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+
+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75829 ***
+
+
+ DEGLI
+
+ ULTIMI CASI
+
+ DI ROMAGNA
+
+
+ DI
+ MASSIMO D’AZEGLIO
+
+ Verba utilia quaesivi.
+ _Eccl. XII._
+
+
+
+ VENEZIA
+ COI TIPI DI LORENZO GATTEI EDIT. LIBRAJO
+ 1848.
+
+
+
+
+A CESARE BALBO
+
+
+_Ti dono questo mio scritto, non perchè intenda che l’autorità del
+tuo nome abbia a farsi scudo a tutte le opinioni ch’egli esprime ma
+perchè so esser tu ed io concordi sulla più importante, su quella
+della nostra indipendenza; perchè so esser tu convinto, come io lo
+sono, della necessità di soffocare in Italia ogni favilla di discordia
+con larghe e reciproche concessioni sulle opinioni di minor conto,
+purchè da tutti si dia mano alla grand’opera della nostra nazionale
+rigenerazione; della necessità di discutere liberamente e senza mistero
+le cose nostre, discussione alla quale hai degnamente aperto il campo
+pel primo, e te ne è dovuto il vanto; perchè finalmente mi legano a te
+stretti vincoli di sangue e di lunga ed immacolata amicizia, e vincoli
+ancor più stretti, anzi i maggiori che possano stringere due cuori,
+quelli d’un eguale ed ardente amore di patria, e del desiderio di porre
+le forze e la vita per la sua liberazione._
+
+ M. A.
+
+
+
+
+Sui moti di Rimini del settembre scorso (1846) pochissimi, e forse
+que’ soli che si trovarono al fatto, hanno saputa la verità: ed in
+Italia, ove le corrispondenze particolari non osano, ed i pubblici
+fogli non vogliono dirla, non può essere altrimenti. Stando alle loro
+notizie, copiate dai fogli stranieri, e sparse così in tutta Europa,
+poche centinaia di disperati, guidati da un uomo condannato a dieci
+anni di galera, hanno turbata la pace pubblica, e rovesciata in Rimini
+l’autorità pontificia: poscia, spargendosi in piccole bande per
+l’Apennino, e fuggendo dinanzi alle baionette svizzere, in pochi giorni
+sono stati del tutto dissipati, e lasciando la città, hanno commesso
+disordini e ruberie, riportando taccia di perturbatori, ladri e codardi.
+
+Io stimo intempestivo e dannoso il moto di Rimini, come stimerò
+sempre intempestivi e dannosi siffatti moti parziali, ed aggiungerò
+a fronte alta, che li stimo perciò biasimevoli, non avendo diritto
+una ristrettissima minorità di farsi giudice se sia o no opportuno
+spinger la propria nazione nella gran lotta dell’indipendenza, non
+avendo diritto di giocar su un tiro di dadi la sostanza, la quiete,
+la libertà, la vita di un numero incalcolabile de’ suoi concittadini,
+e, quel che più importa, l’onore e le sorti future della intera
+nazione. Io disapprovo dunque il moto di Rimini; e questo scritto cadrà
+probabilmente in mano di molti che di tal disapprovazione potrebbero
+rendermi larga testimonianza, essendosi per tutta Italia sparsa molti
+mesi innanzi la voce prepararsi un moto in Romagna, ed avendo io cento
+volte ripetuto tenerla per cosa inconsiderata e dannosa.
+
+Ma se ho creduto e credo che i suoi autori non abbiano posto mente
+a quel che v’era d’impossibile, d’intempestivo, perciò d’ingiusto,
+nella loro impresa, ciò non vuol dire che s’abbiano a tenere per
+ladri e codardi, come hanno ripetuto i fogli italiani e stranieri; ed
+ora che sono vinti, ora che sono parte ricacciati in esilio, parte
+chiusi in carcere e sottoposti a giudici che non dirò prevaricatori,
+non avendo il diritto d’accusar chicchessia senza chiare prove, ma
+che dirò esposti a molte tentazioni di prevaricare, non piaccia a Dio
+che in tutta Italia non sia chi alzi la voce per la verità, per dirla
+imparzialmente ai vinti, come ai vincitori.
+
+Il nasconderla o tacerla, sarebbe oggimai vano, puerile e forse peggio.
+
+I casi di Romagna, per quanto di poco momento, sono pur sempre un
+episodio della questione dell’indipendenza italiana, questione che
+tanto più fervidamente viene agitata nel segreto de’ cuori e de’
+colloqui, quanto più severamente le è vietato palesarsi in liberi
+discorsi ed in libere dimostrazioni: questione che ogni giorno più si
+estende, accendendosi anche in quella parte del popolo italiano, che,
+mal osservata, sembra inerte e senza pensier di sè stessa: questione
+che deve necessariamente agitare ogni nazione cui sia stata rapita
+la celeste eredità, lasciatale dal padre comune di tutti gli uomini,
+l’indipendenza: questione, finalmente, che può paragonarsi ad una gran
+mina scavata sotto l’intera Penisola, alla quale non s’ha diritto dar
+fuoco senza il consenso e l’approvazione dei più, tanto meno poi per
+desiderii o patimenti parziali; ma questione generale, necessaria,
+giusta, e che tutti giustamente e virtuosamente abbiam diritto di
+trattare.
+
+Ora, nascondere la verità su questa questione sarebbe vano, come
+dicemmo, e puerile. Tutti i governi, tutte le polizie italiane sanno,
+quanto lo sappiam tutti, che essa si discute, si agita, è in tutti i
+cuori, su tutte le lingue, e nessuno certamente riuscirebbe a dar loro
+ad intendere che non ci si pensa. Lo stesso s’ha da dire della polizia
+dell’Austria e de’ suoi uomini di Stato, i quali debbono bensì pel loro
+ufficio adoprarsi a danno anche dell’Italia, onde mantener validi i
+legami che uniscono le varie parti dell’Impero tendenti a dissolversi,
+e sono perciò politicamente da tenersi come nemici; ma che comprendono
+essi stessi non esser possibile che la cosa stia altrimenti, ed hanno
+poi, ne siam certi, mente troppo elevata (co’ nemici s’ha a spinger la
+giustizia sino allo scrupolo) per osar condannare la tendenza dello
+spirito italiano, e non rendergli anzi quell’omaggio che vorrebbero
+fosse reso a loro, se si trovassero nelle nostre circostanze.
+
+Se sarebbe puerile il creder di nascondere le nostre tendenze,
+le nostre speranze; il volerle poi tacere, il non osar parlarne
+moderatamente, e saviamente sì, ma liberamente ed a viso aperto,
+sarebbe peggio, sarebbe oramai viltà.
+
+Ma i governi? le polizie? le Commissioni? mi si potrà rispondere.
+
+Prima di tutto non vedo che a chi ha osato stampare liberamente le sue
+opinioni sulle sorti presenti e future d’Italia (e gl’invidierei questo
+vanto se gli fossi freddo amico), pubblicandole col suo nome in fronte,
+sia stato torto un capello. Cesare Balbo è testimonio vivente che io
+affermo la verità, e Niccolini ed altri vivono liberi e tranquilli.
+
+L’epoca de’ tiranni è molto lontana da noi. Il duca Valentino,
+Bernabò Visconti, Pierluigi Farnese non sarebbero più possibili. Chi
+volesse rinnovarli cadrebbe percosso dalla possente mano di quella
+che è oramai la vera dominatrice del mondo, de’ principi come de’
+popoli, l’opinione. Il dir tirannici i governi attuali d’Italia è
+fanciullaggine alfieriana, come è fanciullaggine di poeta cesareo
+chiamar ladro chiunque si muove per desiderio d’indipendenza.
+
+I principi italiani, dovendo camminare tra due impossibili, o almeno
+tra due estremi difficilissimi, e guidati quasi esclusivamente
+dall’istinto della conservazione, non sono ne’ loro atti pubblici quali
+si potrebbero desiderare; ma nel loro privato sono generalmente uomini
+di temperato costume ed illuminati, ed al più potranno tagliar la via
+degl’impieghi a chi scrivesse anche con moderazione e verità cose che
+a loro non fosser grate, o non paressero opportune: ma certamente non
+lo faranno nè imprigionare, nè impiccare; ed i libri, comunque poi
+siano, non chiameranno sicuramente nelle parti d’Italia non soggette
+all’Austria, le baionette tedesche.
+
+Poi se tutto ciò non bastasse o non fosse vero, concediamo pure vi sia
+pericolo a parlar liberamente, pubblicamente e moderatamente degli
+affari nostri in casa nostra. Dirò allora che questo pericolo si
+deve incontrare dall’uomo virtuoso e d’onore pel proprio paese, come
+incontrerebbe quello della mitraglia quando la necessità o l’utile
+della patria lo domandasse. Dirò che il pericolo che s’incontra per la
+giustizia non deve trattenere dall’adempierla. Dirò che il coraggio
+civile non è inferiore al valor militare, a quello delle congiure e
+delle sommosse, ed è talora più opportuno, più applicabile a tutte le
+circostanze, meno incolpabile dalla malevoglienza: che, quantunque
+tanto più utile quanto maggiore è il numero di coloro che lo mostrano,
+può tuttavia mostrarsi anche isolatamente ed individualmente, ed
+il difetto del numero è allora compensato dall’esempio: allora, se
+non altro, si giuoca la posta d’un solo, non quella di tutti o di
+molti, senza aver avuto missione o consenso per arrischiarla. Dirò,
+finalmente, che, se una nazione non si cura della sua indipendenza, non
+deve muover nè rivoluzioni nè lamenti: se se ne cura, la desidera e la
+cerca, deve saperla meritare: e si merita non con iscosse parziali,
+intempestive, inconsiderate, che possono assomigliarsi all’atto
+rabbioso d’una fiera che s’ostini a insanguinarsi il muso battendolo
+invano contro i ferri della sua gabbia, più che alla generosa temerità
+di esseri ragionevoli che si mettano ponderatamente ad impresa
+pericolosa sì, ma non senza speranza di buona riuscita.
+
+Si merita col mostrare che quella prepotente forza che ha potuto
+materialmente sottomettere la nazione, non ne ha sottomesso la volontà,
+chè in ciò soltanto consisterebbe la vera degradazione.
+
+Si merita col mostrar virilmente, utilmente e tenacemente questa
+volontà sempre ed in tutti i modi possibili.
+
+Si merita col saper a tempo patire e sopportare con operosa
+rassegnazione, ed a tempo osare con opportunità e con giudizio.
+
+Si merita col pertinace studio d’ogni individuo per dotar sè stesso
+della maggior forza morale possibile.
+
+Si merita, finalmente, colla virtù degli opportuni, de’ lunghi, de’
+grandi sacrifizii. E noi Italiani possiamo forse alzar la fronte,
+metterci la mano al petto, e dire a Dio ed agli uomini: Ce la siam
+meritata?
+
+Prima di prendere a dimostrare le mie proposizioni, cioè essere il moto
+di Rimini stato intempestivo, dannoso, e perciò biasimevole, sento il
+bisogno di dichiarare che mi è costato assai aggiungere quest’ultimo
+aggettivo, e non mi ci sono indotto se non dopo stretto esame e lunga
+ponderazione.
+
+L’alzar la voce per dir parole di biasimo ad uomini miei concittadini,
+che credo bensì indotti in errore, ma contro i quali son ben lontano
+dal muover le turpi accuse de’ fogli officiali, e che anzi hanno
+il merito incontrastabile d’aver praticata la difficil virtù del
+sacrificio, ed esposta la vita e quanto l’uomo ha di più caro per
+ciò ch’essi stimavano giovevole alla patria, il contristarli ora che
+la loro condizione, già assai dolorosa, s’è fatto peggiore, ora che
+soffrono, ora che vivono del duro pane de’ vinti e degli sbanditi, mi
+costa un vero sforzo, essendo nella natura mia sentirmi sempre più
+inclinato a favorire il vinto, che il vincitore, e stimando non esservi
+al mondo atto più vile ed abbietto di quello di lanciare il sasso a
+chi fugge. Ma sento nella mia coscienza non commettere, con questo
+scritto, atto che somigli a cotale viltà. Sento che mi muove soltanto
+il desiderio di dire ciò che credo utile alla causa comune; di dire
+il vero con tutta la moderata ed imparziale libertà di cui è capace
+l’animo mio. Sento di non essere ora, come la Dio grazia non sono
+stato mai, adulatore a persona, nè ai governi, ai quali non domando
+oro, onori od impieghi, nè ai miei concittadini, dei quali, Dio lo
+sa, desidero, sopra ogni cosa al mondo, la benevolenza e la stima, ma
+purchè non mi costi, non dirò una menzogna, un’adulazione, ma neppure
+una reticenza, trattandosi d’opinioni.
+
+Risoluto ad esporle, perchè credo utile alla patria, non il mio povero
+ingegno, ma il fatto di tener vivo un’aperta e moderata discussione;
+perchè stimo sia per me debito d’onore mettermi francamente per quella
+via, pericolosa o no, nella quale conforto ad entrare, parlerò senza
+riguardo di persone: ho però voluto dir prima che sacrifico questi
+riguardi alla verità ed all’utile della causa italiana, ma li sacrifico
+col rammarico che si prova quando il dovere v’impone rimproverare o
+contristare persona che si stimi e che s’ami.
+
+Ora, ritornando al mio assunto, dico che l’opportunità è la massima
+delle condizioni in tutte le cose umane; nelle cose di stato poi è
+tutto. Per decidere dell’opportunità d’un atto convien prima aver
+concepito chiaramente lo scopo al quale si tende, gli ostacoli che gli
+si oppongono, i mezzi onde superarli.
+
+Lo scopo degl’Italiani in tutti i loro moti dal 1820 in qua, se ne
+togliamo i fatti del 21, è stato il sottrarsi ad abusi e patimenti
+locali, e ciò isolatamente, senza molto pensiero de’ loro vicini
+parimenti Italiani; e se in alcuni di codesti moti traspariva il
+desiderio di riordinar meglio l’intera nazione, di spingere a scopo
+comune le forze comuni, questo desiderio s’è sempre mostrato, per dir
+così, in seconda fila, e si è poi fatto tacere del tutto appena si
+è temuto potesse far pericolare l’impresa, che più premeva, tutta u
+vantaggio locale.
+
+E gl’Italiani hanno avuto quello che meritavano pel loro egoismo e per
+la miseria dei loro disegni.
+
+Lo scopo dell’ultimo moto, come degli antecedenti, tutto parziale e,
+per dir così, provinciale, come sia stato ottenuto, lo possiamo vedere:
+e le cose sono andate come dovevano necessariamente andare, ed anzi
+come si è meritato che andassero.
+
+Ed il consigliare gl’Italiani a mettere in prima fila la causa della
+nazione. In seconda quella delle singole parti di essa, non è soltanto
+consigliare a disegni più generosi de’ passati; è indicare un calcolo
+di puro interesse, è indicare la sola via che possa, presto o tardi,
+condurci ad ottenere prima il bene di tutti, poi, per necessaria
+conseguenza, il bene d’ognuno.
+
+E perchè è la sola utile, la sola buona? Perchè è la via della
+giustizia, d’una giustizia talmente ammessa, talmente incontrastata,
+talmente consentanea all’opinione di tutto il mondo, che, seguendola,
+si può incontrar forse sventure e patimenti, ma non vergogna nè
+avvilimento maggiore. Anzi i patimenti e le sventure sofferte per la
+giustizia, per la difesa d’un santo diritto, ottengono l’omaggio ed
+il rispetto dell’opinione universale, ritemprano il carattere delle
+nazioni, e le rendono capaci e meritevoli di sorti migliori.
+
+Questa via è la migliore, perchè riunisce la maggior forza col riunire
+il maggior numero di volontà. Si potrà, di fatti, esser di diversa
+opinione in Italia sul miglior modo di riordinare i singoli stati e
+sulle forme del reggimento (e questa diversità emerge naturalmente
+dalla disuguaglianza de’ gradi del soffrire), ma da Trapani a Susa
+s’interroghi ogni Italiano se è utile all’Italia liberarsi dal dominio
+e dall’influenza straniera, e nessuno, vivaddio, risponderà se non
+affermativamente, nessuno ricuserà porre l’ingegno o la mano a questo
+fine. Persino i nostri principi, se altrimenti dicessero, mentirebbero
+alla loro coscienza, all’onore della loro dignità: tra le straniere
+nazioni i popoli indipendenti mentirebbero al loro principio, i popoli
+servi alle loro speranze, ai loro desiderii più cari.
+
+Nel secolo in cui la schiavitù dell’individuo è oggetto d’abominio
+universale, in cui le nazioni più potenti e civili tanto s’adoprano per
+cancellarne dal mondo la macchia, nel secolo in cui si crede ingiusto
+che l’uomo tenga incatenata la volontà, l’azione d’un altr’uomo, le
+diriga al proprio utile, profitti della sua fatica, senza lasciargli
+altro che la vita ed il più ristretto necessario per sostenerla, chi
+potrà affermare che sia giusto da nazione a nazione quello che è tenuto
+ingiusto da individuo ad individuo? Chi potrà negare all’Italia sola
+quella nazionalità alla quale tendono tutte le razze, tutte le lingue
+che vivono sparse sulla superficie del globo?
+
+Per non essere entrati francamente e generosamente in questa via,
+gl’Italiani sono stati e sono tuttavia, più che compatiti, derisi.
+
+E considerando attentamente le condizioni attuali d’Italia e d’Europa,
+si conosce se era possibile che in questo momento una mossa d’armi
+ottenesse vittoria.
+
+Mentre non le idee generose e d’onor nazionale, non le idee di
+giustizia, ma lo studio del miglior impiego de’ capitali, decidono in
+tutto il mondo della pace e della guerra, mentre il re Luigi Filippo
+si mostra mantenitore ad ogni costo in Europa di quella pace che crede
+utile alla Francia, si vorrà credere che per tenerezza dell’Italia
+rinunci al suo sistema, metta in forse le questioni per lui più vitali,
+vietando all’Austria di scagliar sull’Italia duecentomila soldati e
+duecento pezzi di cannone? E gli agitatori di Rimini, di tutto lo
+stato, di tutta l’Italia, che cos’hanno da opporle? Contro venti pezzi
+in batteria, non dico più, voglion esser palle e non chiacchiere. E
+se la Francia non arresta gli eserciti dell’Austria, li arresterà la
+Russia? Sua rivale, lo concedo, per la dominazione delle razze slave
+dell’Europa orientale, ma prima, e più di tutto, nemica per principio e
+per gelosia della mal compressa Polonia, d’ogni moto nazionale, di ogni
+idea di liberazione ottenuto col mezzo di moti popolari.
+
+Gli arresterà la Prussia, anch’essa, è vero, rivale dell’Austria
+nell’influenza sulla nazionalità germanica, ma anch’essa gelosa del
+suo brano dì Polonia, ed avversa perciò a favorire quel principio che,
+ammesso, dovrebbe turbargliene il possesso?
+
+Gli arresterà l’Inghilterra, antica alleata dell’Austria, e giunta
+a quell’apice di potenza e ricchezza, dal quale per una gran guerra
+europea potrebbe soltanto discendere?
+
+Chi adunque impedirà all’Austria di soffocare in Italia la prima
+favilla d’un incendio che minaccia null’altro che la sua esistenza?
+
+Se poi i fautori del moto di Rimini dicessero, come hanno detto in
+altri casi consimili: _Se non ci avessero lasciati soli, se gli altri
+Italiani tutti in massa si fosser levati?_
+
+Rispondo: che per chi si mette a cose di stato, la qualità più
+necessaria è avere il senso pratico, veder il mondo, gli uomini come
+sono realmente, e non come forse dovrebbero essere; nè può dopo la mala
+riuscita scusare il suo errore col dire: _e se avessero fatto.... ed
+avrebbero dovuto far questo o quest’altro_. Chè gli accusati potrebbero
+rispondere: _non ci avete interrogati se volevamo o credevamo opportuno
+cooperare all’impresa, e non avendovelo perciò promesso, non avete
+diritto di farci rimproveri_.
+
+Ma, anche consultati, gl’Italiani in massa avrebbero ricusato di
+levarsi in armi, perchè nella massa, tanto più in Italia, esiste
+quel senso pratico che talvolta non si trova negl’individui: chi è
+guidato da questo senso sa che gli uomini dotati di educazione, e
+principalmente d’educazione politica, posson talvolta muoversi per
+patimenti, desiderii o bisogni morali, ma costoro son dappertutto
+il minor numero, e tanto più in Italia. Il numero maggiore privi
+d’educazione civile, e non avendo il primo principio della politica
+(ed in tale stato sono le masse tra noi), non si muove che per
+bisogni, desiderii, patimenti materiali, e conviene sieno grandi ed
+insopportabili; chè ai piccoli e sopportabili è avvezzo, usato com’è
+dallo stato della società a sostentarne con virile rassegnazione i pesi
+più gravi.
+
+Ora, tanto generosa a’ suoi figli è la natura nella terra italiana,
+che giammai la dappocaggine o la malignità degli uomini è bastata a
+disperderne o consumarne i doni del tutto. Ed una delle cagioni delle
+lunghe servitù d’Italia è forse, che la nostra terra ha potuto sempre
+saziare ad un tempo l’ingorda avidità del vincitore straniero e la
+fame dell’indigeno vinto. Il volgo italiano, a fronte di tante altre
+nazioni, ignora, si può dire, la miseria, ignora la fame: e la fame è
+la più potente tra le agitatrici de’ popoli.
+
+Ma, soffrisse il doppio di quel che soffre, il senso del vero e del
+positivo, sempre più pratico nel popolo, che ne’ signori, perchè il
+popolo è più strettamente e continuamente alle mani cogli ostacoli
+della vita, e s’avvezza a giudicarne meglio; questo senso, dico,
+mostrerebbe al nostro la difficoltà, dovrei dire la impossibilità di
+dar mano a moti simili a quello di Rimini.
+
+Egli conosce che l’accordo di levarsi in pochi è inutile; di levarsi
+in molti impossibile. E sarebbe strano certamente se nella patria di
+Machiavelli, ov’egli proclamava non eseguibile la congiura di poche
+diecine d’uomini, si tenesse eseguibile quella di migliaia e migliaia.
+
+E se il popolo italiano non istudia la politica, non legge gazzette,
+non sa d’equilibrio e d’interessi europei, sa poi tuttavia che,
+quand’anche riuscisse a sottrarsi al giogo del suo governo locale,
+non avrebbe fatto nulla, e gli toccherebbe combattere, disordinato ed
+inerme, contro l’Austria, disciplinata ed armata.
+
+Ma alla nostra destra, alla nostra sinistra, mi si potrà rispondere,
+la Spagna e la Grecia non ci mostrarono forse quello che può un popolo
+contro il dominio straniero?
+
+A me sembra invece che queste due nazioni abbiano mostrato appunto
+quello che non può il popolo, quando non è che popolo, e non ha nè
+esercito, nè tesoro, nè buoni ordini.
+
+Cominciam dalla Spagna.
+
+La sollevazione di Madrid del 2 di maggio 1808 fu il primo grido
+d’indegnazione che gettò la nazione contro la mostruosa violenza che
+volea usarle Napoleone. Di pari indegnazione arse l’intera Penisola,
+che si coprì di _guerillas_; ma se togliamo la giornata di Baylen e la
+sua famosa capitolazione, dovuta più all’avarizia del general Dupont,
+che alla perizia degli Spagnuoli, se leviamo l’assedio di Saragozza, di
+Girona e Tarragona, gli Spagnuoli giammai poteron far testa all’aquile
+di Napoleone. Ed eran pur già prima riuniti in corpo di nazione, buono
+o cattivo, avean pure esercito e materiale di guerra, eran soccorsi
+dall’oro dell’Inghilterra, dai suoi soldati, e li guidava il duca di
+Wellington.
+
+E se Napoleone non commetteva l’errore di aver due guerre ad un tempo,
+accese alle due estremità del suo impero: se la Provvidenza non mandava
+l’angiolo sterminatore a sorprendere il suo esercito nelle steppe della
+Russia, cosa sarebbe divenuta la Spagna, anche aiutata dagl’Inglesi?
+
+E dove sono gl’Inglesi, dov’è il duca di Wellington dell’Italia?
+
+E per maggior prova, quando il popolo spagnuolo non ebbe più nè l’uno
+nè gli altri; quando ebbe solo a dirla con una nazione grande, ordinata
+e non occupata altrove, come andarono le cose?
+
+Il duca d’Angoulême corse la Spagna dai Pirenei al Trocadero, come un
+soldato viaggia col foglio di via, e tutto fu finito.
+
+E la differenza corsa tra queste due guerre serve poi di nuova prova
+all’altra mia proposizione: essere la causa dell’indipendenza tanto
+più potente a riunire e render forte un popolo, che non la causa delle
+istituzioni e della libertà. Per l’indipendenza gli Spagnuoli, riuniti
+in una sola volontà, travagliarono per cinque anni Napoleone nel colmo
+della sua potenza. Per le nuove istituzioni, divisi ed inerti, si
+diedero, dopo un mese, a discrezione d’un duca d’Angoulême.
+
+Poichè parliamo di Spagna e di _guerillas_, risponderò anche a
+chi dicesse: che in Italia si avrebbero ad usare, che il paese
+montuoso vi sembra atto, ec., ec. Chi così la pensa, sappia che non
+è _guerillero_ nè capo di _guerilla_ chi vuole, e dove e quando lo
+vuole. La _guerilla_ in Ispagna ha combattuto co’ Romani prima, poi
+coi Goti e coi Mori, e, se parve spenta sotto i discendenti di Carlo
+V e di Filippo V, ha mostrato sotto Napoleone che nel riposo non avea
+perduta la mano del tutto; onde si deve riconoscere che è nella natura
+stessa dello Spagnuolo, e, come ora si dice, una sua _specialità_. La
+_guerilla_, anche in Ispagna, non si scosta mai dal proprio paese, e
+quando se ne scosta perde ogni forza; e si potè vedere nell’impresa
+tentata da don Carlos contro Madrid. La _guerilla_ vuol larghi tratti
+di paese spopolato e senza strade, ove non possan le truppe regolari,
+le artiglierie, i cavalli correr facilmente e raggiungerla, ed è
+sempre, per dir così, l’espressione armata dell’opinione di quello
+nel quale opera; e così essendo, trova pane, ricovero, aiuto, avvisi,
+protezione per tutto, purchè, ben inteso, stia sempre tra chi la
+conosce e pensa come lei.
+
+Basta questo semplice ritratto della _guerilla_, o debbo aggiungere
+altre parole per mostrare che in Italia è impossibile?
+
+Un capo di _guerilla_ in Italia, dopo un mese, se non fosse preso,
+avrebbe la scelta tra il morir di fame, o il diventar capo d’assassini.
+
+Ora veniamo alla Grecia, e poche parole basteranno, essendo tra i casi
+de’ due popoli grande analogia. Dall’epoca del Congresso di Vienna, il
+pensiero della Russia di rannodare a sè la razza greco-slava, diede
+animo a quanti volevano liberar la Grecia dal giogo ottomano. Scoppiò
+l’insurrezione, e durò la guerra sino al 1827: finì, si può dire, colla
+battaglia di Navarino. Questa battaglia, intendiamola bene, finì la
+guerra. E da chi fu combattuta? Dalle armate di Francia, Inghilterra e
+Russia, e non dai Greci.
+
+E chi vede tra i possibili a favor dell’Italia una battaglia di
+Navarino? Ho scelto quest’ultimo fatto come il più importante, come
+quello che tutti li spiega, di tutti è la conseguenza, e taccio degli
+infiniti soccorsi d’uomini, di denari, d’ingegni europei che furon
+profusi in aiuto della causa dei Greci, i quali (si notino queste
+circostanze) avevano a combattere un nemico fiacco, male ordinato e
+da non potersi paragonare all’Austria per nessun verso; erano più del
+nostro popolo usi all’armi, indurati alla fatica, pronti a mettersi
+ad ogni ventura, e n’hanno dato gloriosa e mirabil prova nella lunga
+guerra che fu (e questo è di gran peso) non solo d’indipendenza, ma
+insieme guerra di religione. E la storia del mondo c’insegna, che
+nessuna più di questa riunisce la volontà, le forze, accende il furore
+d’una nazione e la rende invincibile.
+
+E finalmente ambedue le nazioni suddette non posson paragonarsi
+all’italiano; ambedue già dapprima formavano, bene o male, corpo di
+nazione; ambedue soffrivano più assai della nostra; e certo non si
+trovano in Italia, neppur nelle Calabrie o nell’interno della Sicilia,
+tipi che somiglino al _guerillero_ spagnuolo ed al Palicaro od al
+Clefto Greco, perchè questi tipi si formano in uno stato più selvaggio,
+sotto giogo più duro e patimenti più atroci di quelli che abbia mai
+conosciuti il popolo in Italia, la quale meno calpestata o calpestata
+assai più, avrebbe forse potuto meglio riprender forza e riaversi.
+
+Colle dette ragioni credo aver dimostrato che il moto di Rimini è stato
+intempestivo ed inutile: ed è lo stesso che averlo inoltre dimostrato
+dannoso. Si potrebbero tuttavia aggiungere molte altre riflessioni
+sulla questione presa sotto quest’ultimo aspetto, e dire:
+
+Che se in Italia sono in copia nature d’uomini potenti ed ardite che
+non si perdono d’animo per la mala riuscita di quelle prove, ve ne
+sono eziandio moltissime che ne vengono abbattute, e si rassegnano
+poi a tener la causa italiana per ispacciata: simili a certi infermi
+che, dopo aver tentato molti modi di cura, si tengono per incurabili,
+mentre non tanto la perversità del male, quanto l’imperizia del medico
+è cagione che non possano riaversi.
+
+Che siffatti moti, ed il volerli degli uni e il non volerli degli
+altri; le accuse, le recriminazioni, i dispetti e le quistioni che
+partoriscono tra uomini dissenzienti sui mezzi, consenzienti per lo
+scopo, seminano disunioni, sospetti, inimicizie ove più importerebbe
+non fosse se non concordia, fiducia ed amore scambievole.
+
+Che i governi, insospettiti e tementi non si rinnovino tali
+disordini, e stimandoli fors’anche indizio di dio sa quali trame,
+quali macchinazioni generali e sotterranee, e nutrendo timori, credo
+io, assai più del bisogno, come sempre accade, ove si tratti di
+pericoli oscuri ed indefiniti; ogni dì più moltiplicano le difese,
+le precauzioni, le vessazioni di polizia, che pur tanto incagliano
+l’onesto esercizio delle facoltà mentali e materiali della nazione, il
+suo commercio, le transazioni, il suo generale sviluppo.
+
+Che in questi inutili ed intempestivi sforzi si sprecano i più vitali
+elementi del popolo italiano, si perdono gli uomini più arditi, di
+maggior energia e di più potenti facoltà, i quali son costretti
+abbandonar la patria o vivervi sotto il peso d’un oltraggioso perdono,
+tenuti, per dir così, in quarantena, e ridotti alla più assoluta
+inoperosità.
+
+Che queste miniature di rivoluzione, di grave momento nel ristretto
+cerchio ove succedono, e per coloro che ne sono attori, sono appena
+avvertite fuori d’Italia, presso le nazioni ove, per la piena libertà
+della parola e della stampa, si agitano apertamente le più importanti
+questioni politiche e sociali; ove è per conseguenza il supremo
+tribunale dell’opinione europea, l’officina, per dir così, d’onde
+viene sparsa per tutto il mondo. E Dio volesse non fossero avvertite,
+o fossero condannate e biasimate soltanto! ma sono derise, schernite.
+Servon di tèma a brevi articoli di giornale, pieni d’una compassione
+protettrice, di un ammonire sardonico, che ti fa dar di volta al sangue
+più di qualunque improperio: ed il lettore straniero sorride e passa; e
+l’opinione che di noi si sparge e si ferma è d’esser un popolo inetto,
+privo d’ogni idea, d’ogni educazione politica, incapace di disegni
+maturi e ponderati, incapace del lungo e pertinace lavoro, che conduce
+finalmente alla rigenerazione; incapace egualmente di soffrire e di
+combattere, e perciò degno della sua presente fortuna. E saremo dunque
+tanto caduti, che la miseria, le lagrime, il sangue italiano abbiano
+persino a dar materia di riso?
+
+E non vorremo trovar modo una volta, che le nostre sventure déstino,
+come quelle della Polonia e dell’Irlanda, nostre sorelle (poste in
+condizioni, se non pari alle nostre, analoghe almeno alla nostra in
+molti punti), lo sdegno che i generosi provano contro chi opprime,
+l’antica ed onorevole pietà, che è conforto, speranza, e non oltraggio
+agli oppressi? E l’Irlanda, la Polonia perchè l’ottengono? Perchè
+soffrono più di noi, e più degnamente, più operosamente di noi.
+L’opinione, la simpatia, il voto della civiltà intera sta per loro, e
+sono pure oggidì i potenti alleati! E di noi? Di noi si ride.
+
+Collo svolgere il filo del mio ragionamento, mi si presenta sempre più
+evidente la verità espressa nella prima pagina; l’opportunità esser
+tutto nelle cose di stato: e m’appare perciò pedantesca e superflua
+la divisione da me adottata, che intende provare successivamente e
+separatamente le mie proposizioni, mentre senz’avvedermene trovo che
+nel dimostrare inopportuno il moto di Rimini, l’ho insieme e perciò
+dimostrato dannoso e biasimevole.
+
+Ciò nondimeno, poichè ho tenuta questa divisione, che non è per
+avventura del tutto inutile ad esporre più ordinatamente le mie idee,
+la manterrò sino al fine: ma al punto di volgermi alla coscienza di
+chi è stato cagione si versasse inutilmente il sangue italiano, al
+momento di chiedergliene ragione, m’accora, lo ripeto, il pensiero che
+questo mio scritto cadrà probabilmente in mano di quelli che scontano
+ora un errore di mente, non dico una colpa o un delitto, colla più
+amara delle umane miserie, l’esilio; che contristerà forse le pensose
+veglie dell’esule, di chi ha pur offerto in olocausto alla patria i
+tranquilli colloqui della città, del tetto nativo, le domestiche gioie,
+l’amor d’una madre, d’una sposa, dei figli; di chi s’è volontariamente
+spogliato di questi tesori, ed insiem colla vita li ha gettati nelle
+bilancie ove stanno in bilico le nostre sorti; di chi tende ora
+l’orecchio ad ogni vento che spiri dalla terra d’Italia, sperando in
+guiderdone di tanto sacrificio, gli porti almeno il suono d’una parola
+di conforto, di compianto, o forse di lode.
+
+Ed io dovrò esser quello che invece gli faccia suonar all’orecchio, e
+più nel cuore, parole di biasimo?
+
+Sì: lo stimo utile, lo stimo per me debito di onore, e più d’uno
+in Italia penserà ch’io ho ragione. Non ch’io abbia la presunzione
+di credermi l’interprete assoluto della verità; ma credo, e posso
+credere, d’aver diritto come ogn’altro di esporre il frutto delle
+mie riflessioni: credo utile eccitare la discussione, ed il mio più
+caldo desiderio sarebbe che un ingegno più elevato e sottile del mio
+rispondesse a questo scritto, ne additasse gli errori, indicasse
+migliori e più prudenti risoluzioni; io benedirei la mano che scrivesse
+e dimostrasse ch’io ho dato improvvidi consigli, a patto che ne
+suggerisse altri non avvertiti da me e più profittevoli alla causa
+italiana.
+
+Credo l’avvenire gravido di diverse e grandi fortune per molte tra le
+nazioni europee, che Iddio per gli arcani suoi fini spinge ad una meta
+comune più o meno lontana, e credo possano assomigliarsi alle vergini
+evangeliche aspettanti lo sposo. Le prudenti, che avean saputo tenersi
+apparecchiate, vennero intromesse al convito; le stolte rimasero
+escluse e derise.
+
+Onde non sia tale la nostra sorte, discutiamo le cose nostre,
+parliamone schiettamente, apertamente, con reciproca fiducia, senza
+pensieri di amor proprio, senza cura d’individui, d’opinioni, di
+parti. Cerchiamo la verità, diciamola senza pretendere aiutarla con
+esagerazioni d’odio o di amore, di calunnie o d’adulazione. Invece
+d’aiutarla, a codesto modo le daremmo impaccio, le torremmo vigore:
+chè la verità, figlia di Dio primogenita, è forte per sè stessa
+abbastanza, è forte quanto la sua origine celeste; e la causa della
+nostra indipendenza, vincitrice o vinta, sarà sempre gloriosa sotto la
+sua bandiera.
+
+In nome di questa verità, io dico dunque che è fatto gravissimo, anzi è
+il fatto il più grave di quanti possa l’uomo intraprendere, quello di
+spingere la propria nazione nella sanguinosa via delle sommosse; perchè
+è il fatto nel quale è più difficile fissar precisamente il limite tra
+il giusto e l’ingiusto, tra l’utile ed il dannoso; è il fatto che può
+condurre egualmente a quanto v’è di generoso, di grande, di virtuoso
+al mondo, come può trascinare ai più fatali errori: che può esser la
+sorgente d’immensi beni, come d’immensi mali; d’immensa gloria, come
+d’immensa infamia; che, finalmente, può essere la salute d’un popolo o
+la sua totale rovina.
+
+L’intraprenderlo di propria autorità, il porvi mano e dargli la mossa
+pel primo, può essere il sublime o dell’ardire o della temerità o della
+pazzia, ma è sempre atto tremendo per chi abbia in pregio la giustizia,
+la carità di patria, l’amore degli uomini, la fama propria e della
+propria nazione. Chi se ne fa autore, si fa arbitro al tempo stesso,
+come già dissi, delle volontà, dell’avere, della libertà, della vita
+d’un numero d’uomini, che nè egli nè alcun altro, se non Iddio, può
+prevedere e calcolare; e se ne fa arbitro per usare i più preziosi
+beni, la più gelosa proprietà de’ suoi concittadini ad eseguire i
+propri giudizi; se ne fa arbitro quasi sempre senza il loro consenso,
+senza diritto, senza essere stato a ciò eletto da loro. E se a questo
+fatto, invece d’esser uno, sono parecchi, ciò non muta lo stato della
+questione, salvo che la responsabilità l’avranno parecchi invece d’un
+solo.
+
+Ora quello o quelli che si fanno arbitri delle cose altrui, senza
+averne avuto l’incarico da chi n’era giusto e legale possessore,
+sarà benedetto se le migliora, ma se le peggiora sarà maledetto, e
+giustamente: e non vale scusarsi colle intenzioni, che possono far
+perdonare l’imperizia di chi è posto ad un ufficio da altri, non di chi
+vi si pone da sè.
+
+E per esser giusti, per non usar due pesi e due misure, quando
+noi popolo ci lagniamo dei principi assoluti e del modo col quale
+amministrano la cosa pubblica, che mai rispondiamo a quelli che per
+iscusarli dicono: _Hanno buone intenzioni; credono fare il bene?_
+Rispondiamo: _L’intenzione non basta, e chi non sa fare, lasci
+fare a chi sa!_ E rispondiamo bene. Ma la verità è una sola, e se
+l’applichiamo ai principi, dobbiamo egualmente applicarla a chi fa
+ciò che essi fanno, benchè con modi e con fini diversi. E se si
+considera attentamente a quale delle due posizioni dia vantaggio questa
+diversità, troveremo che l’arbitrio de’ principi genera di rado le
+conseguenze calamitose che quasi sempre genera l’arbitrio de’ capi di
+sommosse. Ed i principi hanno inoltre una posizione data, e che non si
+sono scelta di loro propria elezione. Non essendo però mia intenzione
+d’adulare i principi, aggiungerò che stimo alla lunga il loro arbitrio
+di maggior danno ad un popolo: ma senza volere ora cercare chi de’
+due più l’offenda ne’ suoi diritti, rimarrà sempre vera la mia
+proposizione, che chi guasta di proprio arbitrio gli affari altrui, non
+può scusarsi colla sola intenzione.
+
+E che gli autori del moto di Rimini abbiano corso il rischio di
+guastare gli affari di moltissimi, e forse dell’intera nazione, di
+ritardare indefinitamente il suo progresso, di compromettere il suo
+avvenire, di tirarle addosso la tremenda calamità d’un’invasione, mi
+pare evidente dalle ragioni addotte fin qui. Piacque a Dio nella sua
+bontà di mantenere il senno, e non chiudere all’evidenza gli occhi dei
+più. Ma se la cosa fosse andata altrimenti, se tutte le sventure da
+me enumerate, e che nessuno può negare possibili, si fossero versate
+sulla già abbastanza infelice Italia, qual terribil giudizio pesava
+su chi n’era stato cagione? Lasciamo stare il ludibrio, il rimprovero
+dell’opinione universale; ma il rimprovero della coscienza, quale di
+quei cuori generosi, amanti della patria e pronti (l’hanno mostrato)
+a dar tutto per essa, quale, dico, avrebbe potuto sostenerlo senza
+spezzarsi?
+
+Io ho parlato parole severe; ho parlato di rimorsi; perchè credo
+ufficio d’uomo che meriti un tal nome sapere a viso aperto rendere
+testimonianza a quelle verità che gli appaiono evidenti ed utili,
+dicendole non solo al potente che ti può nuocere (virtù, della quale
+è gran parte l’orgoglio, e perciò non difficile), ma al debole, al
+vinto, cui vorresti tender la mano, consolarlo, compiangerlo, invece di
+riprenderlo. Bensì conosco qual eloquente risposta potrebber fare alle
+mie parole gli uomini di Rimini, col solo esporre e mostrare al mondo
+le miserie che soffrivano e che soffrono le Romagne.
+
+Ed a chi ti dice: _Io soffro troppo_, come aver coraggio di rispondere:
+_Tu non hai sofferto abbastanza?_ Essi hanno detto appunto: noi non
+possiamo sopportar più oltre; e sembrerà loro duro sentirsi dire da
+chi sopporta assai meno: Era dover vostro il soffrire ancora; ed a me
+che scrivo, non è men duro il pormi in apparenza tra coloro ai quali
+Cristo diceva:_ Oneratis homines oneribus quae portare non possunt, vos
+autem ne uno digito tangitis sarcinas_: ma voglio pur seguitare come ho
+cominciato, e dir il vero senza rispetti nè d’altri nè di me stesso:
+e domando se, col non voler sopportare, hanno trovato sollievo, o non
+piuttosto aggravati i loro mali?
+
+Domando se stimano soffrir più che non soffre la Polonia? Lo sanno
+eglino che cosa soffre questa nobile e sventurata nazione? Che miserie
+soffre tacendo, orando, operando in tutti i modi che le son concessi,
+onde rigenerarsi prima alla virtù, alla giustizia, per esser poi
+rigenerata all’indipendenza ed alla libertà! Si specchino in que’
+valorosi ed altrettanto disavventurati, che, immobili colle braccia
+intrecciate sul petto, vedono il loro popolo decimato dalla frusta
+del Cosacco, che lo caccia a frotte ne’ deserti gelati della Siberia;
+vedono oltraggiata la loro fede, profanate le loro chiese, sedotta
+la giovinezza, distrutto ogni viver civile; vedono coprirsi la loro
+terra di fortezze destinate a render più salde le loro catene. Eppur
+non si muovono, non danno mano all’armi, e non li trattiene il timor
+della morte (l’hanno mostrato se sien capaci di viltà), ma li trattiene
+il solo timore di dilatar le piaghe della patria ed accrescerne
+le sventure; e siccome sono stati al mondo esempio di virtù nel
+combattere, lo sono ora di altrettanta e maggior virtù nel soffrire.
+Evitando egualmente i due più funesti effetti della disperazione, il
+furor cieco e l’inerte rassegnazione, attendono taciti, pazienti ed
+operosi a rannodare il loro popolo, renderlo migliore e perciò più
+potente. I loro nobili, ravveduti ed ammoniti dal passato, tendon la
+mano al povero, al contadino, che opprimevano e sprezzavano: lo chiaman
+fratello, lo cercano ne’ suoi tugurii per portargli a consolazione del
+presente la speranza d’un miglior avvenire. Vizio e rovina di quei
+calpestati era l’abuso de’ liquori, coi quali dimenticavano per qualche
+ora ne’ sogni dell’ebbrezza le miserie della realtà: e la pigione delle
+taverne era una delle entrate dei nobili. Eppure v’hanno rinunciato,
+l’hanno chiuse, hanno ristrette le loro spese, onde il popolo non
+corrotto riprenda vigor morale e possa risorgere.... Questa è vera
+fortezza, vera carità di patria; queste son le vie che onorano, rendon
+venerabile anco la servitù, le ottengono il rispetto degli uomini,
+talvolta il loro aiuto e sempre la misericordia, la protezione di Dio.
+
+Ma se gli autori del moto di Rimini non hanno tenuto queste vie, se
+il furore, l’intolleranza dei loro mali li ha trascinati ad atti che
+sono da giudicarsi intempestivi, e perciò dannosi e biasimevoli, s’avrà
+dunque, senza ammettere scusa, a pronunciar contro essi un’assoluta
+condanna?
+
+A questo punto ringrazio Iddio, che è oramai adempiuto per me l’amaro
+assunto di contristare il vinto e lo sventurato, ed è venuto invece
+il momento di volgermi al vincitore, a chi non prova nè le angustie
+del carcere, nè le miserie dell’esilio, a chi è potente e gode d’ogni
+favore della fortuna, e sento oramai venirmi più sicura, più libera la
+parola.
+
+Ma, prima di esaminare i modi tenuti dalla corte di Roma co’ suoi
+sudditi, e particolarmente co’ suoi sudditi di Romagna; prima d’entrare
+seco lei in discussione circa i suoi atti, vorrei sapere se la
+discussione è possibile, vale a dire se partiamo da basi tenute vere
+egualmente da ambe le parti; e per questo io domando se v’è un solo
+Decalogo, un solo Vangelo, una sola morale data egualmente a tutti gli
+uomini per norma delle loro azioni, o se invece vi sono due edizioni
+de’ suddetti codici, ad uso l’una de’ principi, l’altra de’ popoli,
+l’una dei governanti, degli uomini di stato, dei diplomatici, l’altra
+della moltitudine governata.
+
+Dovendo necessariamente interpretare io la risposta, la suppongo
+consentanea alla dottrina professata in ogni tempo dalla corte di Roma;
+esservi cioè, una sola morale pe’ grandi come pe’ piccioli, pe’ forti
+come pe’ deboli, pe’ governanti come pei governati. Trovarci d’accordo
+su questo punto è pure assai, ma non è tutto. Un’altra cosa mi resta
+a sapere: e domando se a questa morale, a questa regola da seguirsi
+indistintamente da tutti i viventi, si può applicare l’assioma che ogni
+regola ha la sua eccezione, ovvero se le regole eterne della giustizia
+e dell’onestà sono le sole alle quali non abbia mai l’uomo nè ragione
+nè pretesto per disubbidire. Anche a questa domanda son costretto
+rispondere da me, interpretando la decisione della corte romana
+favorevole a quest’ultima opinione, che è necessaria conseguenza delle
+dottrine da lei insegnate.
+
+Posti d’accordo su questi due punti, e partendo essa ed io da questo
+dato comune, che la morale è una sola, costringe egualmente tutti gli
+uomini alle sue leggi, e non ammette possibile nessun caso, nessun
+motivo di trasgredirla, la discussione divien possibile, e una cosa
+sola resta ad esaminare: quali conseguenze tragga la corte romana da
+queste premesse, e quali conseguenze ne ricavi, non dico io, chè non
+conto nulla, o non conto che per un solo, ma il raziocinio, l’opinione
+della civiltà universale.
+
+O questa via di scoprire il vero è buona, anzi la sola buona, e non dà
+motivo di lagnanza a nessuna delle due parti contendenti, o bisognerà
+dire che la verità è una chimera, il cercarla un tempo perso.
+
+Io dico dunque per prima cosa, che dalle suddette proposizioni emerge
+necessariamente la conseguenza, che l’antico argomento della ragion
+di stato, col quale si è voluto sin qui da moltissimi giustificare i
+governi di quegli atti che si sarebbero condannati e tenuti ingiusti
+in un privato, è argomento vano ed immorale; poichè o la giustizia è
+legge universale, ed il mentire, il mancar di fede dovrà condannarsi
+tanto in uno, come in molti individui, vale a dire nello stato e negli
+uomini che ne regolano le risoluzioni; ovvero bisognerà almeno trovar
+una regola che definisca qual numero d’individui riuniti è necessario
+per far che l’ingiusto divenga giusto, l’immorale divenga morale.
+
+E l’addurre in favore della ragione di stato l’utile dell’universale è
+misero pretesto, non è ragione: o diversamente s’avrà a concedere che
+la giustizia ammetta casi d’eccezione, ed allora parimenti non sarebbe
+male dare una regola che insegnasse conoscere quali sono codesti casi.
+
+Concederò che per l’utile dell’universale siano giusti per parte dello
+stato certi atti che dovrebbero esser tenuti ingiusti per parte di un
+privato; ma la difficoltà è soltanto apparente, e per iscioglierla
+dobbiamo distinguere la giustizia positiva dalla giustizia relativa.
+
+È ingiusto, verbigrazia, l’uccidere, ma divien giusto ove sia in
+propria difesa: e questo è esempio di giustizia relativa.
+
+Invece è ingiusto il mancar di fede, e lo è in tutti i casi, in tutte
+le occasioni possibili: e questa è giustizia positiva.
+
+Così, scegliendo ad esempio il caso più comune, nel quale è concessa
+e tenuta giusta per lo stato un’apparente ingiustizia (e che per il
+privato sarebbe ingiustizia vera), il caso d’espropriazione forzata,
+consideriamo che in quest’atto sono da distinguere due casi; l’uno
+dell’espropriazione violenta, assoluta, senza compenso, che con una
+sola parola vien detta rapina, ed è caso d’ingiustizia positiva, e
+perciò non vien permessa nè all’individuo nè allo stato, il quale
+difatti, ove sia ben regolato, giammai la commette, e se toglie il suo
+ad un privato per utile pubblico, usa l’avere del pubblico a dargli un
+competente compenso.
+
+Il secondo caso, questo appunto dell’espropriazione con compenso, non
+è più rapina, nè caso d’ingiustizia positiva, poichè non si toglie
+violentemente nulla al suo giusto possessore; e se gli si toglie
+parte del libero esercizio della sua volontà, che potrebbe essere di
+serbare ad ogni modo ciò che gli viene occupato, non gli si toglie pel
+principio che uno debba essere sacrificato ai più, che, per quanto
+abbia apparenza di giustizia, sarebbe cionnondimeno principio ingiusto;
+ma gli si toglie perchè, essendo questo suo sacrificio necessario
+all’esistenza o al bene almeno di quella società alla quale appartiene,
+che lo protegge e lo difende nei suoi diritti, egli vien realmente
+compensato con questi vantaggi della perdita d’una porzione della sua
+libertà. E siccome questi vantaggi può darli in compenso lo stato, e
+non il privato, è ingiusto occupare l’altrui violentemente per utile
+privato, è giusto occuparlo per utile dell’universale.
+
+Con ciò mi par dimostrato che la distinzione di giustizia positiva
+e relativa può bensì usarsi per facilitare l’intelligenza della
+questione, ma che di fatto è distinzione inesatta; bastando il dire che
+l’ingiustizia è vietata e condannabile assolutamente, e che perciò nè
+la ragion di stato, nè l’utile pubblico, nè alcun altro motivo la può
+mai coonestare.
+
+Queste idee sono talmente elementari, che al lettore farà meraviglia
+ch’io abbia voluto il disagio di scriverle; e certamente pare un sogno
+che s’abbia a prender la questione a questo modo e da questi principii,
+che sembrerebbe non bisognassero di dimostrazione, e s’avessero a
+tenere per sottintesi. Ma come fare altrimenti a voler entrare in
+discussione con chi, facendosi al mondo nuncio della buona novella,
+la rende poi cotanto trista a coloro che gli sono più immediatamente
+affidati da Dio? con chi è custode e banditore del divin Codice della
+giustizia, dell’amore e del perdono, e commette o permette almeno
+l’ingiustizia, muta l’amore in odio, e non ha perdonato giammai? con
+chi predica l’umiltà sul trono, la carità, chiudendo l’orecchio ad ogni
+reclamo, l’amor del prossimo colle inique commissioni militari? Se a
+costoro, vivaddio, si domanda: — Credete o non credete nella giustizia?
+Credete o no in quello che predicate? — non se lo possono aver per
+male, e nessuno al mondo lo potrà trovare strano.
+
+E queste rigide parole io non le dico per odio del papato. Lo dichiaro
+solennemente, prima di aggiunger altro, affinchè il lettore non mi
+prenda in iscambio. Io venero il cristianesimo, venero il cattolicismo,
+e stimerei l’ultima delle sventure per l’Italia se si turbasse la sua
+unità religiosa, la sola che le sia rimasta. Di più; io neppur sento
+astio od avversione contro la corte di Roma, dalla quale non ricevetti
+giammai offesa veruna, e n’ho invece talvolta ricevuti favori, e
+perciò le mie parole, per quanto acerbe, non s’hanno a prendere come
+espressione dell’odio d’un nemico, ma piuttosto come effetto del dolore
+che si desta in noi per l’amico che s’ostini alla sua rovina.
+
+Io ho accusato d’ingiustizia il governo papale. Suppongo che egli,
+interrogando, dica: — Che cosa dunque debbo fare? — Io gli darò
+una risposta alla quale forse nè esso nè il lettore s’aspetta: gli
+domanderò cosa che non parrà indiscreta, gli chiederò pe’ suoi sudditi
+la grazia di essere un po’ più assoluto, un po’ più dispotico di quello
+che è: anzi d’esser governo veramente assoluto e dispotico, ch’egli
+crede essere, e non è.
+
+Per governo assoluto s’intende quello d’un uomo che a suo pieno
+arbitrio comandi ad un popolo; tanto è vero che la parola monarchia
+altro non significa fuorchè comando d’un solo.
+
+Ora si potrebbe affermare, che questo modo di principato, preso nel
+suo stretto senso, non è possibile a nessun uomo, ed è possibile a
+Dio soltanto: perchè Dio solo, e non altri, può esser simultaneamente
+presente alle azioni di tutti i viventi, e dirigerle a suo piacere. Ma
+lasciamo questa troppo stretta interpretazione.
+
+Io dico che neppur in un più lato senso (salvo uno solo, che dirò or
+ora), non è possibile all’uomo il governo assoluto. Perchè nessun uomo,
+sieno pur immense quanto si voglia le sue facoltà corporee e mentali,
+può giungere a provvedere coll’azione immediata della sua autorità
+a tutt’i casi che si moltiplicano all’infinito giornalmente nel
+reggimento di più milioni di sudditi.
+
+Vi sono però due vie d’esercitare approssimativamente, dirò così, il
+principato assoluto. Una illusoria pel principe stesso: l’altra reale,
+per quanto lo può essere nelle condizioni della nostra natura.
+
+La prima consiste nel far fare ad altri quello che non si può far da
+sè; cioè nell’investire altri d’una porzione della propria autorità,
+onde l’eserciti a sua discrezione. Ma questo è modo, non d’esercitare
+il principato assoluto, bensì di spogliarsene. Questo è modo usato
+in terra di Turchi, ed anche colà vien meno a misura che vi cresce
+e s’estende la civiltà: ma non vien meno però tra’ Cristiani e più
+particolarmente nello stato papale. Questo è modo più d’ogni altro
+rovinoso pe’ sudditi e pieno di pericoli pel principe, il quale
+non comanda, come abbiamo osservato, e non ha perciò i benefizii
+dell’impero, ma ne ha invece tutti gli odii e le responsabilità; ed
+ove gli uomini, investiti da lui del potere, ne abusino, incontra
+necessariamente o taccia di crudele, se non li corregge, o di stolto e
+poco avveduto, se, correggendoli, confessa implicitamente di non aver
+saputo scegliere e conoscere i suoi ministri. Perciò, o disprezzo od
+odio non lo può fuggire.
+
+Ciò accade ad ogni momento sotto il governo papale: e, per citare un
+esempio tra mille, e dir cosa recente e notissima, tutti si rammentano
+del fatto, accaduto or fa l’anno, d’un vescovo dello stato, che bandiva
+un editto per dar nuovi regolamenti in materia matrimoniale, rafforzato
+di gravi pene minacciate ai contravventori. Io ero in Roma. L’editto
+girava di tasca in tasca, di conversazione in conversazione; e non ti
+dico che risate se ne facesse. Convenne al governo annullarlo, chè, con
+tutto il buon volere di salvar la riputazione del vescovo, non v’era
+modo a far altrimenti, essendo la più pazza cosa del mondo: ma qual
+guadagno vi facesse invece la riputazione del governo, e qual guadagno
+faccia ne’ casi consimili, che pur troppo si ripetono di continuo, te
+lo puoi immaginare: odio o disprezzo; di qui non s’esce.
+
+Dunque un cotal modo d’esercitare il principato assoluto è pericoloso
+pel principe, ed inoltre illusorio, ed il principe che lo segue crede
+essere assoluto, e non è: e la sua autorità è meno ubbidita di quella
+del sovrano dello stato più democraticamente rappresentativo del mondo.
+
+Resta un altro modo, il migliore, il solo praticabile, il solo che
+(data la monarchia assoluta) possa conciliare la possibile felicità dei
+popoli colla sicurezza del principe, il solo non illusorio, e mediante
+il quale il principe può realmente dire: Io comando ai miei sudditi
+quanto è possibile che un uomo, e non un Dio, comandi ad altri uomini.
+
+Questo modo è semplicissimo, e consiste in ciò: che il principe, di suo
+proprio moto ed autorità, e per ispirazione divina se vogliamo, chè non
+cerco briga sulle parole, decida una volta quali siano i suoi voleri,
+li traduca in altrettante leggi, le promulghi, e dica ai suoi sudditi:
+_dal maggiore all’infimo tutti le dovete egualmente ubbidire._
+
+Ciò fatto, fissi un’ora, un giorno, ogni settimana, ogni mese, nel
+quale ad ogni suo suddito sia lecito presentarsegli e dirgli: il
+tal vostro ministro m’ha fatto ingiuria per aver disubbidito al tal
+articolo della vostra legge. Provata la verità dell’accusa, punisca
+il ministro, e faccia giustizia all’offeso; e questo principe potrà
+veramente vantarsi d’esser principe assoluto, potrà dire: La mia
+volontà è ubbidita da’ miei sudditi sino all’estremo limite cui può
+giungere l’autorità di un uomo; potrà dire: Il mio principato è vera
+monarchia.
+
+Domando ora se tanto può dire il papa? domando se ai suoi sudditi non
+tornerebbe meglio che potesse dirlo? Domando ai Romagnuoli se non
+preferirebbero ubbidire a leggi buone o cattive, ma stabili, senza
+eccezione di persone, uguali per tutti, piuttosto che all’arbitrio de’
+loro monsignori, legati, vice-legati, delegati o che so io? domando se
+non vorrebbero (essendo pur sudditi del papa) ubbidire almeno al papa,
+e fosse il suo principato più assoluto che non è, anzi veramente e
+realmente assoluto?
+
+Ho fatto professione di dire la verità senza nè reticenze, nè passioni,
+e mi trovo sforzato a lodar l’Austria. Il suo codice (salvo pe’ casi
+di stato, ove è assolutamente iniquo) è uguale per tutti, non ammette
+eccezioni nè di persone, nè di classi, nè di religione. Colla legge
+alla mano l’ultimo facchino ha ragione contro il primo de’ signori o
+degli stessi ministri del governo. E non dico per questo che le sue
+leggi sieno buone, che sieno adatte ai bisogni degl’Italiani che le
+ubbidiscono, ed intese al loro vero bene, e meno ancora che il suo
+governo sia perciò accetto o debba essere accetto nella Lombardia e
+nella Venezia, mentre è sempre governo straniero, e che anco nel far il
+bene ha in mira il pessimo de’ mali, quello d’impedirci d’esser nazione
+padrona di sè ed indipendente; ma dico che gli uomini si rassegnano
+talvolta anche a mali gravissimi, quando è pure in essi regola certa,
+imparziale ed uguale per tutti, e, contenti o no, vi s’accomodano. Ma
+non s’accomodano giammai a veder, verbigrazia, di due delinquenti,
+l’uno assolto, l’altro condannato per lo stesso delitto, a veder il
+prete immune da quel castigo che percuote il laico inesorabilmente[1];
+non s’accomodano alla vita di continuo sospetto, all’incertezza di
+tutt’i momenti, al dubbio tormentoso ed incessante di esser o spogliati
+dell’avere, o carcerati, od offesi arbitrariamente in qualsiasi modo,
+senza aver via di richiamo, senza aver legge certa che li difenda.
+
+E lo sa bene l’Austria, e ne fa pur troppo il suo profitto: ma tra i
+governi italiani tutti più o meno mostran co’ fatti d’ignorarlo, e più
+di tutti il governo papale; e se i suoi sudditi non amano il governo
+straniero, e non cercano, come molti hanno detto e creduto, d’esser
+riuniti all’Austria, se que’ ribaldi dei Castagnuoli e del Baratelli,
+che s’ingegnavano propagarne il pensiero colla infame società
+Ferdinandea, ed hanno avuta quell’accoglienza e que’ trattamenti che
+meritavano, non hanno ottenuto il loro intento; se n’ha a rendere
+grazia all’indole generosa de’ Romagnuoli, al loro spirito nazionale e
+veramente italiano, pel quale voglion piuttosto soffrire ogni peggior
+male, che sottoporsi allo straniero, al maggior nemico della patria
+comune: ma dal canto suo, bisogna dirlo, il governo papale avea fatto
+ogni opera onde venisser ridotti a questo doloroso partito.
+
+Aver un codice (e per codice intendo non solo leggi, ma istituzioni,
+ordini stabili e certi) è il primo dovere d’ogni governo, qualunque
+sia la sua forma: è dunque il primo dovere, e dovrebb’esser la prima
+cura del governo papale: e se i suoi sudditi lo chiedono, chiedono il
+giusto, e se il governo lo nega, commette una iniquità.
+
+Ma poichè non hanno ordine o legge certa, generale, imparziale; poichè
+hanno pure a vivere, o, dirò meglio, ad ingegnarsi di vivere tirando
+innanzi alla meglio, schermendosi contro le cento autorità che sono
+tra loro in continuo contrasto, che si contendono l’amministrazione, e
+si giuocano a palla i poveri sudditi, i loro averi, i loro interessi,
+la loro libertà, avessero almeno questi disgraziati un modo d’alzar la
+voce, e farsi sentire quando son troppo assassinati; avessero una porta
+che s’aprisse ai loro richiami, un orecchio che li ascoltasse!
+
+Ora dirò cosa che nell’anno 1845 parrà enorme, impossibile: chi non
+conosce Roma la crederà una calunnia.
+
+Il capo dello stato non ha giorno d’udienza pubblica, come hanno tutti
+i sovrani assoluti. Ma questo è nulla. Se un suddito dello stato
+domanda di parlare al papa, non gli viene concesso se non promette
+formalmente prima, che non gli parlerà d’affari.
+
+Questo fatto non ha bisogno di comenti, e chi non lo crede è padrone
+di verificarlo. E se qualcuno m’opponesse, che è lecito presentar
+memoriali, ricorrere ai tribunali, ai governatori, ai legati, alla
+Segreteria di Stato, ec., ec., ringrazierei dell’avviso questo
+valentuomo, e ringrazierei Iddio per lui di non avergli mai mandate
+tribolazioni che gl’insegnassero qual fondamento si possa fare su
+codesti modi.
+
+Alle corte, o le mie accuse sono calunnie, e me lo provino, o è vero
+che chi prédica la giustizia, e n’è il primo custode, commette invece
+una iniquità, ed allora è ragionevole il domandargli se vi siano due
+vangeli, due morali od una sola; se sia persuaso, o no, di quella che
+predica ed insegna al mondo. È ragionevole intimargli di rinnegare
+l’una delle due cose, o questa morale, o le proprie opere: domandargli
+se crede che all’età nostra sia lecito, sia tra i possibili, stabilire
+o mantenere un’autorità qualunque sulla negazione flagrante e continua
+del proprio principio: se vi sia al mondo un uomo che abbia diritto
+di sragionare contro tutti; se non è troppo stolta cosa il supporre
+che tutti l’abbiano a sopportare in pace, e rassegnarsi agl’infiniti
+mali che ne sono la conseguenza. È ragionevole il dirgli: Dei moti
+di Romagna, delle uccisioni, degli esilii, delle lacrime di tanti
+infelici, n’avete a render conto a Dio, voi governo, e non i vostri
+calpestati sudditi. Il loro sangue vi ripioverà in capo; i loro dolori,
+le loro lacrime, saranno giudicate da quel tribunale dinanzi al quale
+non giunsero giammai nè corone, nè scettri, nè triregni, rimasti
+nella polvere dei sepolcri, ma ove giungono e si presentan soltanto
+anime nude, non protette contro la spada dell’eterna giustizia da
+altro scudo, se non dalla propria innocenza; le opere vostre saranno
+pesate con quelle bilancie incorruttibili, sulle quali la minima delle
+ingiurie fatte al minimo degli uomini, pesa più di tutti i troni e di
+tutte le corone dell’universo.
+
+Od è falso questo che insegnate sulla giustizia di Dio, e sui suoi
+tremendi giudizi nell’altra vita, ed allora le mie parole son pazze,
+e fareste male a curarle: o quel che insegnate è vero, e ne siete
+convinti, e credete che Iddio vi chiederà un giorno ragione dell’opere
+vostre, e vi dirà: _io v’avevo dato un popolo, che cosa n’avete fatto?_
+ed allora ditemi voi di qual nome s’abbiano a chiamare i vostri
+atti! ditemi come s’abbia a trovare spiegazione dei modi che tenete:
+ditemelo, chè da me non lo trovo, nè l’indovino.
+
+I potenti, lo so, ridono in barba di queste che chiamano declamazioni,
+ed a me paiono rigorose deduzioni; so ch’essi pensano o anco dicono con
+ischerno: «Solito rifugio di chi non ha forza, e non può difendersi,
+godersi in questo mondo nel pensiero d’esser vendicato nell’altro». Ma
+se gli altri potenti lo dicono, non lo potete dir voi senza mentir a
+voi stessi ed alle vostre parole. E poi, aprite gli occhi, e vedete se
+la spada della giustizia eterna aspetta sempre l’uomo al varco della
+tomba! Vedete se sempre ha tanta pazienza! Giratevi intorno lo sguardo:
+vedete se l’ingiustizia, se la violenza è albero che metta profonde
+e salde radici! Vedete da cinquant’anni in qua di quanti principati
+più saldi cento volte del vostro, che credeano stare inespugnabili ed
+inconcussi per la grazia di Dio, ed in suo nome poter commettere a man
+salva l’iniquità, di quanti di questi, dico, non s’è veduta la rovina!
+Vedete per tutto il mondo come le antiche ingiustizie abbiano scavato
+la fossa sotto i piedi di chi se ne rese colpevole: vedete la Turchia
+pagar le vecchie ingiurie fatte alla Grecia: la Russia tremar di
+continuo dell’assassinata Polonia: l’Austria contare i giorni di vita
+che le rimangono, spaventata d’ogni paglia che si muova in Italia, in
+Ungheria, in Polonia o in altre provincie dell’Impero; chè con molti ha
+conti aperti, e conti tremendi!
+
+L’istessa Inghilterra, la felice, la potente Inghilterra, la signora
+dei mari e delle ricchezze del mondo, vedetela turbata ne’ suoi trionfi
+dallo spettro dell’affamata Irlanda, dal sospetto di una vendetta
+domestica, che, al primo reale pericolo, potrebbe condurla all’ultima
+rovina.
+
+Dio è giusto e non protegge l’iniquità, e di tutte le sue doti la sola
+che non sia infinita è la pazienza a sopportar l’ingiustizia. Abbiatelo
+a mente.
+
+Le mie parole non sono una minaccia. Quale autorità o qual potenza
+avrei io di minacciare? Non sono un augurio, e tanto meno un desiderio:
+come potrei desiderar il male d’un solo, fosse anco il più colpevole
+de’ miei fratelli italiani? Ma son parole di dolore e d’amore, ancor
+più che di sdegno, per vedere tanta parte di quell’Italia, di quella
+patria che amo sopra ogni cosa al mondo, messa da voi nella dolorosa
+alternativa, o di sopportare i mali che le fate soffrire, o di levarsi
+in armi e cadere in mano de’ vostri carnefici o degli stranieri.
+
+Son parole, alle quali mi sforzano la verità e la giustizia: e dopo
+aver detto ai Romagnuoli: «Voi non avete saputo soffrire,» se non
+dicessi agli uomini di Roma: «Voi foste iniqui con essi,» che nome
+meriterei?
+
+La mia accusa contro il governo papale di non aver dato a’ suoi
+sudditi un codice che li regga, le racchiude tutte. Ma le parole che
+mi sono uscite dalla penna son troppo gravi, perchè io non creda dover
+mio mostrare ancor più espressamente che non le ho dette se non a
+grandissima ragione; e debbo perciò entrare più addentro in questo
+doloroso argomento. Debbo scoprire le molte piaghe che affliggono
+quelle belle ed altrettanto disavventurate provincie; debbo citar
+fatti, e, comunque io mi ponga con ciò ad un lavoro troppo più lungo
+ch’io non avea disegnato intraprendere, conosco tuttavia non potermene
+oramai altrimenti ritrarre coll’onor mio.
+
+Proseguiamo dunque in nome della verità e di Dio, che la protegge, e
+farò ogni opera per esser conciso quanto è possibile.
+
+Il sistema economico dello stato e le sue finanze sono ridotte a tal
+punto, che nessuno in tutta Europa ne ignora gli assurdi e l’imminente
+rovina. E se d’una cosa si fa le meraviglie, è che questa rovina
+non sia già consumata, in una parola che lo stato non si sia ancora
+dichiarato fallito. Meraviglia ragionevole, sapendosi da ognuno che
+la sua amministrazione spende da una mano più dell’entrata, e chiude
+dall’altra le fonti della pubblica ricchezza.
+
+Il sistema proibitivo inceppa l’esportazione e l’importazione con
+gabelle esagerate, cui l’ignoranza dà nome di protettrici: con istolte
+proibizioni, colle quali, invece di favorire l’industria nazionale,
+si favorisce non l’industria, ma il monopolio di pochi, si limita il
+lavoro e la produzione, si provoca il contrabbando, fonte di corruzione
+e d’immoralità, ed ostile allo stesso governo, che mantiene con
+esso una classe d’uomini, sempre pronta ad unirsi contro chi voglia
+offenderla.
+
+L’effetto di questo sistema è di far pagare ai sudditi tutti i generi
+che consumano, più cari del loro prezzo reale, a danno loro e dello
+stesso erario, ed a profitto d’alcuni pochi. In una parola, d’impoverir
+tutti per arricchire qualcuno: e per porre il colmo all’assurdo del
+sistema, le gabelle sono date in appalto (mentre in ogni stato ben
+regolato si danno ad appalto le opere pubbliche, ma le imposizioni
+s’amministrano ad economia), e per conseguenza la maggiorità de’
+consumatori deve inoltre impoverirsi di tutto il guadagno e della
+ricchezza degli appaltatori.
+
+Di tutto ciò che per altra parte potrebbe aumentar la pubblica
+ricchezza, il governo non vuol udire parola: in ogni cosa vede una
+trama, una ribellione, un pericolo, e non vede il maggiore, il più
+inevitabile di tutti: simile all’uomo che fuggisse, guardandosi dietro,
+da un insetto, e non badasse ch’egli sta per gettarsi in un precipizio.
+
+Roma ha detto: Io non credo nelle strade ferrate; e di questa
+profession di fede ride l’Europa intera; ma non ne ridono i sudditi
+pontificii.
+
+L’evidenza dei fatti aiuta il mio desiderio d’esser conciso, e però non
+aggiungo altro, se non che ora si dice che finalmente le strade ferrate
+si facciano anche colà. Un giorno o l’altro vi si faranno, lo so; ma se
+s’abbiano a far presto, lo voglio prima vedere.
+
+Ad ogni altro modo di miglioramento s’oppone pertinacemente il governo
+o con proibizioni o con incagli: non vuole istituzioni di banche
+tendenti ad accrescere il credito pubblico[2], non associazioni
+agricole, industriali. Paralizzata così ogni mossa del corpo sociale,
+intercetta e tolta la circolazione dei suoi più vitali umori, questo
+per necessità si viene ogni dì più depauperando.
+
+I possessori agricoli, aggravati da tasse incomportabili, nè trovando
+sbocco alle derrate, si vanno consumando, nè vien loro fatto giammai
+di poter ragunare avanzi, ed ammassar que’ capitali che sono il nerbo
+dell’agricoltura ed il solo modo onde migliorarla.
+
+Il commercio è, si può dir, nullo, e lo stato più centrale d’Italia,
+seduto su due mari e sulla nuova via che si va aprendo al commercio
+d’Oriente, dell’India e della Cina, con fiumi in parte navigabili,
+ricco di miniere e delle terre più fruttifere della nostra penisola,
+abitato da un popolo nel quale la Provvidenza ha infuso a piene mani
+prontezza d’ingegno, avvedutezza, energia, fortezza ed ardire, questo
+stato ha due porti principali, Civitavecchia ed Ancona: io li ho
+veduti ambedue non è molto: in ambedue, salvo qualche vapore estero
+che vi getta l’áncora per poche ore, non ho trovato che qualche povero
+trabaccolo o qualche paranzella di pescatori.
+
+Io ero in Ancona nel settembre scorso, e da una inezia, che appena
+meriterebbe esser avvertita, potei trarre argomento dello stato in
+cui trovasi colà il movimento marittimo e commerciale. Volli prender
+un guscio a un tanto l’ora per far un giro in mare, e veder da quale
+aspetto la città si mostrasse meglio onde farne un disegno. Domandai
+a due marinai quanto volessero, ed avvezzo alle indiscrete pretese
+che in Genova, Livorno, Napoli ed altri porti sono solite a cotali
+uomini, m’aspettavo che costoro mi domandassero almeno uno scudo l’ora.
+Mi domandarono _due paoli_, mezzo raccomandandosi coll’espressione
+dello sguardo, onde non li trovassi indiscreti. Non s’immaginavano
+que’ poveretti che stretta di pietà mi dêsse invece al cuore la loro
+domanda, che era a tariffa di forestiere, e perciò esagerata, e mi
+svelava i patimenti e le angustie d’un popolo intero!
+
+E se il governo vieta a’ sudditi, non dirò d’arricchire, ma di potersi
+aiutare, nessuno almeno li spogliasse, li opprimesse d’imposizioni;
+fossero almeno temperate le spese!
+
+Ma che accada invece tutto il contrario è cosa talmente nota, che
+sarebbe allungar inutilmente questo scritto l’impiegar parola per
+dimostrarla.
+
+Parlando in generale, più le derrate sono cattive a questo mondo, più
+s’hanno a buon mercato. Ma non è così de’ governi. Più son cattivi, e
+più costano. E lo sanno i sudditi pontificii, ai quali tocca pagare
+non solo quel prezzo, sia pur elevato quanto vogliamo, che deve pagar
+ogni popolo per essere governato, ma son costretti a saldare alla
+cieca i conti di un improvvido sistema che li rovina, son costretti
+mantenere un’armata d’impiegati inutili (fossero soltanto inutili!),
+di doganieri, finanzieri, ec. Son costretti pagar grassamente alti
+ministri, spesso forestieri, che occupano cariche alle quali non
+possono aggiungere i comuni cittadini se non entrando negli ordini
+sacri, abbiano o no la vocazione a questo augusto ministero. E le
+cariche poi alle quali possono esser nominati anche i laici, come
+governatori, giudici, presidenti di tribunali, ec., sono invece troppo
+mal retribuite, onde possan le persone civili ricavarne un onesto
+sostentamento alla loro famiglia. Ma di tutte le spese del governo
+la più dolorosa a’ popoli è quella de’ mercenari svizzeri. Non parlo
+della guardia svizzera dei palazzi pontificii, troppo poco numerosa
+per essere di peso allo stato, ma parlo dei reggimenti svizzeri, che
+offrono lo spettacolo doloroso, e strano veramente a’ nostri tempi,
+delle antiche compagnie di ventura, nè si comprende come la nobile e
+virtuosa nazione alla quale appartengono (se pur non sono una ragunata
+di genti di varie nazioni, come da molti si dice) non tolga dai suoi
+ordini questa usanza tanto contraria allo spirito nazionale, del quale
+essa ha dato in ben opposti modi così splendidi esempi, e contraria
+egualmente alla sua dignità.
+
+Io, che conosco il piccolo esercito pontificio, al quale per essere
+ottima truppa non manca se non un comando ed una direzione veramente
+militare, io, che conosco in esso uomini pieni di onore, di generosa ed
+ardita natura, ed eccellenti uffiziali, e li vedo in fila con codesti
+Svizzeri, preferiti a loro, e meglio trattati di loro; io, nato (mi
+perdoni il lettore se alla cosa pubblica ardisco frammischiare parola
+d’affetti privati) di tal padre che in un esercito ed in tempi ove
+l’ardire e l’onor militare non eran cose rare, n’era tenuto modello;
+io, memore de’ suoi insegnamenti e dei suoi onorati esempi, memore
+della viril fortezza d’una madre che godeva e si vantava d’aver tre
+figliuoli nell’esercito, ove tant’altre n’avrebber pianto e tremato;
+io, educato a tale scuola, mi sento ribollir il sangue al pensiero
+dell’onta che son costretti sopportare quei soldati italiani! Onta
+la più amara che possa versarsi su chi sente l’onore, la religione
+della bandiera, vedersi escluso dal guardarla e difenderla, e vederla
+affidata a mercenari stranieri!
+
+Io fremo del giusto sdegno di que’ soldati italiani, io mi rodo
+dell’onta loro.
+
+Non sa il governo papale qual tesoro d’odio (e Dio voglia non sia
+di vendetta) gli s’aduni contro tra i popoli e nell’esercito per
+questa sua maledizione dell’armi mercenarie e straniere; che sarebber
+assalite e certo disperse da’ Romagnuoli, se non sapessero ch’esse sono
+l’antiguardo dell’Austria, che scompariranno il giorno ch’essa sia
+tolta dal guardar loro le spalle, perciò inutili ora ed allora, inutili
+in un caso come nell’altro. Ma che dico inutili? esiziali ai popoli,
+come al governo, al quale sono non lieve occasione di rovina economica,
+di predilezioni e d’ingiustizie a danno delle truppe nazionali, mal
+pagate, lacere e rivestite de’ panni logori del mercenario straniero,
+assetate di vendetta contr’esso, come appare dalle frequenti risse
+soldatesche, nelle quali, stando ai racconti popolari, i dragoni
+pontificii hanno dato buona prova di sè — ed io, che li conosco, lo
+credo.
+
+Sono incredibili le spese che costano codeste genti, la loro
+insaziabilità, il loro continuo chiedere al governo, e più incredibile
+la dappocaggine di questo nell’accondiscendere alla loro ingordigia.
+
+Accadde pochi anni sono un fatto del quale io non ho veduto cogli occhi
+miei il processo (e dico questo perchè non uso affermare se non le cose
+che ho vedute e toccate), ma che tutto lo stato tiene per certissimo.
+In un reggimento nacque discordia tra il colonnello ed i suoi capitani,
+e la questione avea avuto origine nel riparto degli avanzi fatti sui
+fondi d’arruolamento, che dal governo pontificio (con ordini de’
+quali Machiavelli ha fatti conoscere abbastanza gli errori, e perciò
+da secoli oramai condannati) vien dato quasi ad appalto: non potendo
+accordarsi, i capitani fecer ricorso all’autorità.
+
+Di questo accidente ne corse la voce, e ne fu portato a Roma
+il giudizio. È impossibile che ambe le parti avesser ragione:
+cionnondimeno il governo, per tenersi affezionati i suoi custodi,
+congedò il colonnello con una pensione, gli diede maggior grado, e
+rimandò con lodi i capitani alle loro compagnie.
+
+E così si spende il denaro spremuto dai sudditi. Ma andiamo innanzi,
+chè c’è di meglio. Non vi fosse altro male che di Svizzeri!
+
+Alla fine in gente ordinata, buona o cattiva, in reggimenti di linea,
+sieno pur ingordi, vadan pur cercando d’avvantaggiarsi alla meglio che
+possono, v’è pur sempre un limite ed una qualche ombra di regola: se
+non altro, è ordine di cose, che ha in sè un certo che d’aperto, di
+franco, di conosciuto da tutti; i fatti accadono alla luce del giorno,
+in faccia al pubblico, e con poco o niente mistero. Ma un altro più
+nefando ordine è in Romagna, un’altra tenebrosa e scellerata potenza,
+invisibile a tutti gli occhi, che tutti i cittadini, in ogni luogo, in
+ogni momento della vita si sentono al fianco vigilante ed apparecchiata
+a loro danno.
+
+Il lettore a questa parola ha già pronunciata la parola polizia; ma
+il lettore s’inganna. Io parlo di cosa più turpe, d’una nefandità più
+nuova, più rara, anzi sconosciuta affatto a tutte le nazioni civili;
+parlo di cosa della quale non oso, non voglio accusar il governo, e che
+pure, non si può negarlo, egli conosce, sa che esiste, e non ne lava
+l’infamia nei luoghi ove gli è concessa ogni potestà.
+
+È in Romagna una generazione d’uomini vile, oscura, di rotta e
+scellerata vita, usa all’ozio, al bagordo, alle risse da taverne, che
+si grida devota al papa, al suo governo, alla fede, alla religione, e
+con questo vanto si tiene sciolta d’ogni freno, d’ogni legge, stima
+lecita ogni violenza (forse la stima meritoria) purchè sia contro
+uomini che professino altre opinioni delle sue; lo che, come ognun
+vede, è lo stesso che dire contro chiunque le sia odioso o nemico.
+
+Questa mala razza, profittando del continuo terrore che è ne’
+governanti, si combina in conventicole oscure, e vi prepara supposte
+congiure, delazioni, e, peggio, vendette ed assassinii.
+
+La città ed il borgo di Faenza son divisi da miserabile ed inveterato
+odio cittadinesco, avanzo probabilmente d’antico parteggiare. Ai
+disusati e vecchi nomi di parte son sottentrati oggidì quelli di
+liberali per la città, di papalini pel borgo. Popolato questo d’uomini
+di bestial ferocia, pronti alle risse ed al sangue, è il luogo che
+può dirsi principal officina di violenze, principal nido di quella
+scellerata genìa che, e quivi, ed a sua imitazione nell’altre città
+di Romagna, provoca, batte, ferisce e talvolta uccide, e sempre a man
+salva, coloro ch’ella dice liberali, o frammassoni, o carbonari.
+
+Infiniti casi ne son accaduti dal 31 in qua, e ne vanno accadendo alla
+giornata. Nel 31, nel tempo dell’occupazione austriaca, è avvenuto che,
+trovandosi a notte avanzata pacifici cittadini per le strade, tornando
+a casa da qualche veglia, s’imbattevano in frotte di que’ mascalzoni,
+che prima con parole li offendevano, poi con mazze li battevano o con
+coltelli li ferivano; e più volte sono stati repressi, sgridati e
+minacciati dagli stessi ufficiali austriaci, che, quantunque stranieri,
+quantunque nemici nostri, o ministri, se non altro, di potenza a
+noi nemica, pur sentivano indignazione di siffatte enormità e della
+scellerata connivenza del governo, non potean patire di veder trattati
+a quel modo uomini tranquilli e disarmati, e li accompagnavano per puro
+moto di umanità finchè li vedessero riparati e fuor di pericolo dietro
+gli usci delle loro case.
+
+In Francia, all’epoca del _Terrore_, furono uomini simili a costoro i
+Marsigliesi, e furon la vergogna di quell’ordine di cose, la macchia
+della bandiera tricolore, l’onta della causa della libertà; ma eran
+tempi di transizione tra estremi opposti, tempi di ebbrezza, di
+scatenamento universale: eppure chi oserebbe scusare le ingiustizie,
+le violenze d’allora? Chi a quelle memorie non sente destarsi in cuore
+affetto pietoso per le vittime, sdegno ed abominio contro i manigoldi?
+
+Ma nella nostra età, oggi, ora mentre scrivo, pensare che tuttociò
+accade o può accadere, non in paese sciolto d’ogni freno ed in piena
+rivoluzione, ma in paese retto in nome di Colui del quale sta scritto,
+che amò gli uomini sino a dar la vita per loro; in nome di quella
+legge che comanda di perdonar al fratello sette volte settanta, vale a
+dire sempre; pensare che ciò non sia favola, sogno o esagerazione di
+parti, ma cosa per disgrazia dell’umanità e della religione vera pur
+troppo e reale, è tal idea che la mente umana non la sostiene, è idea
+che ti farebbe dubitar della luce del sole, e ti mette in cuore vera
+desolazione.
+
+Simile all’uomo presso ad annegarsi, che s’afferra a qualunque, benchè
+debol virgulto, m’appiglio all’idea che il pontefice non sappia quello
+che in suo nome si commette. Che non lo sappia? È egli possibile?
+Ripugno ad entrare in questa questione; ma se egli lo ignora, ben lo
+sanno i suoi ministri, o alcuni almeno de’ suoi ministri. Le parole
+degne di cotali sciagurati, io mi vergogno pronunciarle, nè voglio
+imbrattarne la mia penna, perciò non aggiungo sillaba, e li lascio
+all’esecrazione degli uomini onesti di tutti i partiti e di tutte le
+nazioni.
+
+Usciamo di queste abominazioni: ma, pur troppo, mi tocca ad entrare in
+cose non meno turpi, comunque non di così sozza lordura.
+
+Parlo de’ giudizi, dell’inquisizione politica affidata a Commissioni
+straordinarie, non vincolate da nessun ordine legale di processura,
+e con illimitata autorità nelle condanne. In codesti tribunali, veri
+_coupe-gorge_, come dicono i Francesi, tenuti per scellerati da tutte
+le nazioni civili, perchè la loro stessa natura, la loro essenza
+medesima è certo segno dello scopo al quale son destinati di servire,
+cioè d’istrumenti alle vendette d’un principe, e non alla giustizia;
+in questi tribunali, dico, gli stessi uomini sono insieme accusatori
+e giudici; non v’è libertà nella difesa, e neppure nella scelta del
+difensore, dato dai tribunali, e preso tra le persone a lui devote;
+i processi oscuri, occulti, composti nell’interesse dell’accusa; i
+costituti ingannevoli, suggestivi e pieni d’artificio, ed impiegata la
+tortura morale, e si potrebbe dire anco la materiale; indefinita ed
+arbitraria la classificazione delle colpe, per la qual cosa vengono
+spesso puniti, come delitti di lesa maestà, l’opinione, il pensiero,
+gli affetti dell’animo sfuggiti in qualche parola, in qualche scritto
+imprudente, e castigati con pene che passano ogni idea di proporzione e
+di giustizia, anche ammessa la reità dell’accusato.
+
+A considerare la mansuetudine de’ tribunali delle nazioni civili, di
+Francia, Inghilterra, Belgio, ne’ casi di stato, la loro scrupolosa e
+direi timida premura pel reo, onde non gravarlo oltre l’onesto (e si
+noti che se si mostrassero più severi, n’avrebbero forse motivo, per
+essere in quegli ordini di principato meno oppressione pei sudditi
+e più vie legali onde ottener giustizia ove si tengan gravati), a
+vedere, verbigrazia, Luigi Napoleone rimandato sciolto dopo l’impresa
+di Strasburgo; dopo quella di Boulogne, chiuso soltanto in carcere,
+dove se fosse nato suddito del papa, non vi sarebbero stati bastanti
+patiboli per ammazzarlo; veder in Francia ed in Inghilterra soltanto
+esiliati, o rinchiusi come pazzi, uomini che aveano tentato uccidere il
+re o la regina, e pensare da chi sono retti codesti stati, e da chi è
+retto lo stato romano, pensare che a quelli si dà taccia o d’eresia, o
+d’irreligione, che si tengono quegli ordini per tristi e pervertitori
+dell’umana società, che si predican questi come gli ottimi, i santi;
+a veder le opere, gli effetti degli uni e degli altri, vacillerebbe
+l’umana ragione se Iddio per sua misericordia non avesse posto nel cuor
+dell’uomo la facoltà di conoscere ed amare la verità e la giustizia, e
+di detestare la menzogna e l’iniquità.
+
+Le turpitudini e gli assassinamenti di cotali Commissioni si
+rassomigliano, e sono pari in tutti i tempi ed in tutti i luoghi dove
+vengono adoperate; perchè le medesime cause producono per tutto e
+sempre i medesimi effetti, e perciò oramai di comune consenso delle
+persone oneste sono tenute istrumento soltanto di violenza e di
+vendetta.
+
+L’esperienza ha mostrato che i ribaldi i quali accettano di sedervi, o
+sappiano la mente di chi li ha posti a quell’ufficio o l’indovinino,
+cercano e voglion colpevoli, e non innocenti; sanno che ad ogni
+condanna salgono in grado presso il governo, mentre l’assolvere gli
+farebbe calare; sanno che i più saldi gradini della scala de’ premii,
+degli onori sono per loro i corpi delle vittime, innocenti o colpevoli,
+poco importa. Il mondo è pieno, grazie alla stampa, delle infamie
+che si commettono da costoro; i nomi de’ più famosi, quali furono in
+Lombardia il Salvotti ed il Zaiotti, stanno affissi ad esecrazione
+universale, e ad esempio de’ posteri sulla nuova via che segue l’uman
+genere verso un migliore stato di giustizia e di diritto, come le
+membra de’ malfattori si affiggevano un tempo sulle strade a terrore
+ed esempio delle moltitudini. Ed ancora s’hanno a vedere Commissioni
+speciali? E l’Italia avrà dunque il tristo vanto d’esser l’ultima ad
+usarle?
+
+Combattere ed infamare cotali scelleratezze sarebbe per avventura
+cosa vana e superflua in ogni paese civile, ma non lo è pur troppo in
+Italia, e giova, ad estirpazione totale di cotal peste (onde se ne
+vergognino, se non altro, quelli che se ne vorrebbero valere), entrar
+nel doloroso racconto de’ fatti di codeste Commissioni, e a questo
+effetto narrare i casi di Romagna sin dal 43.
+
+Io, che fo professione sopra ogni altra cosa di scrupolosa veracità;
+io, che per aver vittoria di ogni più turpe iniquità, non la graverei
+della minima delle calunnie, se dovessi ancor salvare il mondo con
+essa, racconterò cose che non ho vedute, e delle quali perciò non
+ho la certezza materiale; ma cose al tempo stesso che a ragion di
+critica tengo per vere, e che sono tenute per tali da tutti. Se poi,
+cionnonostante, m’accadesse di accusar ingiustamente o un privato o
+lo stesso governo, ecco ciò che dichiaro onde serva di regola a chi
+si tenesse gravato dalle mie parole. L’ultimo, il più umile e debole
+degli uomini, ove mi mostrasse ch’io l’ho accusato ingiustamente, avrà
+da me convenevole riparazione all’onor suo, e nel disdire le parole
+dette, certo involontariamente, contro di lui, lo ringrazierò d’avermi
+dato occasione d’adempiere ad un dovere d’equità: ma il più potente, il
+primo de’ viventi, ove l’avessi giustamente accusato, tenterebbe invano
+di farmi disdire d’una sola delle mie parole.
+
+Io spero non essere, con questa dichiarazione dell’animo mio, uscito
+de’ termini di quella modestia che mi si conviene, e prego il lettore
+vi conosca soltanto il desiderio e la volontà d’esser franco, leale e
+giusto coi nemici, come cogli amici.
+
+Nella state e nell’autunno del 1843, essendo la Romagna in condizioni
+analoghe alle presenti, le crescenti vessazioni doganali aggiuntesi a
+tutte le altre provocazioni del governo, diedero occasione a qualche
+tumulto nella provincia bolognese. Piccoli mercanti ed artefici del
+popolo minuto, uniti ad alcuni contrabbandieri, stretti e perseguitati
+più del solito dai gabellieri, si buttarono alla montagna, e vi vennero
+più volte alle mani colle guardie di finanza: nè questi disordini
+erano altro che una vana ed impotente resistenza di povera gente a chi
+le turbava i suoi più o meno legali guadagni. In Bologna cittadini
+di ogni grado compativano a que’ moti, conoscendoli frutto de’ mali
+ordini delle gabelle, nè agitazione veruna si destava nella città. Ma
+ciò non faceva pei ministri della polizia. Arte vecchia di costoro in
+ogni paese è il supporre ed anche suscitare dimostrazioni avverse al
+governo, per farvi i loro profitti; a questo effetto dipinsero ai loro
+rettori gli accaduti disordini quali moti politici, ed incominciarono
+tosto persecuzioni, visite nelle case, imprigionamenti, senza colpa
+effettiva o competenti indizi, e quindi fuga di molti popolani, i quali
+dubitando di non venir carcerati, si rifuggirono ai monti, accostandosi
+a quei primi: e di costoro e d’altri esuli di più antica data si venne
+ingrossando quella banda, che sempre più divenne argomento agli uomini
+di polizia onde spaventare l’imbecillità dei governanti e spingerli
+a radunare a furia le scellerate Commissioni speciali. Accresciuti
+perciò i sospetti e i terrori nell’universale, e conoscendosi alcuni
+arditi e generosi uomini delle prime famiglie della città, e da molto
+tempo tenuti d’occhio o perseguitati dal governo, in urgentissimo
+pericolo delle libertà o della vita, e nella necessità di scampare
+ad ogni modo, piuttosto che provvedere alla loro salute soltanto
+esiliandosi volontariamente, preferirono riunirsi a quegli sventurati
+loro concittadini, che la nequizia de’ governanti stava per ridurre
+all’ultimo estremo, soccorrerli coll’avere, colla persona e co’
+consigli, e, facendosi loro guide, sottrarli alla galera od al patibolo.
+
+In Bologna intanto la Commissione condannava moltissimi a lunghe
+prigionie: sette od otto ammazzava. De’ modi tenuti per conoscere i
+colpevoli poco o nulla è noto, perchè oscuri e segreti i processi e le
+difese.
+
+È fama che di molte di quelle vittime non fosse certo il reato.
+Certissimo poi che la pena fu ad ogni modo arbitraria ed esorbitante.
+
+Il colonnello de’ carabinieri, Freddi, uomo in Romagna odiatissimo,
+che la voce pubblica dice fosse stato processato prima del 31, e
+tornato poi in grado a’ governanti col secondarne le violenze, era
+anche nel 43 anima e capo della Commissione di Bologna. Esso ed i suoi
+pari fecero in quell’occasione grossi guadagni, predicati dal governo
+quali mantenitori e vindici dell’ordine, delle leggi e de’ diritti
+sovrani, e colmati di onori e di premii. Ma questa messe era per durar
+poco. Veniva meno, era per cessare la loro bisogna, ed i profitti per
+conseguenza. La città era ormai tranquilla, e le Romagne non avean dato
+segno che mostrasse unione o corrispondenza cogli umori del Bolognese.
+La Commissione si vedeva alla vigilia d’essere disciolta.
+
+La provincia o legazione di Forlì, sottoposta al cardinal Gizi, al
+quale ci gode l’animo render quell’omaggio che merita la sua umanità
+e la nobiltà del cuore, che rifugge da ogni lordura di polizia, ne
+impedisce le provocazioni ed ogn’altra ribalderia, non offriva campo
+atto alla Commissione. I temperati modi del cardinale tenevano la
+legazione incolpabile e tranquilla.
+
+In Ravenna, invece, il cardinal legato Massimi, principe romano, che
+nell’universale avea nota di superbia e rigidità, e s’era concitato
+contro odio inestimabile de’ cittadini, inquietandoli con persecuzioni
+più aperte e continue, con vessazioni e castighi arbitrari, col
+mostrarsi disprezzatore de’ popoli, in Ravenna, dico, pareva alla
+Commissione poter più comodamente ed a man salva esercitare le sue
+ribalderie, ed aver aiuto e favore dal cardinale, facile ad ire e
+vendette implacabili ed a stupidi terrori.
+
+Commosso il popolo con atti ingiusti e violenti, e posta ad acerbe
+prove la sua pazienza, accadde un fatto che nessuna provocazione può
+certo rendere scusabile, ma che, dall’altro canto, non può recar
+meraviglia, l’uccisione d’uno Svizzero e d’un carabiniere[3], fatto
+segno per le dette violenze all’odio universale; e questi omicidii
+dettero modo alla Commissione d’estendere le sue operazioni anco
+sull’infelice Romagna.
+
+S’immaginarono corrispondenze ed analogie tra i moti del 43 in Bologna,
+e questo fatto accaduto del 45 in Ravenna; si sognaron trame e congiure
+estese a varie città delle Legazioni, moltiplicando al tempo stesso le
+carcerazioni a caso e senza motivo ragionevole in Rimini, in Ravenna
+e nelle terre della Romagnuola. La supposta opinione dell’inquisito
+era bastante cagione d’imprigionarlo, e ciò appare dalle infinite
+liberazioni che, dopo mesi e mesi e talvolta anni di carcere, accadono
+di persone dall’istessa Commissione riconosciute a forza innocenti.
+
+I tormenti corporali, la strettezza d’ogni agio, le carceri insalubri,
+le sorprese morali, i modi nefandi da essa usati per ottener
+confessioni o rivelazioni, sono dolorosa ed orribile istoria, della
+quale può aver idea chi ha letto i libri di Pellico o di Andryane: gli
+scellerati si rassomiglian per tutto. Si può argomentare le crudeltà e
+nequizie esercitate dalle Commissioni, nei segreti delle carceri e de’
+tribunali, da quella usata ai prigionieri politici in pieno giorno ed
+al cospetto de’ popoli l’estate scorsa.
+
+Ne’ giorni e nell’ore più bruciate, sulle polverose strade della
+Romagna, fu veduta venir lentamente una lunga fila di carrette guardate
+da carabinieri e birri, sulle quali eran legati gl’inquisiti politici
+che la Commissione faceva passare da un carcere all’altro. Non eran
+costoro uomini avvezzi a cotale strazio, eran persone civili, di ogni
+stato, d’ogni età, agli occhi stessi del governo forse innocenti
+la maggior parte; e può immaginarsi con che cuore fosser veduti
+attraversar a quel modo le città, sudici, impolverati, arsi dal sole,
+legati e trattati come ladri di strada. A chi usa cotali modi credendo
+incuter terrore, e ciò nel popolo che ha la fortezza e lo spirito del
+Romagnuolo, può ben dirsi che Iddio ha tolta la mente ed ottenebrata la
+vista!
+
+Ma tutte le dette nefandità furono inutili ad ottenere lo scopo che
+si voleva dalla Commissione. Le torture, le circuizioni, le domande
+suggestive, le promesse d’impunità furon tentate tutte, e tutte
+indarno, contro poveri popolani, i quali non per virtù, chè non avevano
+in che mostrarla, ma per non avere nè saper che dire, tagliarono ogni
+via alla Commissione di continuare il processo.
+
+Disperati i giudici di poter far profitto veruno con que’ disgraziati,
+correvano spesso dalle carceri al cardinale (così narra chi era a quel
+tempo in Romagna), mostrandogli l’impossibilità di metter insieme tanto
+da poterne far uscire con qualche color d’onestà una condanna, ed il
+cardinale ad eccitarli a spendere, ad usar ogn’arte, far ogni prova per
+trovar modo e cagione di castigo; e finalmente, non potendosi trovare
+nè congiure, nè colpe politiche, si compose sopra apparenti analogie
+di fatti lontani co’ presenti, di incerte deposizioni di testimoni
+ignoti, confondendo insieme contrabbando e cose di stato, un processo,
+dal quale la Commissione prese motivo di condannare due alla morte, e
+moltissimi a venti, quindici, dieci anni di galera.
+
+Un nobile e generoso atto venne a consolare l’universale nel lutto di
+queste dolorose vicende, se tanta lode è dovuta all’adempimento d’uno
+stretto dovere.
+
+È costume delle Commissioni affidar sempre le difese de’ rei a persona
+di loro fiducia, ed in questi ultimi casi ne fu dato il carico ad
+Ulisse Pantoli, avvocato di Forlì, di nota fede al governo, che
+si stimava avrebbe prestato mano alle intenzioni del tribunale.
+Ma nell’animo onesto dell’avvocato potè più l’aperta verità e la
+giustizia, che lo spirito di parte o l’amor del guadagno, e si
+fece caldo e diligentissimo difensore di quegli sventurati, sino a
+distruggere del tutto con salde ed evidenti prove l’accusa. L’onorata e
+virtuosa temerità di quest’uomo dabbene generò contro esso nell’animo
+del cardinale e de’ giudici odio fierissimo, che si fe’ palese con
+perquisizioni, sottrazioni violente di carte provanti l’innocenza
+degli accusati, ed in ultimo gli fu data Ravenna per carcere finchè la
+sentenza tornasse ratificata da Roma. Liberato alla fine, si dice sarà
+sospeso dall’ufficio, che ha in patria, di supplente al giusdicente
+civile, e dall’esercizio della sua professione[4].
+
+Sarà stanco oramai il lettore di sentire tante ribalderie, com’io sono
+stanco e nauseato di scriverle, ma un ultimo fatto mi rimane a narrare,
+ed egli ed io comportiamone il fastidio, chè sapere si deve ormai la
+verità.
+
+Uno de’ prigionieri, accusato d’aver avuta mano nell’uccisione del
+carabiniere, si trovava per caso in villa la notte nella quale accadde
+l’omicidio, e dormì in un’istessa camera con un frate francescano
+cercante.
+
+A prova della sua innocenza invocò a testimonio il frate, che affermò
+la cosa esser vera, e ne ebbe un’acerba riprensione, e, richiamato a
+Roma, la carcere in convento.
+
+La cosa più probabile in tutto ciò è, che quella povera gente fosse
+innocente; e, secondo ogni apparenza, i fatti del carabiniere e dello
+Svizzero furono effetti di privata vendetta; delitti senza complicità
+estesa, nè ramificazioni di trame, commessi da pochi già sottrattisi
+alla forza del governo; e che il cardinale e la Commissione abbiano
+iniquamente rapiti alle loro famiglie, mandati in galera, od ammazzati
+molti poveri popolani, e con loro qualche cittadino di più alto stato,
+o innocenti del tutto, o meritevoli almeno (e su ciò non v’è dubbio) di
+castighi cento volte men gravi, empiendo le dette famiglie e le città
+di squallore e di lutto, movendo per tutto spaventi, fughe e volontari
+esilii, spargendo semi che frutteranno pur troppo, prima o poi, messe
+inenarrabile di vendetta.
+
+In tal condizione erano le Legazioni, quando nella state del presente
+anno, tutta quella turba infelice d’esuli, fuggita di mano alla
+Commissione, raccoltasi entro i confini della repubblica di San Marino,
+che siede sull’Apennino a cavaliere della pianura e del mare, conobbe
+che neppur quel luogo era per lei stanza sicura. Codesta radunata
+di gente era composta di molti Riminesi campati dalle persecuzioni
+della sacra Consulta, di fuggiaschi dalla bassa Romagna, travagliata
+a quel tempo dalla Commissione, e stava per ingrossarsi di Dio sa
+quanti altri delle circostanti province, minacciate tutte dallo stesso
+flagello, se non che il cardinal Gizi, del quale abbiam già fatto noto
+l’animo virtuoso e prudente, ricusò espressamente d’ammettere siffatta
+abbominazione in Forlì, ove era la sede del suo governo, per la qual
+cosa era voce che avesse a stabilirsi invece nella città di Rimini.
+
+Gli esuli di San Marino trovavansi ogni dì a maggiori strette, scarsi
+di denaro e d’ogni aiuto; lo scampo in Toscana, distanti com’erano dal
+suo confine, si mostrava di troppa spesa e di grave difficoltà.
+
+Non cessavano al tempo stesso le istanze e le minaccie del governo
+pontificio alla piccola repubblica, affinchè consegnasse quelli che
+s’erano commessi alla sua fede, mostrandosi risoluto invaderne lo
+stato se persistesse nell’aver compassione di quegli sventurati, e nel
+rispettare i santi diritti dell’ospitalità e dell’asilo.
+
+Non trovando dunque altro modo d’uscir di quella rete, ovvero nutrendo
+pure speranza che da una prova coll’armi sortisse qualche effetto
+d’importanza, ordinarono tra loro fosse da muoversi in massa verso
+Rimini, ove la scarsa truppa pontificia, poco amica al governo per
+le narrate cagioni, non avrebbe forse voluto far testa, e gli amici,
+parenti e concittadini li avrebbero aiutati.
+
+Nel dare per certi i fatti che narro, non intendo rendermi egualmente
+mallevadore delle intenzioni e de’ disegni, e per questa seconda parte
+riferisco semplicemente le opinioni di coloro che, quantunque non
+presenti a que’ casi, giudicano senza passione, e conoscono lo stato
+delle faccende d’allora.
+
+Ora, per usar quest’occasione con qualche effetto che facesse palesi
+al mondo le condizioni delle provincie di Romagna, e le loro oneste
+domande, pensarono stampare un manifesto alle potenze, con animo di
+pubblicarlo in Rimini quando vi fossero giunti. Preso questo partito,
+lo mandarono ad effetto, e senza contrasto veruno, occupata la città,
+ed unitasi con loro la truppa pontificia, ebbero comodità di dichiarare
+il loro intendimento coll’indirizzo, e con proclami al popolo ed alle
+truppe[5].
+
+In questo frattempo una banda di circa duecento uomini s’era già
+riunita sui monti di Faenza e Forlì, composta d’esiliati volontari e
+di fuggiaschi della Romagnuola, guidati da ricchi possidenti, disposti
+a porre tutto il loro avere per mantenersi e far testa, e si movevano
+alla volta di Rimini, mentre per la via Emilia le truppe svizzere si
+venivano anch’esse accostando alla detta città, che al loro avvicinarsi
+venne sgombrata dagl’insorti, i quali presero la via del confine
+toscano.
+
+A questo punto s’affaccia un quesito: come mai, uomini ai quali era
+prosperamente riuscita la parte di maggior difficoltà nella loro
+impresa, che avevano amiche e dell’istessa loro opinione le circostanti
+provincie, tutte egualmente impazienti del giogo e de’ mali che
+sopportavano, non hanno con più costanza durato nel loro proposito, non
+hanno propagata la favilla accesa con tanta facilità, non hanno difese
+le mura di Rimini e contrastatone l’ingresso alle genti del governo?
+
+Un articolo della _Presse_, scritto da chi conosce l’Italia e le sue
+condizioni, com’io conosco il mondo della luna, ricava da questo folto
+argomento di affermare, che i casi di Rimini furon tumulto eccitato
+da’ cervelli pazzi, per private e meschine passioni, alle quali non
+partecipavano in nessun modo nè i loro concittadini, nè le altre parti
+dello stato; e per provare il suo detto e mostrare che i sudditi
+pontificii sono contenti del loro governo, adduce la tranquillità delle
+altre province, e la loro nessuna partecipazione ai moti di Rimini.
+
+Ma il giornale la _Presse_ è in grand’errore, se pure quest’errore non
+gli viene in acconcio per trovare _abbonati_ negli stati italiani di
+gelosa censura.
+
+Sappia dunque l’Europa che la Romagna ed il rimanente dello stato
+papale è rimasto tranquillo spettatore del caso di Rimini, non
+perchè sia contento delle sue condizioni presenti, che ho dimostrato
+bastantemente quali siano, ma perchè è in que’ popoli virtù ed amor
+patrio bastante per sopportar con pazienza i mali che soffrono,
+piuttosto che correr rischio di chiamare sulla patria comune sventure
+maggiori, e tra le altre la peggior di tutte, l’invasione straniera.
+
+Sappia che i tumulti di Rimini sono stati eccitati da uomini ridotti
+a non aver più un palmo di terra sul quale posar piede in sicuro; da
+uomini che nell’andare in letto la sera avevan ragionevol sospetto
+d’essere svegliati la notte dai birri; da uomini tenuti in incessante
+dubbio della libertà e della vita, e così condotti a menar vita
+disperata; ed ognun sa che in cotali condizioni l’uomo si risolve a
+tutto, purchè possa mutarle od uscirne.
+
+Dunque, o il moto non si propagasse perchè non lo volessero gli autori
+medesimi, stando contenti alla dimostrazione fatta ed ai richiami
+pubblicati, e bastando loro ridursi a salvamento dopo aver fatte
+conoscere al mondo le loro oneste domande; o non si propagasse per
+retto giudizio e vero amor di patria degli abitanti delle circostanti
+provincie; ovvero, finalmente, la cosa rimanesse di comune consenso in
+questi limiti, è però sempre fatto certo ed incontrastabile che, non
+la felice condizione degli abitanti dello stato, ma la loro prudente e
+generosa carità di patria, ha prodotto l’effetto che tanto stranamente
+induce in errore il giornalista francese.
+
+E questo giornalista, che dal solo fatto della tranquillità dello stato
+romano al momento della sommossa di Rimini ha cavata la conseguenza che
+i sudditi pontificii son contenti, e che gl’Italiani non hanno pensiero
+della loro indipendenza, ha spiegata la cosa precisamente a rovescio; e
+sappia che la principal cagione della detta tranquillità, anzi la sola,
+è stata il non voler turbare e compromettere inopportunamente la causa
+generale e veramente nazionale dell’indipendenza.
+
+E se nella prima pagina di questo scritto ho esposto le ragioni che mi
+muovono a biasimare i casi di Rimini, ho anche ringraziato Iddio di non
+aver chiusi all’evidenza gli occhi dei più; e mi giova qui ripetere
+questo ringraziamento, ed estenderlo a tutti quelli fra gl’Italiani che
+sostengono virilmente le loro miserie private, per non far più dure ed
+insanabili quelle della patria comune.
+
+Delle operazioni degl’insorti di Rimini, durante la loro breve
+signoria, n’hanno dette vergognose e vili menzogne i fogli ufficiali e
+pagati; vergognose e vili, perchè chi è potente dovrebbe contentarsi
+della forza, e vergognarsi di usar la frode e la bugia. Tutti gli
+onesti cittadini riminesi sono testimoni che gl’insorti osservarono
+modestia e moderazione civile grandissima. Non una vendetta, non un
+insulto o un’offesa fu commessa o sofferta in quella breve libertà,
+a sfogo d’ire pur tanto antiche ed acerbe. Gli uomini che erano ai
+pubblici uffici vennero tutti rispettati e lasciati ai loro posti. È
+infame calunnia il dire che si sia chiesto, o voluto a forza danaro dai
+privati o dalla Cassa di risparmio.
+
+Dalle casse comunali e camerali furono presi tremila scudi, per usarli
+al sostentamento della truppa, alle corrispondenze ed agli altri
+bisogni del momento. Si può disputare sulla convenienza o l’onestà
+dell’atto d’occupare lo stato; ma è conseguenza necessaria, e comune
+in questo caso d’occupazione, comunque succeda, l’insignorirsi al
+tempo stesso de’ modi di sovvenire alle spese, che mai non posson
+sospendersi, qualunque sia il reggimento. Perciò si potrà condannare
+e tener colpevole l’atto di porsi in luogo del governo esistente, ma
+dar taccia di ladro a chi, dopo averlo occupato, adopera i suoi modi
+d’azione, è sciocchezza che non è creduta neppur da coloro che tentano
+usarla e farla credere a proprio profitto e ad infamia de’ loro nemici.
+
+Uscendo da Rimini non portarono con loro gl’insorti se non quel
+poco che avevan di proprio, e ciò è tanto vero, che que’ generosi
+ed infelici uomini giunsero al confine toscano laceri e bisognosi
+di tutto, e per umanità del granduca raccolti e soccorsi da’ suoi
+ministri, furon provveduti nelle loro necessità, e non caddero almeno
+di fame e di stento sulla strada che li conduceva alla terra d’esilio.
+
+L’atto del granduca, giudicato variamente in Italia e fuori da’
+principi e da’ popoli, ha destato dispetto in Austria, dispetto
+misto d’invidia forse in qualche principe italiano, gratitudine ed
+ammirazione tra noi popolo: e pensando a que’ nostri sventurati
+fratelli, perseguitati e cacciati come belve per l’Apennino da’ birri
+e svizzeri papali; stanchi, feriti, laceri, presso a cader nelle mani
+di chi li avrebbe condotti al patibolo od alla catena de’ galeotti,
+vedendoli poi, giunti al confine toscano, respirare dalle fatiche e dai
+terrori della caccia sofferta, vedendoli consolati, soccorsi, avvinti
+con pietosa cura al loro triste viaggio, non abbiam lingua che basti a
+dire l’umanità del loro salvatore, non abbiam cuore che per benedirlo
+e ringraziarlo, non mente che per lodarne la virtù: e se ci offende il
+pensiero che un principe italiano abbia condotti i suoi sudditi, nati
+d’un istesso sangue, parlanti la sua stessa lingua, a cercar salvezza
+tra le braccia di principe uscito di sangue austriaco, lo sdegno che ci
+si desta in cuore contro quel primo, non rende punto minore il rispetto
+e la gratitudine che c’ispira la generosa umanità del secondo[6].
+
+Mentre il moto di Rimini si risolveva nel modo che abbiamo narrato, i
+dugento della montagna di Faenza, più tenaci nel proposito di venire
+ad ogni modo alle mani, s’andavano accostando a’ loro consorti, ed
+avrebber potuto facilmente tagliar la via a due compagnie di Svizzeri,
+che, partite da Bologna, venivano lungo l’Emilia verso la marina, se
+di questa mossa avessero avuto notizia. Giunti alle Balze, luogo poco
+sopra Brisighella, e presovi alloggiamento in varie case, distanti gli
+uni dagli altri, e tra loro separati dal fiume, si posarono quivi la
+notte; sul far dell’alba una loro guardia avanzata di quindici o venti
+uomini, alloggiata in un casale isolato, venne all’improvviso assaltata
+da una compagnia parte di Svizzeri, parte di finanzieri e volontari.
+Quest’assalto non fu però tanto repentino, che non desse campo ad una
+sentinella di dar l’_all’erta_ a quelli del casale, che, armatisi
+in fretta ed usciti contro ai nemici, ne sostennero virtuosamente
+l’impeto, benchè di forza a lui tanto inferiori; e, favoriti
+dall’asprezza de’ luoghi, con molte morti e molte ferite dopo breve
+battaglia li ributtarono, tanto che venivano a mano a mano retrocedendo.
+
+Il fiume gonfiato per le pioggie della notte, rendeva impossibile
+a quelli che eran rimasti alle Balze di correre in aiuto de’ loro;
+parimente impossibile a questi quindici o venti far frutto veruno
+contro un numero d’uomini tanto maggiore, seguitando ad inseguirli in
+luoghi più aperti; convenne loro dunque lasciarli andare, e trovar modo
+di ricongiungersi al loro piccolo esercito. Venutine a capo, e tutti
+insieme desiderando pur sapere più certe notizie delle cose di Rimini,
+prima di mettersi in altro, seguitarono il loro viaggio, e giunti
+l’indomani in Civitella, piccol luogo discosto dallo stato toscano,
+intesero com’erano andate le faccende di là, e non trovando oramai modo
+di reggersi, nè vedendo che ragionevolmente fosse per allora altro
+da fare, presero anch’essi il partito di rimettersi all’umanità del
+granduca, e si presentarono ai suoi confini.
+
+Questa è la breve istoria degli ultimi casi di Romagna. Così per
+la loro mole di poco momento, se vogliamo, ma segno infallibile di
+condizioni gravissime nello Stato e nell’intera nazione, e perciò da
+considerarsi seriamente e diligentemente da tutti.
+
+Io mi son ingegnato farle in parte palesi col mio discorso, senza
+passioni di parte, o riguardi di persone, di condizioni o di stato,
+e quantunque non abbia detto tutto quanto si potrebbe dire sui modi
+tenuti dal governo romano, credo aver detto assai per far nota la
+verità a chi è capace d’intenderla e d’accettarla.
+
+Preghiamo Iddio che ne facciano il loro profitto coloro cui più
+importa, coloro che reggono il popolo, e tanto sicuramente vanno
+mettendo il capo in bocca al leone, non col conscio ardimento dell’uomo
+che conosce il pericolo e lo vuole affrontare, ma coll’improvvida
+temerità del fanciullo che l’ignora.
+
+La Romagna e l’intero stato si mostra tranquillo, e può dirsi di lui
+quello che fu detto della Polonia: _L’ordre règne à Varsovie_; ma
+non prendan lo scambio su questa tranquillità. Non l’otterrà vera nè
+durevole il governo del papa co’ nuovi tribunali di sacra Consulta,
+instituiti a cessar almeno la troppa infamia annessa al nome di
+Commissioni, ma in effetto simili a queste nell’opere e negli uomini
+che li compongono: non l’otterrà col terrore[7] delle carcerazioni,
+che si moltiplicano tuttora in Rimini e nelle Legazioni, quantunque i
+veramente partecipi agli ultimi moti sien tutti usciti dello stato:
+non la otterrà coi bestiali modi che usa co’ prigionieri politici,
+trattati come assassini e ladri, e tenuti alla catena con loro contro
+il costume di tutte le nazioni colte, tantochè uomini gravi, spettabili
+per talenti, per grado e per costume civile, compianti e desiderati,
+nonchè dalle loro famiglie, dalle intere città, soffron la compagnia
+de’ più vili ribaldi in Civitavecchia, San Leo, Forte Urbano e
+Civitacastellana, sostenuti a quel modo la maggior parte senza prove
+legali, e senza che molti di loro abbiano in lunghi anni di prigionia
+(dico cose che tutti sanno) veduto pur la faccia d’un esaminatore o
+d’un giudice; non l’otterrà col moltiplicare a propria guardia le
+baionette mercenarie, come si dice intenda ora di fare: ma l’otterrà
+colla giustizia, colla carità, col perdono ch’egli predica, e non
+vuol praticare; l’otterrà coll’osservare una volta la santa legge che
+insegna, l’otterrà collo scendere agli onesti accordi che chiede a lui
+l’opinione dell’universale.
