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diff --git a/.gitattributes b/.gitattributes index 6833f05..d7b82bc 100644 --- a/.gitattributes +++ b/.gitattributes @@ -1,3 +1,4 @@ -* text=auto -*.txt text -*.md text +*.txt text eol=lf +*.htm text eol=lf +*.html text eol=lf +*.md text eol=lf diff --git a/76369-0.txt b/76369-0.txt index 21b9461..50adfe8 100644 --- a/76369-0.txt +++ b/76369-0.txt @@ -1,4 +1,8 @@ *** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76369 *** + + + + COPERTINA E FRONTESPIZIO Cettina Ajossa Natoli Grifeo @@ -260,12 +264,12 @@ chiamando, chiamando fra i singhiozzi disperati! A poco a poco qualcuno si avanzava: una guardia, un pompiere, un uomo in camicia, una donna avvolta in una coperta di lana; due, mezzo nudi, -portavano un ferito, unʼaltra moriva nel punto che veniva adagiata a +portavano un ferito, un’altra moriva nel punto che veniva adagiata a terra; una giovane si buttava giù dal terzo piano; un vecchio in camicia correva a perdifiato; una bambina stesa bocconi chiamava disperatamente la madre. Vedemmo qualche autorità cittadina, raccomandandoci per avere aiuto; impartì degli ordini a due guardie, -ma quelle si ribellarono affermando che non cʼerano ordini da dare o +ma quelle si ribellarono affermando che non c’erano ordini da dare o da eseguire in quei momenti, ognuno aveva i suoi morti e doveva pensare a sè. @@ -274,26 +278,26 @@ stava dinanzi, con una sola parola di dolore: «Meine Tochter» [13] ed egli commosso salì sulle macerie della via traversa, scese in un vuoto che vi si era formato dentro, risalì, guardò da tutte le parti, mi chiese il caro nome e lo gridò forte, forte, con una dolcezza -nellʼaccento straniero che mi entrò nellʼanima; e mio marito, che lo +nell’accento straniero che mi entrò nell’anima; e mio marito, che lo seguiva, accennava scrollando il capo e con le braccia aperte, che non vi era nulla! - Nichts, nichts - ripeteva quel buono, che era veramente addolorato, e si allontanò, voltandosi di tanto in tanto a salutarci con la mano. -Dʼun tratto ci vediamo innanzi il nostro Nino, il buon Nino di +D’un tratto ci vediamo innanzi il nostro Nino, il buon Nino di Ganzirri, il fattore affettuoso che ci era caro come parte della -famiglia. In quellʼistante egli era per noi il passato e la speranza, +famiglia. In quell’istante egli era per noi il passato e la speranza, e solo per la sua presenza il coraggio ci rinacque in cuore. Egli attribuiva il nostro stato al terrore di quella tragedia, ma quando -guardò intorno a noi e non vide... anzi _vide_ lʼassenza... proruppe +guardò intorno a noi e non vide... anzi _vide_ l’assenza... proruppe in pianto. Così, raccolti nel dolore senza conforto, ci abbandonammo di nuovo, alla immensa nostra sciagura. -Venne il nostro cocchiere ad unirsi al gruppo. Anchʼegli amava tanto +Venne il nostro cocchiere ad unirsi al gruppo. Anch’egli amava tanto _la signorina piccola_. -Dʼun tratto, come per una comune tacita intesa, ci lanciammo tutti +D’un tratto, come per una comune tacita intesa, ci lanciammo tutti negli inutili tentativi. Impossibile! [14] Nino con le braccia protese esclamò: ci vorrebbero otto giorni di @@ -311,23 +315,23 @@ Vennero poi i Ruffo e gli Ossada ai quali chiesi notizie di comuni amici... Oh! Nino e il cocchiere, tornando dalle infruttuose ricerche dalla casa -della mia povera Paolina - lʼamica dilettissima, lasciata la sera +della mia povera Paolina - l’amica dilettissima, lasciata la sera innanzi - mi tolsero, anche su quella cara, ogni speranza. Allora pensai a tutte le persone cui da tempo avevo legato il mio cuore, ed una profonda amarezza per quelle vicine ed un atroce dubbio per quelle -lontane mi si addensarono nellʼintima trepidazione. Era poi certo che +lontane mi si addensarono nell’intima trepidazione. Era poi certo che quel disastro fosse avvenuto soltanto in Messina? Era così straordinario tutto che tutto mi pareva disastro. Non era il mondo sprofondato? E Maria? Il pensiero della figlia lontana che fino allora -mi seguiva come lʼunico conforto che mi rimanesse nella vita da [15] +mi seguiva come l’unico conforto che mi rimanesse nella vita da [15] trascinare ancora, diventava tormento: Era avvenuta una simile -catastrofe a Napoli? Non avevo io forse perduta lʼaltra figlia lontana? +catastrofe a Napoli? Non avevo io forse perduta l’altra figlia lontana? -Dʼun tratto qualcuno accanto a me disse che una voce femminile +D’un tratto qualcuno accanto a me disse che una voce femminile chiamava: mamma. Mi precipitai da quella parte, scesi, saltai, -mʼinerpicai, caddi, chiamai, mʼinginocchiai, pregai. Mi dissero che +m’inerpicai, caddi, chiamai, m’inginocchiai, pregai. Mi dissero che era una ragazza. Tutto mi parve possibile; mi prostrai distesa, -baciando la terra che me lʼaveva risparmiata... +baciando la terra che me l’aveva risparmiata... Due uomini reggevano la piccola persona sanguinante che ancora diceva: «mamma, mamma» con voce fioca. @@ -341,7 +345,7 @@ essere tutto per me. Nino, intanto, con una scala tolta ad imprestito per pochi minuti, era salito in casa, aveva potuto prendere qualche vestiario gettandolo dal -balcone, aveva trovato una borsetta chʼio solevo portare fuori; in un +balcone, aveva trovato una borsetta ch’io solevo portare fuori; in un portagioielli sulla tavola accanto al mio letto aveva preso le perle che portavo sempre e che solo in quella notte mi ero tolte per la rottura del fermaglio, e uno spillo [16] con una data e un ciondolo @@ -351,8 +355,8 @@ qualche cosa di mio, qualche cosa che restava del passato. Guardai dentro per cercarvi un fazzoletto, vidi invece un piccolo ventaglio che avevo usato due sere prima al teatro: un ventaglietto tutto dipinto da lei, fattomi trovare per sua amorosa cura sotto il tovagliolo, -in un pranzo di famiglia, una sera di festa. Fu così grande lʼamara -gioia di saperlo là, con me, chʼio non volli aprirlo perchè nessuno +in un pranzo di famiglia, una sera di festa. Fu così grande l’amara +gioia di saperlo là, con me, ch’io non volli aprirlo perchè nessuno assistesse alla mia commozione e chiusi la borsa e me la strinsi al petto con gli altri due tesori. Tutto il mio bene era là: un libro, una scatola, un ventaglio. @@ -360,16 +364,16 @@ una scatola, un ventaglio. E a Ganzirri? Che mi rimaneva a Ganzirri? Lo domandai senza speranza a Nino che scosse le spalle: nulla, più nulla. -Allora, apprezzai al giusto lʼaffetto del nostro Nino: egli aveva +Allora, apprezzai al giusto l’affetto del nostro Nino: egli aveva lasciato la famiglia, i piccoli cinque figli che gridavano spaventati, era passato su macerie, aveva scavalcato muri, era arrivato al villaggio di Ganzirri per trovarvi il cognato marinaio e insieme erano -andati poi in cerca del fratello dʼun altro cognato; si erano