
+--Chi siete?-domanda Ugo.
+
+I due sobbalzano spaventati, lo guardano, poi sembrano rassicurarsi,
+piangendo.
+
+--Chi siete?
+
+E l'uomo:--Fuggite, o cristiano, se avete lena! Fuggite! Non cercate
+di nessuno! Noi abbiamo fallato il cammino.... e ci siamo rassegnati a
+morire qui!
+
+--Come? Che vi accadde?--ridomanda Ugo, gia` fiutando l'odore del
+combattimento. Ma con chi c'era guerra? perche`? Qual rumore era giunto
+agli alti picchi del suo nascondiglio?
+
+E la donna:--Ah! voi siete di quelli scampati gia` da ieri e non
+sapete! Ben faceste. O Signore!--e col massimo affanno, ripiombando e
+facendosi segno di croce:--Oggi Alzor e` alla Dora!
+
+--Alzor?--meraviglia spaventosamente Ugo. Ugo sapeva che da tempo il
+padre gli aveva detto che quel Saracino era calato di Provenza per
+ghermire la lontana, lontanissima Genova: poi i casi di Ugo e il
+rumore della guerra contro Adalberto avevano fatto tacere nelle valli
+ogni altra novella d'armi. In due anni, da due o tre boscaiuoli,
+romiti come lui che non varcavano le loro selve, Ugo aveva udito che
+Casale era minacciata, e suonava un gran nome di dimonio, Alzor: ma
+Casale era lontano, eh! Poi piu` nulla. Solamente il giorno prima,
+quando aveva passato celeremente il Chiusone, spinto da un sogno
+inquieto che aveva fatto, quando aveva chiesto:--C'e` forse un signore
+potente, il quale abbisogni di braccia per apparecchiare le travi alle
+macchine di guerra?--aveva saputo che Adalberto s'armava. Aveva
+sfuggito ogni casa, pure aveva chiesto, tormentosamente simulando, ad
+alcuni valligiani le novelle della sua rocca e di quella di Imilda,
+ma, ingozzandole amare, nulla piu` aveva potuto ne' chiedere troppo
+attento, ne' ascoltare da quei disattenti. Solo per caso udi`, sul
+piazzaletto di una tavernaccia, un ribaldo bandire una nuova taglia di
+sei in sei mesi sulla testa di Ugo, per comando di Oberto, promettendo
+i tre mucchietti d'oro di prammatica. La gente quasi rideva. Ugo?
+Andatelo a prendere! Dove sara`? Solo il banditore aveva
+detto:--Bonello ci pensera`: sa tutto: domani Bonello giura che
+guadagna la taglia. Ai monti!--e tant'altre cose.--Ugo era fuggito,
+aveva rivalicato il Chiusone, s'arrampicava alla capanna. Adalberto
+s'armava ancora? Contro chi? Certo contro i vassalli ancora. Ugo nulla
+sapeva: quindi quasi domando` a se stesso:--Alzor? il saraceno? Come?
+Egli gia` qui?
+
+E l'uomo alla cappelletta:--Mi difesi! Ho sette ferite! All'ultimo
+m'ebbi mozza la mano. Venni qui a seppellirla in luogo consacrato.
+Laggiu` in oggi ogni misfatto e` permesso: e` divenuta terra di saracini
+la nostra. Perche' siete fuggito voi, ieri, al momento del supremo
+pericolo?
+
+E la donna:--Fuggite nella valle del Chiusone! Fuggite, se avete un
+bambino, e se quello e` ancora vivo tra le vostre braccia. Io fui
+madre!
+
+Ugo ridomanda:--Ma come?
+
+E l'uomo:--Che giorno d'estrema ruina! Ma il sire di Saluzzo e quello
+di Susa resisteranno ancora! Io saro` con essi! Donna, lasciami! Io
+voglio essere con essi!
+
+E la donna:--O Signore, perche` non mi avete uccisa insieme al mio
+bambino?
+
+Ugo, ancora chiedendo:--Ma come?--e non avendo risposta da quegli
+impazzati dal dolore, che continuavano a crederlo un fuggitivo, Ugo
+muove il passo innanzi, dicendo:--V'e` battaglia dunque?
+
+E l'uomo:--Alzor ci piombo` con un lancio da liopardo! O Signore nostro
+Jesu`, per la fede sacratissima del tuo vangelo, ti supplico, ti
+supplichiamo! Ora ti veggo, o montanaro. Sei pronto tu? Ma non hai la
+scure neanche tu? Su, istessamente: adopreremo scheggioni di rupi! Su!
+su, su, tutti alla riscossa, da Susa con messer Oberto capitano e con
+Adalberto!--e l'uomo si alzo`, barcollando.
+
+--Oberto? Adalberto? Ancora sono vivi? Non li strazio` oggi il
+saracino?--impreco` terribilmente Ugo.
+
+--La Iddio merce`, tanta sventura non e` ancora avvenuta!--lamento`
+l'uomo, e fraintendendolo, s'accese nel furore di Ugo:--Da Susa a
+Saluzzo cogli altri migliori duci, Taizzone, Agobardo, Fulberto,
+insomma da Susa a Saluzzo si vuol resistere, per la gloria di Maria
+santissima! Su, su, su! Una spada!... Se non avessi mozza la destra!
+Se non avessi la donna che mi trascina alla vilta`!
+
+E la donna:--Non eravamo rassegnati a morire qui?
+
+--E Oberto, Adalberto?--ridomanda Ugo potentemente.
+
+E l'uomo:--Sapranno resistere! Oh se sapranno!...--e dopo una tremenda
+pausa:--Se pure un traditore non schiude al saracino i passi delle
+valli, girando dietro l'alpi e abbattendo ad una ad una le castella
+vassalle a quei valorosi!
+
+--Ah!--geme Ugo con suono ineffabile.
+
+L'uomo si caccia a piangere, lasciandosi andar giu` sul terreno fino ad
+insozzarsi di mota la fronte.
+
+Ugo fatale invidia quella posizione di massimo avvilimento, ma i suoi
+muscoli s'inturgidano, la persona si leva audace: egli e` invaso da un
+tremito spaventoso e inciocca i denti pel ribrezzo della febbre.
+
+Succede un momento di terribile ansia.
+
+Poi Ugo, guardando giu`, oltre la valle, quei fuochi di guerra,
+interroga cupamente:--Messere, o barone o boscaiuolo, che cercate voi?
+
+--Io la vendetta!--esulta l'uomo e rizza la testa.
+
+--E la vorreste?
+
+--A qualunque costo!--ma l'uomo ricade agonizzando. Ed Ugo con spasimo
+satanico di gioia:--Sono straziato io piu` di voi! Io voglio la
+vendetta, a qualunque costo! Diceste che laggiu` in oggi e` terra di
+pagani ed ogni misfatto e` permesso? Vi auguro di morire! Morite, qui,
+subito! Non ascolterete l'atrocissimo delitto!
+
+Ugo precipita dalla montagna, e alla bambina famelica da` a suggere le
+proprie labbra lorde di sangue e di bava....
+
+
+
+
+CAPITOLO XII.
+
+
+Alzor, nato dalla stirpe di Maometto, fremebondo di sterminata
+ambizione di conquista, audace per giovanissima anima e crudele e
+insaziato, era uscito profeticamente da' suoi deserti di sabbia e di
+sole, aveva predato l'Egitto, la Numidia, il regno de' Mauri, e,
+tragittato il mare, co' suoi tigri di soldati aveva rotti i Goti e i
+confratelli Arabi di Spagna. Dalla Spagna era piombato in Provenza, di
+Provenza, per sommo castigo di Dio, in Italia. Qui giuro` nel nome di
+Maometto di piantare il suo seggio fatale.
+
+Il luogo di Frassineto serba incerte e guerresche tradizioni intorno a
+queste orde di miscredenti. Negli _Annali d'Italia_ il Muratori cita
+all'anno DCCCXXXIII Frodoardo cronista (in Ch. T. II Rer. Franc.
+Du-Chesne): i Saraceni abitanti in Frassineto _meatus Alpium occupant,
+atque vicina quaeque depraedantur_. All'anno DCCCCXL Frodoardo ancora
+dice che "una gran brigata d'Inglesi e Franzesi, incamminata per
+devozione a Roma, fu costretta a tornarsene indietro, _occisis corum
+nonnullis a Saracenis. Nec potuti Alpes transire propter Saracenos,
+qui Vicum Monasterii Sancti Mauritii occupaverunt_. Se qui e` indicato
+il Monastero Agaunense di S. Maurizio ne' Vallesi, avevano dilatato
+ben lungi quegli Infedeli assassini di strada il loro potere". Segue
+ancora il Muratori, all'anno DCCCCXLI: "Circa questi tempi piu` che mai
+infierivano i Saraceni abitanti in Frassineto ai confini dell'Italia e
+della Provenza (Liut., lib. 5, n. 4). Studiava il Re Ugo la maniera di
+snidare quei crudeli masnadieri, e conoscendo di mancargli le forze
+per mare, giacche` in quei tempi gli Imperatori e Re d'Italia poco
+attendevano ad avere armate navali, prese la risoluzione d'inviare
+ambasciatori a Costantino e Romano Imperadori de' Greci, per pregarli
+di volere a lui somministrare una competente flotta di navi con fuoco
+greco, acciocche' mentr'egli per terra andasse ad assalir quei barbari
+ne' loro siti alpestri, esse incendiassero i legni dei mori, ed
+impedissero, che non venisse loro soccorso dalla Spagna." E Frodoardo
+ancora, all'anno DCCCCXLII: _Idem vero Rex Hugo Saracenos de Fraxinedo
+eorum munitione desperdere conabatur_. Osserva il Muratori: "Pertanto
+dovrebbe appartenere all'anno presente cio` che scrive Liutprando (lib.
+50, n. 5). Cioe` che avendo Romano Imperadore inviato uno stuolo di
+navi a requisizione del Re Ugo, questi le incammino` per mare a
+Frassineto. L'arrivo d'esse cola`, e il dare alle fiamme tutte le
+barche dei Saraceni che quivi si trovarono, fu quasi un punto stesso.
+Ugo nel medesimo tempo arrivo` per terra a Frassineto colla sua armata.
+Pertanto non si fidando i Barbari di quella lor fortezza,
+l'abbandonarono e tutti si ridussero sul Monte Moro, dove il Re li
+assedio`. Avrebbe potuto prenderli vivi, o trucidarli tutti: ma per un
+esecrabil tiro di politica se ne astenne. Tremava egli di paura, che
+Berengario, gia` marchese d'Ivrea, fuggito in Germania, non
+sopravenisse in Italia con qualche ammasso di Tedeschi e Franzesi.
+Pero` licenziata la flotta dei Greci, capitolo` con gli assediati
+Saraceni di metterli nelle montagne che dividono l'Italia dalla
+Suevia, acciocche` gli servissero di antemurale, caso mai che
+Berengario tentasse di calare con gente armata in Italia. Non e` a noi
+facile l'indicare il sito, dove a costoro fu assegnata l'abitazione.
+Solamente sappiamo, che a moltissimi cristiani, i quali incautamente
+vollero passare per quelle parti, tolta fu la vita da quei malandrini:
+ii` che accrebbe l'odio e la mormorazione degli Italiani contro di
+questo Re Ugo, il quale lascio` la vita a tanti scellerati, affinche`
+potessero levarla a tanti altri innocenti...."
+
+Abbiamo voluto citare questo fatto di Ugo per soggiungere che un altro
+Ugo, non re certamente, ma una figura bieca che la tradizione ci dice
+senza certezza cavaliere e boscaiuolo, un altro Ugo, non nelle grandi
+pagine del Muratori, ma sulle cartapecore sibilline del romito di
+Malandaggio, appare di nefastissimo nome ai cristiani e agli abitanti
+delle valli intorno a Saluzzo. Quando e` morto il romito? Quando
+veramente e` vissuto quell'Ugo? Nessuna data e` certa. Anche la
+tradizione e` morta da un pezzo. Frassineto ebbe delle leggende, e sono
+svanite: Malandaggio ebbe un romito vecchio che scrisse e che mori`, e
+un altro che misteriosamente gli successe, che non aveva scritto,
+perche' aveva operato, e non scrisse perche' ancora opero` prima di
+morire....
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Non ci intrichiamo nella storia a stabilire date o a fissare il
+progresso di questi Saraceni, ma pel romanzo accettiamo la tradizione.
+
+Piu` breve d'ogni cronista, e senza mettere date, eloquentissimo, il
+romito che scrisse lascio` questa memoria:--Cadde Genova, cadde Casale,
+cadde Torino. Alzor e` alla Dora!
+
+Alzor era alla Dora. Una sera di un giorno vittorioso egli aveva posto
+l'alloggiamento in un Santuario della Vergine. Fulgente di gioia,
+gloriosissimo e temuto, sontuosamente vestito, colla spada ricurva e
+con un pennacchio di diamanti, egli sedeva sui gradini dell'altare
+maggiore: gli incensi cristiani e e gli aromi insidiosissimi degli
+_harem_ intorno a lui spandevano tepori e profumi: uno schiavo di
+Provenza suonava l'organo da flato: vampeggiavano per scherno sulle
+fredde lastre dei morti due grandi cataste di pino olente: danzavano
+seminude, procaci e velenose, o si raccosciavano sui sacri paramenti,
+afflosciate dalla volutta`, venti schiave diverse, dalla nerissima alla
+bronzina, alla candida rosata. Alzor banchettava: servivano a lui e
+alle femmine i vasi d'oro e d'argento, che aveva predato nella sua
+corsa di conquista, e per abiti si buttavano indosso le _planetas de
+coco e toalias cum frixio_, opere plumarie, e _crysoclava et vela
+holoserica, de basilisci, fundatum de alithinum_, della Soria, di
+Costantinopoli, della Persia, dell'Egitto, le cose insomma che
+troviamo nelle cronache dell'evo medio, e gli ornamenti, come
+_inaures, anulos, dextralia et perselides, monilia olfactoria, acus,
+specula_. Dall'Africa e dalla Spagna aveva rubato cortinaggi, addobbi,
+_tapetia belluata_, che Sempre trascinava con se', profumandoli coi
+nettari e insozzandoli col sangue, letti di volutta` e coltri pei
+moribondi.
+
+Alzor, dice il romito, calpestava una veste della santa Madonna di
+Provenza, _vestem chrysoclavam ex auro gemmisque confectam, habentem
+historiam Virginis cum facibus accensis mirifice comtam_. Alzor
+giaceva trionfalmente sui cuscini palpitanti di otto o dieci
+ardentissime more: Alzor, al principio dell'orgia, s'era circondato di
+cento armati fedeli: aveva il carnefice al fianco, e pure a fianco un
+bardo ispirato della sua razza che cantava le vittorie di quel giorno
+e la somma protezione di Maometto:--O felice, o potente, o caldo, o
+amato, o pasciuto, o protetto dal profeta, Alzor! Tu hai Dio, il
+denaro, la donna, la spada, la vittoria. Preghi coll'ardore del nostro
+sole adorato: getti le gioie e gli ori come il villano getta la
+semente: le donne si sdraiano su tuoi tappeti e muoiono di volutta`,
+felici se il loro ultimo sospiro ti rinfocola un nuovo tripudio: la
+tua spada e` piu` possente e piu` curva del grand'arco dei cieli;
+insanguinata, si gemma: ne` sul tuo acciaio s'annubila il riflesso
+mesto del tramonto.... Il tramonto? Chi dira` questa parola?
+
+Alzor aveva gia` fatto un cenno al carnefice.
+
+Continuava il bardo:--La vittoria, la gloria, il regno! Esulta, o
+Alzor!... Esulta!... Noi ti adoriamo!
+
+Ricominciava l'orgia, e Alzor era felice. Si`, aveva Dio, il denaro, la
+donna, la spada, la vittoria! Felicissimo!
+
+Udite strano contrasto. Quella sera, in quell'ora di beatitudine
+smodata, a un tratto entro` nella chiesa un montanaro.
+
+Egli era lacero e scarmigliato, insozzato, puzzolente e sinistro. Cupo
+come una belva famelica, livido pel freddo, custode rabbiosissimo di
+un fardelletto di pelli, si drizzo`, camminando sui tappeti, le sete,
+le coppe rovesciate e gli ori, fra le donne nude, al riverbero del
+fuoco, fra il fumo degli incensi e delle dapi, fra il canto del bardo,
+si drizzo` verso Alzor.
+
+Cesso` l'orgia.
+
+--Chi sei tu?--domanda l'audacissimo Saracino. Le sue guardie gli si
+stringono appresso: il carnefice ghigna: ma piu` maledette ghignano le
+femmine insaziate....
+
+Il montanaro pare ne` vegga ne` ascolti.
+
+--Chi sei tu?--ridomanda Alzor:--Non temo l'insidia! Si scuote allora
+l'uomo e grida profondamente:--E tu chi sei?
+
+--Io un eletto del profeta.
+
+--Io un castigato da Dio.
+
+E Alzor gia` infastidito:--Ebbene? Che cerchi qui?
+
+--La mia vendetta!
+
+Vieppiu` si stringono le guardie: e le donne ancora, svegliandosi
+briache, superano in protervia crudele il carnefice. E Alzor
+discacciandolo:--Vanne!
+
+Ma il montanaro ruggisce:--No!
+
+--No! no!--supplicano intorno le schiave, avide di sangue,
+
+--Ebbene parla--comanda Alzor.
+
+--Io parlero`! Tu sei potente, o Alzor! Osanna! Ma tu hai fallato se
+credi di resistere nel piano alla colleganza dei signori da Saluzzo a
+Susa.
+
+--Parla.
+
+--Io parlero`!... Tu sarai vittorioso, o Alzor!--esulta il montanaro,
+stringendo il suo fardelletto come se fossevi correlazione tra la sua
+mente e quello:--Si. Io ti apro i passi delle valli: lungo la Dora ti
+conduco in valle del Chiusone, la` sorprendi quelle rocche che sono
+vassalle al sire di Susa: poi ti slanci improvviso dai monti sopra
+Saluzzo, senza che dalla Dora Taizzone, Agobardo, Fulberto, possano
+mandare aiuto ai collegati.--Poi, sfavillante orrendamente in volto,
+colla gioia di un profeta:--Nella valle del Po vi sono le castella di
+un Adalberto, di un Oberto, di un Baldo. Se vinci, come ti giuro che
+vincerai, mi dai que' tre prigionieri? Alzor fece circondare l'uomo
+dagli armati: credette si` e no: e disse:--Vuoi altri patti?.
+
+--Hai tu ancelle?--sospiro` il montanaro, quasi emettendo un alito di
+fuoco.
+
+--Il sorriso dell'amore e` piu` bello fra l'armi. Vedi le mie conquiste!
+Ho egiziane, numide, maure e gote, arabe, spagnuole, provenzali,
+serpenti continui di continue volutta`. Uomo, non guardarle! Ti
+comando. Sei tu, cristiano, che aspiri al mio paradiso? Ascolta: ho
+anche l'aguzzino.
+
+--Non ascolto! Ma supplico!--gemette il montanaro:--Tu hai ancelle:
+cerca il seno piu` ardente, e, fammi somma carita`, lascia che il latte
+sia succiato da chi muore di fame! Ho qui una bambina morente!
+
+--Che? i vagiti fra l'armi?
+
+Allora il montanaro, facendosi pensoso e sciogliendo il fardelletto,
+mostro` una creaturina gia` quasi paonazza, un piccolo mostro di dolore:
+e disse:--Su questa bambina, nata da conti illustri, c'e` su
+copiosissima taglia ove sia consegnata ancora viva in valle di Po, a
+Lanciasalda. Se vuoi, la` ti aspettero`, e la ventura e` tua.
+
+--Cristiano, quante castella vale?--domando` Alzor che intendeva sotto
+quelle poche parole nascondersi un gran mistero di fatti.
+
+--Tre castella. Ma mi darai i tre prigionieri.
+
+--Ho da pagare Almor, Zanata, Zullik, rapacissimi. I soldati vogliono
+posa, i duci oro.
+
+--T'offro guerra breve e tesori.
+
+--Cristiano, cio` che hai detto e` conforme a verita`?
+
+--Interroga il profeta.
+
+--Il profeta non risponde: mi rispondera` la tua testa.
+
+E il montanaro si piego` tutto come se sopra il suo capo gravasse una
+catena di ferro. Erano anella e anella di delitti: era la catena del
+destino.
+
+Ed Alzor, sorgendo e ributtando una egizia che gli si avvinghiava
+pregando, comando`:--Suonate le chiarine e i timballi.
+
+L'uomo bacio` la figlia: poi la vide suggere da un seno
+avidissimamente: poi si volse ad Alzor:--Io saro` con te!
+
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+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK, UGO ***
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+files per month: 1240 more eBooks in 2001 for a total of 4000+
+We are already on our way to trying for 2000 more eBooks in 2002
+If they reach just 1-2% of the world's population then the total
+will reach over half a trillion eBooks given away by year's end.
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+The Goal of Project Gutenberg is to Give Away 1 Trillion eBooks!
+This is ten thousand titles each to one hundred million readers,
+which is only about 4% of the present number of computer users.
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+Here is the briefest record of our progress (* means estimated):
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+ 10 1991 January
+ 100 1994 January
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+ 2500 2000 December
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index 0000000..ba0de03
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+The Project Gutenberg EBook of Ugo, by Ambrogio Bazzero
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+
+
+Title: Ugo
+
+Author: Ambrogio Bazzero
+
+Release Date: January, 2006 [EBook #9641]
+[This file was first posted on October 12, 2003]
+
+Edition: 10
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
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+
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+
+
+
+
+
+
+Claudio Paganelli, Carlo Traverso, Charles Franks
+and the Online Distributed Proofreading Team.
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+This book has been completed in cooperation with the Progetto Manuzio,
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+We thank the "Biblioteca Sormani" di Milano that has provided the images.
+
+
+
+
+
+AMBROGIO BAZZERO
+
+
+
+UGO
+
+SCENE DEL SECOLO X
+
+
+PARTE PRIMA
+
+
+
+MILANO
+
+1876
+
+
+
+
+
+ALLA MIA PRIMA AMARISSIMA DELUSIONE
+
+
+
+
+CAPITOLO I.
+
+
+Sulla piazza della _curte_ di ***, di messer Ugo cavaliero, conte di
+Lanciasalda, sui monti di Saluzzo, ad ora di vespro, Guidello,
+trombetto e araldo dell'eccellentissimo signore Adalberto, conte di
+Auriate, lesse il bando pasquale: e così:
+
+"Avvicinandosi il giorno di Pasqua di Resurrezione, ed il nostro
+illustre signore desiderando partecipare coi vassalli dell'inclita
+signorìa la grazia, il gaudio, la letizia avuta e concessa
+dall'onnipotente Signore Iddio, in questo dì per la solennità di
+messer Jesù Salvatore, ha deliberato ed ordinato di ricevere l'omaggio
+dalli gentiluomini predetti. Si gridano i nomi delli cavalieri:
+
+Messere Gisalberto, di messere Ursulo, cavaliero d'_arme_, con
+investitura _per lanceam et vexillum_.
+
+Messere Aginaldo, di messere Luitardo, cavaliero _addobbato_, con
+investitura per tradizione ed omaggio della coppa d'oro.
+
+Messere Baldo, di messere Erimberto, cavaliero d'_arme_, con
+investitura per tradizione ed omaggio delli sproni.
+
+Messere Ildebrandino, di messere Sichelmo, cavaliero a _sprone d'oro_,
+con investitura per tradizione ed omaggio del guanto.
+
+Messere Ugo, di messere Oldrado, cavaliero a _sprone d'oro_, con
+investitura per tradizione ed omaggio dello sparviero.
+
+Il che per la presente ordinazione e mandamento di Sua Celsitudine si
+fa manifesto, a gaudio e consolazione e per speciale partecipazione,
+come è predetto, dell'allegrezza e festività, a laude e gloria
+dell'altissimo Iddio e del nostro glorioso patrono e della celeste
+curia in eterno trionfante.
+
+Signat: _Warinus. Ingus_. Gridata da Guidello, _sono tubæ
+præmisso_...."
+
+Guidello, finita la lettura, prese la pergamena, colla sua funicella
+rossa la assicurò spiegata al bastoncino d'araldo e la levò sopra la
+testa, osservando:--Io dico. Se vi è qualcuno, il quale tacci di
+mislealtà i miei occhi nel leggere, la mia lingua nel parlare, la mia
+intenzione volta a vilipendio di messer Domineddio, del nostro
+avvocato santissimo, della giustizia degli uomini, quello si faccia
+avanti, e purchè sia tale che porti o possa portare speroni d'oro o
+d'argento, alla presenza di un chierico che conosca l'arte della
+lettura, comprovi quanto dica.
+
+Ai piedi della scalea della chiesa, intorno a Guidello, v'erano
+quattro cavalieri cogli scudieri. Ma nessuno parlò.
+
+Per cui l'araldo:--Messeri, allora dichiaro.
+
+Stette un poco, poi si rivolse a un chierico che gli era accanto,
+come_ magister librarius_, e disse:--Recitate.
+
+Fu recitata l'avemaria, e tutti risposero ad alta voce.
+
+All'_amen_ Guidello aggiunse con solennità:--Dichiaro bandita la
+volontà del molto magnifico nostro signore.
+
+Poi, colla destra impugnata una lunghissima tromba, adorna di un
+drappo quadro stemmato:--Messeri,--disse:--fate come di conformità
+agli usi. Voi sapete: quando la tromba dell'araldo suona a festa si
+suole dire _tromba d'argento_. Da valenti messeri adunque--e mise alle
+labbra lo strumento, ne volse la bocca all'insù, e squillò tre volte.
+Intanto i cavalieri diedero mano alle borsucce, e fecero come
+d'usanza: poi se ne andarono.
+
+Guidello si chinò, dicendo:--Tromba di rame--perchè raccolse poche
+monete: acconciò il cordone con un nodo alla militare, in guisa che
+gli si attraversasse alla schiena la tromba e il drappo sventolasse
+come un mantelletto, tolse la pergamena dal bastone, la fece a rotolo,
+e la consegnò al chierico.
+
+Questi interrogò:--Guidello?
+
+L'araldo rispose:--Non si guadagna nemmeno il fiato.
+
+E mossero giù dalla scalea della chiesa. La piazzuola della _curte_
+era deserta. Essi presero ad uscire dalla viuzza fiancheggiata dalle
+casucce dei montanari, oggi boscaiuoli, domani alle giornate d'armi,
+sempre poveri e sempre irosi. Intorno all'edera frusciavano con volo
+tortuoso le nottole; gli usci erano chiusi, gli arconcelli delle
+finestre lucenti di strisce rosse dal sotto in su, che venivano dai
+focolari posti in mezzo alle stanze; sullo sfondo si vedeva una
+montagna già sfumata nella nebbia del crepuscolo.
+
+I nostri due procedevano silenziosi, e, benchè sotto la protezione del
+loro signore, pure affrettavano il passo e sulla punta dei piedi.
+
+E l'uno calava il cappuccetto sulla testa tonsurata e nascondeva la
+pergamena sotto la tonaca, e l'altro storceva una mano all'indietro ad
+assicurarsi che la tromba non percuotesse coll'elsa della spada o col
+pugnale: e quegli guardava sospettoso le pieghe del drappo ventilante
+dallo strumento del compagno, come se da quelle dovesse uscirgli il
+malanno: e questi imprecava il calzolaio che aveva fatto pel chierico
+scarpe così disacconce per suolo sospettato.
+
+Passavano e guardavano. Quelle tavolacce di quercia parevano fatte
+apposta per spalancarsi ad un'insidia: da quegli arconcelli i tizzoni
+che erano sui focolari con maledetta furia potevano essere
+sbattacchiati nella strada. Basta! il santo patrono tenesse buoni i
+_gloria_! Ma la preghiera era smezzata: e l'uno calcolava che con
+quell'antacce si facevano tante aste, coi chiodi tante punte, colle
+toppe tante scuri: e l'altro si ricordava, ai tempi che il padre
+soffiava alla guerresca, e ch'egli giovinetto gli era accanto col
+piffero per imparare a toccare il soldo e le graffiate, si ricordava
+di una certa mistura diabolica che venne giù da una balestriera a
+impegolare i baffi al vecchio trombettiere, e a conciare un povero
+ribaldo come un torcione di resina acceso nelle gazzarre soldatesche.
+Si continuava il _gloria_.... Ah! erano passati da quell'uscio, da
+quelle finestre: si poteva fiatare. Di più: messere il chierico sapeva
+leggere, sapeva pingere le _capitales litteras_ dei messali, cioè le
+iniziali, sapeva a mente i canoni accetti al vescovo di Saluzzo;
+d'armi credeva intendersi sin troppo, dicendo:--A chi le toccano, le
+toccano le ferite e la morte!--Niente altro: pure in quel momento
+nella sua fantasìa staccava tante maglie dall'armerìa del castello e
+tante spade, trovava gagliardi che le vestivano, le impugnavano, e
+moveva contro quelle case di rabbiosi: no, prima alla rôcca di Ugo.
+Messere l'araldo sapeva suonare con voce dolcissima o squarciata:
+Guidello proprio avrebbe voluto essere a fianco del padre, tra un'oste
+poderosa, e dare alle trombe il fragore delle petriere, curve le travi
+sotto ai pesantissimi massi. Ma sì, ma sì! Altro che il cappuccio
+aguzzo a vece di pennacchio da cavaliero: altro che il bastone
+d'araldo in luogo di un buon lanciotto!
+
+Fuori della _curte_ di messer Ugo c'era una cappelletta: qui i due
+fecero un inchino pieno di gratitudine, e da qui cominciarono a
+mettersi l'uno a fianco dell'altro, e salirono per la stradetta, la
+quale, grigiastra, lasciava vedere tante e tante pozzette d'acqua dai
+melanconicissimi riflessi di cielo: erano le orme dei cavalli
+passativi il dì innanzi, dalla _curte_ al castello di messere
+Adalberto. E stradetta e cavalli menavano al sicuro.
+
+Incominciò Guidello:--Dacchè suono la maledetta, vi dico, Ingo, che
+non mi parve mai mi tormentasse le labbra come stassera, sulla scalea.
+Sapete: ieri a mattina, abbiamo pubblicato il bando al castello
+d'Ildebrandino; a dì basso, al ponte levatoio di Baldo; l'altro ieri a
+vespro, alla piazza di Aginaldo. Che si è raccolto? Tanto da poter
+proclamare solennemente, al primo armeggiamento festoso, che il
+cavaliero di Rupemala, quello di Roccanera, e messere della _curte_ di
+santo Uperto, sono fregiati di cortesìa cavalieresca. Dico vero?
+
+--Verissimo, Guidello.
+
+--E sapete: tra voi che avete appreso l'arte della lettura e me che la
+professo a obbedienza del nostro padrone, lasciando da parte la
+cavallerìa, e discorrendo della tascuccia che ogni cristiano ha allato
+se deve camparla, tra noi si è spartito un bel mucchietto.
+
+--E di quelli d'argento.
+
+--Così si dà e si riceve a gloria di messere Domineddio; e così si fa
+differenza tra il vento che buffa alla foresta e il fiato dei
+battezzati.
+
+--Verissimo, Guidello.
+
+--Mi diceva il padre mio, il valente Guidaccio....
+
+--A cui Dio conceda la verace gloria!
+
+---Mi diceva così, nè più, nè manco. E il suo fiato da battezzato, eh!
+Ingo, fu come l'uragano nella tromba, contro ai dannati nella Spagna e
+contro ai miscredenti in Terrasanta, a fianco del padre di messere
+Adalberto, il cavaliero Brunone.
+
+--_Requiem_ in pace!
+
+--A fianco del cavaliero Brunone, lo dicevano della stirpe di
+Tubalcain.
+
+--Santa Maria!
+
+--Quella era voce del padre mio! Quella ci voleva adesso là sulla
+scalea della _curte_ di Ugo, ma ad un patto.
+
+--Tromba d'argento.
+
+--Messere, no: lo strumento suonasse come quelli, dicono, del dì del
+finimondo.
+
+--E le mura di quella rôcca fossero come quelle di Jerico, per virtù
+soprannaturale, che noi possiamo chiedere colla preghiera.
+
+--Così fosse!
+
+--L'altro dubitò, e riprese:--Ed io avrei voluto che la pergamena
+parlasse come la condanna che appiccammo alla porta di Lamberto, il
+ribello a messere il vescovo di Saluzzo. Vi ricordate?
+
+--Voi non ci eravate.
+
+--C'era Gausprando; ma so. A Gambazza sulla destra del Po.
+
+--Chi ci appose il _vidit_ e dichiarò bandita la pergamena? Il nostro
+signore Adalberto istesso, piantando poderosamente un pugnale al luogo
+del suggello. Quella la fu impresa! Di lì a un mese, del castello non
+rimase in piedi che un arco e quello per dire:--Di qui passarono i
+prigionieri!--So che il padre mio ghignava burlescamente e fieramente,
+e so che mi disse:--Figliuolo, quando suoni, ricordati che hai in mano
+tutt'altra cosa che un'azza. Guarda che, stringendo troppo, il rame si
+ammacca, e le ammaccature tra noi soldati le cerchiamo soltanto sul
+petto nudo e non sull'arme e sui bagagli--mi disse. Tant'altre cose mi
+raccomandò, finchè s'ebbe quella seconda impegolata a scuoiargli la
+faccia, e allora mi fece cenno che le labbra arsicce erano buone
+all'avemaria e ai paternostri, lasciò il castello e cercò un
+monistero.
+
+--Se lo conobbi, quel valente Guidaccio!
+
+--E Guidaccio anche lui suonò su quella scalea di Ugo, quando c'era
+ancora, più arcigno di questi, il suo padre Oldrado, che fu quello,
+sapete, il quale aizzò i suoi servi contro l'araldo che bandiva le
+giornate d'armi, sì che quelli a vespero spalancarono usci e finestre,
+e mostrarono scuri da boscaiuoli fra certe manacce rabbiose!
+
+--Rammentate la storia di Guidinga.
+
+--Gesummaria!
+
+Tacquero, perchè vicino era il castello del loro signore, e quel
+discorso, spiato o frainteso, poteva far scricchiolare alla sera
+istessa i cavalletti di tortura.
+
+I due, alla parola del saluzzese che era di guardia, risposero come il
+motto d'ordine portava quel dì: entrarono, salirono una scala, e,
+trovato in capo a un corritoio un paggetto, il quale sonnecchiava su
+un archipanco, Guidello domandò:--Filippuccio, ne attende il nostro
+signore?
+
+Il fanciullo, come se d'intorno agli occhi si togliesse le ragnatele,
+affaccendandosi colle manine, rispose:--Io non credevo che foste per
+ritornare dalla guerra sì tosto.... Ero lontano assai, sulle ginocchia
+della madre mia... là giù.... Ah siete? Il sonno coglie, e si va, si
+va.... Chiedete?
+
+--Ne attende messere Adalberto, e dove?
+
+--Sì, Guidello araldo, e voi, maestro: nella sala della torre.--E li
+precedette nel corritoio fino in fondo, s'arrestò a destra, alzò un
+usciale, e disse:--Sono tornati: a vostra obbedienza, messere.
+
+Al comando:--Siano messi dentro e vattene, Filippuccio--i tre
+atteggiarono la persona alle linee marcatissime della loro
+professione: l'araldo si drizzò dignitoso, come se gridasse un bando,
+l'altro si piegò, come se sfogliasse un messale nella cappella, il
+paggetto si storse, sollevando l'usciale con sforzo per verità degno
+di compassione. Entrarono.