+
+L’età nostra è acerba ai principi, ed aspra di ostacoli e difficoltà
+gravissime, ma la più fatale per loro sta nel non conoscere, e forse
+nel non voler conoscere, quella moltitudine che s’agita impaziente
+alla base de’ loro troni; nell’ignorarne i pensieri, i desiderii, le
+necessità, le forze, o forse nel credere di poterle sprezzare.
+
+Non v’è principato, non autorità al mondo che possa star su altra
+base che sull’opinione, sul consenso dell’universale. Unico legame
+che impedisca l’umana società di dissolversi è l’idea d’un diritto
+ammesso da tutti. I diritti dell’Impero nel medio evo, ed il diritto
+divino hanno servito di cárdini al mondo finchè il mondo ebbe fede in
+loro: ora questa fede è spenta, e nessun potere umano lo può oramai
+ridestare. All’antica fede in que’ diritti n’è succeduta una nuova: la
+fede nel diritto comune. I primi ad abbracciarla, come tutti i nuovi
+credenti, son trascorsi ad eccessi, combattuti da eccessi contrari; e
+questa è l’istoria dell’età nostra da circa sessant’anni in qua. Le
+due forze tra le quali progredisce il mondo, poste a contrasto, hanno
+seguita la legge dinamica per la quale due spinte in senso divergente
+producon la media diagonale. L’idea del diritto comune, purgata da’
+contrari eccessi, è fatta universale oramai; è l’opinione di tutti, e
+l’opinione, l’abbiam detto, è la vera dominatrice del mondo.
+
+Non pensino i principi poter venir seco a battaglia ed averne vittoria:
+se gli adulatori, i cortigiani dicon loro che Luigi XVI, Carlo X in
+Francia, Carlo V in Ispagna, don Michele in Portogallo e tant’altri son
+caduti soltanto per trame di settari, per tradimenti di ribelli, per
+vertigini di filosofi, per passioni ingorde, sfrenate, nemiche d’ogni
+ordine civile, non credano a costoro.
+
+Son caduti loro e i loro diritti, percossi dall’opinione. Tutti i
+ribelli, i settari, i filosofi insieme non li avrebbero mossi d’un dito
+se avessero avuta l’opinione per loro.
+
+Si specchino nel governo più potente dell’universo, nell’Inghilterra;
+a tutto ed a tutti si sente atto a resistere, ma si piega riverente
+all’opinione. Essa volle la riforma elettorale, e le fu data. Volle
+l’emancipazion dei cattolici, e l’ebbe. Ora vuole che i ricchi
+dell’aristocrazia non possano, a loro profitto, far morire il povero
+di fame, e mentre scrivo, Torys e Wighs, ministri ed uomini di stato,
+la regina, i suoi grandi s’agitano, non han riposo nè dì, nè notte,
+incalzati dalla sua voce, e tremanti di tardar forse troppo ad
+ubbidirne i comandi.
+
+Ma questa padrona del mondo ha anch’essa un padrone al quale serve,
+che la muove, la dirige a’ suoi fini, e questo padrone è Dio: e Dio la
+scatena a sua posta contro l’iniquità; e di quali modi si serve per
+iscatenarla? di modi che, in verità, paiono uno scherno alla vanità
+dell’umana sapienza. L’Inghilterra appunto ce ne presenta ora un
+notabile esempio.
+
+Il saldo ed antico edifizio della sua aristocrazia, opera di secoli,
+orgoglio di tanti potenti ingegni, che l’Europa, guidata da Napoleone,
+non valse a crollare, vacilla ora forse percosso da potenza maggiore
+della sua? Ad ottener quello scopo al quale furono scarse le forze
+dell’Europa e di Napoleone, s’è forse stretto in lega l’intero mondo?
+Vediam forse che Iddio muova guerre, eccidii non mai sentiti, sprigioni
+gli elementi contro quella vecchia e sinora inconcussa ingiustizia?
+Nulla di tutto ciò. Egli infetta la radice di quella pianta che nutre
+il popolo, infetta le patate: con questo vile istrumento, forse a
+deridere la superba impotenza dell’uomo, egli opera quello che le forze
+riunite dell’universo hanno tentato e tenterebbero forse indarno.
+
+In questo fatto sono due insegnamenti importanti per ogni governo. Il
+primo, che Iddio si stanca alla fine di soffrire l’iniquità, e che
+poco gli costa l’abbatterla: e se la lezione non è nuova, sarebbe per
+avventura cosa nuova per gli uomini il trarne profitto.
+
+Il secondo, che il governo inglese, per quanto si senta forte,
+non crede esserlo tanto da potersi mantenere contro l’opinione
+dell’universale, nè poter fare senz’essa; ed anzi, che non per altra
+cagione egli è forte e potente se non perchè non se ne stacca mai,
+nè mai si sposta da quell’ampia e solida base; ed ov’essa si muti,
+anch’esso si muta, ancorchè questa mutazione offenda gli uomini che
+in esso hanno maggiore autorità: come accadde ne’ suddetti casi della
+riforma e dell’emancipazione, e sta ora per accadere nel fatto della
+legge delle biade.
+
+Ora quello che non può il governo dell’Inghilterra, non creda poterlo
+nessun altro, e meno d’ogn’altro il governo di Roma.
+
+Come principato antico, e principato ecclesiastico, egli può ancora
+avere forza grandissima, ove la sappia usare; ove sappia seguire
+l’esempio dell’aristocrazia inglese, mutarsi a tempo a seconda
+dell’opinione, accondiscendere alle sue oneste domande, e conoscere
+che conviene talvolta concedere di buon grado una parte per non essere
+spogliato poi violentemente del tutto.
+
+Ma egli, invece, trascurando quella forza che è la vera, trascurando
+quella tutta sua propria ch’egli ha come principe ecclesiastico, e
+perciò tenuto in riverenza dai cattolici di tutto il mondo, si vuol
+appoggiare alle due forze più invise all’opinione non solo d’Italia,
+ma di tutta la civiltà cristiana: forze che, rovinando (e ciò accadrà
+prima o poi), lo faranno rovinare con loro: e sono, in casa, le armi
+mercenarie; fuori, le armi straniere.
+
+Le mercenarie, oltre i danni già detti, recano ad un principe il
+massimo di tutti, quello di torgli riputazione d’esser principe amato
+da’ suoi sudditi: e veramente, ancorchè fosse odiato dagli uni, purchè
+fosse amato dagli altri, potrebbe, coll’aiuto di questi, raffrenare i
+primi.
+
+Ma il fatto di provvedersi d’armi mercenarie, dimostra che non ha
+nel suo stato in chi fidarsi: dimostra perciò ch’egli non è amato
+da nessuno; ed allora il suo principato non si fonda se non sulla
+violenza, tenuta da tutti per modo che implica illegittimità; e
+mancando questa violenza, è forza che rovini.
+
+Le armi straniere, vale a dire la protezione dell’Austria, lo
+mantengono bensì in piè materialmente e violentemente; ma, come le
+mercenarie, mostrano che non può far verun fondamento sui sudditi
+propri: di giunta poi lo rendono odioso agl’Italiani, che ogni dì
+più s’accendono per l’indipendenza, e vedono rinnovarsi a danno di
+questa l’antica colpa del papato, di chiamar in Italia gli stranieri
+onde valersi di loro contro gl’Italiani: e fuori d’Italia agli uomini
+onesti, ancorchè caldi cattolici, è brutto spettacolo veder l’Austria
+tener pe’ capelli la Romagna, onde possa il papa farne quel governo
+ch’ei vuole. E di qui avviene che in Italia e fuori d’Italia, non solo
+i protestanti od altri avversari di Roma, ma gli stessi cattolici
+più a lei devoti, e gli stessi preti, ove non sien mossi da private
+passioni, si spogliano d’ogni stima pel principato temporale del papa,
+lo predicano dannoso alla fede ed alla religione, lo vorrebbero o
+tolto affatto, o ristretto almeno in brevi confini: in una parola, le
+due forze sulle quali vuol reggersi non potranno aiutarlo alla prima
+occasione di qualche grave disordine nell’equilibrio d’Europa, ed ognun
+vede quante prossime, per non dire imminenti ve ne sieno; e se non
+saranno le dette forze atte a salvarlo allora, sono atte bensì, anzi
+le più efficaci, ora a togliergli la sola, la vera forza che in ogni
+tempo ed in ogni occasione sarebbe la sua più sicura difesa, quella del
+consenso dell’opinione universale.
+
+Conosco, e le conosce ognuno, le gravi difficoltà che, a volerla far
+sua, circondano il governo di Roma. Enumerarle tutte sarebbe materia
+d’un volume, e non lo credo necessario al mio proposito. Accenno
+soltanto quella che a me sembra la massima, e che di tutte le altre
+è l’origine. Per mutare o migliorare gli ordini d’uno stato bisogna
+esserne signore di fatto, non di nome: bisogna che la potestà (stia
+in un principe, o in una oligarchia, o in un’adunanza popolare, poco
+importa) abbia modo di farsi ubbidire, ed abbiam mostrato che il papa
+non l’ha questo modo; credendosi principe assoluto, non lo è. Egli
+siede al governo d’una nave che non risponde al timone, e finchè non
+avrà trovato modo a racconciarlo, egli giammai potrà dirigerla a buona
+via. Egli è posto nella necessità d’usare istrumenti che gli sfuggon
+di mano, e non l’ubbidiscono: ma questo vizio è meno degli uomini, che
+degli ordini.
+
+Gli uomini sono più o meno mossi per tutto dal loro utile privato.
+Però negli altri stati i ministri, nati dell’istesso popolo, e legati
+ad esso ed al principe in molti modi, conoscono essere il loro utile
+privato connesso, per dir così, con quello del pubblico, non solamente
+pel tempo presente, ma, avuto rispetto alle famiglie, anco pel passato
+colle tradizioni, e per l’avvenire colle speranze. Non è così nel
+principato ecclesiastico. Ogni pontificato co’ suoi ministri, e
+quanti hanno uffici da lui, forma, per dir così, un sistema isolato
+e da sè, che non ha nè precedenti, nè susseguenti (mi riservo però
+un’eccezione): tutti i disegni, tutti gli atti del governo son riferiti
+ad una misura, e questa misura è la probabile durata della vita del
+pontefice. Guidati da un dato così incerto, tutti coloro che sono in
+qualche ufficio, uomini la maggior parte esteri e non uniti allo stato
+che reggono da verun vincolo, pensano ad assicurarsi il maggior bene
+possibile, e ciò nel minore spazio di tempo possibile. Per questa
+cagione, se anche salisse al pontificato un uomo dotato d’alta sapienza
+nell’arte dello stato, e d’ugual virtù per usarla ad utile pubblico, e
+senza pensiero di sè stesso, se questo pontefice volesse risolutamente
+riformare gli abusi, che sono il profitto di tanti, e perciò vietar
+loro l’occasione di avvantaggiarsi, costoro non gliel consentirebbero,
+nè vorrebbero ubbidirlo, nè egli avrebbe modo a costringerli, come
+abbiam detto, e troverebbero sempre via o segreta od aperta d’eluderne
+le intenzioni, e il minor danno a cotal pontefice sarebbe il non poter
+far frutto nessuno.
+
+Dicendo che ogni pontificato forma un sistema da sè senza antecedenti
+nè susseguenti, mi sono riservata una eccezione: eccola. Il solo anello
+che concateni un pontificato con quello che gli ha a succedere, è la
+paura d’un avvenire che nessuno può prevedere. Ognuno de’ ministri del
+governo, volendo non solo mantenere l’ufficio ch’egli ha, ma salire
+ad uffici maggiori, deve aver rispetto non tanto a coloro che hanno
+autorità nel pontificato presente, ma a coloro insieme che potrebbero
+salire in grado nel pontificato futuro: e siccome per gli ordini dello
+stato i gradi sono aperti a tutti gli ecclesiastici, ed è insieme
+impossibile leggere nell’avvenire d’ognuno, ne nasce che l’andamento
+degli affari pubblici è complicato, più assai che altrove, d’infiniti
+rispetti a privati e per mire private; e questo unico vincolo che
+unisca il presente al futuro, è, come ognun vede, di danno anzichè di
+vantaggio allo stato.
+
+Dunque, restringendo le molte parole in poche, dico che il pontefice
+avrebbe grandissima difficoltà cogli ordini presenti a secondar
+l’opinione riformando il suo stato, perchè non ne è veramente padrone.
+Non è padrone, perchè non vi son leggi universali ed ubbidite, nè
+istituzioni salde che abbian profonde radici nel popolo; perchè
+invece egli regge per via di ministri che operano ad arbitrio, e
+quest’arbitrio che usano ora contro i sudditi, e l’usano male, per
+esser la maggior parte esteri che cercano fortuna, ed hanno l’occasione
+misurata ed incerta, l’userebbero contro il principe quando volesse
+correggerli a danno del loro utile privato.
+
+Ma il dire una cosa difficile, è dirla al tempo stesso possibile.
+Sono tali e tante le necessità ed i pericoli dello stato, ch’egli
+deve fare ogn’opera affinchè questo possibile si mandi ad effetto; e
+certo, ogn’altro stato che non fosse come questo, retto, per dir così,
+a vitalizio, cercherebbe riparare validamente a disordini che possono
+trarlo a prossima rovina. Tuttavia anche fra gli uomini di Roma sono
+molti, e ne conosco, che vogliono il bene: pensino che l’occasione è
+grave, nè può esservi dubbio oramai sull’urgenza di provvedersi contro
+un futuro più o meno remoto, ma infallibile apportatore di grandi
+sventure.
+
+Conoscere il male è sempre più facile che trovarne il rimedio.
+
+Quantunque io non mi creda atto a tanto, credo tuttavia mi sia lecito,
+senza dar segno di troppa presunzione, esporre meno forse le mie idee
+su quest’argomento, che quelle d’uomini per prudenza ed amor patrio
+degni di grandissima riverenza.
+
+Le principali e più importanti furono espresse in un articolo della
+Gazzetta Italiana del 25 ottobre scorso. Articolo anonimo, del quale
+tuttavia credo indovinar l’autore. Se io m’appongo, l’autorità
+dell’uomo accresce peso agli argomenti: s’io sbaglio, accetto sempre
+ciò che tengo per vero e per utile, ovunque l’incontri e da chiunque mi
+venga.
+
+Abbiamo veduto che gli ordini presenti dello stato papale, oltre ad
+esser dannosi al governo dei popoli, hanno in sè l’altro peggior danno,
+d’esser inetti e ripugnanti per loro natura ad ogni miglioramento.
+Convien dunque trovarne de’ nuovi. Per isciogliere un problema così
+difficile, l’ordine e la chiarezza delle idee non è mai troppa, e mi
+par necessario prender la questione da’ suoi principii.
+
+La sovranità del popolo, furiosamente combattuta dagli uni e difesa
+dagli altri a’ tempi nostri, è parola che, appena pronunciata, suscita
+discordia: ma si potrebbe mutarla in un’altra, che verrà certamente
+accettata da tutti, ed esprimerà forse più esattamente la verità: dire
+il consenso universale, e prenderlo in politica per la base del diritto.
+
+E chi non volesse ammetterlo come base del diritto in astratto, dovrà
+sempre concedere sia base del diritto pratico, sia base del fatto.
+
+Ed in prova della mia asserzione: perchè lo stesso diritto divino, e
+gli altri diritti in apparenza più opposti al principio della sovranità
+del popolo, sui quali s’è fondata pel passato l’umana potestà, hanno
+essi potuto sostenerla? Perchè tutti credevano in loro, ed è lo stesso
+che dire pel consenso universale.
+
+Ora se il papa è divenuto principe per le donazioni di Pipino, di Carlo
+Magno, della contessa Matilde e d’altri, perchè è stato tenuto perciò
+principe legittimo? Perchè l’universale consentiva nel creder legittimo
+questo modo d’acquistare, nel credere quelli che donavano legittimi
+possessori della cosa donata; e si comprende che se l’universale avesse
+creduto tutto all’opposto, non solamente questo acquisto, questo
+principato non sarebbe potuto durare, ma neppur sarebbe venuto in mente
+nè agli uni di concederlo, nè agli altri d’accettarlo.
+
+Ma le età sono mutate, e nella nostra, ove si crede non sia legittima
+la vendita dei Neri, sarebbe strano se si credesse legittima la
+donazione dei Bianchi.
+
+Si deve dunque riconoscere che l’idea sulla quale posava la legittimità
+del principato ecclesiastico, come di tant’altri, più non esiste. Le
+fondamenta dell’antico edifizio sono state corrose e scavate dal tempo,
+e l’edificio è in puntelli.
+
+Le nuove fondamenta, le sole sulle quali oramai egli possa reggersi,
+sono nel diritto ammesso dal consenso universale, nel diritto comune.
+Vediamo che a questo principio si vanno le une dopo le altre accostando
+tutte le nazioni civili; i principi stessi, repugnanti o no, gli si
+sottomettono, e la tendenza di tutti i popoli a cercare e volere
+istituzioni che definiscano e conservino il diritto d’ognuno, lo
+dimostra abbastanza.
+
+Queste idee, questi desiderii non son nuovi. Nuovo piuttosto
+in Occidente, e tra’ cristiani, è il principato assoluto senza
+contrappeso o divisione d’autorità. In tutti gli stati furon sempre
+corpi o legislativi o politici o municipali, i quali se talvolta non
+esercitavano potestà di fatto, almeno ne mantenevano il diritto; e ciò
+è durato più o meno per tutto, sino a Napoleone, che più d’ogni altro
+si sentì forte e più d’ogni altro rese illusoria, anzi nulla la loro
+azione. Egli più d’ogn’altro avvezzò i popoli all’ubbidienza passiva,
+lasciò alfine in eredità ai re ed ai popoli la fede nell’onnipotenza
+del principato, lasciò ai sovrani il suo scettro, ma non potè
+lasciar loro il suo braccio. I popoli, rimessi dallo spavento di
+quella tremenda, ma breve potenza, più non credono all’onnipotenza
+de’ principi, e riprendono quella strada sulla quale si sono bensì
+arrestati talvolta, ma senza deviarne giammai.
+
+Il principato ecclesiastico, come gli altri, fu già contenuto da
+giurisdizioni popolari o personali; e dovrei forse dire aiutato, poichè
+gli permettevano volgersi con meno impacci alle cose spirituali ed
+esercitare con maggior libertà l’alto suo ufficio.
+
+Riordinar lo stato su queste forme, usando l’esperta sapienza
+acquistata dalla civiltà moderna a scuola tanto lunga e sanguinosa,
+stabilire che «il papa regni, e non governi» è forse il solo modo di
+ridonar vita e vigore al suo principato sfinito e morente. Concedere
+con prudente distribuzione l’autorità nello stato ad uomini dello
+stato, che v’hanno diritto ed interesse, ed escluderne gli estranei, ai
+quali le sole vie della gerarchia ecclesiastica si dovrebbero aprire,
+è riforma tenuta inevitabile dal consenso universale, è riforma voluta
+dalla giustizia. Fu promessa o in parte o per l’intero, dopo i casi del
+31. La promessa non fu mantenuta, ed a ciò non v’è scusa; ma da questo
+fatto è resa appunto più che mai potente la necessità di cancellare la
+macchia prima d’ingiustizia, resa più brutta poi da quella della mala
+fede.
+
+Queste poche linee racchiudono, lo so, gravissimi fatti: racchiudono
+disegni che vogliono ingegno, prudenza e fortezza grandissima in chi
+abbia a farsene esecutore. Vedo, mentre scrivo, il sorrider degli
+uni, lo scrollar del capo degli altri nel leggermi; ed io stesso,
+conoscendo gli ordini presenti dello stato, le invecchiate abitudini,
+le tradizioni di governo, mi spaventerei di tanti ostacoli se non
+tenessi per fermo, che l’amor del giusto e la buona fede soprattutto in
+chi comanda, avrebber bastante forza a superarli.
+
+In cose di stato sono da fuggirsi le troppo rapide transizioni,
+perchè si può bensì proclamar monarchie, costituzioni, repubbliche,
+ma nessun potere umano può far repentinamente un popolo monarchico,
+costituzionale, repubblicano, s’egli in effetto non lo è per i suoi
+costumi e per le sue opinioni. Tutte le ferocie del Terrorismo non
+valsero a far repubblicani i Francesi, che non lo erano. Non bastarono
+le copie di costituzioni straniere fatte venire in Italia nel 21 per
+render costituzionali gl’Italiani, che neppur essi allora non lo erano.
+Le instituzioni d’un popolo possono assomigliarsi alle armature. L’uomo
+vi s’avvezza dentro a poco per volta, e se fatte con diligenza alla
+misura e secondo la forza della persona, la proteggono e l’aiutano; se
+prese a caso da altri, l’impacciano e l’offendono.
+
+Ma con prudente degradazione, purchè sia condotta, come ho detto,
+dall’amor del giusto, da volontà ferma e da somma lealtà d’intenzioni,
+potrebbe il governo di Roma, purchè lo volesse, ottenere ciò che a
+prima vista sembra difficilissimo, per non dire impossibile.
+
+Non è mio disegno discutere nè consigliare i modi da tenersi in
+quest’impresa. Non credo, prima di tutto, che ne’ modi stia il maggior
+ostacolo; non mi credo poi esperto abbastanza a cotal discussione,
+nè che manchino al governo di Roma uomini d’ingegno e di prudenza
+sufficiente a chiarirla e condurla a buon fine. Mi contento di dire che
+l’edificio minaccia, ed in questi casi chi vi sta sotto ha la scelta o
+di venirlo racconciando con prudente consiglio, o di aspettar che il
+tetto gli rovini in capo.
+
+Ma anco senza mutare gli ordini presenti, anco senza por mano a
+riforme fondamentali, potrebbe il governo tener modi che servissero
+a rannodargli l’opinione, ad acquistargli favore e riputazione,
+a purgarlo dall’accusa d’essere nemico d’ogni progresso. Perchè,
+verbigrazia, vietare a’ suoi dotti il concorrere agli annuali
+congressi? Perchè vedere un pericolo dove l’Austria medesima non lo
+vede?
+
+Perchè non rinunciare ai vergognosi profitti del lotto? Lo so, per
+ragioni economiche. Ma non è cosa oramai troppo brutta veder il capo
+della religione tener la porta aperta ad un vizio cotanto dannoso e
+corruttore, cagione al popolo di tanti errori, mentre gliel’hanno
+chiusa le nazioni più civili? Ristringer le spese, ma ottener nome di
+conseguente ai principii d’onestà e di morale che insegna, non sarebbe,
+a conti fatti, maggior guadagno?
+
+Perchè opporsi o apertamente o di sottomano ad ogni prova di migliorare
+l’educazione, l’istruzione del popolo?
+
+Lo so; dirò anche qui, perchè in queste prove crede veder un vasto
+disegno di liberali per mutare lo stato. Ma, lo ripeto, crede egli
+correr pericoli maggiori dell’Austria? E se confessasse crederlo, non
+sarebbe questa la più accusatrice di tutte le confessioni? Non è forse
+troppo vergognoso che, mentre si fa guerra ad Aporti, al suo Manuale,
+alle sue scuole, si permetta dalla censura _Il libro dell’Arte_, libro
+de’ sogni per vincere al lotto, l’_Indovinagrillo_, ec., ec.? Bello
+veramente e morale insegnamento pe’ popoli!
+
+Io amo la lealtà, e, lo concedo, l’istruzione del popolo muterà lo
+stato alla lunga, e renderà impossibile il ritorno di tanti abusi. Ma
+quest’istruzione si sparge inevitabilmente per tutto. Il governo papale
+n’è cinto, n’è assediato, e non potrà riparare di non esserne invaso
+alla fine, e nessuno gliene avrà grado. E poi, se l’istruzione fa le
+rivoluzioni, le rende insieme meno sanguinose e sovversive. Il popolo
+francese, meno educato, allagò la Francia di sangue, l’ottenebrò di
+sacrilegi, di rapine, ammazzò il suo re, e non ebbe misura nel suo
+scatenarsi. L’istesso popolo, più educato, combattè gloriosamente
+tre giorni, vinse, non macchiò la vittoria nè d’una vendetta, nè
+d’una rapina, e si tenne pago a strappar la corona ad un inetto, per
+collocarla in capo ad un forte e prudente.
+
+Gli uomini, come i bruti, più sono stupidi, più, è vero, si piegano al
+giogo; ma se una volta lo scuotono, più sono stupidi, e più tremenda ed
+irrefrenabile è la lor vendetta.
+
+Perchè opporsi inesorabilmente alla costruzione di strade ferrate?
+Sempre per lo stesso motivo. Pel timore che portino meno merci, che
+idee. Ma un popolo impoverito, e lo sarà inevitabilmente quello che non
+si provveda di questi nuovi modi di circolazione, mentre li acquistano
+i suoi vicini, credesi forse non abbia idee pericolose a chi lo regge?
+
+Credesi forse, che la povertà, l’invidia dell’altrui ricchezza, la
+vergogna di sentirsi tanto da meno degli altri, non generino idee e
+passioni che partoriscono alla fine effetti assai più importanti d’ogni
+propaganda?
+
+Il commercio (lo sa ognuno, e n’abbiam dato un cenno) ha già ripresa, e
+sta per riprender ancor più l’antica via per la quale vennero a tanta
+potenza e ricchezza Pisa, Amalfi, Venezia, Genova, Firenze, per la
+quale l’Italia nostra divenne l’emporio dell’Europa, e la più civile
+tra le nazioni cristiane.
+
+Se all’epoca (non certo lontana) in cui il commercio, passando per
+l’istmo di Suez, si getterà di nuovo ed unicamente dal Mediterraneo nel
+mar Rosso e nell’Indiano, se allora, dico, l’Italia sarà attraversata
+in tutta la sua lunghezza da una strada ferrata, è evidente quali
+immensi profitti ne potrà ricavare. Agli uomini ed alle merci metterà
+conto, tanto più nell’inverno, tener piuttosto la via di terra, che
+quella di mare per trasferirsi nel settentrione d’Europa; e se il
+governo di Roma s’ostina a render impossibile questa strada, s’egli
+la vuole interrotta e perciò inutile, qual anatema universale non si
+tira egli addosso dall’intera Italia? Quali scherni, quale sprezzo
+dall’Europa intera, dalla civiltà, dall’opinione universale?
+
+Egli teme il passo degli stranieri, e gli par forse che già troppi
+ne vengano. Lo so, gli stranieri talvolta portano la corruzione, e
+ciò forse accade in Italia. Ma perchè? Perchè è povera e debole. In
+parecchie città, e più che altrove in Roma, moltissimi, non avendo
+altro modo d’aiutarsi, aspettano, è vero, lo straniero, e, per farvi
+su grossi guadagni, si contentano di porsi in condizioni abbiette e
+vergognose. Ma apransi agl’Italiani modi liberi, virtuosi, onorevoli di
+guadagno, e si vedrà se continueranno a rendersi vilmente servi all’oro
+straniero. E per prova, anco altri popoli sono visitati da stranieri;
+essi vanno in Francia, in Germania, per tutto; e s’ode dire forse che
+avviliscano o corrompano codeste nazioni?
+
+E per qual cagione non si dice e non è? Perchè a codeste nazioni
+sono aperte vie libere ed onorevoli di arricchire, indipendenti dal
+viaggiatore straniero, sul quale profittano per un di più: e sentendosi
+indipendenti da esso, lo trattano alla pari senza lasciarsi nè avvilire
+dal suo denaro, nè sottomettere dalle sue usanze e dalle sue opinioni.
+
+Ad un popolo ignorante, debole e povero, tutto si muta in veleno: gli
+lascino usar liberamente i doni di Dio, non gli tolgano le forze e con
+esse il senso della propria dignità, divenga colto, ricco e potente,
+e poi non temano nè forestieri, nè la loro corruzione, nè le loro
+influenze.
+
+Che al governo di Roma, composto ora esclusivamente d’ecclesiastici,
+paia grave cedere l’autorità a’ secolari, sottomettersi a riforma
+fondamentale, ammettendo la massima che il _papa regni e non governi_,
+si comprende. Per quanto sia oramai cosa evidente per tutti e per lo
+stesso governo, che a questa mutazione bisognerà a forza rassegnarsi
+o prima o poi; per quanto si possa dire che il por mano con prudenza,
+con volontà efficace e sincera, a condurre senza scosse codesta riforma
+a buon fine, sarebbe atto di giustizia e sapienza di stato, degno
+del rispetto e dell’ammirazione universale, tuttavia, lo ripeto, si
+comprende che al governo paia grave e doloroso sacrificio, essendo
+nella nostra natura lo spogliarci sempre malvolentieri ed a stento d’un
+qualunque bene.
+
+Ma in verità non si comprende per qual cagione egli ricusi promuovere
+le riforme affatto secondarie ora accennate, che neppur posson
+chiamarsi riforme, e non sono se non miglioramenti dimostrati necessari
+dall’esperienza, che non solo non sarebbero di pericolo al governo,
+ma lo difenderebbero invece dal pericolo reale, ogni dì più grave ed
+urgente, di venire sconvolto ed abbattuto da’ suoi sudditi, giustamente
+impazienti di tanti mali, appena n’abbiano modo ed occasione.
+
+Ma di cotali accecamenti sono piene le storie; n’è piena la storia
+d’Europa da settant’anni in qua, come è piena al tempo stesso delle
+rovine che ne sono stata la conseguenza. Di tutte le cose utili, la
+meno utile e praticamente profittevole è veramente l’esperienza; forse
+per arcana disposizione di Dio, che alle cose umane volle imposta
+condizione mutabile ed inferma.
+
+Vorrà il governo di Roma seguire i consigli racchiusi in queste poche
+pagine, consigli da me soltanto esposti, ma non miei, e dati invece
+dall’opinione di tutta Europa? Non lo so... e forse dovrei dire lo so,
+affinchè, separandomi dal mio lettore, non serbasse l’idea ch’io sono
+di troppo beata semplicità.
+
+Comunque sia, ho creduto utile all’Italia, e lo credo atto da imitarsi
+(mi si perdoni se v’è presunzione in queste parole), il protestare a
+viso aperto contro le ingiustizie che da noi si soffrono, qualunque
+siano e da chiunque ci vengano.
+
+Quest’idea mi conduce ora a volgermi ai sudditi pontificii, e più
+particolarmente ai Romagnoli, i quali, lo prevedo, mi diranno: «Voi
+biasimate ogni moto popolare, e lo tenete dannoso; ma se il governo non
+si muta a nostro riguardo, dovremo dunque sempre soffrire e tacere?».
+
+Quest’interrogazione è pur troppo dolorosa, e ragionevole al tempo
+stesso, e dovendo pur rispondervi, dico esservi tra il soffrire e
+tacere, ed il levarsi popolarmente in armi, che sono i due opposti
+estremi, molti gradi intermedii. De’ due opposti, il primo si è fatto
+oramai insoffribile; il secondo è dimostrato inutile e dannoso, non
+dalle mie parole, ma dall’esperienza. Resta ad esaminare quali vie
+rimangano aperte ed accettabili.
+
+È cosa tenuta per innegabile da tutti, che le grandi mutazioni negli
+stati, tendano esse ad ottenere l’indipendenza o la libertà, non mai
+sono succedute nè posson succedere per via di passaggio rapido e
+repentino: e se talvolta la mutazione appare rapida, non è in effetto,
+nè si trova tale quando si considerano le cause che alla lunga l’hanno
+preparata. Bensì, più la preparazione è stata condotta da lungi, con
+lentezza e prudenza, più sicuramente e repentinamente è poi riuscito
+il fatto che doveva esserne il compimento e l’ultima conseguenza. Così
+un grand’albero cade abbattuto dall’ultimo colpo di scure; ma questo
+colpo, per quanto valido, a che avrebbe servito se non era preceduto da
+altri mille?
+
+L’arte del maturare i disegni e prepararne la riuscita, l’arte di
+murar la casa ad un mattone per volta, principiando di dove si dee
+principiare, da’ fondamenti, non la conosciamo noi Italiani. Eppur
+senz’essa non si fa nulla, e l’abbiano provato a nostre spese. Noi sin
+ora abbiam tenuto modi che ci assomigliano all’uomo che, impaziente di
+divorar la via tirato in cocchio da molti bravi e generosi cavalli, non
+si dà tempo d’attaccarli a dovere, e senza badare se tutte le tirelle
+e le guide lavorino, e prima di averle tutte assestate con diligenza,
+frusta all’impazzata, e portato via così sprovveduto, non appena
+lanciato, precipita e rompesi il collo.
+
+Ciò ch’io dico parrà ovvio o volgare. Ma pur troppo le verità più
+visibili sono le meno vedute.
+
+Noi non abbiam conosciuto altro sinora che società segrete, trame e
+congiure, che finivano poi in una sommossa parziale, in un assalto di
+pochi armati. Fallita l’impresa, come dovea fallire, chi s’esilia, chi
+è preso, chi si nasconde, e tutto è tranquillo per qualche tempo, e poi
+da capo gl’istessi modi, le istesse prove, l’istessa fine.
+
+Possibile che ad una nazione di così aperto ingegno, come è la nostra,
+non venga in mente il pensiero che questa via non sia buona, che possa
+esservene altra migliore?
+
+Io ho detto, e credo nessuno vorrà negarlo, che l’opinione è oggi
+la vera padrona del mondo. Ho detto che pel governo papale sarebbe
+prudente, ottimo consiglio, anzi il solo oramai accettabile, il
+sapervisi sottomettere. Quello che ho detto a’ governanti, lo dico a’
+governati.
+
+L’opinione in tutti i tempi è stata avversa alle imprese mal calcolate
+ed improvvide; ed oggi più che mai, essendo più avvezzi gli uomini a
+ragionar su tutto, essa biasima le nostre mal ordite ed impossibili
+prove, e, quel ch’è peggio, ne ride. Non riderebbe forse se anco ci
+vedesse usar la violenza, gettarci ad imprese affatto disperate, ma
+gettarvici dopo avere esauriti tutti i mezzi, aver tentate tutte le vie
+di migliorare le cose nostre. Di questi mezzi, di queste vie non ne
+abbiamo però tentata nessuna.
+
+Il coraggio delle congiure, delle sommosse, il coraggio fisico,
+per così dire, e manesco l’abbiamo noi Italiani, come tutti gli
+uomini d’immaginazione e sangue caldo. Ma ci manca, o l’abbiamo in
+minor grado, il coraggio morale, il coraggio civile. A questo, a
+raccomandarlo, a dirlo il più utile, anzi il solo, per ora almeno,
+veramente utile, il solo necessario, tende tutto il mio ragionamento,
+del quale si può in poche parole riassumere il senso, dicendo: doversi
+usare da noi Italiani prima il coraggio civile per ottenere da’
+nostri governi miglioramenti, istituzioni e temperate libertà; poi il
+coraggio militare per ottenere l’indipendenza, quando ce ne vorrà Iddio
+concedere l’occasione.
+
+Protestare contro l’ingiustizia, contro tutte le ingiustizie
+apertamente, pubblicamente, in tutti i modi, in tutte le occasioni
+possibili, è, a parer mio, la formola che esprime la maggior necessità
+della nostra epoca in Italia, il mezzo più utile e di più potente
+azione quanto al presente.
+
+La prima, la maggior protesta, quella che non dobbiamo stancarci
+giammai di fare, che deve risuonar su tutte le lingue, uscir da tutte
+le penne, debb’essere contro l’occupazione straniera, in favore
+del pieno possesso del nostro suolo, della nostra nazionalità ed
+indipendenza.
+
+Vengono in appresso quelle dirette contro le ingiustizie e gli abusi ed
+i mali ordini, se non altro, de’ nostri governi.
+
+Non proteste a mano armata, come vollero farle a Rimini; chè una
+protesta a quel modo, a volerla far ora in Italia occorrerebbero una
+buona posizion militare, duecentomila uomini e duecento pezzi in
+batteria: fatta invece con pochi fucili, è cagione che l’Europa si
+burli di noi: perchè tutti sanno che le poche e deboli armi non bastano
+a dar l’autorità della forza, e tolgono o diminuiscono almeno quella
+della ragione.
+
+La maggior forza d’una protesta sta nell’essere rigorosamente giusta e
+rigorosamente incolpabile di violenza.
+
+A chi ridesse (e ve ne saranno molti in Italia) della sola idea
+d’ottener nulla dal governo pontificio o da qualunque altro governo col
+solo mezzo della protesta, risponderò con un esempio recente, e del
+quale non si potrebbe desiderare, nè immaginare il più importante ed il
+più atto a dimostrare quanta forza abbia in oggi una protesta favorita
+dall’opinione.
+
+L’imperatore di Russia, assoluto padrone d’un immenso stato, fuor di
+portata, per dir così, delle forze europee, alla testa d’un milione
+e dugentomila soldati ha mosse persecuzioni contro i cattolici, che
+posson dirsi un vero anacronismo, ha permesso si facesse strazio di
+povere ed oscure monache, o, se non l’ha permesso, lo strazio almeno
+s’è fatto ov’egli comanda, nè sappiamo per ora che ne sian puniti gli
+autori.
+
+L’Europa si commosse a questa barbarie. La stampa francese (_Journal
+des Débats_) s’è portata con ammirabile dignità, e può dirsi sia stata
+modello de’ modi che convien tenere in tali occasioni.
+
+Fuggendo l’ingiuria e la vana declamazione, riferì semplicemente i
+fatti, poi soggiunse: «Ignoriamo se questi fatti sieno esatti od
+esagerati: comunque sia, a fronte di tali accuse, neppure un imperator
+di Russia non può tacere; l’onore della sua dignità vuol che risponda.»
+
+Non molto tempo di poi compariva un editto imperiale in data di
+Palermo, se non erro, che chiariva e determinava le idee di tutti
+sulla quistione delle persecuzioni religiose; in modo al quale nessuna
+persona ragionevole può trovar a ridire.
+
+L’editto, si potrà opporre, non sarà osservato: ammettiamo pure che non
+lo sia o che lo sia debolmente; ma chi, di buona fede, potrebbe mai
+asserire che le cose dei cattolici non abbian perciò migliorato punto
+nell’impero? potrebbe credere assolutamente nulla l’influenza morale di
+questo fatto? Non sarà sempre vero che un imperator di Russia è stato
+citato dall’opinione al suo tribunale, e ch’egli non s’è creduto forte
+abbastanza per ricusare di comparire?
+
+Vorrei citare altri esempi, ma mi si metton in tanto numero sotto la
+penna, che non so in verità quale scegliere.
+
+Prendo quello che offre la Germania. Il suo stato politico per qual
+via è egli giunto al punto in cui lo vediamo? Per via di sommosse, o
+congiure, o società segrete? È vero, la Tugenbund, la Burschenschaft,
+si son date un gran da fare, ma rappresentarono, a parer mio, più che
+altro, la favola della mosca e del carro. Chi ha fatto più di loro,
+chi ha fatto tutto, son quelli che hanno formata, educata, diretta
+l’opinione coi loro atti di coraggio civile, co’ loro scritti: e che
+cos’altro erano questi scritti e questi atti, se non proteste più o
+meno esplicite contro ingiustizie ed abusi?
+
+Quando in una nazione tutti riconoscon giusta una cosa e la vogliono,
+la cosa è fatta: ed in Italia il lavoro più importante per la nostra
+rigenerazione si può far colle mani in tasca.
+
+Le vie aperte al coraggio civile, i modi del protestare sono infiniti,
+e non è mio disegno proporli ed esaminarli uno ad uno in questo scritto.
+
+Soltanto dico che quanto maggiore sarà in Italia il numero di coloro
+che pubblicamente e saviamente discuteranno le cose nostre, che
+protesteranno in qualunque modo contro le ingiustizie che ci vengano
+usate, tanto più rapidamente e felicemente progrediremo nella via
+della rigenerazione. Questa congiura, al chiaro giorno, col proprio
+nome scritto in fronte ad ognuno, è la sola utile, la sola degna di
+noi e del favore dell’opinione; ed a questo modo anch’io di gran cuore
+mi dichiaro congiurato al cospetto di tutti, anch’io a questo modo
+conforto ogni buon Italiano a congiurare.
+
+In virtù di questo modo, che non ha bisogno nè d’accordi nascosti,
+nè di tenebrosi ritrovi, nè di giuramenti segreti, ogn’Italiano può
+dar la mano all’Italia da un capo all’altro della penisola senza
+neppur conoscerlo, ognuno può metter le sue forze in comune per
+l’opera comune. Opera nota a tutti pe’ mezzi, come pel fine, e perciò
+leale; opera santificata dalla giustizia, protetta dall’opinione, ed
+accompagnata dai voti di tutte le nazioni civili e di quanti sono al
+mondo uomini onesti e di buona fede; opera che, condotta per le vie
+della verità e della virtù, ci potrà meritare la benedizione di Dio, il
+quale, volgendo finalmente uno sguardo anche a noi, vedrà forse che,
+se furon grandi le antiche colpe d’Italia, dura pur anco già da molti
+secoli il suo castigo.
+
+La brevità che ho stimata opportuna a questo lavoro, m’ha impedito di
+svolgere le importanti questioni che vi si propongono, e mi son dovuto
+contentar d’accennarle, confidandomi, pel di più, nella sagacità del
+lettore.
+
+Egli dirà di me, dopo avermi letto, ciò ch’io dicevo a me stesso prima
+di scrivere: non aver io, studioso non di scienze, ma d’arti, sapere
+e mente, che basti a trattar profittevolmente materie politiche ed
+economiche di tanta difficoltà. Non per questo ho voluto rinunciare
+a ragionarne; e Dio sa con quanto piacere sagrifico un meschino amor
+proprio al desiderio ed alla speranza di dar forse occasione ad uomini
+di più alta mente, che non è la mia, d’entrar francamente nell’arringo
+e correrlo con maggiori forze e miglior fortuna.
+
+In tali pensieri ho dato opera e pubblicità al presente scritto; e se
+per la protesta che racchiude a favore del nobile ed infelice popolo
+della Romagna non ho avuta missione da lui; s’io l’ho fatta senza
+consultarlo e di mio moto, mi conforto e credo che egli non vorrà nè
+rinnegar le mie parole, nè sapermene mal grado.
+
+
+
+
+DOCUMENTI
+
+
+DIMOSTRAZIONE GENERALE
+
+DELL’ENTRATE E SPESE DEGLI STATI PONTIFICII
+
+_Estratta dal rapporto del signor_ BOWRING Londra, 1838
+
+ SORGENTI PRINCIPALI D’ENTRATA
+
+ N.º CAPI PARTICOLARI SCUDI
+
+ 1 Imposte prediali, proprietà fondiaria, ec. 3,280,000
+ 2 Monopolii, dogane e tasse sul consumo 4,120,000
+ 3 Bollo e registro 550,000
+ 4 Uffizio della posta 250,000
+ 5 Lotterie 1,300,000
+
+ TOTALITÀ DELLE ENTRATE 9,500,000
+
+ SPESE D’AMMINISTRAZIONE
+
+ N.º CAPI PARTICOLARI SCUDI
+
+ 1 Imposte prediali, proprietà fondiaria, ec. 760,000
+ 2 Monopolii, dogane e tasse sul consumo 460,000
+ 3 Bollo e registro 90,000
+ 4 Uffizio della Posta 150,000
+ 5 Lotterie 760,000
+
+ TOTALITÀ DELLE SPESE DI AMMINISTR. 2,220,000
+
+ _Entrata lorda_ scudi 9,500,000
+ _Deduzione delle spese di amministrazione_ » 2,220,000
+
+ _Entrata netta_ scudi 7,280,000
+
+ SPESE DELLO STATO
+
+ N.º CAPI PARTICOLARI SCUDI
+
+ 1 Palazzi sacri, collegi sacri, congregazioni
+ ecclesiastiche, e corpo diplomatico
+ all’estero 500,000
+ 2 Debito pubblico 2,680,000
+ 3 Spese del Governo dello Stato 530,000
+ 4 Giustizia e polizia 920,000
+ 5 Pubblica Istruzione, Belle Arti e Commercio 110,000
+ 6 Limosine e pubblica beneficenza 280,000
+ 7 Lavori pubblici, polizia e illuminazione
+ di Roma 580,000
+ 8 Truppa di Linea e Carabinieri 1,900,000
+ 9 Cariche militari, Sanità e Marina 290,000
+ 10 Feste pubbliche e spese straordinarie 44,000
+ 11 Fondo di riserva 100,000
+
+ TOTALITÀ DELLE SPESE 7,934,000
+
+OSSERVAZIONI
+
+1 Questa dimostrazione risulta dai documenti officiali comunicati dal
+Governo pontificio al signor Bowring.
+
+2. In questa dimostrazione non figurano la spese comunali e
+provinciali: e quindi apparisce che il Governo spende poco o nulla
+nelle provincie. Ricadono adunque sulle Comuni anche le spese che
+toccherebbero al Governo.
+
+3. La tenuità dell’entrata risultante dal titolo bollo e registro
+dimostra la scarsità delle contrattazioni.
+
+4 In questa dimostrazione non figura la spesa della truppa estera,
+che si valuta ascendere a seimila uomini, e costare dieci milioni di
+franchi.
+
+5. Malgrado tutto questo, fra l’entrata e l’uscita vi è un deficit
+annuo di scudi 654,000.
+
+
+GOVERNO PONTIFICIO
+
+IN NOME DI SUA SANTITÀ PAPA GREGORIO XVI FELICEMENTE REGNANTE
+
+SENTENZA
+
+ _Ravenna, oggi 10 settembre 1845._
+
+La Commissione speciale, straordinaria, mista, instituita con
+Notificazione della suprema Segreteria di Stato, 27 maggio 1843, ed
+ora in forza della Notificazione dell’eminentissimo e reverendissimo
+signor cardinale don Francesco Massimo, legato dì Ravenna, 29 gennaro
+1845, sedente in questa città, e composta degl’illustrissimi ed
+eccellentissimi signori:
+
+Avvocato Antonio Colognesi, giudice del tribunale di appello per le
+quattro Legazioni, sostituito al signor com. cavalier avvocato Luigi
+Salina, presidente dello stesso tribunale.
+
+Avvocato Attilio Fontana, assessore straordinario della legazione di
+Bologna, sostituito al predetto signor avvocato Colognesi.
+
+Cavalier commendatore tenente colonnello Stanislao Freddi, comandante
+il corpo dei carabinieri pontificii nelle quattro Legazioni.
+
+Cavalier tenente colonnello Luigi Magnani, comandante la piazza dì
+Bologna.
+
+Cavalier tenente colonnello Camillo Viviani, comandante la piazza di
+Ferrara.
+
+Si è radunata nella sala delle proprie udienze nel quartiere di San
+Vitale nei giorni 1, 2, 3, 4, 5, 6 corrente mese, unitamente al signor
+avvocato Giampietro Gozzi, procuratore fiscale, ed al signor avvocato
+Ulisse Pantoli, difensore d’ufficio, assistendo il signor Raffaele
+Magnani, facente funzione di cancelliere, per discutere; e nei giorni
+9 e 10 stesso mese, a norma del dispaccio della suprema Segreteria di
+Stato 2 agosto p.º p.º N.º 5316, per giudicare la causa
+
+ in punto
+ _di società o lega per offendere e resistere
+ alla forza pubblica,_
+
+ contro
+
+Orioli Achille, Cappi conte Carlo, Camerani Paolo, Versari Francesco,
+Gaiani Carlo, Miserocchi Felice, Barafa Andrea, Gambi Eugenio,
+Giansanti Ciriaco, Fabbri Annibale, Randi Giuseppe, Paterlini Lodovico,
+Dalcini Angelo, Bertacchi Francesco, Samaritani Saverio, Della Valle
+Mauro, Moruzzi Eugenio, Tarifelli Leonardo, Golfarelli Emilio, Maraffi
+Domenico, Orioli Febo, Bertacchi Ermenegildo, De Marchi Filippo,
+Barbiani Giovanni, Bergozzi Giuliano, Gabici Pietro, Gabici Achille,
+Baroncelli Giovanni, Boschi Domenico, Gianfanti Andrea, Vassura Paolo,
+Miserocchi Domenico, Montanari Antonio, Montanari Vincenzo, Rivalta
+Domenico, Zabberoni Pietro, Montignani Pietro, Vaccolini Giovanni,
+Savini Giovanni, Angelini Angelo, Fiorentini Onofrio, Landi Vincenzo,
+Pasini Mariano, Pambianchi Michele, Baldini Gaspare, Ortolani Giovanni,
+Pascoli Lucio, Pugiotti Francesco, Rava Gaetano, Gianfanti Giovanni,
+Della Torre Magni Marco, De Stefani Leonardo, Rambaldi Gaspare, Bezzi
+Giovanni, Vicari Augusto, Camporesi Giacomo, Savorelli Luigi, Mazzetti
+Luigi, Gambi Domenico, Gambi Antonio, Pinzi Francesco, Conti Antonio,
+Fava Felice, Morigi Domenico, Landoni Teodorico, Carlini Gian Antonio,
+Paoletti Luigi[8]:
+
+Quello spirito d’insubordinazione, che oggi pur troppo serpeggia in
+tante parti d’Europa, agitava eziandio da varii anni la tranquillità di
+queste province.
+
+Fino dall’estate 1843, quando in Bologna i liberali, coalizzati col
+ceto dei contrabbandieri, tentarono colà di rinnovare la sacrilega
+ribellione dell’anno 1831, i liberali di Ravenna avevano qui formata la
+stessa alleanza colla turba dei contrabbandieri per conseguire lo scopo
+medesimo. Già si scorgevano allora pubblicamente ammutinarsi non poche
+centinaia di questi sciaurati, già si apprestavano le armi, si facevano
+girare intorno le polizze ove raccoglier le firme di coloro che
+volessero prender parte all’impresa, e fu udita la voce di chi annunziò
+non doversi attendere il meriggio di quel giorno per dare lo scoppio.
+
+Ma l’aggredire a petto scoperto la milizia del principe non è cosa di
+sì facile assunto come l’ucciderne a tradimento un qualche individuo
+fra le tenebre della notte. Perciò tante millantazioni svanirono senza
+effetto, ed invece si limitarono tratto tratto a dare atroci esempi
+della più nera viltà.
+
+I registri criminali sono pieni, e ribollono di molte denuncie di
+omicidii e ferimenti gravi dei pubblici funzionari, e di persone
+affezionate al governo, che per ispirito di partito si verificarono in
+questa provincia nel breve spazio di pochi anni, delitti sempre avvolti
+fra il mistero, senza che se ne potessero distinguere gli esecutori,
+comunque ogni ragionevole congettura guidasse a concludere che fossero
+architettati da una fazione micidiale.
+
+L’ultimo però di questi misfatti, cioè l’omicidio del brigadiere
+Sparapani, cui successe l’altro del fuciliere svizzero Adolf, come
+dalla precedente nostra sentenza, eccitò in particolar guisa lo
+zelo instancabile di questo politico dicastero, e fece conoscere
+la necessità di svellere il male dalle sue radici, onde non si
+riproducessero in avvenire sì atroci delitti. Riscontrando pertanto le
+cagioni del disordine, seppe ravvisarlo nella esistenza di una società
+di tristi, parte col nome specioso di liberali, parte contrabbandieri
+d’instituto, ma tutti insieme collegati onde sconvolgere l’ordine
+pubblico, violare impunemente le sanzioni penali, opprimere la forza
+pubblica, che milita alla conservazione dello stato, alla esatta
+osservanza delle sue leggi. Se pertanto non era agevole di scuoprire
+gli autori degli enormi delitti finora avvenuti, non era arduo di
+ravvisare quegl’individui che appartenevano a tale perversa alleanza,
+e prevenire i sinistri effetti nelle loro cagioni. In simili pubbliche
+calamità non altra norma insegna la prudenza civile. O infatti la
+società è costretta a lasciare senza un freno valido il misfatto
+perfezionato, e quindi a rimanersi il bersaglio della malefica attività
+dei facinorosi, ovvero le conviene, alfine di evitare tanto disordine,
+di frenarlo con ostacoli che a lui vadano incontro nel tempo che
+si sviluppa, e lo arrestino per via prima che giunga alla sua meta
+criminosa.
+
+Ordinò pertanto l’arresto di coloro che erano più gravemente sospetti
+di appartenere a tale iniqua collegazione, onde purgare la città da sì
+perniciosa zizzania, _nam in mandatis Principum est, ut curet is qui
+reipublicae praeest, malis hominibus provinciam purgare. L. 3 Digestis,
+de officio Praesidis_.
+
+E poichè il carattere più spiegato di tale congrega era quello
+dell’odio e della nimistà contro la forza pubblica che mirava ad
+opprimere, per innalzare il vessillo del popolare dispotismo, perciò
+rimise al potere di questa Commissione speciale gli arrestati, onde,
+sottoposti a regolare processura, subissero il castigo meritato delle
+loro prave macchinazioni.
+
+Portato il giudizio all’odierna radunanza, il primo obbietto d’ordine
+recato in campo dal difensore degl’imputati, fu quello della
+incompetenza, come se il relativo giudizio appartenesse ai magistrati
+ordinari.
+
+Il consesso giudicante però non ha stimato di dover arrestarsi a simile
+difficoltà. Infatti la tesi proposta è la esistenza di una società
+di anarchici, che sogliono sovrastare al potere legittimo, dominando
+col proteiforme egoismo, onde far prevalere l’oggetto delle private
+loro passioni alla legge, all’ordine pubblico e al bene comune della
+società. Non può quindi giungersi a tale scopo senza prima abbattere la
+forza pubblica, che forma la barriera difenditrice d’ogni costituzione
+degli Stati. _Summa Reipublicae tuitio, de stirpe duarum rerum, armorum
+scilicet, atque legum veniens, vimque suam exinde muniens. L. unic.
+de Justinianeo Codice confirmando_. Perciò la soldatesca del governo
+è la legge istrumentale, la legge viva e animata che al comando del
+principe fa seguire l’obbedienza dei sudditi. Quindi le stesse leggi ci
+dicono: _armari jura gladio ultore. L. 31. C. ad Leg. Jul. de adult.,_
+e la medesima giurisdizione s’indica: _gladii potestas, gladii jus.
+L. 70 ff. de R. juris, L. 6 ff. de officio Proconsulis, L. 6 § 8 ff.
+de officio Praefecti, L. 6 ff. de interdictis et relegatis_, con ciò
+dimostrandosi, che il potere legislativo e giudiziario attingono ogni
+loro efficacia dal potere esecutivo collocato nelle truppe del governo.
+
+Ora, fino dal maggio 1843 pubblicatosi l’editto istitutore di questa
+Commissione, seppero gl’inquisiti che qualunque delitto in odio
+della forza pubblica sarebbe per l’avvenire giudicato colle forme e
+pene in tale editto prefisse. Se adunque posteriormente nell’agosto
+1843 costoro si ammutinarono per investire la forza pubblica; se,
+svanite le loro folli speranze, proseguirono a mantenersi collegati
+per coadiuvarsi a vicenda nei pravi disegni, e tenere in istato
+d’oppressione la milizia, non possono declinare da quel fôro speciale
+che il legislatore aveva già loro stabilito prima della consumazione
+del delitto. Nè in ciò si fa onta alla giurisdizione ordinaria della
+sacra Consulta pei delitti di stato a termini degli articoli 45, 555
+del regolamento di processura 5 novembre 1831, a cui è posteriore la
+notificazione 27 maggio 1843. Essendo instituita oggi una Commissione
+speciale, la quale protegge in queste due provincie le armi del
+principe, questa dee prevalere alla giurisdizione ordinaria. L. 80
+_ff. de R. juris_. E se anche la giurisdizione volesse ritenersi mista
+o comulativa, dee farsi luogo alla prevenzione in forza dell’articolo
+68 di processura, come saggiamente osservò il signor avvocato fiscale
+nelle sue conclusioni.
+
+Ritenuta pertanto la competenza di questa Commissione, si è disceso
+a ventilare la seconda controversia, se consti, o no, in genere la
+esistenza della società illecita contestata agli odierni inquisiti.
+
+Moltissimi testimoni deponevano di tale alleanza di tristi per volgare
+notorietà. Ma il tribunale non si è arrestato a simil voce, come ne
+avvertiva la perspicace sanzione del diritto canonico: _Cap. Consuluit,
+14 de appellationibus. — Cum multa dicuntur notoria quae non sunt,
+prohibere debes ne quod dubium est pro notorio videaris habere_.
+Trattavasi di un delitto formato da vincoli razionali, il quale non
+cadeva sotto ai sensi in sè medesimo, ma potea soltanto rilevarsi nei
+propri effetti discontinui; nel qual caso anche le deposizioni sulle
+notorietà devono portarsi a minuto esame, calcolando le ragioni di
+scienza, le fonti onde i testimoni attingono il proprio asserto, e la
+corrispondenza della espressione usata dai deponenti nel caratterizzare
+il delitto cogli elementi su cui ne avevano essi formata la idea:
+altrimenti correva il giudice rischio di cedere i propri suffragi
+al popolo, e rendere gli uomini vittima di una parola. _Farinacius,
+de delictis, quaest_. 21 N. 89, 93, 95, 97, 99, 102, 104, 105; _de
+test., quaest._ 70, _ampliatio_ 3, N. 6. Di fatti il nome di società,
+peregrinando per tante materie economiche, scientifiche, civili e
+religiose, si veste di altrettante diverse significazioni, quante sono
+le cose e forme alle quali si applica. _Zanchius, de societ., part._ 1,
+_cap_. 1, _N._ 24. — _Mantica, de tacitis et ambiguis conventionibus_,
+lib. 6, _N_. 1. Perciò invece della espressione, i giudici hanno preso
+in loro scorta la definizione.
+
+Così i pubblicisti definiscono la società: _Societas est pactum vel
+quasi pactum de fine quodam conjunctis viribus assequendo. V Volfius,
+ibique V Vatel, in notis ad jus naturae et gentium, part_. 7, c. 1, § 1.
+
+Posta la definizione, si passò ad analizzare gli elementi che la
+compongono, seguendo i criminalisti, i quali indicano gli estremi
+costituenti il Collegio illecito.
+
+Tre ne stabilivano gli antichi. Segno comune, area comune, vicendevole
+intelligenza, o trattato. Ma il chiarissimo Antonio Mattei, _de
+criminibus, lib._ 47, tit. 15, N. 1, 2, 3, ben riflette che i due primi
+estremi non sono necessarî. Non il primo, altrimenti si confonderebbe
+il segno colla cosa significata. Qualunque sia, infatti, il modo con
+cui i faziosi comunicano fra essi le loro perfide intelligenze, il
+vincolo d’iniquità è sempre lo stesso, sia poi che usino le indicazioni
+naturali e il linguaggio comune, sia che esista un distintivo di
+convenzione, o nel gesteggiare compagnevole, o nello stemma e impresa
+della società, o nella affissione del segnale, come a spiegata rivolta
+suol avvenire.
+
+Nemmeno necessario è il secondo estremo della cassa od area comune.
+Imperciocchè, quantunque sia vero che non può darsi società senza
+comunione, benchè possa esserci comunione senza società (_Leg. ut
+sit ff. pro socio. — Zanchius, de societ., part_. 1, _cap_. 7, _N_.
+42), pure non è necessario che siavi comunanza di materia o di cosa,
+bastando che vi esista una massa accomunata di opere, come nel caso
+presente (_Grotius, de jure belli et pacis, lib._ 2, _cap_. 12, _de
+contractibus_, § 4), così nella società delle carovane niuno dei
+viaggiatori comunica all’altro il dominio delle proprie salmerie,
+sebbene ponga in massa la propria opera e forza onde resistere in caso
+alle aggressioni dei barbari.
+
+Restando dunque a provarsi il solo estremo del mutuo accordo a mal
+fine, questo rimaneva stabilito nelle tavole processuali da questi
+elementi.
+
+1º. Dalle confessioni stragiudiziali di parecchi membri di tale
+collegazione, deposte da quattro testimoni uditi in processo. Se
+infatti questo delitto consiste nella reciproca intelligenza, e
+nell’animo di collimare tutti al reo fine, niuna miglior prova si potea
+conseguire di tale animo, se non la stessa confessione dei collegati.
+Nè deve obiettarsi che la confessione non può cangiare, o stabilire
+la natura della cosa, non supplendo questo mezzo alla deficiente
+prova fisica di un delitto in genere. Imperciocchè quest’obietto
+sarebbe appunto valutabile in un delitto di fatto permanente, ove, per
+esempio, la sola confessione di aver ucciso non basterebbe a provare il
+delitto in genere, quando della uccisione non constasse pei sensi. Ma,
+trattandosi appunto di un delitto razionale di fatto transeunte, perchè
+consistente nel reciproco accordo, la prova desunta dalla confessione
+stragiudiziale non può incontrar tale obietto, quando poi non è sola,
+ma da altri veementi indizi e argomenti corroborata. (_Carpzovius,
+Prax. rer. crim., par._ 1, _quaest_. 16. _N_. 1 _et sequentibus_).
+Tali veementi indizi si desumevano dalle varie cause di scienza che or
+l’uno, or l’altro dei molti testimoni esaminati in processo adduceva
+nel proprio giudizio sull’esistenza di tale società, e che si vengono
+qui in seguito annoverando quali altri mezzi costituenti la prova
+generica, cioè:
+
+2.º Le numerose turbe di contrabbandieri, altri carichi delle merci
+in frode, altri guerniti di armi or apparenti, or nascoste, che si
+facevano vedere nei dintorni, entrando persino talvolta con somma
+impudenza, di pieno giorno, e transitando per la città sicuri di
+loro scarriera pel cumulo della forza maggiore. Imperciocchè al loro
+incontro i militi di finanza erano costretti di cedere alla forza
+dell’attruppamento, volgendo altrove il passo, e fingendo di non avere
+mirato un sì grave disordine. La provvida legge, sempre coerente a sè
+medesima, nell’editto 5 maggio 1822, tuttora vigente, stabilisce al
+contrabbando in conventicola di due, tre o più persone la pena da tre
+a cinque anni d’opera pubblica, ed eguale pena dai tre ai cinque anni
+d’opera pubblica sanziona l’art. 143 del vigente regolamento penale per
+la resistenza semplice alla forza, quando il delitto non è accompagnato
+da circostanze aggravanti, che lo rendano resistenza qualificata. E ciò
+sta in piena consonanza delle regole di comune diritto. Conciossiachè
+l’unire una forza insuperabile nell’eseguimento di un’azione vietata,
+onde se ne renda impossibile alla milizia del principe l’impedirlo,
+costituisce per sè stesso una certa violenza, ossia un timore incusso,
+il quale trattiene la soldatesca suo malgrado nell’impedire il
+contrabbando commesso in danno del pubblico erario (_Leg_. 1 _ff.
+quod metus causa_) ibi: _vis enim fiebat mentio propter necessitatem
+impositam contrariam voluntati._ Ciò che spiega il giureconsulto _Voet,
+ad pandectas_ 4, 2, 1. _Metui, vis inest, in quantum metus supponit
+et vim, quidem non absolutam, sed conditionatam, non illatam, sed
+ferendam. Sperelli, dec._ 5. _For. Ecclesiast., N.º_ 78 _et seq_.
+
+3.º Gli assembramenti numerosi dei liberali e contrabbandieri che si
+vedevano in questa città fino al primo arrivo della Commissione per
+giudicare la causa degli omicidii Sparapani e Adolf, mostrando il
+loro disprezzo verso la forza pubblica, essendovi chi depone d’aver
+vedute le turbe di costoro passare vicino alcuni carabinieri, e fare ai
+medesimi stomachevoli oltraggi, dovendo quei soldati usare prudenza e
+continuare il loro cammino.
+
+4.º Le pompe funebri celebrate coll’intervento di molti liberali in
+morte di persone del loro partito, e ciò con tale pubblico scandalo,
+che l’autorità ecclesiastica fu costretta a farne divieto con apposita
+circolare. Dal che si arguisce la unione di costoro e l’aderenza ai
+loro partigiani con fermezza durevole oltre la tomba.
+
+5.º La fratellanza che si vedeva di continuo fra gente di simil
+pensare, e la loro fuga e persecuzione dei buoni. La quale duplice
+circostanza presenta in sè stessa la vera idea di fazione popolare.
+_Lipsius, Politicorum, lib. 6, cap. 3: factionem nomino paucorum aut
+plurium inter se coitionem, et ab aliis dissensum_.
+
+6.º Il risentimento in comune delle pretese ingiurie, o per dir meglio,
+degli atti di giustizia esercitati sopra a qualche individuo della
+loro combriccola, o su qualche delinquente ai medesimi simigliante.
+Ciò pure addimostra che quei perfidi si consideravano tutti di una
+sola famiglia. _«Spectat enim ad nos injuria, qua in his fit qui vel
+potestati nostra, vel effectui subjecti sunt». L._ 1, § 3, _ff. de
+injur_.
+
+7.º Gli applausi di comune accordo pubblicamente innalzati allorquando
+avveniva qualche omicidio per odio di parte in persona di un impiegato
+di polizia, o di un individuo della forza armata. Narra infatti un
+testimonio, che, trovandosi una sera in teatro, udì ripetere spesse
+volte fuor di proposito l’esclamazione _bravo, bravo_. Meravigliandosi
+di simile improntitudine, e chiestone d’intorno il motivo, poichè gli
+attori non meritavano certamente quegli encomii, fu ad esso risposto
+non esser rivolti gli applausi agli attori, ma a chi avea fatto il
+colpo di uccidere l’ispettore politico Montanari. Questo medesimo
+testimonio poi nella mattina successiva all’omicidio del brigadiere
+Sparapani, vide a passare gruppi di persone della feccia del Borgo
+Adriano, le quali, fra esse ridendo, esclamavano: _bravo, bravo_.
+Ed egli, che altro motivo non iscorgeva di simil grido, ricordando
+il senso del gergo, ne dedusse non molto fuor di proposito, che si
+applaudisse all’omicidio Sparapani.
+
+8.º L’ordine che fra le compagnie dei contrabbandieri si scorgeva di
+dipendenti e di capi, locchè addimostra come fossero organizzati fra
+essi, costituenti perciò un collegio e un corpo sociale. _Societas est
+multitudo ordinata; ordo autem quid aliud est quam series inferiorum,
+ac superiorum? Galganetti, de jur. pub., tit._ 16, _num_. 21.
+
+9.º L’uniformità del premio di uno scudo per ogni notte che si
+accordava per testa a ciascuno degli spalloni nel contrabbando, dal che
+si argomenta che non era distaccato un frodatore dall’altro, nel qual
+caso i compensi dei tirini sarebbero stati diversi secondo le varie
+convenzioni parziali, ma esisteva tra i contrabbandieri un sistema, un
+temperamento uniforme, una armonia di misure, e perciò un proponimento
+preso a comune, dirigendo i mezzi al fine con unione proporzionale.
+
+10.º Finalmente, da qualche testimonio adducevansi altre ragioni
+di scienza, cioè la reciprocanza di aiuti fra l’uno e l’altro dei
+compagnoni, la esclusione di risse fra i medesimi, le frequenti
+gozzoviglie comuni, lo scambio reciproco delle vesti, onde non esser
+conosciuti nelle loro notturne sortite, i discorsi talvolta intesi
+origliando notte tempo, fatti da persone incognite riunite, che
+bisognava disfarsi, ovvero uccidere il tale ispettore di finanza,
+o il tal brigadiere de’ carabinieri, energico nella repressione
+del contrabbando, come avvenne prima dell’omicidio Sparapani;
+il provvedimento di danaro negl’indigenti, che parea derivato
+dai partigiani più facoltosi Al che deve aggiungersi l’argomento
+validissimo tratto dal bisogno che un contrabbandiere aveva di unirsi
+all’altro, onde ottenere una scambievolezza di sostegno per superare la
+forza di finanza.
+
+Per li quali motivi di scienza esposti dai deponenti, si deduce
+non essere erronea la notorietà riferita dai testimoni, nè viziata
+quell’idea di società che si erano essi formata, essendosi tale
+immagine impressa nella loro mente come un fedele ritratto delle
+circostanze, e alla giusta impressione dei testimoni corrispondea
+l’espressione da essi usata in processo.
+
+Ma qui si opponeva non essere stabilito il contratto di società fra
+costoro, nè per convenzione simultanea scritta, nè per annotamento nei
+ruoli, nè per altro segno espresso di alleanza. Per altro era facile
+il rispondere non essere necessario alla società un patto espresso
+ed esplicito, bastando eziandio l’implicito ed induttivo, ossia il
+consenso comune, esternato coi fatti. Tale appuntamento di consenso a
+mal fine espresso coi fatti, si verifica appunto nel caso concreto.
+
+Se non che presentavasi il dubbio, se nella insubordinazione, nel
+comune disprezzo delle truppe pontificie si verificasse veramente tra
+correi o complici, l’idea del vincolo e dell’impegno reciproco, senza
+cui non può darsi vera idea d’alleanza. Ma trattandosi di fazione
+popolare a mal fine, non sembrò necessaria la mutua obbligazione, ossia
+l’idea del vincolo e dell’impegno, bastando a ciò l’abituale unione de’
+consensi a mal fine, reciprocamente riconosciuta ed approvata, come
+si definisce appunto la fazione: _Malorum in eamdem rem consensus,
+Cremani, de jur. crim., lib. 2, cap. 3, art. 1, par. 6_. Difatti il
+carattere dell’impegno o vincolo non può mai legalmente verificarsi in
+una società illecita, in cui la turpe promessa non forma nodo fra i
+soci. L’obbligo di permanenza e perseveranza appena si verifica nelle
+società lecite, di cui è scritto nella legge _Tamdiu C. pro socio:
+Manet autem societas eo usque donec in eodem consensu perseveraverint.
+At cum aliqui renunciaverint societati solvitur societas_. Basta dunque
+all’idea di fazione il plesso ed intreccio che nasce dalle comuni
+perfide intenzioni, insieme manifestate, accettate, abitualmente
+ritenute, conformando ad esse l’esteriore condotta; ciocchè avvenendo,
+si verifica il comune impegno, non già in faccia ai soci, ma in faccia
+alla legge, divenendo ciascuno responsabile, non solamente del fatto
+proprio, ma dell’operato eziandio di ciascuno degli altri cui esso
+aderì; come nella costituzione _Quo graviora_, contro le società
+illecite, rimarcava appunto la santa memoria di Leone XII, ripetendo il
+detto di Paolo: _Qui talia agunt digni sunt morte, et non solum qui ea
+faciunt, sed etiam qui consentiunt facientibus_.
+
+Ma insorger qui potea la difesa, che, in tal guisa concependo una
+lega, si confonderebbe la società con ogni complicità, appellandosi
+impropriamente più delinquenti soci nel loro delitto.
+
+Il quale ostacolo si togliea distinguendo in tre stadii il numero
+dei più concorrenti a un delitto, secondo gli effetti morali che
+ne derivano alla Repubblica. La sola qualità basta onde stabilire
+la complicità. Un numero superiore determinato dalle diverse leggi
+secondo la ferocia dei popoli e circostanza dei tempi, costituisce
+la conventicola, quella cioè che per soli pochi istanti e per un
+solo fatto speciale può formare una violenza pubblica capace nel
+momento di sovrastare alla legittima forza. Tale numero nelle nostre
+leggi è determinato negli art. 105, 106. Ma quando la società a mal
+fine si estende ad un numero considerevole e permanente d’individui,
+atto a compromettere lungo tempo la pubblica tranquillità, come nel
+caso presente, in cui i collegati s’indicano a centinaia, allora non
+trattasi di sola complicità, non di sola conventicola o violenza
+pubblica, ma di violata pace pubblica. _Carpzovius, part. 1, cap.
+35, de crim. fraternae pacis publica n. 13. — Bohemer., ad Carpzov.,
+ibi, observat. 3, pag. 262. — Haunoldus, jurisprudentia judiciaria,
+tom. 2, tract. 2, cap. 2, n. 482._ Anzi tale delitto di permanente
+violenza, costituito da simil collegio illecito, sale al titolo di
+lesa maestà, come si deduce dalla _Legge 2 ff. de Collegiis. Quisquis
+illicitum collegium usurpaverit ea poena tenetur qua tenentur qui
+armatis hominibus loca publica vel templa occupasse judicati sunt_. Che
+è appunto quella di lesa maestà come nella _Legge 1, § 1, ff. ad Leg.
+Jul. Majestatis_.
+
+Il nostro Regolamento penale colloca esso pure il delitto delle società
+illecite fra quelli di lesa maestà, _Lib. 2, tit. 2, art. 96_, e ben
+a ragione. In ogni governo è necessario che siavi un potere capace
+di superare e trionfare di tutti gli ostacoli. Senza questo potere
+non vi è governo. Quando adunque una lega d’uomini violenti forma una
+antiperistasi alla forza del principe, talchè i ribaldi non possano più
+essere soggiogati dalla voce imperiosa della legge, allora si dichiara
+una aperta guerra al principe, la sovranità è lesa, e i refrattari sono
+ribelli.
+
+Ma il difensore degl’inquisiti affacciava che lo scopo del contrabbando
+non presentava i caratteri di tanta gravezza. A ciò risponderassi
+primieramente col moto-proprio di Benedetto XIII, 17 settembre 1728,
+richiamato in vigore dalla circolare della Segreteria di Stato per gli
+affari interni 23 novembre 1833, N.º 8561, in cui i contrabbandieri
+in conventicola armata, costituita anche da tre sole persone, sono
+apertamente dichiarati ribelli. Inoltre i testimoni fiscali ci
+attestano che gli spalloni sono anche liberali, e uniti coi nemici
+del governo, tutti disposti ad insorgere, tutti pronti per resistere
+contro la forza. Havvi dunque la prova del fine pessimo, delittuoso.
+Ma, dato pure che i soci coinquisiti rimirassero al solo scopo del
+contrabbando, chi vorrebbe negare che anche un tale disegno, concepito
+da una moltitudine armata, ed abitualmente eseguito con tanta
+pubblicità ed audacia, non comprometta lo stato? _Impossibile enim
+est ut sacris tributis non illatis alioqui respublica conservetur:
+Justinianus, Novella 149._ Perciò i criminalisti anche più liberi
+riconoscono il contrabbando siccome un furto pubblico, un peculato
+indiretto, il quale dissecca le sorgenti del pubblico erario, induce
+la necessità di nuovi tributi, trasporta il carico delle imposte da un
+novero di cittadini a un altro, che ne sarebbe stato esente, quando
+i proventi della non frodata gabella fossero colati in integro nella
+cassa del principe, avvezza lo spirito al sotterfugio, che da un genere
+facilmente trapassa all’altro, insinua nei cittadini il disprezzo
+della legge, forma una guerra d’interessi tra l’egoismo dei privati
+e il paterno amministratore dei beni comuni, rende incerto il prezzo
+delle cose mercatabili, vacillando ognora tra quello netto da gabella,
+che offre di celato il contrabbandiere, e quello sopraccaricato
+della imposta, che richiedesi in fôro; spinge alla rovina gli onesti
+negozianti, fedeli contributori al loro principe, i quali non possono
+competere col mercadante frodatore; fomenta l’ozio della plebe, la
+quale in poche ore di rischio e di tenebre può lucrare quanto avrebbe
+dovuto acquistarsi colla paziente, ma tranquilla fatica di tutto il
+giorno, il quale trapassa in giuochi, gozzoviglie, ebrietà e mollezze,
+che spesso vanno a scolare nella sentina dei lupercali; toglie alle
+arti utili tante braccia di lavoratori, aumenta il costo delle mercedi
+di opere a pregiudizio dei committenti per lo scemato numero degli
+operieri, colloca il frodatore in una continua indisposizione di animo
+contro la forza del principe, con grave probabilità ad ogni scontro
+di resistenza, ferite, omicidii; espone, finalmente, la società a
+un sommo rischio della propria dissoluzione sopra tutti i rapporti,
+poichè, sottraendo le merci alla vista degli ufficiali finanzieri,
+vengono sottratte egualmente alla ispezione dei magistrati sanitarii,
+politici, religiosi: e quindi si possono introdurre vettovaglie
+malsane, carni insalubri, provenienze talvolta sospette di contagio
+epidemico, con pericolo della salute comune, del che non mancano anche
+nei moderni tempi recentissimi esempi. Penetrano nella città con tali
+clandestine introduzioni le corrispondenze, armi e gli emblemi che
+fomentano ognora il frenetico spirito della rivolta, e spargonsi libri
+ed immagini le più velenose per la morale, contrarie alle massime
+sacrosante della religione cattolica; disordini tutti i quali nascono
+ad un parto con quello del contrabbando, e che si eviterebbero in gran
+parte quando la violazione dei sacri termini tra stato e stato, dei
+confini continentali, delle mura cittadinesche, sanzionato dal comune
+diritto con severissime pene, cessasse una volta di sconvolgere fra noi
+l’ordine sociale.
+
+Per questi motivi la Commissione si è convinta intorno alla esistenza
+del delitto in genere.
+
+Passando ad esporre i motivi della prova specifica nel sistema
+dell’intima convinzione, sarà lecito di usare brevità.
+
+Basti solo accennare che i massimi aggravati apparivano quasi tutti
+colpiti da due o tre testimoni di confessione stragiudiziale,
+amminicolata da gravi indizi, come Versari, Paccapeli, detto Galani,
+Gambi Eugenio, Barasa, Baroncelli, Pambianchi, De Stefani, De Marchi,
+altri dal possesso incolpante di prova congetturale scritta, come
+Felice Miserocchi, altri dal possesso di prova reale, siccome Orioli
+Achille, altri alfine da bastevoli, svariati argomenti, congetture
+ed indizi, i quali, posti nella bilancia giuridica e prudenziale,
+persuasero i giudicanti di ritenere la loro reità o complicità, se
+non positiva, almeno negativa per connivenza o adesione indiretta,
+graduando sul maggiore o minore concorso del dolo o colpa la pena
+applicabile. Nè parve rigore soverchio di valutare in un delitto
+di stato comunque vogliasi definire obliquo, la stessa complicità
+negativa, come è disposto dal comune diritto: _Legge 5, Cod. ad Leg.
+Jul. Maj., § 6_, perchè nei grandi delitti interessanti la comune
+sicurezza la stessa omissione di non impedire le conosciute trame,
+le intelligenze e i maneggi dei riottosi, forma una colpa punibile,
+sebbene con mite castigo.
+
+Per gli altri inquisiti poi non colpiti da bastevoli indizi per
+ritenerli rei o complici, la giustizia del tribunale adottò le clausole
+degli art. 446, 447 del vigente regolamento di processura.
+
+Scendendo, infine, a ragionare sulla pena, ritennero i giudicanti
+che la coalizzazione degl’inquisiti indettati per eguale illecito
+proponimento, costituisse una permanente violenza, collimando il
+concorso dell’uno ad accrescer l’audacia dell’altro, come in materia di
+società illecite condolevasi l’accennato immortale pontefice Leone XII.
+«_Perspicue patet perniciosissimarum harum societatum vim et audaciam
+ex omnium qui iis nomen dedere consensione ac multitudine coalescere_».
+Ma questo carattere di permanente violenza potrebbe comprendere diversi
+titoli criminosi. «_Quoniam multa facinora sub uno violentiae nomine
+comprehenduntur_» _Leg. quoniam multa C. ad Leg. Jul. de vi pub._
+
+Poichè dunque niuna prova esiste in processo che alcuno dei giudicabili
+siano correi o complici negli omicidii Sparapani e Adolf, ovvero negli
+altri ferimenti ed uccisioni di militari o funzionarii rimasti tuttora
+impuniti; poichè la unanime loro collegazione di fatto non presentava
+i caratteri della società espressa e secreta di cui nell’art. 96;
+poichè, infine, trattavasi di abito piuttosto che di specifici atti
+contestati di resistenza per applicare l’art. 143; il tribunale si
+limitò a contemplare il delitto come una permanente ingiuria atroce
+alla legittima podestà e forza del principe, commessa o assentita
+direttamente o indirettamente dagl’inquisiti in comune. E quindi fu
+misurata la pena sulla base degli art. 328, 329, 331, cogli aumenti
+circostanziali degli art. 107, 108 specialmente pei capi, e colla
+aggiunta edittale dei gradi preveduti dalla notificazione 27 maggio
+1843.
+
+ PER TALI MOTIVI
+
+ INVOCATO IL SS. NOME DI DIO
+
+ LA COMMISSIONE SUDDETTA
+
+ _definitivamente sentenziando ad unanimità
+ di voti_.
+
+Ritenuta la competenza, ha dichiarato e dichiara essere provata
+in genere la esistenza in Ravenna d’una collegazione faziosa di
+molti individui anche armati, tendente alla infrazione delle leggi,
+specialmente erariali, con vilipendere in odio di uffizio, e incuter
+timore alla forza pubblica, la quale milita per la conservazione dello
+stato e per l’esatta osservanza delle sue leggi.
+
+Parimente alla stessa unanimità ha dichiarato e dichiara constare
+in ispecie colpevoli di appartenere alla detta collegazione Versari
+Francesco, Paccapeli Carlo, Miserocchi Felice, Gambi Eugenio, Barasa
+Andrea, Pambianchi Michele, Baroncelli Giovanni, Samaritani Saverio,
+Randi Giuseppe, Paterlini Lodovico, De Stefani Leonardo, Dellavalle
+Mauro, Dulcini Angelo, De Marchi Federico, Orioli Achille, Montanari
+Antonio, Montanari Vincenzo, Tarifelli Leonardo, Moruzzi Eugenio,
+Vaccolini Giovanni, Vicari Augusto, Cappi Carlo, Camerani Paolo,
+Rava Gaetano, Giansanti Ciriaco, Vassura Paolo, Miserocchi Domenico,
+Camporesi Giacomo, Savorelli Luigi, Angelini Angelo, Zabberoni Pietro,
+Savini Giovanni, Gabici Pietro, Bertacchi Francesco, Bezzi Giovanni,
+Della Torre Magni Marco.
+
+E perciò, visti gli art. 328, 329, 331, combinati cogli art. 107, 108 e
+13 del vigente regolamento penale, e coll’art. 1. della Notificazione
+della Segreteria di stato 17 maggio 1843, alla stessa unanimità ha
+condannato e condanna Versari Francesco, Paccapeli Carlo, Miserocchi
+Felice e Gambi Eugenio alla galera per anni quindici; Barasa Andrea,
+Pambianchi Michele, Baroncelli Giovanni, Samaritani Saverio, Paterlini
+Lodovico e Randi Giuseppe alla galera per anni dieci; De Stefani
+Leonardo, Della Valle Mauro, Dulcini Angelo, De Marchi Federico alla
+galera per anni sette; Orioli Achille, Montanari Antonio, Montanari
+Vincenzo, Tarifelli Leonardo, Moruzzi Eugenio, Vaccolini Giovanni alla
+galera per anni cinque; Camerani Paolo, Cappi Carlo, Vicari Augusto,
+Rava Gaetano all’opera pubblica per anni cinque; Gianfanti Ciriaco,
+Vassura Paolo, Miserocchi Domenico, Camporesi Giacomo all’opera
+pubblica per anni tre; Savorelli Luigi, Angelini Angelo, Zabberoni
+Pietro, Savini Giovanni, Gabini Pietro, Bertacchi Francesco, Bezzi
+Giovanni, Della Torre Magni Marco all’opera pubblica per anni due.
+
+Ha poi dichiarato e dichiara, sempre ad unanimità, non constare fino
+ad ora abbastanza provata la colpabilità dei Gambi Antonio, Fabbri
+Annibale, Bertacchi Ermenegildo, Gianfanti Andrea, Landoni Teodorico,
+Fiorentini Onofrio, Montignani Pietro, Pasini Mariano, Conti Antonio,
+Boschi Domenico, Mazzetti Luigi, Maraffi Domenico, Baldini Gaspare,
+Barbieri Giovanni, Pascoli Lucio, Golfarelli Emidio, Gubici Achille,
+Rivolta Domenico, Ortolani Giovanni, Rambaldi Gaspare, Giansanti
+Giovanni, Landi Vincenzo; doversi però tutti i suddetti, a termini
+dell’art. 447 del vigente regolamento, di processura trattenere in
+carcere altri sei mesi decorrendi dalla pubblicazione della presente
+sentenza, onde assumere in tale spazio di tempo ulteriori indagini.
+
+Ha poi dichiarato e dichiara, sempre ad unanimità, non constare
+abbastanza la colpabilità degli altri detenuti Poletti Luigi, Carlini
+Giovanni Antonio, Orioli Febo, Bergozzi Giuliano, Pugiotti Francesco,
+Gambi Domenico, Pinza Francesco, Fava Felice e Morigi Domenico; perciò,
+a’ termini degli articoli 446, 675, 676 del vigente regolamento di
+processura suddetto ha ordinato ed ordina che vengano dimessi dal
+carcere provvisoriamente.
+
+Infine, sempre ad unanimità, ha dichiarato e dichiara esser tenuti in
+solido tutti i suddetti condannati al pagamento delle spese di processo
+e vitto, non che alla rifusione dei danni verso l’erario pubblico.
+
+Tutte le suddette pene temporanee dovranno cominciare a decorrere tre
+mesi dopo la rispettiva carcerazione dei condannati.
+
+Il signor ff. di presidente s’incarica della redazione motivata della
+presente sentenza.
+
+ _Antonio Colognesi_
+ _Attilio Fontana_
+ _Stanislao tenente colonnello Freddi_
+ _Luigi Magnani, tenente colonnello_
+ _Camillo tenente colonnello Viviani_
+ _Luigi Trogli, cancelliere_
+ _Raffaele Magnani ff._
+
+
+GOVERNO PONTIFICIO
+
+ _Commissione speciale straordinaria mista
+ sedente a Ravenna._
+
+Vista la presente sentenza,
+
+Visto il dispaccio della Segreteria di Stato in cui si dichiara
+che, essendo piaciuto all’eminentissimo e reverendissimo signor
+cardinal Massimo, legato di questa provincia, chiamare lo sguardo
+clementissimo di sua Santità sulla pronunciata sentenza, la Santità
+sua, in contemplazione dell’officio usato da sua Eminenza, si è degnata
+diminuire di due terzi la pena inflitta a ciascun condannato, e di
+ordinare che siano dimessi fin d’ora in libertà provvisoria i ventidue
+inquisiti che dovevano trattenersi in carcere per altri sei mesi,
+
+ SI ORDINA
+
+Che, previa la intimazione della sentenza ad ognuno dei giudicati,
+vengano dimessi immediatamente dal carcere tutti coloro che sono stati
+dichiarati non bastantemente colpevoli, e vengano i condannati tradotti
+ad espiare le rispettive loro pene nel senso della sovraindicata
+minorazione.
+
+Dalla Residenza della Commissione speciale straordinaria mista.
+
+ _Gio. Pietro Gozzi Proc. Fiscale._
+
+ . . . . . . .
+
+Ogni uomo di cuor retto, ancorchè inesperto della scienza legale, può
+dar giudizio di questa sentenza, del modo con che cerca giustificarsi,
+e dei principii al quali si appoggia.
+
+M’è sembrato tuttavia opportuno mostrare quali diversi principii
+stimasse doversi seguire nel giudicar cause di lesa maestà, Giovanni
+Battista de Luca, cardinale di santa chiesa, nato a Venozza nella
+Basilicata, referendario delle due segnature ed auditore d’Innocenzo
+XI, che gli diede il cappello il 1 settembre del 1681.
+
+Autore di molte opere legali tenute in gran conto (_Teatro della
+giustizia e della verità. — Dottor Volgare_), ebbe il merito
+d’avere assunta la storia del diritto come elemento sostanziale
+d’interpretazione: d’aver ridotte sotto il dominio della ragione
+e del buon senso molte questioni che la sofisticheria legale ed
+il probabilismo aveano stravolte sotto vane formole e distinzioni
+scolastiche: d’avere scritta l’opera del _Dottor Volgare_ in italiano
+affinchè la giurisprudenza non fosse esclusivo monopolio de’ giuristi,
+ma nota al tempo stesso a’ padri di famiglia, a’ cittadini ed ai non
+professori.
+
+Quest’uom dabbene, che doveva certamente aver in cuore un gran senso di
+giustizia, così s’esprime appunto nel _Dottor Volgare_, lib. XV, cap.
+5, _Dei delitti_, § 100 _Lesa maestà umana_.
+
+«Per quel che dunque appartiene all’altra specie di lesa maestà umana,
+questa contiene sotto di sè diverse specie, più o meno gravi; che
+però non è materia che in tutto riceva una stessa regola generale
+ed uniforme: mentre i criminalisti ne costituiscono diversi gradi o
+specie, delle quali si tratta ancora dagli scrittori ecclesiastici
+per il punto dell’immunità locale delle chiese, in occasione della
+eccettuazione di questo delitto che se ne fa per la bolla di Gregorio
+XIV, quando sia propria e del primo grado, ma non quando sia impropria
+e del grado inferiore.
+
+»Ed inoltre in qualsivoglia specie si può parimente dire che sia una
+materia incapace d’una regola certa e generale, per la diversità
+non solamente delle leggi, ma ancora degli stili e dei costumi dei
+principati e paesi. Attesochè appresso alcune nazioni il ribellarsi al
+proprio principe, ed il movergli la guerra, o veramente l’aderire ad
+un altro principe suo nemico, o servirlo in guerra, è cosa la quale
+frequentemente si usa, col titolo di mal contento; così facilmente si
+perdona, ed il delinquente si riceve in grazia, nè ciò cagiona quegli
+scandali e quelle infamie o male impressioni che porta in altri paesi
+ed appresso altre nazioni, dalle quali ciò non mai si perdona: Che però
+(conforme si è detto) il tutto dipende dalle leggi e dallo stile de’
+paesi, e dalle circostanze particolari di ciascun caso, venendo più
+frequentemente queste materie regolate in gran parte da quella legge
+la quale volgarmente si dice _politica_, o veramente ragione di stato,
+onde dalle persone bene intendenti degli affari pubblici, forse con
+qualche ragione vengono stimati degni d’irrisione e di disprezzo quei
+puri legisti i quali con la solita inezia leguleica vogliono regolare
+queste materie con le regole generali della ragione civile comune,
+e con le leggi dell’impero romano, fatte quando questo risiedeva
+nell’Italia, o pure quando in Grecia, senza riflettere alla diversità
+dei tempi e dei costumi e de’ principati. Ed ancora senza fare la tanto
+opportuna, anzi necessaria riflessione alla storia legale, tante volle
+accennata nel proemio, ed altrove: — Cioè che in queste nostre parti
+europee occidentali queste leggi secondo la loro compilazione, la quale
+fu fatta in Grecia per ordine di Giustiniano, non furono conosciute, o
+veramente se furono conosciute, nondimeno andarono in tale disuso ed in
+oblivione, sotto la quale furono sepolte per lo spazio di molti secoli,
+nei quali, per le tante guerre e fazioni e per le mutazioni dei dominii
+così frequenti, quei delitti di ribellione erano trattati diversamente
+secondo la diversità delle nazioni e de’ dominii. Che però quando
+cominciò l’uso delle suddette leggi civili erano già invecchiati, non
+che introdotti gli stili e gli usi circa il modo di procedere in questi
+delitti in ciascun paese.
+
+E per conseguenza troppo chiara resta la semplicità di costoro, e
+particolarmente nel volere applicare le autorità degli scrittori di un
+paese, fondate nelle leggi e negli stili particolari di quello, agli
+altri paesi totalmente diversi, e ne’ quali quelle leggi o stili non
+vi siano; che però queste autorità servono sempre per inorpellare le
+passioni, o veramente l’avarizia e la tirannia, la quale si voglia
+esercitare.
+
+Questa specie di delitto contiene sotto di sè diverse specie
+subalterne, di maggiori o minori circostanze, o veramente di
+diversi gradi. Attesochè, uno è quella lesa maestà la quale si dice
+totalmente pubblica, e che riguarda lo stato della mutazione del
+principato. E questa si suole spiegare col termine della ribellione
+formale, sottraendosi dal dominio e dalla obbedienza di un principe,
+e dandosi sotto il dominio o veramente sotto la protezione di un
+altro, secondo le altre volte accennato famoso Vespero Siciliano. O
+veramente eleggendosi un principe proprio: — oppure mettendosi in
+stato di libertà e di repubblica. — E questa è la specie maggiore,
+e la primaria, sopra la quale merita dirsi manifesta pazzia quella
+de’ giuristi, nel mettervi bocca; e nel volerla regolare con le loro
+leguleiche proposizioni, e con le tradizioni dei dottorelli, attesochè
+di questi casi è regolatore l’evento della guerra e della maggiore
+o minore potenza, per quel che se n’è accennato anco nella materia
+giurisdizionale; che però pare avere la maggior parte più il politico
+che il legale.
+
+E lo stesso pare cammini nell’altra specie di lesa maestà parimente
+pubblica, per la ragione dell’offesa la quale si faccia al principato,
+ancorchè il delitto per parte di chi lo commette non sia pubblico,
+nè popolare, com’è l’antecedente, ma sia privato: cioè che qualche
+suddito, ribellandosi al proprio principe e negandogli l’ubbidienza,
+gli muova guerra e gli faccia resistenza, o veramente che aderisca o si
+dia al servizio di un altro principe suo nemico, oppure gli dia aiuto
+di denaro, o d’arme e di vittovaglie in maniera che il delitto ferisca
+il principato, e non la persona particolare di quel principe ovvero di
+quel supremo magistrato.
+
+La terza specie di lesa maestà, anche di primo grado, è quella la
+quale riguarda il delitto che si commetta dal suddito nella propria
+persona del principe sovrano, o veramente di quel suo vicario o
+supremo magistrato il quale in sua assenza lo rappresenti totalmente,
+e che vi stia in sua vece, ma che non ferisca il principato, perchè
+non si faccia per mutare il dominio nè la forma del governo, ma che
+solamente per vendetta privata o per odio pubblico si uccida quella
+persona. E parimente sopra questa specie di delitto cade poca disputa,
+che venga stimato gravissimo e degno di gravissime pene, della vita,
+della confiscazione dei beni, dell’infamia e di qualche gastigo anche
+nella posterità. Ma parimente gran parte vi hanno le leggi e gli stili
+particolari dei principali».
+
+ . . . . . . .
+
+_Domande dei sudditi pontificii, racchiuse nel manifesto diretto ai
+principi e popoli d’Europa._
+
+1.º Ch’egli conceda piena e generale amnistia a tutti i prevenuti
+politici dall’anno 1821 fino a questo giorno.
+
+2.º Ch’egli dia codici civili e criminali modellati su quelli degli
+altri popoli civili dell’Europa, i quali consacrino la pubblicità dei
+dibattimenti, l’istituzione dei giurati, l’abolizione della confisca e
+quella della pena di morte per le colpe di lesa maestà.
+
+3.º Che il tribunale del santo Officio non eserciti veruna autorità sui
+laici, nè su questi abbiano giurisdizione i tribunali ecclesiastici.
+
+4.º Che le cause politiche sieno quind’innanzi ricercate e punite dai
+tribunali ordinari, giudicanti colle regole comuni.
+
+5.º Che i Consigli municipali siano eletti liberamente dai cittadini,
+ed approvati dal sovrano; che questi elegga i Consigli provinciali fra
+le terne presentate dai Municipali, ed elegga il supremo Consiglio di
+stato fra quelle che verranno avanzate dai provinciali.
+
+6.º Che il supremo Consiglio di stato risieda in Roma, sovraintenda al
+debito pubblico, ed abbia voto deliberativo sui preventivi e consuntivi
+dello stato, e lo abbia consultivo nelle altre bisogne.
+
+7.º Che tutti gl’impieghi e le dignità civili e militari e giudiziarie
+sieno pei secolari.
+
+8.º Che l’istruzione pubblica sia tolta dalla soggezione dei vescovi e
+del clero, al quale sarà riservata la educazione religiosa.
+
+9.º Che la censura preventiva della stampa sia ristretta nei termini
+sufficienti a prevenire le ingiurie alla divinità, alla religione
+cattolica, al sovrano ed alla vita privata dei cittadini.
+
+10.º Che sia licenziata la truppa straniera.
+
+11.º Che sia istituita una guardia cittadina, alla quale vengano
+affidati il mantenimento dell’ordine pubblico e la custodia delle leggi.
+
+12.º Che, infine, il governo entri nella via di tutti quei
+miglioramenti sociali che sono realmente dello spirito del secolo, ad
+esempio di tutti i governi civili d’Europa.
+
+In data 23 marzo 1831 fu pubblicato in Roma e nelle diverse città dello
+stato pontificio un editto che cominciava colle parole seguenti: —
+Un’era novella, ec., e prometteva alle popolazioni delle Romagne molti
+miglioramenti di governo. Ma dopo che fu affisso non riuscì più ad
+alcuno di averne copia; mi è perciò impossibile porlo come avrei voluto
+tra i documenti, ad appoggio della mia proposizione: «Non avere il
+governo mantenuto le promesse del 31.» Tuttavia, quand’anche non fosser
+cose note, a tutti, il solo fatto di affiggere un editto ed impedire
+poi che se ne spargano copie, parla chiaro abbastanza.
+
+Al detto editto fu poscia sostituito l’altro in data 5 luglio 1831[9],
+che è attualmente in vigore. Ma tutti i governatori hanno in diverse
+epoche ricevute circolari derogatorie ai pochi buoni articoli che sono
+in esso, le quali circolari furono sette od otto.
+
+A maggior prova in favore delle proteste incolpabili di violenza,
+trascrivo qui la relazione d’un fatto avvenuto in Faenza tre anni sono.
+Mi rendo garante della sua autenticità.
+
+«Dopo che nel 1843 furono mandati a vuoto i tentativi di rivoluzione
+dello stato pontificio, e furono costretti ad emigrare il cavaliere
+Lovatelli e compagni, i volontari di Faenza cominciarono a dar segno di
+voler ripetere le infami aggressioni degli anni precedenti, percotendo
+ed impunemente ferendo ed ammazzando per le vie i pacifici cittadini. E
+precisamente in una sera del settembre 1843 manifestarono questa loro
+perversa determinazione aggirandosi per la città in copia e palesemente
+armati, e minacciando con gesti e parole. I cittadini, irritati di
+questa condotta, dalla pubblica forza tollerata, si unirono In numero
+forse di un migliaio circa, e si recarono Inermi sulla piazza maggiore,
+a protestare in faccia de’ carabinieri ivi accorsi, ed alla guardia
+degli Svizzeri, che non volevano, come nei passati tempi, essere
+impunemente percossi, feriti ed ammazzati. La forza usò prudenti parole
+a persuadere i più irritati a calmarsi: ed i volontari si dissiparono
+sentito il grosso ragunamento fattosi di cittadini sulla pubblica
+piazza e nelle logge di essa, protestando ad alta voce non volere più
+tollerare di essere bastonati nè ammazzati da sì infame canaglia di
+briganti: questi si dissiparono tornandosene alle loro abitazioni.
+
+Alcuni giovani a nome di tutti salirono al pubblico palazzo per fare
+al governatore una rappresentanza, la quale fu amorevolmente accolta
+(intimidito da questo forte attruppamento di cittadini). In seguito la
+forza perquisì i volontari che incontrava di notte tempo, vietando loro
+di portare armi occulte, e questi non osarono più turbare la pace del
+paese. Nessuno poi dei cittadini fu per questo fatto nè manco ammonito
+dal governo.»
+
+SULLE ATTUALI CONDIZIONI DELLA ROMAGNA
+
+DI GINO CAPPONI
+
+ * * *
+
+LA QUESTIONE ITALIANA
+
+DI M. CANUTI
+
+ * * *
+
+LETTERA AL ROMANO PONTEFICE
+
+DI ORAZIO BUSHNELL
+
+DOTTORE DI TEOLOGIA DI HARTFORD, STATI UNITI D’AMERICA
+
+ * * *
+
+INDIRIZZO AI REVERENDI PRELATI
+
+MONSIGNOR JANNI UDITOR SANTISSIMO E RUFFINI FISCALE GENERALE
+
+
+
+
+SULLE ATTUALI CONDIZIONI DELLA ROMAGNA
+
+DI GINO CAPPONI
+
+
+La sommossa di Romagna è terminata: Iddio non voglia che le mannaie
+e le catene brandite ora invece d’armi da coloro che men dovrebbono
+usarle, non vengano tosto a suscitarne altre sommosse e più atroci
+vendette. E, aggiunghiamo noi, non voglia Dio che le presunzioni di
+coloro i quali crederono bastasse a liberare la patria alzare un grido
+o un fucile, si voltino in disperazione; e che, dall’opposto lato,
+la facile e comoda prudenza dei timidi prevalga così da persuadere
+l’inerzia. In Romagna la rivolta è inevitabile per la qualità e le
+opere del governo e per lo stato degli animi; anzi una continua
+rivolta, più o meno flagrante, è la necessaria condizione di quella
+provincia. Ma il buon successo di una rivoluzione è ivi difficile più
+che altrove, perchè alla infelicissima Romagna manca un fine a cui
+tendere, una sorte in cui sperare. Addosso a lei stanno tutte le forze
+dell’Austria, preste a comprimere ogni moto di cui l’Italia possa
+giovarsi; ed ancorchè all’Austria ciò sia vietato, ecco la Romagna
+ridotta ad essere palleggiata nelle ambagi dei protocolli. Ed oltreciò
+il governo, comunque non abbia amici, ha però un numero sufficiente
+di partigiani armati, i quali pasciuti a spese pubbliche e ingrassati
+negli odii, non ricusano menar le mani per la difesa di lui, dacchè
+il governo si è ridotto miseramente a non essere altro oramai che
+una fazione. Una rivoluzione fortunata delle Romagne è dunque assai
+malagevole, sinchè ella non venga promossa da cause esterne e più
+generali; ma lo stato delle Romagne, se fu sin qui torbido, ognidì
+più diverrà tumultuario e minaccioso. Le commissioni militari non
+pacificheranno quella provincia, dove spirano tante anime ardenti
+e disdegnose di soggiacere a una brutal forza; le mannaie non la
+quieteranno: e il governo, fatto più che mai straniero e avverso alla
+nazione, debilitato dalle sue proprie colpe, debilitato dalla ignoranza
+ognor crescente nei reggitori di quello stato, non potrà, senza erario
+e senza credito, nemmen provvedere ai suoi stessi partigiani, pagare
+gli Svizzeri e mantenersi coll’aumentare un deficit il quale diviene
+sempre più rovinoso di anno in anno. Nè può adoperare alcun rimedio,
+perchè in un corpo già guasto, gli stessi rimedi vengono a trasmutarsi
+in veleno.
+
+La condizione delle Romagne, anzi di tutto lo stato ecclesiastico,
+dovrebbe adunque tenersi come disperata; e tanto più disperata, in
+quanto che i rumori di quello stato necessariamente si propagano
+per tutta Europa e fuori; e se il fare giustizia ai sudditi viene
+in qualche modo a scuotere il seggio di quel principe che insieme è
+centro dell’unità religiosa, le coscienze se ne turbano, la cristianità
+si agita: cosicchè, nell’attuale ordine di cose, è come se la civil
+giustizia andasse contro alla religione, e i poveri sudditi fossero
+condannati a pagare sangue e lacrime e disordini per la quiete
+universale delle coscienze e l’unità della Chiesa. Il governo tale
+quale è non può reggere lo stato, perchè egli è ridotto dalla necessità
+della sua natura a temere ogni riforma, a impedire ogni miglioramento.
+Il governo del papa sussiste perchè tutti sentono il capo della
+Chiesa cattolica dover essere indipendente dalle volontà di un altro
+principe, e sicuro dai tumulti d’uno stato popolare. La sovranità fu
+data al papa perchè egli avesse indipendenza: e considerata per tal
+modo la sovranità di lui, si deve tenere non solamente giusta, ma
+necessaria (Vedi la nota a pag. 154), e nell’istoria essa apparisce
+come la più legittima per l’origine, e fondata più d’ogni altra sopra
+il consenso dei popoli. Ma quando la prima volta, più di mille anni fa,
+il pontefice divenne principe, e per molti secoli dipoi, la sovranità
+si reggeva più che altro sulla potenza d’una idea astratta e sul
+prestigio di un nome, ed era contenuta dalle giurisdizioni popolari
+o personali che da ogni lato resistevano. I principi non governavano
+come ora a minuto la macchina dello stato; e meno d’ogni altro gli
+ecclesiastici si brigavano delle faccende amministrative, che essi
+lasciavano trascorrere in mano dei secolari. Per tal modo il principato
+degli ecclesiastici era ai sudditi generalmente dolce; e potevano le
+due potestà andare insieme congiunte senza mostrarsi inconciliabili. Ma
+ora che preti e vescovi è necessario che sieno curatori dell’economia
+pubblica e inventori di tasse, e generalissimi delle milizie, e (ho
+vergogna a dirlo) capi e incitatori di sbirri; ora i vizi d’un tale
+reggimento si renderono intollerabili, perchè essi offendono, non che
+il pensiero dei più veggenti, anche l’interesse dei più infimi e il
+buon senso di tutti: e la dignità degli ecclesiastici si avvilisce
+tanto più quanto è più costretta a divertire continuamente dall’alto
+suo ministero. Ma se in qualche modo il principato secolare del
+pontefice si potesse ricondurre a ciò ch’egli era una volta, mi pare
+che le difficoltà, ora affatto inestricabili, si verrebbero a comporre,
+per quanto è dato alle umane cose.
+
+Le monarchie già sono e più che mai saranno astrette a concedere la
+divisione di quei poteri, i quali da soli due o tre secoli in qua
+furono, o parvero raccolti nella persona del principe; i governi
+rappresentativi si distendono rapidamente su tutta Europa. E se in
+alcun luogo la partecipazione dei cittadini allo stato è conveniente o
+necessaria, tale si è certamente, e più che altrove, nello stato della
+Chiesa, dove gli amministratori delle cose pubbliche, quando non sieno
+tratti dalla nazione, riescono ad essa affatto stranieri per le qualità
+del grado e dell’ufficio loro, e vengono affatto a segregarsi da lei,
+quasi occupatori dell’altrui suolo. Laonde al pontefice si addice bene
+di trarre la gerarchia ecclesiastica da tutto quanto l’orbe cattolico;
+ma i reggitori e i ministri del governo secolare gli conviene escano
+dalla nazione e sieno secolari: se no, tra la nazione e lui sarà lo
+scisma inconciliabile, e amendue fiacchi e travagliati. Un papa che
+regni senza governare, quest’è il solo mezzo atto a sciogliere il nodo,
+sin qui disperato. Nè si alleghi la difficoltà che avrebbe il pontefice
+a mantenere in quel modo l’autorità sua, imperocchè, oltre alla santità
+del grado, lo stesso interesse dei Romani lo aiuterebbe a mantenerla.
+Roma ha più bisogno del papa, che non il papa di Roma; s’egli, non
+dico già si rifuggisse sotto le ali d’un potentato straniero (chè per
+lui sarebbe un troppo discendere), ma solamente ne andasse a Orvieto
+o a Viterbo, dovrebbero i secolari governanti richiamarlo con le mani
+supplichevoli, come i Romani fecero più volte nel medio evo: il papa,
+col solo ritirarsi sul Monte sacro, farebbe Roma deserta.
+
+Nel pontefice, attorniato dal sacro collegio dei principi della Chiesa,
+starebbe l’alta sovranità tanto sicura e inviolabile, quanto a niun
+principe secolare mai non è dato di possederla: e se dall’amministrarsi
+lo stato a quel modo, si dubitasse che al papa venissero meno le
+rendite necessarie alla maestà del pontificato, agevol cosa riuscirebbe
+l’assegnargli, in modo certo e al tutto immune da spoliazione, tanta
+ricchezza che bastasse a mantenere anche esteriormente la dignità
+dell’eccelso grado. Inoltre mi pare che i potentati cattolici, i quali
+bene e debitamente si contrapposero all’abuso tanto eccessivo una volta
+dei proventi ecclesiastici, ora (ed allora più che mai) potrebbero,
+senza danno e senza scapito della dignità d’entrambi, assicurare al
+pontefice una moderata prestazione che immediatamente derivi da quegli
+uffici ch’egli esercita: uffici che importano la quiete delle coscienze
+e il buon ordine degli stati. A chi paga un console o un ambasciatore
+in terra di barbari per vana apparenza di decoro o per guadagno assai
+dubbioso, mi pare non disconvenga pagare al papa una bolla per le
+istituzioni dei vescovi o per altro qualsivoglia titolo: il che a’
+popoli riuscirebbe assai meno gravoso di tante inutili spese ch’essi
+fanno in terra straniera. E se tali spese giovano ai commerci, questa
+puranche varrebbe a stringere la fraternità tra le nazioni cristiane.
+
+Io so bene che tali riforme non mai si fecero di buon grado e per
+ispontanea concessione, bensì condotte dai tempi e da forza di
+necessità. Ma qui necessità stringe, e i tempi le maturarono, ed ora
+la forza minaccia di compierle. I rivoltosi dell’altro dì non si
+levarono, come per l’innanzi, contro ai preti, perchè son preti, nè
+contro l’altare; non abbatterono gli stemmi, nè rinnegarono sudditanza
+al papa: ma da lui chiederono un governo da cristiani, e sulla bianca
+bandiera scrissero giustizia e leggi: _leggi conformi ai diritti
+delle nazioni civili_; tanto oggi divennero attemperati i consigli
+anche degli uomini più inaspriti, e il pensiero provvido e le volontà
+discrete. Che il papa abbia principato vuole ora ciascuno, sino a
+coloro che più ne soffrono: i tempi gliel diedero, nè si voglion
+rompere le tradizioni: e se in antico era male che il papa non fosse
+principe, ora disfarlo sarebbe peggio (_Vedi la nota_ a pag. 154).
+Ma un principato di questa fatta vuole altra qualità di ministri,
+d’istituzioni, di leggi; o il papa si faccia gradatamente a concederle,
+o al primo alitare d’un qualche vento in Europa la forza cieca gliele
+imporrà; e qui è da scegliere, tra il bruttare di sangue la tiara
+perchè poi cada nel fango, o renderla più venerabile agli occhi di
+tutti, con l’assolverla da ogni colpa. Questo gridan alto i Romagnuoli;
+questo ripetono a più bassa voce nelle altre provincie i sudditi,
+ch’esser vorrebbono cittadini: e la separazione dell’ecclesiastico dal
+civil governo, sola possibile uscita dalle presenti difficoltà, già si
+pronostica in Roma, non pur dai laici solamente, ma dagli ecclesiastici
+più assennati e migliori, e su nelle stesse anticamere del Vaticano,
+insino all’ultima porta là dove sta chiuso a ogni discorso il vecchio
+infelice. E a questo fine mi sembrano bene accomodarsi i nuovi costumi
+che già si veggono apparire in Roma; dove molti dignitari della Chiesa,
+meno ambiziosi oggimai di scienza profana, ed assai meno ravvolti
+che prima non fossero nelle conversazioni secolaresche, danno segno
+di ridursi ad un vivere più clericale. Anticipare l’evento che i
+tempi maturano, incombe oggi a tutti coloro che più hanno a cuore la
+religione e l’Italia, professando nei discorsi e negli scritti (per
+quanto ci è dato) quelle opinioni che stanno già nel pensiero di tutti;
+e una franca ed onesta voce, in qualche modo possiamo alzarla noi pure,
+se la timidità non cel vieta. Ma più d’ogni altro è necessario sien
+pronti al soccorso i principi italiani, a’ quali non giova starsi con
+le mani alla cintola quando la vicina cosa è in fiamme o in rovina;
+e tra essi ve ne ha che per le forze militari e per la condizione
+politica mi pare non debbano temere scherno e dispregio, se un bel
+giorno dichiarano non aver essi più voglia di tollerare in silenzio,
+che solo patrono e guardiano dell’Italia abbia ad essere lo straniero.
+Tempo è che i principi italiani intervengano pur essi in quelle cose
+che importano alla salute d’Italia.
+
+ GINO CAPPONI.
+
+ NOTA.
+
+ I mali che affliggono da secoli la Chiesa e l’Italia procedono
+ tutti da una sola fonte, la riunione di due incompatibili poteri
+ nella persona del vescovo di Roma. La cura radicale di quelli
+ può quindi trovarsi nella separazione dei poteri medesimi, nel
+ restituire, cioè, la Chiesa nello stato in cui nacque e fiorì, e
+ si sparse per tanta parte di mondo. Il dire che era male in antico
+ che il papa non fosse principe, o che il principato del papa sia
+ ora necessario, pute di eresia. Il Concilio stesso di Trento non
+ osò dire altro, se non che sarebbe eresia il sostenere che il papa
+ non potesse essere principe. Che la sovranità poi sia stata data
+ al papa onde egli avesse indipendenza, è uno svarione storico
+ troppo grosso perchè occorra di confutarlo. Che, finalmente, sia
+ necessario che il papa non dipenda dalla volontà di un principe
+ qualsiasi, e che per questo ogni Italiano voglia ch’egli abbia
+ un principato indipendente, non è vero nè teologicamente, nè
+ storicamente, nè politicamente; e novantanove sopra cento
+ Italiani disinteressati farebbero di ciò, ove parlar potessero
+ liberamente, ampia testimonianza. Del resto, ognuno ha a mente i
+ versi di Dante, del Petrarca, ec., e sa quel che abbiano intorno
+ a questi punti scritto altri sommi Italiani e stranieri, san
+ Bernardo, Châteaubriand, ec., ec. Il fatto lagrimevole è questo,
+ che il principato temporale del papa non può in verun modo essere
+ riformato.
+
+ (_Nota aggiunta_.)
+
+
+
+
+LA QUESTIONE ITALIANA
+
+DI M. CANUTI
+
+ L’Europa non avrà riposo, finchè quella
+ nazione, la quale nel Medio Evo accese
+ la fiaccola della civiltà e della
+ libertà, non fruisca essa pure la luce
+ ch’ella creò.
+
+ (SISMONDI, _Storia del risorgimento
+ della libertà Italiana._)
+
+
+Fra le questioni delle quali maggiormente dovrebbe l’Europa liberale,
+e meglio ancora la Francia occuparsi, quella dell’Italia ha un posto
+eminente. Il governo francese, ad onta de’ suoi sforzi per conservare
+la pace, potrebbe improvvisamente trovarsi avvolto in una guerra,
+ed allora l’alleanza de’ circostanti paesi, e più d’ogni altro
+dell’Italia, gli addiverrebbe veramente necessaria.
+
+Da lunga pezza avrebbe la Francia dovuto favoreggiare l’emancipazione
+della nostra penisola. Per isventura nol fece, e par fino che attender
+voglia l’ora del pericolo per accingervisi. Ma dovrebbero gl’Italiani
+starsene sino al tocco incerto di quest’ora colle mani in mano, o non
+piuttosto apparecchiarsi a rigenerare da sè la loro patria?
+
+L’Italia non può rimanersi ov’ella è più lungamente: e sarebbe cosa
+iniqua il pretendere che il nostro bel paese, l’incivilimento del quale
+non è punto inferiore a quello d’altre colte nazioni, e nel quale i
+sentimenti di nazionalità e di indipendenza si sono di già estesi
+fra il popolo cotanto, giaccia tuttavia a pezzi sotto il giogo di
+stranieri, e scemo d’istituzioni rappresentative.
+
+I politici moti che da quasi mezzo secolo tratto tratto colà si
+manifestano, traggono l’origin loro da questi sentimenti di libertà e
+d’indipendenza. I governi però, invece di arrendersi alle politiche
+esigenze delle popolazioni, sprezzarono mai sempre l’opinion pubblica,
+ed ai desiderii di nazionalità colle persecuzioni, ai diritti colle
+violenze corrisposero. Eppure i sovrani d’Europa ed i principi d’Italia
+di promesse di libertà ai popoli, quando di loro ebber bisogno,
+non furono parchi. Il re Ferdinando di Sicilia, l’arciduca Carlo
+d’Austria, il generale Nugent, lord Bentink ebbero a promettere agli
+Italiani, anche avanti la caduta di Napoleone, indipendenza nazionale e
+costituzionali franchigie. E queste promesse furono rinnovate al tempo
+della Ristorazione del 1815, benchè sempre bugiardamente.
+
+Ma agl’Italiani non corre punto l’obbligo di giustificare la
+rivendicazione delle loro libertà per le promesse dei governi,
+avvegnachè le ragioni loro siano fondate sul principio della sovranità
+nazionale, sul diritto d’ogni popolo a governarsi da sè, e sulle
+condizioni morali del loro paese. Tuttavia sono desse un argomento
+che conforta assai i legittimi richiami delle diverse provincie
+dell’Italiana penisola.
+
+È noto che il granduca di Toscana, Ferdinando I, accogliendo il 7
+gennaio 1815 i membri del Consiglio generale di Firenze, venuti a
+congratularsi con lui del suo ritorno ne’ suoi stati, ebbe loro a
+dichiarare «che la felicità de’ suoi sudditi costituiva il primo de’
+suoi doveri; che non avea dopo la sua tornata potuto prevedere ogni
+cosa, nè stabilire in Toscana le istituzioni tutte, le quali erano
+dalla condizione intellettuale del popolo richieste; ma che non sarebbe
+corso molto tempo prima che il suo popolo possedesse una Costituzione
+ed una rappresentanza nazionale».
+
+Quest’ottimo disegno, il quale l’Austria non volle nè allora nè
+poi fosse recato ad effetto, era stato pure nudrito dal granduca
+precedente, Leopoldo I, fra le cui riforme a pro’ della Toscana
+primeggiava, come ben sappiamo, quella di una costituzione per ordine
+suo compilata dal senator Gianni.
