diff options
| -rw-r--r-- | .gitattributes | 4 | ||||
| -rw-r--r-- | 75829-0.txt | 7457 | ||||
| -rw-r--r-- | 75829-h/75829-h.htm | 12091 | ||||
| -rw-r--r-- | 75829-h/images/cover.jpg | bin | 0 -> 873978 bytes | |||
| -rw-r--r-- | LICENSE.txt | 11 | ||||
| -rw-r--r-- | README.md | 2 |
6 files changed, 19565 insertions, 0 deletions
diff --git a/.gitattributes b/.gitattributes new file mode 100644 index 0000000..d7b82bc --- /dev/null +++ b/.gitattributes @@ -0,0 +1,4 @@ +*.txt text eol=lf +*.htm text eol=lf +*.html text eol=lf +*.md text eol=lf diff --git a/75829-0.txt b/75829-0.txt new file mode 100644 index 0000000..b9e43e7 --- /dev/null +++ b/75829-0.txt @@ -0,0 +1,7457 @@ + +*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75829 *** + + + DEGLI + + ULTIMI CASI + + DI ROMAGNA + + + DI + MASSIMO D’AZEGLIO + + Verba utilia quaesivi. + _Eccl. XII._ + + + + VENEZIA + COI TIPI DI LORENZO GATTEI EDIT. LIBRAJO + 1848. + + + + +A CESARE BALBO + + +_Ti dono questo mio scritto, non perchè intenda che l’autorità del +tuo nome abbia a farsi scudo a tutte le opinioni ch’egli esprime ma +perchè so esser tu ed io concordi sulla più importante, su quella +della nostra indipendenza; perchè so esser tu convinto, come io lo +sono, della necessità di soffocare in Italia ogni favilla di discordia +con larghe e reciproche concessioni sulle opinioni di minor conto, +purchè da tutti si dia mano alla grand’opera della nostra nazionale +rigenerazione; della necessità di discutere liberamente e senza mistero +le cose nostre, discussione alla quale hai degnamente aperto il campo +pel primo, e te ne è dovuto il vanto; perchè finalmente mi legano a te +stretti vincoli di sangue e di lunga ed immacolata amicizia, e vincoli +ancor più stretti, anzi i maggiori che possano stringere due cuori, +quelli d’un eguale ed ardente amore di patria, e del desiderio di porre +le forze e la vita per la sua liberazione._ + + M. A. + + + + +Sui moti di Rimini del settembre scorso (1846) pochissimi, e forse +que’ soli che si trovarono al fatto, hanno saputa la verità: ed in +Italia, ove le corrispondenze particolari non osano, ed i pubblici +fogli non vogliono dirla, non può essere altrimenti. Stando alle loro +notizie, copiate dai fogli stranieri, e sparse così in tutta Europa, +poche centinaia di disperati, guidati da un uomo condannato a dieci +anni di galera, hanno turbata la pace pubblica, e rovesciata in Rimini +l’autorità pontificia: poscia, spargendosi in piccole bande per +l’Apennino, e fuggendo dinanzi alle baionette svizzere, in pochi giorni +sono stati del tutto dissipati, e lasciando la città, hanno commesso +disordini e ruberie, riportando taccia di perturbatori, ladri e codardi. + +Io stimo intempestivo e dannoso il moto di Rimini, come stimerò +sempre intempestivi e dannosi siffatti moti parziali, ed aggiungerò +a fronte alta, che li stimo perciò biasimevoli, non avendo diritto +una ristrettissima minorità di farsi giudice se sia o no opportuno +spinger la propria nazione nella gran lotta dell’indipendenza, non +avendo diritto di giocar su un tiro di dadi la sostanza, la quiete, +la libertà, la vita di un numero incalcolabile de’ suoi concittadini, +e, quel che più importa, l’onore e le sorti future della intera +nazione. Io disapprovo dunque il moto di Rimini; e questo scritto cadrà +probabilmente in mano di molti che di tal disapprovazione potrebbero +rendermi larga testimonianza, essendosi per tutta Italia sparsa molti +mesi innanzi la voce prepararsi un moto in Romagna, ed avendo io cento +volte ripetuto tenerla per cosa inconsiderata e dannosa. + +Ma se ho creduto e credo che i suoi autori non abbiano posto mente +a quel che v’era d’impossibile, d’intempestivo, perciò d’ingiusto, +nella loro impresa, ciò non vuol dire che s’abbiano a tenere per +ladri e codardi, come hanno ripetuto i fogli italiani e stranieri; ed +ora che sono vinti, ora che sono parte ricacciati in esilio, parte +chiusi in carcere e sottoposti a giudici che non dirò prevaricatori, +non avendo il diritto d’accusar chicchessia senza chiare prove, ma +che dirò esposti a molte tentazioni di prevaricare, non piaccia a Dio +che in tutta Italia non sia chi alzi la voce per la verità, per dirla +imparzialmente ai vinti, come ai vincitori. + +Il nasconderla o tacerla, sarebbe oggimai vano, puerile e forse peggio. + +I casi di Romagna, per quanto di poco momento, sono pur sempre un +episodio della questione dell’indipendenza italiana, questione che +tanto più fervidamente viene agitata nel segreto de’ cuori e de’ +colloqui, quanto più severamente le è vietato palesarsi in liberi +discorsi ed in libere dimostrazioni: questione che ogni giorno più si +estende, accendendosi anche in quella parte del popolo italiano, che, +mal osservata, sembra inerte e senza pensier di sè stessa: questione +che deve necessariamente agitare ogni nazione cui sia stata rapita +la celeste eredità, lasciatale dal padre comune di tutti gli uomini, +l’indipendenza: questione, finalmente, che può paragonarsi ad una gran +mina scavata sotto l’intera Penisola, alla quale non s’ha diritto dar +fuoco senza il consenso e l’approvazione dei più, tanto meno poi per +desiderii o patimenti parziali; ma questione generale, necessaria, +giusta, e che tutti giustamente e virtuosamente abbiam diritto di +trattare. + +Ora, nascondere la verità su questa questione sarebbe vano, come +dicemmo, e puerile. Tutti i governi, tutte le polizie italiane sanno, +quanto lo sappiam tutti, che essa si discute, si agita, è in tutti i +cuori, su tutte le lingue, e nessuno certamente riuscirebbe a dar loro +ad intendere che non ci si pensa. Lo stesso s’ha da dire della polizia +dell’Austria e de’ suoi uomini di Stato, i quali debbono bensì pel loro +ufficio adoprarsi a danno anche dell’Italia, onde mantener validi i +legami che uniscono le varie parti dell’Impero tendenti a dissolversi, +e sono perciò politicamente da tenersi come nemici; ma che comprendono +essi stessi non esser possibile che la cosa stia altrimenti, ed hanno +poi, ne siam certi, mente troppo elevata (co’ nemici s’ha a spinger la +giustizia sino allo scrupolo) per osar condannare la tendenza dello +spirito italiano, e non rendergli anzi quell’omaggio che vorrebbero +fosse reso a loro, se si trovassero nelle nostre circostanze. + +Se sarebbe puerile il creder di nascondere le nostre tendenze, +le nostre speranze; il volerle poi tacere, il non osar parlarne +moderatamente, e saviamente sì, ma liberamente ed a viso aperto, +sarebbe peggio, sarebbe oramai viltà. + +Ma i governi? le polizie? le Commissioni? mi si potrà rispondere. + +Prima di tutto non vedo che a chi ha osato stampare liberamente le sue +opinioni sulle sorti presenti e future d’Italia (e gl’invidierei questo +vanto se gli fossi freddo amico), pubblicandole col suo nome in fronte, +sia stato torto un capello. Cesare Balbo è testimonio vivente che io +affermo la verità, e Niccolini ed altri vivono liberi e tranquilli. + +L’epoca de’ tiranni è molto lontana da noi. Il duca Valentino, +Bernabò Visconti, Pierluigi Farnese non sarebbero più possibili. Chi +volesse rinnovarli cadrebbe percosso dalla possente mano di quella +che è oramai la vera dominatrice del mondo, de’ principi come de’ +popoli, l’opinione. Il dir tirannici i governi attuali d’Italia è +fanciullaggine alfieriana, come è fanciullaggine di poeta cesareo +chiamar ladro chiunque si muove per desiderio d’indipendenza. + +I principi italiani, dovendo camminare tra due impossibili, o almeno +tra due estremi difficilissimi, e guidati quasi esclusivamente +dall’istinto della conservazione, non sono ne’ loro atti pubblici quali +si potrebbero desiderare; ma nel loro privato sono generalmente uomini +di temperato costume ed illuminati, ed al più potranno tagliar la via +degl’impieghi a chi scrivesse anche con moderazione e verità cose che +a loro non fosser grate, o non paressero opportune: ma certamente non +lo faranno nè imprigionare, nè impiccare; ed i libri, comunque poi +siano, non chiameranno sicuramente nelle parti d’Italia non soggette +all’Austria, le baionette tedesche. + +Poi se tutto ciò non bastasse o non fosse vero, concediamo pure vi sia +pericolo a parlar liberamente, pubblicamente e moderatamente degli +affari nostri in casa nostra. Dirò allora che questo pericolo si +deve incontrare dall’uomo virtuoso e d’onore pel proprio paese, come +incontrerebbe quello della mitraglia quando la necessità o l’utile +della patria lo domandasse. Dirò che il pericolo che s’incontra per la +giustizia non deve trattenere dall’adempierla. Dirò che il coraggio +civile non è inferiore al valor militare, a quello delle congiure e +delle sommosse, ed è talora più opportuno, più applicabile a tutte le +circostanze, meno incolpabile dalla malevoglienza: che, quantunque +tanto più utile quanto maggiore è il numero di coloro che lo mostrano, +può tuttavia mostrarsi anche isolatamente ed individualmente, ed +il difetto del numero è allora compensato dall’esempio: allora, se +non altro, si giuoca la posta d’un solo, non quella di tutti o di +molti, senza aver avuto missione o consenso per arrischiarla. Dirò, +finalmente, che, se una nazione non si cura della sua indipendenza, non +deve muover nè rivoluzioni nè lamenti: se se ne cura, la desidera e la +cerca, deve saperla meritare: e si merita non con iscosse parziali, +intempestive, inconsiderate, che possono assomigliarsi all’atto +rabbioso d’una fiera che s’ostini a insanguinarsi il muso battendolo +invano contro i ferri della sua gabbia, più che alla generosa temerità +di esseri ragionevoli che si mettano ponderatamente ad impresa +pericolosa sì, ma non senza speranza di buona riuscita. + +Si merita col mostrare che quella prepotente forza che ha potuto +materialmente sottomettere la nazione, non ne ha sottomesso la volontà, +chè in ciò soltanto consisterebbe la vera degradazione. + +Si merita col mostrar virilmente, utilmente e tenacemente questa +volontà sempre ed in tutti i modi possibili. + +Si merita col saper a tempo patire e sopportare con operosa +rassegnazione, ed a tempo osare con opportunità e con giudizio. + +Si merita col pertinace studio d’ogni individuo per dotar sè stesso +della maggior forza morale possibile. + +Si merita, finalmente, colla virtù degli opportuni, de’ lunghi, de’ +grandi sacrifizii. E noi Italiani possiamo forse alzar la fronte, +metterci la mano al petto, e dire a Dio ed agli uomini: Ce la siam +meritata? + +Prima di prendere a dimostrare le mie proposizioni, cioè essere il moto +di Rimini stato intempestivo, dannoso, e perciò biasimevole, sento il +bisogno di dichiarare che mi è costato assai aggiungere quest’ultimo +aggettivo, e non mi ci sono indotto se non dopo stretto esame e lunga +ponderazione. + +L’alzar la voce per dir parole di biasimo ad uomini miei concittadini, +che credo bensì indotti in errore, ma contro i quali son ben lontano +dal muover le turpi accuse de’ fogli officiali, e che anzi hanno +il merito incontrastabile d’aver praticata la difficil virtù del +sacrificio, ed esposta la vita e quanto l’uomo ha di più caro per +ciò ch’essi stimavano giovevole alla patria, il contristarli ora che +la loro condizione, già assai dolorosa, s’è fatto peggiore, ora che +soffrono, ora che vivono del duro pane de’ vinti e degli sbanditi, mi +costa un vero sforzo, essendo nella natura mia sentirmi sempre più +inclinato a favorire il vinto, che il vincitore, e stimando non esservi +al mondo atto più vile ed abbietto di quello di lanciare il sasso a +chi fugge. Ma sento nella mia coscienza non commettere, con questo +scritto, atto che somigli a cotale viltà. Sento che mi muove soltanto +il desiderio di dire ciò che credo utile alla causa comune; di dire +il vero con tutta la moderata ed imparziale libertà di cui è capace +l’animo mio. Sento di non essere ora, come la Dio grazia non sono +stato mai, adulatore a persona, nè ai governi, ai quali non domando +oro, onori od impieghi, nè ai miei concittadini, dei quali, Dio lo +sa, desidero, sopra ogni cosa al mondo, la benevolenza e la stima, ma +purchè non mi costi, non dirò una menzogna, un’adulazione, ma neppure +una reticenza, trattandosi d’opinioni. + +Risoluto ad esporle, perchè credo utile alla patria, non il mio povero +ingegno, ma il fatto di tener vivo un’aperta e moderata discussione; +perchè stimo sia per me debito d’onore mettermi francamente per quella +via, pericolosa o no, nella quale conforto ad entrare, parlerò senza +riguardo di persone: ho però voluto dir prima che sacrifico questi +riguardi alla verità ed all’utile della causa italiana, ma li sacrifico +col rammarico che si prova quando il dovere v’impone rimproverare o +contristare persona che si stimi e che s’ami. + +Ora, ritornando al mio assunto, dico che l’opportunità è la massima +delle condizioni in tutte le cose umane; nelle cose di stato poi è +tutto. Per decidere dell’opportunità d’un atto convien prima aver +concepito chiaramente lo scopo al quale si tende, gli ostacoli che gli +si oppongono, i mezzi onde superarli. + +Lo scopo degl’Italiani in tutti i loro moti dal 1820 in qua, se ne +togliamo i fatti del 21, è stato il sottrarsi ad abusi e patimenti +locali, e ciò isolatamente, senza molto pensiero de’ loro vicini +parimenti Italiani; e se in alcuni di codesti moti traspariva il +desiderio di riordinar meglio l’intera nazione, di spingere a scopo +comune le forze comuni, questo desiderio s’è sempre mostrato, per dir +così, in seconda fila, e si è poi fatto tacere del tutto appena si +è temuto potesse far pericolare l’impresa, che più premeva, tutta u +vantaggio locale. + +E gl’Italiani hanno avuto quello che meritavano pel loro egoismo e per +la miseria dei loro disegni. + +Lo scopo dell’ultimo moto, come degli antecedenti, tutto parziale e, +per dir così, provinciale, come sia stato ottenuto, lo possiamo vedere: +e le cose sono andate come dovevano necessariamente andare, ed anzi +come si è meritato che andassero. + +Ed il consigliare gl’Italiani a mettere in prima fila la causa della +nazione. In seconda quella delle singole parti di essa, non è soltanto +consigliare a disegni più generosi de’ passati; è indicare un calcolo +di puro interesse, è indicare la sola via che possa, presto o tardi, +condurci ad ottenere prima il bene di tutti, poi, per necessaria +conseguenza, il bene d’ognuno. + +E perchè è la sola utile, la sola buona? Perchè è la via della +giustizia, d’una giustizia talmente ammessa, talmente incontrastata, +talmente consentanea all’opinione di tutto il mondo, che, seguendola, +si può incontrar forse sventure e patimenti, ma non vergogna nè +avvilimento maggiore. Anzi i patimenti e le sventure sofferte per la +giustizia, per la difesa d’un santo diritto, ottengono l’omaggio ed +il rispetto dell’opinione universale, ritemprano il carattere delle +nazioni, e le rendono capaci e meritevoli di sorti migliori. + +Questa via è la migliore, perchè riunisce la maggior forza col riunire +il maggior numero di volontà. Si potrà, di fatti, esser di diversa +opinione in Italia sul miglior modo di riordinare i singoli stati e +sulle forme del reggimento (e questa diversità emerge naturalmente +dalla disuguaglianza de’ gradi del soffrire), ma da Trapani a Susa +s’interroghi ogni Italiano se è utile all’Italia liberarsi dal dominio +e dall’influenza straniera, e nessuno, vivaddio, risponderà se non +affermativamente, nessuno ricuserà porre l’ingegno o la mano a questo +fine. Persino i nostri principi, se altrimenti dicessero, mentirebbero +alla loro coscienza, all’onore della loro dignità: tra le straniere +nazioni i popoli indipendenti mentirebbero al loro principio, i popoli +servi alle loro speranze, ai loro desiderii più cari. + +Nel secolo in cui la schiavitù dell’individuo è oggetto d’abominio +universale, in cui le nazioni più potenti e civili tanto s’adoprano per +cancellarne dal mondo la macchia, nel secolo in cui si crede ingiusto +che l’uomo tenga incatenata la volontà, l’azione d’un altr’uomo, le +diriga al proprio utile, profitti della sua fatica, senza lasciargli +altro che la vita ed il più ristretto necessario per sostenerla, chi +potrà affermare che sia giusto da nazione a nazione quello che è tenuto +ingiusto da individuo ad individuo? Chi potrà negare all’Italia sola +quella nazionalità alla quale tendono tutte le razze, tutte le lingue +che vivono sparse sulla superficie del globo? + +Per non essere entrati francamente e generosamente in questa via, +gl’Italiani sono stati e sono tuttavia, più che compatiti, derisi. + +E considerando attentamente le condizioni attuali d’Italia e d’Europa, +si conosce se era possibile che in questo momento una mossa d’armi +ottenesse vittoria. + +Mentre non le idee generose e d’onor nazionale, non le idee di +giustizia, ma lo studio del miglior impiego de’ capitali, decidono in +tutto il mondo della pace e della guerra, mentre il re Luigi Filippo +si mostra mantenitore ad ogni costo in Europa di quella pace che crede +utile alla Francia, si vorrà credere che per tenerezza dell’Italia +rinunci al suo sistema, metta in forse le questioni per lui più vitali, +vietando all’Austria di scagliar sull’Italia duecentomila soldati e +duecento pezzi di cannone? E gli agitatori di Rimini, di tutto lo +stato, di tutta l’Italia, che cos’hanno da opporle? Contro venti pezzi +in batteria, non dico più, voglion esser palle e non chiacchiere. E +se la Francia non arresta gli eserciti dell’Austria, li arresterà la +Russia? Sua rivale, lo concedo, per la dominazione delle razze slave +dell’Europa orientale, ma prima, e più di tutto, nemica per principio e +per gelosia della mal compressa Polonia, d’ogni moto nazionale, di ogni +idea di liberazione ottenuto col mezzo di moti popolari. + +Gli arresterà la Prussia, anch’essa, è vero, rivale dell’Austria +nell’influenza sulla nazionalità germanica, ma anch’essa gelosa del +suo brano dì Polonia, ed avversa perciò a favorire quel principio che, +ammesso, dovrebbe turbargliene il possesso? + +Gli arresterà l’Inghilterra, antica alleata dell’Austria, e giunta +a quell’apice di potenza e ricchezza, dal quale per una gran guerra +europea potrebbe soltanto discendere? + +Chi adunque impedirà all’Austria di soffocare in Italia la prima +favilla d’un incendio che minaccia null’altro che la sua esistenza? + +Se poi i fautori del moto di Rimini dicessero, come hanno detto in +altri casi consimili: _Se non ci avessero lasciati soli, se gli altri +Italiani tutti in massa si fosser levati?_ + +Rispondo: che per chi si mette a cose di stato, la qualità più +necessaria è avere il senso pratico, veder il mondo, gli uomini come +sono realmente, e non come forse dovrebbero essere; nè può dopo la mala +riuscita scusare il suo errore col dire: _e se avessero fatto.... ed +avrebbero dovuto far questo o quest’altro_. Chè gli accusati potrebbero +rispondere: _non ci avete interrogati se volevamo o credevamo opportuno +cooperare all’impresa, e non avendovelo perciò promesso, non avete +diritto di farci rimproveri_. + +Ma, anche consultati, gl’Italiani in massa avrebbero ricusato di +levarsi in armi, perchè nella massa, tanto più in Italia, esiste +quel senso pratico che talvolta non si trova negl’individui: chi è +guidato da questo senso sa che gli uomini dotati di educazione, e +principalmente d’educazione politica, posson talvolta muoversi per +patimenti, desiderii o bisogni morali, ma costoro son dappertutto +il minor numero, e tanto più in Italia. Il numero maggiore privi +d’educazione civile, e non avendo il primo principio della politica +(ed in tale stato sono le masse tra noi), non si muove che per +bisogni, desiderii, patimenti materiali, e conviene sieno grandi ed +insopportabili; chè ai piccoli e sopportabili è avvezzo, usato com’è +dallo stato della società a sostentarne con virile rassegnazione i pesi +più gravi. + +Ora, tanto generosa a’ suoi figli è la natura nella terra italiana, +che giammai la dappocaggine o la malignità degli uomini è bastata a +disperderne o consumarne i doni del tutto. Ed una delle cagioni delle +lunghe servitù d’Italia è forse, che la nostra terra ha potuto sempre +saziare ad un tempo l’ingorda avidità del vincitore straniero e la +fame dell’indigeno vinto. Il volgo italiano, a fronte di tante altre +nazioni, ignora, si può dire, la miseria, ignora la fame: e la fame è +la più potente tra le agitatrici de’ popoli. + +Ma, soffrisse il doppio di quel che soffre, il senso del vero e del +positivo, sempre più pratico nel popolo, che ne’ signori, perchè il +popolo è più strettamente e continuamente alle mani cogli ostacoli +della vita, e s’avvezza a giudicarne meglio; questo senso, dico, +mostrerebbe al nostro la difficoltà, dovrei dire la impossibilità di +dar mano a moti simili a quello di Rimini. + +Egli conosce che l’accordo di levarsi in pochi è inutile; di levarsi +in molti impossibile. E sarebbe strano certamente se nella patria di +Machiavelli, ov’egli proclamava non eseguibile la congiura di poche +diecine d’uomini, si tenesse eseguibile quella di migliaia e migliaia. + +E se il popolo italiano non istudia la politica, non legge gazzette, +non sa d’equilibrio e d’interessi europei, sa poi tuttavia che, +quand’anche riuscisse a sottrarsi al giogo del suo governo locale, +non avrebbe fatto nulla, e gli toccherebbe combattere, disordinato ed +inerme, contro l’Austria, disciplinata ed armata. + +Ma alla nostra destra, alla nostra sinistra, mi si potrà rispondere, +la Spagna e la Grecia non ci mostrarono forse quello che può un popolo +contro il dominio straniero? + +A me sembra invece che queste due nazioni abbiano mostrato appunto +quello che non può il popolo, quando non è che popolo, e non ha nè +esercito, nè tesoro, nè buoni ordini. + +Cominciam dalla Spagna. + +La sollevazione di Madrid del 2 di maggio 1808 fu il primo grido +d’indegnazione che gettò la nazione contro la mostruosa violenza che +volea usarle Napoleone. Di pari indegnazione arse l’intera Penisola, +che si coprì di _guerillas_; ma se togliamo la giornata di Baylen e la +sua famosa capitolazione, dovuta più all’avarizia del general Dupont, +che alla perizia degli Spagnuoli, se leviamo l’assedio di Saragozza, di +Girona e Tarragona, gli Spagnuoli giammai poteron far testa all’aquile +di Napoleone. Ed eran pur già prima riuniti in corpo di nazione, buono +o cattivo, avean pure esercito e materiale di guerra, eran soccorsi +dall’oro dell’Inghilterra, dai suoi soldati, e li guidava il duca di +Wellington. + +E se Napoleone non commetteva l’errore di aver due guerre ad un tempo, +accese alle due estremità del suo impero: se la Provvidenza non mandava +l’angiolo sterminatore a sorprendere il suo esercito nelle steppe della +Russia, cosa sarebbe divenuta la Spagna, anche aiutata dagl’Inglesi? + +E dove sono gl’Inglesi, dov’è il duca di Wellington dell’Italia? + +E per maggior prova, quando il popolo spagnuolo non ebbe più nè l’uno +nè gli altri; quando ebbe solo a dirla con una nazione grande, ordinata +e non occupata altrove, come andarono le cose? + +Il duca d’Angoulême corse la Spagna dai Pirenei al Trocadero, come un +soldato viaggia col foglio di via, e tutto fu finito. + +E la differenza corsa tra queste due guerre serve poi di nuova prova +all’altra mia proposizione: essere la causa dell’indipendenza tanto +più potente a riunire e render forte un popolo, che non la causa delle +istituzioni e della libertà. Per l’indipendenza gli Spagnuoli, riuniti +in una sola volontà, travagliarono per cinque anni Napoleone nel colmo +della sua potenza. Per le nuove istituzioni, divisi ed inerti, si +diedero, dopo un mese, a discrezione d’un duca d’Angoulême. + +Poichè parliamo di Spagna e di _guerillas_, risponderò anche a +chi dicesse: che in Italia si avrebbero ad usare, che il paese +montuoso vi sembra atto, ec., ec. Chi così la pensa, sappia che non +è _guerillero_ nè capo di _guerilla_ chi vuole, e dove e quando lo +vuole. La _guerilla_ in Ispagna ha combattuto co’ Romani prima, poi +coi Goti e coi Mori, e, se parve spenta sotto i discendenti di Carlo +V e di Filippo V, ha mostrato sotto Napoleone che nel riposo non avea +perduta la mano del tutto; onde si deve riconoscere che è nella natura +stessa dello Spagnuolo, e, come ora si dice, una sua _specialità_. La +_guerilla_, anche in Ispagna, non si scosta mai dal proprio paese, e +quando se ne scosta perde ogni forza; e si potè vedere nell’impresa +tentata da don Carlos contro Madrid. La _guerilla_ vuol larghi tratti +di paese spopolato e senza strade, ove non possan le truppe regolari, +le artiglierie, i cavalli correr facilmente e raggiungerla, ed è +sempre, per dir così, l’espressione armata dell’opinione di quello +nel quale opera; e così essendo, trova pane, ricovero, aiuto, avvisi, +protezione per tutto, purchè, ben inteso, stia sempre tra chi la +conosce e pensa come lei. + +Basta questo semplice ritratto della _guerilla_, o debbo aggiungere +altre parole per mostrare che in Italia è impossibile? + +Un capo di _guerilla_ in Italia, dopo un mese, se non fosse preso, +avrebbe la scelta tra il morir di fame, o il diventar capo d’assassini. + +Ora veniamo alla Grecia, e poche parole basteranno, essendo tra i casi +de’ due popoli grande analogia. Dall’epoca del Congresso di Vienna, il +pensiero della Russia di rannodare a sè la razza greco-slava, diede +animo a quanti volevano liberar la Grecia dal giogo ottomano. Scoppiò +l’insurrezione, e durò la guerra sino al 1827: finì, si può dire, colla +battaglia di Navarino. Questa battaglia, intendiamola bene, finì la +guerra. E da chi fu combattuta? Dalle armate di Francia, Inghilterra e +Russia, e non dai Greci. + +E chi vede tra i possibili a favor dell’Italia una battaglia di +Navarino? Ho scelto quest’ultimo fatto come il più importante, come +quello che tutti li spiega, di tutti è la conseguenza, e taccio degli +infiniti soccorsi d’uomini, di denari, d’ingegni europei che furon +profusi in aiuto della causa dei Greci, i quali (si notino queste +circostanze) avevano a combattere un nemico fiacco, male ordinato e +da non potersi paragonare all’Austria per nessun verso; erano più del +nostro popolo usi all’armi, indurati alla fatica, pronti a mettersi +ad ogni ventura, e n’hanno dato gloriosa e mirabil prova nella lunga +guerra che fu (e questo è di gran peso) non solo d’indipendenza, ma +insieme guerra di religione. E la storia del mondo c’insegna, che +nessuna più di questa riunisce la volontà, le forze, accende il furore +d’una nazione e la rende invincibile. + +E finalmente ambedue le nazioni suddette non posson paragonarsi +all’italiano; ambedue già dapprima formavano, bene o male, corpo di +nazione; ambedue soffrivano più assai della nostra; e certo non si +trovano in Italia, neppur nelle Calabrie o nell’interno della Sicilia, +tipi che somiglino al _guerillero_ spagnuolo ed al Palicaro od al +Clefto Greco, perchè questi tipi si formano in uno stato più selvaggio, +sotto giogo più duro e patimenti più atroci di quelli che abbia mai +conosciuti il popolo in Italia, la quale meno calpestata o calpestata +assai più, avrebbe forse potuto meglio riprender forza e riaversi. + +Colle dette ragioni credo aver dimostrato che il moto di Rimini è stato +intempestivo ed inutile: ed è lo stesso che averlo inoltre dimostrato +dannoso. Si potrebbero tuttavia aggiungere molte altre riflessioni +sulla questione presa sotto quest’ultimo aspetto, e dire: + +Che se in Italia sono in copia nature d’uomini potenti ed ardite che +non si perdono d’animo per la mala riuscita di quelle prove, ve ne +sono eziandio moltissime che ne vengono abbattute, e si rassegnano +poi a tener la causa italiana per ispacciata: simili a certi infermi +che, dopo aver tentato molti modi di cura, si tengono per incurabili, +mentre non tanto la perversità del male, quanto l’imperizia del medico +è cagione che non possano riaversi. + +Che siffatti moti, ed il volerli degli uni e il non volerli degli +altri; le accuse, le recriminazioni, i dispetti e le quistioni che +partoriscono tra uomini dissenzienti sui mezzi, consenzienti per lo +scopo, seminano disunioni, sospetti, inimicizie ove più importerebbe +non fosse se non concordia, fiducia ed amore scambievole. + +Che i governi, insospettiti e tementi non si rinnovino tali +disordini, e stimandoli fors’anche indizio di dio sa quali trame, +quali macchinazioni generali e sotterranee, e nutrendo timori, credo +io, assai più del bisogno, come sempre accade, ove si tratti di +pericoli oscuri ed indefiniti; ogni dì più moltiplicano le difese, +le precauzioni, le vessazioni di polizia, che pur tanto incagliano +l’onesto esercizio delle facoltà mentali e materiali della nazione, il +suo commercio, le transazioni, il suo generale sviluppo. + +Che in questi inutili ed intempestivi sforzi si sprecano i più vitali +elementi del popolo italiano, si perdono gli uomini più arditi, di +maggior energia e di più potenti facoltà, i quali son costretti +abbandonar la patria o vivervi sotto il peso d’un oltraggioso perdono, +tenuti, per dir così, in quarantena, e ridotti alla più assoluta +inoperosità. + +Che queste miniature di rivoluzione, di grave momento nel ristretto +cerchio ove succedono, e per coloro che ne sono attori, sono appena +avvertite fuori d’Italia, presso le nazioni ove, per la piena libertà +della parola e della stampa, si agitano apertamente le più importanti +questioni politiche e sociali; ove è per conseguenza il supremo +tribunale dell’opinione europea, l’officina, per dir così, d’onde +viene sparsa per tutto il mondo. E Dio volesse non fossero avvertite, +o fossero condannate e biasimate soltanto! ma sono derise, schernite. +Servon di tèma a brevi articoli di giornale, pieni d’una compassione +protettrice, di un ammonire sardonico, che ti fa dar di volta al sangue +più di qualunque improperio: ed il lettore straniero sorride e passa; e +l’opinione che di noi si sparge e si ferma è d’esser un popolo inetto, +privo d’ogni idea, d’ogni educazione politica, incapace di disegni +maturi e ponderati, incapace del lungo e pertinace lavoro, che conduce +finalmente alla rigenerazione; incapace egualmente di soffrire e di +combattere, e perciò degno della sua presente fortuna. E saremo dunque +tanto caduti, che la miseria, le lagrime, il sangue italiano abbiano +persino a dar materia di riso? + +E non vorremo trovar modo una volta, che le nostre sventure déstino, +come quelle della Polonia e dell’Irlanda, nostre sorelle (poste in +condizioni, se non pari alle nostre, analoghe almeno alla nostra in +molti punti), lo sdegno che i generosi provano contro chi opprime, +l’antica ed onorevole pietà, che è conforto, speranza, e non oltraggio +agli oppressi? E l’Irlanda, la Polonia perchè l’ottengono? Perchè +soffrono più di noi, e più degnamente, più operosamente di noi. +L’opinione, la simpatia, il voto della civiltà intera sta per loro, e +sono pure oggidì i potenti alleati! E di noi? Di noi si ride. + +Collo svolgere il filo del mio ragionamento, mi si presenta sempre più +evidente la verità espressa nella prima pagina; l’opportunità esser +tutto nelle cose di stato: e m’appare perciò pedantesca e superflua +la divisione da me adottata, che intende provare successivamente e +separatamente le mie proposizioni, mentre senz’avvedermene trovo che +nel dimostrare inopportuno il moto di Rimini, l’ho insieme e perciò +dimostrato dannoso e biasimevole. + +Ciò nondimeno, poichè ho tenuta questa divisione, che non è per +avventura del tutto inutile ad esporre più ordinatamente le mie idee, +la manterrò sino al fine: ma al punto di volgermi alla coscienza di +chi è stato cagione si versasse inutilmente il sangue italiano, al +momento di chiedergliene ragione, m’accora, lo ripeto, il pensiero che +questo mio scritto cadrà probabilmente in mano di quelli che scontano +ora un errore di mente, non dico una colpa o un delitto, colla più +amara delle umane miserie, l’esilio; che contristerà forse le pensose +veglie dell’esule, di chi ha pur offerto in olocausto alla patria i +tranquilli colloqui della città, del tetto nativo, le domestiche gioie, +l’amor d’una madre, d’una sposa, dei figli; di chi s’è volontariamente +spogliato di questi tesori, ed insiem colla vita li ha gettati nelle +bilancie ove stanno in bilico le nostre sorti; di chi tende ora +l’orecchio ad ogni vento che spiri dalla terra d’Italia, sperando in +guiderdone di tanto sacrificio, gli porti almeno il suono d’una parola +di conforto, di compianto, o forse di lode. + +Ed io dovrò esser quello che invece gli faccia suonar all’orecchio, e +più nel cuore, parole di biasimo? + +Sì: lo stimo utile, lo stimo per me debito di onore, e più d’uno +in Italia penserà ch’io ho ragione. Non ch’io abbia la presunzione +di credermi l’interprete assoluto della verità; ma credo, e posso +credere, d’aver diritto come ogn’altro di esporre il frutto delle +mie riflessioni: credo utile eccitare la discussione, ed il mio più +caldo desiderio sarebbe che un ingegno più elevato e sottile del mio +rispondesse a questo scritto, ne additasse gli errori, indicasse +migliori e più prudenti risoluzioni; io benedirei la mano che scrivesse +e dimostrasse ch’io ho dato improvvidi consigli, a patto che ne +suggerisse altri non avvertiti da me e più profittevoli alla causa +italiana. + +Credo l’avvenire gravido di diverse e grandi fortune per molte tra le +nazioni europee, che Iddio per gli arcani suoi fini spinge ad una meta +comune più o meno lontana, e credo possano assomigliarsi alle vergini +evangeliche aspettanti lo sposo. Le prudenti, che avean saputo tenersi +apparecchiate, vennero intromesse al convito; le stolte rimasero +escluse e derise. + +Onde non sia tale la nostra sorte, discutiamo le cose nostre, +parliamone schiettamente, apertamente, con reciproca fiducia, senza +pensieri di amor proprio, senza cura d’individui, d’opinioni, di +parti. Cerchiamo la verità, diciamola senza pretendere aiutarla con +esagerazioni d’odio o di amore, di calunnie o d’adulazione. Invece +d’aiutarla, a codesto modo le daremmo impaccio, le torremmo vigore: +chè la verità, figlia di Dio primogenita, è forte per sè stessa +abbastanza, è forte quanto la sua origine celeste; e la causa della +nostra indipendenza, vincitrice o vinta, sarà sempre gloriosa sotto la +sua bandiera. + +In nome di questa verità, io dico dunque che è fatto gravissimo, anzi è +il fatto il più grave di quanti possa l’uomo intraprendere, quello di +spingere la propria nazione nella sanguinosa via delle sommosse; perchè +è il fatto nel quale è più difficile fissar precisamente il limite tra +il giusto e l’ingiusto, tra l’utile ed il dannoso; è il fatto che può +condurre egualmente a quanto v’è di generoso, di grande, di virtuoso +al mondo, come può trascinare ai più fatali errori: che può esser la +sorgente d’immensi beni, come d’immensi mali; d’immensa gloria, come +d’immensa infamia; che, finalmente, può essere la salute d’un popolo o +la sua totale rovina. + +L’intraprenderlo di propria autorità, il porvi mano e dargli la mossa +pel primo, può essere il sublime o dell’ardire o della temerità o della +pazzia, ma è sempre atto tremendo per chi abbia in pregio la giustizia, +la carità di patria, l’amore degli uomini, la fama propria e della +propria nazione. Chi se ne fa autore, si fa arbitro al tempo stesso, +come già dissi, delle volontà, dell’avere, della libertà, della vita +d’un numero d’uomini, che nè egli nè alcun altro, se non Iddio, può +prevedere e calcolare; e se ne fa arbitro per usare i più preziosi +beni, la più gelosa proprietà de’ suoi concittadini ad eseguire i +propri giudizi; se ne fa arbitro quasi sempre senza il loro consenso, +senza diritto, senza essere stato a ciò eletto da loro. E se a questo +fatto, invece d’esser uno, sono parecchi, ciò non muta lo stato della +questione, salvo che la responsabilità l’avranno parecchi invece d’un +solo. + +Ora quello o quelli che si fanno arbitri delle cose altrui, senza +averne avuto l’incarico da chi n’era giusto e legale possessore, +sarà benedetto se le migliora, ma se le peggiora sarà maledetto, e +giustamente: e non vale scusarsi colle intenzioni, che possono far +perdonare l’imperizia di chi è posto ad un ufficio da altri, non di chi +vi si pone da sè. + +E per esser giusti, per non usar due pesi e due misure, quando +noi popolo ci lagniamo dei principi assoluti e del modo col quale +amministrano la cosa pubblica, che mai rispondiamo a quelli che per +iscusarli dicono: _Hanno buone intenzioni; credono fare il bene?_ +Rispondiamo: _L’intenzione non basta, e chi non sa fare, lasci +fare a chi sa!_ E rispondiamo bene. Ma la verità è una sola, e se +l’applichiamo ai principi, dobbiamo egualmente applicarla a chi fa +ciò che essi fanno, benchè con modi e con fini diversi. E se si +considera attentamente a quale delle due posizioni dia vantaggio questa +diversità, troveremo che l’arbitrio de’ principi genera di rado le +conseguenze calamitose che quasi sempre genera l’arbitrio de’ capi di +sommosse. Ed i principi hanno inoltre una posizione data, e che non si +sono scelta di loro propria elezione. Non essendo però mia intenzione +d’adulare i principi, aggiungerò che stimo alla lunga il loro arbitrio +di maggior danno ad un popolo: ma senza volere ora cercare chi de’ +due più l’offenda ne’ suoi diritti, rimarrà sempre vera la mia +proposizione, che chi guasta di proprio arbitrio gli affari altrui, non +può scusarsi colla sola intenzione. + +E che gli autori del moto di Rimini abbiano corso il rischio di +guastare gli affari di moltissimi, e forse dell’intera nazione, di +ritardare indefinitamente il suo progresso, di compromettere il suo +avvenire, di tirarle addosso la tremenda calamità d’un’invasione, mi +pare evidente dalle ragioni addotte fin qui. Piacque a Dio nella sua +bontà di mantenere il senno, e non chiudere all’evidenza gli occhi dei +più. Ma se la cosa fosse andata altrimenti, se tutte le sventure da +me enumerate, e che nessuno può negare possibili, si fossero versate +sulla già abbastanza infelice Italia, qual terribil giudizio pesava +su chi n’era stato cagione? Lasciamo stare il ludibrio, il rimprovero +dell’opinione universale; ma il rimprovero della coscienza, quale di +quei cuori generosi, amanti della patria e pronti (l’hanno mostrato) +a dar tutto per essa, quale, dico, avrebbe potuto sostenerlo senza +spezzarsi? + +Io ho parlato parole severe; ho parlato di rimorsi; perchè credo +ufficio d’uomo che meriti un tal nome sapere a viso aperto rendere +testimonianza a quelle verità che gli appaiono evidenti ed utili, +dicendole non solo al potente che ti può nuocere (virtù, della quale +è gran parte l’orgoglio, e perciò non difficile), ma al debole, al +vinto, cui vorresti tender la mano, consolarlo, compiangerlo, invece di +riprenderlo. Bensì conosco qual eloquente risposta potrebber fare alle +mie parole gli uomini di Rimini, col solo esporre e mostrare al mondo +le miserie che soffrivano e che soffrono le Romagne. + +Ed a chi ti dice: _Io soffro troppo_, come aver coraggio di rispondere: +_Tu non hai sofferto abbastanza?_ Essi hanno detto appunto: noi non +possiamo sopportar più oltre; e sembrerà loro duro sentirsi dire da +chi sopporta assai meno: Era dover vostro il soffrire ancora; ed a me +che scrivo, non è men duro il pormi in apparenza tra coloro ai quali +Cristo diceva:_ Oneratis homines oneribus quae portare non possunt, vos +autem ne uno digito tangitis sarcinas_: ma voglio pur seguitare come ho +cominciato, e dir il vero senza rispetti nè d’altri nè di me stesso: +e domando se, col non voler sopportare, hanno trovato sollievo, o non +piuttosto aggravati i loro mali? + +Domando se stimano soffrir più che non soffre la Polonia? Lo sanno +eglino che cosa soffre questa nobile e sventurata nazione? Che miserie +soffre tacendo, orando, operando in tutti i modi che le son concessi, +onde rigenerarsi prima alla virtù, alla giustizia, per esser poi +rigenerata all’indipendenza ed alla libertà! Si specchino in que’ +valorosi ed altrettanto disavventurati, che, immobili colle braccia +intrecciate sul petto, vedono il loro popolo decimato dalla frusta +del Cosacco, che lo caccia a frotte ne’ deserti gelati della Siberia; +vedono oltraggiata la loro fede, profanate le loro chiese, sedotta +la giovinezza, distrutto ogni viver civile; vedono coprirsi la loro +terra di fortezze destinate a render più salde le loro catene. Eppur +non si muovono, non danno mano all’armi, e non li trattiene il timor +della morte (l’hanno mostrato se sien capaci di viltà), ma li trattiene +il solo timore di dilatar le piaghe della patria ed accrescerne +le sventure; e siccome sono stati al mondo esempio di virtù nel +combattere, lo sono ora di altrettanta e maggior virtù nel soffrire. +Evitando egualmente i due più funesti effetti della disperazione, il +furor cieco e l’inerte rassegnazione, attendono taciti, pazienti ed +operosi a rannodare il loro popolo, renderlo migliore e perciò più +potente. I loro nobili, ravveduti ed ammoniti dal passato, tendon la +mano al povero, al contadino, che opprimevano e sprezzavano: lo chiaman +fratello, lo cercano ne’ suoi tugurii per portargli a consolazione del +presente la speranza d’un miglior avvenire. Vizio e rovina di quei +calpestati era l’abuso de’ liquori, coi quali dimenticavano per qualche +ora ne’ sogni dell’ebbrezza le miserie della realtà: e la pigione delle +taverne era una delle entrate dei nobili. Eppure v’hanno rinunciato, +l’hanno chiuse, hanno ristrette le loro spese, onde il popolo non +corrotto riprenda vigor morale e possa risorgere.... Questa è vera +fortezza, vera carità di patria; queste son le vie che onorano, rendon +venerabile anco la servitù, le ottengono il rispetto degli uomini, +talvolta il loro aiuto e sempre la misericordia, la protezione di Dio. + +Ma se gli autori del moto di Rimini non hanno tenuto queste vie, se +il furore, l’intolleranza dei loro mali li ha trascinati ad atti che +sono da giudicarsi intempestivi, e perciò dannosi e biasimevoli, s’avrà +dunque, senza ammettere scusa, a pronunciar contro essi un’assoluta +condanna? + +A questo punto ringrazio Iddio, che è oramai adempiuto per me l’amaro +assunto di contristare il vinto e lo sventurato, ed è venuto invece +il momento di volgermi al vincitore, a chi non prova nè le angustie +del carcere, nè le miserie dell’esilio, a chi è potente e gode d’ogni +favore della fortuna, e sento oramai venirmi più sicura, più libera la +parola. + +Ma, prima di esaminare i modi tenuti dalla corte di Roma co’ suoi +sudditi, e particolarmente co’ suoi sudditi di Romagna; prima d’entrare +seco lei in discussione circa i suoi atti, vorrei sapere se la +discussione è possibile, vale a dire se partiamo da basi tenute vere +egualmente da ambe le parti; e per questo io domando se v’è un solo +Decalogo, un solo Vangelo, una sola morale data egualmente a tutti gli +uomini per norma delle loro azioni, o se invece vi sono due edizioni +de’ suddetti codici, ad uso l’una de’ principi, l’altra de’ popoli, +l’una dei governanti, degli uomini di stato, dei diplomatici, l’altra +della moltitudine governata. + +Dovendo necessariamente interpretare io la risposta, la suppongo +consentanea alla dottrina professata in ogni tempo dalla corte di Roma; +esservi cioè, una sola morale pe’ grandi come pe’ piccioli, pe’ forti +come pe’ deboli, pe’ governanti come pei governati. Trovarci d’accordo +su questo punto è pure assai, ma non è tutto. Un’altra cosa mi resta +a sapere: e domando se a questa morale, a questa regola da seguirsi +indistintamente da tutti i viventi, si può applicare l’assioma che ogni +regola ha la sua eccezione, ovvero se le regole eterne della giustizia +e dell’onestà sono le sole alle quali non abbia mai l’uomo nè ragione +nè pretesto per disubbidire. Anche a questa domanda son costretto +rispondere da me, interpretando la decisione della corte romana +favorevole a quest’ultima opinione, che è necessaria conseguenza delle +dottrine da lei insegnate. + +Posti d’accordo su questi due punti, e partendo essa ed io da questo +dato comune, che la morale è una sola, costringe egualmente tutti gli +uomini alle sue leggi, e non ammette possibile nessun caso, nessun +motivo di trasgredirla, la discussione divien possibile, e una cosa +sola resta ad esaminare: quali conseguenze tragga la corte romana da +queste premesse, e quali conseguenze ne ricavi, non dico io, chè non +conto nulla, o non conto che per un solo, ma il raziocinio, l’opinione +della civiltà universale. + +O questa via di scoprire il vero è buona, anzi la sola buona, e non dà +motivo di lagnanza a nessuna delle due parti contendenti, o bisognerà +dire che la verità è una chimera, il cercarla un tempo perso. + +Io dico dunque per prima cosa, che dalle suddette proposizioni emerge +necessariamente la conseguenza, che l’antico argomento della ragion +di stato, col quale si è voluto sin qui da moltissimi giustificare i +governi di quegli atti che si sarebbero condannati e tenuti ingiusti +in un privato, è argomento vano ed immorale; poichè o la giustizia è +legge universale, ed il mentire, il mancar di fede dovrà condannarsi +tanto in uno, come in molti individui, vale a dire nello stato e negli +uomini che ne regolano le risoluzioni; ovvero bisognerà almeno trovar +una regola che definisca qual numero d’individui riuniti è necessario +per far che l’ingiusto divenga giusto, l’immorale divenga morale. + +E l’addurre in favore della ragione di stato l’utile dell’universale è +misero pretesto, non è ragione: o diversamente s’avrà a concedere che +la giustizia ammetta casi d’eccezione, ed allora parimenti non sarebbe +male dare una regola che insegnasse conoscere quali sono codesti casi. + +Concederò che per l’utile dell’universale siano giusti per parte dello +stato certi atti che dovrebbero esser tenuti ingiusti per parte di un +privato; ma la difficoltà è soltanto apparente, e per iscioglierla +dobbiamo distinguere la giustizia positiva dalla giustizia relativa. + +È ingiusto, verbigrazia, l’uccidere, ma divien giusto ove sia in +propria difesa: e questo è esempio di giustizia relativa. + +Invece è ingiusto il mancar di fede, e lo è in tutti i casi, in tutte +le occasioni possibili: e questa è giustizia positiva. + +Così, scegliendo ad esempio il caso più comune, nel quale è concessa +e tenuta giusta per lo stato un’apparente ingiustizia (e che per il +privato sarebbe ingiustizia vera), il caso d’espropriazione forzata, +consideriamo che in quest’atto sono da distinguere due casi; l’uno +dell’espropriazione violenta, assoluta, senza compenso, che con una +sola parola vien detta rapina, ed è caso d’ingiustizia positiva, e +perciò non vien permessa nè all’individuo nè allo stato, il quale +difatti, ove sia ben regolato, giammai la commette, e se toglie il suo +ad un privato per utile pubblico, usa l’avere del pubblico a dargli un +competente compenso. + +Il secondo caso, questo appunto dell’espropriazione con compenso, non +è più rapina, nè caso d’ingiustizia positiva, poichè non si toglie +violentemente nulla al suo giusto possessore; e se gli si toglie +parte del libero esercizio della sua volontà, che potrebbe essere di +serbare ad ogni modo ciò che gli viene occupato, non gli si toglie pel +principio che uno debba essere sacrificato ai più, che, per quanto +abbia apparenza di giustizia, sarebbe cionnondimeno principio ingiusto; +ma gli si toglie perchè, essendo questo suo sacrificio necessario +all’esistenza o al bene almeno di quella società alla quale appartiene, +che lo protegge e lo difende nei suoi diritti, egli vien realmente +compensato con questi vantaggi della perdita d’una porzione della sua +libertà. E siccome questi vantaggi può darli in compenso lo stato, e +non il privato, è ingiusto occupare l’altrui violentemente per utile +privato, è giusto occuparlo per utile dell’universale. + +Con ciò mi par dimostrato che la distinzione di giustizia positiva +e relativa può bensì usarsi per facilitare l’intelligenza della +questione, ma che di fatto è distinzione inesatta; bastando il dire che +l’ingiustizia è vietata e condannabile assolutamente, e che perciò nè +la ragion di stato, nè l’utile pubblico, nè alcun altro motivo la può +mai coonestare. + +Queste idee sono talmente elementari, che al lettore farà meraviglia +ch’io abbia voluto il disagio di scriverle; e certamente pare un sogno +che s’abbia a prender la questione a questo modo e da questi principii, +che sembrerebbe non bisognassero di dimostrazione, e s’avessero a +tenere per sottintesi. Ma come fare altrimenti a voler entrare in +discussione con chi, facendosi al mondo nuncio della buona novella, +la rende poi cotanto trista a coloro che gli sono più immediatamente +affidati da Dio? con chi è custode e banditore del divin Codice della +giustizia, dell’amore e del perdono, e commette o permette almeno +l’ingiustizia, muta l’amore in odio, e non ha perdonato giammai? con +chi predica l’umiltà sul trono, la carità, chiudendo l’orecchio ad ogni +reclamo, l’amor del prossimo colle inique commissioni militari? Se a +costoro, vivaddio, si domanda: — Credete o non credete nella giustizia? +Credete o no in quello che predicate? — non se lo possono aver per +male, e nessuno al mondo lo potrà trovare strano. + +E queste rigide parole io non le dico per odio del papato. Lo dichiaro +solennemente, prima di aggiunger altro, affinchè il lettore non mi +prenda in iscambio. Io venero il cristianesimo, venero il cattolicismo, +e stimerei l’ultima delle sventure per l’Italia se si turbasse la sua +unità religiosa, la sola che le sia rimasta. Di più; io neppur sento +astio od avversione contro la corte di Roma, dalla quale non ricevetti +giammai offesa veruna, e n’ho invece talvolta ricevuti favori, e +perciò le mie parole, per quanto acerbe, non s’hanno a prendere come +espressione dell’odio d’un nemico, ma piuttosto come effetto del dolore +che si desta in noi per l’amico che s’ostini alla sua rovina. + +Io ho accusato d’ingiustizia il governo papale. Suppongo che egli, +interrogando, dica: — Che cosa dunque debbo fare? — Io gli darò +una risposta alla quale forse nè esso nè il lettore s’aspetta: gli +domanderò cosa che non parrà indiscreta, gli chiederò pe’ suoi sudditi +la grazia di essere un po’ più assoluto, un po’ più dispotico di quello +che è: anzi d’esser governo veramente assoluto e dispotico, ch’egli +crede essere, e non è. + +Per governo assoluto s’intende quello d’un uomo che a suo pieno +arbitrio comandi ad un popolo; tanto è vero che la parola monarchia +altro non significa fuorchè comando d’un solo. + +Ora si potrebbe affermare, che questo modo di principato, preso nel +suo stretto senso, non è possibile a nessun uomo, ed è possibile a +Dio soltanto: perchè Dio solo, e non altri, può esser simultaneamente +presente alle azioni di tutti i viventi, e dirigerle a suo piacere. Ma +lasciamo questa troppo stretta interpretazione. + +Io dico che neppur in un più lato senso (salvo uno solo, che dirò or +ora), non è possibile all’uomo il governo assoluto. Perchè nessun uomo, +sieno pur immense quanto si voglia le sue facoltà corporee e mentali, +può giungere a provvedere coll’azione immediata della sua autorità +a tutt’i casi che si moltiplicano all’infinito giornalmente nel +reggimento di più milioni di sudditi. + +Vi sono però due vie d’esercitare approssimativamente, dirò così, il +principato assoluto. Una illusoria pel principe stesso: l’altra reale, +per quanto lo può essere nelle condizioni della nostra natura. + +La prima consiste nel far fare ad altri quello che non si può far da +sè; cioè nell’investire altri d’una porzione della propria autorità, +onde l’eserciti a sua discrezione. Ma questo è modo, non d’esercitare +il principato assoluto, bensì di spogliarsene. Questo è modo usato +in terra di Turchi, ed anche colà vien meno a misura che vi cresce +e s’estende la civiltà: ma non vien meno però tra’ Cristiani e più +particolarmente nello stato papale. Questo è modo più d’ogni altro +rovinoso pe’ sudditi e pieno di pericoli pel principe, il quale +non comanda, come abbiamo osservato, e non ha perciò i benefizii +dell’impero, ma ne ha invece tutti gli odii e le responsabilità; ed +ove gli uomini, investiti da lui del potere, ne abusino, incontra +necessariamente o taccia di crudele, se non li corregge, o di stolto e +poco avveduto, se, correggendoli, confessa implicitamente di non aver +saputo scegliere e conoscere i suoi ministri. Perciò, o disprezzo od +odio non lo può fuggire. + +Ciò accade ad ogni momento sotto il governo papale: e, per citare un +esempio tra mille, e dir cosa recente e notissima, tutti si rammentano +del fatto, accaduto or fa l’anno, d’un vescovo dello stato, che bandiva +un editto per dar nuovi regolamenti in materia matrimoniale, rafforzato +di gravi pene minacciate ai contravventori. Io ero in Roma. L’editto +girava di tasca in tasca, di conversazione in conversazione; e non ti +dico che risate se ne facesse. Convenne al governo annullarlo, chè, con +tutto il buon volere di salvar la riputazione del vescovo, non v’era +modo a far altrimenti, essendo la più pazza cosa del mondo: ma qual +guadagno vi facesse invece la riputazione del governo, e qual guadagno +faccia ne’ casi consimili, che pur troppo si ripetono di continuo, te +lo puoi immaginare: odio o disprezzo; di qui non s’esce. + +Dunque un cotal modo d’esercitare il principato assoluto è pericoloso +pel principe, ed inoltre illusorio, ed il principe che lo segue crede +essere assoluto, e non è: e la sua autorità è meno ubbidita di quella +del sovrano dello stato più democraticamente rappresentativo del mondo. + +Resta un altro modo, il migliore, il solo praticabile, il solo che +(data la monarchia assoluta) possa conciliare la possibile felicità dei +popoli colla sicurezza del principe, il solo non illusorio, e mediante +il quale il principe può realmente dire: Io comando ai miei sudditi +quanto è possibile che un uomo, e non un Dio, comandi ad altri uomini. + +Questo modo è semplicissimo, e consiste in ciò: che il principe, di suo +proprio moto ed autorità, e per ispirazione divina se vogliamo, chè non +cerco briga sulle parole, decida una volta quali siano i suoi voleri, +li traduca in altrettante leggi, le promulghi, e dica ai suoi sudditi: +_dal maggiore all’infimo tutti le dovete egualmente ubbidire._ + +Ciò fatto, fissi un’ora, un giorno, ogni settimana, ogni mese, nel +quale ad ogni suo suddito sia lecito presentarsegli e dirgli: il +tal vostro ministro m’ha fatto ingiuria per aver disubbidito al tal +articolo della vostra legge. Provata la verità dell’accusa, punisca +il ministro, e faccia giustizia all’offeso; e questo principe potrà +veramente vantarsi d’esser principe assoluto, potrà dire: La mia +volontà è ubbidita da’ miei sudditi sino all’estremo limite cui può +giungere l’autorità di un uomo; potrà dire: Il mio principato è vera +monarchia. + +Domando ora se tanto può dire il papa? domando se ai suoi sudditi non +tornerebbe meglio che potesse dirlo? Domando ai Romagnuoli se non +preferirebbero ubbidire a leggi buone o cattive, ma stabili, senza +eccezione di persone, uguali per tutti, piuttosto che all’arbitrio de’ +loro monsignori, legati, vice-legati, delegati o che so io? domando se +non vorrebbero (essendo pur sudditi del papa) ubbidire almeno al papa, +e fosse il suo principato più assoluto che non è, anzi veramente e +realmente assoluto? + +Ho fatto professione di dire la verità senza nè reticenze, nè passioni, +e mi trovo sforzato a lodar l’Austria. Il suo codice (salvo pe’ casi +di stato, ove è assolutamente iniquo) è uguale per tutti, non ammette +eccezioni nè di persone, nè di classi, nè di religione. Colla legge +alla mano l’ultimo facchino ha ragione contro il primo de’ signori o +degli stessi ministri del governo. E non dico per questo che le sue +leggi sieno buone, che sieno adatte ai bisogni degl’Italiani che le +ubbidiscono, ed intese al loro vero bene, e meno ancora che il suo +governo sia perciò accetto o debba essere accetto nella Lombardia e +nella Venezia, mentre è sempre governo straniero, e che anco nel far il +bene ha in mira il pessimo de’ mali, quello d’impedirci d’esser nazione +padrona di sè ed indipendente; ma dico che gli uomini si rassegnano +talvolta anche a mali gravissimi, quando è pure in essi regola certa, +imparziale ed uguale per tutti, e, contenti o no, vi s’accomodano. Ma +non s’accomodano giammai a veder, verbigrazia, di due delinquenti, +l’uno assolto, l’altro condannato per lo stesso delitto, a veder il +prete immune da quel castigo che percuote il laico inesorabilmente[1]; +non s’accomodano alla vita di continuo sospetto, all’incertezza di +tutt’i momenti, al dubbio tormentoso ed incessante di esser o spogliati +dell’avere, o carcerati, od offesi arbitrariamente in qualsiasi modo, +senza aver via di richiamo, senza aver legge certa che li difenda. + +E lo sa bene l’Austria, e ne fa pur troppo il suo profitto: ma tra i +governi italiani tutti più o meno mostran co’ fatti d’ignorarlo, e più +di tutti il governo papale; e se i suoi sudditi non amano il governo +straniero, e non cercano, come molti hanno detto e creduto, d’esser +riuniti all’Austria, se que’ ribaldi dei Castagnuoli e del Baratelli, +che s’ingegnavano propagarne il pensiero colla infame società +Ferdinandea, ed hanno avuta quell’accoglienza e que’ trattamenti che +meritavano, non hanno ottenuto il loro intento; se n’ha a rendere +grazia all’indole generosa de’ Romagnuoli, al loro spirito nazionale e +veramente italiano, pel quale voglion piuttosto soffrire ogni peggior +male, che sottoporsi allo straniero, al maggior nemico della patria +comune: ma dal canto suo, bisogna dirlo, il governo papale avea fatto +ogni opera onde venisser ridotti a questo doloroso partito. + +Aver un codice (e per codice intendo non solo leggi, ma istituzioni, +ordini stabili e certi) è il primo dovere d’ogni governo, qualunque +sia la sua forma: è dunque il primo dovere, e dovrebb’esser la prima +cura del governo papale: e se i suoi sudditi lo chiedono, chiedono il +giusto, e se il governo lo nega, commette una iniquità. + +Ma poichè non hanno ordine o legge certa, generale, imparziale; poichè +hanno pure a vivere, o, dirò meglio, ad ingegnarsi di vivere tirando +innanzi alla meglio, schermendosi contro le cento autorità che sono +tra loro in continuo contrasto, che si contendono l’amministrazione, e +si giuocano a palla i poveri sudditi, i loro averi, i loro interessi, +la loro libertà, avessero almeno questi disgraziati un modo d’alzar la +voce, e farsi sentire quando son troppo assassinati; avessero una porta +che s’aprisse ai loro richiami, un orecchio che li ascoltasse! + +Ora dirò cosa che nell’anno 1845 parrà enorme, impossibile: chi non +conosce Roma la crederà una calunnia. + +Il capo dello stato non ha giorno d’udienza pubblica, come hanno tutti +i sovrani assoluti. Ma questo è nulla. Se un suddito dello stato +domanda di parlare al papa, non gli viene concesso se non promette +formalmente prima, che non gli parlerà d’affari. + +Questo fatto non ha bisogno di comenti, e chi non lo crede è padrone +di verificarlo. E se qualcuno m’opponesse, che è lecito presentar +memoriali, ricorrere ai tribunali, ai governatori, ai legati, alla +Segreteria di Stato, ec., ec., ringrazierei dell’avviso questo +valentuomo, e ringrazierei Iddio per lui di non avergli mai mandate +tribolazioni che gl’insegnassero qual fondamento si possa fare su +codesti modi. + +Alle corte, o le mie accuse sono calunnie, e me lo provino, o è vero +che chi prédica la giustizia, e n’è il primo custode, commette invece +una iniquità, ed allora è ragionevole il domandargli se vi siano due +vangeli, due morali od una sola; se sia persuaso, o no, di quella che +predica ed insegna al mondo. È ragionevole intimargli di rinnegare +l’una delle due cose, o questa morale, o le proprie opere: domandargli +se crede che all’età nostra sia lecito, sia tra i possibili, stabilire +o mantenere un’autorità qualunque sulla negazione flagrante e continua +del proprio principio: se vi sia al mondo un uomo che abbia diritto +di sragionare contro tutti; se non è troppo stolta cosa il supporre +che tutti l’abbiano a sopportare in pace, e rassegnarsi agl’infiniti +mali che ne sono la conseguenza. È ragionevole il dirgli: Dei moti +di Romagna, delle uccisioni, degli esilii, delle lacrime di tanti +infelici, n’avete a render conto a Dio, voi governo, e non i vostri +calpestati sudditi. Il loro sangue vi ripioverà in capo; i loro dolori, +le loro lacrime, saranno giudicate da quel tribunale dinanzi al quale +non giunsero giammai nè corone, nè scettri, nè triregni, rimasti +nella polvere dei sepolcri, ma ove giungono e si presentan soltanto +anime nude, non protette contro la spada dell’eterna giustizia da +altro scudo, se non dalla propria innocenza; le opere vostre saranno +pesate con quelle bilancie incorruttibili, sulle quali la minima delle +ingiurie fatte al minimo degli uomini, pesa più di tutti i troni e di +tutte le corone dell’universo. + +Od è falso questo che insegnate sulla giustizia di Dio, e sui suoi +tremendi giudizi nell’altra vita, ed allora le mie parole son pazze, +e fareste male a curarle: o quel che insegnate è vero, e ne siete +convinti, e credete che Iddio vi chiederà un giorno ragione dell’opere +vostre, e vi dirà: _io v’avevo dato un popolo, che cosa n’avete fatto?_ +ed allora ditemi voi di qual nome s’abbiano a chiamare i vostri +atti! ditemi come s’abbia a trovare spiegazione dei modi che tenete: +ditemelo, chè da me non lo trovo, nè l’indovino. + +I potenti, lo so, ridono in barba di queste che chiamano declamazioni, +ed a me paiono rigorose deduzioni; so ch’essi pensano o anco dicono con +ischerno: «Solito rifugio di chi non ha forza, e non può difendersi, +godersi in questo mondo nel pensiero d’esser vendicato nell’altro». Ma +se gli altri potenti lo dicono, non lo potete dir voi senza mentir a +voi stessi ed alle vostre parole. E poi, aprite gli occhi, e vedete se +la spada della giustizia eterna aspetta sempre l’uomo al varco della +tomba! Vedete se sempre ha tanta pazienza! Giratevi intorno lo sguardo: +vedete se l’ingiustizia, se la violenza è albero che metta profonde +e salde radici! Vedete da cinquant’anni in qua di quanti principati +più saldi cento volte del vostro, che credeano stare inespugnabili ed +inconcussi per la grazia di Dio, ed in suo nome poter commettere a man +salva l’iniquità, di quanti di questi, dico, non s’è veduta la rovina! +Vedete per tutto il mondo come le antiche ingiustizie abbiano scavato +la fossa sotto i piedi di chi se ne rese colpevole: vedete la Turchia +pagar le vecchie ingiurie fatte alla Grecia: la Russia tremar di +continuo dell’assassinata Polonia: l’Austria contare i giorni di vita +che le rimangono, spaventata d’ogni paglia che si muova in Italia, in +Ungheria, in Polonia o in altre provincie dell’Impero; chè con molti ha +conti aperti, e conti tremendi! + +L’istessa Inghilterra, la felice, la potente Inghilterra, la signora +dei mari e delle ricchezze del mondo, vedetela turbata ne’ suoi trionfi +dallo spettro dell’affamata Irlanda, dal sospetto di una vendetta +domestica, che, al primo reale pericolo, potrebbe condurla all’ultima +rovina. + +Dio è giusto e non protegge l’iniquità, e di tutte le sue doti la sola +che non sia infinita è la pazienza a sopportar l’ingiustizia. Abbiatelo +a mente. + +Le mie parole non sono una minaccia. Quale autorità o qual potenza +avrei io di minacciare? Non sono un augurio, e tanto meno un desiderio: +come potrei desiderar il male d’un solo, fosse anco il più colpevole +de’ miei fratelli italiani? Ma son parole di dolore e d’amore, ancor +più che di sdegno, per vedere tanta parte di quell’Italia, di quella +patria che amo sopra ogni cosa al mondo, messa da voi nella dolorosa +alternativa, o di sopportare i mali che le fate soffrire, o di levarsi +in armi e cadere in mano de’ vostri carnefici o degli stranieri. + +Son parole, alle quali mi sforzano la verità e la giustizia: e dopo +aver detto ai Romagnuoli: «Voi non avete saputo soffrire,» se non +dicessi agli uomini di Roma: «Voi foste iniqui con essi,» che nome +meriterei? + +La mia accusa contro il governo papale di non aver dato a’ suoi +sudditi un codice che li regga, le racchiude tutte. Ma le parole che +mi sono uscite dalla penna son troppo gravi, perchè io non creda dover +mio mostrare ancor più espressamente che non le ho dette se non a +grandissima ragione; e debbo perciò entrare più addentro in questo +doloroso argomento. Debbo scoprire le molte piaghe che affliggono +quelle belle ed altrettanto disavventurate provincie; debbo citar +fatti, e, comunque io mi ponga con ciò ad un lavoro troppo più lungo +ch’io non avea disegnato intraprendere, conosco tuttavia non potermene +oramai altrimenti ritrarre coll’onor mio. + +Proseguiamo dunque in nome della verità e di Dio, che la protegge, e +farò ogni opera per esser conciso quanto è possibile. + +Il sistema economico dello stato e le sue finanze sono ridotte a tal +punto, che nessuno in tutta Europa ne ignora gli assurdi e l’imminente +rovina. E se d’una cosa si fa le meraviglie, è che questa rovina +non sia già consumata, in una parola che lo stato non si sia ancora +dichiarato fallito. Meraviglia ragionevole, sapendosi da ognuno che +la sua amministrazione spende da una mano più dell’entrata, e chiude +dall’altra le fonti della pubblica ricchezza. + +Il sistema proibitivo inceppa l’esportazione e l’importazione con +gabelle esagerate, cui l’ignoranza dà nome di protettrici: con istolte +proibizioni, colle quali, invece di favorire l’industria nazionale, +si favorisce non l’industria, ma il monopolio di pochi, si limita il +lavoro e la produzione, si provoca il contrabbando, fonte di corruzione +e d’immoralità, ed ostile allo stesso governo, che mantiene con +esso una classe d’uomini, sempre pronta ad unirsi contro chi voglia +offenderla. + +L’effetto di questo sistema è di far pagare ai sudditi tutti i generi +che consumano, più cari del loro prezzo reale, a danno loro e dello +stesso erario, ed a profitto d’alcuni pochi. In una parola, d’impoverir +tutti per arricchire qualcuno: e per porre il colmo all’assurdo del +sistema, le gabelle sono date in appalto (mentre in ogni stato ben +regolato si danno ad appalto le opere pubbliche, ma le imposizioni +s’amministrano ad economia), e per conseguenza la maggiorità de’ +consumatori deve inoltre impoverirsi di tutto il guadagno e della +ricchezza degli appaltatori. + +Di tutto ciò che per altra parte potrebbe aumentar la pubblica +ricchezza, il governo non vuol udire parola: in ogni cosa vede una +trama, una ribellione, un pericolo, e non vede il maggiore, il più +inevitabile di tutti: simile all’uomo che fuggisse, guardandosi dietro, +da un insetto, e non badasse ch’egli sta per gettarsi in un precipizio. + +Roma ha detto: Io non credo nelle strade ferrate; e di questa +profession di fede ride l’Europa intera; ma non ne ridono i sudditi +pontificii. + +L’evidenza dei fatti aiuta il mio desiderio d’esser conciso, e però non +aggiungo altro, se non che ora si dice che finalmente le strade ferrate +si facciano anche colà. Un giorno o l’altro vi si faranno, lo so; ma se +s’abbiano a far presto, lo voglio prima vedere. + +Ad ogni altro modo di miglioramento s’oppone pertinacemente il governo +o con proibizioni o con incagli: non vuole istituzioni di banche +tendenti ad accrescere il credito pubblico[2], non associazioni +agricole, industriali. Paralizzata così ogni mossa del corpo sociale, +intercetta e tolta la circolazione dei suoi più vitali umori, questo +per necessità si viene ogni dì più depauperando. + +I possessori agricoli, aggravati da tasse incomportabili, nè trovando +sbocco alle derrate, si vanno consumando, nè vien loro fatto giammai +di poter ragunare avanzi, ed ammassar que’ capitali che sono il nerbo +dell’agricoltura ed il solo modo onde migliorarla. + +Il commercio è, si può dir, nullo, e lo stato più centrale d’Italia, +seduto su due mari e sulla nuova via che si va aprendo al commercio +d’Oriente, dell’India e della Cina, con fiumi in parte navigabili, +ricco di miniere e delle terre più fruttifere della nostra penisola, +abitato da un popolo nel quale la Provvidenza ha infuso a piene mani +prontezza d’ingegno, avvedutezza, energia, fortezza ed ardire, questo +stato ha due porti principali, Civitavecchia ed Ancona: io li ho +veduti ambedue non è molto: in ambedue, salvo qualche vapore estero +che vi getta l’áncora per poche ore, non ho trovato che qualche povero +trabaccolo o qualche paranzella di pescatori. + +Io ero in Ancona nel settembre scorso, e da una inezia, che appena +meriterebbe esser avvertita, potei trarre argomento dello stato in +cui trovasi colà il movimento marittimo e commerciale. Volli prender +un guscio a un tanto l’ora per far un giro in mare, e veder da quale +aspetto la città si mostrasse meglio onde farne un disegno. Domandai +a due marinai quanto volessero, ed avvezzo alle indiscrete pretese +che in Genova, Livorno, Napoli ed altri porti sono solite a cotali +uomini, m’aspettavo che costoro mi domandassero almeno uno scudo l’ora. +Mi domandarono _due paoli_, mezzo raccomandandosi coll’espressione +dello sguardo, onde non li trovassi indiscreti. Non s’immaginavano +que’ poveretti che stretta di pietà mi dêsse invece al cuore la loro +domanda, che era a tariffa di forestiere, e perciò esagerata, e mi +svelava i patimenti e le angustie d’un popolo intero! + +E se il governo vieta a’ sudditi, non dirò d’arricchire, ma di potersi +aiutare, nessuno almeno li spogliasse, li opprimesse d’imposizioni; +fossero almeno temperate le spese! + +Ma che accada invece tutto il contrario è cosa talmente nota, che +sarebbe allungar inutilmente questo scritto l’impiegar parola per +dimostrarla. + +Parlando in generale, più le derrate sono cattive a questo mondo, più +s’hanno a buon mercato. Ma non è così de’ governi. Più son cattivi, e +più costano. E lo sanno i sudditi pontificii, ai quali tocca pagare +non solo quel prezzo, sia pur elevato quanto vogliamo, che deve pagar +ogni popolo per essere governato, ma son costretti a saldare alla +cieca i conti di un improvvido sistema che li rovina, son costretti +mantenere un’armata d’impiegati inutili (fossero soltanto inutili!), +di doganieri, finanzieri, ec. Son costretti pagar grassamente alti +ministri, spesso forestieri, che occupano cariche alle quali non +possono aggiungere i comuni cittadini se non entrando negli ordini +sacri, abbiano o no la vocazione a questo augusto ministero. E le +cariche poi alle quali possono esser nominati anche i laici, come +governatori, giudici, presidenti di tribunali, ec., sono invece troppo +mal retribuite, onde possan le persone civili ricavarne un onesto +sostentamento alla loro famiglia. Ma di tutte le spese del governo +la più dolorosa a’ popoli è quella de’ mercenari svizzeri. Non parlo +della guardia svizzera dei palazzi pontificii, troppo poco numerosa +per essere di peso allo stato, ma parlo dei reggimenti svizzeri, che +offrono lo spettacolo doloroso, e strano veramente a’ nostri tempi, +delle antiche compagnie di ventura, nè si comprende come la nobile e +virtuosa nazione alla quale appartengono (se pur non sono una ragunata +di genti di varie nazioni, come da molti si dice) non tolga dai suoi +ordini questa usanza tanto contraria allo spirito nazionale, del quale +essa ha dato in ben opposti modi così splendidi esempi, e contraria +egualmente alla sua dignità. + +Io, che conosco il piccolo esercito pontificio, al quale per essere +ottima truppa non manca se non un comando ed una direzione veramente +militare, io, che conosco in esso uomini pieni di onore, di generosa ed +ardita natura, ed eccellenti uffiziali, e li vedo in fila con codesti +Svizzeri, preferiti a loro, e meglio trattati di loro; io, nato (mi +perdoni il lettore se alla cosa pubblica ardisco frammischiare parola +d’affetti privati) di tal padre che in un esercito ed in tempi ove +l’ardire e l’onor militare non eran cose rare, n’era tenuto modello; +io, memore de’ suoi insegnamenti e dei suoi onorati esempi, memore +della viril fortezza d’una madre che godeva e si vantava d’aver tre +figliuoli nell’esercito, ove tant’altre n’avrebber pianto e tremato; +io, educato a tale scuola, mi sento ribollir il sangue al pensiero +dell’onta che son costretti sopportare quei soldati italiani! Onta +la più amara che possa versarsi su chi sente l’onore, la religione +della bandiera, vedersi escluso dal guardarla e difenderla, e vederla +affidata a mercenari stranieri! + +Io fremo del giusto sdegno di que’ soldati italiani, io mi rodo +dell’onta loro. + +Non sa il governo papale qual tesoro d’odio (e Dio voglia non sia +di vendetta) gli s’aduni contro tra i popoli e nell’esercito per +questa sua maledizione dell’armi mercenarie e straniere; che sarebber +assalite e certo disperse da’ Romagnuoli, se non sapessero ch’esse sono +l’antiguardo dell’Austria, che scompariranno il giorno ch’essa sia +tolta dal guardar loro le spalle, perciò inutili ora ed allora, inutili +in un caso come nell’altro. Ma che dico inutili? esiziali ai popoli, +come al governo, al quale sono non lieve occasione di rovina economica, +di predilezioni e d’ingiustizie a danno delle truppe nazionali, mal +pagate, lacere e rivestite de’ panni logori del mercenario straniero, +assetate di vendetta contr’esso, come appare dalle frequenti risse +soldatesche, nelle quali, stando ai racconti popolari, i dragoni +pontificii hanno dato buona prova di sè — ed io, che li conosco, lo +credo. + +Sono incredibili le spese che costano codeste genti, la loro +insaziabilità, il loro continuo chiedere al governo, e più incredibile +la dappocaggine di questo nell’accondiscendere alla loro ingordigia. + +Accadde pochi anni sono un fatto del quale io non ho veduto cogli occhi +miei il processo (e dico questo perchè non uso affermare se non le cose +che ho vedute e toccate), ma che tutto lo stato tiene per certissimo. +In un reggimento nacque discordia tra il colonnello ed i suoi capitani, +e la questione avea avuto origine nel riparto degli avanzi fatti sui +fondi d’arruolamento, che dal governo pontificio (con ordini de’ +quali Machiavelli ha fatti conoscere abbastanza gli errori, e perciò +da secoli oramai condannati) vien dato quasi ad appalto: non potendo +accordarsi, i capitani fecer ricorso all’autorità. + +Di questo accidente ne corse la voce, e ne fu portato a Roma +il giudizio. È impossibile che ambe le parti avesser ragione: +cionnondimeno il governo, per tenersi affezionati i suoi custodi, +congedò il colonnello con una pensione, gli diede maggior grado, e +rimandò con lodi i capitani alle loro compagnie. + +E così si spende il denaro spremuto dai sudditi. Ma andiamo innanzi, +chè c’è di meglio. Non vi fosse altro male che di Svizzeri! + +Alla fine in gente ordinata, buona o cattiva, in reggimenti di linea, +sieno pur ingordi, vadan pur cercando d’avvantaggiarsi alla meglio che +possono, v’è pur sempre un limite ed una qualche ombra di regola: se +non altro, è ordine di cose, che ha in sè un certo che d’aperto, di +franco, di conosciuto da tutti; i fatti accadono alla luce del giorno, +in faccia al pubblico, e con poco o niente mistero. Ma un altro più +nefando ordine è in Romagna, un’altra tenebrosa e scellerata potenza, +invisibile a tutti gli occhi, che tutti i cittadini, in ogni luogo, in +ogni momento della vita si sentono al fianco vigilante ed apparecchiata +a loro danno. + +Il lettore a questa parola ha già pronunciata la parola polizia; ma +il lettore s’inganna. Io parlo di cosa più turpe, d’una nefandità più +nuova, più rara, anzi sconosciuta affatto a tutte le nazioni civili; +parlo di cosa della quale non oso, non voglio accusar il governo, e che +pure, non si può negarlo, egli conosce, sa che esiste, e non ne lava +l’infamia nei luoghi ove gli è concessa ogni potestà. + +È in Romagna una generazione d’uomini vile, oscura, di rotta e +scellerata vita, usa all’ozio, al bagordo, alle risse da taverne, che +si grida devota al papa, al suo governo, alla fede, alla religione, e +con questo vanto si tiene sciolta d’ogni freno, d’ogni legge, stima +lecita ogni violenza (forse la stima meritoria) purchè sia contro +uomini che professino altre opinioni delle sue; lo che, come ognun +vede, è lo stesso che dire contro chiunque le sia odioso o nemico. + +Questa mala razza, profittando del continuo terrore che è ne’ +governanti, si combina in conventicole oscure, e vi prepara supposte +congiure, delazioni, e, peggio, vendette ed assassinii. + +La città ed il borgo di Faenza son divisi da miserabile ed inveterato +odio cittadinesco, avanzo probabilmente d’antico parteggiare. Ai +disusati e vecchi nomi di parte son sottentrati oggidì quelli di +liberali per la città, di papalini pel borgo. Popolato questo d’uomini +di bestial ferocia, pronti alle risse ed al sangue, è il luogo che +può dirsi principal officina di violenze, principal nido di quella +scellerata genìa che, e quivi, ed a sua imitazione nell’altre città +di Romagna, provoca, batte, ferisce e talvolta uccide, e sempre a man +salva, coloro ch’ella dice liberali, o frammassoni, o carbonari. + +Infiniti casi ne son accaduti dal 31 in qua, e ne vanno accadendo alla +giornata. Nel 31, nel tempo dell’occupazione austriaca, è avvenuto che, +trovandosi a notte avanzata pacifici cittadini per le strade, tornando +a casa da qualche veglia, s’imbattevano in frotte di que’ mascalzoni, +che prima con parole li offendevano, poi con mazze li battevano o con +coltelli li ferivano; e più volte sono stati repressi, sgridati e +minacciati dagli stessi ufficiali austriaci, che, quantunque stranieri, +quantunque nemici nostri, o ministri, se non altro, di potenza a +noi nemica, pur sentivano indignazione di siffatte enormità e della +scellerata connivenza del governo, non potean patire di veder trattati +a quel modo uomini tranquilli e disarmati, e li accompagnavano per puro +moto di umanità finchè li vedessero riparati e fuor di pericolo dietro +gli usci delle loro case. + +In Francia, all’epoca del _Terrore_, furono uomini simili a costoro i +Marsigliesi, e furon la vergogna di quell’ordine di cose, la macchia +della bandiera tricolore, l’onta della causa della libertà; ma eran +tempi di transizione tra estremi opposti, tempi di ebbrezza, di +scatenamento universale: eppure chi oserebbe scusare le ingiustizie, +le violenze d’allora? Chi a quelle memorie non sente destarsi in cuore +affetto pietoso per le vittime, sdegno ed abominio contro i manigoldi? + +Ma nella nostra età, oggi, ora mentre scrivo, pensare che tuttociò +accade o può accadere, non in paese sciolto d’ogni freno ed in piena +rivoluzione, ma in paese retto in nome di Colui del quale sta scritto, +che amò gli uomini sino a dar la vita per loro; in nome di quella +legge che comanda di perdonar al fratello sette volte settanta, vale a +dire sempre; pensare che ciò non sia favola, sogno o esagerazione di +parti, ma cosa per disgrazia dell’umanità e della religione vera pur +troppo e reale, è tal idea che la mente umana non la sostiene, è idea +che ti farebbe dubitar della luce del sole, e ti mette in cuore vera +desolazione. + +Simile all’uomo presso ad annegarsi, che s’afferra a qualunque, benchè +debol virgulto, m’appiglio all’idea che il pontefice non sappia quello +che in suo nome si commette. Che non lo sappia? È egli possibile? +Ripugno ad entrare in questa questione; ma se egli lo ignora, ben lo +sanno i suoi ministri, o alcuni almeno de’ suoi ministri. Le parole +degne di cotali sciagurati, io mi vergogno pronunciarle, nè voglio +imbrattarne la mia penna, perciò non aggiungo sillaba, e li lascio +all’esecrazione degli uomini onesti di tutti i partiti e di tutte le +nazioni. + +Usciamo di queste abominazioni: ma, pur troppo, mi tocca ad entrare in +cose non meno turpi, comunque non di così sozza lordura. + +Parlo de’ giudizi, dell’inquisizione politica affidata a Commissioni +straordinarie, non vincolate da nessun ordine legale di processura, +e con illimitata autorità nelle condanne. In codesti tribunali, veri +_coupe-gorge_, come dicono i Francesi, tenuti per scellerati da tutte +le nazioni civili, perchè la loro stessa natura, la loro essenza +medesima è certo segno dello scopo al quale son destinati di servire, +cioè d’istrumenti alle vendette d’un principe, e non alla giustizia; +in questi tribunali, dico, gli stessi uomini sono insieme accusatori +e giudici; non v’è libertà nella difesa, e neppure nella scelta del +difensore, dato dai tribunali, e preso tra le persone a lui devote; +i processi oscuri, occulti, composti nell’interesse dell’accusa; i +costituti ingannevoli, suggestivi e pieni d’artificio, ed impiegata la +tortura morale, e si potrebbe dire anco la materiale; indefinita ed +arbitraria la classificazione delle colpe, per la qual cosa vengono +spesso puniti, come delitti di lesa maestà, l’opinione, il pensiero, +gli affetti dell’animo sfuggiti in qualche parola, in qualche scritto +imprudente, e castigati con pene che passano ogni idea di proporzione e +di giustizia, anche ammessa la reità dell’accusato. + +A considerare la mansuetudine de’ tribunali delle nazioni civili, di +Francia, Inghilterra, Belgio, ne’ casi di stato, la loro scrupolosa e +direi timida premura pel reo, onde non gravarlo oltre l’onesto (e si +noti che se si mostrassero più severi, n’avrebbero forse motivo, per +essere in quegli ordini di principato meno oppressione pei sudditi +e più vie legali onde ottener giustizia ove si tengan gravati), a +vedere, verbigrazia, Luigi Napoleone rimandato sciolto dopo l’impresa +di Strasburgo; dopo quella di Boulogne, chiuso soltanto in carcere, +dove se fosse nato suddito del papa, non vi sarebbero stati bastanti +patiboli per ammazzarlo; veder in Francia ed in Inghilterra soltanto +esiliati, o rinchiusi come pazzi, uomini che aveano tentato uccidere il +re o la regina, e pensare da chi sono retti codesti stati, e da chi è +retto lo stato romano, pensare che a quelli si dà taccia o d’eresia, o +d’irreligione, che si tengono quegli ordini per tristi e pervertitori +dell’umana società, che si predican questi come gli ottimi, i santi; +a veder le opere, gli effetti degli uni e degli altri, vacillerebbe +l’umana ragione se Iddio per sua misericordia non avesse posto nel cuor +dell’uomo la facoltà di conoscere ed amare la verità e la giustizia, e +di detestare la menzogna e l’iniquità. + +Le turpitudini e gli assassinamenti di cotali Commissioni si +rassomigliano, e sono pari in tutti i tempi ed in tutti i luoghi dove +vengono adoperate; perchè le medesime cause producono per tutto e +sempre i medesimi effetti, e perciò oramai di comune consenso delle +persone oneste sono tenute istrumento soltanto di violenza e di +vendetta. + +L’esperienza ha mostrato che i ribaldi i quali accettano di sedervi, o +sappiano la mente di chi li ha posti a quell’ufficio o l’indovinino, +cercano e voglion colpevoli, e non innocenti; sanno che ad ogni +condanna salgono in grado presso il governo, mentre l’assolvere gli +farebbe calare; sanno che i più saldi gradini della scala de’ premii, +degli onori sono per loro i corpi delle vittime, innocenti o colpevoli, +poco importa. Il mondo è pieno, grazie alla stampa, delle infamie +che si commettono da costoro; i nomi de’ più famosi, quali furono in +Lombardia il Salvotti ed il Zaiotti, stanno affissi ad esecrazione +universale, e ad esempio de’ posteri sulla nuova via che segue l’uman +genere verso un migliore stato di giustizia e di diritto, come le +membra de’ malfattori si affiggevano un tempo sulle strade a terrore +ed esempio delle moltitudini. Ed ancora s’hanno a vedere Commissioni +speciali? E l’Italia avrà dunque il tristo vanto d’esser l’ultima ad +usarle? + +Combattere ed infamare cotali scelleratezze sarebbe per avventura +cosa vana e superflua in ogni paese civile, ma non lo è pur troppo in +Italia, e giova, ad estirpazione totale di cotal peste (onde se ne +vergognino, se non altro, quelli che se ne vorrebbero valere), entrar +nel doloroso racconto de’ fatti di codeste Commissioni, e a questo +effetto narrare i casi di Romagna sin dal 43. + +Io, che fo professione sopra ogni altra cosa di scrupolosa veracità; +io, che per aver vittoria di ogni più turpe iniquità, non la graverei +della minima delle calunnie, se dovessi ancor salvare il mondo con +essa, racconterò cose che non ho vedute, e delle quali perciò non +ho la certezza materiale; ma cose al tempo stesso che a ragion di +critica tengo per vere, e che sono tenute per tali da tutti. Se poi, +cionnonostante, m’accadesse di accusar ingiustamente o un privato o +lo stesso governo, ecco ciò che dichiaro onde serva di regola a chi +si tenesse gravato dalle mie parole. L’ultimo, il più umile e debole +degli uomini, ove mi mostrasse ch’io l’ho accusato ingiustamente, avrà +da me convenevole riparazione all’onor suo, e nel disdire le parole +dette, certo involontariamente, contro di lui, lo ringrazierò d’avermi +dato occasione d’adempiere ad un dovere d’equità: ma il più potente, il +primo de’ viventi, ove l’avessi giustamente accusato, tenterebbe invano +di farmi disdire d’una sola delle mie parole. + +Io spero non essere, con questa dichiarazione dell’animo mio, uscito +de’ termini di quella modestia che mi si conviene, e prego il lettore +vi conosca soltanto il desiderio e la volontà d’esser franco, leale e +giusto coi nemici, come cogli amici. + +Nella state e nell’autunno del 1843, essendo la Romagna in condizioni +analoghe alle presenti, le crescenti vessazioni doganali aggiuntesi a +tutte le altre provocazioni del governo, diedero occasione a qualche +tumulto nella provincia bolognese. Piccoli mercanti ed artefici del +popolo minuto, uniti ad alcuni contrabbandieri, stretti e perseguitati +più del solito dai gabellieri, si buttarono alla montagna, e vi vennero +più volte alle mani colle guardie di finanza: nè questi disordini +erano altro che una vana ed impotente resistenza di povera gente a chi +le turbava i suoi più o meno legali guadagni. In Bologna cittadini +di ogni grado compativano a que’ moti, conoscendoli frutto de’ mali +ordini delle gabelle, nè agitazione veruna si destava nella città. Ma +ciò non faceva pei ministri della polizia. Arte vecchia di costoro in +ogni paese è il supporre ed anche suscitare dimostrazioni avverse al +governo, per farvi i loro profitti; a questo effetto dipinsero ai loro +rettori gli accaduti disordini quali moti politici, ed incominciarono +tosto persecuzioni, visite nelle case, imprigionamenti, senza colpa +effettiva o competenti indizi, e quindi fuga di molti popolani, i quali +dubitando di non venir carcerati, si rifuggirono ai monti, accostandosi +a quei primi: e di costoro e d’altri esuli di più antica data si venne +ingrossando quella banda, che sempre più divenne argomento agli uomini +di polizia onde spaventare l’imbecillità dei governanti e spingerli +a radunare a furia le scellerate Commissioni speciali. Accresciuti +perciò i sospetti e i terrori nell’universale, e conoscendosi alcuni +arditi e generosi uomini delle prime famiglie della città, e da molto +tempo tenuti d’occhio o perseguitati dal governo, in urgentissimo +pericolo delle libertà o della vita, e nella necessità di scampare +ad ogni modo, piuttosto che provvedere alla loro salute soltanto +esiliandosi volontariamente, preferirono riunirsi a quegli sventurati +loro concittadini, che la nequizia de’ governanti stava per ridurre +all’ultimo estremo, soccorrerli coll’avere, colla persona e co’ +consigli, e, facendosi loro guide, sottrarli alla galera od al patibolo. + +In Bologna intanto la Commissione condannava moltissimi a lunghe +prigionie: sette od otto ammazzava. De’ modi tenuti per conoscere i +colpevoli poco o nulla è noto, perchè oscuri e segreti i processi e le +difese. + +È fama che di molte di quelle vittime non fosse certo il reato. +Certissimo poi che la pena fu ad ogni modo arbitraria ed esorbitante. + +Il colonnello de’ carabinieri, Freddi, uomo in Romagna odiatissimo, +che la voce pubblica dice fosse stato processato prima del 31, e +tornato poi in grado a’ governanti col secondarne le violenze, era +anche nel 43 anima e capo della Commissione di Bologna. Esso ed i suoi +pari fecero in quell’occasione grossi guadagni, predicati dal governo +quali mantenitori e vindici dell’ordine, delle leggi e de’ diritti +sovrani, e colmati di onori e di premii. Ma questa messe era per durar +poco. Veniva meno, era per cessare la loro bisogna, ed i profitti per +conseguenza. La città era ormai tranquilla, e le Romagne non avean dato +segno che mostrasse unione o corrispondenza cogli umori del Bolognese. +La Commissione si vedeva alla vigilia d’essere disciolta. + +La provincia o legazione di Forlì, sottoposta al cardinal Gizi, al +quale ci gode l’animo render quell’omaggio che merita la sua umanità +e la nobiltà del cuore, che rifugge da ogni lordura di polizia, ne +impedisce le provocazioni ed ogn’altra ribalderia, non offriva campo +atto alla Commissione. I temperati modi del cardinale tenevano la +legazione incolpabile e tranquilla. + +In Ravenna, invece, il cardinal legato Massimi, principe romano, che +nell’universale avea nota di superbia e rigidità, e s’era concitato +contro odio inestimabile de’ cittadini, inquietandoli con persecuzioni +più aperte e continue, con vessazioni e castighi arbitrari, col +mostrarsi disprezzatore de’ popoli, in Ravenna, dico, pareva alla +Commissione poter più comodamente ed a man salva esercitare le sue +ribalderie, ed aver aiuto e favore dal cardinale, facile ad ire e +vendette implacabili ed a stupidi terrori. + +Commosso il popolo con atti ingiusti e violenti, e posta ad acerbe +prove la sua pazienza, accadde un fatto che nessuna provocazione può +certo rendere scusabile, ma che, dall’altro canto, non può recar +meraviglia, l’uccisione d’uno Svizzero e d’un carabiniere[3], fatto +segno per le dette violenze all’odio universale; e questi omicidii +dettero modo alla Commissione d’estendere le sue operazioni anco +sull’infelice Romagna. + +S’immaginarono corrispondenze ed analogie tra i moti del 43 in Bologna, +e questo fatto accaduto del 45 in Ravenna; si sognaron trame e congiure +estese a varie città delle Legazioni, moltiplicando al tempo stesso le +carcerazioni a caso e senza motivo ragionevole in Rimini, in Ravenna +e nelle terre della Romagnuola. La supposta opinione dell’inquisito +era bastante cagione d’imprigionarlo, e ciò appare dalle infinite +liberazioni che, dopo mesi e mesi e talvolta anni di carcere, accadono +di persone dall’istessa Commissione riconosciute a forza innocenti. + +I tormenti corporali, la strettezza d’ogni agio, le carceri insalubri, +le sorprese morali, i modi nefandi da essa usati per ottener +confessioni o rivelazioni, sono dolorosa ed orribile istoria, della +quale può aver idea chi ha letto i libri di Pellico o di Andryane: gli +scellerati si rassomiglian per tutto. Si può argomentare le crudeltà e +nequizie esercitate dalle Commissioni, nei segreti delle carceri e de’ +tribunali, da quella usata ai prigionieri politici in pieno giorno ed +al cospetto de’ popoli l’estate scorsa. + +Ne’ giorni e nell’ore più bruciate, sulle polverose strade della +Romagna, fu veduta venir lentamente una lunga fila di carrette guardate +da carabinieri e birri, sulle quali eran legati gl’inquisiti politici +che la Commissione faceva passare da un carcere all’altro. Non eran +costoro uomini avvezzi a cotale strazio, eran persone civili, di ogni +stato, d’ogni età, agli occhi stessi del governo forse innocenti +la maggior parte; e può immaginarsi con che cuore fosser veduti +attraversar a quel modo le città, sudici, impolverati, arsi dal sole, +legati e trattati come ladri di strada. A chi usa cotali modi credendo +incuter terrore, e ciò nel popolo che ha la fortezza e lo spirito del +Romagnuolo, può ben dirsi che Iddio ha tolta la mente ed ottenebrata la +vista! + +Ma tutte le dette nefandità furono inutili ad ottenere lo scopo che +si voleva dalla Commissione. Le torture, le circuizioni, le domande +suggestive, le promesse d’impunità furon tentate tutte, e tutte +indarno, contro poveri popolani, i quali non per virtù, chè non avevano +in che mostrarla, ma per non avere nè saper che dire, tagliarono ogni +via alla Commissione di continuare il processo. + +Disperati i giudici di poter far profitto veruno con que’ disgraziati, +correvano spesso dalle carceri al cardinale (così narra chi era a quel +tempo in Romagna), mostrandogli l’impossibilità di metter insieme tanto +da poterne far uscire con qualche color d’onestà una condanna, ed il +cardinale ad eccitarli a spendere, ad usar ogn’arte, far ogni prova per +trovar modo e cagione di castigo; e finalmente, non potendosi trovare +nè congiure, nè colpe politiche, si compose sopra apparenti analogie +di fatti lontani co’ presenti, di incerte deposizioni di testimoni +ignoti, confondendo insieme contrabbando e cose di stato, un processo, +dal quale la Commissione prese motivo di condannare due alla morte, e +moltissimi a venti, quindici, dieci anni di galera. + +Un nobile e generoso atto venne a consolare l’universale nel lutto di +queste dolorose vicende, se tanta lode è dovuta all’adempimento d’uno +stretto dovere. + +È costume delle Commissioni affidar sempre le difese de’ rei a persona +di loro fiducia, ed in questi ultimi casi ne fu dato il carico ad +Ulisse Pantoli, avvocato di Forlì, di nota fede al governo, che +si stimava avrebbe prestato mano alle intenzioni del tribunale. +Ma nell’animo onesto dell’avvocato potè più l’aperta verità e la +giustizia, che lo spirito di parte o l’amor del guadagno, e si +fece caldo e diligentissimo difensore di quegli sventurati, sino a +distruggere del tutto con salde ed evidenti prove l’accusa. L’onorata e +virtuosa temerità di quest’uomo dabbene generò contro esso nell’animo +del cardinale e de’ giudici odio fierissimo, che si fe’ palese con +perquisizioni, sottrazioni violente di carte provanti l’innocenza +degli accusati, ed in ultimo gli fu data Ravenna per carcere finchè la +sentenza tornasse ratificata da Roma. Liberato alla fine, si dice sarà +sospeso dall’ufficio, che ha in patria, di supplente al giusdicente +civile, e dall’esercizio della sua professione[4]. + +Sarà stanco oramai il lettore di sentire tante ribalderie, com’io sono +stanco e nauseato di scriverle, ma un ultimo fatto mi rimane a narrare, +ed egli ed io comportiamone il fastidio, chè sapere si deve ormai la +verità. + +Uno de’ prigionieri, accusato d’aver avuta mano nell’uccisione del +carabiniere, si trovava per caso in villa la notte nella quale accadde +l’omicidio, e dormì in un’istessa camera con un frate francescano +cercante. + +A prova della sua innocenza invocò a testimonio il frate, che affermò +la cosa esser vera, e ne ebbe un’acerba riprensione, e, richiamato a +Roma, la carcere in convento. + +La cosa più probabile in tutto ciò è, che quella povera gente fosse +innocente; e, secondo ogni apparenza, i fatti del carabiniere e dello +Svizzero furono effetti di privata vendetta; delitti senza complicità +estesa, nè ramificazioni di trame, commessi da pochi già sottrattisi +alla forza del governo; e che il cardinale e la Commissione abbiano +iniquamente rapiti alle loro famiglie, mandati in galera, od ammazzati +molti poveri popolani, e con loro qualche cittadino di più alto stato, +o innocenti del tutto, o meritevoli almeno (e su ciò non v’è dubbio) di +castighi cento volte men gravi, empiendo le dette famiglie e le città +di squallore e di lutto, movendo per tutto spaventi, fughe e volontari +esilii, spargendo semi che frutteranno pur troppo, prima o poi, messe +inenarrabile di vendetta. + +In tal condizione erano le Legazioni, quando nella state del presente +anno, tutta quella turba infelice d’esuli, fuggita di mano alla +Commissione, raccoltasi entro i confini della repubblica di San Marino, +che siede sull’Apennino a cavaliere della pianura e del mare, conobbe +che neppur quel luogo era per lei stanza sicura. Codesta radunata +di gente era composta di molti Riminesi campati dalle persecuzioni +della sacra Consulta, di fuggiaschi dalla bassa Romagna, travagliata +a quel tempo dalla Commissione, e stava per ingrossarsi di Dio sa +quanti altri delle circostanti province, minacciate tutte dallo stesso +flagello, se non che il cardinal Gizi, del quale abbiam già fatto noto +l’animo virtuoso e prudente, ricusò espressamente d’ammettere siffatta +abbominazione in Forlì, ove era la sede del suo governo, per la qual +cosa era voce che avesse a stabilirsi invece nella città di Rimini. + +Gli esuli di San Marino trovavansi ogni dì a maggiori strette, scarsi +di denaro e d’ogni aiuto; lo scampo in Toscana, distanti com’erano dal +suo confine, si mostrava di troppa spesa e di grave difficoltà. + +Non cessavano al tempo stesso le istanze e le minaccie del governo +pontificio alla piccola repubblica, affinchè consegnasse quelli che +s’erano commessi alla sua fede, mostrandosi risoluto invaderne lo +stato se persistesse nell’aver compassione di quegli sventurati, e nel +rispettare i santi diritti dell’ospitalità e dell’asilo. + +Non trovando dunque altro modo d’uscir di quella rete, ovvero nutrendo +pure speranza che da una prova coll’armi sortisse qualche effetto +d’importanza, ordinarono tra loro fosse da muoversi in massa verso +Rimini, ove la scarsa truppa pontificia, poco amica al governo per +le narrate cagioni, non avrebbe forse voluto far testa, e gli amici, +parenti e concittadini li avrebbero aiutati. + +Nel dare per certi i fatti che narro, non intendo rendermi egualmente +mallevadore delle intenzioni e de’ disegni, e per questa seconda parte +riferisco semplicemente le opinioni di coloro che, quantunque non +presenti a que’ casi, giudicano senza passione, e conoscono lo stato +delle faccende d’allora. + +Ora, per usar quest’occasione con qualche effetto che facesse palesi +al mondo le condizioni delle provincie di Romagna, e le loro oneste +domande, pensarono stampare un manifesto alle potenze, con animo di +pubblicarlo in Rimini quando vi fossero giunti. Preso questo partito, +lo mandarono ad effetto, e senza contrasto veruno, occupata la città, +ed unitasi con loro la truppa pontificia, ebbero comodità di dichiarare +il loro intendimento coll’indirizzo, e con proclami al popolo ed alle +truppe[5]. + +In questo frattempo una banda di circa duecento uomini s’era già +riunita sui monti di Faenza e Forlì, composta d’esiliati volontari e +di fuggiaschi della Romagnuola, guidati da ricchi possidenti, disposti +a porre tutto il loro avere per mantenersi e far testa, e si movevano +alla volta di Rimini, mentre per la via Emilia le truppe svizzere si +venivano anch’esse accostando alla detta città, che al loro avvicinarsi +venne sgombrata dagl’insorti, i quali presero la via del confine +toscano. + +A questo punto s’affaccia un quesito: come mai, uomini ai quali era +prosperamente riuscita la parte di maggior difficoltà nella loro +impresa, che avevano amiche e dell’istessa loro opinione le circostanti +provincie, tutte egualmente impazienti del giogo e de’ mali che +sopportavano, non hanno con più costanza durato nel loro proposito, non +hanno propagata la favilla accesa con tanta facilità, non hanno difese +le mura di Rimini e contrastatone l’ingresso alle genti del governo? + +Un articolo della _Presse_, scritto da chi conosce l’Italia e le sue +condizioni, com’io conosco il mondo della luna, ricava da questo folto +argomento di affermare, che i casi di Rimini furon tumulto eccitato +da’ cervelli pazzi, per private e meschine passioni, alle quali non +partecipavano in nessun modo nè i loro concittadini, nè le altre parti +dello stato; e per provare il suo detto e mostrare che i sudditi +pontificii sono contenti del loro governo, adduce la tranquillità delle +altre province, e la loro nessuna partecipazione ai moti di Rimini. + +Ma il giornale la _Presse_ è in grand’errore, se pure quest’errore non +gli viene in acconcio per trovare _abbonati_ negli stati italiani di +gelosa censura. + +Sappia dunque l’Europa che la Romagna ed il rimanente dello stato +papale è rimasto tranquillo spettatore del caso di Rimini, non +perchè sia contento delle sue condizioni presenti, che ho dimostrato +bastantemente quali siano, ma perchè è in que’ popoli virtù ed amor +patrio bastante per sopportar con pazienza i mali che soffrono, +piuttosto che correr rischio di chiamare sulla patria comune sventure +maggiori, e tra le altre la peggior di tutte, l’invasione straniera. + +Sappia che i tumulti di Rimini sono stati eccitati da uomini ridotti +a non aver più un palmo di terra sul quale posar piede in sicuro; da +uomini che nell’andare in letto la sera avevan ragionevol sospetto +d’essere svegliati la notte dai birri; da uomini tenuti in incessante +dubbio della libertà e della vita, e così condotti a menar vita +disperata; ed ognun sa che in cotali condizioni l’uomo si risolve a +tutto, purchè possa mutarle od uscirne. + +Dunque, o il moto non si propagasse perchè non lo volessero gli autori +medesimi, stando contenti alla dimostrazione fatta ed ai richiami +pubblicati, e bastando loro ridursi a salvamento dopo aver fatte +conoscere al mondo le loro oneste domande; o non si propagasse per +retto giudizio e vero amor di patria degli abitanti delle circostanti +provincie; ovvero, finalmente, la cosa rimanesse di comune consenso in +questi limiti, è però sempre fatto certo ed incontrastabile che, non +la felice condizione degli abitanti dello stato, ma la loro prudente e +generosa carità di patria, ha prodotto l’effetto che tanto stranamente +induce in errore il giornalista francese. + +E questo giornalista, che dal solo fatto della tranquillità dello stato +romano al momento della sommossa di Rimini ha cavata la conseguenza che +i sudditi pontificii son contenti, e che gl’Italiani non hanno pensiero +della loro indipendenza, ha spiegata la cosa precisamente a rovescio; e +sappia che la principal cagione della detta tranquillità, anzi la sola, +è stata il non voler turbare e compromettere inopportunamente la causa +generale e veramente nazionale dell’indipendenza. + +E se nella prima pagina di questo scritto ho esposto le ragioni che mi +muovono a biasimare i casi di Rimini, ho anche ringraziato Iddio di non +aver chiusi all’evidenza gli occhi dei più; e mi giova qui ripetere +questo ringraziamento, ed estenderlo a tutti quelli fra gl’Italiani che +sostengono virilmente le loro miserie private, per non far più dure ed +insanabili quelle della patria comune. + +Delle operazioni degl’insorti di Rimini, durante la loro breve +signoria, n’hanno dette vergognose e vili menzogne i fogli ufficiali e +pagati; vergognose e vili, perchè chi è potente dovrebbe contentarsi +della forza, e vergognarsi di usar la frode e la bugia. Tutti gli +onesti cittadini riminesi sono testimoni che gl’insorti osservarono +modestia e moderazione civile grandissima. Non una vendetta, non un +insulto o un’offesa fu commessa o sofferta in quella breve libertà, +a sfogo d’ire pur tanto antiche ed acerbe. Gli uomini che erano ai +pubblici uffici vennero tutti rispettati e lasciati ai loro posti. È +infame calunnia il dire che si sia chiesto, o voluto a forza danaro dai +privati o dalla Cassa di risparmio. + +Dalle casse comunali e camerali furono presi tremila scudi, per usarli +al sostentamento della truppa, alle corrispondenze ed agli altri +bisogni del momento. Si può disputare sulla convenienza o l’onestà +dell’atto d’occupare lo stato; ma è conseguenza necessaria, e comune +in questo caso d’occupazione, comunque succeda, l’insignorirsi al +tempo stesso de’ modi di sovvenire alle spese, che mai non posson +sospendersi, qualunque sia il reggimento. Perciò si potrà condannare +e tener colpevole l’atto di porsi in luogo del governo esistente, ma +dar taccia di ladro a chi, dopo averlo occupato, adopera i suoi modi +d’azione, è sciocchezza che non è creduta neppur da coloro che tentano +usarla e farla credere a proprio profitto e ad infamia de’ loro nemici. + +Uscendo da Rimini non portarono con loro gl’insorti se non quel +poco che avevan di proprio, e ciò è tanto vero, che que’ generosi +ed infelici uomini giunsero al confine toscano laceri e bisognosi +di tutto, e per umanità del granduca raccolti e soccorsi da’ suoi +ministri, furon provveduti nelle loro necessità, e non caddero almeno +di fame e di stento sulla strada che li conduceva alla terra d’esilio. + +L’atto del granduca, giudicato variamente in Italia e fuori da’ +principi e da’ popoli, ha destato dispetto in Austria, dispetto +misto d’invidia forse in qualche principe italiano, gratitudine ed +ammirazione tra noi popolo: e pensando a que’ nostri sventurati +fratelli, perseguitati e cacciati come belve per l’Apennino da’ birri +e svizzeri papali; stanchi, feriti, laceri, presso a cader nelle mani +di chi li avrebbe condotti al patibolo od alla catena de’ galeotti, +vedendoli poi, giunti al confine toscano, respirare dalle fatiche e dai +terrori della caccia sofferta, vedendoli consolati, soccorsi, avvinti +con pietosa cura al loro triste viaggio, non abbiam lingua che basti a +dire l’umanità del loro salvatore, non abbiam cuore che per benedirlo +e ringraziarlo, non mente che per lodarne la virtù: e se ci offende il +pensiero che un principe italiano abbia condotti i suoi sudditi, nati +d’un istesso sangue, parlanti la sua stessa lingua, a cercar salvezza +tra le braccia di principe uscito di sangue austriaco, lo sdegno che ci +si desta in cuore contro quel primo, non rende punto minore il rispetto +e la gratitudine che c’ispira la generosa umanità del secondo[6]. + +Mentre il moto di Rimini si risolveva nel modo che abbiamo narrato, i +dugento della montagna di Faenza, più tenaci nel proposito di venire +ad ogni modo alle mani, s’andavano accostando a’ loro consorti, ed +avrebber potuto facilmente tagliar la via a due compagnie di Svizzeri, +che, partite da Bologna, venivano lungo l’Emilia verso la marina, se +di questa mossa avessero avuto notizia. Giunti alle Balze, luogo poco +sopra Brisighella, e presovi alloggiamento in varie case, distanti gli +uni dagli altri, e tra loro separati dal fiume, si posarono quivi la +notte; sul far dell’alba una loro guardia avanzata di quindici o venti +uomini, alloggiata in un casale isolato, venne all’improvviso assaltata +da una compagnia parte di Svizzeri, parte di finanzieri e volontari. +Quest’assalto non fu però tanto repentino, che non desse campo ad una +sentinella di dar l’_all’erta_ a quelli del casale, che, armatisi +in fretta ed usciti contro ai nemici, ne sostennero virtuosamente +l’impeto, benchè di forza a lui tanto inferiori; e, favoriti +dall’asprezza de’ luoghi, con molte morti e molte ferite dopo breve +battaglia li ributtarono, tanto che venivano a mano a mano retrocedendo. + +Il fiume gonfiato per le pioggie della notte, rendeva impossibile +a quelli che eran rimasti alle Balze di correre in aiuto de’ loro; +parimente impossibile a questi quindici o venti far frutto veruno +contro un numero d’uomini tanto maggiore, seguitando ad inseguirli in +luoghi più aperti; convenne loro dunque lasciarli andare, e trovar modo +di ricongiungersi al loro piccolo esercito. Venutine a capo, e tutti +insieme desiderando pur sapere più certe notizie delle cose di Rimini, +prima di mettersi in altro, seguitarono il loro viaggio, e giunti +l’indomani in Civitella, piccol luogo discosto dallo stato toscano, +intesero com’erano andate le faccende di là, e non trovando oramai modo +di reggersi, nè vedendo che ragionevolmente fosse per allora altro +da fare, presero anch’essi il partito di rimettersi all’umanità del +granduca, e si presentarono ai suoi confini. + +Questa è la breve istoria degli ultimi casi di Romagna. Così per +la loro mole di poco momento, se vogliamo, ma segno infallibile di +condizioni gravissime nello Stato e nell’intera nazione, e perciò da +considerarsi seriamente e diligentemente da tutti. + +Io mi son ingegnato farle in parte palesi col mio discorso, senza +passioni di parte, o riguardi di persone, di condizioni o di stato, +e quantunque non abbia detto tutto quanto si potrebbe dire sui modi +tenuti dal governo romano, credo aver detto assai per far nota la +verità a chi è capace d’intenderla e d’accettarla. + +Preghiamo Iddio che ne facciano il loro profitto coloro cui più +importa, coloro che reggono il popolo, e tanto sicuramente vanno +mettendo il capo in bocca al leone, non col conscio ardimento dell’uomo +che conosce il pericolo e lo vuole affrontare, ma coll’improvvida +temerità del fanciullo che l’ignora. + +La Romagna e l’intero stato si mostra tranquillo, e può dirsi di lui +quello che fu detto della Polonia: _L’ordre règne à Varsovie_; ma +non prendan lo scambio su questa tranquillità. Non l’otterrà vera nè +durevole il governo del papa co’ nuovi tribunali di sacra Consulta, +instituiti a cessar almeno la troppa infamia annessa al nome di +Commissioni, ma in effetto simili a queste nell’opere e negli uomini +che li compongono: non l’otterrà col terrore[7] delle carcerazioni, +che si moltiplicano tuttora in Rimini e nelle Legazioni, quantunque i +veramente partecipi agli ultimi moti sien tutti usciti dello stato: +non la otterrà coi bestiali modi che usa co’ prigionieri politici, +trattati come assassini e ladri, e tenuti alla catena con loro contro +il costume di tutte le nazioni colte, tantochè uomini gravi, spettabili +per talenti, per grado e per costume civile, compianti e desiderati, +nonchè dalle loro famiglie, dalle intere città, soffron la compagnia +de’ più vili ribaldi in Civitavecchia, San Leo, Forte Urbano e +Civitacastellana, sostenuti a quel modo la maggior parte senza prove +legali, e senza che molti di loro abbiano in lunghi anni di prigionia +(dico cose che tutti sanno) veduto pur la faccia d’un esaminatore o +d’un giudice; non l’otterrà col moltiplicare a propria guardia le +baionette mercenarie, come si dice intenda ora di fare: ma l’otterrà +colla giustizia, colla carità, col perdono ch’egli predica, e non +vuol praticare; l’otterrà coll’osservare una volta la santa legge che +insegna, l’otterrà collo scendere agli onesti accordi che chiede a lui +l’opinione dell’universale. + +L’età nostra è acerba ai principi, ed aspra di ostacoli e difficoltà +gravissime, ma la più fatale per loro