+
+La sala era triste: e, a dire quello che si poteva scorgere alla poca
+luce delle tozze finestre, presentava le muraglie saldissime e nude:
+solo ornamento una statuina di un beato protettore con lancia e
+pastorale, male allogata in una nicchia che pareva una balestriera; e,
+sotto quella, due drappi, tutti a polvere e sudiciume, forse due
+stendardi, forse due coltri mortuarie: v'erano dei seggioloni a masse
+d'ombre così nere da far richiamare alla fantasìa il frate bianco che
+sopra vi stesse nel coro, e un macchinoso tavolaccio, adatto a
+sostenere quello che sosteneva, la potentissima persona di un
+cavaliero.
+
+Messer Adalberto era un uomo nel vigore pieno della età virile:
+mostravasi vestito di panni oscuri: volto verso la porta: e dalla sua
+posizione, da sedere tanto irrequieto, chiaramente può dirsene
+l'indole ruvida e l'attesa impaziente. Nè più, nè manco: erano quelli
+i tempi in cui un cavaliere noverava, come un sellaio, le fibbie e i
+chiodi della sua sella da battaglia e neppure sbagliava in un
+sopranome a quegli arnesi, e forse forse moriva senza tutto avere
+appreso il _paternoster_ dalla bocca della madre o del chierico: tempi
+in cui, io credo, che la natura non si sarebbe messa su via fallata,
+se avesse ai priminati delle famiglie baronali dato a vece di cranio
+addirittura un elmo, a vece di lingua una lama, e per cervello
+qualcosa di bollente che fuori uscisse e fosse mostruoso cimiero. Io
+non so se anche allora i bambinelli si tormentassero colle fasce se
+così fosse stato, non mi sarebbe punto di maraviglia se ancora
+trovassi nelle cronache che la madre di Garmario saluzzese, madonna
+Sandra, torturasse le membra del suo figliuolo, serrandole in una
+bandiera insanguinata, o che il padre di Forcone da Ivrea recasse al
+castello per la bisogna materna della sua moglie Ageltruda la
+soprasberga dell'inimico bucata e ribucata a colpi di spada: l'avo
+Attone da Susa legò con sacramento ai nascituri dal suo Rogerio il
+lembo stracciato a morsi della sozza camicia che vestiva nella _torre
+della fame_. Messer Adalberto era primogenito, ed aveva avuto madre
+come l'ebbe Garmario, padre come quello di Forcone, ed avo della
+taglia di Atto. Finchè vissero i suoi, imparò che nelle sale feudali
+l'agnello santo del perdono ci sta figurato solo per spasso di qualche
+frate dipintore, il quale fa il mestiero, è pagato, e se ne va dal
+ponte: imparò che negli steccati dei giuochi d'arme, se le cadute da
+cavallo v'incarnano gli anelli di maglia nelle membra, perchè la
+lancia dell'avversario vi coglie, è meglio che quelli vadano fino al
+cuore a condensarvi dentro tutto l'odio, e questa vi avesse passato
+fuor fuora, senza accorgervi di provare vergogna! Imparò che le dita
+ci furono date da natura per contare le vendette da farsi: segnar
+croce colla penna è da monaco, tagliare colla spada da cavaliero: si
+vive collo usbergo maledetto, si muore coll'abito immacolato di
+qualche monistero. Insomma tanto e tanto: sicchè, quando dallo
+stanzone dell'armi uscì un feretro, e un altro, e un altro, all'ultimo
+messere Adalberto schiuse la portaccia colle sue mani stesse. Partì,
+per sempre suo padre, messer Brunone: ma venne dentro subito un ospite
+aspettato e vagheggiato: l'orgoglio del comandare! Adalberto se gli
+abbracciò siffattamente, che si trovò tolta la requie di giorno e il
+sonno di notte.
+
+Il cavaliere, divenuto signore, sentì tutta la potenza del suo volere
+e s'ingagliardì tristamente ne' suoi disegni d'impero e di conquisto.
+Si trovò forte per un vastissimo patrimonio. Dal suo castello, sui
+monti di Saluzzo, poteva fino alle cime di Monviso spingere i segugi,
+inseguendo camozzi su terreni suoi: da oriente a Po se sorgevano torri
+di cavalieri, stavano a condizione di ubbidienza a lui; alzavano i
+pennoni degli avi a seconda della investitura dei feudi, a patto
+fastoso dell'omaggio, e a patto più valido di bei mucchi d'oro e di
+giornate d'armi. Su quello adunque che c'era non so chi osasse
+scuotere una lancia adorna di una banderuola di ribellione: a quei
+tempi le idee manco sottomesse di un valentuomo si pagavano a
+slogature di membra, a flagellazioni da ebrei, a carezze d'aguzzino: e
+dico poco; lascio le scuri, le forche, e i quattro cavalli per gli
+squartamenti.
+
+Messer Adalberto fece atto da padrone, riconfermando i feudi e
+ricevendo con bieca superbia l'omaggio. Se non che, siccome da
+desiderio nasce cupidigia, comandare su quello che si ha è molto,
+poter comandare su quello che si vorrebbe avere è moltissimo: il
+cavaliero guardò le armi del padre sepolto, e disse:--Quello scudo
+egli adoperò quando mosse al castello di Baldo. Quel petto ebbe le
+falde smagliate dalla lancia di Aginaldo. Su questa sella messere
+passò vittorioso sui ponti dei nemici!
+
+Guardò le sue armi: lucentissime nei giuochi di guerra e nel giorno
+della festa, quelle non erano da cavaliero: buone solo per chi avesse
+speroni d'argento. L'armatura che si sogna nelle cupide veglie
+dell'ambizione è quella ammaccata, schiodata, fatta nera dalla pece e
+dagli olii bollenti, quella che si sveste la sera dopo il
+combattimento furioso, esclamando:--Datela da riassettare alle mani
+del vinto!
+
+Duri erano i tempi; e così avvenne di Adalberto, come di tutti. Ho
+detto: indole ruvida e attesa impaziente. Comandava: e, per vero dire,
+nessuna differenza metteva tra il ringhiare a un soggetto
+signore:--Messere, mi obbedirete!--e al suo cavallo:--Torci a
+diritta.--Sorrise alla sua spada:--Se vuoi fodero, cercala alla pelle
+di un mio nemico.--Acquetò gli scrupoli di suo fratello
+monaco:--Pensateci: voglio la mia eterna salvazione: pregate o vi
+faccio baciare una medaglia arroventata.--Voleva comandare: e sapeva
+che c'era una rôcca da cui non poteva passare, se non guardandosi alle
+terga, e nel fossato della quale giacevano con poco convenevole
+sepoltura, insaccati nelle ferraglie rose dal tempo, gli avanzi di un
+suo avo Adalberto, il quale v'era andato a conquisto e non a morte da
+stoccate traditore. Sapeva che c'era un altro castello in cui gemeva
+una donna! Per Adalberto non era amore, era furore!
+
+Adalberto bandì a' suoi vassalli le giornate d'armi, poi si fece
+predire la ventura dall'astrologo, e perchè questi sapeva che nel suo
+mestiero bisognava vedere le stelle, come voleva il padrone, per non
+vederle da stare sul cavalletto della tortura, come voleva il
+tormentatore, gliela predisse buona, e così:--Egli è opinione degli
+astrologhi che quando l'animo dell'uomo è spinto al desiderio di
+sapere alcuna cosa in un subito, ciò nasca non da elezione o
+consiglio, ma dall'influsso della costellazione, che in quell'ora si
+ritrova nel cielo. E però se costui domanderà consiglio all'astrologo,
+esso potrà dirgli il vero della cosa che gli domanderà dalla figura
+del cielo fatta in quell'ora della interrogazione, cioè: se l'amico
+assente sia vivo o morto, se l'ambasciatore mandato ritornerà salvo,
+se ritroverà ovvero spedirà prosperamente la cosa per la quale egli è
+stato mandato, se il tempo sarà buono per seminare, tagliare legni per
+le fabbriche, acciocchè non siano mangiati dai tarli e corrotti dalla
+tarma, per cavare il sangue, per tagliare membri, per risanare, per
+prendere medicine, per fondare case, per menare moglie, per comperare,
+per vendere, per vestire nuovi vestimenti, per vendemmiare, per bere
+il vino in pace, per incominciare opera di alchimìa, per mettere putti
+a' maestri, per mutare luogo, per accingersi a viaggio per terra od
+acqua, per far compagnìa, per parlare con uomini di qualunque stato e
+dignità, per trattare negozii, per entrare nei bagni, per torre servi,
+per mandare messi, per andare a caccia nelle selve o nei fiumi. Vostra
+Celsitudine domanda se avrà vittoria nella intrapresa guerresca.
+Questa richiesta non nasce da elezione o consiglio, ma dall'influsso
+della costellazione che in quest'ora si ritrova nel cielo. Ho
+interrogato gli astri: ho interrogato la sorte. La sorte si fa sicura,
+tirando i punti di numero incerto, avendo voltata la faccia nella
+luna, con altre osservanze, dal raccogliere i quali punti si fanno
+quattro figure che si chiamano _matri_, dalle quali si cavano altre
+non poche, e i loro aspetti si nominano con nome dei pianeti, e così
+il rispetto, che hanno fra loro, come li considerano nel cielo.
+Perocchè mentre l'uomo dal desiderio di ricercare le cose future segna
+i punti, egli è venuto a questo per la costellazione della sua
+natività, talchè la forza del cielo guidi la sua mano, talchè non
+faccia nè più nè meno punti di quello che basta al giudicio delle cose
+che ricerchiamo: la quale divinazione si chiama Geomanzìa. Mio
+signore, gli astri e la sorte hanno risposto: vittoria!
+
+Adalberto, prima che l'astrologo fosse a metà della noiosa
+chiaccherata, sbuffando, fece trarre le torri di legno e le macchine
+guerresche, i trabuchi, le manganelle, le petriere; si pose a capo dei
+cavalieri, e colla somma ragione del più forte e del più ladro, mosse
+al castello d'Ildebrandino. Mandò Guidaccio con quaranta lance al
+cavaliero, dicendo: messer Adalberto l'aspettava per la prossima
+Pasqua di Resurrezione all'omaggio: da cavaliero non mancasse: era
+istituito vassallo col guanto da volare gli astori, con molto onore,
+con giuramento.
+
+Il presidio della rôcca era inferiore assai alla scorta dell'araldo:
+per il che messere Ildebrandino, sporgendo il capo tra un merlo e
+l'altro a guardar giù, dovette dirsi:--Sono spacciato!--e tanto
+dovette mordersi le labbra a sangue, che fosse lì lì per scagliare, a
+vece di risposta, il trombetto a gambe levate: pure pensò alla ruina
+di Lamberto, l'oppositore del vescovo di Saluzzo, e, serrato tra le
+quaranta lance, lui stesso sentì il bisogno di guardarsi alle spalle.
+Domandò a Guidaccio:--Messere l'araldo, avete altro a dire?
+
+--Messere sì.
+
+--Vi ascolto.
+
+--Le nostre torri d'assedio e i nostri trabuchi sono fatti colle legna
+dei ribelli vinti: il cavaliero Lamberto, lo rammentate?
+
+--Chi vi disse?
+
+--Il mio signore.
+
+--Il nostro signore è potentissimo--e Ildebrandino, amarissimo, fece
+una reverenza di sommessione, e aggiunse:--È ventura l'essere sotto le
+bandiere del signore, quando si hanno sproni d'oro e fortuna nemica,
+ma anima sempre libera. Suonate la tromba per noi: i nostri figli, ove
+Dio li conceda, spero ricorderanno questi squilli!
+
+Così s'arrese Ildebrandino. Messere Adalberto, quando Guidaccio gli
+ricomparve innanzi, per poco non gli dette la mazza sul capo. Egli
+desiderava l'araldo insultato o peggio, le lance catturate, il ponte
+levatoio alzato a precipizio, inalberato sulle torri lo stendardo,
+tumultuosamente bandita l'oste: invece l'impresa si racconciava, come
+una briga da' frati, con un inchino e un--_Fiat voluntas tua_.
+
+Con tempestoso desiderio Adalberto si fece capo della vanguardia
+delle lance, e, mandato Guidaccio in coda alla torma a fare compagnìa
+all'arnese più disutile, l'astrologo, corse al castello di
+Oldrado.... In quello c'era madonna Guidinga!... Ad Adalberto
+scoppiava il cuore al fragorosissimo segno dell'arme! Fu calato il
+ponte, s'aperse il portone, e venne innanzi un garzonotto tutto in
+bianco, con un bastoncello alzato, il quale proclamò:--Quelle non
+essere le regole delle castella, doversi procedere come l'uso fra
+onorati cavalieri comporta. Passate tre ore da questa dichiarazione,
+mandate pure l'araldo, e noi risponderemo, e mandatelo suonando le
+campanelle dalle torri di legno, noi risponderemo suonando i pifferi
+dalle torri di sasso.--E il garzonotto tanto tenne levato il
+bastoncello bianco, a segno di inviolabilità, sicchè nessuno potè
+coglierlo in fallo, e nessuno per tema di essere tacciato misleale
+alzò la mano su di lui. Ch'ei fosse venuto, insultando, non c'era
+dubbio: ch'ei si partisse sano e salvo, era stizza di tutti, ma norma
+di guerra, la quale tanto più feriva messer Adalberto che aveva
+voluto solo procedere colla forza e senza lealtà.--O Guidinga! o
+schiava di messer Oldrado!--smaniava, tormentandosi, Adalberto.... Ma
+per consiglio dei capitani aspettò... Tre ore sulle brage
+dell'inferno, tre eternità!
+
+Si schiuse tutto il portone, segno d'arresa, e comparve il garzonotto
+in nero, e lesse il bando, per cui--al molto glorioso signore di
+Auriate si calavano le bandiere.--Messere Adalberto galoppò dritto
+nella rôcca, e ambiziosissimo s'impose:--Prima regoliamo la bisogna
+del marito! Venga Oldrado, ed oggi stesso riceverò da lui l'omaggio.
+Questo suo vitupero sarà la più bella gioia per Guidinga!--E,
+scavalcato, passando per la porticina stretta che da un corritoio
+dava nella chiesa solitaria, udì dietro le spalle sbattersi
+irremissibilmente l'antaccia di quercia, si trovò a un tratto
+separato da' suoi capitani, si volse all'indietro e scorse tutto
+buio, si volse all'innanzi, ed ecco in capo al corritoio il paggio
+nero, il quale recava un cuscino nero e s'inchinava rispettoso,
+dicendo:--Messere Oldrado è pronto a prestarvi l'omaggio.--Adalberto
+si contorse molto iroso, irosissimo più che del pericolo, d'avere
+avuto per un momento paura, s'avanzò, e, sotto l'usciale sollevato
+dal paggio, entrò nella chiesa. Quivi trovò Oldrado solo e ritto, in
+aria così beffarda che pareva gli dicesse:--Sono il marito di
+Guidinga: lasciate fare a me! Avete saputo fare voi?--Che in quei
+tempi non si trovasse neppure schermo alle vendette ai piedi degli
+altari, si sa, e si sa che gli accorgimenti per condurre allo scopo i
+giuochi insidiosissimi avevano tutto lo studio delle faccende
+scrupolose. Adalberto doveva ascoltare quell'araldo bianco, vipera
+forse del tradimento? Doveva sgozzarlo! Doveva aspettare le tre ore?
+E rivederlo ancora? Doveva sgozzarlo! E il pronte s'era messo giù, il
+secondo portone spalancato, i porticati apparivano deserti. I
+traditori tutti! Ed egli si era lasciato cogliere! Oh il suo furioso
+amore per Guidinga era di quelli che si spaventano dei mezzi? Ma se
+lo scopo era già per sè stesso tremendo e ineluttabile!... E
+quell'arcone che menava al corritoio, e il coirritoio che menata alla
+chiesa! Che c'era nel corritoio? Una porta inchiovata che valse una
+muraglia: i suoi cavalieri al di là forse erano scannati: egli al di
+qua forse con tutta la irrisione di una vendetta pensata e ripensata
+era tratto all'inganno, e dall'inganno alla morte! O Guidinga!
+Guidinga!
+
+Messere Oldrado era là nella chiesa solo e ritto. Aveva faccia di
+quelle che anche nel sonno mostrano aggrottate le sopraciglia, rugosa
+tenacemente la fronte, aperta la bocca al grido di battaglia, collo da
+far disperare quelli che, per amore di qualche taglia bandita da
+alcuno prepotentaccio vicino, dessero ascolto all'inferno, e
+arrotassero la coltellazza e già preparassero il sacco, come Giuditta
+la gagliarda; torace che portava tre usberghi e poi chiedeva anche il
+quarto, braccia da armaiuolo milanese, gambe le quali se inforcavano
+gli arcioni vi si serravano con tanta saldezza, sì che non ci fosse
+lancia da cavaliero poderoso da allentarle o farle staffeggiare.
+
+--O conte,--disse per il primo Oldrado:--mi accorgo che la cerimonia
+poco soddisfa il vostro amor proprio.
+
+E l'altro:--Messere neppure è da scudiero la insidia.
+
+--Voi sbagliate: non sono armato e mi dichiaro vassallo vostro.
+
+--Consento--con questa risoluzione Adalberto richiamò tutto il suo
+odio;
+
+E Oldrado:--Ed io consento. Udite: un debole cerbiatto tanto fa che un
+giorno o l'altro debba essere dilaniato da uno sparviero: ma gli può
+ficcare attraverso la gola un ossicino da mettergli tanto strozzamento
+da far maledire il pasto.
+
+--Messere, Oldrado, che le azioni vostre mi permettano di chiamarvi
+cavaliere!
+
+--Vi dissi: non sono armato e mi dichiaro vassallo vostro. Volete
+ricevere l'omaggio? O fuggite le pompe?
+
+--Voglio.
+
+--Io pure. Bonello, fatti avanti--comandò Oldrado; e il paggio che si
+era fermato sulla porta, entrò nella chiesa e recò il cuscino. Il
+padrone lo prese, lo depose ai piedi di uno scanno larghissimo, a
+seggio baronale, e invitò Adalberto. Il quale con grande dignità
+s'assise, e le parole furono poche.
+
+--Cavaliero, riconoscete vostro signore Adalberto, conte di Auriate?
+
+--Riconosco.
+
+--A quale istituzione?
+
+--Questo tocca a voi.
+
+--Sì: e giacchè avete parlato di sparviero, sia ad instituzione collo
+sparviero.
+
+--Collo sparviero.
+
+--Giurate.
+
+--Giuro a messere Domineiddio.
+
+Poi spaventoso Adalberto corse per tutto il castello, e, ghignando,
+entrò nella stanza di madonna Guidinga....
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Il signore di Auriate, quando furono introdotti nella sua sala della
+torre Guidello ed Ingo, si levò impazientissimo, interrogando:--E
+così, araldo?
+
+--Con la grazia somma--rispose Guidello:--io ho salve l'ossa, voi la
+onoratezza di cavaliero.
+
+--Come andò?
+
+--Il sagrato ci parve una benedizione del cielo: spiegai il bando e
+diedi l'avviso.
+
+--Chi accorse? Venne Ugo?
+
+--Messere sì, c'era Ugo.
+
+--Dunque?
+
+--Con Ugo, lo scudiero: c'erano messere Ildebrandino, messere
+Aginaldo, messer Baldo, con certi uomini di facce così sinistre!... Il
+chierico bisbigliò un esorcismo di tutto cuore, ed io di tutto cuore
+risposi.
+
+A questo punto anche mastro Ingo entrò interlocutore:--Cavaliero
+potentissimo, mio padrone, vi dico che qui ai vostri comandi scrivo
+quanti malefizi volete, ma quando tirano cert'arie ai quattro
+venti....
+
+Gridò il signore:--Dì su, Guidello.
+
+E l'araldo:--Vi dico: vidi l'Aimone d'Oldrado, con quel ceffo di cane
+rabbioso!
+
+--Chi ti parla di scudieri?--interruppe sdegnosamente il signore:--E
+chi ti dice che quelli siano a sproni d'argento?
+
+--Messere, dico per dire.
+
+--Parla di quei dappochi coi garzoni di falconerìa, e tieni le loro
+imprese per narrare quando i miei servi stregghiano i somieri.
+
+--Fatemi perdono.
+
+--A un patto, Guidello: che la tua mano un dì o l'altro corregga la
+scappata della lingua. Hai capito?
+
+--Presto capito, e presto fatto con l'aiuto del mio santo protettore.
+
+--Dunque c'era Ugo. E disse?
+
+--Nessuno dei cavalieri parlò.
+
+--IL bando fu pubblicato a tutte le castella?
+
+--Messere sì.
+
+--Senti, Guidello, tienti bene nutrito e conserva buon petto. Orvìa--e
+messere prese una borsa dal tavolaccio:--La gola è asciutta: a voi.
+
+--Ecco qui--disse l'araldo e cavò di petto alcune monete di rame, le
+noverò, poi, dandone una metà al chierico che gli stava serrato alle
+coste, cupido come un bracco alla ferma:--Che mi rimane?
+
+--Ma c'è il padrone che pensa. Vanne, Guidello, chiedi a Filippuccio,
+e quegli ti condurrà dove c'è mensa rizzata.
+
+Si mosse con reverenza l'araldo, e si mosse anche il chierico.
+
+--Ingo,--lo trattenne il cavaliero:--restate, chè ho da parlarvi.
+
+Ingo, già stizzito per la paura, per il poco guadagno e per la tolta
+speranza di una cena, fece visino sorridente, e piegò la persona a
+un--V'obbedisco.
+
+--Ho d'uopo--disse il messere:--della vostra saggezza e del vostro
+buon volere.
+
+--Se voi comandate così, mi compiaccio assai: la saggezza a pro di
+ricco e nobilissimo conte, come voi, deve sempre essere accompagnata
+dal buon volere di saperla così ben usata.
+
+--L'astrologo m'è diventato un fanciullo.... Nella vostra camera voi
+avete certi rotoli antichissimi di pergamene.
+
+--Signore sì, certe disquisizioni dei latini.
+
+--L'astrologo non sa suggerirmi.... Erano valenti questi latini?
+
+--Oh pensate, messere, sono i maestri del mondo.
+
+--Sta bene. Che cosa insegnarono?
+
+--Messere, di tutto.
+
+--E a petto di quello che dicono questi maestri nessuno sa schermirsi?
+
+--Ai nostri tempi, no certo. Nell'abbadìa io sentii dire da frate
+Giocondo che noi siamo più rozzi degli ungari, e so che cinque frati
+altro non facevano tutto l'anno che copiare certi e certi codici
+sbiaditi di Cicerone che valevano un archivio e mezzo: e tanto mi
+raccontò l'abbate, che appresi l'arte della lettura per desiderio, poi
+quella della scrittura, ed ora vi dico che mi lagno d'avere soli due
+occhi che bastano a leggere poco, e vorrei che ci fosse un inchiostro
+d'oro fino stemperato per potere con quello scrivere certe sentenze
+antiche, le quali sono la magnificenza istessa di Salomone.
+
+--L'astrologo non sa suggerirmi.... Ingo, dite, e i greci?
+
+--I greci furono popolo artistico e coltissimo.
+
+--Avete rotoli vecchi di quelli?
+
+--Messere, se vorrei averne! Ci fu Platone che scrisse degli Dei, come
+se li vedesse, ci fu Aristotele che disse tanto dell'anima, quanto un
+dottore di santa madre chiesa, ci fu Socrate che morì, bevendo il
+veleno con tanta filosofia....
+
+--E non sapeva farlo bere agli altri?--interruppe Adalberto, così
+mostrando la sua intenzione.
+
+--Socrate era filosofo stupendo. Se vorrei averne di quei rotoli! Ho
+solo un discorso che è un pozzo di sapienza! Se lo vedeste! Un
+manoscritto che mi costò un anno di lavoro nella cella, ma riuscì così
+nitido, così corretto, a facciuole di santi e di beati, che sono cose
+da mettere su un altare, se quel sommo non fosse pagano, e l'anima
+dannata, com'è!
+
+--Non sapevano farlo bere agli altri!--risolse Adalberto:--Ingo, io
+vorrei un greco, un latino, o un dimonio che fosse diverso da quel
+vostro filosofo stupendo.
+
+--Ho capito.
+
+--L'astrologo è diventato un fanciullo. E perchè non vi abbiate a
+pentire, Ingo, d'avere due soli occhi, vi do di che allegrarli a
+sazietà: queste le sono monete d'oro: ma l'oro non stemperatelo in
+inchiostri per onorare di fregi le chiacchere disutili dei morti,
+tenetelo per, voi che siete vivo. Avete capito?
+
+--Ho capito!
+
+
+
+
+CAPITOLO II.
+
+
+Pel giorno di Pasqua di Resurrezíone, nella chiesa del castello
+d'Adalberto, diceva la messa un frate, e ad ascoltarla vi era il
+signore su un seggio, a destra dell'altare maggiore: a sinistra cinque
+cavalieri, in piedi, con più di cinque paggi in seconda linea, e di
+questi chi recava lancia, chi vessillo, chi coppa, e via, a seconda
+dell'omaggio che doveva rendere il proprio padrone. Messer Adalberto,
+perchè in quell'ora si gloriasse di tutta la sua dignità, vestiva una
+maglia lucente, a maniche, cappuccio e falda assai lunga, portava
+strisce di cuoio rinforzate da piastrelle di acciaio intorno alle
+gambe a stringergli i panni ruvidissimi e attorcigliati, scarpe acute
+pure di maglia, e speroni d'oro da combattimento. La spada a croce,
+col cingolo d'arme, e un cerchio comitale di ferro, gli erano accosto
+su un tavolaccio di faggio, sul quale anche si vedevano certe collane
+disusate, gli emblemi della perfetta cavallerìa degli avi, da Brunone
+suo a Sannuto, l'antichissimo fondatore dalla stirpe dei lupi
+d'Auriate. I vassalli comparivano quali in quel dì dovevano, cioè
+spogli di tutte le insegne che accennassero vita guerresca disgiunta
+dalla obbedienza al signore: avevano tonache succinte, corte, aderenti
+alle braccia e al busto, calze strette in gamba, di colore oscuro,
+usatti neri, puntuti, senza calcagni e senza lacciuoli.
+
+Finita la messa, Adalberto si alzò, e fece cenno al maestro Ingo, il
+quale spiegò una pergamena: Guidello, divisato coi colori del suo
+signore, entrò, recando bastone e tromba, e su quello legò il bando
+pubblicato la settimana prima: poi si pose dietro il seggio di
+Adalberto. E questi, appoggiandosi con fierezza ai bracciuoli, si
+drizzò in piedi, come per degnazione, levò la destra all'altezza delle
+teste, quasi per deprimerle, e--Cavalieri,--disse:--quello che lesse
+il nostro araldo è quanto noi pensammo e pensiamo. La festa fu
+celebrata nella chiesa a maggior lode di Dio, il quale ci diede il
+potere.--Queste le parole, ma il pensiero ben diverso.
+
+Il signore sedette, comandò a Guidello, e Guidello gridò i nomi,
+giusta l'ordine della nobiltà più antica. Venne innanzi Gisalberto,
+conducendosi allato due paggi, uno che reggeva la lancia, l'altro il
+vessillo su un'asta ferrata. Poi il cavaliero Ugo....
+
+Questi aveva vesti nere, affatto nere, lo scudo coi propri colori
+ricamato sul petto, gli sproni d'oro ai piedi: chi l'avesse osservato
+bene, come certo notarono i baroni che stavano con lui, avrebbe scorto
+che il suo ampio giustacuore era stretto fìn sotto alla gola, e non
+lasciava vedere la striscia bianca del collare, sì bene una gorgera a
+fìtti anelli d'acciaio, i primi giri della maglia del giaco. Il suo
+volto aveva certe rughe sulla fronte che di sicuro non vi avevano
+impresso gli anni, i quali erano pochissimi; capegli rabbuffati, come
+quelli che di recente si fossero sprigionati di sotto il ferro di un
+elmo; gli occhi che pareva guardassero innanzi l'adempimento di un
+disegno, e chi sa quale, a giudicare dalla pertinace contrazione delle
+labbra. Aveva Ugo uno scudiero, vestito pure di panni neri, un uomo
+dall'aria più spavalda che irata, il quale, porgendo le braccia in
+avanti, recava un cuscino coperto da un drappo colore di lutto.
+Messere Adalberto, durante la messa, aveva bensì cercato di fìggere
+gli occhi sopra Ugo, e di avvezzarsi tanto alla vista di esso, che,
+quando colui gli fosso per comparire innanzi, il sospetto e l'ira non
+trapelassero dalla sua persona, e così potesse accogliere l'omaggio
+colla stessa autorità con cui voleva ricevere gli altri: ma Ugo col
+suo scudiero ad arte tenevasi prima dietro ai cavalieri, poi anche
+dietro ai paggi, nel canto più oscuro, nella posa più dimessa. Aveva
+pensato Adalberto:--E dov'è il maledetto figlio di Oldrado? Forse che
+abbia sdegnato di presentarsi all'invito? O che tema qualche agguato?
+O che invece lo tenda?--e guardava sul tavolaccio la spada,
+rassicurandosi:--Il filo ne è liscio e lucente, messeri, e pare da
+gioco? Verrà giorno in cui sarà dentato come una sega, e insanguinato
+come quello che mi scuoteva innanzi il padre, quando mi disse che le
+merlature delle rôcche vassalle irridono da beffarde!--e qui Adalberto
+procellosamente risognava un assedio, come voleva!... O Dio! nel
+castello di Ugo non c'era più madonna Guidinga!... E messere,
+soffogando gli antichi strazi dell'amore orrendo nella sua ambizione
+infrangibile, saettava d'uno sguardo i cavalieri lì soggetti,
+e--Questo me lo diede il vecchio, e questo, e questo... Oh lasciate
+fare anche a me!--e si tormentava:--E quell'Ugo?--Guarda, guarda:
+l'aveva veduto finalmente! Era là, volto all'altare, appoggiato, come
+stanco, la spalla destra alla parete, tutto in ombra: la quale
+posizione non permetteva che si svelassero i distintivi che aveva sui
+talloni e sul petto. Pure lo sguardo acuto, reso acutissimo dall'odio,
+fece sì che messer Adalberto potesse dal profilo risoluto di Ugo
+leggere, e tanto e così rabbiosamente, che egli si dicesse:--Tal e
+quale il padre suo, quando mi invitò all'instituzione!
+
+Allorché adunque Guidello chiamò messer Ugo di Oldrado da Lanciasalda,
+il cavaliero, tenendosi allato lo scudiere, si fece avanti con un
+certo passo violento che e' pareva movesse incontro al suo cavallo
+sellato per la zuffa, s'arrestò davanti al seggio del signore, come se
+aspettasse clamore di sfida, poi si chinò, e, chinandosi, diede a
+divedere tutt'altra intenzione che quella per cui era stato chiamato,
+toccò con rustica noncuranza le corregge degli sproni, quasi ad
+assicurarsi ch'elle fossero affibbiate. Messer Adalberto intese troppo
+bene, e, seduto com'era, colla persona appoggiata tutta sul bracciuolo
+destro, si storse tutto sul sinistro; ebbe un movimento verso il
+tavolaccio su cui gravava la spada, e guardò lo scudiero. Questi si
+stette ritto dietro il proprio padrone, e per verità tanto alzava il
+cuscino che si sarebbe detto scambiava l'atto della offerta con quello
+consueto di porre l'elmo al cavaliero.
+
+Messer Ugo gli disse:--Offrite, o Bonello.
+
+Adalberto vide il garzonaccio in volto. Ah chi era? Lo sapeva ora! Il
+giovanetto s'era fatto un uomo. Ecco il paggio stesso che recava lo
+stesso cuscino nero, colla stessa aria ribalda, con cui gli aveva
+detto vent'anni prima:--Messer Oldrado è pronto a darvi
+l'omaggio!--Adalberto fissò il garzonaccio. Costui, come se fosse
+ufficio suo l'operare sempre con tristizia, buttò giù dal cuscino il
+drappo, e sporse l'offerta. Intanto Ugo diceva:--Messere, instituzione
+collo sparviero.
+
+Adalberto, prima di ricevere, guardò. Sul cuscino giaceva uno
+sparviero stecchito.
+
+--Messere!--ripetè Ugo.
+
+Il signore allungò la mano, ma la trattenne dal percuotere sul capo di
+Ugo, o dal venire dal sotto in su a gettare il cuscino ed ammaccare la
+faccia dello scudiero: contrasse i pugni ed urlò--Messere, pei
+falconieri disattenti ci sono le verghe dei servi!
+
+--Oh conte, no!--rise allora Ugo colla sicurezza la più aizzante:--Non
+ti apponi bene. Lo sparviero era montano: si trovò di becco forte e
+volle divorarsi un cerbiatto: un ossicino se gli pose attraverso la
+gola, e tanto gli fece male che dovette morirne. Ti ho reso l'omaggio
+mio!--e si levò animoso.
+
+Quando l'araldo chiamò messer Ildebrandino, messer Aginaldo, messer
+Baldo, nè Ildebrandino, nè Aginaldo, nè Baldo, si mossero: si
+strinsero accanto ad Ugo: e davvero fu ventura che essi dovevano
+presentare solo un guanto da astori, una coppa d'oro e gli sproni,
+perchè se si fosse trattato di spada, lancia e vessillo, attesto che
+quelle avrebbero lavorato come il loro uso comporta, e questa avrebbe
+potuto servire di ultima coltre per messere l'infeudante. Pure
+qualcosa di gagliardo, si vide: il guanto cadde sfidatore sulle gambe
+di Adalberto: questi si drizzò come una biscia, l'araldo suonò dalla
+porta nel cortile. Allora i cavalieri non badarono all'altare, e si
+urtarono verso quello per toglierne le due armi già presentate
+all'omaggio: gli scudieri si rimescolarono urlando. Si sarebbe potuto
+fare, ma non si fece, perchè autorevolmente messer Ugo gridò:--Il
+segno è dato da noi: ma l'araldo avvertì di chiuder il portone e di
+chiamare le azze mercenarie!--E Gisalberto e Ildebrandino
+affermarono:--Qui ne vieta di colpire l'onore della cavalleria!--e
+uscirono tutti, frettolosi e tumultuanti, cercando scampo...
+
+E, colle due armi e col pugnale d'Ugo, l'ebbero.
+
+
+
+
+CAPITOLO III.
+
+
+Oldrado di Lanciasalda è conte sconosciuto nelle istorie. Solo qualche
+poeta solitario, il quale si abbia posto tra mano il bordone e in
+testa il cappellaccio da pellegrino, e su per la valle di Po siasi
+arrampicato ad un mestissimo santuario dell'alpi, può aver letto
+quell'unico nome _Oldradus_, su un avello di granito: solo i bimbi del
+sagrestano, innanzi a quella chiesetta, s'inginocchiano vicino al
+luogo della requie... fra le poche ruine di un castello! Il poeta
+nell'impeto della fantasìa avrà interrogato quello squallore, avrà
+evocato la vita, e la polvere giacente inerte si sarà levata a
+potentissimo corpo, e l'anima sarà scesa in quello, come vento
+d'uragano!... Oh recate l'armatura, portate la lancia! Venite,
+vassalli, e inchinatevi all'omaggio, siate corteo alle mense giulive,
+fate ala per le uscite fragorosissime alla caccia! Arrendetevi, o
+nemici: le vostre bandiere serviranno di gualdrappe ai ronzini, i
+vostri nomi suoneranno infimi tra quelli de' servi... Che?... Porgete
+il salterio e cantatemi, o paggi, l'amore del cavaliero!... Era bella?
+Era fastosa? Era tripudiante nella vita delle castella?... Silenzio...