+
+Ferdinando di Napoli prometteva dal canto suo in tutti i proclami da
+lui nel 1815 indirizzati ai Napoletani, leggi fondamentali, civile
+libertà, formali guarentigie. E perchè le sue promesse non venivano
+mai adempiute, gli abitanti delle Due Sicilie si levarono nel 1820
+come un sol uomo, proclamando una costituzione, la quale venne poi
+accettata e giurata dal re e da tutta la reale famiglia. Ma, posto in
+non cale il prestato giuramento, essendo il re delle Due Sicilie corso
+a Laybac ad invocare l’assistenza dell’Austria, il popolo tradito si
+arrese alle baionette straniere, ma non rinunciò per questo a’ suoi
+diritti. Chè anzi nel punto stesso in cui l’esercito austriaco invadeva
+la capitale, 19 marzo 1821, il deputato Poerio facea dal parlamento
+approvare una dichiarazione, la quale finiva così: «Noi protestiamo
+contro una siffatta violazione del diritto delle genti, siamo risoluti
+di serbare intatti i diritti della nazione e del re, ed appellandocene
+alla saviezza di S. A. R. e del suo augusto genitore, rimettiamo la
+causa del trono e della nazionale indipendenza nelle mani di quel Dio
+che regge i destini dei sovrani e dei popoli».
+
+I torti inflitti a’ Siciliani dalla corte di Napoli sono ancor più
+gravi. Imperciocchè la Sicilia avea da secoli una costituzione, la
+quale, modificata nel 1812, non potea esser abolita per l’atto di
+unione dell’Isola a Terraferma. Ciò non ostante il parlamento siciliano
+non fu più d’allora in poi convocato.
+
+Quel paese però non ha mai dimenticato cotale infrazione di solenni
+trattati ed obblighi: e lo scontento dei Siciliani si è anche
+maggiormente accresciuto per questo, perchè l’Isola loro fu sempre,
+ed è tuttavia, bistrattata come una provincia di conquista. Il
+siciliano parlamento ascende ad un’epoca molto più remota, che non
+la signoria dei Borboni in Sicilia, e questa non sarà mai tranquilla
+sinchè non venga redintegrata nelle sue franchigie, o non usufrutti in
+compagnia delle altre provincie d’Italia le benedizioni della libertà e
+dell’indipendenza.
+
+Ma non potrà negarsi che quasi tutti gli stati della penisola non
+abbiano a vicenda tentato di spezzare il giogo del dispotismo, e
+vinto i loro propri governi: l’intervento austriaco soltanto valse a
+ripor loro addosso le catene, e ribadirvele. E ciò perchè, fidando
+nella giustizia della loro causa, i governi surti dalla rivoluzione
+sconobbero la necessità d’evocare tutte quante le forze loro in
+sua difesa, e perchè, invece di opporre al comune nemico le forze
+stesse strettamente collegate, elessero piuttosto di soccombere
+spicciolatamente.
+
+Noi non farem parola del regno Lombardo-Veneto. Sottoposto a straniera
+dominazione, esso è calpestato da un esercito troppo numeroso, perchè
+il suo pensiero possa con atti esterni rivelarsi. Ma le torture dello
+Spielberg fanno bastevolmente testimonio dell’amore dei Lombardo-Veneti
+alla causa nazionale, ed il martirio dei Bandiera e d’altri a Cosenza
+prova quanto profondi siano i loro sentimenti politici e la loro
+devozione all’Italia. Ci allargheremo però di più in ciò che spetta
+agli stati della Chiesa, perchè è quivi che si rinnovano più di
+frequente i politici tumulti, ad onta delle instancabili persecuzioni
+e dei mali che inevitabilmente ne conseguitano. Una delle cagioni di
+questi sconvolgimenti è comune a tutte le varie popolazioni della
+penisola. Imperciocchè ognuna di esse è tormentata dal bisogno
+d’emanciparsi e di protestare contro il trattato di Vienna, il quale
+gli antichi governi ristabilì, governi, le forme ed istituzioni dei
+quali troppo dall’opinione pubblica e dalle condizioni sociali del
+paese discordano. Ma le provincie sottoposte a Roma hanno ragioni
+affatto loro proprie per essere dell’amministrazione pontificia
+discontente. Stando alle più fresche notizie d’Italia, gli umori
+delle popolazioni dello stato papale fermenterebbero gravemente, ed
+il governo di esso non si reggerebbe in piè che pel terrore. Si può
+quindi affermare che la questione, rimasta per l’evacuazione d’Ancona
+indecisa, è più vivace che mai, e merita perciò d’essere esaminata
+posatamente.
+
+Eravamo al principio di febbraio quando le popolazioni dell’Italia
+centrale, cioè dei ducati di Parma e Modena, e dello stato della Chiesa
+tentavano d’emanciparsi. E questo movimento, il quale rispondeva a
+quello che avea operata la rivoluzione di luglio, avveniva senza
+violenza e spargimento di sangue. Non appena però erano scorsi due
+mesi, che un esercito austriaco, il quale avea già occupato Parma e
+Modena, invadea Bologna e la Romagna. I patriotti, benchè inferiori
+in numero, sostennero valorosamente uno scontro cogli Austriaci a
+Rimini; ma, abbandonate dalla Francia, lasciate a sè sole, difettando
+di validi mezzi di resistenza, quelle provincie ricaddero sotto la
+dominazione pontificia. Così la rivoluzione degli stati della Chiesa
+fu dall’intervento straniero compressa senza che alle doglianze delle
+popolazioni venisse data retta. E queste doglianze erano poi tanto
+ovvie e fondate in ragione, che gli stessi rappresentanti dello
+cinque maggiori potenze, Francia, Inghilterra, Austria, Russia e
+Prussia, ebbero nel 31 maggio 1835 a presentare al cardinal Bernetti,
+pro-segretario di stato, una nota, o _memorandum_, il quale conteneva
+le riforme politiche ed amministrative ch’esse raccomandavano al
+novello papa Gregorio XVI di concedere a’ suoi sudditi.
+
+Il _memorandum_ è del tenor seguente:
+
+«Il governo pontificio deve esser posto su di una base solida, per
+via dei miglioramenti stati già indicati ed annunciati dalla stessa
+santa sede. Questi miglioramenti poi, che, a tenore dell’editto
+dell’eminentissimo cardinal Bernetti, fonderanno un’êra affatto nuova
+per i sudditi di sua Santità, si collegano con una interna garanzia,
+sicura da pericoli e conforme all’indole di ogni governo elettivo.
+
+»Per raggiungere codesto scopo salutare, il quale, a ragione della
+situazione geografica e sociale dello stato della Chiesa, interessa
+tutta Europa, fa duopo che l’ordinamento sistematico dello stato
+medesimo si appoggi a due principii vitali: 1º all’introduzione dei
+miglioramenti di che si tratta, non solo nelle provincie insorte, ma in
+quelle ancora che se ne stettero tranquille, e nella capitale medesima;
+2º _all’ammissione generale dei laici agli uffici amministrativi e
+giudiziari_. E queste miglioranze dovrebbero comprendere il sistema
+giudiziario, e quello delle amministrazioni municipali e provinciali.
+In quanto all’ordine giudiziario l’esecuzione interna e lo sviluppo
+delle promesse e dei principii del _motuproprio_ dell’anno 1816 offrono
+mezzi più certi ed efficaci per riparare alle universali doglianze in
+proposito di questa parte importantissima dell’organizzazione sociale.
+
+»L’amministrazione generale delle municipalità _elette dalle
+popolazioni_, e lo stabilimento di municipali franchigie che ne
+determinino l’azione entro la sfera degl’interessi locali dei
+Comuni, devono costituire necessariamente le basi di ogni miglioria.
+L’organizzazione poi dei Consigli provinciali, come Consigli
+permanenti, destinati a prender parte al governo di ciascuna
+provincia nell’adempimento del loro ufficio, e con attribuzioni
+convenevoli ad una più numerosa adunanza, specialmente riguardo ai
+maggiori interessi della provincia, sembra attissima ad introdurre
+nell’amministrazione miglioramenti e semplicità, sicchè valga a
+sorvegliare l’amministrazione comunale, ripartire le imposte e fare al
+governo conoscere i veri bisogni delle provincie.
+
+»La gravissima importanza, in ogni stato bene ordinato, delle
+finanze, e di una amministrazione del debito pubblico atta ad
+aggiungere al credito finanziario del governo le più desiderate
+garanzie, ad accrescerne i mezzi e ad assicurarne l’indipendenza,
+pare che renda necessaria la creazione di uno _stabilimento centrale
+a Roma_, a cui, come a corte suprema, vengano commessi tutti i
+rami dell’amministrazione civile e militare, e lo sovrintendenza
+del debito pubblico, con attributi adequati allo scopo salutare ed
+importantissimo a cui si mira. Quanto più cotale istituzione farà prova
+della propria indipendenza e dell’unione del governo collo stato,
+tanto più corrisponderà alle benefiche intenzioni del sovrano ed alle
+aspettazioni del pubblico.
+
+»Ma per giungere a questo punto, bisogna eleggere d’infra i consiglieri
+provinciali uomini atti a costituire una _Giunta dei consiglieri
+di governo_, un Consiglio amministrativo generale. Tale giunta
+sarebbe parte d’un Consiglio di stato, i membri del quale verrebbero
+scelti dal sovrano d’infra gli uomini più ragguardevoli per natali,
+ricchezze e talenti. Senza uno o più stabilimenti centrali di questa
+sorta, intimamente collegati colle persone più notabili di uno
+stato doviziosissimo, come questo è, di elementi aristocratici e
+conservatori, è manifesto che la natura di un governo elettivo priverà
+inevitabilmente le miglioranze che faranno la gloria immortale del
+regnante pontefice, di quella stabilità che è tanto instantemente
+domandata dal popolo; stabilità la quale sarebbe tanto più ferma,
+quanto più i benefizii largiti dal sovrano pontefice fossero pregevoli
+e grandi».
+
+La corte papale non accettò questo _memorandum_. Nulladimeno il
+cardinal Bernetti, il quale per un suo editto d’aprile 1831 avea
+accertato il pubblico «delle benevole intenzioni del santo padre, per
+le quali un’êra novella sarebbe tosto cominciata,» s’impegnò, per
+così dire, verso la Francia in parecchie note, ma specialmente in
+quella indirizzata il 3 giugno al conte di Saint-Aulaire, di concedere
+miglioramenti poco dissimili da quelli indicati dal _memorandum_. La
+nota era concepita nei termini seguenti:
+
+«.... Il sottoscritto cardinale ha l’onore di far noto a V. S. che
+niente che vaglia far felici e contenti i suoi dilettissimi sudditi
+nel riordinamento della cosa pubblica, sfugge all’acuto sguardo
+del santo padre. Ognuna di queste provvisioni verrà, in quanto le
+risguardi, acconciamente applicata alle provincie ed alla capitale.
+Gli offici amministrativi e giudiziari non saranno esclusivamente
+conferiti ad una classe privilegiata, ed il _motuproprio_ di sua
+santità Pio VII riceverà un conveniente sviluppo. Nei comuni verrà
+introdotto un sistema che li abiliti a provvedere da sè a’ loro propri
+bisogni. L’amministrazione, per una legge saviamente concepita, sarà
+affidata all’ordine dei proprietari, senza però escluderne l’influsso
+convenevole delle persone più istrutte o dedite alle industrie, ma in
+modo che l’interesse dell’ordine più numeroso, quello dei proprietari,
+non rimanga vittima dell’interesse degli altri. Le provincie pure
+avranno Consigli e commissioni amministrative, delle quali i Consigli
+comunali forniranno gli elementi ed il modello. La revisione dei
+conti della pubblica amministrazione, l’ammortizzazione del debito
+pubblico, il governo delle finanze verranno organizzati in guisa, che
+nessun sospetto insorga contro la probità degli amministratori, il
+buon uso delle pubbliche entrate, e la saviezza che presederà alla
+determinazione delle imposte ed al metodo di riscuoterle. L’osservanza
+fedele e durevole delle leggi verrà garantita da convenevoli
+istituzioni...»
+
+Il cardinal Bernetti ebbe forse intenzione di adempiere queste
+promesse; ma lo spirito retrogrado della romana corte, e la sua
+ripugnanza ad innovazioni, non lasciarono che le riforme venissero
+introdotte. La corte di Vienna pure, la quale era intervenuta nel
+_memorandum_, s’oppose a quei miglioramenti. Ognuno sa che l’Austria da
+lungo tempo agogna le legazioni; e per questo le importa assaissimo di
+accenderle d’odio contro il governo pontificio.
+
+In questo mezzo il conte di Saint-Aulaire presentò alla corte di
+Roma una nota in data 1.º luglio 1831, con cui richiedeva, fra le
+altre cose, l’immediata evacuazione degli Austriaci, la pubblicazione
+di un’amnistia, e la concessione delle riforme amministrative e
+giudiziarie. A questa il cardinal Bernetti due dì appresso rispondeva
+che il santo padre non opponeasi alla partenza delle truppe imperiali;
+che accorderebbe una amnistia; ma che, in quanto alle riforme, egli
+non voleva gli venissero imposte, «perchè,» diceva egli, «il cuore
+del santo padre non ha duopo di stimoli, nè la volontà di lui di
+guarentigia». Perciò la conferenza diplomatica rimase a Roma costituita
+in permanenza.
+
+Noi ora vedremo in qual guisa siano state le promesse sovrane eseguite.
+Gli Austriaci sgombrarono bensì le legazioni verso la metà di luglio
+1831, ed allo stesso tempo un’amnistia politica fu pubblicata:
+ma da essa vennero esclusi quaranta dei _rei principali_ e tutti
+gl’_indiziati_ della capitale. Gli uni languono tuttavia nell’esilio;
+gli altri gemettero nelle prigioni per essere di poi condannati dal
+tribunale politico.
+
+Le legazioni erano allora governate da pro-legati laici. La guardia
+civica, o nazionale, di nuovo posta in attività, vi manteneva la
+pubblica pace, in mancanza delle truppe papali, che s’eran sostate alle
+porte di Romagna.
+
+Le popolazioni aspettavano impazienti il compimento delle più
+sacre promesse. Quale non fu pertanto l’indignazione loro quando
+apparve il primo _motuproprio_, o editto del 5 luglio 1831, intorno
+all’ìnstituzione dei Consigli comunali e provinciali, senza alcuna
+delle garanzie indicate dal _memorandum_?
+
+In fatti il principio dell’elezione popolare, che è un diritto antico
+degl’Italiani, consacrato dai loro statuti, e riconosciuto pure dalla
+nota delle cinque grandi potenze, era rigettato da questo editto, pel
+quale la nomina dei Consigli spettava esclusivamente e direttamente
+al capo d’ogni provincia. In quanto all’indipendenza e libertà di
+discussione e voto, basterà citare gli articoli 10 e 12 del titolo I.
+In essi è detto: «Nessuna proposta potrà offrirsi alle deliberazioni
+del Consiglio, se l’atto di convocazione non fa cenno dell’oggetto da
+discutersi, e se la proposta medesima non fu preventivamente sottoposta
+all’autorità superiore. I processi verbali delle sedute saranno
+trasmessi al capo della provincia, dal quale dipenderà in ogni caso
+l’approvazione, o viceversa, degli atti del Consiglio.»
+
+In quanto alla formazione di una giunta o d’un Consiglio di
+stato sedente a Roma, ed alla nomina dei laici alle magistrature
+amministrative e giudiziarie, non se ne fece neppur parola.
+
+Da ogni canto petizioni e deputazioni furono inviate a Roma per
+protestare contro l’editto 5 luglio, e domandare l’esecuzione delle
+promesse miglioranze. Roma rispinse quelle e queste.
+
+Altri editti pubblicati in ottobre e novembre 1831 colmarono la misura
+del generale scontento. Questi editti contenevano regolamenti di
+procedura civile e criminale, i quali confermavano tutti quasi gli
+antichi abusi, come l’amovibilità dei giudici, l’enormità delle tasse
+giudiziarie, l’appellazione dalla cosa giudicata al supremo potere
+dello stato, la conservazione del _foro misto_, pel quale i laici
+vengono sottoposti alla giurisdizione ecclesiastica, anche in affari
+civili; il segreto dei dibattimenti davanti ai tribunali criminali, la
+procedura sommaria nei delitti politici, la moltiplicità dei tribunali
+privilegiati, le commissioni speciali o politiche, il _santo ufficio!_
+
+Le provincie non poteano aderire a siffatte disposizioni; contro ad
+esse il corpo degli avvocati, la guardia nazionale e tutti gli ordini
+del popolo protestarono altamente. Per superare questa opposizione, la
+corte di Roma mandò il cardinale Albani, come commissario straordinario
+delle quattro legazioni, con illimitata facoltà: le forze papaline
+verso la fine di gennaio 1832 si inoltrarono nella Romagna: a Cesena
+vennero esse alle mani con una porzione delle guardie nazionali. E
+questo diede occasione alle truppe austriache d’intervenire nuovamente,
+e di aiutare il cardinale Albani a stabilire un potere i primi atti
+del quale furono i massacri di Cesena e Forlì, lo scioglimento della
+guardia nazionale, la creazione di un tribunal speciale, e la condanna
+arbitraria di un grosso numero di cittadini.
+
+Il gabinetto francese, preseduto allora da Casimiro Perrier, giudicò
+doversi spedire un’armatetta ad Ancona, tanto per contrabilanciare
+l’autorità dell’Austria in Italia, ed assicurare l’indipendenza
+degli stati della Chiesa, quanto per costringere il papa, come ebbe
+a dire Perrier stesso nella seduta della camera del 7 marzo 1832, ad
+introdurre nell’amministrazione del regno miglioramenti reali, e certi,
+e tali «che stabilissero la sicurezza della santa sede sopra basi
+più salde, che quella d’una repressione periodica, ed assicurassero
+permanentemente la tranquillità delle popolazioni, soddisfacendo a
+legittimi bisogni e ragionevoli desiderii.»
+
+La popolazione d’Ancona, interpretando seriamente quest’occupazione
+della città loro per le truppe francesi, non potea immaginarsi che il
+governo papale verrebbe ristabilito prima di subire alcune riforme. E
+perciò fece essa, per atto solenne, presentare al delegato apostolico
+una rimostranza, e chiedere buone leggi, inviolabili guarentigie ed una
+savia distribuzione di poteri. Questa domanda era basata sulle parole
+proprie del re de’ Francesi, pronunciate all’aprimento delle camere,
+e sul _memorandum_ 21 maggio 1831. Una simile supplica venne pure
+dirizzata al generale Cubières perchè la raccomandasse al suo governo.
+
+In risposta a questa domanda però il santo padre fulminò una bolla di
+scomunica contro gli Anconitani; ed il governo papale d’allora in poi
+è andato sempre più a ritroso. Così tutte le nomine dei consiglieri
+comunali delle legazioni di Ravenna e Forlì vennero cassate, quantunque
+fatte secondo i principii dell’editto papale e coll’approvazione del
+cardinale segretario di stato; e furono ai consiglieri destituiti
+surrogate persone elette a dispetto delle regole dalla legge stabilite.
+
+Questi atti illegali provocaron talmente le Romagne, che, ad onta
+della presenza degli Austriaci, il popolo assalì la forza pubblica, i
+consiglieri dismessi protestarono, ed i nuovi rifiutarono l’ufficio.
+Il governo fece sostenere gli uni e gli altri, e per soprassello,
+parecchi altri cittadini, fra cui alcuni ecclesiastici, per aver eglino
+disapprovati siffatti arbitrii.
+
+La nomina dei consiglieri comunali e provinciali di Bologna non fu
+manco arbitraria: ma le rinuncie furono tanto numerose e tanto spesso
+ripetute, che la corte di Roma si trovò costretta di promulgare una
+enciclica sotto il giorno 10 aprile 1832, per la quale le attribuzioni
+dei consiglieri venivano ancor più limitate. Disponeva essa: 1.º che
+non sarebbe accettata alcuna rinuncia di consiglieri; 2.º che le
+adunanze dei Consigli sarebber valide e legali, qualunque fosse il
+numero dei consiglieri presenti; 3.º che qualora i Consigli ricusassero
+di votar le spese e le imposte comunali e provinciali, ciò sarebbe
+fatto dalla congregazione governativa.
+
+Fu pubblicato inoltre un regolamento sull’istruzione pubblica,
+specialmente nocivo all’università di Bologna, da secoli
+celebratissima: il debito pubblico fu aumentato: _prestiti forzati_
+vennero imposti: fu organizzata una specie di pubblico assassinio
+mediante la creazione dei _centurioni_, o _volontari pontificii_, i
+quali perpetrarono atrocissime cose sulle persone dei liberali: fu
+assoldata una legione straniera, composta di cinquemila Svizzeri,
+gravosissima allo stato.
+
+I consigli provinciali di Bologna, di Perugia, della Romagna, benchè
+nominati dal governo, non indugiarono a mandare a Roma istanze di
+riforma, umilissime, moderatissime: ma Roma fece ad esse pure la sorda.
+
+L’andamento del governo pontificio era tanto opposto ai veri interessi
+delle provincie ed alle promesse fatte nel 1831, che il ministro
+inglese, lord Seymour, il quale era intervenuto alla conferenza di
+Roma, se ne partì per ordine del gabinetto britannico, indirizzando ai
+rappresentanti delle altre potenze la famosa nota del 7 settembre 1832,
+nella quale, fra le altre, occorrono le seguenti parole:
+
+«..... I rappresentanti delle cinque potenze non durarono molta pena
+a discoprire i vizi principali del sistema amministrativo di Roma, e
+ad additarne gli opportuni rimedi. In maggio 1831 presentarono essi
+al governo pontificio un memoriale contenente le miglioranze le quali
+eglino unanimemente riconobbero, e dichiararono essere _indispensabili
+alla tranquillità dello stato della Chiesa_. Meglio di quattordici mesi
+sono trascorsi dalla presentazione di questo memoriale (_memorandum_)
+e _nessuna delle raccomandazioni_ nel medesimo contenute è stata
+ancora eseguita ed accettata dal governo papale; anzi gli editti
+preparati, o pubblicati, nel mentre dichiarano che qualcuna di queste
+raccomandazioni sta per essere attuata, _differiscono essenzialmente_
+dalle provvisioni nel memoriale registrate».
+
+Lord Seymour avea piucchè ragione: le riforme suggerite nel
+_memorandum_ 21 maggio non furono mai concesse; e noi abbiamo già
+avvertito che l’editto di luglio soppresse nell’istituzione dei
+Consigli municipali il più importante principio, quello, cioè,
+dell’elezione popolare.
+
+In quanto alla secolarizzazione delle magistrature, la santa sede
+non volle mai udir ragione. Anzi il cardinal Lambruschini, attuale
+segretario di stato, abolì la sola innovazione operata dal cardinal
+Bernetti intorno la nomina dei pro-legati, o governatori laici delle
+provincie: dimodochè colla notificazione 30 giugno 1836, la quale
+ristabilì i cardinali legati nelle quattro legazioni, fu ripristinato
+il governo papale nella precisa condizione in cui la rivoluzione del
+1831 ebbe a trovarlo.
+
+L’esclusione dei laici non si restringe agli uffici del governo.
+I tribunali supremi di Roma, l’A. C., la Rota, la Segnatura, la
+sagra Consulta, ecc., sono composti di soli prelati. I laici sono
+pure esclusi dalla segretaria di stato, dalla tesoreria, dal _buon
+governo_, ed anche dalla direzione superiore del ministero della
+guerra. E finalmente gli ecclesiastici preponderano sui laici anche
+nella corte di revisione dei conti, istituita dall’editto 31 novembre
+1831, la quale è composta di quattro prelati e quattro laici, sotto
+la presidenza di un cardinale, che, nel caso di un’uguale divisione
+di voti, determina la maggioranza col voto proprio. Ma d’altra parte,
+qual pro’ fa mai questa istituzione (la quale è nulladimeno una fra
+le meglio ordinate), standosene tutta da sè, in un paese in cui le
+leggi relative alla determinazione e ripartizione delle imposte sono
+arbitrarie ed improvide, il tesoriere o ministro di finanza senza
+risponsabilità, il dilapidamento dei denari pubblici inevitabile,
+perchè cominciando esso da chi non può essere giudicato nè punito,
+finisce negli ufficiali subalterni, dei quali il maggior numero è in
+odore di venalità e d’incapacità?
+
+La sola legislazione criminale è stata modificata in questo, ch’ora
+vi sono un codice penale ed un codice di procedura criminale, laddove
+prima della rivoluzione del 1831 non vi aveva che i diversi _bandi_ dei
+legati, ed una specie di procedura tradizionale. Ma quanti abusi e vizi
+intollerabili non racchiudonsi in questi nuovi codici!
+
+Noi ci contentiamo di notare che il codice penale ristabilisce la
+confisca per delitti politici, prodiga la pena di morte e quella
+dei lavori forzati a perpetuità, e commina la pena delle galere
+fino alla semplice corrispondenza politica di un individuo con un
+membro qualunque di una società segreta. Il codice di procedura non
+offre alcuna garanzia agli accusati, specialmente agli accusati di
+crimenlese. Gl’imputati politici non hanno nemmeno il diritto di
+scegliersi un difensore, e non vengono confrontati coi testimoni;
+la sentenza è inappellabile; il processo segreto è sommario; i
+dibattimenti a porte chiuse. Il codice civile, cotanto importante, non
+è ancora promulgato. Onde che la legislazione degli stati pontificii
+consiste delle antiche leggi romane, del diritto canonico, delle
+costituzioni apostoliche e di alcune disposizioni del _motuproprio_ di
+Gregorio XVI pubblicato nel 1834; disposizioni le quali modificano il
+diritto romano, specialmente in ciò che riguarda le successioni, dove i
+maschi sono smisuratamente favoreggiati a pregiudizio delle femmine.
+
+Quel _motuproprio_ contiene pure l’organizzazione giudiziaria, la quale
+lascia sussistere i tribunali civili supremi della capitale, da noi già
+mentovati, tutti composti di soli prelati, i tribunali dei vescovi,
+il tribunale del vicariato di Roma, e parecchie altre ecclesiastiche
+giurisdizioni, le quali hanno, fra gli altri privilegi, quello di
+giudicare i laici, anche negli affari civili.
+
+Tale era la condizione miserabile di quel paese. Pure, ad onta dei
+gravi disordini dell’amministrazione e degli innumerevoli mali
+ch’esse dovevano sopportare, le provincie sopportavano pazientemente,
+imaginandosi che lo stendardo tricolore che sventolava sull’Italia
+avrebbe, tosto o tardi, condotto la santa sede a sciogliere la data
+fede. Ma gli uomini, nelle cui mani era caduta la somma delle cose
+francesi nel 1838, invece d’imitare Thiers, il quale nel 1836 ricusò
+d’evacuare Ancona, sgombrarono quel posto importante senza che il
+papa avesse concedute le promesse riforme, o data alcuna garanzia pel
+futuro. Allora videro le popolazioni chiaramente che non dovevano
+far calcolo che sulle proprie forze, se pur volevano riconquistare
+le loro franchigie. Un tentativo d’insurrezione si fece in Bologna
+nel 1843. Le cause che l’arrestarono son notorie. Roma avrebbe dovuto
+aprire gli occhi alfine, e soddisfare i bisogni ed i voti onesti delle
+popolazioni; ma non fece niente altro, che incrudelire su chi aveva
+messo mano a quel moto, e incaponire sempre più a non toglierne le
+cagioni. Invece di alquanto sgravare i sudditi, il governo accrebbe
+il peso delle contribuzioni a loro imposte: invece di porre le
+finanze in ordine, aumentò il _deficit_ ed il debito pubblico: invece
+d’incoraggiare l’agricoltura, il commercio, l’industria, il progresso
+delle scienze e delle arti, lasciò il popolo scioperato, inceppò il
+corso dei buoni studi, censurò i congressi scientifici, s’oppose alla
+costruzione delle strade ferrate, e pose incagli all’introduzione degli
+utili ritrovati.
+
+Per compiere questa pittura aggiungeremo che Roma non solo conservò i
+tribunali politici, le giurisdizioni ecclesiastiche, l’Inquisizione,
+ma creò inoltre commissioni militari, le quali furono prodighe oltre
+misura della pena di morte contro ogni principio di giustizia e
+d’umanità; conciossiachè la morte inflitta da tribunali militari, dopo
+uno sommaria procedura, senz’alcuna delle guarentigie riconosciute
+dalle leggi di tutte le nazioni incivilite, non può chiamarsi atto
+di giustizia, ma bensì giudiziale assassinamento. Quindi è che il
+malcontento è universale: le persecuzioni incessanti, le prigioni piene
+a ribocco, e i rifuggenti a strani asili sempre più numerosi.
+
+Un tale stato di cose non può durar lungamente; se non vi si apporta
+qualche alleviamento e rimedio, questo turbamento si estenderà e
+radicherà non solo negli stati del papa, ma nel resto d’Italia ancora.
+
+Non mi tratterrò a dimostrare quanto l’onore e l’interesse della
+Francia siano compromessi nella presente quistione. Basta leggere i
+brillanti discorsi pronunciati in occasione dell’evacuazione d’Ancona
+dai signori Guizot e Duchâtel, attuali ministri, e dai signori Thiers,
+duca di Broglio, Villemain, de Vatry ed altri molti oratori eminenti
+delle due Camere per chiarirsene.
+
+Spero che il governo francese non vorrà abbandonare del tutto
+quelle misere popolazioni, i cui numerosi e giusti richiami contro
+l’amministrazione papale gli sono notissimi. Spero che l’attual
+ministro di Francia presso la corte di Roma volgerà tutta la sua
+influenza e diplomatica perizia a favore del paese suo nativo, onde
+conseguisca le necessarie riforme.
+
+Ma non conviene che gl’Italiani si nutrano di illusorie speranze.
+Essi debbono far valere la loro causa con prudenza politica non meno
+che con energia e perseveranza, aver di mira il bene della loro
+patria, e non il successo di un sistema o di un partito, e ricordarsi
+che senza concordia, e soprattutto senza unione, l’Italia non potrà
+giammai superare i grandi ostacoli che le attraversano le vie alla sua
+rigenerazione ed alla sua felicità.
+
+ Parigi, settembre 1845.
+
+
+
+
+LETTERA
+
+del reverendo ORAZIO BUSHNELL
+
+DOTTORE DI TEOLOGIA DI HARTFORD, STATI UNITI D’AMERICA
+
+AL ROMANO PONTEFICE GREGORIO XVI.
+
+
+ _Venerando Pontefice!_
+
+So che queste mia lettera non verrà da voi bene accolta. Io parlerò
+in essa schietto e senza sospezione che l’eminente dignità vostra
+mi assoggetti ad una indebita ritenutezza; ma parlerò in guisa che,
+se talvolta sembrassi vostro avversatore, voi, nullameno, possiate
+riconoscermi avversatore rispettoso e liberale.... E sta bene
+l’aggiungere che nel fare il giro dell’Italia, il quale ho testè
+compito, io non adempiva ad alcun incarico dell’alleanza cristiana. Ma
+venni a voi semplicemente, come la comune dei viaggiatori fa, benchè
+non scevro di dubbio, per lo stile del vostro breve (contro l’_Alleanza
+medesima_ 8 _maggio_ 1844), ch’io dovessi ad un abbaglio di polizia la
+permissione avutane di passare. Vidi naturalmente quel che si offerse
+agli occhi miei: investigai, come ogni intelligente viaggiatore suol
+fare, e forse con una non ordinaria diligenza, e niente mi riuscì più
+gradito, che di rinvenire alcune cose per le quali il mio giudizio del
+vostro sistema potea essere alquanto raddolcito; e quando poi giunsi
+a scoprirvi parti eccellenti e belle veramente, ebbi a provarne un
+purissimo contento. Eppure ne ritorno collo spirito afflitissimo del
+tristo spettacolo che ho visto: la lugubre imagine del vostro stato
+m’insegue dappertutto: e se mi assido a scrivere questa rimostranza,
+il fo nella speranza delle benedizioni che sono promesse a chi visita
+coloro che gemon nelle carceri, e ad essi ministra... E prima di tutto
+deggio protestare contro al disonore che voi fate alla religione per
+quella specie di civil governo che voi, congiuntamente col vostro
+spirituale officio, sostenete. Egli è, per non dire altro, un fatto
+molto straordinario questo, che voi, il quale vi chiamate ministro,
+anzi vicario di Cristo, siate diventato appunto quel regal personaggio,
+quel re, il quale Cristo non volle a niun modo essere. Tale però
+voi siete, e di questo la responsabilità grava le vostre spalle;
+responsabilità la quale dee misurarsi non solo dall’estensione del
+poter vostro, ma, e molto più, dalla santità delle vostre pretensioni.
+Voi vi dichiarate capo della Chiesa di Cristo... e pure voi avete
+fama d’essere capo del pessimo governo di tutta Cristianità[10]. Al
+viaggiatore che attraversa gli stati vostri, nulla si appresenta
+che indichi prosperità o contentezza: niun segno di miglioramento
+gli rallegra la vista, che non sia smentito da segni di scadimento
+e ruina. Come la mesta Campagna, regione un tempo di fertilità e di
+vita, accerchia Roma di silenzio e desolazione, così, politicamente
+parlando, ogni cosa vostra che partecipi della natura della speranza,
+della bellezza sociale, del pubblico avanzamento, langue e disseccasi
+nell’aere maligno del vostro sacerdotale dispotismo. I vostri ministri,
+benchè tutti assoluti, non hanno alcuna determinata sfera d’azione, nè
+sottostanno ad alcuna responsabilità. Nei decreti loro contraddicono
+l’un l’altro e voi medesimo, usurpando anche le attribuzioni delle
+corti di giustizia per opposte vie, come queste alla loro volta
+violano la giurisdizione e le decisioni l’una dell’altra. L’obbedienza
+è perplessa e schernita, ed il torto, circondato da tante emole
+magistrature, le quali dovrebbero esserne i vindici, è costretto a
+comperarsi la sua riparazione a tal costo, che il pubblico rimedio
+riesce spesso peggiore e più crudele della privata ingiuria. Perchè
+ogni centro di potere, eccettuatine pochi, è la sede di qualche
+imbroglio, e bazzicanvi dattorno creature d’amendue i sessi, le quali
+sanno colla chiave di sporchi e criminosi segreti, o per virtù di ben
+noti articoli di società, aprire e chiudere a loro talento le porte
+del favore. L’innocenza non è protezione, perchè i vostri processi
+criminali sono segreti, come tutte le opere delle tenebre. Se uno ha
+beni non gli resta altro scampo che quello di correre arditamente
+l’arringo, e scapparne fuori con quel che gli può rimanere, oppure
+d’aprirsi sordamente la via con gl’intrighi e le subornazioni. Il
+dar saggio di ingegno crea, a chi non è nel sacerdozio, sospetti e
+pericoli: spie se ne stanno in agguato per una qualche mercede, e
+l’esilio non si fa lungamente attendere. Il vostro clero ambizioso
+e vorace ha invaso non solo le chiese ed i monasteri, ma ancora gli
+stadi dell’educazione, le corti di giustizia e tutte le magistrature
+maggiori: fino il ministro della guerra deve essere un prelato. Ogni
+nutritiva ed eccitante speranza è perciò tolta alla gioventù. Niuna via
+ad avanzamento è schiusa, eccetto quella cui si entra per la umil porta
+della dipendenza ecclesiastica: lo che disanima ogni magnanimo conato,
+e volge tutti i rivoli dell’ambizione entro lo stagno dell’ipocrisia,
+il più vile de’ peccati. Mai non potrò obbliare il mesto sguardo di
+un brillante e compito giovane quando mi disse: «Alcuna speranza,
+signore, non v’ha qui per noi: i preti ci hanno tolto ogni cosa».
+Frattanto voi avete l’esercizio dei più proficui negozi venduto, come
+monopolii. Il traffico di contrabbando, che a quelli tien dietro in
+lucro, è pur esso virtualmente venduto, essendo i dazi da cui procede
+tenuti alti, come ne corre voce fra le persone più gravi, per un
+continuo intrigo dei contrabbandieri con certuni presso del governo.
+Quel che ne rimane dopo che la cortigianerìa ha esausto i suoi sorrisi,
+e l’astuzia la sua cupidigia, va a nutrire l’onesta industria. Il
+lavoro manuale poi, essendo naturalmente la più indifesa delle potenze
+sociali, giace depresso più disperatamente ed angosciosamente d’ogni
+altra. E per timore che la miseria alzi il sospiro dell’impazienza,
+o l’infortunio sprigioni il non permesso gemito, voi stanziate nelle
+vostre impoverite e scorate provincie un esercito di soldati grosso
+abbastanza per contenere un impero in pace. Indi imponete loro un altro
+esercito di ecclesiastici fuori affatto di misura coi mezzi, e, vorrei
+sperare ancora, coi peccati di esse (a Roma si conta un ecclesiastico
+fra ventotto abitanti), il quale di necessità viene, come il primo,
+sostentato dalla borsa del popolo: e poi, quasi che la terra non
+fornisse ministri di concussione abbastanza, voi mettete a quartieri in
+quelle un terzo esercito di santi, flagello pessimo e terribilissimo;
+perchè santi ogni terzo giorno di lavoro scendono dal cielo a legare
+le mani all’industria. Forse i vostri popoli sorreggersi potrebbero,
+se non prosperare, al peso delle vostre terrene concussioni. Ma
+quando il cielo stesso vien giù a deluderli, ogni loro sforzo sarebbe
+insufficiente. Quale popolazione, infatti, privata di una terza parte
+della sua industria, quale popolazione educata alla scioperatezza e
+spinta a gironzar per le vie, come la vostra fa nei dì feriati, ed
+in questa guisa a consumare un terzo del suo tempo in un _legale far
+niente_, potrebbe lungamente ritenere qualche vestigio di prosperità
+o savia economia? In verità io non ebbi mai un’idea così magnifica
+della liberalità della natura, che allorquando rimirai l’innumerabile
+esercito di consumatori il quale voi avevate potuto condurre alla preda
+senza lasciarvi dietro le spalle una fame ed una mortalità universale.
+
+Per fornire questa miseranda pittura non mi è duopo d’aggiungere altro
+se non che voi avete aduggiato le abitazioni del vostro popolo, e
+resele aride di consolazione. Perchè è quivi che gli oppressi degli
+altri paesi ponno sempre temperare colla libertà e nell’espansione
+dell’amore e delle simpatie domestiche l’amaritudine delle loro
+afflizioni.
+
+Ma da voi i vostri confessori vanno sempre, come i vostri agenti di
+polizia, rovistando sintomi di scontento, ed odorando, per dir così, in
+ogni canto le ansie meditazioni della sventura. Spesso a Roma sentiva
+io vantarsi che i vostri preti formano una così mirabil polizia!
+Voi intromettete un confessore tra moglie e marito, e tra loro due
+ed i loro figliuoli; talchè, se questi biasciano un libero motto, o
+prorompono in un sospiro a mensa, sanno già che un invisibile orecchio
+gli avrà intesi; ed allora, se scansano la prigione, proveranno ciò
+che sia l’obliterare colle penitenze l’angoscia ch’ei cercarono
+d’alleggerire colle parole. Conseguentemente è loro mestieri di
+chiudersi in petto i pensieri loro, di non confidare l’uno nell’altro:
+al focolare non v’è libertà, la mensa è un circolo di spioni, e
+l’ultima gocciola di consolazione che il cielo concede in alleviamento
+dei dolori dell’oppressione, è così dissipata.
+
+Laonde avviene di necessità che il carattere del vostro popolo è
+tanto depresso, quanto lo sono le sue economiche circostanze: del che
+nessun viaggiatore sta lungamente in forse. Poichè egli osserva più di
+tutto la generalmente bella forma della gente, lo sguardo brillante
+ed intelligente, tanto ad essa comune; ma una breve ora gli basta
+poi per discoprire in essa una malinconica assenza di tuttociò che
+tira al generoso. I vostri sudditi sono appassionati, facili alle
+ire, servili, vendicativi, e tristamente sforniti d’industria, di
+ordine, di previdenza. Non dico questo di tutti, ma dei più; e ne do
+carico a voi, che, regnando sopra di loro in nome di una religione che
+promette di esaltar l’uomo ad una divina immagine, gli avete avvallati
+anche al di sotto della loro animale natura, ridotti ad una più
+profonda ignominia, che il peccato, senza di voi, non avrebbe fatto.
+E non si fu per qualche penosa consapevolezza di queste cose che voi
+v’induceste a stabilire un più generale sistema di educazione? Ero lì
+per ringraziarvene; ma perchè, quando volete compiere un dovere che ha
+qualche cosa di cristiano in sè, accoppiate ad esso un qualche segno
+opposto all’indole del cristianesimo? Perchè, per esempio, insegnate
+voi, per quel che mi fu detto, la geografia d’Italia, e proibite
+quella del mondo? Perchè temete voi di far conoscere al popol vostro
+quel mondo il quale Cristo imprese di rendere una sola confraternita
+nel Vero? Forse perchè non venga in esso a destarsi qualche ubbiosa
+veglia di libertà o di lume, conoscendo la più nobile istoria e la più
+felice condizione d’altri popoli? Voi avete pure una gazzetta piccina
+come la vostra geografia; appena grande quanto una lastra di vetro,
+e singolare per questo soltanto, che tuttociò che potrebbe in alcuna
+guisa occasionare una riflessione, ne è diligentemente escluso. Anzi la
+via più corta ad un Romano per sapere ciò che avvenga in Italia stessa,
+è quella di prendere una gazzetta inglese o francese. È dunque per
+siffatti modi o stromenti che voi sperate di purgare il carattere del
+vostro popolo ed il diffamato nome del vostro governo? Siete voi cieco
+a tal punto, che pensiate di poter fare uomini dei vostri sudditi, in
+questo secolo senza lumi, senza notizia del mondo, degl’imperi nei
+quali è spartito, e delle istituzioni che differenziano questi imperi
+medesimi?
+
+Queste censure del vostro governo potrebbero per avventura essere
+in alcuni particolari erronee: ma la loro giustezza in genere è
+manifesta al vostro popolo stesso ed a tutti i viaggiatori. Forse
+voi, rispondendo, addurrete la separazione del vostro civile governo
+dall’ecclesiastico, per cui ogni apparente menda di quello debba
+considerarsi da sè stessa, ed attribuirsi a cagioni istoriche distinte
+dalla vostra religione. Ma si troverà, al contrario, che ciascuna
+delle note di civile abbassamento, da me indicate, se ne scorrerete
+la lista, è una legittima conseguenza di cause ecclesiastiche, e
+niente altro. E di ciò potrei fornirvi anche una prova statistica:
+perchè non ha molto che ho visto provarsi da un curioso confronto di
+dati statistici, quantunque il documento non siami ora accessibile,
+che la pochezza delle esportazioni dai differenti Stati d’Italia,
+la mancanza di educazione, la gravezza delle imposte, il numero dei
+delitti e dei bastardi stava in istrettissimo rapporto coll’abbondanza
+degli ecclesiastici! Roma, la città spirituale, la metropoli della
+Chiesa di Dio, ha più ecclesiastici di ogni altra, ed è perciò pessima
+e vilissima sopra ogni altra italiana città! Voglia Dio concedervi
+qualche cristiana sensibilità perchè piagniate di un fatto tanto
+umiliante!
+
+Considerate un momento la posizione vostra rispetto a noi ed al mondo.
+Noi vi veggiamo esercitare un poter regale: voi ci dite ancora di
+essere il primo vescovo della Chiesa di Dio ed il rappresentante di
+Cristo in terra. Noi ci aspettiamo però da voi il più benigno governo
+del mondo, la nazione più illuminata, magnanima, libera e felice.
+Invece voi svergognate pubblicamente la religione di Cristo col fare
+che ogni bene sociale sia per essa aduggiato. Tutti i calcoli fondati
+sulla benignità della virtù cristiana si trovano costì erronei, e non
+ci resta che d’inferire, che, se Cristo veramente è rappresentato
+da voi, Cristo è il più fatale ostacolo al miglioramento ed alla
+felicità del genere umano. L’induzione è irresistibile, e, quel che
+è più, si fa. Protesto io perciò in nome del mondo cristiano contro
+i falli per i quali voi fornite al mondo un tanto funesto argomento.
+Io nè dico, nè credo che voi siate un tiranno, nè so che alcuno dei
+vostri sudditi vi giudichi tale. Ma la gran disgrazia è che la vostra
+ecclesiastico-civile architettura v’ha assegnato un posto che è il
+posto soltanto di un tiranno. Perchè voi siete dall’ufficio vostro
+locato nel centro di un sistema di oppressione, onde lo governiate;
+dimodochè, se non abbondate nell’esercizio dell’officio stesso in prove
+di misericordia, che equivalgano ad una rivolta contro quel sistema,
+voi fate il déspoto, benchè con tanta più bella maniera, quanto più
+sono le vostre intenzioni umane. Voi siete chiamato, nello stile
+ufficiale, il _papa_, cioè il padre del vostro popolo; e non dubito
+che questo titolo non vi riesca carissimo; e volesse il Cielo che la
+vostra infelice ignoranza di una così bella connessità non rendesse a
+voi più facile l’ingannarvi in questo, che altrimenti non avverrebbe!
+Ma dove sono gl’indizi di quella scambievole confidenza, di quella
+scioltezza di modi, di quella tenerezza di protezione corrisposta da
+altrettanta tenerezza di rispetto, che contradistinguono i rapporti di
+una vera paternità? È egli paterno l’andare in chiesa, come voi fate,
+per mezzo due file di soldati? È egli paterno l’assoldare, come voi
+fate, reggimenti mercenari, perchè non osate fidarvi del vostro popolo?
+Tratto tratto scoppianvi intorno rivoluzioni, e voi mandate a chiamare
+le truppe austriache onde vi proteggano da disfatta e da espulsione. E
+si sa già dal mondo intero, e da voi meglio che da tutti, che non v’ha
+giorno nel calendario nel quale il vostro popolo, se fosse lasciato
+fare, non vi caccerebbe d’Italia. In questo io non ravviso niente di
+paterno; ed invano cerco qualche scena di paterna benignità in cui voi
+accoglieste i vostri figli al seno in libertà, e riceveste le figliali
+loro tenerezze. Quel che ho scoperto di più somiglievole a ciò è quando
+voi siete visto per l’aria portato al di sopra di loro, trinciando
+benedizioni. Ma tosto che questa pompa è finita, voi scappite dentro i
+recessi del Vaticano come un oriental tiranno, con intorno sentinelle
+che proteggano i vostri sonni. Che se una qualche rivoluzione avesse a
+scoppiare prima dell’alba, voi avete sotto il guanciale la chiave di
+una porta di soccorso, ed una coperta galleria murata in aria, lunga
+mezzo miglio, per cui potreste sbiettarvela entro Castel Sant’Angelo
+e rifugiarvi dietro le sue artiglierie. Colà, colla miccia in mano,
+Vostra Paternità attenderebbe i suoi figli per carezzarli....
+
+ Londra, aprile 1846.
+
+
+
+
+INDIRIZZO
+
+AI REVERENDI PRELATI
+
+MONSIGNOR JANNI UDITOR SANTISSIMO
+
+E
+
+RUFFINI FISCALE GENERALE
+
+
+Quando voi moveste dalla capitale alla volta di queste provincie, vi
+precorse una voce, la quale diceva: essere voi deputati a consultare
+le popolazioni intorno ai loro bisogni e alle cagioni del loro
+malcontento. Strano ufficio in vero, e che avrebbe comprovata nel
+Governo nostro una maravigliosa ignoranza dello stato positivo de’
+paesi a lui soggetti, ma dal quale nondimeno avremmo avuto indizio di
+buona volontà ne’ reggitori e speranza di lieti successi, perocchè
+sarebbe stata aperta con ciò la via alle legali rappresentanze, e
+tolta occasione al protestare violento. Ma da quella opinione fu ben
+altro l’effetto; ed oggi una voce popolare vi dice: semplici revisori
+di processi e d’atti giudiziari. Una voce popolare, abbiam detto,
+perocchè niun atto pubblico fa noto l’oggetto della vostra venuta tra
+noi, niun appello a niuna classe o corpo di cittadini die’ titolo ad
+alcuno di presentarvisi e far rimostranze. Siete adunque venuti a far
+nulla per gl’interessi generali delle popolazioni, poco o niente per
+qualche diritto o interesse personale che sia stato offeso, come tutto
+dì avviene nell’amministrazione della giustizia; e Dio pur voglia
+che, almeno in questa parte, a qualcuno di que’ poveri innocenti, che
+languono nelle galere per forza d’iniqui giudizi politici, la vostra
+opera valga la redenzione! Ciò sarebbe per avventura l’unico bene reale
+che uscir potesse da voi.
+
+Sono molti anni che continui mali umori e moti popolari, provanti
+gravi sofferenze in chi li opera, estrema inciviltà nel governo in cui
+nascono, affliggono, più o meno, tutto lo stato pontificio. Nè è a dire
+che que’ moti sieno l’effetto della intemperanza di pochi faziosi.
+Chi vive nei nostri paesi, e conosce le remote cause e le immediate
+provocazioni, sa che certi umori sono la espressione di una opinione
+universale, spinta di tanto in tanto a manifestarsi violentemente dal
+mal governo di quegli stessi a’ quali starebbe il sacrosanto obbligo
+di por mano ai rimedi civili del male. A che, con ipocrite e compre
+parole di giornali, illudere voi medesimi, e tentare di nascondere al
+mondo, con incomportabili menzogne, le piaghe vostre e de’ sudditi?
+Oggi che i popoli hanno coscienza di sè, ella è impossibil cosa il
+governarne a grado vostro i pensieri e i giudizi. L’opinione rende a
+ciascuno il suo avere secondo I meriti; ed oggi in Italia i popoli
+pontificii sono compianti pel loro patire, e difesi da pubblicazioni
+imparziali e documenti, che, dopo fatta la giusta parte del biasimo
+all’inconsideratezza dei poveri tormentati, consegnano ad eterna
+infamia le nequizie e gli arbitrii di reggitori spietati ed ipocriti.
+
+Quando un governo, dopo tante e così significanti lezioni, prosegue
+nella sua mala consuetudine, non si possono fare che due supposizioni:
+o che egli non comprenda affatto alcuna ragione di beni e di mali
+civili, e vada innanzi alla cieca, ignorando i propri doveri, non che i
+pericoli che gli sovrastanno, o che egli sia coscienziosamente tristo
+e tirannico, e, a poter perseverare nelle sue voglie malvagie, fidi o
+nella sua propria o nell’altrui potenza. Sia l’uno, sia l’altro errore
+che oggi guida la politica della vostra corte, o signori, noi crediamo
+opportuno l’esporvi senza velo i sentimenti, le speranze, i travagli
+dei popoli, e recarvi a mente quelle generali condizioni politiche
+alle quali è forse unicamente raccomandata la vita del governo vostro.
+I primi potreste ignorarli, e non è meraviglia in chi vive in una
+capitale non curante ed oziosa; sulle seconde potreste illudervi. Noi
+saremo franchi e sinceri, senza passione nelle nostre parole, perocchè,
+forti della ragione e della opinione, non abbiamo bisogno di esagerare.
+
+Signori! chi conosce un poco la storia, e la studia con animo libero
+da preoccupazioni, comprende che vi sono delle leggi providenziali che
+si effettuano inevitabilmente nel corso delle cose umane, nè forza di
+volontà individuale può nulla contr’esse. Quando in sul finire del
+passato secolo, una grande nazione, venuta alla coscienza di alcune
+idee e diritti civili, volle scuotere il giogo degli antichi privilegi
+feudali, le stolte reazioni dell’egoismo de’ nobili e del clero non
+impedirono la necessità degli eventi, ed altro non fecero che rendere
+più terribile e profonda la rovina del vecchio edificio. Dio ci
+guardi dal giustificare gli eccessi della rivoluzione francese; noi
+rechiamo l’esempio unicamente per dimostrare che la forza delle idee
+si sa fare la strada a tutti gli ostacoli. Cinquanta in sessant’anni
+d’esperienze dopo quella grande scossa hanno ammaestrato popoli e
+re; hanno generato un completo rivolgimento nella natura dei primi
+e nella politica de’ secondi. Il popolo, oggigiorno, non è più una
+massa ignorante e passiva, non è più materia maneggiabile a grado di
+privilegiati e di sovrani. Un medio ceto numeroso, illuminato, potente,
+depositario delle opinioni civili, delle arti, delle scienze, un popolo
+che tende per tutto a sollevarsi alle prerogative e ai diritti morali,
+costituiscono nella attuale società una forza che si va ogni dì più
+emancipando dalla obbedienza passiva, e forma della pubblica opinione
+un terribile sindacato al potere. La civile egualità innanzi alle
+leggi, il diritto politico del cittadino a far sorvegliare per mezzo ai
+abili rappresentanti gl’interessi comuni dell’associazione alla quale
+appartiene, il dovere d’ogni nazione di rivendicare sè stessa da tutto
+ciò che tende a dividerla, a offenderne il ben essere materiale e la
+moral dignità, a impedirne que’ sociali sviluppamenti a cui è chiamata
+dalla Provvidenza, sono idee così profondamente impresse nella ragione
+e coscienza dei popoli, che il non avvertirle non può dipendere che
+da ignoranza, e il non farne conto, o il volerle rintuzzare, che da
+una misera illusione ed oltracotanza dell’egoismo governativo. Però
+i principi e governi illuminati vanno inclinando l’animo a favorire
+queste necessarie condizioni di vita pei loro stati, e si può dire
+oramai, che, in mezzo a questo movimento della civiltà europea (a non
+volere parlare della Russia, che può considerarsi, pei suoi ordini
+politici e pe’ suoi modi barbarici, fuori d’ogni questione civile),
+non rimane addietro che l’Austria, nella sua decrepita vecchiezza, e
+qualche piccolo stato italiano, che raccomanda il filo della debole sua
+vita al simulacro cadente dell’Impero. Il nostro governo è nel novero
+di questi servitori dello straniero in Italia.
+
+Signori! le garantie civili, che assicurano il morale esercizio
+della libertà privata e la reciproca indipendenza de’ consociati; le
+franchigie politiche, che somministrano alla volontà illuminata delle
+nazioni i mezzi di manifestarsi e di agire; il buon ordinamento degli
+studii, necessari a tutti i più nobili perfezionamenti delle società,
+e pe’ quali la pubblica opinione acquista i mezzi di migliorarsi e
+di progredire; e, dietro a ciò, lo sviluppamento della liberalità
+commerciale, delle istituzioni animatrici, della produzione agricola
+e manifatturiera, la moralità e l’istruzione delle classi inferiori,
+e le providenze opportune a sollevarle dall’abbiezione in cui vivono,
+tutto questo forma, presso a poco, il programma del liberalismo. Non
+si tratta di sovvertire la società ma sì bene di migliorarla, non di
+annientare il sentimento dei doveri religiosi, morali e civili, ma
+di avvalorarne negli animi la dignità e guarentirne l’osservanza.
+Ciò non si ottiene dai popoli coll’avvilirli e renderli poveri e
+schiavi, sì bene col sottrarli, per quanto è possibile, alle abbiezioni
+delle necessità materiali, ed elevarli alla vita dello spirito,
+all’intelligenza de’ rapporti e doveri sociali.
+
+Ora, rispondeteci in coscienza: questi desiderii, queste speranze
+del liberalismo vi sembrano elle un bene o un male? Non sono anzi
+le condizioni essenziali della vera moralità, della vera religione?
+Credete voi che possa comprendere la dignità della religione di Cristo
+l’anima dello schiavo? Che possa innalzarsi al sentimento dei doveri
+religiosi l’uomo nel quale cercate di spegnere il sentimento dei doveri
+verso la patria, verso la propria nazione?
+
+Sì, o signori, noi lo proclamiamo altamente; se il liberalismo consiste
+nell’amore della nostra nazione, nella speranza della sua indipendenza,
+dell’associazione dei suoi interessi economici e morali, nel desiderio
+d’istituzioni che assicurino i progressi della intelligenza o della
+moralità, che aumentino coll’agiatezza la civiltà, che con larghe e
+ben regolate leggi economiche ci ritornino nello splendore dei nostri
+antichi commerci, che, offrendo al povero popolo mezzi d’istruzione,
+di lavoro, di risparmio, lo educhino alla moralità degli affetti
+domestici, e ne innalzino l’anima al concetto di una Provvidenza che si
+occupa delle sue miserie, se questo è liberalismo, noi lo proclamiamo
+in faccia a tutta l’umanità e nel cospetto di Dio, siamo liberali.
+Noi comprendiamo che questo nome possa parere una bestemmia a qualche
+appaltatore di gabelle pontificie, a qualche monsignore, che speri, col
+non saper far nulla, essersi acquistato merito ad una delegazione o
+ad un cappello cardinalizio, e non pensi che ad impinguare la propria
+famiglia delle ricchezze dello stato; ma per noi popolo, questo nome è
+cosa grande, che ci lega a tutte le più care speranze, a’ più elevati
+destini, ai quali la Provvidenza chiama l’umanità. Ora dimanderemo a
+voi che cosa fa il governo pontificio, non già in fatto di riforme
+politiche (chè potrebbe parere un sogno il pretendere una costituzione
+dal papa), ma almeno in favore di quegl’interessi economici e civili
+che, senza scemare menomamente il potere assoluto, assicurano anzi,
+col ben essere e la tranquillità dei sudditi, la esistenza medesima
+d’un governo? Da quali norme di ragione e di giustizia, da quali lumi
+è guidato nel regime dei popoli alla sua cura commessi? Signori,
+nell’attuale movimento degl’interessi civili ed economici delle varie
+nazioni, colle strette attinenze che si vanno generando fra popolo
+e popolo per la necessità delle comunicazioni, e pei rapporti delle
+industrie e dei commerci reciproci, il primo dovere di un governo che
+non voglia rovinare prima i suoi sudditi e poi sè stesso, si è quello
+di studiar bene la suscettibilità produttiva e la posizione relativa
+dei propri stati, onde adattarvi un conveniente ordinamento di leggi
+industriali e commerciali, ed assicurare per tal modo il ben essere
+della popolazione nelle sue classi diverse. Per lo stato pontificio
+v’ha in ciò, oltre ad un dovere comune di ogni governo rispetto ai
+governati, un dovere verso tutta la nazione. Il governo nostro sarà
+tenuto a render conto, non solo ai suoi sudditi, ma a tutta Italia,
+della sua zotica opposizione a quei miglioramenti economici che sono
+richiesti dal tempo. La sua contrarietà alle strade ferrate, per citare
+un esempio, impedendo una spedita comunicazione tra le Due Sicilie
+e l’Italia settentrionale, è inceppamento grande a quello sviluppo
+di attività commerciale a cui tendono gli altri stati italiani, e
+può esser causa alla nazione di perdere molte buone occasioni di
+risorgimento, e fonte di miserie infinite. Dicasi altrettanto della
+opposizione che troverebbe una lega doganale italiana presso i nostri
+governanti, siccome buoni servitori che sono, forse senza avvedersene
+nè anco, degli interessi austriaci in Italia. Ma torniamo a noi, sui
+quali ora ricade il maggior peso di questa cattiva economia politica;
+se pur di tal nome, che suppone scienza, si può chiamare una farragine
+di disposizioni arbitrarie, non emanate da alcun principio di vera
+dottrina e di pratica illuminata, protezioni assurde, proibizioni
+irragionevoli, rovinosi appalti finanziari, monopolii, e tutta la
+trista schiera delle infelici illusioni del sistema proibitivo. Tutt’i
+governi civili di Europa hanno conosciuti i danni di questo falso
+sistema, e vanno emendandosene; anche gli altri principi italiani
+provvedono ai casi propri con saviezza e coscienza; solo Roma vuol far
+male per non fare ciò che fanno gli altri; e anche in questo ella è
+umile discepola dello indietreggiare dell’Austria. Niun altro mezzo poi
+di miglioramento morale ed economico è incoraggiato, e neppur tollerato
+tra noi. Si sa l’avversione dei superiori per tutto ciò che puzza
+d’associazione; bando assoluto adunque a questa idea in qualunque sua
+applicazione, che è come dire bando ad ogni impresa di migliorazioni
+agricole o manifatturiere, bando a società di qualunque genere,
+sieno gravi o dilettevoli, ad accademie scientifiche o letterarie,
+ad istituzioni filantropiche. Tutte le nostre città, o signori,
+hanno sofferte ripetute ripulse a tutte le dimande fatte al governo,
+intorno alle qui riferite cose. Intanto una frequente gioventù,
+non educata a nobili emulazioni, e veggendosi attraversata ogni
+generosa ed utile carriera, si abbandona all’ozio, alla sensualità,
+allo scetticismo; il popolo, nella inoperosità e nella miseria, va
+perdendo quella seconda vita, che è propria di lui, e che, bene usata
+da accorti reggitori, potrebbe partorire generosissimi effetti; le
+classi medie, i possidenti, i negoziatori impoveriscono: scarsi e
+mal commerciabili i redditi, infiniti i pesi, e con tanta gravezza
+delle imposte anche indirette, e spesso arbitrarie a carico delle
+comuni e delle provincie, il governo non basta a sostenere le spese
+ordinarie, per le quali sole v’ha un notevole _deficit_, senza poi
+far parola delle truppe estere, che sono altra gravissima sorgente
+di rovina economica per lo stato, di demoralizzazione, di sozze e
+crudeli malattie, e di irreligione pel popolo. Se a questo aggiungasi,
+che quel poco che ci resta è mal guarentito, che la sicurezza del
+cittadino è disturbata di continuo da aggressioni e ladronecci, per
+non curanza delle polizie, che hanno occhi soltanto per travedere
+colpe politiche, anche dove non sono; se aggiungasi che non esiste un
+codice di leggi bene ordinate e appropriate ai nostri bisogni, che le
+procedure civili sono lunghe, dispendiosissime, complicate ad arte
+dal curialismo romano, al quale ne viene affidata la compilazione,
+voi, o signori, riflettendo a tutto questo con sincero cuore, dovrete
+convenire di due cose: l’una, che il governo ha offesi sino ad ora
+enormemente con la sua mala amministrazione gl’interessi dello stato,
+e questo è un male grande pei sudditi; l’altra, che da tutte queste
+cagioni debbe necessariamente generarsi nell’animo dei medesimi una
+immensa disistima verso i reggitori, per la loro poca intelligenza
+dei buoni ordini civili, e rivolgimento grande di coscienze, per la
+loro volontaria perseveranza negli errori; e questa seconda cosa è un
+grandissimo male per il governo; e presto o tardi se ne accorgerà,
+perchè gli affari del mondo oggidì camminano presto, e guai a chi resta
+addietro, e per volere star fermo, fa male agli altri. Nondimeno, o
+signori, se i danni si fermassero qui, i popoli curverebbero forse le
+spalle, e pazienterebbero. Ma vi ha di peggio assai. Vi ha la polizia
+con le sue vessazioni politiche, v’ha i commessi, i carabinieri, i
+volontari, coi loro atti arbitrari, violenti, provocanti l’ira del
+popolo. Non v’ha peggior cosa per un governo, che questa del permettere
+gli arbitrii, e levar via dagli animi, esso per primo col proprio
+esempio, il sentimento della legalità. Se un governo non sa rispettare
+la legalità, non la rispetteranno certo i suoi sudditi; sono poi un
+effetto di questa indulgenza del governo all’arbitrio, gli eccessi
+di una fazione di gente scellerata, che vive dello spionaggio, che
+si arricchisce di ogni falso allarme dei governanti, e però soffia
+nel fuoco, provoca, attizza; ne sono un effetto gli operamenti delle
+commissioni; e se avete sindacati con coscienza i loro processi, se
+vi siete informati nei nostri paesi della loro condotta, saprete
+meglio di noi che cosa siano. Noi possiam dirvi (unico compenso nella
+nostra sventura) che l’infamia delle medesime, la qual tutta ridonda
+a vergogna di chi le permise ed incoraggiò, è oggi pubblicamente nota
+per le stampe; e perchè sappiate che giudizio fanno di siffatte cose
+i pensatori anche i più moderati, e per non ripetere più a lungo cose
+note e dette da altri, noi vi rimettiamo ad un libro che tramanderà ai
+posteri la memoria di questi obbrobrii; un libro di un uomo generoso,
+il marchese Massimo d’Azeglio, conosciuto e amato da tutta Italia pei
+suoi meriti letterari ed artistici, e per le sue alte virtù civili.
+Signori! quest’uomo, al nome del quale rispondono con viva gratitudine
+i cuori d’un intero popolo, assunse spontaneamente la nostra difesa,
+come si piglia dai generosi la difesa della sventura. In quel suo
+libro, al quale noi tutti possiamo fare testimonianza, ei dice la
+verità, ma non dice tutto, perchè bisogna vivere e soffrire lungo tempo
+nei nostri paesi, per poterlo dire. Voi vedrete da quel libro che,
+se qualche centinaio di tribolati ha protestato violentemente contro
+la persecuzione e l’ingiustizia, ciò avvenne dopo tali provocazioni,
+che fanno ricadere tutta la responsabilità di quei fatti sul capo di
+chi ci governa. E se quei pochi si mossero per non saper soffrire,
+gli altri, e son tutti, sapete perchè non favorirono il movimento?
+Perchè non era tempo; perchè, più dalle proprie scontentezze, prendon
+norma dagl’interessi italiani, perchè Italia e la sua indipendenza ci
+sta in cuore più dei nostri particolari bisogni. Signori! una tale
+situazione è grave pei sudditi, gravissima pel governo. Il male ha
+profonde radici, nè i modi estraordinari e tirannici di repressione,
+le carceri, i patiboli valgono ad annichilire le idee, sibbene a
+concitare le passioni. Noi abbiamo detto in principio, che un grande
+cangiamento si è operato nella natura dei popoli, e che i re hanno
+imparato, la maggior parte, a rispettare in quelli la dignità d’uomini.
+Le esorbitanze del potere si fanno ogni dì più infrequenti, e, a
+parlar solo di cose italiane, i principi della Penisola, più o meno,
+vanno operando qualche cosa di bene. L’agricoltura, l’industria, il
+commercio, gli studi, le arti, l’educazione popolare, le istituzioni
+di pubblica beneficenza fioriscono in Toscana, nelle Due Sicilie e in
+Lombardia ancora, e sopra tutti in Piemonte. Visitate le città, le
+borgate, le campagne, e vi troverete frequenti scuole infantili, case
+di carità e d’industria, uomini di scienza e caritatevoli, parrochi
+pieni di dottrina, veri ministri del Vangelo, che istruiscono i
+fanciulli del loro popolo, che predicano l’amore, la fratellanza, la
+virtù; e da per tutto vita attiva, lavoro, moralità. Signori! nelle
+nostre città, nelle nostre campagne il popolo è abbandonato alla
+corruzione e alla miseria. Nelle nostre città si sono uditi vescovi
+predicare la guerra civile, la crociata contro i liberali; si sono
+veduti i preti mescolarsi alle misere ire di parte, eccitare la
+canaglia a furibonde passioni. Non v’ha terra cattolica in cui il prete
+veramente cristiano sia così raro, come nello stato della chiesa; sono
+immischiati a tutte le passioni più avare e più sozze di questo basso
+mondo; e il popolo ne ha mali esempi e scandali, e diviene miscredente.
+A tutti questi inconvenienti, voi recherete in iscusa questa parola:
+Le rivoluzioni!... Signori! le rivoluzioni non le fanno i popoli
+ben governati. Costa assai una rivoluzione, perchè un popolo vi si
+precipiti entro, senza gravissime cagioni; e sono queste cagioni che i
+governi savi cercano di torre via. I popoli pontificii hanno diritto di
+fare un confronto tra i procedimenti degli altri governi e quelli del
+proprio; e se, alla vista del progredimento delle condizioni civili dei
+popoli cristiani in generale, e degli stati italiani in particolare,
+i popoli pontificii dimandano ai loro governanti che cosa hanno fatto
+dalla restaurazione in poi, noi non sappiamo che risposta potranno
+dare. Gli studi permessi nelle università possono essere una misura
+delle viste scientifiche e civili del nostro governo. Tutte le scienze
+che servono a formare uomini di stato, o giovano allo sviluppo della
+vita industriale e commerciale, tutte quelle discipline che eccitano
+gli animi a sentimenti patrii e generose espansioni, ne sono bandite
+come una maledizione. Nulla di economia sociale, di diritto pubblico,
+di storia letteraria, civile e politica italiana, poco di letteratura
+italiana, e quel poco pedantescamente insegnato, poco o nulla di
+scienze naturali applicate alle arti, nulla, insomma, di tutto ciò che
+dà vita e moto all’attuale civiltà. Nondimeno da molti si studia senza
+il permesso dei superiori; le idee, materia sottilissima, filtrano da
+tutte le parti, e ciò non fa che accrescere il divorzio tra governo
+e sudditi. Signori! noi vogliamo concedervi (così tra parentesi) che
+tutto questo sia un male; che la tendenza delle nazioni ad una vasta
+associazione d’interessi, che queste industrie, questi commerci, queste
+garanzie politiche, questa libertà della stampa, questo voler sapere
+come si è governati, questo volere inframmettersi delle azioni dei
+principi, che da prima trattavano le loro bisogne con tutto il loro
+comodo, senza che altri vi ponesse mano, sia un male, una diavoleria.
+Ma che cosa ci volete fare? ella è divenuta una smania di quasi tutta
+Europa. Anche la Germania ha voluto la sua lega doganale, e adesso
+vuole le sue costituzioni. Quella instancabile Polonia risorge sempre
+più fiera ed eroica dalle sue rovine, e più tempo corre, più si
+avvalora nella fede de’ suoi santi diritti, più s’inquieta del mercato
+nefando che d’essa fu fatto. Nè l’Ungherese e il Boemo osservano
+inerti i magnanimi ardimenti, e l’Austria ha grandi conti da saldare
+anche a quelle nazioni. E Italia non dorme, e grida allo straniero, e
+sembra, ora più che mai, rallegrarsi di vicine speranze. Contro questa
+forza della opinione, che (lasciando la parentesi gesuitica) non è
+un male, perchè si conforma ai più sacrosanti diritti della umanità,
+contro questa forza, dico, credete voi che la volontà di pochi, a’
+quali tornerebbe a conto il contrario, possa bastare? La storia ha
+mostrato che questa lotta dell’egoismo de’ pochi contro il diritto di
+tutti alla perfine va a finir male; e il meglio sarebbe di cedere e
+rispettare i diritti dei popoli. I governi prudenti lo fan per amore; i
+meno savi, presto o tardi, sono costretti a farlo per forza. Signori!
+vi hanno governi protestanti in Europa, e lo diciamo a vergogna de’
+governi cattolici, e in particolare del nostro, il quale dovrebbe
+insegnare la buona via a tutti gli altri, v’hanno governi protestanti,
+i quali, guidati insieme dal lume della scienza e della carità, non
+si vergognano, nè si stancano di analizzare e studiare profondamente
+le miserie sociali onde sono afflitti, e penetrandone le più riposte
+origini, vanno adoperandosi di medicarli per quanto è da loro.
+
+Que’ governi, o signori, rispettano ne’ tumulti popolari il diritto che
+ha chi soffre di lamentarsi qualche volta. Che cosa fa ora, o signori,
+l’Inghilterra protestante verso l’infelice Irlanda? non le apparecchia
+catene, non carceri, non patiboli; ma le dà adito invece a poter
+manifestare più ordinatamente e con più legalità le proprie piaghe. Il
+governo inglese sa che i popoli agiscono più tranquillamente quando
+sono equamente costituiti. Ora a noi. Per quanto il governo si studii
+di mentire il vero senso de’ moti popolari dello stato, il fatto è che
+questi moti, e i più recenti in particolare, non significavano altro
+che un bisogno di riforme economiche e civili. Le dimande espresse nel
+manifesto pubblicato in Rimini non erano nè eccessivamente ardite, nè
+contrarie a quelle norme di ragion civile che molti buoni governi,
+anche assoluti, oggi hanno adottate; e basti l’esempio di Prussia,
+altro governo protestante, che fa vergogna all’apostolica Roma. Or
+bene; che cosa hanno fatto i nostri reggitori dal moto di Rimini in
+poi? Hanno vieppiù aggravata la mano sui sudditi, hanno sparso nuovi
+semi di malcontento, non solo nelle quattro Legazioni, ma anche nelle
+Marche e nell’Umbria, con arresti e persecuzioni: non hanno ascoltata
+alcuna delle fatte dimande, e per tutta ammenda ai mali passati e
+presenti, mandano voi, o signori, non a raccogliere i voti delle
+popolazioni, non a studiarne i bisogni, ma a spazzare la polvere degli
+archivi e a sfogliar processi; e intanto i gravi disordini, gli errori
+amministrativi d’ogni genere, gli arbitrii e le provocazioni, severe e
+profonde cagioni del nostro mal essere, rimangono intatti. La vostra
+missione adunque fu in tutto inutile e ridicola; e noi protestiamo
+contro la leggerezza di un governo che giuoca spensieratamente, per un
+male inteso interesse per una inconcepibile mania di opposizione, la
+quiete, la moralità, la vita de’ suoi sudditi. Signori! Noi vi vogliamo
+dire, infine, tutta la verità. Non crediate che qui si congiuri e si
+tramino ascose insidie al potere. Forse i cattivi procedimenti dei
+nostri rettori andranno movendo, or qua, or là, reazioni e tumulti;
+ma le quistioni che abbiamo col governo hanno per noi un interesse
+secondario, e la principale è la questione italiana. Sarebbe inutile
+di perder tempo ed opera nelle prime, innanzi che la seconda non si
+maturi. Il giorno che i nostri fratelli italiani crederanno di poter
+combattere lo straniero, noi li seguiteremo coll’energia di un popolo
+stanco e indignato; e allora, o signori, tutte le ragioni tra la corte
+romana e i suoi sudditi saranno in breve pareggiate. Ecco tutto. Questo
+giorno può essere lontano, ma potrebbe eziandio essere poco remoto.
+Vi sono grandi probabilità anche per questa seconda combinazione.
+L’Austria, quest’edificio composto di elementi che ripugnan tra loro,
+e tenuto insieme sin qui dalla sola forza materiale, nell’interesse
+di una famiglia sovrana, quest’opera mostruosa dell’ambizione, ha in
+sè i germi del proprio dissolvimento. D’altronde una grande mutazione
+si va compiendo nello spirito del popolo italiano. Egli sente il
+suo avvenire, si riscuote alle memorie gloriose del suo passato, si
+va educando ai sacrifici, ai martiri, e le vessazioni non fanno che
+rattemprare vieppiù gli animi, per modo che noi dobbiamo saper grado,
+in certa maniera, a chi ci fa male. La vita italiana d’oggidì si è
+dunque elevata al sentimento della nazionalità. L’Italiano non si
+rifugge più, per evitare il senso delle sue miserie, in uno spensierato
+sensualismo. Guardate la letteratura, prima espressione del sentire di
+un popolo. Essa oggi non è più profumata dalle lascivie mitologiche,
+dalle ridicolezze pastorali dell’Arcadia; ma è piena d’aneliti
+italiani. L’epoca letteraria presente è un preludio che annunzia le
+armonie della futura resurrezione. Non v’ha città, non v’ha borgo oggi
+in Italia, ove ogni ceto non s’interessi delle nazionali speranze, non
+si accenda ai discorsi o agli scritti generosi di cose patrie.
+
+Signori! credete voi che l’egoismo e le profane ambizioni di poche
+tonache nere, di pochi mantelli prelatizii basteranno a trattenere
+questo movimento providenziale di un popolo intero? Ora a fronte di
+questi bisogni, di questi sentimenti, che cosa si vorrebbe fare del
+suddito pontificio? Un individuo privato di forza e di dignità, un
+essere passivo che si vuole escludere da ogni cooperazione generosa
+al ben essere e alla gloria della sua nazione, a cui si impedisce
+persino l’intervenzione ai congressi scientifici italiani, in cui
+ogni nobile pensiero, ogni desiderio civile è punito come un delitto.
+Signori! vi pare egli che ciò possa essere, che ciò possa durare? che
+anime generose, venute nella coscienza della propria dignità, della
+propria libertà morale, possano patir questo? Non solamente il nostro
+governo attraversa ogni via di progresso materiale del quale pur si
+giovano gli altri sovrani per tenere a bada i popoli, contentandoli in
+questa più bassa sfera di bisogni; il governo pontificio distruggere
+vorrebbe sopra tutto ogni dignità civile nei propri sudditi. I più
+elevati bisogni dell’anima, quei sentimenti pei quali l’uomo si sente
+partecipe di qualche cosa di più grande, che non è la sua meschina
+individualità, pei quali patria, nazione sono idee che fanno battere
+il suo cuore, tutti questi sentimenti sono in diritta opposizione
+cogl’interessi della corte romana. La censura pontificia non ha voluto
+passare soventi volte l’attributo d’Italiano, nel suo senso più elevato
+e nazionale. Deplorabile aberrazione, e che sarà feconda di grandi
+sventure! Signori! il papato, ne’ bei tempi delle Comuni italiane,
+fece doppia opera d’indipendenza: liberò la religione dalla soggezione
+degl’imperatori tedeschi, aiutò le città italiane nella gloriosa fatica
+della loro emancipazione. Le industrie, i commerci, le arti belle, le
+lettere fecondarono la rinata civiltà italiana in quei tempi di libertà
+nazionale, e la civiltà italiana fu la fonte di tutte le civiltà
+europee. Ciò rese il papato popolare e nazionale nel medio evo. Da che
+il papato si congiurò negl’interessi dell’assolutismo, e in quelli
+dell’Austria, divenne odioso, antinazionale. Non solo i suol sudditi,
+ma tutta la nazione protesta contro quella illiberalità, e questa turpe
+alleanza del papa cogli stranieri; e tale protesta è terribile.
+
+Valga l’ammonizione.
+
+Dagli Stati Pontificii, 28 aprile 1846.
+
+
+ FINE.
+
+
+
+
+INDIRIZZO
+
+AL SUCCESSORE DI GREGORIO XVI
+
+SCRITTO PER CURA DI UN GALANTUOMO
+
+ _Diligite justitiam qui
+ judicatis terram._
+
+
+Gregorio XVI, dopo aver regnato quasi sedici anni, è morto in pochi
+dì, plaudenti alla sua dipartita da questo mondo forse nove decimi
+dell’intero suo popolo. Dissero di lui molte vituperevoli cose. Credo
+calunnioso quello che si riferisce alle lascivie, esagerato quanto si
+bucinò delle crapulosità, vero del suo egoismo fratesco, dell’animo
+chiuso alla compassione, degli altri vizi che costituiscono un pessimo
+re. Tuttavia anche egli avrà il suo apologista; sarà forse il solito
+francese Artaud, che ha regalato al pubblico tante menzogne su Pio VII,
+Leone XII e Pio VIII. Per buona sorte i posteri avranno altre storie da
+leggere su questi papi, che non quelle dateci dal francese scrittore;
+diversamente, addio verità e buona fede.
+
+Ma Gregorio è già stato giudicato da tutt’altri giudici, che non quelli
+del mondo, e ora sa ben egli se gli sarebbe tornato meglio il conto di
+essere stato un papa e re galantuomo.
+
+Questo mio scritto non ha per iscopo il discorrere della riunione
+e indipendenza di tutta Italia. Un cambiamento così grande potrà
+forse accadere, ma siccome io non credo alla distruzione dell’impero
+austriaco, primo ostacolo per la formazione della nostra nazionalità,
+così ritengo che dei papi-re ve ne saranno ancora per molto tempo.
+Fidando però nella soverchiante forza delle attuali circostanze
+politiche, posso lusingarmi che un papa nuovo o per buona volontà o
+per proprio interesse debba devenire a cotali miglioramenti civili,
+da poter dire una volta i suoi popoli che il Governo pontificio non è
+più finalmente il peggiore regime di quanti ve ne siano al mondo, non
+esclusi neppure i governi della Turchia e della Russia, se non in modo
+assoluto per questi ultimi, avuto riguardo almeno al grado progressivo
+del nostro incivilimento.
+
+Papa Gregorio XVI, salito in trono in momenti da far tremare qualunque
+coraggioso, si dispose a fare qualche miglioramento politico in
+favore de’ sudditi, e prometteva con molte amorevoli parole un’_era
+novella_, per isviare forse quella tremenda tempesta che minacciava
+così appresso il governo pretesco. Era riserbato ai soliti Tedeschi
+di rassecurarlo, e colla forza fisica far tacere i popoli, e frenarli
+nelle loro disposizioni. Fu allora che Gregorio dimenticò di aver
+promesso l’_era_, e se pure pose mano a dare un qualche ordinamento
+a certe instituzioni, ciò fece perchè da straniera forza vi fu
+costretto. E così, se ordinò la compilazione di un codice criminale,
+mentre tutt’ora erano in vigore gl’infami bandi generali, o qualche
+istruzione circolare pei giudizi criminali, a questo si venne non tanto
+col saggio fine di abolire gli abusi e l’arbitrio, ma per compilar
+su all’impazzata quel titolo sui delitti di fellonia, che è una
+mostruosità pe’ tempi nostri, un vero anacronismo.
+
+Dopo che e colla forza straniera e col carcere e coll’esilio di molti
+il governo papale si vide al sicuro d’ogni pericolo, e quando gli
+autorevoli stranieri cessarono d’insistere per qualche miglioramento,
+Gregorio XVI non si occupò più di alcuna utile ordinanza, derogò con
+secrete e pubbliche circolari a molte di quelle che erano state fatte,
+ed avendo già dichiarata nulla ed irrita una capitolazione che avea
+a nome della S. S. segnata l’eminentissimo Benvenuto, si pensava ad
+innalzar patiboli e mannaie per disfarsi di coloro che avevano sturbata
+l’antica oziosità de’ preti. Se non che a tanta nequizia si oppose un
+potente, non so più se per amor di giustizia, o per quella malvagia
+ipocrisia di che ne’ primordi del suo regno abbisognava.
+
+Insomma dalla rivoluzione del 1831 il governo segnò un’epoca di
+efferata tirannide; l’arbitrio e l’insolenza e l’oppressione furono il
+carattere politico distintivo del regime pontificio; e con sì grande
+pervicacia si perseverò nelle iniquità, che un nuovo papa troverà tanto
+da migliorare, da rendere immortale il nome suo, e far contenti e
+tranquilli quei popoli che la fortuna gli darà da governare.
+
+Questo scritto io indirizzo al successore di Gregorio, non senza
+invidiargli la gloria di cui si coronerà se avrà cuore e mente di non
+ormare il suo antecessore, la fama del quale durerà obbrobriosa per
+molti secoli.
+
+Io non tratterò la materia che sto per iscrivere da profondo filosofo
+e politico. Questo esigerebbe una mente altissima ed un tempo assai
+lungo. Traccerò i principali mali del governo presente, e proporrò quei
+rimedi che una spassionata pratica di cose sa proporre.
+
+
+CAPITOLO I.
+
+E poichè mi è caduto in acconcio di nominar poco sopra il codice
+criminale, io voglio, senza pretendere di farne un’analisi filosofica,
+enumerare alcuni principali difetti, seguendo in ciò, non già la mia
+particolare opinione, chè non avrebbe valore alcuno, ma quella di
+giurisprudenti dottissimi, tanto nazionali, che stranieri. E qui,
+come che quello che io sto per dire non appartenga strettamente al
+codice stesso, bensì al regolamento di procedura criminale, è il
+luogo veramente da mostrare come una stranissima legge vieta che le
+sentenze emanate dai tribunali collegiali di prima istanza sieno sempre
+inappellabili, tranne quelle di pena capitale, che possono venir
+nuovamente discusse in un tribunale d’Appello. Notate mostruosità
+di legislazione! Un reo può richiamarsi da una sentenza pretoriale
+che gl’infligge la pena di un mese di detenzione, e deve chinar la
+testa e tacersi alla condanna di una galera perpetua. Si dirà che un
+giudice singolare potea errare, potea non applicar bene la legge, ed
+essere impossibile che un tribunale collegiale, composto di quattro
+individui, possa esser tratto in errore da danneggiar la vita del reo.
+Senza opporre a questa obbiezione validissime ragioni di diritto, che
+pur ve ne sarebbero moltissime, piacemi di addurne una sola materiale
+e semplice, alla portata anche di un volgare, e dirò che: se nelle
+cause civili di diritto e di fatto, siano pur anche di una piccolissima
+somma, un giudizio contrario, benchè unanime, può venire appellato,
+riappellato, visto, rivisto, da far dibattere anche un mezzo secolo
+avanti tutti i tribunali dello stato una causa qualunque; vi sarebbe
+maggior rettitudine e giustizia di accordare l’appellabilità nelle
+cause criminali, le di cui sentenze affliggono il morale ed il fisico
+degl’individui, che in vero è un po’ più delle sostanze e di alcuni
+diritti privati.
+
+So che gli autori di quel regolamento hanno addotte anche altre ragioni
+a sostegno di questa pratica criminale; ma per mia fè, niuna di esse
+regge al paragone del fatto che ho accennato io, in confronto del quale
+tutte le cose che essi hanno dette sono di un valore minore assai,
+e non possono aver mai trionfo su di quello. Quindi faccio fine su
+quest’articolo, che io ho trattato, come tratterò gli altri che gli
+verranno dietro, in una maniera popolare, perchè bramo essere inteso
+dai più.
+
+Esaminati in cumulo ed in particolare i titoli del codice criminale,
+sonvene alcuni che bastevolmente corrispondono agli attuali bisogni
+del popolo, e reggonsi su buoni principii di diritto. Ma non v’è capo
+dove non sia incastonata, dirò così, quasi gioiello della tirannide,
+una pena improvvida, un’ingiustizia, una legge fuori dell’attualità, e
+sproporzionata all’epoca.
+
+Tu vedi nel primo titolo al paragrafo 7.º sanzionati i tribunali
+ecclesiastici, ed il privilegio ai preti ed a taluni altri di eccepire
+al foro sacro.
+
+Tali prerogative sono state dimostrate ingiuste. I tribunali ordinari
+devono servire per tutti, ed è tempo che nuove bolle e nuove
+costituzioni apostoliche deroghino a quelle che accordano cotali
+esenzioni, poichè una sola legge, una sola norma deve regolare ogni
+ceto, ogni condizione, ogni casta di uno stato. Nulla di più assurdo e
+ridicolo di quello di accordare ai preti un grado minore di pena, come
+se nella natura del prete fosse insita di necessità e sempre qualche
+qualità sgravante il grado di un delitto. Io stimo che il prete debbasi
+nelle punizioni considerare come qualunque altro cittadino, e se vi
+dovesse esser mai una diversità di grado nella pena che gli s’infligge,
+questa dovrebbe consistere anzi in un aumento; poichè la colpa è sempre
+più orrida nell’uomo del santuario, il quale si presume debba essere
+puro, addottrinato, civile, in istato insomma da essergli facile lo
+evitare un delitto e saperne prevenire le cagioni.
+
+Nel titolo della estinzione dei delitti e delle pene si accorda qua e
+là a caso e capricciosamente la prescrizione anche a delitti atroci; ma
+al paragrafo 47.º si dichiara, che questa non ha mai luogo nei delitti
+contemplati al lib. 2.º, tit. 1.º e 2.º —
+
+Basta aver fior di senno per indovinare a che cosa si riferiscano
+cotali numeri. Gregorio XVI, non meno efferato di quell’altro Gregorio
+XII che sempre sclamava col Profeta: _maledictus homo qui prohibet
+gladium tuum a sanguine_, avrebbe più facilmente rinunziato al papato,
+che sacrificare il piacere della crudeltà contro di coloro che osarono
+o con parole o con fatti mostrarsi nemici del governo de’ preti.
+
+Senza che io parli degli altri inconvenienti compresi in tutti i titoli
+del libro 1.º, ciò che hanno fatto e possono meglio fare i criminalisti
+scrittori, passo al libro 2.º del codice che si riferisce ai delitti
+in ispecie ed alla loro punizione, e mi occuperò quasi esclusivamente
+del titolo 2.º, quello precisamente che ha dato luogo alla formazione
+di questo _modello corpo_ di leggi criminali. «L’attentato alla vita
+del sovrano, ancorchè non segua l’effetto, è punito colla morte di
+esemplarità,» così il § 83.º
+
+Io voglio esser tanto generoso con quel leggidatore da menargli buona
+la pena di morte per chi attenta alla vita del sovrano. Ma, per amor
+del cielo, che non la prodigalizzi poi tanto, perchè io non gli verrò
+già fuori colle teoriche del Beccaria, che potriano aver del rancido
+ed esser sospette, gli potrò inculcare di leggere un recente scrittore
+cattolicissimo, più cattolico per avventura dei preti stessi di Roma,
+il quale asserisce, senz’andar troppo per il sottile, «che la pena
+capitale è certo equa e legittima quando è assolutamente necessaria
+alla salute della Repubblica; ma aggiunge accordarsi oggi tutti i
+giudiziosi nel reputarla dannosa, non che superflua, rispetto ai
+delitti che si attengono alle politiche opinioni.» E se sapeste poi
+quante innumerevoli e difficili condizioni si richiedono perchè possa
+quella pena dichiararsi assolutamente necessaria, voi vi smarrireste
+nelle ricerche, e trovereste che mai, o quasi mai, si verificherebbe
+cotale necessità. Tuttavia, perchè l’attentare alla vita del sovrano
+è un fatto, più che una opinione politica, io a malincuore sì, ma
+convengo esser giusta la pena capitale, sempre però che il delitto sia
+provato più che matematicamente e giudicato da un tribunale ordinario
+per escludere quella ribaldaglia di Commissioni, di cui il nome deve
+essere sempre aborrito e spregiato da ogni buon cattolico ed onesto
+cittadino.
+
+Infatti, come soggiunge il nominato: «Tutti oggi convengono che, quando
+la pena del capo è richiesta, essa non può esser giustamente inflitta
+fuori di quegli ordini giudiziali che assicurano all’innocenza la
+maggior guarentigia possibile, e rimuovono dalla coscienza pubblica
+il gravissimo scandalo che nascerebbe quando l’effusione del sangue
+non fosse appieno giustificata nell’opinione universale. Altrimenti
+la morte data anche all’uomo più facinoroso del mondo non è un atto
+di giustizia, ma un assassinio: perchè assassino si chiama l’uccisore
+di un uomo la cui reità non è chiarita e certificata giuridicamente
+mediante il concorso di quelle moltiplici cautele, che non sono mai
+troppe quando il piato riguarda la vita e la morte dei cittadini.»
+
+«E perciò que’ tribunali straordinari subitanei, fatti o per dir
+meglio abborracciati a furore, e composti di giudici ignoranti,
+inesperti, parziali, venderecci, prezzolati, avvezzi a menar le mani,
+a far sangue, e abili a trattar la sciabola anzichè la bilancia della
+giustizia; quei processi occulti e senza regola; quei costituti subdoli
+e insufficienti; quei modi sommarii e precipitosi, che si costumano
+fra i barbari orientali, sono reputati iniqui ed infami dai popoli
+cristiani e civili.» Mi esimo di parlare più a lungo delle Commissioni
+militari o miste, dopo questo fedelissimo quadro del Gioberti,
+e perchè spero che i miei lettori conoscano anche il libriccino
+dell’italianissimo Azeglio, in cui di codeste infamissime Commissioni
+si parla come ogni galantuomo ed Italiano deve discorrerne.
+
+«E la società ha anche ragione ad esigere, prima che la legge si
+valga del funesto diritto di sangue, che si abbia l’occhio all’età,
+all’educazione, all’indole, alla professione, alla vita preterita del
+delinquente, agli aggiunti del delitto, ed a tutte le circostanze
+che possono scemare la gravezza, e render per qualche verso chi
+l’ha commesso degno di scusa e di compatimento.» Che è quanto dire
+co’ principii della vera scuola criminale, che le pene inflitte a
+quei delitti, che un governo savio non seppe prevenire, sono pene
+ingiuste, la cui infamia sta in quelli che le danno, non in coloro
+che le ricevono, e si risolvono esse stesse in altrettanti delitti di
+violazione privata e pubblica, ed ingiustizie enormissime. Ora lascio
+io giudicare ai più indifferenti: se il governo papale sa prevenire
+con un onesto regime il desiderio di ribellione ne’ suoi popoli, o se
+invece non sarebbe giustificata una rivoluzione ogni giorno.
+
+«Sono puniti con la morte di esemplarità coloro che promuovono o
+sostengono la sedizione o insurrezione, ec.» § 84.º Regolamento, ec.
+
+Vi sono nelle umane società certi momenti, certi estremi in cui un
+popolo ha tutto il diritto a ribellarsi ad un sovrano, o a cambiare
+stato, o a dimandar quei miglioramenti che sieno proporzionati al grado
+del proprio incivilimento. Io non debbo sviluppare codeste dottrine, ed
+entrare in certe disquisizioni. Trattarono questo argomento scrittori
+più che ortodossi, e quando queste teorie giovavano all’interesse della
+santa Sede, essa medesima le lodava e sanzionava. Oggi è utile alla
+teocrazia di Roma di esercitare con sicurezza la tirannide, e condanna
+nel capo gli autori diretti o indiretti di qualunque ammutinamento.
+Ma il _jus sanguinis_ nel caso nostro _non est in jure_, e la maggior
+parte delle cose dette nell’articolo superiore appoggiano anche
+troppo la mia opinione, perchè io debba ripetere quelle massime, ed
+aggiungerne altre a convalidar l’argomento.
+
+«Il condannato pei delitti contemplati nei due articoli precedenti
+perde ogni diritto alla porzione disponibile del suo patrimonio, ec.» §
+85.º
+
+Eccoci alla confisca dei beni. A quella pena che fa soffrire
+all’innocente l’ammenda del reo, e che pone nell’innocente stesso la
+disperata necessità di commetter delitti. Checchè abbiano detto alcuni
+accigliati criminalisti sulla convenienza della confisca, nè io, nè
+alcun uomo che abbia in cuore un po’ di rettitudine potrà patire che
+per la pretesa cattiveria di un padre debbano i figli trovarsi nella
+miseria, e scontare essi la pena di un delitto che non commisero e che
+non avrebbero potuto evitare.
+
+Se i legislatori presero norma dall’Esodo, dove trovano scritto che Dio
+punisce le colpe de’ padri ne’ figli, talora fino alla terza e quarta
+generazione, oh ben s’illusero essi!!
+
+Le cose di Dio sono imperscrutabili ad occhio umano; forse le parole
+del santo libro sono dirette a dipingere con enfasi orientale l’orrore
+della colpa, e quel giudice che volesse prender norma dai giudizi
+divini per giudicare gli uomini, addimostra una tracotanza che
+oltraggia la natura e la divinità. E poi, nella nuova legge di Gesù
+Cristo, quando la mercè della santa redenzione gli umani furono tolti
+dalla captività di satanno, non si umanizzò tutto quaggiù, non fu
+bandito il rigor delle pene, non s’inculcò dalla legge evangelica la
+carità, la moderazione, la mitezza de’ giudici?....
+
+E da ultimo occorre che i legislatori alla perfine si uniformino alle
+sentenze della moderna filosofia, le quali stabiliscono che le pene per
+un sol delitto, in un solo individuo, non possono, non debbono esser
+multiplici ma sempre _uniche_ e proporzionate alla qualità, al grado
+della colpa.
+
+Il § 86.º inclina ad esser più umanitario, e diminuisce di due ed anche
+di tre gradi la pena a coloro che furono sedotti a cospirare, ec.
+
+La seduzione vera importa, il più delle volte, estrema accortezza nel
+seduttore, e somma esperienza nel sedotto. Però in questo caso era più
+consentanea alla giustizia una pena correzionale ed una ammonizione ad
+esser più cauto, di quello che limitarsi alla diminuzione della pena.
+
+«Quelli che nella sedizione o spontaneamente o all’ordine del
+magistrato o all’intimazione della forza si sono ritirati, e depongono
+le armi restano esenti da pena, _ad eccezione de’ capi, o complici
+principali_.» Qui la resipiscenza viene calcolata per alcuni, rimane
+inutile per gli altri. Quando la legge è autorizzata a far calcolo
+e dare un valore al pentimento di un delitto incominciato, non deve
+aver luogo distinzione di sorta; tutti debbono esser compresi nella
+santa legge del perdono, e più quelli che, per esser capi o complici
+principali di un fatto contro il governo, dovettero naturalmente fare
+uno sforzo maggiore per persuadere a loro stessi d’intralasciare
+un’impresa che era già radicata ne’ loro cuori, e piena di speranze
+e di probabilità. Quindi si deve supporre in loro più ingenuità nel
+pentimento e più costanza nel perseverare nel bene.
+
+«I §§ 88.º e 89.º puniscono con la pena di morte l’attentato
+(quand’anche non ne segua l’effetto) alla vita de’ cardinali, o ai capi
+magistrati in odio di ufficio, ec.»
+
+Eccovi prodigalità inaudita di decapitazione, e infame abuso di forza
+e di potere governativo. Poi nei seguenti articoli non si discorre
+altro che di ammazzare, di galere perpetue, di galere a vent’anni, a
+quindici, a dieci, a cinque, a tre, e si è adoperata un’arte diabolica,
+insidiosa a cercar trame da per tutto, a sognar società in ogni
+riunione, a punire un atto, un pensiero, uno scherzo inconsiderato,
+una parola incauta, un sorriso innocente. E persone illustri, civili,
+scienziate, educate ad una vita comoda, agiata, si condannano a
+portar ferri, ai lavori pubblici, accanto al ladro, all’assassino, al
+parricida, fra uomini malvagi, rozzi, ineducati, abbietti; nel lezzo
+delle galere pontificie, umide, malsane, ove si dà un vitto insalubre,
+nauseante, scarso, che farebbe ribrezzo agli stessi animali. E queste
+sentenze si danno, invocato prima il santissimo nome di Dio, a nome di
+Sua Santità, successore di san Pietro, vicario di Gesù Cristo in terra,
+che dovrebbe figurare nel mondo come simbolo di pace, di carità, di
+umiltà.
+
+Io ho raccattato su in un periodo tutto l’infame titolo dei delitti
+di lesa-maestà, perchè mi mancò il cuore, e fui nauseato dal farne
+un’accurata analisi, che avrebbe condotto ad una noiosa lungaggine ed
+indispettito troppo il lettore. Ognuno può di per sè stesso gittare
+un’occhiata su quel codice _Modello_, promesso con tanta pomposità di
+parole, e la morte mi colga in mal punto, se la lettura di esso non
+produce in un cuore un poco delicato quel fremito e quella indignazione
+che ognuno suol provare alla vista di una forza prepotente, che altro
+diritto non ha per nuocervi, all’infuori della forza materiale che
+prepondera.
+
+Dal titolo 3.º al titolo 9.º inclusive sono raffazzonate molte leggi
+fra buone, cattive e pessime, che abbisognano di una radicale riforma.
+Starà al nuovo papa il commetterne lo studio a persone probe ed
+intelligenti, che non mancano sicuramente nello stato pontificio.
+Nè bisogna col consueto egoismo ritenere che il privilegio della
+scienza sia rinchiuso nella sola città di Roma. Certo nella capitale
+non mancano persone oneste e dotte, il cui consiglio può riputarsi
+gravissimo in materie sì fatte. Ma nelle provincie sonvi sapienti
+modesti, che intendono molto bene le cose pel verso loro, ed è
+ormai tempo che quando si tratta di ben pubblico vengano chiamati i
+consiglieri più idonei, senza tanto riguardo ai pretesi privilegi de’
+giuristi della regina Roma. Ma tornerò su questo argomento a suo luogo,
+e farò vedere in un apposito titolo dove arrivi la sfrontata tracotanza
+del governo nel conferimento degli impieghi. Ora mi preme di dare
+un’occhiata al titolo 10.º del codice _Modello_ sui delitti contro i
+buoni costumi e contro l’onestà.
+
+L’indecente abuso di lasciar libera alle donne la scelta del tribunale
+ove discutere una causa di stupro ed ingravidamento ha portato che
+bagasce d’ogni genere (approfittando dell’ignoranza de’ preti e della
+loro condiscendenza nel favorire il puttanesimo), appena si avvedono di
+portare in seno un illegittimo frutto de’ loro diversi amori, corrono
+avanti ai tribunali ecclesiastici ad incolpare di uno stupro il più
+delle volte violento, quello fra’ tanti che torni meglio al conto de’
+loro cattivi desiderii, di un buon dotamento cioè, o di un probabile
+matrimonio. Basta che una svergognata sgualdrinella, accusando
+qualunque per autore del di lei spulcellamento, possa giungere a
+provare che quel male avventurato praticasse nella di lei casa, ed
+amoreggiasse con seco, perchè i tribunali ecclesiastici, senz’altro
+cercare, lo condannino a tre anni di opera pubblica, o a dotare, o
+sposare la zambracca svergognata.
+
+Qui, come avverte saviamente Filangeri, un delitto commesso in due
+viene punito nel maschio, premiato nella femmina. Quanto è necessaria
+però una radicale riforma su questa legge proteggitrice della
+bricconeria di cotali bertucce!
+
+I tribunali ecclesiastici se devono bandirsi, come dicemmo in
+principio, per ogni sorta di quistioni civili e criminali, molto più
+sono da abolirsi in questo caso, in cui la cognizione scandalosa di
+certe disoneste materie appena è tollerabile dai laici, i quali pure
+dovrebbero trattarle con la maggior verecondia. Quindi i §§ 168.º,
+169.º del codice _Modello_ devono cancellarsi, sostituendone uno
+più mite assai per punire coloro che saranno senza dubbio chiariti
+stupratori violenti, e quando la semplicità e specchiata condotta
+della stuprata sarà apertamente manifesta, non già dai documenti
+parrocchiali, soliti ad essere menzogneri in ciò, ma da ripetute
+ed esatte informazioni e deposizioni, dalle quali risultino la
+irreprensibile condotta, la seduzione e la violenza. Senza questa
+riforma i piati di tal genere saranno frequentissimi innanzi ai
+tribunali, e diventerebbe troppo svergognata la protezione che la legge
+accorderebbe a coloro che, giusta il dir del Piazzoni, _multoties sibi
+dotem lucrantur et repetito mercatu porcum suum vendunt_. Conchiudo che
+lo stupro debbasi punire quando vi è aggiunta una provata violenza,
+e che negli altri casi non ha luogo alcuna inflizione di pene, e
+solamente una correzionale per guarentigia del buon costume, comune
+però ad ambedue i complici maschio e femmina insieme.
+
+Gli altri paragrafi componenti il titolo di cui ci occupiamo,
+sono tutti o quasi tutti meritevoli di riforme, o modificazioni
+proporzionate allo stato attuale de’ costumi e delle presenti
+cognizioni.
+
+«Se i vindici della giustizia, allorchè hanno a trattare di un
+infanticidio, quella scrupolosa diligenza che adoprano nello
+scrutinare le prove del fatto, l’adoprassero insieme nell’indagare e
+comprendere tutte le cause morali che possono avere influito sull’animo
+dell’imputata, prima o nell’atto ch’essa divenne colpevole, e queste
+ponessero in giusta bilancia cogli effetti, io son certo che un buon
+terzo fra le infanticide diventerebbero presso loro più oggetti di
+commiserazione che di pena; un’altra terza parte potrebbe essere con
+più rettitudine inviata ad un ospizio di dementi, che sul patibolo;
+nell’ultime finalmente assai poche troverebbero che fossero state
+guidate al delitto per assoluta immanità. Imperocchè non le più cupe
+immagini di Dante, non i più tetri pensieri di un Byron basterebbero
+a dipingere l’orribile strazio d’una infelice giovanetta che, resa
+vittima d’un fuggevole delitto, sia in sul punto di doverne emettere
+dalle viscere proprie l’illegittimo frutto, di trovare il mezzo di
+nasconderlo per sempre alla vista degli uomini. Spaventose idee a
+infamia perpetua, di miseria, di carcere, di carnefice, di morte; una
+religione che la condanna come colpevole ad eterno supplizio, uno
+stato che minaccia ad ogni istante con dolori atrocissimi la vita, una
+folla di teneri sentimenti materni, che quanto più dolci al cuore,
+altrettanto avversi ed abborriti insorgono alla ragione, che li teme
+e con violenza li soffoca, una solitudine orribile, una privazione
+assoluta di soccorsi, uno sfinimento mortale di forze: questi sono
+i primi e veri testimoni del delitto, che i giudici dovrebbero
+consultare, e riflettere poscia per sè medesimi se così strane e
+diverse torture di corpo e di mente siano piucchè bastevoli a togliere
+ogni discernimento e giudizio, e qual valore dinanzi alla legge debba
+darsi ad una colpa che il più delle volte è commessa nello smarrimento
+dei sensi e dell’intelletto.»
+
+Io non ho potuto resistere al desiderio di trascrivere letteralmente
+questo commovente quadro del professore Pucinotti, il quale senza altri
+argomenti mi deve bastare per dichiarare soverchiamente rigorosa la
+pena che al capo 276.º § 7.º, la legge infligge a quelle madri che,
+spinte da una terribile riunione di circostanze, si determinarono
+a commettere un atroce delitto qual è l’infanticidio. Il cielo non
+voglia che alcuno avesse a credere che io volessi scusare un eccesso
+così mostruoso nell’umana società. Ma siccome è certo che le spinte
+a cotal delinquenza furono e debbono essere sempre formidabili,
+la legge dovrebbe esser più umana nella maggior parte de’ casi, e
+solo conservarsi severissima in quelle circostanze in cui potesse
+manifestissimamente provarsi, che non ebbe luogo il concorso di tante
+imperiose impulsioni morali, che non fu insomma irresistibile la
+tendenza a delinquere. Vero è che la legge in parte considerò le cose
+anzidette, e volle che non vi andasse la pena del capo per quella madre
+che commise l’infanticidio onde occultare per sentimento di onore un
+parto illegittimo: ma la reclusione perpetua è, a parer mio, troppo
+soverchia, e a sentimento di dottissimi filosofi dovrebbe essere un
+poco diminuita.
+
+Non so poi perchè nel titolo 21.º, al capo 308.º, la legge ordini
+che nell’esposizione di un infante, la pena si aumenti di due gradi,
+quando l’esposizione fosse fatta dai genitori. Ciò starà bene allorchè
+l’esposizione fu fatta da genitori legittimi, per certe ragioni, che,
+qualunque esse siano, non sono mai attenuanti il delitto. Ma se intende
+parlare di esposizione di figliuoli illegittimi, questo, io penso, è
+stimolo a far commettere più facilmente l’infanticidio, il qual delitto
+essendo di facile occultazione e di prove difficili, una madre sarà
+meglio tentata ad uccidere il figlio sulla speranza di totale impunità,
+di quello che ad esporlo col timore di una pena lunghissima. Ed oltre
+a ciò sono di opinione che la madre che espone il figlio lo faccia
+colla speranza che le venga rinvenuto e raccolto ed assicurato; con
+che avendo essa voluto evitare un delitto maggiore, merita in vece una
+pena minore, non già che venga aggravata di due gradi, siccome poco
+filosoficamente si è fatto nel codice _Modello_.
+
+Nel titolo 23.º, dove si parla delle ferite, è a considerare che il
+codice adotti una riforma basata sui principii esposti dal professore
+Pucinotti, che è stato il primo a render filosofico un trattato il
+quale fino ai nostri giorni fu troppo grettamente considerato. I
+governi sani non debbono esser ritrosi ad accettare i miglioramenti che
+presentano progressivamente le scienze; ma il nostro, non v’è chi possa
+negarlo, è sempre l’ultimo a risentire l’influenza del progresso, ed
+il più delle volte s’induce al meglio non tanto per il desiderio del
+buono, quanto perchè ve lo costringe la necessità.
+
+In questo medesimo titolo, al capo 217.º, vuol punire le ferite
+tendenti a suicidio colla detenzione sotto sorveglianza da uno a tre
+anni. Dio perdoni questo goffo svarione legale a quell’inesperto che
+lo consigliò. Egli non previde che tanta punizione esacerberà sempre
+più l’anima di quello sciaurato che tende ad uccidersi; che se anche
+non riuscirà a eludere la sorveglianza per effettuare ciò che va
+meditando, darà piena esecuzione al proprio proponimento appena avrà
+subìta la ingiusta pena. Gl’individui che tentano di uccidersi, tutti
+i criminalisti ne convengono, meritano, più che pene, compassione.
+Occorre apprestar loro medicine morali, che tranquillizzino il loro
+spirito turbato, e farli sorvegliare; e qualora in qualche caso dovesse
+aver luogo una punizione, questa deve limitarsi a misure correzionali
+di polizia, e nulla più.
+
+Mi credo autorizzato a risparmiarmi qualunque osservazione sul titolo
+25.º dei furti, perchè tutti gl’intelligenti convengono nella necessità
+di costruirne un nuovo, atto a punir con più giusta proporzione un
+genere di delitti tanto nocivi all’umana società. Si è accordato
+soverchio favore a’ ladri, e si è detto loro apertamente che quando
+abbiano a rubar mille scudi, meglio è che ne rubino diecimila,
+ventimila, poichè la pena o è quella medesima, o vi è tanta poca
+differenza da compensar molto bene un furto grandioso, tale che possa
+costituirsi in ricchezza, allorchè saranno dopo dieci o quindici
+anni usciti dai luoghi di condanna. Nei furti qualificati poi la
+condiscendenza che accorda la legge è anche più indulgente, poichè la
+pena massima di quindici o venti anni inflitta a chi ruba cinquecento,
+non viene aumentata quand’anche il ladro rubasse scudi diecimila.
+
+Pongasi il caso di un domestico che goda la piena confidenza di
+ricchissimo padrone: lo deruba di un’enorme somma. Viene condannato a
+quindici o venti anni. Egli sarà entrato giovanissimo nella galera,
+ne verrà fuori fatto adulto, e potrà godersi le ricchezze derubate o
+in luogo straniero, o adoperando nel luogo stesso del delitto poche
+cautele che bastino a farlo comparir tale da non essere in caso o di
+restituire o di rifare il danno. Condannino pure di trivialità queste
+osservazioni, ma io avrò sempre parlato di fatti probabilissimi,
+suscettibili ad essere intesi ed apprezzati da tutti.
+
+Queste poche cose ho io creduto di dire intorno al codice criminale
+vigente nello stato pontificio. Dissi da principio che avrei fatto
+osservare solamente i mali maggiori che in esso si contengono, e ben
+mi sono io strettamente attenuto alle promesse. Chi avesse e volontà e
+mente di fare opera pietosa ai sudditi pontificii, dovrebbe con ogni
+impegno studiarne parte a parte ogni articolo, ed accennare quelle
+riforme e modificazioni che una sana teorica di diritto criminale sa
+proporre. Il successore di Gregorio XVI, chiunque egli sarà per essere,
+non vorrà certo isfuggire a que’ miglioramenti che menti illuminate
+e scevre da pregiudizii gli proporranno. Se egli sarà geloso della
+propria gloria, e se considererà che una incancellabile infamia cadde
+sulla memoria dell’antecessore, vedrà che sarà più vantaggioso per sè,
+essere amato piuttosto che odiato dal proprio popolo.
+
+
+CAPITOLO II.
+
+Ora io dovrei, e lungamente, parlare di quella imbrogliatissima
+collezione di norme e regole nei giudizii criminali che viene
+intitolata con le pompose parole di _Regolamento organico, e di
+procedura criminale_. Ma se io ciò facessi m’intricherei in un
+laberinto da cui non potrei riuscire. Ivi sono raccolte disposizioni
+contraddittorie, ordinanze incertissime, principii immorali, tranelli
+alla innocenza ed ogni sorta di nequizie, errori di diritto, di equità,
+di giustizia. Vi sarebbero, è vero, qua e là sparsi buoni ornamenti, vi
+figurano monitorii a non abusare, ad attenersi a certe norme, che in
+effetto sarebbero secondo le leggi del giusto; ma non vi sono minacce,
+non pene pei trasgressori, tanto che nella più parte de’ casi gli
+officiali ed i magistrati ed i ministri possono fare come fanno a posta
+loro, a capriccio, senza che per questo vengano o interdetti o puniti.
+Non posso però esimermi dall’accennare i precipui inconvenienti che con
+la semplice lettura di quel libro si fanno manifesti agli occhi anche
+di un volgare. Tali sono, a modo di esempio:
+
+Il divieto della pubblicità dei giudizii, che è contro la sicurezza de’
+prevenuti.
+
+La validità delle deposizioni anche dei parenti in primo grado ne’
+delitti di lesa maestà: infame abuso de’ soli governi tirannici e
+contrari alle leggi del Vangelo.
+
+Il riunire nei giudici singolari il carico di costruire il processo
+nelle cause di loro competenza, ed il diritto di emanar sentenze nelle
+cause stesse. Essi diventano giudici e parte, ed il giudicio pel reo
+sarà sempre contrario, perchè nessun governatore, o assessore, o
+giusdicente vorrà condannar mai una propria produzione con un giudizio
+contrario allo scopo che si prefisse mentre costruiva il processo
+stesso.
+
+L’inutilità dell’appello in certe cause minori di minima pena. Prefigge
+la legge un termine di dieci giorni per la revisione di una causa
+pretoriale. Se al prevenuto fu inflitta la pena di quindici giorni, tra
+per il tempo che accorda la legge al tribunal superiore per riveder la
+causa, e per i giorni che si consumano negl’intìmi, nelle dichiaratorie
+ed altre formalità, la pena è scontata per intero: per cui si rende
+inutile qualunque diritto di appellabilità. E se il giudizio fu
+ingiusto, un innocente avrà dovuto subire una pena per l’imprevidenza
+della legge.
+
+Il non essere obbligatorio ai giudici di conformarsi al parere giurato
+dei periti, quando questo ha luogo nelle cause maggiori, o minori. Qui
+il pontefice legislatore sembra che voglia far partecipi i giudici
+della infallibilità che a lui solo accorda Gesù Cristo, o almeno li
+crede enciclopedici. A che serve, dirò io, il voto delle persone
+dell’arte, se, dopo che è stato invocato per un giudizio, i giudici non
+vi si debbano attenere?
+
+L’esser sufficiente ai giudici il convincimento morale per sentenziare
+della vita, o della libertà de’ rei. Questo paragrafo è stato sempre
+cagione di risa ai sapienti.
+
+L’accordare l’impunità pei soli delitti di lesa maestà. Infame abuso
+anche questo, proprio dei soli governi tirannici.
+
+E non finirei mai se volessi seguitare ad enumerare i mali maggiori
+di codesto regolamento; ond’è che io faccio fine, inculcando
+fervorosamente anche adesso al dotti italiani di pubblicare quelle
+norme utili e saggie che mirano al migliore andamento della procedura
+criminale.
+
+
+CAPITOLO III.
+
+L’ordine delle materie mi condurrebbe adesso a dover dire qualche
+cosa sul codice civile dei sudditi pontificii. Ma per grazia della
+santa Sede apostolica noi manchiamo di un codice parziale. Il lettore
+non mi faccia il broncio, perchè la bisogna va proprio così, ed io
+non ispaccio menzogne. Per noi sta ancora il vecchio corpo delle
+leggi giustinianee, vestito qualche volta alla bergamasca con bolle e
+costituzioni apostoliche, talchè è un ridere proprio da matti vedere
+il digesto sì fattamente imbavagliato. V’è però un regolamento di
+procedura, dove hanno cacciato qualche cosa di positivo sui testamenti,
+un saggio brevissimo, dirò così, di legislazione. Le incoerenze che
+sono dentro questo regolamento, le formalità inutili, le lungaggini
+dannose, le oscurità di certe disposizioni, le massime erronee, le
+esorbitanti tasse e governative e curialesche, formano un tutto così
+variato che miglior musaico credo non sia mai stato lavorato dai nostri
+buoni antichi. Da tutto ciò emerge che i giudizii sono eterni, mille
+possono essere gli appelli secondo la maggiore o minor scaltrezza dei
+curiali, le spese infinite, e quando la causa è terminata il vincitore
+non ha guadagnato niente, il perdente rimane senza nulla, ed il
+patrimonio combattuto parte se lo piglia il Governo, parte i causidici.
+Perciò si dà luogo a contratti nascosti, fittizii, immorali, cagione
+essi stessi di nuove liti e di miserie.
+
+Io questa volta non mi rivolgerò agli scienziati italiani, perchè
+propongano essi un codice al governo pontificio. Sentii sempre lodare
+da tutti il corpo di leggi fatto riunire da Napoleone sotto il suo
+assoluto impero. Tranne alcune cose, che forse non converrebbe
+accettare al governo nostro, io stimo che quel codice sia utilissimo
+e adattato per noi. Il nuovo papa potrebbe ingiungere ad alcuni dotti
+di esaminarlo, ed apporvi quelle poche riforme che sono necessarie, e
+quindi adottarlo. Il bene, da qualunque parte ne venga, non iscapita
+mai della sua natura. E poi quel codice non è già opera di Napoleone.
+I primi dotti d’Europa ne furono i compilatori: egli non ebbe altro
+merito che di saperli cercare e scegliere.
+
+
+CAPITOLO IV.
+
+BOLLO E REGISTRO.
+
+La primaria istituzione del bollo e registro ebbe per iscopo la
+sicurezza e la data certa de’ contratti. Ma il governo pontificio ne ha
+fatto un ramo disonestissimo di finanza. Non vi è regola certa e norma
+alcuna sulle imposizioni delle tasse, e dipende dal capriccio e dalla
+ignoranza dei popoli il tassare un atto più o meno, secondo che è a
+grado loro, talmente che si vede talora in un officio tassar dieci per
+una registrazione, mentre per l’atto medesimo vi domandano venti in un
+altro luogo.
+
+Le tasse sono sempre enormissime e sproporzionate, talchè è un lamento
+universale de’ popoli contro questo balzello del registro, il quale
+porta per necessaria conseguenza che i contratti sieno pochi, o mal
+fatti, e nascostamente fatti a danno della buona fede e della morale
+pubblica. Vi è obbligo a registrare certi atti che non abbisognerebbero
+di tale formalità, ed il governo fa una speculazione sui giuochi
+pubblici, sulle morti, sugli spettacoli, e poco manca che non faccia
+registrare e bollare l’atto di nascita di ogni individuo, la pompa
+solenne del santo battesimo. Conchiudo che la gravezza di queste tasse
+è un latrocinio, la pretensione del governo far bollare e registrare
+certi atti è una ingiustizia. Ond’è che su questo ramo ci vuole
+una radicale riforma, diretta a mantenere lo scopo vero di questa
+istituzione, senza soverchio peso del popolo.