affidati +andati poi in cerca del fratello d’un altro cognato; si erano affidati al mare tempestoso e con pericolo in ogni [17] tremenda ondata, erano arrivati a Messina. E a Messina poi i due forti marinai avevano compiuto atti eroici di salvataggio. -Quando i Ruffo e i dʼOssada e quanti altri erano in quella piazza +Quando i Ruffo e i d’Ossada e quanti altri erano in quella piazza avevano preso la loro decisione e ognuno se ne andava per vie diverse, quando i pochi feriti là trasportati morivano ad uno ad uno, quando eravamo rimasti quasi soli e la pioggia cadeva fitta su di noi, che @@ -384,21 +388,21 @@ nostra creatura, ci lasciarono persuadere e ci affidammo a Nino perchè noi non sapevamo pensare a nulla. - A Ganzirri è impossibile, la casa è crollata tutta: dovrebbero stare -allʼaperto e, di più, bisognerebbe andarci per mare e la nostra barca è +all’aperto e, di più, bisognerebbe andarci per mare e la nostra barca è mezza rovinata. È meglio che vadano su qualche vapore per passarvi la notte; domani io tornerò [18] e vedremo se arriveranno aiuti da fuori e scaveremo. -Cʼincamminammo, sotto la pioggia che si andava facendo più fitta, verso +C’incamminammo, sotto la pioggia che si andava facendo più fitta, verso lo sbarcatoio; salutammo prima il luogo sacro, io baciai quella terra che la nascondeva e, come avevo fatto a lei per venti anni, e la sera -innanzi per lʼultima volta sulla purissima fronte, stesi la mano tra le +innanzi per l’ultima volta sulla purissima fronte, stesi la mano tra le macerie e feci il piccolo segno di croce e, come poche ore prima, dissi e ripetei: Benedetta, figlia mia, figlietta mia, benedetta. Nell’intimo mio risuonò quella voce: Mamma, mamma mia cara, cara, cara. -E cʼincamminammo nel dolore immenso, verso lʼignoto. +E c’incamminammo nel dolore immenso, verso l’ignoto. Per salire sul battello mercantile che più vicino era ancorato, avrei dovuto servirmi della scaletta che scendeva perpendicolare sul fianco @@ -406,7 +410,7 @@ del legno. Come fare? Con quelle scarpe, con quel pastrano, quel libro, quella scatola, quella borsa che non cedevo neppure per un solo istante! -Ci gridarono dallʼalto che non potevano riceverci, che già era tutto +Ci gridarono dall’alto che non potevano riceverci, che già era tutto pieno. - Per carità - gemetti - soltanto per la notte! @@ -430,44 +434,44 @@ Entrammo nella piccola sala ove tutti i posti in giro erano occupati, e al centro, per terra, su alcuni sacchi pieni di chissà quale preda accumulata durante quel triste giorno, stavano uomini e donne e bambini in un gruppo che pareva di belve. Soltanto in un angolo, accanto -allʼentrata, vʼera un po’ di spazio fra un sedile occupato e la porta +all’entrata, v’era un po’ di spazio fra un sedile occupato e la porta aperta, io mi ci costrinsi a stento, fra la manifesta contrarietà generale e la ostilità del vicino. Giovanni sedette a terra, ai miei -piedi. Lʼoscurità crescente ci nascondeva i feriti che udivamo +piedi. L’oscurità crescente ci nascondeva i feriti che udivamo lamentarsi. Io soffrivo molto, in special modo alla testa, sulla quale un impasto di sangue, di terra, di capelli, si era formato sotto la pioggia la cui umidità ora mi penetrava tutta. -[20] Così abbandonata nellʼombra, posai il mio tesoro in grembo e +[20] Così abbandonata nell’ombra, posai il mio tesoro in grembo e finalmente pensai: venti anni si svolsero dinnanzi a me; venti anni di cure, di affetto, di premurose attenzioni, di materni orgogli, -dʼineffabili tenerezze passarono palpitanti nella mia memoria; +d’ineffabili tenerezze passarono palpitanti nella mia memoria; e la mia Alfrida ne balzava fuori in ogni sua dolce espressione, nel fulgore della sua intelligenza, nella soavità della sua piccola persona, nella grande saggezza del suo pensiero, nel forte dominio -della sua volontà; era là lʼangelica figlietta mia la cui modestia non -le aveva permesso di accettare il motto chʼio volevo darle: +della sua volontà; era là l’angelica figlietta mia la cui modestia non +le aveva permesso di accettare il motto ch’io volevo darle: «Nella soavità sta la mia forza». Era lì con me, intorno a me, dentro di me la bionda figurina che poche ore prima avevo veduto allontanarsi attraverso lo specchio, tutta irradiata nella luce che dalla lampada elettrica vi si rifletteva. -Ed ora? Dove, dovʼera la creatura mia? Là, sotto le macerie, +Ed ora? Dove, dov’era la creatura mia? Là, sotto le macerie, sfracellata! Rivedevo la forma della testolina fulgente; era -maravigliosamente bella la linea nellʼattaccatura del collo che io +maravigliosamente bella la linea nell’attaccatura del collo che io ammiravo sempre, stentando a tacere il mio entusiasmo. Ora, forse, quella testa era staccata dal collo che pareva uno stelo. O figlia, -o creatura dellʼanima mia! +o creatura dell’anima mia! -[21] Lʼoscurità fu completa a bordo: nessun lume, neppure quello di -segnale sullʼalbero; nessuno del personale manovratore, nessuno -dellʼequipaggio; il mare si agitava sempre più; lʼangoscia del buio ci +[21] L’oscurità fu completa a bordo: nessun lume, neppure quello di +segnale sull’albero; nessuno del personale manovratore, nessuno +dell’equipaggio; il mare si agitava sempre più; l’angoscia del buio ci afferrò tutti; voci di sgomento si levarono. Qualcuno poi disse di aver trovato una mezza candela, fu quindi accesa con un grido di sollievo da ogni parte. Mi azzardai di dire che avremmo dovuto calcolare approssimativamente il tempo del consumo per tenerla spenta a -intervalli e farla durare così fino allʼalba. +intervalli e farla durare così fino all’alba. In tal modo passavamo dalla oscurità completa alla mezza ombra, guardando tutti a quel poco di luce come al sole. Intanto ognuno faceva @@ -475,25 +479,25 @@ il suo tragico racconto. Io tacevo sempre. L’ondulazione del legno si accentuava semprepiù, pareva di essere in alto mare; una guardia marina ferita raccontava gli orrori del -maremoto; un brivido correva in ogni fibra. Dʼun tratto, nella +maremoto; un brivido correva in ogni fibra. D’un tratto, nella oscurità, i finestrini apparvero come grandi occhi di fuoco. Che accadeva? Già da un pezzo si spandeva intorno un lontano odor di bruciato e una leggiera nebbia cominciava ad avvolgerci, prendendoci poi alle narici, alla gola; ma ora ci pareva di soffocare, accumulando -quella mancanza dʼaria libera alla calcina che si era arrestata in +quella mancanza d’aria libera alla calcina che si era arrestata in gola. Tutti, sgomenti, volevano [22] sapere. I più forti si fecero -largo a pugni, guardarono dal buttalume e annunziarono lʼincendio +largo a pugni, guardarono dal buttalume e annunziarono l’incendio nella città distrutta. Noi due tacemmo: io mi strinsi ancor più nel mio dolore per quel nuovo strazio, ma la