+I puttini del sacrestano s'inginocchiano davanti quell'avello. Perchè
+ancora il mesto e pietoso pensiero?... O bimbi, perchè il suolo è
+erboso lì davanti, perchè l'attenzione al vostro giuochetto infantile
+vuole che stiate sui ginocchi a spiare se la pietruzza, che uno di voi
+getta in alto, cade nelle manine o cade sul terreno... Forse a te,
+fanciulla, a te, maschietto, a voi che apprendeste l'alfabeto sul
+grembo della mamma, forse in quei giorni d'autunno in cui la scuola
+del paese è chiusa, e voi tutto il dì su vi state all'ozio, forse
+capitò sott'occhio quell'_Oldradus_, e voi raccoglieste a stizza ed a
+cattivo augurio, perchè vi rammentò una lettera dimenticata del
+libricciuolo, e un inverno che verrà, e una bacchetta minacciante,
+sempre a stizza ed a cattivo augurio!...
+
+Oldrado fu cavaliero a sperone d'oro. Io non so quando nascesse, nè
+come crescesse. Me lo presento al suo castello, appoggiato ad una
+colonna nella stalla dei cavalli, rivolto ad Ugo, il quale fa porre la
+sella d'arme al suo puledro membruto.
+
+--Tu sai quanto abbisogna ad un conte.
+
+--Messere sì. Conoscere la propria lancia, conoscere il cavallo, non
+conoscere una cosa sola, la paura.
+
+--Ad un cavaliero per farsi con onore porre la propria spada accanto,
+quando venga calato nella buca dei maggiori?
+
+--Avere molti nemici, come diceste voi.
+
+--Basta?
+
+--Averli vinti, come voglio fare io.
+
+--Ricordati che sei di messere Oldrado!--e il padre si strinse con
+amore guerriero il giovane, ed io affermo che vi ponesse la istessa
+forza e la istessa intenzione, che usava, serrandosi al suo cavallo,
+per inseguire un nemico.
+
+Ugo moveva ad un armeggiamento ad armi cortesi, per il che il padre lo
+domandò con scienza sperimentata:--Sai come si chiama il rischio a cui
+tu corri?
+
+--Giuoco.
+
+--Si chiama giuoco, perchè, per quanto tu faccia, non potrai mai
+forare da banda a banda il tuo avversario. Conosci la tua lancia?
+
+--O messer sì. L'asta è fatta col legno folto sulle nostre rupi, e il
+ferro si chiama _da passafuora_: quella è tre volte di lunghezza la
+persona, per attestare che tre virtù sono necessarie a chi la
+maneggia, fortezza nel pensare, fortezza nel fare, perseveranza
+sempre: quello è assicurato da quattro chiovi, per dichiarare che
+quattro sono i nemici da vincere, quelli dell'onore, quelli del nome,
+quelli del potere, quelli della religione.
+
+--Conosci il tuo cavallo?
+
+--Meglio che se fosse mio fratello: è baio sanguigno, balzano della
+staffa, sulla testa segnato di cometa.
+
+--Conosci la paura?
+
+--Voi pure non me la dipingeste, conte, ed io dico che ho troppo bene
+appreso alla scuola vostra.
+
+Ugo, afferrata la criniera dell'animale, stava per saltare in arcioni,
+se non che Oldrado:--Sei pure impaziente! Non vedi che tu, uscendo a
+cavallo di qui, ti romperesti la fronte nell'arco della porta? Chi
+t'ha insegnato a metterti in sella come un indiavolato?
+
+Il giovane superbissimo di questo rimproccio che tornava a tanta sua
+esaltazione, ripose il piede in terra, si fece portare la sua maglia e
+il piastrone del petto, indossò l'una, si affibbiò l'altro, cinse la
+spada che era appiccata alla colonna, e, come si provò saldo,
+disse:--Avete ragione, padre, messer Adalberto non ci viene incontro
+di certo.
+
+E il padre:--Conviene esser leali: neppure fuggo.
+
+L'armeggiamento fu vinto con assai gloria da Ugo, e, quando questi,
+alla sera, stava nello stanzone dell'arme, Oldrado, ruvidamente
+passandogli la mano tra i capegli per disbrogliargli certe ciocche
+grommate di sangue, Oldrado gli parlava:--Ti ho avvertito: figliuolo,
+andavi a giuoco: pure se da quello che tu hai operato devo presagire
+di te e del mio casato, fatti cuore e pensa che il giuoco fu buono.
+Dimmi: chi ti diede questa?--e il padre gli toccava la scalfittura del
+capo.
+
+--Oberto, nipote d'Ildebrandino!
+
+--Oberto, mi dicono lavori assai bene di spada.
+
+--Ed io di lancia! Lo pagai a mille doppi, facendolo staffeggiare al
+primo incontro, ruinandolo giù dalla sella al secondo, schiodandogli
+il piastrone al terzo.
+
+--In oggi sei degno di tuo padre! Ed oggi è deciso che io ti parli
+assai gravemente, e tu mi ascolti con quella reverenza che si conviene
+a chi si accinge a prestare un giuramento. Ti ripeto: figliuolo,
+andavi a giuoco, ma fatti cuore, e pensa che fra poco devi cambiare
+gli speroni d'argento in altri d'oro, e saranno quelli del padre.
+
+Ugo, che per sentirsi dire tali parole avrebbe voluto ritornare dalla
+lizza anche col petto squarciato o la testa fessa, si toccò la
+scalfittura, con atto così rozzo e spietato, che il padre gli
+domandò:--Ugo, che fai?
+
+--Voi mi concedete troppo onore: io ho sofferto poco e non lo merito!
+
+--Oh pensa! pensa, figliuolo mio: non darti cura se l'operato ti pare
+così inferiore al guiderdone: questo, sta sicuro, ti offrirà da fare
+più che tu non creda e più che non comporti il tuo debito. Io condanno
+il tuo capo ad ogni sorta d'affanno, e tu, pronunciando il giuramento,
+avvelenerai le tue labbra con tutta l'amarezza della maledizione e ti
+dilanierai il cuore con lo strazio della vendetta!--lamentò Oldrado.
+
+--Accetto il tormento del corpo e dell'anima, se voi mi credete capace
+di fortissimi fatti!--esultò Ugo.
+
+--Figliuolo, sì, ti saranno cinti... Ma ricordati: non è solo la mano
+scabra del padre che ti porgerà gli sproni: un'altra manina, lenta,
+dilicata, bellissima... La destra di tua madre!--e Oldrado rise con
+tetra ironìa.
+
+--Requie a lei!... Come? Voi non me ne parlaste mai?
+Oggi...?--maravigliò Ugo.
+
+--Perchè sia requie ai morti, vuolsi guerra tra i vivi!
+
+--Padre mio, ditemi! Ed io vi affermo, per la promessa che mi avete
+fatta, che questa sera medesima mostrerò ai vostri nemici ch' io so
+reggere l'armi di messer Oldrado!
+
+--Io ti dirò!
+
+Il figliuolo con piglio militare tolse da un trofeo la spada del
+padre, se la pose innanzi, appoggiò le mani sopramesse al pomo, e levò
+la persona così gagliardamente, che e' parve già cavaliero. Messere
+Oldrado se gli allontanò d'alcuni passi, fece scricchiolare il dossale
+di un seggiolone, poi si alzò e tremendo nella posa, e colla tempesta
+nella voce, incominciò:--Figliuolo, quanti anni hai?
+
+--Voi sapete: venti.
+
+--No, io non so, perchè i tuoi li misurai dall'angoscia, e questa
+degli anni fa secoli! Dici venti, e sarà bene: da venti anni è morta
+tua madre, madonna Guidinga! Ascolti?
+
+--Ascolto.
+
+--E fremi! Qual ricordo hai tu della tua infanzia?
+
+--Rammento una sala deserta, oscura, vastissima e in quella una donna.
+
+--Non era tua madre!--interruppe irosamente Oldrado.
+
+--Sulle sue ginocchia, mi pare... Ma se stavo su quel grembo, ricordo
+che ci stavo piangendo, e se piangevo, lì vicino... schiacciante e
+formidabile, al solo mio agitarmi, una mano guantata di ferro, mi
+sembra mi sorreggesse, dondolandomi, e con aspra cantilena una bocca
+m'invocasse il sonno.
+
+--Tuo padre non sapeva più che fosse carità!
+
+--Rammento i portici paurosi, una cappella sempre parata a lutto, e,
+sotto gli archi, fra i neri drappi, io so di certe strisce
+candidissime, fumose, che mi apparivano innanzi gli occhi... le dita
+come di una larva...
+
+--La _madonna perduta_!--gemette Oldrado, e si fece segno di croce.
+
+--Padre mio, sì, nell'aria c'era qualcosa che mi ammaliava... Io non
+so... Ero fanciullo, e sempre, sempre solo! Amavo il silenzio, la
+notte, la vasta oscurità: tacevo, mi rannicchiavo, affranto sotto il
+peso di un mistero, ficcavo gli occhi nella tenebra... Qualcuno era
+con me!... Chiamavo, spiavo, salutavo!... Perchè fuggi? Ma chi
+fuggiva? Fuggiva per ritornare: ritornava per fuggire... Chi era?
+
+--Ascolta, figliuolo.
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+--Come l'amai! Oh madonna Guidinga! Ella fu dell'invitto Eude, il
+quale, conducendola sposa a questo castello, con lieto seguito di
+baroni, annunziò il suo gaudio nel proclamare che la diletta usciva
+dal portone degli avi per entrare grande signora in quello di un
+cavaliere di Lanciasalda. Eude dall'anima altera e fatta audace colle
+lotte sostenute per conservare la sua indipendenza dalla rapacità dei
+castellani più forti. Guidinga pose il piede in queste sale, e
+sorrise! Ma oh la gioia si andò, come suono di salterio nella
+bufera!... Sorrise! Mi parve bella, immacolata, come le nevi delle
+nostre cime, promettitrice di pace, come un'alba rosata: colle manine
+che dovevano spargere fiori! Aveva diciassett'anni o poco meno. Chi
+era Oldrado? Ella nol conosceva.
+
+Messer Eude le aveva detto:--Lo sposerai--ed ella aveva
+risposto:--Sì,--mestissima, come all'ancella, che sedevale da' piedi,
+toccando l'arpa nei crepuscoli, e che le rimproverava:--Madonna, non
+cantate più le laudi?--come all'ancella rispondeva:--No,
+cara.--Inconscia di tutto, melanconica o gaia, cupida di fantasìe
+ultraterrene, Guidinga conosceva non l'amore, ma l'irrequietudine, e
+questa la sospingeva, la sospingeva nei voli del desiderio... Dove
+aleggiava, sorradendo giardini dalla eterna primavera, la sua mente
+desiosa?
+
+--Chi è il mio sposo?--domandava la gentile al padre, varcando il mio
+ponte.
+
+--Figliuola: i cavalieri della stirpe di Oldrado e le fanciulle della
+mia usarono sempre di darsi la mano, quelli togliendo la destra
+dall'elsa della spada adoperata nel combattimento, queste offrendo la
+ciarpa d'onore al vittorioso. Così si conoscono la prima volta.
+
+--Perchè si ritarda adunque dall'armi? Chi sarà il mio sposo?
+
+--È Oldrado.--Così diceva messer Eude. Lo sposo doveva essere
+vincitore: se vinto, supplicava l'avversario di misericordia, e
+misericordia somma era l'essere ucciso con un solo colpo. Allora la
+sposa dallo steccato funesto passava diritta al monistero, ove
+dichiarava all'abbadessa:--Dio Sapiente ben provvide: piuttostochè
+essere donna di marito fiacco e madre di figli che un dì possano
+seguire l'esempio del padre col vitupero di mia schiatta, piuttosto
+consento ad essere sposa del Signore e madre dei poverelli. Ciò a
+salvazione dell'anima e a soddisfacimento dell'onore. Voglio prendere
+il velo.
+
+Guidinga sorrise ai giovinetti cantori che la salutavano regina della
+beltà, fiore della gentilezza virginea, speranza del signore e dei
+vassalli! Sorrise e fece doni, e si ammantò di bianco, e, a mano del
+padre, attraversando le corti del castello, affollate e rumorose, uscì
+alla spianata, entrò nello steccato, e s'assise al posto eminente.
+
+--Chi è lo sposo?--ridomandò la giovinetta ad Eude.
+
+--Ti dissi.
+
+--Fate cominciare l'armeggiamento.
+
+Figliuolo, in quell'istante io non potei togliere gli sguardi dalla
+sua bellezza delicatissima. Ero tutto serrato nell'armi, e mi sentivo
+soffogare dall'ardore di mostrarmi degno di lei, dalla brama
+perigliosa di cimentarmi con qualunque avversario, dalla preghiera
+sfidatrice che io lanciavo al cielo:--Mandami il piu formidabile
+cavaliere! Io ti giuro che ella, non ravvisandomi dall'armi, mi
+ravviserà dall'imprese superbissime. Ella deve esser mia! Moglie di
+gagliardo guerriero, madre di figli i cui vagiti si mescoleranno agli
+squilli vittoriosi delle trombe paterne!... Vengano, vengano i forti!
+
+Vennero: arnesati, io non li riconobbi: però il mio scudiero Unfrido
+mi disse:--Là è Baldo, questo è Aginaldo, quell'altro il Montanaro.
+Messere, per amore del nostro santo protettore, state saldissimo
+contro Baldo! Messere, l'altro è debole sulle staffe. Il Montanaro
+vien sotto, come un toro inferocito, ma nella furia... Ed io:--Lo
+so.--E pensavo, guardando la bellissima:--O Guidinga, tu attendi! Qui
+vi sono i cavalieri, nessuno ha distintivo nell'armi, e tu non
+conosci! Oh il tuo cuore ti dice: "Vedi! eccolo!" Non lo sai?...
+Vittoria! vittoria! Fra brev'ora lo saprai! Alzerà l'elmo! Lui!
+eccolo! eccolo il trionfante Oldrado!
+
+L'araldo del primo campione gridò:--A cavallo!
+
+Lo scudiero mi susurrò:--Messere, ascoltate un fedele: fate il giro
+dello steccato e fermatevi di là: così non avrete il sole negli occhi.
+
+Corsi lo steccato: trovai il cavallo, mi serrai su quello. Ad un
+tratto mi soccorse un pensiero:--Mi riconoscerà dall'animale
+bianco!-ma dai pertugi dell'elmo vidi che Unfrido, il quale ancora mi
+era accanto, faceva un certo viso da traditore che mi sapeva
+maladettamente, vidi che io non avevo sotto il mio bianco, sibbene un
+morello!
+
+Con l'aiuto d'Iddio, abbattei il primo avversario e il secondo, e lo
+steccato così suonò d'applausi.
+
+Dopo udii che si diceva, non so da chi:--Ma come? Messer Oldrado non
+si muove?--È sempre là ritto accanto al suo cavallo bianco.--Era lui
+che doveva fare tante prodezze!--Come sapete che è Oldrado? Non si
+deve conoscere alcuno nell'armi.--Sì, non conosce chi non vuole. Chi
+dei castellani a venti miglia tutt'ingiro ha un bianco come quello? E
+poi rispondetemi se quell'armato là non è Oldrado, se dal cavallo si
+fa ragione del cavaliero.--Ma vedrete!
+
+Io mi tormentavo:--Oh perché mi fu cambiato l'animale? Che giuoco c'è
+sotto? Ed io non dovevo accorgermi?... Ma Unfrido mi avrebbe dato
+l'usbergo che si smagliasse o una lancia fessa, o addirittura una
+coltellata alle reni, quando mi vestiva il saio di pelle! Ma il
+cavallo me l'avrebbe mutato con uno tristo! E invece questo pare nato
+per le mie ginocchia! e l'armi saldissime! Chi ha pagato Unfrido? E
+dov'è? Là proprio vicino al mio bianco e tiene la staffa al cavaliero.
+Chi è quel cavaliero? Per Dio! quell'animale è tutto fuoco, e crede di
+reggere il padrone! Chi è quel cavaliero?
+
+Facendo il giro dello steccato, passai sotto al seggio di madonna, e
+sa il cielo che cosa fantasticai: parvemi che una manina tremante mi
+levasse l'elmo, sorretto da' miei polsi febbrili, e due labbra mi
+baciassero sussultanti, acclamandomi già vittorioso: mi rizzai sugli
+arcioni con grande orgoglio e fui lì lì per gridare:--O vergine,
+voglio per te farmi degno di alto onore!--Dimenticai Unfrido e il
+bianco mio... No, che non li dimenticai: me li sentii tosto fitti in
+cuore ad atroce martirio e per opera tanto villana, che, ti dico, poco
+stetti ch'io non balzassi giù ad adoperare sulle schiene la mia spada,
+come si usa coi traditori. Senti: proprio sotto a quel palco due
+garzoncelli parlavano assai clamorosamente, e volti colla facce
+all'insù, perchè madonna ascoltasse.
+
+Diceva uno:--Chi è lo sposo?
+
+E l'altro:--Non lo sapete?
+
+--Costui che passa, a lancia alzata?
+
+--Oh sì! costui sa fare tanto d'andare ruzzoloni nella polvere, come
+un mastino trattato a calci.
+
+--Come? se vinse i due?
+
+--In grazia di sortilegio.
+
+--Dite vero?
+
+--Vedrete la terza impresa se vorrà essere così scempia: la terza si
+corre tra messere dal cavallo morello e quello là dal bianco.--
+
+--Chi è quello?
+
+--Evviva lo sposo!
+
+Mi sentii le briglie tra mano e la lancia alla staffa, perchè suonò la
+tromba. L'ignoto avversario mi venne incontro: alle punte opponemmo lo
+scudo, ma nessuno colpì, per il che, scagliate le aste, diemmo mano
+alle spade. Era combattimento di due valentissimi... Quando si levava
+dalla moltitudine il grido di:--Viva lo sposo!--io l'ascoltavo con
+tale tumulto di gioia e di spavento di non meritarmelo, che tempestavo
+di braccia, come un fabbro sull'incude, e l'altro addoppiava la furia
+verso di me. Maledizione! una volta intesi:--Viva lo sposo!--e fu
+contrapposto, parmi, da due vociacce sotto il palco di madonna:--Viva
+il cavallo bianco!--Che fossimo in due a meritarci quel grido? Io non
+sapevo quale, ma certo si celava insidia! Per il che badavo nel tirare
+le botte ad accompagnarle col nome di qualche santo. Figliuolo, potei
+finire una litanìa e ancora incominciarla e ancora finirla: pure
+nessuno di noi consentiva a cedere, e il giuoco cortese s'avviava ad
+essere duello a tutto transito, con grandissima festa degli
+spettatori.
+
+A un tratto l'araldo squillò, come si usa quando si ingiunge di
+cessare dall'armi. Nessuno di noi obbedì, tanto eravamo odiosi, e,
+menando quegli ultimi colpi, procuravamo con potente ira che fossero i
+mortali. Di nuovo la tromba suonò grave, e allora io, tra il dare un
+fendente, lui tra il pararlo, ascoltammo queste parole:--Cavalieri,
+per la cortesìa della dama.--E noi lasciammo andare le braccia
+penzoloni: in quel momento di posa alla tempesta del corpo in me
+successe quella dell'anima: il perchè io ruggivo domandandomi:--E chi
+è questo dannato?--In lui, credo, succedesse altrettanto, perchè
+ascoltai una bestemmia atrocissima verso Dio! Stemmo l'uno contro
+l'altro, e, se non era l'araldo a porre il suo bastoncino tra noi, io
+dico ci avremmo scambievolmente fatto contro qualunque tradimento.
+Eravamo di posizione vicino al palancato di legno e vicinissimo al
+palco di madonna. Si alzavano d'ogni intorno le grida: chi parteggiava
+per il morello, chi per il bianco, chi per lo sposo, chi per
+l'avversario, chi pel sinistro e chi pel dritto. Messer Eude non
+poteva restare indifferente a tanta lotta di favori, egli già maestro
+di cento feste d'armi e già vecchissimo guerriero in cento battaglie,
+si levò... Non so che facesse, tra baroni, perchè io aveva impedita la
+veduta dalle gocce di sudore, so che udii anche la sua voce:--Lo sposo
+principiò colla offesa e finì colla offesa...--Madonna del cielo! Se
+io avessi potuto vedere come si stava Guidinga! Sì, che vidi ad un
+tratto, vidi che sventolava una ciarpa!
+
+Pesti, ansanti, a fatica retti dai cavalli, prendemmo postura
+riverente dinnanzi ai gradini della dama, ed ascoltammo l'araldo:
+questi proclamò, un giudice, messer Eude.
+
+Tra il silenzio Eude parlò:--Da valenti cavalieri. Il giuoco fu aperto
+con gagliardìa, sostenuto con scienza, finito... No, messeri, finito
+non può dirsi: pure io, re d'armi, dichiaro che sia finito, e ognuno
+di voi faccia promessa di attenersi al mio detto. L'accanimento mi
+piacque! Per il che io dichiaro qui che nessuno dei due combattenti
+procedette per virtù occulta: ambidue invitati a comparire innanzi al
+seggio della regina. A me è data facoltà di instituire i premi: lo
+sposo avrà la ciarpa, il valoroso compagno un bacio di madonna. Così
+si potrà dire che l'uno e l'altro avranno bene meritato.
+
+Noi due avversari, scavalcati, ci demmo la mano, poi a paro venimmo
+sotto al palco di Guidinga.
+
+Ella mosse incontro al mio compagno: egli si levò l'elmo... Era
+messere Adalberto!... Guidinga sorrise!
+
+Eude mostrò grandissima sorpresa, e domandò:--Ma chi aveva cavallo,
+bianco?
+
+-Lo sposo mio!--affermò vivacemente la donzella, e di nuovo sorrise ad
+Adalberto, come ad un arcangelo.
+
+Eude mi tolse l'elmo...--Messere Oldrado!--esclamò, e volto a Guidinga
+tristamente:--A lui il bacio: ad Oldrado la ciarpa--Ed io non so come
+si tenesse in piedi:
+
+--Chi aveva cavallo bianco?--domandò la fanciulla dolorosissima.
+
+Adalberto ricevette il bacio... Era bellissimo il giovane: era
+bellissima la giovinetta! Io, sposo, non potevo che piangere!
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+Qui il cavaliero narratore interruppe il racconto, tormentandosi gli
+occhi perché non dessero lagrime; e la luna che entrava dal finestrone
+fu riflessa da un guizzo; terribile, la spada di Oldrado negli artigli
+di Ugo.
+
+--Figliuolo, che fai?
+
+--Vorrei fare quello che non faceste voi!--rampognò trucemente la voce
+del figlio.
+
+--Giudicherai se queste erano parole da dirsi ad un padre!
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+Adalberto aveva veduto una sola volta Guidinga, ad una caccia, nei
+lontani monti di lei, quand'ella era a fianco di Eude: ma una sola
+volta bastò per aizzare nell'anima maledetta una passione così rovente
+e rodente di desideri, che il cavaliero ghignò di volerla un giorno
+nelle sue braccia!
+
+Inconscia di tutto, melanconica e gaia, inesplicabile e cupida sempre
+di fantasie ultraterrene, Guidinga conosceva non l'amore, ma la
+tremenda irrequietudine de' suoi sedici anni e delle sue sventure, e
+questa la sospingeva nei voli del desiderio... Ella aveva veduto
+Adalberto! Dal di della caccia fino a quello dell'armeggiamento era
+scorso un anno senza più che l'uno si abbattesse nell'altra: nulla
+ella sapeva di lui, neppure il nome: nè mai il padre parlò. Sapeva che
+per lui, più notti, il cuore le si era scosso nei tumulti febbrili!
+Poi si sentì spossata! Nei sogni l'immagine di Adalberto veniva, ma
+coi mesi e coi mesi sempre più sfumata... Ed era vestito di bianco e
+per lei sorrideva e piangeva (Adalberto!): ma non aveva profilo; le
+linee si perdevano nell'espressione; era una gioia, un dolore
+carissimo. E Guidinga sempre più diveniva ansiosa di fantasìe, e
+spandeva l'anima sua nella immensità dei cieli, ponendo negli azzurri
+l'ideale della vita poeticissima, e là sfavillava di tutte le luci il
+suo desiderio, e là la gioia e il dolore avevano tanta voluttà di
+dolcezza, quanto mistero l'infinito!... Svegliata dal suo delirio
+abituale, nella vita di quaggiù più non trovava cose degne di lei,
+provava la noia del cammino dopo lo slancio placidissimo del volo!
+Svegliata, più non chiamava lo sposo! Quando il padre Eude le
+disse:--Sposerai Oldrado-ella rispose:--Sì--perché certo pensava:--È
+lui!...
+
+--Ma se è lui... perché sciupare colla realtà l'ideale
+affascinantissimo che io ho nell'orizzonte tutto mio? E se non è
+lui... perché vivere, se questa è vita d'anni e quella sognata è
+eterna e sempre inebbriata d'amore?--e disse all'ancella che più non
+amava le armonie: la musica è divina e dell'anime blandite dalle
+lusinghe dell'ignoto...
+
+Richiamata alle scosse della esistenza giornaliera, la sua indole fece
+sì ch'ella dinnanzi agli occhi portasse sempre un lembo di nebbia
+iridescente, la nebbia dai vortici pieni di sogni, la quale, posandosi
+sugli oggetti veduti o intraveduti, li rendeva circonfusi di luci
+mitissime, li tuffava come nel crepuscolo dileguante di una visione.
+Così l'ideale si sfumava col reale: e il volto del padre cavaliere
+divenne buono e tutto per lei, la imagine della madre sepolta si
+presentava alla culla, o quella dello sposo veniva, veniva, come nei
+primi giorni... Che? il viso di messere Adalberto. Guidinga
+domandava:--Dov'è lo sposo?--e poi sorrise.--Sarà per me: o _lui_, o
+il monistero! E se nell'armeggiamento egli restasse vinto?--E tacque,
+fidentissima, con Eude.
+
+--Messer Adalberto sapeva di struggersi, non sapeva d'essere amato.
+Per furore di gelosia giurò (perchè non voleva scoprirsi a lei se non
+con atto tale che facesse parlare tutti i cavalieri) giurò di uccidere
+me Oldrado e di vituperarmi, insomma in modo che ella fosse non mia,
+come l'ebbi richiesta! E che non fosse nemmanco del monistero lascia
+fare a lui! Era prontissimo ad ogni sacrilegio. Così si presentò al
+giuoco, comperò il mio scudiere, per far credere lo sposo dal cavallo
+bianco autore di tante prodezze, mentre poi alla fìne Oldrado doveva
+esser trovato morto, e lui colmo di tutto l'onore! E Guidinga... Oh!
+fu aiutato dalla fortuna più che non credesse: la decisione del re
+d'armi lo ammise al bacio della dama! Si levò l'elmo..; O Signore!
+Guidinga guardò il suo volto e il mio!... Guidinga bestemmiò a me
+condannato il corpo di lei, ad Adalberto benedettamente dedicava tutta
+l'anima!.. Ci sposammo, ma, se a vece della ciarpa a toccare il petto
+dalla parte del cuore, a vece della corona di fiori d'arancio sul
+capo, ella avesse dato a me tante stoccate, io a lei una corona di
+spini, noi avremmo offerto a Dio la espiazione delle nostre peccata!
+Guidinga da angiolo divenne, dimonio!
+
+Dopo nove mesi ella portava sozzamente nelle viscere il beffardo
+frutto dell'odiatissimo nostro connubio, e giurava e spergiurava che
+perdere madre e figliuolo sarebbe stato opera meritoria. Io la facevo
+di continuo guardare. Un giorno ella era presa da strazianti dolori;
+io origliavo all'uscio attendendo... A un tratto di fuori al castello
+odo un suono di trombe, poi un paggio mi strappa la veste,
+gridando:--Messere! messere! i nemici!
+
+--Chi è?
+
+--Adalberto!
+
+O Signore! nel castello so che eravamo male apparecchiati, scarsi
+d'uomini e scarsissimi di vettovaglie. Che fare? Oh che tormento fu
+quello! Resistere? Il sommo pericolo! Arrenderci? Il vitupero di mia
+schiatta!... Guidinga udì quel nome, e nel delirio proruppe:--Adalberto!
+tu vieni a togliermi da questo inferno!--Invocava il nimico, ed io
+aspettavo da lei uscisse o un bambino un dì destinato ad ascoltare il
+testamento del padre, o una bambina che avesse a dare ai figli col latte
+il veleno dell'odio! Ringhiavano le trombe al di fuori. Io mi precipitai
+dalle scale, ed ecco occorrermi il mio fedele Aimone.
+
+--Messere, siamo perduti!
+
+--Per Dio! ditemi! fate qualcosa!
+
+E quegli dubitava:--Ricorrere alle armi...
+
+--Ricorriamo al tradimento! E che fece egli con me? Per Dio!--e mi
+accordai con lui, e conclusi:--Dammi un pugnale avvelenato, e tu a
+tempo sbatti la porticina nel corritoio.
+
+--Messere sì!
+
+--Dammi un pugnale avvelenato: e lascia a me la cura di sgozzare
+Adalberto!
+
+In cima allo scalone ascoltai un grido così feroce che mi rivolsi e
+temetti di avere alle terga il nominato: guardai e vidi madonna che,
+nuda, oscenissima e sanguinante, si rotolava giù di gradino in
+gradino... Accorsi, più che per odio a lei, per amore furioso della
+creatura che si teneva in seno!... forse già schiacciata per le
+violenti percosse! Accorsi e la avvinghiai, ed ella con affanno
+straziantissimo, supplicandomi ed imprecandomi:--Messere, salvate
+Adalberto! Non fate tradimento! Non fate, per pietà dei sette dolori
+santissimi!
+
+Ed io:--Datemi la mia creatura!
+
+--Sì!
+
+--Datemela!
+
+--Salvatelo! Che vi ha fatto! V'ha fatto troppo! Ma era destino così!
+Perdo le viscere!
+
+--Datemi la mia creatura!
+
+--Si, vi giuro! Giurate voi di non fare tradimento!
+
+--Lasciatemi!
+
+--Ho giurato! E voi siete così sleale! Voi siete cavaliero? Ah so! non
+giurate perchè siete dannato nell'altra vita! Non credete in Dio!
+
+--Madonna! vi giuro!
+
+--Vieni, o mio Adalberto! Egli non ti uccide!--rincominciò ella nel
+delirio, ed io balzai dalla scala!... No! ritornai, e la trasportai
+nel suo letto, nel nostro talamo! E stetti al suo fianco, attendendo
+l'istante... Oh quelle tre ore!... Nacque il bambino:--sei tu! Entrò
+Adalberto nel castello, io gli prestai l'omaggio nella chiesetta.
+Quando gli dissi ch'ero disarmato e mi dichiaravo vassallo suo, gittai
+il pugnale, perchè avevo giurato a lei! Poi feci aprire la porticina
+del corritoio e tutte l'altre delle camere, indovinando il tristo
+pensiero di Adalberto. Quando il signore, correndo per il castello,
+venne al letto di Guidinga, trovò una morta, senza lume accanto, senza
+frate, senza croce fra le mani!
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Così rompeva messer Oldrado il suo racconto. E fremeva:--Però nessuna
+occasione fu da me trascurata! Chiamo in testimonio il bianco spettro
+di tua madre! Ho ribellato Lamberto, mancai all'omaggio, comparvi al
+convito colla spada, feci percuotere l'araldo! Combattei! Ma non ebbi
+mai completa ventura, per maledetta condanna! Figliuolo, sei
+cavaliero: eccoti gli speroni: figliuolo, sei erede di tutto. Ecco il
+mio testamento!
+
+
+
+
+CAPITOLO IV.
+
+
+Pochi giorni dopo Oldrado, trascinatosi nello stanzone del castello,
+cogli occhi smarriti cercava i suoi sproni, e, solissimo, là moriva
+percuotendo le sue armi. Un tristissimo malore, toltagli la ragione,
+l'aveva tutto disfigurato. Ugo lo volle vedere nel cofano aperto: e
+comandò lo si lasciasse giacere due notti ai piedi di quel tremendo
+scalone.... Dicono le cronache che vi venisse la _madonna perduta _e
+ripetesse la condanna:--Voi non credete in Dio!
+
+Oldrado fu sepolto. Ugo si fece cupo, angosciosissimo, apparve come la
+fiera che tende l'insidia: temette le squille pei poveri trapassati,
+e, rammentando certi portici deserti, una cappella sempre parata a
+lutto, fingendosi alla fantasìa un dì in cui si sentissero suonare
+tutte le trombe del castello, correva al camerotto dell'armi, quasi
+attendesse ancora il padre, si travolgeva sul letto nel quale sapeva
+lui essere nato, essere morta la madre, interrogando:--È questa la
+vita a cui mi dannaste? Che delitto ho commesso prima del mio
+nascimento? Perchè nacqui colla maledizione?--e lagrimava
+nell'angoscia:--Ho venti anni! E in venti anni tre volte ho sorriso:
+quando la prima volta su un'altissima cima vidi all'orizzonte sorgere
+il sole, e vidi che avvolgeva anche me ne' suoi raggi: quando suonò la
+tromba che mi chiamava all'armi: quando.... Non è riso, è sogghigno!
+Ebbene sogghigno oggi in cui mi trovo tanto deserto!... Dicono che ci
+sia il mare. Com'è il mare? Dovrebb'essere come l'anima... Com'è
+l'anima?--Non aveva mai parlato nè con una donna, nè con un frate, nè
+con un amico: e si sentiva rozzo, villano, cattivo, crudele,
+fortissimo, libero.... Con economìa di parole si esprimeva:--Mi sento
+tormentato! Voglio odiare! E voglio amare!
+
+Il testamento di Oldrado era confìtto nella memoria e nella volontà di
+Ugo.--Vendicati! Sì, e poteva sorridere o sogghignare per la quarta
+volta: Adalberto stava sempre chiuso nel suo castello d'Auriate, forte
+d'uomini, e scaltrito dall'astrologo. Venisse il giorno in cui Ugo,
+battendo l'avello del padre colle calcagna spronate, potesse
+dirsi:--Mi ascoltate? Io non ho tempo d'ascoltar voi, se anche mi
+narraste le istorie del di là!
+
+Venne il giorno, sì: quello in cui l'araldo bandì doversi prestare
+l'omaggio al signore. Ugo stava ai piedi della chiesa nella sua
+_curte_: c'erano pure messer Ildebrandino, Baldo, Aginaldo, e tra gli
+scudieri Aimone. I cavalieri ascoltarono, diedero mano alle borsucce,
+poi se ne andarono: Ugo, tenendosi vicino Aimone; gli altri dietro,
+legati da nessun aperto discorso, pure tacitamente affratellati da un
+odio solo.
+
+Ugo disse allo scudiere:--Il meno che si sarebbe potuto fare?
+
+--Messere,--rispose questi--dargli a masticare la pergamena.
+
+--Ah! parli dell'araldo?
+
+--In quanto a messere...!
+
+--Ci abbiamo pensato!--attestò Ugo: poi--Aimone, hai conosciuto
+Unfrido? Sai com'è morto?
+
+--Vostro padre lo fece trascinare dall'istesso puledro morello. Ma
+perchè dite così?
+
+--Per avvisare i traditori--Ugo disse ad alta voce.
+
+--Per Dio!
+
+Allora, udendo questo, Ildebrandino prese a camminare lesto, in modo
+da giungere a pari di Ugo, e aggiunse:--Per avvisare i traditori e i
+traditi.
+
+Ugo, il quale struggevasi nell'ardentissime battaglie dell'anima, e in
+quel momento più che mai sentiva amaro l'essersi ingozzata la vergogna
+di quel bando, udendo le parole d'Ildelbrandino e notandone il tono,
+fu lì lì per gridare ai cavalieri: --Qua la mano e giuriamo
+vendetta!--E sarebbe stato ascoltato. Egli conosceva Ildebrandino,
+come Ildebrandino conosceva lui: si salutavano cortesemente quando il
+raro caso portava che fossero insieme, ma ognuno pensava tra sè:--Se
+quel valente mi fosse allato!--e l'uno e l'altro nella sommessione al
+comune signore, trovava, anzichè una spinta ad amicarsi ed operare, un
+argomento penoso per starsi lontani, sospettando che quegli potesse
+dire di questi, e questi di quegli: --Perchè ha sopportata tuo
+padre?--Perchè hai sopportato, come un giumento, finora?--Adunque
+Ildebrandino fu soddisfatto di aver dato appicco a quella conoscenza
+che sperava doversi stringere e mutarsi nella sospirata congiura,
+giacchè di Ugo presagiva molto, sapendolo valoroso e bollente. Ed Ugo
+fu contentissimo di avere con sua volontà eccitate quelle parole, buon
+indizio di tempra inflessibile.