+
+
+CAPITOLO V.
+
+GIUOCHI PUBBLICI.
+
+Il giuoco del lotto è una imposizione volontaria, ma mostruosa
+invenzione dei governi poco civili, che favorisce ogni sorta
+d’immoralità e di superstizione. È estremamente dannoso alle famiglie,
+specialmente povere, poichè colla seducente promessa di far diventar
+ricche con pochissimo le persone che giuocano, questi dissipano quel
+poco di denaro che traggono dal proprio mestiere, e soffrono e fanno
+soffrire i disagi della fame, del freddo, della nudità alla innocente
+prole di cui sono padri. Il vivente Giovenale toscano, filosofissimo
+poeta, ha scritta una frizzantissima poesia su questo tema, da
+disgradare qualunque prolisso trattato morale che si potesse stampare
+su questo proposito. Io, che non pretendo affatto di essere autore
+di cose nuove e rare, la riporto per intero, a comodo di quei pochi
+che non la conoscessero, e mi risparmio così altre parole su questo
+capitolo. Eccola:
+
+ Don Luca, uom rotto,
+ Ma onesto pievano,
+ Ha un odio col lotto,
+ Non troppo cristiano,
+ E cose da cani
+ Dicendo a chi giuoca,
+ Trastulla coll’oca
+ I suoi popolani.
+
+ Don Luca, davvero,
+ È un buon galantuomo,
+ Migliore del clero
+ Che bazzica in duomo;
+ Ma è troppo esaltato,
+ E crede che tocchi
+ Al prete aprir gli occhi
+ Al volgo gabbato.
+
+ In oggi educare
+ O almeno far vista
+ È moda: il collare
+ Diventa utopista;
+ E ognuno si scapa
+ A far de’ lunari.
+ Guastando gli affari
+ Del trono e del papa.
+
+ Il giuoco in complesso
+ È un vizio bestiale,
+ Ma il lotto in sè stesso
+ Ha un che di morale;
+ Ci avvezza indovini
+ E d’ottimo cuore,
+ E a fare il signore
+ Con pochi quattrini.
+
+ Moltiplica i lumi,
+ Diverte la fame,
+ Pulisce i costumi
+ Del basso bestiame:
+ E in fatto lo stato,
+ Non troppo corrivo,
+ Se fosse nocivo
+ L’avrebbe vietato.
+
+ Lasciate, balordi,
+ Che il lotto si spanda,
+ Che Roma gli accordi
+ La sua propaganda.
+ Si gridi per via
+ — Fedeli, un bel terno!! —
+ Si aiuti il governo
+ Nell’opera pia.
+
+ Di Grecia, di Roma
+ I regi sapienti
+ Usavan la soma
+ Secondo le genti,
+ E a norma del vizio
+ Il morso e lo sprone.
+ Che brave persone!
+ Che re di giudizio!
+
+ Con aspri precetti
+ Licurgo severo
+ Corresse i difetti
+ Del Greco leggero;
+ E Numa con arte
+ Di santa impostura,
+ La buccia un po’ dura
+ Del popol di Marte.
+
+ Nel cuor di coniglio
+ Di tisici servi
+ È savio consiglio
+ Deprimere i nervi,
+ All’uomo corrotto
+ Che nulla più crede
+ È manna la fede
+ Del giuoco del lotto.
+
+ Tal fede impugnare
+ Non è galateo;
+ Ci lasci giuocare,
+ Signor Galileo!
+ Studiar l’infinito?
+ Che gusto imbecille!
+ Se fo le Sibille
+ Non sono inquisito.
+
+ Sì. Un giuoco sì bello
+ Compensa il Vangelo,
+ E mette in duello
+ L’inferno col cielo:
+ E un’anima pia,
+ Se il diavolo è astratto,
+ Implora l’estratto
+ Coll’Ave Maria.
+
+ Per dote sperata
+ Da pigra quintina
+ La serva piccata
+ Fa vento in cucina;
+ Degli ambi sognati
+ L’idea saporita
+ Sostenta la vita
+ Di cento affamati.
+
+ Presente alla gogna,
+ Dicevo con pena:
+ Per questa vergogna
+ Il popol si frena.
+ Nel braccio mi dà
+ La donna vicina,
+ E dice: «Berlina
+ Che numero fa?»
+
+ Se passa la bara
+ Del morto, ogni cosa
+ Domandano a gara. —
+ Che gente pietosa!
+ Eh! un popol di scettici
+ Non piange disgrazie,
+ Ma giuoca le crazie
+ Sui colpi apopletici.
+
+ Evviva la legge
+ Che il lotto mantiene!
+ Il capo del gregge
+ Ci vuole un gran bene:
+ I mali, i bisogni
+ Degli asini vede,
+ E al fieno provvede
+ Col libro dei sogni.
+
+ Che il sogno è un mistero
+ Ne abbiamo le prove,
+ Ma, a detta d’Omero,
+ Deriva da Giove?
+ E Giove è il guardiano,
+ E i vivi ed i morti
+ Per cento rapporti
+ Si tengon per mano.
+
+ Chi trovasi al verde
+ Lo ascriva a suo danno:
+ Lo stato ci perde,
+ E tutti lo sanno!
+ Lo stesso don Luca
+ In fondo è convinto
+ Che a volte ci ha vinto
+ Persino il Granduca.
+
+ Contento del mio,
+ Nè punto nè poco,
+ Per grazia di Dio,
+ Mi curo del giuoco:
+ Ma certo se un giorno
+ Mi cresce la spesa,
+ Galoppo all’impresa,
+ E strappo uno storno.
+
+La concessione generosissima del governo per le Tombole è arrivata
+tant’alto, che i villaggi regolati da un povero sindaco hanno anch’essi
+la loro Tombola di cinquanta o cento napoleoni. Poco importa se
+i concorrenti giuocatori lascino perir di fame la sera la povera
+famigliuola, o vadano alla strada il dì innanzi per tentar la fortuna;
+basta che il governo bazzichi il terzo o il quarto di tutto quello che
+si è introitato; per il rimanente caschi il mondo che non vi è nulla a
+ridire. Le riffe private e pubbliche sono così frequenti e numerose,
+che è proprio una vergogna tollerarle ulteriormente. Il governo ha
+fatto sembiante di proibirne la esecuzione. Ma sapete perchè? per
+la viltà di rubare anche in quelle un quinto almeno di diritto di
+registro, la cui tassa sana l’immoralità di codesto abuso.
+
+Checchè si voglia dire in contrario, la Francia, con tutto che venga
+tiranneggiata dall’attuale re costituzionale, è la prima nazione civile
+di Europa. E la Francia ha già da qualche tempo abolito il giuoco del
+lotto. Ogni nazione deve imitare ciò che vi è di buono nelle altre.
+E così si fanno progressi; diversamente, in luogo di andare avanti
+presto, faremo il passo della testuggine, o meglio quello retrogrado
+del gambero.
+
+
+CAPITOLO VI.
+
+DELLE DOGANE.
+
+Le dogane sono istituite in tutti i governi. Lo Stato deve aver le sue
+rendite, colle quali poter soddisfare ai gravi impegni ed obblighi cui
+soggiace. È un lamentarsi ingiustamente per questo genere di pagamenti,
+ai quali fa duopo che i sudditi si sottopongano volonterosamente.
+
+Ma per render meno onerosa questa imposizione, occorre che il governo
+adotti un sistema di umanità il più possibilmente generoso. Le
+vessazioni che continuamente vengono fatte e dai ministri doganali
+e dalle guardie di finanza, rendono troppo odioso ai popoli questo
+ramo, ed il rancore degl’individui si scarica sempre a danno del
+Governo. Le tasse debbono esser più proporzionali, la piccolissima
+industria nazionale più favorita, il sistema di proibizione abolito,
+annullato il monopolio dei pochi, che è sempre a danno di molti. È
+necessaria la istituzione di un regolamento doganale, che il pubblico
+deve conoscere per norma propria. Gli editti, le circolari, che
+servono attualmente di codice agli uffiziali delle dogane, sono una
+raccolta di massime contradittorie, incerte, ingiuste, sempre oscure
+e misteriose. Frequentemente avviene che la tesoreria o modifichi o
+deroghi certe leggi che sono a notizia di molti, e non accade mai,
+o quasi mai, che e la modificazione e la deroga si facciano note al
+pubblico; ond’è che un buon numero di persone viene preso a questa
+insidia che il Governo tende, e quindi si estorcono multe sanguinose,
+si fabbricano processi e criminali e civili, e si tradisce la buona
+fede dell’onesto commerciante e del buon cittadino. Il modo di
+procedere verso i contravventori alla legge ed i contrabbandieri è
+tirannico, vessatorio, degno della sacra Inquisizione. Se qualcuno che
+si trova ingiustamente gravato osasse muover lite contro la Camera, il
+giudizio è sempre contrario se (come il più delle volte accade) emana
+dal tribunale della Camera stessa. Ove poi per mirabile o fortuito
+caso il giudizio fosse favorevole, le immense spese a cui l’attore
+soggiacque non gli sono rifatte mai, perchè è massima che il Governo,
+sebbene abbia il torto, non debbe compensare i danni di quello che
+dovette spendere molta somma a farsi render ragione. Solito abuso
+di potere ed infame amministrazione di giustizia. Viene confuso il
+contrabbandiere di professione, che ruba moltissimo all’erario, col
+privato cittadino che froda una piccola tassa sopra un genere di valor
+minimo che serve ad uso proprio. Nè mi si opponga che esiste pure
+una circolare recente di un tesoriere espulso, colla quale si faceva
+intendere ai ministri e alle guardie doganali che non si avessero ad
+irritare i privati con vessazioni per frodi di piccol valore; perchè
+io vi so dire che tanto i ministri, come le guardie sono veramente una
+masnada di ribaldi, che minacciano, battono, uccidono per bagattelle
+da nulla, per certe bazzecole il cui dazio frodato non reca il minimo
+danno all’erario. Anzi cotestoro pigliano di mira più particolarmente
+i piccoli contrabbandi, perchè quasi sempre complici delle grandi
+contravvenzioni; con questo fanno un lucro grandissimo, con gli altri
+non percepirebbero nulla. È proprio doloroso il trovarsi, come è
+accaduto a me, ne’ confini specialmente di Toscana e di Napoli, a
+vedere un’orda di sfrenati soldati italiani, correr dietro a certi
+sciaurati contrabbandieri, italiani anch’essi, batterli specialmente,
+ed anche ucciderli per toglier loro un fardelletto, che poi si trovava
+contenere una dozzina di scodelle di terra, o una mezza libbra di
+generi coloniali, o qualche otre contenente poche libbre di olio
+fetidissimo.
+
+Io fremo d’indignazione quando sopra gli uffici doganali miro le
+insegne di santa Chiesa, e penso che da quei luoghi escono ordini
+disumani, ministri avari, ladri, uccisori de’ propri fratelli, persone
+che mancano di pietà, di religione, di modestia, di civiltà. Io sempre
+ricordo a quella vista i sublimi concetti di quel nostro Allighieri, il
+quale parlando appunto di queste sante insegne, di cui il governo de’
+preti sì abusa, esclama, pieno di fuoco, in bocca di san Pietro:
+
+ Non fu nostra intenzion c’a destra mano
+ De’ nostri successor parte sedesse,
+ Parte dall’altra, del popol cristiano:
+ Nè che le chiavi che mi fur concesse
+ Divenisser segnacolo in vessillo,
+ Che contro i battezzati combattesse.
+ Nè ch’io fossi in figura di sigillo
+ A privilegi venduti e mendaci,
+ Ond’io soventi arrosso e disfavillo.
+
+Accade frequentissimamente che misere famigliuole di campagna, prive
+di un obolo, arrischino di raccogliere qualche libbra di acqua salata
+nelle tante sorgenti che sono sparse in certi luoghi delle province,
+e se ne servano per farne un amarissimo e disgustoso cibo, facendovi
+cuocere o pochi vegetabili, o un poco di farina gialla. Non è a dire a
+quanti barbari trattamenti vengono sottoposti questi disgraziati. Poca
+cosa sarebbero le battiture, le ferite che riportano dagli scherani del
+papa, o da quelli del duca appaltatore. Quegli infelici vengono molte
+volte uccisi sul luogo del contrabbando, ed i rei non solo non vengono
+puniti, ma talora furono decorati con croci, o nastri da cavalieri, e
+regalati con danaro.
+
+Io non dico menzogne; i fatti che racconto sono autentici, noti a
+tutti, vanno per le bocche di tutti, e tolgono ogni volta al Governo
+mille buoni partigiani, che in avanti avrebbero data la vita a sostegno
+della santa Sede.
+
+E, per far ritorno alle dogane pontificie, conchiudo che istituiti,
+ordinamenti giusti e chiari, abolito il sistema proibitivo, diminuite
+certe tasse di generi che a noi mancano, aumentatene alcune altre
+per cose di minor conto e di lusso, emanate leggi severe contro i
+ministri vessatori e violenti, regolata la procedura civile e criminale
+che ha luogo a carico de’ contravventori, può questo ramo rifiorire
+onorevolmente, ed esser meno gravoso, ed anche accetto ai sudditi
+pontificii. Sono qua e là per lo stato impiegati pieni di capacità,
+atti a proporre riforme; e deve il sovrano eccitarli a presentare
+analoghi regolamenti, da farsi poi ad altri considerare prima che
+vengano adottati. —
+
+
+CAPITOLO VII.
+
+Questo capo io avevo riservato per parlare degli uffici del censo,
+catasti, ipoteche, archivi.
+
+Simili instituzioni essendo basate sopra savi principii che il Governo
+nostro ha già da qualche tempo adottati, io mi esimo dal farne parola.
+Pochi miglioramenti saranno necessari nella parte pratica, per dire che
+in questo ramo vi è perfezione. Il Governo non deve però tralasciarli,
+e dimandi ed accetti ed adotti quelle riforme che saranno necessarie.
+Anche in codesti uffici abbiamo impiegati abilissimi, ottimi, per dare
+utili e saggi consigli.
+
+
+CAPITOLO VIII.
+
+POLIZIA.
+
+Non è da far maraviglia se, avendo noi veduto la mostruosità d’un
+codice criminale, la mancanza di un codice civile, la insussistenza
+di regolamenti doganali, ora diciamo che la Polizia non abbia neppur
+essa un codice che serva di direzione agli ufficiali reggitori, e sia
+di guarentigia alla sicurezza privata e pubblica de’ cittadini. Qui
+è dove l’arbitrio e l’insolenza e l’oppressione del Governo spiccano
+mirabilmente. La Polizia è il nucleo della tirannide pontificia. In
+ogni capoluogo di provincia, in ogni città, in ogni terra, in ogni
+villaggio sono impiegati politici, nelle persone de’ legati co’ loro
+direttori, in quelle dei delegati co’ loro segretari, ne’ governatori,
+nei priori comunali, ne’ sindaci.
+
+La forza di Polizia, ne’ luoghi ove esiste, dipende immediatamente
+da costoro, colla differenza che ognuno de’ capi è in relazione
+diretta coll’immediato superiore. Più è sublime il grado di quello
+che rappresenta nei luoghi la persona del sovrano, più è grande la
+indipendenza di lui, maggiori gli arbitrii, più ristretta la libertà
+individuale, meno garantita la sicurezza personale.
+
+Un capo di Polizia, appunto perchè non vi è un codice, può far tutto.
+Egli s’immischia in affari civili, criminali, religiosi, economici,
+politici, privati, pubblici.
+
+Qualunque misura può adottare in via politica, qualunque violenza può
+commettere, senza che niuno possa richiamarlo, rimproverarlo, perchè è
+sempre in grado di poter in apparenza giustificare un’imprudenza, una
+imprevidenza, un arbitrio, una soperchieria.
+
+Un dicastero di Polizia è più infame del tribunale del santo Officio.
+Sia pure assurdo, contrario alla giustizia, immane il procedere di
+quest’ultimo, sarà sempre vero che egli ha un sistema, una norma nel
+procedere, una regola da seguire. La Polizia carcera un individuo, lo
+bandisce da un paese, lo sorveglia, gli nega un foglio di passo, lo
+ristringe dentro un territorio, lo diffida da esercitar diritti civili;
+gli nega di portar armi lecite, si oppone alla di lui istruzione, lo
+priva d’impieghi onorevoli, di cariche conferitegli da un Consiglio,
+lo costringe a non uscir di dotte, a non farsi attore in teatro, lo
+annienta, lo distrugge.
+
+La Polizia v’intercetta lettere agli uffici postali, le legge, le
+ritiene, o ha la sfrontatezza di consegnarle dissigillate.
+
+A qualunque ora può entrarvi in casa, cercarvi nella persona, nelle
+cose, s’impossessa di oggetti, di scritti, di libri, di armi, di denaro.
+
+La Polizia a capriccio fa chiudere officine, caffè, bagordi, ridotti,
+impedisce giuochi leciti ed illeciti; si oppone quando lo voglia ad
+ogni onesto ricreamento de cittadini, vietando musiche, cantori, balli,
+riunioni decorose e lecite.
+
+La Polizia impone ad arbitrio tasse sui caffè, locande, bettole,
+trattorie. Instituisce multe a capriccio fuori di leggi note,
+all’insaputa del Governo superiore e della Suprema di Stato. La Polizia
+fa pagare i permessi di permanenza a periodi arbitrari, con tasse
+diverse per ogni paese, per ogni individuo, secondo la matta volontà di
+un legato o delegato.
+
+La Polizia vi fa pagare i visti sui passaporti, impone tasse, multe
+dove crede, sempre fuori di nota legge, a piacer suo, a posta propria.
+
+Io non so dir di più. La Polizia, che in uno Stato ben regolato è
+un officio necessario, quando sia diretto da un codice imparziale,
+conosciuto da tutti, nel nostro è luogo tenebroso, misterioso, composto
+da persone odiate, da capi inetti e timidi, da commissari atroci ed
+iniqui, da ispettori fanatici e ribaldi, da spie vili e calunniose, da
+ribaldaglia scellerata, tolta dal lezzo delle città, dalle carceri,
+dalle galere. E quantunque poco religiosamente, ben a ragione un autore
+vivente dice «che se Dio lo avesse chiamato ne’ dì della creazione,
+egli lo avrebbe consigliato a formar col limo più vile, impastato
+col veleno della vipera e del rospo, i commissari di Polizia, perchè
+non avessero avuto il diritto di dire di esser formati ad immagine e
+similitudine sua».
+
+A me, che debbo trattar sempre le cose sui principii generali ed
+indeterminati, non rimane altro ad aggiungere in questo spaventevole
+titolo. Un codice di polizia è lavoro altamente scabroso per la
+facilità in cui si può incorrere a stabilire ordinanze arbitrarie, che
+offendono la libertà dei cittadini. Ciò nondimeno non ne è impossibile
+la compilazione. Un poco di bene vi è a ricavare dalle costituzioni dei
+regni civili, un po’ se ne può trarre dai codici del cessato Impero,
+molto posson fare i dotti politici dello Stato. Comunque sia, questo
+libro è di necessità pel nostro Governo. Esso deve stare fra i primi
+ordinamenti civili che il nuovo papa sarà per darci, perchè non vi può
+esser miglioramento dove si fasciasse sussistere una Polizia qual è la
+presente, che, come dianzi dicemmo, è nucleo di tirannide formidabile.
+
+Dunque ai capi di Polizia, mi si opporrà, non sarà dato mai deviare
+alcun poco da questo codice particolare, il quale non potrà poi
+contenere tutti i fatti parziali possibili ad accadere in un luogo,
+in una città popolosa, faccendiera? Essi, quando il loro libro non
+consideri qualche evenimento particolare, devono farla da autorità
+conciliatrici, sentir sempre le parti che fra di loro contendono, e
+negli altri casi adoperare misure prudenziali, in cui l’arbitrio,
+se deve aver luogo, non offenda l’individuo, od arrechi il minimo
+dispiacere possibile.
+
+Lo stesso vagabondaggio, tanto trascurato dalle Polizie moderne,
+ha diritto a pretendere che l’arbitrio operi nel minimo grado
+sugl’individui che lo compongono, e quelle misure che la Polizia
+dovesse pigliare contro di costoro avrebbero ad essere sempre piene
+d’umanità, tendenti solamente a prevenire i delitti e ad assicurare la
+tranquillità pubblica. E chi fosse così generoso da pubblicar presto i
+fondamenti elementari di un tal libro, ben meriterebbe della patria.
+
+
+CAPITOLO IX.
+
+CARCERI.
+
+Quando si dice da noi che un individuo rimane sostenuto sulle prigioni,
+tosto subentra un’idea di un patire grandissimo, e si grida alla
+tirannide, all’abuso. Già altrove notammo che le prigioni ed i luoghi
+di condanna nello Stato pontificio sono luoghi orridi, malsani, oscuri,
+obbrobriosi all’umanità.
+
+Ora è da avvertire che in codeste sucide carceri sono sempre confusi
+il reo coll’innocente; un primo delinquente col delinquente abituato;
+l’uomo educato con quello della plebe; il reo di grave delitto col reo
+di lieve colpa.
+
+Senza poter pretendere che il Governo adotti un sistema penitenziario,
+quale lo vogliono le colte nazioni d’oggi, mi par giustizia che i
+sudditi possan chiedere una riforma notabile su questo proposito;
+che le carceri debbano essere salubri; che vi sian da per tutto case
+di correzione per gli eccessi d’insubordinazione; che debban esser
+distinti i rei dagli accusati, quelli che già furono condannati da
+quelli che nol sono.
+
+La carcere pei meri accusati debbe essere un luogo di reclusione
+comodissimo, lauto il trattamento, molta la libertà, con la cautela di
+sorveglianza per non informare il processo, ed altre condiscendenze.
+Poichè se dalle risultanze del processo avesse poi a dichiararsi la
+innocenza di un inquisito, con qual giustizia si sarà potuto aggravare
+sopra la persona di questi un soverchio rigore; e così anche pei
+condannati? Minore indulgenza sarà d’uopo per essi, ma locali sani,
+vitto salubre, abbondante, nettezza nel vestiario, nelle persone, nelle
+cose.
+
+E quello che non ho notato nel capitolo sul regolamento organico e di
+procedura, noterò adesso, cioè la necessità d’una maggiore speditezza
+nei giudizi, colla istituzione dei tribunali criminali esclusivi,
+poichè ogni giorno di carcere che subisce un accusato, il quale poi
+fosse dichiarato innocente, è un’ingiustizia che grida vendetta
+avanti il cospetto di Dio. Io credo che non possa esservi cosa più
+orribile ad un uomo di vedersi rinchiuso, e malamente trattato,
+fra persone delittuose, colla coscienza della propria innocenza. E
+perchè il legislatore non ha da immaginare quadri così luttuosi e
+di abbominazione? forse sono poco frequenti i casi d’individui che
+furono rinchiusi per mesi ed anni o per arbitrio delle polizie, o per
+negligenza di processanti, o per incuria di tribunali, che poi non
+furono rinvenuti rei, anzi furono dichiarati innocenti.
+
+E in questo articolo, sebbene dovesse avere un posto particolare, mi
+piace aggiungere che i delinquenti i quali subirono una condanna,
+nell’uscir che fanno dalle prigioni non arrivano mai a godere dei
+diritti civili, o per mancanza del Governo o per il pregiudizio della
+società. È quindi ben necessario che il sovrano istituisca lui, o
+favorisca la istituzione de’ patronati, la quale è diretta a far
+proteggere gl’individui che uscirono dal carcere, a sorvegliarli
+paternamente, a sovvenirli, a procurar loro occupazioni, impieghi, a
+prevenire insomma, che, stretti da necessità e scontenti della mala
+accoglienza che ricevono, ritornino a commettere delitti e a diventare
+malvagi e pericolosi cittadini.
+
+Credo che la carceri del santo Ufficio siano attualmente le ordinarie
+prigioni dei vescovi o quelle governative. Da che non usan più gli
+auto-da-fè, io non presto fede alle fandonie che si raccontano rispetto
+ai carcerati per delitti religiosi. Comunque, è obbligo del Governo,
+finchè non abbia abolito interamente il santo Ufficio (ciò che deve
+far presto) d’impossessarsi di quei prigioni, sostenerli nelle carceri
+ordinarie, e punirli proporzionatamente secondo i loro delitti, essendo
+giusto che in materie religiose debba esser tolleranza da parte del
+Governo, ma rispetto sommo dal lato dei sudditi.
+
+
+CAPITOLO X.
+
+RELIGIONE.
+
+Il presente capitolo discende molto bene dagli ultimi periodi del
+precedente. Dissi dell’obbligo che hanno i cittadini a rispettare
+la sacrosanta religione degli avi nostri, e della tolleranza che il
+Governo aver deve per le opinioni religiose. Io non so come non si
+debba esser perfetto cristiano da colui che intese pel verso suo la
+santa legge del Vangelo. Io ti adoro, religion santissima di Gesù
+Cristo, credo alla santità della tua legge, imploro di morire nel seno
+della santa
+
+Chiesa, di essere sepolto tra’ miei padri, di profittare delle preci
+de’ fedeli, dei suffragi dei santi ministri, di godere la celeste
+gloria del paradiso; questa è la profession della mia fede. Con tutto
+ciò, siccome le volontà degli uomini sono libere per concessione
+divina, e perchè alcuni ciecamente discredono dalle massime della
+Chiesa, questi non si devono costringere col ferro e col fuoco a
+credere in Gesù Cristo: si tengano però obbligati a rispettare in tutto
+e per tutto le pratiche nostre religiose, le opinioni, il dogma, la
+dottrina cattolica. I contravventori si debbono punire dai tribunali
+ordinari con pene proporzionate risultanti da un filosofico titolo di
+codice che il nuovo papa ci darà. — Questo capitolo sulla religione
+importerebbe esso solo un grande volume, ove si volesse discorrere
+di tutti gl’inconvenienti che sono nella disciplina e nelle pratiche
+ecclesiastiche. Io accennerò per sommi capi quelle cose che mi sembrano
+più degne di rilievo, e sulle quali possono adottarsi provvidenze
+utilissime.
+
+I vescovadi non son ben distribuiti nel nostro stato. Un immenso tratto
+di paese, e per ordinario quello che avrebbe più bisogno d’un pastore,
+ne è privo. In altri luoghi sono frequenti poco men che le parrocchie.
+
+Le rendite di alcuni vescovadi sono scandalosamente strabocchevoli,
+quelle di alcuni altri sono per la parsimonia indecenti: qui il rimedio
+è facile. Si erigano nuove chiese episcopali dove il bisogno lo esiga,
+ed alle chiese straricche si tolga la rendita per quelle. Sia, se non
+un perfetto pareggio in tutti i vescovati, almeno un poco di equilibrio
+che modifichi il fasto di alcuni vescovi, incoraggisca l’animo di altri.
+
+Il popolo ignora i fondamenti di nostra santa religione. Causa n’è
+specialmente ne’ piccoli luoghi la vergognosa inerzia dei parrochi, che
+non ispiegano il catechismo e che non danno istruzioni individuali ai
+teneri ragazzi. I signori vescovi sorveglino con rigore la condotta di
+questi pastori, fra i quali io conosco invece certi lupi che consumano
+molto lautamente il gregge a loro affidato. Vi sia una dottrina di
+facilissima intelligenza, sia adottata universalmente in tutte le
+diocesi, nè si permetta ai vescovi di aggiungervi, o togliere, o
+modificare le massime che vi sono dichiarate, perchè, sebbene io
+creda che lo scopo di queste riformazioni sia sempre santissimo, pure
+ingenera grande confusione nelle menti grossolane del volgo, che
+impara poi di mala voglia, o non comprende d’aver creduto santamente
+in passato, e sente rimorsi per un errore che non ha commesso: come
+non ha guari accadde in una vasta diocesi, nella quale uno zelante
+vescovo volle cambiare le parole degli atti di fede, di speranza e
+carità, ed i diocesani volgari si spaventarono orrendamente temendo di
+esser dannati, perchè prima non seppero bene, poi per la difficoltà
+ad imparare il vero. L’ammissione al clericato ed al presbiterato si
+fa senza troppo considerarvi sopra dai vescovi. Il clero dello stato
+pontificio è il più ignorante di tutto il clero cattolico, salve poche
+eccezioni. Basta avere studiato gramatica latina, e saper quattro
+pagine di un libro qualunque di morale per diventar prete e canonico e
+confessore. E con quanto danno della religione, ognuno che abbia fior
+di senno sel può da sè medesimo considerare. Però al sacro ordine del
+presbiterato non si dovrebbero promuovere che quelli i quali, avendo
+prima dato saggio di una savissima condotta, fecero poi i loro studi in
+perfetta regola, e si sottoporranno a rigorosissimo esame delle scienze
+filosofiche, morali, dommatiche, teologiche.
+
+E con questo rimane anche provveduto in appresso ad una buona scelta di
+parrochi di campagna, dove si vedono talora certi ignoranti, i quali
+insegnano in buona fede eresie e massime erronee al ceto de’ contadini,
+che in vero avrebbe bisogno di una istruzione religiosa purissima, per
+essere nelle campagne stesse la demoralizzazione pervenuta al massimo
+grado.
+
+La collazione de’ benefizi sia un po’ più equamente distribuita, nè
+si tolleri l’abuso di veder pochi straricchi di rendite per molti
+benefizi, ed altri averne un solo miserabile, capace appena di campar
+la vita di un individuo.
+
+Le confraternite, arciconfraternite di Roma e provincie sono un
+semenzaio di ribaldi, che fomenta le dissensioni cittadine, son cagione
+di un mal inteso fanatismo religioso, origine di scandali obbrobriosi.
+
+Queste vengano abolite; si lascino sussistere le sole antichissime del
+santissimo Sacramento e della buona morte, e le rendite delle compagnie
+servano allo stato per isdebitarsi in parte con gli usurai ai quali si
+vendè il morto papa.
+
+Sonovi anche certi ordini religiosi che hanno rendite immense. Se
+non temessi di osar troppo, direi che si abolissero per isdebitar lo
+stato colle ricchezze di costoro. Ma i Gesuiti, oh i Gesuiti, sì, è
+necessità che sian soppressi, distrutti fin dalle radici, disperdutane
+la memoria. Pio VII col restituirli, sperò, il santo pontefice, che
+si fossero corretti de’ loro vizi, che avessero ripigliati i santi
+principii co’ quali istituì il loro fondatore.
+
+Adoperar parole contro di costoro dopo quel che ne scrissero autori
+gravissimi ed ortodossi mi sembra affatto inutile. Chiunque sarà per
+essere il nuovo papa ei non potrà stare felice in trono se non imita
+quel Ganganelli di sacra memoria, che, prima di risolversi alla loro
+abolizione con quel suo celebre breve _Dominus ac Redemptor_, li studiò
+profondamente, li conobbe indegni di rimanere, trovò essere necessità
+la loro distruzione.
+
+E poichè siamo a parlar de’ frati, io debbo ricordare che vi è grande
+abuso nell’accettazione di nuovi confratelli, e somma imprudenza nel
+farli professare in età troppo verde. Io non dubito di asserire che se
+un pontefice promulgasse una legge nella quale autorizzasse i frati di
+tutti gli ordini a restituirsi al secolo, i conventi rimarrebbero quasi
+vuoti. Tanto sono essi pentiti di trovarsi adulti colà dove adolescenti
+giurarono di morire. Niuno faccia il voto solenne se non a trent’anni.
+Quest’è l’epoca della vita in cui l’uomo difficilmente s’inganna nella
+scelta del suo stato.
+
+_Nemo militans Deo implicet se negotiis saecularibus_. Con questo
+insegnamento, che è pur chiarissimo, è insopportabile l’abuso di alcuni
+preti d’immischiarsi non solo in affari politici, economici, ma di
+abbassarsi perfino alcuni di essi in affari di commercio, in monopolii,
+in negozi di cambio, e via discorrendo. Ve ne ha taluno che, lasciato
+da parte l’ufficio divino e la santa messa, padroneggia nelle campagne,
+servendo, in qualità di fattore o ministro, un qualche grande, a cui
+presta poi anche il servizio di cappellano confessore, Dio sa con
+quanta riprovevole indulgenza!
+
+Questo è costume frequentissimo, specialmente nelle provincie
+dell’Umbria e della Marca.
+
+Il nuovo papa ammonisca severamente i vescovi contro un abuso ch’è
+nocivo alla santa religione.
+
+Le funzioni religiose non si eseguiscono sempre con quel decoro
+che esige la casa di Dio. Tranne alcune chiese cattedrali, dove il
+cerimoniale è con qualche esattezza osservato, negli altri luoghi,
+pochi preti, con paramenti indecenti, senza niuna esattezza e
+regolarità, si fanno lecito di praticare le più auguste funzioni della
+Chiesa con iscandalo degli spettatori, ai quali la funzione stessa
+diventa argomento di scherno e di motteggi scherzosi.
+
+È però necessario che ogni chiesa matrice, anche de’ piccoli luoghi,
+sia fornita di tutto il bisognevole, e di un numero bastevole di
+ministri per la esecuzione delle pubbliche funzioni, e ne venga
+impedita la pratica per prevenire la derisione de’ troppo satirici
+secolari.
+
+Tutto ciò sia sottoposto alla severa sorveglianza de’ vescovi.
+
+E per chiudere questo articolo, nel quale infinite cose si potrebbero
+dire, ove se ne dovesse fare un trattato, dirò che interessa alla santa
+religione nostra: che i ministri del culto sien esemplari in tutto,
+pii, dotti, devoti, da poter servir d’esempio e modello a tutti gli
+ordini civili dello stato.
+
+Che certe pratiche minute di devozione, certe riunioni superstiziose
+sono sempre a danno di una soda e ragionevole credenza.
+
+Che la tolleranza di alcuni pregiudizii, il favore che si accorda a
+certi miracoli, a certi santuari, l’opinione che si vuol mantenere
+su certi prodigi non verificati, son cose tutte di particolare
+speculazione di alcuni, e di superstizione per altri e di
+raffreddamento religioso per tutti.
+
+Per ciò, un nuovo pontefice, se deve esser cauto nella remozione di
+tanti abusi, non deve però trascurare di sradicarli a tempi opportuni,
+sotto favorevoli condizioni. Il ritornare la religione cattolica alla
+primitiva semplicità è desiderio onesto che il papa deve favorire.
+Senza di questo il protestantismo potrebbe arrivare ad aver un
+vantaggio sopra di noi, e con danno della verità, della pace del mondo.
+
+
+CAPITOLO XI.
+
+ISTRUZIONE.
+
+Se Leone XII non avesse fatto altro nel suo regno che la bolla _Quod
+divina sapientia_, esso meriterebbe per questo solo di essere appellato
+papa di santa memoria.
+
+Infatti prima che da lui si promulgasse il regolamento sugli studi,
+la istruzione era sotto un’epoca di mortificante deterioramento,
+irregolare il corso delle scuole, massimi gli abusi, infiniti i
+privilegi a certi comuni, a certi luoghi, ed anche ad alcuni privati,
+di conferir lauree in ogni ramo di scienza. Egli soppresse codesti
+inutili diritti, ristabilì alcune antiche università, richiamò gli
+antichi licei, istituì accademie, ordinò norme e leggi anche sulle
+scuole private.
+
+Ma ogni radicale riforma è difficile che sul momento riesca perfetta,
+ond’è che egli lasciò ai vescovi la presidenza in tutto il ramo
+dell’istruzione, e qui il buon pontefice errò, fors’anche per colpa de’
+tempi.
+
+La piccola istruzione fu anche troppo negligentata, ed i metodi
+proposti non sono dell’attualità.
+
+Il nuovo papa vedrà di per sè quanto sia assurdo far immischiare i
+vescovi nella pubblica istruzione. La loro missione dev’essere tutta
+religiosa, e l’educazione scientifica de’ giovani ha bisogno di
+tutt’altri direttori che non sono i vescovi.
+
+E così dicasi de’ metodi ne’ primi studi.
+
+Quando le cose vecchie non son buone in confronto delle nuove, queste
+debbono preferirsi. Le scuole di mutuo insegnamento sono da preferirsi
+pe’ giovanetti, ed i sistemi frateschi sono da abolire nelle scuole
+di filosofia. Non c’illudiamo. L’influenza del buono sarà sempre
+preponderante, ed i falsi metodi se non si aboliscono, vanno a cader
+da loro; colla differenza che se i giovani studieranno su buoni e
+retti principii, saranno dotti e savi cittadini, se saranno istruiti
+falsamente, la tendenza del secolo gli farà correggere da loro stessi,
+ma di non tutte le massime erronee si spoglieranno, nè saranno i
+migliori cittadini e i più buoni cattolici.
+
+Le università abbisognano di cattedre di che mancano; tali sono una
+scuola di letteratura, di economia pubblica, di diritto delle genti, di
+diritto naturale, ecc.
+
+Si vuol più cautela nell’accordar permissioni per istruire la gioventù.
+Quanto è lodevole l’insegnamento dei padri Barnabiti e Scolopi,
+altrettanto sono nocivi i principii di alcune scuole pubbliche e
+private, sieno del sesso maschile o femminile, e troppo si è larghi
+da per tutto nel concedere autorizzazione a questo fine. Un’apposita
+congregazione provinciale deve sorvegliare il ramo dell’istruzione,
+ed ogni paese deve avere sue deputazioni che dipendano da quella. —
+La congregazion degli studi in Roma sia anch’essa composta di dotti
+ed onesti secolari, ed abbia il supremo potere su tutte le scuole
+dello stato. Con questo mezzo si perfezionerà il sublime progetto del
+buon Leone XII, ed il nuovo papa si avrà il merito di esser nomato il
+riformatore degli studi. Mi riman solo una cosa da avvertire su questo
+argomento, e poi do termine.
+
+In tutte le università si adopera un’indulgenza troppo nociva
+nell’accordar le lauree. Moltissimi dottori sono ignoranti. Per
+porre una remora all’abuso de’ collegi esaminatori, gli esami sien
+pubblici, e le dissertazioni per lauree sieno scritte su tema dato
+improvvisamente, e corra l’obbligo all’università di pubblicarle in
+istampa a proprie spese.
+
+Questo è l’unico modo per evitare che i professori e gli esaminatori
+abusino, ed è cagione ancora che i giovani studino con profitto per ben
+proprio e per utilità della patria.
+
+
+CAPITOLO XII.
+
+TRUPPE.
+
+Lo stato nostro, di sua natura pacifico, diventerebbe tranquillissimo e
+sicuro quando siano accordati ai sudditi quei miglioramenti che vengon
+dimandati dall’attuale incivilimento. È per questo che la santa sede
+può abbisognare di poche truppe, che si posson comporre seguitando
+ad attenersi al sistema di accettare i volontari che si presentano,
+adoperando maggior cautela nel ricevimento, ed escludendo quelli che
+mancano di documenti che comprovino una buona condotta.
+
+Io penserei che si potessero anche ricevere individui che furono già
+inquisiti, o la condotta dei quali è sospetta ai magistrati politici là
+dove essi sono domiciliati. Ma di cotal razza di soldati si dovrebbe
+fare un battaglione a parte, regolato da disciplina militare più
+severa, e sorvegliato con maggiore attenzione. Così da cattivi soggetti
+si potrà trarre buon profitto, si riformerebbero i loro costumi, e
+col tempo si restituirebbero alla società cittadini purgati, degni
+di considerazione. E se il papa dovesse combattere contro i nemici
+della santa sede, di quali truppe si servirebbe egli all’occorrenza?
+Il ciel volesse che il papato diventasse militare per Italia nostra!
+Ma qualunque potesse essere il bisogno ne’ papi di aver truppe, io
+vedo che lo stato potrebbe, all’occorrenza, aver buoni soldati, se,
+adottando una specie di coscrizione municipale, col titolo di truppe
+urbane facesse in ogni luogo iscriver ne’ ruoli secondo le leggi di
+coscrizione coloro che vi debbono stare, ed obbligasse gli arruolati
+ad esercitarsi nelle manovre militari, dirette da pratici istruttori,
+che non mancano in alcun comune. Così il governo potrebbe calcolare
+all’occorrenza su truppa regolare ed abituata all’esercizio dell’armi,
+facendo che i coscritti si prestassero ad ogni chiamata dello stato,
+che li armerebbe regolarmente alla opportunità. Io credo che la più
+parte de’ lanzi che l’imperatore manda a soccorrere il papa, quando
+i sudditi gli si ribellano, siano corpi di riserva che i capi delle
+municipalità fan chiamare, forse a suon di campane, allorchè il governo
+ne abbisogna. Da tutto ciò ne emerge che le truppe straniere devono
+esser subito congedate, e tolto così una profonda cagione di rancore ai
+popoli, che a malincuore sopportan la presenza di codesti mascalzoni,
+vergogna e disonore della patria libera da cui vengono.
+
+Appena si crederebbe da chi non è statista che un buffo regno come il
+nostro, di poco più di due milioni d’individui, abbia due diversi corpi
+di truppe politiche per la sicurezza dell’interno. E molto meno si
+crederebbe che sianvi paesi sforniti affatto di soldati di polizia, per
+lo che il reggimento civile in questi luoghi non ha sostegno di sorta,
+ed è libero a tutti di fare almeno quel che si vuole senza dipendenza
+dell’autorità.
+
+Lascio degl’inconvenienti che accadono fra i diversi corpi politici,
+i quali fra di loro non si ricambiano stima, anzi si aborrono
+cordialmente.
+
+Lascio dei privilegi che si accordano ad un corpo di questi, all’altro
+si negano.
+
+Ma prudenza di governo è quella di lasciare certe terre e castelli
+popolatissimi senza l’ombra di una guardia e in balia di loro stessi
+i popolani di que’ luoghi? Anche qui mirabilmente spicca l’egoismo di
+Roma. Colà sono migliaia di soldati di ogni arma solamente per pompa,
+per inutile lusso, per far corte al papa, ai cardinali, ai prelati, ai
+capi dello stato-maggiore.
+
+Perchè non si debbono egualmente distribuire le truppe per lo stato e
+lasciarne solo un maggior numero nella capitale per decoro e servizio
+delle corte? Perchè il governo non se ne serve a far scortar le
+diligenze, e garantire con una buona mano di dragoni il danaro che i
+privati inviano ne’ luoghi con quel mezzo mal sicuro?
+
+È poca ingiustizia dello stato il far pagare a due per cento il
+trasporto dei danari, e poi non garantirli in caso di assassinio? In
+luogo di due finanzieri, perchè la polizia di Roma non fa scortare da
+otto dragoni le diligenze ed i corrieri? Indicati gl’inconvenienti in
+questo titolo, ne emergono facili le riforme. Il nuovo papa le adotti
+se brama sentirsi nominare papa e re galantuomo.
+
+
+CAPITOLO XIII.
+
+APPALTI.
+
+Non v’è economista che non gridi la croce contro gli appalti. Tutto
+il lucro che rimane all’imprenditore è a danno dello stato e dei
+sudditi. Poi le angherie dei privati contro il pubblico, alienano gli
+animi dal cuor del sovrano. Sono infiniti i mali insomma che da questo
+falso sistema provengono. Io piglierò ad esempio l’amministrazione de’
+tabacchi. Un recente signore ne è l’appaltatore. Arricchitosi non si
+sa come, esercitando i suoi una servilissima arte, poi divenuto ricco
+banchiere e duca, dando ad usura ai papi il suo oro mal’acquistato,
+facendo mostra di generosità co’ primi piaggiatori di Roma, prodigando
+a tempo utile qualche elemosina al popolazzo, allogando di tempo in
+tempo lucrose opere ad artisti, profondendo danaro scaltramente in
+società brillantissime, oscurando il lustro dei veri principi romani,
+arrivò costui a padroneggiare lo stato e rendersi devoti i capi di
+tutti i dicasteri, ad estorquere concessioni e privilegi dalla corte,
+e farla, in fine, con pochi altri vili satelliti, da vero tiranno, e
+soperchiatore in tutti i dominii della santa sede.
+
+I di lui agenti hanno demoralizzato tutti i buoni e schietti abitanti
+che sono lungo il lido del mare dal Tronto a Comacchio e sull’altro del
+Mediterraneo. Ha istituito una polizia composta di sgherri armati, i
+quali abusano della protezione che loro accorda il governo. Ha posto
+la diffidenza nelle famiglie, il sospetto fra gli amici e parenti, ha
+favoreggiato lo spionaggio, ha comprato i tradimenti, ha tradito la
+buona fede dei sudditi, ha tolto all’amore del governo mille cuori
+devotissimi. Ha corrotto magistrati, ha sedotto soldati, ha sacrificato
+molti individui, ha immiserite comode famiglie, ha deteriorato il
+commercio di mare, l’industria pubblica e privata.
+
+Che più? Ha turbato colle sue perquisizioni la sacra pace dei
+religiosi, delle vergini di Gesù Cristo, le ceneri de’ defunti.
+
+Dio mantenga il di lui tremendo giudizio sopra di costui, e non gli
+accordi mai quella prole che agogna!!
+
+Gli appaltatori degli altri rami sono anch’essi più o meno dannosi allo
+stato, sia dal lato economico, sia dal lato morale. Ma la perversità è
+massima nell’amministrazione de’ tabacchi, ed è argomento di gravissimi
+scandali, da che l’imbecillità di un papa egoista ne die’ la privativa
+all’appaltatore presente.
+
+Io ho sentito parlare di progetti su questo argomento che mi sembrano
+molto utili allo stato. Ignoro se siano facilmente eseguibili, ma se
+il governo ne farà argomento di disquisizione con persone atte a dar
+consigli, mi par probabile di poterli effettuare.
+
+Intendo parlare della libertà di commercio sui tabacchi e sui sali.
+
+Poniamo che il governo abbia un milione netto di rendita sui sali e
+tabacchi. Istituisca una tassa provinciale proporzionata, che renda
+allo stato quello che introita coll’appalto, ed i sudditi saranno ben
+contenti di fare un pagamento di poco rilievo a rate, e scegliere
+e comprare dai più esatti industriosi sia il sale, sia il tabacco,
+che sarà sempre abbondante nello stato, ed a prezzo tenuissimo. Se
+si ha a dir la verità, i tabacchi dello stato pontificio sono per
+avventura migliori di tutti quelli degli stati italiani. Ma i prezzi
+loro enormissimi, ed i tabacchi che costerebbero lieve somma, sono di
+pessima qualità, insopportabili, da non poterne far uso.
+
+Quando la fabbricazione de’ tabacchi era libera, v’era fra i
+commercianti una gara utilissima, venivano occupati sperimentati
+artisti nazionali, e in questo maleaugurato bisogno del popolo si
+provvedeva con soddisfazione dell’odorato, e con moderatissimo
+incomodo delle borse. Lo stesso dicasi del sale. Ogni industriante
+aveva un interesse a fabbricarne dell’ottimo, e non si vide altro che
+in quell’epoca portata a perfezione l’operazione di questo genere
+necessario, o introdotto nello stato il miglior sale che trovasi in
+natura in altri luoghi più fortunati.
+
+Non vi fu caso mai che alle popolazioni mancasse un genere o l’altro.
+Ma a garantire i consumatori da un’evenienza appena possibile mille
+modi avrebbe il governo, tra’ quali l’istituzione a proprie spese di
+spacci normali in ogni comunità.
+
+Io mi sono diffuso a parlare a lungo di questo appalto, poichè è quello
+che è più degli altri tirannicamente amministrato, e mal si sopporta
+dai popoli che alle oppressioni del governo si aggiunga quella d’un
+esoso privato, che con sue ladronerie si compera ormai i dominii della
+santa sede.
+
+L’altro dazio gravosissimo al popoli è quello del macinato. Io stimo
+che il governo potrebbe, con proprio vantaggio e più tranquillità dei
+sudditi, adottare un progetto simile al precedente, e toglier via dalle
+provincie tanta ribaldaglia di appaltatori, che fanno malcontente le
+popolazioni a danno sempre della sicurezza del pontificato.
+
+Le forniture sono un _fac simile_ degli appalti. Colla differenza che
+la trufferia dei fornitori si fa più direttamente a danno dell’erario,
+e ne risentono alcune classi di persone che hanno diritto ad esigere
+più riguardi e più compassione dal governo. Tali sono le truppe,
+malmenate tanto dai fornitori generali di Roma, ed i poveri carcerati,
+specialmente delle provincie, dove il trattamento ed il vestiario viene
+subappaltato due o tre volte; tanto che l’ultimo fornitore rade fino
+alla pelle lo sciagurato prigioniero, per far anch’esso un lucroso
+guadagno. Io non so se fosse possibile al governo di amministrar
+queste cose a proprio conto: è però vero che un tale ramo esige una
+prontissima riforma, che migliori la condizione di queste classi, e
+specialmente dell’ultima, la quale ha diritto ad ogni nostro riguardo
+ed alle nostre premure.
+
+Ma qualcuno potrebbe opporre che coll’abolizione di certi appalti un
+numero grandissimo d’impiegati rimarrebbe sprovvisto improvvisamente
+senza aver altre risorse. Per ciò che riguarda gl’impiegati camerali
+essi hanno diritto ad essere mantenuti in soldo e si porranno in
+riposo, o si faranno occupare in altri impieghi. Quanto agl’incaricati
+dell’attuale appaltatore de’ tabacchi essi siano congedati con qualche
+gratificazione, e tornino alle loro antiche professioni, o si procurino
+qualche occupazione, e facciano insomma quello che prima dell’appalto
+ducale facevano. La carriera stessa militare può servire a moltissimi
+di onesta professione ed onorata.
+
+Tutte le altre privative e privilegi ed esenzioni sono, più o meno, un
+abuso del governo per procacciare un piccolo lucro a sè stesso, e che
+arricchiscono qualche privato con danno di tutti gli altri sudditi.
+
+Merita però anche questa parte una seria disquisizione le di cui
+risultanze tendano a far vantaggio ai più, allo stato medesimo,
+che suona lo stesso. Nè s’intenda con ciò che le invenzioni o i
+perfezionamenti nei rami industriali non debbano premiarsi ed
+incoraggirsi co’ dovuti onori e privilegi. Quando il vero merito o una
+scoperta utile alla nazione implora dal Governo protezione e soccorso,
+si deve essere generosi nel concedere, perchè la ricompensa alle cose
+utili è stimolo a sempre progressivi miglioramenti.
+
+
+CAPITOLO XIV.
+
+MANIFATTURE, INDUSTRIA AGRICOLA, ECC.
+
+Manifatture nazionali, industria agricola, società d’incoraggimento,
+case di soccorso, istituti di beneficenza, case di sanità, ricoveri,
+bagni pubblici, scuole di arti, scuole di nautica, sale d’asilo,
+spedali di maternità, ec., sono tutte parole, per noi pontificii, che
+abbiamo lette nei giornali italiani e stranieri, o sentite ricordare da
+qualche viaggiatore nazionale che abbia veduta e percorsa la sua patria.
+
+Non mi si opponga che Roma è ricca di opere pie e di stabilimenti
+utili, e che in qualche paese dello stato già sono istituite casse
+di risparmio, ed altre e savie istituzioni: poichè io risponderò
+che codeste eccezioni sono di maggior cordoglio per chi desidera
+miglioramenti, i quali ove non spandano la benefica influenza da
+pertutto, servono invece di rancore e d’invidia contro gli abitanti
+della capitale, i quali sembrano accampar diritto a privilegi che non
+sono conceduti agli abitanti delle provincie.
+
+E poi se vi volesse fare un esame di codesti istituti che sono in Roma,
+e che si riducono alla perfine a qualche ospedale od altri pochissimi
+stabilimenti di utile pubblico, si vedrebbe che alla direzione di
+alcuni son sempre preti o pavonazzi, o rossi o neri, che ne sciupano
+le rendite, se ne profittano, e non sanno porre un’ombra di ordine
+nell’interno di esse; e direttori di altri sono sfaccendati artisti,
+capi di fabbriche ignoranti, o inerti di loro natura, o tendenti
+solamente al proprio lucro, o godenti una inopportuna protezione di
+qualche impiegato autorevole di governo, o mancanti affatto, benchè
+meritevoli, della necessaria protezione del sovrano. A sviluppare
+questo capitolo con qualche analitico esame sarebbevi voluta una
+memoria che avrebbe essa sola occupate molte pagine. Mi è bastato
+accennare i sommi capi per ricordare al successor di Gregorio, che non
+per colpa nostra noi non risentiamo ancora la influenza del progresso,
+ma per ignoranza e per mala volontà di chi ha retto e governato finora.
+
+E chiuderò col dire che le istituzioni umanitarie accennate nel primo
+periodo del presente capitolo, ove trovassero appoggio nel governo
+e mano forte nella classe dei ricchi, oltre alle tante utilità di
+che sarebbero feraci, preverrebbero che il pauperismo, proprio
+compassionevole, del nostro stato sarebbe grandemente diminuito, e il
+vagabondaggio e gl’individui oziosi di cui noi abbondiamo, sarebbero
+ridotti al minimo numero, con molta soddisfazione de’ sudditi tutti
+e specialmente di certe città dove la poveraglia di necessità e di
+professione è di grave noia alla tranquillità dei cittadini, e di niuna
+sicurezza individuale.
+
+
+CAPITOLO XV.
+
+AMMINISTRAZIONI COMUNALI.
+
+Chi si ferma a guardare nella corteccia le istituzioni dei Consigli
+comunali, riman sorpreso, come nel governo dei preti possa esservi un
+ordinamento tanto democratico.
+
+In fatti ogni municipio ha copioso numero di comizii, tratto da tutte
+le classi degl’individui che compongono una comunità.
+
+Ma il governo nell’istituire gli ordini municipali gittò nella
+bocca degli affamati terra, e non pane. Lascio della sorveglianza e
+supremazia tirannica e capricciosa che viene accordata ad ogni capo di
+provincia, su’ negozi della comunità. Lascio della esosa dipendenza che
+si esige dalle magistrature nell’obbligare a comunicare in antecedenza
+ai delegati e governatori le proposte di cui deve farsi discussione.
+
+Ma i comizii vincano pure a pieni suffragi un partito che venne posto
+a squittinio secreto; quella risoluzione dev’esser sempre approvata
+dai delegati, i quali a posta loro, a pieno capriccio, per vedute
+parzialissime e private, molte volte negano la sanzione dell’atto il
+quale rimane sul colpo nullo ed invalido, come se non avesse avuto
+luogo alcuna discussione. E non sono mica rare le prepotenti negative
+de’ delegati ad approvare certi atti consigliari. Queste accadono di
+continuo, e specialmente contro le piccole comuni, che sono più assai
+tirannicamente trattate di tutte le altre. Così l’apparente democrazia
+de’ Consigli diventa autocrazia, ed i delegati tutti dello stato sono i
+czar delle provincie.
+
+Or lascio che altri immagini gli arbitrii de’ legati, la influenza de’
+quali presso il governo è molto maggiore.
+
+Trovo giusto che una supremazia de’ capi delle provincie sorvegli al
+buon ordine delle cose municipali; che gli atti consigliari non si
+debbano sanzionare se le formalità volute dalla legge si trascurarono
+nella celebrazione degli atti medesimi; ma le risoluzioni che a
+maggioranza dei voti prendono i rappresentanti del popolo, sieno
+rispettate, e non dipendano dalla ignoranza o malizia de’ capi delle
+provincie, i quali nella maggior parte non essendo statisti, niun
+interesse hanno per le cose nostre, e consumano il tempo nel capo-luogo
+tra le adulazioni de’ patrizi, nelle crapule, nelle lascivie e
+nell’ozio più riprovevole.
+
+Lasciano essi la cura degli affari più gravi nelle mani de’ loro
+secretari generali, moltissimi fra’ quali sono diretti dall’amor del
+lucro, dalla forza degl’impegni, dalla passione della vendetta. Ecco
+il beato regime di che si godono le più belle provincie d’Italia. Ecco
+i bravi governanti che i papi mandano a felicitare i popoli. Abatini
+discoli o porporati astuti stranieri, sempre ignoranti, scolaruzzi
+senza studio, vanarelli, pazzarelli, gonfi degli onori che loro vengono
+resi dai nobiluzzi delle città, senz’amor del pubblico bene, pensanti
+solamente a vivere, anzi a vegetare.
+
+E l’ubbriaco Tedesco sa e conosce meglio di noi cotali obbrobri, e
+manda suoi lanzi a reprimere le nostre rivoluzioni!!! Ma Dio non paga
+il sabato. E la vendetta ch’egli fa contro gli oppressori di un popolo
+quanto è più lontana, tanto è più gagliarda. Sel sappia lo stupido
+Ferdinando; Iddio non paga il sabato!
+
+E chiudo questo capitolo imprecando cordialmente ogni vendetta contro
+al Tedesco, pregando il cielo che faccia parer buone e sante queste
+mie parole al successore del Bellunese, già da incorruttibil giustizia
+giudicato.
+
+
+CAPITOLO XVI.
+
+IMPIEGATI.
+
+Il conferimento degl’impieghi è di quasi esclusiva attribuzione
+della segreteria di stato. La nomina è sempre tutta a nome del
+sovrano, ma poche volte ei se ne briga davvero, tranne il caso in cui
+voglia provedere qualche suo ben affetto, o raccomandato da persona
+autorevole. Nei primi anni del pontificato di Gregorio il di lui
+aiutante di camera vendeva a prezzi fissi i posti e le cariche anche
+più onorevoli e sublimi. Talchè si videro fra i giudici, governatori,
+cancellieri, proposti, e via discorrendo, persone che occupavano posti
+vilissimi, o avevano servito nelle truppe, o erano cherici, o non
+avevano fatto alcuno studio, o erano istruiti in rami diversi affatto
+da quelli dell’impiego che andavano ad esercitare. Lo stesso sistema è
+adottato dalla segreteria di stato, eccetto rarissime cose. L’impegno
+di cardinali, di nobili romani, de’ ministri, degli stessi servitori di
+qualche personaggio, basta ad ottenere un biglietto di nomina. Talora
+
+ «Spiccano ciò che voglion da palazzo
+ »Chi porta bella moglie e bel ragazzo,»
+
+perchè i segretari di stato, i sostituti, i primari impiegati sono
+anch’essi composti di polpa ed ossa come tutti gli uomini, e si danno
+buon tempo, ed amano le loro lasciviole, e si piegano volentieri alle
+lacrime di qualche bella signora o di qualche scaltra zombracca.
+Questo sistema fa che gli onesti impiegati, i quali abborrono ogni
+sorta d’intrigo, rimangono molti anni ne’ loro posti senza ottenere
+avanzamenti, ed i faccendieri, che possono spendere od estorquere una
+commendatizia, o procurarsi una protezione, hanno avanzamenti lucrosi
+ed onorevoli senza merito, senza giustizia, senza onestà. Ed ecco
+perchè nei tribunali, ne’ dicasteri, in tutti gli uffici si trovano
+sempre impiegati facili ad esser sedotti, incapaci a rettamente
+eseguire le loro attribuzioni, mancanti di pratica, di teoria, e quindi
+attivissimi a male amministrare la giustizia, a commettere errori
+dannosi per le cose del pubblico e per gli affari de’ privati, ora per
+ignoranza, ora per cattiveria.
+
+Gl’impieghi si conferiscono a preferenza ai Romani, o almeno in molto
+più favorevole proporzione per essi, poichè fra di loro tutti sono
+figli o nipoti di preti, di prelati, o addetti alle case de’ cardinali,
+o stretti in amicizia co’ ministri stranieri e con i loro domestici.
+Costoro, quando vengono a coprire le cariche in provincia, sono
+orgogliosi, insolenti, maneschi, ingiusti, tanto che sono odiati da
+tutti, e cagionano male umore contro il Governo. Quanto è necessaria
+un’attiva e radicale riforma su questo delicatissimo ramo! Abbia pure
+lo stato ottime leggi, savissimi ordinamenti, istituzioni onorevoli;
+se gl’impiegati non sono probi ed intelligenti, il malcontento durerà
+sempre, si darà ognora luogo all’arbitrio, e i sudditi lamenteranno,
+non avranno amore e rispetto al sovrano, desidereranno cambiamenti
+politici, e faranno congiure e tenteranno ribellioni. Un miglioramento
+in ciò debbe esser prontissimo e radicalissimo. Senza di esso ogni
+altra buona ordinanza sarà inutile, poichè sono i cattivi esecutori
+delle cose quelli che rendono vani i buoni ed utili miglioramenti.
+
+Perchè gl’impieghi non si dovrebbero conferire dietro rigorosissimo
+esame relativo?
+
+Perchè non esigere dai richiedenti la prova certa di una immaculata
+condotta?
+
+Perchè a circostanze pari l’anzianità non viene calcolata?
+
+Perchè gli assegni non si proporzionano, e non si aumentano certe
+vilissime paghe d’impieghi delicati, e non si toglie così un argomento
+potente alla prevaricazione?
+
+Perchè non si danno compensi alle fatiche straordinarie, alle
+operazioni utili dello stato?
+
+Perchè non si esige dai capi d’ufficio un’attiva sorveglianza e
+mensuali ingenui rapporti?
+
+Perchè non si stabiliscono da per tutto ispettori provinciali
+probissimi, ch’esaminino con pieno rigore la condotta degl’impiegati, e
+perchè non sono gl’ispettori stessi sottoposti a rigoroso rendimento di
+conto delle loro operazioni?
+
+I sorvegliatori attuali sono tutti pressochè uguali a quell’uditor
+santissimo che presentemente va facendo un viaggio di piacere per lo
+stato col titolo di visitatore. Ha dato una occhiata a certi locali, a
+certi uffici, ed ha trovato, il buon uomo, che tutto andava in piena
+regola e perfettamente, anche dove le cose andavano in malissima
+regola e in pieno disordine. Io non so a che scopo avvisasse il
+viaggio di costui. Certo è ch’egli non fece nulla, e si è procacciata
+l’indignazione de’ popoli e la derisione degl’impiegati.
+
+Concludiamo. I preti stiano nel santuario. Non s’impaccino
+negl’impieghi dello stato, perchè è giusto che i primi posti ch’essi
+occupano si cedano ai laici. E più presto il papa giunge a ciò, e più
+sicuro sarà in trono, e contenti saranno i suoi sudditi. Questo è osso
+un po’ duro da rodere per loro. Ma è di giustizia un cotal cambiamento.
+È nel desiderio dei più, e basti.
+
+
+CAPITOLO XVII.
+
+STAMPA.
+
+La libertà della stampa, quando essa abbia un limite e si opponga alla
+pubblicazione di cose irreligiose e disoneste, è affare utilissimo e
+necessarissimo ad ogni governo ben regolato.
+
+Quando a ciascuno fosse fatto lecito di censurare la condotta
+degl’impiegati, quando si potesse dire liberamente a carico dei
+signori ministri, quando si potesse levar la voce contro gli errori
+che commette il Governo, quando fosse tollerato parlare della cattiva
+amministrazione pubblica, quando fosse permesso pronunciare il proprio
+sentimento su certi metodi di studio; io vi so ben dire che i signori
+impiegati opererebbero con miglior giustizia, il Governo rifletterebbe
+di più sulle determinazioni che prendesse, l’erario non sarebbe
+l’ufficio legale di latrocinii, gl’instruttori adotterebbero i metodi
+riconosciuti migliori, e così ogni cosa prenderebbe il suo posto
+conveniente, ed i popoli avrebbero meno ragione di lamentarsi, ed il
+regno de’ preti diverrebbe a tutti accetto e gradito.
+
+E chi scrive sia responsabile di quello che asserisce, quando le cose
+stampate offendono direttamente le persone ed abbiano apparenza di
+calunnia.
+
+Così la censura sacra, la censura politica non si opporranno più al
+progresso delle scienze, perchè quelle menti torbide d’inquisitori,
+commissari, trovano da evitar sempre qualunque libro scientifico, e
+gli scrittori, o indispettiti od iscoraggiati, dimettono il santo
+pensiero di scriver per la bassa ed alta istruzione, ed al popolo non
+si distribuisce il pane dello sapienza, si eterna la di lui ignoranza
+e rozzezza. Il santo Padre nuovo non tema, no, di accordare la
+libertà della stampa; egli deve valutare i vantaggi ch’essa arreca, e
+deve considerare ch’è mezzo atto a favorire il contento dei popoli,
+ch’è quanto dire che assicura le saldissime ed eterne basi al trono
+pontificale.
+
+
+CAPITOLO XVIII.
+
+SALUTE PUBBLICA.
+
+Dà argomento di somma civiltà quel paese che s’interessa molto della
+salute de’ popoli. Ma se si ha a dire il vero la igiene pubblica
+è assai nel nostro stato trascurata. Ond’è che il nuovo sovrano
+deve mantenere in vigore le poche buone leggi che vi sono in questo
+proposito, riformare quelle che meritano correzione, istituirne delle
+nuove, atte a guarentire la salute della nazione.
+
+Qui non v’è bisogno d’interessare i medici italiani perchè scrivano
+per norma del Governo. Vi sono opere classiche che ne trattano
+estesissimamente, fra le quali quella del piemontese Lorenzo
+Martini[11] e di Gian Pietro Frank, che possiamo riputare come nostro
+connazionale.
+
+Io mi contenterò di accennare la necessità in che siamo di avere
+alcune cose essenzialissime per la tutela della sanità del popolo. E
+giustizia vuole che a questa si dia subito prontissima mano ed aiuto,
+perchè è troppo grave colpa del Governo il non riparare a certi danni
+frequentissimi nell’umana società.
+
+Ne’ luoghi di marina, dove la prima industria è la pesca, accadono
+spesso morti per annegamento, nella mancanza in che si è degli
+argomenti opportuni a risuscitare, dirò così, i poveri affogati.
+
+La società filantropica di Londra, di cui è capo il re, ha salvato
+in pochi anni la vita a moltissimi asfittici, che nello stato nostro
+vengono seppelliti per morti. Fino a che il sovrano non oppone a cotali
+disgrazie tutti quei mezzi che la scienza gli ha proposti, egli si
+fa reo della morte di ciascheduno, e ne dovrà render conto a Dio, il
+quale, quando gli affida le nazioni, impone di ben guardare la vita de’
+propri sudditi.
+
+E così parlo della mancanza di un porto o un canale da Ancona fino
+al confine del Tronto, per cui le barche da pesca nelle burrasche
+frequenti dell’Adriatico non avendo altro rifugio che il lontanissimo
+porto di Brindisi, in ogni caso di tempesta si perdono molti legni
+col proprio equipaggio, e ciò per colpa del Governo, che in così
+lungo tratto di mare non ha eretto mai un asilo di sicurezza per que’
+disgraziati.
+
+È inconveniente grandissimo la facilità, anzi il favore e lo stimolo
+che dai parrochi si adopera per la celebrazione dei matrimoni, senza
+guardare affatto la salute fisica degl’individui che si maritano, e se
+abbiano mezzi economici a campare una famiglia. Ecco perchè da noi si
+vedono schiere di tisici, di scrofolosi, di apopletici, di sifilitici.
+Così la nazione perde della propria robustezza, e in pochi anni si
+riduce lo stato ad uno ospedale d’incurabili. La Polizia abbia sue
+leggi atte ad impedire matrimoni malsani, e badi che ne’ contraenti non
+manchino affatto i mezzi della sussistenza. Quest’ultima providenza
+vale anche a prevenire la funesta propagazione de’ ladroncelli, poichè
+in cotali coniugii i padri esigono che la prole si procuri da sè stessa
+quel mantenimento che si ottiene poi nei furti di campagna e nelle
+piccole ruberie delle strade.
+
+È grandissima l’inerzia del governo a non riparare ai primi
+impaludamenti di alcuni territorii, che poi col tempo non si tolgono
+più, o almeno importeranno grandissime spese. Quasi ogni provincia
+dello stato è soggetta a queste disgrazie, e la cattiva sanità o la
+morte degli abitanti di questi luoghi sono pure mali di cui la colpa
+essendo del sovrano, egli ne renderà conto a Dio, se dal canto suo non
+adopererà quei mezzi che la scienza idraulica propone.
+
+L’ignorante e superstizioso abuso di suonar le campane nei momenti
+delle rivoluzioni atmosferiche, costa la vita a non pochi fanatici, ed
+il regnante si fa reo avanti Dio della morte di costoro, perchè non ne
+impedisce con legge la pratica.
+
+In molti piccoli municipii si seppelliscono ancora i defunti nelle
+chiese. E ciò importa che nelle calde stagioni si sviluppi sempre
+qualche mortale epidemia, che uccide non pochi cittadini. Il capo dello
+stato è l’uccisore di costoro, perchè non seppe rendere universale la
+legge de’ cimiteri rurali.
+
+In molte comunità, sia per colpa dell’autorità civile, sia per la
+negligenza degl’impiegati sanitari, i commestibili che si vendono al
+pubblico sono molte volte mal sani, e ne va di sotto la salute e la
+vita di molti. Il principe risponderà a Dio di codesti danni, perchè
+non fece rispettare le leggi, che pure su ciò provvidi papi emanarono.
+
+Gli ospedali mancano in molti paesi dello stato, e non pochi individui
+periscono per mancanza di soccorsi. Anche la morte di costoro peserà
+sulla bilancia del supremo giudizio a danno dei reggitori del trono.
+
+Gl’incendii, la mancanza de’ ponti, le strade pericolose, gli edifici
+cadenti, e mille altre cagioni di danno pubblico e privato, obbligano
+per giustizia il sovrano a spander per lo stato i corpi de’ pompieri,
+a ordinar la fabbricazione de’ ponti, ad accomodar le strade e a far
+demolire gli edifici pericolosi, ed altro. Tutte queste cose ove
+vengano trascurate, il giudizio di Dio sarà grave contro colui che
+impera, perchè avrebbe dovuto reggere qual padre i popoli che gli
+furono affidati.
+
+Ed ho accennato le cose essenzialissime, che richieggono pronto
+provvedimento, perchè se avessi voluto enumerare tutti i mali relativi
+alla sicurezza e sanità de’ popoli, io avrei dovuto fare un lungo
+trattato, inutili d’altronde, perchè, come dissi di sopra, noi non ne
+manchiamo, e può il Governo perfezionare la igiene dello stato se vorrà
+prendere regola da quei libri utilissimi.
+
+
+CAPITOLO ULTIMO.
+
+Io mi era proposto di trattare ancora diversi altri argomenti
+utilissimi in questo libricciuolo. Ma la necessità mi ha indotto a por
+termine al mio lavoro, perchè giunse nelle provincie la notizia della
+rapidissima elezione del nuovo pontefice. Il nuovo unto del Signore,
+il supremo re della terra sarebbe, secondo la novella percorsa,
+l’eminentissimo cardinale Mastai di Sinigaglia, vescovo della città
+d’Imola. Io m’ho visto una commozione di animi così straordinaria
+per la costui esaltazione, che rare volte i popoli s’addimostrano sì
+lieti per cagioni di pubblica e comune fortuna. E posso credere che la
+esultanza dei sudditi sia pienamente giustificata, poichè il novello
+sovrano è ricco di rare virtù, di sapienza, di umanità, di carità
+evangelica.
+
+È in me fede grandissima ch’egli accolga le parole espresse nel
+presente indirizzo con quella gentilezza di cuore con cui ricevette
+ognora ed esaudì le preghiere di tanti sciaurati al suo sacro impero
+nella diocesi d’Imola sottoposti. E la bontà di cui è riccamente adorno
+mi fa sperare ancora, che se il desiderio in me del pubblico bene mi ha
+portato talora ad adoprare parole aspre e rigorose contro il reggimento
+politico del cessato sovrano, egli vorrà usarmi quella indulgenza che
+può meritare uno il quale, amico com’è della Sede apostolica, vuole
+e brama che i sudditi di tanto sovrano non abbian lamenti a fare, e
+si chiamin lieti e contenti di esser figli e vassalli del regno della
+Chiesa.
+
+E potrei quasi far sacramento, che fra non molto tempo le popolazioni
+vedranno praticati i più saggi ordinamenti di cui si gloriano le
+nazioni civili.
+
+Le sciagurate famiglie de’ prigioni politici riabbraccieranno nelle
+loro case i loro più cari.
+
+I popoli avranno un codice criminale e civile, la cui mercè la vita e
+le sostanze degli uomini saranno rese tranquille e sicure.
+
+Le procedure criminali correranno più spedite, saranno cristianamente
+trattati gl’inquisiti, ed abolite interamente le infami giunte e
+commissioni militari e civili.
+
+Le imposizioni non saranno più gravose ai sudditi, e cesseranno le
+angarie e i soprusi dei regolamenti doganali e daziari.
+
+La Polizia avrà sue leggi certe, e non si darà più luogo all’arbitrio.
+
+L’istruzione favoreggiata e facile, e libero a tutti di dissetarsi al
+calice della scienza.
+
+Provveduto all’educazione fisica e morale degli infanti, assicurato un
+asilo o sussidio alla impotente vecchiezza.
+
+Cacciate le truppe straniere, e congedati i corpi de’ malvagi volontari
+pontificii.
+
+Protetta la industria nazionale, e vietati i tirannici appalti.
+
+Resa più splendida la cattolica religione nostra col rimuoverne gli
+abusi, e col creare pii e saggi ministri.
+
+Soppresso l’ordine de’ Gesuiti, peste mortale del mondo cattolico.
+
+Istituite ordinanze onorevoli per la retta amministrazione delle cose
+municipali e provinciali.
+
+Occupate negli impieghi le persone più meritevoli, e rese le debite
+ricompense al merito.
+
+Accordate le più interessanti cariche dello stato a laici dotti e
+probissimi.
+
+Concesso ad ognuno lo stampar liberamente, ne’ limiti della religione e
+della onestà.
+
+Guarentita la pubblica sanità e sicurezza coll’adottamento di savie
+leggi igieniche.
+
+E questa sarà propriamente per noi l’_era novella_ promessa per la
+paura d’un papa, osservata per la magnanimità di un altro.
+
+Ma quanti ostacoli non troverà egli il nuovo gerarca per la esecuzione
+di così utili ordinamenti! Sono alcuni fra’ porporati che, vedendo
+in ogni innovamento una pericolosa concessione, e desiosi di vedere
+oppressi i sudditi o per inopportuna paura o per malignità di cuore,
+consiglieranno insistenti di lasciare le cose nello stato in cui sono,
+ispireranno dei dubbi sulla ingenuità di coloro che dimanderanno le
+riforme, in ogni movimento innocente sogneranno una ribellione, e si
+faranno essi stessi nascosti autori di fatti sospetti, di scritti
+incendiari, di emblemi rivoluzionari. La satanica arte di costoro
+potrebbe trionfare della perspicacia del sovrano. Il nuovo principe
+non creda alla buona apparenza delle loro parole. Essi, come dice
+sant’Agostino, sono al di fuori scialbati candidissimamente, ma
+hanno l’anima nera come tizzo di carbone. Quando i popoli pontificii
+si vedranno posti al rango che si addice all’attuale loro civiltà
+smetteranno ogni idea di cambiamento politico, troveranno dolce il
+comando della monarchia pontificale, non avranno ad invidiare i vicini
+reggimenti civili di stati italiani; faranno voti per la conservazione
+della santa Sede, e prepareranno cogli scritti e colle parole una
+gloriosa immortalità a Pio IX, che soddisfece ai prepotenti bisogni de’
+tempi.
+
+E però il perdono ch’egli darà agl’inquisiti di stato sia santo ed
+ingenuo, come quello che darebbe Gesù Cristo se avesse da tornare sulla
+terra.
+
+Se l’amnistia non viene accompagnata dalla reintegrazione ne’ diritti
+civili, se quegli che vien perdonato non è sicuro dalla calunnia
+di nemici, dalla indiscreta sorveglianza di commissari di polizia;
+se gli vien restituita una libertà con limiti angustiosissimi; se
+non viene saggiamente provveduto alla di lui sussistenza, ove ne
+abbisogni; se gli verranno fatte insidie morali, e valutato a delitto
+il pensiero o una parola, questa amnistia diventerebbe un laccio, un
+tranello empissimo, più orribile e penoso della stessa condanna a cui
+l’inquisito politico soggiacque.
+
+E so ben io che la santa virtù del nuovo regnante abborrisce da cotali
+vili ed insidiosi concetti. Ma nella corte s’introducono sempre alcuni
+astuti che ordiscono segrete mene contro l’umanità, e questi sono
+nemici dell’uomo, sono nemici del Governo, ma si dichiarano da loro
+stessi e filantropici e devoti al vicario di Gesù Cristo.
+
+Da questi truculenti si guardi il successore di san Pietro, e ponga
+freno alla loro prepotente influenza, col distrugger tosto ogni sorta
+di arbitrio alla Polizia, nucleo fin ora di tirannide non solo, ma
+primario elemento di schiavitù, massima cagione del mal contento de’
+popoli, e potente nemico del governo pontificio.
+
+Ma qui gl’infiniti amici del Governo, i pretesi sostenitori del trono
+e del pontificato seguiteranno a gridare e dire come la esperienza
+addimostri la inefficacia della clemenza, e che i malcontenti, anche
+dopo il perdono, si mostrarono coi fatti nemici violentissimi del
+Governo.
+
+Io risponderò dicendo, che la massima parte di coloro i quali furono
+nuovamente rilegati in carcere fu ristretta per semplice sospetto
+della irrequieta Polizia; e che i loro incarti, fabbricati da perversi
+e sanguinari processanti, non diedero risultanze positive, o si
+trattò solamente di semplici parole, o fatti isolati di niun valore.
+E nell’altra parte se vi furono individui i quali ritornarono ad
+inveschiarsi profondamente in affari politici rilevanti, questi sono
+di quella classe di cui poco sopra io parlavo, posta in uno stato
+di violenza terribile, vale a dire, trascurata non solo dal Governo
+e dalla società, e priva di mezzi di sussistenza, ma provocata
+gravissimamente dalla insolente Polizia o per inopportune sorveglianze
+o perchè privata dell’interna libertà, e non reintegrata mai ne’
+diritti sociali, al godimento de’ quali ognuno di loro intendeva. Ed
+ecco perchè io raccomandava che il perdono fosse generoso, amplissimo,
+ingenuo, generale.
+
+E così pongo fine a questo qualunque siasi lavoro che intrapresi al
+solo scopo di esser utile ai miei compatriotti. In esso non adoperai
+studio di sorta a farne un libretto elegante e filosofico: volli
+attenermi ad un linguaggio di comune intelligenza, e presi nota
+solamente di quelle cose più rilevanti che mi parevano degne di
+ricordo e necessarie di miglioramento. Quindi non frasi, non regolare
+ordine di materie, non concetti nuovi e profondi. Il miglior pregio
+del libro, sono la verità e la santità del fine. Se una sola delle
+mie idee non esistesse già nella mente del sovrano, che deve intender
+certo a cambiamenti solidissimi, e fosse tolta in considerazione io mi
+chiamerò fortunato di aver avuto una parte benchè impercettibile nello
+stabilimento del bene universale.
+
+
+
+
+RELAZIONE
+
+DEL FATTO AVVENUTO IN CESENA
+
+LA SERA DEL 14 LUGLIO 1846.
+
+
+Molte cose sono state ragionate da varii, sui cattivi ordini che
+aggravano il nostro stato, e che ne fanno, per così dire, una
+anormalità, in mezzo al progresso civile de’ tempi nostri. Ma per
+comprendere i mali effetti di quelli, e trarne argomento a spiegare
+il profondo malcontento che regna in queste provincie (malcontento
+che non si acqueterà mai, ove il nuovo sommo pontefice non dia mano
+con ardimento e risoluzione a riforme radicali, vincendo la subdola
+opposizione e la mala fede con che molti suoi iniqui ministri gli
+possono attraversare ogni buona intenzione), a comprendere, dicemmo,
+pienamente i mali effetti di quegli ordini, più d’ogni ragionamento,
+giova sovente il rappresentare l’azione concreta nella realtà de’
+fatti. Certi episodi della vita sociale de’ nostri infelicissimi
+paesi bastan soli a rivelare que’ mille patimenti, que’ mille dolori
+morali e que’ profondi fremiti di sdegno disperato che dee provare
+un popolo generoso nel vedersi (oltre all’altre sue grandi sventure)
+senza delitto macellato impunemente da una mano vilissima di sgherri
+stranieri, a’ quali un massacro, che rinnovasse la memoria de’ Vespri
+siciliani, sarebbe poca pena alla sola colpa di starci qui insolenti
+e briachi in sul viso. Ma veniamo al fatto, che giustificherà appieno
+l’ira delle nostre parole. — Al qual fatto, perchè sia inteso bene da
+chi non conosce le piaghe de’ nostri paesi, ci fa d’uopo premettere un
+breve commento. Egli è da sapere adunque che il difetto d’operosità
+industriale e commerciale, le cattive leggi economiche, la mancanza
+assoluta di educazione popolare, la poca agiatezza e i pochi risparmi
+delle classi elevate, e la conseguente difficoltà per le classi
+operaie di trovar lavoro, e, non ultima cagione di miserie e di
+corruzioni, le truppe estere, che precludono la carriera militare
+ai figliuoli del nostro popolo, tutte queste e molte altre cagioni,
+che lungo sarebbe l’enumerare, vanno ogni giorno più arruolando alla
+turba de’ delinquenti molti popolani corrotti dalla indigenza, dalla
+ineducazione e dalla abitudine de’ vizi. Tutta questa gente, nelle
+nostre città, si va organizzando in associazioni giurate al delitto,
+e muove una aperta guerra alle proprietà e alla sicurezza personale
+del cittadino. Ciò è conosciuto dalle Polizie. E però chi facesse
+una statistica de’ furti e delle aggressioni impunite che avvengono
+in queste provincie, troverebbe di che far maraviglia a un uomo de’
+secoli barbari. Ma la cosa va più innanzi in molti paesi; le Polizie
+si contentano, non solo che vi si rubi alla piena luce del giorno, ma
+che vi s’inquieti il pacifico cittadino con insolenze e minacce, e
+pare insomma che s’intenda a provocare e sfrenar la canaglia contro
+le classi medie ed elevate, la cui inclinazione all’ordine e alle
+riforme civili, chiamata dalle nostre Polizie istesse liberalismo,
+arrovella tutti questi nostri impiegati, gente la più parte ignorante e
+immorale, e che però ha solo nel durar de’ disordini qualche speranza
+di potersi mantenere in grado. La cosa è giunta a tale in alcune
+città, che in Faenza, per esempio, or son pochi dì, fu fatta una
+istanza, sottoscritta da centinaia di cittadini, non che da sacerdoti,
+parrochi di campagna, ecc., e inviata al pontefice per ottenere
+permesso di armarsi a difesa dei propri averi, e far quello che non
+sanno fare (così esprimevasi quello scritto) tante truppe nazionali
+e forestiere. Ma se queste ultime non sanno o non curano frenare i
+ladri e gli assassini, coi quali hanno perfetta affinità, sanno molto
+bene farla da carnefici sugli onesti e tranquilli cittadini. — Ora
+udite l’avvenuto. — Nella sera dei 13 corrente fu, in Cesena, ferito
+d’un’archibugiata un Eutimio Stefani, per sopranome Timino, il quale
+unito ad un tal Mamolino, di recente dimesso dal carcere, erasi fatto
+capo di un’orda di masnadieri, che da lungo tempo, percorrendo le vie a
+mano armata e provocando i buoni cittadini, infestavano questa città,
+stimolati non si sa bene da chi, certo tollerati dalla Polizia. Il male
+essendo divenuto insopportabile, ed avendo costoro nella mattina del
+14 minacciata aspra vendetta del loro capo, la sera di detto giorno
+molti giovani, costretti dalla necessità della comune difesa, eransi
+ragunati nella piazza di San Francesco, con animo di punire quella
+mala gente, e veder modo di fiaccarne per sempre la baldanza. Di tale
+assembramento fu dato preventivo avviso al governatore, il qual disse
+sapere ove i ladri si riunivano e dove avean riposte le armi, e che
+avrebbe in breve trovata via di farli arrestare e perquisire. Fu di
+tutto parimenti avvertito il comandante di piazza capitano De-Bons.
+All’una ora di notte partiva dalla piazza maggiore un carro di polvere,
+scortato da un forte distaccamento di Svizzeri, e dirigevasi verso San
+Francesco. Alla testa di costoro erano l’ufficiale generale, e Vesi,
+agente di Polizia. Il militare convoglio trapassò la piazza, ove stava
+assembrata quella gioventù, senza incontrare alcuna minaccia, alcun
+insulto, e si fermò innanzi alla porta della caserma Carabinieri, nella
+quale era stato il giorno, ed ove aveva ordinato il capitano De-Bons
+fosse ricondotto. Non si sa per qual motivo la porta della caserma
+fosse chiusa, nè s’intende perchè l’ufficiale generale, non provocato
+da alcuna offesa, senza curare quelle preventive cautele che sono un
+dovere sacrosanto anche quando è assolutamente necessario il far impeto
+sul popolo, con inaudita improntitudine, fatta voltare la fronte ai
+soldati, comandò due scariche di plotone contro gli assembrati, la
+maggior parte de’ quali erano seduti sulle macerie ivi esistenti,
+bevendo e conversando pacificamente. Appena eseguito l’assassinio,
+fuggirono i vili appiattandosi dietro il carico della polvere. Molti
+furono i giovani feriti, cinque caddero semivivi sul luogo, due dei
+quali già morti. Tanto è vero poi che quella gioventù non avea pensiero
+ostile alla forza, che, sebbene così brutalmente trattata, e in numero
+tanto maggiore da vendicare a larga misura sui fuggiaschi assalitori il
+sangue de’ loro fratelli iniquamente versato, pure sgombrò la piazza.
+Niuno Svizzero fu ferito, e tutti i cittadini lo furono alle spalle:
+lo attestano concordi i chirurghi, lo provano le sezioni ai cadaveri.
+Quella notte fu terribile alla città pei gravi danni che potevano
+generarsi alla medesima da una popolare reazione. Fu necessaria tutta
+la prudenza, il sangue freddo, e diremo l’eroica rassegnazione di
+alcuni giovani per impedire che molti i quali erano corsi ad armarsi
+non assalissero i vili assassini de’ loro amici, dando il segno di
+un generale massacro. Quanto non lascia sperar bene di sè così fatta
+gioventù, capace di frenarsi per l’amore dell’ordine e per la speranza
+di trovar ragione sulla giustizia del novello monarca!
+
+Oggi è cosa per mille indizi a tutti manifesta, che quell’eccidio
+derivò da tradimento, e ciò non fa specie; ma quello che più fa
+meraviglia tra noi, gli è che gli Svizzeri abbiano osato, in faccia
+alla coscienza di tutto un paese, tentar la menzogna fingendo, ne’ loro
+rapporti, che gli assembrati volessero impadronirsi della polvere, e
+che da ciò fossero costretti a far fuoco. Un pretesto era certamente
+necessario per veder di schermirsi pure in alcun modo da tanta infamia;
+ma l’addotto da loro era troppo assurdo, perchè non venisse subito
+smentito: molto più che anche la forza nazionale, aggiunta all’estera,
+a scorta del convoglio, altamente ripete: il contegno dei cittadini
+essere stato tale da non dar luogo a pretesti — Ora siamo in istato
+d’assedio. Gli Svizzeri, benchè duplicati di numero, conscii come sono
+della lor iniquità, tengonsi sempre sotto le armi, e sono segregati da
+ogni consorzio. L’ufficiale generale, che comandò il fuoco, per tutta
+punizione è stato traslocato a Forlì. — La nostra magistratura sta
+redigendo un ricorso contro la forza e la Polizia, il quale documento
+verrà spedito a Roma. Tutti i cittadini di ogni colore, di ogni stato
+sono pieni d’indignazione, di orrore, di odio contro la brutalità de’
+nemici. Taccio le lagrime disperate delle madri, delle famiglie, dei
+parenti, che si videro rapiti i loro cari in così orribil modo. Uno
+spettatore dell’assassinio dell’altra sera gridava col pianto dell’ira
+negli occhi: «Ogni straniero è per noi Italiani sempre nemico, ma niuno
+straniero è così barbaro, così feroce, così bestiale come lo Svizzero.»
+E dicea pur troppo la verità: ma questi sozzi e infami rifiuti
+dell’Elvezia tremino di quel pianto e di quel grido, e riflettano
+che già troppi sono i motivi che li rendono esosi al nostro popolo,
+ai quali aggiungendosi queste incomportabili provocazioni, la lunga
+pazienza non tarderà a convertirsi in furore. Quanto a noi facciam voto
+che, ad evitare ogni ulteriore scandalo ed altre più gravi sventure, il
+pontefice provvegga sollecitamente al pericolo con risoluto consiglio,
+liberando lo stato da questa dolorosissima piaga delle armi mercenarie,
+che sono il più grande insulto e il peggior danno che un Governo far
+possa ai suoi sudditi.
+
+ Cesena, 16 luglio 1846.
+
+
+ FINE.
+
+
+
+
+INDICE
+
+
+ A Cesare Balbo Pag. 5
+ Degli ultimi casi di Romagna 7
+ Documenti 107
+ Sulle attuali condizioni della Romagna
+ di Gino Capponi 147
+ La questione italiana
+ di M. Canuti 157
+ Lettera del reverendo Orazio Bushnell
+ al romano pontefice Gregorio XVI 181
+ Indirizzo ai reverendi prelati monsignor Janni
+ e Ruffini 195
+ Indirizzo al successore di Gregorio XVI 217
+ Relazione del fatto avvenuto in Cesena
+ la sera del 14 luglio 1846 297
+
+
+
+
+NOTE:
+
+
+[1] Nello stato papale il prete delinquente è punito con un grado
+di pena minore, che non il secolare. Mentre dovrebbe essere appunto
+l’opposto, e punirsi più rigorosamente l’ecclesiastico, il quale
+pel suo stato è tenuto dar buon esempio, che si suppone persona più
+istruita e frenata da più alto grado di moralità.
+
+[2] Salva la Banca romana.
+
+[3] Carlo Adolphe, Antonio Sparapani.
+
+[4] A far conoscere sempre più le iniquità delle Commissioni, non è
+inutile narrare alcuni particolari sul fatto dell’avvocato Pantoli,
+e di questo processo. Non trovando la Commissione altri che volesse
+incaricarsi della difesa, avea scelto quest’onest’uomo, che per la
+sua nota devozione al governo potea ragionevolmente supporsi si
+sarebbe fatto docile istrumento del tribunale nell’ufficio al quale si
+destinava. Il colonnello Freddi andò in persona a Forlì per vincer le
+sue ripugnanze e condurlo a Ravenna, come accadde appunto. Accortosi
+il Pantoli nel corso del processo con quanta iniquità fosse condotto,
+si pose in opposizione aperta cogli atti della Commissione: diede
+eccezione d’incompetenza all’avvocato Attilio Fontana, assessore
+straordinario, per causa d’aver preso parte al processo, e non poter
+perciò esserne giudice: ad appoggiare la detta eccezione produsse un
+attestato di don Trenta, parroco di San Vitale, deponente aver proposta
+l’impunità a Domenico Boschi come via di salute, e ciò per ordine del
+giudice Fontana. Entrò la polizia, ed intimò all’onesto curato di dar
+copia dell’attestato. Ricusando questi coll’addurre che ciò non potea
+fare senz’ordine del suo superiore ecclesiastico, fu per ordine del
+cardinale legato rinchiuso in una stanza, nè potè uscirne senz’avere
+scritto il chiesto attestato. — Di questo Fontana si narra (non posso
+affermarlo come certo) che per trovar materia al processo si facesse
+condurre la notte manettato nelle carceri in forma di uomo arrestato
+e perseguitato dalla Commissione, affinchè i prigionieri nel primo
+moto di pietà più facilmente gli s’aprissero, e potesse cavar loro di
+bocca qualche confessione. L’incompetenza dell’assessore Fontana non
+fu ammessa dalla segreteria di Stato, come neppure l’altra eccezione
+d’incompetenza che il Pantoli promosse contro l’intero tribunale per
+difetto di giurisdizione, inquantochè esso era stato incaricato di
+conoscere dei delitti commessi contro la forza pubblica, non già dei
+delitti meramente politici.
+
+[5] Ignoro se l’idea di dare alla mossa di Rimini il carattere di
+protesta sia nata prima o dopo l’impresa. Quanto a me ho parlato
+di questi fatti come se tal idea non fosse stata giammai espressa,
+sembrandomi progetto da esser piuttosto deriso presso i popoli più
+esperti delle possibilità e convenienze politiche, e perciò progetto
+fuori d’ogni discussione quello di voler protestare con poche armi,
+mentre la stampa dei paesi liberi d’Europa avrebbe potuto prestar
+l’opera sua a render pubblica ed incolpabile una ragionevole e
+dignitosa protesta de’ sudditi pontificii: e certamente in Romagna, ove
+sono tanti uomini arditi, e sprezzanti il pericolo della carcere ed i
+dolori dell’esilio, si sarebbe trovato più d’uno contento di firmarla
+a nome di tutti, se non fosse sembrata cosa dignitosa il lasciarla
+anonima.
+
+Aggiungerò più innanzi, nel parlare de’ modi di protestare in Italia,
+altre ragioni a questo proposito.
+
+[6] Io avea scritte queste linee due mesi prima della consegna del
+signor P. Renzi, per la quale sono sforzato aggiunger questa nota.
+
+Il signor P. Renzi era uno de’ principali del moto di Rimini; ed
+accolto dalla Toscana, si era cogli altri ridotto in Marsiglia. Dopo
+poco tempo tornò, senza però farsi nuovamente reo verso il governo
+pontificio. Fu arrestato immediatamente, e denunziato il suo arresto
+al Nunzio. Questi lo chiese in virtù del malaugurato trattato di
+estradizione per cause politiche.
+
+Intanto la diplomazia s’agitava, gridando contro il governo toscano per
+quella ch’essa chiamava connivenza co’ ribelli. Il granduca manteneva
+la sua buona volontà ed il desiderio di salvare quell’infelice.
+
+I consultori legali del governo opinavano non essere l’estradizione
+di questo caso imposta dal trattato, e formale invece nel governo il
+debito di salvare il Renzi, per virtù della promessa fatta all’atto
+ch’esso cogli altri s’erano arresi alle truppe toscane. Ma il ministero
+insistè, e dopo contrasto durato infelicemente più d’un mese, e che per
+la sua stessa durata dava animo a sperar bene, il Renzi fu consegnato
+al papa.
+
+È doloroso che gli uomini testè entrati nel ministero toscano sieno
+giudicati dall’opinione pubblica (essa assolve il granduca, o non
+l’accusa se non di debolezza e d’essersi lasciato troppo dominare
+dall’influenza del suoi ministri e della diplomazia) pei sostenitori
+più ostinati di questa ingiusta, inopportuna ed impolitica risoluzione.
+Il ministero ha tolto a sè medesimo l’appoggio dell’opinione con
+quest’atto, che sembra possa considerarsi come suo programma politico,
+e che il pubblico ha accolto con dolore, biasimo e sospetto; quasi
+presagio d’un nuovo sistema, che toglierebbe al governo toscano la
+maggiore, per non dir la sola sua forza, quella d’esser tenuto dolce ed
+umano.
+
+Avendo lodato il primo atto del granduca, la veracità della quale fo
+professione, mi sforza a biasimare il secondo.
+
+Non è fuor di proposito l’osservar qui che l’Austria non ha restituiti
+al papa i rifugiati a Fiume. Espongo l’osservazione, e ne lascio i
+comenti al lettore.
+
+[7] Per aver idea della stima che si fa in Romagna della prigione, è
+da sapersi che se domandate colà ad un giovane: — Siete mai stato in
+carcere? — vi risponde quasi con rammarico: — Non posso ancora dire
+d’esser uomo. —
+
+[8] In tutti, sessantasette inquisiti, dei quali cinque possidenti,
+cinque negozianti, cinque esercenti arti liberali, cinquantadue
+artigiani e mestieranti diversi; e venticinque di loro ammogliati e con
+prole.
+
+[9] Per mostrar l’inefficacia di quest’editto basti notare le seguenti
+disposizioni:
+
+_Titolo II, Art._ 2.
+
+La nomina de’ consiglieri fu affidata per la prima volta ai delegati.
+
+_Art._ 10.
+
+Fu vietato che potesse porsi in deliberazione qualunque proposizione se
+prima l’oggetto della medesima non fosse stato manifestato all’autorità
+governativa.
+
+_Art._ 12.
+
+Fu stabilito che il processo verbale dovesse essere approvato dal
+delegato.
+
+_Titolo III, Art._ 9.
+
+Gli atti de’ Consigli provinciali furon sottoposti all’esame ed
+all’approvazione del preside e della congregazione governativa. Fu
+vietato che i Consigli provinciali potessero occuparsi di atti diversi
+dai meri amministrativi, e fu data al delegati facoltà di discioglierli
+ad arbitrio.
+
+[10] Vedete quel che ne scrivono, fra tanti altri, lord Brougham nella
+sua filosofica politica, Hanke nella Storia del papi dei secoli XVI
+e XVII, e Rosselli in Roma verso la metà del secolo XIX, edizione di
+Parigi. (_Nota aggiunta_)
+
+[11] Vedasi la sua POLIZIA MEDICA, Capolago, 1834, volume unico in 8.º,
+con tavole in rame.
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici. Per comodità di lettura è
+stato aggiunto un indice a fine volume.
+
+
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75829 ***
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+ <title>Degli ultimi casi di Romagna | Project Gutenberg</title>
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+<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75829 ***</div>
+
+<div class="booktitle">
+<h1>
+DEGLI<br>
+ULTIMI CASI<br>
+DI ROMAGNA
+</h1>
+</div>
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+<hr class="silver">
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+<div class="titlepage break-before">
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+ULTIMI CASI<br>
+<span class="small">DI ROMAGNA</span>
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+
+<p class="pad2">
+DI
+</p>
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+<p class="x-large">
+MASSIMO D’AZEGLIO
+</p>
+</div>
+
+<div class="poem-container">
+<div class="poem inl"><div class="stanza">
+<p class="i01">Verba utilia quaesivi.</p>
+<p class="i03"> <i>Eccl. XII.</i></p>
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+</div>
+
+<div class="titlepage break-after">
+<p>
+<span class="large g">VENEZIA</span><br>
+COI TIPI DI LORENZO GATTEI EDIT. LIBRAJO<br>
+<span class="small">1848.</span>
+</p>
+</div>
+
+<div class="somm">
+<hr>
+<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
+<hr>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
+</p>
+
+<h2 id="dedica">A
+CESARE BALBO</h2>
+</div>
+
+<p>
+<i>Ti dono questo mio scritto, non perchè
+intenda che l’autorità del tuo nome abbia
+a farsi scudo a tutte le opinioni ch’egli
+esprime ma perchè so esser tu ed io concordi
+sulla più importante, su quella della
+nostra indipendenza; perchè so esser tu
+convinto, come io lo sono, della necessità di
+soffocare in Italia ogni favilla di discordia
+con larghe e reciproche concessioni sulle
+opinioni di minor conto, purchè da tutti si
+dia mano alla grand’opera della nostra nazionale
+rigenerazione; della necessità di
+discutere liberamente e senza mistero le
+cose nostre, discussione alla quale hai degnamente
+aperto il campo pel primo, e te
+<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
+ne è dovuto il vanto; perchè finalmente mi
+legano a te stretti vincoli di sangue e di
+lunga ed immacolata amicizia, e vincoli
+ancor più stretti, anzi i maggiori che possano
+stringere due cuori, quelli d’un eguale
+ed ardente amore di patria, e del desiderio
+di porre le forze e la vita per la sua
+liberazione.</i>
+</p>
+
+<p class="indr">
+M. A.
+</p>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
+</p>
+
+<h2 title="Degli ultimi casi di Romagna"><a id="romagna">&#160;</a>
+</h2>
+</div>
+
+<p>
+Sui moti di Rimini del settembre scorso (1846)
+pochissimi, e forse que’ soli che si trovarono al
+fatto, hanno saputa la verità: ed in Italia, ove le
+corrispondenze particolari non osano, ed i pubblici
+fogli non vogliono dirla, non può essere altrimenti.
+Stando alle loro notizie, copiate dai
+fogli stranieri, e sparse così in tutta Europa, poche
+centinaia di disperati, guidati da un uomo
+condannato a dieci anni di galera, hanno turbata
+la pace pubblica, e rovesciata in Rimini l’autorità
+pontificia: poscia, spargendosi in piccole bande
+per l’Apennino, e fuggendo dinanzi alle baionette
+svizzere, in pochi giorni sono stati del
+tutto dissipati, e lasciando la città, hanno commesso
+disordini e ruberie, riportando taccia di
+perturbatori, ladri e codardi.
+</p>
+
+<p>
+Io stimo intempestivo e dannoso il moto di Rimini,
+come stimerò sempre intempestivi e dannosi
+siffatti moti parziali, ed aggiungerò a fronte
+alta, che li stimo perciò biasimevoli, non avendo
+diritto una ristrettissima minorità di farsi giudice
+se sia o no opportuno spinger la propria nazione
+nella gran lotta dell’indipendenza, non
+avendo diritto di giocar su un tiro di dadi la
+<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
+sostanza, la quiete, la libertà, la vita di un numero
+incalcolabile de’ suoi concittadini, e, quel
+che più importa, l’onore e le sorti future della
+intera nazione. Io disapprovo dunque il moto di
+Rimini; e questo scritto cadrà probabilmente in
+mano di molti che di tal disapprovazione potrebbero
+rendermi larga testimonianza, essendosi per
+tutta Italia sparsa molti mesi innanzi la voce prepararsi
+un moto in Romagna, ed avendo io cento
+volte ripetuto tenerla per cosa inconsiderata e
+dannosa.
+</p>
+
+<p>
+Ma se ho creduto e credo che i suoi autori non
+abbiano posto mente a quel che v’era d’impossibile,
+d’intempestivo, perciò d’ingiusto, nella
+loro impresa, ciò non vuol dire che s’abbiano a
+tenere per ladri e codardi, come hanno ripetuto
+i fogli italiani e stranieri; ed ora che sono vinti,
+ora che sono parte ricacciati in esilio, parte chiusi
+in carcere e sottoposti a giudici che non dirò
+prevaricatori, non avendo il diritto d’accusar
+chicchessia senza chiare prove, ma che dirò esposti
+a molte tentazioni di prevaricare, non piaccia
+a Dio che in tutta Italia non sia chi alzi la voce
+per la verità, per dirla imparzialmente ai vinti,
+come ai vincitori.
+</p>
+
+<p>
+Il nasconderla o tacerla, sarebbe oggimai vano,
+puerile e forse peggio.
+</p>
+
+<p>
+I casi di Romagna, per quanto di poco momento,
+sono pur sempre un episodio della questione
+dell’indipendenza italiana, questione che
+tanto più fervidamente viene agitata nel segreto
+de’ cuori e de’ colloqui, quanto più severamente
+le è vietato palesarsi in liberi discorsi ed in libere
+<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
+dimostrazioni: questione che ogni giorno più
+si estende, accendendosi anche in quella parte
+del popolo italiano, che, mal osservata, sembra
+inerte e senza pensier di sè stessa: questione che
+deve necessariamente agitare ogni nazione cui
+sia stata rapita la celeste eredità, lasciatale dal
+padre comune di tutti gli uomini, l’indipendenza:
+questione, finalmente, che può paragonarsi
+ad una gran mina scavata sotto l’intera Penisola,
+alla quale non s’ha diritto dar fuoco senza il
+consenso e l’approvazione dei più, tanto meno
+poi per desiderii o patimenti parziali; ma questione
+generale, necessaria, giusta, e che tutti
+giustamente e virtuosamente abbiam diritto di
+trattare.
+</p>
+
+<p>
+Ora, nascondere la verità su questa questione
+sarebbe vano, come dicemmo, e puerile. Tutti i
+governi, tutte le polizie italiane sanno, quanto lo
+sappiam tutti, che essa si discute, si agita, è in
+tutti i cuori, su tutte le lingue, e nessuno certamente
+riuscirebbe a dar loro ad intendere che
+non ci si pensa. Lo stesso s’ha da dire della polizia
+dell’Austria e de’ suoi uomini di Stato, i
+quali debbono bensì pel loro ufficio adoprarsi a
+danno anche dell’Italia, onde mantener validi i
+legami che uniscono le varie parti dell’Impero
+tendenti a dissolversi, e sono perciò politicamente
+da tenersi come nemici; ma che comprendono
+essi stessi non esser possibile che la cosa stia altrimenti,
+ed hanno poi, ne siam certi, mente
+troppo elevata (co’ nemici s’ha a spinger la giustizia
+sino allo scrupolo) per osar condannare la
+tendenza dello spirito italiano, e non rendergli
+<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
+anzi quell’omaggio che vorrebbero fosse reso a
+loro, se si trovassero nelle nostre circostanze.
+</p>
+
+<p>
+Se sarebbe puerile il creder di nascondere le
+nostre tendenze, le nostre speranze; il volerle
+poi tacere, il non osar parlarne moderatamente,
+e saviamente sì, ma liberamente ed a viso aperto,
+sarebbe peggio, sarebbe oramai viltà.
+</p>
+
+<p>
+Ma i governi? le polizie? le Commissioni? mi
+si potrà rispondere.
+</p>
+
+<p>
+Prima di tutto non vedo che a chi ha osato
+stampare liberamente le sue opinioni sulle sorti
+presenti e future d’Italia (e gl’invidierei questo
+vanto se gli fossi freddo amico), pubblicandole
+col suo nome in fronte, sia stato torto un capello.
+Cesare Balbo è testimonio vivente che io affermo
+la verità, e Niccolini ed altri vivono liberi
+e tranquilli.
+</p>
+
+<p>
+L’epoca de’ tiranni è molto lontana da noi. Il
+duca Valentino, Bernabò Visconti, Pierluigi Farnese
+non sarebbero più possibili. Chi volesse rinnovarli
+cadrebbe percosso dalla possente mano
+di quella che è oramai la vera dominatrice del
+mondo, de’ principi come de’ popoli, l’opinione.
+Il dir tirannici i governi attuali d’Italia è fanciullaggine
+alfieriana, come è fanciullaggine di
+poeta cesareo chiamar ladro chiunque si muove
+per desiderio d’indipendenza.
+</p>
+
+<p>
+I principi italiani, dovendo camminare tra due
+impossibili, o almeno tra due estremi difficilissimi,
+e guidati quasi esclusivamente dall’istinto
+della conservazione, non sono ne’ loro atti pubblici
+quali si potrebbero desiderare; ma nel loro
+privato sono generalmente uomini di temperato
+<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
+costume ed illuminati, ed al più potranno
+tagliar la via degl’impieghi a chi scrivesse anche
+con moderazione e verità cose che a loro
+non fosser grate, o non paressero opportune:
+ma certamente non lo faranno nè imprigionare,
+nè impiccare; ed i libri, comunque poi siano,
+non chiameranno sicuramente nelle parti d’Italia
+non soggette all’Austria, le baionette tedesche.
+</p>
+
+<p>
+Poi se tutto ciò non bastasse o non fosse vero,
+concediamo pure vi sia pericolo a parlar liberamente,
+pubblicamente e moderatamente degli affari
+nostri in casa nostra. Dirò allora che questo
+pericolo si deve incontrare dall’uomo virtuoso e
+d’onore pel proprio paese, come incontrerebbe
+quello della mitraglia quando la necessità o l’utile
+della patria lo domandasse. Dirò che il pericolo
+che s’incontra per la giustizia non deve
+trattenere dall’adempierla. Dirò che il coraggio
+civile non è inferiore al valor militare, a quello
+delle congiure e delle sommosse, ed è talora più
+opportuno, più applicabile a tutte le circostanze,
+meno incolpabile dalla malevoglienza: che, quantunque
+tanto più utile quanto maggiore è il numero
+di coloro che lo mostrano, può tuttavia mostrarsi
+anche isolatamente ed individualmente,
+ed il difetto del numero è allora compensato dall’esempio:
+allora, se non altro, si giuoca la posta
+d’un solo, non quella di tutti o di molti, senza
+aver avuto missione o consenso per arrischiarla.
+Dirò, finalmente, che, se una nazione non si
+cura della sua indipendenza, non deve muover
+nè rivoluzioni nè lamenti: se se ne cura, la desidera
+<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
+e la cerca, deve saperla meritare: e si merita
+non con iscosse parziali, intempestive, inconsiderate,
+che possono assomigliarsi all’atto rabbioso
+d’una fiera che s’ostini a insanguinarsi il
+muso battendolo invano contro i ferri della sua
+gabbia, più che alla generosa temerità di esseri
+ragionevoli che si mettano ponderatamente ad
+impresa pericolosa sì, ma non senza speranza di
+buona riuscita.
+</p>
+
+<p>
+Si merita col mostrare che quella prepotente
+forza che ha potuto materialmente sottomettere
+la nazione, non ne ha sottomesso la volontà, chè
+in ciò soltanto consisterebbe la vera degradazione.
+</p>
+
+<p>
+Si merita col mostrar virilmente, utilmente e
+tenacemente questa volontà sempre ed in tutti i
+modi possibili.
+</p>
+
+<p>
+Si merita col saper a tempo patire e sopportare
+con operosa rassegnazione, ed a tempo osare
+con opportunità e con giudizio.
+</p>
+
+<p>
+Si merita col pertinace studio d’ogni individuo
+per dotar sè stesso della maggior forza morale
+possibile.
+</p>
+
+<p>
+Si merita, finalmente, colla virtù degli opportuni,
+de’ lunghi, de’ grandi sacrifizii. E noi Italiani
+possiamo forse alzar la fronte, metterci la
+mano al petto, e dire a Dio ed agli uomini: Ce
+la siam meritata?
+</p>
+
+<p>
+Prima di prendere a dimostrare le mie proposizioni,
+cioè essere il moto di Rimini stato intempestivo,
+dannoso, e perciò biasimevole, sento
+il bisogno di dichiarare che mi è costato assai
+aggiungere quest’ultimo aggettivo, e non mi ci
+<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
+sono indotto se non dopo stretto esame e lunga
+ponderazione.
+</p>
+
+<p>
+L’alzar la voce per dir parole di biasimo ad
+uomini miei concittadini, che credo bensì indotti
+in errore, ma contro i quali son ben lontano dal
+muover le turpi accuse de’ fogli officiali, e che
+anzi hanno il merito incontrastabile d’aver praticata
+la difficil virtù del sacrificio, ed esposta la
+vita e quanto l’uomo ha di più caro per ciò
+ch’essi stimavano giovevole alla patria, il contristarli
+ora che la loro condizione, già assai dolorosa,
+s’è fatto peggiore, ora che soffrono, ora
+che vivono del duro pane de’ vinti e degli sbanditi,
+mi costa un vero sforzo, essendo nella natura
+mia sentirmi sempre più inclinato a favorire
+il vinto, che il vincitore, e stimando non
+esservi al mondo atto più vile ed abbietto di
+quello di lanciare il sasso a chi fugge. Ma sento
+nella mia coscienza non commettere, con questo
+scritto, atto che somigli a cotale viltà. Sento che
+mi muove soltanto il desiderio di dire ciò che
+credo utile alla causa comune; di dire il vero
+con tutta la moderata ed imparziale libertà di
+cui è capace l’animo mio. Sento di non essere
+ora, come la Dio grazia non sono stato mai, adulatore
+a persona, nè ai governi, ai quali non domando
+oro, onori od impieghi, nè ai miei concittadini,
+dei quali, Dio lo sa, desidero, sopra
+ogni cosa al mondo, la benevolenza e la stima,
+ma purchè non mi costi, non dirò una menzogna,
+un’adulazione, ma neppure una reticenza,
+trattandosi d’opinioni.
+</p>
+
+<p>
+Risoluto ad esporle, perchè credo utile alla
+<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
+patria, non il mio povero ingegno, ma il fatto di
+tener vivo un’aperta e moderata discussione;
+perchè stimo sia per me debito d’onore mettermi
+francamente per quella via, pericolosa o
+no, nella quale conforto ad entrare, parlerò senza
+riguardo di persone: ho però voluto dir prima
+che sacrifico questi riguardi alla verità ed
+all’utile della causa italiana, ma li sacrifico col
+rammarico che si prova quando il dovere v’impone
+rimproverare o contristare persona che si
+stimi e che s’ami.
+</p>
+
+<p>
+Ora, ritornando al mio assunto, dico che l’opportunità
+è la massima delle condizioni in tutte
+le cose umane; nelle cose di stato poi è tutto.
+Per decidere dell’opportunità d’un atto convien
+prima aver concepito chiaramente lo scopo al
+quale si tende, gli ostacoli che gli si oppongono,
+i mezzi onde superarli.
+</p>
+
+<p>
+Lo scopo degl’Italiani in tutti i loro moti
+dal 1820 in qua, se ne togliamo i fatti del 21,
+è stato il sottrarsi ad abusi e patimenti locali, e
+ciò isolatamente, senza molto pensiero de’ loro
+vicini parimenti Italiani; e se in alcuni di codesti
+moti traspariva il desiderio di riordinar meglio
+l’intera nazione, di spingere a scopo comune
+le forze comuni, questo desiderio s’è sempre
+mostrato, per dir così, in seconda fila, e si è poi
+fatto tacere del tutto appena si è temuto potesse
+far pericolare l’impresa, che più premeva, tutta
+u vantaggio locale.
+</p>
+
+<p>
+E gl’Italiani hanno avuto quello che meritavano
+pel loro egoismo e per la miseria dei loro
+disegni.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
+</p>
+
+<p>
+Lo scopo dell’ultimo moto, come degli antecedenti,
+tutto parziale e, per dir così, provinciale,
+come sia stato ottenuto, lo possiamo vedere:
+e le cose sono andate come dovevano necessariamente
+andare, ed anzi come si è meritato che
+andassero.
+</p>
+
+<p>
+Ed il consigliare gl’Italiani a mettere in prima fila
+la causa della nazione. In seconda quella
+delle singole parti di essa, non è soltanto consigliare
+a disegni più generosi de’ passati; è indicare
+un calcolo di puro interesse, è indicare la
+sola via che possa, presto o tardi, condurci ad
+ottenere prima il bene di tutti, poi, per necessaria
+conseguenza, il bene d’ognuno.
+</p>
+
+<p>
+E perchè è la sola utile, la sola buona? Perchè
+è la via della giustizia, d’una giustizia talmente
+ammessa, talmente incontrastata, talmente
+consentanea all’opinione di tutto il mondo,
+che, seguendola, si può incontrar forse sventure
+e patimenti, ma non vergogna nè avvilimento
+maggiore. Anzi i patimenti e le sventure sofferte
+per la giustizia, per la difesa d’un santo diritto,
+ottengono l’omaggio ed il rispetto dell’opinione
+universale, ritemprano il carattere
+delle nazioni, e le rendono capaci e meritevoli di
+sorti migliori.
+</p>
+
+<p>
+Questa via è la migliore, perchè riunisce la
+maggior forza col riunire il maggior numero di
+volontà. Si potrà, di fatti, esser di diversa opinione
+in Italia sul miglior modo di riordinare i
+singoli stati e sulle forme del reggimento (e
+questa diversità emerge naturalmente dalla disuguaglianza
+de’ gradi del soffrire), ma da Trapani
+<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
+a Susa s’interroghi ogni Italiano se è utile
+all’Italia liberarsi dal dominio e dall’influenza
+straniera, e nessuno, vivaddio, risponderà se non
+affermativamente, nessuno ricuserà porre l’ingegno
+o la mano a questo fine. Persino i nostri
+principi, se altrimenti dicessero, mentirebbero
+alla loro coscienza, all’onore della loro dignità:
+tra le straniere nazioni i popoli indipendenti
+mentirebbero al loro principio, i popoli servi alle
+loro speranze, ai loro desiderii più cari.
+</p>
+
+<p>
+Nel secolo in cui la schiavitù dell’individuo è
+oggetto d’abominio universale, in cui le nazioni
+più potenti e civili tanto s’adoprano per cancellarne
+dal mondo la macchia, nel secolo in cui si
+crede ingiusto che l’uomo tenga incatenata la
+volontà, l’azione d’un altr’uomo, le diriga al
+proprio utile, profitti della sua fatica, senza lasciargli
+altro che la vita ed il più ristretto necessario
+per sostenerla, chi potrà affermare che
+sia giusto da nazione a nazione quello che è tenuto
+ingiusto da individuo ad individuo? Chi
+potrà negare all’Italia sola quella nazionalità
+alla quale tendono tutte le razze, tutte le lingue
+che vivono sparse sulla superficie del globo?
+</p>
+
+<p>
+Per non essere entrati francamente e generosamente
+in questa via, gl’Italiani sono stati e
+sono tuttavia, più che compatiti, derisi.
+</p>
+
+<p>
+E considerando attentamente le condizioni attuali
+d’Italia e d’Europa, si conosce se era possibile
+che in questo momento una mossa d’armi
+ottenesse vittoria.
+</p>
+
+<p>
+Mentre non le idee generose e d’onor nazionale,
+non le idee di giustizia, ma lo studio del
+<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
+miglior impiego de’ capitali, decidono in tutto il
+mondo della pace e della guerra, mentre il re
+Luigi Filippo si mostra mantenitore ad ogni costo
+in Europa di quella pace che crede utile alla
+Francia, si vorrà credere che per tenerezza dell’Italia
+rinunci al suo sistema, metta in forse le
+questioni per lui più vitali, vietando all’Austria
+di scagliar sull’Italia duecentomila soldati e duecento
+pezzi di cannone? E gli agitatori di Rimini,
+di tutto lo stato, di tutta l’Italia, che cos’hanno
+da opporle? Contro venti pezzi in batteria,
+non dico più, voglion esser palle e non chiacchiere.
+E se la Francia non arresta gli eserciti dell’Austria,
+li arresterà la Russia? Sua rivale, lo
+concedo, per la dominazione delle razze slave
+dell’Europa orientale, ma prima, e più di tutto,
+nemica per principio e per gelosia della mal
+compressa Polonia, d’ogni moto nazionale, di
+ogni idea di liberazione ottenuto col mezzo di
+moti popolari.