mia mano cercò quella di mio marito per trovarvi conforto. Qualcuno disse: brucia la casa Crisafulli, brucia la casa -Ruffo, brucia lʼHôtel Trinacria... La mia mano ricadde nellʼabbandono -dʼogni forza, quasi rifuggendo da ogni conforto. +Ruffo, brucia l’Hôtel Trinacria... La mia mano ricadde nell’abbandono +d’ogni forza, quasi rifuggendo da ogni conforto. -Anche lʼincendio, dunque! +Anche l’incendio, dunque! -Lʼàncora staccata dal fondo sceso di molti metri, dava il legno in +L’àncora staccata dal fondo sceso di molti metri, dava il legno in balìa delle onde, eravamo andati per ciò vagando di qua e di là ed ora soltanto, per la voltata presa subitamente, eravamo in linea della banchina, a cospetto del fuoco divoratore. Grida di spavento @@ -501,25 +505,25 @@ imploravano aiuto. Venne allora da un altro vapore un marinaio che non era macchinista e accese a caso la nostra macchina e lentamente ci portò verso la cittadella. -Sʼera fatto un po’ di largo intorno a me; allora tutti e due +S’era fatto un po’ di largo intorno a me; allora tutti e due inginocchiati sul sedile, con la fronte appoggiata al vetro dei -finestrini, vedemmo le fiamme allʼHôtel Trinacria. Le seguimmo con gli +finestrini, vedemmo le fiamme all’Hôtel Trinacria. Le seguimmo con gli occhi sbarrati, col cuore lacerato, le vedemmo avanzare da una stanza -allʼaltra, là, là, [23] ove lʼanima mia era rimasta sepolta con lei, +all’altra, là, là, [23] ove l’anima mia era rimasta sepolta con lei, e udimmo il crepitio sinistro e il crollare delle sconnesse fabbriche! Essendo già abbattuta la facciata dalla parte della marina, noi -potevamo vedere in tutti i particolari quel che dellʼedificio, dal lato +potevamo vedere in tutti i particolari quel che dell’edificio, dal lato via Garibaldi ove abitavamo, era rimasto. Ma ecco che quelle lingue -fumanti ci toglievano anche quei pochi resti dʼun albergo ove un -appartamento corredato dʼogni cosa nostra, ci dava lʼillusione +fumanti ci toglievano anche quei pochi resti d’un albergo ove un +appartamento corredato d’ogni cosa nostra, ci dava l’illusione della casa propria. Tutto andava distruggendosi innanzi a noi. Ecco... -ora precipita quellʼangolo, quel balcone, tutto quello che restava +ora precipita quell’angolo, quel balcone, tutto quello che restava intorno a _lei_... tutto quel che era la sua spoglia mortale dilegua nel fuoco! Dio! No. Nessuna immaginazione, nessuna pietà può intuire quello che -bruciava nellʼanima mia in quellʼora! +bruciava nell’anima mia in quell’ora! Senza una parola, senza un lamento, raecolta in quella oscurità che mi isolava dagli estranei, intenta in quella angosciosa fissità che @@ -541,13 +545,13 @@ Triste, triste spettacolo vedemmo di lassù: ovunque fiamme e rovine; copriva la lugubre scena un cielo di piombo. Sotto un paracqua, prestatomi da un dolciere, che lo avrebbe ripreso -per restare allʼaperto quando noi saremmo rientrati al nostro posto, -cioè al nostro stallo, io potei rimanere una mezzʼora in quella +per restare all’aperto quando noi saremmo rientrati al nostro posto, +cioè al nostro stallo, io potei rimanere una mezz’ora in quella desolante contemplazione. Giovanni mi stava accanto. Allora - finalmente - parlammo di lei, della nostra figlietta che era il centro della nostra piccola famiglia, rifacemmo tutta la via di quella breve esistenza seguendola ad ora ad ora; tutte le sue tenere -espressioni, la sua voce colorita dʼintonazioni insinuati, il suo +espressioni, la sua voce colorita d’intonazioni insinuati, il suo sguardo sereno, la dolcezza del suo volto che pareva dipinto dal Beato Angelico, la sua figura infantile che le faceva dare minor numero [25] di anni della sorella, pur non essendovene che uno e neppur @@ -579,15 +583,15 @@ ciò la mancanza. E che avremmo fatto noi, così, soli, senza un soldo, senza energia, senza pensiero che non fosse per rimpiangere la nostra diletta! -Si levava lʼombra della sera e noi chiudevamo il cuore ad ogni -illusione. Con lo sguardo fisso nellʼincendio io pensavo come più nulla +Si levava l’ombra della sera e noi chiudevamo il cuore ad ogni +illusione. Con lo sguardo fisso nell’incendio io pensavo come più nulla mi rimanesse; nulla: gioielli, valori, ricordi, carte, lettere, manoscritti, fotografie, oggetti che ora sarebbero stati memorie sacre: tutto un crescendo di rimpianto si allargava nel mio cuore; nulla, più nulla, nè in Messina nè in Ganzirri nè forse in Calabria. E il fuoco là di faccia seguitava a consumare tutto. Noi non avevamo -nulla, non eravamo che noi due, abbandonati in quellʼesilio, sperduti -in quellʼangoscia senza confine; senza amici che sapessero, potendo, +nulla, non eravamo che noi due, abbandonati in quell’esilio, sperduti +in quell’angoscia senza confine; senza amici che sapessero, potendo, ove trovarci; senza che la figlia nostra a Napoli e mia suocera in Calabria sapessero la nostra sorte e potessero farci sapere la loro; soli, soli, desolatamente! @@ -597,23 +601,23 @@ Forse fu quella la più triste fra le tristissime giornate che seguirono. [27] La sera, tardi, nella oscurità completa, poichè la candela era stata consumata nella notte precedente, e nel giorno non si era potuto provvedere a nulla, udimmo il cadenzato rumore di remi: tutti -avremmo voluto vedere e ci trovammo tutti alla porticina dʼuscita e +avremmo voluto vedere e ci trovammo tutti alla porticina d’uscita e ne fu tale la ressa che nessuno potè farsi strada. Poco dopo una grossa voce annunziò un uomo e la moglie, che era già fra noi, lo chiamò per nome. Egli entrò e tutti credemmo di stargli intorno poichè la grossa voce pareva venire dal centro. Cominciò col tono burbero che doveva essergli abituale: -- Tutti morti, non cʼè più nessuno; i pochi rimasti sono feriti e +- Tutti morti, non c’è più nessuno; i pochi rimasti sono feriti e moriranno. Così, meglio per tutti. Io ho perduto i miei figli; (qui la donna, che forse sperava ancora, singhiozzò) avevo la casa nello -stesso isolato dellʼHôtel Trinacria, tutto brucia e mio figlio, vivo, vi +stesso isolato dell’Hôtel Trinacria, tutto brucia e mio figlio, vivo, vi brucia dentro, chiamando aiuto. Non si può aiutarlo, assolutamente. Egli, spintovi dalle fiamme che hanno bruciato la porta a cui si era potuto afferrare, è caduto fra le macerie del Trinacria, verso -lʼangolo di via Garibaldi, dove lʼincendio è più forte. +l’angolo di via Garibaldi, dove l’incendio è più forte. -Io sentii quelle parole scottarmi lʼanima. +Io sentii quelle parole scottarmi l’anima. - Impossibile, impossibile! - tuonò ancora. @@ -623,9 +627,9 @@ tornerò giù. - Ma come avete fatto a trovare una barca? - gli fu chiesto da ogni parte. -- Mi ci sono buttato dentro ad ogni costo: era lʼimbarcazione +- Mi ci sono buttato dentro ad ogni costo: era l’imbarcazione