+
+Si fecero l'uno appresso all'altro, e il loro esempio fu imitato dagli
+altri due baroni, messere Baldo e messere Aginaldo: quello un vecchio
+ringhioso e impaziente; questo un cavaliero poderoso, guerriero quando
+ci fossero petti da passare fuori, non importa se d'amici o di nemici,
+cacciatore di lupi audacissimo quando gli mancassero gli uomini.
+
+Si avvicinarono Ildebrandino ed Ugo, e siccome Aimone stette per porsi
+dietro ad essi, Ildebrandino, cogliendo l'occasione di più chiarire il
+suo animo e applicando il motto che ci si guadagna ad accarezzare il
+cane per il padrone:--Scudiero--disse:--avete capegli bianchi e
+l'essere invecchiato presso messere Oldrado so quanto valga.
+
+Ugo si drizzò tutto, e trovò di concludere così:--O Aimone, imparerai
+ad aprire i portoni delle castella. Aimone, non farti scrupolo: quando
+portavi a mio padre la lancia pel combattimento ti facevi forse di
+dietro? Metti conto che il viaggio può essere lungo. Ma noi ci
+incamminiamo. Messere Ildebrandino?
+
+--Con la grazia d'Iddio--rispose questi.
+
+--E con la nostra volontà.
+
+E i due cavalieri sporsero simultaneamente la destra e se la
+strinsero.
+
+Il giorno di Pasqua di Resurrezione già abbiamo veduto come Ugo abbia
+fatto e Ildebrandino risposto.
+
+I cavalieri eruppero dal castello d'Auriate, avviandosi dietro ad Ugo,
+e tale era la furia di voler la pugna che si udiva esclamare:--Messer
+Aginaldo, che dite?--Dico che vorrà essere ottimo giuoco!--Mandiamo i
+paggi per le armi!--Era tempo!--E i nostri montanari sono tutti pronti
+e vogliono le prede.--E quelli di Ugo!--Educati da Oldrado!--Orsù!
+
+Ed Ugo gridava:--Ci vuole unione di consiglio.
+
+--Dove andiamo ora?--interrogava rabbiosamente Baldo.
+
+--Se ci attardiamo all'impresa siamo perduti!--gridavano gli altri.
+
+--Volete combattere oggi?--domandava Ugo.
+
+--Oggi!--Sì, sì, gli facciamo in tal guisa gli omaggi!--Oggi!
+
+--Messeri--disse Ugo:--è giorno di Pasqua.
+
+Aginaldo che non lo ascoltava o non voleva ascoltarlo:--Liberiamo le
+nostre castella! Gli avi le tennero sì o no? Più bella giustizia non
+si sarà mai resa! Chi è Adalberto? Chi siamo noi? Noi sì siamo i
+padroni dei nostri servi, ma noi non siamo servi ad alcuno: egli non
+può essere signore di gente libera.
+
+--Messeri,--ripeteva Ugo:--vogliamo esser leali!
+
+--C'è tregua fino a che il sole va sotto! Dopo si possono squassare
+quante lance si vogliono--diceva Aginaldo.
+
+--Vero anche questo.
+
+--E poi che cosa è il combattere? Conseguenza di una sfida che non si
+poteva fare? No, è difesa--esclamava il Baldo.
+
+Qui parlarono di regole d'armi: gridarono, sempre camminando, per
+togliersi fuori dalla gittata degli archi saluzzesi, che potevano
+essere nascosti tra merlo e merlo o alle feritoie del castello.
+
+Alla fine Ugo concluse:--Così non si fa alcuna cosa! Unione di
+consiglio e d'armi: per quella vuolsi che ognuno esponga recisamente:
+per questa che ognuno sappia di quali e quante forze può disporre. E
+per l'una e l'altra richiedesi obbedire a un capo.
+
+Tutti intesero benissimo: Ildebrandino e Aginaldo ardenti di
+entusiasmo:--Voi!--cominciarono a gridare:--Voi il capo! Sappiamo come
+avete incominciato! Pensiamo come volete finire!
+
+Egli, a vece di rivolgersi a loro, si volse a Dio, acclamando
+solennemente:--L'omaggio deve essere reso a Te solo. Noi non siamo
+torme di ribelli, perchè non erano torme di schiavi gli avi nostri ab
+antico! Dunque, cavalieri,--strinse Ugo:--dove ci riuniamo?
+
+--Dite voi.--Dite voi.
+
+--Più atto ad esplorare i movimenti che potesse fare il conte parmi il
+castello di messere Ildebrandino. Assentite, cavaliero?
+
+--Per la spada di Sichelmo mio! Quando, e' saranno venti anni, venne
+Guidaccio sul mio torrione, avevo tutti gli uomini appestati da un
+certo pellegrino che ospitai. "Suonate per me: i nostri figli, spero,
+ricorderanno questi squilli" dissi. Figli maschi non ho: io voglio
+rispondere, io stesso, e con me il mio Oberto!
+
+--Al castello d'Ildebrandino--disse Ugo.--Mezzogiorno è ancora
+lontano. Messere Aginaldo, quanto impiegate dal vostro portone a
+quello di Ildebrandino su un buon corridore?
+
+--Io non ho cavalli grami--morse il cavaliero:--Con qualunque de' miei
+in due ore vi sono.
+
+--Dunque, messeri,--comandò il capo dell'impresa:--fra quattro ore a
+Rupemala.
+
+--Non ho cavalli grami!--incioccò i denti Aginaldo.
+
+--Non dico questo: ne è caso vi offendiate. Ad andare al vostro
+un'ora, a rassegnare le armi e i vassalli un'ora e mezza, un'altra e
+mezza dal vostro castello a Rupemala, o forse manco, perchè le vostre
+scuderie hanno tanta rinomanza quanto il vostro valore.--Così fu
+contento anche messer Aginaldo.
+
+E si separarono.
+
+Primo a mettere il piede sul ponte di Rupemala fu Ugo. Aveva tanto
+osato e tanto ottenuto in quel giorno, che per ambizione audace,
+tentava di cancellarsi dalla mente la memoria del padre e della madre,
+lanciandosi colla fantasìa in un combattimento vittorioso, per fare
+tutta sua la gloria dell'impresa. Quei fantasmi gli rubavano! E per
+Dio! suo l'ardimento, sua la valentìa che gli aveva sottoposti
+spontanei anche i vecchi cavalieri, suo l'accorgimento, e suo
+l'esito... E se fosse rotta? Oh rotta no, no! Che vitupero!...
+
+Ugo entrò nel castello, perchè tosto al suo nome si aperse il portone:
+fu condotto in una sala d'armi, aspettò poco, osservò molto,
+computando quanti uomini si potessero arnesare subito con piastra e
+maglia, poi s'inchinò là dove la porta si spalancava. Venne innanzi
+messer Ildebrandino coll'usbergo sopra l'abito di pelle: e con lui un
+bellissimo giovane di diciotto in diciannove anni, pallido,
+aggraziato, più atto, a giudicare dalla sua persona, a toccare il
+salterio che a reggere il lanciotto del signore, come voleva il suo
+ufficio, e questo appariva dagli sproni d'argento.
+
+--Oberto,--disse Idebrandino, prendendolo per un braccio:--questi è il
+cavaliero Ugo, il quale ti farà degno della sua stretta di mano quando
+tu avrai la fascia sull'armi.
+
+--Non me la faceste promettere?--Oberto interrogò lo zio
+coraggiosamente. Si trovava di fronte a quell'Ugo che in un ultimo
+gioco l'aveva soperchiato in tre incontri! E quell'Ugo già aveva gli
+speroni d'oro! E lo zio, sperimentato cavaliero, s'inchinava a quel
+venuto del malanno!
+
+--Quando messere Ugo lo creda,--disse Ildebrandino.
+
+--Quando io la meriti!--interruppe Oberto.
+
+Ugo davvero incominciò ad amarlo.
+
+Vennero i cavalieri, e furono presi gli accordi per la dimane
+Ildebrandino con Oberto sopraintenderebbe alle macchine guerresche:
+messer Aginaldo darebbe gli arcieri più abili, coi capitani Guelardo
+ed Irnando: Baldo vi unirebbe i suoi savoiardi con Aldigero e
+Ugonello, al cavaliero il comando dei cavalli di retroguardia: a
+Gisalberto il servizio di esplorazione notte e giorno co' suoi,
+Oddone, Eleardo capo dei saluzzesi armati di scuri: Ugo alla testa di
+venti valentissime lance regolerebbe le mosse di vanguardia e
+d'investimento: e via, e via: i castelli non istarebbero sguerniti: si
+lascerebbero armi ed avvisatori in ognuno di essi.
+
+Come voleva la cortesìa delle usanze, i messeri furono convitati.
+Entrarono in una sala assai rozza, ma spaziosa, col tavolo fumante di
+mezzi capretti arrostiti, colle seggiolone coperte di pelli di lupi.
+Scinsero le spade, rumorosamente gittandole in un mucchio, allentarono
+le fibbie delle piastre e delle maglie, si lasciarono andare giù sui
+panconi, pure nessuno mise le mani nel tagliere, perchè un posto, e il
+più eminente, rimaneva vuoto. Nè attesero a lungo: si sollevò
+l'usciale della sala, e un paggio, affacciando mezza persona,
+annunziò:--Madonna Imilda.
+
+Apparve la figliuola di messer Ildebrandino e della morta Adelasia, di
+vaga persona e di animatissimo viso, in stretta gonna oscura, cinta su
+da uno scheggiale, e coperta il capo dai lati con un velo appuntato:
+s'avanzò salutando i convitati, e, al cenno fattole dal padre,
+s'assise al suo posto. A destra aveva messer Ugo, a sinistra il suo
+parente Oberto.
+
+Ildebrandino così la salutò:--Valenti, udite: la figliuola mia sa
+assai bene di leuto e canta di Carlomagno e dei paladini: operate in
+modo che il suo strumento abbia una corda anche per voi; e la sua
+bocca una voce per le vostre imprese. Amabilissima figlia, abbiateci
+grazia!
+
+Di poi i convitati presero l'invito non da scherzo, come ai dì nostri,
+e se da quegli assalti alle vivande dovevasi trarre augurio per la
+domane, in verità era buonissimo. La sola fanciulla non aveva tagliere
+dinnanzi e non partecipava all'allegrezza epulona: il che era
+richiesto dal suo decoro verginale.
+
+Ugo guardava... La smorta faccia di Oberto non era faccia che egli si
+potesse dipingere incorniciata di maglia, colla bocca che impreca ai
+nemici, col naso fiutante la polvere del combattimento, cogli occhi
+dai lustri audacissimi... Imilda, melanconica e dolcissima, aveva
+l'aureola dei biondi capegli, le labbra dischiuse al canto amoroso, le
+nari voluttuosamente ebbre come d'alito profumato, le pupille lente
+nel sopore placido delle visioni insidiose.
+
+Ugo guardava irresistibilmente. Il viso di Imilda gli pareva sfumasse
+nelle nebbie di un sogno. Che sogno? Oberto toccava il salterio: ella
+cantava le laudette religiose. No! no! Oberto riprendeva lo strumento
+e atteggiava la persona al mollissimo abbandono dell'amore.--Per
+l'inferno, spezzategli le corde!--Ugo con moto improvviso sorse, e si
+cinse la spada, poi ne morse gli elsi con potentissimo affetto.
+
+--Chi siete?--una e due volte domandò Imilda ad Ugo.
+
+--Sono il figlio di Guidinga.
+
+Imilda lo interrogò con un lungo sguardo. Ed Ugo nuovamente
+pensando:--Com'è il mare?--si rispose:--Dovrebb'esser come l'anima
+quando è in tempesta! Come l'anima quando sorge il sole!
+
+E veramente per la prima volta sorrise....
+
+
+
+
+CAPITOLO V.
+
+
+L'indomani mattina Ugo era capo di un drappelletto di lance in
+vanguardia, moveva al castello di Adalberto, e così parlava ad Aroldo,
+un capitano di Gisalberto, che gli era accosto:--Io vi dico che la
+sorpresa deve riuscire benissimo. Sentite: lo spione che inviammo colà
+all'alba ne tornò dicendo essere il portone guardato bensì, ma pure
+aperto per dare accesso ai carri che vanno e vengono da' vassalli per
+le provvisioni, perocché il messere teme l'assedio. Dunque i pochi
+balestrieri di Aginaldo girano per di qua e si presentano sotto le
+torri, alla facciata secondaria; là l'offesa, là pure si concentrerà
+la difesa, e intanto non vorranno cessare i carri e le carrette di
+passare col necessario, tanto più che essendo debole l'investimento
+non darà luogo a soverchie precauzioni. Si penserà, state sicuro, al
+pericolo avvenire; quello della fame. Quando noi lance avremo il segno
+di sbucare dalla selvetta, di rovinare giù al portone...
+
+--Sentite o non sentite?--l'interruppe Aroldo:--St, st. Fermate i
+cavalli. Sentite?
+
+--Per l'anima di Oldrado, se è tromba! E i balestrieri non sono ancora
+a posto!--meravigliò Ugo.
+
+S'udì ancora uno squillo venire dalla banda del castello, ed ecco poco
+dopo, alla svolta della strada, di lontano, comparire un gruppo di
+cavalieri, coi pennoncelli spiegati.
+
+Ugo si drizzò sulle staffe e disse a Aroldo:--Guardate che colori sono
+quelli.
+
+--Azzurro e bianco.
+
+--Colori amici. I pennoncelli d'Ildebrandino. Ma come...?
+
+--Tre cavalieri e due paggi da piede... cioè tre cavalli e quattro
+cavalieri. Oh come ci sta a disagio quel messere! Su un animale due
+cavalcatori! Che quella fosse fuga?
+
+--Ma chi diede ordini così? A chi si obbedisce? Suonò forse il mio
+trombetto?--e Ugo tormentavasi e già malediva i nomi degli altri
+capitani.
+
+Avvicinandosi la compagnia, poterono meglio vedere. Aroldo notava e
+riferiva:--Conosco il cavaliero: è Oberto.
+
+--Oberto?--e Ugo diede una rabbiosa strappata di redini al cavallo:
+poi, per non farsi scorgere, accarezzò la criniera dell'animale,
+dicendo:--Con questa furia atterreresti un portone!
+
+--È Oberto con Bonifacio ed Eustachio.
+
+Venivano, venivano: erano a pochi passi: s'arrestarono. Oberto
+trionfalmente scosse la lancia, dicendo ad Ugo:--S'incomincia bene.
+Facciamo suonare la vittoria nostra dalla bocca del nemico! Bonifacio,
+mostrate che caccia si è fatta.
+
+Il nominato saltò d'arcioni, e fece grandi sforzi per trascinare giù
+dalla groppa del suo cavallo quel secondo cavalcatore, un uomo a
+sarcotta discinta, a capo scoperto, il quale colle braccia piegate
+dinnanzi si celava la faccia per vergogna, ed aveva al collo una
+tromba. E dalli e dalli, pesta e ricevi, a conti fatti, il prigioniero
+rotolò giù e fu messo tra due cavalli, intanto che Eustachio dal sacco
+della sella apparecchiava una fune gagliarda... Era Guidello l'araldo!
+
+--Messere,--disse, Oberto ad Ugo coll'aria di chi finalmente parla da
+pari a pari:--lo zio voleva ch'io mi rimanessi alla scorta degli
+artífici militari. I trabuchi e le manganelle li ho anch'io!--e
+diedesi a muovere le braccia, come se rotasse uno spadone.--Mettete i
+tardi e i vecchi alla guardia, i giovani alla battaglia! Dunque mi
+cacciai giù al castello con due cavalieri, venni al ponte: il portone
+era spalancato, e mi spinsi dentro! Trovo l'araldo che voleva dare
+l'avviso dell'agguato: eh!
+
+Ugo non lo lasciò finire è domandò:--Dov'è vostro zio?
+
+--Dunque, Guidello lo afferro alla gola...
+
+--Andate da vostro zio e ditegli che, facendo come fate voi, non si
+guadagnano più gli speroni d'oro. Croce di Dio! chi diede ordini così?
+A chi si obbedisce?
+
+Oberto sbuffò tra i denti:--E messere Ildebrandino non sapeva e non
+doveva essere capo?--e in cuor suo diede tante bestemmie ad Ugo che a
+volersi questi redimere non bastavano le limosine di tutta cristianità
+al santo sepolcro. L'irrequietudine dell'età, la baldanza di
+affrettare quel giorno in cui comandasse a vece d'Ildebrandino, la
+brama di cose nuove, l'inferiorità sua in confronto di Ugo, erano
+dardi fitti nell'anima di Oberto. E l'amore! Messeri sì, l'amore per
+Imilda! E ad Imilda doveva comparire innanzi come uno scudiere
+frustato! allo zio come un traditore dell'impresa! ai duci come
+indegno di cavallerìa! Oh messere Ugo! Ma Ildebrandino non sapeva e
+non doveva essere capo!
+
+--Conducete il prigioniero a Rupemala--aggiunse Ugo:--e fatelo
+guardare.
+
+Il quale Ugo, dopo che ebbe detto ad Aroldo e alle lance che lo
+seguivano:--Corriamo ad avvisare i balestrieri--stringendosi
+fieramente sul cavallo, alla tempesta della corsa per la montagna
+associò una furia di pensieri giù per il precipizio della gelosìa. Se
+un indovino gli avesse detto:--Messere, c'è una donna!--Ugo avrebbe
+risposto:--Quante tratte di corda vuoi per metterti a luogo la
+testaccia?--Eppure! Così bolliva sordamente:--E dire, o giovinettino,
+ch'io ti facevo solo buono a toccare il salterio e a startene sul
+cuscino ai piedi del seggiolone! E mi giuochi di quelle imprese
+arrischiate! Rompi i comandi, ti cacci a dirotta sul terreno nemico,
+con due lance!... Eh se t'avessero chiuso dentro al castello e
+squartato come un traditore? Il tuo coraggio deve piacere! Con due
+lance? E non ti acconci ad ungere le ruote delle manganelle? Altro che
+leuto! Ma sei bello, e suonavi bene lo strumento e t'atteggiavi ai
+piedi del seggiolone! Morte dell'anima mia!--Fremeva Ugo, sentendosi
+addoppiare il cuore da un nuovo tormento:--Madonna Imilda ti guarda e
+canta al tuo suono.... Galoppa, galoppa, o mio morello: stringetemi a
+sangue, o maglie! Perché non si combatte?... Che voglio dirmi? Che
+voglio scoprire in me? Ugo non deve saperlo!... Padre, Guidinga,
+supplicate voi ch'io sia ferito a morte! Suona, Aimone!... Ci sarà
+fragore, pugna, sangue, ma in me sempre una colpa, un rimorso, un
+tristo serpente!... Ugo non deve saperlo! O solo quando Ugo ne rida!
+
+L'audacia di Oberto danneggiò le operazioni militari divisate. I
+balestrieri, i quali con Guelardo s'incamminavano a disporsi, vedute
+le lance con Ugo che movevano verso di loro, credendo che quelle
+avessero dei nemici alle spalle, si diedero alla fuga, precedendole
+nella direzione che quelle avevano preso nel corso, e così
+oltrepassarono la facciata secondaria del castello, poi, trovato il
+terreno scosceso, mutarono cammino e presero a salire la montagna per
+nascondersi nelle macchie, e per quanto le lance gridassero ad
+avvertire Guelardo di ritornare, continuarono scompigliati. Dal rumore
+delle trombe e dalla voce tremenda di Ugo avvisati gli arcieri di
+Adalberto, salirono sulle torri o incominciarono un formidabile
+saettamento.
+
+--È così!--diceva Ugo:--A chi dobbiamo gratitudine per questo
+cominciamento di pessimo augurio?--E fu contento di
+rispondersi:--Vituperato le mille volte quell'Oberto!
+
+
+
+
+CAPITOLO VI.
+
+
+Due dì dopo, di buonissima ora, era incominciato il combattimento
+sotto le mura di Adalberto. Si erano mandati innanzi i balestrieri, i
+valentissimi di messer Aginaldo, con Irnando, coll'ordine di
+principiare l'offesa su un lato per ingannare il nemico, facendogli su
+quello concentrare la difesa: poi venivano le torri e le macchine
+balistiche con robuste travi, e queste dovevano investire dai fianchi
+più deboli: poi cento saluzzesi, forniti di scale e armati di scuri,
+con Eleardo, i quali avevano comando di starsi appiattati nelle
+boscaglie per correre ad un segnale al ponte e al portone: poi i
+cavalli e i fanti: c'erano Ildebrandino con Oberto, Ugo, Aginaldo,
+Gisalberto, Baldo.
+
+Ildebrandino e Oberto stavano colle macchine da un lato verso la
+valle. Ugo dal lato seguente, in direzione del castello
+d'Ildebrandino, e con lui c'erano Gisalberto e Aginaldo. Baldo doveva
+guidare le lance e i fanti.
+
+Ugo, legato il cavallo a un troncone delle moltissime piante, tenevasi
+dietro ad una torre di legno, e badava a rotolare i massi che si
+spaccavano dalla montagna sotto la tempesta di certe azze montanare:
+li rotolava verso la maggiore petriera, e dava loro l'augurio:--Tu
+pari fatto apposta per piombare sull'elmo di Adalberto. Tu se colpisci
+come so io, vali tant'oro quanto pesi!--E via, e via, aiutava, più
+come fante, gli armati d'Ildebrandino, che come capitano della
+spedizione, faceva cuore ad essi:--Da valenti, assestate la trave,
+tirate la fune! Da valenti, giù, giù, giù!--E il colpo partiva. Dopo
+messere levava il volto su ai battifredi, si toglieva l'elmo e lo
+buttava a terra, dicendo:--Sbalestrate anche questo, chè io non temo
+le frecciate!--rialzava la faccia e chiamava:--Vedeste? Più a dritta o
+più a mancina? Quando siamo a tempo! Voglio balzare con voi sul
+battuto! Dite, Aginaldo!
+
+E quelli dall'alto:--La muraglia cede. Dalle balestriere vien giù
+l'inferno, ma i nostri arcieri non indietreggiano di un passo. Santa
+Maria! Seguitate! Su una torre è sbucato Adalberto! Fate avanzare le
+macchine!--E gli armati che erano sul battifredo, si precipitarono giù
+dalle interne scale di esso, perchè fosse più leggiero; e,
+attaccatigli cavalli dai lati, e dietro spinto da Ugo, Aginaldo,
+Gisalberto e da molti fanti, quello si avanzò, tentennando
+maestosamente, fino a dieci passi dal fossato. Arrestatosi, gli armati
+s'incalzarono per salirlo, gridando:-Calate il ponte!--Era il ponte
+una lunghissima tavola, sostenuta da catenoni, la quale si abbassava,
+precisamente come i levatoi, a mettere in comunicazione la piattaforma
+del battifredo colle mura nemiche.
+
+--Calate il ponte!--gridavano ancora Gisalberto e Aginaldo, correndo
+sulle strette scale.
+
+--Maestro Sega, mettete i contrappesi!--comandava Ugo con poderosa
+voce:--Girate le ruote e tendete le corde!--Ma non vedeva il maestro.
+
+Gli armati nell'ardore dell'assalto udirono quel comando, e credendo
+fosse ubbidito, o, a meglio dire, fremendo unicamente per menare le
+mani, erano giunti all'alto. Aginaldo liberò un catenone, poi l'altro,
+nè tenne la fune del ponte perché abbassasse a poco a poco, ma lasciò
+andare. Gisalberto esultava:--Investiamo con impeto!
+
+Al basso Ugo ancora affannosamente minacciava:--I contrappesi o la
+dannazione eterna!--ed ecco ficcando intorno gli occhi, gli venne
+veduto il maestro orrendamente schiacciato nel terreno e dimezzato il
+corpo da una rotaia sanguinosa: una freccia gli era confitta al petto.
+
+--Cavalieri!--ebbe ancora cuore di urlare Ugo:--tenete i catenoni!--ma
+non aveva ancora detto, che ecco la torre barcollò verso la fossa....
+Egli che si stava attaccato ai congegni delle ruote posteriori fu
+balzato a cinque passi sul terreno: la torre con fragore di ruina
+schiantò il ponte contro le mura nemiche, e precipitò nel fossato
+Gisalberto, Aginaldo e quanti armati v'aveva. Nel castello suonarono i
+pifferi a scorno e dalle feritoie i balestrieri levarono grida di
+vittoria... Si scosse Ugo, dolorosissimo, e ancora incerto di quanto
+era accaduto, ancora imprecava:--Maestro, v'hanno pagato per
+tradirci?--Si volse su un fianco e vide gli uomini che, abbandonate le
+petriere e le manganelle, accorrevano animosissimi, giungevano alla
+torre, vi s'arrampicavano come gatti, tentavano di unghiarsi alla
+muraglia: ma la muraglia restava troppo alta e non dava appicco;
+piovevano gli olii e la pece, guizzavano d'alto in basso le punte: e
+chi degli assalitori rifaceva il cammino: chi era incalzato: chi
+incontrato: e chi piombava nella fossa: e chi, avvinghiato al legname,
+si spenzolava!... Intanto sopraggiunsero i fanti e i cavalli che erano
+indietro.
+
+--Avanzate le manganelle! Se il ponte c'è, per Dio! fate la
+breccia!--tuonava Ugo, tentando di rizzarsi dal terreno sul quale lo
+inchiodavano le doglie.
+
+Cominciarono poco più di dodici uomini, incontro alle frecce nemiche,
+a trascinare le macchine e a caricarle di sassi, e a porle da
+assestare i colpi. Presero a farle giuocare: un proietto percuoteva
+nelle mura, l'altro nella torre, sconquassandola e facendola sempre
+più piegare, e i nemici ridacchiavano e ululavano i troppo presti
+assalitori così sfracellati dagli amici.
+
+Ugo, non sapendosi persuadere che fosse desto, così com'era senza
+l'elmo, si tormentò fortemente la faccia, poi si rotolò davanti a una
+pozza d'acqua, e in essa tuffò il capo per averne refrigerio.
+
+Accorrevano in quella Oberto ed Ildebrandino, e venivano dall'altro
+lato del castello, investito dalle petriere e dai trabuchi, a portare
+la trista notizia che troppo deboli erano le macchine, nulla si era
+potuto fare, dalla porta deretana avevano dato il passo ad una banda
+di nemici, combattendoli sì, ma non sperdendoli. Tutti credevano che
+questa masnada fosse venuta alle spalle di Ugo per distruggere le
+torri di legno.
+
+Oberto incominciò a meravigliare:--Come? Qui non ci sono i nemici?--e
+vedendo, alla lontana, Ugo disteso bocconi:--Messere,--disse allo
+zio:--è morto!
+
+--Chi?
+
+--Ugo. Si storce nell'agonìa. Guardate!
+
+Ildebrandino per dolore volse via la faccia esclamando:--Oh la libertà
+delle nostre castella!--e vivamente:--Ma i nemici non sono venuti per
+di qua?
+
+--Tutto non è perduto, messere. Fate lavorare le scuri al ponte!
+
+--Ugo è morto!
+
+--Fate in vostro nome!
+
+E tutti e due galopparono oltre, per un pezzo, verso le macchie: ad un
+tratto ecco sul cammino loro incontro il trombetto di Ugo.
+
+--Che avete?--domandò Ildebrandino.
+
+--Lasciatemi, chè ho grandissima furia!
+
+--Che avete?
+
+--Devo parlare a lui!
+
+--Ugo è morto! Mi riconoscete?
+
+--Morto?
+
+--Morto di punta--confermò energicamente Oberto.
+
+--Santa Madre di Dio!--proruppe il trombetto:--Torno dall'inseguire un
+traditore accorso di lontano, che poco stette mi mettesse lo
+scompiglio nei saluzzesi! "Messere! dov'è Ildebrandino?" gridava egli
+per farci abbandonare l'assalto: "L'ho difeso quanto ho potuto! ho
+difeso madonna! ma il castello d'Ildebrandino è in mano dei nemici!"
+
+Oberto e lo zio furono lì lì per rovesciarlo d'arcioni.
+
+E quegli seguitava:--Ma dite! Il capitano è morto?
+
+--Pensiamo ai vivi--rispose irosamente Oberto.
+
+Lamentò Ildebrandino:--Che si è fatto da Aginaldo? Da Gisalberto?
+Baldo ancora aspetta coi cavalli! Che aspetta?
+
+In quella quattro uomini, gittando l'armi, venivano per la montagna,
+abbandonate le macchine e lasciati vilmente i compagni. Come videro i
+cavalieri e il trombetto Aimone, certo si sentirono a mal punto, il
+perchè due ad alta voce dissero a giustificazione:--Aginaldo e
+Gisalberto sono morti! Aldigero, Ugonello, Oddone, sono fuggiti alla
+valle!--e con artifìcio:--Voi che avete tromba, dove siete stato? Il
+capitano ci mandò in cerca di voi. Presto, suonate! ad avvisare i
+saluzzesi!--e si dispersero nel bosco.
+
+--Dio volesse che fosse come voi dite!--lamentò Aimone.
+
+--Pensiamo ai vivi--replicò Oberto con ambizione:--Due dì fa l'impresa
+fu cominciata da tale che aveva sproni d'argento!
+
+--E con quel tale io la compirò!--comandò lo zio:--Vi faccio cavaliere
+d'arme! Voi sarete tanto valente che sbatterete la testa di Adalberto
+sul ponte di Rupemala a orrendo giuoco dei mastini!--e così
+proclamando in atto di solenne promessa volse il capo nella direzione
+del suo castello. Una nube nerissima, a vortici rigurgitanti, dal
+sotto in su insanguinata da riflessi guizzanti, si levò dal basso del
+monte, roteando nella valle.
+
+--Oberto!--gridò Ildebrandino, afferrando il nipote per un braccio sì
+fortemente che quasi lo fece staffeggiare:--E non diemmo le mazze sul
+capo al malaugurato! Guarda! La masnada era corsa la!
+
+Oberto guardò e non riuscì che a dire:--E potemmo lasciare sola
+Imilda!
+
+Il trombetto si toccò la spada, dicendo, come ad ammansarli col
+pensiero di vendetta:--E affermava dunque il vero quel traditore! Ma
+gli ho pagato l'ambascerìa quanto valeva: tre stoccate sulla testa
+tanto vecchia e tanto pelata! E ancora parlava! "Ho difeso!" E voleva
+dirmi il suo nonme, e lo disse, ed io lo bandirò per vitupero dei
+traditori: Federigo saluzzese.
+
+--Il mio fedelissimo servo!--urlò lldebrandino: e Oberto spronava al
+suo castello.
+
+--Tu l'hai ucciso! Vitupero a te, figlio di bifolchi! Non conosci i
+forti e i fedeli?... Oberto! Oberto! attendimi al tuo fianco!... Tu
+l'hai uccìso? E tu mi tradisci?... Oberto! Oberto! Noi due soli? E i
+nemici quanti saranno? Ah! quelli cui diemmo il passo! E Federigo
+perchè lasciò Imilda? Forse che tutto era già perduto? Ma quelli che
+appiccarono il fuoco, non sono nemici di tutti! Dunque su tutti!...
+Suona la ritirata, o araldo, suona poi a raccolta e muoviamo al
+castello!... Oberto! Oberto! attendici! Saremo più di cento lance!...
+Suonate la ritirata, suonate, messer l'araldo! Suonate, per
+pietà!--Così finiva a supplicare il cavaliere, quasi impazzato, e
+pregava, alzando la mazza, e minacciava a mani giunte, e strappava le
+redini al cavallo per raggiungere Oberto e le strappava per accostarsi
+al trombetto.
+
+Aimone avrebbe le mille volte voluto una freccia a forargli le
+orecchie, piuttosto che quelle parole a straziargli l'anima, e
+chiamava il capitano che lo conducesse al furore di una zuffa,
+così:--Messer Ugo! Ditemi che non è morto! Perchè mi partii dal suo
+fianco? No, fu lui che mi mandò ad Eleardo! Messer Ugo!...
+
+--Suonate, la ritirata!
+
+E l'araldo dolorosissimo:--Oldrado non mi diede mai questo comando!
+
+--Dopo fate a raccolta!... Oberto! Oberto!
+
+--E se messer Ugo tornasse?
+
+--Anche là al mio castello sono i nemici di tutti!
+
+Il trombetto si disse con risoluzione guerresca:--La voce del capitano
+è la tromba: udite la voce--e squillò, verso il monte.
+
+--Che segno è questo?--domandò trepidante il cavaliere.
+
+--Quello che avvisa i saluzzesi di accorrere al portone!--disse
+superbamente l'araldo, e suonò verso la valle, e vide che dopo lo
+squillo si muoveva un drappelletto di cavalieri... Che? Un'insegna?
+Un'insegna quadra di comando. Fosse...?--Era l'insegna dì Ugo. Aimone
+staccò la tromba dalle labbra e guardò. Per una via Ugo veniva. E per
+un'altra Ildebrandino cacciavasi a rovinosa corsa dietro ad Oberto....
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Alla mattina di quel giorno, nel castello d'Ildebrandino, partiti i
+cavalieri, lasciandovi poca scorta, madonna Imilda era scesa nella
+cappella. Oh sì eh'ella aveva grandissimo bisogno di conforto!
+
+--O Signore, o Vergine santissima! Fate che il padre mio mi torni salvo
+dall'armi! Almeno il padre! Oh come vi prego! Tu che sei interceditrice
+potente, e tu che tutto ascolti!... Se ci fosse anche la madre mia a
+pregarvi! Come la vorrei accanto a me!--E Imilda piangeva
+dirottamente:--Ella m'avrebbe salvata da questo tumulto! Vedi, anch'io
+vorrei esser tra l'armi, per udire quel grido:--vittoria!... Vergine
+dolcissima, tu sorridi a me che piango? E tu che sei Dio hai voluto per
+immenso gaudio avere in eterno la madre! A me l'hai tolta! Salvatemi il
+padre, che mi protegga!... Che sarebbe d'Imilda deserta nel castello
+degli avi?... Deserta?... O Signore, per un'altra persona io ti prego,
+per Oberto... Oh ma sarei deserta senza padre, sola nei lunghissimi
+giorni dell'abbandono! Oberto, povero Oberto, da tre notti non ho più
+cucito la tua fascia... Qual tormento, quale dolcezza novissima in me!
+Tu non sai! E se sapessi!... Ma che ho fatto? Che ha detto? Perché basta
+uno sguardo, una compassione, una lagrima?... Una vita infelice!--E
+Imilda fremeva tutta: e taceva, non osando nemmeno a sè stessa
+confessare il grido dell'anima combattuta: poi--A Oberto m'aveva
+promessa il padre: ed ero contenta, e sarei stata tranquilla... O
+Madonna, che voglio dirti? Che vuoi ascoltare? Non so... voglio...
+vorrei... devo, oh sì devo! come cristiana, pregarti per un altro
+cavaliero: devo, come nata da liberi castellani, pregarti per il capo
+dell'impresa! Egli ci rende tutto! Ed è valente, e cortesissimo....