+</p>
+
+<p>
+Gli arresterà la Prussia, anch’essa, è vero,
+rivale dell’Austria nell’influenza sulla nazionalità
+germanica, ma anch’essa gelosa del suo brano
+dì Polonia, ed avversa perciò a favorire quel principio
+che, ammesso, dovrebbe turbargliene il
+possesso?
+</p>
+
+<p>
+Gli arresterà l’Inghilterra, antica alleata dell’Austria,
+e giunta a quell’apice di potenza e ricchezza,
+dal quale per una gran guerra europea
+potrebbe soltanto discendere?
+</p>
+
+<p>
+Chi adunque impedirà all’Austria di soffocare
+in Italia la prima favilla d’un incendio che minaccia
+null’altro che la sua esistenza?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
+</p>
+
+<p>
+Se poi i fautori del moto di Rimini dicessero,
+come hanno detto in altri casi consimili: <i>Se non
+ci avessero lasciati soli, se gli altri Italiani
+tutti in massa si fosser levati?</i>
+</p>
+
+<p>
+Rispondo: che per chi si mette a cose di stato,
+la qualità più necessaria è avere il senso pratico,
+veder il mondo, gli uomini come sono realmente,
+e non come forse dovrebbero essere; nè può dopo
+la mala riuscita scusare il suo errore col dire:
+<i>e se avessero fatto.... ed avrebbero dovuto far
+questo o quest’altro</i>. Chè gli accusati potrebbero
+rispondere: <i>non ci avete interrogati se volevamo
+o credevamo opportuno cooperare all’impresa,
+e non avendovelo perciò promesso, non
+avete diritto di farci rimproveri</i>.
+</p>
+
+<p>
+Ma, anche consultati, gl’Italiani in massa avrebbero
+ricusato di levarsi in armi, perchè nella
+massa, tanto più in Italia, esiste quel senso pratico
+che talvolta non si trova negl’individui: chi
+è guidato da questo senso sa che gli uomini dotati
+di educazione, e principalmente d’educazione
+politica, posson talvolta muoversi per patimenti,
+desiderii o bisogni morali, ma costoro son dappertutto
+il minor numero, e tanto più in Italia.
+Il numero maggiore privi d’educazione civile, e
+non avendo il primo principio della politica (ed
+in tale stato sono le masse tra noi), non si muove
+che per bisogni, desiderii, patimenti materiali, e
+conviene sieno grandi ed insopportabili; chè ai
+piccoli e sopportabili è avvezzo, usato com’è
+dallo stato della società a sostentarne con virile
+rassegnazione i pesi più gravi.
+</p>
+
+<p>
+Ora, tanto generosa a’ suoi figli è la natura
+<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
+nella terra italiana, che giammai la dappocaggine
+o la malignità degli uomini è bastata a disperderne
+o consumarne i doni del tutto. Ed una delle
+cagioni delle lunghe servitù d’Italia è forse, che
+la nostra terra ha potuto sempre saziare ad un
+tempo l’ingorda avidità del vincitore straniero e
+la fame dell’indigeno vinto. Il volgo italiano, a
+fronte di tante altre nazioni, ignora, si può dire,
+la miseria, ignora la fame: e la fame è la più potente
+tra le agitatrici de’ popoli.
+</p>
+
+<p>
+Ma, soffrisse il doppio di quel che soffre, il senso
+del vero e del positivo, sempre più pratico nel
+popolo, che ne’ signori, perchè il popolo è più
+strettamente e continuamente alle mani cogli
+ostacoli della vita, e s’avvezza a giudicarne meglio;
+questo senso, dico, mostrerebbe al nostro
+la difficoltà, dovrei dire la impossibilità di dar
+mano a moti simili a quello di Rimini.
+</p>
+
+<p>
+Egli conosce che l’accordo di levarsi in pochi
+è inutile; di levarsi in molti impossibile. E sarebbe
+strano certamente se nella patria di Machiavelli,
+ov’egli proclamava non eseguibile la congiura
+di poche diecine d’uomini, si tenesse eseguibile
+quella di migliaia e migliaia.
+</p>
+
+<p>
+E se il popolo italiano non istudia la politica,
+non legge gazzette, non sa d’equilibrio e d’interessi
+europei, sa poi tuttavia che, quand’anche
+riuscisse a sottrarsi al giogo del suo governo locale,
+non avrebbe fatto nulla, e gli toccherebbe
+combattere, disordinato ed inerme, contro l’Austria,
+disciplinata ed armata.
+</p>
+
+<p>
+Ma alla nostra destra, alla nostra sinistra, mi
+si potrà rispondere, la Spagna e la Grecia non
+<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
+ci mostrarono forse quello che può un popolo
+contro il dominio straniero?
+</p>
+
+<p>
+A me sembra invece che queste due nazioni
+abbiano mostrato appunto quello che non può il
+popolo, quando non è che popolo, e non ha nè
+esercito, nè tesoro, nè buoni ordini.
+</p>
+
+<p>
+Cominciam dalla Spagna.
+</p>
+
+<p>
+La sollevazione di Madrid del 2 di maggio 1808
+fu il primo grido d’indegnazione che gettò la
+nazione contro la mostruosa violenza che volea
+usarle Napoleone. Di pari indegnazione arse l’intera
+Penisola, che si coprì di <i>guerillas</i>; ma se
+togliamo la giornata di Baylen e la sua famosa
+capitolazione, dovuta più all’avarizia del general
+Dupont, che alla perizia degli Spagnuoli, se leviamo
+l’assedio di Saragozza, di Girona e Tarragona,
+gli Spagnuoli giammai poteron far testa
+all’aquile di Napoleone. Ed eran pur già prima
+riuniti in corpo di nazione, buono o cattivo,
+avean pure esercito e materiale di guerra, eran
+soccorsi dall’oro dell’Inghilterra, dai suoi soldati,
+e li guidava il duca di Wellington.
+</p>
+
+<p>
+E se Napoleone non commetteva l’errore di
+aver due guerre ad un tempo, accese alle due
+estremità del suo impero: se la Provvidenza non
+mandava l’angiolo sterminatore a sorprendere il
+suo esercito nelle steppe della Russia, cosa sarebbe
+divenuta la Spagna, anche aiutata dagl’Inglesi?
+</p>
+
+<p>
+E dove sono gl’Inglesi, dov’è il duca di Wellington
+dell’Italia?
+</p>
+
+<p>
+E per maggior prova, quando il popolo spagnuolo
+non ebbe più nè l’uno nè gli altri; quando
+<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
+ebbe solo a dirla con una nazione grande, ordinata
+e non occupata altrove, come andarono le
+cose?
+</p>
+
+<p>
+Il duca d’Angoulême corse la Spagna dai Pirenei
+al Trocadero, come un soldato viaggia col
+foglio di via, e tutto fu finito.
+</p>
+
+<p>
+E la differenza corsa tra queste due guerre
+serve poi di nuova prova all’altra mia proposizione:
+essere la causa dell’indipendenza tanto più
+potente a riunire e render forte un popolo, che
+non la causa delle istituzioni e della libertà. Per
+l’indipendenza gli Spagnuoli, riuniti in una sola
+volontà, travagliarono per cinque anni Napoleone
+nel colmo della sua potenza. Per le nuove istituzioni,
+divisi ed inerti, si diedero, dopo un mese, a
+discrezione d’un duca d’Angoulême.
+</p>
+
+<p>
+Poichè parliamo di Spagna e di <i>guerillas</i>, risponderò
+anche a chi dicesse: che in Italia si
+avrebbero ad usare, che il paese montuoso vi
+sembra atto, ec., ec. Chi così la pensa, sappia
+che non è <i>guerillero</i> nè capo di <i>guerilla</i> chi vuole,
+e dove e quando lo vuole. La <i>guerilla</i> in Ispagna
+ha combattuto co’ Romani prima, poi coi Goti
+e coi Mori, e, se parve spenta sotto i discendenti
+di Carlo V e di Filippo V, ha mostrato sotto Napoleone
+che nel riposo non avea perduta la mano
+del tutto; onde si deve riconoscere che è nella
+natura stessa dello Spagnuolo, e, come ora si dice,
+una sua <i>specialità</i>. La <i>guerilla</i>, anche in
+Ispagna, non si scosta mai dal proprio paese, e
+quando se ne scosta perde ogni forza; e si potè
+vedere nell’impresa tentata da don Carlos contro
+Madrid. La <i>guerilla</i> vuol larghi tratti di paese
+<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
+spopolato e senza strade, ove non possan le truppe
+regolari, le artiglierie, i cavalli correr facilmente
+e raggiungerla, ed è sempre, per dir così,
+l’espressione armata dell’opinione di quello nel
+quale opera; e così essendo, trova pane, ricovero,
+aiuto, avvisi, protezione per tutto, purchè, ben
+inteso, stia sempre tra chi la conosce e pensa come
+lei.
+</p>
+
+<p>
+Basta questo semplice ritratto della <i>guerilla</i>,
+o debbo aggiungere altre parole per mostrare
+che in Italia è impossibile?
+</p>
+
+<p>
+Un capo di <i>guerilla</i> in Italia, dopo un mese,
+se non fosse preso, avrebbe la scelta tra il morir
+di fame, o il diventar capo d’assassini.
+</p>
+
+<p>
+Ora veniamo alla Grecia, e poche parole basteranno,
+essendo tra i casi de’ due popoli grande
+analogia. Dall’epoca del Congresso di Vienna, il
+pensiero della Russia di rannodare a sè la razza
+greco-slava, diede animo a quanti volevano liberar
+la Grecia dal giogo ottomano. Scoppiò l’insurrezione,
+e durò la guerra sino al 1827: finì,
+si può dire, colla battaglia di Navarino. Questa
+battaglia, intendiamola bene, finì la guerra. E da
+chi fu combattuta? Dalle armate di Francia, Inghilterra
+e Russia, e non dai Greci.
+</p>
+
+<p>
+E chi vede tra i possibili a favor dell’Italia una
+battaglia di Navarino? Ho scelto quest’ultimo fatto
+come il più importante, come quello che tutti
+li spiega, di tutti è la conseguenza, e taccio degli
+infiniti soccorsi d’uomini, di denari, d’ingegni europei
+che furon profusi in aiuto della causa dei
+Greci, i quali (si notino queste circostanze) avevano
+a combattere un nemico fiacco, male ordinato
+<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
+e da non potersi paragonare all’Austria per
+nessun verso; erano più del nostro popolo usi
+all’armi, indurati alla fatica, pronti a mettersi ad
+ogni ventura, e n’hanno dato gloriosa e mirabil
+prova nella lunga guerra che fu (e questo è di
+gran peso) non solo d’indipendenza, ma insieme
+guerra di religione. E la storia del mondo c’insegna,
+che nessuna più di questa riunisce la volontà,
+le forze, accende il furore d’una nazione e la
+rende invincibile.
+</p>
+
+<p>
+E finalmente ambedue le nazioni suddette non
+posson paragonarsi all’italiano; ambedue già dapprima
+formavano, bene o male, corpo di nazione;
+ambedue soffrivano più assai della nostra; e certo
+non si trovano in Italia, neppur nelle Calabrie
+o nell’interno della Sicilia, tipi che somiglino al
+<i>guerillero</i> spagnuolo ed al Palicaro od al Clefto
+Greco, perchè questi tipi si formano in uno stato
+più selvaggio, sotto giogo più duro e patimenti
+più atroci di quelli che abbia mai conosciuti il
+popolo in Italia, la quale meno calpestata o calpestata
+assai più, avrebbe forse potuto meglio riprender
+forza e riaversi.
+</p>
+
+<p>
+Colle dette ragioni credo aver dimostrato che
+il moto di Rimini è stato intempestivo ed inutile:
+ed è lo stesso che averlo inoltre dimostrato dannoso.
+Si potrebbero tuttavia aggiungere molte
+altre riflessioni sulla questione presa sotto quest’ultimo
+aspetto, e dire:
+</p>
+
+<p>
+Che se in Italia sono in copia nature d’uomini
+potenti ed ardite che non si perdono d’animo per
+la mala riuscita di quelle prove, ve ne sono eziandio
+moltissime che ne vengono abbattute, e si
+<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
+rassegnano poi a tener la causa italiana per ispacciata:
+simili a certi infermi che, dopo aver tentato
+molti modi di cura, si tengono per incurabili,
+mentre non tanto la perversità del male,
+quanto l’imperizia del medico è cagione che non
+possano riaversi.
+</p>
+
+<p>
+Che siffatti moti, ed il volerli degli uni e il non
+volerli degli altri; le accuse, le recriminazioni, i
+dispetti e le quistioni che partoriscono tra uomini
+dissenzienti sui mezzi, consenzienti per lo scopo,
+seminano disunioni, sospetti, inimicizie ove
+più importerebbe non fosse se non concordia,
+fiducia ed amore scambievole.
+</p>
+
+<p>
+Che i governi, insospettiti e tementi non si
+rinnovino tali disordini, e stimandoli fors’anche
+indizio di dio sa quali trame, quali macchinazioni
+generali e sotterranee, e nutrendo timori, credo
+io, assai più del bisogno, come sempre accade,
+ove si tratti di pericoli oscuri ed indefiniti;
+ogni dì più moltiplicano le difese, le precauzioni,
+le vessazioni di polizia, che pur tanto incagliano
+l’onesto esercizio delle facoltà mentali e materiali
+della nazione, il suo commercio, le transazioni, il
+suo generale sviluppo.
+</p>
+
+<p>
+Che in questi inutili ed intempestivi sforzi si
+sprecano i più vitali elementi del popolo italiano,
+si perdono gli uomini più arditi, di maggior
+energia e di più potenti facoltà, i quali son costretti
+abbandonar la patria o vivervi sotto il peso
+d’un oltraggioso perdono, tenuti, per dir così,
+in quarantena, e ridotti alla più assoluta inoperosità.
+</p>
+
+<p>
+Che queste miniature di rivoluzione, di grave
+<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
+momento nel ristretto cerchio ove succedono, e
+per coloro che ne sono attori, sono appena avvertite
+fuori d’Italia, presso le nazioni ove, per
+la piena libertà della parola e della stampa, si
+agitano apertamente le più importanti questioni
+politiche e sociali; ove è per conseguenza il supremo
+tribunale dell’opinione europea, l’officina,
+per dir così, d’onde viene sparsa per tutto il
+mondo. E Dio volesse non fossero avvertite, o
+fossero condannate e biasimate soltanto! ma sono
+derise, schernite. Servon di tèma a brevi articoli
+di giornale, pieni d’una compassione protettrice,
+di un ammonire sardonico, che ti fa dar
+di volta al sangue più di qualunque improperio:
+ed il lettore straniero sorride e passa; e l’opinione
+che di noi si sparge e si ferma è d’esser un
+popolo inetto, privo d’ogni idea, d’ogni educazione
+politica, incapace di disegni maturi e ponderati,
+incapace del lungo e pertinace lavoro, che
+conduce finalmente alla rigenerazione; incapace
+egualmente di soffrire e di combattere, e perciò
+degno della sua presente fortuna. E saremo dunque
+tanto caduti, che la miseria, le lagrime, il
+sangue italiano abbiano persino a dar materia di
+riso?
+</p>
+
+<p>
+E non vorremo trovar modo una volta, che le
+nostre sventure déstino, come quelle della Polonia
+e dell’Irlanda, nostre sorelle (poste in condizioni,
+se non pari alle nostre, analoghe almeno
+alla nostra in molti punti), lo sdegno che i generosi
+provano contro chi opprime, l’antica ed
+onorevole pietà, che è conforto, speranza, e non
+oltraggio agli oppressi? E l’Irlanda, la Polonia
+<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
+perchè l’ottengono? Perchè soffrono più di noi,
+e più degnamente, più operosamente di noi. L’opinione,
+la simpatia, il voto della civiltà intera sta
+per loro, e sono pure oggidì i potenti alleati! E
+di noi? Di noi si ride.
+</p>
+
+<p>
+Collo svolgere il filo del mio ragionamento, mi
+si presenta sempre più evidente la verità espressa
+nella prima pagina; l’opportunità esser tutto nelle
+cose di stato: e m’appare perciò pedantesca e
+superflua la divisione da me adottata, che intende
+provare successivamente e separatamente le
+mie proposizioni, mentre senz’avvedermene trovo
+che nel dimostrare inopportuno il moto di Rimini,
+l’ho insieme e perciò dimostrato dannoso e
+biasimevole.
+</p>
+
+<p>
+Ciò nondimeno, poichè ho tenuta questa divisione,
+che non è per avventura del tutto inutile
+ad esporre più ordinatamente le mie idee, la manterrò
+sino al fine: ma al punto di volgermi alla
+coscienza di chi è stato cagione si versasse inutilmente
+il sangue italiano, al momento di chiedergliene
+ragione, m’accora, lo ripeto, il pensiero
+che questo mio scritto cadrà probabilmente
+in mano di quelli che scontano ora un errore di
+mente, non dico una colpa o un delitto, colla più
+amara delle umane miserie, l’esilio; che contristerà
+forse le pensose veglie dell’esule, di chi ha
+pur offerto in olocausto alla patria i tranquilli
+colloqui della città, del tetto nativo, le domestiche
+gioie, l’amor d’una madre, d’una sposa, dei
+figli; di chi s’è volontariamente spogliato di questi
+tesori, ed insiem colla vita li ha gettati nelle
+bilancie ove stanno in bilico le nostre sorti; di
+<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
+chi tende ora l’orecchio ad ogni vento che spiri
+dalla terra d’Italia, sperando in guiderdone di
+tanto sacrificio, gli porti almeno il suono d’una
+parola di conforto, di compianto, o forse di lode.
+</p>
+
+<p>
+Ed io dovrò esser quello che invece gli faccia
+suonar all’orecchio, e più nel cuore, parole di
+biasimo?
+</p>
+
+<p>
+Sì: lo stimo utile, lo stimo per me debito di
+onore, e più d’uno in Italia penserà ch’io ho ragione.
+Non ch’io abbia la presunzione di credermi
+l’interprete assoluto della verità; ma credo,
+e posso credere, d’aver diritto come ogn’altro di
+esporre il frutto delle mie riflessioni: credo utile
+eccitare la discussione, ed il mio più caldo desiderio
+sarebbe che un ingegno più elevato e sottile
+del mio rispondesse a questo scritto, ne
+additasse gli errori, indicasse migliori e più prudenti
+risoluzioni; io benedirei la mano che scrivesse
+e dimostrasse ch’io ho dato improvvidi
+consigli, a patto che ne suggerisse altri non avvertiti
+da me e più profittevoli alla causa italiana.
+</p>
+
+<p>
+Credo l’avvenire gravido di diverse e grandi
+fortune per molte tra le nazioni europee, che
+Iddio per gli arcani suoi fini spinge ad una meta
+comune più o meno lontana, e credo possano assomigliarsi
+alle vergini evangeliche aspettanti lo
+sposo. Le prudenti, che avean saputo tenersi apparecchiate,
+vennero intromesse al convito; le
+stolte rimasero escluse e derise.
+</p>
+
+<p>
+Onde non sia tale la nostra sorte, discutiamo
+le cose nostre, parliamone schiettamente, apertamente,
+con reciproca fiducia, senza pensieri di
+<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
+amor proprio, senza cura d’individui, d’opinioni,
+di parti. Cerchiamo la verità, diciamola senza
+pretendere aiutarla con esagerazioni d’odio o di
+amore, di calunnie o d’adulazione. Invece d’aiutarla,
+a codesto modo le daremmo impaccio, le
+torremmo vigore: chè la verità, figlia di Dio primogenita,
+è forte per sè stessa abbastanza, è
+forte quanto la sua origine celeste; e la causa
+della nostra indipendenza, vincitrice o vinta, sarà
+sempre gloriosa sotto la sua bandiera.
+</p>
+
+<p>
+In nome di questa verità, io dico dunque che è
+fatto gravissimo, anzi è il fatto il più grave di
+quanti possa l’uomo intraprendere, quello di spingere
+la propria nazione nella sanguinosa via delle
+sommosse; perchè è il fatto nel quale è più
+difficile fissar precisamente il limite tra il giusto
+e l’ingiusto, tra l’utile ed il dannoso; è il fatto
+che può condurre egualmente a quanto v’è di
+generoso, di grande, di virtuoso al mondo, come
+può trascinare ai più fatali errori: che può esser
+la sorgente d’immensi beni, come d’immensi mali;
+d’immensa gloria, come d’immensa infamia;
+che, finalmente, può essere la salute d’un popolo
+o la sua totale rovina.
+</p>
+
+<p>
+L’intraprenderlo di propria autorità, il porvi
+mano e dargli la mossa pel primo, può essere il
+sublime o dell’ardire o della temerità o della pazzia,
+ma è sempre atto tremendo per chi abbia in
+pregio la giustizia, la carità di patria, l’amore
+degli uomini, la fama propria e della propria nazione.
+Chi se ne fa autore, si fa arbitro al tempo
+stesso, come già dissi, delle volontà, dell’avere,
+della libertà, della vita d’un numero d’uomini,
+<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
+che nè egli nè alcun altro, se non Iddio, può prevedere
+e calcolare; e se ne fa arbitro per usare i
+più preziosi beni, la più gelosa proprietà de’ suoi
+concittadini ad eseguire i propri giudizi; se ne
+fa arbitro quasi sempre senza il loro consenso,
+senza diritto, senza essere stato a ciò eletto da
+loro. E se a questo fatto, invece d’esser uno, sono
+parecchi, ciò non muta lo stato della questione,
+salvo che la responsabilità l’avranno parecchi
+invece d’un solo.
+</p>
+
+<p>
+Ora quello o quelli che si fanno arbitri delle
+cose altrui, senza averne avuto l’incarico da chi
+n’era giusto e legale possessore, sarà benedetto
+se le migliora, ma se le peggiora sarà maledetto,
+e giustamente: e non vale scusarsi colle intenzioni,
+che possono far perdonare l’imperizia di chi
+è posto ad un ufficio da altri, non di chi vi si pone
+da sè.
+</p>
+
+<p>
+E per esser giusti, per non usar due pesi e due
+misure, quando noi popolo ci lagniamo dei principi
+assoluti e del modo col quale amministrano
+la cosa pubblica, che mai rispondiamo a quelli
+che per iscusarli dicono: <i>Hanno buone intenzioni;
+credono fare il bene?</i> Rispondiamo: <i>L’intenzione
+non basta, e chi non sa fare, lasci fare
+a chi sa!</i> E rispondiamo bene. Ma la verità
+è una sola, e se l’applichiamo ai principi, dobbiamo
+egualmente applicarla a chi fa ciò che
+essi fanno, benchè con modi e con fini diversi.
+E se si considera attentamente a quale delle due
+posizioni dia vantaggio questa diversità, troveremo
+che l’arbitrio de’ principi genera di rado le
+conseguenze calamitose che quasi sempre genera
+<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
+l’arbitrio de’ capi di sommosse. Ed i principi hanno
+inoltre una posizione data, e che non si sono scelta
+di loro propria elezione. Non essendo però mia intenzione
+d’adulare i principi, aggiungerò che
+stimo alla lunga il loro arbitrio di maggior danno
+ad un popolo: ma senza volere ora cercare
+chi de’ due più l’offenda ne’ suoi diritti, rimarrà
+sempre vera la mia proposizione, che chi guasta
+di proprio arbitrio gli affari altrui, non può scusarsi
+colla sola intenzione.
+</p>
+
+<p>
+E che gli autori del moto di Rimini abbiano
+corso il rischio di guastare gli affari di moltissimi,
+e forse dell’intera nazione, di ritardare indefinitamente
+il suo progresso, di compromettere il
+suo avvenire, di tirarle addosso la tremenda calamità
+d’un’invasione, mi pare evidente dalle
+ragioni addotte fin qui. Piacque a Dio nella sua
+bontà di mantenere il senno, e non chiudere all’evidenza
+gli occhi dei più. Ma se la cosa fosse
+andata altrimenti, se tutte le sventure da me
+enumerate, e che nessuno può negare possibili,
+si fossero versate sulla già abbastanza infelice
+Italia, qual terribil giudizio pesava su chi n’era
+stato cagione? Lasciamo stare il ludibrio, il rimprovero
+dell’opinione universale; ma il rimprovero
+della coscienza, quale di quei cuori generosi,
+amanti della patria e pronti (l’hanno mostrato)
+a dar tutto per essa, quale, dico, avrebbe
+potuto sostenerlo senza spezzarsi?
+</p>
+
+<p>
+Io ho parlato parole severe; ho parlato di rimorsi;
+perchè credo ufficio d’uomo che meriti
+un tal nome sapere a viso aperto rendere testimonianza
+a quelle verità che gli appaiono evidenti
+<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
+ed utili, dicendole non solo al potente che
+ti può nuocere (virtù, della quale è gran parte
+l’orgoglio, e perciò non difficile), ma al debole,
+al vinto, cui vorresti tender la mano, consolarlo,
+compiangerlo, invece di riprenderlo. Bensì conosco
+qual eloquente risposta potrebber fare alle
+mie parole gli uomini di Rimini, col solo esporre
+e mostrare al mondo le miserie che soffrivano
+e che soffrono le Romagne.
+</p>
+
+<p>
+Ed a chi ti dice: <i>Io soffro troppo</i>, come aver
+coraggio di rispondere: <i>Tu non hai sofferto abbastanza?</i>
+Essi hanno detto appunto: noi non
+possiamo sopportar più oltre; e sembrerà loro
+duro sentirsi dire da chi sopporta assai meno:
+Era dover vostro il soffrire ancora; ed a me che
+scrivo, non è men duro il pormi in apparenza
+tra coloro ai quali Cristo diceva:<i> Oneratis homines
+oneribus quae portare non possunt, vos
+autem ne uno digito tangitis sarcinas</i>: ma voglio
+pur seguitare come ho cominciato, e dir il
+vero senza rispetti nè d’altri nè di me stesso: e
+domando se, col non voler sopportare, hanno
+trovato sollievo, o non piuttosto aggravati i loro
+mali?
+</p>
+
+<p>
+Domando se stimano soffrir più che non soffre
+la Polonia? Lo sanno eglino che cosa soffre questa
+nobile e sventurata nazione? Che miserie
+soffre tacendo, orando, operando in tutti i modi
+che le son concessi, onde rigenerarsi prima alla
+virtù, alla giustizia, per esser poi rigenerata all’indipendenza
+ed alla libertà! Si specchino in
+que’ valorosi ed altrettanto disavventurati, che,
+immobili colle braccia intrecciate sul petto, vedono
+<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
+il loro popolo decimato dalla frusta del Cosacco,
+che lo caccia a frotte ne’ deserti gelati
+della Siberia; vedono oltraggiata la loro fede,
+profanate le loro chiese, sedotta la giovinezza,
+distrutto ogni viver civile; vedono coprirsi la
+loro terra di fortezze destinate a render più salde
+le loro catene. Eppur non si muovono, non
+danno mano all’armi, e non li trattiene il timor
+della morte (l’hanno mostrato se sien capaci di
+viltà), ma li trattiene il solo timore di dilatar le
+piaghe della patria ed accrescerne le sventure;
+e siccome sono stati al mondo esempio di virtù
+nel combattere, lo sono ora di altrettanta e maggior
+virtù nel soffrire. Evitando egualmente i
+due più funesti effetti della disperazione, il furor
+cieco e l’inerte rassegnazione, attendono taciti,
+pazienti ed operosi a rannodare il loro popolo,
+renderlo migliore e perciò più potente. I loro
+nobili, ravveduti ed ammoniti dal passato, tendon
+la mano al povero, al contadino, che opprimevano
+e sprezzavano: lo chiaman fratello, lo
+cercano ne’ suoi tugurii per portargli a consolazione
+del presente la speranza d’un miglior avvenire.
+Vizio e rovina di quei calpestati era l’abuso
+de’ liquori, coi quali dimenticavano per
+qualche ora ne’ sogni dell’ebbrezza le miserie
+della realtà: e la pigione delle taverne era una
+delle entrate dei nobili. Eppure v’hanno rinunciato,
+l’hanno chiuse, hanno ristrette le loro
+spese, onde il popolo non corrotto riprenda vigor
+morale e possa risorgere.... Questa è vera
+fortezza, vera carità di patria; queste son le vie
+che onorano, rendon venerabile anco la servitù,
+<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
+le ottengono il rispetto degli uomini, talvolta il
+loro aiuto e sempre la misericordia, la protezione
+di Dio.
+</p>
+
+<p>
+Ma se gli autori del moto di Rimini non hanno
+tenuto queste vie, se il furore, l’intolleranza
+dei loro mali li ha trascinati ad atti che sono
+da giudicarsi intempestivi, e perciò dannosi e
+biasimevoli, s’avrà dunque, senza ammettere
+scusa, a pronunciar contro essi un’assoluta condanna?
+</p>
+
+<p>
+A questo punto ringrazio Iddio, che è oramai
+adempiuto per me l’amaro assunto di contristare
+il vinto e lo sventurato, ed è venuto invece il
+momento di volgermi al vincitore, a chi non prova
+nè le angustie del carcere, nè le miserie dell’esilio,
+a chi è potente e gode d’ogni favore
+della fortuna, e sento oramai venirmi più sicura,
+più libera la parola.
+</p>
+
+<p>
+Ma, prima di esaminare i modi tenuti dalla
+corte di Roma co’ suoi sudditi, e particolarmente
+co’ suoi sudditi di Romagna; prima d’entrare
+seco lei in discussione circa i suoi atti, vorrei
+sapere se la discussione è possibile, vale a dire
+se partiamo da basi tenute vere egualmente da
+ambe le parti; e per questo io domando se v’è
+un solo Decalogo, un solo Vangelo, una sola morale
+data egualmente a tutti gli uomini per norma
+delle loro azioni, o se invece vi sono due edizioni
+de’ suddetti codici, ad uso l’una de’ principi,
+l’altra de’ popoli, l’una dei governanti, degli
+uomini di stato, dei diplomatici, l’altra della
+moltitudine governata.
+</p>
+
+<p>
+Dovendo necessariamente interpretare io la
+<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
+risposta, la suppongo consentanea alla dottrina
+professata in ogni tempo dalla corte di Roma;
+esservi cioè, una sola morale pe’ grandi come
+pe’ piccioli, pe’ forti come pe’ deboli, pe’ governanti
+come pei governati. Trovarci d’accordo
+su questo punto è pure assai, ma non è tutto.
+Un’altra cosa mi resta a sapere: e domando se
+a questa morale, a questa regola da seguirsi indistintamente
+da tutti i viventi, si può applicare
+l’assioma che ogni regola ha la sua eccezione,
+ovvero se le regole eterne della giustizia e dell’onestà
+sono le sole alle quali non abbia mai
+l’uomo nè ragione nè pretesto per disubbidire.
+Anche a questa domanda son costretto rispondere
+da me, interpretando la decisione della corte
+romana favorevole a quest’ultima opinione,
+che è necessaria conseguenza delle dottrine da
+lei insegnate.
+</p>
+
+<p>
+Posti d’accordo su questi due punti, e partendo
+essa ed io da questo dato comune, che la morale
+è una sola, costringe egualmente tutti gli
+uomini alle sue leggi, e non ammette possibile
+nessun caso, nessun motivo di trasgredirla, la
+discussione divien possibile, e una cosa sola resta
+ad esaminare: quali conseguenze tragga la
+corte romana da queste premesse, e quali conseguenze
+ne ricavi, non dico io, chè non conto nulla,
+o non conto che per un solo, ma il raziocinio,
+l’opinione della civiltà universale.
+</p>
+
+<p>
+O questa via di scoprire il vero è buona, anzi
+la sola buona, e non dà motivo di lagnanza a
+nessuna delle due parti contendenti, o bisognerà
+dire che la verità è una chimera, il cercarla un
+tempo perso.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
+</p>
+
+<p>
+Io dico dunque per prima cosa, che dalle suddette
+proposizioni emerge necessariamente la
+conseguenza, che l’antico argomento della ragion
+di stato, col quale si è voluto sin qui da
+moltissimi giustificare i governi di quegli atti
+che si sarebbero condannati e tenuti ingiusti in
+un privato, è argomento vano ed immorale;
+poichè o la giustizia è legge universale, ed il
+mentire, il mancar di fede dovrà condannarsi
+tanto in uno, come in molti individui, vale a dire
+nello stato e negli uomini che ne regolano le risoluzioni;
+ovvero bisognerà almeno trovar una
+regola che definisca qual numero d’individui
+riuniti è necessario per far che l’ingiusto divenga
+giusto, l’immorale divenga morale.
+</p>
+
+<p>
+E l’addurre in favore della ragione di stato
+l’utile dell’universale è misero pretesto, non è
+ragione: o diversamente s’avrà a concedere che
+la giustizia ammetta casi d’eccezione, ed allora
+parimenti non sarebbe male dare una regola che
+insegnasse conoscere quali sono codesti casi.
+</p>
+
+<p>
+Concederò che per l’utile dell’universale siano
+giusti per parte dello stato certi atti che dovrebbero
+esser tenuti ingiusti per parte di un
+privato; ma la difficoltà è soltanto apparente, e
+per iscioglierla dobbiamo distinguere la giustizia
+positiva dalla giustizia relativa.
+</p>
+
+<p>
+È ingiusto, verbigrazia, l’uccidere, ma divien
+giusto ove sia in propria difesa: e questo è
+esempio di giustizia relativa.
+</p>
+
+<p>
+Invece è ingiusto il mancar di fede, e lo è in
+tutti i casi, in tutte le occasioni possibili: e questa
+è giustizia positiva.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
+</p>
+
+<p>
+Così, scegliendo ad esempio il caso più comune,
+nel quale è concessa e tenuta giusta per lo
+stato un’apparente ingiustizia (e che per il privato
+sarebbe ingiustizia vera), il caso d’espropriazione
+forzata, consideriamo che in quest’atto
+sono da distinguere due casi; l’uno dell’espropriazione
+violenta, assoluta, senza compenso, che
+con una sola parola vien detta rapina, ed è caso
+d’ingiustizia positiva, e perciò non vien permessa
+nè all’individuo nè allo stato, il quale difatti,
+ove sia ben regolato, giammai la commette, e
+se toglie il suo ad un privato per utile pubblico,
+usa l’avere del pubblico a dargli un competente
+compenso.
+</p>
+
+<p>
+Il secondo caso, questo appunto dell’espropriazione
+con compenso, non è più rapina, nè
+caso d’ingiustizia positiva, poichè non si toglie
+violentemente nulla al suo giusto possessore; e
+se gli si toglie parte del libero esercizio della sua
+volontà, che potrebbe essere di serbare ad ogni
+modo ciò che gli viene occupato, non gli si toglie
+pel principio che uno debba essere sacrificato
+ai più, che, per quanto abbia apparenza di giustizia,
+sarebbe cionnondimeno principio ingiusto;
+ma gli si toglie perchè, essendo questo suo sacrificio
+necessario all’esistenza o al bene almeno di
+quella società alla quale appartiene, che lo protegge
+e lo difende nei suoi diritti, egli vien realmente
+compensato con questi vantaggi della perdita
+d’una porzione della sua libertà. E siccome
+questi vantaggi può darli in compenso lo stato,
+e non il privato, è ingiusto occupare l’altrui violentemente
+per utile privato, è giusto occuparlo
+per utile dell’universale.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
+</p>
+
+<p>
+Con ciò mi par dimostrato che la distinzione
+di giustizia positiva e relativa può bensì usarsi
+per facilitare l’intelligenza della questione, ma
+che di fatto è distinzione inesatta; bastando il
+dire che l’ingiustizia è vietata e condannabile assolutamente,
+e che perciò nè la ragion di stato,
+nè l’utile pubblico, nè alcun altro motivo la può
+mai coonestare.
+</p>
+
+<p>
+Queste idee sono talmente elementari, che al
+lettore farà meraviglia ch’io abbia voluto il disagio
+di scriverle; e certamente pare un sogno che
+s’abbia a prender la questione a questo modo e
+da questi principii, che sembrerebbe non bisognassero
+di dimostrazione, e s’avessero a tenere
+per sottintesi. Ma come fare altrimenti a voler
+entrare in discussione con chi, facendosi al mondo
+nuncio della buona novella, la rende poi cotanto
+trista a coloro che gli sono più immediatamente
+affidati da Dio? con chi è custode e banditore
+del divin Codice della giustizia, dell’amore
+e del perdono, e commette o permette almeno
+l’ingiustizia, muta l’amore in odio, e non ha perdonato
+giammai? con chi predica l’umiltà sul
+trono, la carità, chiudendo l’orecchio ad ogni reclamo,
+l’amor del prossimo colle inique commissioni
+militari? Se a costoro, vivaddio, si domanda: — Credete
+o non credete nella giustizia?
+Credete o no in quello che predicate? — non se
+lo possono aver per male, e nessuno al mondo lo
+potrà trovare strano.
+</p>
+
+<p>
+E queste rigide parole io non le dico per odio
+del papato. Lo dichiaro solennemente, prima di
+aggiunger altro, affinchè il lettore non mi prenda
+<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
+in iscambio. Io venero il cristianesimo, venero il
+cattolicismo, e stimerei l’ultima delle sventure
+per l’Italia se si turbasse la sua unità religiosa,
+la sola che le sia rimasta. Di più; io neppur sento
+astio od avversione contro la corte di Roma,
+dalla quale non ricevetti giammai offesa veruna,
+e n’ho invece talvolta ricevuti favori, e perciò le
+mie parole, per quanto acerbe, non s’hanno a
+prendere come espressione dell’odio d’un nemico,
+ma piuttosto come effetto del dolore che si desta
+in noi per l’amico che s’ostini alla sua rovina.
+</p>
+
+<p>
+Io ho accusato d’ingiustizia il governo papale.
+Suppongo che egli, interrogando, dica: — Che
+cosa dunque debbo fare? — Io gli darò una risposta
+alla quale forse nè esso nè il lettore s’aspetta:
+gli domanderò cosa che non parrà indiscreta,
+gli chiederò pe’ suoi sudditi la grazia di
+essere un po’ più assoluto, un po’ più dispotico
+di quello che è: anzi d’esser governo veramente
+assoluto e dispotico, ch’egli crede essere, e
+non è.
+</p>
+
+<p>
+Per governo assoluto s’intende quello d’un
+uomo che a suo pieno arbitrio comandi ad un
+popolo; tanto è vero che la parola monarchia altro
+non significa fuorchè comando d’un solo.
+</p>
+
+<p>
+Ora si potrebbe affermare, che questo modo di
+principato, preso nel suo stretto senso, non è possibile
+a nessun uomo, ed è possibile a Dio soltanto:
+perchè Dio solo, e non altri, può esser simultaneamente
+presente alle azioni di tutti i viventi, e
+dirigerle a suo piacere. Ma lasciamo questa troppo
+stretta interpretazione.
+</p>
+
+<p>
+Io dico che neppur in un più lato senso (salvo
+<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
+uno solo, che dirò or ora), non è possibile all’uomo
+il governo assoluto. Perchè nessun uomo, sieno
+pur immense quanto si voglia le sue facoltà
+corporee e mentali, può giungere a provvedere
+coll’azione immediata della sua autorità a tutt’i
+casi che si moltiplicano all’infinito giornalmente
+nel reggimento di più milioni di sudditi.
+</p>
+
+<p>
+Vi sono però due vie d’esercitare approssimativamente,
+dirò così, il principato assoluto. Una
+illusoria pel principe stesso: l’altra reale, per
+quanto lo può essere nelle condizioni della nostra
+natura.
+</p>
+
+<p>
+La prima consiste nel far fare ad altri quello
+che non si può far da sè; cioè nell’investire altri
+d’una porzione della propria autorità, onde l’eserciti
+a sua discrezione. Ma questo è modo, non
+d’esercitare il principato assoluto, bensì di spogliarsene.
+Questo è modo usato in terra di Turchi,
+ed anche colà vien meno a misura che vi cresce
+e s’estende la civiltà: ma non vien meno però
+tra’ Cristiani e più particolarmente nello stato
+papale. Questo è modo più d’ogni altro rovinoso
+pe’ sudditi e pieno di pericoli pel principe, il quale
+non comanda, come abbiamo osservato, e non ha
+perciò i benefizii dell’impero, ma ne ha invece
+tutti gli odii e le responsabilità; ed ove gli uomini,
+investiti da lui del potere, ne abusino, incontra
+necessariamente o taccia di crudele, se non li corregge,
+o di stolto e poco avveduto, se, correggendoli,
+confessa implicitamente di non aver saputo
+scegliere e conoscere i suoi ministri. Perciò,
+o disprezzo od odio non lo può fuggire.
+</p>
+
+<p>
+Ciò accade ad ogni momento sotto il governo
+<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
+papale: e, per citare un esempio tra mille, e dir
+cosa recente e notissima, tutti si rammentano del
+fatto, accaduto or fa l’anno, d’un vescovo dello
+stato, che bandiva un editto per dar nuovi regolamenti
+in materia matrimoniale, rafforzato di
+gravi pene minacciate ai contravventori. Io ero
+in Roma. L’editto girava di tasca in tasca, di
+conversazione in conversazione; e non ti dico che
+risate se ne facesse. Convenne al governo annullarlo,
+chè, con tutto il buon volere di salvar la
+riputazione del vescovo, non v’era modo a far
+altrimenti, essendo la più pazza cosa del mondo:
+ma qual guadagno vi facesse invece la riputazione
+del governo, e qual guadagno faccia ne’ casi
+consimili, che pur troppo si ripetono di continuo,
+te lo puoi immaginare: odio o disprezzo; di qui
+non s’esce.
+</p>
+
+<p>
+Dunque un cotal modo d’esercitare il principato
+assoluto è pericoloso pel principe, ed inoltre
+illusorio, ed il principe che lo segue crede essere
+assoluto, e non è: e la sua autorità è meno ubbidita
+di quella del sovrano dello stato più democraticamente
+rappresentativo del mondo.
+</p>
+
+<p>
+Resta un altro modo, il migliore, il solo praticabile,
+il solo che (data la monarchia assoluta)
+possa conciliare la possibile felicità dei popoli
+colla sicurezza del principe, il solo non illusorio,
+e mediante il quale il principe può realmente dire:
+Io comando ai miei sudditi quanto è possibile
+che un uomo, e non un Dio, comandi ad altri
+uomini.
+</p>
+
+<p>
+Questo modo è semplicissimo, e consiste in
+ciò: che il principe, di suo proprio moto ed autorità,
+<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
+e per ispirazione divina se vogliamo, chè
+non cerco briga sulle parole, decida una volta
+quali siano i suoi voleri, li traduca in altrettante
+leggi, le promulghi, e dica ai suoi sudditi: <i>dal
+maggiore all’infimo tutti le dovete egualmente
+ubbidire.</i>
+</p>
+
+<p>
+Ciò fatto, fissi un’ora, un giorno, ogni settimana,
+ogni mese, nel quale ad ogni suo suddito
+sia lecito presentarsegli e dirgli: il tal vostro ministro
+m’ha fatto ingiuria per aver disubbidito al
+tal articolo della vostra legge. Provata la verità
+dell’accusa, punisca il ministro, e faccia giustizia
+all’offeso; e questo principe potrà veramente
+vantarsi d’esser principe assoluto, potrà dire:
+La mia volontà è ubbidita da’ miei sudditi sino
+all’estremo limite cui può giungere l’autorità di
+un uomo; potrà dire: Il mio principato è vera
+monarchia.
+</p>
+
+<p>
+Domando ora se tanto può dire il papa? domando
+se ai suoi sudditi non tornerebbe meglio
+che potesse dirlo? Domando ai Romagnuoli se
+non preferirebbero ubbidire a leggi buone o cattive,
+ma stabili, senza eccezione di persone, uguali
+per tutti, piuttosto che all’arbitrio de’ loro
+monsignori, legati, vice-legati, delegati o che so
+io? domando se non vorrebbero (essendo pur
+sudditi del papa) ubbidire almeno al papa, e fosse
+il suo principato più assoluto che non è, anzi
+veramente e realmente assoluto?
+</p>
+
+<p>
+Ho fatto professione di dire la verità senza nè
+reticenze, nè passioni, e mi trovo sforzato a lodar
+l’Austria. Il suo codice (salvo pe’ casi di stato,
+ove è assolutamente iniquo) è uguale per tutti,
+<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
+non ammette eccezioni nè di persone, nè di classi,
+nè di religione. Colla legge alla mano l’ultimo
+facchino ha ragione contro il primo de’ signori o
+degli stessi ministri del governo. E non dico per
+questo che le sue leggi sieno buone, che sieno
+adatte ai bisogni degl’Italiani che le ubbidiscono,
+ed intese al loro vero bene, e meno ancora che il
+suo governo sia perciò accetto o debba essere accetto
+nella Lombardia e nella Venezia, mentre è
+sempre governo straniero, e che anco nel far il
+bene ha in mira il pessimo de’ mali, quello d’impedirci
+d’esser nazione padrona di sè ed indipendente;
+ma dico che gli uomini si rassegnano talvolta
+anche a mali gravissimi, quando è pure in
+essi regola certa, imparziale ed uguale per tutti,
+e, contenti o no, vi s’accomodano. Ma non s’accomodano
+giammai a veder, verbigrazia, di due
+delinquenti, l’uno assolto, l’altro condannato per
+lo stesso delitto, a veder il prete immune da quel
+castigo che percuote il laico inesorabilmente<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>;
+non s’accomodano alla vita di continuo sospetto,
+all’incertezza di tutt’i momenti, al dubbio tormentoso
+ed incessante di esser o spogliati dell’avere,
+o carcerati, od offesi arbitrariamente in
+qualsiasi modo, senza aver via di richiamo, senza
+aver legge certa che li difenda.
+</p>
+
+<p>
+E lo sa bene l’Austria, e ne fa pur troppo il
+<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
+suo profitto: ma tra i governi italiani tutti più o
+meno mostran co’ fatti d’ignorarlo, e più di tutti
+il governo papale; e se i suoi sudditi non amano
+il governo straniero, e non cercano, come molti
+hanno detto e creduto, d’esser riuniti all’Austria,
+se que’ ribaldi dei Castagnuoli e del Baratelli, che
+s’ingegnavano propagarne il pensiero colla infame
+società Ferdinandea, ed hanno avuta quell’accoglienza
+e que’ trattamenti che meritavano, non
+hanno ottenuto il loro intento; se n’ha a rendere
+grazia all’indole generosa de’ Romagnuoli, al loro
+spirito nazionale e veramente italiano, pel quale
+voglion piuttosto soffrire ogni peggior male, che
+sottoporsi allo straniero, al maggior nemico della
+patria comune: ma dal canto suo, bisogna dirlo,
+il governo papale avea fatto ogni opera onde venisser
+ridotti a questo doloroso partito.
+</p>
+
+<p>
+Aver un codice (e per codice intendo non solo
+leggi, ma istituzioni, ordini stabili e certi) è il
+primo dovere d’ogni governo, qualunque sia la
+sua forma: è dunque il primo dovere, e dovrebb’esser
+la prima cura del governo papale: e se i
+suoi sudditi lo chiedono, chiedono il giusto, e se
+il governo lo nega, commette una iniquità.
+</p>
+
+<p>
+Ma poichè non hanno ordine o legge certa, generale,
+imparziale; poichè hanno pure a vivere,
+o, dirò meglio, ad ingegnarsi di vivere tirando
+innanzi alla meglio, schermendosi contro le cento
+autorità che sono tra loro in continuo contrasto,
+che si contendono l’amministrazione, e si giuocano
+a palla i poveri sudditi, i loro averi, i loro
+interessi, la loro libertà, avessero almeno questi
+disgraziati un modo d’alzar la voce, e farsi sentire
+<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
+quando son troppo assassinati; avessero una
+porta che s’aprisse ai loro richiami, un orecchio
+che li ascoltasse!
+</p>
+
+<p>
+Ora dirò cosa che nell’anno 1845 parrà enorme,
+impossibile: chi non conosce Roma la crederà
+una calunnia.
+</p>
+
+<p>
+Il capo dello stato non ha giorno d’udienza
+pubblica, come hanno tutti i sovrani assoluti. Ma
+questo è nulla. Se un suddito dello stato domanda
+di parlare al papa, non gli viene concesso se
+non promette formalmente prima, che non gli
+parlerà d’affari.
+</p>
+
+<p>
+Questo fatto non ha bisogno di comenti, e chi
+non lo crede è padrone di verificarlo. E se qualcuno
+m’opponesse, che è lecito presentar memoriali,
+ricorrere ai tribunali, ai governatori, ai
+legati, alla Segreteria di Stato, ec., ec., ringrazierei
+dell’avviso questo valentuomo, e ringrazierei
+Iddio per lui di non avergli mai mandate
+tribolazioni che gl’insegnassero qual fondamento
+si possa fare su codesti modi.
+</p>
+
+<p>
+Alle corte, o le mie accuse sono calunnie, e me
+lo provino, o è vero che chi prédica la giustizia,
+e n’è il primo custode, commette invece una iniquità,
+ed allora è ragionevole il domandargli se
+vi siano due vangeli, due morali od una sola; se
+sia persuaso, o no, di quella che predica ed insegna
+al mondo. È ragionevole intimargli di rinnegare
+l’una delle due cose, o questa morale, o le
+proprie opere: domandargli se crede che all’età
+nostra sia lecito, sia tra i possibili, stabilire o
+mantenere un’autorità qualunque sulla negazione
+flagrante e continua del proprio principio: se vi
+<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
+sia al mondo un uomo che abbia diritto di sragionare
+contro tutti; se non è troppo stolta cosa
+il supporre che tutti l’abbiano a sopportare in
+pace, e rassegnarsi agl’infiniti mali che ne sono
+la conseguenza. È ragionevole il dirgli: Dei moti
+di Romagna, delle uccisioni, degli esilii, delle lacrime
+di tanti infelici, n’avete a render conto a
+Dio, voi governo, e non i vostri calpestati sudditi.
+Il loro sangue vi ripioverà in capo; i loro dolori,
+le loro lacrime, saranno giudicate da quel
+tribunale dinanzi al quale non giunsero giammai
+nè corone, nè scettri, nè triregni, rimasti nella
+polvere dei sepolcri, ma ove giungono e si presentan
+soltanto anime nude, non protette contro
+la spada dell’eterna giustizia da altro scudo, se
+non dalla propria innocenza; le opere vostre saranno
+pesate con quelle bilancie incorruttibili,
+sulle quali la minima delle ingiurie fatte al minimo
+degli uomini, pesa più di tutti i troni e di
+tutte le corone dell’universo.
+</p>
+
+<p>
+Od è falso questo che insegnate sulla giustizia
+di Dio, e sui suoi tremendi giudizi nell’altra vita,
+ed allora le mie parole son pazze, e fareste male a
+curarle: o quel che insegnate è vero, e ne siete
+convinti, e credete che Iddio vi chiederà un giorno
+ragione dell’opere vostre, e vi dirà: <i>io v’avevo
+dato un popolo, che cosa n’avete fatto?</i> ed
+allora ditemi voi di qual nome s’abbiano a chiamare
+i vostri atti! ditemi come s’abbia a trovare
+spiegazione dei modi che tenete: ditemelo, chè
+da me non lo trovo, nè l’indovino.
+</p>
+
+<p>
+I potenti, lo so, ridono in barba di queste che
+chiamano declamazioni, ed a me paiono rigorose
+<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
+deduzioni; so ch’essi pensano o anco dicono con
+ischerno: «Solito rifugio di chi non ha forza, e
+non può difendersi, godersi in questo mondo
+nel pensiero d’esser vendicato nell’altro». Ma
+se gli altri potenti lo dicono, non lo potete dir voi
+senza mentir a voi stessi ed alle vostre parole. E
+poi, aprite gli occhi, e vedete se la spada della
+giustizia eterna aspetta sempre l’uomo al varco
+della tomba! Vedete se sempre ha tanta pazienza!
+Giratevi intorno lo sguardo: vedete se l’ingiustizia,
+se la violenza è albero che metta profonde
+e salde radici! Vedete da cinquant’anni in
+qua di quanti principati più saldi cento volte del
+vostro, che credeano stare inespugnabili ed inconcussi
+per la grazia di Dio, ed in suo nome
+poter commettere a man salva l’iniquità, di quanti
+di questi, dico, non s’è veduta la rovina! Vedete
+per tutto il mondo come le antiche ingiustizie
+abbiano scavato la fossa sotto i piedi di chi
+se ne rese colpevole: vedete la Turchia pagar le
+vecchie ingiurie fatte alla Grecia: la Russia tremar
+di continuo dell’assassinata Polonia: l’Austria
+contare i giorni di vita che le rimangono,
+spaventata d’ogni paglia che si muova in Italia,
+in Ungheria, in Polonia o in altre provincie dell’Impero;
+chè con molti ha conti aperti, e conti
+tremendi!
+</p>
+
+<p>
+L’istessa Inghilterra, la felice, la potente Inghilterra,
+la signora dei mari e delle ricchezze
+del mondo, vedetela turbata ne’ suoi trionfi dallo
+spettro dell’affamata Irlanda, dal sospetto di una
+vendetta domestica, che, al primo reale pericolo,
+potrebbe condurla all’ultima rovina.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
+</p>
+
+<p>
+Dio è giusto e non protegge l’iniquità, e di
+tutte le sue doti la sola che non sia infinita è
+la pazienza a sopportar l’ingiustizia. Abbiatelo a
+mente.
+</p>
+
+<p>
+Le mie parole non sono una minaccia. Quale
+autorità o qual potenza avrei io di minacciare?
+Non sono un augurio, e tanto meno un desiderio:
+come potrei desiderar il male d’un solo, fosse
+anco il più colpevole de’ miei fratelli italiani? Ma
+son parole di dolore e d’amore, ancor più che di
+sdegno, per vedere tanta parte di quell’Italia, di
+quella patria che amo sopra ogni cosa al mondo,
+messa da voi nella dolorosa alternativa, o di sopportare
+i mali che le fate soffrire, o di levarsi in
+armi e cadere in mano de’ vostri carnefici o degli
+stranieri.
+</p>
+
+<p>
+Son parole, alle quali mi sforzano la verità e
+la giustizia: e dopo aver detto ai Romagnuoli:
+«Voi non avete saputo soffrire,» se non dicessi
+agli uomini di Roma: «Voi foste iniqui con essi,»
+che nome meriterei?
+</p>
+
+<p>
+La mia accusa contro il governo papale di non
+aver dato a’ suoi sudditi un codice che li regga,
+le racchiude tutte. Ma le parole che mi sono uscite
+dalla penna son troppo gravi, perchè io non
+creda dover mio mostrare ancor più espressamente
+che non le ho dette se non a grandissima
+ragione; e debbo perciò entrare più addentro in
+questo doloroso argomento. Debbo scoprire le
+molte piaghe che affliggono quelle belle ed altrettanto
+disavventurate provincie; debbo citar
+fatti, e, comunque io mi ponga con ciò ad un lavoro
+troppo più lungo ch’io non avea disegnato
+<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
+intraprendere, conosco tuttavia non potermene
+oramai altrimenti ritrarre coll’onor mio.
+</p>
+
+<p>
+Proseguiamo dunque in nome della verità e di
+Dio, che la protegge, e farò ogni opera per esser
+conciso quanto è possibile.
+</p>
+
+<p>
+Il sistema economico dello stato e le sue finanze
+sono ridotte a tal punto, che nessuno in
+tutta Europa ne ignora gli assurdi e l’imminente
+rovina. E se d’una cosa si fa le meraviglie, è che
+questa rovina non sia già consumata, in una parola
+che lo stato non si sia ancora dichiarato fallito.
+Meraviglia ragionevole, sapendosi da ognuno
+che la sua amministrazione spende da una
+mano più dell’entrata, e chiude dall’altra le fonti
+della pubblica ricchezza.
+</p>
+
+<p>
+Il sistema proibitivo inceppa l’esportazione e
+l’importazione con gabelle esagerate, cui l’ignoranza
+dà nome di protettrici: con istolte proibizioni,
+colle quali, invece di favorire l’industria
+nazionale, si favorisce non l’industria, ma il monopolio
+di pochi, si limita il lavoro e la produzione,
+si provoca il contrabbando, fonte di corruzione
+e d’immoralità, ed ostile allo stesso governo,
+che mantiene con esso una classe d’uomini,
+sempre pronta ad unirsi contro chi voglia offenderla.
+</p>
+
+<p>
+L’effetto di questo sistema è di far pagare ai
+sudditi tutti i generi che consumano, più cari del
+loro prezzo reale, a danno loro e dello stesso erario,
+ed a profitto d’alcuni pochi. In una parola,
+d’impoverir tutti per arricchire qualcuno: e per
+porre il colmo all’assurdo del sistema, le gabelle
+sono date in appalto (mentre in ogni stato ben
+<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
+regolato si danno ad appalto le opere pubbliche,
+ma le imposizioni s’amministrano ad economia), e
+per conseguenza la maggiorità de’ consumatori
+deve inoltre impoverirsi di tutto il guadagno e
+della ricchezza degli appaltatori.
+</p>
+
+<p>
+Di tutto ciò che per altra parte potrebbe aumentar
+la pubblica ricchezza, il governo non
+vuol udire parola: in ogni cosa vede una trama,
+una ribellione, un pericolo, e non vede il maggiore,
+il più inevitabile di tutti: simile all’uomo
+che fuggisse, guardandosi dietro, da un insetto,
+e non badasse ch’egli sta per gettarsi in un precipizio.
+</p>
+
+<p>
+Roma ha detto: Io non credo nelle strade ferrate;
+e di questa profession di fede ride l’Europa
+intera; ma non ne ridono i sudditi pontificii.
+</p>
+
+<p>
+L’evidenza dei fatti aiuta il mio desiderio d’esser
+conciso, e però non aggiungo altro, se non
+che ora si dice che finalmente le strade ferrate si
+facciano anche colà. Un giorno o l’altro vi si faranno,
+lo so; ma se s’abbiano a far presto, lo voglio
+prima vedere.
+</p>
+
+<p>
+Ad ogni altro modo di miglioramento s’oppone
+pertinacemente il governo o con proibizioni o con
+incagli: non vuole istituzioni di banche tendenti
+ad accrescere il credito pubblico<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>, non associazioni
+agricole, industriali. Paralizzata così
+ogni mossa del corpo sociale, intercetta e tolta la
+circolazione dei suoi più vitali umori, questo per
+necessità si viene ogni dì più depauperando.
+</p>
+
+<p>
+I possessori agricoli, aggravati da tasse incomportabili,
+<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
+nè trovando sbocco alle derrate, si
+vanno consumando, nè vien loro fatto giammai
+di poter ragunare avanzi, ed ammassar que’ capitali
+che sono il nerbo dell’agricoltura ed il solo
+modo onde migliorarla.
+</p>
+
+<p>
+Il commercio è, si può dir, nullo, e lo stato
+più centrale d’Italia, seduto su due mari e sulla
+nuova via che si va aprendo al commercio d’Oriente,
+dell’India e della Cina, con fiumi in parte navigabili,
+ricco di miniere e delle terre più fruttifere
+della nostra penisola, abitato da un popolo
+nel quale la Provvidenza ha infuso a piene mani
+prontezza d’ingegno, avvedutezza, energia, fortezza
+ed ardire, questo stato ha due porti principali,
+Civitavecchia ed Ancona: io li ho veduti
+ambedue non è molto: in ambedue, salvo qualche
+vapore estero che vi getta l’áncora per poche
+ore, non ho trovato che qualche povero trabaccolo
+o qualche paranzella di pescatori.
+</p>
+
+<p>
+Io ero in Ancona nel settembre scorso, e da
+una inezia, che appena meriterebbe esser avvertita,
+potei trarre argomento dello stato in cui
+trovasi colà il movimento marittimo e commerciale.
+Volli prender un guscio a un tanto l’ora
+per far un giro in mare, e veder da quale aspetto
+la città si mostrasse meglio onde farne un disegno.
+Domandai a due marinai quanto volessero,
+ed avvezzo alle indiscrete pretese che in Genova,
+Livorno, Napoli ed altri porti sono solite a cotali
+uomini, m’aspettavo che costoro mi domandassero
+almeno uno scudo l’ora. Mi domandarono <i>due
+paoli</i>, mezzo raccomandandosi coll’espressione
+dello sguardo, onde non li trovassi indiscreti.
+<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
+Non s’immaginavano que’ poveretti che stretta di
+pietà mi dêsse invece al cuore la loro domanda,
+che era a tariffa di forestiere, e perciò esagerata,
+e mi svelava i patimenti e le angustie d’un popolo
+intero!
+</p>
+
+<p>
+E se il governo vieta a’ sudditi, non dirò d’arricchire,
+ma di potersi aiutare, nessuno almeno
+li spogliasse, li opprimesse d’imposizioni; fossero
+almeno temperate le spese!
+</p>
+
+<p>
+Ma che accada invece tutto il contrario è cosa
+talmente nota, che sarebbe allungar inutilmente
+questo scritto l’impiegar parola per dimostrarla.
+</p>
+
+<p>
+Parlando in generale, più le derrate sono cattive
+a questo mondo, più s’hanno a buon mercato.
+Ma non è così de’ governi. Più son cattivi, e
+più costano. E lo sanno i sudditi pontificii, ai
+quali tocca pagare non solo quel prezzo, sia pur
+elevato quanto vogliamo, che deve pagar ogni
+popolo per essere governato, ma son costretti a
+saldare alla cieca i conti di un improvvido sistema
+che li rovina, son costretti mantenere un’armata
+d’impiegati inutili (fossero soltanto inutili!),
+di doganieri, finanzieri, ec. Son costretti pagar
+grassamente alti ministri, spesso forestieri, che
+occupano cariche alle quali non possono aggiungere
+i comuni cittadini se non entrando negli ordini
+sacri, abbiano o no la vocazione a questo
+augusto ministero. E le cariche poi alle quali
+possono esser nominati anche i laici, come governatori,
+giudici, presidenti di tribunali, ec., sono
+invece troppo mal retribuite, onde possan le persone
+civili ricavarne un onesto sostentamento alla
+loro famiglia. Ma di tutte le spese del governo la
+<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
+più dolorosa a’ popoli è quella de’ mercenari svizzeri.
+Non parlo della guardia svizzera dei palazzi
+pontificii, troppo poco numerosa per essere di
+peso allo stato, ma parlo dei reggimenti svizzeri,
+che offrono lo spettacolo doloroso, e strano
+veramente a’ nostri tempi, delle antiche compagnie
+di ventura, nè si comprende come la nobile
+e virtuosa nazione alla quale appartengono (se
+pur non sono una ragunata di genti di varie nazioni,
+come da molti si dice) non tolga dai suoi
+ordini questa usanza tanto contraria allo spirito
+nazionale, del quale essa ha dato in ben opposti
+modi così splendidi esempi, e contraria egualmente
+alla sua dignità.
+</p>
+
+<p>
+Io, che conosco il piccolo esercito pontificio, al
+quale per essere ottima truppa non manca se non
+un comando ed una direzione veramente militare,
+io, che conosco in esso uomini pieni di onore,
+di generosa ed ardita natura, ed eccellenti uffiziali,
+e li vedo in fila con codesti Svizzeri, preferiti
+a loro, e meglio trattati di loro; io, nato (mi
+perdoni il lettore se alla cosa pubblica ardisco
+frammischiare parola d’affetti privati) di tal padre
+che in un esercito ed in tempi ove l’ardire e
+l’onor militare non eran cose rare, n’era tenuto
+modello; io, memore de’ suoi insegnamenti e dei
+suoi onorati esempi, memore della viril fortezza
+d’una madre che godeva e si vantava d’aver tre
+figliuoli nell’esercito, ove tant’altre n’avrebber
+pianto e tremato; io, educato a tale scuola, mi
+sento ribollir il sangue al pensiero dell’onta che
+son costretti sopportare quei soldati italiani! Onta
+la più amara che possa versarsi su chi sente
+<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
+l’onore, la religione della bandiera, vedersi escluso
+dal guardarla e difenderla, e vederla affidata
+a mercenari stranieri!
+</p>
+
+<p>
+Io fremo del giusto sdegno di que’ soldati italiani,
+io mi rodo dell’onta loro.
+</p>
+
+<p>
+Non sa il governo papale qual tesoro d’odio (e
+Dio voglia non sia di vendetta) gli s’aduni contro
+tra i popoli e nell’esercito per questa sua maledizione
+dell’armi mercenarie e straniere; che sarebber
+assalite e certo disperse da’ Romagnuoli,
+se non sapessero ch’esse sono l’antiguardo dell’Austria,
+che scompariranno il giorno ch’essa
+sia tolta dal guardar loro le spalle, perciò inutili
+ora ed allora, inutili in un caso come nell’altro.
+Ma che dico inutili? esiziali ai popoli, come al
+governo, al quale sono non lieve occasione di
+rovina economica, di predilezioni e d’ingiustizie
+a danno delle truppe nazionali, mal pagate, lacere
+e rivestite de’ panni logori del mercenario
+straniero, assetate di vendetta contr’esso, come
+appare dalle frequenti risse soldatesche, nelle
+quali, stando ai racconti popolari, i dragoni pontificii
+hanno dato buona prova di sè — ed io, che
+li conosco, lo credo.
+</p>
+
+<p>
+Sono incredibili le spese che costano codeste
+genti, la loro insaziabilità, il loro continuo chiedere
+al governo, e più incredibile la dappocaggine
+di questo nell’accondiscendere alla loro ingordigia.
+</p>
+
+<p>
+Accadde pochi anni sono un fatto del quale io
+non ho veduto cogli occhi miei il processo (e dico
+questo perchè non uso affermare se non le cose
+che ho vedute e toccate), ma che tutto lo stato
+<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
+tiene per certissimo. In un reggimento nacque
+discordia tra il colonnello ed i suoi capitani, e la
+questione avea avuto origine nel riparto degli
+avanzi fatti sui fondi d’arruolamento, che dal governo
+pontificio (con ordini de’ quali Machiavelli
+ha fatti conoscere abbastanza gli errori, e perciò
+da secoli oramai condannati) vien dato quasi ad
+appalto: non potendo accordarsi, i capitani fecer
+ricorso all’autorità.
+</p>
+
+<p>
+Di questo accidente ne corse la voce, e ne fu
+portato a Roma il giudizio. È impossibile che
+ambe le parti avesser ragione: cionnondimeno il
+governo, per tenersi affezionati i suoi custodi,
+congedò il colonnello con una pensione, gli diede
+maggior grado, e rimandò con lodi i capitani alle
+loro compagnie.
+</p>
+
+<p>
+E così si spende il denaro spremuto dai sudditi.
+Ma andiamo innanzi, chè c’è di meglio. Non vi
+fosse altro male che di Svizzeri!
+</p>
+
+<p>
+Alla fine in gente ordinata, buona o cattiva, in
+reggimenti di linea, sieno pur ingordi, vadan
+pur cercando d’avvantaggiarsi alla meglio che
+possono, v’è pur sempre un limite ed una qualche
+ombra di regola: se non altro, è ordine di
+cose, che ha in sè un certo che d’aperto, di franco,
+di conosciuto da tutti; i fatti accadono alla
+luce del giorno, in faccia al pubblico, e con poco
+o niente mistero. Ma un altro più nefando ordine
+è in Romagna, un’altra tenebrosa e scellerata
+potenza, invisibile a tutti gli occhi, che tutti i
+cittadini, in ogni luogo, in ogni momento della
+vita si sentono al fianco vigilante ed apparecchiata
+a loro danno.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il lettore a questa parola ha già pronunciata
+la parola polizia; ma il lettore s’inganna. Io parlo
+di cosa più turpe, d’una nefandità più nuova, più
+rara, anzi sconosciuta affatto a tutte le nazioni
+civili; parlo di cosa della quale non oso, non
+voglio accusar il governo, e che pure, non si
+può negarlo, egli conosce, sa che esiste, e non ne
+lava l’infamia nei luoghi ove gli è concessa ogni
+potestà.
+</p>
+
+<p>
+È in Romagna una generazione d’uomini vile,
+oscura, di rotta e scellerata vita, usa all’ozio, al
+bagordo, alle risse da taverne, che si grida devota
+al papa, al suo governo, alla fede, alla religione,
+e con questo vanto si tiene sciolta d’ogni freno,
+d’ogni legge, stima lecita ogni violenza (forse
+la stima meritoria) purchè sia contro uomini che
+professino altre opinioni delle sue; lo che, come
+ognun vede, è lo stesso che dire contro chiunque
+le sia odioso o nemico.
+</p>
+
+<p>
+Questa mala razza, profittando del continuo
+terrore che è ne’ governanti, si combina in conventicole
+oscure, e vi prepara supposte congiure,
+delazioni, e, peggio, vendette ed assassinii.
+</p>
+
+<p>
+La città ed il borgo di Faenza son divisi da
+miserabile ed inveterato odio cittadinesco, avanzo
+probabilmente d’antico parteggiare. Ai disusati
+e vecchi nomi di parte son sottentrati oggidì
+quelli di liberali per la città, di papalini pel borgo.
+Popolato questo d’uomini di bestial ferocia,
+pronti alle risse ed al sangue, è il luogo che può
+dirsi principal officina di violenze, principal nido
+di quella scellerata genìa che, e quivi, ed a sua
+imitazione nell’altre città di Romagna, provoca,
+<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
+batte, ferisce e talvolta uccide, e sempre a man
+salva, coloro ch’ella dice liberali, o frammassoni,
+o carbonari.
+</p>
+
+<p>
+Infiniti casi ne son accaduti dal 31 in qua, e ne
+vanno accadendo alla giornata. Nel 31, nel tempo
+dell’occupazione austriaca, è avvenuto che, trovandosi
+a notte avanzata pacifici cittadini per le
+strade, tornando a casa da qualche veglia, s’imbattevano
+in frotte di que’ mascalzoni, che prima
+con parole li offendevano, poi con mazze li battevano
+o con coltelli li ferivano; e più volte sono
+stati repressi, sgridati e minacciati dagli stessi
+ufficiali austriaci, che, quantunque stranieri,
+quantunque nemici nostri, o ministri, se non altro,
+di potenza a noi nemica, pur sentivano indignazione
+di siffatte enormità e della scellerata
+connivenza del governo, non potean patire di veder
+trattati a quel modo uomini tranquilli e disarmati,
+e li accompagnavano per puro moto di
+umanità finchè li vedessero riparati e fuor di pericolo
+dietro gli usci delle loro case.
+</p>
+
+<p>
+In Francia, all’epoca del <i>Terrore</i>, furono uomini
+simili a costoro i Marsigliesi, e furon la vergogna
+di quell’ordine di cose, la macchia della
+bandiera tricolore, l’onta della causa della libertà;
+ma eran tempi di transizione tra estremi opposti,
+tempi di ebbrezza, di scatenamento universale:
+eppure chi oserebbe scusare le ingiustizie,
+le violenze d’allora? Chi a quelle memorie
+non sente destarsi in cuore affetto pietoso per le
+vittime, sdegno ed abominio contro i manigoldi?
+</p>
+
+<p>
+Ma nella nostra età, oggi, ora mentre scrivo,
+pensare che tuttociò accade o può accadere, non
+<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
+in paese sciolto d’ogni freno ed in piena rivoluzione,
+ma in paese retto in nome di Colui del
+quale sta scritto, che amò gli uomini sino a dar
+la vita per loro; in nome di quella legge che comanda
+di perdonar al fratello sette volte settanta,
+vale a dire sempre; pensare che ciò non sia
+favola, sogno o esagerazione di parti, ma cosa
+per disgrazia dell’umanità e della religione vera
+pur troppo e reale, è tal idea che la mente umana
+non la sostiene, è idea che ti farebbe dubitar
+della luce del sole, e ti mette in cuore vera desolazione.
+</p>
+
+<p>
+Simile all’uomo presso ad annegarsi, che s’afferra
+a qualunque, benchè debol virgulto, m’appiglio
+all’idea che il pontefice non sappia quello
+che in suo nome si commette. Che non lo sappia?
+È egli possibile? Ripugno ad entrare in questa
+questione; ma se egli lo ignora, ben lo sanno i
+suoi ministri, o alcuni almeno de’ suoi ministri.
+Le parole degne di cotali sciagurati, io mi vergogno
+pronunciarle, nè voglio imbrattarne la
+mia penna, perciò non aggiungo sillaba, e li lascio
+all’esecrazione degli uomini onesti di tutti i
+partiti e di tutte le nazioni.
+</p>
+
+<p>
+Usciamo di queste abominazioni: ma, pur
+troppo, mi tocca ad entrare in cose non meno
+turpi, comunque non di così sozza lordura.
+</p>
+
+<p>
+Parlo de’ giudizi, dell’inquisizione politica affidata
+a Commissioni straordinarie, non vincolate
+da nessun ordine legale di processura, e con
+illimitata autorità nelle condanne. In codesti tribunali,
+veri <i>coupe-gorge</i>, come dicono i Francesi,
+tenuti per scellerati da tutte le nazioni civili,
+<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
+perchè la loro stessa natura, la loro essenza medesima
+è certo segno dello scopo al quale son
+destinati di servire, cioè d’istrumenti alle vendette
+d’un principe, e non alla giustizia; in questi
+tribunali, dico, gli stessi uomini sono insieme
+accusatori e giudici; non v’è libertà nella difesa,
+e neppure nella scelta del difensore, dato dai tribunali,
+e preso tra le persone a lui devote; i
+processi oscuri, occulti, composti nell’interesse
+dell’accusa; i costituti ingannevoli, suggestivi e
+pieni d’artificio, ed impiegata la tortura morale,
+e si potrebbe dire anco la materiale; indefinita
+ed arbitraria la classificazione delle colpe, per la
+qual cosa vengono spesso puniti, come delitti di
+lesa maestà, l’opinione, il pensiero, gli affetti dell’animo
+sfuggiti in qualche parola, in qualche
+scritto imprudente, e castigati con pene che passano
+ogni idea di proporzione e di giustizia, anche
+ammessa la reità dell’accusato.
+</p>
+
+<p>
+A considerare la mansuetudine de’ tribunali
+delle nazioni civili, di Francia, Inghilterra, Belgio,
+ne’ casi di stato, la loro scrupolosa e direi
+timida premura pel reo, onde non gravarlo oltre
+l’onesto (e si noti che se si mostrassero più severi,
+n’avrebbero forse motivo, per essere in
+quegli ordini di principato meno oppressione pei
+sudditi e più vie legali onde ottener giustizia ove
+si tengan gravati), a vedere, verbigrazia, Luigi
+Napoleone rimandato sciolto dopo l’impresa di
+Strasburgo; dopo quella di Boulogne, chiuso soltanto
+in carcere, dove se fosse nato suddito del
+papa, non vi sarebbero stati bastanti patiboli per
+ammazzarlo; veder in Francia ed in Inghilterra
+<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
+soltanto esiliati, o rinchiusi come pazzi, uomini
+che aveano tentato uccidere il re o la regina, e
+pensare da chi sono retti codesti stati, e da chi è
+retto lo stato romano, pensare che a quelli si dà
+taccia o d’eresia, o d’irreligione, che si tengono
+quegli ordini per tristi e pervertitori dell’umana
+società, che si predican questi come gli ottimi, i
+santi; a veder le opere, gli effetti degli uni e degli
+altri, vacillerebbe l’umana ragione se Iddio
+per sua misericordia non avesse posto nel cuor
+dell’uomo la facoltà di conoscere ed amare la verità
+e la giustizia, e di detestare la menzogna e
+l’iniquità.
+</p>
+
+<p>
+Le turpitudini e gli assassinamenti di cotali
+Commissioni si rassomigliano, e sono pari in tutti
+i tempi ed in tutti i luoghi dove vengono adoperate;
+perchè le medesime cause producono per
+tutto e sempre i medesimi effetti, e perciò oramai
+di comune consenso delle persone oneste sono
+tenute istrumento soltanto di violenza e di
+vendetta.
+</p>
+
+<p>
+L’esperienza ha mostrato che i ribaldi i quali
+accettano di sedervi, o sappiano la mente di chi
+li ha posti a quell’ufficio o l’indovinino, cercano
+e voglion colpevoli, e non innocenti; sanno che
+ad ogni condanna salgono in grado presso il governo,
+mentre l’assolvere gli farebbe calare; sanno
+che i più saldi gradini della scala de’ premii,
+degli onori sono per loro i corpi delle vittime,
+innocenti o colpevoli, poco importa. Il mondo è
+pieno, grazie alla stampa, delle infamie che si
+commettono da costoro; i nomi de’ più famosi,
+quali furono in Lombardia il Salvotti ed il Zaiotti,
+<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
+stanno affissi ad esecrazione universale, e ad
+esempio de’ posteri sulla nuova via che segue
+l’uman genere verso un migliore stato di giustizia
+e di diritto, come le membra de’ malfattori si
+affiggevano un tempo sulle strade a terrore ed
+esempio delle moltitudini. Ed ancora s’hanno a
+vedere Commissioni speciali? E l’Italia avrà dunque
+il tristo vanto d’esser l’ultima ad usarle?
+</p>
+
+<p>
+Combattere ed infamare cotali scelleratezze
+sarebbe per avventura cosa vana e superflua in
+ogni paese civile, ma non lo è pur troppo in
+Italia, e giova, ad estirpazione totale di cotal peste
+(onde se ne vergognino, se non altro, quelli
+che se ne vorrebbero valere), entrar nel doloroso
+racconto de’ fatti di codeste Commissioni, e a
+questo effetto narrare i casi di Romagna sin
+dal 43.
+</p>
+
+<p>
+Io, che fo professione sopra ogni altra cosa di
+scrupolosa veracità; io, che per aver vittoria di
+ogni più turpe iniquità, non la graverei della minima
+delle calunnie, se dovessi ancor salvare il
+mondo con essa, racconterò cose che non ho vedute,
+e delle quali perciò non ho la certezza materiale;
+ma cose al tempo stesso che a ragion di
+critica tengo per vere, e che sono tenute per tali
+da tutti. Se poi, cionnonostante, m’accadesse di
+accusar ingiustamente o un privato o lo stesso
+governo, ecco ciò che dichiaro onde serva di regola
+a chi si tenesse gravato dalle mie parole.
+L’ultimo, il più umile e debole degli uomini, ove
+mi mostrasse ch’io l’ho accusato ingiustamente,
+avrà da me convenevole riparazione all’onor suo,
+e nel disdire le parole dette, certo involontariamente,
+<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
+contro di lui, lo ringrazierò d’avermi dato
+occasione d’adempiere ad un dovere d’equità:
+ma il più potente, il primo de’ viventi, ove l’avessi
+giustamente accusato, tenterebbe invano di
+farmi disdire d’una sola delle mie parole.
+</p>
+
+<p>
+Io spero non essere, con questa dichiarazione
+dell’animo mio, uscito de’ termini di quella modestia
+che mi si conviene, e prego il lettore vi conosca
+soltanto il desiderio e la volontà d’esser
+franco, leale e giusto coi nemici, come cogli
+amici.
+</p>
+
+<p>
+Nella state e nell’autunno del 1843, essendo la
+Romagna in condizioni analoghe alle presenti, le
+crescenti vessazioni doganali aggiuntesi a tutte
+le altre provocazioni del governo, diedero occasione
+a qualche tumulto nella provincia bolognese.
+Piccoli mercanti ed artefici del popolo minuto,
+uniti ad alcuni contrabbandieri, stretti e perseguitati
+più del solito dai gabellieri, si buttarono
+alla montagna, e vi vennero più volte alle mani
+colle guardie di finanza: nè questi disordini erano
+altro che una vana ed impotente resistenza di
+povera gente a chi le turbava i suoi più o meno
+legali guadagni. In Bologna cittadini di ogni grado
+compativano a que’ moti, conoscendoli frutto
+de’ mali ordini delle gabelle, nè agitazione veruna
+si destava nella città. Ma ciò non faceva pei
+ministri della polizia. Arte vecchia di costoro in
+ogni paese è il supporre ed anche suscitare
+dimostrazioni avverse al governo, per farvi i
+loro profitti; a questo effetto dipinsero ai loro
+rettori gli accaduti disordini quali moti politici,
+ed incominciarono tosto persecuzioni, visite
+<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
+nelle case, imprigionamenti, senza colpa effettiva
+o competenti indizi, e quindi fuga di molti
+popolani, i quali dubitando di non venir carcerati,
+si rifuggirono ai monti, accostandosi a quei
+primi: e di costoro e d’altri esuli di più antica
+data si venne ingrossando quella banda, che sempre
+più divenne argomento agli uomini di polizia
+onde spaventare l’imbecillità dei governanti e
+spingerli a radunare a furia le scellerate Commissioni
+speciali. Accresciuti perciò i sospetti e i terrori
+nell’universale, e conoscendosi alcuni arditi e
+generosi uomini delle prime famiglie della città, e
+da molto tempo tenuti d’occhio o perseguitati dal
+governo, in urgentissimo pericolo delle libertà o
+della vita, e nella necessità di scampare ad ogni
+modo, piuttosto che provvedere alla loro salute
+soltanto esiliandosi volontariamente, preferirono
+riunirsi a quegli sventurati loro concittadini, che
+la nequizia de’ governanti stava per ridurre all’ultimo
+estremo, soccorrerli coll’avere, colla persona
+e co’ consigli, e, facendosi loro guide, sottrarli
+alla galera od al patibolo.
+</p>
+
+<p>
+In Bologna intanto la Commissione condannava
+moltissimi a lunghe prigionie: sette od otto
+ammazzava. De’ modi tenuti per conoscere i colpevoli
+poco o nulla è noto, perchè oscuri e segreti
+i processi e le difese.
+</p>
+
+<p>
+È fama che di molte di quelle vittime non fosse
+certo il reato. Certissimo poi che la pena fu ad
+ogni modo arbitraria ed esorbitante.
+</p>
+
+<p>
+Il colonnello de’ carabinieri, Freddi, uomo in
+Romagna odiatissimo, che la voce pubblica dice
+fosse stato processato prima del 31, e tornato poi
+<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
+in grado a’ governanti col secondarne le violenze,
+era anche nel 43 anima e capo della Commissione
+di Bologna. Esso ed i suoi pari fecero in quell’occasione
+grossi guadagni, predicati dal governo
+quali mantenitori e vindici dell’ordine, delle
+leggi e de’ diritti sovrani, e colmati di onori e di
+premii. Ma questa messe era per durar poco.
+Veniva meno, era per cessare la loro bisogna, ed
+i profitti per conseguenza. La città era ormai
+tranquilla, e le Romagne non avean dato segno
+che mostrasse unione o corrispondenza cogli umori
+del Bolognese. La Commissione si vedeva alla
+vigilia d’essere disciolta.
+</p>
+
+<p>
+La provincia o legazione di Forlì, sottoposta
+al cardinal Gizi, al quale ci gode l’animo render
+quell’omaggio che merita la sua umanità e la nobiltà
+del cuore, che rifugge da ogni lordura di
+polizia, ne impedisce le provocazioni ed ogn’altra
+ribalderia, non offriva campo atto alla Commissione.
+I temperati modi del cardinale tenevano
+la legazione incolpabile e tranquilla.
+</p>
+
+<p>
+In Ravenna, invece, il cardinal legato Massimi,
+principe romano, che nell’universale avea nota
+di superbia e rigidità, e s’era concitato contro
+odio inestimabile de’ cittadini, inquietandoli con
+persecuzioni più aperte e continue, con vessazioni
+e castighi arbitrari, col mostrarsi disprezzatore
+de’ popoli, in Ravenna, dico, pareva alla
+Commissione poter più comodamente ed a man
+salva esercitare le sue ribalderie, ed aver aiuto e
+favore dal cardinale, facile ad ire e vendette implacabili
+ed a stupidi terrori.
+</p>
+
+<p>
+Commosso il popolo con atti ingiusti e violenti,
+<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
+e posta ad acerbe prove la sua pazienza, accadde
+un fatto che nessuna provocazione può
+certo rendere scusabile, ma che, dall’altro canto,
+non può recar meraviglia, l’uccisione d’uno Svizzero
+e d’un carabiniere<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>, fatto segno per le
+dette violenze all’odio universale; e questi omicidii
+dettero modo alla Commissione d’estendere
+le sue operazioni anco sull’infelice Romagna.
+</p>
+
+<p>
+S’immaginarono corrispondenze ed analogie
+tra i moti del 43 in Bologna, e questo fatto accaduto
+del 45 in Ravenna; si sognaron trame e
+congiure estese a varie città delle Legazioni,
+moltiplicando al tempo stesso le carcerazioni a
+caso e senza motivo ragionevole in Rimini, in
+Ravenna e nelle terre della Romagnuola. La supposta
+opinione dell’inquisito era bastante cagione
+d’imprigionarlo, e ciò appare dalle infinite liberazioni
+che, dopo mesi e mesi e talvolta anni di
+carcere, accadono di persone dall’istessa Commissione
+riconosciute a forza innocenti.
+</p>
+
+<p>
+I tormenti corporali, la strettezza d’ogni agio,
+le carceri insalubri, le sorprese morali, i modi
+nefandi da essa usati per ottener confessioni o
+rivelazioni, sono dolorosa ed orribile istoria, della
+quale può aver idea chi ha letto i libri di Pellico
+o di Andryane: gli scellerati si rassomiglian
+per tutto. Si può argomentare le crudeltà e nequizie
+esercitate dalle Commissioni, nei segreti
+delle carceri e de’ tribunali, da quella usata ai
+prigionieri politici in pieno giorno ed al cospetto
+de’ popoli l’estate scorsa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ne’ giorni e nell’ore più bruciate, sulle polverose
+strade della Romagna, fu veduta venir
+lentamente una lunga fila di carrette guardate
+da carabinieri e birri, sulle quali eran legati
+gl’inquisiti politici che la Commissione
+faceva passare da un carcere all’altro. Non eran
+costoro uomini avvezzi a cotale strazio, eran
+persone civili, di ogni stato, d’ogni età, agli occhi
+stessi del governo forse innocenti la maggior
+parte; e può immaginarsi con che cuore
+fosser veduti attraversar a quel modo le città,
+sudici, impolverati, arsi dal sole, legati e trattati
+come ladri di strada. A chi usa cotali modi credendo
+incuter terrore, e ciò nel popolo che ha
+la fortezza e lo spirito del Romagnuolo, può ben
+dirsi che Iddio ha tolta la mente ed ottenebrata
+la vista!
+</p>
+
+<p>
+Ma tutte le dette nefandità furono inutili ad
+ottenere lo scopo che si voleva dalla Commissione.
+Le torture, le circuizioni, le domande suggestive,
+le promesse d’impunità furon tentate tutte,
+e tutte indarno, contro poveri popolani, i
+quali non per virtù, chè non avevano in che mostrarla,
+ma per non avere nè saper che dire, tagliarono
+ogni via alla Commissione di continuare
+il processo.
+</p>
+
+<p>
+Disperati i giudici di poter far profitto veruno
+con que’ disgraziati, correvano spesso dalle
+carceri al cardinale (così narra chi era a
+quel tempo in Romagna), mostrandogli l’impossibilità
+di metter insieme tanto da poterne
+far uscire con qualche color d’onestà una
+condanna, ed il cardinale ad eccitarli a spendere,
+<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
+ad usar ogn’arte, far ogni prova per trovar
+modo e cagione di castigo; e finalmente,
+non potendosi trovare nè congiure, nè colpe politiche,
+si compose sopra apparenti analogie di
+fatti lontani co’ presenti, di incerte deposizioni
+di testimoni ignoti, confondendo insieme contrabbando
+e cose di stato, un processo, dal quale
+la Commissione prese motivo di condannare due
+alla morte, e moltissimi a venti, quindici, dieci
+anni di galera.
+</p>
+
+<p>
+Un nobile e generoso atto venne a consolare
+l’universale nel lutto di queste dolorose vicende,
+se tanta lode è dovuta all’adempimento d’uno
+stretto dovere.
+</p>
+
+<p>
+È costume delle Commissioni affidar sempre le
+difese de’ rei a persona di loro fiducia, ed in questi
+ultimi casi ne fu dato il carico ad Ulisse Pantoli,
+avvocato di Forlì, di nota fede al governo,
+che si stimava avrebbe prestato mano alle intenzioni
+del tribunale. Ma nell’animo onesto dell’avvocato
+potè più l’aperta verità e la giustizia, che
+lo spirito di parte o l’amor del guadagno, e si
+fece caldo e diligentissimo difensore di quegli
+sventurati, sino a distruggere del tutto con salde
+ed evidenti prove l’accusa. L’onorata e virtuosa
+temerità di quest’uomo dabbene generò contro
+esso nell’animo del cardinale e de’ giudici odio
+fierissimo, che si fe’ palese con perquisizioni, sottrazioni
+violente di carte provanti l’innocenza
+degli accusati, ed in ultimo gli fu data Ravenna
+per carcere finchè la sentenza tornasse ratificata
+da Roma. Liberato alla fine, si dice sarà sospeso
+dall’ufficio, che ha in patria, di supplente al giusdicente
+<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
+civile, e dall’esercizio della sua professione<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Sarà stanco oramai il lettore di sentire tante
+ribalderie, com’io sono stanco e nauseato di scriverle,
+ma un ultimo fatto mi rimane a narrare,
+ed egli ed io comportiamone il fastidio, chè sapere
+si deve ormai la verità.
+</p>
+
+<p>
+Uno de’ prigionieri, accusato d’aver avuta mano
+nell’uccisione del carabiniere, si trovava per
+caso in villa la notte nella quale accadde l’omicidio,
+e dormì in un’istessa camera con un frate
+francescano cercante.
+</p>
+
+<p>
+A prova della sua innocenza invocò a testimonio
+il frate, che affermò la cosa esser vera, e ne
+ebbe un’acerba riprensione, e, richiamato a Roma,
+la carcere in convento.
+</p>
+
+<p>
+La cosa più probabile in tutto ciò è, che quella
+povera gente fosse innocente; e, secondo ogni
+<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
+apparenza, i fatti del carabiniere e dello Svizzero
+furono effetti di privata vendetta; delitti senza
+complicità estesa, nè ramificazioni di trame,
+commessi da pochi già sottrattisi alla forza del
+governo; e che il cardinale e la Commissione abbiano
+iniquamente rapiti alle loro famiglie, mandati
+in galera, od ammazzati molti poveri popolani,
+e con loro qualche cittadino di più alto stato,
+o innocenti del tutto, o meritevoli almeno (e
+su ciò non v’è dubbio) di castighi cento volte
+men gravi, empiendo le dette famiglie e le città
+di squallore e di lutto, movendo per tutto spaventi,
+fughe e volontari esilii, spargendo semi
+che frutteranno pur troppo, prima o poi, messe
+inenarrabile di vendetta.
+</p>
+
+<p>
+In tal condizione erano le Legazioni, quando
+nella state del presente anno, tutta quella turba
+infelice d’esuli, fuggita di mano alla Commissione,
+<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
+raccoltasi entro i confini della repubblica di
+San Marino, che siede sull’Apennino a cavaliere
+della pianura e del mare, conobbe che neppur
+quel luogo era per lei stanza sicura. Codesta
+radunata di gente era composta di molti Riminesi
+campati dalle persecuzioni della sacra
+Consulta, di fuggiaschi dalla bassa Romagna,
+travagliata a quel tempo dalla Commissione, e
+stava per ingrossarsi di Dio sa quanti altri delle
+circostanti province, minacciate tutte dallo stesso
+flagello, se non che il cardinal Gizi, del quale abbiam
+già fatto noto l’animo virtuoso e prudente,
+ricusò espressamente d’ammettere siffatta abbominazione
+in Forlì, ove era la sede del suo governo,
+per la qual cosa era voce che avesse a stabilirsi
+invece nella città di Rimini.
+</p>
+
+<p>
+Gli esuli di San Marino trovavansi ogni dì a
+maggiori strette, scarsi di denaro e d’ogni aiuto;
+lo scampo in Toscana, distanti com’erano dal suo
+confine, si mostrava di troppa spesa e di grave
+difficoltà.
+</p>
+
+<p>
+Non cessavano al tempo stesso le istanze e le
+minaccie del governo pontificio alla piccola repubblica,
+affinchè consegnasse quelli che s’erano
+commessi alla sua fede, mostrandosi risoluto invaderne
+lo stato se persistesse nell’aver compassione
+di quegli sventurati, e nel rispettare i santi
+diritti dell’ospitalità e dell’asilo.
+</p>
+
+<p>
+Non trovando dunque altro modo d’uscir di
+quella rete, ovvero nutrendo pure speranza che
+da una prova coll’armi sortisse qualche effetto
+d’importanza, ordinarono tra loro fosse da muoversi
+in massa verso Rimini, ove la scarsa truppa
+<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
+pontificia, poco amica al governo per le narrate
+cagioni, non avrebbe forse voluto far testa,
+e gli amici, parenti e concittadini li avrebbero
+aiutati.
+</p>
+
+<p>
+Nel dare per certi i fatti che narro, non intendo
+rendermi egualmente mallevadore delle intenzioni
+e de’ disegni, e per questa seconda parte
+riferisco semplicemente le opinioni di coloro che,
+quantunque non presenti a que’ casi, giudicano
+senza passione, e conoscono lo stato delle faccende
+d’allora.
+</p>
+
+<p>
+Ora, per usar quest’occasione con qualche effetto
+che facesse palesi al mondo le condizioni
+delle provincie di Romagna, e le loro oneste domande,
+pensarono stampare un manifesto alle
+potenze, con animo di pubblicarlo in Rimini
+quando vi fossero giunti. Preso questo partito, lo
+mandarono ad effetto, e senza contrasto veruno,
+occupata la città, ed unitasi con loro la truppa
+pontificia, ebbero comodità di dichiarare il loro
+intendimento coll’indirizzo, e con proclami al popolo
+ed alle truppe<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
+</p>
+
+<p>
+In questo frattempo una banda di circa duecento
+uomini s’era già riunita sui monti di Faenza
+e Forlì, composta d’esiliati volontari e di fuggiaschi
+della Romagnuola, guidati da ricchi possidenti,
+disposti a porre tutto il loro avere per
+mantenersi e far testa, e si movevano alla volta
+di Rimini, mentre per la via Emilia le truppe
+svizzere si venivano anch’esse accostando alla
+detta città, che al loro avvicinarsi venne sgombrata
+dagl’insorti, i quali presero la via del confine
+toscano.
+</p>
+
+<p>
+A questo punto s’affaccia un quesito: come
+mai, uomini ai quali era prosperamente riuscita
+la parte di maggior difficoltà nella loro impresa,
+che avevano amiche e dell’istessa loro opinione
+le circostanti provincie, tutte egualmente impazienti
+del giogo e de’ mali che sopportavano,
+non hanno con più costanza durato nel loro proposito,
+non hanno propagata la favilla accesa con
+tanta facilità, non hanno difese le mura di Rimini
+e contrastatone l’ingresso alle genti del governo?
+</p>
+
+<p>
+Un articolo della <i>Presse</i>, scritto da chi conosce
+l’Italia e le sue condizioni, com’io conosco
+il mondo della luna, ricava da questo folto argomento
+di affermare, che i casi di Rimini furon
+tumulto eccitato da’ cervelli pazzi, per private e
+meschine passioni, alle quali non partecipavano
+<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
+in nessun modo nè i loro concittadini, nè le altre
+parti dello stato; e per provare il suo detto e
+mostrare che i sudditi pontificii sono contenti del
+loro governo, adduce la tranquillità delle altre
+province, e la loro nessuna partecipazione ai moti
+di Rimini.
+</p>
+
+<p>
+Ma il giornale la <i>Presse</i> è in grand’errore, se
+pure quest’errore non gli viene in acconcio per
+trovare <i>abbonati</i> negli stati italiani di gelosa
+censura.
+</p>
+
+<p>
+Sappia dunque l’Europa che la Romagna ed
+il rimanente dello stato papale è rimasto tranquillo
+spettatore del caso di Rimini, non perchè
+sia contento delle sue condizioni presenti, che ho
+dimostrato bastantemente quali siano, ma perchè
+è in que’ popoli virtù ed amor patrio bastante
+per sopportar con pazienza i mali che soffrono,
+piuttosto che correr rischio di chiamare sulla
+patria comune sventure maggiori, e tra le altre
+la peggior di tutte, l’invasione straniera.
+</p>
+
+<p>
+Sappia che i tumulti di Rimini sono stati eccitati
+da uomini ridotti a non aver più un palmo
+di terra sul quale posar piede in sicuro; da uomini
+che nell’andare in letto la sera avevan ragionevol
+sospetto d’essere svegliati la notte dai
+birri; da uomini tenuti in incessante dubbio della
+libertà e della vita, e così condotti a menar
+vita disperata; ed ognun sa che in cotali condizioni
+l’uomo si risolve a tutto, purchè possa mutarle
+od uscirne.
+</p>
+
+<p>
+Dunque, o il moto non si propagasse perchè
+non lo volessero gli autori medesimi, stando contenti
+alla dimostrazione fatta ed ai richiami pubblicati,
+<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
+e bastando loro ridursi a salvamento dopo
+aver fatte conoscere al mondo le loro oneste
+domande; o non si propagasse per retto giudizio
+e vero amor di patria degli abitanti delle
+circostanti provincie; ovvero, finalmente, la cosa
+rimanesse di comune consenso in questi limiti, è
+però sempre fatto certo ed incontrastabile che,
+non la felice condizione degli abitanti dello stato,
+ma la loro prudente e generosa carità di patria,
+ha prodotto l’effetto che tanto stranamente
+induce in errore il giornalista francese.
+</p>
+
+<p>
+E questo giornalista, che dal solo fatto della
+tranquillità dello stato romano al momento della
+sommossa di Rimini ha cavata la conseguenza
+che i sudditi pontificii son contenti, e che gl’Italiani
+non hanno pensiero della loro indipendenza,
+ha spiegata la cosa precisamente a rovescio;
+e sappia che la principal cagione della detta tranquillità,
+anzi la sola, è stata il non voler turbare
+e compromettere inopportunamente la causa generale
+e veramente nazionale dell’indipendenza.
+</p>
+
+<p>
+E se nella prima pagina di questo scritto ho
+esposto le ragioni che mi muovono a biasimare
+i casi di Rimini, ho anche ringraziato Iddio di
+non aver chiusi all’evidenza gli occhi dei più;
+e mi giova qui ripetere questo ringraziamento,
+ed estenderlo a tutti quelli fra gl’Italiani che
+sostengono virilmente le loro miserie private,
+per non far più dure ed insanabili quelle della
+patria comune.
+</p>
+
+<p>
+Delle operazioni degl’insorti di Rimini, durante
+la loro breve signoria, n’hanno dette vergognose
+e vili menzogne i fogli ufficiali e pagati;
+<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
+vergognose e vili, perchè chi è potente dovrebbe
+contentarsi della forza, e vergognarsi di usar
+la frode e la bugia. Tutti gli onesti cittadini riminesi
+sono testimoni che gl’insorti osservarono
+modestia e moderazione civile grandissima.
+Non una vendetta, non un insulto o un’offesa fu
+commessa o sofferta in quella breve libertà, a
+sfogo d’ire pur tanto antiche ed acerbe. Gli uomini
+che erano ai pubblici uffici vennero tutti rispettati
+e lasciati ai loro posti. È infame calunnia
+il dire che si sia chiesto, o voluto a forza danaro
+dai privati o dalla Cassa di risparmio.
+</p>
+
+<p>
+Dalle casse comunali e camerali furono presi
+tremila scudi, per usarli al sostentamento della
+truppa, alle corrispondenze ed agli altri bisogni
+del momento. Si può disputare sulla convenienza
+o l’onestà dell’atto d’occupare lo stato; ma è
+conseguenza necessaria, e comune in questo caso
+d’occupazione, comunque succeda, l’insignorirsi
+al tempo stesso de’ modi di sovvenire alle
+spese, che mai non posson sospendersi, qualunque
+sia il reggimento. Perciò si potrà condannare
+e tener colpevole l’atto di porsi in luogo
+del governo esistente, ma dar taccia di ladro a
+chi, dopo averlo occupato, adopera i suoi modi
+d’azione, è sciocchezza che non è creduta neppur
+da coloro che tentano usarla e farla credere
+a proprio profitto e ad infamia de’ loro nemici.
+</p>
+
+<p>
+Uscendo da Rimini non portarono con loro
+gl’insorti se non quel poco che avevan di proprio,
+e ciò è tanto vero, che que’ generosi ed infelici
+uomini giunsero al confine toscano laceri e
+bisognosi di tutto, e per umanità del granduca
+<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
+raccolti e soccorsi da’ suoi ministri, furon provveduti
+nelle loro necessità, e non caddero almeno
+di fame e di stento sulla strada che li conduceva
+alla terra d’esilio.
+</p>
+
+<p>
+L’atto del granduca, giudicato variamente
+in Italia e fuori da’ principi e da’ popoli, ha destato
+dispetto in Austria, dispetto misto d’invidia
+forse in qualche principe italiano, gratitudine
+ed ammirazione tra noi popolo: e pensando a
+que’ nostri sventurati fratelli, perseguitati e cacciati
+come belve per l’Apennino da’ birri e
+svizzeri papali; stanchi, feriti, laceri, presso a
+cader nelle mani di chi li avrebbe condotti al
+patibolo od alla catena de’ galeotti, vedendoli poi,
+giunti al confine toscano, respirare dalle fatiche
+e dai terrori della caccia sofferta, vedendoli consolati,
+soccorsi, avvinti con pietosa cura al loro
+triste viaggio, non abbiam lingua che basti a
+dire l’umanità del loro salvatore, non abbiam
+cuore che per benedirlo e ringraziarlo, non mente
+che per lodarne la virtù: e se ci offende il
+pensiero che un principe italiano abbia condotti
+i suoi sudditi, nati d’un istesso sangue, parlanti
+la sua stessa lingua, a cercar salvezza tra le
+braccia di principe uscito di sangue austriaco, lo
+sdegno che ci si desta in cuore contro quel primo,
+non rende punto minore il rispetto e la gratitudine
+che c’ispira la generosa umanità del
+secondo<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
+</p>
+
+<p>
+Mentre il moto di Rimini si risolveva nel modo
+che abbiamo narrato, i dugento della montagna
+di Faenza, più tenaci nel proposito di venire
+ad ogni modo alle mani, s’andavano accostando
+<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
+a’ loro consorti, ed avrebber potuto facilmente
+tagliar la via a due compagnie di Svizzeri,
+che, partite da Bologna, venivano lungo l’Emilia
+verso la marina, se di questa mossa avessero
+avuto notizia. Giunti alle Balze, luogo poco sopra
+Brisighella, e presovi alloggiamento in varie
+case, distanti gli uni dagli altri, e tra loro separati
+dal fiume, si posarono quivi la notte; sul far
+dell’alba una loro guardia avanzata di quindici
+o venti uomini, alloggiata in un casale isolato,
+venne all’improvviso assaltata da una compagnia
+parte di Svizzeri, parte di finanzieri e volontari.
+Quest’assalto non fu però tanto repentino,
+che non desse campo ad una sentinella di
+dar l’<i>all’erta</i> a quelli del casale, che, armatisi in
+fretta ed usciti contro ai nemici, ne sostennero
+virtuosamente l’impeto, benchè di forza a lui
+tanto inferiori; e, favoriti dall’asprezza de’ luoghi,
+con molte morti e molte ferite dopo breve
+battaglia li ributtarono, tanto che venivano a
+mano a mano retrocedendo.
+</p>
+
+<p>
+Il fiume gonfiato per le pioggie della notte,
+rendeva impossibile a quelli che eran rimasti alle
+Balze di correre in aiuto de’ loro; parimente
+impossibile a questi quindici o venti far frutto
+veruno contro un numero d’uomini tanto maggiore,
+seguitando ad inseguirli in luoghi più
+aperti; convenne loro dunque lasciarli andare,
+e trovar modo di ricongiungersi al loro piccolo
+esercito. Venutine a capo, e tutti insieme desiderando
+pur sapere più certe notizie delle cose
+di Rimini, prima di mettersi in altro, seguitarono
+il loro viaggio, e giunti l’indomani in Civitella,
+<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
+piccol luogo discosto dallo stato toscano,
+intesero com’erano andate le faccende di là, e
+non trovando oramai modo di reggersi, nè vedendo
+che ragionevolmente fosse per allora altro
+da fare, presero anch’essi il partito di rimettersi
+all’umanità del granduca, e si presentarono ai
+suoi confini.
+</p>
+
+<p>
+Questa è la breve istoria degli ultimi casi di
+Romagna. Così per la loro mole di poco momento,
+se vogliamo, ma segno infallibile di condizioni
+gravissime nello Stato e nell’intera nazione,
+e perciò da considerarsi seriamente e diligentemente
+da tutti.
+</p>
+
+<p>
+Io mi son ingegnato farle in parte palesi col
+mio discorso, senza passioni di parte, o riguardi
+di persone, di condizioni o di stato, e quantunque
+non abbia detto tutto quanto si potrebbe dire
+sui modi tenuti dal governo romano, credo
+aver detto assai per far nota la verità a chi è
+capace d’intenderla e d’accettarla.
+</p>
+
+<p>
+Preghiamo Iddio che ne facciano il loro profitto
+coloro cui più importa, coloro che reggono
+il popolo, e tanto sicuramente vanno mettendo il
+capo in bocca al leone, non col conscio ardimento
+dell’uomo che conosce il pericolo e lo vuole
+affrontare, ma coll’improvvida temerità del fanciullo
+che l’ignora.
+</p>
+
+<p>
+La Romagna e l’intero stato si mostra tranquillo,
+e può dirsi di lui quello che fu detto della
+Polonia: <i>L’ordre règne à Varsovie</i>; ma non
+prendan lo scambio su questa tranquillità. Non
+l’otterrà vera nè durevole il governo del papa
+co’ nuovi tribunali di sacra Consulta, instituiti
+<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
+a cessar almeno la troppa infamia annessa al nome
+di Commissioni, ma in effetto simili a queste
+nell’opere e negli uomini che li compongono:
+non l’otterrà col terrore<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> delle carcerazioni,
+che si moltiplicano tuttora in Rimini e nelle Legazioni,
+quantunque i veramente partecipi agli
+ultimi moti sien tutti usciti dello stato: non la
+otterrà coi bestiali modi che usa co’ prigionieri
+politici, trattati come assassini e ladri, e tenuti
+alla catena con loro contro il costume di tutte le
+nazioni colte, tantochè uomini gravi, spettabili
+per talenti, per grado e per costume civile, compianti
+e desiderati, nonchè dalle loro famiglie,
+dalle intere città, soffron la compagnia de’ più
+vili ribaldi in Civitavecchia, San Leo, Forte Urbano
+e Civitacastellana, sostenuti a quel modo la
+maggior parte senza prove legali, e senza che
+molti di loro abbiano in lunghi anni di prigionia
+(dico cose che tutti sanno) veduto pur la faccia
+d’un esaminatore o d’un giudice; non l’otterrà
+col moltiplicare a propria guardia le baionette
+mercenarie, come si dice intenda ora di fare:
+ma l’otterrà colla giustizia, colla carità, col
+perdono ch’egli predica, e non vuol praticare;
+l’otterrà coll’osservare una volta la santa legge
+che insegna, l’otterrà collo scendere agli onesti
+accordi che chiede a lui l’opinione dell’universale.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
+</p>
+
+<p>
+L’età nostra è acerba ai principi, ed aspra di
+ostacoli e difficoltà gravissime, ma la più fatale
+per loro sta nel non conoscere, e forse nel non
+voler conoscere, quella moltitudine che s’agita
+impaziente alla base de’ loro troni; nell’ignorarne
+i pensieri, i desiderii, le necessità, le forze,
+o forse nel credere di poterle sprezzare.
+</p>
+
+<p>
+Non v’è principato, non autorità al mondo
+che possa star su altra base che sull’opinione,
+sul consenso dell’universale. Unico legame che
+impedisca l’umana società di dissolversi è l’idea
+d’un diritto ammesso da tutti. I diritti dell’Impero
+nel medio evo, ed il diritto divino hanno
+servito di cárdini al mondo finchè il mondo ebbe
+fede in loro: ora questa fede è spenta, e nessun
+potere umano lo può oramai ridestare. All’antica
+fede in que’ diritti n’è succeduta una nuova:
+la fede nel diritto comune. I primi ad abbracciarla,
+come tutti i nuovi credenti, son trascorsi
+ad eccessi, combattuti da eccessi contrari; e
+questa è l’istoria dell’età nostra da circa sessant’anni
+in qua. Le due forze tra le quali progredisce
+il mondo, poste a contrasto, hanno seguita
+la legge dinamica per la quale due spinte
+in senso divergente producon la media diagonale.
+L’idea del diritto comune, purgata da’ contrari
+eccessi, è fatta universale oramai; è l’opinione
+di tutti, e l’opinione, l’abbiam detto, è la
+vera dominatrice del mondo.
+</p>
+
+<p>
+Non pensino i principi poter venir seco a battaglia
+ed averne vittoria: se gli adulatori, i cortigiani
+dicon loro che Luigi XVI, Carlo X in
+Francia, Carlo V in Ispagna, don Michele in
+<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
+Portogallo e tant’altri son caduti soltanto per
+trame di settari, per tradimenti di ribelli, per
+vertigini di filosofi, per passioni ingorde, sfrenate,
+nemiche d’ogni ordine civile, non credano a
+costoro.
+</p>
+
+<p>
+Son caduti loro e i loro diritti, percossi dall’opinione.
+Tutti i ribelli, i settari, i filosofi insieme
+non li avrebbero mossi d’un dito se avessero
+avuta l’opinione per loro.
+</p>
+
+<p>
+Si specchino nel governo più potente dell’universo,
+nell’Inghilterra; a tutto ed a tutti si sente
+atto a resistere, ma si piega riverente all’opinione.
+Essa volle la riforma elettorale, e le fu
+data. Volle l’emancipazion dei cattolici, e l’ebbe.
+Ora vuole che i ricchi dell’aristocrazia non
+possano, a loro profitto, far morire il povero di
+fame, e mentre scrivo, Torys e Wighs, ministri
+ed uomini di stato, la regina, i suoi grandi s’agitano,
+non han riposo nè dì, nè notte, incalzati
+dalla sua voce, e tremanti di tardar forse troppo
+ad ubbidirne i comandi.
+</p>
+
+<p>
+Ma questa padrona del mondo ha anch’essa
+un padrone al quale serve, che la muove, la dirige
+a’ suoi fini, e questo padrone è Dio: e Dio
+la scatena a sua posta contro l’iniquità; e di
+quali modi si serve per iscatenarla? di modi che,
+in verità, paiono uno scherno alla vanità dell’umana
+sapienza. L’Inghilterra appunto ce ne
+presenta ora un notabile esempio.
+</p>
+
+<p>
+Il saldo ed antico edifizio della sua aristocrazia,
+opera di secoli, orgoglio di tanti potenti ingegni,
+che l’Europa, guidata da Napoleone, non
+valse a crollare, vacilla ora forse percosso da
+<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
+potenza maggiore della sua? Ad ottener quello
+scopo al quale furono scarse le forze dell’Europa
+e di Napoleone, s’è forse stretto in lega l’intero
+mondo? Vediam forse che Iddio muova
+guerre, eccidii non mai sentiti, sprigioni gli elementi
+contro quella vecchia e sinora inconcussa
+ingiustizia? Nulla di tutto ciò. Egli infetta la
+radice di quella pianta che nutre il popolo, infetta
+le patate: con questo vile istrumento, forse
+a deridere la superba impotenza dell’uomo, egli
+opera quello che le forze riunite dell’universo
+hanno tentato e tenterebbero forse indarno.
+</p>
+
+<p>
+In questo fatto sono due insegnamenti importanti
+per ogni governo. Il primo, che Iddio si
+stanca alla fine di soffrire l’iniquità, e che poco
+gli costa l’abbatterla: e se la lezione non è nuova,
+sarebbe per avventura cosa nuova per gli uomini
+il trarne profitto.
+</p>
+
+<p>
+Il secondo, che il governo inglese, per quanto
+si senta forte, non crede esserlo tanto da potersi
+mantenere contro l’opinione dell’universale, nè
+poter fare senz’essa; ed anzi, che non per altra
+cagione egli è forte e potente se non perchè non
+se ne stacca mai, nè mai si sposta da quell’ampia
+e solida base; ed ov’essa si muti, anch’esso
+si muta, ancorchè questa mutazione offenda gli
+uomini che in esso hanno maggiore autorità:
+come accadde ne’ suddetti casi della riforma e
+dell’emancipazione, e sta ora per accadere nel
+fatto della legge delle biade.
+</p>
+
+<p>
+Ora quello che non può il governo dell’Inghilterra,
+non creda poterlo nessun altro, e meno
+d’ogn’altro il governo di Roma.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
+</p>
+
+<p>
+Come principato antico, e principato ecclesiastico,
+egli può ancora avere forza grandissima,
+ove la sappia usare; ove sappia seguire l’esempio
+dell’aristocrazia inglese, mutarsi a tempo a
+seconda dell’opinione, accondiscendere alle sue
+oneste domande, e conoscere che conviene talvolta
+concedere di buon grado una parte per
+non essere spogliato poi violentemente del tutto.
+</p>
+
+<p>
+Ma egli, invece, trascurando quella forza che
+è la vera, trascurando quella tutta sua propria
+ch’egli ha come principe ecclesiastico, e perciò
+tenuto in riverenza dai cattolici di tutto il mondo,
+si vuol appoggiare alle due forze più invise
+all’opinione non solo d’Italia, ma di tutta la civiltà
+cristiana: forze che, rovinando (e ciò accadrà
+prima o poi), lo faranno rovinare con loro:
+e sono, in casa, le armi mercenarie; fuori,
+le armi straniere.
+</p>
+
+<p>
+Le mercenarie, oltre i danni già detti, recano
+ad un principe il massimo di tutti, quello di torgli
+riputazione d’esser principe amato da’ suoi
+sudditi: e veramente, ancorchè fosse odiato dagli
+uni, purchè fosse amato dagli altri, potrebbe,
+coll’aiuto di questi, raffrenare i primi.
+</p>
+
+<p>
+Ma il fatto di provvedersi d’armi mercenarie,
+dimostra che non ha nel suo stato in chi fidarsi:
+dimostra perciò ch’egli non è amato da nessuno;
+ed allora il suo principato non si fonda se
+non sulla violenza, tenuta da tutti per modo che
+implica illegittimità; e mancando questa violenza,
+è forza che rovini.
+</p>
+
+<p>
+Le armi straniere, vale a dire la protezione
+dell’Austria, lo mantengono bensì in piè materialmente
+<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
+e violentemente; ma, come le mercenarie,
+mostrano che non può far verun fondamento
+sui sudditi propri: di giunta poi lo rendono
+odioso agl’Italiani, che ogni dì più s’accendono
+per l’indipendenza, e vedono rinnovarsi
+a danno di questa l’antica colpa del papato, di
+chiamar in Italia gli stranieri onde valersi di
+loro contro gl’Italiani: e fuori d’Italia agli uomini
+onesti, ancorchè caldi cattolici, è brutto
+spettacolo veder l’Austria tener pe’ capelli la
+Romagna, onde possa il papa farne quel governo
+ch’ei vuole. E di qui avviene che in Italia e fuori
+d’Italia, non solo i protestanti od altri avversari
+di Roma, ma gli stessi cattolici più a lei devoti,
+e gli stessi preti, ove non sien mossi da private
+passioni, si spogliano d’ogni stima pel principato
+temporale del papa, lo predicano dannoso alla
+fede ed alla religione, lo vorrebbero o tolto affatto,
+o ristretto almeno in brevi confini: in una
+parola, le due forze sulle quali vuol reggersi non
+potranno aiutarlo alla prima occasione di qualche
+grave disordine nell’equilibrio d’Europa,
+ed ognun vede quante prossime, per non dire
+imminenti ve ne sieno; e se non saranno le dette
+forze atte a salvarlo allora, sono atte bensì, anzi
+le più efficaci, ora a togliergli la sola, la vera
+forza che in ogni tempo ed in ogni occasione sarebbe
+la sua più sicura difesa, quella del consenso
+dell’opinione universale.
+</p>
+
+<p>
+Conosco, e le conosce ognuno, le gravi difficoltà
+che, a volerla far sua, circondano il governo
+di Roma. Enumerarle tutte sarebbe materia
+d’un volume, e non lo credo necessario al
+<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
+mio proposito. Accenno soltanto quella che a me
+sembra la massima, e che di tutte le altre è l’origine.
+Per mutare o migliorare gli ordini d’uno
+stato bisogna esserne signore di fatto, non di
+nome: bisogna che la potestà (stia in un principe,
+o in una oligarchia, o in un’adunanza popolare,
+poco importa) abbia modo di farsi ubbidire,
+ed abbiam mostrato che il papa non l’ha questo
+modo; credendosi principe assoluto, non lo è.
+Egli siede al governo d’una nave che non risponde
+al timone, e finchè non avrà trovato modo a
+racconciarlo, egli giammai potrà dirigerla a
+buona via. Egli è posto nella necessità d’usare
+istrumenti che gli sfuggon di mano, e non l’ubbidiscono:
+ma questo vizio è meno degli uomini,
+che degli ordini.
+</p>
+
+<p>
+Gli uomini sono più o meno mossi per tutto
+dal loro utile privato. Però negli altri stati i ministri,
+nati dell’istesso popolo, e legati ad esso
+ed al principe in molti modi, conoscono essere il
+loro utile privato connesso, per dir così, con
+quello del pubblico, non solamente pel tempo
+presente, ma, avuto rispetto alle famiglie, anco
+pel passato colle tradizioni, e per l’avvenire colle
+speranze. Non è così nel principato ecclesiastico.