del ferry-boat, carico di viveri. - + Allora vi fu un ammutinamento. Ognuno gridava il suo diritto sulle provvigioni salite a bordo; tutti nel buio gesticolavano, minacciavano: spinti dalla corrente impetuosa noi due ci sentivamo sbalzare di @@ -642,13 +646,13 @@ tempesta. Mercoledì {30 dicembre} -Allʼalba, quando ognuno credeva di profittare della barca arrivata +All’alba, quando ognuno credeva di profittare della barca arrivata nella notte, e cercavamo tutti di trovarci i primi sulla scaletta, -lʼimbarcazione [29] era sparita col solito personale, che andava a far +l’imbarcazione [29] era sparita col solito personale, che andava a far bottino unicamente per le proprie famiglie, e i due che mancavano dal nostro gruppo. -Ancora, dunque, una giornata dʼattesa! lo mi sentivo dʼuna debolezza +Ancora, dunque, una giornata d’attesa! lo mi sentivo d’una debolezza che mi prostrava, che mi dava il capogiro, sopratutto soffrivo il freddo e la sete che diventava insopportabile. Nella tasca del pastrano che indossavo avevo già trovato una caramella e ne avevo ora succhiato @@ -656,22 +660,22 @@ appena per serbarla a lungo, e soffrivo terribilmente. Ricordo con quale cura, dopo avermela staccata a forza di volontà dalle labbra arse, io rimettevo nella carta quella piccola sorgente -dʼun momentaneo benessere! +d’un momentaneo benessere! -Sulla testa mi si era formata una crosta che mi dava unʼacuta sofferenza +Sulla testa mi si era formata una crosta che mi dava un’acuta sofferenza ogni volta che muovendomi si attorcigliavano al collo i capelli sciolti. -Lʼumidità della pioggia che prendevo nel giorno e assorbivo nella notte +L’umidità della pioggia che prendevo nel giorno e assorbivo nella notte mi dava un freddo nelle ossa e un brivido continuo mi scuoteva tutta. Ora, a poco a poco, rivedevo nel pensiero tutte le persone care, vicine -e lontane, alle quali avrei voluto dire una parola dʼaffetto; mandavo ad +e lontane, alle quali avrei voluto dire una parola d’affetto; mandavo ad ognuna di esse un saluto come se io fossi [30] per morire, mentre tante e tante di quelle erano già morte! E vedevo partire i vapori per Napoli, e il mio desiderio vi correva dietro per raggiungere la mia Maria. Partire, sì, partire per Napoli... -Ma come lasciare Messina? Come allontanarsi da quellʼangolo distrutto -dellʼHôtel Trinacria ove, forse, poteva esservi ancora qualche reliquia +Ma come lasciare Messina? Come allontanarsi da quell’angolo distrutto +dell’Hôtel Trinacria ove, forse, poteva esservi ancora qualche reliquia da sottrarre al fuoco? E Nino non veniva! @@ -681,20 +685,20 @@ venivano, ma per noi era inutile: il fuoco teneva tutti a distanza. Un uomo di bordo, che ci aveva riconosciuti, venne sul ponte, con grande segretezza tirò fuori un ramaiolo di latta colmo di paste -cotte e ce lʼoffrì raccomandando di non farci scorgere dagli altri. +cotte e ce l’offrì raccomandando di non farci scorgere dagli altri. Ringraziammo del pensiero e mio marito portò istintivamente la mano alla tasca.....! No; non avremmo potuto mai avvicinare alla nostra bocca quella pietanza -tratta prima da chissà quale rovina, cotta poi in quellʼacqua di mare +tratta prima da chissà quale rovina, cotta poi in quell’acqua di mare su cui galleggiavano i cadaveri che circondavano il ferry-boat, e dai quali io cercavo di stogliere la mia attenzione, ma su cui tornavo sempre nella speranza di non riconoscervi almeno degli amici, [sic] -[31] Dʼun tratto, scorgo una barca dalla parte di Ganzirri; tanti +[31] D’un tratto, scorgo una barca dalla parte di Ganzirri; tanti berretti salutavano. Mi guardai intorno per vedere a chi potevano esser -rivolti quei saluti: non vʼera alcuno. La barca si avanzava a gran +rivolti quei saluti: non v’era alcuno. La barca si avanzava a gran remi, un insieme di berretti e di costumi di Ganzirri mi tolse ogni dubbio. Chiamai Giovanni con un grido di gioia: era tutta la gioia che potevo avere in quelle ore tremende; egli accorse, cadde, nella @@ -720,13 +724,13 @@ quando ci aveva lasciati sul ferry-boat, la barca si era sfasciata nella tempesta, che il martedì non aveva saputo come fare, che si era incamminato a piedi, ma che aveva dovuto rinunziarvi perchè smarriva la strada, ora interrotta, per il lago le fiumane -e i torrenti che lʼavevano coperta. Ci disse che in quel giorno, +e i torrenti che l’avevano coperta. Ci disse che in quel giorno, mercoledì, era venuto a piedi con i suoi compagni, per mancanza di barche, facendo un lunghissimo giro; che era andato al Trinacria -e che tutti armati dʼogni forza di volontà non avevano potuto +e che tutti armati d’ogni forza di volontà non avevano potuto affrontare il fuoco; che, per darci un qualche aiuto, era andato in giro per ottenere un pò di pane e non era stato possibile, soltanto -aveva potuto avere del sublimato sciolto nellʼacqua perchè ricordava +aveva potuto avere del sublimato sciolto nell’acqua perchè ricordava che avevamo delle ferite. E con un pò di lana, tolta ad una materassa e precedentemente disinfettata, ci lavò le mani e le ferite. Ma ora se ne dovevano andar via tutti subito, altrimenti i marinai li @@ -743,14 +747,14 @@ Nel mettere i fazzoletti nella borsa volli preservare il ventaglio dal contatto di quelli che sarebbero stati insudiciati dalle mie lagrime e dal calcinaccio delle mie guance; e lo trassi fuori per avvolgerlo nella carta che aveva contenuto i fazzoletti portati da -Nino; allora mi accorsi dʼun portabiglietti e dʼun portamonete, +Nino; allora mi accorsi d’un portabiglietti e d’un portamonete, trovai così alcune carte da visita, che mi servirono poi per scrivere dei bigliettini di quà e di là in cerca di aiuto, per far sapere di noi a mia figlia, e 750 lire che mi parvero milioni. Di quella enorme ricchezza insperata facemmo subito parte a Nino, al cocchiere, ai marinai, riserbandone anche per noi. -Mentre parlavo con Vincenzo mi accorsi che Nino aveva lʼaria di non +Mentre parlavo con Vincenzo mi accorsi che Nino aveva l’aria di non volermi far sapere ciò di cui egli interessava mio marito in quel momento. Compresi e gridai: - Tu parli della signora Pompeiano! Dimmi, dimmi subito tutto. Oramai nessun dolore mi può colpire impreparata! @@ -758,7 +762,7 @@ dimmi subito tutto. Oramai nessun dolore mi può colpire impreparata! - No - disse ingenuamente il buon Nino - ma è della gioia che temo per Lei. -- Ah, ella dunque vive? Dovʼè? Dove? Voglio andare dalla mia Paolina. +- Ah, ella dunque vive? Dov’è? Dove? Voglio andare dalla mia Paolina. [34] @@ -770,7 +774,7 @@ per Lei. - Ma tu eri già andato da lei in quel giorno e..... -- Sì; ma ella era sbalzata in un punto chʼio non avrei potuto supporre. +- Sì; ma ella era sbalzata in un punto ch’io non avrei potuto supporre. - Ed ora ti ha parlato? Le hai detto