sta nel non conoscere, e forse +nel non voler conoscere, quella moltitudine che s’agita impaziente +alla base de’ loro troni; nell’ignorarne i pensieri, i desiderii, le +necessità, le forze, o forse nel credere di poterle sprezzare. + +Non v’è principato, non autorità al mondo che possa star su altra +base che sull’opinione, sul consenso dell’universale. Unico legame +che impedisca l’umana società di dissolversi è l’idea d’un diritto +ammesso da tutti. I diritti dell’Impero nel medio evo, ed il diritto +divino hanno servito di cárdini al mondo finchè il mondo ebbe fede in +loro: ora questa fede è spenta, e nessun potere umano lo può oramai +ridestare. All’antica fede in que’ diritti n’è succeduta una nuova: la +fede nel diritto comune. I primi ad abbracciarla, come tutti i nuovi +credenti, son trascorsi ad eccessi, combattuti da eccessi contrari; e +questa è l’istoria dell’età nostra da circa sessant’anni in qua. Le +due forze tra le quali progredisce il mondo, poste a contrasto, hanno +seguita la legge dinamica per la quale due spinte in senso divergente +producon la media diagonale. L’idea del diritto comune, purgata da’ +contrari eccessi, è fatta universale oramai; è l’opinione di tutti, e +l’opinione, l’abbiam detto, è la vera dominatrice del mondo. + +Non pensino i principi poter venir seco a battaglia ed averne vittoria: +se gli adulatori, i cortigiani dicon loro che Luigi XVI, Carlo X in +Francia, Carlo V in Ispagna, don Michele in Portogallo e tant’altri son +caduti soltanto per trame di settari, per tradimenti di ribelli, per +vertigini di filosofi, per passioni ingorde, sfrenate, nemiche d’ogni +ordine civile, non credano a costoro. + +Son caduti loro e i loro diritti, percossi dall’opinione. Tutti i +ribelli, i settari, i filosofi insieme non li avrebbero mossi d’un dito +se avessero avuta l’opinione per loro. + +Si specchino nel governo più potente dell’universo, nell’Inghilterra; +a tutto ed a tutti si sente atto a resistere, ma si piega riverente +all’opinione. Essa volle la riforma elettorale, e le fu data. Volle +l’emancipazion dei cattolici, e l’ebbe. Ora vuole che i ricchi +dell’aristocrazia non possano, a loro profitto, far morire il povero +di fame, e mentre scrivo, Torys e Wighs, ministri ed uomini di stato, +la regina, i suoi grandi s’agitano, non han riposo nè dì, nè notte, +incalzati dalla sua voce, e tremanti di tardar forse troppo ad +ubbidirne i comandi. + +Ma questa padrona del mondo ha anch’essa un padrone al quale serve, +che la muove, la dirige a’ suoi fini, e questo padrone è Dio: e Dio la +scatena a sua posta contro l’iniquità; e di quali modi si serve per +iscatenarla? di modi che, in verità, paiono uno scherno alla vanità +dell’umana sapienza. L’Inghilterra appunto ce ne presenta ora un +notabile esempio. + +Il saldo ed antico edifizio della sua aristocrazia, opera di secoli, +orgoglio di tanti potenti ingegni, che l’Europa, guidata da Napoleone, +non valse a crollare, vacilla ora forse percosso da potenza maggiore +della sua? Ad ottener quello scopo al quale furono scarse le forze +dell’Europa e di Napoleone, s’è forse stretto in lega l’intero mondo? +Vediam forse che Iddio muova guerre, eccidii non mai sentiti, sprigioni +gli elementi contro quella vecchia e sinora inconcussa ingiustizia? +Nulla di tutto ciò. Egli infetta la radice di quella pianta che nutre +il popolo, infetta le patate: con questo vile istrumento, forse a +deridere la superba impotenza dell’uomo, egli opera quello che le forze +riunite dell’universo hanno tentato e tenterebbero forse indarno. + +In questo fatto sono due insegnamenti importanti per ogni governo. Il +primo, che Iddio si stanca alla fine di soffrire l’iniquità, e che +poco gli costa l’abbatterla: e se la lezione non è nuova, sarebbe per +avventura cosa nuova per gli uomini il trarne profitto. + +Il secondo, che il governo inglese, per quanto si senta forte, +non crede esserlo tanto da potersi mantenere contro l’opinione +dell’universale, nè poter fare senz’essa; ed anzi, che non per altra +cagione egli è forte e potente se non perchè non se ne stacca mai, +nè mai si sposta da quell’ampia e solida base; ed ov’essa si muti, +anch’esso si muta, ancorchè questa mutazione offenda gli uomini che +in esso hanno maggiore autorità: come accadde ne’ suddetti casi della +riforma e dell’emancipazione, e sta ora per accadere nel fatto della +legge delle biade. + +Ora quello che non può il governo dell’Inghilterra, non creda poterlo +nessun altro, e meno d’ogn’altro il governo di Roma. + +Come principato antico, e principato ecclesiastico, egli può ancora +avere forza grandissima, ove la sappia usare; ove sappia seguire +l’esempio dell’aristocrazia inglese, mutarsi a tempo a seconda +dell’opinione, accondiscendere alle sue oneste domande, e conoscere +che conviene talvolta concedere di buon grado una parte per non essere +spogliato poi violentemente del tutto. + +Ma egli, invece, trascurando quella forza che è la vera, trascurando +quella tutta sua propria ch’egli ha come principe ecclesiastico, e +perciò tenuto in riverenza dai cattolici di tutto il mondo, si vuol +appoggiare alle due forze più invise all’opinione non solo d’Italia, +ma di tutta la civiltà cristiana: forze che, rovinando (e ciò accadrà +prima o poi), lo faranno rovinare con loro: e sono, in casa, le armi +mercenarie; fuori, le armi straniere. + +Le mercenarie, oltre i danni già detti, recano ad un principe il +massimo di tutti, quello di torgli riputazione d’esser principe amato +da’ suoi sudditi: e veramente, ancorchè fosse odiato dagli uni, purchè +fosse amato dagli altri, potrebbe, coll’aiuto di questi, raffrenare i +primi. + +Ma il fatto di provvedersi d’armi mercenarie, dimostra che non ha +nel suo stato in chi fidarsi: dimostra perciò ch’egli non è amato +da nessuno; ed allora il suo principato non si fonda se non sulla +violenza, tenuta da tutti per modo che implica illegittimità; e +mancando questa violenza, è forza che rovini. + +Le armi straniere, vale a dire la protezione dell’Austria, lo +mantengono bensì in piè materialmente e violentemente; ma, come le +mercenarie, mostrano che non può far verun fondamento sui sudditi +propri: di giunta poi lo rendono odioso agl’Italiani, che ogni dì +più s’accendono per l’indipendenza, e vedono rinnovarsi a danno di +questa l’antica colpa del papato, di chiamar in Italia gli stranieri +onde valersi di loro contro gl’Italiani: e fuori d’Italia agli uomini +onesti, ancorchè caldi cattolici, è brutto spettacolo veder l’Austria +tener pe’ capelli la Romagna, onde possa il papa farne quel governo +ch’ei vuole. E di qui avviene che in Italia e fuori d’Italia, non solo +i protestanti od altri avversari di Roma, ma gli stessi cattolici +più a lei devoti, e gli stessi preti, ove non sien mossi da private +passioni, si spogliano d’ogni stima pel principato temporale del papa, +lo predicano dannoso alla fede ed alla religione, lo vorrebbero o +tolto affatto, o ristretto almeno in brevi confini: in una parola, le +due forze sulle quali vuol reggersi non potranno aiutarlo alla prima +occasione di qualche grave disordine nell’equilibrio d’Europa, ed ognun +vede quante prossime, per non dire imminenti ve ne sieno; e se non +saranno le dette forze atte a salvarlo allora, sono atte bensì, anzi +le più efficaci, ora a togliergli la sola, la vera forza che in ogni +tempo ed in ogni occasione sarebbe la sua più sicura difesa, quella del +consenso dell’opinione universale. + +Conosco, e le conosce ognuno, le gravi difficoltà che, a volerla far +sua, circondano il governo di Roma. Enumerarle tutte sarebbe materia +d’un volume, e non lo credo necessario al mio proposito. Accenno +soltanto quella che a me sembra la massima, e che di tutte le altre +è l’origine. Per mutare o migliorare gli ordini d’uno stato bisogna +esserne signore di fatto, non di nome: bisogna che la potestà (stia +in un principe, o in una oligarchia, o in un’adunanza popolare, poco +importa) abbia modo di farsi ubbidire, ed abbiam mostrato che il papa +non l’ha questo modo; credendosi principe assoluto, non lo è. Egli +siede al governo d’una nave che non risponde al timone, e finchè non +avrà trovato modo a racconciarlo, egli giammai potrà dirigerla a buona +via. Egli è posto nella necessità d’usare istrumenti che gli sfuggon +di mano, e non l’ubbidiscono: ma questo vizio è meno degli uomini, che +degli ordini. + +Gli uomini sono più o meno mossi per tutto dal loro utile privato. +Però negli altri stati i ministri, nati dell’istesso popolo, e legati +ad esso ed al principe in molti modi, conoscono essere il loro utile +privato connesso, per dir così, con quello del pubblico, non solamente +pel tempo presente, ma, avuto rispetto alle famiglie, anco pel passato +colle tradizioni, e per l’avvenire colle speranze. Non è così nel +principato ecclesiastico. Ogni pontificato co’ suoi ministri, e +quanti hanno uffici da lui, forma, per dir così, un sistema isolato +e da sè, che non ha nè precedenti, nè susseguenti (mi riservo però +un’eccezione): tutti i disegni, tutti gli atti del governo son riferiti +ad una misura, e questa misura è la probabile durata della vita del +pontefice. Guidati da un dato così incerto, tutti coloro che sono in +qualche ufficio, uomini la maggior parte esteri e non uniti allo stato +che reggono da verun vincolo, pensano ad assicurarsi il maggior bene +possibile, e ciò nel minore spazio di tempo possibile. Per questa +cagione, se anche salisse al pontificato un uomo dotato d’alta sapienza +nell’arte dello stato, e d’ugual virtù per usarla ad utile pubblico, e +senza pensiero di sè stesso, se questo pontefice volesse risolutamente +riformare gli abusi, che sono il profitto di tanti, e perciò vietar +loro l’occasione di avvantaggiarsi, costoro non gliel consentirebbero, +nè vorrebbero ubbidirlo, nè egli avrebbe modo a costringerli, come +abbiam detto, e troverebbero sempre via o segreta od aperta d’eluderne +le intenzioni, e il minor danno a cotal pontefice sarebbe il non poter +far frutto nessuno. + +Dicendo che ogni pontificato forma un sistema da sè senza antecedenti +nè susseguenti, mi sono riservata una eccezione: eccola. Il solo anello +che concateni un pontificato con quello che gli ha a succedere, è la +paura d’un avvenire che nessuno può prevedere. Ognuno de’ ministri del +governo, volendo non solo mantenere l’ufficio ch’egli ha, ma salire +ad uffici maggiori, deve aver rispetto non tanto a coloro che hanno +autorità nel pontificato presente, ma a coloro insieme che potrebbero +salire in grado nel pontificato futuro: e siccome per gli ordini dello +stato i gradi sono aperti a tutti gli ecclesiastici, ed è insieme +impossibile leggere nell’avvenire d’ognuno, ne nasce che l’andamento +degli affari pubblici è complicato, più assai che altrove, d’infiniti +rispetti a privati e per mire private; e questo unico vincolo che +unisca il presente al futuro, è, come ognun vede, di danno anzichè di +vantaggio allo stato. + +Dunque, restringendo le molte parole in poche, dico che il pontefice +avrebbe grandissima difficoltà cogli ordini presenti a secondar +l’opinione riformando il suo stato, perchè non ne è veramente padrone. +Non è padrone, perchè non vi son leggi universali ed ubbidite, nè +istituzioni salde che abbian profonde radici nel popolo; perchè +invece egli regge per via di ministri che operano ad arbitrio, e +quest’arbitrio che usano ora contro i sudditi, e l’usano male, per +esser la maggior parte esteri che cercano fortuna, ed hanno l’occasione +misurata ed incerta, l’userebbero contro il principe quando volesse +correggerli a danno del loro utile privato. + +Ma il dire una cosa difficile, è dirla al tempo stesso possibile. +Sono tali e tante le necessità ed i pericoli dello stato, ch’egli +deve fare ogn’opera affinchè questo possibile si mandi ad effetto; e +certo, ogn’altro stato che non fosse come questo, retto, per dir così, +a vitalizio, cercherebbe riparare validamente a disordini che possono +trarlo a prossima rovina. Tuttavia anche fra gli uomini di Roma sono +molti, e ne conosco, che vogliono il bene: pensino che l’occasione è +grave, nè può esservi dubbio oramai sull’urgenza di provvedersi contro +un futuro più o meno remoto, ma infallibile apportatore di grandi +sventure. + +Conoscere il male è sempre più facile che trovarne il rimedio. + +Quantunque io non mi creda atto a tanto, credo tuttavia mi sia lecito, +senza dar segno di troppa presunzione, esporre meno forse le mie idee +su quest’argomento, che quelle d’uomini per prudenza ed amor patrio +degni di grandissima riverenza. + +Le principali e più importanti furono espresse in un articolo della +Gazzetta Italiana del 25 ottobre scorso. Articolo anonimo, del quale +tuttavia credo indovinar l’autore. Se io m’appongo, l’autorità +dell’uomo accresce peso agli argomenti: s’io sbaglio, accetto sempre +ciò che tengo per vero e per utile, ovunque l’incontri e da chiunque mi +venga. + +Abbiamo veduto che gli ordini presenti dello stato papale, oltre ad +esser dannosi al governo dei popoli, hanno in sè l’altro peggior danno, +d’esser inetti e ripugnanti per loro natura ad ogni miglioramento. +Convien dunque trovarne de’ nuovi. Per isciogliere un problema così +difficile, l’ordine e la chiarezza delle idee non è mai troppa, e mi +par necessario prender la questione da’ suoi principii. + +La sovranità del popolo, furiosamente combattuta dagli uni e difesa +dagli altri a’ tempi nostri, è parola che, appena pronunciata, suscita +discordia: ma si potrebbe mutarla in un’altra, che verrà certamente +accettata da tutti, ed esprimerà forse più esattamente la verità: dire +il consenso universale, e prenderlo in politica per la base del diritto. + +E chi non volesse ammetterlo come base del diritto in astratto, dovrà +sempre concedere sia base del diritto pratico, sia base del fatto. + +Ed in prova della mia asserzione: perchè lo stesso diritto divino, e +gli altri diritti in apparenza più opposti al principio della sovranità +del popolo, sui quali s’è fondata pel passato l’umana potestà, hanno +essi potuto sostenerla? Perchè tutti credevano in loro, ed è lo stesso +che dire pel consenso universale. + +Ora se il papa è divenuto principe per le donazioni di Pipino, di Carlo +Magno, della contessa Matilde e d’altri, perchè è stato tenuto perciò +principe legittimo? Perchè l’universale consentiva nel creder legittimo +questo modo d’acquistare, nel credere quelli che donavano legittimi +possessori della cosa donata; e si comprende che se l’universale avesse +creduto tutto all’opposto, non solamente questo acquisto, questo +principato non sarebbe potuto durare, ma neppur sarebbe venuto in mente +nè agli uni di concederlo, nè agli altri d’accettarlo. + +Ma le età sono mutate, e nella nostra, ove si crede non sia legittima +la vendita dei Neri, sarebbe strano se si credesse legittima la +donazione dei Bianchi. + +Si deve dunque riconoscere che l’idea sulla quale posava la legittimità +del principato ecclesiastico, come di tant’altri, più non esiste. Le +fondamenta dell’antico edifizio sono state corrose e scavate dal tempo, +e l’edificio è in puntelli. + +Le nuove fondamenta, le sole sulle quali oramai egli possa reggersi, +sono nel diritto ammesso dal consenso universale, nel diritto comune. +Vediamo che a questo principio si vanno le une dopo le altre accostando +tutte le nazioni civili; i principi stessi, repugnanti o no, gli si +sottomettono, e la tendenza di tutti i popoli a cercare e volere +istituzioni che definiscano e conservino il diritto d’ognuno, lo +dimostra abbastanza. + +Queste idee, questi desiderii non son nuovi. Nuovo piuttosto +in Occidente, e tra’ cristiani, è il principato assoluto senza +contrappeso o divisione d’autorità. In tutti gli stati furon sempre +corpi o legislativi o politici o municipali, i quali se talvolta non +esercitavano potestà di fatto, almeno ne mantenevano il diritto; e ciò +è durato più o meno per tutto, sino a Napoleone, che più d’ogni altro +si sentì forte e più d’ogni altro rese illusoria, anzi nulla la loro +azione. Egli più d’ogn’altro avvezzò i popoli all’ubbidienza passiva, +lasciò alfine in eredità ai re ed ai popoli la fede nell’onnipotenza +del principato, lasciò ai sovrani il suo scettro, ma non potè +lasciar loro il suo braccio. I popoli, rimessi dallo spavento di +quella tremenda, ma breve potenza, più non credono all’onnipotenza +de’ principi, e riprendono quella strada sulla quale si sono bensì +arrestati talvolta, ma senza deviarne giammai. + +Il principato ecclesiastico, come gli altri, fu già contenuto da +giurisdizioni popolari o personali; e dovrei forse dire aiutato, poichè +gli permettevano volgersi con meno impacci alle cose spirituali ed +esercitare con maggior libertà l’alto suo ufficio. + +Riordinar lo stato su queste forme, usando l’esperta sapienza +acquistata dalla civiltà moderna a scuola tanto lunga e sanguinosa, +stabilire che «il papa regni, e non governi» è forse il solo modo di +ridonar vita e vigore al suo principato sfinito e morente. Concedere +con prudente distribuzione l’autorità nello stato ad uomini dello +stato, che v’hanno diritto ed interesse, ed escluderne gli estranei, ai +quali le sole vie della gerarchia ecclesiastica si dovrebbero aprire, +è riforma tenuta inevitabile dal consenso universale, è riforma voluta +dalla giustizia. Fu promessa o in parte o per l’intero, dopo i casi del +31. La promessa non fu mantenuta, ed a ciò non v’è scusa; ma da questo +fatto è resa appunto più che mai potente la necessità di cancellare la +macchia prima d’ingiustizia, resa più brutta poi da quella della mala +fede. + +Queste poche linee racchiudono, lo so, gravissimi fatti: racchiudono +disegni che vogliono ingegno, prudenza e fortezza grandissima in chi +abbia a farsene esecutore. Vedo, mentre scrivo, il sorrider degli +uni, lo scrollar del capo degli altri nel leggermi; ed io stesso, +conoscendo gli ordini presenti dello stato, le invecchiate abitudini, +le tradizioni di governo, mi spaventerei di tanti ostacoli se non +tenessi per fermo, che l’amor del giusto e la buona fede soprattutto in +chi comanda, avrebber bastante forza a superarli. + +In cose di stato sono da fuggirsi le troppo rapide transizioni, +perchè si può bensì proclamar monarchie, costituzioni, repubbliche, +ma nessun potere umano può far repentinamente un popolo monarchico, +costituzionale, repubblicano, s’egli in effetto non lo è per i suoi +costumi e per le sue opinioni. Tutte le ferocie del Terrorismo non +valsero a far repubblicani i Francesi, che non lo erano. Non bastarono +le copie di costituzioni straniere fatte venire in Italia nel 21 per +render costituzionali gl’Italiani, che neppur essi allora non lo erano. +Le instituzioni d’un popolo possono assomigliarsi alle armature. L’uomo +vi s’avvezza dentro a poco per volta, e se fatte con diligenza alla +misura e secondo la forza della persona, la proteggono e l’aiutano; se +prese a caso da altri, l’impacciano e l’offendono. + +Ma con prudente degradazione, purchè sia condotta, come ho detto, +dall’amor del giusto, da volontà ferma e da somma lealtà d’intenzioni, +potrebbe il governo di Roma, purchè lo volesse, ottenere ciò che a +prima vista sembra difficilissimo, per non dire impossibile. + +Non è mio disegno discutere nè consigliare i modi da tenersi in +quest’impresa. Non credo, prima di tutto, che ne’ modi stia il maggior +ostacolo; non mi credo poi esperto abbastanza a cotal discussione, +nè che manchino al governo di Roma uomini d’ingegno e di prudenza +sufficiente a chiarirla e condurla a buon fine. Mi contento di dire che +l’edificio minaccia, ed in questi casi chi vi sta sotto ha la scelta o +di venirlo racconciando con prudente consiglio, o di aspettar che il +tetto gli rovini in capo. + +Ma anco senza mutare gli ordini presenti, anco senza por mano a +riforme fondamentali, potrebbe il governo tener modi che servissero +a rannodargli l’opinione, ad acquistargli favore e riputazione, +a purgarlo dall’accusa d’essere nemico d’ogni progresso. Perchè, +verbigrazia, vietare a’ suoi dotti il concorrere agli annuali +congressi? Perchè vedere un pericolo dove l’Austria medesima non lo +vede? + +Perchè non rinunciare ai vergognosi profitti del lotto? Lo so, per +ragioni economiche. Ma non è cosa oramai troppo brutta veder il capo +della religione tener la porta aperta ad un vizio cotanto dannoso e +corruttore, cagione al popolo di tanti errori, mentre gliel’hanno +chiusa le nazioni più civili? Ristringer le spese, ma ottener nome di +conseguente ai principii d’onestà e di morale che insegna, non sarebbe, +a conti fatti, maggior guadagno? + +Perchè opporsi o apertamente o di sottomano ad ogni prova di migliorare +l’educazione, l’istruzione del popolo? + +Lo so; dirò anche qui, perchè in queste prove crede veder un vasto +disegno di liberali per mutare lo stato. Ma, lo ripeto, crede egli +correr pericoli maggiori dell’Austria? E se confessasse crederlo, non +sarebbe questa la più accusatrice di tutte le confessioni? Non è forse +troppo vergognoso che, mentre si fa guerra ad Aporti, al suo Manuale, +alle sue scuole, si permetta dalla censura _Il libro dell’Arte_, libro +de’ sogni per vincere al lotto, l’_Indovinagrillo_, ec., ec.? Bello +veramente e morale insegnamento pe’ popoli! + +Io amo la lealtà, e, lo concedo, l’istruzione del popolo muterà lo +stato alla lunga, e renderà impossibile il ritorno di tanti abusi. Ma +quest’istruzione si sparge inevitabilmente per tutto. Il governo papale +n’è cinto, n’è assediato, e non potrà riparare di non esserne invaso +alla fine, e nessuno gliene avrà grado. E poi, se l’istruzione fa le +rivoluzioni, le rende insieme meno sanguinose e sovversive. Il popolo +francese, meno educato, allagò la Francia di sangue, l’ottenebrò di +sacrilegi, di rapine, ammazzò il suo re, e non ebbe misura nel suo +scatenarsi. L’istesso popolo, più educato, combattè gloriosamente +tre giorni, vinse, non macchiò la vittoria nè d’una vendetta, nè +d’una rapina, e si tenne pago a strappar la corona ad un inetto, per +collocarla in capo ad un forte e prudente. + +Gli uomini, come i bruti, più sono stupidi, più, è vero, si piegano al +giogo; ma se una volta lo scuotono, più sono stupidi, e più tremenda ed +irrefrenabile è la lor vendetta. + +Perchè opporsi inesorabilmente alla costruzione di strade ferrate? +Sempre per lo stesso motivo. Pel timore che portino meno merci, che +idee. Ma un popolo impoverito, e lo sarà inevitabilmente quello che non +si provveda di questi nuovi modi di circolazione, mentre li acquistano +i suoi vicini, credesi forse non abbia idee pericolose a chi lo regge? + +Credesi forse, che la povertà, l’invidia dell’altrui ricchezza, la +vergogna di sentirsi tanto da meno degli altri, non generino idee e +passioni che partoriscono alla fine effetti assai più importanti d’ogni +propaganda? + +Il commercio (lo sa ognuno, e n’abbiam dato un cenno) ha già ripresa, e +sta per riprender ancor più l’antica via per la quale vennero a tanta +potenza e ricchezza Pisa, Amalfi, Venezia, Genova, Firenze, per la +quale l’Italia nostra divenne l’emporio dell’Europa, e la più civile +tra le nazioni cristiane. + +Se all’epoca (non certo lontana) in cui il commercio, passando per +l’istmo di Suez, si getterà di nuovo ed unicamente dal Mediterraneo nel +mar Rosso e nell’Indiano, se allora, dico, l’Italia sarà attraversata +in tutta la sua lunghezza da una strada ferrata, è evidente quali +immensi profitti ne potrà ricavare. Agli uomini ed alle merci metterà +conto, tanto più nell’inverno, tener piuttosto la via di terra, che +quella di mare per trasferirsi nel settentrione d’Europa; e se il +governo di Roma s’ostina a render impossibile questa strada, s’egli +la vuole interrotta e perciò inutile, qual anatema universale non si +tira egli addosso dall’intera Italia? Quali scherni, quale sprezzo +dall’Europa intera, dalla civiltà, dall’opinione universale? + +Egli teme il passo degli stranieri, e gli par forse che già troppi +ne vengano. Lo so, gli stranieri talvolta portano la corruzione, e +ciò forse accade in Italia. Ma perchè? Perchè è povera e debole. In +parecchie città, e più che altrove in Roma, moltissimi, non avendo +altro modo d’aiutarsi, aspettano, è vero, lo straniero, e, per farvi +su grossi guadagni, si contentano di porsi in condizioni abbiette e +vergognose. Ma apransi agl’Italiani modi liberi, virtuosi, onorevoli di +guadagno, e si vedrà se continueranno a rendersi vilmente servi all’oro +straniero. E per prova, anco altri popoli sono visitati da stranieri; +essi vanno in Francia, in Germania, per tutto; e s’ode dire forse che +avviliscano o corrompano codeste nazioni? + +E per qual cagione non si dice e non è? Perchè a codeste nazioni +sono aperte vie libere ed onorevoli di arricchire, indipendenti dal +viaggiatore straniero, sul quale profittano per un di più: e sentendosi +indipendenti da esso, lo trattano alla pari senza lasciarsi nè avvilire +dal suo denaro, nè sottomettere dalle sue usanze e dalle sue opinioni. + +Ad un popolo ignorante, debole e povero, tutto si muta in veleno: gli +lascino usar liberamente i doni di Dio, non gli tolgano le forze e con +esse il senso della propria dignità, divenga colto, ricco e potente, +e poi non temano nè forestieri, nè la loro corruzione, nè le loro +influenze. + +Che al governo di Roma, composto ora esclusivamente d’ecclesiastici, +paia grave cedere l’autorità a’ secolari, sottomettersi a riforma +fondamentale, ammettendo la massima che il _papa regni e non governi_, +si comprende. Per quanto sia oramai cosa evidente per tutti e per lo +stesso governo, che a questa mutazione bisognerà a forza rassegnarsi +o prima o poi; per quanto si possa dire che il por mano con prudenza, +con volontà efficace e sincera, a condurre senza scosse codesta riforma +a buon fine, sarebbe atto di giustizia e sapienza di stato, degno +del rispetto e dell’ammirazione universale, tuttavia, lo ripeto, si +comprende che al governo paia grave e doloroso sacrificio, essendo +nella nostra natura lo spogliarci sempre malvolentieri ed a stento d’un +qualunque bene. + +Ma in verità non si comprende per qual cagione egli ricusi promuovere +le riforme affatto secondarie ora accennate, che neppur posson +chiamarsi riforme, e non sono se non miglioramenti dimostrati necessari +dall’esperienza, che non solo non sarebbero di pericolo al governo, +ma lo difenderebbero invece dal pericolo reale, ogni dì più grave ed +urgente, di venire sconvolto ed abbattuto da’ suoi sudditi, giustamente +impazienti di tanti mali, appena n’abbiano modo ed occasione. + +Ma di cotali accecamenti sono piene le storie; n’è piena la storia +d’Europa da settant’anni in qua, come è piena al tempo stesso delle +rovine che ne sono stata la conseguenza. Di tutte le cose utili, la +meno utile e praticamente profittevole è veramente l’esperienza; forse +per arcana disposizione di Dio, che alle cose umane volle imposta +condizione mutabile ed inferma. + +Vorrà il governo di Roma seguire i consigli racchiusi in queste poche +pagine, consigli da me soltanto esposti, ma non miei, e dati invece +dall’opinione di tutta Europa? Non lo so... e forse dovrei dire lo so, +affinchè, separandomi dal mio lettore, non serbasse l’idea ch’io sono +di troppo beata semplicità. + +Comunque sia, ho creduto utile all’Italia, e lo credo atto da imitarsi +(mi si perdoni se v’è presunzione in queste parole), il protestare a +viso aperto contro le ingiustizie che da noi si soffrono, qualunque +siano e da chiunque ci vengano. + +Quest’idea mi conduce ora a volgermi ai sudditi pontificii, e più +particolarmente ai Romagnoli, i quali, lo prevedo, mi diranno: «Voi +biasimate ogni moto popolare, e lo tenete dannoso; ma se il governo non +si muta a nostro riguardo, dovremo dunque sempre soffrire e tacere?». + +Quest’interrogazione è pur troppo dolorosa, e ragionevole al tempo +stesso, e dovendo pur rispondervi, dico esservi tra il soffrire e +tacere, ed il levarsi popolarmente in armi, che sono i due opposti +estremi, molti gradi intermedii. De’ due opposti, il primo si è fatto +oramai insoffribile; il secondo è dimostrato inutile e dannoso, non +dalle mie parole, ma dall’esperienza. Resta ad esaminare quali vie +rimangano aperte ed accettabili. + +È cosa tenuta per innegabile da tutti, che le grandi mutazioni negli +stati, tendano esse ad ottenere l’indipendenza o la libertà, non mai +sono succedute nè posson succedere per via di passaggio rapido e +repentino: e se talvolta la mutazione appare rapida, non è in effetto, +nè si trova tale quando si considerano le cause che alla lunga l’hanno +preparata. Bensì, più la preparazione è stata condotta da lungi, con +lentezza e prudenza, più sicuramente e repentinamente è poi riuscito +il fatto che doveva esserne il compimento e l’ultima conseguenza. Così +un grand’albero cade abbattuto dall’ultimo colpo di scure; ma questo +colpo, per quanto valido, a che avrebbe servito se non era preceduto da +altri mille? + +L’arte del maturare i disegni e prepararne la riuscita, l’arte di +murar la casa ad un mattone per volta, principiando di dove si dee +principiare, da’ fondamenti, non la conosciamo noi Italiani. Eppur +senz’essa non si fa nulla, e l’abbiano provato a nostre spese. Noi sin +ora abbiam tenuto modi che ci assomigliano all’uomo che, impaziente di +divorar la via tirato in cocchio da molti bravi e generosi cavalli, non +si dà tempo d’attaccarli a dovere, e senza badare se tutte le tirelle +e le guide lavorino, e prima di averle tutte assestate con diligenza, +frusta all’impazzata, e portato via così sprovveduto, non appena +lanciato, precipita e rompesi il collo. + +Ciò ch’io dico parrà ovvio o volgare. Ma pur troppo le verità più +visibili sono le meno vedute. + +Noi non abbiam conosciuto altro sinora che società segrete, trame e +congiure, che finivano poi in una sommossa parziale, in un assalto di +pochi armati. Fallita l’impresa, come dovea fallire, chi s’esilia, chi +è preso, chi si nasconde, e tutto è tranquillo per qualche tempo, e poi +da capo gl’istessi modi, le istesse prove, l’istessa fine. + +Possibile che ad una nazione di così aperto ingegno, come è la nostra, +non venga in mente il pensiero che questa via non sia buona, che possa +esservene altra migliore? + +Io ho detto, e credo nessuno vorrà negarlo, che l’opinione è oggi +la vera padrona del mondo. Ho detto che pel governo papale sarebbe +prudente, ottimo consiglio, anzi il solo oramai accettabile, il +sapervisi sottomettere. Quello che ho detto a’ governanti, lo dico a’ +governati. + +L’opinione in tutti i tempi è stata avversa alle imprese mal calcolate +ed improvvide; ed oggi più che mai, essendo più avvezzi gli uomini a +ragionar su tutto, essa biasima le nostre mal ordite ed impossibili +prove, e, quel ch’è peggio, ne ride. Non riderebbe forse se anco ci +vedesse usar la violenza, gettarci ad imprese affatto disperate, ma +gettarvici dopo avere esauriti tutti i mezzi, aver tentate tutte le vie +di migliorare le cose nostre. Di questi mezzi, di queste vie non ne +abbiamo però tentata nessuna. + +Il coraggio delle congiure, delle sommosse, il coraggio fisico, +per così dire, e manesco l’abbiamo noi Italiani, come tutti gli +uomini d’immaginazione e sangue caldo. Ma ci manca, o l’abbiamo in +minor grado, il coraggio morale, il coraggio civile. A questo, a +raccomandarlo, a dirlo il più utile, anzi il solo, per ora almeno, +veramente utile, il solo necessario, tende tutto il mio ragionamento, +del quale si può in poche parole riassumere il senso, dicendo: doversi +usare da noi Italiani prima il coraggio civile per ottenere da’ +nostri governi miglioramenti, istituzioni e temperate libertà; poi il +coraggio militare per ottenere l’indipendenza, quando ce ne vorrà Iddio +concedere l’occasione. + +Protestare contro l’ingiustizia, contro tutte le ingiustizie +apertamente, pubblicamente, in tutti i modi, in tutte le occasioni +possibili, è, a parer mio, la formola che esprime la maggior necessità +della nostra epoca in Italia, il mezzo più utile e di più potente +azione quanto al presente. + +La prima, la maggior protesta, quella che non dobbiamo stancarci +giammai di fare, che deve risuonar su tutte le lingue, uscir da tutte +le penne, debb’essere contro l’occupazione straniera, in favore +del pieno possesso del nostro suolo, della nostra nazionalità ed +indipendenza. + +Vengono in appresso quelle dirette contro le ingiustizie e gli abusi ed +i mali ordini, se non altro, de’ nostri governi. + +Non proteste a mano armata, come vollero farle a Rimini; chè una +protesta a quel modo, a volerla far ora in Italia occorrerebbero una +buona posizion militare, duecentomila uomini e duecento pezzi in +batteria: fatta invece con pochi fucili, è cagione che l’Europa si +burli di noi: perchè tutti sanno che le poche e deboli armi non bastano +a dar l’autorità della forza, e tolgono o diminuiscono almeno quella +della ragione. + +La maggior forza d’una protesta sta nell’essere rigorosamente giusta e +rigorosamente incolpabile di violenza. + +A chi ridesse (e ve ne saranno molti in Italia) della sola idea +d’ottener nulla dal governo pontificio o da qualunque altro governo col +solo mezzo della protesta, risponderò con un esempio recente, e del +quale non si potrebbe desiderare, nè immaginare il più importante ed il +più atto a dimostrare quanta forza abbia in oggi una protesta favorita +dall’opinione. + +L’imperatore di Russia, assoluto padrone d’un immenso stato, fuor di +portata, per dir così, delle forze europee, alla testa d’un milione +e dugentomila soldati ha mosse persecuzioni contro i cattolici, che +posson dirsi un vero anacronismo, ha permesso si facesse strazio di +povere ed oscure monache, o, se non l’ha permesso, lo strazio almeno +s’è fatto ov’egli comanda, nè sappiamo per ora che ne sian puniti gli +autori. + +L’Europa si commosse a questa barbarie. La stampa francese (_Journal +des Débats_) s’è portata con ammirabile dignità, e può dirsi sia stata +modello de’ modi che convien tenere in tali occasioni. + +Fuggendo l’ingiuria e la vana declamazione, riferì semplicemente i +fatti, poi soggiunse: «Ignoriamo se questi fatti sieno esatti od +esagerati: comunque sia, a fronte di tali accuse, neppure un imperator +di Russia non può tacere; l’onore della sua dignità vuol che risponda.» + +Non molto tempo di poi compariva un editto imperiale in data di +Palermo, se non erro, che chiariva e determinava le idee di tutti +sulla quistione delle persecuzioni religiose; in modo al quale nessuna +persona ragionevole può trovar a ridire. + +L’editto, si potrà opporre, non sarà osservato: ammettiamo pure che non +lo sia o che lo sia debolmente; ma chi, di buona fede, potrebbe mai +asserire che le cose dei cattolici non abbian perciò migliorato punto +nell’impero? potrebbe credere assolutamente nulla l’influenza morale di +questo fatto? Non sarà sempre vero che un imperator di Russia è stato +citato dall’opinione al suo tribunale, e ch’egli non s’è creduto forte +abbastanza per ricusare di comparire? + +Vorrei citare altri esempi, ma mi si metton in tanto numero sotto la +penna, che non so in verità quale scegliere. + +Prendo quello che offre la Germania. Il suo stato politico per qual +via è egli giunto al punto in cui lo vediamo? Per via di sommosse, o +congiure, o società segrete? È vero, la Tugenbund, la Burschenschaft, +si son date un gran da fare, ma rappresentarono, a parer mio, più che +altro, la favola della mosca e del carro. Chi ha fatto più di loro, +chi ha fatto tutto, son quelli che hanno formata, educata, diretta +l’opinione coi loro atti di coraggio civile, co’ loro scritti: e che +cos’altro erano questi scritti e questi atti, se non proteste più o +meno esplicite contro ingiustizie ed abusi? + +Quando in una nazione tutti riconoscon giusta una cosa e la vogliono, +la cosa è fatta: ed in Italia il lavoro più importante per la nostra +rigenerazione si può far colle mani in tasca. + +Le vie aperte al coraggio civile, i modi del protestare sono infiniti, +e non è mio disegno proporli ed esaminarli uno ad uno in questo scritto. + +Soltanto dico che quanto maggiore sarà in Italia il numero di coloro +che pubblicamente e saviamente discuteranno le cose nostre, che +protesteranno in qualunque modo contro le ingiustizie che ci vengano +usate, tanto più rapidamente e felicemente progrediremo nella via +della rigenerazione. Questa congiura, al chiaro giorno, col proprio +nome scritto in fronte ad ognuno, è la sola utile, la sola degna di +noi e del favore dell’opinione; ed a questo modo anch’io di gran cuore +mi dichiaro congiurato al cospetto di tutti, anch’io a questo modo +conforto ogni buon Italiano a congiurare. + +In virtù di questo modo, che non ha bisogno nè d’accordi nascosti, +nè di tenebrosi ritrovi, nè di giuramenti segreti, ogn’Italiano può +dar la mano all’Italia da un capo all’altro della penisola senza +neppur conoscerlo, ognuno può metter le sue forze in comune per +l’opera comune. Opera nota a tutti pe’ mezzi, come pel fine, e perciò +leale; opera santificata dalla giustizia, protetta dall’opinione, ed +accompagnata dai voti di tutte le nazioni civili e di quanti sono al +mondo uomini onesti e di buona fede; opera che, condotta per le vie +della verità e della virtù, ci potrà meritare la benedizione di Dio, il +quale, volgendo finalmente uno sguardo anche a noi, vedrà forse che, +se furon grandi le antiche colpe d’Italia, dura pur anco già da molti +secoli il suo castigo. + +La brevità che ho stimata opportuna a questo lavoro, m’ha impedito di +svolgere le importanti questioni che vi si propongono, e mi son dovuto +contentar d’accennarle, confidandomi, pel di più, nella sagacità del +lettore. + +Egli dirà di me, dopo avermi letto, ciò ch’io dicevo a me stesso prima +di scrivere: non aver io, studioso non di scienze, ma d’arti, sapere +e mente, che basti a trattar profittevolmente materie politiche ed +economiche di tanta difficoltà. Non per questo ho voluto rinunciare +a ragionarne; e Dio sa con quanto piacere sagrifico un meschino amor +proprio al desiderio ed alla speranza di dar forse occasione ad uomini +di più alta mente, che non è la mia, d’entrar francamente nell’arringo +e correrlo con maggiori forze e miglior fortuna. + +In tali pensieri ho dato opera e pubblicità al presente scritto; e se +per la protesta che racchiude a favore del nobile ed infelice popolo +della Romagna non ho avuta missione da lui; s’io l’ho fatta senza +consultarlo e di mio moto, mi conforto e credo che egli non vorrà nè +rinnegar le mie parole, nè sapermene mal grado. + + + + +DOCUMENTI + + +DIMOSTRAZIONE GENERALE + +DELL’ENTRATE E SPESE DEGLI STATI PONTIFICII + +_Estratta dal rapporto del signor_ BOWRING Londra, 1838 + + SORGENTI PRINCIPALI D’ENTRATA + + N.º CAPI PARTICOLARI SCUDI + + 1 Imposte prediali, proprietà fondiaria, ec. 3,280,000 + 2 Monopolii, dogane e tasse sul consumo 4,120,000 + 3 Bollo e registro 550,000 + 4 Uffizio della posta 250,000 + 5 Lotterie 1,300,000 + + TOTALITÀ DELLE ENTRATE 9,500,000 + + SPESE D’AMMINISTRAZIONE + + N.º CAPI PARTICOLARI SCUDI + + 1 Imposte prediali, proprietà fondiaria, ec. 760,000 + 2 Monopolii, dogane e tasse sul consumo 460,000 + 3 Bollo e registro 90,000 + 4 Uffizio della Posta 150,000 + 5 Lotterie 760,000 + + TOTALITÀ DELLE SPESE DI AMMINISTR. 2,220,000 + + _Entrata lorda_ scudi 9,500,000 + _Deduzione delle spese di amministrazione_ » 2,220,000 + + _Entrata netta_ scudi 7,280,000 + + SPESE DELLO STATO + + N.º CAPI PARTICOLARI SCUDI + + 1 Palazzi sacri, collegi sacri, congregazioni + ecclesiastiche, e corpo diplomatico + all’estero 500,000 + 2 Debito pubblico 2,680,000 + 3 Spese del Governo dello Stato 530,000 + 4 Giustizia e polizia 920,000 + 5 Pubblica Istruzione, Belle Arti e Commercio 110,000 + 6 Limosine e pubblica beneficenza 280,000 + 7 Lavori pubblici, polizia e illuminazione + di Roma 580,000 + 8 Truppa di Linea e Carabinieri 1,900,000 + 9 Cariche militari, Sanità e Marina 290,000 + 10 Feste pubbliche e spese straordinarie 44,000 + 11 Fondo di riserva 100,000 + + TOTALITÀ DELLE SPESE 7,934,000 + +OSSERVAZIONI + +1 Questa dimostrazione risulta dai documenti officiali comunicati dal +Governo pontificio al signor Bowring. + +2. In questa dimostrazione non figurano la spese comunali e +provinciali: e quindi apparisce che il Governo spende poco o nulla +nelle provincie. Ricadono adunque sulle Comuni anche le spese che +toccherebbero al Governo. + +3. La tenuità dell’entrata risultante dal titolo bollo e registro +dimostra la scarsità delle contrattazioni. + +4 In questa dimostrazione non figura la spesa della truppa estera, +che si valuta ascendere a seimila uomini, e costare dieci milioni di +franchi. + +5. Malgrado tutto questo, fra l’entrata e l’uscita vi è un deficit +annuo di scudi 654,000. + + +GOVERNO PONTIFICIO + +IN NOME DI SUA SANTITÀ PAPA GREGORIO XVI FELICEMENTE REGNANTE + +SENTENZA + + _Ravenna, oggi 10 settembre 1845._ + +La Commissione speciale, straordinaria, mista, instituita con +Notificazione della suprema Segreteria di Stato, 27 maggio 1843, ed +ora in forza della Notificazione dell’eminentissimo e reverendissimo +signor cardinale don Francesco Massimo, legato dì Ravenna, 29 gennaro +1845, sedente in questa città, e composta degl’illustrissimi ed +eccellentissimi signori: + +Avvocato Antonio Colognesi, giudice del tribunale di appello per le +quattro Legazioni, sostituito al signor com. cavalier avvocato Luigi +Salina, presidente dello stesso tribunale. + +Avvocato Attilio Fontana, assessore straordinario della legazione di +Bologna, sostituito al predetto signor avvocato Colognesi. + +Cavalier commendatore tenente colonnello Stanislao Freddi, comandante +il corpo dei carabinieri pontificii nelle quattro Legazioni. + +Cavalier tenente colonnello Luigi Magnani, comandante la piazza dì +Bologna. + +Cavalier tenente colonnello Camillo Viviani, comandante la piazza di +Ferrara. + +Si è radunata nella sala delle proprie udienze nel quartiere di San +Vitale nei giorni 1, 2, 3, 4, 5, 6 corrente mese, unitamente al signor +avvocato Giampietro Gozzi, procuratore fiscale, ed al signor avvocato +Ulisse Pantoli, difensore d’ufficio, assistendo il signor Raffaele +Magnani, facente funzione di cancelliere, per discutere; e nei giorni +9 e 10 stesso mese, a norma del dispaccio della suprema Segreteria di +Stato 2 agosto p.º p.º N.º 5316, per giudicare la causa + + in punto + _di società o lega per offendere e resistere + alla forza pubblica,_ + + contro + +Orioli Achille, Cappi conte Carlo, Camerani Paolo, Versari Francesco, +Gaiani Carlo, Miserocchi Felice, Barafa Andrea, Gambi Eugenio, +Giansanti Ciriaco, Fabbri Annibale, Randi Giuseppe, Paterlini Lodovico, +Dalcini Angelo, Bertacchi Francesco, Samaritani Saverio, Della Valle +Mauro, Moruzzi Eugenio, Tarifelli Leonardo, Golfarelli Emilio, Maraffi +Domenico, Orioli Febo, Bertacchi Ermenegildo, De Marchi Filippo, +Barbiani Giovanni, Bergozzi Giuliano, Gabici Pietro, Gabici Achille, +Baroncelli Giovanni, Boschi Domenico, Gianfanti Andrea, Vassura Paolo, +Miserocchi Domenico, Montanari Antonio, Montanari Vincenzo, Rivalta +Domenico, Zabberoni Pietro, Montignani Pietro, Vaccolini Giovanni, +Savini Giovanni, Angelini Angelo, Fiorentini Onofrio, Landi Vincenzo, +Pasini Mariano, Pambianchi Michele, Baldini Gaspare, Ortolani Giovanni, +Pascoli Lucio, Pugiotti Francesco, Rava Gaetano, Gianfanti Giovanni, +Della Torre Magni Marco, De Stefani Leonardo, Rambaldi Gaspare, Bezzi +Giovanni, Vicari Augusto, Camporesi Giacomo, Savorelli Luigi, Mazzetti +Luigi, Gambi Domenico, Gambi Antonio, Pinzi Francesco, Conti Antonio, +Fava Felice, Morigi Domenico, Landoni Teodorico, Carlini Gian Antonio, +Paoletti Luigi[8]: + +Quello spirito d’insubordinazione, che oggi pur troppo serpeggia in +tante parti d’Europa, agitava eziandio da varii anni la tranquillità di +queste province. + +Fino dall’estate 1843, quando in Bologna i liberali, coalizzati col +ceto dei contrabbandieri, tentarono colà di rinnovare la sacrilega +ribellione dell’anno 1831, i liberali di Ravenna avevano qui formata la +stessa alleanza colla turba dei contrabbandieri per conseguire lo scopo +medesimo. Già si scorgevano allora pubblicamente ammutinarsi non poche +centinaia di questi sciaurati, già si apprestavano le armi, si facevano +girare intorno le polizze ove raccoglier le firme di coloro che +volessero prender parte all’impresa, e fu udita la voce di chi annunziò +non doversi attendere il meriggio di quel giorno per dare lo scoppio. + +Ma l’aggredire a petto scoperto la milizia del principe non è cosa di +sì facile assunto come l’ucciderne a tradimento un qualche individuo +fra le tenebre della notte. Perciò tante millantazioni svanirono senza +effetto, ed invece si limitarono tratto tratto a dare atroci esempi +della più nera viltà. + +I registri criminali sono pieni, e ribollono di molte denuncie di +omicidii e ferimenti gravi dei pubblici funzionari, e di persone +affezionate al governo, che per ispirito di partito si verificarono in +questa provincia nel breve spazio di pochi anni, delitti sempre avvolti +fra il mistero, senza che se ne potessero distinguere gli esecutori, +comunque ogni ragionevole congettura guidasse a concludere che fossero +architettati da una fazione micidiale. + +L’ultimo però di questi misfatti, cioè l’omicidio del brigadiere +Sparapani, cui successe l’altro del fuciliere svizzero Adolf, come +dalla precedente nostra sentenza, eccitò in particolar guisa lo +zelo instancabile di questo politico dicastero, e fece conoscere +la necessità di svellere il male dalle sue radici, onde non si +riproducessero in avvenire sì atroci delitti. Riscontrando pertanto le +cagioni del disordine, seppe ravvisarlo nella esistenza di una società +di tristi, parte col nome specioso di liberali, parte contrabbandieri +d’instituto, ma tutti insieme collegati onde sconvolgere l’ordine +pubblico, violare impunemente le sanzioni penali, opprimere la forza +pubblica, che milita alla conservazione dello stato, alla esatta +osservanza delle sue leggi. Se pertanto non era agevole di scuoprire +gli autori degli enormi delitti finora avvenuti, non era arduo di +ravvisare quegl’individui che appartenevano a tale perversa alleanza, +e prevenire i sinistri effetti nelle loro cagioni. In simili pubbliche +calamità non altra norma insegna la prudenza civile. O infatti la +società è costretta a lasciare senza un freno valido il misfatto +perfezionato, e quindi a rimanersi il bersaglio della malefica attività +dei facinorosi, ovvero le conviene, alfine di evitare tanto disordine, +di frenarlo con ostacoli che a lui vadano incontro nel tempo che +si sviluppa, e lo arrestino per via prima che giunga alla sua meta +criminosa. + +Ordinò pertanto l’arresto di coloro che erano più gravemente sospetti +di appartenere a tale iniqua collegazione, onde purgare la città da sì +perniciosa zizzania, _nam in mandatis Principum est, ut curet is qui +reipublicae praeest, malis hominibus provinciam purgare. L. 3 Digestis, +de officio Praesidis_. + +E poichè il carattere più spiegato di tale congrega era quello +dell’odio e della nimistà contro la forza pubblica che mirava ad +opprimere, per innalzare il vessillo del popolare dispotismo, perciò +rimise al potere di questa Commissione speciale gli arrestati, onde, +sottoposti a regolare processura, subissero il castigo meritato delle +loro prave macchinazioni. + +Portato il giudizio all’odierna radunanza, il primo obbietto d’ordine +recato in campo dal difensore degl’imputati, fu quello della +incompetenza, come se il relativo giudizio appartenesse ai magistrati +ordinari. + +Il consesso giudicante però non ha stimato di dover arrestarsi a simile +difficoltà. Infatti la tesi proposta è la esistenza di una società +di anarchici, che sogliono sovrastare al potere legittimo, dominando +col proteiforme egoismo, onde far prevalere l’oggetto delle private +loro passioni alla legge, all’ordine pubblico e al bene comune della +società. Non può quindi giungersi a tale scopo senza prima abbattere la +forza pubblica, che forma la barriera difenditrice d’ogni costituzione +degli Stati. _Summa Reipublicae tuitio, de stirpe duarum rerum, armorum +scilicet, atque legum veniens, vimque suam exinde muniens. L. unic. +de Justinianeo Codice confirmando_. Perciò la soldatesca del governo +è la legge istrumentale, la legge viva e animata che al comando del +principe fa seguire l’obbedienza dei sudditi. Quindi le stesse leggi ci +dicono: _armari jura gladio ultore. L. 31. C. ad Leg. Jul. de adult.,_ +e la medesima giurisdizione s’indica: _gladii potestas, gladii jus. +L. 70 ff. de R. juris, L. 6 ff. de officio Proconsulis, L. 6 § 8 ff. +de officio Praefecti, L. 6 ff. de interdictis et relegatis_, con ciò +dimostrandosi, che il potere legislativo e giudiziario attingono ogni +loro efficacia dal potere esecutivo collocato nelle truppe del governo. + +Ora, fino dal maggio 1843 pubblicatosi l’editto istitutore di questa +Commissione, seppero gl’inquisiti che qualunque delitto in odio +della forza pubblica sarebbe per l’avvenire giudicato colle forme e +pene in tale editto prefisse. Se adunque posteriormente nell’agosto +1843 costoro si ammutinarono per investire la forza pubblica; se, +svanite le loro folli speranze, proseguirono a mantenersi collegati +per coadiuvarsi a vicenda nei pravi disegni, e tenere in istato +d’oppressione la milizia, non possono declinare da quel fôro speciale +che il legislatore aveva già loro stabilito prima della consumazione +del delitto. Nè in ciò si fa onta alla giurisdizione ordinaria della +sacra Consulta pei delitti di stato a termini degli articoli 45, 555 +del regolamento di processura 5 novembre 1831, a cui è posteriore la +notificazione 27 maggio 1843. Essendo instituita oggi una Commissione +speciale, la quale protegge in queste due provincie le armi del +principe, questa dee prevalere alla giurisdizione ordinaria. L. 80 +_ff. de R. juris_. E se anche la giurisdizione volesse ritenersi mista +o comulativa, dee farsi luogo alla prevenzione in forza dell’articolo +68 di processura, come saggiamente osservò il signor avvocato fiscale +nelle sue conclusioni. + +Ritenuta pertanto la competenza di questa Commissione, si è disceso +a ventilare la seconda controversia, se consti, o no, in genere la +esistenza della società illecita contestata agli odierni inquisiti. + +Moltissimi testimoni deponevano di tale alleanza di tristi per volgare +notorietà. Ma il tribunale non si è arrestato a simil voce, come ne +avvertiva la perspicace sanzione del diritto canonico: _Cap. Consuluit, +14 de appellationibus. — Cum multa dicuntur notoria quae non sunt, +prohibere debes ne quod dubium est pro notorio videaris habere_. +Trattavasi di un delitto formato da vincoli razionali, il quale non +cadeva sotto ai sensi in sè medesimo, ma potea soltanto rilevarsi nei +propri effetti discontinui; nel qual caso anche le deposizioni sulle +notorietà devono portarsi a minuto esame, calcolando le ragioni di +scienza, le fonti onde i testimoni attingono il proprio asserto, e la +corrispondenza della espressione usata dai deponenti nel caratterizzare +il delitto cogli elementi su cui ne avevano essi formata la idea: +altrimenti correva il giudice rischio di cedere i propri suffragi +al popolo, e rendere gli uomini vittima di una parola. _Farinacius, +de delictis, quaest_. 21 N. 89, 93, 95, 97, 99, 102, 104, 105; _de +test., quaest._ 70, _ampliatio_ 3, N. 6. Di fatti il nome di società, +peregrinando per tante materie economiche, scientifiche, civili e +religiose, si veste di altrettante diverse significazioni, quante sono +le cose e forme alle quali si applica. _Zanchius, de societ., part._ 1, +_cap_. 1, _N._ 24. — _Mantica, de tacitis et ambiguis conventionibus_, +lib. 6, _N_. 1. Perciò invece della espressione, i giudici hanno preso +in loro scorta la definizione. + +Così i pubblicisti definiscono la società: _Societas est pactum vel +quasi pactum de fine quodam conjunctis viribus assequendo. V Volfius, +ibique V Vatel, in notis ad jus naturae et gentium, part_. 7, c. 1, § 1. + +Posta la definizione, si passò ad analizzare gli elementi che la +compongono, seguendo i criminalisti, i quali indicano gli estremi +costituenti il Collegio illecito. + +Tre ne stabilivano gli antichi. Segno comune, area comune, vicendevole +intelligenza, o trattato. Ma il chiarissimo Antonio Mattei, _de +criminibus, lib._ 47, tit. 15, N. 1, 2, 3, ben riflette che i due primi +estremi non sono necessarî. Non il primo, altrimenti si confonderebbe +il segno colla cosa significata. Qualunque sia, infatti, il modo con +cui i faziosi comunicano fra essi le loro perfide intelligenze, il +vincolo d’iniquità è sempre lo stesso, sia poi che usino le indicazioni +naturali e il linguaggio comune, sia che esista un distintivo di +convenzione, o nel gesteggiare compagnevole, o nello stemma e impresa +della società, o nella affissione del segnale, come a spiegata rivolta +suol avvenire. + +Nemmeno necessario è il secondo estremo della cassa od area comune. +Imperciocchè, quantunque sia vero che non può darsi società senza +comunione, benchè possa esserci comunione senza società (_Leg. ut +sit ff. pro socio. — Zanchius, de societ., part_. 1, _cap_. 7, _N_. +42), pure non è necessario che siavi comunanza di materia o di cosa, +bastando che vi esista una massa accomunata di opere, come nel caso +presente (_Grotius, de jure belli et pacis, lib._ 2, _cap_. 12, _de +contractibus_, § 4), così nella società delle carovane niuno dei +viaggiatori comunica all’altro il dominio delle proprie salmerie, +sebbene ponga in massa la propria opera e forza onde resistere in caso +alle aggressioni dei barbari. + +Restando dunque a provarsi il solo estremo del mutuo accordo a mal +fine, questo rimaneva stabilito nelle tavole processuali da questi +elementi. + +1º. Dalle confessioni stragiudiziali di parecchi membri di tale +collegazione, deposte da quattro testimoni uditi in processo. Se +infatti questo delitto consiste nella reciproca intelligenza, e +nell’animo di collimare tutti al reo fine, niuna miglior prova si potea +conseguire di tale animo, se non la stessa confessione dei collegati. +Nè deve obiettarsi che la confessione non può cangiare, o stabilire +la natura della cosa, non supplendo questo mezzo alla deficiente +prova fisica di un delitto in genere. Imperciocchè quest’obietto +sarebbe appunto valutabile in un delitto di fatto permanente, ove, per +esempio, la sola confessione di aver ucciso non basterebbe a provare il +delitto in genere, quando della uccisione non constasse pei sensi. Ma, +trattandosi appunto di un delitto razionale di fatto transeunte, perchè +consistente nel reciproco accordo, la prova desunta dalla confessione +stragiudiziale non può incontrar tale obietto, quando poi non è sola, +ma da altri veementi indizi e argomenti corroborata. (_Carpzovius, +Prax. rer. crim., par._ 1, _quaest_. 16. _N_. 1 _et sequentibus_). +Tali veementi indizi si desumevano dalle varie cause di scienza che or +l’uno, or l’altro dei molti testimoni esaminati in processo adduceva +nel proprio giudizio sull’esistenza di tale società, e che si vengono +qui in seguito annoverando quali altri mezzi costituenti la prova +generica, cioè: + +2.º Le numerose turbe di contrabbandieri, altri carichi delle merci +in frode, altri guerniti di armi or apparenti, or nascoste, che si +facevano vedere nei dintorni, entrando persino talvolta con somma +impudenza, di pieno giorno, e transitando per la città sicuri di +loro scarriera pel cumulo della forza maggiore. Imperciocchè al loro +incontro i militi di finanza erano costretti di cedere alla forza +dell’attruppamento, volgendo altrove il passo, e fingendo di non avere +mirato un sì grave disordine. La provvida legge, sempre coerente a sè +medesima, nell’editto 5 maggio 1822, tuttora vigente, stabilisce al +contrabbando in conventicola di due, tre o più persone la pena da tre +a cinque anni d’opera pubblica, ed eguale pena dai tre ai cinque anni +d’opera pubblica sanziona l’art. 143 del vigente regolamento penale per +la resistenza semplice alla forza, quando il delitto non è accompagnato +da circostanze aggravanti, che lo rendano resistenza qualificata. E ciò +sta in piena consonanza delle regole di comune diritto. Conciossiachè +l’unire una forza insuperabile nell’eseguimento di un’azione vietata, +onde se ne renda impossibile alla milizia del principe l’impedirlo, +costituisce per sè stesso una certa violenza, ossia un timore incusso, +il quale trattiene la soldatesca suo malgrado nell’impedire il +contrabbando commesso in danno del pubblico erario (_Leg_. 1 _ff. +quod metus causa_) ibi: _vis enim fiebat mentio propter necessitatem +impositam contrariam voluntati._ Ciò che spiega il giureconsulto _Voet, +ad pandectas_ 4, 2, 1. _Metui, vis inest, in quantum metus supponit +et vim, quidem non absolutam, sed conditionatam, non illatam, sed +ferendam. Sperelli, dec._ 5. _For. Ecclesiast., N.º_ 78 _et seq_. + +3.º Gli assembramenti numerosi dei liberali e contrabbandieri che si +vedevano in questa città fino al primo arrivo della Commissione per +giudicare la causa degli omicidii Sparapani e Adolf, mostrando il +loro disprezzo verso la forza pubblica, essendovi chi depone d’aver +vedute le turbe di costoro passare vicino alcuni carabinieri, e fare ai +medesimi stomachevoli oltraggi, dovendo quei soldati usare prudenza e +continuare il loro cammino. + +4.º Le pompe funebri celebrate coll’intervento di molti liberali in +morte di persone del loro partito, e ciò con tale pubblico scandalo, +che l’autorità ecclesiastica fu costretta a farne divieto con apposita +circolare. Dal che si arguisce la unione di costoro e l’aderenza ai +loro partigiani con fermezza durevole oltre la tomba. + +5.º La fratellanza che si vedeva di continuo fra gente di simil +pensare, e la loro fuga e persecuzione dei buoni. La quale duplice +circostanza presenta in sè stessa la vera idea di fazione popolare. +_Lipsius, Politicorum, lib. 6, cap. 3: factionem nomino paucorum aut +plurium inter se coitionem, et ab aliis dissensum_. + +6.º Il risentimento in comune delle pretese ingiurie, o per dir meglio, +degli atti di giustizia esercitati sopra a qualche individuo della +loro combriccola, o su qualche delinquente ai medesimi simigliante. +Ciò pure addimostra che quei perfidi si consideravano tutti di una +sola famiglia. _«Spectat enim ad nos injuria, qua in his fit qui vel +potestati nostra, vel effectui subjecti sunt». L._ 1, § 3, _ff. de +injur_. + +7.º Gli applausi di comune accordo pubblicamente innalzati allorquando +avveniva qualche omicidio per odio di parte in persona di un impiegato +di polizia, o di un individuo della forza armata. Narra infatti un +testimonio, che, trovandosi una sera in teatro, udì ripetere spesse +volte fuor di proposito l’esclamazione _bravo, bravo_. Meravigliandosi +di simile improntitudine, e chiestone d’intorno il motivo, poichè gli +attori non meritavano certamente quegli encomii, fu ad esso risposto +non esser rivolti gli applausi agli attori, ma a chi avea fatto il +colpo di uccidere l’ispettore politico Montanari. Questo medesimo +testimonio poi nella mattina successiva all’omicidio del brigadiere +Sparapani, vide a passare gruppi di persone della feccia del Borgo +Adriano, le quali, fra esse ridendo, esclamavano: _bravo, bravo_. +Ed egli, che altro motivo non iscorgeva di simil grido, ricordando +il senso del gergo, ne dedusse non molto fuor di proposito, che si +applaudisse all’omicidio Sparapani. + +8.º L’ordine che fra le compagnie dei contrabbandieri si scorgeva di +dipendenti e di capi, locchè addimostra come fossero organizzati fra +essi, costituenti perciò un collegio e un corpo sociale. _Societas est +multitudo ordinata; ordo autem quid aliud est quam series inferiorum, +ac superiorum? Galganetti, de jur. pub., tit._ 16, _num_. 21. + +9.º L’uniformità del premio di uno scudo per ogni notte che si +accordava per testa a ciascuno degli spalloni nel contrabbando, dal che +si argomenta che non era distaccato un frodatore dall’altro, nel qual +caso i compensi dei tirini sarebbero stati diversi secondo le varie +convenzioni parziali, ma esisteva tra i contrabbandieri un sistema, un +temperamento uniforme, una armonia di misure, e perciò un proponimento +preso a comune, dirigendo i mezzi al fine con unione proporzionale. + +10.º Finalmente, da qualche testimonio adducevansi altre ragioni +di scienza, cioè la reciprocanza di aiuti fra l’uno e l’altro dei +compagnoni, la esclusione di risse fra i medesimi, le frequenti +gozzoviglie comuni, lo scambio reciproco delle vesti, onde non esser +conosciuti nelle loro notturne sortite, i discorsi talvolta intesi +origliando notte tempo, fatti da persone incognite riunite, che +bisognava disfarsi, ovvero uccidere il tale ispettore di finanza, +o il tal brigadiere de’ carabinieri, energico nella repressione +del contrabbando, come avvenne prima dell’omicidio Sparapani; +il provvedimento di danaro negl’indigenti, che parea derivato +dai partigiani più facoltosi Al che deve aggiungersi l’argomento +validissimo tratto dal bisogno che un contrabbandiere aveva di unirsi +all’altro, onde ottenere una scambievolezza di sostegno per superare la +forza di finanza. + +Per li quali motivi di scienza esposti dai deponenti, si deduce +non essere erronea la notorietà riferita dai testimoni, nè viziata +quell’idea di società che si erano essi formata, essendosi tale +immagine impressa nella loro mente come un fedele ritratto delle +circostanze, e alla giusta impressione dei testimoni corrispondea +l’espressione da essi usata in processo. + +Ma qui si opponeva non essere stabilito il contratto di società fra +costoro, nè per convenzione simultanea scritta, nè per annotamento nei +ruoli, nè per altro segno espresso di alleanza. Per altro era facile +il rispondere non essere necessario alla società un patto espresso +ed esplicito, bastando eziandio l’implicito ed induttivo, ossia il +consenso comune, esternato coi fatti. Tale appuntamento di consenso a +mal fine espresso coi fatti, si verifica appunto nel caso concreto. + +Se non che presentavasi il dubbio, se nella insubordinazione, nel +comune disprezzo delle truppe pontificie si verificasse veramente tra +correi o complici, l’idea del vincolo e dell’impegno reciproco, senza +cui non può darsi vera idea d’alleanza. Ma trattandosi di fazione +popolare a mal fine, non sembrò necessaria la mutua obbligazione, ossia +l’idea del vincolo e dell’impegno, bastando a ciò l’abituale unione de’ +consensi a mal fine, reciprocamente riconosciuta ed approvata, come +si definisce appunto la fazione: _Malorum in eamdem rem consensus, +Cremani, de jur. crim., lib. 2, cap. 3, art. 1, par. 6_. Difatti il +carattere dell’impegno o vincolo non può mai legalmente verificarsi in +una società illecita, in cui la turpe promessa non forma nodo fra i +soci. L’obbligo di permanenza e perseveranza appena si verifica nelle +società lecite, di cui è scritto nella legge _Tamdiu C. pro socio: +Manet autem societas eo usque donec in eodem consensu perseveraverint. +At cum aliqui renunciaverint societati solvitur societas_. Basta dunque +all’idea di fazione il plesso ed intreccio che nasce dalle comuni +perfide intenzioni, insieme manifestate, accettate, abitualmente +ritenute, conformando ad esse l’esteriore condotta; ciocchè avvenendo, +si verifica il comune impegno, non già in faccia ai soci, ma in faccia +alla legge, divenendo ciascuno responsabile, non solamente del fatto +proprio, ma dell’operato eziandio di ciascuno degli altri cui esso +aderì; come nella costituzione _Quo graviora_, contro le società +illecite, rimarcava appunto la santa memoria di Leone XII, ripetendo il +detto di Paolo: _Qui talia agunt digni sunt morte, et non solum qui ea +faciunt, sed etiam qui consentiunt facientibus_. + +Ma insorger qui potea la difesa, che, in tal guisa concependo una +lega, si confonderebbe la società con ogni complicità, appellandosi +impropriamente più delinquenti soci nel loro delitto. + +Il quale ostacolo si togliea distinguendo in tre stadii il numero +dei più concorrenti a un delitto, secondo gli effetti morali che +ne derivano alla Repubblica. La sola qualità basta onde stabilire +la complicità. Un numero superiore determinato dalle diverse leggi +secondo la ferocia dei popoli e circostanza dei tempi, costituisce +la conventicola, quella cioè che per soli pochi istanti e per un +solo fatto speciale può formare una violenza pubblica capace nel +momento di sovrastare alla legittima forza. Tale numero nelle nostre +leggi è determinato negli art. 105, 106. Ma quando la società a mal +fine si estende ad un numero considerevole e permanente d’individui, +atto a compromettere lungo tempo la pubblica tranquillità, come nel +caso presente, in cui i collegati s’indicano a centinaia, allora non +trattasi di sola complicità, non di sola conventicola o violenza +pubblica, ma di violata pace pubblica. _Carpzovius, part. 1, cap. +35, de crim. fraternae pacis publica n. 13. — Bohemer., ad Carpzov., +ibi, observat. 3, pag. 262. — Haunoldus, jurisprudentia judiciaria, +tom. 2, tract. 2, cap. 2, n. 482._ Anzi tale delitto di permanente +violenza, costituito da simil collegio illecito, sale al titolo di +lesa maestà, come si deduce dalla _Legge 2 ff. de Collegiis. Quisquis +illicitum collegium usurpaverit ea poena tenetur qua tenentur qui +armatis hominibus loca publica vel templa occupasse judicati sunt_. Che +è appunto quella di lesa maestà come nella _Legge 1, § 1, ff. ad Leg. +Jul. Majestatis_. + +Il nostro Regolamento penale colloca esso pure il delitto delle società +illecite fra quelli di lesa maestà, _Lib. 2, tit. 2, art. 96_, e ben +a ragione. In ogni governo è necessario che siavi un potere capace +di superare e trionfare di tutti gli ostacoli. Senza questo potere +non vi è governo. Quando adunque una lega d’uomini violenti forma una +antiperistasi alla forza del principe, talchè i ribaldi non possano più +essere soggiogati dalla voce imperiosa della legge, allora si dichiara +una aperta guerra al principe, la sovranità è lesa, e i refrattari sono +ribelli. + +Ma il difensore degl’inquisiti affacciava che lo scopo del contrabbando +non presentava i caratteri di tanta gravezza. A ciò risponderassi +primieramente col moto-proprio di Benedetto XIII, 17 settembre 1728, +richiamato in vigore dalla circolare della Segreteria di Stato per gli +affari interni 23 novembre 1833, N.º 8561, in cui i contrabbandieri +in conventicola armata, costituita anche da tre sole persone, sono +apertamente dichiarati ribelli. Inoltre i testimoni fiscali ci +attestano che gli spalloni sono anche liberali, e uniti coi nemici +del governo, tutti disposti ad insorgere, tutti pronti per resistere +contro la forza. Havvi dunque la prova del fine pessimo, delittuoso. +Ma, dato pure che i soci coinquisiti rimirassero al solo scopo del +contrabbando, chi vorrebbe negare che anche un tale disegno, concepito +da una moltitudine armata, ed abitualmente eseguito con tanta +pubblicità ed audacia, non comprometta lo stato? _Impossibile enim +est ut sacris tributis non illatis alioqui respublica conservetur: +Justinianus, Novella 149._ Perciò i criminalisti anche più liberi +riconoscono il contrabbando siccome un furto pubblico, un peculato +indiretto, il quale dissecca le sorgenti del pubblico erario, induce +la necessità di nuovi tributi, trasporta il carico delle imposte da un +novero di cittadini a un altro, che ne sarebbe stato esente, quando +i proventi della non frodata gabella fossero colati in integro nella +cassa del principe, avvezza lo spirito al sotterfugio, che da un genere +facilmente trapassa all’altro, insinua nei cittadini il disprezzo +della legge, forma una guerra d’interessi tra l’egoismo dei privati +e il paterno amministratore dei beni comuni, rende incerto il prezzo +delle cose mercatabili, vacillando ognora tra quello netto da gabella, +che offre di celato il contrabbandiere, e quello sopraccaricato +della imposta, che richiedesi in fôro; spinge alla rovina gli onesti +negozianti, fedeli contributori al loro principe, i quali non possono +competere col mercadante frodatore; fomenta l’ozio della plebe, la +quale in poche ore di rischio e di tenebre può lucrare quanto avrebbe +dovuto acquistarsi colla paziente, ma tranquilla fatica di tutto il +giorno, il quale trapassa in giuochi, gozzoviglie, ebrietà e mollezze, +che spesso vanno a scolare nella sentina dei lupercali; toglie alle +arti utili tante braccia di lavoratori, aumenta il costo delle mercedi +di opere a pregiudizio dei committenti per lo scemato numero degli +operieri, colloca il frodatore in una continua indisposizione di animo +contro la forza del principe, con grave probabilità ad ogni scontro +di resistenza, ferite, omicidii; espone, finalmente, la società a +un sommo rischio della propria dissoluzione sopra tutti i rapporti, +poichè, sottraendo le merci alla vista degli ufficiali finanzieri, +vengono sottratte egualmente alla ispezione dei magistrati sanitarii, +politici, religiosi: e quindi si possono introdurre vettovaglie +malsane, carni insalubri, provenienze talvolta sospette di contagio +epidemico, con pericolo della salute comune, del che non mancano anche +nei moderni tempi recentissimi esempi. Penetrano nella città con tali +clandestine introduzioni le corrispondenze, armi e gli emblemi che +fomentano ognora il frenetico spirito della rivolta, e spargonsi libri +ed immagini le più velenose per la morale, contrarie alle massime +sacrosante della religione cattolica; disordini tutti i quali nascono +ad un parto con quello del contrabbando, e che si eviterebbero in gran +parte quando la violazione dei sacri termini tra stato e stato, dei +confini continentali, delle mura cittadinesche, sanzionato dal comune +diritto con severissime pene, cessasse una volta di sconvolgere fra noi +l’ordine sociale. + +Per questi motivi la Commissione si è convinta intorno alla esistenza +del delitto in genere. + +Passando ad esporre i motivi della prova specifica nel sistema +dell’intima convinzione, sarà lecito di usare brevità. + +Basti solo accennare che i massimi aggravati apparivano quasi tutti +colpiti da due o tre testimoni di confessione stragiudiziale, +amminicolata da gravi indizi, come Versari, Paccapeli, detto Galani, +Gambi Eugenio, Barasa, Baroncelli, Pambianchi, De Stefani, De Marchi, +altri dal possesso incolpante di prova congetturale scritta, come +Felice Miserocchi, altri dal possesso di prova reale, siccome Orioli +Achille, altri alfine da bastevoli, svariati argomenti, congetture +ed indizi, i quali, posti nella bilancia giuridica e prudenziale, +persuasero i giudicanti di ritenere la loro reità o complicità, se +non positiva, almeno negativa per connivenza o adesione indiretta, +graduando sul maggiore o minore concorso del dolo o colpa la pena +applicabile. Nè parve rigore soverchio di valutare in un delitto +di stato comunque vogliasi definire obliquo, la stessa complicità +negativa, come è disposto dal comune diritto: _Legge 5, Cod. ad Leg. +Jul. Maj., § 6_, perchè nei grandi delitti interessanti la comune +sicurezza la stessa omissione di non impedire le conosciute trame, +le intelligenze e i maneggi dei riottosi, forma una colpa punibile, +sebbene con mite castigo. + +Per gli altri inquisiti poi non colpiti da bastevoli indizi per +ritenerli rei o complici, la giustizia del tribunale adottò le clausole +degli art. 446, 447 del vigente regolamento di processura. + +Scendendo, infine, a ragionare sulla pena, ritennero i giudicanti +che la coalizzazione degl’inquisiti indettati per eguale illecito +proponimento, costituisse una permanente violenza, collimando il +concorso dell’uno ad accrescer l’audacia dell’altro, come in materia di +società illecite condolevasi l’accennato immortale pontefice Leone XII. +«_Perspicue patet perniciosissimarum harum societatum vim et audaciam +ex omnium qui iis nomen dedere consensione ac multitudine coalescere_». +Ma questo carattere di permanente violenza potrebbe comprendere diversi +titoli criminosi. «_Quoniam multa facinora sub uno violentiae nomine +comprehenduntur_» _Leg. quoniam multa C. ad Leg. Jul. de vi pub._ + +Poichè dunque niuna prova esiste in processo che alcuno dei giudicabili +siano correi o complici negli omicidii Sparapani e Adolf, ovvero negli +altri ferimenti ed uccisioni di militari o funzionarii rimasti tuttora +impuniti; poichè la unanime loro collegazione di fatto non presentava +i caratteri della società espressa e secreta di cui nell’art. 96; +poichè, infine, trattavasi di abito piuttosto che di specifici atti +contestati di resistenza per applicare l’art. 143; il tribunale si +limitò a contemplare il delitto come una permanente ingiuria atroce +alla legittima podestà e forza del principe, commessa o assentita +direttamente o indirettamente dagl’inquisiti in comune. E quindi fu +misurata la pena sulla base degli art. 328, 329, 331, cogli aumenti +circostanziali degli art. 107, 108 specialmente pei capi, e colla +aggiunta edittale dei gradi preveduti dalla notificazione 27 maggio +1843. + + PER TALI MOTIVI + + INVOCATO IL SS. NOME DI DIO + + LA COMMISSIONE SUDDETTA + + _definitivamente sentenziando ad unanimità + di voti_. + +Ritenuta la competenza, ha dichiarato e dichiara essere provata +in genere la esistenza in Ravenna d’una collegazione faziosa di +molti individui anche armati, tendente alla infrazione delle leggi, +specialmente erariali, con vilipendere in odio di uffizio, e incuter +timore alla forza pubblica, la quale milita per la conservazione dello +stato e per l’esatta osservanza delle sue leggi. + +Parimente alla stessa unanimità ha dichiarato e dichiara constare +in ispecie colpevoli di appartenere alla detta collegazione Versari +Francesco, Paccapeli Carlo, Miserocchi Felice, Gambi Eugenio, Barasa +Andrea, Pambianchi Michele, Baroncelli Giovanni, Samaritani Saverio, +Randi Giuseppe, Paterlini Lodovico, De Stefani Leonardo, Dellavalle +Mauro, Dulcini Angelo, De Marchi Federico, Orioli Achille, Montanari +Antonio, Montanari Vincenzo, Tarifelli Leonardo, Moruzzi Eugenio, +Vaccolini Giovanni, Vicari Augusto, Cappi Carlo, Camerani Paolo, +Rava Gaetano, Giansanti Ciriaco, Vassura Paolo, Miserocchi Domenico, +Camporesi Giacomo, Savorelli Luigi, Angelini Angelo, Zabberoni Pietro, +Savini Giovanni, Gabici Pietro, Bertacchi Francesco, Bezzi Giovanni, +Della Torre Magni Marco. + +E perciò, visti gli art. 328, 329, 331, combinati cogli art. 107, 108 e +13 del vigente regolamento penale, e coll’art. 1. della Notificazione +della Segreteria di stato 17 maggio 1843, alla stessa unanimità ha +condannato e condanna Versari Francesco, Paccapeli Carlo, Miserocchi +Felice e Gambi Eugenio alla galera per anni quindici; Barasa Andrea, +Pambianchi Michele, Baroncelli Giovanni, Samaritani Saverio, Paterlini +Lodovico e Randi Giuseppe alla galera per anni dieci; De Stefani +Leonardo, Della Valle Mauro, Dulcini Angelo, De Marchi Federico alla +galera per anni sette; Orioli Achille, Montanari Antonio, Montanari +Vincenzo, Tarifelli Leonardo, Moruzzi Eugenio, Vaccolini Giovanni alla +galera per anni cinque; Camerani Paolo, Cappi Carlo, Vicari Augusto, +Rava Gaetano all’opera pubblica per anni cinque; Gianfanti Ciriaco, +Vassura Paolo, Miserocchi Domenico, Camporesi Giacomo all’opera +pubblica per anni tre; Savorelli Luigi, Angelini Angelo, Zabberoni +Pietro, Savini Giovanni, Gabini Pietro, Bertacchi Francesco, Bezzi +Giovanni, Della Torre Magni Marco all’opera pubblica per anni due. + +Ha poi dichiarato e dichiara, sempre ad unanimità, non constare fino +ad ora abbastanza provata la colpabilità dei Gambi Antonio, Fabbri +Annibale, Bertacchi Ermenegildo, Gianfanti Andrea, Landoni Teodorico, +Fiorentini Onofrio, Montignani Pietro, Pasini Mariano, Conti Antonio, +Boschi Domenico, Mazzetti Luigi, Maraffi Domenico, Baldini Gaspare, +Barbieri Giovanni, Pascoli Lucio, Golfarelli Emidio, Gubici Achille, +Rivolta Domenico, Ortolani Giovanni, Rambaldi Gaspare, Giansanti +Giovanni, Landi Vincenzo; doversi però tutti i suddetti, a termini +dell’art. 447 del vigente regolamento, di processura trattenere in +carcere altri sei mesi decorrendi dalla pubblicazione della presente +sentenza, onde assumere in tale spazio di tempo ulteriori indagini. + +Ha poi dichiarato e dichiara, sempre ad unanimità, non constare +abbastanza la colpabilità degli altri detenuti Poletti Luigi, Carlini +Giovanni Antonio, Orioli Febo, Bergozzi Giuliano, Pugiotti Francesco, +Gambi Domenico, Pinza Francesco, Fava Felice e Morigi Domenico; perciò, +a’ termini degli articoli 446, 675, 676 del vigente regolamento di +processura suddetto ha ordinato ed ordina che vengano dimessi dal +carcere provvisoriamente. + +Infine, sempre ad unanimità, ha dichiarato e dichiara esser tenuti in +solido tutti i suddetti condannati al pagamento delle spese di processo +e vitto, non che alla rifusione dei danni verso l’erario pubblico. + +Tutte le suddette pene temporanee dovranno cominciare a decorrere tre +mesi dopo la rispettiva carcerazione dei condannati. + +Il signor ff. di presidente s’incarica della redazione motivata della +presente sentenza. + + _Antonio Colognesi_ + _Attilio Fontana_ + _Stanislao tenente colonnello Freddi_ + _Luigi Magnani, tenente colonnello_ + _Camillo tenente colonnello Viviani_ + _Luigi Trogli, cancelliere_ + _Raffaele Magnani ff._ + + +GOVERNO PONTIFICIO + + _Commissione speciale straordinaria mista + sedente a Ravenna._ + +Vista la presente sentenza, + +Visto il dispaccio della Segreteria di Stato in cui si dichiara +che, essendo piaciuto all’eminentissimo e reverendissimo signor +cardinal Massimo, legato di questa provincia, chiamare lo sguardo +clementissimo di sua Santità sulla pronunciata sentenza, la Santità +sua, in contemplazione dell’officio usato da sua Eminenza, si è degnata +diminuire di due terzi la pena inflitta a ciascun condannato, e di +ordinare che siano dimessi fin d’ora in libertà provvisoria i ventidue +inquisiti che dovevano trattenersi in carcere per altri sei mesi, + + SI ORDINA + +Che, previa la intimazione della sentenza ad ognuno dei giudicati, +vengano dimessi immediatamente dal carcere tutti coloro che sono stati +dichiarati non bastantemente colpevoli, e vengano i condannati tradotti +ad espiare le rispettive loro pene nel senso della sovraindicata +minorazione. + +Dalla Residenza della Commissione speciale straordinaria mista. + + _Gio. Pietro Gozzi Proc. Fiscale._ + + . . . . . . . + +Ogni uomo di cuor retto, ancorchè inesperto della scienza legale, può +dar giudizio di questa sentenza, del modo con che cerca giustificarsi, +e dei principii al quali si appoggia. + +M’è sembrato tuttavia opportuno mostrare quali diversi principii +stimasse doversi seguire nel giudicar cause di lesa maestà, Giovanni +Battista de Luca, cardinale di santa chiesa, nato a Venozza nella +Basilicata, referendario delle due segnature ed auditore d’Innocenzo +XI, che gli diede il cappello il 1 settembre del 1681. + +Autore di molte opere legali tenute in gran conto (_Teatro della +giustizia e della verità. — Dottor Volgare_), ebbe il merito +d’avere assunta la storia del diritto come elemento sostanziale +d’interpretazione: d’aver ridotte sotto il dominio della ragione +e del buon senso molte questioni che la sofisticheria legale ed +il probabilismo aveano stravolte sotto vane formole e distinzioni +scolastiche: d’avere scritta l’opera del _Dottor Volgare_ in italiano +affinchè la giurisprudenza non fosse esclusivo monopolio de’ giuristi, +ma nota al tempo stesso a’ padri di famiglia, a’ cittadini ed ai non +professori. + +Quest’uom dabbene, che doveva certamente aver in cuore un gran senso di +giustizia, così s’esprime appunto nel _Dottor Volgare_, lib. XV, cap. +5, _Dei delitti_, § 100 _Lesa maestà umana_. + +«Per quel che dunque appartiene all’altra specie di lesa maestà umana, +questa contiene sotto di sè diverse specie, più o meno gravi; che +però non è materia che in tutto riceva una stessa regola generale +ed uniforme: mentre i criminalisti ne costituiscono diversi gradi o +specie, delle quali si tratta ancora dagli scrittori ecclesiastici +per il punto dell’immunità locale delle chiese, in occasione della +eccettuazione di questo delitto che se ne fa per la bolla di Gregorio +XIV, quando sia propria e del primo grado, ma non quando sia impropria +e del grado inferiore. + +»Ed inoltre in qualsivoglia specie si può parimente dire che sia una +materia incapace d’una regola certa e generale, per la diversità +non solamente delle leggi, ma ancora degli stili e dei costumi dei +principati e paesi. Attesochè appresso alcune nazioni il ribellarsi al +proprio principe, ed il movergli la guerra, o veramente l’aderire ad +un altro principe suo nemico, o servirlo in guerra, è cosa la quale +frequentemente si usa, col titolo di mal contento; così facilmente si +perdona, ed il delinquente si riceve in grazia, nè ciò cagiona quegli +scandali e quelle infamie o male impressioni che porta in altri paesi +ed appresso altre nazioni, dalle quali ciò non mai si perdona: Che però +(conforme si è detto) il tutto dipende dalle leggi e dallo stile de’ +paesi, e dalle circostanze particolari di ciascun caso, venendo più +frequentemente queste materie regolate in gran parte da quella legge +la quale volgarmente si dice _politica_, o veramente ragione di stato, +onde dalle persone bene intendenti degli affari pubblici, forse con +qualche ragione vengono stimati degni d’irrisione e di disprezzo quei +puri legisti i quali con la solita inezia leguleica vogliono regolare +queste materie con le regole generali della ragione civile comune, +e con le leggi dell’impero romano, fatte quando questo risiedeva +nell’Italia, o pure quando in Grecia, senza riflettere alla diversità +dei tempi e dei costumi e de’ principati. Ed ancora senza fare la tanto +opportuna, anzi necessaria riflessione alla storia legale, tante volle +accennata nel proemio, ed altrove: — Cioè che in queste nostre parti +europee occidentali queste leggi secondo la loro compilazione, la quale +fu fatta in Grecia per ordine di Giustiniano, non furono conosciute, o +veramente se furono conosciute, nondimeno andarono in tale disuso ed in +oblivione, sotto la quale furono sepolte per lo spazio di molti secoli, +nei quali, per le tante guerre e fazioni e per le mutazioni dei dominii +così frequenti, quei delitti di ribellione erano trattati diversamente +secondo la diversità delle nazioni e de’ dominii. Che però quando +cominciò l’uso delle suddette leggi civili erano già invecchiati, non +che introdotti gli stili e gli usi circa il modo di procedere in questi +delitti in ciascun paese. + +E per conseguenza troppo chiara resta la semplicità di costoro, e +particolarmente nel volere applicare le autorità degli scrittori di un +paese, fondate nelle leggi e negli stili particolari di quello, agli +altri paesi totalmente diversi, e ne’ quali quelle leggi o stili non +vi siano; che però queste autorità servono sempre per inorpellare le +passioni, o veramente l’avarizia e la tirannia, la quale si voglia +esercitare. + +Questa specie di delitto contiene sotto di sè diverse specie +subalterne, di maggiori o minori circostanze, o veramente di +diversi gradi. Attesochè, uno è quella lesa maestà la quale si dice +totalmente pubblica, e che riguarda lo stato della mutazione del +principato. E questa si suole spiegare col termine della ribellione +formale, sottraendosi dal dominio e dalla obbedienza di un principe, +e dandosi sotto il dominio o veramente sotto la protezione di un +altro, secondo le altre volte accennato famoso Vespero Siciliano. O +veramente eleggendosi un principe proprio: — oppure mettendosi in +stato di libertà e di repubblica. — E questa è la specie maggiore, +e la primaria, sopra la quale merita dirsi manifesta pazzia quella +de’ giuristi, nel mettervi bocca; e nel volerla regolare con le loro +leguleiche proposizioni, e con le tradizioni dei dottorelli, attesochè +di questi casi è regolatore l’evento della guerra e della maggiore +o minore potenza, per quel che se n’è accennato anco nella materia +giurisdizionale; che però pare avere la maggior parte più il politico +che il legale. + +E lo stesso pare cammini nell’altra specie di lesa maestà parimente +pubblica, per la ragione dell’offesa la quale si faccia al principato, +ancorchè il delitto per parte di chi lo commette non sia pubblico, +nè popolare, com’è l’antecedente, ma sia privato: cioè che qualche +suddito, ribellandosi al proprio principe e negandogli l’ubbidienza, +gli muova guerra e gli faccia resistenza, o veramente che aderisca o si +dia al servizio di un altro principe suo nemico, oppure gli dia aiuto +di denaro, o d’arme e di vittovaglie in maniera che il delitto ferisca +il principato, e non la persona particolare di quel principe ovvero di +quel supremo magistrato. + +La terza specie di lesa maestà, anche di primo grado, è quella la +quale riguarda il delitto che si commetta dal suddito nella propria +persona del principe sovrano, o veramente di quel suo vicario o +supremo magistrato il quale in sua assenza lo rappresenti totalmente, +e che vi stia in sua vece, ma che non ferisca il principato, perchè +non si faccia per mutare il dominio nè la forma del governo, ma che +solamente per vendetta privata o per odio pubblico si uccida quella +persona. E parimente sopra questa specie di delitto cade poca disputa, +che venga stimato gravissimo e degno di gravissime pene, della vita, +della confiscazione dei beni, dell’infamia e di qualche gastigo anche +nella posterità. Ma parimente gran parte vi hanno le leggi e gli stili +particolari dei principali». + + . . . . . . . + +_Domande dei sudditi pontificii, racchiuse nel manifesto diretto ai +principi e popoli d’Europa._ + +1.º Ch’egli conceda piena e generale amnistia a tutti i prevenuti +politici dall’anno 1821 fino a questo giorno. + +2.º Ch’egli dia codici civili e criminali modellati su quelli degli +altri popoli civili dell’Europa, i quali consacrino la pubblicità dei +dibattimenti, l’istituzione dei giurati, l’abolizione della confisca e +quella della pena di morte per le colpe di lesa maestà. + +3.º Che il tribunale del santo Officio non eserciti veruna autorità sui +laici, nè su questi abbiano giurisdizione i tribunali ecclesiastici. + +4.º Che le cause politiche sieno quind’innanzi ricercate e punite dai +tribunali ordinari, giudicanti colle regole comuni. + +5.º Che i Consigli municipali siano eletti liberamente dai cittadini, +ed approvati dal sovrano; che questi elegga i Consigli provinciali fra +le terne presentate dai Municipali, ed elegga il supremo Consiglio di +stato fra quelle che verranno avanzate dai provinciali. + +6.º Che il supremo Consiglio di stato risieda in Roma, sovraintenda al +debito pubblico, ed abbia voto deliberativo sui preventivi e consuntivi +dello stato, e lo abbia consultivo nelle altre bisogne. + +7.º Che tutti gl’impieghi e le dignità civili e militari e giudiziarie +sieno pei secolari. + +8.º Che l’istruzione pubblica sia tolta dalla soggezione dei vescovi e +del clero, al quale sarà riservata la educazione religiosa. + +9.º Che la censura preventiva della stampa sia ristretta nei termini +sufficienti a prevenire le ingiurie alla divinità, alla religione +cattolica, al sovrano ed alla vita privata dei cittadini. + +10.º Che sia licenziata la truppa straniera. + +11.º Che sia istituita una guardia cittadina, alla quale vengano +affidati il mantenimento dell’ordine pubblico e la custodia delle leggi. + +12.º Che, infine, il governo entri nella via di tutti quei +miglioramenti sociali che sono realmente dello spirito del secolo, ad +esempio di tutti i governi civili d’Europa. + +In data 23 marzo 1831 fu pubblicato in Roma e nelle diverse città dello +stato pontificio un editto che cominciava colle parole seguenti: — +Un’era novella, ec., e prometteva alle popolazioni delle Romagne molti +miglioramenti di governo. Ma dopo che fu affisso non riuscì più ad +alcuno di averne copia; mi è perciò impossibile porlo come avrei voluto +tra i documenti, ad appoggio della mia proposizione: «Non avere il +governo mantenuto le promesse del 31.» Tuttavia, quand’anche non fosser +cose note, a tutti, il solo fatto di affiggere un editto ed impedire +poi che se ne spargano copie, parla chiaro abbastanza. + +Al detto editto fu poscia sostituito l’altro in data 5 luglio 1831[9], +che è attualmente in vigore. Ma tutti i governatori hanno in diverse +epoche ricevute circolari derogatorie ai pochi buoni articoli che sono +in esso, le quali circolari furono sette od otto. + +A maggior prova in favore delle proteste incolpabili di violenza, +trascrivo qui la relazione d’un fatto avvenuto in Faenza tre anni sono. +Mi rendo garante della sua autenticità. + +«Dopo che nel 1843 furono mandati a vuoto i tentativi di rivoluzione +dello stato pontificio, e furono costretti ad emigrare il cavaliere +Lovatelli e compagni, i volontari di Faenza cominciarono a dar segno di +voler ripetere le infami aggressioni degli anni precedenti, percotendo +ed impunemente ferendo ed ammazzando per le vie i pacifici cittadini. E +precisamente in una sera del settembre 1843 manifestarono questa loro +perversa determinazione aggirandosi per la città in copia e palesemente +armati, e minacciando con gesti e parole. I cittadini, irritati di +questa condotta, dalla pubblica forza tollerata, si unirono In numero +forse di un migliaio circa, e si recarono Inermi sulla piazza maggiore, +a protestare in faccia de’ carabinieri ivi accorsi, ed alla guardia +degli Svizzeri, che non volevano, come nei passati tempi, essere +impunemente percossi, feriti ed ammazzati. La forza usò prudenti parole +a persuadere i più irritati a calmarsi: ed i volontari si dissiparono +sentito il grosso ragunamento fattosi di cittadini sulla pubblica +piazza e nelle logge di essa, protestando ad alta voce non volere più +tollerare di essere bastonati nè ammazzati da sì infame canaglia di +briganti: questi si dissiparono tornandosene alle loro abitazioni. + +Alcuni giovani a nome di tutti salirono al pubblico palazzo per fare +al governatore una rappresentanza, la quale fu amorevolmente accolta +(intimidito da questo forte attruppamento di cittadini). In seguito la +forza perquisì i volontari che incontrava di notte tempo, vietando loro +di portare armi occulte, e questi non osarono più turbare la pace del +paese. Nessuno poi dei cittadini fu per questo fatto nè manco ammonito +dal governo.» + +SULLE ATTUALI CONDIZIONI DELLA ROMAGNA + +DI GINO CAPPONI + + * * * + +LA QUESTIONE ITALIANA + +DI M. CANUTI + + * * * + +LETTERA AL ROMANO PONTEFICE + +DI ORAZIO BUSHNELL + +DOTTORE DI TEOLOGIA DI HARTFORD, STATI UNITI D’AMERICA + + * * * + +INDIRIZZO AI REVERENDI PRELATI + +MONSIGNOR JANNI UDITOR SANTISSIMO E RUFFINI FISCALE GENERALE + + + + +SULLE ATTUALI CONDIZIONI DELLA ROMAGNA + +DI GINO CAPPONI + + +La sommossa di Romagna è terminata: Iddio non voglia che le mannaie +e le catene brandite ora invece d’armi da coloro che men dovrebbono +usarle, non vengano tosto a suscitarne altre sommosse e più atroci +vendette. E, aggiunghiamo noi, non voglia Dio che le presunzioni di +coloro i quali crederono bastasse a liberare la patria alzare un grido +o un fucile, si voltino in disperazione; e che, dall’opposto lato, +la facile e comoda prudenza dei timidi prevalga così da persuadere +l’inerzia. In Romagna la rivolta è inevitabile per la qualità e le +opere del governo e per lo stato degli animi; anzi una continua +rivolta, più o meno flagrante, è la necessaria condizione di quella +provincia. Ma il buon successo di una rivoluzione è ivi difficile più +che altrove, perchè alla infelicissima Romagna manca un fine a cui +tendere, una sorte in cui sperare. Addosso a lei stanno tutte le forze +dell’Austria, preste a comprimere ogni moto di cui l’Italia possa +giovarsi; ed ancorchè all’Austria ciò sia vietato, ecco la Romagna +ridotta ad essere palleggiata nelle ambagi dei protocolli. Ed oltreciò +il governo, comunque non abbia amici, ha però un numero sufficiente +di partigiani armati, i quali pasciuti a spese pubbliche e ingrassati +negli odii, non ricusano menar le mani per la difesa di lui, dacchè +il governo si è ridotto miseramente a non essere altro oramai che +una fazione. Una rivoluzione fortunata delle Romagne è dunque assai +malagevole, sinchè ella non venga promossa da cause esterne e più +generali; ma lo stato delle Romagne, se fu sin qui torbido, ognidì +più diverrà tumultuario e minaccioso. Le commissioni militari non +pacificheranno quella provincia, dove spirano tante anime ardenti +e disdegnose di soggiacere a una brutal forza; le mannaie non la +quieteranno: e il governo, fatto più che mai straniero e avverso alla +nazione, debilitato dalle sue proprie colpe, debilitato dalla ignoranza +ognor crescente nei reggitori di quello stato, non potrà, senza erario +e senza credito, nemmen provvedere ai suoi stessi partigiani, pagare +gli Svizzeri e mantenersi coll’aumentare un deficit il quale diviene +sempre più rovinoso di anno in anno. Nè può adoperare alcun rimedio, +perchè in un corpo già guasto, gli stessi rimedi vengono a trasmutarsi +in veleno. + +La condizione delle Romagne, anzi di tutto lo stato ecclesiastico, +dovrebbe adunque tenersi come disperata; e tanto più disperata, in +quanto che i rumori di quello stato necessariamente si propagano +per tutta Europa e fuori; e se il fare giustizia ai sudditi viene +in qualche modo a scuotere il seggio di quel principe che insieme è +centro dell’unità religiosa, le coscienze se ne turbano, la cristianità +si agita: cosicchè, nell’attuale ordine di cose, è come se la civil +giustizia andasse contro alla religione, e i poveri sudditi fossero +condannati a pagare sangue e lacrime e disordini per la quiete +universale delle coscienze e l’unità della Chiesa. Il governo tale +quale è non può reggere lo stato, perchè egli è ridotto dalla necessità +della sua natura a temere ogni riforma, a impedire ogni miglioramento. +Il governo del papa sussiste perchè tutti sentono il capo della +Chiesa cattolica dover essere indipendente dalle volontà di un altro +principe, e sicuro dai tumulti d’uno stato popolare. La sovranità fu +data al papa perchè egli avesse indipendenza: e considerata per tal +modo la sovranità di lui, si deve tenere non solamente giusta, ma +necessaria (Vedi la nota a pag. 154), e nell’istoria essa apparisce +come la più legittima per l’origine, e fondata più d’ogni altra sopra +il consenso dei popoli. Ma quando la prima volta, più di mille anni fa, +il pontefice divenne principe, e per molti secoli dipoi, la sovranità +si reggeva più che altro sulla potenza d’una idea astratta e sul +prestigio di un nome, ed era contenuta dalle giurisdizioni popolari +o personali che da ogni lato resistevano. I principi non governavano +come ora a minuto la macchina dello stato; e meno d’ogni altro gli +ecclesiastici si brigavano delle faccende amministrative, che essi +lasciavano trascorrere in mano dei secolari. Per tal modo il principato +degli ecclesiastici era ai sudditi generalmente dolce; e potevano le +due potestà andare insieme congiunte senza mostrarsi inconciliabili. Ma +ora che preti e vescovi è necessario che sieno curatori dell’economia +pubblica e inventori di tasse, e generalissimi delle milizie, e (ho +vergogna a dirlo) capi e incitatori di sbirri; ora i vizi d’un tale +reggimento si renderono intollerabili, perchè essi offendono, non che +il pensiero dei più veggenti, anche l’interesse dei più infimi e il +buon senso di tutti: e la dignità degli ecclesiastici si avvilisce +tanto più quanto è più costretta a divertire continuamente dall’alto +suo ministero. Ma se in qualche modo il principato secolare del +pontefice si potesse ricondurre a ciò ch’egli era una volta, mi pare +che le difficoltà, ora affatto inestricabili, si verrebbero a comporre, +per quanto è dato alle umane cose. + +Le monarchie già sono e più che mai saranno astrette a concedere la +divisione di quei poteri, i quali da soli due o tre secoli in qua +furono, o parvero raccolti nella persona del principe; i governi +rappresentativi si distendono rapidamente su tutta Europa. E se in +alcun luogo la partecipazione dei cittadini allo stato è conveniente o +necessaria, tale si è certamente, e più che altrove, nello stato della +Chiesa, dove gli amministratori delle cose pubbliche, quando non sieno +tratti dalla nazione, riescono ad essa affatto stranieri per le qualità +del grado e dell’ufficio loro, e vengono affatto a segregarsi da lei, +quasi occupatori dell’altrui suolo. Laonde al pontefice si addice bene +di trarre la gerarchia ecclesiastica da tutto quanto l’orbe cattolico; +ma i reggitori e i ministri del governo secolare gli conviene escano +dalla nazione e sieno secolari: se no, tra la nazione e lui sarà lo +scisma inconciliabile, e amendue fiacchi e travagliati. Un papa che +regni senza governare, quest’è il solo mezzo atto a sciogliere il nodo, +sin qui disperato. Nè si alleghi la difficoltà che avrebbe il pontefice +a mantenere in quel modo l’autorità sua, imperocchè, oltre alla santità +del grado, lo stesso interesse dei Romani lo aiuterebbe a mantenerla. +Roma ha più bisogno del papa, che non il papa di Roma; s’egli, non +dico già si rifuggisse sotto le ali d’un potentato straniero (chè per +lui sarebbe un troppo discendere), ma solamente ne andasse a Orvieto +o a Viterbo, dovrebbero i secolari governanti richiamarlo con le mani +supplichevoli, come i Romani fecero più volte nel medio evo: il papa, +col solo ritirarsi sul Monte sacro, farebbe Roma deserta. + +Nel pontefice, attorniato dal sacro collegio dei principi della Chiesa, +starebbe l’alta sovranità tanto sicura e inviolabile, quanto a niun +principe secolare mai non è dato di possederla: e se dall’amministrarsi +lo stato a quel modo, si dubitasse che al papa venissero meno le +rendite necessarie alla maestà del pontificato, agevol cosa riuscirebbe +l’assegnargli, in modo certo e al tutto immune da spoliazione, tanta +ricchezza che bastasse a mantenere anche esteriormente la dignità +dell’eccelso grado. Inoltre mi pare che i potentati cattolici, i quali +bene e debitamente si contrapposero all’abuso tanto eccessivo una volta +dei proventi ecclesiastici, ora (ed allora più che mai) potrebbero, +senza danno e senza scapito della dignità d’entrambi, assicurare al +pontefice una moderata prestazione che immediatamente derivi da quegli +uffici ch’egli esercita: uffici che importano la quiete delle coscienze +e il buon ordine degli stati. A chi paga un console o un ambasciatore +in terra di barbari per vana apparenza di decoro o per guadagno assai +dubbioso, mi pare non disconvenga pagare al papa una bolla per le +istituzioni dei vescovi o per altro qualsivoglia titolo: il che a’ +popoli riuscirebbe assai meno gravoso di tante inutili spese ch’essi +fanno in terra straniera. E se tali spese giovano ai commerci, questa +puranche varrebbe a stringere la fraternità tra le nazioni cristiane. + +Io so bene che tali riforme non mai si fecero di buon grado e per +ispontanea concessione, bensì condotte dai tempi e da forza di +necessità. Ma qui necessità stringe, e i tempi le maturarono, ed ora +la forza minaccia di compierle. I rivoltosi dell’altro dì non si +levarono, come per l’innanzi, contro ai preti, perchè son preti, nè +contro l’altare; non abbatterono gli stemmi, nè rinnegarono sudditanza +al papa: ma da lui chiederono un governo da cristiani, e sulla bianca +bandiera scrissero giustizia e leggi: _leggi conformi ai diritti +delle nazioni civili_; tanto oggi divennero attemperati i consigli +anche degli uomini più inaspriti, e il pensiero provvido e le volontà +discrete. Che il papa abbia principato vuole ora ciascuno, sino a +coloro che più ne soffrono: i tempi gliel diedero, nè si voglion +rompere le tradizioni: e se in antico era male che il papa non fosse +principe, ora disfarlo sarebbe peggio (_Vedi la nota_ a pag. 154). +Ma un principato di questa fatta vuole altra qualità di ministri, +d’istituzioni, di leggi; o il papa si faccia gradatamente a concederle, +o al primo alitare d’un qualche vento in Europa la forza cieca gliele +imporrà; e qui è da scegliere, tra il bruttare di sangue la tiara +perchè poi cada nel fango, o renderla più venerabile agli occhi di +tutti, con l’assolverla da ogni colpa. Questo gridan alto i Romagnuoli; +questo ripetono a più bassa voce nelle altre provincie i sudditi, +ch’esser vorrebbono cittadini: e la separazione dell’ecclesiastico dal +civil governo, sola possibile uscita dalle presenti difficoltà, già si +pronostica in Roma, non pur dai laici solamente, ma dagli ecclesiastici +più assennati e migliori, e su nelle stesse anticamere del Vaticano, +insino all’ultima porta là dove sta chiuso a ogni discorso il vecchio +infelice. E a questo fine mi sembrano bene accomodarsi i nuovi costumi +che già si veggono apparire in Roma; dove molti dignitari della Chiesa, +meno ambiziosi oggimai di scienza profana, ed assai meno ravvolti +che prima non fossero nelle conversazioni secolaresche, danno segno +di ridursi ad un vivere più clericale. Anticipare l’evento che i +tempi maturano, incombe oggi a tutti coloro che più hanno a cuore la +religione e l’Italia, professando nei discorsi e negli scritti (per +quanto ci è dato) quelle opinioni che stanno già nel pensiero di tutti; +e una franca ed onesta voce, in qualche modo possiamo alzarla noi pure, +se la timidità non cel vieta. Ma più d’ogni altro è necessario sien +pronti al soccorso i principi italiani, a’ quali non giova starsi con +le mani alla cintola quando la vicina cosa è in fiamme o in rovina; +e tra essi ve ne ha che per le forze militari e per la condizione +politica mi pare non debbano temere scherno e dispregio, se un bel +giorno dichiarano non aver essi più voglia di tollerare in silenzio, +che solo patrono e guardiano dell’Italia abbia ad essere lo straniero. +Tempo è che i principi italiani intervengano pur essi in quelle cose +che importano alla salute d’Italia. + + GINO CAPPONI. + + NOTA. + + I mali che affliggono da secoli la Chiesa e l’Italia procedono + tutti da una sola fonte, la riunione di due incompatibili poteri + nella persona del vescovo di Roma. La cura radicale di quelli + può quindi trovarsi nella separazione dei poteri medesimi, nel + restituire, cioè, la Chiesa nello stato in cui nacque e fiorì, e + si sparse per tanta parte di mondo. Il dire che era male in antico + che il papa non fosse principe, o che il principato del papa sia + ora necessario, pute di eresia. Il Concilio stesso di Trento non + osò dire altro, se non che sarebbe eresia il sostenere che il papa + non potesse essere principe. Che la sovranità poi sia stata data + al papa onde egli avesse indipendenza, è uno svarione storico + troppo grosso perchè occorra di confutarlo. Che, finalmente, sia + necessario che il papa non dipenda dalla volontà di un principe + qualsiasi, e che per questo ogni Italiano voglia ch’egli abbia + un principato indipendente, non è vero nè teologicamente, nè + storicamente, nè politicamente; e novantanove sopra cento + Italiani disinteressati farebbero di ciò, ove parlar potessero + liberamente, ampia testimonianza. Del resto, ognuno ha a mente i + versi di Dante, del Petrarca, ec., e sa quel che abbiano intorno + a questi punti scritto altri sommi Italiani e stranieri, san + Bernardo, Châteaubriand, ec., ec. Il fatto lagrimevole è questo, + che il principato temporale del papa non può in verun modo essere + riformato. + + (_Nota aggiunta_.) + + + + +LA QUESTIONE ITALIANA + +DI M. CANUTI + + L’Europa non avrà riposo, finchè quella + nazione, la quale nel Medio Evo accese + la fiaccola della civiltà e della + libertà, non fruisca essa pure la luce + ch’ella creò. + + (SISMONDI, _Storia del risorgimento + della libertà Italiana._) + + +Fra le questioni delle quali maggiormente dovrebbe l’Europa liberale, +e meglio ancora la Francia occuparsi, quella dell’Italia ha un posto +eminente. Il governo francese, ad onta de’ suoi sforzi per conservare +la pace, potrebbe improvvisamente trovarsi avvolto in una guerra, +ed allora l’alleanza de’ circostanti paesi, e più d’ogni altro +dell’Italia, gli addiverrebbe veramente necessaria. + +Da lunga pezza avrebbe la Francia dovuto favoreggiare l’emancipazione +della nostra penisola. Per isventura nol fece, e par fino che attender +voglia l’ora del pericolo per accingervisi. Ma dovrebbero gl’Italiani +starsene sino al tocco incerto di quest’ora colle mani in mano, o non +piuttosto apparecchiarsi a rigenerare da sè la loro patria? + +L’Italia non può rimanersi ov’ella è più lungamente: e sarebbe cosa +iniqua il pretendere che il nostro bel paese, l’incivilimento del quale +non è punto inferiore a quello d’altre colte nazioni, e nel quale i +sentimenti di nazionalità e di indipendenza si sono di già estesi +fra il popolo cotanto, giaccia tuttavia a pezzi sotto il giogo di +stranieri, e scemo d’istituzioni rappresentative. + +I politici moti che da quasi mezzo secolo tratto tratto colà si +manifestano, traggono l’origin loro da questi sentimenti di libertà e +d’indipendenza. I governi però, invece di arrendersi alle politiche +esigenze delle popolazioni, sprezzarono mai sempre l’opinion pubblica, +ed ai desiderii di nazionalità colle persecuzioni, ai diritti colle +violenze corrisposero. Eppure i sovrani d’Europa ed i principi d’Italia +di promesse di libertà ai popoli, quando di loro ebber bisogno, +non furono parchi. Il re Ferdinando di Sicilia, l’arciduca Carlo +d’Austria, il generale Nugent, lord Bentink ebbero a promettere agli +Italiani, anche avanti la caduta di Napoleone, indipendenza nazionale e +costituzionali franchigie. E queste promesse furono rinnovate al tempo +della Ristorazione del 1815, benchè sempre bugiardamente. + +Ma agl’Italiani non corre punto l’obbligo di giustificare la +rivendicazione delle loro libertà per le promesse dei governi, +avvegnachè le ragioni loro siano fondate sul principio della sovranità +nazionale, sul diritto d’ogni popolo a governarsi da sè, e sulle +condizioni morali del loro paese. Tuttavia sono desse un argomento +che conforta assai i legittimi richiami delle diverse provincie +dell’Italiana penisola. + +È noto che il granduca di Toscana, Ferdinando I, accogliendo il 7 +gennaio 1815 i membri del Consiglio generale di Firenze, venuti a +congratularsi con lui del suo ritorno ne’ suoi stati, ebbe loro a +dichiarare «che la felicità de’ suoi sudditi costituiva il primo de’ +suoi doveri; che non avea dopo la sua tornata potuto prevedere ogni +cosa, nè stabilire in Toscana le istituzioni tutte, le quali erano +dalla condizione intellettuale del popolo richieste; ma che non sarebbe +corso molto tempo prima che il suo popolo possedesse una Costituzione +ed una rappresentanza nazionale». + +Quest’ottimo disegno, il quale l’Austria non volle nè allora nè +poi fosse recato ad effetto, era stato pure nudrito dal granduca +precedente, Leopoldo I, fra le cui riforme a pro’ della Toscana +primeggiava, come ben sappiamo, quella di una costituzione per ordine +suo compilata dal senator Gianni. + +Ferdinando di Napoli prometteva dal canto suo in tutti i proclami da +lui nel 1815 indirizzati ai Napoletani, leggi fondamentali, civile +libertà, formali guarentigie. E perchè le sue promesse non venivano +mai adempiute, gli abitanti delle Due Sicilie si levarono nel 1820 +come un sol uomo, proclamando una costituzione, la quale venne poi +accettata e giurata dal re e da tutta la reale famiglia. Ma, posto in +non cale il prestato giuramento, essendo il re delle Due Sicilie corso +a Laybac ad invocare l’assistenza dell’Austria, il popolo tradito si +arrese alle baionette straniere, ma non rinunciò per questo a’ suoi +diritti. Chè anzi nel punto stesso in cui l’esercito austriaco invadeva +la capitale, 19 marzo 1821, il deputato Poerio facea dal parlamento +approvare una dichiarazione, la quale finiva così: «Noi protestiamo +contro una siffatta violazione del diritto delle genti, siamo risoluti +di serbare intatti i diritti della nazione e del re, ed appellandocene +alla saviezza di S. A. R. e del suo augusto genitore, rimettiamo la +causa del trono e della nazionale indipendenza nelle mani di quel Dio +che regge i destini dei sovrani e dei popoli». + +I torti inflitti a’ Siciliani dalla corte di Napoli sono ancor più +gravi. Imperciocchè la Sicilia avea da secoli una costituzione, la +quale, modificata nel 1812, non potea esser abolita per l’atto di +unione dell’Isola a Terraferma. Ciò non ostante il parlamento siciliano +non fu più d’allora in poi convocato. + +Quel paese però non ha mai dimenticato cotale infrazione di solenni +trattati ed obblighi: e lo scontento dei Siciliani si è anche +maggiormente accresciuto per questo, perchè l’Isola loro fu sempre, +ed è tuttavia, bistrattata come una provincia di conquista. Il +siciliano parlamento ascende ad un’epoca molto più remota, che non +la signoria dei Borboni in Sicilia, e questa non sarà mai tranquilla +sinchè non venga redintegrata nelle sue franchigie, o non usufrutti in +compagnia delle altre provincie d’Italia le benedizioni della libertà e +dell’indipendenza. + +Ma non potrà negarsi che quasi tutti gli stati della penisola non +abbiano a vicenda tentato di spezzare il giogo del dispotismo, e +vinto i loro propri governi: l’intervento austriaco soltanto valse a +ripor loro addosso le catene, e ribadirvele. E ciò perchè, fidando +nella giustizia della loro causa, i governi surti dalla rivoluzione +sconobbero la necessità d’evocare tutte quante le forze loro in +sua difesa, e perchè, invece di opporre al comune nemico le forze +stesse strettamente collegate, elessero piuttosto di soccombere +spicciolatamente. + +Noi non farem parola del regno Lombardo-Veneto. Sottoposto a straniera +dominazione, esso è calpestato da un esercito troppo numeroso, perchè +il suo pensiero possa con atti esterni rivelarsi. Ma le torture dello +Spielberg fanno bastevolmente testimonio dell’amore dei Lombardo-Veneti +alla causa nazionale, ed il martirio dei Bandiera e d’altri a Cosenza +prova quanto profondi siano i loro sentimenti politici e la loro +devozione all’Italia. Ci allargheremo però di più in ciò che spetta +agli stati della Chiesa, perchè è quivi che si rinnovano più di +frequente i politici tumulti, ad onta delle instancabili persecuzioni +e dei mali che inevitabilmente ne conseguitano. Una delle cagioni di +questi sconvolgimenti è comune a tutte le varie popolazioni della +penisola. Imperciocchè ognuna di esse è tormentata dal bisogno +d’emanciparsi e di protestare contro il trattato di Vienna, il quale +gli antichi governi ristabilì, governi, le forme ed istituzioni dei +quali troppo dall’opinione pubblica e dalle condizioni sociali del +paese discordano. Ma le provincie sottoposte a Roma hanno ragioni +affatto loro proprie per essere dell’amministrazione pontificia +discontente. Stando alle più fresche notizie d’Italia, gli umori +delle popolazioni dello stato papale fermenterebbero gravemente, ed +il governo di esso non si reggerebbe in piè che pel terrore. Si può +quindi affermare che la questione, rimasta per l’evacuazione d’Ancona +indecisa, è più vivace che mai, e merita perciò d’essere esaminata +posatamente. + +Eravamo al principio di febbraio quando le popolazioni dell’Italia +centrale, cioè dei ducati di Parma e Modena, e dello stato della Chiesa +tentavano d’emanciparsi. E questo movimento, il quale rispondeva a +quello che avea operata la rivoluzione di luglio, avveniva senza +violenza e spargimento di sangue. Non appena però erano scorsi due +mesi, che un esercito austriaco, il quale avea già occupato Parma e +Modena, invadea Bologna e la Romagna. I patriotti, benchè inferiori +in numero, sostennero valorosamente uno scontro cogli Austriaci a +Rimini; ma, abbandonate dalla Francia, lasciate a sè sole, difettando +di validi mezzi di resistenza, quelle provincie ricaddero sotto la +dominazione pontificia. Così la rivoluzione degli stati della Chiesa +fu dall’intervento straniero compressa senza che alle doglianze delle +popolazioni venisse data retta. E queste doglianze erano poi tanto +ovvie e fondate in ragione, che gli stessi rappresentanti dello +cinque maggiori potenze, Francia, Inghilterra, Austria, Russia e +Prussia, ebbero nel 31 maggio 1835 a presentare al cardinal Bernetti, +pro-segretario di stato, una nota, o _memorandum_, il quale conteneva +le riforme politiche ed amministrative ch’esse raccomandavano al +novello papa Gregorio XVI di concedere a’ suoi sudditi. + +Il _memorandum_ è del tenor seguente: + +«Il governo pontificio deve esser posto su di una base solida, per +via dei miglioramenti stati già indicati ed annunciati dalla stessa +santa sede. Questi miglioramenti poi, che, a tenore dell’editto +dell’eminentissimo cardinal Bernetti, fonderanno un’êra affatto nuova +per i sudditi di sua Santità, si collegano con una interna garanzia, +sicura da pericoli e conforme all’indole di ogni governo elettivo. + +»Per raggiungere codesto scopo salutare, il quale, a ragione della +situazione geografica e sociale dello stato della Chiesa, interessa +tutta Europa, fa duopo che l’ordinamento sistematico dello stato +medesimo si appoggi a due principii vitali: 1º all’introduzione dei +miglioramenti di che si tratta, non solo nelle provincie insorte, ma in +quelle ancora che se ne stettero tranquille, e nella capitale medesima; +2º _all’ammissione generale dei laici agli uffici amministrativi e +giudiziari_. E queste miglioranze dovrebbero comprendere il sistema +giudiziario, e quello delle amministrazioni municipali e provinciali. +In quanto all’ordine giudiziario l’esecuzione interna e lo sviluppo +delle promesse e dei principii del _motuproprio_ dell’anno 1816 offrono +mezzi più certi ed efficaci per riparare alle universali doglianze in +proposito di questa parte importantissima dell’organizzazione sociale. + +»L’amministrazione generale delle municipalità _elette dalle +popolazioni_, e lo stabilimento di municipali franchigie che ne +determinino l’azione entro la sfera degl’interessi locali dei +Comuni, devono costituire necessariamente le basi di ogni miglioria. +L’organizzazione poi dei Consigli provinciali, come Consigli +permanenti, destinati a prender parte al governo di ciascuna +provincia nell’adempimento del loro ufficio, e con attribuzioni +convenevoli ad una più numerosa adunanza, specialmente riguardo ai +maggiori interessi della provincia, sembra attissima ad introdurre +nell’amministrazione miglioramenti e semplicità, sicchè valga a +sorvegliare l’amministrazione comunale, ripartire le imposte e fare al +governo conoscere i veri bisogni delle provincie. + +»La gravissima importanza, in ogni stato bene ordinato, delle +finanze, e di una amministrazione del debito pubblico atta ad +aggiungere al credito finanziario del governo le più desiderate +garanzie, ad accrescerne i mezzi e ad assicurarne l’indipendenza, +pare che renda necessaria la creazione di uno _stabilimento centrale +a Roma_, a cui, come a corte suprema, vengano commessi tutti i +rami dell’amministrazione civile e militare, e lo sovrintendenza +del debito pubblico, con attributi adequati allo scopo salutare ed +importantissimo a cui si mira. Quanto più cotale istituzione farà prova +della propria indipendenza e dell’unione del governo collo stato, +tanto più corrisponderà alle benefiche intenzioni del sovrano ed alle +aspettazioni del pubblico. + +»Ma per giungere a questo punto, bisogna eleggere d’infra i consiglieri +provinciali uomini atti a costituire una _Giunta dei consiglieri +di governo_, un Consiglio amministrativo generale. Tale giunta +sarebbe parte d’un Consiglio di stato, i membri del quale verrebbero +scelti dal sovrano d’infra gli uomini più ragguardevoli per natali, +ricchezze e talenti. Senza uno o più stabilimenti centrali di questa +sorta, intimamente collegati colle persone più notabili di uno +stato doviziosissimo, come questo è, di elementi aristocratici e +conservatori, è manifesto che la natura di un governo elettivo priverà +inevitabilmente le miglioranze che faranno la gloria immortale del +regnante pontefice, di quella stabilità che è tanto instantemente +domandata dal popolo; stabilità la quale sarebbe tanto più ferma, +quanto più i benefizii largiti dal sovrano pontefice fossero pregevoli +e grandi». + +La corte papale non accettò questo _memorandum_. Nulladimeno il +cardinal Bernetti, il quale per un suo editto d’aprile 1831 avea +accertato il pubblico «delle benevole intenzioni del santo padre, per +le quali un’êra novella sarebbe tosto cominciata,» s’impegnò, per +così dire, verso la Francia in parecchie note, ma specialmente in +quella indirizzata il 3 giugno al conte di Saint-Aulaire, di concedere +miglioramenti poco dissimili da quelli indicati dal _memorandum_. La +nota era concepita nei termini seguenti: + +«.... Il sottoscritto cardinale ha l’onore di far noto a V. S. che +niente che vaglia far felici e contenti i suoi dilettissimi sudditi +nel riordinamento della cosa pubblica, sfugge all’acuto sguardo +del santo padre. Ognuna di queste provvisioni verrà, in quanto le +risguardi, acconciamente applicata alle provincie ed alla capitale. +Gli offici amministrativi e giudiziari non saranno esclusivamente +conferiti ad una classe privilegiata, ed il _motuproprio_ di sua +santità Pio VII riceverà un conveniente sviluppo. Nei comuni verrà +introdotto un sistema che li abiliti a provvedere da sè a’ loro propri +bisogni. L’amministrazione, per una legge saviamente concepita, sarà +affidata all’ordine dei proprietari, senza però escluderne l’influsso +convenevole delle persone più istrutte o dedite alle industrie, ma in +modo che l’interesse dell’ordine più numeroso, quello dei proprietari, +non rimanga vittima dell’interesse degli altri. Le provincie pure +avranno Consigli e commissioni amministrative, delle quali i Consigli +comunali forniranno gli elementi ed il modello. La revisione dei +conti della pubblica amministrazione, l’ammortizzazione del debito +pubblico, il governo delle finanze verranno organizzati in guisa, che +nessun sospetto insorga contro la probità degli amministratori, il +buon uso delle pubbliche entrate, e la saviezza che presederà alla +determinazione delle imposte ed al metodo di riscuoterle. L’osservanza +fedele e durevole delle leggi verrà garantita da convenevoli +istituzioni...» + +Il cardinal Bernetti ebbe forse intenzione di adempiere queste +promesse; ma lo spirito retrogrado della romana corte, e la sua +ripugnanza ad innovazioni, non lasciarono che le riforme venissero +introdotte. La corte di Vienna pure, la quale era intervenuta nel +_memorandum_, s’oppose a quei miglioramenti. Ognuno sa che l’Austria da +lungo tempo agogna le legazioni; e per questo le importa assaissimo di +accenderle d’odio contro il governo pontificio. + +In questo mezzo il conte di Saint-Aulaire presentò alla corte di +Roma una nota in data 1.