+Ogni pontificato co’ suoi ministri, e quanti
+hanno uffici da lui, forma, per dir così, un sistema
+isolato e da sè, che non ha nè precedenti, nè
+susseguenti (mi riservo però un’eccezione):
+tutti i disegni, tutti gli atti del governo son riferiti
+ad una misura, e questa misura è la probabile
+durata della vita del pontefice. Guidati da
+un dato così incerto, tutti coloro che sono in
+<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
+qualche ufficio, uomini la maggior parte esteri
+e non uniti allo stato che reggono da verun
+vincolo, pensano ad assicurarsi il maggior bene
+possibile, e ciò nel minore spazio di tempo possibile.
+Per questa cagione, se anche salisse al
+pontificato un uomo dotato d’alta sapienza nell’arte
+dello stato, e d’ugual virtù per usarla ad
+utile pubblico, e senza pensiero di sè stesso, se
+questo pontefice volesse risolutamente riformare
+gli abusi, che sono il profitto di tanti, e perciò
+vietar loro l’occasione di avvantaggiarsi, costoro
+non gliel consentirebbero, nè vorrebbero ubbidirlo,
+nè egli avrebbe modo a costringerli, come
+abbiam detto, e troverebbero sempre via o
+segreta od aperta d’eluderne le intenzioni, e il
+minor danno a cotal pontefice sarebbe il non poter
+far frutto nessuno.
+</p>
+
+<p>
+Dicendo che ogni pontificato forma un sistema
+da sè senza antecedenti nè susseguenti, mi sono
+riservata una eccezione: eccola. Il solo anello
+che concateni un pontificato con quello che gli
+ha a succedere, è la paura d’un avvenire che
+nessuno può prevedere. Ognuno de’ ministri del
+governo, volendo non solo mantenere l’ufficio
+ch’egli ha, ma salire ad uffici maggiori, deve
+aver rispetto non tanto a coloro che hanno autorità
+nel pontificato presente, ma a coloro insieme
+che potrebbero salire in grado nel pontificato
+futuro: e siccome per gli ordini dello stato
+i gradi sono aperti a tutti gli ecclesiastici, ed
+è insieme impossibile leggere nell’avvenire d’ognuno,
+ne nasce che l’andamento degli affari
+pubblici è complicato, più assai che altrove,
+<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
+d’infiniti rispetti a privati e per mire private; e
+questo unico vincolo che unisca il presente al futuro,
+è, come ognun vede, di danno anzichè di
+vantaggio allo stato.
+</p>
+
+<p>
+Dunque, restringendo le molte parole in poche,
+dico che il pontefice avrebbe grandissima
+difficoltà cogli ordini presenti a secondar l’opinione
+riformando il suo stato, perchè non ne è
+veramente padrone. Non è padrone, perchè non
+vi son leggi universali ed ubbidite, nè istituzioni
+salde che abbian profonde radici nel popolo; perchè
+invece egli regge per via di ministri che operano
+ad arbitrio, e quest’arbitrio che usano ora
+contro i sudditi, e l’usano male, per esser la
+maggior parte esteri che cercano fortuna, ed
+hanno l’occasione misurata ed incerta, l’userebbero
+contro il principe quando volesse correggerli
+a danno del loro utile privato.
+</p>
+
+<p>
+Ma il dire una cosa difficile, è dirla al tempo
+stesso possibile. Sono tali e tante le necessità ed
+i pericoli dello stato, ch’egli deve fare ogn’opera
+affinchè questo possibile si mandi ad effetto;
+e certo, ogn’altro stato che non fosse come
+questo, retto, per dir così, a vitalizio, cercherebbe
+riparare validamente a disordini che possono
+trarlo a prossima rovina. Tuttavia anche fra gli
+uomini di Roma sono molti, e ne conosco, che vogliono
+il bene: pensino che l’occasione è grave,
+nè può esservi dubbio oramai sull’urgenza di
+provvedersi contro un futuro più o meno remoto,
+ma infallibile apportatore di grandi sventure.
+</p>
+
+<p>
+Conoscere il male è sempre più facile che trovarne
+il rimedio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quantunque io non mi creda atto a tanto, credo
+tuttavia mi sia lecito, senza dar segno di troppa
+presunzione, esporre meno forse le mie idee su
+quest’argomento, che quelle d’uomini per prudenza
+ed amor patrio degni di grandissima riverenza.
+</p>
+
+<p>
+Le principali e più importanti furono espresse
+in un articolo della Gazzetta Italiana del 25 ottobre
+scorso. Articolo anonimo, del quale tuttavia
+credo indovinar l’autore. Se io m’appongo,
+l’autorità dell’uomo accresce peso agli argomenti:
+s’io sbaglio, accetto sempre ciò che tengo
+per vero e per utile, ovunque l’incontri e da
+chiunque mi venga.
+</p>
+
+<p>
+Abbiamo veduto che gli ordini presenti dello
+stato papale, oltre ad esser dannosi al governo
+dei popoli, hanno in sè l’altro peggior danno,
+d’esser inetti e ripugnanti per loro natura ad
+ogni miglioramento. Convien dunque trovarne
+de’ nuovi. Per isciogliere un problema così difficile,
+l’ordine e la chiarezza delle idee non è mai
+troppa, e mi par necessario prender la questione
+da’ suoi principii.
+</p>
+
+<p>
+La sovranità del popolo, furiosamente combattuta
+dagli uni e difesa dagli altri a’ tempi nostri,
+è parola che, appena pronunciata, suscita discordia:
+ma si potrebbe mutarla in un’altra, che
+verrà certamente accettata da tutti, ed esprimerà
+forse più esattamente la verità: dire il consenso
+universale, e prenderlo in politica per la
+base del diritto.
+</p>
+
+<p>
+E chi non volesse ammetterlo come base del
+diritto in astratto, dovrà sempre concedere sia
+base del diritto pratico, sia base del fatto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ed in prova della mia asserzione: perchè lo
+stesso diritto divino, e gli altri diritti in apparenza
+più opposti al principio della sovranità del
+popolo, sui quali s’è fondata pel passato l’umana
+potestà, hanno essi potuto sostenerla? Perchè
+tutti credevano in loro, ed è lo stesso che dire
+pel consenso universale.
+</p>
+
+<p>
+Ora se il papa è divenuto principe per le donazioni
+di Pipino, di Carlo Magno, della contessa
+Matilde e d’altri, perchè è stato tenuto perciò
+principe legittimo? Perchè l’universale consentiva
+nel creder legittimo questo modo d’acquistare,
+nel credere quelli che donavano legittimi
+possessori della cosa donata; e si comprende che
+se l’universale avesse creduto tutto all’opposto,
+non solamente questo acquisto, questo principato
+non sarebbe potuto durare, ma neppur sarebbe
+venuto in mente nè agli uni di concederlo, nè
+agli altri d’accettarlo.
+</p>
+
+<p>
+Ma le età sono mutate, e nella nostra, ove si
+crede non sia legittima la vendita dei Neri, sarebbe
+strano se si credesse legittima la donazione
+dei Bianchi.
+</p>
+
+<p>
+Si deve dunque riconoscere che l’idea sulla
+quale posava la legittimità del principato ecclesiastico,
+come di tant’altri, più non esiste. Le
+fondamenta dell’antico edifizio sono state corrose
+e scavate dal tempo, e l’edificio è in puntelli.
+</p>
+
+<p>
+Le nuove fondamenta, le sole sulle quali oramai
+egli possa reggersi, sono nel diritto ammesso
+dal consenso universale, nel diritto comune. Vediamo
+che a questo principio si vanno le une dopo
+le altre accostando tutte le nazioni civili; i
+<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
+principi stessi, repugnanti o no, gli si sottomettono,
+e la tendenza di tutti i popoli a cercare e
+volere istituzioni che definiscano e conservino il
+diritto d’ognuno, lo dimostra abbastanza.
+</p>
+
+<p>
+Queste idee, questi desiderii non son nuovi.
+Nuovo piuttosto in Occidente, e tra’ cristiani, è
+il principato assoluto senza contrappeso o divisione
+d’autorità. In tutti gli stati furon sempre
+corpi o legislativi o politici o municipali, i quali
+se talvolta non esercitavano potestà di fatto, almeno
+ne mantenevano il diritto; e ciò è durato
+più o meno per tutto, sino a Napoleone, che più
+d’ogni altro si sentì forte e più d’ogni altro rese
+illusoria, anzi nulla la loro azione. Egli più
+d’ogn’altro avvezzò i popoli all’ubbidienza passiva,
+lasciò alfine in eredità ai re ed ai popoli la
+fede nell’onnipotenza del principato, lasciò ai
+sovrani il suo scettro, ma non potè lasciar loro il
+suo braccio. I popoli, rimessi dallo spavento di
+quella tremenda, ma breve potenza, più non credono
+all’onnipotenza de’ principi, e riprendono
+quella strada sulla quale si sono bensì arrestati
+talvolta, ma senza deviarne giammai.
+</p>
+
+<p>
+Il principato ecclesiastico, come gli altri, fu già
+contenuto da giurisdizioni popolari o personali;
+e dovrei forse dire aiutato, poichè gli permettevano
+volgersi con meno impacci alle cose spirituali
+ed esercitare con maggior libertà l’alto suo
+ufficio.
+</p>
+
+<p>
+Riordinar lo stato su queste forme, usando
+l’esperta sapienza acquistata dalla civiltà moderna
+a scuola tanto lunga e sanguinosa, stabilire
+che «il papa regni, e non governi» è forse il solo
+<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
+modo di ridonar vita e vigore al suo principato
+sfinito e morente. Concedere con prudente distribuzione
+l’autorità nello stato ad uomini dello
+stato, che v’hanno diritto ed interesse, ed
+escluderne gli estranei, ai quali le sole vie della
+gerarchia ecclesiastica si dovrebbero aprire, è
+riforma tenuta inevitabile dal consenso universale,
+è riforma voluta dalla giustizia. Fu promessa
+o in parte o per l’intero, dopo i casi del 31. La
+promessa non fu mantenuta, ed a ciò non v’è
+scusa; ma da questo fatto è resa appunto più
+che mai potente la necessità di cancellare la macchia
+prima d’ingiustizia, resa più brutta poi da
+quella della mala fede.
+</p>
+
+<p>
+Queste poche linee racchiudono, lo so, gravissimi
+fatti: racchiudono disegni che vogliono ingegno,
+prudenza e fortezza grandissima in chi
+abbia a farsene esecutore. Vedo, mentre scrivo,
+il sorrider degli uni, lo scrollar del capo degli
+altri nel leggermi; ed io stesso, conoscendo gli
+ordini presenti dello stato, le invecchiate abitudini,
+le tradizioni di governo, mi spaventerei di
+tanti ostacoli se non tenessi per fermo, che l’amor
+del giusto e la buona fede soprattutto in chi comanda,
+avrebber bastante forza a superarli.
+</p>
+
+<p>
+In cose di stato sono da fuggirsi le troppo rapide
+transizioni, perchè si può bensì proclamar
+monarchie, costituzioni, repubbliche, ma nessun
+potere umano può far repentinamente un popolo
+monarchico, costituzionale, repubblicano, s’egli
+in effetto non lo è per i suoi costumi e per le sue
+opinioni. Tutte le ferocie del Terrorismo non
+valsero a far repubblicani i Francesi, che non lo
+<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
+erano. Non bastarono le copie di costituzioni
+straniere fatte venire in Italia nel 21 per render
+costituzionali gl’Italiani, che neppur essi allora
+non lo erano. Le instituzioni d’un popolo possono
+assomigliarsi alle armature. L’uomo vi s’avvezza
+dentro a poco per volta, e se fatte con diligenza
+alla misura e secondo la forza della persona,
+la proteggono e l’aiutano; se prese a caso
+da altri, l’impacciano e l’offendono.
+</p>
+
+<p>
+Ma con prudente degradazione, purchè sia
+condotta, come ho detto, dall’amor del giusto,
+da volontà ferma e da somma lealtà d’intenzioni,
+potrebbe il governo di Roma, purchè lo volesse,
+ottenere ciò che a prima vista sembra difficilissimo,
+per non dire impossibile.
+</p>
+
+<p>
+Non è mio disegno discutere nè consigliare i
+modi da tenersi in quest’impresa. Non credo,
+prima di tutto, che ne’ modi stia il maggior ostacolo;
+non mi credo poi esperto abbastanza a cotal
+discussione, nè che manchino al governo di
+Roma uomini d’ingegno e di prudenza sufficiente
+a chiarirla e condurla a buon fine. Mi contento
+di dire che l’edificio minaccia, ed in questi
+casi chi vi sta sotto ha la scelta o di venirlo racconciando
+con prudente consiglio, o di aspettar
+che il tetto gli rovini in capo.
+</p>
+
+<p>
+Ma anco senza mutare gli ordini presenti, anco
+senza por mano a riforme fondamentali, potrebbe
+il governo tener modi che servissero a rannodargli
+l’opinione, ad acquistargli favore e riputazione,
+a purgarlo dall’accusa d’essere nemico
+d’ogni progresso. Perchè, verbigrazia, vietare
+a’ suoi dotti il concorrere agli annuali congressi?
+<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
+Perchè vedere un pericolo dove l’Austria
+medesima non lo vede?
+</p>
+
+<p>
+Perchè non rinunciare ai vergognosi profitti
+del lotto? Lo so, per ragioni economiche. Ma
+non è cosa oramai troppo brutta veder il capo
+della religione tener la porta aperta ad un vizio
+cotanto dannoso e corruttore, cagione al popolo
+di tanti errori, mentre gliel’hanno chiusa le nazioni
+più civili? Ristringer le spese, ma ottener
+nome di conseguente ai principii d’onestà e di
+morale che insegna, non sarebbe, a conti fatti,
+maggior guadagno?
+</p>
+
+<p>
+Perchè opporsi o apertamente o di sottomano
+ad ogni prova di migliorare l’educazione, l’istruzione
+del popolo?
+</p>
+
+<p>
+Lo so; dirò anche qui, perchè in queste prove
+crede veder un vasto disegno di liberali per
+mutare lo stato. Ma, lo ripeto, crede egli correr
+pericoli maggiori dell’Austria? E se confessasse
+crederlo, non sarebbe questa la più accusatrice
+di tutte le confessioni? Non è forse troppo vergognoso
+che, mentre si fa guerra ad Aporti, al
+suo Manuale, alle sue scuole, si permetta dalla
+censura <i>Il libro dell’Arte</i>, libro de’ sogni per
+vincere al lotto, l’<i>Indovinagrillo</i>, ec., ec.? Bello
+veramente e morale insegnamento pe’ popoli!
+</p>
+
+<p>
+Io amo la lealtà, e, lo concedo, l’istruzione del
+popolo muterà lo stato alla lunga, e renderà impossibile
+il ritorno di tanti abusi. Ma quest’istruzione
+si sparge inevitabilmente per tutto. Il governo
+papale n’è cinto, n’è assediato, e non potrà
+riparare di non esserne invaso alla fine, e
+<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
+nessuno gliene avrà grado. E poi, se l’istruzione
+fa le rivoluzioni, le rende insieme meno sanguinose
+e sovversive. Il popolo francese, meno educato,
+allagò la Francia di sangue, l’ottenebrò di
+sacrilegi, di rapine, ammazzò il suo re, e non
+ebbe misura nel suo scatenarsi. L’istesso popolo,
+più educato, combattè gloriosamente tre giorni,
+vinse, non macchiò la vittoria nè d’una vendetta,
+nè d’una rapina, e si tenne pago a strappar
+la corona ad un inetto, per collocarla in capo
+ad un forte e prudente.
+</p>
+
+<p>
+Gli uomini, come i bruti, più sono stupidi,
+più, è vero, si piegano al giogo; ma se una volta
+lo scuotono, più sono stupidi, e più tremenda
+ed irrefrenabile è la lor vendetta.
+</p>
+
+<p>
+Perchè opporsi inesorabilmente alla costruzione
+di strade ferrate? Sempre per lo stesso
+motivo. Pel timore che portino meno merci, che
+idee. Ma un popolo impoverito, e lo sarà inevitabilmente
+quello che non si provveda di questi
+nuovi modi di circolazione, mentre li acquistano
+i suoi vicini, credesi forse non abbia idee pericolose
+a chi lo regge?
+</p>
+
+<p>
+Credesi forse, che la povertà, l’invidia dell’altrui
+ricchezza, la vergogna di sentirsi tanto
+da meno degli altri, non generino idee e passioni
+che partoriscono alla fine effetti assai più importanti
+d’ogni propaganda?
+</p>
+
+<p>
+Il commercio (lo sa ognuno, e n’abbiam dato
+un cenno) ha già ripresa, e sta per riprender
+ancor più l’antica via per la quale vennero a
+tanta potenza e ricchezza Pisa, Amalfi, Venezia,
+<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
+Genova, Firenze, per la quale l’Italia nostra divenne
+l’emporio dell’Europa, e la più civile tra
+le nazioni cristiane.
+</p>
+
+<p>
+Se all’epoca (non certo lontana) in cui il commercio,
+passando per l’istmo di Suez, si getterà
+di nuovo ed unicamente dal Mediterraneo nel
+mar Rosso e nell’Indiano, se allora, dico, l’Italia
+sarà attraversata in tutta la sua lunghezza
+da una strada ferrata, è evidente quali immensi
+profitti ne potrà ricavare. Agli uomini ed alle
+merci metterà conto, tanto più nell’inverno, tener
+piuttosto la via di terra, che quella di mare
+per trasferirsi nel settentrione d’Europa; e se
+il governo di Roma s’ostina a render impossibile
+questa strada, s’egli la vuole interrotta e
+perciò inutile, qual anatema universale non si
+tira egli addosso dall’intera Italia? Quali scherni,
+quale sprezzo dall’Europa intera, dalla civiltà,
+dall’opinione universale?
+</p>
+
+<p>
+Egli teme il passo degli stranieri, e gli par
+forse che già troppi ne vengano. Lo so, gli stranieri
+talvolta portano la corruzione, e ciò forse
+accade in Italia. Ma perchè? Perchè è povera e
+debole. In parecchie città, e più che altrove in
+Roma, moltissimi, non avendo altro modo d’aiutarsi,
+aspettano, è vero, lo straniero, e, per farvi
+su grossi guadagni, si contentano di porsi in
+condizioni abbiette e vergognose. Ma apransi
+agl’Italiani modi liberi, virtuosi, onorevoli di
+guadagno, e si vedrà se continueranno a rendersi
+vilmente servi all’oro straniero. E per prova,
+anco altri popoli sono visitati da stranieri; essi
+vanno in Francia, in Germania, per tutto; e s’ode
+<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
+dire forse che avviliscano o corrompano codeste
+nazioni?
+</p>
+
+<p>
+E per qual cagione non si dice e non è? Perchè
+a codeste nazioni sono aperte vie libere ed
+onorevoli di arricchire, indipendenti dal viaggiatore
+straniero, sul quale profittano per un
+di più: e sentendosi indipendenti da esso, lo trattano
+alla pari senza lasciarsi nè avvilire dal suo
+denaro, nè sottomettere dalle sue usanze e dalle
+sue opinioni.
+</p>
+
+<p>
+Ad un popolo ignorante, debole e povero, tutto
+si muta in veleno: gli lascino usar liberamente
+i doni di Dio, non gli tolgano le forze e con
+esse il senso della propria dignità, divenga colto,
+ricco e potente, e poi non temano nè forestieri,
+nè la loro corruzione, nè le loro influenze.
+</p>
+
+<p>
+Che al governo di Roma, composto ora esclusivamente
+d’ecclesiastici, paia grave cedere l’autorità
+a’ secolari, sottomettersi a riforma fondamentale,
+ammettendo la massima che il <i>papa regni
+e non governi</i>, si comprende. Per quanto sia
+oramai cosa evidente per tutti e per lo stesso governo,
+che a questa mutazione bisognerà a forza
+rassegnarsi o prima o poi; per quanto si possa
+dire che il por mano con prudenza, con volontà
+efficace e sincera, a condurre senza scosse codesta
+riforma a buon fine, sarebbe atto di giustizia
+e sapienza di stato, degno del rispetto e dell’ammirazione
+universale, tuttavia, lo ripeto, si comprende
+che al governo paia grave e doloroso sacrificio,
+essendo nella nostra natura lo spogliarci
+sempre malvolentieri ed a stento d’un qualunque
+bene.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ma in verità non si comprende per qual cagione
+egli ricusi promuovere le riforme affatto
+secondarie ora accennate, che neppur posson
+chiamarsi riforme, e non sono se non miglioramenti
+dimostrati necessari dall’esperienza, che
+non solo non sarebbero di pericolo al governo,
+ma lo difenderebbero invece dal pericolo reale,
+ogni dì più grave ed urgente, di venire sconvolto
+ed abbattuto da’ suoi sudditi, giustamente impazienti
+di tanti mali, appena n’abbiano modo ed
+occasione.
+</p>
+
+<p>
+Ma di cotali accecamenti sono piene le storie;
+n’è piena la storia d’Europa da settant’anni in
+qua, come è piena al tempo stesso delle rovine
+che ne sono stata la conseguenza. Di tutte le cose
+utili, la meno utile e praticamente profittevole
+è veramente l’esperienza; forse per arcana
+disposizione di Dio, che alle cose umane volle
+imposta condizione mutabile ed inferma.
+</p>
+
+<p>
+Vorrà il governo di Roma seguire i consigli
+racchiusi in queste poche pagine, consigli da me
+soltanto esposti, ma non miei, e dati invece dall’opinione
+di tutta Europa? Non lo so... e forse
+dovrei dire lo so, affinchè, separandomi dal mio
+lettore, non serbasse l’idea ch’io sono di troppo
+beata semplicità.
+</p>
+
+<p>
+Comunque sia, ho creduto utile all’Italia, e lo
+credo atto da imitarsi (mi si perdoni se v’è presunzione
+in queste parole), il protestare a viso
+aperto contro le ingiustizie che da noi si soffrono,
+qualunque siano e da chiunque ci vengano.
+</p>
+
+<p>
+Quest’idea mi conduce ora a volgermi ai sudditi
+pontificii, e più particolarmente ai Romagnoli,
+<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
+i quali, lo prevedo, mi diranno: «Voi biasimate
+ogni moto popolare, e lo tenete dannoso;
+ma se il governo non si muta a nostro riguardo,
+dovremo dunque sempre soffrire e
+tacere?».
+</p>
+
+<p>
+Quest’interrogazione è pur troppo dolorosa,
+e ragionevole al tempo stesso, e dovendo pur rispondervi,
+dico esservi tra il soffrire e tacere, ed
+il levarsi popolarmente in armi, che sono i due
+opposti estremi, molti gradi intermedii. De’ due
+opposti, il primo si è fatto oramai insoffribile; il
+secondo è dimostrato inutile e dannoso, non dalle
+mie parole, ma dall’esperienza. Resta ad esaminare
+quali vie rimangano aperte ed accettabili.
+</p>
+
+<p>
+È cosa tenuta per innegabile da tutti, che le
+grandi mutazioni negli stati, tendano esse ad
+ottenere l’indipendenza o la libertà, non mai
+sono succedute nè posson succedere per via di
+passaggio rapido e repentino: e se talvolta la
+mutazione appare rapida, non è in effetto, nè si
+trova tale quando si considerano le cause che
+alla lunga l’hanno preparata. Bensì, più la preparazione
+è stata condotta da lungi, con lentezza
+e prudenza, più sicuramente e repentinamente
+è poi riuscito il fatto che doveva esserne il
+compimento e l’ultima conseguenza. Così un
+grand’albero cade abbattuto dall’ultimo colpo
+di scure; ma questo colpo, per quanto valido, a
+che avrebbe servito se non era preceduto da altri
+mille?
+</p>
+
+<p>
+L’arte del maturare i disegni e prepararne la
+riuscita, l’arte di murar la casa ad un mattone
+<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
+per volta, principiando di dove si dee principiare,
+da’ fondamenti, non la conosciamo noi Italiani.
+Eppur senz’essa non si fa nulla, e l’abbiano
+provato a nostre spese. Noi sin ora abbiam tenuto
+modi che ci assomigliano all’uomo che, impaziente
+di divorar la via tirato in cocchio da molti
+bravi e generosi cavalli, non si dà tempo d’attaccarli
+a dovere, e senza badare se tutte le tirelle
+e le guide lavorino, e prima di averle tutte
+assestate con diligenza, frusta all’impazzata, e
+portato via così sprovveduto, non appena lanciato,
+precipita e rompesi il collo.
+</p>
+
+<p>
+Ciò ch’io dico parrà ovvio o volgare. Ma pur
+troppo le verità più visibili sono le meno vedute.
+</p>
+
+<p>
+Noi non abbiam conosciuto altro sinora che
+società segrete, trame e congiure, che finivano
+poi in una sommossa parziale, in un assalto di
+pochi armati. Fallita l’impresa, come dovea fallire,
+chi s’esilia, chi è preso, chi si nasconde, e
+tutto è tranquillo per qualche tempo, e poi da
+capo gl’istessi modi, le istesse prove, l’istessa
+fine.
+</p>
+
+<p>
+Possibile che ad una nazione di così aperto ingegno,
+come è la nostra, non venga in mente il
+pensiero che questa via non sia buona, che possa
+esservene altra migliore?
+</p>
+
+<p>
+Io ho detto, e credo nessuno vorrà negarlo,
+che l’opinione è oggi la vera padrona del mondo.
+Ho detto che pel governo papale sarebbe
+prudente, ottimo consiglio, anzi il solo oramai
+accettabile, il sapervisi sottomettere. Quello che
+ho detto a’ governanti, lo dico a’ governati.
+</p>
+
+<p>
+L’opinione in tutti i tempi è stata avversa alle
+<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
+imprese mal calcolate ed improvvide; ed oggi
+più che mai, essendo più avvezzi gli uomini a
+ragionar su tutto, essa biasima le nostre mal ordite
+ed impossibili prove, e, quel ch’è peggio,
+ne ride. Non riderebbe forse se anco ci vedesse
+usar la violenza, gettarci ad imprese affatto disperate,
+ma gettarvici dopo avere esauriti tutti
+i mezzi, aver tentate tutte le vie di migliorare le
+cose nostre. Di questi mezzi, di queste vie non
+ne abbiamo però tentata nessuna.
+</p>
+
+<p>
+Il coraggio delle congiure, delle sommosse, il
+coraggio fisico, per così dire, e manesco l’abbiamo
+noi Italiani, come tutti gli uomini d’immaginazione
+e sangue caldo. Ma ci manca, o
+l’abbiamo in minor grado, il coraggio morale,
+il coraggio civile. A questo, a raccomandarlo, a
+dirlo il più utile, anzi il solo, per ora almeno,
+veramente utile, il solo necessario, tende tutto il
+mio ragionamento, del quale si può in poche parole
+riassumere il senso, dicendo: doversi usare
+da noi Italiani prima il coraggio civile per ottenere
+da’ nostri governi miglioramenti, istituzioni
+e temperate libertà; poi il coraggio militare
+per ottenere l’indipendenza, quando ce ne
+vorrà Iddio concedere l’occasione.
+</p>
+
+<p>
+Protestare contro l’ingiustizia, contro tutte le
+ingiustizie apertamente, pubblicamente, in tutti
+i modi, in tutte le occasioni possibili, è, a parer
+mio, la formola che esprime la maggior necessità
+della nostra epoca in Italia, il mezzo più utile
+e di più potente azione quanto al presente.
+</p>
+
+<p>
+La prima, la maggior protesta, quella che non
+dobbiamo stancarci giammai di fare, che deve
+<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
+risuonar su tutte le lingue, uscir da tutte le penne,
+debb’essere contro l’occupazione straniera,
+in favore del pieno possesso del nostro suolo, della
+nostra nazionalità ed indipendenza.
+</p>
+
+<p>
+Vengono in appresso quelle dirette contro le
+ingiustizie e gli abusi ed i mali ordini, se non
+altro, de’ nostri governi.
+</p>
+
+<p>
+Non proteste a mano armata, come vollero
+farle a Rimini; chè una protesta a quel modo, a
+volerla far ora in Italia occorrerebbero una buona
+posizion militare, duecentomila uomini e duecento
+pezzi in batteria: fatta invece con pochi
+fucili, è cagione che l’Europa si burli di noi:
+perchè tutti sanno che le poche e deboli armi
+non bastano a dar l’autorità della forza, e tolgono
+o diminuiscono almeno quella della ragione.
+</p>
+
+<p>
+La maggior forza d’una protesta sta nell’essere
+rigorosamente giusta e rigorosamente incolpabile
+di violenza.
+</p>
+
+<p>
+A chi ridesse (e ve ne saranno molti in Italia)
+della sola idea d’ottener nulla dal governo
+pontificio o da qualunque altro governo col solo
+mezzo della protesta, risponderò con un esempio
+recente, e del quale non si potrebbe desiderare,
+nè immaginare il più importante ed il più atto a
+dimostrare quanta forza abbia in oggi una protesta
+favorita dall’opinione.
+</p>
+
+<p>
+L’imperatore di Russia, assoluto padrone d’un
+immenso stato, fuor di portata, per dir così, delle
+forze europee, alla testa d’un milione e dugentomila
+soldati ha mosse persecuzioni contro
+i cattolici, che posson dirsi un vero anacronismo,
+ha permesso si facesse strazio di povere ed oscure
+<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
+monache, o, se non l’ha permesso, lo strazio
+almeno s’è fatto ov’egli comanda, nè sappiamo
+per ora che ne sian puniti gli autori.
+</p>
+
+<p>
+L’Europa si commosse a questa barbarie. La
+stampa francese (<i>Journal des Débats</i>) s’è portata
+con ammirabile dignità, e può dirsi sia stata
+modello de’ modi che convien tenere in tali
+occasioni.
+</p>
+
+<p>
+Fuggendo l’ingiuria e la vana declamazione,
+riferì semplicemente i fatti, poi soggiunse:
+«Ignoriamo se questi fatti sieno esatti od esagerati:
+comunque sia, a fronte di tali accuse, neppure
+un imperator di Russia non può tacere;
+l’onore della sua dignità vuol che risponda.»
+</p>
+
+<p>
+Non molto tempo di poi compariva un editto
+imperiale in data di Palermo, se non erro, che
+chiariva e determinava le idee di tutti sulla quistione
+delle persecuzioni religiose; in modo al
+quale nessuna persona ragionevole può trovar a
+ridire.
+</p>
+
+<p>
+L’editto, si potrà opporre, non sarà osservato:
+ammettiamo pure che non lo sia o che lo sia
+debolmente; ma chi, di buona fede, potrebbe mai
+asserire che le cose dei cattolici non abbian perciò
+migliorato punto nell’impero? potrebbe credere
+assolutamente nulla l’influenza morale di
+questo fatto? Non sarà sempre vero che un imperator
+di Russia è stato citato dall’opinione al
+suo tribunale, e ch’egli non s’è creduto forte
+abbastanza per ricusare di comparire?
+</p>
+
+<p>
+Vorrei citare altri esempi, ma mi si metton in
+tanto numero sotto la penna, che non so in verità
+quale scegliere.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
+</p>
+
+<p>
+Prendo quello che offre la Germania. Il suo
+stato politico per qual via è egli giunto al punto
+in cui lo vediamo? Per via di sommosse, o congiure,
+o società segrete? È vero, la Tugenbund,
+la Burschenschaft, si son date un gran da fare,
+ma rappresentarono, a parer mio, più che altro,
+la favola della mosca e del carro. Chi ha fatto
+più di loro, chi ha fatto tutto, son quelli che hanno
+formata, educata, diretta l’opinione coi loro
+atti di coraggio civile, co’ loro scritti: e che
+cos’altro erano questi scritti e questi atti, se non
+proteste più o meno esplicite contro ingiustizie
+ed abusi?
+</p>
+
+<p>
+Quando in una nazione tutti riconoscon giusta
+una cosa e la vogliono, la cosa è fatta: ed in Italia
+il lavoro più importante per la nostra rigenerazione
+si può far colle mani in tasca.
+</p>
+
+<p>
+Le vie aperte al coraggio civile, i modi del
+protestare sono infiniti, e non è mio disegno proporli
+ed esaminarli uno ad uno in questo scritto.
+</p>
+
+<p>
+Soltanto dico che quanto maggiore sarà in Italia
+il numero di coloro che pubblicamente e saviamente
+discuteranno le cose nostre, che protesteranno
+in qualunque modo contro le ingiustizie
+che ci vengano usate, tanto più rapidamente e
+felicemente progrediremo nella via della rigenerazione.
+Questa congiura, al chiaro giorno, col
+proprio nome scritto in fronte ad ognuno, è la
+sola utile, la sola degna di noi e del favore dell’opinione;
+ed a questo modo anch’io di gran
+cuore mi dichiaro congiurato al cospetto di tutti,
+anch’io a questo modo conforto ogni buon Italiano
+a congiurare.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
+</p>
+
+<p>
+In virtù di questo modo, che non ha bisogno
+nè d’accordi nascosti, nè di tenebrosi ritrovi, nè
+di giuramenti segreti, ogn’Italiano può dar la
+mano all’Italia da un capo all’altro della penisola
+senza neppur conoscerlo, ognuno può metter
+le sue forze in comune per l’opera comune. Opera
+nota a tutti pe’ mezzi, come pel fine, e perciò
+leale; opera santificata dalla giustizia, protetta
+dall’opinione, ed accompagnata dai voti di tutte
+le nazioni civili e di quanti sono al mondo uomini
+onesti e di buona fede; opera che, condotta
+per le vie della verità e della virtù, ci potrà meritare
+la benedizione di Dio, il quale, volgendo
+finalmente uno sguardo anche a noi, vedrà forse
+che, se furon grandi le antiche colpe d’Italia,
+dura pur anco già da molti secoli il suo castigo.
+</p>
+
+<p>
+La brevità che ho stimata opportuna a questo
+lavoro, m’ha impedito di svolgere le importanti
+questioni che vi si propongono, e mi son dovuto
+contentar d’accennarle, confidandomi, pel di più,
+nella sagacità del lettore.
+</p>
+
+<p>
+Egli dirà di me, dopo avermi letto, ciò ch’io
+dicevo a me stesso prima di scrivere: non aver
+io, studioso non di scienze, ma d’arti, sapere e
+mente, che basti a trattar profittevolmente materie
+politiche ed economiche di tanta difficoltà.
+Non per questo ho voluto rinunciare a ragionarne;
+e Dio sa con quanto piacere sagrifico un
+meschino amor proprio al desiderio ed alla speranza
+di dar forse occasione ad uomini di più
+alta mente, che non è la mia, d’entrar francamente
+nell’arringo e correrlo con maggiori forze
+e miglior fortuna.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
+</p>
+
+<p>
+In tali pensieri ho dato opera e pubblicità al
+presente scritto; e se per la protesta che racchiude
+a favore del nobile ed infelice popolo della
+Romagna non ho avuta missione da lui; s’io
+l’ho fatta senza consultarlo e di mio moto, mi
+conforto e credo che egli non vorrà nè rinnegar
+le mie parole, nè sapermene mal grado.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
+</p>
+
+<h2 id="documenti">DOCUMENTI</h2>
+</div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
+</p>
+
+<h3>DIMOSTRAZIONE GENERALE
+<span class="smaller">DELL’ENTRATE E SPESE DEGLI STATI PONTIFICII</span></h3>
+
+<p class="center">
+<i>Estratta dal rapporto del signor</i> <span class="smcap">Bowring</span>
+Londra, 1838
+</p>
+
+<table class="gener">
+ <tr>
+ <td colspan="3" class="center">SORGENTI PRINCIPALI D’ENTRATA</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="center">N.º</td> <td class="center">CAPI PARTICOLARI</td> <td class="center">SCUDI</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="ele">1</td> <td>Imposte prediali, proprietà fondiaria, ec.</td> <td class="num">3,280,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="ele">2</td> <td>Monopolii, dogane e tasse sul consumo</td> <td class="num">4,120,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="ele">3</td> <td>Bollo e registro</td> <td class="num">550,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="ele">4</td> <td>Uffizio della posta</td> <td class="num">250,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="ele">5</td> <td>Lotterie</td> <td class="num">1,300,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2"><span class="smcap">Totalità delle entrate</span></td> <td class="num">9,500,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3" class="center">SPESE D’AMMINISTRAZIONE</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="center">N.º</td> <td class="center">CAPI PARTICOLARI</td> <td class="center">SCUDI</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="ele">1</td> <td>Imposte prediali, proprietà fondiaria, ec.</td> <td class="num">760,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="ele">2</td> <td>Monopolii, dogane e tasse sul consumo</td> <td class="num">460,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="ele">3</td> <td>Bollo e registro</td> <td class="num">90,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="ele">4</td> <td>Uffizio della Posta</td> <td class="num">150,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="ele">5</td> <td>Lotterie</td> <td class="num">760,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2"><span class="smcap">Totalità delle spese di amministr.</span></td> <td class="num">2,220,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2"><i>Entrata lorda</i></td> <td>scudi 9,500,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2"><i>Deduzione delle spese di amministrazione</i></td> <td>scudi 2,220,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2"><i>Entrata netta</i></td> <td>scudi 7,280,000</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
+</p>
+
+<table class="gener">
+ <tr>
+ <td colspan="3" class="center">SPESE DELLO STATO</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="center">N.º</td> <td class="center">CAPI PARTICOLARI</td> <td class="center">SCUDI</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="ele">1</td> <td>Palazzi sacri, collegi sacri, congregazioni ecclesiastiche, e corpo diplomatico all’estero</td> <td class="num">500,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="ele">2</td> <td>Debito pubblico</td> <td class="num">2,680,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="ele">3</td> <td>Spese del Governo dello Stato</td> <td class="num">530,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="ele">4</td> <td>Giustizia e polizia</td> <td class="num">920,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="ele">5</td> <td>Pubblica Istruzione, Belle Arti e Commercio</td> <td class="num">110,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="ele">6</td> <td>Limosine e pubblica beneficenza</td> <td class="num">280,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="ele">7</td> <td>Lavori pubblici, polizia e illuminazione di Roma</td> <td class="num">580,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="ele">8</td> <td>Truppa di Linea e Carabinieri</td> <td class="num">1,900,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="ele">9</td> <td>Cariche militari, Sanità e Marina</td> <td class="num">290,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="ele">10</td> <td>Feste pubbliche e spese straordinarie</td> <td class="num">44,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="ele">11</td> <td>Fondo di riserva</td> <td class="num">100,000</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2"><span class="smcap">Totalità delle spese</span></td> <td class="num">7,934,000</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<h4 class="pad2">OSSERVAZIONI</h4>
+
+<p>
+1 Questa dimostrazione risulta dai documenti officiali comunicati
+dal Governo pontificio al signor Bowring.
+</p>
+
+<p>
+2. In questa dimostrazione non figurano la spese comunali e
+provinciali: e quindi apparisce che il Governo spende poco
+o nulla nelle provincie. Ricadono adunque sulle Comuni
+anche le spese che toccherebbero al Governo.
+</p>
+
+<p>
+3. La tenuità dell’entrata risultante dal titolo bollo e registro
+dimostra la scarsità delle contrattazioni.
+</p>
+
+<p>
+4 In questa dimostrazione non figura la spesa della truppa
+estera, che si valuta ascendere a seimila uomini, e costare
+dieci milioni di franchi.
+</p>
+
+<p>
+5. Malgrado tutto questo, fra l’entrata e l’uscita vi è un deficit
+annuo di scudi 654,000.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
+</p>
+
+<h3>GOVERNO PONTIFICIO</h3>
+</div>
+
+<p class="center">
+IN NOME DI SUA SANTITÀ PAPA GREGORIO XVI
+FELICEMENTE REGNANTE
+</p>
+
+<p class="center">
+SENTENZA
+</p>
+
+<p class="pad2 indr">
+<i>Ravenna, oggi 10 settembre 1845.</i>
+</p>
+
+<p>
+La Commissione speciale, straordinaria, mista,
+instituita con Notificazione della suprema Segreteria
+di Stato, 27 maggio 1843, ed ora in
+forza della Notificazione dell’eminentissimo e reverendissimo
+signor cardinale don Francesco
+Massimo, legato dì Ravenna, 29 gennaro 1845,
+sedente in questa città, e composta degl’illustrissimi
+ed eccellentissimi signori:
+</p>
+
+<p>
+Avvocato Antonio Colognesi, giudice del tribunale
+di appello per le quattro Legazioni, sostituito
+al signor com. cavalier avvocato Luigi
+Salina, presidente dello stesso tribunale.
+</p>
+
+<p>
+Avvocato Attilio Fontana, assessore straordinario
+della legazione di Bologna, sostituito al
+predetto signor avvocato Colognesi.
+</p>
+
+<p>
+Cavalier commendatore tenente colonnello Stanislao
+Freddi, comandante il corpo dei carabinieri
+pontificii nelle quattro Legazioni.
+</p>
+
+<p>
+Cavalier tenente colonnello Luigi Magnani, comandante
+la piazza dì Bologna.
+</p>
+
+<p>
+Cavalier tenente colonnello Camillo Viviani,
+comandante la piazza di Ferrara.
+</p>
+
+<p>
+Si è radunata nella sala delle proprie udienze
+<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
+nel quartiere di San Vitale nei giorni 1, 2, 3, 4, 5, 6
+corrente mese, unitamente al signor avvocato
+Giampietro Gozzi, procuratore fiscale, ed al signor
+avvocato Ulisse Pantoli, difensore d’ufficio,
+assistendo il signor Raffaele Magnani, facente
+funzione di cancelliere, per discutere; e nei giorni
+9 e 10 stesso mese, a norma del dispaccio della
+suprema Segreteria di Stato 2 agosto p.º p.º
+N.º 5316, per giudicare la causa
+</p>
+
+<p class="center">
+in punto<br>
+<i>di società o lega per offendere e resistere
+alla forza pubblica,</i>
+</p>
+
+<p class="center">
+contro
+</p>
+
+<p>
+Orioli Achille, Cappi conte Carlo, Camerani Paolo,
+Versari Francesco, Gaiani Carlo, Miserocchi
+Felice, Barafa Andrea, Gambi Eugenio, Giansanti
+Ciriaco, Fabbri Annibale, Randi Giuseppe,
+Paterlini Lodovico, Dalcini Angelo, Bertacchi
+Francesco, Samaritani Saverio, Della Valle Mauro,
+Moruzzi Eugenio, Tarifelli Leonardo, Golfarelli
+Emilio, Maraffi Domenico, Orioli Febo,
+Bertacchi Ermenegildo, De Marchi Filippo, Barbiani
+Giovanni, Bergozzi Giuliano, Gabici Pietro,
+Gabici Achille, Baroncelli Giovanni, Boschi
+Domenico, Gianfanti Andrea, Vassura Paolo,
+Miserocchi Domenico, Montanari Antonio, Montanari
+Vincenzo, Rivalta Domenico, Zabberoni
+Pietro, Montignani Pietro, Vaccolini Giovanni,
+Savini Giovanni, Angelini Angelo, Fiorentini
+Onofrio, Landi Vincenzo, Pasini Mariano, Pambianchi
+Michele, Baldini Gaspare, Ortolani Giovanni,
+Pascoli Lucio, Pugiotti Francesco, Rava
+<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
+Gaetano, Gianfanti Giovanni, Della Torre Magni
+Marco, De Stefani Leonardo, Rambaldi Gaspare,
+Bezzi Giovanni, Vicari Augusto, Camporesi Giacomo,
+Savorelli Luigi, Mazzetti Luigi, Gambi
+Domenico, Gambi Antonio, Pinzi Francesco,
+Conti Antonio, Fava Felice, Morigi Domenico,
+Landoni Teodorico, Carlini Gian Antonio, Paoletti
+Luigi<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>:
+</p>
+
+<p>
+Quello spirito d’insubordinazione, che oggi
+pur troppo serpeggia in tante parti d’Europa,
+agitava eziandio da varii anni la tranquillità di
+queste province.
+</p>
+
+<p>
+Fino dall’estate 1843, quando in Bologna i liberali,
+coalizzati col ceto dei contrabbandieri,
+tentarono colà di rinnovare la sacrilega ribellione
+dell’anno 1831, i liberali di Ravenna avevano
+qui formata la stessa alleanza colla turba dei contrabbandieri
+per conseguire lo scopo medesimo.
+Già si scorgevano allora pubblicamente ammutinarsi
+non poche centinaia di questi sciaurati, già
+si apprestavano le armi, si facevano girare intorno
+le polizze ove raccoglier le firme di coloro che
+volessero prender parte all’impresa, e fu udita
+la voce di chi annunziò non doversi attendere il
+meriggio di quel giorno per dare lo scoppio.
+</p>
+
+<p>
+Ma l’aggredire a petto scoperto la milizia del
+principe non è cosa di sì facile assunto come l’ucciderne
+a tradimento un qualche individuo fra le
+tenebre della notte. Perciò tante millantazioni
+<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
+svanirono senza effetto, ed invece si limitarono
+tratto tratto a dare atroci esempi della più nera
+viltà.
+</p>
+
+<p>
+I registri criminali sono pieni, e ribollono di
+molte denuncie di omicidii e ferimenti gravi dei
+pubblici funzionari, e di persone affezionate al
+governo, che per ispirito di partito si verificarono
+in questa provincia nel breve spazio di pochi
+anni, delitti sempre avvolti fra il mistero, senza
+che se ne potessero distinguere gli esecutori, comunque
+ogni ragionevole congettura guidasse a
+concludere che fossero architettati da una fazione
+micidiale.
+</p>
+
+<p>
+L’ultimo però di questi misfatti, cioè l’omicidio
+del brigadiere Sparapani, cui successe l’altro
+del fuciliere svizzero Adolf, come dalla precedente
+nostra sentenza, eccitò in particolar guisa
+lo zelo instancabile di questo politico dicastero,
+e fece conoscere la necessità di svellere il male
+dalle sue radici, onde non si riproducessero in
+avvenire sì atroci delitti. Riscontrando pertanto
+le cagioni del disordine, seppe ravvisarlo nella
+esistenza di una società di tristi, parte col nome
+specioso di liberali, parte contrabbandieri d’instituto,
+ma tutti insieme collegati onde sconvolgere
+l’ordine pubblico, violare impunemente le
+sanzioni penali, opprimere la forza pubblica, che
+milita alla conservazione dello stato, alla esatta
+osservanza delle sue leggi. Se pertanto non era
+agevole di scuoprire gli autori degli enormi delitti
+finora avvenuti, non era arduo di ravvisare
+quegl’individui che appartenevano a tale perversa
+alleanza, e prevenire i sinistri effetti nelle loro
+<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
+cagioni. In simili pubbliche calamità non altra
+norma insegna la prudenza civile. O infatti la società
+è costretta a lasciare senza un freno valido
+il misfatto perfezionato, e quindi a rimanersi il
+bersaglio della malefica attività dei facinorosi,
+ovvero le conviene, alfine di evitare tanto disordine,
+di frenarlo con ostacoli che a lui vadano incontro
+nel tempo che si sviluppa, e lo arrestino
+per via prima che giunga alla sua meta criminosa.
+</p>
+
+<p>
+Ordinò pertanto l’arresto di coloro che erano
+più gravemente sospetti di appartenere a tale iniqua
+collegazione, onde purgare la città da sì
+perniciosa zizzania, <i>nam in mandatis Principum
+est, ut curet is qui reipublicae praeest, malis
+hominibus provinciam purgare. L. 3 Digestis,
+de officio Praesidis</i>.
+</p>
+
+<p>
+E poichè il carattere più spiegato di tale congrega
+era quello dell’odio e della nimistà contro
+la forza pubblica che mirava ad opprimere, per
+innalzare il vessillo del popolare dispotismo, perciò
+rimise al potere di questa Commissione speciale
+gli arrestati, onde, sottoposti a regolare
+processura, subissero il castigo meritato delle
+loro prave macchinazioni.
+</p>
+
+<p>
+Portato il giudizio all’odierna radunanza, il
+primo obbietto d’ordine recato in campo dal difensore
+degl’imputati, fu quello della incompetenza,
+come se il relativo giudizio appartenesse
+ai magistrati ordinari.
+</p>
+
+<p>
+Il consesso giudicante però non ha stimato di
+dover arrestarsi a simile difficoltà. Infatti la tesi
+proposta è la esistenza di una società di anarchici,
+<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
+che sogliono sovrastare al potere legittimo,
+dominando col proteiforme egoismo, onde far
+prevalere l’oggetto delle private loro passioni
+alla legge, all’ordine pubblico e al bene comune
+della società. Non può quindi giungersi a tale
+scopo senza prima abbattere la forza pubblica,
+che forma la barriera difenditrice d’ogni costituzione
+degli Stati. <i>Summa Reipublicae tuitio, de
+stirpe duarum rerum, armorum scilicet, atque
+legum veniens, vimque suam exinde muniens.
+L. unic. de Justinianeo Codice confirmando</i>.
+Perciò la soldatesca del governo è la legge istrumentale,
+la legge viva e animata che al comando
+del principe fa seguire l’obbedienza dei sudditi.
+Quindi le stesse leggi ci dicono: <i>armari jura
+gladio ultore. L. 31. C. ad Leg. Jul. de adult.,</i>
+e la medesima giurisdizione s’indica: <i>gladii potestas,
+gladii jus. L. 70 ff. de R. juris, L. 6 ff.
+de officio Proconsulis, L. 6 § 8 ff. de officio
+Praefecti, L. 6 ff. de interdictis et relegatis</i>, con
+ciò dimostrandosi, che il potere legislativo e giudiziario
+attingono ogni loro efficacia dal potere
+esecutivo collocato nelle truppe del governo.
+</p>
+
+<p>
+Ora, fino dal maggio 1843 pubblicatosi l’editto
+istitutore di questa Commissione, seppero gl’inquisiti
+che qualunque delitto in odio della forza
+pubblica sarebbe per l’avvenire giudicato colle
+forme e pene in tale editto prefisse. Se adunque
+posteriormente nell’agosto 1843 costoro si ammutinarono
+per investire la forza pubblica; se,
+svanite le loro folli speranze, proseguirono a
+mantenersi collegati per coadiuvarsi a vicenda
+nei pravi disegni, e tenere in istato d’oppressione
+<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
+la milizia, non possono declinare da quel fôro
+speciale che il legislatore aveva già loro stabilito
+prima della consumazione del delitto. Nè in ciò
+si fa onta alla giurisdizione ordinaria della sacra
+Consulta pei delitti di stato a termini degli articoli
+45, 555 del regolamento di processura 5
+novembre 1831, a cui è posteriore la notificazione
+27 maggio 1843. Essendo instituita oggi una
+Commissione speciale, la quale protegge in queste
+due provincie le armi del principe, questa dee
+prevalere alla giurisdizione ordinaria. L. 80 <i>ff.
+de R. juris</i>. E se anche la giurisdizione volesse
+ritenersi mista o comulativa, dee farsi luogo alla
+prevenzione in forza dell’articolo 68 di processura,
+come saggiamente osservò il signor avvocato
+fiscale nelle sue conclusioni.
+</p>
+
+<p>
+Ritenuta pertanto la competenza di questa
+Commissione, si è disceso a ventilare la seconda
+controversia, se consti, o no, in genere la esistenza
+della società illecita contestata agli odierni
+inquisiti.
+</p>
+
+<p>
+Moltissimi testimoni deponevano di tale alleanza
+di tristi per volgare notorietà. Ma il tribunale
+non si è arrestato a simil voce, come ne avvertiva
+la perspicace sanzione del diritto canonico:
+<i>Cap. Consuluit, 14 de appellationibus. — Cum
+multa dicuntur notoria quae non sunt, prohibere
+debes ne quod dubium est pro notorio videaris
+habere</i>. Trattavasi di un delitto formato
+da vincoli razionali, il quale non cadeva sotto ai
+sensi in sè medesimo, ma potea soltanto rilevarsi
+nei propri effetti discontinui; nel qual caso anche
+le deposizioni sulle notorietà devono portarsi a
+<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
+minuto esame, calcolando le ragioni di scienza, le
+fonti onde i testimoni attingono il proprio asserto,
+e la corrispondenza della espressione usata
+dai deponenti nel caratterizzare il delitto cogli
+elementi su cui ne avevano essi formata la idea:
+altrimenti correva il giudice rischio di cedere i
+propri suffragi al popolo, e rendere gli uomini
+vittima di una parola. <i>Farinacius, de delictis,
+quaest</i>. 21 N. 89, 93, 95, 97, 99, 102, 104, 105;
+<i>de test., quaest.</i> 70, <i>ampliatio</i> 3, N. 6. Di fatti il
+nome di società, peregrinando per tante materie
+economiche, scientifiche, civili e religiose, si veste
+di altrettante diverse significazioni, quante
+sono le cose e forme alle quali si applica. <i>Zanchius,
+de societ., part.</i> 1, <i>cap</i>. 1, <i>N.</i> 24. — <i>Mantica,
+de tacitis et ambiguis conventionibus</i>, lib. 6,
+<i>N</i>. 1. Perciò invece della espressione, i giudici
+hanno preso in loro scorta la definizione.
+</p>
+
+<p>
+Così i pubblicisti definiscono la società: <i>Societas
+est pactum vel quasi pactum de fine quodam
+conjunctis viribus assequendo. V Volfius, ibique
+V Vatel, in notis ad jus naturae et gentium,
+part</i>. 7, c. 1, § 1.
+</p>
+
+<p>
+Posta la definizione, si passò ad analizzare gli
+elementi che la compongono, seguendo i criminalisti,
+i quali indicano gli estremi costituenti il
+Collegio illecito.
+</p>
+
+<p>
+Tre ne stabilivano gli antichi. Segno comune,
+area comune, vicendevole intelligenza, o trattato.
+Ma il chiarissimo Antonio Mattei, <i>de criminibus,
+lib.</i> 47, tit. 15, N. 1, 2, 3, ben riflette che i due
+primi estremi non sono necessarî. Non il primo,
+altrimenti si confonderebbe il segno colla cosa
+<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
+significata. Qualunque sia, infatti, il modo con
+cui i faziosi comunicano fra essi le loro perfide
+intelligenze, il vincolo d’iniquità è sempre lo stesso,
+sia poi che usino le indicazioni naturali e il
+linguaggio comune, sia che esista un distintivo
+di convenzione, o nel gesteggiare compagnevole,
+o nello stemma e impresa della società, o nella
+affissione del segnale, come a spiegata rivolta suol
+avvenire.
+</p>
+
+<p>
+Nemmeno necessario è il secondo estremo della
+cassa od area comune. Imperciocchè, quantunque
+sia vero che non può darsi società senza comunione,
+benchè possa esserci comunione senza
+società (<i>Leg. ut sit ff. pro socio. — Zanchius, de
+societ., part</i>. 1, <i>cap</i>. 7, <i>N</i>. 42), pure non è necessario
+che siavi comunanza di materia o di cosa,
+bastando che vi esista una massa accomunata
+di opere, come nel caso presente (<i>Grotius, de
+jure belli et pacis, lib.</i> 2, <i>cap</i>. 12, <i>de contractibus</i>,
+§ 4), così nella società delle carovane niuno
+dei viaggiatori comunica all’altro il dominio delle
+proprie salmerie, sebbene ponga in massa la propria
+opera e forza onde resistere in caso alle aggressioni
+dei barbari.
+</p>
+
+<p>
+Restando dunque a provarsi il solo estremo
+del mutuo accordo a mal fine, questo rimaneva
+stabilito nelle tavole processuali da questi elementi.
+</p>
+
+<p>
+1º. Dalle confessioni stragiudiziali di parecchi
+membri di tale collegazione, deposte da quattro
+testimoni uditi in processo. Se infatti questo delitto
+consiste nella reciproca intelligenza, e nell’animo
+di collimare tutti al reo fine, niuna miglior
+<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
+prova si potea conseguire di tale animo, se non la
+stessa confessione dei collegati. Nè deve obiettarsi
+che la confessione non può cangiare, o stabilire
+la natura della cosa, non supplendo questo
+mezzo alla deficiente prova fisica di un delitto in
+genere. Imperciocchè quest’obietto sarebbe appunto
+valutabile in un delitto di fatto permanente,
+ove, per esempio, la sola confessione di aver
+ucciso non basterebbe a provare il delitto in genere,
+quando della uccisione non constasse pei
+sensi. Ma, trattandosi appunto di un delitto razionale
+di fatto transeunte, perchè consistente
+nel reciproco accordo, la prova desunta dalla
+confessione stragiudiziale non può incontrar tale
+obietto, quando poi non è sola, ma da altri veementi
+indizi e argomenti corroborata. (<i>Carpzovius,
+Prax. rer. crim., par.</i> 1, <i>quaest</i>. 16. <i>N</i>. 1
+<i>et sequentibus</i>). Tali veementi indizi si desumevano
+dalle varie cause di scienza che or l’uno, or
+l’altro dei molti testimoni esaminati in processo
+adduceva nel proprio giudizio sull’esistenza di
+tale società, e che si vengono qui in seguito annoverando
+quali altri mezzi costituenti la prova
+generica, cioè:
+</p>
+
+<p>
+2.º Le numerose turbe di contrabbandieri, altri
+carichi delle merci in frode, altri guerniti di
+armi or apparenti, or nascoste, che si facevano
+vedere nei dintorni, entrando persino talvolta
+con somma impudenza, di pieno giorno, e transitando
+per la città sicuri di loro scarriera pel cumulo
+della forza maggiore. Imperciocchè al loro
+incontro i militi di finanza erano costretti di cedere
+alla forza dell’attruppamento, volgendo altrove
+<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
+il passo, e fingendo di non avere mirato un
+sì grave disordine. La provvida legge, sempre
+coerente a sè medesima, nell’editto 5 maggio 1822,
+tuttora vigente, stabilisce al contrabbando in
+conventicola di due, tre o più persone la pena da
+tre a cinque anni d’opera pubblica, ed eguale
+pena dai tre ai cinque anni d’opera pubblica sanziona
+l’art. 143 del vigente regolamento penale
+per la resistenza semplice alla forza, quando il
+delitto non è accompagnato da circostanze aggravanti,
+che lo rendano resistenza qualificata. E
+ciò sta in piena consonanza delle regole di comune
+diritto. Conciossiachè l’unire una forza insuperabile
+nell’eseguimento di un’azione vietata,
+onde se ne renda impossibile alla milizia del
+principe l’impedirlo, costituisce per sè stesso una
+certa violenza, ossia un timore incusso, il quale
+trattiene la soldatesca suo malgrado nell’impedire
+il contrabbando commesso in danno del pubblico
+erario (<i>Leg</i>. 1 <i>ff. quod metus causa</i>) ibi:
+<i>vis enim fiebat mentio propter necessitatem impositam
+contrariam voluntati.</i> Ciò che spiega il
+giureconsulto <i>Voet, ad pandectas</i> 4, 2, 1. <i>Metui,
+vis inest, in quantum metus supponit et vim,
+quidem non absolutam, sed conditionatam, non
+illatam, sed ferendam. Sperelli, dec.</i> 5. <i>For.
+Ecclesiast., N.º</i> 78 <i>et seq</i>.
+</p>
+
+<p>
+3.º Gli assembramenti numerosi dei liberali e
+contrabbandieri che si vedevano in questa città
+fino al primo arrivo della Commissione per giudicare
+la causa degli omicidii Sparapani e Adolf,
+mostrando il loro disprezzo verso la forza pubblica,
+essendovi chi depone d’aver vedute le turbe
+<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
+di costoro passare vicino alcuni carabinieri, e
+fare ai medesimi stomachevoli oltraggi, dovendo
+quei soldati usare prudenza e continuare il loro
+cammino.
+</p>
+
+<p>
+4.º Le pompe funebri celebrate coll’intervento
+di molti liberali in morte di persone del loro partito,
+e ciò con tale pubblico scandalo, che l’autorità
+ecclesiastica fu costretta a farne divieto con
+apposita circolare. Dal che si arguisce la unione
+di costoro e l’aderenza ai loro partigiani con fermezza
+durevole oltre la tomba.
+</p>
+
+<p>
+5.º La fratellanza che si vedeva di continuo
+fra gente di simil pensare, e la loro fuga e persecuzione
+dei buoni. La quale duplice circostanza
+presenta in sè stessa la vera idea di fazione popolare.
+<i>Lipsius, Politicorum, lib. 6, cap. 3: factionem
+nomino paucorum aut plurium inter se
+coitionem, et ab aliis dissensum</i>.
+</p>
+
+<p>
+6.º Il risentimento in comune delle pretese ingiurie,
+o per dir meglio, degli atti di giustizia
+esercitati sopra a qualche individuo della loro
+combriccola, o su qualche delinquente ai medesimi
+simigliante. Ciò pure addimostra che quei
+perfidi si consideravano tutti di una sola famiglia.
+<i>«Spectat enim ad nos injuria, qua in his
+fit qui vel potestati nostra, vel effectui subjecti
+sunt». L.</i> 1, § 3, <i>ff. de injur</i>.
+</p>
+
+<p>
+7.º Gli applausi di comune accordo pubblicamente
+innalzati allorquando avveniva qualche
+omicidio per odio di parte in persona di un impiegato
+di polizia, o di un individuo della forza
+armata. Narra infatti un testimonio, che, trovandosi
+una sera in teatro, udì ripetere spesse volte
+<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
+fuor di proposito l’esclamazione <i>bravo, bravo</i>.
+Meravigliandosi di simile improntitudine, e chiestone
+d’intorno il motivo, poichè gli attori non
+meritavano certamente quegli encomii, fu ad esso
+risposto non esser rivolti gli applausi agli attori,
+ma a chi avea fatto il colpo di uccidere l’ispettore
+politico Montanari. Questo medesimo testimonio
+poi nella mattina successiva all’omicidio del brigadiere
+Sparapani, vide a passare gruppi di persone
+della feccia del Borgo Adriano, le quali, fra
+esse ridendo, esclamavano: <i>bravo, bravo</i>. Ed
+egli, che altro motivo non iscorgeva di simil grido,
+ricordando il senso del gergo, ne dedusse non
+molto fuor di proposito, che si applaudisse all’omicidio
+Sparapani.
+</p>
+
+<p>
+8.º L’ordine che fra le compagnie dei contrabbandieri
+si scorgeva di dipendenti e di capi, locchè
+addimostra come fossero organizzati fra essi,
+costituenti perciò un collegio e un corpo sociale.
+<i>Societas est multitudo ordinata; ordo autem
+quid aliud est quam series inferiorum, ac superiorum?
+Galganetti, de jur. pub., tit.</i> 16,
+<i>num</i>. 21.
+</p>
+
+<p>
+9.º L’uniformità del premio di uno scudo per
+ogni notte che si accordava per testa a ciascuno
+degli spalloni nel contrabbando, dal che si argomenta
+che non era distaccato un frodatore dall’altro,
+nel qual caso i compensi dei tirini sarebbero
+stati diversi secondo le varie convenzioni
+parziali, ma esisteva tra i contrabbandieri un sistema,
+un temperamento uniforme, una armonia
+di misure, e perciò un proponimento preso a comune,
+<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
+dirigendo i mezzi al fine con unione proporzionale.
+</p>
+
+<p>
+10.º Finalmente, da qualche testimonio adducevansi
+altre ragioni di scienza, cioè la reciprocanza
+di aiuti fra l’uno e l’altro dei compagnoni,
+la esclusione di risse fra i medesimi, le frequenti
+gozzoviglie comuni, lo scambio reciproco delle
+vesti, onde non esser conosciuti nelle loro notturne
+sortite, i discorsi talvolta intesi origliando
+notte tempo, fatti da persone incognite riunite,
+che bisognava disfarsi, ovvero uccidere il tale
+ispettore di finanza, o il tal brigadiere de’ carabinieri,
+energico nella repressione del contrabbando,
+come avvenne prima dell’omicidio Sparapani;
+il provvedimento di danaro negl’indigenti, che
+parea derivato dai partigiani più facoltosi Al che
+deve aggiungersi l’argomento validissimo tratto
+dal bisogno che un contrabbandiere aveva di
+unirsi all’altro, onde ottenere una scambievolezza
+di sostegno per superare la forza di finanza.
+</p>
+
+<p>
+Per li quali motivi di scienza esposti dai deponenti,
+si deduce non essere erronea la notorietà
+riferita dai testimoni, nè viziata quell’idea di società
+che si erano essi formata, essendosi tale immagine
+impressa nella loro mente come un fedele
+ritratto delle circostanze, e alla giusta impressione
+dei testimoni corrispondea l’espressione da
+essi usata in processo.
+</p>
+
+<p>
+Ma qui si opponeva non essere stabilito il contratto
+di società fra costoro, nè per convenzione
+simultanea scritta, nè per annotamento nei ruoli,
+nè per altro segno espresso di alleanza. Per altro
+<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
+era facile il rispondere non essere necessario alla
+società un patto espresso ed esplicito, bastando
+eziandio l’implicito ed induttivo, ossia il consenso
+comune, esternato coi fatti. Tale appuntamento
+di consenso a mal fine espresso coi fatti, si verifica
+appunto nel caso concreto.
+</p>
+
+<p>
+Se non che presentavasi il dubbio, se nella insubordinazione,
+nel comune disprezzo delle truppe
+pontificie si verificasse veramente tra correi
+o complici, l’idea del vincolo e dell’impegno reciproco,
+senza cui non può darsi vera idea d’alleanza.
+Ma trattandosi di fazione popolare a mal fine,
+non sembrò necessaria la mutua obbligazione,
+ossia l’idea del vincolo e dell’impegno, bastando
+a ciò l’abituale unione de’ consensi a mal fine, reciprocamente
+riconosciuta ed approvata, come si
+definisce appunto la fazione: <i>Malorum in eamdem
+rem consensus, Cremani, de jur. crim.,
+lib. 2, cap. 3, art. 1, par. 6</i>. Difatti il carattere
+dell’impegno o vincolo non può mai legalmente
+verificarsi in una società illecita, in cui la turpe
+promessa non forma nodo fra i soci. L’obbligo di
+permanenza e perseveranza appena si verifica
+nelle società lecite, di cui è scritto nella legge
+<i>Tamdiu C. pro socio: Manet autem societas eo
+usque donec in eodem consensu perseveraverint.
+At cum aliqui renunciaverint societati solvitur
+societas</i>. Basta dunque all’idea di fazione il plesso
+ed intreccio che nasce dalle comuni perfide
+intenzioni, insieme manifestate, accettate, abitualmente
+ritenute, conformando ad esse l’esteriore
+condotta; ciocchè avvenendo, si verifica il
+comune impegno, non già in faccia ai soci, ma in
+<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
+faccia alla legge, divenendo ciascuno responsabile,
+non solamente del fatto proprio, ma dell’operato
+eziandio di ciascuno degli altri cui esso aderì;
+come nella costituzione <i>Quo graviora</i>, contro
+le società illecite, rimarcava appunto la santa
+memoria di Leone XII, ripetendo il detto di Paolo:
+<i>Qui talia agunt digni sunt morte, et non
+solum qui ea faciunt, sed etiam qui consentiunt
+facientibus</i>.
+</p>
+
+<p>
+Ma insorger qui potea la difesa, che, in tal
+guisa concependo una lega, si confonderebbe la
+società con ogni complicità, appellandosi impropriamente
+più delinquenti soci nel loro delitto.
+</p>
+
+<p>
+Il quale ostacolo si togliea distinguendo in tre
+stadii il numero dei più concorrenti a un delitto,
+secondo gli effetti morali che ne derivano alla Repubblica.
+La sola qualità basta onde stabilire la
+complicità. Un numero superiore determinato
+dalle diverse leggi secondo la ferocia dei popoli e
+circostanza dei tempi, costituisce la conventicola,
+quella cioè che per soli pochi istanti e per un solo
+fatto speciale può formare una violenza pubblica
+capace nel momento di sovrastare alla legittima
+forza. Tale numero nelle nostre leggi è determinato
+negli art. 105, 106. Ma quando la società a
+mal fine si estende ad un numero considerevole e
+permanente d’individui, atto a compromettere
+lungo tempo la pubblica tranquillità, come nel
+caso presente, in cui i collegati s’indicano a centinaia,
+allora non trattasi di sola complicità, non di
+sola conventicola o violenza pubblica, ma di violata
+pace pubblica. <i>Carpzovius, part. 1, cap. 35,
+de crim. fraternae pacis publica n. 13. — Bohemer.,
+<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
+ad Carpzov., ibi, observat. 3, pag. 262. — Haunoldus,
+jurisprudentia judiciaria, tom. 2,
+tract. 2, cap. 2, n. 482.</i> Anzi tale delitto di permanente
+violenza, costituito da simil collegio illecito,
+sale al titolo di lesa maestà, come si deduce
+dalla <i>Legge 2 ff. de Collegiis. Quisquis illicitum
+collegium usurpaverit ea poena tenetur qua tenentur
+qui armatis hominibus loca publica vel
+templa occupasse judicati sunt</i>. Che è appunto
+quella di lesa maestà come nella <i>Legge 1, § 1, ff.
+ad Leg. Jul. Majestatis</i>.
+</p>
+
+<p>
+ Il nostro Regolamento penale colloca esso pure
+il delitto delle società illecite fra quelli di lesa
+maestà, <i>Lib. 2, tit. 2, art. 96</i>, e ben a ragione.
+In ogni governo è necessario che siavi un potere
+capace di superare e trionfare di tutti gli ostacoli.
+Senza questo potere non vi è governo. Quando
+adunque una lega d’uomini violenti forma una
+antiperistasi alla forza del principe, talchè i ribaldi
+non possano più essere soggiogati dalla
+voce imperiosa della legge, allora si dichiara una
+aperta guerra al principe, la sovranità è lesa, e i
+refrattari sono ribelli.
+</p>
+
+<p>
+Ma il difensore degl’inquisiti affacciava che lo
+scopo del contrabbando non presentava i caratteri
+di tanta gravezza. A ciò risponderassi primieramente
+col moto-proprio di Benedetto XIII,
+17 settembre 1728, richiamato in vigore dalla
+circolare della Segreteria di Stato per gli affari
+interni 23 novembre 1833, N.º 8561, in cui i
+contrabbandieri in conventicola armata, costituita
+anche da tre sole persone, sono apertamente
+dichiarati ribelli. Inoltre i testimoni fiscali ci attestano
+<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
+che gli spalloni sono anche liberali, e
+uniti coi nemici del governo, tutti disposti ad insorgere,
+tutti pronti per resistere contro la forza.
+Havvi dunque la prova del fine pessimo, delittuoso.
+Ma, dato pure che i soci coinquisiti rimirassero
+al solo scopo del contrabbando, chi vorrebbe
+negare che anche un tale disegno, concepito da
+una moltitudine armata, ed abitualmente eseguito
+con tanta pubblicità ed audacia, non comprometta
+lo stato? <i>Impossibile enim est ut sacris tributis
+non illatis alioqui respublica conservetur:
+Justinianus, Novella 149.</i> Perciò i criminalisti
+anche più liberi riconoscono il contrabbando siccome
+un furto pubblico, un peculato indiretto, il
+quale dissecca le sorgenti del pubblico erario,
+induce la necessità di nuovi tributi, trasporta il
+carico delle imposte da un novero di cittadini a
+un altro, che ne sarebbe stato esente, quando i
+proventi della non frodata gabella fossero colati
+in integro nella cassa del principe, avvezza lo
+spirito al sotterfugio, che da un genere facilmente
+trapassa all’altro, insinua nei cittadini il disprezzo
+della legge, forma una guerra d’interessi
+tra l’egoismo dei privati e il paterno amministratore
+dei beni comuni, rende incerto il prezzo
+delle cose mercatabili, vacillando ognora tra
+quello netto da gabella, che offre di celato il contrabbandiere,
+e quello sopraccaricato della imposta,
+che richiedesi in fôro; spinge alla rovina gli
+onesti negozianti, fedeli contributori al loro principe,
+i quali non possono competere col mercadante
+frodatore; fomenta l’ozio della plebe, la
+quale in poche ore di rischio e di tenebre può
+<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
+lucrare quanto avrebbe dovuto acquistarsi colla
+paziente, ma tranquilla fatica di tutto il giorno,
+il quale trapassa in giuochi, gozzoviglie, ebrietà
+e mollezze, che spesso vanno a scolare nella sentina
+dei lupercali; toglie alle arti utili tante braccia
+di lavoratori, aumenta il costo delle mercedi
+di opere a pregiudizio dei committenti per lo
+scemato numero degli operieri, colloca il frodatore
+in una continua indisposizione di animo contro
+la forza del principe, con grave probabilità
+ad ogni scontro di resistenza, ferite, omicidii;
+espone, finalmente, la società a un sommo rischio
+della propria dissoluzione sopra tutti i rapporti,
+poichè, sottraendo le merci alla vista degli ufficiali
+finanzieri, vengono sottratte egualmente
+alla ispezione dei magistrati sanitarii, politici,
+religiosi: e quindi si possono introdurre vettovaglie
+malsane, carni insalubri, provenienze talvolta
+sospette di contagio epidemico, con pericolo
+della salute comune, del che non mancano anche
+nei moderni tempi recentissimi esempi. Penetrano
+nella città con tali clandestine introduzioni le
+corrispondenze, armi e gli emblemi che fomentano
+ognora il frenetico spirito della rivolta, e spargonsi
+libri ed immagini le più velenose per la
+morale, contrarie alle massime sacrosante della
+religione cattolica; disordini tutti i quali nascono
+ad un parto con quello del contrabbando, e
+che si eviterebbero in gran parte quando la violazione
+dei sacri termini tra stato e stato, dei
+confini continentali, delle mura cittadinesche,
+sanzionato dal comune diritto con severissime
+<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
+pene, cessasse una volta di sconvolgere fra noi
+l’ordine sociale.
+</p>
+
+<p>
+Per questi motivi la Commissione si è convinta
+intorno alla esistenza del delitto in genere.
+</p>
+
+<p>
+Passando ad esporre i motivi della prova specifica
+nel sistema dell’intima convinzione, sarà
+lecito di usare brevità.
+</p>
+
+<p>
+Basti solo accennare che i massimi aggravati
+apparivano quasi tutti colpiti da due o tre testimoni
+di confessione stragiudiziale, amminicolata
+da gravi indizi, come Versari, Paccapeli, detto
+Galani, Gambi Eugenio, Barasa, Baroncelli,
+Pambianchi, De Stefani, De Marchi, altri dal
+possesso incolpante di prova congetturale scritta,
+come Felice Miserocchi, altri dal possesso di
+prova reale, siccome Orioli Achille, altri alfine
+da bastevoli, svariati argomenti, congetture ed
+indizi, i quali, posti nella bilancia giuridica e
+prudenziale, persuasero i giudicanti di ritenere
+la loro reità o complicità, se non positiva, almeno
+negativa per connivenza o adesione indiretta,
+graduando sul maggiore o minore concorso del
+dolo o colpa la pena applicabile. Nè parve rigore
+soverchio di valutare in un delitto di stato comunque
+vogliasi definire obliquo, la stessa complicità
+negativa, come è disposto dal comune diritto:
+<i>Legge 5, Cod. ad Leg. Jul. Maj., § 6</i>,
+perchè nei grandi delitti interessanti la comune
+sicurezza la stessa omissione di non impedire le
+conosciute trame, le intelligenze e i maneggi dei
+riottosi, forma una colpa punibile, sebbene con
+mite castigo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
+</p>
+
+<p>
+Per gli altri inquisiti poi non colpiti da bastevoli
+indizi per ritenerli rei o complici, la
+giustizia del tribunale adottò le clausole degli
+art. 446, 447 del vigente regolamento di processura.
+</p>
+
+<p>
+Scendendo, infine, a ragionare sulla pena, ritennero
+i giudicanti che la coalizzazione degl’inquisiti
+indettati per eguale illecito proponimento,
+costituisse una permanente violenza, collimando
+il concorso dell’uno ad accrescer l’audacia
+dell’altro, come in materia di società illecite
+condolevasi l’accennato immortale pontefice Leone
+XII. «<i>Perspicue patet perniciosissimarum
+harum societatum vim et audaciam ex omnium
+qui iis nomen dedere consensione ac multitudine
+coalescere</i>». Ma questo carattere di permanente
+violenza potrebbe comprendere diversi
+titoli criminosi. «<i>Quoniam multa facinora
+sub uno violentiae nomine comprehenduntur</i>»
+<i>Leg. quoniam multa C. ad Leg. Jul. de vi pub.</i>
+</p>
+
+<p>
+Poichè dunque niuna prova esiste in processo
+che alcuno dei giudicabili siano correi o complici
+negli omicidii Sparapani e Adolf, ovvero negli
+altri ferimenti ed uccisioni di militari o funzionarii
+rimasti tuttora impuniti; poichè la unanime
+loro collegazione di fatto non presentava i
+caratteri della società espressa e secreta di cui
+nell’art. 96; poichè, infine, trattavasi di abito
+piuttosto che di specifici atti contestati di resistenza
+per applicare l’art. 143; il tribunale si
+limitò a contemplare il delitto come una permanente
+ingiuria atroce alla legittima podestà e
+forza del principe, commessa o assentita direttamente
+<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
+o indirettamente dagl’inquisiti in comune.
+E quindi fu misurata la pena sulla base degli
+art. 328, 329, 331, cogli aumenti circostanziali
+degli art. 107, 108 specialmente pei capi, e colla
+aggiunta edittale dei gradi preveduti dalla notificazione
+27 maggio 1843.
+</p>
+
+<p class="center">
+PER TALI MOTIVI
+</p>
+
+<p class="center">
+INVOCATO IL SS. NOME DI DIO
+</p>
+
+<p class="center">
+LA COMMISSIONE SUDDETTA
+</p>
+
+<p class="center">
+<i>definitivamente sentenziando ad unanimità
+di voti</i>.
+</p>
+
+<p>
+Ritenuta la competenza, ha dichiarato e dichiara
+essere provata in genere la esistenza in
+Ravenna d’una collegazione faziosa di molti individui
+anche armati, tendente alla infrazione
+delle leggi, specialmente erariali, con vilipendere
+in odio di uffizio, e incuter timore alla forza pubblica,
+la quale milita per la conservazione dello
+stato e per l’esatta osservanza delle sue leggi.
+</p>
+
+<p>
+Parimente alla stessa unanimità ha dichiarato
+e dichiara constare in ispecie colpevoli di appartenere
+alla detta collegazione Versari Francesco,
+Paccapeli Carlo, Miserocchi Felice, Gambi
+Eugenio, Barasa Andrea, Pambianchi Michele,
+Baroncelli Giovanni, Samaritani Saverio, Randi
+Giuseppe, Paterlini Lodovico, De Stefani Leonardo,
+Dellavalle Mauro, Dulcini Angelo, De
+Marchi Federico, Orioli Achille, Montanari Antonio,
+<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
+Montanari Vincenzo, Tarifelli Leonardo,
+Moruzzi Eugenio, Vaccolini Giovanni, Vicari
+Augusto, Cappi Carlo, Camerani Paolo, Rava
+Gaetano, Giansanti Ciriaco, Vassura Paolo, Miserocchi
+Domenico, Camporesi Giacomo, Savorelli
+Luigi, Angelini Angelo, Zabberoni Pietro,
+Savini Giovanni, Gabici Pietro, Bertacchi
+Francesco, Bezzi Giovanni, Della Torre Magni
+Marco.
+</p>
+
+<p>
+E perciò, visti gli art. 328, 329, 331, combinati
+cogli art. 107, 108 e 13 del vigente regolamento
+penale, e coll’art. 1. della Notificazione
+della Segreteria di stato 17 maggio 1843, alla
+stessa unanimità ha condannato e condanna Versari
+Francesco, Paccapeli Carlo, Miserocchi Felice
+e Gambi Eugenio alla galera per anni quindici;
+Barasa Andrea, Pambianchi Michele, Baroncelli
+Giovanni, Samaritani Saverio, Paterlini
+Lodovico e Randi Giuseppe alla galera per anni
+dieci; De Stefani Leonardo, Della Valle Mauro,
+Dulcini Angelo, De Marchi Federico alla galera
+per anni sette; Orioli Achille, Montanari Antonio,
+Montanari Vincenzo, Tarifelli Leonardo,
+Moruzzi Eugenio, Vaccolini Giovanni alla galera
+per anni cinque; Camerani Paolo, Cappi Carlo,
+Vicari Augusto, Rava Gaetano all’opera pubblica
+per anni cinque; Gianfanti Ciriaco, Vassura
+Paolo, Miserocchi Domenico, Camporesi Giacomo
+all’opera pubblica per anni tre; Savorelli
+Luigi, Angelini Angelo, Zabberoni Pietro, Savini
+Giovanni, Gabini Pietro, Bertacchi Francesco,
+Bezzi Giovanni, Della Torre Magni Marco
+all’opera pubblica per anni due.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ha poi dichiarato e dichiara, sempre ad unanimità,
+non constare fino ad ora abbastanza provata
+la colpabilità dei Gambi Antonio, Fabbri
+Annibale, Bertacchi Ermenegildo, Gianfanti Andrea,
+Landoni Teodorico, Fiorentini Onofrio,
+Montignani Pietro, Pasini Mariano, Conti Antonio,
+Boschi Domenico, Mazzetti Luigi, Maraffi
+Domenico, Baldini Gaspare, Barbieri Giovanni,
+Pascoli Lucio, Golfarelli Emidio, Gubici Achille,
+Rivolta Domenico, Ortolani Giovanni, Rambaldi
+Gaspare, Giansanti Giovanni, Landi Vincenzo;
+doversi però tutti i suddetti, a termini
+dell’art. 447 del vigente regolamento, di processura
+trattenere in carcere altri sei mesi decorrendi
+dalla pubblicazione della presente sentenza,
+onde assumere in tale spazio di tempo ulteriori
+indagini.
+</p>
+
+<p>
+Ha poi dichiarato e dichiara, sempre ad unanimità,
+non constare abbastanza la colpabilità
+degli altri detenuti Poletti Luigi, Carlini Giovanni
+Antonio, Orioli Febo, Bergozzi Giuliano,
+Pugiotti Francesco, Gambi Domenico, Pinza
+Francesco, Fava Felice e Morigi Domenico; perciò,
+a’ termini degli articoli 446, 675, 676 del
+vigente regolamento di processura suddetto ha
+ordinato ed ordina che vengano dimessi dal carcere
+provvisoriamente.
+</p>
+
+<p>
+Infine, sempre ad unanimità, ha dichiarato e
+dichiara esser tenuti in solido tutti i suddetti condannati
+al pagamento delle spese di processo e
+vitto, non che alla rifusione dei danni verso l’erario
+pubblico.
+</p>
+
+<p>
+Tutte le suddette pene temporanee dovranno
+<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
+cominciare a decorrere tre mesi dopo la rispettiva
+carcerazione dei condannati.
+</p>
+
+<p>
+Il signor ff. di presidente s’incarica della redazione
+motivata della presente sentenza.
+</p>
+
+<ul>
+<li><i>Antonio Colognesi</i></li>
+<li><i>Attilio Fontana</i></li>
+<li><i>Stanislao tenente colonnello Freddi</i></li>
+<li><i>Luigi Magnani, tenente colonnello</i></li>
+<li><i>Camillo tenente colonnello Viviani</i></li>
+<li><i>Luigi Trogli, cancelliere</i></li>
+<li><i>Raffaele Magnani ff.</i></li>
+</ul>
+
+<h3><span class="smcap">Governo Pontificio</span></h3>
+
+<p class="center">
+<i>Commissione speciale straordinaria mista
+sedente a Ravenna.</i>
+</p>
+
+<p class="pad2">
+Vista la presente sentenza,
+</p>
+
+<p>
+Visto il dispaccio della Segreteria di Stato in
+cui si dichiara che, essendo piaciuto all’eminentissimo
+e reverendissimo signor cardinal Massimo,
+legato di questa provincia, chiamare lo
+sguardo clementissimo di sua Santità sulla pronunciata
+sentenza, la Santità sua, in contemplazione
+dell’officio usato da sua Eminenza, si è degnata
+diminuire di due terzi la pena inflitta a
+ciascun condannato, e di ordinare che siano dimessi
+fin d’ora in libertà provvisoria i ventidue
+inquisiti che dovevano trattenersi in carcere per
+altri sei mesi,
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
+</p>
+
+<p class="center">
+<span class="smcap">Si ordina</span>
+</p>
+
+<p>
+Che, previa la intimazione della sentenza ad
+ognuno dei giudicati, vengano dimessi immediatamente
+dal carcere tutti coloro che sono stati
+dichiarati non bastantemente colpevoli, e vengano
+i condannati tradotti ad espiare le rispettive
+loro pene nel senso della sovraindicata minorazione.
+</p>
+
+<p>
+Dalla Residenza della Commissione speciale
+straordinaria mista.
+</p>
+
+<p class="indr">
+<i>Gio. Pietro Gozzi Proc. Fiscale.</i>
+</p>
+
+<p class="dots">················</p>
+
+<p>
+Ogni uomo di cuor retto, ancorchè inesperto
+della scienza legale, può dar giudizio di questa
+sentenza, del modo con che cerca giustificarsi, e
+dei principii al quali si appoggia.
+</p>
+
+<p>
+M’è sembrato tuttavia opportuno mostrare
+quali diversi principii stimasse doversi seguire
+nel giudicar cause di lesa maestà, Giovanni Battista
+de Luca, cardinale di santa chiesa, nato a
+Venozza nella Basilicata, referendario delle due
+segnature ed auditore d’Innocenzo XI, che gli
+diede il cappello il 1 settembre del 1681.
+</p>
+
+<p>
+Autore di molte opere legali tenute in gran
+conto (<i>Teatro della giustizia e della verità. — Dottor
+Volgare</i>), ebbe il merito d’avere assunta
+la storia del diritto come elemento sostanziale
+d’interpretazione: d’aver ridotte sotto il dominio
+della ragione e del buon senso molte questioni
+<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
+che la sofisticheria legale ed il probabilismo
+aveano stravolte sotto vane formole e distinzioni
+scolastiche: d’avere scritta l’opera del
+<i>Dottor Volgare</i> in italiano affinchè la giurisprudenza
+non fosse esclusivo monopolio de’ giuristi,
+ma nota al tempo stesso a’ padri di famiglia,
+a’ cittadini ed ai non professori.
+</p>
+
+<p>
+Quest’uom dabbene, che doveva certamente
+aver in cuore un gran senso di giustizia, così
+s’esprime appunto nel <i>Dottor Volgare</i>, lib. XV,
+cap. 5, <i>Dei delitti</i>, § 100 <i>Lesa maestà umana</i>.
+</p>
+
+<p>
+«Per quel che dunque appartiene all’altra
+specie di lesa maestà umana, questa contiene
+sotto di sè diverse specie, più o meno gravi; che
+però non è materia che in tutto riceva una stessa
+regola generale ed uniforme: mentre i criminalisti
+ne costituiscono diversi gradi o specie, delle
+quali si tratta ancora dagli scrittori ecclesiastici
+per il punto dell’immunità locale delle chiese,
+in occasione della eccettuazione di questo delitto
+che se ne fa per la bolla di Gregorio XIV, quando
+sia propria e del primo grado, ma non quando
+sia impropria e del grado inferiore.
+</p>
+
+<p>
+»Ed inoltre in qualsivoglia specie si può parimente
+dire che sia una materia incapace d’una
+regola certa e generale, per la diversità non solamente
+delle leggi, ma ancora degli stili e dei
+costumi dei principati e paesi. Attesochè appresso
+alcune nazioni il ribellarsi al proprio principe,
+ed il movergli la guerra, o veramente l’aderire
+ad un altro principe suo nemico, o servirlo
+in guerra, è cosa la quale frequentemente si usa,
+col titolo di mal contento; così facilmente si perdona,
+<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
+ed il delinquente si riceve in grazia, nè ciò
+cagiona quegli scandali e quelle infamie o male
+impressioni che porta in altri paesi ed appresso
+altre nazioni, dalle quali ciò non mai si perdona:
+Che però (conforme si è detto) il tutto dipende
+dalle leggi e dallo stile de’ paesi, e dalle
+circostanze particolari di ciascun caso, venendo
+più frequentemente queste materie regolate in
+gran parte da quella legge la quale volgarmente
+si dice <i>politica</i>, o veramente ragione di stato,
+onde dalle persone bene intendenti degli affari
+pubblici, forse con qualche ragione vengono stimati
+degni d’irrisione e di disprezzo quei puri
+legisti i quali con la solita inezia leguleica vogliono
+regolare queste materie con le regole generali
+della ragione civile comune, e con le leggi
+dell’impero romano, fatte quando questo risiedeva
+nell’Italia, o pure quando in Grecia, senza
+riflettere alla diversità dei tempi e dei costumi
+e de’ principati. Ed ancora senza fare la tanto
+opportuna, anzi necessaria riflessione alla storia
+legale, tante volle accennata nel proemio, ed altrove: — Cioè
+che in queste nostre parti europee
+occidentali queste leggi secondo la loro compilazione,
+la quale fu fatta in Grecia per ordine
+di Giustiniano, non furono conosciute, o veramente
+se furono conosciute, nondimeno andarono
+in tale disuso ed in oblivione, sotto la quale
+furono sepolte per lo spazio di molti secoli, nei
+quali, per le tante guerre e fazioni e per le mutazioni
+dei dominii così frequenti, quei delitti di
+ribellione erano trattati diversamente secondo la
+diversità delle nazioni e de’ dominii. Che però
+<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
+quando cominciò l’uso delle suddette leggi civili
+erano già invecchiati, non che introdotti gli stili
+e gli usi circa il modo di procedere in questi delitti
+in ciascun paese.
+</p>
+
+<p>
+E per conseguenza troppo chiara resta la
+semplicità di costoro, e particolarmente nel volere
+applicare le autorità degli scrittori di un
+paese, fondate nelle leggi e negli stili particolari
+di quello, agli altri paesi totalmente diversi, e
+ne’ quali quelle leggi o stili non vi siano; che
+però queste autorità servono sempre per inorpellare
+le passioni, o veramente l’avarizia e la
+tirannia, la quale si voglia esercitare.
+</p>
+
+<p>
+Questa specie di delitto contiene sotto di sè
+diverse specie subalterne, di maggiori o minori
+circostanze, o veramente di diversi gradi. Attesochè,
+uno è quella lesa maestà la quale si dice
+totalmente pubblica, e che riguarda lo stato della
+mutazione del principato. E questa si suole
+spiegare col termine della ribellione formale,
+sottraendosi dal dominio e dalla obbedienza di
+un principe, e dandosi sotto il dominio o veramente
+sotto la protezione di un altro, secondo
+le altre volte accennato famoso Vespero Siciliano.
+O veramente eleggendosi un principe proprio: — oppure
+mettendosi in stato di libertà e
+di repubblica. — E questa è la specie maggiore,
+e la primaria, sopra la quale merita dirsi manifesta
+pazzia quella de’ giuristi, nel mettervi bocca;
+e nel volerla regolare con le loro leguleiche
+proposizioni, e con le tradizioni dei dottorelli,
+attesochè di questi casi è regolatore l’evento
+<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
+della guerra e della maggiore o minore potenza,
+per quel che se n’è accennato anco nella materia
+giurisdizionale; che però pare avere la maggior
+parte più il politico che il legale.
+</p>
+
+<p>
+E lo stesso pare cammini nell’altra specie di
+lesa maestà parimente pubblica, per la ragione
+dell’offesa la quale si faccia al principato, ancorchè
+il delitto per parte di chi lo commette non
+sia pubblico, nè popolare, com’è l’antecedente,
+ma sia privato: cioè che qualche suddito, ribellandosi
+al proprio principe e negandogli l’ubbidienza,
+gli muova guerra e gli faccia resistenza,
+o veramente che aderisca o si dia al servizio di
+un altro principe suo nemico, oppure gli dia aiuto
+di denaro, o d’arme e di vittovaglie in maniera
+che il delitto ferisca il principato, e non la
+persona particolare di quel principe ovvero di
+quel supremo magistrato.
+</p>
+
+<p>
+La terza specie di lesa maestà, anche di primo
+grado, è quella la quale riguarda il delitto
+che si commetta dal suddito nella propria persona
+del principe sovrano, o veramente di quel suo
+vicario o supremo magistrato il quale in sua assenza
+lo rappresenti totalmente, e che vi stia in
+sua vece, ma che non ferisca il principato, perchè
+non si faccia per mutare il dominio nè la forma
+del governo, ma che solamente per vendetta
+privata o per odio pubblico si uccida quella persona.
+E parimente sopra questa specie di delitto
+cade poca disputa, che venga stimato gravissimo
+e degno di gravissime pene, della vita, della confiscazione
+dei beni, dell’infamia e di qualche gastigo
+<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
+anche nella posterità. Ma parimente gran
+parte vi hanno le leggi e gli stili particolari dei
+principali».
+</p>
+
+<p class="dots">················</p>
+
+<p class="center">
+<i>Domande dei sudditi pontificii, racchiuse nel
+manifesto diretto ai principi e popoli d’Europa.</i>
+</p>
+
+<p class="pad2">
+1.º Ch’egli conceda piena e generale amnistia a
+tutti i prevenuti politici dall’anno 1821 fino
+a questo giorno.
+</p>
+
+<p>
+2.º Ch’egli dia codici civili e criminali modellati
+su quelli degli altri popoli civili dell’Europa,
+i quali consacrino la pubblicità dei dibattimenti,
+l’istituzione dei giurati, l’abolizione
+della confisca e quella della pena di
+morte per le colpe di lesa maestà.
+</p>
+
+<p>
+3.º Che il tribunale del santo Officio non eserciti
+veruna autorità sui laici, nè su questi abbiano
+giurisdizione i tribunali ecclesiastici.
+</p>
+
+<p>
+4.º Che le cause politiche sieno quind’innanzi
+ricercate e punite dai tribunali ordinari,
+giudicanti colle regole comuni.
+</p>
+
+<p>
+5.º Che i Consigli municipali siano eletti liberamente
+dai cittadini, ed approvati dal sovrano;
+che questi elegga i Consigli provinciali
+fra le terne presentate dai Municipali, ed
+elegga il supremo Consiglio di stato fra
+quelle che verranno avanzate dai provinciali.
+</p>
+
+<p>
+6.º Che il supremo Consiglio di stato risieda in
+<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
+Roma, sovraintenda al debito pubblico, ed
+abbia voto deliberativo sui preventivi e consuntivi
+dello stato, e lo abbia consultivo nelle
+altre bisogne.
+</p>
+
+<p>
+7.º Che tutti gl’impieghi e le dignità civili e militari
+e giudiziarie sieno pei secolari.
+</p>
+
+<p>
+8.º Che l’istruzione pubblica sia tolta dalla soggezione
+dei vescovi e del clero, al quale sarà
+riservata la educazione religiosa.
+</p>
+
+<p>
+9.º Che la censura preventiva della stampa sia
+ristretta nei termini sufficienti a prevenire
+le ingiurie alla divinità, alla religione cattolica,
+al sovrano ed alla vita privata dei cittadini.
+</p>
+
+<p>
+10.º Che sia licenziata la truppa straniera.
+</p>
+
+<p>
+11.º Che sia istituita una guardia cittadina, alla
+quale vengano affidati il mantenimento dell’ordine
+pubblico e la custodia delle leggi.
+</p>
+
+<p>
+12.º Che, infine, il governo entri nella via di tutti
+quei miglioramenti sociali che sono realmente
+dello spirito del secolo, ad esempio
+di tutti i governi civili d’Europa.
+</p>
+
+<p>
+In data 23 marzo 1831 fu pubblicato in Roma
+e nelle diverse città dello stato pontificio un
+editto che cominciava colle parole seguenti: — Un’era
+novella, ec., e prometteva alle popolazioni
+delle Romagne molti miglioramenti di governo.
+Ma dopo che fu affisso non riuscì più ad alcuno
+di averne copia; mi è perciò impossibile
+porlo come avrei voluto tra i documenti, ad appoggio
+della mia proposizione: «Non avere il governo
+mantenuto le promesse del 31.» Tuttavia,
+quand’anche non fosser cose note, a tutti, il solo
+<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
+fatto di affiggere un editto ed impedire poi che
+se ne spargano copie, parla chiaro abbastanza.
+</p>
+
+<p>
+Al detto editto fu poscia sostituito l’altro in
+data 5 luglio 1831<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>, che è attualmente in vigore.
+Ma tutti i governatori hanno in diverse
+epoche ricevute circolari derogatorie ai pochi
+buoni articoli che sono in esso, le quali circolari
+furono sette od otto.
+</p>
+
+<p>
+A maggior prova in favore delle proteste incolpabili
+di violenza, trascrivo qui la relazione
+d’un fatto avvenuto in Faenza tre anni sono. Mi
+rendo garante della sua autenticità.
+</p>
+
+<p>
+«Dopo che nel 1843 furono mandati a vuoto i
+tentativi di rivoluzione dello stato pontificio, e
+furono costretti ad emigrare il cavaliere Lovatelli
+e compagni, i volontari di Faenza cominciarono
+a dar segno di voler ripetere le infami aggressioni
+degli anni precedenti, percotendo ed
+<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
+impunemente ferendo ed ammazzando per le vie
+i pacifici cittadini. E precisamente in una sera
+del settembre 1843 manifestarono questa loro
+perversa determinazione aggirandosi per la città
+in copia e palesemente armati, e minacciando
+con gesti e parole. I cittadini, irritati di questa
+condotta, dalla pubblica forza tollerata, si unirono
+In numero forse di un migliaio circa, e si recarono
+Inermi sulla piazza maggiore, a protestare
+in faccia de’ carabinieri ivi accorsi, ed alla
+guardia degli Svizzeri, che non volevano, come
+nei passati tempi, essere impunemente percossi,
+feriti ed ammazzati. La forza usò prudenti parole
+a persuadere i più irritati a calmarsi: ed i
+volontari si dissiparono sentito il grosso ragunamento
+fattosi di cittadini sulla pubblica piazza e
+nelle logge di essa, protestando ad alta voce non
+volere più tollerare di essere bastonati nè ammazzati
+da sì infame canaglia di briganti: questi
+si dissiparono tornandosene alle loro abitazioni.
+</p>
+
+<p>
+Alcuni giovani a nome di tutti salirono al pubblico
+palazzo per fare al governatore una rappresentanza,
+la quale fu amorevolmente accolta
+(intimidito da questo forte attruppamento di cittadini).
+In seguito la forza perquisì i volontari
+che incontrava di notte tempo, vietando loro di
+portare armi occulte, e questi non osarono più
+turbare la pace del paese. Nessuno poi dei cittadini
+fu per questo fatto nè manco ammonito dal
+governo.»
+</p>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="titlepage break-before">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
+</p>
+
+<p class="x-large">
+SULLE<br>
+ATTUALI CONDIZIONI DELLA ROMAGNA
+</p>
+
+<p>
+<span class="small">DI</span><br>
+<span class="large">GINO CAPPONI</span>
+</p>
+
+<p class="ast">* * *</p>
+
+<p class="x-large">
+LA QUESTIONE ITALIANA
+</p>
+
+<p>
+<span class="small">DI</span><br>
+<span class="large">M. CANUTI</span>
+</p>
+
+<p class="ast">* * *</p>
+
+<p class="x-large">
+LETTERA AL ROMANO PONTEFICE
+</p>
+
+<p>
+<span class="small">DI</span><br>
+<span class="large">ORAZIO BUSHNELL</span>
+</p>
+
+<p>
+DOTTORE DI TEOLOGIA DI HARTFORD, STATI UNITI D’AMERICA
+</p>
+
+<p class="ast">* * *</p>
+
+<p class="x-large">
+INDIRIZZO<br>
+AI REVERENDI PRELATI
+</p>
+
+<p class="large">
+<span class="smcap">monsignor JANNI uditor santissimo<br>
+e RUFFINI fiscale generale</span>
+</p>
+</div>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
+</p>
+
+<h2 id="attuali">SULLE<br>
+ATTUALI CONDIZIONI DELLA ROMAGNA</h2>
+
+<p class="title">
+DI
+GINO CAPPONI
+</p>
+</div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
+</p>
+
+<p class="pad2">
+La sommossa di Romagna è terminata: Iddio
+non voglia che le mannaie e le catene brandite
+ora invece d’armi da coloro che men dovrebbono
+usarle, non vengano tosto a suscitarne altre sommosse
+e più atroci vendette. E, aggiunghiamo
+noi, non voglia Dio che le presunzioni di coloro i
+quali crederono bastasse a liberare la patria alzare
+un grido o un fucile, si voltino in disperazione;
+e che, dall’opposto lato, la facile e comoda
+prudenza dei timidi prevalga così da persuadere
+l’inerzia. In Romagna la rivolta è inevitabile per
+la qualità e le opere del governo e per lo stato
+degli animi; anzi una continua rivolta, più o meno
+flagrante, è la necessaria condizione di quella
+provincia. Ma il buon successo di una rivoluzione
+è ivi difficile più che altrove, perchè alla infelicissima
+Romagna manca un fine a cui tendere, una
+sorte in cui sperare. Addosso a lei stanno tutte
+le forze dell’Austria, preste a comprimere ogni
+moto di cui l’Italia possa giovarsi; ed ancorchè
+all’Austria ciò sia vietato, ecco la Romagna ridotta
+ad essere palleggiata nelle ambagi dei protocolli.
+Ed oltreciò il governo, comunque non
+abbia amici, ha però un numero sufficiente di
+partigiani armati, i quali pasciuti a spese pubbliche
+<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
+e ingrassati negli odii, non ricusano menar
+le mani per la difesa di lui, dacchè il governo si
+è ridotto miseramente a non essere altro oramai
+che una fazione. Una rivoluzione fortunata delle
+Romagne è dunque assai malagevole, sinchè ella
+non venga promossa da cause esterne e più generali;
+ma lo stato delle Romagne, se fu sin qui
+torbido, ognidì più diverrà tumultuario e minaccioso.
+Le commissioni militari non pacificheranno
+quella provincia, dove spirano tante anime ardenti
+e disdegnose di soggiacere a una brutal forza;
+le mannaie non la quieteranno: e il governo, fatto
+più che mai straniero e avverso alla nazione,
+debilitato dalle sue proprie colpe, debilitato dalla
+ignoranza ognor crescente nei reggitori di quello
+stato, non potrà, senza erario e senza credito,
+nemmen provvedere ai suoi stessi partigiani, pagare
+gli Svizzeri e mantenersi coll’aumentare un
+deficit il quale diviene sempre più rovinoso di
+anno in anno. Nè può adoperare alcun rimedio,
+perchè in un corpo già guasto, gli stessi rimedi
+vengono a trasmutarsi in veleno.
+</p>
+
+<p>
+La condizione delle Romagne, anzi di tutto lo
+stato ecclesiastico, dovrebbe adunque tenersi come
+disperata; e tanto più disperata, in quanto
+che i rumori di quello stato necessariamente si
+propagano per tutta Europa e fuori; e se il fare
+giustizia ai sudditi viene in qualche modo a scuotere
+il seggio di quel principe che insieme è centro
+dell’unità religiosa, le coscienze se ne turbano,
+la cristianità si agita: cosicchè, nell’attuale
+ordine di cose, è come se la civil giustizia andasse
+contro alla religione, e i poveri sudditi fossero
+<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
+condannati a pagare sangue e lacrime e disordini
+per la quiete universale delle coscienze e l’unità
+della Chiesa. Il governo tale quale è non può
+reggere lo stato, perchè egli è ridotto dalla necessità
+della sua natura a temere ogni riforma, a
+impedire ogni miglioramento. Il governo del
+papa sussiste perchè tutti sentono il capo della
+Chiesa cattolica dover essere indipendente dalle
+volontà di un altro principe, e sicuro dai tumulti
+d’uno stato popolare. La sovranità fu data al
+papa perchè egli avesse indipendenza: e considerata
+per tal modo la sovranità di lui, si deve tenere
+non solamente giusta, ma necessaria (Vedi
+la nota a pag. 154), e nell’istoria essa apparisce
+come la più legittima per l’origine, e fondata più
+d’ogni altra sopra il consenso dei popoli. Ma
+quando la prima volta, più di mille anni fa, il
+pontefice divenne principe, e per molti secoli dipoi,
+la sovranità si reggeva più che altro sulla
+potenza d’una idea astratta e sul prestigio di un
+nome, ed era contenuta dalle giurisdizioni popolari
+o personali che da ogni lato resistevano. I
+principi non governavano come ora a minuto la
+macchina dello stato; e meno d’ogni altro gli
+ecclesiastici si brigavano delle faccende amministrative,
+che essi lasciavano trascorrere in mano
+dei secolari. Per tal modo il principato degli ecclesiastici
+era ai sudditi generalmente dolce; e
+potevano le due potestà andare insieme congiunte
+senza mostrarsi inconciliabili. Ma ora che preti
+e vescovi è necessario che sieno curatori dell’economia
+pubblica e inventori di tasse, e generalissimi
+delle milizie, e (ho vergogna a dirlo) capi
+<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
+e incitatori di sbirri; ora i vizi d’un tale reggimento
+si renderono intollerabili, perchè essi offendono,
+non che il pensiero dei più veggenti,
+anche l’interesse dei più infimi e il buon senso di
+tutti: e la dignità degli ecclesiastici si avvilisce
+tanto più quanto è più costretta a divertire continuamente
+dall’alto suo ministero. Ma se in qualche
+modo il principato secolare del pontefice si
+potesse ricondurre a ciò ch’egli era una volta, mi
+pare che le difficoltà, ora affatto inestricabili, si
+verrebbero a comporre, per quanto è dato alle
+umane cose.
+</p>
+
+<p>
+Le monarchie già sono e più che mai saranno
+astrette a concedere la divisione di quei poteri, i
+quali da soli due o tre secoli in qua furono, o
+parvero raccolti nella persona del principe; i governi
+rappresentativi si distendono rapidamente
+su tutta Europa. E se in alcun luogo la partecipazione
+dei cittadini allo stato è conveniente o
+necessaria, tale si è certamente, e più che altrove,
+nello stato della Chiesa, dove gli amministratori
+delle cose pubbliche, quando non sieno
+tratti dalla nazione, riescono ad essa affatto stranieri
+per le qualità del grado e dell’ufficio loro,
+e vengono affatto a segregarsi da lei, quasi occupatori
+dell’altrui suolo. Laonde al pontefice si addice
+bene di trarre la gerarchia ecclesiastica da
+tutto quanto l’orbe cattolico; ma i reggitori e i
+ministri del governo secolare gli conviene escano
+dalla nazione e sieno secolari: se no, tra la nazione
+e lui sarà lo scisma inconciliabile, e amendue
+fiacchi e travagliati. Un papa che regni senza governare,
+quest’è il solo mezzo atto a sciogliere il
+<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
+nodo, sin qui disperato. Nè si alleghi la difficoltà
+che avrebbe il pontefice a mantenere in quel modo
+l’autorità sua, imperocchè, oltre alla santità
+del grado, lo stesso interesse dei Romani lo aiuterebbe
+a mantenerla. Roma ha più bisogno del
+papa, che non il papa di Roma; s’egli, non dico
+già si rifuggisse sotto le ali d’un potentato straniero
+(chè per lui sarebbe un troppo discendere),
+ma solamente ne andasse a Orvieto o a Viterbo,
+dovrebbero i secolari governanti richiamarlo con
+le mani supplichevoli, come i Romani fecero più
+volte nel medio evo: il papa, col solo ritirarsi sul
+Monte sacro, farebbe Roma deserta.
+</p>
+
+<p>
+Nel pontefice, attorniato dal sacro collegio dei
+principi della Chiesa, starebbe l’alta sovranità
+tanto sicura e inviolabile, quanto a niun principe
+secolare mai non è dato di possederla: e se dall’amministrarsi
+lo stato a quel modo, si dubitasse
+che al papa venissero meno le rendite necessarie
+alla maestà del pontificato, agevol cosa riuscirebbe
+l’assegnargli, in modo certo e al tutto immune
+da spoliazione, tanta ricchezza che bastasse
+a mantenere anche esteriormente la dignità dell’eccelso
+grado. Inoltre mi pare che i potentati
+cattolici, i quali bene e debitamente si contrapposero
+all’abuso tanto eccessivo una volta dei proventi
+ecclesiastici, ora (ed allora più che mai)
+potrebbero, senza danno e senza scapito della dignità
+d’entrambi, assicurare al pontefice una
+moderata prestazione che immediatamente derivi
+da quegli uffici ch’egli esercita: uffici che importano
+la quiete delle coscienze e il buon ordine
+degli stati. A chi paga un console o un ambasciatore
+<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
+in terra di barbari per vana apparenza
+di decoro o per guadagno assai dubbioso, mi pare
+non disconvenga pagare al papa una bolla per
+le istituzioni dei vescovi o per altro qualsivoglia
+titolo: il che a’ popoli riuscirebbe assai meno
+gravoso di tante inutili spese ch’essi fanno in terra
+straniera. E se tali spese giovano ai commerci,
+questa puranche varrebbe a stringere la fraternità
+tra le nazioni cristiane.
+</p>
+
+<p>
+Io so bene che tali riforme non mai si fecero
+di buon grado e per ispontanea concessione, bensì
+condotte dai tempi e da forza di necessità. Ma
+qui necessità stringe, e i tempi le maturarono,
+ed ora la forza minaccia di compierle. I rivoltosi
+dell’altro dì non si levarono, come per l’innanzi,
+contro ai preti, perchè son preti, nè contro l’altare;
+non abbatterono gli stemmi, nè rinnegarono
+sudditanza al papa: ma da lui chiederono un
+governo da cristiani, e sulla bianca bandiera
+scrissero giustizia e leggi: <i>leggi conformi ai diritti
+delle nazioni civili</i>; tanto oggi divennero
+attemperati i consigli anche degli uomini più inaspriti,
+e il pensiero provvido e le volontà discrete.
+Che il papa abbia principato vuole ora ciascuno,
+sino a coloro che più ne soffrono: i tempi gliel
+diedero, nè si voglion rompere le tradizioni: e se
+in antico era male che il papa non fosse principe,
+ora disfarlo sarebbe peggio (<i>Vedi la nota</i> a pag.
+154). Ma un principato di questa fatta vuole altra
+qualità di ministri, d’istituzioni, di leggi; o il
+papa si faccia gradatamente a concederle, o al
+primo alitare d’un qualche vento in Europa la
+forza cieca gliele imporrà; e qui è da scegliere,
+<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
+tra il bruttare di sangue la tiara perchè poi cada
+nel fango, o renderla più venerabile agli occhi di
+tutti, con l’assolverla da ogni colpa. Questo gridan
+alto i Romagnuoli; questo ripetono a più
+bassa voce nelle altre provincie i sudditi, ch’esser
+vorrebbono cittadini: e la separazione dell’ecclesiastico
+dal civil governo, sola possibile uscita
+dalle presenti difficoltà, già si pronostica in Roma,
+non pur dai laici solamente, ma dagli ecclesiastici
+più assennati e migliori, e su nelle stesse
+anticamere del Vaticano, insino all’ultima porta
+là dove sta chiuso a ogni discorso il vecchio infelice.
+E a questo fine mi sembrano bene accomodarsi
+i nuovi costumi che già si veggono apparire
+in Roma; dove molti dignitari della Chiesa,
+meno ambiziosi oggimai di scienza profana, ed
+assai meno ravvolti che prima non fossero nelle
+conversazioni secolaresche, danno segno di ridursi
+ad un vivere più clericale. Anticipare l’evento
+che i tempi maturano, incombe oggi a tutti
+coloro che più hanno a cuore la religione e l’Italia,
+professando nei discorsi e negli scritti (per
+quanto ci è dato) quelle opinioni che stanno già
+nel pensiero di tutti; e una franca ed onesta voce,
+in qualche modo possiamo alzarla noi pure,
+se la timidità non cel vieta. Ma più d’ogni altro è
+necessario sien pronti al soccorso i principi italiani,
+a’ quali non giova starsi con le mani alla
+cintola quando la vicina cosa è in fiamme o in rovina;
+e tra essi ve ne ha che per le forze militari
+e per la condizione politica mi pare non debbano
+temere scherno e dispregio, se un bel giorno dichiarano
+non aver essi più voglia di tollerare in
+<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
+silenzio, che solo patrono e guardiano dell’Italia
+abbia ad essere lo straniero. Tempo è che i principi
+italiani intervengano pur essi in quelle cose
+che importano alla salute d’Italia.
+</p>
+
+<p class="indr">
+<span class="smcap">Gino Capponi.</span>
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p class="center">
+NOTA.
+</p>
+
+<p>
+I mali che affliggono da secoli la Chiesa e l’Italia
+procedono tutti da una sola fonte, la riunione di due
+incompatibili poteri nella persona del vescovo di Roma.
+La cura radicale di quelli può quindi trovarsi nella
+separazione dei poteri medesimi, nel restituire, cioè,
+la Chiesa nello stato in cui nacque e fiorì, e si sparse
+per tanta parte di mondo. Il dire che era male in antico
+che il papa non fosse principe, o che il principato
+del papa sia ora necessario, pute di eresia. Il Concilio
+stesso di Trento non osò dire altro, se non che
+sarebbe eresia il sostenere che il papa non potesse essere
+principe. Che la sovranità poi sia stata data al papa
+onde egli avesse indipendenza, è uno svarione storico
+troppo grosso perchè occorra di confutarlo. Che,
+finalmente, sia necessario che il papa non dipenda dalla
+volontà di un principe qualsiasi, e che per questo
+ogni Italiano voglia ch’egli abbia un principato indipendente,
+non è vero nè teologicamente, nè storicamente,
+nè politicamente; e novantanove sopra cento
+Italiani disinteressati farebbero di ciò, ove parlar potessero
+liberamente, ampia testimonianza. Del resto,
+ognuno ha a mente i versi di Dante, del Petrarca, ec.,
+e sa quel che abbiano intorno a questi punti scritto
+altri sommi Italiani e stranieri, san Bernardo, Châteaubriand,
+ec., ec. Il fatto lagrimevole è questo, che il
+principato temporale del papa non può in verun modo
+essere riformato.
+</p>
+
+<p class="indr">
+(<i>Nota aggiunta</i>.)
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
+</p>
+
+<h2 id="questione">LA
+QUESTIONE ITALIANA</h2>
+</div>
+
+<p class="title">
+DI
+M. CANUTI
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
+</p>
+
+<div class="blockcit">
+<p>
+L’Europa non avrà riposo, finchè quella
+nazione, la quale nel Medio Evo accese
+la fiaccola della civiltà e della libertà,
+non fruisca essa pure la luce ch’ella
+creò.
+</p>
+
+<p class="indr">
+(<span class="smcap">Sismondi</span>, <i>Storia del risorgimento
+della libertà Italiana.</i>)
+</p>
+</div>
+
+<p class="pad2">
+Fra le questioni delle quali maggiormente dovrebbe
+l’Europa liberale, e meglio ancora la
+Francia occuparsi, quella dell’Italia ha un posto
+eminente. Il governo francese, ad onta de’ suoi
+sforzi per conservare la pace, potrebbe improvvisamente
+trovarsi avvolto in una guerra, ed allora
+l’alleanza de’ circostanti paesi, e più d’ogni
+altro dell’Italia, gli addiverrebbe veramente necessaria.
+</p>
+
+<p>
+Da lunga pezza avrebbe la Francia dovuto favoreggiare
+l’emancipazione della nostra penisola.
+Per isventura nol fece, e par fino che attender
+voglia l’ora del pericolo per accingervisi.
+Ma dovrebbero gl’Italiani starsene sino al tocco
+incerto di quest’ora colle mani in mano, o non
+piuttosto apparecchiarsi a rigenerare da sè la
+loro patria?
+</p>
+
+<p>
+L’Italia non può rimanersi ov’ella è più lungamente:
+e sarebbe cosa iniqua il pretendere
+che il nostro bel paese, l’incivilimento del quale
+<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
+non è punto inferiore a quello d’altre colte nazioni,
+e nel quale i sentimenti di nazionalità e di
+indipendenza si sono di già estesi fra il popolo
+cotanto, giaccia tuttavia a pezzi sotto il giogo di
+stranieri, e scemo d’istituzioni rappresentative.
+</p>
+
+<p>
+I politici moti che da quasi mezzo secolo tratto
+tratto colà si manifestano, traggono l’origin
+loro da questi sentimenti di libertà e d’indipendenza.
+I governi però, invece di arrendersi alle
+politiche esigenze delle popolazioni, sprezzarono
+mai sempre l’opinion pubblica, ed ai desiderii di
+nazionalità colle persecuzioni, ai diritti colle violenze
+corrisposero. Eppure i sovrani d’Europa
+ed i principi d’Italia di promesse di libertà ai
+popoli, quando di loro ebber bisogno, non furono
+parchi. Il re Ferdinando di Sicilia, l’arciduca
+Carlo d’Austria, il generale Nugent, lord Bentink
+ebbero a promettere agli Italiani, anche
+avanti la caduta di Napoleone, indipendenza nazionale
+e costituzionali franchigie. E queste promesse
+furono rinnovate al tempo della Ristorazione
+del 1815, benchè sempre bugiardamente.
+</p>
+
+<p>
+Ma agl’Italiani non corre punto l’obbligo di
+giustificare la rivendicazione delle loro libertà
+per le promesse dei governi, avvegnachè le ragioni
+loro siano fondate sul principio della sovranità
+nazionale, sul diritto d’ogni popolo a governarsi
+da sè, e sulle condizioni morali del loro
+paese. Tuttavia sono desse un argomento che
+conforta assai i legittimi richiami delle diverse
+provincie dell’Italiana penisola.
+</p>
+
+<p>
+È noto che il granduca di Toscana, Ferdinando
+I, accogliendo il 7 gennaio 1815 i membri del
+<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
+Consiglio generale di Firenze, venuti a congratularsi
+con lui del suo ritorno ne’ suoi stati, ebbe
+loro a dichiarare «che la felicità de’ suoi sudditi
+costituiva il primo de’ suoi doveri; che non
+avea dopo la sua tornata potuto prevedere ogni
+cosa, nè stabilire in Toscana le istituzioni tutte,
+le quali erano dalla condizione intellettuale
+del popolo richieste; ma che non sarebbe corso
+molto tempo prima che il suo popolo possedesse
+una Costituzione ed una rappresentanza
+nazionale».