+Perchè sorridi, Vergine santissima? Non so, ma mi sorridi, come mai non
+facesti. Ah perchè anche tu lo scorgi benigna? E fai bene perchè mi fu
+detto ch'egli è infelice. Io sento che è infelicissimo! Non conobbe la
+mamma sua. Tu che sei la mamma di lassù fagli conoscere almanco... una
+sorella del suo dolore! E fammi grazia: disponi sì che ci sia un'altra
+giovinetta, bella e religiosa più di me, la quale preghi per Oberto.
+Così tu potrai esaudirla... Io sono... Io non so!.... Mi trovo
+irrequieta.... Ah tu sai ed esaudisci! Mi trovo tormentata! Amo messer
+Ugo! "Chi siete?" "Sono il figlio di Guidinga"... Ugo!
+
+Imilda era nella cappella da un pezzo e così pregava, quando nella
+corte ecco un grido spaventato, e un altro! Imilda si fa in piedi
+tremante, corre sotto un finestrone aperto.--I nemici!--ascolta la
+voce del vecchio Federigo:--Salvate madonna!--ed ecco ancora:--Fuoco!
+fuoco!
+
+La vergine, come a luogo di rifugio, si butta ai piedi dello altare,
+scongiurando con fiero rimorso:--O Signore, salvate mio padre! Come vi
+ho pregato? È il mio castigo dunque così pronto?--ed ode ancora un
+rumore di pugna, e uno sbattersi fragoroso di porte, e un correre
+affrettato su nelle stanze, e voci diverse, e tra tutte una irosissima
+che comandava:--Balestrate fuoco nelle finestre!--e un'altra:--Se
+tutto arde che ci rimane di bottino?
+
+--Combattete!--gridava Federigo agli uomini del castello:--Giuratemi!
+
+Alla fantasìa della fanciulla si presentò tutto il castello invaso da
+una turba di lupi e da un torrente di fuoco: e qua sotto alle scuri si
+sfasciavano gli usci: e qua si massacravano i servi: qua si sforzavano
+gli scrigni: dappertutto si portava ruina: e le fiamme divampavano più
+e più, alimentate dai cadaveri friggenti: e il fumo soffogava
+assalitori e assaliti. Chi precipitava dalle finestre: e chi dalle
+finestre entrava: chi si trascinava a morire sulla soglia, per avere
+fiato: chi impedito nella fuga o nella corsa di conquisto da qualche
+ferito pregante, gli faceva somma grazia o di una stoccata o di una
+maledizione... Venivano, venivano i furibondi! La camera del padre era
+deserta: lo scalone, il corritoio, lo stanzone dell'arme...--O
+Signore! la fanciulla se li imaginò al lume delle torce incendiarie
+nell'andito lunghissimo che conduceva alla cappella! Venivano,
+venivano!... Almanco le fossero già alle spalle, l'avessero già
+afferrata: ella si sarebbe trascinata all'altare, chiamando la
+Madonna! Ma oh come invece erano lenti e terribili! E che portava quel
+mostro? Dio! la non vedesse! Portava una testa sanguinosa!... O padre!
+O Ugo!...
+
+La povera vergine, esterrefatta dall'atrocissima visione, si rinversò
+con abbandono ai piedi dell'altare.--Non sia vero!--Fu scossa. Di
+nuovo la voce:--Balestrate fuoco nelle finestre!--E un'altra:--Sulle
+vetriere c'è su dipinta la croce: lì è la cappella.--Ancora la
+prima:--Sconficcate le inferriate!
+
+Imilda non ascoltò più, ed aggrappandosi ai gradini, discinse le
+chiome, le scompose, con quelle si velò il volto per pudicizia, poi
+ancora, ma più rassegnata, scongiurò:--E se vuoi mandarmi la morte! fa
+che non sia vergognosa!
+
+In quella al di là della porta del sacro luogo s'udirono due pedate
+affrettatissime e caute, e queste voci, diverse da quelle
+prime:--Capitano, qui c'è la cappella. Gli ori e gli argenti sono
+nostri. Non fate chiasso. Io provvederò--e fu chiusa la porta per di
+fuori e tolta la chiave.
+
+--Voi, Ingo, guarderete le finestre, e l'impresa avrà fruttato
+qualcosa, vi pare?--Dopo più nulla.
+
+Poi nella corte:--Oibò! guardate dal porre mano sulle cose sacre! C'è
+su scomunica di pontefici sommi. Via, dalle inferriate, marmaglia!
+
+Ma più poderosa gridava la voce:--Balestrate fuoco nelle finestre!
+dappertutto!
+
+Madonna Imilda per somma grazia della Vergine santa aveva perduto i
+sensi.
+
+Quando dopo un pezzo risentì l'angoscia della vita, si trovò
+avvinghiata fra le braccia di un cavaliero. Era suo padre? Era Oberto?
+Era un nemico?... Il primo pensiero che le si affacciò fu questo
+tremendo:--Quanto castigo! Almeno Ugo sia morto nella pugna! Ugo
+tristissimo!
+
+La vergine spossata levò la faccia... Oh sì l'angoscia della
+vita!--Sei tu!
+
+Era Ugo il cavaliero.
+
+La cappella ardeva tutta: la porta infiammata vedevasi parte
+cadente, parte squarciata, parte a terra. Al di là ecco la voce
+d'Ildebrandino:--È qui! È salva! Oberto la tua sposa è salva!--Con
+queste parole il vecchio credeva aggiungere maggiore gloria al
+fatto di Ugo: ed adempiva ad una promessa tra la sua donna morta e
+il morto padre di Oberto.
+
+Ugo lanciò uno sguardo alla porta, e parvegli vedere il volto di
+Oberto, lo vide, e parvegli che le fiamme gli fischiassero il pensiero
+di quello:--Imilda nelle braccia di Ugo!
+
+--Sì!--esultò, come Lucifero, il cavaliero tormentato e tormentatore,
+in un minuto solo di trionfale passione e di vendetta! La salvata gli
+avvelenava la faccia coll'alito scottante, e la persona coll'abbandono
+delle membra, insidioso e annuente.
+
+Oberto mosse un passo, ma arretrò soffogato. A quel solo movimento di
+lui, Ugo addoppiò la stretta al corpo d'Imilda, e fu ventura ch'egli
+non inciampasse, ubbriacato dalla malìa di quel peso: poi la spinse
+verso le fiamme, con atroce disegno....
+
+--Di qui passerete un giorno sposa!--lamentò Ugo.
+
+--Può essere la porta che conduca al paradiso o all'inferno!--susurrò
+Imilda.
+
+Oberto mosse un secondo passo.
+
+--Pietà!--stridette Imilda.
+
+--Non sai morire?--tempestò Ugo nell'anima, scagliò a terra l'azza, e
+rise.
+
+E veramente per la prima volta sghignazzò.
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Come Ugo era accorso nella cappella?
+
+Rifacciamo un po' di cammino, tornando al luogo della battaglia.
+Lasciammo Ugo, sbalestrato a terra, vicino alla pozza d'acqua,
+stordito ed ammaccato. Quand'egli ebbe levata la persona e guardato
+intorno nel bosco folto ed altissimo, vide fanti e cavalli fuggenti
+per ogni direzione. Non scorse però nè Ildebrandino nè Oberto che
+volavano a Rupemala per un cammino assai basso e nascosto. Il dolore
+dell'anima in Ugo la vinse sui dolori del corpo, perch'egli
+disperatissimo si diede per riannodare tutta quella gente
+scompigliata, ma invano. Gridavano in cento:--Oh quanti morti! Sarà
+gran ventura se domani avremo le gole salve dal capestro. Fummo
+traditi! Messer Baldo e Ildebrandino già lo dissero. Fummo traditi!
+
+--E chi il traditore?
+
+--Traditrice la poca esperienza degli anni in voi.
+
+--Morire domani? Oh non è meglio cercare oggi un ultimo sforzo di
+vittoria e gloriosa vittoria?
+
+Ma i dispersi erano troppo spaurati dalla gravità del fatto commesso e
+dai casi della mattina... Ugo gridava... A un tratto ode uno squillo
+di tromba.--Il segnale ai saluzzesi! Suono come questo non può uscire
+che dalla tromba di Aimone! Demonio! che suoni di là, dall'altra vita?
+Non è più tornato! E chi mi disse ch'è morto?--sclama Ugo, e sorge sul
+suo cavallo e rizza l'insegna, e, mostrando la faccia audacissima e
+disarmata, chiama intorno a se tre o quattro lance accorrenti, Aroldo,
+Bonifacio, Eustachio, trova Aimone, muove alle macchie, scavalca,
+solleva i saluzzesi, e solo si precipita al castello.... Che? Nessuno
+vorrebbe credere, ma è così! il ponte levatoio calato. Ugo, strappata
+la scure a un tardo soldato e datagliela sul capo, si mette a lavorare
+contro il portone, con braccia poderosissime, tanto più quanto più
+dolorose. Accorrono a lui fanti. L'insidia tremenda! ad un tratto si
+scuotono i catenoni e il ponte si solleva. Ugo, perduto l'equilibrio,
+piomba all'indietro e per somma sua ventura, siccome non vi era
+sbarra, rotola nel fossato.
+
+I fanti volsero le spalle per fuggire, ma il legno inclinantesi
+all'insù li fece sdrucciolare giù al portone, ove tutti in un fascio
+si maledirono orrendamente schiacciati. Ugo si abbranca ad uno dei
+ritti che sostengono il ponte quando sia calato, e quivi, chiamando e
+richiamando, giunge a farsi porgere una lancia da Bonifacio. Appena in
+salvo alla riva, non trovando più il suo cavallo, stramazza d'arcione
+Aroldo, monta sull'animale di quello, comandando:--Sorprendiamo cogli
+arcieri dalla parte della valle! Aimone! Aimone! Dov'è Aimone? Cercate
+di lui e dite che suoni a richiamare tutti i duci vicino a me!
+
+Bonifacio osserva:--È troppo tardi! Qui tutto è perduto!
+
+--E che? In tutti un impeto solo!
+
+--Baldo e Ildebrandino vi diranno....
+
+--Per Dio! obbediranno! Io solo sono il capo dell'impresa!
+Altissimamente lo grido alle castella, io, io! Aroldo, Bonifacio,
+Eustachio, non credevo di parlare con gente pari vostra!--Galoppa
+verso il terreno raso, ed alza la faccia... Vede un fumo sollevarsi di
+lontano.--Il forte d'Ildebrandino! Chi disse di lasciare sguernite le
+castella? O Gesù!--e con spronate furiose Ugo lancia il cavallo... In
+quale direzione? Pareva che cento demoni strappassero il freno
+all'animale, perchè era tormentato innanzi, indietro, a destra, a
+sinistra, come una cosa pazza.--Qui tutto è perduto!--ripeteva il
+cavaliero straziatissimo le parole di Bonifacio.--Ed io voglio
+vittoria!
+
+--Fugge il messere! Il capo dell'impresa!--fischiano dietro ad Ugo
+Bonifazio ed Eustachio: e poco dopo Baldo accorre dalla valle.
+
+Ugo lancia il cavallo così da averne mozzo il respiro, lancia e
+smania! Eccolo al ponte di Ildebrandino: entra nel castello, balza
+d'arcioni gridando:--Io voglio combattere i nemici! Qui si raggrupperà
+una fortissima pugna! Suonate tutte le trombe! Tutti i duci vicino a
+me!
+
+Gli si presenta a terra un ferito, il quale, giungendo le mani:--Per
+amore della croce, abbiatemi misericordia!
+
+--Dov'è madonna?--supplica Ugo:--Ah!... misericordia a me!
+
+--Non uccidetemi!
+
+--Dico di madonna! Madonna! I nemici!
+
+--Misericordia, gran barone! Il traditore è quello che era all'uscio
+della cappella! Ho risparmiato anche il veleno per voi, gran barone!
+
+Ugo si caccia per le scale e nelle camere, trova nemici predatori e li
+combatte. Scompigliati, gli scarsi che avevano tentato la sorpresa,
+facile dacchè il castello era poco difeso, sono stretti a sgombrare,
+gridando:--È qui Ugo con cento cavalli!--Ugo, giù ancora per lo
+scalone, entra nei corridoi incendiati. Oh ecco! vede Ildebrandino ed
+Oberto. Incalza Ugo:--Ov'è madonna?
+
+Quegli meraviglia spaventato:--I morti tornano!--E questi:--Ugo è
+risuscitato per mia dannazione!--E tutti e due, facendosi segni di
+croce, si danno a fuggire, guardandosi alle spalle. Ugo dolorosamente
+li chiama e li richiama per tutti i santi: poi si mette dietro ad
+essi, corre, corre... È nella corte ed inciampa. Lo stesso ferito
+geme:--Abbiate pietà!--Il cavaliero guarda, e vede che quegli ha sul
+petto lo stemma di Adalberto, e sulla testa sanguinosa la tonsura di
+chierico.
+
+E quello:--Fate da cavaliero cristiano! Sono sul sagrato!--Era Ingo
+difatti sotto una finestra della cappella.
+
+Ugo, con subito pensiero religioso, esclama:--Voto una lampada
+d'oro alla Vergine di Saluzzo!--e facendo sgabello col corpo del
+ferito, s'aggrappa all'inferriata di una finestra aperta, si
+strascina su col petto, e ripete:--In luogo sacro voto due lampade
+d'oro!--D'improvviso una vampa guizza dal sotto in su ad
+infuocargli i capegli, e un globo di fumo gli soffoca il respiro...
+Riapre gli occhi: storce la bocca a ricevere aria dalla corte, fa
+per balzare... No, prima nell'ardentissimo strazio dell'anima
+raddoppia il voto alla Vergine del cielo:--Quattro lampade d'oro,
+per quel che ho falto! per quello che voglio fare!--e fìcca gli
+occhi dolorosi nella cappella, cercando l'altare a cui drizzare la
+destra.... Imilda è là dentro arrovesciata ed immota!... Ugo balza
+a terra, strappa di sotto al corpo del ferito un'azza, precipita
+dove gli pare debba essere l'ingresso della cappella. L'uscio è in
+fìamme! Lo squassa terribilmente. È chiuso! Tempesta colla scure.
+
+A quell'indiavolare accorrono Ildebrandino ed Oberto. Essi avevano
+combattuto gli invasori, ma non avevano trovato Imilda per tutto il
+castello, né alcuna cosa saputa di lei. I servi e le ancelle crano
+stati uccisi: il povero Federigo più non tornava dal campo di certo.
+Accorrono dunque Ildebrandino e Oberto, sclamando:--È proprio lui! Gii
+spiriti hanno braccia di nebbia. Questo no, per Dio!
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+Alla sera di quel medesimo giorno, narrano le cronache: Adalberto,
+andando nella sua camera e buttandosi armato sul letto, trovò al
+capezzale la fascia che Oldrado aveva riportato nel gioco d'arme,
+vent'anni prima, e su quella c'era scritto il numero dei morti e dei
+feriti nemici.
+
+Narrano anche che quello sparviero presentato all'omaggio, sorgesse
+dalle ortiche fra cui fu gettato, e apparisse cogli artigli di ferro e
+col becco di ferro, vecchio, lontano, lontanissimo, su un monte, ma
+ancora pronto a spiccare il volo.
+
+Queste ciance furono scritte dall'eremita di Malandaggio, un veggente
+che la sapeva assai lunga!
+
+
+
+
+CAPITOLO VII.
+
+
+Morti Aginaldo e Gisalberto: abbandonate le macchine sul campo:
+lasciativi i cadaveri insepolti e i feriti inutilmente imploranti
+pietà per lo strazio del Calvario: molti uffìziali fuggiti, e
+moltissimi soldati corrotti dall'oro e dalle promesse: incendiato il
+castello d'Ildebrandino: le cose rotolarono giù con maledetta rapidità
+di male.
+
+Ugo fu ad una voce accusato. Aveva mostrato certo ardimento in
+principio: ma quale esperienza in lui? I tempi per ricorrere all'armi
+non erano proprio quelli: bisognava aspettare, e Aginaldo già da
+cinque anni aveva fìsso un pensiero d'impresa che doveva essere
+sicura, Aginaldo sì, sperimentato, risoluto, tenacissimo! Ma il
+vecchio aveva saputo aspettare, e ancora avrebbe aspettato, se la
+storia di quello sparviero stecchito sul cuscino nero non fosse venuta
+a metter le febbre in tutti i polsi. E poi Ugo era fuggito dal campo,
+lui proprio che aveva detto a Bonifacio:--Io solo sono il capo
+dell'impresa! Altissimamente lo grido alle castella, io,
+io!--Ildebrandino e Oberto bastavano soli a liberare Rupemala. Ugo che
+aveva fatto? Quante cose sconciate! Quante armi e quanti uomini
+perduti! Come aizzato Adalberto! Per Ugo anche l'impresa da farsi fra
+dieci anni da quella, l'impresa che doveva proprio riuscire, era
+guasta ed anche resa impossibile.--Ma perchè l'avevano ammirato, ed
+ubbidito e acclamato capo?
+
+Ugo dunque fu accusato: il castello di Aginaldo due notti dopo
+sorpreso dagli armati di Adalberto, i quali violarono la fierissima
+vedova rimasta e poi la serrarono in un monistero a fare penitenza:
+assediato il forte di Gisalberto che lasciava due figliuoletti ed
+unica guida un maestro d'armi: Baldo ringhiò che sapeva e doveva
+resistere da sè, che i suoi capegli bianchì non aveva mai creduto gli
+avessero a dare la vergogna somma, e Baldo alzò il ponte levatoio
+giurando di voler uccidere Adalberto e il traditore dell'impresa.
+
+Adalberto, _illustrissimo ed eccelso signore_, dalle torri del suo
+castello, con trombe militari, ai gentiluomini dell'_inclita signoria_
+pubblicò un bando con cui poneva prezzo d'oro sulla testa di Ugo,
+promettendo perdono a quello o a quelli dei soggetti che gliela
+recassero su un bacile vilissimo, nella chiesetta d'Auriate, senza
+scorta d'armi, con tonache dì penitenza e corda al collo. Ciò a
+commemorare l'omaggio reso tanto bene nel giorno di Pasqua di
+Resurrezione.
+
+Ed Ugo? Ugo, chiuso nel suo castello, ad occhi aperti sognava
+sempre di lanciarsi in una cappella ardente, come una fornace,
+sognava tutti i supplizi del corpo e dell'anima. Una donna
+strideva, brancolando, tra il fumo e le vampe: la cappella era
+lunga lunga, e più egli avanzava, più cresceva il lamento....
+Giungeva a lei, l'afferrava, l'alzava: ella chinava il capo sulla
+spalla, abbandonatissima: egli si sentiva legato alle gambe,
+inciampava, rompeva potenti lacci: ella supplicava:--Strappami da
+questo fuoco eterno!--E. da quel fuoco neppure egli poteva uscire.
+Crescevano gli strazi:--Strappami!--ella lo supplicava:--Pietà!
+pietà del mio tormento del cuore!--Ah! è così ch'ella domandava
+pietà? Si! Ugo, che voleva abbandonarla alle fiamme, nulla più
+vedeva, nulla sentiva, sentiva solo un bacio rovente... un bacio di
+Imilda!--T'amo, t'amo, Imilda! In qual momento te lo dico! M'hai
+ascoltata? Sei viva? Chi ti strappò a me? Io ti allentai le mie
+braccia? Non so quello che accadde! Ma tu non sei morta? Supplico
+Dio, no, no! Quale incertezza!--Ed Ugo, così torturato, sentiva
+corrersi per tutte le fibre una potenza di nuova vita: e sorrideva!
+Allora ecco alla fantasia il padre, in un tratto, che rampognava
+orrendamente:--Perchè ti diedi speroni d'oro? Perche tu fossi
+vinto? Già troppo affanno fu nella famiglia di Oldrado per il
+serpente della donna! Guardati, Ugo, guardati!--Ed Ugo
+piangeva:--Padre, se ella è viva ancora, come si tormenta! Io non
+posso odiarla!
+
+Allora Ugo vedeva l'acqua stagnante di un fossato, tutta sozza di
+sangue, putrefatta e fangosa: alla superfìcie venivano a scoppiare con
+flaccido gorgoglio e con lentissimi cerchi alcune bolle d'aria: sotto
+qualcosa si moveva all'insù: ecco una testa coi capegli impegolati sul
+volto da una melma verdiccia. Che? si chinava salutando. Sulla nuca
+era aperta e scheggiata: si drizzava e boccheggiava, come quella di un
+ferito e di un annegato. Era messer Gisalberto! Quel morto affondava:
+qualcosa ancora si dondolava all'insù. Messer Aginaldo quest'altro! E
+i due cavalieri a vece di pupille avevano un globo bavoso che colava,
+il naso pesto, alle labbra cascanti penzolate le irrequiete code dei
+vermi. E i due borbogliavano:--Traditore tu?--.... Ecco Manfredo e
+Bello, i figliuoletti di Gisalberto, affamati disperatamente nel
+pattume di un sotterraneo e disperatamente imprecanti:--Traditore!--E
+madonna Marzia, la vedova, sbattuta a terra da due sozzi ferocissimi,
+chiamava la Vergine, e si rannicchiava ululando:--Per te traditore!--E
+il vecchio Baldo si armava e ringhiava:--Muoverò al tuo castello!--Poi
+Ildebrandino e Oberto: Oberto era il dimonio della gelosìa;
+lividissimo, furente, toglieva una ciotola ai cani, in quella sputava,
+e in quella poneva la testa di Ugo. Il conte d'Auriate
+ridacchiava....--Madonna di Saluzzo, voto dieci lampade
+d'oro!--gridava Ugo. Allora di nuovo ecco una cappella ardente, ecco
+una donna....
+
+--S'io non l'avessi veduta--gridava Ugo:--non l'avrei conosciuta, non
+sarei fuggito per lei! E chi è lei? S'io non l'avessi conosciuta?
+Cavaliero che combatte senza pensiero di dama è vulgare mercenario! Se
+io non l'avessi amata? Ma se era destino, se è destino ch'ella
+riaccenda la vendetta! E la vendetta sarà atrocissima su tutti! S'io
+non fossi fuggito dal campo? Ma quelli che erano al suo castello non
+erano nemici, e non volevo io raggruppare la pugna decisiva?... Se non
+ci fosse stata lei! Ma se così era, chi sarebbe ora dinnanzi alla mia
+fantasìa orrenda a misurarmi nei deliri dell'affanno? Non la
+rabbuffata larva del padre! Non la oscena di Guidinga!... No, no,
+voglio vivere e vivere di guerra! Sono vinto, e ancora voglio
+sostenere il peso vituperante della vita! Sono disonorato, e non mi
+schianto per mia volontà d'abbominio! Sono abbandonato da tutti, e
+voglio meditare fortissimi fatti! E impreco colla voluttà della sfida:
+"Dammi ancora maggiore tormento!"... Oh se non ci fosse stata lei!
+Ella mi supplica nel giorno, nella notte: "Vieni, cercami, fammi
+giurare, precipitati e vinci!" La voglio! La voglio mia fosse pure in
+mezzo ad un fuoco che per secoli non si spegna! Imilda, dimmi che sei
+viva! Ti supplico!
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+E Imilda? Ritorniamo a Rupemala.
+
+Imilda, in quel momento in cui Ugo aveva riso, senza più una coscienza
+al mondo, fu afferrata e salvata da Oberto, spinta fuori della
+cappella. Ildebrandino, a cui le vampe vividissime e sibilanti avevano
+impedito di vedere gli atti e di ascoltare i gemiti di quelle povere
+anime disperate, Ildebrandino abbracciò Ugo, uscito lentamente dalle
+fiamme, e volle che Oberto l'abbracciasse, gridando:--Gran mercè!
+Nipote mio, questo è un esempio!--Imilda fu trasportata in una camera
+e soccorsa. Ugo s'involò dal portone: e nulla a Rupemala si seppe di
+lui.
+
+Il dì dopo, continuando l'incendio, per quanti sforzi si fossero usati
+a vincerlo, Ildebrandino decise risolutamente di resistere ad
+Adalberto, contendendogli mattone per mattone dell'irreparabile ruina:
+e disse ad Oberto:--Qui dobbiamo morire con esempio non unico certo
+nella nostra famiglia. Avesti gli sproni d'argento: dunque sii
+contento, e ricordati che la ubbidienza agli esperti è grande virtù di
+guerra.
+
+Oberto era tetro. E a quelle parole rise amaramente.
+
+--So che vuoi dirmi, Oberto. Ti paiono pochi gli sproni? Sii contento:
+non a tutti è data l'audacia delle cose fortissime. Hai parlato con
+Imilda stamattina?
+
+--No.
+
+--No?
+
+--Ha domandato di me?
+
+--Sì: e ringrazia Iddio....
+
+--Ringrazi messer Ugo.
+
+--A tutte l'ore!
+
+--Dannato sia!--imprecò Oberto.
+
+--Come? Come? Quanto fu valente per noi! Sì!--affermò Ildebrandino.
+
+--Per la impresa?--rise Oberto, invelenito: guardando lo zio con
+degnazione, quasi gli dicesse:--Mi accontenterò io dei vostri giudizi?
+
+--Oberto, l'hai veduto nelle fiamme?
+
+--Troppo ho veduto!
+
+--E per la impresa, tu dici? Ugo ha pugnato, come un forte, e l'amo!
+Ma Dio ci maledisse.
+
+--Perchè c'era lui!
+
+--Oberto, che hai? La tua ira mi piace! Contro chi?--si accese
+Ildebrandino.
+
+--Contro di voi--ardì Oberto.
+
+--Ti sono amare queste parole?
+
+--Zio!--rispose Oberto ad un tratto:--Voglio sposare Imilda, anche
+oggi!
+
+--Quando Ildebrandino consenta--rimproverò lo zio. Allora Oberto con
+astio e con ironìa:--Ah volete combattere voi? Ugo sarà con noi?--E,
+meditando una offesa verso Ildebrandino e una vendetta contro Ugo,
+domandò tra sè stesso:--Venti anni fa, quando Adalberto mosse qui,
+come combattè lo zio?... Che gloria!... E voi, messer Ugo, perchè
+avete spezzato l'uscio della cappella sacra? Era meglio che Imilda
+morisse, là, sola! Volete ch'io parli al vescovo di Saluzzo?--E
+Oberto, dopo un silenzio beffardo collo zio, si espresse così:--Fate
+che, morendo voi, io abbia un castello, o la memoria di un castello: e
+voi le esequie da cristiano.
+
+--Duri la guerra un mese, duri un anno!--rispose Ildebrandino, offeso
+più che mai e più che mai dignitoso:--Perchè mio nipote parla così?
+Ch'io non sappia combattere? Ch'io non conosca i valenti? Ebbene,
+senza messer Ugo io sfiderò Adalberto.
+
+Oberto fu contento.
+
+--Senza Ugo, sì: e mio nipote ascolti:--Ildebrandino andò al fondo di
+torre dove sapeva che era stato chiuso Guidello: lo trovò rabbioso di
+fame, lo trasse su, lo fece rifocillare, poi lo accommiatò così:--Va,
+araldo del malanno, tromba di vergogna. Io ti lascio e ti comando
+questo: torna al tuo signore e digli che con Ildebrandino c'è Oberto.
+Digli che Oberto vuole un castello per sè e per i suoi: il castello
+può essere quello di Adalberto. Madonna Marzia, Manfredo e Bello
+domandano vendetta. Che pensi Baldo non so: so che i vili e i
+traditori non sono più sotto il suo tetto. Io ti lascio e ti ho
+comandato.
+
+E Ildebrandino e Oberto s'apparecchiarono a disperatissima difesa e a
+furioso conquisto. Oberto un giorno disse:--Zio, lasciate ch'io vada a
+domandar benedizione al vescovo di Saluzzo.
+
+Ildebrandino crollò la testa: ma Oberto volle proprio uscire dal
+castello. Tornato di lì a poco tempo, con volto soddisfattissimo,
+domandò:--Ov'è madonna Imilda?--come se dicesse:--La _mia_! Voglio
+sposarla oggi, col piacere suo e con quello di Ugo!
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Madonna Imilda non era più con Ildebrandino. Questi, per toglierla dai
+pericoli dell'armi, l'aveva segretamente affidata alla custodia dei
+figliuoli del povero Federigo e della vecchia Agnese, e fatta partire
+per una casetta di boscaiuoli, lontano, su una delle montagne, che,
+con quelle su cui sorgevano le castella dei cavalieri e del signore
+Adalberto, formava il contrafforte che si spicca dal Monviso. Questo
+contrafforte coll'altro staccatosi dal monte Meidassa chiude la valle
+ove nasce il Po: al di qua la valle di Varaita, di là quella del
+Pelice, all'apertura Saluzzo.
+
+Là su stette madonna Imilda, un giorno, e due, e tre... Le diceva la
+vecchia Agnese:--Madonna, oggi si combatte. Preghiamo.
+
+Imilda rispondeva:--C'è un cavaliero che vince sempre e tutto.
+
+Alla sera venivano sulla montagna i figliuoli di Agnese a portare le
+nuove: e le donne domandavano:--Nessuno sa niente? che Imilda è qui?
+
+--Nessuno.
+
+--E quel cavaliero?
+
+I boscaiuoli intendevano di Oberto e rispondevano:--Coll'usbergo è un
+san Giorgio. Ma sa niente!
+
+Oh come pregava Imilda in tutti i momenti!--Madonna del cielo, non
+dovevi mandarmelo! Sarei morta su i tuoi gradini e tu mi avresti dato
+il paradiso! Non avrei conosciuto l'inferno in questa vita! Amare come
+amo io! Come volle Dio che amassi!... E non so nulla di lui! E non oso
+domandare di più.... Ma è questo l'amore?... E che mi disse egli
+perch'io abbia diritto ad amarlo? Che fece! Vinse il fuoco!... E che
+era morire a confronto di questo vivere? Ugo, Ugo cavaliero, Ugo
+infelicissimo! Perchè non vieni? Forse che t'hanno ucciso? Forse che
+m'hai dimenticata?... Ucciso!... Chi può avere alzato la mano su di
+te?... L'anima mia non sa combattere l'incertezza tremenda! Così
+disse: "Sono il figlio di Guidinga!" E chi era Guidinga?
+Un'innamorata? Ma ella forse fu un angiolo. Io sono condannata in
+questa vita e nell'altra.! L'amore cominciò tra le fiamme, e tra le
+fiamme inestinguibili sarà eterno tormento!... Pietà, madre dei
+pentiti: io non so quello che dico! E tu m'avresti dato il paradiso!
+Ma se già mi hai condannata, questo è troppo strazio: e lo spezzarmi
+così è indegno di te che tutto puoi. Puoi volere anche in me la
+bestemmia.... Non sono io che parlo: è Ugo in me! No, no, Ugo sarebbe
+perduto, ed io voglio invece la sua eterna salvazione! Non è Ugo, ti
+giuro, ti scongiuro! È il cuore straziato!
+
+E la vergine una sera si fece raccontare da Agnese i casi di Guidinga.
+E Agnese concludeva:--Dite, se la conobbi! Come conosco voi. Giusto,
+come voi, la piangeva sempre quando il suo Adalberto era lontano. Voi
+perchè piangete?
+
+--Ho paura!--rispondeva Imilda.
+
+--Conoscete la fantasma fiammante di bianco?
+
+--La _madonna perduta_?
+
+--È l'anima di Guidinga fino al dì del giudizio.
+
+--È così disperato l'amore! Chi ci resiste?--lamentava Imilda.--Come
+reggerò al rimanermi quassù?
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Ugo da quattro giorni, sempre chiuso nel suo castello, si combatteva
+atrocemente.
+
+E così:--Ildebrandino ed Oberto ieri vinsero. I servi prigionieri nel
+castello di Aginaldo l'altra notte uccisero il capitano di Adalberto.
+Baldo con Manfredo e Bello s'apparecchia a muovere qui per guadagnare
+la taglia.... E tu che fai, Ugo? Tu capo dell'impresa, tu redentore,
+tu giovanissimo conte!... Se Dio ci faceva vincere! se i morti di là
+avessero supplicato coll'ardore delle fiamme! E tu hai pensato ad
+essi? Oh i morti ora si levano ferocemente ad imprecarti! E la viva
+sorride!... Il padre già dalla culla ti condannava alla vergogna e al
+furore, e tu che avresti dovuto maledire la donna, tu per la donna sei
+maledetto!... Temi la taglia? Ma che vale la tua testa? Vale oro, non
+onore. Temi la morte? Ma che vale la tua vita? Fu già carica d'onte.
+Speri la vittoria? Speri l'amore? C'è la morte! Oh questo sì ch'è
+strazio ineffabile! E anch'io supplico: "Pietà!" come supplicò Imilda.
+Pietà della mia vita! Ecco la vilissima preghiera! Preghiera di
+donna!... Sì, ti sogno ancora nella cappella avvampante: giungo a te,
+ti stringo: e tu chini il capo sulla mia spalla, ed io ti dico: "Ti
+odio!" Ecco l'anima mia, ecco il mio dovere!... Che faccio ora? Io che
+mi sento la forza e la ruina dei turbini. Io che voglio uccidere, e
+crollare le torri, e sghignazzare fra il suono di cento trombe, e
+morire pur che Dio mi ascolti!... Dio non ascolta mai!... È così muto
+il sepolcro del padre! È così trista l'ironia del nulla!... Voglio
+vita, vita strapotente, ed ogni vita è in queste parole: "Ti odio!
+Femmina, ti odio!" O viva, o morta, sii detestata!
+
+
+
+
+CAPITOLO VIII
+
+
+Una sera (la quinta dal giorno della rotta) Ugo era nella sua cappella
+parata a lutto, da tre ore cogli occhi fitti nella croce, colle membra
+invase da una febbre crudelissima.
+
+Finiva appunto di parlarsi così:--Il martirio m'ha addoppiato!
+Finalmente! Stanotte istessa vedranno i miei nemici chi è Ugo, quando
+vuole e dev'essere il figlio di Oldrado!--Ed ecco ad un tratto, nello
+spessore delle pareti, come un rumore di ferri scossi e di ruote
+scorrenti: certo indizio che si calava al di fuori il ponte levatoio,
+senza squillo di corno e senza parola data e ricambiata. Che era mai?
+
+Ugo si accigliò: pure continuando ne' suoi pensieri:--Non è giorno di
+sabato, nè ora da tregenda.... Giuoco d'imaginazione, via!... Chiamerò
+Bonello: ch'egli faccia apparecchiare gli uomini, e, questa notte
+istessa vedranno i miei nemici! Ugo ama ed odia una cosa sola: la sua
+spada!--e se la cercò al fianco, e non avendola, si morse le labbra.
+Impazientissimo andò verso la porta: ed ecco si abbattè con Bonello
+che veniva innanzi lentamente e colle mani nascoste dietro le reni.
+
+--Messere,--disse Bonello:--siete disarmato?
+
+--Debbo temere i traditori nel mio castello?--rispose fieramente Ugo,
+e comandò:--Bonello, fate alzare subito il ponte.
+
+--Ah voi sapete?--e lo scudiero s'avanzava strisciando sulla parete
+che la lampadetta dell'altare lasciava al buio, e vedendo sull'altra
+l'ombra della sua persona barcollare gigante, continuava:--Sapete:
+tante cose le paiono, ma non sono?
+
+--Come a dire?
+
+--Io fui sempre sicuro e fedele.
+
+--Bonello!
+
+--Ma sapete quanto vale la vostra testa? Oggi fu triplicato il prezzo.
+E voi sapete com'io sia povero diavolo, ad onta dei servigi che ho
+fatto ad Oldrado.
+
+--Tu! tu ami l'oro! Bonello, questo è castigo d'Iddio! Tu puoi! Ma io
+ti risparmio il delitto! Ti amò messer Oldrado!--ed Ugo diedesi a
+chiamare:--Aimone! Aimone!
+
+--È inutile, messere. Ho preveduto, è spacciato, e non risponde più.