º luglio 1831, con cui richiedeva, fra le +altre cose, l’immediata evacuazione degli Austriaci, la pubblicazione +di un’amnistia, e la concessione delle riforme amministrative e +giudiziarie. A questa il cardinal Bernetti due dì appresso rispondeva +che il santo padre non opponeasi alla partenza delle truppe imperiali; +che accorderebbe una amnistia; ma che, in quanto alle riforme, egli +non voleva gli venissero imposte, «perchè,» diceva egli, «il cuore +del santo padre non ha duopo di stimoli, nè la volontà di lui di +guarentigia». Perciò la conferenza diplomatica rimase a Roma costituita +in permanenza. + +Noi ora vedremo in qual guisa siano state le promesse sovrane eseguite. +Gli Austriaci sgombrarono bensì le legazioni verso la metà di luglio +1831, ed allo stesso tempo un’amnistia politica fu pubblicata: +ma da essa vennero esclusi quaranta dei _rei principali_ e tutti +gl’_indiziati_ della capitale. Gli uni languono tuttavia nell’esilio; +gli altri gemettero nelle prigioni per essere di poi condannati dal +tribunale politico. + +Le legazioni erano allora governate da pro-legati laici. La guardia +civica, o nazionale, di nuovo posta in attività, vi manteneva la +pubblica pace, in mancanza delle truppe papali, che s’eran sostate alle +porte di Romagna. + +Le popolazioni aspettavano impazienti il compimento delle più +sacre promesse. Quale non fu pertanto l’indignazione loro quando +apparve il primo _motuproprio_, o editto del 5 luglio 1831, intorno +all’ìnstituzione dei Consigli comunali e provinciali, senza alcuna +delle garanzie indicate dal _memorandum_? + +In fatti il principio dell’elezione popolare, che è un diritto antico +degl’Italiani, consacrato dai loro statuti, e riconosciuto pure dalla +nota delle cinque grandi potenze, era rigettato da questo editto, pel +quale la nomina dei Consigli spettava esclusivamente e direttamente +al capo d’ogni provincia. In quanto all’indipendenza e libertà di +discussione e voto, basterà citare gli articoli 10 e 12 del titolo I. +In essi è detto: «Nessuna proposta potrà offrirsi alle deliberazioni +del Consiglio, se l’atto di convocazione non fa cenno dell’oggetto da +discutersi, e se la proposta medesima non fu preventivamente sottoposta +all’autorità superiore. I processi verbali delle sedute saranno +trasmessi al capo della provincia, dal quale dipenderà in ogni caso +l’approvazione, o viceversa, degli atti del Consiglio.» + +In quanto alla formazione di una giunta o d’un Consiglio di +stato sedente a Roma, ed alla nomina dei laici alle magistrature +amministrative e giudiziarie, non se ne fece neppur parola. + +Da ogni canto petizioni e deputazioni furono inviate a Roma per +protestare contro l’editto 5 luglio, e domandare l’esecuzione delle +promesse miglioranze. Roma rispinse quelle e queste. + +Altri editti pubblicati in ottobre e novembre 1831 colmarono la misura +del generale scontento. Questi editti contenevano regolamenti di +procedura civile e criminale, i quali confermavano tutti quasi gli +antichi abusi, come l’amovibilità dei giudici, l’enormità delle tasse +giudiziarie, l’appellazione dalla cosa giudicata al supremo potere +dello stato, la conservazione del _foro misto_, pel quale i laici +vengono sottoposti alla giurisdizione ecclesiastica, anche in affari +civili; il segreto dei dibattimenti davanti ai tribunali criminali, la +procedura sommaria nei delitti politici, la moltiplicità dei tribunali +privilegiati, le commissioni speciali o politiche, il _santo ufficio!_ + +Le provincie non poteano aderire a siffatte disposizioni; contro ad +esse il corpo degli avvocati, la guardia nazionale e tutti gli ordini +del popolo protestarono altamente. Per superare questa opposizione, la +corte di Roma mandò il cardinale Albani, come commissario straordinario +delle quattro legazioni, con illimitata facoltà: le forze papaline +verso la fine di gennaio 1832 si inoltrarono nella Romagna: a Cesena +vennero esse alle mani con una porzione delle guardie nazionali. E +questo diede occasione alle truppe austriache d’intervenire nuovamente, +e di aiutare il cardinale Albani a stabilire un potere i primi atti +del quale furono i massacri di Cesena e Forlì, lo scioglimento della +guardia nazionale, la creazione di un tribunal speciale, e la condanna +arbitraria di un grosso numero di cittadini. + +Il gabinetto francese, preseduto allora da Casimiro Perrier, giudicò +doversi spedire un’armatetta ad Ancona, tanto per contrabilanciare +l’autorità dell’Austria in Italia, ed assicurare l’indipendenza +degli stati della Chiesa, quanto per costringere il papa, come ebbe +a dire Perrier stesso nella seduta della camera del 7 marzo 1832, ad +introdurre nell’amministrazione del regno miglioramenti reali, e certi, +e tali «che stabilissero la sicurezza della santa sede sopra basi +più salde, che quella d’una repressione periodica, ed assicurassero +permanentemente la tranquillità delle popolazioni, soddisfacendo a +legittimi bisogni e ragionevoli desiderii.» + +La popolazione d’Ancona, interpretando seriamente quest’occupazione +della città loro per le truppe francesi, non potea immaginarsi che il +governo papale verrebbe ristabilito prima di subire alcune riforme. E +perciò fece essa, per atto solenne, presentare al delegato apostolico +una rimostranza, e chiedere buone leggi, inviolabili guarentigie ed una +savia distribuzione di poteri. Questa domanda era basata sulle parole +proprie del re de’ Francesi, pronunciate all’aprimento delle camere, +e sul _memorandum_ 21 maggio 1831. Una simile supplica venne pure +dirizzata al generale Cubières perchè la raccomandasse al suo governo. + +In risposta a questa domanda però il santo padre fulminò una bolla di +scomunica contro gli Anconitani; ed il governo papale d’allora in poi +è andato sempre più a ritroso. Così tutte le nomine dei consiglieri +comunali delle legazioni di Ravenna e Forlì vennero cassate, quantunque +fatte secondo i principii dell’editto papale e coll’approvazione del +cardinale segretario di stato; e furono ai consiglieri destituiti +surrogate persone elette a dispetto delle regole dalla legge stabilite. + +Questi atti illegali provocaron talmente le Romagne, che, ad onta +della presenza degli Austriaci, il popolo assalì la forza pubblica, i +consiglieri dismessi protestarono, ed i nuovi rifiutarono l’ufficio. +Il governo fece sostenere gli uni e gli altri, e per soprassello, +parecchi altri cittadini, fra cui alcuni ecclesiastici, per aver eglino +disapprovati siffatti arbitrii. + +La nomina dei consiglieri comunali e provinciali di Bologna non fu +manco arbitraria: ma le rinuncie furono tanto numerose e tanto spesso +ripetute, che la corte di Roma si trovò costretta di promulgare una +enciclica sotto il giorno 10 aprile 1832, per la quale le attribuzioni +dei consiglieri venivano ancor più limitate. Disponeva essa: 1.º che +non sarebbe accettata alcuna rinuncia di consiglieri; 2.º che le +adunanze dei Consigli sarebber valide e legali, qualunque fosse il +numero dei consiglieri presenti; 3.º che qualora i Consigli ricusassero +di votar le spese e le imposte comunali e provinciali, ciò sarebbe +fatto dalla congregazione governativa. + +Fu pubblicato inoltre un regolamento sull’istruzione pubblica, +specialmente nocivo all’università di Bologna, da secoli +celebratissima: il debito pubblico fu aumentato: _prestiti forzati_ +vennero imposti: fu organizzata una specie di pubblico assassinio +mediante la creazione dei _centurioni_, o _volontari pontificii_, i +quali perpetrarono atrocissime cose sulle persone dei liberali: fu +assoldata una legione straniera, composta di cinquemila Svizzeri, +gravosissima allo stato. + +I consigli provinciali di Bologna, di Perugia, della Romagna, benchè +nominati dal governo, non indugiarono a mandare a Roma istanze di +riforma, umilissime, moderatissime: ma Roma fece ad esse pure la sorda. + +L’andamento del governo pontificio era tanto opposto ai veri interessi +delle provincie ed alle promesse fatte nel 1831, che il ministro +inglese, lord Seymour, il quale era intervenuto alla conferenza di +Roma, se ne partì per ordine del gabinetto britannico, indirizzando ai +rappresentanti delle altre potenze la famosa nota del 7 settembre 1832, +nella quale, fra le altre, occorrono le seguenti parole: + +«..... I rappresentanti delle cinque potenze non durarono molta pena +a discoprire i vizi principali del sistema amministrativo di Roma, e +ad additarne gli opportuni rimedi. In maggio 1831 presentarono essi +al governo pontificio un memoriale contenente le miglioranze le quali +eglino unanimemente riconobbero, e dichiararono essere _indispensabili +alla tranquillità dello stato della Chiesa_. Meglio di quattordici mesi +sono trascorsi dalla presentazione di questo memoriale (_memorandum_) +e _nessuna delle raccomandazioni_ nel medesimo contenute è stata +ancora eseguita ed accettata dal governo papale; anzi gli editti +preparati, o pubblicati, nel mentre dichiarano che qualcuna di queste +raccomandazioni sta per essere attuata, _differiscono essenzialmente_ +dalle provvisioni nel memoriale registrate». + +Lord Seymour avea piucchè ragione: le riforme suggerite nel +_memorandum_ 21 maggio non furono mai concesse; e noi abbiamo già +avvertito che l’editto di luglio soppresse nell’istituzione dei +Consigli municipali il più importante principio, quello, cioè, +dell’elezione popolare. + +In quanto alla secolarizzazione delle magistrature, la santa sede +non volle mai udir ragione. Anzi il cardinal Lambruschini, attuale +segretario di stato, abolì la sola innovazione operata dal cardinal +Bernetti intorno la nomina dei pro-legati, o governatori laici delle +provincie: dimodochè colla notificazione 30 giugno 1836, la quale +ristabilì i cardinali legati nelle quattro legazioni, fu ripristinato +il governo papale nella precisa condizione in cui la rivoluzione del +1831 ebbe a trovarlo. + +L’esclusione dei laici non si restringe agli uffici del governo. +I tribunali supremi di Roma, l’A. C., la Rota, la Segnatura, la +sagra Consulta, ecc., sono composti di soli prelati. I laici sono +pure esclusi dalla segretaria di stato, dalla tesoreria, dal _buon +governo_, ed anche dalla direzione superiore del ministero della +guerra. E finalmente gli ecclesiastici preponderano sui laici anche +nella corte di revisione dei conti, istituita dall’editto 31 novembre +1831, la quale è composta di quattro prelati e quattro laici, sotto +la presidenza di un cardinale, che, nel caso di un’uguale divisione +di voti, determina la maggioranza col voto proprio. Ma d’altra parte, +qual pro’ fa mai questa istituzione (la quale è nulladimeno una fra +le meglio ordinate), standosene tutta da sè, in un paese in cui le +leggi relative alla determinazione e ripartizione delle imposte sono +arbitrarie ed improvide, il tesoriere o ministro di finanza senza +risponsabilità, il dilapidamento dei denari pubblici inevitabile, +perchè cominciando esso da chi non può essere giudicato nè punito, +finisce negli ufficiali subalterni, dei quali il maggior numero è in +odore di venalità e d’incapacità? + +La sola legislazione criminale è stata modificata in questo, ch’ora +vi sono un codice penale ed un codice di procedura criminale, laddove +prima della rivoluzione del 1831 non vi aveva che i diversi _bandi_ dei +legati, ed una specie di procedura tradizionale. Ma quanti abusi e vizi +intollerabili non racchiudonsi in questi nuovi codici! + +Noi ci contentiamo di notare che il codice penale ristabilisce la +confisca per delitti politici, prodiga la pena di morte e quella +dei lavori forzati a perpetuità, e commina la pena delle galere +fino alla semplice corrispondenza politica di un individuo con un +membro qualunque di una società segreta. Il codice di procedura non +offre alcuna garanzia agli accusati, specialmente agli accusati di +crimenlese. Gl’imputati politici non hanno nemmeno il diritto di +scegliersi un difensore, e non vengono confrontati coi testimoni; +la sentenza è inappellabile; il processo segreto è sommario; i +dibattimenti a porte chiuse. Il codice civile, cotanto importante, non +è ancora promulgato. Onde che la legislazione degli stati pontificii +consiste delle antiche leggi romane, del diritto canonico, delle +costituzioni apostoliche e di alcune disposizioni del _motuproprio_ di +Gregorio XVI pubblicato nel 1834; disposizioni le quali modificano il +diritto romano, specialmente in ciò che riguarda le successioni, dove i +maschi sono smisuratamente favoreggiati a pregiudizio delle femmine. + +Quel _motuproprio_ contiene pure l’organizzazione giudiziaria, la quale +lascia sussistere i tribunali civili supremi della capitale, da noi già +mentovati, tutti composti di soli prelati, i tribunali dei vescovi, +il tribunale del vicariato di Roma, e parecchie altre ecclesiastiche +giurisdizioni, le quali hanno, fra gli altri privilegi, quello di +giudicare i laici, anche negli affari civili. + +Tale era la condizione miserabile di quel paese. Pure, ad onta dei +gravi disordini dell’amministrazione e degli innumerevoli mali +ch’esse dovevano sopportare, le provincie sopportavano pazientemente, +imaginandosi che lo stendardo tricolore che sventolava sull’Italia +avrebbe, tosto o tardi, condotto la santa sede a sciogliere la data +fede. Ma gli uomini, nelle cui mani era caduta la somma delle cose +francesi nel 1838, invece d’imitare Thiers, il quale nel 1836 ricusò +d’evacuare Ancona, sgombrarono quel posto importante senza che il +papa avesse concedute le promesse riforme, o data alcuna garanzia pel +futuro. Allora videro le popolazioni chiaramente che non dovevano +far calcolo che sulle proprie forze, se pur volevano riconquistare +le loro franchigie. Un tentativo d’insurrezione si fece in Bologna +nel 1843. Le cause che l’arrestarono son notorie. Roma avrebbe dovuto +aprire gli occhi alfine, e soddisfare i bisogni ed i voti onesti delle +popolazioni; ma non fece niente altro, che incrudelire su chi aveva +messo mano a quel moto, e incaponire sempre più a non toglierne le +cagioni. Invece di alquanto sgravare i sudditi, il governo accrebbe +il peso delle contribuzioni a loro imposte: invece di porre le +finanze in ordine, aumentò il _deficit_ ed il debito pubblico: invece +d’incoraggiare l’agricoltura, il commercio, l’industria, il progresso +delle scienze e delle arti, lasciò il popolo scioperato, inceppò il +corso dei buoni studi, censurò i congressi scientifici, s’oppose alla +costruzione delle strade ferrate, e pose incagli all’introduzione degli +utili ritrovati. + +Per compiere questa pittura aggiungeremo che Roma non solo conservò i +tribunali politici, le giurisdizioni ecclesiastiche, l’Inquisizione, +ma creò inoltre commissioni militari, le quali furono prodighe oltre +misura della pena di morte contro ogni principio di giustizia e +d’umanità; conciossiachè la morte inflitta da tribunali militari, dopo +uno sommaria procedura, senz’alcuna delle guarentigie riconosciute +dalle leggi di tutte le nazioni incivilite, non può chiamarsi atto +di giustizia, ma bensì giudiziale assassinamento. Quindi è che il +malcontento è universale: le persecuzioni incessanti, le prigioni piene +a ribocco, e i rifuggenti a strani asili sempre più numerosi. + +Un tale stato di cose non può durar lungamente; se non vi si apporta +qualche alleviamento e rimedio, questo turbamento si estenderà e +radicherà non solo negli stati del papa, ma nel resto d’Italia ancora. + +Non mi tratterrò a dimostrare quanto l’onore e l’interesse della +Francia siano compromessi nella presente quistione. Basta leggere i +brillanti discorsi pronunciati in occasione dell’evacuazione d’Ancona +dai signori Guizot e Duchâtel, attuali ministri, e dai signori Thiers, +duca di Broglio, Villemain, de Vatry ed altri molti oratori eminenti +delle due Camere per chiarirsene. + +Spero che il governo francese non vorrà abbandonare del tutto +quelle misere popolazioni, i cui numerosi e giusti richiami contro +l’amministrazione papale gli sono notissimi. Spero che l’attual +ministro di Francia presso la corte di Roma volgerà tutta la sua +influenza e diplomatica perizia a favore del paese suo nativo, onde +conseguisca le necessarie riforme. + +Ma non conviene che gl’Italiani si nutrano di illusorie speranze. +Essi debbono far valere la loro causa con prudenza politica non meno +che con energia e perseveranza, aver di mira il bene della loro +patria, e non il successo di un sistema o di un partito, e ricordarsi +che senza concordia, e soprattutto senza unione, l’Italia non potrà +giammai superare i grandi ostacoli che le attraversano le vie alla sua +rigenerazione ed alla sua felicità. + + Parigi, settembre 1845. + + + + +LETTERA + +del reverendo ORAZIO BUSHNELL + +DOTTORE DI TEOLOGIA DI HARTFORD, STATI UNITI D’AMERICA + +AL ROMANO PONTEFICE GREGORIO XVI. + + + _Venerando Pontefice!_ + +So che queste mia lettera non verrà da voi bene accolta. Io parlerò +in essa schietto e senza sospezione che l’eminente dignità vostra +mi assoggetti ad una indebita ritenutezza; ma parlerò in guisa che, +se talvolta sembrassi vostro avversatore, voi, nullameno, possiate +riconoscermi avversatore rispettoso e liberale.... E sta bene +l’aggiungere che nel fare il giro dell’Italia, il quale ho testè +compito, io non adempiva ad alcun incarico dell’alleanza cristiana. Ma +venni a voi semplicemente, come la comune dei viaggiatori fa, benchè +non scevro di dubbio, per lo stile del vostro breve (contro l’_Alleanza +medesima_ 8 _maggio_ 1844), ch’io dovessi ad un abbaglio di polizia la +permissione avutane di passare. Vidi naturalmente quel che si offerse +agli occhi miei: investigai, come ogni intelligente viaggiatore suol +fare, e forse con una non ordinaria diligenza, e niente mi riuscì più +gradito, che di rinvenire alcune cose per le quali il mio giudizio del +vostro sistema potea essere alquanto raddolcito; e quando poi giunsi +a scoprirvi parti eccellenti e belle veramente, ebbi a provarne un +purissimo contento. Eppure ne ritorno collo spirito afflitissimo del +tristo spettacolo che ho visto: la lugubre imagine del vostro stato +m’insegue dappertutto: e se mi assido a scrivere questa rimostranza, +il fo nella speranza delle benedizioni che sono promesse a chi visita +coloro che gemon nelle carceri, e ad essi ministra... E prima di tutto +deggio protestare contro al disonore che voi fate alla religione per +quella specie di civil governo che voi, congiuntamente col vostro +spirituale officio, sostenete. Egli è, per non dire altro, un fatto +molto straordinario questo, che voi, il quale vi chiamate ministro, +anzi vicario di Cristo, siate diventato appunto quel regal personaggio, +quel re, il quale Cristo non volle a niun modo essere. Tale però +voi siete, e di questo la responsabilità grava le vostre spalle; +responsabilità la quale dee misurarsi non solo dall’estensione del +poter vostro, ma, e molto più, dalla santità delle vostre pretensioni. +Voi vi dichiarate capo della Chiesa di Cristo... e pure voi avete +fama d’essere capo del pessimo governo di tutta Cristianità[10]. Al +viaggiatore che attraversa gli stati vostri, nulla si appresenta +che indichi prosperità o contentezza: niun segno di miglioramento +gli rallegra la vista, che non sia smentito da segni di scadimento +e ruina. Come la mesta Campagna, regione un tempo di fertilità e di +vita, accerchia Roma di silenzio e desolazione, così, politicamente +parlando, ogni cosa vostra che partecipi della natura della speranza, +della bellezza sociale, del pubblico avanzamento, langue e disseccasi +nell’aere maligno del vostro sacerdotale dispotismo. I vostri ministri, +benchè tutti assoluti, non hanno alcuna determinata sfera d’azione, nè +sottostanno ad alcuna responsabilità. Nei decreti loro contraddicono +l’un l’altro e voi medesimo, usurpando anche le attribuzioni delle +corti di giustizia per opposte vie, come queste alla loro volta +violano la giurisdizione e le decisioni l’una dell’altra. L’obbedienza +è perplessa e schernita, ed il torto, circondato da tante emole +magistrature, le quali dovrebbero esserne i vindici, è costretto a +comperarsi la sua riparazione a tal costo, che il pubblico rimedio +riesce spesso peggiore e più crudele della privata ingiuria. Perchè +ogni centro di potere, eccettuatine pochi, è la sede di qualche +imbroglio, e bazzicanvi dattorno creature d’amendue i sessi, le quali +sanno colla chiave di sporchi e criminosi segreti, o per virtù di ben +noti articoli di società, aprire e chiudere a loro talento le porte +del favore. L’innocenza non è protezione, perchè i vostri processi +criminali sono segreti, come tutte le opere delle tenebre. Se uno ha +beni non gli resta altro scampo che quello di correre arditamente +l’arringo, e scapparne fuori con quel che gli può rimanere, oppure +d’aprirsi sordamente la via con gl’intrighi e le subornazioni. Il +dar saggio di ingegno crea, a chi non è nel sacerdozio, sospetti e +pericoli: spie se ne stanno in agguato per una qualche mercede, e +l’esilio non si fa lungamente attendere. Il vostro clero ambizioso +e vorace ha invaso non solo le chiese ed i monasteri, ma ancora gli +stadi dell’educazione, le corti di giustizia e tutte le magistrature +maggiori: fino il ministro della guerra deve essere un prelato. Ogni +nutritiva ed eccitante speranza è perciò tolta alla gioventù. Niuna via +ad avanzamento è schiusa, eccetto quella cui si entra per la umil porta +della dipendenza ecclesiastica: lo che disanima ogni magnanimo conato, +e volge tutti i rivoli dell’ambizione entro lo stagno dell’ipocrisia, +il più vile de’ peccati. Mai non potrò obbliare il mesto sguardo di +un brillante e compito giovane quando mi disse: «Alcuna speranza, +signore, non v’ha qui per noi: i preti ci hanno tolto ogni cosa». +Frattanto voi avete l’esercizio dei più proficui negozi venduto, come +monopolii. Il traffico di contrabbando, che a quelli tien dietro in +lucro, è pur esso virtualmente venduto, essendo i dazi da cui procede +tenuti alti, come ne corre voce fra le persone più gravi, per un +continuo intrigo dei contrabbandieri con certuni presso del governo. +Quel che ne rimane dopo che la cortigianerìa ha esausto i suoi sorrisi, +e l’astuzia la sua cupidigia, va a nutrire l’onesta industria. Il +lavoro manuale poi, essendo naturalmente la più indifesa delle potenze +sociali, giace depresso più disperatamente ed angosciosamente d’ogni +altra. E per timore che la miseria alzi il sospiro dell’impazienza, +o l’infortunio sprigioni il non permesso gemito, voi stanziate nelle +vostre impoverite e scorate provincie un esercito di soldati grosso +abbastanza per contenere un impero in pace. Indi imponete loro un altro +esercito di ecclesiastici fuori affatto di misura coi mezzi, e, vorrei +sperare ancora, coi peccati di esse (a Roma si conta un ecclesiastico +fra ventotto abitanti), il quale di necessità viene, come il primo, +sostentato dalla borsa del popolo: e poi, quasi che la terra non +fornisse ministri di concussione abbastanza, voi mettete a quartieri in +quelle un terzo esercito di santi, flagello pessimo e terribilissimo; +perchè santi ogni terzo giorno di lavoro scendono dal cielo a legare +le mani all’industria. Forse i vostri popoli sorreggersi potrebbero, +se non prosperare, al peso delle vostre terrene concussioni. Ma +quando il cielo stesso vien giù a deluderli, ogni loro sforzo sarebbe +insufficiente. Quale popolazione, infatti, privata di una terza parte +della sua industria, quale popolazione educata alla scioperatezza e +spinta a gironzar per le vie, come la vostra fa nei dì feriati, ed +in questa guisa a consumare un terzo del suo tempo in un _legale far +niente_, potrebbe lungamente ritenere qualche vestigio di prosperità +o savia economia? In verità io non ebbi mai un’idea così magnifica +della liberalità della natura, che allorquando rimirai l’innumerabile +esercito di consumatori il quale voi avevate potuto condurre alla preda +senza lasciarvi dietro le spalle una fame ed una mortalità universale. + +Per fornire questa miseranda pittura non mi è duopo d’aggiungere altro +se non che voi avete aduggiato le abitazioni del vostro popolo, e +resele aride di consolazione. Perchè è quivi che gli oppressi degli +altri paesi ponno sempre temperare colla libertà e nell’espansione +dell’amore e delle simpatie domestiche l’amaritudine delle loro +afflizioni. + +Ma da voi i vostri confessori vanno sempre, come i vostri agenti di +polizia, rovistando sintomi di scontento, ed odorando, per dir così, in +ogni canto le ansie meditazioni della sventura. Spesso a Roma sentiva +io vantarsi che i vostri preti formano una così mirabil polizia! +Voi intromettete un confessore tra moglie e marito, e tra loro due +ed i loro figliuoli; talchè, se questi biasciano un libero motto, o +prorompono in un sospiro a mensa, sanno già che un invisibile orecchio +gli avrà intesi; ed allora, se scansano la prigione, proveranno ciò +che sia l’obliterare colle penitenze l’angoscia ch’ei cercarono +d’alleggerire colle parole. Conseguentemente è loro mestieri di +chiudersi in petto i pensieri loro, di non confidare l’uno nell’altro: +al focolare non v’è libertà, la mensa è un circolo di spioni, e +l’ultima gocciola di consolazione che il cielo concede in alleviamento +dei dolori dell’oppressione, è così dissipata. + +Laonde avviene di necessità che il carattere del vostro popolo è +tanto depresso, quanto lo sono le sue economiche circostanze: del che +nessun viaggiatore sta lungamente in forse. Poichè egli osserva più di +tutto la generalmente bella forma della gente, lo sguardo brillante +ed intelligente, tanto ad essa comune; ma una breve ora gli basta +poi per discoprire in essa una malinconica assenza di tuttociò che +tira al generoso. I vostri sudditi sono appassionati, facili alle +ire, servili, vendicativi, e tristamente sforniti d’industria, di +ordine, di previdenza. Non dico questo di tutti, ma dei più; e ne do +carico a voi, che, regnando sopra di loro in nome di una religione che +promette di esaltar l’uomo ad una divina immagine, gli avete avvallati +anche al di sotto della loro animale natura, ridotti ad una più +profonda ignominia, che il peccato, senza di voi, non avrebbe fatto. +E non si fu per qualche penosa consapevolezza di queste cose che voi +v’induceste a stabilire un più generale sistema di educazione? Ero lì +per ringraziarvene; ma perchè, quando volete compiere un dovere che ha +qualche cosa di cristiano in sè, accoppiate ad esso un qualche segno +opposto all’indole del cristianesimo? Perchè, per esempio, insegnate +voi, per quel che mi fu detto, la geografia d’Italia, e proibite +quella del mondo? Perchè temete voi di far conoscere al popol vostro +quel mondo il quale Cristo imprese di rendere una sola confraternita +nel Vero? Forse perchè non venga in esso a destarsi qualche ubbiosa +veglia di libertà o di lume, conoscendo la più nobile istoria e la più +felice condizione d’altri popoli? Voi avete pure una gazzetta piccina +come la vostra geografia; appena grande quanto una lastra di vetro, +e singolare per questo soltanto, che tuttociò che potrebbe in alcuna +guisa occasionare una riflessione, ne è diligentemente escluso. Anzi la +via più corta ad un Romano per sapere ciò che avvenga in Italia stessa, +è quella di prendere una gazzetta inglese o francese. È dunque per +siffatti modi o stromenti che voi sperate di purgare il carattere del +vostro popolo ed il diffamato nome del vostro governo? Siete voi cieco +a tal punto, che pensiate di poter fare uomini dei vostri sudditi, in +questo secolo senza lumi, senza notizia del mondo, degl’imperi nei +quali è spartito, e delle istituzioni che differenziano questi imperi +medesimi? + +Queste censure del vostro governo potrebbero per avventura essere +in alcuni particolari erronee: ma la loro giustezza in genere è +manifesta al vostro popolo stesso ed a tutti i viaggiatori. Forse +voi, rispondendo, addurrete la separazione del vostro civile governo +dall’ecclesiastico, per cui ogni apparente menda di quello debba +considerarsi da sè stessa, ed attribuirsi a cagioni istoriche distinte +dalla vostra religione. Ma si troverà, al contrario, che ciascuna +delle note di civile abbassamento, da me indicate, se ne scorrerete +la lista, è una legittima conseguenza di cause ecclesiastiche, e +niente altro. E di ciò potrei fornirvi anche una prova statistica: +perchè non ha molto che ho visto provarsi da un curioso confronto di +dati statistici, quantunque il documento non siami ora accessibile, +che la pochezza delle esportazioni dai differenti Stati d’Italia, +la mancanza di educazione, la gravezza delle imposte, il numero dei +delitti e dei bastardi stava in istrettissimo rapporto coll’abbondanza +degli ecclesiastici! Roma, la città spirituale, la metropoli della +Chiesa di Dio, ha più ecclesiastici di ogni altra, ed è perciò pessima +e vilissima sopra ogni altra italiana città! Voglia Dio concedervi +qualche cristiana sensibilità perchè piagniate di un fatto tanto +umiliante! + +Considerate un momento la posizione vostra rispetto a noi ed al mondo. +Noi vi veggiamo esercitare un poter regale: voi ci dite ancora di +essere il primo vescovo della Chiesa di Dio ed il rappresentante di +Cristo in terra. Noi ci aspettiamo però da voi il più benigno governo +del mondo, la nazione più illuminata, magnanima, libera e felice. +Invece voi svergognate pubblicamente la religione di Cristo col fare +che ogni bene sociale sia per essa aduggiato. Tutti i calcoli fondati +sulla benignità della virtù cristiana si trovano costì erronei, e non +ci resta che d’inferire, che, se Cristo veramente è rappresentato +da voi, Cristo è il più fatale ostacolo al miglioramento ed alla +felicità del genere umano. L’induzione è irresistibile, e, quel che +è più, si fa. Protesto io perciò in nome del mondo cristiano contro +i falli per i quali voi fornite al mondo un tanto funesto argomento. +Io nè dico, nè credo che voi siate un tiranno, nè so che alcuno dei +vostri sudditi vi giudichi tale. Ma la gran disgrazia è che la vostra +ecclesiastico-civile architettura v’ha assegnato un posto che è il +posto soltanto di un tiranno. Perchè voi siete dall’ufficio vostro +locato nel centro di un sistema di oppressione, onde lo governiate; +dimodochè, se non abbondate nell’esercizio dell’officio stesso in prove +di misericordia, che equivalgano ad una rivolta contro quel sistema, +voi fate il déspoto, benchè con tanta più bella maniera, quanto più +sono le vostre intenzioni umane. Voi siete chiamato, nello stile +ufficiale, il _papa_, cioè il padre del vostro popolo; e non dubito +che questo titolo non vi riesca carissimo; e volesse il Cielo che la +vostra infelice ignoranza di una così bella connessità non rendesse a +voi più facile l’ingannarvi in questo, che altrimenti non avverrebbe! +Ma dove sono gl’indizi di quella scambievole confidenza, di quella +scioltezza di modi, di quella tenerezza di protezione corrisposta da +altrettanta tenerezza di rispetto, che contradistinguono i rapporti di +una vera paternità? È egli paterno l’andare in chiesa, come voi fate, +per mezzo due file di soldati? È egli paterno l’assoldare, come voi +fate, reggimenti mercenari, perchè non osate fidarvi del vostro popolo? +Tratto tratto scoppianvi intorno rivoluzioni, e voi mandate a chiamare +le truppe austriache onde vi proteggano da disfatta e da espulsione. E +si sa già dal mondo intero, e da voi meglio che da tutti, che non v’ha +giorno nel calendario nel quale il vostro popolo, se fosse lasciato +fare, non vi caccerebbe d’Italia. In questo io non ravviso niente di +paterno; ed invano cerco qualche scena di paterna benignità in cui voi +accoglieste i vostri figli al seno in libertà, e riceveste le figliali +loro tenerezze. Quel che ho scoperto di più somiglievole a ciò è quando +voi siete visto per l’aria portato al di sopra di loro, trinciando +benedizioni. Ma tosto che questa pompa è finita, voi scappite dentro i +recessi del Vaticano come un oriental tiranno, con intorno sentinelle +che proteggano i vostri sonni. Che se una qualche rivoluzione avesse a +scoppiare prima dell’alba, voi avete sotto il guanciale la chiave di +una porta di soccorso, ed una coperta galleria murata in aria, lunga +mezzo miglio, per cui potreste sbiettarvela entro Castel Sant’Angelo +e rifugiarvi dietro le sue artiglierie. Colà, colla miccia in mano, +Vostra Paternità attenderebbe i suoi figli per carezzarli.... + + Londra, aprile 1846. + + + + +INDIRIZZO + +AI REVERENDI PRELATI + +MONSIGNOR JANNI UDITOR SANTISSIMO + +E + +RUFFINI FISCALE GENERALE + + +Quando voi moveste dalla capitale alla volta di queste provincie, vi +precorse una voce, la quale diceva: essere voi deputati a consultare +le popolazioni intorno ai loro bisogni e alle cagioni del loro +malcontento. Strano ufficio in vero, e che avrebbe comprovata nel +Governo nostro una maravigliosa ignoranza dello stato positivo de’ +paesi a lui soggetti, ma dal quale nondimeno avremmo avuto indizio di +buona volontà ne’ reggitori e speranza di lieti successi, perocchè +sarebbe stata aperta con ciò la via alle legali rappresentanze, e +tolta occasione al protestare violento. Ma da quella opinione fu ben +altro l’effetto; ed oggi una voce popolare vi dice: semplici revisori +di processi e d’atti giudiziari. Una voce popolare, abbiam detto, +perocchè niun atto pubblico fa noto l’oggetto della vostra venuta tra +noi, niun appello a niuna classe o corpo di cittadini die’ titolo ad +alcuno di presentarvisi e far rimostranze. Siete adunque venuti a far +nulla per gl’interessi generali delle popolazioni, poco o niente per +qualche diritto o interesse personale che sia stato offeso, come tutto +dì avviene nell’amministrazione della giustizia; e Dio pur voglia +che, almeno in questa parte, a qualcuno di que’ poveri innocenti, che +languono nelle galere per forza d’iniqui giudizi politici, la vostra +opera valga la redenzione! Ciò sarebbe per avventura l’unico bene reale +che uscir potesse da voi. + +Sono molti anni che continui mali umori e moti popolari, provanti +gravi sofferenze in chi li opera, estrema inciviltà nel governo in cui +nascono, affliggono, più o meno, tutto lo stato pontificio. Nè è a dire +che que’ moti sieno l’effetto della intemperanza di pochi faziosi. +Chi vive nei nostri paesi, e conosce le remote cause e le immediate +provocazioni, sa che certi umori sono la espressione di una opinione +universale, spinta di tanto in tanto a manifestarsi violentemente dal +mal governo di quegli stessi a’ quali starebbe il sacrosanto obbligo +di por mano ai rimedi civili del male. A che, con ipocrite e compre +parole di giornali, illudere voi medesimi, e tentare di nascondere al +mondo, con incomportabili menzogne, le piaghe vostre e de’ sudditi? +Oggi che i popoli hanno coscienza di sè, ella è impossibil cosa il +governarne a grado vostro i pensieri e i giudizi. L’opinione rende a +ciascuno il suo avere secondo I meriti; ed oggi in Italia i popoli +pontificii sono compianti pel loro patire, e difesi da pubblicazioni +imparziali e documenti, che, dopo fatta la giusta parte del biasimo +all’inconsideratezza dei poveri tormentati, consegnano ad eterna +infamia le nequizie e gli arbitrii di reggitori spietati ed ipocriti. + +Quando un governo, dopo tante e così significanti lezioni, prosegue +nella sua mala consuetudine, non si possono fare che due supposizioni: +o che egli non comprenda affatto alcuna ragione di beni e di mali +civili, e vada innanzi alla cieca, ignorando i propri doveri, non che i +pericoli che gli sovrastanno, o che egli sia coscienziosamente tristo +e tirannico, e, a poter perseverare nelle sue voglie malvagie, fidi o +nella sua propria o nell’altrui potenza. Sia l’uno, sia l’altro errore +che oggi guida la politica della vostra corte, o signori, noi crediamo +opportuno l’esporvi senza velo i sentimenti, le speranze, i travagli +dei popoli, e recarvi a mente quelle generali condizioni politiche +alle quali è forse unicamente raccomandata la vita del governo vostro. +I primi potreste ignorarli, e non è meraviglia in chi vive in una +capitale non curante ed oziosa; sulle seconde potreste illudervi. Noi +saremo franchi e sinceri, senza passione nelle nostre parole, perocchè, +forti della ragione e della opinione, non abbiamo bisogno di esagerare. + +Signori! chi conosce un poco la storia, e la studia con animo libero +da preoccupazioni, comprende che vi sono delle leggi providenziali che +si effettuano inevitabilmente nel corso delle cose umane, nè forza di +volontà individuale può nulla contr’esse. Quando in sul finire del +passato secolo, una grande nazione, venuta alla coscienza di alcune +idee e diritti civili, volle scuotere il giogo degli antichi privilegi +feudali, le stolte reazioni dell’egoismo de’ nobili e del clero non +impedirono la necessità degli eventi, ed altro non fecero che rendere +più terribile e profonda la rovina del vecchio edificio. Dio ci +guardi dal giustificare gli eccessi della rivoluzione francese; noi +rechiamo l’esempio unicamente per dimostrare che la forza delle idee +si sa fare la strada a tutti gli ostacoli. Cinquanta in sessant’anni +d’esperienze dopo quella grande scossa hanno ammaestrato popoli e +re; hanno generato un completo rivolgimento nella natura dei primi +e nella politica de’ secondi. Il popolo, oggigiorno, non è più una +massa ignorante e passiva, non è più materia maneggiabile a grado di +privilegiati e di sovrani. Un medio ceto numeroso, illuminato, potente, +depositario delle opinioni civili, delle arti, delle scienze, un popolo +che tende per tutto a sollevarsi alle prerogative e ai diritti morali, +costituiscono nella attuale società una forza che si va ogni dì più +emancipando dalla obbedienza passiva, e forma della pubblica opinione +un terribile sindacato al potere. La civile egualità innanzi alle +leggi, il diritto politico del cittadino a far sorvegliare per mezzo ai +abili rappresentanti gl’interessi comuni dell’associazione alla quale +appartiene, il dovere d’ogni nazione di rivendicare sè stessa da tutto +ciò che tende a dividerla, a offenderne il ben essere materiale e la +moral dignità, a impedirne que’ sociali sviluppamenti a cui è chiamata +dalla Provvidenza, sono idee così profondamente impresse nella ragione +e coscienza dei popoli, che il non avvertirle non può dipendere che +da ignoranza, e il non farne conto, o il volerle rintuzzare, che da +una misera illusione ed oltracotanza dell’egoismo governativo. Però +i principi e governi illuminati vanno inclinando l’animo a favorire +queste necessarie condizioni di vita pei loro stati, e si può dire +oramai, che, in mezzo a questo movimento della civiltà europea (a non +volere parlare della Russia, che può considerarsi, pei suoi ordini +politici e pe’ suoi modi barbarici, fuori d’ogni questione civile), +non rimane addietro che l’Austria, nella sua decrepita vecchiezza, e +qualche piccolo stato italiano, che raccomanda il filo della debole sua +vita al simulacro cadente dell’Impero. Il nostro governo è nel novero +di questi servitori dello straniero in Italia. + +Signori! le garantie civili, che assicurano il morale esercizio +della libertà privata e la reciproca indipendenza de’ consociati; le +franchigie politiche, che somministrano alla volontà illuminata delle +nazioni i mezzi di manifestarsi e di agire; il buon ordinamento degli +studii, necessari a tutti i più nobili perfezionamenti delle società, +e pe’ quali la pubblica opinione acquista i mezzi di migliorarsi e +di progredire; e, dietro a ciò, lo sviluppamento della liberalità +commerciale, delle istituzioni animatrici, della produzione agricola +e manifatturiera, la moralità e l’istruzione delle classi inferiori, +e le providenze opportune a sollevarle dall’abbiezione in cui vivono, +tutto questo forma, presso a poco, il programma del liberalismo. Non +si tratta di sovvertire la società ma sì bene di migliorarla, non di +annientare il sentimento dei doveri religiosi, morali e civili, ma +di avvalorarne negli animi la dignità e guarentirne l’osservanza. +Ciò non si ottiene dai popoli coll’avvilirli e renderli poveri e +schiavi, sì bene col sottrarli, per quanto è possibile, alle abbiezioni +delle necessità materiali, ed elevarli alla vita dello spirito, +all’intelligenza de’ rapporti e doveri sociali. + +Ora, rispondeteci in coscienza: questi desiderii, queste speranze +del liberalismo vi sembrano elle un bene o un male? Non sono anzi +le condizioni essenziali della vera moralità, della vera religione? +Credete voi che possa comprendere la dignità della religione di Cristo +l’anima dello schiavo? Che possa innalzarsi al sentimento dei doveri +religiosi l’uomo nel quale cercate di spegnere il sentimento dei doveri +verso la patria, verso la propria nazione? + +Sì, o signori, noi lo proclamiamo altamente; se il liberalismo consiste +nell’amore della nostra nazione, nella speranza della sua indipendenza, +dell’associazione dei suoi interessi economici e morali, nel desiderio +d’istituzioni che assicurino i progressi della intelligenza o della +moralità, che aumentino coll’agiatezza la civiltà, che con larghe e +ben regolate leggi economiche ci ritornino nello splendore dei nostri +antichi commerci, che, offrendo al povero popolo mezzi d’istruzione, +di lavoro, di risparmio, lo educhino alla moralità degli affetti +domestici, e ne innalzino l’anima al concetto di una Provvidenza che si +occupa delle sue miserie, se questo è liberalismo, noi lo proclamiamo +in faccia a tutta l’umanità e nel cospetto di Dio, siamo liberali. +Noi comprendiamo che questo nome possa parere una bestemmia a qualche +appaltatore di gabelle pontificie, a qualche monsignore, che speri, col +non saper far nulla, essersi acquistato merito ad una delegazione o +ad un cappello cardinalizio, e non pensi che ad impinguare la propria +famiglia delle ricchezze dello stato; ma per noi popolo, questo nome è +cosa grande, che ci lega a tutte le più care speranze, a’ più elevati +destini, ai quali la Provvidenza chiama l’umanità. Ora dimanderemo a +voi che cosa fa il governo pontificio, non già in fatto di riforme +politiche (chè potrebbe parere un sogno il pretendere una costituzione +dal papa), ma almeno in favore di quegl’interessi economici e civili +che, senza scemare menomamente il potere assoluto, assicurano anzi, +col ben essere e la tranquillità dei sudditi, la esistenza medesima +d’un governo? Da quali norme di ragione e di giustizia, da quali lumi +è guidato nel regime dei popoli alla sua cura commessi? Signori, +nell’attuale movimento degl’interessi civili ed economici delle varie +nazioni, colle strette attinenze che si vanno generando fra popolo +e popolo per la necessità delle comunicazioni, e pei rapporti delle +industrie e dei commerci reciproci, il primo dovere di un governo che +non voglia rovinare prima i suoi sudditi e poi sè stesso, si è quello +di studiar bene la suscettibilità produttiva e la posizione relativa +dei propri stati, onde adattarvi un conveniente ordinamento di leggi +industriali e commerciali, ed assicurare per tal modo il ben essere +della popolazione nelle sue classi diverse. Per lo stato pontificio +v’ha in ciò, oltre ad un dovere comune di ogni governo rispetto ai +governati, un dovere verso tutta la nazione. Il governo nostro sarà +tenuto a render conto, non solo ai suoi sudditi, ma a tutta Italia, +della sua zotica opposizione a quei miglioramenti economici che sono +richiesti dal tempo. La sua contrarietà alle strade ferrate, per citare +un esempio, impedendo una spedita comunicazione tra le Due Sicilie +e l’Italia settentrionale, è inceppamento grande a quello sviluppo +di attività commerciale a cui tendono gli altri stati italiani, e +può esser causa alla nazione di perdere molte buone occasioni di +risorgimento, e fonte di miserie infinite. Dicasi altrettanto della +opposizione che troverebbe una lega doganale italiana presso i nostri +governanti, siccome buoni servitori che sono, forse senza avvedersene +nè anco, degli interessi austriaci in Italia. Ma torniamo a noi, sui +quali ora ricade il maggior peso di questa cattiva economia politica; +se pur di tal nome, che suppone scienza, si può chiamare una farragine +di disposizioni arbitrarie, non emanate da alcun principio di vera +dottrina e di pratica illuminata, protezioni assurde, proibizioni +irragionevoli, rovinosi appalti finanziari, monopolii, e tutta la +trista schiera delle infelici illusioni del sistema proibitivo. Tutt’i +governi civili di Europa hanno conosciuti i danni di questo falso +sistema, e vanno emendandosene; anche gli altri principi italiani +provvedono ai casi propri con saviezza e coscienza; solo Roma vuol far +male per non fare ciò che fanno gli altri; e anche in questo ella è +umile discepola dello indietreggiare dell’Austria. Niun altro mezzo poi +di miglioramento morale ed economico è incoraggiato, e neppur tollerato +tra noi. Si sa l’avversione dei superiori per tutto ciò che puzza +d’associazione; bando assoluto adunque a questa idea in qualunque sua +applicazione, che è come dire bando ad ogni impresa di migliorazioni +agricole o manifatturiere, bando a società di qualunque genere, +sieno gravi o dilettevoli, ad accademie scientifiche o letterarie, +ad istituzioni filantropiche. Tutte le nostre città, o signori, +hanno sofferte ripetute ripulse a tutte le dimande fatte al governo, +intorno alle qui riferite cose. Intanto una frequente gioventù, +non educata a nobili emulazioni, e veggendosi attraversata ogni +generosa ed utile carriera, si abbandona all’ozio, alla sensualità, +allo scetticismo; il popolo, nella inoperosità e nella miseria, va +perdendo quella seconda vita, che è propria di lui, e che, bene usata +da accorti reggitori, potrebbe partorire generosissimi effetti; le +classi medie, i possidenti, i negoziatori impoveriscono: scarsi e +mal commerciabili i redditi, infiniti i pesi, e con tanta gravezza +delle imposte anche indirette, e spesso arbitrarie a carico delle +comuni e delle provincie, il governo non basta a sostenere le spese +ordinarie, per le quali sole v’ha un notevole _deficit_, senza poi +far parola delle truppe estere, che sono altra gravissima sorgente +di rovina economica per lo stato, di demoralizzazione, di sozze e +crudeli malattie, e di irreligione pel popolo. Se a questo aggiungasi, +che quel poco che ci resta è mal guarentito, che la sicurezza del +cittadino è disturbata di continuo da aggressioni e ladronecci, per +non curanza delle polizie, che hanno occhi soltanto per travedere +colpe politiche, anche dove non sono; se aggiungasi che non esiste un +codice di leggi bene ordinate e appropriate ai nostri bisogni, che le +procedure civili sono lunghe, dispendiosissime, complicate ad arte +dal curialismo romano, al quale ne viene affidata la compilazione, +voi, o signori, riflettendo a tutto questo con sincero cuore, dovrete +convenire di due cose: l’una, che il governo ha offesi sino ad ora +enormemente con la sua mala amministrazione gl’interessi dello stato, +e questo è un male grande pei sudditi; l’altra, che da tutte queste +cagioni debbe necessariamente generarsi nell’animo dei medesimi una +immensa disistima verso i reggitori, per la loro poca intelligenza +dei buoni ordini civili, e rivolgimento grande di coscienze, per la +loro volontaria perseveranza negli errori; e questa seconda cosa è un +grandissimo male per il governo; e presto o tardi se ne accorgerà, +perchè gli affari del mondo oggidì camminano presto, e guai a chi resta +addietro, e per volere star fermo, fa male agli altri. Nondimeno, o +signori, se i danni si fermassero qui, i popoli curverebbero forse le +spalle, e pazienterebbero. Ma vi ha di peggio assai. Vi ha la polizia +con le sue vessazioni politiche, v’ha i commessi, i carabinieri, i +volontari, coi loro atti arbitrari, violenti, provocanti l’ira del +popolo. Non v’ha peggior cosa per un governo, che questa del permettere +gli arbitrii, e levar via dagli animi, esso per primo col proprio +esempio, il sentimento della legalità. Se un governo non sa rispettare +la legalità, non la rispetteranno certo i suoi sudditi; sono poi un +effetto di questa indulgenza del governo all’arbitrio, gli eccessi +di una fazione di gente scellerata, che vive dello spionaggio, che +si arricchisce di ogni falso allarme dei governanti, e però soffia +nel fuoco, provoca, attizza; ne sono un effetto gli operamenti delle +commissioni; e se avete sindacati con coscienza i loro processi, se +vi siete informati nei nostri paesi della loro condotta, saprete +meglio di noi che cosa siano. Noi possiam dirvi (unico compenso nella +nostra sventura) che l’infamia delle medesime, la qual tutta ridonda +a vergogna di chi le permise ed incoraggiò, è oggi pubblicamente nota +per le stampe; e perchè sappiate che giudizio fanno di siffatte cose +i pensatori anche i più moderati, e per non ripetere più a lungo cose +note e dette da altri, noi vi rimettiamo ad un libro che tramanderà ai +posteri la memoria di questi obbrobrii; un libro di un uomo generoso, +il marchese Massimo d’Azeglio, conosciuto e amato da tutta Italia pei +suoi meriti letterari ed artistici, e per le sue alte virtù civili. +Signori! quest’uomo, al nome del quale rispondono con viva gratitudine +i cuori d’un intero popolo, assunse spontaneamente la nostra difesa, +come si piglia dai generosi la difesa della sventura. In quel suo +libro, al quale noi tutti possiamo fare testimonianza, ei dice la +verità, ma non dice tutto, perchè bisogna vivere e soffrire lungo tempo +nei nostri paesi, per poterlo dire. Voi vedrete da quel libro che, +se qualche centinaio di tribolati ha protestato violentemente contro +la persecuzione e l’ingiustizia, ciò avvenne dopo tali provocazioni, +che fanno ricadere tutta la responsabilità di quei fatti sul capo di +chi ci governa. E se quei pochi si mossero per non saper soffrire, +gli altri, e son tutti, sapete perchè non favorirono il movimento? +Perchè non era tempo; perchè, più dalle proprie scontentezze, prendon +norma dagl’interessi italiani, perchè Italia e la sua indipendenza ci +sta in cuore più dei nostri particolari bisogni. Signori! una tale +situazione è grave pei sudditi, gravissima pel governo. Il male ha +profonde radici, nè i modi estraordinari e tirannici di repressione, +le carceri, i patiboli valgono ad annichilire le idee, sibbene a +concitare le passioni. Noi abbiamo detto in principio, che un grande +cangiamento si è operato nella natura dei popoli, e che i re hanno +imparato, la maggior parte, a rispettare in quelli la dignità d’uomini. +Le esorbitanze del potere si fanno ogni dì più infrequenti, e, a +parlar solo di cose italiane, i principi della Penisola, più o meno, +vanno operando qualche cosa di bene. L’agricoltura, l’industria, il +commercio, gli studi, le arti, l’educazione popolare, le istituzioni +di pubblica beneficenza fioriscono in Toscana, nelle Due Sicilie e in +Lombardia ancora, e sopra tutti in Piemonte. Visitate le città, le +borgate, le campagne, e vi troverete frequenti scuole infantili, case +di carità e d’industria, uomini di scienza e caritatevoli, parrochi +pieni di dottrina, veri ministri del Vangelo, che istruiscono i +fanciulli del loro popolo, che predicano l’amore, la fratellanza, la +virtù; e da per tutto vita attiva, lavoro, moralità. Signori! nelle +nostre città, nelle nostre campagne il popolo è abbandonato alla +corruzione e alla miseria. Nelle nostre città si sono uditi vescovi +predicare la guerra civile, la crociata contro i liberali; si sono +veduti i preti mescolarsi alle misere ire di parte, eccitare la +canaglia a furibonde passioni. Non v’ha terra cattolica in cui il prete +veramente cristiano sia così raro, come nello stato della chiesa; sono +immischiati a tutte le passioni più avare e più sozze di questo basso +mondo; e il popolo ne ha mali esempi e scandali, e diviene miscredente. +A tutti questi inconvenienti, voi recherete in iscusa questa parola: +Le rivoluzioni!... Signori! le rivoluzioni non le fanno i popoli +ben governati. Costa assai una rivoluzione, perchè un popolo vi si +precipiti entro, senza gravissime cagioni; e sono queste cagioni che i +governi savi cercano di torre via. I popoli pontificii hanno diritto di +fare un confronto tra i procedimenti degli altri governi e quelli del +proprio; e se, alla vista del progredimento delle condizioni civili dei +popoli cristiani in generale, e degli stati italiani in particolare, +i popoli pontificii dimandano ai loro governanti che cosa hanno fatto +dalla restaurazione in poi, noi non sappiamo che risposta potranno +dare. Gli studi permessi nelle università possono essere una misura +delle viste scientifiche e civili del nostro governo. Tutte le scienze +che servono a formare uomini di stato, o giovano allo sviluppo della +vita industriale e commerciale, tutte quelle discipline che eccitano +gli animi a sentimenti patrii e generose espansioni, ne sono bandite +come una maledizione. Nulla di economia sociale, di diritto pubblico, +di storia letteraria, civile e politica italiana, poco di letteratura +italiana, e quel poco pedantescamente insegnato, poco o nulla di +scienze naturali applicate alle arti, nulla, insomma, di tutto ciò che +dà vita e moto all’attuale civiltà. Nondimeno da molti si studia senza +il permesso dei superiori; le idee, materia sottilissima, filtrano da +tutte le parti, e ciò non fa che accrescere il divorzio tra governo +e sudditi. Signori! noi vogliamo concedervi (così tra parentesi) che +tutto questo sia un male; che la tendenza delle nazioni ad una vasta +associazione d’interessi, che queste industrie, questi commerci, queste +garanzie politiche, questa libertà della stampa, questo voler sapere +come si è governati, questo volere inframmettersi delle azioni dei +principi, che da prima trattavano le loro bisogne con tutto il loro +comodo, senza che altri vi ponesse mano, sia un male, una diavoleria. +Ma che cosa ci volete fare? ella è divenuta una smania di quasi tutta +Europa. Anche la Germania ha voluto la sua lega doganale, e adesso +vuole le sue costituzioni. Quella instancabile Polonia risorge sempre +più fiera ed eroica dalle sue rovine, e più tempo corre, più si +avvalora nella fede de’ suoi santi diritti, più s’inquieta del mercato +nefando che d’essa fu fatto. Nè l’Ungherese e il Boemo osservano +inerti i magnanimi ardimenti, e l’Austria ha grandi conti da saldare +anche a quelle nazioni. E Italia non dorme, e grida allo straniero, e +sembra, ora più che mai, rallegrarsi di vicine speranze. Contro questa +forza della opinione, che (lasciando la parentesi gesuitica) non è +un male, perchè si conforma ai più sacrosanti diritti della umanità, +contro questa forza, dico, credete voi che la volontà di pochi, a’ +quali tornerebbe a conto il contrario, possa bastare? La storia ha +mostrato che questa lotta dell’egoismo de’ pochi contro il diritto di +tutti alla perfine va a finir male; e il meglio sarebbe di cedere e +rispettare i diritti dei popoli. I governi prudenti lo fan per amore; i +meno savi, presto o tardi, sono costretti a farlo per forza. Signori! +vi hanno governi protestanti in Europa, e lo diciamo a vergogna de’ +governi cattolici, e in particolare del nostro, il quale dovrebbe +insegnare la buona via a tutti gli altri, v’hanno governi protestanti, +i quali, guidati insieme dal lume della scienza e della carità, non +si vergognano, nè si stancano di analizzare e studiare profondamente +le miserie sociali onde sono afflitti, e penetrandone le più riposte +origini, vanno adoperandosi di medicarli per quanto è da loro. + +Que’ governi, o signori, rispettano ne’ tumulti popolari il diritto che +ha chi soffre di lamentarsi qualche volta. Che cosa fa ora, o signori, +l’Inghilterra protestante verso l’infelice Irlanda? non le apparecchia +catene, non carceri, non patiboli; ma le dà adito invece a poter +manifestare più ordinatamente e con più legalità le proprie piaghe. Il +governo inglese sa che i popoli agiscono più tranquillamente quando +sono equamente costituiti. Ora a noi. Per quanto il governo si studii +di mentire il vero senso de’ moti popolari dello stato, il fatto è che +questi moti, e i più recenti in particolare, non significavano altro +che un bisogno di riforme economiche e civili. Le dimande espresse nel +manifesto pubblicato in Rimini non erano nè eccessivamente ardite, nè +contrarie a quelle norme di ragion civile che molti buoni governi, +anche assoluti, oggi hanno adottate; e basti l’esempio di Prussia, +altro governo protestante, che fa vergogna all’apostolica Roma. Or +bene; che cosa hanno fatto i nostri reggitori dal moto di Rimini in +poi? Hanno vieppiù aggravata la mano sui sudditi, hanno sparso nuovi +semi di malcontento, non solo nelle quattro Legazioni, ma anche nelle +Marche e nell’Umbria, con arresti e persecuzioni: non hanno ascoltata +alcuna delle fatte dimande, e per tutta ammenda ai mali passati e +presenti, mandano voi, o signori, non a raccogliere i voti delle +popolazioni, non a studiarne i bisogni, ma a spazzare la polvere degli +archivi e a sfogliar processi; e intanto i gravi disordini, gli errori +amministrativi d’ogni genere, gli arbitrii e le provocazioni, severe e +profonde cagioni del nostro mal essere, rimangono intatti. La vostra +missione adunque fu in tutto inutile e ridicola; e noi protestiamo +contro la leggerezza di un governo che giuoca spensieratamente, per un +male inteso interesse per una inconcepibile mania di opposizione, la +quiete, la moralità, la vita de’ suoi sudditi. Signori! Noi vi vogliamo +dire, infine, tutta la verità. Non crediate che qui si congiuri e si +tramino ascose insidie al potere. Forse i cattivi procedimenti dei +nostri rettori andranno movendo, or qua, or là, reazioni e tumulti; +ma le quistioni che abbiamo col governo hanno per noi un interesse +secondario, e la principale è la questione italiana. Sarebbe inutile +di perder tempo ed opera nelle prime, innanzi che la seconda non si +maturi. Il giorno che i nostri fratelli italiani crederanno di poter +combattere lo straniero, noi li seguiteremo coll’energia di un popolo +stanco e indignato; e allora, o signori, tutte le ragioni tra la corte +romana e i suoi sudditi saranno in breve pareggiate. Ecco tutto. Questo +giorno può essere lontano, ma potrebbe eziandio essere poco remoto. +Vi sono grandi probabilità anche per questa seconda combinazione. +L’Austria, quest’edificio composto di elementi che ripugnan tra loro, +e tenuto insieme sin qui dalla sola forza materiale, nell’interesse +di una famiglia sovrana, quest’opera mostruosa dell’ambizione, ha in +sè i germi del proprio dissolvimento. D’altronde una grande mutazione +si va compiendo nello spirito del popolo italiano. Egli sente il +suo avvenire, si riscuote alle memorie gloriose del suo passato, si +va educando ai sacrifici, ai martiri, e le vessazioni non fanno che +rattemprare vieppiù gli animi, per modo che noi dobbiamo saper grado, +in certa maniera, a chi ci fa male. La vita italiana d’oggidì si è +dunque elevata al sentimento della nazionalità. L’Italiano non si +rifugge più, per evitare il senso delle sue miserie, in uno spensierato +sensualismo. Guardate la letteratura, prima espressione del sentire di +un popolo. Essa oggi non è più profumata dalle lascivie mitologiche, +dalle ridicolezze pastorali dell’Arcadia; ma è piena d’aneliti +italiani. L’epoca letteraria presente è un preludio che annunzia le +armonie della futura resurrezione. Non v’ha città, non v’ha borgo oggi +in Italia, ove ogni ceto non s’interessi delle nazionali speranze, non +si accenda ai discorsi o agli scritti generosi di cose patrie. + +Signori! credete voi che l’egoismo e le profane ambizioni di poche +tonache nere, di pochi mantelli prelatizii basteranno a trattenere +questo movimento providenziale di un popolo intero? Ora a fronte di +questi bisogni, di questi sentimenti, che cosa si vorrebbe fare del +suddito pontificio? Un individuo privato di forza e di dignità, un +essere passivo che si vuole escludere da ogni cooperazione generosa +al ben essere e alla gloria della sua nazione, a cui si impedisce +persino l’intervenzione ai congressi scientifici italiani, in cui +ogni nobile pensiero, ogni desiderio civile è punito come un delitto. +Signori! vi pare egli che ciò possa essere, che ciò possa durare? che +anime generose, venute nella coscienza della propria dignità, della +propria libertà morale, possano patir questo? Non solamente il nostro +governo attraversa ogni via di progresso materiale del quale pur si +giovano gli altri sovrani per tenere a bada i popoli, contentandoli in +questa più bassa sfera di bisogni; il governo pontificio distruggere +vorrebbe sopra tutto ogni dignità civile nei propri sudditi. I più +elevati bisogni dell’anima, quei sentimenti pei quali l’uomo si sente +partecipe di qualche cosa di più grande, che non è la sua meschina +individualità, pei quali patria, nazione sono idee che fanno battere +il suo cuore, tutti questi sentimenti sono in diritta opposizione +cogl’interessi della corte romana. La censura pontificia non ha voluto +passare soventi volte l’attributo d’Italiano, nel suo senso più elevato +e nazionale. Deplorabile aberrazione, e che sarà feconda di grandi +sventure! Signori! il papato, ne’ bei tempi delle Comuni italiane, +fece doppia opera d’indipendenza: liberò la religione dalla soggezione +degl’imperatori tedeschi, aiutò le città italiane nella gloriosa fatica +della loro emancipazione. Le industrie, i commerci, le arti belle, le +lettere fecondarono la rinata civiltà italiana in quei tempi di libertà +nazionale, e la civiltà italiana fu la fonte di tutte le civiltà +europee. Ciò rese il papato popolare e nazionale nel medio evo. Da che +il papato si congiurò negl’interessi dell’assolutismo, e in quelli +dell’Austria, divenne odioso, antinazionale. Non solo i suol sudditi, +ma tutta la nazione protesta contro quella illiberalità, e questa turpe +alleanza del papa cogli stranieri; e tale protesta è terribile. + +Valga l’ammonizione. + +Dagli Stati Pontificii, 28 aprile 1846. + + + FINE. + + + + +INDIRIZZO + +AL SUCCESSORE DI GREGORIO XVI + +SCRITTO PER CURA DI UN GALANTUOMO + + _Diligite justitiam qui + judicatis terram._ + + +Gregorio XVI, dopo aver regnato quasi sedici anni, è morto in pochi +dì, plaudenti alla sua dipartita da questo mondo forse nove decimi +dell’intero suo popolo. Dissero di lui molte vituperevoli cose. Credo +calunnioso quello che si riferisce alle lascivie, esagerato quanto si +bucinò delle crapulosità, vero del suo egoismo fratesco, dell’animo +chiuso alla compassione, degli altri vizi che costituiscono un pessimo +re. Tuttavia anche egli avrà il suo apologista; sarà forse il solito +francese Artaud, che ha regalato al pubblico tante menzogne su Pio VII, +Leone XII e Pio VIII. Per buona sorte i posteri avranno altre storie da +leggere su questi papi, che non quelle dateci dal francese scrittore; +diversamente, addio verità e buona fede. + +Ma Gregorio è già stato giudicato da tutt’altri giudici, che non quelli +del mondo, e ora sa ben egli se gli sarebbe tornato meglio il conto di +essere stato un papa e re galantuomo. + +Questo mio scritto non ha per iscopo il discorrere della riunione +e indipendenza di tutta Italia. Un cambiamento così grande potrà +forse accadere, ma siccome io non credo alla distruzione dell’impero +austriaco, primo ostacolo per la formazione della nostra nazionalità, +così ritengo che dei papi-re ve ne saranno ancora per molto tempo. +Fidando però nella soverchiante forza delle attuali circostanze +politiche, posso lusingarmi che un papa nuovo o per buona volontà o +per proprio interesse debba devenire a cotali miglioramenti civili, +da poter dire una volta i suoi popoli che il Governo pontificio non è +più finalmente il peggiore regime di quanti ve ne siano al mondo, non +esclusi neppure i governi della Turchia e della Russia, se non in modo +assoluto per questi ultimi, avuto riguardo almeno al grado progressivo +del nostro incivilimento. + +Papa Gregorio XVI, salito in trono in momenti da far tremare qualunque +coraggioso, si dispose a fare qualche miglioramento politico in +favore de’ sudditi, e prometteva con molte amorevoli parole un’_era +novella_, per isviare forse quella tremenda tempesta che minacciava +così appresso il governo pretesco. Era riserbato ai soliti Tedeschi +di rassecurarlo, e colla forza fisica far tacere i popoli, e frenarli +nelle loro disposizioni. Fu allora che Gregorio dimenticò di aver +promesso l’_era_, e se pure pose mano a dare un qualche ordinamento +a certe instituzioni, ciò fece perchè da straniera forza vi fu +costretto. E così, se ordinò la compilazione di un codice criminale, +mentre tutt’ora erano in vigore gl’infami bandi generali, o qualche +istruzione circolare pei giudizi criminali, a questo si venne non tanto +col saggio fine di abolire gli abusi e l’arbitrio, ma per compilar +su all’impazzata quel titolo sui delitti di fellonia, che è una +mostruosità pe’ tempi nostri, un vero anacronismo. + +Dopo che e colla forza straniera e col carcere e coll’esilio di molti +il governo papale si vide al sicuro d’ogni pericolo, e quando gli +autorevoli stranieri cessarono d’insistere per qualche miglioramento, +Gregorio XVI non si occupò più di alcuna utile ordinanza, derogò con +secrete e pubbliche circolari a molte di quelle che erano state fatte, +ed avendo già dichiarata nulla ed irrita una capitolazione che avea +a nome della S. S. segnata l’eminentissimo Benvenuto, si pensava ad +innalzar patiboli e mannaie per disfarsi di coloro che avevano sturbata +l’antica oziosità de’ preti. Se non che a tanta nequizia si oppose un +potente, non so più se per amor di giustizia, o per quella malvagia +ipocrisia di che ne’ primordi del suo regno abbisognava. + +Insomma dalla rivoluzione del 1831 il governo segnò un’epoca di +efferata tirannide; l’arbitrio e l’insolenza e l’oppressione furono il +carattere politico distintivo del regime pontificio; e con sì grande +pervicacia si perseverò nelle iniquità, che un nuovo papa troverà tanto +da migliorare, da rendere immortale il nome suo, e far contenti e +tranquilli quei popoli che la fortuna gli darà da governare. + +Questo scritto io indirizzo al successore di Gregorio, non senza +invidiargli la gloria di cui si coronerà se avrà cuore e mente di non +ormare il suo antecessore, la fama del quale durerà obbrobriosa per +molti secoli. + +Io non tratterò la materia che sto per iscrivere da profondo filosofo +e politico. Questo esigerebbe una mente altissima ed un tempo assai +lungo. Traccerò i principali mali del governo presente, e proporrò quei +rimedi che una spassionata pratica di cose sa proporre. + + +CAPITOLO I. + +E poichè mi è caduto in acconcio di nominar poco sopra il codice +criminale, io voglio, senza pretendere di farne un’analisi filosofica, +enumerare alcuni principali difetti, seguendo in ciò, non già la mia +particolare opinione, chè non avrebbe valore alcuno, ma quella di +giurisprudenti dottissimi, tanto nazionali, che stranieri. E qui, +come che quello che io sto per dire non appartenga strettamente al +codice stesso, bensì al regolamento di procedura criminale, è il +luogo veramente da mostrare come una stranissima legge vieta che le +sentenze emanate dai tribunali collegiali di prima istanza sieno sempre +inappellabili, tranne quelle di pena capitale, che possono venir +nuovamente discusse in un tribunale d’Appello. Notate mostruosità +di legislazione! Un reo può richiamarsi da una sentenza pretoriale +che gl’infligge la pena di un mese di detenzione, e deve chinar la +testa e tacersi alla condanna di una galera perpetua. Si dirà che un +giudice singolare potea errare, potea non applicar bene la legge, ed +essere impossibile che un tribunale collegiale, composto di quattro +individui, possa esser tratto in errore da danneggiar la vita del reo. +Senza opporre a questa obbiezione validissime ragioni di diritto, che +pur ve ne sarebbero moltissime, piacemi di addurne una sola materiale +e semplice, alla portata anche di un volgare, e dirò che: se nelle +cause civili di diritto e di fatto, siano pur anche di una piccolissima +somma, un giudizio contrario, benchè unanime, può venire appellato, +riappellato, visto, rivisto, da far dibattere anche un mezzo secolo +avanti tutti i tribunali dello stato una causa qualunque; vi sarebbe +maggior rettitudine e giustizia di accordare l’appellabilità nelle +cause criminali, le di cui sentenze affliggono il morale ed il fisico +degl’individui, che in vero è un po’ più delle sostanze e di alcuni +diritti privati. + +So che gli autori di quel regolamento hanno addotte anche altre ragioni +a sostegno di questa pratica criminale; ma per mia fè, niuna di esse +regge al paragone del fatto che ho accennato io, in confronto del quale +tutte le cose che essi hanno dette sono di un valore minore assai, +e non possono aver mai trionfo su di quello. Quindi faccio fine su +quest’articolo, che io ho trattato, come tratterò gli altri che gli +verranno dietro, in una maniera popolare, perchè bramo essere inteso +dai più. + +Esaminati in cumulo ed in particolare i titoli del codice criminale, +sonvene alcuni che bastevolmente corrispondono agli attuali bisogni +del popolo, e reggonsi su buoni principii di diritto. Ma non v’è capo +dove non sia incastonata, dirò così, quasi gioiello della tirannide, +una pena improvvida, un’ingiustizia, una legge fuori dell’attualità, e +sproporzionata all’epoca. + +Tu vedi nel primo titolo al paragrafo 7.º sanzionati i tribunali +ecclesiastici, ed il privilegio ai preti ed a taluni altri di eccepire +al foro sacro. + +Tali prerogative sono state dimostrate ingiuste. I tribunali ordinari +devono servire per tutti, ed è tempo che nuove bolle e nuove +costituzioni apostoliche deroghino a quelle che accordano cotali +esenzioni, poichè una sola legge, una sola norma deve regolare ogni +ceto, ogni condizione, ogni casta di uno stato. Nulla di più assurdo e +ridicolo di quello di accordare ai preti un grado minore di pena, come +se nella natura del prete fosse insita di necessità e sempre qualche +qualità sgravante il grado di un delitto. Io stimo che il prete debbasi +nelle punizioni considerare come qualunque altro cittadino, e se vi +dovesse esser mai una diversità di grado nella pena che gli s’infligge, +questa dovrebbe consistere anzi in un aumento; poichè la colpa è sempre +più orrida nell’uomo del santuario, il quale si presume debba essere +puro, addottrinato, civile, in istato insomma da essergli facile lo +evitare un delitto e saperne prevenire le cagioni. + +Nel titolo della estinzione dei delitti e delle pene si accorda qua e +là a caso e capricciosamente la prescrizione anche a delitti atroci; ma +al paragrafo 47.º si dichiara, che questa non ha mai luogo nei delitti +contemplati al lib. 2.º, tit. 1.º e 2.º — + +Basta aver fior di senno per indovinare a che cosa si riferiscano +cotali numeri. Gregorio XVI, non meno efferato di quell’altro Gregorio +XII che sempre sclamava col Profeta: _maledictus homo qui prohibet +gladium tuum a sanguine_, avrebbe più facilmente rinunziato al papato, +che sacrificare il piacere della crudeltà contro di coloro che osarono +o con parole o con fatti mostrarsi nemici del governo de’ preti. + +Senza che io parli degli altri inconvenienti compresi in tutti i titoli +del libro 1.º, ciò che hanno fatto e possono meglio fare i criminalisti +scrittori, passo al libro 2.º del codice che si riferisce ai delitti +in ispecie ed alla loro punizione, e mi occuperò quasi esclusivamente +del titolo 2.º, quello precisamente che ha dato luogo alla formazione +di questo _modello corpo_ di leggi criminali. «L’attentato alla vita +del sovrano, ancorchè non segua l’effetto, è punito colla morte di +esemplarità,» così il § 83.º + +Io voglio esser tanto generoso con quel leggidatore da menargli buona +la pena di morte per chi attenta alla vita del sovrano. Ma, per amor +del cielo, che non la prodigalizzi poi tanto, perchè io non gli verrò +già fuori colle teoriche del Beccaria, che potriano aver del rancido +ed esser sospette, gli potrò inculcare di leggere un recente scrittore +cattolicissimo, più cattolico per avventura dei preti stessi di Roma, +il quale asserisce, senz’andar troppo per il sottile, «che la pena +capitale è certo equa e legittima quando è assolutamente necessaria +alla salute della Repubblica; ma aggiunge accordarsi oggi tutti i +giudiziosi nel reputarla dannosa, non che superflua, rispetto ai +delitti che si attengono alle politiche opinioni.» E se sapeste poi +quante innumerevoli e difficili condizioni si richiedono perchè possa +quella pena dichiararsi assolutamente necessaria, voi vi smarrireste +nelle ricerche, e trovereste che mai, o quasi mai, si verificherebbe +cotale necessità. Tuttavia, perchè l’attentare alla vita del sovrano +è un fatto, più che una opinione politica, io a malincuore sì, ma +convengo esser giusta la pena capitale, sempre però che il delitto sia +provato più che matematicamente e giudicato da un tribunale ordinario +per escludere quella ribaldaglia di Commissioni, di cui il nome deve +essere sempre aborrito e spregiato da ogni buon cattolico ed onesto +cittadino. + +Infatti, come soggiunge il nominato: «Tutti oggi convengono che, quando +la pena del capo è richiesta, essa non può esser giustamente inflitta +fuori di quegli ordini giudiziali che assicurano all’innocenza la +maggior guarentigia possibile, e rimuovono dalla coscienza pubblica +il gravissimo scandalo che nascerebbe quando l’effusione del sangue +non fosse appieno giustificata nell’opinione universale. Altrimenti +la morte data anche all’uomo più facinoroso del mondo non è un atto +di giustizia, ma un assassinio: perchè assassino si chiama l’uccisore +di un uomo la cui reità non è chiarita e certificata giuridicamente +mediante il concorso di quelle moltiplici cautele, che non sono mai +troppe quando il piato riguarda la vita e la morte dei cittadini.» + +«E perciò que’ tribunali straordinari subitanei, fatti o per dir +meglio abborracciati a furore, e composti di giudici ignoranti, +inesperti, parziali, venderecci, prezzolati, avvezzi a menar le mani, +a far sangue, e abili a trattar la sciabola anzichè la bilancia della +giustizia; quei processi occulti e senza regola; quei costituti subdoli +e insufficienti; quei modi sommarii e precipitosi, che si costumano +fra i barbari orientali, sono reputati iniqui ed infami dai popoli +cristiani e civili.» Mi esimo di parlare più a lungo delle Commissioni +militari o miste, dopo questo fedelissimo quadro del Gioberti, +e perchè spero che i miei lettori conoscano anche il libriccino +dell’italianissimo Azeglio, in cui di codeste infamissime Commissioni +si parla come ogni galantuomo ed Italiano deve discorrerne. + +«E la società ha anche ragione ad esigere, prima che la legge si +valga del funesto diritto di sangue, che si abbia l’occhio all’età, +all’educazione, all’indole, alla professione, alla vita preterita del +delinquente, agli aggiunti del delitto, ed a tutte le circostanze +che possono scemare la gravezza, e render per qualche verso chi +l’ha commesso degno di scusa e di compatimento.» Che è quanto dire +co’ principii della vera scuola criminale, che le pene inflitte a +quei delitti, che un governo savio non seppe prevenire, sono pene +ingiuste, la cui infamia sta in quelli che le danno, non in coloro +che le ricevono, e si risolvono esse stesse in altrettanti delitti di +violazione privata e pubblica, ed ingiustizie enormissime. Ora lascio +io giudicare ai più indifferenti: se il governo papale sa prevenire +con un onesto regime il desiderio di ribellione ne’ suoi popoli, o se +invece non sarebbe giustificata una rivoluzione ogni giorno. + +«Sono puniti con la morte di esemplarità coloro che promuovono o +sostengono la sedizione o insurrezione, ec.» § 84.º Regolamento, ec. + +Vi sono nelle umane società certi momenti, certi estremi in cui un +popolo ha tutto il diritto a ribellarsi ad un sovrano, o a cambiare +stato, o a dimandar quei miglioramenti che sieno proporzionati al grado +del proprio incivilimento. Io non debbo sviluppare codeste dottrine, ed +entrare in certe disquisizioni. Trattarono questo argomento scrittori +più che ortodossi, e quando queste teorie giovavano all’interesse della +santa Sede, essa medesima le lodava e sanzionava. Oggi è utile alla +teocrazia di Roma di esercitare con sicurezza la tirannide, e condanna +nel capo gli autori diretti o indiretti di qualunque ammutinamento. +Ma il _jus sanguinis_ nel caso nostro _non est in jure_, e la maggior +parte delle cose dette nell’articolo superiore appoggiano anche +troppo la mia opinione, perchè io debba ripetere quelle massime, ed +aggiungerne altre a convalidar l’argomento. + +«Il condannato pei delitti contemplati nei due articoli precedenti +perde ogni diritto alla porzione disponibile del suo patrimonio, ec.» § +85.º + +Eccoci alla confisca dei beni. A quella pena che fa soffrire +all’innocente l’ammenda del reo, e che pone nell’innocente stesso la +disperata necessità di commetter delitti. Checchè abbiano detto alcuni +accigliati criminalisti sulla convenienza della confisca, nè io, nè +alcun uomo che abbia in cuore un po’ di rettitudine potrà patire che +per la pretesa cattiveria di un padre debbano i figli trovarsi nella +miseria, e scontare essi la pena di un delitto che non commisero e che +non avrebbero potuto evitare. + +Se i legislatori presero norma dall’Esodo, dove trovano scritto che Dio +punisce le colpe de’ padri ne’ figli, talora fino alla terza e quarta +generazione, oh ben s’illusero essi!! + +Le cose di Dio sono imperscrutabili ad occhio umano; forse le parole +del santo libro sono dirette a dipingere con enfasi orientale l’orrore +della colpa, e quel giudice che volesse prender norma dai giudizi +divini per giudicare gli uomini, addimostra una tracotanza che +oltraggia la natura e la divinità. E poi, nella nuova legge di Gesù +Cristo, quando la mercè della santa redenzione gli umani furono tolti +dalla captività di satanno, non si umanizzò tutto quaggiù, non fu +bandito il rigor delle pene, non s’inculcò dalla legge evangelica la +carità, la moderazione, la mitezza de’ giudici?.... + +E da ultimo occorre che i legislatori alla perfine si uniformino alle +sentenze della moderna filosofia, le quali stabiliscono che le pene per +un sol delitto, in un solo individuo, non possono, non debbono esser +multiplici ma sempre _uniche_ e proporzionate alla qualità, al grado +della colpa. + +Il § 86.º inclina ad esser più umanitario, e diminuisce di due ed anche +di tre gradi la pena a coloro che furono sedotti a cospirare, ec. + +La seduzione vera importa, il più delle volte, estrema accortezza nel +seduttore, e somma esperienza nel sedotto. Però in questo caso era più +consentanea alla giustizia una pena correzionale ed una ammonizione ad +esser più cauto, di quello che limitarsi alla diminuzione della pena. + +«Quelli che nella sedizione o spontaneamente o all’ordine del +magistrato o all’intimazione della forza si sono ritirati, e depongono +le armi restano esenti da pena, _ad eccezione de’ capi, o complici +principali_.» Qui la resipiscenza viene calcolata per alcuni, rimane +inutile per gli altri. Quando la legge è autorizzata a far calcolo +e dare un valore al pentimento di un delitto incominciato, non deve +aver luogo distinzione di sorta; tutti debbono esser compresi nella +santa legge del perdono, e più quelli che, per esser capi o complici +principali di un fatto contro il governo, dovettero naturalmente fare +uno sforzo maggiore per persuadere a loro stessi d’intralasciare +un’impresa che era già radicata ne’ loro cuori, e piena di speranze +e di probabilità. Quindi si deve supporre in loro più ingenuità nel +pentimento e più costanza nel perseverare nel bene. + +«I §§ 88.º e 89.º puniscono con la pena di morte l’attentato +(quand’anche non ne segua l’effetto) alla vita de’ cardinali, o ai capi +magistrati in odio di ufficio, ec.» + +Eccovi prodigalità inaudita di decapitazione, e infame abuso di forza +e di potere governativo. Poi nei seguenti articoli non si discorre +altro che di ammazzare, di galere perpetue, di galere a vent’anni, a +quindici, a dieci, a cinque, a tre, e si è adoperata un’arte diabolica, +insidiosa a cercar trame da per tutto, a sognar società in ogni +riunione, a punire un atto, un pensiero, uno scherzo inconsiderato, +una parola incauta, un sorriso innocente. E persone illustri, civili, +scienziate, educate ad una vita comoda, agiata, si condannano a +portar ferri, ai lavori pubblici, accanto al ladro, all’assassino, al +parricida, fra uomini malvagi, rozzi, ineducati, abbietti; nel lezzo +delle galere pontificie, umide, malsane, ove si dà un vitto insalubre, +nauseante, scarso, che farebbe ribrezzo agli stessi animali. E queste +sentenze si danno, invocato prima il santissimo nome di Dio, a nome di +Sua Santità, successore di san Pietro, vicario di Gesù Cristo in terra, +che dovrebbe figurare nel mondo come simbolo di pace, di carità, di +umiltà. + +Io ho raccattato su in un periodo tutto l’infame titolo dei delitti +di lesa-maestà, perchè mi mancò il cuore, e fui nauseato dal farne +un’accurata analisi, che avrebbe condotto ad una noiosa lungaggine ed +indispettito troppo il lettore. Ognuno può di per sè stesso gittare +un’occhiata su quel codice _Modello_, promesso con tanta pomposità di +parole, e la morte mi colga in mal punto, se la lettura di esso non +produce in un cuore un poco delicato quel fremito e quella indignazione +che ognuno suol provare alla vista di una forza prepotente, che altro +diritto non ha per nuocervi, all’infuori della forza materiale che +prepondera. + +Dal titolo 3.º al titolo 9.º inclusive sono raffazzonate molte leggi +fra buone, cattive e pessime, che abbisognano di una radicale riforma. +Starà al nuovo papa il commetterne lo studio a persone probe ed +intelligenti, che non mancano sicuramente nello stato pontificio. +Nè bisogna col consueto egoismo ritenere che il privilegio della +scienza sia rinchiuso nella sola città di Roma. Certo nella capitale +non mancano persone oneste e dotte, il cui consiglio può riputarsi +gravissimo in materie sì fatte. Ma nelle provincie sonvi sapienti +modesti, che intendono molto bene le cose pel verso loro, ed è +ormai tempo che quando si tratta di ben pubblico vengano chiamati i +consiglieri più idonei, senza tanto riguardo ai pretesi privilegi de’ +giuristi della regina Roma. Ma tornerò su questo argomento a suo luogo, +e farò vedere in un apposito titolo dove arrivi la sfrontata tracotanza +del governo nel conferimento degli impieghi. Ora mi preme di dare +un’occhiata al titolo 10.º del codice _Modello_ sui delitti contro i +buoni costumi e contro l’onestà. + +L’indecente abuso di lasciar libera alle donne la scelta del tribunale +ove discutere una causa di stupro ed ingravidamento ha portato che +bagasce d’ogni genere (approfittando dell’ignoranza de’ preti e della +loro condiscendenza nel favorire il puttanesimo), appena si avvedono di +portare in seno un illegittimo frutto de’ loro diversi amori, corrono +avanti ai tribunali ecclesiastici ad incolpare di uno stupro il più +delle volte violento, quello fra’ tanti che torni meglio al conto de’ +loro cattivi desiderii, di un buon dotamento cioè, o di un probabile +matrimonio. Basta che una svergognata sgualdrinella, accusando +qualunque per autore del di lei spulcellamento, possa giungere a +provare che quel male avventurato praticasse nella di lei casa, ed +amoreggiasse con seco, perchè i tribunali ecclesiastici, senz’altro +cercare, lo condannino a tre anni di opera pubblica, o a dotare, o +sposare la zambracca svergognata. + +Qui, come avverte saviamente Filangeri, un delitto commesso in due +viene punito nel maschio, premiato nella femmina. Quanto è necessaria +però una radicale riforma su questa legge proteggitrice della +bricconeria di cotali bertucce! + +I tribunali ecclesiastici se devono bandirsi, come dicemmo in +principio, per ogni sorta di quistioni civili e criminali, molto più +sono da abolirsi in questo caso, in cui la cognizione scandalosa di +certe disoneste materie appena è tollerabile dai laici, i quali pure +dovrebbero trattarle con la maggior verecondia. Quindi i §§ 168.º, +169.º del codice _Modello_ devono cancellarsi, sostituendone uno +più mite assai per punire coloro che saranno senza dubbio chiariti +stupratori violenti, e quando la semplicità e specchiata condotta +della stuprata sarà apertamente manifesta, non già dai documenti +parrocchiali, soliti ad essere menzogneri in ciò, ma da ripetute +ed esatte informazioni e deposizioni, dalle quali risultino la +irreprensibile condotta, la seduzione e la violenza. Senza questa +riforma i piati di tal genere saranno frequentissimi innanzi ai +tribunali, e diventerebbe troppo svergognata la protezione che la legge +accorderebbe a coloro che, giusta il dir del Piazzoni, _multoties sibi +dotem lucrantur et repetito mercatu porcum suum vendunt_. Conchiudo che +lo stupro debbasi punire quando vi è aggiunta una provata violenza, +e che negli altri casi non ha luogo alcuna inflizione di pene, e +solamente una correzionale per guarentigia del buon costume, comune +però ad ambedue i complici maschio e femmina insieme. + +Gli altri paragrafi componenti il titolo di cui ci occupiamo, +sono tutti o quasi tutti meritevoli di riforme, o modificazioni +proporzionate allo stato attuale de’ costumi e delle presenti +cognizioni. + +«Se i vindici della giustizia, allorchè hanno a trattare di un +infanticidio, quella scrupolosa diligenza che adoprano nello +scrutinare le prove del fatto, l’adoprassero insieme nell’indagare e +comprendere tutte le cause morali che possono avere influito sull’animo +dell’imputata, prima o nell’atto ch’essa divenne colpevole, e queste +ponessero in giusta bilancia cogli effetti, io son certo che un buon +terzo fra le infanticide diventerebbero presso loro più oggetti di +commiserazione che di pena; un’altra terza parte potrebbe essere con +più rettitudine inviata ad un ospizio di dementi, che sul patibolo; +nell’ultime finalmente assai poche troverebbero che fossero state +guidate al delitto per assoluta immanità. Imperocchè non le più cupe +immagini di Dante, non i più tetri pensieri di un Byron basterebbero +a dipingere l’orribile strazio d’una infelice giovanetta che, resa +vittima d’un fuggevole delitto, sia in sul punto di doverne emettere +dalle viscere proprie l’illegittimo frutto, di trovare il mezzo di +nasconderlo per sempre alla vista degli uomini. Spaventose idee a +infamia perpetua, di miseria, di carcere, di carnefice, di morte; una +religione che la condanna come colpevole ad eterno supplizio, uno +stato che minaccia ad ogni istante con dolori atrocissimi la vita, una +folla di teneri sentimenti materni, che quanto più dolci al cuore, +altrettanto avversi ed abborriti insorgono alla ragione, che li teme +e con violenza li soffoca, una solitudine orribile, una privazione +assoluta di soccorsi, uno sfinimento mortale di forze: questi sono +i primi e veri testimoni del delitto, che i giudici dovrebbero +consultare, e riflettere poscia per sè medesimi se così strane e +diverse torture di corpo e di mente siano piucchè bastevoli a togliere +ogni discernimento e giudizio, e qual valore dinanzi alla legge debba +darsi ad una colpa che il più delle volte è commessa nello smarrimento +dei sensi e dell’intelletto.» + +Io non ho potuto resistere al desiderio di trascrivere letteralmente +questo commovente quadro del professore Pucinotti, il quale senza altri +argomenti mi deve bastare per dichiarare soverchiamente rigorosa la +pena che al capo 276.º § 7.º, la legge infligge a quelle madri che, +spinte da una terribile riunione di circostanze, si determinarono +a commettere un atroce delitto qual è l’infanticidio. Il cielo non +voglia che alcuno avesse a credere che io volessi scusare un eccesso +così mostruoso nell’umana società. Ma siccome è certo che le spinte +a cotal delinquenza furono e debbono essere sempre formidabili, +la legge dovrebbe esser più umana nella maggior parte de’ casi, e +solo conservarsi severissima in quelle circostanze in cui potesse +manifestissimamente provarsi, che non ebbe luogo il concorso di tante +imperiose impulsioni morali, che non fu insomma irresistibile la +tendenza a delinquere. Vero è che la legge in parte considerò le cose +anzidette, e volle che non vi andasse la pena del capo per quella madre +che commise l’infanticidio onde occultare per sentimento di onore un +parto illegittimo: ma la reclusione perpetua è, a parer mio, troppo +soverchia, e a sentimento di dottissimi filosofi dovrebbe essere un +poco diminuita. + +Non so poi perchè nel titolo 21.º, al capo 308.º, la legge ordini +che nell’esposizione di un infante, la pena si aumenti di due gradi, +quando l’esposizione fosse fatta dai genitori. Ciò starà bene allorchè +l’esposizione fu fatta da genitori legittimi, per certe ragioni, che, +qualunque esse siano, non sono mai attenuanti il delitto. Ma se intende +parlare di esposizione di figliuoli illegittimi, questo, io penso, è +stimolo a far commettere più facilmente l’infanticidio, il qual delitto +essendo di facile occultazione e di prove difficili, una madre sarà +meglio tentata ad uccidere il figlio sulla speranza di totale impunità, +di quello che ad esporlo col timore di una pena lunghissima. Ed oltre +a ciò sono di opinione che la madre che espone il figlio lo faccia +colla speranza che le venga rinvenuto e raccolto ed assicurato; con +che avendo essa voluto evitare un delitto maggiore, merita in vece una +pena minore, non già che venga aggravata di due gradi, siccome poco +filosoficamente si è fatto nel codice _Modello_. + +Nel titolo 23.º, dove si parla delle ferite, è a considerare che il +codice adotti una riforma basata sui principii esposti dal professore +Pucinotti, che è stato il primo a render filosofico un trattato il +quale fino ai nostri giorni fu troppo grettamente considerato. I +governi sani non debbono esser ritrosi ad accettare i miglioramenti che +presentano progressivamente le scienze; ma il nostro, non v’è chi possa +negarlo, è sempre l’ultimo a risentire l’influenza del progresso, ed +il più delle volte s’induce al meglio non tanto per il desiderio del +buono, quanto perchè ve lo costringe la necessità. + +In questo medesimo titolo, al capo 217.º, vuol punire le ferite +tendenti a suicidio colla detenzione sotto sorveglianza da uno a tre +anni. Dio perdoni questo goffo svarione legale a quell’inesperto che +lo consigliò. Egli non previde che tanta punizione esacerberà sempre +più l’anima di quello sciaurato che tende ad uccidersi; che se anche +non riuscirà a eludere la sorveglianza per effettuare ciò che va +meditando, darà piena esecuzione al proprio proponimento appena avrà +subìta la ingiusta pena. Gl’individui che tentano di uccidersi, tutti +i criminalisti ne convengono, meritano, più che pene, compassione. +Occorre apprestar loro medicine morali, che tranquillizzino il loro +spirito turbato, e farli sorvegliare; e qualora in qualche caso dovesse +aver luogo una punizione, questa deve limitarsi a misure correzionali +di polizia, e nulla più. + +Mi credo autorizzato a risparmiarmi qualunque osservazione sul titolo +25.