di noi? @@ -784,7 +788,7 @@ Quella gioia mi fece sentir male. Un profugo scendeva nella barca di Nino per farsi lasciare a terra, partendo per Catania. Gli affidammo due telegrammi da fare passare da quella città: uno per mia figlia, uno per mia suocera. Il pensiero -di quelle due care ci teneva in unʼagitazione che a volte diventava +di quelle due care ci teneva in un’agitazione che a volte diventava spasimo. Ora però mi andavo calmando per Maria, sicura che la sua nuova famiglia, cercando tra i profughi e i feriti che sbarcavano a Napoli, vi avrebbero trovato Paolina e ne avrebbero avuto le nostre nuove. @@ -793,18 +797,18 @@ Dopo la partenza di quella barca tornammo [35] nella solitudine e nello scoraggiamento. Verso sera un signore apparve, sollevando in noi - con la sua presenza di persona per bene, vestita di tutto punto - il ricordo del passato. Fra quelle nudità appena coperte, -egli fu una visione dʼun tempo lontano. E che il passato ci sembrasse +egli fu una visione d’un tempo lontano. E che il passato ci sembrasse tanto lontano era un’impressione giustificata, poichè le sofferenze e il dolore si addensavano sempre più in noi, assorbendoci nello spasimo -di quelle ore di giorno e di notte vissute angosciosamente nellʼanima, -tormentosamente nel corpo, facendoci sentire lʼeternità nel tempo. +di quelle ore di giorno e di notte vissute angosciosamente nell’anima, +tormentosamente nel corpo, facendoci sentire l’eternità nel tempo. Ci avvicinammo a lui, timidi. - Scusi, signore, ma noi non sappiamo ciò che accade nella città. Si possono fare dei telegrammi? - No, non è possibile, non ci sono fili. - -- Sʼella volesse interessarsi a noi potrebbe affidare a qualcuno di sua +- S’ella volesse interessarsi a noi potrebbe affidare a qualcuno di sua conoscenza che debba partire per Palermo o per Catania.... - Partirò io stesso per Palermo. @@ -814,7 +818,7 @@ abita.... - Io lo conosco. -- Allora! - esclamammo noi due come se unʼàncora di salvezza ci venisse +- Allora! - esclamammo noi due come se un’àncora di salvezza ci venisse offerta subitamente. - Allora, voglia informarlo di noi pregandolo di telegrafare le nostre notizie al Principe [36] di Monteroduni, a Napoli, perchè le comunichi come meglio crederà a nostra @@ -826,7 +830,7 @@ guardando il nostro viso insudiciato e il vestiario ridicolo e pietoso. Lo pronunziammo noi, mormorandolo appena, umiliati di quella sua reticenza, di quel suo sguardo. -- Oh, poveretti, in che stato! - E quellʼignoto che ci compatì +- Oh, poveretti, in che stato! - E quell’ignoto che ci compatì e si tolse il cappello innanzi al nostro dolore, ci parve un amico e, nel bisogno di espansione, gli narrammo la nostra sventura. @@ -834,7 +838,7 @@ nel bisogno di espansione, gli narrammo la nostra sventura. dovranno decidere il da fare perchè il ferry-boat servirà come sede municipale e dovrà esser libero forse per domani sera. -- E dove andiamo? - esclamammo senza unʼidea nel cervello. +- E dove andiamo? - esclamammo senza un’idea nel cervello. - Ma, a Napoli, dalla figlia. @@ -847,22 +851,22 @@ Egli non insistette, si licenziò, ci stese la mano e ripetè: poveretti! come un conforto. Non so sbucato da dove, venne un medico con molto cotone idrofilo e una -bottiglia dʼacqua al sublimato; lo pregai di darmene una goccia per +bottiglia d’acqua al sublimato; lo pregai di darmene una goccia per togliermi una macchia di sangue sulla guancia. «Non ci mancherebbe altro!» disse bruscamente e mi voltò le spalle. Non lo rividi più. -Quellʼuomo burbero, dalla voce grossa, era tornato a bordo +Quell’uomo burbero, dalla voce grossa, era tornato a bordo misteriosamente, forse col medico, aveva dinanzi un secchio con acqua. Subito, dalla tasca del mio pastrano, che mio marito non aveva più indossato dal nostro ritorno da Taormina (16 dicembre!) tiro fuori -lʼastuccio di pelle contenente un bicchiere da viaggio e mi avvicino, +l’astuccio di pelle contenente un bicchiere da viaggio e mi avvicino, con la sete fatta più ardente dalla vista dell’acqua; ma, più pronti di me, molti altri mi gettano da parte, ficcano dentro al secchio le mani sporche e bevono nel concavo delle palme! Rimisi il bicchiere -nellʼastuccio, lo riposi in tasca, donde trassi la piccola carta col +nell’astuccio, lo riposi in tasca, donde trassi la piccola carta col residuo della caramella alla quale mi avventai col pianto negli occhi. -Ricordo sempre lʼacuta sofferenza di quel momento! +Ricordo sempre l’acuta sofferenza di quel momento! Così finì la terza giornata. @@ -870,7 +874,7 @@ Così finì la terza giornata. Pioveva. Ma andai sul ponte: era il mio rifugio. Tutta quella gente ci era ostile, ci guardava sogghignando, aveva la soddisfazione della -nostra sventura; per quellʼodio di classe, che giunge fino ad +nostra sventura; per quell’odio di classe, che giunge fino ad impietrire il cuore nelle più gravi sciagure, essa assisteva al nostro pianto col sorriso beffardo sulle labbra. «Ora siamo tutti gli stessi» andavano ripetento, guardandoci in faccia come una sfida. @@ -881,13 +885,13 @@ veniamo da Palmi, la signora marchesa madre è viva, nessuna ferita, sta bene, saluta, vuole notizie». - Venite, venite - gridammo noi, nel piacere di quelle parole, senza -pensare che non vʼera mezzo di trasporto. Dopo unʼora e più +pensare che non v’era mezzo di trasporto. Dopo un’ora e più una piccolissima barca, vuota, smarrita, o forse da tempo lasciata volontariamente alle onde per distruggerla del tutto, accostò al pontile spintavi dalla corrente; subito i guardiani e Nino, che era con loro, venendo tutti da Ganzirri ove i due di Calabria si erano -fatti lasciare da una barca di Villasangiovanni, lʼafferrarono; uno di -essi con Nino vi entrò dentro, facendola affondare a fior [39] dʼacqua +fatti lasciare da una barca di Villasangiovanni, l’afferrarono; uno di +essi con Nino vi entrò dentro, facendola affondare a fior [39] d’acqua e, con i paracqua chiusi e legati con una corda, mettendosi a remare avanzarono lentamente. Quel poveretto ci raccontò quanto lungo e faticoso fosse stato quel viaggio compiuto in tre giorni, a piedi, @@ -897,7 +901,7 @@ Nino, tenente a Messina. Poveretto! Finito anche lui! E di quella fine io avevo acquistato la certezza quando lo avevo atteso inutilmente tutto il lunedì. -Intanto Nino mi portava da Ganzirri una maglia chʼio misi subito sulla +Intanto Nino mi portava da Ganzirri una maglia ch’io misi subito sulla mia povera testa, legandomi le maniche sotto al mento; ci portava anche un pollo rifreddo. Ci spiegò dinnanzi un foglio di carta e dandomi una matita: «scrivano alla Marchesa a Palmi, poveretta» disse, ed io, sul @@ -907,19 +911,19 @@ mano incerta le tremende parole della nostra sciagura. I guardiani sarebbero ripartiti subito. Così anche Nino fu