+</p>
+
+<p>
+Quest’ottimo disegno, il quale l’Austria non
+volle nè allora nè poi fosse recato ad effetto, era
+stato pure nudrito dal granduca precedente, Leopoldo
+I, fra le cui riforme a pro’ della Toscana
+primeggiava, come ben sappiamo, quella di una
+costituzione per ordine suo compilata dal senator
+Gianni.
+</p>
+
+<p>
+Ferdinando di Napoli prometteva dal canto suo
+in tutti i proclami da lui nel 1815 indirizzati ai
+Napoletani, leggi fondamentali, civile libertà, formali
+guarentigie. E perchè le sue promesse non
+venivano mai adempiute, gli abitanti delle Due
+Sicilie si levarono nel 1820 come un sol uomo,
+proclamando una costituzione, la quale venne
+poi accettata e giurata dal re e da tutta la reale
+famiglia. Ma, posto in non cale il prestato giuramento,
+essendo il re delle Due Sicilie corso a
+Laybac ad invocare l’assistenza dell’Austria, il
+popolo tradito si arrese alle baionette straniere,
+ma non rinunciò per questo a’ suoi diritti. Chè
+anzi nel punto stesso in cui l’esercito austriaco
+invadeva la capitale, 19 marzo 1821, il deputato
+<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
+Poerio facea dal parlamento approvare una dichiarazione,
+la quale finiva così: «Noi protestiamo
+contro una siffatta violazione del diritto
+delle genti, siamo risoluti di serbare intatti i
+diritti della nazione e del re, ed appellandocene
+alla saviezza di S. A. R. e del suo augusto
+genitore, rimettiamo la causa del trono e della
+nazionale indipendenza nelle mani di quel Dio
+che regge i destini dei sovrani e dei popoli».
+</p>
+
+<p>
+I torti inflitti a’ Siciliani dalla corte di Napoli
+sono ancor più gravi. Imperciocchè la Sicilia
+avea da secoli una costituzione, la quale, modificata
+nel 1812, non potea esser abolita per l’atto
+di unione dell’Isola a Terraferma. Ciò non ostante
+il parlamento siciliano non fu più d’allora in
+poi convocato.
+</p>
+
+<p>
+Quel paese però non ha mai dimenticato cotale
+infrazione di solenni trattati ed obblighi: e lo
+scontento dei Siciliani si è anche maggiormente
+accresciuto per questo, perchè l’Isola loro fu
+sempre, ed è tuttavia, bistrattata come una provincia
+di conquista. Il siciliano parlamento ascende
+ad un’epoca molto più remota, che non la signoria
+dei Borboni in Sicilia, e questa non sarà
+mai tranquilla sinchè non venga redintegrata
+nelle sue franchigie, o non usufrutti in compagnia
+delle altre provincie d’Italia le benedizioni
+della libertà e dell’indipendenza.
+</p>
+
+<p>
+Ma non potrà negarsi che quasi tutti gli stati
+della penisola non abbiano a vicenda tentato di
+spezzare il giogo del dispotismo, e vinto i loro
+propri governi: l’intervento austriaco soltanto
+valse a ripor loro addosso le catene, e ribadirvele.
+<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
+E ciò perchè, fidando nella giustizia della loro
+causa, i governi surti dalla rivoluzione sconobbero
+la necessità d’evocare tutte quante le
+forze loro in sua difesa, e perchè, invece di opporre
+al comune nemico le forze stesse strettamente
+collegate, elessero piuttosto di soccombere
+spicciolatamente.
+</p>
+
+<p>
+Noi non farem parola del regno Lombardo-Veneto.
+Sottoposto a straniera dominazione, esso
+è calpestato da un esercito troppo numeroso,
+perchè il suo pensiero possa con atti esterni rivelarsi.
+Ma le torture dello Spielberg fanno bastevolmente
+testimonio dell’amore dei Lombardo-Veneti
+alla causa nazionale, ed il martirio dei
+Bandiera e d’altri a Cosenza prova quanto profondi
+siano i loro sentimenti politici e la loro devozione
+all’Italia. Ci allargheremo però di più
+in ciò che spetta agli stati della Chiesa, perchè è
+quivi che si rinnovano più di frequente i politici
+tumulti, ad onta delle instancabili persecuzioni e
+dei mali che inevitabilmente ne conseguitano.
+Una delle cagioni di questi sconvolgimenti è comune
+a tutte le varie popolazioni della penisola.
+Imperciocchè ognuna di esse è tormentata dal
+bisogno d’emanciparsi e di protestare contro il
+trattato di Vienna, il quale gli antichi governi
+ristabilì, governi, le forme ed istituzioni dei quali
+troppo dall’opinione pubblica e dalle condizioni
+sociali del paese discordano. Ma le provincie
+sottoposte a Roma hanno ragioni affatto loro
+proprie per essere dell’amministrazione pontificia
+discontente. Stando alle più fresche notizie
+d’Italia, gli umori delle popolazioni dello stato
+<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
+papale fermenterebbero gravemente, ed il governo
+di esso non si reggerebbe in piè che pel
+terrore. Si può quindi affermare che la questione,
+rimasta per l’evacuazione d’Ancona indecisa,
+è più vivace che mai, e merita perciò d’essere
+esaminata posatamente.
+</p>
+
+<p>
+Eravamo al principio di febbraio quando le
+popolazioni dell’Italia centrale, cioè dei ducati
+di Parma e Modena, e dello stato della Chiesa
+tentavano d’emanciparsi. E questo movimento,
+il quale rispondeva a quello che avea operata la
+rivoluzione di luglio, avveniva senza violenza e
+spargimento di sangue. Non appena però erano
+scorsi due mesi, che un esercito austriaco, il
+quale avea già occupato Parma e Modena, invadea
+Bologna e la Romagna. I patriotti, benchè
+inferiori in numero, sostennero valorosamente
+uno scontro cogli Austriaci a Rimini; ma, abbandonate
+dalla Francia, lasciate a sè sole, difettando
+di validi mezzi di resistenza, quelle provincie
+ricaddero sotto la dominazione pontificia.
+Così la rivoluzione degli stati della Chiesa fu dall’intervento
+straniero compressa senza che alle
+doglianze delle popolazioni venisse data retta. E
+queste doglianze erano poi tanto ovvie e fondate
+in ragione, che gli stessi rappresentanti dello
+cinque maggiori potenze, Francia, Inghilterra,
+Austria, Russia e Prussia, ebbero nel 31 maggio
+1835 a presentare al cardinal Bernetti, pro-segretario
+di stato, una nota, o <i>memorandum</i>, il
+quale conteneva le riforme politiche ed amministrative
+ch’esse raccomandavano al novello papa
+Gregorio XVI di concedere a’ suoi sudditi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il <i>memorandum</i> è del tenor seguente:
+</p>
+
+<p>
+«Il governo pontificio deve esser posto su di
+una base solida, per via dei miglioramenti stati
+già indicati ed annunciati dalla stessa santa
+sede. Questi miglioramenti poi, che, a tenore
+dell’editto dell’eminentissimo cardinal Bernetti,
+fonderanno un’êra affatto nuova per i
+sudditi di sua Santità, si collegano con una
+interna garanzia, sicura da pericoli e conforme
+all’indole di ogni governo elettivo.
+</p>
+
+<p>
+»Per raggiungere codesto scopo salutare, il
+quale, a ragione della situazione geografica e
+sociale dello stato della Chiesa, interessa tutta
+Europa, fa duopo che l’ordinamento sistematico
+dello stato medesimo si appoggi a due
+principii vitali: 1º all’introduzione dei miglioramenti
+di che si tratta, non solo nelle provincie
+insorte, ma in quelle ancora che se ne stettero
+tranquille, e nella capitale medesima;
+2º <i>all’ammissione generale dei laici agli uffici
+amministrativi e giudiziari</i>. E queste miglioranze
+dovrebbero comprendere il sistema giudiziario,
+e quello delle amministrazioni municipali
+e provinciali. In quanto all’ordine giudiziario
+l’esecuzione interna e lo sviluppo
+delle promesse e dei principii del <i>motuproprio</i>
+dell’anno 1816 offrono mezzi più certi ed efficaci
+per riparare alle universali doglianze in
+proposito di questa parte importantissima dell’organizzazione
+sociale.
+</p>
+
+<p>
+»L’amministrazione generale delle municipalità
+<i>elette dalle popolazioni</i>, e lo stabilimento
+di municipali franchigie che ne determinino
+<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
+l’azione entro la sfera degl’interessi
+locali dei Comuni, devono costituire necessariamente
+le basi di ogni miglioria. L’organizzazione
+poi dei Consigli provinciali, come Consigli
+permanenti, destinati a prender parte al
+governo di ciascuna provincia nell’adempimento
+del loro ufficio, e con attribuzioni convenevoli
+ad una più numerosa adunanza, specialmente
+riguardo ai maggiori interessi della
+provincia, sembra attissima ad introdurre nell’amministrazione
+miglioramenti e semplicità,
+sicchè valga a sorvegliare l’amministrazione
+comunale, ripartire le imposte e fare al governo
+conoscere i veri bisogni delle provincie.
+</p>
+
+<p>
+»La gravissima importanza, in ogni stato bene
+ordinato, delle finanze, e di una amministrazione
+del debito pubblico atta ad aggiungere
+al credito finanziario del governo le più
+desiderate garanzie, ad accrescerne i mezzi e
+ad assicurarne l’indipendenza, pare che renda
+necessaria la creazione di uno <i>stabilimento
+centrale a Roma</i>, a cui, come a corte suprema,
+vengano commessi tutti i rami dell’amministrazione
+civile e militare, e lo sovrintendenza
+del debito pubblico, con attributi adequati
+allo scopo salutare ed importantissimo a cui si
+mira. Quanto più cotale istituzione farà prova
+della propria indipendenza e dell’unione del
+governo collo stato, tanto più corrisponderà
+alle benefiche intenzioni del sovrano ed alle
+aspettazioni del pubblico.
+</p>
+
+<p>
+»Ma per giungere a questo punto, bisogna
+eleggere d’infra i consiglieri provinciali uomini
+<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
+atti a costituire una <i>Giunta dei consiglieri
+di governo</i>, un Consiglio amministrativo
+generale. Tale giunta sarebbe parte d’un
+Consiglio di stato, i membri del quale verrebbero
+scelti dal sovrano d’infra gli uomini più
+ragguardevoli per natali, ricchezze e talenti.
+Senza uno o più stabilimenti centrali di questa
+sorta, intimamente collegati colle persone
+più notabili di uno stato doviziosissimo, come
+questo è, di elementi aristocratici e conservatori,
+è manifesto che la natura di un governo
+elettivo priverà inevitabilmente le miglioranze
+che faranno la gloria immortale del regnante
+pontefice, di quella stabilità che è tanto instantemente
+domandata dal popolo; stabilità la
+quale sarebbe tanto più ferma, quanto più i
+benefizii largiti dal sovrano pontefice fossero
+pregevoli e grandi».
+</p>
+
+<p>
+La corte papale non accettò questo <i>memorandum</i>.
+Nulladimeno il cardinal Bernetti, il quale
+per un suo editto d’aprile 1831 avea accertato
+il pubblico «delle benevole intenzioni del santo
+padre, per le quali un’êra novella sarebbe tosto
+cominciata,» s’impegnò, per così dire,
+verso la Francia in parecchie note, ma specialmente
+in quella indirizzata il 3 giugno al conte
+di Saint-Aulaire, di concedere miglioramenti poco
+dissimili da quelli indicati dal <i>memorandum</i>.
+La nota era concepita nei termini seguenti:
+</p>
+
+<p>
+«.... Il sottoscritto cardinale ha l’onore di
+far noto a V. S. che niente che vaglia far felici
+e contenti i suoi dilettissimi sudditi nel riordinamento
+della cosa pubblica, sfugge all’acuto
+<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
+sguardo del santo padre. Ognuna di queste provvisioni
+verrà, in quanto le risguardi, acconciamente
+applicata alle provincie ed alla capitale.
+Gli offici amministrativi e giudiziari non saranno
+esclusivamente conferiti ad una classe privilegiata,
+ed il <i>motuproprio</i> di sua santità Pio VII
+riceverà un conveniente sviluppo. Nei comuni
+verrà introdotto un sistema che li abiliti a provvedere
+da sè a’ loro propri bisogni. L’amministrazione,
+per una legge saviamente concepita,
+sarà affidata all’ordine dei proprietari, senza
+però escluderne l’influsso convenevole delle persone
+più istrutte o dedite alle industrie, ma in
+modo che l’interesse dell’ordine più numeroso,
+quello dei proprietari, non rimanga vittima dell’interesse
+degli altri. Le provincie pure avranno
+Consigli e commissioni amministrative, delle
+quali i Consigli comunali forniranno gli elementi
+ed il modello. La revisione dei conti della pubblica
+amministrazione, l’ammortizzazione del
+debito pubblico, il governo delle finanze verranno
+organizzati in guisa, che nessun sospetto insorga
+contro la probità degli amministratori, il
+buon uso delle pubbliche entrate, e la saviezza
+che presederà alla determinazione delle imposte
+ed al metodo di riscuoterle. L’osservanza fedele
+e durevole delle leggi verrà garantita da convenevoli
+istituzioni...»
+</p>
+
+<p>
+Il cardinal Bernetti ebbe forse intenzione di
+adempiere queste promesse; ma lo spirito retrogrado
+della romana corte, e la sua ripugnanza
+ad innovazioni, non lasciarono che le riforme
+venissero introdotte. La corte di Vienna pure, la
+<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
+quale era intervenuta nel <i>memorandum</i>, s’oppose
+a quei miglioramenti. Ognuno sa che l’Austria
+da lungo tempo agogna le legazioni; e per questo
+le importa assaissimo di accenderle d’odio
+contro il governo pontificio.
+</p>
+
+<p>
+In questo mezzo il conte di Saint-Aulaire presentò
+alla corte di Roma una nota in data 1.º luglio
+1831, con cui richiedeva, fra le altre cose,
+l’immediata evacuazione degli Austriaci, la pubblicazione
+di un’amnistia, e la concessione delle
+riforme amministrative e giudiziarie. A questa il
+cardinal Bernetti due dì appresso rispondeva che
+il santo padre non opponeasi alla partenza delle
+truppe imperiali; che accorderebbe una amnistia;
+ma che, in quanto alle riforme, egli non
+voleva gli venissero imposte, «perchè,» diceva
+egli, «il cuore del santo padre non ha duopo di
+stimoli, nè la volontà di lui di guarentigia».
+Perciò la conferenza diplomatica rimase a Roma
+costituita in permanenza.
+</p>
+
+<p>
+Noi ora vedremo in qual guisa siano state le
+promesse sovrane eseguite. Gli Austriaci sgombrarono
+bensì le legazioni verso la metà di luglio
+1831, ed allo stesso tempo un’amnistia politica
+fu pubblicata: ma da essa vennero esclusi
+quaranta dei <i>rei principali</i> e tutti gl’<i>indiziati</i>
+della capitale. Gli uni languono tuttavia nell’esilio;
+gli altri gemettero nelle prigioni per essere
+di poi condannati dal tribunale politico.
+</p>
+
+<p>
+Le legazioni erano allora governate da pro-legati
+laici. La guardia civica, o nazionale, di nuovo
+posta in attività, vi manteneva la pubblica pace,
+<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
+in mancanza delle truppe papali, che s’eran
+sostate alle porte di Romagna.
+</p>
+
+<p>
+Le popolazioni aspettavano impazienti il compimento
+delle più sacre promesse. Quale non fu
+pertanto l’indignazione loro quando apparve il
+primo <i>motuproprio</i>, o editto del 5 luglio 1831,
+intorno all’ìnstituzione dei Consigli comunali e
+provinciali, senza alcuna delle garanzie indicate
+dal <i>memorandum</i>?
+</p>
+
+<p>
+In fatti il principio dell’elezione popolare, che
+è un diritto antico degl’Italiani, consacrato dai
+loro statuti, e riconosciuto pure dalla nota delle
+cinque grandi potenze, era rigettato da questo
+editto, pel quale la nomina dei Consigli spettava
+esclusivamente e direttamente al capo d’ogni
+provincia. In quanto all’indipendenza e libertà
+di discussione e voto, basterà citare gli articoli
+10 e 12 del titolo I. In essi è detto: «Nessuna
+proposta potrà offrirsi alle deliberazioni del
+Consiglio, se l’atto di convocazione non fa
+cenno dell’oggetto da discutersi, e se la proposta
+medesima non fu preventivamente sottoposta
+all’autorità superiore. I processi verbali
+delle sedute saranno trasmessi al capo della
+provincia, dal quale dipenderà in ogni caso
+l’approvazione, o viceversa, degli atti del Consiglio.»
+</p>
+
+<p>
+In quanto alla formazione di una giunta o d’un
+Consiglio di stato sedente a Roma, ed alla nomina
+dei laici alle magistrature amministrative e
+giudiziarie, non se ne fece neppur parola.
+</p>
+
+<p>
+Da ogni canto petizioni e deputazioni furono
+<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
+inviate a Roma per protestare contro l’editto 5
+luglio, e domandare l’esecuzione delle promesse
+miglioranze. Roma rispinse quelle e queste.
+</p>
+
+<p>
+Altri editti pubblicati in ottobre e novembre
+1831 colmarono la misura del generale scontento.
+Questi editti contenevano regolamenti di
+procedura civile e criminale, i quali confermavano
+tutti quasi gli antichi abusi, come l’amovibilità
+dei giudici, l’enormità delle tasse giudiziarie,
+l’appellazione dalla cosa giudicata al supremo
+potere dello stato, la conservazione del
+<i>foro misto</i>, pel quale i laici vengono sottoposti
+alla giurisdizione ecclesiastica, anche in affari civili;
+il segreto dei dibattimenti davanti ai tribunali
+criminali, la procedura sommaria nei delitti
+politici, la moltiplicità dei tribunali privilegiati,
+le commissioni speciali o politiche, il <i>santo ufficio!</i>
+</p>
+
+<p>
+Le provincie non poteano aderire a siffatte disposizioni;
+contro ad esse il corpo degli avvocati,
+la guardia nazionale e tutti gli ordini del popolo
+protestarono altamente. Per superare questa
+opposizione, la corte di Roma mandò il cardinale
+Albani, come commissario straordinario
+delle quattro legazioni, con illimitata facoltà: le
+forze papaline verso la fine di gennaio 1832 si
+inoltrarono nella Romagna: a Cesena vennero
+esse alle mani con una porzione delle guardie
+nazionali. E questo diede occasione alle truppe
+austriache d’intervenire nuovamente, e di aiutare
+il cardinale Albani a stabilire un potere i
+primi atti del quale furono i massacri di Cesena
+<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
+e Forlì, lo scioglimento della guardia nazionale,
+la creazione di un tribunal speciale, e la condanna
+arbitraria di un grosso numero di cittadini.
+</p>
+
+<p>
+Il gabinetto francese, preseduto allora da Casimiro
+Perrier, giudicò doversi spedire un’armatetta
+ad Ancona, tanto per contrabilanciare
+l’autorità dell’Austria in Italia, ed assicurare
+l’indipendenza degli stati della Chiesa, quanto
+per costringere il papa, come ebbe a dire Perrier
+stesso nella seduta della camera del 7 marzo
+1832, ad introdurre nell’amministrazione del
+regno miglioramenti reali, e certi, e tali «che
+stabilissero la sicurezza della santa sede sopra
+basi più salde, che quella d’una repressione
+periodica, ed assicurassero permanentemente
+la tranquillità delle popolazioni, soddisfacendo
+a legittimi bisogni e ragionevoli desiderii.»
+</p>
+
+<p>
+La popolazione d’Ancona, interpretando seriamente
+quest’occupazione della città loro per
+le truppe francesi, non potea immaginarsi che il
+governo papale verrebbe ristabilito prima di subire
+alcune riforme. E perciò fece essa, per atto
+solenne, presentare al delegato apostolico una
+rimostranza, e chiedere buone leggi, inviolabili
+guarentigie ed una savia distribuzione di poteri.
+Questa domanda era basata sulle parole proprie
+del re de’ Francesi, pronunciate all’aprimento
+delle camere, e sul <i>memorandum</i> 21 maggio
+1831. Una simile supplica venne pure dirizzata
+al generale Cubières perchè la raccomandasse al
+suo governo.
+</p>
+
+<p>
+In risposta a questa domanda però il santo padre
+<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
+fulminò una bolla di scomunica contro gli
+Anconitani; ed il governo papale d’allora in poi
+è andato sempre più a ritroso. Così tutte le nomine
+dei consiglieri comunali delle legazioni di
+Ravenna e Forlì vennero cassate, quantunque
+fatte secondo i principii dell’editto papale e coll’approvazione
+del cardinale segretario di stato;
+e furono ai consiglieri destituiti surrogate persone
+elette a dispetto delle regole dalla legge stabilite.
+</p>
+
+<p>
+Questi atti illegali provocaron talmente le Romagne,
+che, ad onta della presenza degli Austriaci,
+il popolo assalì la forza pubblica, i consiglieri
+dismessi protestarono, ed i nuovi rifiutarono
+l’ufficio. Il governo fece sostenere gli uni e
+gli altri, e per soprassello, parecchi altri cittadini,
+fra cui alcuni ecclesiastici, per aver eglino disapprovati
+siffatti arbitrii.
+</p>
+
+<p>
+La nomina dei consiglieri comunali e provinciali
+di Bologna non fu manco arbitraria: ma le
+rinuncie furono tanto numerose e tanto spesso
+ripetute, che la corte di Roma si trovò costretta
+di promulgare una enciclica sotto il giorno 10
+aprile 1832, per la quale le attribuzioni dei consiglieri
+venivano ancor più limitate. Disponeva
+essa: 1.º che non sarebbe accettata alcuna rinuncia
+di consiglieri; 2.º che le adunanze dei
+Consigli sarebber valide e legali, qualunque fosse
+il numero dei consiglieri presenti; 3.º che
+qualora i Consigli ricusassero di votar le spese
+e le imposte comunali e provinciali, ciò sarebbe
+fatto dalla congregazione governativa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
+</p>
+
+<p>
+Fu pubblicato inoltre un regolamento sull’istruzione
+pubblica, specialmente nocivo all’università
+di Bologna, da secoli celebratissima: il debito
+pubblico fu aumentato: <i>prestiti forzati</i> vennero
+imposti: fu organizzata una specie di pubblico
+assassinio mediante la creazione dei <i>centurioni</i>,
+o <i>volontari pontificii</i>, i quali perpetrarono atrocissime
+cose sulle persone dei liberali: fu assoldata
+una legione straniera, composta di cinquemila
+Svizzeri, gravosissima allo stato.
+</p>
+
+<p>
+I consigli provinciali di Bologna, di Perugia,
+della Romagna, benchè nominati dal governo,
+non indugiarono a mandare a Roma istanze di
+riforma, umilissime, moderatissime: ma Roma
+fece ad esse pure la sorda.
+</p>
+
+<p>
+L’andamento del governo pontificio era tanto
+opposto ai veri interessi delle provincie ed alle
+promesse fatte nel 1831, che il ministro inglese,
+lord Seymour, il quale era intervenuto alla conferenza
+di Roma, se ne partì per ordine del gabinetto
+britannico, indirizzando ai rappresentanti
+delle altre potenze la famosa nota del 7 settembre
+1832, nella quale, fra le altre, occorrono
+le seguenti parole:
+</p>
+
+<p>
+«..... I rappresentanti delle cinque potenze
+non durarono molta pena a discoprire i vizi
+principali del sistema amministrativo di Roma,
+e ad additarne gli opportuni rimedi. In maggio
+1831 presentarono essi al governo pontificio
+un memoriale contenente le miglioranze le
+quali eglino unanimemente riconobbero, e dichiararono
+essere <i>indispensabili alla tranquillità
+<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
+dello stato della Chiesa</i>. Meglio di quattordici
+mesi sono trascorsi dalla presentazione
+di questo memoriale (<i>memorandum</i>) e <i>nessuna
+delle raccomandazioni</i> nel medesimo contenute
+è stata ancora eseguita ed accettata dal
+governo papale; anzi gli editti preparati, o
+pubblicati, nel mentre dichiarano che qualcuna
+di queste raccomandazioni sta per essere attuata,
+<i>differiscono essenzialmente</i> dalle provvisioni
+nel memoriale registrate».
+</p>
+
+<p>
+Lord Seymour avea piucchè ragione: le riforme
+suggerite nel <i>memorandum</i> 21 maggio non
+furono mai concesse; e noi abbiamo già avvertito
+che l’editto di luglio soppresse nell’istituzione
+dei Consigli municipali il più importante principio,
+quello, cioè, dell’elezione popolare.
+</p>
+
+<p>
+In quanto alla secolarizzazione delle magistrature,
+la santa sede non volle mai udir ragione.
+Anzi il cardinal Lambruschini, attuale
+segretario di stato, abolì la sola innovazione operata
+dal cardinal Bernetti intorno la nomina dei
+pro-legati, o governatori laici delle provincie:
+dimodochè colla notificazione 30 giugno 1836,
+la quale ristabilì i cardinali legati nelle quattro
+legazioni, fu ripristinato il governo papale nella
+precisa condizione in cui la rivoluzione del 1831
+ebbe a trovarlo.
+</p>
+
+<p>
+L’esclusione dei laici non si restringe agli
+uffici del governo. I tribunali supremi di Roma,
+l’A. C., la Rota, la Segnatura, la sagra Consulta,
+ecc., sono composti di soli prelati. I laici sono
+pure esclusi dalla segretaria di stato, dalla
+<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
+tesoreria, dal <i>buon governo</i>, ed anche dalla direzione
+superiore del ministero della guerra. E
+finalmente gli ecclesiastici preponderano sui laici
+anche nella corte di revisione dei conti, istituita
+dall’editto 31 novembre 1831, la quale è composta
+di quattro prelati e quattro laici, sotto la
+presidenza di un cardinale, che, nel caso di un’uguale
+divisione di voti, determina la maggioranza
+col voto proprio. Ma d’altra parte, qual pro’
+fa mai questa istituzione (la quale è nulladimeno
+una fra le meglio ordinate), standosene tutta da
+sè, in un paese in cui le leggi relative alla determinazione
+e ripartizione delle imposte sono arbitrarie
+ed improvide, il tesoriere o ministro di
+finanza senza risponsabilità, il dilapidamento dei
+denari pubblici inevitabile, perchè cominciando
+esso da chi non può essere giudicato nè punito,
+finisce negli ufficiali subalterni, dei quali il maggior
+numero è in odore di venalità e d’incapacità?
+</p>
+
+<p>
+La sola legislazione criminale è stata modificata
+in questo, ch’ora vi sono un codice penale
+ed un codice di procedura criminale, laddove
+prima della rivoluzione del 1831 non vi aveva
+che i diversi <i>bandi</i> dei legati, ed una specie di
+procedura tradizionale. Ma quanti abusi e vizi
+intollerabili non racchiudonsi in questi nuovi
+codici!
+</p>
+
+<p>
+Noi ci contentiamo di notare che il codice penale
+ristabilisce la confisca per delitti politici,
+prodiga la pena di morte e quella dei lavori
+forzati a perpetuità, e commina la pena delle galere
+<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
+fino alla semplice corrispondenza politica di
+un individuo con un membro qualunque di una
+società segreta. Il codice di procedura non offre
+alcuna garanzia agli accusati, specialmente agli
+accusati di crimenlese. Gl’imputati politici non
+hanno nemmeno il diritto di scegliersi un difensore,
+e non vengono confrontati coi testimoni;
+la sentenza è inappellabile; il processo segreto è
+sommario; i dibattimenti a porte chiuse. Il codice
+civile, cotanto importante, non è ancora
+promulgato. Onde che la legislazione degli stati
+pontificii consiste delle antiche leggi romane, del
+diritto canonico, delle costituzioni apostoliche e
+di alcune disposizioni del <i>motuproprio</i> di Gregorio
+XVI pubblicato nel 1834; disposizioni le
+quali modificano il diritto romano, specialmente
+in ciò che riguarda le successioni, dove i maschi
+sono smisuratamente favoreggiati a pregiudizio
+delle femmine.
+</p>
+
+<p>
+Quel <i>motuproprio</i> contiene pure l’organizzazione
+giudiziaria, la quale lascia sussistere i tribunali
+civili supremi della capitale, da noi già
+mentovati, tutti composti di soli prelati, i tribunali
+dei vescovi, il tribunale del vicariato di Roma,
+e parecchie altre ecclesiastiche giurisdizioni,
+le quali hanno, fra gli altri privilegi, quello
+di giudicare i laici, anche negli affari civili.
+</p>
+
+<p>
+Tale era la condizione miserabile di quel paese.
+Pure, ad onta dei gravi disordini dell’amministrazione
+e degli innumerevoli mali ch’esse
+dovevano sopportare, le provincie sopportavano
+pazientemente, imaginandosi che lo stendardo
+tricolore che sventolava sull’Italia avrebbe, tosto
+<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
+o tardi, condotto la santa sede a sciogliere la
+data fede. Ma gli uomini, nelle cui mani era caduta
+la somma delle cose francesi nel 1838, invece
+d’imitare Thiers, il quale nel 1836 ricusò
+d’evacuare Ancona, sgombrarono quel posto
+importante senza che il papa avesse concedute
+le promesse riforme, o data alcuna garanzia pel
+futuro. Allora videro le popolazioni chiaramente
+che non dovevano far calcolo che sulle proprie
+forze, se pur volevano riconquistare le loro franchigie.
+Un tentativo d’insurrezione si fece in
+Bologna nel 1843. Le cause che l’arrestarono
+son notorie. Roma avrebbe dovuto aprire gli occhi
+alfine, e soddisfare i bisogni ed i voti onesti
+delle popolazioni; ma non fece niente altro, che
+incrudelire su chi aveva messo mano a quel moto,
+e incaponire sempre più a non toglierne le
+cagioni. Invece di alquanto sgravare i sudditi, il
+governo accrebbe il peso delle contribuzioni a
+loro imposte: invece di porre le finanze in ordine,
+aumentò il <i>deficit</i> ed il debito pubblico: invece
+d’incoraggiare l’agricoltura, il commercio,
+l’industria, il progresso delle scienze e delle arti,
+lasciò il popolo scioperato, inceppò il corso
+dei buoni studi, censurò i congressi scientifici,
+s’oppose alla costruzione delle strade ferrate, e
+pose incagli all’introduzione degli utili ritrovati.
+</p>
+
+<p>
+Per compiere questa pittura aggiungeremo
+che Roma non solo conservò i tribunali politici,
+le giurisdizioni ecclesiastiche, l’Inquisizione, ma
+creò inoltre commissioni militari, le quali furono
+prodighe oltre misura della pena di morte contro
+ogni principio di giustizia e d’umanità; conciossiachè
+<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
+la morte inflitta da tribunali militari,
+dopo uno sommaria procedura, senz’alcuna delle
+guarentigie riconosciute dalle leggi di tutte
+le nazioni incivilite, non può chiamarsi atto di
+giustizia, ma bensì giudiziale assassinamento.
+Quindi è che il malcontento è universale: le persecuzioni
+incessanti, le prigioni piene a ribocco,
+e i rifuggenti a strani asili sempre più numerosi.
+</p>
+
+<p>
+Un tale stato di cose non può durar lungamente;
+se non vi si apporta qualche alleviamento e
+rimedio, questo turbamento si estenderà e radicherà
+non solo negli stati del papa, ma nel resto
+d’Italia ancora.
+</p>
+
+<p>
+Non mi tratterrò a dimostrare quanto l’onore
+e l’interesse della Francia siano compromessi
+nella presente quistione. Basta leggere i brillanti
+discorsi pronunciati in occasione dell’evacuazione
+d’Ancona dai signori Guizot e Duchâtel,
+attuali ministri, e dai signori Thiers, duca di
+Broglio, Villemain, de Vatry ed altri molti oratori
+eminenti delle due Camere per chiarirsene.
+</p>
+
+<p>
+Spero che il governo francese non vorrà abbandonare
+del tutto quelle misere popolazioni, i
+cui numerosi e giusti richiami contro l’amministrazione
+papale gli sono notissimi. Spero che
+l’attual ministro di Francia presso la corte di
+Roma volgerà tutta la sua influenza e diplomatica
+perizia a favore del paese suo nativo, onde
+conseguisca le necessarie riforme.
+</p>
+
+<p>
+Ma non conviene che gl’Italiani si nutrano di
+illusorie speranze. Essi debbono far valere la loro
+causa con prudenza politica non meno che con
+energia e perseveranza, aver di mira il bene
+<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
+della loro patria, e non il successo di un sistema
+o di un partito, e ricordarsi che senza concordia,
+e soprattutto senza unione, l’Italia non potrà
+giammai superare i grandi ostacoli che le attraversano
+le vie alla sua rigenerazione ed alla sua
+felicità.
+</p>
+
+<p class="indl">
+Parigi, settembre 1845.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
+</p>
+
+<h2 id="lettera">LETTERA
+<span class="smaller">del reverendo
+ORAZIO BUSHNELL</span></h2>
+
+<p class="title">
+DOTTORE DI TEOLOGIA DI HARTFORD, STATI UNITI D’AMERICA
+</p>
+
+<p class="title">
+AL ROMANO PONTEFICE GREGORIO XVI.
+</p>
+</div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
+</p>
+
+<p class="pad2 indl">
+<i>Venerando Pontefice!</i>
+</p>
+
+<p>
+So che queste mia lettera non verrà da voi
+bene accolta. Io parlerò in essa schietto e senza
+sospezione che l’eminente dignità vostra mi assoggetti
+ad una indebita ritenutezza; ma parlerò
+in guisa che, se talvolta sembrassi vostro avversatore,
+voi, nullameno, possiate riconoscermi avversatore
+rispettoso e liberale.... E sta bene
+l’aggiungere che nel fare il giro dell’Italia, il
+quale ho testè compito, io non adempiva ad alcun
+incarico dell’alleanza cristiana. Ma venni a voi
+semplicemente, come la comune dei viaggiatori
+fa, benchè non scevro di dubbio, per lo stile del
+vostro breve (contro l’<i>Alleanza medesima</i> 8
+<i>maggio</i> 1844), ch’io dovessi ad un abbaglio di
+polizia la permissione avutane di passare. Vidi
+naturalmente quel che si offerse agli occhi miei:
+investigai, come ogni intelligente viaggiatore
+suol fare, e forse con una non ordinaria diligenza,
+e niente mi riuscì più gradito, che di rinvenire
+alcune cose per le quali il mio giudizio del
+vostro sistema potea essere alquanto raddolcito;
+e quando poi giunsi a scoprirvi parti eccellenti e
+belle veramente, ebbi a provarne un purissimo
+contento. Eppure ne ritorno collo spirito afflitissimo
+del tristo spettacolo che ho visto: la lugubre
+<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
+imagine del vostro stato m’insegue dappertutto:
+e se mi assido a scrivere questa rimostranza,
+il fo nella speranza delle benedizioni che sono
+promesse a chi visita coloro che gemon nelle carceri,
+e ad essi ministra... E prima di tutto deggio
+protestare contro al disonore che voi fate
+alla religione per quella specie di civil governo
+che voi, congiuntamente col vostro spirituale officio,
+sostenete. Egli è, per non dire altro, un fatto
+molto straordinario questo, che voi, il quale vi
+chiamate ministro, anzi vicario di Cristo, siate
+diventato appunto quel regal personaggio, quel
+re, il quale Cristo non volle a niun modo essere.
+Tale però voi siete, e di questo la responsabilità
+grava le vostre spalle; responsabilità la quale
+dee misurarsi non solo dall’estensione del poter
+vostro, ma, e molto più, dalla santità delle vostre
+pretensioni. Voi vi dichiarate capo della Chiesa
+di Cristo... e pure voi avete fama d’essere capo
+del pessimo governo di tutta Cristianità<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. Al
+viaggiatore che attraversa gli stati vostri, nulla
+si appresenta che indichi prosperità o contentezza:
+niun segno di miglioramento gli rallegra
+la vista, che non sia smentito da segni di scadimento
+e ruina. Come la mesta Campagna, regione
+un tempo di fertilità e di vita, accerchia Roma
+di silenzio e desolazione, così, politicamente
+parlando, ogni cosa vostra che partecipi della
+<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
+natura della speranza, della bellezza sociale, del
+pubblico avanzamento, langue e disseccasi nell’aere
+maligno del vostro sacerdotale dispotismo.
+I vostri ministri, benchè tutti assoluti, non hanno
+alcuna determinata sfera d’azione, nè sottostanno
+ad alcuna responsabilità. Nei decreti loro
+contraddicono l’un l’altro e voi medesimo, usurpando
+anche le attribuzioni delle corti di giustizia
+per opposte vie, come queste alla loro volta
+violano la giurisdizione e le decisioni l’una dell’altra.
+L’obbedienza è perplessa e schernita, ed
+il torto, circondato da tante emole magistrature,
+le quali dovrebbero esserne i vindici, è costretto
+a comperarsi la sua riparazione a tal costo, che
+il pubblico rimedio riesce spesso peggiore e più
+crudele della privata ingiuria. Perchè ogni centro
+di potere, eccettuatine pochi, è la sede di
+qualche imbroglio, e bazzicanvi dattorno creature
+d’amendue i sessi, le quali sanno colla chiave
+di sporchi e criminosi segreti, o per virtù di
+ben noti articoli di società, aprire e chiudere a
+loro talento le porte del favore. L’innocenza non
+è protezione, perchè i vostri processi criminali
+sono segreti, come tutte le opere delle tenebre.
+Se uno ha beni non gli resta altro scampo che
+quello di correre arditamente l’arringo, e scapparne
+fuori con quel che gli può rimanere, oppure
+d’aprirsi sordamente la via con gl’intrighi
+e le subornazioni. Il dar saggio di ingegno crea,
+a chi non è nel sacerdozio, sospetti e pericoli:
+spie se ne stanno in agguato per una qualche
+mercede, e l’esilio non si fa lungamente attendere.
+Il vostro clero ambizioso e vorace ha invaso
+<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
+non solo le chiese ed i monasteri, ma ancora gli
+stadi dell’educazione, le corti di giustizia e tutte
+le magistrature maggiori: fino il ministro della
+guerra deve essere un prelato. Ogni nutritiva
+ed eccitante speranza è perciò tolta alla gioventù.
+Niuna via ad avanzamento è schiusa, eccetto
+quella cui si entra per la umil porta della dipendenza
+ecclesiastica: lo che disanima ogni magnanimo
+conato, e volge tutti i rivoli dell’ambizione
+entro lo stagno dell’ipocrisia, il più vile de’ peccati.
+Mai non potrò obbliare il mesto sguardo di
+un brillante e compito giovane quando mi disse:
+«Alcuna speranza, signore, non v’ha qui per
+noi: i preti ci hanno tolto ogni cosa». Frattanto
+voi avete l’esercizio dei più proficui negozi
+venduto, come monopolii. Il traffico di contrabbando,
+che a quelli tien dietro in lucro, è pur
+esso virtualmente venduto, essendo i dazi da cui
+procede tenuti alti, come ne corre voce fra le
+persone più gravi, per un continuo intrigo dei
+contrabbandieri con certuni presso del governo.
+Quel che ne rimane dopo che la cortigianerìa ha
+esausto i suoi sorrisi, e l’astuzia la sua cupidigia,
+va a nutrire l’onesta industria. Il lavoro manuale
+poi, essendo naturalmente la più indifesa delle
+potenze sociali, giace depresso più disperatamente
+ed angosciosamente d’ogni altra. E per
+timore che la miseria alzi il sospiro dell’impazienza,
+o l’infortunio sprigioni il non permesso
+gemito, voi stanziate nelle vostre impoverite e
+scorate provincie un esercito di soldati grosso
+abbastanza per contenere un impero in pace. Indi
+imponete loro un altro esercito di ecclesiastici
+<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
+fuori affatto di misura coi mezzi, e, vorrei sperare
+ancora, coi peccati di esse (a Roma si conta
+un ecclesiastico fra ventotto abitanti), il quale di
+necessità viene, come il primo, sostentato dalla
+borsa del popolo: e poi, quasi che la terra non
+fornisse ministri di concussione abbastanza, voi
+mettete a quartieri in quelle un terzo esercito di
+santi, flagello pessimo e terribilissimo; perchè
+santi ogni terzo giorno di lavoro scendono dal
+cielo a legare le mani all’industria. Forse i vostri
+popoli sorreggersi potrebbero, se non prosperare,
+al peso delle vostre terrene concussioni.
+Ma quando il cielo stesso vien giù a deluderli,
+ogni loro sforzo sarebbe insufficiente. Quale popolazione,
+infatti, privata di una terza parte della
+sua industria, quale popolazione educata alla
+scioperatezza e spinta a gironzar per le vie, come
+la vostra fa nei dì feriati, ed in questa guisa
+a consumare un terzo del suo tempo in un <i>legale
+far niente</i>, potrebbe lungamente ritenere qualche
+vestigio di prosperità o savia economia? In
+verità io non ebbi mai un’idea così magnifica
+della liberalità della natura, che allorquando rimirai
+l’innumerabile esercito di consumatori il
+quale voi avevate potuto condurre alla preda
+senza lasciarvi dietro le spalle una fame ed una
+mortalità universale.
+</p>
+
+<p>
+Per fornire questa miseranda pittura non mi
+è duopo d’aggiungere altro se non che voi avete
+aduggiato le abitazioni del vostro popolo, e resele
+aride di consolazione. Perchè è quivi che gli
+oppressi degli altri paesi ponno sempre temperare
+<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
+colla libertà e nell’espansione dell’amore e
+delle simpatie domestiche l’amaritudine delle loro
+afflizioni.
+</p>
+
+<p>
+Ma da voi i vostri confessori vanno sempre,
+come i vostri agenti di polizia, rovistando sintomi
+di scontento, ed odorando, per dir così, in
+ogni canto le ansie meditazioni della sventura.
+Spesso a Roma sentiva io vantarsi che i vostri
+preti formano una così mirabil polizia! Voi intromettete
+un confessore tra moglie e marito, e
+tra loro due ed i loro figliuoli; talchè, se questi
+biasciano un libero motto, o prorompono in un
+sospiro a mensa, sanno già che un invisibile
+orecchio gli avrà intesi; ed allora, se scansano
+la prigione, proveranno ciò che sia l’obliterare
+colle penitenze l’angoscia ch’ei cercarono d’alleggerire
+colle parole. Conseguentemente è loro
+mestieri di chiudersi in petto i pensieri loro, di
+non confidare l’uno nell’altro: al focolare non
+v’è libertà, la mensa è un circolo di spioni, e
+l’ultima gocciola di consolazione che il cielo concede
+in alleviamento dei dolori dell’oppressione,
+è così dissipata.
+</p>
+
+<p>
+Laonde avviene di necessità che il carattere
+del vostro popolo è tanto depresso, quanto lo sono
+le sue economiche circostanze: del che nessun
+viaggiatore sta lungamente in forse. Poichè egli
+osserva più di tutto la generalmente bella forma
+della gente, lo sguardo brillante ed intelligente,
+tanto ad essa comune; ma una breve ora gli basta
+poi per discoprire in essa una malinconica
+assenza di tuttociò che tira al generoso. I vostri
+<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
+sudditi sono appassionati, facili alle ire, servili,
+vendicativi, e tristamente sforniti d’industria, di
+ordine, di previdenza. Non dico questo di tutti,
+ma dei più; e ne do carico a voi, che, regnando
+sopra di loro in nome di una religione che promette
+di esaltar l’uomo ad una divina immagine,
+gli avete avvallati anche al di sotto della loro
+animale natura, ridotti ad una più profonda ignominia,
+che il peccato, senza di voi, non avrebbe
+fatto. E non si fu per qualche penosa consapevolezza
+di queste cose che voi v’induceste a stabilire
+un più generale sistema di educazione? Ero
+lì per ringraziarvene; ma perchè, quando volete
+compiere un dovere che ha qualche cosa di cristiano
+in sè, accoppiate ad esso un qualche segno
+opposto all’indole del cristianesimo? Perchè, per
+esempio, insegnate voi, per quel che mi fu detto,
+la geografia d’Italia, e proibite quella del mondo?
+Perchè temete voi di far conoscere al popol
+vostro quel mondo il quale Cristo imprese di
+rendere una sola confraternita nel Vero? Forse
+perchè non venga in esso a destarsi qualche ubbiosa
+veglia di libertà o di lume, conoscendo la
+più nobile istoria e la più felice condizione d’altri
+popoli? Voi avete pure una gazzetta piccina
+come la vostra geografia; appena grande quanto
+una lastra di vetro, e singolare per questo soltanto,
+che tuttociò che potrebbe in alcuna guisa
+occasionare una riflessione, ne è diligentemente
+escluso. Anzi la via più corta ad un Romano per
+sapere ciò che avvenga in Italia stessa, è quella
+di prendere una gazzetta inglese o francese. È
+<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
+dunque per siffatti modi o stromenti che voi sperate
+di purgare il carattere del vostro popolo ed
+il diffamato nome del vostro governo? Siete voi
+cieco a tal punto, che pensiate di poter fare uomini
+dei vostri sudditi, in questo secolo senza
+lumi, senza notizia del mondo, degl’imperi nei
+quali è spartito, e delle istituzioni che differenziano
+questi imperi medesimi?
+</p>
+
+<p>
+Queste censure del vostro governo potrebbero
+per avventura essere in alcuni particolari erronee:
+ma la loro giustezza in genere è manifesta
+al vostro popolo stesso ed a tutti i viaggiatori.
+Forse voi, rispondendo, addurrete la separazione
+del vostro civile governo dall’ecclesiastico,
+per cui ogni apparente menda di quello debba
+considerarsi da sè stessa, ed attribuirsi a cagioni
+istoriche distinte dalla vostra religione. Ma si
+troverà, al contrario, che ciascuna delle note di
+civile abbassamento, da me indicate, se ne scorrerete
+la lista, è una legittima conseguenza di
+cause ecclesiastiche, e niente altro. E di ciò potrei
+fornirvi anche una prova statistica: perchè
+non ha molto che ho visto provarsi da un curioso
+confronto di dati statistici, quantunque il documento
+non siami ora accessibile, che la pochezza
+delle esportazioni dai differenti Stati d’Italia,
+la mancanza di educazione, la gravezza delle
+imposte, il numero dei delitti e dei bastardi stava
+in istrettissimo rapporto coll’abbondanza degli
+ecclesiastici! Roma, la città spirituale, la metropoli
+della Chiesa di Dio, ha più ecclesiastici di
+ogni altra, ed è perciò pessima e vilissima sopra
+<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
+ogni altra italiana città! Voglia Dio concedervi
+qualche cristiana sensibilità perchè piagniate di
+un fatto tanto umiliante!
+</p>
+
+<p>
+Considerate un momento la posizione vostra
+rispetto a noi ed al mondo. Noi vi veggiamo
+esercitare un poter regale: voi ci dite ancora di
+essere il primo vescovo della Chiesa di Dio ed il
+rappresentante di Cristo in terra. Noi ci aspettiamo
+però da voi il più benigno governo del
+mondo, la nazione più illuminata, magnanima,
+libera e felice. Invece voi svergognate pubblicamente
+la religione di Cristo col fare che ogni
+bene sociale sia per essa aduggiato. Tutti i calcoli
+fondati sulla benignità della virtù cristiana
+si trovano costì erronei, e non ci resta che d’inferire,
+che, se Cristo veramente è rappresentato
+da voi, Cristo è il più fatale ostacolo al miglioramento
+ed alla felicità del genere umano. L’induzione
+è irresistibile, e, quel che è più, si fa.
+Protesto io perciò in nome del mondo cristiano
+contro i falli per i quali voi fornite al mondo un
+tanto funesto argomento. Io nè dico, nè credo che
+voi siate un tiranno, nè so che alcuno dei vostri
+sudditi vi giudichi tale. Ma la gran disgrazia è
+che la vostra ecclesiastico-civile architettura v’ha
+assegnato un posto che è il posto soltanto di un
+tiranno. Perchè voi siete dall’ufficio vostro locato
+nel centro di un sistema di oppressione, onde
+lo governiate; dimodochè, se non abbondate nell’esercizio
+dell’officio stesso in prove di misericordia,
+che equivalgano ad una rivolta contro
+quel sistema, voi fate il déspoto, benchè con tanta
+più bella maniera, quanto più sono le vostre
+<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
+intenzioni umane. Voi siete chiamato, nello stile
+ufficiale, il <i>papa</i>, cioè il padre del vostro popolo;
+e non dubito che questo titolo non vi riesca carissimo;
+e volesse il Cielo che la vostra infelice
+ignoranza di una così bella connessità non rendesse
+a voi più facile l’ingannarvi in questo, che
+altrimenti non avverrebbe! Ma dove sono gl’indizi
+di quella scambievole confidenza, di quella
+scioltezza di modi, di quella tenerezza di protezione
+corrisposta da altrettanta tenerezza di rispetto,
+che contradistinguono i rapporti di una
+vera paternità? È egli paterno l’andare in chiesa,
+come voi fate, per mezzo due file di soldati? È
+egli paterno l’assoldare, come voi fate, reggimenti
+mercenari, perchè non osate fidarvi del
+vostro popolo? Tratto tratto scoppianvi intorno
+rivoluzioni, e voi mandate a chiamare le truppe
+austriache onde vi proteggano da disfatta e da
+espulsione. E si sa già dal mondo intero, e da
+voi meglio che da tutti, che non v’ha giorno nel
+calendario nel quale il vostro popolo, se fosse lasciato
+fare, non vi caccerebbe d’Italia. In questo
+io non ravviso niente di paterno; ed invano cerco
+qualche scena di paterna benignità in cui voi
+accoglieste i vostri figli al seno in libertà, e riceveste
+le figliali loro tenerezze. Quel che ho scoperto
+di più somiglievole a ciò è quando voi siete
+visto per l’aria portato al di sopra di loro, trinciando
+benedizioni. Ma tosto che questa pompa è
+finita, voi scappite dentro i recessi del Vaticano
+come un oriental tiranno, con intorno sentinelle
+che proteggano i vostri sonni. Che se una qualche
+rivoluzione avesse a scoppiare prima dell’alba,
+<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
+voi avete sotto il guanciale la chiave di una
+porta di soccorso, ed una coperta galleria murata
+in aria, lunga mezzo miglio, per cui potreste
+sbiettarvela entro Castel Sant’Angelo e rifugiarvi
+dietro le sue artiglierie. Colà, colla miccia in
+mano, Vostra Paternità attenderebbe i suoi figli
+per carezzarli....
+</p>
+
+<p class="indl">
+Londra, aprile 1846.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
+</p>
+
+<h2 id="indirizzo">INDIRIZZO
+<span class="smaller">AI REVERENDI PRELATI</span></h2>
+
+<p class="title">
+MONSIGNOR JANNI
+UDITOR SANTISSIMO
+</p>
+
+<p class="center">
+E
+</p>
+
+<p class="title">
+RUFFINI
+FISCALE GENERALE
+</p>
+</div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
+</p>
+
+<p class="pad2">
+Quando voi moveste dalla capitale alla volta di
+queste provincie, vi precorse una voce, la quale
+diceva: essere voi deputati a consultare le popolazioni
+intorno ai loro bisogni e alle cagioni del
+loro malcontento. Strano ufficio in vero, e che
+avrebbe comprovata nel Governo nostro una maravigliosa
+ignoranza dello stato positivo de’ paesi
+a lui soggetti, ma dal quale nondimeno avremmo
+avuto indizio di buona volontà ne’ reggitori e
+speranza di lieti successi, perocchè sarebbe stata
+aperta con ciò la via alle legali rappresentanze,
+e tolta occasione al protestare violento. Ma da
+quella opinione fu ben altro l’effetto; ed oggi una
+voce popolare vi dice: semplici revisori di processi
+e d’atti giudiziari. Una voce popolare, abbiam
+detto, perocchè niun atto pubblico fa noto
+l’oggetto della vostra venuta tra noi, niun appello
+a niuna classe o corpo di cittadini die’ titolo
+ad alcuno di presentarvisi e far rimostranze. Siete
+adunque venuti a far nulla per gl’interessi generali
+delle popolazioni, poco o niente per qualche
+diritto o interesse personale che sia stato
+offeso, come tutto dì avviene nell’amministrazione
+della giustizia; e Dio pur voglia che, almeno
+in questa parte, a qualcuno di que’ poveri innocenti,
+<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
+che languono nelle galere per forza d’iniqui
+giudizi politici, la vostra opera valga la redenzione!
+Ciò sarebbe per avventura l’unico bene reale
+che uscir potesse da voi.
+</p>
+
+<p>
+Sono molti anni che continui mali umori e
+moti popolari, provanti gravi sofferenze in chi li
+opera, estrema inciviltà nel governo in cui nascono,
+affliggono, più o meno, tutto lo stato pontificio.
+Nè è a dire che que’ moti sieno l’effetto
+della intemperanza di pochi faziosi. Chi vive nei
+nostri paesi, e conosce le remote cause e le immediate
+provocazioni, sa che certi umori sono la
+espressione di una opinione universale, spinta di
+tanto in tanto a manifestarsi violentemente dal
+mal governo di quegli stessi a’ quali starebbe il
+sacrosanto obbligo di por mano ai rimedi civili
+del male. A che, con ipocrite e compre parole di
+giornali, illudere voi medesimi, e tentare di nascondere
+al mondo, con incomportabili menzogne,
+le piaghe vostre e de’ sudditi? Oggi che i popoli
+hanno coscienza di sè, ella è impossibil cosa il
+governarne a grado vostro i pensieri e i giudizi.
+L’opinione rende a ciascuno il suo avere secondo
+I meriti; ed oggi in Italia i popoli pontificii sono
+compianti pel loro patire, e difesi da pubblicazioni
+imparziali e documenti, che, dopo fatta la
+giusta parte del biasimo all’inconsideratezza dei
+poveri tormentati, consegnano ad eterna infamia
+le nequizie e gli arbitrii di reggitori spietati ed
+ipocriti.
+</p>
+
+<p>
+Quando un governo, dopo tante e così significanti
+lezioni, prosegue nella sua mala consuetudine,
+non si possono fare che due supposizioni: o
+<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
+che egli non comprenda affatto alcuna ragione di
+beni e di mali civili, e vada innanzi alla cieca,
+ignorando i propri doveri, non che i pericoli che
+gli sovrastanno, o che egli sia coscienziosamente
+tristo e tirannico, e, a poter perseverare nelle
+sue voglie malvagie, fidi o nella sua propria o
+nell’altrui potenza. Sia l’uno, sia l’altro errore
+che oggi guida la politica della vostra corte, o
+signori, noi crediamo opportuno l’esporvi senza
+velo i sentimenti, le speranze, i travagli dei popoli,
+e recarvi a mente quelle generali condizioni
+politiche alle quali è forse unicamente raccomandata
+la vita del governo vostro. I primi potreste
+ignorarli, e non è meraviglia in chi vive in una
+capitale non curante ed oziosa; sulle seconde potreste
+illudervi. Noi saremo franchi e sinceri,
+senza passione nelle nostre parole, perocchè, forti
+della ragione e della opinione, non abbiamo
+bisogno di esagerare.
+</p>
+
+<p>
+Signori! chi conosce un poco la storia, e la
+studia con animo libero da preoccupazioni, comprende
+che vi sono delle leggi providenziali che
+si effettuano inevitabilmente nel corso delle cose
+umane, nè forza di volontà individuale può nulla
+contr’esse. Quando in sul finire del passato secolo,
+una grande nazione, venuta alla coscienza di
+alcune idee e diritti civili, volle scuotere il giogo
+degli antichi privilegi feudali, le stolte reazioni
+dell’egoismo de’ nobili e del clero non impedirono
+la necessità degli eventi, ed altro non fecero che
+rendere più terribile e profonda la rovina del
+vecchio edificio. Dio ci guardi dal giustificare gli
+eccessi della rivoluzione francese; noi rechiamo
+<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
+l’esempio unicamente per dimostrare che la forza
+delle idee si sa fare la strada a tutti gli ostacoli.
+Cinquanta in sessant’anni d’esperienze dopo
+quella grande scossa hanno ammaestrato popoli
+e re; hanno generato un completo rivolgimento
+nella natura dei primi e nella politica de’ secondi.
+Il popolo, oggigiorno, non è più una massa ignorante
+e passiva, non è più materia maneggiabile
+a grado di privilegiati e di sovrani. Un medio
+ceto numeroso, illuminato, potente, depositario
+delle opinioni civili, delle arti, delle scienze, un
+popolo che tende per tutto a sollevarsi alle prerogative
+e ai diritti morali, costituiscono nella
+attuale società una forza che si va ogni dì più
+emancipando dalla obbedienza passiva, e forma
+della pubblica opinione un terribile sindacato al
+potere. La civile egualità innanzi alle leggi, il
+diritto politico del cittadino a far sorvegliare per
+mezzo ai abili rappresentanti gl’interessi comuni
+dell’associazione alla quale appartiene, il dovere
+d’ogni nazione di rivendicare sè stessa da tutto
+ciò che tende a dividerla, a offenderne il ben essere
+materiale e la moral dignità, a impedirne
+que’ sociali sviluppamenti a cui è chiamata dalla
+Provvidenza, sono idee così profondamente impresse
+nella ragione e coscienza dei popoli, che
+il non avvertirle non può dipendere che da ignoranza,
+e il non farne conto, o il volerle rintuzzare,
+che da una misera illusione ed oltracotanza
+dell’egoismo governativo. Però i principi e governi
+illuminati vanno inclinando l’animo a favorire
+queste necessarie condizioni di vita pei loro
+stati, e si può dire oramai, che, in mezzo a questo
+<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
+movimento della civiltà europea (a non volere
+parlare della Russia, che può considerarsi, pei
+suoi ordini politici e pe’ suoi modi barbarici, fuori
+d’ogni questione civile), non rimane addietro che
+l’Austria, nella sua decrepita vecchiezza, e qualche
+piccolo stato italiano, che raccomanda il filo
+della debole sua vita al simulacro cadente dell’Impero.
+Il nostro governo è nel novero di questi
+servitori dello straniero in Italia.
+</p>
+
+<p>
+Signori! le garantie civili, che assicurano il
+morale esercizio della libertà privata e la reciproca
+indipendenza de’ consociati; le franchigie
+politiche, che somministrano alla volontà illuminata
+delle nazioni i mezzi di manifestarsi e di
+agire; il buon ordinamento degli studii, necessari
+a tutti i più nobili perfezionamenti delle società,
+e pe’ quali la pubblica opinione acquista i mezzi
+di migliorarsi e di progredire; e, dietro a ciò,
+lo sviluppamento della liberalità commerciale,
+delle istituzioni animatrici, della produzione agricola
+e manifatturiera, la moralità e l’istruzione
+delle classi inferiori, e le providenze opportune a
+sollevarle dall’abbiezione in cui vivono, tutto
+questo forma, presso a poco, il programma del
+liberalismo. Non si tratta di sovvertire la società
+ma sì bene di migliorarla, non di annientare il
+sentimento dei doveri religiosi, morali e civili,
+ma di avvalorarne negli animi la dignità e guarentirne
+l’osservanza. Ciò non si ottiene dai popoli
+coll’avvilirli e renderli poveri e schiavi, sì
+bene col sottrarli, per quanto è possibile, alle
+abbiezioni delle necessità materiali, ed elevarli
+<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
+alla vita dello spirito, all’intelligenza de’ rapporti
+e doveri sociali.
+</p>
+
+<p>
+Ora, rispondeteci in coscienza: questi desiderii,
+queste speranze del liberalismo vi sembrano
+elle un bene o un male? Non sono anzi le condizioni
+essenziali della vera moralità, della vera
+religione? Credete voi che possa comprendere
+la dignità della religione di Cristo l’anima dello
+schiavo? Che possa innalzarsi al sentimento dei
+doveri religiosi l’uomo nel quale cercate di spegnere
+il sentimento dei doveri verso la patria,
+verso la propria nazione?
+</p>
+
+<p>
+Sì, o signori, noi lo proclamiamo altamente;
+se il liberalismo consiste nell’amore della nostra
+nazione, nella speranza della sua indipendenza,
+dell’associazione dei suoi interessi economici e
+morali, nel desiderio d’istituzioni che assicurino
+i progressi della intelligenza o della moralità,
+che aumentino coll’agiatezza la civiltà, che con
+larghe e ben regolate leggi economiche ci ritornino
+nello splendore dei nostri antichi commerci,
+che, offrendo al povero popolo mezzi d’istruzione,
+di lavoro, di risparmio, lo educhino alla moralità
+degli affetti domestici, e ne innalzino l’anima
+al concetto di una Provvidenza che si occupa
+delle sue miserie, se questo è liberalismo, noi lo
+proclamiamo in faccia a tutta l’umanità e nel
+cospetto di Dio, siamo liberali. Noi comprendiamo
+che questo nome possa parere una bestemmia
+a qualche appaltatore di gabelle pontificie, a qualche
+monsignore, che speri, col non saper far
+nulla, essersi acquistato merito ad una delegazione
+<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
+o ad un cappello cardinalizio, e non pensi
+che ad impinguare la propria famiglia delle ricchezze
+dello stato; ma per noi popolo, questo
+nome è cosa grande, che ci lega a tutte le più
+care speranze, a’ più elevati destini, ai quali la
+Provvidenza chiama l’umanità. Ora dimanderemo
+a voi che cosa fa il governo pontificio, non
+già in fatto di riforme politiche (chè potrebbe
+parere un sogno il pretendere una costituzione
+dal papa), ma almeno in favore di quegl’interessi
+economici e civili che, senza scemare menomamente
+il potere assoluto, assicurano anzi,
+col ben essere e la tranquillità dei sudditi, la esistenza
+medesima d’un governo? Da quali norme
+di ragione e di giustizia, da quali lumi è guidato
+nel regime dei popoli alla sua cura commessi?
+Signori, nell’attuale movimento degl’interessi
+civili ed economici delle varie nazioni, colle strette
+attinenze che si vanno generando fra popolo e
+popolo per la necessità delle comunicazioni, e pei
+rapporti delle industrie e dei commerci reciproci,
+il primo dovere di un governo che non voglia
+rovinare prima i suoi sudditi e poi sè stesso, si
+è quello di studiar bene la suscettibilità produttiva
+e la posizione relativa dei propri stati, onde
+adattarvi un conveniente ordinamento di leggi
+industriali e commerciali, ed assicurare per tal
+modo il ben essere della popolazione nelle sue
+classi diverse. Per lo stato pontificio v’ha in ciò,
+oltre ad un dovere comune di ogni governo rispetto
+ai governati, un dovere verso tutta la nazione.
+Il governo nostro sarà tenuto a render
+conto, non solo ai suoi sudditi, ma a tutta Italia,
+<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
+della sua zotica opposizione a quei miglioramenti
+economici che sono richiesti dal tempo. La sua
+contrarietà alle strade ferrate, per citare un
+esempio, impedendo una spedita comunicazione
+tra le Due Sicilie e l’Italia settentrionale, è inceppamento
+grande a quello sviluppo di attività
+commerciale a cui tendono gli altri stati italiani,
+e può esser causa alla nazione di perdere molte
+buone occasioni di risorgimento, e fonte di miserie
+infinite. Dicasi altrettanto della opposizione
+che troverebbe una lega doganale italiana presso
+i nostri governanti, siccome buoni servitori
+che sono, forse senza avvedersene nè anco, degli
+interessi austriaci in Italia. Ma torniamo a
+noi, sui quali ora ricade il maggior peso di questa
+cattiva economia politica; se pur di tal nome,
+che suppone scienza, si può chiamare una farragine
+di disposizioni arbitrarie, non emanate da
+alcun principio di vera dottrina e di pratica illuminata,
+protezioni assurde, proibizioni irragionevoli,
+rovinosi appalti finanziari, monopolii, e
+tutta la trista schiera delle infelici illusioni del
+sistema proibitivo. Tutt’i governi civili di Europa
+hanno conosciuti i danni di questo falso sistema,
+e vanno emendandosene; anche gli altri
+principi italiani provvedono ai casi propri con
+saviezza e coscienza; solo Roma vuol far male
+per non fare ciò che fanno gli altri; e anche in
+questo ella è umile discepola dello indietreggiare
+dell’Austria. Niun altro mezzo poi di miglioramento
+morale ed economico è incoraggiato, e
+neppur tollerato tra noi. Si sa l’avversione dei
+superiori per tutto ciò che puzza d’associazione;
+<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
+bando assoluto adunque a questa idea in
+qualunque sua applicazione, che è come dire bando
+ad ogni impresa di migliorazioni agricole o
+manifatturiere, bando a società di qualunque genere,
+sieno gravi o dilettevoli, ad accademie scientifiche
+o letterarie, ad istituzioni filantropiche.
+Tutte le nostre città, o signori, hanno sofferte ripetute
+ripulse a tutte le dimande fatte al governo,
+intorno alle qui riferite cose. Intanto una frequente
+gioventù, non educata a nobili emulazioni,
+e veggendosi attraversata ogni generosa ed
+utile carriera, si abbandona all’ozio, alla sensualità,
+allo scetticismo; il popolo, nella inoperosità
+e nella miseria, va perdendo quella seconda vita,
+che è propria di lui, e che, bene usata da accorti
+reggitori, potrebbe partorire generosissimi effetti;
+le classi medie, i possidenti, i negoziatori
+impoveriscono: scarsi e mal commerciabili i redditi,
+infiniti i pesi, e con tanta gravezza delle imposte
+anche indirette, e spesso arbitrarie a carico
+delle comuni e delle provincie, il governo non
+basta a sostenere le spese ordinarie, per le quali
+sole v’ha un notevole <i>deficit</i>, senza poi far parola
+delle truppe estere, che sono altra gravissima
+sorgente di rovina economica per lo stato, di demoralizzazione,
+di sozze e crudeli malattie, e di
+irreligione pel popolo. Se a questo aggiungasi,
+che quel poco che ci resta è mal guarentito, che
+la sicurezza del cittadino è disturbata di continuo
+da aggressioni e ladronecci, per non curanza delle
+polizie, che hanno occhi soltanto per travedere
+colpe politiche, anche dove non sono; se aggiungasi
+che non esiste un codice di leggi bene
+<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
+ordinate e appropriate ai nostri bisogni, che le
+procedure civili sono lunghe, dispendiosissime,
+complicate ad arte dal curialismo romano, al quale
+ne viene affidata la compilazione, voi, o signori,
+riflettendo a tutto questo con sincero cuore,
+dovrete convenire di due cose: l’una, che il governo
+ha offesi sino ad ora enormemente con la
+sua mala amministrazione gl’interessi dello stato,
+e questo è un male grande pei sudditi; l’altra,
+che da tutte queste cagioni debbe necessariamente
+generarsi nell’animo dei medesimi una
+immensa disistima verso i reggitori, per la loro
+poca intelligenza dei buoni ordini civili, e rivolgimento
+grande di coscienze, per la loro volontaria
+perseveranza negli errori; e questa seconda
+cosa è un grandissimo male per il governo;
+e presto o tardi se ne accorgerà, perchè gli affari
+del mondo oggidì camminano presto, e guai a
+chi resta addietro, e per volere star fermo, fa
+male agli altri. Nondimeno, o signori, se i danni
+si fermassero qui, i popoli curverebbero forse le
+spalle, e pazienterebbero. Ma vi ha di peggio assai.
+Vi ha la polizia con le sue vessazioni politiche,
+v’ha i commessi, i carabinieri, i volontari,
+coi loro atti arbitrari, violenti, provocanti l’ira
+del popolo. Non v’ha peggior cosa per un governo,
+che questa del permettere gli arbitrii, e levar
+via dagli animi, esso per primo col proprio esempio,
+il sentimento della legalità. Se un governo
+non sa rispettare la legalità, non la rispetteranno
+certo i suoi sudditi; sono poi un effetto di questa
+indulgenza del governo all’arbitrio, gli eccessi
+di una fazione di gente scellerata, che vive
+<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
+dello spionaggio, che si arricchisce di ogni falso
+allarme dei governanti, e però soffia nel fuoco,
+provoca, attizza; ne sono un effetto gli operamenti
+delle commissioni; e se avete sindacati con
+coscienza i loro processi, se vi siete informati nei
+nostri paesi della loro condotta, saprete meglio
+di noi che cosa siano. Noi possiam dirvi (unico
+compenso nella nostra sventura) che l’infamia
+delle medesime, la qual tutta ridonda a vergogna
+di chi le permise ed incoraggiò, è oggi pubblicamente
+nota per le stampe; e perchè sappiate
+che giudizio fanno di siffatte cose i pensatori
+anche i più moderati, e per non ripetere più a
+lungo cose note e dette da altri, noi vi rimettiamo
+ad un libro che tramanderà ai posteri la memoria
+di questi obbrobrii; un libro di un uomo
+generoso, il marchese Massimo d’Azeglio, conosciuto
+e amato da tutta Italia pei suoi meriti letterari
+ed artistici, e per le sue alte virtù civili.
+Signori! quest’uomo, al nome del quale rispondono
+con viva gratitudine i cuori d’un intero popolo,
+assunse spontaneamente la nostra difesa,
+come si piglia dai generosi la difesa della sventura.
+In quel suo libro, al quale noi tutti possiamo
+fare testimonianza, ei dice la verità, ma non
+dice tutto, perchè bisogna vivere e soffrire lungo
+tempo nei nostri paesi, per poterlo dire. Voi vedrete
+da quel libro che, se qualche centinaio di
+tribolati ha protestato violentemente contro la
+persecuzione e l’ingiustizia, ciò avvenne dopo tali
+provocazioni, che fanno ricadere tutta la responsabilità
+di quei fatti sul capo di chi ci governa. E
+se quei pochi si mossero per non saper soffrire,
+<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
+gli altri, e son tutti, sapete perchè non favorirono
+il movimento? Perchè non era tempo; perchè,
+più dalle proprie scontentezze, prendon norma
+dagl’interessi italiani, perchè Italia e la sua
+indipendenza ci sta in cuore più dei nostri particolari
+bisogni. Signori! una tale situazione è
+grave pei sudditi, gravissima pel governo. Il male
+ha profonde radici, nè i modi estraordinari e
+tirannici di repressione, le carceri, i patiboli valgono
+ad annichilire le idee, sibbene a concitare
+le passioni. Noi abbiamo detto in principio, che
+un grande cangiamento si è operato nella natura
+dei popoli, e che i re hanno imparato, la maggior
+parte, a rispettare in quelli la dignità d’uomini.
+Le esorbitanze del potere si fanno ogni dì più
+infrequenti, e, a parlar solo di cose italiane, i
+principi della Penisola, più o meno, vanno operando
+qualche cosa di bene. L’agricoltura, l’industria,
+il commercio, gli studi, le arti, l’educazione
+popolare, le istituzioni di pubblica beneficenza
+fioriscono in Toscana, nelle Due Sicilie e
+in Lombardia ancora, e sopra tutti in Piemonte.
+Visitate le città, le borgate, le campagne, e vi
+troverete frequenti scuole infantili, case di carità
+e d’industria, uomini di scienza e caritatevoli,
+parrochi pieni di dottrina, veri ministri del Vangelo,
+che istruiscono i fanciulli del loro popolo,
+che predicano l’amore, la fratellanza, la virtù;
+e da per tutto vita attiva, lavoro, moralità. Signori!
+nelle nostre città, nelle nostre campagne
+il popolo è abbandonato alla corruzione e alla miseria.
+Nelle nostre città si sono uditi vescovi predicare
+la guerra civile, la crociata contro i liberali;
+<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
+si sono veduti i preti mescolarsi alle misere
+ire di parte, eccitare la canaglia a furibonde passioni.
+Non v’ha terra cattolica in cui il prete veramente
+cristiano sia così raro, come nello stato
+della chiesa; sono immischiati a tutte le passioni
+più avare e più sozze di questo basso mondo; e
+il popolo ne ha mali esempi e scandali, e diviene
+miscredente. A tutti questi inconvenienti, voi recherete
+in iscusa questa parola: Le rivoluzioni!...
+Signori! le rivoluzioni non le fanno i popoli ben
+governati. Costa assai una rivoluzione, perchè
+un popolo vi si precipiti entro, senza gravissime
+cagioni; e sono queste cagioni che i governi savi
+cercano di torre via. I popoli pontificii hanno
+diritto di fare un confronto tra i procedimenti
+degli altri governi e quelli del proprio; e se, alla
+vista del progredimento delle condizioni civili
+dei popoli cristiani in generale, e degli stati italiani
+in particolare, i popoli pontificii dimandano
+ai loro governanti che cosa hanno fatto dalla restaurazione
+in poi, noi non sappiamo che risposta
+potranno dare. Gli studi permessi nelle università
+possono essere una misura delle viste scientifiche
+e civili del nostro governo. Tutte le scienze
+che servono a formare uomini di stato, o giovano
+allo sviluppo della vita industriale e commerciale,
+tutte quelle discipline che eccitano gli
+animi a sentimenti patrii e generose espansioni,
+ne sono bandite come una maledizione. Nulla di
+economia sociale, di diritto pubblico, di storia
+letteraria, civile e politica italiana, poco di letteratura
+italiana, e quel poco pedantescamente insegnato,
+poco o nulla di scienze naturali applicate
+<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
+alle arti, nulla, insomma, di tutto ciò che dà
+vita e moto all’attuale civiltà. Nondimeno da
+molti si studia senza il permesso dei superiori;
+le idee, materia sottilissima, filtrano da tutte le
+parti, e ciò non fa che accrescere il divorzio tra
+governo e sudditi. Signori! noi vogliamo concedervi
+(così tra parentesi) che tutto questo sia un
+male; che la tendenza delle nazioni ad una vasta
+associazione d’interessi, che queste industrie,
+questi commerci, queste garanzie politiche, questa
+libertà della stampa, questo voler sapere come
+si è governati, questo volere inframmettersi
+delle azioni dei principi, che da prima trattavano
+le loro bisogne con tutto il loro comodo, senza
+che altri vi ponesse mano, sia un male, una
+diavoleria. Ma che cosa ci volete fare? ella è divenuta
+una smania di quasi tutta Europa. Anche
+la Germania ha voluto la sua lega doganale, e
+adesso vuole le sue costituzioni. Quella instancabile
+Polonia risorge sempre più fiera ed eroica
+dalle sue rovine, e più tempo corre, più si avvalora
+nella fede de’ suoi santi diritti, più s’inquieta
+del mercato nefando che d’essa fu fatto. Nè
+l’Ungherese e il Boemo osservano inerti i magnanimi
+ardimenti, e l’Austria ha grandi conti
+da saldare anche a quelle nazioni. E Italia non
+dorme, e grida allo straniero, e sembra, ora più
+che mai, rallegrarsi di vicine speranze. Contro
+questa forza della opinione, che (lasciando la parentesi
+gesuitica) non è un male, perchè si conforma
+ai più sacrosanti diritti della umanità, contro
+questa forza, dico, credete voi che la volontà
+di pochi, a’ quali tornerebbe a conto il contrario,
+<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
+possa bastare? La storia ha mostrato che questa
+lotta dell’egoismo de’ pochi contro il diritto di
+tutti alla perfine va a finir male; e il meglio sarebbe
+di cedere e rispettare i diritti dei popoli.
+I governi prudenti lo fan per amore; i meno savi,
+presto o tardi, sono costretti a farlo per forza.
+Signori! vi hanno governi protestanti in Europa,
+e lo diciamo a vergogna de’ governi cattolici,
+e in particolare del nostro, il quale dovrebbe
+insegnare la buona via a tutti gli altri, v’hanno
+governi protestanti, i quali, guidati insieme
+dal lume della scienza e della carità, non si vergognano,
+nè si stancano di analizzare e studiare
+profondamente le miserie sociali onde sono afflitti,
+e penetrandone le più riposte origini, vanno
+adoperandosi di medicarli per quanto è da loro.
+</p>
+
+<p>
+Que’ governi, o signori, rispettano ne’ tumulti
+popolari il diritto che ha chi soffre di lamentarsi
+qualche volta. Che cosa fa ora, o signori, l’Inghilterra
+protestante verso l’infelice Irlanda?
+non le apparecchia catene, non carceri, non patiboli;
+ma le dà adito invece a poter manifestare
+più ordinatamente e con più legalità le proprie
+piaghe. Il governo inglese sa che i popoli agiscono
+più tranquillamente quando sono equamente
+costituiti. Ora a noi. Per quanto il governo si
+studii di mentire il vero senso de’ moti popolari
+dello stato, il fatto è che questi moti, e i più recenti
+in particolare, non significavano altro che
+un bisogno di riforme economiche e civili. Le dimande
+espresse nel manifesto pubblicato in Rimini
+non erano nè eccessivamente ardite, nè contrarie
+a quelle norme di ragion civile che molti
+<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
+buoni governi, anche assoluti, oggi hanno adottate;
+e basti l’esempio di Prussia, altro governo
+protestante, che fa vergogna all’apostolica Roma.
+Or bene; che cosa hanno fatto i nostri reggitori
+dal moto di Rimini in poi? Hanno vieppiù
+aggravata la mano sui sudditi, hanno sparso nuovi
+semi di malcontento, non solo nelle quattro
+Legazioni, ma anche nelle Marche e nell’Umbria,
+con arresti e persecuzioni: non hanno ascoltata
+alcuna delle fatte dimande, e per tutta ammenda
+ai mali passati e presenti, mandano voi, o signori,
+non a raccogliere i voti delle popolazioni, non
+a studiarne i bisogni, ma a spazzare la polvere
+degli archivi e a sfogliar processi; e intanto i
+gravi disordini, gli errori amministrativi d’ogni
+genere, gli arbitrii e le provocazioni, severe e
+profonde cagioni del nostro mal essere, rimangono
+intatti. La vostra missione adunque fu in
+tutto inutile e ridicola; e noi protestiamo contro
+la leggerezza di un governo che giuoca spensieratamente,
+per un male inteso interesse per una
+inconcepibile mania di opposizione, la quiete, la
+moralità, la vita de’ suoi sudditi. Signori! Noi
+vi vogliamo dire, infine, tutta la verità. Non crediate
+che qui si congiuri e si tramino ascose insidie
+al potere. Forse i cattivi procedimenti dei
+nostri rettori andranno movendo, or qua, or là,
+reazioni e tumulti; ma le quistioni che abbiamo
+col governo hanno per noi un interesse secondario,
+e la principale è la questione italiana. Sarebbe
+inutile di perder tempo ed opera nelle prime,
+innanzi che la seconda non si maturi. Il giorno
+che i nostri fratelli italiani crederanno di poter
+<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
+combattere lo straniero, noi li seguiteremo coll’energia
+di un popolo stanco e indignato; e allora,
+o signori, tutte le ragioni tra la corte romana
+e i suoi sudditi saranno in breve pareggiate.
+Ecco tutto. Questo giorno può essere lontano,
+ma potrebbe eziandio essere poco remoto.
+Vi sono grandi probabilità anche per questa seconda
+combinazione. L’Austria, quest’edificio
+composto di elementi che ripugnan tra loro, e
+tenuto insieme sin qui dalla sola forza materiale,
+nell’interesse di una famiglia sovrana, quest’opera
+mostruosa dell’ambizione, ha in sè i
+germi del proprio dissolvimento. D’altronde una
+grande mutazione si va compiendo nello spirito
+del popolo italiano. Egli sente il suo avvenire, si
+riscuote alle memorie gloriose del suo passato,
+si va educando ai sacrifici, ai martiri, e le vessazioni
+non fanno che rattemprare vieppiù gli animi,
+per modo che noi dobbiamo saper grado, in
+certa maniera, a chi ci fa male. La vita italiana
+d’oggidì si è dunque elevata al sentimento della
+nazionalità. L’Italiano non si rifugge più, per
+evitare il senso delle sue miserie, in uno spensierato
+sensualismo. Guardate la letteratura, prima
+espressione del sentire di un popolo. Essa oggi
+non è più profumata dalle lascivie mitologiche,
+dalle ridicolezze pastorali dell’Arcadia; ma è
+piena d’aneliti italiani. L’epoca letteraria presente
+è un preludio che annunzia le armonie della
+futura resurrezione. Non v’ha città, non v’ha
+borgo oggi in Italia, ove ogni ceto non s’interessi
+delle nazionali speranze, non si accenda ai
+discorsi o agli scritti generosi di cose patrie.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
+</p>
+
+<p>
+Signori! credete voi che l’egoismo e le profane
+ambizioni di poche tonache nere, di pochi
+mantelli prelatizii basteranno a trattenere questo
+movimento providenziale di un popolo intero?
+Ora a fronte di questi bisogni, di questi sentimenti,
+che cosa si vorrebbe fare del suddito pontificio?
+Un individuo privato di forza e di dignità,
+un essere passivo che si vuole escludere da
+ogni cooperazione generosa al ben essere e alla
+gloria della sua nazione, a cui si impedisce persino
+l’intervenzione ai congressi scientifici italiani,
+in cui ogni nobile pensiero, ogni desiderio
+civile è punito come un delitto. Signori! vi pare
+egli che ciò possa essere, che ciò possa durare?
+che anime generose, venute nella coscienza della
+propria dignità, della propria libertà morale,
+possano patir questo? Non solamente il nostro
+governo attraversa ogni via di progresso materiale
+del quale pur si giovano gli altri sovrani
+per tenere a bada i popoli, contentandoli in questa
+più bassa sfera di bisogni; il governo pontificio
+distruggere vorrebbe sopra tutto ogni dignità
+civile nei propri sudditi. I più elevati bisogni
+dell’anima, quei sentimenti pei quali l’uomo
+si sente partecipe di qualche cosa di più grande,
+che non è la sua meschina individualità, pei quali
+patria, nazione sono idee che fanno battere il
+suo cuore, tutti questi sentimenti sono in diritta
+opposizione cogl’interessi della corte romana.
+La censura pontificia non ha voluto passare soventi
+volte l’attributo d’Italiano, nel suo senso
+più elevato e nazionale. Deplorabile aberrazione,
+e che sarà feconda di grandi sventure! Signori!
+<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
+il papato, ne’ bei tempi delle Comuni italiane,
+fece doppia opera d’indipendenza: liberò
+la religione dalla soggezione degl’imperatori tedeschi,
+aiutò le città italiane nella gloriosa fatica
+della loro emancipazione. Le industrie, i commerci,
+le arti belle, le lettere fecondarono la rinata
+civiltà italiana in quei tempi di libertà nazionale,
+e la civiltà italiana fu la fonte di tutte le
+civiltà europee. Ciò rese il papato popolare e nazionale
+nel medio evo. Da che il papato si congiurò
+negl’interessi dell’assolutismo, e in quelli
+dell’Austria, divenne odioso, antinazionale. Non
+solo i suol sudditi, ma tutta la nazione protesta
+contro quella illiberalità, e questa turpe alleanza
+del papa cogli stranieri; e tale protesta è terribile.
+</p>
+
+<p>
+Valga l’ammonizione.
+</p>
+
+<p>
+Dagli Stati Pontificii, 28 aprile 1846.
+</p>
+
+<p class="pad2 center large">
+<span class="smcap">Fine</span>.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
+</p>
+
+<h2 id="successore">INDIRIZZO
+<span class="smaller">AL SUCCESSORE DI GREGORIO XVI</span></h2>
+</div>
+
+<p class="title">
+SCRITTO
+<span class="smaller">PER CURA DI UN GALANTUOMO</span>
+</p>
+
+<p class="indr">
+<i>Diligite justitiam qui
+judicatis terram.</i>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
+</p>
+
+<p class="pad2">
+Gregorio XVI, dopo aver regnato quasi sedici
+anni, è morto in pochi dì, plaudenti alla sua dipartita
+da questo mondo forse nove decimi dell’intero
+suo popolo. Dissero di lui molte vituperevoli
+cose. Credo calunnioso quello che si riferisce
+alle lascivie, esagerato quanto si bucinò delle
+crapulosità, vero del suo egoismo fratesco, dell’animo
+chiuso alla compassione, degli altri vizi
+che costituiscono un pessimo re. Tuttavia anche
+egli avrà il suo apologista; sarà forse il solito
+francese Artaud, che ha regalato al pubblico tante
+menzogne su Pio VII, Leone XII e Pio VIII.
+Per buona sorte i posteri avranno altre storie da
+leggere su questi papi, che non quelle dateci dal
+francese scrittore; diversamente, addio verità e
+buona fede.
+</p>
+
+<p>
+Ma Gregorio è già stato giudicato da tutt’altri
+giudici, che non quelli del mondo, e ora sa
+ben egli se gli sarebbe tornato meglio il conto di
+essere stato un papa e re galantuomo.
+</p>
+
+<p>
+Questo mio scritto non ha per iscopo il discorrere
+della riunione e indipendenza di tutta Italia.
+Un cambiamento così grande potrà forse accadere,
+ma siccome io non credo alla distruzione
+<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
+dell’impero austriaco, primo ostacolo per la formazione
+della nostra nazionalità, così ritengo che
+dei papi-re ve ne saranno ancora per molto tempo.
+Fidando però nella soverchiante forza delle
+attuali circostanze politiche, posso lusingarmi
+che un papa nuovo o per buona volontà o per
+proprio interesse debba devenire a cotali miglioramenti
+civili, da poter dire una volta i suoi popoli
+che il Governo pontificio non è più finalmente
+il peggiore regime di quanti ve ne siano al
+mondo, non esclusi neppure i governi della Turchia
+e della Russia, se non in modo assoluto per
+questi ultimi, avuto riguardo almeno al grado
+progressivo del nostro incivilimento.
+</p>
+
+<p>
+Papa Gregorio XVI, salito in trono in momenti
+da far tremare qualunque coraggioso, si dispose
+a fare qualche miglioramento politico in
+favore de’ sudditi, e prometteva con molte amorevoli
+parole un’<i>era novella</i>, per isviare forse
+quella tremenda tempesta che minacciava così
+appresso il governo pretesco. Era riserbato ai
+soliti Tedeschi di rassecurarlo, e colla forza fisica
+far tacere i popoli, e frenarli nelle loro disposizioni.
+Fu allora che Gregorio dimenticò di aver
+promesso l’<i>era</i>, e se pure pose mano a dare un
+qualche ordinamento a certe instituzioni, ciò fece
+perchè da straniera forza vi fu costretto. E
+così, se ordinò la compilazione di un codice criminale,
+mentre tutt’ora erano in vigore gl’infami
+bandi generali, o qualche istruzione circolare pei
+giudizi criminali, a questo si venne non tanto col
+saggio fine di abolire gli abusi e l’arbitrio, ma
+per compilar su all’impazzata quel titolo sui delitti
+<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
+di fellonia, che è una mostruosità pe’ tempi
+nostri, un vero anacronismo.
+</p>
+
+<p>
+Dopo che e colla forza straniera e col carcere
+e coll’esilio di molti il governo papale si vide al
+sicuro d’ogni pericolo, e quando gli autorevoli
+stranieri cessarono d’insistere per qualche miglioramento,
+Gregorio XVI non si occupò più di
+alcuna utile ordinanza, derogò con secrete e pubbliche
+circolari a molte di quelle che erano state
+fatte, ed avendo già dichiarata nulla ed irrita una
+capitolazione che avea a nome della S. S. segnata
+l’eminentissimo Benvenuto, si pensava ad innalzar
+patiboli e mannaie per disfarsi di coloro
+che avevano sturbata l’antica oziosità de’ preti.
+Se non che a tanta nequizia si oppose un potente,
+non so più se per amor di giustizia, o per
+quella malvagia ipocrisia di che ne’ primordi del
+suo regno abbisognava.
+</p>
+
+<p>
+Insomma dalla rivoluzione del 1831 il governo
+segnò un’epoca di efferata tirannide; l’arbitrio
+e l’insolenza e l’oppressione furono il carattere
+politico distintivo del regime pontificio; e
+con sì grande pervicacia si perseverò nelle iniquità,
+che un nuovo papa troverà tanto da migliorare,
+da rendere immortale il nome suo, e
+far contenti e tranquilli quei popoli che la fortuna
+gli darà da governare.
+</p>
+
+<p>
+Questo scritto io indirizzo al successore di
+Gregorio, non senza invidiargli la gloria di cui
+si coronerà se avrà cuore e mente di non ormare
+il suo antecessore, la fama del quale durerà obbrobriosa
+per molti secoli.
+</p>
+
+<p>
+Io non tratterò la materia che sto per iscrivere
+<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
+da profondo filosofo e politico. Questo esigerebbe
+una mente altissima ed un tempo assai lungo.
+Traccerò i principali mali del governo presente,
+e proporrò quei rimedi che una spassionata
+pratica di cose sa proporre.
+</p>
+
+<h3>CAPITOLO I.</h3>
+
+<p>
+E poichè mi è caduto in acconcio di nominar
+poco sopra il codice criminale, io voglio, senza
+pretendere di farne un’analisi filosofica, enumerare
+alcuni principali difetti, seguendo in ciò,
+non già la mia particolare opinione, chè non
+avrebbe valore alcuno, ma quella di giurisprudenti
+dottissimi, tanto nazionali, che stranieri. E
+qui, come che quello che io sto per dire non appartenga
+strettamente al codice stesso, bensì al
+regolamento di procedura criminale, è il luogo
+veramente da mostrare come una stranissima
+legge vieta che le sentenze emanate dai tribunali
+collegiali di prima istanza sieno sempre inappellabili,
+tranne quelle di pena capitale, che possono
+venir nuovamente discusse in un tribunale d’Appello.
+Notate mostruosità di legislazione! Un reo
+può richiamarsi da una sentenza pretoriale che
+gl’infligge la pena di un mese di detenzione, e
+deve chinar la testa e tacersi alla condanna di
+una galera perpetua. Si dirà che un giudice singolare
+potea errare, potea non applicar bene la
+legge, ed essere impossibile che un tribunale collegiale,
+composto di quattro individui, possa esser
+tratto in errore da danneggiar la vita del reo.
+Senza opporre a questa obbiezione validissime
+<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
+ragioni di diritto, che pur ve ne sarebbero moltissime,
+piacemi di addurne una sola materiale e
+semplice, alla portata anche di un volgare, e dirò
+che: se nelle cause civili di diritto e di fatto,
+siano pur anche di una piccolissima somma, un
+giudizio contrario, benchè unanime, può venire
+appellato, riappellato, visto, rivisto, da far dibattere
+anche un mezzo secolo avanti tutti i tribunali
+dello stato una causa qualunque; vi sarebbe
+maggior rettitudine e giustizia di accordare l’appellabilità
+nelle cause criminali, le di cui sentenze
+affliggono il morale ed il fisico degl’individui,
+che in vero è un po’ più delle sostanze e di alcuni
+diritti privati.
+</p>
+
+<p>
+So che gli autori di quel regolamento hanno
+addotte anche altre ragioni a sostegno di questa
+pratica criminale; ma per mia fè, niuna di esse
+regge al paragone del fatto che ho accennato io,
+in confronto del quale tutte le cose che essi hanno
+dette sono di un valore minore assai, e non
+possono aver mai trionfo su di quello. Quindi faccio
+fine su quest’articolo, che io ho trattato, come
+tratterò gli altri che gli verranno dietro, in
+una maniera popolare, perchè bramo essere inteso
+dai più.
+</p>
+
+<p>
+Esaminati in cumulo ed in particolare i titoli
+del codice criminale, sonvene alcuni che bastevolmente
+corrispondono agli attuali bisogni del
+popolo, e reggonsi su buoni principii di diritto.
+Ma non v’è capo dove non sia incastonata, dirò
+così, quasi gioiello della tirannide, una pena improvvida,
+un’ingiustizia, una legge fuori dell’attualità,
+e sproporzionata all’epoca.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tu vedi nel primo titolo al paragrafo 7.º sanzionati
+i tribunali ecclesiastici, ed il privilegio ai
+preti ed a taluni altri di eccepire al foro sacro.
+</p>
+
+<p>
+Tali prerogative sono state dimostrate ingiuste.
+I tribunali ordinari devono servire per tutti,
+ed è tempo che nuove bolle e nuove costituzioni
+apostoliche deroghino a quelle che accordano cotali
+esenzioni, poichè una sola legge, una sola
+norma deve regolare ogni ceto, ogni condizione,
+ogni casta di uno stato. Nulla di più assurdo e
+ridicolo di quello di accordare ai preti un grado
+minore di pena, come se nella natura del prete
+fosse insita di necessità e sempre qualche qualità
+sgravante il grado di un delitto. Io stimo che il
+prete debbasi nelle punizioni considerare come
+qualunque altro cittadino, e se vi dovesse esser
+mai una diversità di grado nella pena che gli
+s’infligge, questa dovrebbe consistere anzi in un
+aumento; poichè la colpa è sempre più orrida
+nell’uomo del santuario, il quale si presume debba
+essere puro, addottrinato, civile, in istato insomma
+da essergli facile lo evitare un delitto e
+saperne prevenire le cagioni.
+</p>
+
+<p>
+Nel titolo della estinzione dei delitti e delle
+pene si accorda qua e là a caso e capricciosamente
+la prescrizione anche a delitti atroci; ma al
+paragrafo 47.º si dichiara, che questa non ha
+mai luogo nei delitti contemplati al lib. 2.º, tit.
+1.º e 2.º —
+</p>
+
+<p>
+Basta aver fior di senno per indovinare a che
+cosa si riferiscano cotali numeri. Gregorio XVI,
+non meno efferato di quell’altro Gregorio XII
+che sempre sclamava col Profeta: <i>maledictus
+<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
+homo qui prohibet gladium tuum a sanguine</i>,
+avrebbe più facilmente rinunziato al papato, che
+sacrificare il piacere della crudeltà contro di coloro
+che osarono o con parole o con fatti mostrarsi
+nemici del governo de’ preti.
+</p>
+
+<p>
+Senza che io parli degli altri inconvenienti
+compresi in tutti i titoli del libro 1.º, ciò che hanno
+fatto e possono meglio fare i criminalisti scrittori,
+passo al libro 2.º del codice che si riferisce
+ai delitti in ispecie ed alla loro punizione, e mi
+occuperò quasi esclusivamente del titolo 2.º, quello
+precisamente che ha dato luogo alla formazione
+di questo <i>modello corpo</i> di leggi criminali.
+«L’attentato alla vita del sovrano, ancorchè non
+segua l’effetto, è punito colla morte di esemplarità,»
+così il § 83.º
+</p>
+
+<p>
+Io voglio esser tanto generoso con quel leggidatore
+da menargli buona la pena di morte per
+chi attenta alla vita del sovrano. Ma, per amor
+del cielo, che non la prodigalizzi poi tanto, perchè
+io non gli verrò già fuori colle teoriche del Beccaria,
+che potriano aver del rancido ed esser sospette,
+gli potrò inculcare di leggere un recente
+scrittore cattolicissimo, più cattolico per avventura
+dei preti stessi di Roma, il quale asserisce,
+senz’andar troppo per il sottile, «che la pena
+capitale è certo equa e legittima quando è assolutamente
+necessaria alla salute della Repubblica;
+ma aggiunge accordarsi oggi tutti i giudiziosi
+nel reputarla dannosa, non che superflua,
+rispetto ai delitti che si attengono alle politiche
+opinioni.» E se sapeste poi quante innumerevoli
+e difficili condizioni si richiedono perchè
+<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
+possa quella pena dichiararsi assolutamente
+necessaria, voi vi smarrireste nelle ricerche, e
+trovereste che mai, o quasi mai, si verificherebbe
+cotale necessità. Tuttavia, perchè l’attentare
+alla vita del sovrano è un fatto, più che una opinione
+politica, io a malincuore sì, ma convengo
+esser giusta la pena capitale, sempre però che il
+delitto sia provato più che matematicamente e
+giudicato da un tribunale ordinario per escludere
+quella ribaldaglia di Commissioni, di cui il
+nome deve essere sempre aborrito e spregiato
+da ogni buon cattolico ed onesto cittadino.
+</p>
+
+<p>
+Infatti, come soggiunge il nominato: «Tutti
+oggi convengono che, quando la pena del capo
+è richiesta, essa non può esser giustamente inflitta
+fuori di quegli ordini giudiziali che assicurano
+all’innocenza la maggior guarentigia
+possibile, e rimuovono dalla coscienza pubblica
+il gravissimo scandalo che nascerebbe quando
+l’effusione del sangue non fosse appieno giustificata
+nell’opinione universale. Altrimenti la
+morte data anche all’uomo più facinoroso del
+mondo non è un atto di giustizia, ma un assassinio:
+perchè assassino si chiama l’uccisore di
+un uomo la cui reità non è chiarita e certificata
+giuridicamente mediante il concorso di quelle
+moltiplici cautele, che non sono mai troppe
+quando il piato riguarda la vita e la morte dei
+cittadini.»
+</p>
+
+<p>
+«E perciò que’ tribunali straordinari subitanei,
+fatti o per dir meglio abborracciati a furore,
+e composti di giudici ignoranti, inesperti,
+parziali, venderecci, prezzolati, avvezzi a
+<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
+menar le mani, a far sangue, e abili a trattar
+la sciabola anzichè la bilancia della giustizia;
+quei processi occulti e senza regola; quei costituti
+subdoli e insufficienti; quei modi sommarii
+e precipitosi, che si costumano fra i barbari
+orientali, sono reputati iniqui ed infami dai popoli
+cristiani e civili.» Mi esimo di parlare più
+a lungo delle Commissioni militari o miste, dopo
+questo fedelissimo quadro del Gioberti, e perchè
+spero che i miei lettori conoscano anche il libriccino
+dell’italianissimo Azeglio, in cui di codeste
+infamissime Commissioni si parla come
+ogni galantuomo ed Italiano deve discorrerne.
+</p>
+
+<p>
+«E la società ha anche ragione ad esigere, prima
+che la legge si valga del funesto diritto di
+sangue, che si abbia l’occhio all’età, all’educazione,
+all’indole, alla professione, alla vita
+preterita del delinquente, agli aggiunti del delitto,
+ed a tutte le circostanze che possono scemare
+la gravezza, e render per qualche verso
+chi l’ha commesso degno di scusa e di compatimento.»
+Che è quanto dire co’ principii della
+vera scuola criminale, che le pene inflitte a quei
+delitti, che un governo savio non seppe prevenire,
+sono pene ingiuste, la cui infamia sta in quelli
+che le danno, non in coloro che le ricevono, e
+si risolvono esse stesse in altrettanti delitti di violazione
+privata e pubblica, ed ingiustizie enormissime.
+Ora lascio io giudicare ai più indifferenti:
+se il governo papale sa prevenire con un
+onesto regime il desiderio di ribellione ne’ suoi
+popoli, o se invece non sarebbe giustificata una
+rivoluzione ogni giorno.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Sono puniti con la morte di esemplarità coloro
+che promuovono o sostengono la sedizione
+o insurrezione, ec.» § 84.º Regolamento, ec.
+</p>
+
+<p>
+Vi sono nelle umane società certi momenti,
+certi estremi in cui un popolo ha tutto il diritto
+a ribellarsi ad un sovrano, o a cambiare stato, o
+a dimandar quei miglioramenti che sieno proporzionati
+al grado del proprio incivilimento. Io non
+debbo sviluppare codeste dottrine, ed entrare in
+certe disquisizioni. Trattarono questo argomento
+scrittori più che ortodossi, e quando queste teorie
+giovavano all’interesse della santa Sede, essa
+medesima le lodava e sanzionava. Oggi è utile
+alla teocrazia di Roma di esercitare con sicurezza
+la tirannide, e condanna nel capo gli autori
+diretti o indiretti di qualunque ammutinamento.
+Ma il <i>jus sanguinis</i> nel caso nostro <i>non est in
+jure</i>, e la maggior parte delle cose dette nell’articolo
+superiore appoggiano anche troppo la mia
+opinione, perchè io debba ripetere quelle massime,
+ed aggiungerne altre a convalidar l’argomento.
+</p>
+
+<p>
+«Il condannato pei delitti contemplati nei
+due articoli precedenti perde ogni diritto alla
+porzione disponibile del suo patrimonio, ec.»
+§ 85.º
+</p>
+
+<p>
+Eccoci alla confisca dei beni. A quella pena
+che fa soffrire all’innocente l’ammenda del reo,
+e che pone nell’innocente stesso la disperata necessità
+di commetter delitti. Checchè abbiano
+detto alcuni accigliati criminalisti sulla convenienza
+della confisca, nè io, nè alcun uomo che
+abbia in cuore un po’ di rettitudine potrà patire
+<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
+che per la pretesa cattiveria di un padre debbano
+i figli trovarsi nella miseria, e scontare essi
+la pena di un delitto che non commisero e che
+non avrebbero potuto evitare.
+</p>
+
+<p>
+Se i legislatori presero norma dall’Esodo, dove
+trovano scritto che Dio punisce le colpe de’ padri
+ne’ figli, talora fino alla terza e quarta generazione,
+oh ben s’illusero essi!!
+</p>
+
+<p>
+Le cose di Dio sono imperscrutabili ad occhio
+umano; forse le parole del santo libro sono dirette
+a dipingere con enfasi orientale l’orrore
+della colpa, e quel giudice che volesse prender
+norma dai giudizi divini per giudicare gli uomini,
+addimostra una tracotanza che oltraggia la
+natura e la divinità. E poi, nella nuova legge di
+Gesù Cristo, quando la mercè della santa redenzione
+gli umani furono tolti dalla captività di
+satanno, non si umanizzò tutto quaggiù, non fu
+bandito il rigor delle pene, non s’inculcò dalla
+legge evangelica la carità, la moderazione, la
+mitezza de’ giudici?....
+</p>
+
+<p>
+E da ultimo occorre che i legislatori alla perfine
+si uniformino alle sentenze della moderna
+filosofia, le quali stabiliscono che le pene per un
+sol delitto, in un solo individuo, non possono, non
+debbono esser multiplici ma sempre <i>uniche</i> e
+proporzionate alla qualità, al grado della colpa.
+</p>
+
+<p>
+Il § 86.º inclina ad esser più umanitario, e diminuisce
+di due ed anche di tre gradi la pena a
+coloro che furono sedotti a cospirare, ec.
+</p>
+
+<p>
+La seduzione vera importa, il più delle volte,
+estrema accortezza nel seduttore, e somma esperienza
+nel sedotto. Però in questo caso era più
+<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
+consentanea alla giustizia una pena correzionale
+ed una ammonizione ad esser più cauto, di quello
+che limitarsi alla diminuzione della pena.
+</p>
+
+<p>
+«Quelli che nella sedizione o spontaneamente
+o all’ordine del magistrato o all’intimazione
+della forza si sono ritirati, e depongono le armi
+restano esenti da pena, <i>ad eccezione de’ capi,
+o complici principali</i>.» Qui la resipiscenza
+viene calcolata per alcuni, rimane inutile per
+gli altri. Quando la legge è autorizzata a far calcolo
+e dare un valore al pentimento di un delitto
+incominciato, non deve aver luogo distinzione di
+sorta; tutti debbono esser compresi nella santa
+legge del perdono, e più quelli che, per esser
+capi o complici principali di un fatto contro il governo,
+dovettero naturalmente fare uno sforzo
+maggiore per persuadere a loro stessi d’intralasciare
+un’impresa che era già radicata ne’ loro
+cuori, e piena di speranze e di probabilità. Quindi
+si deve supporre in loro più ingenuità nel
+pentimento e più costanza nel perseverare nel
+bene.
+</p>
+
+<p>
+«I §§ 88.º e 89.º puniscono con la pena di
+morte l’attentato (quand’anche non ne segua
+l’effetto) alla vita de’ cardinali, o ai capi magistrati
+in odio di ufficio, ec.»
+</p>
+
+<p>
+Eccovi prodigalità inaudita di decapitazione,
+e infame abuso di forza e di potere governativo.
+Poi nei seguenti articoli non si discorre altro che
+di ammazzare, di galere perpetue, di galere a
+vent’anni, a quindici, a dieci, a cinque, a tre, e
+si è adoperata un’arte diabolica, insidiosa a cercar
+trame da per tutto, a sognar società in ogni
+<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
+riunione, a punire un atto, un pensiero, uno
+scherzo inconsiderato, una parola incauta, un
+sorriso innocente. E persone illustri, civili, scienziate,
+educate ad una vita comoda, agiata, si condannano
+a portar ferri, ai lavori pubblici, accanto
+al ladro, all’assassino, al parricida, fra uomini
+malvagi, rozzi, ineducati, abbietti; nel lezzo
+delle galere pontificie, umide, malsane, ove si dà
+un vitto insalubre, nauseante, scarso, che farebbe
+ribrezzo agli stessi animali. E queste sentenze
+si danno, invocato prima il santissimo nome
+di Dio, a nome di Sua Santità, successore di san
+Pietro, vicario di Gesù Cristo in terra, che dovrebbe
+figurare nel mondo come simbolo di pace,
+di carità, di umiltà.
+</p>
+
+<p>
+Io ho raccattato su in un periodo tutto l’infame
+titolo dei delitti di lesa-maestà, perchè mi
+mancò il cuore, e fui nauseato dal farne un’accurata
+analisi, che avrebbe condotto ad una noiosa
+lungaggine ed indispettito troppo il lettore.
+Ognuno può di per sè stesso gittare un’occhiata
+su quel codice <i>Modello</i>, promesso con tanta pomposità
+di parole, e la morte mi colga in mal punto,
+se la lettura di esso non produce in un cuore
+un poco delicato quel fremito e quella indignazione
+che ognuno suol provare alla vista di una
+forza prepotente, che altro diritto non ha per
+nuocervi, all’infuori della forza materiale che
+prepondera.
+</p>
+
+<p>
+Dal titolo 3.º al titolo 9.º inclusive sono raffazzonate
+molte leggi fra buone, cattive e pessime,
+che abbisognano di una radicale riforma. Starà
+al nuovo papa il commetterne lo studio a persone
+<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
+probe ed intelligenti, che non mancano sicuramente
+nello stato pontificio. Nè bisogna col
+consueto egoismo ritenere che il privilegio della
+scienza sia rinchiuso nella sola città di Roma.
+Certo nella capitale non mancano persone oneste
+e dotte, il cui consiglio può riputarsi gravissimo
+in materie sì fatte. Ma nelle provincie sonvi sapienti
+modesti, che intendono molto bene le cose
+pel verso loro, ed è ormai tempo che quando si
+tratta di ben pubblico vengano chiamati i consiglieri
+più idonei, senza tanto riguardo ai pretesi
+privilegi de’ giuristi della regina Roma. Ma tornerò
+su questo argomento a suo luogo, e farò
+vedere in un apposito titolo dove arrivi la sfrontata
+tracotanza del governo nel conferimento degli
+impieghi. Ora mi preme di dare un’occhiata
+al titolo 10.º del codice <i>Modello</i> sui delitti contro
+i buoni costumi e contro l’onestà.
+</p>
+
+<p>
+L’indecente abuso di lasciar libera alle donne
+la scelta del tribunale ove discutere una causa di
+stupro ed ingravidamento ha portato che bagasce
+d’ogni genere (approfittando dell’ignoranza
+de’ preti e della loro condiscendenza nel favorire
+il puttanesimo), appena si avvedono di portare in
+seno un illegittimo frutto de’ loro diversi amori,
+corrono avanti ai tribunali ecclesiastici ad incolpare
+di uno stupro il più delle volte violento,
+quello fra’ tanti che torni meglio al conto de’ loro
+cattivi desiderii, di un buon dotamento cioè, o di
+un probabile matrimonio. Basta che una svergognata
+sgualdrinella, accusando qualunque per
+autore del di lei spulcellamento, possa giungere
+a provare che quel male avventurato praticasse
+<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
+nella di lei casa, ed amoreggiasse con seco, perchè
+i tribunali ecclesiastici, senz’altro cercare,
+lo condannino a tre anni di opera pubblica, o a
+dotare, o sposare la zambracca svergognata.
+</p>
+
+<p>
+Qui, come avverte saviamente Filangeri, un
+delitto commesso in due viene punito nel maschio,
+premiato nella femmina. Quanto è necessaria
+però una radicale riforma su questa legge
+proteggitrice della bricconeria di cotali bertucce!
+</p>
+
+<p>
+I tribunali ecclesiastici se devono bandirsi, come
+dicemmo in principio, per ogni sorta di quistioni
+civili e criminali, molto più sono da abolirsi
+in questo caso, in cui la cognizione scandalosa
+di certe disoneste materie appena è tollerabile
+dai laici, i quali pure dovrebbero trattarle
+con la maggior verecondia. Quindi i §§ 168.º,
+169.º del codice <i>Modello</i> devono cancellarsi, sostituendone
+uno più mite assai per punire coloro
+che saranno senza dubbio chiariti stupratori violenti,
+e quando la semplicità e specchiata condotta
+della stuprata sarà apertamente manifesta,
+non già dai documenti parrocchiali, soliti ad essere
+menzogneri in ciò, ma da ripetute ed esatte
+informazioni e deposizioni, dalle quali risultino
+la irreprensibile condotta, la seduzione e la
+violenza. Senza questa riforma i piati di tal genere
+saranno frequentissimi innanzi ai tribunali,
+e diventerebbe troppo svergognata la protezione
+che la legge accorderebbe a coloro che, giusta
+il dir del Piazzoni, <i>multoties sibi dotem lucrantur
+et repetito mercatu porcum suum vendunt</i>.
+Conchiudo che lo stupro debbasi punire quando
+vi è aggiunta una provata violenza, e che negli
+<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
+altri casi non ha luogo alcuna inflizione di pene,
+e solamente una correzionale per guarentigia del
+buon costume, comune però ad ambedue i complici
+maschio e femmina insieme.
+</p>
+
+<p>
+Gli altri paragrafi componenti il titolo di cui
+ci occupiamo, sono tutti o quasi tutti meritevoli
+di riforme, o modificazioni proporzionate allo
+stato attuale de’ costumi e delle presenti cognizioni.
+</p>
+
+<p>
+«Se i vindici della giustizia, allorchè hanno a
+trattare di un infanticidio, quella scrupolosa
+diligenza che adoprano nello scrutinare le prove
+del fatto, l’adoprassero insieme nell’indagare
+e comprendere tutte le cause morali che
+possono avere influito sull’animo dell’imputata,
+prima o nell’atto ch’essa divenne colpevole,
+e queste ponessero in giusta bilancia cogli
+effetti, io son certo che un buon terzo fra le infanticide
+diventerebbero presso loro più oggetti
+di commiserazione che di pena; un’altra
+terza parte potrebbe essere con più rettitudine
+inviata ad un ospizio di dementi, che sul patibolo;
+nell’ultime finalmente assai poche troverebbero
+che fossero state guidate al delitto
+per assoluta immanità. Imperocchè non le più
+cupe immagini di Dante, non i più tetri pensieri
+di un Byron basterebbero a dipingere
+l’orribile strazio d’una infelice giovanetta che,
+resa vittima d’un fuggevole delitto, sia in sul
+punto di doverne emettere dalle viscere proprie
+l’illegittimo frutto, di trovare il mezzo di
+nasconderlo per sempre alla vista degli uomini.
+Spaventose idee a infamia perpetua, di miseria,
+<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
+di carcere, di carnefice, di morte; una
+religione che la condanna come colpevole ad
+eterno supplizio, uno stato che minaccia ad
+ogni istante con dolori atrocissimi la vita, una
+folla di teneri sentimenti materni, che quanto
+più dolci al cuore, altrettanto avversi ed abborriti
+insorgono alla ragione, che li teme e
+con violenza li soffoca, una solitudine orribile,
+una privazione assoluta di soccorsi, uno sfinimento
+mortale di forze: questi sono i primi e
+veri testimoni del delitto, che i giudici dovrebbero
+consultare, e riflettere poscia per sè medesimi
+se così strane e diverse torture di corpo
+e di mente siano piucchè bastevoli a togliere
+ogni discernimento e giudizio, e qual valore
+dinanzi alla legge debba darsi ad una colpa
+che il più delle volte è commessa nello smarrimento
+dei sensi e dell’intelletto.»
+</p>
+
+<p>
+Io non ho potuto resistere al desiderio di trascrivere
+letteralmente questo commovente quadro
+del professore Pucinotti, il quale senza altri
+argomenti mi deve bastare per dichiarare soverchiamente
+rigorosa la pena che al capo 276.º
+§ 7.º, la legge infligge a quelle madri che, spinte
+da una terribile riunione di circostanze, si determinarono
+a commettere un atroce delitto qual
+è l’infanticidio. Il cielo non voglia che alcuno
+avesse a credere che io volessi scusare un eccesso
+così mostruoso nell’umana società. Ma siccome
+è certo che le spinte a cotal delinquenza furono
+e debbono essere sempre formidabili, la legge
+dovrebbe esser più umana nella maggior parte
+de’ casi, e solo conservarsi severissima in quelle
+<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
+circostanze in cui potesse manifestissimamente
+provarsi, che non ebbe luogo il concorso di tante
+imperiose impulsioni morali, che non fu insomma
+irresistibile la tendenza a delinquere. Vero
+è che la legge in parte considerò le cose anzidette,
+e volle che non vi andasse la pena del capo
+per quella madre che commise l’infanticidio
+onde occultare per sentimento di onore un parto
+illegittimo: ma la reclusione perpetua è, a parer
+mio, troppo soverchia, e a sentimento di dottissimi
+filosofi dovrebbe essere un poco diminuita.
+</p>
+
+<p>
+Non so poi perchè nel titolo 21.º, al capo 308.º,
+la legge ordini che nell’esposizione di un infante,
+la pena si aumenti di due gradi, quando l’esposizione
+fosse fatta dai genitori. Ciò starà bene
+allorchè l’esposizione fu fatta da genitori legittimi,
+per certe ragioni, che, qualunque esse
+siano, non sono mai attenuanti il delitto. Ma se
+intende parlare di esposizione di figliuoli illegittimi,
+questo, io penso, è stimolo a far commettere
+più facilmente l’infanticidio, il qual delitto essendo
+di facile occultazione e di prove difficili,
+una madre sarà meglio tentata ad uccidere il figlio
+sulla speranza di totale impunità, di quello
+che ad esporlo col timore di una pena lunghissima.
+Ed oltre a ciò sono di opinione che la madre
+che espone il figlio lo faccia colla speranza
+che le venga rinvenuto e raccolto ed assicurato;
+con che avendo essa voluto evitare un delitto
+maggiore, merita in vece una pena minore, non
+già che venga aggravata di due gradi, siccome
+poco filosoficamente si è fatto nel codice <i>Modello</i>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nel titolo 23.º, dove si parla delle ferite, è a
+considerare che il codice adotti una riforma basata
+sui principii esposti dal professore Pucinotti,
+che è stato il primo a render filosofico un trattato
+il quale fino ai nostri giorni fu troppo grettamente
+considerato. I governi sani non debbono
+esser ritrosi ad accettare i miglioramenti che
+presentano progressivamente le scienze; ma il
+nostro, non v’è chi possa negarlo, è sempre l’ultimo
+a risentire l’influenza del progresso, ed il
+più delle volte s’induce al meglio non tanto per
+il desiderio del buono, quanto perchè ve lo costringe
+la necessità.
+</p>
+
+<p>
+In questo medesimo titolo, al capo 217.º, vuol
+punire le ferite tendenti a suicidio colla detenzione
+sotto sorveglianza da uno a tre anni. Dio
+perdoni questo goffo svarione legale a quell’inesperto
+che lo consigliò. Egli non previde che tanta
+punizione esacerberà sempre più l’anima di
+quello sciaurato che tende ad uccidersi; che se
+anche non riuscirà a eludere la sorveglianza per
+effettuare ciò che va meditando, darà piena esecuzione
+al proprio proponimento appena avrà
+subìta la ingiusta pena. Gl’individui che tentano
+di uccidersi, tutti i criminalisti ne convengono,
+meritano, più che pene, compassione. Occorre
+apprestar loro medicine morali, che tranquillizzino
+il loro spirito turbato, e farli sorvegliare;
+e qualora in qualche caso dovesse aver luogo una
+punizione, questa deve limitarsi a misure correzionali
+di polizia, e nulla più.
+</p>
+
+<p>
+Mi credo autorizzato a risparmiarmi qualunque
+osservazione sul titolo 25.º dei furti, perchè
+<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
+tutti gl’intelligenti convengono nella necessità
+di costruirne un nuovo, atto a punir con più giusta
+proporzione un genere di delitti tanto nocivi
+all’umana società. Si è accordato soverchio favore
+a’ ladri, e si è detto loro apertamente che
+quando abbiano a rubar mille scudi, meglio è che
+ne rubino diecimila, ventimila, poichè la pena o
+è quella medesima, o vi è tanta poca differenza
+da compensar molto bene un furto grandioso,
+tale che possa costituirsi in ricchezza, allorchè
+saranno dopo dieci o quindici anni usciti dai luoghi
+di condanna. Nei furti qualificati poi la condiscendenza
+che accorda la legge è anche più
+indulgente, poichè la pena massima di quindici o
+venti anni inflitta a chi ruba cinquecento, non
+viene aumentata quand’anche il ladro rubasse
+scudi diecimila.
+</p>
+
+<p>
+Pongasi il caso di un domestico che goda la
+piena confidenza di ricchissimo padrone: lo deruba
+di un’enorme somma. Viene condannato a
+quindici o venti anni. Egli sarà entrato giovanissimo
+nella galera, ne verrà fuori fatto adulto, e
+potrà godersi le ricchezze derubate o in luogo
+straniero, o adoperando nel luogo stesso del delitto
+poche cautele che bastino a farlo comparir
+tale da non essere in caso o di restituire o di rifare
+il danno. Condannino pure di trivialità queste
+osservazioni, ma io avrò sempre parlato di
+fatti probabilissimi, suscettibili ad essere intesi
+ed apprezzati da tutti.
+</p>
+
+<p>
+Queste poche cose ho io creduto di dire intorno
+al codice criminale vigente nello stato pontificio.