º dei furti, perchè tutti gl’intelligenti convengono nella necessità +di costruirne un nuovo, atto a punir con più giusta proporzione un +genere di delitti tanto nocivi all’umana società. Si è accordato +soverchio favore a’ ladri, e si è detto loro apertamente che quando +abbiano a rubar mille scudi, meglio è che ne rubino diecimila, +ventimila, poichè la pena o è quella medesima, o vi è tanta poca +differenza da compensar molto bene un furto grandioso, tale che possa +costituirsi in ricchezza, allorchè saranno dopo dieci o quindici +anni usciti dai luoghi di condanna. Nei furti qualificati poi la +condiscendenza che accorda la legge è anche più indulgente, poichè la +pena massima di quindici o venti anni inflitta a chi ruba cinquecento, +non viene aumentata quand’anche il ladro rubasse scudi diecimila. + +Pongasi il caso di un domestico che goda la piena confidenza di +ricchissimo padrone: lo deruba di un’enorme somma. Viene condannato a +quindici o venti anni. Egli sarà entrato giovanissimo nella galera, +ne verrà fuori fatto adulto, e potrà godersi le ricchezze derubate o +in luogo straniero, o adoperando nel luogo stesso del delitto poche +cautele che bastino a farlo comparir tale da non essere in caso o di +restituire o di rifare il danno. Condannino pure di trivialità queste +osservazioni, ma io avrò sempre parlato di fatti probabilissimi, +suscettibili ad essere intesi ed apprezzati da tutti. + +Queste poche cose ho io creduto di dire intorno al codice criminale +vigente nello stato pontificio. Dissi da principio che avrei fatto +osservare solamente i mali maggiori che in esso si contengono, e ben +mi sono io strettamente attenuto alle promesse. Chi avesse e volontà e +mente di fare opera pietosa ai sudditi pontificii, dovrebbe con ogni +impegno studiarne parte a parte ogni articolo, ed accennare quelle +riforme e modificazioni che una sana teorica di diritto criminale sa +proporre. Il successore di Gregorio XVI, chiunque egli sarà per essere, +non vorrà certo isfuggire a que’ miglioramenti che menti illuminate +e scevre da pregiudizii gli proporranno. Se egli sarà geloso della +propria gloria, e se considererà che una incancellabile infamia cadde +sulla memoria dell’antecessore, vedrà che sarà più vantaggioso per sè, +essere amato piuttosto che odiato dal proprio popolo. + + +CAPITOLO II. + +Ora io dovrei, e lungamente, parlare di quella imbrogliatissima +collezione di norme e regole nei giudizii criminali che viene +intitolata con le pompose parole di _Regolamento organico, e di +procedura criminale_. Ma se io ciò facessi m’intricherei in un +laberinto da cui non potrei riuscire. Ivi sono raccolte disposizioni +contraddittorie, ordinanze incertissime, principii immorali, tranelli +alla innocenza ed ogni sorta di nequizie, errori di diritto, di equità, +di giustizia. Vi sarebbero, è vero, qua e là sparsi buoni ornamenti, vi +figurano monitorii a non abusare, ad attenersi a certe norme, che in +effetto sarebbero secondo le leggi del giusto; ma non vi sono minacce, +non pene pei trasgressori, tanto che nella più parte de’ casi gli +officiali ed i magistrati ed i ministri possono fare come fanno a posta +loro, a capriccio, senza che per questo vengano o interdetti o puniti. +Non posso però esimermi dall’accennare i precipui inconvenienti che con +la semplice lettura di quel libro si fanno manifesti agli occhi anche +di un volgare. Tali sono, a modo di esempio: + +Il divieto della pubblicità dei giudizii, che è contro la sicurezza de’ +prevenuti. + +La validità delle deposizioni anche dei parenti in primo grado ne’ +delitti di lesa maestà: infame abuso de’ soli governi tirannici e +contrari alle leggi del Vangelo. + +Il riunire nei giudici singolari il carico di costruire il processo +nelle cause di loro competenza, ed il diritto di emanar sentenze nelle +cause stesse. Essi diventano giudici e parte, ed il giudicio pel reo +sarà sempre contrario, perchè nessun governatore, o assessore, o +giusdicente vorrà condannar mai una propria produzione con un giudizio +contrario allo scopo che si prefisse mentre costruiva il processo +stesso. + +L’inutilità dell’appello in certe cause minori di minima pena. Prefigge +la legge un termine di dieci giorni per la revisione di una causa +pretoriale. Se al prevenuto fu inflitta la pena di quindici giorni, tra +per il tempo che accorda la legge al tribunal superiore per riveder la +causa, e per i giorni che si consumano negl’intìmi, nelle dichiaratorie +ed altre formalità, la pena è scontata per intero: per cui si rende +inutile qualunque diritto di appellabilità. E se il giudizio fu +ingiusto, un innocente avrà dovuto subire una pena per l’imprevidenza +della legge. + +Il non essere obbligatorio ai giudici di conformarsi al parere giurato +dei periti, quando questo ha luogo nelle cause maggiori, o minori. Qui +il pontefice legislatore sembra che voglia far partecipi i giudici +della infallibilità che a lui solo accorda Gesù Cristo, o almeno li +crede enciclopedici. A che serve, dirò io, il voto delle persone +dell’arte, se, dopo che è stato invocato per un giudizio, i giudici non +vi si debbano attenere? + +L’esser sufficiente ai giudici il convincimento morale per sentenziare +della vita, o della libertà de’ rei. Questo paragrafo è stato sempre +cagione di risa ai sapienti. + +L’accordare l’impunità pei soli delitti di lesa maestà. Infame abuso +anche questo, proprio dei soli governi tirannici. + +E non finirei mai se volessi seguitare ad enumerare i mali maggiori +di codesto regolamento; ond’è che io faccio fine, inculcando +fervorosamente anche adesso al dotti italiani di pubblicare quelle +norme utili e saggie che mirano al migliore andamento della procedura +criminale. + + +CAPITOLO III. + +L’ordine delle materie mi condurrebbe adesso a dover dire qualche +cosa sul codice civile dei sudditi pontificii. Ma per grazia della +santa Sede apostolica noi manchiamo di un codice parziale. Il lettore +non mi faccia il broncio, perchè la bisogna va proprio così, ed io +non ispaccio menzogne. Per noi sta ancora il vecchio corpo delle +leggi giustinianee, vestito qualche volta alla bergamasca con bolle e +costituzioni apostoliche, talchè è un ridere proprio da matti vedere +il digesto sì fattamente imbavagliato. V’è però un regolamento di +procedura, dove hanno cacciato qualche cosa di positivo sui testamenti, +un saggio brevissimo, dirò così, di legislazione. Le incoerenze che +sono dentro questo regolamento, le formalità inutili, le lungaggini +dannose, le oscurità di certe disposizioni, le massime erronee, le +esorbitanti tasse e governative e curialesche, formano un tutto così +variato che miglior musaico credo non sia mai stato lavorato dai nostri +buoni antichi. Da tutto ciò emerge che i giudizii sono eterni, mille +possono essere gli appelli secondo la maggiore o minor scaltrezza dei +curiali, le spese infinite, e quando la causa è terminata il vincitore +non ha guadagnato niente, il perdente rimane senza nulla, ed il +patrimonio combattuto parte se lo piglia il Governo, parte i causidici. +Perciò si dà luogo a contratti nascosti, fittizii, immorali, cagione +essi stessi di nuove liti e di miserie. + +Io questa volta non mi rivolgerò agli scienziati italiani, perchè +propongano essi un codice al governo pontificio. Sentii sempre lodare +da tutti il corpo di leggi fatto riunire da Napoleone sotto il suo +assoluto impero. Tranne alcune cose, che forse non converrebbe +accettare al governo nostro, io stimo che quel codice sia utilissimo +e adattato per noi. Il nuovo papa potrebbe ingiungere ad alcuni dotti +di esaminarlo, ed apporvi quelle poche riforme che sono necessarie, e +quindi adottarlo. Il bene, da qualunque parte ne venga, non iscapita +mai della sua natura. E poi quel codice non è già opera di Napoleone. +I primi dotti d’Europa ne furono i compilatori: egli non ebbe altro +merito che di saperli cercare e scegliere. + + +CAPITOLO IV. + +BOLLO E REGISTRO. + +La primaria istituzione del bollo e registro ebbe per iscopo la +sicurezza e la data certa de’ contratti. Ma il governo pontificio ne ha +fatto un ramo disonestissimo di finanza. Non vi è regola certa e norma +alcuna sulle imposizioni delle tasse, e dipende dal capriccio e dalla +ignoranza dei popoli il tassare un atto più o meno, secondo che è a +grado loro, talmente che si vede talora in un officio tassar dieci per +una registrazione, mentre per l’atto medesimo vi domandano venti in un +altro luogo. + +Le tasse sono sempre enormissime e sproporzionate, talchè è un lamento +universale de’ popoli contro questo balzello del registro, il quale +porta per necessaria conseguenza che i contratti sieno pochi, o mal +fatti, e nascostamente fatti a danno della buona fede e della morale +pubblica. Vi è obbligo a registrare certi atti che non abbisognerebbero +di tale formalità, ed il governo fa una speculazione sui giuochi +pubblici, sulle morti, sugli spettacoli, e poco manca che non faccia +registrare e bollare l’atto di nascita di ogni individuo, la pompa +solenne del santo battesimo. Conchiudo che la gravezza di queste tasse +è un latrocinio, la pretensione del governo far bollare e registrare +certi atti è una ingiustizia. Ond’è che su questo ramo ci vuole +una radicale riforma, diretta a mantenere lo scopo vero di questa +istituzione, senza soverchio peso del popolo. + + +CAPITOLO V. + +GIUOCHI PUBBLICI. + +Il giuoco del lotto è una imposizione volontaria, ma mostruosa +invenzione dei governi poco civili, che favorisce ogni sorta +d’immoralità e di superstizione. È estremamente dannoso alle famiglie, +specialmente povere, poichè colla seducente promessa di far diventar +ricche con pochissimo le persone che giuocano, questi dissipano quel +poco di denaro che traggono dal proprio mestiere, e soffrono e fanno +soffrire i disagi della fame, del freddo, della nudità alla innocente +prole di cui sono padri. Il vivente Giovenale toscano, filosofissimo +poeta, ha scritta una frizzantissima poesia su questo tema, da +disgradare qualunque prolisso trattato morale che si potesse stampare +su questo proposito. Io, che non pretendo affatto di essere autore +di cose nuove e rare, la riporto per intero, a comodo di quei pochi +che non la conoscessero, e mi risparmio così altre parole su questo +capitolo. Eccola: + + Don Luca, uom rotto, + Ma onesto pievano, + Ha un odio col lotto, + Non troppo cristiano, + E cose da cani + Dicendo a chi giuoca, + Trastulla coll’oca + I suoi popolani. + + Don Luca, davvero, + È un buon galantuomo, + Migliore del clero + Che bazzica in duomo; + Ma è troppo esaltato, + E crede che tocchi + Al prete aprir gli occhi + Al volgo gabbato. + + In oggi educare + O almeno far vista + È moda: il collare + Diventa utopista; + E ognuno si scapa + A far de’ lunari. + Guastando gli affari + Del trono e del papa. + + Il giuoco in complesso + È un vizio bestiale, + Ma il lotto in sè stesso + Ha un che di morale; + Ci avvezza indovini + E d’ottimo cuore, + E a fare il signore + Con pochi quattrini. + + Moltiplica i lumi, + Diverte la fame, + Pulisce i costumi + Del basso bestiame: + E in fatto lo stato, + Non troppo corrivo, + Se fosse nocivo + L’avrebbe vietato. + + Lasciate, balordi, + Che il lotto si spanda, + Che Roma gli accordi + La sua propaganda. + Si gridi per via + — Fedeli, un bel terno!! — + Si aiuti il governo + Nell’opera pia. + + Di Grecia, di Roma + I regi sapienti + Usavan la soma + Secondo le genti, + E a norma del vizio + Il morso e lo sprone. + Che brave persone! + Che re di giudizio! + + Con aspri precetti + Licurgo severo + Corresse i difetti + Del Greco leggero; + E Numa con arte + Di santa impostura, + La buccia un po’ dura + Del popol di Marte. + + Nel cuor di coniglio + Di tisici servi + È savio consiglio + Deprimere i nervi, + All’uomo corrotto + Che nulla più crede + È manna la fede + Del giuoco del lotto. + + Tal fede impugnare + Non è galateo; + Ci lasci giuocare, + Signor Galileo! + Studiar l’infinito? + Che gusto imbecille! + Se fo le Sibille + Non sono inquisito. + + Sì. Un giuoco sì bello + Compensa il Vangelo, + E mette in duello + L’inferno col cielo: + E un’anima pia, + Se il diavolo è astratto, + Implora l’estratto + Coll’Ave Maria. + + Per dote sperata + Da pigra quintina + La serva piccata + Fa vento in cucina; + Degli ambi sognati + L’idea saporita + Sostenta la vita + Di cento affamati. + + Presente alla gogna, + Dicevo con pena: + Per questa vergogna + Il popol si frena. + Nel braccio mi dà + La donna vicina, + E dice: «Berlina + Che numero fa?» + + Se passa la bara + Del morto, ogni cosa + Domandano a gara. — + Che gente pietosa! + Eh! un popol di scettici + Non piange disgrazie, + Ma giuoca le crazie + Sui colpi apopletici. + + Evviva la legge + Che il lotto mantiene! + Il capo del gregge + Ci vuole un gran bene: + I mali, i bisogni + Degli asini vede, + E al fieno provvede + Col libro dei sogni. + + Che il sogno è un mistero + Ne abbiamo le prove, + Ma, a detta d’Omero, + Deriva da Giove? + E Giove è il guardiano, + E i vivi ed i morti + Per cento rapporti + Si tengon per mano. + + Chi trovasi al verde + Lo ascriva a suo danno: + Lo stato ci perde, + E tutti lo sanno! + Lo stesso don Luca + In fondo è convinto + Che a volte ci ha vinto + Persino il Granduca. + + Contento del mio, + Nè punto nè poco, + Per grazia di Dio, + Mi curo del giuoco: + Ma certo se un giorno + Mi cresce la spesa, + Galoppo all’impresa, + E strappo uno storno. + +La concessione generosissima del governo per le Tombole è arrivata +tant’alto, che i villaggi regolati da un povero sindaco hanno anch’essi +la loro Tombola di cinquanta o cento napoleoni. Poco importa se +i concorrenti giuocatori lascino perir di fame la sera la povera +famigliuola, o vadano alla strada il dì innanzi per tentar la fortuna; +basta che il governo bazzichi il terzo o il quarto di tutto quello che +si è introitato; per il rimanente caschi il mondo che non vi è nulla a +ridire. Le riffe private e pubbliche sono così frequenti e numerose, +che è proprio una vergogna tollerarle ulteriormente. Il governo ha +fatto sembiante di proibirne la esecuzione. Ma sapete perchè? per +la viltà di rubare anche in quelle un quinto almeno di diritto di +registro, la cui tassa sana l’immoralità di codesto abuso. + +Checchè si voglia dire in contrario, la Francia, con tutto che venga +tiranneggiata dall’attuale re costituzionale, è la prima nazione civile +di Europa. E la Francia ha già da qualche tempo abolito il giuoco del +lotto. Ogni nazione deve imitare ciò che vi è di buono nelle altre. +E così si fanno progressi; diversamente, in luogo di andare avanti +presto, faremo il passo della testuggine, o meglio quello retrogrado +del gambero. + + +CAPITOLO VI. + +DELLE DOGANE. + +Le dogane sono istituite in tutti i governi. Lo Stato deve aver le sue +rendite, colle quali poter soddisfare ai gravi impegni ed obblighi cui +soggiace. È un lamentarsi ingiustamente per questo genere di pagamenti, +ai quali fa duopo che i sudditi si sottopongano volonterosamente. + +Ma per render meno onerosa questa imposizione, occorre che il governo +adotti un sistema di umanità il più possibilmente generoso. Le +vessazioni che continuamente vengono fatte e dai ministri doganali +e dalle guardie di finanza, rendono troppo odioso ai popoli questo +ramo, ed il rancore degl’individui si scarica sempre a danno del +Governo. Le tasse debbono esser più proporzionali, la piccolissima +industria nazionale più favorita, il sistema di proibizione abolito, +annullato il monopolio dei pochi, che è sempre a danno di molti. È +necessaria la istituzione di un regolamento doganale, che il pubblico +deve conoscere per norma propria. Gli editti, le circolari, che +servono attualmente di codice agli uffiziali delle dogane, sono una +raccolta di massime contradittorie, incerte, ingiuste, sempre oscure +e misteriose. Frequentemente avviene che la tesoreria o modifichi o +deroghi certe leggi che sono a notizia di molti, e non accade mai, +o quasi mai, che e la modificazione e la deroga si facciano note al +pubblico; ond’è che un buon numero di persone viene preso a questa +insidia che il Governo tende, e quindi si estorcono multe sanguinose, +si fabbricano processi e criminali e civili, e si tradisce la buona +fede dell’onesto commerciante e del buon cittadino. Il modo di +procedere verso i contravventori alla legge ed i contrabbandieri è +tirannico, vessatorio, degno della sacra Inquisizione. Se qualcuno che +si trova ingiustamente gravato osasse muover lite contro la Camera, il +giudizio è sempre contrario se (come il più delle volte accade) emana +dal tribunale della Camera stessa. Ove poi per mirabile o fortuito +caso il giudizio fosse favorevole, le immense spese a cui l’attore +soggiacque non gli sono rifatte mai, perchè è massima che il Governo, +sebbene abbia il torto, non debbe compensare i danni di quello che +dovette spendere molta somma a farsi render ragione. Solito abuso +di potere ed infame amministrazione di giustizia. Viene confuso il +contrabbandiere di professione, che ruba moltissimo all’erario, col +privato cittadino che froda una piccola tassa sopra un genere di valor +minimo che serve ad uso proprio. Nè mi si opponga che esiste pure +una circolare recente di un tesoriere espulso, colla quale si faceva +intendere ai ministri e alle guardie doganali che non si avessero ad +irritare i privati con vessazioni per frodi di piccol valore; perchè +io vi so dire che tanto i ministri, come le guardie sono veramente una +masnada di ribaldi, che minacciano, battono, uccidono per bagattelle +da nulla, per certe bazzecole il cui dazio frodato non reca il minimo +danno all’erario. Anzi cotestoro pigliano di mira più particolarmente +i piccoli contrabbandi, perchè quasi sempre complici delle grandi +contravvenzioni; con questo fanno un lucro grandissimo, con gli altri +non percepirebbero nulla. È proprio doloroso il trovarsi, come è +accaduto a me, ne’ confini specialmente di Toscana e di Napoli, a +vedere un’orda di sfrenati soldati italiani, correr dietro a certi +sciaurati contrabbandieri, italiani anch’essi, batterli specialmente, +ed anche ucciderli per toglier loro un fardelletto, che poi si trovava +contenere una dozzina di scodelle di terra, o una mezza libbra di +generi coloniali, o qualche otre contenente poche libbre di olio +fetidissimo. + +Io fremo d’indignazione quando sopra gli uffici doganali miro le +insegne di santa Chiesa, e penso che da quei luoghi escono ordini +disumani, ministri avari, ladri, uccisori de’ propri fratelli, persone +che mancano di pietà, di religione, di modestia, di civiltà. Io sempre +ricordo a quella vista i sublimi concetti di quel nostro Allighieri, il +quale parlando appunto di queste sante insegne, di cui il governo de’ +preti sì abusa, esclama, pieno di fuoco, in bocca di san Pietro: + + Non fu nostra intenzion c’a destra mano + De’ nostri successor parte sedesse, + Parte dall’altra, del popol cristiano: + Nè che le chiavi che mi fur concesse + Divenisser segnacolo in vessillo, + Che contro i battezzati combattesse. + Nè ch’io fossi in figura di sigillo + A privilegi venduti e mendaci, + Ond’io soventi arrosso e disfavillo. + +Accade frequentissimamente che misere famigliuole di campagna, prive +di un obolo, arrischino di raccogliere qualche libbra di acqua salata +nelle tante sorgenti che sono sparse in certi luoghi delle province, +e se ne servano per farne un amarissimo e disgustoso cibo, facendovi +cuocere o pochi vegetabili, o un poco di farina gialla. Non è a dire a +quanti barbari trattamenti vengono sottoposti questi disgraziati. Poca +cosa sarebbero le battiture, le ferite che riportano dagli scherani del +papa, o da quelli del duca appaltatore. Quegli infelici vengono molte +volte uccisi sul luogo del contrabbando, ed i rei non solo non vengono +puniti, ma talora furono decorati con croci, o nastri da cavalieri, e +regalati con danaro. + +Io non dico menzogne; i fatti che racconto sono autentici, noti a +tutti, vanno per le bocche di tutti, e tolgono ogni volta al Governo +mille buoni partigiani, che in avanti avrebbero data la vita a sostegno +della santa Sede. + +E, per far ritorno alle dogane pontificie, conchiudo che istituiti, +ordinamenti giusti e chiari, abolito il sistema proibitivo, diminuite +certe tasse di generi che a noi mancano, aumentatene alcune altre +per cose di minor conto e di lusso, emanate leggi severe contro i +ministri vessatori e violenti, regolata la procedura civile e criminale +che ha luogo a carico de’ contravventori, può questo ramo rifiorire +onorevolmente, ed esser meno gravoso, ed anche accetto ai sudditi +pontificii. Sono qua e là per lo stato impiegati pieni di capacità, +atti a proporre riforme; e deve il sovrano eccitarli a presentare +analoghi regolamenti, da farsi poi ad altri considerare prima che +vengano adottati. — + + +CAPITOLO VII. + +Questo capo io avevo riservato per parlare degli uffici del censo, +catasti, ipoteche, archivi. + +Simili instituzioni essendo basate sopra savi principii che il Governo +nostro ha già da qualche tempo adottati, io mi esimo dal farne parola. +Pochi miglioramenti saranno necessari nella parte pratica, per dire che +in questo ramo vi è perfezione. Il Governo non deve però tralasciarli, +e dimandi ed accetti ed adotti quelle riforme che saranno necessarie. +Anche in codesti uffici abbiamo impiegati abilissimi, ottimi, per dare +utili e saggi consigli. + + +CAPITOLO VIII. + +POLIZIA. + +Non è da far maraviglia se, avendo noi veduto la mostruosità d’un +codice criminale, la mancanza di un codice civile, la insussistenza +di regolamenti doganali, ora diciamo che la Polizia non abbia neppur +essa un codice che serva di direzione agli ufficiali reggitori, e sia +di guarentigia alla sicurezza privata e pubblica de’ cittadini. Qui +è dove l’arbitrio e l’insolenza e l’oppressione del Governo spiccano +mirabilmente. La Polizia è il nucleo della tirannide pontificia. In +ogni capoluogo di provincia, in ogni città, in ogni terra, in ogni +villaggio sono impiegati politici, nelle persone de’ legati co’ loro +direttori, in quelle dei delegati co’ loro segretari, ne’ governatori, +nei priori comunali, ne’ sindaci. + +La forza di Polizia, ne’ luoghi ove esiste, dipende immediatamente +da costoro, colla differenza che ognuno de’ capi è in relazione +diretta coll’immediato superiore. Più è sublime il grado di quello +che rappresenta nei luoghi la persona del sovrano, più è grande la +indipendenza di lui, maggiori gli arbitrii, più ristretta la libertà +individuale, meno garantita la sicurezza personale. + +Un capo di Polizia, appunto perchè non vi è un codice, può far tutto. +Egli s’immischia in affari civili, criminali, religiosi, economici, +politici, privati, pubblici. + +Qualunque misura può adottare in via politica, qualunque violenza può +commettere, senza che niuno possa richiamarlo, rimproverarlo, perchè è +sempre in grado di poter in apparenza giustificare un’imprudenza, una +imprevidenza, un arbitrio, una soperchieria. + +Un dicastero di Polizia è più infame del tribunale del santo Officio. +Sia pure assurdo, contrario alla giustizia, immane il procedere di +quest’ultimo, sarà sempre vero che egli ha un sistema, una norma nel +procedere, una regola da seguire. La Polizia carcera un individuo, lo +bandisce da un paese, lo sorveglia, gli nega un foglio di passo, lo +ristringe dentro un territorio, lo diffida da esercitar diritti civili; +gli nega di portar armi lecite, si oppone alla di lui istruzione, lo +priva d’impieghi onorevoli, di cariche conferitegli da un Consiglio, +lo costringe a non uscir di dotte, a non farsi attore in teatro, lo +annienta, lo distrugge. + +La Polizia v’intercetta lettere agli uffici postali, le legge, le +ritiene, o ha la sfrontatezza di consegnarle dissigillate. + +A qualunque ora può entrarvi in casa, cercarvi nella persona, nelle +cose, s’impossessa di oggetti, di scritti, di libri, di armi, di denaro. + +La Polizia a capriccio fa chiudere officine, caffè, bagordi, ridotti, +impedisce giuochi leciti ed illeciti; si oppone quando lo voglia ad +ogni onesto ricreamento de cittadini, vietando musiche, cantori, balli, +riunioni decorose e lecite. + +La Polizia impone ad arbitrio tasse sui caffè, locande, bettole, +trattorie. Instituisce multe a capriccio fuori di leggi note, +all’insaputa del Governo superiore e della Suprema di Stato. La Polizia +fa pagare i permessi di permanenza a periodi arbitrari, con tasse +diverse per ogni paese, per ogni individuo, secondo la matta volontà di +un legato o delegato. + +La Polizia vi fa pagare i visti sui passaporti, impone tasse, multe +dove crede, sempre fuori di nota legge, a piacer suo, a posta propria. + +Io non so dir di più. La Polizia, che in uno Stato ben regolato è +un officio necessario, quando sia diretto da un codice imparziale, +conosciuto da tutti, nel nostro è luogo tenebroso, misterioso, composto +da persone odiate, da capi inetti e timidi, da commissari atroci ed +iniqui, da ispettori fanatici e ribaldi, da spie vili e calunniose, da +ribaldaglia scellerata, tolta dal lezzo delle città, dalle carceri, +dalle galere. E quantunque poco religiosamente, ben a ragione un autore +vivente dice «che se Dio lo avesse chiamato ne’ dì della creazione, +egli lo avrebbe consigliato a formar col limo più vile, impastato +col veleno della vipera e del rospo, i commissari di Polizia, perchè +non avessero avuto il diritto di dire di esser formati ad immagine e +similitudine sua». + +A me, che debbo trattar sempre le cose sui principii generali ed +indeterminati, non rimane altro ad aggiungere in questo spaventevole +titolo. Un codice di polizia è lavoro altamente scabroso per la +facilità in cui si può incorrere a stabilire ordinanze arbitrarie, che +offendono la libertà dei cittadini. Ciò nondimeno non ne è impossibile +la compilazione. Un poco di bene vi è a ricavare dalle costituzioni dei +regni civili, un po’ se ne può trarre dai codici del cessato Impero, +molto posson fare i dotti politici dello Stato. Comunque sia, questo +libro è di necessità pel nostro Governo. Esso deve stare fra i primi +ordinamenti civili che il nuovo papa sarà per darci, perchè non vi può +esser miglioramento dove si fasciasse sussistere una Polizia qual è la +presente, che, come dianzi dicemmo, è nucleo di tirannide formidabile. + +Dunque ai capi di Polizia, mi si opporrà, non sarà dato mai deviare +alcun poco da questo codice particolare, il quale non potrà poi +contenere tutti i fatti parziali possibili ad accadere in un luogo, +in una città popolosa, faccendiera? Essi, quando il loro libro non +consideri qualche evenimento particolare, devono farla da autorità +conciliatrici, sentir sempre le parti che fra di loro contendono, e +negli altri casi adoperare misure prudenziali, in cui l’arbitrio, +se deve aver luogo, non offenda l’individuo, od arrechi il minimo +dispiacere possibile. + +Lo stesso vagabondaggio, tanto trascurato dalle Polizie moderne, +ha diritto a pretendere che l’arbitrio operi nel minimo grado +sugl’individui che lo compongono, e quelle misure che la Polizia +dovesse pigliare contro di costoro avrebbero ad essere sempre piene +d’umanità, tendenti solamente a prevenire i delitti e ad assicurare la +tranquillità pubblica. E chi fosse così generoso da pubblicar presto i +fondamenti elementari di un tal libro, ben meriterebbe della patria. + + +CAPITOLO IX. + +CARCERI. + +Quando si dice da noi che un individuo rimane sostenuto sulle prigioni, +tosto subentra un’idea di un patire grandissimo, e si grida alla +tirannide, all’abuso. Già altrove notammo che le prigioni ed i luoghi +di condanna nello Stato pontificio sono luoghi orridi, malsani, oscuri, +obbrobriosi all’umanità. + +Ora è da avvertire che in codeste sucide carceri sono sempre confusi +il reo coll’innocente; un primo delinquente col delinquente abituato; +l’uomo educato con quello della plebe; il reo di grave delitto col reo +di lieve colpa. + +Senza poter pretendere che il Governo adotti un sistema penitenziario, +quale lo vogliono le colte nazioni d’oggi, mi par giustizia che i +sudditi possan chiedere una riforma notabile su questo proposito; +che le carceri debbano essere salubri; che vi sian da per tutto case +di correzione per gli eccessi d’insubordinazione; che debban esser +distinti i rei dagli accusati, quelli che già furono condannati da +quelli che nol sono. + +La carcere pei meri accusati debbe essere un luogo di reclusione +comodissimo, lauto il trattamento, molta la libertà, con la cautela di +sorveglianza per non informare il processo, ed altre condiscendenze. +Poichè se dalle risultanze del processo avesse poi a dichiararsi la +innocenza di un inquisito, con qual giustizia si sarà potuto aggravare +sopra la persona di questi un soverchio rigore; e così anche pei +condannati? Minore indulgenza sarà d’uopo per essi, ma locali sani, +vitto salubre, abbondante, nettezza nel vestiario, nelle persone, nelle +cose. + +E quello che non ho notato nel capitolo sul regolamento organico e di +procedura, noterò adesso, cioè la necessità d’una maggiore speditezza +nei giudizi, colla istituzione dei tribunali criminali esclusivi, +poichè ogni giorno di carcere che subisce un accusato, il quale poi +fosse dichiarato innocente, è un’ingiustizia che grida vendetta +avanti il cospetto di Dio. Io credo che non possa esservi cosa più +orribile ad un uomo di vedersi rinchiuso, e malamente trattato, +fra persone delittuose, colla coscienza della propria innocenza. E +perchè il legislatore non ha da immaginare quadri così luttuosi e +di abbominazione? forse sono poco frequenti i casi d’individui che +furono rinchiusi per mesi ed anni o per arbitrio delle polizie, o per +negligenza di processanti, o per incuria di tribunali, che poi non +furono rinvenuti rei, anzi furono dichiarati innocenti. + +E in questo articolo, sebbene dovesse avere un posto particolare, mi +piace aggiungere che i delinquenti i quali subirono una condanna, +nell’uscir che fanno dalle prigioni non arrivano mai a godere dei +diritti civili, o per mancanza del Governo o per il pregiudizio della +società. È quindi ben necessario che il sovrano istituisca lui, o +favorisca la istituzione de’ patronati, la quale è diretta a far +proteggere gl’individui che uscirono dal carcere, a sorvegliarli +paternamente, a sovvenirli, a procurar loro occupazioni, impieghi, a +prevenire insomma, che, stretti da necessità e scontenti della mala +accoglienza che ricevono, ritornino a commettere delitti e a diventare +malvagi e pericolosi cittadini. + +Credo che la carceri del santo Ufficio siano attualmente le ordinarie +prigioni dei vescovi o quelle governative. Da che non usan più gli +auto-da-fè, io non presto fede alle fandonie che si raccontano rispetto +ai carcerati per delitti religiosi. Comunque, è obbligo del Governo, +finchè non abbia abolito interamente il santo Ufficio (ciò che deve +far presto) d’impossessarsi di quei prigioni, sostenerli nelle carceri +ordinarie, e punirli proporzionatamente secondo i loro delitti, essendo +giusto che in materie religiose debba esser tolleranza da parte del +Governo, ma rispetto sommo dal lato dei sudditi. + + +CAPITOLO X. + +RELIGIONE. + +Il presente capitolo discende molto bene dagli ultimi periodi del +precedente. Dissi dell’obbligo che hanno i cittadini a rispettare +la sacrosanta religione degli avi nostri, e della tolleranza che il +Governo aver deve per le opinioni religiose. Io non so come non si +debba esser perfetto cristiano da colui che intese pel verso suo la +santa legge del Vangelo. Io ti adoro, religion santissima di Gesù +Cristo, credo alla santità della tua legge, imploro di morire nel seno +della santa + +Chiesa, di essere sepolto tra’ miei padri, di profittare delle preci +de’ fedeli, dei suffragi dei santi ministri, di godere la celeste +gloria del paradiso; questa è la profession della mia fede. Con tutto +ciò, siccome le volontà degli uomini sono libere per concessione +divina, e perchè alcuni ciecamente discredono dalle massime della +Chiesa, questi non si devono costringere col ferro e col fuoco a +credere in Gesù Cristo: si tengano però obbligati a rispettare in tutto +e per tutto le pratiche nostre religiose, le opinioni, il dogma, la +dottrina cattolica. I contravventori si debbono punire dai tribunali +ordinari con pene proporzionate risultanti da un filosofico titolo di +codice che il nuovo papa ci darà. — Questo capitolo sulla religione +importerebbe esso solo un grande volume, ove si volesse discorrere +di tutti gl’inconvenienti che sono nella disciplina e nelle pratiche +ecclesiastiche. Io accennerò per sommi capi quelle cose che mi sembrano +più degne di rilievo, e sulle quali possono adottarsi provvidenze +utilissime. + +I vescovadi non son ben distribuiti nel nostro stato. Un immenso tratto +di paese, e per ordinario quello che avrebbe più bisogno d’un pastore, +ne è privo. In altri luoghi sono frequenti poco men che le parrocchie. + +Le rendite di alcuni vescovadi sono scandalosamente strabocchevoli, +quelle di alcuni altri sono per la parsimonia indecenti: qui il rimedio +è facile. Si erigano nuove chiese episcopali dove il bisogno lo esiga, +ed alle chiese straricche si tolga la rendita per quelle. Sia, se non +un perfetto pareggio in tutti i vescovati, almeno un poco di equilibrio +che modifichi il fasto di alcuni vescovi, incoraggisca l’animo di altri. + +Il popolo ignora i fondamenti di nostra santa religione. Causa n’è +specialmente ne’ piccoli luoghi la vergognosa inerzia dei parrochi, che +non ispiegano il catechismo e che non danno istruzioni individuali ai +teneri ragazzi. I signori vescovi sorveglino con rigore la condotta di +questi pastori, fra i quali io conosco invece certi lupi che consumano +molto lautamente il gregge a loro affidato. Vi sia una dottrina di +facilissima intelligenza, sia adottata universalmente in tutte le +diocesi, nè si permetta ai vescovi di aggiungervi, o togliere, o +modificare le massime che vi sono dichiarate, perchè, sebbene io +creda che lo scopo di queste riformazioni sia sempre santissimo, pure +ingenera grande confusione nelle menti grossolane del volgo, che +impara poi di mala voglia, o non comprende d’aver creduto santamente +in passato, e sente rimorsi per un errore che non ha commesso: come +non ha guari accadde in una vasta diocesi, nella quale uno zelante +vescovo volle cambiare le parole degli atti di fede, di speranza e +carità, ed i diocesani volgari si spaventarono orrendamente temendo di +esser dannati, perchè prima non seppero bene, poi per la difficoltà +ad imparare il vero. L’ammissione al clericato ed al presbiterato si +fa senza troppo considerarvi sopra dai vescovi. Il clero dello stato +pontificio è il più ignorante di tutto il clero cattolico, salve poche +eccezioni. Basta avere studiato gramatica latina, e saper quattro +pagine di un libro qualunque di morale per diventar prete e canonico e +confessore. E con quanto danno della religione, ognuno che abbia fior +di senno sel può da sè medesimo considerare. Però al sacro ordine del +presbiterato non si dovrebbero promuovere che quelli i quali, avendo +prima dato saggio di una savissima condotta, fecero poi i loro studi in +perfetta regola, e si sottoporranno a rigorosissimo esame delle scienze +filosofiche, morali, dommatiche, teologiche. + +E con questo rimane anche provveduto in appresso ad una buona scelta di +parrochi di campagna, dove si vedono talora certi ignoranti, i quali +insegnano in buona fede eresie e massime erronee al ceto de’ contadini, +che in vero avrebbe bisogno di una istruzione religiosa purissima, per +essere nelle campagne stesse la demoralizzazione pervenuta al massimo +grado. + +La collazione de’ benefizi sia un po’ più equamente distribuita, nè +si tolleri l’abuso di veder pochi straricchi di rendite per molti +benefizi, ed altri averne un solo miserabile, capace appena di campar +la vita di un individuo. + +Le confraternite, arciconfraternite di Roma e provincie sono un +semenzaio di ribaldi, che fomenta le dissensioni cittadine, son cagione +di un mal inteso fanatismo religioso, origine di scandali obbrobriosi. + +Queste vengano abolite; si lascino sussistere le sole antichissime del +santissimo Sacramento e della buona morte, e le rendite delle compagnie +servano allo stato per isdebitarsi in parte con gli usurai ai quali si +vendè il morto papa. + +Sonovi anche certi ordini religiosi che hanno rendite immense. Se +non temessi di osar troppo, direi che si abolissero per isdebitar lo +stato colle ricchezze di costoro. Ma i Gesuiti, oh i Gesuiti, sì, è +necessità che sian soppressi, distrutti fin dalle radici, disperdutane +la memoria. Pio VII col restituirli, sperò, il santo pontefice, che +si fossero corretti de’ loro vizi, che avessero ripigliati i santi +principii co’ quali istituì il loro fondatore. + +Adoperar parole contro di costoro dopo quel che ne scrissero autori +gravissimi ed ortodossi mi sembra affatto inutile. Chiunque sarà per +essere il nuovo papa ei non potrà stare felice in trono se non imita +quel Ganganelli di sacra memoria, che, prima di risolversi alla loro +abolizione con quel suo celebre breve _Dominus ac Redemptor_, li studiò +profondamente, li conobbe indegni di rimanere, trovò essere necessità +la loro distruzione. + +E poichè siamo a parlar de’ frati, io debbo ricordare che vi è grande +abuso nell’accettazione di nuovi confratelli, e somma imprudenza nel +farli professare in età troppo verde. Io non dubito di asserire che se +un pontefice promulgasse una legge nella quale autorizzasse i frati di +tutti gli ordini a restituirsi al secolo, i conventi rimarrebbero quasi +vuoti. Tanto sono essi pentiti di trovarsi adulti colà dove adolescenti +giurarono di morire. Niuno faccia il voto solenne se non a trent’anni. +Quest’è l’epoca della vita in cui l’uomo difficilmente s’inganna nella +scelta del suo stato. + +_Nemo militans Deo implicet se negotiis saecularibus_. Con questo +insegnamento, che è pur chiarissimo, è insopportabile l’abuso di alcuni +preti d’immischiarsi non solo in affari politici, economici, ma di +abbassarsi perfino alcuni di essi in affari di commercio, in monopolii, +in negozi di cambio, e via discorrendo. Ve ne ha taluno che, lasciato +da parte l’ufficio divino e la santa messa, padroneggia nelle campagne, +servendo, in qualità di fattore o ministro, un qualche grande, a cui +presta poi anche il servizio di cappellano confessore, Dio sa con +quanta riprovevole indulgenza! + +Questo è costume frequentissimo, specialmente nelle provincie +dell’Umbria e della Marca. + +Il nuovo papa ammonisca severamente i vescovi contro un abuso ch’è +nocivo alla santa religione. + +Le funzioni religiose non si eseguiscono sempre con quel decoro +che esige la casa di Dio. Tranne alcune chiese cattedrali, dove il +cerimoniale è con qualche esattezza osservato, negli altri luoghi, +pochi preti, con paramenti indecenti, senza niuna esattezza e +regolarità, si fanno lecito di praticare le più auguste funzioni della +Chiesa con iscandalo degli spettatori, ai quali la funzione stessa +diventa argomento di scherno e di motteggi scherzosi. + +È però necessario che ogni chiesa matrice, anche de’ piccoli luoghi, +sia fornita di tutto il bisognevole, e di un numero bastevole di +ministri per la esecuzione delle pubbliche funzioni, e ne venga +impedita la pratica per prevenire la derisione de’ troppo satirici +secolari. + +Tutto ciò sia sottoposto alla severa sorveglianza de’ vescovi. + +E per chiudere questo articolo, nel quale infinite cose si potrebbero +dire, ove se ne dovesse fare un trattato, dirò che interessa alla santa +religione nostra: che i ministri del culto sien esemplari in tutto, +pii, dotti, devoti, da poter servir d’esempio e modello a tutti gli +ordini civili dello stato. + +Che certe pratiche minute di devozione, certe riunioni superstiziose +sono sempre a danno di una soda e ragionevole credenza. + +Che la tolleranza di alcuni pregiudizii, il favore che si accorda a +certi miracoli, a certi santuari, l’opinione che si vuol mantenere +su certi prodigi non verificati, son cose tutte di particolare +speculazione di alcuni, e di superstizione per altri e di +raffreddamento religioso per tutti. + +Per ciò, un nuovo pontefice, se deve esser cauto nella remozione di +tanti abusi, non deve però trascurare di sradicarli a tempi opportuni, +sotto favorevoli condizioni. Il ritornare la religione cattolica alla +primitiva semplicità è desiderio onesto che il papa deve favorire. +Senza di questo il protestantismo potrebbe arrivare ad aver un +vantaggio sopra di noi, e con danno della verità, della pace del mondo. + + +CAPITOLO XI. + +ISTRUZIONE. + +Se Leone XII non avesse fatto altro nel suo regno che la bolla _Quod +divina sapientia_, esso meriterebbe per questo solo di essere appellato +papa di santa memoria. + +Infatti prima che da lui si promulgasse il regolamento sugli studi, +la istruzione era sotto un’epoca di mortificante deterioramento, +irregolare il corso delle scuole, massimi gli abusi, infiniti i +privilegi a certi comuni, a certi luoghi, ed anche ad alcuni privati, +di conferir lauree in ogni ramo di scienza. Egli soppresse codesti +inutili diritti, ristabilì alcune antiche università, richiamò gli +antichi licei, istituì accademie, ordinò norme e leggi anche sulle +scuole private. + +Ma ogni radicale riforma è difficile che sul momento riesca perfetta, +ond’è che egli lasciò ai vescovi la presidenza in tutto il ramo +dell’istruzione, e qui il buon pontefice errò, fors’anche per colpa de’ +tempi. + +La piccola istruzione fu anche troppo negligentata, ed i metodi +proposti non sono dell’attualità. + +Il nuovo papa vedrà di per sè quanto sia assurdo far immischiare i +vescovi nella pubblica istruzione. La loro missione dev’essere tutta +religiosa, e l’educazione scientifica de’ giovani ha bisogno di +tutt’altri direttori che non sono i vescovi. + +E così dicasi de’ metodi ne’ primi studi. + +Quando le cose vecchie non son buone in confronto delle nuove, queste +debbono preferirsi. Le scuole di mutuo insegnamento sono da preferirsi +pe’ giovanetti, ed i sistemi frateschi sono da abolire nelle scuole +di filosofia. Non c’illudiamo. L’influenza del buono sarà sempre +preponderante, ed i falsi metodi se non si aboliscono, vanno a cader +da loro; colla differenza che se i giovani studieranno su buoni e +retti principii, saranno dotti e savi cittadini, se saranno istruiti +falsamente, la tendenza del secolo gli farà correggere da loro stessi, +ma di non tutte le massime erronee si spoglieranno, nè saranno i +migliori cittadini e i più buoni cattolici. + +Le università abbisognano di cattedre di che mancano; tali sono una +scuola di letteratura, di economia pubblica, di diritto delle genti, di +diritto naturale, ecc. + +Si vuol più cautela nell’accordar permissioni per istruire la gioventù. +Quanto è lodevole l’insegnamento dei padri Barnabiti e Scolopi, +altrettanto sono nocivi i principii di alcune scuole pubbliche e +private, sieno del sesso maschile o femminile, e troppo si è larghi +da per tutto nel concedere autorizzazione a questo fine. Un’apposita +congregazione provinciale deve sorvegliare il ramo dell’istruzione, +ed ogni paese deve avere sue deputazioni che dipendano da quella. — +La congregazion degli studi in Roma sia anch’essa composta di dotti +ed onesti secolari, ed abbia il supremo potere su tutte le scuole +dello stato. Con questo mezzo si perfezionerà il sublime progetto del +buon Leone XII, ed il nuovo papa si avrà il merito di esser nomato il +riformatore degli studi. Mi riman solo una cosa da avvertire su questo +argomento, e poi do termine. + +In tutte le università si adopera un’indulgenza troppo nociva +nell’accordar le lauree. Moltissimi dottori sono ignoranti. Per +porre una remora all’abuso de’ collegi esaminatori, gli esami sien +pubblici, e le dissertazioni per lauree sieno scritte su tema dato +improvvisamente, e corra l’obbligo all’università di pubblicarle in +istampa a proprie spese. + +Questo è l’unico modo per evitare che i professori e gli esaminatori +abusino, ed è cagione ancora che i giovani studino con profitto per ben +proprio e per utilità della patria. + + +CAPITOLO XII. + +TRUPPE. + +Lo stato nostro, di sua natura pacifico, diventerebbe tranquillissimo e +sicuro quando siano accordati ai sudditi quei miglioramenti che vengon +dimandati dall’attuale incivilimento. È per questo che la santa sede +può abbisognare di poche truppe, che si posson comporre seguitando +ad attenersi al sistema di accettare i volontari che si presentano, +adoperando maggior cautela nel ricevimento, ed escludendo quelli che +mancano di documenti che comprovino una buona condotta. + +Io penserei che si potessero anche ricevere individui che furono già +inquisiti, o la condotta dei quali è sospetta ai magistrati politici là +dove essi sono domiciliati. Ma di cotal razza di soldati si dovrebbe +fare un battaglione a parte, regolato da disciplina militare più +severa, e sorvegliato con maggiore attenzione. Così da cattivi soggetti +si potrà trarre buon profitto, si riformerebbero i loro costumi, e +col tempo si restituirebbero alla società cittadini purgati, degni +di considerazione. E se il papa dovesse combattere contro i nemici +della santa sede, di quali truppe si servirebbe egli all’occorrenza? +Il ciel volesse che il papato diventasse militare per Italia nostra! +Ma qualunque potesse essere il bisogno ne’ papi di aver truppe, io +vedo che lo stato potrebbe, all’occorrenza, aver buoni soldati, se, +adottando una specie di coscrizione municipale, col titolo di truppe +urbane facesse in ogni luogo iscriver ne’ ruoli secondo le leggi di +coscrizione coloro che vi debbono stare, ed obbligasse gli arruolati +ad esercitarsi nelle manovre militari, dirette da pratici istruttori, +che non mancano in alcun comune. Così il governo potrebbe calcolare +all’occorrenza su truppa regolare ed abituata all’esercizio dell’armi, +facendo che i coscritti si prestassero ad ogni chiamata dello stato, +che li armerebbe regolarmente alla opportunità. Io credo che la più +parte de’ lanzi che l’imperatore manda a soccorrere il papa, quando +i sudditi gli si ribellano, siano corpi di riserva che i capi delle +municipalità fan chiamare, forse a suon di campane, allorchè il governo +ne abbisogna. Da tutto ciò ne emerge che le truppe straniere devono +esser subito congedate, e tolto così una profonda cagione di rancore ai +popoli, che a malincuore sopportan la presenza di codesti mascalzoni, +vergogna e disonore della patria libera da cui vengono. + +Appena si crederebbe da chi non è statista che un buffo regno come il +nostro, di poco più di due milioni d’individui, abbia due diversi corpi +di truppe politiche per la sicurezza dell’interno. E molto meno si +crederebbe che sianvi paesi sforniti affatto di soldati di polizia, per +lo che il reggimento civile in questi luoghi non ha sostegno di sorta, +ed è libero a tutti di fare almeno quel che si vuole senza dipendenza +dell’autorità. + +Lascio degl’inconvenienti che accadono fra i diversi corpi politici, +i quali fra di loro non si ricambiano stima, anzi si aborrono +cordialmente. + +Lascio dei privilegi che si accordano ad un corpo di questi, all’altro +si negano. + +Ma prudenza di governo è quella di lasciare certe terre e castelli +popolatissimi senza l’ombra di una guardia e in balia di loro stessi +i popolani di que’ luoghi? Anche qui mirabilmente spicca l’egoismo di +Roma. Colà sono migliaia di soldati di ogni arma solamente per pompa, +per inutile lusso, per far corte al papa, ai cardinali, ai prelati, ai +capi dello stato-maggiore. + +Perchè non si debbono egualmente distribuire le truppe per lo stato e +lasciarne solo un maggior numero nella capitale per decoro e servizio +delle corte? Perchè il governo non se ne serve a far scortar le +diligenze, e garantire con una buona mano di dragoni il danaro che i +privati inviano ne’ luoghi con quel mezzo mal sicuro? + +È poca ingiustizia dello stato il far pagare a due per cento il +trasporto dei danari, e poi non garantirli in caso di assassinio? In +luogo di due finanzieri, perchè la polizia di Roma non fa scortare da +otto dragoni le diligenze ed i corrieri? Indicati gl’inconvenienti in +questo titolo, ne emergono facili le riforme. Il nuovo papa le adotti +se brama sentirsi nominare papa e re galantuomo. + + +CAPITOLO XIII. + +APPALTI. + +Non v’è economista che non gridi la croce contro gli appalti. Tutto +il lucro che rimane all’imprenditore è a danno dello stato e dei +sudditi. Poi le angherie dei privati contro il pubblico, alienano gli +animi dal cuor del sovrano. Sono infiniti i mali insomma che da questo +falso sistema provengono. Io piglierò ad esempio l’amministrazione de’ +tabacchi. Un recente signore ne è l’appaltatore. Arricchitosi non si +sa come, esercitando i suoi una servilissima arte, poi divenuto ricco +banchiere e duca, dando ad usura ai papi il suo oro mal’acquistato, +facendo mostra di generosità co’ primi piaggiatori di Roma, prodigando +a tempo utile qualche elemosina al popolazzo, allogando di tempo in +tempo lucrose opere ad artisti, profondendo danaro scaltramente in +società brillantissime, oscurando il lustro dei veri principi romani, +arrivò costui a padroneggiare lo stato e rendersi devoti i capi di +tutti i dicasteri, ad estorquere concessioni e privilegi dalla corte, +e farla, in fine, con pochi altri vili satelliti, da vero tiranno, e +soperchiatore in tutti i dominii della santa sede. + +I di lui agenti hanno demoralizzato tutti i buoni e schietti abitanti +che sono lungo il lido del mare dal Tronto a Comacchio e sull’altro del +Mediterraneo. Ha istituito una polizia composta di sgherri armati, i +quali abusano della protezione che loro accorda il governo. Ha posto +la diffidenza nelle famiglie, il sospetto fra gli amici e parenti, ha +favoreggiato lo spionaggio, ha comprato i tradimenti, ha tradito la +buona fede dei sudditi, ha tolto all’amore del governo mille cuori +devotissimi. Ha corrotto magistrati, ha sedotto soldati, ha sacrificato +molti individui, ha immiserite comode famiglie, ha deteriorato il +commercio di mare, l’industria pubblica e privata. + +Che più? Ha turbato colle sue perquisizioni la sacra pace dei +religiosi, delle vergini di Gesù Cristo, le ceneri de’ defunti. + +Dio mantenga il di lui tremendo giudizio sopra di costui, e non gli +accordi mai quella prole che agogna!! + +Gli appaltatori degli altri rami sono anch’essi più o meno dannosi allo +stato, sia dal lato economico, sia dal lato morale. Ma la perversità è +massima nell’amministrazione de’ tabacchi, ed è argomento di gravissimi +scandali, da che l’imbecillità di un papa egoista ne die’ la privativa +all’appaltatore presente. + +Io ho sentito parlare di progetti su questo argomento che mi sembrano +molto utili allo stato. Ignoro se siano facilmente eseguibili, ma se +il governo ne farà argomento di disquisizione con persone atte a dar +consigli, mi par probabile di poterli effettuare. + +Intendo parlare della libertà di commercio sui tabacchi e sui sali. + +Poniamo che il governo abbia un milione netto di rendita sui sali e +tabacchi. Istituisca una tassa provinciale proporzionata, che renda +allo stato quello che introita coll’appalto, ed i sudditi saranno ben +contenti di fare un pagamento di poco rilievo a rate, e scegliere +e comprare dai più esatti industriosi sia il sale, sia il tabacco, +che sarà sempre abbondante nello stato, ed a prezzo tenuissimo. Se +si ha a dir la verità, i tabacchi dello stato pontificio sono per +avventura migliori di tutti quelli degli stati italiani. Ma i prezzi +loro enormissimi, ed i tabacchi che costerebbero lieve somma, sono di +pessima qualità, insopportabili, da non poterne far uso. + +Quando la fabbricazione de’ tabacchi era libera, v’era fra i +commercianti una gara utilissima, venivano occupati sperimentati +artisti nazionali, e in questo maleaugurato bisogno del popolo si +provvedeva con soddisfazione dell’odorato, e con moderatissimo +incomodo delle borse. Lo stesso dicasi del sale. Ogni industriante +aveva un interesse a fabbricarne dell’ottimo, e non si vide altro che +in quell’epoca portata a perfezione l’operazione di questo genere +necessario, o introdotto nello stato il miglior sale che trovasi in +natura in altri luoghi più fortunati. + +Non vi fu caso mai che alle popolazioni mancasse un genere o l’altro. +Ma a garantire i consumatori da un’evenienza appena possibile mille +modi avrebbe il governo, tra’ quali l’istituzione a proprie spese di +spacci normali in ogni comunità. + +Io mi sono diffuso a parlare a lungo di questo appalto, poichè è quello +che è più degli altri tirannicamente amministrato, e mal si sopporta +dai popoli che alle oppressioni del governo si aggiunga quella d’un +esoso privato, che con sue ladronerie si compera ormai i dominii della +santa sede. + +L’altro dazio gravosissimo al popoli è quello del macinato. Io stimo +che il governo potrebbe, con proprio vantaggio e più tranquillità dei +sudditi, adottare un progetto simile al precedente, e toglier via dalle +provincie tanta ribaldaglia di appaltatori, che fanno malcontente le +popolazioni a danno sempre della sicurezza del pontificato. + +Le forniture sono un _fac simile_ degli appalti. Colla differenza che +la trufferia dei fornitori si fa più direttamente a danno dell’erario, +e ne risentono alcune classi di persone che hanno diritto ad esigere +più riguardi e più compassione dal governo. Tali sono le truppe, +malmenate tanto dai fornitori generali di Roma, ed i poveri carcerati, +specialmente delle provincie, dove il trattamento ed il vestiario viene +subappaltato due o tre volte; tanto che l’ultimo fornitore rade fino +alla pelle lo sciagurato prigioniero, per far anch’esso un lucroso +guadagno. Io non so se fosse possibile al governo di amministrar +queste cose a proprio conto: è però vero che un tale ramo esige una +prontissima riforma, che migliori la condizione di queste classi, e +specialmente dell’ultima, la quale ha diritto ad ogni nostro riguardo +ed alle nostre premure. + +Ma qualcuno potrebbe opporre che coll’abolizione di certi appalti un +numero grandissimo d’impiegati rimarrebbe sprovvisto improvvisamente +senza aver altre risorse. Per ciò che riguarda gl’impiegati camerali +essi hanno diritto ad essere mantenuti in soldo e si porranno in +riposo, o si faranno occupare in altri impieghi. Quanto agl’incaricati +dell’attuale appaltatore de’ tabacchi essi siano congedati con qualche +gratificazione, e tornino alle loro antiche professioni, o si procurino +qualche occupazione, e facciano insomma quello che prima dell’appalto +ducale facevano. La carriera stessa militare può servire a moltissimi +di onesta professione ed onorata. + +Tutte le altre privative e privilegi ed esenzioni sono, più o meno, un +abuso del governo per procacciare un piccolo lucro a sè stesso, e che +arricchiscono qualche privato con danno di tutti gli altri sudditi. + +Merita però anche questa parte una seria disquisizione le di cui +risultanze tendano a far vantaggio ai più, allo stato medesimo, +che suona lo stesso. Nè s’intenda con ciò che le invenzioni o i +perfezionamenti nei rami industriali non debbano premiarsi ed +incoraggirsi co’ dovuti onori e privilegi. Quando il vero merito o una +scoperta utile alla nazione implora dal Governo protezione e soccorso, +si deve essere generosi nel concedere, perchè la ricompensa alle cose +utili è stimolo a sempre progressivi miglioramenti. + + +CAPITOLO XIV. + +MANIFATTURE, INDUSTRIA AGRICOLA, ECC. + +Manifatture nazionali, industria agricola, società d’incoraggimento, +case di soccorso, istituti di beneficenza, case di sanità, ricoveri, +bagni pubblici, scuole di arti, scuole di nautica, sale d’asilo, +spedali di maternità, ec., sono tutte parole, per noi pontificii, che +abbiamo lette nei giornali italiani e stranieri, o sentite ricordare da +qualche viaggiatore nazionale che abbia veduta e percorsa la sua patria. + +Non mi si opponga che Roma è ricca di opere pie e di stabilimenti +utili, e che in qualche paese dello stato già sono istituite casse +di risparmio, ed altre e savie istituzioni: poichè io risponderò +che codeste eccezioni sono di maggior cordoglio per chi desidera +miglioramenti, i quali ove non spandano la benefica influenza da +pertutto, servono invece di rancore e d’invidia contro gli abitanti +della capitale, i quali sembrano accampar diritto a privilegi che non +sono conceduti agli abitanti delle provincie. + +E poi se vi volesse fare un esame di codesti istituti che sono in Roma, +e che si riducono alla perfine a qualche ospedale od altri pochissimi +stabilimenti di utile pubblico, si vedrebbe che alla direzione di +alcuni son sempre preti o pavonazzi, o rossi o neri, che ne sciupano +le rendite, se ne profittano, e non sanno porre un’ombra di ordine +nell’interno di esse; e direttori di altri sono sfaccendati artisti, +capi di fabbriche ignoranti, o inerti di loro natura, o tendenti +solamente al proprio lucro, o godenti una inopportuna protezione di +qualche impiegato autorevole di governo, o mancanti affatto, benchè +meritevoli, della necessaria protezione del sovrano. A sviluppare +questo capitolo con qualche analitico esame sarebbevi voluta una +memoria che avrebbe essa sola occupate molte pagine. Mi è bastato +accennare i sommi capi per ricordare al successor di Gregorio, che non +per colpa nostra noi non risentiamo ancora la influenza del progresso, +ma per ignoranza e per mala volontà di chi ha retto e governato finora. + +E chiuderò col dire che le istituzioni umanitarie accennate nel primo +periodo del presente capitolo, ove trovassero appoggio nel governo +e mano forte nella classe dei ricchi, oltre alle tante utilità di +che sarebbero feraci, preverrebbero che il pauperismo, proprio +compassionevole, del nostro stato sarebbe grandemente diminuito, e il +vagabondaggio e gl’individui oziosi di cui noi abbondiamo, sarebbero +ridotti al minimo numero, con molta soddisfazione de’ sudditi tutti +e specialmente di certe città dove la poveraglia di necessità e di +professione è di grave noia alla tranquillità dei cittadini, e di niuna +sicurezza individuale. + + +CAPITOLO XV. + +AMMINISTRAZIONI COMUNALI. + +Chi si ferma a guardare nella corteccia le istituzioni dei Consigli +comunali, riman sorpreso, come nel governo dei preti possa esservi un +ordinamento tanto democratico. + +In fatti ogni municipio ha copioso numero di comizii, tratto da tutte +le classi degl’individui che compongono una comunità. + +Ma il governo nell’istituire gli ordini municipali gittò nella +bocca degli affamati terra, e non pane. Lascio della sorveglianza e +supremazia tirannica e capricciosa che viene accordata ad ogni capo di +provincia, su’ negozi della comunità. Lascio della esosa dipendenza che +si esige dalle magistrature nell’obbligare a comunicare in antecedenza +ai delegati e governatori le proposte di cui deve farsi discussione. + +Ma i comizii vincano pure a pieni suffragi un partito che venne posto +a squittinio secreto; quella risoluzione dev’esser sempre approvata +dai delegati, i quali a posta loro, a pieno capriccio, per vedute +parzialissime e private, molte volte negano la sanzione dell’atto il +quale rimane sul colpo nullo ed invalido, come se non avesse avuto +luogo alcuna discussione. E non sono mica rare le prepotenti negative +de’ delegati ad approvare certi atti consigliari. Queste accadono di +continuo, e specialmente contro le piccole comuni, che sono più assai +tirannicamente trattate di tutte le altre. Così l’apparente democrazia +de’ Consigli diventa autocrazia, ed i delegati tutti dello stato sono i +czar delle provincie. + +Or lascio che altri immagini gli arbitrii de’ legati, la influenza de’ +quali presso il governo è molto maggiore. + +Trovo giusto che una supremazia de’ capi delle provincie sorvegli al +buon ordine delle cose municipali; che gli atti consigliari non si +debbano sanzionare se le formalità volute dalla legge si trascurarono +nella celebrazione degli atti medesimi; ma le risoluzioni che a +maggioranza dei voti prendono i rappresentanti del popolo, sieno +rispettate, e non dipendano dalla ignoranza o malizia de’ capi delle +provincie, i quali nella maggior parte non essendo statisti, niun +interesse hanno per le cose nostre, e consumano il tempo nel capo-luogo +tra le adulazioni de’ patrizi, nelle crapule, nelle lascivie e +nell’ozio più riprovevole. + +Lasciano essi la cura degli affari più gravi nelle mani de’ loro +secretari generali, moltissimi fra’ quali sono diretti dall’amor del +lucro, dalla forza degl’impegni, dalla passione della vendetta. Ecco +il beato regime di che si godono le più belle provincie d’Italia. Ecco +i bravi governanti che i papi mandano a felicitare i popoli. Abatini +discoli o porporati astuti stranieri, sempre ignoranti, scolaruzzi +senza studio, vanarelli, pazzarelli, gonfi degli onori che loro vengono +resi dai nobiluzzi delle città, senz’amor del pubblico bene, pensanti +solamente a vivere, anzi a vegetare. + +E l’ubbriaco Tedesco sa e conosce meglio di noi cotali obbrobri, e +manda suoi lanzi a reprimere le nostre rivoluzioni!!! Ma Dio non paga +il sabato. E la vendetta ch’egli fa contro gli oppressori di un popolo +quanto è più lontana, tanto è più gagliarda. Sel sappia lo stupido +Ferdinando; Iddio non paga il sabato! + +E chiudo questo capitolo imprecando cordialmente ogni vendetta contro +al Tedesco, pregando il cielo che faccia parer buone e sante queste +mie parole al successore del Bellunese, già da incorruttibil giustizia +giudicato. + + +CAPITOLO XVI. + +IMPIEGATI. + +Il conferimento degl’impieghi è di quasi esclusiva attribuzione +della segreteria di stato. La nomina è sempre tutta a nome del +sovrano, ma poche volte ei se ne briga davvero, tranne il caso in cui +voglia provedere qualche suo ben affetto, o raccomandato da persona +autorevole. Nei primi anni del pontificato di Gregorio il di lui +aiutante di camera vendeva a prezzi fissi i posti e le cariche anche +più onorevoli e sublimi. Talchè si videro fra i giudici, governatori, +cancellieri, proposti, e via discorrendo, persone che occupavano posti +vilissimi, o avevano servito nelle truppe, o erano cherici, o non +avevano fatto alcuno studio, o erano istruiti in rami diversi affatto +da quelli dell’impiego che andavano ad esercitare. Lo stesso sistema è +adottato dalla segreteria di stato, eccetto rarissime cose. L’impegno +di cardinali, di nobili romani, de’ ministri, degli stessi servitori di +qualche personaggio, basta ad ottenere un biglietto di nomina. Talora + + «Spiccano ciò che voglion da palazzo + »Chi porta bella moglie e bel ragazzo,» + +perchè i segretari di stato, i sostituti, i primari impiegati sono +anch’essi composti di polpa ed ossa come tutti gli uomini, e si danno +buon tempo, ed amano le loro lasciviole, e si piegano volentieri alle +lacrime di qualche bella signora o di qualche scaltra zombracca. +Questo sistema fa che gli onesti impiegati, i quali abborrono ogni +sorta d’intrigo, rimangono molti anni ne’ loro posti senza ottenere +avanzamenti, ed i faccendieri, che possono spendere od estorquere una +commendatizia, o procurarsi una protezione, hanno avanzamenti lucrosi +ed onorevoli senza merito, senza giustizia, senza onestà. Ed ecco +perchè nei tribunali, ne’ dicasteri, in tutti gli uffici si trovano +sempre impiegati facili ad esser sedotti, incapaci a rettamente +eseguire le loro attribuzioni, mancanti di pratica, di teoria, e quindi +attivissimi a male amministrare la giustizia, a commettere errori +dannosi per le cose del pubblico e per gli affari de’ privati, ora per +ignoranza, ora per cattiveria. + +Gl’impieghi si conferiscono a preferenza ai Romani, o almeno in molto +più favorevole proporzione per essi, poichè fra di loro tutti sono +figli o nipoti di preti, di prelati, o addetti alle case de’ cardinali, +o stretti in amicizia co’ ministri stranieri e con i loro domestici. +Costoro, quando vengono a coprire le cariche in provincia, sono +orgogliosi, insolenti, maneschi, ingiusti, tanto che sono odiati da +tutti, e cagionano male umore contro il Governo. Quanto è necessaria +un’attiva e radicale riforma su questo delicatissimo ramo! Abbia pure +lo stato ottime leggi, savissimi ordinamenti, istituzioni onorevoli; +se gl’impiegati non sono probi ed intelligenti, il malcontento durerà +sempre, si darà ognora luogo all’arbitrio, e i sudditi lamenteranno, +non avranno amore e rispetto al sovrano, desidereranno cambiamenti +politici, e faranno congiure e tenteranno ribellioni. Un miglioramento +in ciò debbe esser prontissimo e radicalissimo. Senza di esso ogni +altra buona ordinanza sarà inutile, poichè sono i cattivi esecutori +delle cose quelli che rendono vani i buoni ed utili miglioramenti. + +Perchè gl’impieghi non si dovrebbero conferire dietro rigorosissimo +esame relativo? + +Perchè non esigere dai richiedenti la prova certa di una immaculata +condotta? + +Perchè a circostanze pari l’anzianità non viene calcolata? + +Perchè gli assegni non si proporzionano, e non si aumentano certe +vilissime paghe d’impieghi delicati, e non si toglie così un argomento +potente alla prevaricazione? + +Perchè non si danno compensi alle fatiche straordinarie, alle +operazioni utili dello stato? + +Perchè non si esige dai capi d’ufficio un’attiva sorveglianza e +mensuali ingenui rapporti? + +Perchè non si stabiliscono da per tutto ispettori provinciali +probissimi, ch’esaminino con pieno rigore la condotta degl’impiegati, e +perchè non sono gl’ispettori stessi sottoposti a rigoroso rendimento di +conto delle loro operazioni? + +I sorvegliatori attuali sono tutti pressochè uguali a quell’uditor +santissimo che presentemente va facendo un viaggio di piacere per lo +stato col titolo di visitatore. Ha dato una occhiata a certi locali, a +certi uffici, ed ha trovato, il buon uomo, che tutto andava in piena +regola e perfettamente, anche dove le cose andavano in malissima +regola e in pieno disordine. Io non so a che scopo avvisasse il +viaggio di costui. Certo è ch’egli non fece nulla, e si è procacciata +l’indignazione de’ popoli e la derisione degl’impiegati. + +Concludiamo. I preti stiano nel santuario. Non s’impaccino +negl’impieghi dello stato, perchè è giusto che i primi posti ch’essi +occupano si cedano ai laici. E più presto il papa giunge a ciò, e più +sicuro sarà in trono, e contenti saranno i suoi sudditi. Questo è osso +un po’ duro da rodere per loro. Ma è di giustizia un cotal cambiamento. +È nel desiderio dei più, e basti. + + +CAPITOLO XVII. + +STAMPA. + +La libertà della stampa, quando essa abbia un limite e si opponga alla +pubblicazione di cose irreligiose e disoneste, è affare utilissimo e +necessarissimo ad ogni governo ben regolato. + +Quando a ciascuno fosse fatto lecito di censurare la condotta +degl’impiegati, quando si potesse dire liberamente a carico dei +signori ministri, quando si potesse levar la voce contro gli errori +che commette il Governo, quando fosse tollerato parlare della cattiva +amministrazione pubblica, quando fosse permesso pronunciare il proprio +sentimento su certi metodi di studio; io vi so ben dire che i signori +impiegati opererebbero con miglior giustizia, il Governo rifletterebbe +di più sulle determinazioni che prendesse, l’erario non sarebbe +l’ufficio legale di latrocinii, gl’instruttori adotterebbero i metodi +riconosciuti migliori, e così ogni cosa prenderebbe il suo posto +conveniente, ed i popoli avrebbero meno ragione di lamentarsi, ed il +regno de’ preti diverrebbe a tutti accetto e gradito. + +E chi scrive sia responsabile di quello che asserisce, quando le cose +stampate offendono direttamente le persone ed abbiano apparenza di +calunnia. + +Così la censura sacra, la censura politica non si opporranno più al +progresso delle scienze, perchè quelle menti torbide d’inquisitori, +commissari, trovano da evitar sempre qualunque libro scientifico, e +gli scrittori, o indispettiti od iscoraggiati, dimettono il santo +pensiero di scriver per la bassa ed alta istruzione, ed al popolo non +si distribuisce il pane dello sapienza, si eterna la di lui ignoranza +e rozzezza. Il santo Padre nuovo non tema, no, di accordare la +libertà della stampa; egli deve valutare i vantaggi ch’essa arreca, e +deve considerare ch’è mezzo atto a favorire il contento dei popoli, +ch’è quanto dire che assicura le saldissime ed eterne basi al trono +pontificale. + + +CAPITOLO XVIII. + +SALUTE PUBBLICA. + +Dà argomento di somma civiltà quel paese che s’interessa molto della +salute de’ popoli. Ma se si ha a dire il vero la igiene pubblica +è assai nel nostro stato trascurata. Ond’è che il nuovo sovrano +deve mantenere in vigore le poche buone leggi che vi sono in questo +proposito, riformare quelle che meritano correzione, istituirne delle +nuove, atte a guarentire la salute della nazione. + +Qui non v’è bisogno d’interessare i medici italiani perchè scrivano +per norma del Governo. Vi sono opere classiche che ne trattano +estesissimamente, fra le quali quella del piemontese Lorenzo +Martini[11] e di Gian Pietro Frank, che possiamo riputare come nostro +connazionale. + +Io mi contenterò di accennare la necessità in che siamo di avere +alcune cose essenzialissime per la tutela della sanità del popolo. E +giustizia vuole che a questa si dia subito prontissima mano ed aiuto, +perchè è troppo grave colpa del Governo il non riparare a certi danni +frequentissimi nell’umana società. + +Ne’ luoghi di marina, dove la prima industria è la pesca, accadono +spesso morti per annegamento, nella mancanza in che si è degli +argomenti opportuni a risuscitare, dirò così, i poveri affogati. + +La società filantropica di Londra, di cui è capo il re, ha salvato +in pochi anni la vita a moltissimi asfittici, che nello stato nostro +vengono seppelliti per morti. Fino a che il sovrano non oppone a cotali +disgrazie tutti quei mezzi che la scienza gli ha proposti, egli si +fa reo della morte di ciascheduno, e ne dovrà render conto a Dio, il +quale, quando gli affida le nazioni, impone di ben guardare la vita de’ +propri sudditi. + +E così parlo della mancanza di un porto o un canale da Ancona fino +al confine del Tronto, per cui le barche da pesca nelle burrasche +frequenti dell’Adriatico non avendo altro rifugio che il lontanissimo +porto di Brindisi, in ogni caso di tempesta si perdono molti legni +col proprio equipaggio, e ciò per colpa del Governo, che in così +lungo tratto di mare non ha eretto mai un asilo di sicurezza per que’ +disgraziati. + +È inconveniente grandissimo la facilità, anzi il favore e lo stimolo +che dai parrochi si adopera per la celebrazione dei matrimoni, senza +guardare affatto la salute fisica degl’individui che si maritano, e se +abbiano mezzi economici a campare una famiglia. Ecco perchè da noi si +vedono schiere di tisici, di scrofolosi, di apopletici, di sifilitici. +Così la nazione perde della propria robustezza, e in pochi anni si +riduce lo stato ad uno ospedale d’incurabili. La Polizia abbia sue +leggi atte ad impedire matrimoni malsani, e badi che ne’ contraenti non +manchino affatto i mezzi della sussistenza. Quest’ultima providenza +vale anche a prevenire la funesta propagazione de’ ladroncelli, poichè +in cotali coniugii i padri esigono che la prole si procuri da sè stessa +quel mantenimento che si ottiene poi nei furti di campagna e nelle +piccole ruberie delle strade. + +È grandissima l’inerzia del governo a non riparare ai primi +impaludamenti di alcuni territorii, che poi col tempo non si tolgono +più, o almeno importeranno grandissime spese. Quasi ogni provincia +dello stato è soggetta a queste disgrazie, e la cattiva sanità o la +morte degli abitanti di questi luoghi sono pure mali di cui la colpa +essendo del sovrano, egli ne renderà conto a Dio, se dal canto suo non +adopererà quei mezzi che la scienza idraulica propone. + +L’ignorante e superstizioso abuso di suonar le campane nei momenti +delle rivoluzioni atmosferiche, costa la vita a non pochi fanatici, ed +il regnante si fa reo avanti Dio della morte di costoro, perchè non ne +impedisce con legge la pratica. + +In molti piccoli municipii si seppelliscono ancora i defunti nelle +chiese. E ciò importa che nelle calde stagioni si sviluppi sempre +qualche mortale epidemia, che uccide non pochi cittadini. Il capo dello +stato è l’uccisore di costoro, perchè non seppe rendere universale la +legge de’ cimiteri rurali. + +In molte comunità, sia per colpa dell’autorità civile, sia per la +negligenza degl’impiegati sanitari, i commestibili che si vendono al +pubblico sono molte volte mal sani, e ne va di sotto la salute e la +vita di molti. Il principe risponderà a Dio di codesti danni, perchè +non fece rispettare le leggi, che pure su ciò provvidi papi emanarono. + +Gli ospedali mancano in molti paesi dello stato, e non pochi individui +periscono per mancanza di soccorsi. Anche la morte di costoro peserà +sulla bilancia del supremo giudizio a danno dei reggitori del trono. + +Gl’incendii, la mancanza de’ ponti, le strade pericolose, gli edifici +cadenti, e mille altre cagioni di danno pubblico e privato, obbligano +per giustizia il sovrano a spander per lo stato i corpi de’ pompieri, +a ordinar la fabbricazione de’ ponti, ad accomodar le strade e a far +demolire gli edifici pericolosi, ed altro. Tutte queste cose ove +vengano trascurate, il giudizio di Dio sarà grave contro colui che +impera, perchè avrebbe dovuto reggere qual padre i popoli che gli +furono affidati. + +Ed ho accennato le cose essenzialissime, che richieggono pronto +provvedimento, perchè se avessi voluto enumerare tutti i mali relativi +alla sicurezza e sanità de’ popoli, io avrei dovuto fare un lungo +trattato, inutili d’altronde, perchè, come dissi di sopra, noi non ne +manchiamo, e può il Governo perfezionare la igiene dello stato se vorrà +prendere regola da quei libri utilissimi. + + +CAPITOLO ULTIMO. + +Io mi era proposto di trattare ancora diversi altri argomenti +utilissimi in questo libricciuolo. Ma la necessità mi ha indotto a por +termine al mio lavoro, perchè giunse nelle provincie la notizia della +rapidissima elezione del nuovo pontefice. Il nuovo unto del Signore, +il supremo re della terra sarebbe, secondo la novella percorsa, +l’eminentissimo cardinale Mastai di Sinigaglia, vescovo della città +d’Imola. Io m’ho visto una commozione di animi così straordinaria +per la costui esaltazione, che rare volte i popoli s’addimostrano sì +lieti per cagioni di pubblica e comune fortuna. E posso credere che la +esultanza dei sudditi sia pienamente giustificata, poichè il novello +sovrano è ricco di rare virtù, di sapienza, di umanità, di carità +evangelica. + +È in me fede grandissima ch’egli accolga le parole espresse nel +presente indirizzo con quella gentilezza di cuore con cui ricevette +ognora ed esaudì le preghiere di tanti sciaurati al suo sacro impero +nella diocesi d’Imola sottoposti. E la bontà di cui è riccamente adorno +mi fa sperare ancora, che se il desiderio in me del pubblico bene mi ha +portato talora ad adoprare parole aspre e rigorose contro il reggimento +politico del cessato sovrano, egli vorrà usarmi quella indulgenza che +può meritare uno il quale, amico com’è della Sede apostolica, vuole +e brama che i sudditi di tanto sovrano non abbian lamenti a fare, e +si chiamin lieti e contenti di esser figli e vassalli del regno della +Chiesa. + +E potrei quasi far sacramento, che fra non molto tempo le popolazioni +vedranno praticati i più saggi ordinamenti di cui si gloriano le +nazioni civili. + +Le sciagurate famiglie de’ prigioni politici riabbraccieranno nelle +loro case i loro più cari. + +I popoli avranno un codice criminale e civile, la cui mercè la vita e +le sostanze degli uomini saranno rese tranquille e sicure. + +Le procedure criminali correranno più spedite, saranno cristianamente +trattati gl’inquisiti, ed abolite interamente le infami giunte e +commissioni militari e civili. + +Le imposizioni non saranno più gravose ai sudditi, e cesseranno le +angarie e i soprusi dei regolamenti doganali e daziari. + +La Polizia avrà sue leggi certe, e non si darà più luogo all’arbitrio. + +L’istruzione favoreggiata e facile, e libero a tutti di dissetarsi al +calice della scienza. + +Provveduto all’educazione fisica e morale degli infanti, assicurato un +asilo o sussidio alla impotente vecchiezza. + +Cacciate le truppe straniere, e congedati i corpi de’ malvagi volontari +pontificii. + +Protetta la industria nazionale, e vietati i tirannici appalti. + +Resa più splendida la cattolica religione nostra col rimuoverne gli +abusi, e col creare pii e saggi ministri. + +Soppresso l’ordine de’ Gesuiti, peste mortale del mondo cattolico. + +Istituite ordinanze onorevoli per la retta amministrazione delle cose +municipali e provinciali. + +Occupate negli impieghi le persone più meritevoli, e rese le debite +ricompense al merito. + +Accordate le più interessanti cariche dello stato a laici dotti e +probissimi. + +Concesso ad ognuno lo stampar liberamente, ne’ limiti della religione e +della onestà. + +Guarentita la pubblica sanità e sicurezza coll’adottamento di savie +leggi igieniche. + +E questa sarà propriamente per noi l’_era novella_ promessa per la +paura d’un papa, osservata per la magnanimità di un altro. + +Ma quanti ostacoli non troverà egli il nuovo gerarca per la esecuzione +di così utili ordinamenti! Sono alcuni fra’ porporati che, vedendo +in ogni innovamento una pericolosa concessione, e desiosi di vedere +oppressi i sudditi o per inopportuna paura o per malignità di cuore, +consiglieranno insistenti di lasciare le cose nello stato in cui sono, +ispireranno dei dubbi sulla ingenuità di coloro che dimanderanno le +riforme, in ogni movimento innocente sogneranno una ribellione, e si +faranno essi stessi nascosti autori di fatti sospetti, di scritti +incendiari, di emblemi rivoluzionari. La satanica arte di costoro +potrebbe trionfare della perspicacia del sovrano. Il nuovo principe +non creda alla buona apparenza delle loro parole. Essi, come dice +sant’Agostino, sono al di fuori scialbati candidissimamente, ma +hanno l’anima nera come tizzo di carbone. Quando i popoli pontificii +si vedranno posti al rango che si addice all’attuale loro civiltà +smetteranno ogni idea di cambiamento politico, troveranno dolce il +comando della monarchia pontificale, non avranno ad invidiare i vicini +reggimenti civili di stati italiani; faranno voti per la conservazione +della santa Sede, e prepareranno cogli scritti e colle parole una +gloriosa immortalità a Pio IX, che soddisfece ai prepotenti bisogni de’ +tempi. + +E però il perdono ch’egli darà agl’inquisiti di stato sia santo ed +ingenuo, come quello che darebbe Gesù Cristo se avesse da tornare sulla +terra. + +Se l’amnistia non viene accompagnata dalla reintegrazione ne’ diritti +civili, se quegli che vien perdonato non è sicuro dalla calunnia +di nemici, dalla indiscreta sorveglianza di commissari di polizia; +se gli vien restituita una libertà con limiti angustiosissimi; se +non viene saggiamente provveduto alla di lui sussistenza, ove ne +abbisogni; se gli verranno fatte insidie morali, e valutato a delitto +il pensiero o una parola, questa amnistia diventerebbe un laccio, un +tranello empissimo, più orribile e penoso della stessa condanna a cui +l’inquisito politico soggiacque. + +E so ben io che la santa virtù del nuovo regnante abborrisce da cotali +vili ed insidiosi concetti. Ma nella corte s’introducono sempre alcuni +astuti che ordiscono segrete mene contro l’umanità, e questi sono +nemici dell’uomo, sono nemici del Governo, ma si dichiarano da loro +stessi e filantropici e devoti al vicario di Gesù Cristo. + +Da questi truculenti si guardi il successore di san Pietro, e ponga +freno alla loro prepotente influenza, col distrugger tosto ogni sorta +di arbitrio alla Polizia, nucleo fin ora di tirannide non solo, ma +primario elemento di schiavitù, massima cagione del mal contento de’ +popoli, e potente nemico del governo pontificio. + +Ma qui gl’infiniti amici del Governo, i pretesi sostenitori del trono +e del pontificato seguiteranno a gridare e dire come la esperienza +addimostri la inefficacia della clemenza, e che i malcontenti, anche +dopo il perdono, si mostrarono coi fatti nemici violentissimi del +Governo. + +Io risponderò dicendo, che la massima parte di coloro i quali furono +nuovamente rilegati in carcere fu ristretta per semplice sospetto +della irrequieta Polizia; e che i loro incarti, fabbricati da perversi +e sanguinari processanti, non diedero risultanze positive, o si +trattò solamente di semplici parole, o fatti isolati di niun valore. +E nell’altra parte se vi furono individui i quali ritornarono ad +inveschiarsi profondamente in affari politici rilevanti, questi sono +di quella classe di cui poco sopra io parlavo, posta in uno stato +di violenza terribile, vale a dire, trascurata non solo dal Governo +e dalla società, e priva di mezzi di sussistenza, ma provocata +gravissimamente dalla insolente Polizia o per inopportune sorveglianze +o perchè privata dell’interna libertà, e non reintegrata mai ne’ +diritti sociali, al godimento de’ quali ognuno di loro intendeva. Ed +ecco perchè io raccomandava che il perdono fosse generoso, amplissimo, +ingenuo, generale. + +E così pongo fine a questo qualunque siasi lavoro che intrapresi al +solo scopo di esser utile ai miei compatriotti. In esso non adoperai +studio di sorta a farne un libretto elegante e filosofico: volli +attenermi ad un linguaggio di comune intelligenza, e presi nota +solamente di quelle cose più rilevanti che mi parevano degne di +ricordo e necessarie di miglioramento. Quindi non frasi, non regolare +ordine di materie, non concetti nuovi e profondi. Il miglior pregio +del libro, sono la verità e la santità del fine. Se una sola delle +mie idee non esistesse già nella mente del sovrano, che deve intender +certo a cambiamenti solidissimi, e fosse tolta in considerazione io mi +chiamerò fortunato di aver avuto una parte benchè impercettibile nello +stabilimento del bene universale. + + + + +RELAZIONE + +DEL FATTO AVVENUTO IN CESENA + +LA SERA DEL 14 LUGLIO 1846. + + +Molte cose sono state ragionate da varii, sui cattivi ordini che +aggravano il nostro stato, e che ne fanno, per così dire, una +anormalità, in mezzo al progresso civile de’ tempi nostri. Ma per +comprendere i mali effetti di quelli, e trarne argomento a spiegare +il profondo malcontento che regna in queste provincie (malcontento +che non si acqueterà mai, ove il nuovo sommo pontefice non dia mano +con ardimento e risoluzione a riforme radicali, vincendo la subdola +opposizione e la mala fede con che molti suoi iniqui ministri gli +possono attraversare ogni buona intenzione), a comprendere, dicemmo, +pienamente i mali effetti di quegli ordini, più d’ogni ragionamento, +giova sovente il rappresentare l’azione concreta nella realtà de’ +fatti. Certi episodi della vita sociale de’ nostri infelicissimi +paesi bastan soli a rivelare que’ mille patimenti, que’ mille dolori +morali e que’ profondi fremiti di sdegno disperato che dee provare +un popolo generoso nel vedersi (oltre all’altre sue grandi sventure) +senza delitto macellato impunemente da una mano vilissima di sgherri +stranieri, a’ quali un massacro, che rinnovasse la memoria de’ Vespri +siciliani, sarebbe poca pena alla sola colpa di starci qui insolenti +e briachi in sul viso. Ma veniamo al fatto, che giustificherà appieno +l’ira delle nostre parole. — Al qual fatto, perchè sia inteso bene da +chi non conosce le piaghe de’ nostri paesi, ci fa d’uopo premettere un +breve commento. Egli è da sapere adunque che il difetto d’operosità +industriale e commerciale, le cattive leggi economiche, la mancanza +assoluta di educazione popolare, la poca agiatezza e i pochi risparmi +delle classi elevate, e la conseguente difficoltà per le classi +operaie di trovar lavoro, e, non ultima cagione di miserie e di +corruzioni, le truppe estere, che precludono la carriera militare +ai figliuoli del nostro popolo, tutte queste e molte altre cagioni, +che lungo sarebbe l’enumerare, vanno ogni giorno più arruolando alla +turba de’ delinquenti molti popolani corrotti dalla indigenza, dalla +ineducazione e dalla abitudine de’ vizi. Tutta questa gente, nelle +nostre città, si va organizzando in associazioni giurate al delitto, +e muove una aperta guerra alle proprietà e alla sicurezza personale +del cittadino. Ciò è conosciuto dalle Polizie. E però chi facesse +una statistica de’ furti e delle aggressioni impunite che avvengono +in queste provincie, troverebbe di che far maraviglia a un uomo de’ +secoli barbari. Ma la cosa va più innanzi in molti paesi; le Polizie +si contentano, non solo che vi si rubi alla piena luce del giorno, ma +che vi s’inquieti il pacifico cittadino con insolenze e minacce, e +pare insomma che s’intenda a provocare e sfrenar la canaglia contro +le classi medie ed elevate, la cui inclinazione all’ordine e alle +riforme civili, chiamata dalle nostre Polizie istesse liberalismo, +arrovella tutti questi nostri impiegati, gente la più parte ignorante e +immorale, e che però ha solo nel durar de’ disordini qualche speranza +di potersi mantenere in grado. La cosa è giunta a tale in alcune +città, che in Faenza, per esempio, or son pochi dì, fu fatta una +istanza, sottoscritta da centinaia di cittadini, non che da sacerdoti, +parrochi di campagna, ecc., e inviata al pontefice per ottenere +permesso di armarsi a difesa dei propri averi, e far quello che non +sanno fare (così esprimevasi quello scritto) tante truppe nazionali +e forestiere. Ma se queste ultime non sanno o non curano frenare i +ladri e gli assassini, coi quali hanno perfetta affinità, sanno molto +bene farla da carnefici sugli onesti e tranquilli cittadini. — Ora +udite l’avvenuto. — Nella sera dei 13 corrente fu, in Cesena, ferito +d’un’archibugiata un Eutimio Stefani, per sopranome Timino, il quale +unito ad un tal Mamolino, di recente dimesso dal carcere, erasi fatto +capo di un’orda di masnadieri, che da lungo tempo, percorrendo le vie a +mano armata e provocando i buoni cittadini, infestavano questa città, +stimolati non si sa bene da chi, certo tollerati dalla Polizia. Il male +essendo divenuto insopportabile, ed avendo costoro nella mattina del +14 minacciata aspra vendetta del loro capo, la sera di detto giorno +molti giovani, costretti dalla necessità della comune difesa, eransi +ragunati nella piazza di San Francesco, con animo di punire quella +mala gente, e veder modo di fiaccarne per sempre la baldanza. Di tale +assembramento fu dato preventivo avviso al governatore, il qual disse +sapere ove i ladri si riunivano e dove avean riposte le armi, e che +avrebbe in breve trovata via di farli arrestare e perquisire. Fu di +tutto parimenti avvertito il comandante di piazza capitano De-Bons. +All’una ora di notte partiva dalla piazza maggiore un carro di polvere, +scortato da un forte distaccamento di Svizzeri, e dirigevasi verso San +Francesco. Alla testa di costoro erano l’ufficiale generale, e Vesi, +agente di Polizia. Il militare convoglio trapassò la piazza, ove stava +assembrata quella gioventù, senza incontrare alcuna minaccia, alcun +insulto, e si fermò innanzi alla porta della caserma Carabinieri, nella +quale era stato il giorno, ed ove aveva ordinato il capitano De-Bons +fosse ricondotto. Non si sa per qual motivo la porta della caserma +fosse chiusa, nè s’intende perchè l’ufficiale generale, non provocato +da alcuna offesa, senza curare quelle preventive cautele che sono un +dovere sacrosanto anche quando è assolutamente necessario il far impeto +sul popolo, con inaudita improntitudine, fatta voltare la fronte ai +soldati, comandò due scariche di plotone contro gli assembrati, la +maggior parte de’ quali erano seduti sulle macerie ivi esistenti, +bevendo e conversando pacificamente. Appena eseguito l’assassinio, +fuggirono i vili appiattandosi dietro il carico della polvere. Molti +furono i giovani feriti, cinque caddero semivivi sul luogo, due dei +quali già morti. Tanto è vero poi che quella gioventù non avea pensiero +ostile alla forza, che, sebbene così brutalmente trattata, e in numero +tanto maggiore da vendicare a larga misura sui fuggiaschi assalitori il +sangue de’ loro fratelli iniquamente versato, pure sgombrò la piazza. +Niuno Svizzero fu ferito, e tutti i cittadini lo furono alle spalle: +lo attestano concordi i chirurghi, lo provano le sezioni ai cadaveri. +Quella notte fu terribile alla città pei gravi danni che potevano +generarsi alla medesima da una popolare reazione. Fu necessaria tutta +la prudenza, il sangue freddo, e diremo l’eroica rassegnazione di +alcuni giovani per impedire che molti i quali erano corsi ad armarsi +non assalissero i vili assassini de’ loro amici, dando il segno di +un generale massacro. Quanto non lascia sperar bene di sè così fatta +gioventù, capace di frenarsi per l’amore dell’ordine e per la speranza +di trovar ragione sulla giustizia del novello monarca! + +Oggi è cosa per mille indizi a tutti manifesta, che quell’eccidio +derivò da tradimento, e ciò non fa specie; ma quello che più fa +meraviglia tra noi, gli è che gli Svizzeri abbiano osato, in faccia +alla coscienza di tutto un paese, tentar la menzogna fingendo, ne’ loro +rapporti, che gli assembrati volessero impadronirsi della polvere, e +che da ciò fossero costretti a far fuoco. Un pretesto era certamente +necessario per veder di schermirsi pure in alcun modo da tanta infamia; +ma l’addotto da loro era troppo assurdo, perchè non venisse subito +smentito: molto più che anche la forza nazionale, aggiunta all’estera, +a scorta del convoglio, altamente ripete: il contegno dei cittadini +essere stato tale da non dar luogo a pretesti — Ora siamo in istato +d’assedio. Gli Svizzeri, benchè duplicati di numero, conscii come sono +della lor iniquità, tengonsi sempre sotto le armi, e sono segregati da +ogni consorzio. L’ufficiale generale, che comandò il fuoco, per tutta +punizione è stato traslocato a Forlì. — La nostra magistratura sta +redigendo un ricorso contro la forza e la Polizia, il quale documento +verrà spedito a Roma. Tutti i cittadini di ogni colore, di ogni stato +sono pieni d’indignazione, di orrore, di odio contro la brutalità de’ +nemici. Taccio le lagrime disperate delle madri, delle famiglie, dei +parenti, che si videro rapiti i loro cari in così orribil modo. Uno +spettatore dell’assassinio dell’altra sera gridava col pianto dell’ira +negli occhi: «Ogni straniero è per noi Italiani sempre nemico, ma niuno +straniero è così barbaro, così feroce, così bestiale come lo Svizzero.» +E dicea pur troppo la verità: ma questi sozzi e infami rifiuti +dell’Elvezia tremino di quel pianto e di quel grido, e riflettano +che già troppi sono i motivi che li rendono esosi al nostro popolo, +ai quali aggiungendosi queste incomportabili provocazioni, la lunga +pazienza non tarderà a convertirsi in furore. Quanto a noi facciam voto +che, ad evitare ogni ulteriore scandalo ed altre più gravi sventure, il +pontefice provvegga sollecitamente al pericolo con risoluto consiglio, +liberando lo stato da questa dolorosissima piaga delle armi mercenarie, +che sono il più grande insulto e il peggior danno che un Governo far +possa ai suoi sudditi. + + Cesena, 16 luglio 1846. + + + FINE. + + + + +INDICE + + + A Cesare Balbo Pag. 5 + Degli ultimi casi di Romagna 7 + Documenti 107 + Sulle attuali condizioni della Romagna + di Gino Capponi 147 + La questione italiana + di M. Canuti 157 + Lettera del reverendo Orazio Bushnell + al romano pontefice Gregorio XVI 181 + Indirizzo ai reverendi prelati monsignor Janni + e Ruffini 195 + Indirizzo al successore di Gregorio XVI 217 + Relazione del fatto avvenuto in Cesena + la sera del 14 luglio 1846 297 + + + + +NOTE: + + +[1] Nello stato papale il prete delinquente è punito con un grado +di pena minore, che non il secolare. Mentre dovrebbe essere appunto +l’opposto, e punirsi più rigorosamente l’ecclesiastico, il quale +pel suo stato è tenuto dar buon esempio, che si suppone persona più +istruita e frenata da più alto grado di moralità. + +[2] Salva la Banca romana. + +[3] Carlo Adolphe, Antonio Sparapani. + +[4] A far conoscere sempre più le iniquità delle Commissioni, non è +inutile narrare alcuni particolari sul fatto dell’avvocato Pantoli, +e di questo processo. Non trovando la Commissione altri che volesse +incaricarsi della difesa, avea scelto quest’onest’uomo, che per la +sua nota devozione al governo potea ragionevolmente supporsi si +sarebbe fatto docile istrumento del tribunale nell’ufficio al quale si +destinava. Il colonnello Freddi andò in persona a Forlì per vincer le +sue ripugnanze e condurlo a Ravenna, come accadde appunto. Accortosi +il Pantoli nel corso del processo con quanta iniquità fosse condotto, +si pose in opposizione aperta cogli atti della Commissione: diede +eccezione d’incompetenza all’avvocato Attilio Fontana, assessore +straordinario, per causa d’aver preso parte al processo, e non poter +perciò esserne giudice: ad appoggiare la detta eccezione produsse un +attestato di don Trenta, parroco di San Vitale, deponente aver proposta +l’impunità a Domenico Boschi come via di salute, e ciò per ordine del +giudice Fontana. Entrò la polizia, ed intimò all’onesto curato di dar +copia dell’attestato. Ricusando questi coll’addurre che ciò non potea +fare senz’ordine del suo superiore ecclesiastico, fu per ordine del +cardinale legato rinchiuso in una stanza, nè potè uscirne senz’avere +scritto il chiesto attestato. — Di questo Fontana si narra (non posso +affermarlo come certo) che per trovar materia al processo si facesse +condurre la notte manettato nelle carceri in forma di uomo arrestato +e perseguitato dalla Commissione, affinchè i prigionieri nel primo +moto di pietà più facilmente gli s’aprissero, e potesse cavar loro di +bocca qualche confessione. L’incompetenza dell’assessore Fontana non +fu ammessa dalla segreteria di Stato, come neppure l’altra eccezione +d’incompetenza che il Pantoli promosse contro l’intero tribunale per +difetto di giurisdizione, inquantochè esso era stato incaricato di +conoscere dei delitti commessi contro la forza pubblica, non già dei +delitti meramente politici. + +[5] Ignoro se l’idea di dare alla mossa di Rimini il carattere di +protesta sia nata prima o dopo l’impresa. Quanto a me ho parlato +di questi fatti come se tal idea non fosse stata giammai espressa, +sembrandomi progetto da esser piuttosto deriso presso i popoli più +esperti delle possibilità e convenienze politiche, e perciò progetto +fuori d’ogni discussione quello di voler protestare con poche armi, +mentre la stampa dei paesi liberi d’Europa avrebbe potuto prestar +l’opera sua a render pubblica ed incolpabile una ragionevole e +dignitosa protesta de’ sudditi pontificii: e certamente in Romagna, ove +sono tanti uomini arditi, e sprezzanti il pericolo della carcere ed i +dolori dell’esilio, si sarebbe trovato più d’uno contento di firmarla +a nome di tutti, se non fosse sembrata cosa dignitosa il lasciarla +anonima. + +Aggiungerò più innanzi, nel parlare de’ modi di protestare in Italia, +altre ragioni a questo proposito. + +[6] Io avea scritte queste linee due mesi prima della consegna del +signor P. Renzi, per la quale sono sforzato aggiunger questa nota. + +Il signor P. Renzi era uno de’ principali del moto di Rimini; ed +accolto dalla Toscana, si era cogli altri ridotto in Marsiglia. Dopo +poco tempo tornò, senza però farsi nuovamente reo verso il governo +pontificio. Fu arrestato immediatamente, e denunziato il suo arresto +al Nunzio. Questi lo chiese in virtù del malaugurato trattato di +estradizione per cause politiche. + +Intanto la diplomazia s’agitava, gridando contro il governo toscano per +quella ch’essa chiamava connivenza co’ ribelli. Il granduca manteneva +la sua buona volontà ed il desiderio di salvare quell’infelice. + +I consultori legali del governo opinavano non essere l’estradizione +di questo caso imposta dal trattato, e formale invece nel governo il +debito di salvare il Renzi, per virtù della promessa fatta all’atto +ch’esso cogli altri s’erano arresi alle truppe toscane. Ma il ministero +insistè, e dopo contrasto durato infelicemente più d’un mese, e che per +la sua stessa durata dava animo a sperar bene, il Renzi fu consegnato +al papa. + +È doloroso che gli uomini testè entrati nel ministero toscano sieno +giudicati dall’opinione pubblica (essa assolve il granduca, o non +l’accusa se non di debolezza e d’essersi lasciato troppo dominare +dall’influenza del suoi ministri e della diplomazia) pei sostenitori +più ostinati di questa ingiusta, inopportuna ed impolitica risoluzione. +Il ministero ha tolto a sè medesimo l’appoggio dell’opinione con +quest’atto, che sembra possa considerarsi come suo programma politico, +e che il pubblico ha accolto con dolore, biasimo e sospetto; quasi +presagio d’un nuovo sistema, che toglierebbe al governo toscano la +maggiore, per non dir la sola sua forza, quella d’esser tenuto dolce ed +umano. + +Avendo lodato il primo atto del granduca, la veracità della quale fo +professione, mi sforza a biasimare il secondo. + +Non è fuor di proposito l’osservar qui che l’Austria non ha restituiti +al papa i rifugiati a Fiume. Espongo l’osservazione, e ne lascio i +comenti al lettore. + +[7] Per aver idea della stima che si fa in Romagna della prigione, è +da sapersi che se domandate colà ad un giovane: — Siete mai stato in +carcere? — vi risponde quasi con rammarico: — Non posso ancora dire +d’esser uomo. — + +[8] In tutti, sessantasette inquisiti, dei quali cinque possidenti, +cinque negozianti, cinque esercenti arti liberali, cinquantadue +artigiani e mestieranti diversi; e venticinque di loro ammogliati e con +prole. + +[9] Per mostrar l’inefficacia di quest’editto basti notare le seguenti +disposizioni: + +_Titolo II, Art._ 2. + +La nomina de’ consiglieri fu affidata per la prima volta ai delegati. + +_Art._ 10. + +Fu vietato che potesse porsi in deliberazione qualunque proposizione se +prima l’oggetto della medesima non fosse stato manifestato all’autorità +governativa. + +_Art._ 12. + +Fu stabilito che il processo verbale dovesse essere approvato dal +delegato. + +_Titolo III, Art._ 9. + +Gli atti de’ Consigli provinciali furon sottoposti all’esame ed +all’approvazione del preside e della congregazione governativa. Fu +vietato che i Consigli provinciali potessero occuparsi di atti diversi +dai meri amministrativi, e fu data al delegati facoltà di discioglierli +ad arbitrio. + +[10] Vedete quel che ne scrivono, fra tanti altri, lord Brougham nella +sua filosofica politica, Hanke nella Storia del papi dei secoli XVI +e XVII, e Rosselli in Roma verso la metà del secolo XIX, edizione di +Parigi. (_Nota aggiunta_) + +[11] Vedasi la sua POLIZIA MEDICA, Capolago, 1834, volume unico in 8.º, +con tavole in rame. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. Per comodità di lettura è +stato aggiunto un indice a fine volume. + + + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75829 *** diff --git a/75829-h/75829-h.htm b/75829-h/75829-h.htm new file mode 100644 index 0000000..af9dbd3 --- /dev/null +++ b/75829-h/75829-h.htm @@ -0,0 +1,12091 @@ +<!DOCTYPE html> +<html lang="it"> +<head> + <meta charset="UTF-8"> + <title>Degli ultimi casi di Romagna | Project Gutenberg</title> + <link rel="icon" href="images/cover.jpg" type="image/x-cover"> + <style> +body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} + +p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} +.blockquote {margin: 2em 10%; font-size: 95%;} +.blockcit {margin: 2em 5% 2em 50%; font-size: 95%;} +p.indl {text-align: left; margin-left: 5%;} +p.indr {text-align: right; margin-right: 5%;} +.break-before {page-break-before: always;} +.break-after {page-break-after: always;} +.center {text-align: center; text-indent: 0;} +.title {text-align: center; font-size: 110%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em;} + +div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} +div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0;} +div.titlepage p {text-align: inherit;} +div.somm {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} + +h1,h2,h3,h4 {text-align: center; font-style: normal; +font-weight: normal; line-height: 1.5;} +h1 {font-size: 150%;} +h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} +h3 {font-size: 120%; margin-top: 2em;} +h4 {font-size: 110%;} + +span.smaller {display: block; font-size: 80%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} + +hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} +hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} +.x-ebookmaker hr.silver {display: none;} + +a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em; white-space: nowrap;} +div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;} +.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;} +div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;} +div.footnote>:first-child {margin-top: 1em;} +div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;} + +.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} + +.pad2 {margin-top: 2em;} + +.ast {text-align: center; font-size: 120%; margin: 1em auto;} +.dots {text-align: center; letter-spacing: .5em; margin-top: 1.5em; margin-bottom: 1.5em;} + +.x-small {font-size: 70%;} +.small {font-size: 85%;} +.large {font-size: 115%;} +.x-large {font-size: 130%;} +.main-t {font-size: 200%;} +.g {letter-spacing: .2em;} +.smcap {font-variant: small-caps;} + +ul {list-style-type: none; line-height: 1.2em;} + +table {margin: auto; border-collapse: collapse;} +.indice {width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em;} +.indice td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em;} +.indice td.pag {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;} + +.gener {max-width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em; font-size: 90%;} +.gener td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em; padding-right: 0.5em;} +.gener td.num {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;} +.gener td.ele {text-align: right; vertical-align: top; white-space: nowrap;} +.gener td.center {text-align: center; text-indent: 0;} + +.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; + margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} +.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} +.tnote p {padding: 0 1em;} + +.poem {text-align: left; font-size: 95%; margin: 1em 10%;} +.inl {display: inline-block;} +.stanza {margin: 1em auto;} +.poem p.i01 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;} +.poem p.i02 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -2em;} +.poem p.i03 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -1em;} +.poem-container {text-align: right;} +</style> +</head> +<body> +<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75829 ***</div> + +<div class="booktitle"> +<h1> +DEGLI<br> +ULTIMI CASI<br> +DI ROMAGNA +</h1> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="titlepage break-before"> +<p class="main-t"> +<span class="x-small">DEGLI</span><br> +ULTIMI CASI<br> +<span class="small">DI ROMAGNA</span> +</p> + +<p class="pad2"> +DI +</p> + +<p class="x-large"> +MASSIMO D’AZEGLIO +</p> +</div> + +<div class="poem-container"> +<div class="poem inl"><div class="stanza"> +<p class="i01">Verba utilia quaesivi.</p> +<p class="i03"> <i>Eccl. XII.</i></p> +</div></div> +</div> + +<div class="titlepage break-after"> +<p> +<span class="large g">VENEZIA</span><br> +COI TIPI DI LORENZO GATTEI EDIT. LIBRAJO<br> +<span class="small">1848.</span> +</p> +</div> + +<div class="somm"> +<hr> +<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> +<hr> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> +</p> + +<h2 id="dedica">A +CESARE BALBO</h2> +</div> + +<p> +<i>Ti dono questo mio scritto, non perchè +intenda che l’autorità del tuo nome abbia +a farsi scudo a tutte le opinioni ch’egli +esprime ma perchè so esser tu ed io concordi +sulla più importante, su quella della +nostra indipendenza; perchè so esser tu +convinto, come io lo sono, della necessità di +soffocare in Italia ogni favilla di discordia +con larghe e reciproche concessioni sulle +opinioni di minor conto, purchè da tutti si +dia mano alla grand’opera della nostra nazionale +rigenerazione; della necessità di +discutere liberamente e senza mistero le +cose nostre, discussione alla quale hai degnamente +aperto il campo pel primo, e te +<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> +ne è dovuto il vanto; perchè finalmente mi +legano a te stretti vincoli di sangue e di +lunga ed immacolata amicizia, e vincoli +ancor più stretti, anzi i maggiori che possano +stringere due cuori, quelli d’un eguale +ed ardente amore di patria, e del desiderio +di porre le forze e la vita per la sua +liberazione.</i> +</p> + +<p class="indr"> +M. A. +</p> + +<hr class="silver"> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> +</p> + +<h2 title="Degli ultimi casi di Romagna"><a id="romagna"> </a> +</h2> +</div> + +<p> +Sui moti di Rimini del settembre scorso (1846) +pochissimi, e forse que’ soli che si trovarono al +fatto, hanno saputa la verità: ed in Italia, ove le +corrispondenze particolari non osano, ed i pubblici +fogli non vogliono dirla, non può essere altrimenti. +Stando alle loro notizie, copiate dai +fogli stranieri, e sparse così in tutta Europa, poche +centinaia di disperati, guidati da un uomo +condannato a dieci anni di galera, hanno turbata +la pace pubblica, e rovesciata in Rimini l’autorità +pontificia: poscia, spargendosi in piccole bande +per l’Apennino, e fuggendo dinanzi alle baionette +svizzere, in pochi giorni sono stati del +tutto dissipati, e lasciando la città, hanno commesso +disordini e ruberie, riportando taccia di +perturbatori, ladri e codardi. +</p> + +<p> +Io stimo intempestivo e dannoso il moto di Rimini, +come stimerò sempre intempestivi e dannosi +siffatti moti parziali, ed aggiungerò a fronte +alta, che li stimo perciò biasimevoli, non avendo +diritto una ristrettissima minorità di farsi giudice +se sia o no opportuno spinger la propria nazione +nella gran lotta dell’indipendenza, non +avendo diritto di giocar su un tiro di dadi la +<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> +sostanza, la quiete, la libertà, la vita di un numero +incalcolabile de’ suoi concittadini, e, quel +che più importa, l’onore e le sorti future della +intera nazione. Io disapprovo dunque il moto di +Rimini; e questo scritto cadrà probabilmente in +mano di molti che di tal disapprovazione potrebbero +rendermi larga testimonianza, essendosi per +tutta Italia sparsa molti mesi innanzi la voce prepararsi +un moto in Romagna, ed avendo io cento +volte ripetuto tenerla per cosa inconsiderata e +dannosa. +</p> + +<p> +Ma se ho creduto e credo che i suoi autori non +abbiano posto mente a quel che v’era d’impossibile, +d’intempestivo, perciò d’ingiusto, nella +loro impresa, ciò non vuol dire che s’abbiano a +tenere per ladri e codardi, come hanno ripetuto +i fogli italiani e stranieri; ed ora che sono vinti, +ora che sono parte ricacciati in esilio, parte chiusi +in carcere e sottoposti a giudici che non dirò +prevaricatori, non avendo il diritto d’accusar +chicchessia senza chiare prove, ma che dirò esposti +a molte tentazioni di prevaricare, non piaccia +a Dio che in tutta Italia non sia chi alzi la voce +per la verità, per dirla imparzialmente ai vinti, +come ai vincitori. +</p> + +<p> +Il nasconderla o tacerla, sarebbe oggimai vano, +puerile e forse peggio. +</p> + +<p> +I casi di Romagna, per quanto di poco momento, +sono pur sempre un episodio della questione +dell’indipendenza italiana, questione che +tanto più fervidamente viene agitata nel segreto +de’ cuori e de’ colloqui, quanto più severamente +le è vietato palesarsi in liberi discorsi ed in libere +<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> +dimostrazioni: questione che ogni giorno più +si estende, accendendosi anche in quella parte +del popolo italiano, che, mal osservata, sembra +inerte e senza pensier di sè stessa: questione che +deve necessariamente agitare ogni nazione cui +sia stata rapita la celeste eredità, lasciatale dal +padre comune di tutti gli uomini, l’indipendenza: +questione, finalmente, che può paragonarsi +ad una gran mina scavata sotto l’intera Penisola, +alla quale non s’ha diritto dar fuoco senza il +consenso e l’approvazione dei più, tanto meno +poi per desiderii o patimenti parziali; ma questione +generale, necessaria, giusta, e che tutti +giustamente e virtuosamente abbiam diritto di +trattare. +</p> + +<p> +Ora, nascondere la verità su questa questione +sarebbe vano, come dicemmo, e puerile. Tutti i +governi, tutte le polizie italiane sanno, quanto lo +sappiam tutti, che essa si discute, si agita, è in +tutti i cuori, su tutte le lingue, e nessuno certamente +riuscirebbe a dar loro ad intendere che +non ci si pensa. Lo stesso s’ha da dire della polizia +dell’Austria e de’ suoi uomini di Stato, i +quali debbono bensì pel loro ufficio adoprarsi a +danno anche dell’Italia, onde mantener validi i +legami che uniscono le varie parti dell’Impero +tendenti a dissolversi, e sono perciò politicamente +da tenersi come nemici; ma che comprendono +essi stessi non esser possibile che la cosa stia altrimenti, +ed hanno poi, ne siam certi, mente +troppo elevata (co’ nemici s’ha a spinger la giustizia +sino allo scrupolo) per osar condannare la +tendenza dello spirito italiano, e non rendergli +<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> +anzi quell’omaggio che vorrebbero fosse reso a +loro, se si trovassero nelle nostre circostanze. +</p> + +<p> +Se sarebbe puerile il creder di nascondere le +nostre tendenze, le nostre speranze; il volerle +poi tacere, il non osar parlarne moderatamente, +e saviamente sì, ma liberamente ed a viso aperto, +sarebbe peggio, sarebbe oramai viltà. +</p> + +<p> +Ma i governi? le polizie? le Commissioni? mi +si potrà rispondere. +</p> + +<p> +Prima di tutto non vedo che a chi ha osato +stampare liberamente le sue opinioni sulle sorti +presenti e future d’Italia (e gl’invidierei questo +vanto se gli fossi freddo amico), pubblicandole +col suo nome in fronte, sia stato torto un capello. +Cesare Balbo è testimonio vivente che io affermo +la verità, e Niccolini ed altri vivono liberi +e tranquilli. +</p> + +<p> +L’epoca de’ tiranni è molto lontana da noi. Il +duca Valentino, Bernabò Visconti, Pierluigi Farnese +non sarebbero più possibili. Chi volesse rinnovarli +cadrebbe percosso dalla possente mano +di quella che è oramai la vera dominatrice del +mondo, de’ principi come de’ popoli, l’opinione. +Il dir tirannici i governi attuali d’Italia è fanciullaggine +alfieriana, come è fanciullaggine di +poeta cesareo chiamar ladro chiunque si muove +per desiderio d’indipendenza. +</p> + +<p> +I principi italiani, dovendo camminare tra due +impossibili, o almeno tra due estremi difficilissimi, +e guidati quasi esclusivamente dall’istinto +della conservazione, non sono ne’ loro atti pubblici +quali si potrebbero desiderare; ma nel loro +privato sono generalmente uomini di temperato +<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> +costume ed illuminati, ed al più potranno +tagliar la via degl’impieghi a chi scrivesse anche +con moderazione e verità cose che a loro +non fosser grate, o non paressero opportune: +ma certamente non lo faranno nè imprigionare, +nè impiccare; ed i libri, comunque poi siano, +non chiameranno sicuramente nelle parti d’Italia +non soggette all’Austria, le baionette tedesche. +</p> + +<p> +Poi se tutto ciò non bastasse o non fosse vero, +concediamo pure vi sia pericolo a parlar liberamente, +pubblicamente e moderatamente degli affari +nostri in casa nostra. Dirò allora che questo +pericolo si deve incontrare dall’uomo virtuoso e +d’onore pel proprio paese, come incontrerebbe +quello della mitraglia quando la necessità o l’utile +della patria lo domandasse. Dirò che il pericolo +che s’incontra per la giustizia non deve +trattenere dall’adempierla. Dirò che il coraggio +civile non è inferiore al valor militare, a quello +delle congiure e delle sommosse, ed è talora più +opportuno, più applicabile a tutte le circostanze, +meno incolpabile dalla malevoglienza: che, quantunque +tanto più utile quanto maggiore è il numero +di coloro che lo mostrano, può tuttavia mostrarsi +anche isolatamente ed individualmente, +ed il difetto del numero è allora compensato dall’esempio: +allora, se non altro, si giuoca la posta +d’un solo, non quella di tutti o di molti, senza +aver avuto missione o consenso per arrischiarla. +Dirò, finalmente, che, se una nazione non si +cura della sua indipendenza, non deve muover +nè rivoluzioni nè lamenti: se se ne cura, la desidera +<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> +e la cerca, deve saperla meritare: e si merita +non con iscosse parziali, intempestive, inconsiderate, +che possono assomigliarsi all’atto rabbioso +d’una fiera che s’ostini a insanguinarsi il +muso battendolo invano contro i ferri della sua +gabbia, più che alla generosa temerità di esseri +ragionevoli che si mettano ponderatamente ad +impresa pericolosa sì, ma non senza speranza di +buona riuscita. +</p> + +<p> +Si merita col mostrare che quella prepotente +forza che ha potuto materialmente sottomettere +la nazione, non ne ha sottomesso la volontà, chè +in ciò soltanto consisterebbe la vera degradazione. +</p> + +<p> +Si merita col mostrar virilmente, utilmente e +tenacemente questa volontà sempre ed in tutti i +modi possibili. +</p> + +<p> +Si merita col saper a tempo patire e sopportare +con operosa rassegnazione, ed a tempo osare +con opportunità e con giudizio. +</p> + +<p> +Si merita col pertinace studio d’ogni individuo +per dotar sè stesso della maggior forza morale +possibile. +</p> + +<p> +Si merita, finalmente, colla virtù degli opportuni, +de’ lunghi, de’ grandi sacrifizii. E noi Italiani +possiamo forse alzar la fronte, metterci la +mano al petto, e dire a Dio ed agli uomini: Ce +la siam meritata? +</p> + +<p> +Prima di prendere a dimostrare le mie proposizioni, +cioè essere il moto di Rimini stato intempestivo, +dannoso, e perciò biasimevole, sento +il bisogno di dichiarare che mi è costato assai +aggiungere quest’ultimo aggettivo, e non mi ci +<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> +sono indotto se non dopo stretto esame e lunga +ponderazione. +</p> + +<p> +L’alzar la voce per dir parole di biasimo ad +uomini miei concittadini, che credo bensì indotti +in errore, ma contro i quali son ben lontano dal +muover le turpi accuse de’ fogli officiali, e che +anzi hanno il merito incontrastabile d’aver praticata +la difficil virtù del sacrificio, ed esposta la +vita e quanto l’uomo ha di più caro per ciò +ch’essi stimavano giovevole alla patria, il contristarli +ora che la loro condizione, già assai dolorosa, +s’è fatto peggiore, ora che soffrono, ora +che vivono del duro pane de’ vinti e degli sbanditi, +mi costa un vero sforzo, essendo nella natura +mia sentirmi sempre più inclinato a favorire +il vinto, che il vincitore, e stimando non +esservi al mondo atto più vile ed abbietto di +quello di lanciare il sasso a chi fugge. Ma sento +nella mia coscienza non commettere, con questo +scritto, atto che somigli a cotale viltà. Sento che +mi muove soltanto il desiderio di dire ciò che +credo utile alla causa comune; di dire il vero +con tutta la moderata ed imparziale libertà di +cui è capace l’animo mio. Sento di non essere +ora, come la Dio grazia non sono stato mai, adulatore +a persona, nè ai governi, ai quali non domando +oro, onori od impieghi, nè ai miei concittadini, +dei quali, Dio lo sa, desidero, sopra +ogni cosa al mondo, la benevolenza e la stima, +ma purchè non mi costi, non dirò una menzogna, +un’adulazione, ma neppure una reticenza, +trattandosi d’opinioni. +</p> + +<p> +Risoluto ad esporle, perchè credo utile alla +<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> +patria, non il mio povero ingegno, ma il fatto di +tener vivo un’aperta e moderata discussione; +perchè stimo sia per me debito d’onore mettermi +francamente per quella via, pericolosa o +no, nella quale conforto ad entrare, parlerò senza +riguardo di persone: ho però voluto dir prima +che sacrifico questi riguardi alla verità ed +all’utile della causa italiana, ma li sacrifico col +rammarico che si prova quando il dovere v’impone +rimproverare o contristare persona che si +stimi e che s’ami. +</p> + +<p> +Ora, ritornando al mio assunto, dico che l’opportunità +è la massima delle condizioni in tutte +le cose umane; nelle cose di stato poi è tutto. +Per decidere dell’opportunità d’un atto convien +prima aver concepito chiaramente lo scopo al +quale si tende, gli ostacoli che gli si oppongono, +i mezzi onde superarli. +</p> + +<p> +Lo scopo degl’Italiani in tutti i loro moti +dal 1820 in qua, se ne togliamo i fatti del 21, +è stato il sottrarsi ad abusi e patimenti locali, e +ciò isolatamente, senza molto pensiero de’ loro +vicini parimenti Italiani; e se in alcuni di codesti +moti traspariva il desiderio di riordinar meglio +l’intera nazione, di spingere a scopo comune +le forze comuni, questo desiderio s’è sempre +mostrato, per dir così, in seconda fila, e si è poi +fatto tacere del tutto appena si è temuto potesse +far pericolare l’impresa, che più premeva, tutta +u vantaggio locale. +</p> + +<p> +E gl’Italiani hanno avuto quello che meritavano +pel loro egoismo e per la miseria dei loro +disegni. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> +</p> + +<p> +Lo scopo dell’ultimo moto, come degli antecedenti, +tutto parziale e, per dir così, provinciale, +come sia stato ottenuto, lo possiamo vedere: +e le cose sono andate come dovevano necessariamente +andare, ed anzi come si è meritato che +andassero. +</p> + +<p> +Ed il consigliare gl’Italiani a mettere in prima fila +la causa della nazione. In seconda quella +delle singole parti di essa, non è soltanto consigliare +a disegni più generosi de’ passati; è indicare +un calcolo di puro interesse, è indicare la +sola via che possa, presto o tardi, condurci ad +ottenere prima il bene di tutti, poi, per necessaria +conseguenza, il bene d’ognuno. +</p> + +<p> +E perchè è la sola utile, la sola buona? Perchè +è la via della giustizia, d’una giustizia talmente +ammessa, talmente incontrastata, talmente +consentanea all’opinione di tutto il mondo, +che, seguendola, si può incontrar forse sventure +e patimenti, ma non vergogna nè avvilimento +maggiore. Anzi i patimenti e le sventure sofferte +per la giustizia, per la difesa d’un santo diritto, +ottengono l’omaggio ed il rispetto dell’opinione +universale, ritemprano il carattere +delle nazioni, e le rendono capaci e meritevoli di +sorti migliori. +</p> + +<p> +Questa via è la migliore, perchè riunisce la +maggior forza col riunire il maggior numero di +volontà. Si potrà, di fatti, esser di diversa opinione +in Italia sul miglior modo di riordinare i +singoli stati e sulle forme del reggimento (e +questa diversità emerge naturalmente dalla disuguaglianza +de’ gradi del soffrire), ma da Trapani +<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> +a Susa s’interroghi ogni Italiano se è utile +all’Italia liberarsi dal dominio e dall’influenza +straniera, e nessuno, vivaddio, risponderà se non +affermativamente, nessuno ricuserà porre l’ingegno +o la mano a questo fine. Persino i nostri +principi, se altrimenti dicessero, mentirebbero +alla loro coscienza, all’onore della loro dignità: +tra le straniere nazioni i popoli indipendenti +mentirebbero al loro principio, i popoli servi alle +loro speranze, ai loro desiderii più cari. +</p> + +<p> +Nel secolo in cui la schiavitù dell’individuo è +oggetto d’abominio universale, in cui le nazioni +più potenti e civili tanto s’adoprano per cancellarne +dal mondo la macchia, nel secolo in cui si +crede ingiusto che l’uomo tenga incatenata la +volontà, l’azione d’un altr’uomo, le diriga al +proprio utile, profitti della sua fatica, senza lasciargli +altro che la vita ed il più ristretto necessario +per sostenerla, chi potrà affermare che +sia giusto da nazione a nazione quello che è tenuto +ingiusto da individuo ad individuo? Chi +potrà negare all’Italia sola quella nazionalità +alla quale tendono tutte le razze, tutte le lingue +che vivono sparse sulla superficie del globo? +</p> + +<p> +Per non essere entrati francamente e generosamente +in questa via, gl’Italiani sono stati e +sono tuttavia, più che compatiti, derisi. +</p> + +<p> +E considerando attentamente le condizioni attuali +d’Italia e d’Europa, si conosce se era possibile +che in questo momento una mossa d’armi +ottenesse vittoria. +</p> + +<p> +Mentre non le idee generose e d’onor nazionale, +non le idee di giustizia, ma lo studio del +<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> +miglior impiego de’ capitali, decidono in tutto il +mondo della pace e della guerra, mentre il re +Luigi Filippo si mostra mantenitore ad ogni costo +in Europa di quella pace che crede utile alla +Francia, si vorrà credere che per tenerezza dell’Italia +rinunci al suo sistema, metta in forse le +questioni per lui più vitali, vietando all’Austria +di scagliar sull’Italia duecentomila soldati e duecento +pezzi di cannone? E gli agitatori di Rimini, +di tutto lo stato, di tutta l’Italia, che cos’hanno +da opporle? Contro venti pezzi in batteria, +non dico più, voglion esser palle e non chiacchiere. +E se la Francia non arresta gli eserciti dell’Austria, +li arresterà la Russia? Sua rivale, lo +concedo, per la dominazione delle razze slave +dell’Europa orientale, ma prima, e più di tutto, +nemica per principio e per gelosia della mal +compressa Polonia, d’ogni moto nazionale, di +ogni idea di liberazione ottenuto col mezzo di +moti popolari. +</p> + +<p> +Gli arresterà la Prussia, anch’essa, è vero, +rivale dell’Austria nell’influenza sulla nazionalità +germanica, ma anch’essa gelosa del suo brano +dì Polonia, ed avversa perciò a favorire quel principio +che, ammesso, dovrebbe turbargliene il +possesso? +</p> + +<p> +Gli arresterà l’Inghilterra, antica alleata dell’Austria, +e giunta a quell’apice di potenza e ricchezza, +dal quale per una gran guerra europea +potrebbe soltanto discendere? +</p> + +<p> +Chi adunque impedirà all’Austria di soffocare +in Italia la prima favilla d’un incendio che minaccia +null’altro che la sua esistenza? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> +</p> + +<p> +Se poi i fautori del moto di Rimini dicessero, +come hanno detto in altri casi consimili: <i>Se non +ci avessero lasciati soli, se gli altri Italiani +tutti in massa si fosser levati?</i> +</p> + +<p> +Rispondo: che per chi si mette a cose di stato, +la qualità più necessaria è avere il senso pratico, +veder il mondo, gli uomini come sono realmente, +e non come forse dovrebbero essere; nè può dopo +la mala riuscita scusare il suo errore col dire: +<i>e se avessero fatto.... ed avrebbero dovuto far +questo o quest’altro</i>. Chè gli accusati potrebbero +rispondere: <i>non ci avete interrogati se volevamo +o credevamo opportuno cooperare all’impresa, +e non avendovelo perciò promesso, non +avete diritto di farci rimproveri</i>. +</p> + +<p> +Ma, anche consultati, gl’Italiani in massa avrebbero +ricusato di levarsi in armi, perchè nella +massa, tanto più in Italia, esiste quel senso pratico +che talvolta non si trova negl’individui: chi +è guidato da questo senso sa che gli uomini dotati +di educazione, e principalmente d’educazione +politica, posson talvolta muoversi per patimenti, +desiderii o bisogni morali, ma costoro son dappertutto +il minor numero, e tanto più in Italia. +Il numero maggiore privi d’educazione civile, e +non avendo il primo principio della politica (ed +in tale stato sono le masse tra noi), non si muove +che per bisogni, desiderii, patimenti materiali, e +conviene sieno grandi ed insopportabili; chè ai +piccoli e sopportabili è avvezzo, usato com’è +dallo stato della società a sostentarne con virile +rassegnazione i pesi più gravi. +</p> + +<p> +Ora, tanto generosa a’ suoi figli è la natura +<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> +nella terra italiana, che giammai la dappocaggine +o la malignità degli uomini è bastata a disperderne +o consumarne i doni del tutto. Ed una delle +cagioni delle lunghe servitù d’Italia è forse, che +la nostra terra ha potuto sempre saziare ad un +tempo l’ingorda avidità del vincitore straniero e +la fame dell’indigeno vinto. Il volgo italiano, a +fronte di tante altre nazioni, ignora, si può dire, +la miseria, ignora la fame: e la fame è la più potente +tra le agitatrici de’ popoli. +</p> + +<p> +Ma, soffrisse il doppio di quel che soffre, il senso +del vero e del positivo, sempre più pratico nel +popolo, che ne’ signori, perchè il popolo è più +strettamente e continuamente alle mani cogli +ostacoli della vita, e s’avvezza a giudicarne meglio; +questo senso, dico, mostrerebbe al nostro +la difficoltà, dovrei dire la impossibilità di dar +mano a moti simili a quello di Rimini. +</p> + +<p> +Egli conosce che l’accordo di levarsi in pochi +è inutile; di levarsi in molti impossibile. E sarebbe +strano certamente se nella patria di Machiavelli, +ov’egli proclamava non eseguibile la congiura +di poche diecine d’uomini, si tenesse eseguibile +quella di migliaia e migliaia. +</p> + +<p> +E se il popolo italiano non istudia la politica, +non legge gazzette, non sa d’equilibrio e d’interessi +europei, sa poi tuttavia che, quand’anche +riuscisse a sottrarsi al giogo del suo governo locale, +non avrebbe fatto nulla, e gli toccherebbe +combattere, disordinato ed inerme, contro l’Austria, +disciplinata ed armata. +</p> + +<p> +Ma alla nostra destra, alla nostra sinistra, mi +si potrà rispondere, la Spagna e la Grecia non +<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> +ci mostrarono forse quello che può un popolo +contro il dominio straniero? +</p> + +<p> +A me sembra invece che queste due nazioni +abbiano mostrato appunto quello che non può il +popolo, quando non è che popolo, e non ha nè +esercito, nè tesoro, nè buoni ordini. +</p> + +<p> +Cominciam dalla Spagna. +</p> + +<p> +La sollevazione di Madrid del 2 di maggio 1808 +fu il primo grido d’indegnazione che gettò la +nazione contro la mostruosa violenza che volea +usarle Napoleone. Di pari indegnazione arse l’intera +Penisola, che si coprì di <i>guerillas</i>; ma se +togliamo la giornata di Baylen e la sua famosa +capitolazione, dovuta più all’avarizia del general +Dupont, che alla perizia degli Spagnuoli, se leviamo +l’assedio di Saragozza, di Girona e Tarragona, +gli Spagnuoli giammai poteron far testa +all’aquile di Napoleone. Ed eran pur già prima +riuniti in corpo di nazione, buono o cattivo, +avean pure esercito e materiale di guerra, eran +soccorsi dall’oro dell’Inghilterra, dai suoi soldati, +e li guidava il duca di Wellington. +</p> + +<p> +E se Napoleone non commetteva l’errore di +aver due guerre ad un tempo, accese alle due +estremità del suo impero: se la Provvidenza non +mandava l’angiolo sterminatore a sorprendere il +suo esercito nelle steppe della Russia, cosa sarebbe +divenuta la Spagna, anche aiutata dagl’Inglesi? +</p> + +<p> +E dove sono gl’Inglesi, dov’è il duca di Wellington +dell’Italia? +</p> + +<p> +E per maggior prova, quando il popolo spagnuolo +non ebbe più nè l’uno nè gli altri; quando +<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> +ebbe solo a dirla con una nazione grande, ordinata +e non occupata altrove, come andarono le +cose? +</p> + +<p> +Il duca d’Angoulême corse la Spagna dai Pirenei +al Trocadero, come un soldato viaggia col +foglio di via, e tutto fu finito. +</p> + +<p> +E la differenza corsa tra queste due guerre +serve poi di nuova prova all’altra mia proposizione: +essere la causa dell’indipendenza tanto più +potente a riunire e render forte un popolo, che +non la causa delle istituzioni e della libertà. Per +l’indipendenza gli Spagnuoli, riuniti in una sola +volontà, travagliarono per cinque anni Napoleone +nel colmo della sua potenza. Per le nuove istituzioni, +divisi ed inerti, si diedero, dopo un mese, a +discrezione d’un duca d’Angoulême. +</p> + +<p> +Poichè parliamo di Spagna e di <i>guerillas</i>, risponderò +anche a chi dicesse: che in Italia si +avrebbero ad usare, che il paese montuoso vi +sembra atto, ec., ec. Chi così la pensa, sappia +che non è <i>guerillero</i> nè capo di <i>guerilla</i> chi vuole, +e dove e quando lo vuole. La <i>guerilla</i> in Ispagna +ha combattuto co’ Romani prima, poi coi Goti +e coi Mori, e, se parve spenta sotto i discendenti +di Carlo V e di Filippo V, ha mostrato sotto Napoleone +che nel riposo non avea perduta la mano +del tutto; onde si deve riconoscere che è nella +natura stessa dello Spagnuolo, e, come ora si dice, +una sua <i>specialità</i>. La <i>guerilla</i>, anche in +Ispagna, non si scosta mai dal proprio paese, e +quando se ne scosta perde ogni forza; e si potè +vedere nell’impresa tentata da don Carlos contro +Madrid. La <i>guerilla</i> vuol larghi tratti di paese +<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> +spopolato e senza strade, ove non possan le truppe +regolari, le artiglierie, i cavalli correr facilmente +e raggiungerla, ed è sempre, per dir così, +l’espressione armata dell’opinione di quello nel +quale opera; e così essendo, trova pane, ricovero, +aiuto, avvisi, protezione per tutto, purchè, ben +inteso, stia sempre tra chi la conosce e pensa come +lei. +</p> + +<p> +Basta questo semplice ritratto della <i>guerilla</i>, +o debbo aggiungere altre parole per mostrare +che in Italia è impossibile? +</p> + +<p> +Un capo di <i>guerilla</i> in Italia, dopo un mese, +se non fosse preso, avrebbe la scelta tra il morir +di fame, o il diventar capo d’assassini. +</p> + +<p> +Ora veniamo alla Grecia, e poche parole basteranno, +essendo tra i casi de’ due popoli grande +analogia. Dall’epoca del Congresso di Vienna, il +pensiero della Russia di rannodare a sè la razza +greco-slava, diede animo a quanti volevano liberar +la Grecia dal giogo ottomano. Scoppiò l’insurrezione, +e durò la guerra sino al 1827: finì, +si può dire, colla battaglia di Navarino. Questa +battaglia, intendiamola bene, finì la guerra. E da +chi fu combattuta? Dalle armate di Francia, Inghilterra +e Russia, e non dai Greci. +</p> + +<p> +E chi vede tra i possibili a favor dell’Italia una +battaglia di Navarino? Ho scelto quest’ultimo fatto +come il più importante, come quello che tutti +li spiega, di tutti è la conseguenza, e taccio degli +infiniti soccorsi d’uomini, di denari, d’ingegni europei +che furon profusi in aiuto della causa dei +Greci, i quali (si notino queste circostanze) avevano +a combattere un nemico fiacco, male ordinato +<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> +e da non potersi paragonare all’Austria per +nessun verso; erano più del nostro popolo usi +all’armi, indurati alla fatica, pronti a mettersi ad +ogni ventura, e n’hanno dato gloriosa e mirabil +prova nella lunga guerra che fu (e questo è di +gran peso) non solo d’indipendenza, ma insieme +guerra di religione. E la storia del mondo c’insegna, +che nessuna più di questa riunisce la volontà, +le forze, accende il furore d’una nazione e la +rende invincibile. +</p> + +<p> +E finalmente ambedue le nazioni suddette non +posson paragonarsi all’italiano; ambedue già dapprima +formavano, bene o male, corpo di nazione; +ambedue soffrivano più assai della nostra; e certo +non si trovano in Italia, neppur nelle Calabrie +o nell’interno della Sicilia, tipi che somiglino al +<i>guerillero</i> spagnuolo ed al Palicaro od al Clefto +Greco, perchè questi tipi si formano in uno stato +più selvaggio, sotto giogo più duro e patimenti +più atroci di quelli che abbia mai conosciuti il +popolo in Italia, la quale meno calpestata o calpestata +assai più, avrebbe forse potuto meglio riprender +forza e riaversi. +</p> + +<p> +Colle dette ragioni credo aver dimostrato che +il moto di Rimini è stato intempestivo ed inutile: +ed è lo stesso che averlo inoltre dimostrato dannoso. +Si potrebbero tuttavia aggiungere molte +altre riflessioni sulla questione presa sotto quest’ultimo +aspetto, e dire: +</p> + +<p> +Che se in Italia sono in copia nature d’uomini +potenti ed ardite che non si perdono d’animo per +la mala riuscita di quelle prove, ve ne sono eziandio +moltissime che ne vengono abbattute, e si +<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> +rassegnano poi a tener la causa italiana per ispacciata: +simili a certi infermi che, dopo aver tentato +molti modi di cura, si tengono per incurabili, +mentre non tanto la perversità del male, +quanto l’imperizia del medico è cagione che non +possano riaversi. +</p> + +<p> +Che siffatti moti, ed il volerli degli uni e il non +volerli degli altri; le accuse, le recriminazioni, i +dispetti e le quistioni che partoriscono tra uomini +dissenzienti sui mezzi, consenzienti per lo scopo, +seminano disunioni, sospetti, inimicizie ove +più importerebbe non fosse se non concordia, +fiducia ed amore scambievole. +</p> + +<p> +Che i governi, insospettiti e tementi non si +rinnovino tali disordini, e stimandoli fors’anche +indizio di dio sa quali trame, quali macchinazioni +generali e sotterranee, e nutrendo timori, credo +io, assai più del bisogno, come sempre accade, +ove si tratti di pericoli oscuri ed indefiniti; +ogni dì più moltiplicano le difese, le precauzioni, +le vessazioni di polizia, che pur tanto incagliano +l’onesto esercizio delle facoltà mentali e materiali +della nazione, il suo commercio, le transazioni, il +suo generale sviluppo. +</p> + +<p> +Che in questi inutili ed intempestivi sforzi si +sprecano i più vitali elementi del popolo italiano, +si perdono gli uomini più arditi, di maggior +energia e di più potenti facoltà, i quali son costretti +abbandonar la patria o vivervi sotto il peso +d’un oltraggioso perdono, tenuti, per dir così, +in quarantena, e ridotti alla più assoluta inoperosità. +</p> + +<p> +Che queste miniature di rivoluzione, di grave +<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> +momento nel ristretto cerchio ove succedono, e +per coloro che ne sono attori, sono appena avvertite +fuori d’Italia, presso le nazioni ove, per +la piena libertà della parola e della stampa, si +agitano apertamente le più importanti questioni +politiche e sociali; ove è per conseguenza il supremo +tribunale dell’opinione europea, l’officina, +per dir così, d’onde viene sparsa per tutto il +mondo. E Dio volesse non fossero avvertite, o +fossero condannate e biasimate soltanto! ma sono +derise, schernite. Servon di tèma a brevi articoli +di giornale, pieni d’una compassione protettrice, +di un ammonire sardonico, che ti fa dar +di volta al sangue più di qualunque improperio: +ed il lettore straniero sorride e passa; e l’opinione +che di noi si sparge e si ferma è d’esser un +popolo inetto, privo d’ogni idea, d’ogni educazione +politica, incapace di disegni maturi e ponderati, +incapace del lungo e pertinace lavoro, che +conduce finalmente alla rigenerazione; incapace +egualmente di soffrire e di combattere, e perciò +degno della sua presente fortuna. E saremo dunque +tanto caduti, che la miseria, le lagrime, il +sangue italiano abbiano persino a dar materia di +riso? +</p> + +<p> +E non vorremo trovar modo una volta, che le +nostre sventure déstino, come quelle della Polonia +e dell’Irlanda, nostre sorelle (poste in condizioni, +se non pari alle nostre, analoghe almeno +alla nostra in molti punti), lo sdegno che i generosi +provano contro chi opprime, l’antica ed +onorevole pietà, che è conforto, speranza, e non +oltraggio agli oppressi? E l’Irlanda, la Polonia +<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> +perchè l’ottengono? Perchè soffrono più di noi, +e più degnamente, più operosamente di noi. L’opinione, +la simpatia, il voto della civiltà intera sta +per loro, e sono pure oggidì i potenti alleati! E +di noi? Di noi si ride. +</p> + +<p> +Collo svolgere il filo del mio ragionamento, mi +si presenta sempre più evidente la verità espressa +nella prima pagina; l’opportunità esser tutto nelle +cose di stato: e m’appare perciò pedantesca e +superflua la divisione da me adottata, che intende +provare successivamente e separatamente le +mie proposizioni, mentre senz’avvedermene trovo +che nel dimostrare inopportuno il moto di Rimini, +l’ho insieme e perciò dimostrato dannoso e +biasimevole. +</p> + +<p> +Ciò nondimeno, poichè ho tenuta questa divisione, +che non è per avventura del tutto inutile +ad esporre più ordinatamente le mie idee, la manterrò +sino al fine: ma al punto di volgermi alla +coscienza di chi è stato cagione si versasse inutilmente +il sangue italiano, al momento di chiedergliene +ragione, m’accora, lo ripeto, il pensiero +che questo mio scritto cadrà probabilmente +in mano di quelli che scontano ora un errore di +mente, non dico una colpa o un delitto, colla più +amara delle umane miserie, l’esilio; che contristerà +forse le pensose veglie dell’esule, di chi ha +pur offerto in olocausto alla patria i tranquilli +colloqui della città, del tetto nativo, le domestiche +gioie, l’amor d’una madre, d’una sposa, dei +figli; di chi s’è volontariamente spogliato di questi +tesori, ed insiem colla vita li ha gettati nelle +bilancie ove stanno in bilico le nostre sorti; di +<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> +chi tende ora l’orecchio ad ogni vento che spiri +dalla terra d’Italia, sperando in guiderdone di +tanto sacrificio, gli porti almeno il suono d’una +parola di conforto, di compianto, o forse di lode. +</p> + +<p> +Ed io dovrò esser quello che invece gli faccia +suonar all’orecchio, e più nel cuore, parole di +biasimo? +</p> + +<p> +Sì: lo stimo utile, lo stimo per me debito di +onore, e più d’uno in Italia penserà ch’io ho ragione. +Non ch’io abbia la presunzione di credermi +l’interprete assoluto della verità; ma credo, +e posso credere, d’aver diritto come ogn’altro di +esporre il frutto delle mie riflessioni: credo utile +eccitare la discussione, ed il mio più caldo desiderio +sarebbe che un ingegno più elevato e sottile +del mio rispondesse a questo scritto, ne +additasse gli errori, indicasse migliori e più prudenti +risoluzioni; io benedirei la mano che scrivesse +e dimostrasse ch’io ho dato improvvidi +consigli, a patto che ne suggerisse altri non avvertiti +da me e più profittevoli alla causa italiana. +</p> + +<p> +Credo l’avvenire gravido di diverse e grandi +fortune per molte tra le nazioni europee, che +Iddio per gli arcani suoi fini spinge ad una meta +comune più o meno lontana, e credo possano assomigliarsi +alle vergini evangeliche aspettanti lo +sposo. Le prudenti, che avean saputo tenersi apparecchiate, +vennero intromesse al convito; le +stolte rimasero escluse e derise. +</p> + +<p> +Onde non sia tale la nostra sorte, discutiamo +le cose nostre, parliamone schiettamente, apertamente, +con reciproca fiducia, senza pensieri di +<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> +amor proprio, senza cura d’individui, d’opinioni, +di parti. Cerchiamo la verità, diciamola senza +pretendere aiutarla con esagerazioni d’odio o di +amore, di calunnie o d’adulazione. Invece d’aiutarla, +a codesto modo le daremmo impaccio, le +torremmo vigore: chè la verità, figlia di Dio primogenita, +è forte per sè stessa abbastanza, è +forte quanto la sua origine celeste; e la causa +della nostra indipendenza, vincitrice o vinta, sarà +sempre gloriosa sotto la sua bandiera. +</p> + +<p> +In nome di questa verità, io dico dunque che è +fatto gravissimo, anzi è il fatto il più grave di +quanti possa l’uomo intraprendere, quello di spingere +la propria nazione nella sanguinosa via delle +sommosse; perchè è il fatto nel quale è più +difficile fissar precisamente il limite tra il giusto +e l’ingiusto, tra l’utile ed il dannoso; è il fatto +che può condurre egualmente a quanto v’è di +generoso, di grande, di virtuoso al mondo, come +può trascinare ai più fatali errori: che può esser +la sorgente d’immensi beni, come d’immensi mali; +d’immensa gloria, come d’immensa infamia; +che, finalmente, può essere la salute d’un popolo +o la sua totale rovina. +</p> + +<p> +L’intraprenderlo di propria autorità, il porvi +mano e dargli la mossa pel primo, può essere il +sublime o dell’ardire o della temerità o della pazzia, +ma è sempre atto tremendo per chi abbia in +pregio la giustizia, la carità di patria, l’amore +degli uomini, la fama propria e della propria nazione. +Chi se ne fa autore, si fa arbitro al tempo +stesso, come già dissi, delle volontà, dell’avere, +della libertà, della vita d’un numero d’uomini, +<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> +che nè egli nè alcun altro, se non Iddio, può prevedere +e calcolare; e se ne fa arbitro per usare i +più preziosi beni, la più gelosa proprietà de’ suoi +concittadini ad eseguire i propri giudizi; se ne +fa arbitro quasi sempre senza il loro consenso, +senza diritto, senza essere stato a ciò eletto da +loro. E se a questo fatto, invece d’esser uno, sono +parecchi, ciò non muta lo stato della questione, +salvo che la responsabilità l’avranno parecchi +invece d’un solo. +</p> + +<p> +Ora quello o quelli che si fanno arbitri delle +cose altrui, senza averne avuto l’incarico da chi +n’era giusto e legale possessore, sarà benedetto +se le migliora, ma se le peggiora sarà maledetto, +e giustamente: e non vale scusarsi colle intenzioni, +che possono far perdonare l’imperizia di chi +è posto ad un ufficio da altri, non di chi vi si pone +da sè. +</p> + +<p> +E per esser giusti, per non usar due pesi e due +misure, quando noi popolo ci lagniamo dei principi +assoluti e del modo col quale amministrano +la cosa pubblica, che mai rispondiamo a quelli +che per iscusarli dicono: <i>Hanno buone intenzioni; +credono fare il bene?</i> Rispondiamo: <i>L’intenzione +non basta, e chi non sa fare, lasci fare +a chi sa!</i> E rispondiamo bene. Ma la verità +è una sola, e se l’applichiamo ai principi, dobbiamo +egualmente applicarla a chi fa ciò che +essi fanno, benchè con modi e con fini diversi. +E se si considera attentamente a quale delle due +posizioni dia vantaggio questa diversità, troveremo +che l’arbitrio de’ principi genera di rado le +conseguenze calamitose che quasi sempre genera +<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> +l’arbitrio de’ capi di sommosse. Ed i principi hanno +inoltre una posizione data, e che non si sono scelta +di loro propria elezione. Non essendo però mia intenzione +d’adulare i principi, aggiungerò che +stimo alla lunga il loro arbitrio di maggior danno +ad un popolo: ma senza volere ora cercare +chi de’ due più l’offenda ne’ suoi diritti, rimarrà +sempre vera la mia proposizione, che chi guasta +di proprio arbitrio gli affari altrui, non può scusarsi +colla sola intenzione. +</p> + +<p> +E che gli autori del moto di Rimini abbiano +corso il rischio di guastare gli affari di moltissimi, +e forse dell’intera nazione, di ritardare indefinitamente +il suo progresso, di compromettere il +suo avvenire, di tirarle addosso la tremenda calamità +d’un’invasione, mi pare evidente dalle +ragioni addotte fin qui. Piacque a Dio nella sua +bontà di mantenere il senno, e non chiudere all’evidenza +gli occhi dei più. Ma se la cosa fosse +andata altrimenti, se tutte le sventure da me +enumerate, e che nessuno può negare possibili, +si fossero versate sulla già abbastanza infelice +Italia, qual terribil giudizio pesava su chi n’era +stato cagione? Lasciamo stare il ludibrio, il rimprovero +dell’opinione universale; ma il rimprovero +della coscienza, quale di quei cuori generosi, +amanti della patria e pronti (l’hanno mostrato) +a dar tutto per essa, quale, dico, avrebbe +potuto sostenerlo senza spezzarsi? +</p> + +<p> +Io ho parlato parole severe; ho parlato di rimorsi; +perchè credo ufficio d’uomo che meriti +un tal nome sapere a viso aperto rendere testimonianza +a quelle verità che gli appaiono evidenti +<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> +ed utili, dicendole non solo al potente che +ti può nuocere (virtù, della quale è gran parte +l’orgoglio, e perciò non difficile), ma al debole, +al vinto, cui vorresti tender la mano, consolarlo, +compiangerlo, invece di riprenderlo. Bensì conosco +qual eloquente risposta potrebber fare alle +mie parole gli uomini di Rimini, col solo esporre +e mostrare al mondo le miserie che soffrivano +e che soffrono le Romagne. +</p> + +<p> +Ed a chi ti dice: <i>Io soffro troppo</i>, come aver +coraggio di rispondere: <i>Tu non hai sofferto abbastanza?</i> +Essi hanno detto appunto: noi non +possiamo sopportar più oltre; e sembrerà loro +duro sentirsi dire da chi sopporta assai meno: +Era dover vostro il soffrire ancora; ed a me che +scrivo, non è men duro il pormi in apparenza +tra coloro ai quali Cristo diceva:<i> Oneratis homines +oneribus quae portare non possunt, vos +autem ne uno digito tangitis sarcinas</i>: ma voglio +pur seguitare come ho cominciato, e dir il +vero senza rispetti nè d’altri nè di me stesso: e +domando se, col non voler sopportare, hanno +trovato sollievo, o non piuttosto aggravati i loro +mali? +</p> + +<p> +Domando se stimano soffrir più che non soffre +la Polonia? Lo sanno eglino che cosa soffre questa +nobile e sventurata nazione? Che miserie +soffre tacendo, orando, operando in tutti i modi +che le son concessi, onde rigenerarsi prima alla +virtù, alla giustizia, per esser poi rigenerata all’indipendenza +ed alla libertà! Si specchino in +que’ valorosi ed altrettanto disavventurati, che, +immobili colle braccia intrecciate sul petto, vedono +<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> +il loro popolo decimato dalla frusta del Cosacco, +che lo caccia a frotte ne’ deserti gelati +della Siberia; vedono oltraggiata la loro fede, +profanate le loro chiese, sedotta la giovinezza, +distrutto ogni viver civile; vedono coprirsi la +loro terra di fortezze destinate a render più salde +le loro catene. Eppur non si muovono, non +danno mano all’armi, e non li trattiene il timor +della morte (l’hanno mostrato se sien capaci di +viltà), ma li trattiene il solo timore di dilatar le +piaghe della patria ed accrescerne le sventure; +e siccome sono stati al mondo esempio di virtù +nel combattere, lo sono ora di altrettanta e maggior +virtù nel soffrire. Evitando egualmente i +due più funesti effetti della disperazione, il furor +cieco e l’inerte rassegnazione, attendono taciti, +pazienti ed operosi a rannodare il loro popolo, +renderlo migliore e perciò più potente. I loro +nobili, ravveduti ed ammoniti dal passato, tendon +la mano al povero, al contadino, che opprimevano +e sprezzavano: lo chiaman fratello, lo +cercano ne’ suoi tugurii per portargli a consolazione +del presente la speranza d’un miglior avvenire. +Vizio e rovina di quei calpestati era l’abuso +de’ liquori, coi quali dimenticavano per +qualche ora ne’ sogni dell’ebbrezza le miserie +della realtà: e la pigione delle taverne era una +delle entrate dei nobili. Eppure v’hanno rinunciato, +l’hanno chiuse, hanno ristrette le loro +spese, onde il popolo non corrotto riprenda vigor +morale e possa risorgere.... Questa è vera +fortezza, vera carità di patria; queste son le vie +che onorano, rendon venerabile anco la servitù, +<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> +le ottengono il rispetto degli uomini, talvolta il +loro aiuto e sempre la misericordia, la protezione +di Dio. +</p> + +<p> +Ma se gli autori del moto di Rimini non hanno +tenuto queste vie, se il furore, l’intolleranza +dei loro mali li ha trascinati ad atti che sono +da giudicarsi intempestivi, e perciò dannosi e +biasimevoli, s’avrà dunque, senza ammettere +scusa, a pronunciar contro essi un’assoluta condanna? +</p> + +<p> +A questo punto ringrazio Iddio, che è oramai +adempiuto per me l’amaro assunto di contristare +il vinto e lo sventurato, ed è venuto invece il +momento di volgermi al vincitore, a chi non prova +nè le angustie del carcere, nè le miserie dell’esilio, +a chi è potente e gode d’ogni favore +della fortuna, e sento oramai venirmi più sicura, +più libera la parola. +</p> + +<p> +Ma, prima di esaminare i modi tenuti dalla +corte di Roma co’ suoi sudditi, e particolarmente +co’ suoi sudditi di Romagna; prima d’entrare +seco lei in discussione circa i suoi atti, vorrei +sapere se la discussione è possibile, vale a dire +se partiamo da basi tenute vere egualmente da +ambe le parti; e per questo io domando se v’è +un solo Decalogo, un solo Vangelo, una sola morale +data egualmente a tutti gli uomini per norma +delle loro azioni, o se invece vi sono due edizioni +de’ suddetti codici, ad uso l’una de’ principi, +l’altra de’ popoli, l’una dei governanti, degli +uomini di stato, dei diplomatici, l’altra della +moltitudine governata. +</p> + +<p> +Dovendo necessariamente interpretare io la +<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> +risposta, la suppongo consentanea alla dottrina +professata in ogni tempo dalla corte di Roma; +esservi cioè, una sola morale pe’ grandi come +pe’ piccioli, pe’ forti come pe’ deboli, pe’ governanti +come pei governati. Trovarci d’accordo +su questo punto è pure assai, ma non è tutto. +Un’altra cosa mi resta a sapere: e domando se +a questa morale, a questa regola da seguirsi indistintamente +da tutti i viventi, si può applicare +l’assioma che ogni regola ha la sua eccezione, +ovvero se le regole eterne della giustizia e dell’onestà +sono le sole alle quali non abbia mai +l’uomo nè ragione nè pretesto per disubbidire. +Anche a questa domanda son costretto rispondere +da me, interpretando la decisione della corte +romana favorevole a quest’ultima opinione, +che è necessaria conseguenza delle dottrine da +lei insegnate. +</p> + +<p> +Posti d’accordo su questi due punti, e partendo +essa ed io da questo dato comune, che la morale +è una sola, costringe egualmente tutti gli +uomini alle sue leggi, e non ammette possibile +nessun caso, nessun motivo di trasgredirla, la +discussione divien possibile, e una cosa sola resta +ad esaminare: quali conseguenze tragga la +corte romana da queste premesse, e quali conseguenze +ne ricavi, non dico io, chè non conto nulla, +o non conto che per un solo, ma il raziocinio, +l’opinione della civiltà universale. +</p> + +<p> +O questa via di scoprire il vero è buona, anzi +la sola buona, e non dà motivo di lagnanza a +nessuna delle due parti contendenti, o bisognerà +dire che la verità è una chimera, il cercarla un +tempo perso. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> +</p> + +<p> +Io dico dunque per prima cosa, che dalle suddette +proposizioni emerge necessariamente la +conseguenza, che l’antico argomento della ragion +di stato, col quale si è voluto sin qui da +moltissimi giustificare i governi di quegli atti +che si sarebbero condannati e tenuti ingiusti in +un privato, è argomento vano ed immorale; +poichè o la giustizia è legge universale, ed il +mentire, il mancar di fede dovrà condannarsi +tanto in uno, come in molti individui, vale a dire +nello stato e negli uomini che ne regolano le risoluzioni; +ovvero bisognerà almeno trovar una +regola che definisca qual numero d’individui +riuniti è necessario per far che l’ingiusto divenga +giusto, l’immorale divenga morale. +</p> + +<p> +E l’addurre in favore della ragione di stato +l’utile dell’universale è misero pretesto, non è +ragione: o diversamente s’avrà a concedere che +la giustizia ammetta casi d’eccezione, ed allora +parimenti non sarebbe male dare una regola che +insegnasse conoscere quali sono codesti casi. +</p> + +<p> +Concederò che per l’utile dell’universale siano +giusti per parte dello stato certi atti che dovrebbero +esser tenuti ingiusti per parte di un +privato; ma la difficoltà è soltanto apparente, e +per iscioglierla dobbiamo distinguere la giustizia +positiva dalla giustizia relativa. +</p> + +<p> +È ingiusto, verbigrazia, l’uccidere, ma divien +giusto ove sia in propria difesa: e questo è +esempio di giustizia relativa. +</p> + +<p> +Invece è ingiusto il mancar di fede, e lo è in +tutti i casi, in tutte le occasioni possibili: e questa +è giustizia positiva. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> +</p> + +<p> +Così, scegliendo ad esempio il caso più comune, +nel quale è concessa e tenuta giusta per lo +stato un’apparente ingiustizia (e che per il privato +sarebbe ingiustizia vera), il caso d’espropriazione +forzata, consideriamo che in quest’atto +sono da distinguere due casi; l’uno dell’espropriazione +violenta, assoluta, senza compenso, che +con una sola parola vien detta rapina, ed è caso +d’ingiustizia positiva, e perciò non vien permessa +nè all’individuo nè allo stato, il quale difatti, +ove sia ben regolato, giammai la commette, e +se toglie il suo ad un privato per utile pubblico, +usa l’avere del pubblico a dargli un competente +compenso. +</p> + +<p> +Il secondo caso, questo appunto dell’espropriazione +con compenso, non è più rapina, nè +caso d’ingiustizia positiva, poichè non si toglie +violentemente nulla al suo giusto possessore; e +se gli si toglie parte del libero esercizio della sua +volontà, che potrebbe essere di serbare ad ogni +modo ciò che gli viene occupato, non gli si toglie +pel principio che uno debba essere sacrificato +ai più, che, per quanto abbia apparenza di giustizia, +sarebbe cionnondimeno principio ingiusto; +ma gli si toglie perchè, essendo questo suo sacrificio +necessario all’esistenza o al bene almeno di +quella società alla quale appartiene, che lo protegge +e lo difende nei suoi diritti, egli vien realmente +compensato con questi vantaggi della perdita +d’una porzione della sua libertà. E siccome +questi vantaggi può darli in compenso lo stato, +e non il privato, è ingiusto occupare l’altrui violentemente +per utile privato, è giusto occuparlo +per utile dell’universale. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> +</p> + +<p> +Con ciò mi par dimostrato che la distinzione +di giustizia positiva e relativa può bensì usarsi +per facilitare l’intelligenza della questione, ma +che di fatto è distinzione inesatta; bastando il +dire che l’ingiustizia è vietata e condannabile assolutamente, +e che perciò nè la ragion di stato, +nè l’utile pubblico, nè alcun altro motivo la può +mai coonestare. +</p> + +<p> +Queste idee sono talmente elementari, che al +lettore farà meraviglia ch’io abbia voluto il disagio +di scriverle; e certamente pare un sogno che +s’abbia a prender la questione a questo modo e +da questi principii, che sembrerebbe non bisognassero +di dimostrazione, e s’avessero a tenere +per sottintesi. Ma come fare altrimenti a voler +entrare in discussione con chi, facendosi al mondo +nuncio della buona novella, la rende poi cotanto +trista a coloro che gli sono più immediatamente +affidati da Dio? con chi è custode e banditore +del divin Codice della giustizia, dell’amore +e del perdono, e commette o permette almeno +l’ingiustizia, muta l’amore in odio, e non ha perdonato +giammai? con chi predica l’umiltà sul +trono, la carità, chiudendo l’orecchio ad ogni reclamo, +l’amor del prossimo colle inique commissioni +militari? Se a costoro, vivaddio, si domanda: — Credete +o non credete nella giustizia? +Credete o no in quello che predicate? — non se +lo possono aver per male, e nessuno al mondo lo +potrà trovare strano. +</p> + +<p> +E queste rigide parole io non le dico per odio +del papato. Lo dichiaro solennemente, prima di +aggiunger altro, affinchè il lettore non mi prenda +<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> +in iscambio. Io venero il cristianesimo, venero il +cattolicismo, e stimerei l’ultima delle sventure +per l’Italia se si turbasse la sua unità religiosa, +la sola che le sia rimasta. Di più; io neppur sento +astio od avversione contro la corte di Roma, +dalla quale non ricevetti giammai offesa veruna, +e n’ho invece talvolta ricevuti favori, e perciò le +mie parole, per quanto acerbe, non s’hanno a +prendere come espressione dell’odio d’un nemico, +ma piuttosto come effetto del dolore che si desta +in noi per l’amico che s’ostini alla sua rovina. +</p> + +<p> +Io ho accusato d’ingiustizia il governo papale. +Suppongo che egli, interrogando, dica: — Che +cosa dunque debbo fare? — Io gli darò una risposta +alla quale forse nè esso nè il lettore s’aspetta: +gli domanderò cosa che non parrà indiscreta, +gli chiederò pe’ suoi sudditi la grazia di +essere un po’ più assoluto, un po’ più dispotico +di quello che è: anzi d’esser governo veramente +assoluto e dispotico, ch’egli crede essere, e +non è. +</p> + +<p> +Per governo assoluto s’intende quello d’un +uomo che a suo pieno arbitrio comandi ad un +popolo; tanto è vero che la parola monarchia altro +non significa fuorchè comando d’un solo. +</p> + +<p> +Ora si potrebbe affermare, che questo modo di +principato, preso nel suo stretto senso, non è possibile +a nessun uomo, ed è possibile a Dio soltanto: +perchè Dio solo, e non altri, può esser simultaneamente +presente alle azioni di tutti i viventi, e +dirigerle a suo piacere. Ma lasciamo questa troppo +stretta interpretazione. +</p> + +<p> +Io dico che neppur in un più lato senso (salvo +<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> +uno solo, che dirò or ora), non è possibile all’uomo +il governo assoluto. Perchè nessun uomo, sieno +pur immense quanto si voglia le sue facoltà +corporee e mentali, può giungere a provvedere +coll’azione immediata della sua autorità a tutt’i +casi che si moltiplicano all’infinito giornalmente +nel reggimento di più milioni di sudditi. +</p> + +<p> +Vi sono però due vie d’esercitare approssimativamente, +dirò così, il principato assoluto. Una +illusoria pel principe stesso: l’altra reale, per +quanto lo può essere nelle condizioni della nostra +natura. +</p> + +<p> +La prima consiste nel far fare ad altri quello +che non si può far da sè; cioè nell’investire altri +d’una porzione della propria autorità, onde l’eserciti +a sua discrezione. Ma questo è modo, non +d’esercitare il principato assoluto, bensì di spogliarsene. +Questo è modo usato in terra di Turchi, +ed anche colà vien meno a misura che vi cresce +e s’estende la civiltà: ma non vien meno però +tra’ Cristiani e più particolarmente nello stato +papale. Questo è modo più d’ogni altro rovinoso +pe’ sudditi e pieno di pericoli pel principe, il quale +non comanda, come abbiamo osservato, e non ha +perciò i benefizii dell’impero, ma ne ha invece +tutti gli odii e le responsabilità; ed ove gli uomini, +investiti da lui del potere, ne abusino, incontra +necessariamente o taccia di crudele, se non li corregge, +o di stolto e poco avveduto, se, correggendoli, +confessa implicitamente di non aver saputo +scegliere e conoscere i suoi ministri. Perciò, +o disprezzo od odio non lo può fuggire. +</p> + +<p> +Ciò accade ad ogni momento sotto il governo +<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> +papale: e, per citare un esempio tra mille, e dir +cosa recente e notissima, tutti si rammentano del +fatto, accaduto or fa l’anno, d’un vescovo dello +stato, che bandiva un editto per dar nuovi regolamenti +in materia matrimoniale, rafforzato di +gravi pene minacciate ai contravventori. Io ero +in Roma. L’editto girava di tasca in tasca, di +conversazione in conversazione; e non ti dico che +risate se ne facesse. Convenne al governo annullarlo, +chè, con tutto il buon volere di salvar la +riputazione del vescovo, non v’era modo a far +altrimenti, essendo la più pazza cosa del mondo: +ma qual guadagno vi facesse invece la riputazione +del governo, e qual guadagno faccia ne’ casi +consimili, che pur troppo si ripetono di continuo, +te lo puoi immaginare: odio o disprezzo; di qui +non s’esce. +</p> + +<p> +Dunque un cotal modo d’esercitare il principato +assoluto è pericoloso pel principe, ed inoltre +illusorio, ed il principe che lo segue crede essere +assoluto, e non è: e la sua autorità è meno ubbidita +di quella del sovrano dello stato più democraticamente +rappresentativo del mondo. +</p> + +<p> +Resta un altro modo, il migliore, il solo praticabile, +il solo che (data la monarchia assoluta) +possa conciliare la possibile felicità dei popoli +colla sicurezza del principe, il solo non illusorio, +e mediante il quale il principe può realmente dire: +Io comando ai miei sudditi quanto è possibile +che un uomo, e non un Dio, comandi ad altri +uomini. +</p> + +<p> +Questo modo è semplicissimo, e consiste in +ciò: che il principe, di suo proprio moto ed autorità, +<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> +e per ispirazione divina se vogliamo, chè +non cerco briga sulle parole, decida una volta +quali siano i suoi voleri, li traduca in altrettante +leggi, le promulghi, e dica ai suoi sudditi: <i>dal +maggiore all’infimo tutti le dovete egualmente +ubbidire.</i> +</p> + +<p> +Ciò fatto, fissi un’ora, un giorno, ogni settimana, +ogni mese, nel quale ad ogni suo suddito +sia lecito presentarsegli e dirgli: il tal vostro ministro +m’ha fatto ingiuria per aver disubbidito al +tal articolo della vostra legge. Provata la verità +dell’accusa, punisca il ministro, e faccia giustizia +all’offeso; e questo principe potrà veramente +vantarsi d’esser principe assoluto, potrà dire: +La mia volontà è ubbidita da’ miei sudditi sino +all’estremo limite cui può giungere l’autorità di +un uomo; potrà dire: Il mio principato è vera +monarchia. +</p> + +<p> +Domando ora se tanto può dire il papa? domando +se ai suoi sudditi non tornerebbe meglio +che potesse dirlo? Domando ai Romagnuoli se +non preferirebbero ubbidire a leggi buone o cattive, +ma stabili, senza eccezione di persone, uguali +per tutti, piuttosto che all’arbitrio de’ loro +monsignori, legati, vice-legati, delegati o che so +io? domando se non vorrebbero (essendo pur +sudditi del papa) ubbidire almeno al papa, e fosse +il suo principato più assoluto che non è, anzi +veramente e realmente assoluto? +</p> + +<p> +Ho fatto professione di dire la verità senza nè +reticenze, nè passioni, e mi trovo sforzato a lodar +l’Austria. Il suo codice (salvo pe’ casi di stato, +ove è assolutamente iniquo) è uguale per tutti, +<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> +non ammette eccezioni nè di persone, nè di classi, +nè di religione. Colla legge alla mano l’ultimo +facchino ha ragione contro il primo de’ signori o +degli stessi ministri del governo. E non dico per +questo che le sue leggi sieno buone, che sieno +adatte ai bisogni degl’Italiani che le ubbidiscono, +ed intese al loro vero bene, e meno ancora che il +suo governo sia perciò accetto o debba essere accetto +nella Lombardia e nella Venezia, mentre è +sempre governo straniero, e che anco nel far il +bene ha in mira il pessimo de’ mali, quello d’impedirci +d’esser nazione padrona di sè ed indipendente; +ma dico che gli uomini si rassegnano talvolta +anche a mali gravissimi, quando è pure in +essi regola certa, imparziale ed uguale per tutti, +e, contenti o no, vi s’accomodano. Ma non s’accomodano +giammai a veder, verbigrazia, di due +delinquenti, l’uno assolto, l’altro condannato per +lo stesso delitto, a veder il prete immune da quel +castigo che percuote il laico inesorabilmente<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>; +non s’accomodano alla vita di continuo sospetto, +all’incertezza di tutt’i momenti, al dubbio tormentoso +ed incessante di esser o spogliati dell’avere, +o carcerati, od offesi arbitrariamente in +qualsiasi modo, senza aver via di richiamo, senza +aver legge certa che li difenda. +</p> + +<p> +E lo sa bene l’Austria, e ne fa pur troppo il +<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> +suo profitto: ma tra i governi italiani tutti più o +meno mostran co’ fatti d’ignorarlo, e più di tutti +il governo papale; e se i suoi sudditi non amano +il governo straniero, e non cercano, come molti +hanno detto e creduto, d’esser riuniti all’Austria, +se que’ ribaldi dei Castagnuoli e del Baratelli, che +s’ingegnavano propagarne il pensiero colla infame +società Ferdinandea, ed hanno avuta quell’accoglienza +e que’ trattamenti che meritavano, non +hanno ottenuto il loro intento; se n’ha a rendere +grazia all’indole generosa de’ Romagnuoli, al loro +spirito nazionale e veramente italiano, pel quale +voglion piuttosto soffrire ogni peggior male, che +sottoporsi allo straniero, al maggior nemico della +patria comune: ma dal canto suo, bisogna dirlo, +il governo papale avea fatto ogni opera onde venisser +ridotti a questo doloroso partito. +</p> + +<p> +Aver un codice (e per codice intendo non solo +leggi, ma istituzioni, ordini stabili e certi) è il +primo dovere d’ogni governo, qualunque sia la +sua forma: è dunque il primo dovere, e dovrebb’esser +la prima cura del governo papale: e se i +suoi sudditi lo chiedono, chiedono il giusto, e se +il governo lo nega, commette una iniquità. +</p> + +<p> +Ma poichè non hanno ordine o legge certa, generale, +imparziale; poichè hanno pure a vivere, +o, dirò meglio, ad ingegnarsi di vivere tirando +innanzi alla meglio, schermendosi contro le cento +autorità che sono tra loro in continuo contrasto, +che si contendono l’amministrazione, e si giuocano +a palla i poveri sudditi, i loro averi, i loro +interessi, la loro libertà, avessero almeno questi +disgraziati un modo d’alzar la voce, e farsi sentire +<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> +quando son troppo assassinati; avessero una +porta che s’aprisse ai loro richiami, un orecchio +che li ascoltasse! +</p> + +<p> +Ora dirò cosa che nell’anno 1845 parrà enorme, +impossibile: chi non conosce Roma la crederà +una calunnia. +</p> + +<p> +Il capo dello stato non ha giorno d’udienza +pubblica, come hanno tutti i sovrani assoluti. Ma +questo è nulla. Se un suddito dello stato domanda +di parlare al papa, non gli viene concesso se +non promette formalmente prima, che non gli +parlerà d’affari. +</p> + +<p> +Questo fatto non ha bisogno di comenti, e chi +non lo crede è padrone di verificarlo. E se qualcuno +m’opponesse, che è lecito presentar memoriali, +ricorrere ai tribunali, ai governatori, ai +legati, alla Segreteria di Stato, ec., ec., ringrazierei +dell’avviso questo valentuomo, e ringrazierei +Iddio per lui di non avergli mai mandate +tribolazioni che gl’insegnassero qual fondamento +si possa fare su codesti modi. +</p> + +<p> +Alle corte, o le mie accuse sono calunnie, e me +lo provino, o è vero che chi prédica la giustizia, +e n’è il primo custode, commette invece una iniquità, +ed allora è ragionevole il domandargli se +vi siano due vangeli, due morali od una sola; se +sia persuaso, o no, di quella che predica ed insegna +al mondo. È ragionevole intimargli di rinnegare +l’una delle due cose, o questa morale, o le +proprie opere: domandargli se crede che all’età +nostra sia lecito, sia tra i possibili, stabilire o +mantenere un’autorità qualunque sulla negazione +flagrante e continua del proprio principio: se vi +<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> +sia al mondo un uomo che abbia diritto di sragionare +contro tutti; se non è troppo stolta cosa +il supporre che tutti l’abbiano a sopportare in +pace, e rassegnarsi agl’infiniti mali che ne sono +la conseguenza. È ragionevole il dirgli: Dei moti +di Romagna, delle uccisioni, degli esilii, delle lacrime +di tanti infelici, n’avete a render conto a +Dio, voi governo, e non i vostri calpestati sudditi. +Il loro sangue vi ripioverà in capo; i loro dolori, +le loro lacrime, saranno giudicate da quel +tribunale dinanzi al quale non giunsero giammai +nè corone, nè scettri, nè triregni, rimasti nella +polvere dei sepolcri, ma ove giungono e si presentan +soltanto anime nude, non protette contro +la spada dell’eterna giustizia da altro scudo, se +non dalla propria innocenza; le opere vostre saranno +pesate con quelle bilancie incorruttibili, +sulle quali la minima delle ingiurie fatte al minimo +degli uomini, pesa più di tutti i troni e di +tutte le corone dell’universo. +</p> + +<p> +Od è falso questo che insegnate sulla giustizia +di Dio, e sui suoi tremendi giudizi nell’altra vita, +ed allora le mie parole son pazze, e fareste male a +curarle: o quel che insegnate è vero, e ne siete +convinti, e credete che Iddio vi chiederà un giorno +ragione dell’opere vostre, e vi dirà: <i>io v’avevo +dato un popolo, che cosa n’avete fatto?</i> ed +allora ditemi voi di qual nome s’abbiano a chiamare +i vostri atti! ditemi come s’abbia a trovare +spiegazione dei modi che tenete: ditemelo, chè +da me non lo trovo, nè l’indovino. +</p> + +<p> +I potenti, lo so, ridono in barba di queste che +chiamano declamazioni, ed a me paiono rigorose +<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> +deduzioni; so ch’essi pensano o anco dicono con +ischerno: «Solito rifugio di chi non ha forza, e +non può difendersi, godersi in questo mondo +nel pensiero d’esser vendicato nell’altro». Ma +se gli altri potenti lo dicono, non lo potete dir voi +senza mentir a voi stessi ed alle vostre parole. E +poi, aprite gli occhi, e vedete se la spada della +giustizia eterna aspetta sempre l’uomo al varco +della tomba! Vedete se sempre ha tanta pazienza! +Giratevi intorno lo sguardo: vedete se l’ingiustizia, +se la violenza è albero che metta profonde +e salde radici! Vedete da cinquant’anni in +qua di quanti principati più saldi cento volte del +vostro, che credeano stare inespugnabili ed inconcussi +per la grazia di Dio, ed in suo nome +poter commettere a man salva l’iniquità, di quanti +di questi, dico, non s’è veduta la rovina! Vedete +per tutto il mondo come le antiche ingiustizie +abbiano scavato la fossa sotto i piedi di chi +se ne rese colpevole: vedete la Turchia pagar le +vecchie ingiurie fatte alla Grecia: la Russia tremar +di continuo dell’assassinata Polonia: l’Austria +contare i giorni di vita che le rimangono, +spaventata d’ogni paglia che si muova in Italia, +in Ungheria, in Polonia o in altre provincie dell’Impero; +chè con molti ha conti aperti, e conti +tremendi! +</p> + +<p> +L’istessa Inghilterra, la felice, la potente Inghilterra, +la signora dei mari e delle ricchezze +del mondo, vedetela turbata ne’ suoi trionfi dallo +spettro dell’affamata Irlanda, dal sospetto di una +vendetta domestica, che, al primo reale pericolo, +potrebbe condurla all’ultima rovina. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> +</p> + +<p> +Dio è giusto e non protegge l’iniquità, e di +tutte le sue doti la sola che non sia infinita è +la pazienza a sopportar l’ingiustizia. Abbiatelo a +mente. +</p> + +<p> +Le mie parole non sono una minaccia. Quale +autorità o qual potenza avrei io di minacciare? +Non sono un augurio, e tanto meno un desiderio: +come potrei desiderar il male d’un solo, fosse +anco il più colpevole de’ miei fratelli italiani? Ma +son parole di dolore e d’amore, ancor più che di +sdegno, per vedere tanta parte di quell’Italia, di +quella patria che amo sopra ogni cosa al mondo, +messa da voi nella dolorosa alternativa, o di sopportare +i mali che le fate soffrire, o di levarsi in +armi e cadere in mano de’ vostri carnefici o degli +stranieri. +</p> + +<p> +Son parole, alle quali mi sforzano la verità e +la giustizia: e dopo aver detto ai Romagnuoli: +«Voi non avete saputo soffrire,» se non dicessi +agli uomini di Roma: «Voi foste iniqui con essi,» +che nome meriterei? +</p> + +<p> +La mia accusa contro il governo papale di non +aver dato a’ suoi sudditi un codice che li regga, +le racchiude tutte. Ma le parole che mi sono uscite +dalla penna son troppo gravi, perchè io non +creda dover mio mostrare ancor più espressamente +che non le ho dette se non a grandissima +ragione; e debbo perciò entrare più addentro in +questo doloroso argomento. Debbo scoprire le +molte piaghe che affliggono quelle belle ed altrettanto +disavventurate provincie; debbo citar +fatti, e, comunque io mi ponga con ciò ad un lavoro +troppo più lungo ch’io non avea disegnato +<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> +intraprendere, conosco tuttavia non potermene +oramai altrimenti ritrarre coll’onor mio. +</p> + +<p> +Proseguiamo dunque in nome della verità e di +Dio, che la protegge, e farò ogni opera per esser +conciso quanto è possibile. +</p> + +<p> +Il sistema economico dello stato e le sue finanze +sono ridotte a tal punto, che nessuno in +tutta Europa ne ignora gli assurdi e l’imminente +rovina. E se d’una cosa si fa le meraviglie, è che +questa rovina non sia già consumata, in una parola +che lo stato non si sia ancora dichiarato fallito. +Meraviglia ragionevole, sapendosi da ognuno +che la sua amministrazione spende da una +mano più dell’entrata, e chiude dall’altra le fonti +della pubblica ricchezza. +</p> + +<p> +Il sistema proibitivo inceppa l’esportazione e +l’importazione con gabelle esagerate, cui l’ignoranza +dà nome di protettrici: con istolte proibizioni, +colle quali, invece di favorire l’industria +nazionale, si favorisce non l’industria, ma il monopolio +di pochi, si limita il lavoro e la produzione, +si provoca il contrabbando, fonte di corruzione +e d’immoralità, ed ostile allo stesso governo, +che mantiene con esso una classe d’uomini, +sempre pronta ad unirsi contro chi voglia offenderla. +</p> + +<p> +L’effetto di questo sistema è di far pagare ai +sudditi tutti i generi che consumano, più cari del +loro prezzo reale, a danno loro e dello stesso erario, +ed a profitto d’alcuni pochi. In una parola, +d’impoverir tutti per arricchire qualcuno: e per +porre il colmo all’assurdo del sistema, le gabelle +sono date in appalto (mentre in ogni stato ben +<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> +regolato si danno ad appalto le opere pubbliche, +ma le imposizioni s’amministrano ad economia), e +per conseguenza la maggiorità de’ consumatori +deve inoltre impoverirsi di tutto il guadagno e +della ricchezza degli appaltatori. +</p> + +<p> +Di tutto ciò che per altra parte potrebbe aumentar +la pubblica ricchezza, il governo non +vuol udire parola: in ogni cosa vede una trama, +una ribellione, un pericolo, e non vede il maggiore, +il più inevitabile di tutti: simile all’uomo +che fuggisse, guardandosi dietro, da un insetto, +e non badasse ch’egli sta per gettarsi in un precipizio. +</p> + +<p> +Roma ha detto: Io non credo nelle strade ferrate; +e di questa profession di fede ride l’Europa +intera; ma non ne ridono i sudditi pontificii. +</p> + +<p> +L’evidenza dei fatti aiuta il mio desiderio d’esser +conciso, e però non aggiungo altro, se non +che ora si dice che finalmente le strade ferrate si +facciano anche colà. Un giorno o l’altro vi si faranno, +lo so; ma se s’abbiano a far presto, lo voglio +prima vedere. +</p> + +<p> +Ad ogni altro modo di miglioramento s’oppone +pertinacemente il governo o con proibizioni o con +incagli: non vuole istituzioni di banche tendenti +ad accrescere il credito pubblico<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>, non associazioni +agricole, industriali. Paralizzata così +ogni mossa del corpo sociale, intercetta e tolta la +circolazione dei suoi più vitali umori, questo per +necessità si viene ogni dì più depauperando. +</p> + +<p> +I possessori agricoli, aggravati da tasse incomportabili, +<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> +nè trovando sbocco alle derrate, si +vanno consumando, nè vien loro fatto giammai +di poter ragunare avanzi, ed ammassar que’ capitali +che sono il nerbo dell’agricoltura ed il solo +modo onde migliorarla. +</p> + +<p> +Il commercio è, si può dir, nullo, e lo stato +più centrale d’Italia, seduto su due mari e sulla +nuova via che si va aprendo al commercio d’Oriente, +dell’India e della Cina, con fiumi in parte navigabili, +ricco di miniere e delle terre più fruttifere +della nostra penisola, abitato da un popolo +nel quale la Provvidenza ha infuso a piene mani +prontezza d’ingegno, avvedutezza, energia, fortezza +ed ardire, questo stato ha due porti principali, +Civitavecchia ed Ancona: io li ho veduti +ambedue non è molto: in ambedue, salvo qualche +vapore estero che vi getta l’áncora per poche +ore, non ho trovato che qualche povero trabaccolo +o qualche paranzella di pescatori. +</p> + +<p> +Io ero in Ancona nel settembre scorso, e da +una inezia, che appena meriterebbe esser avvertita, +potei trarre argomento dello stato in cui +trovasi colà il movimento marittimo e commerciale. +Volli prender un guscio a un tanto l’ora +per far un giro in mare, e veder da quale aspetto +la città si mostrasse meglio onde farne un disegno. +Domandai a due marinai quanto volessero, +ed avvezzo alle indiscrete pretese che in Genova, +Livorno, Napoli ed altri porti sono solite a cotali +uomini, m’aspettavo che costoro mi domandassero +almeno uno scudo l’ora. Mi domandarono <i>due +paoli</i>, mezzo raccomandandosi coll’espressione +dello sguardo, onde non li trovassi indiscreti. +<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> +Non s’immaginavano que’ poveretti che stretta di +pietà mi dêsse invece al cuore la loro domanda, +che era a tariffa di forestiere, e perciò esagerata, +e mi svelava i patimenti e le angustie d’un popolo +intero! +</p> + +<p> +E se il governo vieta a’ sudditi, non dirò d’arricchire, +ma di potersi aiutare, nessuno almeno +li spogliasse, li opprimesse d’imposizioni; fossero +almeno temperate le spese! +</p> + +<p> +Ma che accada invece tutto il contrario è cosa +talmente nota, che sarebbe allungar inutilmente +questo scritto l’impiegar parola per dimostrarla. +</p> + +<p> +Parlando in generale, più le derrate sono cattive +a questo mondo, più s’hanno a buon mercato. +Ma non è così de’ governi. Più son cattivi, e +più costano. E lo sanno i sudditi pontificii, ai +quali tocca pagare non solo quel prezzo, sia pur +elevato quanto vogliamo, che deve pagar ogni +popolo per essere governato, ma son costretti a +saldare alla cieca i conti di un improvvido sistema +che li rovina, son costretti mantenere un’armata +d’impiegati inutili (fossero soltanto inutili!), +di doganieri, finanzieri, ec. Son costretti pagar +grassamente alti ministri, spesso forestieri, che +occupano cariche alle quali non possono aggiungere +i comuni cittadini se non entrando negli ordini +sacri, abbiano o no la vocazione a questo +augusto ministero. E le cariche poi alle quali +possono esser nominati anche i laici, come governatori, +giudici, presidenti di tribunali, ec., sono +invece troppo mal retribuite, onde possan le persone +civili ricavarne un onesto sostentamento alla +loro famiglia. Ma di tutte le spese del governo la +<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> +più dolorosa a’ popoli è quella de’ mercenari svizzeri. +Non parlo della guardia svizzera dei palazzi +pontificii, troppo poco numerosa per essere di +peso allo stato, ma parlo dei reggimenti svizzeri, +che offrono lo spettacolo doloroso, e strano +veramente a’ nostri tempi, delle antiche compagnie +di ventura, nè si comprende come la nobile +e virtuosa nazione alla quale appartengono (se +pur non sono una ragunata di genti di varie nazioni, +come da molti si dice) non tolga dai suoi +ordini questa usanza tanto contraria allo spirito +nazionale, del quale essa ha dato in ben opposti +modi così splendidi esempi, e contraria egualmente +alla sua dignità. +</p> + +<p> +Io, che conosco il piccolo esercito pontificio, al +quale per essere ottima truppa non manca se non +un comando ed una direzione veramente militare, +io, che conosco in esso uomini pieni di onore, +di generosa ed ardita natura, ed eccellenti uffiziali, +e li vedo in fila con codesti Svizzeri, preferiti +a loro, e meglio trattati di loro; io, nato (mi +perdoni il lettore se alla cosa pubblica ardisco +frammischiare parola d’affetti privati) di tal padre +che in un esercito ed in tempi ove l’ardire e +l’onor militare non eran cose rare, n’era tenuto +modello; io, memore de’ suoi insegnamenti e dei +suoi onorati esempi, memore della viril fortezza +d’una madre che godeva e si vantava d’aver tre +figliuoli nell’esercito, ove tant’altre n’avrebber +pianto e tremato; io, educato a tale scuola, mi +sento ribollir il sangue al pensiero dell’onta che +son costretti sopportare quei soldati italiani! Onta +la più amara che possa versarsi su chi sente +<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> +l’onore, la religione della bandiera, vedersi escluso +dal guardarla e difenderla, e vederla affidata +a mercenari stranieri! +</p> + +<p> +Io fremo del giusto sdegno di que’ soldati italiani, +io mi rodo dell’onta loro. +</p> + +<p> +Non sa il governo papale qual tesoro d’odio (e +Dio voglia non sia di vendetta) gli s’aduni contro +tra i popoli e nell’esercito per questa sua maledizione +dell’armi mercenarie e straniere; che sarebber +assalite e certo disperse da’ Romagnuoli, +se non sapessero ch’esse sono l’antiguardo dell’Austria, +che scompariranno il giorno ch’essa +sia tolta dal guardar loro le spalle, perciò inutili +ora ed allora, inutili in un caso come nell’altro. +Ma che dico inutili? esiziali ai popoli, come al +governo, al quale sono non lieve occasione di +rovina economica, di predilezioni e d’ingiustizie +a danno delle truppe nazionali, mal pagate, lacere +e rivestite de’ panni logori del mercenario +straniero, assetate di vendetta contr’esso, come +appare dalle frequenti risse soldatesche, nelle +quali, stando ai racconti popolari, i dragoni pontificii +hanno dato buona prova di sè — ed io, che +li conosco, lo credo. +</p> + +<p> +Sono incredibili le spese che costano codeste +genti, la loro insaziabilità, il loro continuo chiedere +al governo, e più incredibile la dappocaggine +di questo nell’accondiscendere alla loro ingordigia. +</p> + +<p> +Accadde pochi anni sono un fatto del quale io +non ho veduto cogli occhi miei il processo (e dico +questo perchè non uso affermare se non le cose +che ho vedute e toccate), ma che tutto lo stato +<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> +tiene per certissimo. In un reggimento nacque +discordia tra il colonnello ed i suoi capitani, e la +questione avea avuto origine nel riparto degli +avanzi fatti sui fondi d’arruolamento, che dal governo +pontificio (con ordini de’ quali Machiavelli +ha fatti conoscere abbastanza gli errori, e perciò +da secoli oramai condannati) vien dato quasi ad +appalto: non potendo accordarsi, i capitani fecer +ricorso all’autorità. +</p> + +<p> +Di questo accidente ne corse la voce, e ne fu +portato a Roma il giudizio. È impossibile che +ambe le parti avesser ragione: cionnondimeno il +governo, per tenersi affezionati i suoi custodi, +congedò il colonnello con una pensione, gli diede +maggior grado, e rimandò con lodi i capitani alle +loro compagnie. +</p> + +<p> +E così si spende il denaro spremuto dai sudditi. +Ma andiamo innanzi, chè c’è di meglio. Non vi +fosse altro male che di Svizzeri! +</p> + +<p> +Alla fine in gente ordinata, buona o cattiva, in +reggimenti di linea, sieno pur ingordi, vadan +pur cercando d’avvantaggiarsi alla meglio che +possono, v’è pur sempre un limite ed una qualche +ombra di regola: se non altro, è ordine di +cose, che ha in sè un certo che d’aperto, di franco, +di conosciuto da tutti; i fatti accadono alla +luce del giorno, in faccia al pubblico, e con poco +o niente mistero. Ma un altro più nefando ordine +è in Romagna, un’altra tenebrosa e scellerata +potenza, invisibile a tutti gli occhi, che tutti i +cittadini, in ogni luogo, in ogni momento della +vita si sentono al fianco vigilante ed apparecchiata +a loro danno. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> +</p> + +<p> +Il lettore a questa parola ha già pronunciata +la parola polizia; ma il lettore s’inganna. Io parlo +di cosa più turpe, d’una nefandità più nuova, più +rara, anzi sconosciuta affatto a tutte le nazioni +civili; parlo di cosa della quale non oso, non +voglio accusar il governo, e che pure, non si +può negarlo, egli conosce, sa che esiste, e non ne +lava l’infamia nei luoghi ove gli è concessa ogni +potestà. +</p> + +<p> +È in Romagna una generazione d’uomini vile, +oscura, di rotta e scellerata vita, usa all’ozio, al +bagordo, alle risse da taverne, che si grida devota +al papa, al suo governo, alla fede, alla religione, +e con questo vanto si tiene sciolta d’ogni freno, +d’ogni legge, stima lecita ogni violenza (forse +la stima meritoria) purchè sia contro uomini che +professino altre opinioni delle sue; lo che, come +ognun vede, è lo stesso che dire contro chiunque +le sia odioso o nemico. +</p> + +<p> +Questa mala razza, profittando del continuo +terrore che è ne’ governanti, si combina in conventicole +oscure, e vi prepara supposte congiure, +delazioni, e, peggio, vendette ed assassinii. +</p> + +<p> +La città ed il borgo di Faenza son divisi da +miserabile ed inveterato odio cittadinesco, avanzo +probabilmente d’antico parteggiare. Ai disusati +e vecchi nomi di parte son sottentrati oggidì +quelli di liberali per la città, di papalini pel borgo. +Popolato questo d’uomini di bestial ferocia, +pronti alle risse ed al sangue, è il luogo che può +dirsi principal officina di violenze, principal nido +di quella scellerata genìa che, e quivi, ed a sua +imitazione nell’altre città di Romagna, provoca, +<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> +batte, ferisce e talvolta uccide, e sempre a man +salva, coloro ch’ella dice liberali, o frammassoni, +o carbonari. +</p> + +<p> +Infiniti casi ne son accaduti dal 31 in qua, e ne +vanno accadendo alla giornata. Nel 31, nel tempo +dell’occupazione austriaca, è avvenuto che, trovandosi +a notte avanzata pacifici cittadini per le +strade, tornando a casa da qualche veglia, s’imbattevano +in frotte di que’ mascalzoni, che prima +con parole li offendevano, poi con mazze li battevano +o con coltelli li ferivano; e più volte sono +stati repressi, sgridati e minacciati dagli stessi +ufficiali austriaci, che, quantunque stranieri, +quantunque nemici nostri, o ministri, se non altro, +di potenza a noi nemica, pur sentivano indignazione +di siffatte enormità e della scellerata +connivenza del governo, non potean patire di veder +trattati a quel modo uomini tranquilli e disarmati, +e li accompagnavano per puro moto di +umanità finchè li vedessero riparati e fuor di pericolo +dietro gli usci delle loro case. +</p> + +<p> +In Francia, all’epoca del <i>Terrore</i>, furono uomini +simili a costoro i Marsigliesi, e furon la vergogna +di quell’ordine di cose, la macchia della +bandiera tricolore, l’onta della causa della libertà; +ma eran tempi di transizione tra estremi opposti, +tempi di ebbrezza, di scatenamento universale: +eppure chi oserebbe scusare le ingiustizie, +le violenze d’allora? Chi a quelle memorie +non sente destarsi in cuore affetto pietoso per le +vittime, sdegno ed abominio contro i manigoldi? +</p> + +<p> +Ma nella nostra età, oggi, ora mentre scrivo, +pensare che tuttociò accade o può accadere, non +<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> +in paese sciolto d’ogni freno ed in piena rivoluzione, +ma in paese retto in nome di Colui del +quale sta scritto, che amò gli uomini sino a dar +la vita per loro; in nome di quella legge che comanda +di perdonar al fratello sette volte settanta, +vale a dire sempre; pensare che ciò non sia +favola, sogno o esagerazione di parti, ma cosa +per disgrazia dell’umanità e della religione vera +pur troppo e reale, è tal idea che la mente umana +non la sostiene, è idea che ti farebbe dubitar +della luce del sole, e ti mette in cuore vera desolazione. +</p> + +<p> +Simile all’uomo presso ad annegarsi, che s’afferra +a qualunque, benchè debol virgulto, m’appiglio +all’idea che il pontefice non sappia quello +che in suo nome si commette. Che non lo sappia? +È egli possibile? Ripugno ad entrare in questa +questione; ma se egli lo ignora, ben lo sanno i +suoi ministri, o alcuni almeno de’ suoi ministri. +Le parole degne di cotali sciagurati, io mi vergogno +pronunciarle, nè voglio imbrattarne la +mia penna, perciò non aggiungo sillaba, e li lascio +all’esecrazione degli uomini onesti di tutti i +partiti e di tutte le nazioni. +</p> + +<p> +Usciamo di queste abominazioni: ma, pur +troppo, mi tocca ad entrare in cose non meno +turpi, comunque non di così sozza lordura. +</p> + +<p> +Parlo de’ giudizi, dell’inquisizione politica affidata +a Commissioni straordinarie, non vincolate +da nessun ordine legale di processura, e con +illimitata autorità nelle condanne. In codesti tribunali, +veri <i>coupe-gorge</i>, come dicono i Francesi, +tenuti per scellerati da tutte le nazioni civili, +<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> +perchè la loro stessa natura, la loro essenza medesima +è certo segno dello scopo al quale son +destinati di servire, cioè d’istrumenti alle vendette +d’un principe, e non alla giustizia; in questi +tribunali, dico, gli stessi uomini sono insieme +accusatori e giudici; non v’è libertà nella difesa, +e neppure nella scelta del difensore, dato dai tribunali, +e preso tra le persone a lui devote; i +processi oscuri, occulti, composti nell’interesse +dell’accusa; i costituti ingannevoli, suggestivi e +pieni d’artificio, ed impiegata la tortura morale, +e si potrebbe dire anco la materiale; indefinita +ed arbitraria la classificazione delle colpe, per la +qual cosa vengono spesso puniti, come delitti di +lesa maestà, l’opinione, il pensiero, gli affetti dell’animo +sfuggiti in qualche parola, in qualche +scritto imprudente, e castigati con pene che passano +ogni idea di proporzione e di giustizia, anche +ammessa la reità dell’accusato. +</p> + +<p> +A considerare la mansuetudine de’ tribunali +delle nazioni civili, di Francia, Inghilterra, Belgio, +ne’ casi di stato, la loro scrupolosa e direi +timida premura pel reo, onde non gravarlo oltre +l’onesto (e si noti che se si mostrassero più severi, +n’avrebbero forse motivo, per essere in +quegli ordini di principato meno oppressione pei +sudditi e più vie legali onde ottener giustizia ove +si tengan gravati), a vedere, verbigrazia, Luigi +Napoleone rimandato sciolto dopo l’impresa di +Strasburgo; dopo quella di Boulogne, chiuso soltanto +in carcere, dove se fosse nato suddito del +papa, non vi sarebbero stati bastanti patiboli per +ammazzarlo; veder in Francia ed in Inghilterra +<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> +soltanto esiliati, o rinchiusi come pazzi, uomini +che aveano tentato uccidere il re o la regina, e +pensare da chi sono retti codesti stati, e da chi è +retto lo stato romano, pensare che a quelli si dà +taccia o d’eresia, o d’irreligione, che si tengono +quegli ordini per tristi e pervertitori dell’umana +società, che si predican questi come gli ottimi, i +santi; a veder le opere, gli effetti degli uni e degli +altri, vacillerebbe l’umana ragione se Iddio +per sua misericordia non avesse posto nel cuor +dell’uomo la facoltà di conoscere ed amare la verità +e la giustizia, e di detestare la menzogna e +l’iniquità. +</p> + +<p> +Le turpitudini e gli assassinamenti di cotali +Commissioni si rassomigliano, e sono pari in tutti +i tempi ed in tutti i luoghi dove vengono adoperate; +perchè le medesime cause producono per +tutto e sempre i medesimi effetti, e perciò oramai +di comune consenso delle persone oneste sono +tenute istrumento soltanto di violenza e di +vendetta. +</p> + +<p> +L’esperienza ha mostrato che i ribaldi i quali +accettano di sedervi, o sappiano la mente di chi +li ha posti a quell’ufficio o l’indovinino, cercano +e voglion colpevoli, e non innocenti; sanno che +ad ogni condanna salgono in grado presso il governo, +mentre l’assolvere gli farebbe calare; sanno +che i più saldi gradini della scala de’ premii, +degli onori sono per loro i corpi delle vittime, +innocenti o colpevoli, poco importa. Il mondo è +pieno, grazie alla stampa, delle infamie che si +commettono da costoro; i nomi de’ più famosi, +quali furono in Lombardia il Salvotti ed il Zaiotti, +<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> +stanno affissi ad esecrazione universale, e ad +esempio de’ posteri sulla nuova via che segue +l’uman genere verso un migliore stato di giustizia +e di diritto, come le membra de’ malfattori si +affiggevano un tempo sulle strade a terrore ed +esempio delle moltitudini. Ed ancora s’hanno a +vedere Commissioni speciali? E l’Italia avrà dunque +il tristo vanto d’esser l’ultima ad usarle? +</p> + +<p> +Combattere ed infamare cotali scelleratezze +sarebbe per avventura cosa vana e superflua in +ogni paese civile, ma non lo è pur troppo in +Italia, e giova, ad estirpazione totale di cotal peste +(onde se ne vergognino, se non altro, quelli +che se ne vorrebbero valere), entrar nel doloroso +racconto de’ fatti di codeste Commissioni, e a +questo effetto narrare i casi di Romagna sin +dal 43. +</p> + +<p> +Io, che fo professione sopra ogni altra cosa di +scrupolosa veracità; io, che per aver vittoria di +ogni più turpe iniquità, non la graverei della minima +delle calunnie, se dovessi ancor salvare il +mondo con essa, racconterò cose che non ho vedute, +e delle quali perciò non ho la certezza materiale; +ma cose al tempo stesso che a ragion di +critica tengo per vere, e che sono tenute per tali +da tutti. Se poi, cionnonostante, m’accadesse di +accusar ingiustamente o un privato o lo stesso +governo, ecco ciò che dichiaro onde serva di regola +a chi si tenesse gravato dalle mie parole. +L’ultimo, il più umile e debole degli uomini, ove +mi mostrasse ch’io l’ho accusato ingiustamente, +avrà da me convenevole riparazione all’onor suo, +e nel disdire le parole dette, certo involontariamente, +<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> +contro di lui, lo ringrazierò d’avermi dato +occasione d’adempiere ad un dovere d’equità: +ma il più potente, il primo de’ viventi, ove l’avessi +giustamente accusato, tenterebbe invano di +farmi disdire d’una sola delle mie parole. +</p> + +<p> +Io spero non essere, con questa dichiarazione +dell’animo mio, uscito de’ termini di quella modestia +che mi si conviene, e prego il lettore vi conosca +soltanto il desiderio e la volontà d’esser +franco, leale e giusto coi nemici, come cogli +amici. +</p> + +<p> +Nella state e nell’autunno del 1843, essendo la +Romagna in condizioni analoghe alle presenti, le +crescenti vessazioni doganali aggiuntesi a tutte +le altre provocazioni del governo, diedero occasione +a qualche tumulto nella provincia bolognese. +Piccoli mercanti ed artefici del popolo minuto, +uniti ad alcuni contrabbandieri, stretti e perseguitati +più del solito dai gabellieri, si buttarono +alla montagna, e vi vennero più volte alle mani +colle guardie di finanza: nè questi disordini erano +altro che una vana ed impotente resistenza di +povera gente a chi le turbava i suoi più o meno +legali guadagni. In Bologna cittadini di ogni grado +compativano a que’ moti, conoscendoli frutto +de’ mali ordini delle gabelle, nè agitazione veruna +si destava nella città. Ma ciò non faceva pei +ministri della polizia. Arte vecchia di costoro in +ogni paese è il supporre ed anche suscitare +dimostrazioni avverse al governo, per farvi i +loro profitti; a questo effetto dipinsero ai loro +rettori gli accaduti disordini quali moti politici, +ed incominciarono tosto persecuzioni, visite +<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> +nelle case, imprigionamenti, senza colpa effettiva +o competenti indizi, e quindi fuga di molti +popolani, i quali dubitando di non venir carcerati, +si rifuggirono ai monti, accostandosi a quei +primi: e di costoro e d’altri esuli di più antica +data si venne ingrossando quella banda, che sempre +più divenne argomento agli uomini di polizia +onde spaventare l’imbecillità dei governanti e +spingerli a radunare a furia le scellerate Commissioni +speciali. Accresciuti perciò i sospetti e i terrori +nell’universale, e conoscendosi alcuni arditi e +generosi uomini delle prime famiglie della città, e +da molto tempo tenuti d’occhio o perseguitati dal +governo, in urgentissimo pericolo delle libertà o +della vita, e nella necessità di scampare ad ogni +modo, piuttosto che provvedere alla loro salute +soltanto esiliandosi volontariamente, preferirono +riunirsi a quegli sventurati loro concittadini, che +la nequizia de’ governanti stava per ridurre all’ultimo +estremo, soccorrerli coll’avere, colla persona +e co’ consigli, e, facendosi loro guide, sottrarli +alla galera od al patibolo. +</p> + +<p> +In Bologna intanto la Commissione condannava +moltissimi a lunghe prigionie: sette od otto +ammazzava. De’ modi tenuti per conoscere i colpevoli +poco o nulla è noto, perchè oscuri e segreti +i processi e le difese. +</p> + +<p> +È fama che di molte di quelle vittime non fosse +certo il reato. Certissimo poi che la pena fu ad +ogni modo arbitraria ed esorbitante. +</p> + +<p> +Il colonnello de’ carabinieri, Freddi, uomo in +Romagna odiatissimo, che la voce pubblica dice +fosse stato processato prima del 31, e tornato poi +<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> +in grado a’ governanti col secondarne le violenze, +era anche nel 43 anima e capo della Commissione +di Bologna. Esso ed i suoi pari fecero in quell’occasione +grossi guadagni, predicati dal governo +quali mantenitori e vindici dell’ordine, delle +leggi e de’ diritti sovrani, e colmati di onori e di +premii. Ma questa messe era per durar poco. +Veniva meno, era per cessare la loro bisogna, ed +i profitti per conseguenza. La città era ormai +tranquilla, e le Romagne non avean dato segno +che mostrasse unione o corrispondenza cogli umori +del Bolognese. La Commissione si vedeva alla +vigilia d’essere disciolta. +</p> + +<p> +La provincia o legazione di Forlì, sottoposta +al cardinal Gizi, al quale ci gode l’animo render +quell’omaggio che merita la sua umanità e la nobiltà +del cuore, che rifugge da ogni lordura di +polizia, ne impedisce le provocazioni ed ogn’altra +ribalderia, non offriva campo atto alla Commissione. +I temperati modi del cardinale tenevano +la legazione incolpabile e tranquilla. +</p> + +<p> +In Ravenna, invece, il cardinal legato Massimi, +principe romano, che nell’universale avea nota +di superbia e rigidità, e s’era concitato contro +odio inestimabile de’ cittadini, inquietandoli con +persecuzioni più aperte e continue, con vessazioni +e castighi arbitrari, col mostrarsi disprezzatore +de’ popoli, in Ravenna, dico, pareva alla +Commissione poter più comodamente ed a man +salva esercitare le sue ribalderie, ed aver aiuto e +favore dal cardinale, facile ad ire e vendette implacabili +ed a stupidi terrori. +</p> + +<p> +Commosso il popolo con atti ingiusti e violenti, +<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> +e posta ad acerbe prove la sua pazienza, accadde +un fatto che nessuna provocazione può +certo rendere scusabile, ma che, dall’altro canto, +non può recar meraviglia, l’uccisione d’uno Svizzero +e d’un carabiniere<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>, fatto segno per le +dette violenze all’odio universale; e questi omicidii +dettero modo alla Commissione d’estendere +le sue operazioni anco sull’infelice Romagna. +</p> + +<p> +S’immaginarono corrispondenze ed analogie +tra i moti del 43 in Bologna, e questo fatto accaduto +del 45 in Ravenna; si sognaron trame e +congiure estese a varie città delle Legazioni, +moltiplicando al tempo stesso le carcerazioni a +caso e senza motivo ragionevole in Rimini, in +Ravenna e nelle terre della Romagnuola. La supposta +opinione dell’inquisito era bastante cagione +d’imprigionarlo, e ciò appare dalle infinite liberazioni +che, dopo mesi e mesi e talvolta anni di +carcere, accadono di persone dall’istessa Commissione +riconosciute a forza innocenti. +</p> + +<p> +I tormenti corporali, la strettezza d’ogni agio, +le carceri insalubri, le sorprese morali, i modi +nefandi da essa usati per ottener confessioni o +rivelazioni, sono dolorosa ed orribile istoria, della +quale può aver idea chi ha letto i libri di Pellico +o di Andryane: gli scellerati si rassomiglian +per tutto. Si può argomentare le crudeltà e nequizie +esercitate dalle Commissioni, nei segreti +delle carceri e de’ tribunali, da quella usata ai +prigionieri politici in pieno giorno ed al cospetto +de’ popoli l’estate scorsa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> +</p> + +<p> +Ne’ giorni e nell’ore più bruciate, sulle polverose +strade della Romagna, fu veduta venir +lentamente una lunga fila di carrette guardate +da carabinieri e birri, sulle quali eran legati +gl’inquisiti politici che la Commissione +faceva passare da un carcere all’altro. Non eran +costoro uomini avvezzi a cotale strazio, eran +persone civili, di ogni stato, d’ogni età, agli occhi +stessi del governo forse innocenti la maggior +parte; e può immaginarsi con che cuore +fosser veduti attraversar a quel modo le città, +sudici, impolverati, arsi dal sole, legati e trattati +come ladri di strada. A chi usa cotali modi credendo +incuter terrore, e ciò nel popolo che ha +la fortezza e lo spirito del Romagnuolo, può ben +dirsi che Iddio ha tolta la mente ed ottenebrata +la vista! +</p> + +<p> +Ma tutte le dette nefandità furono inutili ad +ottenere lo scopo che si voleva dalla Commissione. +Le torture, le circuizioni, le domande suggestive, +le promesse d’impunità furon tentate tutte, +e tutte indarno, contro poveri popolani, i +quali non per virtù, chè non avevano in che mostrarla, +ma per non avere nè saper che dire, tagliarono +ogni via alla Commissione di continuare +il processo. +</p> + +<p> +Disperati i giudici di poter far profitto veruno +con que’ disgraziati, correvano spesso dalle +carceri al cardinale (così narra chi era a +quel tempo in Romagna), mostrandogli l’impossibilità +di metter insieme tanto da poterne +far uscire con qualche color d’onestà una +condanna, ed il cardinale ad eccitarli a spendere, +<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> +ad usar ogn’arte, far ogni prova per trovar +modo e cagione di castigo; e finalmente, +non potendosi trovare nè congiure, nè colpe politiche, +si compose sopra apparenti analogie di +fatti lontani co’ presenti, di incerte deposizioni +di testimoni ignoti, confondendo insieme contrabbando +e cose di stato, un processo, dal quale +la Commissione prese motivo di condannare due +alla morte, e moltissimi a venti, quindici, dieci +anni di galera. +</p> + +<p> +Un nobile e generoso atto venne a consolare +l’universale nel lutto di queste dolorose vicende, +se tanta lode è dovuta all’adempimento d’uno +stretto dovere. +</p> + +<p> +È costume delle Commissioni affidar sempre le +difese de’ rei a persona di loro fiducia, ed in questi +ultimi casi ne fu dato il carico ad Ulisse Pantoli, +avvocato di Forlì, di nota fede al governo, +che si stimava avrebbe prestato mano alle intenzioni +del tribunale. Ma nell’animo onesto dell’avvocato +potè più l’aperta verità e la giustizia, che +lo spirito di parte o l’amor del guadagno, e si +fece caldo e diligentissimo difensore di quegli +sventurati, sino a distruggere del tutto con salde +ed evidenti prove l’accusa. L’onorata e virtuosa +temerità di quest’uomo dabbene generò contro +esso nell’animo del cardinale e de’ giudici odio +fierissimo, che si fe’ palese con perquisizioni, sottrazioni +violente di carte provanti l’innocenza +degli accusati, ed in ultimo gli fu data Ravenna +per carcere finchè la sentenza tornasse ratificata +da Roma. Liberato alla fine, si dice sarà sospeso +dall’ufficio, che ha in patria, di supplente al giusdicente +<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> +civile, e dall’esercizio della sua professione<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>. +</p> + +<p> +Sarà stanco oramai il lettore di sentire tante +ribalderie, com’io sono stanco e nauseato di scriverle, +ma un ultimo fatto mi rimane a narrare, +ed egli ed io comportiamone il fastidio, chè sapere +si deve ormai la verità. +</p> + +<p> +Uno de’ prigionieri, accusato d’aver avuta mano +nell’uccisione del carabiniere, si trovava per +caso in villa la notte nella quale accadde l’omicidio, +e dormì in un’istessa camera con un frate +francescano cercante. +</p> + +<p> +A prova della sua innocenza invocò a testimonio +il frate, che affermò la cosa esser vera, e ne +ebbe un’acerba riprensione, e, richiamato a Roma, +la carcere in convento. +</p> + +<p> +La cosa più probabile in tutto ciò è, che quella +povera gente fosse innocente; e, secondo ogni +<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> +apparenza, i fatti del carabiniere e dello Svizzero +furono effetti di privata vendetta; delitti senza +complicità estesa, nè ramificazioni di trame, +commessi da pochi già sottrattisi alla forza del +governo; e che il cardinale e la Commissione abbiano +iniquamente rapiti alle loro famiglie, mandati +in galera, od ammazzati molti poveri popolani, +e con loro qualche cittadino di più alto stato, +o innocenti del tutto, o meritevoli almeno (e +su ciò non v’è dubbio) di castighi cento volte +men gravi, empiendo le dette famiglie e le città +di squallore e di lutto, movendo per tutto spaventi, +fughe e volontari esilii, spargendo semi +che frutteranno pur troppo, prima o poi, messe +inenarrabile di vendetta. +</p> + +<p> +In tal condizione erano le Legazioni, quando +nella state del presente anno, tutta quella turba +infelice d’esuli, fuggita di mano alla Commissione, +<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> +raccoltasi entro i confini della repubblica di +San Marino, che siede sull’Apennino a cavaliere +della pianura e del mare, conobbe che neppur +quel luogo era per lei stanza sicura. Codesta +radunata di gente era composta di molti Riminesi +campati dalle persecuzioni della sacra +Consulta, di fuggiaschi dalla bassa Romagna, +travagliata a quel tempo dalla Commissione, e +stava per ingrossarsi di Dio sa quanti altri delle +circostanti province, minacciate tutte dallo stesso +flagello, se non che il cardinal Gizi, del quale abbiam +già fatto noto l’animo virtuoso e prudente, +ricusò espressamente d’ammettere siffatta abbominazione +in Forlì, ove era la sede del suo governo, +per la qual cosa era voce che avesse a stabilirsi +invece nella città di Rimini. +</p> + +<p> +Gli esuli di San Marino trovavansi ogni dì a +maggiori strette, scarsi di denaro e d’ogni aiuto; +lo scampo in Toscana, distanti com’erano dal suo +confine, si mostrava di troppa spesa e di grave +difficoltà. +</p> + +<p> +Non cessavano al tempo stesso le istanze e le +minaccie del governo pontificio alla piccola repubblica, +affinchè consegnasse quelli che s’erano +commessi alla sua fede, mostrandosi risoluto invaderne +lo stato se persistesse nell’aver compassione +di quegli sventurati, e nel rispettare i santi +diritti dell’ospitalità e dell’asilo. +</p> + +<p> +Non trovando dunque altro modo d’uscir di +quella rete, ovvero nutrendo pure speranza che +da una prova coll’armi sortisse qualche effetto +d’importanza, ordinarono tra loro fosse da muoversi +in massa verso Rimini, ove la scarsa truppa +<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> +pontificia, poco amica al governo per le narrate +cagioni, non avrebbe forse voluto far testa, +e gli amici, parenti e concittadini li avrebbero +aiutati. +</p> + +<p> +Nel dare per certi i fatti che narro, non intendo +rendermi egualmente mallevadore delle intenzioni +e de’ disegni, e per questa seconda parte +riferisco semplicemente le opinioni di coloro che, +quantunque non presenti a que’ casi, giudicano +senza passione, e conoscono lo stato delle faccende +d’allora. +</p> + +<p> +Ora, per usar quest’occasione con qualche effetto +che facesse palesi al mondo le condizioni +delle provincie di Romagna, e le loro oneste domande, +pensarono stampare un manifesto alle +potenze, con animo di pubblicarlo in Rimini +quando vi fossero giunti. Preso questo partito, lo +mandarono ad effetto, e senza contrasto veruno, +occupata la città, ed unitasi con loro la truppa +pontificia, ebbero comodità di dichiarare il loro +intendimento coll’indirizzo, e con proclami al popolo +ed alle truppe<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> +</p> + +<p> +In questo frattempo una banda di circa duecento +uomini s’era già riunita sui monti di Faenza +e Forlì, composta d’esiliati volontari e di fuggiaschi +della Romagnuola, guidati da ricchi possidenti, +disposti a porre tutto il loro avere per +mantenersi e far testa, e si movevano alla volta +di Rimini, mentre per la via Emilia le truppe +svizzere si venivano anch’esse accostando alla +detta città, che al loro avvicinarsi venne sgombrata +dagl’insorti, i quali presero la via del confine +toscano. +</p> + +<p> +A questo punto s’affaccia un quesito: come +mai, uomini ai quali era prosperamente riuscita +la parte di maggior difficoltà nella loro impresa, +che avevano amiche e dell’istessa loro opinione +le circostanti provincie, tutte egualmente impazienti +del giogo e de’ mali che sopportavano, +non hanno con più costanza durato nel loro proposito, +non hanno propagata la favilla accesa con +tanta facilità, non hanno difese le mura di Rimini +e contrastatone l’ingresso alle genti del governo? +</p> + +<p> +Un articolo della <i>Presse</i>, scritto da chi conosce +l’Italia e le sue condizioni, com’io conosco +il mondo della luna, ricava da questo folto argomento +di affermare, che i casi di Rimini furon +tumulto eccitato da’ cervelli pazzi, per private e +meschine passioni, alle quali non partecipavano +<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> +in nessun modo nè i loro concittadini, nè le altre +parti dello stato; e per provare il suo detto e +mostrare che i sudditi pontificii sono contenti del +loro governo, adduce la tranquillità delle altre +province, e la loro nessuna partecipazione ai moti +di Rimini. +</p> + +<p> +Ma il giornale la <i>Presse</i> è in grand’errore, se +pure quest’errore non gli viene in acconcio per +trovare <i>abbonati</i> negli stati italiani di gelosa +censura. +</p> + +<p> +Sappia dunque l’Europa che la Romagna ed +il rimanente dello stato papale è rimasto tranquillo +spettatore del caso di Rimini, non perchè +sia contento delle sue condizioni presenti, che ho +dimostrato bastantemente quali siano, ma perchè +è in que’ popoli virtù ed amor patrio bastante +per sopportar con pazienza i mali che soffrono, +piuttosto che correr rischio di chiamare sulla +patria comune sventure maggiori, e tra le altre +la peggior di tutte, l’invasione straniera. +</p> + +<p> +Sappia che i tumulti di Rimini sono stati eccitati +da uomini ridotti a non aver più un palmo +di terra sul quale posar piede in sicuro; da uomini +che nell’andare in letto la sera avevan ragionevol +sospetto d’essere svegliati la notte dai +birri; da uomini tenuti in incessante dubbio della +libertà e della vita, e così condotti a menar +vita disperata; ed ognun sa che in cotali condizioni +l’uomo si risolve a tutto, purchè possa mutarle +od uscirne. +</p> + +<p> +Dunque, o il moto non si propagasse perchè +non lo volessero gli autori medesimi, stando contenti +alla dimostrazione fatta ed ai richiami pubblicati, +<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> +e bastando loro ridursi a salvamento dopo +aver fatte conoscere al mondo le loro oneste +domande; o non si propagasse per retto giudizio +e vero amor di patria degli abitanti delle +circostanti provincie; ovvero, finalmente, la cosa +rimanesse di comune consenso in questi limiti, è +però sempre fatto certo ed incontrastabile che, +non la felice condizione degli abitanti dello stato, +ma la loro prudente e generosa carità di patria, +ha prodotto l’effetto che tanto stranamente +induce in errore il giornalista francese. +</p> + +<p> +E questo giornalista, che dal solo fatto della +tranquillità dello stato romano al momento della +sommossa di Rimini ha cavata la conseguenza +che i sudditi pontificii son contenti, e che gl’Italiani +non hanno pensiero della loro indipendenza, +ha spiegata la cosa precisamente a rovescio; +e sappia che la principal cagione della detta tranquillità, +anzi la sola, è stata il non voler turbare +e compromettere inopportunamente la causa generale +e veramente nazionale dell’indipendenza. +</p> + +<p> +E se nella prima pagina di questo scritto ho +esposto le ragioni che mi muovono a biasimare +i casi di Rimini, ho anche ringraziato Iddio di +non aver chiusi all’evidenza gli occhi dei più; +e mi giova qui ripetere questo ringraziamento, +ed estenderlo a tutti quelli fra gl’Italiani che +sostengono virilmente le loro miserie private, +per non far più dure ed insanabili quelle della +patria comune. +</p> + +<p> +Delle operazioni degl’insorti di Rimini, durante +la loro breve signoria, n’hanno dette vergognose +e vili menzogne i fogli ufficiali e pagati; +<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> +vergognose e vili, perchè chi è potente dovrebbe +contentarsi della forza, e vergognarsi di usar +la frode e la bugia. Tutti gli onesti cittadini riminesi +sono testimoni che gl’insorti osservarono +modestia e moderazione civile grandissima. +Non una vendetta, non un insulto o un’offesa fu +commessa o sofferta in quella breve libertà, a +sfogo d’ire pur tanto antiche ed acerbe. Gli uomini +che erano ai pubblici uffici vennero tutti rispettati +e lasciati ai loro posti. È infame calunnia +il dire che si sia chiesto, o voluto a forza danaro +dai privati o dalla Cassa di risparmio. +</p> + +<p> +Dalle casse comunali e camerali furono presi +tremila scudi, per usarli al sostentamento della +truppa, alle corrispondenze ed agli altri bisogni +del momento. Si può disputare sulla convenienza +o l’onestà dell’atto d’occupare lo stato; ma è +conseguenza necessaria, e comune in questo caso +d’occupazione, comunque succeda, l’insignorirsi +al tempo stesso de’ modi di sovvenire alle +spese, che mai non posson sospendersi, qualunque +sia il reggimento. Perciò si potrà condannare +e tener colpevole l’atto di porsi in luogo +del governo esistente, ma dar taccia di ladro a +chi, dopo averlo occupato, adopera i suoi modi +d’azione, è sciocchezza che non è creduta neppur +da coloro che tentano usarla e farla credere +a proprio profitto e ad infamia de’ loro nemici. +</p> + +<p> +Uscendo da Rimini non portarono con loro +gl’insorti se non quel poco che avevan di proprio, +e ciò è tanto vero, che que’ generosi ed infelici +uomini giunsero al confine toscano laceri e +bisognosi di tutto, e per umanità del granduca +<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> +raccolti e soccorsi da’ suoi ministri, furon provveduti +nelle loro necessità, e non caddero almeno +di fame e di stento sulla strada che li conduceva +alla terra d’esilio. +</p> + +<p> +L’atto del granduca, giudicato variamente +in Italia e fuori da’ principi e da’ popoli, ha destato +dispetto in Austria, dispetto misto d’invidia +forse in qualche principe italiano, gratitudine +ed ammirazione tra noi popolo: e pensando a +que’ nostri sventurati fratelli, perseguitati e cacciati +come belve per l’Apennino da’ birri e +svizzeri papali; stanchi, feriti, laceri, presso a +cader nelle mani di chi li avrebbe condotti al +patibolo od alla catena de’ galeotti, vedendoli poi, +giunti al confine toscano, respirare dalle fatiche +e dai terrori della caccia sofferta, vedendoli consolati, +soccorsi, avvinti con pietosa cura al loro +triste viaggio, non abbiam lingua che basti a +dire l’umanità del loro salvatore, non abbiam +cuore che per benedirlo e ringraziarlo, non mente +che per lodarne la virtù: e se ci offende il +pensiero che un principe italiano abbia condotti +i suoi sudditi, nati d’un istesso sangue, parlanti +la sua stessa lingua, a cercar salvezza tra le +braccia di principe uscito di sangue austriaco, lo +sdegno che ci si desta in cuore contro quel primo, +non rende punto minore il rispetto e la gratitudine +che c’ispira la generosa umanità del +secondo<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> +</p> + +<p> +Mentre il moto di Rimini si risolveva nel modo +che abbiamo narrato, i dugento della montagna +di Faenza, più tenaci nel proposito di venire +ad ogni modo alle mani, s’andavano accostando +<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> +a’ loro consorti, ed avrebber potuto facilmente +tagliar la via a due compagnie di Svizzeri, +che, partite da Bologna, venivano lungo l’Emilia +verso la marina, se di questa mossa avessero +avuto notizia. Giunti alle Balze, luogo poco sopra +Brisighella, e presovi alloggiamento in varie +case, distanti gli uni dagli altri, e tra loro separati +dal fiume, si posarono quivi la notte; sul far +dell’alba una loro guardia avanzata di quindici +o venti uomini, alloggiata in un casale isolato, +venne all’improvviso assaltata da una compagnia +parte di Svizzeri, parte di finanzieri e volontari. +Quest’assalto non fu però tanto repentino, +che non desse campo ad una sentinella di +dar l’<i>all’erta</i> a quelli del casale, che, armatisi in +fretta ed usciti contro ai nemici, ne sostennero +virtuosamente l’impeto, benchè di forza a lui +tanto inferiori; e, favoriti dall’asprezza de’ luoghi, +con molte morti e molte ferite dopo breve +battaglia li ributtarono, tanto che venivano a +mano a mano retrocedendo. +</p> + +<p> +Il fiume gonfiato per le pioggie della notte, +rendeva impossibile a quelli che eran rimasti alle +Balze di correre in aiuto de’ loro; parimente +impossibile a questi quindici o venti far frutto +veruno contro un numero d’uomini tanto maggiore, +seguitando ad inseguirli in luoghi più +aperti; convenne loro dunque lasciarli andare, +e trovar modo di ricongiungersi al loro piccolo +esercito. Venutine a capo, e tutti insieme desiderando +pur sapere più certe notizie delle cose +di Rimini, prima di mettersi in altro, seguitarono +il loro viaggio, e giunti l’indomani in Civitella, +<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> +piccol luogo discosto dallo stato toscano, +intesero com’erano andate le faccende di là, e +non trovando oramai modo di reggersi, nè vedendo +che ragionevolmente fosse per allora altro +da fare, presero anch’essi il partito di rimettersi +all’umanità del granduca, e si presentarono ai +suoi confini. +</p> + +<p> +Questa è la breve istoria degli ultimi casi di +Romagna. Così per la loro mole di poco momento, +se vogliamo, ma segno infallibile di condizioni +gravissime nello Stato e nell’intera nazione, +e perciò da considerarsi seriamente e diligentemente +da tutti. +</p> + +<p> +Io mi son ingegnato farle in parte palesi col +mio discorso, senza passioni di parte, o riguardi +di persone, di condizioni o di stato, e quantunque +non abbia detto tutto quanto si potrebbe dire +sui modi tenuti dal governo romano, credo +aver detto assai per far nota la verità a chi è +capace d’intenderla e d’accettarla. +</p> + +<p> +Preghiamo Iddio che ne facciano il loro profitto +coloro cui più importa, coloro che reggono +il popolo, e tanto sicuramente vanno mettendo il +capo in bocca al leone, non col conscio ardimento +dell’uomo che conosce il pericolo e lo vuole +affrontare, ma coll’improvvida temerità del fanciullo +che l’ignora. +</p> + +<p> +La Romagna e l’intero stato si mostra tranquillo, +e può dirsi di lui quello che fu detto della +Polonia: <i>L’ordre règne à Varsovie</i>; ma non +prendan lo scambio su questa tranquillità. Non +l’otterrà vera nè durevole il governo del papa +co’ nuovi tribunali di sacra Consulta, instituiti +<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> +a cessar almeno la troppa infamia annessa al nome +di Commissioni, ma in effetto simili a queste +nell’opere e negli uomini che li compongono: +non l’otterrà col terrore<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> delle carcerazioni, +che si moltiplicano tuttora in Rimini e nelle Legazioni, +quantunque i veramente partecipi agli +ultimi moti sien tutti usciti dello stato: non la +otterrà coi bestiali modi che usa co’ prigionieri +politici, trattati come assassini e ladri, e tenuti +alla catena con loro contro il costume di tutte le +nazioni colte, tantochè uomini gravi, spettabili +per talenti, per grado e per costume civile, compianti +e desiderati, nonchè dalle loro famiglie, +dalle intere città, soffron la compagnia de’ più +vili ribaldi in Civitavecchia, San Leo, Forte Urbano +e Civitacastellana, sostenuti a quel modo la +maggior parte senza prove legali, e senza che +molti di loro abbiano in lunghi anni di prigionia +(dico cose che tutti sanno) veduto pur la faccia +d’un esaminatore o d’un giudice; non l’otterrà +col moltiplicare a propria guardia le baionette +mercenarie, come si dice intenda ora di fare: +ma l’otterrà colla giustizia, colla carità, col +perdono ch’egli predica, e non vuol praticare; +l’otterrà coll’osservare una volta la santa legge +che insegna, l’otterrà collo scendere agli onesti +accordi che chiede a lui l’opinione dell’universale. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> +</p> + +<p> +L’età nostra è acerba ai principi, ed aspra di +ostacoli e difficoltà gravissime, ma la più fatale +per loro sta nel non conoscere, e forse nel non +voler conoscere, quella moltitudine che s’agita +impaziente alla base de’ loro troni; nell’ignorarne +i pensieri, i desiderii, le necessità, le forze, +o forse nel credere di poterle sprezzare. +</p> + +<p> +Non v’è principato, non autorità al mondo +che possa star su altra base che sull’opinione, +sul consenso dell’universale. Unico legame che +impedisca l’umana società di dissolversi è l’idea +d’un diritto ammesso da tutti. I diritti dell’Impero +nel medio evo, ed il diritto divino hanno +servito di cárdini al mondo finchè il mondo ebbe +fede in loro: ora questa fede è spenta, e nessun +potere umano lo può oramai ridestare. All’antica +fede in que’ diritti n’è succeduta una nuova: +la fede nel diritto comune. I primi ad abbracciarla, +come tutti i nuovi credenti, son trascorsi +ad eccessi, combattuti da eccessi contrari; e +questa è l’istoria dell’età nostra da circa sessant’anni +in qua. Le due forze tra le quali progredisce +il mondo, poste a contrasto, hanno seguita +la legge dinamica per la quale due spinte +in senso divergente producon la media diagonale. +L’idea del diritto comune, purgata da’ contrari +eccessi, è fatta universale oramai; è l’opinione +di tutti, e l’opinione, l’abbiam detto, è la +vera dominatrice del mondo. +</p> + +<p> +Non pensino i principi poter venir seco a battaglia +ed averne vittoria: se gli adulatori, i cortigiani +dicon loro che Luigi XVI, Carlo X in +Francia, Carlo V in Ispagna, don Michele in +<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> +Portogallo e tant’altri son caduti soltanto per +trame di settari, per tradimenti di ribelli, per +vertigini di filosofi, per passioni ingorde, sfrenate, +nemiche d’ogni ordine civile, non credano a +costoro. +</p> + +<p> +Son caduti loro e i loro diritti, percossi dall’opinione. +Tutti i ribelli, i settari, i filosofi insieme +non li avrebbero mossi d’un dito se avessero +avuta l’opinione per loro. +</p> + +<p> +Si specchino nel governo più potente dell’universo, +nell’Inghilterra; a tutto ed a tutti si sente +atto a resistere, ma si piega riverente all’opinione. +Essa volle la riforma elettorale, e le fu +data. Volle l’emancipazion dei cattolici, e l’ebbe. +Ora vuole che i ricchi dell’aristocrazia non +possano, a loro profitto, far morire il povero di +fame, e mentre scrivo, Torys e Wighs, ministri +ed uomini di stato, la regina, i suoi grandi s’agitano, +non han riposo nè dì, nè notte, incalzati +dalla sua voce, e tremanti di tardar forse troppo +ad ubbidirne i comandi. +</p> + +<p> +Ma questa padrona del mondo ha anch’essa +un padrone al quale serve, che la muove, la dirige +a’ suoi fini, e questo padrone è Dio: e Dio +la scatena a sua posta contro l’iniquità; e di +quali modi si serve per iscatenarla? di modi che, +in verità, paiono uno scherno alla vanità dell’umana +sapienza. L’Inghilterra appunto ce ne +presenta ora un notabile esempio. +</p> + +<p> +Il saldo ed antico edifizio della sua aristocrazia, +opera di secoli, orgoglio di tanti potenti ingegni, +che l’Europa, guidata da Napoleone, non +valse a crollare, vacilla ora forse percosso da +<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> +potenza maggiore della sua? Ad ottener quello +scopo al quale furono scarse le forze dell’Europa +e di Napoleone, s’è forse stretto in lega l’intero +mondo? Vediam forse che Iddio muova +guerre, eccidii non mai sentiti, sprigioni gli elementi +contro quella vecchia e sinora inconcussa +ingiustizia? Nulla di tutto ciò. Egli infetta la +radice di quella pianta che nutre il popolo, infetta +le patate: con questo vile istrumento, forse +a deridere la superba impotenza dell’uomo, egli +opera quello che le forze riunite dell’universo +hanno tentato e tenterebbero forse indarno. +</p> + +<p> +In questo fatto sono due insegnamenti importanti +per ogni governo. Il primo, che Iddio si +stanca alla fine di soffrire l’iniquità, e che poco +gli costa l’abbatterla: e se la lezione non è nuova, +sarebbe per avventura cosa nuova per gli uomini +il trarne profitto. +</p> + +<p> +Il secondo, che il governo inglese, per quanto +si senta forte, non crede esserlo tanto da potersi +mantenere contro l’opinione dell’universale, nè +poter fare senz’essa; ed anzi, che non per altra +cagione egli è forte e potente se non perchè non +se ne stacca mai, nè mai si sposta da quell’ampia +e solida base; ed ov’essa si muti, anch’esso +si muta, ancorchè questa mutazione offenda gli +uomini che in esso hanno maggiore autorità: +come accadde ne’ suddetti casi della riforma e +dell’emancipazione, e sta ora per accadere nel +fatto della legge delle biade. +</p> + +<p> +Ora quello che non può il governo dell’Inghilterra, +non creda poterlo nessun altro, e meno +d’ogn’altro il governo di Roma. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> +</p> + +<p> +Come principato antico, e principato ecclesiastico, +egli può ancora avere forza grandissima, +ove la sappia usare; ove sappia seguire l’esempio +dell’aristocrazia inglese, mutarsi a tempo a +seconda dell’opinione, accondiscendere alle sue +oneste domande, e conoscere che conviene talvolta +concedere di buon grado una parte per +non essere spogliato poi violentemente del tutto. +</p> + +<p> +Ma egli, invece, trascurando quella forza che +è la vera, trascurando quella tutta sua propria +ch’egli ha come principe ecclesiastico, e perciò +tenuto in riverenza dai cattolici di tutto il mondo, +si vuol appoggiare alle due forze più invise +all’opinione non solo d’Italia, ma di tutta la civiltà +cristiana: forze che, rovinando (e ciò accadrà +prima o poi), lo faranno rovinare con loro: +e sono, in casa, le armi mercenarie; fuori, +le armi straniere. +</p> + +<p> +Le mercenarie, oltre i danni già detti, recano +ad un principe il massimo di tutti, quello di torgli +riputazione d’esser principe amato da’ suoi +sudditi: e veramente, ancorchè fosse odiato dagli +uni, purchè fosse amato dagli altri, potrebbe, +coll’aiuto di questi, raffrenare i primi. +</p> + +<p> +Ma il fatto di provvedersi d’armi mercenarie, +dimostra che non ha nel suo stato in chi fidarsi: +dimostra perciò ch’egli non è amato da nessuno; +ed allora il suo principato non si fonda se +non sulla violenza, tenuta da tutti per modo che +implica illegittimità; e mancando questa violenza, +è forza che rovini. +</p> + +<p> +Le armi straniere, vale a dire la protezione +dell’Austria, lo mantengono bensì in piè materialmente +<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> +e violentemente; ma, come le mercenarie, +mostrano che non può far verun fondamento +sui sudditi propri: di giunta poi lo rendono +odioso agl’Italiani, che ogni dì più s’accendono +per l’indipendenza, e vedono rinnovarsi +a danno di questa l’antica colpa del papato, di +chiamar in Italia gli stranieri onde valersi di +loro contro gl’Italiani: e fuori d’Italia agli uomini +onesti, ancorchè caldi cattolici, è brutto +spettacolo veder l’Austria tener pe’ capelli la +Romagna, onde possa il papa farne quel governo +ch’ei vuole. E di qui avviene che in Italia e fuori +d’Italia, non solo i protestanti od altri avversari +di Roma, ma gli stessi cattolici più a lei devoti, +e gli stessi preti, ove non sien mossi da private +passioni, si spogliano d’ogni stima pel principato +temporale del papa, lo predicano dannoso alla +fede ed alla religione, lo vorrebbero o tolto affatto, +o ristretto almeno in brevi confini: in una +parola, le due forze sulle quali vuol reggersi non +potranno aiutarlo alla prima occasione di qualche +grave disordine nell’equilibrio d’Europa, +ed ognun vede quante prossime, per non dire +imminenti ve ne sieno; e se non saranno le dette +forze atte a salvarlo allora, sono atte bensì, anzi +le più efficaci, ora a togliergli la sola, la vera +forza che in ogni tempo ed in ogni occasione sarebbe +la sua più sicura difesa, quella del consenso +dell’opinione universale. +</p> + +<p> +Conosco, e le conosce ognuno, le gravi difficoltà +che, a volerla far sua, circondano il governo +di Roma. Enumerarle tutte sarebbe materia +d’un volume, e non lo credo necessario al +<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> +mio proposito. Accenno soltanto quella che a me +sembra la massima, e che di tutte le altre è l’origine. +Per mutare o migliorare gli ordini d’uno +stato bisogna esserne signore di fatto, non di +nome: bisogna che la potestà (stia in un principe, +o in una oligarchia, o in un’adunanza popolare, +poco importa) abbia modo di farsi ubbidire, +ed abbiam mostrato che il papa non l’ha questo +modo; credendosi principe assoluto, non lo è. +Egli siede al governo d’una nave che non risponde +al timone, e finchè non avrà trovato modo a +racconciarlo, egli giammai potrà dirigerla a +buona via. Egli è posto nella necessità d’usare +istrumenti che gli sfuggon di mano, e non l’ubbidiscono: +ma questo vizio è meno degli uomini, +che degli ordini. +</p> + +<p> +Gli uomini sono più o meno mossi per tutto +dal loro utile privato. Però negli altri stati i ministri, +nati dell’istesso popolo, e legati ad esso +ed al principe in molti modi, conoscono essere il +loro utile privato connesso, per dir così, con +quello del pubblico, non solamente pel tempo +presente, ma, avuto rispetto alle famiglie, anco +pel passato colle tradizioni, e per l’avvenire colle +speranze. Non è così nel principato ecclesiastico. +Ogni pontificato co’ suoi ministri, e quanti +hanno uffici da lui, forma, per dir così, un sistema +isolato e da sè, che non ha nè precedenti, nè +susseguenti (mi riservo però un’eccezione): +tutti i disegni, tutti gli atti del governo son riferiti +ad una misura, e questa misura è la probabile +durata della vita del pontefice. Guidati da +un dato così incerto, tutti coloro che sono in +<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> +qualche ufficio, uomini la maggior parte esteri +e non uniti allo stato che reggono da verun +vincolo, pensano ad assicurarsi il maggior bene +possibile, e ciò nel minore spazio di tempo possibile. +Per questa cagione, se anche salisse al +pontificato un uomo dotato d’alta sapienza nell’arte +dello stato, e d’ugual virtù per usarla ad +utile pubblico, e senza pensiero di sè stesso, se +questo pontefice volesse risolutamente riformare +gli abusi, che sono il profitto di tanti, e perciò +vietar loro l’occasione di avvantaggiarsi, costoro +non gliel consentirebbero, nè vorrebbero ubbidirlo, +nè egli avrebbe modo a costringerli, come +abbiam detto, e troverebbero sempre via o +segreta od aperta d’eluderne le intenzioni, e il +minor danno a cotal pontefice sarebbe il non poter +far frutto nessuno. +</p> + +<p> +Dicendo che ogni pontificato forma un sistema +da sè senza antecedenti nè susseguenti, mi sono +riservata una eccezione: eccola. Il solo anello +che concateni un pontificato con quello che gli +ha a succedere, è la paura d’un avvenire che +nessuno può prevedere. Ognuno de’ ministri del +governo, volendo non solo mantenere l’ufficio +ch’egli ha, ma salire ad uffici maggiori, deve +aver rispetto non tanto a coloro che hanno autorità +nel pontificato presente, ma a coloro insieme +che potrebbero salire in grado nel pontificato +futuro: e siccome per gli ordini dello stato +i gradi sono aperti a tutti gli ecclesiastici, ed +è insieme impossibile leggere nell’avvenire d’ognuno, +ne nasce che l’andamento degli affari +pubblici è complicato, più assai che altrove, +<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> +d’infiniti rispetti a privati e per mire private; e +questo unico vincolo che unisca il presente al futuro, +è, come ognun vede, di danno anzichè di +vantaggio allo stato. +</p> + +<p> +Dunque, restringendo le molte parole in poche, +dico che il pontefice avrebbe grandissima +difficoltà cogli ordini presenti a secondar l’opinione +riformando il suo stato, perchè non ne è +veramente padrone. Non è padrone, perchè non +vi son leggi universali ed ubbidite, nè istituzioni +salde che abbian profonde radici nel popolo; perchè +invece egli regge per via di ministri che operano +ad arbitrio, e quest’arbitrio che usano ora +contro i sudditi, e l’usano male, per esser la +maggior parte esteri che cercano fortuna, ed +hanno l’occasione misurata ed incerta, l’userebbero +contro il principe quando volesse correggerli +a danno del loro utile privato. +</p> + +<p> +Ma il dire una cosa difficile, è dirla al tempo +stesso possibile. Sono tali e tante le necessità ed +i pericoli dello stato, ch’egli deve fare ogn’opera +affinchè questo possibile si mandi ad effetto; +e certo, ogn’altro stato che non fosse come +questo, retto, per dir così, a vitalizio, cercherebbe +riparare validamente a disordini che possono +trarlo a prossima rovina. Tuttavia anche fra gli +uomini di Roma sono molti, e ne conosco, che vogliono +il bene: pensino che l’occasione è grave, +nè può esservi dubbio oramai sull’urgenza di +provvedersi contro un futuro più o meno remoto, +ma infallibile apportatore di grandi sventure. +</p> + +<p> +Conoscere il male è sempre più facile che trovarne +il rimedio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> +</p> + +<p> +Quantunque io non mi creda atto a tanto, credo +tuttavia mi sia lecito, senza dar segno di troppa +presunzione, esporre meno forse le mie idee su +quest’argomento, che quelle d’uomini per prudenza +ed amor patrio degni di grandissima riverenza. +</p> + +<p> +Le principali e più importanti furono espresse +in un articolo della Gazzetta Italiana del 25 ottobre +scorso. Articolo anonimo, del quale tuttavia +credo indovinar l’autore. Se io m’appongo, +l’autorità dell’uomo accresce peso agli argomenti: +s’io sbaglio, accetto sempre ciò che tengo +per vero e per utile, ovunque l’incontri e da +chiunque mi venga. +</p> + +<p> +Abbiamo veduto che gli ordini presenti dello +stato papale, oltre ad esser dannosi al governo +dei popoli, hanno in sè l’altro peggior danno, +d’esser inetti e ripugnanti per loro natura ad +ogni miglioramento. Convien dunque trovarne +de’ nuovi. Per isciogliere un problema così difficile, +l’ordine e la chiarezza delle idee non è mai +troppa, e mi par necessario prender la questione +da’ suoi principii. +</p> + +<p> +La sovranità del popolo, furiosamente combattuta +dagli uni e difesa dagli altri a’ tempi nostri, +è parola che, appena pronunciata, suscita discordia: +ma si potrebbe mutarla in un’altra, che +verrà certamente accettata da tutti, ed esprimerà +forse più esattamente la verità: dire il consenso +universale, e prenderlo in politica per la +base del diritto. +</p> + +<p> +E chi non volesse ammetterlo come base del +diritto in astratto, dovrà sempre concedere sia +base del diritto pratico, sia base del fatto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> +</p> + +<p> +Ed in prova della mia asserzione: perchè lo +stesso diritto divino, e gli altri diritti in apparenza +più opposti al principio della sovranità del +popolo, sui quali s’è fondata pel passato l’umana +potestà, hanno essi potuto sostenerla? Perchè +tutti credevano in loro, ed è lo stesso che dire +pel consenso universale. +</p> + +<p> +Ora se il papa è divenuto principe per le donazioni +di Pipino, di Carlo Magno, della contessa +Matilde e d’altri, perchè è stato tenuto perciò +principe legittimo? Perchè l’universale consentiva +nel creder legittimo questo modo d’acquistare, +nel credere quelli che donavano legittimi +possessori della cosa donata; e si comprende che +se l’universale avesse creduto tutto all’opposto, +non solamente questo acquisto, questo principato +non sarebbe potuto durare, ma neppur sarebbe +venuto in mente nè agli uni di concederlo, nè +agli altri d’accettarlo. +</p> + +<p> +Ma le età sono mutate, e nella nostra, ove si +crede non sia legittima la vendita dei Neri, sarebbe +strano se si credesse legittima la donazione +dei Bianchi. +</p> + +<p> +Si deve dunque riconoscere che l’idea sulla +quale posava la legittimità del principato ecclesiastico, +come di tant’altri, più non esiste. Le +fondamenta dell’antico edifizio sono state corrose +e scavate dal tempo, e l’edificio è in puntelli. +</p> + +<p> +Le nuove fondamenta, le sole sulle quali oramai +egli possa reggersi, sono nel diritto ammesso +dal consenso universale, nel diritto comune. Vediamo +che a questo principio si vanno le une dopo +le altre accostando tutte le nazioni civili; i +<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> +principi stessi, repugnanti o no, gli si sottomettono, +e la tendenza di tutti i popoli a cercare e +volere istituzioni che definiscano e conservino il +diritto d’ognuno, lo dimostra abbastanza. +</p> + +<p> +Queste idee, questi desiderii non son nuovi. +Nuovo piuttosto in Occidente, e tra’ cristiani, è +il principato assoluto senza contrappeso o divisione +d’autorità. In tutti gli stati furon sempre +corpi o legislativi o politici o municipali, i quali +se talvolta non esercitavano potestà di fatto, almeno +ne mantenevano il diritto; e ciò è durato +più o meno per tutto, sino a Napoleone, che più +d’ogni altro si sentì forte e più d’ogni altro rese +illusoria, anzi nulla la loro azione. Egli più +d’ogn’altro avvezzò i popoli all’ubbidienza passiva, +lasciò alfine in eredità ai re ed ai popoli la +fede nell’onnipotenza del principato, lasciò ai +sovrani il suo scettro, ma non potè lasciar loro il +suo braccio. I popoli, rimessi dallo spavento di +quella tremenda, ma breve potenza, più non credono +all’onnipotenza de’ principi, e riprendono +quella strada sulla quale si sono bensì arrestati +talvolta, ma senza deviarne giammai. +</p> + +<p> +Il principato ecclesiastico, come gli altri, fu già +contenuto da giurisdizioni popolari o personali; +e dovrei forse dire aiutato, poichè gli permettevano +volgersi con meno impacci alle cose spirituali +ed esercitare con maggior libertà l’alto suo +ufficio. +</p> + +<p> +Riordinar lo stato su queste forme, usando +l’esperta sapienza acquistata dalla civiltà moderna +a scuola tanto lunga e sanguinosa, stabilire +che «il papa regni, e non governi» è forse il solo +<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> +modo di ridonar vita e vigore al suo principato +sfinito e morente. Concedere con prudente distribuzione +l’autorità nello stato ad uomini dello +stato, che v’hanno diritto ed interesse, ed +escluderne gli estranei, ai quali le sole vie della +gerarchia ecclesiastica si dovrebbero aprire, è +riforma tenuta inevitabile dal consenso universale, +è riforma voluta dalla giustizia. Fu promessa +o in parte o per l’intero, dopo i casi del 31. La +promessa non fu mantenuta, ed a ciò non v’è +scusa; ma da questo fatto è resa appunto più +che mai potente la necessità di cancellare la macchia +prima d’ingiustizia, resa più brutta poi da +quella della mala fede. +</p> + +<p> +Queste poche linee racchiudono, lo so, gravissimi +fatti: racchiudono disegni che vogliono ingegno, +prudenza e fortezza grandissima in chi +abbia a farsene esecutore. Vedo, mentre scrivo, +il sorrider degli uni, lo scrollar del capo degli +altri nel leggermi; ed io stesso, conoscendo gli +ordini presenti dello stato, le invecchiate abitudini, +le tradizioni di governo, mi spaventerei di +tanti ostacoli se non tenessi per fermo, che l’amor +del giusto e la buona fede soprattutto in chi comanda, +avrebber bastante forza a superarli. +</p> + +<p> +In cose di stato sono da fuggirsi le troppo rapide +transizioni, perchè si può bensì proclamar +monarchie, costituzioni, repubbliche, ma nessun +potere umano può far repentinamente un popolo +monarchico, costituzionale, repubblicano, s’egli +in effetto non lo è per i suoi costumi e per le sue +opinioni. Tutte le ferocie del Terrorismo non +valsero a far repubblicani i Francesi, che non lo +<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> +erano. Non bastarono le copie di costituzioni +straniere fatte venire in Italia nel 21 per render +costituzionali gl’Italiani, che neppur essi allora +non lo erano. Le instituzioni d’un popolo possono +assomigliarsi alle armature. L’uomo vi s’avvezza +dentro a poco per volta, e se fatte con diligenza +alla misura e secondo la forza della persona, +la proteggono e l’aiutano; se prese a caso +da altri, l’impacciano e l’offendono. +</p> + +<p> +Ma con prudente degradazione, purchè sia +condotta, come ho detto, dall’amor del giusto, +da volontà ferma e da somma lealtà d’intenzioni, +potrebbe il governo di Roma, purchè lo volesse, +ottenere ciò che a prima vista sembra difficilissimo, +per non dire impossibile. +</p> + +<p> +Non è mio disegno discutere nè consigliare i +modi da tenersi in quest’impresa. Non credo, +prima di tutto, che ne’ modi stia il maggior ostacolo; +non mi credo poi esperto abbastanza a cotal +discussione, nè che manchino al governo di +Roma uomini d’ingegno e di prudenza sufficiente +a chiarirla e condurla a buon fine. Mi contento +di dire che l’edificio minaccia, ed in questi +casi chi vi sta sotto ha la scelta o di venirlo racconciando +con prudente consiglio, o di aspettar +che il tetto gli rovini in capo. +</p> + +<p> +Ma anco senza mutare gli ordini presenti, anco +senza por mano a riforme fondamentali, potrebbe +il governo tener modi che servissero a rannodargli +l’opinione, ad acquistargli favore e riputazione, +a purgarlo dall’accusa d’essere nemico +d’ogni progresso. Perchè, verbigrazia, vietare +a’ suoi dotti il concorrere agli annuali congressi? +<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> +Perchè vedere un pericolo dove l’Austria +medesima non lo vede? +</p> + +<p> +Perchè non rinunciare ai vergognosi profitti +del lotto? Lo so, per ragioni economiche. Ma +non è cosa oramai troppo brutta veder il capo +della religione tener la porta aperta ad un vizio +cotanto dannoso e corruttore, cagione al popolo +di tanti errori, mentre gliel’hanno chiusa le nazioni +più civili? Ristringer le spese, ma ottener +nome di conseguente ai principii d’onestà e di +morale che insegna, non sarebbe, a conti fatti, +maggior guadagno? +</p> + +<p> +Perchè opporsi o apertamente o di sottomano +ad ogni prova di migliorare l’educazione, l’istruzione +del popolo? +</p> + +<p> +Lo so; dirò anche qui, perchè in queste prove +crede veder un vasto disegno di liberali per +mutare lo stato. Ma, lo ripeto, crede egli correr +pericoli maggiori dell’Austria? E se confessasse +crederlo, non sarebbe questa la più accusatrice +di tutte le confessioni? Non è forse troppo vergognoso +che, mentre si fa guerra ad Aporti, al +suo Manuale, alle sue scuole, si permetta dalla +censura <i>Il libro dell’Arte</i>, libro de’ sogni per +vincere al lotto, l’<i>Indovinagrillo</i>, ec., ec.? Bello +veramente e morale insegnamento pe’ popoli! +</p> + +<p> +Io amo la lealtà, e, lo concedo, l’istruzione del +popolo muterà lo stato alla lunga, e renderà impossibile +il ritorno di tanti abusi. Ma quest’istruzione +si sparge inevitabilmente per tutto. Il governo +papale n’è cinto, n’è assediato, e non potrà +riparare di non esserne invaso alla fine, e +<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> +nessuno gliene avrà grado. E poi, se l’istruzione +fa le rivoluzioni, le rende insieme meno sanguinose +e sovversive. Il popolo francese, meno educato, +allagò la Francia di sangue, l’ottenebrò di +sacrilegi, di rapine, ammazzò il suo re, e non +ebbe misura nel suo scatenarsi. L’istesso popolo, +più educato, combattè gloriosamente tre giorni, +vinse, non macchiò la vittoria nè d’una vendetta, +nè d’una rapina, e si tenne pago a strappar +la corona ad un inetto, per collocarla in capo +ad un forte e prudente. +</p> + +<p> +Gli uomini, come i bruti, più sono stupidi, +più, è vero, si piegano al giogo; ma se una volta +lo scuotono, più sono stupidi, e più tremenda +ed irrefrenabile è la lor vendetta. +</p> + +<p> +Perchè opporsi inesorabilmente alla costruzione +di strade ferrate? Sempre per lo stesso +motivo. Pel timore che portino meno merci, che +idee. Ma un popolo impoverito, e lo sarà inevitabilmente +quello che non si provveda di questi +nuovi modi di circolazione, mentre li acquistano +i suoi vicini, credesi forse non abbia idee pericolose +a chi lo regge? +</p> + +<p> +Credesi forse, che la povertà, l’invidia dell’altrui +ricchezza, la vergogna di sentirsi tanto +da meno degli altri, non generino idee e passioni +che partoriscono alla fine effetti assai più importanti +d’ogni propaganda? +</p> + +<p> +Il commercio (lo sa ognuno, e n’abbiam dato +un cenno) ha già ripresa, e sta per riprender +ancor più l’antica via per la quale vennero a +tanta potenza e ricchezza Pisa, Amalfi, Venezia, +<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> +Genova, Firenze, per la quale l’Italia nostra divenne +l’emporio dell’Europa, e la più civile tra +le nazioni cristiane. +</p> + +<p> +Se all’epoca (non certo lontana) in cui il commercio, +passando per l’istmo di Suez, si getterà +di nuovo ed unicamente dal Mediterraneo nel +mar Rosso e nell’Indiano, se allora, dico, l’Italia +sarà attraversata in tutta la sua lunghezza +da una strada ferrata, è evidente quali immensi +profitti ne potrà ricavare. Agli uomini ed alle +merci metterà conto, tanto più nell’inverno, tener +piuttosto la via di terra, che quella di mare +per trasferirsi nel settentrione d’Europa; e se +il governo di Roma s’ostina a render impossibile +questa strada, s’egli la vuole interrotta e +perciò inutile, qual anatema universale non si +tira egli addosso dall’intera Italia? Quali scherni, +quale sprezzo dall’Europa intera, dalla civiltà, +dall’opinione universale? +</p> + +<p> +Egli teme il passo degli stranieri, e gli par +forse che già troppi ne vengano. Lo so, gli stranieri +talvolta portano la corruzione, e ciò forse +accade in Italia. Ma perchè? Perchè è povera e +debole. In parecchie città, e più che altrove in +Roma, moltissimi, non avendo altro modo d’aiutarsi, +aspettano, è vero, lo straniero, e, per farvi +su grossi guadagni, si contentano di porsi in +condizioni abbiette e vergognose. Ma apransi +agl’Italiani modi liberi, virtuosi, onorevoli di +guadagno, e si vedrà se continueranno a rendersi +vilmente servi all’oro straniero. E per prova, +anco altri popoli sono visitati da stranieri; essi +vanno in Francia, in Germania, per tutto; e s’ode +<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> +dire forse che avviliscano o corrompano codeste +nazioni? +</p> + +<p> +E per qual cagione non si dice e non è? Perchè +a codeste nazioni sono aperte vie libere ed +onorevoli di arricchire, indipendenti dal viaggiatore +straniero, sul quale profittano per un +di più: e sentendosi indipendenti da esso, lo trattano +alla pari senza lasciarsi nè avvilire dal suo +denaro, nè sottomettere dalle sue usanze e dalle +sue opinioni. +</p> + +<p> +Ad un popolo ignorante, debole e povero, tutto +si muta in veleno: gli lascino usar liberamente +i doni di Dio, non gli tolgano le forze e con +esse il senso della propria dignità, divenga colto, +ricco e potente, e poi non temano nè forestieri, +nè la loro corruzione, nè le loro influenze. +</p> + +<p> +Che al governo di Roma, composto ora esclusivamente +d’ecclesiastici, paia grave cedere l’autorità +a’ secolari, sottomettersi a riforma fondamentale, +ammettendo la massima che il <i>papa regni +e non governi</i>, si comprende. Per quanto sia +oramai cosa evidente per tutti e per lo stesso governo, +che a questa mutazione bisognerà a forza +rassegnarsi o prima o poi; per quanto si possa +dire che il por mano con prudenza, con volontà +efficace e sincera, a condurre senza scosse codesta +riforma a buon fine, sarebbe atto di giustizia +e sapienza di stato, degno del rispetto e dell’ammirazione +universale, tuttavia, lo ripeto, si comprende +che al governo paia grave e doloroso sacrificio, +essendo nella nostra natura lo spogliarci +sempre malvolentieri ed a stento d’un qualunque +bene. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> +</p> + +<p> +Ma in verità non si comprende per qual cagione +egli ricusi promuovere le riforme affatto +secondarie ora accennate, che neppur posson +chiamarsi riforme, e non sono se non miglioramenti +dimostrati necessari dall’esperienza, che +non solo non sarebbero di pericolo al governo, +ma lo difenderebbero invece dal pericolo reale, +ogni dì più grave ed urgente, di venire sconvolto +ed abbattuto da’ suoi sudditi, giustamente impazienti +di tanti mali, appena n’abbiano modo ed +occasione. +</p> + +<p> +Ma di cotali accecamenti sono piene le storie; +n’è piena la storia d’Europa da settant’anni in +qua, come è piena al tempo stesso delle rovine +che ne sono stata la conseguenza. Di tutte le cose +utili, la meno utile e praticamente profittevole +è veramente l’esperienza; forse per arcana +disposizione di Dio, che alle cose umane volle +imposta condizione mutabile ed inferma. +</p> + +<p> +Vorrà il governo di Roma seguire i consigli +racchiusi in queste poche pagine, consigli da me +soltanto esposti, ma non miei, e dati invece dall’opinione +di tutta Europa? Non lo so... e forse +dovrei dire lo so, affinchè, separandomi dal mio +lettore, non serbasse l’idea ch’io sono di troppo +beata semplicità. +</p> + +<p> +Comunque sia, ho creduto utile all’Italia, e lo +credo atto da imitarsi (mi si perdoni se v’è presunzione +in queste parole), il protestare a viso +aperto contro le ingiustizie che da noi si soffrono, +qualunque siano e da chiunque ci vengano. +</p> + +<p> +Quest’idea mi conduce ora a volgermi ai sudditi +pontificii, e più particolarmente ai Romagnoli, +<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> +i quali, lo prevedo, mi diranno: «Voi biasimate +ogni moto popolare, e lo tenete dannoso; +ma se il governo non si muta a nostro riguardo, +dovremo dunque sempre soffrire e +tacere?». +</p> + +<p> +Quest’interrogazione è pur troppo dolorosa, +e ragionevole al tempo stesso, e dovendo pur rispondervi, +dico esservi tra il soffrire e tacere, ed +il levarsi popolarmente in armi, che sono i due +opposti estremi, molti gradi intermedii. De’ due +opposti, il primo si è fatto oramai insoffribile; il +secondo è dimostrato inutile e dannoso, non dalle +mie parole, ma dall’esperienza. Resta ad esaminare +quali vie rimangano aperte ed accettabili. +</p> + +<p> +È cosa tenuta per innegabile da tutti, che le +grandi mutazioni negli stati, tendano esse ad +ottenere l’indipendenza o la libertà, non mai +sono succedute nè posson succedere per via di +passaggio rapido e repentino: e se talvolta la +mutazione appare rapida, non è in effetto, nè si +trova tale quando si considerano le cause che +alla lunga l’hanno preparata. Bensì, più la preparazione +è stata condotta da lungi, con lentezza +e prudenza, più sicuramente e repentinamente +è poi riuscito il fatto che doveva esserne il +compimento e l’ultima conseguenza. Così un +grand’albero cade abbattuto dall’ultimo colpo +di scure; ma questo colpo, per quanto valido, a +che avrebbe servito se non era preceduto da altri +mille? +</p> + +<p> +L’arte del maturare i disegni e prepararne la +riuscita, l’arte di murar la casa ad un mattone +<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> +per volta, principiando di dove si dee principiare, +da’ fondamenti, non la conosciamo noi Italiani. +Eppur senz’essa non si fa nulla, e l’abbiano +provato a nostre spese. Noi sin ora abbiam tenuto +modi che ci assomigliano all’uomo che, impaziente +di divorar la via tirato in cocchio da molti +bravi e generosi cavalli, non si dà tempo d’attaccarli +a dovere, e senza badare se tutte le tirelle +e le guide lavorino, e prima di averle tutte +assestate con diligenza, frusta all’impazzata, e +portato via così sprovveduto, non appena lanciato, +precipita e rompesi il collo. +</p> + +<p> +Ciò ch’io dico parrà ovvio o volgare. Ma pur +troppo le verità più visibili sono le meno vedute. +</p> + +<p> +Noi non abbiam conosciuto altro sinora che +società segrete, trame e congiure, che finivano +poi in una sommossa parziale, in un assalto di +pochi armati. Fallita l’impresa, come dovea fallire, +chi s’esilia, chi è preso, chi si nasconde, e +tutto è tranquillo per qualche tempo, e poi da +capo gl’istessi modi, le istesse prove, l’istessa +fine. +</p> + +<p> +Possibile che ad una nazione di così aperto ingegno, +come è la nostra, non venga in mente il +pensiero che questa via non sia buona, che possa +esservene altra migliore? +</p> + +<p> +Io ho detto, e credo nessuno vorrà negarlo, +che l’opinione è oggi la vera padrona del mondo. +Ho detto che pel governo papale sarebbe +prudente, ottimo consiglio, anzi il solo oramai +accettabile, il sapervisi sottomettere. Quello che +ho detto a’ governanti, lo dico a’ governati. +</p> + +<p> +L’opinione in tutti i tempi è stata avversa alle +<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> +imprese mal calcolate ed improvvide; ed oggi +più che mai, essendo più avvezzi gli uomini a +ragionar su tutto, essa biasima le nostre mal ordite +ed impossibili prove, e, quel ch’è peggio, +ne ride. Non riderebbe forse se anco ci vedesse +usar la violenza, gettarci ad imprese affatto disperate, +ma gettarvici dopo avere esauriti tutti +i mezzi, aver tentate tutte le vie di migliorare le +cose nostre. Di questi mezzi, di queste vie non +ne abbiamo però tentata nessuna. +</p> + +<p> +Il coraggio delle congiure, delle sommosse, il +coraggio fisico, per così dire, e manesco l’abbiamo +noi Italiani, come tutti gli uomini d’immaginazione +e sangue caldo. Ma ci manca, o +l’abbiamo in minor grado, il coraggio morale, +il coraggio civile. A questo, a raccomandarlo, a +dirlo il più utile, anzi il solo, per ora almeno, +veramente utile, il solo necessario, tende tutto il +mio ragionamento, del quale si può in poche parole +riassumere il senso, dicendo: doversi usare +da noi Italiani prima il coraggio civile per ottenere +da’ nostri governi miglioramenti, istituzioni +e temperate libertà; poi il coraggio militare +per ottenere l’indipendenza, quando ce ne +vorrà Iddio concedere l’occasione. +</p> + +<p> +Protestare contro l’ingiustizia, contro tutte le +ingiustizie apertamente, pubblicamente, in tutti +i modi, in tutte le occasioni possibili, è, a parer +mio, la formola che esprime la maggior necessità +della nostra epoca in Italia, il mezzo più utile +e di più potente azione quanto al presente. +</p> + +<p> +La prima, la maggior protesta, quella che non +dobbiamo stancarci giammai di fare, che deve +<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> +risuonar su tutte le lingue, uscir da tutte le penne, +debb’essere contro l’occupazione straniera, +in favore del pieno possesso del nostro suolo, della +nostra nazionalità ed indipendenza. +</p> + +<p> +Vengono in appresso quelle dirette contro le +ingiustizie e gli abusi ed i mali ordini, se non +altro, de’ nostri governi. +</p> + +<p> +Non proteste a mano armata, come vollero +farle a Rimini; chè una protesta a quel modo, a +volerla far ora in Italia occorrerebbero una buona +posizion militare, duecentomila uomini e duecento +pezzi in batteria: fatta invece con pochi +fucili, è cagione che l’Europa si burli di noi: +perchè tutti sanno che le poche e deboli armi +non bastano a dar l’autorità della forza, e tolgono +o diminuiscono almeno quella della ragione. +</p> + +<p> +La maggior forza d’una protesta sta nell’essere +rigorosamente giusta e rigorosamente incolpabile +di violenza. +</p> + +<p> +A chi ridesse (e ve ne saranno molti in Italia) +della sola idea d’ottener nulla dal governo +pontificio o da qualunque altro governo col solo +mezzo della protesta, risponderò con un esempio +recente, e del quale non si potrebbe desiderare, +nè immaginare il più importante ed il più atto a +dimostrare quanta forza abbia in oggi una protesta +favorita dall’opinione. +</p> + +<p> +L’imperatore di Russia, assoluto padrone d’un +immenso stato, fuor di portata, per dir così, delle +forze europee, alla testa d’un milione e dugentomila +soldati ha mosse persecuzioni contro +i cattolici, che posson dirsi un vero anacronismo, +ha permesso si facesse strazio di povere ed oscure +<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> +monache, o, se non l’ha permesso, lo strazio +almeno s’è fatto ov’egli comanda, nè sappiamo +per ora che ne sian puniti gli autori. +</p> + +<p> +L’Europa si commosse a questa barbarie. La +stampa francese (<i>Journal des Débats</i>) s’è portata +con ammirabile dignità, e può dirsi sia stata +modello de’ modi che convien tenere in tali +occasioni. +</p> + +<p> +Fuggendo l’ingiuria e la vana declamazione, +riferì semplicemente i fatti, poi soggiunse: +«Ignoriamo se questi fatti sieno esatti od esagerati: +comunque sia, a fronte di tali accuse, neppure +un imperator di Russia non può tacere; +l’onore della sua dignità vuol che risponda.» +</p> + +<p> +Non molto tempo di poi compariva un editto +imperiale in data di Palermo, se non erro, che +chiariva e determinava le idee di tutti sulla quistione +delle persecuzioni religiose; in modo al +quale nessuna persona ragionevole può trovar a +ridire. +</p> + +<p> +L’editto, si potrà opporre, non sarà osservato: +ammettiamo pure che non lo sia o che lo sia +debolmente; ma chi, di buona fede, potrebbe mai +asserire che le cose dei cattolici non abbian perciò +migliorato punto nell’impero? potrebbe credere +assolutamente nulla l’influenza morale di +questo fatto? Non sarà sempre vero che un imperator +di Russia è stato citato dall’opinione al +suo tribunale, e ch’egli non s’è creduto forte +abbastanza per ricusare di comparire? +</p> + +<p> +Vorrei citare altri esempi, ma mi si metton in +tanto numero sotto la penna, che non so in verità +quale scegliere. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> +</p> + +<p> +Prendo quello che offre la Germania. Il suo +stato politico per qual via è egli giunto al punto +in cui lo vediamo? Per via di sommosse, o congiure, +o società segrete? È vero, la Tugenbund, +la Burschenschaft, si son date un gran da fare, +ma rappresentarono, a parer mio, più che altro, +la favola della mosca e del carro. Chi ha fatto +più di loro, chi ha fatto tutto, son quelli che hanno +formata, educata, diretta l’opinione coi loro +atti di coraggio civile, co’ loro scritti: e che +cos’altro erano questi scritti e questi atti, se non +proteste più o meno esplicite contro ingiustizie +ed abusi? +</p> + +<p> +Quando in una nazione tutti riconoscon giusta +una cosa e la vogliono, la cosa è fatta: ed in Italia +il lavoro più importante per la nostra rigenerazione +si può far colle mani in tasca. +</p> + +<p> +Le vie aperte al coraggio civile, i modi del +protestare sono infiniti, e non è mio disegno proporli +ed esaminarli uno ad uno in questo scritto. +</p> + +<p> +Soltanto dico che quanto maggiore sarà in Italia +il numero di coloro che pubblicamente e saviamente +discuteranno le cose nostre, che protesteranno +in qualunque modo contro le ingiustizie +che ci vengano usate, tanto più rapidamente e +felicemente progrediremo nella via della rigenerazione. +Questa congiura, al chiaro giorno, col +proprio nome scritto in fronte ad ognuno, è la +sola utile, la sola degna di noi e del favore dell’opinione; +ed a questo modo anch’io di gran +cuore mi dichiaro congiurato al cospetto di tutti, +anch’io a questo modo conforto ogni buon Italiano +a congiurare. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> +</p> + +<p> +In virtù di questo modo, che non ha bisogno +nè d’accordi nascosti, nè di tenebrosi ritrovi, nè +di giuramenti segreti, ogn’Italiano può dar la +mano all’Italia da un capo all’altro della penisola +senza neppur conoscerlo, ognuno può metter +le sue forze in comune per l’opera comune. Opera +nota a tutti pe’ mezzi, come pel fine, e perciò +leale; opera santificata dalla giustizia, protetta +dall’opinione, ed accompagnata dai voti di tutte +le nazioni civili e di quanti sono al mondo uomini +onesti e di buona fede; opera che, condotta +per le vie della verità e della virtù, ci potrà meritare +la benedizione di Dio, il quale, volgendo +finalmente uno sguardo anche a noi, vedrà forse +che, se furon grandi le antiche colpe d’Italia, +dura pur anco già da molti secoli il suo castigo. +</p> + +<p> +La brevità che ho stimata opportuna a questo +lavoro, m’ha impedito di svolgere le importanti +questioni che vi si propongono, e mi son dovuto +contentar d’accennarle, confidandomi, pel di più, +nella sagacità del lettore. +</p> + +<p> +Egli dirà di me, dopo avermi letto, ciò ch’io +dicevo a me stesso prima di scrivere: non aver +io, studioso non di scienze, ma d’arti, sapere e +mente, che basti a trattar profittevolmente materie +politiche ed economiche di tanta difficoltà. +Non per questo ho voluto rinunciare a ragionarne; +e Dio sa con quanto piacere sagrifico un +meschino amor proprio al desiderio ed alla speranza +di dar forse occasione ad uomini di più +alta mente, che non è la mia, d’entrar francamente +nell’arringo e correrlo con maggiori forze +e miglior fortuna. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> +</p> + +<p> +In tali pensieri ho dato opera e pubblicità al +presente scritto; e se per la protesta che racchiude +a favore del nobile ed infelice popolo della +Romagna non ho avuta missione da lui; s’io +l’ho fatta senza consultarlo e di mio moto, mi +conforto e credo che egli non vorrà nè rinnegar +le mie parole, nè sapermene mal grado. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> +</p> + +<h2 id="documenti">DOCUMENTI</h2> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> +</p> + +<h3>DIMOSTRAZIONE GENERALE +<span class="smaller">DELL’ENTRATE E SPESE DEGLI STATI PONTIFICII</span></h3> + +<p class="center"> +<i>Estratta dal rapporto del signor</i> <span class="smcap">Bowring</span> +Londra, 1838 +</p> + +<table class="gener"> + <tr> + <td colspan="3" class="center">SORGENTI PRINCIPALI D’ENTRATA</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="center">N.º</td> <td class="center">CAPI PARTICOLARI</td> <td class="center">SCUDI</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="ele">1</td> <td>Imposte prediali, proprietà fondiaria, ec.</td> <td class="num">3,280,000</td> + </tr> + <tr> + <td class="ele">2</td> <td>Monopolii, dogane e tasse sul consumo</td> <td class="num">4,120,000</td> + </tr> + <tr> + <td class="ele">3</td> <td>Bollo e registro</td> <td class="num">550,000</td> + </tr> + <tr> + <td class="ele">4</td> <td>Uffizio della posta</td> <td class="num">250,000</td> + </tr> + <tr> + <td class="ele">5</td> <td>Lotterie</td> <td class="num">1,300,000</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"><span class="smcap">Totalità delle entrate</span></td> <td class="num">9,500,000</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3" class="center">SPESE D’AMMINISTRAZIONE</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="center">N.º</td> <td class="center">CAPI PARTICOLARI</td> <td class="center">SCUDI</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="ele">1</td> <td>Imposte prediali, proprietà fondiaria, ec.</td> <td class="num">760,000</td> + </tr> + <tr> + <td class="ele">2</td> <td>Monopolii, dogane e tasse sul consumo</td> <td class="num">460,000</td> + </tr> + <tr> + <td class="ele">3</td> <td>Bollo e registro</td> <td class="num">90,000</td> + </tr> + <tr> + <td class="ele">4</td> <td>Uffizio della Posta</td> <td class="num">150,000</td> + </tr> + <tr> + <td class="ele">5</td> <td>Lotterie</td> <td class="num">760,000</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"><span class="smcap">Totalità delle spese di amministr.</span></td> <td class="num">2,220,000</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"><i>Entrata lorda</i></td> <td>scudi 9,500,000</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"><i>Deduzione delle spese di amministrazione</i></td> <td>scudi 2,220,000</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"><i>Entrata netta</i></td> <td>scudi 7,280,000</td> + </tr> +</table> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> +</p> + +<table class="gener"> + <tr> + <td colspan="3" class="center">SPESE DELLO STATO</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="center">N.º</td> <td class="center">CAPI PARTICOLARI</td> <td class="center">SCUDI</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="ele">1</td> <td>Palazzi sacri, collegi sacri, congregazioni ecclesiastiche, e corpo diplomatico all’estero</td> <td class="num">500,000</td> + </tr> + <tr> + <td class="ele">2</td> <td>Debito pubblico</td> <td class="num">2,680,000</td> + </tr> + <tr> + <td class="ele">3</td> <td>Spese del Governo dello Stato</td> <td class="num">530,000</td> + </tr> + <tr> + <td class="ele">4</td> <td>Giustizia e polizia</td> <td class="num">920,000</td> + </tr> + <tr> + <td class="ele">5</td> <td>Pubblica Istruzione, Belle Arti e Commercio</td> <td class="num">110,000</td> + </tr> + <tr> + <td class="ele">6</td> <td>Limosine e pubblica beneficenza</td> <td class="num">280,000</td> + </tr> + <tr> + <td class="ele">7</td> <td>Lavori pubblici, polizia e illuminazione di Roma</td> <td class="num">580,000</td> + </tr> + <tr> + <td class="ele">8</td> <td>Truppa di Linea e Carabinieri</td> <td class="num">1,900,000</td> + </tr> + <tr> + <td class="ele">9</td> <td>Cariche militari, Sanità e Marina</td> <td class="num">290,000</td> + </tr> + <tr> + <td class="ele">10</td> <td>Feste pubbliche e spese straordinarie</td> <td class="num">44,000</td> + </tr> + <tr> + <td class="ele">11</td> <td>Fondo di riserva</td> <td class="num">100,000</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"><span class="smcap">Totalità delle spese</span></td> <td class="num">7,934,000</td> + </tr> +</table> + +<h4 class="pad2">OSSERVAZIONI</h4> + +<p> +1 Questa dimostrazione risulta dai documenti officiali comunicati +dal Governo pontificio al signor Bowring. +</p> + +<p> +2. In questa dimostrazione non figurano la spese comunali e +provinciali: e quindi apparisce che il Governo spende poco +o nulla nelle provincie. Ricadono adunque sulle Comuni +anche le spese che toccherebbero al Governo. +</p> + +<p> +3. La tenuità dell’entrata risultante dal titolo bollo e registro +dimostra la scarsità delle contrattazioni. +</p> + +<p> +4 In questa dimostrazione non figura la spesa della truppa +estera, che si valuta ascendere a seimila uomini, e costare +dieci milioni di franchi. +</p> + +<p> +5. Malgrado tutto questo, fra l’entrata e l’uscita vi è un deficit +annuo di scudi 654,000. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> +</p> + +<h3>GOVERNO PONTIFICIO</h3> +</div> + +<p class="center"> +IN NOME DI SUA SANTITÀ PAPA GREGORIO XVI +FELICEMENTE REGNANTE +</p> + +<p class="center"> +SENTENZA +</p> + +<p class="pad2 indr"> +<i>Ravenna, oggi 10 settembre 1845.</i> +</p> + +<p> +La Commissione speciale, straordinaria, mista, +instituita con Notificazione della suprema Segreteria +di Stato, 27 maggio 1843, ed ora in +forza della Notificazione dell’eminentissimo e reverendissimo +signor cardinale don Francesco +Massimo, legato dì Ravenna, 29 gennaro 1845, +sedente in questa città, e composta degl’illustrissimi +ed eccellentissimi signori: +</p> + +<p> +Avvocato Antonio Colognesi, giudice del tribunale +di appello per le quattro Legazioni, sostituito +al signor com. cavalier avvocato Luigi +Salina, presidente dello stesso tribunale. +</p> + +<p> +Avvocato Attilio Fontana, assessore straordinario +della legazione di Bologna, sostituito al +predetto signor avvocato Colognesi. +</p> + +<p> +Cavalier commendatore tenente colonnello Stanislao +Freddi, comandante il corpo dei carabinieri +pontificii nelle quattro Legazioni. +</p> + +<p> +Cavalier tenente colonnello Luigi Magnani, comandante +la piazza dì Bologna. +</p> + +<p> +Cavalier tenente colonnello Camillo Viviani, +comandante la piazza di Ferrara. +</p> + +<p> +Si è radunata nella sala delle proprie udienze +<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> +nel quartiere di San Vitale nei giorni 1, 2, 3, 4, 5, 6 +corrente mese, unitamente al signor avvocato +Giampietro Gozzi, procuratore fiscale, ed al signor +avvocato Ulisse Pantoli, difensore d’ufficio, +assistendo il signor Raffaele Magnani, facente +funzione di cancelliere, per discutere; e nei giorni +9 e 10 stesso mese, a norma del dispaccio della +suprema Segreteria di Stato 2 agosto p.º p.º +N.º 5316, per giudicare la causa +</p> + +<p class="center"> +in punto<br> +<i>di società o lega per offendere e resistere +alla forza pubblica,</i> +</p> + +<p class="center"> +contro +</p> + +<p> +Orioli Achille, Cappi conte Carlo, Camerani Paolo, +Versari Francesco, Gaiani Carlo, Miserocchi +Felice, Barafa Andrea, Gambi Eugenio, Giansanti +Ciriaco, Fabbri Annibale, Randi Giuseppe, +Paterlini Lodovico, Dalcini Angelo, Bertacchi +Francesco, Samaritani Saverio, Della Valle Mauro, +Moruzzi Eugenio, Tarifelli Leonardo, Golfarelli +Emilio, Maraffi Domenico, Orioli Febo, +Bertacchi Ermenegildo, De Marchi Filippo, Barbiani +Giovanni, Bergozzi Giuliano, Gabici Pietro, +Gabici Achille, Baroncelli Giovanni, Boschi +Domenico, Gianfanti Andrea, Vassura Paolo, +Miserocchi Domenico, Montanari Antonio, Montanari +Vincenzo, Rivalta Domenico, Zabberoni +Pietro, Montignani Pietro, Vaccolini Giovanni, +Savini Giovanni, Angelini Angelo, Fiorentini +Onofrio, Landi Vincenzo, Pasini Mariano, Pambianchi +Michele, Baldini Gaspare, Ortolani Giovanni, +Pascoli Lucio, Pugiotti Francesco, Rava +<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> +Gaetano, Gianfanti Giovanni, Della Torre Magni +Marco, De Stefani Leonardo, Rambaldi Gaspare, +Bezzi Giovanni, Vicari Augusto, Camporesi Giacomo, +Savorelli Luigi, Mazzetti Luigi, Gambi +Domenico, Gambi Antonio, Pinzi Francesco, +Conti Antonio, Fava Felice, Morigi Domenico, +Landoni Teodorico, Carlini Gian Antonio, Paoletti +Luigi<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>: +</p> + +<p> +Quello spirito d’insubordinazione, che oggi +pur troppo serpeggia in tante parti d’Europa, +agitava eziandio da varii anni la tranquillità di +queste province. +</p> + +<p> +Fino dall’estate 1843, quando in Bologna i liberali, +coalizzati col ceto dei contrabbandieri, +tentarono colà di rinnovare la sacrilega ribellione +dell’anno 1831, i liberali di Ravenna avevano +qui formata la stessa alleanza colla turba dei contrabbandieri +per conseguire lo scopo medesimo. +Già si scorgevano allora pubblicamente ammutinarsi +non poche centinaia di questi sciaurati, già +si apprestavano le armi, si facevano girare intorno +le polizze ove raccoglier le firme di coloro che +volessero prender parte all’impresa, e fu udita +la voce di chi annunziò non doversi attendere il +meriggio di quel giorno per dare lo scoppio. +</p> + +<p> +Ma l’aggredire a petto scoperto la milizia del +principe non è cosa di sì facile assunto come l’ucciderne +a tradimento un qualche individuo fra le +tenebre della notte. Perciò tante millantazioni +<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> +svanirono senza effetto, ed invece si limitarono +tratto tratto a dare atroci esempi della più nera +viltà. +</p> + +<p> +I registri criminali sono pieni, e ribollono di +molte denuncie di omicidii e ferimenti gravi dei +pubblici funzionari, e di persone affezionate al +governo, che per ispirito di partito si verificarono +in questa provincia nel breve spazio di pochi +anni, delitti sempre avvolti fra il mistero, senza +che se ne potessero distinguere gli esecutori, comunque +ogni ragionevole congettura guidasse a +concludere che fossero architettati da una fazione +micidiale. +</p> + +<p> +L’ultimo però di questi misfatti, cioè l’omicidio +del brigadiere Sparapani, cui successe l’altro +del fuciliere svizzero Adolf, come dalla precedente +nostra sentenza, eccitò in particolar guisa +lo zelo instancabile di questo politico dicastero, +e fece conoscere la necessità di svellere il male +dalle sue radici, onde non si riproducessero in +avvenire sì atroci delitti. Riscontrando pertanto +le cagioni del disordine, seppe ravvisarlo nella +esistenza di una società di tristi, parte col nome +specioso di liberali, parte contrabbandieri d’instituto, +ma tutti insieme collegati onde sconvolgere +l’ordine pubblico, violare impunemente le +sanzioni penali, opprimere la forza pubblica, che +milita alla conservazione dello stato, alla esatta +osservanza delle sue leggi. Se pertanto non era +agevole di scuoprire gli autori degli enormi delitti +finora avvenuti, non era arduo di ravvisare +quegl’individui che appartenevano a tale perversa +alleanza, e prevenire i sinistri effetti nelle loro +<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> +cagioni. In simili pubbliche calamità non altra +norma insegna la prudenza civile. O infatti la società +è costretta a lasciare senza un freno valido +il misfatto perfezionato, e quindi a rimanersi il +bersaglio della malefica attività dei facinorosi, +ovvero le conviene, alfine di evitare tanto disordine, +di frenarlo con ostacoli che a lui vadano incontro +nel tempo che si sviluppa, e lo arrestino +per via prima che giunga alla sua meta criminosa. +</p> + +<p> +Ordinò pertanto l’arresto di coloro che erano +più gravemente sospetti di appartenere a tale iniqua +collegazione, onde purgare la città da sì +perniciosa zizzania, <i>nam in mandatis Principum +est, ut curet is qui reipublicae praeest, malis +hominibus provinciam purgare. L. 3 Digestis, +de officio Praesidis</i>. +</p> + +<p> +E poichè il carattere più spiegato di tale congrega +era quello dell’odio e della nimistà contro +la forza pubblica che mirava ad opprimere, per +innalzare il vessillo del popolare dispotismo, perciò +rimise al potere di questa Commissione speciale +gli arrestati, onde, sottoposti a regolare +processura, subissero il castigo meritato delle +loro prave macchinazioni. +</p> + +<p> +Portato il giudizio all’odierna radunanza, il +primo obbietto d’ordine recato in campo dal difensore +degl’imputati, fu quello della incompetenza, +come se il relativo giudizio appartenesse +ai magistrati ordinari. +</p> + +<p> +Il consesso giudicante però non ha stimato di +dover arrestarsi a simile difficoltà. Infatti la tesi +proposta è la esistenza di una società di anarchici, +<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> +che sogliono sovrastare al potere legittimo, +dominando col proteiforme egoismo, onde far +prevalere l’oggetto delle private loro passioni +alla legge, all’ordine pubblico e al bene comune +della società. Non può quindi giungersi a tale +scopo senza prima abbattere la forza pubblica, +che forma la barriera difenditrice d’ogni costituzione +degli Stati. <i>Summa Reipublicae tuitio, de +stirpe duarum rerum, armorum scilicet, atque +legum veniens, vimque suam exinde muniens. +L. unic. de Justinianeo Codice confirmando</i>. +Perciò la soldatesca del governo è la legge istrumentale, +la legge viva e animata che al comando +del principe fa seguire l’obbedienza dei sudditi. +Quindi le stesse leggi ci dicono: <i>armari jura +gladio ultore. L. 31. C. ad Leg. Jul. de adult.,</i> +e la medesima giurisdizione s’indica: <i>gladii potestas, +gladii jus. L. 70 ff. de R. juris, L. 6 ff. +de officio Proconsulis, L. 6 § 8 ff. de officio +Praefecti, L. 6 ff. de interdictis et relegatis</i>, con +ciò dimostrandosi, che il potere legislativo e giudiziario +attingono ogni loro efficacia dal potere +esecutivo collocato nelle truppe del governo. +</p> + +<p> +Ora, fino dal maggio 1843 pubblicatosi l’editto +istitutore di questa Commissione, seppero gl’inquisiti +che qualunque delitto in odio della forza +pubblica sarebbe per l’avvenire giudicato colle +forme e pene in tale editto prefisse. Se adunque +posteriormente nell’agosto 1843 costoro si ammutinarono +per investire la forza pubblica; se, +svanite le loro folli speranze, proseguirono a +mantenersi collegati per coadiuvarsi a vicenda +nei pravi disegni, e tenere in istato d’oppressione +<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> +la milizia, non possono declinare da quel fôro +speciale che il legislatore aveva già loro stabilito +prima della consumazione del delitto. Nè in ciò +si fa onta alla giurisdizione ordinaria della sacra +Consulta pei delitti di stato a termini degli articoli +45, 555 del regolamento di processura 5 +novembre 1831, a cui è posteriore la notificazione +27 maggio 1843. Essendo instituita oggi una +Commissione speciale, la quale protegge in queste +due provincie le armi del principe, questa dee +prevalere alla giurisdizione ordinaria. L. 80 <i>ff. +de R. juris</i>. E se anche la giurisdizione volesse +ritenersi mista o comulativa, dee farsi luogo alla +prevenzione in forza dell’articolo 68 di processura, +come saggiamente osservò il signor avvocato +fiscale nelle sue conclusioni. +</p> + +<p> +Ritenuta pertanto la competenza di questa +Commissione, si è disceso a ventilare la seconda +controversia, se consti, o no, in genere la esistenza +della società illecita contestata agli odierni +inquisiti. +</p> + +<p> +Moltissimi testimoni deponevano di tale alleanza +di tristi per volgare notorietà. Ma il tribunale +non si è arrestato a simil voce, come ne avvertiva +la perspicace sanzione del diritto canonico: +<i>Cap. Consuluit, 14 de appellationibus. — Cum +multa dicuntur notoria quae non sunt, prohibere +debes ne quod dubium est pro notorio videaris +habere</i>. Trattavasi di un delitto formato +da vincoli razionali, il quale non cadeva sotto ai +sensi in sè medesimo, ma potea soltanto rilevarsi +nei propri effetti discontinui; nel qual caso anche +le deposizioni sulle notorietà devono portarsi a +<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> +minuto esame, calcolando le ragioni di scienza, le +fonti onde i testimoni attingono il proprio asserto, +e la corrispondenza della espressione usata +dai deponenti nel caratterizzare il delitto cogli +elementi su cui ne avevano essi formata la idea: +altrimenti correva il giudice rischio di cedere i +propri suffragi al popolo, e rendere gli uomini +vittima di una parola. <i>Farinacius, de delictis, +quaest</i>. 21 N. 89, 93, 95, 97, 99, 102, 104, 105; +<i>de test., quaest.</i> 70, <i>ampliatio</i> 3, N. 6. Di fatti il +nome di società, peregrinando per tante materie +economiche, scientifiche, civili e religiose, si veste +di altrettante diverse significazioni, quante +sono le cose e forme alle quali si applica. <i>Zanchius, +de societ., part.</i> 1, <i>cap</i>. 1, <i>N.</i> 24. — <i>Mantica, +de tacitis et ambiguis conventionibus</i>, lib. 6, +<i>N</i>. 1. Perciò invece della espressione, i giudici +hanno preso in loro scorta la definizione. +</p> + +<p> +Così i pubblicisti definiscono la società: <i>Societas +est pactum vel quasi pactum de fine quodam +conjunctis viribus assequendo. V Volfius, ibique +V Vatel, in notis ad jus naturae et gentium, +part</i>. 7, c. 1, § 1. +</p> + +<p> +Posta la definizione, si passò ad analizzare gli +elementi che la compongono, seguendo i criminalisti, +i quali indicano gli estremi costituenti il +Collegio illecito. +</p> + +<p> +Tre ne stabilivano gli antichi. Segno comune, +area comune, vicendevole intelligenza, o trattato. +Ma il chiarissimo Antonio Mattei, <i>de criminibus, +lib.</i> 47, tit. 15, N. 1, 2, 3, ben riflette che i due +primi estremi non sono necessarî. Non il primo, +altrimenti si confonderebbe il segno colla cosa +<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> +significata. Qualunque sia, infatti, il modo con +cui i faziosi comunicano fra essi le loro perfide +intelligenze, il vincolo d’iniquità è sempre lo stesso, +sia poi che usino le indicazioni naturali e il +linguaggio comune, sia che esista un distintivo +di convenzione, o nel gesteggiare compagnevole, +o nello stemma e impresa della società, o nella +affissione del segnale, come a spiegata rivolta suol +avvenire. +</p> + +<p> +Nemmeno necessario è il secondo estremo della +cassa od area comune. Imperciocchè, quantunque +sia vero che non può darsi società senza comunione, +benchè possa esserci comunione senza +società (<i>Leg. ut sit ff. pro socio. — Zanchius, de +societ., part</i>. 1, <i>cap</i>. 7, <i>N</i>. 42), pure non è necessario +che siavi comunanza di materia o di cosa, +bastando che vi esista una massa accomunata +di opere, come nel caso presente (<i>Grotius, de +jure belli et pacis, lib.</i> 2, <i>cap</i>. 12, <i>de contractibus</i>, +§ 4), così nella società delle carovane niuno +dei viaggiatori comunica all’altro il dominio delle +proprie salmerie, sebbene ponga in massa la propria +opera e forza onde resistere in caso alle aggressioni +dei barbari. +</p> + +<p> +Restando dunque a provarsi il solo estremo +del mutuo accordo a mal fine, questo rimaneva +stabilito nelle tavole processuali da questi elementi. +</p> + +<p> +1º. Dalle confessioni stragiudiziali di parecchi +membri di tale collegazione, deposte da quattro +testimoni uditi in processo. Se infatti questo delitto +consiste nella reciproca intelligenza, e nell’animo +di collimare tutti al reo fine, niuna miglior +<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> +prova si potea conseguire di tale animo, se non la +stessa confessione dei collegati. Nè deve obiettarsi +che la confessione non può cangiare, o stabilire +la natura della cosa, non supplendo questo +mezzo alla deficiente prova fisica di un delitto in +genere. Imperciocchè quest’obietto sarebbe appunto +valutabile in un delitto di fatto permanente, +ove, per esempio, la sola confessione di aver +ucciso non basterebbe a provare il delitto in genere, +quando della uccisione non constasse pei +sensi. Ma, trattandosi appunto di un delitto razionale +di fatto transeunte, perchè consistente +nel reciproco accordo, la prova desunta dalla +confessione stragiudiziale non può incontrar tale +obietto, quando poi non è sola, ma da altri veementi +indizi e argomenti corroborata. (<i>Carpzovius, +Prax. rer. crim., par.</i> 1, <i>quaest</i>. 16. <i>N</i>. 1 +<i>et sequentibus</i>). Tali veementi indizi si desumevano +dalle varie cause di scienza che or l’uno, or +l’altro dei molti testimoni esaminati in processo +adduceva nel proprio giudizio sull’esistenza di +tale società, e che si vengono qui in seguito annoverando +quali altri mezzi costituenti la prova +generica, cioè: +</p> + +<p> +2.º Le numerose turbe di contrabbandieri, altri +carichi delle merci in frode, altri guerniti di +armi or apparenti, or nascoste, che si facevano +vedere nei dintorni, entrando persino talvolta +con somma impudenza, di pieno giorno, e transitando +per la città sicuri di loro scarriera pel cumulo +della forza maggiore. Imperciocchè al loro +incontro i militi di finanza erano costretti di cedere +alla forza dell’attruppamento, volgendo altrove +<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> +il passo, e fingendo di non avere mirato un +sì grave disordine. La provvida legge, sempre +coerente a sè medesima, nell’editto 5 maggio 1822, +tuttora vigente, stabilisce al contrabbando in +conventicola di due, tre o più persone la pena da +tre a cinque anni d’opera pubblica, ed eguale +pena dai tre ai cinque anni d’opera pubblica sanziona +l’art. 143 del vigente regolamento penale +per la resistenza semplice alla forza, quando il +delitto non è accompagnato da circostanze aggravanti, +che lo rendano resistenza qualificata. E +ciò sta in piena consonanza delle regole di comune +diritto. Conciossiachè l’unire una forza insuperabile +nell’eseguimento di un’azione vietata, +onde se ne renda impossibile alla milizia del +principe l’impedirlo, costituisce per sè stesso una +certa violenza, ossia un timore incusso, il quale +trattiene la soldatesca suo malgrado nell’impedire +il contrabbando commesso in danno del pubblico +erario (<i>Leg</i>. 1 <i>ff. quod metus causa</i>) ibi: +<i>vis enim fiebat mentio propter necessitatem impositam +contrariam voluntati.</i> Ciò che spiega il +giureconsulto <i>Voet, ad pandectas</i> 4, 2, 1. <i>Metui, +vis inest, in quantum metus supponit et vim, +quidem non absolutam, sed conditionatam, non +illatam, sed ferendam. Sperelli, dec.</i> 5. <i>For. +Ecclesiast., N.º</i> 78 <i>et seq</i>. +</p> + +<p> +3.º Gli assembramenti numerosi dei liberali e +contrabbandieri che si vedevano in questa città +fino al primo arrivo della Commissione per giudicare +la causa degli omicidii Sparapani e Adolf, +mostrando il loro disprezzo verso la forza pubblica, +essendovi chi depone d’aver vedute le turbe +<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> +di costoro passare vicino alcuni carabinieri, e +fare ai medesimi stomachevoli oltraggi, dovendo +quei soldati usare prudenza e continuare il loro +cammino. +</p> + +<p> +4.º Le pompe funebri celebrate coll’intervento +di molti liberali in morte di persone del loro partito, +e ciò con tale pubblico scandalo, che l’autorità +ecclesiastica fu costretta a farne divieto con +apposita circolare. Dal che si arguisce la unione +di costoro e l’aderenza ai loro partigiani con fermezza +durevole oltre la tomba. +</p> + +<p> +5.º La fratellanza che si vedeva di continuo +fra gente di simil pensare, e la loro fuga e persecuzione +dei buoni. La quale duplice circostanza +presenta in sè stessa la vera idea di fazione popolare. +<i>Lipsius, Politicorum, lib. 6, cap. 3: factionem +nomino paucorum aut plurium inter se +coitionem, et ab aliis dissensum</i>. +</p> + +<p> +6.º Il risentimento in comune delle pretese ingiurie, +o per dir meglio, degli atti di giustizia +esercitati sopra a qualche individuo della loro +combriccola, o su qualche delinquente ai medesimi +simigliante. Ciò pure addimostra che quei +perfidi si consideravano tutti di una sola famiglia. +<i>«Spectat enim ad nos injuria, qua in his +fit qui vel potestati nostra, vel effectui subjecti +sunt». L.</i> 1, § 3, <i>ff. de injur</i>. +</p> + +<p> +7.º Gli applausi di comune accordo pubblicamente +innalzati allorquando avveniva qualche +omicidio per odio di parte in persona di un impiegato +di polizia, o di un individuo della forza +armata. Narra infatti un testimonio, che, trovandosi +una sera in teatro, udì ripetere spesse volte +<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> +fuor di proposito l’esclamazione <i>bravo, bravo</i>. +Meravigliandosi di simile improntitudine, e chiestone +d’intorno il motivo, poichè gli attori non +meritavano certamente quegli encomii, fu ad esso +risposto non esser rivolti gli applausi agli attori, +ma a chi avea fatto il colpo di uccidere l’ispettore +politico Montanari. Questo medesimo testimonio +poi nella mattina successiva all’omicidio del brigadiere +Sparapani, vide a passare gruppi di persone +della feccia del Borgo Adriano, le quali, fra +esse ridendo, esclamavano: <i>bravo, bravo</i>. Ed +egli, che altro motivo non iscorgeva di simil grido, +ricordando il senso del gergo, ne dedusse non +molto fuor di proposito, che si applaudisse all’omicidio +Sparapani. +</p> + +<p> +8.º L’ordine che fra le compagnie dei contrabbandieri +si scorgeva di dipendenti e di capi, locchè +addimostra come fossero organizzati fra essi, +costituenti perciò un collegio e un corpo sociale. +<i>Societas est multitudo ordinata; ordo autem +quid aliud est quam series inferiorum, ac superiorum? +Galganetti, de jur. pub., tit.</i> 16, +<i>num</i>. 21. +</p> + +<p> +9.º L’uniformità del premio di uno scudo per +ogni notte che si accordava per testa a ciascuno +degli spalloni nel contrabbando, dal che si argomenta +che non era distaccato un frodatore dall’altro, +nel qual caso i compensi dei tirini sarebbero +stati diversi secondo le varie convenzioni +parziali, ma esisteva tra i contrabbandieri un sistema, +un temperamento uniforme, una armonia +di misure, e perciò un proponimento preso a comune, +<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> +dirigendo i mezzi al fine con unione proporzionale. +</p> + +<p> +10.º Finalmente, da qualche testimonio adducevansi +altre ragioni di scienza, cioè la reciprocanza +di aiuti fra l’uno e l’altro dei compagnoni, +la esclusione di risse fra i medesimi, le frequenti +gozzoviglie comuni, lo scambio reciproco delle +vesti, onde non esser conosciuti nelle loro notturne +sortite, i discorsi talvolta intesi origliando +notte tempo, fatti da persone incognite riunite, +che bisognava disfarsi, ovvero uccidere il tale +ispettore di finanza, o il tal brigadiere de’ carabinieri, +energico nella repressione del contrabbando, +come avvenne prima dell’omicidio Sparapani; +il provvedimento di danaro negl’indigenti, che +parea derivato dai partigiani più facoltosi Al che +deve aggiungersi l’argomento validissimo tratto +dal bisogno che un contrabbandiere aveva di +unirsi all’altro, onde ottenere una scambievolezza +di sostegno per superare la forza di finanza. +</p> + +<p> +Per li quali motivi di scienza esposti dai deponenti, +si deduce non essere erronea la notorietà +riferita dai testimoni, nè viziata quell’idea di società +che si erano essi formata, essendosi tale immagine +impressa nella loro mente come un fedele +ritratto delle circostanze, e alla giusta impressione +dei testimoni corrispondea l’espressione da +essi usata in processo. +</p> + +<p> +Ma qui si opponeva non essere stabilito il contratto +di società fra costoro, nè per convenzione +simultanea scritta, nè per annotamento nei ruoli, +nè per altro segno espresso di alleanza. Per altro +<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> +era facile il rispondere non essere necessario alla +società un patto espresso ed esplicito, bastando +eziandio l’implicito ed induttivo, ossia il consenso +comune, esternato coi fatti. Tale appuntamento +di consenso a mal fine espresso coi fatti, si verifica +appunto nel caso concreto. +</p> + +<p> +Se non che presentavasi il dubbio, se nella insubordinazione, +nel comune disprezzo delle truppe +pontificie si verificasse veramente tra correi +o complici, l’idea del vincolo e dell’impegno reciproco, +senza cui non può darsi vera idea d’alleanza. +Ma trattandosi di fazione popolare a mal fine, +non sembrò necessaria la mutua obbligazione, +ossia l’idea del vincolo e dell’impegno, bastando +a ciò l’abituale unione de’ consensi a mal fine, reciprocamente +riconosciuta ed approvata, come si +definisce appunto la fazione: <i>Malorum in eamdem +rem consensus, Cremani, de jur. crim., +lib. 2, cap. 3, art. 1, par. 6</i>. Difatti il carattere +dell’impegno o vincolo non può mai legalmente +verificarsi in una società illecita, in cui la turpe +promessa non forma nodo fra i soci. L’obbligo di +permanenza e perseveranza appena si verifica +nelle società lecite, di cui è scritto nella legge +<i>Tamdiu C. pro socio: Manet autem societas eo +usque donec in eodem consensu perseveraverint. +At cum aliqui renunciaverint societati solvitur +societas</i>. Basta dunque all’idea di fazione il plesso +ed intreccio che nasce dalle comuni perfide +intenzioni, insieme manifestate, accettate, abitualmente +ritenute, conformando ad esse l’esteriore +condotta; ciocchè avvenendo, si verifica il +comune impegno, non già in faccia ai soci, ma in +<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> +faccia alla legge, divenendo ciascuno responsabile, +non solamente del fatto proprio, ma dell’operato +eziandio di ciascuno degli altri cui esso aderì; +come nella costituzione <i>Quo graviora</i>, contro +le società illecite, rimarcava appunto la santa +memoria di Leone XII, ripetendo il detto di Paolo: +<i>Qui talia agunt digni sunt morte, et non +solum qui ea faciunt, sed etiam qui consentiunt +facientibus</i>. +</p> + +<p> +Ma insorger qui potea la difesa, che, in tal +guisa concependo una lega, si confonderebbe la +società con ogni complicità, appellandosi impropriamente +più delinquenti soci nel loro delitto. +</p> + +<p> +Il quale ostacolo si togliea distinguendo in tre +stadii il numero dei più concorrenti a un delitto, +secondo gli effetti morali che ne derivano alla Repubblica. +La sola qualità basta onde stabilire la +complicità. Un numero superiore determinato +dalle diverse leggi secondo la ferocia dei popoli e +circostanza dei tempi, costituisce la conventicola, +quella cioè che per soli pochi istanti e per un solo +fatto speciale può formare una violenza pubblica +capace nel momento di sovrastare alla legittima +forza. Tale numero nelle nostre leggi è determinato +negli art. 105, 106. Ma quando la società a +mal fine si estende ad un numero considerevole e +permanente d’individui, atto a compromettere +lungo tempo la pubblica tranquillità, come nel +caso presente, in cui i collegati s’indicano a centinaia, +allora non trattasi di sola complicità, non di +sola conventicola o violenza pubblica, ma di violata +pace pubblica. <i>Carpzovius, part. 1, cap. 35, +de crim. fraternae pacis publica n. 13. — Bohemer., +<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> +ad Carpzov., ibi, observat. 3, pag. 262. — Haunoldus, +jurisprudentia judiciaria, tom. 2, +tract. 2, cap. 2, n. 482.</i> Anzi tale delitto di permanente +violenza, costituito da simil collegio illecito, +sale al titolo di lesa maestà, come si deduce +dalla <i>Legge 2 ff. de Collegiis. Quisquis illicitum +collegium usurpaverit ea poena tenetur qua tenentur +qui armatis hominibus loca publica vel +templa occupasse judicati sunt</i>. Che è appunto +quella di lesa maestà come nella <i>Legge 1, § 1, ff. +ad Leg. Jul. Majestatis</i>. +</p> + +<p> + Il nostro Regolamento penale colloca esso pure +il delitto delle società illecite fra quelli di lesa +maestà, <i>Lib. 2, tit. 2, art. 96</i>, e ben a ragione. +In ogni governo è necessario che siavi un potere +capace di superare e trionfare di tutti gli ostacoli. +Senza questo potere non vi è governo. Quando +adunque una lega d’uomini violenti forma una +antiperistasi alla forza del principe, talchè i ribaldi +non possano più essere soggiogati dalla +voce imperiosa della legge, allora si dichiara una +aperta guerra al principe, la sovranità è lesa, e i +refrattari sono ribelli. +</p> + +<p> +Ma il difensore degl’inquisiti affacciava che lo +scopo del contrabbando non presentava i caratteri +di tanta gravezza. A ciò risponderassi primieramente +col moto-proprio di Benedetto XIII, +17 settembre 1728, richiamato in vigore dalla +circolare della Segreteria di Stato per gli affari +interni 23 novembre 1833, N.º 8561, in cui i +contrabbandieri in conventicola armata, costituita +anche da tre sole persone, sono apertamente +dichiarati ribelli. Inoltre i testimoni fiscali ci attestano +<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> +che gli spalloni sono anche liberali, e +uniti coi nemici del governo, tutti disposti ad insorgere, +tutti pronti per resistere contro la forza. +Havvi dunque la prova del fine pessimo, delittuoso. +Ma, dato pure che i soci coinquisiti rimirassero +al solo scopo del contrabbando, chi vorrebbe +negare che anche un tale disegno, concepito da +una moltitudine armata, ed abitualmente eseguito +con tanta pubblicità ed audacia, non comprometta +lo stato? <i>Impossibile enim est ut sacris tributis +non illatis alioqui respublica conservetur: +Justinianus, Novella 149.</i> Perciò i criminalisti +anche più liberi riconoscono il contrabbando siccome +un furto pubblico, un peculato indiretto, il +quale dissecca le sorgenti del pubblico erario, +induce la necessità di nuovi tributi, trasporta il +carico delle imposte da un novero di cittadini a +un altro, che ne sarebbe stato esente, quando i +proventi della non frodata gabella fossero colati +in integro nella cassa del principe, avvezza lo +spirito al sotterfugio, che da un genere facilmente +trapassa all’altro, insinua nei cittadini il disprezzo +della legge, forma una guerra d’interessi +tra l’egoismo dei privati e il paterno amministratore +dei beni comuni, rende incerto il prezzo +delle cose mercatabili, vacillando ognora tra +quello netto da gabella, che offre di celato il contrabbandiere, +e quello sopraccaricato della imposta, +che richiedesi in fôro; spinge alla rovina gli +onesti negozianti, fedeli contributori al loro principe, +i quali non possono competere col mercadante +frodatore; fomenta l’ozio della plebe, la +quale in poche ore di rischio e di tenebre può +<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> +lucrare quanto avrebbe dovuto acquistarsi colla +paziente, ma tranquilla fatica di tutto il giorno, +il quale trapassa in giuochi, gozzoviglie, ebrietà +e mollezze, che spesso vanno a scolare nella sentina +dei lupercali; toglie alle arti utili tante braccia +di lavoratori, aumenta il costo delle mercedi +di opere a pregiudizio dei committenti per lo +scemato numero degli operieri, colloca il frodatore +in una continua indisposizione di animo contro +la forza del principe, con grave probabilità +ad ogni scontro di resistenza, ferite, omicidii; +espone, finalmente, la società a un sommo rischio +della propria dissoluzione sopra tutti i rapporti, +poichè, sottraendo le merci alla vista degli ufficiali +finanzieri, vengono sottratte egualmente +alla ispezione dei magistrati sanitarii, politici, +religiosi: e quindi si possono introdurre vettovaglie +malsane, carni insalubri, provenienze talvolta +sospette di contagio epidemico, con pericolo +della salute comune, del che non mancano anche +nei moderni tempi recentissimi esempi. Penetrano +nella città con tali clandestine introduzioni le +corrispondenze, armi e gli emblemi che fomentano +ognora il frenetico spirito della rivolta, e spargonsi +libri ed immagini le più velenose per la +morale, contrarie alle massime sacrosante della +religione cattolica; disordini tutti i quali nascono +ad un parto con quello del contrabbando, e +che si eviterebbero in gran parte quando la violazione +dei sacri termini tra stato e stato, dei +confini continentali, delle mura cittadinesche, +sanzionato dal comune diritto con severissime +<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> +pene, cessasse una volta di sconvolgere fra noi +l’ordine sociale. +</p> + +<p> +Per questi motivi la Commissione si è convinta +intorno alla esistenza del delitto in genere. +</p> + +<p> +Passando ad esporre i motivi della prova specifica +nel sistema dell’intima convinzione, sarà +lecito di usare brevità. +</p> + +<p> +Basti solo accennare che i massimi aggravati +apparivano quasi tutti colpiti da due o tre testimoni +di confessione stragiudiziale, amminicolata +da gravi indizi, come Versari, Paccapeli, detto +Galani, Gambi Eugenio, Barasa, Baroncelli, +Pambianchi, De Stefani, De Marchi, altri dal +possesso incolpante di prova congetturale scritta, +come Felice Miserocchi, altri dal possesso di +prova reale, siccome Orioli Achille, altri alfine +da bastevoli, svariati argomenti, congetture ed +indizi, i quali, posti nella bilancia giuridica e +prudenziale, persuasero i giudicanti di ritenere +la loro reità o complicità, se non positiva, almeno +negativa per connivenza o adesione indiretta, +graduando sul maggiore o minore concorso del +dolo o colpa la pena applicabile. Nè parve rigore +soverchio di valutare in un delitto di stato comunque +vogliasi definire obliquo, la stessa complicità +negativa, come è disposto dal comune diritto: +<i>Legge 5, Cod. ad Leg. Jul. Maj., § 6</i>, +perchè nei grandi delitti interessanti la comune +sicurezza la stessa omissione di non impedire le +conosciute trame, le intelligenze e i maneggi dei +riottosi, forma una colpa punibile, sebbene con +mite castigo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> +</p> + +<p> +Per gli altri inquisiti poi non colpiti da bastevoli +indizi per ritenerli rei o complici, la +giustizia del tribunale adottò le clausole degli +art. 446, 447 del vigente regolamento di processura. +</p> + +<p> +Scendendo, infine, a ragionare sulla pena, ritennero +i giudicanti che la coalizzazione degl’inquisiti +indettati per eguale illecito proponimento, +costituisse una permanente violenza, collimando +il concorso dell’uno ad accrescer l’audacia +dell’altro, come in materia di società illecite +condolevasi l’accennato immortale pontefice Leone +XII. «<i>Perspicue patet perniciosissimarum +harum societatum vim et audaciam ex omnium +qui iis nomen dedere consensione ac multitudine +coalescere</i>». Ma questo carattere di permanente +violenza potrebbe comprendere diversi +titoli criminosi. «<i>Quoniam multa facinora +sub uno violentiae nomine comprehenduntur</i>» +<i>Leg. quoniam multa C. ad Leg. Jul. de vi pub.</i> +</p> + +<p> +Poichè dunque niuna prova esiste in processo +che alcuno dei giudicabili siano correi o complici +negli omicidii Sparapani e Adolf, ovvero negli +altri ferimenti ed uccisioni di militari o funzionarii +rimasti tuttora impuniti; poichè la unanime +loro collegazione di fatto non presentava i +caratteri della società espressa e secreta di cui +nell’art. 96; poichè, infine, trattavasi di abito +piuttosto che di specifici atti contestati di resistenza +per applicare l’art. 143; il tribunale si +limitò a contemplare il delitto come una permanente +ingiuria atroce alla legittima podestà e +forza del principe, commessa o assentita direttamente +<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> +o indirettamente dagl’inquisiti in comune. +E quindi fu misurata la pena sulla base degli +art. 328, 329, 331, cogli aumenti circostanziali +degli art. 107, 108 specialmente pei capi, e colla +aggiunta edittale dei gradi preveduti dalla notificazione +27 maggio 1843. +</p> + +<p class="center"> +PER TALI MOTIVI +</p> + +<p class="center"> +INVOCATO IL SS. NOME DI DIO +</p> + +<p class="center"> +LA COMMISSIONE SUDDETTA +</p> + +<p class="center"> +<i>definitivamente sentenziando ad unanimità +di voti</i>. +</p> + +<p> +Ritenuta la competenza, ha dichiarato e dichiara +essere provata in genere la esistenza in +Ravenna d’una collegazione faziosa di molti individui +anche armati, tendente alla infrazione +delle leggi, specialmente erariali, con vilipendere +in odio di uffizio, e incuter timore alla forza pubblica, +la quale milita per la conservazione dello +stato e per l’esatta osservanza delle sue leggi. +</p> + +<p> +Parimente alla stessa unanimità ha dichiarato +e dichiara constare in ispecie colpevoli di appartenere +alla detta collegazione Versari Francesco, +Paccapeli Carlo, Miserocchi Felice, Gambi +Eugenio, Barasa Andrea, Pambianchi Michele, +Baroncelli Giovanni, Samaritani Saverio, Randi +Giuseppe, Paterlini Lodovico, De Stefani Leonardo, +Dellavalle Mauro, Dulcini Angelo, De +Marchi Federico, Orioli Achille, Montanari Antonio, +<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> +Montanari Vincenzo, Tarifelli Leonardo, +Moruzzi Eugenio, Vaccolini Giovanni, Vicari +Augusto, Cappi Carlo, Camerani Paolo, Rava +Gaetano, Giansanti Ciriaco, Vassura Paolo, Miserocchi +Domenico, Camporesi Giacomo, Savorelli +Luigi, Angelini Angelo, Zabberoni Pietro, +Savini Giovanni, Gabici Pietro, Bertacchi +Francesco, Bezzi Giovanni, Della Torre Magni +Marco. +</p> + +<p> +E perciò, visti gli art. 328, 329, 331, combinati +cogli art. 107, 108 e 13 del vigente regolamento +penale, e coll’art. 1. della Notificazione +della Segreteria di stato 17 maggio 1843, alla +stessa unanimità ha condannato e condanna Versari +Francesco, Paccapeli Carlo, Miserocchi Felice +e Gambi Eugenio alla galera per anni quindici; +Barasa Andrea, Pambianchi Michele, Baroncelli +Giovanni, Samaritani Saverio, Paterlini +Lodovico e Randi Giuseppe alla galera per anni +dieci; De Stefani Leonardo, Della Valle Mauro, +Dulcini Angelo, De Marchi Federico alla galera +per anni sette; Orioli Achille, Montanari Antonio, +Montanari Vincenzo, Tarifelli Leonardo, +Moruzzi Eugenio, Vaccolini Giovanni alla galera +per anni cinque; Camerani Paolo, Cappi Carlo, +Vicari Augusto, Rava Gaetano all’opera pubblica +per anni cinque; Gianfanti Ciriaco, Vassura +Paolo, Miserocchi Domenico, Camporesi Giacomo +all’opera pubblica per anni tre; Savorelli +Luigi, Angelini Angelo, Zabberoni Pietro, Savini +Giovanni, Gabini Pietro, Bertacchi Francesco, +Bezzi Giovanni, Della Torre Magni Marco +all’opera pubblica per anni due. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> +</p> + +<p> +Ha poi dichiarato e dichiara, sempre ad unanimità, +non constare fino ad ora abbastanza provata +la colpabilità dei Gambi Antonio, Fabbri +Annibale, Bertacchi Ermenegildo, Gianfanti Andrea, +Landoni Teodorico, Fiorentini Onofrio, +Montignani Pietro, Pasini Mariano, Conti Antonio, +Boschi Domenico, Mazzetti Luigi, Maraffi +Domenico, Baldini Gaspare, Barbieri Giovanni, +Pascoli Lucio, Golfarelli Emidio, Gubici Achille, +Rivolta Domenico, Ortolani Giovanni, Rambaldi +Gaspare, Giansanti Giovanni, Landi Vincenzo; +doversi però tutti i suddetti, a termini +dell’art. 447 del vigente regolamento, di processura +trattenere in carcere altri sei mesi decorrendi +dalla pubblicazione della presente sentenza, +onde assumere in tale spazio di tempo ulteriori +indagini. +</p> + +<p> +Ha poi dichiarato e dichiara, sempre ad unanimità, +non constare abbastanza la colpabilità +degli altri detenuti Poletti Luigi, Carlini Giovanni +Antonio, Orioli Febo, Bergozzi Giuliano, +Pugiotti Francesco, Gambi Domenico, Pinza +Francesco, Fava Felice e Morigi Domenico; perciò, +a’ termini degli articoli 446, 675, 676 del +vigente regolamento di processura suddetto ha +ordinato ed ordina che vengano dimessi dal carcere +provvisoriamente. +</p> + +<p> +Infine, sempre ad unanimità, ha dichiarato e +dichiara esser tenuti in solido tutti i suddetti condannati +al pagamento delle spese di processo e +vitto, non che alla rifusione dei danni verso l’erario +pubblico. +</p> + +<p> +Tutte le suddette pene temporanee dovranno +<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> +cominciare a decorrere tre mesi dopo la rispettiva +carcerazione dei condannati. +</p> + +<p> +Il signor ff. di presidente s’incarica della redazione +motivata della presente sentenza. +</p> + +<ul> +<li><i>Antonio Colognesi</i></li> +<li><i>Attilio Fontana</i></li> +<li><i>Stanislao tenente colonnello Freddi</i></li> +<li><i>Luigi Magnani, tenente colonnello</i></li> +<li><i>Camillo tenente colonnello Viviani</i></li> +<li><i>Luigi Trogli, cancelliere</i></li> +<li><i>Raffaele Magnani ff.</i></li> +</ul> + +<h3><span class="smcap">Governo Pontificio</span></h3> + +<p class="center"> +<i>Commissione speciale straordinaria mista +sedente a Ravenna.</i> +</p> + +<p class="pad2"> +Vista la presente sentenza, +</p> + +<p> +Visto il dispaccio della Segreteria di Stato in +cui si dichiara che, essendo piaciuto all’eminentissimo +e reverendissimo signor cardinal Massimo, +legato di questa provincia, chiamare lo +sguardo clementissimo di sua Santità sulla pronunciata +sentenza, la Santità sua, in contemplazione +dell’officio usato da sua Eminenza, si è degnata +diminuire di due terzi la pena inflitta a +ciascun condannato, e di ordinare che siano dimessi +fin d’ora in libertà provvisoria i ventidue +inquisiti che dovevano trattenersi in carcere per +altri sei mesi, +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> +</p> + +<p class="center"> +<span class="smcap">Si ordina</span> +</p> + +<p> +Che, previa la intimazione della sentenza ad +ognuno dei giudicati, vengano dimessi immediatamente +dal carcere tutti coloro che sono stati +dichiarati non bastantemente colpevoli, e vengano +i condannati tradotti ad espiare le rispettive +loro pene nel senso della sovraindicata minorazione. +</p> + +<p> +Dalla Residenza della Commissione speciale +straordinaria mista. +</p> + +<p class="indr"> +<i>Gio. Pietro Gozzi Proc. Fiscale.</i> +</p> + +<p class="dots">················</p> + +<p> +Ogni uomo di cuor retto, ancorchè inesperto +della scienza legale, può dar giudizio di questa +sentenza, del modo con che cerca giustificarsi, e +dei principii al quali si appoggia. +</p> + +<p> +M’è sembrato tuttavia opportuno mostrare +quali diversi principii stimasse doversi seguire +nel giudicar cause di lesa maestà, Giovanni Battista +de Luca, cardinale di santa chiesa, nato a +Venozza nella Basilicata, referendario delle due +segnature ed auditore d’Innocenzo XI, che gli +diede il cappello il 1 settembre del 1681. +</p> + +<p> +Autore di molte opere legali tenute in gran +conto (<i>Teatro della giustizia e della verità. — Dottor +Volgare</i>), ebbe il merito d’avere assunta +la storia del diritto come elemento sostanziale +d’interpretazione: d’aver ridotte sotto il dominio +della ragione e del buon senso molte questioni +<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> +che la sofisticheria legale ed il probabilismo +aveano stravolte sotto vane formole e distinzioni +scolastiche: d’avere scritta l’opera del +<i>Dottor Volgare</i> in italiano affinchè la giurisprudenza +non fosse esclusivo monopolio de’ giuristi, +ma nota al tempo stesso a’ padri di famiglia, +a’ cittadini ed ai non professori. +</p> + +<p> +Quest’uom dabbene, che doveva certamente +aver in cuore un gran senso di giustizia, così +s’esprime appunto nel <i>Dottor Volgare</i>, lib. XV, +cap. 5, <i>Dei delitti</i>, § 100 <i>Lesa maestà umana</i>. +</p> + +<p> +«Per quel che dunque appartiene all’altra +specie di lesa maestà umana, questa contiene +sotto di sè diverse specie, più o meno gravi; che +però non è materia che in tutto riceva una stessa +regola generale ed uniforme: mentre i criminalisti +ne costituiscono diversi gradi o specie, delle +quali si tratta ancora dagli scrittori ecclesiastici +per il punto dell’immunità locale delle chiese, +in occasione della eccettuazione di questo delitto +che se ne fa per la bolla di Gregorio XIV, quando +sia propria e del primo grado, ma non quando +sia impropria e del grado inferiore. +</p> + +<p> +»Ed inoltre in qualsivoglia specie si può parimente +dire che sia una materia incapace d’una +regola certa e generale, per la diversità non solamente +delle leggi, ma ancora degli stili e dei +costumi dei principati e paesi. Attesochè appresso +alcune nazioni il ribellarsi al proprio principe, +ed il movergli la guerra, o veramente l’aderire +ad un altro principe suo nemico, o servirlo +in guerra, è cosa la quale frequentemente si usa, +col titolo di mal contento; così facilmente si perdona, +<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> +ed il delinquente si riceve in grazia, nè ciò +cagiona quegli scandali e quelle infamie o male +impressioni che porta in altri paesi ed appresso +altre nazioni, dalle quali ciò non mai si perdona: +Che però (conforme si è detto) il tutto dipende +dalle leggi e dallo stile de’ paesi, e dalle +circostanze particolari di ciascun caso, venendo +più frequentemente queste materie regolate in +gran parte da quella legge la quale volgarmente +si dice <i>politica</i>, o veramente ragione di stato, +onde dalle persone bene intendenti degli affari +pubblici, forse con qualche ragione vengono stimati +degni d’irrisione e di disprezzo quei puri +legisti i quali con la solita inezia leguleica vogliono +regolare queste materie con le regole generali +della ragione civile comune, e con le leggi +dell’impero romano, fatte quando questo risiedeva +nell’Italia, o pure quando in Grecia, senza +riflettere alla diversità dei tempi e dei costumi +e de’ principati. Ed ancora senza fare la tanto +opportuna, anzi necessaria riflessione alla storia +legale, tante volle accennata nel proemio, ed altrove: — Cioè +che in queste nostre parti europee +occidentali queste leggi secondo la loro compilazione, +la quale fu fatta in Grecia per ordine +di Giustiniano, non furono conosciute, o veramente +se furono conosciute, nondimeno andarono +in tale disuso ed in oblivione, sotto la quale +furono sepolte per lo spazio di molti secoli, nei +quali, per le tante guerre e fazioni e per le mutazioni +dei dominii così frequenti, quei delitti di +ribellione erano trattati diversamente secondo la +diversità delle nazioni e de’ dominii. Che però +<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> +quando cominciò l’uso delle suddette leggi civili +erano già invecchiati, non che introdotti gli stili +e gli usi circa il modo di procedere in questi delitti +in ciascun paese. +</p> + +<p> +E per conseguenza troppo chiara resta la +semplicità di costoro, e particolarmente nel volere +applicare le autorità degli scrittori di un +paese, fondate nelle leggi e negli stili particolari +di quello, agli altri paesi totalmente diversi, e +ne’ quali quelle leggi o stili non vi siano; che +però queste autorità servono sempre per inorpellare +le passioni, o veramente l’avarizia e la +tirannia, la quale si voglia esercitare. +</p> + +<p> +Questa specie di delitto contiene sotto di sè +diverse specie subalterne, di maggiori o minori +circostanze, o veramente di diversi gradi. Attesochè, +uno è quella lesa maestà la quale si dice +totalmente pubblica, e che riguarda lo stato della +mutazione del principato. E questa si suole +spiegare col termine della ribellione formale, +sottraendosi dal dominio e dalla obbedienza di +un principe, e dandosi sotto il dominio o veramente +sotto la protezione di un altro, secondo +le altre volte accennato famoso Vespero Siciliano. +O veramente eleggendosi un principe proprio: — oppure +mettendosi in stato di libertà e +di repubblica. — E questa è la specie maggiore, +e la primaria, sopra la quale merita dirsi manifesta +pazzia quella de’ giuristi, nel mettervi bocca; +e nel volerla regolare con le loro leguleiche +proposizioni, e con le tradizioni dei dottorelli, +attesochè di questi casi è regolatore l’evento +<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> +della guerra e della maggiore o minore potenza, +per quel che se n’è accennato anco nella materia +giurisdizionale; che però pare avere la maggior +parte più il politico che il legale. +</p> + +<p> +E lo stesso pare cammini nell’altra specie di +lesa maestà parimente pubblica, per la ragione +dell’offesa la quale si faccia al principato, ancorchè +il delitto per parte di chi lo commette non +sia pubblico, nè popolare, com’è l’antecedente, +ma sia privato: cioè che qualche suddito, ribellandosi +al proprio principe e negandogli l’ubbidienza, +gli muova guerra e gli faccia resistenza, +o veramente che aderisca o si dia al servizio di +un altro principe suo nemico, oppure gli dia aiuto +di denaro, o d’arme e di vittovaglie in maniera +che il delitto ferisca il principato, e non la +persona particolare di quel principe ovvero di +quel supremo magistrato. +</p> + +<p> +La terza specie di lesa maestà, anche di primo +grado, è quella la quale riguarda il delitto +che si commetta dal suddito nella propria persona +del principe sovrano, o veramente di quel suo +vicario o supremo magistrato il quale in sua assenza +lo rappresenti totalmente, e che vi stia in +sua vece, ma che non ferisca il principato, perchè +non si faccia per mutare il dominio nè la forma +del governo, ma che solamente per vendetta +privata o per odio pubblico si uccida quella persona. +E parimente sopra questa specie di delitto +cade poca disputa, che venga stimato gravissimo +e degno di gravissime pene, della vita, della confiscazione +dei beni, dell’infamia e di qualche gastigo +<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> +anche nella posterità. Ma parimente gran +parte vi hanno le leggi e gli stili particolari dei +principali». +</p> + +<p class="dots">················</p> + +<p class="center"> +<i>Domande dei sudditi pontificii, racchiuse nel +manifesto diretto ai principi e popoli d’Europa.</i> +</p> + +<p class="pad2"> +1.º Ch’egli conceda piena e generale amnistia a +tutti i prevenuti politici dall’anno 1821 fino +a questo giorno. +</p> + +<p> +2.º Ch’egli dia codici civili e criminali modellati +su quelli degli altri popoli civili dell’Europa, +i quali consacrino la pubblicità dei dibattimenti, +l’istituzione dei giurati, l’abolizione +della confisca e quella della pena di +morte per le colpe di lesa maestà. +</p> + +<p> +3.º Che il tribunale del santo Officio non eserciti +veruna autorità sui laici, nè su questi abbiano +giurisdizione i tribunali ecclesiastici. +</p> + +<p> +4.º Che le cause politiche sieno quind’innanzi +ricercate e punite dai tribunali ordinari, +giudicanti colle regole comuni. +</p> + +<p> +5.º Che i Consigli municipali siano eletti liberamente +dai cittadini, ed approvati dal sovrano; +che questi elegga i Consigli provinciali +fra le terne presentate dai Municipali, ed +elegga il supremo Consiglio di stato fra +quelle che verranno avanzate dai provinciali. +</p> + +<p> +6.º Che il supremo Consiglio di stato risieda in +<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> +Roma, sovraintenda al debito pubblico, ed +abbia voto deliberativo sui preventivi e consuntivi +dello stato, e lo abbia consultivo nelle +altre bisogne. +</p> + +<p> +7.º Che tutti gl’impieghi e le dignità civili e militari +e giudiziarie sieno pei secolari. +</p> + +<p> +8.º Che l’istruzione pubblica sia tolta dalla soggezione +dei vescovi e del clero, al quale sarà +riservata la educazione religiosa. +</p> + +<p> +9.º Che la censura preventiva della stampa sia +ristretta nei termini sufficienti a prevenire +le ingiurie alla divinità, alla religione cattolica, +al sovrano ed alla vita privata dei cittadini. +</p> + +<p> +10.º Che sia licenziata la truppa straniera. +</p> + +<p> +11.º Che sia istituita una guardia cittadina, alla +quale vengano affidati il mantenimento dell’ordine +pubblico e la custodia delle leggi. +</p> + +<p> +12.º Che, infine, il governo entri nella via di tutti +quei miglioramenti sociali che sono realmente +dello spirito del secolo, ad esempio +di tutti i governi civili d’Europa. +</p> + +<p> +In data 23 marzo 1831 fu pubblicato in Roma +e nelle diverse città dello stato pontificio un +editto che cominciava colle parole seguenti: — Un’era +novella, ec., e prometteva alle popolazioni +delle Romagne molti miglioramenti di governo. +Ma dopo che fu affisso non riuscì più ad alcuno +di averne copia; mi è perciò impossibile +porlo come avrei voluto tra i documenti, ad appoggio +della mia proposizione: «Non avere il governo +mantenuto le promesse del 31.» Tuttavia, +quand’anche non fosser cose note, a tutti, il solo +<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> +fatto di affiggere un editto ed impedire poi che +se ne spargano copie, parla chiaro abbastanza. +</p> + +<p> +Al detto editto fu poscia sostituito l’altro in +data 5 luglio 1831<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>, che è attualmente in vigore. +Ma tutti i governatori hanno in diverse +epoche ricevute circolari derogatorie ai pochi +buoni articoli che sono in esso, le quali circolari +furono sette od otto. +</p> + +<p> +A maggior prova in favore delle proteste incolpabili +di violenza, trascrivo qui la relazione +d’un fatto avvenuto in Faenza tre anni sono. Mi +rendo garante della sua autenticità. +</p> + +<p> +«Dopo che nel 1843 furono mandati a vuoto i +tentativi di rivoluzione dello stato pontificio, e +furono costretti ad emigrare il cavaliere Lovatelli +e compagni, i volontari di Faenza cominciarono +a dar segno di voler ripetere le infami aggressioni +degli anni precedenti, percotendo ed +<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> +impunemente ferendo ed ammazzando per le vie +i pacifici cittadini. E precisamente in una sera +del settembre 1843 manifestarono questa loro +perversa determinazione aggirandosi per la città +in copia e palesemente armati, e minacciando +con gesti e parole. I cittadini, irritati di questa +condotta, dalla pubblica forza tollerata, si unirono +In numero forse di un migliaio circa, e si recarono +Inermi sulla piazza maggiore, a protestare +in faccia de’ carabinieri ivi accorsi, ed alla +guardia degli Svizzeri, che non volevano, come +nei passati tempi, essere impunemente percossi, +feriti ed ammazzati. La forza usò prudenti parole +a persuadere i più irritati a calmarsi: ed i +volontari si dissiparono sentito il grosso ragunamento +fattosi di cittadini sulla pubblica piazza e +nelle logge di essa, protestando ad alta voce non +volere più tollerare di essere bastonati nè ammazzati +da sì infame canaglia di briganti: questi +si dissiparono tornandosene alle loro abitazioni. +</p> + +<p> +Alcuni giovani a nome di tutti salirono al pubblico +palazzo per fare al governatore una rappresentanza, +la quale fu amorevolmente accolta +(intimidito da questo forte attruppamento di cittadini). +In seguito la forza perquisì i volontari +che incontrava di notte tempo, vietando loro di +portare armi occulte, e questi non osarono più +turbare la pace del paese. Nessuno poi dei cittadini +fu per questo fatto nè manco ammonito dal +governo.» +</p> + +<hr class="silver"> + +<div class="titlepage break-before"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> +</p> + +<p class="x-large"> +SULLE<br> +ATTUALI CONDIZIONI DELLA ROMAGNA +</p> + +<p> +<span class="small">DI</span><br> +<span class="large">GINO CAPPONI</span> +</p> + +<p class="ast">* * *</p> + +<p class="x-large"> +LA QUESTIONE ITALIANA +</p> + +<p> +<span class="small">DI</span><br> +<span class="large">M. CANUTI</span> +</p> + +<p class="ast">* * *</p> + +<p class="x-large"> +LETTERA AL ROMANO PONTEFICE +</p> + +<p> +<span class="small">DI</span><br> +<span class="large">ORAZIO BUSHNELL</span> +</p> + +<p> +DOTTORE DI TEOLOGIA DI HARTFORD, STATI UNITI D’AMERICA +</p> + +<p class="ast">* * *</p> + +<p class="x-large"> +INDIRIZZO<br> +AI REVERENDI PRELATI +</p> + +<p class="large"> +<span class="smcap">monsignor JANNI uditor santissimo<br> +e RUFFINI fiscale generale</span> +</p> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> +</p> + +<h2 id="attuali">SULLE<br> +ATTUALI CONDIZIONI DELLA ROMAGNA</h2> + +<p class="title"> +DI +GINO CAPPONI +</p> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> +</p> + +<p class="pad2"> +La sommossa di Romagna è terminata: Iddio +non voglia che le mannaie e le catene brandite +ora invece d’armi da coloro che men dovrebbono +usarle, non vengano tosto a suscitarne altre sommosse +e più atroci vendette. E, aggiunghiamo +noi, non voglia Dio che le presunzioni di coloro i +quali crederono bastasse a liberare la patria alzare +un grido o un fucile, si voltino in disperazione; +e che, dall’opposto lato, la facile e comoda +prudenza dei timidi prevalga così da persuadere +l’inerzia. In Romagna la rivolta è inevitabile per +la qualità e le opere del governo e per lo stato +degli animi; anzi una continua rivolta, più o meno +flagrante, è la necessaria condizione di quella +provincia. Ma il buon successo di una rivoluzione +è ivi difficile più che altrove, perchè alla infelicissima +Romagna manca un fine a cui tendere, una +sorte in cui sperare. Addosso a lei stanno tutte +le forze dell’Austria, preste a comprimere ogni +moto di cui l’Italia possa giovarsi; ed ancorchè +all’Austria ciò sia vietato, ecco la Romagna ridotta +ad essere palleggiata nelle ambagi dei protocolli. +Ed oltreciò il governo, comunque non +abbia amici, ha però un numero sufficiente di +partigiani armati, i quali pasciuti a spese pubbliche +<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> +e ingrassati negli odii, non ricusano menar +le mani per la difesa di lui, dacchè il governo si +è ridotto miseramente a non essere altro oramai +che una fazione. Una rivoluzione fortunata delle +Romagne è dunque assai malagevole, sinchè ella +non venga promossa da cause esterne e più generali; +ma lo stato delle Romagne, se fu sin qui +torbido, ognidì più diverrà tumultuario e minaccioso. +Le commissioni militari non pacificheranno +quella provincia, dove spirano tante anime ardenti +e disdegnose di soggiacere a una brutal forza; +le mannaie non la quieteranno: e il governo, fatto +più che mai straniero e avverso alla nazione, +debilitato dalle sue proprie colpe, debilitato dalla +ignoranza ognor crescente nei reggitori di quello +stato, non potrà, senza erario e senza credito, +nemmen provvedere ai suoi stessi partigiani, pagare +gli Svizzeri e mantenersi coll’aumentare un +deficit il quale diviene sempre più rovinoso di +anno in anno. Nè può adoperare alcun rimedio, +perchè in un corpo già guasto, gli stessi rimedi +vengono a trasmutarsi in veleno. +</p> + +<p> +La condizione delle Romagne, anzi di tutto lo +stato ecclesiastico, dovrebbe adunque tenersi come +disperata; e tanto più disperata, in quanto +che i rumori di quello stato necessariamente si +propagano per tutta Europa e fuori; e se il fare +giustizia ai sudditi viene in qualche modo a scuotere +il seggio di quel principe che insieme è centro +dell’unità religiosa, le coscienze se ne turbano, +la cristianità si agita: cosicchè, nell’attuale +ordine di cose, è come se la civil giustizia andasse +contro alla religione, e i poveri sudditi fossero +<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> +condannati a pagare sangue e lacrime e disordini +per la quiete universale delle coscienze e l’unità +della Chiesa. Il governo tale quale è non può +reggere lo stato, perchè egli è ridotto dalla necessità +della sua natura a temere ogni riforma, a +impedire ogni miglioramento. Il governo del +papa sussiste perchè tutti sentono il capo della +Chiesa cattolica dover essere indipendente dalle +volontà di un altro principe, e sicuro dai tumulti +d’uno stato popolare. La sovranità fu data al +papa perchè egli avesse indipendenza: e considerata +per tal modo la sovranità di lui, si deve tenere +non solamente giusta, ma necessaria (Vedi +la nota a pag. 154), e nell’istoria essa apparisce +come la più legittima per l’origine, e fondata più +d’ogni altra sopra il consenso dei popoli. Ma +quando la prima volta, più di mille anni fa, il +pontefice divenne principe, e per molti secoli dipoi, +la sovranità si reggeva più che altro sulla +potenza d’una idea astratta e sul prestigio di un +nome, ed era contenuta dalle giurisdizioni popolari +o personali che da ogni lato resistevano. I +principi non governavano come ora a minuto la +macchina dello stato; e meno d’ogni altro gli +ecclesiastici si brigavano delle faccende amministrative, +che essi lasciavano trascorrere in mano +dei secolari. Per tal modo il principato degli ecclesiastici +era ai sudditi generalmente dolce; e +potevano le due potestà andare insieme congiunte +senza mostrarsi inconciliabili. Ma ora che preti +e vescovi è necessario che sieno curatori dell’economia +pubblica e inventori di tasse, e generalissimi +delle milizie, e (ho vergogna a dirlo) capi +<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> +e incitatori di sbirri; ora i vizi d’un tale reggimento +si renderono intollerabili, perchè essi offendono, +non che il pensiero dei più veggenti, +anche l’interesse dei più infimi e il buon senso di +tutti: e la dignità degli ecclesiastici si avvilisce +tanto più quanto è più costretta a divertire continuamente +dall’alto suo ministero. Ma se in qualche +modo il principato secolare del pontefice si +potesse ricondurre a ciò ch’egli era una volta, mi +pare che le difficoltà, ora affatto inestricabili, si +verrebbero a comporre, per quanto è dato alle +umane cose. +</p> + +<p> +Le monarchie già sono e più che mai saranno +astrette a concedere la divisione di quei poteri, i +quali da soli due o tre secoli in qua furono, o +parvero raccolti nella persona del principe; i governi +rappresentativi si distendono rapidamente +su tutta Europa. E se in alcun luogo la partecipazione +dei cittadini allo stato è conveniente o +necessaria, tale si è certamente, e più che altrove, +nello stato della Chiesa, dove gli amministratori +delle cose pubbliche, quando non sieno +tratti dalla nazione, riescono ad essa affatto stranieri +per le qualità del grado e dell’ufficio loro, +e vengono affatto a segregarsi da lei, quasi occupatori +dell’altrui suolo. Laonde al pontefice si addice +bene di trarre la gerarchia ecclesiastica da +tutto quanto l’orbe cattolico; ma i reggitori e i +ministri del governo secolare gli conviene escano +dalla nazione e sieno secolari: se no, tra la nazione +e lui sarà lo scisma inconciliabile, e amendue +fiacchi e travagliati. Un papa che regni senza governare, +quest’è il solo mezzo atto a sciogliere il +<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> +nodo, sin qui disperato. Nè si alleghi la difficoltà +che avrebbe il pontefice a mantenere in quel modo +l’autorità sua, imperocchè, oltre alla santità +del grado, lo stesso interesse dei Romani lo aiuterebbe +a mantenerla. Roma ha più bisogno del +papa, che non il papa di Roma; s’egli, non dico +già si rifuggisse sotto le ali d’un potentato straniero +(chè per lui sarebbe un troppo discendere), +ma solamente ne andasse a Orvieto o a Viterbo, +dovrebbero i secolari governanti richiamarlo con +le mani supplichevoli, come i Romani fecero più +volte nel medio evo: il papa, col solo ritirarsi sul +Monte sacro, farebbe Roma deserta. +</p> + +<p> +Nel pontefice, attorniato dal sacro collegio dei +principi della Chiesa, starebbe l’alta sovranità +tanto sicura e inviolabile, quanto a niun principe +secolare mai non è dato di possederla: e se dall’amministrarsi +lo stato a quel modo, si dubitasse +che al papa venissero meno le rendite necessarie +alla maestà del pontificato, agevol cosa riuscirebbe +l’assegnargli, in modo certo e al tutto immune +da spoliazione, tanta ricchezza che bastasse +a mantenere anche esteriormente la dignità dell’eccelso +grado. Inoltre mi pare che i potentati +cattolici, i quali bene e debitamente si contrapposero +all’abuso tanto eccessivo una volta dei proventi +ecclesiastici, ora (ed allora più che mai) +potrebbero, senza danno e senza scapito della dignità +d’entrambi, assicurare al pontefice una +moderata prestazione che immediatamente derivi +da quegli uffici ch’egli esercita: uffici che importano +la quiete delle coscienze e il buon ordine +degli stati. A chi paga un console o un ambasciatore +<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> +in terra di barbari per vana apparenza +di decoro o per guadagno assai dubbioso, mi pare +non disconvenga pagare al papa una bolla per +le istituzioni dei vescovi o per altro qualsivoglia +titolo: il che a’ popoli riuscirebbe assai meno +gravoso di tante inutili spese ch’essi fanno in terra +straniera. E se tali spese giovano ai commerci, +questa puranche varrebbe a stringere la fraternità +tra le nazioni cristiane. +</p> + +<p> +Io so bene che tali riforme non mai si fecero +di buon grado e per ispontanea concessione, bensì +condotte dai tempi e da forza di necessità. Ma +qui necessità stringe, e i tempi le maturarono, +ed ora la forza minaccia di compierle. I rivoltosi +dell’altro dì non si levarono, come per l’innanzi, +contro ai preti, perchè son preti, nè contro l’altare; +non abbatterono gli stemmi, nè rinnegarono +sudditanza al papa: ma da lui chiederono un +governo da cristiani, e sulla bianca bandiera +scrissero giustizia e leggi: <i>leggi conformi ai diritti +delle nazioni civili</i>; tanto oggi divennero +attemperati i consigli anche degli uomini più inaspriti, +e il pensiero provvido e le volontà discrete. +Che il papa abbia principato vuole ora ciascuno, +sino a coloro che più ne soffrono: i tempi gliel +diedero, nè si voglion rompere le tradizioni: e se +in antico era male che il papa non fosse principe, +ora disfarlo sarebbe peggio (<i>Vedi la nota</i> a pag. +154). Ma un principato di questa fatta vuole altra +qualità di ministri, d’istituzioni, di leggi; o il +papa si faccia gradatamente a concederle, o al +primo alitare d’un qualche vento in Europa la +forza cieca gliele imporrà; e qui è da scegliere, +<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> +tra il bruttare di sangue la tiara perchè poi cada +nel fango, o renderla più venerabile agli occhi di +tutti, con l’assolverla da ogni colpa. Questo gridan +alto i Romagnuoli; questo ripetono a più +bassa voce nelle altre provincie i sudditi, ch’esser +vorrebbono cittadini: e la separazione dell’ecclesiastico +dal civil governo, sola possibile uscita +dalle presenti difficoltà, già si pronostica in Roma, +non pur dai laici solamente, ma dagli ecclesiastici +più assennati e migliori, e su nelle stesse +anticamere del Vaticano, insino all’ultima porta +là dove sta chiuso a ogni discorso il vecchio infelice. +E a questo fine mi sembrano bene accomodarsi +i nuovi costumi che già si veggono apparire +in Roma; dove molti dignitari della Chiesa, +meno ambiziosi oggimai di scienza profana, ed +assai meno ravvolti che prima non fossero nelle +conversazioni secolaresche, danno segno di ridursi +ad un vivere più clericale. Anticipare l’evento +che i tempi maturano, incombe oggi a tutti +coloro che più hanno a cuore la religione e l’Italia, +professando nei discorsi e negli scritti (per +quanto ci è dato) quelle opinioni che stanno già +nel pensiero di tutti; e una franca ed onesta voce, +in qualche modo possiamo alzarla noi pure, +se la timidità non cel vieta. Ma più d’ogni altro è +necessario sien pronti al soccorso i principi italiani, +a’ quali non giova starsi con le mani alla +cintola quando la vicina cosa è in fiamme o in rovina; +e tra essi ve ne ha che per le forze militari +e per la condizione politica mi pare non debbano +temere scherno e dispregio, se un bel giorno dichiarano +non aver essi più voglia di tollerare in +<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> +silenzio, che solo patrono e guardiano dell’Italia +abbia ad essere lo straniero. Tempo è che i principi +italiani intervengano pur essi in quelle cose +che importano alla salute d’Italia. +</p> + +<p class="indr"> +<span class="smcap">Gino Capponi.</span> +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="center"> +NOTA. +</p> + +<p> +I mali che affliggono da secoli la Chiesa e l’Italia +procedono tutti da una sola fonte, la riunione di due +incompatibili poteri nella persona del vescovo di Roma. +La cura radicale di quelli può quindi trovarsi nella +separazione dei poteri medesimi, nel restituire, cioè, +la Chiesa nello stato in cui nacque e fiorì, e si sparse +per tanta parte di mondo. Il dire che era male in antico +che il papa non fosse principe, o che il principato +del papa sia ora necessario, pute di eresia. Il Concilio +stesso di Trento non osò dire altro, se non che +sarebbe eresia il sostenere che il papa non potesse essere +principe. Che la sovranità poi sia stata data al papa +onde egli avesse indipendenza, è uno svarione storico +troppo grosso perchè occorra di confutarlo. Che, +finalmente, sia necessario che il papa non dipenda dalla +volontà di un principe qualsiasi, e che per questo +ogni Italiano voglia ch’egli abbia un principato indipendente, +non è vero nè teologicamente, nè storicamente, +nè politicamente; e novantanove sopra cento +Italiani disinteressati farebbero di ciò, ove parlar potessero +liberamente, ampia testimonianza. Del resto, +ognuno ha a mente i versi di Dante, del Petrarca, ec., +e sa quel che abbiano intorno a questi punti scritto +altri sommi Italiani e stranieri, san Bernardo, Châteaubriand, +ec., ec. Il fatto lagrimevole è questo, che il +principato temporale del papa non può in verun modo +essere riformato. +</p> + +<p class="indr"> +(<i>Nota aggiunta</i>.) +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> +</p> + +<h2 id="questione">LA +QUESTIONE ITALIANA</h2> +</div> + +<p class="title"> +DI +M. CANUTI +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> +</p> + +<div class="blockcit"> +<p> +L’Europa non avrà riposo, finchè quella +nazione, la quale nel Medio Evo accese +la fiaccola della civiltà e della libertà, +non fruisca essa pure la luce ch’ella +creò. +</p> + +<p class="indr"> +(<span class="smcap">Sismondi</span>, <i>Storia del risorgimento +della libertà Italiana.