obbligato a lasciarci. -Quel giorno fu meno lungo per la nebbia che oscurava lʼorizzonte, ma fu +Quel giorno fu meno lungo per la nebbia che oscurava l’orizzonte, ma fu per ciò lunghissima la serata. La tristezza si faceva sempre più fonda -nellʼanima mia. +nell’anima mia. Venne quel signore che aveva avuto pietà di [40] noi, ci disse che non sarebbe partito prima del giorno dopo per Palermo, intanto aveva -trovato modo di telegrafare allʼavvocato Schifani da una stazione +trovato modo di telegrafare all’avvocato Schifani da una stazione intermedia fra Catania e Messina. Lo ringraziammo con effusione; gli chiedemmo il nome per rammentarlo nella nostra gratitudine. Il signor Genuardi si trattenne a lungo con noi, ma ci annunziò che la mattina dopo, alle otto, bisognava andar via di là, ci fece molte gentili offerte ed ebbe per noi quei riguardi che ci maravigliavano, -non sembrandoci di essere più le stesse persone dʼuna volta. +non sembrandoci di essere più le stesse persone d’una volta. Quella notizia di dover abbandonare il ferry-boat ci aveva sgomentati. Perchè? Eppure, se non altro, avremmo cambiato sofferenze; forse @@ -927,65 +931,65 @@ avremmo anche potuto partire per Napoli! Ma no, no, noi non volevamo allontanarci di là, volevamo vedere quelle fiamme che bruciavano le ultime tristi speranze, ma che ci indicavano nel vuoto, nella distruzione, il luogo ove _ella_ era stata colpita a morte, -ovʼella forse aveva avuto il tempo di pensare a noi mentre +ov’ella forse aveva avuto il tempo di pensare a noi mentre si compiva il suo destino! Nel dubbio del domani io piansi per tutta la notte. [41] Venerdì. {1º gennaio 1909} -Mi pareva che quellʼalba non sorgesse mai, tanto lunga e penosa ne era -lʼattesa. Credo che a certo punto io abbia per poco perduto i sensi, +Mi pareva che quell’alba non sorgesse mai, tanto lunga e penosa ne era +l’attesa. Credo che a certo punto io abbia per poco perduto i sensi, perchè Giovanni mi scosse con la voce di allarme, ripetendo il mio nome, insistendo: che ti senti, che hai? Mi sentivo male e pensai che poteva anche contribuirvi la fame. Egli intanto doveva avere lo stesso sospetto perchè disse: è da domenica -sera che non prendiamo neppure un sorso dʼacqua! +sera che non prendiamo neppure un sorso d’acqua! -Allora ricordò il pollo portato da Nino, lo prese dallʼangolo del +Allora ricordò il pollo portato da Nino, lo prese dall’angolo del sedile ove lo aveva dimenticato, svolse cautamente il tovagliolo che lo conteneva, ruppe, tirò, squarciò, me ne dette un pezzo. Io meditavo sulla difficoltà di far passare quella roba secca dalla mia gola arsa, -quando dʼun tratto, delle dita si posano sul mio braccio, strisciano +quando d’un tratto, delle dita si posano sul mio braccio, strisciano incerte della direzione ma decise alla preda, scendono alla mano, afferrano.... Non dissi nulla a mio marito per non far nascere complicazioni. Egli intanto susurrava al mio orecchio «ne ho mangiato appena, serbo il resto, chissà!». -Lʼalba ci spiegò il lento misterioso rumore delle ultime ore: +L’alba ci spiegò il lento misterioso rumore delle ultime ore: quasi tutti avevano mangiato qualche cosa, se ne vedevano le briciole, se ne calpestavano [42] i resti. Donde era venuto quel cibo? Non lo sapemmo mai. Vedemmo una vecchietta, poi una bambina, -poi unʼaltra donna che guardavano insistentemente là a terra, pensai +poi un’altra donna che guardavano insistentemente là a terra, pensai che non avevano avuto nulla e offersi il resto del nostro pollo. Quelle due donne erano le più accanite contro di me, una di esse mi canzonava sempre; quando il singhiozzo irrompeva contro la mia volontà che non voleva darlo in pascolo a quegli estranei ad ogni sentimento pietoso, essa me ne rifaceva il verso. Quando offersi il pollo, -mi guardò come se avesse voluto fulminarmi, per quellʼobbligo di +mi guardò come se avesse voluto fulminarmi, per quell’obbligo di gratitudine di cui vagamente intuiva il dovere e, ciò nonostante, afferrò con tutte e due le mani il cibo desiderato e mi voltò le spalle. -Era giorno, il primo giorno dellʼanno nuovo. Quanti ricordi! Chi cʼera -più degli amici con i quali salutavamo lʼentrare del nuovo anno, -riunendoci sempre nellʼultima sera? Oh, come la dolce creatura mia +Era giorno, il primo giorno dell’anno nuovo. Quanti ricordi! Chi c’era +più degli amici con i quali salutavamo l’entrare del nuovo anno, +riunendoci sempre nell’ultima sera? Oh, come la dolce creatura mia sapeva comprendere il vuoto del mio cuore in quelle riunioni! Ella sapeva che io pensavo ai miei due figlioletti perduti, al piccolo -Franz, al caro Alberto; essi mi avevano lasciato unʼamarezza profonda, +Franz, al caro Alberto; essi mi avevano lasciato un’amarezza profonda, solo confortata dalla costante memoria del loro passaggio sulla terra accanto a me, memoria sempre [43] così viva che spesso mi dava la dolce illusione di vedermeli ancora attorno. -Ella che, lʼanno precedente, quando Maria era fidanzata, mi aveva -detto: Mamma, questʼaltra volta sarò io sola vicino a te nel saluto -allʼanno nuovo, ma avrò saputo già circondarti di tante maggiori -tenerezze che non rimpiangerai troppo lʼassente. +Ella che, l’anno precedente, quando Maria era fidanzata, mi aveva +detto: Mamma, quest’altra volta sarò io sola vicino a te nel saluto +all’anno nuovo, ma avrò saputo già circondarti di tante maggiori +tenerezze che non rimpiangerai troppo l’assente. Ora mi mancavano tutte: lei, Maria, Paolina di cui ignoravo la gravità delle ferite (1). Adele, la buona e cara istitutrice delle mie figlie che si trovava ad Acireale e della quale nulla potevo prevedere (2). -E ricordavo i cari Ainis, Giovannina Crisafulli, Genzina dʼUrso con +E ricordavo i cari Ainis, Giovannina Crisafulli, Genzina d’Urso con tutti i suoi, e di tutti, purtroppo, non avevo che la certezza della misera fine! @@ -996,7 +1000,7 @@ salutai ciò che della mia creatura non era più che nella mia memoria, chiamai sommessamente, teneramente, misteriosamente il caro nome e attesi: in quel punto -(1) Il 5 gennaio Paolina moriva a Napoli, nellʼOspedale di Marina. +(1) Il 5 gennaio Paolina moriva a Napoli, nell’Ospedale di Marina. (2) Non vi furono vittime ad Acireale. [44] @@ -1004,27 +1008,27 @@ e attesi: in quel punto mi parve come se le nostre anime si fossero incontrate, la sua veniva a me ed io sentii che ancora, che sempre, noi saremmo state unite. La convinzione ne aveva una fonte sicura: fra lei e me vi era, -soprattutto, la comunione delle anime; e lʼanima è immortale. +soprattutto, la comunione delle anime; e l’anima è immortale. Questo conforto immenso penetrò nel mio spirito e valse a darmi la forza di quella materiale separazione. Salutai Messina, la Messina della mia infanzia, dei miei genitori, dei