+Dissi da principio che avrei fatto osservare
+<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
+solamente i mali maggiori che in esso si contengono,
+e ben mi sono io strettamente attenuto alle
+promesse. Chi avesse e volontà e mente di fare
+opera pietosa ai sudditi pontificii, dovrebbe
+con ogni impegno studiarne parte a parte ogni
+articolo, ed accennare quelle riforme e modificazioni
+che una sana teorica di diritto criminale sa
+proporre. Il successore di Gregorio XVI, chiunque
+egli sarà per essere, non vorrà certo isfuggire
+a que’ miglioramenti che menti illuminate e
+scevre da pregiudizii gli proporranno. Se egli
+sarà geloso della propria gloria, e se considererà
+che una incancellabile infamia cadde sulla memoria
+dell’antecessore, vedrà che sarà più vantaggioso
+per sè, essere amato piuttosto che odiato
+dal proprio popolo.
+</p>
+
+<h3>CAPITOLO II.</h3>
+
+<p>
+Ora io dovrei, e lungamente, parlare di quella
+imbrogliatissima collezione di norme e regole
+nei giudizii criminali che viene intitolata con le
+pompose parole di <i>Regolamento organico, e di
+procedura criminale</i>. Ma se io ciò facessi m’intricherei
+in un laberinto da cui non potrei riuscire.
+Ivi sono raccolte disposizioni contraddittorie,
+ordinanze incertissime, principii immorali, tranelli
+alla innocenza ed ogni sorta di nequizie, errori
+di diritto, di equità, di giustizia. Vi sarebbero,
+è vero, qua e là sparsi buoni ornamenti,
+vi figurano monitorii a non abusare, ad attenersi
+a certe norme, che in effetto sarebbero secondo
+le leggi del giusto; ma non vi sono minacce,
+<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
+non pene pei trasgressori, tanto che nella più
+parte de’ casi gli officiali ed i magistrati ed i ministri
+possono fare come fanno a posta loro, a capriccio,
+senza che per questo vengano o interdetti
+o puniti. Non posso però esimermi dall’accennare
+i precipui inconvenienti che con la semplice
+lettura di quel libro si fanno manifesti agli
+occhi anche di un volgare. Tali sono, a modo di
+esempio:
+</p>
+
+<p>
+Il divieto della pubblicità dei giudizii, che è
+contro la sicurezza de’ prevenuti.
+</p>
+
+<p>
+La validità delle deposizioni anche dei parenti
+in primo grado ne’ delitti di lesa maestà: infame
+abuso de’ soli governi tirannici e contrari alle
+leggi del Vangelo.
+</p>
+
+<p>
+Il riunire nei giudici singolari il carico di costruire
+il processo nelle cause di loro competenza,
+ed il diritto di emanar sentenze nelle cause
+stesse. Essi diventano giudici e parte, ed il giudicio
+pel reo sarà sempre contrario, perchè nessun
+governatore, o assessore, o giusdicente vorrà
+condannar mai una propria produzione con
+un giudizio contrario allo scopo che si prefisse
+mentre costruiva il processo stesso.
+</p>
+
+<p>
+L’inutilità dell’appello in certe cause minori
+di minima pena. Prefigge la legge un termine di
+dieci giorni per la revisione di una causa pretoriale.
+Se al prevenuto fu inflitta la pena di quindici
+giorni, tra per il tempo che accorda la legge
+al tribunal superiore per riveder la causa, e
+per i giorni che si consumano negl’intìmi, nelle
+dichiaratorie ed altre formalità, la pena è scontata
+per intero: per cui si rende inutile qualunque
+<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
+diritto di appellabilità. E se il giudizio fu ingiusto,
+un innocente avrà dovuto subire una pena
+per l’imprevidenza della legge.
+</p>
+
+<p>
+Il non essere obbligatorio ai giudici di conformarsi
+al parere giurato dei periti, quando questo
+ha luogo nelle cause maggiori, o minori. Qui
+il pontefice legislatore sembra che voglia far partecipi
+i giudici della infallibilità che a lui solo accorda
+Gesù Cristo, o almeno li crede enciclopedici.
+A che serve, dirò io, il voto delle persone
+dell’arte, se, dopo che è stato invocato per un
+giudizio, i giudici non vi si debbano attenere?
+</p>
+
+<p>
+L’esser sufficiente ai giudici il convincimento
+morale per sentenziare della vita, o della libertà
+de’ rei. Questo paragrafo è stato sempre cagione
+di risa ai sapienti.
+</p>
+
+<p>
+L’accordare l’impunità pei soli delitti di lesa
+maestà. Infame abuso anche questo, proprio dei
+soli governi tirannici.
+</p>
+
+<p>
+E non finirei mai se volessi seguitare ad enumerare
+i mali maggiori di codesto regolamento;
+ond’è che io faccio fine, inculcando fervorosamente
+anche adesso al dotti italiani di pubblicare
+quelle norme utili e saggie che mirano al migliore
+andamento della procedura criminale.
+</p>
+
+<h3>CAPITOLO III.</h3>
+
+<p>
+L’ordine delle materie mi condurrebbe adesso
+a dover dire qualche cosa sul codice civile dei
+sudditi pontificii. Ma per grazia della santa Sede
+apostolica noi manchiamo di un codice parziale.
+Il lettore non mi faccia il broncio, perchè
+<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
+la bisogna va proprio così, ed io non ispaccio
+menzogne. Per noi sta ancora il vecchio corpo
+delle leggi giustinianee, vestito qualche volta alla
+bergamasca con bolle e costituzioni apostoliche,
+talchè è un ridere proprio da matti vedere il digesto
+sì fattamente imbavagliato. V’è però un
+regolamento di procedura, dove hanno cacciato
+qualche cosa di positivo sui testamenti, un saggio
+brevissimo, dirò così, di legislazione. Le incoerenze
+che sono dentro questo regolamento, le
+formalità inutili, le lungaggini dannose, le oscurità
+di certe disposizioni, le massime erronee, le
+esorbitanti tasse e governative e curialesche, formano
+un tutto così variato che miglior musaico
+credo non sia mai stato lavorato dai nostri buoni
+antichi. Da tutto ciò emerge che i giudizii sono
+eterni, mille possono essere gli appelli secondo
+la maggiore o minor scaltrezza dei curiali, le
+spese infinite, e quando la causa è terminata il
+vincitore non ha guadagnato niente, il perdente
+rimane senza nulla, ed il patrimonio combattuto
+parte se lo piglia il Governo, parte i causidici.
+Perciò si dà luogo a contratti nascosti, fittizii,
+immorali, cagione essi stessi di nuove liti e di
+miserie.
+</p>
+
+<p>
+Io questa volta non mi rivolgerò agli scienziati
+italiani, perchè propongano essi un codice al
+governo pontificio. Sentii sempre lodare da tutti
+il corpo di leggi fatto riunire da Napoleone sotto
+il suo assoluto impero. Tranne alcune cose, che
+forse non converrebbe accettare al governo nostro,
+io stimo che quel codice sia utilissimo e
+adattato per noi. Il nuovo papa potrebbe ingiungere
+<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
+ad alcuni dotti di esaminarlo, ed apporvi
+quelle poche riforme che sono necessarie, e quindi
+adottarlo. Il bene, da qualunque parte ne venga,
+non iscapita mai della sua natura. E poi quel
+codice non è già opera di Napoleone. I primi dotti
+d’Europa ne furono i compilatori: egli non ebbe
+altro merito che di saperli cercare e scegliere.
+</p>
+
+<h3>CAPITOLO IV.
+<span class="smaller">BOLLO E REGISTRO.</span></h3>
+
+<p>
+La primaria istituzione del bollo e registro ebbe
+per iscopo la sicurezza e la data certa de’ contratti.
+Ma il governo pontificio ne ha fatto un ramo
+disonestissimo di finanza. Non vi è regola certa
+e norma alcuna sulle imposizioni delle tasse,
+e dipende dal capriccio e dalla ignoranza dei popoli
+il tassare un atto più o meno, secondo che è
+a grado loro, talmente che si vede talora in un
+officio tassar dieci per una registrazione, mentre
+per l’atto medesimo vi domandano venti in un
+altro luogo.
+</p>
+
+<p>
+Le tasse sono sempre enormissime e sproporzionate,
+talchè è un lamento universale de’ popoli
+contro questo balzello del registro, il quale porta
+per necessaria conseguenza che i contratti
+sieno pochi, o mal fatti, e nascostamente fatti a
+danno della buona fede e della morale pubblica.
+Vi è obbligo a registrare certi atti che non abbisognerebbero
+di tale formalità, ed il governo
+fa una speculazione sui giuochi pubblici, sulle
+morti, sugli spettacoli, e poco manca che non
+<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
+faccia registrare e bollare l’atto di nascita di
+ogni individuo, la pompa solenne del santo battesimo.
+Conchiudo che la gravezza di queste tasse
+è un latrocinio, la pretensione del governo
+far bollare e registrare certi atti è una ingiustizia.
+Ond’è che su questo ramo ci vuole una radicale
+riforma, diretta a mantenere lo scopo vero
+di questa istituzione, senza soverchio peso del
+popolo.
+</p>
+
+<h3>CAPITOLO V.
+<span class="smaller">GIUOCHI PUBBLICI.</span></h3>
+
+<p>
+Il giuoco del lotto è una imposizione volontaria,
+ma mostruosa invenzione dei governi poco
+civili, che favorisce ogni sorta d’immoralità e
+di superstizione. È estremamente dannoso alle
+famiglie, specialmente povere, poichè colla seducente
+promessa di far diventar ricche con pochissimo
+le persone che giuocano, questi dissipano
+quel poco di denaro che traggono dal proprio
+mestiere, e soffrono e fanno soffrire i disagi
+della fame, del freddo, della nudità alla innocente
+prole di cui sono padri. Il vivente Giovenale toscano,
+filosofissimo poeta, ha scritta una frizzantissima
+poesia su questo tema, da disgradare qualunque
+prolisso trattato morale che si potesse
+stampare su questo proposito. Io, che non pretendo
+affatto di essere autore di cose nuove e rare,
+la riporto per intero, a comodo di quei pochi
+che non la conoscessero, e mi risparmio così altre
+parole su questo capitolo. Eccola:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Don Luca, uom rotto,</p>
+<p class="i02"> Ma onesto pievano,</p>
+<p class="i02"> Ha un odio col lotto,</p>
+<p class="i02"> Non troppo cristiano,</p>
+<p class="i02"> E cose da cani</p>
+<p class="i02"> Dicendo a chi giuoca,</p>
+<p class="i02"> Trastulla coll’oca</p>
+<p class="i02"> I suoi popolani.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Don Luca, davvero,</p>
+<p class="i02"> È un buon galantuomo,</p>
+<p class="i02"> Migliore del clero</p>
+<p class="i02"> Che bazzica in duomo;</p>
+<p class="i02"> Ma è troppo esaltato,</p>
+<p class="i02"> E crede che tocchi</p>
+<p class="i02"> Al prete aprir gli occhi</p>
+<p class="i02"> Al volgo gabbato.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">In oggi educare</p>
+<p class="i02"> O almeno far vista</p>
+<p class="i02"> È moda: il collare</p>
+<p class="i02"> Diventa utopista;</p>
+<p class="i02"> E ognuno si scapa</p>
+<p class="i02"> A far de’ lunari.</p>
+<p class="i02"> Guastando gli affari</p>
+<p class="i02"> Del trono e del papa.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Il giuoco in complesso</p>
+<p class="i02"> È un vizio bestiale,</p>
+<p class="i02"> Ma il lotto in sè stesso</p>
+<p class="i02"> Ha un che di morale;</p>
+<p class="i02"> Ci avvezza indovini</p>
+<p class="i02"> E d’ottimo cuore,</p>
+<p class="i02"> E a fare il signore</p>
+<p class="i02"> Con pochi quattrini.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span></p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Moltiplica i lumi,</p>
+<p class="i02"> Diverte la fame,</p>
+<p class="i02"> Pulisce i costumi</p>
+<p class="i02"> Del basso bestiame:</p>
+<p class="i02"> E in fatto lo stato,</p>
+<p class="i02"> Non troppo corrivo,</p>
+<p class="i02"> Se fosse nocivo</p>
+<p class="i02"> L’avrebbe vietato.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Lasciate, balordi,</p>
+<p class="i02"> Che il lotto si spanda,</p>
+<p class="i02"> Che Roma gli accordi</p>
+<p class="i02"> La sua propaganda.</p>
+<p class="i02"> Si gridi per via</p>
+<p class="i02"> — Fedeli, un bel terno!! —</p>
+<p class="i02"> Si aiuti il governo</p>
+<p class="i02"> Nell’opera pia.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Di Grecia, di Roma</p>
+<p class="i02"> I regi sapienti</p>
+<p class="i02"> Usavan la soma</p>
+<p class="i02"> Secondo le genti,</p>
+<p class="i02"> E a norma del vizio</p>
+<p class="i02"> Il morso e lo sprone.</p>
+<p class="i02"> Che brave persone!</p>
+<p class="i02"> Che re di giudizio!</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Con aspri precetti</p>
+<p class="i02"> Licurgo severo</p>
+<p class="i02"> Corresse i difetti</p>
+<p class="i02"> Del Greco leggero;</p>
+<p class="i02"> E Numa con arte</p>
+<p class="i02"> Di santa impostura,</p>
+<p class="i02"> La buccia un po’ dura</p>
+<p class="i02"> Del popol di Marte.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span></p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Nel cuor di coniglio</p>
+<p class="i02"> Di tisici servi</p>
+<p class="i02"> È savio consiglio</p>
+<p class="i02"> Deprimere i nervi,</p>
+<p class="i02"> All’uomo corrotto</p>
+<p class="i02"> Che nulla più crede</p>
+<p class="i02"> È manna la fede</p>
+<p class="i02"> Del giuoco del lotto.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Tal fede impugnare</p>
+<p class="i02"> Non è galateo;</p>
+<p class="i02"> Ci lasci giuocare,</p>
+<p class="i02"> Signor Galileo!</p>
+<p class="i02"> Studiar l’infinito?</p>
+<p class="i02"> Che gusto imbecille!</p>
+<p class="i02"> Se fo le Sibille</p>
+<p class="i02"> Non sono inquisito.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Sì. Un giuoco sì bello</p>
+<p class="i02"> Compensa il Vangelo,</p>
+<p class="i02"> E mette in duello</p>
+<p class="i02"> L’inferno col cielo:</p>
+<p class="i02"> E un’anima pia,</p>
+<p class="i02"> Se il diavolo è astratto,</p>
+<p class="i02"> Implora l’estratto</p>
+<p class="i02"> Coll’Ave Maria.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Per dote sperata</p>
+<p class="i02"> Da pigra quintina</p>
+<p class="i02"> La serva piccata</p>
+<p class="i02"> Fa vento in cucina;</p>
+<p class="i02"> Degli ambi sognati</p>
+<p class="i02"> L’idea saporita</p>
+<p class="i02"> Sostenta la vita</p>
+<p class="i02"> Di cento affamati.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span></p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Presente alla gogna,</p>
+<p class="i02"> Dicevo con pena:</p>
+<p class="i02"> Per questa vergogna</p>
+<p class="i02"> Il popol si frena.</p>
+<p class="i02"> Nel braccio mi dà</p>
+<p class="i02"> La donna vicina,</p>
+<p class="i02"> E dice: «Berlina</p>
+<p class="i02"> Che numero fa?»</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Se passa la bara</p>
+<p class="i02"> Del morto, ogni cosa</p>
+<p class="i02"> Domandano a gara. —</p>
+<p class="i02"> Che gente pietosa!</p>
+<p class="i02"> Eh! un popol di scettici</p>
+<p class="i02"> Non piange disgrazie,</p>
+<p class="i02"> Ma giuoca le crazie</p>
+<p class="i02"> Sui colpi apopletici.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Evviva la legge</p>
+<p class="i02"> Che il lotto mantiene!</p>
+<p class="i02"> Il capo del gregge</p>
+<p class="i02"> Ci vuole un gran bene:</p>
+<p class="i02"> I mali, i bisogni</p>
+<p class="i02"> Degli asini vede,</p>
+<p class="i02"> E al fieno provvede</p>
+<p class="i02"> Col libro dei sogni.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Che il sogno è un mistero</p>
+<p class="i02"> Ne abbiamo le prove,</p>
+<p class="i02"> Ma, a detta d’Omero,</p>
+<p class="i02"> Deriva da Giove?</p>
+<p class="i02"> E Giove è il guardiano,</p>
+<p class="i02"> E i vivi ed i morti</p>
+<p class="i02"> Per cento rapporti</p>
+<p class="i02"> Si tengon per mano.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span></p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Chi trovasi al verde</p>
+<p class="i02"> Lo ascriva a suo danno:</p>
+<p class="i02"> Lo stato ci perde,</p>
+<p class="i02"> E tutti lo sanno!</p>
+<p class="i02"> Lo stesso don Luca</p>
+<p class="i02"> In fondo è convinto</p>
+<p class="i02"> Che a volte ci ha vinto</p>
+<p class="i02"> Persino il Granduca.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Contento del mio,</p>
+<p class="i02"> Nè punto nè poco,</p>
+<p class="i02"> Per grazia di Dio,</p>
+<p class="i02"> Mi curo del giuoco:</p>
+<p class="i02"> Ma certo se un giorno</p>
+<p class="i02"> Mi cresce la spesa,</p>
+<p class="i02"> Galoppo all’impresa,</p>
+<p class="i02"> E strappo uno storno.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+La concessione generosissima del governo per
+le Tombole è arrivata tant’alto, che i villaggi regolati
+da un povero sindaco hanno anch’essi la
+loro Tombola di cinquanta o cento napoleoni.
+Poco importa se i concorrenti giuocatori lascino
+perir di fame la sera la povera famigliuola, o vadano
+alla strada il dì innanzi per tentar la fortuna;
+basta che il governo bazzichi il terzo o il
+quarto di tutto quello che si è introitato; per il
+rimanente caschi il mondo che non vi è nulla a
+ridire. Le riffe private e pubbliche sono così frequenti
+e numerose, che è proprio una vergogna
+tollerarle ulteriormente. Il governo ha fatto
+sembiante di proibirne la esecuzione. Ma sapete
+perchè? per la viltà di rubare anche in quelle un
+<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span>
+quinto almeno di diritto di registro, la cui tassa
+sana l’immoralità di codesto abuso.
+</p>
+
+<p>
+Checchè si voglia dire in contrario, la Francia,
+con tutto che venga tiranneggiata dall’attuale re
+costituzionale, è la prima nazione civile di Europa.
+E la Francia ha già da qualche tempo abolito
+il giuoco del lotto. Ogni nazione deve imitare ciò
+che vi è di buono nelle altre. E così si fanno progressi;
+diversamente, in luogo di andare avanti
+presto, faremo il passo della testuggine, o meglio
+quello retrogrado del gambero.
+</p>
+
+<h3>CAPITOLO VI.
+<span class="smaller">DELLE DOGANE.</span></h3>
+
+<p>
+Le dogane sono istituite in tutti i governi. Lo
+Stato deve aver le sue rendite, colle quali poter
+soddisfare ai gravi impegni ed obblighi cui soggiace.
+È un lamentarsi ingiustamente per questo
+genere di pagamenti, ai quali fa duopo che i sudditi
+si sottopongano volonterosamente.
+</p>
+
+<p>
+Ma per render meno onerosa questa imposizione,
+occorre che il governo adotti un sistema di
+umanità il più possibilmente generoso. Le vessazioni
+che continuamente vengono fatte e dai ministri
+doganali e dalle guardie di finanza, rendono
+troppo odioso ai popoli questo ramo, ed il rancore
+degl’individui si scarica sempre a danno del
+Governo. Le tasse debbono esser più proporzionali,
+la piccolissima industria nazionale più favorita,
+il sistema di proibizione abolito, annullato
+<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span>
+il monopolio dei pochi, che è sempre a danno di
+molti. È necessaria la istituzione di un regolamento
+doganale, che il pubblico deve conoscere
+per norma propria. Gli editti, le circolari, che
+servono attualmente di codice agli uffiziali delle
+dogane, sono una raccolta di massime contradittorie,
+incerte, ingiuste, sempre oscure e misteriose.
+Frequentemente avviene che la tesoreria
+o modifichi o deroghi certe leggi che sono a notizia
+di molti, e non accade mai, o quasi mai, che
+e la modificazione e la deroga si facciano note al
+pubblico; ond’è che un buon numero di persone
+viene preso a questa insidia che il Governo tende,
+e quindi si estorcono multe sanguinose, si
+fabbricano processi e criminali e civili, e si tradisce
+la buona fede dell’onesto commerciante e
+del buon cittadino. Il modo di procedere verso i
+contravventori alla legge ed i contrabbandieri è
+tirannico, vessatorio, degno della sacra Inquisizione.
+Se qualcuno che si trova ingiustamente
+gravato osasse muover lite contro la Camera, il
+giudizio è sempre contrario se (come il più delle
+volte accade) emana dal tribunale della Camera
+stessa. Ove poi per mirabile o fortuito caso il
+giudizio fosse favorevole, le immense spese a cui
+l’attore soggiacque non gli sono rifatte mai, perchè
+è massima che il Governo, sebbene abbia il
+torto, non debbe compensare i danni di quello
+che dovette spendere molta somma a farsi render
+ragione. Solito abuso di potere ed infame amministrazione
+di giustizia. Viene confuso il contrabbandiere
+di professione, che ruba moltissimo all’erario,
+col privato cittadino che froda una piccola
+<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span>
+tassa sopra un genere di valor minimo che
+serve ad uso proprio. Nè mi si opponga che esiste
+pure una circolare recente di un tesoriere
+espulso, colla quale si faceva intendere ai ministri
+e alle guardie doganali che non si avessero ad
+irritare i privati con vessazioni per frodi di piccol
+valore; perchè io vi so dire che tanto i ministri,
+come le guardie sono veramente una masnada
+di ribaldi, che minacciano, battono, uccidono
+per bagattelle da nulla, per certe bazzecole il
+cui dazio frodato non reca il minimo danno all’erario.
+Anzi cotestoro pigliano di mira più particolarmente
+i piccoli contrabbandi, perchè quasi
+sempre complici delle grandi contravvenzioni;
+con questo fanno un lucro grandissimo, con gli
+altri non percepirebbero nulla. È proprio doloroso
+il trovarsi, come è accaduto a me, ne’ confini
+specialmente di Toscana e di Napoli, a vedere
+un’orda di sfrenati soldati italiani, correr dietro
+a certi sciaurati contrabbandieri, italiani anch’essi,
+batterli specialmente, ed anche ucciderli
+per toglier loro un fardelletto, che poi si trovava
+contenere una dozzina di scodelle di terra, o una
+mezza libbra di generi coloniali, o qualche otre
+contenente poche libbre di olio fetidissimo.
+</p>
+
+<p>
+Io fremo d’indignazione quando sopra gli uffici
+doganali miro le insegne di santa Chiesa, e
+penso che da quei luoghi escono ordini disumani,
+ministri avari, ladri, uccisori de’ propri fratelli,
+persone che mancano di pietà, di religione, di
+modestia, di civiltà. Io sempre ricordo a quella
+vista i sublimi concetti di quel nostro Allighieri,
+il quale parlando appunto di queste sante insegne,
+<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
+di cui il governo de’ preti sì abusa, esclama,
+pieno di fuoco, in bocca di san Pietro:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Non fu nostra intenzion c’a destra mano</p>
+<p class="i01">De’ nostri successor parte sedesse,</p>
+<p class="i01">Parte dall’altra, del popol cristiano:</p>
+<p class="i02"> Nè che le chiavi che mi fur concesse</p>
+<p class="i01">Divenisser segnacolo in vessillo,</p>
+<p class="i01">Che contro i battezzati combattesse.</p>
+<p class="i02"> Nè ch’io fossi in figura di sigillo</p>
+<p class="i01">A privilegi venduti e mendaci,</p>
+<p class="i01">Ond’io soventi arrosso e disfavillo.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Accade frequentissimamente che misere famigliuole
+di campagna, prive di un obolo, arrischino
+di raccogliere qualche libbra di acqua salata
+nelle tante sorgenti che sono sparse in certi luoghi
+delle province, e se ne servano per farne un
+amarissimo e disgustoso cibo, facendovi cuocere
+o pochi vegetabili, o un poco di farina gialla.
+Non è a dire a quanti barbari trattamenti vengono
+sottoposti questi disgraziati. Poca cosa sarebbero
+le battiture, le ferite che riportano dagli
+scherani del papa, o da quelli del duca appaltatore.
+Quegli infelici vengono molte volte uccisi
+sul luogo del contrabbando, ed i rei non solo non
+vengono puniti, ma talora furono decorati con
+croci, o nastri da cavalieri, e regalati con danaro.
+</p>
+
+<p>
+Io non dico menzogne; i fatti che racconto
+sono autentici, noti a tutti, vanno per le bocche
+di tutti, e tolgono ogni volta al Governo mille
+buoni partigiani, che in avanti avrebbero data la
+vita a sostegno della santa Sede.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
+</p>
+
+<p>
+E, per far ritorno alle dogane pontificie, conchiudo
+che istituiti, ordinamenti giusti e chiari,
+abolito il sistema proibitivo, diminuite certe tasse
+di generi che a noi mancano, aumentatene alcune
+altre per cose di minor conto e di lusso,
+emanate leggi severe contro i ministri vessatori
+e violenti, regolata la procedura civile e criminale
+che ha luogo a carico de’ contravventori, può
+questo ramo rifiorire onorevolmente, ed esser
+meno gravoso, ed anche accetto ai sudditi pontificii.
+Sono qua e là per lo stato impiegati pieni
+di capacità, atti a proporre riforme; e deve il
+sovrano eccitarli a presentare analoghi regolamenti,
+da farsi poi ad altri considerare prima
+che vengano adottati. —
+</p>
+
+<h3>CAPITOLO VII.</h3>
+
+<p>
+Questo capo io avevo riservato per parlare degli
+uffici del censo, catasti, ipoteche, archivi.
+</p>
+
+<p>
+Simili instituzioni essendo basate sopra savi
+principii che il Governo nostro ha già da qualche
+tempo adottati, io mi esimo dal farne parola. Pochi
+miglioramenti saranno necessari nella parte
+pratica, per dire che in questo ramo vi è perfezione.
+Il Governo non deve però tralasciarli, e
+dimandi ed accetti ed adotti quelle riforme che
+saranno necessarie. Anche in codesti uffici abbiamo
+impiegati abilissimi, ottimi, per dare utili e
+saggi consigli.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span>
+</p>
+
+<h3>CAPITOLO VIII.
+<span class="smaller">POLIZIA.</span></h3>
+
+<p>
+Non è da far maraviglia se, avendo noi veduto
+la mostruosità d’un codice criminale, la mancanza
+di un codice civile, la insussistenza di regolamenti
+doganali, ora diciamo che la Polizia non
+abbia neppur essa un codice che serva di direzione
+agli ufficiali reggitori, e sia di guarentigia
+alla sicurezza privata e pubblica de’ cittadini. Qui
+è dove l’arbitrio e l’insolenza e l’oppressione del
+Governo spiccano mirabilmente. La Polizia è il
+nucleo della tirannide pontificia. In ogni capoluogo
+di provincia, in ogni città, in ogni terra,
+in ogni villaggio sono impiegati politici, nelle
+persone de’ legati co’ loro direttori, in quelle dei
+delegati co’ loro segretari, ne’ governatori, nei
+priori comunali, ne’ sindaci.
+</p>
+
+<p>
+La forza di Polizia, ne’ luoghi ove esiste, dipende
+immediatamente da costoro, colla differenza
+che ognuno de’ capi è in relazione diretta coll’immediato
+superiore. Più è sublime il grado di
+quello che rappresenta nei luoghi la persona del
+sovrano, più è grande la indipendenza di lui,
+maggiori gli arbitrii, più ristretta la libertà individuale,
+meno garantita la sicurezza personale.
+</p>
+
+<p>
+Un capo di Polizia, appunto perchè non vi è
+un codice, può far tutto. Egli s’immischia in affari
+civili, criminali, religiosi, economici, politici,
+privati, pubblici.
+</p>
+
+<p>
+Qualunque misura può adottare in via politica,
+<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span>
+qualunque violenza può commettere, senza che
+niuno possa richiamarlo, rimproverarlo, perchè
+è sempre in grado di poter in apparenza giustificare
+un’imprudenza, una imprevidenza, un arbitrio,
+una soperchieria.
+</p>
+
+<p>
+Un dicastero di Polizia è più infame del tribunale
+del santo Officio. Sia pure assurdo, contrario
+alla giustizia, immane il procedere di quest’ultimo,
+sarà sempre vero che egli ha un sistema,
+una norma nel procedere, una regola da
+seguire. La Polizia carcera un individuo, lo bandisce
+da un paese, lo sorveglia, gli nega un foglio
+di passo, lo ristringe dentro un territorio, lo diffida
+da esercitar diritti civili; gli nega di portar
+armi lecite, si oppone alla di lui istruzione, lo
+priva d’impieghi onorevoli, di cariche conferitegli
+da un Consiglio, lo costringe a non uscir di
+dotte, a non farsi attore in teatro, lo annienta, lo
+distrugge.
+</p>
+
+<p>
+La Polizia v’intercetta lettere agli uffici postali,
+le legge, le ritiene, o ha la sfrontatezza di
+consegnarle dissigillate.
+</p>
+
+<p>
+A qualunque ora può entrarvi in casa, cercarvi
+nella persona, nelle cose, s’impossessa di oggetti,
+di scritti, di libri, di armi, di denaro.
+</p>
+
+<p>
+La Polizia a capriccio fa chiudere officine, caffè,
+bagordi, ridotti, impedisce giuochi leciti ed
+illeciti; si oppone quando lo voglia ad ogni onesto
+ricreamento de cittadini, vietando musiche,
+cantori, balli, riunioni decorose e lecite.
+</p>
+
+<p>
+La Polizia impone ad arbitrio tasse sui caffè,
+locande, bettole, trattorie. Instituisce multe a
+capriccio fuori di leggi note, all’insaputa del
+<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
+Governo superiore e della Suprema di Stato. La
+Polizia fa pagare i permessi di permanenza a periodi
+arbitrari, con tasse diverse per ogni paese,
+per ogni individuo, secondo la matta volontà di
+un legato o delegato.
+</p>
+
+<p>
+La Polizia vi fa pagare i visti sui passaporti,
+impone tasse, multe dove crede, sempre fuori di
+nota legge, a piacer suo, a posta propria.
+</p>
+
+<p>
+Io non so dir di più. La Polizia, che in uno
+Stato ben regolato è un officio necessario, quando
+sia diretto da un codice imparziale, conosciuto
+da tutti, nel nostro è luogo tenebroso, misterioso,
+composto da persone odiate, da capi inetti e
+timidi, da commissari atroci ed iniqui, da ispettori
+fanatici e ribaldi, da spie vili e calunniose,
+da ribaldaglia scellerata, tolta dal lezzo delle città,
+dalle carceri, dalle galere. E quantunque poco
+religiosamente, ben a ragione un autore vivente
+dice «che se Dio lo avesse chiamato ne’ dì della
+creazione, egli lo avrebbe consigliato a formar
+col limo più vile, impastato col veleno della vipera
+e del rospo, i commissari di Polizia, perchè
+non avessero avuto il diritto di dire di esser
+formati ad immagine e similitudine sua».
+</p>
+
+<p>
+A me, che debbo trattar sempre le cose sui
+principii generali ed indeterminati, non rimane
+altro ad aggiungere in questo spaventevole titolo.
+Un codice di polizia è lavoro altamente scabroso
+per la facilità in cui si può incorrere a stabilire
+ordinanze arbitrarie, che offendono la libertà
+dei cittadini. Ciò nondimeno non ne è impossibile
+la compilazione. Un poco di bene vi è
+a ricavare dalle costituzioni dei regni civili, un
+<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
+po’ se ne può trarre dai codici del cessato Impero,
+molto posson fare i dotti politici dello Stato.
+Comunque sia, questo libro è di necessità pel
+nostro Governo. Esso deve stare fra i primi ordinamenti
+civili che il nuovo papa sarà per darci,
+perchè non vi può esser miglioramento dove si
+fasciasse sussistere una Polizia qual è la presente,
+che, come dianzi dicemmo, è nucleo di tirannide
+formidabile.
+</p>
+
+<p>
+Dunque ai capi di Polizia, mi si opporrà, non
+sarà dato mai deviare alcun poco da questo codice
+particolare, il quale non potrà poi contenere
+tutti i fatti parziali possibili ad accadere in un
+luogo, in una città popolosa, faccendiera? Essi,
+quando il loro libro non consideri qualche evenimento
+particolare, devono farla da autorità conciliatrici,
+sentir sempre le parti che fra di loro
+contendono, e negli altri casi adoperare misure
+prudenziali, in cui l’arbitrio, se deve aver luogo,
+non offenda l’individuo, od arrechi il minimo dispiacere
+possibile.
+</p>
+
+<p>
+Lo stesso vagabondaggio, tanto trascurato dalle
+Polizie moderne, ha diritto a pretendere che
+l’arbitrio operi nel minimo grado sugl’individui
+che lo compongono, e quelle misure che la Polizia
+dovesse pigliare contro di costoro avrebbero
+ad essere sempre piene d’umanità, tendenti solamente
+a prevenire i delitti e ad assicurare la
+tranquillità pubblica. E chi fosse così generoso
+da pubblicar presto i fondamenti elementari di
+un tal libro, ben meriterebbe della patria.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
+</p>
+
+<h3>CAPITOLO IX.
+<span class="smaller">CARCERI.</span></h3>
+
+<p>
+Quando si dice da noi che un individuo rimane
+sostenuto sulle prigioni, tosto subentra un’idea
+di un patire grandissimo, e si grida alla tirannide,
+all’abuso. Già altrove notammo che le prigioni
+ed i luoghi di condanna nello Stato pontificio
+sono luoghi orridi, malsani, oscuri, obbrobriosi
+all’umanità.
+</p>
+
+<p>
+Ora è da avvertire che in codeste sucide carceri
+sono sempre confusi il reo coll’innocente;
+un primo delinquente col delinquente abituato;
+l’uomo educato con quello della plebe; il reo di
+grave delitto col reo di lieve colpa.
+</p>
+
+<p>
+Senza poter pretendere che il Governo adotti
+un sistema penitenziario, quale lo vogliono le
+colte nazioni d’oggi, mi par giustizia che i sudditi
+possan chiedere una riforma notabile su questo
+proposito; che le carceri debbano essere salubri;
+che vi sian da per tutto case di correzione
+per gli eccessi d’insubordinazione; che debban
+esser distinti i rei dagli accusati, quelli che già
+furono condannati da quelli che nol sono.
+</p>
+
+<p>
+La carcere pei meri accusati debbe essere un
+luogo di reclusione comodissimo, lauto il trattamento,
+molta la libertà, con la cautela di sorveglianza
+per non informare il processo, ed altre
+condiscendenze. Poichè se dalle risultanze del
+processo avesse poi a dichiararsi la innocenza di
+un inquisito, con qual giustizia si sarà potuto
+<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
+aggravare sopra la persona di questi un soverchio
+rigore; e così anche pei condannati? Minore
+indulgenza sarà d’uopo per essi, ma locali sani,
+vitto salubre, abbondante, nettezza nel vestiario,
+nelle persone, nelle cose.
+</p>
+
+<p>
+E quello che non ho notato nel capitolo sul regolamento
+organico e di procedura, noterò adesso,
+cioè la necessità d’una maggiore speditezza
+nei giudizi, colla istituzione dei tribunali criminali
+esclusivi, poichè ogni giorno di carcere che
+subisce un accusato, il quale poi fosse dichiarato
+innocente, è un’ingiustizia che grida vendetta
+avanti il cospetto di Dio. Io credo che non possa
+esservi cosa più orribile ad un uomo di vedersi
+rinchiuso, e malamente trattato, fra persone delittuose,
+colla coscienza della propria innocenza.
+E perchè il legislatore non ha da immaginare
+quadri così luttuosi e di abbominazione? forse
+sono poco frequenti i casi d’individui che furono
+rinchiusi per mesi ed anni o per arbitrio delle
+polizie, o per negligenza di processanti, o per
+incuria di tribunali, che poi non furono rinvenuti
+rei, anzi furono dichiarati innocenti.
+</p>
+
+<p>
+E in questo articolo, sebbene dovesse avere
+un posto particolare, mi piace aggiungere che i
+delinquenti i quali subirono una condanna, nell’uscir
+che fanno dalle prigioni non arrivano mai
+a godere dei diritti civili, o per mancanza del
+Governo o per il pregiudizio della società. È
+quindi ben necessario che il sovrano istituisca
+lui, o favorisca la istituzione de’ patronati, la
+quale è diretta a far proteggere gl’individui che
+uscirono dal carcere, a sorvegliarli paternamente,
+<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
+a sovvenirli, a procurar loro occupazioni, impieghi,
+a prevenire insomma, che, stretti da necessità
+e scontenti della mala accoglienza che
+ricevono, ritornino a commettere delitti e a diventare
+malvagi e pericolosi cittadini.
+</p>
+
+<p>
+Credo che la carceri del santo Ufficio siano
+attualmente le ordinarie prigioni dei vescovi o
+quelle governative. Da che non usan più gli auto-da-fè,
+io non presto fede alle fandonie che si raccontano
+rispetto ai carcerati per delitti religiosi.
+Comunque, è obbligo del Governo, finchè non
+abbia abolito interamente il santo Ufficio (ciò
+che deve far presto) d’impossessarsi di quei prigioni,
+sostenerli nelle carceri ordinarie, e punirli
+proporzionatamente secondo i loro delitti, essendo
+giusto che in materie religiose debba esser
+tolleranza da parte del Governo, ma rispetto
+sommo dal lato dei sudditi.
+</p>
+
+<h3>CAPITOLO X.
+<span class="smaller">RELIGIONE.</span></h3>
+
+<p>
+Il presente capitolo discende molto bene dagli
+ultimi periodi del precedente. Dissi dell’obbligo
+che hanno i cittadini a rispettare la sacrosanta
+religione degli avi nostri, e della tolleranza che
+il Governo aver deve per le opinioni religiose.
+Io non so come non si debba esser perfetto cristiano
+da colui che intese pel verso suo la santa
+legge del Vangelo. Io ti adoro, religion santissima
+di Gesù Cristo, credo alla santità della tua
+legge, imploro di morire nel seno della santa
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span>
+</p>
+
+<p>
+Chiesa, di essere sepolto tra’ miei padri, di profittare
+delle preci de’ fedeli, dei suffragi dei santi
+ministri, di godere la celeste gloria del paradiso;
+questa è la profession della mia fede. Con tutto
+ciò, siccome le volontà degli uomini sono libere
+per concessione divina, e perchè alcuni ciecamente
+discredono dalle massime della Chiesa,
+questi non si devono costringere col ferro e col
+fuoco a credere in Gesù Cristo: si tengano però
+obbligati a rispettare in tutto e per tutto le pratiche
+nostre religiose, le opinioni, il dogma, la
+dottrina cattolica. I contravventori si debbono punire
+dai tribunali ordinari con pene proporzionate
+risultanti da un filosofico titolo di codice che
+il nuovo papa ci darà. — Questo capitolo sulla
+religione importerebbe esso solo un grande volume,
+ove si volesse discorrere di tutti gl’inconvenienti
+che sono nella disciplina e nelle pratiche
+ecclesiastiche. Io accennerò per sommi capi
+quelle cose che mi sembrano più degne di rilievo,
+e sulle quali possono adottarsi provvidenze
+utilissime.
+</p>
+
+<p>
+I vescovadi non son ben distribuiti nel nostro
+stato. Un immenso tratto di paese, e per ordinario
+quello che avrebbe più bisogno d’un pastore,
+ne è privo. In altri luoghi sono frequenti poco
+men che le parrocchie.
+</p>
+
+<p>
+Le rendite di alcuni vescovadi sono scandalosamente
+strabocchevoli, quelle di alcuni altri
+sono per la parsimonia indecenti: qui il rimedio
+è facile. Si erigano nuove chiese episcopali dove
+il bisogno lo esiga, ed alle chiese straricche si
+tolga la rendita per quelle. Sia, se non un perfetto
+<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
+pareggio in tutti i vescovati, almeno un
+poco di equilibrio che modifichi il fasto di alcuni
+vescovi, incoraggisca l’animo di altri.
+</p>
+
+<p>
+Il popolo ignora i fondamenti di nostra santa
+religione. Causa n’è specialmente ne’ piccoli luoghi
+la vergognosa inerzia dei parrochi, che non
+ispiegano il catechismo e che non danno istruzioni
+individuali ai teneri ragazzi. I signori vescovi
+sorveglino con rigore la condotta di questi
+pastori, fra i quali io conosco invece certi lupi
+che consumano molto lautamente il gregge a loro
+affidato. Vi sia una dottrina di facilissima intelligenza,
+sia adottata universalmente in tutte le
+diocesi, nè si permetta ai vescovi di aggiungervi,
+o togliere, o modificare le massime che vi sono
+dichiarate, perchè, sebbene io creda che lo scopo
+di queste riformazioni sia sempre santissimo,
+pure ingenera grande confusione nelle menti
+grossolane del volgo, che impara poi di mala voglia,
+o non comprende d’aver creduto santamente
+in passato, e sente rimorsi per un errore che
+non ha commesso: come non ha guari accadde
+in una vasta diocesi, nella quale uno zelante vescovo
+volle cambiare le parole degli atti di fede,
+di speranza e carità, ed i diocesani volgari si spaventarono
+orrendamente temendo di esser dannati,
+perchè prima non seppero bene, poi per la
+difficoltà ad imparare il vero. L’ammissione al
+clericato ed al presbiterato si fa senza troppo
+considerarvi sopra dai vescovi. Il clero dello stato
+pontificio è il più ignorante di tutto il clero
+cattolico, salve poche eccezioni. Basta avere studiato
+gramatica latina, e saper quattro pagine di
+<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span>
+un libro qualunque di morale per diventar prete
+e canonico e confessore. E con quanto danno della
+religione, ognuno che abbia fior di senno sel può
+da sè medesimo considerare. Però al sacro ordine
+del presbiterato non si dovrebbero promuovere
+che quelli i quali, avendo prima dato saggio di
+una savissima condotta, fecero poi i loro studi in
+perfetta regola, e si sottoporranno a rigorosissimo
+esame delle scienze filosofiche, morali, dommatiche,
+teologiche.
+</p>
+
+<p>
+E con questo rimane anche provveduto in appresso
+ad una buona scelta di parrochi di campagna,
+dove si vedono talora certi ignoranti, i
+quali insegnano in buona fede eresie e massime
+erronee al ceto de’ contadini, che in vero avrebbe
+bisogno di una istruzione religiosa purissima,
+per essere nelle campagne stesse la demoralizzazione
+pervenuta al massimo grado.
+</p>
+
+<p>
+La collazione de’ benefizi sia un po’ più equamente
+distribuita, nè si tolleri l’abuso di veder
+pochi straricchi di rendite per molti benefizi, ed
+altri averne un solo miserabile, capace appena di
+campar la vita di un individuo.
+</p>
+
+<p>
+Le confraternite, arciconfraternite di Roma e
+provincie sono un semenzaio di ribaldi, che fomenta
+le dissensioni cittadine, son cagione di un
+mal inteso fanatismo religioso, origine di scandali
+obbrobriosi.
+</p>
+
+<p>
+Queste vengano abolite; si lascino sussistere
+le sole antichissime del santissimo Sacramento e
+della buona morte, e le rendite delle compagnie
+servano allo stato per isdebitarsi in parte con gli
+usurai ai quali si vendè il morto papa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span>
+</p>
+
+<p>
+Sonovi anche certi ordini religiosi che hanno
+rendite immense. Se non temessi di osar troppo,
+direi che si abolissero per isdebitar lo stato colle
+ricchezze di costoro. Ma i Gesuiti, oh i Gesuiti,
+sì, è necessità che sian soppressi, distrutti fin
+dalle radici, disperdutane la memoria. Pio VII
+col restituirli, sperò, il santo pontefice, che si fossero
+corretti de’ loro vizi, che avessero ripigliati
+i santi principii co’ quali istituì il loro fondatore.
+</p>
+
+<p>
+Adoperar parole contro di costoro dopo quel
+che ne scrissero autori gravissimi ed ortodossi
+mi sembra affatto inutile. Chiunque sarà per essere
+il nuovo papa ei non potrà stare felice in trono
+se non imita quel Ganganelli di sacra memoria,
+che, prima di risolversi alla loro abolizione
+con quel suo celebre breve <i>Dominus ac Redemptor</i>,
+li studiò profondamente, li conobbe indegni
+di rimanere, trovò essere necessità la loro
+distruzione.
+</p>
+
+<p>
+E poichè siamo a parlar de’ frati, io debbo ricordare
+che vi è grande abuso nell’accettazione
+di nuovi confratelli, e somma imprudenza nel
+farli professare in età troppo verde. Io non dubito
+di asserire che se un pontefice promulgasse
+una legge nella quale autorizzasse i frati di tutti
+gli ordini a restituirsi al secolo, i conventi rimarrebbero
+quasi vuoti. Tanto sono essi pentiti di
+trovarsi adulti colà dove adolescenti giurarono
+di morire. Niuno faccia il voto solenne se non a
+trent’anni. Quest’è l’epoca della vita in cui l’uomo
+difficilmente s’inganna nella scelta del suo
+stato.
+</p>
+
+<p>
+<i>Nemo militans Deo implicet se negotiis saecularibus</i>.
+<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
+Con questo insegnamento, che è pur
+chiarissimo, è insopportabile l’abuso di alcuni
+preti d’immischiarsi non solo in affari politici,
+economici, ma di abbassarsi perfino alcuni di essi
+in affari di commercio, in monopolii, in negozi
+di cambio, e via discorrendo. Ve ne ha taluno
+che, lasciato da parte l’ufficio divino e la santa
+messa, padroneggia nelle campagne, servendo,
+in qualità di fattore o ministro, un qualche grande,
+a cui presta poi anche il servizio di cappellano
+confessore, Dio sa con quanta riprovevole indulgenza!
+</p>
+
+<p>
+Questo è costume frequentissimo, specialmente
+nelle provincie dell’Umbria e della Marca.
+</p>
+
+<p>
+Il nuovo papa ammonisca severamente i vescovi
+contro un abuso ch’è nocivo alla santa religione.
+</p>
+
+<p>
+Le funzioni religiose non si eseguiscono sempre
+con quel decoro che esige la casa di Dio.
+Tranne alcune chiese cattedrali, dove il cerimoniale
+è con qualche esattezza osservato, negli altri
+luoghi, pochi preti, con paramenti indecenti,
+senza niuna esattezza e regolarità, si fanno lecito
+di praticare le più auguste funzioni della Chiesa
+con iscandalo degli spettatori, ai quali la funzione
+stessa diventa argomento di scherno e di
+motteggi scherzosi.
+</p>
+
+<p>
+È però necessario che ogni chiesa matrice, anche
+de’ piccoli luoghi, sia fornita di tutto il bisognevole,
+e di un numero bastevole di ministri per
+la esecuzione delle pubbliche funzioni, e ne venga
+impedita la pratica per prevenire la derisione
+de’ troppo satirici secolari.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tutto ciò sia sottoposto alla severa sorveglianza
+de’ vescovi.
+</p>
+
+<p>
+E per chiudere questo articolo, nel quale infinite
+cose si potrebbero dire, ove se ne dovesse fare
+un trattato, dirò che interessa alla santa religione
+nostra: che i ministri del culto sien esemplari
+in tutto, pii, dotti, devoti, da poter servir d’esempio
+e modello a tutti gli ordini civili dello
+stato.
+</p>
+
+<p>
+Che certe pratiche minute di devozione, certe
+riunioni superstiziose sono sempre a danno di
+una soda e ragionevole credenza.
+</p>
+
+<p>
+Che la tolleranza di alcuni pregiudizii, il favore
+che si accorda a certi miracoli, a certi santuari,
+l’opinione che si vuol mantenere su certi prodigi
+non verificati, son cose tutte di particolare
+speculazione di alcuni, e di superstizione per altri
+e di raffreddamento religioso per tutti.
+</p>
+
+<p>
+Per ciò, un nuovo pontefice, se deve esser cauto
+nella remozione di tanti abusi, non deve però
+trascurare di sradicarli a tempi opportuni, sotto
+favorevoli condizioni. Il ritornare la religione
+cattolica alla primitiva semplicità è desiderio onesto
+che il papa deve favorire. Senza di questo il
+protestantismo potrebbe arrivare ad aver un
+vantaggio sopra di noi, e con danno della verità,
+della pace del mondo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span>
+</p>
+
+<h3>CAPITOLO XI.
+<span class="smaller">ISTRUZIONE.</span></h3>
+
+<p>
+Se Leone XII non avesse fatto altro nel suo
+regno che la bolla <i>Quod divina sapientia</i>, esso
+meriterebbe per questo solo di essere appellato
+papa di santa memoria.
+</p>
+
+<p>
+Infatti prima che da lui si promulgasse il regolamento
+sugli studi, la istruzione era sotto
+un’epoca di mortificante deterioramento, irregolare
+il corso delle scuole, massimi gli abusi,
+infiniti i privilegi a certi comuni, a certi luoghi,
+ed anche ad alcuni privati, di conferir lauree in
+ogni ramo di scienza. Egli soppresse codesti inutili
+diritti, ristabilì alcune antiche università, richiamò
+gli antichi licei, istituì accademie, ordinò
+norme e leggi anche sulle scuole private.
+</p>
+
+<p>
+Ma ogni radicale riforma è difficile che sul momento
+riesca perfetta, ond’è che egli lasciò ai
+vescovi la presidenza in tutto il ramo dell’istruzione,
+e qui il buon pontefice errò, fors’anche
+per colpa de’ tempi.
+</p>
+
+<p>
+La piccola istruzione fu anche troppo negligentata,
+ed i metodi proposti non sono dell’attualità.
+</p>
+
+<p>
+Il nuovo papa vedrà di per sè quanto sia assurdo
+far immischiare i vescovi nella pubblica
+istruzione. La loro missione dev’essere tutta
+religiosa, e l’educazione scientifica de’ giovani
+ha bisogno di tutt’altri direttori che non sono i
+vescovi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
+</p>
+
+<p>
+E così dicasi de’ metodi ne’ primi studi.
+</p>
+
+<p>
+Quando le cose vecchie non son buone in confronto
+delle nuove, queste debbono preferirsi. Le
+scuole di mutuo insegnamento sono da preferirsi
+pe’ giovanetti, ed i sistemi frateschi sono da abolire
+nelle scuole di filosofia. Non c’illudiamo.
+L’influenza del buono sarà sempre preponderante,
+ed i falsi metodi se non si aboliscono, vanno
+a cader da loro; colla differenza che se i giovani
+studieranno su buoni e retti principii, saranno
+dotti e savi cittadini, se saranno istruiti falsamente,
+la tendenza del secolo gli farà correggere
+da loro stessi, ma di non tutte le massime erronee
+si spoglieranno, nè saranno i migliori cittadini
+e i più buoni cattolici.
+</p>
+
+<p>
+Le università abbisognano di cattedre di che
+mancano; tali sono una scuola di letteratura, di
+economia pubblica, di diritto delle genti, di diritto
+naturale, ecc.
+</p>
+
+<p>
+Si vuol più cautela nell’accordar permissioni
+per istruire la gioventù. Quanto è lodevole l’insegnamento
+dei padri Barnabiti e Scolopi, altrettanto
+sono nocivi i principii di alcune scuole pubbliche
+e private, sieno del sesso maschile o femminile,
+e troppo si è larghi da per tutto nel concedere
+autorizzazione a questo fine. Un’apposita
+congregazione provinciale deve sorvegliare il ramo
+dell’istruzione, ed ogni paese deve avere sue
+deputazioni che dipendano da quella. — La congregazion
+degli studi in Roma sia anch’essa
+composta di dotti ed onesti secolari, ed abbia il
+supremo potere su tutte le scuole dello stato. Con
+questo mezzo si perfezionerà il sublime progetto
+<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span>
+del buon Leone XII, ed il nuovo papa si avrà il
+merito di esser nomato il riformatore degli studi.
+Mi riman solo una cosa da avvertire su questo
+argomento, e poi do termine.
+</p>
+
+<p>
+In tutte le università si adopera un’indulgenza
+troppo nociva nell’accordar le lauree. Moltissimi
+dottori sono ignoranti. Per porre una remora
+all’abuso de’ collegi esaminatori, gli esami
+sien pubblici, e le dissertazioni per lauree sieno
+scritte su tema dato improvvisamente, e corra
+l’obbligo all’università di pubblicarle in istampa
+a proprie spese.
+</p>
+
+<p>
+Questo è l’unico modo per evitare che i professori
+e gli esaminatori abusino, ed è cagione
+ancora che i giovani studino con profitto per ben
+proprio e per utilità della patria.
+</p>
+
+<h3>CAPITOLO XII.
+<span class="smaller">TRUPPE.</span></h3>
+
+<p>
+Lo stato nostro, di sua natura pacifico, diventerebbe
+tranquillissimo e sicuro quando siano
+accordati ai sudditi quei miglioramenti che vengon
+dimandati dall’attuale incivilimento. È per
+questo che la santa sede può abbisognare di poche
+truppe, che si posson comporre seguitando
+ad attenersi al sistema di accettare i volontari
+che si presentano, adoperando maggior cautela
+nel ricevimento, ed escludendo quelli che mancano
+di documenti che comprovino una buona
+condotta.
+</p>
+
+<p>
+Io penserei che si potessero anche ricevere individui
+<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
+che furono già inquisiti, o la condotta dei
+quali è sospetta ai magistrati politici là dove essi
+sono domiciliati. Ma di cotal razza di soldati si
+dovrebbe fare un battaglione a parte, regolato
+da disciplina militare più severa, e sorvegliato
+con maggiore attenzione. Così da cattivi soggetti
+si potrà trarre buon profitto, si riformerebbero
+i loro costumi, e col tempo si restituirebbero
+alla società cittadini purgati, degni di
+considerazione. E se il papa dovesse combattere
+contro i nemici della santa sede, di quali truppe
+si servirebbe egli all’occorrenza? Il ciel volesse
+che il papato diventasse militare per Italia nostra!
+Ma qualunque potesse essere il bisogno
+ne’ papi di aver truppe, io vedo che lo stato potrebbe,
+all’occorrenza, aver buoni soldati, se,
+adottando una specie di coscrizione municipale,
+col titolo di truppe urbane facesse in ogni luogo
+iscriver ne’ ruoli secondo le leggi di coscrizione
+coloro che vi debbono stare, ed obbligasse gli
+arruolati ad esercitarsi nelle manovre militari,
+dirette da pratici istruttori, che non mancano in
+alcun comune. Così il governo potrebbe calcolare
+all’occorrenza su truppa regolare ed abituata
+all’esercizio dell’armi, facendo che i coscritti si
+prestassero ad ogni chiamata dello stato, che li
+armerebbe regolarmente alla opportunità. Io
+credo che la più parte de’ lanzi che l’imperatore
+manda a soccorrere il papa, quando i sudditi
+gli si ribellano, siano corpi di riserva che i capi
+delle municipalità fan chiamare, forse a suon di
+campane, allorchè il governo ne abbisogna. Da
+tutto ciò ne emerge che le truppe straniere devono
+<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span>
+esser subito congedate, e tolto così una profonda
+cagione di rancore ai popoli, che a malincuore
+sopportan la presenza di codesti mascalzoni,
+vergogna e disonore della patria libera da cui
+vengono.
+</p>
+
+<p>
+Appena si crederebbe da chi non è statista che
+un buffo regno come il nostro, di poco più di
+due milioni d’individui, abbia due diversi corpi
+di truppe politiche per la sicurezza dell’interno.
+E molto meno si crederebbe che sianvi paesi
+sforniti affatto di soldati di polizia, per lo che il
+reggimento civile in questi luoghi non ha sostegno
+di sorta, ed è libero a tutti di fare almeno
+quel che si vuole senza dipendenza dell’autorità.
+</p>
+
+<p>
+Lascio degl’inconvenienti che accadono fra i
+diversi corpi politici, i quali fra di loro non si ricambiano
+stima, anzi si aborrono cordialmente.
+</p>
+
+<p>
+Lascio dei privilegi che si accordano ad un
+corpo di questi, all’altro si negano.
+</p>
+
+<p>
+Ma prudenza di governo è quella di lasciare
+certe terre e castelli popolatissimi senza l’ombra
+di una guardia e in balia di loro stessi i popolani
+di que’ luoghi? Anche qui mirabilmente spicca
+l’egoismo di Roma. Colà sono migliaia di soldati
+di ogni arma solamente per pompa, per inutile
+lusso, per far corte al papa, ai cardinali, ai
+prelati, ai capi dello stato-maggiore.
+</p>
+
+<p>
+Perchè non si debbono egualmente distribuire
+le truppe per lo stato e lasciarne solo un maggior
+numero nella capitale per decoro e servizio
+delle corte? Perchè il governo non se ne serve a
+far scortar le diligenze, e garantire con una buona
+<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
+mano di dragoni il danaro che i privati inviano
+ne’ luoghi con quel mezzo mal sicuro?
+</p>
+
+<p>
+È poca ingiustizia dello stato il far pagare a
+due per cento il trasporto dei danari, e poi non
+garantirli in caso di assassinio? In luogo di due
+finanzieri, perchè la polizia di Roma non fa scortare
+da otto dragoni le diligenze ed i corrieri?
+Indicati gl’inconvenienti in questo titolo, ne
+emergono facili le riforme. Il nuovo papa le adotti
+se brama sentirsi nominare papa e re galantuomo.
+</p>
+
+<h3>CAPITOLO XIII.
+<span class="smaller">APPALTI.</span></h3>
+
+<p>
+Non v’è economista che non gridi la croce
+contro gli appalti. Tutto il lucro che rimane all’imprenditore
+è a danno dello stato e dei sudditi.
+Poi le angherie dei privati contro il pubblico,
+alienano gli animi dal cuor del sovrano. Sono
+infiniti i mali insomma che da questo falso sistema
+provengono. Io piglierò ad esempio l’amministrazione
+de’ tabacchi. Un recente signore ne
+è l’appaltatore. Arricchitosi non si sa come, esercitando
+i suoi una servilissima arte, poi divenuto
+ricco banchiere e duca, dando ad usura ai papi
+il suo oro mal’acquistato, facendo mostra di generosità
+co’ primi piaggiatori di Roma, prodigando
+a tempo utile qualche elemosina al popolazzo,
+allogando di tempo in tempo lucrose opere
+ad artisti, profondendo danaro scaltramente
+in società brillantissime, oscurando il lustro dei
+<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span>
+veri principi romani, arrivò costui a padroneggiare
+lo stato e rendersi devoti i capi di tutti i
+dicasteri, ad estorquere concessioni e privilegi
+dalla corte, e farla, in fine, con pochi altri vili
+satelliti, da vero tiranno, e soperchiatore in tutti
+i dominii della santa sede.
+</p>
+
+<p>
+I di lui agenti hanno demoralizzato tutti i buoni
+e schietti abitanti che sono lungo il lido del
+mare dal Tronto a Comacchio e sull’altro del
+Mediterraneo. Ha istituito una polizia composta
+di sgherri armati, i quali abusano della protezione
+che loro accorda il governo. Ha posto la
+diffidenza nelle famiglie, il sospetto fra gli amici
+e parenti, ha favoreggiato lo spionaggio, ha comprato
+i tradimenti, ha tradito la buona fede dei
+sudditi, ha tolto all’amore del governo mille
+cuori devotissimi. Ha corrotto magistrati, ha sedotto
+soldati, ha sacrificato molti individui, ha immiserite
+comode famiglie, ha deteriorato il commercio
+di mare, l’industria pubblica e privata.
+</p>
+
+<p>
+Che più? Ha turbato colle sue perquisizioni
+la sacra pace dei religiosi, delle vergini di Gesù
+Cristo, le ceneri de’ defunti.
+</p>
+
+<p>
+Dio mantenga il di lui tremendo giudizio sopra
+di costui, e non gli accordi mai quella prole
+che agogna!!
+</p>
+
+<p>
+Gli appaltatori degli altri rami sono anch’essi
+più o meno dannosi allo stato, sia dal lato economico,
+sia dal lato morale. Ma la perversità è massima
+nell’amministrazione de’ tabacchi, ed è argomento
+di gravissimi scandali, da che l’imbecillità
+di un papa egoista ne die’ la privativa all’appaltatore
+presente.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
+</p>
+
+<p>
+Io ho sentito parlare di progetti su questo argomento
+che mi sembrano molto utili allo stato.
+Ignoro se siano facilmente eseguibili, ma se il
+governo ne farà argomento di disquisizione con
+persone atte a dar consigli, mi par probabile di
+poterli effettuare.
+</p>
+
+<p>
+Intendo parlare della libertà di commercio sui
+tabacchi e sui sali.
+</p>
+
+<p>
+Poniamo che il governo abbia un milione netto
+di rendita sui sali e tabacchi. Istituisca una
+tassa provinciale proporzionata, che renda allo
+stato quello che introita coll’appalto, ed i sudditi
+saranno ben contenti di fare un pagamento di
+poco rilievo a rate, e scegliere e comprare dai
+più esatti industriosi sia il sale, sia il tabacco, che
+sarà sempre abbondante nello stato, ed a prezzo
+tenuissimo. Se si ha a dir la verità, i tabacchi
+dello stato pontificio sono per avventura migliori
+di tutti quelli degli stati italiani. Ma i prezzi loro
+enormissimi, ed i tabacchi che costerebbero
+lieve somma, sono di pessima qualità, insopportabili,
+da non poterne far uso.
+</p>
+
+<p>
+Quando la fabbricazione de’ tabacchi era libera,
+v’era fra i commercianti una gara utilissima,
+venivano occupati sperimentati artisti nazionali,
+e in questo maleaugurato bisogno del popolo
+si provvedeva con soddisfazione dell’odorato,
+e con moderatissimo incomodo delle borse.
+Lo stesso dicasi del sale. Ogni industriante aveva
+un interesse a fabbricarne dell’ottimo, e non
+si vide altro che in quell’epoca portata a perfezione
+l’operazione di questo genere necessario,
+<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
+o introdotto nello stato il miglior sale che trovasi
+in natura in altri luoghi più fortunati.
+</p>
+
+<p>
+Non vi fu caso mai che alle popolazioni mancasse
+un genere o l’altro. Ma a garantire i consumatori
+da un’evenienza appena possibile mille
+modi avrebbe il governo, tra’ quali l’istituzione
+a proprie spese di spacci normali in ogni comunità.
+</p>
+
+<p>
+Io mi sono diffuso a parlare a lungo di questo
+appalto, poichè è quello che è più degli altri tirannicamente
+amministrato, e mal si sopporta
+dai popoli che alle oppressioni del governo si aggiunga
+quella d’un esoso privato, che con sue
+ladronerie si compera ormai i dominii della santa
+sede.
+</p>
+
+<p>
+L’altro dazio gravosissimo al popoli è quello
+del macinato. Io stimo che il governo potrebbe,
+con proprio vantaggio e più tranquillità dei sudditi,
+adottare un progetto simile al precedente,
+e toglier via dalle provincie tanta ribaldaglia di
+appaltatori, che fanno malcontente le popolazioni
+a danno sempre della sicurezza del pontificato.
+</p>
+
+<p>
+Le forniture sono un <i>fac simile</i> degli appalti.
+Colla differenza che la trufferia dei fornitori si
+fa più direttamente a danno dell’erario, e ne risentono
+alcune classi di persone che hanno diritto
+ad esigere più riguardi e più compassione
+dal governo. Tali sono le truppe, malmenate tanto
+dai fornitori generali di Roma, ed i poveri
+carcerati, specialmente delle provincie, dove il
+trattamento ed il vestiario viene subappaltato
+due o tre volte; tanto che l’ultimo fornitore rade
+<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span>
+fino alla pelle lo sciagurato prigioniero, per
+far anch’esso un lucroso guadagno. Io non so
+se fosse possibile al governo di amministrar queste
+cose a proprio conto: è però vero che un tale
+ramo esige una prontissima riforma, che migliori
+la condizione di queste classi, e specialmente
+dell’ultima, la quale ha diritto ad ogni
+nostro riguardo ed alle nostre premure.
+</p>
+
+<p>
+Ma qualcuno potrebbe opporre che coll’abolizione
+di certi appalti un numero grandissimo
+d’impiegati rimarrebbe sprovvisto improvvisamente
+senza aver altre risorse. Per ciò che riguarda
+gl’impiegati camerali essi hanno diritto
+ad essere mantenuti in soldo e si porranno in riposo,
+o si faranno occupare in altri impieghi.
+Quanto agl’incaricati dell’attuale appaltatore
+de’ tabacchi essi siano congedati con qualche
+gratificazione, e tornino alle loro antiche professioni,
+o si procurino qualche occupazione, e
+facciano insomma quello che prima dell’appalto
+ducale facevano. La carriera stessa militare può
+servire a moltissimi di onesta professione ed
+onorata.
+</p>
+
+<p>
+Tutte le altre privative e privilegi ed esenzioni
+sono, più o meno, un abuso del governo per
+procacciare un piccolo lucro a sè stesso, e che
+arricchiscono qualche privato con danno di tutti
+gli altri sudditi.
+</p>
+
+<p>
+Merita però anche questa parte una seria disquisizione
+le di cui risultanze tendano a far vantaggio
+ai più, allo stato medesimo, che suona lo
+stesso. Nè s’intenda con ciò che le invenzioni o i
+perfezionamenti nei rami industriali non debbano
+<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span>
+premiarsi ed incoraggirsi co’ dovuti onori e privilegi.
+Quando il vero merito o una scoperta utile
+alla nazione implora dal Governo protezione e
+soccorso, si deve essere generosi nel concedere,
+perchè la ricompensa alle cose utili è stimolo a
+sempre progressivi miglioramenti.
+</p>
+
+<h3>CAPITOLO XIV.
+<span class="smaller">MANIFATTURE, INDUSTRIA AGRICOLA, ECC.</span></h3>
+
+<p>
+Manifatture nazionali, industria agricola, società
+d’incoraggimento, case di soccorso, istituti
+di beneficenza, case di sanità, ricoveri, bagni
+pubblici, scuole di arti, scuole di nautica, sale
+d’asilo, spedali di maternità, ec., sono tutte parole,
+per noi pontificii, che abbiamo lette nei
+giornali italiani e stranieri, o sentite ricordare
+da qualche viaggiatore nazionale che abbia veduta
+e percorsa la sua patria.
+</p>
+
+<p>
+Non mi si opponga che Roma è ricca di opere
+pie e di stabilimenti utili, e che in qualche paese
+dello stato già sono istituite casse di risparmio,
+ed altre e savie istituzioni: poichè io risponderò
+che codeste eccezioni sono di maggior cordoglio
+per chi desidera miglioramenti, i quali ove non
+spandano la benefica influenza da pertutto, servono
+invece di rancore e d’invidia contro gli abitanti
+della capitale, i quali sembrano accampar
+diritto a privilegi che non sono conceduti agli
+abitanti delle provincie.
+</p>
+
+<p>
+E poi se vi volesse fare un esame di codesti
+istituti che sono in Roma, e che si riducono alla
+<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
+perfine a qualche ospedale od altri pochissimi
+stabilimenti di utile pubblico, si vedrebbe che alla
+direzione di alcuni son sempre preti o pavonazzi,
+o rossi o neri, che ne sciupano le rendite,
+se ne profittano, e non sanno porre un’ombra di
+ordine nell’interno di esse; e direttori di altri
+sono sfaccendati artisti, capi di fabbriche ignoranti,
+o inerti di loro natura, o tendenti solamente
+al proprio lucro, o godenti una inopportuna
+protezione di qualche impiegato autorevole di
+governo, o mancanti affatto, benchè meritevoli,
+della necessaria protezione del sovrano. A sviluppare
+questo capitolo con qualche analitico esame
+sarebbevi voluta una memoria che avrebbe essa
+sola occupate molte pagine. Mi è bastato accennare
+i sommi capi per ricordare al successor di
+Gregorio, che non per colpa nostra noi non risentiamo
+ancora la influenza del progresso, ma
+per ignoranza e per mala volontà di chi ha retto
+e governato finora.
+</p>
+
+<p>
+E chiuderò col dire che le istituzioni umanitarie
+accennate nel primo periodo del presente capitolo,
+ove trovassero appoggio nel governo e mano
+forte nella classe dei ricchi, oltre alle tante utilità
+di che sarebbero feraci, preverrebbero che
+il pauperismo, proprio compassionevole, del nostro
+stato sarebbe grandemente diminuito, e il
+vagabondaggio e gl’individui oziosi di cui noi abbondiamo,
+sarebbero ridotti al minimo numero,
+con molta soddisfazione de’ sudditi tutti e specialmente
+di certe città dove la poveraglia di necessità
+e di professione è di grave noia alla tranquillità
+dei cittadini, e di niuna sicurezza individuale.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
+</p>
+
+<h3>CAPITOLO XV.
+<span class="smaller">AMMINISTRAZIONI COMUNALI.</span></h3>
+
+<p>
+Chi si ferma a guardare nella corteccia le istituzioni
+dei Consigli comunali, riman sorpreso, come
+nel governo dei preti possa esservi un ordinamento
+tanto democratico.
+</p>
+
+<p>
+In fatti ogni municipio ha copioso numero di
+comizii, tratto da tutte le classi degl’individui
+che compongono una comunità.
+</p>
+
+<p>
+Ma il governo nell’istituire gli ordini municipali
+gittò nella bocca degli affamati terra, e non
+pane. Lascio della sorveglianza e supremazia tirannica
+e capricciosa che viene accordata ad ogni
+capo di provincia, su’ negozi della comunità. Lascio
+della esosa dipendenza che si esige dalle magistrature
+nell’obbligare a comunicare in antecedenza
+ai delegati e governatori le proposte di
+cui deve farsi discussione.
+</p>
+
+<p>
+Ma i comizii vincano pure a pieni suffragi un
+partito che venne posto a squittinio secreto; quella
+risoluzione dev’esser sempre approvata dai
+delegati, i quali a posta loro, a pieno capriccio,
+per vedute parzialissime e private, molte volte
+negano la sanzione dell’atto il quale rimane sul
+colpo nullo ed invalido, come se non avesse avuto
+luogo alcuna discussione. E non sono mica rare
+le prepotenti negative de’ delegati ad approvare
+certi atti consigliari. Queste accadono di
+continuo, e specialmente contro le piccole comuni,
+che sono più assai tirannicamente trattate
+<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
+di tutte le altre. Così l’apparente democrazia
+de’ Consigli diventa autocrazia, ed i delegati tutti
+dello stato sono i czar delle provincie.
+</p>
+
+<p>
+Or lascio che altri immagini gli arbitrii de’ legati,
+la influenza de’ quali presso il governo è
+molto maggiore.
+</p>
+
+<p>
+Trovo giusto che una supremazia de’ capi delle
+provincie sorvegli al buon ordine delle cose
+municipali; che gli atti consigliari non si debbano
+sanzionare se le formalità volute dalla legge
+si trascurarono nella celebrazione degli atti medesimi;
+ma le risoluzioni che a maggioranza dei
+voti prendono i rappresentanti del popolo, sieno
+rispettate, e non dipendano dalla ignoranza o malizia
+de’ capi delle provincie, i quali nella maggior
+parte non essendo statisti, niun interesse
+hanno per le cose nostre, e consumano il tempo
+nel capo-luogo tra le adulazioni de’ patrizi, nelle
+crapule, nelle lascivie e nell’ozio più riprovevole.
+</p>
+
+<p>
+Lasciano essi la cura degli affari più gravi nelle
+mani de’ loro secretari generali, moltissimi
+fra’ quali sono diretti dall’amor del lucro, dalla
+forza degl’impegni, dalla passione della vendetta.
+Ecco il beato regime di che si godono le più
+belle provincie d’Italia. Ecco i bravi governanti
+che i papi mandano a felicitare i popoli. Abatini
+discoli o porporati astuti stranieri, sempre ignoranti,
+scolaruzzi senza studio, vanarelli, pazzarelli,
+gonfi degli onori che loro vengono resi dai
+nobiluzzi delle città, senz’amor del pubblico bene,
+pensanti solamente a vivere, anzi a vegetare.
+</p>
+
+<p>
+E l’ubbriaco Tedesco sa e conosce meglio di
+noi cotali obbrobri, e manda suoi lanzi a reprimere
+<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span>
+le nostre rivoluzioni!!! Ma Dio non paga il
+sabato. E la vendetta ch’egli fa contro gli oppressori
+di un popolo quanto è più lontana, tanto
+è più gagliarda. Sel sappia lo stupido Ferdinando;
+Iddio non paga il sabato!
+</p>
+
+<p>
+E chiudo questo capitolo imprecando cordialmente
+ogni vendetta contro al Tedesco, pregando
+il cielo che faccia parer buone e sante queste
+mie parole al successore del Bellunese, già da
+incorruttibil giustizia giudicato.
+</p>
+
+<h3>CAPITOLO XVI.
+<span class="smaller">IMPIEGATI.</span></h3>
+
+<p>
+Il conferimento degl’impieghi è di quasi esclusiva
+attribuzione della segreteria di stato. La nomina
+è sempre tutta a nome del sovrano, ma poche
+volte ei se ne briga davvero, tranne il caso
+in cui voglia provedere qualche suo ben affetto,
+o raccomandato da persona autorevole. Nei primi
+anni del pontificato di Gregorio il di lui aiutante
+di camera vendeva a prezzi fissi i posti e le cariche
+anche più onorevoli e sublimi. Talchè si
+videro fra i giudici, governatori, cancellieri, proposti,
+e via discorrendo, persone che occupavano
+posti vilissimi, o avevano servito nelle truppe, o
+erano cherici, o non avevano fatto alcuno studio,
+o erano istruiti in rami diversi affatto da quelli
+dell’impiego che andavano ad esercitare. Lo
+stesso sistema è adottato dalla segreteria di stato,
+eccetto rarissime cose. L’impegno di cardinali,
+di nobili romani, de’ ministri, degli stessi
+<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
+servitori di qualche personaggio, basta ad ottenere
+un biglietto di nomina. Talora
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">«Spiccano ciò che voglion da palazzo</p>
+<p class="i01">»Chi porta bella moglie e bel ragazzo,»</p>
+</div></div>
+
+<p>
+perchè i segretari di stato, i sostituti, i primari
+impiegati sono anch’essi composti di polpa ed
+ossa come tutti gli uomini, e si danno buon tempo,
+ed amano le loro lasciviole, e si piegano volentieri
+alle lacrime di qualche bella signora o
+di qualche scaltra zombracca. Questo sistema fa
+che gli onesti impiegati, i quali abborrono ogni
+sorta d’intrigo, rimangono molti anni ne’ loro
+posti senza ottenere avanzamenti, ed i faccendieri,
+che possono spendere od estorquere una commendatizia,
+o procurarsi una protezione, hanno
+avanzamenti lucrosi ed onorevoli senza merito,
+senza giustizia, senza onestà. Ed ecco perchè nei
+tribunali, ne’ dicasteri, in tutti gli uffici si trovano
+sempre impiegati facili ad esser sedotti, incapaci
+a rettamente eseguire le loro attribuzioni,
+mancanti di pratica, di teoria, e quindi attivissimi
+a male amministrare la giustizia, a commettere
+errori dannosi per le cose del pubblico e per
+gli affari de’ privati, ora per ignoranza, ora per
+cattiveria.
+</p>
+
+<p>
+Gl’impieghi si conferiscono a preferenza ai
+Romani, o almeno in molto più favorevole proporzione
+per essi, poichè fra di loro tutti sono
+figli o nipoti di preti, di prelati, o addetti alle case
+de’ cardinali, o stretti in amicizia co’ ministri
+stranieri e con i loro domestici. Costoro, quando
+vengono a coprire le cariche in provincia, sono
+orgogliosi, insolenti, maneschi, ingiusti, tanto
+<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span>
+che sono odiati da tutti, e cagionano male umore
+contro il Governo. Quanto è necessaria un’attiva
+e radicale riforma su questo delicatissimo ramo!
+Abbia pure lo stato ottime leggi, savissimi ordinamenti,
+istituzioni onorevoli; se gl’impiegati
+non sono probi ed intelligenti, il malcontento durerà
+sempre, si darà ognora luogo all’arbitrio,
+e i sudditi lamenteranno, non avranno amore e
+rispetto al sovrano, desidereranno cambiamenti
+politici, e faranno congiure e tenteranno ribellioni.
+Un miglioramento in ciò debbe esser prontissimo
+e radicalissimo. Senza di esso ogni altra
+buona ordinanza sarà inutile, poichè sono i cattivi
+esecutori delle cose quelli che rendono vani
+i buoni ed utili miglioramenti.
+</p>
+
+<p>
+Perchè gl’impieghi non si dovrebbero conferire
+dietro rigorosissimo esame relativo?
+</p>
+
+<p>
+Perchè non esigere dai richiedenti la prova
+certa di una immaculata condotta?
+</p>
+
+<p>
+Perchè a circostanze pari l’anzianità non viene
+calcolata?
+</p>
+
+<p>
+Perchè gli assegni non si proporzionano, e non
+si aumentano certe vilissime paghe d’impieghi
+delicati, e non si toglie così un argomento potente
+alla prevaricazione?
+</p>
+
+<p>
+Perchè non si danno compensi alle fatiche
+straordinarie, alle operazioni utili dello stato?
+</p>
+
+<p>
+Perchè non si esige dai capi d’ufficio un’attiva
+sorveglianza e mensuali ingenui rapporti?
+</p>
+
+<p>
+Perchè non si stabiliscono da per tutto ispettori
+provinciali probissimi, ch’esaminino con pieno
+rigore la condotta degl’impiegati, e perchè
+non sono gl’ispettori stessi sottoposti a rigoroso
+<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span>
+rendimento di conto delle loro operazioni?
+</p>
+
+<p>
+I sorvegliatori attuali sono tutti pressochè
+uguali a quell’uditor santissimo che presentemente
+va facendo un viaggio di piacere per lo
+stato col titolo di visitatore. Ha dato una occhiata
+a certi locali, a certi uffici, ed ha trovato, il
+buon uomo, che tutto andava in piena regola e
+perfettamente, anche dove le cose andavano in
+malissima regola e in pieno disordine. Io non so
+a che scopo avvisasse il viaggio di costui. Certo
+è ch’egli non fece nulla, e si è procacciata l’indignazione
+de’ popoli e la derisione degl’impiegati.
+</p>
+
+<p>
+Concludiamo. I preti stiano nel santuario. Non
+s’impaccino negl’impieghi dello stato, perchè è
+giusto che i primi posti ch’essi occupano si cedano
+ai laici. E più presto il papa giunge a ciò,
+e più sicuro sarà in trono, e contenti saranno i
+suoi sudditi. Questo è osso un po’ duro da rodere
+per loro. Ma è di giustizia un cotal cambiamento.
+È nel desiderio dei più, e basti.
+</p>
+
+<h3>CAPITOLO XVII.
+<span class="smaller">STAMPA.</span></h3>
+
+<p>
+La libertà della stampa, quando essa abbia un
+limite e si opponga alla pubblicazione di cose irreligiose
+e disoneste, è affare utilissimo e necessarissimo
+ad ogni governo ben regolato.
+</p>
+
+<p>
+Quando a ciascuno fosse fatto lecito di censurare
+la condotta degl’impiegati, quando si potesse
+dire liberamente a carico dei signori ministri,
+<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span>
+quando si potesse levar la voce contro gli
+errori che commette il Governo, quando fosse
+tollerato parlare della cattiva amministrazione
+pubblica, quando fosse permesso pronunciare il
+proprio sentimento su certi metodi di studio; io
+vi so ben dire che i signori impiegati opererebbero
+con miglior giustizia, il Governo rifletterebbe
+di più sulle determinazioni che prendesse,
+l’erario non sarebbe l’ufficio legale di latrocinii,
+gl’instruttori adotterebbero i metodi riconosciuti
+migliori, e così ogni cosa prenderebbe il suo
+posto conveniente, ed i popoli avrebbero meno
+ragione di lamentarsi, ed il regno de’ preti diverrebbe
+a tutti accetto e gradito.
+</p>
+
+<p>
+E chi scrive sia responsabile di quello che asserisce,
+quando le cose stampate offendono direttamente
+le persone ed abbiano apparenza di calunnia.
+</p>
+
+<p>
+Così la censura sacra, la censura politica non
+si opporranno più al progresso delle scienze, perchè
+quelle menti torbide d’inquisitori, commissari,
+trovano da evitar sempre qualunque libro
+scientifico, e gli scrittori, o indispettiti od iscoraggiati,
+dimettono il santo pensiero di scriver per
+la bassa ed alta istruzione, ed al popolo non si
+distribuisce il pane dello sapienza, si eterna la di
+lui ignoranza e rozzezza. Il santo Padre nuovo
+non tema, no, di accordare la libertà della stampa;
+egli deve valutare i vantaggi ch’essa arreca,
+e deve considerare ch’è mezzo atto a favorire il
+contento dei popoli, ch’è quanto dire che assicura
+le saldissime ed eterne basi al trono pontificale.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span>
+</p>
+
+<h3>CAPITOLO XVIII.
+<span class="smaller">SALUTE PUBBLICA.</span></h3>
+
+<p>
+Dà argomento di somma civiltà quel paese che
+s’interessa molto della salute de’ popoli. Ma se
+si ha a dire il vero la igiene pubblica è assai nel
+nostro stato trascurata. Ond’è che il nuovo sovrano
+deve mantenere in vigore le poche buone
+leggi che vi sono in questo proposito, riformare
+quelle che meritano correzione, istituirne delle
+nuove, atte a guarentire la salute della nazione.
+</p>
+
+<p>
+Qui non v’è bisogno d’interessare i medici italiani
+perchè scrivano per norma del Governo. Vi
+sono opere classiche che ne trattano estesissimamente,
+fra le quali quella del piemontese Lorenzo
+Martini<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a> e di Gian Pietro Frank, che possiamo
+riputare come nostro connazionale.
+</p>
+
+<p>
+Io mi contenterò di accennare la necessità in
+che siamo di avere alcune cose essenzialissime
+per la tutela della sanità del popolo. E giustizia
+vuole che a questa si dia subito prontissima mano
+ed aiuto, perchè è troppo grave colpa del Governo
+il non riparare a certi danni frequentissimi
+nell’umana società.
+</p>
+
+<p>
+Ne’ luoghi di marina, dove la prima industria
+è la pesca, accadono spesso morti per annegamento,
+nella mancanza in che si è degli argomenti
+opportuni a risuscitare, dirò così, i poveri
+affogati.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span>
+</p>
+
+<p>
+La società filantropica di Londra, di cui è capo
+il re, ha salvato in pochi anni la vita a moltissimi
+asfittici, che nello stato nostro vengono
+seppelliti per morti. Fino a che il sovrano non
+oppone a cotali disgrazie tutti quei mezzi che la
+scienza gli ha proposti, egli si fa reo della morte
+di ciascheduno, e ne dovrà render conto a Dio,
+il quale, quando gli affida le nazioni, impone di
+ben guardare la vita de’ propri sudditi.
+</p>
+
+<p>
+E così parlo della mancanza di un porto o un
+canale da Ancona fino al confine del Tronto, per
+cui le barche da pesca nelle burrasche frequenti
+dell’Adriatico non avendo altro rifugio che il
+lontanissimo porto di Brindisi, in ogni caso di
+tempesta si perdono molti legni col proprio equipaggio,
+e ciò per colpa del Governo, che in
+così lungo tratto di mare non ha eretto mai un
+asilo di sicurezza per que’ disgraziati.
+</p>
+
+<p>
+È inconveniente grandissimo la facilità, anzi il
+favore e lo stimolo che dai parrochi si adopera
+per la celebrazione dei matrimoni, senza guardare
+affatto la salute fisica degl’individui che si
+maritano, e se abbiano mezzi economici a campare
+una famiglia. Ecco perchè da noi si vedono
+schiere di tisici, di scrofolosi, di apopletici, di
+sifilitici. Così la nazione perde della propria robustezza,
+e in pochi anni si riduce lo stato ad uno
+ospedale d’incurabili. La Polizia abbia sue leggi
+atte ad impedire matrimoni malsani, e badi che
+ne’ contraenti non manchino affatto i mezzi della
+sussistenza. Quest’ultima providenza vale anche
+a prevenire la funesta propagazione de’ ladroncelli,
+poichè in cotali coniugii i padri esigono che
+<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span>
+la prole si procuri da sè stessa quel mantenimento
+che si ottiene poi nei furti di campagna e nelle
+piccole ruberie delle strade.
+</p>
+
+<p>
+È grandissima l’inerzia del governo a non riparare
+ai primi impaludamenti di alcuni territorii,
+che poi col tempo non si tolgono più, o almeno
+importeranno grandissime spese. Quasi ogni
+provincia dello stato è soggetta a queste disgrazie,
+e la cattiva sanità o la morte degli abitanti
+di questi luoghi sono pure mali di cui la colpa
+essendo del sovrano, egli ne renderà conto a Dio,
+se dal canto suo non adopererà quei mezzi che
+la scienza idraulica propone.
+</p>
+
+<p>
+L’ignorante e superstizioso abuso di suonar le
+campane nei momenti delle rivoluzioni atmosferiche,
+costa la vita a non pochi fanatici, ed il regnante
+si fa reo avanti Dio della morte di costoro,
+perchè non ne impedisce con legge la pratica.
+</p>
+
+<p>
+In molti piccoli municipii si seppelliscono ancora
+i defunti nelle chiese. E ciò importa che
+nelle calde stagioni si sviluppi sempre qualche
+mortale epidemia, che uccide non pochi cittadini.
+Il capo dello stato è l’uccisore di costoro,
+perchè non seppe rendere universale la legge
+de’ cimiteri rurali.
+</p>
+
+<p>
+In molte comunità, sia per colpa dell’autorità
+civile, sia per la negligenza degl’impiegati sanitari,
+i commestibili che si vendono al pubblico
+sono molte volte mal sani, e ne va di sotto la salute
+e la vita di molti. Il principe risponderà a
+Dio di codesti danni, perchè non fece rispettare
+le leggi, che pure su ciò provvidi papi emanarono.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span>
+</p>
+
+<p>
+Gli ospedali mancano in molti paesi dello stato,
+e non pochi individui periscono per mancanza
+di soccorsi. Anche la morte di costoro peserà
+sulla bilancia del supremo giudizio a danno dei
+reggitori del trono.
+</p>
+
+<p>
+Gl’incendii, la mancanza de’ ponti, le strade
+pericolose, gli edifici cadenti, e mille altre cagioni
+di danno pubblico e privato, obbligano per
+giustizia il sovrano a spander per lo stato i corpi
+de’ pompieri, a ordinar la fabbricazione de’ ponti,
+ad accomodar le strade e a far demolire gli edifici
+pericolosi, ed altro. Tutte queste cose ove
+vengano trascurate, il giudizio di Dio sarà grave
+contro colui che impera, perchè avrebbe dovuto
+reggere qual padre i popoli che gli furono affidati.
+</p>
+
+<p>
+Ed ho accennato le cose essenzialissime, che
+richieggono pronto provvedimento, perchè se
+avessi voluto enumerare tutti i mali relativi alla
+sicurezza e sanità de’ popoli, io avrei dovuto fare
+un lungo trattato, inutili d’altronde, perchè, come
+dissi di sopra, noi non ne manchiamo, e può
+il Governo perfezionare la igiene dello stato se
+vorrà prendere regola da quei libri utilissimi.
+</p>
+
+<h3>CAPITOLO ULTIMO.</h3>
+
+<p>
+Io mi era proposto di trattare ancora diversi
+altri argomenti utilissimi in questo libricciuolo.
+Ma la necessità mi ha indotto a por termine al
+mio lavoro, perchè giunse nelle provincie la notizia
+della rapidissima elezione del nuovo pontefice.
+Il nuovo unto del Signore, il supremo re della
+terra sarebbe, secondo la novella percorsa,
+<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span>
+l’eminentissimo cardinale Mastai di Sinigaglia,
+vescovo della città d’Imola. Io m’ho visto una
+commozione di animi così straordinaria per la
+costui esaltazione, che rare volte i popoli s’addimostrano
+sì lieti per cagioni di pubblica e comune
+fortuna. E posso credere che la esultanza dei
+sudditi sia pienamente giustificata, poichè il novello
+sovrano è ricco di rare virtù, di sapienza,
+di umanità, di carità evangelica.
+</p>
+
+<p>
+È in me fede grandissima ch’egli accolga le
+parole espresse nel presente indirizzo con quella
+gentilezza di cuore con cui ricevette ognora ed
+esaudì le preghiere di tanti sciaurati al suo sacro
+impero nella diocesi d’Imola sottoposti. E la
+bontà di cui è riccamente adorno mi fa sperare
+ancora, che se il desiderio in me del pubblico
+bene mi ha portato talora ad adoprare parole
+aspre e rigorose contro il reggimento politico
+del cessato sovrano, egli vorrà usarmi quella indulgenza
+che può meritare uno il quale, amico
+com’è della Sede apostolica, vuole e brama che
+i sudditi di tanto sovrano non abbian lamenti a
+fare, e si chiamin lieti e contenti di esser figli e
+vassalli del regno della Chiesa.
+</p>
+
+<p>
+E potrei quasi far sacramento, che fra non
+molto tempo le popolazioni vedranno praticati i
+più saggi ordinamenti di cui si gloriano le nazioni
+civili.
+</p>
+
+<p>
+Le sciagurate famiglie de’ prigioni politici riabbraccieranno
+nelle loro case i loro più cari.
+</p>
+
+<p>
+I popoli avranno un codice criminale e civile,
+la cui mercè la vita e le sostanze degli uomini saranno
+rese tranquille e sicure.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span>
+</p>
+
+<p>
+Le procedure criminali correranno più spedite,
+saranno cristianamente trattati gl’inquisiti,
+ed abolite interamente le infami giunte e commissioni
+militari e civili.
+</p>
+
+<p>
+Le imposizioni non saranno più gravose ai
+sudditi, e cesseranno le angarie e i soprusi dei
+regolamenti doganali e daziari.
+</p>
+
+<p>
+La Polizia avrà sue leggi certe, e non si darà
+più luogo all’arbitrio.
+</p>
+
+<p>
+L’istruzione favoreggiata e facile, e libero a
+tutti di dissetarsi al calice della scienza.
+</p>
+
+<p>
+Provveduto all’educazione fisica e morale degli
+infanti, assicurato un asilo o sussidio alla impotente
+vecchiezza.
+</p>
+
+<p>
+Cacciate le truppe straniere, e congedati i corpi
+de’ malvagi volontari pontificii.
+</p>
+
+<p>
+Protetta la industria nazionale, e vietati i tirannici
+appalti.
+</p>
+
+<p>
+Resa più splendida la cattolica religione nostra
+col rimuoverne gli abusi, e col creare pii e saggi
+ministri.
+</p>
+
+<p>
+Soppresso l’ordine de’ Gesuiti, peste mortale
+del mondo cattolico.
+</p>
+
+<p>
+Istituite ordinanze onorevoli per la retta amministrazione
+delle cose municipali e provinciali.
+</p>
+
+<p>
+Occupate negli impieghi le persone più meritevoli,
+e rese le debite ricompense al merito.
+</p>
+
+<p>
+Accordate le più interessanti cariche dello stato
+a laici dotti e probissimi.
+</p>
+
+<p>
+Concesso ad ognuno lo stampar liberamente,
+ne’ limiti della religione e della onestà.
+</p>
+
+<p>
+Guarentita la pubblica sanità e sicurezza coll’adottamento
+di savie leggi igieniche.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span>
+</p>
+
+<p>
+E questa sarà propriamente per noi l’<i>era novella</i>
+promessa per la paura d’un papa, osservata
+per la magnanimità di un altro.
+</p>
+
+<p>
+Ma quanti ostacoli non troverà egli il nuovo
+gerarca per la esecuzione di così utili ordinamenti!
+Sono alcuni fra’ porporati che, vedendo
+in ogni innovamento una pericolosa concessione,
+e desiosi di vedere oppressi i sudditi o per inopportuna
+paura o per malignità di cuore, consiglieranno
+insistenti di lasciare le cose nello stato
+in cui sono, ispireranno dei dubbi sulla ingenuità
+di coloro che dimanderanno le riforme, in ogni
+movimento innocente sogneranno una ribellione,
+e si faranno essi stessi nascosti autori di fatti
+sospetti, di scritti incendiari, di emblemi rivoluzionari.
+La satanica arte di costoro potrebbe
+trionfare della perspicacia del sovrano. Il nuovo
+principe non creda alla buona apparenza delle
+loro parole. Essi, come dice sant’Agostino, sono
+al di fuori scialbati candidissimamente, ma hanno
+l’anima nera come tizzo di carbone. Quando
+i popoli pontificii si vedranno posti al rango che
+si addice all’attuale loro civiltà smetteranno ogni
+idea di cambiamento politico, troveranno dolce
+il comando della monarchia pontificale, non
+avranno ad invidiare i vicini reggimenti civili di
+stati italiani; faranno voti per la conservazione
+della santa Sede, e prepareranno cogli scritti e
+colle parole una gloriosa immortalità a Pio IX,
+che soddisfece ai prepotenti bisogni de’ tempi.
+</p>
+
+<p>
+E però il perdono ch’egli darà agl’inquisiti di
+stato sia santo ed ingenuo, come quello che darebbe
+<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span>
+Gesù Cristo se avesse da tornare sulla
+terra.
+</p>
+
+<p>
+Se l’amnistia non viene accompagnata dalla
+reintegrazione ne’ diritti civili, se quegli che vien
+perdonato non è sicuro dalla calunnia di nemici,
+dalla indiscreta sorveglianza di commissari di
+polizia; se gli vien restituita una libertà con limiti
+angustiosissimi; se non viene saggiamente
+provveduto alla di lui sussistenza, ove ne abbisogni;
+se gli verranno fatte insidie morali, e valutato
+a delitto il pensiero o una parola, questa
+amnistia diventerebbe un laccio, un tranello empissimo,
+più orribile e penoso della stessa condanna
+a cui l’inquisito politico soggiacque.
+</p>
+
+<p>
+E so ben io che la santa virtù del nuovo regnante
+abborrisce da cotali vili ed insidiosi concetti.
+Ma nella corte s’introducono sempre alcuni
+astuti che ordiscono segrete mene contro l’umanità,
+e questi sono nemici dell’uomo, sono nemici
+del Governo, ma si dichiarano da loro stessi
+e filantropici e devoti al vicario di Gesù Cristo.
+</p>
+
+<p>
+Da questi truculenti si guardi il successore di
+san Pietro, e ponga freno alla loro prepotente influenza,
+col distrugger tosto ogni sorta di arbitrio
+alla Polizia, nucleo fin ora di tirannide non
+solo, ma primario elemento di schiavitù, massima
+cagione del mal contento de’ popoli, e potente
+nemico del governo pontificio.
+</p>
+
+<p>
+Ma qui gl’infiniti amici del Governo, i pretesi
+sostenitori del trono e del pontificato seguiteranno
+a gridare e dire come la esperienza addimostri
+la inefficacia della clemenza, e che i malcontenti,
+<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span>
+anche dopo il perdono, si mostrarono coi
+fatti nemici violentissimi del Governo.
+</p>
+
+<p>
+Io risponderò dicendo, che la massima parte di
+coloro i quali furono nuovamente rilegati in carcere
+fu ristretta per semplice sospetto della irrequieta
+Polizia; e che i loro incarti, fabbricati da
+perversi e sanguinari processanti, non diedero risultanze
+positive, o si trattò solamente di semplici
+parole, o fatti isolati di niun valore. E nell’altra
+parte se vi furono individui i quali ritornarono
+ad inveschiarsi profondamente in affari politici
+rilevanti, questi sono di quella classe di cui poco
+sopra io parlavo, posta in uno stato di violenza
+terribile, vale a dire, trascurata non solo dal Governo
+e dalla società, e priva di mezzi di sussistenza,
+ma provocata gravissimamente dalla insolente
+Polizia o per inopportune sorveglianze o
+perchè privata dell’interna libertà, e non reintegrata
+mai ne’ diritti sociali, al godimento de’ quali
+ognuno di loro intendeva. Ed ecco perchè io
+raccomandava che il perdono fosse generoso, amplissimo,
+ingenuo, generale.
+</p>
+
+<p>
+E così pongo fine a questo qualunque siasi lavoro
+che intrapresi al solo scopo di esser utile ai
+miei compatriotti. In esso non adoperai studio di
+sorta a farne un libretto elegante e filosofico: volli
+attenermi ad un linguaggio di comune intelligenza,
+e presi nota solamente di quelle cose più
+rilevanti che mi parevano degne di ricordo e necessarie
+di miglioramento. Quindi non frasi, non
+regolare ordine di materie, non concetti nuovi e
+profondi. Il miglior pregio del libro, sono la verità
+e la santità del fine. Se una sola delle mie
+<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span>
+idee non esistesse già nella mente del sovrano,
+che deve intender certo a cambiamenti solidissimi,
+e fosse tolta in considerazione io mi chiamerò
+fortunato di aver avuto una parte benchè impercettibile
+nello stabilimento del bene universale.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cesena">RELAZIONE
+<span class="smaller">DEL FATTO AVVENUTO IN CESENA<br>
+LA SERA DEL 14 LUGLIO 1846.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Molte cose sono state ragionate da varii, sui
+cattivi ordini che aggravano il nostro stato, e
+che ne fanno, per così dire, una anormalità, in
+mezzo al progresso civile de’ tempi nostri. Ma
+per comprendere i mali effetti di quelli, e trarne
+argomento a spiegare il profondo malcontento
+che regna in queste provincie (malcontento che
+non si acqueterà mai, ove il nuovo sommo pontefice
+non dia mano con ardimento e risoluzione a
+riforme radicali, vincendo la subdola opposizione
+e la mala fede con che molti suoi iniqui ministri
+gli possono attraversare ogni buona intenzione),
+a comprendere, dicemmo, pienamente i mali effetti
+di quegli ordini, più d’ogni ragionamento,
+giova sovente il rappresentare l’azione concreta
+nella realtà de’ fatti. Certi episodi della vita sociale
+de’ nostri infelicissimi paesi bastan soli a rivelare
+que’ mille patimenti, que’ mille dolori morali
+<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span>
+e que’ profondi fremiti di sdegno disperato
+che dee provare un popolo generoso nel vedersi
+(oltre all’altre sue grandi sventure) senza delitto
+macellato impunemente da una mano vilissima di
+sgherri stranieri, a’ quali un massacro, che rinnovasse
+la memoria de’ Vespri siciliani, sarebbe
+poca pena alla sola colpa di starci qui insolenti e
+briachi in sul viso. Ma veniamo al fatto, che giustificherà
+appieno l’ira delle nostre parole. — Al
+qual fatto, perchè sia inteso bene da chi non conosce
+le piaghe de’ nostri paesi, ci fa d’uopo premettere
+un breve commento. Egli è da sapere
+adunque che il difetto d’operosità industriale e
+commerciale, le cattive leggi economiche, la mancanza
+assoluta di educazione popolare, la poca
+agiatezza e i pochi risparmi delle classi elevate,
+e la conseguente difficoltà per le classi operaie di
+trovar lavoro, e, non ultima cagione di miserie e
+di corruzioni, le truppe estere, che precludono
+la carriera militare ai figliuoli del nostro popolo,
+tutte queste e molte altre cagioni, che lungo sarebbe
+l’enumerare, vanno ogni giorno più arruolando
+alla turba de’ delinquenti molti popolani
+corrotti dalla indigenza, dalla ineducazione e dalla
+abitudine de’ vizi. Tutta questa gente, nelle nostre
+città, si va organizzando in associazioni giurate
+al delitto, e muove una aperta guerra alle
+proprietà e alla sicurezza personale del cittadino.
+Ciò è conosciuto dalle Polizie. E però chi facesse
+una statistica de’ furti e delle aggressioni impunite
+che avvengono in queste provincie, troverebbe
+di che far maraviglia a un uomo de’ secoli
+barbari. Ma la cosa va più innanzi in molti paesi;
+<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span>
+le Polizie si contentano, non solo che vi si rubi
+alla piena luce del giorno, ma che vi s’inquieti
+il pacifico cittadino con insolenze e minacce, e
+pare insomma che s’intenda a provocare e sfrenar
+la canaglia contro le classi medie ed elevate,
+la cui inclinazione all’ordine e alle riforme civili,
+chiamata dalle nostre Polizie istesse liberalismo,
+arrovella tutti questi nostri impiegati, gente la
+più parte ignorante e immorale, e che però ha
+solo nel durar de’ disordini qualche speranza di
+potersi mantenere in grado. La cosa è giunta a
+tale in alcune città, che in Faenza, per esempio,
+or son pochi dì, fu fatta una istanza, sottoscritta
+da centinaia di cittadini, non che da sacerdoti,
+parrochi di campagna, ecc., e inviata al pontefice
+per ottenere permesso di armarsi a difesa dei
+propri averi, e far quello che non sanno fare
+(così esprimevasi quello scritto) tante truppe nazionali
+e forestiere. Ma se queste ultime non sanno
+o non curano frenare i ladri e gli assassini,
+coi quali hanno perfetta affinità, sanno molto
+bene farla da carnefici sugli onesti e tranquilli
+cittadini. — Ora udite l’avvenuto. — Nella sera
+dei 13 corrente fu, in Cesena, ferito d’un’archibugiata
+un Eutimio Stefani, per sopranome
+Timino, il quale unito ad un tal Mamolino, di recente
+dimesso dal carcere, erasi fatto capo di
+un’orda di masnadieri, che da lungo tempo, percorrendo
+le vie a mano armata e provocando i
+buoni cittadini, infestavano questa città, stimolati
+non si sa bene da chi, certo tollerati dalla Polizia.
+Il male essendo divenuto insopportabile, ed
+<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span>
+avendo costoro nella mattina del 14 minacciata
+aspra vendetta del loro capo, la sera di detto
+giorno molti giovani, costretti dalla necessità
+della comune difesa, eransi ragunati nella piazza
+di San Francesco, con animo di punire quella
+mala gente, e veder modo di fiaccarne per sempre
+la baldanza. Di tale assembramento fu dato
+preventivo avviso al governatore, il qual disse
+sapere ove i ladri si riunivano e dove avean riposte
+le armi, e che avrebbe in breve trovata via
+di farli arrestare e perquisire. Fu di tutto parimenti
+avvertito il comandante di piazza capitano
+De-Bons. All’una ora di notte partiva dalla piazza
+maggiore un carro di polvere, scortato da un
+forte distaccamento di Svizzeri, e dirigevasi verso
+San Francesco. Alla testa di costoro erano
+l’ufficiale generale, e Vesi, agente di Polizia. Il
+militare convoglio trapassò la piazza, ove stava
+assembrata quella gioventù, senza incontrare alcuna
+minaccia, alcun insulto, e si fermò innanzi
+alla porta della caserma Carabinieri, nella quale
+era stato il giorno, ed ove aveva ordinato il capitano
+De-Bons fosse ricondotto. Non si sa per
+qual motivo la porta della caserma fosse chiusa,
+nè s’intende perchè l’ufficiale generale, non provocato
+da alcuna offesa, senza curare quelle preventive
+cautele che sono un dovere sacrosanto
+anche quando è assolutamente necessario il far
+impeto sul popolo, con inaudita improntitudine,
+fatta voltare la fronte ai soldati, comandò due
+scariche di plotone contro gli assembrati, la
+maggior parte de’ quali erano seduti sulle macerie
+<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span>
+ivi esistenti, bevendo e conversando pacificamente.
+Appena eseguito l’assassinio, fuggirono i
+vili appiattandosi dietro il carico della polvere.
+Molti furono i giovani feriti, cinque caddero semivivi
+sul luogo, due dei quali già morti. Tanto
+è vero poi che quella gioventù non avea pensiero
+ostile alla forza, che, sebbene così brutalmente
+trattata, e in numero tanto maggiore da vendicare
+a larga misura sui fuggiaschi assalitori il
+sangue de’ loro fratelli iniquamente versato, pure
+sgombrò la piazza. Niuno Svizzero fu ferito, e
+tutti i cittadini lo furono alle spalle: lo attestano
+concordi i chirurghi, lo provano le sezioni ai cadaveri.
+Quella notte fu terribile alla città pei
+gravi danni che potevano generarsi alla medesima
+da una popolare reazione. Fu necessaria tutta
+la prudenza, il sangue freddo, e diremo l’eroica
+rassegnazione di alcuni giovani per impedire che
+molti i quali erano corsi ad armarsi non assalissero
+i vili assassini de’ loro amici, dando il segno
+di un generale massacro. Quanto non lascia sperar
+bene di sè così fatta gioventù, capace di frenarsi
+per l’amore dell’ordine e per la speranza
+di trovar ragione sulla giustizia del novello monarca!
+</p>
+
+<p>
+Oggi è cosa per mille indizi a tutti manifesta,
+che quell’eccidio derivò da tradimento, e ciò non
+fa specie; ma quello che più fa meraviglia tra
+noi, gli è che gli Svizzeri abbiano osato, in faccia
+alla coscienza di tutto un paese, tentar la
+menzogna fingendo, ne’ loro rapporti, che gli assembrati
+volessero impadronirsi della polvere, e
+<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span>
+che da ciò fossero costretti a far fuoco. Un pretesto
+era certamente necessario per veder di
+schermirsi pure in alcun modo da tanta infamia;
+ma l’addotto da loro era troppo assurdo, perchè
+non venisse subito smentito: molto più che anche
+la forza nazionale, aggiunta all’estera, a scorta
+del convoglio, altamente ripete: il contegno dei
+cittadini essere stato tale da non dar luogo a pretesti — Ora
+siamo in istato d’assedio. Gli Svizzeri,
+benchè duplicati di numero, conscii come
+sono della lor iniquità, tengonsi sempre sotto le
+armi, e sono segregati da ogni consorzio. L’ufficiale
+generale, che comandò il fuoco, per tutta
+punizione è stato traslocato a Forlì. — La nostra
+magistratura sta redigendo un ricorso contro la
+forza e la Polizia, il quale documento verrà spedito
+a Roma. Tutti i cittadini di ogni colore, di
+ogni stato sono pieni d’indignazione, di orrore,
+di odio contro la brutalità de’ nemici. Taccio le
+lagrime disperate delle madri, delle famiglie, dei
+parenti, che si videro rapiti i loro cari in così
+orribil modo. Uno spettatore dell’assassinio dell’altra
+sera gridava col pianto dell’ira negli occhi:
+«Ogni straniero è per noi Italiani sempre
+nemico, ma niuno straniero è così barbaro,
+così feroce, così bestiale come lo Svizzero.» E
+dicea pur troppo la verità: ma questi sozzi e infami
+rifiuti dell’Elvezia tremino di quel pianto e
+di quel grido, e riflettano che già troppi sono i
+motivi che li rendono esosi al nostro popolo, ai
+quali aggiungendosi queste incomportabili provocazioni,
+la lunga pazienza non tarderà a convertirsi
+<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span>
+in furore. Quanto a noi facciam voto che,
+ad evitare ogni ulteriore scandalo ed altre più
+gravi sventure, il pontefice provvegga sollecitamente
+al pericolo con risoluto consiglio, liberando
+lo stato da questa dolorosissima piaga delle
+armi mercenarie, che sono il più grande insulto
+e il peggior danno che un Governo far possa ai
+suoi sudditi.
+</p>
+
+<p class="indr">
+Cesena, 16 luglio 1846.
+</p>
+
+<p class="pad2 center large">
+<span class="smcap">Fine.</span>
+</p>
+<hr class="silver">
+<div class="somm">
+
+<h2><a id="indice" href="#indfront">
+INDICE</a></h2>
+
+<table class="indice">
+ <tr>
+ <td>A Cesare Balbo</td> <td class="pag"><a href="#dedica">Pag. 5</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>Degli ultimi casi di Romagna</td> <td class="pag"><a href="#romagna">7</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>Documenti</td> <td class="pag"><a href="#documenti">107</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>Sulle attuali condizioni della Romagna</td> <td class="pag"><a href="#attuali">147</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>La questione italiana</td> <td class="pag"><a href="#questione">157</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>Lettera del reverendo Orazio Bushnell al romano pontefice Gregorio XVI</td> <td class="pag"><a href="#lettera">181</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>Indirizzo ai reverendi prelati monsignor Janni e Ruffini</td> <td class="pag"><a href="#indirizzo">195</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>Indirizzo al successore di Gregorio XVI</td> <td class="pag"><a href="#successore">217</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>Relazione del fatto avvenuto in Cesena la sera del 14 luglio 1846</td> <td class="pag"><a href="#cesena">297</a></td>
+ </tr>
+</table>
+<hr>
+
+</div>
+
+<div class="footnotes">
+
+<h2>
+NOTE:
+</h2>
+
+<div class="footnote" id="note1">
+<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&#160;&#160;</span>Nello stato papale il prete delinquente è punito
+con un grado di pena minore, che non il secolare. Mentre
+dovrebbe essere appunto l’opposto, e punirsi più rigorosamente
+l’ecclesiastico, il quale pel suo stato è tenuto
+dar buon esempio, che si suppone persona più
+istruita e frenata da più alto grado di moralità.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note2">
+<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&#160;&#160;</span>Salva la Banca romana.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note3">
+<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&#160;&#160;</span>Carlo Adolphe, Antonio Sparapani.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note4">
+<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&#160;&#160;</span>A far conoscere sempre più le iniquità delle Commissioni,
+non è inutile narrare alcuni particolari sul
+fatto dell’avvocato Pantoli, e di questo processo. Non
+trovando la Commissione altri che volesse incaricarsi
+della difesa, avea scelto quest’onest’uomo, che per la
+sua nota devozione al governo potea ragionevolmente
+supporsi si sarebbe fatto docile istrumento del tribunale
+nell’ufficio al quale si destinava. Il colonnello
+Freddi andò in persona a Forlì per vincer le sue ripugnanze
+e condurlo a Ravenna, come accadde appunto.
+Accortosi il Pantoli nel corso del processo con
+quanta iniquità fosse condotto, si pose in opposizione
+aperta cogli atti della Commissione: diede eccezione
+d’incompetenza all’avvocato Attilio Fontana, assessore
+straordinario, per causa d’aver preso parte al processo,
+e non poter perciò esserne giudice: ad appoggiare la
+detta eccezione produsse un attestato di don Trenta,
+parroco di San Vitale, deponente aver proposta l’impunità
+a Domenico Boschi come via di salute, e ciò
+per ordine del giudice Fontana. Entrò la polizia, ed
+intimò all’onesto curato di dar copia dell’attestato.
+Ricusando questi coll’addurre che ciò non potea fare
+senz’ordine del suo superiore ecclesiastico, fu per ordine
+del cardinale legato rinchiuso in una stanza, nè
+potè uscirne senz’avere scritto il chiesto attestato. — Di
+questo Fontana si narra (non posso affermarlo come
+certo) che per trovar materia al processo si facesse
+condurre la notte manettato nelle carceri in forma di
+uomo arrestato e perseguitato dalla Commissione, affinchè
+i prigionieri nel primo moto di pietà più facilmente
+gli s’aprissero, e potesse cavar loro di bocca
+qualche confessione. L’incompetenza dell’assessore
+Fontana non fu ammessa dalla segreteria di Stato, come
+neppure l’altra eccezione d’incompetenza che il Pantoli
+promosse contro l’intero tribunale per difetto di
+giurisdizione, inquantochè esso era stato incaricato di
+conoscere dei delitti commessi contro la forza pubblica,
+non già dei delitti meramente politici.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note5">
+<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&#160;&#160;</span>Ignoro se l’idea di dare alla mossa di Rimini il
+carattere di protesta sia nata prima o dopo l’impresa.
+Quanto a me ho parlato di questi fatti come se tal
+idea non fosse stata giammai espressa, sembrandomi
+progetto da esser piuttosto deriso presso i popoli più
+esperti delle possibilità e convenienze politiche, e perciò
+progetto fuori d’ogni discussione quello di voler
+protestare con poche armi, mentre la stampa dei
+paesi liberi d’Europa avrebbe potuto prestar l’opera
+sua a render pubblica ed incolpabile una ragionevole
+e dignitosa protesta de’ sudditi pontificii: e certamente
+in Romagna, ove sono tanti uomini arditi, e sprezzanti
+il pericolo della carcere ed i dolori dell’esilio,
+si sarebbe trovato più d’uno contento di firmarla a
+nome di tutti, se non fosse sembrata cosa dignitosa il
+lasciarla anonima.
+</p>
+
+<p>
+Aggiungerò più innanzi, nel parlare de’ modi di protestare
+in Italia, altre ragioni a questo proposito.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note6">
+<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&#160;&#160;</span>Io avea scritte queste linee due mesi prima della
+consegna del signor P. Renzi, per la quale sono sforzato
+aggiunger questa nota.
+</p>
+
+<p>
+Il signor P. Renzi era uno de’ principali del moto
+di Rimini; ed accolto dalla Toscana, si era cogli altri
+ridotto in Marsiglia. Dopo poco tempo tornò, senza
+però farsi nuovamente reo verso il governo pontificio.
+Fu arrestato immediatamente, e denunziato il suo arresto
+al Nunzio. Questi lo chiese in virtù del malaugurato
+trattato di estradizione per cause politiche.
+</p>
+
+<p>
+Intanto la diplomazia s’agitava, gridando contro il
+governo toscano per quella ch’essa chiamava connivenza
+co’ ribelli. Il granduca manteneva la sua buona
+volontà ed il desiderio di salvare quell’infelice.
+</p>
+
+<p>
+I consultori legali del governo opinavano non essere
+l’estradizione di questo caso imposta dal trattato, e
+formale invece nel governo il debito di salvare il Renzi,
+per virtù della promessa fatta all’atto ch’esso cogli
+altri s’erano arresi alle truppe toscane. Ma il ministero
+insistè, e dopo contrasto durato infelicemente più
+d’un mese, e che per la sua stessa durata dava animo
+a sperar bene, il Renzi fu consegnato al papa.
+</p>
+
+<p>
+È doloroso che gli uomini testè entrati nel ministero
+toscano sieno giudicati dall’opinione pubblica (essa
+assolve il granduca, o non l’accusa se non di debolezza
+e d’essersi lasciato troppo dominare dall’influenza
+del suoi ministri e della diplomazia) pei sostenitori
+più ostinati di questa ingiusta, inopportuna ed impolitica
+risoluzione. Il ministero ha tolto a sè medesimo
+l’appoggio dell’opinione con quest’atto, che sembra
+possa considerarsi come suo programma politico, e che
+il pubblico ha accolto con dolore, biasimo e sospetto;
+quasi presagio d’un nuovo sistema, che toglierebbe al
+governo toscano la maggiore, per non dir la sola sua
+forza, quella d’esser tenuto dolce ed umano.
+</p>
+
+<p>
+Avendo lodato il primo atto del granduca, la veracità
+della quale fo professione, mi sforza a biasimare il
+secondo.
+</p>
+
+<p>
+Non è fuor di proposito l’osservar qui che l’Austria
+non ha restituiti al papa i rifugiati a Fiume. Espongo
+l’osservazione, e ne lascio i comenti al lettore.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note7">
+<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&#160;&#160;</span>Per aver idea della stima che si fa in Romagna
+della prigione, è da sapersi che se domandate colà ad
+un giovane: — Siete mai stato in carcere? — vi risponde
+quasi con rammarico: — Non posso ancora dire
+d’esser uomo. — </p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note8">
+<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&#160;&#160;</span>In tutti, sessantasette inquisiti, dei quali cinque
+possidenti, cinque negozianti, cinque esercenti arti liberali,
+cinquantadue artigiani e mestieranti diversi; e
+venticinque di loro ammogliati e con prole.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note9">
+<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&#160;&#160;</span>Per mostrar l’inefficacia di quest’editto basti notare
+le seguenti disposizioni:
+</p>
+
+<p class="center">
+<i>Titolo II, Art.</i> 2.
+</p>
+
+<p>
+La nomina de’ consiglieri fu affidata per la prima
+volta ai delegati.
+</p>
+
+<p class="center">
+<i>Art.</i> 10.
+</p>
+
+<p>
+Fu vietato che potesse porsi in deliberazione qualunque
+proposizione se prima l’oggetto della medesima non
+fosse stato manifestato all’autorità governativa.
+</p>
+
+<p class="center">
+<i>Art.</i> 12.
+</p>
+
+<p>
+Fu stabilito che il processo verbale dovesse essere
+approvato dal delegato.
+</p>
+
+<p class="center">
+<i>Titolo III, Art.</i> 9.
+</p>
+
+<p>
+Gli atti de’ Consigli provinciali furon sottoposti all’esame
+ed all’approvazione del preside e della congregazione
+governativa. Fu vietato che i Consigli provinciali
+potessero occuparsi di atti diversi dai meri amministrativi,
+e fu data al delegati facoltà di discioglierli
+ad arbitrio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note10">
+<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&#160;&#160;</span>Vedete quel che ne scrivono, fra tanti altri, lord
+Brougham nella sua filosofica politica, Hanke nella Storia
+del papi dei secoli XVI e XVII, e Rosselli in Roma
+verso la metà del secolo XIX, edizione di Parigi. (<i>Nota aggiunta</i>)</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note11">
+<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&#160;&#160;</span>Vedasi la sua <span class="smcap">Polizia Medica</span>, Capolago, 1834,
+volume unico in 8.º, con tavole in rame.</p>
+</div>
+</div>
+
+<div class="tnote">
+<p class="tntitle">
+Nota del Trascrittore
+</p>
+
+<p>
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
+minimi errori tipografici. Per comodità di lettura è stato aggiunto un indice a fine volume.
+</p>
+
+<p>
+Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
+</p>
+</div>
+
+<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75829 ***</div>
+</body>
+</html>
+
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