</i>) +</p> +</div> + +<p class="pad2"> +Fra le questioni delle quali maggiormente dovrebbe +l’Europa liberale, e meglio ancora la +Francia occuparsi, quella dell’Italia ha un posto +eminente. Il governo francese, ad onta de’ suoi +sforzi per conservare la pace, potrebbe improvvisamente +trovarsi avvolto in una guerra, ed allora +l’alleanza de’ circostanti paesi, e più d’ogni +altro dell’Italia, gli addiverrebbe veramente necessaria. +</p> + +<p> +Da lunga pezza avrebbe la Francia dovuto favoreggiare +l’emancipazione della nostra penisola. +Per isventura nol fece, e par fino che attender +voglia l’ora del pericolo per accingervisi. +Ma dovrebbero gl’Italiani starsene sino al tocco +incerto di quest’ora colle mani in mano, o non +piuttosto apparecchiarsi a rigenerare da sè la +loro patria? +</p> + +<p> +L’Italia non può rimanersi ov’ella è più lungamente: +e sarebbe cosa iniqua il pretendere +che il nostro bel paese, l’incivilimento del quale +<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> +non è punto inferiore a quello d’altre colte nazioni, +e nel quale i sentimenti di nazionalità e di +indipendenza si sono di già estesi fra il popolo +cotanto, giaccia tuttavia a pezzi sotto il giogo di +stranieri, e scemo d’istituzioni rappresentative. +</p> + +<p> +I politici moti che da quasi mezzo secolo tratto +tratto colà si manifestano, traggono l’origin +loro da questi sentimenti di libertà e d’indipendenza. +I governi però, invece di arrendersi alle +politiche esigenze delle popolazioni, sprezzarono +mai sempre l’opinion pubblica, ed ai desiderii di +nazionalità colle persecuzioni, ai diritti colle violenze +corrisposero. Eppure i sovrani d’Europa +ed i principi d’Italia di promesse di libertà ai +popoli, quando di loro ebber bisogno, non furono +parchi. Il re Ferdinando di Sicilia, l’arciduca +Carlo d’Austria, il generale Nugent, lord Bentink +ebbero a promettere agli Italiani, anche +avanti la caduta di Napoleone, indipendenza nazionale +e costituzionali franchigie. E queste promesse +furono rinnovate al tempo della Ristorazione +del 1815, benchè sempre bugiardamente. +</p> + +<p> +Ma agl’Italiani non corre punto l’obbligo di +giustificare la rivendicazione delle loro libertà +per le promesse dei governi, avvegnachè le ragioni +loro siano fondate sul principio della sovranità +nazionale, sul diritto d’ogni popolo a governarsi +da sè, e sulle condizioni morali del loro +paese. Tuttavia sono desse un argomento che +conforta assai i legittimi richiami delle diverse +provincie dell’Italiana penisola. +</p> + +<p> +È noto che il granduca di Toscana, Ferdinando +I, accogliendo il 7 gennaio 1815 i membri del +<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> +Consiglio generale di Firenze, venuti a congratularsi +con lui del suo ritorno ne’ suoi stati, ebbe +loro a dichiarare «che la felicità de’ suoi sudditi +costituiva il primo de’ suoi doveri; che non +avea dopo la sua tornata potuto prevedere ogni +cosa, nè stabilire in Toscana le istituzioni tutte, +le quali erano dalla condizione intellettuale +del popolo richieste; ma che non sarebbe corso +molto tempo prima che il suo popolo possedesse +una Costituzione ed una rappresentanza +nazionale». +</p> + +<p> +Quest’ottimo disegno, il quale l’Austria non +volle nè allora nè poi fosse recato ad effetto, era +stato pure nudrito dal granduca precedente, Leopoldo +I, fra le cui riforme a pro’ della Toscana +primeggiava, come ben sappiamo, quella di una +costituzione per ordine suo compilata dal senator +Gianni. +</p> + +<p> +Ferdinando di Napoli prometteva dal canto suo +in tutti i proclami da lui nel 1815 indirizzati ai +Napoletani, leggi fondamentali, civile libertà, formali +guarentigie. E perchè le sue promesse non +venivano mai adempiute, gli abitanti delle Due +Sicilie si levarono nel 1820 come un sol uomo, +proclamando una costituzione, la quale venne +poi accettata e giurata dal re e da tutta la reale +famiglia. Ma, posto in non cale il prestato giuramento, +essendo il re delle Due Sicilie corso a +Laybac ad invocare l’assistenza dell’Austria, il +popolo tradito si arrese alle baionette straniere, +ma non rinunciò per questo a’ suoi diritti. Chè +anzi nel punto stesso in cui l’esercito austriaco +invadeva la capitale, 19 marzo 1821, il deputato +<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> +Poerio facea dal parlamento approvare una dichiarazione, +la quale finiva così: «Noi protestiamo +contro una siffatta violazione del diritto +delle genti, siamo risoluti di serbare intatti i +diritti della nazione e del re, ed appellandocene +alla saviezza di S. A. R. e del suo augusto +genitore, rimettiamo la causa del trono e della +nazionale indipendenza nelle mani di quel Dio +che regge i destini dei sovrani e dei popoli». +</p> + +<p> +I torti inflitti a’ Siciliani dalla corte di Napoli +sono ancor più gravi. Imperciocchè la Sicilia +avea da secoli una costituzione, la quale, modificata +nel 1812, non potea esser abolita per l’atto +di unione dell’Isola a Terraferma. Ciò non ostante +il parlamento siciliano non fu più d’allora in +poi convocato. +</p> + +<p> +Quel paese però non ha mai dimenticato cotale +infrazione di solenni trattati ed obblighi: e lo +scontento dei Siciliani si è anche maggiormente +accresciuto per questo, perchè l’Isola loro fu +sempre, ed è tuttavia, bistrattata come una provincia +di conquista. Il siciliano parlamento ascende +ad un’epoca molto più remota, che non la signoria +dei Borboni in Sicilia, e questa non sarà +mai tranquilla sinchè non venga redintegrata +nelle sue franchigie, o non usufrutti in compagnia +delle altre provincie d’Italia le benedizioni +della libertà e dell’indipendenza. +</p> + +<p> +Ma non potrà negarsi che quasi tutti gli stati +della penisola non abbiano a vicenda tentato di +spezzare il giogo del dispotismo, e vinto i loro +propri governi: l’intervento austriaco soltanto +valse a ripor loro addosso le catene, e ribadirvele. +<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> +E ciò perchè, fidando nella giustizia della loro +causa, i governi surti dalla rivoluzione sconobbero +la necessità d’evocare tutte quante le +forze loro in sua difesa, e perchè, invece di opporre +al comune nemico le forze stesse strettamente +collegate, elessero piuttosto di soccombere +spicciolatamente. +</p> + +<p> +Noi non farem parola del regno Lombardo-Veneto. +Sottoposto a straniera dominazione, esso +è calpestato da un esercito troppo numeroso, +perchè il suo pensiero possa con atti esterni rivelarsi. +Ma le torture dello Spielberg fanno bastevolmente +testimonio dell’amore dei Lombardo-Veneti +alla causa nazionale, ed il martirio dei +Bandiera e d’altri a Cosenza prova quanto profondi +siano i loro sentimenti politici e la loro devozione +all’Italia. Ci allargheremo però di più +in ciò che spetta agli stati della Chiesa, perchè è +quivi che si rinnovano più di frequente i politici +tumulti, ad onta delle instancabili persecuzioni e +dei mali che inevitabilmente ne conseguitano. +Una delle cagioni di questi sconvolgimenti è comune +a tutte le varie popolazioni della penisola. +Imperciocchè ognuna di esse è tormentata dal +bisogno d’emanciparsi e di protestare contro il +trattato di Vienna, il quale gli antichi governi +ristabilì, governi, le forme ed istituzioni dei quali +troppo dall’opinione pubblica e dalle condizioni +sociali del paese discordano. Ma le provincie +sottoposte a Roma hanno ragioni affatto loro +proprie per essere dell’amministrazione pontificia +discontente. Stando alle più fresche notizie +d’Italia, gli umori delle popolazioni dello stato +<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> +papale fermenterebbero gravemente, ed il governo +di esso non si reggerebbe in piè che pel +terrore. Si può quindi affermare che la questione, +rimasta per l’evacuazione d’Ancona indecisa, +è più vivace che mai, e merita perciò d’essere +esaminata posatamente. +</p> + +<p> +Eravamo al principio di febbraio quando le +popolazioni dell’Italia centrale, cioè dei ducati +di Parma e Modena, e dello stato della Chiesa +tentavano d’emanciparsi. E questo movimento, +il quale rispondeva a quello che avea operata la +rivoluzione di luglio, avveniva senza violenza e +spargimento di sangue. Non appena però erano +scorsi due mesi, che un esercito austriaco, il +quale avea già occupato Parma e Modena, invadea +Bologna e la Romagna. I patriotti, benchè +inferiori in numero, sostennero valorosamente +uno scontro cogli Austriaci a Rimini; ma, abbandonate +dalla Francia, lasciate a sè sole, difettando +di validi mezzi di resistenza, quelle provincie +ricaddero sotto la dominazione pontificia. +Così la rivoluzione degli stati della Chiesa fu dall’intervento +straniero compressa senza che alle +doglianze delle popolazioni venisse data retta. E +queste doglianze erano poi tanto ovvie e fondate +in ragione, che gli stessi rappresentanti dello +cinque maggiori potenze, Francia, Inghilterra, +Austria, Russia e Prussia, ebbero nel 31 maggio +1835 a presentare al cardinal Bernetti, pro-segretario +di stato, una nota, o <i>memorandum</i>, il +quale conteneva le riforme politiche ed amministrative +ch’esse raccomandavano al novello papa +Gregorio XVI di concedere a’ suoi sudditi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> +</p> + +<p> +Il <i>memorandum</i> è del tenor seguente: +</p> + +<p> +«Il governo pontificio deve esser posto su di +una base solida, per via dei miglioramenti stati +già indicati ed annunciati dalla stessa santa +sede. Questi miglioramenti poi, che, a tenore +dell’editto dell’eminentissimo cardinal Bernetti, +fonderanno un’êra affatto nuova per i +sudditi di sua Santità, si collegano con una +interna garanzia, sicura da pericoli e conforme +all’indole di ogni governo elettivo. +</p> + +<p> +»Per raggiungere codesto scopo salutare, il +quale, a ragione della situazione geografica e +sociale dello stato della Chiesa, interessa tutta +Europa, fa duopo che l’ordinamento sistematico +dello stato medesimo si appoggi a due +principii vitali: 1º all’introduzione dei miglioramenti +di che si tratta, non solo nelle provincie +insorte, ma in quelle ancora che se ne stettero +tranquille, e nella capitale medesima; +2º <i>all’ammissione generale dei laici agli uffici +amministrativi e giudiziari</i>. E queste miglioranze +dovrebbero comprendere il sistema giudiziario, +e quello delle amministrazioni municipali +e provinciali. In quanto all’ordine giudiziario +l’esecuzione interna e lo sviluppo +delle promesse e dei principii del <i>motuproprio</i> +dell’anno 1816 offrono mezzi più certi ed efficaci +per riparare alle universali doglianze in +proposito di questa parte importantissima dell’organizzazione +sociale. +</p> + +<p> +»L’amministrazione generale delle municipalità +<i>elette dalle popolazioni</i>, e lo stabilimento +di municipali franchigie che ne determinino +<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> +l’azione entro la sfera degl’interessi +locali dei Comuni, devono costituire necessariamente +le basi di ogni miglioria. L’organizzazione +poi dei Consigli provinciali, come Consigli +permanenti, destinati a prender parte al +governo di ciascuna provincia nell’adempimento +del loro ufficio, e con attribuzioni convenevoli +ad una più numerosa adunanza, specialmente +riguardo ai maggiori interessi della +provincia, sembra attissima ad introdurre nell’amministrazione +miglioramenti e semplicità, +sicchè valga a sorvegliare l’amministrazione +comunale, ripartire le imposte e fare al governo +conoscere i veri bisogni delle provincie. +</p> + +<p> +»La gravissima importanza, in ogni stato bene +ordinato, delle finanze, e di una amministrazione +del debito pubblico atta ad aggiungere +al credito finanziario del governo le più +desiderate garanzie, ad accrescerne i mezzi e +ad assicurarne l’indipendenza, pare che renda +necessaria la creazione di uno <i>stabilimento +centrale a Roma</i>, a cui, come a corte suprema, +vengano commessi tutti i rami dell’amministrazione +civile e militare, e lo sovrintendenza +del debito pubblico, con attributi adequati +allo scopo salutare ed importantissimo a cui si +mira. Quanto più cotale istituzione farà prova +della propria indipendenza e dell’unione del +governo collo stato, tanto più corrisponderà +alle benefiche intenzioni del sovrano ed alle +aspettazioni del pubblico. +</p> + +<p> +»Ma per giungere a questo punto, bisogna +eleggere d’infra i consiglieri provinciali uomini +<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> +atti a costituire una <i>Giunta dei consiglieri +di governo</i>, un Consiglio amministrativo +generale. Tale giunta sarebbe parte d’un +Consiglio di stato, i membri del quale verrebbero +scelti dal sovrano d’infra gli uomini più +ragguardevoli per natali, ricchezze e talenti. +Senza uno o più stabilimenti centrali di questa +sorta, intimamente collegati colle persone +più notabili di uno stato doviziosissimo, come +questo è, di elementi aristocratici e conservatori, +è manifesto che la natura di un governo +elettivo priverà inevitabilmente le miglioranze +che faranno la gloria immortale del regnante +pontefice, di quella stabilità che è tanto instantemente +domandata dal popolo; stabilità la +quale sarebbe tanto più ferma, quanto più i +benefizii largiti dal sovrano pontefice fossero +pregevoli e grandi». +</p> + +<p> +La corte papale non accettò questo <i>memorandum</i>. +Nulladimeno il cardinal Bernetti, il quale +per un suo editto d’aprile 1831 avea accertato +il pubblico «delle benevole intenzioni del santo +padre, per le quali un’êra novella sarebbe tosto +cominciata,» s’impegnò, per così dire, +verso la Francia in parecchie note, ma specialmente +in quella indirizzata il 3 giugno al conte +di Saint-Aulaire, di concedere miglioramenti poco +dissimili da quelli indicati dal <i>memorandum</i>. +La nota era concepita nei termini seguenti: +</p> + +<p> +«.... Il sottoscritto cardinale ha l’onore di +far noto a V. S. che niente che vaglia far felici +e contenti i suoi dilettissimi sudditi nel riordinamento +della cosa pubblica, sfugge all’acuto +<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> +sguardo del santo padre. Ognuna di queste provvisioni +verrà, in quanto le risguardi, acconciamente +applicata alle provincie ed alla capitale. +Gli offici amministrativi e giudiziari non saranno +esclusivamente conferiti ad una classe privilegiata, +ed il <i>motuproprio</i> di sua santità Pio VII +riceverà un conveniente sviluppo. Nei comuni +verrà introdotto un sistema che li abiliti a provvedere +da sè a’ loro propri bisogni. L’amministrazione, +per una legge saviamente concepita, +sarà affidata all’ordine dei proprietari, senza +però escluderne l’influsso convenevole delle persone +più istrutte o dedite alle industrie, ma in +modo che l’interesse dell’ordine più numeroso, +quello dei proprietari, non rimanga vittima dell’interesse +degli altri. Le provincie pure avranno +Consigli e commissioni amministrative, delle +quali i Consigli comunali forniranno gli elementi +ed il modello. La revisione dei conti della pubblica +amministrazione, l’ammortizzazione del +debito pubblico, il governo delle finanze verranno +organizzati in guisa, che nessun sospetto insorga +contro la probità degli amministratori, il +buon uso delle pubbliche entrate, e la saviezza +che presederà alla determinazione delle imposte +ed al metodo di riscuoterle. L’osservanza fedele +e durevole delle leggi verrà garantita da convenevoli +istituzioni...» +</p> + +<p> +Il cardinal Bernetti ebbe forse intenzione di +adempiere queste promesse; ma lo spirito retrogrado +della romana corte, e la sua ripugnanza +ad innovazioni, non lasciarono che le riforme +venissero introdotte. La corte di Vienna pure, la +<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> +quale era intervenuta nel <i>memorandum</i>, s’oppose +a quei miglioramenti. Ognuno sa che l’Austria +da lungo tempo agogna le legazioni; e per questo +le importa assaissimo di accenderle d’odio +contro il governo pontificio. +</p> + +<p> +In questo mezzo il conte di Saint-Aulaire presentò +alla corte di Roma una nota in data 1.º luglio +1831, con cui richiedeva, fra le altre cose, +l’immediata evacuazione degli Austriaci, la pubblicazione +di un’amnistia, e la concessione delle +riforme amministrative e giudiziarie. A questa il +cardinal Bernetti due dì appresso rispondeva che +il santo padre non opponeasi alla partenza delle +truppe imperiali; che accorderebbe una amnistia; +ma che, in quanto alle riforme, egli non +voleva gli venissero imposte, «perchè,» diceva +egli, «il cuore del santo padre non ha duopo di +stimoli, nè la volontà di lui di guarentigia». +Perciò la conferenza diplomatica rimase a Roma +costituita in permanenza. +</p> + +<p> +Noi ora vedremo in qual guisa siano state le +promesse sovrane eseguite. Gli Austriaci sgombrarono +bensì le legazioni verso la metà di luglio +1831, ed allo stesso tempo un’amnistia politica +fu pubblicata: ma da essa vennero esclusi +quaranta dei <i>rei principali</i> e tutti gl’<i>indiziati</i> +della capitale. Gli uni languono tuttavia nell’esilio; +gli altri gemettero nelle prigioni per essere +di poi condannati dal tribunale politico. +</p> + +<p> +Le legazioni erano allora governate da pro-legati +laici. La guardia civica, o nazionale, di nuovo +posta in attività, vi manteneva la pubblica pace, +<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> +in mancanza delle truppe papali, che s’eran +sostate alle porte di Romagna. +</p> + +<p> +Le popolazioni aspettavano impazienti il compimento +delle più sacre promesse. Quale non fu +pertanto l’indignazione loro quando apparve il +primo <i>motuproprio</i>, o editto del 5 luglio 1831, +intorno all’ìnstituzione dei Consigli comunali e +provinciali, senza alcuna delle garanzie indicate +dal <i>memorandum</i>? +</p> + +<p> +In fatti il principio dell’elezione popolare, che +è un diritto antico degl’Italiani, consacrato dai +loro statuti, e riconosciuto pure dalla nota delle +cinque grandi potenze, era rigettato da questo +editto, pel quale la nomina dei Consigli spettava +esclusivamente e direttamente al capo d’ogni +provincia. In quanto all’indipendenza e libertà +di discussione e voto, basterà citare gli articoli +10 e 12 del titolo I. In essi è detto: «Nessuna +proposta potrà offrirsi alle deliberazioni del +Consiglio, se l’atto di convocazione non fa +cenno dell’oggetto da discutersi, e se la proposta +medesima non fu preventivamente sottoposta +all’autorità superiore. I processi verbali +delle sedute saranno trasmessi al capo della +provincia, dal quale dipenderà in ogni caso +l’approvazione, o viceversa, degli atti del Consiglio.» +</p> + +<p> +In quanto alla formazione di una giunta o d’un +Consiglio di stato sedente a Roma, ed alla nomina +dei laici alle magistrature amministrative e +giudiziarie, non se ne fece neppur parola. +</p> + +<p> +Da ogni canto petizioni e deputazioni furono +<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> +inviate a Roma per protestare contro l’editto 5 +luglio, e domandare l’esecuzione delle promesse +miglioranze. Roma rispinse quelle e queste. +</p> + +<p> +Altri editti pubblicati in ottobre e novembre +1831 colmarono la misura del generale scontento. +Questi editti contenevano regolamenti di +procedura civile e criminale, i quali confermavano +tutti quasi gli antichi abusi, come l’amovibilità +dei giudici, l’enormità delle tasse giudiziarie, +l’appellazione dalla cosa giudicata al supremo +potere dello stato, la conservazione del +<i>foro misto</i>, pel quale i laici vengono sottoposti +alla giurisdizione ecclesiastica, anche in affari civili; +il segreto dei dibattimenti davanti ai tribunali +criminali, la procedura sommaria nei delitti +politici, la moltiplicità dei tribunali privilegiati, +le commissioni speciali o politiche, il <i>santo ufficio!</i> +</p> + +<p> +Le provincie non poteano aderire a siffatte disposizioni; +contro ad esse il corpo degli avvocati, +la guardia nazionale e tutti gli ordini del popolo +protestarono altamente. Per superare questa +opposizione, la corte di Roma mandò il cardinale +Albani, come commissario straordinario +delle quattro legazioni, con illimitata facoltà: le +forze papaline verso la fine di gennaio 1832 si +inoltrarono nella Romagna: a Cesena vennero +esse alle mani con una porzione delle guardie +nazionali. E questo diede occasione alle truppe +austriache d’intervenire nuovamente, e di aiutare +il cardinale Albani a stabilire un potere i +primi atti del quale furono i massacri di Cesena +<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> +e Forlì, lo scioglimento della guardia nazionale, +la creazione di un tribunal speciale, e la condanna +arbitraria di un grosso numero di cittadini. +</p> + +<p> +Il gabinetto francese, preseduto allora da Casimiro +Perrier, giudicò doversi spedire un’armatetta +ad Ancona, tanto per contrabilanciare +l’autorità dell’Austria in Italia, ed assicurare +l’indipendenza degli stati della Chiesa, quanto +per costringere il papa, come ebbe a dire Perrier +stesso nella seduta della camera del 7 marzo +1832, ad introdurre nell’amministrazione del +regno miglioramenti reali, e certi, e tali «che +stabilissero la sicurezza della santa sede sopra +basi più salde, che quella d’una repressione +periodica, ed assicurassero permanentemente +la tranquillità delle popolazioni, soddisfacendo +a legittimi bisogni e ragionevoli desiderii.» +</p> + +<p> +La popolazione d’Ancona, interpretando seriamente +quest’occupazione della città loro per +le truppe francesi, non potea immaginarsi che il +governo papale verrebbe ristabilito prima di subire +alcune riforme. E perciò fece essa, per atto +solenne, presentare al delegato apostolico una +rimostranza, e chiedere buone leggi, inviolabili +guarentigie ed una savia distribuzione di poteri. +Questa domanda era basata sulle parole proprie +del re de’ Francesi, pronunciate all’aprimento +delle camere, e sul <i>memorandum</i> 21 maggio +1831. Una simile supplica venne pure dirizzata +al generale Cubières perchè la raccomandasse al +suo governo. +</p> + +<p> +In risposta a questa domanda però il santo padre +<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> +fulminò una bolla di scomunica contro gli +Anconitani; ed il governo papale d’allora in poi +è andato sempre più a ritroso. Così tutte le nomine +dei consiglieri comunali delle legazioni di +Ravenna e Forlì vennero cassate, quantunque +fatte secondo i principii dell’editto papale e coll’approvazione +del cardinale segretario di stato; +e furono ai consiglieri destituiti surrogate persone +elette a dispetto delle regole dalla legge stabilite. +</p> + +<p> +Questi atti illegali provocaron talmente le Romagne, +che, ad onta della presenza degli Austriaci, +il popolo assalì la forza pubblica, i consiglieri +dismessi protestarono, ed i nuovi rifiutarono +l’ufficio. Il governo fece sostenere gli uni e +gli altri, e per soprassello, parecchi altri cittadini, +fra cui alcuni ecclesiastici, per aver eglino disapprovati +siffatti arbitrii. +</p> + +<p> +La nomina dei consiglieri comunali e provinciali +di Bologna non fu manco arbitraria: ma le +rinuncie furono tanto numerose e tanto spesso +ripetute, che la corte di Roma si trovò costretta +di promulgare una enciclica sotto il giorno 10 +aprile 1832, per la quale le attribuzioni dei consiglieri +venivano ancor più limitate. Disponeva +essa: 1.º che non sarebbe accettata alcuna rinuncia +di consiglieri; 2.º che le adunanze dei +Consigli sarebber valide e legali, qualunque fosse +il numero dei consiglieri presenti; 3.º che +qualora i Consigli ricusassero di votar le spese +e le imposte comunali e provinciali, ciò sarebbe +fatto dalla congregazione governativa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> +</p> + +<p> +Fu pubblicato inoltre un regolamento sull’istruzione +pubblica, specialmente nocivo all’università +di Bologna, da secoli celebratissima: il debito +pubblico fu aumentato: <i>prestiti forzati</i> vennero +imposti: fu organizzata una specie di pubblico +assassinio mediante la creazione dei <i>centurioni</i>, +o <i>volontari pontificii</i>, i quali perpetrarono atrocissime +cose sulle persone dei liberali: fu assoldata +una legione straniera, composta di cinquemila +Svizzeri, gravosissima allo stato. +</p> + +<p> +I consigli provinciali di Bologna, di Perugia, +della Romagna, benchè nominati dal governo, +non indugiarono a mandare a Roma istanze di +riforma, umilissime, moderatissime: ma Roma +fece ad esse pure la sorda. +</p> + +<p> +L’andamento del governo pontificio era tanto +opposto ai veri interessi delle provincie ed alle +promesse fatte nel 1831, che il ministro inglese, +lord Seymour, il quale era intervenuto alla conferenza +di Roma, se ne partì per ordine del gabinetto +britannico, indirizzando ai rappresentanti +delle altre potenze la famosa nota del 7 settembre +1832, nella quale, fra le altre, occorrono +le seguenti parole: +</p> + +<p> +«..... I rappresentanti delle cinque potenze +non durarono molta pena a discoprire i vizi +principali del sistema amministrativo di Roma, +e ad additarne gli opportuni rimedi. In maggio +1831 presentarono essi al governo pontificio +un memoriale contenente le miglioranze le +quali eglino unanimemente riconobbero, e dichiararono +essere <i>indispensabili alla tranquillità +<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> +dello stato della Chiesa</i>. Meglio di quattordici +mesi sono trascorsi dalla presentazione +di questo memoriale (<i>memorandum</i>) e <i>nessuna +delle raccomandazioni</i> nel medesimo contenute +è stata ancora eseguita ed accettata dal +governo papale; anzi gli editti preparati, o +pubblicati, nel mentre dichiarano che qualcuna +di queste raccomandazioni sta per essere attuata, +<i>differiscono essenzialmente</i> dalle provvisioni +nel memoriale registrate». +</p> + +<p> +Lord Seymour avea piucchè ragione: le riforme +suggerite nel <i>memorandum</i> 21 maggio non +furono mai concesse; e noi abbiamo già avvertito +che l’editto di luglio soppresse nell’istituzione +dei Consigli municipali il più importante principio, +quello, cioè, dell’elezione popolare. +</p> + +<p> +In quanto alla secolarizzazione delle magistrature, +la santa sede non volle mai udir ragione. +Anzi il cardinal Lambruschini, attuale +segretario di stato, abolì la sola innovazione operata +dal cardinal Bernetti intorno la nomina dei +pro-legati, o governatori laici delle provincie: +dimodochè colla notificazione 30 giugno 1836, +la quale ristabilì i cardinali legati nelle quattro +legazioni, fu ripristinato il governo papale nella +precisa condizione in cui la rivoluzione del 1831 +ebbe a trovarlo. +</p> + +<p> +L’esclusione dei laici non si restringe agli +uffici del governo. I tribunali supremi di Roma, +l’A. C., la Rota, la Segnatura, la sagra Consulta, +ecc., sono composti di soli prelati. I laici sono +pure esclusi dalla segretaria di stato, dalla +<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> +tesoreria, dal <i>buon governo</i>, ed anche dalla direzione +superiore del ministero della guerra. E +finalmente gli ecclesiastici preponderano sui laici +anche nella corte di revisione dei conti, istituita +dall’editto 31 novembre 1831, la quale è composta +di quattro prelati e quattro laici, sotto la +presidenza di un cardinale, che, nel caso di un’uguale +divisione di voti, determina la maggioranza +col voto proprio. Ma d’altra parte, qual pro’ +fa mai questa istituzione (la quale è nulladimeno +una fra le meglio ordinate), standosene tutta da +sè, in un paese in cui le leggi relative alla determinazione +e ripartizione delle imposte sono arbitrarie +ed improvide, il tesoriere o ministro di +finanza senza risponsabilità, il dilapidamento dei +denari pubblici inevitabile, perchè cominciando +esso da chi non può essere giudicato nè punito, +finisce negli ufficiali subalterni, dei quali il maggior +numero è in odore di venalità e d’incapacità? +</p> + +<p> +La sola legislazione criminale è stata modificata +in questo, ch’ora vi sono un codice penale +ed un codice di procedura criminale, laddove +prima della rivoluzione del 1831 non vi aveva +che i diversi <i>bandi</i> dei legati, ed una specie di +procedura tradizionale. Ma quanti abusi e vizi +intollerabili non racchiudonsi in questi nuovi +codici! +</p> + +<p> +Noi ci contentiamo di notare che il codice penale +ristabilisce la confisca per delitti politici, +prodiga la pena di morte e quella dei lavori +forzati a perpetuità, e commina la pena delle galere +<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> +fino alla semplice corrispondenza politica di +un individuo con un membro qualunque di una +società segreta. Il codice di procedura non offre +alcuna garanzia agli accusati, specialmente agli +accusati di crimenlese. Gl’imputati politici non +hanno nemmeno il diritto di scegliersi un difensore, +e non vengono confrontati coi testimoni; +la sentenza è inappellabile; il processo segreto è +sommario; i dibattimenti a porte chiuse. Il codice +civile, cotanto importante, non è ancora +promulgato. Onde che la legislazione degli stati +pontificii consiste delle antiche leggi romane, del +diritto canonico, delle costituzioni apostoliche e +di alcune disposizioni del <i>motuproprio</i> di Gregorio +XVI pubblicato nel 1834; disposizioni le +quali modificano il diritto romano, specialmente +in ciò che riguarda le successioni, dove i maschi +sono smisuratamente favoreggiati a pregiudizio +delle femmine. +</p> + +<p> +Quel <i>motuproprio</i> contiene pure l’organizzazione +giudiziaria, la quale lascia sussistere i tribunali +civili supremi della capitale, da noi già +mentovati, tutti composti di soli prelati, i tribunali +dei vescovi, il tribunale del vicariato di Roma, +e parecchie altre ecclesiastiche giurisdizioni, +le quali hanno, fra gli altri privilegi, quello +di giudicare i laici, anche negli affari civili. +</p> + +<p> +Tale era la condizione miserabile di quel paese. +Pure, ad onta dei gravi disordini dell’amministrazione +e degli innumerevoli mali ch’esse +dovevano sopportare, le provincie sopportavano +pazientemente, imaginandosi che lo stendardo +tricolore che sventolava sull’Italia avrebbe, tosto +<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> +o tardi, condotto la santa sede a sciogliere la +data fede. Ma gli uomini, nelle cui mani era caduta +la somma delle cose francesi nel 1838, invece +d’imitare Thiers, il quale nel 1836 ricusò +d’evacuare Ancona, sgombrarono quel posto +importante senza che il papa avesse concedute +le promesse riforme, o data alcuna garanzia pel +futuro. Allora videro le popolazioni chiaramente +che non dovevano far calcolo che sulle proprie +forze, se pur volevano riconquistare le loro franchigie. +Un tentativo d’insurrezione si fece in +Bologna nel 1843. Le cause che l’arrestarono +son notorie. Roma avrebbe dovuto aprire gli occhi +alfine, e soddisfare i bisogni ed i voti onesti +delle popolazioni; ma non fece niente altro, che +incrudelire su chi aveva messo mano a quel moto, +e incaponire sempre più a non toglierne le +cagioni. Invece di alquanto sgravare i sudditi, il +governo accrebbe il peso delle contribuzioni a +loro imposte: invece di porre le finanze in ordine, +aumentò il <i>deficit</i> ed il debito pubblico: invece +d’incoraggiare l’agricoltura, il commercio, +l’industria, il progresso delle scienze e delle arti, +lasciò il popolo scioperato, inceppò il corso +dei buoni studi, censurò i congressi scientifici, +s’oppose alla costruzione delle strade ferrate, e +pose incagli all’introduzione degli utili ritrovati. +</p> + +<p> +Per compiere questa pittura aggiungeremo +che Roma non solo conservò i tribunali politici, +le giurisdizioni ecclesiastiche, l’Inquisizione, ma +creò inoltre commissioni militari, le quali furono +prodighe oltre misura della pena di morte contro +ogni principio di giustizia e d’umanità; conciossiachè +<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> +la morte inflitta da tribunali militari, +dopo uno sommaria procedura, senz’alcuna delle +guarentigie riconosciute dalle leggi di tutte +le nazioni incivilite, non può chiamarsi atto di +giustizia, ma bensì giudiziale assassinamento. +Quindi è che il malcontento è universale: le persecuzioni +incessanti, le prigioni piene a ribocco, +e i rifuggenti a strani asili sempre più numerosi. +</p> + +<p> +Un tale stato di cose non può durar lungamente; +se non vi si apporta qualche alleviamento e +rimedio, questo turbamento si estenderà e radicherà +non solo negli stati del papa, ma nel resto +d’Italia ancora. +</p> + +<p> +Non mi tratterrò a dimostrare quanto l’onore +e l’interesse della Francia siano compromessi +nella presente quistione. Basta leggere i brillanti +discorsi pronunciati in occasione dell’evacuazione +d’Ancona dai signori Guizot e Duchâtel, +attuali ministri, e dai signori Thiers, duca di +Broglio, Villemain, de Vatry ed altri molti oratori +eminenti delle due Camere per chiarirsene. +</p> + +<p> +Spero che il governo francese non vorrà abbandonare +del tutto quelle misere popolazioni, i +cui numerosi e giusti richiami contro l’amministrazione +papale gli sono notissimi. Spero che +l’attual ministro di Francia presso la corte di +Roma volgerà tutta la sua influenza e diplomatica +perizia a favore del paese suo nativo, onde +conseguisca le necessarie riforme. +</p> + +<p> +Ma non conviene che gl’Italiani si nutrano di +illusorie speranze. Essi debbono far valere la loro +causa con prudenza politica non meno che con +energia e perseveranza, aver di mira il bene +<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> +della loro patria, e non il successo di un sistema +o di un partito, e ricordarsi che senza concordia, +e soprattutto senza unione, l’Italia non potrà +giammai superare i grandi ostacoli che le attraversano +le vie alla sua rigenerazione ed alla sua +felicità. +</p> + +<p class="indl"> +Parigi, settembre 1845. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> +</p> + +<h2 id="lettera">LETTERA +<span class="smaller">del reverendo +ORAZIO BUSHNELL</span></h2> + +<p class="title"> +DOTTORE DI TEOLOGIA DI HARTFORD, STATI UNITI D’AMERICA +</p> + +<p class="title"> +AL ROMANO PONTEFICE GREGORIO XVI. +</p> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> +</p> + +<p class="pad2 indl"> +<i>Venerando Pontefice!</i> +</p> + +<p> +So che queste mia lettera non verrà da voi +bene accolta. Io parlerò in essa schietto e senza +sospezione che l’eminente dignità vostra mi assoggetti +ad una indebita ritenutezza; ma parlerò +in guisa che, se talvolta sembrassi vostro avversatore, +voi, nullameno, possiate riconoscermi avversatore +rispettoso e liberale.... E sta bene +l’aggiungere che nel fare il giro dell’Italia, il +quale ho testè compito, io non adempiva ad alcun +incarico dell’alleanza cristiana. Ma venni a voi +semplicemente, come la comune dei viaggiatori +fa, benchè non scevro di dubbio, per lo stile del +vostro breve (contro l’<i>Alleanza medesima</i> 8 +<i>maggio</i> 1844), ch’io dovessi ad un abbaglio di +polizia la permissione avutane di passare. Vidi +naturalmente quel che si offerse agli occhi miei: +investigai, come ogni intelligente viaggiatore +suol fare, e forse con una non ordinaria diligenza, +e niente mi riuscì più gradito, che di rinvenire +alcune cose per le quali il mio giudizio del +vostro sistema potea essere alquanto raddolcito; +e quando poi giunsi a scoprirvi parti eccellenti e +belle veramente, ebbi a provarne un purissimo +contento. Eppure ne ritorno collo spirito afflitissimo +del tristo spettacolo che ho visto: la lugubre +<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> +imagine del vostro stato m’insegue dappertutto: +e se mi assido a scrivere questa rimostranza, +il fo nella speranza delle benedizioni che sono +promesse a chi visita coloro che gemon nelle carceri, +e ad essi ministra... E prima di tutto deggio +protestare contro al disonore che voi fate +alla religione per quella specie di civil governo +che voi, congiuntamente col vostro spirituale officio, +sostenete. Egli è, per non dire altro, un fatto +molto straordinario questo, che voi, il quale vi +chiamate ministro, anzi vicario di Cristo, siate +diventato appunto quel regal personaggio, quel +re, il quale Cristo non volle a niun modo essere. +Tale però voi siete, e di questo la responsabilità +grava le vostre spalle; responsabilità la quale +dee misurarsi non solo dall’estensione del poter +vostro, ma, e molto più, dalla santità delle vostre +pretensioni. Voi vi dichiarate capo della Chiesa +di Cristo... e pure voi avete fama d’essere capo +del pessimo governo di tutta Cristianità<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. Al +viaggiatore che attraversa gli stati vostri, nulla +si appresenta che indichi prosperità o contentezza: +niun segno di miglioramento gli rallegra +la vista, che non sia smentito da segni di scadimento +e ruina. Come la mesta Campagna, regione +un tempo di fertilità e di vita, accerchia Roma +di silenzio e desolazione, così, politicamente +parlando, ogni cosa vostra che partecipi della +<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> +natura della speranza, della bellezza sociale, del +pubblico avanzamento, langue e disseccasi nell’aere +maligno del vostro sacerdotale dispotismo. +I vostri ministri, benchè tutti assoluti, non hanno +alcuna determinata sfera d’azione, nè sottostanno +ad alcuna responsabilità. Nei decreti loro +contraddicono l’un l’altro e voi medesimo, usurpando +anche le attribuzioni delle corti di giustizia +per opposte vie, come queste alla loro volta +violano la giurisdizione e le decisioni l’una dell’altra. +L’obbedienza è perplessa e schernita, ed +il torto, circondato da tante emole magistrature, +le quali dovrebbero esserne i vindici, è costretto +a comperarsi la sua riparazione a tal costo, che +il pubblico rimedio riesce spesso peggiore e più +crudele della privata ingiuria. Perchè ogni centro +di potere, eccettuatine pochi, è la sede di +qualche imbroglio, e bazzicanvi dattorno creature +d’amendue i sessi, le quali sanno colla chiave +di sporchi e criminosi segreti, o per virtù di +ben noti articoli di società, aprire e chiudere a +loro talento le porte del favore. L’innocenza non +è protezione, perchè i vostri processi criminali +sono segreti, come tutte le opere delle tenebre. +Se uno ha beni non gli resta altro scampo che +quello di correre arditamente l’arringo, e scapparne +fuori con quel che gli può rimanere, oppure +d’aprirsi sordamente la via con gl’intrighi +e le subornazioni. Il dar saggio di ingegno crea, +a chi non è nel sacerdozio, sospetti e pericoli: +spie se ne stanno in agguato per una qualche +mercede, e l’esilio non si fa lungamente attendere. +Il vostro clero ambizioso e vorace ha invaso +<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> +non solo le chiese ed i monasteri, ma ancora gli +stadi dell’educazione, le corti di giustizia e tutte +le magistrature maggiori: fino il ministro della +guerra deve essere un prelato. Ogni nutritiva +ed eccitante speranza è perciò tolta alla gioventù. +Niuna via ad avanzamento è schiusa, eccetto +quella cui si entra per la umil porta della dipendenza +ecclesiastica: lo che disanima ogni magnanimo +conato, e volge tutti i rivoli dell’ambizione +entro lo stagno dell’ipocrisia, il più vile de’ peccati. +Mai non potrò obbliare il mesto sguardo di +un brillante e compito giovane quando mi disse: +«Alcuna speranza, signore, non v’ha qui per +noi: i preti ci hanno tolto ogni cosa». Frattanto +voi avete l’esercizio dei più proficui negozi +venduto, come monopolii. Il traffico di contrabbando, +che a quelli tien dietro in lucro, è pur +esso virtualmente venduto, essendo i dazi da cui +procede tenuti alti, come ne corre voce fra le +persone più gravi, per un continuo intrigo dei +contrabbandieri con certuni presso del governo. +Quel che ne rimane dopo che la cortigianerìa ha +esausto i suoi sorrisi, e l’astuzia la sua cupidigia, +va a nutrire l’onesta industria. Il lavoro manuale +poi, essendo naturalmente la più indifesa delle +potenze sociali, giace depresso più disperatamente +ed angosciosamente d’ogni altra. E per +timore che la miseria alzi il sospiro dell’impazienza, +o l’infortunio sprigioni il non permesso +gemito, voi stanziate nelle vostre impoverite e +scorate provincie un esercito di soldati grosso +abbastanza per contenere un impero in pace. Indi +imponete loro un altro esercito di ecclesiastici +<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> +fuori affatto di misura coi mezzi, e, vorrei sperare +ancora, coi peccati di esse (a Roma si conta +un ecclesiastico fra ventotto abitanti), il quale di +necessità viene, come il primo, sostentato dalla +borsa del popolo: e poi, quasi che la terra non +fornisse ministri di concussione abbastanza, voi +mettete a quartieri in quelle un terzo esercito di +santi, flagello pessimo e terribilissimo; perchè +santi ogni terzo giorno di lavoro scendono dal +cielo a legare le mani all’industria. Forse i vostri +popoli sorreggersi potrebbero, se non prosperare, +al peso delle vostre terrene concussioni. +Ma quando il cielo stesso vien giù a deluderli, +ogni loro sforzo sarebbe insufficiente. Quale popolazione, +infatti, privata di una terza parte della +sua industria, quale popolazione educata alla +scioperatezza e spinta a gironzar per le vie, come +la vostra fa nei dì feriati, ed in questa guisa +a consumare un terzo del suo tempo in un <i>legale +far niente</i>, potrebbe lungamente ritenere qualche +vestigio di prosperità o savia economia? In +verità io non ebbi mai un’idea così magnifica +della liberalità della natura, che allorquando rimirai +l’innumerabile esercito di consumatori il +quale voi avevate potuto condurre alla preda +senza lasciarvi dietro le spalle una fame ed una +mortalità universale. +</p> + +<p> +Per fornire questa miseranda pittura non mi +è duopo d’aggiungere altro se non che voi avete +aduggiato le abitazioni del vostro popolo, e resele +aride di consolazione. Perchè è quivi che gli +oppressi degli altri paesi ponno sempre temperare +<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> +colla libertà e nell’espansione dell’amore e +delle simpatie domestiche l’amaritudine delle loro +afflizioni. +</p> + +<p> +Ma da voi i vostri confessori vanno sempre, +come i vostri agenti di polizia, rovistando sintomi +di scontento, ed odorando, per dir così, in +ogni canto le ansie meditazioni della sventura. +Spesso a Roma sentiva io vantarsi che i vostri +preti formano una così mirabil polizia! Voi intromettete +un confessore tra moglie e marito, e +tra loro due ed i loro figliuoli; talchè, se questi +biasciano un libero motto, o prorompono in un +sospiro a mensa, sanno già che un invisibile +orecchio gli avrà intesi; ed allora, se scansano +la prigione, proveranno ciò che sia l’obliterare +colle penitenze l’angoscia ch’ei cercarono d’alleggerire +colle parole. Conseguentemente è loro +mestieri di chiudersi in petto i pensieri loro, di +non confidare l’uno nell’altro: al focolare non +v’è libertà, la mensa è un circolo di spioni, e +l’ultima gocciola di consolazione che il cielo concede +in alleviamento dei dolori dell’oppressione, +è così dissipata. +</p> + +<p> +Laonde avviene di necessità che il carattere +del vostro popolo è tanto depresso, quanto lo sono +le sue economiche circostanze: del che nessun +viaggiatore sta lungamente in forse. Poichè egli +osserva più di tutto la generalmente bella forma +della gente, lo sguardo brillante ed intelligente, +tanto ad essa comune; ma una breve ora gli basta +poi per discoprire in essa una malinconica +assenza di tuttociò che tira al generoso. I vostri +<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> +sudditi sono appassionati, facili alle ire, servili, +vendicativi, e tristamente sforniti d’industria, di +ordine, di previdenza. Non dico questo di tutti, +ma dei più; e ne do carico a voi, che, regnando +sopra di loro in nome di una religione che promette +di esaltar l’uomo ad una divina immagine, +gli avete avvallati anche al di sotto della loro +animale natura, ridotti ad una più profonda ignominia, +che il peccato, senza di voi, non avrebbe +fatto. E non si fu per qualche penosa consapevolezza +di queste cose che voi v’induceste a stabilire +un più generale sistema di educazione? Ero +lì per ringraziarvene; ma perchè, quando volete +compiere un dovere che ha qualche cosa di cristiano +in sè, accoppiate ad esso un qualche segno +opposto all’indole del cristianesimo? Perchè, per +esempio, insegnate voi, per quel che mi fu detto, +la geografia d’Italia, e proibite quella del mondo? +Perchè temete voi di far conoscere al popol +vostro quel mondo il quale Cristo imprese di +rendere una sola confraternita nel Vero? Forse +perchè non venga in esso a destarsi qualche ubbiosa +veglia di libertà o di lume, conoscendo la +più nobile istoria e la più felice condizione d’altri +popoli? Voi avete pure una gazzetta piccina +come la vostra geografia; appena grande quanto +una lastra di vetro, e singolare per questo soltanto, +che tuttociò che potrebbe in alcuna guisa +occasionare una riflessione, ne è diligentemente +escluso. Anzi la via più corta ad un Romano per +sapere ciò che avvenga in Italia stessa, è quella +di prendere una gazzetta inglese o francese. È +<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> +dunque per siffatti modi o stromenti che voi sperate +di purgare il carattere del vostro popolo ed +il diffamato nome del vostro governo? Siete voi +cieco a tal punto, che pensiate di poter fare uomini +dei vostri sudditi, in questo secolo senza +lumi, senza notizia del mondo, degl’imperi nei +quali è spartito, e delle istituzioni che differenziano +questi imperi medesimi? +</p> + +<p> +Queste censure del vostro governo potrebbero +per avventura essere in alcuni particolari erronee: +ma la loro giustezza in genere è manifesta +al vostro popolo stesso ed a tutti i viaggiatori. +Forse voi, rispondendo, addurrete la separazione +del vostro civile governo dall’ecclesiastico, +per cui ogni apparente menda di quello debba +considerarsi da sè stessa, ed attribuirsi a cagioni +istoriche distinte dalla vostra religione. Ma si +troverà, al contrario, che ciascuna delle note di +civile abbassamento, da me indicate, se ne scorrerete +la lista, è una legittima conseguenza di +cause ecclesiastiche, e niente altro. E di ciò potrei +fornirvi anche una prova statistica: perchè +non ha molto che ho visto provarsi da un curioso +confronto di dati statistici, quantunque il documento +non siami ora accessibile, che la pochezza +delle esportazioni dai differenti Stati d’Italia, +la mancanza di educazione, la gravezza delle +imposte, il numero dei delitti e dei bastardi stava +in istrettissimo rapporto coll’abbondanza degli +ecclesiastici! Roma, la città spirituale, la metropoli +della Chiesa di Dio, ha più ecclesiastici di +ogni altra, ed è perciò pessima e vilissima sopra +<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> +ogni altra italiana città! Voglia Dio concedervi +qualche cristiana sensibilità perchè piagniate di +un fatto tanto umiliante! +</p> + +<p> +Considerate un momento la posizione vostra +rispetto a noi ed al mondo. Noi vi veggiamo +esercitare un poter regale: voi ci dite ancora di +essere il primo vescovo della Chiesa di Dio ed il +rappresentante di Cristo in terra. Noi ci aspettiamo +però da voi il più benigno governo del +mondo, la nazione più illuminata, magnanima, +libera e felice. Invece voi svergognate pubblicamente +la religione di Cristo col fare che ogni +bene sociale sia per essa aduggiato. Tutti i calcoli +fondati sulla benignità della virtù cristiana +si trovano costì erronei, e non ci resta che d’inferire, +che, se Cristo veramente è rappresentato +da voi, Cristo è il più fatale ostacolo al miglioramento +ed alla felicità del genere umano. L’induzione +è irresistibile, e, quel che è più, si fa. +Protesto io perciò in nome del mondo cristiano +contro i falli per i quali voi fornite al mondo un +tanto funesto argomento. Io nè dico, nè credo che +voi siate un tiranno, nè so che alcuno dei vostri +sudditi vi giudichi tale. Ma la gran disgrazia è +che la vostra ecclesiastico-civile architettura v’ha +assegnato un posto che è il posto soltanto di un +tiranno. Perchè voi siete dall’ufficio vostro locato +nel centro di un sistema di oppressione, onde +lo governiate; dimodochè, se non abbondate nell’esercizio +dell’officio stesso in prove di misericordia, +che equivalgano ad una rivolta contro +quel sistema, voi fate il déspoto, benchè con tanta +più bella maniera, quanto più sono le vostre +<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> +intenzioni umane. Voi siete chiamato, nello stile +ufficiale, il <i>papa</i>, cioè il padre del vostro popolo; +e non dubito che questo titolo non vi riesca carissimo; +e volesse il Cielo che la vostra infelice +ignoranza di una così bella connessità non rendesse +a voi più facile l’ingannarvi in questo, che +altrimenti non avverrebbe! Ma dove sono gl’indizi +di quella scambievole confidenza, di quella +scioltezza di modi, di quella tenerezza di protezione +corrisposta da altrettanta tenerezza di rispetto, +che contradistinguono i rapporti di una +vera paternità? È egli paterno l’andare in chiesa, +come voi fate, per mezzo due file di soldati? È +egli paterno l’assoldare, come voi fate, reggimenti +mercenari, perchè non osate fidarvi del +vostro popolo? Tratto tratto scoppianvi intorno +rivoluzioni, e voi mandate a chiamare le truppe +austriache onde vi proteggano da disfatta e da +espulsione. E si sa già dal mondo intero, e da +voi meglio che da tutti, che non v’ha giorno nel +calendario nel quale il vostro popolo, se fosse lasciato +fare, non vi caccerebbe d’Italia. In questo +io non ravviso niente di paterno; ed invano cerco +qualche scena di paterna benignità in cui voi +accoglieste i vostri figli al seno in libertà, e riceveste +le figliali loro tenerezze. Quel che ho scoperto +di più somiglievole a ciò è quando voi siete +visto per l’aria portato al di sopra di loro, trinciando +benedizioni. Ma tosto che questa pompa è +finita, voi scappite dentro i recessi del Vaticano +come un oriental tiranno, con intorno sentinelle +che proteggano i vostri sonni. Che se una qualche +rivoluzione avesse a scoppiare prima dell’alba, +<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> +voi avete sotto il guanciale la chiave di una +porta di soccorso, ed una coperta galleria murata +in aria, lunga mezzo miglio, per cui potreste +sbiettarvela entro Castel Sant’Angelo e rifugiarvi +dietro le sue artiglierie. Colà, colla miccia in +mano, Vostra Paternità attenderebbe i suoi figli +per carezzarli.... +</p> + +<p class="indl"> +Londra, aprile 1846. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> +</p> + +<h2 id="indirizzo">INDIRIZZO +<span class="smaller">AI REVERENDI PRELATI</span></h2> + +<p class="title"> +MONSIGNOR JANNI +UDITOR SANTISSIMO +</p> + +<p class="center"> +E +</p> + +<p class="title"> +RUFFINI +FISCALE GENERALE +</p> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> +</p> + +<p class="pad2"> +Quando voi moveste dalla capitale alla volta di +queste provincie, vi precorse una voce, la quale +diceva: essere voi deputati a consultare le popolazioni +intorno ai loro bisogni e alle cagioni del +loro malcontento. Strano ufficio in vero, e che +avrebbe comprovata nel Governo nostro una maravigliosa +ignoranza dello stato positivo de’ paesi +a lui soggetti, ma dal quale nondimeno avremmo +avuto indizio di buona volontà ne’ reggitori e +speranza di lieti successi, perocchè sarebbe stata +aperta con ciò la via alle legali rappresentanze, +e tolta occasione al protestare violento. Ma da +quella opinione fu ben altro l’effetto; ed oggi una +voce popolare vi dice: semplici revisori di processi +e d’atti giudiziari. Una voce popolare, abbiam +detto, perocchè niun atto pubblico fa noto +l’oggetto della vostra venuta tra noi, niun appello +a niuna classe o corpo di cittadini die’ titolo +ad alcuno di presentarvisi e far rimostranze. Siete +adunque venuti a far nulla per gl’interessi generali +delle popolazioni, poco o niente per qualche +diritto o interesse personale che sia stato +offeso, come tutto dì avviene nell’amministrazione +della giustizia; e Dio pur voglia che, almeno +in questa parte, a qualcuno di que’ poveri innocenti, +<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> +che languono nelle galere per forza d’iniqui +giudizi politici, la vostra opera valga la redenzione! +Ciò sarebbe per avventura l’unico bene reale +che uscir potesse da voi. +</p> + +<p> +Sono molti anni che continui mali umori e +moti popolari, provanti gravi sofferenze in chi li +opera, estrema inciviltà nel governo in cui nascono, +affliggono, più o meno, tutto lo stato pontificio. +Nè è a dire che que’ moti sieno l’effetto +della intemperanza di pochi faziosi. Chi vive nei +nostri paesi, e conosce le remote cause e le immediate +provocazioni, sa che certi umori sono la +espressione di una opinione universale, spinta di +tanto in tanto a manifestarsi violentemente dal +mal governo di quegli stessi a’ quali starebbe il +sacrosanto obbligo di por mano ai rimedi civili +del male. A che, con ipocrite e compre parole di +giornali, illudere voi medesimi, e tentare di nascondere +al mondo, con incomportabili menzogne, +le piaghe vostre e de’ sudditi? Oggi che i popoli +hanno coscienza di sè, ella è impossibil cosa il +governarne a grado vostro i pensieri e i giudizi. +L’opinione rende a ciascuno il suo avere secondo +I meriti; ed oggi in Italia i popoli pontificii sono +compianti pel loro patire, e difesi da pubblicazioni +imparziali e documenti, che, dopo fatta la +giusta parte del biasimo all’inconsideratezza dei +poveri tormentati, consegnano ad eterna infamia +le nequizie e gli arbitrii di reggitori spietati ed +ipocriti. +</p> + +<p> +Quando un governo, dopo tante e così significanti +lezioni, prosegue nella sua mala consuetudine, +non si possono fare che due supposizioni: o +<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> +che egli non comprenda affatto alcuna ragione di +beni e di mali civili, e vada innanzi alla cieca, +ignorando i propri doveri, non che i pericoli che +gli sovrastanno, o che egli sia coscienziosamente +tristo e tirannico, e, a poter perseverare nelle +sue voglie malvagie, fidi o nella sua propria o +nell’altrui potenza. Sia l’uno, sia l’altro errore +che oggi guida la politica della vostra corte, o +signori, noi crediamo opportuno l’esporvi senza +velo i sentimenti, le speranze, i travagli dei popoli, +e recarvi a mente quelle generali condizioni +politiche alle quali è forse unicamente raccomandata +la vita del governo vostro. I primi potreste +ignorarli, e non è meraviglia in chi vive in una +capitale non curante ed oziosa; sulle seconde potreste +illudervi. Noi saremo franchi e sinceri, +senza passione nelle nostre parole, perocchè, forti +della ragione e della opinione, non abbiamo +bisogno di esagerare. +</p> + +<p> +Signori! chi conosce un poco la storia, e la +studia con animo libero da preoccupazioni, comprende +che vi sono delle leggi providenziali che +si effettuano inevitabilmente nel corso delle cose +umane, nè forza di volontà individuale può nulla +contr’esse. Quando in sul finire del passato secolo, +una grande nazione, venuta alla coscienza di +alcune idee e diritti civili, volle scuotere il giogo +degli antichi privilegi feudali, le stolte reazioni +dell’egoismo de’ nobili e del clero non impedirono +la necessità degli eventi, ed altro non fecero che +rendere più terribile e profonda la rovina del +vecchio edificio. Dio ci guardi dal giustificare gli +eccessi della rivoluzione francese; noi rechiamo +<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> +l’esempio unicamente per dimostrare che la forza +delle idee si sa fare la strada a tutti gli ostacoli. +Cinquanta in sessant’anni d’esperienze dopo +quella grande scossa hanno ammaestrato popoli +e re; hanno generato un completo rivolgimento +nella natura dei primi e nella politica de’ secondi. +Il popolo, oggigiorno, non è più una massa ignorante +e passiva, non è più materia maneggiabile +a grado di privilegiati e di sovrani. Un medio +ceto numeroso, illuminato, potente, depositario +delle opinioni civili, delle arti, delle scienze, un +popolo che tende per tutto a sollevarsi alle prerogative +e ai diritti morali, costituiscono nella +attuale società una forza che si va ogni dì più +emancipando dalla obbedienza passiva, e forma +della pubblica opinione un terribile sindacato al +potere. La civile egualità innanzi alle leggi, il +diritto politico del cittadino a far sorvegliare per +mezzo ai abili rappresentanti gl’interessi comuni +dell’associazione alla quale appartiene, il dovere +d’ogni nazione di rivendicare sè stessa da tutto +ciò che tende a dividerla, a offenderne il ben essere +materiale e la moral dignità, a impedirne +que’ sociali sviluppamenti a cui è chiamata dalla +Provvidenza, sono idee così profondamente impresse +nella ragione e coscienza dei popoli, che +il non avvertirle non può dipendere che da ignoranza, +e il non farne conto, o il volerle rintuzzare, +che da una misera illusione ed oltracotanza +dell’egoismo governativo. Però i principi e governi +illuminati vanno inclinando l’animo a favorire +queste necessarie condizioni di vita pei loro +stati, e si può dire oramai, che, in mezzo a questo +<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> +movimento della civiltà europea (a non volere +parlare della Russia, che può considerarsi, pei +suoi ordini politici e pe’ suoi modi barbarici, fuori +d’ogni questione civile), non rimane addietro che +l’Austria, nella sua decrepita vecchiezza, e qualche +piccolo stato italiano, che raccomanda il filo +della debole sua vita al simulacro cadente dell’Impero. +Il nostro governo è nel novero di questi +servitori dello straniero in Italia. +</p> + +<p> +Signori! le garantie civili, che assicurano il +morale esercizio della libertà privata e la reciproca +indipendenza de’ consociati; le franchigie +politiche, che somministrano alla volontà illuminata +delle nazioni i mezzi di manifestarsi e di +agire; il buon ordinamento degli studii, necessari +a tutti i più nobili perfezionamenti delle società, +e pe’ quali la pubblica opinione acquista i mezzi +di migliorarsi e di progredire; e, dietro a ciò, +lo sviluppamento della liberalità commerciale, +delle istituzioni animatrici, della produzione agricola +e manifatturiera, la moralità e l’istruzione +delle classi inferiori, e le providenze opportune a +sollevarle dall’abbiezione in cui vivono, tutto +questo forma, presso a poco, il programma del +liberalismo. Non si tratta di sovvertire la società +ma sì bene di migliorarla, non di annientare il +sentimento dei doveri religiosi, morali e civili, +ma di avvalorarne negli animi la dignità e guarentirne +l’osservanza. Ciò non si ottiene dai popoli +coll’avvilirli e renderli poveri e schiavi, sì +bene col sottrarli, per quanto è possibile, alle +abbiezioni delle necessità materiali, ed elevarli +<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> +alla vita dello spirito, all’intelligenza de’ rapporti +e doveri sociali. +</p> + +<p> +Ora, rispondeteci in coscienza: questi desiderii, +queste speranze del liberalismo vi sembrano +elle un bene o un male? Non sono anzi le condizioni +essenziali della vera moralità, della vera +religione? Credete voi che possa comprendere +la dignità della religione di Cristo l’anima dello +schiavo? Che possa innalzarsi al sentimento dei +doveri religiosi l’uomo nel quale cercate di spegnere +il sentimento dei doveri verso la patria, +verso la propria nazione? +</p> + +<p> +Sì, o signori, noi lo proclamiamo altamente; +se il liberalismo consiste nell’amore della nostra +nazione, nella speranza della sua indipendenza, +dell’associazione dei suoi interessi economici e +morali, nel desiderio d’istituzioni che assicurino +i progressi della intelligenza o della moralità, +che aumentino coll’agiatezza la civiltà, che con +larghe e ben regolate leggi economiche ci ritornino +nello splendore dei nostri antichi commerci, +che, offrendo al povero popolo mezzi d’istruzione, +di lavoro, di risparmio, lo educhino alla moralità +degli affetti domestici, e ne innalzino l’anima +al concetto di una Provvidenza che si occupa +delle sue miserie, se questo è liberalismo, noi lo +proclamiamo in faccia a tutta l’umanità e nel +cospetto di Dio, siamo liberali. Noi comprendiamo +che questo nome possa parere una bestemmia +a qualche appaltatore di gabelle pontificie, a qualche +monsignore, che speri, col non saper far +nulla, essersi acquistato merito ad una delegazione +<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> +o ad un cappello cardinalizio, e non pensi +che ad impinguare la propria famiglia delle ricchezze +dello stato; ma per noi popolo, questo +nome è cosa grande, che ci lega a tutte le più +care speranze, a’ più elevati destini, ai quali la +Provvidenza chiama l’umanità. Ora dimanderemo +a voi che cosa fa il governo pontificio, non +già in fatto di riforme politiche (chè potrebbe +parere un sogno il pretendere una costituzione +dal papa), ma almeno in favore di quegl’interessi +economici e civili che, senza scemare menomamente +il potere assoluto, assicurano anzi, +col ben essere e la tranquillità dei sudditi, la esistenza +medesima d’un governo? Da quali norme +di ragione e di giustizia, da quali lumi è guidato +nel regime dei popoli alla sua cura commessi? +Signori, nell’attuale movimento degl’interessi +civili ed economici delle varie nazioni, colle strette +attinenze che si vanno generando fra popolo e +popolo per la necessità delle comunicazioni, e pei +rapporti delle industrie e dei commerci reciproci, +il primo dovere di un governo che non voglia +rovinare prima i suoi sudditi e poi sè stesso, si +è quello di studiar bene la suscettibilità produttiva +e la posizione relativa dei propri stati, onde +adattarvi un conveniente ordinamento di leggi +industriali e commerciali, ed assicurare per tal +modo il ben essere della popolazione nelle sue +classi diverse. Per lo stato pontificio v’ha in ciò, +oltre ad un dovere comune di ogni governo rispetto +ai governati, un dovere verso tutta la nazione. +Il governo nostro sarà tenuto a render +conto, non solo ai suoi sudditi, ma a tutta Italia, +<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> +della sua zotica opposizione a quei miglioramenti +economici che sono richiesti dal tempo. La sua +contrarietà alle strade ferrate, per citare un +esempio, impedendo una spedita comunicazione +tra le Due Sicilie e l’Italia settentrionale, è inceppamento +grande a quello sviluppo di attività +commerciale a cui tendono gli altri stati italiani, +e può esser causa alla nazione di perdere molte +buone occasioni di risorgimento, e fonte di miserie +infinite. Dicasi altrettanto della opposizione +che troverebbe una lega doganale italiana presso +i nostri governanti, siccome buoni servitori +che sono, forse senza avvedersene nè anco, degli +interessi austriaci in Italia. Ma torniamo a +noi, sui quali ora ricade il maggior peso di questa +cattiva economia politica; se pur di tal nome, +che suppone scienza, si può chiamare una farragine +di disposizioni arbitrarie, non emanate da +alcun principio di vera dottrina e di pratica illuminata, +protezioni assurde, proibizioni irragionevoli, +rovinosi appalti finanziari, monopolii, e +tutta la trista schiera delle infelici illusioni del +sistema proibitivo. Tutt’i governi civili di Europa +hanno conosciuti i danni di questo falso sistema, +e vanno emendandosene; anche gli altri +principi italiani provvedono ai casi propri con +saviezza e coscienza; solo Roma vuol far male +per non fare ciò che fanno gli altri; e anche in +questo ella è umile discepola dello indietreggiare +dell’Austria. Niun altro mezzo poi di miglioramento +morale ed economico è incoraggiato, e +neppur tollerato tra noi. Si sa l’avversione dei +superiori per tutto ciò che puzza d’associazione; +<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> +bando assoluto adunque a questa idea in +qualunque sua applicazione, che è come dire bando +ad ogni impresa di migliorazioni agricole o +manifatturiere, bando a società di qualunque genere, +sieno gravi o dilettevoli, ad accademie scientifiche +o letterarie, ad istituzioni filantropiche. +Tutte le nostre città, o signori, hanno sofferte ripetute +ripulse a tutte le dimande fatte al governo, +intorno alle qui riferite cose. Intanto una frequente +gioventù, non educata a nobili emulazioni, +e veggendosi attraversata ogni generosa ed +utile carriera, si abbandona all’ozio, alla sensualità, +allo scetticismo; il popolo, nella inoperosità +e nella miseria, va perdendo quella seconda vita, +che è propria di lui, e che, bene usata da accorti +reggitori, potrebbe partorire generosissimi effetti; +le classi medie, i possidenti, i negoziatori +impoveriscono: scarsi e mal commerciabili i redditi, +infiniti i pesi, e con tanta gravezza delle imposte +anche indirette, e spesso arbitrarie a carico +delle comuni e delle provincie, il governo non +basta a sostenere le spese ordinarie, per le quali +sole v’ha un notevole <i>deficit</i>, senza poi far parola +delle truppe estere, che sono altra gravissima +sorgente di rovina economica per lo stato, di demoralizzazione, +di sozze e crudeli malattie, e di +irreligione pel popolo. Se a questo aggiungasi, +che quel poco che ci resta è mal guarentito, che +la sicurezza del cittadino è disturbata di continuo +da aggressioni e ladronecci, per non curanza delle +polizie, che hanno occhi soltanto per travedere +colpe politiche, anche dove non sono; se aggiungasi +che non esiste un codice di leggi bene +<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> +ordinate e appropriate ai nostri bisogni, che le +procedure civili sono lunghe, dispendiosissime, +complicate ad arte dal curialismo romano, al quale +ne viene affidata la compilazione, voi, o signori, +riflettendo a tutto questo con sincero cuore, +dovrete convenire di due cose: l’una, che il governo +ha offesi sino ad ora enormemente con la +sua mala amministrazione gl’interessi dello stato, +e questo è un male grande pei sudditi; l’altra, +che da tutte queste cagioni debbe necessariamente +generarsi nell’animo dei medesimi una +immensa disistima verso i reggitori, per la loro +poca intelligenza dei buoni ordini civili, e rivolgimento +grande di coscienze, per la loro volontaria +perseveranza negli errori; e questa seconda +cosa è un grandissimo male per il governo; +e presto o tardi se ne accorgerà, perchè gli affari +del mondo oggidì camminano presto, e guai a +chi resta addietro, e per volere star fermo, fa +male agli altri. Nondimeno, o signori, se i danni +si fermassero qui, i popoli curverebbero forse le +spalle, e pazienterebbero. Ma vi ha di peggio assai. +Vi ha la polizia con le sue vessazioni politiche, +v’ha i commessi, i carabinieri, i volontari, +coi loro atti arbitrari, violenti, provocanti l’ira +del popolo. Non v’ha peggior cosa per un governo, +che questa del permettere gli arbitrii, e levar +via dagli animi, esso per primo col proprio esempio, +il sentimento della legalità. Se un governo +non sa rispettare la legalità, non la rispetteranno +certo i suoi sudditi; sono poi un effetto di questa +indulgenza del governo all’arbitrio, gli eccessi +di una fazione di gente scellerata, che vive +<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> +dello spionaggio, che si arricchisce di ogni falso +allarme dei governanti, e però soffia nel fuoco, +provoca, attizza; ne sono un effetto gli operamenti +delle commissioni; e se avete sindacati con +coscienza i loro processi, se vi siete informati nei +nostri paesi della loro condotta, saprete meglio +di noi che cosa siano. Noi possiam dirvi (unico +compenso nella nostra sventura) che l’infamia +delle medesime, la qual tutta ridonda a vergogna +di chi le permise ed incoraggiò, è oggi pubblicamente +nota per le stampe; e perchè sappiate +che giudizio fanno di siffatte cose i pensatori +anche i più moderati, e per non ripetere più a +lungo cose note e dette da altri, noi vi rimettiamo +ad un libro che tramanderà ai posteri la memoria +di questi obbrobrii; un libro di un uomo +generoso, il marchese Massimo d’Azeglio, conosciuto +e amato da tutta Italia pei suoi meriti letterari +ed artistici, e per le sue alte virtù civili. +Signori! quest’uomo, al nome del quale rispondono +con viva gratitudine i cuori d’un intero popolo, +assunse spontaneamente la nostra difesa, +come si piglia dai generosi la difesa della sventura. +In quel suo libro, al quale noi tutti possiamo +fare testimonianza, ei dice la verità, ma non +dice tutto, perchè bisogna vivere e soffrire lungo +tempo nei nostri paesi, per poterlo dire. Voi vedrete +da quel libro che, se qualche centinaio di +tribolati ha protestato violentemente contro la +persecuzione e l’ingiustizia, ciò avvenne dopo tali +provocazioni, che fanno ricadere tutta la responsabilità +di quei fatti sul capo di chi ci governa. E +se quei pochi si mossero per non saper soffrire, +<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> +gli altri, e son tutti, sapete perchè non favorirono +il movimento? Perchè non era tempo; perchè, +più dalle proprie scontentezze, prendon norma +dagl’interessi italiani, perchè Italia e la sua +indipendenza ci sta in cuore più dei nostri particolari +bisogni. Signori! una tale situazione è +grave pei sudditi, gravissima pel governo. Il male +ha profonde radici, nè i modi estraordinari e +tirannici di repressione, le carceri, i patiboli valgono +ad annichilire le idee, sibbene a concitare +le passioni. Noi abbiamo detto in principio, che +un grande cangiamento si è operato nella natura +dei popoli, e che i re hanno imparato, la maggior +parte, a rispettare in quelli la dignità d’uomini. +Le esorbitanze del potere si fanno ogni dì più +infrequenti, e, a parlar solo di cose italiane, i +principi della Penisola, più o meno, vanno operando +qualche cosa di bene. L’agricoltura, l’industria, +il commercio, gli studi, le arti, l’educazione +popolare, le istituzioni di pubblica beneficenza +fioriscono in Toscana, nelle Due Sicilie e +in Lombardia ancora, e sopra tutti in Piemonte. +Visitate le città, le borgate, le campagne, e vi +troverete frequenti scuole infantili, case di carità +e d’industria, uomini di scienza e caritatevoli, +parrochi pieni di dottrina, veri ministri del Vangelo, +che istruiscono i fanciulli del loro popolo, +che predicano l’amore, la fratellanza, la virtù; +e da per tutto vita attiva, lavoro, moralità. Signori! +nelle nostre città, nelle nostre campagne +il popolo è abbandonato alla corruzione e alla miseria. +Nelle nostre città si sono uditi vescovi predicare +la guerra civile, la crociata contro i liberali; +<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> +si sono veduti i preti mescolarsi alle misere +ire di parte, eccitare la canaglia a furibonde passioni. +Non v’ha terra cattolica in cui il prete veramente +cristiano sia così raro, come nello stato +della chiesa; sono immischiati a tutte le passioni +più avare e più sozze di questo basso mondo; e +il popolo ne ha mali esempi e scandali, e diviene +miscredente. A tutti questi inconvenienti, voi recherete +in iscusa questa parola: Le rivoluzioni!... +Signori! le rivoluzioni non le fanno i popoli ben +governati. Costa assai una rivoluzione, perchè +un popolo vi si precipiti entro, senza gravissime +cagioni; e sono queste cagioni che i governi savi +cercano di torre via. I popoli pontificii hanno +diritto di fare un confronto tra i procedimenti +degli altri governi e quelli del proprio; e se, alla +vista del progredimento delle condizioni civili +dei popoli cristiani in generale, e degli stati italiani +in particolare, i popoli pontificii dimandano +ai loro governanti che cosa hanno fatto dalla restaurazione +in poi, noi non sappiamo che risposta +potranno dare. Gli studi permessi nelle università +possono essere una misura delle viste scientifiche +e civili del nostro governo. Tutte le scienze +che servono a formare uomini di stato, o giovano +allo sviluppo della vita industriale e commerciale, +tutte quelle discipline che eccitano gli +animi a sentimenti patrii e generose espansioni, +ne sono bandite come una maledizione. Nulla di +economia sociale, di diritto pubblico, di storia +letteraria, civile e politica italiana, poco di letteratura +italiana, e quel poco pedantescamente insegnato, +poco o nulla di scienze naturali applicate +<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> +alle arti, nulla, insomma, di tutto ciò che dà +vita e moto all’attuale civiltà. Nondimeno da +molti si studia senza il permesso dei superiori; +le idee, materia sottilissima, filtrano da tutte le +parti, e ciò non fa che accrescere il divorzio tra +governo e sudditi. Signori! noi vogliamo concedervi +(così tra parentesi) che tutto questo sia un +male; che la tendenza delle nazioni ad una vasta +associazione d’interessi, che queste industrie, +questi commerci, queste garanzie politiche, questa +libertà della stampa, questo voler sapere come +si è governati, questo volere inframmettersi +delle azioni dei principi, che da prima trattavano +le loro bisogne con tutto il loro comodo, senza +che altri vi ponesse mano, sia un male, una +diavoleria. Ma che cosa ci volete fare? ella è divenuta +una smania di quasi tutta Europa. Anche +la Germania ha voluto la sua lega doganale, e +adesso vuole le sue costituzioni. Quella instancabile +Polonia risorge sempre più fiera ed eroica +dalle sue rovine, e più tempo corre, più si avvalora +nella fede de’ suoi santi diritti, più s’inquieta +del mercato nefando che d’essa fu fatto. Nè +l’Ungherese e il Boemo osservano inerti i magnanimi +ardimenti, e l’Austria ha grandi conti +da saldare anche a quelle nazioni. E Italia non +dorme, e grida allo straniero, e sembra, ora più +che mai, rallegrarsi di vicine speranze. Contro +questa forza della opinione, che (lasciando la parentesi +gesuitica) non è un male, perchè si conforma +ai più sacrosanti diritti della umanità, contro +questa forza, dico, credete voi che la volontà +di pochi, a’ quali tornerebbe a conto il contrario, +<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> +possa bastare? La storia ha mostrato che questa +lotta dell’egoismo de’ pochi contro il diritto di +tutti alla perfine va a finir male; e il meglio sarebbe +di cedere e rispettare i diritti dei popoli. +I governi prudenti lo fan per amore; i meno savi, +presto o tardi, sono costretti a farlo per forza. +Signori! vi hanno governi protestanti in Europa, +e lo diciamo a vergogna de’ governi cattolici, +e in particolare del nostro, il quale dovrebbe +insegnare la buona via a tutti gli altri, v’hanno +governi protestanti, i quali, guidati insieme +dal lume della scienza e della carità, non si vergognano, +nè si stancano di analizzare e studiare +profondamente le miserie sociali onde sono afflitti, +e penetrandone le più riposte origini, vanno +adoperandosi di medicarli per quanto è da loro. +</p> + +<p> +Que’ governi, o signori, rispettano ne’ tumulti +popolari il diritto che ha chi soffre di lamentarsi +qualche volta. Che cosa fa ora, o signori, l’Inghilterra +protestante verso l’infelice Irlanda? +non le apparecchia catene, non carceri, non patiboli; +ma le dà adito invece a poter manifestare +più ordinatamente e con più legalità le proprie +piaghe. Il governo inglese sa che i popoli agiscono +più tranquillamente quando sono equamente +costituiti. Ora a noi. Per quanto il governo si +studii di mentire il vero senso de’ moti popolari +dello stato, il fatto è che questi moti, e i più recenti +in particolare, non significavano altro che +un bisogno di riforme economiche e civili. Le dimande +espresse nel manifesto pubblicato in Rimini +non erano nè eccessivamente ardite, nè contrarie +a quelle norme di ragion civile che molti +<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> +buoni governi, anche assoluti, oggi hanno adottate; +e basti l’esempio di Prussia, altro governo +protestante, che fa vergogna all’apostolica Roma. +Or bene; che cosa hanno fatto i nostri reggitori +dal moto di Rimini in poi? Hanno vieppiù +aggravata la mano sui sudditi, hanno sparso nuovi +semi di malcontento, non solo nelle quattro +Legazioni, ma anche nelle Marche e nell’Umbria, +con arresti e persecuzioni: non hanno ascoltata +alcuna delle fatte dimande, e per tutta ammenda +ai mali passati e presenti, mandano voi, o signori, +non a raccogliere i voti delle popolazioni, non +a studiarne i bisogni, ma a spazzare la polvere +degli archivi e a sfogliar processi; e intanto i +gravi disordini, gli errori amministrativi d’ogni +genere, gli arbitrii e le provocazioni, severe e +profonde cagioni del nostro mal essere, rimangono +intatti. La vostra missione adunque fu in +tutto inutile e ridicola; e noi protestiamo contro +la leggerezza di un governo che giuoca spensieratamente, +per un male inteso interesse per una +inconcepibile mania di opposizione, la quiete, la +moralità, la vita de’ suoi sudditi. Signori! Noi +vi vogliamo dire, infine, tutta la verità. Non crediate +che qui si congiuri e si tramino ascose insidie +al potere. Forse i cattivi procedimenti dei +nostri rettori andranno movendo, or qua, or là, +reazioni e tumulti; ma le quistioni che abbiamo +col governo hanno per noi un interesse secondario, +e la principale è la questione italiana. Sarebbe +inutile di perder tempo ed opera nelle prime, +innanzi che la seconda non si maturi. Il giorno +che i nostri fratelli italiani crederanno di poter +<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> +combattere lo straniero, noi li seguiteremo coll’energia +di un popolo stanco e indignato; e allora, +o signori, tutte le ragioni tra la corte romana +e i suoi sudditi saranno in breve pareggiate. +Ecco tutto. Questo giorno può essere lontano, +ma potrebbe eziandio essere poco remoto. +Vi sono grandi probabilità anche per questa seconda +combinazione. L’Austria, quest’edificio +composto di elementi che ripugnan tra loro, e +tenuto insieme sin qui dalla sola forza materiale, +nell’interesse di una famiglia sovrana, quest’opera +mostruosa dell’ambizione, ha in sè i +germi del proprio dissolvimento. D’altronde una +grande mutazione si va compiendo nello spirito +del popolo italiano. Egli sente il suo avvenire, si +riscuote alle memorie gloriose del suo passato, +si va educando ai sacrifici, ai martiri, e le vessazioni +non fanno che rattemprare vieppiù gli animi, +per modo che noi dobbiamo saper grado, in +certa maniera, a chi ci fa male. La vita italiana +d’oggidì si è dunque elevata al sentimento della +nazionalità. L’Italiano non si rifugge più, per +evitare il senso delle sue miserie, in uno spensierato +sensualismo. Guardate la letteratura, prima +espressione del sentire di un popolo. Essa oggi +non è più profumata dalle lascivie mitologiche, +dalle ridicolezze pastorali dell’Arcadia; ma è +piena d’aneliti italiani. L’epoca letteraria presente +è un preludio che annunzia le armonie della +futura resurrezione. Non v’ha città, non v’ha +borgo oggi in Italia, ove ogni ceto non s’interessi +delle nazionali speranze, non si accenda ai +discorsi o agli scritti generosi di cose patrie. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> +</p> + +<p> +Signori! credete voi che l’egoismo e le profane +ambizioni di poche tonache nere, di pochi +mantelli prelatizii basteranno a trattenere questo +movimento providenziale di un popolo intero? +Ora a fronte di questi bisogni, di questi sentimenti, +che cosa si vorrebbe fare del suddito pontificio? +Un individuo privato di forza e di dignità, +un essere passivo che si vuole escludere da +ogni cooperazione generosa al ben essere e alla +gloria della sua nazione, a cui si impedisce persino +l’intervenzione ai congressi scientifici italiani, +in cui ogni nobile pensiero, ogni desiderio +civile è punito come un delitto. Signori! vi pare +egli che ciò possa essere, che ciò possa durare? +che anime generose, venute nella coscienza della +propria dignità, della propria libertà morale, +possano patir questo? Non solamente il nostro +governo attraversa ogni via di progresso materiale +del quale pur si giovano gli altri sovrani +per tenere a bada i popoli, contentandoli in questa +più bassa sfera di bisogni; il governo pontificio +distruggere vorrebbe sopra tutto ogni dignità +civile nei propri sudditi. I più elevati bisogni +dell’anima, quei sentimenti pei quali l’uomo +si sente partecipe di qualche cosa di più grande, +che non è la sua meschina individualità, pei quali +patria, nazione sono idee che fanno battere il +suo cuore, tutti questi sentimenti sono in diritta +opposizione cogl’interessi della corte romana. +La censura pontificia non ha voluto passare soventi +volte l’attributo d’Italiano, nel suo senso +più elevato e nazionale. Deplorabile aberrazione, +e che sarà feconda di grandi sventure! Signori! +<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> +il papato, ne’ bei tempi delle Comuni italiane, +fece doppia opera d’indipendenza: liberò +la religione dalla soggezione degl’imperatori tedeschi, +aiutò le città italiane nella gloriosa fatica +della loro emancipazione. Le industrie, i commerci, +le arti belle, le lettere fecondarono la rinata +civiltà italiana in quei tempi di libertà nazionale, +e la civiltà italiana fu la fonte di tutte le +civiltà europee. Ciò rese il papato popolare e nazionale +nel medio evo. Da che il papato si congiurò +negl’interessi dell’assolutismo, e in quelli +dell’Austria, divenne odioso, antinazionale. Non +solo i suol sudditi, ma tutta la nazione protesta +contro quella illiberalità, e questa turpe alleanza +del papa cogli stranieri; e tale protesta è terribile. +</p> + +<p> +Valga l’ammonizione. +</p> + +<p> +Dagli Stati Pontificii, 28 aprile 1846. +</p> + +<p class="pad2 center large"> +<span class="smcap">Fine</span>. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> +</p> + +<h2 id="successore">INDIRIZZO +<span class="smaller">AL SUCCESSORE DI GREGORIO XVI</span></h2> +</div> + +<p class="title"> +SCRITTO +<span class="smaller">PER CURA DI UN GALANTUOMO</span> +</p> + +<p class="indr"> +<i>Diligite justitiam qui +judicatis terram.</i> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> +</p> + +<p class="pad2"> +Gregorio XVI, dopo aver regnato quasi sedici +anni, è morto in pochi dì, plaudenti alla sua dipartita +da questo mondo forse nove decimi dell’intero +suo popolo. Dissero di lui molte vituperevoli +cose. Credo calunnioso quello che si riferisce +alle lascivie, esagerato quanto si bucinò delle +crapulosità, vero del suo egoismo fratesco, dell’animo +chiuso alla compassione, degli altri vizi +che costituiscono un pessimo re. Tuttavia anche +egli avrà il suo apologista; sarà forse il solito +francese Artaud, che ha regalato al pubblico tante +menzogne su Pio VII, Leone XII e Pio VIII. +Per buona sorte i posteri avranno altre storie da +leggere su questi papi, che non quelle dateci dal +francese scrittore; diversamente, addio verità e +buona fede. +</p> + +<p> +Ma Gregorio è già stato giudicato da tutt’altri +giudici, che non quelli del mondo, e ora sa +ben egli se gli sarebbe tornato meglio il conto di +essere stato un papa e re galantuomo. +</p> + +<p> +Questo mio scritto non ha per iscopo il discorrere +della riunione e indipendenza di tutta Italia. +Un cambiamento così grande potrà forse accadere, +ma siccome io non credo alla distruzione +<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> +dell’impero austriaco, primo ostacolo per la formazione +della nostra nazionalità, così ritengo che +dei papi-re ve ne saranno ancora per molto tempo. +Fidando però nella soverchiante forza delle +attuali circostanze politiche, posso lusingarmi +che un papa nuovo o per buona volontà o per +proprio interesse debba devenire a cotali miglioramenti +civili, da poter dire una volta i suoi popoli +che il Governo pontificio non è più finalmente +il peggiore regime di quanti ve ne siano al +mondo, non esclusi neppure i governi della Turchia +e della Russia, se non in modo assoluto per +questi ultimi, avuto riguardo almeno al grado +progressivo del nostro incivilimento. +</p> + +<p> +Papa Gregorio XVI, salito in trono in momenti +da far tremare qualunque coraggioso, si dispose +a fare qualche miglioramento politico in +favore de’ sudditi, e prometteva con molte amorevoli +parole un’<i>era novella</i>, per isviare forse +quella tremenda tempesta che minacciava così +appresso il governo pretesco. Era riserbato ai +soliti Tedeschi di rassecurarlo, e colla forza fisica +far tacere i popoli, e frenarli nelle loro disposizioni. +Fu allora che Gregorio dimenticò di aver +promesso l’<i>era</i>, e se pure pose mano a dare un +qualche ordinamento a certe instituzioni, ciò fece +perchè da straniera forza vi fu costretto. E +così, se ordinò la compilazione di un codice criminale, +mentre tutt’ora erano in vigore gl’infami +bandi generali, o qualche istruzione circolare pei +giudizi criminali, a questo si venne non tanto col +saggio fine di abolire gli abusi e l’arbitrio, ma +per compilar su all’impazzata quel titolo sui delitti +<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> +di fellonia, che è una mostruosità pe’ tempi +nostri, un vero anacronismo. +</p> + +<p> +Dopo che e colla forza straniera e col carcere +e coll’esilio di molti il governo papale si vide al +sicuro d’ogni pericolo, e quando gli autorevoli +stranieri cessarono d’insistere per qualche miglioramento, +Gregorio XVI non si occupò più di +alcuna utile ordinanza, derogò con secrete e pubbliche +circolari a molte di quelle che erano state +fatte, ed avendo già dichiarata nulla ed irrita una +capitolazione che avea a nome della S. S. segnata +l’eminentissimo Benvenuto, si pensava ad innalzar +patiboli e mannaie per disfarsi di coloro +che avevano sturbata l’antica oziosità de’ preti. +Se non che a tanta nequizia si oppose un potente, +non so più se per amor di giustizia, o per +quella malvagia ipocrisia di che ne’ primordi del +suo regno abbisognava. +</p> + +<p> +Insomma dalla rivoluzione del 1831 il governo +segnò un’epoca di efferata tirannide; l’arbitrio +e l’insolenza e l’oppressione furono il carattere +politico distintivo del regime pontificio; e +con sì grande pervicacia si perseverò nelle iniquità, +che un nuovo papa troverà tanto da migliorare, +da rendere immortale il nome suo, e +far contenti e tranquilli quei popoli che la fortuna +gli darà da governare. +</p> + +<p> +Questo scritto io indirizzo al successore di +Gregorio, non senza invidiargli la gloria di cui +si coronerà se avrà cuore e mente di non ormare +il suo antecessore, la fama del quale durerà obbrobriosa +per molti secoli. +</p> + +<p> +Io non tratterò la materia che sto per iscrivere +<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> +da profondo filosofo e politico. Questo esigerebbe +una mente altissima ed un tempo assai lungo. +Traccerò i principali mali del governo presente, +e proporrò quei rimedi che una spassionata +pratica di cose sa proporre. +</p> + +<h3>CAPITOLO I.</h3> + +<p> +E poichè mi è caduto in acconcio di nominar +poco sopra il codice criminale, io voglio, senza +pretendere di farne un’analisi filosofica, enumerare +alcuni principali difetti, seguendo in ciò, +non già la mia particolare opinione, chè non +avrebbe valore alcuno, ma quella di giurisprudenti +dottissimi, tanto nazionali, che stranieri. E +qui, come che quello che io sto per dire non appartenga +strettamente al codice stesso, bensì al +regolamento di procedura criminale, è il luogo +veramente da mostrare come una stranissima +legge vieta che le sentenze emanate dai tribunali +collegiali di prima istanza sieno sempre inappellabili, +tranne quelle di pena capitale, che possono +venir nuovamente discusse in un tribunale d’Appello. +Notate mostruosità di legislazione! Un reo +può richiamarsi da una sentenza pretoriale che +gl’infligge la pena di un mese di detenzione, e +deve chinar la testa e tacersi alla condanna di +una galera perpetua. Si dirà che un giudice singolare +potea errare, potea non applicar bene la +legge, ed essere impossibile che un tribunale collegiale, +composto di quattro individui, possa esser +tratto in errore da danneggiar la vita del reo. +Senza opporre a questa obbiezione validissime +<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> +ragioni di diritto, che pur ve ne sarebbero moltissime, +piacemi di addurne una sola materiale e +semplice, alla portata anche di un volgare, e dirò +che: se nelle cause civili di diritto e di fatto, +siano pur anche di una piccolissima somma, un +giudizio contrario, benchè unanime, può venire +appellato, riappellato, visto, rivisto, da far dibattere +anche un mezzo secolo avanti tutti i tribunali +dello stato una causa qualunque; vi sarebbe +maggior rettitudine e giustizia di accordare l’appellabilità +nelle cause criminali, le di cui sentenze +affliggono il morale ed il fisico degl’individui, +che in vero è un po’ più delle sostanze e di alcuni +diritti privati. +</p> + +<p> +So che gli autori di quel regolamento hanno +addotte anche altre ragioni a sostegno di questa +pratica criminale; ma per mia fè, niuna di esse +regge al paragone del fatto che ho accennato io, +in confronto del quale tutte le cose che essi hanno +dette sono di un valore minore assai, e non +possono aver mai trionfo su di quello. Quindi faccio +fine su quest’articolo, che io ho trattato, come +tratterò gli altri che gli verranno dietro, in +una maniera popolare, perchè bramo essere inteso +dai più. +</p> + +<p> +Esaminati in cumulo ed in particolare i titoli +del codice criminale, sonvene alcuni che bastevolmente +corrispondono agli attuali bisogni del +popolo, e reggonsi su buoni principii di diritto. +Ma non v’è capo dove non sia incastonata, dirò +così, quasi gioiello della tirannide, una pena improvvida, +un’ingiustizia, una legge fuori dell’attualità, +e sproporzionata all’epoca. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> +</p> + +<p> +Tu vedi nel primo titolo al paragrafo 7.º sanzionati +i tribunali ecclesiastici, ed il privilegio ai +preti ed a taluni altri di eccepire al foro sacro. +</p> + +<p> +Tali prerogative sono state dimostrate ingiuste. +I tribunali ordinari devono servire per tutti, +ed è tempo che nuove bolle e nuove costituzioni +apostoliche deroghino a quelle che accordano cotali +esenzioni, poichè una sola legge, una sola +norma deve regolare ogni ceto, ogni condizione, +ogni casta di uno stato. Nulla di più assurdo e +ridicolo di quello di accordare ai preti un grado +minore di pena, come se nella natura del prete +fosse insita di necessità e sempre qualche qualità +sgravante il grado di un delitto. Io stimo che il +prete debbasi nelle punizioni considerare come +qualunque altro cittadino, e se vi dovesse esser +mai una diversità di grado nella pena che gli +s’infligge, questa dovrebbe consistere anzi in un +aumento; poichè la colpa è sempre più orrida +nell’uomo del santuario, il quale si presume debba +essere puro, addottrinato, civile, in istato insomma +da essergli facile lo evitare un delitto e +saperne prevenire le cagioni. +</p> + +<p> +Nel titolo della estinzione dei delitti e delle +pene si accorda qua e là a caso e capricciosamente +la prescrizione anche a delitti atroci; ma al +paragrafo 47.º si dichiara, che questa non ha +mai luogo nei delitti contemplati al lib. 2.º, tit. +1.º e 2.º — +</p> + +<p> +Basta aver fior di senno per indovinare a che +cosa si riferiscano cotali numeri. Gregorio XVI, +non meno efferato di quell’altro Gregorio XII +che sempre sclamava col Profeta: <i>maledictus +<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> +homo qui prohibet gladium tuum a sanguine</i>, +avrebbe più facilmente rinunziato al papato, che +sacrificare il piacere della crudeltà contro di coloro +che osarono o con parole o con fatti mostrarsi +nemici del governo de’ preti. +</p> + +<p> +Senza che io parli degli altri inconvenienti +compresi in tutti i titoli del libro 1.º, ciò che hanno +fatto e possono meglio fare i criminalisti scrittori, +passo al libro 2.º del codice che si riferisce +ai delitti in ispecie ed alla loro punizione, e mi +occuperò quasi esclusivamente del titolo 2.º, quello +precisamente che ha dato luogo alla formazione +di questo <i>modello corpo</i> di leggi criminali. +«L’attentato alla vita del sovrano, ancorchè non +segua l’effetto, è punito colla morte di esemplarità,» +così il § 83.º +</p> + +<p> +Io voglio esser tanto generoso con quel leggidatore +da menargli buona la pena di morte per +chi attenta alla vita del sovrano. Ma, per amor +del cielo, che non la prodigalizzi poi tanto, perchè +io non gli verrò già fuori colle teoriche del Beccaria, +che potriano aver del rancido ed esser sospette, +gli potrò inculcare di leggere un recente +scrittore cattolicissimo, più cattolico per avventura +dei preti stessi di Roma, il quale asserisce, +senz’andar troppo per il sottile, «che la pena +capitale è certo equa e legittima quando è assolutamente +necessaria alla salute della Repubblica; +ma aggiunge accordarsi oggi tutti i giudiziosi +nel reputarla dannosa, non che superflua, +rispetto ai delitti che si attengono alle politiche +opinioni.» E se sapeste poi quante innumerevoli +e difficili condizioni si richiedono perchè +<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> +possa quella pena dichiararsi assolutamente +necessaria, voi vi smarrireste nelle ricerche, e +trovereste che mai, o quasi mai, si verificherebbe +cotale necessità. Tuttavia, perchè l’attentare +alla vita del sovrano è un fatto, più che una opinione +politica, io a malincuore sì, ma convengo +esser giusta la pena capitale, sempre però che il +delitto sia provato più che matematicamente e +giudicato da un tribunale ordinario per escludere +quella ribaldaglia di Commissioni, di cui il +nome deve essere sempre aborrito e spregiato +da ogni buon cattolico ed onesto cittadino. +</p> + +<p> +Infatti, come soggiunge il nominato: «Tutti +oggi convengono che, quando la pena del capo +è richiesta, essa non può esser giustamente inflitta +fuori di quegli ordini giudiziali che assicurano +all’innocenza la maggior guarentigia +possibile, e rimuovono dalla coscienza pubblica +il gravissimo scandalo che nascerebbe quando +l’effusione del sangue non fosse appieno giustificata +nell’opinione universale. Altrimenti la +morte data anche all’uomo più facinoroso del +mondo non è un atto di giustizia, ma un assassinio: +perchè assassino si chiama l’uccisore di +un uomo la cui reità non è chiarita e certificata +giuridicamente mediante il concorso di quelle +moltiplici cautele, che non sono mai troppe +quando il piato riguarda la vita e la morte dei +cittadini.» +</p> + +<p> +«E perciò que’ tribunali straordinari subitanei, +fatti o per dir meglio abborracciati a furore, +e composti di giudici ignoranti, inesperti, +parziali, venderecci, prezzolati, avvezzi a +<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> +menar le mani, a far sangue, e abili a trattar +la sciabola anzichè la bilancia della giustizia; +quei processi occulti e senza regola; quei costituti +subdoli e insufficienti; quei modi sommarii +e precipitosi, che si costumano fra i barbari +orientali, sono reputati iniqui ed infami dai popoli +cristiani e civili.» Mi esimo di parlare più +a lungo delle Commissioni militari o miste, dopo +questo fedelissimo quadro del Gioberti, e perchè +spero che i miei lettori conoscano anche il libriccino +dell’italianissimo Azeglio, in cui di codeste +infamissime Commissioni si parla come +ogni galantuomo ed Italiano deve discorrerne. +</p> + +<p> +«E la società ha anche ragione ad esigere, prima +che la legge si valga del funesto diritto di +sangue, che si abbia l’occhio all’età, all’educazione, +all’indole, alla professione, alla vita +preterita del delinquente, agli aggiunti del delitto, +ed a tutte le circostanze che possono scemare +la gravezza, e render per qualche verso +chi l’ha commesso degno di scusa e di compatimento.» +Che è quanto dire co’ principii della +vera scuola criminale, che le pene inflitte a quei +delitti, che un governo savio non seppe prevenire, +sono pene ingiuste, la cui infamia sta in quelli +che le danno, non in coloro che le ricevono, e +si risolvono esse stesse in altrettanti delitti di violazione +privata e pubblica, ed ingiustizie enormissime. +Ora lascio io giudicare ai più indifferenti: +se il governo papale sa prevenire con un +onesto regime il desiderio di ribellione ne’ suoi +popoli, o se invece non sarebbe giustificata una +rivoluzione ogni giorno. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> +</p> + +<p> +«Sono puniti con la morte di esemplarità coloro +che promuovono o sostengono la sedizione +o insurrezione, ec.» § 84.º Regolamento, ec. +</p> + +<p> +Vi sono nelle umane società certi momenti, +certi estremi in cui un popolo ha tutto il diritto +a ribellarsi ad un sovrano, o a cambiare stato, o +a dimandar quei miglioramenti che sieno proporzionati +al grado del proprio incivilimento. Io non +debbo sviluppare codeste dottrine, ed entrare in +certe disquisizioni. Trattarono questo argomento +scrittori più che ortodossi, e quando queste teorie +giovavano all’interesse della santa Sede, essa +medesima le lodava e sanzionava. Oggi è utile +alla teocrazia di Roma di esercitare con sicurezza +la tirannide, e condanna nel capo gli autori +diretti o indiretti di qualunque ammutinamento. +Ma il <i>jus sanguinis</i> nel caso nostro <i>non est in +jure</i>, e la maggior parte delle cose dette nell’articolo +superiore appoggiano anche troppo la mia +opinione, perchè io debba ripetere quelle massime, +ed aggiungerne altre a convalidar l’argomento. +</p> + +<p> +«Il condannato pei delitti contemplati nei +due articoli precedenti perde ogni diritto alla +porzione disponibile del suo patrimonio, ec.» +§ 85.º +</p> + +<p> +Eccoci alla confisca dei beni. A quella pena +che fa soffrire all’innocente l’ammenda del reo, +e che pone nell’innocente stesso la disperata necessità +di commetter delitti. Checchè abbiano +detto alcuni accigliati criminalisti sulla convenienza +della confisca, nè io, nè alcun uomo che +abbia in cuore un po’ di rettitudine potrà patire +<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> +che per la pretesa cattiveria di un padre debbano +i figli trovarsi nella miseria, e scontare essi +la pena di un delitto che non commisero e che +non avrebbero potuto evitare. +</p> + +<p> +Se i legislatori presero norma dall’Esodo, dove +trovano scritto che Dio punisce le colpe de’ padri +ne’ figli, talora fino alla terza e quarta generazione, +oh ben s’illusero essi!! +</p> + +<p> +Le cose di Dio sono imperscrutabili ad occhio +umano; forse le parole del santo libro sono dirette +a dipingere con enfasi orientale l’orrore +della colpa, e quel giudice che volesse prender +norma dai giudizi divini per giudicare gli uomini, +addimostra una tracotanza che oltraggia la +natura e la divinità. E poi, nella nuova legge di +Gesù Cristo, quando la mercè della santa redenzione +gli umani furono tolti dalla captività di +satanno, non si umanizzò tutto quaggiù, non fu +bandito il rigor delle pene, non s’inculcò dalla +legge evangelica la carità, la moderazione, la +mitezza de’ giudici?.... +</p> + +<p> +E da ultimo occorre che i legislatori alla perfine +si uniformino alle sentenze della moderna +filosofia, le quali stabiliscono che le pene per un +sol delitto, in un solo individuo, non possono, non +debbono esser multiplici ma sempre <i>uniche</i> e +proporzionate alla qualità, al grado della colpa. +</p> + +<p> +Il § 86.º inclina ad esser più umanitario, e diminuisce +di due ed anche di tre gradi la pena a +coloro che furono sedotti a cospirare, ec. +</p> + +<p> +La seduzione vera importa, il più delle volte, +estrema accortezza nel seduttore, e somma esperienza +nel sedotto. Però in questo caso era più +<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> +consentanea alla giustizia una pena correzionale +ed una ammonizione ad esser più cauto, di quello +che limitarsi alla diminuzione della pena. +</p> + +<p> +«Quelli che nella sedizione o spontaneamente +o all’ordine del magistrato o all’intimazione +della forza si sono ritirati, e depongono le armi +restano esenti da pena, <i>ad eccezione de’ capi, +o complici principali</i>.» Qui la resipiscenza +viene calcolata per alcuni, rimane inutile per +gli altri. Quando la legge è autorizzata a far calcolo +e dare un valore al pentimento di un delitto +incominciato, non deve aver luogo distinzione di +sorta; tutti debbono esser compresi nella santa +legge del perdono, e più quelli che, per esser +capi o complici principali di un fatto contro il governo, +dovettero naturalmente fare uno sforzo +maggiore per persuadere a loro stessi d’intralasciare +un’impresa che era già radicata ne’ loro +cuori, e piena di speranze e di probabilità. Quindi +si deve supporre in loro più ingenuità nel +pentimento e più costanza nel perseverare nel +bene. +</p> + +<p> +«I §§ 88.º e 89.º puniscono con la pena di +morte l’attentato (quand’anche non ne segua +l’effetto) alla vita de’ cardinali, o ai capi magistrati +in odio di ufficio, ec.» +</p> + +<p> +Eccovi prodigalità inaudita di decapitazione, +e infame abuso di forza e di potere governativo. +Poi nei seguenti articoli non si discorre altro che +di ammazzare, di galere perpetue, di galere a +vent’anni, a quindici, a dieci, a cinque, a tre, e +si è adoperata un’arte diabolica, insidiosa a cercar +trame da per tutto, a sognar società in ogni +<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> +riunione, a punire un atto, un pensiero, uno +scherzo inconsiderato, una parola incauta, un +sorriso innocente. E persone illustri, civili, scienziate, +educate ad una vita comoda, agiata, si condannano +a portar ferri, ai lavori pubblici, accanto +al ladro, all’assassino, al parricida, fra uomini +malvagi, rozzi, ineducati, abbietti; nel lezzo +delle galere pontificie, umide, malsane, ove si dà +un vitto insalubre, nauseante, scarso, che farebbe +ribrezzo agli stessi animali. E queste sentenze +si danno, invocato prima il santissimo nome +di Dio, a nome di Sua Santità, successore di san +Pietro, vicario di Gesù Cristo in terra, che dovrebbe +figurare nel mondo come simbolo di pace, +di carità, di umiltà. +</p> + +<p> +Io ho raccattato su in un periodo tutto l’infame +titolo dei delitti di lesa-maestà, perchè mi +mancò il cuore, e fui nauseato dal farne un’accurata +analisi, che avrebbe condotto ad una noiosa +lungaggine ed indispettito troppo il lettore. +Ognuno può di per sè stesso gittare un’occhiata +su quel codice <i>Modello</i>, promesso con tanta pomposità +di parole, e la morte mi colga in mal punto, +se la lettura di esso non produce in un cuore +un poco delicato quel fremito e quella indignazione +che ognuno suol provare alla vista di una +forza prepotente, che altro diritto non ha per +nuocervi, all’infuori della forza materiale che +prepondera. +</p> + +<p> +Dal titolo 3.º al titolo 9.º inclusive sono raffazzonate +molte leggi fra buone, cattive e pessime, +che abbisognano di una radicale riforma. Starà +al nuovo papa il commetterne lo studio a persone +<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> +probe ed intelligenti, che non mancano sicuramente +nello stato pontificio. Nè bisogna col +consueto egoismo ritenere che il privilegio della +scienza sia rinchiuso nella sola città di Roma. +Certo nella capitale non mancano persone oneste +e dotte, il cui consiglio può riputarsi gravissimo +in materie sì fatte. Ma nelle provincie sonvi sapienti +modesti, che intendono molto bene le cose +pel verso loro, ed è ormai tempo che quando si +tratta di ben pubblico vengano chiamati i consiglieri +più idonei, senza tanto riguardo ai pretesi +privilegi de’ giuristi della regina Roma. Ma tornerò +su questo argomento a suo luogo, e farò +vedere in un apposito titolo dove arrivi la sfrontata +tracotanza del governo nel conferimento degli +impieghi. Ora mi preme di dare un’occhiata +al titolo 10.º del codice <i>Modello</i> sui delitti contro +i buoni costumi e contro l’onestà. +</p> + +<p> +L’indecente abuso di lasciar libera alle donne +la scelta del tribunale ove discutere una causa di +stupro ed ingravidamento ha portato che bagasce +d’ogni genere (approfittando dell’ignoranza +de’ preti e della loro condiscendenza nel favorire +il puttanesimo), appena si avvedono di portare in +seno un illegittimo frutto de’ loro diversi amori, +corrono avanti ai tribunali ecclesiastici ad incolpare +di uno stupro il più delle volte violento, +quello fra’ tanti che torni meglio al conto de’ loro +cattivi desiderii, di un buon dotamento cioè, o di +un probabile matrimonio. Basta che una svergognata +sgualdrinella, accusando qualunque per +autore del di lei spulcellamento, possa giungere +a provare che quel male avventurato praticasse +<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> +nella di lei casa, ed amoreggiasse con seco, perchè +i tribunali ecclesiastici, senz’altro cercare, +lo condannino a tre anni di opera pubblica, o a +dotare, o sposare la zambracca svergognata. +</p> + +<p> +Qui, come avverte saviamente Filangeri, un +delitto commesso in due viene punito nel maschio, +premiato nella femmina. Quanto è necessaria +però una radicale riforma su questa legge +proteggitrice della bricconeria di cotali bertucce! +</p> + +<p> +I tribunali ecclesiastici se devono bandirsi, come +dicemmo in principio, per ogni sorta di quistioni +civili e criminali, molto più sono da abolirsi +in questo caso, in cui la cognizione scandalosa +di certe disoneste materie appena è tollerabile +dai laici, i quali pure dovrebbero trattarle +con la maggior verecondia. Quindi i §§ 168.º, +169.º del codice <i>Modello</i> devono cancellarsi, sostituendone +uno più mite assai per punire coloro +che saranno senza dubbio chiariti stupratori violenti, +e quando la semplicità e specchiata condotta +della stuprata sarà apertamente manifesta, +non già dai documenti parrocchiali, soliti ad essere +menzogneri in ciò, ma da ripetute ed esatte +informazioni e deposizioni, dalle quali risultino +la irreprensibile condotta, la seduzione e la +violenza. Senza questa riforma i piati di tal genere +saranno frequentissimi innanzi ai tribunali, +e diventerebbe troppo svergognata la protezione +che la legge accorderebbe a coloro che, giusta +il dir del Piazzoni, <i>multoties sibi dotem lucrantur +et repetito mercatu porcum suum vendunt</i>. +Conchiudo che lo stupro debbasi punire quando +vi è aggiunta una provata violenza, e che negli +<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> +altri casi non ha luogo alcuna inflizione di pene, +e solamente una correzionale per guarentigia del +buon costume, comune però ad ambedue i complici +maschio e femmina insieme. +</p> + +<p> +Gli altri paragrafi componenti il titolo di cui +ci occupiamo, sono tutti o quasi tutti meritevoli +di riforme, o modificazioni proporzionate allo +stato attuale de’ costumi e delle presenti cognizioni. +</p> + +<p> +«Se i vindici della giustizia, allorchè hanno a +trattare di un infanticidio, quella scrupolosa +diligenza che adoprano nello scrutinare le prove +del fatto, l’adoprassero insieme nell’indagare +e comprendere tutte le cause morali che +possono avere influito sull’animo dell’imputata, +prima o nell’atto ch’essa divenne colpevole, +e queste ponessero in giusta bilancia cogli +effetti, io son certo che un buon terzo fra le infanticide +diventerebbero presso loro più oggetti +di commiserazione che di pena; un’altra +terza parte potrebbe essere con più rettitudine +inviata ad un ospizio di dementi, che sul patibolo; +nell’ultime finalmente assai poche troverebbero +che fossero state guidate al delitto +per assoluta immanità. Imperocchè non le più +cupe immagini di Dante, non i più tetri pensieri +di un Byron basterebbero a dipingere +l’orribile strazio d’una infelice giovanetta che, +resa vittima d’un fuggevole delitto, sia in sul +punto di doverne emettere dalle viscere proprie +l’illegittimo frutto, di trovare il mezzo di +nasconderlo per sempre alla vista degli uomini. +Spaventose idee a infamia perpetua, di miseria, +<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> +di carcere, di carnefice, di morte; una +religione che la condanna come colpevole ad +eterno supplizio, uno stato che minaccia ad +ogni istante con dolori atrocissimi la vita, una +folla di teneri sentimenti materni, che quanto +più dolci al cuore, altrettanto avversi ed abborriti +insorgono alla ragione, che li teme e +con violenza li soffoca, una solitudine orribile, +una privazione assoluta di soccorsi, uno sfinimento +mortale di forze: questi sono i primi e +veri testimoni del delitto, che i giudici dovrebbero +consultare, e riflettere poscia per sè medesimi +se così strane e diverse torture di corpo +e di mente siano piucchè bastevoli a togliere +ogni discernimento e giudizio, e qual valore +dinanzi alla legge debba darsi ad una colpa +che il più delle volte è commessa nello smarrimento +dei sensi e dell’intelletto.» +</p> + +<p> +Io non ho potuto resistere al desiderio di trascrivere +letteralmente questo commovente quadro +del professore Pucinotti, il quale senza altri +argomenti mi deve bastare per dichiarare soverchiamente +rigorosa la pena che al capo 276.º +§ 7.º, la legge infligge a quelle madri che, spinte +da una terribile riunione di circostanze, si determinarono +a commettere un atroce delitto qual +è l’infanticidio. Il cielo non voglia che alcuno +avesse a credere che io volessi scusare un eccesso +così mostruoso nell’umana società. Ma siccome +è certo che le spinte a cotal delinquenza furono +e debbono essere sempre formidabili, la legge +dovrebbe esser più umana nella maggior parte +de’ casi, e solo conservarsi severissima in quelle +<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> +circostanze in cui potesse manifestissimamente +provarsi, che non ebbe luogo il concorso di tante +imperiose impulsioni morali, che non fu insomma +irresistibile la tendenza a delinquere. Vero +è che la legge in parte considerò le cose anzidette, +e volle che non vi andasse la pena del capo +per quella madre che commise l’infanticidio +onde occultare per sentimento di onore un parto +illegittimo: ma la reclusione perpetua è, a parer +mio, troppo soverchia, e a sentimento di dottissimi +filosofi dovrebbe essere un poco diminuita. +</p> + +<p> +Non so poi perchè nel titolo 21.º, al capo 308.º, +la legge ordini che nell’esposizione di un infante, +la pena si aumenti di due gradi, quando l’esposizione +fosse fatta dai genitori. Ciò starà bene +allorchè l’esposizione fu fatta da genitori legittimi, +per certe ragioni, che, qualunque esse +siano, non sono mai attenuanti il delitto. Ma se +intende parlare di esposizione di figliuoli illegittimi, +questo, io penso, è stimolo a far commettere +più facilmente l’infanticidio, il qual delitto essendo +di facile occultazione e di prove difficili, +una madre sarà meglio tentata ad uccidere il figlio +sulla speranza di totale impunità, di quello +che ad esporlo col timore di una pena lunghissima. +Ed oltre a ciò sono di opinione che la madre +che espone il figlio lo faccia colla speranza +che le venga rinvenuto e raccolto ed assicurato; +con che avendo essa voluto evitare un delitto +maggiore, merita in vece una pena minore, non +già che venga aggravata di due gradi, siccome +poco filosoficamente si è fatto nel codice <i>Modello</i>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> +</p> + +<p> +Nel titolo 23.º, dove si parla delle ferite, è a +considerare che il codice adotti una riforma basata +sui principii esposti dal professore Pucinotti, +che è stato il primo a render filosofico un trattato +il quale fino ai nostri giorni fu troppo grettamente +considerato. I governi sani non debbono +esser ritrosi ad accettare i miglioramenti che +presentano progressivamente le scienze; ma il +nostro, non v’è chi possa negarlo, è sempre l’ultimo +a risentire l’influenza del progresso, ed il +più delle volte s’induce al meglio non tanto per +il desiderio del buono, quanto perchè ve lo costringe +la necessità. +</p> + +<p> +In questo medesimo titolo, al capo 217.º, vuol +punire le ferite tendenti a suicidio colla detenzione +sotto sorveglianza da uno a tre anni. Dio +perdoni questo goffo svarione legale a quell’inesperto +che lo consigliò. Egli non previde che tanta +punizione esacerberà sempre più l’anima di +quello sciaurato che tende ad uccidersi; che se +anche non riuscirà a eludere la sorveglianza per +effettuare ciò che va meditando, darà piena esecuzione +al proprio proponimento appena avrà +subìta la ingiusta pena. Gl’individui che tentano +di uccidersi, tutti i criminalisti ne convengono, +meritano, più che pene, compassione. Occorre +apprestar loro medicine morali, che tranquillizzino +il loro spirito turbato, e farli sorvegliare; +e qualora in qualche caso dovesse aver luogo una +punizione, questa deve limitarsi a misure correzionali +di polizia, e nulla più. +</p> + +<p> +Mi credo autorizzato a risparmiarmi qualunque +osservazione sul titolo 25.º dei furti, perchè +<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> +tutti gl’intelligenti convengono nella necessità +di costruirne un nuovo, atto a punir con più giusta +proporzione un genere di delitti tanto nocivi +all’umana società. Si è accordato soverchio favore +a’ ladri, e si è detto loro apertamente che +quando abbiano a rubar mille scudi, meglio è che +ne rubino diecimila, ventimila, poichè la pena o +è quella medesima, o vi è tanta poca differenza +da compensar molto bene un furto grandioso, +tale che possa costituirsi in ricchezza, allorchè +saranno dopo dieci o quindici anni usciti dai luoghi +di condanna. Nei furti qualificati poi la condiscendenza +che accorda la legge è anche più +indulgente, poichè la pena massima di quindici o +venti anni inflitta a chi ruba cinquecento, non +viene aumentata quand’anche il ladro rubasse +scudi diecimila. +</p> + +<p> +Pongasi il caso di un domestico che goda la +piena confidenza di ricchissimo padrone: lo deruba +di un’enorme somma. Viene condannato a +quindici o venti anni. Egli sarà entrato giovanissimo +nella galera, ne verrà fuori fatto adulto, e +potrà godersi le ricchezze derubate o in luogo +straniero, o adoperando nel luogo stesso del delitto +poche cautele che bastino a farlo comparir +tale da non essere in caso o di restituire o di rifare +il danno. Condannino pure di trivialità queste +osservazioni, ma io avrò sempre parlato di +fatti probabilissimi, suscettibili ad essere intesi +ed apprezzati da tutti. +</p> + +<p> +Queste poche cose ho io creduto di dire intorno +al codice criminale vigente nello stato pontificio. +Dissi da principio che avrei fatto osservare +<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> +solamente i mali maggiori che in esso si contengono, +e ben mi sono io strettamente attenuto alle +promesse. Chi avesse e volontà e mente di fare +opera pietosa ai sudditi pontificii, dovrebbe +con ogni impegno studiarne parte a parte ogni +articolo, ed accennare quelle riforme e modificazioni +che una sana teorica di diritto criminale sa +proporre. Il successore di Gregorio XVI, chiunque +egli sarà per essere, non vorrà certo isfuggire +a que’ miglioramenti che menti illuminate e +scevre da pregiudizii gli proporranno. Se egli +sarà geloso della propria gloria, e se considererà +che una incancellabile infamia cadde sulla memoria +dell’antecessore, vedrà che sarà più vantaggioso +per sè, essere amato piuttosto che odiato +dal proprio popolo. +</p> + +<h3>CAPITOLO II.