miei primi affetti, dei miei primi dolori; la Messina mia, quella che non era più, che non -sarebbe stata mai più, ma che io avrei portato sempre nellʼanima, +sarebbe stata mai più, ma che io avrei portato sempre nell’anima, immutata. Salutai gli amici che dormivano il sonno eterno sotto quelle macerie, piansi tutti quelli che forse si dibattevano ancora nel -profondo di quelle rovine e mandavano lʼultimo sospiro di rassegnazione -o lʼultima parola disperata! +profondo di quelle rovine e mandavano l’ultimo sospiro di rassegnazione +o l’ultima parola disperata! Una grande barca andava e veniva prendendo dal ferry-boat tutta quella gente che, riunita per quattro giorni da una comune tremenda sventura, non aveva potuto fondersi in una reciproca simpatia. Scendemmo anche noi, dirigendoci verso la vicina stazione. Io non mi reggevo dritta e -i pochi tesori che stringevo mi parevano dʼun peso schiacciante. -Sedetti a terra mentre Giovanni [45] sʼinformava del treno per +i pochi tesori che stringevo mi parevano d’un peso schiacciante. +Sedetti a terra mentre Giovanni [45] s’informava del treno per Catania; tornò poi in fretta perchè subito ne sarebbe partito uno e cercammo di affrettarci; ma io non potevo andare avanti, anche per -lʼimpaccio di quelle scarpe da uomo. Sopraggiunse Vincenzo il +l’impaccio di quelle scarpe da uomo. Sopraggiunse Vincenzo il cocchiere, e sorretta da lui e da mio marito potei arrivare al treno... che vedemmo andare avanti e indietro e allontanarsi poi sotto al nostro sguardo disperato! @@ -1035,7 +1039,7 @@ Pioveva. Mi sentivo sfinita. In un carro della Croce Rossa vidi un soldato che beveva, mi avvicinai col mio bicchiere ed ebbi acqua ed una arancia. Bevvi, finalmente! Bevvi, bevvi ingoiando quel nodo che mi si era arrestato in gola e che tanta sofferenza mi aveva recato in -tutto quel tempo. Affidai lʼarancia a Giovanni per serbarla alla sete +tutto quel tempo. Affidai l’arancia a Giovanni per serbarla alla sete che avremmo avuto più tardi e lo pregai di portarla in mano: la mia paura che ci fosse tolta di tasca non era infondata! @@ -1043,16 +1047,16 @@ Restammo sul binario, in attesa, sotto la pioggia, fino alle diciassette! Quando si avanzò il treno vuoto che doveva ripartire, fu tale una ressa -nellʼassalto ai posti che noi due stavamo per disperderci; +nell’assalto ai posti che noi due stavamo per disperderci; ma un tenente, Di Martino, a noi mandato dal caro [46] amico Colonnello Giardina, cui avevo potuto far arrivare un biglietto, avendo saputo che la sua dimora era in un vagone là fermo, saltò - e non so come - sulla folla, ed entrò in uno scompartimento facendosi seguire da un suo soldato per tenerci il posto. Ma, nello stesso tempo -chʼio stavo per salire, un urto mi rimanda indietro e altra gente sale. -Dallʼaltro sportello gruppi umani salivano e quando, sollevati dallo +ch’io stavo per salire, un urto mi rimanda indietro e altra gente sale. +Dall’altro sportello gruppi umani salivano e quando, sollevati dallo stesso impeto della folla, ci trovammo nella vettura, eravamo pigiati -in modo da perdere il fiato. Allora sʼimpegnò una lotta fra il nostro +in modo da perdere il fiato. Allora s’impegnò una lotta fra il nostro tenente, il suo soldato e un soldato trovato là - che poi sapemmo essersi vestito di quella uniforme, presa chissà dove, per avere libero il passo. - Questo personaggio sospetto, a certo punto, tirando pugni @@ -1083,7 +1087,7 @@ stava attaccato alla cintura di cuoio tormentava il mio piede e il cappellaccio unto mi sfiorava il viso. Il sacco andava abbassandosi ed io piegavo da quel lato, cercando di rimettermi in equilibrio, ma le proteste espressivamente volgari del mio -macellaio mʼimpedivano ogni movimento. +macellaio m’impedivano ogni movimento. [48] I bimbi piangevano, le madri gridavano per calmarli, un vecchio beveva di continuo in un fiasco che di tanto in tanto girava per tutte @@ -1098,9 +1102,9 @@ per non urtarvi, una mezza forma di maiorchino - il più acuto odore di formaggio - mandava il suo sgradevole profumo su di me, che ero oppressa da quel corpo che mi stava dinnanzi, agitandosi sempre, e la cui testa al livello della mia, ora che ero scesa più in giù -insieme ad un lato del sacco, mʼimpediva anche di vedere al di là. +insieme ad un lato del sacco, m’impediva anche di vedere al di là. -Partimmo, dunque, dopo più di unʼora, già stanchi, già sofferenti, già +Partimmo, dunque, dopo più di un’ora, già stanchi, già sofferenti, già incapaci di poter continuare così. Alla mossa del treno, Vincenzo, che ci aveva guardati in silenzio, alzatosi sulla punta dei piedi per meglio vederci attraverso lo sportello, non potè frenarsi e, malgrado @@ -1110,34 +1114,34 @@ coraggio signora marchesa. Tutta la gente che ci attorniava parve sollevarsi in una voce sola: Ah - esclamò in coro. - Ancora qualcuno si crede qualche cosa? -Tutti uguali siamo ora, tutti, non cʼè più nulla; non cʼè più nessuno; +Tutti uguali siamo ora, tutti, non c’è più nulla; non c’è più nessuno; tutti poveri siamo, tutti miserabili siamo. Ah, che marchesi, -che signori, niente cʼè più, niente. +che signori, niente c’è più, niente. -E noi assentimmo: sì, non cʼera più nulla, poichè i cuori erano +E noi assentimmo: sì, non c’era più nulla, poichè i cuori erano infranti o impietriti. Intanto, dopo la lunga attesa della partenza, quel movimento ci parve -un sollievo per le membra stanche dʼimmobilità; ma la corsa rallentava +un sollievo per le membra stanche d’immobilità; ma la corsa rallentava sempre più nel timore che cedessero i ponti. Alle stazioni gruppi di studenti, di signori, di forestieri venivano a chiedere se vi fossero feriti e i nostri compagni dicevano sempre di sì e domandavano latte, uova, marsala, e bevevano e mangiavano, per ricominciare a far -lo stesso allʼaltra fermata, mentre in altre vetture i veri feriti +lo stesso all’altra fermata, mentre in altre vetture i veri feriti aspettavano con ansia che il treno si rimettesse in moto, nella speranza di arrivare presto a Catania per avere i soccorsi necessari. Noi non prendevamo nulla e ne avevamo le beffe dai nostri compagni, felici del nostro abbattimento morale e fisico. Era intanto sopraggiunta -la notte [50] e lʼoscurità si addensava e il piccolo lume a petrolio -che tentennava dallʼalto non riesciva ad accendersi e affumicava -lʼambiente greve di odori malsani e ci pigliava alla gola. Nella +la notte [50] e l’oscurità si addensava e il piccolo lume a petrolio +che tentennava dall’alto non riesciva ad accendersi e affumicava +l’ambiente greve di odori malsani e ci pigliava alla gola. Nella oscurità io ebbi una paura terribile di essere strangolata: quella era una riunione di malfattori; ora, nel buio, mi sarebbe rubata la borsetta, io farei resistenza e sarei uccisa. A