+
+--Io non consento, Bonello, che tu perda l'anima in modo così vile! A
+me!--e prima che Bonello si muovesse di un passo, Ugo tolse un
+candelliere dall'altare e lo rotò come una mazza:--Potrei ucciderti!
+Ma nemmanco voglio!--e lo balestrò sul pavimento.
+
+--Messere, colla taglia che avete sul capo c'è tanto da pagare tutti
+gli uomini del castello. Avete pensato? Noi abbiamo pensato.
+
+--Bonello! m'ammazzi un ribaldo anche pagato da te, ma tu no, no!
+
+E Bonello, come preso da un rimorso:--Ho giurato a messer Adalberto!
+
+--Morire così? Voglio vivere per combattere! Scellerato!--ruggì il
+cavaliere, e con un lancio balzò all'uscio della cappella, e
+furiosamente prese giù per il corritoio:--In questa chiesetta dunque
+così mi si pagherebbe il tradimento di Oldrado!
+
+L'altro sempre a cinque passi gli era dietro bestemmiando:--Ho
+giurato!
+
+Ugo venne nella corte. Tutto era buio, e poco mancò non inciampasse e
+fosse trucidato. L'unico luogo che fosse illuminato da una fiaccola
+era l'androne della porta: Ugo vi si diresse, cogli occhi invano
+cercando un'arma qualunque: vide aperto il portone e calato il ponte,
+come era stato fatto per preparare la fuga a Bonello nel caso di colpo
+fallito, o per preparare il peggio. Ad un camerotto si affacciarono
+gridando dieci o dodici uomini, e minacciando. Ugo ne atterrò due in
+un baleno, ma, mentre stava per strappare loro la spada, eccogli
+vicinissimo quel grido di condanna:--Ho giurato!--Ugo, abbrividendo,
+si scagliò contro Bonello, e in un fascio tutt'e due stramazzarono sul
+ponte, e ruzzolarono innanzi sette od otto passi, sì che dalla tavola
+di legno vennero al ciglione del fossato. Bonello tentava di adoperare
+il pugnale, ma sotto la stretta del signore non poteva: la lotta
+divenne accanita per le percosse menate alla cieca. Alla fine Ugo
+abbrancò il pugnale. Bonello si svincolò, sorse, e prese a fuggire giù
+da una stradetta. Ugo corse, corse, giù, a fiaccacollo per balze, giù,
+perdette la traccia dell'altro, precipitò, e cadde rotoloni.... Non
+ascoltò più.... Quando si drizzò gridando:--Voglio tornare al mio
+castello!--ascoltò dietro, all'insù, già, lontano, queste grida
+ubriache:--Viva messer Adalberto!--Ugo si rivolse e vide moltissime
+fiaccole che giravano intorno alle sue mura e sparivano a poco a poco
+entrando nel portone.--Adalberto è padrone del mio castello!... Il
+tradimento era preparato!--disse Ugo, ed imprecò:--Che mi resta? Il
+mio odio e il mio amore!--e a vece di scheggiare la testa contro un
+masso per finire il martirio, l'alzò superbissima al cielo.
+
+Due o tre fiaccole venivano giù dalla porta verso la stradetta, e una
+voce gridava:--Bonello! Bonello!--e poi:--Si accresce la taglia di due
+mucchietti d'oro.... O vivo messer Ugo o morto....
+
+Ugo scese senza una direzione per la valle, nella notte oscurissima,
+poi s'arrampicò ad un monte, sempre alla cieca, percuotendosi nelle
+piante, molte volte cadendo, affondando, squarciandosi i piedi e
+legando le gambe nei rovai, e spiando cogli occhi intentissimi,
+coll'odorato, colle mani....
+
+Camminò, camminò. Ad un tratto gli parve che qualcuno parlasse di
+lontano. Egli si protese a terra, ficcò gli occhi nella tenebra, e
+scorse tra il nero degli abeti una striscia più chiara che montava,
+montava, si perdeva: era una stradetta. Dio sa per dove! Ugo nulla
+conosceva. Concentrò tutta l'anima nel senso dell'orecchio: capì che
+due uomini armati venivano su parlando tra loro.
+
+Ugo incominciò ad afferrare queste sole parole:--.... quello che dite
+voi è un cavaliere valoroso. Ma l'altro è da sgozzare.
+
+Avvicinandosi i due interlocutori, Ugo rattenne il fiato: e sentì
+distintamente il colloquio: ed eccolo:
+
+--Chi disse che Ugo era morto per ferro, chi per sasso. E compare a
+menar così la scure, rompendo l'uscio della cappella, una cosa sacra.
+
+--Perdono d'Iddio!
+
+Ugo, per tacere, si cacciò un pugno in bocca.
+
+Diceva l'uno:--Adesso c'è su scomunica per tutti. Ohe, non ditelo,
+fratello, a mamma Agnese, se no ci troviamo giuntati anche di quel po'
+di cena, dopo una giornata d'arme come questa.
+
+E l'altro:--Messer Oberto non parlò con noi? Si è spento l'incendio,
+per grazia della Vergine: perciò fu pubblicato un bando dal duomo di
+Saluzzo: con cui Ugo è scomunicato, sette volte sette, noi solo
+una.... ed è di troppo! Ma lodiamo Dio! sarà levato il peso dell'anime
+nostre solo quando madonna potrà sposare un cristiano leale che paghi
+il papa.
+
+--Dicono d'Oberto.
+
+Ugo quasi si sgangherò le mascelle.
+
+Continuava l'uno:--Ed ha di già fatto sacramento al vescovo messer
+Oberto. Hai veduto la croce sulla pergamena?
+
+Diceva l'altro:--Oberto è un cavaliero valoroso.
+
+E i due si allontanavano. Ugo guardava ed ascoltava. Solo tenebra e
+silenzio. Ugo fece per alzarsi e seguire i due uomini, ma non potè!
+Così disteso a terra com'era, si cercò alle reni il pugnale per
+appuntarselo al petto e poi pregare con religiosi e suicidi
+contorcimenti: l'atto della supplicazione, credeva, avrebbe celato a
+Dio il delitto. Non trovò l'arma: allora disse:--È volere del cielo
+ch'io non muoia così orrendo!--e potè rizzarsi, e salire la
+montagna.--O Signore--scongiurava:--fammi capitare a Malandaggio! C'è
+un buon romito nella grotta.... Ch'egli mi ribattezzi coll'acqua del
+Chiusone!... Nella valle giù.... c'è.... Imilda.... Imilda!... E
+voglio fuggirla!... Su, su, su, t'arrampica!... Imilda!--e
+vaneggiando:--Su, su!... È pur triste la strada al paradiso!... Sulla
+cima m'attende la morte!...
+
+L'eremita era lontanissimo, oltre la valle del Pelice, nella valle del
+Chiusone, sul Malandaggio, tra le Porte e il Villaro.
+
+In questi pensieri, smarrita ogni traccia di sentiero, errò tutta la
+notte....
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+Torniamo a Rupemala.
+
+Oberto e Ildebrandino erano divenuti nemici, come si vide, e i
+nemici in casa sono peggiori di quelli coll'armi alla mano.
+Ildebrandino pensava:--L'ho colmato di benefizi, come se fosse mio
+figlio, e speravo tanto d'Oberto! L'avevo bene cresciuto! "Voglio
+Imilda!" Dopo ch'io gliela avevo concessa' Non doveva, non poteva
+dire così.... Ma v'è un'offesa maggiore!--Sì, Ildebrandino aveva
+udito amarissimamente rinfacciarsi la sua mala fortuna di un tempo,
+e fu trafitto da quel dubbio villano: "Fate che, morendo voi, io
+abbia un castello o la memoria...." E che aveva soggiunto Oberto?
+Le esequie? Ildebrandino aveva capegli grigi: pensò e ripensò, e si
+sentì come maledetto.... Quel giorno in cui Oberto tornò da Saluzzo
+chiedendo d'Imilda, Ildebrandino rispose:--È _mia_ figlia!--e
+veramente provò addoppiato l'amore per lei, già lontana, ma sicura.
+Oberta domandò a tutti per sapere qualcosa, ma invano. Allora lodò
+lo zio, finse di volersi pacificare con lui, forse per acconciargli
+più traditora una certa sorpresa che meditava pel dimane, escì con
+lui a cavallo per vedere dove fossero appiattati i nemici; si
+rappattumarono un poco, ma sulle loro labbra c'era sempre un'ironia
+velenosa, sempre quell'espressione--Lascia fare a me--che si
+mostrava più e più, quand'essi volevano ricacciarla.
+
+All'indomani entrò un frate nel castello e parlò con Oberto, perchè lo
+zio era uscito coi balestrieri ad apparecchiare una offesa contro
+Adalberto, che continuamente faceva scorrazzare della cavalleria.
+Oberto parve assai dimesso, ricevette un rotolo di pergamena dal
+frate, e lo accommiatò:--Che messere il vescovo ne faccia grazia!
+Speriamo nella Vergine di Saluzzo. Sì, farò ancora limosina al
+convento, copiosissima....--Poi tra sè:--Se il papa mi sapesse dire
+dov'è Imilda?
+
+Ad Ildebrandino nulla fu detto. E quel giorno il cavaliero volle
+combattere, combattè fino a sera, cessò, e, meditando una certa
+impresa per la notte, tornò al suo castello, e sembrò riconciliato con
+Oberto, perchè questi gli fu allato sempre, come un prode.
+Ildebrandino, cogliendo il momento che Oberto non vedesse, chiamò a
+sè, in una torre, i figli del vecchio Federigo e di Agnese, e loro
+disse:--Ritornate su alla montagna e portatemi per domani le nuove di
+Imilda.
+
+Oberto che era nella corte, da un pezzo meditabondo, vedendo partire i
+due fratelli, credette che si recassero dai vassalli cogli ordini per
+la notte: domandò loro:--Dove andate?
+
+E quelli:--Dove vuole messere.
+
+--Vuole lui? Non sempre si è obbligati a obbedire noi--istigò
+Oberto:--Vuole?
+
+--Come?
+
+Oberto mostrò loro la pergamena che aveva in petto, parlò
+sommessamente, rivelando una gran cosa accaduta, e concludendo:--Siete
+sciolti da ogni giuramento verso lo zio. Obbedite a me che posso
+salvar tutti! Ditelo ai soldati. Io voglio comandare a tutti loro, se
+ad essi preme il nome di cristiani e la salute dell'anima.
+
+--Che mistero!--disse uno dei fratelli, avviandosi.
+
+E l'altro:--Non ditelo a mamma Agnese. E se stanotte il dimonio ci
+gioca!--e fece l'atto di segnarsi colla croce, ma si arrestò
+lamentando:--Non si può più, e mi trema la mano!
+
+--Che cosa! Quando gli altri la sapranno!
+
+I due uscirono dalla porticella di soccorso, e s'incamminarono, taciti
+e compunti, alla montagna: e furono proprio quegli armati che Ugo
+ascoltò con tanto amore.
+
+Quella sera, appena Oberto vide Ildebrandino:--Zio--gli disse:--Ho da
+parlarvi e da senno.
+
+--Senti chi vuol parlare da senno!--interruppe lo zio, egli stesso
+suonando un corno:--Dobbiamo fare una sorpresa, devo farla. So che una
+congrega di demonii deve passare non lontano di qui, colle fiaccole,
+per tentare un tradimento al castello di Ugo, so.... Che hai? Orvia,
+parla.
+
+Oberto voleva che maggiore solennità accompagnasse la rivelazione che
+aveva a fare, perciò si morse la lingua, dicendo:--A tempo migliore
+parleremo. L'auguro per me e per voi.
+
+Uscirono, trovarono i nemici e combatterono: nullameno i traditori
+proseguirono il loro viaggio. Ildebrandino guadagnò una ferita alla
+gola, leggera, lo credette, una graffiatura, ma con un certo
+bruciore.... Oberto pensò:--Quella proprio che ci voleva per tenermelo
+quieto--accompagnò lo zio al castello, lo sdraiò sul suo letto e lo
+guardò. Quegli si smarriva negli occhi, borbogliava sordamente,
+dicendo:--Niente!--e cominciava però a contorcersi.
+
+--Messer Ildebrandino,--prese a dire il nipote:--debbo annunziarvi che
+il vescovo di Saluzzo.... Non mi ascoltate?
+
+Non lo ascoltava davvero.
+
+--Debbo annunziarvi che il vescovo di Saluzzo.... Svegliatevi!... Ma,
+ma, zio! Che avete?... Non posso pregare per voi, mi spiace....
+Svegliatevi! Ah, ma com'è questa scalfittura? Che ei si vada
+addormentando come un ghiro?... Zio, ditemi, ov'è Imilda?--finì per
+comandare:--Ditemi!
+
+Ildebrandino era assopito: la ferita, d'arma avvelenata, si faceva
+livida e gonfia.
+
+Oberto prorompeva:--Ah la mia vendetta! Perchè cadrà a vuoto? Zio,
+zio! Ho tanto fatto, e sì bene!... Ascoltatemi! per poco.... Che mala
+fortuna!... S'egli morisse?... Zio!
+
+Per tutta la notte Oberto trepidò, senza chiamare aiuto d'uomo.
+All'alba tolse su lo zio, lo denudò, lo portò nel corritoio, nella
+corte, lo pose a terra dinnanzi alle finestre della cappella, e lo
+coperse del drappo nero dei morti, ma senza croce, senza un
+ramoscello d'olivo, senza una goccia d'acqua, lasciandogli sporgere
+i piedi unghiuti e i capegli irti. Poi prese una mazza, e tra una
+finestra e l'altra inchiodò la pergamena che aveva avuto il giorno
+prima, gettò sullo zio un po' di cenere, e dicendo:--Almeno è morto
+scomunicato!--lo stette a guardare un pezzo.
+
+Ad un tratto il drappo nero si mosse, e dalle pieghe sporse una mano
+che ne ghermì la frangia, la strappò, la strappò: apparì fuori il
+volto di Ildebrandino, paonazzo, furente, soffogato: gli occhi si
+ficcarono sulla pergamena segnata di croci e di grossi caratteri: si
+spalancarono, ma furono accecati dalla cenere che vi cadeva dal drappo
+sempre più scosso dalle mani febbrili.
+
+--Zio!--disse Oberto:--è inutile che chiamiate il becchino. Gli
+scomunicati come noi giacciono insepolti.
+
+--Ah sei tu? Oberto!--incominciò Ildebrandino, svegliandosi per poco
+dal lungo sopore:--Perchè non so leggere, come un frate? La vedo lì la
+condanna, la vedo! Ma nemmeno tu sai leggere: sono contento!
+
+Oberto si piantò sotto la pergamena, esultando:--Non so leggere, ma io
+l'ho dettata al vescovo di Saluzzo. Ugo è scomunicato sette volte
+sette: noi una sola: sarà levato il peso all'anime nostre solo quando
+un cristiano leale sarà padrone di questo castello.
+
+Ildebrandino si contorse tutto, gettò il drappo, e fece per rizzarsi:
+ma ricadde:--Perchè sono qui?--domandò, e tacque.
+
+--Voi morite così?
+
+--Ah Oberto!
+
+--Morite scomunicato, insepolto? Pensate qual castigo orrendo!
+Scomunicato, insepolto!
+
+--E che a me?--delirò il moribondo:--Vedi tu questo drappo? Nera è la
+morte e senza speranza. Nulla sento, nulla ricordo più!
+
+--Voi dunque morite così?
+
+--Solo i frati veggono i demoni, solo le donne veggono gli angioli.
+
+--Le donne? Pensate che Imilda è scomunicata! Dice la pergamena: sarà
+levato il peso dell'anime appena ch'ella possa sposare un cristiano
+leale che faccia molta limosina.
+
+--Imilda?--A quel nome Ildebrandino si tirò addosso la coltre col
+massimo rispetto: e comandò:--Lasciami, Oberto!... Mi manca la
+lena.... Non gettarmi nel pattume!
+
+--Che bel momento per cercarvi la sposa! È venuto!...
+
+--Lasciami!... Mia figlia non è qui?... Come si muore senza fede!--e
+il vecchio quasi pianse:--Imilda!... Nulla sentivo, nulla ricordavo
+più!
+
+--Desiderereste che Imilda fosse qui?
+
+--Tu la vuoi sposa?... Ma no!
+
+--Imilda che dirà di suo padre, che tutti ci volle dannati! Dannati
+per lui che moriva! Imilda deve vivere.
+
+--E volevo vivesse felice!--Ildebrandino era straziato in modo
+ineffabile: e pregava:--Dammi la mazza sul capo! No? Dio, fammi
+morire!... Morire?... Nella morte c'è un mistero che mi pesa! Sento
+adesso: no, no...! Oberto, lasciami: tristo, vituperato,
+ingratissimo....
+
+--_De profundis clamavi ad te, Domine_.
+
+Infine Ildebrandino disse:--Va alla casa di Agnese e di Federigo: là è
+Imilda.... Affrettati, affrettala!... Prima ch'io muoia!... Fa
+limosina coi gioielli di Adelasia mia, prega, fa pregare! Affrettati!
+Sposa Imilda, prima ch'io muoia, ah!... O Signore, dammi un po' d'ore
+di vita, a costo di qualunque spasimo! Carità! Credo nel Signore!...
+Affrettati!
+
+Oberto corse al monte.
+
+D'Ildebrandino parliamo per l'ultima volta. Prima che Oberto giungesse
+alla casetta di Agnese, egli moriva supplicando:--Carità!
+carità!--raggomitolandosi nel drappo, e trascinandosi fino a toccare
+una pietra della cappella. Come nel castello si svegliarono gli armati
+e come le sentinelle calarono dalle torri, la novella trista passò di
+bocca in bocca; tutti si spaventarono orrendamente. Pare che Adalberto
+tosto sapesse qualcosa, perchè investì il portone, con pochi fanti, e
+s'impadronì del castello.
+
+Oberto che andava cercando la sposa, perdeva in pochi momenti gli
+averi. Pure si sentiva contento, e chiamava:--Imilda!
+
+Giunto alla casetta potè chiamarla per un bel pezzo:--Imilda, Imilda!
+Dov'è Imilda? Voglio!
+
+Nessuno rispondeva. Che nuovo mistero.
+
+
+
+
+CAPITOLO IX.
+
+
+Come abbiamo detto, Ugo, smarrita ogni traccia di sentiero, errò tutta
+la notte.
+
+Appena l'alba imbiancò i colmi dei tettucci alle capanne inerpicate su
+per le saluzzie Alpi, Ugo si trovò, spossatissimo e irrigidito,
+buttato sotto una grotta formata da una rupe stillante.
+
+Com'egli si era ricovrato là? Non sapeva. Sapeva che intorno c'era una
+pace, un silenzio, una tranquillità! Che Dio sia benedetto, sulle alte
+cime, lontano dagli uomini, Dio padre della natura!... A venti passi
+vedevasi sorgere su uno sfondo di vapori perlacei l'assito posteriore
+di una casetta dalle gronde ospitali, dalla povera finestra, dal fumo
+lentissimo sfuggente, quasi incenso mattiniero alla crocetta guardiana
+del colmo. Chi abitava là dentro?... O gente fortunata, che non
+conosci i tormenti dell'anima, vivi lieta, e fai che le tue fanciulle
+si levino sempre, cantando, dai giacigli innocenti! Qual pace, sì,
+quale silenzio, quale tranquillità!
+
+--Dove sono?--si domandò Ugo, ma non potè rispondersi. Egli non
+conosceva quel luogo: guardò ancora attorno, e sospirò con invidia
+quasi religiosa: vide sulla grotta vicino a lui una rozza statuina di
+Madonna, vide un abbeveratoio coll'acqua traboccante, vide sette od
+otto agnellini. Da un uscio che si aperse nel fianco della casetta
+venne sulla gradinata di ciottoloni rotondi una figura di fanciulla,
+colla foggia montanara, il volto coperto da un panno: guardò giù la
+montagna, poi, non col passo della massaia che solerte si dà alle
+bisogne del mattino, andò all'abbeveratoio, cautissima nella rugiada e
+fastidiosa. Un agnello venne, ritroso e saltellante, bebbe e
+s'allontanò con graziose tresche: ella si diede ad inseguirlo, corse,
+venne quasi sotto alla rupe, senza veder Ugo.
+
+Ugo in quel momento proprio pensava:--Che vita incomincia per me?
+
+La montanina guardò ancora giù dalla montagna, stette un pezzo come
+pensierosa, e, piegando le ginocchia, disse:--Perdonami, madre! Io
+devo fuggire!--e stava per muovere il piede: si lasciò scappare questo
+lamento:--Non ho ancora pregato stamattina!--e si volse in due passi
+alla grotta, verso la statuetta.
+
+Vide Ugo, si avventò su di lui, supplicando ansiosissima e
+dolorosa:--Siete ferito? Siete salvo?--e buttò via il panno dal capo,
+lo raccolse per farne una fascia, sollevò la faccia a Dio. Era madonna
+Imilda! Quella lì vicino la casa di Agnese.
+
+Ugo non credette e lanciò innanzi le mani, come per stracciare una
+nebbia, gridando:--No! È crudeltà questa illusione! Lasciatemi morire!
+
+--Morire? morire voi!--ruggì Imilda. Così in lei, straziata sul subito
+la gioia affannosa del riabbraccio dalle parole deliranti di lui,
+l'amore cupido dell'infinito volle vincere il tempo, soperchiandolo
+colla intensità dell'anima. Non si può amare tutta una vita? Si
+impazzisce un'ora nella ebbrezza più prepotente e si muore. L'amore
+diventa furore.--Ugo! Ugo!--e la vergine se gli gettò in braccio,
+ammaliandolo con un modo procacissimo che sfidava Dio e gli
+uomini:--Se sapeste che tormento! E vi trovo quassù! Chi ve lo disse
+ch'ero qui? E voi volete morire! Ugo mio, io non credevo che tu avessi
+a dirmi così!
+
+--Ma sei proprio tu?--Ugo si storceva come sotto un incubo.
+
+--Sono io! Non mi senti? Ti bacio, ti mordo, ti voglio!
+
+--Imilda, la tua faccia è fiamma!
+
+--E voglio che bruci la tua. Ti discaccio la morte!
+
+--Io ti strappai al fuoco: tu al fuoco mi rigetti!--E poi, come se Ugo
+acquistasse coscienza:--Imilda, fuggimi, per carità! Perchè
+incominciare un nuovo tormento? Va!
+
+--Io fuggivo alla valle--sorrise Imilda:--per te!
+
+--Che ti dissi? Non dobbiamo vederci più! Se muoio, tu non devi
+saperlo: se vivo, ho un giuramento a compiere! Ti supplico:
+fuggimi!--Ed Ugo, rizzatosi, spingeva Imilda su quella stessa
+stradicciuola per cui Oberto doveva venire, e veniva, per condurre a
+Rupemala la sposa a vedere il padre per l'ultima volta:--Fuggimi! Tu
+non sai che cosa ho pensato di te!
+
+Ella trepidò.
+
+Ed egli:--Affrettati!
+
+--Non m'ami?
+
+--.... T'amo, sì! Ma tu qui vedresti un grande tormento! Oldrado e
+Guidinga verranno a ghermirmi tra poco!--ed Ugo barcollò.
+
+--Ugo!--gridò Imilda.
+
+E fu così potente la voce di lei, che il cavaliere si scosse,
+rattenendola e lamentando:--Questa è voce di paradiso! Imilda, non
+fuggirmi! Sono nell'affanno immenso! Non fuggirmi dalla terra!
+
+--Ugo, sono qui avvinghiata a te! Nessuno può rompere questo nodo
+fatale!
+
+--Nessuno? E chi ti dicesse chi io sono?
+
+--Nessuno! E nessuno lo può dire perchè tu sei Ugo!
+
+--Io devo dirlo. Sono vinto e vituperato.
+
+--T'amo!
+
+--Scomunicato e fuggente.
+
+--T'amo, e sono tutta tua!
+
+--Perchè m'ami? Che t'ho fatto per condannarmi così?
+
+--Ed io che t'ho fatto?
+
+--Ricordati Guidinga.
+
+--È così disperato l'amore! Chi ci resiste?
+
+Imilda nascose Ugo nella grotta, andò nella casetta e fu lietissima
+che mamma Agnese non ci fosse, perchè la stava stendendo dei pannilini
+in un pratello: i figli di Federigo dormivano ancora, colle membra
+rotte dal combattimento: Imilda tolse su del pane, dei cibi, delle
+vesti, e con gran cura involò da un pancone un suo cofanetto prezioso.
+
+Ritornò da Ugo, lo fece rifocillare, lo animò tutto, gli
+domandò:--Ugo, sei pronto?
+
+--A tutto, purchè tu mi baci!--rispose Ugo.
+
+--Ancora e sempre.
+
+--Ora mi trovo saldissimo.
+
+--Dunque decidi di me.
+
+--Dai morti non ebbi che strazio. Da te viva voglio la felicità! E
+qual'è? quella degli agi, dell'ambizione, del potere? Tu non sai com'è
+l'anima mia! come amore, memorie, gelosia, impotenza, strapotenza,
+come tremendi uragani l'abbiano squassata! Dammi un poco di pace! Io
+non so dirti...! Prima di tutto, per la salvazione nostra! andiamo dal
+romito di Malandaggio che non ci conosce....
+
+--E quegli benedica le nostre nozze.
+
+--Poi.... O Imilda, ci abbiamo pensato?--Ugo fu come ghermito da un
+pensiero.
+
+--E di che temi dopo? Dio sa che tu sei mio, ch'io sono tua. Se così
+volle per tormentarci, questi istanti audacissimi di vita vincono
+tutti gli anni!
+
+--Imilda--dubitava fieramente Ugo:--non posso! non devo!
+
+--Come mi ami poco! Ma non vedi? Io fuggo anche da mio padre per te!
+
+--Se vuoi ch'io comandi, comando: fuggiamo!--esultò Ugo.
+
+--Sì, andremo lontano da Adalberto....
+
+--Da Oberto!
+
+--Da tutti! Senti: ho pregato tanto. Oh lo sa la madre mia. Ugo, in
+questo cofanetto ho i suoi gioielli, fuggiamo lontano.... "Chi siete?"
+domanderanno. "Siamo esuli." "Di che terra?" E diremo: "Il saracino
+Alzor disertò le nostre castella sulla riviera ligure." Fuggiamo
+lontano. O mio Ugo, vivremo lontano da tutti! Ci benedica il romito.
+
+--Affermano i boscaiuoli ch'egli è profeta: ci predirà l'avvenire.
+
+--Ma chi più profeta del mio cuore? Ascolti, Ugo? Morremo d'amore!
+
+Tra le vesti Imilda aveva trafugato anche quelle dei figli di Agnese:
+Ugo si coperse con quei rozzi panni: Imilda si strinse a lui,
+dicendo:--Tu hai pane nella bisaccia? Quando sarà finito, lo
+domanderemo ai boscaiuoli, per pietà d'Iddio.--E s'incamminarono sulla
+montagna: nel primo torrente in cui s'abbatterono Ugo gettò il suo
+saio da cavaliero, e le calze, e gli usatti, esclamando:--Mi sento
+buono!
+
+E montanaro e montanara s'arrampicarono sempre più, sempre più
+obliando che c'era un mondo basso nel quale la gente viveva in tanta
+guerra, inconsci affatto che c'era un castello con un morto maledetto
+e vituperato dai nemici, che c'era una strada sulla quale camminava
+Oberto, ringhiando:--Che vita sarà la mia con Imilda?
+
+Quella di Imilda con Ugo doveva essere.... felice?
+
+
+
+
+CAPITOLO X.
+
+
+Dal dì che Imilda è fuggita con Ugo è passato un anno, due.... Nulla
+più nelle valli, nè a Saluzzo, si seppe di loro....
+
+Solo il romito di Malandaggio ci tramandò su certi foglietti certe
+notizie, che mi venne fatto rintracciare nell'archivio di Saluzzo. Ma
+a che pro? Voi non ci credereste. Ebbene?
+
+Sulle cime che dominano le valli di Fenestrelle, in cui si sbalza il
+torrente Chiusone, il rovaio, spezzandosi nelle forre dagli acuti
+ciglioni, dalle frementi profondità, stride cogli spiriti della
+mezzanotte, abbattendo, indiavolando, storcendo. È nero il tempo....
+Una donna appare! Chi è?... Ella rompe il lenzuolo nei vepri: ecco
+svolazzano i brandelli sibilando. Si squarcia i piedi nei radiconi:
+vaporano le pozzette di sangue col verde fumoso delle meteore. Cade:
+ghignano le cortecce degli abeti colle boccacce rugose. Si lamenta
+collo strido della lupa trafitta: l'alito suo, uscendo dalle labbra,
+fuma come torcia di funerale notturno. Fanno tresca allo spettacolo
+spirti glauchi, spirti bigi, spirti scialbi. I brandelli sono
+lacerati, il vapore turbinato, le cortecce agghiacciate, l'alito
+diffuso in nebbia inargentata. Ecco la tormenta!
+
+Ecco la valanga! La donna ancora rompe il lenzuolo e si scopre
+l'oscenissimo fianco.... Chi è? È Guidinga, la morta senza croce fra
+le mani. Guidinga rotola le valanghe al Monviso, sghignazza al
+Meidassa, le rotola al Glaisa, sghignazza al Genèvre, le rotola al
+Chalierton, sghignazza al colle dell'Assietta.... Fanno tresca gli
+spirti.
+
+Prega il buon romito di Malandaggio che veglia tutte le notti e tutte,
+perchè sono l'ultime di sua vita, ed a ogni parola di lui ecco un
+castigo inflitto da Dio agli spiriti del male: quello colle aliuzze
+crepitanti fu impegolato alla resina gocciante da un troncono, quello
+punzecchiato colle foglie aghiformi di un pino, l'altro legato colla
+coda ad un roveto, l'altro propagginato in una buca di calabroni.... O
+Guidinga, o _madonna perduta_, se tu fischi verso qualche casetta di
+montanari, è indizio di sventura!
+
+Su, su, su: là nell'opaca foresta, che si distende a falde scendenti,
+come un calderotto di pece riversato dalla montagna su si vede un
+lumicino. Pare una favilla minutissima addormentata sull'immensa
+fuliggine di una cappa ne' castelli. Può essere un fuoco acceso dai
+folletti colle pergamene rubate al vecchio di Malandaggio, o un voto
+fatto alla Madonna santissima, da qualche pastore: lume di finestretta
+no, perchè le cime dei monti già sono nevose e i boscaiuoli già sono
+calati nelle valli: eppure!
+
+Giù tra i dirupi d'una frana s'ode una voce che dice:--Com'è lontano!
+
+È voce d'uomo: non è grido di fiera, nè fragore d'acqua travolta, nè
+rotta, nè corsìa di vento.
+
+Chi può essere?... Oh vedi, un pellegrino!
+
+O pellegrino della notte nera, ove t'inerpichi? Quegli cammina,
+cammina. O pellegrino che cammini, perchè t'inerpichi e dove? Forre,
+di qua, spaccate boscaglie di là, sentieri taglienti, tempo da lupi,
+ora da spiriti: ritorna alla valle. O pellegrino che non ritorni alla
+valle, dimmi chi sei?
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+
+
+Cammina e cammina. Il pellegrino è arrivato ad una capanna, su,
+nell'opaca foresta.
+
+La finestretta quadra gli sbatte addosso un po' di luce e lo mostra
+qual'è, un alpigiano inferraiolato: la portella si apre
+sollecitamente: ma oh! questa che spinge la robusta tavola di quercia
+non è mano di montanara!... Qua nella stanzuccia di legno ecco appese
+le scuri del boscaiuolo, qua due giacigli, una culla di poverissime
+lane e nella culla un bambolino, qua entro quattro lastre di pietra
+ecco un focolare vampeggiante.
+
+L'uomo e la donna sfogano nei cupidissimi baci e negli abbracci
+potenti la desolazione delle lunghe ore già deserte.
+
+--Lodato Pio e i santi! O Silverio!
+
+--Sono qui, o Maria!
+
+--Tu non venivi mai!
+
+Egli, pigliando a ciocche i capegli della donna e con quelli facendo
+fascia maliarda d'amore al volto irrigidito, egli esclama:--Perchè
+così sorridi?
+
+Ed ella:--Perchè sospiri così?
+
+--Mia Imilda!
+
+--Ugo, ti aspettavo tanto!
+
+Ecco adunque, come racconta il vecchio di Malandaggio, uniti il
+cavaliero ardente e la promessa sposa di Oberto, un boscaiuolo e una
+montanara, Silverio e Maria.
+
+Ugo in due anni era cresciuto di corpo, dimagrato di volto, ma sempre
+contento, come marito, come padre, senza più gli ardentissimi tormenti
+pei deliri d'amante e di figlio. Ugo si volgeva al suo passato, come
+tentava di specchiarsi nei rapidi torrenti dell'Alpi: un gran tumulto
+che si perdeva, ecco il passato. Imilda a tutte l'ore ringraziava
+Iddio: dalla cappella ardente era venuta alla placidissima casetta
+della massaia! Imilda attendeva alla sua creaturina, alla capretta,
+alla bisogna del pranzo e della cena, cantava sempre fissando il
+cielo: e alla sera aspettava il suo Ugo che tornasse dai boschi. Due
+anni erano scorsi in pace'.
+
+--Ugo--dice Imilda, cambiando tutta quella, festa in una scena
+placidamente dolorosa:--Dio sa come, anche oggi, fu affannato il tuo
+viaggio, con questo gelo, sulle scoscese rive del torrente, senza di
+me! Ma la mia solitudine! Oh sei qui: non voglio saper altro, tra le
+mie braccia tenaci! Ugo!--E ad un tratto:--Perché dunque stasera
+sospiri così? E perché non mi domandi della bimba?
+
+--Perché non me ne parli?--Ugo tenta quasi schermirsi da tanto amore.
+Ugo è triste e combatte per infingersi.
+
+--Oh come io ti aspettavo, e come t'aspettava anche lei! Non voleva
+chiudere gli occhi senza il bacio del babbo.--Imilda, gentile e sagace
+interprete, vuole snebbiar la fronte del suo Ugo colle sante labbra
+dell'angiolo custode.
+
+--Dorme?
+
+--Meglio che se posasse in culla d'oro. Non dici il tuo scherzo d'ogni
+sera?
+
+--Sì....--Ugo sorride, beato e tormentato da quella soave
+violenza:--Lascia ch'io la baci, la mia castellanina.
+
+--Messere, non siate scortese colle belle. Voi la svegliereste a
+bacioni....--dice Imilda col tono di una gran dama, regina di venti
+damigelle e cento paggetti, sporgendo il labbro inferiore, facendo un
+inchino alla culla di legno e porgendo al cavaliero, perchè lo baci,
+un lembo della sua gonna di pelli cucite: gioca fanciullescamente e
+amorosissamente deridendo il passato: ma poi, fissando Ugo che non
+l'asseconda, o l'asseconda come smemorato, poi con dispiacere e quasi
+offesa:--A bacioni? No: è lo scherzo d'ogni sera, ma non l'abbiamo
+detto.... Tu non l'hai detto celiando, come sempre....--Infine
+incertissima:--Che cos'hai, Ugo?
+
+Ugo con voce addolorata:--Baciala tu per me!
+
+--Ugo?
+
+--Imilda, prega il tuo angiolo che nel sonno dica a Dio una parola per
+me!--Ugo, pentito di quel lamento che gli è prorotto, piomba in un
+silenzio desolato.
+
+E Imilda meravigliata e trepidante:--Ugo, che c'è? Tu guardi la cuna e
+non sorridi? Tu sei pensieroso? Tu m'hai stretto a te, celandomi un
+dolore--E con stringicore ineffabile, quasi a scongiurare un
+pericolo:--Non sono la tua sposa? E perché l'angiolo nostro preghi per
+noi, forse vuoi dire che le nostre orazioni non sono più quelle?