</h3> + +<p> +Ora io dovrei, e lungamente, parlare di quella +imbrogliatissima collezione di norme e regole +nei giudizii criminali che viene intitolata con le +pompose parole di <i>Regolamento organico, e di +procedura criminale</i>. Ma se io ciò facessi m’intricherei +in un laberinto da cui non potrei riuscire. +Ivi sono raccolte disposizioni contraddittorie, +ordinanze incertissime, principii immorali, tranelli +alla innocenza ed ogni sorta di nequizie, errori +di diritto, di equità, di giustizia. Vi sarebbero, +è vero, qua e là sparsi buoni ornamenti, +vi figurano monitorii a non abusare, ad attenersi +a certe norme, che in effetto sarebbero secondo +le leggi del giusto; ma non vi sono minacce, +<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> +non pene pei trasgressori, tanto che nella più +parte de’ casi gli officiali ed i magistrati ed i ministri +possono fare come fanno a posta loro, a capriccio, +senza che per questo vengano o interdetti +o puniti. Non posso però esimermi dall’accennare +i precipui inconvenienti che con la semplice +lettura di quel libro si fanno manifesti agli +occhi anche di un volgare. Tali sono, a modo di +esempio: +</p> + +<p> +Il divieto della pubblicità dei giudizii, che è +contro la sicurezza de’ prevenuti. +</p> + +<p> +La validità delle deposizioni anche dei parenti +in primo grado ne’ delitti di lesa maestà: infame +abuso de’ soli governi tirannici e contrari alle +leggi del Vangelo. +</p> + +<p> +Il riunire nei giudici singolari il carico di costruire +il processo nelle cause di loro competenza, +ed il diritto di emanar sentenze nelle cause +stesse. Essi diventano giudici e parte, ed il giudicio +pel reo sarà sempre contrario, perchè nessun +governatore, o assessore, o giusdicente vorrà +condannar mai una propria produzione con +un giudizio contrario allo scopo che si prefisse +mentre costruiva il processo stesso. +</p> + +<p> +L’inutilità dell’appello in certe cause minori +di minima pena. Prefigge la legge un termine di +dieci giorni per la revisione di una causa pretoriale. +Se al prevenuto fu inflitta la pena di quindici +giorni, tra per il tempo che accorda la legge +al tribunal superiore per riveder la causa, e +per i giorni che si consumano negl’intìmi, nelle +dichiaratorie ed altre formalità, la pena è scontata +per intero: per cui si rende inutile qualunque +<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> +diritto di appellabilità. E se il giudizio fu ingiusto, +un innocente avrà dovuto subire una pena +per l’imprevidenza della legge. +</p> + +<p> +Il non essere obbligatorio ai giudici di conformarsi +al parere giurato dei periti, quando questo +ha luogo nelle cause maggiori, o minori. Qui +il pontefice legislatore sembra che voglia far partecipi +i giudici della infallibilità che a lui solo accorda +Gesù Cristo, o almeno li crede enciclopedici. +A che serve, dirò io, il voto delle persone +dell’arte, se, dopo che è stato invocato per un +giudizio, i giudici non vi si debbano attenere? +</p> + +<p> +L’esser sufficiente ai giudici il convincimento +morale per sentenziare della vita, o della libertà +de’ rei. Questo paragrafo è stato sempre cagione +di risa ai sapienti. +</p> + +<p> +L’accordare l’impunità pei soli delitti di lesa +maestà. Infame abuso anche questo, proprio dei +soli governi tirannici. +</p> + +<p> +E non finirei mai se volessi seguitare ad enumerare +i mali maggiori di codesto regolamento; +ond’è che io faccio fine, inculcando fervorosamente +anche adesso al dotti italiani di pubblicare +quelle norme utili e saggie che mirano al migliore +andamento della procedura criminale. +</p> + +<h3>CAPITOLO III.</h3> + +<p> +L’ordine delle materie mi condurrebbe adesso +a dover dire qualche cosa sul codice civile dei +sudditi pontificii. Ma per grazia della santa Sede +apostolica noi manchiamo di un codice parziale. +Il lettore non mi faccia il broncio, perchè +<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> +la bisogna va proprio così, ed io non ispaccio +menzogne. Per noi sta ancora il vecchio corpo +delle leggi giustinianee, vestito qualche volta alla +bergamasca con bolle e costituzioni apostoliche, +talchè è un ridere proprio da matti vedere il digesto +sì fattamente imbavagliato. V’è però un +regolamento di procedura, dove hanno cacciato +qualche cosa di positivo sui testamenti, un saggio +brevissimo, dirò così, di legislazione. Le incoerenze +che sono dentro questo regolamento, le +formalità inutili, le lungaggini dannose, le oscurità +di certe disposizioni, le massime erronee, le +esorbitanti tasse e governative e curialesche, formano +un tutto così variato che miglior musaico +credo non sia mai stato lavorato dai nostri buoni +antichi. Da tutto ciò emerge che i giudizii sono +eterni, mille possono essere gli appelli secondo +la maggiore o minor scaltrezza dei curiali, le +spese infinite, e quando la causa è terminata il +vincitore non ha guadagnato niente, il perdente +rimane senza nulla, ed il patrimonio combattuto +parte se lo piglia il Governo, parte i causidici. +Perciò si dà luogo a contratti nascosti, fittizii, +immorali, cagione essi stessi di nuove liti e di +miserie. +</p> + +<p> +Io questa volta non mi rivolgerò agli scienziati +italiani, perchè propongano essi un codice al +governo pontificio. Sentii sempre lodare da tutti +il corpo di leggi fatto riunire da Napoleone sotto +il suo assoluto impero. Tranne alcune cose, che +forse non converrebbe accettare al governo nostro, +io stimo che quel codice sia utilissimo e +adattato per noi. Il nuovo papa potrebbe ingiungere +<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> +ad alcuni dotti di esaminarlo, ed apporvi +quelle poche riforme che sono necessarie, e quindi +adottarlo. Il bene, da qualunque parte ne venga, +non iscapita mai della sua natura. E poi quel +codice non è già opera di Napoleone. I primi dotti +d’Europa ne furono i compilatori: egli non ebbe +altro merito che di saperli cercare e scegliere. +</p> + +<h3>CAPITOLO IV. +<span class="smaller">BOLLO E REGISTRO.</span></h3> + +<p> +La primaria istituzione del bollo e registro ebbe +per iscopo la sicurezza e la data certa de’ contratti. +Ma il governo pontificio ne ha fatto un ramo +disonestissimo di finanza. Non vi è regola certa +e norma alcuna sulle imposizioni delle tasse, +e dipende dal capriccio e dalla ignoranza dei popoli +il tassare un atto più o meno, secondo che è +a grado loro, talmente che si vede talora in un +officio tassar dieci per una registrazione, mentre +per l’atto medesimo vi domandano venti in un +altro luogo. +</p> + +<p> +Le tasse sono sempre enormissime e sproporzionate, +talchè è un lamento universale de’ popoli +contro questo balzello del registro, il quale porta +per necessaria conseguenza che i contratti +sieno pochi, o mal fatti, e nascostamente fatti a +danno della buona fede e della morale pubblica. +Vi è obbligo a registrare certi atti che non abbisognerebbero +di tale formalità, ed il governo +fa una speculazione sui giuochi pubblici, sulle +morti, sugli spettacoli, e poco manca che non +<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> +faccia registrare e bollare l’atto di nascita di +ogni individuo, la pompa solenne del santo battesimo. +Conchiudo che la gravezza di queste tasse +è un latrocinio, la pretensione del governo +far bollare e registrare certi atti è una ingiustizia. +Ond’è che su questo ramo ci vuole una radicale +riforma, diretta a mantenere lo scopo vero +di questa istituzione, senza soverchio peso del +popolo. +</p> + +<h3>CAPITOLO V. +<span class="smaller">GIUOCHI PUBBLICI.</span></h3> + +<p> +Il giuoco del lotto è una imposizione volontaria, +ma mostruosa invenzione dei governi poco +civili, che favorisce ogni sorta d’immoralità e +di superstizione. È estremamente dannoso alle +famiglie, specialmente povere, poichè colla seducente +promessa di far diventar ricche con pochissimo +le persone che giuocano, questi dissipano +quel poco di denaro che traggono dal proprio +mestiere, e soffrono e fanno soffrire i disagi +della fame, del freddo, della nudità alla innocente +prole di cui sono padri. Il vivente Giovenale toscano, +filosofissimo poeta, ha scritta una frizzantissima +poesia su questo tema, da disgradare qualunque +prolisso trattato morale che si potesse +stampare su questo proposito. Io, che non pretendo +affatto di essere autore di cose nuove e rare, +la riporto per intero, a comodo di quei pochi +che non la conoscessero, e mi risparmio così altre +parole su questo capitolo. Eccola: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Don Luca, uom rotto,</p> +<p class="i02"> Ma onesto pievano,</p> +<p class="i02"> Ha un odio col lotto,</p> +<p class="i02"> Non troppo cristiano,</p> +<p class="i02"> E cose da cani</p> +<p class="i02"> Dicendo a chi giuoca,</p> +<p class="i02"> Trastulla coll’oca</p> +<p class="i02"> I suoi popolani.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Don Luca, davvero,</p> +<p class="i02"> È un buon galantuomo,</p> +<p class="i02"> Migliore del clero</p> +<p class="i02"> Che bazzica in duomo;</p> +<p class="i02"> Ma è troppo esaltato,</p> +<p class="i02"> E crede che tocchi</p> +<p class="i02"> Al prete aprir gli occhi</p> +<p class="i02"> Al volgo gabbato.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">In oggi educare</p> +<p class="i02"> O almeno far vista</p> +<p class="i02"> È moda: il collare</p> +<p class="i02"> Diventa utopista;</p> +<p class="i02"> E ognuno si scapa</p> +<p class="i02"> A far de’ lunari.</p> +<p class="i02"> Guastando gli affari</p> +<p class="i02"> Del trono e del papa.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Il giuoco in complesso</p> +<p class="i02"> È un vizio bestiale,</p> +<p class="i02"> Ma il lotto in sè stesso</p> +<p class="i02"> Ha un che di morale;</p> +<p class="i02"> Ci avvezza indovini</p> +<p class="i02"> E d’ottimo cuore,</p> +<p class="i02"> E a fare il signore</p> +<p class="i02"> Con pochi quattrini.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span></p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Moltiplica i lumi,</p> +<p class="i02"> Diverte la fame,</p> +<p class="i02"> Pulisce i costumi</p> +<p class="i02"> Del basso bestiame:</p> +<p class="i02"> E in fatto lo stato,</p> +<p class="i02"> Non troppo corrivo,</p> +<p class="i02"> Se fosse nocivo</p> +<p class="i02"> L’avrebbe vietato.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Lasciate, balordi,</p> +<p class="i02"> Che il lotto si spanda,</p> +<p class="i02"> Che Roma gli accordi</p> +<p class="i02"> La sua propaganda.</p> +<p class="i02"> Si gridi per via</p> +<p class="i02"> — Fedeli, un bel terno!! —</p> +<p class="i02"> Si aiuti il governo</p> +<p class="i02"> Nell’opera pia.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Di Grecia, di Roma</p> +<p class="i02"> I regi sapienti</p> +<p class="i02"> Usavan la soma</p> +<p class="i02"> Secondo le genti,</p> +<p class="i02"> E a norma del vizio</p> +<p class="i02"> Il morso e lo sprone.</p> +<p class="i02"> Che brave persone!</p> +<p class="i02"> Che re di giudizio!</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Con aspri precetti</p> +<p class="i02"> Licurgo severo</p> +<p class="i02"> Corresse i difetti</p> +<p class="i02"> Del Greco leggero;</p> +<p class="i02"> E Numa con arte</p> +<p class="i02"> Di santa impostura,</p> +<p class="i02"> La buccia un po’ dura</p> +<p class="i02"> Del popol di Marte.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span></p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Nel cuor di coniglio</p> +<p class="i02"> Di tisici servi</p> +<p class="i02"> È savio consiglio</p> +<p class="i02"> Deprimere i nervi,</p> +<p class="i02"> All’uomo corrotto</p> +<p class="i02"> Che nulla più crede</p> +<p class="i02"> È manna la fede</p> +<p class="i02"> Del giuoco del lotto.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Tal fede impugnare</p> +<p class="i02"> Non è galateo;</p> +<p class="i02"> Ci lasci giuocare,</p> +<p class="i02"> Signor Galileo!</p> +<p class="i02"> Studiar l’infinito?</p> +<p class="i02"> Che gusto imbecille!</p> +<p class="i02"> Se fo le Sibille</p> +<p class="i02"> Non sono inquisito.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Sì. Un giuoco sì bello</p> +<p class="i02"> Compensa il Vangelo,</p> +<p class="i02"> E mette in duello</p> +<p class="i02"> L’inferno col cielo:</p> +<p class="i02"> E un’anima pia,</p> +<p class="i02"> Se il diavolo è astratto,</p> +<p class="i02"> Implora l’estratto</p> +<p class="i02"> Coll’Ave Maria.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Per dote sperata</p> +<p class="i02"> Da pigra quintina</p> +<p class="i02"> La serva piccata</p> +<p class="i02"> Fa vento in cucina;</p> +<p class="i02"> Degli ambi sognati</p> +<p class="i02"> L’idea saporita</p> +<p class="i02"> Sostenta la vita</p> +<p class="i02"> Di cento affamati.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span></p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Presente alla gogna,</p> +<p class="i02"> Dicevo con pena:</p> +<p class="i02"> Per questa vergogna</p> +<p class="i02"> Il popol si frena.</p> +<p class="i02"> Nel braccio mi dà</p> +<p class="i02"> La donna vicina,</p> +<p class="i02"> E dice: «Berlina</p> +<p class="i02"> Che numero fa?»</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Se passa la bara</p> +<p class="i02"> Del morto, ogni cosa</p> +<p class="i02"> Domandano a gara. —</p> +<p class="i02"> Che gente pietosa!</p> +<p class="i02"> Eh! un popol di scettici</p> +<p class="i02"> Non piange disgrazie,</p> +<p class="i02"> Ma giuoca le crazie</p> +<p class="i02"> Sui colpi apopletici.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Evviva la legge</p> +<p class="i02"> Che il lotto mantiene!</p> +<p class="i02"> Il capo del gregge</p> +<p class="i02"> Ci vuole un gran bene:</p> +<p class="i02"> I mali, i bisogni</p> +<p class="i02"> Degli asini vede,</p> +<p class="i02"> E al fieno provvede</p> +<p class="i02"> Col libro dei sogni.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Che il sogno è un mistero</p> +<p class="i02"> Ne abbiamo le prove,</p> +<p class="i02"> Ma, a detta d’Omero,</p> +<p class="i02"> Deriva da Giove?</p> +<p class="i02"> E Giove è il guardiano,</p> +<p class="i02"> E i vivi ed i morti</p> +<p class="i02"> Per cento rapporti</p> +<p class="i02"> Si tengon per mano.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span></p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Chi trovasi al verde</p> +<p class="i02"> Lo ascriva a suo danno:</p> +<p class="i02"> Lo stato ci perde,</p> +<p class="i02"> E tutti lo sanno!</p> +<p class="i02"> Lo stesso don Luca</p> +<p class="i02"> In fondo è convinto</p> +<p class="i02"> Che a volte ci ha vinto</p> +<p class="i02"> Persino il Granduca.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Contento del mio,</p> +<p class="i02"> Nè punto nè poco,</p> +<p class="i02"> Per grazia di Dio,</p> +<p class="i02"> Mi curo del giuoco:</p> +<p class="i02"> Ma certo se un giorno</p> +<p class="i02"> Mi cresce la spesa,</p> +<p class="i02"> Galoppo all’impresa,</p> +<p class="i02"> E strappo uno storno.</p> +</div></div> + +<p> +La concessione generosissima del governo per +le Tombole è arrivata tant’alto, che i villaggi regolati +da un povero sindaco hanno anch’essi la +loro Tombola di cinquanta o cento napoleoni. +Poco importa se i concorrenti giuocatori lascino +perir di fame la sera la povera famigliuola, o vadano +alla strada il dì innanzi per tentar la fortuna; +basta che il governo bazzichi il terzo o il +quarto di tutto quello che si è introitato; per il +rimanente caschi il mondo che non vi è nulla a +ridire. Le riffe private e pubbliche sono così frequenti +e numerose, che è proprio una vergogna +tollerarle ulteriormente. Il governo ha fatto +sembiante di proibirne la esecuzione. Ma sapete +perchè? per la viltà di rubare anche in quelle un +<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span> +quinto almeno di diritto di registro, la cui tassa +sana l’immoralità di codesto abuso. +</p> + +<p> +Checchè si voglia dire in contrario, la Francia, +con tutto che venga tiranneggiata dall’attuale re +costituzionale, è la prima nazione civile di Europa. +E la Francia ha già da qualche tempo abolito +il giuoco del lotto. Ogni nazione deve imitare ciò +che vi è di buono nelle altre. E così si fanno progressi; +diversamente, in luogo di andare avanti +presto, faremo il passo della testuggine, o meglio +quello retrogrado del gambero. +</p> + +<h3>CAPITOLO VI. +<span class="smaller">DELLE DOGANE.</span></h3> + +<p> +Le dogane sono istituite in tutti i governi. Lo +Stato deve aver le sue rendite, colle quali poter +soddisfare ai gravi impegni ed obblighi cui soggiace. +È un lamentarsi ingiustamente per questo +genere di pagamenti, ai quali fa duopo che i sudditi +si sottopongano volonterosamente. +</p> + +<p> +Ma per render meno onerosa questa imposizione, +occorre che il governo adotti un sistema di +umanità il più possibilmente generoso. Le vessazioni +che continuamente vengono fatte e dai ministri +doganali e dalle guardie di finanza, rendono +troppo odioso ai popoli questo ramo, ed il rancore +degl’individui si scarica sempre a danno del +Governo. Le tasse debbono esser più proporzionali, +la piccolissima industria nazionale più favorita, +il sistema di proibizione abolito, annullato +<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> +il monopolio dei pochi, che è sempre a danno di +molti. È necessaria la istituzione di un regolamento +doganale, che il pubblico deve conoscere +per norma propria. Gli editti, le circolari, che +servono attualmente di codice agli uffiziali delle +dogane, sono una raccolta di massime contradittorie, +incerte, ingiuste, sempre oscure e misteriose. +Frequentemente avviene che la tesoreria +o modifichi o deroghi certe leggi che sono a notizia +di molti, e non accade mai, o quasi mai, che +e la modificazione e la deroga si facciano note al +pubblico; ond’è che un buon numero di persone +viene preso a questa insidia che il Governo tende, +e quindi si estorcono multe sanguinose, si +fabbricano processi e criminali e civili, e si tradisce +la buona fede dell’onesto commerciante e +del buon cittadino. Il modo di procedere verso i +contravventori alla legge ed i contrabbandieri è +tirannico, vessatorio, degno della sacra Inquisizione. +Se qualcuno che si trova ingiustamente +gravato osasse muover lite contro la Camera, il +giudizio è sempre contrario se (come il più delle +volte accade) emana dal tribunale della Camera +stessa. Ove poi per mirabile o fortuito caso il +giudizio fosse favorevole, le immense spese a cui +l’attore soggiacque non gli sono rifatte mai, perchè +è massima che il Governo, sebbene abbia il +torto, non debbe compensare i danni di quello +che dovette spendere molta somma a farsi render +ragione. Solito abuso di potere ed infame amministrazione +di giustizia. Viene confuso il contrabbandiere +di professione, che ruba moltissimo all’erario, +col privato cittadino che froda una piccola +<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span> +tassa sopra un genere di valor minimo che +serve ad uso proprio. Nè mi si opponga che esiste +pure una circolare recente di un tesoriere +espulso, colla quale si faceva intendere ai ministri +e alle guardie doganali che non si avessero ad +irritare i privati con vessazioni per frodi di piccol +valore; perchè io vi so dire che tanto i ministri, +come le guardie sono veramente una masnada +di ribaldi, che minacciano, battono, uccidono +per bagattelle da nulla, per certe bazzecole il +cui dazio frodato non reca il minimo danno all’erario. +Anzi cotestoro pigliano di mira più particolarmente +i piccoli contrabbandi, perchè quasi +sempre complici delle grandi contravvenzioni; +con questo fanno un lucro grandissimo, con gli +altri non percepirebbero nulla. È proprio doloroso +il trovarsi, come è accaduto a me, ne’ confini +specialmente di Toscana e di Napoli, a vedere +un’orda di sfrenati soldati italiani, correr dietro +a certi sciaurati contrabbandieri, italiani anch’essi, +batterli specialmente, ed anche ucciderli +per toglier loro un fardelletto, che poi si trovava +contenere una dozzina di scodelle di terra, o una +mezza libbra di generi coloniali, o qualche otre +contenente poche libbre di olio fetidissimo. +</p> + +<p> +Io fremo d’indignazione quando sopra gli uffici +doganali miro le insegne di santa Chiesa, e +penso che da quei luoghi escono ordini disumani, +ministri avari, ladri, uccisori de’ propri fratelli, +persone che mancano di pietà, di religione, di +modestia, di civiltà. Io sempre ricordo a quella +vista i sublimi concetti di quel nostro Allighieri, +il quale parlando appunto di queste sante insegne, +<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> +di cui il governo de’ preti sì abusa, esclama, +pieno di fuoco, in bocca di san Pietro: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Non fu nostra intenzion c’a destra mano</p> +<p class="i01">De’ nostri successor parte sedesse,</p> +<p class="i01">Parte dall’altra, del popol cristiano:</p> +<p class="i02"> Nè che le chiavi che mi fur concesse</p> +<p class="i01">Divenisser segnacolo in vessillo,</p> +<p class="i01">Che contro i battezzati combattesse.</p> +<p class="i02"> Nè ch’io fossi in figura di sigillo</p> +<p class="i01">A privilegi venduti e mendaci,</p> +<p class="i01">Ond’io soventi arrosso e disfavillo.</p> +</div></div> + +<p> +Accade frequentissimamente che misere famigliuole +di campagna, prive di un obolo, arrischino +di raccogliere qualche libbra di acqua salata +nelle tante sorgenti che sono sparse in certi luoghi +delle province, e se ne servano per farne un +amarissimo e disgustoso cibo, facendovi cuocere +o pochi vegetabili, o un poco di farina gialla. +Non è a dire a quanti barbari trattamenti vengono +sottoposti questi disgraziati. Poca cosa sarebbero +le battiture, le ferite che riportano dagli +scherani del papa, o da quelli del duca appaltatore. +Quegli infelici vengono molte volte uccisi +sul luogo del contrabbando, ed i rei non solo non +vengono puniti, ma talora furono decorati con +croci, o nastri da cavalieri, e regalati con danaro. +</p> + +<p> +Io non dico menzogne; i fatti che racconto +sono autentici, noti a tutti, vanno per le bocche +di tutti, e tolgono ogni volta al Governo mille +buoni partigiani, che in avanti avrebbero data la +vita a sostegno della santa Sede. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> +</p> + +<p> +E, per far ritorno alle dogane pontificie, conchiudo +che istituiti, ordinamenti giusti e chiari, +abolito il sistema proibitivo, diminuite certe tasse +di generi che a noi mancano, aumentatene alcune +altre per cose di minor conto e di lusso, +emanate leggi severe contro i ministri vessatori +e violenti, regolata la procedura civile e criminale +che ha luogo a carico de’ contravventori, può +questo ramo rifiorire onorevolmente, ed esser +meno gravoso, ed anche accetto ai sudditi pontificii. +Sono qua e là per lo stato impiegati pieni +di capacità, atti a proporre riforme; e deve il +sovrano eccitarli a presentare analoghi regolamenti, +da farsi poi ad altri considerare prima +che vengano adottati. — +</p> + +<h3>CAPITOLO VII.</h3> + +<p> +Questo capo io avevo riservato per parlare degli +uffici del censo, catasti, ipoteche, archivi. +</p> + +<p> +Simili instituzioni essendo basate sopra savi +principii che il Governo nostro ha già da qualche +tempo adottati, io mi esimo dal farne parola. Pochi +miglioramenti saranno necessari nella parte +pratica, per dire che in questo ramo vi è perfezione. +Il Governo non deve però tralasciarli, e +dimandi ed accetti ed adotti quelle riforme che +saranno necessarie. Anche in codesti uffici abbiamo +impiegati abilissimi, ottimi, per dare utili e +saggi consigli. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span> +</p> + +<h3>CAPITOLO VIII. +<span class="smaller">POLIZIA.</span></h3> + +<p> +Non è da far maraviglia se, avendo noi veduto +la mostruosità d’un codice criminale, la mancanza +di un codice civile, la insussistenza di regolamenti +doganali, ora diciamo che la Polizia non +abbia neppur essa un codice che serva di direzione +agli ufficiali reggitori, e sia di guarentigia +alla sicurezza privata e pubblica de’ cittadini. Qui +è dove l’arbitrio e l’insolenza e l’oppressione del +Governo spiccano mirabilmente. La Polizia è il +nucleo della tirannide pontificia. In ogni capoluogo +di provincia, in ogni città, in ogni terra, +in ogni villaggio sono impiegati politici, nelle +persone de’ legati co’ loro direttori, in quelle dei +delegati co’ loro segretari, ne’ governatori, nei +priori comunali, ne’ sindaci. +</p> + +<p> +La forza di Polizia, ne’ luoghi ove esiste, dipende +immediatamente da costoro, colla differenza +che ognuno de’ capi è in relazione diretta coll’immediato +superiore. Più è sublime il grado di +quello che rappresenta nei luoghi la persona del +sovrano, più è grande la indipendenza di lui, +maggiori gli arbitrii, più ristretta la libertà individuale, +meno garantita la sicurezza personale. +</p> + +<p> +Un capo di Polizia, appunto perchè non vi è +un codice, può far tutto. Egli s’immischia in affari +civili, criminali, religiosi, economici, politici, +privati, pubblici. +</p> + +<p> +Qualunque misura può adottare in via politica, +<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span> +qualunque violenza può commettere, senza che +niuno possa richiamarlo, rimproverarlo, perchè +è sempre in grado di poter in apparenza giustificare +un’imprudenza, una imprevidenza, un arbitrio, +una soperchieria. +</p> + +<p> +Un dicastero di Polizia è più infame del tribunale +del santo Officio. Sia pure assurdo, contrario +alla giustizia, immane il procedere di quest’ultimo, +sarà sempre vero che egli ha un sistema, +una norma nel procedere, una regola da +seguire. La Polizia carcera un individuo, lo bandisce +da un paese, lo sorveglia, gli nega un foglio +di passo, lo ristringe dentro un territorio, lo diffida +da esercitar diritti civili; gli nega di portar +armi lecite, si oppone alla di lui istruzione, lo +priva d’impieghi onorevoli, di cariche conferitegli +da un Consiglio, lo costringe a non uscir di +dotte, a non farsi attore in teatro, lo annienta, lo +distrugge. +</p> + +<p> +La Polizia v’intercetta lettere agli uffici postali, +le legge, le ritiene, o ha la sfrontatezza di +consegnarle dissigillate. +</p> + +<p> +A qualunque ora può entrarvi in casa, cercarvi +nella persona, nelle cose, s’impossessa di oggetti, +di scritti, di libri, di armi, di denaro. +</p> + +<p> +La Polizia a capriccio fa chiudere officine, caffè, +bagordi, ridotti, impedisce giuochi leciti ed +illeciti; si oppone quando lo voglia ad ogni onesto +ricreamento de cittadini, vietando musiche, +cantori, balli, riunioni decorose e lecite. +</p> + +<p> +La Polizia impone ad arbitrio tasse sui caffè, +locande, bettole, trattorie. Instituisce multe a +capriccio fuori di leggi note, all’insaputa del +<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> +Governo superiore e della Suprema di Stato. La +Polizia fa pagare i permessi di permanenza a periodi +arbitrari, con tasse diverse per ogni paese, +per ogni individuo, secondo la matta volontà di +un legato o delegato. +</p> + +<p> +La Polizia vi fa pagare i visti sui passaporti, +impone tasse, multe dove crede, sempre fuori di +nota legge, a piacer suo, a posta propria. +</p> + +<p> +Io non so dir di più. La Polizia, che in uno +Stato ben regolato è un officio necessario, quando +sia diretto da un codice imparziale, conosciuto +da tutti, nel nostro è luogo tenebroso, misterioso, +composto da persone odiate, da capi inetti e +timidi, da commissari atroci ed iniqui, da ispettori +fanatici e ribaldi, da spie vili e calunniose, +da ribaldaglia scellerata, tolta dal lezzo delle città, +dalle carceri, dalle galere. E quantunque poco +religiosamente, ben a ragione un autore vivente +dice «che se Dio lo avesse chiamato ne’ dì della +creazione, egli lo avrebbe consigliato a formar +col limo più vile, impastato col veleno della vipera +e del rospo, i commissari di Polizia, perchè +non avessero avuto il diritto di dire di esser +formati ad immagine e similitudine sua». +</p> + +<p> +A me, che debbo trattar sempre le cose sui +principii generali ed indeterminati, non rimane +altro ad aggiungere in questo spaventevole titolo. +Un codice di polizia è lavoro altamente scabroso +per la facilità in cui si può incorrere a stabilire +ordinanze arbitrarie, che offendono la libertà +dei cittadini. Ciò nondimeno non ne è impossibile +la compilazione. Un poco di bene vi è +a ricavare dalle costituzioni dei regni civili, un +<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> +po’ se ne può trarre dai codici del cessato Impero, +molto posson fare i dotti politici dello Stato. +Comunque sia, questo libro è di necessità pel +nostro Governo. Esso deve stare fra i primi ordinamenti +civili che il nuovo papa sarà per darci, +perchè non vi può esser miglioramento dove si +fasciasse sussistere una Polizia qual è la presente, +che, come dianzi dicemmo, è nucleo di tirannide +formidabile. +</p> + +<p> +Dunque ai capi di Polizia, mi si opporrà, non +sarà dato mai deviare alcun poco da questo codice +particolare, il quale non potrà poi contenere +tutti i fatti parziali possibili ad accadere in un +luogo, in una città popolosa, faccendiera? Essi, +quando il loro libro non consideri qualche evenimento +particolare, devono farla da autorità conciliatrici, +sentir sempre le parti che fra di loro +contendono, e negli altri casi adoperare misure +prudenziali, in cui l’arbitrio, se deve aver luogo, +non offenda l’individuo, od arrechi il minimo dispiacere +possibile. +</p> + +<p> +Lo stesso vagabondaggio, tanto trascurato dalle +Polizie moderne, ha diritto a pretendere che +l’arbitrio operi nel minimo grado sugl’individui +che lo compongono, e quelle misure che la Polizia +dovesse pigliare contro di costoro avrebbero +ad essere sempre piene d’umanità, tendenti solamente +a prevenire i delitti e ad assicurare la +tranquillità pubblica. E chi fosse così generoso +da pubblicar presto i fondamenti elementari di +un tal libro, ben meriterebbe della patria. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> +</p> + +<h3>CAPITOLO IX. +<span class="smaller">CARCERI.</span></h3> + +<p> +Quando si dice da noi che un individuo rimane +sostenuto sulle prigioni, tosto subentra un’idea +di un patire grandissimo, e si grida alla tirannide, +all’abuso. Già altrove notammo che le prigioni +ed i luoghi di condanna nello Stato pontificio +sono luoghi orridi, malsani, oscuri, obbrobriosi +all’umanità. +</p> + +<p> +Ora è da avvertire che in codeste sucide carceri +sono sempre confusi il reo coll’innocente; +un primo delinquente col delinquente abituato; +l’uomo educato con quello della plebe; il reo di +grave delitto col reo di lieve colpa. +</p> + +<p> +Senza poter pretendere che il Governo adotti +un sistema penitenziario, quale lo vogliono le +colte nazioni d’oggi, mi par giustizia che i sudditi +possan chiedere una riforma notabile su questo +proposito; che le carceri debbano essere salubri; +che vi sian da per tutto case di correzione +per gli eccessi d’insubordinazione; che debban +esser distinti i rei dagli accusati, quelli che già +furono condannati da quelli che nol sono. +</p> + +<p> +La carcere pei meri accusati debbe essere un +luogo di reclusione comodissimo, lauto il trattamento, +molta la libertà, con la cautela di sorveglianza +per non informare il processo, ed altre +condiscendenze. Poichè se dalle risultanze del +processo avesse poi a dichiararsi la innocenza di +un inquisito, con qual giustizia si sarà potuto +<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> +aggravare sopra la persona di questi un soverchio +rigore; e così anche pei condannati? Minore +indulgenza sarà d’uopo per essi, ma locali sani, +vitto salubre, abbondante, nettezza nel vestiario, +nelle persone, nelle cose. +</p> + +<p> +E quello che non ho notato nel capitolo sul regolamento +organico e di procedura, noterò adesso, +cioè la necessità d’una maggiore speditezza +nei giudizi, colla istituzione dei tribunali criminali +esclusivi, poichè ogni giorno di carcere che +subisce un accusato, il quale poi fosse dichiarato +innocente, è un’ingiustizia che grida vendetta +avanti il cospetto di Dio. Io credo che non possa +esservi cosa più orribile ad un uomo di vedersi +rinchiuso, e malamente trattato, fra persone delittuose, +colla coscienza della propria innocenza. +E perchè il legislatore non ha da immaginare +quadri così luttuosi e di abbominazione? forse +sono poco frequenti i casi d’individui che furono +rinchiusi per mesi ed anni o per arbitrio delle +polizie, o per negligenza di processanti, o per +incuria di tribunali, che poi non furono rinvenuti +rei, anzi furono dichiarati innocenti. +</p> + +<p> +E in questo articolo, sebbene dovesse avere +un posto particolare, mi piace aggiungere che i +delinquenti i quali subirono una condanna, nell’uscir +che fanno dalle prigioni non arrivano mai +a godere dei diritti civili, o per mancanza del +Governo o per il pregiudizio della società. È +quindi ben necessario che il sovrano istituisca +lui, o favorisca la istituzione de’ patronati, la +quale è diretta a far proteggere gl’individui che +uscirono dal carcere, a sorvegliarli paternamente, +<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> +a sovvenirli, a procurar loro occupazioni, impieghi, +a prevenire insomma, che, stretti da necessità +e scontenti della mala accoglienza che +ricevono, ritornino a commettere delitti e a diventare +malvagi e pericolosi cittadini. +</p> + +<p> +Credo che la carceri del santo Ufficio siano +attualmente le ordinarie prigioni dei vescovi o +quelle governative. Da che non usan più gli auto-da-fè, +io non presto fede alle fandonie che si raccontano +rispetto ai carcerati per delitti religiosi. +Comunque, è obbligo del Governo, finchè non +abbia abolito interamente il santo Ufficio (ciò +che deve far presto) d’impossessarsi di quei prigioni, +sostenerli nelle carceri ordinarie, e punirli +proporzionatamente secondo i loro delitti, essendo +giusto che in materie religiose debba esser +tolleranza da parte del Governo, ma rispetto +sommo dal lato dei sudditi. +</p> + +<h3>CAPITOLO X. +<span class="smaller">RELIGIONE.</span></h3> + +<p> +Il presente capitolo discende molto bene dagli +ultimi periodi del precedente. Dissi dell’obbligo +che hanno i cittadini a rispettare la sacrosanta +religione degli avi nostri, e della tolleranza che +il Governo aver deve per le opinioni religiose. +Io non so come non si debba esser perfetto cristiano +da colui che intese pel verso suo la santa +legge del Vangelo. Io ti adoro, religion santissima +di Gesù Cristo, credo alla santità della tua +legge, imploro di morire nel seno della santa +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span> +</p> + +<p> +Chiesa, di essere sepolto tra’ miei padri, di profittare +delle preci de’ fedeli, dei suffragi dei santi +ministri, di godere la celeste gloria del paradiso; +questa è la profession della mia fede. Con tutto +ciò, siccome le volontà degli uomini sono libere +per concessione divina, e perchè alcuni ciecamente +discredono dalle massime della Chiesa, +questi non si devono costringere col ferro e col +fuoco a credere in Gesù Cristo: si tengano però +obbligati a rispettare in tutto e per tutto le pratiche +nostre religiose, le opinioni, il dogma, la +dottrina cattolica. I contravventori si debbono punire +dai tribunali ordinari con pene proporzionate +risultanti da un filosofico titolo di codice che +il nuovo papa ci darà. — Questo capitolo sulla +religione importerebbe esso solo un grande volume, +ove si volesse discorrere di tutti gl’inconvenienti +che sono nella disciplina e nelle pratiche +ecclesiastiche. Io accennerò per sommi capi +quelle cose che mi sembrano più degne di rilievo, +e sulle quali possono adottarsi provvidenze +utilissime. +</p> + +<p> +I vescovadi non son ben distribuiti nel nostro +stato. Un immenso tratto di paese, e per ordinario +quello che avrebbe più bisogno d’un pastore, +ne è privo. In altri luoghi sono frequenti poco +men che le parrocchie. +</p> + +<p> +Le rendite di alcuni vescovadi sono scandalosamente +strabocchevoli, quelle di alcuni altri +sono per la parsimonia indecenti: qui il rimedio +è facile. Si erigano nuove chiese episcopali dove +il bisogno lo esiga, ed alle chiese straricche si +tolga la rendita per quelle. Sia, se non un perfetto +<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> +pareggio in tutti i vescovati, almeno un +poco di equilibrio che modifichi il fasto di alcuni +vescovi, incoraggisca l’animo di altri. +</p> + +<p> +Il popolo ignora i fondamenti di nostra santa +religione. Causa n’è specialmente ne’ piccoli luoghi +la vergognosa inerzia dei parrochi, che non +ispiegano il catechismo e che non danno istruzioni +individuali ai teneri ragazzi. I signori vescovi +sorveglino con rigore la condotta di questi +pastori, fra i quali io conosco invece certi lupi +che consumano molto lautamente il gregge a loro +affidato. Vi sia una dottrina di facilissima intelligenza, +sia adottata universalmente in tutte le +diocesi, nè si permetta ai vescovi di aggiungervi, +o togliere, o modificare le massime che vi sono +dichiarate, perchè, sebbene io creda che lo scopo +di queste riformazioni sia sempre santissimo, +pure ingenera grande confusione nelle menti +grossolane del volgo, che impara poi di mala voglia, +o non comprende d’aver creduto santamente +in passato, e sente rimorsi per un errore che +non ha commesso: come non ha guari accadde +in una vasta diocesi, nella quale uno zelante vescovo +volle cambiare le parole degli atti di fede, +di speranza e carità, ed i diocesani volgari si spaventarono +orrendamente temendo di esser dannati, +perchè prima non seppero bene, poi per la +difficoltà ad imparare il vero. L’ammissione al +clericato ed al presbiterato si fa senza troppo +considerarvi sopra dai vescovi. Il clero dello stato +pontificio è il più ignorante di tutto il clero +cattolico, salve poche eccezioni. Basta avere studiato +gramatica latina, e saper quattro pagine di +<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> +un libro qualunque di morale per diventar prete +e canonico e confessore. E con quanto danno della +religione, ognuno che abbia fior di senno sel può +da sè medesimo considerare. Però al sacro ordine +del presbiterato non si dovrebbero promuovere +che quelli i quali, avendo prima dato saggio di +una savissima condotta, fecero poi i loro studi in +perfetta regola, e si sottoporranno a rigorosissimo +esame delle scienze filosofiche, morali, dommatiche, +teologiche. +</p> + +<p> +E con questo rimane anche provveduto in appresso +ad una buona scelta di parrochi di campagna, +dove si vedono talora certi ignoranti, i +quali insegnano in buona fede eresie e massime +erronee al ceto de’ contadini, che in vero avrebbe +bisogno di una istruzione religiosa purissima, +per essere nelle campagne stesse la demoralizzazione +pervenuta al massimo grado. +</p> + +<p> +La collazione de’ benefizi sia un po’ più equamente +distribuita, nè si tolleri l’abuso di veder +pochi straricchi di rendite per molti benefizi, ed +altri averne un solo miserabile, capace appena di +campar la vita di un individuo. +</p> + +<p> +Le confraternite, arciconfraternite di Roma e +provincie sono un semenzaio di ribaldi, che fomenta +le dissensioni cittadine, son cagione di un +mal inteso fanatismo religioso, origine di scandali +obbrobriosi. +</p> + +<p> +Queste vengano abolite; si lascino sussistere +le sole antichissime del santissimo Sacramento e +della buona morte, e le rendite delle compagnie +servano allo stato per isdebitarsi in parte con gli +usurai ai quali si vendè il morto papa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> +</p> + +<p> +Sonovi anche certi ordini religiosi che hanno +rendite immense. Se non temessi di osar troppo, +direi che si abolissero per isdebitar lo stato colle +ricchezze di costoro. Ma i Gesuiti, oh i Gesuiti, +sì, è necessità che sian soppressi, distrutti fin +dalle radici, disperdutane la memoria. Pio VII +col restituirli, sperò, il santo pontefice, che si fossero +corretti de’ loro vizi, che avessero ripigliati +i santi principii co’ quali istituì il loro fondatore. +</p> + +<p> +Adoperar parole contro di costoro dopo quel +che ne scrissero autori gravissimi ed ortodossi +mi sembra affatto inutile. Chiunque sarà per essere +il nuovo papa ei non potrà stare felice in trono +se non imita quel Ganganelli di sacra memoria, +che, prima di risolversi alla loro abolizione +con quel suo celebre breve <i>Dominus ac Redemptor</i>, +li studiò profondamente, li conobbe indegni +di rimanere, trovò essere necessità la loro +distruzione. +</p> + +<p> +E poichè siamo a parlar de’ frati, io debbo ricordare +che vi è grande abuso nell’accettazione +di nuovi confratelli, e somma imprudenza nel +farli professare in età troppo verde. Io non dubito +di asserire che se un pontefice promulgasse +una legge nella quale autorizzasse i frati di tutti +gli ordini a restituirsi al secolo, i conventi rimarrebbero +quasi vuoti. Tanto sono essi pentiti di +trovarsi adulti colà dove adolescenti giurarono +di morire. Niuno faccia il voto solenne se non a +trent’anni. Quest’è l’epoca della vita in cui l’uomo +difficilmente s’inganna nella scelta del suo +stato. +</p> + +<p> +<i>Nemo militans Deo implicet se negotiis saecularibus</i>. +<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> +Con questo insegnamento, che è pur +chiarissimo, è insopportabile l’abuso di alcuni +preti d’immischiarsi non solo in affari politici, +economici, ma di abbassarsi perfino alcuni di essi +in affari di commercio, in monopolii, in negozi +di cambio, e via discorrendo. Ve ne ha taluno +che, lasciato da parte l’ufficio divino e la santa +messa, padroneggia nelle campagne, servendo, +in qualità di fattore o ministro, un qualche grande, +a cui presta poi anche il servizio di cappellano +confessore, Dio sa con quanta riprovevole indulgenza! +</p> + +<p> +Questo è costume frequentissimo, specialmente +nelle provincie dell’Umbria e della Marca. +</p> + +<p> +Il nuovo papa ammonisca severamente i vescovi +contro un abuso ch’è nocivo alla santa religione. +</p> + +<p> +Le funzioni religiose non si eseguiscono sempre +con quel decoro che esige la casa di Dio. +Tranne alcune chiese cattedrali, dove il cerimoniale +è con qualche esattezza osservato, negli altri +luoghi, pochi preti, con paramenti indecenti, +senza niuna esattezza e regolarità, si fanno lecito +di praticare le più auguste funzioni della Chiesa +con iscandalo degli spettatori, ai quali la funzione +stessa diventa argomento di scherno e di +motteggi scherzosi. +</p> + +<p> +È però necessario che ogni chiesa matrice, anche +de’ piccoli luoghi, sia fornita di tutto il bisognevole, +e di un numero bastevole di ministri per +la esecuzione delle pubbliche funzioni, e ne venga +impedita la pratica per prevenire la derisione +de’ troppo satirici secolari. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> +</p> + +<p> +Tutto ciò sia sottoposto alla severa sorveglianza +de’ vescovi. +</p> + +<p> +E per chiudere questo articolo, nel quale infinite +cose si potrebbero dire, ove se ne dovesse fare +un trattato, dirò che interessa alla santa religione +nostra: che i ministri del culto sien esemplari +in tutto, pii, dotti, devoti, da poter servir d’esempio +e modello a tutti gli ordini civili dello +stato. +</p> + +<p> +Che certe pratiche minute di devozione, certe +riunioni superstiziose sono sempre a danno di +una soda e ragionevole credenza. +</p> + +<p> +Che la tolleranza di alcuni pregiudizii, il favore +che si accorda a certi miracoli, a certi santuari, +l’opinione che si vuol mantenere su certi prodigi +non verificati, son cose tutte di particolare +speculazione di alcuni, e di superstizione per altri +e di raffreddamento religioso per tutti. +</p> + +<p> +Per ciò, un nuovo pontefice, se deve esser cauto +nella remozione di tanti abusi, non deve però +trascurare di sradicarli a tempi opportuni, sotto +favorevoli condizioni. Il ritornare la religione +cattolica alla primitiva semplicità è desiderio onesto +che il papa deve favorire. Senza di questo il +protestantismo potrebbe arrivare ad aver un +vantaggio sopra di noi, e con danno della verità, +della pace del mondo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> +</p> + +<h3>CAPITOLO XI. +<span class="smaller">ISTRUZIONE.</span></h3> + +<p> +Se Leone XII non avesse fatto altro nel suo +regno che la bolla <i>Quod divina sapientia</i>, esso +meriterebbe per questo solo di essere appellato +papa di santa memoria. +</p> + +<p> +Infatti prima che da lui si promulgasse il regolamento +sugli studi, la istruzione era sotto +un’epoca di mortificante deterioramento, irregolare +il corso delle scuole, massimi gli abusi, +infiniti i privilegi a certi comuni, a certi luoghi, +ed anche ad alcuni privati, di conferir lauree in +ogni ramo di scienza. Egli soppresse codesti inutili +diritti, ristabilì alcune antiche università, richiamò +gli antichi licei, istituì accademie, ordinò +norme e leggi anche sulle scuole private. +</p> + +<p> +Ma ogni radicale riforma è difficile che sul momento +riesca perfetta, ond’è che egli lasciò ai +vescovi la presidenza in tutto il ramo dell’istruzione, +e qui il buon pontefice errò, fors’anche +per colpa de’ tempi. +</p> + +<p> +La piccola istruzione fu anche troppo negligentata, +ed i metodi proposti non sono dell’attualità. +</p> + +<p> +Il nuovo papa vedrà di per sè quanto sia assurdo +far immischiare i vescovi nella pubblica +istruzione. La loro missione dev’essere tutta +religiosa, e l’educazione scientifica de’ giovani +ha bisogno di tutt’altri direttori che non sono i +vescovi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> +</p> + +<p> +E così dicasi de’ metodi ne’ primi studi. +</p> + +<p> +Quando le cose vecchie non son buone in confronto +delle nuove, queste debbono preferirsi. Le +scuole di mutuo insegnamento sono da preferirsi +pe’ giovanetti, ed i sistemi frateschi sono da abolire +nelle scuole di filosofia. Non c’illudiamo. +L’influenza del buono sarà sempre preponderante, +ed i falsi metodi se non si aboliscono, vanno +a cader da loro; colla differenza che se i giovani +studieranno su buoni e retti principii, saranno +dotti e savi cittadini, se saranno istruiti falsamente, +la tendenza del secolo gli farà correggere +da loro stessi, ma di non tutte le massime erronee +si spoglieranno, nè saranno i migliori cittadini +e i più buoni cattolici. +</p> + +<p> +Le università abbisognano di cattedre di che +mancano; tali sono una scuola di letteratura, di +economia pubblica, di diritto delle genti, di diritto +naturale, ecc. +</p> + +<p> +Si vuol più cautela nell’accordar permissioni +per istruire la gioventù. Quanto è lodevole l’insegnamento +dei padri Barnabiti e Scolopi, altrettanto +sono nocivi i principii di alcune scuole pubbliche +e private, sieno del sesso maschile o femminile, +e troppo si è larghi da per tutto nel concedere +autorizzazione a questo fine. Un’apposita +congregazione provinciale deve sorvegliare il ramo +dell’istruzione, ed ogni paese deve avere sue +deputazioni che dipendano da quella. — La congregazion +degli studi in Roma sia anch’essa +composta di dotti ed onesti secolari, ed abbia il +supremo potere su tutte le scuole dello stato. Con +questo mezzo si perfezionerà il sublime progetto +<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> +del buon Leone XII, ed il nuovo papa si avrà il +merito di esser nomato il riformatore degli studi. +Mi riman solo una cosa da avvertire su questo +argomento, e poi do termine. +</p> + +<p> +In tutte le università si adopera un’indulgenza +troppo nociva nell’accordar le lauree. Moltissimi +dottori sono ignoranti. Per porre una remora +all’abuso de’ collegi esaminatori, gli esami +sien pubblici, e le dissertazioni per lauree sieno +scritte su tema dato improvvisamente, e corra +l’obbligo all’università di pubblicarle in istampa +a proprie spese. +</p> + +<p> +Questo è l’unico modo per evitare che i professori +e gli esaminatori abusino, ed è cagione +ancora che i giovani studino con profitto per ben +proprio e per utilità della patria. +</p> + +<h3>CAPITOLO XII. +<span class="smaller">TRUPPE.</span></h3> + +<p> +Lo stato nostro, di sua natura pacifico, diventerebbe +tranquillissimo e sicuro quando siano +accordati ai sudditi quei miglioramenti che vengon +dimandati dall’attuale incivilimento. È per +questo che la santa sede può abbisognare di poche +truppe, che si posson comporre seguitando +ad attenersi al sistema di accettare i volontari +che si presentano, adoperando maggior cautela +nel ricevimento, ed escludendo quelli che mancano +di documenti che comprovino una buona +condotta. +</p> + +<p> +Io penserei che si potessero anche ricevere individui +<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> +che furono già inquisiti, o la condotta dei +quali è sospetta ai magistrati politici là dove essi +sono domiciliati. Ma di cotal razza di soldati si +dovrebbe fare un battaglione a parte, regolato +da disciplina militare più severa, e sorvegliato +con maggiore attenzione. Così da cattivi soggetti +si potrà trarre buon profitto, si riformerebbero +i loro costumi, e col tempo si restituirebbero +alla società cittadini purgati, degni di +considerazione. E se il papa dovesse combattere +contro i nemici della santa sede, di quali truppe +si servirebbe egli all’occorrenza? Il ciel volesse +che il papato diventasse militare per Italia nostra! +Ma qualunque potesse essere il bisogno +ne’ papi di aver truppe, io vedo che lo stato potrebbe, +all’occorrenza, aver buoni soldati, se, +adottando una specie di coscrizione municipale, +col titolo di truppe urbane facesse in ogni luogo +iscriver ne’ ruoli secondo le leggi di coscrizione +coloro che vi debbono stare, ed obbligasse gli +arruolati ad esercitarsi nelle manovre militari, +dirette da pratici istruttori, che non mancano in +alcun comune. Così il governo potrebbe calcolare +all’occorrenza su truppa regolare ed abituata +all’esercizio dell’armi, facendo che i coscritti si +prestassero ad ogni chiamata dello stato, che li +armerebbe regolarmente alla opportunità. Io +credo che la più parte de’ lanzi che l’imperatore +manda a soccorrere il papa, quando i sudditi +gli si ribellano, siano corpi di riserva che i capi +delle municipalità fan chiamare, forse a suon di +campane, allorchè il governo ne abbisogna. Da +tutto ciò ne emerge che le truppe straniere devono +<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span> +esser subito congedate, e tolto così una profonda +cagione di rancore ai popoli, che a malincuore +sopportan la presenza di codesti mascalzoni, +vergogna e disonore della patria libera da cui +vengono. +</p> + +<p> +Appena si crederebbe da chi non è statista che +un buffo regno come il nostro, di poco più di +due milioni d’individui, abbia due diversi corpi +di truppe politiche per la sicurezza dell’interno. +E molto meno si crederebbe che sianvi paesi +sforniti affatto di soldati di polizia, per lo che il +reggimento civile in questi luoghi non ha sostegno +di sorta, ed è libero a tutti di fare almeno +quel che si vuole senza dipendenza dell’autorità. +</p> + +<p> +Lascio degl’inconvenienti che accadono fra i +diversi corpi politici, i quali fra di loro non si ricambiano +stima, anzi si aborrono cordialmente. +</p> + +<p> +Lascio dei privilegi che si accordano ad un +corpo di questi, all’altro si negano. +</p> + +<p> +Ma prudenza di governo è quella di lasciare +certe terre e castelli popolatissimi senza l’ombra +di una guardia e in balia di loro stessi i popolani +di que’ luoghi? Anche qui mirabilmente spicca +l’egoismo di Roma. Colà sono migliaia di soldati +di ogni arma solamente per pompa, per inutile +lusso, per far corte al papa, ai cardinali, ai +prelati, ai capi dello stato-maggiore. +</p> + +<p> +Perchè non si debbono egualmente distribuire +le truppe per lo stato e lasciarne solo un maggior +numero nella capitale per decoro e servizio +delle corte? Perchè il governo non se ne serve a +far scortar le diligenze, e garantire con una buona +<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> +mano di dragoni il danaro che i privati inviano +ne’ luoghi con quel mezzo mal sicuro? +</p> + +<p> +È poca ingiustizia dello stato il far pagare a +due per cento il trasporto dei danari, e poi non +garantirli in caso di assassinio? In luogo di due +finanzieri, perchè la polizia di Roma non fa scortare +da otto dragoni le diligenze ed i corrieri? +Indicati gl’inconvenienti in questo titolo, ne +emergono facili le riforme. Il nuovo papa le adotti +se brama sentirsi nominare papa e re galantuomo. +</p> + +<h3>CAPITOLO XIII. +<span class="smaller">APPALTI.</span></h3> + +<p> +Non v’è economista che non gridi la croce +contro gli appalti. Tutto il lucro che rimane all’imprenditore +è a danno dello stato e dei sudditi. +Poi le angherie dei privati contro il pubblico, +alienano gli animi dal cuor del sovrano. Sono +infiniti i mali insomma che da questo falso sistema +provengono. Io piglierò ad esempio l’amministrazione +de’ tabacchi. Un recente signore ne +è l’appaltatore. Arricchitosi non si sa come, esercitando +i suoi una servilissima arte, poi divenuto +ricco banchiere e duca, dando ad usura ai papi +il suo oro mal’acquistato, facendo mostra di generosità +co’ primi piaggiatori di Roma, prodigando +a tempo utile qualche elemosina al popolazzo, +allogando di tempo in tempo lucrose opere +ad artisti, profondendo danaro scaltramente +in società brillantissime, oscurando il lustro dei +<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span> +veri principi romani, arrivò costui a padroneggiare +lo stato e rendersi devoti i capi di tutti i +dicasteri, ad estorquere concessioni e privilegi +dalla corte, e farla, in fine, con pochi altri vili +satelliti, da vero tiranno, e soperchiatore in tutti +i dominii della santa sede. +</p> + +<p> +I di lui agenti hanno demoralizzato tutti i buoni +e schietti abitanti che sono lungo il lido del +mare dal Tronto a Comacchio e sull’altro del +Mediterraneo. Ha istituito una polizia composta +di sgherri armati, i quali abusano della protezione +che loro accorda il governo. Ha posto la +diffidenza nelle famiglie, il sospetto fra gli amici +e parenti, ha favoreggiato lo spionaggio, ha comprato +i tradimenti, ha tradito la buona fede dei +sudditi, ha tolto all’amore del governo mille +cuori devotissimi. Ha corrotto magistrati, ha sedotto +soldati, ha sacrificato molti individui, ha immiserite +comode famiglie, ha deteriorato il commercio +di mare, l’industria pubblica e privata. +</p> + +<p> +Che più? Ha turbato colle sue perquisizioni +la sacra pace dei religiosi, delle vergini di Gesù +Cristo, le ceneri de’ defunti. +</p> + +<p> +Dio mantenga il di lui tremendo giudizio sopra +di costui, e non gli accordi mai quella prole +che agogna!! +</p> + +<p> +Gli appaltatori degli altri rami sono anch’essi +più o meno dannosi allo stato, sia dal lato economico, +sia dal lato morale. Ma la perversità è massima +nell’amministrazione de’ tabacchi, ed è argomento +di gravissimi scandali, da che l’imbecillità +di un papa egoista ne die’ la privativa all’appaltatore +presente. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> +</p> + +<p> +Io ho sentito parlare di progetti su questo argomento +che mi sembrano molto utili allo stato. +Ignoro se siano facilmente eseguibili, ma se il +governo ne farà argomento di disquisizione con +persone atte a dar consigli, mi par probabile di +poterli effettuare. +</p> + +<p> +Intendo parlare della libertà di commercio sui +tabacchi e sui sali. +</p> + +<p> +Poniamo che il governo abbia un milione netto +di rendita sui sali e tabacchi. Istituisca una +tassa provinciale proporzionata, che renda allo +stato quello che introita coll’appalto, ed i sudditi +saranno ben contenti di fare un pagamento di +poco rilievo a rate, e scegliere e comprare dai +più esatti industriosi sia il sale, sia il tabacco, che +sarà sempre abbondante nello stato, ed a prezzo +tenuissimo. Se si ha a dir la verità, i tabacchi +dello stato pontificio sono per avventura migliori +di tutti quelli degli stati italiani. Ma i prezzi loro +enormissimi, ed i tabacchi che costerebbero +lieve somma, sono di pessima qualità, insopportabili, +da non poterne far uso. +</p> + +<p> +Quando la fabbricazione de’ tabacchi era libera, +v’era fra i commercianti una gara utilissima, +venivano occupati sperimentati artisti nazionali, +e in questo maleaugurato bisogno del popolo +si provvedeva con soddisfazione dell’odorato, +e con moderatissimo incomodo delle borse. +Lo stesso dicasi del sale. Ogni industriante aveva +un interesse a fabbricarne dell’ottimo, e non +si vide altro che in quell’epoca portata a perfezione +l’operazione di questo genere necessario, +<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> +o introdotto nello stato il miglior sale che trovasi +in natura in altri luoghi più fortunati. +</p> + +<p> +Non vi fu caso mai che alle popolazioni mancasse +un genere o l’altro. Ma a garantire i consumatori +da un’evenienza appena possibile mille +modi avrebbe il governo, tra’ quali l’istituzione +a proprie spese di spacci normali in ogni comunità. +</p> + +<p> +Io mi sono diffuso a parlare a lungo di questo +appalto, poichè è quello che è più degli altri tirannicamente +amministrato, e mal si sopporta +dai popoli che alle oppressioni del governo si aggiunga +quella d’un esoso privato, che con sue +ladronerie si compera ormai i dominii della santa +sede. +</p> + +<p> +L’altro dazio gravosissimo al popoli è quello +del macinato. Io stimo che il governo potrebbe, +con proprio vantaggio e più tranquillità dei sudditi, +adottare un progetto simile al precedente, +e toglier via dalle provincie tanta ribaldaglia di +appaltatori, che fanno malcontente le popolazioni +a danno sempre della sicurezza del pontificato. +</p> + +<p> +Le forniture sono un <i>fac simile</i> degli appalti. +Colla differenza che la trufferia dei fornitori si +fa più direttamente a danno dell’erario, e ne risentono +alcune classi di persone che hanno diritto +ad esigere più riguardi e più compassione +dal governo. Tali sono le truppe, malmenate tanto +dai fornitori generali di Roma, ed i poveri +carcerati, specialmente delle provincie, dove il +trattamento ed il vestiario viene subappaltato +due o tre volte; tanto che l’ultimo fornitore rade +<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> +fino alla pelle lo sciagurato prigioniero, per +far anch’esso un lucroso guadagno. Io non so +se fosse possibile al governo di amministrar queste +cose a proprio conto: è però vero che un tale +ramo esige una prontissima riforma, che migliori +la condizione di queste classi, e specialmente +dell’ultima, la quale ha diritto ad ogni +nostro riguardo ed alle nostre premure. +</p> + +<p> +Ma qualcuno potrebbe opporre che coll’abolizione +di certi appalti un numero grandissimo +d’impiegati rimarrebbe sprovvisto improvvisamente +senza aver altre risorse. Per ciò che riguarda +gl’impiegati camerali essi hanno diritto +ad essere mantenuti in soldo e si porranno in riposo, +o si faranno occupare in altri impieghi. +Quanto agl’incaricati dell’attuale appaltatore +de’ tabacchi essi siano congedati con qualche +gratificazione, e tornino alle loro antiche professioni, +o si procurino qualche occupazione, e +facciano insomma quello che prima dell’appalto +ducale facevano. La carriera stessa militare può +servire a moltissimi di onesta professione ed +onorata. +</p> + +<p> +Tutte le altre privative e privilegi ed esenzioni +sono, più o meno, un abuso del governo per +procacciare un piccolo lucro a sè stesso, e che +arricchiscono qualche privato con danno di tutti +gli altri sudditi. +</p> + +<p> +Merita però anche questa parte una seria disquisizione +le di cui risultanze tendano a far vantaggio +ai più, allo stato medesimo, che suona lo +stesso. Nè s’intenda con ciò che le invenzioni o i +perfezionamenti nei rami industriali non debbano +<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> +premiarsi ed incoraggirsi co’ dovuti onori e privilegi. +Quando il vero merito o una scoperta utile +alla nazione implora dal Governo protezione e +soccorso, si deve essere generosi nel concedere, +perchè la ricompensa alle cose utili è stimolo a +sempre progressivi miglioramenti. +</p> + +<h3>CAPITOLO XIV. +<span class="smaller">MANIFATTURE, INDUSTRIA AGRICOLA, ECC.</span></h3> + +<p> +Manifatture nazionali, industria agricola, società +d’incoraggimento, case di soccorso, istituti +di beneficenza, case di sanità, ricoveri, bagni +pubblici, scuole di arti, scuole di nautica, sale +d’asilo, spedali di maternità, ec., sono tutte parole, +per noi pontificii, che abbiamo lette nei +giornali italiani e stranieri, o sentite ricordare +da qualche viaggiatore nazionale che abbia veduta +e percorsa la sua patria. +</p> + +<p> +Non mi si opponga che Roma è ricca di opere +pie e di stabilimenti utili, e che in qualche paese +dello stato già sono istituite casse di risparmio, +ed altre e savie istituzioni: poichè io risponderò +che codeste eccezioni sono di maggior cordoglio +per chi desidera miglioramenti, i quali ove non +spandano la benefica influenza da pertutto, servono +invece di rancore e d’invidia contro gli abitanti +della capitale, i quali sembrano accampar +diritto a privilegi che non sono conceduti agli +abitanti delle provincie. +</p> + +<p> +E poi se vi volesse fare un esame di codesti +istituti che sono in Roma, e che si riducono alla +<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> +perfine a qualche ospedale od altri pochissimi +stabilimenti di utile pubblico, si vedrebbe che alla +direzione di alcuni son sempre preti o pavonazzi, +o rossi o neri, che ne sciupano le rendite, +se ne profittano, e non sanno porre un’ombra di +ordine nell’interno di esse; e direttori di altri +sono sfaccendati artisti, capi di fabbriche ignoranti, +o inerti di loro natura, o tendenti solamente +al proprio lucro, o godenti una inopportuna +protezione di qualche impiegato autorevole di +governo, o mancanti affatto, benchè meritevoli, +della necessaria protezione del sovrano. A sviluppare +questo capitolo con qualche analitico esame +sarebbevi voluta una memoria che avrebbe essa +sola occupate molte pagine. Mi è bastato accennare +i sommi capi per ricordare al successor di +Gregorio, che non per colpa nostra noi non risentiamo +ancora la influenza del progresso, ma +per ignoranza e per mala volontà di chi ha retto +e governato finora. +</p> + +<p> +E chiuderò col dire che le istituzioni umanitarie +accennate nel primo periodo del presente capitolo, +ove trovassero appoggio nel governo e mano +forte nella classe dei ricchi, oltre alle tante utilità +di che sarebbero feraci, preverrebbero che +il pauperismo, proprio compassionevole, del nostro +stato sarebbe grandemente diminuito, e il +vagabondaggio e gl’individui oziosi di cui noi abbondiamo, +sarebbero ridotti al minimo numero, +con molta soddisfazione de’ sudditi tutti e specialmente +di certe città dove la poveraglia di necessità +e di professione è di grave noia alla tranquillità +dei cittadini, e di niuna sicurezza individuale. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> +</p> + +<h3>CAPITOLO XV. +<span class="smaller">AMMINISTRAZIONI COMUNALI.</span></h3> + +<p> +Chi si ferma a guardare nella corteccia le istituzioni +dei Consigli comunali, riman sorpreso, come +nel governo dei preti possa esservi un ordinamento +tanto democratico. +</p> + +<p> +In fatti ogni municipio ha copioso numero di +comizii, tratto da tutte le classi degl’individui +che compongono una comunità. +</p> + +<p> +Ma il governo nell’istituire gli ordini municipali +gittò nella bocca degli affamati terra, e non +pane. Lascio della sorveglianza e supremazia tirannica +e capricciosa che viene accordata ad ogni +capo di provincia, su’ negozi della comunità. Lascio +della esosa dipendenza che si esige dalle magistrature +nell’obbligare a comunicare in antecedenza +ai delegati e governatori le proposte di +cui deve farsi discussione. +</p> + +<p> +Ma i comizii vincano pure a pieni suffragi un +partito che venne posto a squittinio secreto; quella +risoluzione dev’esser sempre approvata dai +delegati, i quali a posta loro, a pieno capriccio, +per vedute parzialissime e private, molte volte +negano la sanzione dell’atto il quale rimane sul +colpo nullo ed invalido, come se non avesse avuto +luogo alcuna discussione. E non sono mica rare +le prepotenti negative de’ delegati ad approvare +certi atti consigliari. Queste accadono di +continuo, e specialmente contro le piccole comuni, +che sono più assai tirannicamente trattate +<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> +di tutte le altre. Così l’apparente democrazia +de’ Consigli diventa autocrazia, ed i delegati tutti +dello stato sono i czar delle provincie. +</p> + +<p> +Or lascio che altri immagini gli arbitrii de’ legati, +la influenza de’ quali presso il governo è +molto maggiore. +</p> + +<p> +Trovo giusto che una supremazia de’ capi delle +provincie sorvegli al buon ordine delle cose +municipali; che gli atti consigliari non si debbano +sanzionare se le formalità volute dalla legge +si trascurarono nella celebrazione degli atti medesimi; +ma le risoluzioni che a maggioranza dei +voti prendono i rappresentanti del popolo, sieno +rispettate, e non dipendano dalla ignoranza o malizia +de’ capi delle provincie, i quali nella maggior +parte non essendo statisti, niun interesse +hanno per le cose nostre, e consumano il tempo +nel capo-luogo tra le adulazioni de’ patrizi, nelle +crapule, nelle lascivie e nell’ozio più riprovevole. +</p> + +<p> +Lasciano essi la cura degli affari più gravi nelle +mani de’ loro secretari generali, moltissimi +fra’ quali sono diretti dall’amor del lucro, dalla +forza degl’impegni, dalla passione della vendetta. +Ecco il beato regime di che si godono le più +belle provincie d’Italia. Ecco i bravi governanti +che i papi mandano a felicitare i popoli. Abatini +discoli o porporati astuti stranieri, sempre ignoranti, +scolaruzzi senza studio, vanarelli, pazzarelli, +gonfi degli onori che loro vengono resi dai +nobiluzzi delle città, senz’amor del pubblico bene, +pensanti solamente a vivere, anzi a vegetare. +</p> + +<p> +E l’ubbriaco Tedesco sa e conosce meglio di +noi cotali obbrobri, e manda suoi lanzi a reprimere +<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span> +le nostre rivoluzioni!!! Ma Dio non paga il +sabato. E la vendetta ch’egli fa contro gli oppressori +di un popolo quanto è più lontana, tanto +è più gagliarda. Sel sappia lo stupido Ferdinando; +Iddio non paga il sabato! +</p> + +<p> +E chiudo questo capitolo imprecando cordialmente +ogni vendetta contro al Tedesco, pregando +il cielo che faccia parer buone e sante queste +mie parole al successore del Bellunese, già da +incorruttibil giustizia giudicato. +</p> + +<h3>CAPITOLO XVI. +<span class="smaller">IMPIEGATI.</span></h3> + +<p> +Il conferimento degl’impieghi è di quasi esclusiva +attribuzione della segreteria di stato. La nomina +è sempre tutta a nome del sovrano, ma poche +volte ei se ne briga davvero, tranne il caso +in cui voglia provedere qualche suo ben affetto, +o raccomandato da persona autorevole. Nei primi +anni del pontificato di Gregorio il di lui aiutante +di camera vendeva a prezzi fissi i posti e le cariche +anche più onorevoli e sublimi. Talchè si +videro fra i giudici, governatori, cancellieri, proposti, +e via discorrendo, persone che occupavano +posti vilissimi, o avevano servito nelle truppe, o +erano cherici, o non avevano fatto alcuno studio, +o erano istruiti in rami diversi affatto da quelli +dell’impiego che andavano ad esercitare. Lo +stesso sistema è adottato dalla segreteria di stato, +eccetto rarissime cose. L’impegno di cardinali, +di nobili romani, de’ ministri, degli stessi +<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> +servitori di qualche personaggio, basta ad ottenere +un biglietto di nomina. Talora +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">«Spiccano ciò che voglion da palazzo</p> +<p class="i01">»Chi porta bella moglie e bel ragazzo,»</p> +</div></div> + +<p> +perchè i segretari di stato, i sostituti, i primari +impiegati sono anch’essi composti di polpa ed +ossa come tutti gli uomini, e si danno buon tempo, +ed amano le loro lasciviole, e si piegano volentieri +alle lacrime di qualche bella signora o +di qualche scaltra zombracca. Questo sistema fa +che gli onesti impiegati, i quali abborrono ogni +sorta d’intrigo, rimangono molti anni ne’ loro +posti senza ottenere avanzamenti, ed i faccendieri, +che possono spendere od estorquere una commendatizia, +o procurarsi una protezione, hanno +avanzamenti lucrosi ed onorevoli senza merito, +senza giustizia, senza onestà. Ed ecco perchè nei +tribunali, ne’ dicasteri, in tutti gli uffici si trovano +sempre impiegati facili ad esser sedotti, incapaci +a rettamente eseguire le loro attribuzioni, +mancanti di pratica, di teoria, e quindi attivissimi +a male amministrare la giustizia, a commettere +errori dannosi per le cose del pubblico e per +gli affari de’ privati, ora per ignoranza, ora per +cattiveria. +</p> + +<p> +Gl’impieghi si conferiscono a preferenza ai +Romani, o almeno in molto più favorevole proporzione +per essi, poichè fra di loro tutti sono +figli o nipoti di preti, di prelati, o addetti alle case +de’ cardinali, o stretti in amicizia co’ ministri +stranieri e con i loro domestici. Costoro, quando +vengono a coprire le cariche in provincia, sono +orgogliosi, insolenti, maneschi, ingiusti, tanto +<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> +che sono odiati da tutti, e cagionano male umore +contro il Governo. Quanto è necessaria un’attiva +e radicale riforma su questo delicatissimo ramo! +Abbia pure lo stato ottime leggi, savissimi ordinamenti, +istituzioni onorevoli; se gl’impiegati +non sono probi ed intelligenti, il malcontento durerà +sempre, si darà ognora luogo all’arbitrio, +e i sudditi lamenteranno, non avranno amore e +rispetto al sovrano, desidereranno cambiamenti +politici, e faranno congiure e tenteranno ribellioni. +Un miglioramento in ciò debbe esser prontissimo +e radicalissimo. Senza di esso ogni altra +buona ordinanza sarà inutile, poichè sono i cattivi +esecutori delle cose quelli che rendono vani +i buoni ed utili miglioramenti. +</p> + +<p> +Perchè gl’impieghi non si dovrebbero conferire +dietro rigorosissimo esame relativo? +</p> + +<p> +Perchè non esigere dai richiedenti la prova +certa di una immaculata condotta? +</p> + +<p> +Perchè a circostanze pari l’anzianità non viene +calcolata? +</p> + +<p> +Perchè gli assegni non si proporzionano, e non +si aumentano certe vilissime paghe d’impieghi +delicati, e non si toglie così un argomento potente +alla prevaricazione? +</p> + +<p> +Perchè non si danno compensi alle fatiche +straordinarie, alle operazioni utili dello stato? +</p> + +<p> +Perchè non si esige dai capi d’ufficio un’attiva +sorveglianza e mensuali ingenui rapporti? +</p> + +<p> +Perchè non si stabiliscono da per tutto ispettori +provinciali probissimi, ch’esaminino con pieno +rigore la condotta degl’impiegati, e perchè +non sono gl’ispettori stessi sottoposti a rigoroso +<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> +rendimento di conto delle loro operazioni? +</p> + +<p> +I sorvegliatori attuali sono tutti pressochè +uguali a quell’uditor santissimo che presentemente +va facendo un viaggio di piacere per lo +stato col titolo di visitatore. Ha dato una occhiata +a certi locali, a certi uffici, ed ha trovato, il +buon uomo, che tutto andava in piena regola e +perfettamente, anche dove le cose andavano in +malissima regola e in pieno disordine. Io non so +a che scopo avvisasse il viaggio di costui. Certo +è ch’egli non fece nulla, e si è procacciata l’indignazione +de’ popoli e la derisione degl’impiegati. +</p> + +<p> +Concludiamo. I preti stiano nel santuario. Non +s’impaccino negl’impieghi dello stato, perchè è +giusto che i primi posti ch’essi occupano si cedano +ai laici. E più presto il papa giunge a ciò, +e più sicuro sarà in trono, e contenti saranno i +suoi sudditi. Questo è osso un po’ duro da rodere +per loro. Ma è di giustizia un cotal cambiamento. +È nel desiderio dei più, e basti. +</p> + +<h3>CAPITOLO XVII. +<span class="smaller">STAMPA.</span></h3> + +<p> +La libertà della stampa, quando essa abbia un +limite e si opponga alla pubblicazione di cose irreligiose +e disoneste, è affare utilissimo e necessarissimo +ad ogni governo ben regolato. +</p> + +<p> +Quando a ciascuno fosse fatto lecito di censurare +la condotta degl’impiegati, quando si potesse +dire liberamente a carico dei signori ministri, +<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> +quando si potesse levar la voce contro gli +errori che commette il Governo, quando fosse +tollerato parlare della cattiva amministrazione +pubblica, quando fosse permesso pronunciare il +proprio sentimento su certi metodi di studio; io +vi so ben dire che i signori impiegati opererebbero +con miglior giustizia, il Governo rifletterebbe +di più sulle determinazioni che prendesse, +l’erario non sarebbe l’ufficio legale di latrocinii, +gl’instruttori adotterebbero i metodi riconosciuti +migliori, e così ogni cosa prenderebbe il suo +posto conveniente, ed i popoli avrebbero meno +ragione di lamentarsi, ed il regno de’ preti diverrebbe +a tutti accetto e gradito. +</p> + +<p> +E chi scrive sia responsabile di quello che asserisce, +quando le cose stampate offendono direttamente +le persone ed abbiano apparenza di calunnia. +</p> + +<p> +Così la censura sacra, la censura politica non +si opporranno più al progresso delle scienze, perchè +quelle menti torbide d’inquisitori, commissari, +trovano da evitar sempre qualunque libro +scientifico, e gli scrittori, o indispettiti od iscoraggiati, +dimettono il santo pensiero di scriver per +la bassa ed alta istruzione, ed al popolo non si +distribuisce il pane dello sapienza, si eterna la di +lui ignoranza e rozzezza. Il santo Padre nuovo +non tema, no, di accordare la libertà della stampa; +egli deve valutare i vantaggi ch’essa arreca, +e deve considerare ch’è mezzo atto a favorire il +contento dei popoli, ch’è quanto dire che assicura +le saldissime ed eterne basi al trono pontificale. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> +</p> + +<h3>CAPITOLO XVIII. +<span class="smaller">SALUTE PUBBLICA.</span></h3> + +<p> +Dà argomento di somma civiltà quel paese che +s’interessa molto della salute de’ popoli. Ma se +si ha a dire il vero la igiene pubblica è assai nel +nostro stato trascurata. Ond’è che il nuovo sovrano +deve mantenere in vigore le poche buone +leggi che vi sono in questo proposito, riformare +quelle che meritano correzione, istituirne delle +nuove, atte a guarentire la salute della nazione. +</p> + +<p> +Qui non v’è bisogno d’interessare i medici italiani +perchè scrivano per norma del Governo. Vi +sono opere classiche che ne trattano estesissimamente, +fra le quali quella del piemontese Lorenzo +Martini<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a> e di Gian Pietro Frank, che possiamo +riputare come nostro connazionale. +</p> + +<p> +Io mi contenterò di accennare la necessità in +che siamo di avere alcune cose essenzialissime +per la tutela della sanità del popolo. E giustizia +vuole che a questa si dia subito prontissima mano +ed aiuto, perchè è troppo grave colpa del Governo +il non riparare a certi danni frequentissimi +nell’umana società. +</p> + +<p> +Ne’ luoghi di marina, dove la prima industria +è la pesca, accadono spesso morti per annegamento, +nella mancanza in che si è degli argomenti +opportuni a risuscitare, dirò così, i poveri +affogati. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span> +</p> + +<p> +La società filantropica di Londra, di cui è capo +il re, ha salvato in pochi anni la vita a moltissimi +asfittici, che nello stato nostro vengono +seppelliti per morti. Fino a che il sovrano non +oppone a cotali disgrazie tutti quei mezzi che la +scienza gli ha proposti, egli si fa reo della morte +di ciascheduno, e ne dovrà render conto a Dio, +il quale, quando gli affida le nazioni, impone di +ben guardare la vita de’ propri sudditi. +</p> + +<p> +E così parlo della mancanza di un porto o un +canale da Ancona fino al confine del Tronto, per +cui le barche da pesca nelle burrasche frequenti +dell’Adriatico non avendo altro rifugio che il +lontanissimo porto di Brindisi, in ogni caso di +tempesta si perdono molti legni col proprio equipaggio, +e ciò per colpa del Governo, che in +così lungo tratto di mare non ha eretto mai un +asilo di sicurezza per que’ disgraziati. +</p> + +<p> +È inconveniente grandissimo la facilità, anzi il +favore e lo stimolo che dai parrochi si adopera +per la celebrazione dei matrimoni, senza guardare +affatto la salute fisica degl’individui che si +maritano, e se abbiano mezzi economici a campare +una famiglia. Ecco perchè da noi si vedono +schiere di tisici, di scrofolosi, di apopletici, di +sifilitici. Così la nazione perde della propria robustezza, +e in pochi anni si riduce lo stato ad uno +ospedale d’incurabili. La Polizia abbia sue leggi +atte ad impedire matrimoni malsani, e badi che +ne’ contraenti non manchino affatto i mezzi della +sussistenza. Quest’ultima providenza vale anche +a prevenire la funesta propagazione de’ ladroncelli, +poichè in cotali coniugii i padri esigono che +<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span> +la prole si procuri da sè stessa quel mantenimento +che si ottiene poi nei furti di campagna e nelle +piccole ruberie delle strade. +</p> + +<p> +È grandissima l’inerzia del governo a non riparare +ai primi impaludamenti di alcuni territorii, +che poi col tempo non si tolgono più, o almeno +importeranno grandissime spese. Quasi ogni +provincia dello stato è soggetta a queste disgrazie, +e la cattiva sanità o la morte degli abitanti +di questi luoghi sono pure mali di cui la colpa +essendo del sovrano, egli ne renderà conto a Dio, +se dal canto suo non adopererà quei mezzi che +la scienza idraulica propone. +</p> + +<p> +L’ignorante e superstizioso abuso di suonar le +campane nei momenti delle rivoluzioni atmosferiche, +costa la vita a non pochi fanatici, ed il regnante +si fa reo avanti Dio della morte di costoro, +perchè non ne impedisce con legge la pratica. +</p> + +<p> +In molti piccoli municipii si seppelliscono ancora +i defunti nelle chiese. E ciò importa che +nelle calde stagioni si sviluppi sempre qualche +mortale epidemia, che uccide non pochi cittadini. +Il capo dello stato è l’uccisore di costoro, +perchè non seppe rendere universale la legge +de’ cimiteri rurali. +</p> + +<p> +In molte comunità, sia per colpa dell’autorità +civile, sia per la negligenza degl’impiegati sanitari, +i commestibili che si vendono al pubblico +sono molte volte mal sani, e ne va di sotto la salute +e la vita di molti. Il principe risponderà a +Dio di codesti danni, perchè non fece rispettare +le leggi, che pure su ciò provvidi papi emanarono. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span> +</p> + +<p> +Gli ospedali mancano in molti paesi dello stato, +e non pochi individui periscono per mancanza +di soccorsi. Anche la morte di costoro peserà +sulla bilancia del supremo giudizio a danno dei +reggitori del trono. +</p> + +<p> +Gl’incendii, la mancanza de’ ponti, le strade +pericolose, gli edifici cadenti, e mille altre cagioni +di danno pubblico e privato, obbligano per +giustizia il sovrano a spander per lo stato i corpi +de’ pompieri, a ordinar la fabbricazione de’ ponti, +ad accomodar le strade e a far demolire gli edifici +pericolosi, ed altro. Tutte queste cose ove +vengano trascurate, il giudizio di Dio sarà grave +contro colui che impera, perchè avrebbe dovuto +reggere qual padre i popoli che gli furono affidati. +</p> + +<p> +Ed ho accennato le cose essenzialissime, che +richieggono pronto provvedimento, perchè se +avessi voluto enumerare tutti i mali relativi alla +sicurezza e sanità de’ popoli, io avrei dovuto fare +un lungo trattato, inutili d’altronde, perchè, come +dissi di sopra, noi non ne manchiamo, e può +il Governo perfezionare la igiene dello stato se +vorrà prendere regola da quei libri utilissimi. +</p> + +<h3>CAPITOLO ULTIMO.</h3> + +<p> +Io mi era proposto di trattare ancora diversi +altri argomenti utilissimi in questo libricciuolo. +Ma la necessità mi ha indotto a por termine al +mio lavoro, perchè giunse nelle provincie la notizia +della rapidissima elezione del nuovo pontefice. +Il nuovo unto del Signore, il supremo re della +terra sarebbe, secondo la novella percorsa, +<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span> +l’eminentissimo cardinale Mastai di Sinigaglia, +vescovo della città d’Imola. Io m’ho visto una +commozione di animi così straordinaria per la +costui esaltazione, che rare volte i popoli s’addimostrano +sì lieti per cagioni di pubblica e comune +fortuna. E posso credere che la esultanza dei +sudditi sia pienamente giustificata, poichè il novello +sovrano è ricco di rare virtù, di sapienza, +di umanità, di carità evangelica. +</p> + +<p> +È in me fede grandissima ch’egli accolga le +parole espresse nel presente indirizzo con quella +gentilezza di cuore con cui ricevette ognora ed +esaudì le preghiere di tanti sciaurati al suo sacro +impero nella diocesi d’Imola sottoposti. E la +bontà di cui è riccamente adorno mi fa sperare +ancora, che se il desiderio in me del pubblico +bene mi ha portato talora ad adoprare parole +aspre e rigorose contro il reggimento politico +del cessato sovrano, egli vorrà usarmi quella indulgenza +che può meritare uno il quale, amico +com’è della Sede apostolica, vuole e brama che +i sudditi di tanto sovrano non abbian lamenti a +fare, e si chiamin lieti e contenti di esser figli e +vassalli del regno della Chiesa. +</p> + +<p> +E potrei quasi far sacramento, che fra non +molto tempo le popolazioni vedranno praticati i +più saggi ordinamenti di cui si gloriano le nazioni +civili. +</p> + +<p> +Le sciagurate famiglie de’ prigioni politici riabbraccieranno +nelle loro case i loro più cari. +</p> + +<p> +I popoli avranno un codice criminale e civile, +la cui mercè la vita e le sostanze degli uomini saranno +rese tranquille e sicure. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span> +</p> + +<p> +Le procedure criminali correranno più spedite, +saranno cristianamente trattati gl’inquisiti, +ed abolite interamente le infami giunte e commissioni +militari e civili. +</p> + +<p> +Le imposizioni non saranno più gravose ai +sudditi, e cesseranno le angarie e i soprusi dei +regolamenti doganali e daziari. +</p> + +<p> +La Polizia avrà sue leggi certe, e non si darà +più luogo all’arbitrio. +</p> + +<p> +L’istruzione favoreggiata e facile, e libero a +tutti di dissetarsi al calice della scienza. +</p> + +<p> +Provveduto all’educazione fisica e morale degli +infanti, assicurato un asilo o sussidio alla impotente +vecchiezza. +</p> + +<p> +Cacciate le truppe straniere, e congedati i corpi +de’ malvagi volontari pontificii. +</p> + +<p> +Protetta la industria nazionale, e vietati i tirannici +appalti. +</p> + +<p> +Resa più splendida la cattolica religione nostra +col rimuoverne gli abusi, e col creare pii e saggi +ministri. +</p> + +<p> +Soppresso l’ordine de’ Gesuiti, peste mortale +del mondo cattolico. +</p> + +<p> +Istituite ordinanze onorevoli per la retta amministrazione +delle cose municipali e provinciali. +</p> + +<p> +Occupate negli impieghi le persone più meritevoli, +e rese le debite ricompense al merito. +</p> + +<p> +Accordate le più interessanti cariche dello stato +a laici dotti e probissimi. +</p> + +<p> +Concesso ad ognuno lo stampar liberamente, +ne’ limiti della religione e della onestà. +</p> + +<p> +Guarentita la pubblica sanità e sicurezza coll’adottamento +di savie leggi igieniche. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span> +</p> + +<p> +E questa sarà propriamente per noi l’<i>era novella</i> +promessa per la paura d’un papa, osservata +per la magnanimità di un altro. +</p> + +<p> +Ma quanti ostacoli non troverà egli il nuovo +gerarca per la esecuzione di così utili ordinamenti! +Sono alcuni fra’ porporati che, vedendo +in ogni innovamento una pericolosa concessione, +e desiosi di vedere oppressi i sudditi o per inopportuna +paura o per malignità di cuore, consiglieranno +insistenti di lasciare le cose nello stato +in cui sono, ispireranno dei dubbi sulla ingenuità +di coloro che dimanderanno le riforme, in ogni +movimento innocente sogneranno una ribellione, +e si faranno essi stessi nascosti autori di fatti +sospetti, di scritti incendiari, di emblemi rivoluzionari. +La satanica arte di costoro potrebbe +trionfare della perspicacia del sovrano. Il nuovo +principe non creda alla buona apparenza delle +loro parole. Essi, come dice sant’Agostino, sono +al di fuori scialbati candidissimamente, ma hanno +l’anima nera come tizzo di carbone. Quando +i popoli pontificii si vedranno posti al rango che +si addice all’attuale loro civiltà smetteranno ogni +idea di cambiamento politico, troveranno dolce +il comando della monarchia pontificale, non +avranno ad invidiare i vicini reggimenti civili di +stati italiani; faranno voti per la conservazione +della santa Sede, e prepareranno cogli scritti e +colle parole una gloriosa immortalità a Pio IX, +che soddisfece ai prepotenti bisogni de’ tempi. +</p> + +<p> +E però il perdono ch’egli darà agl’inquisiti di +stato sia santo ed ingenuo, come quello che darebbe +<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span> +Gesù Cristo se avesse da tornare sulla +terra. +</p> + +<p> +Se l’amnistia non viene accompagnata dalla +reintegrazione ne’ diritti civili, se quegli che vien +perdonato non è sicuro dalla calunnia di nemici, +dalla indiscreta sorveglianza di commissari di +polizia; se gli vien restituita una libertà con limiti +angustiosissimi; se non viene saggiamente +provveduto alla di lui sussistenza, ove ne abbisogni; +se gli verranno fatte insidie morali, e valutato +a delitto il pensiero o una parola, questa +amnistia diventerebbe un laccio, un tranello empissimo, +più orribile e penoso della stessa condanna +a cui l’inquisito politico soggiacque. +</p> + +<p> +E so ben io che la santa virtù del nuovo regnante +abborrisce da cotali vili ed insidiosi concetti. +Ma nella corte s’introducono sempre alcuni +astuti che ordiscono segrete mene contro l’umanità, +e questi sono nemici dell’uomo, sono nemici +del Governo, ma si dichiarano da loro stessi +e filantropici e devoti al vicario di Gesù Cristo. +</p> + +<p> +Da questi truculenti si guardi il successore di +san Pietro, e ponga freno alla loro prepotente influenza, +col distrugger tosto ogni sorta di arbitrio +alla Polizia, nucleo fin ora di tirannide non +solo, ma primario elemento di schiavitù, massima +cagione del mal contento de’ popoli, e potente +nemico del governo pontificio. +</p> + +<p> +Ma qui gl’infiniti amici del Governo, i pretesi +sostenitori del trono e del pontificato seguiteranno +a gridare e dire come la esperienza addimostri +la inefficacia della clemenza, e che i malcontenti, +<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span> +anche dopo il perdono, si mostrarono coi +fatti nemici violentissimi del Governo. +</p> + +<p> +Io risponderò dicendo, che la massima parte di +coloro i quali furono nuovamente rilegati in carcere +fu ristretta per semplice sospetto della irrequieta +Polizia; e che i loro incarti, fabbricati da +perversi e sanguinari processanti, non diedero risultanze +positive, o si trattò solamente di semplici +parole, o fatti isolati di niun valore. E nell’altra +parte se vi furono individui i quali ritornarono +ad inveschiarsi profondamente in affari politici +rilevanti, questi sono di quella classe di cui poco +sopra io parlavo, posta in uno stato di violenza +terribile, vale a dire, trascurata non solo dal Governo +e dalla società, e priva di mezzi di sussistenza, +ma provocata gravissimamente dalla insolente +Polizia o per inopportune sorveglianze o +perchè privata dell’interna libertà, e non reintegrata +mai ne’ diritti sociali, al godimento de’ quali +ognuno di loro intendeva. Ed ecco perchè io +raccomandava che il perdono fosse generoso, amplissimo, +ingenuo, generale. +</p> + +<p> +E così pongo fine a questo qualunque siasi lavoro +che intrapresi al solo scopo di esser utile ai +miei compatriotti. In esso non adoperai studio di +sorta a farne un libretto elegante e filosofico: volli +attenermi ad un linguaggio di comune intelligenza, +e presi nota solamente di quelle cose più +rilevanti che mi parevano degne di ricordo e necessarie +di miglioramento. Quindi non frasi, non +regolare ordine di materie, non concetti nuovi e +profondi. Il miglior pregio del libro, sono la verità +e la santità del fine. Se una sola delle mie +<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span> +idee non esistesse già nella mente del sovrano, +che deve intender certo a cambiamenti solidissimi, +e fosse tolta in considerazione io mi chiamerò +fortunato di aver avuto una parte benchè impercettibile +nello stabilimento del bene universale. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span> +</p> + +<h2 id="cesena">RELAZIONE +<span class="smaller">DEL FATTO AVVENUTO IN CESENA<br> +LA SERA DEL 14 LUGLIO 1846.</span></h2> +</div> + +<p> +Molte cose sono state ragionate da varii, sui +cattivi ordini che aggravano il nostro stato, e +che ne fanno, per così dire, una anormalità, in +mezzo al progresso civile de’ tempi nostri. Ma +per comprendere i mali effetti di quelli, e trarne +argomento a spiegare il profondo malcontento +che regna in queste provincie (malcontento che +non si acqueterà mai, ove il nuovo sommo pontefice +non dia mano con ardimento e risoluzione a +riforme radicali, vincendo la subdola opposizione +e la mala fede con che molti suoi iniqui ministri +gli possono attraversare ogni buona intenzione), +a comprendere, dicemmo, pienamente i mali effetti +di quegli ordini, più d’ogni ragionamento, +giova sovente il rappresentare l’azione concreta +nella realtà de’ fatti. Certi episodi della vita sociale +de’ nostri infelicissimi paesi bastan soli a rivelare +que’ mille patimenti, que’ mille dolori morali +<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span> +e que’ profondi fremiti di sdegno disperato +che dee provare un popolo generoso nel vedersi +(oltre all’altre sue grandi sventure) senza delitto +macellato impunemente da una mano vilissima di +sgherri stranieri, a’ quali un massacro, che rinnovasse +la memoria de’ Vespri siciliani, sarebbe +poca pena alla sola colpa di starci qui insolenti e +briachi in sul viso. Ma veniamo al fatto, che giustificherà +appieno l’ira delle nostre parole. — Al +qual fatto, perchè sia inteso bene da chi non conosce +le piaghe de’ nostri paesi, ci fa d’uopo premettere +un breve commento. Egli è da sapere +adunque che il difetto d’operosità industriale e +commerciale, le cattive leggi economiche, la mancanza +assoluta di educazione popolare, la poca +agiatezza e i pochi risparmi delle classi elevate, +e la conseguente difficoltà per le classi operaie di +trovar lavoro, e, non ultima cagione di miserie e +di corruzioni, le truppe estere, che precludono +la carriera militare ai figliuoli del nostro popolo, +tutte queste e molte altre cagioni, che lungo sarebbe +l’enumerare, vanno ogni giorno più arruolando +alla turba de’ delinquenti molti popolani +corrotti dalla indigenza, dalla ineducazione e dalla +abitudine de’ vizi. Tutta questa gente, nelle nostre +città, si va organizzando in associazioni giurate +al delitto, e muove una aperta guerra alle +proprietà e alla sicurezza personale del cittadino. +Ciò è conosciuto dalle Polizie. E però chi facesse +una statistica de’ furti e delle aggressioni impunite +che avvengono in queste provincie, troverebbe +di che far maraviglia a un uomo de’ secoli +barbari. Ma la cosa va più innanzi in molti paesi; +<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span> +le Polizie si contentano, non solo che vi si rubi +alla piena luce del giorno, ma che vi s’inquieti +il pacifico cittadino con insolenze e minacce, e +pare insomma che s’intenda a provocare e sfrenar +la canaglia contro le classi medie ed elevate, +la cui inclinazione all’ordine e alle riforme civili, +chiamata dalle nostre Polizie istesse liberalismo, +arrovella tutti questi nostri impiegati, gente la +più parte ignorante e immorale, e che però ha +solo nel durar de’ disordini qualche speranza di +potersi mantenere in grado. La cosa è giunta a +tale in alcune città, che in Faenza, per esempio, +or son pochi dì, fu fatta una istanza, sottoscritta +da centinaia di cittadini, non che da sacerdoti, +parrochi di campagna, ecc., e inviata al pontefice +per ottenere permesso di armarsi a difesa dei +propri averi, e far quello che non sanno fare +(così esprimevasi quello scritto) tante truppe nazionali +e forestiere. Ma se queste ultime non sanno +o non curano frenare i ladri e gli assassini, +coi quali hanno perfetta affinità, sanno molto +bene farla da carnefici sugli onesti e tranquilli +cittadini. — Ora udite l’avvenuto. — Nella sera +dei 13 corrente fu, in Cesena, ferito d’un’archibugiata +un Eutimio Stefani, per sopranome +Timino, il quale unito ad un tal Mamolino, di recente +dimesso dal carcere, erasi fatto capo di +un’orda di masnadieri, che da lungo tempo, percorrendo +le vie a mano armata e provocando i +buoni cittadini, infestavano questa città, stimolati +non si sa bene da chi, certo tollerati dalla Polizia. +Il male essendo divenuto insopportabile, ed +<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span> +avendo costoro nella mattina del 14 minacciata +aspra vendetta del loro capo, la sera di detto +giorno molti giovani, costretti dalla necessità +della comune difesa, eransi ragunati nella piazza +di San Francesco, con animo di punire quella +mala gente, e veder modo di fiaccarne per sempre +la baldanza. Di tale assembramento fu dato +preventivo avviso al governatore, il qual disse +sapere ove i ladri si riunivano e dove avean riposte +le armi, e che avrebbe in breve trovata via +di farli arrestare e perquisire. Fu di tutto parimenti +avvertito il comandante di piazza capitano +De-Bons. All’una ora di notte partiva dalla piazza +maggiore un carro di polvere, scortato da un +forte distaccamento di Svizzeri, e dirigevasi verso +San Francesco. Alla testa di costoro erano +l’ufficiale generale, e Vesi, agente di Polizia. Il +militare convoglio trapassò la piazza, ove stava +assembrata quella gioventù, senza incontrare alcuna +minaccia, alcun insulto, e si fermò innanzi +alla porta della caserma Carabinieri, nella quale +era stato il giorno, ed ove aveva ordinato il capitano +De-Bons fosse ricondotto. Non si sa per +qual motivo la porta della caserma fosse chiusa, +nè s’intende perchè l’ufficiale generale, non provocato +da alcuna offesa, senza curare quelle preventive +cautele che sono un dovere sacrosanto +anche quando è assolutamente necessario il far +impeto sul popolo, con inaudita improntitudine, +fatta voltare la fronte ai soldati, comandò due +scariche di plotone contro gli assembrati, la +maggior parte de’ quali erano seduti sulle macerie +<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span> +ivi esistenti, bevendo e conversando pacificamente. +Appena eseguito l’assassinio, fuggirono i +vili appiattandosi dietro il carico della polvere. +Molti furono i giovani feriti, cinque caddero semivivi +sul luogo, due dei quali già morti. Tanto +è vero poi che quella gioventù non avea pensiero +ostile alla forza, che, sebbene così brutalmente +trattata, e in numero tanto maggiore da vendicare +a larga misura sui fuggiaschi assalitori il +sangue de’ loro fratelli iniquamente versato, pure +sgombrò la piazza. Niuno Svizzero fu ferito, e +tutti i cittadini lo furono alle spalle: lo attestano +concordi i chirurghi, lo provano le sezioni ai cadaveri. +Quella notte fu terribile alla città pei +gravi danni che potevano generarsi alla medesima +da una popolare reazione. Fu necessaria tutta +la prudenza, il sangue freddo, e diremo l’eroica +rassegnazione di alcuni giovani per impedire che +molti i quali erano corsi ad armarsi non assalissero +i vili assassini de’ loro amici, dando il segno +di un generale massacro. Quanto non lascia sperar +bene di sè così fatta gioventù, capace di frenarsi +per l’amore dell’ordine e per la speranza +di trovar ragione sulla giustizia del novello monarca! +</p> + +<p> +Oggi è cosa per mille indizi a tutti manifesta, +che quell’eccidio derivò da tradimento, e ciò non +fa specie; ma quello che più fa meraviglia tra +noi, gli è che gli Svizzeri abbiano osato, in faccia +alla coscienza di tutto un paese, tentar la +menzogna fingendo, ne’ loro rapporti, che gli assembrati +volessero impadronirsi della polvere, e +<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span> +che da ciò fossero costretti a far fuoco. Un pretesto +era certamente necessario per veder di +schermirsi pure in alcun modo da tanta infamia; +ma l’addotto da loro era troppo assurdo, perchè +non venisse subito smentito: molto più che anche +la forza nazionale, aggiunta all’estera, a scorta +del convoglio, altamente ripete: il contegno dei +cittadini essere stato tale da non dar luogo a pretesti — Ora +siamo in istato d’assedio. Gli Svizzeri, +benchè duplicati di numero, conscii come +sono della lor iniquità, tengonsi sempre sotto le +armi, e sono segregati da ogni consorzio. L’ufficiale +generale, che comandò il fuoco, per tutta +punizione è stato traslocato a Forlì. — La nostra +magistratura sta redigendo un ricorso contro la +forza e la Polizia, il quale documento verrà spedito +a Roma. Tutti i cittadini di ogni colore, di +ogni stato sono pieni d’indignazione, di orrore, +di odio contro la brutalità de’ nemici. Taccio le +lagrime disperate delle madri, delle famiglie, dei +parenti, che si videro rapiti i loro cari in così +orribil modo. Uno spettatore dell’assassinio dell’altra +sera gridava col pianto dell’ira negli occhi: +«Ogni straniero è per noi Italiani sempre +nemico, ma niuno straniero è così barbaro, +così feroce, così bestiale come lo Svizzero.» E +dicea pur troppo la verità: ma questi sozzi e infami +rifiuti dell’Elvezia tremino di quel pianto e +di quel grido, e riflettano che già troppi sono i +motivi che li rendono esosi al nostro popolo, ai +quali aggiungendosi queste incomportabili provocazioni, +la lunga pazienza non tarderà a convertirsi +<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span> +in furore. Quanto a noi facciam voto che, +ad evitare ogni ulteriore scandalo ed altre più +gravi sventure, il pontefice provvegga sollecitamente +al pericolo con risoluto consiglio, liberando +lo stato da questa dolorosissima piaga delle +armi mercenarie, che sono il più grande insulto +e il peggior danno che un Governo far possa ai +suoi sudditi. +</p> + +<p class="indr"> +Cesena, 16 luglio 1846. +</p> + +<p class="pad2 center large"> +<span class="smcap">Fine.</span> +</p> +<hr class="silver"> +<div class="somm"> + +<h2><a id="indice" href="#indfront"> +INDICE</a></h2> + +<table class="indice"> + <tr> + <td>A Cesare Balbo</td> <td class="pag"><a href="#dedica">Pag. 5</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Degli ultimi casi di Romagna</td> <td class="pag"><a href="#romagna">7</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Documenti</td> <td class="pag"><a href="#documenti">107</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Sulle attuali condizioni della Romagna</td> <td class="pag"><a href="#attuali">147</a></td> + </tr> + <tr> + <td>La questione italiana</td> <td class="pag"><a href="#questione">157</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Lettera del reverendo Orazio Bushnell al romano pontefice Gregorio XVI</td> <td class="pag"><a href="#lettera">181</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Indirizzo ai reverendi prelati monsignor Janni e Ruffini</td> <td class="pag"><a href="#indirizzo">195</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Indirizzo al successore di Gregorio XVI</td> <td class="pag"><a href="#successore">217</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Relazione del fatto avvenuto in Cesena la sera del 14 luglio 1846</td> <td class="pag"><a href="#cesena">297</a></td> + </tr> +</table> +<hr> + +</div> + +<div class="footnotes"> + +<h2> +NOTE: +</h2> + +<div class="footnote" id="note1"> +<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.  </span>Nello stato papale il prete delinquente è punito +con un grado di pena minore, che non il secolare. Mentre +dovrebbe essere appunto l’opposto, e punirsi più rigorosamente +l’ecclesiastico, il quale pel suo stato è tenuto +dar buon esempio, che si suppone persona più +istruita e frenata da più alto grado di moralità.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note2"> +<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.  </span>Salva la Banca romana.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note3"> +<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.  </span>Carlo Adolphe, Antonio Sparapani.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note4"> +<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.  </span>A far conoscere sempre più le iniquità delle Commissioni, +non è inutile narrare alcuni particolari sul +fatto dell’avvocato Pantoli, e di questo processo. Non +trovando la Commissione altri che volesse incaricarsi +della difesa, avea scelto quest’onest’uomo, che per la +sua nota devozione al governo potea ragionevolmente +supporsi si sarebbe fatto docile istrumento del tribunale +nell’ufficio al quale si destinava. Il colonnello +Freddi andò in persona a Forlì per vincer le sue ripugnanze +e condurlo a Ravenna, come accadde appunto. +Accortosi il Pantoli nel corso del processo con +quanta iniquità fosse condotto, si pose in opposizione +aperta cogli atti della Commissione: diede eccezione +d’incompetenza all’avvocato Attilio Fontana, assessore +straordinario, per causa d’aver preso parte al processo, +e non poter perciò esserne giudice: ad appoggiare la +detta eccezione produsse un attestato di don Trenta, +parroco di San Vitale, deponente aver proposta l’impunità +a Domenico Boschi come via di salute, e ciò +per ordine del giudice Fontana. Entrò la polizia, ed +intimò all’onesto curato di dar copia dell’attestato. +Ricusando questi coll’addurre che ciò non potea fare +senz’ordine del suo superiore ecclesiastico, fu per ordine +del cardinale legato rinchiuso in una stanza, nè +potè uscirne senz’avere scritto il chiesto attestato. — Di +questo Fontana si narra (non posso affermarlo come +certo) che per trovar materia al processo si facesse +condurre la notte manettato nelle carceri in forma di +uomo arrestato e perseguitato dalla Commissione, affinchè +i prigionieri nel primo moto di pietà più facilmente +gli s’aprissero, e potesse cavar loro di bocca +qualche confessione. L’incompetenza dell’assessore +Fontana non fu ammessa dalla segreteria di Stato, come +neppure l’altra eccezione d’incompetenza che il Pantoli +promosse contro l’intero tribunale per difetto di +giurisdizione, inquantochè esso era stato incaricato di +conoscere dei delitti commessi contro la forza pubblica, +non già dei delitti meramente politici.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note5"> +<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.  </span>Ignoro se l’idea di dare alla mossa di Rimini il +carattere di protesta sia nata prima o dopo l’impresa. +Quanto a me ho parlato di questi fatti come se tal +idea non fosse stata giammai espressa, sembrandomi +progetto da esser piuttosto deriso presso i popoli più +esperti delle possibilità e convenienze politiche, e perciò +progetto fuori d’ogni discussione quello di voler +protestare con poche armi, mentre la stampa dei +paesi liberi d’Europa avrebbe potuto prestar l’opera +sua a render pubblica ed incolpabile una ragionevole +e dignitosa protesta de’ sudditi pontificii: e certamente +in Romagna, ove sono tanti uomini arditi, e sprezzanti +il pericolo della carcere ed i dolori dell’esilio, +si sarebbe trovato più d’uno contento di firmarla a +nome di tutti, se non fosse sembrata cosa dignitosa il +lasciarla anonima. +</p> + +<p> +Aggiungerò più innanzi, nel parlare de’ modi di protestare +in Italia, altre ragioni a questo proposito.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note6"> +<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.  </span>Io avea scritte queste linee due mesi prima della +consegna del signor P. Renzi, per la quale sono sforzato +aggiunger questa nota. +</p> + +<p> +Il signor P. Renzi era uno de’ principali del moto +di Rimini; ed accolto dalla Toscana, si era cogli altri +ridotto in Marsiglia. Dopo poco tempo tornò, senza +però farsi nuovamente reo verso il governo pontificio. +Fu arrestato immediatamente, e denunziato il suo arresto +al Nunzio. Questi lo chiese in virtù del malaugurato +trattato di estradizione per cause politiche. +</p> + +<p> +Intanto la diplomazia s’agitava, gridando contro il +governo toscano per quella ch’essa chiamava connivenza +co’ ribelli. Il granduca manteneva la sua buona +volontà ed il desiderio di salvare quell’infelice. +</p> + +<p> +I consultori legali del governo opinavano non essere +l’estradizione di questo caso imposta dal trattato, e +formale invece nel governo il debito di salvare il Renzi, +per virtù della promessa fatta all’atto ch’esso cogli +altri s’erano arresi alle truppe toscane. Ma il ministero +insistè, e dopo contrasto durato infelicemente più +d’un mese, e che per la sua stessa durata dava animo +a sperar bene, il Renzi fu consegnato al papa. +</p> + +<p> +È doloroso che gli uomini testè entrati nel ministero +toscano sieno giudicati dall’opinione pubblica (essa +assolve il granduca, o non l’accusa se non di debolezza +e d’essersi lasciato troppo dominare dall’influenza +del suoi ministri e della diplomazia) pei sostenitori +più ostinati di questa ingiusta, inopportuna ed impolitica +risoluzione. Il ministero ha tolto a sè medesimo +l’appoggio dell’opinione con quest’atto, che sembra +possa considerarsi come suo programma politico, e che +il pubblico ha accolto con dolore, biasimo e sospetto; +quasi presagio d’un nuovo sistema, che toglierebbe al +governo toscano la maggiore, per non dir la sola sua +forza, quella d’esser tenuto dolce ed umano. +</p> + +<p> +Avendo lodato il primo atto del granduca, la veracità +della quale fo professione, mi sforza a biasimare il +secondo. +</p> + +<p> +Non è fuor di proposito l’osservar qui che l’Austria +non ha restituiti al papa i rifugiati a Fiume. Espongo +l’osservazione, e ne lascio i comenti al lettore.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note7"> +<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.  </span>Per aver idea della stima che si fa in Romagna +della prigione, è da sapersi che se domandate colà ad +un giovane: — Siete mai stato in carcere? — vi risponde +quasi con rammarico: — Non posso ancora dire +d’esser uomo. — </p> +</div> + +<div class="footnote" id="note8"> +<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.  </span>In tutti, sessantasette inquisiti, dei quali cinque +possidenti, cinque negozianti, cinque esercenti arti liberali, +cinquantadue artigiani e mestieranti diversi; e +venticinque di loro ammogliati e con prole.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note9"> +<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.  </span>Per mostrar l’inefficacia di quest’editto basti notare +le seguenti disposizioni: +</p> + +<p class="center"> +<i>Titolo II, Art.</i> 2. +</p> + +<p> +La nomina de’ consiglieri fu affidata per la prima +volta ai delegati. +</p> + +<p class="center"> +<i>Art.</i> 10. +</p> + +<p> +Fu vietato che potesse porsi in deliberazione qualunque +proposizione se prima l’oggetto della medesima non +fosse stato manifestato all’autorità governativa. +</p> + +<p class="center"> +<i>Art.</i> 12. +</p> + +<p> +Fu stabilito che il processo verbale dovesse essere +approvato dal delegato. +</p> + +<p class="center"> +<i>Titolo III, Art.</i> 9. +</p> + +<p> +Gli atti de’ Consigli provinciali furon sottoposti all’esame +ed all’approvazione del preside e della congregazione +governativa. Fu vietato che i Consigli provinciali +potessero occuparsi di atti diversi dai meri amministrativi, +e fu data al delegati facoltà di discioglierli +ad arbitrio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note10"> +<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.  </span>Vedete quel che ne scrivono, fra tanti altri, lord +Brougham nella sua filosofica politica, Hanke nella Storia +del papi dei secoli XVI e XVII, e Rosselli in Roma +verso la metà del secolo XIX, edizione di Parigi. (<i>Nota aggiunta</i>)</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note11"> +<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.  </span>Vedasi la sua <span class="smcap">Polizia Medica</span>, Capolago, 1834, +volume unico in 8.º, con tavole in rame.</p> +</div> +</div> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione +minimi errori tipografici. Per comodità di lettura è stato aggiunto un indice a fine volume. +</p> + +<p> +Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. +</p> +</div> + +<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75829 ***</div> +</body> +</html> + diff --git a/75829-h/images/cover.jpg b/75829-h/images/cover.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..4a95817 --- /dev/null +++ b/75829-h/images/cover.jpg diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..b5dba15 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This book, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. Anyone seeking to utilize +this book outside of the United States should confirm copyright +status under the laws that apply to them. diff --git a/README.md b/README.md new file mode 100644 index 0000000..4be9967 --- /dev/null +++ b/README.md @@ -0,0 +1,2 @@ +Project Gutenberg (https://www.gutenberg.org) public repository for +book #75829 (https://www.gutenberg.org/ebooks/75829) |