volte mi pareva che il coltello fosse ritirato a poco a poco dal mio piede sul quale mi pareva di non sentire più quello strofinio del manico che, attraverso -la scarpa, mʼirritava la ferita. Ecco, pensavo, ora mi assassinano -credendo chʼio porti dei valori in questa borsetta che avrei salvata +la scarpa, m’irritava la ferita. Ecco, pensavo, ora mi assassinano +credendo ch’io porti dei valori in questa borsetta che avrei salvata senza aver neppure pensato a coprirmi bene. Era logico che supponessero dei tesori. Allora piano piano cercai di aprirla per tirarne fuori gli oggetti cari e mettermeli in tasca ove mi parevano meglio custoditi @@ -1155,9 +1159,9 @@ nelle vetture vicine alle nostre! Così fu compiuto il nostro viaggio, arrivando a Catania verso la mezzanotte. -Nel rallentare del treno, prima chʼio avessi potuto afferrarmi ad un -appoggio, qualcuno tirò dʼun tratto il sacco ed io caddi su un fianco, -risentendomi di quellʼurto per molto tempo ancora, dopo. Lentamente, +Nel rallentare del treno, prima ch’io avessi potuto afferrarmi ad un +appoggio, qualcuno tirò d’un tratto il sacco ed io caddi su un fianco, +risentendomi di quell’urto per molto tempo ancora, dopo. Lentamente, il treno lungo, pesante, sovraccarico, entrò nella stazione, in un silenzio lugubre. E cominciò il triste passaggio dei feriti, dei moribondi, dei vivi disperati. Aspettammo che i nostri compagni @@ -1166,20 +1170,20 @@ quella confusione. Quando ci avviammo lentamente, senza forza per affrettare il passo, tutto era silenzio intorno a noi. Appoggiata, anzi appesa al braccio -di mio marito, con lʼaltra mano stringendomi al petto i cari ricordi, +di mio marito, con l’altra mano stringendomi al petto i cari ricordi, muovendomi a stento nelle grandi scarpe umide diventate più pesanti, pensavo che forse dai miei cugini Grimaldi avremmo trovato -la porta chiusa a quellʼora! E dove saremmo andati? +la porta chiusa a quell’ora! E dove saremmo andati? - Siamo vicini, eccoci alla voltata del Corso Vittorio Emanuele. -- mʼincoraggiò mio marito. +- m’incoraggiò mio marito. [52] - Ho freddo, ho freddo! - io gemevo. Al palazzo Grimaldi di Serravalle il portone era socchiuso; entrai avviandomi verso le scale. -- Ohè, brava donna, dove andate, chi siete? - mi gridò il portiere chʼio +- Ohè, brava donna, dove andate, chi siete? - mi gridò il portiere ch’io chiamai a nome; il pover uomo mi guardò, si buttò in ginocchio, esclamando: O Dio, in che stato! @@ -1192,19 +1196,19 @@ e cinque notti che aspettiamo. Il Barone col fratello erano andati in cerca di loro a Messina, ma non li hanno trovati e son tornati molto afflitti. -Commossi ma non sorpresi dellʼaffetto di quei cari parenti, seguitavamo -a salire, quando la voce dʼun antico cameriere di casa, gridò forte: +Commossi ma non sorpresi dell’affetto di quei cari parenti, seguitavamo +a salire, quando la voce d’un antico cameriere di casa, gridò forte: eccoli, eccoli, signor Barone. Tutti ci corsero incontro. Fu una scena di commozione grandissima. Francesco e Giovanni Grimaldi, i buoni cugini miei, mi adagiarono in -una sedia a sdraio portandola vicino al caminetto, mʼimposero di +una sedia a sdraio portandola vicino al caminetto, m’imposero di tacere, sedettero quasi inginocchiati accanto a me, mi lavarono adagio, [53] con cura, con tenerezza, carezzandole, quelle mie povere mani che si erano congiunte in preghiera, che si erano alzate in disperazione, che avevano scavato, che erano rimaste macchiate di sangue e che ora essi tenevano fra le loro per riscaldarle, mentre io -mi sentivo riscaldare lʼanima dal loro affetto fraterno. +mi sentivo riscaldare l’anima dal loro affetto fraterno. Uguali cure amorose furono apprestate a mio marito. Con tenera previdenza ci dettero un brodo, a sorso a sorso.... dopo cinque giorni @@ -1241,7 +1245,7 @@ _Napoli, maggio 1909. Hôtel Britannique._ Note della Trascrittrice -1) I giorni e le date di questa cronaca: +1) I giorni e le date di questa cronaca: Lunedì. {28 dicembre} Martedì. {29 dicembre} @@ -1252,22 +1256,22 @@ Venerdì. {1º gennaio 1909} Cettina Natoli, madre sotto shock, tralascia di dire che il 28 dicembre 1908, giorno del terremoto, era un lunedì. -Andando avanti nella lettura, la Natoli parla di -quanto accade mercoledì (30 dicembre) e fa un riferimento -al lunedì precedente, ribadendo che quello fu il giorno -della settimana in cui iniziarono le loro sciagure. +Andando avanti nella lettura, la Natoli parla di +quanto accade mercoledì (30 dicembre) e fa un riferimento +al lunedì precedente, ribadendo che quello fu il giorno +della settimana in cui iniziarono le loro sciagure. -La pubblicazione di questa cronaca fu postuma. +La pubblicazione di questa cronaca fu postuma. Cettina Natoli muore a Napoli nel 1913. La cronaca viene -stampata nel 1914. -Sebbene il titolo scelto sia imperniato attorno all’idea +stampata nel 1914. +Sebbene il titolo scelto sia imperniato attorno all’idea di tempo, nel testo, le correlazioni fra giorni e date non sono sufficientemente esplicitate. Ho deciso, quindi, di corredare il testo originale di una parentesi graffa con data e mese esplicitati. -2) Gli errori di stampa sono stati lasciati, rimanendo -fedeli alla stampa della tipografia Cimmaruta di Napoli. +2) Gli errori di stampa sono stati lasciati, rimanendo +fedeli alla stampa della tipografia Cimmaruta di Napoli. Gli errori di stampa trovati sono: @@ -1295,7 +1299,7 @@ Sull’avverbio quà, usato e stampato solo due le volte nel testo, non occorre apporre alcun accento. L’avverbio _pò_ viene riportato 2 volte con un accento grave -che non gli si addice. Quattro volte, invece, ricorre con +che non gli si addice. Quattro volte, invece, ricorre con il corretto apostrofo di troncamento _’_, per _poco_. I puntini di sospensione sono di norma tre. Il testo diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt index 6312041..b5dba15 100644 --- a/LICENSE.txt +++ b/LICENSE.txt @@ -1,4 +1,4 @@ -This eBook, including all associated images, markup, improvements, +This book, including all associated images, markup, improvements, metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. @@ -7,5 +7,5 @@ the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. No investigation has been made concerning possible copyrights in jurisdictions other than the United States. Anyone seeking to utilize -this eBook outside of the United States should confirm copyright +this book outside of the United States should confirm copyright status under the laws that apply to them. @@ -1,2 +1,2 @@ -Project Gutenberg (https://www.gutenberg.org) public repository for eBook #76369 -(https://www.gutenberg.org/ebooks/76369) +Project Gutenberg (https://www.gutenberg.org) public repository for +book #76369 (https://www.gutenberg.org/ebooks/76369) |