+
+Ed Ugo affannato, ma sempre più facendosi forza, quasi per non tradire
+un segreto:--Le tue sì, le mie....
+
+--Che vuoi nascondermi?
+
+--Lo sai.... Da un pezzo.... Sempre: c'è nelle mie orazioni un
+rimorso!
+
+--C'è nelle mie una dolcezza ineffabile!
+
+--Imilda, rammenti quel giorno, dopo quello in cui ci sposò il romito?
+
+--E non ci vedeva Iddio?
+
+--Senti: quel giorno io spiai i tuoi piedi insanguinati nella corsa
+ruinosa, il delicatissimo petto ansante di fatica, gli occhi spossati,
+più che d'amore, di travaglio! Io ero vinto, vituperato, scomunicato,
+fuggente, e potevo io dirti mia? Ecco il mio rimorso!
+
+--E sapevo io resistere? Ecco la mia gioia!
+
+Ed Ugo, titubando:--Ahi da quel giorno ad oggi!--e combattuto:--Non
+posso dirti, e come! Mi tormento!--Poi ad una stretta di lei:--T'ho
+detto.... il mio rimorso!
+
+Ma Imilda:--No, no! Tu mi celi qualcosa! È un altro il segreto. E lo
+so: stamane sei partito più presto, con un pensiero....--e
+pregando:--Dimmi! Fu tanta la pace, che anche il dolore ci giunge
+benedetto!
+
+Ed Ugo risoluto e tremante:--Ebbene ti dirò. Sì, stamane sono partito
+prestissimo, sì con un pensiero, una febbre, che mi tormentavano da
+due notti. In questi mesi ho obliato, lo sai, ma l'anima talora mi
+rigurgitava in petto, e volevo sapere qualcosa! Ressi a lungo, penai,
+penai, poi non ressi più. Stamane, scendendo giù per le valli coi
+boscaiuoli, boscaiuolo io pure, volli richiedere novelle di coloro che
+abbiamo lasciato giù... Dopo due anni!
+
+--Ah! perchè?--freme Imilda con rimprovero grave:--Perchè? Non ti
+bastava il mio amore?
+
+--O mia donna! passai il Chiusone, venni a Inverso, a san Germano, a
+Torre di Luserna.--Ed Ugo rimane, palpitando dolorosamente.
+
+Sospira Imilda:--La valle del Pelice ov'è il castello di mia madre!--e
+china la testa, come pronta a subire il castigo della disubbidienza
+del suo Ugo.
+
+--A Luserna. Più oltre non osai! E come un rozzo villano,
+indifferente, per il solo amore di un po' di pane, feci questa
+domanda: "O buona gente, volete braccia? Vi è un signore potente, non
+lontano di qui, il quale abbisogni di scuri per apparecchiare le travi
+alle macchine di guerra? C'è forse quel signore? E come si chiama?" Oh
+lo strazio di quella simulazione!
+
+A questo punto gli accenti divengono procellosi,
+
+--Hai saputo dunque d'Adalberto? di mio padre!
+
+--Adalberto è vinto: Oberto è vincitore: Ildebrandino è morto.
+
+--Morto?--così domandando, Imilda rompe in uno scoppio di pianto.
+
+--Di altri non seppi. So che il mio tormento è grande, e tu piangi. E
+so che Oberto....--Ugo ripete astiosamente, quasi aizzato dalle
+memorie:--Oberto!
+
+--Ebbene?
+
+--Rizzi il capo a sentire il nome di colui? Oberto è nel mio
+castello.... signore potentissimo!--Ed Ugo è straziato dalle sante
+lagrime d'Imilda:--E la sposa? mi domandai. Non ha sposa. O Imilda,
+s'io non ero il tuo dimonio, tu ora saresti madonna di grande stato,
+moglie di Oberto, in belle sale, fra gentile corteo di damigelle. Ma
+sei qui, con me!... Perche ho valicato oggi il Chiusone?--e con forza
+gioiosa:--Ugo ritorna in me!
+
+--Ugo!--rimprovera solennemente la donna:.--Dovevi lasciarmi nel fuoco
+quel giorno! Non avrei oggi ascoltato questo!... Ugo!... Mio padre!
+
+--Questo ti grava?--minaccia tristamente Ugo: poi sogghignando:--E sei
+serbata ad ascoltare di più! Sappi dunque: che i traditori giungono
+dappertutto: e Bonello che un dì fu pagato da Adalberto contro di me,
+contro di noi può essere pagato da Oberto....
+
+--Oh quel valente, no! Voi che dite così non siete cavaliere!--Imilda
+pavida e sdegnosa dell'immenso pericolo ribatte il dubbio col
+cuore:--No, no, Ugo!
+
+E a quest'altro punto la procella si scatena tremenda, e Ugo si
+percuote il petto, si rizza furiosissimo, immenso nell'amore e
+nell'odio. Imilda si spaventa, e più è spaventata, più subisce il
+fascino di lui.
+
+--Ma sono padre!... Perché ho valicato il Chiusone?... Vedete quella
+cuna? Che c'è, che c'è, Dio mio, nel destino perchè la maledizione
+debba pesare su quella creatura? e su voi? Tormenta me, se godi di
+questa atroce potenza: io faccio sacramento di rendere un giorno agli
+uomini quello che essi mi hanno fatto, col furore addoppiante della
+vendetta! Ma una donna, una bimba! Ad esse fu dato il cuore per amare,
+non per odiare!
+
+--Ugo, tu bestemmii! Senti: castigo d'Iddio! il vento vuol sfasciare
+la capanna! O Signore, la mia cuna!
+
+--Non temere! Il tristo dono della vita non si ritoglie mai a tempo.
+Gioisci? Muori. Ti strazii? La morte invocata non VIENE. Tutto è
+martirio!
+
+--Ugo! Ugo, tu piangi?
+
+--Se Bonello venisse quassù?
+
+--Tu hai la scure: io so pregare Iddio.
+
+--Tu non temi l'ira del cielo, perché tu sai che in cielo Dio è
+l'amore: io temo quella degli uomini, perché in terra Dio è l'oro!
+
+--Ti dissi io: "Ugo, fuggiamo! I boscaiuoli già sono tutti al piano:
+qui temo la bufera, la valanga, la morte" ti dissi?
+
+--Ed io devo supplicarti: fuggiamo! Oggi lo seppi, sì; fu scoperto che
+noi siamo quassù: fu giurato il nostro martirio, lo scempio della tua
+creaturina, il tuo vitupero, la mia prigionia!
+
+Bonello, forse domani, o solo col tradimento, o violentissimo con
+cento armati, verrà su queste cime, a guadagnare la taglia! Io ho
+udito il bando e la promessa in oggi stesso! Fuggiamo, Imilda!
+
+Imilda è già soggiogata, non si lamenta, non si dibatte, non si
+stringe ad Ugo, non prega Dio, ma solo geme col sospiro più
+profondo:--E la nostra poverina?
+
+Quel sospiro soffia in un grande inferno: perché Ugo
+bestemmia:--Sempre un rimorso nella mia preghiera!
+
+Ma Imilda se lo stringe a sè. Quando il boscaiuolo era entrato nella
+capanna era Silverio, ora il cavaliero era Ugo. Con Silverio Imilda
+amava la pace, con Ugo adorava il passato, il presente, l'avvenire.
+
+--No, Ugo! Io ti seguii! Non ti seguii: ma ti volli, ti trascinai, ti
+inebbriai! Oh com'era il tuo amore? Ch'io non ti abbia poi conosciuto
+mai in tanti mesi? Che tu non sii forte come me?
+
+--Imilda!
+
+--Come sarà il tuo amore?
+
+--Sarà come adesso! Ardente, santo, santissimo, pronto a tutto!
+
+
+
+
+CAPITOLO XI.
+
+
+L'indomani mattina era tempo assai sinistro. Nelle valli di
+Fenestrelle stagnava un morto nebbione: i torrenti scrosciavano colle
+note basse della loro più tetra solitudine, direcciando dai picchi
+squallidissimi, o tra le rupi invetrate di gelo rotando colla schiuma
+cinericcia: pendevano secchi e scarmigliati dai ciglioni a squarci gli
+arbusti selvatici: gli abeti davano le loro tinte fosche a
+quell'immenso cimitero della natura: cadevano foglie e cortecce e rami
+e poveri uccelli migranti che non vedevano più cielo: il cielo era una
+caligine sola e le montagne, che v'immergevano le cime, mostravano le
+loro ossature di macigni profilate di nevi, disegnandosi come bigi
+carcami raccosciati o caduti. Era forse il dì de' morti.... La notte
+prima era dirupata la valanga? dove? come? Chi l'ha detto? Alla luce
+scialba di questa tristissima mattina si sono fugate le imaginose
+poesie del giullare della notte.... Dov'è Guidinga? Chi attende?... I
+lividi pinnacoli del Monviso, del Meidassa, del Glaisa, del Genèvre,
+del Chalierton, dell'Assietta, non conoscono donna alcuna!
+
+Qual freddo deserto! Eppure non è deserto per Ugo e per Imilda, che
+lentamente aprono la porta della loro capanna: quello curvo sotto un
+fascio di povere robe, con pochissimi cibi, colla sua scure pesante:
+la donna rimbaccuccata in dieci pelli di agnello, non a proteggere
+lei, ma la creaturina, che amorosissimamente si aveva al petto.
+
+Imilda trepidante guarda giù al sentiero per la valle, e, stringendosi
+ad Ugo, mostra il viso affannato da una veglia tormentosa, come quella
+che, cogli apparecchi non mai decisi, coi dubbi, coi rimpianti,
+precedette il tristo giorno di un viaggio verso l'ignoto. Quale
+veglia!--Ma è proprio vero che fuggiamo? Che mio padre è morto? Quante
+cose con noi si dovrebbero portare! Quali? Ma il fardello sempre
+cresce! Questa veste è necessaria? proprio? Se il freddo, se la
+bimba.... Eravamo tanto tranquilli! Non si può pensare! Che succederà?
+Abbiamo preso tutto. Tutto? Quell'oggetto qualunque è lì nella
+casetta: non c'è fatica a staccarlo, aumenta di poco il peso al
+fardello, lo porterò io, e potrebbe divenirci il più necessario: lo
+portiamo sì o no? Lo abbiamo lasciato! Torniamo: si va: si ritorna....
+Quell'oggetto è forse inutile. Se si potesse avere una culla! Dove
+andremo, o Dio? Che abbiamo fatto?... Quale figlia fui rispetto a mio
+padre?... Uno spavento grandissimo stringe sempre d'attorno la
+casetta: i nemici, i pugnali, il tradimento! O Dio Signore! Passerà la
+notte. Ma che non passi! Qui l'ore un giorno erano felici: di qui
+dobbiamo esulare! Non passi e sia l'ultima in pace!--Fra l'angoscia, i
+dolori dell'amore e l'amore dei dolori, è passata! E _bisogna_
+fuggire. Imilda ha la mano tremante sulla porta, la tocca, e, come se
+quella fosse di legno benedetto, la bacia, si fa segno di croce: esce,
+e guarda giù. Sospira quasi liberata da un gran dubbio, il peggiore,
+dicendo:--Bonello non viene!
+
+Ugo tace. Ugo stette per tutta la notte senza pronunciare una parola.
+
+La capanna aveva al suo lato posteriore l'orticello e una stalletta
+con un finestrino a terra. Ugo e Imilda, uscendo per la porta
+dinnanzi, senza nulla più vedere, incominciarono a salire il monte....
+Si udì un belato.... La capra della massaia sporgeva dal finestrino
+sull'erba il muso gemmato di brina, cogli occhioni sbarrati, col
+campanaccio che suonava con grave lamento: levò la testa.... Addio!
+
+I fuggitivi sentirono quel belato: ma nessuno ebbe tanta forza da
+aprir bocca.... Addio, santa e tranquilla casetta dell'amore! Da te
+ancora esce una voce per noi! E noi ritorneremo?... O travi, cui
+recise e inchiodò la mano del boscaiuolo nelle lucenti mattine di
+primavera, o travi, quanti ricordi ci sorridono nell'anima!... Due
+anni prima, dopo il tormentoso esulare di giorni e di notti, dopo la
+benedizione del romito di Malandaggio, dopo mille paure e troppe
+gioie, al primo giungere su quelle cime sicure, Imilda era caduta
+affannosissimamente nelle braccia di Ugo, aveva avuto da lui tanti
+baci, quant'erano stelle nel cielo, a salutarli felici, ed aveva
+incominciato a susurrare:--Ti ricordi com'erano fiacche le corde del
+mio liuto?... Sai, non sento più suoni, nè più vedo.... Eppure la mia
+mamma Adelasia anche lei mi diceva di volermi bene!... Ugo, che cosa
+sono le stelle? Fuochi o anime che si adorano? Bisogna proprio morire
+per diventar stelle? Quei fuochi palpitano, quell'anime baciano, ma
+non hanno braccia per stringere forte forte.... Stringi!... L'edera e
+la quercia sono cose di questa terra, e come sono felici!... Ugo, che
+cosa dirà la Madonna santissima? Ma io l'ho sempre pregata: e,
+pregandola, non sapevo che lei, una notte, la dovesse arrossire!... La
+Madonna è su, su, su, lontana! Tu sei qui! Stelle, Madonne, baci,
+fiori, sorrisi.... tutto io sogno. Tu non sei un sogno?... Un giorno
+ti sognai bello, arcangelo mio, e coll'ali fiammanti e colla lancia
+del trionfo.... Ora ti sento mio: e ti strapperei l'ali, per paura che
+tu mi fuggissi! Ed ora sei vinto!... Ieri, l'altrieri, mi pareva di
+morire nell'imaginarmi le gioie del tuo amore, ora vivo di vita
+addoppiata!... Tu mi credi moribonda perchè ho il seno discinto e
+ansante?... Voglio dirti...! Ricominciamo... il pellegrinaggio dove
+vuoi, per giungere ancora qui, alla prima notte di nozze, per non
+veder più stelle, nè cielo, nè sante protezioni, per cadere ancora
+qui, e dirti ancora che sei mio!... Ricominciamo il pellegrinaggio....
+Su, su.... Eppure! mi alzo, dò un passo, non ho più forza e
+ripiombo!--Aveva finito a susurrare così, e aveva dormito sotto un
+padiglione di frasche, avvinta alla persona del suo cavaliero,
+odorando l'effluvio dell'erbe aromatiche su cui posavano l'api: la
+luna l'aveva vestita come d'una coltre di serico bianco, e, fra i
+mille bisbigli del vastissimo silenzio, lì vicino il gemitìo d'un
+ruscelletto le preparava nella schiuma iridescente le fuggitive perle
+alle sue nozze. S'era svegliata, più stanca, soffogandosi gli occhi
+leziosamente e domandando:--Dove sono?--per sentirsi rispondere:--Sei
+ancora sul mio petto!--E sul petto di Ugo ella, che nel castello
+d'Ildebrandino aveva vissuto dei giorni solitari e freddi come una
+monaca, ella ad ora diveniva poetessa gentile, ad ora fremente, come
+una sibilla, insaziata di baci e audace nelle profezie, ad ora
+bambina, ingenua, tranquillissima, secondo i sonni della notte. Quando
+Ugo, felice e infelice, le aveva detto:--O Imilda, qui su queste rupi
+è morto tutto il mondo per noi! Qui siamo soli, e possiamo esser soli
+per un secolo! Io scenderò giù giù coi boscaiuoli al lavoro....--No,
+no!--ella aveva supplicato:--Rimani sempre con me!--poi aveva sorriso
+sprezzantemente al cofanetto dei gioielli, soggiungendo:--Sì, tu
+lavorerai e avremo il pane de' montanari, e lavorerò anch'io.--Ti
+grava la solitudine? Monti e monti, e cielo e silenzi e voli d'aquile
+superbe: intorno a te è il deserto.--Il deserto? Ugo, facciamo un
+mondo, siamo creatori: monti e monti, e cielo e silenzi e Dio sparso
+dappertutto: tra questo mistero facciamoci una casetta; vuoi nominarla
+castello, romitorio, reggia, monistero, o mondo? Sia come vuoi: da
+questi picchi noi pregheremo e regneremo.... Che? Ameremo! ecco la
+idea della divinità.--Imilda aveva scelto il luogo per la casetta, con
+grande importanza ciarlando della maggiore o minore probabilità dei
+venti molesti, prevedendo l'inverno col caldo dell'amore (ma non
+l'inverno vero!), occupandosi della comunicazione col ruscello, con un
+prato fiorito per la preghiera del mattino, e col sentiero che
+conducesse giù alla prima vallicella, e giù ancora e giù e giù a
+qualche lontana capanna d'anima viva: e pel luogo aveva tratto placido
+augurio da un sogno che aveva fatto.... Era sposa da tre o quattro
+giorni e già amava le cose piccine, i fiorelli, le erbucce, simulava
+la vocina capricciosa e la pronuncia ingenua, temeva le api; poi
+riposava molto, cantava un'antica canzone, tutt'altro che
+cavalleresca, lenta, sempre a ritornello, affrettava sempre più
+l'opera della casetta, senza più chiamarla colle voci poetiche ma
+volendola sicura e bella e pulita, desiderava una capretta da mungere,
+con tanto latte e tanto pelo, pregava a notte, arrossiva dinnanzi a
+Ugo. Spesso, quand'egli lavorava a tagliare, ad inchiodare, a
+connettere, ella sedeva silenziosa, e finiva con un rimorso
+castissimo:--Mi spiace ch'io non possa aiutarti!--e temeva
+l'inverno.... Con scrupolo delicato si toglieva di collo la medaglia
+della madre, dicendo:--Tu assisterai al battesimo.... Ma che? l'acqua
+che ne manda Iddio nei ruscelli è tutta benedetta!--In quei primi mesi
+dell'idillio il cielo era azzurro con cento azzurri, splendido,
+diafano, e colla vita del suo sole, colla poesia della luna e delle
+stelle, pioveva smeraldi alle selve, porpore alle rupi d'occidente,
+diamanti all'acque, paci alle vallee, e amore a tutta la natura: tutto
+bisbigliava, tutto si incoloriva, tutto scaldava, tutto fremeva....
+Ugo calava giù alle capanne dei boscaiuoli a lavorare, a guadagnarsi
+le provvisioni, mostrava la crocetta che gli aveva dato il romito di
+Malandaggio, si spacciava come uno che fosse tornato a' propri monti
+dopo avere lavorato in Francia, senza parenti, solo, solissimo: giù
+l'aria gli pareva più greve: i pochi aspetti degli uomini lo
+conturbavano: quando risaliva alla sua donna non si volgeva più a
+fissare la direzione delle sue terre, del suo castello, de' suoi
+nemici. Dopo tanta passione, la pace sola aveva padroneggiata l'anima
+sua desiosissima! Ugo si ricordava d'avere visto nascere il sole da
+un'alta vetta, quando si sentiva rozzo, villano, cattivo, crudele,
+fortissimo, libero: ma Ugo non rammentava più quello che aveva
+operato.--Ho fatto il mio dovere, ed ecco la mia pace!--si diceva, non
+cercando l'eccelse cime per indovinare coll'anima cupida di mistero,
+per indovinare affannosamente il vasto sogno de' suoi deliri,
+l'infinito! Egli, nato da un Oldrado che era precipitato nel nulla e
+sempre aveva taciuto all'evocazione del figliuolo spronato, e da una
+Guidinga che, colla potenza dei mali spiriti, aveva centuplicato
+l'anima perversa dopo morte, una _madonna perduta_ che aveva
+ascoltato, ascoltava, e doveva ascoltare fino al dì dell'universale
+giudizio le supplicazioni dei montanari:--Non rotolate la
+valanga!--Ascoltava, ma non esaudiva. E doveva essere castigata, dopo
+quel giorno ultimo dell'uman genere, nei secoli dei secoli dei secoli!
+Che cos'è la morte? Come si posa? Come si rivive? Oldrado aveva
+finito? Perché Guidinga sghignazzava sempre? Cos'è l'anima? il
+mistero? la condanna in vita e nell'avello? l'occulto delitto che si
+sconta? Ma pure vi sono i gaudenti, i tripudianti, gli epuloni?--Ugo
+non sapeva leggere, e poi allora c'erano pochi libri che sapessero
+persuadere alle belle cose. Ugo parlava male, pensava male, senza
+legame, senza logica, e soffriva peggio; di questo si accorgeva. Aveva
+patito e patito! Che importava a lui dei grammatici e dei logici
+paffuti? Ugo aveva avuto poca vita per la sua anima procellosa: eppure
+era già stanco: amava ed odiava!--In questa prima parte del nostro
+racconto il carattere d'Ugo l'abbiamo tracciato sconnesso, a sbalzi,
+tristamente indecifrato, come i foglietti dell'archivio di Saluzzo
+volevano, riferendo quelli unicamente le date e poche parole di quegli
+avvenimenti descritti da noi: la colpa non fu nostra: l'analisi ci
+avrebbe ghiacciato la penna fra le mani: né il romito di Malandaggio
+fu più felice di noi: confessiamo che, seguendolo passo passo e
+colorendo il nostro Ugo sul suo, dovemmo gettare il calamaio e la
+carta. Nella seconda parte del nostro racconto, dopo di averci ben
+pensato, speriamo di accontentare quei pochi che a ragione ci
+domandano:--Chi è questo Ugo?--Ugo non cercava più l'eccelse cime per
+indovinare il mare, ma si chinava dimesso alla sua donna per sentirsi
+replicare:--Ho bisogno.... Abbiamo bisogno di poco: tanto così!
+Guarda: una casettina!--e Imilda diceva cose che uscivano da una
+bocca, si ascoltavano da un orecchio, e domandava altre cose che si
+misuravano colle mani, si toccavano, si mangiavano.... La vita
+reale!--Nell'infinito sognato nelle notti temporalesche dell'anima, o
+Dio o il mare o il mistero, c'è lo squallore del silenzio e sempre nel
+povero cuore l'insoddisfatto bisogno dell'ali: ma invece, sotto
+quattro travi lontane da tutti, se c'è Imilda che dica:--Ti amo!--c'è
+nell'uomo, che anche creda Imilda immortale, il dovere sacrosanto di
+domandarle:--Siamo soli. Hai fame? hai sete? Dimmi che vuoi! Il mio
+amore starà nel risparmiarti, più che mi sarà dato, i sacrifici. Tu
+devi vivere! Ti darò da mangiare, da bere, da difenderti dal freddo;
+io sarò il tuo servo.--Alla poetica baldanza, solitaria, indagatrice,
+spossatrice, per la vita del pensiero, succede per la vita del cuore,
+per cagione della donna, una catena di obblighi concreti, santi,
+prosaici e poetici, legata alla terra: una catena che avvince due
+amanti di carne ed ossa, ma pure amantissimi. Vedendo _lei_ che morde
+un frutto procuratole da noi, noi esultiamo di pienissima gioia.
+Dio-mistero ha troppo inghiottito l'anima nostra: troppo la disperse
+il mare: noi non siamo più noi.... Ma Imilda _voleva_ una casetta. E
+fu fatta.... O travi, sì ripeto, o travi cui recise e inchiodò la mano
+del boscaiuolo nelle lucenti mattine di primavera! O finestretta, che
+parevi fatta apposta per la castellanina nascitura! Panca di bianco
+abete, su cui gli sposi sedendo, ai loro desideri avevano per
+calendario i fiori del pratello e per gnomone i fusti eretti dei pini!
+Addio! O porta, che sì ti chiudevi gelosamente anche in certe ore di
+giorno, e contro cui veniva importunissima a battere la testa la
+capretta: o porta, che eri aperta da una manina fattasi tremante!
+Addio!... E tu, scure, che spaccavi i tronchi, che carezzasti le
+assicelle a connettere la culla, che là alla parete di legno baciavi
+l'ulivo della pace! Voi, pietre del focolare, su cui posava a
+tradimento quel piedino, liscio come cigno! Voi, misteri divinissimi
+di gaudi, di tripudi, d'amore, di baldanze, di sfinimenti! Addio!...
+Imilda _voleva_ una creaturina, a cui rendere placidissimi i baci,
+ch'ella, roventi, riceveva da Ugo. Imilda fu beata: sentì il dolce
+peso, i cari sussulti, la vita addoppiata da una vita arcana, il
+rigoglio del seno, i santi dolori e il premio di gioie: Imilda fu
+superba.... O capretta, capretta pezzata di bianco e di nero, che al
+vagito della bimba rispondesti col belato tremulo e insistente! Addio!
+
+I fuggitivi mossero pochi passi e si rivolsero.... O bambinella,
+là dentro alla capanna tu saresti cresciuta la figlia di Maria la
+montanara e di Silverio il boscaiuolo. Ugo e Imilda avevano presi
+questi nomi. Senti, bella innocente, sì, saresti cresciuta e il
+massimo tesoro sarebbe stato l'oro de' tuoi capegli, baciati da
+mamma e da babbo. Senti, bellissima ritrosa: un dì, col grembiale
+della festa, col viso sorridente di tutti i giorni, tu saresti
+andata giù alla chiesuola della valle. Oh qual pace!... Ti colori
+in volto? Dillo alla mamma che non lo vedi quel giovinetto che
+cantava, cantava nei boschi, e non canta più!... Ma sì! sì, n'è
+vero che canterete insieme? La ninnananna accanto ad una
+culla.... Chi è nato? Se è un maschietto mettetegli in nome
+Silverio: s'è una piccina, Maria.... E con voi la famiglia dei
+boscaiuoli si continua nella casetta che fece il nonno di sue
+mani, davanti al focolare che segnò la nonna colla croce... Il
+nonno? la nonna? Non ci son più. Dio li abbia in pace. Sì, ma è
+un pezzo che son morti.... I nonni diventano bisnonni, e i
+bisnonni gli arcavoli, e.... Passarono gli anni, gli anni, gli
+anni, eh! Non passò l'acqua del torrente? Non le nevi sulle cime?
+Passarono le gioie e i dolori.... E poi?... Noi poveri morti
+preghiamo Dio che ci lasci tornare un minuto ai nostri cari: e
+torniamo alla capanna, che ci pare quella sì e no, e domandiamo
+alla gente che c'è:--Chi siete?--Boscaiuoli.--Lui come si
+chiama?--Enzo si chiama.--Lei?--Agnese.--Non si chiamano Silverio
+e Maria?--No.--....Oh come? Anche il nome si è perduto! E noi
+vogliamo raccontare di noi, e incominciamo a raccontare, ma siamo
+interrotti: così:--O buona gente, voi non sapete l'istoria? C'era
+una volta in questa casetta....--Le si è rifatto ancora il
+tetto l'anno scorso.--C'era una massaia che aveva in nome
+Maria....--L'uscio vecchio schiodato dall'uragano s'è messo nuovo
+con tavole robuste.--E un boscaiuolo c'era chiamato mastro
+Silverio, e una piccina. E dovete sapere che lui.... Vi dico
+l'istoria di un conte, di un capitano, di un famoso che ha patito
+tanto e....--Quanti anni sono passati? Che ci importa?... O buoni
+vecchietti che veniste su a cantare le vecchie storie, volete le
+limosine? Chi siete?
+
+Quanti anni sono passati? È venuto l'oblìo!... Io non so quanti anni,
+ma sono passati in pace, in pace, in pace!... O bimba, saluta la
+nostra casetta! Noi fuggiamo! Addio!,.. Addio!...
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+I fuggitivi si rivolsero ancora. Valicato un torrente profondo e
+rabbiosissimo su un ponticello di legno, che Ugo aveva gittato un
+giorno dall'una all'altra dell'aspre rive, un unico troncone
+barcollante, Ugo e Imilda s'allontanavano più che potevano lentamente,
+tenendo alle alture di sinistra, inverso Francia! Oh la capanna
+presentava il lato più bruno, su cui s'appoggiava la stalletta di
+strame bigio e l'abbeveratoio muscoso: dinnanzi a quello, ed era il
+più caro perché aveva un balconcino di quattr'assi a buchi tondi,
+fatto apposta e apposta ornato di un prunello selvatico per la
+massaìna, c'era l'orto ricinto da tanti scheggioni ammucchiati....
+Dalla stalletta chiusa, per la finestruccia, come prima, la capra
+sporgeva la testa.... S'udì ancora un belato....
+
+Imilda, che seguiva Ugo alla lontana, colla testa chinata,
+stringendo la bambina, non resse più allo schianto del cuore, si
+arrestò, volse indietro la faccia, e chiamando:--Ugo!
+Ugo!--lamentò due volte:--Quella povera bestiuola pare la ci
+saluti!... Perché non l'abbiamo condotta con noi? Ella forse
+cerca la padroncina....
+
+Ugo per tre passi finse di non intendere: quando udì il sospiro dì
+Imilda e un nuovo belato gemebondo, dovette fermarsi: e disse:--Quando
+troverà la casa vuota!
+
+Incominciò Imilda con un dolce rimprovero, ma pure felicissima
+di sgroppare a lui colla parola il muto dolore di quei
+momenti:--Volgiamoci indietro!... Ugo, io credevo che tu la
+conducessi con noi, e perciò stamane non me ne ho preso
+pensiero... ma....
+
+--Non la volle venire--rispose Ugo forse per iscusa.
+
+--Perchè? Se è così obbediente! Se è la nostra amica da due anni! Con
+me, Ugo, la verrà: le mostrerò un poco di fieno nelle mie mani.
+
+--Tu vuoi che noi torniamo ancora là? Oh, Imilda, risparmiaci il
+dolore!
+
+Pensò Imilda un poco, e poi timidamente:--Ebbene ci andrò sola: tu
+attendimi qui.
+
+--Lasciala!
+
+--Poverina!
+
+--Sul cammino ci sarà d'impaccio; di qua, di là sbandandosi.... Dove
+trovare un filo d'erba?
+
+--Ella ci sarà sempre accosto, e poi....--Imilda si scosse vivamente a
+un tratto, giungendo le mani sopra la sua creaturina:--Sì, Ugo, questo
+pensiero me lo manda la provvidenza! Senti: per due, per tre giorni...
+forse più... io non so dove e come andremo... e tu non m'hai
+detto....--e la gentilissima s'affisava in Ugo, collo sguardo quasi
+dicendogli:--Perchè hai taciuto tutta la notte? Che amore il tuo nei
+tristi momenti?
+
+--Dove andremo? Imilda!--Ugo si compresse fieramente il cuore, come se
+in esso sentisse il serpe di un rimorso. Non sapeva quale passo; quale
+cima, quale direzione scegliere: dappertutto squallore, ostacoli,
+morte! E bisognava fuggire! Un pensiero gli era venuto: scendere
+diritto alle sue valli, al suo castello per pietà d'Imilda, e....
+
+--La nostra piccina potrebbe domandarci.... Le nostre provvisioni
+nella capanna erano già troppo scarse: ora che abbiamo con noi?...
+Ugo, se il mio seno si inaridisse?--e Imilda straziata nell'anima sua,
+ma coll'aria rassegnata sul volto, e quasi umile da chiedere
+perdono:--Ugo, forse per lo spavento di questa notte...? Oh no, il
+Signore è buono!--e, già fidente, si scoperse il seno: se diede un
+brivido, fu brivido d'amore: perché la baciò la bimba, le sorrise con
+invito soave di madre e se la strinse: la bimba aprì gli occhi, sembrò
+spaurata di non trovarsi nella sua culla, ma in quella grigia
+solitudine, agitò le manine, posò la testina, tentò suggere le
+mammelle, e vagì.--Sono già inaridite!--pianse Imilda, volgendosi a
+Ugo, alla bimba, a Dio. Poi, già fidentissima, ricorse al primo
+pensiero:--Ugo, questa è ispirazione della provvidenza! Conduciamo con
+noi la capra: almeno la nostra creaturina avrà del latte, non morrà di
+fame.
+
+All'atroce dubbio s'era mescolato un raggio di speranza. Almeno per un
+giorno, o due, la bimba non morrà di fame! E poi?
+
+Imilda incalzava:--Tu, Ugo, deponi il fardello. La capra sarà la sua
+vita.
+
+--Sì--disse Ugo: e il suo volto a un tratto s'illuminò d'immenso
+affetto.--Andrò alla capanna. Voglio quella povera bestiuola.
+
+E Imilda con dolce violenza:--No! Con te non la volle venire e non
+verrà. E poi tu vedresti ancora quelle pareti!--e, sorridendo, con
+tutta l'aureola santa di una mamma:--Io voglio ancora baciare quella
+culla. Sì, Ugo: tu non sai. Staccando la creaturina dal mio seno, ho
+fatto un voto. Per questo Dio ci vede e tu devi sperare.
+
+--Un voto?
+
+--Credi tu in me? Ho pregato il cielo, e noi ritroveremo un tetto, una
+culla, del pane, e i nostri giorni felici!
+
+--Imilda! E il tuo voto?
+
+--Devo pregare in luogo santo. Ebbene? Nella capanna abbiamo
+abbandonato un altare di gioie e di memorie.... Ugo, lasciami tornare
+là....
+
+--Se hai speranza!
+
+--Speranza e fede. Deponi il fardello, pigliati la bimba, ma non farle
+prender freddo, ve'--e la mamma si spogliò delle pelli con studio
+d'amore soave, e fra esse avvolse la bimba, e gaiamente
+scherzando:--Sta qui. La mamma? Sai, è andata a prenderti la nutrice.
+Tu sei figlia di gran signori e i signori sono allevati da petti
+venduti. Noi ti diamo una nutrice da imperatori e da regine.... Fammi
+un bacio, inviziatella, un altro, un altro, un altro. T'ho scaldata a
+baci?
+
+Ugo da tanto amore si lasciò soggiogare: disse di sì, depose il
+fardello e la scure: si trovò la bimba sul petto. Quell'alito
+innocente, tranquillo, purissimo, come l'olezzo dei fiori, parve gli
+penetrasse al cuore, refrigerando la piaga che v'aveva, più e più
+squarciata dall'immensa passione: la mente sua che prima in un caos
+tumultuante rifletteva, per così dire, quel cielo uggioso, quella
+natura squallida, senza avere un pensiero distinto, tutta
+presentimenti e tristezze, la mente accolse una idea di pace. Imilda
+l'aveva guardato negli occhi, e nelle pupille della donna c'era più
+che lo sguardo della madre e della moglie. Ugo fremette
+dolcissimamente, e, quasi meravigliato di sè, vezzeggiò la bimba, con
+garbi fanciulleschi, come nei giorni felici, e sorridendo spiò Imilda
+che si allontanava.... Quante memorie, sì, ma quante speranze rinate!
+Quando l'uomo, anche perseguitato dal più perverso destino, ha con sè
+i suoi tesori, una donna, una creaturina, che gli hanno ridato una
+pace e una fede gentile! Sì, quali e quante speranze! Ugo in quello
+sterminato deserto si sentì a un tratto contento....
+
+--Bada al ponte!--Ugo gridò dietro a Imilda. Imilda era al ponte: la
+si volse, come dicendo:--Sta tranquillo!--si fece il segno della
+croce, passò al di sopra delle acque fragorose, e lesta lesta fu alla
+capanna. Quanto avrà pianto e sorriso! Quanto avrà pregato per Ugo,
+per la figlia, per lei! E, solissima, finalmente avrà supplicato--O
+padre! o padre, mi perdona!... Padre, ero nata da te, ma ero nata per
+l'amore!... Non mi guardi più?
+
+Ugo, non trovandosi per un momento Imilda al fianco, provò d'amarla
+doppiamente.--O mia donna!--proruppe:--La mia grande sventura è la mia
+ventura! Sì, se gli uomini mi condannarono alla fuga, alla solitudine,
+all'esiglio, la mia stella mi concesse la ferma, la piena, l'unica
+vita dell'affetto! Come ho amato! Come amo! Laggiù in mezzo agli
+uomini, all'armi, alla potenza, avrei provato tutto lo squallore del
+deserto! Trista era l'anima mia più che l'avello dei morti! Volevo
+vivere e morivo, volevo morire e vivevo! L'odio e l'amore!... In poco
+tempo s'era squassata l'anima mia.... Quassù ho dimenticato i miei
+nemici, i miei più fieri, Oldrado e Guidinga, il mio fìerissimo Ugo ho
+dimenticato, e sono Silverio.... O mia donna! Che cos'è Dio? l'anima?
+il bene? Io non so: so che tu sei il mio Dio, l'anima mia, il mio
+bene! Tu il mio riposo!... Vieni, ch'io ti voglio: e con un
+ardentissimo bacio voglio sul tuo cuore suggellare le care speranze
+che ti allietano questi dirupi dell'esiglio!... Quando in me vedi il
+boscaiuolo, eccomi pronto a sfidare la valanga, fosse pure per
+coglierti un solo filo d'erba che ami: quando in me ricordi e
+compiangi e susciti il cavaliere, eccomi, armato come vedesti, audace
+senza l'elmo, insignito di sproni d'oro, tremendo figlio d'una
+traditrice e di un tradito, non quale fui, meschino in confronto alla
+tempesta che mi ruggeva in petto, ma quale avrei voluto essere,
+eccomi.... come un paggio a' tuoi piedi.... e tu comanda! Tu non
+comandi mai, Imilda! Tu desideri, tu guardi, tu baci.... Tu mi hai
+donato una bimba.... O fanciullina mia, non sai come si chiami tuo
+babbo? Silverio? Ugo? Si chiama felice: e ti basti. E qual vita ebbe?
+Nessuno mai te lo racconterà, perché andremo in terra straniera: noi
+taceremo gli strazi di un dì, perchè non turbino le famigliari gioie
+della nostra povertà!... C'è Bonello? c'è Oberto? c'è Adalberto
+laggiù? Io, fuggendoli, li oblìo!... O fanciullina, che so del mio
+ieri, del nostro domani? So che ti amo, ti bacio, e ti supplico:--Tu
+chiuderai gli occhi a tuo padre!--O mia donna! o mia bimba!... È
+triste momento questo, ma io non so perché provo nell'anima unicamente
+l'amore! Perché? Imilda ha fatto un voto. E per quello sento d'amarvi
+_sette volte sette_, come porta la mia scomunica! Ed ecco il mio
+premio!
+
+Imilda dall'orticello tornava colla capretta. Quali erano i suoi
+pensieri? La capretta le era dinnanzi irrequieta di contentezza: lei
+dietro tenendole fanciullescamente una funicella al collare e
+canterellando, quasi per dire al suo Ugo:--Ho veduto quelle pareti:
+senti, ma non soffro! Sii contento, Mio Ugo, ti voglio tanto bene!--e
+quasi ancora per dire alla bimba:--Odi la mia canzone? Ti voglio tutto
+il mio amore!--
+
+Imilda giungeva al torrente. Ugo guardò sorridendo.... Imilda e la
+bestiuola erano a mezzo del ponte: Imilda si fece il segno dì croce:
+la capretta in quel momento, ravvisando la bimba, per molta gioia
+diede un lancio all'innanzi, saltando sul ciglione diruto. La donna fu
+trascinata da quella con troppa furia su quel tronco stretto e
+vacillante. Ugo vide due braccia agitarsi, rinculare la capra, poi
+sollevarsi un turbinìo di schiuma.... E il ponte era deserto!
+
+In quell'attimo Ugo tese spaventosamente le mani, sforzo d'aiuto
+inutile e pericolo per la bimba, la quale poco stette gli sfuggisse e
+cadesse: poi s'avventò, rugghiando, al torrente.... La capra e la
+donna erano scomparse per sempre!
+
+Giù, giù, al basso, là dove le acque sbalzate a piombo si
+travolgevano, diguazzandosi nella spuma occhiuta, là i massi
+rattenevano come un fascio sanguinoso. L'ingorgo avvenuto in quella
+orrenda chiusura faceva rigurgitare le nuove acque cadenti, finché
+queste ebbero forza di spazzare: allora quel fascio, trafitto,
+affondato, aggirato fu spinto sull'orlo, straziato, poi di nuovo giù
+di balza in balza, di scheggione in scheggione, ora per diritto, ora
+per traverso.... Avrà avuto la mollissima quiete del galleggiare
+addormentata solo alla valle, dove il torrente si spiana e bisbiglia
+d'amore prima di mescersi all'ondoso Chiusone. Imilda!
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+L'immensa pietà fece sì che Ugo avesse l'immensa ferocia della belva.
+
+Perché la capra con lei? Perché non la bimba? Non era sua madre
+quella? Ugo fu per travoltolarsi furiosamente nella forra
+imprecando--Sia con suo padre!--ma in quel momento il dimonio dello
+scherno costrinse le pupille del tormentato a guardare la santissima
+casetta dell'amore....
+
+--Che mi resta?--domandò Ugo con disperazione atroce.
+
+Ugo credeva d'avere in vita sua già sorriso e già sghignazzato! Ma
+verissimamente allora per la prima volta sorrise e sghignazzò....
+
+Sotto alle sue strette feroci la bimba vagì rabbiosamente. Erano due
+mesi che Ugo e Imilda dalle labbra di lei aspettavano con ansia
+d'amore quei primi suoni balbettati con cui s'invoca la mamma. In quel
+momento, amorosissima tra i goccioloni di pianto che venivano giù per
+le guance a pozzettine, la boccuccia farfogliò:--Mem.... mme....
+
+Che minuto di paradiso per un padre! per uno sposo!--Bonello! Bonello!
+vieni e uccidila sotto i miei occhi, e uccidi me!--supplicava il
+cavaliero, più che pazzo, andando incontro a un invisibile supplizio,
+e, più che indemoniato, retrocedendo, fuggendo, tentando divincolarsi
+disperatamente e ruggendo contro i lividi dirupi e per le selve
+desolate:--Imilda! Imilda!--e più supplicava:--Venite! O Bonello! o
+Dio! o il dimenio!.. Datemi la mia donna!--e dieci volte lasciò la
+bimba sugli scheggioni, e, come uno spettro, piombò di spaccatura in
+spaccatura al torrente, ma invano, sdrucciolando sui fianchi gelati
+dei massi e cadendo a precipizio: e di là dalle profondità sorde e
+strepitanti, violastro, insanguinato, inzuppato, s'inerpicava con ogni
+tormento a ricercare la bimba.... Non glie l'avevano rubata? Sì o
+no?.. E perdendo le tracce della sua _via crucis_ nell'inestricabile
+labirinto degli orridi ciglioni gemeva come una lupa trafitta lungi
+dal covo, e s'aunghiava, s'inerpicava, s'inerpicava, e giù avventavasi
+ancora....
+
+Intorno c'era il deserto. Stette per più di un'ora avvinghiato a un
+arbusto a spini, tormentando i piedi nel fondo scheggioso di un'acqua
+ghiacciata, sporgendo il capo da una caverna nerissima su un abisso
+senza misura e senza colore, e speculò giù la valle, le valli,
+implorando da quell'ultimo lembo di cielo che vedeva all'orizzonte, e
+diceva il cielo della sua patria, implorando il Dio tristissimo del
+suo castello e la ferocia de' suoi nemici vivi.... Nessuno veniva, nè
+Adalberto, nè Oberto, nè Baldo, nè i vili prezzolati!
+
+Tornò su alla bimba. Intorno c'era il deserto. In quel cielo
+caliginoso sentiva il vuoto e non osava guardare: dalla immensa natura
+gli si stringeva intorno formidabile il regno del silenzio e della
+morte.... Nessuno veniva. Chi doveva accorgersi di lui? Chi poteva
+ascoltarlo da una vetta eccelsa? Ugo impugnò la scure, e volle
+simulare il fragore della bufera, spaccando i massi, a trarne
+scintille di sotto il ghiaccio, a farne volare le scheggie agli abissi
+e al cielo, spaccando, indiavolando, ululando, rotolandosi e
+piangendo....--Ho squarciato l'uscio della cappella! Così sono entrato
+in paradiso! Così mi spalancassi il baratro!
+
+Infine Ugo sghignazzò con un subito pensiero:--Ah! vedrò se i morti,
+almanco i morti sono ancora in ispirito, e se hanno pietà, quanto
+strazio essi ebbero dai vivi!--strinse la bimba, stette un pezzo
+ancora aspettando dalla valle e dalle cime, poi d'improvviso scagliò
+lungi la scure e il fardello, e s'inerpicò sulla montagna.... Per
+dove?
+
+Ugo camminò, e camminò, e camminò....
+
+Al morire del giorno egli vagolava in mezzo alle nevi crepitanti sotto
+i suoi passi incalzati, senza più sentiero, insanguinato e fradicio le
+mille volte, lui e la bimba: a tratto gittandosi carpone, a tratto
+balzando sulle rocce.... Ove c'era una vallicella, la appariva
+squarciata e striata da una grande ruina di macigni rotolati: le
+boscaglie divelte, il terreno sommosso, trascinato, franato: non un
+filo d'erba: qua e là enormi solchi, nuovi torrenti deviati, fra gli
+scheggioni e le zolle ferrigne. Nell'aria rombava sempre come il
+fragore d'un diluvio, la nebbia a strappi turbinava sui picchi, il
+cielo sembrava quello che i dannati debbono vedere dallo inferno.
+Calava la sera. Ugo giungeva ove quella valle castigata s'addentrava
+in una piegatura rocciosa del monte. Vide quelle mostruose tracce di
+distruzione, respirò quell'aria, odorò quelle brume, e ritto,
+stupendo, supplicatore e sfidatore, prese la bambina sotto le ascelle,
+alzò le braccia quanto potè, come chi faccia offerta a un grande
+altare.... Era venuto a luogo di salvamento, oh sì! Intese
+dov'era.--Udite!--quasi cantò, sinistramente, come l'araldo di una
+sfida a quel deserto portentoso:--Udite, udite il giullare che si
+chiamò Ugo conte di Lanciasalda!... Laggiù alla valle il torrente
+mette nel Chiusone, oltre ancora il Chiusone nel Pelice, oltre ancora
+il Pelice nel Po. Verrai al Po nativo, o Imilda! Oh non scendi cullata
+tra le foglie di rose! Non attorci le bionde trecce ai fiori
+tremolanti alla superficie delle acque, nè sveli le bellissime membra
+addormite di voluttà, come una dolce suicida!--e ai vagiti della
+bimba, aspro come una tromba di guerra:--Chi vedendoti, o Imilda,
+dica: "Questa è sventura" ascolti una voce d'uragano, così: "L'odio
+dell'uomo prepara ben altre vendette che quelle del destino!" Chi,
+vedendoti, si faccia segno di croce, preghi per sè e per i suoi, non
+per te...! Verrai al Po nativo, o Imilda! Un giorno anch'io scenderò
+per quelle valli e il boscaiuolo Silverio sarà ridiventato Ugo il
+cavaliero! Ugo il cavaliero!--e squassò la testa, e si chinò al
+destino che gli sghignazzava dalle punte dell'Assietta.
+
+Tacque, poi, come aspettando una risposta, più alzò la bimba,
+gridando:--O Guidinga, rotola la valanga per me! Come un giorno dallo
+scalone hai rotolato il tuo corpo per te!
+
+E camminò ancora, ancora:--O Guidinga, guardate per cui vi chiamo! Una
+bambina che stride!
+
+Ancora:--O _madonna perduta_, ho gli sproni d'oro!
+
+Al passo dell'Assietta, erto, lugubre di vastissimo silenzio, desolato
+da un cielo implacabile, irto di spettrali pinete, Ugo aspettò la
+morte. Neve, deserto, immobilità: tanto ascoltano i vivi, come i
+trapassati.
+
+Ugo, gettatosi sul terreno, sdrucciolando sui ghiacci, senza più
+pregare, si strinse furiosamente la bimba: strisciò: venne innanzi a
+battere allo spiraglio di un gran masso spaccato e guardò giù per
+quella balestriera.... Al di là vide l'altro versante del monte: giù
+le capanne mostravano i tettucci di pietra allineati sul ciglio di un
+torrentello: giù un paese, giù la valle con in fondo incertissimamente
+due macchie di borgate sulla striscia fumosa di un fiume. Il paese era
+Meana: e le borgate Susa e Bussoleno.
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Ugo stette senza più coscienza, percosso e rannicchiato contro il
+macigno. Si svegliò e gemette: scosse la bimba: era morta? Ugo giacque
+ancora, e sognò la ghiacciata requie dell'avello, sognò il regno
+pallido dei morti, e vide come un grande cimitero coperto da un unico
+lenzuolo funerario. Solo il cuore gli dava tormento: e si
+diceva:--Ecco i vermi lo forano: i vermi? Questi che martellano così
+sono avoltoi di rapina!--Sentiva un che di tepido sul volto; al petto
+si stringeva qualcosa, e andava susurrando:--I morti almeno credono
+all'angiolo della resurrezione! Ecco che coll'ala mi scalda la fronte!
+Ma com'è penetrato nell'avello? Qui sono alla _curte_, con mio
+padre.... Lui si sfa, ma è tutto freddo e orrendo.... Che cos'ho al
+petto?... La mia fascia dell'armi?... Vorrei sapere che sarà scritto
+su questa pietra.... Pietra? Ma io non giaccio sotto! io sono portato
+dall'acque di un fiume che va alla valle, al mare. Chi mi scalda? Sono
+quelle ciocche di capegli di donna che ho tanto baciate!...--Infine
+provò un freddo solo: sparvero le visioni: e fu come sepolto....
+
+Ugo si svegliò. Egli aveva ficcato la persona nella spaccatura della
+rupe: nel togliersi di là, ancora guardò giù e alla prima luna, che
+splendeva bugiarda di lontano, vide proprio Susa e Bussoleno....
+
+Ma che? Santa Maria! lungo la Dora strisciavano sì e no nel vapore
+denso e radente certi e certi fuochi.... Di sopra al suo capo il cielo
+era sempre livido e brumoso e freddissimo.
+
+--Se là ci fosse guerra!--ringhiò Ugo, e si rizzò, scosse la bimba,
+con grand'ansia e con grande tormento vide ch'ella era viva: allora
+prese a discendere dal colle dell'Assietta verso quella valle.
+
+Cammina, e cammina.... Aveva fame. Se egli avesse avuto quello
+sparviero stecchito presentato all'omaggio! Picchia a una capanna, è
+deserta: a un'altra, è deserta: a un'altra, è deserta: tutte deserte.
+Nemmanco la provvidenza ha pietà, perchè sul monte comincia la neve a
+cadere a fiocca a fiocca, e s'addensa il nebbione: di lontano sparisce
+la luna.
+
+Ugo si precipita giù, giù, giù....
+
+Giunge a Meana. Là vi è una cappelletta dei poveri morti, un arcuccio
+soffogato in un pattume con cinque o sei crani grotteschi. Ugo, per la
+nessuna pietà che i morti ebbero per lui, insulta quegli avanzi,
+imbrattandoli coll'istessa poltiglia che loro serve di guanciale:
+raschia la terra e trova una mano ricisa di fresco. La mano ha le dita
+volte al basso, verso Susa.
+
+--Accetto l'augurio!--dice Ugo, inconscio di ciò che lo aspetti, e si
+leva: svoltando dietro la cappella con troppa furia poco sta che non
+ischiacci la bambina: ed ecco trova raccosciati sulla roccia
+consacrata un uomo e una donna. Sono vivi? sono morti? Che fanno?...
+L'aria è buia.
+
+--Chi siete?-domanda Ugo.
+
+I due sobbalzano spaventati, lo guardano, poi sembrano rassicurarsi,
+piangendo.
+
+--Chi siete?
+
+E l'uomo:--Fuggite, o cristiano, se avete lena! Fuggite! Non cercate
+di nessuno! Noi abbiamo fallato il cammino.... e ci siamo rassegnati a
+morire qui!
+
+--Come? Che vi accadde?--ridomanda Ugo, già fiutando l'odore del
+combattimento. Ma con chi c'era guerra? perchè? Qual rumore era giunto
+agli alti picchi del suo nascondiglio?
+
+E la donna:--Ah! voi siete di quelli scampati già da ieri e non
+sapete! Ben faceste. O Signore!--e col massimo affanno, ripiombando e
+facendosi segno di croce:--Oggi Alzor è alla Dora!
+
+--Alzor?--meraviglia spaventosamente Ugo. Ugo sapeva che da tempo il
+padre gli aveva detto che quel Saracino era calato di Provenza per
+ghermire la lontana, lontanissìma Genova: poi i casi di Ugo e il
+rumore della guerra contro Adalberto avevano fatto tacere nelle valli
+ogni altra novella d'armi. In due anni, da due o tre boscaiuoli,
+romiti come lui che non varcavano le loro selve, Ugo aveva udito che
+Casale era minacciata, e suonava un gran nome di dimonio, Alzor: ma
+Casale era lontano, eh! Poi più nulla. Solamente il giorno prima,
+quando aveva passato celeremente il Chiusone, spinto da un sogno
+inquieto che aveva fatto, quando aveva chiesto:--C'è forse un signore
+potente, il quale abbisogni di braccia per apparecchiare le travi alle
+macchine di guerra?--aveva saputo che Adalberto s'armava. Aveva
+sfuggito ogni casa, pure aveva chiesto, tormentosamente simulando, ad
+alcuni valligiani le novelle della sua rocca e di quella di Imilda,
+ma, ingozzandole amare, nulla più aveva potuto né chiedere troppo
+attento, né ascoltare da quei disattenti. Solo per caso udì, sul
+piazzaletto di una tavernaccia, un ribaldo bandire una nuova taglia di
+sei in sei mesi sulla testa di Ugo, per comando di Oberto, promettendo
+i tre mucchietti d'oro di prammatica. La gente quasi rideva. Ugo?
+Andatelo a prendere! Dove sarà? Solo il banditore aveva
+detto:--Bonello ci penserà: sa tutto: domani Bonello giura che
+guadagna la taglia. Ai monti!--e tant'altre cose.--Ugo era fuggito,
+aveva rivalicato il Chiusone, s'arrampicava alla capanna. Adalberto
+s'armava ancora? Contro chi? Certo contro i vassalli ancora. Ugo nulla
+sapeva: quindi quasi domandò a se stesso:--Alzor? il saraceno? Come?
+Egli già qui?
+
+E l'uomo alla cappelletta:--Mi difesi! Ho sette ferite! All'ultimo
+m'ebbi mozza la mano. Venni qui a seppellirla in luogo consacrato.
+Laggiù in oggi ogni misfatto è permesso: è divenuta terra di saracini
+la nostra. Perché siete fuggito voi, ieri, al momento del supremo
+pericolo?
+
+E la donna:--Fuggite nella valle del Chiusone! Fuggite, se avete un
+bambino, e se quello è ancora vivo tra le vostre braccia. Io fui
+madre!
+
+Ugo ridomanda:--Ma come?
+
+E l'uomo:--Che giorno d'estrema ruina! Ma il sire di Saluzzo e quello
+di Susa resisteranno ancora! Io sarò con essi! Donna, lasciami! Io
+voglio essere con essi!
+
+E la donna:--O Signore, perchè non mi avete uccisa insieme al mio
+bambino?
+
+Ugo, ancora chiedendo:--Ma come?--e non avendo risposta da quegli
+impazzati dal dolore, che continuavano a crederlo un fuggitivo, Ugo
+muove il passo innanzi, dicendo:--V'è battaglia dunque?
+
+E l'uomo:--Alzor ci piombò con un lancio da liopardo! O Signore nostro
+Jesù, per la fede sacratissima del tuo vangelo, ti supplico, ti
+supplichiamo! Ora ti veggo, o montanaro. Sei pronto tu? Ma non hai la
+scure neanche tu? Su, istessamente: adopreremo scheggioni di rupi! Su!
+su, su, tutti alla riscossa, da Susa con messer Oberto capitano e con
+Adalberto!--e l'uomo si alzò, barcollando.
+
+--Oberto? Adalberto? Ancora sono vivi? Non li straziò oggi il
+saracino?--imprecò terribilmente Ugo.
+
+--La Iddio mercè, tanta sventura non è ancora avvenuta!--lamentò
+l'uomo, e fraintendendolo, s'accese nel furore di Ugo:--Da Susa a
+Saluzzo cogli altri migliori duci, Taizzone, Agobardo, Fulberto,
+insomma da Susa a Saluzzo si vuol resistere, per la gloria di Maria
+santissima! Su, su, su! Una spada!... Se non avessi mozza la destra!
+Se non avessi la donna che mi trascina alla viltà!
+
+E la donna:--Non eravamo rassegnati a morire qui?
+
+--E Oberto, Adalberto?--ridomanda Ugo potentemente.
+
+E l'uomo:--Sapranno resistere! Oh se sapranno!...--e dopo una tremenda
+pausa:--Se pure un traditore non schiude al saracino i passi delle
+valli, girando dietro l'alpi e abbattendo ad una ad una le castella
+vassalle a quei valorosi!
+
+--Ah!--geme Ugo con suono ineffabile.
+
+L'uomo si caccia a piangere, lasciandosi andar giù sul terreno fino ad
+insozzarsi di mota la fronte.
+
+Ugo fatale invidia quella posizione di massimo avvilimento, ma i suoi
+muscoli s'inturgidano, la persona si leva audace: egli è invaso da un
+tremito spaventoso e inciocca i denti pel ribrezzo della febbre.
+
+Succede un momento di terribile ansia.
+
+Poi Ugo, guardando giù, oltre la valle, quei fuochi di guerra,
+interroga cupamente:--Messere, o barone o boscaiuolo, che cercate voi?
+
+--Io la vendetta!--esulta l'uomo e rizza la testa.
+
+--E la vorreste?
+
+--A qualunque costo!--ma l'uomo ricade agonizzando. Ed Ugo con spasimo
+satanico di gioia:--Sono straziato io più di voi! Io voglio la
+vendetta, a qualunque costo! Diceste che laggiù in oggi è terra di
+pagani ed ogni misfatto è permesso? Vi auguro di morire! Morite, qui,
+subito! Non ascolterete l'atrocissimo delitto!
+
+Ugo precipita dalla montagna, e alla bambina famelica dà a suggere le
+proprie labbra lorde di sangue e di bava....
+
+
+
+
+CAPITOLO XII.
+
+
+Alzor, nato dalla stirpe di Maometto, fremebondo di sterminata
+ambizione di conquista, audace per giovanissima anima e crudele e
+insaziato, era uscito profeticamente da' suoi deserti di sabbia e di
+sole, aveva predato l'Egitto, la Numidia, il regno de' Mauri, e,
+tragittato il mare, co' suoi tigri di soldati aveva rotti i Goti e i
+confratelli Arabi di Spagna. Dalla Spagna era piombato in Provenza, di
+Provenza, per sommo castigo di Dio, in Italia. Qui giurò nel nome di
+Maometto di piantare il suo seggio fatale.
+
+Il luogo di Frassineto serba incerte e guerresche tradizioni intorno a
+queste orde di miscredenti. Negli _Annali d'Italia_ il Muratori cita
+all'anno DCCCXXXIII Frodoardo cronista (in Ch. T. II Rer. Franc.
+Du-Chesne): i Saraceni abitanti in Frassineto _meatus Alpium occupant,
+atque vicina quaeque depraedantur_. All'anno DCCCCXL Frodoardo ancora
+dice che "una gran brigata d'Inglesi e Franzesi, incamminata per
+devozione a Roma, fu costretta a tornarsene indietro, _occisis corum
+nonnullis a Saracenis. Nec potuti Alpes transire propter Saracenos,
+qui Vicum Monasterii Sancti Mauritii occupaverunt_. Se qui è indicato
+il Monastero Agaunense di S. Maurizio ne' Vallesi, avevano dilatato
+ben lungi quegli Infedeli assassini di strada il loro potere". Segue
+ancora il Muratori, all'anno DCCCCXLI: "Circa questi tempi più che mai
+infierivano i Saraceni abitanti in Frassineto ai confini dell'Italia e
+della Provenza (Liut., lib. 5, n. 4). Studiava il Re Ugo la maniera di
+snidare quei crudeli masnadieri, e conoscendo di mancargli le forze
+per mare, giacchè in quei tempi gli Imperatori e Re d'Italia poco
+attendevano ad avere armate navali, prese la risoluzione d'inviare
+ambasciatori a Costantino e Romano Imperadori de' Greci, per pregarli
+di volere a lui somministrare una competente flotta di navi con fuoco
+greco, acciocché mentr'egli per terra andasse ad assalir quei barbari
+ne' loro siti alpestri, esse incendiassero i legni dei mori, ed
+impedissero, che non venisse loro soccorso dalla Spagna." E Frodoardo
+ancora, all'anno DCCCCXLII: _Idem vero Rex Hugo Saracenos de Fraxinedo
+eorum munitione desperdere conabatur_. Osserva il Muratori: "Pertanto
+dovrebbe appartenere all'anno presente ciò che scrive Liutprando (lib.
+50, n. 5). Cioè che avendo Romano Imperadore inviato uno stuolo di
+navi a requisizione del Re Ugo, questi le incamminò per mare a
+Frassineto. L'arrivo d'esse colà, e il dare alle fiamme tutte le
+barche dei Saraceni che quivi si trovarono, fu quasi un punto stesso.
+Ugo nel medesimo tempo arrivò per terra a Frassineto colla sua armata.
+Pertanto non si fidando i Barbari di quella lor fortezza,
+l'abbandonarono e tutti si ridussero sul Monte Moro, dove il Re li
+assediò. Avrebbe potuto prenderli vivi, o trucidarli tutti: ma per un
+esecrabil tiro di politica se ne astenne. Tremava egli di paura, che
+Berengario, già marchese d'Ivrea, fuggito in Germania, non
+sopravenisse in Italia con qualche ammasso di Tedeschi e Franzesi.
+Però licenziata la flotta dei Greci, capitolò con gli assediati
+Saraceni di metterli nelle montagne che dividono l'Italia dalla
+Suevia, acciocchè gli servissero di antemurale, caso mai che
+Berengario tentasse di calare con gente armata in Italia. Non è a noi
+facile l'indicare il sito, dove a costoro fu assegnata l'abitazione.
+Solamente sappiamo, che a moltissimi cristiani, i quali incautamente
+vollero passare per quelle parti, tolta fu la vita da quei malandrini:
+iì che accrebbe l'odio e la mormorazione degli Italiani contro di
+questo Re Ugo, il quale lasciò la vita a tanti scellerati, affinchè
+potessero levarla a tanti altri innocenti...."
+
+Abbiamo voluto citare questo fatto di Ugo per soggiungere che un altro
+Ugo, non re certamente, ma una figura bieca che la tradizione ci dice
+senza certezza cavaliere e boscaiuolo, un altro Ugo, non nelle grandi
+pagine del Muratori, ma sulle cartapecore sibilline del romito di
+Malandaggio, appare di nefastissimo nome ai cristiani e agli abitanti
+delle valli intorno a Saluzzo. Quando è morto il romito? Quando
+veramente è vissuto quell'Ugo? Nessuna data è certa. Anche la
+tradizione è morta da un pezzo. Frassineto ebbe delle leggende, e sono
+svanite: Malandaggio ebbe un romito vecchio che scrisse e che morì, e
+un altro che misteriosamente gli successe, che non aveva scritto,
+perché aveva operato, e non scrisse perché ancora operò prima di
+morire....
+
+. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
+
+
+
+Non ci intrichiamo nella storia a stabilire date o a fissare il
+progresso di questi Saraceni, ma pel romanzo accettiamo la tradizione.
+
+Più breve d'ogni cronista, e senza mettere date, eloquentissimo, il
+romito che scrisse lasciò questa memoria:--Cadde Genova, cadde Casale,
+cadde Torino. Alzor è alla Dora!
+
+Alzor era alla Dora. Una sera di un giorno vittorioso egli aveva posto
+l'alloggiamento in un Santuario della Vergine. Fulgente di gioia,
+gloriosissimo e temuto, sontuosamente vestito, colla spada ricurva e
+con un pennacchio di diamanti, egli sedeva sui gradini dell'altare
+maggiore: gli incensi cristiani e e gli aromi insidiosissimi degli
+_harem_ intorno a lui spandevano tepori e profumi: uno schiavo di
+Provenza suonava l'organo da flato: vampeggiavano per scherno sulle
+fredde lastre dei morti due grandi cataste di pino olente: danzavano
+seminude, procaci e velenose, o si raccosciavano sui sacri paramenti,
+afflosciate dalla voluttà, venti schiave diverse, dalla nerissima alla
+bronzina, alla candida rosata. Alzor banchettava: servivano a lui e
+alle femmine i vasi d'oro e d'argento, che aveva predato nella sua
+corsa di conquista, e per abiti si buttavano indosso le _planetas de
+coco e toalias cum frixio_, opere plumarie, e _crysoclava et vela
+holoserica, de basilisci, fundatum de alithinum_, della Soria, di
+Costantinopoli, della Persia, dell'Egitto, le cose insomma che
+troviamo nelle cronache dell'evo medio, e gli ornamenti, come
+_inaures, anulos, dextralia et perselides, monilia olfactoria, acus,
+specula_. Dall'Africa e dalla Spagna aveva rubato cortinaggi, addobbi,
+_tapetia belluata_, che Sempre trascinava con sé, profumandoli coi
+nettari e insozzandoli col sangue, letti di voluttà e coltri pei
+moribondi.
+
+Alzor, dice il romito, calpestava una veste della santa Madonna di
+Provenza, _vestem chrysoclavam ex auro gemmisque confectam, habentem
+historiam Virginis cum facibus accensis mirifice comtam_. Alzor
+giaceva trionfalmente sui cuscini palpitanti di otto o dieci
+ardentissime more: Alzor, al principio dell'orgia, s'era circondato di
+cento armati fedeli: aveva il carnefice al fianco, e pure a fianco un
+bardo ispirato della sua razza che cantava le vittorie di quel giorno
+e la somma protezione di Maometto:--O felice, o potente, o caldo, o
+amato, o pasciuto, o protetto dal profeta, Alzor! Tu hai Dio, il
+denaro, la donna, la spada, la vittoria. Preghi coll'ardore del nostro
+sole adorato: getti le gioie e gli ori come il villano getta la
+semente: le donne si sdraiano su tuoi tappeti e muoiono di voluttà,
+felici se il loro ultimo sospiro ti rinfocola un nuovo tripudio: la
+tua spada è più possente e più curva del grand'arco dei cieli;
+insanguinata, si gemma: nè sul tuo acciaio s'annubila il riflesso
+mesto del tramonto.... Il tramonto? Chi dirà questa parola?
+
+Alzor aveva già fatto un cenno al carnefice.
+
+Continuava il bardo:--La vittoria, la gloria, il regno! Esulta, o
+Alzor!... Esulta!... Noi ti adoriamo!
+
+Ricominciava l'orgia, e Alzor era felice. Sì, aveva Dio, il denaro, la
+donna, la spada, la vittoria! Felicissimo!
+
+Udite strano contrasto. Quella sera, in quell'ora di beatitudine
+smodata, a un tratto entrò nella chiesa un montanaro.
+
+Egli era lacero e scarmigliato, insozzato, puzzolente e sinistro. Cupo
+come una belva famelica, livido pel freddo, custode rabbiosissimo di
+un fardelletto di pelli, si drizzò, camminando sui tappeti, le sete,
+le coppe rovesciate e gli ori, fra le donne nude, al riverbero del
+fuoco, fra il fumo degli incensi e delle dapi, fra il canto del bardo,
+si drizzò verso Alzor.
+
+Cessò l'orgia.
+
+--Chi sei tu?--domanda l'audacissimo Saracino. Le sue guardie gli si
+stringono appresso: il carnefice ghigna: ma più maledette ghignano le
+femmine insaziate....
+
+Il montanaro pare nè vegga nè ascolti.
+
+--Chi sei tu?--ridomanda Alzor:--Non temo l'insidia! Si scuote allora
+l'uomo e grida profondamente:--E tu chi sei?
+
+--Io un eletto del profeta.
+
+--Io un castigato da Dio.
+
+E Alzor già infastidito:--Ebbene? Che cerchi qui?
+
+--La mia vendetta!
+
+Vieppiù si stringono le guardie: e le donne ancora, svegliandosi
+briache, superano in protervia crudele il carnefice. E Alzor
+discacciandolo:--Vanne!
+
+Ma il montanaro ruggisce:--No!
+
+--No! no!--supplicano intorno le schiave, avide di sangue,
+
+--Ebbene parla--comanda Alzor.
+
+--Io parlerò! Tu sei potente, o Alzor! Osanna! Ma tu hai fallato se
+credi di resistere nel piano alla colleganza dei signori da Saluzzo a
+Susa.
+
+--Parla.
+
+--Io parlerò!... Tu sarai vittorioso, o Alzor!--esulta il montanaro,
+stringendo il suo fardelletto come se fossevi correlazione tra la sua
+mente e quello:--Si. Io ti apro i passi delle valli: lungo la Dora ti
+conduco in valle del Chiusone, là sorprendi quelle rocche che sono
+vassalle al sire di Susa: poi ti slanci improvviso dai monti sopra
+Saluzzo, senza che dalla Dora Taizzone, Agobardo, Fulberto, possano
+mandare aiuto ai collegati.--Poi, sfavillante orrendamente in volto,
+colla gioia di un profeta:--Nella valle del Po vi sono le castella di
+un Adalberto, di un Oberto, di un Baldo. Se vinci, come ti giuro che
+vincerai, mi dai que' tre prigionieri? Alzor fece circondare l'uomo
+dagli armati: credette sì e no: e disse:--Vuoi altri patti?.
+
+--Hai tu ancelle?--sospirò il montanaro, quasi emettendo un alito di
+fuoco.
+
+--Il sorriso dell'amore è più bello fra l'armi. Vedi le mie conquiste!
+Ho egiziane, numide, maure e gote, arabe, spagnuole, provenzali,
+serpenti contìnui di continue voluttà. Uomo, non guardarle! Ti
+comando. Sei tu, cristiano, che aspiri al mio paradiso? Ascolta: ho
+anche l'aguzzino.
+
+--Non ascolto! Ma supplico!--gemette il montanaro:--Tu hai ancelle:
+cerca il seno più ardente, e, fammi somma carità, lascia che il latte
+sia succiato da chi muore di fame! Ho qui una bambina morente!
+
+--Che? i vagiti fra l'armi?
+
+Allora il montanaro, facendosi pensoso e sciogliendo il fardelletto,
+mostrò una creaturina già quasi paonazza, un piccolo mostro di dolore:
+e disse:--Su questa bambina, nata da conti illustri, c'è su
+copiosissima taglia ove sia consegnata ancora viva in valle di Po, a
+Lanciasalda. Se vuoi, là ti aspetterò, e la ventura è tua.
+
+--Cristiano, quante castella vale?--domandò Alzor che intendeva sotto
+quelle poche parole nascondersi un gran mistero di fatti.
+
+--Tre castella. Ma mi darai i tre prigionieri.
+
+--Ho da pagare Almor, Zanata, Zullik, rapacissimi. I soldati vogliono
+posa, i duci oro.
+
+--T'offro guerra breve e tesori.
+
+--Cristiano, ciò che hai detto è conforme a verità?
+
+--Interroga il profeta.
+
+--Il profeta non risponde: mi risponderà la tua testa.
+
+E il montanaro si piegò tutto come se sopra il suo capo gravasse una
+catena di ferro. Erano anella e anella di delitti: era la catena del
+destino.
+
+Ed Alzor, sorgendo e ributtando una egizia che gli si avvinghiava
+pregando, comandò:--Suonate le chiarine e i timballi.
+
+L'uomo baciò la figlia: poi la vide suggere da un seno
+avidissimamente: poi si volse ad Alzor:--Io sarò con te!
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+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK, UGO ***
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+which is only about 4% of the present number of computer users.
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